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La crisi iniziale di Nietzsche

Un nuovo chiarimento della questione "Nietzsche e Stirner"

di Bernd A. Laska
Presentiamo uno studio estremamente interessante quanto importante
in relazione al pensiero di Max Stirner e della sua influenza sulla
formazione e sviluppo teorico di una delle figure centrali della
modernità filosofica, addirittura di uno dei cosiddetti "maestri del
sospetto": Friedrich Nietzsche.

Autore del saggio un ricercatore innovatore e critico, Bernd A. Laska,


autore del sito multilingue "LSR Projekt", a cui volentieri rimandiamo.
Con il suo scritto Bernd Laska intende riallacciarsi, per quanto riguarda
i rapporti di influenza teorica delle concezioni di Stirner nei confronti
di Nietzsche, ad un filone minoritario e sommerso per non dire
perseguitato con la denigrazione o più praticamente con la classica e
più semplice congiura del silenzio, risalente a poco più di un secolo fa
e che allora si concretizzò con esigenze di chiarificazione tra i discepoli
di Nietzsche e, alcuni decenni dopo, con la comparsa di alcuni studi
sulla questione finché alla fine a prevalere furono l'ideologia del culto
di un grande maestro (Nietzsche) piuttosto che la verità, e cioè, che
Nietzsche conobbe L'unico di Stirner e ne fu profondamente
influenzato tanto da trasfondere tematiche tipicamente stirneriane
nelle sue opere.

Stiamo non soltanto parlando di un


plagio vero e proprio, quanto, a causa
dell'atteggiamento degli epigoni
nietzscheani, di un occultamento di
una fondamentale fonte del pensiero di
Nietzsche in grado di spiegarne anche
gli aspetti originali ed insoliti pur se
filtrati ovviamente dalla personalità e
dalle esperienze peculiari del loro
autore.

Bernd Laska è anche e soprattutto


attento in questo suo saggio
straordinario a documentare una serie
di nomi eccellenti che hanno
contribuito nel corso del tempo a far
persistere la presunta marginalità della riflessione stirnerina a
cominciare da Marx ed Engels (e di cui presto forniremo traduzione di
un suo scritto al riguardo) e molti altri ancora nel corso del Novecento.

Al di là degli argomenti esposti nel presente saggio, lo stesso dimostra


inoltre oggettivamente come operino, anche transgenerazionalmente, i
sacerdoti del sapere istituzionale nella ricerca della "verità" e
dell'avanzamento della conoscenza, soprattutto il loro altissimo grado
di oggettività e di onestà intellettuale...
La crisi iniziale di Nietzsche
Un nuovo chiarimento della questione "Nietzsche e Stirner"

di Bernd A. Laska

Friedrich Nietzsche 1864

Da giovane ho incontrato una pericolosa divinità e non vorrei raccontare a


nessuno ciò che allora ho provato -- tanto di buono quanto di cattivo. Così ho
imparato a tacere, come pure che bisogna imparare a parlare, per ben tacere,
che un uomo che vuole tenersi nell'ombra ha bisogno di mettersi in vista, sia
per gli altri, sia per se stesso e per rendere possibile agli altri di vivere con noi.
Friedrich Nietzsche 1885 [1]
1. Introduzione e visione d'insieme.

La vita di Nietzsche in quanto filosofo è


terminata, come la maggior parte del pubblico
sa, con un crollo spettacolare a Torino,
all'inizio dell'anno 1889. Questa crisi finale,
attraverso cui Nietzsche si ritirerà per sempre
dal mondo sul piano dello spirito, è stato
oggetto di numerose analisi molto
approfondite, che non hanno apportato al
problema né chiarezza decisiva né una
conclusione definitiva [2].Allo stesso modo,
l'inizio della carriera del filosofo fu segnata da
una crisi esistenziale grave, benché meno
spettacolare, che egli superò, nell'ottobre del 1865, per mezzo di
una auto-disciplina delle più strette e soprattutto diventando un
entusiasta discepolo di Schopenhauer. Contrariamente all'ultima
crisi, questa crisi iniziale non è stata affatto presa in considerazione
dagli specialisti di Nietzsche stessi e per così dire mai studiata nei
dettagli.

La vita e l'opera di Nietzsche sono state a dir il vero esaminate con


più attenzione e una cura critica più grande di quelle di nessun altro
filosofo [3]. Malgrado ciò, nelle presentazioni di questa fase
decisiva nel corso della quale il giovane diventa filosofo, le sue
numerose biografie hanno seguito le sue dichiarazioni in un modo
del tutto sprovvisto di spirito critico [4]. In generale, la brusca
conversione di Nietzsche alla filosofia schopenhaueriana, alla fine
del mese di ottobre 1865, è ancora oggi messa sul conto del "caso",
che ha egli stesso invocato e considerato come non richiedente una
spiegazione più dettagliata. Ho non di meno fatto, esaminando a
distanza più ravvicinata questa pagina restata in gran parte bianca
della biografia di Nietzsche, una sorprendente scoperta: Eduard
Mushacke, con il quale egli intrattenne nella prima metà del mese
di ottobre 1865 dei brevi rapporti, notoriamente molto intensi ma
presto interrotti, era un vecchio amico intimo di Max Stirner (1806-
1856; Der Einzige und sein Eigentum, 1845 [ottobre 1844]).

Questa scoperta rende possibile uno sguardo nuovo, e questa volta


critico, su questa fase dell'evoluzione intellettuale di Nietzsche.
Sguardo che arresta tuttavia, in un primo tempo, qualche
sedimento della storia delle idee, che ostacolano ogni esame serio
dell'ipotesi secondo cui l'incontro del giovane con »L'Unico« di
Stirner -- incontro che non può indubbiamente che essere postulato
-- sarebbe la causa decisiva della crisi iniziale da cui scaturì il
filosofo Nietzsche.

Il più notevole di questi sedimenti è, si può dire, il fatto che la


questione "Nietzsche e Stirner" -- e cioè se il primo conobbe l'opera
del secondo e se questa influenzò il suo pensiero -- è già stata
ampiamente discussa nei primi anni del 1900 e infine classificata
come non avente, a conti fatti, alcuna importanza; e questo,
soprattutto perché Stirner stesso era considerato come un autore
senza importanza nel campo della storia delle idee. Questo
sedimento si è considerevolmente consolidato nel corso di un secolo
alla fine del quale, allorché Nietzsche usufruisce nel mondo intero di
un grande prestigio, è già tanto se si conosce ancora Stirner nella
Germania stessa.

È per questa ragione che è necessario abbordare in modo retro


cronologico e per così dire archeologico il tema propriamente detto,
e cioè la crisi iniziale di Nietzsche. Di analizzare dunque in primo
luogo le presentazioni più recenti della questione "Nietzsche e
Stirner", poi -- dopo una utile e indispensabile parentesi sulla
recezione clandestina di Stirner -- le discussioni che ebbero luogo
negli anni 1890, per finire con l'esame della situazione del giovane
Nietzsche nell'ottobre del 1865. Non tratteremo qui della questione
più ampia di sapere se questa ricostruzione della crisi iniziale di
Nietzsche apre una nuova prospettiva sulla sua ulteriore evoluzione
e può finalmente essere presa in considerazione per chiarire le
cause della sua crisi finale.
2. La questione "Nietzsche e Stirner"
oggi.

Si tratta qui di un tema che non farà senza


dubbio nei nostri giorni che provocare delle
alzate di spalle. Si conosce Nietzsche,
almeno crediamo di conoscerlo -- ma Max
Stirner? Non lo si conosce affatto e non si
ha bisogno di conoscerlo, non è che una
nota a piè di pagina di Nietzsche o di Marx
che, come si sa, ne fece una critica
completa e radicale sin dal 1846. Quale
altro senso strettamente storiografico può
esserci nel sollevare di nuovo la questione,
estremamente marginale e che inoltre è
stata regolata da tanto tempo, di sapere se
Nietzsche conoscesse o meno »L'Unico« di
Stirner? Questo studio apporterà una risposta su questo punto.

Max Stirner ha sempre avuto, nel mondo della filosofia e, in modo


più generale, della cultura, la peggiore delle reputazioni che si
possa immaginare -- quando non è stato semplicemente
"dimenticato", sino al 1890, poi nuovamente a partire dal 1910.
Passò per uno spirito limitato e fu un escluso, un intoccabile, un
paria dello spirito. Ciò andava da sé e non c'era nemmeno da
incomodarsi nel giustificare questo giudizio. Alois Riehl, uno dei
primi professori di filosofia a consacrare una monografia a
Nietzsche, l'ha enunciato, incidentalmente come conveniva e senza
nemmeno pronunciare il nome del riprovato: "è tradire un'ancora
più grande incapacità a distinguere tra gli spiriti associare Nietzsche
ed il parodista involontario di Fichte, l'autore dell'opera intitolata
»L'Unico e la sua proprietà« -- ciò significa semplicemente
associare degli scritti di una potenza oratoria quasi singolare,
possedente la forza e la fatalità del genio, con una bizzarria
letteraria" [5]. All'opposto Nietzsche ha goduto molto spesso del
rispetto dei suoi stessi nemici, come autore pieno di spirito, stilista
brillante e psicologo penetrante. Anche la questione "Nietzsche e
Stirner", che fu naturalmente posta per delle ragioni polemiche,
ebbe attorno al 1900 una certa
forza esplosiva (vedere qui sotto).

