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BIIBT PAIIL JANZ

VITA DI NIETZSBHE

EDITORI LATEHZA

Il genio
della
catastrofe
1889/1900

Titolo dell'edizione originale


Friedricb Nietzxcbe. Biograpbie
© 197879, Cari Hanser Verlag, Miìnchen-Wien

Edizione italiana
VITA DI NIETZSCHE

I. Il profeta della tragedia 1844-1879


II. Il filosofo della solitudine 1879-1888
III. Il genio della catastrofe 1889-1900

Curt Paul Ianz

VITA DI NIETZSCHE

III. IL GENIO DELLA CATASTROFE


1889-1900

a cura di Mario Carpitclla

Editori Laterza 1982

Proprietà letteraria riservata


Gius. Latcrza 6c Figli Spa, Roma-Bari
CL 20-2090-4

Finito di stampare nell'ottobre 1982


nello stabilimento dirti grafiche Gius. Laterza 6: Figli, Bari

IL GENIO DELLA CATASTROFE


1889-1900

Parte quarta

GLI ANNI DELLA MALATTIA

GENNAIO 1889 —25 AGOSTO 1900

I
LA CATASTROFE

Ai primi di gennaio del 1889 si compie nel giro di pochi


giorni il definitivo crollo psichico di Nietzsche. L’evento colse di
sorpresa anche gli amici più intimi: quanto meno, nessuno si
aspettava uno sconvolgimento di tale portata, tanto rapido e a
così breve distanza di tempo.

Tesi.
Su questa apparente subitaneità di un vero e proprio collasso
la sorella e biografa Elisabeth Fòrster-Nietzsche basò la sua tesi
del « colpo apoplettico » e della « paralisi cerebrale », che difese
poi per decenni contro tutti gli attacchi e le confutazioni, ripe-
tendola in numerose pubblicazioni e afiinandola sempre di più
col passare del tempo. La causa da lei addotta era Pesaurimento
in seguito a eccesso di lavoro e ad abuso di droghe (cloralio).
Ma di entrambe queste cose mancano sia i sintomi, sia le prove.

Nietzsche non cadde in deliquio, non subì alcuna perdita


totale della conoscenza e rimase altresì padrone dei suoi movi-
menti. Non si ebbe alcun sintomo di paralisi parziale, quale si
manifesta di solito nei colpi apoplettici. Tutte le sue funzioni
vegetative rimasero inalterate.

Parlare di un esaurimento da eccesso di lavoro, da soverchia


fatica intellettuale negli ultimi tre mesi a Torino, è certamente
esagerato. È vero, il numero totale degli scritti composti in que-
st'ultimo anno è senza precedenti, ma la loro portata complessiva
e l'energia intellettuale impiegata non superano le fatiche che

6 Parte IV. Gli anni della malattia

Nietzsche aveva sopportato in passato. I vasti, spossanti studi


condotti sulle fonti in vista dell’« opera fondamentale» hanno
termine in sostanza nella primavera del 1888, il confronto con
essi — anche in forma di ampi estratti — ha già trovato il suo
sedimento nei quaderni di appunti; i quaderni successivi non
oiîrono, né per ampiezza né per contenuto, alcunché di nuovo
o di notevole in tal senso. Nietzsche ha davanti a sé il proprio
« sistema » filosofico già elaborato, ormai ha preso posizione, è
passato Peccitante periodo delle « scoperte » filosofiche. Egli stes-
so parla ora del suo << tempo della messe», nel suo paesaggio
filosofico è subentrata la pace. Ora quindi egli lavora anche con
una certa tranquillità e serenità, evitando ogni agitazione ecces-
siva. Per le circa 50 pagine a stampa del Caso Wagner si prende
quasi quattro mesi di tempo! Per contro, il Crepuscolo degli
idoli, la raccolta di pensieri sparsi dall’estensione più che doppia,
gli uscì dalla penna con facilità e nel giro di pochi giorni, perché
qui non esisteva un concetto fondamentale da elaborare con acri-
bia scientifica. E infatti anche il manoscritto del Crepuscolo degli
idoli può andare allo stampatore appena un mese dopo il Caso
Wagner. Nello stesso tempo Nietzsche è in grado di lavorare al-
l’Anticri5t0, il cui manoscritto è sostanzialmente terminato il
30 settembre. Si può parlare di un grosso impegno di lavoro
tutt’al più per questi due mesi di agosto-settembre del 1888.

Adesso a Torino, dove né visite né influssi esterni lo distur-


bano o lo interrompono, e lo risparmiano anche gli attacchi di
quel male che lo aveva afllitto per anni, e quindi può impiegare
realmente tutte le sue giornate, Nietzsche prende congedo dalla
filosofia, si volge a considerare la sua vita e la sua opera e lavora
al proprio autoritratto, l’Ecce homo, che conclude provvisoria-
mente ai primi di novembre, senza perciò terminarlo. Nietzsche
contra Wagner, concluso nel dicembre, consta del resto in so-
stanza di estratti da opere precedenti. Il grosso del lavoro è co-
stituito dal tormento della correzione delle bozze e dal confronto
con l'accoglienza che cerchie sempre più vaste andavano facendo
alle sue opere, segnatamente a quelle posteriori allo Zarathustra.

Anche i quaderni d’appunti di quest'ultimo periodo non con-


tengono alcuna testimonianza di un aumento dello sforzo spe-
culativo. Un chiaro accentuarsi della tensione, alla quale poteva
benissimo accompagnarsi un certo logorio nervoso, derivava dalle
preoccupazioni per la propria sorte personale, non appena venis-

I. La catastrofe 7

sero pubblicati i suoi due attacchi mossi alle grandi potenze della
« Chiesa» (con PAntiCrIsto) e del «Reich» (col Promemoria
politico), passo che in quel momento Nietzsche esitava ancora
assai a compiere.

Anche per la leggenda dell’abuso di droghe mancano le testi-


monianze proprio per il decisivo ultimo periodo.

«Il vecchio olandese», tramite il quale Nietzsche sarebbe


venuto in possesso della mitica droga indonesiana (forse Phashish?)
circa la quale non è stato mai possibile fornire un’indicazione
utile (nemmeno da parte della sorella, che pure ad essa precisa-
mente si richiama) è scomparso da anni (dalla fine del 1886)
dall’orizzonte di Nietzsche, e non viene più da lui menzionato.
Questa «fonte» eta dunque esaurita. Anche l’« abuso di clo-
ralio » così spesso menzionato, risale ad anni addietro, e si era
mantenuto in limiti assai modesti. Nietzsche ne parlò con Resa
von Schirnhofer nel 1884, quando le raccontò anche di altri ri-
medi che si era prescritto a Rapallo da solo, in qualità di
«dottor Nietzsche». Ma si disintossicava sistematicamente da
tali narcotici, e da parecchio tempo si era addirittura inibito gli
alcolici più forti, come il vino e Pacquavite. Aveva rinunciato
perfino al caEè, e beveva ormai solo tè e cioccolata. La nicotina
l'aveva conosciuta nei primi anni di Basilea per breve tempo,
sotto forma di tabacco da fiuto.

Tutti gli sforzi di Elisabeth Fòrster-Nietzsche tesero a dimo-


strare che la fine spirituale di suo fratello non fu l'estrema conse-
guenza di una malattia psichica latente o addirittura ereditaria
(di qui anche la leggenda della morte del padre in seguito a un
incidente), e su questo punto essa aveva probabilmente ragione.
Ma commise un grave errore nella scelta delle possibili lesioni
organiche esterne. Forse ignorava effettivamente la vera causa,
ovvero non voleva, non poteva riconoscerla per via delle sue re-
sistenze profonde, e qui è da riconoscere che col tempo essa
giunse a credere alle proprie false tesi. Inoltre, almeno nei primi
anni, essa era convinta che la lesione organica fosse curabile e
che suo fratello potesse riacquistare almeno in parte la propria
personalità spirituale. Anche la madre credette a lungo che le sue
amorevoli cure sarebbero riuscite, con l’aiuto di Dio, a recuperare
il suo figliolo. In questo modo essa si avvicinava già ad un’altra
posizione: alla tesi, propugnata inizialmente da Julius Kaftan e
poi ramificatasi nelle varianti più disparate tra le cerchie teolo-

8 Parte IV. Gli anni della malattia

giro-psicologiche, di un disturbo funzionale, dunque di una ma-


lattia psichica conseguita al non dominato conflitto col cristia-
nesimo e con la dichiarazione della « morte di Dio » contenuta
nella Gaia scienza. E qui, persone che non hanno idea alcuna
della posizione e della funzione di Nietzsche nella storia della
filosofia né deHe sue premesse, sono arrivate nella loro compia-
ciuta bigotteria ad additare nel suo tragico destino il fulgido mo-
nito di un « giudizio dì Dio ».

Più vicini alla realtà sono sempre stati i medici, fin tanto che
si sono mantenuti nel campo della loro scienza, senza avventu-
rarsi in ipotetiche analisi psicologiche delle opere di Nietzsche.
Qui la diagnosi era, crudamente e semplicemente: paralisi pro-
gressiva, termine che peraltro nel 1889 abbracciava un campo di
fenomeni assai più vasto che non oggi. Ma la paralisi progressiva
in senso stretto non sarebbe però una « malattia psichica », bensì
una lesione organica della materia cerebrale proveniente dall'ester-
no, manifestantesi nel parziale venir meno di certe funzioni di
controllo e della coscienza. Di solito la causa di questo disturbo
è un’infezione luetica. La spinta a dimostrare Pesistenza in Nietz-
sche di questa infezione, a determinarne l’occasione e il momento
iniziale, fu data in particolare proprio dalla sorella, che nell’in-
nocenza della sua « virtù naumburghese », come la chiamava ma-
lignamente il fratello, lo aveva idealizzato in un « santo» che
non avrebbe mai toccato una donna. Essa conosceva dai quaderni
d’appunri del fratello i suoi ripetuti tentativi di difesa e di riva-
lutazione della prostituzione. Ciò avrebbe dovuto consigliarle per
lo meno la cautela, per non sollecitare con la sua affermazione
provocatoria addirittura la dimostrazione contraria.

Vi sono alcune possibilità di individuare il preciso momento


dcllînfezione luetica. Il primo — e più improbabile — momento
viene considerato la visita a un bordello di Colonia durante il
semestre invernale del 1864/65. Occorreva senza dubbio la fan-
tasia artistica di un Thomas Mann per pretendere di essere tanto
più informato di quanto ci riferisce in seguito Paul Deussen in
base a vaghe reminiscenze. Miglior fondamento sembrano avere
le dichiarazioni dello stesso Nietzsche, che risalgono però all'epo-
ca del suo ricovero nelle cliniche psichiatriche, quando cioè la sua
coscienza era già ofîuscata, e che quindi sono da prendere con
ogni riserva; secondo queste dichiarazioni, da studente a Lipsia
era stato sottoposto a un trattamento medico specifico. Lange-

I. La catartrafc 9

Eichbaum fornisce una conferma in questo senso m *: ox La con-


ferma più importante è stata quella di un noto specialista ber-
linese di malattie nervose, che contava numerose relazioni per-
sonali. Questi ci comunicò che circa l'infezione sifilitica di Nietz-
sche esistevano informazioni assolutamente autentiche. Nietzsche
contrasse la lue da studente in un bordello di Lipsia. Venne
sottoposto da medici di Lipsia a trattamento antisifilitico. I nomi
di questi medici sono noti (anche Mòbius, che viveva a Lipsia,
doveva conoscerli). Noi pensavamo che alla morte della sorella
di Nietzsche seguisse una pubblicazione da parte di qualche altra
fonte. Ma ciò non è avvenuto ». Anche in seguito i a testimoni »
preferiscono restare nell’anonimato e trasmettere ciò di cui sono
a conoscenza solo tramite terze persone e verbalmente.

E che cosa affermano in fin dei conti queste testimonianze?


Soltanto che Nietzsche studente ricorse allora a cure mediche, ma
non che esistesse in proposito una diagnosi sicura. Rimane aper-
tissima la possibilità che Nietzsche dopo una visita a un bordello
venisse preso dalla paura di potersi essere infettato e che perciò
si recasse da un medico ai finì di una profilassi. Quando il « trat-
tamento» di questo medico non diede risultati, egli si rivolse
a un altro medico, e quando anche a questo non risultò nulla,
Nietzsche, tranquillizzare, desistette da simili passi. Sulla stessa
tradizione dei racconti orali è fondata la dichiarazione che Edgar
Salin rese nel 19591": grazie a un intermediario che gli aveva
riferito le afiermazioni dei professori A. Gessler e C. A. Bernoulli,
«un giorno gli era pervenuta l'importante notizia che uno dei
due [...] aveva scoperto la fonte dell’in.fezione di Nietzsche. Le
tracce risalivano fino al Totengiisslein ** (di Basilea) ». Salin data
l'episodio al 1873. Ma se si pensa allo scrupolo, anzi alla vera e
propria paura con cui Nietzsche tutelava la sua immagine dal
punto di vista esteriore, nell’aspetto ben curato non meno che
nella sua dignità professorale agli occhi della società basileese, il
rischio che avrebbe corso con simili «visite» appare estrema-
mente improbabile. Si poteva essere veduti!

Ma Nietzsche poteva aver avuto la sua esperienza della pro-


stituzione anche all’epoca della Riviera, nelle grandi città come

* I numeri in esponente rimandano all'indice bibliografico che com-


pare a conclusione del presente volume. [N.d.C.]
** Vicolo di dubbia fama della vecchia Basilea.

10 Parte IV. Gli anni della malattia

Genova e Nizza. Con ciò non contrastcrebbero in ogni caso le


sue affermazioni di principio contenute nei quaderni d’appunti.
Se Pinfezione- risalisse realmente al periodo di Lipsia, il decorso
della malattia sarebbe da definire atipico nella sua estensione tem-
porale (20-22 anni dallînfezione fino all’insorgere acuto della pa-
ralisi), il che concorderebbe certo anche col quadro del decorso
ulteriore, giacché 11 anni dalla manifestazione acuta della paralisi
alla morte, che in questo caso venne provocata da unînfiamma-
zione polmonare nel pieno deIPestate, sono a loro volta «ati-
pici », ma in compenso tanto più « tipici» della sua costituzione
generalmente robustissima, ben conservata grazie a un tenore di
vita assolutamente moderato, pressoché ascetico.

Il primo medico e psichiatra a contestare pubblicamente il


quadro patologico affermato da Elisabeth Fòrster-Nietzsche, atti-
randosi così la sua mortale inimicizia, fu lo specialista di ma-
lattie nervose Paul Julius Mòbius, di Lipsia (1853-1907), col
suo ampio studio clinico su Nietzsche pubblicato nel 1902 (se-
conda edizione 1904). Per lui la diagnosi di paralisi progressiva
conseguente a unînfezione luetica è fuori di dubbio. Nel suo
intento, assolutamente legittimo dal punto di vista medico, di
fornire un’anamnesi completa, di delineare la progressione della
malattia dai suoi primi inavvertibili sintomi fino all’inevitabile
esito letale, egli soggiace alla tentazione di ricorrere a un’analisi
delle opere per la quale non era qualificato né dalla sua origine
né dalla sua formazione culturale. Purtroppo il suo esempio ha
fatto scuola e ha ostacolato in seguito la comprensione di Nietz-
sche. In particolare, tutti coloro "che rabbrividiscono al solo leg-
gere titoli come L’Anticrist0 e La volontà di potenza, si aggrap-
pano anche troppo volentieri all’ultima parola di Mòbiusm: « Se
trovate delle perle, non pensate che tutto sia una collana di perle.
Siate diffidenti, perché quest’uomo è un malato di mente», e
con sollievo si sentono esentati dallbbbligo di ogni verifica au-
tonoma e più propriamente filosofica. Ma che proprio nel caso
di Nietzsche si debba affrontare una discussione filosofica, lo
afferma col massimo vigore quello che fino ad oggi è stato l'uni-
co specialista in entrambi i campi, lo psichiatra e filosofo Karl
Jaspers m: «x In primo luogo è vero in senso astratto che il va-
lore di una creazione va giudicato unicamente in base al conte-
nuto di ciò che è stato spiritualmente prodotto: la causalità
sotto il cui influsso viene creato qualcosa, non dice nulla a pr0—

I. La catastrofe 11

posito del valore della creazione. Un discorso non sarà da valu-


tare di più o di meno se si sa che l’oratore è abituato a bere
una bottiglia di vino prima di pronunciarlo per sciogliere le pro-
prie inibizioni. La causalità del divenire naturale cui noi stessi
apparteniamo e che è intimamente incomprensibile, non dice al-
CllfiCllé circa la comprensibilità e il senso e il valore delPevento
spirituale che in esso si produce, bensì solamente in caso di in-
comprensibilità su un piano del tutto diverso —— ove la cono-
scenza arrivi a tanto — può chiarire tale incomprensibilìtà. Ma
questa distinzione astratta non è sufliciente.

Rimane piuttosto, quando un processo morboso o un qual-


che fattore biologico esercita un influsso su un evento spirituale,
da accertare se questo influsso è benefico o distruttivo o indif-
ferente, ovvero se nelle nuove condizioni non prenda una forma
peculiare una data possibilità spirituale, e in tal caso, in quali
direzioni determinabili. A questi interrogativi non è dato rispon-
dere con considerazioni di natura aprioristica, bensì solo empirica-
mente, soprattutto mediante l’osservazione comparativa di sog-
getti malati [...] Tuttavia questo studio degli effetti patologici
non è privo di pericoli per chi lo conduce. Invece di riconoscere
la pura elevatezza dell’opera prodotta, esso può al contrario, se
applicato irresponsabilmente, indurre a oscurare la grandezza di
una creazione e di un uomo. Se nell’opera spirituale qualcosa
possa venir ricondotto alla malattia, è cosa che non risulta mai
unicamente dal senso e dal contenuto dell'opera tramite un pre-
sunto giudizio critico che stabilisca senz’altro che questo o quel-
l'elemento sono patologici. Non è scientifico né corretto dare al
proprio rifiuto del contenuto l'aspetto oggettivo delraccertamento
di dati di fatto psico-patologici ».

L’« osservazione comparativa di soggetti malati» è già stata


sovente tentata, con metodi scientifici e anche con fantasia arti-
stica (ad esempio da Stefan Zweig). Qui possono naturalmente
interessare soltanto i confronti con potenze spirituali in certa
misura paragonabili, ragion per cui viene spesso addetta a con-
fronto la sorte di Holderlin, di van Gogh e di Kleist. Consi-
derato dall’esterno, sussiste Pevidente parallelismo dellbttenebra-
mento spirituale, e nel caso di Kleist, dell’ebbrezza suicida. Ma
i motivi di base divergono in maniera decisiva. Né in Hòlderlin
ne’ in van Gogh troviamo una lesione organica di origine esterna,
come potrebbe essere la lue, e quindi nemmeno la paralisi. Essi

12 Parte IV. Gli anni della malattia

portano con sé per tutta la vita una perturbazione spirituale, non


organica, e le loro opere sono prodotti di fantasia artistica, non
di logica filosofico-deduttiva! È dunque metodicamente inammissi-
bile awalersi nello stesso modo delle rispettive opere per uno
studio degli effetti patologici della malattia.

La massima afinità con Hiilderlin e con van Gogh si riscon-


tra per Nietzsche nello Zarathustra, dove egli impiega mezzi poe-
tici, e quindi non fa stupire che la letteratura che studia tali ef-
fetti si riallacci per lo più a quest’opera e soprattutto attacchi
la IV parte come già « paralitica » (così con grande nettezza Max
Kesselring m). La cosa ha inizio già con MiSbius. Ueffettiva ec-
cezionalità dello « Zarathustra IV» è tuttavia dimostrabile dal
solo punto di vista biografico e da quello dell'analisi formale,
senza dover far ricorso agli stadi iniziali della paralisi, cosi come
del resto esiste il pericolo di facili manipolazioni interpretative che
squalificano come « discendenti dalla paralisi» tutti quegli ele-
menti dell'opera che in realtà si dovrebbe essere in grado di con-
futare filosoficamente. In proposito Iaspers dice”: «Per una
comprensione filosoficamente rilevante di Nietzsche le categorie
mediche entrano in gioco solo quando sono indubitabili: queste
diagnosi non lo sono, ad eccezione del fatto che la malattia psi-
chica finale era quasi certamente una paralisi». «Quari certa-
mente »: ci rimane un che di irrisolto su cui riflettere! L’altro
e non minore pericolo è quello di attribuire alla malattia anche
nel campo biografico, in base a quanto sappiamo della fine di
Nietzsche, più di quanto non sia lecito attribuirlc.

Segni premonitori.

Eppure non è nemmeno lecito prescindere completamente da


questa malattia. Proprio il cauto Iaspers ammonisce a proposito
dell’opera che occorre chiedersi « quali eventuali difetti [...] va-
dano posti in relazione con la malattia, e quali siano eventual-
mente da attendersi data la natura di questa malattia (in que-
sto caso la risposta è atta a salvare la purezza dell’opera, perché
si apre una strada per distinguere i difetti estranei a questa es-
senza spirituale dai lati problematici insiti in questo moto spiri-
tuale in quanto tale)», ed egli invita, come « condizione per un
corretto studio di Nietzsche », ad aver sempre presenti come pro-

I. La catastrofe 13

blemi le questioni che nel complesso rimangono ancora aperte.

Una « conoscenza empirica » quale è richiesta da Jaspers sem-


bra raggiungibile per l'appunto nel campo biografico, ma le fonti
attendibili in proposito sono quanto mai esigue. In sostanza non
significa molto che Resa von Schirnhofer, Meta von Salis e lo
stesso Julius Kaftan ci attestino che addirittura fino all’estate del
1888 essi non riuscissero a cogliere alcunché di «perturbare»
nel comportamento di Nietzsche. Essi avevano conosciuto Nietz-
sche solo in quegli ultimi anni, e quindi non avevano possibilità
di confronto. E nemmeno ha importanza, data la sua natura su-
perficiale, la conoscenza che Kaftan aveva fatto di Nietzsche in
precedenza a Basilea.

Nel comportamento di Nietzsche, nel suo tenore di vita come


riflesso sul mondo circostante, si è modificato qualcosa rispetto al
periodo di Basilea, soprattutto negli ultimi anni? A questa do-
manda decisiva sono in grado di rispondere solo poche persone.
Tra queste, Overbeck in prima linea, ma egli si mantiene in un
contatto così ininterrotto da non accorgersi dei mutamenti, cosi
come i genitori non notano la crescita dei loro figli quando li
hanno tutti i giorni accanto. Soltanto alla fine di dicembre del
1888 Overbeck venne allarmato dal singolare comportamento del-
l'amico nella questione degli editori e quando annunciò un suo
manifesto politico, dunque Pabbandono della filosofia.

Un altro testimone importante potrebbe essere Kòselitz. Ma


proprio lui seguì i mutamenti di Nietzsche in una misura tale da
rendergli impossibile ogni posizione critica, da osservatore distac-
cato. Egli non riconobbe nemmeno l’inequivocabile follia. Al bi-
glietto che Nietzsche gli aveva inviato il 4 gennaio 1889, che
suonava: « Cantami un nuovo inno: il mondo è trasfigurato e
tutti i cieli esultano. II Crocifisso », egli risponde: <4 Grandi cose
devono accadere in Lei in questo momento! II Suo entusiasmo,
la Sua salute [...] debbono scuotere anche i più infermi; Lei è
una sanità contagiosa; Pepidenria che Lei un tempo ha augurato
alla salute, l’epidemia della Sua salute non può più farsi atten-
dere ». Occorrerà tener presente questa scarsa facoltà di giudizio
di Kòselitz in occasione delle successive importanti decisioni. Over-
beck commise un inconcepibile errore di valutazione coltivando
cosi intensi rapporti con Kòselitz.

Richard e Cosima Wagner già dopo il 1876, soprattutto dopo


Umano, troppo umano (1878), avevano parlato con grande sicu-

14 Parte IV. Gli anni della malattia


rezza di una frattura nella personalità di Nietzsche. Ma qui le
cose hanno un tale colorito personale che è dificile fondare una
«x prova » sulle loro testimonianze, anche se queste non sono com-
pletamente da respingere. Wagner era un raro conoscitore d'uo-
mini, ma anche un temperamento dispotico, che esigeva una sor-
tomissione assoluta, quale Nietzsche non poteva offrire senza di-
ventare perciò « malato ».

Da anni Malwida von Meysenbug non aveva più contatti


personali con Nietzsche. Conosceva soltanto le sue lettere e le sue
opere, circa le quali anch'essa, dopo Umano, troppo umano, era
sempre più perplessa. La brutale rottura provocata da Nietzsche
nell’autunno del 1888 tradisce un misconoscimento del loro rap-
porto umano e della sua capacità di resistenza (come un anno
prima nei rapporti con Rohde), come pure un generale pertur-
bamento del senso della realtà. Il comportamento di Nietzsche è
eccessivo. In questo caso si può ben dire: «così non agisce una
persona ‘normale’ ». Lo stesso si può afìermare nei casi di
Biilow e di Fritzsch. Ma qui ci troviamo già, negli ultimi mesi,
davanti all’evidente scatenarsi della malattia. Soltanto due vec-
chi, fedeli amici colgono presaghi, prima (anche se non di molto)
del periodo decisivo, il perturbamento nei rapporti di Nietzsche
col mondo esterno: nel giugno del 1886 Erwin Rohde e intorno
al 1" settembre 1887 Paul Deussen.

Esteriormente, le loro impressioni sembrano contrastanti.


Rohde avverte «unîndescrivibile atmosfera di estraneità [...]
come se venisse da un paese disabitato »"", e Deussen è sor-
preso «dalle trasformazioni [...] che erano avvenute in lui».
«Non era più il portamento fiero, il passo elastico, la parola
fluente di un tempo. Egli pareva trascinarsi a fatica, pencolante
da un lato, il suo discorrere era spesso pesante e inceppato [...].
Ci condusse poi nei suoi luoghi favoriti. Ricordo con particolare
vivezza un campo erboso in prossimità di uno strapiombo, alto
al di sopra di un torrente che si precipitava nell'abisso. ‘ Qui,
disse, amo sdraiarmi, ed è qui che mi vengono i pensieri mi-
gliori ’ [...]. Nel pomeriggio partimmo, e Nietzsche ci accompa-
gnò fino al prossimo villaggio, un'ora più a valle [...]. Quando
prendemmo congedo, aveva le lacrime agli occhi >>7’. Entrambi
notano una fondamentale modificazione nel carattere di Nietzsche,
Rohde un’estraneità che nessun ponte può più valicare, Deussen
una « eccessiva preoccupazione e sollecitudine, che in precedenza

I. La catastrofe 15

non era del carattere di Nietzsche e che mi apparve caratteristica


delle sue attuali condizioni»: cose entrambe che comunque non
attestavano un equilibrato rapporto con la realtà. È qui all’opera
un qualche elemento perturbatore. La « eccessiva sollecitudine »
nei confronti di Deussen — in contrasto con Rohde — può es-
sere stata provocata anche dalla «piccola » moglie di Deussen,
assai più giovane di lui, che Nietzsche descrive addirittura alla
madre il 4 settembre 1887 u‘, con l'osservazione « alquanto ebrai-
ca », il che, dopo le settimane da poco trascorse insieme a Helen
Zimmern, non ha senso « spregiativo ». Nella lettera che invia a
Paul Deussen il 16 novembre 1887, Nietzsche aggiunge un
poscritto: « Un saluto cordiale alla piccola valorosa compagna! ».

Deussen nota un'altra profonda difierenza col precedente


tenore di vita di Nietzsche, rigido e ordinato: « Mi condusse in
una casa o, come diceva lui, nella sua caverna. Era una semplice
camera in una casa di contadini [...]. L'arredamento era il più
semplice immaginabile. Da una parte stavano i suoi libri, quasi
tutti a me ben noti dai tempi andati, poi un tavolo rustico con
una tazza da caffè, bucce d’uova, manoscritti, oggetti di toilette
in variopinte confusione, la quale continuava con un cavastivali
con uno stivale infilato, fino al letto ancora da fare. Tutto fa-
ceva pensare a un servizio trascurato e a un ospite paziente, che
si adattava a tutto >>. Quale differenza con i tempi di Basilea,
dove Nietzsche voleva presentarsi per assumere la cattedra por-
tando con sé un domestico personale, e dove era noto per il suo
aspetto curato! Ma anche qui Panno successivo doveva compiersi
un'altra trasformazione, nel senso di un regresso agli anni di
Basilea, anche se ora non senza una penosa sfumatura di esal-
tazione e di forzatura: egli si compiace delle «attenzioni che
usa a se stesso », come scrive alla madre.

Anche la mania della solitudine e dell’isolamento, che è la


sua continua infatuazione — di tipo masochistico, perché nulla egli
sopporta peggio dell’effettiva solitudine, Nietzsche ne soffri sem-
pre spaventosamente, non bisogna dimenticarlo! — non è certo
un segno di equilibrio spirituale. Indubbiamente questo equilibrio
venne turbato o quanto meno minacciato da fatalità di carattere
biografico, tra le quali è da annoverare la straordinaria passio-
nalità propria di Nietzsche, che non dovette essere una conse-
guenza della paralisi, giacché è una caratteristica innata alla sua
natura: un giovane meno passionale di lui non avrebbe potuto

16 Parte IV. Gli anni della malattia

comporre la Sinfonia di Ermartarico! Ma la trasformazione os-


servata con stupore dai due attenti amici attesta una perturba-
zione nel rapporto con la realtà circostante che neHa sua imponen-
za non si può spiegare con la sola passionalità. Se Pîndagine me-
dica disponga a questo scopo di una suflìciente scotta di osser-
vazioni comparative, e se in base a una « conoscenza empirica »
qual è quella richiesta da Iaspers, sia in grado di constatare con
sicurezza queste modificazioni del comportamento, attribuendole
soltanto alla paralisi che andava progredendo, è cosa che deve
e può decidere soltanto la psichiatria, senza perciò ricorrere a
interpretazioni filosofiche dell'opera di Nietzsche, che sono sem-
pre problematiche. L’0pera è da attaccare, ed è attaccabile, con
altre categorie, ad esempio in base allhnilateralità delle sue pre-
messe.

Accanto a questa generica perturbazione del rapporto con la


realtà esterna verso la fine degli anni ottanta, si accumulano poi
i casi acuti di oifuscamento del senso della realtà e della pro-
pria autonoma identità nei mesi che precedettero immediatamen-
te la catastrofe, in successione sempre più serrata. Non è da
sottovalutare Pimportanza del fatto che il pensiero filosofico di
Nietzsche termina definitivamente con PAntìCristo il 30 settem-
bre 1888. Valutando in modo totalmente errato i rapporti di
grandezza e dîmportanza egli vuole inaugurare da questa data
una nuova cronologia, e ha così inizio, ma solo per lui, un'era
«nuova», uno stato di coscienza nuovo, radicalmente mutato.
La parte forse più importante della sua filosofia, la critica della
conoscenza, appare totalmente dimenticata; non si parla più di
critica della cultura e della morale, rimane solo qualche vaga remi-
nîscenza del mondo dello Zarathustra, e precisamente il suo con-
tenuto lirico rivive in alcune poesie mentre né il « superuomo »
né l’« eterno ritorno » vengono più ricordati. Dopo aver fatto
piazza pulita, come credeva, del cristianesimo paolino come tra-
sposizione del platonismo e struttura di potere sacerdotale giu-
daica, Nietzsche crede di aver portato a compimento la sua prin-
cipale missione filosofica. Tutto il resto, ogni « trasvalutazione di
tutti i valori» ne discende ora per necessità naturale, ed egli non
ha più altro compito che quello di vegliare sulla divulgazione di
quest’ultima sua « scoperta ». Con lui e con la data del 30 set-
tembre 1888 la filosofia è finita in senso assoluto. «Tutto è
compiuto », scrive già il 18 dicembre a Carl Fuchs. Questo di-

I. In catastrofe 17

stacco dalla propria opera era singolarmente aflìorato anche in


passato, in qualche sprazzo occasionale, ad esempio il 18 lu-
glio 1888, quando, scrivendo a Carl Fuchs, da una parte afferma
con orgoglio: « Io ho dato agli uomini il libro più profondo che
posseggano, il mio Zarathustra » (frase che ripete più volte an-
che agli altri corrispondenti) e d'altra parte, appena poche ri-
ghe più sotto, aggiunge: <4 Da allora non faccio in realtà che il
pagliaccio, per poter dominare una insopportabile tensione e vulne-
rabilità », idea questa, vale a dire quella di essere il « pagliaccio
del millennio », che lo perseguiterà fino a tutto il periodo della
catastrofe e al crollo psichico.

Con maggiore precisione si può cogliere Pestraniamento dal-


l'ultima opera pubblicata, la Genealogia della morale, nella lettera
a Meta von Salis del 22 agosto 1888: « Il primo sguardo get-
tato nel libro mi ha procurato una sorpresa: ho scoperto una
lunga prefazione [...] di cui avevo dimenticato l'esistenza — — —
in sostanza conservo nella memoria soltanto i titoli delle tre dis-
sertazioni: il resto, vale a dire il contenuto, era andato a farsi
benedire. Ciò è la conseguenza di una grandissima attività intel-
lettuale [...] che aveva per così dire eretto un muro fra me e
quel libro [...]. In quel periodo dovevo trovarmi in una condi-
zione di ispirazione quasi ininterrotta, tanto questo scritto scor-
re via come la cosa più naturale del mondo [...]. Lo stile è vee-
mente ed emozionante, ma nondimeno pieno di finesxes: e fles-
sibile e colorito, una prosa quale fino ad allora non avevo mai
scritto ». Un ulteriore, decisivo passo su questa strada Nietzsche
lo compie il 9 dicembre 1889, quando confida a Kòselitz: «Da
alcuni giorni sfoglie nella mia letteratura, alla cui altezza mi sento
ora, per la prima volta [...]. Ho fatto tutto molto bene, senza
mai averne un’idea [...] diavolo, che ricchezza di contenuto!
— Sulla terza e la quarta Inattuale leggerà in Ecce boma una
scoperta da farLe rizzare i capelli — come è accaduto anche
a me. Ambedue parlano solo di me, anticipand0*——-—La
psicologia di quei due libri non riguardava né Wagner né Scho-
penhauer———Li ho capiti appena 14 giorni fa ». Il rin-
vio all’Ecce homo è da prendere quanto mai sul serio. Per quan-
to preziosi e istruttivi siano i dati relativi alla biografia e alla
storia delle opere contenuti in questo scritto, Pìnterpretazione

* In italiano nel testo.

18 Parte IV. Gli anni della malattia

che vi troviamo delle singole opere è da prendere con la mas-


sima cautela! Il Nietzsche che scrive Ecce boma non è più quello
che ha scritto una data opera filosofica, ora le si pone davanti
come un estraneo, la «x interpreta », crede addirittura di compren-
derla soltanto adesso, di farsene un’idea solo ora. Di non es-
sere più lo stesso, egli dà la prova senza esitare firmando la let-
tera: « La saluta la Fenice ». Cominciando così gli pseudonimi
mistificanti, che continuano con « il mostro» (18 dicembre a
Carl Fuchs), e che poi nellbttenebramento si impossessano total-
mente di lui. Dopo la filosofia, Nietzsche perde ora anche la sua
identità, e appena due settimane più tardi, il 31 dicembre 1888
(a Kòselitz), non ricorda più il proprio indirizzo: « supponiamo
che per il momento possa essere il Palazzo del Quirinale ». Torino,
da dove aveva preso 1’avvio la giovane monarchia italiana, e
Roma, dove regna in quel momento, si confondono davanti allo
sguardo turbato di Nietzsche, che crede di poter compiere lo
stesso cammino. In seguito Nietzsche si vede come Porganizza-
tore di un congresso di potentati europei, che vuole convocare
per l’8 gennaio 1889 a Roma, il cuore dell’« Imperium Roma-
num ». AlPuopo ha preparato appositi inviti, ad esempio a Um-
berto II re d’Italia, al segretario di Stato papale Mariani e alla
« dinastia di Baden » l”.

Ciò che rimane per il momento è l'elemento poetico e quel-


lo musicale. Ma nemmeno la poesia resiste a lungo, e Nietzsche
è ridotto a riallacciarsì a una fase precedente, in modo parago-
nabile alla fase finale delle sue composizioni musicali, quando a
questo impulso creativo era venuto a sovrapporsi quello filoso-
fico. Anche la vena poetica era stata sussunta nelle sue precise
finalità filosofiche, ad esempio gli « Idilli di Messina», nati
inizialmente, nel 1882, come poesie a se stanti, divenuti poi
le « Canzoni del principe Vogelfrei » in appendice alla Gaia
scienza, ma particolarmente le creazioni della fantasia poetica
che sostengono la struttura formale nello Zarathustra, specie nel-
la IV parte. Ora che Nietzsche ha voltato le spalle alla terra
della filosofia, torna a recuperare parte del suo bagaglio poetico,
le tre poesie dello « Zarathustra IV»: il Canto della melanco-
nìa, le Figlie del deserto e il Canto del vecchio mago (Wagnern,
che diventa un << Lamento di Arianna». Qui non cambia sol-
tanto il titolo o il cantore che lo intona, ma avviene anche una
singolare metamorfosi dei valori. Nello «Zarathustra IV» Za-

I. La catastrofe 19

rathustra ascolta il canto lamentoso del vecchio mago con cre-


scente repulsione, finché lo interrompe bruscamente: «Ma a
questo punto Zarathustra non poté più trattenersi, prese il
bastone e percosse con tutte le forze colui che gemeva. ‘ Falla
finita! gli gridava con risa di collera, o commediante! Falsario!
Mentitore fin dentro Panima! Io ti conosco bene! ». E ora,
alla fine del 1888, tutto ciò va preso in tutta serietà come un
profondo, autentico autoritratto spirituale!

Nietzsche integra le tre poesie estratte dalla IV parte del-


lo Zarathustra con altre composizioni: << Ultima volontà », «Tra
uccelli da rapina », «Il fuoco del faro » e «Il sole declina»,
tutte composte nel <4 tono di Zarathustra », e le raccoglie in ac-
curate trascrizioni. Che «Gloria ed eternità» appartenga al
manoscritto delPEcce homo , e <4 Sulla povertà di chi è più ric-
co» a quello di Nielzrcbe contra Wagner, è cosa che rimane
senza importanza dal punto di vista biografico, perché anche
queste poesie appartengono per afiinità di stile e di genere a
quelli che Nietzsche chiama più volte «i canti di Zarathustra »
e che fin dalla prima edizione figurano tra le sue opere col ti-
tolo di Ditirambi di Dioniso. Con queste poesie anche la vena
poetica si spegne definitivamente negli ultimi giorni di dicem-
bre del 1888: Ecce homo, in certa misura Nietzsche contra
Wagner, il Promemoria e questi Ditirambi rimangono stretta-
mente interconnessi, in quanto opere post-filosofiche di Nietzsche.
Ecce boma come prosa, i Ditirambi come poesie, sono il tenta-
tivo di un autoritratto spirituale e con ciò si sottraggono all’in-
terpretazione filosofica.

Adesso, con questi «canti di Zarathustra», Nietzsche si


pone sul terreno su cui appare possibile il confronto con Hòlder-
lin. Ma se questo confronto sia fecondo, diventa dubbio nel mo-
mento in cui si ricercano i sintomi della paralisi in questi pro-
dotti della fantasia di Nietzsche, cosa da escludere a priori per
Holderlin data la natura del suo male. Tenuto conto di questa
differenza, le cose scritte da Nietzsche a partire dalPEcce boma,
dai primi di ottobre del 1888, sono sicuramente più aperte alla
problematica psicologica e psichiatrica di un giudizio sulla ri-
levanza delle opere anteriori alP/lnticristo.

A ciò si aggiunge un altro fenomeno preoccupante. Nietzsche


perde, inizialmente a tratti, poi, dopo il crollo psichico, total-
mente, il controllo delle proprie reazioni sentimentali. Soprat-

20 Parte IV. Gli anni della malattia

tutto la sua ipersensibilità alla musica, che era sempre stata


grande e che fin dal 1876 lo aveva costretto ad astenersi dalla
musica di Wagner, subisce trasformazioni sorprendenti. Non è
soltanto il genere diverso di musica dal quale ora si sente at-
tratto (l’operetta spagnola, nemmeno più la Carmen), bensì an-
che Pintensità dell'esperienza e la mancanza di inibizioni nel-
Pesprimerla. Il 2 dicembre 1888 riferisce a Koselitz: «Appena
tornato da un grande concerto, che è in fondo la massima im-
pressione concertistica della mia vita — il mio viso faceva con-
tinue smorfie per venire a capo del suo estremo diletto, com-
presa, per 10 minuti, la smorfia delle lacrime [...]. In fondo era
la lezione dellbperetta trasferita alla musica [...]. Erano tutte
cose di una raffinatezza estrema, e invano cerco un entusiasmo
più intelligente. Non una sola concessione al gusto mediocre.
— All’inizio Pouverture dell’Egmom‘ [...]. Poi la Marcia un-
gherese di Schubert, magnificamente adattata e strumentata da
Liszt [...]. Poi qualcosa solo per archi: dopo la quarta battuta
ero in lacrime. Una ispirazione assolutamente celestiale e pro-
fonda, di chi? di un musicista morto nel 1870 a Torino, Ros-
saro * — Le giuro, musica di primissimo ordine, di una bontà
di forma e di cuore, che modifica tutta la mia concezione del-
l'Italiano. Neppure un attimo di sentimentalismo — non so più
che cosa siano ‘grandi’ nomi—-——forse le cose migliori
restano sconosciute. — Seguiva: ouverture di Sa/euntala [...].
Per tutti i diavoli, questo Goldmark! Non lo avrei ritenuto
capace di tanto. Questa ouverture è costruita cento volte meglio
di qualunque cosa di Wagner e, psicologicamente, così insidio-
sa, così raffinata, che bo ricominciato a respirare l’aria di Pa-
rigi. Curioso: la ' volgarità ’ musicale ne è talmente assente, che
Pouverture del Tannbzîurer mi sembrava unbscenità a paragone.
La strumentazione riflettuta e calcolata a fondo, vera fili-
grana ** —.

E ora di nuovo un pezzo per soli archi: Canto cipria di

* Errore di Nietzsche. Carlo Rossaro, nato il 20 settembre 1827,


morì a Torino il 7 febbraio 1878. Era pianista e compositore di brani
gradevoli, apprezzati soprattutto a Torino, era una vera e propria «cele-
brità loclÈlclmGoldm k

** a: ar 18 maggio 1830-2 gennaio 1915. L’Ou rture


Sakuntala, op. 13, del’1865, fu il suo primo successo. ve

I. La catastrofe 21

Vilback *, ancora una volta Pestremo della delicatezza nell’inven-


zione e nell’efietto tonale, ancora una volta successo immenso e
da capo, sebbene il pezzo fosse lungo —. Alla fine: Patria!
ouverture di Bizet. Ah, se noi siamo colti! Aveva 35 anni,
quando scrisse questa opera, una lunga opera, molto dramma-
tica: Lei dovrebbe sentire come quel piccolo uomo diventa
er0ic0———». Alla smorfia delle lacrime se ne aifiancava
un’altra, esteriormente opposta, ma intimamente alfine: a pro-
posito del Crepuscolo degli idoli egli scrive il 26 novembre 1888
a Koselitz: «Nella mia ‘ attualità ’, piena in fondo di allegria
e cattiveria, Lei troverebbe ispirazione per l"operetta’ forse
più che in qualsiasi altra situazione [Kiiselitz si stava cimen-
tando in quel periodo con unbperetta]: io faccio tante buffo-
nate con me stesso e ho tali ispirazioni private da pagliaccio,
che mi capita di gbignare mezz’ore intere per la strada, non sa-
prei trovare un'altra parola. Giorni fa mi venne in mente di
presentare, in un passo decisivo di Ecce boma, Malwida come
Kumlry, che ride————Per quattro giorni interi non sono
stato in grado di dare al mio viso Pespressione della serietà
composta. — In uno stato simile, io penso, uno è maturo per
essere il ‘ redentore del mondo ’? ».

Anche qui la parete che protegge lo spirito ardente dal pre-


cipizio è divenuta già più sottile e trasparente.

Gli ultimi giorni a Torino.

I giorni successivi al Natale e soprattutto al Capodanno erano


sempre stati per Nietzsche un periodo critico, accompagnato da
gravi crisi con deliqui e attacchi del suo male che si prolungavano
per più giorni. Non fu dunque un caso che nei primi giorni di
gennaio del 1889 egli soggiacesse alla crisi da cui non gli fu
più dato di risollevarsi.

Gli eventi di questi giorni danno l’impressione del passaggio


dalla luce del giorno alla notte. Nel crepuscolo che rapidamente
discende, gli oggetti del mondo circostante si fanno sempre più

* Alphonsc Charles Renaud de Vilback, 3 giugno 1829 (Montpellier) -


19 marzo 1884 (Parigi), pnmo vincitore del Prix de Rome nel 1844
(4 anni di soggiorno a Roma), poi organista a Parigi.

22 Parte IV. Gli anni della malattia

nebulosi, ridotti a puri contorni, finché non vengono totalmen-


te sommersi dalle immagini della fantasia. Vivacî visioni fan-
tastiche vengono inizialmente a sovrapporsi a ricordi quanto
mai reali, che sopravvivono in forma di brandelli e di immagini
distorte e sempre più irriconoscìbili, finché sia la realtà, sia le
visioni fantastiche si spengono in un processo che portò irresi-
stibilmente al totale ottenebramento spirituale.

Pochissimi cenni possediamo in realtà su quanto avvenne nei


pochi giorni in cui il crepuscolo si trasformò in tenebra com-
pleta, sul modo e sui tempi in cui si compì questo trapasso: an-
zitutto i cosiddetti «biglietti» e «lettere. della follia», scritti
per lo più nei giorni 3-6 gennaio, e le notizie che il padrone di
casa di Nietzsche, Davide Fino, e la sua famiglia fornirono al—
l’amico Overbeck precipitatosi a Torino a catastrofe avvenuta,
e che questo amico dal delicato sentire confido solo in parte,
nel suo stile riservato, alle sue Menmrie. Che la scena da lui
trovata fosse assai più terribile di quanto egli la descriva, è
cosa da lui confessata a Carl Albrecht Bernoullis". Ma non oc-
corre alcuna informazione dettagliata circa i segni esteriori e
le crisi che accompagnarono il repentino cedimento di uno spi-
rito che fin quasi agli ultimi giorni aveva sfidato, quasi rocca
salda e imprendibile, il sotterraneo lavorio della malattia, e
l'aveva sfidata nell’atto stesso in cui crollava. Le «lettere della
follia » di queste tre-quattro giornate rivelano con sconcertante
chiarezza, malgrado il loro inquietante riflettersi in visioni ir-
reali, il fondo reale della preoccupazione che ossessionò Nietz-
sche fino al pieno ottenebramento. Si tratta del destino del-
PEuropa, non più semplicemente il suo avvenire culturale, ma
quello politico, se fosse venuto a dipendere dalla dinastia
Hohenzollern e dai suoi vassalli. Nietzsche non approvava l'ade-
sione dell’Italia alla Triplice Alleanza, avvenuta nel 1882. La cosa
ha inizio con la frase finale, scritta ancora in piena lucidità, della
prefazione a Nietzsche contra Wagner, datata «Natale 1888 x»:
« E avrei forse anche da dire una parola all'orecchio dei signori

Italiani, che amo tanto quanto———— Quourque tandem, Crispi


— — — Triple allìance: con il ‘ Reich ’ un popolo intelligente po-
trà fare soltanto una mésalliance-———— ». Con la sua citazione

dalla I Catilìnaria di Cicerone e col nome da lui fatto, Nietzsche


prende di mira con grande precisione la fatale politica del radicale
di sinistra F. Crispi (1819-1901), che fu Primo Ministro italiano

I. La catastrofe 23

a partire dal 1887 (fino al 1891, e poi ancora dal 1893 al 1896)
ed era un fautore di questa alleanza, che sembrava lasciargli
mano libera per la politica coloniale italiana in Africa (Abissi-
nia!). A queste frasi si riallaccia quello che certamente è uno dei
primi « biglietti della follia », quello a Meta von Salis del 3 gen-
naio 1889: « Il mondo è trasfigurato, perché Iddio è sulla ter-
ra. Non vede come tutti i cieli esultano? Ho appena preso pos-
sesso del mio regno, getterò il papa in prigione e farò fucilate
Guglielmo, Bismarck e Stoecker », e questo rimane un pensiero
fisso fino alla decisiva lettera a Jacob Burckhardt del 5 gen-
naio: « Domani verrà mio figlio Umberto con Pavvenente Mar-
gherita, che però riceverò semplicemente in maniche di cami-
cia »*. Anche qui non è lecito trascurare il semplice epiteto
esornativo che ci mostra come di passaggio la sensibilità di
Nietzsche al fascino femminile, questa volta a quello della
regina Margherita. Anche a Bismarck egli ripete: «Guglielmo,
Bismarck e tutti gli antisemiti tolti di mezzo». Ma Nietzsche
abbozza anche lettere indirizzate direttamente all’imperatore Gu-
glielmo e a Bismarck, per accompagnare l'invio del primo esem-
plare di Ecce homo, « col quale si preannuncia la prossimità di
eventi immani ». E firma: « L’Anticristo/ Friedrich Nietzsche/
Fromentin ».

Cosa significa questa autoidentificazione con Fromentin?


Nietzsche conosceva l’opera, vale a dire il romanzo autobiogra-
fico Dominique pubblicato nel 1863 dal pittore e scrittore
francese Eugène Fromentin (1820-76), e nelfestate del 1888
lo aveva segnalato a Meta von Salis. Anche questa citazione ri-
veste una grande importanza.

Nel dissolversi delle sue facoltà intellettuali Nietzsche non


perde soltanto il controllo della realtà, della propria identità e
dei suoi sentimenti, ma si lascia anche sfuggire i segreti più ge-
losamente custoditi. Nel suo romanzo, scritto con grande acu-
me psicologico, Fromentin descrive il suo infelice amore per
una donna sposata, strappatagli dalla morte quando egli aveva
24 anni. Nietzsche aveva sofferto per una analoga tragedia. È
vero che la sua amata non gli era stata sottratta dalla morte,
essa era divenuta la sposa devota del paterno amico, ed era
ancora viva, però — cosa anche peggiore — aveva pronunciato

* Citato integralmente in Schlechta‘ (pp. 1351 sgg.).

24 Parte IV. Gli anni della malattia


una specie di anatema contro di lui. «Chi, all’infuori di me,
sa che cos’è Arianna! », leggiamo ancora nelPEcce homo, subito
dopo la citazione del «canto notturno » della II parte dello
Zarathustra, quel canto che egli qui chiama « il lamento immorta-
le di essere condannato, per sovrabbondanza di luce e potenza,
per la propria natura solare, a non amare»: «È notte: ora
parlano più forte tutte le fontane zampillanti. E anche Panima
mia è una zampillante fontana. È notte: solo ora si destano
tutti i canti degli amanti». Nella notte che ora è sopravvenuta
la sua anima prende a parlare ad alta voce, ed egli svela il
segreto di Arianna: alla signora Cosima Wagner sono indiriz-
zati in questi primi giorni di gennaio 1889 tre manifesti. In
uno di questi si legge: «Arianna, ti amo». Ma non solo a
lei egli svela il suo opprimente segreto, ma anche in due let-
tere indirizzate all’unica persona vivente cui riconosce un posto
accanto a lei e al di sopra di se stesso, Jacob Burckhardt. Il
4 gennaio gli scrive: « Ora Lei è — tu sei — il nostro grande
grandissimo maestro; giacché io, insieme ad Arianna, debbo
solo essere l’aure0 equilibrio di tutte le cose, abbiamo sempre
chi è al di sopra di noi [...] Dioniso», e il 5 gennaio: «Il
resto per la signora Cosima———Arianna———Di quan-
do in quando si fa della magia——-— ». Quasi nell’ultim’0ra,
ancora in possesso della propria coscienza, seppure perturbare,
egli la invoca. Ma si faccia attenzione: la citazione delPEcce
homo suona «che cosa è Arianna», non «chi è Arianna»!
Arianna non è soltanto questa data signora Cosima, è tutto
un mondo spirituale, o quanto meno culturale, un contenuto
di vita, è un « canone ». Ma nella stessa lettera a Burckhardt
si rivela anche il duplice rapporto con la «donna», «amor
cortese >> e « volgare» si trovano nuovamente affiancati.

Nel mese di novembre era stato celebrato a Parigi un pro-


cesso contro un omicida, al quale i giornali avevano dedicato lar-
go spazio. Nietzsche doveva aver letto con attenzione i reso-
conti nei giornali francesi che trovava nelle sue trattorie. Si
trattava di un certo Prado (probabilmente uno pseudonimo)
che viveva a Parigi con una ragaua. Incriminato per un furto,
al processo risultò anche che due anni e mezzo prima aveva
assassinato una prostituta. Per questo motivo venne condannato
a morte il 14 novembre. Così duramente venne punito un de-
litto contro una prostituta! Ciò corrispondeva all’atteggiamen-

I. La catastrofe 25

to di Nietzsche, che aveva più volte reclamato la protezione e


la rivalutazione della prostituzione. Contemporaneamente si ten-
ne in Algeria un altro processo. Lo studente Henri Chambige
era Pamante di una certa madame Grille, inglese di nascita, che
risiedeva a Costantina in Algeria. Il 25 gennaio 1888 Chambige
aveva ucciso la donna nella sua villa dopo una violenta scenata,
e si era ferito gravemente. Forse Nietzsche vedeva questa tra-
gedia simile a quella di Carmen e Don José nell’opera? Già
nell’inverno 1881-82, nelle note apposte alla sua riduzione per
pianoforte della Carmen di Bizet, aveva così commentato la
catastrofe tragica: « Vera e propria musica tragica a partire da
questo punto », e gli estremi aneliti di Don José e di Carmen
con « Tutto molto bene », mettendo soprattutto in rilievo i forti
accenti musicali con appositi segni. Il « vero » Don José, Henri
Chambige, venne condannato l’1l novembre 1888 dalle assise
di Costantina a 7 anni di lavori forzati. E ora, nella follia,
Nietzsche si identifica anche con questi due criminali: «Non
dia troppo peso al caso Prado. Io sono Prado, sono anche
Prado, oso dire di essere anche Lesseps *. Ai miei parigini, che
amo [Nietzsche non era mai stato a Parigi! ], ho voluto dare un
nuovo concetto, quello di un criminale rispettabile. Io sono
anche Chambige — anche lui un criminale rispettabile ». Que-
sta è secondo Nietzsche la prima delle sue «due brutte bat-
tute di spirito », con le quali vuol dare a Burckhardt un’idea
«di quanto io possa essere innocuo». Al di là di questa mi-
nimizzazione, rimane da chiedersi se questa identificazione col
« criminale rispettabile » non possa essere un'eco di Dostoevskij?

Dopo la conclusione dell'Ente homo, dunque a partire dalla


metà di novembre del 1888, la capacità di esperienze vitali in
Nietzsche appare quanto mai sensibile alle forti impressioni,
come si è già visto ad esempio nelle incontrollate reazioni alla
musica, e ora a questi due processi criminali; si aggiunsero poi
altri tre avvenimenti a Torino che si impressero profondamente
nel suo animo, sicché nella fase di transizione alla follia essi tor-
narono alla superficie. Cosi essi si riflettono nella lettera a
Burckhardt: «Quesfautunno, vestito il più leggero possibile,

* Costruttore del Canale di Suez, che la Convenzione di Costantino-


poli del 29 ottobre 1888 aveva portato alla ribalta dell'interesse generale,
e quindi anche di Nietzsche.

26 Parte IV. Gli anni della malattia

sono stato due volte presente alle mie esequie, la prima come
Conte Robilant (— ma no, quello è mio figlio, in quanto io
sono Carlo Alberto)». Il fatto cui qui si allude era stato og-
getto di una precedente comunicazione a Overbeck, il 13 novem-
bre: « In questi giorni abbiamo avuto la cupa pompa di un
grande funerale, cui tutta l’Italia ha preso parte: il Conte Ro-
bilant, il tipo più venerato di nobiltà piemontese, del resto figlio
naturale del re Carlo Alberto, come qui si sa. In lui l’Italia
ha perduto un Primo Ministro che non sarà facile sostituire ».
E il 16 dicembre a Kòselitz: «È morto poco tempo fa il
Principe di Carignano: avremo delle grandi esequie ». Da que-
ste lettere emerge una calda simpatia per la giovane casa reale
italiana dei Savoia, che umanamente appare essergli più vici-
na della « Casa di Hohenzollern ». Dal suo giudizio di condan-
na in blocco egli escludeva soltanto Federico III, col quale era
entrato, sia pure indirettamente, in un rapporto « personale»
prendendo parte alle sue sorti e rimanendo fortemente impres-
sionato dalla sua morte, avvenuta il 15 giugno. E venne al-
tresì ad aggiungersi una terza morte a Torino: il 18 ottobre
era morto l'architetto Alessandro Antonelli.

Tutti questi elementi si trovano riuniti in chiarissima formu-


lazione, ma accompagnati da una funesta fuga dei pensieri e di-
storsione dîmmagini, nella lettera, lunga e determinante per il
suo destino, che indirizzo a jacob Burckhardt il 5 gennaio 1889.
Anche qui in graziosi particolari si fa luce, almeno da parte di
Nietzsche, il calore e la simpatia umana nei riguardi del destina-
tario. Egli si appella delicatamente allo storico dell’arte — e al
cordiale compagno: «Ci pensi, faremo quattro chiacchiere in-
sieme, Torino non è lontana, per il momento non ci sono ob-
blighi professionali impegnativi, non è difficile procurarsi un
bicchiere di vino della Valtellina» (il vino rosso preferito da
Burckhardt), e: «Ma Antonelli ero io stesso. Caro signor pro-
fessore, Lei dovrebbe vedere questo monumento». La «Mole
Antonelliana >> di Alessandro Antonelli (14 luglio 1798 - 18 ot-
tobre 1888) avrebbe dovuto facilitare a Burckhardt la deci-
sione di un viaggio a Torino, « il simbolo di Torino, la torre
più assurda del mondo, più assurda eppure più geniale della
stessa sua controparte in ferro opera di Eiffel », stando a Lucius
Burckhardt “. « Questo edificio a Cupola venne iniziato come
sinagoga» (1863), ma essendo finiti i fondi, «il comune di

I. I4 catarro]: 27

Torino se ne assunse il completamento allo scopo di un’esposi-


zione nazionale [...]. Antonelli continuò la costruzione, e la
chiesa a cupola si trasformò in una torre. Alla fine egli con-
segnò l'edificio, 100 metri più alto di quanto avessero concesso
i committenti. Da aHora la Mole Antonelliana offre al visitatore
Popportunità di ammirare la città dall’alto e di vedere l’im-
pianto sul quale venne originalmente concepita. Qui si ha ancora
un’idea delle grandiose, ampie prospettive che dovevano aprirsi
al termine delle grandi strade diametrali » *. Erano proprio que-
ste prospettive e l'impianto rettangolare risultante dal castrum
romano che avevano contribuito in modo decisivo all'entusiasmo
di Nietzsche per Torino. Qui gli si offriva un ponte spirituale
verso Burckhardt! Nietzsche torna a firmare questa lettera col
suo nome, mentre negli ultimi giorni aveva firmato tutti i suoi
messaggi « Anticristo », ma ancor più spesso « Il Crocifisso » o
«Dioniso »; anche la calligrafia presenta di nuovo un aspetto
più normale.

Gli pseudonimi con cui Nietzsche firma questimessaggi ci


propongono ancora una volta — Yultima — un enigma per
risolvere il quale esistono alcuni indizi di natura biografica, ma
non c’è una soluzione definitiva. Dioniso-Zagreo dei misteri
orfici, che portava anche l'appellativo di Ewtfig (= Salvatore),
che in seguito venne attribuito a Gesù, nella sua qualità di
figlio di Zeus e di Persefone, dea degli inferi, è il simbolo
della « vita eterna », ma non in un « aldilà », bensì qui, in que-
sto mondo. Egli corrispondeva in tal modo al nietzschiano « SÌ
alla vita», anche se non nel senso di una sopravvivenza per-
sonale, della risurrezione dei singoli individui. Dioniso venne
fatto a brani dai Titani e smembrato in un numero infinito di
individui, ma rinacque da Zeus. L’identificazione di Nietzsche con
questo .Dioniso nei giorni in cui il suo io andava così manifesta-
mente disgregandosi, potrebbe rivelarci quanto egli si sentisse
radicato nella religiosità ellenica, certo putiiicatasi nella fisica
stoica, che postulava una originaria sostanza divina, il Logos,
presente in _tutte le cose e quindi principio della loro coesione:
Dioniso smembrato.

In maniera molto più semplificatrice, questa identificazione con

* La torre, alta 167 metri, venne terminata nel 1878, e quindi doveva
essere comunque nota a Burckhardt.

28 Parte IV. Gli anni della malattia

Dioniso si potrebbe anche far rientrare nel campo della tragi-


ca esperienza di Arianna, forse il più grave peso spirituale mai
portato da Nietzsche. Comunque non è assolutamente lecito
sbrigarsene con Yetichetta della «follia ». Per Nietzsche si
trattava di un simbolo che stava per un dato di fatto che domi-
nava la sua vita e il suo pensiero, sul quale ci mancano infor-
mazioni più chiare. Esso rimane per noi un segnale ammoni-
tore.

Altrettanto enigmatica è un’altra identificazione che Nietz-


sche ci lasciò, quella col « Crocifisso ». È da chiedersi anzitutto
se egli intenda Gesù — che non nomina mai! — o se veda
se stesso come un nuovo crocifisso dei nostri tempi. Lîmmagine
e la formulazione potrebbero forse risentire Pinflusso del ricor-
do di una lettera di Kèìselitz del 4 novembre 1887, nella quale
costui gli descriveva l'impressione fatta a suo dire su due ita-
liani dall’« Inno alla vita» di Nietzsche: «Era parso loro di
vedere il monte Calvario con le sue sette stazioni di dolore»,
al che Kòselitz aveva risposto: « qui è un altro, non Cristo, che
sale sul monte, e invece della croce porta le armi e la mazza
ferrata ».

Di contro, Pinterpretazione teologico-psicologica può con


una certa ragione mettere in rilievo il preciso momento di questa
identificazione, la prossimità delle feste di Natale e del Capodan-
no e le crisi che in passato si erano sempre verificate in questo
periodo dell’anno. Secondo tale interpretazione, Nietzsche non
sarebbe riuscito a mantenere la sua «posizione di Anticristo >>,
e si sarebbe sottomesso al Crocifisso fino alla perdita della pro-
pria identità. Ma è possibile altresì rinviare a un parallelo con lo
Zarathustra. Richiesto del perché avesse scelto a protagonista del
suo poema didattico proprio questo fondatore di religioni per-
siano, Nietzsche tenta di rendere credibile questa spiegazione:
Zarathustra era stato il fondatore del dualismo del «bene» e
del « male ». Se questo dualismo deve essere superato, la cosa
deve avvenire precisamente per sua bocca. E altrettanto potrebbe
dire ora: se il cristianesimo deve essere superato, la cosa deve
avvenire per bocca del Crocifisso risorto, a proposito del quale
aveva già detto nello Zarathustra, I parte («Della libera mor-
te »): « Egli morì troppo presto; egli stesso avrebbe ritrattato
la sua dottrina, fosse giunto alla mia età! Egli era tanto nobile
da ritrattare! ».

I. La catastrofe 29

Senza dubbio queste identificazioni sono visioni che appar-


tengono a un regno diverso da quello della realtà normale. Ma
attraverso tutti i veli traspare a grandi linee in quali dimen-
sioni si muova il pensiero di Nietzsche e quanto egli soffra sotto
il peso di quel compito che sentiva come una missione, alla
quale aveva subordinato, anzi sacrificato tutta la sua vita este-
riore. In questo senso egli poteva anche concepire se stesso
come « portacroce ».

A questo punto può facilmente sorgere l’impressione che l’ot-


tenebramento spirituale che si compì in quei giorni si sedimen-
tasse solo in visioni del genere e nelle «lettere della follia »,
dal contenuto pacifico o ironico fino allhggressività. Invece an-
che il suo comportamento personale era almeno altrettanto avul-
so dalla realtà, ondeggiante e contraddistinto da emozioni non
controllate. Nietzsche definisce il suo alloggio, forse non impro-
priamente, una cameretta da studente. Egli si riallaccia di pro-
posito all'epoca in cui era studente universitario a Bonn. In
questo quadro ricompare un pianoforte, che in questi giorni, con
grande disturbo arrecato ai padroni di casa, egli suona a lungo
a tutte le ore del giorno e della notte. Abbandonarsi a sfrenate
improvvisazioni, potersi «sfogare» e liberare, rappresenta per
Nietzsche, proprio nelle condizioni di allora, unbpportunità quan-
to mai importante. Qui è ancora tradotto in un'attività artistica
ciò che tra poco si sarebbe manifestato in brutali attacchi di
pazzia furiosa.

Per strada e nei negozi egli si atteggia a straniero distinto,


cosa che per i commercianti torinesi non rappresentava alcunché
di strano o di anormale, si era abituati ai visitatori stravaganti.
Anche qui Nietzsche si rifà alla sua antica persuasione di di-
scendere dalla bassa nobiltà polacca, e si spaccia per « polacco ».
Egli può così passar sopra alla sua origine tedesca, che, nella
sua situazione di intimo conflitto col « Reich », gli Hohenzollern,
Bismarck ecc., egli rinnega ben volentieri. Ma si hanno anche
incidenti per strada. Il 7 gennaio Nietzsche (a quanto riferisce
il 15 gennaio Overbeck a Kiîselitz)” «era caduto per strada
ed era stato soccorso (e) corse il pericolo di finire ben presto in
un manicomio privato e di vedersi circondato da avventurieri,
che in Italia in simili occasioni spuntano più rapidamente che
altrove ». Elisabeth Fòrster è in grado di informarci in proposito
che fu Fino, il padrone di ‘casa di Nietzsche, a raccoglicrlo per

30 Parte IV. Gli anni della malattia

strada e a riportarlo sano e salvo a casa. Anche l’8 gennaio «lag-


giù la faccenda era diventata un pubblico scandalo, il padrone
di casa [...] era stato [...] per l'appunto dalla polizia e dal
console tedesco — appena un'ora prima [...] alla polizia non
ne sapevano nulla» (Overbeck). A proposito di questo inci-
dente, che Overbeck menziona soltanto come «pubblico scan-
dalo », Erich Podach è in grado (1930), di raccontarci una
storia toccante, purtroppo senza indicare la fonte e datandola
al 3 gennaio, che è sicuramente un errore che la anticipa almeno
di quattro giorni: secondo questa storia, al posteggio deHe car-
rozze Nietzsche credette di vedere un vecchio ronzino mal-
trattato dal suo cocchiere e lo abbracciò scoppiando in lacrime.
Anche se qui Podach ha fissato una comunicazione orale prove-
niente dalla tradizione locale torinese e pervenutagli a distan-
za di anni, resta pur sempre da chiedersi se si trattasse davvero
di un caso vistoso di crudeltà verso gli animali, o se piuttosto
non fosse Nietzsche con la sua vista offuscata a equivocare sul-
la situazione reale. Resta poi un altro aspetto da considerare:
Nietzsche non dimostra mai una particolare simpatia per gli ani-
mali, egli usa « l'animale » soltanto in senso astratto, in quanto
essere protetto dalla sicurezza del suo istinto, in contrapposizio-
ne all’uomo reso insicuro ed estraniato dal suo fondamento na-
turale dai suoi pregiudizi morali, l'uomo che egli chiama anche
l’« animale imperfetto». Solo col cavallo era entrato in contat-
to diretto durante il servizio militare, in qualità di « artigliere
a cavallo ». Di questo contatto si ritrova qualche sparsa traccia
nelle sue reminiscenze, ad esempio quando, il 13 maggio 1877,
descrive a Malwida von Meysenbug un ritratto equestre del
Palazzo Brignole a Genova: egli ritrova « nell’occhio di questo
superbo palafreno tutto Porgoglio di questa famiglia », ovvero
il 13 maggio 1888, quando in una lettera al signor von Seydlitz
descrive la spiacevole scena in cui, in un crudo paesaggio inver-
nale, un cocchiere orina sul suo animale sfinito. Qui Nietzsche la
chiama una «moralité larmoyante», nominando Diderot come
fonte della citazione. Di recente Anacleto Verrecchia ha richia-
mato l’attenzione su un'altra possibilità 75‘: la scena di Delitto e
castigo di Dostoevskii (parte I, capitolo 5), là dove Raskolxrikov
sogna di vedere dei contadini ubriachi che uccidono un cavallo a
bastonate, ed egli, sopraffatto dalla pietà, si getta al collo del-
Panimale morto e lo bacia.

I. I4 catastrofe 31

Nietzsche non dimostra mai (a meno che non emergano


nuovi documenti) di aver letto quest'opera di Dostoevskij né
di averne quanto meno conosciuto quesfepisodio. Mettere in
relazione con esso l'incidente di Torino presupporrebbe però
una simile conoscenza, owero, ragionando al contrario: dal-
l'incidente di Torino si potrebbe dedurre una simile conoscenza
non altrimenti attestata, il che sarebbe interessante. Ma in un
modo o nell’altro il rapporto di causalità appare, in mancanza
di ulteriori documenti, assai poco cogente.
La decisione.

Domenica 6 gennaio 1889 Jacob Burckhardt ricevette la lun-


ga lettera di Nietzsche. Anche se aveva smesso di condividerne
l’itinerario filosofico, a partire almeno dalla Genealogia, era però
rimasto umanamente legato all'antico collega. Per lungo tempo
aveva seguito il suo stato di salute, chiedendo sue notizie,
ma questa svolta repentina verso il disfacimento psichico lo
colse di sorpresa e lo addolorò. Burckhardt fece subito quanto
era in suo potere: si recò immediatamente con la lettera da
Franz Overbeck, di cui conosceva i frequenti contatti con Nietz-
sche. Sebbene le loro abitazioni non fossero molto distanti — dal
sobborgo di St. Alban alla Sevogelstrasse c’è appena qualche
centinaio di metri — Burckhardt non si era ancora mai indotto
a fare quella strada. Ora però la terribile impressione ricevuta
lo spinse a superare questa barriera. Quindi anche Overbeck
rimase sorpreso e allarmato quando vide Burckhardt entrare in
casa sua.

Quanto estraneo e incomprensibile fosse rimasto per Over-


beck il rapporto di Nietzsche con Burckhardt, risulta evidente,
in modo che ci sorprende spiacevolmente, nelle Memorie di
Friedricb Nietzsche che Overbeck scrisse in seguito (1902), spes-
so senza verificarle criticamente: « Il destinatario di quella let-
tera era pressoché indifierente, e la cosa dimostrava, in maniera
quasi più eloquente del suo stesso contenuto, che Nietzsche eta
già fuori di sé quando l’aveva scritta. Come poteva lasciarsi an-
dare in quel modo proprio con quest’uomo! ». Qui, nel ricor-
dare un awenimento a distanza di una dozzina d’anni, le im-
magini subiscono uno spostamento nella memoria di Overbeck.

32 Parte IV. Gli anni della malaltia

E chi potrebbe volerne a quest'uomo già vicino alla vecchiaia, ir-


ritato e indebolito in quel frattempo da tante amarezze e con-
trarietà? Così, la visita di Burckhardt si sposta dal mattino al
pomeriggio, e il visitatore gli siede di fronte « pressoché indif-
ferente ». Questa valutazione subì indubbiamente l'influsso di
Kòselitz, che nella lettera indirizzata a Overbeck il 2 marzo 1899
aveva rappresentato il rapporto Nietzsche-Burckhardt con una
mancanza di comprensione forse dettata dalla gelosia: << Anche
chi vedeva Burckhardt e Nietzsche (dopo il corso di Burckhardt
sulla civiltà greca, che Nietzsche ascoltò nell'estate del 1876) an-
dare a casa insieme traversando la piazza del Duomo non poteva
non osservare che Burckhardt recitava nei confronti di Nietzsche il
ruolo del Noli me tangere, e avrebbe avuto voglia di svignarsela a
passi incerti e frettolosi. I motivi di questa intima tensione di
Burckhardt nei confronti di Nietzsche sono sicuramente molteplici,
ma tutti chiarissimi. Già il solo fatto di essere tedeschi del nord
desta Pavversione di un tedesco del sud. Che Nietzsche avesse
fatto grande impressione a molta gente di Basilea forse non aveva
lasciato Burckhardt del tutto indifferente. Ma che Nietzsche,
nonostante Burckhardt fosse un uomo dotato di fantasia e di
tutti gli istinti della grandezza, spaziasse con ben altra ala ed
artiglio in quel campo in cui anche Burckhardt aveva parecchio
da dire, questo Burckhardt non lo poteva proprio sopportare ».

Kòselitz non avrebbe potuto deformare più grossolanamente


il rapporto di aristocratico distacco che esisteva tra Burckhardt e
Nietzsche! E quanto alla supposta contrapposizione naturale tra
tedeschi del nord e del sud, a suo tempo era stato proprio il
tedesco del nord Kòselitz che non era stato capace di inserirsi
nell'ambiente basileese, come aveva paurosamente dimostrato coi
suoi articoli nell'affare Bagge (cfr. vol. I, pp. 716 sgg.). Ma pur-
troppo il senescente Overbeck rimase in certa misura vittima
di questa rappresentazione.

Burckhardt era ora nel settantunesimo anno di età e aveva


già dovuto lamentare la perdita di qualche persona cara, impa-
rando cosi a forza la calma e la compostezza d'animo. Proprio
in quel periodo egli si riteneva prossimo alla morte: « Attual-
mente ho la continua sensazione delle forze che vanno sceman-
do [...]. Secondo me si sta avvicinando un disturbo cardiaco
che in fin dei conti è una malattia ereditaria nella nostra fa-

l. I4 catastrofe 33

miglia. Mio fratello riesce a sopportarlo perché è tutto perso nel


suo vanegginre e allora evidentemente non soffre, ma la sua li-
berazione è solo questione di tempo, e di un tempo breve [...].
Frattanto il dottore sperimenta ancora di quando in quando un
nuovo rimedio, per mantenerlo in vita più o meno a lungo. Io
mi imprime tutto nella mente, per sapere quando verrà anche la
mia fine >> (a Max Alloth, 19 febbraio 1889; suo fratello Gottlieb
morì il 13 marzo 1889). Lo storico si sforza di oggettivare an-
che il destino più personale, di acquistare il distacco, pur sen-
za perdere la partecipazione. Così ora dovette sforzarsi di inse-
rire anche la tragica fine del più giovane collega nella generale
rassegnazione che aveva acquistato a così caro prezzo. Tutto
quel che poteva fare era agire praticamente, in modo che l" -
felice potesse venir soccorso il più presto possibile. E nulla
sembrava più ovvio che il ricorrere a Overbeck. Probabilmente
Burckhardt vedeva la portata della catastrofe in tutte le sue
conseguenze con maggior chiarezza e completezza di Overbeck,
il quale credeva — secondo errore di valutazione della situa-
zione — che Pamico fosse ancora in possesso delle facoltà neces-
sarie per decidersi a fare il viaggio fino a Basilea. Overbeck era
da gran tempo a conoscenza delle crisi pressoché annuali che
affliggevano l’amico dopo Natale e Capodanno. inesperto in que-
ste cose come un bambino (come in seguito doveva confessare egli
stesso), doveva necessariamente pensare a un altro di questi
casi. Cosi si mise a tavolino e scrisse immediatamente una let-
tera a Torino, invitando Nietzsche a venire subito a Basilea!
Solo quando, il mattino del lunedì seguente (7 gennaio), rice-
vette anche lui una inequivocabile «lettera della follia» da
parte di Nietzsche, capì chiaramente di che cosa si trattava.
Adesso toccò a lui imboccare una strada inconsueta. Si precipitò
dal professor Ludwig Wille, direttore della clinica psichiatrica
«Friedmatt », aperta di recente (1886), che allora si trovava
del tutto fuori città, vicino al confine con l’Alsazia. Wille eta
un suo fido collega, che conosceva anche Nietzsche.

Questo bavarese, nato il 30 marzo 1834 a Kempten,


dopo una brillante attività svolta presso altri istituti svizzeri
come quelli di Miìnsterlingen, Rheinau e St. Urban, nel 1875
aveva ricevuto una chiamata a Basilea (prolusione inaugurale
il 5 novembre 1875) come professore di psichiatria e direttore

34 Parte IV. Gli anni della malattia

dell’ospedale psichiatrico, carica che tenne fino al 1904. In que-


sto periodo riuscì a creare la moderna clinica «Friedmatt ».
Morì a Basilea il 6 dicembre 1912 2’? m.

Esaminate le due lettere a Burckhardt e a Overbeck, Wille


non ebbe dubbi sulla natura del caso e sul da farsi. Criticò
Pinutilità del tentativo di Overbeck e Io pregò di riportare im-
mediatamente da Torino a Basilea l’amico prima che scomparis—
se in qualche istituto italiano di dubbia fama. Overbeck segui
il consiglio, che somigliava piuttosto a un ordine, senza por
tempo in mezzo. Così facendo dovette trascurare due importanti
considerazioni: in primo luogo il problema delle spese. Né lui
né Nietzsche si trovavano in una buona posizione finanziaria.
Gli stipendi dei professori universitari erano allora piuttosto
magri. E in secondo luogo, al docente che assolveva il suo in-
carico con coscienziosità non doveva certo riuscir facile assen-
tarsi forse per alcuni giorni senza dispensa dei superiori nel
bel mezzo del semestre. Ciò nonostante, egli partì la sera del
7 gennaio per Torino, dove arrivò il giorno seguente, verso
le 2 del pomeriggio. Overbeck affrontò inoltre una notevole
fatica data la sua salute sempre malferma, giacché sopportare
circa 18 ore di viaggio in pieno inverno, nei treni che allora
erano mal riscaldati o non lo erano affatto, e di notte (senza
vagone letto), era un’impresa che richiedeva spirito di sacrifi-
cio. Ma lo attendeva ben di peggio.

