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UNIVERSITA DEGLI STUDI DI TRIESTE CORSO DI LAUREA IN STORIA

Tesi di Laurea in Storia delle Religioni

SCRITTURA SIBILLINA. I LIBRI FATALES DELLA STORIA ROMANA.

Laureanda: Sara Fattor

Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Ileana Chirassi Colombo

Correlatore: Chiar.ma Prof.ssa Paula Botteri

ANNO ACCADEMICO 2006 - 2007

INDICE. INTRODUZIONE. ...................p. 4

I PARTE. Una breve panoramica degli studi ........................... p.12 La Sibilla in Grecia e a Roma. Un profilo....................p.17 I libri Sibillini nella divinazione romana............................p.21 I libri Sibillini, un repertorio rituale ispirato.......................... p.25 La Sibilla e la Fortuna. p.30 Il mito dellarrivo della Sibilla a Roma; per una lettura delle fonti antiche...................... p.32

II PARTE
I libri Sibillini nella storia............ p.37

CONSULTAZIONI E SOLUZIONI SIBILLINE NEL V SECOLO A.C. ..........p.39


Le consulatazioni sibilline nell racconto storico-annalisito. p. 39 /504 a.C., I ludi Tarentini. p. 41 /496 a.C., Ceres, Liber e Libera. p. 45 /488 a.C., Attaccare Coriolano? p. 49 /461 a.C., Numerosi prodigia e un tumultus annunciato. p. 51 - 436 a.C., Pestilenze, terremoti, obsecratio e la vicenda di Spurio Melio. p. 56- 433 a.C., Problemi di salute. p. 58

CONSULTAZIONI E SOLUZIONI SIBILLINE NEL IV SECOLO A.C........p.62


399 a.C., Una pestilenza, il primo lectisternium, ed il primo tribuno militare con potesta consolare. p. 62- 390 a.C. Expiare i templi dopo loccupazione gallica. p. 68 - 364 a.C., I libri Sibillini e la clavifixio. p. 70 - 362 a.C., Il martirio per leterna salvezza della patria. p. 74 - 348 a.C., Una pace troppo duratura. p. 77 - 344 a.C. Laedes di Iuno Moneta e una opportuna pioggia di pietre. p. 78 - 326 a.C., Il quinto lettisternio: labitudine di invitare a pranzo gli dei. p. 80

CONSULTAZIONI E SOLUZIONI SIBILLINE NEL III SECOLO A.C. ..........p.81


Un secolo cruciale. p. 81 - 295 a.C., Vittorie e fulmini. p. 81 - 293 a.C., Lintroduzione del dio guaritore Asklepios /Aesculapius. p. 84 - 276 a.C. Il grande freddo e loccupazione dei templi, p. 89 - 248 a.C., I ludi Saeculares. p. 92 - 238 a.C., I giochi in onore di Flora. p. 93 - 228 a.C., Un delitto religioso. p. 98 Politica dei libri Sibillini e seconda Guerra Punica. p. 103 - 218 a.C., La sconfitta del Ticino e i prodigi. p. 104 - 217 a.C. /a, I terribilli signa seguenti alla sconfitta della Trebbia. p. 108 - 217 aC. /b, Gli errori di Caio Flaminio, la disfatta del Trasimeno ed i remedia di Fabio Massimo. p. 113 - 216 a.C., Il baratro di Canne: lorrore della fine, lo stuprum della vestali e il secondo delitto rituale. p. 117 - 212 e 208 a.C., Le profezie del misterioso Marcio e i ludi Apollinares. p. 119 - 207 a.C. La nascita dellandrogino. p. 124 - 205 a.C. Un aiuto esterno: la Grande Madre asiatica a Roma. p. 128

CONSULTAZIONI E SOLUZIONI SIBILLINE NEL II SECOLO A. C.... p.131


Un secolo ripetitivo: il monstrum ricorrente degli androgini. p.131 - 200 a.C., Un androgino neonato, uno di sedici anni e altri mostri. p. 133 - 196 a.C., Terremoti: la terra in crisi. p. 134 193 a.C., Alluvioni, fulmini e altri prodigi. p. 135 - 191 a.C., Il malaugurato passeggio dei bovi sul tetto, i fulmini e lo Ieiunium Cereri. p. 137 - 190 a.C., Ancora fulmini ed altri prodigi. p. 139 - 189 a.C, Manlio Vulsone ed il divieto di superare il Tauro. p. 141 -188 a.C., Pietre dal cielo, fuochi dalla terra. p. 143 - 187 a.C., Pestilenza e supplicatio p. 145 - 186 a.C., Pioggia di pietre, fulmini, ermafroditi: la destabilizzazione a Roma e in Italia. p. 145 -183 a.C., Piove sangue e nasce unisola nuova. p. 146 -181 a.C., Piove sangue, la statua di Iuno piange, la peste uccide. p.148 - 180 a.C., Continua la pestilenza. p. 149 - 179 a.C., Una tempesta e un mulo con tre zampe. p. 150 - 174 a.C., Prodigi, pestilenza e mostri. p. 151 - 173 a.C., Una flotta in cielo e pesci in terra: prodigia e supplicatio. p. 152 - 172 a.C., La colonna fulminata. p. 153 - 189 a.C., Prodigi che coinvolgono Fortuna. p. 155 -149/146 a.C., Celebrazione dei Ludi Saeculares. p. 156 -144 a.C., Acqua contestata: la politica degli acquedotti ed i Marcii. p. 157 - 143 a.C., Una sconfitta militare ed una prescrizione sibillina. p.158 -142 a.C., Fame, peste e un androgino. p. 159 - 133 a.C., Un assassinio sacrilego e la richiesta di aiuto all antIquissima Ceres. p. 160 - 125 a.C., Labominio dellandrogino e il carme sibillino di Flegonte da Tralles. p. 165 - 122 a.C., Loperato di Caio Gracco, la sua uccisione e un androgino. p. 166 - 119 a.C, Un androgino gettato in mare. p. 168 - 118 a.C., Un fegato incompleto, una pioggia di latte ed altri fenomeni. p. 168 - 117 a.C., Vari prodigi e un androgino a Saturnia. p.169 - 114 a.C., Uno stupro fulmineo. p. 170 - 108 a.C., Un caso di cannibalismo. p.171

CONSULTAZIONI E SOLUZIONI SIBILLINE NEL I SECOLO A. C....... p.172


I libri Sibillini e le profezie mediterranee. p.172 - 98 a.C., Un fegato anormale. p. 181 - 97 a.C., Ancora androgini a Roma. p. 182 - 95 a.C., Un androgino ad Urbino. p. 182 - 92 a.C., Due androgini ad Arezzo e altri mostri. p. 183 - 87 a.C., Il pericolo della monarchia. p. 185 63 a.C., La profezia dei tre Cornelii. p. 186 - 56 a.C., Il re dEgitto. p. 189 - 44 a.C., Il re di Roma. p.192 - 17 a.C., L imperium sine fine. p. 194 - Un epilogo inevitabile. p. 204

CONCLUSIONE...........p.205 APPENDICE................p.210 OPERE DI RIFERIMENTO PER I TESTI LATINI E GRECI UTILIZZATI.......p.214 BIBLIOGRAFIA..................p.216

INTRODUZIONE.

Qualche parola sulla divinazione in generale. La divinazione, intesa come insieme di pratiche codificate di esplorazione di fatti non normalmente conoscibili dalluomo come la conoscenza anticipata degli eventi futuri - ha avuto e ha tuttora un ruolo notevole in quelle culture che presentano una diversa organizzazione del simbolico rispetto ai grandi sistemi monoteistici. Ci riferiamo ad esempio ai sistemi politeistici 1. In queste culture, dal punto di vista funzionale e antropologico, le pratiche divinatorie, lungi dal costituire un fenomeno marginale, rappresentano invece una risorsa in pi, a disposizione non solo dei singoli individui ma anche della intera societ. Costituiscono cio una fonte accreditata, capace di svolgere un ruolo risolutore a cui possono ricorrere tanto i singoli nella loro quotidianit quanto i gruppi per la risoluzione delle pi diverse situazioni di crisi nella vita collettiva 2.
1

Sono le culture che non riconoscono un' unica e inconfutabile fonte di sapere e potere non

riconoscendo lunico Dio dei monoteismi, il quale non pu lasciare fuori controllo il vasto campo della elaborazione di saperi autonomi. Da ci il rifiuto, nelle culture monoteistiche della divinazione, ma anche delle pratiche magiche. SABBATUCCI 1989, p.VII IX; cfr. SABBATUCCI 1999, p.39. Per lanalisi dei sistemi politeistici, rimandiamo a SABBATUCCI 1998, vedi in particolare vol. I, pp. 9 19.
2

VERNANT 1982, pp. 5 - 7. La fonte per noi pi completa sulla divinazione nel mondo greco

romano il de Divinatione di Cicerone. Un utile approccio all argomento costituito dallintroduzione e dal commento allopera di Cicerone del Pease, (PEASE 1923). Di questo lavoro molti aspetti sono ripresi nella traduzione italiana del de Divinatione, TIMPANARO 2001 (prima edizione 1988); cfr. l introduzione all edizione francese, KANY-TURPEN 2004. Sulla divinazione nel mondo antico, in generale, rimane notevole lopera in quattro volumi, BOUCHE LECLERQ 1879-82. Per un approccio storico-religioso e antropologico vedi il volume collettivo curato da J. Vernant Divination e rationalit (trad. it. Divinazione e

Proprio per la loro importanza anche sul piano della vita comunitaria, le pratiche divinatorie sono state variamente istituzionalizzate e sottoposte al rigido controllo di organi speciali. La Sibylla, le sibyllai. In particolare, nel sistema politeistico dell antica Grecia, lattenzione e il controllo si sono concentrati sulla mantica cosiddetta ispirata o technos, cio quella mantica in cui la sfera extraumana, demonica o divina, contatta direttamente lumano scegliendo di parlare attraverso la voce di una persona ispirata, appunto, o posseduta 3. Lesempio pi eclatante di questa volont di controllo dato dal centro oracolare delfico, in cui la pratica della divinazione mantica non tecnica, era istituzionalizzata nella struttura del santuario oracolare4. Qui operava, in funzione sacerdotale, la Pythia, la prophetis, che forniva con il suo corpo il tramite attraverso cui il dio Apollo dava i responsi ai quesiti posti 5. Accanto e al di fuori della mantica ispirata istituzionalizzata e organizzata di Delfi e degli altri santuari, il mondo greco conosce anche un altro tipo di mantica, praticata da personaggi mitici, pseudostorici e propriamente storici, comunque difficilmente inquadrabili, utilizzatori di un modello mantico alternativo rispetto a quello offerto dalle grandi sedi oracolari ufficiali. Tali personaggi si presentano principalmente come itineranti, non collegati ad una sede oracolare. Possiamo ad esempio richiamare i famosi manteis mitici noti alla poesia esametrica, Tiresia, Calcante, Melampo, i quali si avvalgono soprattutto delle procedure della mantica tecnica 6 .
razionalit, VERNANT 1982); e SABBATUCCI 1989.
3

CHIRASSI COLOMBO 1995, p. 429-430 e CHIRASSI COLOMBO 1985. Sul tema della

comuicazione umano-divino e ladeguamento del linguaggio divino al linguaggio umano, vedi CHIRASSI COLOMBO 1998.
4

Sul centro oracolare di Delfi, lo studio pi importante rimane la monografia in due volumi Nel termine greco la preposizione pro- significa in luogo di qualcuno; f econnesso con fm io dico Cfr. DELG. Il femminile proftis e usato

WORMELL-PARKE 1965.
5

lelemento radicale del verbo

soprattutto per la Pizia, (cfr. Plat. Phaedr. 244a.) cfr. MILANI 1993, p.34
6

CHIRASSI COLOMBO 1985. Manteis

tecnici, con diverse mansioni, sono segnalati

Collegati invece pi propriamente alla mantica ispirata sono i Bakides, personaggi storici, ben noti nella Grecia del V secolo a. C., fra cui il pi noto lindovino beota Bakis, i cui oracoli si riferivano ad eventi storici e mitici della Beozia 7. In questa categoria di figure itineranti, non legate ad una sede oracolare e utilizzanti tecniche proprie della mantica ispirata, si inserisce la Sibilla, figura di profetessa annunciatrice di sventure, guerre e calamit 8, alla quale il mito attribuisce una durata della vita straordinariamente lunga 9. Con i Bakides la Sibilla divide lutilizzo di una mantica ispirata ottenuta attraverso lo stato di entheos (posseduto dal dio o avente il dio in s) o comunque in stato modificato di coscienza. Tuttavia, rispetto ai Bakides, che appaiono rigorosamente storici, la Sibilla, o meglio le Sybillai, sfumano sempre in una dimensione mitica
10

; la ricostruzione dei vari racconti riguardanti la storia e

la genealogia delle varie sibille fu un cruccio degli eruditi ellenistici e rimane ancora oggi un problema aperto 11. Comunque, aldil di una ricostruzione filologica, a noi importa notare che le molte Sibille locali ci attestano l ampia diffusione che, in diversi momenti della
abbondantemente nei GEORGOUDI 1999.
7

vari santuari greci oracolari come parte del personale; vedi

Cfr. Paus. IV. 27. 4; IX. 17. 5-6; X. 12. 11. Sui Bakides come personaggi storici, vedi in Sulle caratteristiche della profezie sibilline greche, vedi PARKE 1992, p. 17 ss. Cfr. Heracl. Fr. 92, D-K., frammento contenente la prima occorenza del termine Sibiylla, Cfr. tuttavia Arist. Probl. 954 dove i Bakides sono accomunati alle Sibille, in ununica Sulla Sibilla, la diffusione del suo mito e delle sue profezie rimane fondamentale la messa

particolare ASHERI 1993.


8 9

che collega la profetessa ad un frammento di tempo della durata di mille anni.


10

categoria.
11

a punto di W.H. Parke, PARKE 1992; vedi anche POTTER 1990. Di fronte al fiorire di miti che vedevano la Sibilla legata a pi localit, alcuni eruditi, (Eraclide Pontico, Pausania, Varrone) dal quarto secolo a.C, redessero delle liste di sibille (PARKE 1992, p.37-67 ). La pi famosa di queste quella di Varrone, citata attraverso Lattanzio (Div. inst. I. 6), che elenca dieci sibille, fra cui si possono individuare tre sibille italiche, la Sibilla Cimmeria, la Sibilla Tiburtina e la Sibilla Cumana. Fu proprio questultima, sempre secondo Varrone, a portare i libri Sibillini a Roma; la Sibilla Cumana famosa per la descrizione di Virgilio nel VI libro dellEneide. Per gli antichi culti cumani e la Sibilla vedi VALENZA MELE 1977; VANOTTI 1999; per ipotesi dellesistenza in Cuma di un centro oracolare in epoca arcaica, vedi principalmente GUARDUCCI 1946; vedi anche PARKE 1992, p. 89 123.

storia del Mediterraneo, trov un modello particolare di divinazione ispirata, mobile, che per certi aspetti pu ricordare, il modello storico del profeta itinerante ebraico 12. Uno studio sulle profezie sibilline pu quindi offrirci un paradigma di come diverse culture accolsero per i propri fini, una figura originariamente estranea, adattandola alle proprie esigenze e determinando cos lo sviluppo di un nuovo prodotto culturale. La parola scritta. Noi in particolare ci occuperemo dell adattamento del tema sibillino nellambito della religio romana. Come prima fondamentale osservazione possiamo dire che a Roma la profezia mobile, errante e soprattutto orale della Sibilla greca diventa testo, si immobilizza nella scrittura. Nell Urbs non era attivo un oracolo della Sibilla ma venivano ufficialmente conservati, i cosiddetti libri Fatales o libri Sibillini, cos definiti dalla tradizione accolta dagli storici, in particolare da Livio e variamente attribuiti ad una Sibilla, il pi delle volte alla Cumana, ma anche alla Eritrea. Il contenuto di questi testi scritti pone molti problemi. Per Virgilio, in et tardo repubblicana, i libri contenevano gli arcana fata, la

12

Cfr. CHIRASSI COLOMBO 2007. Enorme bibliografia sul profetismo ebraico. Come breve

introduzione allargomento, vedi SACCHI 1993. La figura della Sibilla venne altres accolta dalla comunit giudaica alessandrina, che a partire da non pi tardi della fine del terzo secolo adott la profetessa come portavoce di numerose profezie. La sibillistica ebraica and a confluire nella collazione degli Oracula Sibyllina , raccolta di 12 libri (di cui il III di particolare interesse nello studio degli adattamenti cui la Sibila venne sottoposta in ambito ebraico), messa assieme a Bisanzio nel VI d.c. E molto controversa e discussa la valutazione del materiale profetico degli Oracula; in particolare non risolta la questione delle caratteristiche profetiche pagane rispetto a quelle giudaiche, per cui in ultimo risulta difficile dire quali modifiche sub la Sibilla nella cultura giudaica e quali caratteristiche rimasero immutate. Edizioni degli Oracula Sibyllina: GEFFCKEN 1902; KURFESS 1951; vedi anche COLLINS 1983. Fra gli studi, vedi COLLINS 1983 e COLLINS 1987. Sulle caratteristiche pagane rintracciabili nelle profezie degli Oracula: PARKE 1992, p. 17 31, e su posizioni opposte COLLINS 1983 e COLLINS 1999.

storia segreta di Roma

13

. La Sibilla era rappresentata come conoscitrice di

tutta la storia romana, passata, presente e futura cio del destino, fatum, della citt14. Da tener presente che la conoscenza intera della storia, non solo del futuro, costituisce il sapere topico del mantis, lindovino tecnico greco 15. I libri Sibillini, che dovevano per definizione contenere la conoscenza allargata di tutto il tempo della storia, diventano parte integrante del sistema divinatorio romano e vengono consultati come un oracolo. Alla loro custodia e consultazione era preposto un apposito collegio, il quale poteva leggervi il contenuto solo e quando il senato ne avesse dato ordine, come avveniva in quelle occasioni di crisi per la comunit intera evidenziate dalla comparsa di un segno straordinario, un prodigio, evento che faceva scattare la ricerca dei mezzi attraverso i quali ristabilire il normale ordine delle cose. Questa doppia valenza dei libri Sibillini
16

, intesi sia come depositari della

storia di Roma, che come fonte a cui ricorrere in occasioni di crisi, era ben presente agli scrittori latini. Secondo Varrone, la Sibilla non solamente aveva vaticinato i pericoli agli uomini mentre era in vita, ma aveva altres provveduto a lasciare attraverso le fonti scritte un mezzo che permettesse di conoscere ci che si doveva fare nel caso della comparsa di un prodigio13

Cfr. Virg. Aen. VI. vv.65-75; Enea al cospetto della Sibilla Cumana, le si rivolge con queste

parole: Tum Phoebo et Triviae solido de marmore templum / instituam [...] /Te quoque magna manent regnis penetralia nostris:/ hic ego namquam tuas sortis arcanaque fata,/ dicta meae genti, ponam lectosque sacrabo/ alma viros.[...] Con l espressione sortis arcanaque fata sono intesi i libri Sibillini; questi erano deposti e conservati nel tempio di Apollo sul Palatino Phoebo et Triviae solido de marmore templum. Con i lectos viros si allude al collegio dei viris sacris faciundis, preposto alla loro custodia. Cfr. CANCIK 1983, pp. 513 ss; lo studioso ritiene che dovesse esser opinione diffusa che la Sibilla avesse predetto i punti critici dellintera storia di Roma con tutte le mancanze, le disgrazie e le riparazioni cultuali e circostanziali richieste.
14

In questo senso importantissimo il ruolo della Sibilla nel VI libro dellEneide di Virgilio, dove

la Sibilla la sanctissima vates, praescia venturi (vv. 65-66), che predice ad Enea le difficolt che dovr affrontare dopo il suo insediamento nel Lazio (vv.83-97) e lo conduce nell Averno, dove il padre Anchise presenta al figlio la rassegna dei suoi discendenti che faranno la grandezza della futura Roma.
15 16

CHIRASSI COLOMBO 1985. Cfr. FEVRIER 2004; MAZUREK 2004.

portentum (Varro. De re rust. I. 1. 3. )17: neque patiar Sibyllam non solum cecinisse quae, dum viveret, prodessent hominibus, sed etiam quae, cum perisset ipsa, et id etiam ignotissimis quoque hominibus [] ad cuius libros tot annis post publice solemus redire, cum desideramus quid faciendum sit nobis ex aliquo portento. Tale doppio linguaggio per, non deve essere considerato una caratteristica esclusiva dei libri Sibillini. Anche in Grecia abbiamo casi in cui il responso conservato consisteva nellindicazione riguardante lesecuzione di determinati rituali e atti espiatori 18. E importante invece notare come la mantica sibillina a Roma - dove il sistema divinatorio dominato dalla mantica tecnica - cristalizzi lesperienza della mantica a-technos-non tecnica-ispirata nella scrittura, capovolgendo cos la situazione greca . Roma cio mette al centro dell attenzione divinatoria un libro rivelato che non si pu leggere a piacimento, ma deve essere interrogato e funziona quindi come un oracolo19. Questo testo inoltre si presenta come contenitore di tutta la sua storia, come a dire che il fatum della citt gi stabilito, fissato nella scrittura. Ora, nonostante il fatto che la effettiva esistenza di un grande testo divinatorio custodito dallo stato romano e comunemente attribuito ad una Sibilla sia un dato storico certo, reale20, interessante
17 18

riflettere sul fatto

Cfr. anche Serv. ad Aen. VI. 72. Un esempio dato da un oracolo di Apollo ad Argo per i Messeni, in cui ordinato di Ci non significa che i romani ignorassero le pratiche mantiche orali, le quali erano

celebrare i misteri; vedi PIERART 1990. Cfr. BREGLIA PULCI DORIA 1999, p. 279-280
19

ampiamente utilizzate dai popoli mediterranei con cui la citt era in contatto e che potevano essere utilizzate anche in chiave antagonista alla potenza romana; cfr lesempio dello schiavo siriano Euno, capo della rivolta servile siciliana (139/136-132 a.C.; vedi Diod. 34-35, 2, 5-7; ROSSI 1980, pp. 35 ss.), di cui Diodoro Siculo dice che dava oracoli, . Euno si presenta come una figura che costruisce la propria influenza attorno alla capacit profetica e che inoltre rivendica per s anche un carisma di tipo regale. Proprio la capacit profetica era una delle principali caratteristiche attribuite dai romani ai mitici re del Lazio vetus (vedi nota 72). Euno dunque veniva a riproporre quel modello ideologico che la civitas per farsi tale aveva rifiutato.
20

Per quanto riguarda leffettiva concretezza materiale dei libri Sibillini, le fonti antiche ci vennero bruciati dall'incendio verificatosi nel tempio di

informano che nell 83 a.C. essi

Iuppiter Optimus Maximus e ricomposti in un secondo momento, (Tac. Ann. VI. 12).

come questo rimanga per noi, come del resto la Sibilla stessa, un oggetto, impalbabile. Infatti, nonostante i molti studi, dare una definizione delleffettiva natura dei libri Sibillini risulta problematico, sia in merito alla loro origine sia, in particolare, per quanto ne riguarda il contenuto, ed il modo in cui questo doveva essere organizzato. Coserano esattamente i cosiddetti libri Sibillini ? Al di l dei vari tentativi che sono stati fatti per cercare di determinare la natura di un contenuto ormai andato perso attraverso mezzi filologici, bisogna cercare di capire, quale valore funzionale i libri Sibillini avessero per la res pubblica romana. E in questo senso che intendiamo indirizzare questa tesi. Per un profilo della ricerca. Per comodit di esposizione abbiamo diviso la nostra ricerca in due parti. La prima parte costituisce unintroduzione alla tematica sibillina, e nella fattispecie vengono analizzate le particolari caratteristiche assunte dalla Sibilla a Roma. Questa prima parte si articola in cinque capitoli. Nel primo capitolo, esponiamo la storia degli studi, attraverso una breve panoramica delle teorie volte ad inquadrare la particolarit dei libri Sibillini fino ad ora proposte. Nel secondo capitolo intendiamo analizzare e riassumere le caratteristiche principali della complessa figura della Sibilla, in quanto propositrice di una particolare modalit mantica, e come questa venne ad adattarsi e a configurarsi nellorizzonte della cultura romana. Nel terzo capitolo esaminiamo lutilizzo dei libri Sibillini nella prassi divinatoria romana. Col quarto capitolo intendiamo analizzare la posizione particolare della mantica ispirata a Roma, e la presenza problematica dei libri Sibillini nell Urbs come rappresentanti di questa modalit divinatoria allinterno di un sistema basato principalmente sulla mantica tecnica. 10

Nel quinto capitolo presentiamo le fonti storiche riguardanti il racconto dellintroduzione dei libri Sibillini a Roma al tempo della monarchia; in particolare si cerca di ricostruire la storia di questa tradizione, considerata frutto di una rielaborazione annalistica. La seconda parte costituisce il momento pi impegnativo della tesi, in cui vengono sistematicamente presentate e analizzate tutte le fonti che ci rendono conto delle consultazioni sibilline nel corso della storia repubblicana di Roma. Cercheremo cos di delineare e ricostruire la storia delle consultazione sibilline e anche di ricostruire, per quanto possibile, il contenuto di un testo per noi andato irrimediabilmente perduto.

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I PARTE

Una breve panoramica degli studi.

Sono state formulate varie ipotesi, anche molto diverse tra loro, per capire quale doveva essere loriginario contenuto dei libri Sibillini. La maggior parte degli studiosi si sono proposti di delinearne le caratteristiche cercando di determinare la matrice culturale di questi testi. Considerando che le fonti ci hanno trasmesso il racconto di quello che costituisce il mito dacquisizione dei libri Sibillini, cio una narrazione che presenta questi ultimi come una raccolta di origine straniera che Roma acquista dallesterno e il dato attestato dalle fonti per cui i libri Sibillini erano scritti in greco21, molti studiosi li hanno considerati come un prodotto importato. I libri sarebbero stati introdotti a Roma dalle colonie della Magna Grecia con cui lUrbs si trovava in contatto sin dalle sue origini 22. A questo proposito, H.W. Parke, considerando che i primi frammenti profetici paragonabili a vere e proprie profezie sibilline ci sono attestati a Roma solo dallinizio del I secolo
23

, esclude che in origine la raccolta contenesse

materiale effettivamente profetico. Il Parke ritiene, invece, che i libri si


21

Da non dimenticare tuttavia che anche la prima annalistica romana (III a.c.) era scritta in

greco, perch doveva assolvere alla funzione di presentare al mondo ellenistico la storia di Roma, che si proponeva allora come la nuova forza egemone emergente. Sulla prima annalistica in lingua greca la bibliografia molto estesa. A livello orientativo, vedi DANNA 1987.
22

BOUCHE LECLERQ 1882, IV, 286 290; DIELS 1890; WISSOVA,1912, p.462 ss.; 1923; Cfr. PARKE 1992, p. 163 ss.

NILSSON, 1951.
23

12

configurassero come un repertorio di riti espiatori, remedia. Tale repertorio risulterebbe cos assimilabile, in parte, a quei particolari scritti circolanti nel mondo greco attribuiti ai theologoi, poeti epici di et arcaica e ai chresmologoi, figure ricorrenti, ad esempio, nelle commedie dAristofane (Uccelli, 974), che possono essere definite come dicitori di oracoli, rientranti anche essi nella categoria dei profeti itineranti greci 24. Il confronto con questi personaggi e le loro raccolte oracolari suggestivo; comunque sarebbe troppo semplicistico prendere in considerazione solo lelemento greco e considerare i libri Sibillini come un prodotto di matrice esclusivamente magno-greca. Altri studiosi, pur non tralasciando il dato secondo cui i Sibillini erano scritti in greco e attribuiti appunto ad una profetessa greca - hanno piuttosto rivolto lattenzione sulle caratteristiche presentate da alcuni dei rituali espiatori introdotti dopo la consultazione dei libri. Questi studiosi hanno rilevato un possibile riscontro di elementi etruschi o, pi generalmente, italici, e hanno quindi identificato i libri Sibillini come un prodotto originariamente etrusco o etrusco-italico. Al nucleo autoctono, in un secondo momento si sarebbe aggiunto materiale greco e magari autenticamente sibillino-oracolare. La contaminazione sarebbe avvenuta in et ellenistica. Queste ipotesi suggeriscono che la stessa attribuzione della raccolta alla Sibilla sia stata unaggiunta tarda per un prodotto di matrice diversa particolare rinnovamento dellassetto religioso di Roma 26. Soprattutto convinto dellorigine etrusca dei libri Sibillini R. Bloch. Lo studioso ha presupposto che i libri siano stati in origine redatti in etrusco, in un secondo momento ricopiati in greco, e attribuiti quindi alla Sibilla. L indagine del Bloch, parte dalla considerazione del particolare assetto multilinguistico e multiculturale dellItalia antica, ed dal fatto che i libri erano
25

Lattribuzione sarebbe forse avvenuta nel III secolo a.C., un periodo di

24

PARKE 1992, pp. 163-164; pp. 229-231. In particolare sui

theologoi, pp. 209-227. I

chresmologoi, Secondo H.W. Parke, vanno considerati come professionisti che possedevano raccolte di oracoli, da cui estrarre versi adatti ad ogni occasione. Cfr. pp. 29-30. Vedi anche OLIVER 1952.
25 26

HOFFMANN 1933, p. 18 ss; Cfr. GAGE 1955, p. 24- 38. DUMEZIL 1974, p. 591.

13

anche chiamati Fatales, come i corrispettivi Etruschi vari settori del campo religioso 28.

27

. Agli Etruschi infatti

attribuita una cospicua letteratura -testi scritti definiti libri- che abbracciano Un altro studioso, J. Gag, nel suo monumentale lavoro dedicato allo sviluppo del graecus ritus 29, indica proprio i libri Sibillini come ispiratori di una mistica apollinea-sibillina, che avrebbe progressivamente trasformato la religione romana attraverso lintroduzione di riti e divinit provenienti dalla Grecia. Lo studio di J.Gag risente della vecchia interpretazione secondo cui Roma avrebbe subito passivamente linfluenza dei culti stranieri e, in particolare, di quelli greci, che avrebbero irrimediabilmente e radicalmente corrotto loriginaria, vera religione romana
30

. In realt, i rituali introdotti dai Sibillini

rispondevano ad esigenze ben precise e contingenti, che tenevano conto delle diverse influenze provenienti da tutte le culture nellorbita della citt. Fin dal secolo VI a. C. Roma si presentava come citt aperta pronta ad accogliere elementi religiosi altri
31

. Tale caratteristica segue del resto un

modello piuttosto comune nei sistemi politeisti e variamente presente nelle poleis greche. I sistemi politici - politeisti si dimostrano infatti molto adatti allintegrazione dellaltro. Roma non si comportava diversamente, attuando un processo di assimilazione che puntava a far diventare romane realt
27

BLOCH 1940; BLOCH 1963 ( trad. it. 1981) p. 87 97.; BLOCH 1965. DUMEZIL 1974, pp. Cicerone divide i libri etruschi in tre categorie: Cic. De div. I. 72; Libri Fatales degli

590-591; Vedi anche POTTER 1980, p. 476; GUITTARD 2007, p 238 ss.
28

etruschi sono nominati in Cens. XIV; Cic. I. 10; Liv. V. 15; a questi ultimi si attribuiva la dottrina della successione dei saecula. Sulla divinazione etrusca e lutilizzo di libri oracolari Vedi DUMEZIL 1974, pp. 620-624; CAPDEVILLE 1997; BRIQUEL 1990; BRIQUEL 1993; GUITTARD 2007, pp. 289 ss.
29

Apollon romain. Essai sur le culte dApollon et le dveloppement du ritus graecus

Rome, des origines Auguste (GAGE 1955). Per il concetto di ritus graecus, vedi infra, p. 123.
30

Cfr. SHEID 1995, p.15; p.16. Tale , ad esempio, la visione che sottende al classico lavoro

di Wissova Religion und Kultus der Romer (WISSOVA 1912) ed al tentativo dello studioso di ricostruire la religione romana originaria attraverso il recupero degli elementi cultuali autoctoni. SCHEID 1995, loc. cit. Sullimportanza dellopera di G.Wissova, vedi anche BRELICH 1966, p.216.
31

Vedi AMPOLO 1988.

14

altrimenti destinate a rimanere estranee, non comprensibili. In conclusione, possiamo affermare come le ipotesi finora proposte dagli studiosi, sullipotetico contenuto dei Sibillini siano molto varie e ognuna in s plausibile e articolata. Ci sembra tuttavia che nessuna di esse abbia dato una risposta esauriente al complesso problema della questione sibillina romana; rimane difficile individuare le diverse matrici culturali da attribuire ai libri Sibillini. I diversi studi, sembrano concorrere ad indicare nei libri della Sibilla un testo aperto nel quale, nel corso dei secoli effettivamente dovette confluire materiale di provenienza diversa. I libri pur riconosciuti dalla tradizione come segno tangibile di una rivelazione stabilita per sempre nella scrittura, in un preciso momento - nella sostanza devono essere considerati una raccolta divinatoria in fieri nella quale poteva andare a confluire, distribuito nel tempo, materiale di diversa origine. Un esempio, il fatto che nei libri Sibillini furono inserite le cosiddette profezie marciane scritte in latino - e le profezie della etrusca ninfa Vegoia 32. Tuttavia, se si tenta di spiegare il come e il quando non si spiega perch Roma avrebbe dovuto adottare un testo divinatorio di questo tipo. Soprattutto non si spiega perch questo testo fosse stato attribuito ad una Sibilla, una profetessa greca, che nel suo specifico ambito culturale occupava una posizione solo marginale. Nelle prospettive esaminate finora i libri si pongono come originariamente estranei alla cultura romana e come introdotti in essa, quasi casualmente. Potremmo invece considerare la presenza dei Sibillini a Roma non come un fatto subito, ma come un adozione volontaria, non come una introduzione imposta, ma come un acquisizione culturale voluta, o anche come una invenzione specificatamente romana. In questa prospettiva Roma avrebbe accolto la Sibilla e confezionato loggetto libri Sibillini per rispondere ad esigenze proprie. Aldil dunque della fattibilit di ricostruirne un ipotetico contenuto andato perso, volgeremo ora lattenzione sulla funzione svolta da questi nellambito della cultura e della politica romana. Cominceremo con losservare che essendo la Sibilla una figura originariamente greca essa dovette subire inevitabilmente dei cambiamenti
32

Ser. Ad Aen. VI. 72.

15

strutturali delle sue caratteristiche durante il passaggio nella cultura romana; tali cambiamenti, o meglio adattamenti, dettero luogo ad una vera e propria trasformazione della figura stessa della Sibilla, che venne appunto reinventata. I libri Sibillini si presentano dunque come un prodotto originale romano.

16

La Sibilla, in Grecia e a Roma. Un profilo.

, 33

Un profilo della Sibilla non pu prescindere da una pur breve nota introduttiva sul posto che essa occupava in Grecia, in quanto figura originaria della cultura ellenica. La Sibilla, come la Pizia, si pone nel campo della mantica cosiddetta ispirata, ma dalla Pizia diverge per molti aspetti piano del mito/ mobilit verso storia /fissit. Sibilla mito mobilit Pizia storia fissit
34

. Evidenziamo le

caratteristiche specifiche delle due figure, che risultano contrapposte sul

Rimane sullo sfondo il problema, molto ampio e complesso, riguardante la provenienza del loro sapere. In Grecia, Apollo il dio che fa proprio il campo della mantica ispirata; ma se la Pizia lo strumento perfetto della divinit, che parla attraverso essa, rimane incerta la natura della conoscenza profetica della Sibilla; infatti il rapporto Sibilla-Apollo non pare essere originario e rimane comunque conflittuale. Ci si riflette, ad esempio, nel problema sollevato dalla prima citazione riguardante la Sibilla, presente in un famoso frammento attribuito ad Eraclito
35

, riportato da Plutarco nel trattato dei Moralia dedicato agli oracoli della

Pythia. Nel frammento, lespressione tn thon potrebbe essere stata unaggiunta di


33

Sibilla, con bocca delirante, esprimendosi senza ridere, senza ornamenti n orpelli, attraversa con la sua voce mille anni per via del dio. Heracl. Fr. 92, D-K.
34

vedi CHIRASSI-COLOMBO 1995. Heracl. Fr. 92, D-K., in Plut., Pyth. Orac. 397Ab, (riportato in calce). Il frammento, oltre ad

35

essere la prima testimonianza sulla Sibilla, sintetizza brevemente le caratteristiche principali del tipo sibillino .

17

Plutarco e non aver fatto parte della originaria frase eraclitea

36

. Lo scrittore

con laggiunta avrebbe inteso inquadrare la capacit profetica della Sibilla nella mantica ispirata apollinea. A proposito, significativo ricordare che Plutarco era membro del corpo sacerdotale delfico, il cui santuario in quanto struttura voluta per centralizzare il fenomeno della mantica ispirata, era certo interessato ad una vanificazione sistematica, non solo degli operatori del sacro individuali, ma anche delle modalit mantiche facenti riferimento a fonti divine diverse da Apollo37. Altre fonti ci avvertono di Sibyllai dotate di un potere chiaramente indipendente. Nel famoso trattato sulla malinconia, in un passo del Problema XXX dei Problemata Physik attribuiti ad Aristotele (Arist. Probl. XXX 9654 34-38) 38, le Sybillai -esplicitamente al plurale- sono personaggi femminili che rientrano nella categoria dei perittoi gli eccessivi nel sapere e nel potere. Sono qui inquadrate come personaggi che devono la loro eccezionalit solamente alla propria physis, natura, nella fattispecie alla particolare composizione della loro bile nera, che ricca di pneuma, soffio/spirito, e si inquadra come elemento immateriale, sostanza dotata di movimento in s; qualit che Aristotele riconosce nel primo motore immobile della sua Metafisica, e che diventa modello di identificazione del Divino, nella sua autonomia di generatore non generato di movimento
39

. Gli pneumatici sono

gli uomini geniali poich hanno in s, nella propria natura, lessenza del Divino e per questo capaci di grandi cose, nel bene come nel male. La Sibilla, per Aristotele, in grado di profetare grazie alla sua caratteristica pneumatica, per cui la capacit profetica un tratto caratteristico della sua persona, non prodotta dalla ispirazione divina 40. A Roma il rapporto Siblla/Apollo appare esplicitato in modo inequivocabile solamente a partire da un certo momento: da che Augusto fece trasferire i libri
36 37 38

MARCOVICH 1978, edizione dei frammenti di Eraclito. CHIRASSI COLOMBO 1985a. Sul Problema XXX e la particolare ricezione del trattato nella storia, si veda il commento Cfr.CHIRASSI COLOMBO 1985b. La natura malinconica in virt della sua eccezionalit pu essere considerata alla stregua di

PIGEAUD 1988.
39 40

un teras, una mostruosit e i melanconici considerati una sorta di ibridi umani divini. Cfr. CHIRASSI COLOMBO 2007.

