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Il Pensiero Magico

Il documento descrive il pensiero magico e le sue interpretazioni nella storia dell'antropologia. Include definizioni di magia, distinzioni tra magia bianca e nera, e le interpretazioni evoluzioniste di Frazer e quella sociale di Evans-Pritchard che vede la magia come complementare al pensiero empirico.

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Il Pensiero Magico

Il documento descrive il pensiero magico e le sue interpretazioni nella storia dell'antropologia. Include definizioni di magia, distinzioni tra magia bianca e nera, e le interpretazioni evoluzioniste di Frazer e quella sociale di Evans-Pritchard che vede la magia come complementare al pensiero empirico.

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IL PENSIERO MAGICO (tratto da Clemente/Danieli Antropologia PARAVIA)

Fin dagli esordi dell’antropologia culturale, nella seconda metà dell’Ottocento, gli studiosi furono
molto interessati a spiegare e comprendere le forme di pensiero non scientifiche, che si
esprimono nella magia, nei racconti mitici e nei rituali.
Nel quadro dell’evoluzionismo lineare questi sistemi di pensiero erano interpretati come
manifestazioni di uno stadio primitivo della civiltà, mentre oggi, in un contesto socio-culturale
diverso, non più caratterizzato dalla contrapposizione tra culture arcaiche e culture moderne, tali
pratiche sono viste come alternative alla conoscenza scientifica, non del tutto prive di una loro
logica e di una loro efficacia.

 Nesso tra magia e religione, nesso tra magia e scienza


Appare indubbio che tra magia e religione intercorrano rapporti molto stretti, non solo se
consideriamo religioni ormai razionalizzate come il Cristianesimo occidentale, ma in tutti i culti.
(Es: rituale di consacrazione dell’ostia / oggetti dotati di speciali poteri che evocano spiriti)
Ma anche il nesso tra magia e scienza va analizzato e riconosciuto, è evidente nei riti di guarigione,
nell’astrologia, nell’arte di predire il futuro tramite la lettura del volo degli uccelli…

 Che cos’è la magia


La magia si può definire come la credenza nel potere del gesto e della parola. Le arti magiche,
infatti, comprendono formule verbali, invocazioni e pratiche con le quali si vuole intervenire sul
regolare corso degli eventi.
Tra gli atti magici (compiuti sempre da uno specialista) i più comuni sono preparazioni di pozioni
che guariscono da malattie o producono trasformazioni, oppure il pronunciare la formula magica a
distanza può avere effetti, come compiere gesti rituali su un oggetto appartenuto al bersaglio.
Magia nera e magia bianca: la cultura popolare distingue tra magia bianca che intende produrre
effetti benefici e la magia nera che invece è distruttiva.
Ma una ulteriore distinzione si deve fare tra magia naturale e magia cerimoniale. La prima mira a
trasformare la natura inserendosi nel gioco delle sue leggi ed è l’antenata della scienza. (che le
subentrerà nel XII secolo con il metodo sperimentale) La seconda percorre strade alternative: si
prefigge di ottenere scopi benevoli o malevoli ricorrendo alla potenza del gesto e della parola, si
serve di pratiche rituali, scongiuri, imposizione delle mani, danze…