Con una certa fatica riuscì a trovare Pabitazione di Nietz-


sche nella città sconosciuta. Il padrone di casa, Fino, era
fuori. Nietzsche col suo comportamento lo aveva ridotto alla
disperazione, ed egli era andato a cercare aiuto al consolato
tedesco e alla polizia. L’intera famiglia era disorientata, sic-
ché Overbeck durò fatica a trovare anche la moglie. Ma poi
riuscì a incontrare l’amico. Quesfiincontro è da lui descritto
nella lettera a Kiiselitz del 15 gennaio: «Era l'ultimo momento
in cui ancora si poteva portarlo via senza particolari ostacoli, se
si eccettua il suo stato. Tralascio di descrivere le strazianti
condizioni in cui trovai Nietzsche aifidato alle cure dei suoi
padroni di casa [...] può anche darsi che siano indicative del-
l’Italia. Ma torno all’argomento principale, al terribile momen-
to in cui rividi Nietzsche, terribile in un senso del tutto parti-
colare, e completamente diverso da tutto quanto seguì. Scorgo
Nietzsche rannicchiato nell’angolo di un sofà, intento a leg-

I. I4 catastrofe 35

gere — come si seppe poi, si trattava delle bozze di Nietzsche


contra Wagner ——, terribilmente emaciato; egli mi vede a sua
volta e mi si precipita incontro, mi abbraccia vigorosamente,
riconoscendonii e scoppia in un mare di lacrime, poi si lascia
cadere nuovamente sul sofà, scosso da sussulti, mentre anch’io
per l'emozione non riesco più a stare in piedi. Forse proprio
in quell’attimo gli si spalancò davanti Pabisso sul cui ciglio ora
si trova, o dove piuttosto è già precipitato? In ogni modo, una
cosa del genere non si ripeté più. Era presente l’i.ntera famiglia
Fino. Nietzsche era appena tornato a sdraiarsi scosso da gemiti
e sussulti, che gli venne data da inghiottire Pacqua di bromo
che stava sul tavolo. Immediatamente subentrò la calma, e Nietz-
sche prese a discorrere della grande accoglienza che si preparava
per la sera. Era entrato nel mondo delle sue allucinazioni, dal
quale non è più uscito finché l'ho avuto sotto gli occhi, mante-
nendosi sempre lucido riguardo a me e in genere alle altre per-
sone, totalmente ottenebrato riguardo a se stesso. Vale a dire
che, stando al pianoforte, dove cantava a gola spiegata in preda
alla frenesia ed esaltandosi sempre più, prorompeva in squarci
di quel mondo di idee in cui era vissuto negli ultimi tempi,
lasciando intendere nel contempo, con brevi frasi pronunciate in
un tono smorzato indescrivibile, cose sublimi, di mirabile chia-
roveggenza e di indicibile orrore, su se stesso come successore
del dio morto, accompagnandole con una sorta di interpun-
zione al pianoforte, al che seguivano nuovamente convulsioni e
accessi di una indicibile sofferenza; ma, come già detto, ciò
avveniva solo in rari momenti passeggeri, finché almeno io fui
presente, mentre nel complesso prevalevano le dichiarazioni re-
lative alla missione che si attribuisce, quella di essere il pagliac-
cio delle nuove eternità, e lui, Pincomparabile maestro dell’espres-
sione, non era in grado di rendere nemmeno le estasi della sua
gaiezza se non con le espressioni più triviali, ovvero scurril-
mente ballando e spiccando balzi».

Come si trovava l’« acqua di bromo » nella camera di Nietz-


sche in casa Fino? Overbeck conservo la fattura della farmacia
Rossetti di Torino *, che egli rimborsò a Fino. Le medicine (non
solo il bromo in soluzione) erano state certamente prescritte

* In proposito Verrecchia 1“ ha accertato che si tratta della farmacia


Rossetti di piazza Carignano, tuttora esistente.

36 Parte IV. Gli anni della malattia

dal dott. Carlo Tutina, psichiatra di Torino, che aveva fatto a


Nietzsche quattro visitem. Dunque già a Torino Nietzsche
era in cura ambulatoriale da uno specialista in psichiatria, ot-
tenutagli dal premuroso padrone di casa Davide Fino. Evidente-
mente allora le soluzioni di bromo erano comunemente usate
come calmanti. Già nell'inverno 1876/ 77 Malwida von Meysen-
bug le aveva impiegate per Nietzsche (come scrive il 9 dicem-
bre 1876 a Olga Monod m).

Erano sicuramente queste medicine prescritte dal dottore che


colpivano i visitatori nella camera di Nietzsche e che in seguito
fomirono lo spunto alla leggenda dell’abuso di cloralio che
avrebbe causato il crollo psichico di Nietzsche. Ma la crisi esi-
steva già prima delle medicine, e di tale violenza da spingere
Fino dallo psichiatra, cosa che non faceva tutti i giorni. « L’otte-
nebramento vero e proprio sembra sia intervenuto repentina-
mente, il 4 del mese, a quanto ho potuto constatare dalle lettere
e da informazioni raccolte a Torino », riferisce Overbeck il 22 gen-
naio a Erwin Rohde.

Ora Overbeck doveva portar via Yinfermo il più presto


possibile. Egli vedeva e temeva giustamente le dificoltà del tra-
sporto, di cui onestamente non si sentiva all’altezza. Il rapporto
col consolato tedesco che Fino aveva iniziato venne ora assunto
in proprio da Overbeck. Già il giorno successivo al ritorno a
Basilea, l'11 gennaio 1889, egli ringrazia Iakob Schobloch, se-
gretario del consolato, per la collaborazione fornita 1". L’aiu-
to più urgente era il reperimento di un accompagnatore idoneo
per il viaggio. È da supporre che a questo punto il consolato
fornisse il nominativo e Pindirizzo di un giovane medico tedesco,
il dottor L. Bettmann, il quale, sebbene dentista, aveva ovvia-
mente esperienza o talento nel trattare gli infermi di mente,
giacché il modo in cui svolse il suo compito è da definirsi bril-
lante o quanto meno raffinato, come gli attestò anche Overbeck
l’11 gennaio in una lettera. Che oltre a ciò, Overbeck avesse
poi anche altre esperienze con Bettmann, fa parte di un altro
capitolo. Ancora la sera dell'8 gennaio (Overbeck scrive «le
sette di sera »), Overbeck poté riferire dal suo albergo a To-
rino, il «Grand Hotel», alla moglie l”: «Dopo le difficoltà
iniziali, improvvisamente tutto si è singolarmente sbrogliato,
addirittura, per quanto riguarda il punto principale, si è note-
volmente sveltito tutto quanto il corso prevedibile della faccen-

I. La catastrofe 37

da [...]. Come compagno di viaggio ho adesso un giovane me-


dico, che si offre con molto piacere dietro rimborso delle spe-
se ». Egli ricevette poi 200 franchi, una somma notevole per
allora *.

Sembra che Overbeck o Fino riuscisse anche a ritirare la


troppo precîpitosa denuncia alla polizia. Può darsi che in questo
caso giocasse a favore una certa inerzia burocratica, la tendenza
ad aver a che fare il meno possibile con una faccenda così de-
licata. In ogni modo la partenza poté avvenire senza intoppi il
giorno seguente, 9 gennaio, alle 14.20, non appena Overbeck
ebbe messo nelle valige lo stretto necessario. Egli poteva par-
tire con la tranquillizzante sensazione che tutto quanto rimaneva
sarebbe stato ben custodito da Fino, e che sarebbe stato corret-
tamente rispedito al momento giusto.

Su quanto avvenne nelle ventiquattfore e mezza di perma-


nenza di Overbeck a Torino e durante il lungo viaggio per
Basilea, erano in grado di riferire soltanto i testimoni immediati,
Overbeck e l'accompagnatore. Di quest’ultimo tuttavia non esi-
stono dichiarazioni, salvo un «parere» medico-diagnostico che
probabilmente è da attribuire a lui. Circa la persona del dottor
Bettmann è regnata a lungo Pincertezza.

Il racconto di Overbeck nelle sue Memorie e nelle lettere


a Kòselitz è quanto mai sommario. Carl Albrecht Bernoulli è
in grado di integrarlo nel modo seguente 3°: «Allora egli non
scrisse a Peter Gast (Heinrich Kòselitz) tutto quanto aveva vi-
sto nel terribile incontro di Torino; la sua mano si rifiutò di
mettere su carta gli ultimi e più crudi particolari. Ogni tanto vi
faceva qualche accenno nelle cerchie più ristrette, e a me perso-
nalmente una volta completò la sua descrizione a voce. Stando a
quanto mi disse, quel giorno a Torino gli si presentò uno spet-
tacolo che incarnava con terribile efiicacia l’idea orgiastica del-
la sacra pazzia, qual è quella che stava alla base della tragedia
antica. Overbeck non dovette limitarsi a ricostruire la condi-
zione di Nietzsche nella catastrofe dagli scritti che aveva ver-
gato in quei giorni: egli dovette vedere coi suoi occhi quelle
condizioni, per primo tra gli intimi di Nietzsche. La sua aiiet-
tuosa amicizia e dedizione, il suo incrollabile senso del dovere
gli diedero la forza necessaria per resistere allimmediatezza di

* La ricevuta tra le carte postume di Overbeck, sotto A 314.

38 Parte IV. Gli anni della malattia

questa esperienza, che in altre condizioni sarebbe certo stata


insostenibile ».

Anche nella conversazione con Mòbius, che lo andò a tro-


vare il 10 aprile 1902, Overbeck si dimostrò più comunicativo.
Mòbius riferisce in proposito "": «A Torino trovò un ebreo
che si offrì come infermiere di alienati (ma non lo era), il quale
col suo intervento lo aiutò a portare a termine l’alquanto corag-
giosa impresa. Nietzsche era a letto e si rifiutava di alzarsi.
L’ebreo gli raccontò che si stavano preparando per lui solenni
accoglienze e cerimonie, e Nietzsche si alzò, si vesti e andò con
loro alla stazione. Qui avrebbe voluto abbracciare la gente, ma
Paccompagnatore gli fece presente che sarebbe stata una cosa
disdicevole per un personaggio così importante: e Nietzsche si
calmò. L’infermo venne tenuto tranquillo durante il viaggio gra-
zie a grandi dosi di sonniferi, c i tre arrivarono felicemente a
Basilea ». Un altro visitatore di Overbeck, lo scrittore Eduard
Platzhoif-Iejeune, vivente nel cantone di Vaud (Villars s. Ollon),
descrive l’episodio in questo modo, sulla base di una conversa-
zione avuta in passato con Overbeck (non senza qualche de-
formazione, come osserva in proposito C. A. Bernoulli) *: <4 Nietz-
sche totalmente in preda alla pazzia furiosa, che dava in smanie,
i gomiti puntati sul pianoforte, urlando e cantando; poi, spro-
fondato nell’apatia, riconosceva l’amico e sì ribellava ai suoi
ordini come un bambino disubbidiente [...]. La polizia torinese
era già interessata al caso, e solo un vero e proprio ratto poteva
impedire il ricovero forzoso in qualche casa di cura locale. A
questo punto si offrì miracolosamente uno sconosciuto, un ebreo
tedesco a quel che sembra, per accompagnare l’infermo. Over-
beck [...] accettò e non ebbe a pentirsene. Con sorprendente
abilità, lo sconosciuto acquistò subito sul malato riottoso un
ascendente che all'amico rimase negato. Nietzsche obbediva come
un bambino, si alzò dal letto e si vesti. Un nuovo attacco rese
il cammino fino alla stazione un tormento per Overbeck. Nietz-
sche si mise ad apostrofare con grida e ad inseguire la folla
curiosa, che per poco non avrebbe mandato a monte il viaggio
progettato. Mentre il treno partiva, Nietzsche cantava un canto
di pescatori napoletani (‘i’), cosa che scosse profondamente l’ami-
co sconvolto [...]. Uaccompagnatore provò a dare un suggeri-

* Descrizione pubblicata sul «Berlincr Tagblatt» del 6 luglio 1905.

I. La catastrofe 39

mento: ‘ Lei è un principe. Alla stazione di Basilea La attende


una folla festante. Passi loro davanti senza salutare, fino alla
carrozza che sarà ad aspettare! ’. Il sotterfugìo ebbe un successo
insperato >> *. Il mattino del 10 gennaio 1889 verso le 8 Nietz-
sche e i suoi due accompagnatori arrivarono a Basilea. Una car-
rozza che era in attesa (l) li trasportò fuori città fino alla
« Friedmatt », dove il paziente poté venire aflidato alle cure de-
gli specialisti.

Nietzsche termina da questo momento la sua esistenza di


persona autonoma.

Quertioni da chiarire.

Resta da risolvere il problema dellîdentità di questo singola-


re accompagnatore. Quando ricevette la pubblicazione di Mòbius,
nel 1902, Overbeck annotò a margine del passo contenente la
espressione «un ebreo »"‘°: «Faceva il dentista a Torino, ma
affermò di avere già in passato trasportato degli alienati, soprat-
tutto da Parigi. La cosa è qui riprodotta con una sfumatura che
mi è quanto mai lontana. Che quest’uomo fosse ebreo e che mi
facesse Pìmpressione di un cavaliere d’industria, io l’aveva rac-
contato a Miibius, è vero, ma molto di passaggio, e sottolineando
per il resto il servizio resomi da questo ‘ ebreo ’, di cui ho di-
menticato il nome, servizio per lui trascurabile, ma per me pre-
zioso e idoneo allo scopo, e in ogni caso astenendomi completa-
mente dal tono antisemita della relazione suddetta», e poi, ri-
volgendosi a Mòbius direttamente nella lettera del 22 lu-
glio 1902 m: « Una piccola lagnanza per l’uso che è stato fatto
delle mie comunicazioni dello scorso aprile. Per la parte che
riguardava il mio accompagnatore di Torino, il punto principale
da me inteso era la preziosità del servizio da lui resomi a T0-
rino in una situazione veramente difficile, e il suo essere ebreo
un fatto secondario del tutto indifferente. Tuttavia la forma in
cui quest’ultimo punto compare nella Sua parafrasi del mio rac-

* Non una semplice «distorsione», ma sicuramente falsa è l'indica-


zione del «canto di pescatori napoletani» intonato da Nietzsche alla par-
tenza. Overbeck attesta direttamente che durante il viaggio notturno attra-
verso il Gottardo Nietzsche cantava una «canzone di gondolieri vene-
mm».

40 Parte IV. Gli anni della malattia

conto quasi conferisce a questo una sfumatura antisemita, e


mi coinvolge, anche se indubbiamente senza alcxma intenzione
da parte Sua, in una polemica attuale dalla quale non ho altro
desiderio che rimanere lontano ».

Il fatto che Overbeck avesse dimenticato quel nome, sia


pure dopo tredici anni, può stupire, dato che tra le sue carte
postume si trova la minuta di una lettera datata 11 gennaio 1889,
sulla quale egli in seguito (la differenza di tempo risulta dalla
diversità dell'inchiostro) annota come destinatario «Al dottor
Bettrnann, 15 Corso Oporto Torino». I curatori dell'edizione
dei postumi di Overbeck (il dott. Gabathuler e il prof. E. Staehe-
lin) hanno rintracciato questo dottor L. Bettrnann, medico den-
tista, nell'annuario di Torino del 1892 all’indirizzo fornito da
Overbeck.

Nel 1930 Erich Podach credette di aver scoperto il vero


nome dell’accompagnatore, ma seguì una pista del tutto erra-
ta l”. Nel giornale di Basilea si legge infatti: «Il p(aziente) ar-
riva nell’Istituto accompagnato dai signori prof. Overbeck e
Miescher », e Podach ne concluse che Miescher doveva essere
Paccompagnatore durante il viaggio. Ma la cosa non può es-
sere esatta. La designazione « prof.» si riferisce sintatticamen-
te a entrambi i nomi. Ora, né il dentista di Torino era profes-
sore, né Miescher è un nome ebraico. I Miescher provengono dal-
la regione svizzera di Berna, hanno dunque radici contadine.
Se veramente un professor Miescher era presente al ricovero
a Basilea, esiste l'unica possibilità che Overbeck prima della
partenza, oppure Wille mentre i tre erano in viaggio, dunque
prima di poter sapere se e quale accompagnatore ci sarebbe
stato, abbia pregato il collega di Basilea, professore di fisiolo-
gia, dott. ]oh. Friedrich Miescher-Riisch (1844-1895), di pre-
stare la sua assistenza per il trasporto dalla stazione di Basilea
alla « Friedmatt ». A ciò fa pensare la << carrozza in attesa » del
racconto di Overbeck (cfr. p. 39). Miescher aveva conseguito
l’abilitazione a Basilea nel 1871 ed era ordinario dal 1872,
dunque conosceva Nietzsche e Overbeck e apparteneva alla
facoltà di medicina insieme a Wille. « Come insegnante uni-
versitario era pieno di abnegazione, altruista, riservato nei rap-
porti a causa della sua durezza di udito, in campo scientifico un
ricercatore instancabile e di larghe vedute, come uomo di gran-
de bontà d’animo » "l. A un uomo del genere si poteva richie-

I. La catastrofe 41

dere quelranrichevole favore. Overbeck e Miescher erano inol-


tre (come è attestato dalla corrispondenza) membri di una pic-
cola commissione per la biblioteca universitaria. Al di là di que-
sti rapporti uflìciali, è possibile che esistessero rapporti perso-
nali più stretti.

Podach commette un altro errore che ingenera confusione


quando, basandosi su una copia il cui originale non è riuscito a
rintracciare, fa firmare un parere medico per il ricovero (del
cui rilascio non si vede peraltro la necessità) da un medico to-
rinese chiamato «Dr. Baumann ». Non si è mai riusciti a rin-
tracciare un dottor Baumann nella Torino del 1888/89. È
probabile che il copista abbia qui scambiato le lettere « ett » di
Bettmann per «au», trasformando il nome in «Baumann ».
È un'ipotesi owia, se si considera la «leggibilità» delle firme
dei medici, oltre alla facilità con cui la a e la e si scambiavano
nella scrittura del tedesco di allora. In quel tempo si soleva
porre sulla u un tratto trasversale, che poteva con facilità venir
scambiato per il taglio della doppia t. Rimane poi aperta la
vaga possibilità che fosse stato lo stesso Bettmann a cambiare il
suo nome in Baumann, per non svelare di essere l’autore del
parere e quindi conferirgli maggior peso.

Il «parere» (Documenti, n. 13) contiene una quantità di


indicazioni che questo medico poteva solo in parte aver at-
tinto a dichiarazioni di Overbeck e di Fino, ovvero alle pro-
prie osservazioni continuative protratte per alcune ore. In-
vece egli osserva alla fine: « Il paziente è stato visto una
sola volta dal medico sottoscritto». Ma non è possibile che
un così gran numero di conoscenze e di informazioni risultas-
sero da una breve visita di routine: era una cosa che nem-
meno il dottor Tutina si era avventurato a fare dopo quattro
visite.

Quando fu Vergato questo parere dal suddetto medico?


Se l’autore fu il dottor Bettrnann, come dobbiamo supporre,
sicuramente non prima di Basilea, dopo il lungo viaggio — nel-
Palbergo, dopo di che, con grande irritazione di Overbeck, egli
consegnò questo «certificato » agli atti di Basilea. Ma non fu
l’unico motivo di collera che diede a Overbeck. Bettmann di-
scese in uno degli alberghi più cari della città, lo «Schwei-
zerhof» vicino alla stazione, cosa che dovette dare non poco
disturbo al parsimonioso Overbeck, che amministrava con tan-

42 Parte IV. Gli armi della nzalattia

to scrupolo i denari di Nietzsche. Egli si vide perciò costret-


to a rinunciare immediatamente agli ulteriori <4 servigi» di Bet-
trnann, per quanto fosse rimasto soddisfatto delle sue presta-
zioni di accompagnatore durante il viaggio. La minuta di let-
tera dell'11 gennaio 1889 suona (le parole cancellate da Overbeck
sono tra apici, ‘ ’): «Egregio signore, stamattina il Suo conto
dello ‘ Schweizerhof’ — il conto del Suo albergo, dopo che
io — evidentemente sbagliando, avevo equivocato su un ac-
cordo preso al momento del nostro congedo, e, evidentemente
‘sbagliando’ una seconda volta, avevo creduto che fosse a
Suo carico. Il conto naturalmente è stato pagato. Insieme a
tale comunicazione, non sarà necessario consigliarLe, nel caso
che dovesse tornare a visitare Basilea, di evitare lo ‘Schwei-
zerhof’ come alloggio. Mi limiterà quindi ad aggiungere la
preghiera di evitare ogni ulteriore contatto con la questione che
ci ha fatti incontrare. Del resto Ella troverebbe la via sbar-
rata per quanto è in mio potere. Inoltre (,) ho anche tralascia-
to di informarmi, come Ella mi aveva richiesto, presso il mio
collega prof. Wille se il dottor Bettmann avrebbe accettato un
compenso minore per il suo accompagnamento. Giacché, a par-
te il fatto che, come Lei saprà, non era Pentità di questo ono-
rario ciò a cui io obiettavo, temevo che il mio collega dichia-
rasse che fino a ieri non aveva mai conosciuto il dottor Bet-
tmann.

Sinceramente dispiaciuto che, nonostante la soddisfazione


con cui ho dovuto riconoscere il Suo aiuto — una soddisfazione
che ‘ ancor oggi’ naturalmente non rinnego nemmeno oggi —
i nostri rapporti debbano terminare con simili dichiarazioni,

rimango il Suo devoto


Prof. Fr. Overbeck ».
Purtroppo nemmeno questa minuta produce una definitiva
chiarezza. Chi è il destinatario che aveva richiesto a Overbeck
di informarsi presso il professor Wille se « il dottor Bettrnann
avrebbe accettato un compenso minore per il suo accompagna-
mento», e al quale Overbeck comunica che Wille «fino a
ieri non aveva mai conosciuto il dottor Bettmann », che aveva
preso alloggio all'Hotel Schweizerhof e del quale riconosce

1’« aiuto»? L’unica cosa accertata e che Paccompagnatore du-


rante il viaggio fu il dottor Bettmann. Anche se si tiene conto

I . La catastrofe 43

dello stile spesso complicato di Overbeck e del fatto che si


tratta di una bozza di lettera, potrebbe rìuscir diflìcile ritenere
che il dottor Bettrnann, che vi è menzionato come una terza
persona, sia anche il destinatario della lettera. Eppure bisogna
supporlo, giacché lo stesso Overbeck lo ha segnato sul foglio,
anche se a distanza di tempo, però non molto più tardi, al-
trimenti nel 1902 avrebbe ricordato il suo nome. O forse non
aveva valuto dirlo a Mòbius?

Malgrado tutte queste difficoltà, il contesto e le testimo-


nianze espresse rendono probabile che all'arrivo a Basilea i fatti
si svolgessero nel modo seguente: Overbeck condusse il pa-
ziente, con l'assistenza del dottor Bettmann, alla carrozza te-
nuta pronta dal prof. Miescher. Anche per questo Overbeck
aveva sicuramente telegrafato ancora da Torino l'orario pre-
ciso dell'arrivo a Basilea (alla moglie, che fungeva da «regia
centrale»). Poi portarono Nietzsche direttamente alla «Fried-
matt ». La consegna del paziente avvenne rapidamente, con
una breve conversazione col professor Wille. Fatto ritorno di
buon’ora in città, Bettmann, stanco del viaggio, si diede a
cercare il primo albergo decente nei pressi della stazione, e
scelse lo « Schweizerhof », senza rendersi conto che si trattava
di un albergo molto caro. Soltanto la questione della spesa
poté indurre Overbeck a pregare il dottor Bettmann di evi-
tare in futuro «questo alloggio», giacché insieme all’0norario
di 200 franchi, ne risultava una notevole spesa totale. È proba-
bile che qui, in questo confortevole albergo, Bettmann stendesse
l'« attestato medico » col quale in seguito si recò forse ancora
alla «x Friedmatt », ovvero lo spedì, il che gli attirò un ulteriore
rimbrotto di Overbeck, che respingeva una simile intromissione
da incompetenti.

Dopo aver pernottato, Bettmann riparti per Torino la mat-


tina presto dell’11 gennaio.

Stando alla lettera che Overbeck scrisse a Kòselitz cinque


giorni più tardi, l'« accompagnatore di viaggio» assistette alla
consegna del paziente al professor Wille, ma nella fretta e
nell’eccitazione non venne presentato (cfr. p. 45). Wille afiidò
subito il paziente al suo assistente. Il verbale registra che il
paziente si lasciò condurre via senza resistenza. Il verbale di
accettazione — il giornale clinico —— venne compilato solo in
seguito, dopo alcune ore, o forse alcuni giorni. La totalità dei

44 Parte IV. Gli armi della malattia

dati poteva essere disponibile solo dopo un simile periodo.


Che Overbeck non fosse più presente, risulta da tre errori
di fatto:

1. il nome viene continuamente scritto per errore «Nit-


sche »;

2. la data di nascita viene erroneamente indicata come


il 12 (invece di 15) ottobre;

3. Pattività precedente viene indicata come «professore


di filosofia » (invece di « filologia »).

Anche la citazione errata dell’accompagnatore (vedi sopra


p. 40) indica che il giornale clinico venne esteso più tardi, a
memoria: i due docenti dell'Università di Basilea, Overbeck e
Miescher, che i medici conoscevano personalmente, vengono no-
minati, mentre essi tralasciano il dottor Bettrnann, che non co-
noscevano nemmeno di nome, per evitare la fatica di ricerche per
loro inutili.

Quali che fossero Passistenza e gli accompagnatori di Nietz-


sche, la cosa passa in secondo piano di fronte al fatto scon-
volgente dellbttenebramento del filosofo. E fu Overbeck che
con la sua energica azione all’ultim'ora salvò daIPannienta-
mento quel che del suo amico si poteva ancora salvare e lo
affidò alle cure degli specialisti, che erano diventate ormai im-
prorogabili.

II

TRA L’ANSIA E LA SPERANZA


(gennaio 1889 - maggio 1890)

Il paziente in clinica.

Più dettagliatamente delle sue impressioni di Torino Over-


beck descrive, pochi giorni dopo, l’ingresso nella clinica di
Basilea nella lettera da lui inviata il 15 gennaio 1889 a Heinrich
Kòselitz 5°‘ “i *.

«Il tanto temuto trasporto dalla stazione alla clinica il


mattino del 10 si svolse per me quasi interamente sotto l’uni-
co, tacito incubo di quanto era avvenuto. Una scena nella
sala d'attesa della clinica (premetto che Nietzsche non ha an-
cora alcrma idea di dove si trovi; per evitare le scene di T0-
rino, l’accompagnatore prima di scendere dal treno aveva sot-
tolineato all’infermo Yopportunità di mantenere per il momento
l’incognito a Basilea [...] altrimenti ne verrebbe guastata l’im-
pressione del successivo ingresso, e così Nietzsche passa con at-
teggiamento calmissimo dal vagone alla carrozza, dove se ne
sta quasi tutto il tempo rannicchiato in uno stato di prostra-
zione estrema; premetto inoltre che è già avvenuto il primo
incontro con Wille, il direttore, e che questi si è allontanato per
un momento dalla stanza): Io all’accompagnatore: ‘Mi scusi,
signor dottore, per non averLa ancora presentata’ (me ne ero
dimenticato neIPagitazione). Nietzsche (che avrebbe dovuto co-
noscere Wille dai tempi passati): ‘ Certo! Bisogna presentarlo.
Chi era questo signore? ’ (vale a dire, Wille che era testé

* Le citazioni dalle lettere awengono secondo i manoscritti postumi


di Overbeck (Bibl. Univ. di Basilea 157). Esse sono già in piatte pubblicate
da C. A. Bernoulli 5°: "5, Otto Crusiusm’, Erich Podach‘ z 195; 199, e in
a Overbeckinna » I l“.

46 Parte IV. Gli anni della malattia

uscito dalla stanza). E io (che nulla temevo quanto la citazione


del nome): ‘Non si è ancora presentato, presto lo sapremo’
(Wille è rientrato). Nietzsche (con i modi cortesi dei suoi gior-
ni migliori e con dignità di portamento): ‘ Credo di averLa già
vista in passato, e mi dispiace molto di non aver presente al
momento il suo nome. Vuole per favore... ’. Wille: ‘ Io sono
Wille ’. Nietzsche (senza batter ciglio, coi soliti modi e in tono
tranquillissimo, continuando senza esitazione alcuna): ‘Wille?
Lei è psichiatra. Qualche anno fa ho avuto con Lei una con-
versazione sulla mania religiosa. L'occasione era stata un pazzo,
certo Adolf Vischer, che allora viveva qui (o a Basilea) ’. Wille,
che è rimasto ad ascoltare in silenzio, fa un cenno d’assenso
col capo. — Si immagini in quale muto stupore io —- che ero
in grado di verificare Pesattezza letterale di questo ricordo ri-
salente a sette anni fa — sono rimasto ad ascoltare. E ora
la cosa principale: Nietzsche non mette questa reminiscenza
perfettamente lucida nel minimo rapporto con la sua situazione
attuale, da nessun segno si capisce che lo ‘ psichiatra ’ lo preoc-
cupi aEatto. Si lascia afiidare tranquillamente all’assistente che
frattanto è entrato, con la prescrizione di una colazione e un
bagno subito, e all’ordine di seguirlo lascia la stanza con lui
senza aggiungere altro —— non saprei come dare un’idea più
chiara della micidiale frattura della sua personalità. Da allora
non l'ho più rivisto, nemmeno il sabato, quando sono tornato
laggiù ».

Durante i 14 mesi che seguono, Nietzsche vive sotto la


continua sorveglianza dei medici. Ma essi non poterono influire
in modo determinante sul decorso della malattia, che non era
più possibile deviare dal cammino prescrittole dalla natura.
Nell’arte medica rientrava al massimo la lotta contro i sintomi,
la mitigazione delle sofferenze. Queste dovettero essere terribili
per certi periodi, soprattutto nei primi tempi. Il giornale cli-
nico di Basilea segnala insonnia, irrequietezza, grida e canti a
squarciagola, «persistente agitazione motoria». Come calman-
te venne impiegato a Basilea il Sulfonal. Viene più volte men-
zionato lo smodato appetito, di cui Nietzsche si era già van-
tato nei mesi passati a Torino.

Benché indubbiamente spossato dai viaggi e dalle impres-


sioni sconvolgenti, Overbeck già il 10 gennaio si mise a tavo-
lino e assolse il penoso compito di informare la madre della di-

II. Tra l'ansia e la rperanza (gen. 1889-mag. 1890) 47

sgrazia. Costei si mise immediatamente in viaggio per Basilea,


dove arrivò il 13 gennaio prendendo alloggio dagli Overbeck,
probabilmente non solo per vedere l’amato figliolo e partecipare
alla sciagura, bensì perché non era preparata ad accettare le conse-
guenze della disgrazia: l’internamento in un manicomio. Era
fermamente convinta di riuscire con la sua pia intercessione a
salvare il figlio con l’aiuto di Dio, e riteneva che la misura più
urgente fosse quella di riprenderselo, per così dire di raccoglierlo
al suo seno materno. In questo senso dovette comportarsi coi
medici in modo totalmente privo di criterio, cosa che le frut-
tò la dura osservazione a margine del giornale clinico di Basi-
lea: « La madre produce un'impressione mediocre ». Grazie ad
accese discussioni quotidiane, Overbeck ottenne almeno il suo
consenso a un compromesso, per il quale Nietzsche doveva es-
sere portato via dalla clinica di Basilea per una località a lei
geograficamente più vicina, nella casa di cura di Iena — e
ciò contro il parere personale dello stesso Overbeck! Egli però
tenne la sua opinione per sé, finché, quando scoppiò la pole-
mica su Langbehn e gli venne rimproverato di essere stato lui
a spingere l’amico infelice neHa casa di cura di Iena, rispose
a Kòselitz il 12 gennaio 1890: « La casa di cura di Binswanger
non è stata afiatto scelta da me. Un anno fa io ero in generale
dell'opinione che Nietzsche dovesse rimanere qui vicino a me,
e mi opposi in particolare all’eccessiva fretta con cui la ma-
dre se lo portò via con sé, pregandola di partire lei per prima
per cercare con tutte le forme un asilo idoneo che fosse a lei
vicino, e mi olîrii altresì di accompagnare io stesso suo figlio
almeno fino a Francoforte e qui consegnarlo all’accompagnatore
che essa mi aveva dichiarato di essere in grado di inviare. Ma
non valse nessuno sforzo, e poi, dato che in sostanza io non
avevo la più pallida idea di come poter essere personalmente
utile qui a Nietzsche, e quaggiù non si conosceva nessuno, mentre
nel luogo ‘qualificato’ era possibile informarsi su di lui, la-
sciai la decisione ai medici e mi trattenni dal protestare ».
Dunque l’arrivo della madre significò per Overbeck non già
un sollievo, bensì nuove preoccupazioni e ulteriori difficoltà,
che egli descrive a Koselitz il 15 gennaio 5°: << L’infelice è ar-
rivata domenica sera (13 gennaio) e ha visto suo figlio ieri
pomeriggio. Essa vuole a tutti i costi (contro i pressanti con-
sigli di Wille e miei) portarlo via con sé (per farlo stare in

48 Parte IV. Gli anni della malattia

realtà con lei, cosa del tutto impensabile e che le è proibita).


Domani riceverò da Iena una risposta se è possibile farlo entrare
laggiù. Se dicono di sì, la partenza della vedova Nietzsche con
Pinfermo e un eccellente accompagnatore, scoperto per la ve-
rità da mia moglie — è medico ed è stato un tempo entu-
siastico allievo di Nietzsche al liceo-ginnasio di qui — è pre-
vista per la sera di dopodomani, giovedì». E così avvenne. Il
nuovo accompagnatore, abilmente scelto dalla signora Overbeck,
era il dottor Emst Miihly, figlio del professor Miihly, l’antico
collega di Nietzsche, che si era prestato a farne le veci durante
il suo periodo di congedo.

Circa la visita della madre il 14 gennaio il giornale clinico


annota: «La visita della madre ha visibilmente rallegrare il
paziente, al suo ingresso le è andato incontro, abbracciandola
affettuosamente ed esclamando: ‘Ah, mamma cara, come sono
felice di vederti ’ — Conversa abbastanza a lungo su questioni
di famiglia, in perfetta lucidità, ma dîmprovviso si mette a
gridare: ‘Tu vedi in me il tiranno di Torino’. Dopo queste
grida ha ripreso a parlare confusamente, sicché si è dovuto
porre termine alla visita ». Durante questa settimana a Basilea
Overbeck non poté più vedere l’amico fino all’ultimo congedo
la sera del 17 gennaio 1889 alla stazione di Basilea, congedo
che egli descrive a Kòselitz il 20 gennaio: «Nietzsche non è
più qui, giovedì sera è ripartito in compagnia della madre, di
un medico e di un infermiere e, se è andato tutto liscio, da
venerdì pomeriggio dovrebbe essere a Iena in cura dal profes-
sor Binswanger. Wille era completamente d'accordo sulla scelta
della casa di cura — [...] ma non sulla partenza così aflrettata,
anche se non protesto, nemmeno contro la partecipazione della
madre al viaggio. È stata proprio lei che su questi due punti
non ha voluto sentir ragioni, e nemmeno ha voluto saperne della
mia proposta: ossia, se voleva fare qualcosa di utile, partire
prima da sola per preparare l'accoglienza del figlio a Iena e
aflìdare a me l'accompagnamento delPinfermo, con l’aiuto ri-
tenuto necessario, almeno fino a Francoforte, dove si sarebbe
sicuramente trovato qualcuno tra i parenti o gli amici che mi
desse il cambio. Mi risparmi altri particolari sullo strazio delle
quattro giornate in cui la vedova Nietzsche fu da noi, e la
partenza, quel terribile indimenticabile momento, in cui vidi
Nietzsche verso le 9, stretto in mezzo ai due accompagnatori,
II. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-mag. 1890) 49

nella violenta luce della sala d'ingresso della stazione centrale


di Basilea, passare subito, con andatura frettolosa ma cascante,
oon portamento innaturalmente rigido, il volto simile a una
maschera, muto, dalla carrozza allo scompartimento ferroviario
che lo aspettava ». E qui segue una confessione di Overbeck, che
mette a nudo la logorante problematica in cui, dato il suo pro-
fondo senso di responsabilità, lo aveva sospinto da una parte il
dovere dell'amicizia, dall’altra la forza delle cose: « Giacché in
questi giorni non mi sono trattato bene, ho cominciato a sof-
frire duramente durante il viaggio a Torino per la responsa-
bilità della mia iniziativa, poi ho agito più sotto la spinta di
ciò che avevo visto e appreso che per decisione autonoma,
e ora continua a perseguitarmi Pidea che un servizio mol-
to migliore si sarebbe reso all’infelice se gli fosse stata
tolta la vita invece di chiuderlo in manicomio, così come at-
tualmente io non avrei altro desiderio se non che gli venisse
tolta [...]. Per Nietzsche è finita! E qui non ho nemmen bi-
sogno di venir confermato dal giudizio competente del medico,
che diagnostica una paralisi che non può altro che progredire e
che, eccettuato qualche momento di tranquillità, dà per esclusa
ogni guarigione. Giudichi Lei stesso da un particolare: Nietzsche
non era nemmeno più in grado di concepire per me quell’odio
a cui mi ero in anticipo rassegnato per avergli causato la per-
dita della libertà; le ultime parole che gli sentii pronunciare
prima che lo sportello della sua carrozza si chiudesse, erano un
entusiastim attestato di amicizia nei miei riguardi. A tal punto
è arrivato questo eroe della libertà: non pensa più alla libertà ».

«z Per Nietzsche è finita » — ci sorprende che Overbeck già


qui, nella lettera a Kiiselirz, e ora, il 20 gennaio, abbia que-
sta certezza e che citi anche la diagnosi dei medici, «paralisi
progressiva », che quindi era accertata già a Basilea, e non do-
vette essere suggerita successivamente da Overbeck ai medici
di Iena, o addirittura aggiunta per suo suggerimento al gior-
nale clinico di quella casa di cura, come gli venne attribuito in
seguito dall’« Archivio». Il pomeriggio del 19 gennaio, dun-
que due giorni dopo il trasferimento di Nietzsche a Iena, Over-
beck ebbe una conversazione col professor Wille. Qui il me-
dico, sulla base di otto giorni di osservazione, gli avrà comuni-
caro la sua preoccupante conclusione (del resto la paralisi era
lo specifico campo di ricerca di WiIIeI). Il giornale clinico reca

50 Parte IV. Gli anni della malattia

sulla prima pagina l’indicazione della diagnosi, «Paralysis pro-


gressiva », in una calligrafia che è chiaramente diversa da quel-
la del testo. Può darsi che quest’ultimo venisse redatto dal me-
dico assistente, mentre la diagnosi venne poi inserita dal di-
rettore dopo qualche giorno di osservazione. Il 26 ottobre 1889
il professor Binswanger di Iena chiese il giornale clinico di
Basilea in visione. Questo gli venne inviato e a Iena ne venne
fatta una copia, insieme alla diagnosi. Questa copia venne te-
nuta presente da Erich Podach per la sua pubblicazione nel 1930,
come pure l'originale del giornale clinico di Iena. Egli li ripro-
dusse entrambi in maniera ineccepibile *. È vero che esistono
altri due testi di Podach che se ne discostano leggermente: una
riproduzione completa nella rivista medica « Die medizinische
Welt» (4, Berlino 1930) e una versione abbreviata (ma non
modificata nel testo riprodotto!) nel suo libro Il crolla psichico
di Nietzsche”. NeIPinteresse di una riduzione allbggettività
della discussione sulla malattia di Nietzsche, che troppo spesso
assume toni molto sgradevoli, il modo di procedere di Podach
va salutato con soddisfazione. Nel corso della malattia appaiono
ogni tanto episodi che per il medico, in quanto manifestazioni
tipiche, sono usuali e che quindi egli registra semplicemente,
senza emozione alcuna, mentre invece colpiscono il profano e tur-
bano Pimmagine di Nietzsche. Essi non vanno quindi lasciati in
balia di una discussione tecnicamente dissennata e in ultima
analisi sterile, tanto più che perfino negli ambienti specialistici
il giudizio, la diagnosi, non è indiscutibile né indiscussa.
Podach ha anche segnalato che molti degli episodi e dei
sintomi registrati nei giornali clinici potrebbero entrare altret-
tanto bene nel quadro di altre diagnosi se li si esaminasse in
questa prospettiva, anzi Podach accenna addirittura alla possi-
bilirà che, per influsso della diagnosi di paralisi progressiva,
che un giudizio quasi precìpitoso dava per sicura, potesse forse
venir trascurata l'osservazione di sintomi diversi da quelli delle
paralisi — anche senza intenzione né tendenziosità voluta. E
inoltre egli può sottolineare, dal punto di vista della storia del-
la medicina, che allora, nel 1889, il concetto di paralisi co-
priva un campo di disturbi psichici assai più vasto di oggi, e

* Come mi ha confermato verbalmente M. Montinari dopo un esame


degli originali.

II. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-mq. 1890) 51

che in più casi la diagnosi di paralisi poté essere dimostrata


in seguito errata, perché i metodi di indagine per accertare la
diagnosi sulla base dei sintomi, dunque il « procedimento indi-
ziario », erano ancora del tutto insufficienti.

Se anche oggi la maggior parte degli studiosi specializzati


accetta per il caso di Nietzsche la diagnosi di paralisi, che tro-
va perfino energici propugnatori, c’è però anche tutta una se-
rie di studiosi da non sottovalutare, che esortano ad essere
quanto meno cauti e soprattutto fanno presente la possibilità
di un quadro patologico più complesso, ammonendo a non ve-
dere tutti i fenomeni verificatisi durante gli anni della ma-
lattia — e addirittura ancor prima del vero e proprio crollo
psichico —— come soli e unici sintomi di questa unica malattia.
In questo senso si espresse già Jaspers (in discussioni di semi-
nario ancor più decisamente che nella sua pubblicazione), e a
questa schiera appartengono studi come quello recente dell’oftal-
mologo prof. J. Fuchs di Stoccarda m. Dopo aver accuratamen-
te radunato tutte le testimonianze disponibili, Fuchs richiama
l'attenzione sull’estrema miopia congenita di Nietzsche, in con-
seguenza della quale « egli era straordinariamente sensibile alla
luce data la sottigliezza della sclerotica dei suoi occhi e la sua
insufliciente pigmentazione », situazione nella quale «la luce
viene avvertita dalla retina non solo otticamente, ma anche
come portatrice di energia» e stimola «tramite il sistema
neuro-ormonale il metabolismo e le ghiandole a secrezione in-
terna » (secondo Hollwich), cosa che << svolse un ruolo impor-
tante [...] per la costituzione psico-fisica di Nietzsche. Tanto
più importante diviene questa scoperta se si pensa che lo stesso
Nietzsche riconduoeva questa menomazione del suo benessere,
da lui tanto risentita [...], solamente e unicamente ai suoi oc-
chi. Qui risiede [...] il motivo della sua [...] solitudine, av-
vertita come una cosa terribile [...]. Questo sentimento della
solitudine portò poi al suo eroico tentativo di dominarlo nella
grandiosa concezione de "amor fati’ [...], Paiîermazione e
Paccettazione del destino. La miopia maligna di Nietzsche di-
venne così una componente determinante della sua vita e del-
la sua filosofia esistenziale». Fuchs elenca caratteristiche sa-
lienti di molti affetti da forte miopia: « Svegli fin da giovani,
attivi fino ad essere alquanto aggressivi, critici, interessati a
tutto, cosiddetti topi di biblioteca e buoni studenti». Vi si

52 Parte IV. Gli anni della malattia

aggiungono dei tratti che suonano quasi forzati. E, nel caso di


Nietzsche: « Il suo modo aggressivo di far filosofia [...] mi
sembra da ricondurre a una correlazione, osservata di recente,
tra Pocchio e il cervello degli affetti da forte miopia. Si pensi
in proposito all’eccessivo sviluppo del globo oculare in chi sof-
fre di forte miopia, con l’ampliamento delle cavità del corpo
vitreo e dell'umore acqueo, e Pingrossamento dei ventricoli ce-
rebrali che spesso si rinviene in combinazione con quei feno-
meni [...]. In Nietzsche il centro deIPaggressiVità sulla pare-
te anteriore del terzo ventricolo era sicuramente sottoposto a
maggiori stimoli [...]. Dalla dimostrazione dellhmpliamento
dei ventricoli negli affetti da forte miopia all'ipotesi di una
modifica del tipo di reazione nei centri nervosi vicini il passo
è breve. Qui è da ricercare la connessione psicobiologica col
carattere di molti affetti da forte miopia, e quindi anche con
la peculiarità spirituale di Nietzsche. In questo contesto si pone
anche sicuramente la più volte dimostrata simpaticotonia dei
miopi, che a sua volta rende attivi e tendenti all’aggressività.
La rivelazione di simili connessioni potrà forse gettare una luce
nuova sulle caratteristiche psico-fisiche del tanto difiìcile feno-
meno Nietzsche ». Fuchs non vuole dunque rimuovere e tanto
meno confutare la diagnosi della paralisi, bensì introdurre una
componente aggiuntiva nel quadro totale della malattia come
fenomeno complesso. Tutte queste discussioni e trattazioni ap-
paiono a prima vista di esclusivo interesse medico. Esse po-
trebbero venir riferite anche a molti altri pazienti e quindi nel
campo specifico non sono legate alla persona né all'importanza
o alla sorte di Nietzsche.

Ma proprio le conclusioni in base alle risultanze oftalmolo-


giche dimostrano la loro rilevanza anche biografica per Nietzsche.
Forse da questo punto di vista diventa spiegabile quella dicoto-
mia della sua natura che spesso è così diflìcile da comprendere:
da una parte Paggressività che vieppiù si esalta e diventa spia-
cevole negli scritti, dall’altra il rapporto « raccorciato » col mon-
do esterno proprio della persona estremamente miope e la deli-
catezza nei rapporti personali, specie con le donne. E qui torna
ad emergere un'altra, vecchia questione: Nietzsche era consa-
pevole della malattia, proprio di questa malattia e della sua
gravità e delle sue possibili conseguenze? Col materiale che
è oggi a nostra disposizione, a questo interrogativo non si può

H. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-ma; 1890) 53

rispondere definitivamente. Anche Kòselitz sfiorò una volta la


questione, senza trovare una risposta. Il 14 novembre 1898
scriveva, nel corso di una lettera di auguri indirizzata a Franz
Overbeck”: « Graziosissime sono le letterine di Nietzsche alla
signora di Parigi, di cui purtroppo ho di nuovo perso il nome
[Louise Ott]. Da quanto mi è dato capire, in esse Nietzsche
giocava con la tentazione di una piccola stravaganza, ma la
reprime, forse a causa di una certa insufficienza della sua partner,
ovvero per un congenito riguardo e simili [...] ». Non rimane
aperta qui una terza possibilità: che egli si tirasse timorosa-
mente indietro in quanto portatore di una malattia, di questa
malattia, che fosse obbligato a tirarsi indietro dal suo senso di
responsabilità? Una volta fatto il passo fatale, egli rimase per
tutta la vita legato alla prostituzione, cosa che rese così ambi-
valente il suo rapporto con la «donna». E sopporto corag-
giosamente anche questo destino.

E al di là di questo aspetto biografico, la sciagura potreb-


be acquistare anche una dimensione storica. La catastrofe lo
colpì esattamente tre mesi dopo il compimento del quaranta-
quattresimo anno di età. Data la robustezza della sua costitu-
zione fisica, avrebbe potuto raggiungere gli 80 anni, così come
la sorella, all'apparenza più delicata, arrivò a 90 anni. Avrebbe
così potuto vivere fino al 1924/25 e avrebbe visto — o ten-
tato di impedire? —— Pascesa imperiale ed economica del
«Reich» e la sua catastrofe nella guerra mondiale. Dal suo
punto di vista europeo e filosofico, che mira all'evoluzione della
specie « uomo >> come portatrice di una cultura sovranazionale,
egli avrebbe levato con tutta la forza la sua voce contro questi
sviluppi, che portavano, come egli aveva visto da lungo tempo,
alla catastrofe. I suoi ultimi abbozzi per i] manifesto politico,
opera della follia quanto alla forma, ma non al contenuto, ce
l'avevano già mostrato su questa strada. Un Nietzsche più
sano e più maturo avrebbe forse potuto risparmiare aIPumanÌtà
la guerra mondiale? Almeno avrebbe potuto impedire Yinterpre-
tazione tendenziosa e il grossolano abuso della sua filosofia. E
sarebbe stato già molto! Tutti i punti decisivi della storia
«universale» potrebbero dar adito a simili speculazioni, che
prendono le mosse da un « se». Ma esse sono tanto oziose
quanto attraenti come gioco di fantasia. Possono però gettare
luce sulla tragicità del prematuro spegnersi di un grande spi-

54 Parte IV. Gli anni della malattia

rito, di un evento che noi dobbiamo accettare senza « valutario x»


(« sìne ira et studio ìb).

Si trattava di un ottenebramento definitivo ovvero di un of-


fuscamento temporaneo?

I suoi più intimi si trovavano ora di fronte a questa que-


stione decisiva.

La madre credeva in una guarigione del figlio, e ancora un


anno dopo Julius Langbehn credeva nella possibilità di risa-
narlo. Gli amici lo sperano, anche se la loro fiducia svanisce
rapidamente. Soltanto i medici sapevano, e Overbeck l’aveva
capito già a Torino, che il ritorno non era più possibile. Cer-
to, erano da attendersi delle «pause», stati di relativo mi-
glioramento fisico — ciò rientra nel decorso della malattia —
ma a un ricupero della mente di Nietzsche, di Nietzsche filo-
sofo, non era più da pensare.

Il ruolo fondamentale di Overbeck.

Overbeck considerava suo compito conservare l’immagine


del filosofo indomito — per sé e per i posteri. Perciò non bi-
sognava destare un inutile scalpore proprio ora, subito dopo la
catastrofe. Si preoccupo che le cose andassero il più lisce possibile
e non si sottrasse a nessuna incombenza, comprese le più minute.
Così pagò tutti i conti a Torino, quello del medico (30 lire),
quello della farmacia (lire 9.90), un conto non piccolo di 100
lire al padrone di casa Fino per servizi diversi, dispose che gli
effetti di Nietzsche venissero rispediti, rimborsando oltre 20 lire
a Fino per le spese, e dal canto suo dovette rispedire a Fino
delle chiavi che Nietzsche aveva portato con sé a Basilea nel suo
vestito (a questo scopo dovette scrivere al professor Wille e il
dottor Mèihly gliele consegnò alla stazione di Basilea, all’atto
della partenza per Iena), saldò il conto della casa di cura
a Friedmatt » di Basilea pagando franchi 25 per gli otto giorni
di cura, il conto dell'albergo di Bettmann, ospitò la madre di
Nietzsche fino alla sua partenza il 17 gennaio, si preoccupo della
possibilità di ricoverare il paziente a Iena, organizzò il trasfe-
rimento in quella città, compenso il giovane dottor Mìhly,
l'accompagnatore, con 60 franchi, si assicurò della continuazione
della pensione di Basilea, della quale rimanevano sicuramente

II. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-ma; 1890) 55

disponibili soltanto 2000 franchi (1600 marchi di adesso se-


condo il cambio di allora). Scrisse agli amici chiedendo una
garanzia finanziaria per il caso che a Iena fossero necessarie spe-
se straordinarie per cure speciali — e ricevette in risposta delle
assicurazioni. Overbeck era il centro di tutte le disposizioni e
le informazioni amministrative. Da ogni parte era tempestato da
lettere che gli chiedevano notizie, e dovette sbrigare una cor-
rispondenza che in poche settimane toccò il centinaio di let-
tere e cartoline postali. E tutto ciò oltre alle esigenze della sua
cattedra e sotto la devastante impressione di quanto era successo,
giacché amava e venerava il suo amico Nietzsche. La perdita di
questa persona, la più vicina a lui dopo la moglie, e soprattutto
l'averla perduta in quel modo orribile, lo toccò come se si
fosse trattato di un fratello o del figlio più caro. E nella stes-
sa misura soEri anche la signora Overbeck. Ancora a distan-
za di mesi Franz Overbeck deve dar notizie agli amici circa il
preoccupante stato di salute della moglie, soprattutto dei suoi
nervi, in conseguenza di quanto era accaduto. Oggi si parlerebbe
di un esaurimento nervoso e si interverrebbe con medicine
fortissime. Eppure essa restò a fianco del marito aiutandolo per
quanto poteva, tenne parte della corrispondenza, trascrisse let-
tere importanti e cercò di aiutarlo a resistere. Proprio in que-
sto periodo di estrema crisi noi troviamo il quadro di un'inti-
ma, ideale armonia coniugale. Senza questa sicurezza e la con-
nessa possibilità di ritrovare sempre una moglie aEettuosa anche
nei momenti di maggiore afliizione, come ad esempio sotto la
prima impressione di Torino, probabilmente Overbeck non
avrebbe avuto la forza di dominare la situazione come effettiva-
mente fece destando la generale ammirazione di tutti coloro
che avevano preso parte agli eventi. Senza dubbio questo ri-
conoscimento che gli venne da ogni parte contribuì a dargli
forza.

Una mente freddamente calcolatrice, non coinvolta negli


avvenimenti, potrebbe dimostrare a distanza di anni che avreb-
be potuto far meglio l’una o l’altra cosa. Anche se ciò fosse
esatto, i suoi meriti non ne verrebbero sminuiti. Come uomo e
amico, Overbeck fece e ottenne tutto quanto stava nelle sue
forze, e dovette farlo completamente da solo. Koselitz al rice-
vere la terribile notizia a Berlino si diede a correre qua e là
come un pazzo: non aveva riconosciuto la chiara lettera della

56 Parte IV. Gli anni della malattia

follia che Nietzsche gli aveva indirizzato; la sorella stava in


Paraguay, alla testa di unîmpresa coloniale che era anch’essa
destinata alla catastrofe; la madre sarebbe stata incapace del
viaggio a Torino e di tutti gli altri provvedimenti, la grandiosa
prova di amore materno da lei fornita in seguito poté dispiegarsi
soltanto sul terreno che Overbeck le aveva spianato. Le ac-
cuse lanciate a distanza di anni contro Overbeck dall’« Archi-
vio », dunque dalla signora Elisabeth Fèirster-Nietzsche, in se-
guito purtroppo suifragate da Kòselitz, secondo le quali fu lui
che a Torino non vide e lasciò andar distrutti i più importanti
manoscritti della Trasvalutazione, sono del tutto fuori luogo,
anzi addirittura perfida. D0v’erano ai primi di gennaio del 1889
tutti questi signori del senno di poi? Che cosa sarebbe accaduto
senza Penergico intervento di Overbeck?

Si vennero inoltre a creare situazioni forzose alle quali


Overbeck non poteva opporsi, giacché non aveva alcuna legitti-
mazione giuridica per prendere decisioni definitive. Così, nulla
pote’ opporre alle insistenze della madre per portar via l’in-
fermo dalla casa di cura di Basilea. E certo avrebbe preferito ve-
dere l'amico a Iena in una camera di I categoria, più confor-
tevole. Ma dato che questa costava 7 marchi al giorno (210-
217 marchi al mese, mentre si disponeva di soli 130), dovette
consentire a1l’assegnazione alla II categoria, che costava 2 mar-
chi e 50 per gli stranieri (tale era Nietzsche per il manicomio
del granducato di Sassonia-Weimar a Iena). C'erano anche « ca-
tegorie ìntermedie» con camere parzialmente in comune, 0 la
« I categoria con camere a due-tre letti», che però per gli stra-
nieri costava sempre 4 marchi e 50 al giorno, e dunque era al
di là delle possibilità finanziarie. Venivano poi le spese extra,
che per il periodo 18 gennaio 1889 —— 24 marzo 1890 (il pe-
riodo dellîntemamento di Nietzsche a Jena) ammontarono a
223 marchi, come attestano i conti e le ricevute scrupolosamente
conservate da Overbeck. Figurano in questi conti più volte « har-
ba e capelli», una birra ad alta gradazione, talvolta acqua di
seltz, sigari (P), ma anche acquisti chiaramente urgenti come
camicie, colletti, pantofole, bretelle e un vestito. Di tutto que-
sto Overbeck doveva preoccuparsi, doveva coprire le spese da
Basilea, ora e ancora per anni a venire, ovvero procurare i mez-
zi necessari. Ma erano tutte cose che passavano in secondo pia-
no di fronte alle

II. Tra l'arma e la speranza (gru. 1889-mag. 1890) 57

Apprenrioni per l'opera.

« Per Nietzsche è finita! ». Con questo grido di disperazione


Overbeck deve lasciare portar via l’amico, ed egli scorge all’oriz-
zonte un grande pericolo. Per quanto sia indubbio che la ma-
dre si prenderà amorosamente cura del benessere fisico del fi-
glio, di fronte alla sua opera essa resterà indifferente e priva
di comprensione. Ma si tratta di difendere proprio quest'opera,
che non può venir trascinata nell’abisso della catastrofe. Anche
in questo caso Overbeck ravvisa il pericolo della perdita di tem-
po, e perciò anche qui agisce con rapidità ed energia. Ma non
vuole portar da solo la responsabilità, ciò gli è proibito già
dalla sua scrupolosità di studioso; giacché, malgrado tutta la
sua partecipazione all’attività creativa di Nietzsche, e anche se
Nietzsche gli aveva regolarmente mandato tutte le sue pubbli-
cazioni, Overbeck doveva essere conscio di alcune lacune nelle
sue conoscenze, soprattutto per quanto riguardava i lavori di
Nietzsche degli ultimi tre-quattro mesi. Esisteva una sola per-
sona meglio informata di lui: Heinrich Kòselitz. Di conseguen-
za Overbeck dovette associarlo alla collaborazione e alla comune
responsabilità.

Per il momento doveva ancora sbrigare una faccenda per


la quale non aveva bisogno di Koselitz: far spedire da Torino il
resto degli oggetti personali e delle carte di Nietzsche. Overbeck
doveva aver dato subito istruzioni in proposito, perché già il
14 gennaio Fino annuncia la spedizione della biancheria per il
giorno dopo, e quella della cassa di libri «le plus vite pos-
sible»'”. Questa cassa, «forte et hien assurée », pesante 116
chili, viene spedita da Fino il 19 gennaio, e il 3 febbraio egli
ringrazia per il rimborso delle spese di trasporto. Così tutto quan-
to Nietzsche aveva con sé a Torino era per il momento giunto
in possesso di Overbeck. Il fatto che in seguito (1895) poté es-
sere scoperta a Nizza una cartella contenente manoscritti di
Nietzsche, è da attribuirsi in ultima analisi a una disattenzione
dello stesso Nietzsche. Nel novembre si era fatto mandare a
Torino tutto il suo « deposito di Nizza», ed era persuaso che
non mancasse nulla. L’11 dicembre 1888 aveva scritto alla ma-
dre: « Sono arrivate da Nizza le 3 casse di libri. — Ora qui
[a Torino] sono ben provvisto sotto ogni riguardo». Rientra

58 Parte IV. Gli anni della malattia

nella tattica complessiva del posteriore Archivio Nietzsche, os-


sia di Elisabeth Fèirster-Nietzsche, il fatto che questa lettera non
venne pubblicata, per non mettere in pericolo la tesi della scom-
parsa di parti della Trawalutazione, di cui doveva venir accusato
Overbeck!

Il « deposito di Sils » arrivò anch’esso qualche tempo dopo


a Naumburg, giacché la madre non aveva dato le attese istru-
zioni alla famiglia Durisch circa l’indirizzo cui spedire la roba.
Overbeck fece quanto era in lui per mettere al sicuro le carte
postume di Nietzsche, compresi i suoi appunti. Tra queste car-
te si trovavano anche i manoscritti apparentemente tertninati, o
almeno per il momento pronti per la stampa, di Nietzsche con-
tra Wagner e di Ecce boma. In questo caso si comportò come
sempre aveva fatto con i manoscritti di Nietzsche: in passato
questi andavano in tipografia, dove cominciava la composizione
mentre lui e Kòselitz leggevano le bozze e l'autore lavorava an-
cora, o per lo meno modificava, le parti finali. Il Crepuscolo
degli idoli era pronto per la distribuzione presso la casa editrice,
e tra le carte torinesi Overbeck trovò il manoscritto terminato del-
lî/lnticristo, messo da parte dallo stesso Nietzsche. Questo ma-
noscritto ancora nel marzo era ignoto a Kòselitz. Overbeck ne
aveva curato una trascrizione che gli poté sottoporre soltanto
il 13 marzo 1889. La discussione sulla pubblicazione degli ultimi
scritti di Nietzsche tra Overbeck e Kòselitz non poteva quindi
ancora vertere su questo scritto nei primi mesi di quell’ann0.
Circa il Crepuscolo degli idoli essi concordavano sulla necessità
che venisse distribuito il più rapidamente possibile, prima che
si diifondesse tra le cerchie interessate la notizia della fine di
Nietzsche nella follia. I mezzi di comunicazione non lavoravano
allora con tanta rapidità! Così, il 20 gennaio Overbeck comu-
nica il suo consenso a Ktìselitz: «Se [...] il Crepuscolo degli
idoli deve andare tra la gente, allora [...] proprio nelle attuali
circostanze la fretta è molto probabilmente consigliabile, almeno
per l'effetto immediato, ammesso che a quesfiefietto bisogni dar
peso ——- anche se per me a questo peso bisogna mettere un
grosso punto interrogativo. Ma la cosa principale è che con la
pubblicazione del Crepuscolo degli idoli sia assicurata l’esi-
stenza ».

Diversa era la situazione per gli scritti post-filosofici, Ecce


homo e Nietzsche contra Wagner. Soprattutto circa quest’ultimo

II. Tra Parma e la speranza (gen. 1889-ma; 1890) 59

si intreccio tra Overbeck e Kòselitz una fitta corrispondenza, nel-


la quale Overbeck ofirì più volte al suo interlocutore la possi-
bilità di assumersi da solo la responsabilità delle decisioni. I due
concordavano nel ritenere che anche questo scritto, come opera
pienamente valida di Nietzsche, non fosse da sopprimere; ma
sull'opportunità di una pubblicazione immediata o ritardata, e
in una versione probabilmente attenuata per quanto concerneva
certe formulazioni alquanto eccessive, le opinioni divergevano.
Kòselitz insisteva per continuare la composizione iniziata da
Naumann, Overbeck esortava alla cautela. Naumann era addi-
rittura disposto a interrompere la composizione senza addebi-
tare le spese; era tanto convinto del successo commerciale del
Casa Wagner e del Crepuscolo degli idoli, che pensava che le
spese sarebbero state totalmente coperte dalle vendite. Nella stes-
sa lettera a Koselitz del 20 gennaio Overbeck scrive: «Sono
completamente d’accordo che Nietzxcbe contra Wagner venga
pubblicato nella forma limitata da Lei indicata, ma non che
avvenga una pubblicazione vera e propria: 1. perché in questo
momento — non per un riguardo, che mi è del tutto estraneo,
per il nostro ‘ Reich’ —— vorrei che venissero evitati assoluta-
mente i conflitti degli scritti di Nietzsche con la polizia, e invece,
dato il tipo di saggezza politica che domina attualmente nella
nostra Germania, io li temo molto, per via di un paio di passi
sul Kaiser, ecc.; 2. perché Pesposizione qua e là assume un an-
damento un po’ incoerente, sicché io per lo meno non posso
sottrarmi al sospetto che qui a Nietzsche stessero già mancando
le forze — e che queste note derivassero in generale dalle ‘ ope-
re precedenti’ di Nietzsche [...], non è da prendere in senso
troppo rigoroso, alla luce di passi come quello di pp. 15 sg.
Invece, quale peccato se questo libretto con tutte le sue me-
raviglie — la poesia finale ecc. — scomparisse del tutto dal
mondo e non si conservasse, fissato nella stampa, in semi-clan-
destinità per un tempo futuro! Sono quindi pienamente d'ac-
cordo con la Sua proposta *. Il Crepurcolo degli idoli ho comin-
ciato più volte a leggerlo dal principio — per capir ciò provi
a mettersi nelle mie condizioni — e le partì che conosco mi

* Si trattava della proposta di terminare la stampa con una piccola


tiratura di circa 20 copie da distribuire agli amici. Naumatm tirò poi 50
copie, cosa che diede l’avvio a una vivace corrispondenza tra lui e Overbeck.

60 Parte IV. Gli armi della malattia

renderebbero impossibile pronunciare una condanna a morte to-


tale o anche solo parziale, io accetterei perfino la conclusione del
N. 51, che mi è capitata per caso sotto gli occhi [...], anche se
una volta già deplorai con Nietzsche per lettera un passo ana-
logo e meno stravagante del Caso Wagner, ritengo che anche
in questa questione dovrebbe valere il N. 5 delle ‘ Sentenze e
frecce ’: ‘Una volta per tutte, io non voglio sapere molte cose.
La saggezza traccia dei limiti anche alla conoscenza’ ». Nel caso
del Crepuscolo degli idoli Overbeck non vuole questi limiti trop-
po stretti, e tollera anche il finale del capitolo « scorribande di
un inattuale» (torna sempre il concetto delle Considerazioni
inattualil), dove al S51 si legge: << Creare cose su cui il tem-
po prova invano i suoi denti; afiaticarsi, nella forma e nella ro-
stanza, per una piccola immortalità — io non sono mai stato
abbastanza modesto per pretendere qualcosa di meno da me
stesso. L’aforisma, la sentenza, in cui fra i Tedeschi sono il
primo maestro, sono le forme de "eternità ’; la mia ambi-
zione è quella di dire in dieci proposizioni quel che ogni altro
dice in un libro — quel che ogni altro non dice in un li-
bro———Io ho dato all’umanità il libro più profondo che
essa possegga, il mio Zarathustra: e tra breve le darò il libro
più indipendente —».

Una settimana dopo, il 27 gennaio, Overbeck torna a confer-


mare espressamente il suo assenso a Kòselitz 5°: « Non mi dice
nulla del Crepuscolo degli idoli? Debbo interpretare questo fat-
to nel senso che vedrà subito la luce? Ora che l'ho letto, non
avrei nulla in contrario. Infatti, anche se personalmente prefe-
risco leggere il Nietzsche ad esempio della Genealogia della
morale piuttosto che quello dei suoi ‘divertimenti’, non rie-
sco a vedere che cosa potrebbe decisamente ostacolare, nem-
meno in questo momento estremamente sfavorevole, questa cor-
nucopia davvero sbalorditiva di intelligenza e di acume, dal
momento che essa è pronta a riversarsi fino all’ultimo. In
fondo questo scritto non fuoriesce mai dal quadro finora co-
nosciuto della letteratura nietzschiana, e per di più non fa
appello ad altri che ai lettori che egli si è già acquistati. In
ogni caso vorrei vedere la pubblicazione ritardata il meno pos-
sibile, in modo che avvenisse prima che la notizia della terri-
bile piega presa dal destino di Nietzsche si diffonda eifettiva-
mente tra il pubblico ». Ed infatti la pubblicazione si ebbe in

H. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-ma; 1890) 61

quei giorni. Quanto meno, la « Allgemeine Schweizer Zeitung s,


giornale protestante di Basilea, pubblicò il 9 febbraio 1889 una
recensione, probabilmente di pugno del suo direttore A. Joneli,
in cui la catastrofe viene già data per conosciuta e il libro
viene considerato un suo prodromo evidente. La recensione così
si conclude: « Chi lo conosceva, dovrà dire, con profonda tri-
stezza, insieme al poeta: ‘ Quale nobile spirito è qui spento! ».
Ciò che colpisce è che il recensore afferma senza esitazione una
tara ereditaria (Documenti, n. 14).

Ben diversa secondo Overbeck è la situazione per Nietzsche


contra Wagner. Questo scritto si sarebbe rivolto a lettori molto
diversi da quelli interessati al Nietzsche filosofo. E da questo
fatto egli teme funeste complicazioni. Ci sono in prima linea gli
ambienti politici e la loro longa manus, la censura e la magi-
stratura penale, che avrebbero potuto incriminare l’autore per
«lesa maestà». Questo pericolo aveva già terrorizzato Nietz-
sche. Overbeck osserva a Kòselitz in proposito ‘g’ «che io an-
novero tra i brani che destano perplessità dal punto di vista
politico anche la fine della prefazione [...] non meno di quel-
lo che menziona il Kaiser» (la fine della prefazione suona:
« Quousque tandem, Crispi... », v. sopra, p. 22). E nello stes-
so tempo sottolinea a Kòselitz la principale diflicoltà che osta-
cola ogni decisione m: « Cosi come stanno le cose, ossia nella
totale assenza di giurisprudenza formale in materia, non vedo
in che modo noi —-— posto che Lei ed io la vedessimo in propo-
sito allo stesso modo — potremmo impedire a Naumann di far
uso del suo vantaggio presunto o reale. Io vorrei soltanto che
noi unissimo le nostre forze per fare quanto è possibile », vale
a dire « impedire a qualunque interesse commerciale dei Naumann
di metter bocca nella faccenda, e più che mai se il conto che
ne risulta fosse giusto. Perché in questo momento Nietzsche va
protetto da ogni successo popolare [...]. In fondo quel che
di lui è conosciuto è suflîciente a mantenerlo in vita presso i
posteri [...] sicché, a parte ogni malinteso catonismo, nel suo
caso si può tener poco conto del ‘ successo ' del giorno, soprat-
tutto quando questo può, date le circostanze, risultare assai
equivoco ». Il pericolo è talmente grande che potrebbe trasfor-
marsi addirittura in un danno irreparabile. Lo scritto agirebbe da
provocazione verso tutti quanti erano legati a « Wagner», e
proprio nel momento in cui l'autore della sfida « per un funesto

62 Parte IV. Gli anni della malattia

colpo della sorte per cosi dire scompare dallhrena. Ciò pro-
cura a tutti gli avversari un terreno troppo favorevole ». E qui
Overbeck non trascura il fatto che questo scritto tradisce di-
fetti che facilitano all’avversario il colpo di grazia. Egli stesso
confessa l'impressione che « l'esposizione assume qua e là un an-
damento poco coerente», come a se a Nietzsche stessero già
mancando le forze» (p. 59 sopra). E solo per la poesia finale
(« Della povertà di chi è più ricco »), pur trovandola stupenda e
degna di essere tramandata ai posteri, non si sente di rischiare
la pubblicazione dell'opera intera nell’attuale situazione — men-
tre a un'edizione veramente postuma non si frapporrebbe nes-
sun ostacolo.

Anche Koselitz si fa contagiare dall'entusiasmo di Overbeck


per questa poesia, e per salvarla escogìta l'idea di associarla
ai «Canti di Zarathustra», dunque ai Ditirambi di Dioniso:
urfintenzione lodevole attuata con metodo discutibile, come
doveva dimostrarsi in seguito. Giacché con questi « tentativi
di salvataggio» di singole parti, effettuati mediante spostamen-
ti da un manoscritto all'altro, ha inizio la storia, complicata e
gravida di conseguenze, delle edizioni postume di Nietzsche fino
ai giorni nostri. Certo non va dimenticato che questa prassi
editoriale non venne determinata unicamente dagli editori più
o meno responsabili e consci di questa responsabilità, capaci o
privi di giudizio, ma anche, in misura almeno altrettanto am-
pia, dalla situazione spirituale dell'epoca. Un numero rapida-
mente crescente di ammiratori di Nietzsche, che andavano dai
visionari ai fanatici, reclamavano a gran voce la pubblicazione
degli ultimi scritti, che Nietzsche aveva fatto in tempo ad an-
nunciare con tanta precisione. D'altra parte la libertà editoriale
era inceppata da considerazioni di ordine cristiano—ecclesiastico e
daHa paura —— ovviamente ben motivata —— di conseguenze da
parte delle autorità statali. In quel tempo Pesempio luminoso di
una grandiosa impresa editoriale e letteraria come la pubbli-
cazione della « Sophien-Ausgabe» delle opere, i diari e le let-
tere di Goethe da parte dell’Archivio Goethe di Weimar, in-
dusse gli editori di Nietzsche a una fretta poco giudiziosa, e in-
fine sopravvenne la definitiva sciagura nella persona della so-
rella di Nietzsche, che voleva dar vita a utfimrnagine ben pre-
cisa del fratello, immagine che del resto era quella che la mag-
gior parte dei lettori di Nietzsche si aspettava e reclamava. Anche

II. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-ma; 1890) 63

qui sussiste la fatale correlazione tra chi produce e chi rice-


ve — tra causa ed effetto — che si poteva in ogni momento
capovolgere.

Overbeck aveva compreso fin da allora questa situazione, e ve-


deva bene le conseguenze del «chiasso intorno a Nietzsche xc,
quale poi venne effettivamente inscenato per decenni ad opera
dell'Archivio. La sua umana delicatezza di sentimenti vi ripu-
gnava. Soprattutto ora che Pinfelice, colpito da morbo insana-
bile, giaceva infermo e indifeso, ogni pubblicità eccessiva sem-
brava a Overbeck una mancanza di gusto. Per lui rimaneva in
primo piano il Nietzsche uomo, dal delicato e aristocratico sen-
tire; era questo quello che voleva conservare per se stesso. Era
stata in definitiva una decisione di natura etica non partecipare
alla trasvalutazione del suo amico cosi provato dalla sofferenza
in un eroe sovvertitore del mondo, cosa che la sorella di Nietz-
sche non comprese mai, non vide mai nel suo fondamento morale.
Una questione a sé rimane il fatto che Overbeck con Pandare
degli anni non sempre difese il suo punto di vista nella forma
più controllata.

Nella sua decisione presa in linea di principio, Overbeck


poteva contare sul pieno accordo di Erwin Rohde, che il 24 gen-
naio gli scriveva "7: «Ma è vero che Lei vuole pubblicare le
sue cosiddette opere postume? Basta il pensiero per farmi inor-
ridire. E poi, il grottesco titolo Crepuscolo degli idoli. Ma al-
meno saprà impedire che esca il suo libello contro Wagner? Il
suo comportamento nei confronti di Wagner negli ultimi tem-
pi mi ha sempre tormentato e fatto soffrire — dimostrava che
in lui c'era davvero da lungo tempo qualcosa di malato; per-
ché in passato questo tipo di polemica in un caso come questo
gli sarebbe stato impossibile, giudicando da tutta la sua natura.
Ah, il vecchio Nietzsche, come lo conobbi io all’università, e
ancora in seguito per anni! ci sentiremo meglio, quando questa
immagine tornerà a uscire luminosa dallbttenebramento. — E
ora altre battaglie —— è impossibile. Ma è poi davvero uscito
un suo opuscolo dal titolo ‘ La caduta di Wagner. Un problema
per amatori di musica ’, che ho visto annunciato nelle librerie?
Probabilmente è lo stesso scritto che Lei chiama ‘Nietzsche
contra Wagner ’ — Secondo me in ogni caso bisogna aspettare
a fare qualunque pubblicazione finché non siano veramente po-
stume (del tutto a prescindere dall’AntiWagner) ». Ma quanto si

64 Parte IV. Gli anni della malattia

poteva, si doveva aspettare? Pensando cosi, Rohde si affidava


troppo a ciò che Overbeck gli aveva da poco comunicato, il
22 gennaio: « Wille qui e Binswanger a Iena sono d’accordo cir-
ca la natura disperata del caso; sul tempo che è da temere gli
resti ancora da vivere si pronunciano con cautela, l’uno dice al
massimo due anni, l'altro ritiene un periodo superiore a un anno
più probabile di uno inferiore ». Questa attesa sembrava a
Overbeck una scelta responsabile e quindi anche egli riteneva
«più giusto lasciare alla letteratura di Nietzsche il tempo per
prendere piede, cosa che può fare in tutta tranquillità e con
continuità anche dopo quanto è successo, e che non dev'essere
necessariamente un noioso processo superiore a un paio d'anni,
finché non uscirà questo singolare commento su di essa. Se giu-
dichiamo diversamente, non so se Pattualità della follia di Nietz-
sche non provochi un tale rumore da turbare sensibilmente an-
che quel processo, e se le opere di Nietzsche in genere non fini-
scano con l'andare perdute per il pubblico per un buon numero
di anni, come prodotti della follia” ».
Ma esisteva anche un altro interlocutore:

L'editore commixsionario Naumanu.

Per lui l'interruzione delle pubblicazioni, soprattutto quella


degli scritti minori di più larga vendita, significò un duro colpo
commerciale. È comprensibile che rendesse a continuare, ma non
lo fece con importunità e tanto meno con prepotenza. Prese
addirittura su di sé il rischio di perdite finanziarie e rifiutò l’of-
fetta di rimborsargli le spese di stampa sostenute fino ad al-
lora.

Senza dubbio era anche lui al corrente della poco chiara si-
tuazione giuridica. Non poteva appellarsi né a un contratto edi-
toriale valido né a una chiara ultima intenzione dichiarata da
Nietzsche riguardo alle opere Anticrirto, Ecce boma e Nietzsche
contra Wagner. Nietzsche indubbiamente non era più capace
di agire, e per il momento non era stato ancora nominato d’uffi-
cio un tutore con pieni poteri. Cosi, ricorse a un'ipotesi che
forse è unica nella storia del diritto ma non è priva d’interesse,
per addossare ad altri la responsabilità: « riconobbe » di colpo
in bianco Overbeck come « tutore di circostanza » di Nietzsche!

II. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-mag. 1890) 65


Per parte sua, Overbeck non si sentiva precisamente a suo agio
in questa posizione giuridica poco fondata, e non ne trasse al-
tre conseguenze se non quella di avvalersi del riconoscimento
offertogli da Naumann, esercitarne su di lui Peifetto tenendolo
alquanto a freno e impedendogli di agire di propria iniziativa.
Quali difficoltà la questione della tutela doveva portare con sé
per via della condizione di apolide di Nietzsche e della sua
mancanza di una residenza fissa, doveva risultare chiaro pochi
mesi dopo. Per il momento ogni cosa permaneva in un equili-
brio instabile. Il fatto che anche la madre avrebbe visto molto
volentieri la tutela affidata a Overbeck, nel quale riponeva pie-
na fiducia, non cambiava afiatto l'oscurità della situazione giu-
ridica. Purtuttavia bisognava continuamente prendere decisioni e
agire. E dato che non c’era nessuno in grado di prendere con una
certa razionalità anche soltanto le decisioni più urgenti, Over-
beck cedette alla forza delle cose. Già il modo in cui ridusse
Naumann alla ragione fu un capolavoro di pazienza e di abilità
tattica, che si riflette in una copiosa corrispondenza (alcuni
esempi in Documenti, n. 15). Ma il suo senso di responsabilità
gli impediva di agire di propria iniziativa. Si preoccupò costan-
temente di tenere i contatti e avere il consenso della madre, dei
medici e degli amici, in primo luogo quello di Kòselitz.

Gli amici fanno barriera.

«Non sono mai riuscito ad avere un nemico personale»,


così scriveva Nietzsche il 25 luglio 1888 a Carl Spitteler.
Di ciò ebbe la prova ora. Come una barriera intorno al loro
povero amico, i vecchi amici ora si stringono in cerchio, gra-
zie anche alla mediazione di Overbeck. In quei giorni e mesi
giunsero a lui da ogni parte lettere di condoglianze come per
una morte, perfino da ambienti che si erano dimostrati estranei
o avversi alla filosofia di Nietzsche. Tutti presero parte com-
mossi al terribile destino dell’uomo tanto amato. Gersdorfi scri-
ve il 13 gennaio l“: « La notizia che Lei mi ha dato mi afiligge
così profondamente che la comunicazione di un decesso non
avrebbe potuto addolorarmi di più. È vero, spesso ho pensato
alla possibilità che un giorno il nostro amico crollasse sotto
il peso del suo ricco, profondo pensiero, dato che nessun ob-

66 Parte IV. Gli anni della malattia

bligo lo frenava, né lo teneva al passo l'orologio di un dovere


immutabilmente regolato. Lo temevo già in occasione dello
Zarathustra, ma nel suo ritorno agli studi, che in seguito riprese
nell'antica forma, vidi un processo di guarigione, e gioii anche
per il Caro Wagner, i cui pensieri mi erano noti fin dal 1880 [...].
Non avrei mai pensato che la sorte di Hòlderlin si sarebbe così
presto abbattuta su questo spirito cosi libero e chiaro. E ciò
in un momento in cui stava per dar vita a qualcosa di grande ».

Anche Carl Fuchs è profondamente colpito da quanto av-


venuto, anche se era stato allarmato dagli ultimi scritti di Nietz-
sche, sia pure come vecchio Wagneriano. Egli scrive il 14 gen-
naio: «Ciò che io perdo non si può descrivere [...]. Di lui
possiedo ancora un certo numero di lettere di una stupenda
vivacità, scritte da Sils Maria e in ultimo da Torino. Ah, quan-
do mi scrisse: ‘ Tra un paio d'anni governerò io il mondo; per-
ché ho deposto il vecchio Dio ’ — credetti soltanto a un gran-
dioso scherzo, e se avesse potuto conservare la ragione per tut-
ta la vita, tale sarebbe stato. Ma gli articoli su Wagner già
non erano degni di lui, come pure il modo di penetrare nel
mondo attraverso questa porta cosi bassa. Mi rammarico [...]
di non averglielo detto schiettamente ».

La stessa costernazione per la crudele sorte toccata all’amico,


mista all'ansia per il futuro delle sue opere, che ormai non era
più in mano sua, si coglie nella lettera del professor Max Heinze
di Lipsia, datata al 16 gennaio: « La notizia ci ha veramente
scosso [...] e da quel momento [...] i nostri pensieri e i nostri
sentimenti vanno all‘amico ottenebrato. Una modesta consola-
zione in questa condizione indicibilmente triste dell’infermo è
per me il fatto che le persone afiiitte dal suo male di regola
stanno soggettivamente bene, non avendo coscienza del muta-
mento intervenuto in loro. Speriamo che anche per Nietzsche sia
così, che fino all’ultimo non debba anche soffrire psichicamen-
te! Ma il dolore più profondo lo proviamo per la povera ma-
dre, che è destinata a vuotare fino in fondo il calice della sof-
ferenza [...]. La Sua lettera ci è arrivata l'altro ieri mattina
alle 9, e già alle 9 e 55 mia moglie, che è assai più vicina di
me alla vedova Nietzsche, era partita per Naumburg, per dis-
suaderla dal viaggio a Basilea, ma purtroppo invano: Pinfelice
si era messa in viaggio già durante la notte [...]. Ieri ho par-
lato con Naumann [...]. Vorrei dare solo il modesto consiglio

II. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889—mag. 1890) 67

di sottoporre a un esame accurato tutti gli scritti che debbono.

andare nelle librerie, onde accertare se non vi si trovino cose


troppo gravi, che non potrebbero che oscurare vieppiù l'immagine
del nostro amico [...]. Se in qualunque modo potessi rendermi
utile per sistemare gli afiari di Nietzsche, sarebbe per me una
particolare soddisfazione! ».

Distrutto dalla notizia, Paul Deussen è in grado di rispondere


soltanto dopo una «pausa per respirare» di una settimana, e
anche allora tenta di rimuovere Popprimente realtà: << Che tri-
ste notizia reca la Sua lettera! C'è voluto un po’ di tempo
perché mi abituassi all'idea; proprio nell’ultimo trimestre ho ri-
cevuto da Nietzsche alcune lettere in cui si esprime, è vero,
una valutazione di sé che supera tutti i limiti (per esempio la
traduzione in 7 lingue, 1 milione di copie ecc.), ma che per il
resto mi parvero piuttosto un sintomo del ritorno delle forze
e del miglioramento della sua salute. E anche ora non riesco a
concepire l'idea di un crollo reale e duraturo. La sopravvaluta-
zione di sé si riscontra di frequente negli individui geniali; se
viene ad aggiungersi uno stato d'animo esaltato da successi ap-
parenti o reali, si può prendere questa condizione per qualcosa
che in realtà non è [...]. Lei mi renderebbe estremamente ob-
bligato se, in quattro parole [...] alla svelta mi volesse infor-
mare sulle sue attuali condizioni, come pure se la madre di Nietz-
sche sa ogni cosa. Le avrei già scritto, se non avessi pensato
che forse per riguardo la cosa le era stata tenuta nascosta».
Overbeck gli chiari immediatamente la natura disperata del caso,
e Deussen rispose il 26 gennaio: a Mi aHretto quindi a co-
municarLe che Lei può contare, ove servisse, su un sussidio
da parte mia di 100 marchi; [...] se non mi riuscisse di radu-
nare il totale con l’aiuto di terzi (cosa di cui c"e per verità poca
speranza), io stesso concorrerò con la somma desiderata per il
caro vecchio amico, rinuncerò per questo a qualcos'altro >>.

Fin qui le reazioni provenienti dalla cerchia degli amici,


che Overbeck aveva informato direttamente ‘con lettere spedite
l’11/12 gennaio. La notizia si diffuse a poco a poco, e quin-
di le richieste di informazioni e le lettere di condoglianze ar-
rivarono talora in ritardo. L'antica amica di Sils, Mrs. Emily
Fynn, aveva appreso l’accaduto in seguito a una particolare
combinazione: «La scorsa estate [...] ci aveva scritto che fi-
nalmente le sue opere stavano acquistando una grande impor-

68 Parte IV. Gli anni della malattia

tanza, e sembrava che la cosa Io rendesse molto felice. Ma


ancora più serena e felice era stata la sua ultima lettera da
Torino, dei primi di dicembre del 1888. Era come se fosse
animato da una nuova voglia di vivere. Tutto gli sembrava paradi-
siaco [...]. Scriveva tra l'altro: ‘ E poi, in tutta la mia vita nel
suo complesso non ho creato quanto ho creato qui negli ultimi
70 giorni’ [...]. Dunque allora si sentiva ancora sanissimo e
noi ce ne rallegrammo. Per Capodanno ci mandò il suo bi-
glietto da visita, e qualche giorno dopo ricevetti una busta
contenente un foglio strappato da un quaderno con uno scherzo
molto singolare, che noi deciframmo soltanto a metà. Io en-
trai nel gioco e gli risposi nello stesso stile, fermo posta To-
rino, dato che avevo perso il suo indirizzo — ma non ricevetti
risposta. Appena ritrovai l’indirizzo, scrissi la cartolina », in ri-
sposta alla quale Overbeck le comunicò la notizia. Ora, il 14 mar-
zo, essa ringrazia e gli confida: « Abbiamo frequentato il prof.
Nietzsche parecchie estati a Sils Maria, e venimmo subito av-
vinte dal suo spirito sublime, dalla sua amabilità e bontà d’ani-
mo. Era diventato un nostro caro amico e la Sua triste no-
tizia [...] ci ha dolorosamente colpito. Una rapida morte sa-
rebbe stata certo più augurabile per lui ». E questa venerazione
personale permane nonostante le riserve filosofiche della cat-
tolica credente: «Ciò che mi addolora particolarmente è che
sia stato così duramente colpito proprio nel momento in cui
prendeva il via la sua fama; giacché, sebbene non condivida
assolutamente il suo indirizzo filosofico, tanto più dolorosa è
per me la rovina del suo spirito! — E la sua povera vecchia
madre! Forse è possibile che i medici si siano sbagliati ». E ora
la vecchia signora Fynn scrive alla vedova Nietzsche una lun-
ga, cordiale lettera dettata dalla propria sensibilità materna.
Vi descrive vivaci episodi delle estati trascorse insieme a Sils,
e poi prende le mosse per una consolazione che getta anche
una caratteristica luce sulle amicizie femminili di Nietzsche: da
una parte egli ricercava Pafietto materno, dalPaltra personalità
mature, che gli stessero di fronte saldamente radicate in una
data visione del mondo, anche se questa era totalmente contraria
alla sua. Il 31 marzo essa scrive alla vedova Nietzsche: « Suvvia!
Mia cara, riverita signora, sì faccia coraggio. Nessuno può sapere
meglio di me quanto sia diificile portare la propria croce con
pazienza e amore, ma quanto più si lotta per accettare il sa-

II. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-ma; 1890) 69

cro volere di Dio, tanto più leggera diventa questa croce, per-
che la grazia e Pamore di Dio fortifica il nostro cuore —-— e
quanto più sînvecchia, tanto meglio si sente che è preferibile
scendere nella tomba, o piuttosto comparire davanti a Dio,
portando una croce — che dipartire da questo mondo in mez-
zo alle gioie e ai piaceri.

Certo è quanto mai triste che Lei non possa curare personal-
mente il suo povero caro figliolo, ma il giudizio del medico non
lascia speranza. — Ma sia di buon animo, cara, riverita si-
gnora, e confidi ciecamente in Colui che ha creato il bello e
sublime spirito del Suo buon figliolo; Egli può anche ridargli la
salute e restituirgli tutta quanta la freschezza e la vivacità del-
lo spirito. — È comunque urfinfinîta consolazione sapere che
il signor professore non soffre e non ha idea delle sue condi-
zioni. — Se gli è permesso, e Lei crede che gli farebbe piacere
ricevere deHe lettere, gli scriverei molto volentieri [...] ». La
nxadre fu profondamente commossa da questa partecipazione e
trasmise immediatamente la lettera a Overbeck trascrivendola
di suo pugno.

Anche Jacob Burckhardt seguiva il corso degli awenimen-


ti. Non aveva bisogno di scrivere a Overbeck, giacché poteva
venire informato continuamente a voce. Il suo interessamento
è documentato da una breve testimonianza epistolare, una co-
municazione al suo conoscente Theodor Opitz di Liestal data-
ta al 29 aprile, che si lin1ita —— evidentemente in risposta a una
richiesta di informazioni — a queste notizie: « Le tristi e in-
guaribili condizioni del professor Nietzsche sono un fatto pur-
troppo accertato: pazzia con periodici attacchi di paralisi. È
suficiente come testimonianza quella del suo amico e collega di
questa città, che lo ha portato da Torino qui a Basilea, da
dove poi è stato trasferito al manicomio statale di Iena. Stando
ai medici di laggiù, non è più pensabile di guarirlo; nemmeno
la madre, che abita nella vicina Naumburg, ha potuto ancora
vederlo».

Informazioni così precise potevano venire a Burckhardt sol-


tanto da Overbeck —- e soltanto se le chiedeva personal-
mente.

La costernazione era grande perfino là dove Nietzsche aveva


scavato un solco di ostilità. Malwida von Meysenbug aveva
trasmesso il biglietto della follia speditole da Nietzsche a sua

70 Parte IV. Gli armi della malattia

figlia Olga Monod”: «Come ricordo del misero che non la


mania di grandezza ha condotto alla malattia, bensì la malat-
tia alla follia », e il 15 febbraio gli dedica questa bella rievoca-
zione: « Sono profondamente scossa: uno spirito cosi bello, una
cosi nobile natura! E sicuramente la colpa è delle sue gravi
sofferenze fisiche e della sua povera vita solitaria; egli ha dovuto
lottare con le privazioni, il vitto cattivo, la mancanza di cure, e
poi la sua profonda solitudine, lo sprofondarsi nelle sue idee
senza che gli venisse fatta con ragione e cortesia una opposi-
zione al suo stesso livello, tutto questo ha offuscato a poco a
poco la chiarezza del suo spirito e lo ha consegnato in balia alla
mania di grandezza. Se almeno fosse morto, sarebbe stato meno
triste. E la povera madre, che aveva solo questi due figli ed era
così fiera del maschio, con la figlia ora così lontana! ». Mal-
wida non poteva ancora sapere che anche in Paraguay era
imminente la catastrofe finale, che doveva dare alla madre un
secondo duro colpo.

Anche a Bayreuth si prende parte al cordoglio. Overbeck


aveva scritto Pultima volta una lettera di condoglianze nel 1883,
dopo la morte di Wagner, e la figlia maggiore di Cosima, Da-
niela von Biilow, divenuta frattanto la moglie dello storico del-
l'arte Henry Thode, gli aveva risposto ringraziandolo. Ora è lei
che, per incarico di Cosima, scrive una lettera di condoglianze
il 5 marzo 1889: « Tramite la signorina von Meysenbug, alla
quale avevo chiesto informazioni in proposito, ho appreso la
triste sorte del professor Nietzsche e ho comunicato quanto ho
appreso a mia madre. Essa, che era stata assai angosciata da
paurosi messaggi di Nietzsche che facevano riconoscere Porte-
nebramento del suo spirito, si chiese chi tra tutti fosse in grado
di assistere Pinfelice e prendersi cura di lui nel suo estremo
bisogno — al che le balenò in mente il Suo nome. A quanto
ci dicono, è stato poi davvero Lei che ha propiziare la solu-
zione finale intervenendo attivamente in questa esistenza tor-
mentata e sconsolata, soluzione che deve aver scosso ma anche
sollevato tutti coloro che han partecipato a questa vicenda. Ora
almeno lo sappiamo fisicamente al sicuro e curato — possa il
Signore donargli una fine tranquilla! ».

Cosima Wagner trasferì il suo attaccamento alla sorella di


Nietzsche, Elisabeth, e a distanza di anni le aflîdò i biglietti
della follia che aveva ricevuto dall'uomo che ancora segreta-

Il. Tra Famîa e la rpemnza (gati. 1889-ma; 1890) 71

mente riveriva. Quanto ne coltivasse la memoria, ci risulta nel


modo più luminoso dalla lettera che inviò il 3 marzo 1895 a
Erwin Rohde 7°”. Tramite suo genero, Henry Thode — collega
di Rohde a Heidelberg — aveva potuto leggere la prolusione
di Rohde per il rettorato, selezionandone delle parti per i
<4 Bayreuther Bliitter ». Si tratta delle parti che studiano il cul-
to di Dioniso come inizio delle forme di religiosità trascen-
dente. Essa scrive in proposito: « Ho avvertito con gratitudine
la sensazione di esser di nuovo guidata da una mano sicura in
quei campi in cui ci sentiamo liberati dalle angosce del pre-
sente [...]. Ma insieme mi ha molto commosso. Non ho potuto
fare a meno di immaginarmi di nuovo in compagnia del nostro
povero, povero amico! Sono riaflìorati ricordi svaniti, e come
se nulla ci avesse separato, mi sono ritrovata in conversazione
con lui, ascoltando i suoi insegnamenti circa quegli argomenti
sublimi che rappresentano come una specie di rifugio dei pen-
sieri. Cosa singolare, i miei passi mi han portato, dopo la let-
tura del Suo discorso, immediatamente a Basilea, e qui davanti
all’Università che un tempo racchiudeva per noi tanta vita » *.

Col suo accenno a Nietzsche giovane, professore a Basilea e


amico dei giorni di Tribschen, essa ridestò anche in Rohde sen-
sazioni analoghe.

Nella lettera inviata a Overbeck tra il 17 e il 20 gen-


mio 1889, Rohde descrive in maniera insuperabile il suo inti-
mo rapporto con Nietzsche e ci ofire cosi la base per com-
prendere il suo comportamento successivo: « Per giorni non ho
osato aprire la Sua lettera, perché temevo la conferma di una
orribile supposizione, che alla fine mi ha colpito come una
scossa elettrica [...]. Per lungo tempo non sono riuscito a ria-
verrni. No, in fondo non avevo mai creduto che ci fosse questo
pericolo; solo l’ultimo biglietto che Nietzsche mi scrisse da
Torino — il 7 gennaio — mi aveva dato un avvertimento;
conteneva tali assurdità che non potei più pensare a un gioco
di spirito e provai la sensazione più sinistra. Per il resto, que-
sto va detto, le sue ultime produzioni (anche se non conosco

* Per la verità il ricordo che Cosima conservo di Nietzsche fino alla


sua morte (1930) rimase sempre negativo, sotto Pinfiusso del grande dis-
sidio Wagner-Nietzsche, stando alle reminiscenze e alle testimonianze epi-
stolari ora raccolte da D. Mack nel libro Corima Wagner. Dar zweite Leben
(Monaco 1980). [N.d.C.]

72 Parte IV. Gli anni della malattia

il suo libello contro Wagner) non davano aEatto l'impressione


che questo robusto intelletto potesse d'improvviso crollare; era-
vamo quasi abituati a constatare in lui un eccesso di tensione
verso l’una o l’altra direzione. Quanto rimpiango ora di non
avergli scritto più spesso negli ultimi tempi! Mi aveva fatto fug-
gire con un'espressione quanto mai singolare, e in efietti io non
sapevo che cosa dirgli di gradevole sui suoi ultimi scritti, che
mi ispiravano una profonda avversione (a parte l'aspetto for-
male, di cui è sempre stato un maestro). Cosi ho preferito ta-
cere, credendo che in sostanza questa fosse la forma per lui
più sopportabile di dissenso. Ero persuaso di non poter essere
né dite più nulla per lui: eppure come gli avrebbe fatto bene,
forse, un’espressione di simpatia puramente personale! Alla scia-
gura presente non posso pensare. Se Lei crede che io possa esser
utile in alcunché di materiale o spirituale, me lo faccia sapere.
È una cosa che distrugge un frammento della propria vita, del
terreno su cui stiamo, avere accanto uno con un simile desti-
no — è tremendo; e tutti i desideri repressi e i sogni e i pen-
sieri che alla fine hanno sommerso il misero come un’ondata, noi
non possiamo nemmeno immaginarceli. Io continuo ad essere co-
sternato di fronte a questa disgrazia. Se il suo pensiero e la
sua scrittura avessero registrato qualche offuscamento come ad
esempio così chiaramente in Hòlderlin nelle sue ultime produ-
zioni: ma al contrario — la sua ultima opera (Genealogia)
era meglio ordinata, logicamente più compatta di quelle prece-
denti».

Rohde è il primo a indicare la fondamentale diflerenza con


la follia di Hòlderlìn, differenza che purtroppo venne cancellata
da autori più grossolani.

Rohde non riuscì mai a superare il colpo completamente.


È vero che la sensazione di essere minacciato trovava alimen-
to nella sua stessa costituzione. Già soffriva dei sintomi di un
disturbo cardiaco la cui natura non era stata riconosciuta e al
quale doveva soccombere pochi anni dopo, indebolito non da
ultimo dalle fatiche che costò il suo famoso capolavoro,
Psycbe, al quale stava allora lavorando. Nel gennaio e nel marzo
scriveva ad alcuni amici 7°”: «Mi stanno invadendo tanti sen-
timenti e pensieri pieni di malinconia e di ogni sorta di umo-
ri — che io posso soltanto velarmi e non dire più nulla ». « Ul-
timamente la sciagura del mio amico Nietzsche mi ha colpito

II. Tra l'ansia e la speranza (gru. 1889-mag. 1890) 73

così fortemente da farne una vera e propria malattia ». È sta-


to già spesso notato e rimproverato a Rohde di non aver mai
nominato nel suo libro, pur trattando in parte gli stessi pro-
blemi della Narcita della tragedia, l'opera dell'amico e di non
averne tenuto in genere conto. Che il rimprovero non sia del
tutto calzante lo ha dimostrato Otto Crusius per gli specialisti
adducendo alcuni passi, accessibili solo ai più fini osservato-
ri“. Ma che Nietzsche non venga mai espressamente nomi-
nato è vero, e ciò si può comprendere in base a due motivi:
le concezioni fondamentali divergono obiettivamente. Mentre
per Nietzsche il dionisiaco, il culto estatico di Dioniso rap-
presenta uno dei lati dello spirito greco, per Rohde « orgiasmo
e misticismo erano gocce di sangue estraneo immesse nel sangue
greco». E ora, dopo la sciagura, entrare in una controversia
scientifica col carissimo amico, era reso impossibile a Rohde
dalla semplice decenza. Niente chiasso ora intorno a Nietzschei,
in ciò era totalmente d’accordo con Overbeck, e anche in se-
guito egli lamentò come una «sciocca trovata » la spettacolare
fondazione di un cosiddetto « Archivio Nietzsche ».

Totalmente shalestrato rimase Heinrich Kòselitz. Il messag-


gio della follia inviatogli da Nietzsche la mattina del 4 gen-
naio venne da lui ricevuto in ritardo di alcuni giorni, « soltanto
a Berlino ». Non è privo di ironia tragica il fatto che egli ri-
sponda il 9 gennaio, quando Overbeck è già in viaggio per
Basilea col paziente, e che ritenga altresì di poter rispondere
all’« appello >> del « Crocifisso » con un mezzo scherzo: « Poco
prima mi ero detto le parole che un tempo avevo composto
come variante di un brano del Crepuscolo degli dèi riferendole
a Wagner:

Più spesso di lui/ niun mai parlò di danza,


Di lui meno spesso/ niuno mai danzò, ecc. ».

La parodia di versi del grandioso monologo finale di Brunilde


pronta a morire attesta una mancanza di discernimento inau-
dita. Kòselitz doveva sapere come Nietzsche reagisse dolorosa-
mente proprìo al Crepurcolo degli dèi — e noi avvertiamo as-
sai spiacevolmente con quanta precisione questa parodia di
una danza sia applicabile a Nietzsche proprio in questi ultimi
giorni. È vero che Kòselim non poteva sapere in quali estatiche

74 Parte IV. Gli armi della malattia

danze, quali quelle che aveva così spesso cantato, fosse impe-
gnato Nietzsche quando lo vide l’amico.

Solo la notizia datagli da Overbeck l’11 gennaio portò a


Kòselitz la luce. A questo punto ebbe un crollo interiore e per-
dette il « saldo del voler sostegno », per applicare a lui un pas-
so della Valcbiria (II, 2). Non solo aveva ricevuto da Nietzsche
il suo nome di « Peter Gast », col quale il maestro continuava
a chiamarlo anche nella follia, ma gli doveva tutta la propria
evoluzione spirituale e la sua fiducia in se stesso, che aveva
bisogno di essere alimentata cosi come soltanto Nietzsche aveva
fatto in tutti quegli anni. Proprio in quest’ultima lettera del
9 gennaio si trova la terribile frase: << un'aria fredda, fumosa,
opprimente, invita più al suicidio che alla danza », e ancora per
alcune settimane egli accarezzo l’idea di compiere un atto di-
sperato. Se non avesse trovato un amico pieno di comprensio-
ne in Franz Overbeck, al quale poteva sempre rivolgersi fir-
mando le lettere «il Suo devoto (o «riconoscente ») allievo »,
neHa sua situazione, che in quel momento era disperata anche
dal punto di vista professionale, sarebbe venuto a crearsi un
vuoto preoccupante. Anche così, aveva sempre bisogno come im-
pulso di una lettera di Overbeck, alla quale rispondeva imme-
diatamente. Oltre a tutto il resto, Overbeck portò anche que-
sto peso, quello di dare al fido collaboratore dell'amico il soste-
gno di cui aveva urgente bisogno.

In un primo momento Koselitz tentò di rimuovere la con-


sapevolezza della radicalìtà della sciagura. La sua prima reazio-
ne, il 13 gennaio, fu: «La Sua notizia mi ha profondamente
scosso! Io non riesco a immaginare Nietzsche, che per me è
una delle più grandi figure della razza umana, rinchiuso nella
cella di un manicomio. Il suo crescente senso della propria im-
portanza, che già doveva rendere perplesso chiunque non avesse
un’idea delle sue finalità, a me pareva perfettamente giustificato.
Egli ha diritto alla mania di grandezza. Comunque, la sua mac-
china lavorava con eccessiva veemenza; giacché ciò che egli ha
creato nell’ultimo semestre, tutte cose quintessenziate, ha spos-
sato il suo cervello. E ora le sue grandi sensazioni probabil-
mente non saranno più trattenute e regolate dalla indispensa-
bile misura di razionalità.

Ah! Mi ha tanto spesso pregato di andare a Torino — e


io non l'ho fatto! S’intende che non mi attribuisco alcun altro
II. Tra Pauria e la speranza (gen. 1889-mag. 1890) 75

influsso su di lui se non che l’avrei distratto, frenato, avrei rot-


to la sua abnorme solitudine. Ma sarebbe stato un beneficio per
lui! [...]. Però io non abbandono la speranza che possa rista-
bilirsi [...]. La disgrazia, come ho già detto, sta tutta nel fatto
che intorno a Nietzsche non si trovava alcun principio di di-
stensione. Giacché la sua potenza spirituale era immane; non
avrebbe potuto espandersi in questo modo se non lo fosse sta-
ta ». Overbeck gli risponde con la lettera, lunga diverse pagine,
del 15 gennaio, che per noi è la fonte più importante per gli
avvenimenti di Torino e di Basilea.

E ora (18 gennaio) Kèiselitz deve confessare: «In questi


giorni ho scritto non meno di tre lettere a Lei indirizzate, egre-
gio professore, ma non le ho spedite. Io credevo, come amico
di Nietzsche, di dover ricercare tutto quanto si possa applicare
nel presente insolito caso, e che forse non è previsto nella psi-
chiatria dei medici ufficiali. Ora, il fatta che io non abbia spedito
queste lettere, Le dimostra a sufficienza che ho ben presto com-
preso l'assurdità della mia iniziativa, e che non sono riuscito
a scuotere abbastanza la fiducia che ho in Lei. La sua comu-
nicazione di ieri non lascia più alcun dubbio circa Yottenebra-
mento di Nietzsche ». Overbeck tenta ora di coinvolgere Kòselitz
nella responsabilità circa l'opera postuma di Nietzsche, di afiîdar-
gli un compito, e Kòselitz accetta. Si preoccupa di una discus-
sione obiettiva circa la pubblicazione del Crepuscolo degli idoli
e di Nietzsche contra Wagner, della situazione del conto presso
Naumann e simili (lettere e cartoline del 22, 25 e 30 gennaio).
La sua lettera del 31 gennaio si chiude però già con una con-
fessione sospetta: « Alla vedova Nietzsche io non posso scrive-
re! Sia così buono da scusarmi presso di lei, stimatissimo pro-
fessore! Noi tutti vogliamo parlare di Nietzsche il meno possi-
bile, perché egli non reclami altre vittime », giacché «la sola
notizia mi ha fatto quasi impazzire e ancora adesso mi trovo
sotto il suo influsso micidiale [...]. Quasi tutto il giorno vado
in giro all’aria aperta, perché la mia camera, il cuore e quel poco
di cervello che ho mi sembrano troppo angusti ».

Ciò che sulle prime aveva aiutato Kiìselitz a superare i


momenti più brutti era chiaramente la distrazione ofiertagli dalla
presenza del suo vecchio amico e compagno di studi di Basilea,
Widemann. Dopo la sua partenza, scrive il 7 febbraio a Over-
beck: «Da quando Widemann è via, ho vissuto ore tremende.

76 Parte IV. Gli anni della malattia

Ci vuole davvero molta forza per superare parecchi quarti d'ora:


otto giorni fa poco mancò che precipitassi dalla finestra giù nel
Belleallianceplatz, non con intenzioni suicide, ma per il mal di
testa e un improvviso capogiro ». Ma qualche settimana dopo
(23 febbraio) non resiste più alla « obiettìvazione» e sente il
desiderio di a prendere le distanze dagli scritti di Nietzsche, per
ora almeno dagli ultimi».

Il 28 marzo riferisce un suo incontro con Carl Fuchs, che


era venuto a Berlino per un concerto, fino al quale Kòselitz si
trattenne in quella città: « Gli ho letto alcuni passi dell'Ecce
homo, e abbiamo convenuto che molte cose è proprio impos-
sibile pubblicarle. Diversi brani suonavano in sua presenza ad-
dirittura assai comici». E il 13 aprile: « Non ho ancora letto a
fondo il Suo manoscritto‘ delPAnticrirto; mi scusi se La privo
di esso per tanto tempo! L’aria in questo libro, e ancora di
più nelPEcce homo (che tra poco avrò finito di copiare) è così
pesante! Ci si aspetta da un momento all’altr0 un colpo di
fulmine ».

Overbeck aveva fatto una copia del manoscritto deIPAntiCri-


sto portato da Torino, per garantire la conservazione del testo
e poterlo comunicare agli amici. Per parte sua, Kòselitz aveva
in mano il manoscritto delPEcce homo, che ora trascrisse, per
la verità non senza fare opera di « redattore ». Ciò che entram-
bi ricercavano senza risultato era la Trawalutazione di tutti i
valori, che Nietzsche aveva preannunciato con tanta persistenza.
Kòselitz scriveva in proposito il 18 (P) gennaio una lettera che
purtroppo sembra conservata soltanto in un estratto di Overbeck:
e Se quest’opera fosse terminata —— secondo me a Nietzsche ha
fatto perdere la ragione il giubilo per i trionfi che la ragione
umana celebra in essa, per il completamento dell'opera ——, po-
tremmo pur sempre essere contenti, per quanto dir ciò suoni
quasi frivolo. Ciò che adesso ci tormenta è il timore che il crol-
lo psichico abbia seguito troppo da vicino Pincarnazione di que-
sti pensieri. Il fatto che i manoscritti relativi a quest’opera non si
trovino tra le cose che Lei ha portato con sé mi dà, devo dire,
molta preoccupazione ». Ma lo tranquillizza il pensiero della af-
fidabilità dello speditore di Torino, dunque i Fino, e il fatto
che costoro non hanno idea alcuna dellîmportanza dei ma-
noscritti, «sicché è da sperare che ogni cosa arrivi nella sua

II. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-mq. 1890) 77

integrità ». E così sicuramente avvenne — eppure la Trasvalu-


tazione non c’era, perché non esisteva.

Dopo il concerto di Fuchs Kòselitz era subito ripartito per


Venezia e rimase muto nei confronti di Overbeck fino al set-
tembre. Infine, il 24 di questo mese, gli confessa: « La Sua ultima
cortese cartolina era del 24 aprile. Il fatto che non Le abbia
risposto fino ad oggi, che non Le abbia chiesto informazioni sullo
stato di salute di Nietzsche, mi espone a grandi malintesi. Per
di più il mio silenzio è stato intenzionale, e non dovuto a man-
canza di tempo. Nella mia solitudine ho dovuto evitare tutto
quanto mi inducesse di nuovo a una riflessione profonda sulla
nostra terribile disgrazia [...]. Non sono in grado di giustifi-
care il mio silenzio. La colpa è tutta della mia malsana impres-
sionabilità. E solo, in terra straniera, io sono, nel caso presen-
te, sempre vicino a soccombere ».

A Iena.

Frattanto le cose avevano preso il loro corso.

Il viaggio a Iena andò meno liscio di quello da Torino a


Basilea. Gli accompagnatori erano questa volta: la madre, il
giovane dottor Miihly e Iakob Brand, un robusto infermiere
venticinquenne della « Friedmatt », che aveva curato Nietzsche
negli otto giorni di permanenza colà. Il professor Wille doveva
avergli concesso il permesso di fare questo viaggio (l’unico viag-
gio all'estero della sua vita!) dietro preghiera di Màhly. Il pa-
dre, professor Jakob Miihly, antico collega di Nietzsche, descri-
ve brevemente nelle sue Memorie (1900) l“ le esperienze di
questo viaggio di suo figlio. Overbeck gli aveva chiesto quel fa-
vore. « Mio figlio accettò, a condizione che gli venisse dato un
robusto infermiere del manicomio di Basilea, per tenere a freno
gli eventuali eccessi delfìnfermo. Quanto opportuna fosse questa
misura, si dimostrò anche troppo chiaramente durante quel
viaggio quanto mai diflicile. Il malato ebbe parecchi attacchi
di vera e propria pazzia furiosa, che si tradussero addirittura
in aggressioni [...] contro la sua stessa madre e che poterono
essere contenuti soltanto grazie all’impiego delle loro forze con-
giunte. Mio figlio ringrazio Iddio di essere tornato a casa

78 Parte IV. Gli armi della malattia

illeso ». Nel suo racconto a Overbeck 1°’ la madre parla di un


solo attacco, prima dell'arrivo a Francoforte, dopo il quale però
dovette stare lontano dal paziente, «perché lui [...} ebbe un
accesso di furore verso di me, durato solo un minuto circa,
ma così terribile a vedersi e a sentirsi che io, per evitare com-
plicazioni, non mi arrischiai più ad andargli vicino ». Poi fu
inquieto sulla tratta Weimar-Iena, cosa che la madre attribuì
«x ai sedili duri e alla dificolta di sdraiarsi».

Alla stazione di Iena erano ad aspettare, il professor Gelzer-


Thurneysen e la moglie, che accolsero i viaggiatori e presero
la madre con sé, mentre il dottor Miihly e l'infermiere porta-
vano il paziente direttamente alla casa di cura. Un po’ più
tardi la signora Gelzer vi si recò con la madre, che doveva
sistemare le questioni amministrative, come lasciare un depo-
sito ecc. Ma essa non vide più suo figlio. Circa il livello del
ricovero la madre si faceva qualche illusione. Così essa scrive il
19 gennaio (già da Naumburg) a Overbeck: « Ora lo abbiamo
sistemato nella prima categoria, a 5 marchi e 50 al giorno [...].
Secondo il segretario poteva essere messo anche nella ‘prima
classe B ’ che costava un marco di meno, ma certo avrebbe do-
vuto stare insieme a un altro, cosa che alla fine il dottor Miihly
trovò accettabilissima, ma io credo che lui gridi troppo, e quin-
di non può andare. Invece il direttore ha proposto la seconda
categoria; naturalmente avrebbe riguardo per la sua importan-
za e livello sociale e gli darebbe il trattamento della prima
(categoria) », insieme a due medici, un ufficiale e uno studente
universitario, a solo nei casi in cui fosse troppo afiollato, dato
che Weimar ha la precedenza, gli darebbero un’altra camera, e
il mangiare naturalmente di seconda categoria, ma di ottima
qualità, sarebbe vitto di prima categoria, come non danno nei
migliori alberghi ». Il rapporto ufiiciale a Overbeck del 21 gen-
naio, firmato dal professor Binswanger, suona invece: <4 Il pro-
fessor Nietzsche, che Ella ha fatto trasferire nella mia clinica,
è arrivato qui in compagnia della madre ed è stato ricoverato
nella seconda categoria ». Binswanger chiede Pindirizzo al quale
debbono essere rimessi i conti, che vennero poi inviati tutti a
Overbeck e saldati da Basilea; fin dal primo giorno si prevedo-
no 2 marchi e 50 al giorno, dunque la tariffa di seconda cate-
goria per stranieri. Binswanger si assunse la responsabilità di
dare al paziente il trattamento « quasi» di prima categoria al

II. Tra Fansin e la speranu (gen. 1889-ma; 1890) 79

prezzo della seconda, finché le camere corrispondenti non fos-


sero state reclamare dai suoi superiori di Weimar. I rimproveri
che gli vennero fatti in seguito, secondo cui avrebbe trattato
Nietzsche male, o quanto meno non in modo corrispondente
al suo « livello sociale », rinchiudendolo in una cella perché non
aveva idea dellîmportanza del suo paziente, mancano fin dal
principio di ogni fondamento. Overbeck aveva pregato il dot-
tor Miihly di accompagnare Nietzsche proprio per illustrare al
professor Binswanger la personalità dellînfermo, cosa che egli
fece sicuramente dato l'affetto per il suo antico insegnante di
liceo. E oltre a ciò, Binswanger era amico della famiglia Gelzer
a Iena, e non c'è dubbio che anche da questa parte fosse stato
informato sulla situazione. Binswanger poi, nella misura in cui
glielo consentivano i suoi obblighi di direttore dell'istituto, les-
se anche le opere di Nietzsche (come riferisce piena di entu-
siasmo la madre il 30 aprile). Non è più possibile accertare se
lo facesse per interessamento all'opera e alla filosofia di Nietz-
sche, ovvero per individuare Peziologia della malattia alla quale
poi si atterra sempre (come egli stesso dichiara alla signora Gelzer,
ma purtroppo non ci è tramandata la causa in cui credeva), ma
egli lesse le opere e si occupò con rara attenzione del suo pa-
ziente. Nell’autunno Binswanger si fece mandare anche il gior-
nale clinico della «Friedmatt» di Basilea e ne fece fare una
trascrizione che rimase poi a Iena.

Otto Binswanger di Miinsterlingen-Svizzera (14 ottobre


1852-15 luglio 1929) si era specializzato nello studio della
paralisi progressiva, dell’isteria e delPepìlessia. Era in rapporti
personali col suo collega Wille di Basilea, rapporti che proba-
bilmente risalivano all'epoca in cui Wìlle, prima di essere chia-
mato a Basilea nel 1875, dirigeva la nota casa di cura di Miìnster-
lingen, e che oltre a ciò passavano anche per la signora Gelzer-
Thurneysen, nativa di Basilea.

Il suo assistente di allora, il dottor Theodor Ziehen di


Francoforte (12 novembre 1862-29 dicembre 1950) diventò
nel 1917 professore di filosofia a Halle. La sua prima opera im-
portante uscì nel 1891, il Manuale di psicologia fisiologica su
base positivistìca. Più tardi si dedicò anche a problemi di este-
tica, uno dei temi fondamentali coltivati dal giovane Nietzsche.
Egli quindi percorse, con vent'anni di anticipo, lo stesso cam-
mino dalla psichiatria alla filosofia seguito poi da Karl Jaspers.

80 Parte IV. Gli anni della malattia

Non si può dunque affermare che ai due medici principali man-


casse la possibilità di comprendere il loro eccezionale paziente
per difetto di attitudine o di relazioni!

I medici considerarono scopo precipuo del trattamento la


repressione dell'eccessiva eccitabilità, che arrivava fino ad ac-
cessi di pazzia furiosa. Allo‘ scopo vennero impiegati i rimedi
in uso a quei tempi, inizialmente in forti dosi, diminuite in
seguito, e si determinò l'ambiente e le compagnie che il malato
poteva frequentare. In questo quadro rientra la stretta proibi-
zione delle visite nei primi mesi. Anche in passato Nietzsche era
andato soggetto a una eccezionale eccitabilità, che poteva arri-
vare ad attacchi di emicrania perfino dopo visite da lui salutare
con gioia. Le esperienze del viaggio a Iena facevano temere che
anche l’incontro con la madre potesse avere conseguenze simili,
il che avrebbe sicuramente comportato un passo indietro sulla
via del miglioramento — della tranquillità. Così nemmeno Paul
Deussen e sua moglie, quando il 21 aprile, dopo una visita
fatta alla madre a Naumburg, proseguirono per Jena, poterono
vedere il paziente, e anche alla madre venne concessa a titolo
di esperimento una prima visita solo alla metà di maggio, dopo
che, il 27 marzo, Nietzsche era stato provvisoriamente trasferito
al reparto tranquilli e poté trattenervisi, « benché a tratti gridi
ancora molto e vi siano delle ore in cui dev'essere lasciato
solo », come può comunicare la madre il 9 aprile a Overbeck
sulla base di informazioni avute dal dottor Ziehen. In genere
anche il flusso di informazioni non era così limitato come volle
in seguito un’altra critica. Naturalmente, non aveva senso, dato
il lentissimo progresso del « miglioramento », emettere un bol-
lettino settimanale, visto anche il valore assai dubbio di questo
cosiddetto miglioramento, circa il quale «il dottor Ziehen ha
ritenuto suo dovere » dire alla madre « che questi piccoli sin-
tomi di miglioramento non modificavano in nulla la malattia ».
Verso lo stesso periodo (11 aprile) il dottor Ziehen comunica
anche a Overbeck: « Il paziente è diventato nel complesso al-
quanto più calmo. Anche gli accessi di mania di grandezza sono
più rari. Non è da escludere la possibilità di una temporanea
remissione del male. Lo stato delfalimentazione è soddisfacen-
te ». Overbeck doveva accontentarsi di queste testimonianze di-
rette alquanto rare, mentre il resto lo apprendeva per lo più
dalle lettere della madre, alla quale pervenivano notizie in quan-

II. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-mag. 1890) 81

tità assai maggiore tramite i Gelzer, cui le comunicava, pari-


menti a voce, Binswanger, il quale sapeva e voleva che venis-
sero trasmesse.

A Overbeck si offri anche un’altra fonte, che però si esauri


presto. Ida Steinmetz (morta nel 1900), figlia del professor
Gustav Asverus di Iena, che l’aveva conosciuto e aveva am-
mirato i suoi scritti durante il periodo in cui Overbeck era
a Iena, gli scriveva il 28 gennaio: « La Sua cara lettera, con la
notizia della tristissima sorte del Suo amico, mi ha profonda-
mente commossa! so bene quanto Le fosse caro questo amico,
e di quale rara amicizia Lei sia capace [...]. Lei forse saprà
che la signora Binswanger è un’antica pensionante di nostra
madre, siamo dunque abbastanza vicine da chiedere informa-
zioni personali sullo stato del Suo amico [...]. Comunque la
signora Binswanger potrà chiedere abbastanza spesso al marito
particolari circa l’infermo, e forse Le farà piacere venirli a sa-
pere da me. Purtroppo in casi simili non si può far altro che
desiderare la morte come liberazione, giacché che cosa rimane di
una persona cara, piena di talento e di spirito, quando non funzio-
na più la molla che anima tutto quanto eleva l’uomo al di sopra
delle altre creature? L’idea della follia potrebbe rendere foHi, e
bisogna guardarsi dall’almanaccarci troppo sopra [...]. Se non
sapessi che la Sua cara moglie è vicino a Lei, non mi darei un
momento di pace: ma così La so al sicuro >>. Ma solo il 13 mar-
zo Overbeck torna a ricevere notizie da lei: « Riavutami a
metà da una gravissima malattia, Le voglio [...] dire che oggi
il professor Binswanger mi ha mandato a dire dai suoi figli di
informarLa, se Le dovessi scrivere, che il povero infermo è sem-
pre allo stesso punto. Lei non si sarà aspettato cose diverse, e
dovrà cercare di adattarsi alla dolorosa situazione, come noi
tutti dobbiamo fare con i nostri dolori, per quanto ci riesca
difficile. Nella mia angosciosa situazione io non posso che au-
gurarmi la morte, eppure non vorrei lasciare la mia cara, caris-
sima madre, anche se le procuro solo pene e difficoltà >>. An-
che qui: malattia, caducità. È terribile pensare come tutto Pen-
taurage che doveva sostenere Nietzsche sia per la maggior par-
te colpito da malattie: lo stesso Overbeck, Rohde, ben pre-
sto anche Gersdorfi dalle sofferenze della moglie, Iacob Burckhardt,
Malwida von Meysenbug, Mrs. Fynn, la signorina von Mansuroff,
Richard Wagner nei suoi ultimi anni, e Heinrich von Stein

82 Parte IV. Gli anni della malattia

morto precocemente. Solo il 23 settembre Overbeck apprende


direttamente da Binswanger un parziale miglioramento della si—
tuazionc: «x Circa lo stato di salute del professor Nietzsche, Le
comunichiamo dietro Sua richiesta che esso presenta un visi-
bile miglioramento dal punto di vista esteriore, in quanto egli
parla con maggiore coerenza e le escandescenze con grida ecc.
sono più rare. Continuano a comparire fissazioni alterne, come
pure persistono le allucinazioni uditive. I fenomeni paralitici non
harmo fatto progressi e non sono rilevanti. Riconosce solo in
parte la gente che lo circonda, cosi ad esempio chiama sempre
il capo infermiere Principe Bismarck ecc. Non sa esattamente
dove si trova. Spesso ha una netta consapevolezza della malat-
tia, e lamenta soprattutto dolori di testa. L'assunzione del cibo è
regolare, il sonno agitato. Sua madre lo ha visitato più volte:
l’ha riconosciuta subito e ha parlato con lei a tratti con molta
lucidità; si ricorda anche benissimo di queste visite nei giorni
successivi. Continua a lordarsi. Le prospettive di guarigione sono
in verità assai tenui, ma non sono da escludere totalmente. Un
giudizio definitivo sul decorso del male potrà pronunciarsi non
prima di tre mesi. Non si prevede in alcun modo un aumento
delle spese per il mantenimento » *.

Il «miglioramento» era quindi accompagnato da una ri-


presa dei dolori alla testa e agli occhi e da una coscienza della
malattia che arrivava fino alla mania di persecuzione, all’idea
fissa di venir reso malato.

Binswanger poté dare notizia di questa fase più tranquilla


solo nel settembre, dopo che si era spento un nuovo periodo di
maggiore agitazione provocato dai Calori estivi, cui nella casa
di cura si tentò di ovviare nei limiti del possibile trasferendo il
paziente in una camera a nord. Frattanto era stato subito ab-
bandonato l’esperimento di far frequentare a Nietzsche altri
pazienti idonei sperando in un effetto calmante, e gli venne con-
cesso l'isolamento che gli era proprio anche nei giorni felici.
Dal giornale clinico di Iena e dalle lettere della madre a Over-
beck fino all’auturmo del 1889 sarà sufficiente citare quel tan-
to che basti a chiarire a grandi linee Pevoluzione dello stato di

* Il testo e la firma difieriscono nella calligrafia e nelfinchiostro. E


probabile che il rapporto fosse redatto dal dottor Ziehen e firmato da
Binswanger.

II. Tra l'arma e la speranza (gati. 1889-ma; 1890) 83

salute di Nietzsche. Stando a questi resoconti, egli aveva sempre


buon appetito, come ai tempi di Torino. Viene più volte definito
un forte mangiatore. Tuttavia nel primo mese diminuisce di
peso e il 1° febbraio tocca il limite inferiore di 62 chili. Poi
aumenta costantemente e il 1° maggio raggiunge i 70 chili,
per poi tornare il 1° agosto a 62, e aumentare nuovamente fino
ai 64 chili del 1“ febbraio 1890. Possono essere così fissati i
limiti di peso di quest’uomo alto circa 1 metro e 70 e piuttosto
muscoloso: dunque un peso « normale », da uomo sano. Negli
anni successivi troveremo spesso attestata la sua salute fisica
e il suo aspetto addirittura fiorente. Invece la sua condizione
intellettuale e spirituale ha l'andamento di una linea a zig-zag,
che tende però continuamente verso il basso.

Il giorno dopo Pinternamento a Iena, il 19 gennaio 1889,


è così riassunto dall’annotazione del giornale clinico: «Il pa-
ziente segue gli accompagnatori nel reparto con molti cortesi in-
chini. Con passo maestoso, guardando verso il soffitto, entra nel-
la sua camera e ringrazia per la ‘ grandiosa accoglienza '. Non sa
dove si trova. Ora crede di essere a Naumburg, ora a Torino.
Fornisce correttamente le sue generalità [...]. Gesticola e parla
continuamente in tono affettato e con parole altisonanti, ora
in italiano, ora in francese. Tenta infinite volte di stringere la
mano ai medici. Colpisce il fatto che il paziente, che pure è
stato a lungo in Italia, spesso sbagli o ignori afiatto le parole
più semplici nelle frasi che pronuncia in italiano. Dal punto di
vista del contenuto, sorprende la fuga dei pensieri nella sua
conversazione, a volte parla delle sue grandi composizioni e ne
canta dei brani, poi parla dei suoi ‘ consiglieri di legazione e
servitori ’. Durante il discorso fa smorfie quasi in continuazione ».
Il fatto che si esprime per lo più in italiano e soprattutto in
francese viene più volte menzionato. Il 22 gennaio vuole « che
gli suonino le sue composizioni », mentre « per pensieri e passi
delle sue opere (filosofiche) ha poca comprensione o poca me-
moria » (1° marzo). Riconosce l’ambiente circostante, ma non se
stesso né la propria situazione. «Chiama sempre i medici col
giusto nome, mentre chiama se stesso il Duca di Cumberland,
il Kaiser ecc. (10 marzo); afferma: <4 In fin dei conti sono sta-
to Federico Guglielmo IV » (23 febbraio). Non parla dei suoi
precedenti rapporti personali. Non fa nomi tranne uno: « Mia
moglie Cosima Wagner mi ha portato qui » (27 marzo).

84 Parte IV. Gli armi della malattia

Con i tepori primaverili, che gli avevano sempre dato fa-


stidio, ha inizio un chiaro perturbamento. Il 17 aprile si lagna:
«Di notte hanno inveito contro di me; hanno messo in atto
le più terribili macchinazioni contro di me », e il 19 aprile
scrive << sui muri frasi illeggibili. ‘Voglio un revolver, se è
vero il sospetto che è la stessa granduchessa che trama queste
porcherie e questi attentati contro di me’ — ‘Mi fanno del
male alla fronte, sulla parte destra ’ ». Alla fine di aprile tro-
viamo nel giornale clinico la nota: « Frequenti escandescenze »,
che aumentano il 10 giugno, tanto che a d’improvviso ha rotto
il vetro di una finestra ». Invoca (16 giugno) « più volte aiuto
contro delle torture notturne » e « rompe (il 4 luglio) un bic-
chiere da acqua, ‘ per proteggere le proprie immediate vicinanze
con i frammenti di vetro’ come spiega lui stesso. E intanto
spicca balzi e fa beccacce ». Peraltro la madre, che gli aveva fat-
to visita in questo periodo (29 luglio), ha da riferire anche
ore più rosee. «Ho fatto visita al mio carissimo Fritz dome-
nica, e per essere franchi, l’ho trovato molto meglio. Quando
mi ha visto si è mostrato felice, ha chiesto notizie di Lieschen
e si è rallegrato per una sua fotografia che avevo portato con
me [...]. Per la verità in precedenza, quando ci condussero nel-
l’auditorio perché nella sala d’attesa c’era troppa gente, mi
aveva detto: ‘ stupenda sala, vedi, è qui che tengo le mie con-
ferenze davanti a uno scelto pubblico, e poi da Lipsia mi sono
state fatte le migliori offerte, come pure mi hanno offerto il
bellissimo alloggio che un tempo era di Rohde’. Poi trovò
una matita, e dato che io avevo una vecchia busta, cominciò
a scriverci sopra ed era felice di trovarsi nel suo elemento. Io
non potei impedirgli di portar via da1l'auditorio quella matita
e un’altra, come pure della carta, che avevamo trovato alla
fine, e quando scherzando gli dissi: ‘Vecchio Fritz, tu sei
un bel ladruncolo ’, mi bisbiglio all'orecchio prendendo congedo
tutto contento: ‘Ora ho qualcosa da fare quando me ne stri-
scerò nella mia caverna’». Anche qui una vecchia metafora
dei tempi di Sils!

Nell'agosto diventa «di nuovo molto chiassoso. Motiva le


sue grida col mal di testa », sfonda (il 16 agosto) «improv-
visamente alcuni vetri. Afferma di aver visto fuori della fine-
stra la canna di un fucile ». « Si corica quasi sempre per terra
accanto al letto » (7 settembre), non sa chi è, alîerma di tro-

II. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-mag. 1890) 85

varsi a Torino, però riconosce lucidamente la madre e «la sera


si ricorda ancora benissimo della visita fattagli dalla madre al
mattino » (15 settembre).
Il 1° ottobre il medico può constatare con soddisfazione:
«Nel complesso un chiaro miglioramento », e alla madre vie-
ne consentito di visitarlo più spesso. Essa vede in questa fase
i sintomi di una guarigione totale e assume la tutela provvisoria,
nella persuasione che « il buon Dio nella Sua grazia e miseri-
cordia ci restituirà il nostro caro Fritz con l'antica energia e
freschezza di corpo e di spirito. Il mio caro Fritz oggi ha un
aspetto immutato, come aveva nei suoi giorni più sani. Anche
i suoi occhi hanno un aspetto [...] sanìssimo, ha anche ripreso
il suo carattere allegro [...]. Anche quando io gli parlo [...]
per esempio il giorno del suo compleanno [...] per due ore
buone non ha pronunciato né un giudizio né una parola sba-
gliata. Certo, bisogna guidare la conversazione. Si è informato,
ad esempio, dei Forster [...]. Così pure venimmo a parlare
del suo ex rettore di Pforta, il vecchio Peter, e io gli dissi
che era quasi cieco e andava così così anche con i piedi. E
lui mi rispose, ‘ ma è da credersi, quella figura così imponente,
sembra allora che abbia lo stesso disturbo del vecchio professor
Ritschl a Lipsia ’. Poi aggiunse: quante benemerenze ha il vec-
chio Peter nell'insegnamento della lingua latina, e quante in
quello del greco, quali princìpi ha seguito il consigliere Banitz
occupando la carica di rettore, e quali altri invece Wiese, il
suo predecessore. Mi raccontò anche il viaggio che allora fece
con Mazzini e ricordava ancora il nome dell’accompagnatore
italiano quando valicarono il Gottardo in diligenza. Si ricordò
anche del vecchio pasticciere, di cui ignoravo il nome, e lui
disse Kintschy, da lui frequentato nella Klostergasse con Rohde
e Gersdorff, e poi che quel caffè esisteva da centinaia di anni e
quante personalità importanti e famose lo avevano frequentato.
Alla fine diede uno sguardo all'imponente manicomio e disse:
quando uscirò da questo palauo? ».

In questa lettera del 1° novembre a Overbeck essa osserva


verso la fine: « È poi venuto un giovane studioso, che conosce
Fritz soltanto dai suoi scritti, ma che nel suo entusiasmo vo-
leva fare Dio sa che cosa per Fritz, diventare il suo infermiere,
insomma qualcosa che gli giovasse e lo aiutasse a guarire pre-
sto, e oggi mi ha scritto una lettera di 12 pagine sull'argomento,

86 Parte IV. Gli anni della malattia

ma oggi non si può ancora far nulla, però è stato proprio com-
movente ».

Questo «commovente» ammiratore riuscì tuttavia con la


sua importunità e ostinazione a ottenere nel corso delle set-
timane successive il permesso di fare delle passeggiate con Nietz-
sche. Il giornale clinico, sorprendentemente, annota il fatto una
sola volta, il 20 dicembre: «Di recente è andato spesso a
passeggio con uno dei suoi antichi allievi. — Non si nota alcuna
sostanziale influenza sullo stato della malattia ».

Il termine « antico allievo » farebbe pensare a Koselitz. Si


trattava invece di

Iulìus Langbebn.

Anche costui è una delle «lune », delle «figure intorno a


Nietzsche», anche se propriamente si parla di lui solo per il
suo breve intervento nel destino di Nietzsche, per il suo av-
venturoso tentativo di guarigione. Ai suoi tempi ebbe un sen-
sazionale successo col suo libro Rembrandt come educatore, usci-
to nel 1890 e giunto alla venticinquesima ristampa dopo un
anno (66.000 copie); il libro finì col toccare Pottantaquattre-
sima ristampa, fruttandogli il nomignolo di « Tedesco di Rem-
brandt». Era una di quelle seducenti personalità di profeti
continuamente ricorrenti, che sogliono trarre in inganno la
vasta massa dei fanatici e degli uomini di scarsa saldezza intel-
lettuale. Langbehn, con la sua visione di un futuro ideale li-
mitato a un fatto tedesco, a un rinnovamento culturale germa-
nico-a ellenico », rientra in modo preoccupante, insieme all'anti-
semitismo contemporaneo di un Bernhard Forster, tra i « fon-
damenti del XX secolo », ovvero: anche qui la causa e Yeifetto
sono intercambiabili. Il suo temporaneo successo dimostra che
certe possibilità che nel XX secolo diedero luogo a tanti eccessi
erano già contenute in germe nel tardo XIX secolo, e presso
vasti strati popolari.

La sua « opera» non ha lasciato tracce identificabili, la


sua <4 concezione >> di Nietzsche si. Il fatto che proprio Langbehn
prendesse a cuore le sorti di Nietzsche, inserendolo nel suo pro-
gramma come uno dei suoi più validi sostegni spirituali, ha
contribuito sostanzialmente, insieme allîmparentamento di Nietz-

II. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-ma; 1890) 87

sche con Pantisemita Bernhard Fòrster, a far sì che la sua ope-


ra venisse, ben presto e per lungo tempo, erroneamente inter-
pretata in questo senso.

A causa di questa fatale conseguenza, gli studi nietzschiani


debbono occuparci di Langbehn più intensamente di quanto
quest’uom0 meriterebbe per la sua importanza in altri campi.

Gli antenati di Julius Langbehn erano nativi dello Holsteìn.


Vivevano nelle condizioni più modeste, per lo più come brac-
cianti. Soltanto al nonno riuscì di conquistare una posizione
più elevata. Lavorò dapprima come artigiano, calzolaio, e a
42 anni diventò maestro di scuola. A suo figlio fece studiare
filologia classica, e anche lui diventò insegnante. Questi, nato
nel 1801, morì nel 1865, quando Julius, il suo terzo figlio,
nato il 26 marzo 1851, aveva 14 anni. La madre proveniva da
una antica famiglia di pastori protestanti. Viene detta intelli-
gente e timorata di Dio (« servire è bello >> era il suo motto),
ma di carattere malinconico. Morì il 9 giugno 1883 dopo dieci
anni di ottenebramento spirituale.

Julius Langbehn crebbe a Kiel. A 19 anni, nel 1870, si


presentò volontario di guerra e nel 1871, col grado di uflìciale,
venne congedato per malattia (reumatismo). Allora si dedicò alla
storia dell’arte e dell’archeologia. Dal 1873 fino alla primavera
del 1875 fu a Venezia, Verona e Bergamo, dove ricevette im-
pressioni decisive. Nel 1875 venne espulso dalla sua corpora-
zione studentesca di Kiel «per discorsi indecenti». Allora si
recò a Monaco per studiarvi storia dell’atte. Il 20 gennaio 1880
ottenne il titolo di dottore in filologia a Monaco con una tesi
sulle «Figure alate greche». Il suo maestro — Brunn — si
adopera presso l’« Imperiale Istituto Archeologico» di Berlino
per ottenere a Langbehn una borsa di studio per un viaggio
in Italia e in Grecia, inizialmente senza successo. La borsa viene
concessa soltanto nell’autunno del 1881, ma già nella primave-
ra del 1882 non viene prorogata, e così a Langbehn non fu pos-
sibile continuare il suo viaggio di studi. Evidentemente si aveva
la sensazione che il candidato si fosse già intimamente del tutto
estraniato dalla sua «specialità» e che fosse deciso a seguire
una strada propria, non apprezzabile né giovevole per la sua
facoltà. Il 21 novembre 1881 egli poteva scrivere al suo amico
Muhl: «Approfitto dell'attuale pausa di riposo [il viaggio di
studiol] per svariati pensieri e meditazioni — sul passato e

88 Parte IV. Gli anni della malauia

sul futuro. Circa quest’ultimo ho preso la mia decisione. Pros-


simamente passerò il Rubicone in senso proprio e figurato, ossia
getterò a mare Pei-udito di professione. Finora ho fatto il pos-
sibile per attenermi alla tradizione di una carriera secondo le
consuetudini, ma non voglio più continuare. Il prezzo sarebbe
più alto di quel che si ottiene in cambio. Adempirò agli obbli-
ghi restanti della borsa di studio, e poi basta! ».

Anche Nietzsche sette anni più tardi vorrà spiritualmente


« passare il Rubicone i» (lettera a Kòselitz) agli inizi dell'0ttene-
bramento. Era questo un motto diffuso in quell'epoca, che af-
fiora nel crepuscolo della coscienza di Nietzsche?

Langbehn non condusse mai una vita «regolare», come


potrebbe essere quella connessa con una posizione accademica
rispettata. I beni materiali erano privi di valore per lui, egli
si accontentava di misere occupazioni temporanee in qualità di
archivista o conservatore in musei e collezioni. Col suo modo di
fare accattivante riusciva sempre a farsi ospitare da amici, cosa
che per i suoi ospiti non comportava grossi oneri data la mode-
stia delle sue pretese.

Un influsso duraturo esercitò su di lui Yamicizia col pit-


tore Hans Thoma (2 ottobre 1839 - 7 novembre 1924), del quale
fu ospite dall’ottobre del 1884 fino alla primavera del 1885.
« Come Thoma scrisse in seguito, 1’eccezi0nale impressione che
gli fece al primo incontro tutto Paspetto e il modo di fare di
Langbehn, persistette in lui al di là di tutte le irritazioni. Ma
per tutta la vita non giunse mai a comprendere con chiarezza
quella che fu la più singolare conoscenza della sua esistenza.
Ora metteva maggiormente in rilievo la sua ‘ lineare mancanza
di riguardi’, i difficili rapporti con quanti lo circondavano, la
rudezza, Pingiustizia nel trinciar giudizi, — ora la sua quadra-
tura, la sua assoluta onestà e idealità » l".

Thoma tentò di rievocare in ulteriori appunti quel che era


impossibile definire con chiarezza nella natura di Langbehn, e
che proprio perciò afiascinava: «Spesso diceva che la più
alta meta che un uomo può raggiungere è diventare santo. Io
riconobbi che quel che aveva in mente era un alto ideale di
purezza, e che da questo ideale prendeva origine più d'un con-
flitto con se stesso e con gli altri. In questo senso io tornavo
ogni volta a comprenderlo e lo stimavo grandemente, per quan-
ti motivi spesso avessi di sentirmi da lui ofieso ». Questo at-

II. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-ma; 1890) 89

testato potrebbe anche essere scritto dalla madre di Nietzsche,


e corrisponde comunque perfettamente alla sua esperienza. Essa
reagi con ancor maggior chiarezza a un altro suo tratto caratte-
ristico, che Thoma formula nel modo seguente: «Langbehn
aveva già nel suo carattere qualcosa che lo legittimava come
profeta. Era una natura ricca, misteriosamente chiusa in se
stessa — un enigma anche per se stesso [...]. Afiermava di
essere un uomo felice e totalmente soddisfatto. Possedeva in
ogni caso quelPautosuHicienza davanti alla quale diflìcilmente
può nascere Pinsoddisfazione ».

Era anche un artista, dotato di una straordinaria capacità


di esperienze d’arte. Nel periodo in cui visse presso Thoma
(1884/85) cade una gita a Darmstadt, dove Langbehn vide il
Cristo flagellata di Rembrandt. Questa esperienza lo colpì a tal
punto da segnare tutta la sua esistenza futura (come l’espe-
rienza del Tristano fatta da Nietzsche a Monaco). Il fatto che
cinque anni dopo egli intitolasse il suo libro Rembrandt come
educatore è dunque sicuramente qualcosa di più di un semplice
riecheggiamento dello Scbopenbauer come educatore di Nietz-
sche, per quanto vistosa sia Panalogia formale. Si può essere si-
curi che un Nietzsche ancora spiritualmente lucido avrebbe re-
spinto rudemente lo scrittore presuntuoso, come aveva fatto a
suo tempo con Lanzky e il suo Tramonto!

Dalla primavera del 1885 all'estate del 1892 Langbehn vis-


se a Dresda. In questo periodo si incaponisce sempre di più in
una sterile opposizione contro i suoi colleghi di studi e tutto il
mondo culturale e universitario. In questo quadro vanno viste
le sue perfide invettive contro Binswanger e la casa di cura di
Iena, con le quali scosse nel 1890 per qualche tempo la fiducia
della madre di Nietzsche e di Kòselitz. Nel febbraio del 1891
giunse a stracciare il suo diploma di laurea e a spedirlo alla
facoltà di Monaco, dopo che questa non aveva dato corso alla
sua richiesta di revocare la laurea. Egli perde sempre di più il
contatto con la realtà e si abbandona a speculazioni mistiche, e
nella speranza di soddisfarle infine si converte alla dogmatica
cattolico-romana. Il 26 febbraio 1900 riceve il battesimo, il
7 marzo la prima comunione. Nel giugno 1900 si trasferisce nel-
la cattolica Wiirzburg, e il 30 aprile 1907 muore a Rosenheim
presso Monaco, si presume di cancro allo stomaco.

Basterà citare un esempio dalle sue note di filosofia della

90 Parte IV. Gli anni della malattia

religione (da La spirito dellîntegro, p. 126): « Il demonio è


Porigine di ogni scandalo, che lo si dia o lo si riceva. Prima del
peccato originale la divinità cadeva diritta nel mondo, ora vi
cade obliqua. Così come un bastone che si infila nell'acqua
appare spezzato. È awenuta una deviazione a causa di un oscu-
ro strumento — a causa del demonio [...]. Come tutti gli
spiriti buoni si incontrano amichevolmente in Dio, così gli
spiriti cattivi si incontrano ostilmente nel demonio; esso si-
gnifica incapacità di sviluppo, indurimento, totalità del male,
per quanto essa è possibile. Anche Satana ha carattere, ma non
ha anima [...]. E come Dio è lo spirito dellîntegro e roton-
do, così il demonio è lo spirito del dimezzato e frantuma-
to » m.

Ora, nella convinzione che la diabolica medicina delle scuo-


le sbagli per sua natura ogni cosa e porti anche Nietzsche alla
rovina, che Nietzsche non sia affatto gravemente malato ma sol-
tanto trascurato, curato erroneamente e condotto sulla strada
sbagliata, quest’uomo si accinge nell’autunno del 1889 a met-
tersi in luce ad ogni costo in qualità di salvatore. Promise alla
madre, che era anche troppo disposta a prender per buona tale
promessa, di restituirle il figlio completamente guarito — e
lo inserì anche nel suo programma politico-culturale. Noi dob-
biamo credere alla sua convinzione che Nietzsche si potesse sal-
vare. Egli stesso fu la prima vittima della sua fantasia — o dei
suoi pii desideri: giacché era lui che aveva bisogno di Nietzsche,
almeno del Nietzsche giovanile, quello della Nascita della tra-
gedia e delle Considerazioni inattuali — e poi ancora del fan-
tastico poeta dello Zarathustra (la cui parte IV con « La festa
dell’asino » era ancora sconosciuta). Considerava gli altri scritti
di Nietzsche come deviazioni nate sotto influssi maligni, per-
ché era mancata una robusta opposizione al momento giusto.
Soprattutto la battaglia di Nietzsche contro il cristianesimo era
da lui considerata (come da Kaftan) responsabile del suo tem-
poraneo esaurimento nervoso; se, egli pensava, si riportava
Nietzsche sulla retta strada, riconciliandolo con l'elemento suo
più proprio, con la sua natura idealistica e pia, la tensione si
sarebbe allentata e Yottenebramento spirituale sarebbe scom-
parso. E, diversamente da Kaftan, si attribuiva la forza e Pabilità
intellettuale necessarie a produrre tale conversione. Eppure già

II. Tra Panna e la speranza (gen. 1889-mag. 1890) 91

dopo un breve periodo di prova avrebbe dovuto rendersi conto


quanto poco Nietzsche fosse trattabile in questa maniera. Alla
fine di novembre del 1889 egli reagì con un accesso di pazzia
furiosa alla « filosofia» di Langbehn, gli spaccò un tavolo da-
vanti agli occhi, minaccìandolo coi pugni e chiamando gli in-
fermieri, al che il «salvatore» spari a Dresda per non farsi
più rivedere, e da questa città persistette con ossessività mis-
sionaria nel suo gioco, continuando a professare come suo com-
pito e sua missione, quella di salvare Nietzsche per Pumanità.
Per quasi quattro mesi poté continuare con un certo successo
le sue mene con la madre e con Koselitz, e qui presentò abil-
mente il miglioramento comunicato da Binswanger già nel set-
tembre come un successo del suo metodo — e venne creduto da
entrambi, finché, alla fine di febbraio del 1890, Overbeck venne
a Iena e scacciò il demonio, cosi come aveva fatto a suo tempo
col « fantasma Rosalie Nielsen ».

Nei suoi particolari l’« episodio Langbehn >>, quale è pos-


sibile ricostruire dalla corrispondenza tra la madre di Nietzsche,
Koselitz e Overbeck, si presenta abbastanza penoso.

La prima scena di questa tragicommedia prometteva sul-


le prime molto bene. Alla fine di ottobre si presentò alla ma-
dre, con sua «grande sorpresa, un dottore (storico dell’arte)
venuto qui [a Naumburg] da Dresda, dopo essersi presentato
un’ora prima con una lettera piena di grandissimo rispetto. ‘ Si
sarebbe volentieri messo a mia disposizione, se avesse potuto
rendersi utile in qualche modo nella cura dell’infermo’. Rima-
nemmo un paio d’ore a parlare [...]. Io feci poi la promessa
visita a mio figlio ma mi venne il dubbio che non fosse an-
cora venuto il momento di portargli un estraneo, e per que-
sto motivo gli comunìcai un rifiuto, ringraziandolo. Le nostre
lettere si incrociarono; la sua era di 12 pagine, piena di sen-
timenti commoventi [...]. Allora mi venne in mente che in fin
dei conti questo era l’uomo giusto per accompagnare fuori
tutti i giorni il mio Fritz [...] che è così avvezzo all’aria aper-
ta [...]. Allora scrissi a Binswanger tutta la faccenda, chieden-
dogli se acconsentiva, anche solo inizialmente a titolo di espe-
rimento, che il signore in questione andasse a passeggio con lui
per 2 ore al mattino e altre 2 al pomeriggio [...]. Aggiunsi che
il sonno sarebbe sicuramente migliorato e che i nervi ne avreb-

92 Parte IV. Gli anni della malattia

bero risentito un beneficio. E lode sia a Dio, il professor Binswan-


ger accettò questa proposta. E ieri fa otto giorni [= 13 novem-
bre 1889] è subito venuto il bravo, commovente dottor
Langbehn (dello Schleswig-Holstein), e in lui ho ritrovato una
delle persone più intelligenti e stimabilì [...]. Giovedì [= 14 no-
vembre] alle 7 e 20 del mattino siamo partiti per Iena e
ho presentato il dottore al professor Binswanger e ai medici
e poi [...] a sua volta al mio Fritz, e così siamo andati a pas-
seggiare [...] tutti e tre in su e in giù davanti alla casa di cura.
Subito portai il discorso su Venezia e fu una vera gioia starli
ad ascoltare. Fritz ricordava al dottore il bel quadro offerto dalla
città parlandone con entusiasmo e citando delle poesiole [...]
che aveva composto [...] in certe occasioni laggiù [...] e in ul-
timo disse al dottore: ‘ Io credo che Lei mi rimetterà in se-
sto ’. Il dottore [...] mi pregò di rimanere anche il giorno se-
guente, per consentirgli di abituarsi meglio a lui, cosa che
la mia mediazione gli avrebbe facilitato. Cosi feci, e nelle due
passeggiate di quel giorno ebbi la gioia di poter ascoltare due
personaggi così intelligenti e colti, e il buon dottore rimase to-
talmente conquistato dalla personalità del buon Fritz, e da
allora va a passeggio con lui due volte al giorno, riferendomi
poi tutti i particolari; ieri Fritz gli ha detto di nuovo: ‘ Credo
che Lei mi salverà’ [...]. Oggi [= 21 novembre] il dottor
Langbehn mi ha scritto [...] che il buon Fritz si rallegra come
un bambino di ogni attenzione usatagli, e dice: ‘ È un fanciul-
lo e un re, e come re-fanciullo, quale egli è, va trattato, questo è
l’unico metodo giusto ’ ».

Questo dialogo armonioso tuttavia non durò a lungo. Due


settimane dopo, il 28 novembre, la madre deve riferire che « il
povero dottore » è occupatissimo a correggere le bozze del suo
libro e « a giudicare dalle sue lettere appare molto affaticare ».
Non è più possibile accertare con sicurezza se egli voglia così
giustificare la sua sorprendente partenza dopo l'accesso furioso
del suo paziente, ovvero se il suo nervosismo si riversasse sul
paziente, provocando così l’incidente subito dopo il 28 novem-
bre; infatti, cosa singolare, il giornale clinico relativo a tutto que-
sto periodo riporta soltanto, al 21 novembre: «Ho un mal
di testa così forte che non riesco a camminare e a tener gli
occhi aperti», e le passeggiate con Langbehn sono registrate

II. Tra Fanria e la speranza (gen. 1889-ma; 1890) 93

solo tre settimane più tardi (20 dicembre) con l'indicazione


« di recente ». Ma a quel tempo Langbehn non era più a Iena
da parecchio.

La madre si reca a Iena dall’8 al 10 dicembre e riferisce


circa questi tre giorni che «suo figlio sta proprio bene, da
quando ha ripreso a fare passeggiate giornaliere col suo accom-
pagnatore. Questi però è purtroppo nuovamente partito, era
troppo nervoso e si era assunto, oltre alla stampa della sua ope-
ra, un compito troppo gravoso per i suoi nervi [...]. Le sue
amichevoli prestazioni presso Fritz sono state assunte da un
giovane medico che passeggia con lui tutti i giorni ». Ma nem-
meno queste passeggiate durarono a lungo.

In realtà si era convenuto che la madre avrebbe tolto il pa-


ziente dalla casa di cura il 6 dicembre —— tanto aveva già ot-
tenuto Langbehn con le sue invettive — e l'avrebbe preso con
sé a Naumburg, insieme al dottor Langbehn, che intendeva qui
proseguire i suoi metodi terapeutici. Ma da una parte il 6 di-
cembre il « signor dottore» (come lo chiama sempre rispet-
tosamente la madre) non era già più troppo interessato, e dal-
l'altra la madre non riuscì a disporre così improvvisamente del-
le stanze. Da anni essa ospitava dei pensionanti in casa sua,
e ciò le consentiva di vivere rimpolpando le magre entrate del-
la pensione e del suo patrimonio. Rinunciare a parte di que-
ste entrate sarebbe stato comunque un sacrificio. È possibile
che la pensione basileese del paziente compensasse questa per-
dita. Ce lo fa supporre la costante preoccupazione della madre
che questa pensione potesse venire a cessare. In ogni caso essa
era decisa al passo. Ma gli inquilini, che intendevano lasciare
Palloggio per il 1° dicembre, non furono in grado di, farlo,
perché il tribunale, presso il quale evidentemente erano impie-
gati, non li avrebbe lasciati liberi prima di Natale. In seguito
Langbehn distorse questo stato di necessità afiermando che
la madre avrebbe ostacolato Pingresso del figlio per via di que-
sti pensionanti, oltre che per paura piccolo borghese delle chiac-
chiere della gente. Ma ben presto la madre doveva smentire
questo sospetto con i fatti.

Langbehn del resto turbava il rapporto sempre di più col


passar del tempo, afiermando continuamente la sua altruistica
disponibilità al soccorso, sicché alla fine perfino a Kèìselitz, che

94 Parte IV. Gli anni della malattia

al principio ne era stato completamente conquistato e quasi 10


adorava, venne il sospetto che « fingesse soltanto di diventare
‘ tutore ’, ma che in realtà aspettasse che gli si facesse ‘ torto ’
per poter fare uno scandalo» (lettera del 20 febbraio 1890 a
Overbeck).

Il clamoroso insuccesso che lo spinse, dopo appena due


settimane di tentativi, ad abbandonare Nietzsche nel bene e
nel male a se stesso, o meglio all'istituto da lui così gravemente
calunniato, può darsi che destasse in Langbehn l’intenzione di
ritirarsi il più presto possibile da quelPimpresa senza fonda-
mento, ma possibilmente con Paureola della vittima incompresa
e a tutto disdoro del « mondo », dunque così come aveva da
sempre considerato la sua esistenza e tutte le cose.

