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La notte di Valpurga o i passi del Commendatore


( ,
di Tania Polo ed. Villa Paolozzi, Roma, 2013

, 1985)

di Venedikt Erofeev (1938-1990)

Capita che grandi scrittori non ci lascino che un'unica opera. Del club fanno parte per esempio, Montaigne, oppure, se chiudiamo un occhio su qualche sovrappeso poetico, Tomasi di Lampedusa. Tra gli autori russi la tessera spetta a Griboedov, del quale in eccesso c' solo Valzer per pianoforte, immortale quanto la commedia Che disgrazia l'ingegno. Ma Venedikt Erofeev, il classico della seconda met del Novecento, non c' in questo scaffale, visto che ha scritto e pubblicato qualcosa oltre il suo poema in prosa Mosca-Petuki.

E tuttavia, il celebre testo viene continuamente presentato come suo unico figlio: Una narrazione onnicomprensiva lunga cento paginette(...) Cento paginette scritte a trent'anni, e poi in sostanza nulla pi. Erofeev ha concentrato in un unico testo la sua enciclopedia, il suo vangelo e il suo testamento1. - Scusi, egregio critico, ma il pezzo teatrale La notte di Valpurga o i passi del Commendatore? - Ah, s-s, vero! - si riprende il noto specialista di Erofeev. E l'unico altro testo maggiore dello scrittore, ingiustamente trascurato da noi critici e dal pubblico. Ma di fatto non fornisce delucidazioni. Un altro studioso, nientepopodimeno che il primo traduttore della tragedia in Italiano, nel suo saggio introduttivo al tomo di Erofeev2 le riserva solo il gesto dell'indice sulla bocca e non va oltre l'evidente Mosca-Petuki. E in fin dei conti, ne ha facolt: l'indulgenza a tacere in proposito stata elargita dai padri enciclopedisti del postmodernismo letterario russo che, tranne qualche eccezione, presidiano i loro orti schematici e teorici dal passaggio di questa graziosa creatura ingombrante quanto un elefante. E come non farlo, d'altronde, se il pachiderma in miniatura svolazza pure? La sua andatura, infatti, troppo ci ricorda Qualcuno vol sul nido di cuculo di Ken Kesey, romanzo che il nostro autore, pare, utilizz, ricavandone la tragedia in 5 atti. Plagio o non plagio, anche qui il protagonista finisce in manicomio per lasciarci la pelle in lotta contro i suoi giustizieri psichiatrici. Ma al posto di un personaggio fashion da Hollywood, qui viene fuori un tizio n carne n pesce: matto non , ma fa di tutto per sembrarlo con chiss quale proposito. Si fa ricoverare a bella posta nel manicomio e appena dentro, per sbaglio avvelena a morte se stesso e i compagni con l'alcool metilico. Dobbiamo ridere? Dobbiamo piangere? Eppoi, il linguaggio! Lasciamolo perdere, per carit. Non solo quello scemo del personaggio centrale, ma anche altri matti fanno la figura di grandi eruditi e sapientoni, ma nello stesso tempo dicono le peggiori parolacce, e non contro qualcuno che lo merita o qualcosa che non va, no! - le dicono a vanvera, cos per dire. Gli infermieri e i dottori, invece, guarda caso, sono tutti ignoranti e cattivi. Possibile!? Sola eccezione, l'amorosa del protagonista. Lei pare sia un
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Mario Caramitti in: Tra Mosca e Petuski, postfazione. Fanucci, 2003 Venedikt Vasil'evi Erofeev Mosca-Petuki e altre opere, a cura di Gario Zappi, Feltrinelli, 2004

angelo, anche se fa lo stesso lavoro dei suoi colleghi in una struttura di dubbia moralit. Il protagonista mentre le da un lungo bacio, le ruba le chiavi. Quindi, non si capisce se la ragazza un personaggio positivo o negativo, se il loro amore vero o finto. Alla fin fine lo spettacolo diventa troppo enigmatico. E visto che da noi per fortuna i manicomi ovunque e da tempo sono chiusi e che gente di questa risma decisamente non esiste pi, decretiamo che l'opera non ci riguarda ed sacrosanto sorvolare l'altro testo maggiore di Erofeev. Quindi, sorvoliamo. E la notte di Valpurga senza luna ne lampioni scende sulla terra, accecando gli sguardi, nascondendo le verit. Siamo in un buio di tomba. Chiss quali spiriti maligni possano sbucare da una sepoltura cos. Certi rumori di passi che si avvertono... Magari qualcuno faccesse un esplorazione, qualche professionista illuminato dal sapere e attrezzato di lucidit, per chiarire i concetti, aggiustare le lampadine. Invece, ci siamo proprio noi, buoni a nulla, senza occhiali e al posto dei faretti neanche la torcia, - una misera scatola di fiammiferi in mano. Il caso adora mettere al posto giusto persone sbagliate. Ed eccoci qua! Approfittiamo, sperando ad avvistare per primi il mitico Commendatore. Il cuore ci dice che non avr la faccia di quel prepotente ignorantello di cowboy, n di quel viscido maniaco di Don Giovanni, n tanto meno di quel romantico assassino del Comandante. A nostro avviso, sar biondo, con una lunga barba e il naso a patata, insomma avr un volto assolutamente tradizionale, classico, tipico russo di Ivan lo Scemo che rifiuta il proprio destino, sposare la Principessa, e va a contare le stelle e a vagare per i boschi metafisici in cerca della salvezza. Cos la nostra curiosit si trasforma nella determinazione tipica delle donne quando vanno a caccia di un eroe. Su, attrezzatura in azione! Che luce sia! Come voi stessi potete osservare, l'eroe della tragedia di Erofeev, Lev Gurevi, che ogni tanto recita la parte del Commendatore (ma non lo !), ha alcuni tratti fisionomici in comune con entrambi i protagonisti del romanzo di K.Kesey, Randle Patrick McMurphy e Capo Bromsen. Esattamente come il primo, egli un anticonformista sanguigno, attaccabrighe nei confronti del personale e difensore dei compagni. Come Bromsen, figlio di un capotrib indiano e di una donna bianca, il nostro eroe un mezzosangue: di padre ebreo e di madre russa, e quindi diverso e contrapposto a tutti gli altri. Troviamo le corrispondenze anche nei dettagli secondari. Per esempio, alla fine del III atto Gurevi mandato a pulire il corridoio e impugna la ramazza, inseparabile attributo del Nativo Americano. Altrettanto palesi sono i paralleli tra gli altri personaggi. Il prototipo di Prochorov, rappresentante eletto della terza corsia e dittatore di quella seconda, si riconosce nella figura di

