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ISTRUZIONI PER L'ARCA

BLOG DI TEOLOGIA QUOTIDIANA

Teologia quotidiana, questo il tema di cui vi parler in questo spazio. Ovvero come la teologia, se vista da
un punto di vista aperto, possa diventare una forma di psicologia, di aiuto Chi ha mai detto, infatti, che
loggetto della psicologia, cio il tuo cosiddetto io, non sia anche lanima?

Igor Sibaldi

Igor Sibaldi - Istruzioni per lArca

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SOMMARIO
1.

INTRODUZIONE ....................................................................................................................................................... 3

2.

ADESSO ................................................................................................................................................................... 3

3.

TU E GLI ALTRI ........................................................................................................................................................ 4

4.

TU COSTRUISCITI UN' ARCA! ............................................................................................................................ 5

5.

CHANEL .................................................................................................................................................................... 6

6.

CHI SALVARE CON TE ............................................................................................................................................ 7

7.

TU, I MOLTI E LA GENTE ........................................................................................................................................ 8

8.

IL CORAGGIO E IL PRINCIPIO CAUSALE ............................................................................................................. 8

9.

STRATEGIA .............................................................................................................................................................. 9

10.

SOTTO LA DOCCIA ............................................................................................................................................... 10

11.

ALTRE DESTITUZIONI ........................................................................................................................................... 11

12.

LA PAROLA IO ....................................................................................................................................................... 12

13.

LIO NELLE SCRITTURE ....................................................................................................................................... 12

14.

DOV LIO ............................................................................................................................................................. 13

15.

DO IT YOURSELF................................................................................................................................................... 14

16.

RESPONSABILITA ................................................................................................................................................ 15

17.

CHIEDERE E RICEVERE ....................................................................................................................................... 16

18.

LAVER TORTO ...................................................................................................................................................... 17

19.

METANOIN ........................................................................................................................................................... 17

20.

IL SENSO DELLA FELICITA' ................................................................................................................................. 18

21.

LA TERRA PROMESSA E LINFANZIA ................................................................................................................. 19

22.

GLI IMMORALI PREMIATI ..................................................................................................................................... 20

23.

IL SENSO DI COLPA .............................................................................................................................................. 21

24.

AL DI LA DEL SENSO DI COLPA ......................................................................................................................... 22

25.

L'ELIMINAZIONE DEI PECCATI ............................................................................................................................ 22

26.

TROPPO FACILE? ................................................................................................................................................. 23

27.

L'ALTRO ELEMENTO ............................................................................................................................................ 24

28.

FUNZIONE DEL DIAVOLO ..................................................................................................................................... 25

29.

IL FAMOSO SERPENTE ........................................................................................................................................ 26

30.

IL DIAVOLO DI RE DAVIDE ................................................................................................................................... 27

31.

IL PADRE NOSTRO................................................................................................................................................ 28

32.

ALLEANZE ............................................................................................................................................................. 28

33.

LE TENTAZIONI DI GESU' ..................................................................................................................................... 29

34.

CARI AMICI ... ......................................................................................................................................................... 30

35.

SUI MODI DI SUPERARE QUEL NULLA ............................................................................................................... 31

36.

CERTE OMBRE DELLE NOSTRE RIUSCITE ........................................................................................................ 31

37.

NON - RISPOSTA A MOLTI ................................................................................................................................... 32

38.

ARRIVEDERCI... ..................................................................................................................................................... 32

Igor Sibaldi - Istruzioni per lArca

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1.

INTRODUZIONE

12/02/08
Postata da Igor Sibaldi

Ho chiesto, agli indaffarati responsabili di NONSOLOANIMA


WebTV, di mettere un sottotitolo teologico a questa mia
rapida collaborazione ai loro Blog. Hanno accettato con
qualche perplessit, e pi che altro per amicizia, credo.
Sanno bene che (in Italia soprattutto) parlare di TEOLOGIA
indelicato, specialmente se chi ne parla , come me,
lontanissimo da ogni Chiesa. rubare il mestiere ai
religiosi; confondere le certezze di molti, che credono
nella necessit di una divisione del lavoro intellettuale: il
filosofo parli di filosofia, il letterato di letteratura, il teologo
di teologia e, soprattutto, nelle sedi opportune e non cos
alla buona. Ma sono certezze che io non condivido,
specialmente in questi tempi difficili. Credo che la teologia
contenga tesori oggi indispensabili a tutti , e sia davvero
un peccato lasciarli chiusi in complicati forzieri. Non
complicata, infatti, di per s. In sostanza, un ragionamento
teologico ha soltanto due condizioni:
1.lidea che il tuo io sia anche unanima, cio qualcosa di
molto pi grande di quel che tu sai di te;
2.lidea che in certi libri famosi, chiamati sacri, ci siano molte cose che ti riguardano personalmente,
bench quei libri siano stati scritti migliaia di anni fa.
Tutto qui. A me risulta che da questi due princpi
possa trarsi una splendida forma di psicologia ,
ancora ignota in gran parte agli psicologi
contemporanei. Che nellinvisibile, in cielo, nei mondi
divini o nelle storie di profeti e patriarchi, si possano
insomma trovare soluzioni o suggerimenti utilissimi,
molto antichi s, ma non per questo antiquati.
Soluzioni
e
suggerimenti
anche
pratici,
quotidianissimi appunto, riguardo al cosa fare
adesso, a come scegliere, a come accorgersi, e a
come cavarsela, e via dicendo. Occorre soltanto non lasciarsi intimidire dal linguaggio arcaico di quei libri,
dal tono minaccioso di certe parole e di certi dogmi, o soprattutto! da quel che ne dicono i
tradizionalisti, molto preoccupati di non urtare autorit, luoghi comuni, articoli di fede. In teologia, o sei
timido o ti stupisci di continuo. Proviamo, amici? Vediamo che succede. A puntate. Una puntata ogni due
giorni, a partire da dopodomani.

2.

ADESSO

13/02/08
Postata da Igor Sibaldi

Comincer da un argomento teologico veramente quotidianissimo ai nostri giorni: il Diluvio. La storia


ben nota, nelle sue linee generali: un giorno Dio decise di distruggere la Terra e di salvare un uomo solo,
il giusto No, con la sua modesta famigliola. Gli consigli di costruirsi unArca di dimensioni opportune, e
gli chiese di dare, su quellArca, un passaggio a una coppia di esemplari dogni specie vivente.
No obbed. E quando tutto fu pronto, cominci a piovere.

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Perch? domanda, o meglio potrebbe domandare


chiunque ripensi a questa storia. Perch distruggere
tutto? Perch cos pochi i salvati?

La prima domanda da porsi , su una qualsiasi


storia sacra, invece unaltra, e precisamente: A chi
si rivolge? E la risposta sempre: A te, se sai
ascoltarla.
Le storie sacre, infatti, sono cos chiamate non perch
una qualche autorit religiosa le abbia dichiarate tali,
ma perch hanno la caratteristica di rivolgersi
sempre direttamente a chi le ascolta , e di
parlargli di qualcosa che lo riguarda da vicino. In
questo, non sono diverse da tutte le altre cose che ti
circondano: tutto, sempre, parla con te e ti spiega,
ti insegna, ti consiglia, se sai accorgertene. Nelle
storie sacre, questo consigliarti solo un pochino pi
evidente che nel resto.
Una seconda domanda , non meno utile, da porsi
dinanzi a una storia sacra (e dinanzi alla storia del Diluvio
in particolar modo) :Quando si rivolge a me? E la
risposta altrettanto semplice:Adesso. I teologi di
professione, per lo pi, non sono di questo parere.
Pensano che siano storie molto antiche, scritte per genti di
altre epoche e che come tali si debbano, oggettivamente,
considerare. Invece facile verificare il contrario. Basta
che ti guardi intorno e dentro. Non parlo del 2012, della
desertificazione, degli Tsunami, o dei rifiuti della
Campania, che potrebbero far pensare allimminenza di un
Diluvio pi imbarazzante di quello acquatico di No. Pi
immediato e tangibile quel Diluvio mentale a cui luomo esposto oggi, e da cui un gran numero di
persone gi profondamente sommerso. Il Diluvio del conformismo, della banalit, del vuoto non meno
mortale, per lio, di quanto lo fosse quello di cui parla la Bibbia. Anche oggi il rischio di non esistere pi,
di essere solo massa fluttuante, urgente e ben chiaro bench stavolta tutto lasci pensare che siano gli
uomini stessi a volerlo, pi che Dio.
No ebbe lArca, quella volta. E noi?...
continua...

3.

TU E GLI ALTRI

27/02/08
Postata da Igor Sibaldi

No. Non E noi? Dalle antichissime istruzioni per


lArca, risulta che il modo giusto di affrontare la
prospettiva di un Diluvio esige piuttosto che tu ti
chieda: E IO? . No non si preoccup degli altri
uomini. Ci pu non fare una buona impressione,
allinizio, ma sono sicuro che con qualche
chiarimento converrete anche voi che questa idea
della salvezza
individuale sia
importante.
Consideriamola il pi possibile realisticamente.
Dicevo, nella scorsa puntata di questo blog, che
secondo molti teologi le storie sacre sono
soprattutto storie antiche, scritte per altri popoli: e
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questo un modo di vedere del tutto oggettivo. Indubbiamente la storia ebraica del Diluvio risale ad
almeno tremila anni fa. A questo punto di vista ne contrapponevo un altro, secondo il qualequella storia
parla invece a te, adesso . Questaltro un punto di vista assolutamente soggettivo, ma spiegavo
lunico che serva veramente a qualcosa, in ci che riguarda il sacro.
E non solo. Sul contrasto tra questi due punti
di vista si giocano tutte le questioni essenziali
della tua vita. Sul punto di vista oggettivo si
fonda tutto un sistema di conoscenza, di
pensiero, di giudizio che le persone
conformiste ritengono fondamentale. Di ed
entro questo sistema parlano sempre gli
studiosi, gli intellettuali, i politici, i funzionari,
e i commercianti nellesercizio delle loro
funzioni.
Il suo comandamento : conta soltanto ci
che conta per molti. Una coincidenza, per
esempio, in questo sistema un fatto privo di
interesse, appunto perch una coincidenza
qualcosa che pu risultare importante ed
emozionante soltanto per te. Anche il fatto
che tu sia nato, che tu sia innamorato, che tu
sia felice o infelice, non riveste alcun
interesse, per la conoscenza oggettiva.
Sul punto di vista soggettivo si fonda
invece un sistema di conoscenza e di pensiero
completamente opposto, in cui tu sei il
principale testimone e la misura di tutto. E in
base a questaltro sistema, si va nella giusta
direzione solo quando si guarda ai bisogni del singolo individuo senza voler dare ragione ai molti.
I due sistemi non sono compatibili. In ogni circostanza della tua vita e in ogni tuo ragionamento devi
cio scegliere se adottare il primo o il secondo. No naturalmente scelse il secondo, o pi
precisamente: No rappresenta chi, a un certo punto della propria vita, decide di preferire il secondo
sistema al primo, e la conseguenza di questa scelta fu appunto lArca che lui solo riusc a costruirsi per
tempo.
continua...

4.

TU COSTRUISCITI UN' ARCA!

28/02/08
Postata da Igor Sibaldi

Ma passiamo allaspetto pi
pratico della costruzione.
Quanto a questo, occorre
sapere
innanzitutto
che
lArca non una barca.
Arca un termine latino che
non ha mai riguardato la
nautica,
e
significa
scrigno. Per di pi, nella
Bibbia ebraica il termine
adoperato
per
arca

tuttaltro:
ci
che
Dio
consigliava
a
No
di
costruire era, in ebraico
antico, una tebah, che voleva dire parola. Il lettore non se ne meravigli: certi passi delle Scritture
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hanno avuto traduzioni ben pi strambe; e daltra parte, nel discorso di Dio a No, la distanza tra
scrigno e parola meno ampia di quel che sembra.
Se infatti un Dio ti consigliasse di costruirti una tua parola, un tuo
linguaggio, per sottrarti al Diluvio, tu capiresti benissimo qual il
punto. Un linguaggio un sistema di significati, un modo di
interpretare la realt:costruiscitene uno tuo viene dunque a
significare: non limitarti al linguaggio dei molti! Comincia a
domandarti qual il senso che tu, solo tu dai alle cose. Molti, per
esempio, dicono di desiderare soprattutto i soldi, e molti altri
ritengono quasi obbligatorio dire lo stesso, per non apparire strani. Ma
tu li desideri davvero? Scopri che valore ha la parola SOLDI solamente
per te.
Oppure parole come LAVORO , PROFESSIONE Per molti il LAVORO una specie di Dio esigente e
spietato: gli sacrificano anche otto ore al giorno, quasi ogni giorno della settimana, e gran parte dei loro
pensieri, e le loro migliori energie, ponendolo pi in alto di tutti i loro bisogni fisici e spirituali, e
precipiterebbero nel panico se non lo facessero. Anche per te cos? Sei sicuro che sia bene? E cos via
per tante altre parole importanti per molti: IL POTERE, LO STATO, IL SESSO, LETA... La costruzione
della tua Arca-linguaggio comincia proprio cos. Ne parleremo pi in dettaglio, tra qualche puntata, ma
fin dora suggerirei ai lettori che volessero gi cominciare a costruire la loro tebah di non
spaventarsi della diversit che in tal modo si creer tra loro e i molti, tra la loro oggettivit e la tua
conoscenza soggettiva. LArca pu essere solo la tua arca. Lo scrigno dei tuoi valori. Solo con quello
puoi salvarti, anche perch solo in quello trovi ci che vale veramente la pena di salvare.
continua...