 Terminologia
Il repertorio lessicale con cui si indicano le pratiche magiche e coloro che le utilizzano comprende
numerosi termini, l’opera di magia, infatti, può essere chiamata in vari modi: negromanzia,
divinazione, sortilegio, incantesimo, fattura, malocchio, stregoneria…chi la pratica, a sua volta,
prende il nome di nergromante, mago, stregone.. tutto ciò ha una lunga storia alle spalle:
Il termine “magia”, per esempio, indicava in origine la sapienza di Magi persiani, sacerdoti del
culto zoroastriano, che introdussero nella religione persiana elementi ebraici, greci, babilonesi e
del culto solare, molto potenti anche politicamente. Erano considerati esperti nelle arti occulte e
capaci di dominare le forze sovrannaturali. Con il tempo il termine magia assunse il significato
attuale di arte misteriosa e segreta, volta a evocare spiriti e demoni.
Il termine “negromanzia” indica un’antica arte divinatoria fondata sull’evocazione degli spiriti dei
defunti e su pratiche occulte effettuate su cadaveri ( dal greco nekros = morto e manteuo
=predico)
Significato analogo ha la parola “divinazione” che designa l’arte di predire il futuro, ovvero di
scoprire le intenzioni divine, interpretando gli eventi.
Anche il “sortilegio” era nell’antichità una pratica divinatoria, effettuata lasciando cadere dei
bastoncini o altri oggetti colorati e poi interpretare le modalità di caduta.
La parola “incantesimo” si riferisce alla facoltà di incantare, cioè di soggiogare qualcuno, influire su
di lui a distanza, pietrificarlo o addormentarlo ( si pensi a molte fiabe)
Il “malocchio”, termine che richiama la potenza della visione, si riferisce all’influsso malefico
esercitato dallo sguardo di persone dedite a pratiche magiche o diaboliche.
Per precisare il significato di “stregoneria”, strega e stregone, è opportuno distinguere tra il
linguaggio popolare e quello degli antropologi: nella cultura popolare la stregoneria è l’arte occulta
e pericolosa di chi pratica magia nera, mentre per l’antropologia lo stregone è un individuo
provvisto di autorità sacrale che, in virtù del suo rapporto con le potenze sovrumane, può
compiere magie benefiche o malefiche a vantaggio o danno della sua comunità.

 Due interpretazioni della magia: Frazer ed Evans-Pritchard


Tra i numerosi studiosi che si sono accostati con interesse allo studio delle pratiche magiche
meritano di venire ricordati per l’importanza delle loro rappresentazioni i britannici Frazer ed
Evans-Pritchard.
L’antropologo evoluzionista Frazer nella sua opera “Il ramo d’oro” propose un’interpretazione
della magia che ebbe molta influenza sugli studiosi anche post evoluzionisti. Lui riteneva che la
magia fosse un sistema cognitivo di alcune popolazioni e si preoccupò di individuare i principi base
su cui si pone, isolandone due: principio di similarità (secondo il quale il simile produce il simile) e
principio di contatto (secondo il quale le cose che sono state a contatto tra loro continuano ad
agire l’una sull’altra anche dopo la cessazione del contatto fisico)
Il principio di similarità dà origine alla magia omeopatica, principio di contatto dà origine alla
magia contagiosa, che sono due rami della magia simpatica chiamata così perché un segreto
legame (simpatia) rende possibile le azioni tra le cose anche a distanza.
Es: Magia omeopatica: incantesimi o violenze effettuati sull’immagine del nemico per provocarne
morte o sofferenza. Magia contagiosa: riti compiuti su parti del corpo sottratte a una persona.
Secondo Frazer, essendo la magia un sistema di pensiero o di visione del mondo, si basa sullo
stesso principio della scienza moderna: l’universo è ordinato e uniforme, in esso ogni azione è
seguita da un effetto. Ciò rende la magia un pensiero PRESCIENTIFICO. I principi sostenuti, se
fossero utilizzati correttamente, produrrebbero scienza. La differenza dal punto di vista pratico sta
nella “sterilità” della magia: dalle pratiche magiche l’umanità non ha mai tratto alcun progresso,
mentre dalla scienza sì.
L’antropologo Evans-Pritchard studiò molto la popolazione Azande che assegnavano alla magia un
certo ruolo sociale.
Egli non era interessato alla magia come un aspetto della mentalità pre-logica, per lui non era una
tappa del processo evolutivo. Studiando gli Azande si rese conto che il fenomeno magico aveva un
contesto sociale ben preciso: il pensiero magico completava, integrandolo, il pensiero empirico.
Con la magia gli Azande spiegavano le disgrazie e le malattie: chiunque subiva un evento
spiacevole riteneva di essere vittima di un atto magico causato da qualcuno. E allora si doveva
ricorrere a un anti-stregone in grado di individuare la fonte del maleficio e organizzare le
contromisure.
In questo contesto magia e stregoneria non avrebbero a che fare con il soprannaturale ma sono
realtà profondamente umane, strumenti con cui difendersi dai nemici o con cui attaccarli.

Lettura pag.121/124 La magia come scienza del concreto tratto da Il pensiero selvaggio di Levi-
Strauss

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