Oggi, non si considera ovviamente


più Stirner -- se lo si conosce --
come un paria, ma sopratutto
come una figura marginale e
senza importanza. È per questo
che la maggior parte delle opere
consacrate a Nietzsche non lo
evocano più da tanto tempo.
Raramente si trova un autore per
trattare brevemente la questione
"Nietzsche e Stirner", ed è per
classificarla di nuovo come
insignificante. Quanto a sapere se
Nietzsche ha conosciuto o non »L'Unico«, la questione non svolge
più alcun ruolo nell'affare. Quale che sia la risposta -- Henning
Ottmann dà, dopo un breve accenno, il seguente riassunto:
"L'orizzonte spirituale di Nietzsche, dall'Antichità all'epoca moderna,
fu sempre delle più estese. Non ebbe affinità spirituale con la specie
anarchica piccolo borghese" [6]. Rüdiger Safranski conclude
anch'egli il suo capitolo su Stirner evidenziando che Nietzsche avrà
provato della repulsione nei confronti del "piccolo borghese"
Stirner" [7]. Una curiosa ambivalenza è tuttavia percepibile presso
i due specialisti. Safranski parla del "silenzio rilevante" di Nietzsche
su Stirner, Ottmann in modo infondato, di "una delle leggende più
intelligenti" su Nietzsche. Né l'uno né l'altro non si preoccupano
tuttavia veramente di questo tema -- cosa che è in parte
comprensibile, quando si conosca la "recezione clandestina" di
»L'Unico« (vedere prossimo paragrafo).
La marginalità di Stirner, solidamente
stabilita da decenni, ha comportato
un'atrofia delle conoscenze, già magre
da sempre, sulla sua persona e le sue
idee. Gli si deve, tra altre cose, le
differenti etichette -- uno Stirner
giovane hegeliano, o anarchico, o
nichilista o solipsista -- che hanno tutte
acquisito diritto di cittadinanza e sono
utilizzate in modo negligente ed in ogni
caso inesatto. Se ne ha un esempio,
interessante nel nostro contesto, delle
conseguenze di questa ignoranza di Stirner considerata come una
colpa veniale, nella biografia di Nietzsche in tre volumi di Curt Paul
Janz, opera che fa ancora oggi autorità, d'altronde accurata ed
approfondita e che è stata revisionata su più punti durante le sue
riedizioni [8]. Janz, nella mezza pagina che egli dedica alla
questione "Nietzsche e Stirner" (accanto a tre pagine di
documenti), ha commesso quattro errori in parte gravi. Di più:
questi errori, nell'opera di riferimento più conosciuta su Nietzsche,
non sono stati rilevati sinora, sia due buoni decenni -- né dagli
esperti nietzschiani di grande valore che hanno aiutato Janz nel suo
compito -- tra cui Karl Schlechta e Mazzino Montinari -- né tra un
ampio pubblico, erudito o non. Li ritroviamo dunque ancora
nell'ultima edizione, anch'essa revisionata, [9] ed è la ragione per
la quale li enumeriamo qui brevemente.
1) Nelle lettere di Köselitz a Overbeck sulla questione "Nietzsche e
Stirner" (III, pp. 343 e seguenti) riprodotte nel libro, si cita a più
riprese un certo Markay. Si tratta senza possibilità di equivoco del
biografo ed editore di Stirner, John Henry Mackay, il cui nome è
familiare a tutti coloro che conoscono Stirner anche per sentito dire.
Janz, che ha fatto un errore di trascrizione, non è in grado di
identificare questo Markay né di conseguenza, di dare il suo nome
nell'indice dei nomi.

2) Un'altra persona, che Janz non conosce in modo evidente, è


Lauterbach, il cui nome appare in una lettera. Janz, non
conoscendo il suo nome, lo chiama semplicemente "Herr"
("signore") nell'indice. Si tratta questa volta di Paul Lauterbach,
l'editore della prima edizione "Reclam" di »L'Unico«.

3) Quando Janz tratta egli stesso rapidamente della questione


"Nietzsche e Stirner" (III, pp. 212-213), parafrasa un articolo di
Resa von Schirnhofer, in cui una pubblicazione concernente Stirner,
apparsa nel 1894, è falsamente datata 1874. Janz non evidenzia
questo errore di stampa del tutto evidente e compie a partire da
questa falsa data un'ipotesi naturalmente dubbia.

4) Janz, riprendendo dallo stesso Nietzsche (e in modo molto poco


critico così come tutte le altre biografie da me conosciute) l'episodio
dell'interesse per la filosofia da parte del giovane -- il modo in cui
questi è diventato, per così dire dall'oggi al domani, un discepolo
entusiasta di Schopenhauer -- costata certo una svolta decisiva
nella vita intellettuale di Nietzsche all'epoca del suo passaggio da
Bonn a Lipsia, ma non prende in considerazione la causa semplice
da indovinare, e cioè la frequentazione intensa, durante le due
precedenti settimane, di Mushacke padre. Egli omette Eduard
Mushacke che considera un personaggio secondario al punto di
attribuirgli nell'indice il nome di Eberhard [10].

3. Parentesi: La recezione clandestina di Stirner

Visto il disprezzo largamente diffuso e l'ignoranza, ancora più


ampiamente diffusa di Stirner, qualcuna delle dichiarazioni
compiute a proposito da eminenti pensatori fanno drizzare le
orecchie. Ludwig Klages, ad esempio, si è visto anch'egli obbligato,
nel suo studio su Nietzsche, di "pensare a" questo autore -- benché
non creda che Nietzsche l'abbia conosciuto. Riconosce che questo
"dialettico decisamente diabolico procede spesso in modo più
radicale, con meno deviazioni ed una più grande precisione nella
vivisezione" e che "presenta molto frequentemente le sue
conclusioni ultime in modo più coinciso" di Nietzsche, così che egli
vede in lui il suo "opposto", un opposto "da prendere veramente sul
serio". Ciò che rende l'enorme importanza di Nietzsche, perché "il
giorno in cui il programma stirneriano si realizzasse non fosse che
attraverso la convinzione deliberata di tutti ... sarebbe quello di
‘giudizio ultimo’ dell'umanità [11].

Un pensatore di un del tutto diverso orientamento, il marxista


Hans Heinz Holz, va nello stesso senso, quando mette in guardia
contro "l'egoismo stirneriano il quale, se se ne conoscesse una
realizzazione pratica, condurebbe all'autoanientamento della razza
umana". Anche il vecchio marxista Leszek Kolakowski ha, davanti
»L'Unico«, questa visione apocalittica: la "distruzione
dell'alienazione, che è lo scopo di Stirner, dunque il ritorno
all'autenticità, non sarebbe altra cosa che la distruzione della
cultura, il ritorno all'animalità ... il ritorno allo stato anteriore
dell'uomo". Nietzsche stesso, prosegue Kolakowski, sembra debole
e inconseguente in confronto a lui" [12]. E Roberto Calasso,
vincitore nel 1989 del Premio Nietzsche, scrive da parte sua: "Come
qualcuno non ha mancato di osservare, si deve supporre che
Stirner sia qualcosa di cui un filosofo di rango non può occuparsi
[...] Stirner continua a essere espunto dalla cultura [...] La
presenza più intensa di Stirner si incontra così in autori che di lui
tacciono o che di lui parlano in testi che non pubblicarono mai:
Nietzsche e Marx." E Calasso vede anche in »L'Unico« il "barbaro
artificiale", un "mostro antropologico", ecc., l'avvertimento fatidico
("Mané Thécel Pharès") della civiltà
occidentale [13].

È notevole che questi autori non


abbiano trovato Stirner degno di una
critica argomentata e che i loro vigorosi
propositi siano stati la maggior parte
delle volte enunciati in luoghi piuttosto
isolati e in modo accessorio o
accidentale. La nostra scelta dovrebbe
bastare per attestare il fenomeno di
una recezione notoriamente intensiva
certo, ma largamente clandestina di
Stirner. Che trova la sua espressione
principalmente in allusioni sussurrate,
conta su una comprensione ed un
accordo preliminari del lettore colto a proposito del carattere
diabolico, ostile alla cultura di Stirner e della malvagità assoluta
delle sue idee.

Presso alcuni autori, più prudenti e più disciplinati nei loro scritti,
menzionare Stirner sembra essere un atto mancato: Edmund
Husserl non lo nomina una sola volta nei suoi testi, lettere, ecc. e
ciò non per aver ignorato le sue idee o averle ritenute insignificanti,
ma perché -- come l'abbiamo appreso incidentalmente -- voleva
proteggere i suoi allievi (e proteggere se stesso?) dalla loro "potere
di seduzione" [14]. Ci volle la situazione estrema
dell'imprigionamento per portare Carl Schmitt a dire qualcosa di
un rapporto a Stirner che aveva dissimulato dalla sua giovinezza
[15]. E se Theodor W. Adorno riconosceva tra pochi che Stirner
era colui che "aveva sollevato il problema" evitò minuziosamente di
spiegarsi con lui sul piano degli argomenti, cioè semplicemente di
menzionarlo [16]. Le ragioni non espresse da tali partigiani -- il cui
numero è difficilmente valutabile -- sono senza dubbio simili a
quelle dei visionari apocalittici evocati in precedenza.
Altri autori più recenti, come per esempio
Ottmann e Safranski citati in precedenza,
si vogliono oggettivi e superiori. Si nota
non di meno presso loro nei confronti di
Stirner, un ambivalente stupore che essi
si sforzano -- come lo aveva fatto in
modo prototipico il giovane Marx -- di
eliminare per mezzo della tesi già
segnalata del "carattere piccolo-
borghese".

L'antagonismo assoluto di questi


pensatori di fronte a Stirner --
contrastato da sforzi più o meno abili
affinché questo antagonismo non abbia a rivalorizzarlo -- non
solleva alcun dubbio. Se esso si incontra più spesso presso i filosofi
che presso i teologi, ha raramente condotto uno di essi ad
esprimersi in modo così decisivo come il professore di filosofia di
Basilea e precoce ammiratore di Nietzsche, Karl Joël, nel suo opus
magnum. »L'Unico«, egli scrive, è "il libro eretico il più sfrenato che
mano d'uomo abbia scritto" e Stirner ha fondato con lui una vera
"religione satanica" [17]. Joël ha messo il dito sull'essenziale:
"Stirner" è, per numerosi pensatori non teologi, il nome in codice di
ciò che Satana è per i teologi. Cosa che spiega come mai essi non
lascino che intendere genericamente o non esprimano che
involontariamente i motivi del loro antagonismo assoluto; che i
motivi della scelta del metodo di difesa -- il silenzio e il rifiuto della
tribuna, affiancati, se ve fosse il bisogno, dallo sviluppo di una
teoria del superamento adeguato presso ognuno a seconda della
propria tendenza (l'esempio rivelatore essendo qui Karl Marx) --
non hanno bisogno di essere nominati cioè difesi; che nessuno,
infine, chiede di conoscere questi motivi [18].

È per questo che ho esposto e descritto, nel mio libro »Ein


dauerhafter Dissident« (un dissidente durevole), la storia
propriamente detta dell'influenza di Stirner, sepolta sotto il cumulo
della letteratura convenzionale che gli è stata consacrata, come la
storia di una re(pulsione e de)cezione. Cominciando con
Feuerbach, Bauer, Ruge e Marx, essa comprende una importante
serie di pensatori della fine del XIX secolo e dell'inizio del XX secolo
e si prolunga sino ai nostri giorni sino a Jürgen Habermas [19].
Converrà per finire di riconsiderare se Nietzsche stesso non
appartiene a questa serie di nomi eminenti.

4. La questione "Nietzsche e Stirner" un tempo.

La questione, una volta posta, di sapere se e come, »L'Unico« abbia


influenzato Nietzsche, è stata posta per la prima volta all'inizio del
1890. Apparve allora in un contesto complesso con, da un lato, la
crisi finale di Nietzsche e l'inizio, poco tempo dopo, della sua
notorietà imprevista ed improvvisa e dall'altra, la prima recezione
del libro di Stirner, che, dopo la breve sensazione degli anni 1845-
46, ebbe quasi unicamente come scenario per almeno quattro o
cinque decenni l'underground letterario. La nuova edizione, nel
1882, non incontrò nel pubblico che il silenzio. È soltanto dieci anni
più tardi che un riconoscimento di Stirner divenne possibile, e per la
verità soltanto come epifenomeno della popolarità di Nietzsche. Non
si osava parlare apertamente di un autore così a lungo "scomparso"
dopo aver scoperto nella personalità di Nietzsche colui che l'aveva
"superato".