5.

CHANEL

04/03/08
Postata da Igor Sibaldi

Daltronde, molti non hanno la Bibbia


sottomano e, come dicevo, le versioni sono
spesso farraginose. Per comodit del lettore,
riassumo qui i punti salienti del discorso di Dio
a No nellimminenza del Diluvio, cos come lo
si legge nel testo ebraico antico :
La fine di ogni
forma
sta
arrivando,
ormai,
davanti
a
me,
perch la terra si
riempita
tutta
quanta di questafa
soffocante. Non lo impedir. Lascer che questa
terra sprofondi del tutto. Tu costruisciti
unatebah un linguaggio tuo con ci che
cresce e che dura della tua crescita.
Questa tebah , la farai tutta quanta a
compartimenti che comunicano tra loro, e ben protetta, isolata allinterno e allesterno, e salda. E sar di
trecento misure di lunghezza, cinquanta di larghezza, trenta di altezza. Per raccogliervi la luce la farai, in
alto, in modo che sia la sfera delluniverso. E dalla parte opposta, in basso, vi farai la porta dingresso...
Cos tutto ci che in questa terra attuale perir, ma io
far in modo che la mia forza creatrice rimanga insieme
a te.
Un teologo tradizionalista potrebbe avere da ridire su
questa traduzione, ma ne ho gi accuratamente spiegato
le ragioni filologiche in un mio libro, La creazione
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delluniverso(Sperling, 1999) e a quello rimando i pi curiosi e meticolosi. Balzano agli occhi,


innanzitutto, quelle misure dellarca -parola: trecento, cinquanta e trenta che nessun teologo
spiega sensatamente. Aveva queste dimensioni larca? Ma se era unlinguaggio, uno scrigno
delluniverso, come poteva avere misure? Il segreto , come spesso avviene, abbastanza semplice.
Nellebraico antico le lettere indicavano anche i numeri: trecento si scriveva SH, cinquanta si scriveva N,
e trenta si scriveva L. Ne risultava la formula SHANEL , s, proprio la stessa che adoper la celebre e
sapiente Coco, come suo pseudonimo. Era una parola magica, oggi diremmo un mantra, e aveva un
significato preciso, dato dai valori geroglifici delle tre lettere che la compongono: la conoscenza delle
cose fa salire verso lalto. Sintende, anche qui, la tua conoscenza, il tuo modo di intenderle, quando
solo tuo, e non quello degli altri.
continua

6.

CHI SALVARE CON TE

07/03/08
Postata da Igor Sibaldi

Ma non troppo egocentrico? Torniamo alla questione iniziale:


un animo sensibile pu trovare un po' troppo crudele il fatto
che, nelle istruzioni di Dio a No, non sia nemmeno sfiorata la
possibilit di mettere in guardia il prossimo dal disastro
imminente. Dio non chiede a No di trasformarsi in profeta, in
maestro, guru, sacerdote, critico sociale o cos'altro. Gli
raccomanda soltanto di preoccuparsi di s, della sua famiglia:
gli dice, a un certo punto, prendi con te la tua sposa, i tuoi figli
e le spose dei tuoi figli (Genesi 6,19) e tutti quegli animali a
coppie ma nessun altro.
duro, s, da accettare; e a
guardar
bene,
decifrando
i
geroglifici
dell'ebraico
antico,
questa limitazione risulta ancor
pi stretta. I tre figli di No si
chiamavano Shem, Kham e
Yapheth, e in ebraico significavano: Shem, il Nome, cio la
facolt di dare il nome, di intuire il senso delle cose; Kham, il
sole di mezzogiorno, la chiarezza cio nel pensare e nel
decidere; e Yapheth, l'estendere, la capacit cio di guardare pi oltre, di allargare il tuo orizzonte, i
tuoi progetti. Erano dunque tre funzioni fondamentali di No, dell'uomo che sa costruirsi un suo
linguaggio indipendentemente dalle certezze altrui. E anche le spose non erano donne in carne e ossa.
L'espressione la tua sposa, nei primi capitoli della Genesi, ha sempre un valore simbolico, e
rappresenta CIO' CHE NON SAI DI TE: ci che imparerai a scoprire nella tua anima o nelle tue capacit,
e che ti cambier la vita via via che lo scoprirai - ti dar figli, far nascere cio nuovi aspetti di te. Quanto
alle coppie di animali, sono simboliche anch'esse: sono l'immagine di tutto ci che di vivo e di fertile
puoi trovare nel tuo mondo.
Dunque l'equipaggio dell'arca sei sempre e di nuovo tu, soltanto: ci che tu sai di te, ci che saprai di te
e ci che per te vale la pena di sapere di quel che ti circonda. Vengono in mente certe frasi terribili di
Ges: chi mette mano all'aratro e si volta indietro non degno del Regno, lascia che i morti
seppelliscano i loro morti ecc. Insomma, non perdere tempo a cercar di convincere gli altri! Questa
durezza un po' mitigata dall'idea che No sia non un vecchio fortunato di migliaia di anni fa, bens
il simbolo di chiunque sappia essere se stesso. Ma come non sentirsi a disagio, almeno un po', davanti a
un tale disprezzo del repertorio consueto dell'altruismo, della corretta condivisione. E there's the rub,
come diceva Amleto: qui un incaglio, cio, su cui conviene riflettere.
continua

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7.

TU, I MOLTI E LA GENTE

11/03/08
Postata da Igor Sibaldi

Anche Amleto voleva salvare e convertire sua madre


che nel dramma di Shakespeare rappresenta anche il
popolo oppresso dallusurpatore e ci lasci la pelle.
Forse capitato anche a voi di chiedervi, in questi ultimi
tempi, se per parte vostra avevate fatto abbastanza per
evitare che questo Paese andasse tanto in rovina. Io
credo che la risposta migliore sia questa: le vicende dei
popoli, delle civilt obbediscono a forze sulle quali il
singolo individuo non ha alcun influsso; non puoi
pretendere di cambiarle; viceversa, il tuo compito
crescere in modo che quelle vicende di popoli e civilt
cambino te.
Ti servano i popoli! come disse Isacco benedicendo
Giacobbe (Genesi 27,29). Sia i periodi belli, sia
soprattutto! i periodi cupi dei popoli che conosci e ami
servono a far emergere in te qualit, desideri, energie che non sapevi ancora di avere. E la cosa pi
utile e importante che tu possa fare per la gente non ignorare, non trascurare, non negare queste
tue qualit e desideri ed energie, e continuare a crescere e accorgertene. Nessuno infatti cambia in
meglio la gente, pi di chi si accorga dei cambiamenti che avvengono in lui. Non occorre spiegarli
a parole, cercando di tradurli nei linguaggi altrui: quando hai nuove energie e capacit e desideri, e ne
gioisci, avviene regolarmente che anche con il tuo modo di sorridere, di guardare, di camminare, con il
tono di voce, con i colori che indossi, con una carezza o una stretta di mano tu risvegli nella gente nuove
possibilit evolutive, nuove verit.
Ma attenzione: nella gente, non nei cosiddetti molti di cui
parlavo qualche puntata fa. Sono due concetti ben distinti. I
molti sono quelli che ragionano con la testa altrui, e che
censurano ogni pensiero e sentimento secondo quel che
sembra corretto a chi come loro. La gente, invece, non
ragiona. Sente. Ha bisogni, intuizioni, passioni. I molti
possono aver ragione o sbagliare, ma in ogni caso nessuno
di loro mai veramente se stesso: se riescono in
qualcosa, non sono loro a riuscire ma solamente le idee, le norme, le certezze a cui loro obbediscono.
La gente, invece, ha sempre ragione, salvo quando cerca di capire ci che sente, ama, intuisce: l,
quasi sempre, sbaglia, perch la razionalit non il suo forte soprattutto in conseguenza del fatto che
la gente tende a pensare come i molti. Ma tu non sei n la gente n i molti. Tu sei tu. E per esserlo
occorre coraggio. E generosit anche: perch quanto pi salvi la tua autenticit, tanto pi puoi aiutare
altri come te a destarsi e a scoprire cosa valga la pena di salvare davvero.
continua

8.

IL CORAGGIO E IL PRINCIPIO CAUSALE

13/03/08
Postata da Igor Sibaldi

Il coraggio , naturalmente, indispensabile per la costruzione della tua arca-linguaggio. Occorre un


buon terzo chakra, direbbero gli orientali; ci vuole fegato, usiamo dire anche noi. E a questo riguardo
vale la pena di spendere qualche frase, dato che sul coraggio girano tante convinzioni non tutte
fondate.

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Il coraggio , come dice la parola stessa nelle lingue


neolatine,lampiezza del tuo cuore. E ci che
generalmente riduce le dimensioni del tuo cuore
soprattutto il passato. Sono le ferite che hai subito, gli
errori che hai commesso, e i rimorsi, i rancori, la rabbia,
il rimpianto che ti porti dietro dal tuo passato. Sono
anche le condizioni in cui vivi, e che stato il tuo
passato a determinare. Sono gli influssi che hanno
esercitato su di te le circostanze, dallistante in cui sei
nato e fino a un secondo fa. Sono le circostanze in cui
vissuto, nei secoli e fino a un attimo fa, il popolo in cui
sei nato. Sono le leggi e le istituzioni a cui quel popolo
obbedisce, e che sono cominciate ad esistere prima che
esistessi tu e senza chiedere il tuo assenso. Tutto ci
comprime il tuo cuore-coraggio, nella misura in cui tu
lo ritieni pi forte, pi importante, pi decisivo del tuo
presente.
Le persone di scarso coraggio danno perci tanto rilievo
al principio di causa-effetto, e si convincono in ogni
campo dello scibile che qualunque cosa esista e qualunque atto o decisione tu possa compiere, abbiano
una lunga serie di cause determinanti, e siano dunque il prodotto del tuo passato dato che una causa
non pu che trovarsi nel passato. Tu dirai che molti (i soliti molti) la pensano cos. Ed verissimo, ma ci
non toglie che siaobbligato a pensarlo anche tu. Le cose, a quel che ne so io, stanno diversamente. Alle
tue spalle, nel tuo passato, tu trovi miliardi di circostanze, ciascuna delle quali potrebbe essere causa di
qualche tua decisione o comportamento. Ma quei miliardi di circostanze non agiscono tutte
insieme. Agiscono e diventano cause determinanti solo quelle circostanze che corrispondono a
ci che tu decidi adesso di fare e di ottenere.
Se decidi di avere gioia, riuscita, affetti, agiranno dal tuo passato milioni di cause che
determineranno la tua gioia, la tua riuscita e labbondanza dellaffetto che riceverai. Se vuoi
ammalarti, soffrire, morire, agiranno le cause necessarie alle tue
malattie e alla tua morte. Dipende solo da te. Non puoi dare la
colpa a nessuno. Il coraggio consiste nellaccorgersi di questo.
E da un lato, ti fa sentire completamente libero, come infatti sei
e come devi necessariamente essere, per poterti costruire lArca.
Dallaltro, ti pone il problema di difendere, di non intralciare (solo tu
potresti farlo) la tua libert.
continua

9.