18

Sibillini dal tempio di Iuppiter Optimus Maximus al tempio di Apollo sul Palatino, atto che rientrava ampiamente nella politica apollinea del Princeps
41

. Non per nulla il grande poeta dellet augustea, Virgilio, descrive nel Libro

VI dellEneide la trance di possessione della Sibilla in termini assolutamente analoghi a quelli che riserva la tradizione alla Pythia di Delfi. La Sibilla di Virgilio, che si situa dalla parte della parola 42, appartiene al mito. Invece nella storia, a Roma, la Sibilla affida le parole alla materialit fissa del libro. In tal modo la Sibilla romana si colloca in una posizione del tutto particolare, non solo rispetto alla Pizia, ma anche nei confronti alle Sibille greche. Infatti se in Grecia la Sibilla identificata essenzialmente attraverso la voce
43

-come gi nel frammento eracliteo- a Roma essa si identifica

principalmente attraverso il libro. Qui la voce della Sibilla viene imprigionata nel testo scritto, azione che ha come risultato la creazione di un oracolo permanente, che di fatto sostituiva la persona e la voce della Sibilla. A Roma, la Sibilla dunque rinuncia alla caratteristica di mobilit, che era una delle sue principali caratteristiche in Grecia. Allo stesso tempo, proprio con questo fissarsi in un corpo testuale sempre disponibile, rinuncia alla scelta delloccasione per lintervento mantico. La Sibilla non parla pi quando vuole, ma il suo corpo diventato libro, disponibile ad un uso rituale sottoposto a disciplina 44. Sibilla: Grecia Origine: Legata alla voce Margine Sibilla : Roma Adattamento culturale: Legata al libro Centro

41

Sulla politica religiosa di Augusto, vedi GAGE 1955 p. 479-523; ZANCKER 1987; POCCETTI 1999 Le tradizioni di linguaggi oracolari in Grecia sono strettamente legate nella produzione alla

FRASCHETTI 1998 110-115; SCHEID 2001, pp. 85-105.


42 43

formulazione orale del messaggio. Cfr. POCCETTI 1999; CRIPPA 1999. E interessante notare che anche quando il messaggio oracolare non era affidato alla corporeit umana esso era veicolato e organizzato in messaggi sonori. (per esempio , nel santuario di Dodona, dal fruscio della quercia sacra)
44

Sul tema del corpo della Sibilla e della sua funzione di luogo segnico, vedi LINCOLN 1999.

19

Ma perch Roma attua questo processo? Perch a Roma la Sibilla viene associata al Libro? Sicuramente con questa scelta Roma ribadisce la sua originalit. Una figura che comunque in Grecia eccentrica - in ogni caso marginalizzata e mobile viene fissata in una struttura completamente nuova, che istituzionalizza la profezia sibillina e la rende fruibile in modo sistematico il modello della Pythia orale delfica. e strettamente ufficiale. Si pu dire che con la testualit della Sibilla romana viene rovesciato

20

I libri Sibillini nella divinazione romana.

Il funzionamento di un sistema divinatorio va studiato in modo organico in rapporto alla cultura di cui fa parte. Per comprendere la divinazione romana nella sua logica, e nei suoi meccanismi sar dunque indispensabile analizzarne il funzionamento allinterno di ci che definiamo religione romana. Principalmente la religione romana, o meglio, la religio si caratterizzava per essere un sistema funzionale alle esigenze dello stato
45

non era cio rivolta al singolo in quanto tale, ma in quanto cittadino. La sua funzione era di garantire alla civitas, allinterezza della comunit organizzata in corpo civico, il sostegno dei propri reggitori divini46. Il mezzo con cui veniva assicurata alla citt tale appoggio era il cultus, il culto, la cui importanza primaria era ben presente nella coscienza degli antichi. A tal proposito possiamo leggere come Cicerone identificasse il culto con la religione stessa: religio, id est cultus deorum47. Ma cosa sintende per culto? Esso e, sostanzialmente, linsieme degli atti cultuali, cio dei riti tramandati dalla tradizione. Il sostantivo latino ritus definisce lesatto e corretto operare secondo un modello tradizionale rigorosamente fissato; lavverbio che ne deriva, rite, definisce lagire corretto
48

, mentre inrite, dal significato opposto,

significa inutile, vano, senza efficacia49, per cui, in ultimo ritus si definisce propriamente come lazione efficace 50.
45 46

Vedi SCHEID 1998. Sul dibatutto significato di religio, vedi, MONTANARI 1988. Sulla etimologia di religio

collegata al verbo religere (o relegere), fare trattenendosi cio attardandosi con supplemento di cura su ogni dettaglio delle operazioni rituali, vedi BENVENISTE 1969, II, p. 267-272.
47
48 49 50

Cic. Nat. D. II. 3. 8. Cfr. Fest. 337. 4. Fest. 364. 34 Il ritus latino ha la stessa radice dello ta vedico, termine che indica la struttura giusta e

ordinata del cosmo, fino a significare lo stesso ordine naturale fondato sulla legalit e regolarit, ordine giusto in quanto corretto e perci vero; BENVENISTE 1969, II, p. 100; sul valore fondante del rito nella religione romana, vedi anche SABBATUCCI 1975 pp. 213-214.

21

Importantissimo era dunque, per i romani, il rispetto delle procedure rituali nella celebrazione dei sacra o atti cultuali: uninfrazione anche involontaria della prassi poteva compromettere la rottura della pax deorum, ovvero compromettere il favore divino verso la citt, mettendone in pericolo lesistenza stessa 51. Possiamo dunque comprende limportanza politica che il corretto svolgersi degli atti cultuali aveva a Roma. Le pratiche divinatorie erano parte integrante della religio romana, finalizzate ad assolvere lo stesso compito dei sacra, quello di mantenere il favore degli di verso la res pubblica. In particolare, svolgevano due funzioni principali: da un lato garantivano che lagire umano fosse in armonia o comunque non contrario alla volont degli di, dallaltro indicavano i modi con cui ristabilire la concordia fra sfera umana e sovrumana nel caso di una rottura della pax deorum. Alla prima funzione erano preposti gli auguri. L auguratio o presa degli auspicia era destinata a garantire che lagire del gruppo fosse corrispondente alla volont degli dei. Allauguratio si ricorreva, ad esempio, prima di partire per una battaglia e prima di indire i comizi: essa consisteva principalmente nellesame della manifestazione della volont divina tramite losservazione di determinati fenomeni in particolare, il comportamento degli uccelli in quanto ritenuti segni, signa, indizi dell extraumano per orientare lumano52. Ora, nonostante tutte le precauzione atte al mantenimento dellordine fra civitas e divinit, poteva comunque avvenire che un azione empia o una mancanza rituale - anche involontaria - venissero ad incrinare la pax deorum. In tal caso gli di esprimevano la loro collera attraverso prodigia cio eventi particolari, eccezionali, esulanti dal normale andamento delle cose, quali, ad esempio, terremoti, pestilenze, fenomeni celesti, particolari nascite di mostri, apparizioni, piogge di sangue e pietre, ecc.. E indicativo dellimportanza di tali eventi la molteplicit dei termini utilizzati per indicarli: oltre a prodigium
51

53

Cfr. SCHEID 1998 p.33 ss.; su concetto di Pax deorum, inteso come pace invocata,

chiesta agli dei, vedi SORDI 1985 p. 340. Pax deorum come pace fra l Urbs e le sue divinit, dipendente dalla corrispettiva concordia tra le classi, SABBATUCCI 1989, p. 170 ss.
52

Sull'auguratio, rimane fondamentale il testo Contributi allo studio del diritto augurale, di

CATALANO 1960. Cfr. DUMEZIL 1974, pp. 584-590.


53

La parola prodigium di etimologia non sicura. Secondo DELL, s.v. Prodigum deriva da

prod-agium, /prod-/ forma di /pro-/ davanti a vocale, /-agium/ forma connessa ad actum

22

troviamo i termini signum54, portentum55, ostentum56, e monstrum 57. Secondo Servio, cos Varrone spiega il significato di questi vocaboli Varro sane ita definit, ostentum quod aliquid hominibus ostendit, portentum quod aliquid futurum portendit, prodigium quod porro dirigit, [] monstrum quod monet. (Serv. Ad Aen. III. 336). Essi erano dunque sostanzialmente equivalenti, non differendo molto di significato nelluso 58. I prodigi, segni dellavvenuta rottura della pax deorum, dovevano essere adeguatamente espiati per evitare laggravarsi della collera divina e assicurare nuovamente alla civitas il sostegno delle divinit 59. Ci avveniva principalmente tramite atti cultuali, significativamente chiamati remedia o piacula 60.
participio di ago, per cui il prodigium indica il segno divino mandato innanzi, prima, come avvertimento. Il termine , come vedremo, frequentissimo in Livio.
54

Signum vocabolo che ha un uso tecnico in molti ambiti (vedi DELL, s.v.). Secondo E.

Benveniste, signum e sequi deriverebbero da ununica radice indoeuropea, per cui signum sarebbe loggetto che uno segue, specialmente linsegna.; il significato di segno si sarebbe modellato sul greco semeion. BENVENISTE 1948; cfr. MILANI 1993, p. 42.
55

Portentum participio passato di portendo (presagire, pronosticare), composto di /por-/,

innanzi, prima e /-tendo/ porgere, presentare, vedi DELL, s.v. Il termine dunque di significato analogo a prodigium.
56

ostentum composto da /-os/, adattamento di -/ops/, (obs, ob) contro, verso e

analogalmente a portentum da /-tentum/; vedi DELL, s.v. Cicerone, nel De divinatione, predilige ostentum in luogo di prodigium; cfr. TIMPANARO 2001, p. XLIII.
57

Monstrum vocabolo usato per indicare in particolare fenomeni prodigiosi della realt

animata, ed termine appartenente al lessico religioso, come denota il suffiso /-strum/, comune anche lustrum. BENVENISTE 1966, II, p. 256-258. Deriva dal verbo monere, con lo sviluppo semantico da avvertimento ad oggetto che un avvertimento. (Vedi DELL, s.v.), per cui il mostro lessere la cui anomalia costituisce avvertimento degli dei. Cfr. MILANI 1993, 43. Il monstrum latino equivale al teras greco, termine che copre comunque anche i significati di prodigium. Vedi in particolare, CHIRASSI COLOMBO Teras ou la logique du prodige dans le discours divinatoire grec: una perspective comparativiste, articolo in corso di stampa. A Roma il monstrum per eccellenza landrogino, vedi infra, p. 125 ss.
58

Come si evince, ad esempio da Cic. Nat. D. I. 93. Praedictiones vero et praesensiones

rerum futuram quid aliquid declarant nisi hominibus ea quae sint ostendi monstrari portendi praedici, ex quo illa ostenta monstra portenta prodigia dicuntur. Cfr. MILANI 1993, p. 42.
59
60

La mancata espiazione di un prodigio poteva compromettere lesistenza stessa di Roma. Sulle prassi consultativa dei libri Sibillini, attraverso i l collegio dei -viri sacris faciundis, Cfr.

SANTI 1995; SANTI 1996; SANTI 2000; SANTI 2005.

23

Proprio per trovare la tipologia rituale adatta ad espiare i dira prodigia si ricorreva alla consultazione dei i libri Sibillini. Alla lettura di questi era preposto uno specifico collegio, quello dei duumviri, poi decemviri e infine, sotto Silla, quindecemviri sacris faciundi. Solamente i componenti del collegio potevano avere visione degli oracoli contenuti nei libri61. Il collegio aveva la funzione di conservare e consultare ma solo sotto richiesta del senato62 - il contenuto dei libri; ai viri sacris faciundi veniva ordinato di adire ad libros, ossia recarsi ad interpretare il contenuto dei libri Sibillini per stabilire il rito espiatorio da applicare. La pratica divinatoria romana non affidava ai decemviri la valutazione della qualit di un prodigio, in quanto non spettava al collegio stabilire il significato di un fatto prodigioso in rapporto al consorzio umano. Di regola era proprio il senato a stabilire se un dato evento avesse bisogno di unespiazione e fosse da considerarsi perci un prodigio nefasto
63

. Quando il senato affidava ai

decemviri lespiazione di un prodigio questo era gi stato considerato 'pericoloso'. Ai decemviri dunque non spettava linterpretazione esegetica del prodigio, ma solamente il compito di ricercare ladeguato rituale espiatorio nei libri Sibillini. I componenti di questo collegio, che agiva quando e solo se il senato ne dava ordine, non erano considerati individui carismatici. Si pu dire che agivano come dei funzionari e non quali depositari di una conoscenza particolare, come gli auguri e gli aruspici In questo senso i viri sacris faciundi erano interpretes dei Sibillini, in quanto dovevano applicare ai vari prodigia i remedia adeguati 64.

61 62

Cass. Dio. LIV. 17. 2.; Lact. Div. Inst. I. 6. Cic. De div. II. 112; Liv. XXII. 9. 8. Cfr. Cass. Dio. XXXIX. 15. 3. In et imperiale la Sull azione del senato nellaccoglimento dei prodigia, cfr. MAC BAIN 1982 pp. 7-43. Cfr. SANTI 1995 e SANTI 2006.

decisione senatoriale venne subordinata al potere del principe.


63 64

24

I libri Sibillini, un repertorio rituale ispirato.

La raccolta di remedia che conosciamo come libri Sibyllini e/o libri Fatales doveva essere dunque, con tutta probabilit, un repertorio rituale abbinato ad un elenco di casistica di fatti straordinari. Considerando il procedimento di consultazione, per cui ad ogni prodigium corrispondeva un piaculum, la carica magistratuale dei viri sacris faciundis effettuava linterpretazione dei testi Sibillini secondo un criterio di tipo tecnico. In un simile contesto potremmo inquadrare i libri Sibillini come inerenti alla mantica tecnica. Tuttavia questa considerazione, che pure stata fatta65, non del tutto corretta e va discussa. Cicerone nel De divinatione propone la divisione delle pratiche mantiche, classificate come inerenti alla divinatio artificialis, la capacit divinatoria ottenuta dagli uomini attraverso lo studio e losservazione dei segni o, altrimenti, alla divinatio naturalis, la capacit divinatoria che procede direttamente dalla divinit Quinto: Nihil [] equidem novi, nec quod praeter ceteros ipse sentiam; nam cum antiquissimam sententiam, tum omnium populorum et gentium consensu comprobatam sequor. Duo sunt enim divinandi genera, quorum alterum artis est, alterum naturae. Quae est autem gens aut quae civitas, quae non aut extispicium aut monstra aut fulgora interpretandium aut augurum [] ea enim fere artis sunt, aut somniorum aut vaticinatiorum, haec enim duo naturalia putantur ? Cic. De div. I. 6.67 Se si considera che la follia, il furor la sigla della mantica ispirata, allora i libri Sibillini, nell ottica romana possono essere ascritti ad una fonte
65 66

66

. Egli riprende questa dicotomia in pi punti del

trattato ed in particolare allinizio del primo libro, nellesposizione del fratello

Cos MONACA 2005, p. 24-25 Vedi Cic. De div. I. 33.; I. 49.; II. 11.

Non dir nulla di nuovo [...] n opinioni mie divergenti da quelle altrui: io seguo una dottrina antichissima e, per di pi, confermata dal consenso di tutti i popoli e di tutte le genti. Due sono i generi d divinazione, luno che riguarda larte, laltro la natura. Quale popolo c daltronde, o quale citt che non rimanga impressionata dalla predizione degli indagatori delle viscere di animali o degli interpreti di fenomeni straordinari e dei lampi o degli auguri [] (questi che ho enumerato si riferiscono allarte) ovvero dai presagi dei sogni e delle grida profetiche (queste due si considerano naturali)?
67

25

dipendente dalla divinatio naturalis. Cicerone cos continua: Et cum duobus modis animi sine ratione et scientia motu ipsi suo soluto et libero incitarentur , uno furente, altero somniante, furoris divinationem Sibyllinis maxime versibus contineri arbitrati eorum decem interpretes delectos e civitate esse voluerunt. Cic. De div. I. 2. 68 A Roma, dunque, la mantica ispirata non era del tutto esclusa ma era fissata su un supporto, ossia il libro, ritenuto contenere le parole scritte espressione di un sapere naturalis 69. La mantica ispirata non era veicolata dalla vocalit di una persona fisica, (che rivela il messaggio al momento come la Pizia a Delfi), ma era fissata nella scrittura. Perch a Roma questa modalit mantica viene istituzionalizzata con un testo, e non come in Grecia attraverso la presenza di una persona in carne ed ossa, come appunto la Pizia nel santuario oracolare di Delfi? Sappiamo che Roma relegava l utilizzo della vocalit nella mantica ispirata a figure agenti nel tempo mitico delle origini 70. Faunus, ad esempio, il dio profetico il cui nome, secondo gli antichi, si collegava etimologicamente a fari (vaticinare, dire, cantare in versi) e fatum (temine che oltre al destino, indica il vaticinio) dicti autem sunt Faunus et Fauna a vaticinando, id est fando (Serv. ad Aen. VII. 47)
71

. Fauno, in

particolare, manifestava il futuro con misteriose voci e richiami, voci che si udivano nei boschi e che erano espresse propriamente in versi 72.
68

E poich le anime umane, quando non le governano la ragione e il sapere, sono eccitate spontaneamente in due modi, negli eccessi di follia e nei sogni, i nostri antenati, ritenendo che la divinazione manifestantesi nel furor fosse presente soprattutto nei versi Sibillini, istituirono un collegio di dieci interpreti di questi, scelti fra i cittadini.
69

Il termine naturalis mantiene indefinita la questione della provenienza della conoscenza

profetica (dal dio o dalla natura): in particolare, Cicerone considera la Sibilla come profetante in qualit della sua natura e non perch ispirata dal dio.
70

E' complessa e ancora non pienamente compresa la questione riguardante il valore del mito

a Roma, messa in luce a partire da unacuto e celebre studio di C.Koch, (KOCH 1936) e affrontata in seguito dalla Scuola Storico-Religiosa di Roma. (Per una storia degli studi vedi MONTANARI 1988, pp. 17-49) Cruciale, a riguardo, la valutazione del carattere demitizzato della religio romana a cui corrisponde una mitizzazione delle vicende storiche precedenti e immediatamente posteriori alla instaurazione della res publica.
71 72

Letimologia del nome Faunus rimane discussa; vedi CARANDINI 1997, p. 175 ss. Cfr. Varro. De L. L.. VII. 36. Fauno, assieme a Iano, Saturno, Pico e Latino , secondo il

26

Ugualmente collegata al vaticinare ed allesprimersi in versi Carmenta (o Carmentis), altra figura extraumana dai contorni non ben definiti, il cui nome, per gli antichi, era legato etimologicamente a carmen 73. Carmenta nellEneide (Aen. VIII. 336 ss.) presentata come la ninfa, madre di Evandro, che profetizza al figlio la futura grandezza di Roma
74

. Essa aveva uno statuto

particolare nel culto romano, come dimostra il fatto che avesse un proprio Flamen, il flamen Carmentalis75. Veniva riattualizzata nella pratica rituale, nei Carmentalia, festivit che avevano luogo in due giornate festive in gennaio, (Ovid. Fast. I. 461- 462; 417-18); tuttavia in questo periodo non era attivo un santuario oracolare, non era possibile interrogare Carmenta 76. Le prartiche della divinazione ispirate dunque, potevano connotare lattivit di personaggi pre-politici - agenti cio prima dell instaurazione dellordinamento civico della res publica. Tuttavia si pu dire che Roma, anche nel tempo dellattualit civica, non escludeva del tutto dal suo orizzonte la mantica ispirata, ma la reintegrava attraverso i libri Sibillini, recuperandola attraverso la scrittura riassumere con uno schema:
77

. Possiamo

mito, uno dei primi re del Lazio vetus, personaggi caratterizzati da elementi particolari, quali teriomorfismo, metamorfosi, silvestrit, pastoralit, violenza, oracolarit e regali, che li segnano sia come selvaggi, pre-cosmici, che come appartenenti alla categoria degli antenati civilizzatori. Vedi BRELICH 1976, pp. ; CARANDINI 1997, p. 42; pp. 175-177. Per la definizione di antenato civilizzatore vedi BRELICH 1966, p. 16. Anche Picus apare fortemente legato alloracolarit orale; Il picchio, picus, era uccello auspicale presso Latini ed Umbri (Plin. N.H. X. 40-41; CARANDINI 1997, p. 172-173).
73

Per un riassunto del dibattito moderno sull'etimologia del nome Carmenta, vedi Cfr.Ovid. Fast. I. 461 ss. Cic. Brut. XIV. 56 La collettivit extraumana delle ninfe ha una collocazione molto particolare nel politeismo Cfr. CHAMPEAUX 1997.

MONTANARI 1984.
74 75 76

greco ma anche in quello romano; vedi CONNOR 1988; LARSON 2001.


77

27

mantica ispirata CULTURA GRECA SI

affidata alla voce SI Pizia, Sibilla Nel tempo mitico : Faunus, Picus, Aio locutius, Carmenta, Egeria, Albunea

affidata alla scrittura (in forme cleromantiche, di importanza secondaria) SI libri Sibillini

CULTURA ROMANA

SI

A questo punto la scelta romana di una mantica ispirata scritta pone una serie di domande alle quali si cercato di rispondere, considerando che tale scelta dovette risultare alla fine di un preciso processo storico, in particolare del processo che port alla nascita della res pubblica e dello stato. In proposito, ha osservato Claudia Santi: la res pubblica romana, avendo respinto ogni ipotesi che vedesse un civis sovraordinato rispetto ad altri, non poteva ammettere una commistione del divino con lumano n ospitare un oracolo in senso proprio, [] la citt dovette sottoporre la mantica ispirata ad un processo di adattamento tale da renderla compatibilie con lindirizzo generale della civitas 78. Affidando la mantica allla scrittura, la si slegava cio dall oralit, al fine di prescindere dalla necessit di avere una persona fisica posseduta dal divino, operante nellambito della quotidianit della civitas. In una prospettiva pi ampia, si possono aggiungere alcune riflessioni sul passaggio oralit-scrittura. In particolare, in ambito antropologico, stato messo in luce come la cristalizzazione di tradizioni orali nella scrittura e nel libro, si configuri in quanto progressiva espropriazione dei sistemi di comunicazioni appartenenti alla collettivit da parte di nuclei castali, i quali proprio attraverso gli strumenti di comunicazione costituiti dal libro e dalla scrittura possono realizzare una forma molto efficace di potere. La comunicazione orale, fissata una volta per sempre, si distacca dal tempo reale nellimmobilit della trascrizione e diviene posseso delit. Progresiamente, forme particolari di comunicazione orale, come oracoli o profezie, vengono progressivamente relegati nella sfera del non credibile, o
78

SANTI 1996, p.521. Cfr. BREGLIA PULCI DORIA 1999, p.279.

28

considerati non rilevanti 79. Dobbiamo aggiungere che, nel mondo antico, non solo a Roma vi fu un rifiuto della mantica ispirata legata a fome di comunicazione orale. Ad esempio, fra le popolazione italiche era piuttosto diffuso lutilizzo della scrittura nelle pratiche mantiche legate al sorteggio 80. Come il famoso oracolo prenestino della dea Fortuna.

79 80

DI NOLA 1979, p. 260. CHAMPEAUX 1997; MANETTI 1999; POCCETTI 1999, p. 21. ss; GUITTARD 2007, pp.

233 ss.

29

La Sibilla e la Fortuna.

Possiamo proporre un confronto tra lutilizzo romano dei libri Sibillini e le sortes dell oracolo della dea Fortuna a Preneste. Cicerone nel De divinatione descrive il procedimento oracolare prenestino, che si inquadrava come cleromantico, cio fondato sul caso. Loracolo funzionava in data fisse: si poteva consultare due giorni allanno 11 e 12 aprile, giorni festivi di Fortuna. Si poneva una domanda e le sortes - pezzi di legno di quercia che portavano scritti i responsi venivano mescolate ed estratte a caso dallarca di legno in cui erano riposte. Similmente ai libri Sibillini, le sortes prenestine erano ritenute di origine extra umana, come ci attesta il mito della loro origine, secondo cui erano state trovate, gi misteriosamente scritte, da Numerius Suffustius, personaggio nobile ed onesto, che era stato guidato da indicazioni ricevute in sogno. Il sogno, come noto, veicolo di comunicazione fra divino e umano ampiamente riconosciuto nelle culture del Mediterraneo antico. Leggiamo da Cicerone: Numerium Suffustium Praenestinorum monumenta declarant, honestum hominem et nobilem, somnis rebris, ad extremum etiam minacibus cum iuberetur certo in loco silicem caedere, perterritum visis, inridentibus suis civibus id agere coepisse ; itaque perfracto saxo sortis erupisse in robore insculptas priscarum litterarum notis. Cic. De div. II. 85 81. Come stato osservato, Preneste si affidava alla scrittura per far entrare tramite la pratica cleromantica la dea Fortuna, il caso, nellorganizzazione stessa del suo assetto civico. Roma, al contrario, come stato messo in luce da A.Brelich 82, aveva di fatto rifiutato la possibilit di un intervento della Fortuna nellambito del proprio
81

Gli annali di Preneste raccontano che Numerio Suffustio, uomo onesto e bennato, ricevette in frequenti sogni, allultimo anche minacciosi, lordine di spaccare una roccia in una determinate localit. Atterrito da queste visioni, nonostante i suoi concittadini lo deridessero, si accinse a fare quel lavoro. Dalla roccia infranta caddero gi delle sorti incise in legno di quercia, con segni di scrittura antica.
82

Nel suo importante studio Roma e Preneste. Una polemica religiosa nellitalia antica in

Tre variazioni romane sul tema delle origini: BRELICH 1955, p. 9-48. Sulla storia del culto della dea a Roma vedi CHAMPEAUX 1982 e CHAMPEAUX 1987.

30

orizzonte culturale, cio escludeva la possibilit di un intervento del fortuito nelle decisioni di interesse comune. Iuppiter, dio principale del pantheon romano , infatti, il garante di un ordine che si oppone allintervento dellimprevedibile dea Fortuna allinterno della citt 83. I libri Sibillini, conservati nel tempio di Iuppiter e posti sotto lazione ordinatrice del dio, non venivano dunque utilizzati come stato pur supposto collegio dei viri sacris faciundis. Per riassumere, i libri Sibillini possono essere interpretati in opposizione dialettica e polemica con le sortes; essi contenevano i fata ma anche le sortes di Roma e le sortes erano arcana, nascoste85, come le sortes prenestine che erano appunto, conditae in unarca di legno. A Roma le sorti, cio i destini, sono organizzate, non mescolate a caso, ma contenute nella struttura testuale propria del libro; nei libri Sibilini si conservava una rivelazione scritta che doveva essere interpretata, seguendo un metodo analitico di lettura testuale. Preneste con lutilizzo cleromantico delle sortes istituzionalizza lazione di Fortuna. Roma invece attraverso lutilizzo divinatorio dei libri Sibillini/fatales, allopposto rende simbolicamente possibile lintervento del fatum nella vita quotidiana della citt, un fatum che cos diviene permanentemente operante e controllabile 86.
84

- in modo analogo a sortes,

ma offrivano un testo da interpretare, da sottoporre all attenta analisi del

83 84

Vedi BRELICH 1955, p. 26-27. Lipotesi formulata da Parke per cui i libri venivano aperti a caso va dunque rigettata. Cfr. I libri Sibillini erano appunto custoditi in un luogo inaccessibile, cfr. Gell. I. 19. 18; Lact. De Sarebbe utile a questo punto proporre un paragone coi libri Fatales degli etruschi. Tuttavia

PARKE 1992, p. 231.


85

ira dei, XXIII. 1.


86

di questi libri sappiamo troppo poco e non sicuro che essi venissero utilizzati come mezzo divinatorio. Vedi DUMEZIL 1974 pp. 620-657; CAPDEVILLE 1997.

31

Il mito dellarrivo della Sibilla a Roma; per una lettura delle fonti antiche.

Nel I secolo a.C. era sicuramente affermata la credenza per cui i libri erano stati portati a Roma, durante la fine della monarchia, dalla Sibilla Cumana. Varrone, secondo Lattanzio, nella sua lista di Sibille, aveva descritto la Cumana come colei che aveva venduto i libri Sibillini a Tarquinio Prisco: Septimam Cumanam nomine Amaltheam, quae ab aliis Herophile vel Demophile nominetur, eamque novem libros atulisse ad regem Tarquinium Priscum ac pro iis trecentos philippeos postulasse regemque aspernatur pretii magnitudinem derisisse mulieris imsaniam; illam in conspectu regis tris combussisse ac pro reliquis idem pretium poposcisse; Tarquinium multo magis insanire mulierem putavisse: quae denuo tribus aliis exustis cum in eodem pretio perseveraret, motum esse regem ac residuos trecentis aureis emisse; quorum postea numerus sit auctus, capitolio refecto, quod ex omnibus civitatibus et Italicis et Graecis praecipueque Erythris coacti adlatique sunt Romam cuiuscuque Sybillae nomine fuerunt. Lact. Div. Inst. I. 6. 9. Il racconto della vendita dei libri Sibillini riportata con significative varianti e da numerose altre fonti, in primis, dallo storico greco Dionigi dAlicarnasso: , . . . , . , . , , , . . Dion. Hal. IV.62.2.87
87

Si dice che durante il regno di Tarquinio un altro evento meraviglioso sia accaduto alla citt di Roma, elargito dalla benevolenza di un dio o di un demone; questo la salv spesso, e non

32

Come si vede, Dionigi non identificava direttamente la venditrice dei libri con la sibilla Cumana ma cita una vecchia straniera 88. Inoltre, non lega lepisodio a Tarquinio Prisco, ma colloca lavvenimento al regno del Superbo. Non sappiamo quale fonte avesse utilizzato Dionigi. Aulo Gellio, che riporta sostanzialmente lo stesso episodio, scrive che esso si trovava negli antiqui annales89. Neanche Gellio identifica la Sibilla, e come Dionigi, ascrive lacquisto dei libri al Superbo 90. Possiamo anche prendere in considerazione un altro dato. Secondo Varrone, Nevio, nella sua opera Bellum Poenicum, aveva citato una Sibilla Cimmeria, legata ai misteriosi Cimmeri
91

. Questi ultimi costituivano il mitico popolo del

regno dei morti ed nel paese dei Cimmeri che Ulisse (Od. XI) si reca per eseguire la nkyia, il rituale di evocazione dei defunti, al fine di poter interrogare lindovino Tiresia sul proprio ritorno in patria sovente accade per i popoli mitici, erano
92

. I Cimmeri, come localizzati.

variamente

Generalmente erano ritenuti abitare le pianure a nord del Mar Nero; tuttavia sappiamo da Strabone che Eforo, nel V secolo a.C., li descriveva come gli antichi abitanti della Campania, collocati nei Campi Flegrei presso il lago Averno, questultimo considerato lentrata del regno dei morti
93

. Si pu

per un breve periodo, ma per tutta la vita, da grandi sciagure. Una donna non romana venne dal principe con lintenzione di vendergli nove libri, pieni di oracoli sibillini. Poich Tarquinio non volle comprarli al prezzo proposto, essa se ne and e n bruci tre. Dopo non molto tempo, riport i libri rimasti e glieli offr allo stesso prezzo, ma venne derisa e stimata stolta per il fatto che proponeva lo stesso prezzo per un numero minore, quando non aveva potuto ottenerlo per tutti. Essa se ne and e brucio ancora la met dei libri rimasti, e riportando poi i tre superstiti, chiese lo stesso oro. Tarquinio, esterrefatto per le proposte della donna, fece chiamare gli auguri e, esposto loro il fatto, domand che cosa bisognava fare. E quelli, riconoscendo da certi segni che egli aveva respinto un bene mandato dagli dei, e dichiarando grande sciagura il l fatto che non avesse comperato tutti i libri, lo esortarono a pagare alla donna tutto il denaro che chiedeva, e a prendere gli oracoli che rimanevano. Quindi la donna, dopo aver consegnato i libri, e aver raccomandato di averne gran cura, spar dalla vista degli uomini.
88

E importante considerare il fatto che sia una donna ed una straniera la venditrice dei libri, Aul. Gell. Noct. Att. I. 19. Cfr. Plin. N.H. 13. 84; Zon. VII. 11. Secondo Servio. (ad Aen. VI. 62) Varrone avrebbe Varr. ap. Lact. Div. Inst. I. 6. 7. cfr. Naev. Bell. Poen. Fr. 12 (Strezelecki). Sulla nekyia e la necromanteia, la sua diffusione nel mondo greco-romano e Mediterraneo, Strabo. V. 4. 5.

ad evidenziare lestraneit della raccolta dall assetto divinatorio romano.


89 90

attribuito i Libri alla Eritrea.


91 92

vedi OGDEN 2001 e CECON 2004.


93

33

ipotizzare che Nevio, abbia creato ex novo la figura della Sibilla Cimmeria per ragioni letterarie94; oppure che avesse presente una leggenda simile a quella raccolta dall incertus auctor del De Origine Gentis Romanae: Secondo lanonimo autore di questo trattato del IV d.c., infatti, Enea, fuggito da Troia e approdato in Italia, consult la Sibilla, la quale profetava il futuro ai mortali e viveva presso la citt dei Cimmeri 95. Enea avrebbe cos chiesto del proprio destino alla Sibilla la quale gli predisse l insediamento nel Lazio. La vicenda sicuramente ispirata all episodio della nkyia omerica (a sua volta ripreso da Virgilio nel VI libro dellEneide). Al di l di questo, notevole che Nevio abbia scritto di una Sibilla Cimmeria, anzich Cumana; ma ancor pi degno di nota il fatto che in questo episodio la Sibilla non sia collegata ai libri Sibillini; invece Virgilio nellEneide, descrive i libri Sibillini conservati a Roma come rivelati dalla Sibilla Cumana e contenenti gli arcana fata della citt 96. Con queste premesse possiamo supporre che al tempo di Nevio, alla met del terzo secolo a.C., la tradizione di una Sibilla Cumana o meno venditrice dei propri libri a Roma non si fosse ancora formata. La met del III secolo potrebbe essere presa, dunque, come data ante quam non, per la formazione del mito dellarrivo dei libri Sibillini a Roma. E importante notare come sia una Sibilla la disvelatrice del fatum di Enea, anche secondo Nevio. Sappiamo inoltre che, sempre nel Bellum Poenicum - un testo che appare sempre pi denso di senso - Nevio aveva scritto di come Venere avesse consegnato ad Anchise i libri contenenti i suoi fata: Naevius [] dicit Venerem libros futura continentes Anchisae dedisse [] 97. Possiamo, dunque, supporre che, da un dato momento in poi i fata di Enea, figlio di Anchise, identificati con i fata Romana, vennero collegati alla Sibilla e

94

Sulla Sibilla Cimmeria come invenzione letteraria, vedi anche FLORES 1986; cfr. PARKE Vedi De Orig. Gent. Rom. 19 g. Aen. VI. . 67. Naevius, Bell. Pun. Fr. 9 (Strzelecki). La notizia viene da uno scolio all Eneide, Schol. Ad

1992, p. 91.
95 96 97

Aen. VII. 123. (cod. Paris. Lat. 7930, saec. XI)

34

allo stesso tempo considerati contenuti in libri

98

. Il problema che

maggiormente si pone costituito dalla difficolt di specificare quando questo determinato momento venne a verificarsi. Forse, come ha suggerito L. Breglia Pulci Doria, ci avvenne in concomitanza con la sistematica valorizzazione del mito della discendenza romana di Enea del III secolo a. C.99 Potremmo dunque accettare il periodo del terzo secolo come il pi plausibile per la formazione del mito dellintroduzione dei libri Sibillini. Ci potrebbe avere un legame con lincremento della diffusione libraria nel mondo ellenistico che, cominciata nel tardo IV secolo, si diffuse anche in Italia nel III secolo a.C.100 Lintroduzione stessa del libro a Roma si fa spesso risalire al periodo ellenistico. A proposito interessante constatare che, secondo quanto riportato da Plinio, in un passo della Naturalis Historia dedicato allutilizzo del papiro, Varrone attribuisce linvenzione della charta al periodo della fondazione di Alessandria da parte di Alessandro Magno Et hanc Alexandri Magni victoria repertam auctor est M.Varro, condita in Aegypto Alexandria
101

. Tuttavia bisogna tener presente che, delineare una

storia del libro a Roma, nonch del libro in generale, costituisce un problema tuttaltro che semplice, su cui il dibattito ancora aperto. Riportiamo a riguardo le osservazioni di A. Di Nola che, sotto la voce libro della Enciclopedia Einaudi, cos scrive: sebbene il libro presupponga, ovviamente, luso della scrittura, la transizione scrittura-libro, in sede storica, non si manifesta quasi mai in forma evidente ma, passa attraverso innumerevoli stadi in rapporto allevoluzione complessiva delle varie societ, con la
98

BREGLIA PULCI DORIA 1988. BREGLIA PULCI DORIA 1988. Per lutilizzo della leggenda di Enea quale fondatore di

99

Roma, in III e II secolo a.C., vedi GABBA 1976, p. 94 ss; GALINSKY 1969; CARANDINI 2006, pp. 109-112. La formazione del mito della fondazione di Roma da parte di Enea costituisce un problema molto complesso che ha prodotto una enorme bibliografia - e non ancora risolto. A titolo orientativo, vedi le indicazioni bibliografiche in HORSFALL 1984, p. 228.
100

Sulla produzione e commercializzazione ellenistica del libro, vedi CAVALLO 1990, pp. XIPlin. N.H. XIII. 2. 68.

