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Ildegarda Di Bingen

idelgarda

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Maurizio Rigato
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Ildegarda di Bingen,

la monaca che amava la terra


C y nt h i a O v e r w e g

L
a terra sostenta l’umanità. Non dev’es- l’umanità. Non dev’essere ferita; non dev’essere
sere ferita; non dev’essere distrutta”. distrutta”, dichiarò.
La venerata badessa benedettina Ilde- Nella visione del mondo di Ildegarda, un
garda di Bingen si erge nell’epicentro dell’Eu- raggio di luce del sole, la fragranza di un fiore,
ropa medievale come una visionaria e mistica. l’aggraziato movimento di un cigno sono tutti
Celebre per le sue visioni di meraviglie celestiali partecipi del sacro coro della creazione. Esse-
e vivide descrizioni di un universo ordinato e re fuori sincrono con la bellezza e la fecondità
divino, ella rappresentò un faro spirituale per della natura è negare la potenza divina che vi-
migliaia di persone che accorrevano al suo mo- vifica corpo e anima. Ella designava tale forza
nastero in cerca di un consiglio. con il termine viriditas, parola latina che signi-
Così grande fu la statura spirituale di Ilde- fica “verdezza”, e concepiva questo potere vitale
garda che i suoi postulanti comprendevano re come un’energia che costantemente nutre la
e regine, vescovi e papi. Ma fu la sua passione terra e tutte le sue creature. Per Ildegarda il co-
per il mondo naturale e il nostro ruolo in esso a lore verde simboleggiava la vitalità, la matura-
rendere Ildegarda particolarmente interessan- zione e l’eterno divenire della natura. Ella spie-
te oggi. Ella aveva un profondo rispetto per la gava che noi non siamo separati dalla natura,
natura e poneva grande importanza alla nostra ma parte intima di essa. Quando ne osservava
relazione con la terra. Le sue idee andavano ol- la meraviglia e lo splendore, ella vedeva un divi-
tre la tradizione religiosa, per abbracciare una no fondamento che sosteneva non solo la terra,
grandiosa e inclusiva visione: “Ciascuna creatu- ma il cosmo. “La creazione è il canto di Dio”,
ra è uno splendente, scintillante specchio della affermava.
divinità”. Ildegarda certamente non fu il primo misti-
Nata nel 1098 a Bermersheim, nella verde co o filosofo a venerare la natura o a parlare di
Renania, Ildegarda era nota come la Sibilla del una misteriosa energia che sorregge e sostenta
Reno. Oltre che una mistica, ella fu anche una il mondo visibile. Idee simili si possono trovare
prolifica scrittrice, musicista, compositrice, nella Bhagavad Gita, nelle Upanishad e nella vi-
teologa, drammaturga, insegnante, erborista e sione del mondo del buddhismo tibetano. Con-
guaritrice. Gli studiosi la definiscono un genio siderate, per esempio, la seguente affermazione
universale, una persona con ampie conoscenze di Krishna nella Bhagavad Gita: “Io sono il sa-
teoriche e pratiche in diverse discipline. Ella pore dell’acqua pura e lo splendore del sole e
considerava la terra come un organismo dotato della luna. Io sono la dolce fragranza della terra
della stessa forza che anima tutte le forme di e lo splendore del fuoco; io sono la vita in ogni
vita e questo costituì un tema centrale nella sua creatura”.
esistenza e nella sua opera. “La terra sostenta Ora confrontatela con l’espressione rivelata