La questione del rapporto di Nietzsche con Stirner provocò ad ogni


modo attenzione e suscitò, sin da quando fu posta -- come porremo
in risalto tra poco in modo dettagliato -- un vivo interesse. Si
posero in evidenza delle somiglianze impressionanti tra i due
pensatori e si congetturò che il più recente -- Nietzsche -- doveva
aver conosciuto il più anziano, anche se non lo aveva nominato.
Dopo una ricerca delle tracce per la quale ci si diede molto da fare,
ma i cui risultati furono molto poveri, si lasciò infine la questione
nello stato iniziale, tanto più che il suo soggetto -- ricordiamoci
della sentenza di Riehl riportata in precedenza -- faceva apparire
ogni sforzo supplementare come superfluo. Cento anni di ricerca
nietzschiana, così come le edizioni storiche e critiche delle opere
stesse, della corrispondenza delle note e dei frammenti del filosofo
non apportarono nessun lume sul suo rapporto con Stirner, così che
lo stato attuale delle conoscenze su questa questione è
pressappoco lo stesso di quello dell'anno 1910. Essa "non ha
ricevuto", constata Janz, "una risposta definitiva sino ad oggi" --
cosa che non significa tuttavia che bisogni vederci un invito al
proseguimento degli sforzi della ricerca nietzschiana.
Forse l'accenno proposto poco sopra dell'influenza clandestina di
Stirner su eminenti pensatori, da Marx a Habermas, così come le
scoperte che presenteremo tra poco in dettaglio sulla biografia del
giovane Nietzsche saranno suscettibili di risvegliare un interesse da
tanti tempo spento per questa questione. Ci si può in effetti
aspettare che la risposta plausibile che può concernerla non debba
essere concepita come un punto di dettaglio della storia della
filosofia [20]. È tuttavia in quanto tale che bisogna innanzitutto
considerarla e a dir il vero dopo l'inizio.

4.1 L'unico sullo sfondo.

Curiosamente, l'apparizione del libro di Stirner coincide quasi


esattamente con la data di nascita di Nietzsche, e cioè a metà
ottobre del 1944. Max Stirner (il cui vero nome era Johann Caspar
Schmidt, 1806-1856) viveva allora a Berlino, in cui frequentava il
circolo detto dei "giovani hegeliani". I teorici di questo circolo erano
due anziani professori in teologia hegeliani, che erano stati espulsi
dall'Università a causa della loro critica della religione: Bruno
Bauer a Berlino e Ludwig Feuerbach in Franconia. Bauer tentava
di fare introdurre per la prima volta in Germania l eidee della
corrente atea della filosofia francese dei Lumi. Feuerbach era
anch'egli giunto, a partire da fonti tedesche, ad una posizione atea.
È allora che entrò in lizza Stirner, il "barbaro artificiale" secondo
Calasso, adottando un punto di vista che gli permetteva di
congiungersi a questi due atei trattandoli da "anime pie". Stirner,
non aveva tuttavia l'intenzione, con la sua folgorante critica delle
personalità giovane hegeliane di primo piano, di nuocere al
rinnovamento post hegeliano dei Lumi -- voleva, al contrario,
portarlo ad una fase superiore radicalizzandolo. Gli storici
successivi, non prendendo in considerazione la posizione particolare
di Stirner, hanno fatto di lui semplicemente un semplice seguace
del neohegelismo, di cui egli si sbarazzava d'altronde catalogandolo
in blocco come un semplice "fenomeno di decomposizione" della
scuola hegeliana. Cosa che, come abbiamo appena dimostrato, non
regolava sicuramente il conto con "L'Unico".

La critica di Stirner fu innanzitutto uno shock per i giovani


hegeliani. Attaccato, Feuerbach -- che parla in una delle sue lettere
di Stirner come "lo scrittore più libero e più geniale che abbaia mai
conosciuto" [21] -- prese la penna per difendersi. La replica
magistrale di Stirner pose il giovane discepolo di Feuerbach, che
allora era Karl Marx, in una situazione che si può a buon diritto
considerare come la sua "crisi iniziale". Egli si distaccò da
Feuerbach e, senza raggiungere comunque Stirner, scrisse
febbrilmente un furioso "Anti-Stirner", accanendosi frase su frase,
su »L'Unico«. È nel corso di questo lavoro che germogliò in lui l'idea
del "materialismo storico", il quadro che egli cercherà di colmare,
nel corso della sua vita, con le sue ricerche economiche. Ma,
temendo senz'altro che gli potesse accadere con il suo "Anti-
Stirner" la stessa cosa accaduta a Feuerbach, lasciò il suo
manoscritto inedito [22].

Sin dal 1847, prima ancora dell'apparizione dei segni precorritori


dei rivolgimenti del marzo 1848, la traumatica opera di Stirner era
"dimenticata". Alla svolta del 1848 fece seguita un clima politico in
cui la filosofia dei Lumi atea lanciata dai giovani hegeliani divenne
tabù e, a maggior ragione, ovviamente, la sua radicalizzazione
dovuta a Stirner. I più importanti protagonisti (Feuerbach, Bauer,
Marx) non ne erano più loro stessi i rappresentanti ed essi si
adattarono in un modo o nell'altro alle nuove condizioni politiche.

Stirner, caduto in una situazione di disagio materiale, morì nel


1856. Era a questa data diventato da tanto tempo una non-
personalità, un intoccabile, un paria dello spirito. Sino alla fine del
1880 -- un arco di tempo che coincide pressappoco con il periodo
della vita cosciente di Nietzsche --, si fece a malapena fece
pubblicamente menzione di lui. In compenso, dei pensatori come
Schopenhauer, Hartmann e Lange, ai quali Nietzsche ha fatto
frequenti riferimenti nei suoi scritti e nelle sue lettere, ebbero dei
riconoscimenti negli anni sessanta del Ottocento. È possibile che si
abbia avuto conoscenza di Stirner attraverso il loro intermediario?

Arthur Schopenhauer (1788-1860) non ha mai fatto menzione di


Stirner.
Eduard von Hartmann (1842-
1906) non parla che brevemente di
lui nella sua prima opera, che ebbe
un successo immediato »Die
Philosophie des Unbewussten«,
(1869, La filosofia dell'inconscio),
ma è proprio qui che ci attende
una grande sorpresa, in quanto
egli dà ad intendere al lettore
attento, che dopo aver condiviso il
"punto di vista" di Stirner, egli lo
ha superato scrivendo quel libro
[23].

Friedrich Albert Lange (1828-1875)


tratta di Stirner nel suo celebre
»Geschichte des Materialismus«,
(1866, Storia del materialismo), certo
in modo coinciso ma in termini ben
scelti. Dopo aver detto che il libro è
"quanto conosciamo di più estremo", lo
qualifica di "malfamato" e ... passa in
seguito rapidamente ad affermare
senza alcuna analisi che esso non ha
alcun rapporto stretto con il
materialismo [24].

Le menzioni di Stirner nei libri di Hartmann e di Lange sono le più


importanti di questi quattro decenni di clandestinità e si ritrovano
qui sopratutto per il fatto che Nietzsche ha studiato queste due
opere con una cura tutta particolare. Per il resto, possiamo
considerare come manifestamente valido questa constatazione di
un contemporaneo sconosciuto: "Max Stirner -- quanta calunnia e
quanto odio ha suscitato questo nome!... Sì, se qualcuno può
lamentarsi di essere stato sepolto, non è Schopenhauer bensì
Stirner" [25].

Il clima intellettuale cambiò lentamente agli inizi del 1880. Una


nuova generazione di uomini di lettere che si dichiarava
"naturalisti" o "realisti", entrò in lizza e volle ricollegarsi al
radicalismo a lungo rimproverato e respinto prima della rivoluzione
di marzo 1848. Le prime apparizioni di »Kritische Waffengänge«,
(1882, Passaggio d'armi Critici) dei fratelli Julius e Heinrich Hart
dettero il segnale, allo stesso tempo e presso lo stesso editore
apparve la seconda edizione di »L'Unico«. Ma era ancora
evidentemente troppo presto per questo libro "malfamato" e così a
lungo tenuto sepolto: il pubblico non disse parola. I giovano ribelli
letterari stessi non osarono abbordare Stirner.

Non fu introdotto nella discussione


che qualche anno più tardi e, in
modo significativo, dapprima come
spauracchio nelle lotte di
propaganda a cui si dedicavano le
differenti concezioni del mondo.
Friedrich Engels tentò nel 1886 di
farne il "profeta" degli anarchici
[26], mentre Eduard von Hartmann
ne fece un po' più tardi uno
strumento della sua lotta contro
Nietzsche.

Molti indicatori che non ingannano


sul fatto che Stirner era allora
generalmente discreditato, senza
che vi fosse bisogno di fondare
questo discredito. Engels e
Hartmann erano in effetti l'uno e l'altro sicuri di colpire in modo
definitivo il loro avversario facendolo passare per il discendente
spirituale del paria malfamato [27].

Malgrado ciò, a partire dalla metà degli anni ottanta, Nietzsche, i


cui scritti erano sino ad allora poco conosciuti al di là del suo
cerchio di amicizie, conquistò un pubblico più ampio. In alcuni
circoli privati di ammiratori del filosofo, »L'Unico« o più
esattamente il silenzio di Nietzsche a questo proposito, dovette far
necessariamente nascere una irritazione diffusa. Questa è forse
all'origine della domanda di informazione, tanto prudente quanto
indiscreta e dissimulata da maniere cortesi in una lunga lettera
piena di altre domande, di un corrispondente viennese all'amico di
Nietzsche, Franz Overbeck: Un conoscitore delle opere di
Nietzsche, estraneo al nostro circolo, ha avanzato l'ipotesi che il
libello L'unico e la sua proprietà di Max Stirner non sia stato privo
di influenza sulle concezioni successive di Nietzsche. È forse vero?"
[28].

Nietzsche stesso non si trovò manifestamente mai, durante tutto il


periodo della sua vita in cui fu letterariamente produttivo e
intellettualmente cosciente, nella situazione di essere confrontato
con la domanda, più tardi così spesso posta, di sapere se conosceva
L'Unico. E quando aveva visto la celebrità prossima ed a portata di
mano, come se avesse presentito quale specie di domande si
sarebbero poste all'uomo celebre che stava per diventare, si era
ritirato dalla vita intellettuale all'inizio dell'anno 1889, senza aver
detto una parola del suo rapporto con Stirner.