XXIV; KLEBERG 1990, pp. 27-41.


101

35

conseguenza che pu presentare tratti contradditori emergenti in lunghi periodi ed addirittura regressioni che determinano confusioni interpretative
102

Per riassumere, allorch Roma assunse in un preciso periodo un testo divinatorio, di fronte al dualismo oralit/scrittura, opt apertamente e in modo specifico per la scrittura 103. A questo proposito si potrebbe aprire un confronto con la cultura ebraica, la quale ugualmente ha un testo che contiene la sua storia, la torh. E interessante a questo proposito notare che la mise en texte della Bibbia dei septuaginta risale allo stesso torno di tempo met terzo secolo in cui verosimilmente risale la creazione del prodotto culturale libri Sibillini104. Comunque mentre la comunit ebraica nella sua vita quotidiana ricorre al testo biblico della torah che rappresenta una autorit atta a fornire leggi, regole di comportamento, Roma ricorre invece ad un testo che pu proporre solo rituali, remedia. Infatti Roma, come vedremo, opta per il rifiuto del religioso come guida decisionale.

102 103

DI NOLA 1979, p. 74. Per un raffronto sulla problematica del passaggio da cultura orale a cultura scritta nella Sulledizione della Septuaginta, vedi DORIVAL-HARL-MUNNICH 1988.

cultura ellenistica, vedi HAVELOCK 1963. CARDONA 1981; CARDONA 1986.


104

36

II PARTE.

I libri Sibillini nella storia

Nella seconda parte di questo lavoro intendiamo esaminare nei particolari le consultazioni sibilline attestate dalle fonti seguendo un ordine cronologico. Per la ricostruzione delle notizie riguardanti gli interventi Sibillini, si ricorso alla lista di prodigi, messa a punto da B. Mac Bain
105

, la quale, a sua volta, si

basa sul lavoro di L.Wlker, risalente ai primi anni del secolo scorso 106. Considereremo solo le fonti che esplicitamente pongono lespiazione dei prodigia come affidata al collegio dei viri sacris faciundis. I molti casi incerti, in cui non chiaro se lespiazione fosse affidata ai pontefici, agli aruspici, o ai lettori dei libri Sibillini, non verranno presi in considerazione, in quanto risulta impossibile, il pi delle volte, determinare il corpo sacerdotale coinvolto. Questi casi incerti non sono molti fino al IV secolo a.C. Divengono pi frequenti negli ultimi due secoli della repubblica, come vedremo, periodo in cui lazione degli aruspici a Roma appare notevolmente aumentata 107.
105 106 107

MAC BAIN 1982, pp. 82 107. WLKER 1903. Forse motivata dalla necessit di incrementata i legami con le citt e le famiglie nobili

etrusche; la tecnica aruspicale era infatti coltivata allinterno di queste ultime; MAC BAIN 1982, pp. 15 ss. BRIQUEL 1997, pp. 21-23. E nel II secolo a.C, inoltre, che si deve collocare la creazione, da parte del senato, del cosidetto ordine dei sessanta aruspici. Vedi Cic. De div. I. 92; Val. Max. I.1.1; (TORELLI 1975, pp.105-135; BRIQUEL 1997, pp. 21). Lanalisi del

37

Sul significato delle registrazioni storico-annalistiche degli eventi relativi ai prodigi, oggi gli studiosi sono per lo pi concordi a riconoscerne la piena pertinenza strutturale al tessuto narrativo della vulgata108. In particolare, la notificazione e conservazione in memoria di un prodigium, segnalava che, in un determinato periodo era avvenuta una rottura dell equilibrio uomini-dei, ma che questa si era risolta con lespiazione del prodigio 109. Per quanto riguarda la realt storica degli eventi prodigiali, Mac Bain ritiene autentiche le liste a partire dal III secolo. Prima di questepoca lattendibilit di ogni testimonianza andrebbe valutata caso per caso110. Tuttavia leffettiva realt storica delle consultazioni sibilline, qui non ci interessa direttamente. Infatti questi episodi, anche e soprattutto quando risultassero dei falsi, vanno intesi come corrispondenti ad un pattern ricorrente e dunque funzionante a livello culturale. Lessenziale rimane che la drammaturgia di tali episodi sia asservita ad un determinato schema, che si adatta, esplicitandolo, alla concezione di un modello fisso, stilizzato, utilizzato in modo specifico per le consultazioni dei libri Sibillini.

ruolo degli aruspici in rapporto ai decemviri rimane una questione aperta. In particolare, vedi MC BAIN 1982, pp. 82 107 e pp. 118-127.
108

RAWSON 1971, p. 166.; MAC BAIN 1982; MONTANARI 1990, p. 45-48; SANTI 1996, p. SANTI 1996, p.510. MAC BAIN 1982, p. 8. Cfr. MONTANARI 1990, p. 48, nota 20.

509-510.
109 110

38

CONSULTAZIONI E SOLUZIONI SIBILLINE NEL V SECOLO A.C.

Le consulatazioni sibilline nel racconto storico-annalisitico. Se abbiamo voluto fissare la creazione del dispositivo culturale libri Sibillini alla met del terzo secolo a.C., dobbiamo non solo confrontarci con il dato della tradizione storiografica antica, che fissa alla fine del VI secolo a.C. lacquisizione dei libri Sibillini, ma anche con il dato riguardante la creazione della magistratura incaricata della loro interpretazione, i duumviri sacris faciundis, che vede il collegio gi operante nel V secolo. Senza abbandonare la nostra ipotesi sopra esposta, si pu ipotizzare che, nel V secolo a.C., pur non essendo ancora costituita la raccolta divinatoria denominata libri Sibyllini il collegio duumvirale fosse comunque operante e potesse attingere ad un repertorio di remedia gi strutturato, ma non ancora organizzato in libro e non ancora attribuito alla Sibilla 111.

Leggiamo il passo di Dionigi riguardante la creazione della carica duumvirale, che, appunto, appare attribuita gi allo stesso Tarquinio: , , . . Dion. Hal. IV. 62. 4-5 112.
111 112

Cfr. SANTI 2006, p.173, nota 17.

Tarquinio scelse tra i cittadini due uomini illustri e dopo aver assegnato loro due assistenti pubblici, li mise alla custodia dei libri. Ma poi fece gettare in mare, cucito in una pelle bovina come un parricida, uno di questi, Marco Atilio, che era stato accusato di tradimento da uno degli assistenti. Dopo la caduta dei re, la repubblica si assunse la custodia degli oracoli e nomin uomini autorevolissimi come custodi, i quali durante la vita ebbero solo questa responsabilit, essendo esonerati da ogni altro dovere militare e civile; e pose accanto a loro degli assistenti pubblici, senza i quali essi non potevano consultare gli oracoli.

39

Secondo Dionigi i duumviri erano coadiuvati da due assistenti pubblici greci


113

. Inoltre il titolo di duumviro aveva carattere vitalizio e esentava dalle

cariche civili e militari. Tali caratteristiche sembrano descrivere i duumviri come diversamente ordinati rispetto agli altri cittadini in quanto titolari di particolari prerogative e dunque agenti in funzione della civitas, ma posti al di fuori di essa. Completamente diverso appare lassetto del collegio in epoca posteriore. Nel 367 a.C., si colloca la creazione dei decemviri sacris faciundis, composto per met da patrizi e per met da plebei. Non vi traccia che i componenti del nuovo collegio decemvirale godessero, in virt del loro ruolo, di uno status particolare rispetto agli altri membri della classe senatoria.114

113

Tale notizia indicativa dellintensit dei rapporti di Roma con la Magna Grecia in epoca

arcaica e va integrata con quella secondo cui alcune sacerdotesse greche del culto di Demeter sarebbero state fatte venire dalla Campania a Roma, per il corretto svolgersi del culto di Ceres istituito nel 496 a.C.; Cfr. Cic. Pro Balbo, 24. 55.
114

Vedi Liv. VI. 42.

40

- 504 a.C. I ludi Tarentini. Il primo episodio legato ad una consultazione dei libri Sibillni, riportato da Plutarco e data al 504 a.C., nel quarto consolato di P.Valerius Publicola, ad appena un quinquennio dall istituzione della res pubblica. Nellanno, in coincidenza con la guerra imminente, si sarebbero verificate una serie di aborti e nascite di bambini malformati (cio prodigia segnalanti una crisi riguardante la riproduzione). Il console, dopo aver letto i libri, istitu dei sacrifici ad Ade e ripristin quei giochi, ludi che, in altra occasione erano stati prescritti da un oracolo di Apollo. Leggiamo il testo nella vita plutarchea di Publicola. . , t , , , . Plut. Popl. 21. 1-3. 115. La mancata partecipazione dei duumviri sacris faciundi - di cui, ricordiamo, listituzione era fatta risalire a Tarquinio Superbo - allepisodio, appare come un elemento anomalo. Si puo intendere che lo stesso Publicola avesse letto e interpretato i libri, per di pi senza prima ricevere lordine da parte del senato: dunque di propria iniziativa e senza mediazione, seguendo una prassi del tutto inusuale, in quanto ricordiamo che solamente i duumviri potevano avere laccesso ai libri per la consultazione, previo decreto del senato. Nel passo di Plutarco, dunque, il primo console Publicola avrebbe avuto un
115

Lanno seguente Publicola fu di nuovo console, per la quarta volta. Ci si aspettava di dover affrontare una guerra contro i Sabini e i Latini che si erano alleati. Nello stesso tempo si diffuse nella citt un particolare timore religioso, poich tutte le donne incinte davano alla luce creature deformi e nessun parto si present perfetto. Publicola allora, consultati i libri Sibillini fece dei sacrifici propiziatori ad Ade, oltre a celebrare alcuni giochi, suggeriti da un oracolo di Apollo. Rassicurata cos la citt con la speranza del ritorno del favore divino, rivolse la sua attenzione ai pericoli che minacciavano da parte degli uomini. Cfr. anche Zon. II. 1.

41

rapporto esclusivo e privilegiato con i libri Sibillini

116

. Ci potrebbe dipendere

dalla volont di attribuire un ruolo prototipico alla figura del primo console. In particolare, e stato ipotizzato che Plutarco, nel riportare tale notizia, abbia seguito una fonte filo-Valeria di parte, forse dello storico Valerio Anziate, il quale avrebbe utilizzato memorie gentilizie tramandate dai suoi antenati. Intento della famiglia Valeria sarebbe stato quello di estendere la propria tutela sul collegio dei decemviri sacris faciundi attraverso la figura esemplare del primo console P.Valerio Publicola 117. Tuttavia le anomalie rinvenibili nel passo plutarcheo potrebbero non essere il frutto di una falsificazione posteriore, ma il ricordo di una memoria autentica, in cui la prassi normale e le funzioni del collegio erano ancora in formazione 118. Il piaculum, consistente nel sacrificio propiziatorio ad Ade, collegato alla celebrazione di ludi. Laccenno ci costringe ad aprire una brevissima interrogazione sul senso del termine ludus. Ricorriamo allo studio di G. Piccaluga che propone la definizione di ludi come rituali caratterizzati da elementi spettacolari. Tali elementi avevano, appunto, la funzione di sottolineare l aspetto ludico, che segnava, attraverso la gratuit del gioco-spettacolo, il valore di un tempo sospeso atto a riproporre il tempo mitico delle origini 119. Per tornare nello specifico, lepisodio si collega alla questione straordinariamente complessa dei ludi Tarentini/Saeculares. Su queste festivit sono sorte molteplici ipotesi interpretative, per quanto ne riguarda lorigine, la cronologia, e lindividuazione della loro prima celebrazione storica
116

120

. I ludi Tarentini o Taurii erano considerati essere gli antecedenti

Al console era anche attribuita la celebrazione del primo trionfo e lorazione del primo 9; 9-11. Sullautenticit storica di Valerio Publicola,

elogio funebre, cfr. Plut. Popl. ARCELLA 1992.


117 118 119

SANTI 2000, p.24. Per questa ipotesi cfr. SANTI 2000, p.24-25 e 28-30. Vedi PICCALUGA 1965. Il termine ludus copre una vasta area semantica; vedi DELL s.v.

ludus; PICCALUGA 1965, p. 32-52. Per una classificazione dei ludi, vedi DUMEZIL 1974, p. 562 ss.
120

Copiosissima letteratura in proposito. Per una bibliografia, vedi COARELLI 1997, pp.

100. Vedi anche; GAGE 1934; PIGANIOL 1936; WAGENVOORT 1951.

42

dei ludi Saeculares121, che come indica il nome, si volevano celebrati ad ogni saeculum, termine sulla cui valenza torneremo in seguito. Nella sua cronologia dei ludi Saeculares, Censorino, presenta i ludi celebrati da Publicola come prima occorrenza di questi122. Le origini dei ludi Taurii/Tarentini sono descritte da Valerio Massimo123. Un certo Valerius, evidente antenato della gens Valeria, per salvare i suoi tre figlioletti, colpiti da un misterioso male, aveva fatto loro bere lacqua calda che sgorgava nel Tarentum, luogo extremo del Campo Marzio, ad unansa del Tevere, dove si trovava laltare sotterraneo di Dis e Proserpina
124

. I figli

ne erano stati miracolosamente guariti; come ringraziamente, Valerio offr alle due divinit sacrifici, un lectisternium e giochi per tre notti125. Nel racconto esplicita la valenza salutare legata allutilizzo delle acque del Tevere riscaldate nel Tarentum, utilizzate in un rituale terepeutico atto ad ottenere una rapida guarigione. Un altro racconto, riportato da Festo e Servio Danielino colloca lorigine dei giochi al tempo di Tarquinio il Superbo, allorch una epidemia aveva colpito le donne in gravidanza, in modo che i bambini morivano in grembo. I ludi vennero allora istituiti in onore delle divinit infere, celebrati nel Circo Flaminio con sacrifici di vacche sterili (taureae) 126. Il racconto di Plutarco sembra presentare i ludi indetti dal console come una ripresa di celebrazioni pi antiche. Comunque, tutti tre i racconti che qui abbiamo preso in considerazione, quello che vede la celebrazione dei ludi Tarentini del 504 a. C. in quanto ordine dato dai Sibillini in risposta a nascite di feti malformati, quello dei figli
121

Sullidentificazione dei ludi Taurei coi ludi Saeculares vedi Festus, s.v. Saecul. Ludi e Cens. De die nat. XVII. 10. Cfr. Festus, s.v. Saecul. Lud. Per la ricostruzione storica

Taurii ludi; cfr. anche Val. Max. loc. cit.


122

delle celebrazioni dei ludi Saeculares, il documento fondamentale costituito da un passo riportato di Censorino,(riportato in Appendice) fonte tarda ma preziosa in quanto riprende a proposito le notizie di Varrone e dei primi annalisti. (COARELLI 1997, p. 102)
123 124

Val. Max. II. 4. 5. Cfr. Zos. II. 3. Per la localizzazione del Tarentum e dellara sotterranea, vedi COARELLI 1997, pp. Per il lectisternium, vedi infra, p. 62. Festus, s.v. Taurii ludi; Serv. ad Aen. II. 140.

74-100. Per la sua caratterizzazione come luogo di acque salutari, vedi BOYANCE 1925.
125 126

43

di Valerius e quello che ricorda la malattia delle donne gravide durante il regno di Tarquinio il Superbo, presentano come pericolo incombente un possibile blocco nella riproduzione della generazione, per stornare il quale le celebrazioni effettuate riconducono al valore salvifico dei ludi in senso lato. Il problema della continuit della generazione e del rinnovamento del tempo appunto quello posto dai ludi Saeculares, di cui i Tarentini costituirebbero lantecedente. Fondamentali come segno della struttura temporale, in quanto i ludi Saeculares, al di l del problema posto dalla loro ricostruzione cronologica, scandivano la fine del saeculum, spazio di tempo dalla durata variabile combaciante con la durata di una generazione umana, di cui il numero di anni era variamente interpretato dagli antichi, e la cui determinazione costituiva comunque un problema127. Il passaggio da un saeculum allaltro costituiva un momento critico128; considerando che il saeculum era inteso come lasso di tempo combaciante con la durata di una generazione, possiamo gi definire i ludi Saeculares come atti ha favorire la continuit controllata della generazione umana.

127 128

Cens. De die nat., XVII. 6. Vedi GUITTARD 2007b. Le fonti romane ci attestano anche di una dottrina etrusca secolare, secondo cui la fine di

ogni saeculum, era annunciata da prodigi e poteva essere allontanata tramite opportuni rituali; Cens. De die nat. XXVII. 6; cfr. Serv. ad Aen. VIII. 398. Vedi MAZZARINO 1966, II, p. 525, nota 447.

44

- 496 a.C. Ceres, Liber e Libera. La seconda consultazione del quinto secolo a.C. si colloca nel 496 a.C., ed riportata solo da Dionigi. Si tratta di un episodio di straordinaria importanza in quanto pone un intervento sibillino all origine della fondazione del tempio di Ceres, Liber e Libera sullAventino, episodio chiave per la strutturazione della res publica. Il tempio era collegato dalla tradizione alle secessioni plebee
129

. Le tre

divinit costituivano la cosiddetta triade plebea, posta in esplicita contrapposizione con la parte patrizia della citt, rappresentata dalla 'triade capitolina' plebei. Leggiamo il testo di Dionigi: [] . , t. , , , , .
129

130

. Dunque la fondazione del tempio segna un momento fondante

per la storia repubblicana, che si costruisce attraverso la dialettica patrizi-

Secondo Dionigi la prima secessione plebea avvenne appunto sull Aventino nel 492 a.C.

In questa occasione la plebe si ritir in armi su questo colle, dove sorgeva il tempio votato da Postumio quattro anni prima (Dion.Hal. VI. 45-90). Livio data, invece, lo stesso episodio al 496 a.C. e lo colloca per sul Monte Sacro, dicendo di seguire la tradizione piu accreditata, di contro a quella dell Aventino, risalente questultima agli Annali di C. Pisone la fonte seguita perci da Dionigi (Liv. II. 32. 2). Cfr. CORNELL 1995, pp.256-260. Sulla storicit delle prime lotte plebee condotte essenzialmente per la parificazione dei diritti civili - e la loro proiezione nel racconto storico annalistico, vedi CASSOLA 1988.
130

Sul tema la letteratura vasta. Vedi LE BONNIEC, 1953, p.277-311; BOYANCE 1959, p.

111 ss.; DUMEZIL 1974 pp. 313-317; SABBATUCCI, 1988, p.140-144. Cfr. CORNELL 1995, pp. 263-265. Sulla dualit patrizi plebei, vedi GUARINO 1975, RICHARD 1978; NICCOLINI 1934; BRUNT 1972.

45

, , , . Dion. Hal. VI. 17. 2-4 131. Lepisodio si colloca poco prima della battaglia del lago Regillo, lo scontro che segna, secondo la tradizione, la vittoria romana sulla Lega Latina (499/496 a.C.). Dionigi racconta che, poco prima di partire con lesercito, il dittatore Aulo Postumio aveva ordinato ai duumviri di consultare i libri Sibillini, per porre fine ad una carestia che aveva colpito Roma. L urgenza di porre rimedio alla situazione prioritaria in quanto la carestia, oltre ad affamare la citt, compromette il vettovagliamento dellesercito. I duumviri indicano il bisogno di propiziarsi le divinit Ceres, Liber e Libera. Postumio promette dunque di votare un tempio ed istituire dei ludi alle tre divinit designate, qualora sia assicurata nuovamente labbondanza di generi alimentari alla citt. In primo luogo notiamo che, in questo episodio, il ruolo svolto dai duumviri sacris faciundi si limita ad indicare le particolari divinit a cui rivolgere i piacula, e non include la prescrizione dei riti espiatori da eseguire. E lo stesso Postumio, cio il console
132

, che stabilisce la dedica del tempio e

listituzione di ludi annui. Secondo Claudia Santi, si pu scorgere nellepisodio la memoria di un periodo in cui il ruolo dei duumviri sacris faciundi aveva diversa definizione rispetto a quella che si and delineando nel periodo immediatamente posteriore; la prassi prevedeva infatti che fossero i duumviri ad indicare le modalit di esecuzione dei piacula133. Il fatto che Postumio leghi
131

[Postumio] spese quaranta talenti in giochi e sacrifici agli dei, e stipul il contratto per la costruzione dei templi di Demetra, Dioniso e Core, a scioglimento del voto fatto. Infatti allinizio, come sembra, i vettovagliamenti per la guerra scarseggiavano, e cera una grande paura nei Romani di venir meno, poich la terra era infeconda n giungevano rifornimenti dai mercati stranieri a causa della guerra. Per questo timore Postumio aveva ordinato a coloro che ne erano i custodi di consultare i libri Sibillini; non appena aveva saputo che gli oracoli ordinavano di propiziarsi questi dei, aveva fatto voto a loro, mentre era sul punto di condurre in campo lesercito, che, se nella citta fosse tornata, nel corso del suo comando, la stessa prosperit di prima, avrebbe eretto loro dei templi e avrebbe celebrato in loro onore sacrifici annuali. Questi dei, esaudendo le sue preghiere, fecero s che la terra producesse frutti copiosi.
132

Invece, il fatto che Postumio, scavalcando il senato, ordini ai decemviri di adire ai libri

rientra nei suoi diritti di dittatore, e non deve perci essere inteso come una infrazione alla prassi per cui era il senato a dare tale ordine.
133

SANTI, 2000, p. 25-26. Analogamente allepisodio registrato per il 504 a.C., si pu

46

la costruzione del tempio all esaudirsi di una richiesta, non invece inusuale e pu essere paragonato ad altre espiazioni di prodigia soprattutto per il III a.C.134 Analizziamo le particolari circostanze in cui collocato tale episodio. Le tre divinit Ceres, Liber e Libera possono essere accostate alla vegetazione, allagricoltura, sia pure con molta cautela. Ceres in particolare era preposta alla crescita delle messi; ma bisogna aggiungere che essa va pi opportunamente collegata alla dimensione culturale legata al buon uso delle cerealicoltura, tecnica agricola di per s avanzata e rivoluzionaria, per la quale la corrispondente greca di Ceres, Demeter aveva assunto un ruolo eminentemente politico, come garante dell attualit democratica, simbolicamente rappresentata dal pane bianco dono della dea. 135 Listituzione del tempio alla triade dunque, ben si colloca in un contesto in cui e necessario porre fine ad una carestia, ma anche dare una svolta politica nel senso di attualizzare la storia della res pubblica. L interpretatio di Ceres come Demeter richiama al ruolo della dea stessa nel mondo greco ed in particolare ad Atene. Demeter era colei che aveva dato agli ateniesi i due pi grandi doni, la coltivazione dei cereali ed i misteri, e si presenta come la divinit che inaugura la dimensione culturale perfetta, la dimensione del pane bianco. Demeter interpretata perci come garante dellassetto democratico della polis ateniese, in particolare nel V a.C., come la sola in grado di assicurare attraverso la panificazione un cibo equamente distribuibile, di garantire cio una pagnotta per tutti, base delluguaglianza tra i cittadini, fine ultimo del disegno civico 136.

scorgere la volont di far risaltare limportanza di un personaggio, questa volta un appartenente alla famiglia Postumia.
134 135

Per esempio nel 217 a.C. Vedi Liv. XXII. 1. 8-20. Su tale valore simbolico della cerealicoltura e sul valore politico della agricola Ceres

richiama lattenzione I. Chirassi Colombo. Vedi CHIRASSI COLOMBO 1975a; CHIRASSI COLOMBO 1981. Vedi anche le voci Ceres e cerealicoltura dell Enciclopedia Virgiliana (CHIRASSI COLOMBO 1984)
136

CHIRASSI COLOMBO 1975 e CHIRASSI COLOMBO Demeter biografia di una dea in

corso di stampa.

47

Con questa premessa, facile inferire perch i plebei avessero adottato il culto di Demeter, identificata con Ceres, quale vessillo delle loro rivendicazioni, che si muovevano in senso democratico 137. Per tornare allepisodio in questione, possiamo notare come gi in questo racconto riguardante la fondazione del tempio venga posto il collegamento delle divinit con la plebe. La consultazione si colloca poco prima di una battaglia; coinvolge il piano militare in quanto la carestia impedisce il vettovagliamento dellesercito e minaccia, dunque, anche le sorti della guerra contro la coalizione latina, nonch lesistenza stessa di Roma: la crisi economico-agraria rischia di far sorgere una crisi politica interna
138

. In tale

situazione emerge con evidenza, assieme alla necessit immediata di arrestare la carestia, quella di placare la plebe, in particolare coloro che potevano servire in armi. Il rapporto della plebs con lesercito un dato della massima importanza. Numerosi passi di Livio presentano il rifiuto plebeo di partecipare alla leve come strumento ricattatorio utilizzato contro il senato. Il problema di mantenere la pace interna, la celebre concordia ordinum viene presentato dal racconto annalistico liviano, che riprende i motivi ideologici fondamentali dellepoca augustea, come di vitale importanza per consolidare il modello espansionistico esterno di Roma139. La discordia interna era temibile non solo poich minacciava lespansione romana, ma soprattutto in quanto favoriva attacchi esterni e metteva pericolo lesistenza stessa di Roma. in

137

CHIRASSI COLOMBO, 1975a, p.183-213. Anche per Liber e Libera interpretati come

Dioniso e Kore i problemi che si pongono sono complessi. In particolare su Liber, vedi BRUHL 1953.
138 139

Cfr. SABBATUCCI 1989, p.174-175. Cfr. SABBATUCCI 1989, p. 173.

48

- 488 a.C. Attaccare Coriolano? La terza consultazione del quinto secolo testimoniata solo da Dionigi. Secondo lo storico, si ricorse di nuovo ai libri nel 488 a.C., quando Roma si trov nuovamente in procinto di fronteggiare un conflitto. Nel testo dello storico, anche questa volta, la radice del conflitto interna. Nello specifico si tratta di decidere se portare guerra o no a Marcio Coriolano, il patrizio che dopo essere stato mandato in esilio per il suo dispotismo e per essersi opposto alla distribuzione del grano alla plebe, si era rifugiato presso i Volsci ponendosi alla loro guida contro i Romani. Nellepisodio in questione, lesercito di Coriolano, formato dai Volsci, si trova accampato alle porte di Roma. Leggiamo il testo: ( ) ( ) . Dion.Hal. VIII. 37. 3.140 Dionigi ci dice, dunque, che la decisione di non affrontare Coriolano venne presa non solo in virt di considerazione politiche, ma anche in base a ci che pareva manifestare la volont degli di. Gli di, come scrive lo storico, manifestavano la loro contrariet alla spedizione mediante auspici, oracoli Sibillini e altre forme tradizionali di divinazione. Il passo assolutamente particolare ed anomalo, in quanto sembra accennare ad un diverso uso dei Sibillini rispetto a quello usuale. I libri non sono consultati per espiare dei prodigia, ma per verificare il favore divino
140

Il senato decise di non inviare nemmeno allora un esercito oltre i confini, temendo per linesperienza dei soldati (erano per la pi parte reclute) e considerando che la titubanza dei consoli (mancavano totalmente di energia) rendesse rischioso affrontare una dura lotta. Per di pi anche gli dei manifestavano la loro contrariet alla spedizione mediante avvertimenti oniromantici, oracoli Sibillini e altre forme tradizionali di divinazione, che gli uomini di allora non ritenevano di poter trascurare, come invece capita oggi.

49

verso una iniziativa collettiva. Luso della raccolta oracolare in questo caso assimilabile a quello dell auspicatio, alla quale esplicitamente accomunata da Dionigi. Daltronde possibile che il greco Dionigi si riferisse non tanto ai libri Sibillini, ma avesse inteso genericamente indicare col termine oracoli Sibillini le varie voci profetiche non ufficiali, ampiamente attestate come circolanti nella Roma del I secolo a.C., epoca in cui scriveva lo storico; la situazione contemporanea poteva suggerire facili analogie per il passato . N Livio n Plutarco, nella vita di Coriolano, menzionano i libri Sibillini in rapporto con la vicenda del patrizio141.

141

Vedi Liv. II. 39-40. Plut. Cor. 32-33. Nella narrazione storico-annalistica, la situazione si

risolve grazie a Veturia e Volumnia, rispettivamente madre e moglie di Coriolano, che si recano assieme ad altre matrone al campo dei Volsci, dove persuadono il congiunto a risparmiare la citt. Plutarco narra che, come tentativo precedente, era stata mandata presso il campo una delegazione composta da sacerdoti e auguri, per convincere il romano a deporre le armi, ma senza risultato. La notizia potrebbe riflettere quella di Dionigi.

50

- 461 a.C. Numerosi prodigia e un tumultus annunciato. Passiamo ora ad analizzare limportante episodio del 461 a.C., riportato da Livio e Dionigi
142

, che offre un notevole esempio di quella manipolazione

politica del religioso, un dato costante nella storia romana, che appare ben presente durante il quinto secolo, nel conflitto sociale, espresso nella divisione fra patrizi e plebei143. Nel 461 a.C., come scrive Livio, venne riproposta al senato la legge, presentata lanno prima dal tribuno della plebe Tarentillo Harsa, che proponeva lelezione di cinque magistrati con il compito di redigere delle leggi al fine di limitare e regolarizzare il potere consolare, che i tribuni ritenevano gestito in modo arbitrario dai patrizi144. Il ricorso ai libri viene causato da una crisi prodigiale determinata da diversi fenomeni: cielo infuocato, un terremoto, una vacca parlante e soprattutto una pioggia di carne che non imputridisce. Dionigi aggiunge alla lista liviana anche apparizioni di spettri e voci. E da notare che simili prodigi diverranno ricorrenti nel III e II secolo a.C. Riportiamo di seguito i passi in questione: Anno deinde insequenti lex Tarentilia ab toto relata collegio novos adgressa consules est; [] eo anno caelum ardere visum, terra ingenti concussa motu est. Bovem locutam, cui rei priore anno fides non fuerat, creditum. Inter alia prodigia et carne pluit, quem imbrem ingens numerus avium intervolitando rapuisse fertur; quod intercidit, sparsum ita iacuisse per aliquot dies ut nihil odor mutaret. libri per duumviros sacrorum aditi; pericula a conventu alienigenarum praedicta, ne qui in loca summa Urbis impetus caedesque inde fierent; inter cetera monitum ut seditionibus abstineretur. Id factum ad impediendam legem tribuni criminabantur ingensque aderat certamen. Liv. III. 10. 5-7. 145
142
143

Cfr. anche Plin. N.H. 2.147; Val. Max. I. 6. 5. Lutilizzo del timore religioso come tecnica di manipolazione politica era ben presente

alla coscienza degli stessi Romani; vedi in proposito il noto passo di Polibio, VI. 56, che presenta la religio come uno strumento in mano al potere della classe dirigente per meglio contollare le masse popolari.
144

Liv. III. 9. 1-6.

145

Lanno seguente, poi, la legge Tarentilla fu ripresentata da tutto il collegio contro i nuovi consoli []. In quell anno il cielo parve incendiarsi, e il suolo fu scosso da un violento terremoto. Si credette, cosa cui non si era prestata fede lanno precedente, che una vacca avesse parlato. Tra gli altri prodigi, sebbe anche una pioggia di carne che fu afferrata, a quanto si narra, da un gran numero di uccelli che vi svolazzavano in mezzo; quella che cadde a terra vi sarebbe rimasta abbandonata per parecchi giorni senza minimamente

51

, . , , , , , . , , , , . , , . , , , , . Dion. Hal. X. 2. 2-4 146.


imputridire. Dai duumviri furono consultati i Libri; fu predetto il pericolo che da un assembramento di genti straniere derivassero assalti contro le parti pi alti dellUrbe, con conseguenti stragi; tra le altre cose si ammon che ci si astenesse dalle sedizioni. I tribuni protestavano che si era ricorso a questo espediente per ostacolare la legge e una gran lotta era imminente.
146

Ai ragionamenti degli uomini si aggiungevano presagi paurosi mandati dagli dei: di alcuni di questi non si trovano tracce ne in tempi precedenti, ne negli archivi pubblici ne altrove. Infatti, finch si trattava di lampi che attraversavano il cielo, di fuochi che si accendevano sempre in un solo luogo, di muggiti e scosse continue di terra, di apparizioni di spettri diversi in diversi punti dellaria, e di voci che sconvolgevano la mente degli uomini, questi prodigi e altri simili si sapeva che anche in tempi precedenti erano avvenuti, in misura maggiore e minore; ma ce ne fu uno di cui essi non avevano esperienza e che pi li spaventava: venne gi dal cielo una gran nevicata, ma non di neve, bens di brandelli di carne, pi o meno grandi. La maggior parte fin nel becco di torme di uccelli in volo, che li afferravano a mezzaria, invece quelli che arrivavano a terra restarono per molto tempo nella citt stessa e nei campi, senza perdere di colore, come fa la carne quando invecchia, senza marcire e senza mandare cattivo odore. Gli indovini del luogo non furono capaci dinterpretare un simile prodigio, ma nei libri Sibillini si trov quel che esso annunciava: nemici esterni sarebbero penetrati entro le mura e la citt avrebbe corso pericolo di essere fatta schiava; una sedizione interna avrebbe dato l avvio alla lotta con i nemici esterni; sarebbe stato necessario bloccarla sul nascere e liberarne la citt, allontanare i mali con sacrifici e preghiere, e cosi i romani avrebbero vinto il nemico.

52

Notiamo innanzitutto che, nel passo di Livio, troviamo per la prima volta la formula libri per duumviros sacrorum aditi. E dunque lapposito collegio dei duumviri a procedere alla lettura dei libri
147

. I duumviri, in questo episodio,

anzich indicare un piaculum, danno una predizione ed un consiglio. Nei libri infatti: pericola a conventu alienigenarum praedicta, ne qui in loca summa urbis impetus caedesque inde fierent; inter cetera monitum ut seditionibus abstineretur. E importante sottolineare il fatto che tali parole, costituenti altres uno dei pochi esempi di responsi direttamente attribuiti ai libri Sibillini, pongano in primo piano, ancora una volta, come vero grande pericolo sempre incombente, la discordia, la situazione di conflittualit interna alla citt, la seditio, (vedi lordine sibillino riportato da Livio ut seditionibus abstineretur), che Dionigi rende in greco con stasis, termine dalle molte implicazioni, che significa sia fazione che sedizione, discordia e che pi in generale, indica la conflittualit interna, che pu eventualmente, ma non obbligatoriamente, sfociare in guerra civile148. Dunque, nel 461 a.C. vi era un pericolo di disordine interno. Gi lanno precedente, il 462 a.C. si era effettivamente verificata una sommossa civile, un tumultus, in seguito alla prima proposta della legge Tarentilla Harsa149. Lordine di evitare sedizioni risulta cos essere rivolto specificatamente ai plebei, i quali reagiscono non accettando il responso; di pi, i tribuni ripudiano esplicitamente tale responso dichiarandolo un espediente dei patrizi per impedire lapprovazione della legge Tarentilla: ...Id factum ad impediendam legem tribuni criminabantur ingensque aderta certamen. E evidente che nellottica patrizia la proposta plebea di regolarizzare il potere consolare va messa in rapporto di causa-effetto con il presentarsi dei prodigia e la rottura della pax deorum. Secondo questottica, sono i plebei, con il loro comportamento, a mettere in pericolo lesistenza della citt, che appunto era fondata sul consenso degli di assicurato dalla pace patrizia.

147 148

SANTI 2000. La stasis, come ha messo in luce in uno studio N.Loraux necessaria alla vita

democratica, in quanto agente dinamico della dialettica politica; vedi LORAUX 2006. Il concetto della stasis oggetto di numerosi studi; oltre a quello appena citato, vedi anche, BOTTERI 1989; INGRAVALLE 1989; BERTELLI 1996.
149

Liv. III. 9. 6-13.

53

Come ha notato D.Sabbatucci, in questo responso, in luogo di un piaculum, cio di un azione cultuale, viene proposto un comportamento, e specificatamente un comportamento politico, quello di astenersi dalle sedizioni150. Lanno seguente si verific puntualmente quanto predetto dalloracolo, come scrive esplicitamente Dionigi. Il pericolo preconizzato si concretizza nellimpresa del sabino Appio Erdonio, il quale, a capo di una spedizione formata da esuli e schiavi, - stranieri - arriva ad occupare il Campidoglio 151. Dionigi inquadra linvasione come provocato dalla discordia civile e ricorda come fosse stata predetta dai Sibillini. , , . Dion. Hal. X. 9. 1. 152 Come possiamo vedere, dunque, il racconto di questi anni, aldil delleffettiva portata storica, che qui non interessa, mette in luce la volont di una data classe dirigente, il patriziato di controllare il comportamento della parte politica rappresentata dai plebei, attraverso una manipolazione religiosa: in luogo di un piaculm, cio di una azione cultuale viene proposto infatti un comportamento e specificatamente un comportamento politico, quello di astenersi dalle sedizioni. A questo punto risulta decisivo il rifiuto della plebe di seguire lindicazione politica data da un autorit religiosa, rappresentato dal rifiuto dei tribuni di seguire le indicazioni sibilline e laperta accusa lanciata ai patrizi. Secondo D.Sabbatucci, che ha analizzato lepisodio e che qui ho parzialmente seguito, tale atteggiamento dei tribuni si inquadra in quel processo della mentalit romana per cui si avr una distinzione tra il civico e il
150 151

SABBATUCCI 1989, p.171. Lepisodio riportato in Liv. III. 15-18. e Dion. Hal. X. 14 -16. Sullepisodio, vedi OGILVIE

1965, pp.423-425. Su Appio Erdonio, vedi NOE 1977; PERUZZI 1987.