STRATEGIA

17/03/08
Postata da Igor Sibaldi

Ci sono tanti modi di difendere la tua libert e di non


intralciarla; ma quanto pi li si prende sul serio, tanto pi
ci si accorge che conducono tutti a uno solo: e
precisamente alla costruzione di quel tuo linguaggio
autonomo, che nella Bibbia chiamato larca. Ora che
alcune implicazioni dellarca ci sono pi chiare,
riepiloghiamo
ci
che
abbiamo
scoperto
di
questo cantiere interiore. Abbiamo visto come, pi che
di costruire, si tratti in realt di smantellare: di liberare la
mente e la tua vita dalle parole non tue, e dal potere che queste esercitano su di te.
Il loro potere di natura causale: le parole a cui tu dai valore influiscono sui tuoi pensieri, sulle
tue decisioni, sui tuoi comportamenti, sui tuoi desideri anche, e li plasmano come altrettante cause
determinanti. Ma come avviene per ogni altro tipo di causa quelle parole non hanno potere di per
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s: sei tu che decidi di attribuirne a ciascuna di esse in maggiore o minor misura. Quel potere tuo. Puoi
toglierlo alle parole che non accetti pi, che hanno cessato di essere veramente fertili per te. Puoi
destituire quelle parole-cause come si destituisce un funzionario da una carica; e il loro potere torner a
te. Meglio ancora: puoi staccare da te quelle parole, come staccheresti dei ganci che ti tengono attaccato
a ci che sta per essere sommerso.
un compito emozionante, che d i suoi frutti da subito.
Abbiamo gi accennato ad alcune parole-cause che
possono determinare la tua vita. Vediamone altre, usate
spesso daimolti e va da s che, se i molti le usano
volentieri, difficilmente quelle parole significheranno
qualcosa che ti riguardi personalmente. Per esempio, la
parola POLITICA. I molti ne parlano in continuazione.
Ma cosha propriamente a che fare questa parola con te?
Indica le azioni che altri e non tu devono compiere per
esercitare un dominio sulla gente.POLITICA solo un
termine di origine greca, ormai antiquato, con il quale si
camuffa e si indora un DOMINIO che alcuni esercitano, e
che vogliono vedere riconosciuto dai dominati. Allora tu
parla chiaro. Chiamalo semplicemente DOMINIO, e una
gran quantit di chiacchiere che oggi ti inquinano la mente e la vita perderanno immediatamente
significato per te, mentre tu acquisterai, altrettanto immediatamente, un significato diverso e maggiore di
prima di quando ti consideravi soltanto un individuo escluso dalla sfera dei POLITICI. Ne sei veramente
escluso, o la tua autenticit ad escluderla dalla tua Arca? Ha senso, per te, la prospettiva di aiutare
persone che non conosci a dominare altri? Io penso sinceramente di no: qualunque cosa ne dicano i
molti, mi pare che le parole POLITICA, POLITICI, DOMINIO intralcino la costruzione della mia Arca
non mi occorrano, cio, a descrivere ci che conta veramente per me. E credo che anche se fossi un
politico di professione, in realt, per me, per la mia vita, per la mia libert, non mi servirebbero affatto.
continua

10. SOTTO LA DOCCIA


20/03/08
Postata da Igor Sibaldi

I buddisti dicono che bisogna accorgersi delle cose


veramente importanti cos come se ne accorgerebbe un uomo
che avesse solo mezzora di vita: se un serpente molto velenoso
ti avesse morso, moltissime parole ti sembrerebbero sicuramente
superflue. Ma per fare unArca non occorre essere tanto
drammatici. sufficiente che tu pensi alle parole della tua
vita come se stessi facendo la doccia. Anche sotto la doccia
moltissime parole-cause si ridimensionano infatti rapidamente e a
colpo sicuro.
Oltre alle parole che imolti usano volentieri, come POLITICA
(che, appunto, quando sei sotto una doccia non significa nulla per
te), puoi prendere in considerazione parole che per i pi
svariati motivi ti abbiano causato danno, e che sotto la doccia ti
causerebbero cali dumore. Per esempio la parola MATRIMONIO.
Quanto pi conosco la gente e mi interesso dei loro problemi,
tanto pi mi accorgo che la principale causa di sofferenze nella
nostra civilt risiede proprio nel potere che viene attribuito a
questa parola.
Le malattie, gli incidenti, i disastri, le persecuzioni, le guerre
causano sicuramente sofferenze a tante persone, ma sono
evenienze meno frequenti del MATRIMONIO che, con le
quotidiane spire della sua noia, delle incomprensioni, della delusione, della finzione, della gelosia, delle
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liti, dell illibert opprime o ha oppresso la stragrande maggioranza degli individui che vedi intorno a te. E
per MATRIMONIO intendo, naturalmente, non lunione di due persone (che quando funziona si chiama
AMORE o AFFETTO, e quando non funziona pi si chiama ERRORE) ma il vincolo matrimoniale
ufficialmente sancito da unautorit civile e religiosa, con tutto quel che ne consegue. Qui si vede bene
quanto una parola possa influenzare la vita, e quanto ci sia ingiusto.
ATRIMONIO, infatti, soltanto una parola. Non una cosa.
Non un essere vivente. Tu sei un essere vivente, e la tua
vita fatta di cose reali. Ma, per non apparire diverso dai
molti, tu permetti che quella parola determini la tua vita
reale, le cose che fai e puoi fare, attribuendo ad essa un
gigantesco potere su di te. Perch? Togliglielo. Quel potere
tuo. Quella parola di altri, pensata ed elaborata prima che tu
nascessi; non centra con te. Guardala dora in avanti come
una parola altrui, e dun tratto ti si chiariranno soluzioni
costruttive della tua Arca, delle quali non ti eri mai accorto
prima.
continua

11. ALTRE DESTITUZIONI


25/03/08
Postata da Igor Sibaldi

Questa revisione del tuo dizionario personale non implica,


naturalmente, che tu ti rifiuti dora in avanti di adoperare le
parole che hai destituito di valore. Non implica cio che
tu ti disinteressi totalmente di POLITICA o che sgrani gli
occhi, come dinanzi a unassurdit, davanti a qualcuno che
ti dica di essersi SPOSATO. Reazioni simili farebbero
pensare pi allautismo che non alla costruzione di unarca.
No: ci che comincia a cambiare in te, con questa
revisione, solo il tuo punto di vista sul mondo e su te
stesso.
Invece di obbedire meccanicamente come un computer
alle sue programmazioni tu cominci a riflettere. Invece
di adeguarti a ci che gi c, cominci a cercare
qualcosaltro: in te, dapprima, e poi nel mondo intorno. E
quanto pi cerchi, tanto pi le tue destituzioni di parolecause
diventano
coraggiose.
Dopo
POLITICA
e
MATRIMONIO, potresti passare a parole di impatto emotivo
pi forte, come MADRE e PADRE, oppure FIGLI, e
accorgerti di quanto potere hai dato a ci che esse
rappresentano non per te, ma per i soliti molti. Per i
molti queste tre parole sono ruoli istituzionali che
impongono determinati doveri. In conseguenza di ci, i
molti ti hanno insegnato a credere che dai GENITORI e
dai FIGLI tu debba aspettarti tutta una serie di atteggiamenti speciali: e se questi atteggiamenti
mancano, tu ti ritieni automaticamente in diritto di soffrire di ridurre cio la tua energia, la tua voglia di
vivere.
Ma le cose cambierebbero immediatamente, se invece di dare
quel valore alle parole MADRE, PADRE, FIGLI, tu decidessi, pi
semplicemente, di vedere chi esse indichino, nella tua vita:
e scorgeresti degli individui, in tutto e per tutto pari a te, come
tutti gli altri individui del mondo. Dun tratto, vedresti in loro
qualit e bisogni che non avevi mai notato prima. Molto
probabilmente li capiresti e li ameresti pi e meglio di prima.
Igor Sibaldi - Istruzioni per lArca

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ci che spiegava Ges in quei passi poco citati dei Vangeli, come i nemici delluomo saranno i suoi
famigliari o chi ama il padre e la madre pi di me, non degno di me(Matteo 10,36-37) l
dove menon significava Ges stesso, che non aveva certo fama di distruttore di famiglie, ma soltanto
quellimmensit che ognuno di noi chiama ioe che in chiunque. Chi ama le parole madre e padre
pi della scoperta di quell immensit in s stesso e negli altri, non degno del proprio io. Questo era
il senso della frase. Vale anche per lArca, dato che lArca altro non che la tua scoperta di te.
continua

12. LA PAROLA IO
28/03/08
Postata da Igor Sibaldi

E veniamo anche alla parola pi emotivamente intensa di tutte le altre,


alla parolissima che la chiave di tutto: IO. Prima o poi dovrai fare i
conti anche con questa, nella tua revisione-costruzione, ed meglio
sapere in anticipo a quali sorprese andrai incontro. Innanzitutto, sei cos
sicuro di sapere che cosa questa parola indichi di te?
La stragrande maggioranza degli individui non esiterebbe a rispondere
S, certo, io sono io e argomenterebbe questa risposta con dati
biografici, passaporto, patente, stato anagrafico. Io sono quello che
nato nel tal posto, ha fatto le tali scuole, e ha abitato l e poi l, e ha
avuto le tali e le tal altre vicende, e ha fatto e fa e pensa e ha amato e
ama tutta una serie di cose e persone... Daccordo. Ma ora fa un bel
respiro e rifletti.
Chi, dentro di te, ha scelto o non ha potuto fare a meno di fare e di
vivere tutto ci che costituisce questa tua biografia? C un qualcuno,
dentro di te, che in tale biografia ha cercato di esprimersi, di
manifestarsi. E quel qualcuno non tutto quanto nella tua biografia.
pi grande. E sta ancora aspettando. Sta ancora aspettando anche
perch, nella tua biografia, compaiono molte, moltissime di quelle
parole-cause che hai destituito o che destituirai di valore tra poco, e
che valgono per gli altri e non per te.
E sei sicuro di conoscere bene questo qualcuno che dentro di te?
Lo stai solo scoprendo, giorno dopo giorno. Continuerai a scoprirlo,
molto probabilmente, per tutta la vita, specialmente se non avrai fretta
di adeguarti a ci che gli altri dicono o pensano di te, con le loro parolecause.
Questo il tuo io, limmensit che dicevamo nella scorsa puntata.
E quanto pi lo scopri, tanto pi ti accorgi che talmente diverso
da te da ci che gi sai di te da poterne parlare correttamente
soltanto
in
terza
persona: il
mio
io,
invece
che iosemplicemente. E con crescente rispetto, ed emozione, e
fierezza.
continua

13. LIO NELLE SCRITTURE


03/04/08
Postata da Igor Sibaldi

Penso che cos vada intesa la parola io nei discorsi di Ges e anche in quelli del Dio biblico: LIO, con
larticolo, come se indicasse non una persona ma una dimensione accessibile sia a chi parla, sia a
Igor Sibaldi - Istruzioni per lArca

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chi ascolta. Per esempio, l dove nelle versioni consuete dei Vangeli si legge: Nessuno giunge al Padre
se non per mezzo di me (Giovanni 14,6), bene tradurre:
Nessuno giunge al Padre se non attraverso lio.
Nessuno, cio, pu conoscere nulla di Dio se prima non scopre che cosa indichi la parola io. Oppure, l
dove Ges dice: Voi mi cercherete e non mi troverete (Giovanni 7,34) bene tradurre:
Voi cercherete questio, e non lo troverete.
Appunto perch fino a che siete voi, fino a che vi adeguate ai
molti, non saprete che cosa c nella parola io. E cos
anche nella Genesi, dove nelle versioni consuete Dio direbbe ad
Abramo: Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di
tuo padre, verso il paese che io ti indicher (Genesi 12,1) io
leggo:
Vai verso il paese che l'io ti indicher
Cio entra nella tua vita obbedendo al tuo io superiore,
invece che a quel che dicono gli altri. Io penso che cos abbia un
significato preciso, bello e utile a tutti, oggi come tremila o duemila
anni fa. Certo, in tal modo limmagine che di solito si ha di Ges
cambia molto: non pi il FIGLIO UNICO di Dio, che viene a
parlare a unumanit incommensurabilmente inferiore a lui e poi se
ne torna in cielo. invece un uomo che spiega ai suoi simili un
nuovo livello evolutivo, imperniato su una diversa, meravigliosa
coscienza di se stessi. Nel Vangelo si legge infatti:
A chi lha ascoltato, ha dato il potere di diventare figli di Dio
Giovanni 1,12
E io prendo questo passo molto alla lettera, bench suoni come
uneresia. Anche limmagine che di solito si ha di Dio subisce in tal
modo qualche modifica: non pi unincommensurabile Potenza
che d ordini, ma la voce delluniverso intero del senso
delluniverso intero che indica agli uomini quel nuovo stadio
evolutivo. I tradizionalisti storcono sempre il naso quando difendo
questidea nelle mie conferenze e nei miei libri, ma da quanto mi
sono accorto della possibilit di questa diversa traduzione la mia
vita profondamente cambiata, e ne provo gioia.
continua

14. DOV LIO


08/04/08
Postata da Igor Sibaldi

Ancora qualche precisazione, a proposito di questo


diverso io di cui a mio parere parlano spesso
le Scritture. Ci che Ges e Dio chiamano lio
non dove lo si colloca di solito: non dentro
lindividuo, umano o divino che sia, non in ci
che sai di te , n nella tua mente n tantomeno
nella vita che conduci, e che cerchi appunto di far
corrispondere a ci che sai di te. bens una
dimensione da scoprire, e da conquistare: nuovo
e antichissimo, non ne conosci ancora i confini e
abbiamo visto, in uno dei passi citati la volta
scorsa, che secondo Ges questio arriva fino a
Dio. E proprio come Dio, questio da conquistare
Igor Sibaldi - Istruzioni per lArca

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dappertutto: in terra, in cielo, in ogni luogo. nel tuo modo di vedere la terra, il cielo e ogni
luogo, e soprattutto nel perenne superamento di questo tuo modo di vedere: quellio superiore ti si
rivela infatti in ogni tuo nuovo orizzonte, in ogni tua nuova scoperta e i tuoi orizzonti e le tue scoperte
potrebbero ampliarsi allinfinito, se solo tu non le fermassi a un certo punto, perch ti portano troppo
lontano da ci che sapevi di te.
Quellio superiore , necessariamente, anche negli altri: se
tanto grande, infatti, non pu essere contenuto in quel
pochissimo che sai di te stesso e che credi di essere. Credo sia
questo il senso della frase: Ama il prossimo tuo come te
stesso. Significa: tu ami e odi gli altri proprio cos come ami e
odi te stesso. Tu vedi negli altri difetti e poteri tuoi, proietti
negli altri ci che non osi ancora sapere di quel tuo io
pi grande e di ci che lo intralcia in te. E appunto perci, quanto pi ti riappropri di quei poteri e
difetti (quanto pi ritiri le tue proiezioni, direbbe uno junghiano), tanto pi scompare nel Diluvio tutto
ci che sembrava limitarti dallesterno, e ti accorgi che erano soltanto tuoi limiti interiori, pretesti per non
crescere e per non conoscerti.
In breve, quellio superiore nel RAPPORTO tra te e tutto il resto. Per sapere chi sei, guardati
intorno. tutto tuo, sei tutto tu. Derivano da ci varie conseguenze pratiche: i cardini del tuo io
appaiono infatti completamente diversi, in questa nuova immagine di te. La memoria, per esempio: la tua
vera memoria, la memoria di quellio superiore, non in qualche angoletto del tuo cervello, ma in tutto
ci che fai, ed vasta come luniverso intero. I tuoi ricordi sono tutto ci che vedi, e non soltanto ci che
ti sembra di ricordare. Cos anche i tuoi sentimenti, i tuoi pensieri, le tue intuizioni, la tua volont e tante
altre splendide cose che cerchi dentro di te, e sono invece ovunque, tuttintorno, ovunque arrivi
lorizzonte della tua vita. Puoi averne unidea se guardando una qualsiasi cosa un quadro, un volto, il
cielo immagini che non siano soltanto i tuoi occhi a guardare, ma il tuo io superiore che guarda te da
quel quadro, dal volto, dal cielo, e ti pone la stessa domanda che Dio pose al profeta Elia:
Ed ecco, sent la voce che gli diceva: Che fai qui, Elia?
Primo libro dei Re 19,13
Appunto. Che fai? E chi credi di essere? Fate caso al sorriso che vi appare sulle labbra, mentre
immaginate lespressione di Elia o la vostra davanti a quella domanda. Quel sorriso gi un attimo
della storia del Diluvio.
continua