4.2 La scoperta di "L'Unico"

I giovani sostenitori di Nietzsche furono


abbastanza irritati, quando Eduard von
Hartmann, rompendo un silenzio precario,
accusò Nietzsche di aver plagiato su un
punto essenziale. La "nuova morale", tanto
ammirata, di Nietzsche, scrisse in un
articolo che fece molto scalpore, non
apporta in fin dei conti "assolutamente
nulla di nuovo, è stata presentata sin dal
1845 ... da Max Stirner ... in modo
magistrale e con una nitidezza ed un
franchezza che non lasciano nulla a
desiderare" [29].

Il colpo di timballo di Hartmann (un


avversario di Nietzsche) fu il preludio di un'ampia discussione della
questione "Nietzsche e Stirner" e di quel che si è chiamato la
rinascita stirneriana. Dopo quasi un mezzo secolo trascorso
nell'underground letterario, »L'Unico« apparve, all'inizio del 1893,
grazie agli energici sforzi di Paul Lauterbach (un ammiratore di
Nietzsche, vedere sotto) nella Universal Bibliothek della Reclam,
cosa che gli assicurò immediatamente un'ampia diffusione.

Le riserve mentali che ispiravano Hartmann e Lauterbach sono del


tutto istruttive per la comprensione della questione "Nietzsche e
Stirner", perché se entrambi si sono effettivamente impegnati nel
far conoscere »L'Unico«, essi non erano in alcun modo dei
sostenitori di Stirner. Non potremo tuttavia esporre qui questi
motivi e queste attività che in modo sommario.

Contrariamente a Nietzsche, Hartmann conobbe negli anni tra il


1870 e il 1880, un grande successo come filosofo e come scrittore.
La sua prima opera, »Die Philosophie des Unbewussten«, (La
filosofia dell'inconscio) apparve nel 1869 e divenne
immediatamente un best seller che doveva conoscere dodici
edizioni. Tre soltanto delle 700 pagine del libro sono consacrate a
Stirner, notevolmente poco se si pensa che quest'opera è in fin dei
conti -- come il suo autore lo lascia intendere incidentalmente -- il
risultato dei suoi tentativo per superarlo (vedere qui sotto).

La reazione di Nietzsche prova non soltanto la finezza del suo senso


psicologico e la sicurezza del suo colpo d'occhio per discernere
l'essenziale, ma ci informa anche molto chiaramente sul suo
comportamento in un confronto con Stirner. Non gli era certamente
sfuggito, allorché, nel 1874 -- il libro di Hartmann era già alla sua
5a edizione --, egli attaccò, nella seconda serie delle sue
»Unzeitgemässe Betrachtungen«, (Considerazioni inattuali), il
"piccolo filosofo alla moda" in una polemica di una ironia pungente.
Egli si interessa precisamente al capitolo di cui fanno parte le tre
pagine su Stirner. Quel che più colpisce, è che non dice una parola
su quest'ultimo, ma legge, cita, polemizza e argomenta con
virtuosismo intorno a lui. Hartmann, che aveva condiviso egli stesso
pochi anni prima il "punto di vista" di Stirner per superarlo in
seguito non senza qualche sforzo, non avrà sicuramente mancato di
notarlo subito e di fiutare in Nietzsche gli stessi sforzi suoi. Questa
solidarietà intima dei due uomini -- così come la mancanza di
successo di Nietzsche presso il pubblico -- avranno allora trattenuto
Hartmann dal rispondere a questo attacco. È soltanto quindici anni
più tardi che, sentendosi minacciato per la improvvisa gloria di
Nietzsche, si impadronirà dell'arma della "contro critica" [30].
Paul Lauterbach (1860-1895) è senz'altro
colui che, a fianco di Hartmann e del
biografo di Stirner, Mackay, ha fatto
progredire maggiormente la rinascita
stirneriana. Egli divenne, attraverso la
mediazione del suo amico Heinrich Köselitz
(che fu per molti anni, con il nome di Peter
Gast, una specie di segretario di Nietzsche)
uno dei primi nietzschiani entusiasti.
Assicurava il suo energico impegno per
assicurare una vasta diffusione a »L'Unico«,
pubblicandolo nelle edizioni Reclam, come la
prima tappa di una campagna strategica pianificata in favore di
Nietzsche. Mentre Hartmann aveva utilizzato Stirner per screditare
Nietzsche e per presentarsi egli stesso come colui che aveva
superarto il "pericoloso" Stirner: Lauterbach voleva presentare
Nietzsche come il vero trionfatore, il "grande successore di Stirner,
colui che aveva sviluppato e trasformato il suo pensiero in modo
creativo". Voleva mostrare il grande pericolo intellettuale che
rappresentava »L'Unico« per lui stesso, allo scopo di raccomandare
Nietzsche al pubblico come colui che era capace di esorcizzare
Stirner: La mia prefazione (a »L'Unico«), scriveva a Köselitz, ha per
solo scopo di proteggere gli innocenti dalla sua influenza, di
ingannare e di paralizzare i malevoli con l'aiuto di Nietzsche" [31].

È dunque principalmente in seguito di queste attività opposte di


Hartmann e di Lauterbach che si sviluppò, in gran parte nelle riviste
culturali e in articoli della stampa, una viva discussione intorno alla
questione "Nietzsche e Stirner". Le comparazioni tra gli scritti dei
due pensatori rilevarono spesso delle concordanze e delle
somiglianze, ma spesso anche dei disaccordi gravi e inconciliabili.
Più di uno fu sbalordito che non apparisse in nessuna parte in
Nietzsche il nome di Stirner; altri capirono che Nietzsche non
voleva compromettersi inutilmente mostrando che conosceva
Stirner - non era forse, come pensavano il più come il professore di
filosofia di Basilea Friedrich Heman, "un pensatore molto più fine,
distinto e spirituale, dalle concezioni più vaste i cui scopi e fini
ultimi si elevavano molto al di sopra dei pensieri di Stirner che non
abbandonavano il limo fangoso della vita?" [32].
4.3 Una questione rimasta senza una risposta definitiva.

Gli amici e le conoscenze più vicine di Nietzsche furono


naturalmente costernati. Nessuno di loro si ricordava di averlo
sentito pronunciare il nome di Stirner. Possediamo dozzine di
lettere testimonianti il turbamento dei suoi amici. Certo, si capiva
bene perché Nietzsche non aveva parlato pubblicamente di Stirner,
ma perché -- malgrado la sua grande "espansività abituale"
(Overbeck) -- non lo aveva mai nemmeno evocato anche nei circoli
più intimi? Solo Ida, la moglie di Overbeck, si ricordava nel 1899 di
una conversazione che lei aveva avuto con lui -- circa venti anni
prima -- nel corso della quale gli sarebbe sfuggito che si sentiva
una affinità di spirito con Stirner. "Una certa solennità passò sul suo
viso. Poiché osservavo con attenzione i suoi tratti, li vidi modificarsi
di nuovo; ebbe una specie di movimento della mano, come per
scacciare qualche cosa o difendersene, e sussurrò: "Bene, ecco che
ve l'ho detto, e tuttavia non ne volevo parlare: Ma dimenticatelo! Si
parlerebbe di plagio -- non voi, lo so" [33].

Vi fu infine una dichiarazione di Adolf Baumgartner, il discepolo


preferito di Nietzsche durante i suoi esordi a Basilea, che si era
tuttavia allontanato da lui poco dopo. Diventato nel frattempo
professore di storia antica in questa città, si ricordava di aver preso
in prestito nel 1874 »L'Unico« alla Biblioteca dell'Università e
ammetteva di averlo fatto su consiglio di Nietzsche. Questo prestito
ha potuto essere verificato sull'antico registro dei prestiti della
biblioteca. Baumgartner non ha detto nulla della sua lettura e delle
sue eventuali conseguenze, non più dei colloqui con Nietzsche su
questo propositoto, benché si sia ricordato, venticinque anni più
tardi,e del libro stesso e delle parole con le quali Nietzsche glielo
raccomandava: "è la cosa più notevole che abbiamo". Forse la sua
enigmatica dichiarazione successiva, secondo la quale Nietzsche
avrebbe "innanzitutto svoltato (in sé) la grande strada nell'altro
senso" si collega a questo avvenimento [34].

Elisabeth, la sorella di Nietzsche, non si stancò in compenso di


raccogliere delle "contro evidenze", cercando di ottenere da tutti gli
amici e conoscenze accessibili di Nietzsche la conferma scritta che il
filosofo non aveva mai parlato di Stirner in loro presenza [35].
Mazzino Montinari, al corrente grazie alla sua conoscenza precisa
degli archivi di Nietzsche degli sforzi di Elisabeth, è rimasto
perplesso, in seguito del suo apprezzamento convenzionale di
Stirner, davanti alle sue "inspiegabili ragioni" [36]. Era del tutto
lungi dal sospettare che lo zelo di Elisabeth abbia potesse essere
nutrito dalla sua conoscenza segreta del ruolo di Stirner nello
sviluppo del pensiero di Nietzsche. Contestò ad ogni modo con
veemenza in molti articoli che Nietzsche abbia avuto una qualsiasi
conoscenza di »L'Unico« e si mostrò non di meno tanto intelligente
da non affrontare questo tema sin dal momento in cui l'interesse
pubblico per la questione cessò.

Franz Overbeck, che è indubbiamente l'amico di Nietzsche più


comprensivo, il più sicuro e il più capace di giudicare , approda
dopo un esame estremamente minuzioso di tutti gli aspetti della
questione alla conclusione seguente: "Che Nietzsche si sia
comportato in modo strano a proposito di Stirner, è fuori dubbio.
Ma se non dette su questo soggetto libero corso alla sua espansività
abituale, non fu certamente per dissimulare una qualche influenza
su di lui (influenza che, nel senso esatto della parola, non esiste),
ma perché preferì indubbiamente, in modo generale, venire a capo
da se stesso e per se stesso dell'effetto che Stirner aveva avuto su
di lui. Di conseguenza, affermo che Nietzsche ha letto Stirner. Ciò
può creare, per degli avversari dei suoi libri, l'accusa di plagio, che
sarà l'ultimissima idea a giungere allo spirito di coloro che l'hanno
personalmente conosciuto" [37].