152

Sotto il consolato di P. Valerio Publicola e G. Claudio Sabino, il grave pericolo di una guerra esterna minacci Roma quanto mai prima dallora,; era stata la discordia civile a provocare ci, proprio come avevano preannunciato gli oracoli letti nei libri Sibillini e come avevano preannunciato i prodigi dellanno precedente.

54

religioso, con lapertura del decisionale, espresso attraverso la prassi istituzionale, a discapito del divinatorio. Processo attuato proprio in virt della dialettica patrizi-plebei 153. In questa ottica, lepisodio dovrebbe essere considerato emblematico di questo processo, che possiamo immaginare travagliato, ed espresso, nella vulgata attraverso episodi simili a questo. A tale proposito possiamo evidenziare come nella quasi totalit delle consultazioni sibilline registrate fino al 367 a.C., queste avvenissero in occasione di prodigia e in concomitanza di momenti di crisi interna fra i due ordini, crisi poi riassorbite in seguito alla procuratio effettuata. Viene cio proposto uno schema interpretativo per cui ad uno stato di crisi interna e discordia civile equivale una rottura della pax deorum ed il necessario ricorso ad uno strumento flessibile, capillare, soprattutto multivalente come i libri Sibillini. Se questo ci che si pu leggere nel tessuto storico-annalistico, per l effettivo accadimento storico si pu ipotizzare un tentativo patrizio di utilizzare lautorit di un mezzo divinatorio a scopi politici e un tentativo di mantenere lordine civile attraverso il timore di una possibile rottura della pax deorum e conseguente perdita della protezione divina da parte della citt, con pericolo per lesistenza della stessa 154. L atteggiamento plebeo ha anche unaltra valenza: viene a stabilire il rifiuto del divinatorio come fonte autorevole in grado di dettare leggi o indirizzi politici. 155 Accenniamo qui, per approfondire in seguito, come il processo che porter al rifiuto dellelemento oracolare inteso come autorit in grado di dettare scelte politiche sar coronato nel 367 a.C. con la creazione dei decemviri sacris faciundi, nuovo collegio composto per met da plebei e per met da patrizi, evento che si inquadra come grande conquista paritaria
153 154

SABBATUCCI 1989, pp. 171-172. cfr. Liv. III. 9. 1-5. Nel discorso di Q.Fabio, il tribuno C. Tarentillo Harsa equiparato ad un La sconfitta e la conseguente cacciata di Appio Erdonio dal Campidoglio, avvengono

castigo degli dei.


155

grazie allintervento del console Publicola (!) che concede ai tribuni di discutere la legge Tarentilla Harsa. In cambio i tribuni avrebbero dovuto astenersi dal ostacolare la plebe a partecipare alla guerra contro gli occupanti; Dion. Hal. X. 15. 6-7.

55

Passiamo ora ad esaminare le restanti consultazione del V secolo, alla luce di quanto detto. - 436 a.C. Pestilenze, terremoti, obsecratio e la vicenda di Spurio Melio. La quinta consultazione si colloca nel 436 a.C. Sono ricordati molti prodigi per questanno, per cui in ultimo si ricorre ai libri, che indicano di eseguire una obsecratio
156

. Anche in questo caso sullo sfondo abbiamo il contenzioso

civico dato dalla dualit patrizi-plebei. Leggiamo da Livio : M.Cornelio Maluginese L. Papirio Crasso consulibus exercitus in agrum Veientem ac Faliscum ducti. Praedae abactae hominum pecorumque; hostis in agris nusquam inventus neque pugnandi copia facta; urbes tamen non oppugnatae quia pestilentia populum invasit. Et seditiones domi quaesitae sunt, nec motae tamen, ab Sp. Maelio tribuno plebis, qui favore nominis motorum se aliquid ratus et Minucio diem dixerat et rogationem de publicandis bonis Servlii Ahalae tulerat, falsis criminibus a Minucio circumventum Maelium arguens, Servilio caedem civis indemnati obiciens; quae vaniora ad populum ipso auctore fuere. Ceterum magis vis morbi ingravescens curae erat terroresque ac prodigia, maxime quod crebris motibus terrae ruere in agris nuntiabantur tecta. Obsecratio itaque a populo duumviris praeeuntibus est facta. Liv. IV. 21. 1-6.157. Vediamo di analizzare lepisodio in relazione alla narrazione annalistica ed al concomitante quadro storico. Nella precedente consultazione del 461 a.C., in
156

lobsecratio era una particolare forma di supplicatio, o preghiera pubblica, manifestazione

di venerazione collettiva indirizzata agli dei, a cui partecipava tutta la comunit. Il termine obsecratio indica in particolare una supplicatio volta a stornare una calamit. Cfr. WISSOVA 1912, p. 58; DUMEZIL 1974, p. 560 ss. Le supplicationes sono piacula ricorrenti nelle prescrizioni sibilline, come vedremo, soprattutto nel III secolo.
157

Sotto il consolato di M. Cornelio Maluginese e L. Papirio Crasso, gli eserciti furono condotti nel territorio dei Veienti e dei Falisci. Si fece bottino di uomini e di bestiame; non si trov alcuna traccia del nemico, n si ebbe occasione di combattere; veramente le citt non furono assalite perch il popolo fu colpito da una pestilenza. Allinterno si tent anche di suscitare delle sedizioni interne, ma senza alcun successo: il tribuno della plebe Spurio Melio, il quale grazie alla popolarit del suo nome credeva di poter provocare qualche sommossa, aveva citato in giudizio Minucio e presentato una proposta di legge sulla confisca dei beni di Servilio Aala, sostenendo che Melio era stato vittima delle false accuse di Minucio, e imputando a Servilio luccisione di un cittadino che non aveva ricevuto alcuna condanna; ma queste accuse riscossero minor credito di chi le aveva formulate. Destavano invece maggior preoccupazione lepidemia, che andava aggravandosi, e alcuni terribili prodigi, e soprattutto la notizia che nelle campagne le case crollavano per i frequenti terremoti. Fu perci fatta dal popolo, con a capo i duumviri, un' obsecratio.

56

corrispondenza ad una crisi sul piano extraumano si era verificata anche una crisi di natura politica, cio un conflitto fra le due classi sociali componenti il tessuto civico. Anche in questo episodio si pu rintracciare uno schema analogo alla situazione del 461 a.C.? Livio scrive per lanno in questione che, nonostante i tentativi di sobillazione di uno dei tribuni, tale Spurio Melio, nella citt si mantenne una situazione di tranquillit e di concordia tra le classi. Vediamo di chiarire la questione. Il tribuno che cerca inutilmente di fomentare tumulti, omonimo di un altro Spurio Melio, un cavaliere che tre anni prima era stato causa di gravi disordini nella citt; in occasione di una carestia, che affamava in particolare i pi umili, aveva fatto incetta di grano in Etruria e lo aveva elargito alla plebe. Era stato pertanto accusato dal prefetto dellannona, Minucio, di sobillare la plebe al fine di restaurare lordine monarchico (de regno agitare); chiamato dal dittatore a rispondere alle accuse, si era rifiutato di seguire il magister equitum Servilio Aala, che perci lo aveva ucciso sul posto 158. Nel 439 a.C. vi era dunque stata una situazione di discordia interna; una crisi che aveva avuto come causa prima la carestia che aveva esasperato gli animi della plebe. Le carestie potevano essere considerati alla stregua di prodigia, come abbiamo visto nellepisodio del 496 a.C. Anche i tumulta potevano essere dei prodigia; con la differenza che un tumultus poteva anche essere la conseguenza di un prodigium non espiato.159 Il senato riconosce come monstrum, non naturale, laspirazione alla monarchia di Spurio Melio: non pro scelere id magis quam pro monstro habendum
158 160

. Lavvento di Spurio Melio era stato reso possibile in quanto nel

Liv. IV. 13. 14. Problematica la storicit di Spurio Melio; vedi Mnzer, RE, XIV. 1, 1928, s.v. 2, coll. 239-244. Aspirare alla monarchia era unaccusa capitale e monstrum

Maelius

ricorrente nella storiografia latina. La stessa uccisione di Cesare, accusato appunto di aspirare alla monarchia, ad una attenta analisi delle fonti, appare descritta come una uccisione rituale; vedi CHIRASSI COLOMBO 1993.
159 160

Come abbiamo visto in Dionigi per lanno 461 a.C. Liv. IV. 15; 6-7. In seguito alluccisione di Sp.Melio la sua casa venne bruciata: nec satis

esse sanguine eius expiatum, nisi tecta parietesque intra quae tantum amentiae conceptum esset dissiparentur bonaque contacta pretiis regni mercandi publicarentur (Liv. IV. 15. 8). E

57

444 a.C. la carestia e le sedizioni non erano stati considerati prodigia e dunque non espiati; questo aveva permesso alleventum di verificarsi. Cio la mancata espiazione del prodigium non compreso aveva permesso al monstrum di verificarsi161. Nel 436 a.C. la comparsa del tribuno Spurio Melio, che si presenta come un doppio dell omonimo di tre anni prima, rischia di replicare la stessa situazione; in realt ci non avviene, poich i suoi tentativi non vengono considerati dal punto di vista politico. In tale situazione di concordia, tuttavia viene comunque organizzata lobsecratio come remedium, quasi a compensazione della mancata espiazione della carestia del 444 a.C. In conclusione, bench nel 436 a.C. la connessione discordia-prodigiaconsultazione sibillina non appaia cos evidente, anche questo episodio, alla luce di unanalisi pi approfondita sembra rientrare nello schema che abbiamo proposto, per cui alla presenza di prodigia-consultazione dei libri Sibillini corrisponde una crisi fra patrizi e plebei; puntualizzando, una crisi non direttamente provocata dai plebei, ma da un singolo personaggio, il quale era per appoggiato da parte plebea.

nella sua casa che Spurio Melio teneva le assemblee con gli esponenti sediziosi della plebe. Il luogo, ai piedi del Campidoglio fu poi chiamato Equimelio ( Aequimelium da aequare,spianare al suolo ) e, significativamente, era il mercato in cui si distribuiva il grano alla plebe, cfr. OGILVIE 1965, commento al passo.
161

Notiamo anche che il tumultus poteva essere sia un prodigium da espiare sia un eventum-

monstrum conseguente la mancata espiazione del prodigium.

58

- 433 a.C. Problemi di salute. Per il sesto ed ultimo episodio riguardante i libri Sibillini nel quinto secolo, disponiamo solo della testimonianza liviana. Nell anno 433 a.C., e unepidemia a richiedere la consultazione Pestilentia eo anno aliarum rerum otium praebuit. Aedis Apollini pro valetudine populi vota est; multa duumviri ex libris placandae deum irae avertendaeque a populo pestis causa fecere. Liv. IV. 25. 3 162 Non sono specificati i riti prescritti dai duumviri di cui detto solo che furono multa. Il verbo fecere indica che furono gli stessi duumviri a compiere tali atti cultuali, come pi volte sar registrato nel III secolo. Nello stesso anno Livio scrive che venne anche votato un tempio ad Apollo. Non sappiamo se il tempio venne votato sulla base della consultazione sibillina, il testo non lo specifica. Lo ipotizza Gag in base al fatto che le raccolte oracolari dei libri erano attribuite alla Sibilla, ritenuta ispirata da Apollo. Infatti, secondo, lipotesi di J. Gag ai libri Sibillini che si deve lintroduzione del dio in ambito romano problema aperto164. A Roma, il dio era venerato soprattutto nelle sue qualita di guaritore e vincitore, caratteristiche riassunte nel concetto latino di sospitalis, salvatore dalle calamit della peste e della guerra. Il dio era chiamato a garantire non solo la salvezza dai mali della peste, ma anche la salus della repubblica, preservandola dai mali della discordia. 165
Quellanno una pestilenza non permise che si pensasse ad altro. Si voto ad Apollo un tempio per la salute del popolo. Molte cose fecero i duumviri, seguendo i lbri Sibillini, per placare lira degli dei e per allontanare lepidemia dal popolo.
162

163

. Tuttavia, se questa lipotesi dello

studioso, la questione dellorigine del culto di Apollo a Roma, rimane un

163 164

GAGE 1955, pp. 19 24. Cfr. SABBATUCCI 1988, p.238: Apollo apparteneva da tempo a tutte le culture sottoposte

allinfluenza greca: era un dio degli italici, degli Etruschi (Aplu), degli stessi Romani, probabilmente sin dalla fondazione di Roma.
165

Sospitalis termine equivalente al greco str, salvatore. Le divinit legate alla

dimensione iatrica, medica sono quelle che pi si prestano ad espandersi, come dispensatrici di salvezza ultraterrena. Vedi SABBATUCCI 1988, loc. cit. Le divinit iatriche sono state dunque oggetto di particolare attenzione e di controllo. Cfr. CHIRASSI COLOMBO

59

Proprio nellanno in questione vi era a Roma una situazione di discordia interna, in quanto i tribuni della plebe stavano conducendo una dura lotta per ottenere lelezione di tribuni militari con potest consolare di estrazione plebea
166

. Tale magistratura, secondo la narrazione storica, era stata creata

in seguito alle richieste plebee di accedere al consolato e doveva essere aperta sia a questi ultimi che ai patrizi; essa dava gli stessi poteri del consolato ma senza il diritto degli auspicia 167. Tuttavia dal momento della sua creazione il tribunato con potest consolare era rimasto di fatto in mano ai patrizi168. Ora, la situazione di discordia si prolungava gi dall anno prima, quando il dittatore Emilio Mamerco aveva proposto una legge allo scopo di limitare la durata della carica censoria da cinque a un anno, proposta in seguito alla quale (per vendetta!) i censori lo avevano iscritto tra gli erari - la classe che, in base al censo, era tenuta a pagare pi tasse - populi certe tanta indignatio coorta dicitur ut vis a censoribus nullius auctoritate praeterquam ipsius Mamerci deterreri quiverit. ( Liv. IV. 25. 9 ). Ora, se la creazione della carica censoria nel 443 a.C., pu essere vista, nellambito della narrazione annalistica, come una reazione all istituzione del tribunato militare con potest consolare169, lepisodio risulta doppiamente legato alla storia dellaffermarsi della carica e quindi alla storia dell affermarsi della plebe. Alla situazione di crisi sul piano extra-umano segnalato dal prodigium corrisponde, dunque, una situazione di crisi politica, che si delinea come crisi dei due ordini che costituiscono la res publica .
1975b.
166

Tribuni plebi adsiduis contentionibus prohibendo consularia comitia cum res prope ad interregnum perducta esset, euicere tandem ut tribuni militum consulari potestate crearentur. Victoria praemium quod petebatur ut plebeius crearetur nullum fuit: omnes patrici creati sunt []. Liv. IV. 25. 1-2.
167

Liv. IV. 7. Nella realt storica, listituzione dei tribuni militum consulari potestate, non fu

probabilmente una conseguenza della lotta fra gli ordini; la carica, fraintesa nei suoi fini dalle fonti, doveva pi verosimilmente essere stata creata per poter coadiuvare i consoli nei loro compiti, che potevano cos essere delegati a tribuni. CASSOLA 1988, p.453-454.
168

Il primo tribuno militare con potesta consolare plebeo secondo Livio venne eletto nel 400 Vedi lanalisi in SABBATUCCI 1975, p.29-41.

a.C. Vedi Liv. V.13.


169

60

In seguito, lanno dopo, lepidemia si placa; seguono inoltre anni in cui lelezione di tribuni consolari avviene con maggior frequenza di quanto non fosse avvenuto nei dieci anni precedenti. In questo caso, dunque, la corretta espiazione del prodigium segnala il superamento pilotato della crisi civile -religiosa.

61

CONSULTAZIONI E SOLUZIONI SIBILLINE NEL IV SECOLO A. C.

399 a.C. Una pestilenza, il primo lectisternium, ed il primo tribuno militare plebeo con potesta consolare. Nel 399 a.C. secondo Dionigi e Livio, i duumviri libri Sybillini aditi sunt, il collegio duumvirale venne incaricato di andare a consultare i libri Sibillini. Secondo quanto indicato da questultimi, si tenne a Roma un lectisternium, con lintento di stornare una pestilenza. Come vedremo, anche in questo episodio, lintervento mirato dei Sibillini si colloca in un momento importante della costruzione istiuzionale della repubblica. I lectisternia erano particolari riti che esprimevano, attraverso la finzione rituale, la ricreazione di quel momento preattuale rappresentato dalla commensalit con gli dei
170

. Nella pratica, la cerimonia del lectisternium

(=lectos sternere, distendere i letti), inscenava un banchetto a cui simbolicamente erano invitati a partecipare gli dei, di cui le statue cultuali venivano portati fuori dai templi stesi su letti triclinari e posti davanti a tavole imbandite a festa 171. Leggiamo quanto riporta Livio e, di seguito, Dionigi. Tristem hiemem sive ex intemperie caeli, raptim mutatione in contrarium facta, sive alia qua de causa gravis pestilensque omnibus animalibus aestas excepit; cuius insanabili perniciei quando nec causa nec finis inveniebatur, libri Sibyllini ex senatus consulto aditi sunt. Duumviri sacris faciundis, lectisternio tunc primum in urbe Romana facto, per dies octo Apollinem Latonamque, Herculem et Dianam, Mercurium atque Neptunum tribus quam amplissime tum apparari poterat stratis lectis placavere. Privatim quoque id sacrum celebratum est. Tote Urbe patentibus ianuis promisquoque usus rerum omnium in propatulo posito, notos ignotosque passim advenas in hospitium ductos ferunt, et cum inimicis quoque benigne ac comiter sermones habitos; iurgiis ac litibus temperatum; vinctis quoque dempta in
170

NOUILHAN 1989. La commensalit con gli dei anche il tema sotteso al mito del furto del

fuoco di Prometeo. Sulla tematica amplissima bibliografia; vedi in particolare BIANCHI 1978 e BIANCHI 1976.
171

Sui lectisternia, WISSOVA 1912, p.421 ss.; GAGE 1955, p.168-179 ; DUMEZIL 1974, p.

475; PARKE 1992, p. 233-234.

62

eos dies vincula; religioni deinde fuisse quibus eam opem di tulissent vinciri. Liv. V. 13. 4-8. 172 . . , , , , . , , , , , . D. H. XII. 9.
173

172

A quel triste inverno segu, o per lincostanza del clima, che port un brusco mutamento di stagione, o per qualche altro motivo, unestate funestata da una pestilenza che colp tutti gli animali; e poich non se ne trovava la causa n si riusciva a por fine a quell irrimediabile flagello, si consultarono per decreto del senato i libri Sibillini. I duumviri sacris faciundis, fatto allora per la prima volta nella citt di Roma un lectisternium, per otto giorni cercarono di placare Apollo e Latona, Diana e Ercole, Mercurio e Nettuno, stesi su tre letti addobbati con la massima suntuosit che quei tempi consentivano. Tale sacrificio fu celebrato anche privatamente. Aperte in tutta la citt le porte delle case e posta ogni cosa all aperto, a disposizione di chiunque volesse servirsene, si ospitarono i forestieri, a quanto si racconta, senza alcuna distinzione, noti ed ignoti, e si convers in modo affabile e bonario anche coi nemici; ci si astenne dalle dispute e dai litigi; si tolsero anche, in quei giorni, le catene ai carcerati, e ci si fece poi scrupolo di incatenare nuovamente coloro ai quali gli dei erano cos venuti in aiuto. I Romani celebrarono quelle feste dette nella loro lingua letti, per ordine degli oracoli Sibillini. A costringerli a ricorrere agli oracoli fu una pestilenza di origine divina , incurabile con mezzi umani. Adornarono tre letti secondo lordine degli oracoli, uno per Apollo e Latona, un altro per Eracle ed Artemide, un altro ancora per Hermes e Poseidone, e per sette giorni continuarono a celebrare sacrifici pubblici e a far private offerte di primizie agli dei, secondo le capacit di ciascuno, e ad allestire suntuosissimi banchetti e ad ospitare stranieri l residenti. Pisone il Censore aggiunge nei suoi annali seguenti particolari: sebbene fossero stati liberati gli schiavi prima messi in catene dai padroni e la citt rigurgitasse di stranieri, e le case fossero aperte giorno e notte e vi potessero entrare senza impedimento chi lo volesse, nessuno ebbe a lamentare furti o violenze a persone, contro la tradizionale serie di disordini e crimini conseguenti alle feste, a motivo dellubriachezza che vi domina.
173

63

Il lectistenium appare come una tipica prescrizione sibillina174; per il IV secolo a.C. Livio ne attesta almeno quattro, celebrati esclusivamente in occasione di epidemie.175Lo storico sottolinea come il 339 a.C. sia stata la prima occasione in cui venne celebrato a Roma questo tipo di rituale. Il lectisternium ha un parallelo preciso con la theoxenia (da thes, dio e xnia, accoglienze ospitali) del rito greco. Il rimando va alla tipologia della feste celebrate a Delfi nelle quali si richiedeva la presenza delle divinit in qualit di ospiti 176. Per tornare allanalisi del rito del 399, al di l del problema posto dalla scelta delle divinit inserite nel lectisternium in questione, soprattutto importanti appaiono nei passi di Dionigi e Livio le descrizione delle azioni che accompagnano il rito: Livio scrive che in questa occasione, furono lasciate aperte le porte della citt e anche quelle delle case private, che ogni cosa venne messa a disposizione di tutti (abolizione della propriet privata), anche dei forestieri, e che vennero tolte le catena ai prigionieri; soprattutto, Livio scrive iurgiis ac litibus temperatum. Si intende dunque realizzare, con ogni evidenza, una situazione di 'concordia mitica', instaurata attraverso la una sospensione dellordine normale 177. Ora tutto ci potrebbe essere spiegato in riferimento agli accadimenti politici
174 175

GAGE 1955, p.168 ss. Per il 365 a.C. Livio menziona il terzo lettisternio [VII. 2. 1-4]; nel 347 a.C. il quarto [VII.

27.1-2]; Per il 326 a.C. riportato il quinto lettisternio, ma non specificato il prodigio [VIII. 25.]; Vedi NOUILHAN 1989.
176

La descrizione di una teossenia in Diod. VIII. 32. 2.; vedi BRUIT 1989. Per lidentificazione

del lectisternium con la theoxenia, cfr. OGILVIE 1965, p. 655. Secondo alcune ipotesi il rituale sarebbe giunto a Roma dalla Grecia attraverso la mediazione etrusca, tenendo conto di come gli Etruschi coltivassero in quel periodo stretti rapporti con santuario delfico, cfr. GAGE 1955, loc. cit.; DUMEZIL 1974, loc. cit.; OGILVIE 1965, p.656. Il rito sarebbe stato portato da Cere. Tuttavia Il fatto che per lanno 398 a.C. sia attestata la prima ambasciata Romana presso il santuario delfico (Liv. XV. 3) ha fatto pensare altres ad una diretta importazione del rito; vedi la discussione sullorigine dei lectisternia , riassunta in OGILVIE 1965, p.655-656. Lantecedente romano del rito e stato identificato nellantico culto di Juppiter Dapalis o Epulo nel quale venivano fatte al dio offerte di cibo - daps - accompagnate da preghiere per un buon raccolto; cfr. DUMEZIL 1974, p.193-194; OGILVIE 1965, loc.cit. Su Iuppiter Epulo, Cat. De re rust. 132; Cic. De Orat. III.73. 177 Cfr. SABBATUCCI 1988, p. 249.

64

degli anni immediatamente precedenti. Lanno prima del lectisternium, il 400 a.C., secondo Livio, in seguito ad una violenta lotta dei tribuni della plebe, per la prima volta, era stato creato un tribuno militare con potest consolare plebeo, Licinio Calvo, eletto insieme ad altri quattro colleghi, tutti patrizi; nel 399 a.C., grazie a questo precedente, era stato possibile eleggere a tale carica quattro plebei con un solo patrizio. Ora, secondo i patrizi, doveva essere stato proprio questo fatto anomalo di squilibrio ad aver provocato la pestilenza. Livio, infatti, nel descrivere i comizi per lanno 400 riporta:. [] et iam comitia tribunorum militum aderant, quorum prope maior patribusquam belli curat erat, quippe non communicatum modo cum plebe sed prope amissum cernentibus summum imperium. Itaque clarissimis viris ex composito praeparatis ad petendum quos praetereundi verecondia crederent fore, fore nihilo minus ipsi perinde ac si omnes candidati essent cuncta experientes non homines modo sed deos etiam exciebant, in religionem vertentes comitia biennio habita; priore anno intolerandam hiemem prodigiisque divinis similem coortam, proximo non prodigiam sed iam eventus: pestilentiam agris urbique inlatam haud dubia ira deum,[]; comitiis auspicato quae fierent indignum dis visum honores volgari discriminaque gentium confundi. Praeterquam maiestate petentium, religione etiam attoniti homines patricios omnes, partem magnam honoratissimum quemque, tribunos militum consulari potestate creavere []. Liv. V. 14. 1. 5.
178

a.C., cos

Di nuovo troviamo traccia, nel racconto storico, della volont patrizia di dare significato politico al presentarsi di prodigia. In questo caso il nuovamente dei tribuni militari patrizi. Per quanto riguarda le divinit invocate, possiamo supporre che fossero state
178

tentativo

sembra dare i suoi frutti, in quanto, per lanno 398 a.C., vengono eletti,

Gi erano vicini i comizi per lelezione dei tribuni militari, dei quali i patrizi si preoccupavano quasi pi che della guerra [contro Veio], poich vedevano che il supremo potere non solo era condiviso con la plebe, ma quasi perduto. Perci, pur avendo predisposto di comune accordo per la candidatura i personaggi pi illustri, tali da dar loro la certezza che si sarebbe avuto ritegno a respingerla, nondimeno essi, come se fossero tutti candidati, ricorrendo ad ogni mezzo, scomodavano non soltanto gli uomini, ma anche gli dei, dando un significato religioso ai comizi tenuti negli ultimi due anni: lanno precedente, dicevano era sopraggiunto allimprovviso un inverno intollerabile, che aveva tutto laspetto di un presagio divino; in quello successivo, non si erano pi avuti presagi, ma fatti: sulle campagne e sulle citt aveva infierito la peste, dovuta senza dubbio allira degli dei []; nei comizi poi che si dovevano tenere dopo aver preso gli auspici, era apparso indegno agli dei che si rendessero accessibili a tutti le cariche e che si abolisse ogni differenza sociale. E cos, cittadini, presi anche dal timore religioso, oltre che dal prestigio dei candidati, elessero tribuni militari con potest consolare tutti patrizi, in gran parte gi onorati da questa carica [].

65

prescelte per le loro qualit salutari e salvatrici

179

; cio per il fatto di

presentarsi come divinit 'grandi', potenti, in grado di amministrare totalmente lo statuto di salus, la salvezza relativa della quale sono garanti le entit sovraumane del politeismo. 180 Abbiamo gi visto le valenze di Apollo in questo senso. Per quanto riguarda Latona, essa era associata frequentemente al figlio nelle pratiche cultuali nel mondo greco. Leroe greco Herakles era da tempo diffuso tra le popolazioni italiche da cui era accolto come un dio 181. La sfera dinfluenza del Hercules italico comprendeva tutte le attivit pastorali, fra cui allevamento e transumanza, nonch le attivit commerciali, soprattutto quelle in collegamento col mercato del bestiame, e, in generale, tutta la sfera che coinvolge un tipo di economia diversa da quella agricola, legata ad un tipo mobile di ricchezza. Se lepidemia che aveva colpito Roma coinvolgeva anche gli animali si pu ben comprendere la scelta di onorare un dio a cui raccomandare la salute di questi ultimi e, insieme, la salvezza delle attivit economiche. Inoltre e da notare che Hercules, in virt del suo legame con i luoghi collegati alla transumanza e ai mercati, luoghi spesso scelti in virt della presenza di acque sorgive e minerali era anche venerato come dio salutare182.
179

OGILVIE 1965, p. 656. Sul tema della sotera vedi BIANCHI-VERMASEREN 1979. DUMEZIL 1974, p. 433 ss.; SABBATUCCI 1988, pp.260-261. Puntualizziamo che

180
181

lHerakles greco non un dio ma rientra nella particolare categoria degli eroi. In una acuta analisi, A. Brelich ha definito gli eroi come personaggi presenti nel mito, caratterizzati dal costante coinvolgimento con la morte, e perci ben distinti dagli di, caratterizzati invece dall immortalit. BRELICH 1958, pp. 14 ss. E bene sottolineare che, tuttavia, sul piano cultuale, la differenza fra eroi e di non sempre cos netta, in quanto la figura eroica pu sfociare in una dimensione divina. Soprattutto questo il caso di Ercole, lHros-thes per eccellenza. Cfr. CHIRASSI COLOMBO 1994b, pp. 46-47. Ercole comunque figura extraumana diffusa in tutto il Mediterraneo antico; vedi JOURDAIN-ANNEQUIN 1992. Nella fattispecie, a Roma, dove non era adottata la categoria eroica, Hercules era onorato come divinit. Sul culto di Ercole a Roma rimane fondamentale BAYET 1926; Vedi anche linterpretazione del culto di Ercole all Ara Maxima in SABBATUCCI 1975, pp. 165 203; cfr. SABBATUCCI 1992.
182

Cfr. CHIRASSI-COLOMBO 1975b, p.162. Su Ercole legato alla sfera del commercio, Cfr.

DUMEZIL 1974, loc. cit. I santuari di Ercole erano concentrati nel Foro Boario, centro

66

Lassociazione di Diana ad Hercules, ha posto alcuni problemi183. Il significato dellaccoppiata stata spiegata tramite lidentificazione della dea con Artemide che cos formerebbe la triade classica Apollo-Artemide-Latona184. Questa interpretazione tuttavia non coincide con ci che ci stato trasmesso dalle fonti, che propongono le divinit presenti nella celebrazione del lectisternium ripartite a coppie e non a triadi. Sabbatucci propone una spiegazione articolata; Diana, antica divinit italica, era celebrata a Roma alle Idi del mese di agosto. Nello stesso giorno Hercules veniva festeggiato nel suo tempio presso porta Trigemina ed il giorno prima, la vigilia delle Idi, con un sacrificio al tempio a lui dedicato presso il Circo Massimo, l Ara Massima. Le due giornate costituivano un unico complesso cultuale in cui venivano venerate entrambe le divinit; dunque, in un contesto cultuale romano, lassociazione di queste due divinit non dovrebbe essere considerata anomala 185. Anche la coppia di Mercurio-Nettuno pu essere stata inserita per inerenza con la sfera del commercio186; in particolare, vista lassociazione di Nettuno a Mercurio, per auspicare la protezione degli scambi marittimi o fluviali; questo quanto si pu dedurre viste le scarsit di notizie tramandataci sullantico dio italico Nettuno. Mercurio, identificato col greco Hermes, aveva un tempio nel circo Massimo, vicino a quello di Ercole, fondato secondo la tradizione nel 496 a.C. A lui era anche dedicata una fonte presso la porta Capena, dove si recavano i mercanti per attingere lacqua con rami di alloro, con cui si bagnavano la testa e le proprie merci identificato con Poseidone188.
187

. Di Nettuno si sa poco; che fosse un

dio collegato con lelemento acquatico dedotto dal fatto che fosse

commerciale di Roma fin dalle origini, e luogo di crocevia per diversi influssi culturali, possibile luogo atto a favorire assimilazione con divinit straniere.
183 184 185 186 187 188

Cfr. OGILVIE, 1965, loc.cit. PARKE 1992, p.233. SABBATUCCI 1988, p.264-265. Su Mercurio, vedi DUMEZIL 1974, pp. 439-440.

Ov. Fast. V. vv. 663-690. Su Nettuno, DUMEZIL 1974, pp. 393-394.

67

- 390 a.C. Expiare i templi dopo loccupazione straniera.

La seconda consultazione dei libri Sibillini registrata nel quarto secolo si riallaccia allepisodio dellincendio gallico di Roma del 390 a.C. Livio riporta come subito dopo la cacciata dei Galli, che avevano occupato il Campidoglio, ad opera di Furio Camillo, si fosse reso necessario ricorrere ai libri. [il dittatore M.Furio Camillo] Omnium primum, ut erat diligentissimus religionum cultor, quae ad deos immortales pertinebant rettulit et senatus consultum facit: fana omnia, quo dea hostis possedisset, restituerentur terminarentur expiarenturque, expiatoque eorum in libris per duumviros quareretur; []. Liv. V. 50. 5. 6. 189 Il primo atto che si rende necessario, dopo la devastazione gallica dellUrbe di ristabilire il culto degli dei. Liniziativa portata avanti da Furio Camillo, e dal senato
190

. In questa prospettiva si colloca lordine dato ai duumviri di

cercare nei libri dei riti adeguati, allo scopo di purificare i templi, contaminati per essere stati occupati dal nemico. La consultazione sibillina tuttavia solo una delle iniziative religiose predisposte per lanno. Livio scrive anche che furono celebrati i ludi Capitolini in onore di Iuppiter Optimus Maximus, che si stabilirono vincoli dospitalit con gli abitanti di Cere, poich questi avevano accolto gli oggetti sacri dei Romani e le vergini vestali191. Linvasione Gallica di Roma del 390 a.C., aldil della sua realt storica 192, sembra, dunque, essere presentata dalla narrazione storico-annalistica alla
189

[Marco Furio Camillo] rispettosissimo comera della cerimonie religiose, fece discutere tutte le proposte che riguardano gli dei immortali, e il Senato decret che tutti i templi, in quanto li aveva occupati il nemico, fossero restaurati, delimitati e purificati, e che il rito della purificazione fosse ricercato dai duumviri nei libri; [].
190

L importanza di Furio Camillo fa capo a tutta una vulgata, risalente almeno allet

augustea, atta a presentare Furio come secondo fondatore di Roma. Vedi CAVALLARO 1984 ; MOMIGLIANO 1942; cfr. SABBATUCCI, 1988, p. 249, sulla valenza di Camillo come garante della concordia in Roma.
191 192

Cfr. Liv. V. 50. 7. Vedi CORNELL 1995, pp. 313-318.

68

stregua di un evento prodigioso, per cui ricorrere alla consultazione dei libri segreti. Possiamo anche paragonare lincendio gallico del 390 con il colpo di mano di Appio Erdonio, nel famoso episodio del 461 a.C.193 Entrambi gli episodi, nel racconto storico, sono visti non come accidentali, ma investiti di un preciso significato religioso, nel senso che erano stati annunciati da determinati signa.

193

Vedi supra, p. 51.

69

- 364 a.C. I libri Sibillini e la clavifixio. La terza consultazione del quarto secolo a.C. si colloca nel 364 a.C ed particolarmente importante, in quanto la prima registrata dopo il 367 a.C., anno dell istituzione dei decemviri sacris faciundis, la nuova magistratura ampliata che sostituiva il collegio dei duumviri, nonch dellapprovazione delle leggi Liciniae-Sextiae, che con lapertura ai plebei del consolato, segnano la parificazione civile dei due ordini194.Il collegio preposto alla lettura dei Sibillini non solo aumentato nel numero dei componenti, ma risulta ora composto, per met da patrizi e per met da plebei. La parte plebea del corpo civico aveva cos sottratto ai patrizi il monopolio delle letture dei libri Sibillini ed un possibile strumento di manipolazione politica. Significativamente si tratta della prima carica religiosa di cui i plebei ottennero laccesso .Livio ci informa che nel 364 a.C venne celebrato a Roma il terzo lectisternium dalla fondazione dellUrbs, per stornare una pestilenza che gravava da due anni sulla citt. Tuttavia a nulla serv il rituale, perch Livio scrive che l epidemia non accenn a diminuire. Vennero dunque introdotti a Roma dallEtruria, i ludi scaenici
195

, per ordine dei pontefici, come ci informano Agostino e Orosio196.

Leggiamo da Livio: Et hoc anno et insequenti anno C.Sulpicio Petico C.Licinio Stolone consulibus pestilentia fuit. Eo nihil dignum memoria actum, nisi quod pacis deum exposcendae causa tertio tum post conditam urbem lectisternium fuit; et cum vis morbi nec humanis consiliis nec ope divina levaretur, victis superstitione animis ludi quoque scenici nova res bellicoso populo, nam circi modo spectaculum fuerat inter alia caelestis irae placamina instituiti dicuntur; ceterum parua quoque, ut ferme principia omnia, et ea ipsa peregrina res fuit. Liv.VII. 2. 1. 4. 197
194 195
196

Liv. VI. 42. CORNELL 1995, pp. 333-340. Sui ludi scaenici, vedi DUMEZIL 1974, p. 448.