Harding, capo del comitato dei malati. Entrambi sono seguiti e imitati da un suo vice o segretario: Al sha detto il Dissidente fa lo scudiero di Prochorov, come, dall'altra parte, il timido balbuziente Billy Bibbit subordinato a Harding. Allo stesso Bibbit, che alla fine del romanzo si suicida per paura dell'ira materna, Erofeev corrisponde anche Ser a Klejnmichel' con il suo complesso di Edipo ridicolizzato. Nell'immagine del contrammiraglio Michaly riecheggia il colonnello Matterson. In molti aspetti combaciano nelle due opere i gruppi dei personaggi completamente rimbambiti e del personale medico-infermieristico incapace, criminogeno, psicolabile. E' interessante notare, inoltre, come in entrambi i casi il tessuto narrativo aderisce alla realt, facendo trasparire un determinato modello sociale: gli orrori descritti nel Qualcuno vol sul nido di cuculo non dissolvono i granelli della coscienza democratica, della libert e del rispetto della persona, di un certo livello tecnologico della vita, ormai inalienabili per la societ americana. Giustamente, niente di tutto ci nel lager psichiatrico sovietico, e l'orecchio assoluto dell'autore non gli fa sbagliare gli accordi nel concludere la storia con l'unico finale appropriato, l'eccidio. Si vede, Erofeev e' rimasto affascinato dall'opera del suo collega statunitense. E ci appare naturale, se prendiamo in considerazione le fatidiche coincidenze nelle rispettive biografie. Appartenendo alla controcultura, entrambi gli scrittori vivono in perenne conflitto con la legalit. Mentre indagano sugli stati alterati della mente, svolgono il ruolo di cavia: uno si droga, l'altro si ubriaca. Da qui anche gli inevitabili incidenti di percorso, utili per l'approvvigionamento degli episodi tanto pi suggestivi quanto vissuti sulla propria pelle. Chiss quante volte Kesey ha rischiato l'overdose. Per quanto riguarda Venedikt egli aveva sperimentato di persona l'accidentale Vassilievi, avvelenamento, tema de La notte di Valpurga, quando una volta scambi un preparato chimico per alcool. Racconta il biografo, che l'incidente avvenne nella casa di Julia Runova, la passione pi grande della sua vita e prototipo della Diavolessa con i capelli rossi in Mosca-Petuki, nonch indicata con l'engmatica lettera (Ju) nell'ultima frase del poema. Julia educava Venedikt usando il metodo di Makarenko, - gli dava i soldi e lo mandava al supermercato. Come poteva egli spenderli per gli alcolici? Ma alla fine non ha retto l'anima del poeta. Julia si occupava di biologia e Venedikt trov un recipiente con un liquido con il forte

odore di alcool. Ma era un altro alcool3. A stento il giovane scrittore torn in vita, per essere messo fuori dalla porta, a sua definitiva rovina. Infine, un altra coincidenza riguarda l'esperienza diretta del manicomio: Kesey ne entra come assistente volontario, spinto dalla curiosit scientifica verso le anomalie psichiche, Erofeev forzatamente, mettendosi a scrivere per sfuggire all'incubo della mostruosa realt crollatagli addosso. Sul posto entrambi si convincono che l'anomalia psichica, suddivisa dai psichiatri in varie tipologie, non pu costituire oggetto di diagnosi medica e di cura. Kesey, con razionalit occidentale, la reputa semplicemente diversit incompresa. Per Erofeev, invece, si tratta di una scelta comportamentale, di unalternativa all'apparente normalit della vita ipocrita, meschina e violenta. Eppure, con tutte queste affinit, assurdo parlare di Keseydipendenza di Erofeev nella Notte di Valpurga... Basta leggere qualche riga a confronto. Al pennello fotorealistico dello scrittore statunitense il Nostro contrappone una farsa lirica. La passione ardente di Gurevi per una donna appena incontrata casualmente, anche se conosciuta prima, la sufficienza verso una persona amata in precedenza, le effusioni amorose scritte in pentapodia giambica, - tutto ci immediatamente lega l'eroe al Don Giovanni di Pukin. Le improvvisazioni poetiche del protagonista sono altrettanto in contrasto con la situazione in cui vanno pronunciate, quanto fuori luogo sono le dichiarazioni d'amore di Don Giovanni alla Donna Anna sulla tomba del commendatore, il povero consorte di colei da lui stesso ucciso. Qui non c' da esitare per i lettori russi. Per loro Gurevi una variante di Don Giovanni dalla piccola tragedia in versi L'ospite di pietra di Pukin... Che, per, recita il Commendatore. Erofeev semplicemente sovrappone due personaggi opposti, creandone uno nuovo. Cos aveva fatto, per esempio, con Otello, Desdemone e Iago nella Mosca-Petuki: ...Potevo ben recitare l'immortale dramma di Otello, il moro di Venezia. Recitavo da solo, tutte le parti allo stesso tempo... diciamo per esempio che ho tradito me stesso e le mie convinzioni: o meglio, ho cominciato a sospettarmi del tradimento di me stesso e delle mie convinzioni; mi sussurravo certe cose di me stesso... oh sapeste! Finch io, che per le pene patite ero arrivato ad amare me stesso pi di me stesso, ho cominciato a strozzarmi. Mi afferro alla gola e stringo. Ecco qua.4 E quindi, riscontrando ne La notte di Valpurga... lo stesso procedimento, possiamo dire che l'opera vanta delle radici pukiniane e dunque sia carne della propria carne e sangue del proprio sangue della classica letteratura russa.
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Maksim Kononenko Bukva kak poslednaja vspyska russkogo nazional'nogo soznanija in: parker.paragraph.ru/VE/ Mario Caramitti in: Tra Mosca e Petuski. Fanucci, 2003

C' solo un incongruenza, o un dubbio: la storia pare una parodia del suo modello classico. A parte l'ambientazione, diciamo, poco decorosa... Tutta la stoffa cucita con pezzetti del frasario della propaganda ufficiale, brandelli di citazioni ribaltate, scherzi, barzellette e sproloquio salace da teatrino di strada, nella migliore tradizione di Mosca-Petuki. Verba volant, tragedia manet. E da quale corno dellabbondanza uscito tutto questo pastiche lessicale? Si chiama: l'antica tradizione popolare russa. La necessit di scoprire le radici slave di Erofeev, come contrappeso ai suoi prestiti da Ken Kesey, ci spinge a sposare questa ipotesi. Tant' vero che troviamo subito un alleato: Irina Skoropanova, che nel suo cospicuo volume, dedicato alla letteratura russa postmoderna, colloca questa prosa all'interno della zona carnevalesca della tradizione popolare (mondiale, ma anche russa) e intitola l'apposito capitolo Carnevalizzazione del linguaggio: La notte di Valpurga... di Venedikt Erofeev. In letteratura si usa definire carnevalesco il genere che si ispira al vecchio carnevale, quello vero: calamit di travestimento e mulino volgare, bestiale e comico della problematica sociale e del quotidiano. La Russia medievale non conosceva questa festa di travestimento di massa, ma elementi della cultura carnevalesca possiamo riscontrare nell'arte umoristica degli skomorochi, che non facevano scaramucce, ma erano musici, attori e ballerini vaganti. Un ritratto di skomoroch ricostruito da Andrej Tarkovskij nel film Andrej Rubl v. L'episodio aiuta a percepire l'attrito tra la cultura del riso, rappresentata dall'attore comico vagante e la spiritualit monastica bizantina usata dall'ideologia ufficiale come camicia di forza per il popolo. La bigotta seriet destinata a trionfare nella coscienza russa, gli skomorochi sono sempre pi indifesi, finch nel XVIII secolo scompaiono del tutto. Ridere sonoramente, a voce alta, nella tradizione russa diventato un peccato, che va confessato in chiesa e espiato con penitenza. Oggi, se avete fatto caso, impossibile vedere un politico o un diplomatico russo ridere in pubblico: temono di apparire come dei pagliacci. Per gustare la spensierata comicit della battuta popolare bisogna andare a Odessa, in Ukraina, dove il russo dialettale per questa caratteristica tende a uguagliarsi al dialetto napoletano. Gogol' spesso riesce a far ridere, proprio perch proviene da qualche parte l vicino. Dunque, I.Skoropanova, vedendo in Erofeev sgorgare l'energia espressiva di una tradizione popolare molto antica e quasi dimenticata, scrive: ... (Ma leggete pi veloce, la fiamma non dura mica tanto!.. Un attimo... un attimo... Ed ecco proseguiamo). Scrive, dicevamo, la bravissima Skoropanova... Ma dov ? Non lei, la citazione. Iniziava cos: Una delle caratteristiche specifiche del