Può darsi che anche la sua sconfinata ammirazione per Nietz-


sche avesse ricevuto un duro colpo e svanisse in una relativi:-
zazione che vedeva sempre lui, Langbehn, come il magnanimo
che aveva dovuto soccombere. Pochi anni dopo egli rappresen-
tò in questo senso e in diverse varianti la sua posizione nei
confronti di Nietzsche, e qui egli sembra quasi volere giustifi-
carsi per avere lui, uomo profondamente timorato di Dio,
perduto tanto tempo con Nietzsche che era posseduto dal
demonio. Ciò avviene una volta sotto il titolo Poveri, fanciulli,
peccatori. A costoro «è rivolto il mio impulso di conversio-
ne [...] Nietzsche appartiene a tutte e tre queste categorie uma-
ne insieme; questo è in realtà ciò che li lega a lui. Del fatto
che egli fosse non solo peccatore, ma anche povero e fanciullo,
potrei addurre toccanti testimonianze. Il cuore di Nietzsche ave-
va sentimenti nobili. Come persona egli ha soddisfatto il cri-
terio di infantilità, modestia, ingenuità, che io applico sempre
— anche se spiritualmente era pieno di superficialità, di errori,
debolezze e malattie [...]. Nature come Nietzsche, come Byron
— che sovente cadeva nella lotduta —, come Shelley [...] io
non vorrei sospingerle ancora più in basso, bensì sollevarle.
Qui io posso solo compiangere, non condannare. Su simili ‘ pub-
blicani e peccatori’ in quanto persone non si dovrebbe pro-
nunciare una sentenza, ma piuttosto venir loro in soccorso, nel-
la vita come nella morte ». E più tardi, nell’autunno del 1900,
al suo vescovo von Keppler a Friburgo: « Non si deve confon-
dere Nietzsche con i suoi pedissequi e vociferanti seguaci. Io
ritengo possibile e addirittura verosimile che, se fosse vissuto

H. Tra Panrìa e la speranza (gen. 1889-max. 1890) 95

di più, avrebbe cambiato la sua opinione sul cristianesimo esat-


tamente come fece a suo tempo con Wagner [...]. Gli ‘atei '
come Shelley e gli ‘Anticristi ’ come Nietzsche non sono che
degli scolaretti scappati da scuola, che bisogna riportare sulla
retta via [...]. Le aberrazioni di Nietzsche, la sua cosiddetta fi-
losofia, non è altro che un suicidio spirituale e morale [...]
(era) del tutto in errore, Don Chisciotte e diable boiteux nella
stessa persona [...]. Il mio giudizio su Nietzsche uomo è
fondato sulla mia impressione personale. Non ho mai cono-
sciuto, specie tra la gente colta, una persona più candida e
innocente. Invece le sue opere — tranne lo Zarathustra, che
è pur sempre abbastanza inquietante — io le detesto ancor
più di Lei, se fosse possibile. Non posso letteralmente leggerne
una pagina senza sentirmi fisicamente male. Per farla breve, lo

considero una natura pura di cui si e impossessato il demo-


nio » m.

L'« impressione personale » di Langbehn era fondata esclu-


sivamente sul suo breve incontro di due settimane con Nietz-
sche già spiritualmente ottenebrato. Il fatto che traesse da ciò
le sue conclusioni è segno di grande improntitudine. È altresì
probabilmente errata la sua fiducia, posto che si fosse trattato
di un turbamento psichico sanabile, di poter riportare con la
sua teologia Nietzsche sulla retta via, prospettiva con la quale
aveva così stregato il cuore della pia vedova Nietzsche che essa
non riuscì mai a rendersi ben conto di quale indegno gioco si
tentasse qui con suo figlio. Ora, mentre Langbehn se ne stava
imbronciato nel suo cantuccio a Dresda, la madre passò di nuo-
vo all’azione. L’8 gennaio così scrive a Overbeck: « Le passeg-
giate col giovane medico non sono andate bene, probabilmen-
te gli mancava la giusta disposizione spirituale per conversare
con lui, e così è tornata in tutto e per tuttola vecchia solfa,
anche a Natale, quando la vigilia gli volevo fare i miei regali,
la cosa non riuscì, malgrado due tentativi, se non la giornata
stessa di Natale, quando accolse con gioia infantile tutti i re-
gali, soprattutto l’alberello di Natale tutto addobbare». Tut-
tavia essa non si sentiva ancora pari al compito che Paspettava.
« Ma la visita non mi ha molto soddisfatto, ho lasciato l'isti-
tuto sospirando! La mia preghiera era che il buon Signore Id-
dio mi mandasse qualcuno a far da mediatore col dottor Lang-
behn, che io considero l'unico salvatore per mano di Dio! ».

96 Parte IV. Gli anni della malattia

Ma questo salvatore le spediva da Dresda lettere piene di rim-


proveri, proponendo cli trasferire Nietzsche a Dresda e qui 0
nei dintorni sistemarlo in un'abitazione privata sotto sorveglian-
za di un medico e di diversi infermieri, una intera corte, in
cui lui, Langbehn, avrebbe fatto il maggiordomo e sarebbe an-
dato a passeggiare con Nietzsche due volte al giorno per due
ore. A questo scopo bisognava passare a lui la pensione basileese
di 1600 marchi (l'eventuale denaro mancante l'avrebbe procu-
rato lui dagli ammiratori di Nietzsche) e trasferirgli l'intera
tutela.

Era pretendere molto. La madre si rivolse a Kòselitz per


consiglio ed aiuto, e costui si decise il 6 gennaio a partire per
Dresda, per osservare una buona volta con occhio critico il
dottor Langbehn e verificare i suoi progetti, come promise di
fare a Overbeck. Ma qui, per sventura, si fece afiascinare an-
che lui.

La madre venne ora a trovarsi in una situazione doppiamen-


te difiicile, soprattutto per quanto riguardava i suoi rapporti
con Binswanger. È vero che aveva avuto da lui una delusione,
quando si era trattato della perizia medica per la tutela. In
proposito così essa riferisce a Overbeck (il 21 novembre 1889):
« [...] stando alla quale, voleva far passare la malattia di mio
figlio per ereditaria; il procuratore von Dòmming ha avuto
almeno tanta delicatezza da chiedermi se doveva leggermela o
se preferivo leggerla da sola, e a questo punto, a ogni prova
che portava, io non potevo fare a meno di dire: ‘no, non è
vero’, sicché i signori volevano fare una nota aggiuntiva, ma
io ho rifiutato, perché Binswanger sembra non volerne sapere
di obiezioni, anche se già una volta, a voce, gli ho dimostrato
che aveva torto perché mio marito subì un rammollimento del
cervello in seguito a una caduta da una scala di pietra, e così
pure il mio piccolino di un anno e nove mesi per uno spasmo
della dentizione [...] mentre Binswanger dice che morì di un
colpo apoplettico, e che anche mia figlia ha un che di esaltato,
che Fritz era bislacco fin da ragazzo, insomma andava avanti
così per tre lunghe pagine, e io ho chiesto una copia di que-
sto bel documento e ho cominciato a chiedermi se la clinica
del professor Binswanger sia quella giusta per il figlio mio ama-
tissimo, dal momento che tutta quanta la perizia sembrava
voler dire: ‘che ci volete fare!’ >>. Ma la madre poté anche

H. Tra l'ansia e la rperanza (gen. 1889-ring. 1890) 97

constatare i risultati ottenuti, il vistoso miglioramento rispet-


to a Torino un anno prima, la prontezza con cui Binswanger
aveva accolto tante richieste. Tutte queste cose fece presenti
anche a Langbehn, citando altresì analoghe constatazioni da
parte di Overbeck. a Dopo questa lettera non ha fatto altro che
schernirmi: io, a quanto pare, piuttosto che a lui do retta
a un professore che sta a 100 miglia di distanza, e i cui com-
plimenti erano indirizzati, sia pure per via indiretta, a Binswanger;
e dato che tutti i professori sono in combutta, e che lui non
voleva saperne di ‘ professori e di ebrei ’, mi decidessi pure in
favore dei professori e lui si sarebbe ritirato ».

In questo modo anche Overbeck veniva coinvolto in tutta


la girandola di accuse, calunnie e pretese da parte di Langbhen.
Così Overbeck riassume la situazione il 27 gennaio a Erwin
Rohde: « Inoltre in questi giorni si è avuto un carteggio per me
piuttosto logorante a riguardo di Nietzsche. Le sue condizioni sem-
brano andare al di là di tutte le possibili attese di un anno fa.
Se ora io stesso credo a una guarigione, se anch'io non esclu-
do che la cosa possa avere un buon fine, si è addirittura trovato un
ammiratore di Nietzsche che vuole tentare di strapparlo al suo
ottenebramento spirituale. Pare trattarsi di un singolare ener-
gumeno — storico dcll’arte, nativo dello Schleswig-Holstein,
a quanto sembra antisemita di professione, tutte cose che me
lo raccomandano poco —, il quale, senza aver mai visto Nietzsche
prima di novembre, ha cominciato a pronunciare le sentenze
più irriguardose sul modo in cui Nietzsche è stato curato finora,
che ha pur sempre dato il risultato presente, ha avuto violen-
tissime discussioni con la madre di Nietzsche, e di recente l’ha
quasi costretta a cedergli per due anni la regolare tutela del fi-
glio e lo vuol far curare a Dresda sotto la sua sorveglianza [...].
Da appena tre settimane ho avuto motivo di occuparmene se-
riamente, ma senza [...] poter far nulla in proposito, se non tut-
t’a1 più rinunciare a ogni mio intervento. A far ciò mi ha in-
dotto ora quello che ho saputo da Kiiselitz circa il dottor
Langbhen. Secondo lui deve trattarsi sicuramente di un uomo
straordinario, animato in questa faccenda dalle intenzioni più
serie e più pure. Kòselitz, che da circa un mese e a casa sua
(Annaberg), durante il suo viaggio a Danzica per la rappresen-
tazione della sua opera [...] è andato a trovare il dottor Lang-
behn [...] a Dresda e si trova al momento a Iena. Nietzsche

98 Parte IV. Gli armi della malattia

ha fatto tali progressi che Kòselitz può passeggiare con lui


tutti i giorni davanti all'istituto, come aveva già potuto fare
il dottor Langbehn. Quando e se avverrà la grande trasforma-
zione —- personalmente non ne so di più in proposito w.

Non voleva essere coinvolto, non voleva contribuire a de-


cisioni delle quali, stando lontano e senza conoscere personal-
mente questo frenetico guaritore, non poteva rispondere, an-
che se ora era venuto anche Kcìselitz a riempirgliene le orec-
chic.

Due punti erano in discussione: la smoderata critica mos-


sa da Langbehn a Binswanger e alla sua casa di cura di Iena,
e la sua richiesta della tutela per un periodo di due anni.

La critica mossa a Binswanger, fatta sua da Kòselitz sen-


za una verifica obiettiva, viene così da lui riferita a Overbeck
il 7 gennaio 1890, « alle nove di mattina »: « Il dottor Langbehn
[...] è andato laggiù mosso dal puro entusiasmo per Nietzsche
e perché temeva quel che temevo anch’io fin dal principio,
ossia che si ripetesse per Nietzsche la stessa barbarie perpetrata
su Hòlclerlin, Robert Mayer, ecc. Nell’istituto di Binswanger egli
viene trattato come un professore decaduto, incialtronìto e
ammattito in Italia — anzi, non come un professore, bensì
come un prigioniero, un galeotto, un trattamento che mande-
rebbe in malora un uomo della sensibilità di Nietzsche, se già
non fosse sofferente: manca ogni osservazione, ogni studio del-
Pinfermo, non c’è nulla della cosiddetta scienza moderna, per
la quale noi profani abbiamo tanto rispetto — un modo quan-
to mai grossolano, indegno e trascurato di procedere col ma-
lato! Infermieri che lo afferrano e ne fanno il loro zimbello,
mentre lui capisce tutto benissimo e lo avverte come una cosa
orribile e sinistra. Insomma, Nietzsche si trova come in un
ospizio di mendicità — nulla di più. Miserabile cucina case-
reccia, scomodità in tutti i sensi (in camera non ha una seg-
gioia, solo un sofà duro senza cuscini, accanto alla camera la
latrina dalla quale proviene cattivo odore, ecc.). Da quanto mi
ha detto qhesto eccellente, e finora benemerito, dottor Langbehn,
Nietzsche soffre di un semplice esaurimento nervoso causato da
un eccesso di lavoro. Lui, il dottor Langbehn, conosce parecchie
persone dello stesso stampo [...] che stavano peggio di Nietz-
sche e che sono guarire perfettamente ». A questa lettera Over-
beck replica: «Non penso affatto a difendere la casa di cura

II. Tra l'ansia e la speranza (gru. 1889-mag. 1890) 99

di Iena, dato che per pregiudizio io sono contrario agli istituti


di questo genere [...]. Però, davanti alle atrocità che mi ven-
gono ora raccontate, mi chiedo come proprio Nietzsche abbia
potuto sopportarle e, invece di ‘andate in malora‘ del tutto,
che sarebbe la necessaria, giustissima conseguenza della pre-
messa da Lei accettata, si sia senza alcun dubbio rimesso, al-
meno nelPaccezione più comune, come mi risulta dalle altre
notizie in mio possesso. E che il caso venga trattato a Iena
con tale perfetta grossolanità, io ho un altro motivo per dubi-
tarne: perché, a quel che so, da almeno un trimestre non vie-
ne considerato un caso disperato, e comunque a suo tempo ci
si è rifiutati di dare un giudizio definitivo, che ad esempio
qui a Basilea è stato subito pronunciato con grande decisio-
ne [...]. Ma cosa debbo pensare quando mi si dice poi che lui
conosce individui che sono guariti da condizioni molto peggiori
di quelle di Nietzsche? Giacché queste condizioni lui le cono-
sce a partire da un momento in cui erano manifestamente già
molto diverse dal loro stadio peggiore, e periodi di schiarita
erano previsti fin dal principio anche dai medici di qui». E
circa la questione della tutela Overbeck ribadisce: «Ma que-
sto è il punto su cui, in quanto entri in gioco la mia collabora-
zione, trovo particolarmente da eccepire: insieme a tutte le
altre considerazioni su accennare, non riesco a superare la dif-
ficoltà che io non conosco il signor Langbehn ». Ma circa la
situazione a Iena intende accertarsi: <4 Quel che farò date le
circostanze è per ora quanto segue. Scriverò a Iena a un
medico di laggiù che conosco dai tempi in cui ero libero do-
cente in quella città, non in quanto medico, ma perché non
mi viene in mente nessun altro cui poter affidare Pincarico
confidenziale di confermarmi se è possibile [...] ciò che son
venuto a sapere circa il trattamento di Nietzsche. Vero è che
non so quale successo potrò avere, dato che [...] non s0
bene quanto mi saran di ostacolo i riguardi della colleganza.
Eppure per me questo è un punto capitale, che va chiarito per
quanto mi è possibile prima di ogni altra cosa », giacché anche
Overbeck non era privo di perplessità su Binswanger, perples-
sità che comunica anche a Koselitz qualche giorno dopo (12 gen-
naio): «All'atto del ricovero di Nietzsche a Iena io avevo
naturalmente cercato di mettermi in regolare contatto con Bin-
swanger, e a questo scopo non mi sono affidato solo alle mie

100 Parte IV. Gli anni della malattia

preghiere, bensì anche alla mediazione di una signora mia


amica di Iena, che conosce Binswanger. Questa mediazione mi
frutto anche delle promesse, che però non mi sono mai state
mantenute. Un paio di bigliettini di pugno del medico assi-
stente sono tutto ciò che ho ottenuto [...]. Ma ancor più da
pensare mi ha dato il fatto che Binswanger è stato qui lo scorso
autunno, come ho saputo dopo, senza preoccuparsi minimamente
di me, senza nemmeno informarmi della sua presenza. Io so
soltanto che lui — che non era qui per via di Nietzsche, Binswan-
ger è svizzero e in questa città ha perfino dei parenti — ha
conferito qui con Wille su Nietzsche, e contro di lui ha so-
stenuto una visione meno disperata del caso [...]. Un secondo
punto che mi ha stupito è stato l'importo [...] dei conti del-
l'istituto, e l'ultimo, che ho ricevuto l'altro ieri, mi avrebbe [...]
comunque indotto, data la sua modestia, a rimettere sul tap-
peto la questione dell'assistenza di cui gode Nietzsche. Infine,
un giorno la vedova N. mi ha riferito [...] un parere espresso da
Binswanger su certi scritti di Nietzsche che, se l'occasione in
cui è stato pronunciato consentisse di prenderlo sul serio, tra-
direbbe per lo meno indifferenza. Non lo capisco, secondo me le
opere di Nietzsche in questo momento dovrebbero essere del
massimo interesse per un medico, non nel senso corrente in
cui certuni le intendono, come preannuncio della sua follia, ma,
in quanto questa vi si affaccia, come testimonianza che deve
trattarsi di uno stato del tutto particolare. Io debbo confessare
che è questa l'unica cosa che oggi, a tratti, mi fa ancora nu-
trire un barlume di speranza». Overbeck guarda, malgrado le
piccole delusioni, al risultato principale e ogni tanto si con-
cede addirittura il lusso di sperare, per quanto la sua ragione
gli dica il contrario.

Invece circa la questione della tutela non era perplesso sol-


tanto lui. L’editore Naumann non si sentiva a suo agio nel
vedersi arrivare un padrone nuovo —- e così imprevedibile ——,
e indirizzo una lettera a Langbehn, opponendosi. Koselitz ar-
gomenta, alquanto sofisticamente, contro le sue obiezioni il
26 gennaio: «Ma è una cosa sciocca. Lui [Langbehn] deve
avere la tutela in primo luogo perché non può tollerare
missioni nel suo progetto a vasto respiro — e poi perché 1310i
vogliamo avere delle garanzie. Il suo voler curare Nietzsche
diventerà cosi un dover curare Nietzsche (con responsabilità’

II. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-ma; 1890) 101

verso il giudice tutelare)». Questa motivazione mostrava la cor-


da e non poteva convincere un Overbeck. Al contrario: questi
scoprì un’intima contraddizione assai più profonda.

La madre e Kiiselitz si giustificavano con lo stato di neces-


sità in cui si trovavano. Vale a dire, se non avessero ceduto la
tutela a Langbehn, essi temevano che questi avrebbe creato
pubblicamente uno scandalo scrivendo un << Caso Nietzsche» e
accusandoli di venir meno ai loro doveri. Allora Overbeck re-
plicò energicamente: proprio per questo non si doveva afiidare
la tutela a Langbehn. Giacché una persona da cui, in vista dei
fatti, ci si doveva aspettare in anticipo una simile perfidia, non
era degno di quella fiducia. Tuttavia, soprattutto nella madre,
la resistenza psichica contro quella decisione per lei dolorosa
era crollata, ed essa propendeva sempre più a dare il suo con-
senso, come Overbeck dovette apprendere da Kòselitz già il
15 gennaio: «Del resto (essa) appare disposta a fare tutto
ciò che il dottor Langbehn vuole — non occorre quindi nes-
suna violenza: Lei, stimato professore, il dottor Fuchs, Naumann,
Widemann ed io le siamo stati tutti addosso in questi ultimi
giorni; deve aver avuto davvero la sensazione di avere intorno
delle Erinni». E per sottolineare ancora una volta il valore
di Langbehn, egli fornisce la problematica «prova »: Nietzsche
nel mese di novembre aveva dimostrato al dottor Langbehn
«la proposizione matematicamente verificabile deIPinfinita ri-
petizione di tutte le serie evolutive cosmiche ».

La disponibilità della madre dovette mettere Langbehn in


un non piccolo imbarazzo. In ogni caso, egli ora alzò ulterior-
mente le sue pretese, mettendo contemporaneamente in forse
la sua controprestazione, a tal punto che la cosa ora doveva
fallire. Il 31 gennaio pretendeva dalla madre di Nietzsche le
seguenti cose: «La sottoscritta si impegna in luogo di giura-
mento, nel caso che essa trasferisca la legittima tutela di suo
figlio Friedrich Nietzsche al dottor Julius Langbehn, a evitare
col primo [...] ogni rapporto scritto e orale. Essa si impegna
inoltre in luogo di giuramento, a riguardo delle visite che vo-
glia eventualmente fare a suo figlio — durante il periodo di
detta tutela — ad ottemperare alle istruzioni del dottor Lang-
belm; in particolare, a informarlo in anticipo del suo eventuale
arrivo presso suo figlio e della sua partenza ». L0 stesso giorno
comunicò a Kèìselitz: «La situazione ha preso una nuova pie-

102 Parte IV. Gli anni della malattia

ga, in quanto posso cominciare a prendere in cura Nietzsche [...]


solo fra tre mesi; prima di allora debbo curare i miei dolori
cervicali, che sono peggiorati. Naturalmente sarei pronto ad as-
sumermi fin da ora la tutela [...] però sarà meglio lasciare al
giudice tre mesi di tempo per il trasferimento [...]. Lei dovrà
condurre queste trattative con lui, e farlo subito [...]. Durante
questo periodo Lei o altri amici di Nietzsche dovrete fargli
compagnia; se Lei mi telegrafa subito di essere pronto e autoriz-
zato a condurre Nietzsche qui entro 6-7 giorni, gli procurerò un
alloggio quaggiù nelle vicinanze di Dresda; naturalmente la sua
intera pensione — 1600 marchi — dovrebbe essere messa a
mia disposizione [...]. Quanto a me, rimarrò a Dresda ancora
8 giorni a far tempo da oggi, poi partirò per tre mesi». Far uscire
Nietzsche dalla casa di cura nel giro di 6-7 giorni; trasferire a
Langbehn la pensione di Basilea: tutte richieste impossibili a
soddisfare, come lui stesso sapeva benissimo. Ma non basta:
alla fine egli esige in via ultimativa la previa sottoscrizione della
rinuncia a ogni contatto da parte della madre, « senza di che
non accetterò la tutela ».

Kòselitz mantenne comunque la calma e non si lasciò pro-


vocare, proprio perché sospettava questa intenzione sotto la
sfida di Langbehn. «Chi legga il mucchio di lettere che mi
ha scritto, difficilmente capirà perché, invece di tenerlo, io non
l'abbia respinto. Ma proprio perché mi pareva che facesse di tutto
per essere allontanato dalla questione Nietzsche con la violenza
(‘ a torto ’ nella sua accezione), non gli feci questo piacere. Ver-
so le persone così violente io metto in atto la politica del Papa
e del Sultano — una immensa longanimità e insensibilità, l’osten-
tata sicurezza che Pabbaiare di un cane non può far perdere
l’equilibrio a noi, a un potere dalle lunghe tradizioni». Ma
cosa poteva pensare Overbeck di questo atteggiamento giudi-
zioso, quando nella stessa lettera, poche righe più sotto, doveva
leggere di nuovo le più alte lodi di Langbehn: «Di fronte a
una posterità che pronuncerà il suo giudizio, io ho l'obbligo di
conservare quesfuomo a Nietzsche. Perché per una volta il dia-
volo non potrebbe venir scacciato da Belzebù? — Nessun'altra
persona delle qualità spirituali di Langbehn potrà trovarsi di-
sposta ad assumersi l'obbligo di curare Nietzsche per due anni».
Ma d’improvviso anche lui comprende la problematicità di tut-
to Pafiare. Già l’8 gennaio Overbeck aveva ammonito che in

II. Tra l'ansia e la speranza (gati. 1889-ring. 1890) 103

fin dei conti Nietzsche poteva diventare la vittima di un’azione


sbagliata. Ora questa preoccupazione rende inquieto anche Kîàse-
litz, che tra le altre affermazioni inserisce anche tra parentesi
questo pensiero: «Tralascio qui di discutere la questione del
piacere che faremmo a Nietzsche se lo ridestassimo a nuova vita.
Credo che avrebbe per noi grosso modo la stessa gratitudine di
uno che si getta nel fiume per ammazzarsi e ne viene tirato
fuori vivo da un asino di salvatore. Ho visto Nietzsche in condi-
zioni in cui mi sembrava — cosa orribile! — che fingesse la
follia, come se fosse contento che fosse andata a finire così!
È assai verosimile che la filosofia di Dioniso potesse scriverla
soltanto nella follia — ancora non è stata scritta, anche se lui
crede di averla già delineata ».

Così Kòselitz oscilla tra l’una e Paltra impressione ancora


il 20 febbraio, mentre la madre, stomacata e delusa dall’arro-
ganza di Langbehn, si oppone ora recisamente alle sue pretese.
Kòselitz sperava nel miracolo di una soluzione che contentasse
tutti, e questa doveva venir propiziare da Overbeck, perché
Kîiselitz non ne era più capace, specie da quando, ai primi di
febbraio, aveva ricevuto da Langbehn il suo libro Rembrandt
come educatore e se ne era entusiasmato, mentre Overbeck lo
aveva giudicato nel modo seguente: « Il libro contiene certa-
mente mille verità, ma anche, senza alcun dubbio, altrettante
sciocchezze. Molte cose sono pure stupidaggini [...]. Da parec-
chio non avevo tra le mani una cosa di carattere più dottrina-
rio [...] il tutto agli antipodi di Nietzsche ».

Il 20 gennaio Kèiselitz era andato a Jena per riempire il


vuoto lasciato da Langbehn. Il giorno seguente scriveva a
Overbeck: « Dopo due anni e tre mesi ho riveduto oggi il n0-
stro grande amico — Lei può immaginare con che strazio nel
cuore. Mi ha riconosciuto subito, mi ha abbracciato e baciato,
e dandomi più volte la mano, estasiato, sembrava voler dire
che quasi non credeva alla mia presenza. Ho ammirato la sua
memoria, ma ho anche osservato (cosa che il dottor Langbehn
non poteva controllare) che qua e là aggiungeva cose non vere,
collegandovi anzi prospettive terribili. A volte è impossibile
distinguerlo dal Nietzsche di un tempo; ma più spesso salta
agli occhi il suo squilibrio. La sua risata di solito è allegra,
ma può anche farsi sinistra; si hanno anche accessi di collera e
un peculiarissimo impuntarsi per delle piccolezze. Il mezzo mi-

104 Parte IV. Gli anni della malauia

gliorc per distrarlo sono i biscotti e cose del genere. — Adesso


vado a passeggio con lui tutti i giorni ». Ora anche lui poteva
passeggiare col « prigioniero » del professor Binswanger!

Kòselitz può ora frequentare indisturbato Nietzsche per quat-


tro settimane, il doppio di quanto aveva resistito Langbehn.
Intorno al 16 febbraio li raggiunge anche la madre. Essa pren-
de alloggio a Iena, al n. 12 della Collegienstrasse, da dove Kòse-
litz riferisce a Overbeck il 20 febbraio: « Andiamo a prendere
Nietzsche alla casa di cura verso le nove del mattino, e rimane
giù in città fino alle sei di sera. La camera dove i due per lo
più si trattengono si trova sopra la mia, sicché posso correr
subito di sopra se succede qualcosa. Oggi è il terzo giorno del-
l’esperimento: c’è stata soltanto una scena, ma innocua. La
madre aveva pulito gli occhiali al figliolo, e così facendo una
lente le era caduta dalla montatura d’ore. Nietzsche si mise a
piangere: ‘Ma mamma, che c0s’hai fatto!... ’. Ma ben presto
riuscii a rimettere a posto la lente, e subito vidi Nietzsche ras-
serenarsi, contento ».

Per la madre sarebbero stati giorni felici se non fossero stati


pur sempre oscurati dalla discussione con e su Langbehn, il
cui ritorno Kòselitz continuava a caldeggiare, giacché desiderava
che qualcuno gli desse il cambio. Alla fine di febbraio scadeva
il suo periodo. A Danzica gli era stata promessa la rappresen-
tazione della sua opera, e lui doveva sovraintendere alle pro-
ve. Egli perciò scrive alla fine della sua lettera a Overbeck:
« Non avrebbe Lei, stimatissimo professore, subito dopo la chiu-
sura del semestre, il tempo di venire a vedere Nietzsche? — Or-
mai sono qui da più di quattro settimane; è un servizio quanto
mai faticoso ».

Con la stessa rapidità di un anno prima, per il viaggio a


Torino, ora Overbeck si decise a partire per Iena. Approfitto
dei tre giorni di festa per carnevale, dal 23 al 25 febbraio, e
vi si trattenne frequentando nel modo più confidenziale l’amico
infermo ma straordinariamente migliorato; in proposito egli an-
nota: « Col permesso del medico potei vederlo per ore intere
fuori del manicomio, sedere e mangiare con lui, e perfino an-
dare a passeggiare da soli nei dintorni della città. Al vederci,
un perfetto estraneo, a parte alcune stranezze nel comportamen-
to di Nietzsche — a tavola o fuori, per strada, quando ad esem-
pio tentava di picchiare i cani e perfino le persone che appariva-

II. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-mag. 1890) 105

no d’improvviso ecc. — non avrebbe avuto occasione di notare


alcunché di sorprendente. Potevamo essere benissimo due vec-
chi amici, e soltanto io sapevo che il nostro rapporto viveva or-
mai esclusivamente del passato. Subito, al nostro primo incon-
tro nell'abitazione della madre a Iena, Nietzsche mi aveva salu-
tato come se nulla fosse venuto a turbare i nostri antichi rap-
porti, e così andò avanti fino alla mia partenza da Iena. La co-
municativa di Nietzsche nei nostri colloqui si era quasi accen-
tuata, ma questi colloqui attingevano il loro contenuto quasi
esclusivamente al periodo anteriore al manifestarsi della sua
pazzia. Da parte mia non mancarono i tentativi di portare i
suoi pensieri sugli avvenimenti più recenti, tra i quali mi in-
teressavano particolarmente i suoi rapporti da poco interrotti
col dottor Langbehn. Ma inutilmente: a volte Nietzsche era di-
sposto, anche senza esservi spinto da parte mia, a parlare confu-
samente delle sue attuali esperienze, ad esempio della gente
che frequentava nel manicomio, di cui non gli mancava affatto
la coscienza, ma nel complesso sembrava non avere alcun ri-
cordo del passato più recente, e talora pareva sottrarvisi di pro-
posito — per esempio, non ammetteva di aver conosciuto il dot-
tor Langbehn; ciò di cui discorrevamo, e con Pantica confidenza,
risaliva quasi esclusivamente al passato anteriore a quel mo-
mento dell’esploclere della follia. Vero è che anche i ricordi di
quesfepoca erano in Nietzsche rutt’altro che attendibili, per
quanto sembrassero dettagliati e apparentemente sicuri. Giacché
a quelli sorprendentemente precisi, lucidi e del tutto corretti,
se ne mescolavano altri confusi e a volte di natura del tutto
fantastica. Ma nel complesso si potrebbe dire che Nietzsche
conservava ancora un notevole tesoro di ricordi reali del periodo
che procedette il suo ottenebramento spirituale, e lo padroneg-
giava con naturalezza, mentre tutto quanto era venuto dopo era
‘per lui come estinto, anzi egli sembrava non averlo mai afferrato.
In queste circostanze il nostro rapporto di allora — durò tre
giorni — si configurò come tra due pianeti diversi. Io ero rimasto
su quello di una volta, dove cioè abitavamo insieme fino al-
l'esplosione della sua follia, Nietzsche era sul nuovo, ma pote-
vamo comunicare soltanto su argomenti che appartenevano a
quel periodo anteriore, e anche di questo Nietzsche possedeva
solo ricordi frammentarii. Ma in queste mutate condizioni con-
versavamo come se nulla fosse successo, come vecchi amici.

106 Parte IV. Gli anni della malattia

Come esempio di queste conversazioni mi limiterò a ricordare


che si parlava della possibilità che Nietzsche riassumesse il suo
incarico a Basilea, su cui tornava di continuo, in quanto si
illudeva di essere prossimo alla guarigione. Già allora questo
mi pareva un sintomo particolarmente grave del suo ottenebta-
mento spirituale, quando rifletteva su quanta importanza, quan-
d’era ancora sano, egli aveva annesso per anni all'essersi libe-
rato di quell’incarico! Altro sintomo analogo che colsi nelle
nostre conversazioni di quei giorni era il fatto che si riferi-
vano per lo più a rapporti esteriori di Nietzsche, e riguardavano
quindi soprattutto personaggi coi quali Nietzsche era stato in
relazione (Wagner e altri), dimostrando qui la suddetta sor-
prendente mescolanza di lucidità e confusione, mentre Nietzsche
non si occupava quasi affatto dei suoi scritti e soprattutto dei
progetti letterari ancora incompiuti, che erano stati comunque
la preoccupazione che lo aveva assorbito nei suoi ultimi giorni
di lucidità. Non che nelle conversazioni di Iena qui descritte
mancassero dei lampeggiamenti spirituali che potevano far ri-
cordare le più alte aspirazioni di Nietzsche, anzi allora fui più
volte sorpreso in questo senso; ma nel complesso simili episodi
erano diventati notevolmente rari, e io ebbi l’impressione che il
suo spirito potesse ancora sollevarsi soltanto in via eccezionale
senza perdersi nel vaneggiamento, mentre tutto il suo restante
comportamento in generale mi dava a vedere il tratto fonda-
mentale di una ‘ tranquillità’ che giungeva alla depressione o
al torpore. Nietzsche allora non mostrava più nemmeno una trac-
cia della riottosità messa in mostra a Torino, giacché, pur con tutte
le stranezze sopra menzionate, anche con me si dimostrava do-
cile come un bambino — soprattutto in ciò, che il corso dei
suoi pensieri si lasciava deviare subito e si attendeva a chiun-
que trattasse con lui per ultimo — e in particolare, smentendo
in pieno la mia preoccupazione, che si dissipò solo davanti al-
Pesperienza diretta, al nostro ritorno dalla passeggiata, non pri-
ma di sera, si lasciò ricondurre al suo alloggio nel manicomio
senza la minima difficoltà. Così dunque anche questo mio terzo
incontro con Nietzsche dopo il suo ottenebtamento spiritua-
le mi è apparso, sia pure rievocando a distanza di tempo le
mie esperienze con lui, come un sintomo di quanto tenacemente
egli fosse attaccato a me. Certo, quando feci ritorno a casa dopo
le ferie di carnevale di cui avevo profittato per il mio viaggio

II. Tra l’an.ria e la speranza (gen. 1889-ma; 1890) 107

a Iena, erano altre e molto più tristi le impressioni che si era-


no impadronite di me, che non quella dellîntatta quasi-integrità
della nostra amicizia. Ma sia come vuole, in ogni caso quell’im-
pressione fu l'ultima nel suo genere che io dovevo rice-
vere ».

Malgrado il sorprendente miglioramento delle condizioni di


Nietzsche, a Overbeck, che non si abbandonava a vane speran-
ze come la madre, non era sfuggita Pirreversibile menomazione
della natura profonda dell'amico. L’amabile persona dei rappor-
ti quotidiani di un tempo esisteva ancora (o meglio: di nuovo),
ma non più accompagnata dall’elevatissima spiritualità del filo-
sofo, bensì, per un altro aspetto, dalla tendenza allînfantîlità, anzi
alla puerilità.

In quei tre giorni Overbeck ottenne che la madre e Kòselitz


rompessero definitivamente con Langbehn, che entrambi però
dovevano rimpiangere a lungo, sgombrando cosi la strada per

La madre.

Essa era arrivata a tempo giusto per assumersi un com-


pito per il quale — secondo l’opinione di Kòselitz —— nessuno
aveva la capacità e le forze. Nemmeno più a Langbehn Kòselitz
attribuiva quella capacità di resistenza: « Che egli potesse real-
mente restare ancora a lungo tutore di Nietzsche, l’ho creduto
soltanto in giorni di grande filantropia. Perché costui dopo
14 giorni ne avrebbe avuto abbastanza di tutta quanta la sto-
ria [...]. Né Lei, stimatissimo professore, né Widemann e nem-
meno io potremrno assumerci una simile obbligazione, sempli-
cemente perché il nostro dovere verso le nostre nature [...] è
quello di metterle in luce in quanto tali >> (20 febbraio 1890).
Proprio ciò riuscì a fare la madre: «mettere in luce» una
natura eccezionale, per ben sette anni, e soltanto la morte la
distacco dal suo ufficio d’amore per il figlio, che era diventato
di nuovo suo, come il suo bambino. Kòìselitz lasciò Iena nei
primi giorni di marzo. L’assicurazione del dottor Fuchs di Dan-
zica che la sua opera avrebbe avuto colà la sua prima esecuzione,
costituiva certo un motivo sufficiente. Ma non per questo era
indispensabile che riducesse la sua corrispondenza a una esigui-
tà prossima al silenzio. Gli unici contatti dai quali la madre

108 Parte IV. Gli anni della malattia


poté attingere forza e fiducia nelle diflìcili sette settimane delle
sue passeggiate solitarie con Pinfermo a Iena e nei dintorni fu-
rono i rapporti personali col professor Gelzer di Iena — e il
carteggio con Overbeck a Basilea. Ed essa lo ringrazio con fran-
cheua e cordiale confidenza: « Sento l'impulso, mio buon pro-
fessore, di dirLe un sentito grazie, un grazie dei più sinceri per
la Sua visita tanto gradita [...]. Vorrei anche ringraziare la Sua
cara signora, perché col suo cuore partecipe non si è opposta a
quest’opera d'amore, malgrado l’invemo [...]. Sia lode a Dio
perché il terribile tempo invernale è cominciato soltanto oggi
venerdì con una paurosa tempesta di neve giacché un’ora fa
non sapevo proprio, a causa della neve profonda, come arrivare
alla casa di cura per ordinare [...] che mio figlio mangiasse nel-
l’istituto [...]. La giornata dell’altro ieri è andata così così, per-
che quando verso le 10 lo accompagnai in città, non mi fu pos-
sibile trattenerlo dal prendere una certa strada (ma lo tenevo
saldamente per il braccio) e dal guardare le cose nelle vetrine
ad entrare a forza in una panetteria e scegliersi panini di tutti i
tipi, e lo stesso fece in una gastronomia con i fichi, i datteri e
le nocciole, maugiandosi poi il tutto per strada [...]. Bisogna
imparare la lezione da tali fatti, e per questo ieri non sono anda-
ta a prenderlo prima di mezzogiorno circa, e allora è venuto
con me tutto contento nella casa di città [...]. Poi, prima di
pranzo, abbiamo fatto un’altra passeggiatina e siamo andati allo
‘ Stern ’, dove abbiamo dovuto mangiare al piano di sopra, nella
sala col pianoforte [...]. Naturalmente si è messo subito a suo-
nare il piano, e molto bene, poi abbiamo pranzato e dopo si è
messo a suonare il signor Kòselitz, e qui è stato ad ascoltare
col viso più allegro del mondo, dopo di che abbiamo fatto io
e lui da soli una lunga passeggiata davanti al Felsenkeller, fino
al ponte della ferrovia [...]. Poi a casa ha dormito ma non molto,
e dopo gli ho letto qualcosa [...] accarezzandogli continuamente
la fronte e tenendovi la mano per qualche secondo, il che sem-
brava fargli piacere [...]. Son tutte piccole cose che bisogna
imparare osservandolo, ma leggergli lentamente ad alta voce
pareva fargli piacere [...]. Bisogna dunque aver pazienza e
confidare nella grazia e nella misericordia del buon Dio, anche
in vista del prossimo futuro, quando il nostro buon signor
Kòselitz ci lascerà » (28 febbraio 1890 a Overbeck).

Così la madre osserva il suo modo di vivere, si adatta alle

II. Tra l'ansia e la speranza (gen. 1889-mai; 1890) 109

sue stranezze e prende sempre più a guidarlo dolcemente. E la


tranquillità che ne deriva si ripercuote favorevolmente sulle con-
dizioni del paziente. Così, dopo altre tre settimane, il 22 marzo,
essa può riferire a Overbeck: «Mi sembra che da una setti-
mana all'altra diventi più lucido. Così qualche giorno fa ha suo-
nato, come fa giornalmente allo ‘Sten-n’, qualcosa che mi è
tanto piaciuto, però non sapevo bene che cosa fosse, e verso sera
gli domandai che cos'era, e lui mi rispose ‘ Popera 31 di Ludwig
van Beethoven, in tre tempi’, e così pure ieri mi ha chiesto
‘ se sapevo a chi di noi fratelli fossero andate le opere di Adalbert
Stifter che si trovavano nella biblioteca di nonno Oehler... ’. Gli
rammentai che a Naumburg avevamo letto insieme Le sorelle
di Stifter, e lui se ne ricordò benissimo. Anche il suo modo
di suonare il pianoforte ha un che di così meditato, si vede che
pensa mentre suona, e poi per lo più piano, perché così l’ho
pregato e naturalmente torno ogni volta a pregarlo, ‘per non
scuotergli i nervi’ —-— e lui è così obbediente. Ma è anche suc-
cesso che non si volesse più far condurre da me, allora gli ho
detto: ‘ va bene, se tu non vuoi più vuol dire che partirò, per-
ché il professor Binswanger mi ha incaricato di condurti sem-
pre’. Allora vuol far subito la pace e mi abbraccia li per li
in mezzo alla strada, e si attacca tanto più fortemente al mio
braccio [...]. E se la mia voce resistesse a leggergli ad alta voce
tutto il giorno, sarebbe felice, anche se non credo che ritenga
quel che sente, ma questo monotono mormorio deve avere per
lui un che di tranquillizzante. Avevo parlato con Binswanger di
portarlo a passar la notte qui, ma volevo avere il permesso pri-
ma di parlarne con Fritz. Venne anche preparata subito 1a di-
chiarazione e dovevo firmarla alPIspettorato. Ma quando inter-
pellai Fritz, mi disse: ‘Mi dispiace un poco, lasciami andare
lassù, ci dormo così bene ’ [...] e così ho lasciato le cose come
stanno. Lo vado a prendere alle 9 e mezza di mattina e rimane
da me fino alle 6 e tre quarti di sera [...]. Di andare a Naumburg
non ne vuol sapere, e poi ho riflettuto sulle lotte che ci sareb-
bero ogni giorno se non lo lasciassi nella sua stanzetta coi suoi
libri. E ugualmente se non potesse suonare il pianoforte come
prima ogni volta che vuole, così pure uscire da solo [...], ecc.
ecc. [...]. Davvero, bisogna prima familiarizzarsi completamen-
te col caro ragazzo, e un estraneo non può farlo, ad esempio,
quando incontriamo qualcuno ci voltiamo semplicemente dal-

110 Parte IV. Gli anni della malattia

l'altra parte [...] perché non vuol più salutare [...] e in un’oc-
casione del genere ieri ha detto: ‘ Ancora una volta scampato
pericolo ’». D’altro canto interpella anche perfetti sconosciuti
per strada, li saluta e stringe loro la mano. Ma a poco a poco
matura la decisione di abbandonare la casa di cura e la super-
visione dell’istitut0. La madre doveva comunque cercare per
il 1° aprile un nuovo alloggio, e nella ricerca teme presente la
prospettiva di poter prendere l’inferm0 con sé. AHa fine tro-
va « un alloggio molto carino, fatto apposta per Fritz, indiriz-
zo ‘ Ziegelmiìhlenweg 3, presso la signora Schròn ’ », dove può
entrare con lui già il 24 marzo. Anche questo passaggio si com-
pì organicamente. La sera prima, quando lo riaccompagnò per
Pultima volta all’istituto dopo la passeggiata pomeridiana, egli
esclamò d’improvviso: << Mammina, ecco di nuovo quest’orribile
palazzo, come hai potuto farmi questo, stavamo andando nella
direzione opposta, chi è stato che mi ha portato là dentro, non
voglio entrare, verrò con te a casa tua ». Era per caso presente
il capo infermiere, al quale la madre ordinò con un cenno « di
prenderlo per l’altro braccio, e così dimenticò subito la sua op-
posizione ». In seguito la madre riferisce: <4 Il giorno dopo [...]
verso le 10 andai a prendere il mio caro figliolo, per portarlo
prima a fare una passeggiata [...] e poi per entrare nella nuo-
va abitazione, ma ancora per quella sera ordinai che venisse il
suo solito infermiere [...]. E questa fu una fortuna, perché d" -
provviso dichiarò: ‘la notte sono abituato ad avere un lume,
e anche la porta dev’essere sprangata ’. Per cavarmi d’impiccio
dovetti dire una bugia [...] che alla fine lo calmò, ma il tutto
mi aveva talmente agitata che quella notte non chiusi occhio ».
Essa poi gli dice che per ordine di Binswanger non gli si poteva
dare né il lume né i fiammiferi, « e il caro ragazzo si rassegnò,
ora ogni sera si spoglia da solo e io vado anche al suo letto a
dargli la buona notte e a portargli un bicchiere di acqua zucche-
rata [...]. Da ieri sono anche completamente sola nell'allog-
gio [la padrona di casa è partita per un viaggio] [...]. Mi sem-
bra del resto che in questi otto giorni abbiamo fatto tanti pro-
gressi, e ora ha un’aria così naturale, ride così naturalmente [...].
Dice anche cose cosi intelligenti, mangia con più decenza, ci
tiene ‘ ad avere un bell'aspetto’, saluta molto più di rado
[gli estranei] [...] suona il pianoforte meravigliosamente [...]
insomma, io spero in Dio che tutto si aggiusti. Quando gli leg-
II. Tra Panria e la speranza (gen. 1889-ma; 1890) 111

,
go ad alta voce, tenendogli la mano destra sulla fronte, quel-
lo è il suo massimo piacere, e ogni volta alla fine mi bacia la
mano e mi sussurra: ‘ Ti adoro, mia cara mammina ’ [...]. Ieri
ho mandato a prendere le sue cose alla casa di cura e ho inviato
un rapporto scritto ai medici, perché lui non vuole andarci, o
piuttosto è una cosa che proprio non mi sento di chiedergli »
(30 marzo 1890 a Overbeck).

In questo modo i due arrivarono, girovagando e tenendosi


per mano, fino alla primavera inoltrata, finché un fatto impre-
vedibile rese d’improvviso inevitabile il trasferimento a Naum-
burg, il 13 maggio 1890. Così la madre descrive gli avveni-
menti a Overbeck: «Due giorni prima della nostra partenza
andammo come al solito a prendere il bagno d’acqua salina,
ma il bagnino [...] ci venne incontro e ci disse che quel giorno
non si poteva fare, perché doveva fare la pulizia della caldaia che
scaldava Pacqua [...]. Il mattino dopo mi svegliai molto pre-
sto [...] e prendemmo il caEè con i panini alla marmellata [...].
Io mi aflretto per quanto posso a preparare i panini col pro-
sciutto [...] come seconda colazione per la nostra passeggiata
dopo il bagno [...] e cerco anche di obbligarlo a mettersi il
vestito per uscire [...] perché il vestito da casa ha un’aria così
logora. Lui invece vuol tenere quello anche per uscire, non
vuole mettere quelfaltro, prende il cappello ed esce [...]. Non
valse pregare, ‘io dovevo portare tutta la roba, lui andava al
bagno ’. Imprudentemente torno su in fretta, raccatto tutte le
cose e vado verso il bagno, ma il mio caro Fritz non è là,
allora, dopo un essere andata tre volte alla clinica oculistica
dove si fanno i bagni salini, e altrettante volte a casa, lo
cerco al ‘ Paradies ’ dove ora mangiamo, come pure allo ‘ Stern ',
dal barbiere, mando la donna a mezzo servizio che abita nella
stessa casa in cerca col marito, non si trova da nessuna parte.
Vi lascio immaginare, miei cari, queste due ore di angoscia
mortale! Infine mi decido ad andare alla polizia [...] e quando,
infuocata e bagnata di sudore, quasi non riesco più a muo-
vermi [...] ecco che, piegando nella Kollegienstrasse, ti vedo
venire giù per la strada il mio ragazzo a fianco di un poliziotto,
che parlano cordialmente tra di loro. Avrei voluto gettarmi in
ginocchio per ringraziare il mio buon Signore! [...]. Mi dissero
che aveva voluto bagnarsi in uno stagno situato vicino al ba-
gno degli uomini, e che era andato diverso tempo in giro spo-

112 Parte IV. Gli anni della malattia

gliato. Naturalmente non mi arrischiai a fare rimproveri a Fritz,


e gli chiesi soltanto: ‘Bello mio, non eri al bagno, dove sei sta-
to? ’. E lui rispose: ‘ Hai sentito ieri dal bagnino che là non si
poteva più fare il bagno, allora l’ho fatto dove ero già andato in
passato ’ [dalla casa di cura], e raccontò di aver reso una spe-
cie dì dichiarazione verbale: ‘ Sono il professor Nietzsche, nato
a Liitzen presso Ròcken, mio padre era in passato precettore
alla corte di Altenburg e poi_pastore a Rocken ’. A questo punto,
io credo che tutta la faccenda sia finita col mio spavento [...] e
invece il mattino dopo viene il dottor Ziehen (nessuno dei
medici [...] in quelle sette settimane [...] si era curato di lui,
benché io [...] dopo i primi otto giorni mandassi loro un rap-
porto). Per farla breve, il dottor Ziehen si presenta e dice:
‘Pincidente di mio figlio di ieri ha provocato un grosso scan-
dalo, che naturalmente a loro in quanto medici dell’istituto dà
molto fastidio ’, e benché io gli raccontassi tutto per filo e per
segno [...] voleva eseguire puntualmente l’incarico di Binswanger,
di mandarmi il medico provinciale, ed io dovevo decidermi a
prendere un infermiere o a riportarlo nell’istituto [...]. Il me-
dico provinciale [...] non venne, e io ero piena di paura che
mi mandassero un infermiere, e così feci i bagagli alla svelta,
e dopo aver mangiato al ‘ Paradies ’ andammo dai buoni Gelzer,
dove raccontai tutto Paccaduto mentre Fritz suonava un poco il
pianoforte [...] mandai a chiamare il figlio di una mia amica
di qui che studia laggiù, che è una persona molto pratica ed è sta-
to un ottimo accompagnatore di viaggio, e alle 6 partimmo dal-
l’ultimo alloggio, che era in una posizione meravigliosa, due ma-
gnifiche camere con balcone [...]. Il viaggio andò benissimo,
giacché sembrava divertirlo. Avevo telegrafato ad Alwine, e la
sua gioia infantile per il nostro arrivo aveva qualcosa di vera-
mente commovente, saltava dalla gioia, anche per il bell’aspet-
to del professore. Ho dovuto condurre Fritz in tutte le ca-
mere fino alla sofiitta, e ogni cosa sembrava fargli piacere ».

La madre sa che ora Pattende un duro compito: « La mia


vita non è facile, eppure sono sinceramente grata al Signore
che ora si tratti in sostanza soltanto di riuscire a curarlo da
sola [...]. Nessuno potrà mai capire un figlio meglio di sua
madre». Essa riceve questo compito per così dire come un
dono dalla mano del suo Dio, e premette al suo racconto le pa-
role: « Ma io riconosco la provvidenza di Dio anche nel fatto

II. Tra l'ansia e la rperauza (gen. 1889-ma; 1890) 113

che è andata così, dal momento che mio figlio qui si trova così
bene ».

L’anello si è chiuso, il figlio è tornato completamente in


grembo alla madre. Forse tutta la vita racchiusa fra i due
estremi non era stata che una gigantesca digressione, una aber-
razione? In ogni caso, l’improvviso ritorno a Naumburg rap-
presenta una cesura decisiva. Il limite estremo del miglioramen-
to era stato raggiunto, e ha così inizio il definitivo ottenebta-
mento a Naumburg, al quale terrà dietro il puro vegetare a
Weimar, fino alla dissoluzione fisica. Le ansie e le speranze
sono superate e rimane unicamente la rassegnazione.

III

NAUMBURG
(13 maggio 1890 - luglio 1897)

La madre aveva ottenuto un visibile successo con la « vita a


passeggio » di Iena. Non vide quindi motivo per discostarsene
a Naumburg. Si trattava soltanto di prevenire incidenti e di
evitare ogni scandalo che potesse tirare in ballo la polizia, e
in questo senso si oiîrì un'opportunità a Naumburg, in casa
propria. Essa aveva conservato almeno un pigionante, un cer-
to Tittel, pensionato, che era disposto ad accompagnarli nelle
passeggiate per poter intervenire all’occorrenza con un po‘ di
forza << virile ». Ma non ci fu mai questa necessità. Nella stessa
lettera del 28 maggio 1890, in cui descrive e giustifica a Over-
beck la fuga da Iena, la madre racconta poi m: « Al piano di
sotto do alloggio a una specie di pensionato, che ho pregato
di accompagnarci nelle nostre passeggiate, ho portato Fritz da
lui, dicendogli che questo signore lo assisterà mentre lui fa il
bagno [...]. Poi ha fatto il bagno e il signor Tittel ci ha ac-
compagnato nella nostra passeggiatina, ma quando ho offerto a
Fritz la colazione, lui l’ha presa e l’ha gettata nel prato, arrab-
biato perché non l’avevo fatto partire per Lipsia, perché quella
vita lui non la sopportava. Io sapevo che non era altro che
la presenza del signor Tittel quella che lo aveva fatto uscire
dai gangheri, e da allora nelle nostre passeggiate ho fatto cam-
minare il signor Tittel dietro di noi a circa 50 passi di distanza,
senza naturalmente che lui se ne accorgesse e ora, Dio ce ne
scampi e liberi, tutto va di nuovo bene. Naturalmente gli vie-
ne ogni tanto il pensiero di partire per Torino [...], ‘ deve an-
dare a prendere personalmente tutte le sue cose, parte delle
quali non sono sotto lucchetto’, e quando gli ho detto ‘che
sicuramente se ne sarà occupato il buon Overbeck’, mi ha

III. Naumburg (mag. 1890-IugI. 1897) 115

risposto: ‘non lo può far nessuno all’infuori di me'». Poi


la madre descrive la loro giornata normale: «Al mattino su-
bito'dopo la colazione andiamo a passeggio ai giardini pubblici,
da qui attraversiamo il magnifico bosco di faggi e per il viale
ombroso torniamo a casa, dove si arriva verso le 12. Viene poi
il barbiere e dopo lui suona un poco il pianoforte e passiamo in
qualche modo il tempo fino all'una, quando io gli mando a
prendere per Alwine, al prezzo di 12 groschen e 1/2, mine-
stra, antipasto e arrosto, un pasto eccellente [...]. Il signor
Tittel ha diritto a1l’alloggio e al pranzo gratis, dato che Alwine
cuoce tutti i giorni carne e verdura per noi tre, perché io non
posso occuparmi di nulla che non sia il mio caro paziente, il che
assorbe totalmente quel poco di forze che ancora mi restano:
infatti, dopo il sonnellino del dopopranzo, andiamo sulla ve-
randa e qui gli leggo ad alta voce fino all’ora di cena, per la
quale gli preparo personalmente la cioccolata e i panini col pro-
sciutto, e poi andiamo a passeggio fino alle 9 e 3/4, poi lo
metto a letto e preparo ogni cosa per il giorno dopo, e verso
le 11 vado a letto anch’io, esaurita e stanchissima. Eppure den-
tro di me sono felice che lui sia contento delle mie cure, come
di recente, quando gli ho detto: ‘Dovresti avere intorno a te
qualche persona colta ’, e lui mi ha risposto: ‘così come si
vive insieme noi due, non c’è proprio nessuno che possa pren-
dere il tuo posto, cara mammina’. È naturale che si provi tan-
ta felicità a sentirsi dire una cosa simile». Circa le loro
conversazioni, essa riferisce in via molto generale: «Fino a
Torino la sua memoria è ottima, ma da quel momento in poi
ogni giorno e ogni oggetto è quasi ogni volta completamente
nuovo, almeno lo sono, ad esempio, le nostre passeggiate quo-
tidiane, quando si gode talmente il bosco, e anche quel che
gli leggo non credo che lo capisca, e nemmeno gli piace quan-
do gli spiego qualcosa, ma prova piacere solo quando gli
leggo senza interrompermi, a lungo e meccanicamente. Ora
spero che, con l’aiuto di Dio, tutto col tempo torni a posto.
Quando più, quando meno, spesso si scherza tra di noi, e
allora ride di gusto come ai cari vecchi tempi! ». E all'inizio
di giugno scrive con orgoglio: «Vorrei soltanto che Lei lo ri-
vedesse una volta, lo troverebbe cambiato in meglio, e cosi io
prego il Donatore di tutti i doni di indicarmi sempre ciò che
è buono e salutare per il mio bambino ».

116 Parte IV. Gli anni della malattia

Dopo Pincidente di Iena Overbeck le aveva consigliato di


tenersi vicino un medico « o qualcuno esperto », il che la tro-
vò del tutto d’accordo, tanto che per tranquillizzarlo essa aggiun-
ge nella sua lettera: « Perciò subito dopo il mio arrivo ho in-
gaggiato il signor Tittel, una persona molto più simpatica del
migliore tra gli infermieri che ho conosciuto a Iena [...]. Quan-
to al signor Tittel, lui dice: ‘ non è necessario, il signor pro-
fessore ora cammina spedito a fianco della signora Nietzsche o
anche da solo, mentre prima si appoggiava tutto alla signora,
e io non merito la sua bontà per quanto riguarda l'alloggio e
il pranzo gratis’. Se mio figlio sapesse o si accorgesse anche
una sola volta di essere osservato, credo che non riuscirei a
fargli fare neanche una passeggiata, mentre ora è sempre lui
a ricordarmelo [...]. Non c’è un momento, in casa e fuori, che
non sia guardato, e adesso obbedisce subito, soprattutto quan-
do gli dico: ‘ per quel che m’importa, fa’ pure ancora di testa
tua ’, e allora mi viene vicino e dice ‘ come volevi tu, mammina ’,
e poi è docile come un bimbo ».

In questo periodo Nietzsche la sera ascolta dalla veranda


il concerto della banda e continua a suonare sovente il piano-
forte, «talvolta le sue composizioni brevi, ovvero i corali di
un vecchio libro [dunque evidentemente leggendo lo spartito],
come ha fatto l’altro ieri per la Sophiechen Pinder venuta a
trovarci, e poi le ha mostrato i personaggi di due album, e
quando a proposito di un parente io dissi: ‘ [...] questo qui
è morto l’anno scorso’, Fritz guardò ancora la fotografia e
disse, era infatti una brava persona, ‘ beati coloro che muoiono
nel Signore ’; questa vena religiosa si awerte in lui più che
mai, mi ha raccontato [...] che a Torino aveva studiato l’intera
Bibbia e aveva fatto migliaia di annotazioni, quando, avendomi
lui invitato a leggergli questo o quel salmo o capitolo, mi ero
meravigliata che conoscesse la Bibbia così bene ». Se avesse sa-
puto che questa conoscenza della Bibbia era servita soprattutto
alla preparazione dellflntìcrirto, non se ne sarebbe tanto ral-
legrata!

Questi resoconti ottimistici della madre apparivano eviden-


temente a Overbeck sempre un poco esagerati, perché egli sa-
peva che cosa si celava dietro quella facciata sorridente, quale
sciagura era in agguato al fondo delle cose, sempre pronta a
balzare alla superficie. Il 31 luglio egli scriveva in proposito a

III. Naumburg (mag. 1890-IugI. 1897) 117

Rohde”: «Dal mese di maggio di quest'anno [...] è custo-


dito in casa di sua madre, dopo che questa, con una certa
leggerezza, è per cosi dire fuggita con lui da Iena, e finora
è andato tutto bene, al di là delle speranze e senza ulteriori ca-
tastrofi, ma anche senza sintomi di un miglioramento che pos-
sa, contro tutte le prognosi dei medici, far attendere il momento
in cui il malato possa bastare a se stesso ». Anche nei confronti
della vedova Nietzsche non fece mistero delle sue preoccupazio-
ni, al che essa gli risponde in luglio: «Non si preoccupi [...]
a proposito delle ‘ catastrofi ’, io ne rinfrescherei continuamente
il ricordo, esattamente come fa Lei, perché naturalmente il
nostro caro infermo non è ancora lucido di spirito, ma sia
fisicamente, sia spiritualmente, io ho su di lui il più completo
dominio. Se qualche volta vuole ottenere a tutti i costi una
cosa — ma finora si è trattato di piccolezze del tutto trascura-
bili —, io chiudo semplicemente la porta dell’antisala o mi
metto tranquilla da parte, senza dirgli una parola. Non passa
molto che viene da me, mi bacia la mano e dice: ‘facciamo
come volevi tu ’ e ‘ va bene, va bene, carissima ’, e fa poi come
volevo io. Naturalmente quando vuole questa o quella cosa
che gli fa piacere o che non può arrecargli danno, lo accontento
o gli chiedo ‘ questa cosa la vuoi così o così’, perché nel mio
governo non veda una tirannia, e con lui mi esprimo anche
con tutta franchezza, sicché la diffidenza che ha portato con
sé dalla casa di cura ha ceduto il posto a una fiducia completa.
Siamo stati oggi a otto [...] in casa Krug sulla piazza del mer-
cato e abbiamo visto il bellissimo corteo di tutte le corporazioni,
che avevano alfastellato su poderosi carri tutte le loro attività
in onore del quinto centenario della festa del tiro a segno [...]
con tre cori e 700 tiratori [...]. Tutto Pinsieme diverti mol-
tissimo Fritz, che ha fatto tante sonore risate, proprio come
una volta. Ogni tanto arrivava una Pinder o una Krug a chiacchie-
rare con lui, e qui aveva tante cose interessanti da raccontare,
addirittura descrivendoci in dettaglio i programmi dei concerti
in Italia [...]. Poi la città ornata a festa lo rallegrò assai e a
casa [...] prendemmo il caffè, e io dovetti leggergli la poesia
finale dello Zarathustra (che gli devo leggere spesso), poi lui
si è messo un po’ al pianoforte. La sera siamo andati perfino
al campo di tiro a segno [...] aflollatissimo e pieno di gio-
stre [...] è venuto volentieri e gli ha fatto molto piacere,

118 Parte IV. Gli anni della malattia

come pure gli altri giorni, quando abbiamo assistito due volte
da lontano ai fuochi d'artificio [...] e abbiamo ascoltato il con-
certo. La sua salute è, ringraziando Iddio, del tutto normale e
ogni cosa gli va stretta ».

Quanto i resoconti della madre fossero colorati dai suoi pii


desideri, risultò chiaro a Overbeck anche troppo presto. Verso
il 22/24 settembre Paul Deussen venne con la moglie in visita
a Naumburg per un paio d'ore. La madre riferisce a Overbeck
in proposito il 29 settembre 1890: « Quando gli chiedo con
chi siamo stati seduti qui in giardino, mi risponde: ‘ Col dottor
Deussen e la moglie ’. Alla domanda perché usi sempre il ter-
mine ‘dottore’ e non quello di ‘professore’, mi ha risposto
‘preferisce il titolo di dottore a quello di professore’. Mi rac-
conta anche che abbiamo accompagnato i Deussen alla stazio-
ne, e loro avevano bagagli molto pesanti al deposito (ha aiu-
tato Deussen a portare la valigia), e mi ha anche detto, quando
gliel'ho chiesto, di che cosa avevano parlato insieme ». Overbeck
si informò subito da Deussen circa Pimpressione che «Fritz »
gli aveva fatto, e il 25 novembre ricevette la risposta "7: a [...]
purtroppo non ho da comunicarle notizie particolarmente con-
fortanti [...]. Grazie alle amorevoli cure delle madre egli è
fisicamente in ottime condizioni. Mangia con appetito, dorme
bene, fa lunghe passeggiate con la madre, e in quei giorni faceva
il bagno in acque aperte sotto la sorveglianza di un bagnino.
Anche il suo comportamento era tranquillo e non dava parti-
colarmente nell'occhio. Ma psichicamente appariva quasi del tut-
to spento. Per lo più stava muto ed ascoltava e le sue risposte
erano reminiscenze frammentarie del passato, ad esempio il
fatto che Schopenhauer era nato a Danzica e simili. Quando
gli parlai della Spagna mi interruppe osservando che anche
Deussen c’era stato, e quando gli dissi: ma Deussen sono io,
mi guardò stupefatto. Conservava dunque di me un ricordo
in abrtracto, mi trattava anche confidenzialmente come un vec-
chio amico, ma non sapeva più collegare il concetto con la vi-
sione [...]. La madre di Nietzsche spera in una guarigione, e
noi certo non le toglìeremo questo conforto, ma io devo con-
fessare che Nietzsche non mi ha dato l'impressione che possa
ricuperare un uso anche solo normale delle sue facoltà psichi-
che ». E ritorna sull’argomento nelle sue memorie, del 19017’:
a I suoi interessi erano ritornati quelli di un bambino; stette

III. Naumburg (mag. 1890-Zag]. 1897) 119

a lungo a guardare un ragazzo che suonava il tamburo, e la


sua attenzione venne particolarmente attratta dalla locomotiva
che andava su e giù. In casa se ne stava per lo più seduto in
una veranda soleggiata, sotto un pergolato d’uva, immerso in
un suo muto rimuginare, talora monologando, spesso su perso-
naggi e circostanze di Pforta, in confuso guazzabuglio ». Vero
è che in questa tardiva rievocazione, alle immagini del 1890
può darsi si sovrapponesse un'impressione posteriore.

Le poche ore trascorse dai Deussen a casa Nietzsche furono


l'unica visita d’amici in quel periodo, se si eccettuano i contatti
regolari con le famiglie amiche Krug e Pinder di Naumburg ed
alcune brevi visite del professor Heinze e signora dalla vicina
Lipsia. Overbeck era trattenuto a Basilea dalle incombenze del-
la sua cattedra, Kiiselitz a Danzica dalla sua opera —— e Rohde
evitava l'incontro. «Nel mio viaggio per Berlino toccai anche
Naumburg, che mi salutò coi suoi campanili e le sue ville di
campagna come una vecchia, indimenticabile memoria di gio-
ventù. Sono ormai passati 23 anni; che splendida persona,
quasi una nuova manifestazione della natura umana era per me
allora il povero Nietzsche! Non ho voluto scendere a Naumburg;
il suo aspetto attuale, se fossi giunto fino a lui, mi faceva paura;
queIPimmagine non mi avrebbe più lasciato per tutta la vita;
e che giovamento si sarebbe avuto per lui? [...]. È una cosa che
si trascinerà ancora cosi, tristemente», egli scrive il 27 otto-
bre 1890 a Overbeck”. Ma il 16 dicembre c’è una grande
Vlslta:

Il ritorno della rorella dal Paraguay.

Per Nietzsche la gioia, per quel tanto che ne era capace, po-
teva restare inoffuscata, perché non sapeva le vere ragioni di
quella visita. Invece la madre ne era al corrente, e la cosa
fu per lei una fonte di ulteriore afilizione.

Bernhard Fòrster aveva costruito la sua colonia su basi com-


pletamente sbagliate: non sulle conoscenze e la capacità ma sul-
l'ideologia.

I suoi coloni non volevano costruire in primo luogo un


«paradiso» germanicoariano, bensì riuscire a vivere col su-
dore della loro fronte. Le zone boscose dissodate erano povere

120 Parte IV. Gli armi della malattia

d'acqua e non si poté trasformarle in terre arabili fertili, e i


prodotti che malgrado ciò vi venivano coltivati non potevano
venir trasportati ai mercati interessanti perché non esistevano
buone vie di comunicazione. Fòrster rifiutò una ragionevole
collaborazione con le colonie vicine, che erano tedesche ma evi-
dentemente non così radicalmente ideologizzate, e quindi era
escluso poter raggiungere la prosperità economica. C'erano con-
testazioni e invidie, perché mentre i coloni vivevano in misera-
bili capanne, la coppia sovrana, che risiedeva nella sua villa
detta «Forsterhof », dove c'era un continuo viavai di ospiti,
dunque una vera «x corte imbandita », non viveva affatto male,
probabilmente grazie ai proventi degli articoli di prima necessità,
il cui smercio era stato da loro completamente monopolizzare.
Si raggiungevano le incertezze nei rapporti di proprietà, perché
Fòrster vendeva ai coloni la terra che il governo gli aveva dato
soltanto in aflitto, e si faceva pagare dai coloni privi di terra
già in Germania, prima della loro partenza, ma non poteva
rilasciare documenti di proprietà, né restituire, se non con lun-
ghi ritardi, o solo in parte, le somme versate come ca-
parra.

Frattanto in Germania una menzognera propaganda esalta-


trice veniva condotta da un periodico appositamente creato, le
«Kolonialnachrichten». Al coro si aggiunsero anche i «Bay-
reuther Blèitter », con grave pregiudizio del loro prestigio. Qui
il legame personale e l'amicizia che nei tempi passati correva
tra Cosima Wagner ed Elisabeth giocò indubbiamente un ruolo
umanamente comprensibile. Ma contemporaneamente riusciva-
no a filtrare anche critiche molto aspre, che posero un freno
all'ulteriore flusso di coloni, che era estremamente indispensa-
bile per motivi finanziari, e ciò per Forster era tanto più grave
in quanto egli aveva garantito al governo del Paraguay una co-
lonizzazione sufiiciente. L'attacco più violento fu sferrato, pro-
babilmente per motivi di delusione personale, dall'ex-Colono
Julius Klingbeil col suo brillante libro, pubblicato nel 1889,
dal titolo Rivelazioni sulla colonia « Nuova Germania » del dott.
Bemhard Fiîrster in Paraguay '37, dove tra le molte altre cose
si trova l'accusa che « col nome di ‘ affari’ si designano azioni
che in Germania si chiamerebbero semplicemente ‘ trufia’ e
che sarebbero punite a termini di legge ». Klingbeil descrive la
vita brillante dei coniugi Fòrster, che si sentono i sovrani del

III. Naumburg (mag. 1890-Ital. 1897) 121

piccolo principato (cosi chiamano la colonia). « Possiedono nu-


merose bestie da latte, mentre la servitù per queste due persone
e per la loro tenuta consisteva durante la mia permanen-
za in due coppie di tedeschi e otto persone di servizio ».

Questa pubblicazione avrebbe dovuto da sola assestare il


colpo definitivo, se la propaganda favorevole non fosse stata
tanto più rafiìnata e penetrante *. Se si confronta la guerra
degli articoli e dei libri che l'« Archivio Nietzsche» condusse
qualche anno più tardi per decenni e partendo dalle stesse basi
ideologiche, non possiamo sottrarci alla dolorosa impres-
sione che in entrambi i casi fosse al1’opera la stessa mano.

Questo sospetto viene corroborato da tutte le critiche espres-


se dalle cerchie dei coloni, che non attribuivano a Bemhard For-
ster di per sé metodi commerciali scorretti, bensì lo compiange-
vano come vittima infelice delle sue stesse fanrasticherie, men-
tre i giudizi sulla moglie nella sua qualità di molla propulsiva
e intrigante organizzatrice suonano, quasi senza eccezione, aspra-
mente negativi. Klingbeil giudica (p. 37): «Faceva unîmpres-
sione quanto mai sgradevole il constatare quanto egli subisse il
dominio della moglie così avida di comandare [...]. E per di più,
ogni qual volta che uno vuole discutere qualcosa col dottor
Ffirster, si sente rispondere: ‘ Parli con mia moglie ’ ». E così
caratterizza la coppia (p. 43): «x Il dottore [...] una mescolan-
za di viltà e di ambizione, mentre al contrario la moglie posse-
deva, accanto a quest'ultima qualità, una dose incredibile di
coraggio. Questa eroica virtù si dispiegava in azioni non pro-
priamente buone e nobili, che riuscivano di chiaro detrimento
per il prossimo ». Può darsi che Elisabeth per conto suo credesse,
così agendo, di riuscire a salvare 1a pericolante impresa dalla
rovina imminente, ma in ogni caso spinse per lo meno il ma-
rito diritto alla catastrofe. Fu lui che non riuscì più a resi-
stere alla enorme tensione e il 3 giugno si tolse la vita. E
come poco tempo dopo essa si adoperò a cancellare ogni trac-
cia del vero motivo della malattia del fratello e della morte del
padre, così pure coprì questo awenimento, a suo tempo estre-
mamente sospetto, con una leggenda. Arrivò perfino a produr-
re un certificato uficiale secondo il quale Bernhard Fòrster era

* Tutto ciò è stato esposto con sufliciente documentazione al pubblico


interessato nel 1932 da Erich Podach”.

122 Parte IV. Gli anni della malattia


stato vittima di un colpo apoplettico dovuto ad eccesso di la-
voro congiunto a una malattia acuta, mentre la notizia del sui-
cidio correva già per i giornali.

Per la madre così crudelmente colpita fu forse una fortuna


e un relativo sollievo dar credito alla versione della figlia e
conservare l’incrollabile persuasione che si fosse trattato di un
colpo apoplettico.

Elisabeth si trovava ora da sola a capo dell’impresa colo-


niale, anche se appoggiata da un amministratore fedelmente af-
fezionato. Anche questo quadro si ripeterà in seguito nelPa Ar-
chivio Nietzsche»! Tuttavia le diflìcoltà divennero così gran-
di che essa dovette decidersi a tornare per qualche mese in
Germania onde procurarsi col suo impegno personale appoggio
propagandistico e soprattutto denaro. Solo per questo motivo
Elisabeth tornò a casa sua, non per la malattia del fratello né
per avvicendarsi alla madre nel suo logorante lavoro, di cui essa
continuò a sostenere tutto il peso anche durante il soggiorno di
Elisabeth a Naumburg. Anzi, per la madre vennero ora ad ag-
gìungersi l'agitazione e le ansie per le attività coloniali di Eli-
sabeth.

Ma Paffare Fòrster aveva altresì accelerato la soluzione di


un altro problema:

La questione della tutela.

Sembra che Bernhard Fòrster lasciasse nel suo testamento


un appezzamento di terra a suo cognato Friedrich Nietzsche. Le
opinioni divergono in proposito, e Podach sostiene la tesi che
si trattasse di due appezzamenti a garanzia di due prestiti che
Nietzsche, nonostante tutti i rifiuti e contro le ammonizioni di
Overbeck, si era lasciato indurre a concedere '9'. Comunque sia:
tutta la questione della successione non poteva venir regolata
finché non fosse chiarita questa questione particolare. E l’inte-
ressato non era più capace di questo chiarimentohaveva biso-
gno di esser rappresentato da qualche persona giuridicamente
e legalmente autorizzata, da un tutore uflicîale. Il « tutore di
Circostanza» di Naumann qui non era più sufliciente!

La madre, cui spettava di mettere in moto la questione, fe-


ce la cosa più ovvia: si rivolse a Overbeck con la preghiera

III. Naumburg (mag. 189041431. 1897) 123

di assumersi questa tutela ufficiale e di iniziare a Basilea i


passi necessari. Il 3 agosto 1889 così gli scriveva: « Oggi quindi
Le invio soltanto questa grande preghiera, se può cortesemente
trasmettere l’acclusa istanza, dato che bisogna fare tutto così
in fretta, e se Lei, nella Sua grande bontà e affetto per mio
figlio, è disposto ad assumere la tutela, o se debbo farlo io.
Già una volta io mi sono permessa di far presente quanto poco
io sia adatta a questo compito, però ne parli col tribunale lo-
cale e se ne consigli col Suo buon cuore e con la Sua cara
signora ». Poi le viene in mente una vecchia conoscenza ancora
più stretta: «Il padre della moglie del professor Gelzer [di
Iena] non è presidente del tribunale? Forse alla fine sarà così
buono da darci informazioni circa Pinta-dizione. Il tutto preme
per via della distanza e perché il governo è così incalzante,
per questo chiedo perdono se ho subito proposto la Sua cara
persona ».
Ma Overbeck era in vacanza e quindi non poté prendere
subito la cosa in mano. La madre ritenne di non poter aspet-
tare fino al suo ritorno e si rivolse direttamente al padre della
signora Gelzer, il dottor Eduard Thurneysen-Gemuseus (1824-
1900), allora presidente del tribunale penale di Basilea m. Egli
riferì in proposito a Overbeck il 15 agosto 1889, dal luogo dove
anche lui era in ferie, Langenbruch (nel Giura basileese)”:
«L’11 agosto scorso [...] ho ricevuto dalla vedova Nietzsche
una lettera speditami da Naumburg, accompagnata da una istan-
za al tribunale civile di Basilea. In quest’ultima essa prega il
tribunale di nominare un tutore nella Sua persona per il profes-
sor Nietzsche; se è necessario, previo procedimento di interdi-
zione. Nella lettera di accompagnamento a me indirizzata essa
espone la situazione in Paraguay e i motivi che hanno reso neces-
sario questo provvedimento [...] e perché la definizione non si
prolunghi più del necessario, si è rivolta a me perché Lei è
in vacanza. Soltanto per questo motivo mi sono indotto a occu-
parmi temporaneamente di faccende di solito egregiamente sbri-
gate da Lei, tanto più che a mio avviso si tratta di un passo
senza speranza. Ho trasmesso l’istanza della signora Nietzsche,
accompagnata dalle indispensabili spiegazioni, all’uilicio compe-
tente per la nomina dei tutori, e ne ho testé ricevuto la comuni-
cazione che il tribunale civile di Basilea si occupa soltanto di
interdizioni (dichiarazioni dînterdetto, come noi le chiamiamo)

124 Parte IV. Gli anni della malattia

di cittadini del cantone di Basilea, mentre Puflîcio di assistenza


agli orfani cura soltanto la nomina di tutori per i restanti cit-
tadini svizzeri. L’incaricato delPuflicio di assistenza per gli or-
fani consiglia nel contempo alla signora Nietzsche, a norma delle
disposizioni prussiane in materia di tutela, di rivolgere la sua
istanza al tribunale dell'ultimo luogo di residenza di Nietzsche
padre e, in mancanza di questo, al ministero della giustizia prus-
siano. Ha anche accluso una dichiarazione di incompetenza delle
autorità di Basilea [...]. Le comunico tutto ciò con la preghiera
di volermi scusare se mi sono intromesso in afiari che La ri-
guardano. La signora Nietzsche aveva tanta urgenza che non
ho avuto il coraggio di rifiutare e di attendere il Suo ritorno,
anche se per la verità io non riesco a comprendere la necessità
di tutta questa fretta ». Se in quel tempo Nietzsche fosse stato
cittadino svizzero, e particolarmente di Basilea, il tribunale ci-
vile non avrebbe potuto ora negare la propria competenza. Non
viene qui toccata un’ulteriore diificoltà: a causa della distan-
za geografica, Overbeck non si dichiarò mai disposto a parteci-
pare alla tutela. Né sarebbe diventato unico tutore bensì 0x pro-
tutore», dunque avrebbe sempre dovuto agire d’accordo con
un collega nell'ufficio, che secondo ogni probabilità avrebbe
avuto il domicilio a Naumburg o non molto distante. E in effetti,
percorso il lungo iter delle istanze ufficiali, alla fine la madre
stessa dovette assumere la tutela, come essa comunica a Over-
beck l’8 gennaio 1890: «Oggi ho assunto la tutela, e poiché
si è dovuto scegliere un protutore, io ho proposto Lei, mio
caro professore, ma mi è stato consigliato di prendere qualcuno
della mia parentela, perché tutti i rapporti con l'estero sono più
complicati. Ma Lei sarà così buono da continuare per il mo-
mento tutto come prima, nevvero mio caro professore? Ah,
come Le è sempre stato grato di ciò il mio buon Fritz, e soprat-
tutto-io, che mi sento completamente impotente ».