5. La crisi iniziale di Nietzsche

5.1 L'euforia berlinese

Overbeck ha dato, al contrario di Elisabeth Förster-Nietzsche, una


risposta diplomatica alla questione "Nietzsche e Stirner". Egli
ammette la lettura di Stirner, ma non ne trae alcuna conclusione
non più che per la sua "curiosa" dissimulazione. Questa risposta fu
generalmente accettata quando la controversia ebbe termine, come
parola definitiva sull'affare. Non ebbe conseguenza
sull'interpretazione di Nietzsche ed uscì ben presto, con la
questione stessa, dal campo visivo della maggior parte dei
ricercatori. Alla stregua di Overbeck, degli specialisti successivi di
Nietzsche, nella misura in cui essi tornarono ancora a parlare di
Stirner, essi non hanno spiegato la relazione che Nietzsche aveva
con lui, ma hanno considerato di aver trattato il soggetto dopo una
breve esposizione storica -- rivelando inoltre in molti punti e con un
tocco finale affrettato e brusco (cfr. sopra: Stirner = piccolo
borghese) un'ambivalenza che essi non riescono a respingere del
tutto [38]. Anche delle considerazioni più differenziate, come ad
esempio quelle di Hermann Schmitz [39] classificano il soggetto
senza conseguenza. Dopo di che si passa ogni volta, ed è
precisamente quanto gli autori considerarti dalla recezione
clandestina di Stirner (di cui lo stesso Nietzsche?) hanno fatto,
all'aspetto mostruoso, barbaro, satanico, ecc. di L'Unico senza
studiare in modo approfondito né respinto con degli argomenti, ma
"superato" in modo indiretto.

Ridurre un'inezia o demonizzare, discutere senza avere la minima


idea o non dire nulla perché si è pieni di presentimenti -- chiunque
abbia familiarità con la storia della re(pulsione e de)cezione di
»L'Unico« conosce tutto ciò a sufficienza e può dunque
accontentarsi della risposta astutamente raffazzonata di Overbeck.
Ci vede piuttosto un incitamento a proseguire le sue ricerche sulla
questione "Nietzsche e Stirner" -- senz'altro non nella via presa
senza successo sino ad ora che è consistita nel seguire le numerose
tracce di »L'Unico« che si possono trovare, più o meno cancellate,
nell'opera di Nietzsche. Anche se era possibile dimostrare in
maniera plausibile che quest'ultimo ha plagiato alcune idee di
Stirner, ciò non avrebbe in sé più alcuna importanza oggi. In
compenso, importanti conseguenze potrebbero apparire, se fosse
possibile fondare l'ipotesi secondo la quale il confronto con Stirner
avrebbe scatenato presso Nietzsche la crisi intellettuale "iniziale"
che ebbe come esito la sua nascita in quanto filosofo.

Bisogna porre anche per cominciare le due seguenti domande


collegate: In quale momento Nietzsche ha veramente avuto
conoscenza del libro di Stirner? E quali conseguenze immediate di
questo incontro possiamo ricostruire in modo dimostrabile? Ci
impegneremo ora ad esaminare queste domande lasciando da parte
quella delle conseguenze successive.

Volendo giudicare dalle testimonianze di Ida Overbeck e di Adolf


Baumgartner, l'incontro di Nietzcshe con »L'Unico« ebbe luogo
prima del 1878, probabilmente prima del 1874. Si è ipotizzato
molto spesso che era stato portato a leggerlo per i passaggi citati
da Hartmann (1869) o Lange (1866). Tuttavia, un esame più
minuzioso dell'opera, della corrispondenza e di altri materiali
biografici porta a pensare che Nietzsche ne fosse già a conoscenza
a quest'epoca e che si sforzava di conservare per se stesso questa
scoperta. In più, dei paralleli con la recezione di Stirner da parte di
differenti pensatori, da Marx ad Habermas in cui l'incontro ebbe
luogo all'inizio della carriera filosofica e si accompagnò
manifestamente con una crisi, orientano lo sguardo verso il mese
d'ottobre 1865. La maggior parte dei biografi constatano una grave
crisi a questa data, ma omettono di studiarla nei dettagli e la
descrivono senza alcun spirito critico, basandosi su di un testo
autobiografico [40]. Conviene osservare da più vicino. Che
Nietzsche abbia allora scoperto »L'Unico« e che questo libro abbia
scatenato la crisi -- questo dubbio può restare fondato?

Converrà dunque innanzitutto porre la seguente domanda;


Nietzsche avrebbe scoperto eventualmente »L'Unico« prima del
mese di ottobre 1865 -- forse durante l'anno che egli passò a
Bonn? Théophile Droz (1844-1897), uno dei suoi compagni di studi
durante questi due semestri, si ricorda che a quest'epoca il libro
"malfamato" di Stirner circolava nell'ambiente studentesco [41].
Tuttavia, un incontro di »L'Unico« a questa data non poteva che
essere superficiale. Nel caso contrario in effetti, la »Leben Jesu«
(Vita di Gesù) di David Friedrich Strauss, che Nietzsche lesse
durante le vacanze di Pasqua del 1865, non avrebbe potuto fare su
di lui la potente impressione che gli diede la forza di affrontare la
sua pia famiglia, di rinunciare alla teologia, ecc. Non esiste
egualmente nessun indizio che permetta di dire che Nietzsche si sia
occupato di Stirner per tutto il periodo che si estende sino al mese
di settembre.

È vero che il giovane Nietzsche sembra essere stato affascinato


dallo spirito dell'epoca che precedette la rivoluzione di marzo 1848,
essa stessa condannata e resa in seguito tabù. Si era già
interessato precedentemente a Feuerbach. Nel momento di cui ci
stiamo occupando, nel settembre 1865, egli deplora in una lettera
al suo amico Raimund Granier la senilità e il filisteismo della sua
generazione e si entusiasma per quel "tempo in cui lo spirito era
così attivo" venti anni or sono, un'epoca in cui avrebbe molto
preferito vivere. Durante le vacanze universitarie, prima di passare
da Bonn a Lipsia, raggiunge dapprima la sua famiglia, a Naumberg,
ma si ripromette molto da un soggiorno di due settimane che egli
deve compiere in quella del suo amico Hermann Mushacke, a
Berlino: "La mia vita attuale, gli scrisse, è una preparazione a
Berlino, così come la nostra esistenza terrena alla futura esistenza
celeste, per il caffè, consumo un po' di filosofia hegeliana e, se ho
cattivo appetito, prendo qualche pillola straussiana" [42].

Bisognerebbe ancora spiegare perché Nietzsche compiva così


febbrilmente questa visita ai genitori di Hermann. Egli è ospite della
famiglia Mushacke a Berlino dal 1° al 17 ottobre 1865. Non
conosciamo che in modo frammentario cosa fece e come visse. È
manifestamente troppo assorbito a scrivere a casa. Non è che
qualche giorno dopo la sua partenza, il 22 ottobre, che egli
racconta brevemente a sua madre, alla fine di una lettera inviata da
Lipsia: "Ho avuto a Berlino una vita straordinariamente piena di
amicizia e di piaceri. Il vecchio Mushacke è l'uomo più amabile che
abbia mai incontrato. Ci diamo del tu". E, nella sua esuberanza, egli
aggiunge: "Per il mio [21°] anniversario, abbiamo brindato alla
vostra salute nello champagne [sic!]".

Le due settimane passate a Berlino avrebbero trasportato


Nietzsche, dopo i tenebrosi addii di Bonn, in uno stato di euforia. La
causa ne è manifestamente l'incontro, atteso in una grande e
gioiosa esaltazione, con il padre di Hermann, Eduard Mushacke, un
veterano dell'epoca antecedente marzo 1848, "in cui lo spirito era
così attivo". Non poteva scrivere a sua madre, dopo lo shock di
Pasqua, cosa significava per lui questo incontro. Lo scrisse nel suo
diario -- che brucerà poco dopo, affinché nulla non gli rammenti
questi giorni. È per questo che non possiamo ancora oggi ricostruire
questo avvenimento.

A Lipsia, è ad ogni modo sempre trasportato all'inizio, dall'euforia


berlinese. Subito dopo il suo arrivo, il 19 ottobre, egli scrive una
lettera a Eduard Mushacke, il suo nuovo e "molto stimato" amico, a
cui gli era permesso di dare del tu e al quale avrebbe preferito dire
"mio padre". Dopo un passaggio in cui gli esprime i suoi "sentimenti
di cordiale riconoscenza", egli passa al tono della conversazione per
finire con queste parole che, colorate ora di leggerezza e di ironia
nei suoi riguardi, sono ancora contrassegnate dall'esaltazione che
aveva fatto nascere in lui l'incontro con Eduard Mushacke: "Cento
anni fa, lo studente W. Goethe si iscrisse all'Università. Abbiamo la
modesta speranza che, quando cento anni saranno di nuovo
trascorsi, ci si ricorderà ancora della nostra iscrizione". Si direbbe
che Nietzsche abbia riportato da Berlino qualche ambizioso
progetto, al quale E. Mushacke lo avrebbe senz'altro spinto, perché
prosegue: "Non sarebbe magnifico che il tuo nome fosse così
immortalato." Cosa che non era semplicemente uno scherzo ed il
giovane entusiasta non pensava certo alla filologia tra le cui reti egli
sarebbe andava presto a gettarsi.

5.2 La depressione di Lipsia.

L'effetto euforizzante delle due settimane berlinesi, la cui causa


resta da scoprire, fu di breve durata. Il 20 ottobre, Nietzsche,
ancora di buon umore, porta ad esecuzione un proposito che
auspicava da mesi: abbandonare la Franconia, l'associazione di
studenti di cui era membro. Poco dopo tuttavia, energia e
entusiasmo scomparvero completamente ed egli ricadde di colpo in
una profonda depressione.

Non si hanno testimonianze autentiche su questa crisi, sotto forme


di lettere o di diari intimi. Non ci è pervenuto che un testo
autobiografico intitolato Rückblick auf meine zwei Leipziger Jahre,
17. Oktober 1865 bis 10. August 1867 (Sguardo retrospettivo sui
miei due anni a Lipsia, dal 17 ottobre 1865 al 10 agosto 1867).
Nietzsche vi descrive dapprima le due settimane passate a Berlino
prima del 1° ottobre, e ciò con tonalità che non corrispondono
affatto a quelle delle rare testimonianze autentiche. Secondo
questo testo, queste giornate sarebbero state incontestabilmente
oscure. Sarebbe stato di cattivo umore al suo arrivo, e "i nostri
colloqui nutrono anch'essi la nostra amarezza. Furono i sarcasmi
dell'eccellente Mushacke (senior), le sue concezioni
sull'amministrazione universitaria, la sua collera contro la 'Berlino
ebraica', i suoi ricordi dei tempi dei Giovani hegeliani -- in breve
tutto il clima pessimistico caratteristico di un uomo che ha guardato
molto dietro le quinte, che apportarono nuovi alimenti al mio stato
d'animo. Appresi allora a vedere nero con piacere...".