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a Ildegarda dalla “voce della Luce Vivente” e
che le parlava del mistero che anima la creazio-
ne: “Io sono la brezza che nutre tutte le creature
vegetali. Io aiuto i fiori a sviluppare frutti pro-
sperosi. Io sono le gocce di rugiada che fanno
sorridere l’erba con la gioia della vita”.
La somiglianza fra le affermazioni è impres-
sionante, ma ella non poteva aver conoscenza
della Bhagavad Gita o di qualunque altro testo
sanscrito. Ildegarda era una monaca di clausu-
ra nella Germania rurale del Medioevo e non
avrebbe potuto avere accesso a traduzioni di
scritture asiatiche, fossero anche state disponi-
bili al suo tempo.
Le intuizioni provenivano dalle sue persona-
li osservazioni e dalla sua esperienza interiore.
Ella aveva attinto allo stesso principio unificante
di cui i mistici di tutte le tradizioni hanno parla-
to o scritto. E mentre era spesso abbastanza tra-
dizionale quando forniva interpretazioni teolo-
giche, nella sua opera puramente mistica si rico- Ildegarda di Bingen (1098-1179).
noscono parallelismi con la filosofia orientale.
“La terra trasuda potere riproduttivo dai gio Vision del 2009, che racconta la storia della
suoi stessi pori” diceva alle sue monache e chie- sua feroce battaglia per sconfiggere un abate
deva loro di prestare attenzione ai ritmi della misogino, il quale si opponeva alla fondazione
natura, perché in essi vi era il segreto del nostro di un convento. Con l’aiuto di una facoltosa
benessere fisico e dell’energia della vita interio- protettrice e l’approvazione del vescovo di Ma-
re; le incitava a collaborare con il mondo natu- gonza, Ildegarda riuscì tuttavia a realizzare un
rale dicendo: “Il genere umano è chiamato a nuovo centro per le sue monache e a garantire
co-creare, in modo da poter coltivare ciò che loro un livello di libertà e di creatività inaudito
è terreno e creare così ciò che è celeste”. Men- all’epoca. Nel 2012, dopo secoli di esitazione, la
tre Ildegarda ravvisava la necessità di coopera- Chiesa Cattolica, con papa Benedetto XVI, ha
re con la natura per creare il cielo sulla terra, canonizzato Ildegarda e le ha conferito il titolo
il nostro mondo attuale fatto di cambiamenti di “Dottore della Chiesa”.
climatici, di innalzamento del livello del mare, Nata in una famiglia nobile, Ildegarda non
di ecosistemi compromessi, di estinzione di spe- scelse la vita religiosa, le fu imposta. La più gio-
cie, ha messo in pericolo la terra e tutte le sue vane di dieci figli, fu data dai genitori come una
creature. Ma sono pochi quelli, in posizioni di “decima” alla Chiesa, a soli otto anni. Per quan-
comando, che sembrano ascoltare i profeti del- to doloroso dovesse essere rinunciare alla custo-
la scienza antica o di quella più recente. dia dei propri figli per farli allevare da monache
Negli ultimi anni vi è stato un ritorno di inte- o monaci, era d’uso nel Medioevo, per i membri
resse per la vita e l’opera di Ildegarda: dozzine della nobiltà, “affidare” un figlio o una figlia alla
di libri, documentari, il premiato lungometrag- Chiesa e, per estensione, a Dio.

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Bella e timida fanciulla dotata di una natu- che indipendenza, oltre a poter divenire guide
ra molto sensibile, Ildegarda dev’essersi sentita all’interno della propria comunità. Ildegarda
spaventata e disorientata quando i suoi genitori prese il velo volentieri, convinta che quella era
la portarono a vivere al monastero di Disibo- la sua vocazione spirituale. In tempi successivi,
denberg. Il monastero ora giace in rovina sulla tuttavia, criticò la pratica di dare i bambini in
cima di una collina presso il fiume Nahe, a sud decima alla vita religiosa, dicendo che essi sono
del Reno, ma il luogo attrae ancora pellegrini e troppo giovani e innocenti per assumersi un
turisti da tutto il mondo. tale impegno.
Ildegarda fu affidata a Jutta von Sponheim, Per più di tre decenni Ildegarda fu una don-
una donna profondamente religiosa e amica di na molto operosa, benché reclusa. La sua sfol-
famiglia, un’anacoreta molto stimata. L’anaco- gorante intelligenza, la sua maturità spirituale,
reta nel Medievo passava attraverso un rituale la sua creatività, le sue capacità di guida erano
di finta sepoltura, celebrato da un vescovo, per ammirate e rispettate dalle sue pari e, quando
sancire la sua assoluta “morte” nei confronti del Jutta morì nel 1136, venne eletta badessa del
mondo. A questo si accompagnava anche il voto convento. Aveva trentotto anni. Fino a quel mo-
di clausura perpetua in una piccola struttura mento ella aveva sempre soffocato le sue misti-
annessa a un monastero o a una chiesa. Jutta che visioni, temendo la disapprovazione, il ri-
aveva tendenze mistiche e aveva insistito per es- dicolo e persino le accuse di eresia. Intorno al
sere posta in clausura in modo da poter concen- 1141, a quarantatré anni, Ildegarda era spesso
trare la propria attenzione sulla vita interiore. malata e non in grado di lavorare.
Ella divenne la sorvegliante di Ildegarda, la sua Un giorno ebbe una visione che la indusse
insegnante e confidente. a rompere il silenzio. “Nel quarantatreesimo
Ben presto Ildegarda confidò a Jutta che, anno del mio passaggio terreno, quando mi
dall’età di tre anni, aveva visioni di luce divina. aggrappai a una visione celestiale con paura
“Vidi una luce così grande che la mia anima si e tremore, vidi una luce molto grande da cui
scosse. Ho sempre avuto questa visione nella una voce mi parlò e disse: ‘O debole persona,
mia anima,” ella scrisse. Ancora molto giovane cenere alla cenere, polvere alla polvere, parla e
aveva tuttavia imparato a tenerle segrete per scrivi ciò che vedi e senti. Poiché sei timida nel
non essere ridicolizzata. Jutta forse aveva com- parlare e inesperta nello scrivere, parla e scrivi
preso il misticismo emergente di Ildegarda, ma di queste cose come un ascoltatore che com-
non è noto fino a che punto abbia sostenuto o prende le parole di un maestro. Dai agli altri un
incoraggiato la sua giovane protetta. Ildegar- chiaro resoconto di ciò che vedi col tuo occhio
da divenne formalmente una monaca sotto la interiore e di ciò che senti col tuo orecchio inte-
guida conventuale di Jutta fra i quattordici e i riore. La tua testimonianza li aiuterà a venirmi
sedici anni, l’età in cui le sarebbe stato richie- a conoscere”.
sto di contrarre un matrimonio combinato, se Ma l’ansietà paralizzava Ildegarda. “Benché
ella non fosse già stata affidata alla Chiesa dai sentissi e vedessi cose meravigliose e misteriose,
suoi genitori. Nel Medioevo i ruoli delle donne mi rifiutai di scriverle a causa della mia insicu-
erano rigidamente prescritti: o matrimonio e rezza e della mia paura dell’opinione altrui”,
figli o vita in convento. Per sfuggire a un matri- ella scrisse. Quando però iniziò a registrare le
monio combinato, alcune giovani preferivano proprie visioni, la sua salute migliorò.
entrare in convento, dove almeno avrebbero po- Sapendo di aver bisogno di riscontro e di so-
tuto ricevere un’educazione e godere una qual- stegno, Ildegarda consultò il monaco Volmar, il