La burocrazia ottiene quanto desidera, e protutore viene no-


minato il fratello della madre, il pastore Edmund Oehler di
Gorenzen, in casa del quale il giovane Nietzsche aveva trascorso
tanti periodi di festa e di vacanze, che ricorda nella composi-
zione «x Una notte di S. Silvestro » per violino e pianoforte del
1863/64 "5. Edmund Oehler non poté assolvere al suo uficio
per molto tempo, perché morì nel settembre 1891, ma in questo
breve periodo riuscì almeno una volta a interferire, e in modo

III. Naumburg (mag. 1890-lugl. 1897) 125

negativo, con la fortuna postuma delle opere filosofiche di Nietz-


sche: contribuì in maniera determinante a impedire la distri-
buzione della IV parte dello Zarathustra, già completamente
stampata, insieme con la madre e la sorella Elisabeth, che per
il resto in questo periodo si curava pochissimo del fratello. Non
senza amarezza e ironia, Kòselitz commentava quella decisione
nella sua lettera del 4 aprile 1891 a Overbeck”: a È davvero
una cosa da ridere a crepapelle, vedere due donne timorate di
Dio e un pastore di campagna sedere a giudizio sulla pubblica-
zione delle opere di uno dei più perfetti atei e anticristiani.
Ma in questo momento mi manca la disposizione d'animo per
ridere ».

Dopo 1a morte di Edmund Oehler venne scelto a succeder-


gli il nipote della vedova Nietzsche, Adalbert Oehler (che in
seguito fu il suo biografo), consigliere municipale a Halle, che
mantenne quesflincarico fino alla morte del suo pupillo e in
questo periodo dovette prendere non poche gravi decisioni e
superare diflìcoltà con la cugina Elisabeth che successe nella tu-
tela alla madre. Ma non intervenne nell’edizione delle opere come
aveva fatto suo zio Edmund Oehler. Lo incontreremo ancora in
connessione con la pensione di Basilea e con le macchinazioni
di Elisabeth relative all’edizione completa delle opere di
Nietzsche.

Controversie sul lascito letterario.

La posizione di Kòselitz nei confronti delle ultime opere


di Nietzsche non era peraltro priva di critiche, come pure quel-
la di Overbeck e di Rohde. Così, il 27 febbraio 1889 egli scri-
veva: « Non intendevo affatto dare Ecce homo alle stampe, pri-
ma di metterLa al corrente. Volevo soltanto che Ella, stimato
signor professore, venisse a conoscenza di questo scritto attra-
verso la mia copia, dunque renza i passi che perfino a me
fanno l'impressione di eccessiva autoubriacatura o addirittura
di un disprezzo e un'ingiustizia esagerati, affinché Ella potesse
riceverne unîmpressione che io non potrei suscitare in me stes-
so, perché mi vengono in mente troppo facilmente le parti
eliminate. Subito dopo, naturalmente, Lei riceverebbe anche l'ori-
ginale, del quale si trovano sicuramente degli abbozzi già nelle

126 Parte IV. Gli anni della malattia

carte di Torino. Il 30 ottobre Nietzsche annuncia di avere


iniziato l’Ecce boma nel giorno del suo compleanno e che è già
molto avanti. Il 13 novembre comunica che il manoscritto è
già andato in tipografia [...]. Il 2 dicembre, che ha richiesto a
Naumann indietro il manoscritto delPEcce per rivederlo. Il 9 di-
cembre lo ha di nuovo inviato a Naumann. — Le cose che
Nietzsche ha cambiato o inserito in questa revisione (parti mol-
to lunghe, sicché v'è da stupire sulla produttività!) harmo già un
tono diverso dal primo manoscritto. Ancor meno riservatezza
e veri colpi di scure, tanto che perfino a me la testa fa male!
I primi due fogli di stampa, che Le sono noti, sono innocui in
confronto a ciò che vien dopo, in particolare il capitolo ‘ Perché
io sono un destino ’ [...]. Comunque la cosa più saggia sarà per
ora rinunciare completamente all’idea di pubblicare l’Ecce boma.
Convinca Naumann in questo senso, egregio professore! Va di-
strutta la composizione, prima che si stampi per errore».
E dopo che Overbeck gli ha mandato la trascrizione dell’Anti—
cristo ed egli l’ha letta alcune volte, anche con l’amico Widemann,
confessa al mittente il 14 novembre 1889: « Abbiamo avvertito
la natura trascinante, demoniaca, gravida di tempeste di questo
scritto, che lo accomuna allo Zarathustra e al Crepuscolo degli
idoli. Oltre ad alcuni brevi passi che nella stampa sarebbero
stati certamente cambiati (così come Nietzsche era solito appor-
tare numerose correzioni), noi troviamo che la visione dell'Im-
perium Romanum dei primi secoli d.C. ha bisogno di essere
notevolmente modificata. Nietzsche chiaramente non vuole vedere
l’esaurimento, la decadenza del mondo antico; ma sarebbe gran
meraviglia se una cosa così malaticcìa come il cristianesimo avesse
abbattuto una potenza ritenuta da Nietzsche così incrollabile
come Pimpero romano. Dal Costantino di Burckhardt si riceve
quanto meno l’impressione che la paura, la superstizione, la ten-
denza alla bruttezza e alla grossolanità aumentino, e che senza
queste condizioni rimane impensabile lo sbocco nel cristiane-
simo e nel bizantinismo ». Ma ritardare la pubblicazione dello
Zarathustra, parte IV, e per di più con la motivazione della
«paura della procura di Stato», per Kòselitz significava an-
dare troppo oltre. Se si pensa che questa decisione fu resa pos-
sibile unicamente da una sfavorevole concatenazione di casua-
lità, essa è tanto più da lamentare.

L’editore Naumann era in grado di scrivere a Overbeck an-

III. Naumburg (mag. 1890-lui. 1897) 127

cora il 31 marzo 1891: « Zarathustra è pronto e stampato già


da qualche settimana, ma non ho potuto curare la distribuzione
a causa di alcuni altri lavori». Egli intendeva effettuarla, per
risparmiare le spese di spedizione, insieme ad altri due libri.
«Ma stamattina arriva d’improvviso da Naumburg un tele-
gramma del seguente tenore: ‘ La prego di non pubblicare Za-
rathustra senza mio definitivo consenso. Franziska Nietzsche ’.
Per dirla francamente, non so trovare una spiegazione soddi-
sfacente di ciò, anche se in tutta quanta la faccenda ho un orien-
tamento abbastanza preciso! Di recente mi è venuto in mente,
per sottrarmi alle numerose domande e a una corrispondenza
priva d’importanza ma piuttosto noiosa dato il mio tempo pre-
zioso, di pubblicare un ritratto in fototipia veramente buono
del professor Nietzsche e di accluderlo alla parte IV dello Zara-
thustra; anche questi ritratti sono stati ordinati, domani riceverò
i primi esemplari, e anche per questo motivo la pubblicazione
del libro è stata ritardata di qualche settimana, perché ho avuto
delle complicazioni spesso del tutto inutili col fotografo di
Naumburg, la cui fotografia volevo far riprodurre. Invece ai
nostri recensori ho già spedito delle copie per recensione, però
impegnandoli a far uscire la recensione solo quando avessi di-
stribuito il libro, giacché ho sempre voluto lavorare in anticipo;
e inoltre ho fissato l’uscita presso un certo numero di librerie
commissionarie precisamente per il 10 aprile di quesfanno,
perché tra amici di Nietzsche si è già cominciata a difiondere
la voce della pubblicazione. Ora, per venire in chiaro della
questione della fotografia, approfittai dell'occasione di una vi-
sita personale di un certo signor Lautetbach, che è andato a
trovare il nostro [...] professor Nietzsche a Naumburg, per
chiedere tramite lui alla signora Nietzsche se la lastra è stata
fatta a spese del fotografo di Naumburg o del professor Nietzsche.
Mi venne risposto che si trattava di quest’ultimo caso, e oltre a
ciò la signora Nietzsche e la signora Fòrster erano felici che
la fotografia fosse destinata ad accompagnare lo Zarathustra.
Però in questo frattempo nella mente delle due signore è so-
pravvenuto un cambiamento, ossia il timore che la procura di
Stato possa dare addosso al libro e che in questo modo l’in-
tera faccenda abbia uno sbocco increscioso per Pautore. Io non
capisco come le signore possano essersi fatte questa convin-
zione, mi è davvero poco chiaro ». Il 2 aprile Naumann crede

128 Parte IV. Gli anni della malattia

ancora nella pubblicazione e scrive a Overbeck: «Acclusa Le


invio una copia del IV Zarathustra; delle fotografie è arrivata
solo una parte, il resto arriverà domani, e non occorre che
io Le assicuri che sotto la foto verrà (anche) stampato il dise-
gno del professor Nietzsche [...]. Acclusa Le invio anche una
cartolina postale arrivata di recente. Così passa un giorno dopo
l’altro, sono sempre impegnato a scrivere; tutti gli ammiratori
del professor Nietzsche però sanno che il libro è già stampato,
dato che se ne è già parlato in qualche giornale. Se qui si trat-
tasse di una semplice questione commerciale, la cosa potrebbe
andare; ma invece si scrivono lettere e si spende inutilmente
in aifrancature per una questione la cui monotona ripetizione
finisce col far venire i nervi anche all’uomo più sano.
Una pubblicazione di carattere filosofico è dal punto di vista
pecuniarie la peggiore di tutte; perché dunque non si deve
battere il ferro finché è caldo. Fritzsch, al quale circa 4 mesi
fa chiesi informazioni circa le tirature, mi comunicò allora
che fino a quel momento valutava il suo smercio delle prime
tre parti dello Zarathustra a 600 copie, e quindi mi fu chiaro
che non potevo prevedere una tiratura superiore alle 1000
copie; ora, che sia giusto, dato Pattuale favore di cui godono
gli studi filosofici in generale e il professor Nietzsche in par-
ticolare, mettere semplicemente agli atti questo libro, come
pure Nietzsche contra Wagner ed Ecce homo, mi sembrerebbe
cosa da dubitare! Vorrei citare un solo dato di'fatto, la cui
autenticità garantisco: né a Berlino né a Lipsia si trovano i
libri di Nietzsche nelle reali biblioteche universitarie e statali,
è una cosa inconcepibile se si pensa all’interesse generale per
questo autore; e non si dovrebbe far di tutto per mantenere al-
meno in vita il movimento nietzschiano? ». Ma il veto di
Naumburg rimase, e Naumann dovette inviare la seguente cir-
colare: a In seguito alla Sua cortese richiesta di informazioni,
Le comunico che ‘Nietzsche, Friedrich, Zarathustra, vol. IV’
la cui pubblicazione era prevista per l'aprile del 1891, per il
momento non uscirà, perché dagli appunti dell'autore è risul-
tato che egli non desiderava la pubblicazione dell'opera nella
forma presente. Dato che attualmente nello stato di salute del
professor Nietzsche è intervenuto un cambiamento che non
esclude la possibilità di una guarigione, i parenti dell'autore
non intendono precorrere il desiderio da lui a suo tempo

III. Naumburg (mag. 1890Jugl. 1897) 129

espresso, e quindi sono cortesemente a pregarLa di comuni-


care quanto sopra ai Suoi clienti». Che cos’era accaduto? Dalle
lettere della madre a Overbeck” e a Kòselitz, dal carteggio
Overbeck/Kiiselitz e Naumann "7 è possibile ricostruire in qual-
che misura la storia.

A Lipsia un certo dottor Lauterbach aveva preso l’iniziativa


di tenere conferenze (« lezioni »?) su Nietzsche, ma esse do-
vettero venir annullate a causa di un suo calo di voce. Ma
egli non abbandonò l'impresa ed entrò a questo proposito in
rapporti con Naumann. Questi lo inviò verso il 21/22 marzo a
Naumburg per chiarire la questione dei diritti di utilizzazione
della fotografia. Per questo motivo si arriva a parlare nell’am-
bito familiare della pubblicazione della IV parte dello Zarathu-
stra, che Kîiselitz si era fatto concedere dalla madre « scaval-
cando la sorella >> (per adottare Pespressione che egli usa con
Overbeck), dunque a insaputa della sorella. Questa non co-
nosceva il testo e pose come unica condizione il consenso di
Overbeck, di cui Kòselitz era a priori sicuro. Ora però Elisabeth
esamino il testo con maggiore attenzione e trovò da eccepire
soprattutto per la «festa dell’asino ». Proprio in quel momento
non poteva guastarsi i rapporti con le cerchie ecclesiastiche,
giacché si stava adoperando perché le venisse assegnato a spese
della Prussia un pastore di nazionalità tedesca per la sua cap-
pella nella colonia. Elisabeth provocò ora la decisione con un
interrogativo posto in maniera molto precisa a Lauterbach:
«la procura di Stato avrebbe potuto intervenire? », al che
Lauterbach rispose «che era possibilissimo, e che qui sarebbe
stato tutto il divertimento». Ciò inquieto la madre, che non
si sentiva, « per esser franca [...] in questo momento, all’al-
tezza di un simile ‘ divertimento ’ ». Ciò che la preoccupava era
anche il fatto che aveva dato il suo consenso da sola, cosa che
non era autorizzata a fare senza consultare previamente il
protutore, e che questo pio uomo desse il suo consenso le sem-
brava, ora che sapeva di che si trattava, del tutto da escludere,
il che le venne confermato dal parere da lui espresso pochi
giorni dopo.

Ma Elisabeth non basava il suo diniego alla pubblicazione


unicamente sulle perplessità di natura teologica, e ciò si riflette
nella circolare di Naumann. Essa poteva richiamarsi al fatto
che suo fratello aveva più volte designato questa IV parte come

130 Parte IV. Gli anni della malattia

«il finale da non pubblicare » e aveva ritirato dalla circolazione


anche le poche copie private che erano state inviate ad amici
fidati, perché non voleva che si pubblicasse l'opera in quella
forma, come essa affermava di sapere. Invece Kiiselitz scrive
alla vedova Nietzsche (come riferisce egli stesso il 4 aprile a
Overbeck): «Nietzsche non mi ha mai parlato di una pubbli-
cazione 20 anni dopo la sua morte. Anzi, alla vista delle 35
copie stampate e giacenti da me qui a Venezia, abbiamo più volte
parlato della questione della pubblicazione. Egli voleva inviare
a Naumann queste 35 Copie perché le distribuisse, circa due anni
dopo la stampa. Più tardi, quando cominciò a nutrire spe-
ranze abbastanza ottimistiche sui proventi che era possibile ot-
tenere dai suoi scritti, abbandonò questo proposito [...] Nietzsche
può anche vivere fino a tarda età. Se immaginiamo questa IV
parte (senza la quale l’opera rimarrebbe incompleta) pubbli-
cata tra 50 anni, potrebbe succedere, in vista dei sempre più
rapidi cambiamenti negli umori del1’epoca, che questa pub-
blicazione cada in un’età che la trovi quasi comica. Un’opera
deve esercitare il suo influsso sull’epoca dalla quale nasce: al-
trimenti non parlerà nemmeno ai posteri [...]. Io non so più
quello che ho scritto ieri alla signora Nietzsche; ricordo soltanto
che alla fine ho definito il veto alla pubblicazione un delitto
perpetrato contro il grande nome di Friedrich Nietzsche e contro
il mondo contemporaneo — un delitto grazie al quale si può
conseguire una triste gloria». Kòselitz tentò altresì di impau-
rire la madre. Le fece presente «che questo suo ritiro a poste-
riori del consenso da me ottenuto in piena regola [...] costerà
3-400 marchi — e a riscontro di questa spesa lei entrerà natu-
ralmente in possesso di 1000 copie». Ma tutto ciò non ap-
prodò a nulla. Lo stesso Koselitz soleva giustificare i suoi in-
terventi nella letteratura postuma di Nietzsche con l’abitudine
di questi di introdurre modifiche redazionali o addirittura so-
stanziali perfino durante la composizione (cfr. sopra, p. 126,
lettera del 14 novembre 1889 a Overbeck). Non si poteva quindi
escludere che Nietzsche volesse approfittare del ritiro delle co-
pie private per compiere una sostanziale rielaborazione. Anche
da questo punto di vista viene gettata luce sulla posizione par-
ticolare della IV parte dello Zarathustra nel quadro complessivo
della sua opera: non è indubbiamente un testo autorizzato da
Nietzsche in redazione definitiva! Anche le conseguenze finan-

III. Naumburg (mag. 1890-Iugl. 1897) 131

ziarie del ritiro minacciate da Kòselitz non avevano un serio


fondamento. E qualora lo avessero avuto, la rivalsa di Naumann
avrebbe potuto rivolgersi contro di lui, Kèiselitz, perché era lui
che aveva dato una commissione per la quale gli mancava ogni
competenza. È vero che Naumann conosceva la situazione giu-
ridica, e doveva in ultima analisi attribuire a se stesso il danno
per aver trascurato la dovuta diligenza nelle informazioni. Fu-
rono forse queste idee e considerazioni che Io spinsero all’ar-
rendevolezza nei confronti della signora Forster, divenuta nel
frattempo esperta di trattative d’aEari, quando essa gli fece una
breve visita a Lipsia il 13 aprile, un incontro dal quale uscirono
soddisfatti e con la sensazione di aver « guadagnato » entrambi.
Naumann si fece garantire i diritti editoriali di un’eventuale
edizione completa o almeno di nuove edizioni parziali, ed Eli-
sabeth sperava di riuscire, subito o a breve scadenza, a cavar
fuori da questa garanzia una rendita regolare per la madre.

Ma che aspetto dovevano avere queste nuove edizioni, chi


doveva sovraintendere alla parte redazionale? L’autore era an-
cora vivo, ma spiritualmente già morto. E anche quel modesto
sprazzo di vivacità intellettuale che grazie alle amorevoli cure
della madre era in certa misura rifiorito negli ultimi mesi, nei
mesi invernali dal 1891 / 92 tornò nuovamente a spegnersi, len-
tamente ma inarrestabilmente.

Il cammino verso il torpore.

Calzante e sconvolgente nello stesso tempo è la formula-


zione contenuta in una lettera di Carl von Gersdorfi a Overbeck
del 17 febbraio 1891: « Ora sembra che la follia accenni a tra-
sformarsi in idiozia » m.

Questa informazione si basava su una comunicazione di K6-


selitz. Questi aveva fatto visita a Naumburg ai primi di feb-
braio, dopo che la sua opera * era stata eseguita in prima rap-
presentazione a Danzica con buon successo il 23 gennaio 1891,
e il 27 gennaio in rappresentazione di gala in onore del genetliaco
del Kaiser, oltre a qualche altra replica. Il 5 febbraio egli rife-

* Col titolo originale Die beimliche Ebe, «Il matrimonio segreto»,


e non con quello proposto da Nietzsche, a I1 leone di Venezia».

132 Parte IV. Gli armi della malattia

risce a Carl Fuchs a Danzica 5': «Nietzsche ha fisicamente un


aspetto splendido, abbronzato dal sole — ma dal punto di vista
spirituale vale meno dell’anno scorso. Forse è ancora sconvolto
dalla mia venuta. Tuttavia, da quanto mi ha detto la signora
Fòrster, credo di poter affermare che sta sprofondando, sia pur
lentamente, nel torpore. Invece di una risposta si ha da lui
una risata o un semplice cenno della testa — molto singolare.
Questo pomeriggio siamo stati in carrozza a Pforta; Nietzsche
[...] non ha voluto metter piede oltre la soglia. — Se ho letto
giusto nel suo volto, in quel momento ha avuto un barlume del
suo attuale stato. Era come se si vergognasse di questo stato
al cospetto di quella scuola per lui così importante ». Il 26 feb-
braio scrive in tono assai simile a Overbeck. La prima cosa che
lo fa stupire è il rapporto tra i fratelli, giacché Elisabeth « agli
occhi di Nietzsche quasi non esisteva: tanto era oberata di cor-
rispondenza e tanto spesso in viaggio. Con grande rincresci-
mento di lei, Nietzsche nel complesso ha nei suoi confronti un
atteggiamento apatico. Ma questo ora è un tratto generale del
suo carattere. Parla pochissimo, ormai è quasi impossibile fare
una conversazione con lui. Un sorriso, un cenno della testa o
una spropositata meraviglia — questo, grosso modo, è tutto
quanto si riesce a ottenere da lui. La sua memoria in confronto
all’anno scorso è diminuita nel modo più lamentevole: non si
ritrova più, o poco, nel suo passato. Danno scorso l’ho sentito
suonare il pianoforte e fui ancora colpito dalla logica e dalla
progressione delle sue improvvisazioni: quest’anno tutto ciò è
scomparso. Non ha più alcun senso ritmico, tutto è confuso e
sbagliato! -— Il suo aspetto è splendido, il passo vivace, come in
passato; durante le passeggiate ama mettersi a correre. Quando
gli si legge ad alta voce sta ad ascoltare con attenzione e sem-
bra seguire correttamente il senso. Ma è molto aumentata Papatia.
Lasciare di propria iniziativa una poltrona assegnatagli -— credo
che questo non lo faccia quasi più [...]. Mete consapevoli del
suo cammino non ce ne sono; se non fosse guidato continue-
rebbe ad andare avanti diritto, finché non trovasse qualche osta-
colo insormontabile sulla sua strada. ——- Siamo andati noi quat-
tro in carrozza fino a Pforta, e qui Nietzsche si rifiutò di var-
care la soglia per andare nella casa del rettore, si limitava a
puntare col dito e aveva una paura come quella del diavolo da-

III. Naumburg (max. 189041431. 1897) 133

vanti al pentagramma dipinto di Faust [...] *. Non riconobbe i


luoghi [...] come antiche conoscenze: ogni cosa era per lui
nuova ».

Anche la madre notò il singolare comportamento del pa-


ziente durante la visita di Kèiselitz. Essa tenta di spiegarlo (nella
lettera del 28 febbraio a Overbeck) affermando che, tra quella
visita e la presenza della sorella, c'erano troppe persone in-
torno al malato così facilmente irritabile. Ma fa anche una giusta
osservazione che suona critica a se stessa: «forse io mi sono
aspettata sempre di meno dal suo intelletto, forse anche per
via della sentenza che Binswanger pronunciò allora [...] per il
tribunale: ‘incurabile’. Questa sentenza mi ha reso troppo in-
felice, e quindi ogni scintilla di vita spirituale per me è un
raggio di sole e di speranza, al quale mi aggrappo ». Essa si la-
sciava accecare dal benessere fisico del figlio.

Ora la madre intensifica i tentativi di stimolare la sua me-


moria, e si stupisce dell'abbondanza e della facilità dei ricordi.
Che essi siano accompagnati da molte inesattezze, essa non è
per lo più in grado di accertare, e soltanto una volta le salta
agli occhi lo scambio di Aristofane per Eschilo, ma d’altro canto,
alla sua domanda: « La moglie del professor Bachofen non era
sempre una bellissima donna, nonostante avesse dei figli grandi? »,
egli risponde « Sì, e suonava il pianoforte meravigliosamente ».
La signora Bachofen, nata nel 1845, sposata nel 1865, non po-
teva avere dei « figli grandi» all'epoca in cui Nietzsche faceva
musica con lei, nel 1875-78. E allo stesso modo la madre non
era in grado di individuare gli errori di memoria quando il figlio
le racconta (il 29 giugno): « Sulla Tellsplatte ho scritto la mia
prolusione inaugurale su Omero e vi trovai buona compagnia,
il signor Osenbriiggen con la moglie, ottimi conoscitori della sto-
ria di Zurigo, e la signora Exner, una studiosa di diritto di Vien-
na » (si confronti in proposito vol. I, pp. 244 e 271).

La madre si adoperò ora quasi spasmodicamente per man-


tenere intatta, davanti a se stessa e agli amici e conoscenti, la
sua immagine del « caro bambino » che andava riacquistando vi-

* Goethe, Farai, v. 1395; è il «Drudenfuss» o «piede di strega»,


simbolo magico identificato col « pentagramma > o stella a cinque punte, di
origine orientale e pitagorìca, usato in seguito anche per simbole "are
Gesù Cristo, e quindi usato per scacciare gli spiriti maligni. [N.d.C.

134 Parte IV. Gli anni della malattia

gore, anche mentalmente. Si faceva sempre confermare, dalla


gente che veniva a trovarla non meno che da quella che an-
dava a visitare, portando con sé il figlio, il suo aspetto fiorente
e il suo « bellîntrattenersi » in vivaci conversazioni, così verso
il 25 marzo 1891 da Edmund von Hagen, « il quale, esattamente
come il dottor Langbehn, non riusciva a convincersi che Fritz
non fosse a posto, e lo attribuiva soltanto ai falsi giudizi di
noialtri che non siamo filosofi ». In ogni caso, il signor von Hagen
appariva in ciò ai propri occhi un filosofo.

Pare che anche l'antico compagno di scuola Pinder e Klàr-


chen Krug facessero apprezzamenti lusinghieri. Ma a tutti que-
sti giudizi si potrebbe contrapporre la riserva di Kiiselitz verso
Langbehn: bisognava aver conosciuto Nietzsche prima della ce-
sura rappresentata dal gennaio 1889 per poter misurare la gran-
dezza della caduta.

Ma nemmeno alla madre queste «conferme» furono più


sufiìcienti col tempo. Essa voleva avere dalla sua anche il
giudizio del medico, e a questo scopo cominciò a preparare la
strada a una consultazione presso il professor Binswanger. Anche
qui essa dimostrò ancora una volta la sua incredibile finezza di
sentimenti riguardo al paziente, giacché un incontro troppo bru-
sco avrebbe potuto avere conseguenze negative. Dopo che Eli-
sabeth ebbe avuto un colloquio a Iena con Binswanger e fu
« tornata tutta presa dal suo viaggio a Iena >>, essa combino
l'incontro in casa dei Gelzer! «La brava signora Gelzer era
alla stazione, che è vicinissima, e Fritz la prese subito sotto-
braccio e si andò a casa loro. Ben presto comparve anche il
professor Binswanger, che Fritz salutò come un vecchio cono-
scente. Il professore si mise a conversare con lui come avevano
fatto prima i Gelzer, e qui lui rispose a tutto, ma senza guar-
dare mai in viso le persone giuste, ma soltanto me, e questo
è per l'appunto un segno della malattia, dato che è abituato a
vedere solo me. Binswanger gli chiese come andavano i suoi
occhi, e lui rispose: ‘ sono realmente migliorati’. Aveva do-
lori di testa? ‘Mai’. Di che cosa si occupava? ‘ Suono il pia-
noforte e canto ’ [...]. Così Binswanger si trattenne per più di
membra, poi lasciammo Fritz con la cara signora Gelzer e io
lo accompagnati nella stanza accanto, dove si dichiarò molto sod-
disfatto e disse: ‘ sono rimasto sorpreso, anche se il suo stato
lascia ancora molto a desiderare ’, ma sembravano averlo impres-

III. Naumburg (mag. 1890-Ital. 1897) 135'

sionato la sua placida tranquillità e il suo modo di fare per


la verità del tutto naturale. Gli descrissi la sua dieta e tutto il
suo tenore di vita, come pure gli dissi che aveva continuato a
fare due bagni salini la settimana [...] e lui approvò tutto, ‘ha
un aspetto splendido’ [...]. Tuttavia continuo a tormentarmi
per trovare il modo di migliorare le sue condizioni psichiche [...].
Anche Lieschen [...] si tormenta insieme a me, chiedendosi se
il giudizio di Binswanger sia quello giusto [...]. Ha detto: ‘Ri-
poso, riposo e ancora riposo ’ ». _

La madre, che pur sempre sperava, non voleva arrendersi e


accettare il fatto che il miglioramento psichico non voleva venire.
Essa tentava di portare sempre la conversazione sul passato fi-
lologico di Nietzsche, per quanto le era consentito dalle cogni-
zioni che aveva raccolto qua e là. Ma cercava di completare
anche nei rapporti esterni l’immagine del paziente che si rinvigo-
riva con una parvenza di risveglio spirituale, facendogli scri-
vere brevi poscritti o quanto meno i saluti in calce alle let-
tere, che però non venivano formulati spontaneamente da Nietz-
sche, bensì dettati dalla madre o forse anche copiati da un mo-
dello da lei preparato, cosi come si suole far scrivere ai bam-
bìnetti un saluto agli zii e alle zie. Cosi, la poesia di cinque
versi che Nietzsche aggiunge alla lettera inviata il 22 feb-
braio 1891 alla sorella a Berlino, non può essere considerata un
suo « originale ».

Forse il primo di tali tentativi azzardati dalla madre è con-


tenuto in una lettera a Kèiselitz, come questi racconta il 17
settembre 1890 alla sua amica Cîicilie Gusselbauet: « Sulla
busta c’era scritto a grosse lettere di pugno di Nietzsche:

— saluti dal Sua amico N


dopo ‘il Suo ’ voleva certamente scrivere qualcos'altro, forse
‘ il Suo matto ’ o simili: giacché ha dei momenti in cui avverte
la sua condizione. Sotto alcune righe che aveva scritto da Iena
alla sorella in America aveva firmato ‘ il pazzo ’! Mi ha fatto
male al cuore rivedere la sua calligrafia ». Circa un anno dopo
la situazione è all’incirca la stessa, come quando aggiunge alla
lettera inviata dalla madre a Overbeck il 29 giugno 1891: « Cor-
diali saluti e ringraziamenti dal tuo amico Nietzsche». Queste
righe contengono un errore di grammatica tedesca (den, deinen
per dem, deinem) che troviamo spesso negli scritti giovanili di
Nietzsche, e dal quale ci volle molto tempo perché si liberasse.

136 Parte IV. Gli anni della malattia

Evidentemente questo errore era radicato nell’uso quotidiano


(come nel dialetto berlinese). Ora che ha perso il controllo psi-
chico di sé, l'errore torna ad afliorare.

Nell’estate la madre fa fare una fotografia al suo pupillo.


E proprio qui si dimostra la distanza che passa tra la realtà e
Pimmagine vagheggiata dall'amore materno. Essa giudica la
foto così bella, a dimostrazione delle sue splendide condizioni,
che la manda agli amici Overbeck e Kòselitz. Secondo quanto
afferma Erich Podach (1932) l”, essa « mostra Nietzsche senza
cravatta e con un’espressione malata e fiacca ». Era necessa-
rio lasciargli la camicia aperta sul petto, senza cravatta e col-
letto, per evitare l'eccessivo aflìusso 0 ristagno di sangue alla
testa, fenomeno che si verificava quando leggendo assumeva
una posizione inclinata in avanti. Leggeva sovente e « con gran-
dissimo piacere, e sempre ad alta voce e con un’espressione così
naturale che si sarebbe creduto impossibile che non capisse
quel che leggeva». Sei mesi dopo (26 febbraio 1892) Kiiselitz
riferisce a Overbeck a proposito di questa passione per la let-
tura: «La più grande agitazione la dimostra nella lettura:
allora il sangue gli monta alla testa, e la sua parola di-
venta un abbaiare, un suono senza senso. In questi casi la cosa
migliore è togliergli il libro dalle mani. Non è più il caso di
parlare di comprensione di quel che legge. Legge i numeri delle
pagine, la prima riga e una riga a metà pagina, poi volta pa-
gina e percorre così l'intero libro ».

Con grande attenzione e ferrea coerenza viene perseguito il


programma di terapia fisica e di igiene. « Ogni settimana andia-
mo almeno tre volte in carrozza ai bagni della Saale e torniamo
a piedi, perché ho troppa paura che all’andata possa scaldarsi
troppo. Ma ogni volta mi esprime sulla via del ritorno la gioia
che il bagno gli ha dato, e secondo noi anche questo dovrebbe
corroborargli i nervi, oltre alle tre-quattro ore di passeggiata
quotidiana». Detto di passaggio, è anche un'ottima presta-
zione della madre, che ha pur sempre 65 anni! Per il compleanno
di Nietzsche, il 15 ottobre 1891, Kòselitz venne da Annaberg a
Naumburg. A nessuno egli comunica in via immediata l'impres-
sione fattaglî da Nietzsche. Soltanto il 26 febbraio de1l’anno
seguente egli traccia un breve parallelo con la sua visita più
recente, avvenuta dal 4 al 6 febbraio 1892: « Solo il terzo
giorno della mia permanenza colà Nietzsche si è un pochino

III. Naumburg (mag. 189041431. 1897) 137

sciolto; i primi due giorni e stato molto taciturno, seduto di


solito nell’angolo del sofà a contemplarsi le mani, come stupito
che ancora gli appartenessero. Solo di rado accade che ascolti
gli altri con piena attenzione. Colpiva la finezza e la delicatezza
con cui tratta tutti i fatti relativi alle persone — segno che
queste qualità gli sono innate [...]. Aveva un bell’aspetto; ma
mi parve meno florido che nell’ultimo suo compleanno [...].
Resta ammirevole la perseveranza della vecchia vedova Nietzsche;
la coscienza dellînutilità dei suoi sforzi non ha intaccato nem-
meno per un attimo la sua fervida attività». Questa coscienza
viene finalmente espressa (il 31 marzo 1892) a Overbeck. Gli
Overbeck erano partiti per il Sud per una vacanza ormai indi-
spensabile, favoriti per di più da un tempo splendido. In pro-
posito così scrive la madre: « Anche noi abbiamo avuto qui lo
stesso tempo, la più deliziosa primavera per alcuni giorni [...]
mentre invece l’altro ieri abbiamo fatto la nostra passeggiata
mattutina di un’ora e tre quarti con una paurosa tempesta di
neve, e abbiamo trovato il nostro bosco con uno splendido manto
natalizio e siamo tornati a casa zuppi nonostante gli ombrelli.
I0 però, malgrado il vento e il maltempo, tengo a fare le n0-
stre due passeggiate giornaliere [...] ogni volta che ne rinvio
una, come di recente per una pioggia torrenziale, la paghiamo
con una notte meno tranquilla. Purtroppo debbo riferire nel
complesso che non si può parlare di miglioramento. Ma, adesso
come-prima, è sempre un paziente dolcissimo, che non incute
la minima paura, ma che si vorrebbe sempre accarezzare, il che
accade spesso e sembra fargli piacere [...]. Ogni tanto gli leggo
ad alta voce per un quarto d'ora, ma gli viene subito voglia di
dormire, fenomeno di cui Binswanger si era già da tempo in-
formato e che si aspettava con sicurezza. Certi giorni è molto
quieto, come è vivace in certi altri, e allora si ricorda del pe-
riodo in cui viveva a Basilea, della sua vita a Pforta [...] come
pure del periodo universitario di Lipsia, e in queste occasioni
si riaccende in noi la speranza [...]. E poi bisogna esercitare
la più grande attenzione giorno e notte, quando c’è la massima
regolarità tutto va bene; tutto come ha predetto il professor
Binswanger, e io quasi credo che le cure attuali non siano da
paragonare con quello che ha forse ancora da venire. Ma la
mia anima è sempre, perpetuamente piena di grande, sincera
gratitudine per il buon Dio per il solo fatto di poter curare

138 Parte IV. Gli armi della malattia

questo mio figlio diletto, e sempre lo farò, che mi sia lieve o


pesante, con lo stesso profondo sentimento di gratitudine, levando
a Lui la preghiera di conservarmi questo caro, amato figliolo ».
Questo dono e questo fardello le dovevano essere concessi an-
cora per cinque interi anni.

Ma una cosa in particolare era stata in primo piano nelle


conversazioni durante la visita di Koselitz e in alcune lettere:

La trattativa con Naumann.

La signora Forster aveva fatto notevoli progressi con le sue


attività coloniali e ora finalmente aveva il tempo di occuparsi
degli affari del fratello. Aveva scritto perfino un libro, La colonia
«Nuova Germania» di Bembard Ffirxter in Paraguay, pubbli-
cato nel giugno 1891, a proposito del quale Kòselitz scrive a
Overbeck il 12 ottobre: « Ho letto con molto piacere il libro
della signora Forster sulla ‘Nuova Germania’: è scritto con
molta abilità e la aiuterà in ogni caso a tener lontani gli elementi
indesiderati, ad attirare quelli desiderabili e a dissipare voci
maligne di ogni genere ». Ora, nell’autunno 1891, Naumann offrì
alla sorella del suo infelice autore un'occasione bastante per in-
tervenire. Pensando di poter sfruttare a suo vantaggio l'ine-
sperienza della madre, l'evidente incompetenza di Kfiselitz, come
pure la poca chiarezza della situazione legale, pubblicò due ri-
stampe di Al di là del bene e del male, della Genealogia della
morale e del Caro Wagner. Fedele al suo principio di battere il
ferro finché è caldo, aveva colto al volo l'orientamento dell'epoca
e il crescente interesse che si era creato intorno a Nietzsche. Ma
sembrava che non avesse fatto i conti con la pretesa anch'essa
sempre più forte, degli amministratori del patrimonio nietzschia-
no di partecipare in misura adeguata ai proventi finanziari del
successo commerciale. D'altra parte anche lui aveva da far va-
lere dei diritti in base alle commesse di stampa, ma ora d’im-
provviso non sapeva più quanto valutarle. La delusione della
IV parte dello Zarathustra subita appena sei mesi prima non
lo avrebbe comunque indotto a fissare una somma troppo bassa.
Il 5 ottobre la madre può riferire a Overbeck soltanto questo:
<< Tutta la faccenda con Naumann è in sospeso, perché ha chie-
sto quattro settimane di tempo per esaminare l'intera situazione ».

III. Naumburg (mag. 1890—lagl. 1897) 139

Ma poi arrivò la pesante richiesta: 3000 marchi, che grosso modo


bilanciavano la richiesta degli amministratori di Nietzsche per
la partecipazione agli utili, come risultò anche troppo chiara-
mente. La cosa non poteva essere accettata così semplicemente,
e poi questo comportamento contrastava in maniera flagrante
con le sue assicurazioni della primavera del 1889, quando aveva
rinunciato a ogni indennizzo, e questo era il punto principale
di cui si stupiva Kòselitz. In quell'epoca (il 13 febbraio 1889 a
Overbeck), Naumann aveva dichiarato: « Il mio credito am-
monta al momento, senza calcolare le spese di libreria né quelle,
non ancora conteggiate, relative all’opera Ecce boma testé ini-
ziata, a 524 marchi e 93 pfennig. H0 già comunicato al signor
Kiiselitz che, in vista del duro colpo che la sorte ha riservato al
professor Nietzsche, io rinuncio allo storno di un pagamento in
acconto » (cfr. Documenti, n. 15). Dopo il ritiro della IV parte
dello Zarathustra Kòselitz aveva scritto a Overbeck (il 20 aprile
1891): « Naumarm accetta! — che pasta d’uomo dev’essere!! ».
Ora, il 12 ottobre, non riesce a capire come questa forzata
«bontà » si traduca in una dura richiesta: « I 3000 marchi di
spese di stampa di Naumann sembrano incredibili. Se le cose
stanno così vuol dire che mi sono sbagliato sul suo conto. Dalla
vendita di Al di là, per esempio, deve avere incassato per lo
meno 2500 marchi (il prezzo di libreria è di 5 marchi). Se va-
lutiamo le spese di stampa 800 marchi, anche arrotondandole a
1000, rimangono pur sempre 1500 marchi. E anche se fosse
così spudorato da far passare questi 1500 marchi come spese
di distribuzione il conto dovrebbe sempre chiudersi in pa-
reggio ».

Anche l’« umiliazione morale » di essere non già editore, bensì


solo Stampatore e commissionario, fece trarre a Naumann le
sue conclusioni. I libri immagazzinati non erano perciò pro-
prietà della ma casa editrice, bensì dell'autore 0 dei suoi succes-
sori legali, e questo fatto si traduceva in « spese di immagaz-
zinamento ». E qui la delusione e Pindignazione di Kòselitz,
per quanto giustificate, non servirono a gran che. Soltanto in
un punto Naumann era passato nettamente dalla parte del torto,
e fu qui che la signora Fòrster poté coglierlo in flagrante: con
le sue ristampe decise di propria iniziativa. Quali rivendicazioni
si fronteggiassero e come si sviluppasse la situazione, lo desu-
miamo da tre lettere: due di Kòselitz a Overbeck, del 23 ot-

140 Parte IV. Gli anni della malattia

tobre e del 14 novembre 1891; e una della madre a Overbeck


del 30 dicembre 1891"’. Kòselitz:

« Il conto di Naumann fa rizzare davvero i capelli! I costi


di produzione dei libri sono calcolati almeno un terzo più cari
di quanto li farebbe pagare qualunque altro stampatore. Mi sono
consultato in proposito con Fritzsch e con Schmeitzner. Spese
di immagauinamento (che nessun libraio decente mette mai in
conto) nel primo anno 56 marchi, poi 80 marchi, infine addi-
rittura 100 marchi, sicché soltanto negli ultimi 5 anni risulta
un costo di 456 marchi! Di Al di là del bene e del male, della
Genealogia e del Caso Wagner Naumann ha pubblicato delle
ristampe (1000 copie ciascuno), senza dirlo ad anima viva, men-
tre non ha affatto questo diritto di ristampa. —— Tutto quanto
il conto è meschino e contrasta ridicolmente col gran parlare
di dedizione, di amicizia e altruismo con cui si era ingraziato
Nietzsche e noi. Per Naumann, Nietzsche non è altro che un
oggetto di sfruttamento. Stando alla mia impressione personale
di Naumann, questa cosa non l’avrei ritenuta possibile; è vero
che avrei potuto dirmi che una persona realmente nobile e gen-
tile non parla continuamente del proprio disinteresse; ma d’al-
tro canto credevo di dover attribuire questa mancanza di gusto
allo sbalordimento di un commerciante che d’improwiso s’ac-
corge di trovarsi in terra sconosciuta.

La signora Forster ha afidato la faccenda a un avvocato di


Naumburg, il dottor Wilde. Si stanno raccogliendo i pareri di
altri stampatori, si fissano nuovi prezzi e insomma si redige
un nuovo conto, lasciando a Naumann le ristampe in cambio,
se possibile, di un onorario di 40 marchi per foglio di stampa
ecc. ecc.

Ora la mia domanda —— se Lei è disposto a prestarmi la Sua


attenzione — è la seguente: tra le carte di Nietzsche non do-
vrebbero trovarsi dei precedenti conti di Naumann? Io non
credo che i costi di produzione registrati nel conto corrente
siano quelli che Naumann comunicò a Nietzsche a suo tempo:
per 1000 copie di Al di là (12 fogli di stampa) 1290 marchi (con
sovracoperta), 1000 copie del Crepuscolo degli idoli (9 fogli di
stampa) 653 marchi, 1000 copie del Caro Wagner (3 fogli e 3/4)
418 marchi, 1000 copie dello Zarathustra IV (10 fogli), con ri-
tratto, 700 marchi.

Naturalmente la questione legale verrebbe assai favorita dalla

III. Naumburg (mag. 1890-lugl. 1897) 141

dimostrazione del divario tra i prezzi attuali e le fatture ori-


gînali. Io considero il conto presentato ora da Naumann come
una libera fantasia di quest’estate, il cui scopo è, grazie al debita
risultante alla fine (che gli eredi di Nietzsche non pagheranno),
quello di conservare i libri senza spese nella propria casa edi-
trice ». Ed il 14 novembre 1891: « La somma di 580 marchi
per la produzione della Genealogia concorda esattamente con
la somma del conto corrente *. Certo, Nietzsche stesso avrebbe
dovuto protestare per Pimporto eccessivo; ovviamente ora è
troppo tardi per non riconoscerla. Di conti e cose del genere non
ho mai parlato con Nietzsche: ma anche se l'avessi fatto, dificil-
mente mi sarei fermato a riflettere e avrei trovato qualcosa da
eccepire. Contro le spese di produzione dunque c’è poco da
fare; ma rimane una gran quantità di altre voci in questo conto
di parecchie pagine che è possibile contestare; e poi resta la
pubblicazione non autorizzata delle ristampe.

La signora Forster è ripartita per il Paraguay? Non so nem-


meno questo. Sarebbe certamente un male per l'esito della fac-
cenda. La vedova Nietzsche non ha nessuna inclinazione a trat-
tare con gli avvocati; mentre io ero là non è mai stata d’ac-
cordo con la figlia su questo argomento; preferiva subire dei
torti piuttosto che accettare la necessità di ottenere ragione ricor-
rendo a costosi avvocati. Ma qui si può solo obiettare che non
sono i suoi diritti, bensì quelli di suo figlio quelli per cui bi-
sogna combattere. Se avesse una più precisa conoscenza della que-
stione, certo non parlerebbe così: ma non è della sua natura
adattarsi a cose del genere. L’esattezza, le cifre le sono estranee,
e con la migliore buona volontà non sarebbe comunque mai in
grado di far sua questa complicata faccenda.

Mio padre, al quale ho sottoposto la questione, mi ha rispo-


stoche in questo caso sarà difficile ottenere gran che. I crediti
commerciali, quando proprio non si discostano in maniera folle
da una misura prevedibile, non sono facilmente invalidabili. An-
che gli specialisti cui si ricorre per avere un parere sono co-
stretti a riconoscere un certo margine di prezzi al ‘fornitore ’
(che splendida parola tedescal).

Naumann dovrebbe acquistare i diritti delle nuove ristampe


a un certo prezzo dai Nietzsche; secondo Schmeitzner, col quale

* Overbeck doveva aver presentato una pezza giustificativa.

142 Parte IV. Gli anni della malattia

ho parlato a Chemnitz, a 40 marchi il foglio di stampa. — Lo


smercio ecc. sarebbe allora affare del solo Naumann; dunque il
conto corrente non entrerebbe più in questione per questa ri-
stampa. Ma ora quel furbone di Naumann ha aggiustato tutto
il conto in modo che, quando gli venisse fatta questa rivalsa, lui
le contrappone il suo credito di 3000 marchi! E in tal caso
le due somme si compenserebbero, ovvero resterebbe qualcosa
a debito che i Nietzsche dovrebbero pur sempre estinguere. Io
veramente non so se, data la situazione, si debba considerare
così folle l'opinione della vedova Nietzsche, che si avrebbero sol-
tanto le spese degli avvocati senza approdare a nulla. Quanto a
me, non posso per certi motivi occuparmi della faccenda. Quello
che al massimo potrei fare sarebbe: far capire con energia a
Naumann, in qualità di stampatore e commissionario (e non
certo editore), come deve contenersi rispetto alle vecchie edizioni
e alle ristampe. Purtroppo Nietzsche per la sua inopportuna si-
gnorilità, non ha chiesto a Naumann nessun contratto! Con un
puzo di carta del genere, si potrebbe subito purificare l’aria ».

E la madre a Overbeck il 30 dicembre 1891: «Ora lei


[Elisabeth] ha combattuto nella faccenda di Naumann con un
vero coraggio da leone, cosa che le viene riconosciuta perfino
dal consigliere di giustizia, secondo il quale essa ha proceduto
con una tale awedutezza ed esperienza da farlo addirittura stu-
pire. Forse Lei avrà saputo dal signor KESselitz quali enormi
richieste aveva fatto Naumann, che da ultimo ‘ si sarebbe ac-
contentato di 1500 marchi’. Invece Lieschen conosceva, e si
era procurata tutta la documentazione, anche da dividersi buoni
stampatori, le tariffe dei pagamenti, che dimostravano che sol-
tanto lui doveva pagare. L0 abbiamo quindi convocato diverse
volte, ma non si è mai presentato, finché gli è stato notificato
‘ di presentarsi il giorno seguente altrimenti nella stessa giornata
tutta la questione sarebbe stata rimessa alla procura di Stato
per le conseguenze penali, soprattutto per via delle ristampe’
[...]. A questo punto ci ha telegrafato che suo nipote [...] si
sarebbe presentato, e Lieschen gli ha dato subito appuntamento
dal consigliere di giustizia [...]. In primo luogo gli ha fatto un
bel discorso sul modo di agire di suo zio, parlando della par-
tecipazione che aveva dimostrato, che non gli aveva impedito
di sfruttare la disgrazia, e ha fatto presenti le conseguenze
ai sensi del codice penale. Naturalmente lo zio gli aveva forni-

III. Naumburg (mag. 1890—lugl. 1897) 143

to argomenti in contrario, ma a poco a poco ha dovuto cedere


su tutto, e così il credito da parte nostra è stato fissato in 3500
marchi; lo stesso giorno ritornò dallo zio, ed eccolo di nuovo
il giorno dopo tutto arrendevole, non sapeva dir altro che ‘ come
la signora Forster comanda ’. Insomma, i 1'500 marchi di Nau-
mann sono cancellati e 3500 marchi sono in nostre mani per
legalìzzare a posteriori il suo illegittimo modo d’agire, e inol-
tre tutti i contratti relativi alle ristampe verranno ora regi-
strati dal notaio. Lieschen ha stabilito di concludere tutto col
nipote in nome dello zio, ma non intende più rivedere il si-
gnor Naumann ».

Dopo aver dunque accanitamente litigato, si ritrovò la stra-


da della conciliazione: il 9 febbraio venne concluso un contrat-
to per l'edizione completa delle opere di Nietzsche, con Naumann
come editore. Kòselitz, che si era tenuto fuori dalla controver-
sia, ma che era interessato all'esito delle trattative perché vede-
va se stesso in qualità di curatore delPedizione, riferisce a
Overbeck il 26 febbraio 1892: « Dal 4 al 6 febbraio sono stato
di nuovo a Naumburg, e l’8 febbraio ho trattato con Naumann,
dopo di che, il 9 febbraio, il nipote di Naumann (che un giorno
prenderà in mano la ditta) è andato subito a trovare la signora For-
ster con la quale ha stipulato un contratto editoriale. In base
a questo contratto, Naumann diventa l'editore generale di Nietz-
sche: le cose che al presente ha ancora Fritzsch usciranno in
ristampa da Naumann. Per queste ristampe, Naumann pagherà
50 marchi per foglio di stampa (il numero dei fogli viene com-
putato sempre secondo il numero dei fogli della prima edizio-
ne). A partire dalla terza ristampa, Naumann pagherà 30 mar-
chi per foglio. Non credo che si sarebbero potute avere condi-
zioni più favorevoli al momento da qualche altro editore; per
questo motivo ho persuaso la signora Fòrster. Fritzsch, è vero,
è un editore per bene, ma nella sua casa editrice sarà sempre
Wagrter ad avere il primo posto. Wagner e Nietzsche, nelle edi-
zioni di un wagneriano, non si conciliano; il secondo verrà sem-
pre trattato come un figliastro. — Durante la mia permanenza a
Naumburg vi si trattenne anche Fritzsch per qualche ora; poi
sono andato a trovarlo ancora una volta a Lipsia. Non mi sem-
brò particolarmente interessato a Nietzsche. Anche a lui era
stato chiesto di precisare le sue condizioni nel caso che pen-
sasse all’edizione delle opere complete. In segreto aveva un

144 Parte IV. Gli armi della malattia

grande interesse a prendere per sé tutto Nietzsche, ma non lo


manifestò apertamente. Ma la cosa risultò chiara quando il 9
febbraio venne firmato il contratto con Naumann: sembra che
Fritzsch telegrafasse a Naumburg indignato ».

La madre non era rimasta del tutto soddisfatta. Essa scri-


veva a Overbeck il 31 marzo: «Circa Pafiare Naumann Lei
si stupisce, come mi stupisco io e altrettanto il signor Kòselitz,
per la conclusione del contratto, che sarebbe tanto vantaggioso;
per me aveva soltanto troppe clausole, e io l’ho letto e sentito
leggere soltanto quando ho dovuto firmarlo. H0 trovato il
tutto troppo affrettato, certo per via della presenza del giovane
Naumann, e anche per Pintervento favorevole del consigliere
di giustizia, anche Lieschen aveva le sue perplessità, ma ci
ha tranquillizzare la lettera del signor Kòselitz, che ritiene il
contratto eccezionalmente vantaggioso. Ah, e poi, la questione
Zarathustra! ».

Sì, lo Zaratburtra! Ora, nel quadro dell’edizione completa,


anche la IV parte giunse alla pubblicazione. Il primo Zara-
tburtra completo — con una introduzione molto ampia di « Pe-
ter Gast» —— uscì nell’autunno del 1892, mentre per la Pa-
squa del 1892, appena un anno dopo il suo ritiro, era stata
distribuita la IV parte; tuttavia si era appena placata la tem-
pesta intorno alle sorti e alla conservazione dell’opera nietzschia-
na, che giunse ad angustiare la madre un nuovo afîanno:

Elisabeth fa ritorno in Paraguay,

e abbandona di nuovo la madre completamente sola al suo gravoso


uflicio. Era partita per sempre, o per qualche anno almeno?
Era questo Pansîoso interrogativo al quale per il momento non
c’era risposta. È vero che Elisabeth parlava già di un possibile
ritorno a breve scadenza. Sapeva bene, lei, che a lungo andare
la sua posizione laggiù non era più sostenibile. Per quanto que-
sta prospettiva potesse confortare la madre — giacché non ve-
deva partire volentieri neanche questa figlia — la assillava tut-
tavia una preoccupazione del tutto particolare: il manifesto peg-
gioramento psichico e anche il disfacimento fisico del suo pu-
pillo, che andava verificandosi esattamente secondo le cupe pre-
visioni di Binswanger: « Queste immagini di un futuro peggio-

III. Naumburg (mag. 1890-Ital. 1897) 145

ramento costituiscono l’unica attenuazione del dispiacere per


la separazione dalla mia Lieschen [...]. Un pensiero terribile,
che non riesco a superare, eppure, se il peggioramento psichico
del nostro amato dovesse sempre più accentuarsi, io so fin
d'ora per esperienza quanto lei soffre e roflrirebbe; lei, credo io,
non se ne fa un’idea esatta, e dice anche che può darsi che ri-
torni presto, e io non richiamo la sua attenzione su quesfaspet-
to. Preferisco saperla turbata allora per qualche tempo che ve-
dere soffrire anche lei sotto un peso che sarebbe poi troppo
grande da portare e paralizzerebbe la forza necessaria per cu-
rarlo, questo lo sento. È vero che la sua presenza qui è per
noi una grande gioia, e quale angoscia sarà per me quando in
futuro lui mi chiederà, come fa ora così spesso, ‘dov’è mia
sorella’, e ne parla con tanto alfetto» (a Overbeck, 1 apri-
le 1892).

Elisabeth partì il 2 giugno 1892 da Amburgo e arrivò il


26 giugno a Montevideo. Non molto più di un anno più tardi
prenderà la via del definitivo ritorno in patria, arrivando a
Naumburg ai primi di settembre del 1893. Si era separata for-
malmente dalla colonia mediante la vendita del « Fòrsterhof ».
A casa trovò il fratello in condizioni notevolmente peggiorate.
Il disfacimento si era rapidamente accelerato.

Il timore della madre, che Elisabeth non fosse spiritualmen-


te all’altezza dell’impegno richiesto dalla cura, che in fin dei
conti era senza prospettive e non poteva ormai che accompagnar-
lo nel terribile cammino verso la tragica fine, per fortuna doveva
dimostrarsi infondate. Per quanto numerosi e giustificati fos-
sero gli appunti fatti in seguito a Elisabeth come direttrice
dell’Archivio, bisogna dire che quando passò a lei questo com-
pito di provvedere al benessere fisico del fratello, essa lo assolse
con lo stesso scrupolo e la stessa perseveranza della madre.
L'amore fraterno superò tutte le riserve e le divergenze, così
come era accaduto in passato più volte, e in modo non compren-
sibile altrimenti, da parte del fratello. Il vincolo fisico era straor-
dinariamente forte fra queste tre persone, era un fondamento
della loro natura, senza il quale non era possibile, e non si può
comprendere, tutta la vita fisica e intellettuale di Nietzsche.

Ma la madre si sbagliava anche quando credeva di esser


riuscita a celare agli occhi di Elisabeth il fatale decorso ulteriore
della malattia. Ancor prima che Elisabeth partisse, il 7 mag-

146 Parte IV. Gli anni della malattia

gio 1892, Erwin Rohde poteva scrivere a Overbeck”: « Pro-


prio per caso mi sono imbattuto nello Zarathustra, parte IV.
Così alla fine è uscito! Un libro strano, ma spesso commovente,
che mi fa sentire in ogni passo la peculiare, profondissima voce
di un'anima che sta per scendere nell’abisso. Con quale vera e
propria familiarità egli si immedesima nel suo mondo di so-
gni — al leggerlo non posso non sentirmi attanagliato dalla ma-
linconia. Questa esperienza, di sapere lo spirito più profondo e
più ricco che uno abbia mai incontrato svanito nella follia,
nella sua delirante inaccessibilità — è una cosa che torna sempre
a risuonare dentro di noi, con un suono incredibilmente rat-
tristante, di campana a morte. Pare che sia dato per spacciato,
perfino dai suoi: così almeno mi ha scritto Volkelt dopo aver
visto a Jena la sorella di Nietzsche (la quale, stando alla descri-
zione di Volkelt — se non si tratta di un equivoco! — dovrebbe
essere intellettualmente molto migliorata)». E ora finalmente,
il 3 luglio 1892, anche la madre confessa a Overbeck: «Da
quando tutto sembra far credere che la previsione del profes-
sor Binswanger si avveri e che le condizioni psichiche del no-
stro caro paziente non facciano progressi, anzi regrediscano sem-
pre di più, ogni resoconto ‘e diventato per me un duro com-
pito, mentre prima Le scrivevo con vero piacere, sempre nel-
l’illusione che la situazione fosse tanto migliore di quella de-
scrittami all'istituto, e invece era tutta immaginazione, perché
una simile malattia continua lentamente ma inesorabilmente a
distruggere le facoltà mentali, cosa che naturalmente l'occhio eser-
citato del medico ha subito riconosciuto, come purtroppo devo
ammettere. Il suo aspetto è ottimo, come pure la sua salute
fisica, starei per dire normale, ma il suo splendido spirito si
spegne sempre di più, eppure tutto il suo modo di fare ha un
che di così commovente ». Essa deve sempre mettergli la mano
sulla fronte, e quando gli legge ad alta voce, lui «si preme
per ore quasi spasmodicamente sul petto » la destra di lei, « e
si sente che gioia e sollievo sia per lui ».

Quanto sia già grave la situazione risulta dalla sua descri-


zione pochi giorni dopo a Overbeck: « Oggi il nostro caro pa-
ziente era molto contento quando ho fatto la prima colazione
insieme a lui accanto al suo letto (infatti debbo porgergli tutto,
il più delle volte anche a pranzo, oltre a lavarlo e spogliarlo e
ricordarglielo ogni volta) [...] mentre ora, ad esempio, se ne

III. Naumburg (mag. 1890-lugI. 1897) 147

sta seduto tutto muto accanto a me sulla poltrona, con le mani


posare sui braccioli, guardando alternamente ora l’una ora l’al-
tra. E il suo volto ha anche l'aspetto dei suoi giorni migliori,
tanto che il suo male rimarrà per me sempre un mistero [...].
Circa tre mesi fa sono stato con lui a Iena da Binswanger.
Questi si è molto rallegrato al vederlo, ma per il resto non
si è riusciti a cavar una parola da Fritz. Il professor Binswanger
si è detto soddisfatto perché posso tenerlo con me, e ama e
ammira Fritz nelle sue opere e compiange ‘ che le ali d’aquila
dell’augusto spirito del mio grande figlio siano state così pre-
sto tarpate ' come mi ha scritto in seguito ».

A partire dal mese di settembre la madre deve rinviare le


passeggiate alle ore serali, «perché dal pomeriggio in poi è
sempre più o meno agitato [...] ed è meglio che ci copra il
buio, quando ad esempio, al mio braccio, si mette ad andare
troppo in fretta, oppure se ne stacca d’improvviso o avvengono
piccole lotte perché gli voglio impedire di cadere nel fossato
lungo la strada, dato che ama camminare sul margine estremo,
eppure io penso che il moto sia la cosa migliore anche per lui,
che a casa non fa che passare da una sedia all’altra o sul sofà.
Oltre a ciò, gli facciamo ora due o tre bagni caldi la settimana
[nella vascal], e gli altri giorni una insaponatura, una risciacqua-
ta, poi colazione a letto e dopo ci incamminiamo». A casa
siede alla finestra e gioca con « 5 portamonete che contengono
oggetti di ogni genere, oltre a qualche spicciolo, e si mostra
estasiato quando sfoglia il libriccino dei canti di guerra di
Hasekiel, che nomina nei suoi versi tutti i generali del 1866 [...]
poi mangia a pranzo, assaporando sempre il cibo, ma non chiede
mai di mangiare di ma iniziativa [...]. Ieri [...] che la mia
bravissima Alwine aveva il suo giorno di libertà, [ed io] non
son potuta uscire con lui, se ne è stato a letto fino a mezzo-
giorno e 3/4, stancandosi a furia di parlare. Ci sono delle frasi
fisse che ripete più e più volte, così ad esempio ora: ‘sono
morto perché sono stupido ’ e anche il contrario, oppure [...]
‘ non tremo i cavalli’ invece di ‘ non amo ’ come lo correggo
io centinaia di volte durante le mie passeggiate, ma è raro che
la dica giusta, così stamattina è stata la prima cosa che ha detto,
‘non tremo i cavalli’». Se si pensa all’incidente del cavallo
a Torino, all'orgoglio con cui si presentava come « artigliere a
cavallo », questa frase acquista una dimensione inquietante.
148 Parte IV. Gli anni della malattia

Il 3 ottobre 1892 egli straccia d’improvviso alla madre la


carta da lettere che aveva davanti. Lo stesso giorno «è stata
da noi la figlia del nostro primo pastore Wenkel e gli ha
suonato qualcosa, tra l’altro anche Wagner, ma lui ha dimo-
strato poco interesse, però la sua visita gli ha fatto piacere,
sicché l’ho pregata di tornare presto, perché non vede più nes-
sun altro estraneo ».

Il 15 ottobre, per il complearmo di Nietzsche, Kòselitz è


a Naumburg. È venuto a prendere i manoscritti che Overbeck ha
inviato colà dietro sua richiesta, e che sono arrivati proprio il
giorno prima. È singolare che nella sua lettera del 29 ottobre
a Overbeck egli non faccia ancora parola dell’impressione fat-
tagli da Nietzsche, così come anche la madre mantiene il silen-
zio con Overbeck nella sua lettera del 5 novembre. Kòselitz
si limita ad esporre — anche se in base a una importante linea
di principio — i criteri del suo lavoro alla nuova edizione, e
la madre ha da riferire di un nativo della Livonia abitante a
Berlino, di nome Jiirgenssohn, che le ha consigliato una tera-
pia naturale che però la lascia difiidente. «Oltre al fatto che
adesso passiamo una notte dopo l’altra quasi senza dormire,
perché anche se sta a letto tutto contento, parla però ad alta
voce da solo e si strofina con la destra il lato sinistro del
petto. Quesfiulrima cosa io debbo cercare sempre di interrom-
perla trattenendomi talvolta a lungo presso il suo letto, perché
se non lo si sorveglia giunge a una tale frenesia che poi si trova
nel suo letto zuppo come in un bagno, e non servono le buone
né le cattive, è un fatto di eccitazione nervosa ». Questa mania
motoria che riprende a manifestarsi impressionò profondamente
anche Kòselitz, come scrisse a Overbeck il 5 gennaio 1893:
« L'ultima volta a Naumburg Nietzsche non mi ha riconosciuto.
Con lui non era più possibile parlare [...]. Era angoscioso il suo
modo enfatico di leggere o di monologare: ho avuto l'impres-
sione che in questo stato possa ammazzare o strangolare sua
madre. Ma due o tre settimane fa essa mi ha scritto che questa
sovraeccitazione frattanto è scomparsa » *.

Anche la madre fa a Overbeck una analoga descrizione l’8


gennaio: « Ho descritto la sua condizione al professor Binswan-

* Questa lettera, citata da Bernoulli” II, p. 346, è significativamente


scomparsa dalle carte postume di Overbeckm.

III. Naumburg (mag. 189041431. 1897) 149

ger, e lui ha diagnosticato una grave infiammazione cerebrale e


un nuovo progresso della malattia, consigliandomi di ricoverarlo
nella clinica privata di Iena, dove intendeva prenderlo in cura.
Io so quel che pensa il buon Binswanger di tutta la malattia
di mio figlio, e cosi non ho saputo decidermi a staccarmi da
lui. Anche il professore se n’è reso conto e mi ha indicato tra-
mite qualche amico dei rimedi, che però nelle sue attuali con-
dizioni non ho potuto impiegare per paura [...] di una immedia-
ta apoplessìa cerebrale. Insomma, è stato un periodo tremendo,
ma a poco a poco è finito, perché io [...] lo facevo sedere fin
verso mezzanotte sulla sua poltrona, dove sonnecchiava con più
facilità e poteva fare il movimento con la mano sul bracciolo
della poltrona, e quindi non si agitava come a letto. Ma questo
periodo [...] ha logorato le sue forze, giacché la paralisi cere-
brale ora sembra estendersi alla spina dorsale, infatti è così ri-
gido che non camminiamo nemmeno un’ora al giorno ».
In primavera la madre fa modificare la struttura della casa.
Dalla camera del paziente viene aperta una porta sulla veranda,
che viene a sua volta ampliata. Viene cosi a crearsi una mag-
giore facilità e ampiezza di movimento, cosa che era diventata
necessaria, perché le passeggiate stavano diventando sempre più
problematiche, finché non si dovettero smettere completamente;
in primo luogo per Pirrigidimento della spina dorsale, poi, e
soprattutto, perché Pinfermo dava nell’occhio con le sue grida e il
suo contegno. In un primo momento la madre provò, e inizialmen-
te con successo, a recitargli una poesia pochi passi prima di in-
contrare una persona: lui stava ad ascoltare e veniva così di-
stratto, e il suo chiacchiericcio di tipo motorio cessava per un
momento. Ma quando anche questo espediente non servì più a
nulla e lui prese a unirsi a lei « recitando a voce altissima la
strofa», essa dovette rinunciare anche a questo, cosa che le
costò non poche lacrime. Ora dovette limitare le passeggiate agli
immediati dintorni della casa e farle solo nelle ore serali. Ini-
zialmente riprese ad andare regolarmente nel bosco, facendovisi
portare in carrozza, e qui poteva passeggiare col paziente per
un’ora — un’ora e mezza, protetta dalla solitudine. Per il
tragitto era una fortuna che il cocchiere fosse mezzo sordo e
quindi non venisse disturbato dalle grida del suo passeggero, che
le emetteva con un’espressione del volto del tutto serena e im-
perturbata, senza dimostrare di avvertire alcun dolore. A casa

150 Parte IV. Gli anni della malattia

Alwine, che da 15 anni era la fida donna di servizio della vedova


Nietzsche, lo spingeva sulla sedia a rotelle. In genere in quel-
Passistenza sempre più pesante, anche fisicamente faticosa, Alwine
era qualcosa di più di un valido aiuto: faceva in pieno la sua
parte!

Quando Overbeck accenna alla possibilità di una sua visita


per Testate del 1893, la madre lo deve preavvertire che pro-
babilmente suo figlio non lo riconoscerà. Nel marzo del 1893
anche a lei rivolge la singolare domanda: «Ti chiami forse
Franziska? ». Ripeto anche meccanicamente certe frasi, ad esem-
pio «più luce»*, ovvero «praticamente morto». Forse in
passato aveva captato qualche espressione simile da una con-
versazione sulle sue condizioni psichiche, e ora la sua memoria
riproduceva questa « registrazione » meccanicamente, senza aver-
ne coscienza?

Mentre lo spirito dell'autore andava cosi dissolvendosi, la


sua opera e il suo influsso andavano diffondendosi inarrestabil-
mente, favoriti ora dalle ristampe curate da Kòselitz per Naumann
sulla base del contratto propiziato dallo stesso Kòselitz e fir-
mato il 9 febbraio 1892, che finalmente offriva una sicura ga-
ranzia commerciale. Koselitz, che aveva lasciato Venezia e si era
ritirato nella sua città natale di Annaberg, non molto distante
da Naumburg e da Lipsia, lavorava come un ossesso, con la
consapevolezza di una missione, a questa nuova edizione, che
andava corredando di introduzioni nelle quali cercava di suffra-
gare le sue interpretazioni risalenti all’epoca in cui aveva colla-
borato strettamente con Nietzsche.

Nell’agosto o settembre del 1892 Kòselitz scriveva alla ma-


dre: « Per le ristampe degli altri scritti di Suo figlio vorrei ave-
re sotto mano le copie da lui usate di questi stessi scritti. Una
volta egli mi scrisse che aveva per esempio rielaborato in certa
misura il I volume di Umano! Per la ristampa io vorrei far uso
di queste correzioni. Ma questi libri si trovano, a quanto io
credo, anche a Basilea presso il professor Overbeck. Non vor-
rebbe, gentile signora, farsi inviare da Overbeck [...] la cassa,

* Si vuole che fossero le ultime parole di Goethe morente; è possibile


che questa frase famosa continuasse a risuonare nella mente di N. ottene-
brato. [N.d.C.]

III. Naumburg (mag, 1890-1ugI. 1897) 151

che certo non potrà rimanere là per sempre? Così a ottobre,


quando probabilmente mi permetterò di farLe un’altra visita,
potrei esaminare questi libri ». Overbeck spedì le casse (cinque
di numero) bene imballare, sicché « sono arrivate qui in eccel-
lenti condizioni, e precisamente 24 ore prima che il signor
Kòselitz giungesse da noi, gradito ospite per il compleanno, e
cosi ho fatto portare il tutto nella sua camera, perché possa
fare e disfare a suo piacimento ». Come infatti fece!

Il 29 ottobre Kòselitz si scusa con Overbeck nel vecchio


tono amichevole e devoto (« Il Suo allievo eternamente grato »)
per il suo lungo silenzio, che questa volta significherà: la ri-
chiesta fatta indirettamente, tramite la madre. Ma poi egli espo-
ne i suoi punti di vista per Pedizione:

«Mi fa piacere ed onore che Lei abbia letto la prefazione


alla seconda edizione dello Zaratburtra. Io credo che questa
prefazione chiarirà le intenzioni di Nietzsche a non pochi di
coloro che vi si accostano e che non sanno orientarsi nel gar-
buglio di aforismi ecc. Voglio dire che ho accentuato uno dei lati
della dottrina di Nietzsche —— che l’uomo debba prendere prima
il potere su se stesso: la morale dei signori nell'ambito del mon-
do d'impulsi del singolo. Tutto il resto — diventare signore
sugli altri —- verrà poi da sé —. Il ‘ superuomo ’ io l’ho per il
momento interpretato come una qualità, ne ho fatto un’astra-
zione —- anche se so bene che Nietzsche intendeva la cosa di-
versamente. Voglio far passare un decennio e far abituare i
lettori di Nietzsche a questa concezione, prima di parlare dei
grandi educatori con la sferza, che Nietzsche riteneva indispen-
sabili. Non chiamare le opere di Nietzsche la più alta scuola
di aristocrazia perché vi si parla un po’ troppo di aristocrati-
cità — non è a mio parere un motivo sufficiente. Nietzsche con-
cepi il concetto ‘aristocratico ’ in modo nuovo e non era quindi
evitabile parlarne. Le mie conoscenze non sono troppo vaste:
confesso quindi di non aver trovato in alcun luogo trattate come
in Nietzsche le questioni relative alla gerarchia tra gli uomini.
Caso mai Platone — che però come psicologo è un ingenuo
farneticante. Il Cortigiano di Castiglione per esempio è un
libro sul tipo del Galateo, quale si trova nella biblioteca dei gio-
vani che stanno per entrare in società. Castiglione scrive per
dei nobili, Nietzsche invece affronta la questione come organiz-
zatore del popolo, in un'età democratica. — Il fatto che Nietzsche

152 Parte IV. Gli anni della malattia

a volte faccia sentire al lettore di ritenere se stesso aristocra-


tico — non lo accomuna forse a tutti coloro che avevano diritto
di ‘ sentire se stessi’?

Perfino quest’espressione proprio goiîa: ‘io ho dato ai Te-


deschi i libri più profondi che essi posseggano ’, è malaccorta
proprio nello stile dei grandi uomini, una orgogliosa sciocchez-
za — aristocratica appunto, come sono aristocratici i giganti;
del resto è un’espressione nata da un’enorme sofierenza (forse
a me è consentito qui un senso di partecipazione), un uomo
che dà del suo meglio e in cambio viene trattato dagli altri
come se avesse voluto far loro del male — alla fine esplode e
fa capire nel modo più grossolano come considera se stesso,
per liberarsi finalmente di tutti i mediocri e gli irresoluti che
lo attorniano. Riguardo alla sua persuasione di essere stato col-
pito daHa follia, io ho avuto in proposito molte esperienze con
Nietzsche, e forse perfino peggiori delle Sue, egregio profes-
sore. A volte imperversava talmente che avrei potuto perdere
anch’io il lume dell’intelletto — tra gente straniera, in ambien-
ti tremendi, freddi, abbandonati, il peso dell’impressione si rad-
doppia. Ma non ho mai notato traccia alcuna di follia — piut-
tosto il contrario. Che un uomo dilaniato dalle sofferenze faccia
le più orribili ipotesi sul futuro decorso del suo male, è cosa
naturalissima; ma per il Superuomo queste non possono essere
assunte a criterio per giudicare la natura del male stesso.

Però — mi manca la tranquillità per esporre queste cose con


ordine e con la giusta accentuazione. Mi farebbe piacere se la
mia prefazione allo Zarathustra La spingesse a fissare anche le
Sue impressioni su Nietzsche; perché soltanto grazie a un certo
numero di testimonianze è possibile che degli estranei si facciano
un’idea giusta anche solo a metà. Gli amici di una persona cosi
singolare e straordinaria come Nietzsche hanno addirittura il
dovere di raccogliere e conservare per i tempi a venire le espe-
rienze fatte con lui. Datteggiamento di Nietzsche verso il mon-
do è quello deIPartista: il mondo è un'opera d’arte che si ge-
nera perpetuamente da se stessa! Che importa in fin dei conti
all’artista dellîmmoralismo, dell’amoralismo o di qualunque al-
tro moralismo: egli guarda alla bellezza, alla salute, alla forza,
alla felicità, alla sublimità, vuole la ‘ razza’. Per me questo è
un punto di vista affascinante: perciò cercherò, per quanto

III. Naumburg (mag. 1890-Iugl. 1897) 153

sta nella mia pochezza, di non sminuire Pinflusso di Nietzsche


sulla storia ».

Acceso da queste idee, Kiiselitz pubblicò nel 1892 oltre allo


Zarathustra completo, anche tutt’e quattro le Considerazioni inat-
tuali con i passi dell’Ect'e homo ad esse relativi, e nel 1893
Umana, troppo umano completo (le due parti), Al di là del bene
e del male e la Genealogia della morale, tutte corredate da pre-
fazioni.

Ma nel bel mezzo di quesfiattività esplose «un fatto che


doveva gettare lo scompiglio in me e in tutta la questione
nietzschiana:

La vedova Fòrster è tornata dal Paraguay!

Ci furono allora un paio di brutte giornate in cui avrei prefe-


rito appendere al chiodo la mia attività editoriale », cosi scrive
Kiiselitz a Overbeck il 19 settembre 1893. Non doveva sba-
gliarsi, e fu il primo a sentire tutta la durezza delnuovo re-
gime. Durante un incontro a Lipsia, Elisabeth lo aggredi di
colpo in bianco con la domanda: << Chi L'ha nominata curatore
dell’edizi0ne? ».

Il conflitto si acuì rapidamente, e già il 23 ottobre 1893


Kòselitz le consegnò 1’întero lascito manoscritto di Nietzsche,
quello almeno che aveva con sé ad Annaberg ai fini dell’edizione
o della rielaborazione. « Io non credo che esista ancora qual-
cuno in grado di leggere questi manoscritti », scrive in tono di
lieve trionfo a Overbeck, e per questo motivo nutre fiducia che
a Naumburg non si riuscirà a cavarsela senza la sua collaborazio-
ne, quanto meno parziale, all’edizione. Ma Elisabeth superò a
sangue freddo anche questa diiiicoltà, con tutti i rischi che ne
derivavano all’edizione di questi tardi scritti postumi. Kòselitz
rimase per il momento escluso da ogni collaborazione, finché, sei
anni più tardi, ai primi di ottobre del 1899, Elisabeth lo chiamò
sorprendentemente all'Archivio, ed egli si fece completamente irre-
tire dai suoi metodi e dalle sue concezioni m.

Elisabeth non si limitò a escluderlo da ogni collaborazione,


ma respinse anche il lavoro da lui fatto fino ad allora. I volumi
da lui redatti vennero ritirati dal commercio e mandati al ma-

154 Parte IV. Gli anni della malattia

cero e si diede inizio a una nuova edizione completa, per la


quale essa si assicurò in qualità di redattore responsabile il
dottor Fritz Kògel *, il quale dovette incominciare stroncando
in articoli di giornale l’opera di Kèiselitz e liquidando le sue
prefazioni come entrate « per errore » a far parte dell’edizione.
Kòselitz esprime la supposizìone che Elisabeth avesse conosciu-
to il dottor Kògel due anni prima (nel 1891 a Berlino), tramite
Cosima Wagner; in origine filologo, aveva colto i suoi più so-
stanziali successi come dirigente dell'industria siderurgica te-
desca (tubi Mannesmann), e quindi faceva sperare di svolgere
con celerità la sua opera di curatore dell'edizione, cosa che era
necessaria anche per considerazioni di ordine finanziario. Servi-
vano gli introiti dei libri, perché la modesta pensione di Basilea
era bastata per un tenore di vita altrettanto modesto, quale ave-
va condotto Nietzsche in passato e la madre negli ultimi anni.
Ora invece la vita domestica venne impostata su un piede più
grandioso, nello stile del « Forsterhof », e vennero assunti dei
collaboratori. Già negli ultimi tempi la sovvenzione di Basilea
non era più bastata alla madre: Passistenza del paziente, che
ne aveva sempre più bisogno, si era fatta più costosa — la
ristrutturazione della casa imposta da questa assistenza era co-
stata denaro, e aveva tolto alla madre l’ultima possibilità di
trarre qualche provento da almeno un pensionante.