postmodernismo russo .... Per caso, lo vedete, una specie di papiro? Sotto i piedi? Dietro di voi? Nella tasca interna? Sparito. Mentre disperatamente lo cerchiamo... possiamo dire che, d'altronde... dopo Michail Bakhtin cosa si pu inventare sulla carnevalizzazione in letteratura? Nulla. In secondo, la Skoropanova va letta tutta quanta, inutile sbranarla in citazioni. Quindi, non fa niente... Oh, eccolo! Srotoliamo con cura, senza dargli fuoco... delle caratteristiche specifiche del postmodernismo letterario russo proprio il rivolgersi di alcuni suoi rappresentanti all'antica tradizione carnevalesca russa, a partire da Ven.Erofeev. Lo scrittore attinse da questa fonte gi nel poema Mosca-Petuki. Nella Notte di Valpurga... egli sottomette tutto alla carnevalizzazione, elabora la versione non ufficiale, parodistica dell'ideologia del potere, della storia politica e della cultura, offre l'immagine veritiera del sistema totalitario sovietico. Il riso carnevalesco riprende in eco il dogmatismo e le idiozie della vita, toglie l'aureola sacra dalle pseudoverit e pseudosacralit5. Se intendere il carnevale solo come mascheramento, grottesca imitazione di qualcosa, Erofeev un mago del carnevale. La notte di Valpurga..., come anche Mosca-Petuki, appare come uninondazione o alluvione di trasformazioni immaginarie. E di questa inclinazione al travestimento interno i personaggi si rendono benissimo conto. Mi sembra sia ora di finirla con le pagliacciate, - rampogna il suo paziente il Dottore e aggiunge: Qui da noi se ne convincer oggi stesso di saltimbanchi ne abbiamo a bizzeffe6. E ancora: Mi pare d'averla pregata pi di una volta di non fare il buffone. Non calca mica il palcoscenico, ma un'Accettazione. Anche Kesey sfiora il fenomeno, quando Bromsen commenta: Nessuno sa bene se quest'uomo dal torace formidabile, con la cicatrice e il selvaggio sogghigno, stia recitando o sia davvero tanto matto da essere proprio come dice, o entrambe le cose...7 Ma all'autore questa osservazione serve per esprimere lo smarrimento iniziale di tutti questi Cronici e Acuti, che presto seguiranno il lettore nell'ammirare l'eroico protagonista. In Erofeev, invece, recitare significa vita vera. Lo stesso Dottore, ciarlatano senza scrupoli, pare, indossa la maschera del classico dottor Balanzone o di un giudice, membro dell'inquisizione staliniana. Altrettanto adorano recitare i soprannominati saltimbanchi. Il sipario del II atto si apre con la scena del processo politico, celebrato dai ricoverati a carico del contrammiraglio Michaly, reo di mille delitti
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Una

I.S.Skoropanova op.cit. p.333-334 Venedikt Vasil'evi Erofeev op. cit. p.221 e 222 Ken Kesey op. cit. p.28

assurdi come l'abbattimento del Boeing coreano con 270 civili a bordo8, come la vendita in uno dei mercati di Mosca delle isole Kurili9, o lo spionaggio elettronico nel bacino dell'Oceano glaciale. Limputato ci sta volentieri al gioco anche se viene legato con lenzuola e non pu muovere nemmeno una giuntura e un organo e prega prima dell'esecuzione, ossia recita il rosario degli slogan di propaganda e delle frasi del repertorio patriottico sovietico. Al vecchietto Vova chiesto da Prochorov di immaginare di essere un Rododendro o un cigno bianco, ed egli accontenta i presenti immaginandosi... lo stormo di cigni bianchi sulla riva del lago: ...mi alzo in volo... chi di qua e chi di l.... Manca solo un cacciatore. Il colmo della furia di travestimento, una ciliegina sulla torta, il pappagallo, che imita la voce umana ma che di fatto si esprime in animalesco, con un atroce imprecazione. Naturalmente, il carnevale di Erofeev molto strano. Troppo ammodernato o forse esagerato. Dopo che la chiave del travestimento compie due giri, lo spettatore comincia a smarrire i paletti della finzione rappresentata sul palcoscenico. Gi dopo l'esibizione iniziale di Gurevic alla fine del primo atto non sappiamo se l'eroe sta male oppure finge di avere disturbi psichici. Ho un gran guazzabuglio in testa, - dice egli, [ ] tutto, chiss perch, si mescola, si confonde, i porcellini, i tumuli... Henry Ford ed Ernest Rezeford (?)... Rembrandt e Willy Brandt... Upton Sinclair e Sinclair Lewis, Sinclair Lewis e Lewis Carroll... Vera Mareckaja e Maja Pliseckaja... Jacques Offenbach e Ludwig Feuerbach... Viktor Bokov e Vladimir Nabokov... Enrico Caruso e Robinson Crusoe...10 Assomiglia poco a un delirio. Caso mai, un delirio di un qualche dibattito televisivo di oggi in Italia, dove si mettono a confronto i personaggi storici con i VIP, quando non c'entrano niente uno con l'altro. Quando nel finale assistiamo alla morte uno ad uno di tutti i matti, non riusciamo a capire se loro continuano a recitare, o se muoiono per davvero. Sopratutto non si riesce a credere alla morte del protagonista, il quale anche dopo la fine, ormai dietro il sipario calato, continua a provocare la furia del suo carnefice l'infermiere Boren'ka Mordovorot, evidentemente dando segni di vita. E a questo punto nasce un sospetto: il carnevale di Erofeev non ha proprio niente di allegro. A carnevale ogni scherzo vale. Ma qui lo scherzo pi grande qual ? Qual il travestimento pi suspence?
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La catastrofe aerea avvenuta il 1.09.83 in vicinanze alla penisola di Sakhalin in seguito alla lotta tra i servizi segreti sovietici e americani Oggetto di discussione e giochi politici tra la Russia e Giappone. Op. cit. p.228