15. DO IT YOURSELF
10/04/08
Postata da Igor Sibaldi

Il Diluvio, insomma, un radicale cambiamento


nellimmagine che hai del mondo e di te. LArca, la
revisione del tuo personale dizionario, ne parte
integrante, ne addirittura la causa: quanto pi cambi il
tuo modo di vedere, tanto pi il tuo mondo vecchio
scompare e il tuo mondo nuovo pu emergere, come
da uninondazione.
In questo senso, si riferisce ancor sempre al Diluvio e alla
revisione del dizionario quel passo imbarazzante e
impopolare del Vangelo: Chi vuol salvare la sua anima,
la perder, ma chi perder la propria anima per lio la
salver. Che giova alluomo guadagnare il mondo intero,
se poi perde se stesso? (Luca 9,24-25). Nelle versioni
consuete si legge qui chi perder la sua anima per
me, ma ho gi spiegato nelle puntate precedenti perch
preferisco tradurre in altro modo. Quanto alla parola anima, qui, nel testo originale psykh, che in
greco voleva dire due cose: linsieme dei contenuti della tua vita psichica (della tua mente, del tuo animo
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ecc.) e lenergia di essa. Dimodoch il passo viene a significare, in sostanza: chi vuol salvare quel che
conosce gi, perder la facolt di conoscere, ma chi perde quel che conosce gi, ritrova e salva questa
facolt preziosa. Solo che perdere i contenuti della tua vita psichica equivale a perdere tutto quanto il
mondo che tu conosci: dunque un vero e proprio Diluvio personale.

Somiglia un po a ci che i filosofi scettici (IV sec.a.C.)


chiamavano Epokh, cio sospensione del giudizio, e
che consisteva nel dubitare di tutto ci che agli altri
sembrava vero o falso, utile o inutile, buono o cattivo.
Altre forme di Epokh compaiono poi qua e l in punti clou
della storia della filosofia, da Cartesio, a Kant, a Hume,
e fino a Husserl e a Sartre. Ma in nessuno lintento
tanto radicale come nei Vangeli o nelle istruzioni di Dio a
No. Sia in queste ultime, sia nei Vangeli si tratta di liberare lio dallinflusso del passato: delle
parole-cause ereditate da altri, dai limiti che gli altri sono stati abituati a porre allio superiore di loro
stessi e di tutti. Inevitabilmente, ci si libera in tal modo anche dal FUTURO che in base a quelle parolecause altrui appariva possibile o desiderabile: smantellando il tuo dizionario, infatti, cominci a rivedere
anche tutti gli scopi che primapotevi porti sia per ci che riguarda lAldiqua sia per ci che riguarda
lAldil. Diventi libero anche in quella direzione, e puoi guadagnare, in futuro, il mondo intero, ma sar un
mondo completamente nuovo rispetto a quello che conoscevi.Il tuo io superiore ha assoluto bisogno di
questo. Dunque No (ogni No, te compreso) il coautore del Diluvio? O lautore addirittura... Tutto ci
che noto comincia a disgregarsi e a scomparire quando No lo vuole? Cos semplicemente? Pare
proprio di s.
continua

16. RESPONSABILITA
14/04/08
Postata da Igor Sibaldi

A questo punto, unobiezione del tutto legittima


pu sfiorare la mente di chiunque ripensi al
racconto del Diluvio: Ma se No avesse
rifiutato? Se a Dio, che gli annunciava quello
sfacelo, avesse risposto No, Signore, non ci sto.
Mi spiace per tutti quelli che conosco: se vuoi farli
sparire, fa sparire anche me, perch non
sopporterei di vivere senza di loro? troppo
ardito pensare che Dio, dato che amava No,
avrebbe cambiato idea e che il mondo si sarebbe
salvato? Purtroppo, questa ipotesi non solo non
troppo ardita, ma la vediamo confermata ogni
giorno che passa.
Se il vecchio mondo, con tutto il suo passato, non ancora scomparso dalla tua vita, proprio perch
finora hai sempre dato proprio quella risposta alla possibilit di un cambiamento. Mi spiace troppo
perdere tutto quello che so. Amo padre e madre, e il matrimonio, e la politica e tutto il resto pi di quel
mio io superiore di cui parlano le Scritture. E se cos , tutti quegli oggetti del mio amore mi verranno
appunto lasciati intatti. Ma non perch il Diluvio non
avvenga, notate bene. Solo, avviene per altri e
non per me. Io rimango sottacqua.
Questo dettaglio, infatti, va ben considerato: nel
Diluvio non muore mai nessuno. Lacqua che sale e
ricopre il mondo soltanto un simbolo della
distanza che si crea tra chi ha scelto di essere No e
chi no.I No, da lass, da un altro livello evolutivo,
potrebbero anche voler chiamare, avvertire quelli
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che, privi di arca, sono rimasti in basso, legati al loro vecchio, piccolo io gi noto: ma attraverso lacqua
non si sente pi niente. Per i No, si apre allora un periodo avventuroso di esplorazioni e scoperte. Per gli
altri, vale quel che una volta notava Rudolf Steiner , in una delle sue mirabolanti conferenze
sullevoluzione: quando diceva Steiner di due gruppi di individui, uno si evolve pi rapidamente e
laltro rimane indietro, questultimo non continua a progredire pi lentamente dei primi, e nemmeno si
ferma al livello a cui , ma comincia irresistibilmente ad arretrare. Ne parlano anche i Vangeli, in un
passo inquietante: un grande abisso stato posto tra noi e voi, in modo che chi di noi volesse passare
da qua a voi non lo potrebbe, e neppure da l a qui si pu passare (Luca 16,26). Sta soltanto a te
scegliere, da che parte vuoi stare?
continua

17. CHIEDERE E RICEVERE


17/04/08
Postata da Igor Sibaldi

Le differenze tra i No e i non-No sono ben evidenti nella


vita quotidiana. Chi ha cominciato a praticare la
sua Epokh, a fare larca e il proprio Diluvio personale, si
accorge innanzitutto di star imparando a chiedere ci che
desidera davvero, appunto perch ha cominciato a usare
parole sue, e non altrui. E sempre pi di frequente gli
avviene che, nei suoi desideri, sia il suo iosuperiore ad
esprimersi, e non soltanto quel piccolo, vecchio ioche
prima credeva di essere.
Quanto a questo, va notato anche che saper chiedere
unarte indispensabile alle scoperte spirituali. I molti (i
soliti molti) amano pensare che quanto pi ci si evolve
spiritualmente, tanto meno si provino desideri: e
immaginano il cercatore di verit come un asceta, un
digiunatore, vittorioso nella lotta contro istinti e bisogni. Ma
non affatto cos. Basti pensare a quante volte, nei Vangeli, Ges esorta i suoi discepoli a chiedere e a
saper ricevere:Chiedete e vi sar dato, Quando chiedete qualcosa, credete che lavete ottenuto e lo
otterrete, Io vi ho preparati (lio vi ha preparati) perch portiate frutto, e perch tutto quello che
chiederete al Padre nel mio nome (in nome dellio), Lui ve lo conceda ecc. Era importante, premeva,
evidentemente, agli evangelisti, evitare dubbi o esitazioni a questo riguardo.
Chi cresce chiede; solo chi sta fermo non chiede nulla. E se
tu non cresci, solo perch le certezze, le parole-cause degli
altri ti limitano, ti schiacciano: allora non chiedi, ma ripeti
soltanto quel che senti chiedere da altri, che a loro volta
ripetono richieste udite da altri ancora, e cos via allinfinito,
senza che nessuna delle loro richieste somigli mai a ci che
ognuno di essi desidera davvero.
Credo che i molti abbiano in mente questo modo di chiedere ansioso e imitativo, quando lodano
lascesi, la frugalit e la rassegnazione delle persone che a loro sembrano molto religiose. Ma, in realt,
ci che sia i molti sia molte persone religiose temono proprio quel sapere che cosa vuoi davvero, e il
dirlo, e lottenerlo, di cui parlano i Vangeli. E lo temono soltanto perch troppo diverso dal loro modo
di vivere e di pensare, e d troppa gioia, ed esprime troppa libert e fiducia in se stessi tutte cose,
queste, che ai molti dispiacciono, perch troppo soggettive...
continua

Igor Sibaldi - Istruzioni per lArca

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18. LAVER TORTO


21/04/08
Postata da Igor Sibaldi

Unaltra notevole differenza quotidiana tra i No e i nonNo che ai primi piace aver torto, mentre ai secondi no.
Ai molti piace aver ragione, come dimostrano
chiaramente le loro religioni e i loro partiti: va da s,
infatti, che se uno cattolico, cattolico perch crede che i
cattolici abbiano ragione e gli altri no; altrimenti sarebbe
protestante, ebreo o musulmano. E cos pure in politica: sei
di sinistra poniamo perch pensi che sia giusto cos, e
che dunque essere di destra sia sbagliato; o viceversa...
Ma le divisioni, i conflitti che da sempre hanno fatto la storia e rovinato le vite degli uomini non
derivano proprio da questa voglia di stare con chi ha ragione e di dar torto agli altri? Quindi qua c
qualcosa che non va, se ne venuto tanto male.
Invece, che male c ad accorgersi di aver torto? Personalmente,
credo sia la forma pi semplice di libert, e anche la pi promettente.
il diritto di non limitarti a ci che gi sai, o a ci che gi sanno altri;
la voglia di superarti sempre, di aprirti sempre alla realt, di dare
sempre una nuova chance alla verit, e con essa, naturalmente, anche a
quell io superiore che in tal modo tu puoi far esistere sempre di pi
nel tuo mondo. Non ricordo chi sia quel saggio che disse: Nella vita, o
hai ragione o sei felice ma tutte le volte che ho applicato questa
massima mi sono trovato bene. Ricordo bene, invece, quel passo dei
Vangeli: Avete udito che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma
adempi ai tuoi giuramenti. Ma io vi dico: non giurate mai!.. Sia invece il
vostro parlare: s, quando s; e no, quando no (Matteo 5,33.37). Ed
inteso che ci che oggi s, domani potr apparirti tutta un tratto un
no, e viceversa: tu stai pronto ad accorgerti. Chi cresce cambia idea
di continuo. Non lasciare, neanche qui, che il passato (tuo o altrui) ti
determini. Ascolta il tuo presente, sempre. chiaro, daltra parte, che
a dar retta a quel passo dei Vangeli molte professioni indispensabili
allordine costituito perdono immediatamente di valore: mi riferiscono
alle professioni che implicano, appunto, un giuramento di fedelt,
ovverosia la decisione che in un determinato punto della tua vita tu
abbia saputo per certo cosa giusto fare e cosa no, a chi obbedire e a chi no, e che da quel momento in
avanti tu non possa pi cambiare idea. Cos per i militari, i giudici, i politici, i sacerdoti... Il non giurare
mai! li esorta a dubitare. Si sa che non ascoltano, non ci fanno caso. Ma tu non sei loro. Tu sei tu. E
sei, puoi essere, sarai quellio superiore che ancora non conosci e che puoi scoprire soltanto di giorno
in giorno, cambiando inevitabilmente giorno dopo giorno idea.
continua