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confessore del convento. Volmar era un uomo crescita spirituale delle persone affidate alla
gentile e benevolo, che aveva un enorme rispet- sua guida.
to per Ildegarda e per la sua sapienza spirituale. Quando un monaco le chiese come le fos-
Poiché il suo latino era più classico e raffinato sero arrivate le visioni, ella rispose: “Una luce
di quello di Ildegarda, egli si offrì di farle da se- ardente di straordinario fulgore venne e per-
gretario e di trascrivere ciò che ella gli raccon- meò tutto il mio cervello, e infiammò tutto il
tava. Fu una collaborazione che durò fino alla mio cuore e tutto il mio petto, non come una
morte di Volmar, più di trent’anni dopo. I due fiamma che brucia, ma come una fiamma che
divennero intimi amici e confidenti. L’incorag- riscalda, come il sole riscalda qualunque cosa
giamento di Volmar aiutò Ildegarda a sviluppa- tocchino i suoi raggi”. Alla domanda se fosse
re la fiducia di cui aveva bisogno per trovare la sveglia o in trance durante le visioni ella spiegò:
propria voce. “Le visioni che mi giungono io non le percepi-
Con Volmar come segretario, Ildegarda sco con gli occhi del corpo, o con le orecchie
cominciò a scrivere Scivias, ovvero “Conosci le del mio sé esteriore, o in luoghi nascosti; io
vie”, il primo libro sulle proprie visioni e inter- le ricevo mentre sono sveglia, e le vedo con la
pretazioni teologiche delle stesse. Completata mente pura e con occhi e orecchie del mio sé
una parte del libro, Ildegarda chiese all’in- interiore, in luoghi aperti, come Dio dispone”.
fluente abate francese Bernardo di Chiaravalle, Il fatto che Ildegarda fosse lucida e sveglia
un monaco cistercense e stretto consigliere del quando sperimentava le visioni in ciò che chia-
papa, un parere riguardo al proprio lavoro, sa- mava la “Luce Vivente” e “l’ombra della Luce
pendo anche che egli era devoto alla Vergine Vivente” è un caso raro se non unico. Questo
Maria e ben disposto verso la ricerca interiore e lascia pensare che, sebbene ella sperimentas-
l’esperienza mistica. se una condizione alterata di coscienza, non si
Fu inviata una delegazione di vescovi a in- trattava di una beatitudine spirituale o di uno
terrogarla e a chiedere una copia di ciò che stato simile a una trance. Ella accedeva, per così
ella stava scrivendo. La monaca mantenne il dire, a un’altra dimensione tramite una vista
proprio equilibrio nel corso del lungo e fatico- e un udito “interiori”, che le permettevano di
so interrogatorio che durò un paio di giorni. I incontrare esseri celestiali e misteri alla radi-
vescovi se ne andarono scettici, ma senza con- ce dell’esistenza, pur rimanendo consapevole
dannarla. dell’ambiente circostante. Alcuni hanno ipotiz-
Il manoscritto di Ildegarda fu portato a zato che Ildegarda soffrisse di emicrania e che
papa Eugenio III, il quale lo apprezzò e nel 1148 l’intensa luce che vedeva fosse l’aura prodotta
concesse a Ildegarda il permesso di scrivere e da forti mal di testa. Ma non c’è modo di appu-
pubblicare le sue visioni. Allora ella aveva cin- rare se davvero ella soffrisse di questo disturbo.
quant’anni e, prima della sua morte avvenuta Anche se così fosse, ciò non può rendere conto
nel 1179, a ottantun anni, Ildegarda scrisse cin- della complessità e originalità delle sue visioni
que grandi opere, compose settantasette canti o della sua affermazione di sentire la presenza
sacri e la prima morality play musicale, rispose della Luce Divina dentro di sé e accanto a sé.
a centinaia di lettere di postulanti, condannò Le visioni descritte in Scivias e nei suoi altri
pubblicamente la corruzione della Chiesa e il libri furono “illustrate” da monaci e monache
libertinaggio dei preti. Tenne discorsi pubblici, con capacità artistiche, sotto la supervisione
creò un linguaggio segreto per le sue monache; della stessa Ildegarda. Uno degli aspetti che la
tutto mentre gestiva due conventi e aiutava la rendono interessante ai lettori contemporanei