Nietzsche descrive in seguito come, alla fine del mese di ottobre


1865, egli scopra Schopenhauer e la filosofia: "Ero allora
precisamente sospeso tra cielo e terra, con alcune esperienze e
delusioni dolorose, solitario e senza alcun aiuto, senza principi,
senza speranza e senza ricordo amabile". Ed è puramente per caso,
prosegue, che si è allora imbattuto, presso un libraio di libri di
occasione, sul capolavoro di Schopenhauer. Uno spirito maligno gli
sussurrò che doveva acquistare il libro di questo "tenebroso genio",
che gli era stato sino allora "totalmente sconosciuto".
Schopenhauer lo aveva immediatamente afferrato e spinto a
consegnarsi a degli esercizi pieni "di un oscuro disprezzo di sé". E a
degli eccessi di "disgregazione" e di odio di se stessi: "I tormenti
corporali essi stessi non mancarono. È così che mi obbligavo per
quindici giorni a non andare a letto che alle due del mattino per
svegliarmi alle sei esatte". Si vide in pericolo di perdere la ragione:
"Una eccitazione nervosa si impadronì di me e chissà sino a qual
grado di pazzia sarei giunto..." queste mortificazioni, la severa
costrizione agli studi regolari e le idee di Schopenhauer lo aiutarono
finalmente ad affrancarsi da questa terribile situazione. Le
settimane ed i mesi seguenti lo videro "nascere alla filologia" [43].
A dir il vero, egli divenne piuttosto filologo sotto la pressione della
sua abilità interiore ed i fattori esterni -- ciò che nacque allora in
lui, fu un filosofo appassionato.

Come accade spesso in Nietzsche, questa narrazione è un intreccio


di verità e di finzione, di sincerità e di gioco di maschere. È scritto
con la sicurezza che dà il distacco, dopo una stabilizzazione
personale in una cerchia di ammiratori di Schopenhauer e di amici
dell'associazione dei filologi. Nietzsche non per questo non lo volle
più tardi bruciare, cosa che sua sorella riuscì ad impedirgli di fare
[44]. È tuttavia noto che egli consegnò alle fiamme i "diari pieni di
inquietudine e di malinconia di quest'epoca" -- ottobre e novembre
1865 --, nel corso della quale egli aveva temuto di sprofondare
nella follia. Avrebbe forse dato delle indicazioni su quanto teneva in
silenzio nel suo rapporto ulteriore camuffandolo didietro la
comunicazione apparente e l'elenco di qualche dettaglio spiacevole
per la sua persona -- e cioè ciò che ha veramente scatenato questo
affondamento psichico, sprofondandolo forse in uno stato molto
vicino alla vera psicosi, la causa profonda della sua prima grande
crisi esistenziale, che fu allo stesso tempo la crisi iniziale del filosofo
Nietzsche.

Ci si può aspettare che questo chiarimento di questa crisi iniziale


sia suscettibile di fare progredire una interpretazione "adeguata di
Nietzsche" (Hermann Josef Schmidt) della sua opera e di fornire un
orientamento nel "labirinto della sua malattia" (Pia Daniela Volz).
Nessuno di coloro che conoscono nel dettaglio le reazioni -- che non
abbiamo fatto altro che rievocare precedentemente -- di numerosi
pensatori nei confronti di Stirner sarà né colpito né reso perplesso
dal termine "demone" -- "emissario della sfera in cui Nietzsche
doveva penetrare venti anni più tardi" (Curt Paul Janz), [45], alla
lettura di una nota erratica di Nietzsche datante di quest'epoca:
"Ciò che temo, non è lo l'esecrabile personaggio dietro la mia sedia,
ma la sua voce; non le parole, ma il tono spaventosamente
inarticolato ed inumano del personaggio. Sì, se soltanto parlasse
come parlano tutti gli uomini!" [46].

Tutti i biografi di Nietzsche da me conosciuti non hanno in nessun


caso e stranamente considerato come un problema lo stato di
afflizione in cui Nietzsche si trovava allora, se mai lo hanno
addirittura notato. Questa prima quindicina del mese di ottobre
1865 è rimasta una pagina bianca. Si è visto e si vede ancora nella
crisi della fine del mese la ripercussione dei problemi che aveva
conosciuto durante i due semestri a Bonn, della perdita della fede e
della decisione che egli prese allora e che andava contro alle
aspettative della sua famiglia, di non studiare assolutamente
teologia. Werner Ross stesso, che guarda con occhio scettico la
"formidabile drammatizzazione" che fa Nietzsche della sua
esperienza di resurrezione schopenhaueriana [47], non elabora
alcun dubbio e non cerca più lontano. Come i biografi di Nietzsche
fanno in genere, non presta attenzione né all'etichetta "giovane
hegeliano" né alla relazione con Eduard Mushacke, relazione che fu
di una singolare intensità e che conobbe una fine brusca.

5.3 Eduard Mushacke?

Un esame scrupoloso e empatico del materiale biografico esistente


mostra in numerosi punti che conviene cercare la causa immediata
della crisi iniziale del filosofo Nietzsche nel soggiorno che egli fece a
Berlino nella prima quindicina del mese di ottobre 1865 o più
esattamente nel suo incontro con Eduard Mushacke. Chi era dunque
questo personaggio? Eduard Mushacke è una figura a cui la ricerca
nietzschiana non ha sinora prestato alcuna attenzione. Non è
menzionato che eccezionalmente negli indici dei libri e riviste
consacrate al filosofo. Janz lo chiamava erroneamente "Eberhard".
La nuova Cronaca nietzschiana del Giubileo (853 pp., edizioni dtv,
2000) ignora anche le date della sua nascita e della sua morte e i
dizionari biografici non lo menzionano. Janz, seguendo in ciò
un'indicazione di Nietzsche, fa di lui un professore, cosa che è
senz'altro esatta, ma non quadra del tutto con l'entusiasmo
suscitato dalla sua personalità presso il giovane, che si liberava
allora da tutto ciò che lo aveva legato sino ad allora.
L'ignoranza continua di Mushacke nella
ricerca nietzschiana è in rapporto con
l'ignoranza generale di Stirner così come
l'abbiamo descritta. È occupandomi di
quest'ultimo che ho trovato nella
biografia che gli ha consacrato J. H.
Mackay, una pista che conduce a
Mushacke. Vi si tratta in effetti
brevemente per due volte di un
professore di scuola normale dal nome di
Mussak, che, membro del "circolo intimo"
dei giovani hegeliani berlinesi, era un
"buon amico" di Stirner [48]. Mackay
aveva questa informazione da un garante
di un altro membro di questo circolo, e
cioè Friedrich Engels. Questo "Mussak"
senza nome era lo stesso personaggio di Eduard Mushacke? Delle
ricerche effettuate negli annuari e le liste nominative hanno
permesso di concludere per cominciare che questo nome -- Mussak
-- non esisteva a quest'epoca nella regione berlinese. Altre ricerche
negli archivi apportarono finalmente la certezza che Engels aveva
scritto il nome in modo fonetico. In fin dei conti fu possibile
assicurarsi, sulla base di numerosi documenti, che l'amico di Stirner
citato da Engels era proprio il professor dottor E. Mushacke (1812-
1873). Risultato che doveva confermare un'altra ricerca, fatta per
caso quasi simultaneamente, ma indipendentemente da me, e non
avente Nietzsche per oggetto [49].

Si può dedurre egualmente senza grande fatica ciò che l'incontro


con E. Mushacke dovette significare per Nietzsche da qualche
testimonianza che è giunta a noi. Nella sua lettera a Granier del
mese di settembre 1865 citata in precedenza, Nietzsche, che era da
poco sfuggito alla "solitudine evidente, a questa pienezza vuota, a
questa senile giovinezza" dei suoi amici di studi di Bonn, si
lamentava ancora in questi termini: "Gli uomini che si possono
amare e stimare, più ancora gli uomini che ci capiscono, sono
incredibilmente rari, ma è colpa nostra, siamo venuti al mondo
venti o trenta anni troppo tardi...". Aveva gioito a lungo
nell'incontrare un uomo che era stato giovane al tempo di questo
"Giovane hegelismo" condannato, cioè reso tabù dal 1850 -- un
tempo che egli ammirava per la "vivacità tutta particolare del suo
spirito". Si era preparato a questo in contro attraverso le sue
letture a Naumberg, durante le vacanze. Ed è con E. Mushacke, un
veterano di quell'epoca, che fece rapidamente amicizia con questo
giovane partito all'assalto del cielo e gli propose di darsi del tu, con
cui trascorse in seguito due settimane.

Non è affatto pensabile che Mushacke non abbia parlato ad un


Nietzsche allo stesso tempo interessato e competente del suo amico
Stirner, che non abbia avuto »L'Unico« nella sua biblioteca e che
Nietzsche non abbia divorato lì quest'opera. Poté leggervi, allorché
vi si recava, grazie alla critica della religione di Feuerbach e di
Strauss e forse anche alla critica dei Vangeli di Bauer, come, perché
e in che senso questi atei siano ancora delle "persone pie". Poté
leggervi che Dio era morto, di immoralismo, di nichilismo, ecc. Vide
come qualcuno si era posto "al di là del Bene e del Male" e aveva
"filosofato con il martello" -- tutto ciò, era, per un essere altamente
sensibile come Nietzsche una sovraddosaggio intellettuale appena
assimilabile. All'ebbrezza mentale che essa suscitò in lui seguì un
vero affondamento, l'autoterapia, la crisi iniziale, la fuga nella
filosofia di Schopenhauer da una parte e, dall'altra, nell'"insensibile
stupida ... dovuta al mio lavoro di boscaiolo filologo" [50]. Anche
se Nietzsche non ha più parlato in seguito di questa "epoca un
tempo ammirata di attività dello spirito", non ne ha non di meno
realizzato il grande progetto evocato, in modo ancora euforico,
nella sua lettera del 19 ottobre a E. Mushacke -- a dir il vero in
modo inverso. Non ha continuato la filosofia dei Lumi atea e
radicale preparata dai Giovani hegeliani ed iniziata da Stirner -- egli
l'ha "superata" [51].

Dopo la sua doppia fuga, Nietzsche interruppe la relazione stabilita


nell'esuberanza con Eduard Mushacke, in modo certo brusco ma
non spettacolare. Non gli scrisse più, pregando suo figlio Hermann,
nelle lettere che gli inviò occasionalmente, di salutarlo con la stessa
formula di un tempo, prima della loro fraternizzazione e come se
non si fossero mai conosciuti: "Porgi la mia stima ai tuoi genitori"
oppure: "Salutami i tuoi cari genitori!" Non si è più recato a fargli
visita, per quanto se ne sappia, durante i suoi rari viaggi successivi
a Berlino. Da parte sua, il veterano Giovane hegeliano, che aveva
intrapreso, dopo i suoi anni folli, la carriera nell'insegnamento di
Stato, non se la sarà presa per questo con Nietzsche. E Mushacke
Junior, che Nietzsche qualifica come "uomo amabile", non sembra
secondo ogni evidenza nemmeno aver notato qualcosa della grande
crisi che fu forse il cambiamento di strada più importante nella
carriera del suo compagno di studi.
6. Epilogo.

