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Copertina della fiaba L'Uccello Azzurro, illustrata dagli artisti di Epinal.

L'UCCELLO AZZURRO

Su quella grande fucina di immagini e storie che fu ed è


Epinal, ci sarebbe da spenderci un blog intero. Ci limitiamo a
presentare invece una serie di storie che rappresentano
eccellenti esempi di protofumetto. Nel caso che presentiamo
ora si tratta di una celebre fiaba, intitolata L'uccello azzurro, la
cui autrice, Madame d'Aulnoy (1650-1707), fu attiva come
scrittrice di fiabe alla corte del re Sole, genere di voga
all'epoca in quell'ambiente cortigiano con la designazione di
conte de fées. Le fiabe scritte in questo ambiente non hanno
nulla a che fare ovviamente con quelle narrate per secoli e
millenni dai popoli di cultura europea.

Si tratta quindi di storie fantastiche pure e semplici, di fiabe


d'autore che non hanno nessun rapporto quindi con il folclore
né con l'etnologia, un genere colto influenzato da uno popolare
e che troverà continuità in epoca romantica da una parte con
l'invenzione di altre fiabe d'autore da parte di scrittori di
notevole livello letterario (Goethe, von Chamisso, Hoffman,
Raspe, Andersen, ecc. e di avremo modo in futuro di
occuparci) e d'altra di raccolte di fiabe narrate da varie
categorie sociali e professionali popolari e raccolte dalla loro
viva voce da eruditi come fulgidi esempi di autentica cultura
popolare semplice, autentica, nazionale (Grimm, Afanasjev,
Asbjornsen-Moe, Yeats, ecc).

La storia di cui abbiamo tradotto dal francese le poche


didascalie, è stata pubblicata da Einaudi nel 1957 nel volume
della prestigiosa serie I Millenni avente il titolo complessivo di
Fiabe francesi della Corte del Re Sole e del secolo XVIII, ed in
edizione economica nel 1974 insieme alla fiabe di Perrault.
Abbiamo tratto i nomi dei protagonisti di questa fiaba d'autore
proprio da quest'ultima edizione senza darne una nuova
versione, la fiaba in questione si trova tra le pagine 256-287.
C'era una volta un re molto ricco che, diventato vedovo, si era
risposato e presentò sua figlia Florina, che era bella come il giorno,
alla nuova regina e a sua figlia Trotina che era così chiamata
perché il suo viso era pieno di macchie rosse come una trota ed i
suoi capelli sporchi e grassi e la sua pelle oleosa la rendeva
sgradevole alla vista.
Il re disse un giorno alla regina che Florina e Trotina erano in età
da marito e che bisognava fare in modo di darne una al primo
principe che venisse a corte. Poco tempo dopo un giovane signore
chiamato il principe Splendido venne a corte e dichiarò il suo amore
a Florina, a dispetto della regina, che voleva presentargli Trotina.
La regina disperata e, inconsolabile Trotina per non aver avuto la
preferenza su Florina, obbligarono il re a consentire che durante il
soggiorno del principe Splendido si richiudesse Florina in una torre.
Presto degli uomini mascherati si impadronirono della povera
figliola e la portarono nella parte più alta della torre lasciandola
nella disperazione più profonda.
Un giovane signore del seguito del principe Splendido, mosso a
compassione per Florina, ottenne da una serva che facesse
affacciare Fiorina alla finestra della torre per parlare con il suo
signore: ma la regina avvertita dalla stessa confidente fece mettere
alla finestra Trotina velata ed il principe Splendido le diede come
pegno del suo amore un anello.
Il giorno dopo il principe Splendido ritornò all'appuntamento e
poiché aveva deciso di rapire colei che credeva fosse Florina, la
fece salire in una carrozza volante a cui erano aggiogate delle rane
volanti. Le giurò un'eterna fedeltà, e, su sua richiesta, la portò a
casa della sua madrina, la fata Sussio.
Benché il castello fosse illuminato, il principe arrivando non
riconobbe subito il suo errore, ma quando la fata Sussio gli
presentò Trotina come moglie: "Io, sposare questo mostro!", gridò
egli, "mi credete così stupido da volere un simile proposito". Ma la
fata per vendicarsi lo tramutò per sette anni in un grande uccello
azzurro.
Non appena Trotina tornò da sua madre le raccontò la sua
irritazione. Questa per vendicarsi la fece acconciare con le vesti più
eleganti e la mandò da Florina per farle vedere i regali di nozze del
principe Splendido compreso il suo anello che non mancò di far
brillare davanti ai suoi occhi.
Florina avendo perso ogni speranza di sposare il principe Splendido
provò un così grande dolore da piangere giorno notte. Una sera
essendosi messa alla finestra vide apparire un bellissimo uccello
azzurro che volteggiava vicino a lei e che tornò diverse notti di
seguito per portarle i suoi più bei gioielli.
Ma la regina informata di tutto ciò fece riempire di punte affilate un
grande albero sul quale si metteva l'uccello azzurro. Questi, una
sera venne a porsi sull'albero, ma le armi gli tagliarono le zampe.
Cadde insanguinato ai piedi dell'albero e fu raccolto da un
incantatore che da molto tempo lo stava cercando.
La povera Florina priva della visita dell'uccello blu era inconsolabile, e,
disperata di non poter più vedere il suo caro uccello, passava le sue notti a
piangere, e affacciandosi ogni tanto alla finestra, ripeteva incessantemente:

Uccello Azzurro, color del dì,


Dammi retta, vieni qui!
Nel frattempo il padre di Florina morì. Il popolo la acclamò e
riconobbe come sovrana. La regina madre fu assassinata e Trotina
fuggì dalla fata Sussio. L'incantatore convenne con lei di portare
Trotina al principe Splendido e rese a questi la sua forma originale
a condizione che la sposasse.
Florina travestita partì alla ricerca del principe Splendido. Incontrò
una vecchietta che di colpo cambiò aspetto, le parve bella e le
disse: "Colui che cercate non è più uccello. Alla fine riuscirete a
trovarlo. Ecco quattro uova: li romperete quando sarete in
difficoltà, saranno per voi di grande aiuto.
Dopo aver camminato otto giorni e otto notti Florina giunse al
palazzo del principe Splendido. Non vi entrò che dopo aver subito
cento sgarbi dalle guardie. Riconobbe presto il principe e Trotina ed
essendosi presentata con il nome di Straccetto, disse loro che era
venuta a vender loro dei doni e dei gioielli.
Il giorno seguente, Florina fece scaturire da un uovo una piccola
carrozza che diede a Trotina a condizione che la lasciasse dormire
nella stanza degli echi, vicino alla camera del principe. Un altro
giorno le offrì un pasticcio alla stessa condizione. Non appena
Trotina volle mangiarlo ne uscirono degli uccelli che si misero a
cantare.
Durante la notte Florina si fece condurre nella stanza degli echi.
Quando tutti si addormentarono, cominciò a lamentarsi per non
essere riuscita a ritrovare il principe Splendido. Questi che non
dormiva, avendola udota, entrò all'improvviso e si gettò ai suoi
piedi, ricoprì le sue mani di baci e di lacrime e poco mancò che
morisse di gioia.
Nello stesso istante comparvero l'incantatore e la fata che aveva
dato le uova. Essi dichiararono che la fata Sussio non poteva nulla
contro di loro e che il matrimonio del principe e di Florina si
sarebbe fatto nei campi. Trotina volle opporsi, ma la fata la mutò in
scrofa che fuggì grugnendo nel cortile.
Retrocopertina di L'Uccello Azzurro.
[Traduzione di Massimo Cardellini]

Link da cui questa storia è stata tradotta:

L'Oiseau bleu