Quello dell'alcolico puro, che risulta poi velenoso, provocando la morte di tutti. Non c' niente dell'umorismo e delle mordaci pagliacciate degli antichi buffoni di piazza, che se la prendevano con gli eccessi della seriet nella vita. Il Nostro, caso mai, se la prende con gli eccessi dell'allegria. Di questo parla Michail Eptein nell'articolo intitolato in modo eloquente Dopo il carnevale o l'eterno Venika. Qu molto adatto il termine antiironia, proposto dall'amico di Erofeev, il filologo Muravj v, - scrive Eptein, quanto l'ironia rovescia il senso della parola diretta, seria, tanto l'antironia rovescia il senso dell'ironia stessa, ristabilendo la seriet, ma ormai senza essere diretta, rettilinea, di un solo significato11. Applicando questo righello al caso nostro, riscontriamo, infatti, il postcarnevale antironico anche nella Notte di Valpurga... Ascoltiamo, come esempio, il dialogo dei due malati mentali. KOLJA. - Ma anche da voi in campagna, aprile ha trenta giorni, oppure ci hanno aggiunto tre-quattro giorni in pi? VOVA. - Ma no, per adesso. KOLJA. B, peccato... Ci si dovrebbe aggiungere qualcosa di pi... Qui da noi tutto dev'essere pi rilevante che da LORO... [] Altrimenti, non giusto: loro hanno in aprile 30 giorni, e noi pure trenta. (Spruzza saliva)12. Da un lato eccoci servita la parodia del patriottismo, sentimento nocivo e falso, contro il quale insorse gi Tolstoj. L'effetto comico programmato dalla forte ed evidente esagerazione: appare mostruoso il cambiamento del calendario per superare LORO, gli ipotetici rivali dello stato e del popolo russo. Ma a pensarci, la supposizione non tanto assurda, visto che la storia umana farcita di manipolazioni col calendario o col fuso orario a scopi politici, economici o religiosi. In pi, il fatto che ad avanzare il ragionamento malato di propaganda sono i due malati mentali, appiattisce ulteriormente il contrasto tra realt ed esagerazione parodistica e tutto l'effetto fa tanto ridere quanto la camminata sulle stampelle di uno zoppo. Che ne facciamo del papiro con la citazione di Skoropanova? Lo bruciamo? A proposito, chi deve fumare, non faccia complimenti. Conviene prendere la robaccia pi schifosa, per sentire in bocca ci che
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Michail Eptein, Posle karnavala ili venyj Venika, rivista Zolotoj vek, Mosca, 1993, N.4 pp.84-92. L'articolo non menziona La notte di Valpurga..., ma l'acuta analisi dello stile e della filosofia di Erofeev che esso fornisce ci comunque indispensabile. Venedikt Vasil'evi Erofeev Mosca-Petuki e altre opere, p.268

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si addice alla risata in Erofeev. Quella s che ha il retrogusto acido, marcio e amaro. Ridiamo, ma un attimo dopo rimaniamo disgustati. Niente a che fare con il sano e croccante umorismo di Kesey. Prendiamo, per esempio, l'argomento che entrambi trattano: l'obbligatoria abluzione dei ricoverati del manicomio. Ecco la voce sfrontata di McMurphy, che protesta: Mi hanno gi fatto la doccia stamane in tribunale e ieri sera in carcere. E, giuro, credo che mi avrebbero lavato le orecchie durante il tragitto in tass, se fossero riusciti a trovare il necessario. Perdincibacco, ogni volta che mi spediscono in qualche posto, a quanto pare devo essere lavato a fondo prima, dopo e durante l'operazione. Sono arrivato al punto che udendo lo scroscio dell'acqua comincio a metter via la mia roba. E scostati da me con quel termometro, Sam...13. La realt passa in modo diretto attraverso la lente d'ingrandimento curva e storta di questo humour, diventando l'iperbole del difetto. Da qui la zampillante allegria del passaggio. E ora vediamo cosa dice a tale proposito uno dei matti di Erofeev, Stasik, quando nel secondo atto vede Gurevi forzatamente lavato, percosso, in uno stato di contusione generalizzata. ...Ha bisogno d'un attimo d'autoapprofondimento... Conoscete poco l'Oriente... Tu ti immergi nelle acque, be'... o ti ci immergono, ma tu percepisci: sono sprofondati nell'eternit i tempi in cui non esistevi, e ti detergono, di conseguenza tu sei... 14 Le tecniche di meditazione orientale chiamate qui in causa, come anche l'applicazione del verbo detergere ad un vivo, costituiscono il principio ironico, che viene subito congelato dal senso diretto della frase: la persona che giunge alla fase dell'abluzione in manicomio si trasforma davvero in una salma vivente. La Russia, dal canto suo, davvero s'avvicina all'Oriente per l'insuperabile ferocia del costume. Di nuovo l'elemento comico del passaggio non ce la fa, si affoga nella tristezza e si spegne nella ripugnanza. E il sentimento di disgusto sul piano fisico, estetico e morale che proviamo ci fa ricordare ancora una volta il poema Mosca-Petuki. Ma quale la sostanziale differenza nell'atmosfera di travestimento delle due opere? Il poema si presenta un'intima confessione dell'eroe e tutte le fantasmagorie descritte ci sembrano naturali per una mente oppressa dall'alcool. L'autore ne approfitta e abusa della fiducia dei lettori,
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Ken Kesey Qualcuno vol sul nido del cuculo, Rizzoli 1976 p.18 Venedikt Vasil'evi Erofeev Mosca-Petuki e altre opere, p.234

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facendo credere loro, tra l'altro, che quel poveretto dell'autore non abbia mai visto il Cremlino oppure che abbia tolto dal poema un intero capitolo di parolacce. La rappresentazione teatrale non offre la possibilit di propinarci le stesse infamie. E per imbrogliarci nella Notte di Valpurga... Erofeev fabbrica uno specchio su misura, che non distorce le immagini, ma come in un film dell horror, mette in dubbio la realt degli immagini che capta. Si crea un genere impossibile: la rappresentazione teatrale del carnevale. Ma la recita all'interno di un'altra recita condiziona se stessa. Da una parte, gli attori allestiscono per noi lo spettacolo del manicomio, indossando l'abbigliamento appropriato e muovendosi tra le scenografie di una certa realt. D'altra parte, i personaggi stessi della tragedia non sono mai qui e ora, ma sempre volano con la mente da qualche parte sopra il nido di qualche cuculo, rifiutando di accettare il proprio presente che scorre in circostanze odiate, ossia tutto ci che deve essere servito nel nostro piatto di spettatori. Questa circostanza, a nostro avviso, proietta Erofeev fuori dal paradigma del carnevale. Per fortuna, ci si presenta un altro ramo del folklore russo, che a Erofeev pare proprio diede i natali e che lo stesso Eptein ci presenta per aggrapparci. Non fa niente che il critico vede nel frutto incrocio con il sentimentalismo. Importante che almeno in parte possiamo ascriverlo alla pi vetusta tradizione popolare russa. Vale la pena di sprecare un fiammifero in pi per accertarsi coi propri occhi quanto sia immersa in questa fuliggine l'opera in esame. Gli americanismi sbiadiscono e scompaiono di vista. Si ha la sensazione di toccarla col dito questa sporcizia, quando i malati mentali della Notte di Valpurga recitano, chi pi, chi meno, la parte dei folli, evocando dalla notte dei tempi cos estranea al contesto sovietico sacra follia. - Sacra che?! - Follia, o se si preferisce, stoltezza in Cristo. Era una particolare forma di ascesi, diffusa pi che altro in Russia, che consisteva nell'indossare la maschera della pazzia per servire Dio. Qualcosa di lontanamente simile e sporadico c'era anche qui in Occidente. Per esempio, vi ricordate il ritratto di San Francesco d'Assisi, raffigurato da Cimabue nella basilica di Assisi? un volto segnato dal disagio mentale, con lineamenti contorti e l'espressione dolce-amara negli occhi socchiusi, lo sguardo rivolto all'interno, verso l'anima dolente per i peccati del mondo. Ma il pi Santo tra gli Italiani e il pi folle in Cristo tra gli europei non era diversamente abile, come si direbbe oggi. Semplicemente rendeva alla cristianit un servizio religioso non dogmatico, complementare, parallelo. Il rifiuto della ragione significava