19. METANOIN
24/04/08
Postata da Igor Sibaldi

Nei Vangeli si parla spesso di questo coraggio daver torto,


cio di questa fiducia in se stessi, tanto grande da far
guardare sempre pi in l del limite a cui ti sei fermato
oggi. C anche, nel greco neotestamentario, un termine
tecnico per indicare questo atteggiamento: metanoein,
che letteralmente significa:riuscire a pensare pi in l.
Purtroppo, nelle versioni consuete viene tradotto:
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convertirsi, il che significa tutt altra cosa. Convertirsi , infatti, aderire a una nuova religione o
ideologia, cio dar ragione ad alcuni molti, invece dei molti di cui ti fidavi prima. Metanoein lascia
invece aperta la via anche a unautonoma scoperta della verit proprio come il verbo tardo-latino da cui
deriv il nostro accorgersi, accorrigere, cio rendersi conto di aver sbagliato. Lidea che questi
verbi antichi racchiudono davvero splendida. la pi utile per qualsiasi filosofo o cercatore di verit.
Basti pensare al fatto che tu solo puoi accorgerti di qualcosa, nessun altro pu farlo per te; e che
puoi accorgerti soltanto di ci che vero: di qualcosa di falso puoi semmai convincerti, o farti convincere,
puoi crederci, incaponirtici, ma per chi si sforza in questi modi di ritenere vero il falso, il verbo accorgersi
rimane assolutamente impraticabile almeno finch quegli sforzi proseguono.
Inoltre, laccorgersi semplice: non richiede n
sforzo n particolare preparazione culturale (a
differenza del credere) ma soltanto di aprir bene gli
occhi e la mente; ci possono riuscire anche i bambini...
anzi, i bambini vi riescono, regolarmente, molto meglio
di un adulto, e proprio perch la loro mente non
ancora stata riempita a forza di cose in cui dover
credere come dimostra la famosa favola del Re nudo
(la ricordate?). E ora che sapete cosa vuol dire quella
parola tanto importante, provate a rileggere questo
brano, tenendo conto della giusta traduzione di
metanoein:
Si potrebbe dire la stessa cosa delle vittime delle Torri
Gemelle o di qualsiasi altra disgrazia collettiva. La loro
morte spiega qui Ges vi parla di voi. Per
chiunque non abbia cominciato ad accorgersi di se
stesso, della sua vita, di ci che il mondo per lui, la
morte sar comunque la conclusione insensata di una
vita senza senso, anche se dovesse avvenirgli di
spegnersi a centanni, tranquillamente, nel suo letto. Se
invece impari a metanoein, la vita non ti appare pi come una quantit di tempo che giorno dopo giorno
si riduce, ma come un continuo ampliamento delluniverso intero, unininterrotta crescita e scoperta di
verit. Tu quale delle due prospettive preferisci?
continua

20. IL SENSO DELLA FELICITA'


28/04/08
Postata da Igor Sibaldi

prevedibile,
a
questo
punto,
lopinione
di
moltissimi:Accorgersi? Ma per potermi accorgere, dovrei
veramente dare ascolto soltanto a me stesso. E da quando sono
nato tutti, tutti senza eccezione mi hanno spiegato che ci sono e
ci sono stati tanti altri molto pi intelligenti e pi colti di me, e
che dovevo imparare da loro. Mi sono talmente disabituato,
ormai, a far caso a quel che penso io, e non saprei proprio da che
parte ricominciare....
Giustissimo. Appunto perci le Scritture (e non solo i Vangeli)
insistono tanto sulla grande e coraggiosa impresa di
RIDIVENTARE BAMBINI. Di riconquistare, diciamo pure, la
propria ignoranza. Non c altra via.
Per crescere bisogna saper essere piccoli, nuovi, figli
delluomo, dicono i Vangeli, cio figli di quegli uomini adulti che
ora siamo, e successori del periodo evolutivo in cui ora ci troviamo. risaputo (nonostante le opinioni dei
freudiani) che i bambini hanno qualit molto pi numerose e intense di quelle degli adulti. Amano di pi,
compatiscono di pi, inventano, creano, giocano, si divertono di pi. E hanno soprattutto quel SENSO
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DELLA FELICITA che ladulto non ha pi. La felicit, infatti, checch ne dicano gli adulti, appunto un
senso, proprio come lolfatto, il gusto, il tatto, ludito, lodorato. E come i cinque sensi consueti servono
a proteggerci da ci che fetido, o ustiona, o ci minaccia in vario modo, cos anche la felicit
semplicemente quel senso che ci fa sentire bene quando facciamo, pensiamo, diciamo ci che bene per
noi, e ci d sensazioni sgradevoli o deprimenti in caso contrario. Non vi , non vi sarebbe guida migliore
nella vita dogni giorno.
Ma da millenni, generazione dopo generazione gli adulti
addestrano i piccoli a reprimere questo senso della
felicit, e a sostituirlo con il senso del dovere con
lomaggio cio alle convenienze dei molti. Durante
questo addestramento la tua integrit si spezza, il tuo
autentico io comincia a diventarti estraneo, e si insinua in
te il pensiero di essere e valere troppo poco per poter dare
ascolto a te stesso. Ridiventare bambini, come dicono le
Scritture, risalire questa china, ripercorrere questo
deserto, verso una Terra Promessa che rimasta da
qualche parte dentro di te, abbandonata, perch gli adulti non la gradivano, la temevano, e dovevano
soffocarla. In quella tua Terra Promessa si trova anche la fiducia in te stesso, che indispensabile per
metanoein: e si distingue talmente poco dal senso della felicit, da far venire il sospetto che si tratti della
medesima cosa.
continua

21. LA TERRA PROMESSA E LINFANZIA


05/05/08
Postata da Igor Sibaldi

Questa riscoperta dellinfanzia un tema


antichissimo nelle Scritture. Mos ne parla a pi
riprese: e non per nulla il nome Mos Mses in
egiziano antico significava il Bambino. Guid,
come si ricorder, il popolo eletto verso il paese di
Canaan: e che anche la Terra Promessa
rappresenti la riscoperta dellinfanzia, il ridiventare
bambini, risulta ben chiaro da quel che avviene
poco dopo il Passaggio del Mar Rosso: Mos
impose al popolo di fermarsi nel deserto per
quarantanni; ricordate perch? Nessuno di voi, di
quanti siete stati registrati dallet di ventanni in
su, potr entrare nel Paese. Solo i vostri bambini,
dei quali dicevate che sarebbero diventati una
preda, solo quelli io far entrare... I vostri figli, che
non conoscono ancora il bene e il male, quelli
entreranno. Voi invece volgetevi indietro, e incamminatevi verso il deserto! Numeri 14,33; Deut.1,39
Agli adulti non fu concesso entrare. Agli adulti non concesso
mai. Nel racconto dellEsodo, Mos e Dio prendono questa
decisione perch quegli adulti ebrei erano cresciuti schiavi, e
lobbedienza, la timorosit erano troppo radicate in loro: non
sarebbero stati in grado di affrontare le tensioni di una guerra
di conquista e lo shock della libert. Lo stesso avviene nella
storia personale di ciascuno di noi: una parte delle nostre
memorie, delle nostre abitudini, dei nostri pensieri deve
andarsene nel deserto, perch possiamo trovare la forza di proseguire e di ricominciare a crescere. Nella
vicenda di No, scampavano al Diluvio il tuo io e tutto ci che per lio fertile e pu crescere e
moltiplicarsi. Nella storia dellEsodo, gli eletti sono dapprima i fuggiaschi, che attraversano il Mare mentre
gli inseguitori egizi ne sono sommersi, in una specie di Diluvio parziale (e gli egizi rappresentavano l
lobbedienza allautorit, il conformismo, i legami dellio con il mondo deimolti) e poi, nel deserto,
Igor Sibaldi - Istruzioni per lArca

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rimangono eletti soltanto i giovani, i bambini che non sanno ancora distinguere il bene dal male e
devono dunque imparare a scoprire il mondo da soli: gi aperta la via alla predicazione di Ges, sui
Bambini che entrano nel Regno dei cieli. Ma attenzione: quel riferimento al non saper distinguere il bene
dal male solleva un nuovo problema, che nella vicenda di No era menzionato, e che ci mostra un
ulteriore aspetto della questione. Bisogna NON CONOSCERE LA COLPA, per entrare nel Regno? Bisogna
ridiventare ignoranti anche in questo? Si direbbe proprio di s. La teologia, come vedremo, riserva anche
qui notevoli sorprese.
continua

22. GLI IMMORALI PREMIATI


08/05/08
Postata da Igor Sibaldi

Per i benpensanti, per chi si uniforma alle certezze dei molti,


sconfortante imbattersi in certe frasi terribili dei Vangeli.
Ancor pi stressante, per le persone per bene, la parabola
del figliol prodigo, in cui il giovanotto scapestrato viene
premiato mentre suo fratello, che sempre stato
irreprensibile, scopre di aver sbagliato tutto. E per difendere la Maddalena dai farisei disgustati dalla sua
immoralit, Ges dichiara scandalosamente:
Ma come? E io?
avrebbe
tutto
il
diritto di esclamare il
benpensante,
lodierno fariseo, io
che mi sono sempre
comportato bene, io
che sono un buon
cristiano e rispetto i
comandamenti... Anchio sarei dunque uno che ama poco? E lei
sarebbe meglio di me? Eh, s. Il testo dei Vangeli non lascia altra
possibilit. C qui un concetto del merito e della colpa, che
contrasta diametralmente con la morale tradizionale e che ancor
oggi lascia sgomenti. Ma soprattutto, c qui una lucidit, un
coraggio del pensiero, che anticipa di duemila anni certe
faticosissime intuizioni della psicologia e anzi, le supera
decisamente.
Noi (psicanalisti inclusi)
siamo
abituati
a
considerare il senso di
colpa un nemico, un
freno
tormentoso:
le
Scritture ce lo presentano invece come una via
fondamentale, una fonte di scoperte e persino di sapienza.
come se ci venissero a dire che la bronchite o lulcera sono non
malanni ma maestre di salute. Cosa sapevano a questo
riguardo gli antichi, che noi ancora non sappiamo? E perch
noi labbiamo dimenticato?
continua

Igor Sibaldi - Istruzioni per lArca

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23. IL SENSO DI COLPA


12/05/08
Postata da Igor Sibaldi

Comincia a costruirti larca, a rivedere il tuo


dizionario, e ben presto lo scoprirai anche tu.
Dicevamo, qualche puntata fa, che i bambini
dispongono di un naturale senso della felicit
che li guida, o meglio li guiderebbe, nelle loro
scelte quotidiane, se gli adulti non intervenissero a
deviarlo, forzarlo, stordirlo. Secondo gli adulti,
come notava appunto Mos, i bambini non sanno
distinguere il bene dal male: non capiscono come
va il mondo e cosa deve essere importante e cosa
no, per le persone per bene. Avviene in tal modo,
durante
linevitabile
periodo
chiamato
apprendimento, che il nostro originario senso
della felicit sia messo da parte. Ci abituiamo a
considerarlo sbagliato, disturbante, inadeguato; e
poich parte integrante di noi, ci abituiamo in
realt a considerare noi stessi sbagliati, disturbanti, e inadeguati, e a negare noi stessi per
irreggimentarci nel modo di pensare e di vivere degli altri. cos che prende forma in noi il senso di
colpa propriamente detto: la sensazione, cio, che vi sia dentro di noi qualcosa di colpevole da cui
dobbiamo stare in guardia, e che sempre ci perseguita pi o meno sottilmente.
Ma quel qualcosa non che il nostro originario senso della felicit, sommato al dolore di averlo dovuto
combattere, negare, condannare. insomma, fondamentalmente, una forma di rimpianto, di
nostalgia di noi stessi. interessante notare che moltissimi equivocano, qui, e nel linguaggio corrente
usano il termine SENSO DI COLPA come un sinonimo di RIMORSO: vi sar capitato di sentir dire Ho un
gran senso di colpa per aver commesso quellazione. un errore lessicale, ma non solo. anche
lintuizione di preciso rapporto tra il senso di colpa e le colpe che uno commette. La differenza lessicale
tra i due termini grande: il rimorso ha una causa; il senso di colpa una causa. Il rimorso deriva da
qualche tuo errore, o cattiva azione, o buona azione mancata.
Il senso di colpa un disagio che, come dicevo, si prova invece continuamente, e indipendentemente
dalla cattiveria delle azioni che uno compie. Nelle persone pi sensibili, infatti, il senso di colpa
propriamente detto pu destarsi anche laddove non ve ne sarebbe alcun motivo: quando, per esempio,
sono molto contente, oppure quando stanno per raggiungere un qualche risultato a cui tengono molto, e
tutta un tratto se ne sentono incapaci, perch sentono di non meritarlo.
In altri, nella stragrande maggioranza, il senso di colpa si esprime quotidianamente sottoforma di
conformismo, di astio o orrore per le novit, di avversione per chi pensa in modo originale o per chi,
semplicemente, appaia sicuro di s. del tutto naturale: chi si sente in colpa e inadeguato, ha bisogno di
farsi accettare da altri, dai pi, di somigliare a loro, di confondersi con loro, perch ci si accorga di lui il
meno possibile.
Nelle persone pi energiche, infine, il senso di colpa diventa un problema tanto grave, da spingerle a
commettere qualche azione ritenuta cattiva dalle altre due categorie di persone, e a caricarsi in tal modo
di rimorsi: proprio perch il rimorso e il senso di colpa sono due cose diverse, e il primo meno
soffocante del secondo. Questi sono precisamente i peccatori di cui parlava Ges. Esprimono sia
lintensit di quella nostalgia di se stessi, sia la protesta contro il mondo adulto e perbene che li aveva
conculcati quanderano bambini, e sia, anche, la disperazione di non trovare, al di l del senso di colpa e
del rimorso, nessun altra via praticabile. Per questi, il metanoein, laccorgersi , la riscoperta dellinfanzia
sono veramente una buona novella, mentre per gli altri una teoria molto pi ostica.
continua

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24. AL DI LA DEL SENSO DI COLPA