La risposta apportata sotto forma concisa alla questione "Nietzsche


e Stirner", che non ha sino ad oggi ricevuto risposta, si fonda sulla
scoperta che Eduard Mushacke, il padre di Hermann Mushacke,
compagno di studi di Nietzsche a Bonn, era un amico personale di
Max Stirner, l'autore del libro "malfamato" (F. A. Lange) »Der
Einzige und sein Eigentum« (»L'Unico e la sua proprietà«). Consiste
nell'ipotesi facilmente concepibile secondo cui il giovane Nietzsche,
che mostrava un vivo interesse per la filosofia critica della religione
dell'epoca che precedente alla rivoluzione di marzo 1848 e riprovata
dopo di essa, sarebbe stato confrontato durante il suo soggiorno di
due settimane presso Mushacke, nell'ottobre 1865, con l'opera di
Stirner. Secondo essa, inoltre, questa esperienza vissuta avrebbe
sprofondato Nietzsche in una grave crisi esistenziale psicospirituale,
nel corso della quale si decise la sua vocazione di filosofo. Questa
ipotesi di una crisi iniziale del filosofo deve la sua plausibilità in
primo luogo alle testimonianze biografiche di Nietzsche
(egualmente sotto la forma "negativa" delle tracce obliterate di
Stirner nelle opere di Nietzsche e nei suoi resti letterari); in
secondo luogo all'analisi dello svolgimento successivo della storia
delle idee (trattamento della questione "Nietzsche e Stirner",
reazioni a Stirner di altri pensatori importanti).

Si può senz'altro prendere atto dell'identificazione di E. Mushacke


come amico di Stirner come di un dettaglio secondario, qualificare
tutte le conseguenze che ne sono dedotte di speculazioni e
rifiutarle. Il valore euristico della mia ricostruzione, la nuova
prospettiva che esso apre sull'opera di Nietzsche, sulla sua vita e
eventualmente sulla sua crisi finale, non può essere riconosciuta
che da coloro che avranno respinto dal loro campo visuale due
ostacoli notevoli: il disprezzo convenzionale di Stirner e l'ignoranza
della storia, ampiamente clandestina, della re(pulsione e
de)cezione del suo L'Unico -- una storia che smentisce questo
disprezzo in modo singolare [52].
NOTE

[1] Friedrich Nietzsche: Aus dem Nachlass 1884-85, Fragment Nr. 34 [232],
April-Juni 1885. In ders.: Sämtliche Werke (Opere complete), KSA (Hg.
Colli/Montinari), volume 11, p. 498.

[2] Citiamo, tra le opere recenti:Pia Daniela Volz: Nietzsche im Labyrinth


seiner Krankheit. Würzburg: Königshausen & Neumann 1990; Richard Schain:
The Legend of Nietzsche's Syphilis. Westport CT (USA): Greenwood Press 2001
(Contributions in Medical Studies, Number 46); Mentre Volz fa propria nel suo
libro, prezioso soprattutto come compilazione di tutti i documenti importanti,
l'opinione resa celebre da Möbius (1902), secondo cui il crollo di Nietzsche
avrebbe avuto cause esogene (sifilide allo stadio terziario, paralisi
progressiva); il neurologo e psichiatra Schain, esaminando da un punto di vista
critico la letteratura esistente sul soggetto, considera, come il suo collega Louis
Corman (Nietzsche, Psychologue des Profondeurs, Parigi: Presses
Universitaires 1982), questa diagnosi "insostenibile" e perora a favore di cause
endogene.

[3] Si è studiato e si studia ancora l'evoluzione di Nietzsche nel corso della sua
infanzia e della sua adolescenza sin nei minimi dettagli. Così, negli ultimi anni,
Hermann Josef Schmidt, professore di filosofia all'università di Dortmund, ha
tentato in un modo del tutto particolare, in quattro volumi di 2500 (!) pagine,
di scoprire il Nietzsche manifestamente ancora e sempre "nascosto" (dopo un
secolo di ricerche nietzscheane): Nietzsche absconditus, oder: Spurenlesen bei
Nietzsche, 4 volumi, Aschaffenburg: IBDK 1991-1994. Tuttavia, Schmidt si
arresta precisamente al 1864, dunque poco prima della crisi iniziale di
Nietzsche e scruta da allora, con la sua meticolosità abituale, la possibile
relazione di Nietzsche con il poeta Ernst Ortlepp (Der alte Ortlepp war's wohl
doch, oder: für mehr Mut, Kompetenz und Redlichkeit in der
Nietzscheinterpretation, Aschaffenburg: Alibri 2001, 440 pp.). Il fatto che
Schmidt limiti le sue ricerche agli anni anteriori al 1864 è tanto più notevole in
quanto ho presentato, il 5 luglio 1991, agli "Erstes Dortmunder Nietzsche-
Kolloquium", organizzato da lui, la mia scoperta biografica a proposito della
crisi iniziale di Nietzsche dell'ottobre 1865.

[4] Friedrich Nietzsche: Rückblick auf meine zwei Leipziger Jahre (17. Oktober
1865 bis 10. August 1867). In: Ders.: Werke in drei Bänden, hg. v. Karl
Schlechta, München: Hanser 1954, terzo volume, pp. 127-148.

[5] Alois Riehl: Friedrich Nietzsche -- der Künstler und der Denker. Stuttgart:
Frommann 1897, p. 81.

[6] Henning Ottmann: Philosophie und Politik bei Nietzsche. Berlin: Walter de
Gruyter 1982, p. 309.
[7] Rüdiger Safranski: Nietzsche. Biographie seines Denkens. München:
Hanser 2000. p. 122-129. (Edizione italiana: Nietzsche. Biografia di un
pensiero, Longanesi: Milano 2001). Sul motivo del capitolo consacrato a Stirner
nel libro di Safranski vedere: Bernd A. Laska: Den Bann brechen! -- Max
Stirner redivivus. Teil 2: Über Nietzsche und die Nietzscheforschung.
In: Der Einzige. Vierteljahresschrift des Max-Stirner-Archivs Leipzig, Nr. 4
(12), 3. Novembre 2000, pp. 17-23.

[8] Curt Paul Janz: Friedrich Nietzsche. Biographie in drei Bänden, München:
Carl Hanser, 1978-1979. (Edizione italiana: Vita di Nietzsche, 3 volumi, Bari:
Laterza 1980-1982. 1. Il profeta della tragedia, 1844-1879; 2. Il filosofo della
solitudine, 1879-1889; 3. Il genio della catastrofe, 1889-1900).

[9] Sono apparsi, già nel terzo tomo (pp. 443-446) dei "Supplementi e
correzioni" ai tomi 1 e 2. Per la seconda edizione presso Hanser, vi furono altre
correzioni e complementi, perché, come Janz ha scritto in un articolo apparso
separatamente ed intitolato »Supplementi alla biografia di Nietzsche« (in:
Nietzsche Studien, 18, 1989, pp. 426-431), il pubblico avendo mostrato un
grande interesse per la sua opera, numerosi "testi provenienti da collezioni
particolari ordinariamente poco accessibili o congetturali" sono stati messi a
sua disposizione. Diverse edizioni dell'opera sono apparse dal 1981 ad oggi
presso "dtv" e, in ultimo luogo, nel 1999 presso le edizioni "Zweitausendeins".

[10] Ritroviamo ancora questi errori nell'ultima edizione, una volta di più
completata, apparsa presso "Zweitausendeins". Per quel che concerne le
correzioni di questa edizione e delle precedenti, cfr. il breve resoconto di
Richard F. Krummel in Germanic Notes and Reviews, 32,2 (Fall / Herbst 2001),
p. 200.

[11] Ludwig Klages: Die psychologischen Errungenschaften Nietzsches. 3.


Auflage 1925. Bonn: Bouvier 1958, pp. 58-61.

[12] Le due citazioni da: Bernd A. Laska: Ein dauerhafter Dissident. 150 Jahre
Stirners »Einziger«. Eine kurze Wirkungsgeschichte. Nürnberg: LSR-Verlag
1996 (»Stirner-Studien«, Band 2), pp. 88 e seg.

[13] Roberto Calasso: Der Untergang von Kasch. (Prima edizione italiana: La
rovina di Kasch, Milano: Adelphi 1983, pp. 329-331). Bisognerebbe ancora
citare Ronald Paterson, autore della prima -- e sino ad oggi ultima --
monografia su Stirner nello spazio culturale anglosassone (1971), che approda
egualmente alla conclusione seguente: "Una società, in cui l'indifferentismo
egocentrico diventasse il comportamento generale, sarebbe una società ai
limiti della disintegrazione". Cfr. Paterson, Ronald W. K., The Nihilistic Egoist
Max Stirner, London: Oxford University Press,1971, p. 316.

[14] Husserl-Archief te Leuven (Archivio Husserl di Lovanio), Manuscript F I


28, S. 118.
[15] Cfr. Bernd A. Laska: "Katechon" und "Anarch". Die Reaktionen Carl
Schmitts und Ernst Jüngers auf Max Stirner, Nürnberg: LSR-Verlag 1997
(»Stirner-Studien«, Band 3).

[16] Citato in: Hans G. Helms: Die Ideologie der anonymen Gesellschaft. Köln:
Du Mont Schauberg 1966, p. 200.

[17] Karl Joël, Wandlungen der Weltanschauung. Eine Philosophiegeschichte


als Geschichtsphilosophie, 2 Bände. Tübingen: J.C.B. Mohr 1928/34, S.II/636,
648f; Joël fu d'altronde coinvolto nella querela privata intorno alla questione
"Nietzsche e Stirner", tra "Weimar" e "Basilea" (Elisabeth Förster-Nietzsche e
Franz Overbeck) è dunque del tutto a conoscenza dei suoi retroscena.

[18] Bernd A. Laska: Den Bann brechen! -- Max Stirner redivivus. Teil
1: Über Marx und die Marxforschung. In: Der Einzige. Vierteljahresschrift
des Max-Stirner-Archivs Leipzig, Nr. 3 (11), 3. August 2000, pp. 17-24; Cfr.
anche Teil 2: Nietzsche und die Nietzscheforschung. In: idem, Nr. 4 (12),
3. November 2000, pp. 17-23.

[19] Sulla storia dell'influenza: Laska: Dissident, loc. cit. (n. 12); Habermas
cominciò la sua carriera filosofica con una condanna furiosa -- e non meritevole
di essere letta -- intitolata Absurdität der Stirner'schen Raserei, (Assurdità
della follia furiosa stirneriana), Das Absolute und die Geschichte, Dissertazione
(tesi), Bonn, 1954, pp. 16-34. Fece sempre in seguito, anche in lavori sui
giovani hegeliani, una grande deviazione intorno a Stirner, arrivando anche a
escluderlo da enumerazioni come "Feuerbach, Ruge, Marx, Bauer e
Kierkegaard". (Habermas, Jürgen: Drei Perspektiven -- Linkshegelianer,
Rechtshegelianer und Nietzsche. In: Der philosophische Diskurs der Moderne,
Frankfurt/M: Suhrkamp, 1985, pp. 65-103. Tr.it.: Il discorso filosofico della
modernita: dodici lezioni, Bari: Laterza 1987), attestando così un'intuizione,
che lo faceva collocare nel quadro della recezione clandestina di Stirner.