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rifiuto della miserabile ragione umana in nome di quella pi autentica, di Dio. Scusate, i fiammiferi mi sono finiti. Non avete voi da accendere? E allora!? Tenete gli accendini accesi, come quando andate allo stadio per un concerto rock. Ma niente canne. Ci immergiamo in un'altra suprema follia, quella della religione, che ci assolutamente indispensabile per capire la specificit della mentalit slavo-orientale e della letteratura russa, incluse tutte queste stranezze di Venedikt Erofeev. Dicevamo dunque, che come pratica comportamentale la follia in Cristo internazionale: poggia le sue fondamenta teologiche sull'interpretazione letterale di alcuni passi del Vangelo come queste parole di Ges: Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua(Mc. 8, 34). La spiegazione pi esaustiva del concetto lo troviamo nella 1-a lettera di San Paolo ai Corinzi. Sembra che Erofeev rammenti queste parole dellApostolo: Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo, noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati(4. 6-13), quando il suo eroe morente dice: L da loro lo champagne scorre con lo storione... Loro conducono vita paradisiaca, noi samuraica... Loro sono gente da balletto, noi da funerale... Ma noi siamo uomini a lunga percorrenza(15). Altre parole di San Paolo dallo stesso paragrafo ...Dio ha posto noi, gli apostoli, all'ultimo posto, come condannati a morte, poich siamo diventati spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini(4.9) sembrano un sintetico programma del poema di Erofeev Mosca-Petuki. E del postulato apostolico: ...siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti... il nostro scrittore pare si fece una regola di vita. Infatti, egli era un vagabondo e nullatenente convinto. Allergico alla disciplina di qualunque organizzazione, cambi quattro universit senza mai laurearsi. Inizi a lavorare. ...Ho fatto diversi lavori e quasi ovunque, - ricordava lo scrittore, - facevo lo scaricatore in un negozio di alimentari(Kolomna), assistente del muratore alla costruzione del quartiere C'eremuki(Mosca), caldaista - fuochista (Vladimir), usciere nel commissariato di Polizia(Orekhovo-Zuevo), ricevitore nel punto di riciclaggio delle bottiglie di vetro(Mosca), trivellatore della squadra di prospezione geologica(Ukraina), guardia giurata (Mosca), bibliotecario (Br'ansk), operaio della squadra di prospezione geologica (oltre il circolo polare), responsabile del deposito di cemento del cantiere autostradale Mosca-Pechino 16 (Dzerzinsk, regione di Gor'kij), e molto altro.
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Venedikt Erofeev Valpurghieva no Zakharov, 2004 p.85 Opps! .. mai esistito.

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L'esperienza pi lunga l'ho avuta nelle telecomunicazioni: come assemblatore di cavi telefonici...17. Questa sua fobia della staticit, del focolare domestico e di ogni oggetto materiale esclusi i libri, che tanto ci ricorda il famoso classico ormai italiano Nikolaj Gogol', si accompagnava in Eroeev ad alcune abitudini dell'altrettanto classico barbone. Raccontano i biografi, che egli non usava biancheria intima, usciva di casa in pantofole, perennemente in cerca di qualcosa da bere. Eseguiva alla lettera i precetti di San Paolo. Non a caso M. Eptein paragona Venedikt Erofeev a San Basilio il Beato, il folle in Cristo pi famoso della Russia. L'intero elenco nazionale contiene 247 nomi, di cui 36 proclamati dalla chiesa ortodossa Santi. Senza il jurodstvo e gli jurodivyj, come si chiamavano in Russia la follia in Cristo e i suoi praticanti, la storia russa sarebbe incompleta e perderebbe la sua parte pi originale. La coscienza ortodossa aveva accettato nel fenomeno ci che rifiutavano gli occidentali: l'umilt priva del decoro. San Francesco rimase un eccezione in Europa, insieme con pochi Santi simili negli altri paesi. Infatti, spazzatura del mondo, rifiuto di tutti non ha dignit, offende il senso estetico, si contrappone all'ideale. L'estremismo spirituale senza bellezza, armonia, ordine, senso di misura non ha numeri in Occidente per diventare un fattore culturologico. I primi cristiani attaccarono il loro ideale ascetico a quello classico greco-romano, che trainava il carro. I Russi, invece, dell'ideale classico ne hanno solo sentito parlare. Il carro monco si trascinava a rilento, rischiando lo sfascio, e la popolazione continuava a ragionare nei termini del paganesimo. La furbesca, mistica e scenica follia degli jurodivyj come estremismo spirituale cristiano veniva accettata in memoria degli antichi sciamani. Contemporaneamente, nel jurodstvo va riconosciuta una delle forme del criticismo intellettuale, parallelo al cinismo greco-antico o ai dervish (faqir) musulmani, riteneva Aleksej Panenko, il pioniere dello studio del fenomeno. Nel jurodstvo si distingue il lato passivo, rivolto cio a se stesso e consistente nell'estrema ascesi, autodenigrazione, finta follia, l'offesa e annientamento della spoglia mortale. D'altra parte, il lato attivo si manifesta nell'obbligo di biasimare il mondo, di denunciare i peccati dei forti e dei deboli senza minimamente rispettare le regole della vita sociale18

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Venedikt Erofeev Kratkaja avtobiografia. http://moskva-petushki.ru/bio/ Aleksej M. Panenko Russkaja istorija i kultura: raboty rasnych let. San Pietroburgo, 1999 p.392

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Dal libro di Panenko veniamo a sapere, che questi nuovi Santi potevano avere una profonda preparazione culturale, altre volte provenivano da famiglie cittadine qualunque. Lasciavano tutto per andare a vagabondare scalzi, seminudi o nudi proprio, sporchi, spesso con le catene al collo. Si sceglievano le piazze pi popolate, dove non pregavano e non chiedevano l'elemosina (nessuno negava niente loro), ma scioccavano il pubblico con le loro stravaganti e spesso brutali performance. Le cronache narrano, come loro sputavano sui passanti e li insultavano, picchiavano i personaggi importanti qualche volta perfino a morte, entravano nelle chiese e ostacolavano la celebrazione della messa, facevano trambusto vicino alle case dei giusti, scagliandosi contro i diavoli che non riescono a penetrarci, oppure baciavano i muri delle case dei peccatori, dove gli angeli sono messi fuori della porta. Qualcuno pubblicamente si accovacciava per svuotare l'intestino, uno arriv a sposare una donnaccia, l'altro uccise un bambino innocente. Altro che Cantico delle Creature! Andava bene tutto per scioccare, scuotere, svegliare le anime. I film dellhorror non esistevano ancora, ma gli horror-show s: per esempio, le esecuzioni pubbliche. Lo spettacolo del jurodivyj trasportava il sentimento dell'orrore, suscitato dalle esecuzioni, sul piano della fiction e della catarsi. Provocando, il folle manipolava la platea a proprio piacimento. Spesso veniva maltrattato, ma lo scudo dell'enorme popolarit e prestigio lo riparava. Se veniva ucciso, non era la folla a giustiziarlo, ma i potenti. E qui vengono al pettine molti nodi nel testo di Erofeev. Cominciamo a capire perch Gurevic alla fine del primo atto, quando il dottore gli prescrive la cura di psicofarmaci (pirocetamo, una droga leggera) e lo ricovera in una corsia di pazienti difficili a tempo indeterminato, invece di protestare fa il giullare di corte. Cominciamo a capire perch egli inganna Natalie, di cui innamorato, rubandole le chiavi della dispensa e mettendola in mille guai... Per cacciarla fuori da quell'ambiente, eventualmente. Cominciamo a intravvedere nel disastro finale il rogo in cui si suicidavano in massa i dissidenti religiosi del vecchio scisma ortodosso, raskol. Il sacrificio della carne porta alla salvezza dell'anima, ecco il vecchio messaggio. Per salvare l'anima altrui, sacrifichiamo noi stessi. A quanto pare, lo capiva anche Giuda, quando si macchi di un terribile delitto, autocondannandosi poi all'impiccagione. Giuda, non San Paolo, il primo folle in Cristo sulla terra, l'ultimo tra gli ultimi. Erofeev imita lui, quando tradisce il teurgo, affogando nel bicchiere il genio che porta in se e rinunciando a ogni decoro. E qui la letteratura russa abbraccia il suo figliol prodigo. La simulazione della follia come pratica salvifica gi all'inizio costituiva il nucleo della ricerca letteraria nazionale sulla psiche umana. Le prime