Aug. De civ. dei II. [] nam ingravescentae pestilentia ludi scaenici auctoritate pontificum Romae primitus institute sunt []. Cfr. Oros. III. 4; 1-6. Quellanno ed il seguente, in cui furono consoli Caio Sulpicio Petico e Caio Licinio Stolone, dur la pestilenza. Nulla perci fu fatto che sia degno di ricordo, se non che, per implorare il favore degli dei, si celebr allora per la terza volta dopo la fondazione dellUrbe un lettisternio; e poich la violenza dellepidemia non diminuiva ne per umani provvedimenti ne per aiuto divino, caduti gli animi in preda alla superstizione, si dice che tra gli altri mezzi per placare lira dei celesti si istituirono anche i ludi scenici una novit per quel popolo bellicoso poich fino ad allora lunico spettacolo era stato quello del circo e del resto fu anche una
197

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Livio nel passo non specifica se il lettisternio venne approntato per un ordine sibillino, ma possiamo supporre che lo storico ritenesse implicita tale notizia, essendo i lettisterni di regola ordinati dai libri. Interessante appare il confronto, che sembra delinearsi fra potere pontificale e potere decemvirale, con ingerenza del primo, strettamente in mano patrizia, sul secondo, appena modificato con laperture ai plebei. Vediamo di analizzare anche questo episodio in rapporto al conflitto patrizioplebeo. Come scrive Livio, la pestilenza affliggeva Roma gi dallanno prima. Era infatti iniziata nel 365 a.C., anno caratterizzato da una situazione di concordia sia interna che esterna. [] L.Genucio et Q.Servilio consulibus et ab seditione et a bello quietis rebus, ne quando a metu ac periculis vacarent, pestilentia ingens orta. Liv. VII.1.7. 198 Ora, il 365 a.C. era stato il secondo anno che vedeva in carica un console plebeo, accanto ad un collega patrizio199. Ma la pestilenza, se si propone come segno di turbamento fra uomini e dei, non guasta, tuttavia, in questo caso, la situazione di concordia politica. Qui assistiamo per, per la prima volta, al fallimento della soluzione cultuale proposta dai Sibillini; la pestilenza non si placa con il lettisternio, (ma neppure con la soluzione proposta dai pontefici, lintroduzione dei ludi scaenici) anzi lanno dopo, nonostante lintroduzione dei ludi scenici, si verificano nuovi prodigi.200 Il fallimento della procuratio sibillina del 364 a.C., pu essere messo in relazione con la creazione dei decemviri sacris faciundis. Infatti lanno dopo, nel 363 a.C., con laggravarsi dellepidemia, non vengono consultati i libri Sibillini. Per stornare i prodigia si ricorre invece alla autorevolezza della tradizione, alla memoria dei seniores, i quali propongono, in base ad una lex vetusta priscis litteris verbisque scripta, il ripristino dellaffissione del clavis annalis. Livio scrive che:
novit di non grande importanza, come quasi tutte le cose allinizio, e per giunta straniera
198

Sotto il consolato di Lucio Genucio e Quinto Servilio, quando n sedizioni n guerre turbavano la pace, perch non si fosse mai liberi dalla paura e dai pericoli, scoppi una violenta pestilenza.
199 200

Il primo nel 366 a.C., Lucio Sestio; Liv. VII. 1.1. Liv. VII. 3.

71

Itaque Genucio L. Aemilio Mamerco iterum consulibus, cum piaculorum magis conquisitio animos quam corpora morbi adficerent, repetitum ex seniorum memoria dicitur pestilentiam quondam clavo ab dictatore fixo sedatam. Ea religione adductus senatus dictatorem clavi figendi causa dici iussit; dictus L. Manlius Imperiosus []. Lex vetusta est, priscis litteris verbisque scripta, ut qui praetor maximus sit idibus Septembribus clavum pangat; fixa fuit dextro lateri aedis Iovis optimi maximi, ex qua parte Minervae templum est. Eum clavum, quia rarae per ea tempora litterae erant, notam numeri annorum fuisse ferunt eoque Minervae templo dicatam legem quia numerus Minervae inventum sit. Volsiniis quoque clavos indices numeri annorum fixos in templo Nortiae, Etruscae deae, comparere diligens talium monumentorum auctor Cincius adfirmat. M.Horatius consul ex lege templum Iovis optimi maximi dedicavit anno post reges exactos; a consulibus postea ad dictatores, quia maius imperium erat, sollemne clavi figendi translatum est. Intermissio deinde more digna etiam per se visa res propter quam dictatur crearetur. Liv. VII. 3. 3-8.201 Molto stato detto sullorigine di questa usanza. In particolare, M. Sordi ha messo in evidenza, come il rito di antichissima origine doveva significare per i romani il pegno dellassistenza divina assicurata a Roma dallalleanza con le divinit reggitrici della citt; come scrive Livio latto cultuale era effettuato pacis deum exposcendae causa.202 Qui importa tuttavia soprattutto sottolineare che lazione del senato provocata dalla superstitio; Il termine indica un culto superfluo non necessario ed era usato in antitesi alla stessa religio, che invece era il giusto modo di operare col divino; la superstitio era un culto esagerato, un timor inanis deorum.203 Un atto dettato dalla superstitio e non dalla religio - sta dunque
201

Mentre erano consoli Cneo Genucio, e per la seconda volta, L. Emilio Mamerco, poich la ricerca di rimedi espiatori affliggeva gli animi pi di quanto i corpi fossero afflitti dal male, si dice che i pi anziani avessero ricordato come una volta una pestilenza era stata arrestata grazie alla fissione del chiodo, compiuta dal dittatore. Spinto da tale superstizione il senato ordin che si eleggesse un dittatore per la fissione del chiodo; fu eletto Lucio Manlio Imperioso []. E antica legge, scritta in lettere e parole arcaiche che il supremo magistrato alle idi di settembre conficchi il chiodo; essa venne affissa sul lato destro del tempio di Giove Ottimo Massimo, dalla parte dove si trova la cappella di Minerva. Dicono che questo chiodo, poich rari erano in quell epoca gli scritti, fosse il segno indicativo del numero degli anni, e che la legge fosse consacrata alla cappella di Minerva, perch invenzione di Minerva il numero. Anche a Volsini, secondo quanto afferma Cincio, relatore scrupoloso di tali documenti, si possono vedere, piantati nel tempio di Norzia, divinit etrusca, i chiodi indicativi il numero degli anni. Il console Marco Orazio dedic il tempio a Giove Ottimo Massimo secondo il disposto di quella legge un anno dopo la cacciata dei re; la cerimonia della fissione del chiodo passo poi dai consoli ai dittatori, perch maggiore era la loro autorit. Tralasciata in seguito tale usanza, listituzione parve meritare, anche di per s, la nomina di un dittatore.
202 203

SORDI 1985, p. 147 ss.; cfr. MONTANARI, 1990, p. 84-85. Cic. Part. Or. II. 6. Cfr. Isid. Or. VIII. 3. 6.: Superstitio dicta eo quod sit superflua aut

superinstituta observatio. Sul concetto di superstitio, vedi CALDERONE 1972; BELARDI

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dietro ad un atto cultuale che ha come soluzione la nomina di un dittatore.204 Alla dittatura i Romani facevano ricorso in situazioni di emergenza, per sedare una rivolta o per affrontare pericoli esterni e governare lo Stato in situazioni di difficolt; era una carica straordinaria con cui la civitas rinunciava temporaneamente alle normali cariche repubblicane e dunque alla sua peculiarit, per far fronte ad una situazione di caos. Come ha scritto J.Maurin, listituzione della dittatura comportava, con la temporanea soppressione delle cariche repubblicane, una sorta di necessario esorcismo della citt su se stessa.205 La dittatura era una carica saldamente in mani patrizie, per cui ci troviamo davanti ad un nuovo uso politico dei prodigi da parte dei patrizi. La clavifissione di questanno, dunque, va a mettersi in concomitanza con il malcontento patrizio in seguito alle leggi Liciniae-Sextiae, che avevano reso possibile laccesso al consolato ai plebei. Come nota E.Montanari spesso la circostanza oggetto di espiazione non legata soltanto ad una pestilenza, ma anche ad una grava perturbazione dellordine socialeLivio, (VIII. 18; 1) quando cita il secondo episodio di clavifissione piacolare osserva che si trovava memoria negli annali (memoria ex annalibus repetita) che un dictator avesse infisso col chiodo in occasione di seccessionis plebis e che le mentes homimum, alienatae dalla discordia, sarebbero tornate compotes sui grazie ad un tale piaculum.206 Siamo dunque arrivati al punto in cui i plebei rompono il monopolio patrizio della lettura della raccolta divinatoria, ma questa conquista non si traduce ancora in uneffettiva operativit del collegio misto; la clavifixio, cerimonia vetusta, interrompe infatti il ricorso ai Sibillini.

1976; ROCCA 1988.


204

Il dittatore durava in carica fino a quando non avesse svolto i compiti per i quali era stato Vedi MAURIN 1982. Vedi MONTANARI 1990, p. 91.

nominato, e comunque non pi di sei mesi (cfr. Liv. III.29.7; IX.34.12; XXIII.23.1).
205 206

73

- 362 a.C. Il martirio per leterna salvezza della patria. Per il 362 a.C. abbiamo una consultazione dei Sibillini testimoniata da Dionigi. Il prodigium costituito da una voragine che si apre nel foro per parecchi giorni. La consultazione dei Sibillini rivela un oracolo secondo cui la terra si sarebbe richiusa e avrebbe dato grande abbondanza di ogni tipo di beni, per il tempo a venire, eis ton loipon chronon, se la terra stessa avesse rivevuto i doni pi consoni al popolo romano. Riportiamo il testo di Dionigi: , . . . , . , . . , . Dion. Hal. XIV. 11. 1-5.207
207

Accade a Roma tra molti altri prodigi divini anche questo, che fu il maggiore: nel mezzo del foro si apr una voragine di profondit insondabile, che permase per parecchi giorni. Per decreto del senato gli adetti ai libri Sibillini li consultarono e riferirono che la terra si sarebbe richiusa e avrebbe da allora in poi dato grande abbondanza di frutti di ogni genere, se prima avesse ricevuto i doni pi degni del popolo romano. Dopo questo annuncio, ciascuno portava alla voragine le primizie che riteneva abbisognassero alla patria, non solo di frutti ma anche di denaro. Ma M.Curzio, annoverato tra i primi giovani della citt a motivo della sua saggezza e valore militare, chiese di essere ammesso in senato e qui disse che il bene pi bello e necessario per Roma era il valore dei suoi uomini. Se la terra avesse ricevuto una primizia anche di questo e colui che fosse cos sacrificato per la patria fosse un volontario, la terra avrebbe prodotto molti uomini valorosi. Ci detto, e comunicato che non avrebbe ceduto questo privilegio a nessun altro, indosso le armi e mont sul cavallo da combattimento. Alla

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Leggiamo che Marco Curzio, fra i giovani della citt il pi distinto per valore militare e saggezza, offre quella che a suo parere laparch, la primizia di Roma, il valore dei suoi uomini. Come volontario, offre cos la sua vita, affinch la terra produca in abbondanza altrettanti giovani valorosi. Salito a cavallo, si getta nella voragine e sopra di lui vengono lanciate offerte di ogni tipo; la terra si richiude. Lepisodio riportato anche da Livio, il quale omette per il ricorso ai Sibillini, ma sottolinea, invece, il valore fondante del martirio di Marco Curzio come sigillo dell'eternit di Roma. Eodem anno [Q.Servilio Ahala L.Genucio consulibus], sev motu terrae sev qua vi alia, forum medium ferme specu vasto conlapsum in immensam alitudinem dicitur; neque eam voraginem coniectu terrae, cum pro se quisque gereret, expleri potuisse, priusquam deum monitu quaeri coeptum quo pluimum populus Romanus posset; id enim illi loco dicandum vates canebant, si rem publicam Romanam perpetuam esse vellent. Tum M.Curtium, iuvenem bello egregium, castigasse ferunt dubitantes an ullum magis Romanum bonum quam arma virtusque esset; silentio facto templa deorum immortalium, quae foro imminent, Capitoliumque intuentem et manus nunc in caelum, nunc in patentes terrae hiatus ad deos manes porrigentem, se devovisse; equo deinde quam poterat maxime exornato insidentem, armatum se in specum immisisse; donaque ac fruges super eum a moltitudine virorum ac mulierum congestas lacumque Curtium non ab antiquo illo T.Tati milite Curio Mettio sed ab hoc appellatum. Liv. VII. 6. 1-6.208.
presenza del popolo accorso allo spettacolo, scongiur prima di tutto gli dei di mantenere quanto era stato promesso dagli oracoli e di concedere a Roma molti altri uomini simili a lui. Poi allento le redini al cavallo, gli diede di sprone e si precipit nella voragine. Dopo di lui furono gettati nellabisso molte vittime e frutti della terra e denaro e vesti e primizie di ogni arte, a spese pubbliche. E subito la terra si richiuse. In quello stesso anno [in cui furono consoli Quinto Servilio Aala e Lucio Genucio], in seguito ad un terremoto o a qualche altro cataclisma, si dice che sapr nel Foro, quasi nella parte centrale un vasto e profondissimo baratro e che non si riusc a riempire quella voragine per quanta terra vi si gettasse, portandone ognuno in proporzione alle proprie forze, prima che si fosse cominciato per avvertimento degli dei a cercare quale fosse il principale della potenza del popolo romano: predicevano infatti gli indovini (vates) chesso doveva essere consacrato a quel luogo se si voleva che la Repubblica romana durasse in eterno (perpetuam esse vellent) Allora, a quanto raccontano; Marco Curzio, giovane prode in guerra, rimprover coloro i quali si chiedevano se potesse esservi per i Romani qualche bene pi grande delle armi e del valore, e, imposto silenzio, volgendo lo sguardo ai templi degli dei immortali, che dominano il Foro, e al Campidoglio, e tendendo le mani ora al cielo, ora alla spaccatura che si apriva nella terra, si vot agli dei Mani; montando quindi in armi un cavallo il pi possibile bardato, si lancio nel baratro; doni votivi e biade furono versate sopra di lui dalla folla degli uomini e delle donne , e il lago Curzio avrebbe preso il nome non da quellantico Curzio Mezzio, soldato di Tito Tazio, ma da questo. Varrone invece ascrive il responso agli aruspici: In foro Lacum Curtium a Curio dictum constat, et de eo triceps istoria; nam et Procilius non idem prodidit quod Piso, nec quod is Cornelius secutus. A Procilio relatum in eo loco defisse terram et id ex S.C. ad haruspices relatum esse; responsum deum Manlium postilione postulare, id est civem fortissimum eo
208

75

Nel passo di Livio, il sacrificio risponde alle profezie cantate dai vati che indicano il modo per garantire leternit dellUrbs: Si rem publicam romanam perpetuam esse vellent. Il tema della aeternitas della durata nel tempo di Roma, che emerge nella sua importanza, come vedremo, soprattutto a partire dal I a.C., si profilerebbe cos gi nella met del quarto secolo a. C. Risulta anche interessante il richiamo alla produzione diretta di uomini dalla terra/ patria 209. significativo che il sacrificio di Marco Curzio nellinterpretazione di Livio sposti decisamente lattenzione dalla produzione di uomini valorosi alla durata nel tempo, anzi alla perpetuitas di Roma. La soluzione proposta straordinaria. Si pu far rientrare come motivo fondante nella casistica speciale della devotio, particolare atto rituale tramite cui il capo militare poteva offrire se stesso ed i nemici agli dei inferi in cambio della vittoria
210

; la devotio formalizza, per cos dire, e autorizza

comportamenti di oblazione, che richiamano per certi versi al modello del martirio. Come la devotio, anche latto di Mettio Curzio pu essere considerato come rivolto agli dei inferi prevedevano sacrifici sotterranei.
211

. Altres pu essere paragonato

allepisodio del 504 a.C. e agli stessi rituali dei ludi Saeculares, che

demitti. Tum quondam Curtium virum fortem armatum ascendesse in equum et a Concordia versum cum equo eo precipitatum; eo facto locum cosse atque eius corpus divinitus humass ac reliquisse genti suae monumentum. Varr. L.L. V. 148.
209

Il riferimento va al mito dellautoctonia ateniese che domina il simbolico politico della polis

nel V seolo a.C. Vedi in proposito LORAUX 1984.


210

Famose le devotiones dei Decii; Publio Decio Mure il nome di tre comandanti romani che

offrirono la loro vita in voto per la salvezza di Roma. Il primo, fu console nel 340 a.C., sconfisse i Latini alle falde del Vesuvio (Liv. VIII. 9. 2). Il secondo, figlio del precedente, fu console pi volte, nonch fra i primi plebei cooptati alla dignit di pontifex. Mor nel 295 a. C., sbaragliando la coalizione di Galli, Sanniti ed Etruschi, nella celebre battaglia di Sentinum (Liv. X. 28). Il terzo, nonostante la devotio, venne sconfitto da Pirro, presso Ausculum, nella guerra conto Taranto; (Plut. Pyrrh.XXI; D:H: XX: 1). Vedi Mnzer, RE, IV.2., 1901, s.v.Decius 15, coll. 2279-2286. 211 Cfr. FRASCHETTI 1981, p. 74 75.

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348 a.C. Una pace troppo duratura. Nel 348 a.C. a Roma regna una situazione ottimale di otium, caratterizzata da pax esterna e concordiam ordini. Questo stato viene interrotto da una pestilenza. Il senato dunque autorizza il ricorso ai Sibillini, che come soluzione propongono la celebrazione di un lettisternio. Cos riporta Livio: []Exercitibus dimissis, cum et foris pax et domi concordia ordinum otium esset, ne nimis laetae res essent, pestilentia civitatem adorta coegit senatum imperare decemviris ut Libros Sibyllinos inspicerent; eorumque monitu lectisternium fuit []. Liv. VII. 27. 1. 212 Una notizia di Censorino ci autorizza a mettere la consultazione del 348 a.C. in relazione con i ludi Saeculares; Censorino, riporta, infatti, la celebrazione dei secondi ludi in questa data. 213 Il Piganiol, in particolare, ha proposto che il lettisternio in realt possa corrispondere ad una celebrazione di ludi Saeculares, per cui Livio avrebbe identificato i giochi con questo tipo di rituale
214

. Ovviamente, questa ipotesi

non pu trovare conferma: ricordiamo comunque che Il lettisternio appare come mezzo per rendere simbolicamente vicini, presenti, epifanici gli dei, e dunque ricreare il tempo mitico delle origini, in una prospettiva che riporta la dimensione temporale ai suoi inizi, e dunque rendendo possibile il rinnovamento; una finalit analoga a quella dei ludi Saeculares.

212

Gli eserciti furono congedati: fuori di Roma regnava la pace e allinterno della citt tacevano i contrasti sociali. Ma quasi ad impedire che la situazione fosse del tutto tranquilla, scoppi una pestilenza che costrinse il senato a far consultare ai decemviri i libri Sibillini: su loro ammonimento si tenne un lettisternio.
213

Cens. De die nat. XVII. 10. Censorino riporta essenzialmente due cronologie parallele,

entrambi risultato di complesse operazioni normative, in particolare di epoca tardo repubblicana e augustea. L intervento augusteo, perfettamente riconoscibile, propone una griglia che prevede saecula di 110 anni : si tratta di una risistemazione artificiale, rispondente a precise esigenze, che innovava profondamente la struttura tradizionale, la quale, come dimostra lanalisi degli autori precedenti, prevedeva invece la celebrazione dei ludi ogni 100 anni. Cfr. COARELLI 1997, pp.100-104.
214

PIGANIOL 1936, pp. 220-222.

77

- 344 a.C. Laedes di Iuno Moneta e una opportuna pioggia di pietre. Nel 344 a.C. abbiamo la quinta consultazione sibillina per il quarto secolo. Nellanno si sarebbe resa necessaria una consultazione dei libri Sibillini per espiare una pioggia di pietre e limprovvisa comparsa delle tenebre verificatasi subito dopo la consacrazione del tempio a Iuno Moneta. Il testo di Livio dice: Anno postquam vota erat Aedes Monetae dedicatur C. Marcio Rutulo tertium T.Manlio Torquato iterum consulibus. Prodigium extemplo dedicationem secutum, simile vetusto montis Albani prodigio; namque et lapidibus pluit et nox interdiu visa intendi; librisque inspectis cum plena religione civitas esset, senati placuit dictatorem feriarum costituendarum causa dici. Dictus P. Valerius Publicola; magister equitum ei Q.Fabius Ambustus datus est. Non tribus tantum supplicatum ire placuit sed finitimos etiam populos, ordoque iis, quo quisque die supplicarent, statutus. Liv. VII. 28. 6-8.215 Levento prodigale connesso esplicitamente alla dedicatio del tempio della dea216, che era stato votato lanno prima da Marco Furio Camillo, durante la guerra contro gli Aurunci pro amplitudine populi romani, per lampliamento del popolo romano.217 La guerra contro gli Aurunci era cominciata a causa di un saccheggio effettuato da questi ultimi, che i Romani credevano organizzato dai Latini a loro danno.218 I rapporti con questi ultimi si erano guastati gi nel 346 a.C., anno in cui alcuni delegati da Anzio avevano istigato ad una rivolta le citt latine alleate di Roma
219

. Giunone (Iuno) era una divinit diffusa in

tutta lItalia centrale: luso politico-religioso della dea ben noto, come
215

Il tempio di Moneta fu consacrato lanno dopo che era stato offerto in voto, essendo consoli Caio Marcio Rutulo per la terza volta e Tito Manlio Torquato per la seconda. La consacrazione fu immediatamente seguita da un prodigio, simile a quello anticamente accaduto sul monte Albano; infatti cadde una pioggia di pietre e parve che durante il giorno calasse la notte: e dopo che si furono consultati i libri, essendo la citt in una atmosfera di fervore religioso, (cum plena religione civitas esset) il Senato decise che si nominasse un dittatore per stabilire delle ferie. Fu nominato Publio Valerio Publicola: come maestro della cavalleria gli venne dato Quinto Fabio Ambusto. Si decise che a celebrare le supplicazioni andassero non soltanto le trib, ma anche i popoli confinanti, e si stabil per loro un ordine di successione, fissando il giorno in cui ognuno doveva celebrarle.
216

Dopo e non durante la cerimonia, cosa che ne avrebbe inficiato lefficacia (Cfr. Cic. De Div.

I. 55). Liv. VII. 28; 4-7. Liv. VII. 28. 1-6. Per gli avvenimenti in questione, vedi CORNELL 1995, p.325. 219 Liv. VII. 27. 5-9.
218

217

78

vedremo, per il periodo delle guerre Puniche quando il culto di Iuno venne utilizzato soprattutto con lo scopo di rinsaldare i rapporti con gli alleati latini e le citt italiche. Un simile utilizzo pu essere ipotizzato anche per la met del IV secolo a.C.; la dedica di un tempio a Iuno andrebbe cos vista nellambito di una politica di alleanze con le citt centro-italiche. La relazione del prodigium con il problema dei rapporti con i popoli vicini accennato nello stesso testo di Livio, dove il fenomeno della pioggia di pietre e dellimprovvisa oscurit paragonato a quello accaduto anticamente sul monte Albano220, sede dello Iuppiter Latiaris, centro religioso e punto di incontro per le comunit appartenenti alla Lega Latina. In virt del collegamento col prodigium del monte Albano, possiamo dire che alla pioggia di pietre del 344 a.C. viene attribuita la valenza di segnalare una crisi nei rapporti con i popoli confinanti. La soluzione dei Sibillini riportata da Livio conferma linterpretazione: i libri prescrivono supplicationes a cui vengono invitati a partecipare non solo i cittadini romani, ma tutti i popoli vicini, secondo turni precisi. Notiamo che questa la prima volta che popolazioni non romane vengono coinvolte nellespiazione di un prodigio avvenuto allinterno della citt. Roma sceglier nel III secolo a.C. unaltra modalit per coinvolgere le popolazioni italiche nel culto; come vedremo sar lUrbs stessa che si prender carico di espiare i prodigi avvenuti nelle citt confederate, affermando cos per s un ruolo di centro religioso e insieme politico.

220

Per lepisodio vedi Liv. I. 31. 1-4.

79

- 362 a.C. Il quinto lettisternio: labitudine di invitare a pranzo gli dei. Passiamo ad analizzare la sesta consultazione del quarto secolo a.C. Secondo Livio, nel 326 a.C., venne fatto il quinto lettisternio. Eodem anno [326 a.C.] lectisternium Romae quinto post conditam Urbem iisdemquibusante placandis habitumest deis. Liv.VIII. 25.1.221 Il 326 a.C, si presenta come un anno tranquillo nella narrazione liviana. Livio non collega il piaculum ad un specifico evento prodigiale, sappiamo solo che il rito si tenne placandis habitumest deis. Non sappiamo per quali siano questi di, la cui identit Livio sembra dare per scontata. Da questa data in poi, lo storico non specificher pi il numero di successione dei lectisternia; forse questo dato da considerarsi come un segnale del fatto che nel III secolo la cerimonia fosse ormai considerata prassi normale e consolidata come rito espiatorio ordinario. Per il quarto secolo a.C., dunque, la situazione delle consultazioni sibilline risulta essere piuttosto complicata. In particolare difficile valutare le consultazioni del 348 e 344 a.C. La loro realt storica collegata forse alla celebrazione dei ludi Saeculares. Ricordiamo che i ludi Saeculares sembrano sottendere lidea di un tempo che deve essere periodicamente rinnovato: anche le celebrazioni dei lectisternia che abbiamo esaminato, potrebbero implicare la stessa idea, poich sono numerati. A tal proposito interessante constatare che quando il lectisternium del 364 a.C. fallisce, si ricorre alla clavifissione, un rito superstizioso che pu essere visto come espiatorio (con la fissione del chiodo, i mali dellanno passato vengono fissati, fermati allanno precedente) ma che comunque assolve anche una funzione calendariale. Puntualizziamo, dunque, come i Sibillini vengano coinvolti sempre di pi nella produzione di comportamenti rituali che marcano il modo di essere di Roma rispetto alla sua dimensione temporale.
Nello stesso anno [326 a.C.] fu tenuto il quinto lettisternio dalla fondazione di Roma e sempre per placare gli stessi dei.
221

80

CONSULTAZIONI E SOLUZIONI SIBILLINE NEL III SECOLO A.C.

Un secolo cruciale. Il ricorso alla consultazione dei libri segna in modo massiccio larticolazione delle scelte di strategia politico-culturale durante tutto il III secolo, periodo durante il quale, Roma, divenendo potenza marittima, si afferma come realt egemone di tutto il Mediterraneo antico. In particolare, in virt del contatto con nuove culture, vengono inseriti nel pantheon romano molte divint straniere. L introduzione di queste divinit, spesso avviene come risposta a prodigia sentiti come particolarmente gravi, per cui era spesso lautorit dei libri Sibillini a sancirne lentrata in Roma. Passiamo ad analizzare le consultazioni sibilline del terzo secolo.

- 295 a.C. Vittorie e fulmini. Il primo ricorso ai libri Sibillini registrato per il 295 a.C. Livio, riportando lepisodio, presenta lanno come fortunato, felix, dal punto di vista militare. Ma come avvenuto nel 348 a.C., la troppa felicitas provoca segnali evidenti di crisi. Felix annus bellicis rebus, pestilentia gravis prodigiisque sollicitus; nam et terram multifariam pluvisse et in exercitu Ap.Claudi plerosque fulminibus ictos nuntiatum est; librique ob haec aditi. Liv. X.31.8.222 Vediamo che non viene specificato il tipo di piaculum suggerito dai libri.223 Le
222

Fu quello un anno di grandi fortune militari, ma anche di grandi apprensioni a causa di una pestilenza e di alcuni prodigi. Infatti gir la voce che in molti luoghi era piovuta terra e che parecchi soldati dellesercito di Appio Claudio erano stati colpiti da fulmini. Per queste cose furono consultati i libri.
223

Nello stesso anno il console Fabio Gurgite fece costruire un tempio a Venus Obsequens

(Liv. X. 31). Ci ha fatto ritenere che lintroduzione di questultima fosse dovuta ad unindicazione sibillina; tuttavia, Livio non collega questi fatti e, anzi, dice che i libri furono consultati a causa della pestilenza e dei fulmini, mentre il tempio, sempre secondo Livio, venne costruito grazie al ricavato di unammenda pecuniaria imposta ad alcune matrone

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piogge di terra o di pietre, fenomeni della cosidetta meteorologia ominale, saranno prodigia frequenti nel secondo secolo a.C. Nel passo soprattutto interessante laccenno alle diverse localit (multifariam), in cui sarebbero occorsi i prodigia. Questi luoghi, non specificati, potrebbero riferirsi a citt in relazione con Roma in rapporto di sudditanza o alleanza. Lepisodio, andrebbe quindi ad essere il primo esempio di una pratica ampiamente attuata nel III e II secolo, per cui Roma, prendendosi a carico dellespiazione dei prodigia e dei monstra occorsi nelle sue citt alleate o in rapporto di sudditanza, intendeva proporsi come centro religioso oltre che politico-amministrativo. Tale pratica va inserita nellambito di una strategia federativa che puntava ad estendere il patronato della citt sui centri vicini
224

; lepisodio del 295 a.C. pu essere visto come segnale

dello sviluppo della politica attuata nel secolo precedente a partire dal 344 a.C. quando le popolazioni vicine erano state invitate a recarsi a Roma, per espiare un prodigio occorso nell citt stessa. Ora, si crea una situazione, per cos dire, rovesciata in cui Roma che si occupa dellespiazione dei prodigia delle citt vicine. Per quanto riguarda il prodigium dei fulmini, che coinvolge direttamente lesercito di Appio Claudio, ci si pu ricollegare alle concomitanti vicende militari. Il propretore Appio Claudio figura tra i generali della res publica combattenti nella famosa Battaglia delle Nazioni che vide la vittoria romana sulla coalizione formata da Sanniti, Etruschi, Galli ed Umbri, presso la citt umbra di Sentino
225

. Lesercito romano, vedeva schierato i migliori generali

della res pubblica, fra cui appunto il propretore Appio Claudio. Nella lunga narrazione, ricca di particolari, che Livio fa della battaglia, non sono menzionati particolari prodigia a danno dei soldati di questultimo. 226 Perci, il prodigium dei fulmini va ascritto ad un altro momento. Sappiamo che dopo la battaglia decisiva Appio Claudio guid lesercito ad affrontare una nuova offensiva sannita (Liv. X. 31). E a questo contesto che pu forse riferirsi il passo in questione.
resesi colpevoli di adulterio.
224 225

MC BAIN 1982, pp. 24 ss. Liv. X. 27-30. Vedi CORNELL 1995, p.359-363; POLI 1998.

82

Si pu ipotizzare che la notizia riguardante la caduta di fulmini sullesercito di Appio Claudio fosse stata utilizzata per screditare loperato del propretore. Lazione politica innovatrice di Appio Claudio era stata infatti molto contestata. Durante la sua censura del 312 a.C., si era avvalso della nuova facolt, attribuita ai censori dalla lex Ovinia, che permetteva di integrare la lista dei senatori annettendovi figli di liberti. Inoltre aveva anche esteso i pieni diritti politici ai cittadini dei ceti inferiori, distribuendoli in tutte le 31 trib territoriali, anzich nelle quattro urbane dove erano concentrati
227

. Tali riforme erano

state fortemente osteggiate dallaristocrazia conservatrice, tanto da venire abolite, nel 304, dal censore Quinto Fabio, il console proprio nel 295 a.C. 228 E dunque probabile che la smilza notizia di Livio sulla consultazione sibillina per lanno in questione, sia il segnale di una rivalit politica fra questi due personaggi, esponenti di spicco di due orientamenti politici opposti nellambito della nobilitas, la nuova classe dirigente composta da patrizi e plebei, sorta dopo la piena acquisizione dei diritti civili di questi ultimi, ottenuta con l'approvazione delle leggi Liciniae-Sextiae229.
226

E interessante notare come lelemento divino, nel racconto di Livio, venga presentato

come decisivo per la vittoria romana. In primo luogo, in questo episodio si colloca la devotio di Decio Mure (Liv. X. 28. 29), atto che ribalta le sorti della battaglia a favore di Roma. Un altro dato interesante il presagio della vittoria, dato dall apparizione di una cerva e di un lupo, avvistati dagli uomini schierati prima della battaglia. Tale apparizione costituisce un signum; anche interessante constatare come linterpretazione favorevole di questo fatto ominoso sia rivelata dalla voce di un anonimo soldato (Liv. X. 27).
227

Su Appio Claudio e la sua politica, vedi GARZETTI 1947, p. 175-224; STAVELEY 1959, p.

410-433, CORNELL 1995, p. 373 377.


228

Liv. X; 22.-24. I Fabii e i Claudii portavano entrambi avanti una linea bellicista ed

espansionista, ma con due indirizzi opposti. I Claudi erano volti verso un politica di apertura verso le classi inferiori vedi lesempio di Appio Claudio, che durante la sua censura volle estendere i diritti politici anche ai liberti e verso le relazioni con il mondo Mediterraneo, nellambito di un progetto di espansione verso il sud ed i paesi extraitalici. I Claudi in questa prospettiva avevano interesse a privilegiare il ceto mercantile ed affaristico, che con la fine delle guerre puniche ed il crollo della potenza cartaginese sar in piena espansione. I Fabii, invece, erano propensi a indirizzare e rafforzare lespansione verso lItalia centrale e settentrionale e ad appoggiare i piccoli proprietari terrieri. Vedi CASSOLA 1962, pp. 31-36; p. 194 e p. 213
229

Sul sorgere della nobilitas, vedi CASSOLA 1988, p.470 ss. CORNELL 1995, pp.340-344.

83

La crisi politica, evidenziata dai prodigia e dalla richiesta di consultazione dei Sibillini, non registra comunque il remedium suggerito.

- 293 a.C. Come sanare un laetus annus: lintroduzione del dio guaritore Asklepios /Aesculapius.

La seconda consultazione sibillina del III secolo 293 a.C. segna lintroduzione del dio Asklepios/Aesculapius in Roma. Ancora una volta, un grande malus, una pestilenza, turba un anno per molti altri aspetti felice, laetus. I libri Sibillini, consultati dai decemviri, indicano, come unica soluzione, quella di portare il dio medico, dalla sua famosa sede di Roma. Multis rebus laetus annus vix ad solacium unius mali, pestilentiae urentis simul Urbem atque agros, suffecit; portentoque iam similis clades erat, et libri aditi quinam finis aut quod remedium eius mali ab dis daretur. Inventum in libris Aesculapium ab Epidauro Romam arcessendum; neque eo anno, quia bello occupati consules erant, quicquam de ea re actum praeterquam quod unum diem Aesculapio supplicatio abita est. Liv. X. 47. 6. 230 Nel 292 a.C., viene dunque inviata una delegazione ad Epidauro. Cos leggiamo in un passo di Livio: Cum pestilentia civitas laboraret, missi legati, ut Aesculapi signum Romanam ab Epidauro transferrent, anguem, qui se in navem eorum contulerat, in quo ipsum numen esse constabat, deportaverunt; eoque in insulam Tiberis Epidauro, in Argolide, a

230

La felicit che quellanno aveva procurato in tanti suoi eventi, serv appenna a compensare un unico disastro: una pestilenza che devast contemporaneamente la citt e le campagne. Quella pestilenza sembr ben presto il frutto di un disegno soprannaturale e furono dunque consultati i libri Sibillini per sapere come sarebbe terminata quella sciagura e se esisteva un rimedio che gli dei potessero concedere. Nei libri fu trovato che bisognava portare da Epidauro a Roma il simulacro di Esculapio. Per quellanno comunque non se ne fece nulla perch i consoli erano interamente assorbiti dagli impegni militari; ci si limit a tenere una giornata di pubbliche supplicazioni ad Esculapio. Cfr. Ago. Civ.dei III. 17; Oros. III. 22. 5; Ovid. Metam. XV. 622 ff.; Plin. N.H. XXIX. 22; Plut. Q.R. 94.

84

egresso eodem loco aedis Aesculapio constituta est. Liv. Per. XI. 231 Lepisodio un importante esempio della regolazione che il collegio dei decemviri effettuava sui culti stranieri che venivano inseriti nellorganizzazione del simbolico romano. Lintroduzione di nuovi culti non deve essere intesa come strumento di corruzione di una 'ideale' omogeneit religiosa: come tutti i politeismi, quello romano era funzionalmente predisposto ad accogliere nuovi apporti cultuali, adattandoli ai propri bisogni e ridefinendone i contorni per integrarli alla propria cultura. Roma in particolare utilizzava lintegrazione di nuove realt religiose come mezzo per espandere la propria influenza; tale meccanismo pu essere paragonato, sul piano politico alla concessione del diritto di cittadinanza232. Lepisodio mette ben in luce questo aspetto del funzionamento della poilitica religiosa romana. Sfruttando loccasione di un determinato prodigio, evento che segnala una disarmonia con lextraumano, lo stato romano ridefinisce il rapporto della res publica con gli dei, riorganizzando la sua visione del mondo sul piano religioso. Lautorit su cui si basa questa ridefinizione appunto quella costituita dai libri Sibillini e dalla magistratura ad essi preposta Cos nel 293 a.C., quando la citt ritenne opportuno ridefinirsi rispetto al problema vasto della salus (concetto complesso che travalica di molto il quadro igenico), si rivolse al pi importante santuario iatromantico specializzato in materia: quello di Esculapio a Epidauro 233. Riguardo alla modalit di trasferimento del dio, possiamo riferirci ad un lungo passo di Valerio Massimo: [] triennio continuo vexata pestilentia civitas nostra, cum finem tanti et tam diutini mali neque divina misericordia neque humano auxilio inponi videret,
231

[]Poich la citt era in difficolt a causa di una pestilenza, furono mandati degli ambasciatori perch trasferissero il simulacro di Esculapio da Epidauro a Roma; essi riportarono un serpente che si era introdotto nella loro nave e nel quale tutti pensavano che fosse presente il dio stesso. Siccome quel serpente sbarc nellisola Tiberina, in quel luogo fu eretto un tempio ad Esculapio.
232

Questo paragone in NORTH 1974, p.11. Per tutto quanto detto finora cfr. SCHEID 1998, p.

108-109 233 Per lepisodio cfr. GAGE 1955, pp. 151-154; SCHEID 1998, pp.110.