15/05/08
Postata da Igor Sibaldi

Di questo senso di colpa parlava, dunque, Ges. E


fin dallinizio della sua carriera si era proposto di
trasformarne il senso, e di farlo superare. Ecco
colui che toglie i peccati dal mondo disse infatti di
lui lamico Giovanni Battista, che studiava lui pure
quella questione, a quanto risulta dai Vangeli.
Solitamente, questa frase del Battista viene intesa
come una specie di indulto universale. Ma non
cos. Non disse infatti colui che toglie il castigo, o il
male dal mondo.Disse peccato, e intendeva
dunque un ben preciso modo di intendere la colpa
personale. Il senso era: ecco chi vi spiegher un
altro modo di intendere la vostra dignit e
indegnit. Ed ci che Ges fece. Se tra le regole
di questo mondo sei a disagio spieg in sostanza Ges (e venne ucciso per questo) vuol dire che sai
essere te stesso pi di coloro che obbediscono a quelle regole. Vuol dire che non ti rassegni all
irreggimentazione, agli stravolgimenti, ai divieti, alle censure, alle violenze a cui il tuo senso della felicit
stato sottoposto perch tu diventassi un adulto come si deve. Vuol dire che sai ancora amare,
giocare, scoprire come sapevi da bambino. E dichiarava: Beati voi che ora piangete, perch riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno, e vi metteranno al bando, e vi insulteranno... e cos via (Luca
6,22).
Se invece ti senti moralmente e civilmente a posto, se nella
terminologia dei Vangeli sei un buon fariseo, se pensi di aver
ragione e ti piace, allora sei veramente nei guai: Guai a voi
quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Lo stesso facevano i
loro padri con i falsi profeti (Luca 6,26). Se infatti sei cos a
posto al posto tuo, non ti andr n sentir parlare del Diluvio n
tanto meno della necessit di costruirti unarca; non ti andr di
mettere in discussione ci che sai, le parole che usi, il ruolo che
ricopri; non ti dir niente il verbo accorgersi (E di che dovrei accorgermi, io? Va tutto bene, a me...);
non ti andr di ritirare i tuoi giuramenti di fedelt, n tantomeno che altri ritirino quelli che hanno
prestato a te; non avrai nulla di preciso da chiedere se non il perdurare di quel che hai gi; ti spiacer
moltissimo rinunciare allapprovazione di queimolti con i quali ti trovi ora tanto a tuo agio: insomma,
potrai essere tutto quel che ti pare ma non un No, e ci saranno molte probabilit che se dovessi
incontrare un No, ti risulti anche un po antipatico. In tal caso, naturalmente, pi che per la teologia
potrai provare interesse per la religione purch i molti la condividano o almeno la rispettino. A
ciascuno il suo.
continua

25. L'ELIMINAZIONE DEI PECCATI


19/05/08
Postata da Igor Sibaldi

Ora risulter forse pi chiaro il modo in cui Ges liberava la


gente dai peccati.Quel modo apparve, allepoca, una
pericolosa novit: le autorit non avevano avuto nulla da
ridire sulle clamorose purificazioni operate da Giovanni
Battista -

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Ma tutte le volte che Ges perdonava un peccatore, si


indignavano e gridavano allo scandalo. Perch? Giovanni,
notate bene, faceva CONFESSARE i peccati e praticava poi
un accurato RITUALE di purificazione. Ges non faceva nulla
del genere: i Vangeli precisano addirittura che non
battezzava affatto (Giovanni 4,2). Si limitava a dire: ora i
peccati se ne vanno via da te (aphontai sou hai
hamartai, Luca 7,48).
Tutto qui. Non si poneva come sacerdote, come operatore
di un sacramento: spiegava, ai peccatori, che in loro stessi
era cominciato ad avvenire qualcosa che annientava le
conseguenze psicologiche e morali degli errori commessi. E
proprio questo causava lindignazione dei bigotti. Solo Dio
pu rimettere i peccati! esclamavano (Luca 5,21), e
dunque faceva bene il Battista a ricorrere a un RITO, perch
funzione del rito appunto quella di far intervenire
lelemento divino in un atto umano.
Per Ges invece la liberazione dai peccati cosa interamente umana:ribadisce a chiare lettere che
Cio che lenergia di tale liberazione generata, qui sulla terra, da
un nuovo livello evolutivo che gli uomini e i peccatori soprattutto
possono raggiungere. Nellepisodio della Maddalena abbiamo gi
visto come e perch ci avvenga: si pecca, spiega Ges, per
amore. Si infrangono le leggi, si sbaglia, si esagera, si scelgono
scopi sbagliati soltanto perch lenergia del tuo cuore troppo
grande per il mondo a cui tanti altri si adattano, e ti senti perci a
disagio, diverso, confuso, disperato anche, e soprattutto impaurito dalla tua diversit. Il peccatore
appunto
colui
che,
per
timore
della
propria
diversit, punisce se stesso compiendo qualcosa che tutti
gli altri ritengono peccaminoso e attirandosi il loro biasimo.
Smette di essere un peccatore secondo Ges nel
momento in cui d alla propria superiore energia, al
proprio amore, unaltra direzione, coraggiosa, fiera,
costruttiva. S, non sono come voi: e con ci? Non me ne
vergogno. Anzi! Solo che non mi piace il vostro mondo, e
VOGLIO CAMBIARLO.
In altre parole, Ges guariva i peccatori trasformandoli in rivoluzionari, in pericolosissimi bambini
indisciplinabili, promotori damore in mezzo a un mondo che non pone questo sentimento in cima ai
pregi dei bravi cittadini. Era inevitabile che i benpensanti farisei gridassero allo scandalo, e cominciassero
a fare di tutto per assassinare un simile sovvertitore dellordine costituito e della religione istituzionale.
continua

26. TROPPO FACILE?


22/05/08
Postata da Igor Sibaldi

E siamo insomma tornati al punto di partenza: il


cambiamento radicale del mondo. Nella Genesi era il
Diluvio,
da
provocare
attraverso
lArca-parola;
nellEsodo era larrivo nella Terra Promessa, riservato
soltanto ai bambini che non sanno distinguere ancora il
bene dal male; nei Vangeli il nuovo Regno di Dio e del
Figlio delluomo, da realizzare attraverso il superamento
dei vecchi valori e lamore rivoluzionario.
Tutti i pi poderosi slanci della scoperta teologica puntano
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a questa indispensabile palingenesi. E tutti, per di pi, ribadiscono che SEMPLICE, che puoi farlo da te,
semplicemente riscoprendo te stesso, la parte pi intima, autentica, ignorante del tuo essere: l la
verit potentissima, la salvezza, la via e non nelle tante e laboriose pagine che puoi studiare sulle
religioni, la loro storia, i loro pensatori. Ma com possibile? Direbbe a questo punto chiunque. E allora
tutte le biblioteche teologiche, le dottrine raffinatissime sulla salvezza, sulla rinuncia, sulla rassegnazione,
sulla castit, sul matrimonio, sulle tipologie dei peccati, sulla Grazia, sui sacramenti, sulla santit, la
Trinit, la Madre di Dio, la penitenza, il primato di Pietro, linfallibilit e via dicendo, sarebbero tutte
quante chiacchiere a vuoto, il cui unico scopo evitare che la gente si accorga del punto principale?
Certamente no. Dal II sec. d. C. ai nostri giorni (con punte
eccelse alla fine dellImpero romano e nel Medioevo) la
teologia stata unutilissima palestra filosofica. I primi
Concilii, parlando della Trinit e dellumanit o divinit di
Cristo, furono capolavori di psicologia del profondo,
ecc. Ma altrettanto certamente, la sostanza di ci che
dissero al mondo i grandi profeti semplice e
radicale come potrebbero esserlo le domande di un
bambino. E daltra parte, se Dio parlava attraverso di
essi, e un Figlio di Dio decise di scendere sulla Terra per
chiarir bene le cose, perch mai avrebbero dovuto parlare
difficile? Forse, se lavessero intesa in questo senso, molti
cosiddetti atei non avrebbero avuto tanta fretta di
eliminare dal loro pensiero tutto ci che pertiene alla
religione,
ma
avrebbero
distinto
meglio
e
pi
coraggiosamente, in questa materia, lutile dallinutile.
continua

27. L'ALTRO ELEMENTO


26/05/08
Postata da Igor Sibaldi

Allora formuliamo meglio lobiezione. La revisione del dizionario, il


recupero dellinfanzia, il coraggio di essere se stessi: daccordo, sono
cose buone; ma se i Vangeli e i profeti hanno davvero spiegato che non
occorre altro, come mai nei secoli la gente non li ha presi sul serio?
Delle due luna: o io ho semplificato troppo, nellinterpretazione dei passi
delle Scritture, oppure i profeti e i Vangeli avevano torto, nel proclamare
che il passato si pu superare e abolire e il futuro pu diventare tutta un
tratto completamente diverso dal prevedibile.
Ma che le Scritture dicano proprio cos , come abbiamo visto, facilissimo
da verificare. E quanto al loro insuccesso pratico, varie correnti teologiche
sia ebraiche sia cristiane, non potendo dar esplicitamente torto ai loro
Testi Sacri, se la cavano avanzando unopinione pessimistica riguardo
alluomo. Ritengono cio, sit venia verbo, che luomo sia un essere
tendenzialmente stupido, degno sicuramente di compassione, ma non dei
messaggi che il cielo ha cercato di fargli arrivare. Non un idea soltanto
ebraico-cristiana; anche nellInno omerico a Demetra (VIII sec.a.C.) si
legge: Ignoranti siete, voi esseri umani, incapaci di prevedere il destino
della gioia o del dolore che pu avvenirvi!. E si pensa perci che, in
questa valle di lacrime abitata dallumanit, sia opera buona soccorrere
la nostra specie con sacramenti e con un po di sapienza, ma sia grave
errore volersene attendere di pi. Se si sfoglia un qualsiasi manuale di storia e poi un qualsiasi giornale,
ben difficile ne convengo non pensarla cos almeno di tanto in tanto.
Ma io amo molto unaltra opinione, un poco pi romanzesca. Credo che la revisione (tutto sommato
semplice, ripeto) prescritta dal racconto del Diluvio e dai passi dei Vangeli che abbiamo citato basti, s, a
liberare lio dal suo passato e a sgombrargli il futuro, ma che in pi vi sia, o meglio, si nasconda anche
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nel presente un elemento molto problematico, con cui fare i conti. Secondo alcuni, questaltro elemento
un essere dotato di vita propria, ed il
famigeratissimo Diavolo. Secondo me, non un
essere, non vivo, non affatto: bens CIO CHE NON
a differenza del nome ebraico di Dio, YHWH, che
suonava come il participio del verbo essere e significa
anche Io sono. Quellaltro elemento, il principale
nemico, insomma, a mio parere, il Nulla: e va
trattato, con le necessarie cautele, appunto come tale.
continua

28. FUNZIONE DEL DIAVOLO


29/05/08
Postata da Igor Sibaldi

Non qualcosa, non qualcuno. Non potete


sbagliare nel riconoscerlo: nel Diavolo, tutto
un non, un NON-ESSERE, un Nulla, come
appunto dicevo nella scorsa puntata. Il che
non significa, tuttavia, che lo si possa
sottovalutare o ignorare. Sarebbe errore
grave. Il Nulla bens abbondantissimo. Non
c, di per s: ma tu puoi farlo essere.
Puoi cio lasciare che il Nulla prenda forme:
che cose o personaggi privi, per te, di qualsiasi
significato, assumano nella tua vita enormi
proporzioni e causino addirittura la tua rovina.
Ne dubitate? Guardatevi intorno. Quanto di ci
che vedete assolutamente NULLA, e tuttavia
esercita sui molti e sulla gente un enorme
potere? Quante delle public persons di cui
tutti conoscono il nome sono, a loro volta,
semplici esponenti di nulla, anzi del NULLA?
Quello il Diavolo, quando il Diavolo
diventa qualcosa. E quante volt anche tu, senza accorgertene, sei stato il Diavolo nella tua vita o in
quella altrui?
Lo ammetto, non un concetto facilissimo da digerire. Se provate a sfogliare LEssere e il nulla
diSartre vi accorgerete delle intricatissime problematiche filosofiche che la definizione del Nulla riesce
ancora a produrre nella filosofia del Novecento. In compenso, nel suo aspetto pi pratico la questione
risulta chiarissima: vale qui la regola cantata da Shakespeare nellEnrico V:
tell truth and shame the Devil
Di la verit, e il Diavolo sar scornato.
La verit ci che : non esiste antidoto migliore e pi
semplice al potere indiscutibilmente enorme di Satana e dei
suoi emissari, che agiscono soltanto l dove qualcuno crede
che ci che non nulla sia invece qualcosa. Fate
attenzione, perci, quando vi viene voglia di credere!
infinitamente meglio accorgersi, infinitamente meglio
essere: su questi verbi il Diavolo non ha presa. Quanto poi alle
molte e pittoresche idee sulle personificazioni del Diavolo, ora bellissimo ora orrendo, ora insinuante ora
terrificante, instancabile autore di trame insidiose e di malvagit, tenete presente che sono tutte quante
metafore, assai meno temibili di quel Nulla che pu, se appena lo permetti, vampirizzarti spietatamente
nella tua vita quotidiana.
continua
Igor Sibaldi - Istruzioni per lArca