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è la sua insolita percezione visiva. Molte delle anche ottimista riguardo alla possibilità, per
sue immagini visionarie sono state paragona- uomini e donne, di divenire esseri umani pie-
te a mandala, rappresentazioni simboliche del namente realizzati e scrisse: “Umanità, guarda
cosmo. I temi includono l’uovo cosmico; angeli bene a te stessa. Dentro, possiedi il cielo e la ter-
ed esseri celestiali che celebrano la creazione ra, e tutta la creazione. Tu sei un mondo, tutto
dell’universo; l’umanità come un microcosmo è celato in te”.
del macrocosmo; e quel che viene designato Uno dei simboli più ricorrenti di Ildegarda
come “albero cosmico” di Ildegarda. Esse ri- è l’albero, usato come metafora per la crescita
chiamano i mandala anche per il fatto di raffi- dell’anima. “L’anima è nel corpo proprio come
gurare un cerchio all’interno di un quadrato, la linfa è nell’albero. La comprensione cresce
per rappresentare un mistero che l’osservatore nell’anima, proprio come si sviluppano i rami
è invitato a penetrare. e le foglie nell’albero. Pertanto, o tu che pensi
Un altro importante aspetto delle visioni che la tua comprensione sia buona, comprendi
di Ildegarda riguarda la sua esperienza della ciò che sei nella tua anima”.
sapienza spirituale come attributo femminile. Gli insegnamenti di Ildegarda possono tal-
La sua descrizione del principio divino femmi- volta assomigliare a un koan zen. Ella, efficace-
nile, personificato come Sapienza, era talvolta mente, indicava la natura per aiutarci a com-
provocatorio, ma sempre potente. “O Santa Sa- prendere meglio noi stessi e il pianeta che ci è
pienza, o Potere altissimo, abbraccia noi con ali stato dato e vedeva un’affinità spirituale fra noi
spiegate, e portaci, cingendo tutto, sopra, sotto, e la terra: “L’anima è un respiro dello spirito vi-
e attraverso il mondo”, scrisse Ildegarda. “In- vente e con suprema sensibilità permea l’intero
nalzatele lodi. Ella veglia su tutte le persone e corpo per donargli vita. Similmente il respiro
su tutte le creature in cielo e in terra. Ella non dell’aria rende la terra fertile. Così l’aria è l’a-
è comprensibile ai mortali. Ella è con tutto e in nima della terra e la rende umida e rigogliosa”.
tutto; grande è il suo mistero”. Per Ildegarda la terra era sacra.
Ma, quando si trattava dell’aspetto femmini-
le della divinità, Ildegarda era attenta a non at- Cynthia Overweg è un’educatrice, narratrice
traversare i confini della teologia. La sua fama spirituale, scrittrice e cineasta. Ella si concentra
non le dava licenza di contraddire i dogmi ed sull’interconnettività della vita e sulle nostre
ella non voleva o non poteva sostenere il sacer- condivise aspirazioni a vivere in pienezza e pace.
dozio femminile. Anche se l’avesse voluto fare,
sarebbe stato eretico e pertanto pericoloso. Ep- Articolo tratto da Quest, organo ufficiale
pure Ildegarda riuscì, a modo suo, a liberare della Società Teosofica Statunitentese,
se stessa e le sue monache dalla maledizione Summer 2017, pagg. 21-25.
di Eva (una punizione vendicativa descritta nel
mito della Genesi e che ancora influenza la civil- Traduzione di Loris Bagnara.
tà occidentale) celebrando la sapienza e il pote-
re femminile all’interno del volontario confino
della vita religiosa. Ella dava enfasi alla prede-
stinazione tanto di Maria quanto di Cristo. En-
trambi, diceva, erano all’intersezione fra l’eter-
nità e il tempo, ed entrambi erano strumenti di
redenzione del divino amore. Ella si dimostrava

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