85

cura sacerdotum inspectis Sibyllinis libris animadvertit non aliter pristinam recuperari salubritatem posse quam si ab Epidauro Aesculapius esset accersitus. Itaque eo legatis missis unicam fatalis remedii opem auctoritate sua, quae iam in terris erat amplissima , impetraturam se credidit. Neque eam opinio decepit: pari namque studio petitum ac promissus est praesidium e vestigioque Epidauri Romanarum legatos in templum Aesculapii, quod ab eorum Urbe V passuum distat, perductos ut quidquid inde salubre patriae laturos se existimassent pro suo iure sumerent benignissime invitaverunt. Quorum tam promptam indulgentiam numen ipsius dei subsecutum verba mortalium caelesti obsequio conprobavit: si quidem is anguis, qui Epidauri raro, sed numquam sine magno ipsorum bono visum in modum Aesculapii venerati fuerant, per Urbis celeberrimas partes mitibus oculis et leni tractu labi coepit triduoque inter religiosam omnium admirationem conspectus haud dubiam prae se adpetitae clarioris sedis alacritatem ferens ad triremem Romanam perrexit paventibusque inusitato spectaculo nautis eo conscendit, ubi Q.Ogulni legati tabernaculum erat, inque multlipicem orbem per summam quietem est convolutus. Tum legati perinde atque exoptatae rei conpotes expleta gratiarum catione cultuque anguis a peritis excepto laeti inde solverunt, ac prosperam emensi navigationem postquam Antium appulerunt, anguis, qui ubique in navigio remanserat, prolapsus in vestibolo aedis Aesculapii murto frequentibus ramis diffusae superimminentem excelsae altitudinis palmam circumdedit perque tres dies, positis quibus vesci solebat, non sine magno metu legatorum ne inde in triremem reverti nollet, Antiensis templi hospitio usus, urbi se nostrae advehendum restituit atque in ripam Tiberis egressis legatis in insulam, ubi templum dicatum est, tranavit adventuque suo tempestatem, cui remedio quaesitus erat, dispulit. Val. Max. I. 8. 2. 234
234

[ ] poich i Romani erano ininterrottamente da tre anni tormentati dalla peste e non riuscivano a porre fine a tanto e cos lungo travaglio n nella misericordia degli dei n nellaiuto degli uomini, lattenta lettura dei libri Sibillini, da parte dei sacerdoti, fece capire che non si poteva recuperare la normalit di prima se non con il far venire da Epidauro il dio Esculapio. Cos i nostri concittadini pensarono che, se avessero mandato l una legazione, avrebbero ottenuto lunico rimedio possibile voluto dai fati, confortati dal prestigio fino ad allora altissimo di quell oracolo. Non si ingannarono: laiuto fu chiesto e promesso con tale zelo, ed immediatamente gli Epidauri accompagnarono la legazione romana al tempio di Esculapio - distante dalla loro citt cinque miglia - e la invitarono con estrema cortesia a prendervi quanto avessero pensato fosse salutare per la loro patria. Ad una cos pronta e generosa benevolenza, segu subito la manifestazione del consenso da parte del dio stesso: se vero che quel serpente - raramente visto nel passato dagli Epidauri, ma mai senza propria grande utilit, e venerato come ipostasi di Esculapio - , cominci a strisciare tranquillamente, con gli occhi miti, attraverso le zone pi frequentate della citt e, osservato per tre giorni tra la rispettosa ammirazione generale, dando chiaramente ad intendere che desiderava una sede pi famosa, prosegu verso la trireme romana e tra il terrore dei marinai non abituati a quello strano spettacolo, sal sulla nave, fermandosi dove era lalloggio del legato Quinto Ogulnio, e tranquillamente avvoltosi in molteplici spire, se ne stette quieto. Allora i legati, lieti di aver raggiunto lo scopo, dopo i dovuti ringraziamenti e messi al corrente dagli esperti del rituale riguardante il serpente, salparono da l e, compiuta una prosperosa navigazione, approdarono ad Anzio. Qui il serpente, che durante il viaggio era rimasto sempre immobile sulla nave, strisciando attraverso il vestibolo del tempietto di Esculapio rimase avvinghiato ad una palma altissima, che si ergeva presso un boschetto di mirto fitto di rami: gli furono posti accanto i cibi di cui soleva nutrirsi e, non senza che i legati non temessero fortemente che da l non volesse tornare sulla trireme, prese dimora nel tempio di Azio. Dopo tre giorni si fece docilmente trasportare a Roma e quando i legati furono scesi a terra sullisola Tiberina, dove si trova il tempio a lui dedicato, vi giunse anchesso a nuoto e

86

Nel passo appare importante il ruolo del serpente, dellanguis, ipostasi del dio, che come manifestazione di consenso, accetta di mostrarsi in pubblico e salire sulla trireme con la delegazione romana e, in seguito, indica il luogo nel quale ricevere il culto, secondo un modello che sembra richiamare quello dell evocatio, per cui era il dio ad accettare di entrare nel culto romano, dopo che attraverso la formula rituale veniva chiesto il suo consenso.235 Qui non viene chiaratamente effettuata una evocatio perch i delegati non pronunciano la formula rituale; comunque essi lasciano il dio, presente nel serpente, libero di seguirli a Roma secondo il suo volere, ed sempre il dio ad eleggere il luogo del suo culto, che significativamente non si pone allinterno del pomerium, ma in una zona marginale, nellisola Tiberina. Tale locazione del culto di Esculapio stata spiegata in relazione con il dio romano Vediovis, che gi possedeva un culto sullisola. Vediovis si delinea come una sorta di anti-Giove, come indica il prefisso Ve- davanti a *Diovis, forma arcaica di Iovis.236 Nel mito greco, Asklepios, dio-guaritore figlio di Apollo fulminato da Zeus per aver resuscitato i defunti237, e quindi aver rotto lordine cosmico, che anche gli dei sono tenuti a rispettare. Asklepios, cio, sfida con la sua arte quellordine che limita gli dei politeistici e impone laccettazione della morte come segno della diversit tra uomini e divinit. Anche il greco Asklepios poteva a sua volta configurarsi come un anti-Zeus ed essere dunque inserito nella sfera di Vediovis 238. Il discorso sulla capacit di donare guarigione e salvezza - soteria, salus - che diventa attributo particolare degli dei politeistici a partire dallet ellenistica, comunque complesso. Il dio salvatore, soter, epiteto ricorrente per Asklepios,
scacci col suo arrivo la calamit per cui rimedio era stato richiesto.
235

Per lepisodio dellevocatio di Giunone da Lanuvio, vedi Liv. V. 22. 4-7. Vedi anche PICCALUGA 1963; cfr. SABBATUCCI 1988, p. 20. Apollodoro, Bib. III. 10. 3-4. Gli stessi santuari iatromantici greci erano luoghi dove in un

DUMEZIL 1974, pp. 425-427.


236 237

certo qual modo veniva di prassi oltrepassato il confine tra mondo dei vivi e mondo dei morti: durante la ricerca oniromantica volta alla guarigione, non erano rare le apparizioni di defunti, di morti sapienti, dato che rimanda alla necromanzia, tecnica liminale delle arti divinatorie, che la cultura greca tratta con grande cautela. Vedi CECON 2004, p.9 e p.26. 238 SABBATUCCI 1988, p.20-21.

87

riflette un allargamento straordinario dei poteri salutari della divinit, che implica una dilatazione dello statuto politeistico, con la progressiva trasformazione in dio grande, potente, quasi onnipotente
239

. In particolare

sono appunto le divinit della sfera medica ad essere assorbite in questo processo, ed in particolare, ancora, proprio Asklepios ed Apollo 240. Per quanto riguarda pi strettamente il ruolo avuto dai Sibillini nelle vicenda, sembra di capire tuttavia che le modalit della trasferta non vennero date in base alla lettura di questi testi. Tutte le disposizioni nelle fonti sono prese dal senato attraverso i legati in rapporto con il santuario di Epidauro. Neppure la localizzazione del nuovo culto sull isola Tiberina decisa dai Sibillini. Per concludere, lo spazio dato ai libri risulta dunque marginale in questo episodio; ma non ne marginale il ruolo, se considerati mezzo attraverso cui dare una legittimazione extraumana allintroduzione di una divinit nuova nel politeismo romano. Liniziativa si presentava dunque sanzionata non da uomini, ma dal fatum.

239

Vedi sul tema della salvezza nei politeismi, BRELICH 1963 e CHIRASSI COLOMBO

1975b; BIANCHI-VERMASEREN 1979.


240

CHIRASSI COLOMBO 1975b.

88

- 276 a.C. Il grande freddo e loccupazione dei templi. Con la perdita della seconda decade liviana, per gli anni fino alla seconda guerra punica, dobbiamo utilizzare altre fonti. La prossima testimonianza riguardante i libri Sibillini viene da una fonte tarda e cristiana. Agostino nel De civitate Dei scrive che, nel periodo della guerra contro Pirro
241

, a Roma s era verificata una grave pestilenza, di cui erano vittima

soprattutto le donne, le quali morivano in gravidanza prima di dare alla luce i figli e che dello stesso male soffrivano anche gli animali; si tratta di una specie di paralisi della vita - espressa anche dal prodigium del congelamento delle acque correnti del Tevere - resa secondo un modulo narrativo ricorrente: una malattia ferma la riproduzione, minando i parti . Tutto ci in concomitanza ad un inverno particolarmente rigido, dato che rientra in quella meteorologia ominale, importante in diverse culture del Mediterraneo antico 242. [] Atque in tanta strage bellorum etiam pestilentia gravis exorta est mulierum. Nam priusquam maturos partus ederent, gravidae moriebantur []. Pecudes quoque similiter interibant, ita ut etiam defecturum genus animalium crederetur. Quid? Hiems illa memorabilis tam incredibili immanitate saeviens, ut nivibus horrenda altitudine etiam in foro per dies quadraginta manentibus Tiberis quoque glacie duraretur, [] Quid? Illa itidem ingens pestilentia, quamdiu saevivit, quam multos peremit! Quae cum in annum alium multo gravius tenderetur frustra presente Aesculapio, aditum est ad libros Sibyllinos. []. Tunc ergo dictum est eam esse causam pestilentiae, quod plurimas aedes sacras multi occupatas privatim tenerent: sic interim a magno imperitiae vel desidiae crimine Aesculapius liberatus est. Unde autem a multis aedes illae fuerant occupatae, nemine prohibente, nisi quia tantae numinum turbae diu frustra fuerat supplicatum , atque ita paulatim loca deserebantur a cultoribus, ut tamquam vacua sine ullius offensione possent humanis saltem usibus vindicari? Namque tunc velut ad sedendam pestilentiam diligenter
241

La vittoria contro Pirro, re dellEpiro e contro Taranto, segn una tappa fondamentale per il Prodigi riguardanti il tempo, fra cui rientrano le improvvise gelate, ma anche piogge di

controllo sulle citt della Magna Grecia. Vedi CLEMENTE 1990, p. 34-38.
242

diversa natura, fulmini, comparsa di fuochi nei cieli, (fenomeni frequenti per il II sec. a.C.) rientrano nella casistica della meterologia ominale; che in numerose culture, fra cui la Grecia antica costituisce il segno mantico per eccelenza. Vedi CUSSET 2004. Cfr CHIRASSI COLOMBO 2007.

89

reperita atque reparata nisi postea eodem modo neglecta atque usurpata latitarent, non utique magnae peritiae Varronis tribueretur, quod scribens de aedibus sacris tam multa ignorata commemorat. Aug. De civ. Dei. III. 17.243 Lepisodio riportato da Agostino, pu essere datato al 276 a.C. attraverso un passo di Orosio, che descrive lo stesso episodio attribuendolo al consolato di F.Gurgite e C.Genucio Clepsina, senza per accennare alla consultazione dei Sibillini: Nam Fabio Gurgite iterum C.Genucio Clepsina consulibus pestilentia gravis Urbem ac fines eius invasit; quae cum omnes tum praecipue mulieres pecudesque corripiens necatis in utero fetibus futura prole vacuabat, et immaturis partubus cum periculo matrum extorti abortus proiciebantur, adeo ut defectura successio et defuturum animantum genus adempto vitalis partus legitimo ordine crederetur. Oros. IV. II. 2.244 Dai libri Sibillini, consultati come rimedio estremo, si venne a sapere che la causa di tale stato era loccupazione abusiva dei templi cittadini, usati come abitazione dai pi poveri. Analogalmente, anche nel 390 a.C. i templi erano stati contaminati dalluso improprio che ne avevano fatto i Galli, i quali vi si erano accampati dentro, come ora la parte pi povera della popolazione romana.

[] Durante una cos grande strage militare scoppi anche una grave moria di donne. Morivano nella gravidanza prima di dare alla luce i figli. []. Morivano con la medesima patologia anche gli animali domestici al punto di far credere che perfino la generazione di animali cessasse. Quell inverno fu memorabile perch incredibilmente rigido al punto che a causa delle nevi, le quali rimasero ad una preoccupante altezza per quaranta giorni anche nel Foro, perfino il Tevere gel []. Allo stesso modo una straordinaria epidemia, finch infier, ne fece morire molti. Ed essendosi prolungata con maggiore virulenza nellanno successivo (malgrado la presenza di Esculapio), si consultarono i libri Sibillini. []. Il responso fu che a causa dellepidemia vi era il fatto che molti occupavano abusivamente parecchi edifici sacri. [] Gli edifici erano stati occupati senza che alcuno lo impedisse, perch erano state inutilmente a lungo rivolte suppliche a una cos folta moltitudine di divinit. Cos un po alla volta i locali venivano disertati dai devoti in modo che essendo vuoti si potevano senza offesa di alcuno adibire agli usi umani. Per far cessare la pestilenza furono fatti restituire e restaurare. (E se in seguito non fossero rimasti sconosciuti perch di nuovo abbandonati e occupati, non si darebbe certamente merito alla grande erudizione di Varrone che, scrivendo sugli edifici sacri, ne ricorda molti ignorati)
243

244

Essendo consoli Fabio Gurgite per la seconda volta e Caio Genucio Clepsina [276 a.C.] una grave pestilenza divamp in Roma e nel suo territorio. Essa colp tutti ma in modo particolare le donne e le femmine degli animali, cos che uccidendo i feti nel grembo materno, toglieva ogni possibilit di futura prole, oppure a causa di parti immaturi venivano alla luce degli aborti, con grave pericolo per le madri: si poteva prevedere che, non essendo pi osservata la regolarit dei parti vitali, sarebbe venuta a mancare ogni discendenza e gli animali si sarebbero estinti.

90

Il fermarsi delle generazioni dunque visto come una punizione inflitta dagli di agli uomini colpevoli di non rispettare pi i confini fra spazio divino e umano (con loccupazione dei templi, che erano appunto le case delle divinit) e perci di rompere lordine delle cose e gettare dunque il cosmo nel caos. Restituendo i templi alla loro normale funzione, la crisi viene superata. Possiamo dedurre da tutto questo che il rimedio suggerito dai Sibillini consistesse in un intervento pubblico di sgombero di edifici occupati abusivamente, similmente alla norma di polizia comunale ben nota nel contemporaneo. I multi, spinti a compiere latto sacrilego delloccupazione delle case sacre, vanno verosimilmente interpretati come i poveri, che dovevano costituire una parte maggioritaria della popolazione romana, travolta dai problemi causati dalla guerra. Aggiungiamo che quanto scrive Agostino produce altro materiale da considerare nella prospettiva di una verifica della manipolazione del sacro in funzione economica. Gli edifici sacri occupati, nemine prohibente, quindi nella totale disattenzione dellautorit, venivano per cos dire rimessi nel mercato una volta profanati: la profanazione li rendeva disponibile al pubblico uso nella prospettiva della alternanza fra sacro/profano, messa in luce da D.Sabbatucci245.

245

SABBATUCCI 1975.

91

- 248 a.C. I ludi Saeculares. Con la prossima consultazione andiamo a toccare nuovamente la questione dei ludi Saeculares, come nelle consultazioni del 509 a.C. e del 348 a.C. Censorino nella sua cronologia, data la celebrazione dei terzi ludi Saeculares nel 249 a.C., basandosi, come scrive egli stesso, su Varrone e Livio. Varro de scaenicis originibus libro primo ita scriptum reliquit: Cum multa portenta fierent, et murus ac turris, quae sunt inter portam Collinam et Esquilinam, de Caelo tacta essent, et ideo libros Sibyllinos XV viri adissent renuntiarunt, ut Diti patri et Proserpinae ludi Tarentini in campo Martio fierent tribus noctibus, et hostiae furvae immolarentur, utique ludi centesimo quoque anno fierent. Cens. De die Nat. XVII. 8. 246 Anche Livio ne fa cenno quando registra i ludi del 149 a.C., epoca della terza guerra punica. (Liv. Per. 49) La testimonianza Varroniana nel libro de sceniscis originibus sembra proporre proprio la data del 249 a.C. come prima celebrazione dei ludi Saeculares. Molti studiosi hanno quindi considerato questa come prima attestazione storica dei ludi
247

. E probabile per, che come ci testimoniano le fonti e in

particolare la cronologia riportata da Censorino248, che i ludi Saeculares abbiano avuto precedenti. E possibile, secondo linterpretazione di F.Coarelli, che la particolare rilevanza data da Varrone e Livio ai ludi del 249 a.C. sia dovuta al fatto che i ludi in tale data abbiano subito un riassestamento organizzativo ed istituzionale. I ludi Saeculares sarebbero cio passati dallambito gentilizio, in particolare, celebrazioni proprie dalla gens Valeria, a quello pubblico 249. Secondo questa ipotesi, in questa data che nel complesso dei rituali dei ludi
246

Varrone, nel primo libro delle Origini del teatro lasci scritto cos: Poich avvenivano molti prodigi, e il muro e la torre che stanno tra la porta Collina e quella Esquilina erano stati colpiti da un fulmine, i quindecemviri, dopo avere consultato su ci i libri Sibillini, dichiararono che si dovevano celebrare nel Campo di Marte per tre notti dei Giochi Tarentini in onore del Padre Dite e di Proserpina, si dovevano immolare a loro delle vittime nere e i giochi dovevano essere tenuti ogni cento anni.
247 248 249

Vedi la discussione in PIGANIOL 1936, pp. 220-221 Cens. De die nat. XVI. Vedi infra in Appendice. COARELLI 1997 p. 106. Indicativo, secondo lautore il fatto che nello stesso periodo

dovette avvenire la publicatio del culto di Ercole all ara Maxima.

92

Saeculares sarebbe stata introdotta la coppia Proserpina-Dite/Plutone250. Lintroduzione delle due divinit sarebbe stata dovuta alla volont di richiamarsi alla Magna Grecia, la cui fedelt era divenuta di vitale importanza. Lintroduzione delle nuove divinit va dunque inquadrate nella politica federativa volta ad unire a s popolazioni la cui alleanza era indispensabile, e nel desiderio di proporsi come capitale religiosa delle popolazioni dellItalia meridionale 251. Tuttavia il senso simbolico del complesso rituale trascende di molto lindicazione dellopportunit politica. I ludi Saeculares quali antecedenti dei ludi Tarentini, che abbiamo visto, richiamano tramite lelemento spettacolare la reiteficazione dellallontanamento del pericolo di una possibile interruzione nella generazione.

250

Per cui le notizie riguardanti la presenza della coppia in circostanze anteriori, sarebbero

frutto di proiezioni di epoca successiva. Per lidentificazione Dite Plutone, vedi DUMEZIL 1974, pp. 444-445.
251

GAGE 1955, pp. 233-238; DUMEZIL 1974, loc cit. cfr. SCHEID 1998, p.112-113.

93

- 238 a.C. I giochi in onore di Flora. Secondo Plinio, (N.H., XVIII. 286 ), nel 238 a.C.252, vennero istituiti, ex oraculis Sibyllae, i Floralia, i ludi Florales, in onore della dea Flora: Rudis fuit priscorum vitae atque sine letteris. Non minus tamen ingeniosam fuisse in illis observationem apparebit quam nunc esse rationem. Tria namque tempora ructibus metuebant, propter quos instituerunt ferias diesque festos, Robigalia, Floralia, Vinalia. [] Sed vera causa est, quod post dies undeviginti ab aequinoctio verno per id quadriduum varia gentium observatione in IIII kal. Mai. canis occidit, sidus et per se vehemens et cui praeoccidere caniculam nocesse sit. Itaque iidem Floralia IIII kal. easdem instituerunt urbis anno DXVI ex oraculis Sibyllae, ut omnia bene defloscerent. Hunc diem Varro determinet sole tauri partem XIIII obtinente. Ergo hoc quadriduum inciderti plenilunium, fruges et omnia, quae florebunt, laedi nocesse erit 253. Listituzione della festa non presentata come remedium a dei prodigi specifici, ma piuttosto come un provvedimento volto a dare un nuovo ordine ad una realt altrimenti squilibrata; i Floralia sono introdotti in un dato momento e servono per garantire la buona riuscita del raccolto e soprattutto dei cereali, preservandone la fioritura nel particolare momento critico, costituito dal tramonto del Cane, la stella Sirio
254

. Tali giochi, si presentano


255

come uninnovazione nel culto di Flora, la cui antichit a Roma altres attestata dalla esistenza di un Flamen Floralis
252

. Ora, in virt del

Cfr. Velleio Patercolo (I. 14. 8) che indica il 241 a.C. invece del 238.

253

La vita degli antichi fu rozza e priva di cultura. Tuttavia risulter chiaro che il loro modo di osservare non fu meno ingegnoso delle attuali teorizzazioni. Infatti, tre erano i momenti che essi temevano per il raccolto, e per questo istituirono delle celebrazioni e dei giorni di festa: i Robigalia, i Floralia, i Vinalia. [] Ma la vera ragione che diciannove giorni dopo lequinozio di primavera, in uno dei quattro giorni (a seconda della latitudine degli osservatori) che procedono il quarto giorno prima delle calende di maggio [28 aprile] tramonta il Cane, astro di per s dannoso e il cui tramonto necessariamente preceduto da quello della Canicola. Pertanto gli antichi, nel 516 anno di Roma [238 a.c.], seguendo gli oracoli della Sibilla, il quarto giorno prima delle stesse calende istituirono i Floralia, perch tutte le piante potessero avere una buona fioritura. Varrone data queste feste a quando il sole entra nel 14 grado del Toro. Pertanto se il plenilunio cade in questi quattro giorni, i cereali e tutto quello che si trover in fiore ne verrano necessariamente danneggiati.
254

La stella era appunto considerata dannosa dagli antichi, il suo sorgere (27 luglio)

combaciava con linizio del tempo canicolare, caratterizzato da siccit, intenso calore, febbri; cfr. Virg. Aen. III. Vv. 140 ss.; Plin. N.H. II. 107.
255

Varr. De L.L. VII. 45.

94

suggerimento sibillino, la dea viene inserita nella scia delle festivit di fine aprile-maggio, in gran parte legate a Cerere, coinvolgenti la sfera femminile e atte a garantire la buona riuscita del raccolto agricolo256. Flora si presenta come divinit piuttosto complessa e lintroduzione dei Floralia rispondeva a pi esigenze257. A proposito importante rilevare come vi siano due diverse tradizioni eziologiche, una costituita dal nostro passo pliniano, laltra rappresentata dal racconto contenuto nei Fasti di Ovidio. Ovidio non collega listituzione dei Floralia ai libri Sibillini, ma racconta come questi vennero istituiti per iniziativa degli edili plebei del 238 a.C., Manlio e Lucio Publicio Malleolo, per festeggiare la vittoria ottenuta dalla plebe sugli abusi dei ricchi latifondisti e dei grossi proprietari di bestiame, colpevoli di non rispettare il suolo pubblico. Cetera luxuriae nondum instrumenta vigebant,/ aut pecus aut latam dives habebat humum;/ hinc etiam locuples, hinc ipsa pecunia dicta est./ Sed iam de vetito quisque parabat opes:/ venerat in morem populi depascere saltus,/ idque diu licuit, poenaque nulla fuit./ vindice servabat nullo sua publica volgus;/ iamque in privato pascere inertis erat./ plebis ad aedilis perducta licentia talis/ Publicios: animus defuit ante viris./ rem populus recipit, multam subiere nocentes:/ vindicibus laudi publica cura fuit./ Multa data est ex parte mihi, magnoque favore/ victores ludos instituere novos./ Parte locant clivum, qui tunc erat ardua rupes:/ utile nunc iter est, Publiciumque vocant. Ovid. Fast. V. vv. 279-294 258 Flora, dunque, si presenta come divinit legata non solo alla sfera agraria, ma anche fortemente caratterizzata in senso plebeo. Ci rispondeva a precise
256 257

Su Flora vedi principalmente LE BONNIEC 1958, p.196 e p.202. Nella celebrazione dei Floralia avevano un ruolo cultuale ben preciso le meretrici; i ludi

servivano, cos, allintegrazione nel corpo civico di quella che poteva costituire una classe sociale imbarazzante. Cfr. CHIRASSI COLOMBO 1981, p.412; SABBATUCCI 1988, pp.152.
258

Non vigevano ancora gli altri strumenti del lusso, il ricco possedeva il bestiame oppure vaste campagne (da ci deriva la parola locuplete e anche la stessa pecunia) ma gi ognuno si procurava ricchezze con mezzi illeciti. Invalse la consuetudine di pascolare nei boschi pubblici, e ci accade a lungo impunemente, non vi fu alcuna pena; il popolo non aveva difensori dei beni comuni, e ormai si riteneva da inetti pascolare sul proprio suolo privato. Tale licenza fu denunciata agli edili della plebe Publicii: agli uomini degli anni precedenti era mancato il coraggio. Il popolo sinteresso attivamente alla cosa, i rei incorsero in una multa: la cura dei pubblici beni risult di gloria ai difensori. Mi si offr parte di quelle multe, e i vincitori delle liti istituirono con grande plauso nuovi giochi. Altro danaro delle multe fu investito in lavori sul colle allora rupe scoscesa ora comoda via chiamata Publicia.

95

esigenze politiche e sociali

259

. Nel corso degli anni 238/241 a.C., nellambito a controllare la vita

della nobilitas patrizio-plebea, la fazione dei Fabii

politica della citt. Tale fazione, opposta a quella dei Claudii, era pronta a riconoscere nella piccola media propriet terriera la base economica su cui Roma poteva sostenersi, e a favorire pertanto la classe dei piccoli proprietari terrieri, formanti la cosiddetta plebe rurale, componente sociale che a partire dalla prima Guerra Punica si era vista fortemente penalizzata dal formarsi di grandi latifondi. Nel racconto di Ovidio, Flora presentata come divinit atta a favorire il pubblico, (gli edili plebei, non a caso sono due Publicii!) lo statuale, nei confronti del privato e le istanze portate avanti dai magistrati della plebe contro i ricchi proprietari di bestiame e della lata humus. Dunque, una divinit che pu anche farsi ideologicamente patrona della piccola propriet terriera in contrapposizione al modello del grande latifondo. La dea, dunque, in quanto antica divinit italica legata alla sfera agraria260, poteva essere riproposta come simbolo di unagrariet collegata allideale di un modello di vita essenzialmente extraurbano, ma la cui esistenza era fondamentale per la sopravvivenza stessa della citt. Tale modello di vita era quello del vecchio contadino italico, che coltivava il proprio terreno per solo per il sostentamento personale, e che veniva cos riproposto, propagandato da una certa parte politico. Per concludere, il quadro che ci fornisce Ovidio rende conto in maggior misura del possibile processo storico, rispetto alla notizia di Plinio. Il collegamento fra libri Sibillini e Floralia, di cui ci informa questultimo, si
259 260

Vedi CELS-SAINT-HILAIRE 1977, p. 257 260. Sulla diffusione di Flora fra i popoli centro italici, vedi LE BONNIEC 1958, loc. cit.

La scelta di onorare la dea sarebbe anche stata legata allistituzione, nel 241 a. C., delle due ultime trib rurali, la Quirina e la Vestina. In questa trib erano stati iscritti i nuovi cittadini Vestini e Sabini, popolazioni in cui la dea aveva un ruolo importante. A Roma, Flora era presentata proprio come una divinit Sabina: secondo la tradizione, la sua prima ara era stata eretta per volont di Tito Tazio, il sabino che aveva regnato insieme a Romolo (Varr. De L. L. V. 74.). Listituzione di tali giochi sarebbe dunque stato un modo per rinsaldare i legami fra la repubblica e i suoi nuovi cittadini, CELS SAINT-HILAIRE 1977, pp. 253-254.

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presenta quindi come problematico. Forse si tratta di un dato volutamente aggiunto alla tradizione originaria; il fine avrebbe potuto essere quello di instaurare un parallelismo con Cerere, la dea plebea e agraria per eccellenza. In tal caso, avremmo una precisa volont di presentare, lintroduzione di queste particolari divinit come volute dai libri Sibillini. Considerato il carattere polemico e potenzialmente eversivo proprio delle divinit agrarie in quanto divinit democratiche con il tradizionale ordinamento gentilizio, poteva essere vantaggioso presentarle come volute dal fatum, espresso, appunto, dai libri Sibillini.

97

- 228 a.C. Un delitto religioso. La prossima consultazione dei libri Sibillini si situa a poco pi di un decennio della fine della prima guerra Punica, nel 228 a.C. In questo periodo, Roma oltre ad essere impegnata nellintegrazione allinterno della propria amministrazione del governo delle prime province acquisite dopo la vittoria su Cartagine, la Sicilia e la Sardegna, si trovava anche a dover contenere, assieme agli alleati latini, le infiltrazioni di trib galliche provenienti da nord261. Si tratta di un momento di emergenza, in cui i Galli Insubri alleati con Boi e Gesati costrinsero per la prima volta gli eserciti romani a portarsi oltre il confine naturale del Po262. Le fonti descrivono la consultazione dei Sibillini come non come dovuta alla comparsa di un prodigium, ma come risposta allangoscia di uno scontro263. Ad una emergenza estrema si risponde con una pratica straordinaria, linumazione di una coppia di Galli e una coppia di Greci264. Lepisodio riportato per esteso da Plutarco: , , , , . ( ), , , , , , , []. Plut. Marc. III. 1-7.265
261

La pacificazione delle trib galliche, fondamentale per la sicurezza di Roma, avvenne nel

218 a.C, con la fondazione delle colonie di Cremona e Piacenza. (Liv. XXI. 25. 1-7); Cfr. GABBA 1990b, pp.69-72.
262
263 264

Liv. Per. XX. Cfr. FRASCHETTI 1981, p. 39. Sul tema controverso del sacrificio umano, in rapporto alla prassi generale del sacrificio

cruento, abbondante letteratura, ma in particolare, da ultimo BRELICH 2007.

98

Al racconto plutarcheo vanno aggiunte le notizie fornite da Cassio Dione e dallo storico bizantino Zonara (XII d. C.) 266 Leggiamo da Cassio Dione: , . Dion. XII. 50. 1.267 e da Zonara: . Zon. VIII. 19. 20 268 Secondo il passo di Dione, il chresmos della Sibilla indicava come segno di massima allerta la caduta di un fulmine presso il tempio di Apollo. Considerando ci che il pericolo gallico rappresentava nellimmaginario romano, anche in relazione al uso ideologico dell incendio gallico del 367 a.C., si pu ipotizzare che in una simile situazione, venissero fatte circolare profezie sul tipo di quella che abbiamo esame, che prevedevano
265

266

I Romani furono colti da grande paura, sia per la vicinanza del nemico la guerra si sarebbe svolta ai confini se non proprio alle soglie della loro citt sia per l'antica nomea dei Galli, il popolo che, a quanto pare, I Romani temettero pi di ogni altro. Ad opera loro avevano gi perso una volta la citt, e da allora avevano istituito una legge, per cui i sacerdoti erano esentati dal prestare servizio in guerra, tranne nel caso che tornassero i Galli. La loro paura si rivel anche nei preparativi che fecero adesso (si dice che mai, n prima n dopo, furono arruolate tante decine di migliaia di Romani), e dai sacrifici che offrirono agli di. Il popolo romano di solito non si abbandona a pratiche di ispirazione barbarica o contrarie al proprio sentimento; verso la divinitt iene quell'atteggiamneto delicato, che si riconosce come dote particolare degli Elleni. Pure, quando scoppio la guerra, furono costretti ad ubbidire a certi oracoli contenuti nei libri Sibillini e a seppelire vivi nel cosidetto Foro Boario, due persone, un uomo e una dona di nazionalit ellenica e due altre di nazionalit gallica. Come ha scritto A. Fraschetti, i due passi costituiscono quella che si pu definire la

tradizione dionea sullepisodio, e vanno letti in parallelo Cfr. FRASCHETTI 1981, p. 41, ss.
267

I Romani erano allarmati a causa di un oracolo della Sibilla, il quale prevedeva a loro che avrebbero dovuto fare attenzione ai Galli quando un fulmine sarebbe caduto sopra il Campidoglio, accanto al tempio di Apollo.
268

Poich un tempo un oracolo aveva predetto ai Romani che Greci e Galli avrebbero occupato la citt, due Galli e due Greci, maschi e femmine vennero sepolti vivi nel Foro in modo che il destino potesse essere compiuto, e questi stranieri, cos sepolti vivi, potessero essere considerati come possessori di una parte della citt. Gli Insubri, una trib gallica dopo essersi procurati alleati fra quelli della loro stirpe oltre le Alpi, passarono alle armi contro i Romani. I barbari saccheggiarono molte citt ma, in ultimo, una notte scoppi una grande tempesta e credettero che il cielo fosse contro di loro. Di conseguenza il coraggio venne loro meno, e presi dal panico cercarono la salvezza nella fuga.

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unimminente pericolo per la citt. Non possiamo stabilire se loracolo attribuito alla Sibilla fosse stato divulgato dai decemviri, oppure si trattasse di una profezia liberamente circolante, sul tipo di quelle prodotte dai chresmologoi o vates itineranti. Il passo di Dione comunque sembra inquadrare la profezia sibillina come interpretazione di un prodigio. Potremmo trovarci di fronte ad una divulgazione della spiegazione del prodigio della caduta di un fulmine sul tempio di Apollo, eccezionalmente offerta dai decemviri. In ogni caso le fonti in questione, ci presentano un quadro che ricorda le notizie, frequenti per il secondo e primo secolo a.C., riguardanti oracoli circolanti, in cui il rapporto con gli ufficiali libri Sibillini non appare del tutto chiaro. Sul significato del rito vi sono state molte interpretazioni. Le fonti non mancano di denunciarne laspetto barbaro, sottolinearne il carattere eccezionale e la fondamentale estraneit al diritto rituale romano. Tale valutazione stata in parte condivisa anche dai moderni269, per lo pi propensi a rifiutare una origine totalmente romana di un rito cos crudele. In realt il rito, per essere compreso, va considerato come fatto religioso pienamente romano, anche considerando che la sepoltura di due coppie di stranieri attesta nuovamente per il 216, il 213 e nuovamente per il 114 a.C., delineandosi dunque come remedium tipico dei Sibillini 270. Anzitutto bene sottolineare come il rito sia definibile propriamente come un uccisione rituale e non un sacrificio in quanto non descritto dalle fonti secondo i canoni normali con cui avvenivano questi ultimi 271. Secondo la spiegazione di Zonara, latto religioso rappresentava simbolicamente, ritualmente, il controllo del fatto profetizzato: gli stranieri
269

W.Hoffmann era propenso a vedere nel rito un possibile influsso etrusco per il fatto che

Greci e Galli erano i nemici naturali di questo popolo. (HOFFMANN 1933 p.26 ss). H.W. Parke invece paragona questa uccisione di due coppie di stranieri alluso dei pharmakoi nelle citt ioniche (PARKE 1992, p. 236); ma il paragone non sembra pertinente. Sul tema del sacrificio umano, nellantica Grecia, vasta bibliografia; vedi BURKERT 1972 (trad. It 1982), BONNECHERE 1994.
270 271

FRASCHETTI 1981, pp. 85 - 86 Vedi la discussione in FRASCHETTI 1981, p. 38; p. 78; il sacrificio umano rientra nella

categoria pi vasta delle uccisioni rituali. Nello specifico il sacrificio si distingue per essere rivolto a destinatari sovrumani. Vedi BRELICH 2007, p. 25-26.

100

presenti in qualche modo sul territorio vengono ritualmente eliminati dal territorio stesso. La loro messa a morte elimina langoscia del pericolo letale assolvendo cos pienamente a quella funzione stabilizzatrice che all'azione rituale in quanto tale si attribuisce.272. La scelta di inumare una coppia di Galli facilmente comprensibile nel senso che la profezia riguardava appunto un attacco di tali popolazioni; meno comprensibile la scelta di includere nelluccisione anche una coppia di Greci. Secondo la interpretazione di S. Mazzarino, la scelta delle vittime del rito va spiegata tenendo conto dellidea, sviluppata durante la seconda guerra Punica, di una Italia strutturata geograficamente dallAppennino. Secondo lo studioso, tale concetto sarebbe implicito nella descrizione di Appiano della battaglia del Trasimeno (App. Annib. VIII. 7). Lo storico greco scrive come la vera e propria Italia sia quella al di qu dellAppennino mentre lItalia adriatica e ionica da considerarsi terra straniera di Galli e Greci. Questa idea avrebbe portato con s quella dellexterminatio dei due popoli transappenninici, appunto i Galli e i Greci273. Tale interpretazione, dunque, andrebbe a inquadrare il rito come una exterminatio simbolica dei due popoli. Ma soprattutto importante sottolineare limportanza strategica di tale pratica rituale che si presenta come totalmente violatrice dellordine proposto dal normale svolgersi degli atti religiosi abitualmente consentiti. A proposito ricordiamo che pi volte e stato osservato come in molte culture, il rito violatore costituito dalluccisione degli interdetti venga a riproporsi specificatamente in momenti di crisi per le comunit: si inscena un momento di rottura dell ordine, di caos, controllato, dunque un finto caos in risposta ad una minaccia reale
274

. Nella fattispecie linumazione delle due coppie di

viventi si colloca in momenti di grave pericolo bellico, allo scopo dichiarato di stornare un possibile attacco nemico, ma anche agendo come elemento di altissima rilevanza funzionale simbolica. Ricordiamo comunque che linumazione di un essere vivente era prevista
272

Rimandiamo per un commento in chiave antropologica sullessenza del rito alle MAZZARINO 1966, vol. II, 1, p.213 ss. Vedi BRELICH 2007, pp. 119-123.

osservazione di E. De Martino in Furore, Simbolo e Valore, DE MARTINO 1962.