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29. IL FAMOSO SERPENTE


03/06/08
Postata da Igor Sibaldi

Prendiamo, per esempio, quella che secondo


moltissimi sarebbe la prima apparizione del
Diavolo nella Bibbia: la famosissima storia della
tentazione di Eva. I teologi ansiosi di
dimostrare che il Diavolo sia un essere preciso
devono, inevitabilmente, ricorrere a questo
episodio, dato che in tutto il resto della Genesi e
negli altri quattro libri del Pentateuco non si
trova nulla che dia loro ragione. Qui dicono
il Diavolo il serpente. Alcuni giocano,
barano, sul carattere fallico dellanatomia dei
rettili, e contrabbandano qui lidea che il
frutto proibito fosse unallusione erotica.
Altri sottolineano che quel frutto proveniva
dall albero della conoscenza del bene e del
male , e colgono loccasione per mettere in
guardia da chi voglia conoscere troppe cose in
teologia, invece di limitarsi a credere a quel che
gli dicono le autorit. Ma a ben guardare, il testo originale dimostra che il serpente diventa il Diavolo
soltanto per chi voglia crederlo tale: anche qui, cio, il Nulla riempie, gonfia e fa apparire vere cose che
di per s sono prive di significato e di qualsiasi fondamento. In primo luogo, infatti, il serpente tentatore
non affatto un serpente, nel testo originale. Nelle versioni consuete si legge:
Il serpente era la pi astuta di tutte le bestie selvatiche
Genesi 3,1
Ma un errore di traduzione. In ebraico antico quel passo :
Vi era il serpente: un luogo sgombro, attraverso la natura.
una splendida immagine poetica: vi era un passaggio, una strada, attraverso lintrico della natura
esistente. Si apriva un varco, e attraverso quel varco Eva scopr che il divieto di nutrirsi dell albero della
conoscenza poteva e doveva essere superato. Anche il dialogo tra Eva e quel serpente-strada, nel testo
originale, molto diverso da come lo si traduce di solito:
Il serpente disse a Isha: per ci che vi ha detto Elohim? per questo che non vi nutrite dellalbero
della conoscenza? E Isha disse al serpente: ... Elohim ci ha comandato cos, perch se lo mangiassimo
moriremmo. E il serpente le disse: Non vero. Non morireste. E Elohim sa che quando mangerete quel
frutto i vostri occhi si apriranno.
Genesi 3,1-5
Il serpente ha ragione. Colui che aveva imposto di non nutrirsi dellalbero della conoscenza di non
conoscere, cio non era stato ELOHIM, cio il Dio Creatore, quello che aveva detto agli uomini
crescete e moltiplicatevi, e che in tutte le versioni della Bibbia tradotto semplicemente Dio. Era
stato invece YAHWEH, cio il Dio-Custode del creato, quello che in tutte le versioni della Bibbia tradotto
il Signore Dio. Nei primi capitoli della Genesi (in ebraico), questi due volti della Divinit appaiono
ben distinti: uno perenne crescita e infinita bont, laltro ansioso, geloso, sempre intento a frenare
levoluzione delluomo. Il serpente precisa che il divieto NON PROVIENE DA ELOHIM, e in seguito,
naturalmente, Yahweh se ne ha a male. comprensibile che, dinanzi a un racconto simile, chi stia dalla
parte di Yahweh possa sentirsi preoccupato, e cerchi qualcosa a cui aggrapparsi per negare levidenza
testuale: non trova nulla, e allora, altrettanto comprensibilmente, chiede aiuto al NULLA . Il NULLA,
sempre disponibile, riempie e consolida punti di vista inconsistenti, traduzioni sbagliate, equivoci, idee
sessuofobe e altro del genere, e pu facilmente farle apparire tanto enormi da rendere invisibile il
resto. Allora, per questi inquieti, il serpente pu diventare il Diavolo, gonfio soltanto di Nulla e di
ereditari, nulli timori.
continua
Igor Sibaldi - Istruzioni per lArca

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30. IL DIAVOLO DI RE DAVIDE


05/06/08
Postata da Igor Sibaldi

Assai pi problematica la prima vera apparizione del


nome Satan nella Bibbia:
Satana si lev contro Israele e incit re Davide a fare un
censimento in Israele.
I Cronache 21,1
La notizia appare strana per varie ragioni: innanzitutto, non
facile capire, oggi, che cosa possa esservi di male nellidea di
fare un censimento. Ma il testo lo spiega poco dopo, con le
parole di Ioab, un fido generale di Davide:
Se il Signore volesse aggiungere al suo popolo cento volte
pi di quanti sono gi ora, non sarebbero tutti sudditi del mio
signore?
I Cronache 21,3
In altre parole: non bene fermarsi a calcolare le proprie
fortune, ostacolare la Provvidenza, porre un limite
allabbondanza. E qui lidentit tra il Diavolo e il Nulla gi
netta: gli uomini esistono, il popolo esiste, ogni uomo esiste,
un re esiste, e lesistenza per tutti un immenso fluire, pi
grande di qualunque desiderio di calcolarla e di
comprenderla; i NUMERI invece sono semplici segni, non
hanno vita, non sono nulla: perch imbrigliare con essi la realt? Re Davide se ne accorge e chiede
perdono:
Facendo questo ho peccato gravemente. Perdona, ti prego, liniquit del tuo servo, perch ho commesso
una vera follia.
I Cronache 21,8
Daccordo. Ma riguardo al ruolo di Satana in questa follia, sorprende il fatto che in un altro libro della
Bibbia il medesimo episodio presentato cos:
La collera del Signore Dio si accese di nuovo contro Israele e incit Davide contro il popolo, dicendo: Su,
fa il censimento di Israele...
II Samuele 24,1
Dunque Satana comparve per la prima volta nella Bibbia come unafunzione di Yahweh. Viene in mente
quel passo tanto problematico del Padre Nostro: e non indurci in tentazione, dal quale risulterebbe che
sia Dio a tentarci. Yahweh certamente laspetto cupo, collerico di Dio: ma il confronto tra i due passi
della Bibbialascia perplessi. Nemmeno di Dio possiamo dunque fidarci totalmente? Pare proprio di no.
Anche nellimmagine di Dio, in ci che Dio rappresenta per noi, pu insinuarsi il Nulla, l avversario per
antonomasia, Satan. E ne consegue, direttamente, una delle principali verit degli iniziati, evidentissima
e perci facilmente trascurata dai pi : secondo tutte le Scritture, non tanto luomo ad aver bisogno di
Dio, quanto piuttosto Dio ad aver bisogno delluomo. In tutte le Scritture, infatti, Dio chiede alluomo
ascolto e cooperazione. Non del tutto Onnipotente, o meglio: non sembra controllare perfettamente la
propria Onnipotenza. In terra come in cielo, la sconfinata energia pu intersecare il Nulla, se luomo
nel suo piccolo non interviene. Perci, in quello straordinario mantra che il Padre nostro, luomo osa
ricordare a Dio che il rischio di una tentazione, di un impulso del Nulla, sempre presente in Dio
stesso, e che anche un buon Dio, al pari di un uomo buono, dovrebbe stare sempre in guardia.
continua

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31. IL PADRE NOSTRO


09/06/08
Postata da Igor Sibaldi

Assumono ora un significato diverso anche i primi


versetti del Padre nostro:
sia santificato il Tuo Nome, venga il Tuo Regno,
sia fatta la Tua volont
e non la volont di quel Nulla che Tu, a volte, hai
lasciato agire. E nei versetti seguenti, proprio la
cooperazione tra luomo e Dio diventa il tema
principale:
Tu dacci oggi il nostro pane quotidiano
Cio: facciamo in modo, noi e Tu, che il Nulla non
prenda forma nei nostri bisogni. Noi, dal canto
nostro, ci impegniamo a considerare soltanto i
nostri bisogni autentici e attuali, a badare soltanto
a ci di cui abbiamo davvero bisogno adesso e
non a ci di cui avevamo bisogno tre, cinque,
dieci anni fa, o di cui avevano bisogno i nostri
genitori, o nonni, o magari i nostri capi, o di ci di
cui forse potremmo aver bisogno in futuro: proprio in quei bisogni presunti, infatti, il Nulla trova
spesso il modo di insinuarsi e di rovinarci. Ma Tu, intanto, aiutaci, con la tua illimitata abbondanza. E
Rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori
Noi ci impegniamo a non dare pi peso al passato: rancori, rimpianti, rimorsi sono infatti un altro terreno
prediletto dal Nulla; basti pensare al Nulla in cui rimane aggrovigliato chi, specialmente in certi Paesi,
abbia a che fare con avvocati e giudici. Ma anche Tu, per opporti al Nulla, non dare peso al nostro
passato: aiutaci a cancellarlo sempre. Tu lo puoi, no?
E liberaci dal male
Liberaci, IN TAL MODO, da ci che per noi in terra male: Tu in cielo non hai di questi problemi, per Te
tutto divino, ma noi siamo qui in basso a combattere, nel Tuo mondo ancora imperfetto. Altrimenti, se
Tu e noi non stiamo dalla stessa parte, come potr venire il tuo Regno?
continua

32. ALLEANZE
16/06/08
Postata da Igor Sibaldi

Questa cooperazione, o alleanza tra luomo e Dio era gi stata sperimentata da Mos: il racconto
dellEsodo pu essere letto, infatti, anche come una burrascosa storia damicizia e damore tra il maturo
principe egizio Mses e Yahweh, il Dio abbandonato dal suo popolo, e indebolitosi, regredito quasi al livello
di un dmone del deserto.
Mses-Mos lo trova, lo rieduca, gli rid forza e fiducia in se stesso, e lo guida e ne guidato al tempo
stesso, mentre tra tante difficolt conduce il suo popolo via dallesilio.
Il racconto , naturalmente, simbolico: per te che leggi, quel popolo eletto rappresenta tutto ci che
tuo; Mses-Mos sei tu che ti accorgi di quanto ci che tuo sia pieno di ipoteche e reti e insidie altrui, e
dai inizio al tuo Esodo, o revisione del dizionario, o costruzione dellArca; e Yahweh quel Dio che allora
Igor Sibaldi - Istruzioni per lArca

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ricominci a scoprire, e di cui ricominci a sperimentare la potenza e laiuto, nella stessa misura in cui
chiedi il suo aiuto e lo aiuti a tua volta.
Nella storia di No avveniva la stessa cosa, e cos pure
nelle vicende di tutti i patriarchi, e di tutti i profeti: Dio e
quegli uomini agivano insieme, e non contro altri uomini o
contro altri Dei come in seguito venne interpretata,
strumentalmente, lalleanza con Dio (si pensi al Gott mit
uns di innumerevoli guerre) ma soltanto contro il
Nulla e le forme gigantesche che il Nulla assume. E
ognuna di quelle storie anchessa simbolica: , o meglio
pu diventare la tua storia personale, se tu cominci a
viverla in tal modo e non temi il carattere sacro che,
giorno dopo giorno, verrebbe ad assumere tutta quanta la
tua vita.
Ges, poi, porta questa alleanza allestremo:
Il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato ogni
giudizio al Figlio, perch tutti onorino il Figlio come
onorano il Padre
Giovanni 5,22-23
Il giudizio, la decisione non avviene pi nei cieli, ma in
terra. Dio sta a guardare e senza di te non pu giudicare,
non pu agire: la sua volont non pu compiersi se tu
non lo chiedi e non lo permetti al tempo stesso. il
punto pi basso della storia del Dio occidentale, e il punto
pi alto e di massima responsabilit per luomo.
continua

33. LE TENTAZIONI DI GESU'


23/06/08
Postata da Igor Sibaldi

Anche il confronto con il Nulla , nei Vangeli, si


sposta tutto quanto dai cieli alla terra, alla
singola esistenza umana. Dei rapporti celesti tra
Dio e Satana, i Vangeli non dicono nulla:
il Dibolos (letteralmente colui che disunisce)
viene snidato e messo alle strette proprio
nel kosmos ,
cio
in
quello
che
oggi
chiameremmo il sistema,lordine di cose
vigente.
Perci non potete dare ascolto alle mie parole:
voi avete per padre il Diavolo, e volete realizzare
i desideri di vostro padre.
Giovanni 8,44
Pi ancora: il Diavolo, il Nulla viene affrontato
nellindividuo stesso, e non solo mediante Giuda
( Satana entr in lui , Giovanni 13,27), ma
anche in Ges. Come si ricorder, infatti, prima
di dare inizio alla sua vita pubblica, Ges and nel deserto cio dove non vi era nessun altro oltre a lui
e l incontr il Diavolo ed ebbero uninteressante discussione. Il Nulla, tuttaltro che ostile, gli propose
tre ragionevoli maniere di promuovere le sue idee nel mondo. Il Diavolo-Nullagli spieg che la stragrande
maggioranza degli uomini sensibile a tre cose: alla ricchezza, al potere personale e al miracolo
(Matteo 4,3-10). Se vuoi aver successo sicuro, come predicatore gli disse in sostanza il Nulla, punta
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su una di queste tre: e si d il caso che in tutte e tre io sia bravissimo. Nelle questioni economiche, nel
prestigio e in tutto ci che alla gente appare straordinario, sono sempre io ad agire: il Nulla. Assciati a
me, e la tua buona novella far strada, te lo garantisco. Ges rispose gentilmente che nessuna di
quelle tre maniere gli interessava. Dal testo risulta che non gli piacque, in particolare, lidea di presentarsi
alla gente come il detentore assoluto di un qualche super-potere: voleva non che i suoi seguaci lo
venerassero, ma che imparassero, si accorgessero, crescessero ciascuno per proprio conto e con Dio. Il
Diavolo-Nulla gli lasci capire che una simile strategia di comunicazione sarebbe stata disastrosa, e se ne
and. Ebbe ragione lui, certamente, nel mondo del Nulla. Ges non ebbe altro che guai; tanto che la
Chiesa, qualche secolo dopo, ritenne pi prudente riesaminare quelle tre proposte e, com noto, le
adott tutte quante, con risultati assai pi incoraggianti. Ma qui ci discostiamo troppo dal nostro
argomento, e dalla teologia propriamente detta sconfiniamo nella storia della religione.