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tracce del jurodstvo si ritrovano in personaggi creati da A.Pukin, L.Tolstoj, G.Uspenskij, N.Leskov. I numerosi folli in Cristo di F.Dostoevskij (per il quale per descrivere un essere indemoniato bastava guardarsi nello specchio), trasformarono queste tracce in un sentiero panoramico. Ma fu la favella di Vasilij Rozanov quel rullo compressore che lo allarg ad un viale alberato. Qualche decennio dopo al limitare di questa Prospettiva dei Folli il padre Freud cov una nidiata di geniali allievi, nutrendoli da cuculo con la metodologia della letteratura e cos impedendo alla psicanalisi di diventare una vera scienza. Erofeev, passando a tempo debito, non si ferm a contemplare l'alto fabbricato. La sua attenzione era tutta attirata da Rozanov, come veniamo a sapere dal suo saggio panegirico Vasilij Rozanov visto da un eccentrico. Ma chi era costui? Unautentica meraviglia della natura, - testimoniano i suoi scritti. Vissuto a cavallo tra il XIX e XX secolo, l'impiegato Rozanov oscillava tra giornalismo, letteratura, filosofia, pedagogia, psicologia, teologia, estetica e quant'altro. Come tipico per ogni jurodivyj era una persona al contrario, un Re Mida rovesciato: sotto la sua penna tutto si trasformava in escrementi. Qualsiasi argomento tocca riesce a imbrattare tutto e tutti, sopratutto se stesso. Rozanov [] un tipo che attrae non con le parole, ma con l'intonazione intimamente confidenziale e spudoratamente cinica, con lo stile particolare dei suoi testi, un tipo capace di dire qualsiasi sacrilegio con genuina facilit e semplicit, di trasgredire qualsiasi tab, - scrive Ju. Savenko, presidente dell'Associazione Indipendente degli Psichiatri russi (NPA) nell'articolo intitolo Il genio del jurodstvo o Smerdjakov della letteratura russa come il tipo richiesto dal nostro tempo19 Egli era un erotomane matricolato, con il culto del fallo e dell'atto sessuale, con le descrizioni libidinose e il godimento dei dettagli di ogni tipo di perversione sessuale come necrofilia, zoofilia o incesto20 Alla logorrea di Rozanov, grafomane ed estremamente abile nella scrittura, reagirono con sdegno, tappandosi il naso, A.Belyj, V.Solovj v, M.Gor'kij, N.Berd'aev. Ma ci che nessuno smentisce, che in questa mole di letame si trovava una pietra preziosa: le scoperte rivoluzionarie in materia di filosofia del corpo. Insieme con Otto Weininger egli ha portato un contributo inestimabile nello sviluppo della metafisica del sesso e del tutto autonomamente espresse molte delle idee centrali di Freud, Adler, Jung, Reich e altri rappresentanti della psichiatria psicodinamica. Inoltre, il termine psicopatico

Ju.S.Savenko Genij jurodstva ili Smerdiakov della letteratura russa come il tipo richiesto dal nostro tempo. www.npar.ru/news/15.htm 20 Ivi.

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stato inventato da Rozanov, che per la prima volta lo aveva applicato a se stesso. E questo personaggio delirante, con la sua oratoria del potere forte, che sputa su tutto ci che ci sacro solo per provocare il nostro sdegno e per pentirsi - diventa un idolo di Erofeev. Nel suo saggio il Nostro gli conferisce gli epiteti di scellerato, aguzzino, carnefice, carogna, cannibale, sanguisuga ecc. come dichiarazione di massimo rispetto e ammirazione di un jurodivyj apprendista al suo confratello superiore di rango. Appare utile tuttavia ricordare un'altra figura nel recente jurodstvo letterario: il poeta Daniil Harms, ucciso nell'ospedale psichiatrico giudiziario (OPG) di Leningrado nel 1941. D.Harms era un folle finto, ma onesto. Una delle sue poesie, popolare grazie anche al dissidente cantautore degli anni '60 e '70 Aleksandr Gali, ci stupisce ancor oggi per immediatezza del sentimento e coraggio civile. Eccola per intero: Un uomo usc di casa Con un manganello e un sacco , and . , . , non beveva , non beveva levarsi del sole , , . pi. , , affrettatevi , Ma se per caso vi capitasse Di incontrarlo un giorno, Allora affrettatevi, , Entr in un bosco tetro, E da allora, e da allora, E da allora nessuno lo vide , , . , , Per la via a piedi. Camminava dritto, Senza mai voltarsi indietro. Non dormiva non beveva Non dormiva non dormiva non mangiava. Ecco che un giorno al E se ne and, e se ne

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. sapere.

Affrettatevi a farcelo

La filastrocca dell'anno 1932. Nessuno fiata del terrore sanguinario che si scaten nel Paese. M.Bulgakov lo fa, scrivendo nel cassetto. D.Harms ne parla apertamente, scegliendo la forma di una ingenua poesiola per bambini, con tanto di allegra ripetizione delle strofe. La notte di Valpurga si percepisce come una risposta alla domanda, chi era l'ometto vagante di Harms e in quale bosco tetro fosse finito. Il manganello e il sacco sono l'attrezzatura dello spettacolo del jurodivyj, che finisce nel manicomio sovietico. Il tema del manicomio una stravaganza. La letteratura russa se la permise ne La corsia N.6 di Anton echov, scrittore medico di professione. Pubblicata nel 1892, questa lunga novella praticamente esaurisce l'argomento, sia riguardo l'oscillazione ordinaria della mente tra normalit e alterazione, sia sul comportamento differenziato degli psicopazienti in base alla loro etnia e appartenenza al gruppo sociale, sia sul manicomio stesso come un serraglio, strumento di repressione nelle mani dell intera societ, di resa dei conti con rivali e creditori da parte dei privati. Il dottor echov avverte l'arcaica misericordia nei confronti del personaggio centrale, al quale permette di morire un giorno dopo il ricovero, ma del glorioso ottimismo americano o menefreghismo sovietico non conosce i morbi: i suoi degenti sono davvero malati, non semplicemente diversi, e soffrono di manie e disturbi psichici gravi, escluso naturalmente il protagonista del racconto, primario dell'ospedale Andrej Efimy, sano di mente e vittima del complotto. La maniera stilistica di echov ideale per l'occasione: rasata, disinfettata, drenata dai sentimenti, essa rende il testo un verbale di autopsia dellanatomopatologo sulla societ moralmente deceduta. E permette di perdere poco nelle traduzioni. Ad approfondire l'argomento Josif Brodskij, sopravvissuto a due internamenti in un ospedale psichiatrico. Quel tempo, ricordava il premio Nobel, era il peggiore della sua vita. Ritengo, - leggiamo nei suoi Dialoghi con S.Volkov, - che il livello della psichiatria in Russia sia molto basso, cos come nel resto del mondo. Le sue tecniche sono molto approssimative. Queste persone infatti non hanno la pi pallida idea di ci che accade nella mente umana e nel sistema nervoso. Per esempio, io so che gli aerei volano, tuttavia ho un idea molto vaga sul come. Nella psichiatria accade qualcosa di simile. E perci sui pazienti vengono