273 274

101

non come rituale, ma come tipologia per una condanna a morte, ad esempio per le sacerdotesse vestali accusate di violazione dellobbligo di castit. Un passo di Plinio riporta lesecuzione del 228 a.C. con imputata la vestale Tuccia 275. Extat Tucciae Vestalis incesti deprecatio, qua usa aquam in cribro tulit anno urbis DXVIII. Boario vero in foro Graecum Graecamque defossos aut aliarum gentium, cum quibus tum res esset, etiam nostra aetas vidit. Cuius sacri precationem, quae solet praeire XVvirum collegii magister, si quis legat, profeto vim carminum fateatur, omnia ea adprobantibus DCCCXXX annorum eventibus. Vestales nostras hodie credimus nondum egressa urbe mancipia fuggitiva retinere in loco precatione. Plin. N.H. XXVIII. 12. La scelta della messa a morte delle vestali attraverso inumazione evitava lo spargimento di sangue e risolveva lesecuzione in unatto di consegna dellimputata al giudizio delle divinit infere.276 Le vestali, in quanto custodi del fuoco di Vesta, rappresentavano la connessione tra la sfera del culto domestico e del culto pubblico, la violazione del obbligo di castit, perci non poteva essere trattato come una questione privata, ma diveniva un prodigium, una sciagura pubblica la cui espiazione coinvolgeva lintera comunit. 277Il fatto che la colpa delle vestali potesse essere espiata con linumazione di coppie di stranieri indica che lincestum poteva essere considerato un prodigium, la cui mancata espiazione nello specifico avrebbe esposto Roma agli attacchi dei propri nemici.278 Il rito pu dunque essere letto come un piaculum volto allontanare unimminente pericolo bellico.

275

Cfr. Liv. Per. XX. Vedi comunque FRASCHETTI 1981, p. 73. Sulle vestali e Vesta, vedi BRELICH 1949. FRASCHETTI 1981, p. 69-70.

276 277 278

102

Politica dei libri Sibillini e seconda guerra Punica. Durante la seconda guerra Punica assistiamo, ad un incremento delle consultazioni sibilline. Ci stato pi volte spiegato come effetto delle paure suscitate nella popolazione dalla guerra e dallavanzata della discesa di Annibale verso Roma. I frequenti interventi dei Sibillini sarebbero stati finalizzati a tranquillizzare la popolazione in preda al panico, propensa a scorgere prodigia ovunque. Pi correttamente l incremento pu essere spiegato, s in relazione con la guerra Punica, ma non come una reazione a paure irrazionali, bens come scelta precisa del senato di un utilizzo dei Sibillini per sancire lentrata o la riorganizzazione di determinati culti e divinit, tutti atti presi con lintento politico di tenere legati gli alleati e le popolazioni non del tutto sottomesse dellItalia centrale e di integrare culturalmente le nuove realt mediterranee con cui Roma veniva in contatto. Inoltre ci rispondeva anche ad una politica religiosa, nel senso di risposta alla manipolazione del religioso portata avanti da Annibale
279

. Annibale stesso, di fronte alle popolazione italiche aveva

scelto di presentarsi come un nuovo Ercole. Il generale punico prima di partire alla volta dellItalia, quando si trovava a Gades, dopo lassedio di Sagunto aveva fatto un voto ad Ercole, identificato col punico Melqart, per la buona riuscita della sua impresa 280.

279

Ci riferiamo a La religion pendant la seconde Guerre Punique in DUMEZIL 1974, pp.

457-487; BLOCH 1975. 280 BASSET 1966, pp. 258-273. PICCALUGA 1974a. Lidentificazione Hercules-Herakles-col dio fenicio Melqart ben nota e al centro di innumerevoli studi. Cfr. VAN BERCHEM 1967, (Sanctuaires dHercule-Melqart); BONNET 1968, (Melqart. Cultes et mythes de lHracls tyrien en Mditterrane). Vedi anche VAN BERCHEM 1959-60, sulla possibile identificazione di Hercules con Melqart nel culto dellAra Maxima ; cfr. SABBATUCCI 1992.

103

- 218 a.C. La sconfitta del Ticino e i prodigi. Nell inverno del 218 a.C., anno dinizio della seconda guerra punica, Livio ricorda numerosi prodigi, i quali si verificarono durante linverno281, presumibilmente dopo la disfatta romana del Ticino, la prima grande sconfitta inflitta ai Romani dal generale punico
282

. I prodigia registrati in questo passo

vanno dunque compresi nellambito dello sconquasso portato dalla discesa di Annibale in Italia e ad i disastri militari dellanno. Romae aut circa urbem multa ea hieme prodigia facta aut, quod evenire solet motis semel in religionem animis, multa nuntiata et temere credita sunt, in quis ingenuum infantem semenstremin foro olitorio triumphum calmasse, et in foro boario bovem in tertiam contignationem sua sponte escendisse atque inde tumultu habitatorum territum sese deiecisse, et navium speciem de caelo adfulsisse, et aedem Spei, quae est in foro olitorio, fulmine ictam, et Lanuvi hastam se commovisse et corvum in aedem Iunonis desolasse atque in ipso pulvinari consedisse, et in agro Amiternino multis locis hominum specie procul candida veste visos nec cum ullo congressos, et in Piceno lapidibus pluvisse, et Caere sortes extenuatas, et in Gallia lupum vigili gladium ex vagina raptus abstulisse. Ob cetera prodigia libros adire decemviri iussi; quod autem lapidibus pluvisset in Piceno, novendiale sacrum edictum; et subinde aliis procurandis prope tota civitas operata fuit. Iam primum omnium urbs lustrata est hostiaeque maiores quibus editum est dis caese, et donum ex auri pondo quadaginta Lanuvium Iunoni portatum est et signum aeneum matronae Iunoni in Aventino dedicaverunt et lectisternium Caere, ubi sortes attenuate erant, imperatum, et supplicatio Fortunae in Algido; Romae quoque et lectisternium Iuventati et supplicatio ad aedem Herculis nominatim, deinde universo populo circa omnia pulvinaria indicta, et Genio maiores hostiae caesae quinque, et C.Atilius Seranus praetor vota suspicere iussus, si in..decem annos rea publica eodem stetisset statu. Haec procurata votaque ex libris Sibyllinis magna ex parte levaverant religione animos. Liv. XXI. 62.283 I prodigia dellanno in questione sono molti e rappresentano per cos dire un campionario di tipologia prodigale: linfante che parla e significativamente dice Ego triumphe, il bove che si butta dal terzo piano di un edificio, il tempio di Spes colpito dal fulmine, il corvo che vola sul pulvinar, a cui si aggiungono apparizioni di forme umane vestite di bianco, pioggie di pietre nel Piceno e sortes extenuatae a Cere. Contestualmente anche in territorio extra-italico, nelle Gallie, un lupo ruba la spada di un soldato.
281

Cfr. Val. Max. I. 6. 5; Dio XII. (Zon. VIII. 22.5) Liv. XXI. 39-47.

282

104

La prima cosa che si pu mettere in rilievo, che questa la prima occasione in cui vengono specificati i luoghi dove si verificarono prodigia avvenuti fuori dallager Romanus. Se, come abbiamo detto, la volonta di farsi carico dellespiazione dei prodigia riguardanti altre citt si delinea come strategia volta a stabilire un preciso ruolo religioso-politico nei confronti di tali realt, in una situazione di guerra, tale esigenza doveva essere ancora pi forte e rivolta in particolare ai centri che davano maggiormente segnali di possibile defezione 284. Alla vigilia della discesa di Annibale in Italia, l sistema di alleanze tra Roma e le comunit dItalia non comprese nell ager romanus si presentava da tempo consolidato, ed era imperniato su rapporti bilaterali che legavano direttamente le singole comunit-stato allunica potenza romana. Le comunit, cos sottomesse, erano stati sovrani per quanto riguardava gli affari interni, ma non potevano condurre una politica indipendente nel campo delle relazioni esterne, salvo rari casi, ed erano tenute ad offrire contingenti a Roma, la realt egemone285. Nel corso della guerra Annibalica, questo sistema di alleanze venne messo a dura prova, con la defezione di molte comunit
283

A Roma o nei dintorni della citt accaddero durante quellinverno dei prodigi. Ma anche possibile che, come capita quando le menti sono turbate, ne siano stati raccontati molti e poi siano anche stati sconsideratamente creduti. Eccone qualche esempio: un fanciullo di sei mesi, nato libero, lanci il grido Io trionfo nel foro Olitorio; nel foro Boario un bue sal di sua iniziativa fino al terzo piano di unedificio e da l, atterito dal tumulto degli inquilini, si butto di sotto; nel cielo apparirono le immagini sfolgoranti di alcune navi; il tempio di Spes, che si trovava nel foro Olitorio fu colpito da un fulmine; a Lanuvio una vittima sacrificale si era mossa e un corvo era volato nel tempio andando a posarsi proprio sul pulvinare; nel territorio di Aminterno, in molti luoghi, si manifestarono delle apparizioni che avevano forma umana e che non si erano avvicinate a nessuno; nel Piceno erano piovute pietre e a Cere le sorti erano diminuite di volume; in Gallia un lupo aveva strappato dal fodero di una guardia la spada e laveva portata via. Anche per altri prodigi,i decemviri ebbero lordine di andare a consultare i libri; per la pioggia di pietre nel Piceno fu indetto un novendiale e quasi tutti i cittadini si adoperarono per espiare gli altri prodigi. Prima di ogni altra cosa si provvide alla purificazione della citt e furono immolate vittime adulte in onore degli dei che i responsi avevano indicato. A Giunone, nel suo tempio di Lanuvio, furono portate in dono quaranta libbre doro. Sempre a Giunone, le matrone consacrarono una statua bronzea sullAventino. A Cere, dove le sortes erano diminuite i volume, fu indetto un lettisternio e fu indetta anche una supplica alla dea Fortuna sul monte Algido. Furono poi indetti in Roma un lettisternio alla Giovinezza e una supplicazione riservata presso il tempio di Ercole e poi da parte di tutto il popolo in tutti i templi. Al Genio furono sacrificate cinque vittime adulte. Fu poi incaricato il pretore C. Attilio Serrano di formulare voti agli dei, se la repubblica fosse rimasta nelle stesse condizioni per i dieci anni successivi. Queste purificazioni e queste promesse, compiute secondo le prescrizioni dei libri Sibillini, avevano liberato la maggior parte degli animi dal terrore della superstizione.
284

Cfr. MAC BAIN 1982, pp.34 ss. Vedi LAFFI 1990, p. 285.

285

105

italiche a favore dei cartaginesi286. Unelemento della strategia di Annibale consisteva, appunto, nel cercare di crearsi nuovi alleati fra le genti italiche e galliche, strategia gi attuata ampiamente nella sua discesa attraverso le Alpi287. Vediamo di interpretare le notizie per lanno in questione alla luce di quanto detto sopra. Il prodigio riguardante la spada rubata da un lupo ad un soldato in Gallia, pu essere messo in relazione, e col timore di possibili passaggi di popolazioni galliche ai Cartaginesi, ma anche con la conquista romana della Gallia Cisalpina, completata proprio nel 218 a.C., con la fondazione delle colonie di Cremona e Piacenza a seguito della sconfitta delle trib galliche dei Boi e degli Insubri
288

. Analogamente, la pioggia di pietre, che si verifica nel

Piceno da ritenersi collegato col fatto che Roma aveva al momento interessi precisi nella regione della quale voleva accellerare il processo di colonizzazione avviata dl tribuno Caio Flaminio nel 232 a.C. La zona era cruciale, in quanto il Piceno aveva rappresentato, sul versante adriatico, la via di penetrazione dei Galli verso lItalia centrale 289. Pure laccettazione di prodigi verificatasi ad Amiterno e a Cere pu essere considerata come diretta al rafforzamento dei rapporti con tali citt, centri rispettivamente sannita ed etrusco. A Cere, in particolare, il lettisternium per espiare la diminuzione delle sorti, forse era rivolto alla dea Fortuna, tanto pi che Livio riporta anche di una supplica alla dea sul monte Algido, dove detto che sorgeva un tempio della dea. Questa ultima iniziativa pu essere letta come un azione volta a bilanciare gli onori rivolti alla Fortuna etrusca. Nella espiazione dei prodigia dellanno particolare importanza ha Iuno, a cui non solo sono riservati grandi onori a Lanuvio, ma anche piacula predisposti a Roma. Ricordiamo che a Lanuvio sui monti Albani sorgeva limportante santuario di Iuno Sospita, e che culti a Giunone erano ampiamente diffusi in tutto il Lazio e nellItalia centrale
286 287 288 289 290

290

. Il prodigium avvenuto nel tempio di Iuno

Vedi LAFFI 1990.p. 285-287. Liv. XXI. 30-40. Vedi BLOCH 1975. Vedi GABBA 1990b, p.71. Vedi GABBA 1990b, p. 69-72. SABBATUCCI 1988, p.39. Giunone Sospita era onorata a Roma con lepiteto di Regina.

106

Sospita a Lanuvio viene espiato con la donazione delloro e si spiega con la volont romana di rinsaldare i rapporti e le alleanze con le popolazione centro italiche e latine; anche negli anni seguenti, come vedremo Iuno sar destinataria di una serie di iniziative devozionali, sempre a seguito di prodigi di diversa natura, (negli anni 217, 215, 207, 200 a.C.) 291. Ma se limportanza della dea in questi anni si pu spiegare certamente in chiave pan-laziare (con Roma che si propone come leadership religiosa ), anche lidentificazione della divinit con Astarte, importante divinit punica, dovette giocare il suo ruolo La presenza di Astarte in Italia sembra essere attestata dalla famosa iscrizione bilingue etrusco-punica rinvenuta a Pirgy, porto etrusco di Cere. Liscrizione riguarda la dedica di un edificio sacro ad Astarte, qui identificata con la Uni etrusca, corrispondente alla Iuno romana 292. Un altro possibile indizio di una dentificazione di Iuno con Astarte rappresentato dallepisodio, riportato da Livio, in cui Annibale, nel corso della sua discesa in italia, dedica un altare al tempio di Iuno Lacinia con un epigrafe redatta in punico e greco. (Liv. XXVIII. 46 16) 293. Delle altre misure adottate a Roma anche il lectisternium indetto a Iuventus e i sacrifici rivolti al Genius di Roma, possono essere messe in relazione con Iuno. In particolare, Iuventus ed il Genius paiono chiamati in causa per bilanciare il carattere prevalentemente femminile che i piacula avevano assunto per quellanno294.

291

Per Giunone durante la seconda punica, vedi BLOCH 1969, pp. 58-65; DUMEZIL 1974, p. Su Pyrgi ed il famoso ritrovamento della iscrizione bilingue, vastissima bibliografia. Una

463-469; BLOCH 1976, pp. 1-42 ; BREGLIA PULCI DORIA 1983, pp 147-154.
292

messa a punto, anche bibliografica in BONNET 1996, p. 120 125, e nota 83. Per la possibilit di una triplice interpretatio Astarte=Uni=Giunone Lucina, vedi BLOCH 1976 e BLOCH 1981, pp. 123 135. La valutazione dell iscrizione di Pyrgi e lidentificazione delle divinit comunque molto complessa. Altro importante centro di culto di Astarte si trovava in Sicilia presso Erice, vedi infra, nota 314.
293 294

Vedi BLOCH 1976, BREGLIA PULCI DORIA 1983 p. 149. Vedi DUMEZIL 1974, loc.cit.

107

- 217 a.C./a I terribilli signa seguenti alla sconfitta della Trebbia. La prossima consultazione sibillina, dellanno 217 a.C. Come la precedente consultazione si collegava alla battaglia presso il Ticino, questa da mettersi in relazione con la pesante sconfitta romana della Trebbia nel maggio del 217 a.C.295 Livio riporta un lungo passo piuttosto complesso dove compare la solita serie di prodigia
296

: armi che prendono fuoco improvvisamente in Sicilia e in

Sardegna, fuochi che si accendono senza motivo sui litorali, scudi che sudano sangue, soldati fulminati; ma anche segni di disordine cosmico, come la riduzione del disco solare, una caduta di pietre infuocate, un combattimento astrale fra il sole e la luna, un raddoppiamento del disco lunare. E, ancora, fontane che fanno zampillare acqua e sangue, spighe insanguinate trovate nei cesti dei mietitori, sortes attenuatae a Falerii assieme allavvertimento su una di queste secondo cui Mars telum suum concutuit. A queste si aggiungono statue che sudano, cieli che si incendiano, lune che precipitano, metamorfosi di specie e di genere: una capra che diventa pecora, una gallina che diventa gallo Augebant metum prodigia ex pluribus simul locis nuntiata: in Sicilia militibus aliquot spicula, in Sardinia autem in muro circumeunti vigilias equiti scipionem quem manu tenuerit arsisse et litora crebris ignibus fulsisse et scuta duo sanguine sudasse, et milites quosdam ictos fulminibus et solis orbem minui visum, et Praeneste ardentes lapides caelo cecidisse,et Arpis parmas in caelo visas pugnantemque cum luna solem, et Capenae duas interdiu lunas ortas, et aquas Caeretes sanguine mixtas fluxisse fontemque ipsum Herculis cruentis manasse repersum maculis, et in Antiati metentibus cruentas in corbem spicas cecidisse, et Faleriis caelum findi velut magno hiatu visum quaque patuerit ingens lumen effulsisse; sortes sua sponte attenuatas unamque excidisse ita scriptam: Mavros telum suum concutit, ed per idem tempus Romae signum Martis Appia via ac simulacra luporum sudasse, et Capuae speciem caeli ardentis fuisse lunaeque inter imbrem cadentis. Inde minoribus etiam dictu prodigiis fides habita: capras lanatas quibusdam factas, et gallinam in marem, gallum in feminam sese vertisse. His, sicut erant nuntiata, expositis auctoribusque in curiam introductis consul de religione patres consuluit. Decretum ut ea prodigia partim maioribus hostiis, partim lactentibus procurarentur et uti supplicatio per triduum ad omnia pulvinaria
295

Liv. XXI. 48-56. Vedi anche Macrob. Sat. I. 6. 13-14; Oros. IV. 15. 1; Val. Max. I. 6. 5

296

108

haberetur; cetera, cum decemviri libros inspexissent, ut ita fierent quemadmodum cordi esse divinis <e> carminibus praefarentur. Decemvirorum monitu decretum est Iovi primum donum fulmen aureum pondo quinquaginta fieret, Iunoni Minervaeque ex argento dona darentur et Iunoni Reginae in Aventino Iunonique Sospitae Lanuvi maioribus hostiis sacrificaretur, matronaeque pecunia conlata quantum conferre cuique commodum esset donum Iunoni Reginae in Aventinum ferrent lectisterniumque fieret, et ut libertinae et ipsae unde Feroniae donum daretur pecuniam pro facultatibus suis conferrent. Haec ubi facta, decemviri Ardeae in foro maioribus hostiis sacrificarunt. Postremo Decembri iam mense ad aedem Saturni Romae immolatum est, lectisterniumque imperatum et eum lectum senatores straverunt et convivium publicum, ac per urbem Saturnalia diem ac noctem clamata, populusque eum diem festum habere ac servare in perpetuum iussus. Liv. XXII. 1. 8-20 297. Innanzitutto notiamo subito il coinvolgimento di Sicilia e Sardegna. Sappiamo che loccupazione romana in Sardegna, iniziata nel 238 a.C., era stata resa difficile da numerose rivolte, in gran parte sobillate dai Cartaginesi e che
297

Ad aumentare la paura, da diverse parti furono annunciati dei prodigi: avevano preso fuoco in Sicilia le punte delle armi di alcuni soldati e, in Sardegna, un bastone tenuto in mano da un cavaliere che stava effettuando il suo turno di guardia attorno alle mura; sui litorali si erano visti risplendere fuochi pi e pi volte; due scudi avevano sudato sangue; alcuni soldati erano stati colpiti da fulmini; era sembrato che il disco del sole si rimpiciolisse; a Preneste erano cadute dal cielo delle pietre infuocate; ad Arpi erano apparsi in cielo degli scudi mentre il sole combatteva con la luna; a Capena erano sorte, in pieno giorno, due lune; a Cere si era vista sgorgare acqua mista a sangue; la stessa fonte di Ercole aveva fatto scorrere acqua in cui si vedevano dei grumi di sangue; ad Anzio, ad alcuni mietitori erano cadute nelle ceste delle spighe insanguinate; a Faleri il cielo si era aperto e da quello che sembrava un enorme squarcio si era vista brillare una luce intensissima; le sortes erano diminuite di volume senza cause evidenti e ne era caduta una che recava questa scritta: Marte scuote la sua asta; nelle stese ore, a Roma, la statua di Marte sulla via Appia e le statue dei lupi avevano sudato; a Capua si era visto il cielo incendiarsi mentre la luna precipitava in mezzo alla pioggia. Ebbero poi credito anche prodigi meno clamorosi; alcuni si trovarono con le capre trasformate in pecore; una gallina divenne gallo e un gallo divenne gallina. Quando questi prodigi furono riferiti esattamente come erano stati annunziati dai testimoni introdotti in Curia, il console consult i senatori sulla liturgia da seguire. Fu decretato che quei prodigi venissero espiati in parte con vittime adulte, in parte con animali da latte, mentre dovevano essere tenute suppliche per tre giorni in tutti i templi. Gli altri prodigi, dopo che i decemviri avessero consultato i libri, dovevano essere espiati nel modo che i decemviri avessero riferito essere caro agli dei, stando alle formule dei libri. Secondo le indicazioni dei decemviri, fu decretato come prima cosa che fosse offerto a Giove il dono di un fulmine doro del peso di cinquanta libbre; a Giunone e a Minerva dovevano essere offerti doni dargento; a Giunone Regina sullAventino e a Giunone Sospita a Lanuvio dovevano essere sacrificate vittime adulte. Inoltre le matrone, raccolto del denaro secondo le possibilit di ognuna, dovevano portarlo in dono a Giunone Regina sullAventino; doveva essere celebrato un lettisternio e poi anche le liberte dovevano raccogliere una somma in proporzione alle proprie ricchezze per fare un dono alla dea Feronia. Quando tutto ci fu eseguito, i decemviri sacrificarono un toro nel foro di Ardea e delle vittime adulte. Infine, essendo ormai giunto dicembre, fu compiuto un sacrificio a Roma nel tempio di Saturno e furono indetti un lettisternio (furono i senatori a preparare il letto) e un pubblico banchetto. In tutta la citt risuonarono per un giorno e una notte le grida dei Saturnali. Fu ordinato al popolo di considerare sacro quel giorno e di mantenerlo tale per sempre.

109

erano state sedate soltanto nel 225 a.C.298 Analogamente, la vittoria nella prima guerra Punica aveva portato alla fondamentale conquista della Sicilia, divenuta nel 241 a.C. prima provincia romana299. Come si pu vedere dallelenco, i portenta verificatisi nelle due isole riguardano la vita militare degli eserciti. Si pu supporre che linteressamento dimostrato a Roma per il riconoscimento e quindi lespiazione di tali prodigi fosse diretto a sostenere il morale degli eserciti. Fra le altre localit elencate, Arpi, importante centro commerciale dellApulia, si alle con i Cartaginesi dopo la sconfitta di Canne. Analogamente, Capua, (di cui il prodigio va evidentemente identificato con uneclisse) si alle ad Annibale dopo Canne. E probabile che gi per lanno in questione le due citt destassero particolare preoccupazione e si puntasse a rinforzarne i rapporti con lUrbs. Capena si trovava vicino a Cere, e lespiazione dei loro prodigi era un evidente messaggio agli etruschi; in particolare abbiamo gi visto che a Cere lanno prima si era accettato il prodigio per cui le sorti erano diminuite di numero. Il prodigio del 117 a.C. riguardava Hercules, laltra divinit che come Iuno ricorre spesso negli eventi portentosi di questi anni. Il sangue appare anche nei fatti di Anzio. Passiamo ora a considerare i fatti riguardanti Faleri; essi sono esplicitamente messi in relazione coi prodigia accaduti a Roma e coinvolgono la sfera di Marte. Anche altri prodigi del nostro elenco possono essere messi in relazione col dio. Come abbiamo gi visto in Sicilia e in Sardegna i prodigia riguardano soprattutto la vita militare; in particolare in Sicilia sono le punte delle armi a prendere fuoco, armi che rimandano alla lancia, larma cara al dio
300

; interessante anche il prodigio di Arpi in cui gli scudi appaiono in cielo;

scudi che richiamano alla mente quelli portati in processione dai Salii il primo marzo, processione che inaugurava la stagione della guerra301. E strano, che il passo non riporti nessun remedium rivolto esplicitamente a questa divinit,
298

Un nuovo tentativo di rivolta verr a verificarsi nel 115 a.C., con le popolazioni sarde

dellinterno sostenute da Cartagine e dalle citt puniche della costa. Sulla colonizzazione romana della Sardegna, vedi PAIS 1923, pp. 13 ss.
299 300 301

Vedi GABBA 1990, pp. 61-65. Cfr. SABBATUCCI 1988 p.94-95. Ricordiamo che gli scudi dei Salii erano stati fatti, per ordine di Numa, ad immagine di uno

caduto dal cielo. SABBATUCCI 1988, loc. cit.

110

come invece ci aspetteremo. Forse le cerimonie in onore di Marte vanno inseriti nei sacrifici ordinati dal senato accanto ai tre giorni di suppliche in tutti i templi. I decemviri comunque ebbero lordine di consulatare i libri solo dopo lesecuzione delle cerimonie, sulle quali si erano gi pronunciati i patres, esplicitamente consultati dal console de religione, cio riguardo alla retta modalit di procedere nel culto. Tutti i piacula disposti da questi ultimi sono volti, di nuovo, principalmente a Giunone, gi presente nei rituali dellanno precedente. Viene nuovamente onorata Iuno Sospita a Lanuvio e Iuno Regina sullAventino a cui le matrone sono chiamate a offrire un dono. Vengono inoltre offerti doni alle tre divinit formanti la triade capitolina, Iuppiter, Iuno e Minerva; questi doni dovevano sia onorare gli dei reggitori dello stato, e in particolare Iuppiter, e probabilmente bilanciare la preminenza degli onori riservati a Iuno. Nei riti di questanno importante la mobilitazione del mondo femminile nel suo insieme, dove le liberte sono coinvolte accanto alle matrone. In particolare, esse sono invitate ad offrire le loro ricchezze alla dea Feronia, il cui santuario nei pressi di Terracina era un famoso centro di scambi tra le classi sociali. Infatti valeva come luogo di emancipazione degli schiavi 302. Lespiazione coinvolge cos anche il complesso e stratificato mondo della condizione servile, in una prospettiva di integrazione di questo nella vita civica. In quest ottica si deve leggere anche il lectisternium a Saturno e il prolungamento di un giorno dei Saturnali. Queste festivit, riproponevano lo sfondo comune delle festa di Capodanno con linversione di tutti i ruoli sociali - erano i padroni a dover servire gli schiavi 303. Alle espiazioni delanno in questione pu inoltre essere collegata la notizia di Macrobio, secondo cui durante la guerra Punica, per espiare alcuni prodigia, su indicazione dei libri Sibillini si era tenuta una supplicatio a cui erano state chiamate a partecipare le liberte, nonch un coro di fanciulli sia liberi che liberti.

302

Lemancipazione dalla condizione servile amministrata in moltissimi santuari legati a Vedi SABBATUCCI 1988, p.343 - 355. Sul valore della festa di Capodanno vedi anche la

diverse figure divine in tutto il mediterraneo; vedi BOEMER 1963.


303

interpretazione antropologica, di V. Lanternari La grande festa, LANTERNARI 1976.

111

[] libertinorum quoque filiis praetexta concessa est ex causa tali, quam M.Laelius augur refert; qui bello Punico secundo duumviros dicit ex senatus consulto propter multa prodigia libros Sibyllinos adisse et inspectis his nuntiasse, in Capitolio supplicandum lectisterniumque ex collata stipe faciendum, ita ut libertinae quoque, quae longa veste uterentur, in eam rem pecuniam subministrarent. Acta igitur obsecratio est pueris ingenuis itemque libertinis, sed et virginibus patrimis matrimisque pronuntiantibus carmen: ex quo concessum ut libertinorum quoque filii, qui est dumtaxat matre familias nati fuissent, togam praetextam et lorum in collo pro bullae decore gestarent. Macrob. Sat. I. 6. 13-14.304 Lepisodio riportato da Macrobio segna dunque unimportante mutamento di rango sociale in favore del mondo libertino, con la parificazione cultuale dei giovani liberti ai figli cittadini. Ai primi viene infatti concesso di portare la toga praetexta e il lorum in luogo della bulla305, segni distintivi dei figli nati da genitori liberi.

304

Durante la seconda guerra Punica, in esecuzione di un decreto del senato per i molti prodigi avvenuti, i duumviri consultarono i libri Sibillini, e dopo averli esaminati, annunziarono che bisognava fare una supplica in Campidoglio ed un banchetto sacro con il ricavato di una colletta a cui potevano partecipare anche le liberte autorizzate a portare la veste lunga. Si tennero dunque le pubbliche preghiere e linno fu cantato da fanciulli liberi e liberti insieme e da vergini, non orfani n di madre n di padre; da allora anche ai figli dei liberti, purch nati da matrimonio legittimo, fu concesso di portare la toga pretesta, e un collare di cuoio in luogo dellornamento del ciondolo.
305

La bulla era un ciondolo, indossato dai ragazzi fino al raggiungimento dellet virile,

quando veniva deposta insieme alla toga praetexta; Pers. V. 31. Come privilegio, i figli dei senatori e dei cavalieri potevano portare la bulla aurea, mentre agli altri ingenui delle classi pi povere era consentito portare una bulla di cuoio, il lorum. Vedi DARENBERG-SAGLIO, s.v. Bulla.

112

-217 aC. /b Gli errori di Caio Flaminio, la disfatta del Trasimeno ed i remedia di Fabio Massimo. La prossima consultazione si colloca nuovamente nel 217 a.C. I prodigi possono essere collegati direttamente alla pesante sconfitta subita dallesercito romano presso il lago Trasimeno nel giugno dello stesso anno, dove lesercito romano aveva subito un duro attacco dallesercito cartaginese subendo numerose perdite, fra cui quella dello stesso console Caio Flaminio306. Ad arginare la crisi era stato eletto dittatore, Q. Fabio Massimo Rulliano307. Egli stesso, attribuendo la sconfitta di Flaminio al fatto che questi avesse tralasciato di osservare i sacri riti e gli auspicia, richiese, come prima cosa, la consultazione dei libri Sibillini. Leggiamo il passo di Livio308: Q. Fabius Maximus dictator iterum, quo die magistratum iniit, vocato senatu, ab dis orsus, cum edocuisset patres plus neglegentia caerimoniarum auspiciorumque quam temeritate atque inscitia peccatum a C. Flaminio consule esse, quaeque piacula irae deum essent ipsos deos consulendos esse, percivit, ut, quod non ferme decernitur, nisi cum taetra prodigia nuntiata sunt, decemviri libros Sibyllinos adire iuberentur. Qui inspectis Fatalibus libris rettulerunt patribus, quod eius belli causa votum Marti foret, id non rite factum de integro atque amplius faciundum esse, et Iovi ludos magno et aedes Veneri Erycinae ac Menti vovendas esse et supplicationem lectisterniumque habendum et ver sacrum vovendum, si bellatum prospere esset resque publica in eodem, quo ante bellum fuisset, statu permansisset. Senatus, quoniam Fabium belli cura occupatura esset, M. Aemilium praetorem ex collegii pontificum sententia, omnia ea ut mature fiant, curare iubet. His senatus consultis perfectis L. Cornelius Lentulus Pontifex Maximus consulente collegium praetore omnium primum populum consulendum de vere sacro censet; iniussu populi voveri non posse. Rogatus in haec verba populus Velitis iubeatisne haec sic fieri? Si Res Publica Populi Romani Quiritium ad quinquennium proximum, sicut velim eam salvam, servata erit hisce duellis, quod duellum populo Romano cum Carthaginiensi est quaeque duella cum Gallis, sunt qui cis Alpes sunt, tum donum duit Populus Romanus Quiritium quod ver attulerit ex suillo ovillo caprino bovillo grege quaeque profana erunt Iovi fieri, ex qua die senatus populusque iusserit []. Eiusdem rei causa ludi magni voti aeris trecentis triginta tribus milibus trecentis triginta tribus triente, praeterea bubus Iovi trecentis, multis aliis divis bubus albis atque ceteris hostiis. Votis rite nuncupatis supplicatio edicta; supplicatumque iere cum coniugibus ac liberis non urbana multitudo tantum, sed agrestium etiam, quos in aliqua sua fortuna publica quoque contigebat cura. Tum
306 307 308

Vedi Liv. XXII. 4-7. Liv. XXII. 8-12. Vedi anche Plut. Fab. IV. 4-7.

113

lectisternium per triduum habitum decemviris sacrorum curantibus: sex pulvinaria in conspectu fuerunt: Iovi ac Iunoni unum, alterum Neptuno ac Minerae, tertium Marti ac Veneri, quartum Apollini ac Dianae, quintum Vulcano ac Vestae, sextum Mercurio et Cereri. Tum aedes votae: Veneri Erycinae aedem Q. Fabius Maximus dictator vovit, quia ita ex fatalibus libris editum erat, ut is voveret, cuius maximum imperium in civitate esset; Menti aedem T. Otacilius praetor vovit. Liv. XXII. 9. 7-11 309. G.Dumezil ipotizza un legame diretto di Q. Fabio Massimo con i decemviri, e vede il personaggio come ispiratore e ideatore dei piacula dellanno
310

Facciamo un breve riassunto di questi ultimi. Innanzitutto Vengono inserite importanti innovazioni che arrichiscono lorizzonte religioso. I libri Fatales ordinano ludi per Iuppiter Magnus, unaedes a Venus Erycina ed a Mens, un lectisternium, una supplicatio ed infine un Ver Sacrum. Tutti questi provvedimenti dovevano rimediare allerrore che i Fatales libri avevano
309

Quinto Fabio Massimo, dittatore per la seconda volta, convoc il senato nel giorno stesso in cui entr in carica. Cominci a parlare affrontando largomento religioso e illustr ai senatori come il console C.Flaminio avesse sbagliato pi per noncuranza dei sacri riti e degli auspici che per temerariet e incapacit, e che bisognava consultare gli dei stessi su quali fossero i mezzi per placare la loro ira. Riusc ad ottenere che si desse ordine ai decemviri di consultare i libri Sibillini, cosa che di solito non viene deliberata se non quando sono stati annunciati terribili prodigi. I decemviri, esaminai i libri Fatali, riferirono ai senatori che il voto fatto a Marte per quella guerra, non essendo stato fatto secondo i riti, doveva essere fatto daccapo e pi solennemente, e che si doveva far voto di grandi giochi a Giove e di templi a Venere Erycina e a Mente e si dovevano tenere una supplicazione e un lettisternio e si doveva far voto di una primavera sacra, se si fosse combattuto con successo e la repubblica fosse rimasta nella medesima condizione in cui era stata prima della guerra. Il senato, poich la cura della guerra avrebbe tenuto occupato Fabio, d ordine al pretore M.Emilio di procurare che tutte quelle prescrizioni siano subito attute, secondo il volere del collegio dei pontefici. Redatti questi senatoconsulti, il Pontefice Massimo L.Cornelio Lentulo, durante la consultazione del collegio da parte del pretore, esprime il parere che prima di tutto si debba consultare il popolo circa la primavera sacra; questa non pu essere offerta in voto senza lautorizzazione del popolo. La proposta fu fatta al popolo secondo questa formula: volete e ordinate che questi ritiavvengano in questo modo? Se la repubblica del popolo romano dei Quiriti nei prossimi cinque anni si salver, come io vorrei che si salvasse, da queste guerre, dalla guerra che il popolo romano ha con quello cartaginese, dalla guerra con i Galli che sono al di qua delle Alpi, allora il popolo romano dei Quiriti dia in dono: tutto ci che la primavera produrr di suini, pecore, capre, buoi, tutto ci che di solito non si consacra agli dei sia sacrificato a Giove, dal giorno che il senato e il popolo Romano avranno fissato [] Per il medesimo scopo furono votati i grandi giochi per la somma di trecentotrentatremila <trecentotr> assi e un terzo, con inoltre trecento buoi a Giove , molti buoi bianchi e le altre vittime ad altri dei. Pronunciati i voti secondo i riti, fu indetta la supplicazione; e si recarono in gran folla a supplicare con le mogli ed i figli non solo gli abitanti della citt, ma anche i contadini, []. Si celebr per tre giorni il lettisternio, per cura dei decemviri addetti al culto. Sei furono i letti sacri pubblicamente esposti: uno a Giove e a Giunone, un altro a Nettuno e a Minerva, un terzo a Marte e a Venere, un quarto a Apollo e a Diana, un quinto a Vulcano e a Vesta, un sesto a Mercurio e a Cerere. Poi furono promessi in voto i templi: il tempio a Venere Ericina fu offerto in voto dal dittatore Q. Fabio Massimo, poich era stato ordinato dai libri fatali che a farne voto fosse colui il quale aveva nella citt il supremo potere; il tempio a Mente fu offerto in voto dal pretore T.Otacilio
310

Su questo punto e i rimandi successivi, vedi DUMEZIL 1974, p. 472-473.

114

segnalato per un votum a Mars non rite factum. Il coinvolgimento di Marte importante. La divinit era gi stata implicata nei prodigia seguenti alla sconfitta presso la Trebbia, come abbiamo visto; laccenno ad un voto fatto a Mars, potrebbe riferirsi ai voti espressi da Attillio Serranio nel 118 a.C., per i quali Livio non specifica la divinit destinataria. Una particolare attenzione a propiziarsi il favore del dio della guerra facilmente comprensibile dopo una sconfitta. G.Dumezil parla di una sfrenata manifestazione di Marte, riscontrabile nella descrizione liviana della disastrosa battaglia presso il Lago Trasimeno. (Liv. XXII. 5. 7-8) 311. Sulle altre divinit implicate stato osservato da G.Dumezil come le cerimonie religiose, dopo la sconfitta del Trasimeno, non pongano in evidenza alcuna divinit invocata in seguito alla disfatta della Trebbia a parte Giove, il reggitore dello stato romano. La disastrosa sconfitta avrebbe respinto quelli di, quasi ne fosse stata dimostrata linsufficienza. Iuppiter invece, sarebbe stato particolarmente onorato, poich Flaminio aveva offeso gli auguri in primo luogo 312. Lespiazione del comportamento di Flaminio prevede anche lintroduzione di una nuova divinit, Mens, introdotta per rimediare alla carenza di mente con la quale Flaminio aveva affrontato il nemico. Livio, per descrivere il comportamento di Fabio sugli Appennini, usa numerose parole come cautus, consilia, sollertia, che si ricollegano alla sfera di Mens a che contrappone temeraritas. Il calcolato comportamento di Fabio contrappone anche la nuova dea del dittatore, la previdente Mens alla improvvida e imprevedibile Fortuna, la divinit del console Flaminio
313

. Possiamo osservare che il piano

dei libri Fatales presentato come un disegno lungimirante e cautelato rispetto allimprovvisazione sottointesa alla sfera di Fortuna. Accanto al tempio a Mens, venne anche promesso uno a Venus Erycina. Ambedue i templi sorgevano sul Campidoglio, e vennero dedicati contemporaneamente (Liv. XXIII. 30. 9.). Il voto a Venus rientrava nella strategia di appropriamento delle divinit
311 312 313

DUMEZIL 1974, pp. 469-470. DUMEZIL 1974, p. 469. DUMEZIL 1974, p. 472-473; cfr. SABBATUCCI 1988 p. 200-201; Vedi anche MONTANARI

1976.