34. CARI AMICI ...


30/06/08
Postata da Igor Sibaldi

Cari amici, grazie per tutta lattenzione e laffetto: scrivere per voi e sentire il vostro ascolto stato per
me un grande dono. Per ora le puntate di questo Blog di teologia si fermano qui. Durante lestate (che
vi auguro bellissima), lo spazio di ISTRUZIONI PER LARCA sar dedicato soltanto alle risposte ai vostri
commenti. Poi, tra qualche settimana, dovrebbe incominciare unaltra serie di appuntamenti, incentrata
sullAngelologia. Alcuni di voi sanno gi di cosa si tratta, hanno gi letto i libri di Haziel e i miei su
questo antico argomento; per gli altri sar, spero, una speciale sorpresa. Per un anno intero, di cinque
giorni in cinque giorni, presenter i Settantadue cosiddetti Angeli custodi della Kabbalah: le
settantadue fondamentali energie, cio, che secondo una tradizione egizio-ebraica dirigono le correnti
delle possibilit, delle occasioni, delle vocazioni di ciascun individuo. Se ne parla anche nel libro
dellESODO, nel passo in cui si narra del passaggio del Mar Rosso. Vi ricordate? Di solito ci si immagina
quel passaggio come un canyon che dun tratto si apr attraverso il mare: il popolo eletto pass, gli egizi
vennero sommersi. E ci si immagina che quel canyon fu uno solo, e tutti gli ebrei lo percorsero sgomenti,
guidati da Mos Non fu esattamente cos. Anzi: non cos. In quellepisodio memorabile tutto
simbolico: il mare rappresenta la nostra vita quotidiana, piena di vortici, profondit e superfici in cui
tanti egizi(tanta gente che obbedisce a qualche Faraone) si perdono e affogano; il passaggio tra le
acque, voleva invece rappresentare la via che ciascuno ha e trova nella propria esistenza, per essere
veramente se stesso, nel mare e nonostante il mare, invece di lasciarsi trascinare dalle acque dei molti.
Nel testo ebraico di quellepisodio (Esodo 14,19-21) si trovano appunto cifrati, con meravigliosa
precisione, i nomi dei Settantadue Angeli, e ciascuno di quei nomi il geroglifico, la formula, di una
delle Energie che guidano chiunque. Sono nomi-formule elaborate in millenni di studi. Si dice che gli
Angeli siano messaggeri: quelle formule sono il cardine del messaggio. Si dice che ci aiutino: in quelle
formule descritto il modo in cui ci aiutano davvero a individuare il compito per il quale tu sei venuto al
mondo. Ciascuno di quei nomi-formula connesso a certi giorni dellanno: quelli appunto in cui tu HAI
SCELTO di nascere, in base al compito che ti eri proposto in questa tua vita. Giorno per giorno, Angelo
dopo Angelo, esporr dunque sia gli aspetti spirituali sia gli aspetti pi pratici dellAngelologia; qua e l ci
saranno riferimenti alle lettere ebraiche (geroglifiche) che compongono i Nomi, e qui occorrer un
pochino di pazienza. Troverete un breve compendio dei significati delle Ventidue lettere del cosiddetto
Alfabeto sacro, cio delle ventidue lettere dellebraico antico, con le quali, secondo i maestri della
Kabbalah, Elohim cre il mondo. Ci saranno accurate Istruzioni per luso, e sono certo saprete orientarvi
facilmente. In ogni caso, risponder volentieri, anche l, a qualsiasi vostro dubbio o richiesta di
chiarimenti. Ringrazio in anticipo la mia casa editrice, Frassinelli, per aver concesso lutilizzazione di una
buona parte del mio LIBRO DEGLI ANGELI, e la redazione di NONSOLOANIMA per la collaborazione
che ha dato e d a queste strane avventure della conoscenza.

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35. SUI MODI DI SUPERARE QUEL NULLA


01/07/08
Postata da Igor Sibaldi

Certo, se leggiamo il Vangelo come se fosse la storia della vita pubblica di Ges , dobbiamo dedurne che
il mondo sia un posto scomodo per chi non d ascolto a certe tentazioni. Ges non volle fondare il suo
insegnamento su vecchi modi di intendere la ricchezza e il potere e venne imprigionato, deriso e ucciso.
Poi lumanit vide in lui una Persona Divina , ed forte limpressione che in tal modo sia stata divinizzata
(e dunque posta come necessaria) proprio la sconfitta del bene: gi prima di Ges vari profeti se lerano
vista brutta, ma dopo di lui non si contano gli uomini buoni e generosi che, proprio per essersi opposti al
Nulla, ebbero fine tragica... Lo dice anche lui, in un passo dei Vangeli: Se il mondo vi odia, sappiate che
prima di voi ha odiato me... Un servo non pi grande del suo padrone: se hanno perseguitato me,
perseguiteranno anche voi (Giovanni 15,20). Ma davvero non c altra via? A voler intendere la sua
vicenda nel modo tradizionale, no. Ma c anche unaltra lettura possibile, un po pi simbolica. Ges
un Maestro che insegna, e vuole che altri lo seguano e lo approvino. Perci viene distrutto. Attraverso la
distruzione, supera la propria dimensione di Maestro (tale superamento raffigurato nella sua morte e
resurrezione) e da allora in avanti trionfa e non insegna pi. Allora ha immenso seguito e il suo
messaggio giunge ovunque. Lo stesso vale per te. Dapprima, inevitabilmente, la tua personale ricerca
della verit un opporsi al mondo del Nulla, e in questo opporti tu acquisti ai tuoi stessi occhi
unimportanza sempre maggiore. utile. Non c altro modo per rafforzare la tua identit. Ma a un certo
punto ci non ti basta pi. Quella tua importanza ti va stretta, tanto quanto prima ti andava stretto il
mondo in cui stavi crescendo. Allora occorre liberarsene, e cominciare a vivere, a creare. Il Nulla il
Nulla, il non essere. Pu dissolverlo solo lessere. Dunque sii, semplicemente, e fa cose che siano. Crea,
appunto. Siate perfetti come perfetto il Padre vostro celeste diceva Ges (Matteo 5,48). Quel Padre
creatore. E anche tu, semplicemente, crea.

36. CERTE OMBRE DELLE NOSTRE RIUSCITE


04/07/08
Postata da Igor Sibaldi

Lavversario, satan il Nulla, come abbiamo provato a chiamarlo noi trova espressione anche in
moltenevrosi. E nel terribile Libro di Giobbe ne descritta una, diffusissima: la paura della felicit.
Provate a leggerlo, questestate. Rabbrividirete e vi porrete una quantit di domande, proprio come
hanno fatto moltissimi da Kierkegaard a Jung. Dio e il satan si accordano, in questa storia, per tentare
un uomo buono e ricco, Giobbe appunto: a satan viene dato il permesso di infliggergli grandi sventure,
per vedere se Giobbe continuer ad amare Dio anche nella miseria. Giobbe supera la prova e alla fine si
ritrova pi ricco e pi felice di prima. Lungi da me lidea di SPIEGARE questa storia; ma vi segnalo
una dinamica psicologica che in essa si delinea, e che forse vi sar daiuto nelle vostre interpretazioni.
Luomo ha spesso una gran paura dellabbondanza. Teme che labbondanza (di beni, di affetti, di talenti)
lo limiti, gli tolga la libert. Teme la NOIA dellabbondanza. Pu cos avvenire che chi sta vivendo un
grande amore fantastichi di perderlo; o che chi ha molte ricchezze immagini una vita da vagabondo.
Quando si accorge di tali sue fantasie, teme anche quelle: Come posso desiderare una cosa del
genere?.. e allora si affretta a negarli, a soffocarli senza averli ben chiariti. Ma i desideri cos negati non
scompaiono; scivolano solo un po pi gi, sotto la soglia dellattenzione, e l spesso continuano a
crescere, e si trasformano in modo strano. Si acuiscono. Il desiderio negato di perdere un grande amore,
per esempio, si trasforma l in cupi sensi dodio, di aggressivit verso la persona amata. Oppure il
desiderio di una vita da vagabondo diventa l sotto la voglia di sperperare tutto, di andare in miseria.
A volte questa distruttivit emerge nellio cosciente, e lo fa sentire molto in colpa. Gli fa sembrare che
non soltanto le sue aspirazioni alla libert, ma QUALSIASI SUA ASPIRAZIONE sia oscuramente collegata
con linfelicit, il dolore della persona amata, o con una tassa da pagare al destino sottoforma di
dispiaceri e sciagure. Allora ha paura di aspirare a qualsiasi cosa. Si frena, perch nulla e nessuno intorno
a lui corra pericolo. E al tempo stesso si sente sempre pi inspiegabilmente oppresso dalle persone che
ama, e dal benessere che ha. Il Libro di Giobbe raffigura ANCHE questo. Provate a leggerlo come se fosse
tutto quanto un ragionamento di Giobbe stesso: E se perdessi ogni cosa?.. Come se il protagonista si
sprofondasse in quel suo incubo-desiderio, e SOLO DOPO AVER VISTO, dopo aver chiarito a se stesso i
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suoi impulsi alla distruzione, riuscisse a riaprire gli occhi sulla realt e ad apprezzarla molto pi di prima.
C un utilissimo principio nella recente psicologia americana, chiamato il CONTAINMENT. la capacit di
vedere, affrontare, confessare a se stessi i propri lati oscuri e cattivi le forme pi brutali del nostro
Nulla senza perci negare i propri lati buoni. Da soli molto difficile. Ci vuole qualcuno che ti aiuti
a contenerequestaltra parte di te. Nel Libro di Giobbe quel qualcuno Dio, Elohim. Luomo e Dio qui
parlano, si confidano lungamente. Uno ha in s la distruttivit, laltro ha accanto s, tra i
suoi consiglieri, il satan. Insieme affrontano le avventurose vastit della loro psiche. E alla fine si
scoprono pi amici, pi vicini, pi simili di prima. Come diceva il proverbio: Tell truth and shame the
devil, di la verit e scorni il diavolo anche quando certe verit della mente fanno tanta paura.
continua

37. NON - RISPOSTA a molti


16/07/08
Postata da Igor Sibaldi

Cari amici, leggervi molto piacevole e perci non intervengo. Tutto ci che so della Stanza Tonda, lho
raccontato nei miei libri. Solo dopo diversi anni che la frequentavo ne ho scoperto lantichit e anche di
questo ho scritto, ne IL MONDO INVISIBILE. Qui posso aggiungere soltanto che lunica ragione per cui ne
scrivo il desiderio di descrivere il pi esattamente possibile il punto a cui sono arrivato io, perch chi
legga vada pi avanti.La via inesauribile: quando, infatti, si comincia a udire la voce del
proprio Io (nella Stanza Tonda o altrove) ci si accorge che quellIo non lo conosciamo affatto, e che
immenso, molteplice, descrivibile solo al plurale (questo ci che chiamo: i MAESTRI) e abitante di molte
epoche e di molti universi. Ci si accorge anche di come quel nostro Io conosca invece benissimo noi, e
faccia il possibile per darci indicazioni molte volte al giorno. La mia impressione che allorigine di tutte le
religioni vi sia la ricerca di un buon modo di ascoltarlo, di conversare con lui. Ma poi, si sa, la gente ne ha
paura e preferisce affidarsi a gerarchie sacerdotali e ad autorit visibili, ricompensandole in vario modo
per la loro funzione di surrogati della voce interiore.

38. ARRIVEDERCI...
04/08/08
Postata da Igor Sibaldi

Cari amici,
grazie per le vostre emozioni e la vostra simpatia, in tutti i sensi del termine. Se vi va, ci rileggiamo ai
primi di autunno. E, se mi permettete, vi suggerisco una cosa, tra le pi utili che io abbia imparato: NON
OCCORRE RIASSUMERE. Non occorre aver fretta. Meglio guardarsi da frasi del tipo in sostanza, ci vuol
dire che..., tutto ci non altro che... e simili. Magari qualcuno dir: Ma se non sintetizzo, non mi
ricorder cos! In tal caso, meglio non ricordarsene. Un ricordo che VALGA LA PENA, di certo molto
ampio e non riassumibile. Voi, di certo, non siete riassumibili in nessun modo. Questestate, a questo
proposito, spero di finire IL TEMPO RITROVATO di Proust. Lavete letto? una meraviglia, ve lo consiglio:
utilissimo per i ricordi! La traduzione di Einaudi splendida, di un saggio poeta, Giorgio Caproni. A presto
in ogni caso.
Igor

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