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compiuti esperimenti atroci. E come cercare di aprire un orologio con un piede di porco. Si rischia di creare danni irreversibili21. Nel poema Gorbunov e Gorakov (1969) di Brodskij il tema del manicomio si trasforma in un dialogo interno del Poeta sulla Nave dei Folli. Nel flusso di coscienza del narratore con tanto di sdoppiamento di personalit galleggiano i frammenti della realt che urtano e feriscono l'anima, ma la sofferenza umana dell'eroe viene sconfitta dalla virt poetica. Ed ecco il Nostro, con il suo dramma teatrale, a fare un'ultima tourne. Confeziona il tema del manicomio in un ridicolo involucro di barzelletta: un giorno arriva un finto matto ebreo in manicomio... Viene in mente c'era un cinese in coma. Dei folli in Cristo ebrei storicamente non si era sentito mai parlare. semplicemente impensabile trovare nella vecchia cronaca una simile notizia. C'erano gli stranieri, dal nord d'Europa, che venivano in Russia apposta per consacrarsi a questa missione spirituale. Ma gli ebrei vivevano nei ghetti, considerati una razza inferiore. Jurodivyj - ebreo suonerebbe per i contemporanei come una presa in giro. Eppure, per esattezza, nella letteratura classica russa c' un personaggio che pare un prototipo di questo strano amalgama. Sempre da echov, nella stessa novella La corsia N.6 troviamo un personaggio ebreo di nome Moisejka, mite, buono, generoso, di infantile allegria e vivacit, amato da tutti. Moisejka ama servire. Passa ai compagni l'acqua, li copre quando dormono, promette a ciascuno di portargli da fuori un copeco e di cucirgli un cappello nuovo; inoltre imbocca il suo vicino a sinistra, paralitico22, - scrive echov. Il rimpicciolito Mos smuove le sue acque: esercita la miracolosa facolt di uscire dal padiglione della corsia N.6 e rientrarvi quando gli pare. Ma Ges che Moisejka, sempre circondato fuori da bambini e cani, inconsapevolmente imita, come tutti i folli in Cristo di tipo occidentale, ma anche come Venika, Lev Gurevi e Venedikt Vassil'jevi in persona. echov, fedele alla realt, semplicemente non rifugge dal fatto concreto che la vita gli mette davanti. Erofeev sceglie un'altra via. Dopo aver sbudellato il tema di tutto ci che era serio, elevato, tragico, lo farcisce di un'altra tragicit, quella autentica sui coturni, pervenutaci dalla Grecia Antica. Molti tratti strutturali, ammettono i critici, accomunano il testo di Erofeev alla tragedia greca. Addirittura.
Solomon Volkov Dialoghi s Josifom Brodskim, Mosca, Izdatelstvo Nezavisimaja Gazeta 1998 p.73
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Anton P. echov Izbrannye proisvedenija Tomo II, Mosca, Gosudarstvennoje izdatelstvo hudoestvennoj literatury 1962 p.234

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Qui non ce la fa nessun accendino. Missione fallita. Rimaniamo nel buio totale, facendo un tuffo nell'oscurit dei secoli. Va bene come background, ma non riusciremo a scorgere la statua del Commendatore. Non ci rimane che fare un bel fal con le nostre assurde illusioni: quali radici tradizionali russe speravamo di trovare? E che facciamo della faccia slava del folle Commendatore? Sopratutto se egli la copre con una maschera tragica greca. Ma come gli venuto in mente, ecco la domanda. E chiss dove se l'era procurata questa robaccia. UNA ENORME FIGURA NERA spunt nel crepuscolo. Ecce Homo! Chi , questo eroe? Chi ci manda Erofeev? Ma ... ma ... che terrore!!! E' il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche! Per ricordare, che Erofeev aveva scritto ancora nel 1968 un racconto critico-letterario Annunciazione, dove nella forma allegorica esprimeva il suo grande entusiasmo per le idee contenute in Cos parl Zarathustra. Infatti,per tutta la vita il nostro scrittore stato attratto dalla filosofia di Nietzche, dalla musica di Wagner e fino alla fine dei suoi giorni studiava la lingua tedesca. Mein Gott! L'anima tedesca del jurodivyj moscovita, il quale si immagina poeta che torna dalla battaglia di Salamina, esclamando gi famoso in quei tempi: Narrami, o musa, del pelide Achille l'ira funesta! Ma com'era la vita nel manicomio greco-tedesco? Nietzsche sicuramente era un ospite d'onore. Come tutti i romantici e idealisti tedeschi, impegnati a valorizzare il passato pagano degli antichi germani, egli s'impegna nella ricerca di una palingenesi morale della societ tedesca ed europea. La cultura della polis greca possiede, per il filosofo, un significato mistico. Il concetto fondamentale delle due entit morali in perenne lotta appaiono nella prima opera di Nietzsche, La nascita della tragedia, dallo spirito della musica: l'apollineo e il dionisiaco. Secondo Nietzsche, il dionisiaco indica una sorta di ebbrezza e di esaltazione che travolge e supera i confini delle singole individualit[...]. L'apollineo scaturisce invece da una visione di sogno e tende a tradurre il senso oscuro delle cose in una serie di figure luminose, fredde ed equilibrate...23. Nietzsche avverte la degenerazione della societ, dovuta, secondo il filosofo, all'eccesso di razionalismo che blocca la creativit. Il rimedio c': lo sviluppo dello spirito dionisiaco, che gi si manifesta nella musica di Richard Wagner, all'epoca amico del filosofo. Una delle pi famose opere di Wagner proprio La notte di Valpurga. Anche Erofeev preoccupato della degenerazione della societ in cui vive. Il regime social-comunista uno dei peggiori nella storia contemporanea. L'alcolismo flagella la Russia e diventa la diagnosi personale dello scrittore. Ma lo stesso alcolismo diventa l'espressione della libert, la
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F.Adorno T.Gregolry V.Verna Manuale di storia della filosofia Vol.3 p.124