115

nemiche. La Venus Erycina intendeva richiamare l'Aphrodite venerata

in

Sicilia sul monte Erice, divinit intesa anche questa, alla pari di Iuno, come lAstarte punica314. La Venus Erycina venne altres interpretata come la Mater Aeneadum
315

, e quindi adottata per richiamare le origini troiane di Enea e di

Roma in un momento pericoloso della guerra contro Cartagine, in cui i Romani intendevano ribadire il legame con la Sicilia che da poco era passata ad essere provincia, ed era contesa dai Punici. Passiamo ora ad analizzare il particolare piaculum del Ver Sacrum. Il rito consisteva nella consacrazione agli dei, di tutti i nati della primavera seguente al voto, fra cui i prodotti della terra, la prole animale e quella umana. Normalmente, questultima non veniva immolata, ma inviata ad insediarsi altrove; il rito presente nei miti di fondazione di molte etnie italiche che si presentavano appunto come germinate da altre popolazioni in seguito ad una primavera sacra316. La richiesta di una celebrazione di questo rito unica nei Sibillini e va considerata come eccezionale; coinvolgeva unicamente la prole animale, la quale sarebbe stata sacrificata nei cinque anni consecutivi a Giove. Anche la dedica a questa divinit stata considerata eccezionale, in quanto le primavere sacre appartenevano principalmente a Marte. Ma Iuppiter pu ritenersi la divinit maggiormente offesa dal comportamento empio di Flaminio, e per cui la principale da onorare.

314

Sul culto di Astarte a Eryce, e sulla identificazione Aphrodite-Venus-Astarte, BONNET

1996, p. 115 120. Su Venus Erycina, CHIRASSI COLOMBO 2006, pp.233 ss. Vedi anche SABBATUCCI 1988 p. 133 - 134. Sulluso della religione nella acculturazione romana della Sicilia, vedi SCHILLING 1965; CHIRASSI COLOMBO 2006. Secondo G.Dumezil, nellordine gerarchico del voto del 117 a.C., Mens sarebbe una sorta di accolita di Venus Erycina in quanto spett al dittatore votare il tempio di Venere, ed al pretore quello di Mens; DUMEZIL 1974, loc.cit. Su Venus in generale, rimane valido SCHILLING 1954.
315

Virgilio (Aen. V. 759-760), indica Enea come fondatore del santuario in vertice Erycino alla

Venus Idalia, toponimo che rimanda ad una connotazione anatolica, al monte Ida nella Troade. Vedi CHIRASSI COLOMBO 2006, pp.233 ss.
316

Lesempio pi conosciuto quello dei Sanniti, di cui Strabone (V. 4. 12) descrive lorigine

da un Ver Sacrum votato dai Sabini. Sul Ver Sacrum vedi HUERGON 1957 e CHIRASSI COLOMBO 2006 p.220-221.

116

- 216 a.C. Il baratro di Canne: lorrore della fine, lo stuprum della vestali e il secondo delitto rituale. La sconfitta romana a Canne del 216 a.C. segna il momento pi drammatico della seconda guerra Punica317. Subito dopo la battaglia si decreta che i decemviri consultino i libri Sibillini. Il prodigium costituito dallo stuprum, inteso come violazione dellobbligo di castit, da parte di due vestali. Territi etiam super tantas clades cum ceteris prodigis, tum quod duae vestales eo anno, Opimia atque Floronia, stupri compertae et altera sub terra, uti mos est, ad Portam Collinam necata fuerat, altera sibimet ipsa mortem consiverat; L. Cantilius scriba pontificius, quos nunc minores pontifices appelant, qui cum Floronia stuprum fecerat, a Pontifice Maximo eo usque virgis in comitio caesus erat ut inter verbera expiraret. Hoc nefas cum inter tot, ut fit, clades in prodigium versum esset, decemviri libros adire iussi sunt et Q.Fabius Pictor Delphos ad oraculum missus est sciscitatum quibus precibus suppliciisque deos possent placare et quaenam futura finis tantis cladibus foret. Interim ex Fatalibus libris sacrificia aliquot extraordinaria facta, inter quae Gallus et Galla, Graecus et Graeca in foro bovario sub terram vivi demissi sunt in locum saxo consaeptum, iam ante hostiis humanis, minime Romano sacro, imbutum. Liv. XXII. 57. 2-6 318. Nel passo di Livio leggiamo come in questa occasione venne unaltra volta eseguito il sacrificio umano, cio linumazione di una coppia di galli ed una di greci, come gi avevano ordinato i Sibilllini nellanno 228 a.C. Esplicitamente in questo caso, Livio definisce il rito minime romanum sacrum, un
317

Liv. XXII. 44-50.

318

La gente gi angosciata per cos grandi disastri, si spavent non solo per ogni tipo di prodigio, ma anche per il fatto che in quellanno due vestali, Opimia e Floronia, furono riconosciute colpevoli di stuprum (violazione del obbligo di castit): lesecuzione di una delle due vestali era avvenuta, come sempre in questi casi, seppelendola viva, mentre laltra si era suicidata. Lucio Cantilio, segretario dei pontefici (o pontefice minore, secondo la denominazione odierna), il quale aveva avuto una relazione con Floronia, era stato bastonato con tanta violenza dal pontefice massimo nel comizio che era morto tra le percosse. Poich questo atto di empiet, come accade in un clima appesantito dalle disgrazie era stato visto come un prodigio, i decemviri ricevettero lordine di andare a consultare i libri Sibillini. Quinto Fabio Pittore fu mandato a Delfi per chiedere con quali preghiere e con quali suppliche i Romani potessero placare gli dei e quale fine avrebbero mai avuto cos diverse disgrazie. E intanto, seguendo le indicazioni dei libri Fatali, furono tenuti alcuni sacrifici straordinari: tra questi un uomo e una donna di origine gallica insieme ad un uomo ed a una donna di origine greca furono sepolti vivi nel foro Boario, in un luogo recintato da pietre che gi in precedenza era stato impegnato dal sangue di vittime umane, con un rito per nulla affato romano. Cfr. Per. XXII ; Plut. Fab. Max. 18 ; Ovid. Fast. IV. 157-160.

117

procedimento per nulla romano. Possiamo ipotizzare che in questo caso lo stuprum, violazione di un corpo interdetto, venisse considerato alla stregua di un prodigium preannunciante un possibile attacco esterno, oltre che una colpa portatrice di impurit allinterno dell Urbs. Se la consultazione dei libri rientrava nella prassi normale in situazioni del genere non altrettanto pu dirsi dellambascata di Fabio Pittore a Delfi. Come valutare questa ambasciata? Il viaggio di Pittore doveva servire a ben circostanziati bisogni politici. Forse lo scopo era quello di stabilire contatti con gli Etoli; ricordiamo che il trattato romano-etolico di quattro anni pi tardi
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Cfr. GAGE 1955, p. 267; BREGLIA PULCI DORIA 1988, p. 155. Sul significato politico

dellalleanza con gli Etoli, vedi CLEMENTE 1990, p. 82.

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- 212 e 208 a.C. Le profezie del misterioso Marcio e i ludi Apollinares. Nel 212 a.C. su indicazione dei decemviri vengono istituiti i Ludi Apollinares, giochi in onore di Apollo, di cui lesecuzione era affidata ai decemviri stessi. Listituzione di questi ludi chiude un periodo molto complesso. Sappiamo da Livio che nellanno precedente, il 213 a.C., il pretore M. Emilio era stato incaricato dal senato di compiere un indagine (conquisitio) sui libri profetici. Lo scopo potrebbe essere stato quello di controllare la circolazione non ufficiale di profezie, cosa a cui Roma prestava particolare attenzione. Il pretore era venuto cos in possesso di due profezie attribuite ed un misterioso Marcio320. Una delle due dichiarava di aver previsto la battaglia di Canne; laltra prometteva ai Romani di vincere la guerra sui Cartaginesi e gloria imperitura in cambio della celebrazione di giochi ad Apollo. I giochi vennero di fatto celebrati lanno seguente (212 a.C.) dopo un attento esame dei due testi profetici, e non prima di aver richiesto ai decemviri di consultare i libri Sibillini in proposito. Leggiamo da Livio: Religio deinde novo obiecta est ex carminibus Marcianis. Vates hic Marcius inlustris fuerat, et cum conquisitio priore anno ex senatus consulto talium librorum fieret, in M. Aemili praetoris urbani, qui eam rem agebat, manus venerant. Is protinus novo praetori Sullae tradiderat. Ex huius Marcii duobus carminibus alterius post rem factam editi cum ratio auctoritas eventu alteri quoque, cuius nondum tempus venerat, adferebat fidem. Priore carmine Cannensis praedicta clades in haec fere verba erat: Amnem, Troiugena, fuge Cannam, ne te alienigenae cogant in Campo Diomedis conserere manus. Sed neque credes tu mihi, donec compleris sanguine campum, multaque milia uccisa tua deferet amnis in pontum magnum ex terra frugifera; piscibus atque avibus ferisque, quae incolunt terras, iis fuat esca caro tua. Nam mihi ita Iuppiter fatus est. Et Diomedis Argivi campos et Cannam flumen ii, qui militaverunt in iis locis, iuxta atque ipsam cladem agnoscebant. Tum alterum carmen recitatum, non eo tantum obscurius, quia incertiora futura praeteritis sunt, sed perplexius etiam scripturae genere. Hostis, Romani, si expellere vultis, vomica quae gentium venit longe, Apollini vovendos censeo ludos, qui quotannis comiter Apollini fiant, cum populus dederit ex publico partem, partem privati uti conferant pro se atque suis. Iis ludis faciendis praeerit praetor is, qui ius populo
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Si tratta di un personaggio di problematica identificazione. Vedi discussione in R.E. s.v.

Marcius, (MNZER 1930). Vedi anche GAGE 1955, p. 275. Riportano della notizia dellistituzione dei ludi ad Apollo anche Plin. N.H. VII. 119; Serv. ad Aen. VI. 70; Dio. epit. IX. 1. 4-5.

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plebeique dabit summum. Decemviri graeco ritu hostiis sacra faciant. Hoc si recte facietis, gaudebitis semper fietque res vestra melior; nam is divus extinguet perduellis vestros, qui vestros campos pascit placide. Ad id carmen explanandum diem unum sumpserunt. Postero die senatus consultum factum est, ut decemviri de ludis Apollini reque divina facienda inspicerent. Ea cum inspecta relataque ad senatum essent, censuerunt patres Apollini ludos vovendos faciendosque et, quando ludi facti essent, duodecim milia aeris praetori ad rem divina et duas hostias maiores dandas. Alterum senatus consultum factum est, ut decemviri sacrum graeco ritu facerent hisque hostiis, Apollini bove aurato et capris duabus albis auratis, Latonae bove femina aurata. Ludos praetor in Circo Maximo cum facturus esset, edixit, ut populus per eos ludos stipem. Apollini, quantam commodum esset, conferret. Haec est origo ludorum Apollinarium victoriae, no valetudinis ergo, ut plerique rentur, votorum factorumque. Populus coronatus spectavit, matronae supplicavere, vulgo apertis ianuis in propatulo epulati sunt, celeberque dies omni caerimoniarum genere fuit. Liv. XXV. 12. 321
Uno scrupolo religioso nuovo sinsinuo negli animi in conseguenza delle profezie di Marcio. Questo Marcio era stato un vate famoso, e, mentre lanno precedente sulla base di un senatoconsulto si procedeva alla ricerca di libri di tal genere, (le sue profezie) erano venute nelle mani del pretore urbano M. Emilio, che si occupava di quella faccenda. Egli le aveva direttamente consegnate al nuovo pretore Silla. Delle due profezie di questo Marcio, luna divulgata dopo il verificarsi del contenuto essendo attendibile in quanto si presentava con la prova del suo essersi avverata, apportava credibilit anche allaltra, di cui non era ancora giunto il tempo. Dalla prima profezia era stata preannunciata la sconfitta di Canne pressappoco in questi termini:O discendenti dei nati a Troia, fuggi il fiume Canna, perch gente nata altrove (alienigenae) non ti costringa a venire a battaglia nella pianura di Diomede. E tuttavia non mi crederai tu, fino al momento in cui avrai inondato di sangue la pianura, e molte migliaia di tuoi uccisi il fiume trasciner gi dalla terra feconda nel grande mare; per i pesi, e inoltre per gli uccelli e per le bestie che abitano le terre , deve diventare cibo la tua carne. Cos infatti mi ha detto Giove. E coloro che avevano combattuto in quei luoghi riconoscevano i campi di Diomede di Argo e il fiume Canna, cos come la sconfitta stessa. Fu data in seguito lettura della seconda profezia, pi difficile da capire non solo per il fatto che pi indefiniti sono gli avvenimenti futuri di quelli passati, ma pi enigmatica anche per il modo in cui era scritta: Romani, se volete strappar via i nemici, tumore che venuto da molto lontano, ritengo che si debbano promettere in voto ad Apollo dei giochi, i quali ogni anno con gioia in onore di Apollo siano celebrati, dopo che la cittadinanza abbia accordato (per le spese) una parte da trarsi dalle casse dello stato, in modo che <una parte> sia data in contribuzione dei dai privati cittadini, per se e per i loro. Alla celebrazione di tali giochi presieder quel pretore che al pi alto grado amministrer la giustizia per la cittadinanza e per la plebe. I decemviri compiano dei sacrifici con vittime secondo il rito greco. Se farete ci come si deve, sarete contenti sempre e la vostra situazione migliorer; annienter, infatti, i nemici di guerra vostri quel dio che mite impingua i vostri campi. Simpieg un giorno per interpretare tale profezia. Il giorni dopo con un senatoconsulto si stabil che i decemviri esaminassero (i libri Sibillini) circa i giochi in onore di Apollo e la celebrazione del sacrificio secondo il rito greco. Dopo lesame di tali punti e la relativa presentazione della questione al senato, i senatori espressero il parere che si dovessero promettere in voto ad Apollo e celebrare dei giochi e che, quando i giochi fossero stati celebrati, si dovessero dare al pretore dodicimila assi per la sacra celebrazione, nonch due vittime adulte. Con un secondo senatoconsulto si stabil che i decemviri compissero un sacrificio secondo il rito greco e con queste vittime: ad Apollo, con un bue ornato doro e con due capre bianche ornate doro; a Latona, con una vacca ornata doro. Il pretore mentre si accingeva alla celebrazione dei giochi nel Circo Massimo, ordin con un editto che il popolo durante quei giochi contribuisse con unofferta ad Apollo, la cui consistenza fosse commisurata alle possibilit. Questa lorigine dei giochi Apollinari, offerti in voto e celebrati a
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La questione dei Carmina Marciana sicuramente venne abilmente manipolata dal senato romano, ma probabile che non tutto fosse creato ad hoc e che profezie di tale genere, riguardanti il destino di Roma, attribuite a diversi personaggi, fossero largamente circolanti fra la popolazione 322. Questi versi vanno considerati come un prezioso esempio di tali profezie liberamente circolanti323, che lo stato romano decise di passare al vaglio, esercitandovi il debito controllo sul contenuto. Lo stato romano, appunto, proprio attraverso lo strumento altamente operativo dei libri Sibillini, intendeva presentarsi come il detentore degli arcana fata riguardanti Roma. e rivendicava per s la possibilit di decretare la validit di ogni singola profezia riguardante Roma.324 Comunque, per tornare allo specifico dei ludi Apollinares, possiamo dire che essi segnano due momenti di cambiamento abbastanza importanti; da un lato la trasformazione della figura di Apollo, da questo momento in poi visto non solo come dio legato alla sfera salutare, ma anche al campo della guerra325. Tutto ci ben si evince dal passo di Macrobio sulla prima celebrazione dei ludi: Nam cum ludi Romae Apollini celebrarentur ex vaticinio Marcii vatis carmineque Sibyllino, repentino hostis adventu plebs ad arma excitata occurrit hosti, eoque tempore nubes sagittarum in adversos visa ferri et hostem fugavit et victores Romanos ad spectacula dei sospitalis reduxit. Hinc intellegitur proelii causa, non pestilentiae, sicut quidem aestimant, ludos institutos []. Sed invenio in litteris hos ludos victoriae, non valitudinis causa, ut quidam annalium scriptores memorant, institutos. Bello enim Punico hi ludi ex libris Sibyllinis primum sunt instituti suadente Cornelio Rufo decemviro, qui propterea Sibylla cognominatus est, et postea corrupto nomine primis coepit Sylla vocitari. Macrob. Sat. I. 17. 25 30.326
motivo di una vittoria, non di una malattia come i pi ritengono. Il popolo assist ad essi con corone di alloro in capo le matrone supplicarono gli dei, si banchetto dappertutto, a porte aperte, nei cortili, e il giorno fu solenne per ogni tipo di cerimonie.
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Cfr. PARKE 1992, p. 240. Per unanalisi strutturale dei Carmina Marciana, vedi GUITTARD 2007, pp. 275-287. Cfr. Lintervento di contollo attuato da Augusto, infra p. 178. Vedi SABBATUCCI 1988, p. 236 ss.

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Mentre a Roma si celebravano i giochi in onore di Apollo, secondo il vaticinio dellindovino Marcio e la profezia della Sibilla, la plebe fu chiamata alle armi per un improvviso attacco nemico e corse incontro agli assalitori; in quel momento si vide muovere contro gli avversari una nuvola di frecce che mise in fuga il nemico e permise ai Romani vincitori di ritornare agli spettacoli del dio salutare. Di qui si capisce che i giochi furono istituiti in seguito ad una battaglia, non a una pestilenza, come ritengono certuni. [] .Trovo nei testi che i giochi furono istituiti in seguito ad una vittoria, non per ragioni sanitarie come alcuni annalisti

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Come si pu leggere esplicitamente detto che i giochi furono istituiti non per porre rimedio ad un problema di salute, ma per affrontare il pericolo bellico. Il racconto di Livio nella cronaca successiva ricorda comunque che, nonostante tutto, i Romani furono duramente sconfitti dai Punici di Annibale presso la citt daunia di Herdonia, dove lesercito romano cadde per ben due volte in un agguato nemico negli anni 212 e 210 a.C. (Liv. XXV. 21.; XXVII. 1). La sconfitta di Herdonia, nel 210 a.C. rasa al suolo, equiparata a quella di Canne. Si arriva cos allanno 208 a.C, quando a causa di una serie di prodigia e di una pestilenza per i quali non si riusciva ad ottenere rimedio, non facile litabant, si decise di tenere i ludi Apollinares annualmente. Cos descrive Livio le vicende dellanno: Praetores in provincias profecti ; consules religio tenebat, quod prodigiis aliquot nuntiatis non facile litabant. Et ex Campania nuntiata erant, Capuae duas aedes, Fortunae et Martis, et sepulcra aliquot de caelo tacta, Cumis adeo minimis etiam rebus prava religio inserit deos mures in aede Iovis aurum rosisse, Casini examen apium ingens in foro consedisse, et Ostis murum portamque de caelo tactam, Caere vulturium volasse in aedem Iovis, Vulsiniis sanguine lacum manasse. Horum prodigiorum causa diem unum supplicatio fuit. Per dies aliquot hostiae maiores sine litatione caesae, diuque non impetrata pax deum; in capita consulum re publica incolumi exitiabilis prodigiorum eventus vertit. Ludi Apollinaris, Q.Fulvio et Ap.Claudio consulibus, a P.Cornelio Sulla praetore urbano primum facti erant. Inde omnes deinceps praetores urbani fecerant; sed in unum annum vovebant, dieque incerta faciebant. Eo anno pestilentia gravis incidit in Urbem agrosue, quae tamen magis in morbos longos quam in perniciabilis evasit. Eius pestilentia causa et supplicatum per compita tota Urbe est, et P. Licinius Varus praetor urbanus legem ferre ad populum iussus, ut ii ludi in perpetuum in statam diem voverentur. Ipse primus ita vovit, fecitque ante diem tertium nonas Quintiles. Is dies deinde sollemnis servatus. Liv. XXVII. 23 327.
ricordano. Questi ludi infatti furono istituiti originariamente durante la guerra Punica, secondo i libri Sibillini su proposta del decemviro Cornelio Rufo, che per tale ragione fu soprannominato Sibilla, e fu il primo in seguito ad essere chiamato Silla per alterazione del nome.
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I pretori partirono per le loro provincie ; i consoli erano trattenuti da scrupoli religiosi perch, per alquanti prodigi di cui era giunta notizia, non si ottenevano presagi favorevoli. Infatti dalla Campania si era annunziato che due templi, quello della fortuna e quello di Marte, erano stati colpiti dal fulmine a Capua, insieme con alcune tombe ; che a Cuma tanto la mal intesa religione immischia anche nelle cose minime gli dei i topi avevano rosicchiato loro nel tempio di Giove; a Casino si diceva che un grosso sciame di api era andato a posarsi nel foro. Venne anche riferito che a Ostia le mura e la porta della citt erano stati colpiti dal fulmine; che a Cere un avvoltoio era volato nel tempio di Giove; che a Vulsini vicino al lago di Bolsena il lago aveva riversato sangue. Per questi prodigi si fece una supplicazione pubblica di una giornata. [] I ludi Apollinari erano stati celebrati la prima volta dal pretore urbano Publio Cornelio Silla, durante il consolato di Q.Fulvio e di Appio Claudio; in seguito, li avevano celebrati tutti i pretori urbani ma li votavano solo per quell'anno e li indicevano per un giorno variabile. Quellanno una grave pestilenzia infier sulla citt e sulle campagne, ma

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Con listituzione annua dei ludi Apollinares, i decemviri che ne curavano lesecuzione (come nella descrizione di quelli de 213 a.C.), dallessere preposti unicamente alla lettura e allinterpretazione dei libri Sibillini divengono i ministri del culto apollineo a Roma 328, che assume da questo momento in poi sempre pi importanza nella religio romana e, di consequenza, probabilmente da questo momento, comincia a prendere corpo anche lidea di una Sibilla profetessa del dio. Il passo pone anche la questione del legame dei Sibillini con il Graecus ritus. I libri Sibillini, come vedremo, saranno particolarmente legati al graecus ritus, per tutto il secondo secolo a.C., con la frequenti indicazioni di supplicationes quali remedia. Cosa si intende con questa espressione ? sotto questa designazione i Romani classificavano alcuni culti (fra cui quelli dedicati a Saturno, Ercole e Cere, oltre che a Apollo) e alcune cerimonie come le supplicationes, i lectisternia, e ludi Saeculares. J. Sheid, nel suo studio, significativamente intitolato Graeco ritu : a tipically Roman way of honoring the Gods329, ha messo ben in luce la caratteristica arbitraria e restrittiva della classificazione, e considerandola come piuttosto tarda330, ha chiarito come attraverso essa probabilmente si intendesse presentare come greci alcuni complessi cultuali, in realt, frutto di elaborazone romana. Ci con chiari intenti di natura politico-integrativa, considerando che nel momento in cui si proponeva come potenza egemone del Mediterraneo, Roma si trovava inevitabilmente a interagire con un mondo in larga parte ellenizzato, in cui il termine grecita si apponeva a tutto ci che si voleva indicare come civile 331.

si manifest in malattie lunghe piuttosto che mortali. Per quellepidemia si fecero preghiere publiche in tutti i trivi dellUrbe, e il pretore urbano P. Licinio Varro fu invitato a proporre al popolo una legge la quale stabiliva che quei ludi si celebrassero ogni anno in un giorno determinato. Cos egli per primo li vot, e li indisse per il terzo giorno prima delle None del mese Quintile. E quel giorno rimase ad essi consacrato.
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SABBATUCCI 1988, p.236-237. Vedi SCHEID 1995. SCHEID 1995, p.19. La prima attestazione in Cato. Orat. Frg. 77 (MALCOVATI). SCHEID 1995.

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- 207 a.C. La nascita dellandrogino. Nel 207 a.C. un particolare prodigio scosse Roma: la nascita di un bambino androgino, semimas, in latino. Nell espiazione troviamo coinvolti sia decemviri che aruspici, unico caso di collaborazione dei due ordini in riti espiatori nuovi fenomeni vennero a turbare i Romani: Libertas religione mentes turbavit rursus nuntiatum Frusinone natum esse infantem quadrimo parem, nec magnitudine tam mirandum, quam quod is quoque, ut Sinuessae biennio ante, incertus mas an femina esset, natus erat. Id vero haruspices ex Etruria adciti foedum ac turpe prodigium dicere: extorrem agro romano, procul terrae contactu, alto mergendum; vivum in arcam condidere provectumque in mare proiecerunt. Decrevere item pontifices, ut virgines ter novenae per Urbem euntes carmen cenerent; id cum in Iovis Statoris aede discerent conditum ab Livio poeta carmen, tacta de caelo aedis in Aventino Iunonis Reginae; prodigiumque id ad matronas pertinere haruspices cum respondissent donoque divam placandam esse, aedilium curulium edicto in Capitolium convocatae, quibus in Urbe romana intraque decimum lapidem ab Urbe domicilia essent, ipsae inter se quinque et viginti delegerunt, ad quas ex dotibus stipem conferrent. Inde donum pelvis aurea facta lataque in Aventinum, pureque et caste a matronis sacrificatum. Confestim ad aliud sacrificium eidem divae ab decemviris edicta dies, cuius ordo talis fuit: ab aede Apollinis boves feminae albae duae porta Carmentali in Urbem ductae; post eas duo signa cupressea Iunonis Reginae portabantur; tum septem et viginti virgines longam indutae vestem, carmen in Iunonem Reginam canentes ibant, []. Virginum ordinem sequebantur decemviri coronati laurea praetextatique: a porta Iugario vico in forum venere; in foro pompa constitit et per manus reste data virgines sonum vocis pulsu pedum modulantes incesserunt. Inde vico Tusco Velabroque per Bovarium forum in clivum Publicium atque aedem Iunonis Reginae perrectum; ibi duae hostiae ab decemviris immolatae et simulacra cupresea in aedem inlata. Liv. XXVII. 37. 4-15 333.
332

332

. Scrive Livio che nellanno,

dopo lespiazione di alcuni prodigia, in cui non sembrano coinvolti i decemviri,

MAC BAIN 1982, pp. 127 ss.

333

[] gli animi furono turbati [] dalla notizia che a Frosinone era nato un infante grosso come uno di quattro anni, n causa di meraviglia era tanto la grossezza, quanto il fatto che di questo era incerto se fosse nato maschio o femmina, come gi quello di Sinuessa due anni prima. Questo fu dichiarato prodigio turpe e funesto, dagli aruspici fatti venire dall Etruria; doveva essere escluso dal territorio romano, fuori da ogni contatto con la terra, e immerso in mare. Venne chiuso vivo in una cassa di legno e andarono a gettarlo in mare. I pontefici ordinarono poi che tre gruppi di nove fanciulle attraversassero la citt cantando un inno. Mentre esse, nel tempio di Giove Statore, studiavano quellinno composto dal poeta Livio, fu colpito da un fulmine il tempio di giunone Regina sull Aventino; e poich gli aruspici sentenziavano che quel prodigio riguardava le matrone e che si doveva placare la dea con

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I casi di androginia erano considerati, dai Romani, fra tutti i monstra, i pi gravi334. ll fenomeno costituisce un evento registrato piuttosto frequentemente, come vedremo, per tutto il secondo secolo e nei primi anni del primo secolo a.C. Il rito del 207, per la ricchezza di particolari offerti dalla fonte, stato oggetto di molti studi335. La descrizione del rituale piuttosto complessa; in primo luogo cerchiamo di delineare il ruolo dei decemviri. In particolare stata ipotizzata lesistenza di una rivalit fra questi ultimi e gli aruspici. Bisogna per osservare che i due gruppi entrano in azione ognuno nelle proprie competenze: gli aruspici hanno il compito di eseguire labominatio, ovvero gettare nel mare, chiuso in una cesta o in un sacco, landrogino; i decemviri si occupano dei riti espiatori 336. Il rito stato variamente interpretato come di origine greca337, etrusca338, o prettamente romana339. Ma, aldil, delle varie ipotesi sulle origini del rito, va messo in evidenza come la rilevanza che landrogino assume nellUrbs sia
unofferta, furono convocate sul Campidoglio le matrone domiciliate a Roma ed entro il raggio di dieci miglia dalla citt, ed esse, fra loro stesse, ne scelsero venticinque, alle quali ciascuna diede un offerta di denaro preso dalla propria dote. Con quel denaro fu foggiato e portato sull Aventino un catino doro, e le matrone, pure e caste, celebrarono un rituale. Immediatamente dopo i decemviri indissero un giorno per un altro sacrificio alla stessa dea, e lordine della cerimonia fu il seguente. Dal tempio di Apollo furono condotte nellUrbe, attraverso la porta Carmentale, due candide giovenche; dietro queste erano portate due statue di Giunone Regina, in legno di cipresso; seguivano in lunghe vesti le ventisette fanciulle, cantando linno a Giunone Regina, []; alla schiera delle fanciulle seguivano i decemviri, in toga pretesta e coronati dalloro. Dalla porta, per via Giogaria, pervennero nel Foro. Qui il corteo si ferm e le fanciulle, facendo scorrere una fune tra le mani, avanzarono, modulando il loro canto con il battere dei piedi. Quindi, per il vico Tusco ed il Velabro, attraverso il Foro Boario proseguirono su per il Clivo Publicio fino al tempio di Giunone Regina. Qui i decemviri immolarono le due vittime, e le statue di cipresso vennero introdotte nel tempio.
334 335

Cfr. Cic. De div. I. 98. WISSOWA 1902, p.426; GAGE 1955, p.239 ss.; ABAECHERLI BOYCE 1937;

CHAMPEAUX 1966; BREGLIA PULCI DORIA 1983, p.111 ss. 336 Lespiazione dellandrogino qui per la prima volta collegato con il collegio decemvirale; precedentemente abbiamo un altro episodio riguardante il prodigio costituito alla nascita di un androgino registrato per il 209 a.C., in cui vi erano coinvolti unicamente gli aruspici.
337

Per questa tesi, vedi la discussione in BREGLIA PULCI DORIA 1983, pp. 44 66. Si

insistito su un origine greca del rito e sulla somiglianza coi farmakoi delle polis greche ma il paragone non sembra pertinente; cfr. PARKE 1992, p. 235-236.
338 339

MAC BAIN 1982, pp. 65 ss. BREGLIA PULCI DORIA 1983, pp. 83 88.

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assolutamente contestuale alla cultura romana340, nel ambito della quale labominatio si delinea specificatamente come un modo di allontanamento del monstrum dalla comunit e di purificazione di questultima341. Ma perch landroginia viene ritenuta un fenomeno tanto grave? Per lantichit greco-romana stato evidenziato come la presenza di un androgino potesse indicare una crisi della sfera della riproduzione342: questo perch, in quanto mostri, gli androgini scartano dalla regola, enunciata gi da Esiodo (Ta erga, v. 235) che vuole i figli conformi ai genitori eoikota tois goneusi. Nello specifico, rompe lordine derivato dalla regola del due, dallorganizzazione binaria, data in primo luogo dallirriducibilit della riproduzione sessuata, del maschio e della femmina343. Se ci riportiamo nello specifico alla realt romana, landrogino il mostro, lavvenimento contro natura per eccellenza, perch unisce ci che deve restare diviso, per lordine stesso della citt, il maschile ed il femminile. La commistione fra i due generi infatti rimanda a quel mondo pre-attuale che si oppone all ordinamento attuale; la citt, nel mondo antico, era una citt di uomini e il femminile poteva costituire un elemento pericoloso, se non contenuto. E perci Iuno Sospita Mater Regina, divinit che assieme a Iuppiter Optimus Maximus e a Minerva forma la triade capitolina e rappresenta la met femminile del popolo romano344, ad essere onorata, con il coro delle vergini e la colletta delle matrone. Bisogna mettere in evidenza comunque come gli onori tributati alla dea nellanno 207 a.C., si chiariscano anche in rapporto alla situazione di emergenza provocata dalla guerra Annibalica. Come abbiamo visto, a Giunone Regina sono infatti state attribuite particolari valenze etrusche e
340

Diverse appaiono le caratteristiche attribuite alle figure androgine in Grecia, nella quale,

queste ultime possono anche assumere valenze positive, bench presentino sempre una presenza problematica Sul tema della bisessualit e delle sue valenze culturali nel mondo greco, vedi lo studio di Brisson dedicato al mito dellindovino Tiresia BRISSON 1976. Vedi anche DELCOURT 1958.
341 342

BREGLIA PULCI DORIA 1983 loc. cit. Vedi DELCOURT 1966, p. 52 ss.; cfr. la discussione dellipotesi in BREGLIA PULCI CHIRASSI COLOMBO 1994, p. 37. SABBATUCCI 1998, p. 146-148.

DORIA 1983, pp. 47 48.


343 344

126

laziali; sarebbe stata fatta oggetto di attenzione cultuale per rinsaldare i legami con gli alleati dell Italia centrale. Il coinvolgimento di Apollo invece sarebbe stato diretto alle citt meridionali greche345. La processione del coro delle ventisette fanciulle torner come punto fisso dellespiazione degli androgini; si molto discusso sulle possibili origini della cerimonia346.

345

Per Giunone vedi GAGE 1955 p, 359; BREGLIA PULCI DORIA 1983, p.147 154; per

apollo BREGLIA PULCI DORIA 1981, pp. 154-162


346

Di queste la pi probabile sembra quella che la collega a ritualit cento-italiche. In

particolare il confronto possibile con la processione in onore di Iuno di Faleri. Si pu dunque affermare che il rito di espiazione dell androgino aveva origine centro-italiche, con probabili influenze etrusche e greche. Vedi BREGLIA PULCI DORIA 1988, pp. 120- 147.

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-205 a.C. Un aiuto esterno: la Grande Madre asiatica a Roma. Al 205 a.C. per ordine dei Sibillini viene portata a Roma la Magna Madre Idaea, la Cibele asiatica. La consultazione dei libri provocata da frequenti pioggie di pietre (caduta di meteoriti?). Il carmen, la risposta profetica allavvenimento rinvenuta nei Sibillini, avverte che un nemico esterno, hostis alienigena, pu essere vinto solamente con lintroduzione a Roma della Mater Idaea di Pessinunte. Si pu facilmente commentatare il rimedio proposto tenendo presente che ad un massimo pericolo esterno si contrappone un massimo rimedio, lintroduzione di una grande dea, come la Mater. Civitatem eo tempore repens religio invaserat, invento carmine in libris Sibyllinis, propter crebrius eo anno de caelo lapidatum inspectis, quandoque hostis alienigena terrae Italiae bellum intulisset, eum pelli Italia vincique posse si Mater Idaea a Pessinunte Romam advecta foret. Liv. XXIX. 10. 347 Ovviamente, tutta loperazione, assumeva importanti implicazioni strategiche di politica estera. La dea, infatti, veniva acquisita dal centro di culto di Pessinunte, nella Troade, regione sotto la giurisdizione di Pergamo. Lintroduzione della divinit anatolica, si delinea come un iniziativa presa nell ambito dellalleanza con Attalo, re di Pergamo, importante centro di potere orientale, la cui amicizia era necessaria per eliminare definitivamente i Cartaginesi, che si erano a loro volta alleati con Filippo II di Macedonia 348. La situazione descritta in modo preciso da Livio: Nullasdum in Asia socias civitates habebat populus romanus; tamen, memores Aesculapium quoque ex Graecia quondam hauddum ullo foedere sociata, valetudinis populi causa, arcessitum, tunc iam cum Attalo rege propter commune adversus Philippum bellum coeptam amicitiam esse, facturum eum rati posset populi romani causa. Liv. XXIX. 11.349
347

In quel tempo la cittadinanza era stata subitamente presa da uno scrupolo religioso, giacche nei libri Sibillini, consultati per la maggior frequenza con cui quellanno erano cadute pietre dal cielo, si era trovato un vaticinio secondo il quale, quando un nemico venuto da fuori avesse portato guerra alla terra dItalia, esso sarebbe potuto essere vinto e cacciato dallItalia se da Pessinunte fosse stata portata a Roma la Grande Madre Idea.
348

Vedi SCHEID 1998, pp. 117-118; SABBATUCCI 1988, p. 149 ss. Sullalleanza Pergamo-

Roma, vedi CARY-SCULLARD 1981, pp.351 ss. 349 Il popolo romano non aveva ancora nellAsia nessuna citt con lui alleata; tuttavia, ricordando che, gi tempo addietro per ottenere la sanit pubblica si era fatto venire, anche

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Non possiamo riassumere qui lenorme bibliografia che riguarda il tipo della Megale Meter-Magna Mater, lanatolica Kybebe-Cybele
350

. Sicuramente,

tratto essenziale del culto di questa dea, detta Madre, attributo che in realt non ha alcun riferimento con la sfera della fecondit, come invece pi volte sostenuto nella saggistica a lei dedicata, levirazione rituale dei maschi facenti parte del suo sacerdozio esclusivo351. Oltre a rispon