[20] Si trova presso numerosi autori allusioni ad un'importanza potenziale di


Stirner nella storia delle idee ed allo stesso tempo alla questione "Nietzsche e
Stirner", spesso soltanto tra le righe. Rifiutando tuttavia di esaminare la cosa a
fondo, si sono tutt'al più sino ad oggi raccolte delle diffamazioni ("mentalità
piccolo-borghese"), delle condanne ("religione satanica") o ancora un
mormorio chiacchierio di visioni apocalittiche (cfr. sopra), tanti atteggiamenti
da cui è evidenziabile il carattere accessorio e dall'aspetto forzato.

[21] Cfr. Laska: Dissident, loc. cit. (n. 12), pp. 23 e seg.

[22] Cfr. Laska: Bann, Teil 1, loc. cit. (n. 18).

[23] Eduard von Hartmann: Philosophie des Unbewussten (Filosofia


dell'inconscio), 1869, 12. Aufl. Leipzig: Alfred Kröner 1923, p. 373.
[24] Friedrich Albert Lange: Geschichte des Materialismus (Storia del
materialismo), 1866. Nachdruck Frankfurt: Suhrkamp 1974 (stw, Doppelband
70), pp. 528 e seg.

[25] Robert Otto Anhuth: Das wahnsinnige Bewusstsein und die unbewusste
Vorstellung. Ein Ant(h)elogikon der Hartmann'schen Philosophie. Halle: Fricke
1877, p. 52.

[26] Cfr. Laska: Dissident, loc. cit. (n. 12); Laska, Bann, Teil 1, loc. cit. (n. 18)
.

[27] Per alcuni, Stirner è diventato un idolo. È così che John Henry Mackay,
suo futuro biografo, rapresentò in suo nome un ultra-liberalismo di
provenienza nord americana battezzato "anarchismo individualista", diretto
contro l'anarchismo collectivista costruito a partire da Proudhon, Bakunin e
Kropotkin.

[28] Lettera di Heinrich Hengster, 24 giugno 1889, citata da Janz: Nietzsche,


loc. cit., III vol., p. 336

[29] Eduard von Hartmann: Nietzsches "neue Moral". In: Preussische


Jahrbücher, 67. Jg., Heft 5, Mai 1891, pp. 501-521; Versione aumentata, con
un'accusa di plagio più formale, in: Ethische Studien. Leipzig: Haacke 1898,
pp. 34-69.

[30] Wolfert von Rahden: Eduard von Hartmann "und" Nietzsche. Zur Strategie
der verzögerten Konterkritik Hartmanns an Nietzsche. In: Nietzsche-Studien,
13 (1984), pp. 481-502. Rahden è il solo autore, nei trenta anni di esistenza
dei "Nietzsche-Studien", ad affrontare brevemente la questione "Nietzsche e
Stirner" -- in una lunga nota a pie' di pagina, p. 492.

[31] Su Lauterbach cfr. Bernd A. Laska: Ein heimlicher Hit. 150 Jahre
Stirners "Einziger". Eine kurze Editionsgeschichte. Nürnberg: LSR-Verlag
1994 (S. 18-28). La prefazione de Lauterbach a tutte le edizioni Reclam di
»L'Unico«, dal 1893 al 1924. Apparirà senz'altro strano che sia proprio un
avversario di Stirner ad essere stato la forza motrice concreta alla sua
riscoperta. Tuttavia, quel che è stata chiamata la "seconda rinascita di Stirner"
a partire della metà del 1960 -- dopo che Stirner era di nuovo caduto in oblio
per quasi mezzo secolo -- subì la stessa oscillazione secondo lo stesso modello.
Colui che vi svolge il ruolo di trionfatore sul "pericoloso" Stirner non fu questa
volta Nietzsche, ma Karl Marx (vedere Laska, op. cit.).

[32] Friedrich Heman: Der Philosoph des Anarchismus und Nihilismus. In: Der
Türmer, 9. Jg., Band I, Okt. 1906, S. 67-74.

[33] Franz Overbeck: Erinnerungen an Friedrich Nietzsche. In: Neue


Rundschau, Feb. 1906, pp. 209-231 (227-228); citato in Carl Albrecht
Bernoulli: Franz Overbeck und Friedrich Nietzsche -- eine Freundschaft. 2
volumi, Jena: Eugen Diederichs 1908, pp. I/238 e seg.
[34] Vedere Janz: Nietzsche, op. cit., p. I/646.

[35] Vedere il rapporto di Resa von Schirnhofer sur l'"interrogatorio", in Janz:


Nietzsche, op. cit., p. III/212. In una lettera a Karl Joël del 12 maggio 1899,
Elisabeth Förster-Nietzsche afferma di avere in suo possesso delle dichiarazioni
in questo stesso senso di Rohde, Gersdorff, Seydlitz et Köselitz-Gast
(Nietzsche-Archiv, Weimar).

[36] Mazzino Montinari: Friedrich Nietzsche. Eine Einführung. Berlin: Walter De


Gruyter 1991, p. 135 (edizione originale italiana 1975).

[37] Citato in Bernoulli: Overbeck..., op. cit. (n. 33), p. I/136 e seg.

[38] Cfr. Ottmann: Philosophie..., op. cit., p. 309; Safranski: Nietzsche, op.
cit., p. 129.

[39] Hermann Schmitz: Philosophie als Selbstdarstellung. Bonn: Bouvier 1995,


pp. 83-89).

[40] Bisogna ora attirare l'attenzione su un parallelo notevole con la ricerca su


Marx. Benché, nel caso di quest'ultimo e contrariamente a quello di Nietzsche,
l'incontro con »L'Unico« di Stirner è attestato dalla scoperta nelle opere
postume dell'enorme manoscritto intitolato San Max, i ricercatori marxiani di
ogni tendenza furono portati -- tranne rare eccezioni -- a fare sparire questa
circostanza dalla biografia e dalla storia dell'evoluzione teorica di Marx. Fatto a
malapena credibile, ma vero. (Cfr. Laska: Bann... Teil1, loc. cit. (n. 18).

[41] Théophile Droz: La revanche de l'individu -- Frédéric Nietzsche (La


rivincita dell'individuo -- Frédéric Nietzsche). In: La Semaine Littéraire
(Genève), Année 1894, No. 44, 3 novembre 1894, pp. 517-520; traduzione
tedesca partielle in: Zürcher Post, 7. Novembre 1900.

[42] Lettera di Friedrich Nietzsche a Hermann Mushacke du 20 septembre


1865. Nietzsche stava leggendo il libro di Strauss »Die Halben und die
Ganzen« (Le metà e gli interi), appena apparso. Quando parla di filosofia
hegeliana non pensa probabilmente ai testi di Hegel o degli hegeliani ortodossi,
ma dei giovani hegeliani.

[43] Friedrich Nietzsche: Werke in drei Bänden (Opere in tre volumi), Hg. Karl
Schlechta. München: Hanser 1954, volume 3, pp. 133.

[44] Elisabeth Förster-Nietzsche: Der junge Nietzsche, (Il giovane Nietzsche),


Leipzig: Alfred Kröner 1912, p. 171.

[45] Janz: Nietzsche, op. cit., vol. I, pp. 265-267.

[46] Nietzsche: Werke (ed. Schlechta), op. cit., Tomo III, p. 148.

[47] Werner Ross: Der ängstliche Adler. Stuttgart: DVA 1980, p. 158.
[48] John Henry Mackay, Max Stirner. Sein Leben und sein Werk, (Max Stirner,
la sua vita e la sua opera), Berlin-Charlottenburg, Selbstverlag, 1914, p. 90.

[49] Manfred Kliem: Wer war der im Engels-Brief vom 22. Oktober 1889
genannte, bisher nicht identifizierte Junghegelianer "Mussak"? In: Beiträge zur
Marx-Engels-Forschung, Band 29, Berlin 1990, pp. 176-185.

[50] Lettera di Friedrich Nietzsche a Hermann Mushacke del 14 marzo 1866.

[51] Parto dall'ipotesi che Nietzsche ha nutrito per un breve arco di tempo
l'idea di rianimare e di sviluppare la filosofia dei Lumi radicale di Stirner.
Tuttavia, la sua opera filosofica, benché vi si possano trovare numerose tracce
di questo autore, mirava a "superarlo " soffocandolo ed è così nell'ottica di
questa funzione che egli la concepì molto spesso (cfr. la ricezione clandestina
di Stirner evocata all'inizio). È egualmente nell'ottica di questa funzione che si
può vedere un netto parallelo con l'evoluzione di Marx, cfr. Laska, Bann, Teil 1:
Marx und Marxforschung; op. cit. (n. 18), Teil 2: Nietzsche un d
Nietzscheforschung, op. cit. (n. 18).

[52] Troviamo dopo il 1972 »Der Einzige« di Stirner nella Universalbibliothek


nelle edizioni Reclam (e dopo il 1977 L'Unique presso le edizioni L'Age
d'Homme, Losanna). [Per l'Italia abbiamo una strana situazione invece, a
partire dagli anni 70 abbiamo una nutrita serie di riedizioni di »L'Unico« ad
opera di editori minuscoli ma anche grandi: Ennesse, Roma, 1970; Assandri,
Torino, 197?; LG, Roma, 1972; Vulcano, Treviolo, 1977; Adelphi, Milano,
1979; Patron, Bologna, 1982; Anarchismo, Catania, 1987; Mursia, Milano,
1990; Demetra, Verona, 1996; N.d.T.]. Sulla ricezione vedere i tre »Stirner-
Studien« (in tedesco) apparsi sino ad oggi: Laska: Hit, op. cit. (n. 31); Laska:
Dissident, op. cit. (n. 12); Laska: Katechon, op. cit. (n. 15), così come i miei
lavori, accessibili nel modo più semplice in: http://www.lsr-
projekt.de/poly/itms.html, ma sono stati per la maggior parte stampati.

LINK al post originale:

Nietzsches initiale Krise

Link interni al presente blog:

Paul Chauvet, Max Stirner o l'estrema libertà

Bernd Laska, Max Stirner- ancora e sempre un dissidente

Bernd Laska, Il "Proprietario" di Max Stirner

Titolo originale tedesco: Nietzsche initiale Krise


Apparso in tedesco in: Germanic Notes and Reviews, vol. 33, n. 2, fall/Herbst 2002,
pp. 109-133
Tradotto dal tedesco in francese da Pierre Gallissaires
Tradotto dal francese.