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forma della resistenza popolare, quando getta le coscienze nell'abisso non previsto dal regolamento del Partito. Gurevi Dioniso permette di scorgere nella miserabile dipendenza alcolica delle masse popolari lo slancio esistenziale verso l'ideale. Concretamente ci trova la sua espressione nella aderenza di alcuni tratti compositivi della Notte di Valpura... alla tragedia greca, nella forma preferita da Nietzsche, cio delle prime tragedie, quando ancora predominava il coro. Quindi, si tratta delle opere di autori come Eschilo e Sofocle, e non Euripide. Che Erofeev, lavorando sulla Notte di Valpurga... aveva in mente proprio la tragedia classica, lo rivela prima di tutto il suo programma, esposto nella lettera all'amico Murav' v (primavera dell'1985). Veniamo a sapere, che il nostro autore aveva intenzione di scrivere il trittico Drei Nchte (Tre Notti), dove la prima parte sarebbe La notte di Ivan il Kupala o I dissidenti, la seconda la Notte di Valpurga... l'unica parte realizzata e la terza parte La notte della vigilia di Natale. Nella Erste Nacht l'azione si svolge nel punto di raccolta delle bottiglie di vetro; continua a spiegare Erofeev. - Nella Zweite Nacht nel 31-o reparto dell'ospedale psichiatrico; Nella Dritte Nacht nella chiesa ortodossa, dal sagrato al refettorio. E il tempo : la sera la notte l'alba24. Qui chiaramente egli si atteggia alle trilogie di Eschilo e Sofocle, che si eseguivano dall'alba al tramonto, nella realt come nella finzione. Le tre parti della trilogia ateniese narrano la medesima storia, svolta in un giorno. Lo stesso presente assoluto caratterizza La notte di Valpurga... La tragedia inizia generalmente con un prologo e il dramma tragico del Nostro reca l'annuncio, che il primo atto sia: anche prologo. Il finale della tragedia di Erofeev, come si vede, ha laspetto di un autentico esodo, simile al classico abbandono di questo mondo di un intera comunit, mossasi verso la liberazione spirituale. Nella tragedia greca a produrre la catastrofe sono le circostanze fatali. Il male che piomba sull'eroe non si pu in alcun modo spiegare o correggere. Questa posizione di Venedikt Erofeev deve essere presa in considerazione da chi lo percepisce come ribelle al regime. Un altro elemento fondamentale delle prime tragedie la struttura rudimentale della trama, priva dei dettagli. Erofeev adotta quel ritmo arcaico degli avvenimenti. Come anche trasmette il ricordo del del coro nella tragedia greca. Quando Gurevi entra nella corsia, rimaniamo stupiti che tutti gli altri pazienti, se non sono proprio pari, sono comunque simili a lui, rispondono nella stessa tonalit o meglio, cantano nello stesso registro. Questo l'atavismo della tragedia greca, dove il

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Venedikt Erofeev, Valpurgieva no Zakharov, 2004 p.6

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ruolo del coro era quello di alter ego dell'eroe, per spiegare meglio i suoi stati d'animo, pensieri, intenzioni. Infine, il profilo del protagonista, che per alcuni versi pare un personaggio della rappresentazione teatrale antica dei temi mitologici, aulici, lontani dal quotidiano. La sua grandezza spirituale prima di tutto si esprime... nell'ebraismo di Gurevi (e qui Nietzsche e Wagner non lo avrebbero approvato. Ma neanche gli scrittori russi, tutti malati terminali di antisemitismo ad eccezione di Tolstoj e qualcun'altro). Il personaggio centrale del dramma tragico di Erofeev il discendente dei Profeti biblici. La visione dell'ebraismo come missione suprema si rivelava gi nel saggio dedicato a Rozanov, dove compaiono due personaggi femminili, che Erofeev chiama istitutrice o educatrice della classe, dandole nomi che suonano come ebraici e che nello stesso tempo allegorici: Sofia Solomonovna Gord e Bela Borisovna Savner. Sofia saggezza, il patronimico Solomonovna vuol dire figlia del re Solomone, Gord formato da gordost', onore, Bela derivato dal latino guerra, e Savner evidentemente sta per significare savia. Davvero, qu Erofeev va contro corrente. La guida dei matti verso il loro destino da parte di Gurevi fa venire in mente l'uscita degli Ebrei dall'Egitto sotto la guida di Mos. Ma a parte l'ebraismo, Gurevi assomiglia all'eroe mitologico anche per la sua forza vitale. La sua morte mancata, l'esito camuffato della scena finale in sintonia con l'immortalit dei personaggi greci, mai schiacciati definitivamente dal disastro proprio perch continuano a lottare inutilmente con le circostanze avverse. Inoltre, l'eroe di Erofeev assomiglia al ciclope o a Edipo, quando nel finale rimane accecato. L'accecamento mentale dell'uomo, che dimentica la sua condizione di mortale, i greci lo chiamarono Hybris. Le frasi di Gurevi morente suonano come fossero scritte da Eschilo: E non ci vedo quasi nulla.... A me la Bibbia e il pastorale e un piccolo conduttore... A chiedere l'elemosina me n'andr per il mondo, a diffonder la lieta novella. Adesso so su cosa diffonder la lieta novella.... La riflessione sulla colpa del protagonista, il nodo centrale della tragedia greca, continua nell'opera di Erofeev. Prochorov, rivolto a Gurevi, lascia l'osservazione: Tu non hai mica nessuna colpa.... La Hybris, vera colpa di Gurevi, consiste nella sua aspirazione a fare il Commendatore, colui che si vendica e fa giustizia sugli empi. Mentre cammina ormai a stento e l'autore nella didascalia conta i suoi passi, egli replica: Oddio, non lasciar che diventi cieco del tutto... Prima d'aver portato la nemesi a compimento. Alla vera nemesi nel testo non rimane spazio. Il Commendatore, deus ex machina della tragedia greca, innaturale e superfluo. Niente ordine, guardate negli abissi, ci dice l'autore. Bisogna avere in s il caos per partorire una stella che danza.

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L'incerta fiamma del primo fiammifero strappa dall'oscurit un ambiente, infatti, molto simile a quello che ricordiamo del celebre romanzo di Ken Kesey. Gi l'insegna in alto, cio il titolo, preavvisa questa similitudine, dando il benvenuto alquanto ambiguo a noi che entriamo: La notte di Valpurga o passi del Commendatore allude allo stato di trance, con l'apparizione di streghe e mostri e con l'allucinazione uditiva del rumore dei passi di una statua25. Si crea in questo modo il ponte associativo perfetto al titolo scelto da K. Kesey, ricavato da una popolare filastrocca inglese, che significa diventare pazzi, non stare coi piedi per terra, ma volare sopra il nido di un uccello che nidi non fa26. Da qui partono molte convergenze, che tradiscono la fonte d'ispirazione di Erofeev. Lo stomachevole ospedale psichiatrico statunitense degli anni Cinquanta si evolve nella Notte di Valpurga in un autentico pezzo di stomaco del regime, organo il cui compito ridurre gli elementi non commestibili in un innocuo ammasso grigio ed espellerlo poi nell'obitorio. Ci muoviamo con cautela tra gli ingranaggi dell'antro. Guardate qua, sulla trama: ha evidenti venature di marca americana, quando fornisce una storia molto simile all'episodio culminante del romanzo statunitense, la festicciola notturna d'addio prima della fuga escogitata dai due protagonisti. Lo stesso motivo del furto aziona la molla delle due narrazioni: al contrabbando dei superalcolici e al prelievo dei medicinali, gustati dagli spensierati ammalati mentali di K.Kesey corrisponde la baldoria dei matti di Erofeev, organizzata con l'alcool imbevibile trafugato dalla dispensa. L'ubriachezza in entrambi i casi significa la fine: nel primo gli eroi si addormentano e non riescono a fuggire, nel secondo trovano la morte per avvelenamento. E i personaggi... (Opps, spento il fiammifero. Ora ne accendiamo due insieme, per vedere meglio i volti... ecco.)

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Appare riduttiva, ma non insensata l'interpretazione del titolo di I.Skoropanova, la quale ritiene che In Erofeev la notte di Valpurga, quando quella legione di demoni esce allo scoperto compiendo efferatezze, un allegoria dell'esistenza della societ sovietica. Il tempo di azione pi piccolo di una giornata, ma lo scrittore riesce a creare l'impressione che la notte di un sabbat totalitario, che fa perdere il senno alle persone e trasforma la loro esistenza in una caricatura della vita, non finir mai. In: I.S.Skoropanova Russkaja postmodernistskaja literatura Mosca, Flinta Nauka, 2001 p.333 Anche in Russo popolaresco si dice: completamente cu-cu!, per esprimere un dubbio sulla salute mentale di un individuo.