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La filosofia nazista di Heidegger

È accaduto ad Heidegger di scrivere la parola essere cancellata da


una croce. Significa essere ingenui considerare questa scritta come
il gesto di una specie di ontologia negativa. La croce evoca in realtà
il Geviert, il Quadripartito, e quest'ultimo è una trasposizione
destinata a dare un valore simbolico e attraente della croce
uncinata, la svastica nazista. Il notro tag è una domanda: il
riconoscimento accademico di Heidegger giustifica che si minimizzi
soprattutto che si neghi il suo nazismo? Alcuni difensori di
Heidegger si permettono inverosimili fantasie. Per Marcel Conche il
nazismo e Auschwitz non hanno nulla a che fare. Heidegger è stato
un "resistente spirituale". La persona di Hitler reca soltanto la
responsabilità del genocidio. Per Froment-Meurice c'è un "essere-
nazista" di Heidegger ed un "essere-nazista" radicale... ma
Heidegger non era antisemita.

Heidegger "resistente spirituale"? Heidegger non antisemita?

Si è in realtà molto presto trattato, per Heidegger: "...di tenersi


pronti per l'attacco, di coltivare e accrescere la costante
disponibilità e di iniziare l'attacco da molto tempo, con lo scopo
dello sterminio totale".

Del "nemico interno", s'intende.


Questa citazione pone in prospettiva ciò che Richard Wolin ha
chiamato la "politica dell'essere" heideggeriana. Ed ha cominciato
ad elaborarsi ben prima dell’avvento al potere di Hitler.

Bisogna anche rovesciare lo schema abituale. Hitler è in realtà


l'emanazione di circoli antisemiti radicali ai quali era attaccato
"spiritualmente" Heidegger. L'ideologia völkisch sterminatrice
esisteva già anche prima della creazione del partito nazista.

Avvertenza. Concepiamo la ricerca sul nazismo di Heidegger come


un'esplorazione progressiva del senso... dei sensi... del testo
heideggeriano a partire dal riconoscimento di un progetto di
introduzione del nazismo nella filosofia. (Emmanuel Faye). La
nostra intenzione non è di scrivere o di tentare di scrivere,
l'ennesimo commento terminante con la sua "parte d'ombra" o
"sulla parte sulfurea" del filosofo. Il riconoscimento mondiale di
Heidegger non deve ostacolare certe ipotesi di lettura. Lo statuto di
Heidegger non deve porre il lettore nella situazione di autocensura.
Heidegger è un autore nazista. È stato costantemente fedele
all'hitlerismo. Ha fatto appello allo sterminio e si è rallegrato per
Auschwitz.

Non ci pronunciamo su cosa deve essere della sua ricezione futura.


Partiamo soltanto dal principio che è impossibile di dare fiducia ad
un autore nazista. E se c'è ancora qualcosa da fare con la ricerca
heideggeriana non è che a prezzo di un riconoscimento del modo
con il quale Heidegger ha acculturato filosoficamente, con
discrezione e virtuosità, l'hitlerismo, soltanto questo riconoscimento
permettendo allora di completare eventualmente la decostruzione
in corso.

Il visitatore potrà essere sorpreso o traumatizzato da alcune delle


nostre affermazioni. È così che, secondo noi, quando Heidegger
parla, nell'Introduzione alla metafisica (1935) di "inizio originario",
non designa altro che il progetto della soluzione finale.

Non c'è nessun "episodio nazista" in Heidegger. C'è un'ascesa verso


una simbiosi con Hitler, una radicalizzazione criminale
dell'antisemitismo, della delusione- soprattutto dopo la sconfitta
davanti a Stalingrado- poi una "legittimazione" rampante della
soluzione finale e la preparazione minuziosa di assunzione
dell'hitlerismo attraverso la strumentalizzazione della filosofia.
Il più atroce dei paradossi heideggeriani è senz'altro che più
Heidegger spiritualizza e debiologizza il suo antisemitismo, più egli
si afferma come Vernichtung, dello sterminio. L'assassinio di massa
al servizio della razza diventa così un "cominciamento originario".
Non contestiamo il riconoscimento accademico di Heidegger che
nella stretta misura in cui essa è in se stessa una tesi difendente la
separazione tra l'opera e la famosa "parte d'ombra". Ciò che ci
interessa è di mettere in luce la strategia di acculturazione filosofica
del nazismo permettente ad Heidegger di operare alla messa in
punto di un vero dispositivo di nazificazione del pensiero.

Una delle condizioni di questo progetto è, non dimentichiamolo,


precisamente che si possa parlare di Heidegger come di un filosofo.
Il testo filosofico è sufficientemente a distanza dal testo nazista
perché si possa prenderlo "in tutta innocenza". Questa distanza è
stata soprattutto accuratamente tenuta per le decadi che sono
seguite alla seconda guerra mondiale.

Il testo nazista era tuttavia sufficientemente ben a posto perché lo


si potesse percepire, anche debolmente, il chiarimento che ha come
compito di portare al testo filosofico stesso. Le ricerche storiche e
filosofiche recenti, così come la pubblicazione del Corso di logica del
1934, confermano che, per Heidegger, il tema di un al di là della
filosofia coincide con una fondazione di una biopolitica terrificante di
sterminio.

È a proposito di Heidegger, che si gioca secondo noi l'essenziale


della riflessione relativa agli avvenimenti accaduti poco più di 60
anni fa. E che continuano ad essere una minaccia per il futuro.

“Credo alla necessità di esibire, se possibile senza limiti, le aderenze


profonde del testo heideggeriano (scritti ed atti) alla possibilità ed alla
realtà di tutti i nazismi” (J. Derrida).

“Heidegger, l’introduzione del nazismo nella filosofia” (E. Faye).

“La magnificenza di ciò che è semplice” (M. Heidegger).

Ma che cosa è il semplice se non il nazismo: "la voce del sangue


proviene dalla disposizione affettiva fondamentale dell'uomo. Non è
sospesa al di sopra da se stessa, ma ha il suo posto per sé nell'unità
della disposizione affettiva. A questa unità appartengono anche la
spiritualità del nostro essere-il-là, la quale avviene in quanto lavoro"
(Heidegger).

Ma di quale genere di lavoro si tratta? È a proposito di Heidegger che si


gioca secondo noi l'essenziale della riflessione relativa agli
avvenimenti accaduti più di sesant'anni fa. E che continuano ad esere
una minaccia per il futuro.

"Heidegger, il cammino verso l'olocausto" (Julio Quesada).

“Un piccolo pensatore ed un grande nazista”, (Henri Meshonnic).

[Traduzione di Massimo Cardellini]

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Skildy, Phiblogzophe