Dal canto suo, Elisabeth non aveva riportato in patria nul-


la. Malgrado la vendita del « Fòrsterhof », l’intera sua porzio-
ne personale del patrimonio era svanita in Paraguay.

Diventa così comprensibile la preoccupazione, anzi l'ansia


con cui la madre si rivolgeva a Overbeck ogni volta che il denaro
di Basilea tardava a venire anche solo di pochi giorni. Overbeck si
preoccupo degli invii per tutti quegli anni, e curò altresì che
il sussidio concesso in origine per sei anni (a partire dal 1879)
venisse di volta in volta prorogato. Nella primavera del 1890
(seduta del 20 marzo) la commissione che amministrava il la-
scito Heusler aveva perfino, dietro suo suggerimento, stanziato
un credito previdenziale supplementare di 500 franchi, per il
quale la madre ringrazio Overbeck il 7 giugno: «E ora ve-

* Fritz Kiigel, 2 agosto 1860 Hasserode/Hatz-ZO ottobre 1904 Bad


Kiìsen, aveva conseguito a Iena il titolo di dottore in filologia. Opere (tra
le altre): V0x burnana (1891, anonima); Doni per gli ospiti (1894); Poesie
(1898); liana di Noè (per bambini, 1902).

III. Naumburg (mag. 1890-Zag]. 1897) 155

niamo alla questione del denaro. Debbo fare una domanda mol-
to franca: il nostro caro paziente riceverà la somma supplemen-
tare ottenuta grazie alla Sua unica bontà anche se per il mo-
mento non ne avessi bisogno per lui, e il denaro potesse essere
messo da parte, magari da Lei [...] per futuri bisogni? Se do-
vesse proseguire così il suo miglioramento, gli verrà un giorno
il desiderio di andare in questo o quel posto, specialmente se
dovesse tornare mia figlia, mentre qui non si potrebbe afittare
nessuna stanza, e allora il denaro servirà, ma i buoni basileesi
continueranno ad essere così inesauribili nella loro benevolenza
verso mio figlio? ». Il supplemento dunque per il momento non
venne impiegato e rimase nel bilancio del Fondo Heusler come
« riporto a saldo ». In seguito alla sistemazione della questione
della tutela a Naumburg, le autorità locali richiesero l’invio di
tutti i valori patrimoniali appartenenti al pupillo (libretto della
Cassa di risparmio, titoli), che Overbeck aveva fino allora am-
ministrato con grande scrupolo. La madre conferma la ricevuta
il 29 settembre e il 5 ottobre 1890. Ora Overbeck doveva preoc-
cuparsi soltanto della « pensione» di Basilea e curare il pron-
to invio trimestrale o semestrale. La madre lo ringrazia l’11 di-
cembre 1890: «Come sono sempre grata ai buoni basileesi,
perché grazie alla loro bontà io sono almeno senza preoccupa-
zioni per la soprawivenza. Infatti noi ora occupiamo naturalmente
due camere al piano superiore, mentre di sotto ce n’è una li-
bera e un’altra si libererà. Al momento non posso proprio occu-
parmi di pigionanti ». Ma ebbe ancora una volta fortuna coi
suoi aflitti, e il 29 giugno 1891 poté rispondere a Overbeck,
che le aveva comunicato che la somma supplementare era stata
stanziata anche per il 1891: «Noi Le causiamo continuamente
lavoro e seccature, ma conoscendo il Suo buon cuore io sono
sicura che Lei si sacrifica volentieri per il nostro caro pazien-
te. Anche ai buoni basileesi andrà sempre la tnia genuina gratitu-
dine perché non esistono preoccupazioni da questo lato, giac-
ché adesso ho anche due camere al piano di sotto occupate ».
Ma già nell’autunno la situazione torna a cambiare. Evidente-
mente non aveva dei pensionanti fissi, bensì collaboratori (pra-
ticanti?) del tribunale, che cambiavano rapidamente. Il 5 ot-
tobre 1891 essa annuncia a Overbeck: « In questo momento
non posso proprio occuparmi degli afitti in casa mia, e dato
che i signori del tribunale devono lavorare solo un se-

156 Parte IV. Gli anni della malattia

mestre al tribunale di quaggiù, c'è naturalmente un continuo


cambiamento, sicché al momento ho soltanto il mio pigionante
che è qui da sei anni. Per di più quest'anno si son fatti i la-
vori di cui si è parlato da tanto tempo, e da quattro settimane
è toccato anche al mio tratto, le condutture dell’acqua e la ca-
nalizzazione e Pintonacatuta della facciata della casa, che era
necessaria da parecchio ». La madre sa pure che questi sussidi
non sono stati assegnati a vita né sono basati su alcun diritto
legale. Per questo motivo cade in preda al panico quando i
pagamenti ritardano anche solo di qualche giorno, così il 3 lu-
glio 1892: « Per la verità non dovrei scrivere oggi, il tre del
mese [...] ma non se Pabbia a male [...]. Finora sono stata
talmente male abituata dai Suoi cortesi, solleciti invii della pen-
sione che non so proprio cosa pensare in proposito, e poiché la
concessione di questa pensione dipende solo dalla bontà dei
buoni basileesi, mi vengono i più tristi pensieri [...]. Nel caso
che non mi venisse più concessa avrei davanti a me un avvenire
di tribolazioni infinite e pressoché insopportabili, giacché il tri-
bunale mi metterebbe a disposizione come tutrice al massimo gli
interessi del suo piccolo capitale, dato che tutela col massimo
scrupolo il patrimonio di un simile infermo. È una cosa che
faccio anch’io con uno scrupolo se possibile anche maggiore,
tuttavia — dato che quest'anno ci sono state tante spese im-
previste e per un anno e mezzo ho avuto in casa un solo
pigionante e tuttora non ci sono prospettive di altri, e abbia-
mo dovuto rinnovare due camere — ho dovuto sacrificare qual-
che centinaio di marchi dei suoi proventi librarii di quest’anno,
per quanto la cosa mi ripugnasse. Ma da questo momento io
debbo denunciare quesfentrata, che consisteva in un paio di
migliaia di marchi [in base al contratto con Naumann] [...] e
quindi per il futuro tutto mi verrà misurato con il contagocce,
eppure non possiamo e non vogliamo far mancare nulla al no-
stro cato infermo [...] anche se la sua vita è di per sé quan-
to mai modesta ». Lo stato reale delle cose viene da lei svelato
a Overbeck l’8 gennaio 1893: «Non ho il coraggio di descri-
vere come sia giunta gradita [la rimessa di denaro] questa volta,
ma ci tornerò sopra domani, quando grazie al cognato della si-
gnora Pinder, il consigliere di giustizia Wilde, che sta condu-
cendo la trattativa con Naumann, potrò comunicarle i partico-
lari », e poi continua il giorno seguente: « [...] ora la Sophiechen

III. Naumburg (mag. 1890-lugl. 1897) 157

Pinder mi ha portato l’accluso biglietto da parte di suo zio


[...]. Per quanto riguarda la nota ‘ consumata per metà’, nel
1891, quando le entrate non erano suflîcienti, ho ricevuto da
quella somma 500 marchi. Il resto è servito per i viaggi fatti
da mia figlia allo scopo di trovare un editore idoneo, per ab-
boccamenti, per chiedere ad altri stampatori i loro preventivi da
contrapporre alle richieste spudorate di Naumann, e inoltre per
regalare al professor Binswanger, che per il trattamento di mio
figlio non ha voluto assolutamente esser pagato, le opere com-
plete di mio figlio e per farle sontuosamente rilegato, e tutte le
altre spese che sono state necessarie soprattutto per ottenere
qualcosa da Naumann [...]. E quel che è avanzato, se l’è preso
mia figlia per il viaggio [...]. Dato però che, a quanto pare,
non riesco a trovare nessuno per il piano terra, perché anche
l'ultimo inquilino è partito per un anno per una supplenza, e
la presenza del mio caro infermo in casa rappresenta una dif-
ficoltà, la vita è per l’appunto abbastanza stenta, eppure io
non voglio far mancare al mio amato figliolo nulla di quanto è
indispensabile per assisterlo, fortificarlo, dargli sollievo, por-
tarlo e riportarlo in carrozza dal bagno ecc. Io e la mia bra-
vissima cameriera riusciamo ancora all'occorrenza a sollevarlo
[...] e il buon Dio ci concederà che il caro ragazzo non diventi
ancora più diflìcile da trattare, tanto da rendere necessario un
infermiere. Se dunque Lei, mio buon professore, volesse corte-
semente intervenire in suo favore, perché la pensione gli venga
nuovamente concessa, io Le sarei grata oltre ogni dire ».

Nel 1894 si stabili che la pensione venisse assegnata per un


periodo di altri tre anni. E Overbeck intervenne in favore del-
l’amico. La sua influenza e il suo prestigio presso i colleghi
in grado di decidere in merito avevano abbastanza peso per
ottenere lo scopo.

Frattanto anche i proventi derivanti dal contratto editoriale


erano stati messi a frutto, e gli interessi dovevano rappresen-
tare un certo aiuto. La madre può in ogni modo riferire a Over-
beck il 29 marzo 1894: « Il mio grazie più sincero per la tanta
[...] fatica che Lei nella Sua bontà ha affrontato. Il 1° aprile e
il 1° ottobre, quando viene ad aggiungersi anche la mia pensione
semestrale di 170 marchi, mi sembra proprio di essere un mezzo
Creso, anche se so che questa ricchezza deve durare per sei
mesi, oltre agli interessi del buon Fritz, che mi sono stati con-

158 Parte IV. Gli anni della malattia


cessi a partire dal 1° ottobre. Però quanti interessi ecc. ci sono
anche da pagare entro questi termini! Noi siamo fortunati ad
avere una casa nostra, perché chi ci prenderebbe adesso come
pigionanti, o anche se ci prendesse, chi ci terrebbe? a.

Queste erano dunque le basi economiche su cui poteva fon-


darsi l'amministrazione delle tre donne (la madre, Elisabeth,
Alwine) col loro paziente: la casa della madre, nella quale
a Fritz » poco prima del suo crollo psichico aveva investito del
denaro, la sua pensione di Basilea di 1600 marchi l’anno, e i
proventi dei suoi libri, vale a dire gli interessi di queste somme
investite in risparmi. Nietzsche malato sosteneva finanziariamen-
te una famiglia!

Ma a lungo andare questa base venne ad essere troppo esi-


gua e, a riguardo della pensione di Basilea, troppo incerta. Eli-
sabeth se ne rese conto con esattezza e per tempo. E vide la
soluzione nella

Fondazione e gestione di un Archivio Nietzrcbe.

Né la madre né Rohde, per fare un esempio, e tanto meno


Overbeck riuscirono a entusiasmarsi per questo passo, e avevano
buoni motivi per le loro riserve. Queste però erano di natura
etica, più che tener conto delle dure esigenze economiche del-
l’esistenza. E il futuro ha dato ragione su questo piano a Eli-
sabeth. Certo, il modo in cui essa diresse l’Archivio e ne con-
cepì la destinazione, la figura in cui vedeva proiettata se stessa,
tutto ciò offrì ampiamente il fianco alle critiche. E gli attacchi
vennero infatti lanciati, ed essa li respinse con una mancanza
di ritegno indegna di un'istituzione al servizio di Nietzsche.
Essa mancò proprio là dove soprattutto Overbeck aveva temuto,
difettando di gusto e di dignità, e questa fu la causa del dis-
sidio tra i due. Ma ciò rientra in una « storia dell'Archivio Nietz-
sche » che non è qui il luogo di scrivere! *

Dal punto di vista organizzativo, Elisabeth partì inizialmente


da una giusta considerazione: qualora si dovesse dar vita a un

* Qui la «Nietzsche-Chronik» di Karl Schlechtam continua con 1a


sua oompendiosa brevità l'esposizione dei fatti.

III. Naumburg (mag. 189041431. 1897) 159

Archivio Nietzsche (su questo «qualora» le opinioni diverge-


vano già all’atto della fondazione), non c’era tempo da per-
dere. Bisognava sfruttare Pinteresse che si andava annunciando
da più parti per Nietzsche e soddisfare le numerose persone che
chiedevano informazioni. D’altro canto l'istituto doveva go-
dere di un sostegno il più largo possibile, e una base in tal senso
era costituita dalla persistente partecipazione degli amici alla
sorte dell’infermo. Elisabeth si adoperò subito per riallacciare
amicizie più antiche, ad esempio quella con la facoltosa Meta
von Salis, alla quale già il 18 novembre 1893 espose i suoi
progetti per l'Archivio Nietzsche e che negli anni seguenti do-
veva far parte dei garanti più solidi dell'istituzione « Nietzsche-
Archiv ». Che per il resto il modello della sua concezione fosse
il contemporaneo « Archivio Goethe» di Weimar, Elisabeth lo
dimostrò subito sia con la scelta dei suoi collaboratori, sia col
carattere del suo Archivio, che non era « aperto », a disposizione
degli studiosi interessati (come ad esempio oggi le raccolte di
manoscritti delle grandi biblioteche o l’« Archivio Goethe-Schil-
ler» di Weimar). Gli archivi di oggi perseguono lo scopo di
raccogliere la maggior quantità possibile di fonti per tenerle
a disposizione degli studiosi concentrate in un unico luogo, e
quindi più comode da consultare. Gli archivi di allora, in primo
luogo l’Archivio Goethe e ancora di più l'Archivio Nietzsche
finché non fu scomparsa la signora Fòrster (8 novembre 1935),
raccoglievano le fonti per sottrarle ai privati e quindi alla possi-
bilità di una libera pubblicazione, procurandosi così il monopo-
lio del loro sfruttamento, con la connessa tentazione di abusarne:
proprio la tentazione cui non seppe resistere Elisabeth.

La sfortuna della madre, di non avere pigionanti nelle ca-


mere a piano terra, facilità i progetti di Elisabeth. È qui che
essa allestisce la sua prima «sala dell’Archivio », nella quale
porta la prima volta la madre dopo la celebrazione del Natale,
il 24 dicembre 1893. Doveva essere l’ultima volta che la madre
pote’ celebrare una festa natalizia così commovente e gioiosa,
che essa cosi descrive a Overbeck il 29 dicembre: « Lieschen [...]
però la vigilia di Natale si era già così rimessa che addobbammo
un albero, proprio secondo i desideri di mio figlio, che mi ri-
spose, quando gli chiesi se lo voleva piccolo 0 grande: ‘ ma uno
molto grosso, naturalmente’. Gli avevamo regalato inoltre un

160 Parte IV. Gli anni della malattia

piccolo ‘symphonium' dalle note argentine *, su cui suonam-


mo la marcia nuziale del Lohengrin nel momento in cui fa-
cemmo il nostro ingresso nella stanza dov’era l'albero con le
candele accese [...]. Lui si sedette su una poltrona proprio da-
vanti all'albero e noi andavamo indaflarate di qua e di là, era rag-
giante in volto, si voltava per vedere se le note provenissero dal
pianino, ed esclamò più volte, senza alcuna eccitazione: ‘ questa
è la cosa più bella di tutta la casa ’. Eravamo naturalmente rag-
gianti anche noi per questo inatteso effetto sul ‘ nostro angelo ',
come lo chiama sempre Lieschen [...]. Noi due non ci siamo re-
galate nulla, ma risparmiamo tutto per la ‘sala dell'Archivio ’ ».
E circa il paziente può aggiungere: « Nel complesso le condizioni
del nostro caro infermo ora possono dirsi soddisfacenti, è più
tranquillo, dorme molto spesso tutta la notte, qualche volta
ride, e che risate fragorose, ha un buon appetito e ne trae gio-
vamento [...]. Nelle giornate di sole lo spingo su e giù sulla
sedia a rotelle nella nostra bellissima veranda [...] e per il resto,
due o tre volte la settimana andiamo al bagno in carrozza, e
ci facciamo anche venire a prendere, che è la cosa migliore per
lui [...]. Invece le passeggiate sono ancora sospese», e tali
rimasero, se si eccettua qualche tentativo, descritto dalla madre
tre mesi dopo (il 29 marzo 1894): « La cosa che più mi logora
sono le sue grida —— e con quale voce, ma quasi sempre col viso
più sereno del mondo — ma soprattutto il dover badare che
nessuno senta, e quanto più cerco di persuaderlo, tanto più lo
fa, sicché la cosa migliore è che rimanga da sola con lui nella
sua camera da malato [...]. Continuo anche a fargli prendere i
bagni, solo per le passeggiate continuo a fare qualche timido
tentativo davanti alla nostra casa esposta al sole, arrivando fin
dietro il muro, dove c'è anche un bellissimo sole, e le cose vanno
abbastanza bene, anche se, appena girato l’angolo, lui mi chiede:
‘ dov'è la nostra casa? ’ ed è felice quando ci troviamo di nuovo
davanti ad essa [...]. Ma avviene di rado e solo nelle giornate

* In seguito chiamato anche a Polyphon ». Sviluppato nell'ultimo quar-


to del secolo scorso dai fratelli Lochmann di Lipsia-Goblis. Era uno stru-
mento musicale meccanico del genere dei carillon. Azionato da una molla a
trazione, un disco divisore di metallo (in lamiera di ferro stampata) del
diametro di circa 30 cm. faceva suonare rotando un pettine d'acciaio (o an-
che un carillon). I dischi erano intercambiabili. Tali apparati, precursori
a1l1che ncnlgaspetto dei nostri grammofoni, vennero sicuramente costruiti fino
a 1905 .

III. Naumburg (mag. 1890-lui. 1897) 161

molto calme, come pure non e più possibile farlo andare sulla
carrozzella [...]. Certi giorni, nella veranda aperta e assolata [...]
mi riesce per un quarto d’ora. Oggi però già dopo pochi passi,
per via delle grida, che lancia con espressione di grande con-
tentezza e per nulla sinistra, ho dovuto riportarlo nell'interno
della veranda, ben protetto sulla sua poltrona [...]. È stata anche
una buona idea di mia figlia quella di trasformare in una gran
sala due camere al piano di sotto, e qui possiamo ricevere tutte
le visite, perché laggiù il nostro caro non si sente per nulla [...].
Questa sala con tutto Parredamento è stata, non dico la sor-
presa di mia figlia per il mio compleanno, ma quel giorno ho
visto per la prima volta tutto pronto », giacché era stata male
(influenza), e soltanto quel giorno fu in grado di scendere le
scale. «Malgrado una paurosa debolezza » essa non si rimise a
letto, per aiutare ad assistere suo figlio. Per sedici notti non
chiuse occhio. «A che punto sia per il resto Pedizione delle
opere [...] Lei l’avrà saputo dal signor Kòselitz e dal professor
Rohde, che è stato così buono da venire a discutere la faccenda;
consenta che io rimanga in silenzio ».

La madre aveva compreso per il momento solo « marginal-


mente » quanto era awenuto a proposito dell’edizione completa,
ma ben presto questa doveva diventare una ulteriore fonte di
preoccupazioni. Essa stimava Kòselitz, aveva in lui una fiducia
che si avvicinava a quella che aveva in Overbeck. La sua « eli-
minazione » così sommaria e brutale a opera della figlia doveva
addolorarla. Il contemporaneo rafireddarsi dei rapporti con Over-
beck a causa di Elisabeth significava per lei la perdita dell'ap-
poggio più importante; si sentiva condannata alla solitudine.
Ancora un anno dopo, il 28 marzo 1895, essa prega caldamente
Overbeck di venire a trovarla con la sua << cara signora ». Ha
posto in casa, perché Elisabeth col suo Archivio si è già trasfe-
rita dalle camere al pianoterra, a suo tempo trasformate, in un
altro stabile. «E poi non dovrà incontrare, se non vuole, mia
figlia Elisabeth, il disaccordo con la quale io deploro profonda-
mente come pure quello col buon Kiiselitz. Mi saluti per piacere
quest’ultimo con tutto il cuore (io ho sempre preso le sue parti
nella maniera più decisa). Chissà che voi due, i migliori amici di
mio figlio, non dobbiate intervenire anche in favore di sua madre,
che ha curato completamente da sola la sua educazione, giacché
lui non aveva ancora 5 anni e Lieschen 3 quando perdetti il

162 Parte IV. Gli anni della malattia

loro padre ». Essa si sente anche in qualche modo separata da


suo figlio, o quanto meno dalla sua opera, che malgrado ogni
riserva continuava a considerare con orgoglio, e unilateralmente
confinata alla funzione di infermiera.

Comunque, Pordîne di uscita di questa prima « Edizione


completa » presentava una singolarità incomprensibile anche per
la madre: incominciava col «Volume II»!

Per il volume I Naumann aveva progettato una biografia


che attendeva da Kòselitz. In fondo l’idea di dare inizio alla
introduzione a Nietzsche con una biografia non era poi così
sbagliata. Ma non gli era stata suggerita dalla sua intuizione della
soggettività non comune dell'opera di Nietzsche, della sua di-
pendenza dal fattore biografico, bensì essa era intesa a sollevarlo
dalla corrispondenza che doveva mantenere per rispondere alle
innumerevoli richieste di informazioni circa la vita di Nietzsche.

Koselitz sulle prime aderì al progetto e si mise alla ricerca


di informazioni nella cerchia di amici che potevano sufiragare o
integrare le sue personali esperienze. Così, Carl von Gersdorfi
riferisce il 15 agosto 1893 a Overbeck: « Ieri ho ricevuto un
gradito segno di vita da parte di Kòselitz [...] ha aderito al-
l'invito di Naumann di scrivere una biografia del nostro incom-
parabile amico e conta sul generoso appoggio di tutti coloro
che hanno avuto rapporti con lui. Io cercherò volentieri di rin-
frescare e fissare i miei ricordi e li metterò a disposizione di
Kòselitz, giacché so che è una persona discreta. Non ho dubbi
circa la sua capacità di compiere questa seria, grande, gloriosa
impresa. Il suo talento filosofico e musicale, la sua serietà e il
suo entusiasmo per la cosa promettono bene. Sa che nell’ultima
annata commerciale sono state vendute mille copie dello Zara-
tburtra? Che si trovano lettori particolarmente numerosi in Fran-
cia? Comunque lettori migliori che in Germania ».

Ma in seguito Kòselitz riesce a vincere questa tentazione


— ovvero si spaventa per la vastità del lavoro — e il 19 no-
vembre 1893 osserva a Overbeck: «Non ho mai pensato seria-
mente a scrivere la biografia annunciata da Naumann come I
volume ». E la cosa non eta nemmeno più necessaria, perché Eli-
sabeth si era già messa al lavoro. La spingevano diversi motivi.
E qui le richieste di informazioni, che erano state la ragione
principale per Naumann, probabilmente erano per lei il motivo
meno importante. Importava di più anticipare Kòselîtz o addi-

III. Naumburg (mag. 1890-taxi. 1897) 163

rittura altri, e tra questi « altri» essa temeva la sua arcinemica


numero uno: Lou Salomé, ora signora Andreas-Salomé, che a
partire dal 1891 era andata pubblicando in diversi periodici ber-
linesi articoli su Nietzsche (che raccolse nel 1894 nel libro Frie-
dricb Nietzsche nelle sue opere), e che in qualità di antica amica
del filosofo poteva presentarsi come particolarmente iniziata e
chiamata a tale impresa. In ogni caso ne è fermamente convinto
un altro vecchio amico di Nietzsche, Heinrich Romundt, che
nelle sue lettere a Overbeck dimostra con citazioni che la bio-
grafia di Elisabeth Fòrster è in primo luogo una risposta po-
lemica a Lou Andreas-Salomé. Egli prende chiaramente pubblica
posizione in favore di Lou e si attira così il risentimento insana-
bile della signora dell'Archivio, con tutte le sue conseguenze.
Essa arriva a minacciare, se Romundt non si dimostra più docile
e tranquillo, di distruggerlo come studioso e pubblicista! E nella
sua biografia lo ha « trattato » in conseguenza, passandolo sem-
plicemente sotto silenzio. Anche a Overbeck, che era stato tra-
scinato nella controversia indirettamente, per via epistolare, essa
usò un analogo « riguardo » nominandolo il meno possibile, con
la «delicata» motivazione, a lui stesso comunicata, che come
teologo egli avrebbe potuto avere delle noie se fosse stata
troppo divulgata la sua amicizia con l’« Anticristo » Nietzsche!

Anche Overbeck non respinse senz’altro le interpretazioni


di Lou Andreas-Salomé, giudicandole, pur con tutti i loro di-
fetti, le cose migliori che si andavano scrivendo sulla filosofia
di Nietzsche. Ma non le perdonò il modo in cui essa presentava
la loro « amicizia». Era troppo a conoscenza dei particolari
intimi, e sapeva che il rapporto era durato appena sette mesi,
troppo poco per autorizzare una tale presuntuosa legittimazione.
Uatteggiamento di Kòselitz era notevolmente più critico, ad
esempio nella sua lettera del 29 settembre 1893 a Overbeck:
«Lou [...] è senza dubbio la saggista meglio organizzata su
Nietzsche, e il mio ignorarla è forse un segno di barbarie: ma
di nulla ho più orrore che di un Nietzsche quale lei lo descrive,
come un nevropatico e un debole alla Gabriel Mari, simile a
Chopin, che probabilmente sopravvive in noi in un’immagine del
tutto distorta grazie alle descrizioni di George Sand e di Liszt [...].
Mi viene in mente che un polacco [...] ha scritto un libro in-
titolato Friedricb Nietzsche e Frédéric Cbopin [...]. Secondo
questo polacco, Nietzsche era una specie di Chopin dei notturni

164 Parte IV. Gli armi della malattia

in campo filosofico e letterario — e di questo abbaglio è sicura-


mente colpevole anche Lou ».

Quali che fossero i motivi che l’avevano ispirata, questa


biografia assunse proporzioni tali che superavano di gran lunga
il I volume dell'edizione completa ad essa riservata. Nell'aprile
del 1895 usci già un primo volume come pubblicazione a parte,
al quale seguì nel dicembre dell’anno successivo la prima parte
del volume secondo. Bisognava quindi trovare il contenuto del
I volume dell'edizione completa, ed Elisabeth destino a questo
scopo i Pbilologica, le pubblicazioni specialistiche dello studente
universitario e del giovane professore di filologia classica, dunque
gli studi su Diogene Laerzio, Esiodo ed Omero. A questo scopo
essa si rivolse al vecchio amico e studioso di fama, Erwin Rohde.

Eppure anche questo passo non fu del tutto indovinato.


Rohde aveva da poco terminato il suo grande libro principale,
Prycbe, al quale aveva lavorato parecchi anni, logorando le sue
forze fino all’esaurimento. Se qualche energia gli era rimasta,
glie l’aveva tolta la disperazione per lo stato delle Università
tedesche nel campo delle scienze dello spirito. Così, a 48 anni,
era già un uomo vecchio e consunto, indebolito da un insidioso
disturbo cardiaco al quale dovette soccombere pochi anni dopo
(l’11 gennaio 1898). Questo va sempre tenuto presente quando
si vuol dare giudizi sul comportamento di Rohde, che in quegli
anni non fu sempre comprensibile.

Con Nietzsche era giunto alla rottura, perché Rohde non solo
non condivideva più la sua evoluzione filosofica, ma addirittura
la condannava aspramente. Quel che restava era un romantico,
fervente ricordo giovanile, dell'epoca in cui studiavano insieme
all'università, quando si erano ritrovati sotto lo scettro di Scho-
penhauer e di Wagner, che per Rohde erano rimasti tuttora le
grandi guide spirituali. Era questo tesoro di ricordi che ora
alimentava la memoria, la dedizione, la pietà per l’amico di un
tempo e la venerazione per l'uomo Nietzsche qual era stato
una volta. Ma tutto ciò non poteva servire come base per poter
prendere decisioni sensate in merito all’edizione delle opere e
delle collegate carte postume (all'incirca a partire dallo Zarathu-
stra). È vero che Elisabeth aveva in mente soltanto le opere
filologiche. E qui d’altro canto Rohde era troppo « specialista »
per non notarne le debolezze, le loro insuflicienze scientifiche
— delle quali lo stesso Nietzsche era ben conscio fin dal prin-

III. Narmxburg (mag. 1890-Iugl. 1897) 165

cipio! Questi suoi lavori lo scontentarono fin dalla prima pub-


blicazione, ed egli trovava che in essi « ci sono molte cose ad-
dirittura sbagliate». Le opere filologiche di Nietzsche non sono
importanti per la filologia, e il filologo Rohde poteva rendersene
conto, ma sono istruttive per la conoscenza del filosofo (studi
su Democritol), per la quale Rohde non era più qualificato. Era
invece ben qualificato per intendere gli ideali della signora
Fòrster. Il 14 marzo 1893 poteva scrivere a Overbeck: « Ieri
ho letto sulla ‘Deutsche Rundschau’ le chiacchiere grossolane
di un ebreo di Berlino e professore di Berna di nome Stein, a
proposito di Nietzsche. Che vergogna! [...] Ha scritto un libro
stupidamente impudente sulla psicologia degli Stoici e ora si
crede chissà chi. È uno degli ordinarissirni ebrei letterari, del
tipo volgare che si intromette e grufola sfrontatamente dapper-
tutto (ne esiste anche una specie più tollerabile). Gente simile
ora dà di piglio a Nietzsche! Del resto sembra che esista tutta
una letteratura su Nietzsche, opera di verdi giovinetti. Ma questi
tangheri universitari nemmeno più verdi alla Stein sono in
ogni caso ancora più detestabili! ».

Nessuno dei due, la vedova Forster ed Erwin Rohde, aveva


mai compreso che Friedrich Nietzsche è un evento della storia
spirituale europea, che la sua filosofia, che prende le mosse dal-
Pantichità classica e soprattutto dai Presocratìci, è una parte
costitutiva della filosofia occidentale. Furono loro a collocarlo
sull'angusto sentiero di un «risveglio» nazionalistìco tedesco,
gettando così le basi dei successivi fatali sviluppi e dell’errata
interpretazione della sua figura.

A Pasqua (aprile) del 1894 Rohde venne a Naumburg su in-


vito della signora Fòrster, per discutere l'ordinamento della
(nuova!) edizione completa, per la quale il 24 aprile dello
stesso anno venne sottoscritto un nuovo contratto con Naumann,
cosa che diede alla signora Fòrster la sensazione di essere in-
finitamente più forte e «legittimata». Solo alcuni mesi dopo,
il 27 dicembre 1894, Rohde descrive questa visita a Overbeck:
« Ho veduto Pinfelice di persona: è totalmente spento, non ri-
conosce più nessuno — tranne la madre e la sorella —, addi-
rittura dice a mala pena una frase al mese, anche fisicamente
era tutto rinsecchito, fragile e rimpicciolito, d’altronde con un
colorito sano in volto, ma in breve, una vista da muover le la-
crime! Ma è chiaro che non sente più nulla [...] egli si trova,

166 Parte IV. Gli anni della malattia

in modo spaventevole, ‘ al di là’ di ogni Éméît-SI-VG [aldilàl- 5118


sorella ha preso in mano personalmente con lodevole energia
Pedizione delle opere [...]. L’ottimo Kòselitz aveva fatto un
guazzabuglio, aveva corretto lo stile di Nietzsche — che stu-
pidaggine! — e aggiunto importune prefazioni. Bisognava in
effetti porvi fine, e i nuovi curatori fanno, io credo, il loro lavoro
in maniera eccellente. Io stesso mi sono fatto mandare una
quantità infinita di quaderni filologici e li ho esaminati, ma non
ho trovato nulla degno di pubblicazione, malgrado i numerosi e
vasti spunti. Non so se gli scritti filologici che hanno già una
forma scientifica verranno accolti nell’edizione completa; per
la verità io l’ho sconsigliato. Del resto inseriscono troppo ma-
teriale, quasi tutto il pressoché folle Ecce homo. Per il resto, la
signora Fòrster era assai turbata per Penergia, starei per dire
l'ostilità del Suo atteggiamento nei suoi confronti a proposito
della nuova edizione; qui ci dev’essere alla base un equivoco
da parte Sua, perché davvero, come ho potuto constatare da vi-
cino, la buona signora è animata dalle migliori e più lodevoli in-
tenzioni a riguardo sia della cosa stessa, sia dei sentimenti che
nutre verso di Lei».

Nei confronti delle capacità editoriali della signora Forster,


da Rohde tanto lodate, Overbeck rimase però difiidente, soprat-
tutto perché aveva un concetto assai basso del suo tatto. Obie-
zioni di natura del tutto diversa, che entrano nel merito dell‘edi—
zione, vengono formulate in seguito da Rudolf Steiner m: « La
signora Fòrster-Nietzsche è completamente profana in tutto quan-
to riguarda la dottrina di suo fratello. Non possiede un suo
autonomo giudizio sia pure sugli aspetti più semplici di que-
sta dottrina [...]. Alla signora Elisabeth Forster-Nietzsche manca
ogni capacità di distinzioni logiche sottili, e anche di quelle
più grossolane; al suo pensiero fa difetto la più elementare
consequenzialità logica; le manca ogni senso di imparzialità e
di obiettività. Un fatto che accade oggi, domani in lei ha assunto
una forma che non ha più alcuna affinità con quella reale, bensì
si configura esattamente nel modo che a lei serve per ottenere
quel che vuole. Sottolineo però espressamente che non ho mai
sospettato la signora Fòrster-Nietzsche di deformare intenzional-
mente i fatti, o di fare coscientemente delle affermazioni false.
No, essa crede in ogni momento a quel che dice. Oggi si con-
vince che ieri era rosso quel che fuor di ogni dubbio aveva co-

III. Naumburg (mag. 1890-lugl. 1897) 167

lore azzurro ». E Steiner doveva saperlo, giacché nessuno era


in grado quanto lui di verificare le attitudini filosofiche della si-
gnora Fòrster, dato che essa lo aveva chiamato nell’autunno del
1896 come suo precettore e insegnante personale di filosofia!
La maligna osservazione di Kiiselitz del 7 ottobre 1897 a Over-
beck: « A quanto pare, la signora Forster tollera soltanto sca-
poli intorno a sé, dunque uomini intorno ai quali aleggia la
tenue possibilità di una liaison con lei. Adesso l’ha incantata il
dottor Steiner» tradisce quanto dispiacesse a Kòselitz di es-
sere stato escluso, più che caratterizzare giustamente la scelta
dei curatori. Essi erano comunque tutti di età intorno ai trenta
anni. Come espresso da un altro mondo, errato nella sostanza,
ma umanamente attraente, è il desiderio della madre (31 dicem-
bre 1894): « Io trovo che nell’ottavo volume l'orribile Anticri-
sto e diverse poesie potevano venir tralasciare, è una cosa che
mi causa amaro cordoglio: come se non avesse già detto abba-
stanza in proposito nelle sue opere, e ora sento doppiamente il
peso delle sue parole: ‘ Mammina, non leggere, son cose scritte
da un punto di vista completamente diverso’. D'altronde io
trovo che la filosofia non è una cosa per noi donne, ci sfugge
il terreno sotto i piedi».

Estranea le è la filosofia in genere, e in particolare la filo-


sofia di suo figlio, ma essa non si arroga nessun giudizio, ha sol-
tanto un desiderio. Estranea le è altresì tutta Pattività dentro e
fuori l'Archivio, essa vede ormai soltanto con ansia

Il lento sprofondare dell'amato figliolo nel completo torpore.

E su tutto ciò riferisce a Overbeck, l'unica persona in cui


ha una fiducia senza riserve: «Dato che si è messo a gridare
anche quando fa il bagno, abbiamo dovuto ricorrere ai bagni
in casa. Certo, è una cosa abbastanza laboriosa, perché per via
delle sue grida possiamo usare soltanto la sua camera da letto
che è ben isolata, e quindi ogni volta bisogna portare 20 secchi
nella vasca e riportarne via altrettanti [...]. Ora gli faccio il
bagno un giorno sì e uno no, cosa che, insieme al massaggio
nel giorno d’intervallo, sembra calmarlo un poco» (3 luglio
1894).

« Così il mio bravo figliolo siede accanto a me e di fronte

168 Parte IV. Gli anni della malattia


a noi un pittore di Berlino *, che dovrà fissare la sua cara im-
magine con la sua pittura ad olio [...]. Debbo confessare che
è piuttosto logorante, perché il buon Fritz resiste poco; speria-
mo che riesca! ». Ma il ritratto non venne dipinto per conser-
var<<ci » il ricordo del suo aspetto fisico, bensì in connessione
col chiasso creato intorno a Nietzsche dalla sorella, per fare il
giro delle esposizioni. « La novità è che mia figlia con l’Archi-
vio [...] ha fondato una propria sede non molto distante da
noi [...]. Anche se non ero affatto d’accordo su questa separa-
zione, ora debbo ammettere che questa è la giusta soluzione,
dal momento che la cura della salute fisica di mio figlio e quella
dei suoi beni spirituali non erano conciliabili. Per via di que-
st’u1tima la casa era piena tutto il giorno di signori, oltre a
tutto l'altro movimento, sicché io dovevo correre tutta la gior-
nata a chiudere porte per via delle grida, eppure l’aria è asso-
lutamente necessaria al nostro caro infermo [...]. Ora, a partire
dal 1“ ottobre, è venuto da Weimar a Naumburg il secondo di-
rettore dell’Archivio Goethe, il signor von d. Hellen, a sosti-
tuire come collaboratore il dottor Zerbst che non era adatto al-
Pincarico, con la moglie e due bambini piccoli, sicché in casa
di mia figlia c'è grande animazione; sono tutti e due molto
musicali, come pure il signor Kògel, e ora per esempio ogni
settimana pare che ci saranno delle serate musicali, e si farà
una scelta delle composizioni musicali del nostro caro per stam-
parle. Tutto questo non si adatta a una casa dove si trova un
simile malato, e per esser franca, anche la mia energia non re-
siste oltre le 10 al più tardi» (11 ottobre 1894).

Il dottor Max Zerbst (nato il 1° settembre 1863 a Iena) era


stato collaboratore fin dal mese di aprile, assistendo Kògel. Il
1° settembre, col trasferimento dalla casa della madre in locali
propri e più ampi (al numero 7 della Grodlitzerstrasse), venne
sostituito da quello che finora è considerato il «più veloce»
collaboratore dell'Archivio Goethe di Weimar **. Eduard von
d. Hellen (1863-1927) aveva, nel giro di otto anni, pubblicato

_ * Curt Stîiving (6 marzo 1863-dicembre 1939), scultore c architetto


giunto alla fama e premiato già da giovane. Oltre ai ritratti, egli produsse
un busto in bronzo e targhette in bronzo di Nietzsche.

** Zerbst rimase un seguace di Nietzsche. Questo atteggiamento fon-


damentale gli ispirò le opere: Filorafia della gioia (1904), Su Zarathustra
(conferenze, 1905); Nietzsche l'arma: (1907) 33; 1°‘.

III. Naumburg (mag. 189041431. 1897) 169

sedici volumi di lettere di Goethe! Se quindi si voleva vincere,


almeno riguardo alla quantità, la gara editoriale col modello di
Weimar, una misura davvero realistica era quella di assoldare
i corrispondenti collaboratori di laggiù. Ma tutto ciò non si adat-
tava dawero alla casa della madre; qui aveva ragione lei — ed
Elisabeth col suo trasferimento.

Al termine della sua lettera la madre annuncia: «Domani


verrà qui per qualche giorno da Berlino il professor Deussen e
alloggerà da me, almeno la notte, giacché certamente il giorno
lo passerà piuttosto con i signori [dell’Archivio] ». L'occasione
era il cinquantesimo compleanno di Nietzsche, il 15 ottobre.
È possibile che a Deussen si imprimesse profondamente nella
memoria il ricordo di quest'ultimo incontro col vecchio amico,
sicché qui è sicuramente giusta l'immagine da lui fissata nelle
memorie della sua vita": «Sedeva muto e inerte, senza ba-
dare a nessuno; solo i fiori che avevamo portato destarono per
breve tempo il suo interesse, divorò avidamente il dolce che
gli era stato posto davanti» *.

Da tutte le notizie dei visitatori, intimi amici di una volta,


risulta che Nietzsche già adesso, nell’autunno del 1894, era com-
pletamente spento e non riconosceva più nessuno, ad eccezione
della madre, la sorella e Alwine.

Alla fine di febbraio del 1895 Nietzsche viene colpito, per


la prima volta dal crollo psichico, da una malattia acuta sup-
plementare. La madre riferisce in proposito a Overbeck il 28
marzo, passato lo spavento: «Notai che il mio caro paziente
aveva il fiato corto [...] sicché feci venire immediatamente il
medico, che con sua e nostra costernazione constato una febbre
sopra i 40 gradi. Senza por tempo in mezzo venne preparato
un bagno a 28 gradi, ma era così debole che il medico dovette
portarvelo di peso con i suoi assistenti e riportarlo fuori. Il
giorno dopo venne ripetuto il trattamento, senza dargli null'altro
che acqua la più fredda possibile e decotto d’avena, come pure
il giorno prima. Il terzo giorno la febbre era quasi passata, e il
quarto era scomparsa, sicché da allora in poi potei dargli di
nuovo brodo di carne e tutto il resto come al solito; il medico

* Le notizie che Deussen fornisce nella prima parte di questo passo


circa due visite precedenti e gli avvenimenti dopo Torino purtroppo si con-
fusero irreparabilmente nella mente dell'autore.

170 Parte IV. Gli anni della malattia

è venuto tre volte al giorno nelle giornate peggiori, in quanto


si trattava di una infiammazione dei polmoni causata dal troppo
star seduto e sdraiato, o piuttosto di una congestione polmonare;
ma che spavento, miei cari! Adesso però, Dio sia lodato, fisica-
mente sta proprio bene». Ma proprio in questo momento Eli-
sabeth Cerca di attaccar lite, per una delle sue fantastiche storie
epistolari (delle lettere di Nietzsche a lei indirizzate le sarebbero
state rubate in Paraguay, e ora un ricattatore di Chemnitz glie le
avrebbe offerte per ricomprarle), con questo premuroso medico
curante, il dottor Oscar Gutiahr, il quale — tenendosi in con-
tinuo contatto col professor Binswanger a Iena — fin da quando
il paziente era stato trasferito a Naumburg aveva controllato la
sua salute, preoccupandosi anche della madre. Elisabeth gli rim-
provera ora, in lettere prive di misura, di prendere posizione
contro di lei sotto Pinflusso della madre, contro la quale pro-
nuncia i giudizi più abietti. E copre il dott. Gutjahr di lordure
che da sole sarebbero bastate per una querela per ingiurie. Ma
l’awersaria era troppo in basso per il dottor Gutjahr, che ri-
nunciò a una vertenza giudiziaria 5‘. La madre, pur non giungendo
a conoscere tutti i particolari, avvertì però la funesta tensione e
ne soffri; di qui la preghiera di aiuto rivolta a Overbeck (vedi
sopra, p. 161).

Altro dolore procurò alla madre la biografia uscita così in


fretta dalla penna della figlia, il cui primo volume venne pub-
blicato nell’aprile del 1895. Qui essa era passata intenzional-
mente sotto silenzio, e questo la fece soffrire. Kòselitz credeva
di sapere (così il 16 novembre 1896 a Overbeck) che nel pri-
mo momento di indignazione essa accarezzo l’idea di scrivere lei
stessa una biografia del grande figlio, cosa che naturalmente non
era nelle sue forze.

L'unica vera gioia dell'anno toccò alla madre il 24 settem-


bre: Overbeck, nel viaggio di ritorno a Basilea da Dresda (dove
era stato a trovare dei parenti) si fermò per qualche ora a Naum-
burg. In precedenza, il 19 settembre, aveva avuto un colloquio
con Elisabeth a Lipsia, in cui le aveva assicurato la comunica-
zione di dati biografici per il suo lavoro, ma dove anche venne
accertata la divergenza dei loro punti di vista circa lo « sfrutta-
mento» delferedità spirituale di Nietzsche. Questo fatto però
non modificò il rapporto tra la madre e Overbeck. Essa invi-
diava la figlia per aver avuto questîncontro, e pregò caldamente

III. Naumburg (mag. 1890-IugI. 1897) 171

Overbeck di farle lo stesso favore. Doveva essere l'ultima volta


che essa lo vedeva, e che Overbeck vedeva l’amico. Egli così
descrive l'incontro nelle sue memorie 5°: «Che terribile muta-
mento eta avvenuto in Nietzsche dal 1890! Lo vidi più volte
al mattino e al pomeriggio del giorno indicato. Per tutto il
tempo non abbandonò la sua poltrona da infermo, non mi rivolse
una parola, anzi mi lanciava ogni tanto uno sguardo spento e
mezzo ostile, facendomi in genere l'impressione di un nobile
animale ferito a morte, che si è ritirato in un angolo dove non
pensa ad altro che a morire. Non potrò mai sapere se mi abbia
riconosciuto, come pure sono rimasto nel dubbio se avesse an-
cora l’uso della parola, ma non ho avuto il coraggio di venirne
in chiaro informandomi dalla povera madre ».

Subito dopo questa visita, nel novembre del 1895, le condi-


zioni generali del paziente peggiorarono di nuovo in maniera
preoccupante. Fecero la loro comparsa degli spasmi al mento
che rendevano Yinghiottire così difiìcile che la madre co-
minciò a temere che non potesse più prendere cibo e che fosse
quindi condannato a morire miseramente. Ma poco dopo questi
spasmi si attenuarono fino a comparire intermittentemente e
per brevi tratti, così il 27 marzo 1896, quando la madre rife-
risce: « [...] però non lo impediscono più come all'inizio [...]
e così questo fenomeno, che spesso si verifica un giorno si e
uno no, non è più così pauroramente angoscioso e forse sva-
nirà del tutto ora che andiamo incontro alla bella stagione ».

Il sollievo provato dalla madre per questa forma attenuata


del male nel suo progredire, come anche il beneficio di un in-
condizionato elogio tributatole dal professor Binswanger in oc-
casione di una delle sue visite periodiche a Naumburg, vennero
quasi contemporaneamente oscurati dalle manipolazioni afiari-
stiche e finanziarie della figlia, che per lei rimasero impenetra-
bili, ma che dovevano alla fine fare di lei la loro vittima inerme
(cfr. il capitolo seguente).

Le lettere a Overbeck dell’armo 1896 parlano in realtà


esclusivamente di questo argomento, e solo una volta, per la
fine dell‘anno, leggiamo qualche notizia circa il paziente: « Nel
complesso la sua salute e il suo aspetto possono dirsi pres-
soché invariati, quando non interviene la paralisi oraria (come
la chiama Binswanger). In un'occasione recente è tornato a vi-
sitare il nostro caro infermo, che per la verità era in una buona

172 Parte IV. Gli anni della malattia

giornata, ed è apparso letteralmente sbalordito al trovarlo così


bene. Mi ha ripetuto: ‘ Signora Nietzsche, debbo farle i miei
complimenti, chi direbbe che questo è un uomo di 52 anni ’.
Ho dovuto anche far venire qualcosa da mangiare, perché ha
voluto vedere se la paralisi temporanea gli impediva di masti-
care e di inghiottire, e anche su questo punto è rimasto com-
pletamente soddisfatto. Certo, da un Natale all’altro attendiamo
con malinconia il miglioramento del suo spirito; mentre prima
1’albero di Natale gli dava un sia pur tenue piacere, questa volta
si è addormentato davanti ad esso. Anche la sua andatura tra-
disce molta fatica, specialmente in certe giornate, come quella
di oggi. Ma bisogna ringraziare Iddio se sta così », stazionario
com’è da circa due anni. Così, il 31 dicembre 1894: « Un giorno
sì e uno no ha la giornata in cui si mette a gridare, qualche volta
cominciando già la notte, come questa mattina alle 3; in questi
casi l'unico rimedio che in certa misura funziona è il camminare
a lungo nella sua grande stanza al piano terra a ciò destinata,
detta ‘ sala delle passeggiate ’, ex Archivio, come ha fatto poco
fa al mio braccio, sia pure con le solite grida di giubilo, e ora
è sdraiato un po’ più calmo sul sofà accanto a me; il giorno
dopo di solito ha molta sonnolenza ». E l'8 aprile 1895: « Credo
perfino che Lei [...] si rallegrerebbe del suo aspetto, ad esempio
oggi, sia pure dopo una notte passata in bianco da entrambi.
Però durante il giorno ha recuperato la nottata e se ne sta seduto
con una cera così bella accanto a me nella veranda, che per
lui rappresenta un grandissimo beneficio. Facciamo anche ogni
tanto le nostre passeggiatine di un quarto d'ora, sia pure li-
mitandoci alle stanze della casa. Insomma, le cose vanno, non
chiedetemi come, però sono felice di averlo con me, e questo
sentimento mi aiuta a sopportare il perpetuo crepacuore, oltre,
soprattutto, al fatto che lui non soffre ». Il quadro continuò ad
essere dominato dall’alternanza di giorni e notti tranquilli e
« con grida ». Il 6 ottobre 1895 essa scrive: « Adesso, sono le
8 di sera, torna a preannunciarsi Pagitazione, che di solito dura,
accentuandosi, per 24 ore, sicché andiamo incontro a una do-
menica poco buona, e così questi attacchi si presentano un giorno
si e uno no. La notte passata poteva dirsi buona, e così il buon
Dio ci aiuta da un giorno all'altro, e in questo modo riprendo
subito le forze ».

Verso il 20 dicembre 1895 il professor Binswanger fa un’al-

III. Naumburg (mag. 1890-Zag]. 1897) 173

tra delle sue visite, resta piacevolmente sorpreso dall’aspetto


del paziente e tributa all’instancabile infermiera il bel compli-
mento: « La Sua assistenza è splendida, sì, splendida! ». La sua
fede e la sua forza di resistenza avevano superato tutte queste
angosce, le veglie diurne e notturne e le delusioni causate dal-
Pinarrestabile progredire del male, finché non fu lei ad essere
colpita da una malattia. Ai primi di aprile del 1897 essa scrive
— per l’ultima volta — a Overbeck: <4 A partire da Natale
ho soiîerto di catarro gastrico e intestinale, a cui ora si è ac-
compagnata una influenza maligna, che mi ha buttato a terra,
giacché il sonno e Pappetito mi sono venuti completamente
meno fino a ieri, sicché debbo passare gran parte delle giornate
a letto per la debolezza, e mi alzo solo quando si tratta di assi-
stere il nostro caro. Il dottore, che viene a trovarmi tutti i giorni
da 10 giorni, mi proibisce di scrivere e di ricevere qualsiasi vi-
sita, eccettuata mia figlia, che è stata ieri da me e viene il
più spesso che può. Ringraziando Iddio, finora posso continuare
l’assistenza con l'aiuto della mia eccellente Alwine, perché quanto
al resto mi sento completamente paralizzata. Il medico è sod-
disfatto del suo stato di salute e del suo aspetto, anche se i
piedi gli si sono terribilmente intorpiditi ».

Le condizioni di questa donna coraggiosa peggiorarono ra-


pidamente. Il « catarro intestinale » nascondeva una malattia più
maligna. Il 20 aprile 1897 la madre, all'età di 71 anni e due mesi
e mezzo, venne liberata dalla morte da tutte le afilizioni e i tra-
vagli, che negli ultìmi tempi si erano nuovamente accresciuti
per lei col termine della pensione di Basilea.
Con la morte della madre ebbe fine per Friedrìch Nietzsche il
periodo di « Naumburg a.

IV
LA PENSIONE DI BASILEA

(1879-1897)

La pensione che venne assegnata a Nietzsche nel 1879 al-


l’atto del suo congedo dall’Università di Basilea constava di
tre componenti del tutto distinte. L’unico elemento ad esse co-
mune era il fatto che, conformemente alle strutture sociali di
allora, non sussisteva alcun diritto legale da parte di Nietzsche,
oltre alla loro validità di sei anni, dunque fino al 30 giugno
1885.

1000 franchi svizzeri vennero accordati dal Consiglio di


governo (il governo cantonale) a carico deHe casse dello Stato. A
partire dal 1° luglio 1885 sarebbe stata necessaria una nuova
delibera, che però non si ebbe, perché nessuno se ne preoccupo
e forse soltanto Overbeck sapeva che per sollecitare una simile
delibera occorreva presentare una nuova istanza. Può darsi che
Overbeck temesse — probabilmente a ragione — che in seguito
a una simile istanza la questione venisse ritrattata su basi com-
pletamente nuove, e da ciò fosse da attendersi una delibera ne-
gativa del governo. Così agì secondo il principio « quieta non
movere », e infatti le somme continuarono ad essere erogate, per
errore, perché a partire dal 1° luglio 1885 era venuta a mancare
la legittima motivazione.

Altri 1000 franchi provenivano dal «Fondo Heusler », che


era sottoposto alla giurisdizione del Consiglio Accademico del-
l'Università, dunque di un collegio di professori. Questo fondo
non ha nulla a che fare con Pomonima dinastia di studiosi, i
professori che portavano il nome di Andreas Heusler, bensì
era una parte del lascito testamentarie di un certo «Friedrìch

IV. La pensione di Basilea (1879-1897) 175

Heussler, cittadino di qui»*, che aveva legato alla città di


Basilea (analogamente al famoso Christoph Merian alcuni anni
prima) 705.000 franchi (alcuni miliardi di lire al potere d’acqui-
sto attuale), dalla quale somma « io lego alla vener. Università di
questa città l’importo di centomila franchi in nuova valuta,
per dividerne gli interessi annuali tra i professori e insegnanti
bisognosi, ritirati per motivi di età o di malattia, le loro ve-
dove e orfani». Allo scadere dei sei anni Passegnazione venne
prorogata di anno in anno fino al 1897. Il lascito Heusler
finanziava un’intera serie di simili borse di studio per sovvenzioni
a studenti, scienziati, vedove e pensionati. Il « Curator fiscorum
academicorum >> sottoponeva ogni armo al Consiglio Accademico
la lista degli assistiti, che veniva di regola approvata senza
ulteriore discussione, vuoi in una seduta, vuoi per lettera cir-
colare. Così, a partire dal 1885, il contributo alla pensione
di Nietzsche rimase nella lista come normale routine. In que-
sto caso dunque esisteva la motivazione legale per la conti-
nuazione dei pagamenti.

L'ultimo terzo, di 1000 franchi, proveniva dall’ambito della


a Società Accademica Volontaria». Non era la Società stessa
che sosteneva la spesa! Era allora consuetudine costituire per
simili scopi delle «liste di sottoscrizione», e potevano esi-
stere più liste del genere contemporaneamente. La Società si as-
sumeva soltanto la riscossione delle somme sottoscritte presso
i membri interessati e le rimetteva alla cassa dello Stato, che
poi provvedeva al pagamento insieme con la quota contribuita
dallo Stato. Nel caso di Nietzsche i pagamenti venivano fatti
tutti gli anni a Franz Overbeck perché li trasmettesse a Nietz-
sche. Anche la sottoscrizione della Società Accademica Volonta-
ria impegnava inizialmente i sottoscrittori per un periodo di
sei anni, poi la prosecuzione del sussidio venne assicurata ogni
tre anni, dunque nel 1885, 1888, 1891 e l’ultima volta nel 1894,
ogni volta con una nuova lista di benefattori.

Anche qui sussisteva il fondamento legale per la continua-


zione delle erogazioni.

Il fondamento permanente era la lettera circolare inviata dal

* Morto l’11 ottobre 1862, seppellito il 14 ottobre 1862 nella chiesa


di S. Pietro a Basilea, residente da ultimo n Blumenrain (sul Reno), indi-
rizzo «Haus Brandis »; il testamento venne pubblicato il 14 ottobre 1862
dal notaio Gedeon Meyer.

176 Parte IV. Gli anni della malattia

presidente della Società, l'ex borgomastro Carl Felix Burckhardt-


Von der Miihll *, il 6 giugno 1879: «Il professor Niezsche
[sic!], a seguito della sua persistente malattia e della sua ina-
bilità al lavoro, ha richiesto e ottenuto l’esonero dal suo in-
carico presso la locale Università. Il medesimo si trova in con-
dizioni economiche tali che ha urgente bisogno per il pros-
simo futuro di una pensione. L’on. Curatela ha perciò considerato
idonea a tale scopo una somma annuale di franchi 3000 per i
prossimi sei anni, ma si vede nellîmpossibilità di coprire più
dei due terzi di tale somma ricorrendo alle casse statali e al
Fondo Heusler, sicché sarebbe assai gradito se si trovasse un cer-
to numero di amici del signor Niezsche disposti ad assumersi
i rimanenti 1000 franchi per il periodo indicato.

I1 sottoscritto otite per il disbrigo della questione la me-


diazione della Società Accademica, mentre è ovvio che la cas-
sa della Società non dovrebbe entrare in considerazione per
questa finalità.

Posso dare per note a Voi tutti le tristi condizioni del


signor Niezsche e quindi raccomandare che la presente istanza
venga benevolmente accolta; naturalmente ciascuno dei signori
in indirizzo rimane completamente libero nella sua decisione.
Eventualmente sarei grato se mi si facessero i nomi di altri par-
tecipanti qualificati, e prego che la questione venga considerata
confidenziale ».

La lista di sottoscrizione, che si apriva col nome di Carl


Felix Burckhardt, continuava con i nomi seguenti (nell'or-

dine):

Prof. Wilhelm Viseher-Heusler (1833-1886; il figlio del pro-


tettore di Nietzsche, il professor W. Vischer-Bilfinger)

Prof. I. ]. Merian (1826-1892)

Consigliere di governo dott. Carl Burckhardt-Burckhardt (1831-


1901)

Signora Rosalie Sarasin-Brunner (1826-1908, vedova del borgo-


mastro Felix Sarasin, morto nel 1862)
Emil Thurneysen Merian (1815—1886, fabbricante di nastri)

Joh. Georg Fiirstenberger-Vischer (1833-1897; dal 1867 al 1897

* 1° gennaio 1824-15 settembre 1885; l'ultimo borgomastro di Ba-


silea, che dovette lasciare la carica nel 1875 per la riforma oostinizionale
dello stesso anno; dal 1876 al 1885 fu presidente della Società Accademica.

IV. La pensione di Basilea (1879-1897) 177

tesoriere della Società Accademica Volontaria)

Prof. Karl Steffensen-Burckhardt (1816-1888)

Dott. Joh. Jak. Bachofen-Burckhardt (1815-1887)

« Ehinger » (probabilmente Banca Ehinger e Co.)

Prof. Andreas Heusler-Sarasin (II; 1834-1921)

Dott. Ludwig Sieber (1833-1891; dal 1871 bibliotecario, dal


1833 bibliotecario capo della Biblioteca Universitaria)

Prof. Eduard Hagenbach-Bischofi (1833-1910, fisico; dal 1877


membro del Consiglio per PEduCazione)

Prof. Heinrich Schiess-Gemuseus (1833-1914; dal 1864 al 1896


direttore della clinica oculistica; primo ordinario dell'Uni-
versità di Basilea per oftalmologia, oculista di Nietzsche du-
tante il suo periodo basilcese)

Karl Sarasin (1815-1886, consigliere municipale, consigliere di


governo)

Signora Emma Vischer-Bilfinger (1815-1893; vedova del pro-


fessor W. Vischer),

Le somme sottoscritte vanno dai 25 ai 120 franchi, e dato


che J. J. Bachofen si impegnò solo per 3 anni, per questo
primo periodo di 3 anni risultò un totale annuale di 1025
franchi, che scesero in seguito a 975.

Se si considerano i dati biografici dei donatori, si osser-


verà che all'atto dell'ultimo rinnovo, nel giugno del 1894, non
molti di loro erano ancora in vita e dovettero in ogni caso
venir sostituiti da nuovi donatori, per i quali valeva non tanto
il rapporto personale con Nietzsche quanto la loro posizione di
parenti o addirittura di eredi dei precedenti sottoscrittori. E
in questo senso il presidente di allora, dottor Isaac Iselin-Sarasin,
si rivolse ai sottoscrittori, ma prima ancora (il 13 maggio 1894)
all’anziano tesoriere Georg Fiirstenberger: 0x Per quanto mi con-
sta, le condizioni del signor Nietzsche sono rimaste immutate,
sicché il venir meno di questa pensione sarebbe per lui incre-
scioso. Chiederò quindi ai sottoscrittori se sono disposti a conti-
nuare le loro contribuzioni, e La ringrazio di cuore per il rin-
novo della Sua.

Va da sé che la fatica di raccogliere tali sottoscrizioni non può


più toccare a Lei, e sarà mio grande piacere provvedere a quan-
to necessario. La prego altresì di volermi inviare anche la lista
Riitimeyer, perché possa esaminare le firme.

178 Parte IV. Gli anni della malattia


La prego comunque di disporre senza complimenti di me
se Le posso risparmiare qualche fatica ».

L'invito alla sottoscrizione del 14 maggio suonava poi: « Nel-


l'anno 1891 Ella ebbe la bontà di rinnovare, come da elenco
allegato, il Suo contributo alla pensione del professor Nietzsche
per altri tre anni, fino al 30 giugno 1894. Le condizioni finan-
ziarie del professor Nietzsche sono rimaste immutate ed è alta-
mente desiderabile assicurargli per altri tre anni la pensione con-
cessagli per il tramite della Società Accademica.

Mi permetto perciò di sottoporLe una nuova lista allegan-


doLe nel contempo l’ultima lista di sottoscrizione, e La prego di
voler segnare i contributi che Ella è disposta a versare per i
tre anni che vanno dal 1° luglio 1894 fino al 30 giugno 1897 ».

Dei donatori del 1879 sono ancora presenti: Georg Fiirsten-


berger, la signora Rosalie Sarasin-Brunner, il professor A. Heu-
sler-Sarasin e il professor Schiess-Gemuseus. Continuarono la
tradizione come eredi la signora Thurneysen-Merian, la signora
Vischer-Heusler, la signora StefÎensen-Burckhardt, mentre nuo-
vi sottoscrittori erano i due generi della signora Rosalie Sarasin:
Eduard Vischer-Sarasin, architetto, e l’allora presidente della So-
cietà, il dottor Isaac Iselin-Sarasin (1851-1930; dal 1893 al
1906 consigliere di governo), inoltre A. Burckhardt-Heusler, la
signora Merian-Burckhardt, Ad. Merian (fratello del professor
J. J. Merian), la signora Merian-Thurneysen. Erano dunque sem-
pre le stesse antiche famiglie di Basilea che erano rimaste fedeli
al loro antico professore.

Un episodio increscioso.

Poiché questa parte della pensione veniva erogata trimestral-


mente insieme col contributo statale (invece il pagamento della
parte derivante dal Fondo Heusler avveniva semestralmente), e
anche dopo il 1885 veniva prima trasmessa alla cassa statale,
il cassiere continuò a corrispondere l’intera somma in via di
routine. Solo quando venne a conoscenza del crollo psichico di
Nietzsche nel 1889, esantinò con maggiore attenzione la dispo-
sizione del Consiglio di governo e constatò con non poca coster-
nazione che da quattro anni aveva illegittimamente erogato la
somma di 1000 franchi l'anno. Era questa una situazione in-

IV. La penriane di Basilea (1879-1897) 179

cresciosa per quest'uomo sicuramente probo e coscienzioso. Non


era pensabile cercare di mettere a tacere la cosa con una richie-
sta di restituzione. Quindi si vide costretto a informare il suo
superiore, il consigliere di governo competente, che reagì altret-
tanto male, e la risposta che in questa faccenda la Basilea « del-
la cultura » diede poi a quella « della politica » non fu priva di
una sfumatura polemica.

Il segretario del Dipartimento per l'Istruzione, H. Zehntner,


scriveva in data 6 settembre 1889 al professor Hagenbach-Bi-
schofî: « Il signor L. David ha testé scoperto che la pensione
Nietzsche è in realtà già da tempo scaduta, e che sia l’Università,
sia lo Stato sia la Società Accademica l'hanno corrisposta per
diversi anni senza una delibera. Non so come stiano le cose
per il Fondo Heusler o per la Soc. Accadem., ma da parte del-
lo Stato l'erogazione di 1000 franchi (circa 3000 franchi) non
è stata mai prorogata, e i 6 anni a partire dal 26 giugno 1879
sono scaduti il 1° luglio 1885. Il signor consigliere Zutt è del-
1’opinione che la pensione statale vada in ogni caso sospesa, e
che non vi sia motivo per un rinnovo. Prima di tutto però
avrebbe piacere di conoscere la Sua opinione in merito ». Hagen-
bach rispose il 7 settembre: « La ‘ scoperta ’ del signor David,
che la pensione è stata corrisposta al signor Nietzsche ‘ senza
delibera ’, è del tutto inesatta per quanto concerne il Fondo
dell’Università. Quando il signor Nietzsche si ammalò venne
deliberata una pensione di 1000 franchi l'anno per 6 anni. De-
corso questo termine (1885), la pensione venne nuovamente
deliberata ogni anno, come fanno fede i verbali del Consiglio
Accademico.

Osservo altresì che questi 1000 franchi non vengono paga-


ti dal Fondo supplementare (fiscus universitatis), sulle cui spe-
se deliberano il Consiglio per l’Educazione e il Consiglio di go-
verno, bensì dal Fondo Heusler, sul cui impiego conforme alle
finalità istitutive il Consiglio Accademico, secondo il S 25 del-
la L(egge) U(niversitaria), delibera inappellabilmente, fatta salva
la successiva approvazione del rendiconto, e precisamente su pro-
posta della Commissione per il Fondo Heusler. Sia dunque da
parte delPAmministrazione universitaria, sia, per quanto ne so,
da parte della Società Accademica, si è agito in tale questione
assai correttamente, e quindi il signor David qui non ha potuto
scoprire nulla; con la corresponsione della pensione di Stato

180 Parte IV. Gli armi della malattia

io non ho nulla a che fare e non posso fornire chiarimenti in


merito.

Se lo Stato non pagherà più questa pensione in futuro, ciò


sarà assai increscioso per Nietzsche, che ora è ricoverato in
manicomio, ma posso comprenderlo. Informazioni più precise
circa le condizioni dellînfelice signor Nietzsche può fornirle
meglio di tutti il signor professor Overbeck, e se si vuole io sono
pronto a raccoglierle personalmente e a comunicarle al capo del
Dipart. per l’Istruzione r». E dopo la firma: «Ai contributi
della Società Accademica, come risulta anche dal rendiconto
(pag. 10 Annuario 1881), si è provveduto mediante diverse sot-
toscrizioni ‘ separate ’, vale a dire istituite a questo scopo. Per
quanto mi risulta, i donatori si erano altresì impegnati per 6 anni,
e poi sono stati nuovamente sollecitati». Lo stesso giorno il
consigliere di governo risponde tramite il suo segretario Zehntner:
« Molte grazie per le Sue cortesi comunicazioni, dalle quali ri-
sulta che, come supponevamo, la questione della pensione Nietz-
sche è perfettamente in regola per la parte concernente la Società
Accademica e il Fondo Heusler, che non sottostanno al controllo
governativo, mentre è in difetto per la parte riguardante lo Sta-
to. Dato che la questione è sul tappeto, il consigliere di go-
verno Zutt La prega di consultarsi col signor professor Overbeck,
per accertare se i 1000 franchi del contributo statale sono ve-
ramente ancora necessari. Il signor consigliere Zutt ha molti
dubbi in proposito, e trova inoltre scandaloso che la pensione
venga spesa all'estero. Se non è possibile dimostrare un asso-
luto bisogno, non c’è dubbio che il consigliere sarebbe poco di-
sposto a rinnovare la concessione». L’osservazione che « la pen-
sione viene spesa all’estero » da parte del << meteco » Zutt
sarà suonata grottesca agli orecchi clellfiaccademico proveniente
da antica famiglia basileese: la famiglia di Zutt era originaria di
Bruchsal nel Baden ed era entrata in Svizzera via Kriegstetten
(cantone di Solothurn), acquistando la cittadinanza di Basilea
soltanto nel 1860. Sono sfumature di cui occorre tener conto nella
Basilea di allora. Ma chi doveva soffrire di queste tensioni la-
tenti era in fin dei conti la famiglia Nietzsche.
Ora anche il cassiere di Stato, il signor Lucas David, si ri-
volse direttamente, il 13 settembre, al professor Overbeck con
una lettera: <4 Considero mio dovere informarLa che non sono
più autorizzato a uersarLe per conto del signor professor Friedrìch

IV. La pensione di Basilea (1879-1897) 181

Nietzsche la somma di 1000 franchi annuali con cui la cassa


statale ha finora contribuito al suo trattamento di quiescenza [...].
Le somme corrisposte in seguito, trattandosi di un caso del
tutto eccezionale, Le sono state inviate per conto del signor
Nietzsche soltanto per errore [...] ma spero che l’onorevole Con-
siglio per PEducazione approvi i pagamenti avvenuti dopo il
1885 in considerazione del perdurare della malattia dell’inte-
ressato.

Il medesimo, malgrado dovesse essere perfettamente al cor-


rente della durata della sua pensione, dopo il 1885 non ha
mai presentato istanza a1l’onorevole Consiglio di governo o al
Consiglio per l'Educazione per il rinnovo del contributo statale
alla sua pensione, e tutto fa pensare che nemmeno a Lei mani-
festasse alcunché circa la durata della penrione, cose che invece
sarebbero state necessarie entrambe [...]. Questa faccenda è per
me, come sicuramente anche per Lei, stimatissimo signore, quan-
ta mai rpiaeevole, e ne ho parlato col responsabile della pubblica
istruzione, il consigliere di governo dottor R. Zutt, al quale La
rimando per tutta la questione ». Le numerose sottolineature (cor-
sivi nel testo) tradiscono Pagitazione e il dispiacere del bra-
v’uomo. Ma il rimprovero che muove a Nietzsche, di aver
manifestamente male informato Overbeck, non è esatto. Nietz-
sche non era il tipo che si desse pensiero della situazione in
tutti i suoi rapporti. Piuttosto, lo stesso Overbeck doveva sen-
tirsi personalmente colpito, e in questa situazione non poteva
far altro che rinunciare al contributo statale, cosa che poteva
arrischiare con tutta tranquillità, perché frattanto era venuto
a sapere con precisione l'entità dei mezzi che occorrevano per la
cura a Iena, e in caso di ulteriori necessità, aveva ricevuto nel
frattempo dalla cerchia degli amici sufiicienti assicurazioni di aflì-
dabilità in merito a contributi supplementari. Inoltre è da ri-
tenere che fin da allora prevedesse con i suoi colleghi la possi-
bilità di ottenere un’erogazione straordinaria dal Fondo Heusler.
Una richiesta di Overbeck in questo senso per 500 franchi venne
accolta sia nel 1891 sia nel 1892, anche se la vedova Nietzsche
poi rinunciò a riscuotere la somma, perché al momento non ne
vedeva la necessità, e non voleva ritirare più denaro di quan-
to fosse strettamente necessario.

Hagenbach poté quindi, dopo essersi consultato con Overbeck,


riferire al consigliere di governo il 25 settembre: « Il professor

182 Parte IV. Gli armi della malattia

Nietzsche si trova al momento nellbspedale psichiatrico di Iena,


ed eccezion fatta per qualche insignificante risparmio, dipende
totalmente da quanto riceve da Basilea. Il signor Overbeck, che
si occupa di tutto, crede che saranno sufficienti 2000 franchi
l'anno, se non sopraggiunge qualche imprevisto. Il contributo
di 1000 franchi della Società Accademica è, per quanto ne so,
assicurato ancora per 2 anni, e quello di 1000 franchi del Fon-
do Heusler è stato finora concesso ogni anno senza difficoltà. Il
signor Overbeck è quindi dell'opinione che in futuro sarà pos-
sibile fare a meno del contributo statale ». Così, a partire dal
1" luglio 1889 la pensione di Basilea venne ridotta a 2000
franchi (1600 marchi) Panno, forniti dal Fondo e dalle sottoscri-
zioni, da rinnovarsi rispettivamente ogni uno e ogni tre anni.
Era pur sempre una base finanziaria molto labile, e la madre
se ne rendeva perfettamente conto, così come sapeva benissimo
che «i buoni basileesi », come sempre li chiamava, non sareb-
bero rimasti così benevoli per tanti anni se non vi fossero stati
indotti dagli sforzi e dal credito di Overbeck. È una perfida
distorsione dei fatti, intesa a sminuire il prestigio di Overbeck,
quella della signora Forster nella sua successiva lettera (7 settem-
bre 1897) al professor K. Von der Miìhll: « Alla mia cara mam-
ma questa storia passata venne riportata alla mente una quin-
dicina di giorni prima della sua scomparsa da una lettera del
professor Overbeck. Egli le scrisse che la pensione di Basilea da
allora in poi sarebbe stata ridotta a metà; la buona mamma mi
disse: ‘ Allora avevi ragione tu, che la pensione di Basilea non
era a vita ’, come invece aveva sempre capito dalle lettere del
professor Overbeck ».

Una prima crisi

si ebbe nel 1894/S. La nuova (terza!) edizione completa delle


opere redatta dal dott. Kògel era arrivata, alla fine del 1894,
al volume ottavo con l’Anticristo, e grazie al nuovo contratto
con Naumann, notevolmente più vantaggioso, aveva fruttato pro-
venti cospicui. A questo punto a Basilea ci si cominciò a doman-
dare se fosse ancora giustificabile quella pensione, che non era
fondata su un diritto, bensì rappresentava un atto di assistenza
sociale. Nella Società Accademica Volontaria la questione per

IV. La pensione di Basilea (1879-1897) 183

il momento era risolta: nel maggio 1894 i donatori avevano nuo-


vamente sottoscritto per tre anni, e questi 1000 franchi erano
dunque di nuovo assicurati fino alla fine del 1897. Diversa-
mente stavano le cose per il Fondo Heusler, che era da rinno-
vare di anno in anno. Il Rettore dell'Università per il 1895 e
quindi anche presidente della Commissione per il Fondo Heusler,
il fisico matematico prof. Karl Von der Miìhll-His (13 settem-
bre 1841-9 maggio 1912; dal 1872 al 1889 professore uni-
versitario a Lipsia, poi a Basilea), il 12 gennaio 1895 scrisse
per informazioni al professor Max Heinze di Lipsia, da lui co-
nosciuto personalmente durante la sua precedente attività in quel-
la città e che sapeva legato a Nietzsche: « Nel fissare le pensioni
per Panno 1895 si è osservato che Ella, stimatissimo Consigliere,
a quanto dichiara il Suo collega Wech (P) sarebbe in grado di
fornire precise informazioni circa le condizioni attuali dell’in-
felice Friedrìch Nietzsche. Come Ella sa certamente dal pas-
sato, non esiste alcun obbligo da parte nostra di continuare a
concedere una pensione. Vi è altresì da considerare che i mezzi
sono limitati e che è possibile che in simili casi l’assistenza sia
insufficiente o non avvenga affatto là dove le prestazioni per
questa università da una parte, e dall’altra i bisogni siano
troppo grandi. Le sarei quindi oltremodo grato se volesse far-
mi pervenire informazioni ad uso della Commissione che deve
fare le sue proposte al Consiglio Accademico ».

Dopo il successo dell’edizione completa, Heinze in un pri-


mo tempo aveva avuto Pimpressione che il sussidio di Basilea
non fosse più necessario, ma per cautela si informò presso la
signora Fòrster, la quale si senti indotta a inviare direttamente,
il 4 febbraio, al professor Von der Miihll un ampio resoconto
sulla situazione come la vedeva lei: « Il mio caro fratello aveva
espresso già in passato l’idea e il desiderio che gli fosse pos-
sibile rinunciare alla pensione di Basilea. Ne parlai in proposito
verso la fine di quest’autunno col tutore assegnatogli all'atto del-
la sua malattia, il consigliere municipale dott. Oehler di Magde-
burgo [...]. Debbo dire che egli ha preso in seria considerazione
la cosa, come desiderio di mio fratello, ma ha addotto motivi
talmente seri e preoccupanti in contrario, che dovetti ricono-
scere che la mia richiesta era per il momento assai precîpito-
sa [...]. La nostra famigliola è composta da mia madre, mio
fratello e me. Le modeste entrate di mia madre e mie si estin-

184 Parte IV. Gli anni della malattia

gueranno quasi del tutto con la nostra morte, o passeranno in


altre mani. Finché viviamo insieme, prowedendo gli uni agli
altri, le spese per il nostro caro infermo si riducono sensibil-
mente, ma potrebbe anche succedere che noi morissimo entram-
be prima del nostro amato pupillo (Hòlderlin è morto a 74 anni),
e in questo caso egli dovrebbe essere ricoverato in un istituto,
e da dove dovrebbe venire la pensione necessaria per la sua
posizione? — Mio fratello possiede 1075 marchi [...] di in-
teressi e anche nel caso che ricevesse una piccola aggiunta al capi-
tale, non potrebbe venir ricoverato in un buon istituto di se-
conda o terza categoria — pensiero davvero spaventoso per i
nostri cuori trepidanti!

Forse Lei avrà sentito dire che mio fratello ha avuto buoni
introiti dai suoi libri, la cosa è vera, ma si tratta per l’appunto
del capitale che è stato messo a frutto in suo nome, e di cui
ora gode i 1075 marchi di interesse. Quando cadde malato,
mio fratello possedeva ancora un capitale di circa 12.000 mar-
chi: le cure durate per anni e soprattutto le spese di stampa da
lui sostenute per i propri libri avevano per l'appunto ridotto il
suo piccolo patrimonio a questo livello minimo [...]. Il libraio-
editore pretese dalla tutela, dopo che mio fratello si ammalò
gravemente, 1500 marchi per spese di stampa e di altro genere,
benché mio fratello ne avesse già pagate tante migliaia. A suo
tempo aveva stretto un accordo incredibilmente svantaggioso
col libraio—editore; con grande fatica e dopo numerose contrarie-
tà sono riuscita a mettere ordine in questa complicata fac-
cenda.

Da allora l'intera situazione è cambiata: il tutore non deve


più pagare le spese per i libri, bensì incassa per conto di lui
notevoli onorari, che però considera soltanto capitale finalmente
restituito, e mette quasi totalmente a frutto. Mio fratello pos-
siede ora 29.000 marchi in titoli [...]. Questi proventi sareb-
bero stati ancor maggiori, se [...] non fosse uscita illegalmente
una cattiva edizione completa, della quale abbiamo dovuto man-
dare al macero 3500 volumi. Naturalmente l’at'tuale edizione
completa è costosa, dati gli eccellenti collaboratori, come ad
esempio: il dottor Kogel e il dottor v. d. Hellen, ma la mag-
gioranza delle spese viene sostenuta dalla ditta Naumann e da
me stessa [...]. Il tutore di mio fratello mi ha detto che è
assolutamente impossibile rinunciare alla pensione di Basilea [...].

IV. La pensione di Basilea (1879-1897) 185

Tutta questa faccenda mi angustia, perché temo che a Basilea


si dia malvolentîeri la pensione al mio povero fratello, e anche
lui non voleva essere di troppo peso a Basilea. Quanto a me,
sono del tutto priva di mezzi; ho impiegato il rimanente denaro
liquido per istituire e mantenere, in onore del mio amato fra-
tello, l’Archivio Nietzsche, che è la base indispensabile del-
Pedizione completa. Con la mia povera mamma non posso
far parola dell’intera questione [...] perché essa considera la
pensione di Basilea l’unica cosa sicura [...] oltre ai magri in-
teressi: è completamente scettica circa la possibilità che i suoi
libri diano altri proventi. Anch’io credo che dopo Pedizione
completa non si incasserà più gran che; in Germania chi è che
compra libri di filosofia? I libri di mio fratello non sono asso-
lutamente destinati alla massa; se dipendesse da me, dovrebbe
essere lecito venderli soltanto a quei pochissimi che lo capi-
scono, per questo il loro prezzo esorbitante mi trova comple-
tamente d’accordo [...]. Ma voglio tornare all’intento princi-
pale della mia lettera: mi dispiace talmente di non poter to-
gliere questo peso a Basilea, lo avrei fatto così volentieri. Ma
forse potrei fare la seguente proposta:

Non sarebbe possibile che l'Università di Basilea concludes-


se una specie di contratto col tutore? La tutela di mio fratello
si impegna, ove l’Università di Basilea gli corrisponda la sua
attuale pensione fino al 1° gennaio 1900, a versare dopo la
morte del caro infermo 10.000 franchi al Fondo da cui mio
fratello percepisce la sua pensione. Io La prego di formulare
un accordo che sia vincolante per la Svizzera e la Germania e
per Perede di mio fratello (mia madre) e i suoi legittimi suc-
cessori.

Le raccomando caldamente tutta la questione! Il mio unico


scopo è quello di proteggere dal bisogno il mio povero, ama-
tissimo fratello, ma è anche mio sacro dovere soddisfare i suoi
desideri personali, e per questo desidero così ardentemente non
essere di troppo peso a Basilea [...]. Se mi venisse in mente
una proposta migliore, mi permetterò di rivolgermi nuovamen-
te a Lei. Ella può star certo che nessuno può desiderare più
ardentemente di me di rinunciare alla pensione di Basilea, ma
non posso nemmeno provocare qualcosa che renda più dura la
vita al nostro povero infermo così bisognoso d'aiuto o a mia
madre già tanto oppressa dalle preoccupazioni. Il contratto sud-

186 Parte IV. Gli anni della malattia

detto a mc pare ottimo. Va da sé che i 10.000 franchi sareb-


bero pagati anche nel caso che il caro infermo non vivesse
altri cinque anni. Durante questo periodo di cinque anni noi
metteremo da parte ogni centesimo dei diritti d’autore, e for-
se anche prenderemo qualche altra misura perché il nostro caro
sia protetto dalla miseria in ogni circostanza ».

Di fronte a questa effusione, il professor Von der Miihll


dovette ancora una volta chiarirle che non dipendeva da lei
rinunciare, bensì dal Consiglio Accademico concedere, e che
per il momento e fino al 1897 erano assicurati ormai soltanto
i 1000 franchi della Società Accademica. A questo punto essa
il 16 febbraio, cambia tono: «Che al mio povero fratello si
possa togliere, e togliere completamente, la pensione, a me pa-
re, in un’epoca in cui si prowede al semplice bracciante per
gli anni di malattia e di invalidità — a rne pare una cosa del
tutto incredibile. Temo di essermi recentemente male espressa:
eppure Le ho detto che il suo piccolo patrimonio è stato ri-
costituito soltanto grazie alla pubblicazione dell'edizione com-
pleta — ma questo significa che prima di quattro anni è im-
pensabile [...] una nuova edizione con nuove entrate. È vero
che debbono ancora uscire due o tre volumi di inediti, ma
quando ancora non si sa, perché bisogna fare prima un lavoro
di decifrazione molto, molto faticoso. L’Università di Basilea
pretende dunque che uno dei suoi antichi membri più famosi
viva con un reddito di 1000 marchi. Ma questo è il costo di
un infermiere [...] non appena la paralisi e l'intorpidimento
aumenteranno ancora [...]. Un uomo dell’ìmportanza di mio
fratello e colpito dal suo grave male, dalla sua grave invalidità,
non dovrà certo venire a dipendere totalmente dall’assistenza
dei suoi congiunti così privi di mezzi? Di recente avevo capito
male Pintera questione: credevo che ci si pregasse di rinunciare
alla pensione di Basilea e perciò Le scrissi che Pavremmo fatto
nel momento in cui fossimo sicuri di disporre di un modesto
reddito sicuro per il nostro povero infermo [...]. Torno a ri-
petere che probabilmente tra cinque anni verrà quel momento,
giacché penso: tra quattro anni potremo ripubblicare Pedjzione
completa ».

Evidentemente quesfiinformazione venne ritenuta soddisfa-


cente, perché la somma per la pensione di Nietzsche passò
nella lista insieme alle altre voci senza discussione. Ma già

IV. La pensione di Basilea (1879-1897) 187

l'anno seguente tornarono a sorgere i dubbi, questa volta, an-


ticipando una richiesta di informazioni, suscitati da due lettere
della signora Fòrster. Il professor Karl Von der Miihll riferi-
sce circa questa corrispondenza a Overbeck il 7 dicembre 1895:
«Nella mia risposta mi sono essenzialmente limitato a comu-
nicare che nessuno qui vuol avere a che fare con un contratto
come quello proposto, e che noi dobbiamo approvare la con-
tinuazione del sussidio finché non si giunga alla convinzione
che esistono mezzi sufficienti da altre parti per l'assistenza al-
Pinfermo ». Dunque la signora Forster era tornata a proporre
il suo progetto di anticipo della pensione, per poter ottenere un
reddito fisso. Ma frattanto aveva raggiunto la sicurezza finan-
ziaria da altre fonti. Elisabeth aveva estorto alla madre e al
tutore Oehler il passaggio a lei di tutti i diritti — e quindi i
proventi — delle pubblicazioni. Essa aveva dimostrato così
in ogni caso un fiuto infallibile per gli affari.

La sorella acquirta i diritti d'autore.

Essa tese abilmente la trappola: pur sapendo che il contri-


buto della Società Accademica era assicurato fino al 1897, e
benché il professor Von der Miihll le avesse promesso «la con-
tinuazione del sussidio » del Fondo Heusler, ora, alla fine di
novembre, fu lei ad angosciare la madre con la «notizia che
mi ha terribilmente spaventato », che tale pensione « verrà pros-
simamente tolta al mio povero figliolo », come la madre stessa
lamenta con Overbeck il 28 novembre 1895, cosi continuando:
« Ho anche sentito dire da terzi che mia figlia deve aver par-
lato di una specie di restituzione, ma è impossibile che Pabbia
inteso seriamente», e prega Overbeck di risponderle subito,
magari addirittura con un telegramma, perché la domenica (1° di-
cembre) doveva venire suo nipote Adalbert Oehler a discutere
una «questione che mi agita terribilmente», per decidere la
quale è indispensabile sapere qualcosa di certo circa la pen-
sione di Basilea. Infatti Elisabeth è pronta a surrogare questa
pensione: se la tutela (la madre e il consigliere municipale Oehler)
cede a lei — Elisabeth — i suoi diritti sul contratto editoriale,
essa pagherà 30.000 marchi e promette alla madre una rendita
di 1600 marchi Panno. La madre dilfida di questa offerta così

188 Parte IV. Gli anni della malattia

splendida, non sa immaginarsi da dove può provenire tanto


denaro. «Da amici», le viene assicurato, ma non si dice chi
siano questi « amici», come pure se vi siano delle condizioni,
e quali, connesse con questa liberalità. Il 6 dicembre 1895 essa
confessa a Overbeck: « [...] e la richiesta che mi è stata in-
dirizzata non mi fa nessun piacere, e quindi la decisione diventa
per me cosi diflicile, un vero e proprio tormento. Anche mio
nipote [...] non è potuto arrivare a una decisione definitiva, o
meglio ci è arrivato, ma solo per tranquillizzarmi, io però trovo
ogni giorno altri motivi per esser contro piuttosto che in fa-
vore ». Essa gli confida anche il motivo per cui non crede in
questo denaro: « Ci sono troppe spese, sicché non è possibile
mettere qualcosa da parte, e io ad esempio non ho mai rice-
vuto nulla né dei suoi interessi né dalPArchivio ». Infine, poco
prima di Natale, si riesce a piegarla, ed essa, umiliata e con
Pamaro sentimento di aver finito per fare una cosa non giu-
sta riferisce a Overbeck il 27 dicembre 1895: «Ho passato
delle settimane molto dilficili, ma prima che Le esponga tutto
quanto per iscritto, sarà bene che Le alleghi il relativo do-
cumento *, dal quale Le risulterà che l’Archivio Nietzsche è
passato a mia figlia insieme a tutti gli onorari, anche quelli
di Naumann. Col contratto mi hanno totalmente sorpresa, nel
senso che la sera ho ricevuto il documento da mio nipote di
Magdeburgo, e il giorno dopo Lisbeth aveva già preso appun-
tamento col notaio per firmarlo. — Ma avevano fatto i conti
senza Poste, perché io mi sono rifiutata per quattro intere set-
timane, e infine, dato che credevo di ammalarmi anch’io, e
anche mio nipote mi scriveva una lettera dopo l’altra, dicendomi
che potevo firmare tranquillamente, l’ho fatto; il giorno prima
avevo pregato anche per telegramma il buon professor Heinze
di venire da Lipsia, e quella brava persona [...] ha condiviso
completamente la mia opinione su ogni punto, giacché aveva già
ricevuto il contratto da Lieschen [...]. Per me mia figlia com-
mette un errore concettuale quando vuol comprare il tesoro
spirituale di mio figlio, del nostro infermo cosi caro a tutt’e due,
dunque il nostro tesoro di famiglia, strappandolo con denaro
altrui a me e soprattutto a mio figlio, che pure ha un nome,
giacché non riesco a vedere il minimo motivo per cui la situa-

* Cfr. Documenti, n. 16.

IV. In pensione di Barìlea (1879-1897) 189

zione debba cambiare. Né io ne’ mio nipote abbiamo mai creato


la minima diflìcoltà a Lieschen né a Kèigel [...]. Il motivo
principale che Lieschen ha addotto a Heinze è il poterne di-
sporre, comprare se possibile dei carteggi ecc. [...]. Cosi l'altro
giorno il notaio è venuto qui con mia figlia, perché io stavo male,
e io ho messo quella firma che mi è costata lacrime di sangue.
—— Da dove mia figlia vuol prendere i mezzi per vivere, per
pagare Kiigel, per servire i suoi fini ideali e la pensione di
1600 marchi da versare a me per il buon Fritz (‘ che per la
verità, come ha detto il professor Heinze, sta solo sulla carta ’),
certo non lo sa nemmeno lei, giacché oltre tutto Lieschen non
sa maneggiare il denaro [...]. La cosa migliore è il fatto che
dal giorno che ho firmato il tempo si è rasserenato e perciò ab-
biamo trascorso una bella Vigilia ».

Ora la signora Fòrster poteva fare la grandiosa con Basilea.


Anche quanto ad auto-elogi non si fece alcun torto, e il 12 gen-
naio 1896 assali il professor Karl Von der Miihll con una delle
sue lettere verbose. Essa si scusa per aver lasciato la di lui
lettera da qualche parte a Weimar, a Lipsia o a Berlino, ma
più tardi, quando avrà radunato le sue carte, risponderà. Vuole
anche «pregare il tutore di mio fratello di fornirLe un rag-
guaglio completo sulPattuale situazione, dopo di che Lei e lui
potrete liberamente decidere quel che sembri più opportuno a
proposito della pensione, tenendo conto delle circostanze e delle
intenzioni di mio fratello. Mia madre non ha di tutto ciò la più
pallida idea, dato che mio cugino [...] si occupa di tutti gli afiari
[...]. È stata questa la sfortuna nell’attuale questione del con-
tratto, che d’improvviso la povera mamma si è messa in testa
di voler decidere senza essere minimamente al corrente della
cosa, solo secondo le sue bizzarre idee personali. Lei forse si
meraviglierà che alla fine sia stato possibile fare questo contratto?
È andata così: i pochi in grado di rendersi conto della situazione:
tre eminenti giuristi, la ditta C. G. Naumann e un amico, hanno
sferrato contemporaneamente l'assalto contro mia madre, cosi
incredibilmente illogica; il contrasto si inasprì a tal punto che pro-
babilmente le sarebbe stata tolta la tutela se non avesse fir-
mato quel contratto così straordinariamente vantaggioso, ma
poi si decise, anche se sempre con molta stiua. Solo in se-
guito si capì che quel che aveva soprattutto indignato gli

190 Parte IV. Gli anni della malattia

esperti, ossia l’intenzionale misconoscimento del mio modo d’agire


‘addirittura meraviglioso’, come dicono queste brave persone,
era stato tutto colpa mia. Vale a dire che io non ero capace,
né prima ne’ poi, di parlare di quel che avevo fatto, che la brava
mamma credeva cosa di scarsa importanza. Per puro caso, qual-
che giorno fa, uno degli esperti prende la parola e racconta le
cose come le avevo trovate io cinque anni fa, quale indescrivibile
confusione! Poiché mio fratello provvedeva personalmente alla
stampa dei suoi libri, c’erano debiti e somme da restituire che
si aggiravano sui 5000 marchi, e oltre a ciò un patrimonio ri-
dotto ad appena 10-12.000 marchi; mentre ora, cinque anni
dopo, mio fratello ne possiede 60.000 ed io offro, nel caso che
la pensione venga a cessare, un vitalizio di 1600 marchi, questa
secondo lui era un’impresa addirittura meravigliosa, spiegabile
soltanto con lo straordinario affetto che nutro per mio fratello
[...]. La ditta C. G. Naumann aveva preso per definitiva un’in-
tesa verbale con mio fratello e comunque l’aveva capita male
[...]. Io non ho avuto l'appoggio di nessuno. Overbeck è stato
cosi bizzarro da appoggiare l'avversario e aveva addirittura dato
la sua sanzione all’equivoc0. Se quest’errore fosse continuato,
mio fratello, poverissimo e solo, si sarebbe ridotto a dipendere
unicamente dalla pensione di Basilea, mentre invece ora siamo a
un punto tale che possiamo discutere la questione deHa pensione.
E poi Pesperto aveva ancora particolarmente sottolineato quanto
ancor più intensamente io mi fossi curata deIPeredità spirituale
di mio fratello, fondato l’Archivio, creata Pedizione completa,
summa summarum avevo compiuto un numero davvero stra-
biliante di buone azioni. E da ultimo ha ricordato anche i sa-
crifici da me fatti. Tutto quanto il mio tempo, il mio denaro, la
mia capacità di lavoro io li avevo sacrificati per questa causa...
Questo quadro complessivo delle mie grandi qualità [...] alla
fine ha sopraffatto la mia buona mamma. Da allora è come tra-
sformata, e adesso anche a me dimostra tutte le amabili qualità
della sua natura [...]. Debbo anche pregarLa di non considerare
in alcun modo rilevanti le osservazioni di Overbeck. Della situa-
zione non capisce assolutamente nulla, non ha fatto che rendermi
le situazioni dilficili ancora più diflicili, e si è comportato in
maniera estremamente impropria nei miei riguardi. Ne ho par-
lato col consigliere Rohde, che ha assai disapprovato il conte-
gno di Overbeck, ma ne ha dato la colpa alla moglie, che secondo

IV. La persiane di Basilea (1879-1897) 191

lui è tutta intenta ad allontanare Overbeck da tutti i suoi vecchi


amici, questo forse può scusarlo ».
La signora Fòrster doveva avere ossessionato Rohde durante
la sua visita a Naumburg con lagnanze e osservazioni pungenti
su Overbeck, mettendolo" così in una posizione cliflicile. Egli
stimava altamente Overbeck, e teneva molto all'amicizia con
quello che considerava un probo studioso. D'altro canto non
poteva negare ogni merito alle attività della sorella dell’amico,
alla quale si sentiva legato anche umanamente fin dai tempi in
cui studiava all’università. La tensione tra la signora Fòrster e
Overbeck era per lui, e non aveva torto, quanto meno deplo-
revole, se non addirittura fatale per la sopravvivenza letteraria
di Nietzsche. Quindi tentò la riconciliazione, e da una parte
si schierò a fianco della signora Fiirster per proteggerla da Over-
beck, anche se in un modo che non avrebbe potuto essere più
malaccorto e sbagliato, perché gettò la « colpa» sulla moglie
di Overbeck, dall'altra tentò, con una laboriosa corrispondenza,
di indurre in Overbeck una disposizione d'animo più favorevole
alla signora, cosa di cui Overbeck non vedeva a sua volta alcun
motivo. Così i tentativi di conciliazione di Rohde rimasero senza
successo, ma per fortuna non turbarono Yamichevole rapporto
tra questi due vecchi amici di Nietzsche. Overbeck in ogni caso
non dimostrò mai di essere a conoscenza dellbsservazione contro
sua moglie contenuta nella lettera della signora Fòrster. Pro-
babilmente — si penserebbe — anche il professor Von der Miihll
non fece alcun uso di questa «informazione », così come in
genere passò sopra tranquillamente a questa lettera e appoggiò
la continuazione della pensione.

Il Curator fiscorum acadernicorum, professor Hagenbach-


Bischoff, inserì lo stanziamento per la pensione di Nietzsche
ancora una volta nella lista per il 1896, ma in una lettera circo-
lare indirizzata ai membri della Commissione il 26 febbraio 1896
osservò: «x È da sperare che in futuro Perogazione di una pen-
sione al signor professor Nìetzscbe diventi superflua, ma dato
che al momento, stando alle informazioni raccolte, l'intera situa-
zione è alquanto critica, Pinterruzione improvvisa potrebbe in
questo frangente avere imbarazzanti conseguenze per l’inferm0.
Se nel corso dell’anno il versamento della pensione dovesse di-
mostrarsi non necessario, ovviamente la somma stabilita non
verrebbe erogata, o soltanto per metà ».

192 Parte IV. Gli anni della malattia

I membri della Commissione interpellati accettarono di de-


cidere la questione mediante circolare, non si tenne alcuna se-
duta, e così la spesa fu di nuovo inclusa nel budget. Ma il pro-
fessor Hagenbach non abbandonò la questione così presto e
il 29 febbraio 1896 scriveva al collega Von der Miihll: «Le
restituisce la lettera della signora Fiirster, che ho letto. Se
esiste un patrimonio di 60.000 marchi e in più può essere isti-
tuita una rendita di 1600 marchi, potremmo tranquillamente in-
terrompere la pensione. Ma tutto il contenuto della lettera, e
in particolare la sua forma, è tale che dovremmo innanzi tutto
avere delle informazioni da una persona seria. Sarebbe assai de-
siderabile un rapporto concreto del tutore: il collega Overbeck
sa in ogni caso chi è il tutore e forse potrebbe chiedergli in-
formazioni». Così fece il professor Von der Mîihll, la cui ri-
chiesta di informazioni venne trasmessa da Overbeck, tramite la
vedova Nietzsche, al consigliere municipale Oehler di Magde-
burgo, che in seguito, il 30 marzo, fornì le seguenti chiare in-
formazioni:

« 1. Entrate sicure sono al momento soltanto gli interessi


di 29.600 marchi in titoli, che al 3 e 93% l'anno fruttano 1000
marchi circa.
2. Al professor Nietzsche non competono più diritti d’au-
tore. Tutti i diritti derivanti dai contratti editoriali sono stati
invece trasferiti alla sorella, signora Fòrster-Nietzsche [...] ».

Poi descrive i motivi per i quali la tutela ha caldeggiato la


cessione dei diritti d'autore: la tutela non poteva influire in
alcun modo sulla forma data all’edizione completa dal dottor
Kògel e dalla signora Fòrster, perché le mancava la compe-
tenza per farlo; e d’altra parte non poteva rispondere dei ri-
schi collegati a questa edizione. Per i primi volumi, che erano
relativamente facili da pubblicare e non richiedevano un ec-
cessivo lavoro, il rischio appariva per verità insignificante, anzi
c’era da attendersi un guadagno; invece gli scritti inediti, di
difiicile decifrazione, e per il momento d’interesse problematico,
potevano comportare delle perdite insostenibili. E la tutela non
può, ai sensi della legge e per la natura del suo compito, esporre
il suo pupillo a simili rischi. C'era anche un rischio opposto:
quello di lasciare immiserire Peredìtà spirituale di questo pu-
pillo. « Questo contrasto nei doveri della tutela venne ora gra-
vemente alla luce in singoli punti dell’intera impresa. Si è quindi

IV. La pensione di Basilea (1879-1897) 193

trovata la via d’uscita per cui tutti i diritti editoriali sono stati
trasferiti alla signora Forster. Le sue obbligazioni di natura ma-
teriale consistono in questo: essa deve versare alla tutela una
somma fissa di 30.000 marchi e inoltre, se e quando la pen-
sione di 1600 marchi annuali finora concessa dalPUniversità di
Basilea dovesse venir sospesa, essa deve subentrarvi e infine so-
stenere tutte le spese dell’edizione completa e dell'amministra-
zione delPArchivio Nietzsche. Tuttavia le prestazioni cui la si-
gnora Fòrster si è impegnata a termini di contratto hanno una
base assai poco solida. Essa stessa ha sacrificato tutto il suo pa-
trimonio allîmpresa coloniale di suo marito in Paraguay. I sud-
detti 30.000 marchi le sono stati prestati da ammiratori del pro-
fessor Friedrìch Nietzsche, essa deve pagare gli interessi del 3%
su questa somma. Se la preparazione delfedizione completa pro-
cederà bene, se la vendita dei libri si svilupperà favorevolmente
e le notevolissime spese di tutta l'impresa potranno venir (presto)
limitate, allora la signora Fòrster potrà realizzare ciò che si è
impegnata a fare. Ma che le premesse suddette si realizzino, è
cosa ancora assai dubbia [...]. Di conseguenza io non posso
al momento esser sicuro che, se la pensione finora cortesemente
concessa dalPUniversità di Basilea e dalle sue fondazioni dovesse
venir meno, il professor Nietzsche trovi un corrispondente com-
penso nelle prestazioni cui la signora Fòrster si è obbligata.
Credo comunque di sapere che la signora Fòrster la pensa al-
quanto diversamente su questo punto. Essa fa i conti col futuro:
può anche darsi che non si sbagli. Tuttavia, volendo debitamente
riferire circa la situazione patrimoniale, posso solo prendere
le mosse dalle effettive condizioni del momento.

3. Le somme anticipate in passato al professor Friedrìch


Nietzsche da amici — soprattutto per (coprire) le spese di pub-
blicazione di singole opere — sono state in gran parte resti-
tuite; esiste tuttavia ancora un debito di 1000 marchi, che verrà
ripagato secondo la misura delle entrate.

4. La madre — la vedova Nietzsche — riscuote una pen-


sione assai magra, credo di 300-400 marchi l'anno: possiede una
casa a Naumburg, gravata da un’ip0teca di qualche migliaio di
marchi *. In passato l'aveva affittata, il che le dava un reddito
sufficiente per le sue esigenze quanto mai modeste. La malattia
* In una lettera a Overbeck essa parla di 3500 marchi.

194 Parte IV. Gli anni della malattia

di suo figlio ha reso invece indispensabile che nessun altro vi


abitasse oltre lei. Questa casa è quindi da anni solo fonte di spese
e non frutta alcuna entrata [...].

Quale che sia la decisione finale, La prego, illustre signore,


di accettare Passicurazione che resterò sempre grato all’Università
di Basilea e ai suoi membri e alle sue autorità, anche per il
benvolere dimostrato a mio cugino Friedrìch Nietzsche».

Adalbert Oehler chiari infine anche a sua zia a Naumburg come


nascevano questi 30.000 marchi. Il 2 aprile essa riferisce a Over-
beck: « Ho saputo che i 30.000 marchi in questione sono stati
prestati, il che non ha fatto che confermare la supposizione che
andavo facendo fin dal principio. È tutta quanta una comme-
dia, ma bisogna fare buon viso a cattivo gioco, se uno non vuol
guastarsi i pochi anni che forse gli rimangono da vivere, e se
tutto va a buon fine voglio rallegrarmene. Un’idea del perché que-
sto sia accaduto, me la potrò fare forse soltanto adesso che mio
nipote viene a Naumburg per affari [...]. Sono appena stati qui
due signori di Berlino che avevano annunciato la loro venuta per
questbggi a mia figlia ». Ma ciò che essa non venne mai a sa-
pere era da dove provenisse quel denaro, e per questo non
sapeva perché i « signori di Berlino » erano venuti a Naumburg.

Elisabeth aveva cercato un prestito presso « ammiratori» e


«amici» di diversi luoghi. (Era questo il viaggio nel corso
del quale aveva lasciato da qualche parte la lettera del professor
Von der Miihll). Ma non ebbe successo, perché non poteva of-
frire alcuna garanzia. Ora si mette a fare un pericoloso doppio
gioco: può togliere alla madre i diritti editoriali solo quando le
può offrire in cambio 30.000 marchi, e questi li può ottenere
soltanto una volta che abbia sottratto alla madre i diritti edi-
toriali. Essa ora simula nel contratto di cessione il possesso di
questi 30.000 marchi, si impossessa cosi dei diritti editoriali e
solo ora, col sostegno di questi, può partire alla ricerca di amici
che si offrano come garanti per un prestito. In primissima
linea tra questi amici si trova Meta von Salis. A questa essa
si era già rivolta nellbttobre per un prestito di 500 marchi, che
ottenne immediatamente, per poter comperare quella malaugu-
rata lettera che le era stata mbata, a quanto aifermava, in Para-
guay e che ora le veniva offerta da Chemnitz. Doveva essere
enormemente interessata al possesso (e alla distruzione?) di
questa lettera di suo fratello. Le entrate correnti dell'Archivio

ÌV. La pensione di Basilea (1879-1897) 195

non erano suflicienti (i viaggi da lei compiuti nel 1895 a


Torino, Sils, Basilea erano costati troppo), e per questo motivo
si era ridotta a chiedere un prestito a Meta von Salis.

Ma nemmeno adesso che aveva in mano il contratto di


cessione, riuscì a portare avanti la questione dei prestiti. Il 30
dicembre 1895 essa riferisce assai abbattuta in proposito a
Meta von Salis, aggiungendo che il dottor Kògel continua a
occuparsi della cosa a Berlino e che ha trovato una possibilità,
per la quale però debbono trovarsi dei garanti, ed essa chiede
a Meta von Salis una garanzia di 5-6000 marchi, coperta da
titoli (dunque l'effettivo patrimonio del fratelloi). Ancora il
24 gennaio 1896 Elisabeth deve esporre a Meta von Salis una
difficoltà che ha messo in pericolo il prestito. Il dottor Kògel e
il dottor Hermann Hecker erano del parere di prendere in pre-
stito il denaro da von d. Heydt, il conte Harry Kessler e il
dottor Raoul Richter preferivano invece Robert v. Mendelssohn.
Comunque si risolvesse il dilemma, poteva venire a mancare
un mallevadore. Elisabeth ora propone a Meta von Salis: Meta
risponde di 10.000 marchi, la stessa Elisabeth di 2000, e il
dottor Richter, il conte Kessler e il dottor Hecker di 6000 mar-
chi per uno. Il 26 gennaio venne concluso il contratto di fideius-
sione, grazie alle cui garanzie venivano messi a disposizione
30.000 marchi da Robert v. Mendelssohn (personalmente, non
dalla banca) per 5 anni, ossia fino al 1° febbraio 1901. Come
garanti erano a disposizione: la dottoressa Meta von Salis, il
dottor Hermann Hecker, il conte Harry Kessler e il dottor
Raoul Richter, che garantivano per 6000 marchi ciascuno. Per
i rimanenti 6000 marchi era evidentemente lo stesso Mendelssohn
ad aiirontare il rischio *. Non è privo di amara ironia il fatto
che l’Archivio Nietzsche, che in seguito doveva venir trasfor-
mato in un centro spirituale del nazionalsocialismo, ebbe in ul-
tima analisi bisogno per nascere del capitale ebraico, cosa pre-
vista dallo stesso Nietzsche quando scriveva al suo Heinrich
Koselitz il 9 dicembre 1888: « Sa Lei ormai che per il mio
movimento internazionale io ho bisogno dell’intero grande ca-
pitale ebraico? ». Forse nella signora Fòrster affiorò un ricordo di
ciò quando, nel 1933, pur venerando la persona del « Fiihrer »
e il suo programma nazionalistico, si espresse con chiarezza ed ener-

* Cfr. Documenti, n. 17.

196 Parte IV. Gli armi della malattia

gia contro le persecuzioni razziali, come una maligna aberrazio-


ne, dovuta allînflusso di cattivi consiglieri.

A Basilea le decisioni cui alludeva il consigliere municipale


Oehler nella sua lettera del 30 marzo andavano avanti senza
risentire minimamente di tutte queste manovre. Lo stanziamento
annuale fu nuovamente inserito nel preventivo 1896 del Fondo
Heusler, e il professor Von der Miihll trasmise immediatamente
la lettera di Oehler a Franz Overbeck con le parole: « Ho ac-
cusato ricevuta al consigliere dott. Oehler e l'ho ringraziato per
il suo resoconto. Secondo me la questione per noi è molto
semplice e chiara: ogni anno noi cercheremo di rendere dispo-
nibile un sussidio di 2000 franchi, finché l’infelice non sarà
liberato dai suoi mali ».

Tuttavia, con l’anno 1897 si ebbe

La fine della pensione di Basilea.

Col 30 giugno 1897 terminò per prima la sottoscrizione


della Società Accademica. Il 15 luglio G. Preiswerk (conta-
biIeP), in una lettera al tesoriere Dr. Rudolf Sarasin-Vischer fa
presente la diflicoltà di raccogliere la somma complessiva dopo
la morte di Georg Fiirstenberger, e propone di caricare sul
conto generale la quota di Fiirstenberger. 4t Prima di registrare
questa voltura, La informo della cosa. Se Ella ritenesse neces-
sario comunicarla anche al signor Presidente, io sono pronto,
ma non avrei un peso sulla coscienza se La vedessi accettare la
rnia proposta ». Lînterpellato era d’accordo per una sistemazione
a tacita» della cosa, tanto più in quanto «da una comuni-
cazione del nostro signor Presidente [il dottor Iselin-Sarasin] »
non c’era più « nessuna propensione da parte dei nostri sotto-
scrittori a rinnovare la sottoscrizione Nietzsche». Ai più man-
cava troppo il rapporto personale con Nietzsche, e per di più
può darsi che i successi proclamati dall’Archivio Nietzsche, che
frattanto si era trasferito a Weimar, e riportati dalla stampa
venissero qua e là accolti con malumore. Evidentemente non
sembrava sussistere uno stato di bisogno.

Il contributo di 1000 franchi del Fondo Heusler frattanto


era stato approvato per tutto il 1897 e venne anche corri-
sposto per intero; lo sarebbe stato anche senza Pistanza indiriz-

1V. la pensione di Basilea (1879-1897) 197

zata dal tutore Oehler al professor Karl Von der Miihll in data
21 giugno 1897: « La situazione da me descritta nel mio det-
tagliato resoconto dell’anno passato [...] oggi è sempre la stes-
sa [...]. Dopo la morte ahimé prematura della madre di Friedrìch
Nietzsche io, in qualità di tutore del medesimo, ho concluso
con la signora Fòrster un accordo per il quale essa si assume
completamente Passistenza e il mantenimento di suo fratello,
come pure tutte le spese correnti per conto di lui, mentre ri-
ceve in cambio le entrate correnti del fratello. Queste entrate
ammontano — senza la pensione di Basilea — a circa 2100 mar-
chi. Non occorre che io dimostri in dettaglio che essa non
può sostenere con queste sole entrate le spese per Passistenza e
il mantenimento del fratello, col quale si trasferirà a Weimar il
mese prossimo, in una villa con terreno situata in posizione
salubre e isolata, ma che anzi deve sostenere dei sacrifici per
assolvere l'obbligo da lei assunto. Dato che proprio in questo
momento vi sono notevoli spese causate, nell’interesse dell'in-
fermo, dallo scioglimento del ménage di Naumburg e dalla
ristrutturazione della nuova abitazione di Weimar, sarei oltremodo
grato se potessero venir liquidate le rate maturate della pen-
sione ancora per quest'anno. Su proposta della signora Fòrster
vorrei in cambio tentare da questo momento in poi di fare a
meno della pensione finora concessa. Noi abbiamo tutte le ra-
gioni di essere profondamente grati per il sostanziale aiuto ac-
cordato allînfermo dalle autorità accademiche e dai suoi ami-
ci. Ma speriamo che nelle attuali circostanze sia possibile rinun-
ciarvi per il futuro [...]. Io vorrei ora, nell’interesse dell’in-
fermo, proporre che, ove la situazione peggiorasse inaspettata-
mente in modo tale da rendere indispensabile un ulteriore aiu-
to, mi fosse concesso di richiedere questo aiuto a Lei [...]. Vor-
rei anche approfittare di questbccasione per ringraziare di cuo-
re Lei, stìmatissimo signor professore, e tutte le persone che
vi hanno partecipato, per Peflicace appoggio prestato all’infelice
infermo ».

Il professor Von der Miìhll partecipò personalmente in mi-


sura straordinaria alle sorti di Nietzsche, come risulta da diverse
lettere indirizzate alla signora Fiirster. Così, anche ora la ces-
sazione dei contributi da parte della Società Accademica a par-
tire dal 1° luglio lo mise in agitazione, ed egli espresse a Over-
beck l’intenzione di sollecitare al Fondo Heusler un contributo

198 Parte IV. Gli anni della malattia

straordinario nella stessa misura, nel caso che quella parte do-
vesse veramente venir meno. Ma per il momento era ancora
persuaso che i pagamenti continuassero almeno per l’anno so-
lare. « Se così non dovesse essere, io tenterei di farmi autoriz-
zare ancora per quest’anno dal Consiglio Accademico 500 fran-
chi, con la motivazione delle spese straordinarie causate dalla
morte della madre e dal trasferimento a Weimar, e facendo pre-
sente che non sarebbe bello negare quest’ultimo aiuto. Forse
la somma si potrebbe ancora ottenere anche dalla Società Ac-
cademica >>. Questo non era possibile, come dovette comunicar-
gli Overbeck il 27 giugno. Nel luglio Von der Miihll espose
ancora una volta dettagliatamente la situazione al consigliere
Oehler, e dovette comunicargli con l'occasione che con la fine
del 1897 sarebbero cessati definitivamente anche i versamenti
del Fondo Heusler, perché era sorto un nuovo grave caso di
assistenza, provocato dalla malattia del professor Franz Misteli,
titolare dal 1874 della cattedra di linguistica comparata. Anche
al consigliere Oehler, Von der Miihll dichiara la propria inten-
zione di ottenere per il 1897 un contributo straordinario di 500
franchi, cosa ancora possibile perché la pensione di Misteli sa-
rebbe venuta a gravare sul Fondo solo a partire dal gennaio
dell’anno seguente, ma per appoggiare la sua proposta deve di-
mostrare un particolare stato di bisogno, e per questo prega
il dottor Oehler: « Dovrei soltanto avere la Sua espressa dichia-
razione che i 500 franchi sono indispensabili, forse anche qual-
che motivazione più precisa», che però sembra non arrivasse
mai, perché la proposta non venne più fatta. Von der Miihll
concluse la sua lettera con Passicurazìone: «Farò il possibile
perché da parte nostra si assolva quest’obbligo d'onore fino in
fondo, e mi metto a Sua completa disposizione se in futuro,
contro ogni speranza e aspettativa, dovesse dimostrarsi neces-
sario un altro sussidio ».

Per fortuna questo caso non si verificò più, come la si-


gnora Fòrster ebbe a confermare nel suo stile patetico in una
lettera che prendeva le mosse da lontano, indirizzata il 7 set-
tembre 1897 al professor Von der Miìhll: « Il tutore di mio
fratello mi ha inviato una Sua lettera perché io risponda. Col-
go con piacere Poccasione per significarLe quanta gratitudine
io abbia sempre nutrito per l'Università di Basilea e per tutti
coloro che in essa si sono interessati con tanto affetto e delica-

IV. La penxiane di Barilea (1879-1897) 199

tezza a mio fratello, per tener lontano il bisogno da lui e dalla


mia cara mamma. I0 ho sempre vivamente desiderato che mio
fratello potesse fare a meno della pensione di Basilea, tante
volte egli aveva espresso Pimbarazzo che gli causava il dover
essere di peso per tanto tempo a una comunità cosi piccola [...].
Se ora io mi sforzo di far bastare i nostri comuni proventi let-
terari, se non prego l’Università di Basilea di continuare a cor-
rispondere almeno una piccola parte della pensione, lo faccio uni-
camente perché mi entusiasma l’idea di realizzare i desideri
del mio caro fratello in ogni mia azione, e accetto volentieri qua-
lunque sacrificio per questo scopo ». Ma il suo spirito di sacrificio
non venne messo alla prova dagli ulteriori sviluppi relativi al-
l’Archivio e agli scritti inediti di Nietzsche. Ben presto essa
recitò il ruolo della «gran dama», di una facoltosa sovrana.

Ma con l'estinguersi della pensione di Basilea si spezzò an-


che Pultimo legame positivo con questa città. Ora vennero a
cadere tutte le barriere e i riguardi nei confronti di Overbeck,
che d'ora in avanti dovette fare sempre più spesso da bersaglio
all’aggressiva signora Fòrster, mentre non aveva altro desiderio
che di essere lasciato in pace e di non aver nulla a che fare col
chiasso provocato dall'Archivio. Il 31 marzo 1897 aveva la-
sciato la cattedra, il governo lo aveva ringraziato degli eccellen—
ti servigi resi per lunghi anni, concedendogli una pensione, ed
egli ora voleva godersi una vecchiaia tranquilla e serena. Non
frappose nessun ostacolo all’« Archivio », ma non intendeva ve-
nir coinvolto nella sua attività. Questo proposito gli venne
amareggiato dalla signora Fòrster con i suoi attacchi e le sue
richieste incessanti. Nasceva cosi la funesta tensione tra Ba-
silea e Weimar.

Le lettere citate in questo capitolo senza precisazione delle fonti proven-


gono da originali inediti conservati nelPArchivio di Stato di Basilea-città 73‘;
nell'Archivio dell'Università, III 17/6, Archivio Privato 340/F 1, e nel
Lascito Overbeck presso la Biblioteca Universitaria 75°.

V
WEIMAR

(luglio 1897 - fine di agosto 1900)

Soltanto una volta Nietzsche si era ambientato in una « so-


cietà », che lo aveva accolto e sostenuto: si trattava delle an-
tiche famiglie basileesi dei Burckhardt, Heusler, His, Merian,
Sarasin, Thurneysen, Vischer, ed egli sentiva assai fortemente
questo legame. Ancora il 20 ottobre 1887 egli scrive al di-
rettore dbrchestra basileese Alfred Volkland, nella lettera d’a -
compagnamento al suo Inno alla vita: «Nella società di Ba-
silea [...] esso desterebbe un vivace interesse per me. Non c'è
altro luogo dove si sia altrettanto ben disposti verso di me,
vecchio filosofo [...] N“. I suoi rapporti con la cerchia di
Wagner erano di altra natura. Qui non c’era una società di stu-
diosi e grandi commercianti (facoltosi), bensì singole personalità
interessanti. Potevano nascere delle amicizie, ma non crearsi ra-
dici profonde.

Anche queste ora vennero in gran parte recise con la fine


deHa pensione nel 1897. E nello stesso anno, con la morte della
madre, scomparve per lui anche la terra materna, quella Naumburg
che non fu mai per lui una patria.

I rapporti col « popolo », le radici in una comunità popo-


lare, rimasero per lui una cosa estranea; di qui anche le sue
frequenti invettive contro il nazionalismo della sua epoca. Né
a Basilea (dove la cosa era imposta dalla sua posizione in una pub-
blica istituzione educativa) ne’ a Sils, a Genova o a Nizza entrò
mai in rapporti più profondi con la popolazione. Le compagnie
frequentate da Nietzsche si limitarono sempre e ovunque ad ac-
cademici e alla piccola nobiltà (o, come a Basilea, alle famiglie
più in vista). Non perdonava quindi a Iacob Burckhardt il suo

V. Weimar (lugl. 1897-ago. 1900) 201

frequentare talvolta anche i piccoli borghesi cittadini (« filistei »)


nelle osterie.

Le sue energie psichiche lo avevano da gran tempo abbando-


nato, e ora perse anche — senza saperlo — le produzioni del
suo spirito, che erano passate in possesso di sua sorella. E in-
fine lui stesso, il suo corpo che vegetava, cadde nelle mani di
lei: divenne parte integrante del di lei Archivio, anche se una
parte peculiarissima, un oggetto di culto.

Elisabeth si era trasferita a Weimar con l’Archivio fin dal


1° agosto. Aifermava di poter lavorare meglio laggiù, soprat-
tutto alla biografia, di ricevere maggiori sollecitazioni, di es-
sere più vicina alle fonti. Indubbiamente, Weimar era in confron-
to a Naumburg un ambiente spiritualmente assai più stimolante.
E per di più bastava la dicitura « con sede a Weimar » per dare
all’Archivio maggiore prestigio, esteriormente si era al livello di
Goethe, ed Elisabeth era l'ultima a peritarsi di giocare da vir-
tuosa quest’asso nella manica. Qui era anche più facile atten-
dersi dei visitatori, soprattutto visitatori importanti. Essa non
aveva nemmeno più bisogno di allertare a Naumburg i colla-
boratori dell'Archivio Goethe di Weimar. E di collaboratori
aveva un grande bisogno. Per prima cosa attirò a sé, nell'autun-
no del 1896, Rudolf Steiner, che dovette darle lezioni di filoso-
fia. Il 5 dicembre essa gli offre di diventare curatore dell'edizione
nell’Archivi0 Nietzsche, cosa che Steiner rifiutò nettamente, anche
dopo ripetuti tentativi. Ciò nonostante la signora Fòrster diffuse,
con suo grande stupore, la voce che era riuscita a ottenere la sua
collaborazione. Ciò provocò naturalmente una tensione col col-
laboratore precedente, il dottor Kiigel, che si era fidanzato con la
signorina Gelzer di Iena, giocandosi così tutte le simpatie della
padrona. Kogel venne congedato nel giugno 1897, e contempo-
raneamente Steiner lasciò il suo «posto di precettore ». Nell'au-
tunno 1898 arriva un nuovo collaboratore, il dottor Arthur Seìdl.
Ma non riceve altro incarico che quello di correggere i presunti
errori di Kogel. Dopo un anno prende congedo anche lui e viene
sostituito dal dottor Ernst Horneffer, cui si aggiunge in seguito
il fratello, dottor August Horneffer. Alla fine di ottobre del 1899
la signora Forster può finalmente legare all’Archivio Heinrich
Kòselitz per l'edizione delle lettere (cfr. m).

C'era dunque parecchia turbolenza e poca sistematicità in


questo Archivio, che essa aveva inizialmente trasferito al n. 5

202 Parte 1V. Gli armi della malattia

della Worthstrasse. Ma quel luogo non la soddisfaceva, non era


abbastanza rappresentativo per lei. E a questo punto la signora
Fòrster mise in mostra uno spirito straordinariamente ostinato
e metodico. Riuscì a ottenere che Meta von Salis acquistasse il
20 maggio, con decorrenza 1° luglio, la casa « Silberblick»
che dominava Weimar dalla Luisenstrasse, n. 30, pagandola
39.000 marchi, e che gliela mettesse a disposizione per l’Ar-
chivio“. Sulle lievi alture di fronte, che dall’altro lato della
città accompagnano e racchiudono la valle dell'llm, sorgeva già
il nuovo edificio, inaugurato il 26 giugno 1896, dell’« Archi-
vio Goethe-Schiller », denominazione che l'Archivio Goethe,
fondato nel 1885, aveva assunto nel 1889 dopo l'acquisto del
lascito letterario di Schiller. Il 20/21 luglio 1897 Elisabeth
poté fare il suo primo ingresso con l’Archivio a « Silberblick ».
Essa chiamò subito operai e giardinieri e iniziò un’opera di ristrut-
turazione che doveva risultare a carico deHa proprietaria, e che
essa giustifica a cose fatte a Meta von Salis, il 24 agosto, con un
pretesto pieno di fantasia: «Dunque, mia carissima Meta, il
mio errore è stato quello di considerare la casa come casa di
mio fratello »”’. Subito dopo accarezza il progetto di diven-
tare proprietaria della casa e offre a Meta von Salis 40.000 mar-
chi, e nel giro di un anno raggiunge il suo scopo. Il contratto
di vendita reca la data del 1° luglio 1898. Nella trattativa essa
chiede a Meta di costituirsi creditrice ipotecaria di quella parte
della somma che non può pagare subito. Infine Pipoteca di 19.000
marchi viene assunta dalla Cassa di Risparmio di Weimar. I
21.000 marchi che deve procurare lei, debito che estingue,
dopo diverse promesse non mantenute, con un pagamento re-
siduo di 14.470 marchi il 1“ aprile 1899, le derivano dalla
vendita della casa materna di Naumburg, avvenuta nel mag-
gio 1899 per 15.000 marchi, casa che sicuramente non rappre-
sentava una sua eredità indivisa. Comunque per il momento
« Silberblick » è formalmente proprietà di suo cugino e tutore
di suo fratello, il consigliere municipale dott. Adalbert Oehler
di Magdeburgo.

La nuova sede dell'Archivio oflriva ad ogni modo tanto


spazio che Elisabeth poté prendere con sé il fratello per conti-
nuare ad assisterlo, addirittura con la fida vecchia Alwine, che con-
sentiva di proseguire senza interruzione le cure usuali. Sembra

V. Weimar (lugl. 1897-ago. 1900) 203

quindi che il paziente, nella sua apatia, non si accorgesse della


morte della madre e che superasse bene il trasferimento a Wei-
mar. L’8 agosto awiene, sempre a Weimar, il trasferimento delle
persone dalla Worthstrasse al « Silberblick » — lo stesso giorno
muore serenamente a Basilea Jacob Burckhardt.

Il trasloco, o piuttosto l’ingrcsso di Nietzsche, dovette es-


sere un evento spettacolare. a Un vecchio conoscente dei tempi
di Basilea, Ludwig von Schefiler, racconta [...]: ‘sullo iugero
di terra situato di fronte sorge un mulino olandese fatiscen-
te [...]. E non vanno a costruire una casa d’abitazione a poca
distanza! Una casa veramente brutta! Così abbandonata e sen-
za riparo com’è d'estate, nella vampa del giorno, non è inap-
propriata la battuta dei filistei di Weimar, che la chiamano
«Villa Sonnenstich» (= «Colpo di sole»). Come ci si può
abitare? Eppure! Un giorno mio figlio minore torna tutto ec-
citato dalla scuola: «Sai, papà? Lassù è venuto ad abitare
un filosofo matto! ». Io rimprovero il ragazzo, perché ho un
presentimento che verrà ben presto confermato. La sorella di
Nietzsche è venuta a Weimar insieme al fratello infermo! Vado
in giardino e faccio un mazzo delle rose più belle. Poi salgo
alla villa posta in alto, col cuore pieno di pensieri commoventi,
che mi riportano alla mia gioventù. Come allora allo Spalen-
torweg, mi apre la porta una signora! Riconosco subito il viso.
Le altre spiegazioni ce le diamo in un minuto, durante i con-
venevoli. La sorella di Nietzsche mi conduce in una specie di
salone. Fin da allora questo era reverentemente dedicato alle
memorie del grande fratello. I suoi ritratti alle pareti, libri, rac-
colte di suoi manoscritti in bell’ordine dappertutto, ma sparsi
per ogni dove! Poi ci avviciniamo istintivamente alla finestra
per godere la vista. Davanti a noi il mulino! La signora Fòrster
lo indica con aria melanconica: « Una metafora della nostra vita!
Senza ali! ». E qui appresi che una ammiratrice svizzera del
filosofo aveva acquistato per lui quella casa dalla singolare po-
sizione. Qui nellîsolamento e nel silenzio, essa sperava in una
sorta di guarigione dei suoi nervi ammalati ’»5°. Circa le prime
visite, Elisabeth scrive a Meta von Salis: « Frattanto ho avuto
delle visite così gradite: prima il conte Kessler e poi la signora
von Petery e dopodomani viene Stòving [...]. Sapeva Lei che il
dottor Meyer di Berlino ha comperato per 2000 marchi il ri-

204 Parte IV. Gli anni della malattia

tratto fatto da Stoving e ora lo ha donato all’Archivio? Purtrop-


po il quadro è ancora in un’esposizione e non arriverà prima di
settembre.

Il conte Kessler è ora il nostro consigliere nelle questioni


bibliografiche, vogliamo pubblicare una nuova edizione dello
Zarathustra, quella attuale è venuta nello stile delle liriche per
fanciulle » m.

Nel novembre venne in visita per tre giorni Resa von Schir-
nhofer. Era il suo primo incontro con la sorella di Nietzsche.
Nelle sue memorie“ essa riferisce: «Era naturale che Eli-
sabeth Fòrster-Nietzsche mi proponesse di far visita a suo fra-
tello, anche se io non avevo espresso questo desiderio, perché
temevo di guastare la vivace immagine dei nostri incontri di
un tempo con Pimpressione del suo aspetto alterato dalla ma-
lattia [...]. Immobile, senza partecipazione, chiuso in se stes-
so, egli sedeva come un automa là dove una volontà altrui lo
aveva collocato. Non ricordo di aver pronunciato una parola
di saluto, di aver superato Pangoscioso irrigidimento che mi
prese di fronte a questa personalità che avevo conosciuto un
tempo e che ora era cosi estranea e muta [...]. Cosi mi acco-
miatai, rimuginando tristemente tra me e me, chiedendomi qua-
li pensieri e sentimenti si muovessero ancora sotto Pimpenetrabile
maschera di questa figura, che portava impresso il marchio del-
l’umana impotenza e in cui ogni sprazzo di vita spirituale appa-
riva spento. La signora Elisabeth volle sapere tante cose circa i
miei incontri e conversazioni con suo fratello, e tra l’altro mi
chiese anche se mi avesse parlato di Stirner e del suo libro
L’unico e la sua proprietà. Io stetti un poco a riflettere e ri-
sposi che non potevo ricordarmi di aver mai sentito da lui
questo nome. Ciò non parve soddisfarla, tanto che, formulando
la domanda in altra maniera, insistette: potevo affermare con
sicurezza di ricordare che non lo aveva nominato? Mi sembrava
di essere un criminale interrogato dal giudice inquirente, e
risposi che potevo dichiarare soltanto che questo nome non si
trovava, in quanto nominato da Nietzsche, né nei miei tac-
cuini dell’epoca né nella mia memoria. Tuttavia essa tornò più
volte su questo punto, ottenendo sempre la stessa risposta. Ma
in questo modo non era risolta la sostanza della questione, os-
sia se Nietzsche avesse conosciuto Stirner, giacché il fatto che
non lo nominasse in mia presenza non equivale a dire che

V. Weimar (lugl. 1897-ago. 1900) 205

non lo conoscesse. Che la signora Elisabeth ponesse la questione


è però assai comprensibile, dato che R. Schellwien (1892) e
Henri Lichtenberger (1894) nei loro studi su Max Stirner ave-
vano tracciato alcuni paralleli tra lui e le teorie di Nietzsche ».
Il problema se Nietzsche abbia conosciuto l’opera principale di
Stirner del 1845, appare fino a oggi non definitivamente risolto.
Elisabeth lo negò energicamente (per motivi comprensibili), K6-
selitz ne dubitava, Franz e Ida Overbeck invece ne erano con-
vinti. La signora Overbeck ricordava con precisione conversa-
zioni su questo argomento, e Franz Overbeck si richia-
mava inoltre alla testimonianza di Adolf Baumgartner (Docu-
menti, n. 18).

Nello stesso periodo di Resa von Schirnhofer venne anche


lo scrittore Karl Bèittcher (1852-1909), che descrisse le sue im-
pressioni il 4 dicembre 1897 sul « Rigaer Tagblattxa" e nel
1900 nel suo libro dal titolo Sui rentieri degli studi“: a A1l’en-
trare nell’a.mpia sala, illuminata da due lati, la trovo vuota. Ma
no — laggiù — nelfangolo, sul divano dietro il tavolo accostato,
riposa in vestaglia una figura alquanto contratta in se stessa...
Dorme, Yinfermo dorme con lunghi respiri tranquilli... Occhi
infossati, alquanto morbosamente contratti, mani pallide posa-
te sul petto. La conversazione con la sorella prosegue a sussur-
ri [...]. Facciamo ritorno nella biblioteca [...]. Dopo qualche
tempo rientro nella camera dov’è l’atnmalato. Si è destato dal
sonno ristoratore, e sta accoccolato su una sedia presso la fi-
nestra. Le larghe spalle sono ricurve su un grosso libro che sta
in apparenza leggendo, sebbene lo tenga in mano rovesciato. Mi
rivolge occhi grandi e vivaci: è come se cominciasse a ricercare
nella memoria, chi può essere l’estraneo che sta davanti. Ma
poi toma a curvarsi sul libro, senza più cognizione della sorel-
la e di me [...]. Talora pronuncia qualche parola, come in un
monologo. ‘ In questa casa abitano bravissime persone ’ [...] e
più tardi ‘Ho scritto molte belle cose ’ [...]. Gli porgono un
pezzo di pane (di dolce?); sembra che gli piaccia. ‘Questo è
un bel libro ’, pronuncia con serietà.

Non come Lenau, che dava in escandescenze, no — come


un tempo Hòlderlin, Friedrìch Nietzsche è ora avvolto da una
sorta di elegiaca demenza; è tranquillo, ha un atteggiamento
sereno, ma anche privo di gioia e di dolore. La sua attività
spirituale è ormai completamente distrutta: spenta la memoria,

206 Parte IV. Gli armi della malattia

spente le facoltà di giudizio, spenta la fantasia; spezzato quello


che era un tempo lo zampillare celeste dello spirito, che splen-
deva al sole coi più brillanti colori dell’arcobaleno [...] i suoi
occhi azzurri, come allucinati dall’ottenebramento spirituale».

Adalbert Oehler riferisce brevemente a Meta von Salis m di


essere stato la prima volta a « Silberblick » domenica 19 dicem-
bre. Le altre notizie circa le condizioni dell’ottenebrato si fan-
no più rare, ma anche queste poche contraddicono tutte la de-
scrizione data da Elisabeth nella sua biografia, dove parla di
un risveglio psichico, di conversazioni sensate e anche di una
certa mobilità fisica, fino a una ricaduta avvenuta nell’estate del
1898, da lei diagnosticata come un <4 lieve colpo apoplettico » “.
Così, una nipote, Marie Schenk, che era a Weimar il 22 no-
vembre 1897, si limita a riferire a Meta von Salis m: « L’infer-
mo va abbastanza bene, e i massaggi eseguiti da mano esperta
paiono giovargli ». Questo è tutto.

Il 12 settembre 1898 annuncia poi a Meta von Salis: «A


luglio la zia era così contenta dello stato di salute dell’amma-
lato che aveva quasi cominciato a sperare che intervenisse un
miglioramento. Ma purtroppo era soltanto un'illusione. Un pro-
fessore di Iena * chiamato dalla zia dichiarò il male incurabile ».
A queste fasi di apparente miglioramento tenevano dietro le
ricadute, che scendevano ogni volta un gradino più in basso. Così,
nel maggio del 1899 la sorella ha di nuovo l'impressione di un
«colpo apoplettico », dal quale il paziente si rimette ancora
una volta, sicché Marie Schenk può riferire il mese seguente,
il 29 giugno 1899: « Lo stato di salute di Friedrìch Nietzsche
è assai mutevole. Di recente la zia Forster ha temuto molto per
la sua vita, è rimasto a giacere per 36 ore senza dare segno di
vita. Ieri mia sorella Martha mi ha scritto da Weimar che ‘ suo
marito va ora quasi tutti i giorni all’Archivio Nietzsche, spe-
riamo che il male ai piedi non torni più a tormentate il po-
vero infermo, comunque la cura ne è gravemente impedita ’. A
quanto sembra gli son venute delle piaghe a un piede e dev’es-
sere una cosa molto dolorosa ».

A proposito di una visita nel settembre del 1899, quando


però Marie Schenk evidentemente non vide il malato, essa scri-

* Probabilmente il dottor Ziehen, della cui visita «dopo 10 anni»


parla Elisabeth nella sua biografia (p. 924).

V. Weimar (Ingl. 1897-ago. 1900) 207

ve il 30 dicembre 1899 a Meta von Salis: « Friedrìch Nietzsche


sta, a quel che si dice, abbastanza bene. Quando sono stata
l’ultima volta a Weimar in settembre *, la zia non si stanca-
va di descrivere il suo aspetto molto migliorato, come del resto
le sue condizioni generali. Ma la sua salute è sempre molto mu-
tevole e la zia tende anche a veder tutto rosa ».
Queste poche testimonianze danno un’idea abbastanza pre—
cisa del modo di giudicare di Elisabeth e della situazione qual
era invece realmente.

Nel maggio 1898 Elisabeth chiama da Berlino lo scultore


Max Kruse per modellare un busto in marmo. Oggi questo
busto si trova nella casa di Nietzsche a Sils-Maria, dopo che per
parecchi anni se ne erano perse le tracce. Allora invece fu og-
getto di molta attenzione — ovvero, Elisabeth attirò su di
esso questa attenzione. Comunque il granduca di Weimar ven-
ne nell’Archivi0 unicamente per vedere questo busto. «Pare
che Pinfermo posasse pazientemente e che avesse, date le cir-
costanze, un belPaspetto ». Già il successivo settembre Elisa-
beth fece venire da Dresda lo scultore Arnold Kramer per
scolpire una statuetta di Nietzsche. Negli ultimi mesi di vita,
il pittore Hans Olde (1855-1917) poté ritrarre Nietzsche as-
sorto nella contemplazione di un tramonto. In genere i visitatori
più eletti potevano vedere Pinfermo, e ogni volta la scena
era circonfusa dall'atmosfera e dalla magia di un rituale.

Sicuramente la descrizione più fanaticamente esaltata ed ec-


centrica è quella che ci da della sua ultima visita, poche set-
timane prima della morte di Nietzsche, dunque verso il luglio
1900, la baronessa von Ungern-Sternberg, che aveva conosciuto
Nietzsche durante il viaggio a Sorrento nellbttobre 1876, an-
cora come baronessina von d. Pahlen “i”: «La mia pressante
richiesta di rivederlo, cosa che agognavo e temevo, doveva es-
sere esaudìta tre giorni dopo — e insieme a me c’era una pic-
cola schiera di amici fidati, vecchi e nuovi. Con mia grande
soddisfazione mi avvenne di fare la conoscenza di Gast (Kòselitz),
l’uomo dal cuore d’ore così sensibile e dallîmpressionante ta-
lento musicale. Dei seguaci di recente acquisto, una giovane

* Marie Schenk è dal 24 novembre 1898 la moglie del pastore Gelpke


(figlio della sorella di Bcrnharcl Fòrster!) e abita a Langenroda presso

nndorf.

208 Parte IV. Gli anni della malattia

coppia dall’armoniosa cultura, nobili non solo di nascita ma an-


che d’animo, completavano la simpatica cerchia [...]. Soltanto
grazie a un raflìnato sistema da lei [la sorella] escogitato, con-
sistente nel cambiare posizione e giaciglio ogni due ore durante
tutta la giornata, si è potuta risparmiare al povero soflerente la
pena delle piaghe da decubito. Così, senza soffrire fisicamente,
egli conduceva un'esistenza pacifica e serena, avvolto e protetto
da_un affetto e un'assistenza instancabile, che si rinnovava per
lui ad ogni levar del sole [...]. Come mi sentii, quando lo vidi
nella sublimità della sua natura, neIPinfinitamente profonda bel-
lezza della sua espressione spirituale! Soprattutto la bellezza
degli occhi, non più velati da occhiali, era addirittura travol-
gente. Da queste pupille profondamente melanconiche, che sem-
bravano spaziare lontano eppure rivolgersi verso l’interno, ema-
nava un possente influsso, un magnetico fluido spirituale, al
quale nessuna natura sensibile poteva sottrarsi. Avvolto in bian-
che vesti * egli riposava su un divano al quale io mi avvicinai
timorosa, presentata dalle parole della sorella: ‘Carissimo, ti
porto una cara antica, che abbiamo spesso ricordato insieme’.

Strinsi tra le mie mani la sua destra magra e consunta — la


mano che aveva evocato sulla carta immortali catene di pen-
sieri, aere perennius — e sussurrai: ‘Un tempo, tanto, tanto
tempo fa, ci siamo conosciuti in Italia, a Genova e a Pisa’.
Il suo occhio si posò su di me con espressione indagatrice e pen-
sierosa e poi, scuotendo la testa possente, egli cercò con una
muta domanda lo sguardo della sorella, che gli bisbigliava parole
carezzevoli e piene d’atletto. Dalle mani del maestro Peter Gast
al pianoforte si sprigionavano suoni stupendi, poderose cascate
di note, che si impadronirono dell’infermo come per magia e,
simili a una scossa elettrica, fecero sussultare il suo organismo.
Una beata estasi gli si dipinse in volto, tutto il suo corpo vibrava
in preda a febbrile agitazione — ed ecco che una nuova vita
pervase le mani diafane e paralizzata. Esse ruppero le catene del
torpore e si mossero l’una contro l'altra nel gesto de]l’applauso.
Non si stancava di manifestare in questo modo il suo plauso;
le corde erano già mute —— ma lui, l’occhi0 nell’occhio della so-
rella, cercandovi e trovando un eloquente consenso —— continuava

* La signora Forster osserva in proposito: «Negli ultimi anni di vita


indossava una lunga veste di pesante stoEa bianca, del genere della tonaca
dei sacerdoti cattolici».

V. Weimar (lugl. 1897-ago. 1900) 209

a tremare per la delizia, una vera tempesta di entusiasmo nelle


espressioni del volto e negli applausi interminabili. Uno spetta-
colo degno degli dei quello che mi fu dato vedere. Con l'occhio
ìnumidito, sconvolti da sensazioni indicibili, i testimoni di que-
sto tumulto spirituale si ritirarono. La stretta delle mani e le
lacrime disciolsero la tensione delle anime ».

Era questo l'effetto che Peter Gast otteneva al pianoforte!


Dopo anni di estraniamento, anzi di astiosa ostilità da parte
della signora Fòrster, questa cominciò nell'aprile del 1898 a ten-
tare il recupero di Kiìselitz, indispensabile per la decifrazione
degli. ultimi manoscritti, in qualità di collaboratore, inviandogli
un volume appena uscito contenente poesie di Nietzsche, con
una dedica personale. Kiiselitz reagisce ancora sarcasticamente e
scrive a Overbeck il 14 aprile 1898 m: « Sulla dedica appostavi,
‘Al signor Peter Gast con i saluti più cordiali da parte della
curatrice ' mi sarei quasi messo a ridere. L'angelica signora ha
ancora una volta citato Naumann davanti alla procura di Stato.
Non sa far quasi altro che turbare le persone, tormentarle, sfrut-
tarle e trinciar giudizi con la più evidente ingiustizia. Il dot-
tor Kògel, che ha lavorato come un mulo, lei l'ha chiamato
‘fannullone ’, ecc. Quanto a me, mi rallegro con me stesso per
avere allora, quando il Lama tornò dall'America, tagliato così corto
con lei». La signora Forster ora prende tempo per lasciare che
il suo gesto di conciliazione faccia il suo efietto, ma non perde
di vista il suo scopo, e il 15 novembre dell'anno seguente (1899)
Kòselitz scrive a Overbeck, lasciandolo non poco stupito "7:
«Egregio signor professore! Per il Suo compleanno sono con
Lei in spirito, per augurarLe di cuore felicità e salute, ma anche
per farmi perdonare il terribile ritardo con cui rispondo alla Sua
gentile ultima lettera. Perfino queste righe Le giungeranno trop-
po tardi, giacché sono stato e sono straordinariamente impe-
gnato non soltanto nella preparazione del nostro concerto di do-
mani al Museo, ma anche nelle cure da prestare a mia madre
ottantenne.

Ho ricevuto contemporaneamente a Lei Pappendice del dot-


tor Seidl all’VIII volume di Nietzsche. L’edizioncina stampata in
gotico cui questa appendice si riferisce non è ancora sul mercato.

Dato che sembra che la signora Forster cerchi di imbro-


gliarLa, egregio professore, e di mettere al Suo posto (F.O.) la
parigina signora Ott (= Frau Ott) (anche se soltanto a pagina 455

210 Parte IV. Gli anni della malattia

della suddetta appendice) — io sono completamente solidale con


la Sua protesta. Del resto il dottor Arthur Seidl è già andato via
dall'Archivio da qualche mese. È andato a Monaco, sua città
natale, per la verità senza guastarsi con la sorella di Nietzsche.
Ora laggiù c'è il dottor Horneffer, una persona davvero eccel-
lente.

Come so tutto questo? -— Sono stato a Weimar dall’11 al


14 ottobre! Durante l'anno ho ricevuto parecchie lunghissime
lettere dall'Archivio, alle quali non ho risposto. Ma ai primi di
ottobre è arrivata una lettera in cui mi si raccomanda caldamente
l'edizione delle composizioni musicali di Nietzsche, in una ma-
niera che questa volta non mi ha fatto né ridere né piangere,
e che in effetti mi è parsa accettabile. Il caso volle che dovessi
andare a Weimar per altri affari, e così non esitai a salire fino
allo stupendo Silberblick, ai piedi del quale si stende Weimar
grosso modo come Firenze vista da San Miniato. Il nostro incon-
tro naturalmente si è svolto come se nulla fosse accaduto. Sol-
tanto il terzo giorno siamo arrivati a parlare della nostra diver-
genza. Purtroppo non posso accennare alla storia successa col
dottor Kogel, mi porterebbe troppo lontano.

L'Archivio è sistemato in maniera stupenda — Nietzsche ri-


posa tutto il giorno su un divano al piano di sopra, avvolto in
una veste di flanella bianca; non ha un brutto aspetto, si è
fatto molto calmo, ti guarda con uno sguardo trasognato e forte-
mente interrogativo. Quando gli ho suonato al pianoforte, molto
delicatamente, il ‘ Pria che spunti in ciel l'aurora '*, un lampo
sembrò uscire dall'abisso della sua memoria ormai confusa: e
batté le sue mani da Cristo in un applauso stanco e pressoché
inudibile.

Le opere di Nietzsche rimarranno nelle edizioni Naumann.


S. Fischer a Berlino sta preparando soltanto un'edizione di lusso
dello Zarathustra in 500 copie; — probabilmente sarà nello stile
della più moderna balorderia decorativa, giacché la signora F61"-
ster mi ha detto, nel parlarne: me ne lavo le mani. Si è fatta
concedere da Naumann i diritti per questa edizione particolare.

Ai primi di dicembre tornerò a Weimar: durante la mia


prima visita, nella confusione delle tante passeggiate, nuove co-
noscenze, occhiate agli atti degli anni passati e tutto il resto, ho

* Aria da «Il matrimonio segreto» di Cimarosa. [N.d.C.]

V. Weimar (IugL 1897-ago. 1900) 211

potuto dare soltanto un rapido sguardo alle composizioni musi-


cali esistenti.

Ma ora debbo terminare. Sono curioso di sapere che cosa


pensa Lei del mio comportamento. Vero è che per darne un
giudizio occorrerebbe parecchio materiale, che per il momento
non posso nemmeno cominciare a enumerare.

Coi più sinceri saluti e auguri a Lei e alla Sua gentile con-
sorte, rimango come sempre il Suo devoto e riconoscente allievo
Heinrich Kòselitz x».

Per la verità la signora Fòrster non aveva in mente Pedizione


delle opere musicali, bensì quella delle lettere. E anche nel ma-
teriale di questa si trovavano passi che Kòselìtz non poteva nem-
meno enumerate: le dure, probabilmente anche ingiuste osser-
vazioni di Nietzsche sul suo amico definito un «babbeo» dal
cervello ottuso, un peso morto. Questi passi dovevano venire
inseriti nell'edizione? E a quali condizioni la signora Fòrster era
disposta a sopprimerli e a rinunciare alla pubblicazione? Su que-
sti punti Kòselitz, messo alle strette, non aveva né il coraggio né
la facoltà di fornire chiarimenti nemmeno al suo antico maestro
tanto venerato (cfr. m).

Quando, ai primi di aprile del 1900, sua madre morì ad An-


naberg, Kòselitz poté definitivamente trasferirsi a Weimar, dove
prese inizialmente alloggio al numero 22 della Lisztstrasse. Il
4 agosto 1900 egli descrive a Overbeck la sua vita e le sue im-
pressioni (già da una nuova abitazione, indirizzo Luisenstras-
se 13/II, dunque più vicino all’Archivio)”: «Ho passato un
periodo molto movimentato, e ogni volta che credevo di poterLe
dire con precisione dove all’incìrca avrei potuto concedermi l’uno-
re di rivederLa, di colpo le cose cambiavano completamente. Ora
però la situazione è tale che penso di stabilirmi qui per i pros-
simi anni, anzi il 3 settembre intendo sposarmi! Con una inna-
morata che ho già da 10 anni: con la signorina Elise Wagner
di Lipsia, di ventisei anni.

Attualmente sono molto occupato nella decìfrazione degli ul-


timi manoscritti di Nietzsche, come pure nella rielaborazione del
Leone di Venezia (che dovrebbe essere rappresentato qui nell’in-
verno), oltre che nella vita di società. Ora io pensavo, egregio
professore, se andando a Dresda Ella non potesse fare l’itine-
rario Francoforte-Eisenacb-Weimar-Lipxia. Potrei avere allora
l'enorme gioia di rivedere qui Lei e la Sua riverita signora. Non

212 Parte IV. Gli anni della malattia

c'è affatto da temere che la signora Fòrster venga a romperci le


uova nel paniere. Non fa un passo in città, viaggia solo a bordo
del suo equipaggio, con cocchiere e valletto in livrea a cassetta.
È diventata una vera gran dama, molto ricercata nelle cerchie
aristocratiche e di Corte come persona di buona compagnia».

Dunque Kòselitz ancora adesso ha un atteggiamento critico


e distaccato verso la signora dell’Archivio. La visita di Overbeck
awenne soltanto in settembre, ma fu molto breve. Quindi Kòse-
litz subì a lungo e unilateralmente Pinflusso dell’ostilità della
signora Fòrster per Overbeck, influsso cui finì ben presto per
soggiacere, giungendo alla fine a sostenere l'ipotesi, del tutto
campata in aria, che Overbeck avesse inventato la « leggenda » del-
l'infezione luetica di Nietzsche, e che la corrispondente annota-
zione nel giornale clinico di Iena fosse dovuta unicamente alla
sua testimonianza. Questa affermazione, che venne smentita senza
ombra di dubbio dalla testimonianza di Binswanger, continuò
però ad essere tenacemente propugnata da1l’Archivio — cioè dalla
signora Forster e da KiSselitz — nella polemica con Mobìus dopo
il 1902 *.

La fine.

Fin dall'epoca di Alessandro Magno si ripete il triste quadro


dei diadochi, degli epigoni e degli eretici che si dilaniano per
stabilire chi sia il vero erede di un grandioso retaggio — e in
questo modo essi si allontanano sempre di più dalla sostanza,
dallo spirito di questo retaggio, e finiscono con Poîîuscarne l’im-
magine.
Finché continuava la vita fisica di Nietzsche, queste contro-
versie erano ancora coperte, si mostravano come lampi all’oriz-
zonte. Ma quanto sarebbe durato questo ritegno, ora che lo spi-
rito del filosofo era morto da ormai undici anni? Così forte
era la magia di quel sacrario con la sua eccezionale reliquia morta-
vivente?

La morte dell‘infermo il 25 agosto 1900 portò con sé la li-


berazione da questo dovere di reverenza. Ma aprì anche le ca-

* Cfr. Documenti, n. 19.

V. Weimar (lugl. 1897-ago. 1900) 213

taratte dell’esegesi nietzschiana, che si riversò in innumerevoli

rivoli in tutte le direzioni, fino agli opposti poli della venerazione

e dell’esecrazione — come avviene ancor oggi.

Com’è grande il contrasto tra le chiassose polemiche su scala


mondiale e la quieta dipartita di questo martire coraggioso dalla
sua tragica esistenza. Questa volta è la signora Mathilde Schenk-
Nietzsche, la madre di Marie Schenk, che il 30 agosto 1900 rife-
risce brevemente, ma con una salutare rinuncia al patetismo, a
Meta von Salis: « La scorsa settimana il defunto soflrì di un
catarro che poi attaccò anche il polmone. Nella notte da venerdì
a sabato (24/25 agosto) fu colpito da apoplessìa. Sabato mattina
mio marito venne chiamato alle 8 dalla signora Fòrster-Nietzsche
e trovò il malato che rantolava privo di conoscenza, con un lieve
tremito che scuoteva i piedi e le mani; tra le 11 e le 12 esalò
l’ultima respiro. Domenica mattina mio marito partì per Rocken,
su incarico della sorella del defunto, per preparare e organizzare
tutto quanto concemeva la sepoltura nella tomba di famiglia dei
suoi genitori [...]. La mattina presto di martedì la salma venne
trasportata a Rocken ».

Elisabeth Forster inviò la seguente partecipazione personale:

« Oggi, verso mezzogiorno, è deceduto il mio amato fratello

Friedrìch Nietzsche

Weimar, 25 agosto 1900 ».

L’annuncio dell'Archivio venne firmato da Peter Gast, Arthur


Seidl, Ernst e August Hornelfer e invitava alla cerimonia fune-
bre indetta a « Silberblìck» per lunedì 27 agosto, col seguente
programma:

1. Canto consolatorio delle amiche della signora Fòrster: « Suo-


ni » di Johannes Brahms (su testo di Klaus Groth) (« Quando
uno stanco corpo vien sepolto »).

2. Allocuzione di Ernst Horneifer.

3. Lamento delle donne: « Quae fremuerunt gentes» di Pale-


strina.

Il programma musicale tradisce l’esperto musicista Peter Gast.

In gioventù Nietzsche aveva musicato due poesie di Groth, una


delle quali venne in seguito musicata anche da Brahms; e da

un’altra composizione di Groth (cfr. vol. I, pp. 94, 100) aveva


tratto lo spunto per un brano per pianoforte. Aveva anche com-
posto un << Miserere >> a cinque voci (cfr. vol. I, p. 74), chiara-

mente sotto Pinflusso di un intenso studio di Palestrina l”.

Z14 Parte IV. Gli armi della malattia

Martedì 28 agosto alle 4 del pomeriggio avvenne l’inuma-


zione nella tomba di famiglia a Ròckenz“:

1. Rintocchi deHe antiche campane (che avevano anche accompa-

gnato la sua nascita e la prematura morte del padre).

2. Coro maschile.

3. Discorso del primo borgomastro dott. Adalbert Oehler (dive-

nuto primo borgomastro a Halberstadt).

4. Coro maschile.

5. Messaggi di addio: prof. Max Heinze, Carl von Gersdorfî,


dott. Carl Fuchs.

. « Testimonianza » di Peter Gast.

. Coro maschile.

. Messaggi d'addio dei partecipanti al lutto (tutte citazioni dallo


Zarathustra), poi la tomba venne rinchiusa con una grande
lastra di marmo, come quella di cui Nietzsche aveva dotato
la tomba paterna *.

Dovette essere indubbiamente una cerimonia nobile e commo-

vente. Ma — era consona alla personalità e al pensiero di Nietz-

sche? Egli aveva sempre voluto la sincerità fino alle estreme con-
seguenze, combattendo senza compromessi ogni ipocrisia. Questa
cerimonia corrispondeva al suo postulato?

Nel camposanto di una chiesa cristiana e ai rintocchi delle


sue campane vennero pronunciate parole d‘addio tratte dal li-
bro dell’Anticristo Zarathustra. E nessuno dei partecipanti al lutto
parve avere qui coscienza dell’enorme frattura, anzi dell’insana-
bile dissidio che separava il luogo e l’opera, le aspirazioni e la
realtà.

Forse una persona ne avrebbe sofierto: Overbeck. Ma lui


non era presente. Non rimase lontano intenzionalmente, quasi
si vergognasse, come in seguito gli venne imputato. Si trattò di
nuovo di uno di quegli infausti giochi del caso che spesso hanno
conseguenze imprevedibili.

Dopo la briosa lettera di Kfîselitz del 4 agosto, Overbeck non


si aspettava cattive notizie da Weimar. Il 7 agosto rispose nello
stesso stile, ma previdentemente comunicò i suoi progetti imme-
diati “7: « Giovedì a otto (= il 16 agosto) andremo nei Vosgi,
dove rimarremo fino alla fine del mese —-— locanda alle 3 Spi-
ghe presso Colmar in Al(sazia). A partire dai primi di settembre
DONO

* Cfr. Documenti, n. 20.

V. Weimar (Iugl. 1897-ago. 1900) 215

la nostra residenza sarà la Villa Kònigswald a Klotzsche presso


Dresda. Verso il 20 di detto mese passeremo da Weimar e non
chiederemo di meglio che venirLa a trovare per un paio d'ore
nel suo giovane ménage ». Per qualche momentanea sbadataggine
— forse avendo in mente il suo soggiorno in quella città —
Overbeck indirizzo la lettera a Dresda anziché a Weimar. Quindi
essa non pervenne mai a Kòselitz, bensì venne restituita a Over-
beck a Basilea più di un anno dopo, il 25 ottobre 1901. Così
Kòselitz ìgnorava Pindirizzo di Overbeck durante le vacanze e
indirizzò la sua lettera della mattina del 25 agosto a Basilea:
<4 Ciò che da gran tempo temevamo — la morte di Nietzsche —
pare stia per verificarsi, oggi o questa notte. Ella verrà certa-
mente per vedere ancora una volta in viso l’amico immortale
— se non chiamato da queste righe, certamente da un eventuale
telegramma che Le porterà la luttuosa notizia » ‘"7. Ma quando
questo telegramma venne spedito da Basilea a Overbeck in Alsa-
zia, era ormai troppo tardi sia per questo viaggio a Weimar, sia
per quello a Ròcken. Forse fu una fortuna per lui, e la sorte
risparmio a Overbeck di dover prendere congedo dall'amico
morto in una cerimonia contraddittoria. Poté conservarlo nella
sua viva memoria, come il luminoso esempio di un uomo che
aveva sopportato coraggiosamente una vita di travaglio per com-
piere quella che egli sentiva come la sua missione — il suo
« amor fari » — e che aveva lasciato un'opera che ci starà sempre
davanti come uno stimolo, che nella sua molteplicità ofîre bensì
varie possibilità di accesso e di interpretazione, ma non potrà
mai essere abbracciata nella sua totalità da un ringolo osserva-
tore, misurata da un singolo rielaboratore.

Collocare Nietzsche nella sua epoca e nel fluire dei secoli, nel
contesto del suo ambiente e in quello delle correnti spirituali
che risalgono fino ai primordi dell’antichità classica, è impresa che
fuoriesce dai canoni interpretativi normali.

Parte quinta

DOCUMENTI - INDICI

DOCUMENTI

1.
A vol. I, p. 689

Archivio di Stato di Basilea-città (verbali e comunicazioni)


per il congedo di Nietzsche nel 1876/ 77, nell’ordine cronologico:
qui i testi che non siano già stati pubblicati vengono citati inte-
gralmente.

1. Richiesta di congedo di Nietzsche indirizzata il 19 mag-


gio 1876 al presidente della Curatela universitaria, dottor Carl
Burckhardt (pubblicata nel vol. IV delle lettere dell'edizione
HKG, p. 276, v3‘).

2. Seduta della Curatola del 26 maggio 1876. Verbale negli


«Atti dell'Università» T 2,3, p. 511: IX seduta, 26 maggio,
tutti i membri presenti. Il signor professor Nietzsche chiede,
avuto riguardo al suo compromesso stato di salute e allo scopo
di eEettuare un lungo viaggio nel Sud, che gli venga concesso
un congedo per l’anno 1876/77 a partire dal semestre inver-
nale. Ovviamente egli rinuncia al suo stipendio per quest'anno.

/. È da richiedere al Collegio per l’Istruzione la conces-


sione di un congedo di un anno per il signor professor Nietzsche.
La sua rinuncia allo stipendio è da accettare solo nella misura
necessaria a coprire le spese dell’indispensabile sostituzione al
Padagogium.

3. Lettera dìaccompagnamento della Curatela per rimettere


la proposta al Collegio per l'Istruzione, in data 26 maggio 1876
(pubblicata da Stroux, p. 82/83) m.

220 Parte V. Documenti-Indici

4. Collegio per l’Istruzione; XI seduta, del 2 giugno 1876.


Verbale S 4,5, pp. 168 sgg. Presenti: il signor pastore Respinger,
il signor Ad. Burckhardt.

La Curatela dellTIniversità e del Piidagogium trasmette la


proposta di concedere al signor professor Nietzsche il congedo
per l'anno 1876/77 a partire dal 15 ottobre, allo scopo di un
viaggio nel Sud. La richiesta sarebbe motivata dalle condizioni
di salute del signor Nietzsche. Il medesimo vi collega però anche
lo scopo di conoscere i luoghi classici. Il signor Nietzsche rinun-
cia per il periodo della sua assenza allo stipendio, ma dato che
negli ultimi 7 anni ha reso eccellenti servigi per uno stipendio
moderato, che solo negli ultimi tempi è arrivato a 4500 franchi,
sembra giusto non imputargli altra decurtazione se non il paga-
mento del suo supplente al Pèidagogium, per un totale di circa
1200 franchi.

/. Si proceda secondo la proposta.

5. Seduta della Curatela del 6 luglio 1876; verbale T 2,3,


pp. 515 sgg. Si passa a discutere la sostituzione del signor pro-
fessor Nietzsche durante la sua assenza come insegnante di greco
nella III classe del Pèidagogium. L’on. Presidente comunica che
il sig. prof. Mèihly si è messo a disposizione per questa sup-
plenza, a condizione che gli vengano tolte le lezioni di latino
della II classe. Dalle informazioni fornite dal signor rettore
Burckhardt circa il programma di insegnamento, risulta che una
simile combinazione comporterebbe notevoli diflicoltà. Poiché
inoltre ogni situazione provvisoria provoca degli inconvenienti,
sembra meglio crearne una e non due. In tali circostanze la
soluzione più opportuna appare quella di afidare la supplenza
al signor dottor A. Burckhardt, che insegna il greco nelle due
classi inferiori del Piidagogium e che all’inizio di quest’anno ha
tenuto con successo la supplenza nella III classe, e per di più
è in grado di impartire 4 delle 6 lezioni settimanali senza modi-
ficare il programma di insegnamento.

/. LbEerta del signor professor Mìihly non viene accettata,


bensì il dottor Ach. Burckhardt viene pregato, in assenza del
signor prof. Nietzsche, di assumersi il suo incarico per la III
classe. Per queste lezioni gli verrà corrisposto lo stesso com-
penso delle altre lezioni al liceo.

Documenti 21

6. Verbale circolare della Curatela del 22 ottobre 1877


(fatto circolare tra i membri) T 2,3, pp. 558/9: Il signor pro-
fessor Nietzsche fa richiesta di essere sollevato per il prossimo
inverno dallînsegnamento nella III classe del Padagogium. Tutti
i tentativi di cura sperimentati da un anno a questa parte sono
rimasti, a quanto egli afferma, senza risultato, e recentemente
gli è stato assolutamente proibito dai medici di leggere e scrivere,
a meno che non voglia rischiare di perdere totalmente la vista.
Egli spera di poter assolvere almeno in parte i suoi impegni uni-
versitari. Il signor Nietzsche prospetta delle decisioni relative a
tutta la sua attività in questa città.

/. Occorre ottenere presso il Consiglio dell’Istruzione un


credito suppletìvo per la supplenza che si rende così necessaria
ed eventualmente pregare il dottor A. Burckhardt di continuare
il suo insegnamento.

7. Curatela, XV seduta, lunedì 5 novembre 1877; T 2,3,


p. 559. Delibera del Consiglio delflstruzione del 1° novembre
approvata, relativa alla sostituzione del signor prof. Nietzsche al
Pèidagogium durante il corrente semestre invernale; al suo sosti-
tuto, il signor dott. Ach. Burckhardt, è da corrispondere un ono-
rario di 190 franchi l'anno per lezione settimanale.

2.
A vol. I, p. 717

« Allgemeine Musiltalische Zeitung » 2”


Redattore responsabile: Friedrìch Chrysander.
Lipsia, 24 e 31 gennaio 1877.

XII annata, numeri 4 e 5

La Nona Sinfonia di L. van Beethoven

(Pubblica conferenza tenuta a Basilea il 29 novembre 1876, in


occasione di uncsecuzione che inaugurò la nuova sala da concerti.)

222 Parte V. Documenti-Indici


Autore: Selmar Bagge

Della Nona Sinfonia di Beethoven ho per la verità già par-


lato, in occasione di una esposizione complessiva della vita e del-
Popera di Beethoven da me tentata qualche tempo fa in que-
sto luogo *. Ma allora, com’è comprensibile, potei toccarne solo
brevemente. Oggi, che è imminente a Basilea, in un’occasione
particolarmente solenne, una nuova esecuzione completa di que-
st’opera famosa, non sarà forse inopportuno esaminarla più da
vicino e fare il tentativo, con animo grato ma anche rendendoci
conto della sua estrema difficoltà, di collocare quegli ascoltatori
che forse desiderano sentire un musicista parlarne diffusamente,
nella posizione il più possibile corretta e idonea al godimento e
alla comprensione della nostra sinfonia. Ho parlato di « estrema
difficoltà» perché quest’opera suscita problemi che hanno un’ìm-
portanza decisiva per un retto giudizio, problemi però la cui so-

luzione soddisfacente non e riuscita nemmeno a talenti di pri-


m’ordine.

Sarebbe sicuramente un errore se passassi sotto silenzio le va-


rie perplessità e critiche che sono state espresse contro la Nona
Sinfonia, limirandomi a unbntusiastica apoteosi. Ma su questo
punto sarò breve, per non sentirmi troppo limitato nell’elogio
di quest’opera stupenda.
Minor peso di tutte hanno quelle critiche che si riferiscono
alle << ecccsxive difficoltà di esecuzione ». A un artista come Bee-
thoven sarà stato ben consentito di prevedere che nel futuro al-
Pevoluzione della tecnica orchestrale sarebbe apparso relativa-
mente facile ciò che sul momento appariva pressoché impossi-
bile. Se l'opera si acquistò il diritto all’alta valutazione dei po-
steri solo grazie ai propri pregi intrinseci, il suo creatore poteva
con tutta pace ignorare quelle lamentele, che non avevano ri-
lievo soprattutto in campo rtrunzefllale.

Una seconda perplessità è stata non di rado espressa a pro-


posito CICIPJSPEIÌO formale della Nona Sinfonia. Queste critiche
la trovano incomprensibile, priva di forma ed eccessivamente lun-
ga, sovente sgradevole e faticosa, non illuminata, come le altre
opere del Maestro, dal raggio splendente del genio. Su questo

‘ * Quella precedente conferenza e stata teste’ pubblicata dallo « Schwei-


zerisches Séingerblatt >>.

Documenti 22 3

punto le opinioni sono altrettanto cambiate nei 52 anni da cui


l’opera esiste (venne composta nel 1823/24, dunque 3-4 anni
prima della morte di Beethoven, in condizioni di completa sor-
dità), abbiamo dovuto accettare e comprendere opere ben altri-
menti astruse, lunghe e faticose, sicché a colui che ha seguito
l’evoluzione dell’arte creatrice la Nona Sinfonia appare al con-
fronto una pura opera celestiale. Certo, bisogna avere imparato
a penetrare lo spirito di un maestro, non si può più pretendere
che un maestro scenda in ogni circostanza al più basso livello di
comprensione degli ascoltatori e offra loro soltanto ciò che piace
rubito. Con ciò non voglio dire che la pura arte che non ha
bisogno di commenti non stia in generale più in alto di un’arte
la cui chiave va faticosamente ricercata. Ma questo non è il caso
della Nona Sinfonia di Beethoven: essa presuppone semplicemente
una capacità di ricezione adeguata alla cultura dell’epoca e con-
seguente a un più stretto rapporto con Parte; come pure una
certa libertà dai pregiudizi, ad esempio da quelli che si formano
ascoltando la musica di altre nazioni. La musica tedexca ha avuto
per l’appunto in ogni tempo la caratteristica di volere e poter
ofirire qualcosa di più di una mera festa per gli orecchi, di un
semplice godimento dello spirito, vale a dire una reale eleva-
zione del cuore: nessun’altra opera di Beethoven offre ciò nella
stessa misura della Nona Sinfonia‘

Ancora un terzo punto debbo toccare, che è stato rimprove-


rato a Beethoven abbastanza spesso, mentre invece secondo altri
è proprio da esso che prende le mosse l’opera riformatrice di
Beethoven e la svolta artistica che risale a lui. Qui affrontiamo
il terreno dei fatti storici e dobbiamo dedicare a questo punto
una certa attenzione.

Si tratta dell'impiego del santo in una sinfonia, che per alcuni


(non del tutto a torto) costituisce una violazione dellîndispensa-
bile unità dei mezzi artistici, una inammissibile contaminazione di
generi, mentre altri considerano questo procedimento un atto li-
beratore, una prova che lo stesso Beethoven giudicava il canto
necersario per realizzare perfettamente Peiîetto della musica.

Che Beethoven con la sua Nona Sinfonia non intendesse rom«


pere col passato o con l’arte in auge fino ai tempi suoi, che non
avesse in mente una rivoluzione, risulta chiaro da diverse circo-
stanze che finora si sono spesso trascurate o volutamente igno-
rate. Già il fatto che egli non diede alla sua opera il titolo di
224 Parte V. Documenti-Indici

« Sinfonia», bensì quello di « Sinfonia con coro finale sull’ode


‘ Alla gioia ’ di Schiller », indica a sufficienza che egli stesso con-
sìderava, e voleva che si considerasse, l’opera sua eccezionalmente
così strutturata; che giudicava il suo Finale un’aggiunta irrego-
lare, che egli si concedeva per questa volta, senza minimamente
considerare una tale forma contraddittoria come un progresso,
come una conseguenza necessaria di sviluppi anteriori. In secondo
luogo, Beethoven ha lasciato degli schizzi per una decima sinfo-
nia, in cui 71071 doveva comparire il canto. Se Beethoven fosse
stato convinto che la musica strumentale non potesse conseguire
la sua piena efficacia da sola, senza il canto, come si afferma da
parte degli amici della «musica dell'avvenire >>, sarebbe stato
assai illogico da parte sua comporre, dopo una sinfonia col canto,
un’altra senza. Altra illogicità avrebbe commesso se avesse ri-
tenuto artisticamente necessario introdurre il canto soltanto nella
musica orchestrale — avrebbe dovuto scrivere anche quartetti e
sonate col canto, probabilmente solistico, cosa che per fortuna
non gli venne mai in mente.

Dunque ha poco senso affermare che Beethoven abbia dovuto


far ricorso al canto per tivelarci le sue ultime intuizioni *. Piut-
tosto, tutto si spiega col suo imbarazzo circa la forma da dare
all’ode di Schiller. Questa composizione lo aveva conquistato a
tal punto, aveva talmente stimolato la sua fantasia, che non poté
fare a meno di liberarsene componendola musicalmente. Già i nu-
merosi motivi melodici che egli abbozzò e poi rifiutò per i primi
versi dell’ode dimostrano chiaramente il suo imbarazzo, la fati-
cosa ricerca della forma più adatta. A ciò si aggiungeva anche
un altro problema. Beethoven si rendeva perfettamente conto di
non poter sfruttare Piatera poesia in tutta la sua retorica vastità.
Come canto strofico per coro essa era già stata più volte musi-
cata, ma questa forma non lo attirava, perché gli toglieva la pos-
sibilità di rendere musicalmente i ricchi particolari del suo con-
tenuto. Ma «musicare per intero» l’ode in tutta la sua esten-
sione, come si chiama il procedimento opposto a quello strofico,
avrebbe dato luogo di necessità a un’opera mostruosa e in defi-
nitiva noiosa. Beethoven, che alla lettura avrà sicuramente avuto
anche idee di tipo strumentale, pensò allora di farne un’opera
vocale-strumentale e, cosa strana, pensò per prima cosa a un’0a-

12* Cfr. Franz Hiifler, La poesia nella nutrita, prefazione p. x11, testo
p. .

Documenti 225

verture. Ma dovette subito abbandonare questa forma a causa


della sua inevitabile brevità; invece la sinfonia gli offriva l’op-
portunità di esprimersi liberamente, e soprattutto i contrasti ne-
cessari per preparare, in certo qual modo motivare l’espressione
della gioia. Ciò che l’ode non offriva: i dolori e le lotte che pre-
cedono la gioia, egli li poteva esprimere mediante la musica stru-
mentale, e poi accentuare il trionfo della gioia con Paggiunta del
canto. Beethoven abbracciò quesfidea con entusiasmo, senza im-
maginare che gli sarebbe stata rinfacciata la violazione dellîinità
degli organi sonori, ovvero che delle fazioni musicali estremistiche
se ne sarebbero servite per attribuirgli tendenze artistiche rivolu-
zionarie. Giacché in realtà credeva di aver dimostrato di aver
raggiunto i massimi risultati nel campo della musica strumentale
pura, né poteva temere che l’opera dellîntera sua vita venisse
tenuta in poco conto a petto di una creazione unica, di un’opera
d’arte dalla forma eccezionale.
Tanto basti, e probabilmente è sufficiente per la vostra pa-
zienza, a proposito della controversia sulla giustificazione artistica
della forma mista impiegata da Beethoven nella Nona Sinfonia.
Un campo di osservazione meno ingrato è forse offerto dal
contenuto poetico e musicale dellbpera visto in dettaglio, e que-
sti due punti permettetemi ora di trattare.

È ben noto che Beethoven possedeva la peculiarità di non


volersi mai ripetere, bensì si studiava in ogni nuova opera di dar
vita a un contenuto particolare, con molteplici modificazioni for-
mali. Se confrontiamo la Nona Sinfonia con quelle che la pre-
cedettero, non salta agli occhi soltanto la sopra detta mescolanza
di canto e musica strumentale, bensì una quantità di punti in cui
Beethoven, per cominciare a parlare dell’aspetto formale-musicale,
si mostrò totalmente rinnovatore. La sostanza di ciò potrebbe
forse riassumersi dicendo che nella Nona Sinfonia egli ricerco la
novità non tanto nella trattazione contrappuntistica, nella quale
era stato sempre inesauribile, bensì nelle introduzioni e trasfor-
mazioni organiche. L’intera opera appare dominata dal principio
della preparazione. Lo stesso Finale, che è sostanzialmente can-
tato, ha una lunga e singolare introduzione preparatoria. E i
primi tre movimenti sono a loro volta, come s’è già detto, una
introduzione che prepara questo Finale. Ma questi stessi tre mo-
vimenti (o quanto meno i primi due) possiedono le loro parti-
colari introduzioni che prima ho chiamato organiche perché non

226 Parte V. Documenti-Indici

sono pezzi introduttivi come quelli della prima, seconda, quarta


e settima sinfonia, ossia tempi lenti premessi al primo Allegro,
ma il cui materiale tematico non ha nulla in comune con questo;
bensì introduzioni che per così dire fanno .nascere il futuro tema
sotto i nostri occhi. Cosi, in particolare, nel primo tempo, dove
il tema nasce da un motivo più ritmico che melodico, quasi da
una cellula primordiale. E nel secondo tempo, lo Scherzo, Bee-
thoven abbozza inizialmente il motivo ritmico principale in qua—
druplici salti d’ottava, prima di far risuonare, dopo una pausa
generale, il tema vero trattato contrappuntisticamente. NelP/ldzgio
egli introduce il tema mediante due singolarissime battute, che
in realtà non possono dirsi organiche come abbiamo fatto in pre-
cedenza, ma che si presentano come una mirabile trasformazione
0 preparazione. Queste due battute ci ricordano le due note ir1—
troduttive da lui mandate a Londra per l’Adagio della grande So-
nata in si bemolle op. 106. Ma Yintroduzione senza alcun dubbio
più interessante è quella dello stesso Finale, che consta parte di
materiale nuovo, parte degli echi dei tempi precedenti e parte
dellìznticipaziane strumentale del prossimo tema della Gioia: una
singolare disposizione, quale Beethoven non aveva mai tentato
prima.

Per quanto riguarda la forma dei tempi, essa è sostanzial-


mente, a prescindere dal Finale, quella corrente e sperimentata
della forma-sonata, con trascurabili modificazioni nell’impiant0,
nell’alternanza delle tonalità, ecc., modificazioni delle quali ci-
terò qui brevemente la più importante.

Nel primo tempo Beethoven rinuncia alla ripetizione della


prima parte, che era praticata in passato e da lui mantenuta in
tutte le otto precedenti sinfonie, forse a scapito della prima im-
pressione, perché il ricco e peculiarissimo contenuto della prima
parte forse non viene compreso completamente di primo acchito.
Ma Beethoven avrà avuto i suoi motivi, i quali, se non vado et-
rato, consistevano nella nascita e 726110 sviluppo del tema, che
non voleva presentare due volte nella stessa tonalità e in piena
concordanza di particolari. Il fatto che Beethoven compose il
tema secondario non già nella tonalità parallela di fa maggiore
bensì in quella di si maggiore, è interessante per i musicisti, e
forse non è privo di influsso sullefietto estetico, ma qui non Ce
ne occuperemo oltre.

Lo Scherzo risalta per la sua vasta e grandiosa impostazione.

Documenti 227

In passato questa parte della sinfonia non era altro, in quanto


minuetto, che un breve intermezzo, una pausa serena tra altri
tempi seriamente elaborati. Questa volta Beethoven, in corrispon-
denza con la maggiore ampiezza dell’opera complessiva, ne fa
un brano straordinariamente esteso, ma anche grandioso. Non
solo le parti componenti sono lunghe in sé, ma egli ripete ogni
parte due volte, e perfino dopo il cosiddetto Trio, dove di so-
lito le ripetizioni vengono tralasciate, esige la ripetizione della
parte principale. Soltanto un’inventiva tanto libera e ricca quale
quella qui dispiegata da Beethoven poteva evitare la stanchezza
e offrire un pieno godimento nonostante la lunghezza. Ma anche
qui egli percorre tutta la scala delle tonalità, e Parditezza delle
modulazioni, come pure gli espedienti ritmici, destano stupore e
ammirazione in ogni musicista e musicofilo.

L’Adagi0 contiene una singolare deviazione dalla norma:


Beethoven non rispetta l’unità del tempo, in quanto inìpiega per
il tema secondario il più movimentato tempo di 3/4. Era una
cosa inaudita per quell’epoca, se non avessimo già conosciuto
analoghe libertà qua e là nelle stesse opere anteriori di Beethoven.

Il Finale, infine, appare a prima vista un conglomerato di brani


rapsodicamente aliastellati. Eppure la forma della Fantasia, che qui
viene adottata, non è in sé nulla di nuovo, perché era già stata
impiegata splendidamente, come e noto, da Mozart. Solo il suo uso
nella sinfonia doveva essere riservato per Fappunto a Beethoven.
Del resto questa forma, di per sé libera, appare più legata, per-
ché Beethoven adotta contemporaneamente la forma delle varia-
zioni. Il tema inventato da Beethoven per il primo verso clell’ode,
« Freude, schoner Gòtterfunken », ritorna in tutto il movimen-
to nelle più molteplici trasformazioni e costituisce il filo d’Arian-
na che ci permette di orientarci, dal punto di vista puramente
musicale, in tutto questo movimento; basta saperlo riconoscere
nelle sue metamorfosi. Così ad esempio esso costituisce il mate-
riale tematico costante del brano in si maggiore a tempo di mar-
cia, 6/ 8, e del successivo fugato orchestrale degli ultimi Allegri,
alternandosi o comhinandosi soltanto col motivo del « Seid
ufilsChluflgelì ». In queste circostanze non si può certo parlare di
un disgregarsi della forma: è presente non soltanto un vago le«
game di natura spirituale 0 sentimentale, bensì un precisissimo
vincolo puramente musicale, e ciò mi sembra respingere ogni cri-
tica mossa al Finale per questo rispetto.

228 Parte V. Documenti-Indici

Ora, se la nostra Nona Sinfonia offre al Inuricirta infiniti


motivi di meditazione, di ammirazione e di studio dal punto di
vista formale, questa diventa la cosa meno importante quando si
passa a considerare il tema di Beethoven dal punto di vista ideale
o poetico e ci apriamo ad esso nella forma grandiosa in cui è
realizzato.

Come ho notato in precedenza, Beethoven intendeva far per-


correre ai suoi ascoltatori l’intera gamma del dolore e della gioia,
e non solo il dolore e la gioia dell’individuo, bensì, come ho accen-
nato nella mia precedente conversazione, il suo spirito sollecito
delle sorti dei popoli, anzi dell’intera umanità, era stato tutto
orientato in questo senso dall’ode di Schiller e dalle idee di
fratellanza ed eguaglianza che continuavano pur sempre ad occu-
pare le menti di tutti gli uomini pensanti, ed egli creò sotto la forte
impressione di tali idee. Per fissare artisticamente quella scala di
emozioni, dispose di fatto il contenuto dei quattro movimenti
come segue: nel primo Allegro il dolore e Pimpetuosa ribellione
contro il Fato dovevano dispiegarsi furiosamenre, in toni ge-
nuinamente patetici. A ciò doveva seguire, nello Scherzo, la reazio-
ne dell’umorismo, ma in uno stile degno dell’argomento e al-
trettanto grandioso; e qui poteva anche affacciarsi l’elemento
burlesca, ma soltanto in seconda linea: Tumorismo doveva essere
nel complesso aspro e pungente, anzi rasentare talora lo scherno.
Poi un Adagio dal profondissimo sentimento doveva costituire
una contrapposizione riconciliatrice, un Adagio che dipingesseper
c051 dire le gioie celesti. — Queste però non sono concesse all’uo-
mo durante la sua peregrinazione terrena, egli può solo presen-
tirle e considerarle il premio delle lotte di questa terra. Perciò
il Finale, che è dedicato all'espressione della gioia, inizia con
l’aspro contrasto tra grido straziante e una serie di domande
rivolte all’eterna Giustizia, in forma di recitativi strumentali, le
risposte ai quali placano gradualmente la tempesta e aprono il
cuore alla Gioia, che ora si fa sentire lievemente come melodia
strumentale, e sembra occupare a poco a poco l'intero spazio.
Ma le cose tornano nuovamente a confondersi, si destano le
passioni, e ancora una volta il dolore minaccia di prendere il
sopravvento; a questo punto entra il canto, a esercitare il suo
comprovato potere sul cuore dell’uomo. In questo modo l’incan-
tesimo del male è spezzato, e d’ora in poi la pace e la gioia cre-
scono sulla traccia delle parole di Schiller, fino all’entusiastico

Documenti 229

ditirambo finale. Osserviamo ora i singoli tempi più da vicino ed


esaminiamo i particolari mezzi musicali con cui Beethoven ope-
ra sulla nostra fantasia, i mezzi con cui riesce ad agire a suo pia-
cimento sui nostri sentimenti e a congiungere mediante associa-
zione d’idee il godimento di un’opera musicale al godimento
spirituale poeticamente significativo.

Abbastanza singolare è 1’inizio del prima movimento. Que-


sto frullare della quinta vuota la- mi, non riempita dalla terza,
sul quale procede Vacillando quella cellula primordiale del tema,
assomiglia al monotono, indistinto vibrare di una materia ancora
priva di forma; per questa ragione si ama paragonare quest’inizio
al caos. Ma per una delicata sensibilità musicale questo vuoto
ha qualcosa di angoscioso — si viene preparati e disposti a
cose severe, addirittura sinistre. Poi, dopo 16 battute, irrompe
il tema in re minore, come gettato nel bronzo, con tratti molto
marcati, come simbolo di una forza che è in grado di aHrontare
tutti i demoni del male. Con una triade in re minore che percorre
dall’alto in basso due ottave, ci incatena anche il ritmo spezzato
e l'unisono, che sono le principali componenti del grandioso anda-
mento del tutto. Questo tema, lo voglio osservare di passag-
gio, racchiude in sé una quantità di motivi minori, ognuno dei
quali è abbastanza autonomo per generare da sé una serie di
nuove creazioni, cosa che Beethoven attua col suo notevole vi-
gore di sviluppo tematico. Questo tema, visto da ogni lato, è
unico perfino tra gli altri grandi temi dello stesso Beethoven,
non è paragonabile con alcun altro. Esso conferisce allîntero
primo tempo un colorito quanto mai cupo eppure energico, che
persiste del resto anche la dove entrano altri motivi; così ad
esempio i brevi motivi secondari, dove si passa alla tonalità di
si maggiore, hanno bensì carattere consolatore o carezzevole, ma
con un piglio così austero da non turbare mai per un momento
il carattere generale dellînsieme. Ma il primo tempo raggiunge
i suoi vertici in due punti, uno dopo lo sviluppo nella seconda
parte, l’altro vcrso la fine.

Dopo aver sollecitato al massimo il nostro interesse all’ini-


zio della seconda parte con l’attacco pianissimo di re maggiore
(dopo la quinta vuota la— mi), così semplice eppure mirabile, col
canto alternato del tema in sol minore, con lo stupendo ritar-
dando dei legni, col poderoso fugato iniziante in do minore ecc.,
di colpo egli si getta, dopo un breve crescendo, sull’acc0rdo di

230 Parte V. Documenti-Indici

sesta in re maggiore, e qui fa di nuovo sentire, in modo del


tutto diverso, quel motivo caotico dellînîzio della sinfonia: il
rullo dei timpani è un tuono ininterrotto, tutti i fiati mantengono
quella quinta vuota, i contrabbassi danzano in salti d’ottava, come
se fossero flagellati dal turbine; alla fine il tema vorrebbe spie-
garsi pienamente, ma non riesce a farsi luce nel tumulto dominan-
te. Bisogna aver udito una cosa simile, e se possibile averla spe-
rimentata suonando in orchestra, per farsi un’idea del gioco gran-
diosamente terribile delle note. Tutto il passo crea lîmpressione di
una catastrofe, come se il cielo e la terra lottassero per an-
nientarsi. —— L’altro brano verso la fine del tempo è il basto
ortimzto, una figura in due tempi che si ripete pp crescendo fino
a 17 per sette volte, mentre al di sopra di essa i fiati intonano una
loro mirabile elegia; ma poi ritorna una di quelle esplosioni di
dolore quali solo un Beethoven era in grado di raifigurare senza
cadere nella brutta musica. Qui il cromatismo celebra il suo
trionfo, ma è anche arrivato a un punto che non si può oltre-
passare senza abbandonare il terreno dell’arte riobile.

Nello Scherzo Beethoven torna a dimostrare la sua grande


arte sinfonica nellînvenzione di temi tali che ogni strumento può
riprenderli ed eseguirli con un particolare effetto. Il tema di
questo Scherzo inizia con un motivo in ritmo puntato, contenente
un salto dbttava. Non v’è nulla di più semplice di questa fi-
gura; ma proprio tale semplicità le consente di essere applicata
dappertutto; perfino i timpani, che di solito sono accordati in
quinte o in quarte, si adattano questa volta all’ottava secondo il
volere di Beethoven. Ora, quel che Beethoven fa derivare da
questo motivo poco appariscente è inaudito non solo dal punto
di vista tematico, bensì anche per gli effetti di travolgente umori-
smo, anzi si direbbe di arguzia sarcastica che egli produce im-
piegando i diversi strumenti. Un singolare effetto fanno qui al-
l’ascolto, oltre ai timpani, i corni per solito così pacati, che dan-
zano nei salti d’ottava. Intendo il brano della seconda parte,
dove dopo il pianirriiflo crescendo si passa al tema fortixtimo. —
Oltre alla bravura nellîmpiego degli strumenti, Beethoven di-
mostra il suo genio anche nelle trasformazioni ritmiche. Certo
anche prima di Beethoven si conosceva Fesistenza di tempi bi-
nari e tempi termzri, e si erano impiegate entrambe le specie.
Ma passare d’improvviso ai fini delletprersione umoristica dal
ritmo a quattro tempi a quello a tre e viceversa, era un’idea

Documenti 231

che nessuno aveva ancora avuto prima di Beethoven. Questo


brano (che si trova nella seconda parte, prima del brano dei corni)
ha un effetto burlerco, al quale contribuiscono debitamente gli
strumenti che suonano in quel momento, soprattutto i timpani,
i fagotti e gli altri legni. Tanto più violento risuona subito dopo
quel fortissimo, dove sul perdurante accordo perfetto di re mi-
nore dei corni e delle trombe nei summenzionati salti d’ottava
con ritmo puntato si svolge Yintero tema, che è costruito sui tre
accordi principali della tonalità. Anche questo è umorismo, ma
nella vita ordinaria un umorismo di questo tipo viene comune-
mente detto « umorismo disperato », e Beethoven può dirsi, oltre
che l’inventore dell’umorismo musicale in genere, anche Yinven-
tore di questo tipo di umorismo.

Segue poi il delizioso Trio in re maggiore, che ha l’arìa di


un anticipato canto di trionfo, ma insieme, grazie all’accompagna-
mento dei fagotti, acquista un tocco di comicità.

Ma come trovar parole per elogiare il successivo Adagio?


Beethoven sembra essersi ispirato alle melodie dell’Eliso, perché
si tratta di suoni che paiono provenire da un mondo migliore,
dove tutte le passioni sono spente e l’odio e la collera non esi-
stono più. Cosi ci piace immaginare le ombre beate che vagano
nell’Eliso, felici ma non di una felicità chiassosa, col pensiero
rivolto ai cari lontani da cui sono ancora separate. È una cosa
che si può sentire molto meglio che esprimere. Ma se ci chie-
diamo con quali mezzi Beethoven consegue questo effetto, ci
troviamo nellîmbarazzo, e possiamo soltanto rispondere: coi
mezzi più semplici! Una melodia dalle note tenute, che sale e
scende in intervalli semplici ma anche toccanti; più tardi figurata,
ma non soltanto amata, bensì sviluppata in se stessa, di nuovo
col massimo d’espressione. E per di più un’armonia elementare,
formata dagli accordi più semplici della tonalità, ma che aderisce
anche a ogni singola nota, senza passionali ritardi né appoggia-
ture — tutto ciò sostenuto dagli strumenti più spirituali, gli
archi, mentre i fiati hanno una semplice funzione di sfondo o
riempitivo; una scrittura cristallina, libera da ogni asprezza dis-
sonante che potrebbe turbarla — fin qui può arrivare l’analisi dei
motivi di quelleifetto; ma la sua componente spirituale è indi-
cibile, si sottrae all’analisi e ci rimane davanti come un enigma.

Mi sia permesso di mettere in rilievo alcuni altri momenti par-


ticolari di questo Adagio, in quanto idee musicali particolarmente

232 Parte V. Documenti-Indici

belle e caratteristiche. Si tratta anche qui, come così spesso in


Beethoven, di quei brani di transizione e appendice o code che
in altri compositori sono per lo più trascurati o risolti brevemente
e senza dar loro importanza. Così le introduzioni al secondo tema
in tempo di 3/ 4, che indugiano tacite e presaghe. Poi quel tempo
centrale in mi bemolle maggiore che passa a mi bemolle minore
e do bemolle maggiore, dove i fiati più delicati riprendono con
mirabili passaggi il motivo del primo tema e vengono accompa-
gnati non meno mirabilmente dal pizzicato degli archi. E poi
lo splendido passaggio enarmonico alla seconda variazione del vio-
lino. Infine tutta la Coda, ma in particolare l’intero finale con
l’assolo di timpani e le sue sonorità miste di maggiore e minore.
Beethoven e in elletti un compositore prodigo, che, dopo aver
dato il meglio di se’ nelle melodie principali, ci inonda di bellezze
anche in tutte le parti secondarie.

Arrivo ora al Finale, che bisognerebbe quasi chiamare un’ope-


ra d’arte a sé stante, se nella sua introduzione strumentale non
si trovassero reminiscenze di motivi dei primi tempi, per così
dire delle citazioni. Con questo Finale noi abbandoniamo il con-
troverso terreno delle interpretazioni comunque soggettive ed
entriamo in una zona tanto più sicura in quanto il testo ci c0-
munica idee poetiche estremamente precise, e a noi basta osser-
vare quali mezzi sonori Beethoven impiega per render loro giu-
stizia musicalmente, o piuttosto per sollevarle in un mondo fan-
tastico, in una più sublime atmosfera piena di profumi e di
splendori.

Vero è che nellîntroduzione, assai multiforme, noi ci fer-


miamo perplessi e ci chiediamo che cosa tutto ciò significhi.
Già in precedenza ho espresso la mia opinione secondo cui
Beethoven ha voluto ancora una volta contrapporre nettamente
la gioia e il dolore, per rendere ancor più efiicace l’espressione
della vittoria finale della gioia. Il suo modo di realizzare questo
scopo è tanto grandioso quanto originale. Chi, prima della Nona
Sinfonia di Beethoven, ha affidato dei recitativi ai bassi dell’or-
chestra? E non è una bella idea preparare alla musica vocale me-
diante i recitativi, che da essa derivano? E altrettanto indubita-
bile è che per queste frasi che premono imperiose nessun altro
strumento era tanto appropriato quanto i contrabbassi e i vio-
loncelli. Ma per Beethoven il motivo principale stava anche in
ciò, che nel Finale la parte del basso guida per così dire la danza.

Documenti 2 3 3

L'intera melodia principale di « Freude, schòner Gòtterftxnlzen »


si presenta la prima volta come assolo strumentale nei bassi.
L’inizio del canto è un assolo di basso o di baritono, e ancora
una volta è il baritono che intona per primo quella melodia come
voce inferiore dell’armonia.

Mirabile è la transizione dall’aspro minore in cui si muovono


inizialmente questi recitativi al luminoso maggiore, una volta che
il motivo della gioia si è fatto sentire nello spazio di quattro
battute. E non meno bella è la costruzione dal basso in alto del
tema, che ora si spegne, come pure lo sviluppo a tre voci, dove
i violoncelli e le viole portano la melodia nel registro di tenore,
e tra loro e il basso i fagotti suonano una caratteristica voce
intermedia, e quello successivo a quattro voci, con la stupenda
contromelodia dei violoncelli. Elevandosi da pianissimo a 15‘, que-
sto tempo dimostra già senza il canto che gli strumenti possono
esprimere la gioia da soli.

Vengo finalmente alle parti vocali, che però sono ancora in-
terrotte da ritornelli, introduzioni, ecc. di carattere strumentale.
Delle otto strofe dell’ode, Beethoven ne ha usate soltanto tre
oltre a un ritornello del coro, ma riordinando il tutto molto
liberamente. Per lo sviluppo egli aveva ora bisogno di un tema
principale che consentisse diverse trasformazioni, e poi di un
altro o di altri temi secondari a contrasto; e il contrappuntista
chc era in lui esigeva che almeno due di questi temi potessero
anche venir cantati insieme — doveva esserci quindi un doppio
contrappunto, che consente la collocazione a piacere delle voci
l’una sull’altra. Beethoven trovò questi temi contrapponendo alla
melodia principale «Freude, schòner Gotterfunken », ecc. un
motivo per «Seid umschlungen», strutturando quest'ultimo in
modo che potesse venir combinato contemporaneamente con quella
melodia. E ottenne le summenzionate « trasformazioni >> del tema
principale mediante la figurazione in forma di variazioni e la mo-
dificazione ritnzica. Al primo procedimento appartengono i brani
del quartetto solistico (ripresi poi anche dal coro), « Freude trin-
ken alle Wesen >>, ecc., al secondo il pezzo in tempo di marcia
in si maggiore, 6/8, dove il passaggio al ritmo ternario con
sincopi dà al tema un aspetto completamente nuovo; poi quella
doppia fuga in re maggiore, in 6/4, dove la rielaborazione è
meno radicale. A tale materiale tematico si aggiunge anche una
accentuazione autonoma di quelle parole che probabilmente ave-

234 Parte V. Documenti-Indici

vano fatto una grande impressione allo stesso Beethoven, e che


egli ora torna a far risuonare in motivi quanto mai toccanti:
« Ihr stiìrzt nieder, Millionen », ecc. — Se osserviamo tutto ciò
con occhio poetico, non solo troviamo tutto Yinsieme assai con-
sono al senso dell’ode, ma molti dettagli agiscono così peculiar-
mente sulla fantasia e il sentimento che anche qui non sappiamo
bene spiegarci i motivi segreti di questo efietto. Così in primo
luogo la Marcia in si maggiore. Com’è pittorescamente costruita!
Le parole dell’ode, « Freudig wie ein Held zum Siegen >> (« gioiosi
come un eroe alla vittoria») hanno evocato evidentemente nella
fantasia di Beethoven Tirnmagine del passaggio trionfale di un eroe.
In principio sentiamo, come da lontano, soltanto il basso, poi
qualcosa di più; infine la marcia sembra voltare l’angolo e il suo«
no ci investe d'improvviso, e la melodia, che sembra circonfusa
da un'ebbrezza bacchica, risuona nei legni e nei corni ad essa
così appropriati, con tutti gli accessori della cosiddetta musica
dei Giannizzeri. Entra un assolo di tenore che rappresenta di certo
l’er0e stesso o il suo araldo, seguito dal coro maschile, il tutto
sulla scorta della melodia della Gioia nella sua affascinante tra-
sformazione. Alla fine prende il sopravvento una generale frene-
sia bacchica, gli strumenti si scatenano in una fuga il cui tema
è parimenti formato dal motivo della Gioia, finché ritorna il coro
al completo col semplice tema, sotto il quale però Porchestra
continua la sua danza furibonda. Poi, d'improvviso, tutto tace, e
le voci maschili, quasi un coro di sacerdoti che canta soltanto
all’unisono come gli antichi Greci, intona il « Seid umschlungen,
Millionen », questo caratteristico motivo che viene ripetuto dal
coro al completo. Ma quel che ora segue è quanto mai originale.
Che Beethoven pensasse alle triadi immediate dello stile di Pa-
lestrina o a rarità musicali ancora anteriori, in ogni modo noi
Cl sentiamo trasportati in un mondo arcano quando i tenori e i
bassi entrano in una tonalità assai remota con le parole « Briider,
iiberm Sternenzelt »; e subito dopo il pieno fa maggiore del coro
risuona come il vibrare dellbrgano in una chiesa. Ma non è
finita qui: il brano si fa sempre più bello e singolare: dapprima
quel canto, mirabilmente umile, nella tonalità di sol minore,
«Ihr stiìrzt nieder», che non potrebbe avere espressione più
devota nella musica ecclesiastica; poi quellînnalzarsi dell’armo—
nia mediante triadi folgoranti fino al mi bemolle maggiore, dove
tutte le voci intonano nel registro sovracuto, f, l’« tibet Sternen

Documenti 235

muss er wohnen ». Poi d’improvviso l’idea del sublime si dissolve


in quella dellînfinito e della propria nullità, un accordo, che sale
fin quasi ai limiti dellîmpossibile, risuona pp con un misterioso
vibrare dei violini, che assomiglia alle vibrazioni della luce stel-
lare; e questo accordo permane immobile, prolungandosi all’in-
finito, sempre eguale a se stesso. Davanti a questo brano non si
può non restare attoniti, ammirando le sublimi idee cui la musica,
in mano a un grande maestro, è in grado di prestare suoni toc-
canti e appropriati.

Con la successiva doppia fuga il tutto assume un tono di-


tirambico vieppiù concitato. Ma Beethoven usa ancora le parole
« wo dein sanfter Fliigel weilt » per un meraviglioso intermezzo,
impiegando le quattro voci soliste (con improvviso passaggio da
re maggiore a mi maggiore e a si maggiore e altrettanto improv-
viso rallentamento del tempo) per descrivere in modo quanto mai
espressivo quelle «ali delicate» (« sanften Fliigel »), la cui im-
magine viene impiegata dal poeta per mettere in concreta evi-
denza il più bell’effetto della Gioia, quello di afiratellare gli uo-
mini. —— Ma ora si scatena una generale, sfrenata esultanza; noi
ascoltatori siamo trascinati nel vortice, presi dal desiderio di
unirci al canto e al giubilo. Tale carattere bacchico, che prescinde
da ogni riflessione, deve anche giustificare o scusare la scrittura
vocale di Beethoven in questo punto; non è possibile farlo dal
punto di vista della musica e del canto, e pur con tutta la re-
verenza di fronte al sommo genio sarebbe forse legittima la do-
manda se lo stesso efietto non avrebbe potuto venir raggiunto
con mezzi migliori "i

Sabato prossimo sperimenteremo immediatamente Yefietto che


ci farà quest’opera grandiosa grazie a un’esecuzione che si pre-
vede eccellente. È possibile che, in particolare, nella vostra fan-
tasia vengano evocate immagini diverse dalle mie che vi ho
esposto; giacché la musica strumentale produce su ciascuno un
efletto difierente. Ma voi concorderete con me che quest’opera
non ci offre soltanto un elevato godimento musicale, bensì agisce
sull’uomo intero, elevandolo e spronandolo. Da un’atmosfera di
dolore noi veniamo sollevati fino alle regioni della gioia più su-
blime, che avvertiamo tanto più forte quanto più eravamo spro-

* Che in genere la scrittura vocale non fosse il forte di Beethoven,


viene oggi riconosciuto da tutti i musicisti piu preparati.

236 Parte V. Documenti-Indici

fondati nella sofferenza. Beethoven predica qui in musica l’am-


tica verità, che la pace e la gioia sono l’ideale cui aspirano tutti
gli uomini. Ma i mezzi per conseguirlo non sono i piaceri, la
spensieratezza e Pindifierenza, esso si può raggiungere solo a prez-
zo di battaglie e di sofierenze, a volte di amare privazioni. E
quindi Beethoven nelle parti più dolorose della sua Nona Sinfo-

nia non ci dice altro che ciò che Goethe fa pronunciare al suo
vecchio arpista "z

« Chi mai il suo pan di lacrime bagnò,


chi mai le notti sue piene d’angosce
piangendo sul giaciglio suo vegliò,
o Celesti, costui non vi conosce! »

3.
A vol. I, p. 718

« Musikalisches Wochenblatt »
edito da E. W. Fritzsch, Lipsia
Annata VIII m, 1877, n. 14, 30 marzo 1877

Filistei della musica

Il musicista è per noi un essere che, come la Pizia, «parla


con lingua furente »; egli — come anche la Pizia nella preisto-
ria mitica — è al servizio di Dioniso; la sua forza è il suo tra-
scinante entusiasmo, la sua splendida negatività è il vigore con
cui abbatte l’ordine costituito.

Il musicante è un altro personaggio: suona e strimpella so-


prattutto per vivere; dunque è un lavoratore manuale. Del suo
mestiere, egli sa che ha a che fare con i suoni. Il mondo da
lui non viene turbato.
Ma il filisteo della musica è un individuo deleterio. Vuol es-
sere più di quel che è vale a dire di più di un musicante.

Questa sua presunzione è causata dalla sua vanità. Lui, uomo

* Allusione all’epis0di0 del «Wilhelm Meister. «Gli anni dell'appren-


distato» di Goethe, Libro II, cap. 13. [N.z1.C.]

Documenti 237

teorico‘, dà a intendere di essere in grado di seguire il genio


dìonisiaco sui suoi sentieri, mentre invece ha angusti il cuore
e il cervello. Parla e scrive di musica e ritiene ciò che scrive de-
gno di essere presentato al mondo; e così facendo dà infallibil-
mente a vedere che tipo di criterio egli applica per giudicare i
prodotti dello spirito. Il giudizio è una facoltà non molto co-
mune, e le cose intelligenti come quelle stupide vengono stam-
pate coi medesimi caratteri: chi vorrà fare un processo alla pub-
blica opinione se non è capace di distinguere e rimproverarla
perché tollera i sempliciotti più ciarlieri? Lasciamo correre! —
Noi però consideriamo nostro dovere mettere alla gogna la gente
di questa sorta e non restare in silenzio. Non per questo essi
desisteranno dalla loro attività, lo sappiamo. Ma si tratta di
aprire la strada al vittorioso cammino dellhmanità; e a questo
scopo non si può far di meglio che additarle queste persone,
perché essa sappia che sono loro gli indolenti e i ritardatari, che
bisogna lasciarsi indietro. Essi sono bensì numerosi, ma ci con-
sola la loro tarda età.

Oggi ci limitiamo a sceglierne uno, con Fimpegno di inqui-


sirne altri dello stesso genere in futuro.

Selmar Bagge.

ha le vesti di direttore della Scuola di musica di Basilea.


Per chi è pratico del paese questo basta; ma poiché la maggior
parte dei nostri lettori ignora le condizioni di questa città, biso-
gncrà per prima cosa soffermarci brevemente su di esra, in quan-
to sfera d’azione del signor Bagge.

Basilea è nelle questioni musicali un’altra Schilda *. A spie-


gar ciò basta un solo esempio: un tempo le si offrì Yoccasione
di accogliere tra le sue mura I-Ians von Bîilow, ma lo rifiutò e
si prese -— il signor Bagge. — Per quanta musica si possa fare
a Basilea e in tutta la Svizzera, la popolazione è non-musicale: ha
un rapporto sbagliato con le arti musiche, e i più fervidi sforzi
degli stranieri rimangono senza effetto. Questo stato di cose ci
colpisce tanto più in quanto qui il senso delle arti figurative ap-
pare eccezionalmente sviluppato: la stessa Basilea racchiude in sé

"‘ Vedi nota a vol. I, p. 718.

238 Parte V. Documenti-Indici

i più preziosi tesori e i più validi conoscitori d’arte ‘t’. Ma come


sarebbe concepibile una genuina disposizione per le arti apolli-
nee che non risultasse prodotta da una eccitazione dionisiaca,
quella eccitazione che per la sua terribilità richiede a consola-
zione la panacea della bella parvenza? Ma qui, il trovar piacere
nelle belle immagini sarà poi davvero una testimonianza di esi-
genze artistiche? Non sarà piuttosto una ostentazione del pos-
sesso, che rappresenta un dato valore, mentre manca la stessa
affettazione di amore per l’arte rivolta alle arti musiche, perché
qui la causa del godimento svanisce, mentre là si può mostrarla
agli ospiti in ogni momento? E qui si consideri un’altra cosa!
Gli svizzeri soffrono di un male: la loro costituzione repubbli-
cana che li costringe a perdere moltissimo tempo con la politica;
ciò rende questa gente già così arida ancor più prosaica. Non
hanno finalità ideali — come i tedeschi hanno l’ideale di creare
un teatro nazionale e di conseguenza una cultura tedesca — e
dovranno sempre apprendere a loro spese che le repubbliche,
confrontate con gli Stati monarchici, tendono a favorire le masse
più che gli individui, e di qui non può derivare nulla per la
vita dello spirito. Ma bando alle digressioni.

Dunque i basileesi ai primi di dicembre deIPanno passato si


sono fatti eseguire dal loro bravo direttore d’orchestra Vollelaml
la IX Sinfonia. Il signor Bagge, che in questa occasione ritenne
opportuno di mostrar loro la sua buona conoscenza della lettera-
tura musicale, tenne a loro beneficio pochi giorni prima una con-
ferenza su detta sinfonia. La cosa di per se’ non sarebbe stata
da biasimare; ma imporre ai lettori di una rivista musicale ""‘
una conferenza che, come nel caso presente, è destinata a dei
borghesucci, è una biasimevole equiparazione di quel pubblico
a costoro. E se osserviamo la conferenza più da vicino, dobbiamo
constatare quanto mal provveduti siano i poveri basileesi in fatto
di interpreti musicali: qui c’è davvero da imparare — per ricor-
dare un detto di Pascal — come, nelle circostanze esistenti, non
si debba trattare una cosa. Infatti il conferenziere non si preoc-
cupa di propagare l’entusiasmo per l’opera —-— come un tempo
Wagner a Dresda —, bensì dà largo spazio alle perplessità e poi
alle spiegazioni, ad esempio spiega come Beethoven nell’ultimo

"‘ È anche la patria delforiginale pittore Bèìcklin.


‘H’ Nella «Allgemeine Musikal. Zeirung» (n. 4 e 5 c.a.).

Documenti 239

tempo abbia composto una data melodia in modo che essa possa
accompagnarsi a quesfaltra, insomma si occupa della veste este-
riore dell’opera. Per mettere nella giusta luce il lato ridicolo di
questo procedere, il lettore si immagini di essere in una valle
montana dell’antica Grecia, dove una folla devota si prepara ad
ascoltare un coro di Eschilo. Come resterebbe sbalordita questa
folla, se un uomo alessandrino comparisse e volesse spiegarle le
diverse caratteristiche delle tre parti del coro, le difficoltà del-
l'esecuzione e della comprensione, la giustificazione della forma
del coro, ccc.! Il parallelo è calzante "n quanto anche lìzrcoltatore
greco non era quel che si dice esteticamente il più avveduto, e
Peffetro delle rappresentazioni musiche risiedeva più nell’impres-
sione generale che nelle singole finezze. Se continuo i paragoni e
prendo in considerazione la miseria dell’uomo moderno, debbo
meravigliarmi come mai a nessuno sia venuta l’idea niente af-
fatto malvagia (a petto di quella) di premettere un commento
parlato a ogni rappresentazione di un dramma di Shakespeare,
di Goethe, di Schiller. Giacché in questo caso sarebbe il lin-
guaggio a soccorrere, sia pure in maniera insufficiente, delle opere
parlate; là invece esso deve servire a un oggetto che può essere
espresso soltanto dal musicista con la sua arte; anzi, andando
avanti, io temo non molto lontano il tempo in cui dei brani mu-
sicali ci verranno regalati a commento delle creazioni dei nostri
grandi compositori. E per Zeus, signor Bagge! Con ciò io Le ho
indicato nuove vie; dimostri la Sua energia critico-storico—teoretico-
compositiva, e Lei creerà, Glie lo predico, qualcosa di inaudito e
di originale, anche se finora le Sue composizioni mi sono rimaste
del tutto ignote. Invece conosco benissimo il titolo del Suo ma-
nuale di insegnamento della musica, e a menadito poi la sum-
menzionata conferenza, e poi, nella sua cruda realtà — giacché
l’ho sentita realmente pronunciare da Lei — un’altra dello scorso
inverno, nella quale del resto Ella, ricordo ancora, dimostrò la
cattiva abitudine di esprimere ogni soggetto due volte mediante
sinonimi: ad es. «proposizioni e giudizi, contrasti e opinioni
quanto mai divergenti; diverse epoche di sviluppo e fasi di evo-
luzione; sfumature e modificazioni del sentimento; contenuti e
compiti il cui dominio e la cui soluzione può riuscire soltanto
al supremo talento e all’animo più puro », ecc. ecc. 4

Dopo tutto ciò, prego ora il lettore di udire alcuni saggi della
conferenza stampata nei numeri 3 e 4 della « A.M.Ztg. »:

240 Parte V. Documenti-Indici

Il tentativo di << collocare gli ascoltatori dell’opera nella po—


sìzione il più possibile corretta e idonea al godimento e alla com-
prensione » è « estremamente difficile, perché quest’opera evoca
problemi che hanno unîmportanza decisiva per un retto giudizio,
problemi però la cui soluzione soddisfacente non è riuscita nem-
meno a talenti di prirnbrdine >>. Né di questi problemi né dei
talenti « di primbrdìne » abbiamo alcuna contezza; il signor Bagge
è quindi pregato di farci conoscere almeno questi ultimi, gli ono-
revoli e Valenti borghesucci e uomini dabbene, mentre per quanto
riguarda i << problemi», riteniamo che siano quelli che Foratore
va snocciolando. — Nelle due frasi che seguono, il lettore faccia
attenzione soprattutto al tono: «Sarebbe sicuramente un errore
se passassi sotto silenzio le varie perplessità e critiche che sono
state espresse contro la Nona Sinfonia, limitandomi a un’entu-
siastica apoteosi. Ma su questo punto sarò breve, per non sen-
tirmi eccessivamente limitato nell’elogi0 di quest’opera stupenda ».
E qui segue Penumerazione, una volta fatta apparentemente giu-
stizia di quelle « perplessità e critiche » che si riferiscono in pri-
m0 luogo alla «eccessiva difficoltà di esecuzione », in secondo
luogo all’« aspetto formale» di questa sinfonia. E qui appren-
diamo cose da cui desumiamo che il signor Bagge frequenta cat-
tive compagnie: egli ad esempio è al corrente di critiche come:
«la sinfonia è incomprensibile, priva di forma ed eccessivamente
lunga, sovente sgradevole e faticosa, non illuminata, come le altre
opere del Maestro, dal raggio splendente del genio ». Ma frat-
tanto le opinioni sarebbero assai mutate; (raccatta un sasso, lo
scaglia contro le stelle e dicez) << abbiamo dovizia accettare e com—
prendere opere ben altrimenti astruse, lunghe e faticose, sicché a
colui che ha seguito Fevoluzione dell'arte creatrice la Nona Sin-
fonia appare al confronto come una pura opera celestiale. Certo,
bisogna aver imparato a penetrare lo spirito di un maestro, non
si può più pretendere che un maestro scenda in ogni circostanza
al più basso livello di comprensione degli ascoltatori e ofira loro
soltanto ciò che piace subito >>. Queste fole continuano ancora per
una quindicina di righe; risparmiamole al lettore! ——— In terzo
luogo « si tratta delfimpiego del canto in una sinfonia, che per
alcuni (non del tutto a torto) costituisce una violazione dell’in-
dispensabile unità dei mezzi artistici, una inammissibile contami-
nazione di generi, mentre altri considerano questo procedimento
un atto liberatore [...] ». Il signor Bagge si annovera natural-

Documenti 241

mente tra i primi: « ha poco senso afiermare che Beethoven abbia


dovuto far ricorso al canto per rivelarci le sue ultime intuizioni ».
La Nona Sinfonia non è l’ultima opera di Beethoven, ha scritto
altre cose dopo questa, ma senza aggiungervi il canto, mentre lo-
gicamente avremmo dovuto aspettarci che scrivesse «anche quar-
tetti e sonate col canto, probabilmente solistico »; per usare un’im-
magine: il nostro direttore scolastico non riesce a comprendere
che un campanile gotico possa già svettare in cielo col suo pen-
nacchio — questo segno di massima fioritura nell’etere — men-
tre le parti inferiori sono ancora in vi‘ di ultimazione. —— Adesso
il signor Bagge crede di essere arrivato al punto, dipingendo i
vari momenti in cui Beethoven si consiglia con se stesso: Beetho-
ven legge l’« Ode alla Gioia » di Schiller; gli appare subito chia-
ro che deve musicarla, ma come? Cade nell’« imbarazzo ». Si
rende conto di non poter far uso dell’intera poesia: infatti, in
primo luogo non gli sorrideva trattarla come canto strofico, e in
secondo «musicare per intero l’ode in tutta la sua estensione,
come si chiama il procedimento opposto a quello strofico, avrebbe
dato luogo di necessità a un’opera mostruosa e in definitiva
noiosa ». Contemporaneamente Beethoven, «cosa strana! » pen-
sò a un’Ouverture col coro di Schiller; « ma dovette subito ab-
bandonare questa forma a causa della sua inevitabile brevità ».
Prese invece in considerazione la forma della sinfonia; essa gli
ofiriva Popportunità di introdurre «i contrasti necessari per pre-
parare, in certo qual modo [ma perché questa IimitaZiOneP] mo-
tivare l'espressione della gioia. Ciò che l’ode non oflriva: i dolori
e le lotte che precedono la gioia, egli lo poteva esprimere me-
diante la musica strumentale, e poi accentuare il trionfo della
gioia con Faggiunta del canto. Beethoven abbracciò quesfidea con
entusiasmo, senza immaginare che gli sarebbe stata rinfacciata la
violazione dellfitnità degli organi sonori, ovvero che delle fazioni
musicali estremistiche se ne sarebbero servite per attribuirgli ten-
denze artistiche rivoluzionarie (l). Giacché in realtà credeva di
aver dimostrato di aver raggiunto i massimi risultati nel campo
della musica strumentale pura, né poteva temere che l’opera del-
l'intera sua vita venisse tenuta in poco conto a petto di una crea-
zione unica, di un’opera d’arte dalla forma eccezionale ».

Che testa angusta dev’essere quella da cui nascono simili apo-


logie! Ma certo: nella prosa da candidati, alla quale Lichtenberg
(cfr. I, 317) ascriverebbe le trattazioni del signor Bagge, bisogna

242 Parte V. Documenti-Indici

parlare di obiezioni dell’avversario, anche se nessuno in possesso


delle sue facoltà mentali le ha mai formulate: altrimenti non si
avrebbe assolutamente nulla da dire!

Continuando, egli esamina prima l’aspetto musicale, poi quello


ideale o poetico dellbpera, e qui si tenga sempre presente che
l'oratore aveva davanti a sé un pubblico acritico, il quale, ad ec-
cezione di pochi, non conosceva la sinfonia. Ma egli si comporta
come se ogni ascoltatore avesse la partitura in mano, e tiene le-
zione con la pedanteria che può distinguere soltanto un musi-
cante che prende sul serio Hauptmann e che spiega un problema
aritmetico di metafisica della musica. Non è nostra intenzione trat-
tare più da vicino queste ciance, che malgrado la loro verbosità
esprimono meno di quanto riveli il godimento dell'opera in sé a
chiunque abbia retti sentimenti; ci limiteremo a un paio di osser-
vazioni divertenti. Ad esempio: era una ben nota « peculiarità »
di Beethoven il non volersi mai ripetere; inoltre << il suo spirito
era stato tutto orientato in questo senso dalle idee di fratellanza
e di eguaglianza che continuavano pur sempre (I!) ad occupare le
menti di tutti gli uomini pensanti»; e più oltre (colonna 67)
[da recitare con gli occhi volti al cielo]: « una di quelle esplo-
sioni di dolore quali solo un Beethoven era in grado di raffigu-
rare senza cadere nella brutta musica. Qui il cromatismo celebra
il suo trionfo, ma è anche arrivato a un punto che non si può oltre-
passare senza abbandonare il terreno dell’arte nobile »; poi nello
Scherzo Beethoven produrrebbe « effetti di travolgente umorismo,
anzi si direbbe di arguzia sarcastica », al che noi dobbiamo repli-
care che non riteniamo possibile l’idea di umorismo travolgente,
e che la musica potrà essere umoristica, ma mai arguta; e più
sotto: « Oltre alla bravura nelfiimpiego degli strumenti, Beethoven
dimostra il suo genio anche nelle trasformazioni ritmiche»; poi
passa a parlare del brano fortissimo nello Scherzo, dove sulla
triade tenuta in re maggiore risuona il tema principale: « Anche
questo è umorismo, ma nella vita ordinaria un itmorismo di que-
sto tipo viene comunemente detto ’ umorismo disperato ’, e Beetho-
ven può dirsi, oltre che Finventore dell’umorismo musicale in
genere, anche l’inventore di questo tipo di umorismo »; poi dà
giudizi come le donne, incapaci di contemplazione, bensì di solle-
tico: il Trio in re maggiore suona «delizioso >> —— leggete il pa-
ragrafo 40 del I volume dellbpera principale di Schopenhauer! —;
verso la fine: << Tale carattere bacchico deve anche giustificare o

Docn/nenti 243

scusare la scrittura vocale di Beethoven in questo punto; non è


possibile farlo dal punto di vista della nznsica e del canto, e pur
con tutta la reverenza ali fronte al sornnio genio sarehhe forse le—
gittimn la domanda se lo stesso efietto non avrebbe potuto venir
raggiunto con mezzi migliori >>. Il tutto si conclude con le frasi
seguenti: «Beethoven nelle parti più dolorose della sua Nona
Sinfonia non ci dice altro che ciò che Goethe fa pronunciare al
sito vecchio arpista:

«Chi inizi il suo pan di lacrime bagno,


chi inizi le notti sue piwe dfizngoscia
piangendo sul giaciglio suo vegliò,

o Celesti, costui non vi conosce!» —

Con più vantaggio ancora dello stesso oratore questa cita-


zione è intesa dal cronista delle « Basler Nachrichten », che rife-
risce: «La IX Sinfonia è una geniale, artistica traduzione in
realtà della massima che Goethe », ecc. ecc, Questo cronista chia-
ma la conferenza « eccellente », e il conferenziere secondo lui ha
« respinto con argomenti perfettamente validi» le varie obie-
zioni.

Ciò che il signor Bagge ha detto a se stesso a proposito della


sua impresa è naturalmente lauto-elogio dell’autore, che la trova
una cosa buona. Ma egli deve sapere che a Basilea ci sono ancora
degli uomini che sono giudici severi; davanti a loro bisogna stare
allerta, e nel timore di dire qualche sciocchezza, preferire il si—
lenzio; perché « si può essere soddisfatti fino alla meraviglia di
qualcosa che si è fatto, eppure Yesperto ne ride », Da che di-
pende ciò, signor Bagge? Bernsdorf, dal quale meno che mai ci
si aspetterebbe la risposta giusta, dice espressamente a Suo pro-
posito nel suo Lessico: il Suo orizzonte musicale non è molto
ampio, e spesso Lei lavora con pedantesca rigidità. Se colui
giudica così, noi consideriamo chiusi i nostri atti.

Un ultimo accenno soltanto a una cosa che ci turba doloro-


samente: l’educazione musicale della gioventù di Basilea è ripo-
sta in gran parte nelle mani del signor Bagge: ora, è facile
comprendere di che genere possano essere questa educazione e i
suoi successi. Innanzitutto si viene messi in guardia da una certa
arte moderna «con un’aria da guardiani della castità »; come pro-
filassi contro quell’arte, viene propugnata la musica ebraica m0-
clerna — ed essa bene si attaglìa alla ben nota ipocrisia basi-

244 Parte V. Documenti-Indici


leese, che si sprofonda in ammirazione davanti all’eterno femmi-
nino e scansa con le ciglia abbassate ogni cosa seria ed eroica —.

Basilea, metà febbraio 1877


Heinrich Kòselitz

3a.

« Schweizer Grenzpost und Tagblatt >> 235


di Basilea

18 aprile 1877

Difesa

Un piccolo libello "’ pubblicato nel n. 14 del « Musikalisches


Wochenblatt » (Lipsia, Fritzsch), dal titolo Filistei della musica,
ci induce a una breve replica. Questa raffazzonatura immatura
quanto maligna non merita una confutazione seria, e chi co-
nosce sia pur limitatamente Basilea e il direttore della sua Scuo-
la di Musica (l’attacco è rivolto a entrambi), non si lascerà fuor-
viare nemmeno per un attimo dalle ingiurie e giovanili intem-
peranze che abbondano in detto libello. L’autore sì firma Hein-
rich Kòselitz, ed effettivamente nell’elenco degli studenti univer-
sitari di Basilea esiste un giovinetto di questo nome, originario
di Annaberg in Germania. Lo chiamiamo giovinetto, ammettendo
che si tratta di una deduzione in base alla probabilità, ma la
probabilità è grandissima, dato che in primo luogo gli universitari
di Basilea solo raramente sono uomini maturi, e in secondo luogo
(motivo principale!) il tono e il colorito dello scritto sono così
giovanilmente intemperanti e immaturi che, anche tenendo con-
to di tutto lo sfrenato baecanale di una certa << schiera selvaggia >>
musicale, rimane un residuo che non vi si risolve. Quindi le
impertinenze dell’autore ci oflenderanno meno di quanto fa-
rebbe un prodotto attestante una maggiore maturità di anni e
di cultura, anche se il suo valore dal punto di vista del conte-
nuto fosse altrettanto nullo.

* Usiamo quesflespressione inesatta per amor di brevità.

Documenti 245

Una sola frase in questa immatura wagneriade ci ha meravi-


gliati per un momento: l’autore minaccia alla fine, con uno
scuoter degli ambrosii riccioli degno del vero musicista olim-
pico: «a Basilea ci sono ancora degli uomini che sono giudici
severi; davanti a loro bisogna stare all’erta». Questo avi: zw
lecteur è indirizzato per la verità in primo luogo al signor Bagge,
ma decisamente ha un senso più generale ed esteso, come è
già dimostrato dal plurale del titolo Filistei della musica. Tra
questi « uomini», questi inesorabili giudici infernali, l’autore an-
novera sicuramente anche la propria jwochczza —— si tratta dun-
que di un uomo, non di un giovinetto? Tuttavia una seconda
lettura (anche se non proprio indispensabile) del libello ci ha
convinti che quellcspressione collerica ‘e soltanto un modo di
dite dettato dal pathos; come ci sono uomini della parola, uo-
mini (Fazione, uomini dell’epoca e del secolo, così esistono an-
che gli uomini della minaccia.

Ma dato che la minaccia dell’ignoto cittadino di Annaberg è


diretta a gran parte dei filistei musicali di Basilea e — chissà?
non solo a loro, bensì alla «ben nota ipocrisia basileese » (vedi
terzultima riga), che «si sprofonda in adorazione davanti al-
l’eterno femminino e scansa con le ciglia abbassate ogni cosa
seria ed eroica >> (brillante finale del suo dramma eroicoi), que-
ste righe hanno lo scopo di esortare all'attenzione e alla vigi-
lanza tutti i basileesi che si sentono come cittadini di Schilda
(giacché « nelle cose musicali, Basilea è un'altra Schilda »). Essi,
0 veramente noi basileesi tutti, dobbiamo prepararci alla battaglia
imminente, e poiché non abbiamo << alcuna disposizione per le
arti apollinee», per l’« eccitazione dionisiaca», e siamo «uo-
mini alessandrini », addirittura tanto alessandrini che dopo que-
stì saggi sappiamo con precisione a quale fonte l’autore attinge
il suo vino ditirambìco (la Nascita della tragedia di Nietzsche
ecc.) dovremo tentare con altre armi, forse cominciando con un
appello alla capacità di giudizio — non tra i nostri compatrioti,
perché «gli svizzeri soffrono di un male: la loro costituzione
repubblicana, che li costringe a perdere moltissimo tempo con la
politica; ciò rende questa gente già così arida ancor più pro-
saica >> — bensì tra i nostri vicini tedeschi, scendendo un pezzo
giù per il Reno e addirittura un po’ più a oriente, fino alla
città della «Musikalische Zeitung», che il cittadino di Anna-
berg ha designato a portare i suoi diamanti quanto mai grezzi.

246 Parte V. Documenti-Indici

Se qui non avessimo una mentalità cosi provinciale, potrem-


mo davvero permetterci una domanda: a quale circostanza par-
ticolare la nostra città così aridamente repubblicana, filistea in
musica, alessandrina di natura, ipocrita in religione, deve l’onore
di contare tra i suoi residenti lo studente di filosofia Koselitz,
apollineo-dionisiaco cittadino di Annaberg? Forse questo San-
sone musicale, prima che il suo eroico vigore << si sprofondi in
venerazione davanti all’eterno femminino di una Dalila ba-
sileese >> ci darà, con uno dei suoi colpi di mascella prossi-
mamente minacciati, la risposta anche a questa impertinente
domanda.

4.
A vol. H, p. 457

Feuilleton

I Z pericoloso libro gli NielzJc/ae


U03. V. Widmann]

Motto:
Mi consenta, avevo una volta un compagno, Lam-
bert; questi mi disse, già all’età di quindici anni,
che, se fosse diventato ricco, il suo massimo go-
dimento sarebbe stato dar da mangiare pane e
carne ai cani mentre i figli dei poveri morivano
di fame, e quando ai poveri mancava la legna,
comprare un intero deposito di legname, accata-
starlo in aperta campagna e dargli fuoco. Questi
erano i suoi sentimenti! Ora rni dica, che risposta
dovrei dare a questo mascalzone se mi chiedesse
perché deve essere una persona per bene?

(Brano del romanzo Lîzdolercente di F. M.


Dostoevskij. trad. ted. pubblicata da W. Friedrìch
a Lipsia, 1886, I vol., p. 81.)

Quei carichi di dinamite che vennero impiegati nella costru-


zione del tunnel del S, Gottardo portavano la bandiera nera
segnalante pericolo di morte.

Documenti 247
Precisamente in questo senso, e solo in questo, noi parliamo
del nuovo libro del filosofo Nietzsche come di un libro pericoloso.
Questo aggettivo non comporta la minima traccia di critica
per l’autore e per la sua opera, così come quella bandiera nera
non era intesa a criticare quell’esplosivo. E ancor meno potreb-
be venirci in mente di additare il solitario pensatore, con l’al-
lusione alla pericolosità del suo libro, ai corvi del pulpito e alle
cornacchie dell’altare. La dinamite spirituale, come quella mate-
riale, può scrvire a uno scopo assai utile; non necessariamente
essa viene impiegata a fini delittuosi. Però è bene avvertire
chiaramente, là dove esiste un tale LSPlOSÌVOZ qui c’è della di-
namite. È dunque il senso del titolo da noi dato alla nostra re-
censione di un nuovo libro di Friedrìch Nietzsche,

Il singolare libro si intitola: Al di là del bene c del male.


Preludio di ima filorofla dell'avvenire. Esso ‘e stato pubblicato
qualche settimana fa presso C. G. Naumann di Lipsia.

Come il ilettore indovinerà già dal titolo, l‘autore si propo-


ne in questa opera di superare il concetto di morale e di co-
struire un mondo come mondo della ragione, in cui non deve
avere più alcun valore ciò che finora è stato considerato il più
solido fondamento della vita umana, ossia la coscienza del bene
e del male. i

« L’uomo, un animale multiforme, mendace, artefatto e non


trasparente, inquietante per gli altri animali più per l’astuzia
che per la forza, ha inventato la tranquilla coscienza per go-
dere infine una volta della semplicità della propria anima; e
l’intera morale è una coraggiosa, lunga falsificazione, in vir-
tù della quale è possibile, in generale, godere lo spettacolo
dell’anima ».

« Il potere dei pregiudizi morali è penetrato a fondo nel


mondo più intellettuale, in apparenza più freddo e più scevro di
presupposti — e, come è facile comprendere, in maniera nociva,
inibitoria, accecante e distorcente >>.

« Posto che si potesse percorrere con lo sguardo sarcastico e


indifferente di un dio di Epicuro la commedia prodigiosamente
dolorosa e tanto grossolana quanto sottile del cristianesimo eu-
ropeo, io credo che non si finirebbe di stupirci e di ridere: non
sembra infatti che per diciotto secoli abbia dominato in Eu-
ropa la sola volontà di trasformare l’uomo in un sublime
aborto? >>.

243 Parte V. Documenti-Indici

<< Gli Ebrei hanno realizzato quel prodigio del rovesciamento


dei valori, grazie al quale la vita sulla terra ha acquistato per
un paio di millenni una nuova e pericolosa attrattiva — i loro
profeti hanno fuso in una sola parole come ‘ricco ’, ‘empio ’,
‘cattivo’ ‘violento’ ‘sensuale’ e per la prima volta hanno
dato un conio dbbbrobrio alla parola ‘mondo’. In questo ca-
povolgimento dei valori [...] sta Pimportanza del popolo ebrai-
co: è con esso che comincia, nella morale, la rivolta degli
Jcbiavi »,

Bastetanno queste citazioni per farci riconoscere chiaramen-


te le intenzioni di questo saggio. Si tratta niente di meno che
del superamento di quell’abisso che si spalanca tra Fingertuo
mondo delle creature, tra ciò che noi chiamiamo semplicemen-
te Natura e il mondo umano che opera e pensa con i concetti
di «bene e male », quellhbisso che tutti i pensatori più pro-
fondi hanno avvertito come un tormentoso dualismo.

Aggiungiamo subito che Nietzsche sa benissimo (e lo dice


anche nel suo libro) che i concetti morali non vennero introdotti
in un mondo ingenuamente sensuale soltanto ad opera dei
profeti ebraici, ma che anche presso altri popoli, e proprio in
quelle più ingenuamente sensuale, i Greci, la cosa trovò in
Platone il suo massimo fautore, e in seguito il cristianesimo,
congiungendo le idee di Platone con Podio per il mondo del-
Tascesi giudaica, rappresentò la massima esaltazione della vi-
sione morale del mondo. L’unica cosa che qui ci stupisce è
che Nietzsche non menzioni mai nel. suo libro Herder, paladino
eloquente quatifaltri mai di questa visione del mondo giudaico-
platouico-cristiaita, soprattutto in quel brano del suo libro, Idee
per la filorofia della storia dellìmmîzità, dove vede nell'uomo
Yanello di congiunzione tra due sistemi della creazione, la strut-
tura sensibile della terra e un superiore regno spirituale. La
duplicità dell’es5ere umano viene da Herder spiegata con questa
appartenenza della natura 1121121113 a due mondi diversi. Questa
ipotesi herderiana — che’ tale e niente più era considerata dallo
stesso Hetder la sua interpretazione della storia dell’umanità —
ha ormai poche chance; davanti alla scienza della nostra epoca;
ma andrebbe sempre ricordata là dove si tratta di superare que-
sto grande dualismo.

Cerchiamo di immaginare, per apprezzare in certa misura

Documenti 249

Yarditezza dellîmpresa di Nietzsche, Pimportanza di questo


dualismo.

L’u0mo che mediante la disciplina e Peducazione è stato


abituato a pensare e a sentire in termini di bene e di male
— dunque ciascuno di noi — si vede circondato da una na-
tura (e aggiungiamo anche coraggiosamente) e inserito in una
storia universale in cui gli eventi si verificano secondo la forza,
non secondo la morale. Noi siamo compassionevoli; ma una
legge di natura che è la più crudele pensabile getta le creature
in pasto l’una all‘altra, e a Ciascuno riserva le più raflinate sofferen-
ze. Noi proviamo vergogna, eppure gli istinti più bassi ci con-
dannano alla svergognarezza. Noi siamo giusti, e vediamo che
non già il giusto, ma il forte ha il sopravvento. L’uomo mi-
gliore, se i suoi polmoni sono consunti, perisce miseramente,
per quanta bellezza e bontà porti ancora dentro di sé, che po-
trebbe tornare utile al mondo,

Finora due sono state le maniere in cui si è afirontato il


penoso dualismo prodotto da tale contrasto fra il nostro senti-
mento morale e la brutale natura. La più antica — che è
qttella adottata da tutte le religioni —— consisteva nel dichia-
rare semplicemente il concetto di morale valido anche per la
natura e la storia, con l’0vvio corollario che i nostri occhi of-
fuscati non sono in grado al momento di riconoscere come ogni
cosa rientri in un disegno armonico e sia destinata un bel
giorno a comporsi in una universale splendente beatitudine.

L’altra e più recente maniera era in realtà una cattiva Ina-


niera, vale a dire il comportamento di un fanciullo maleducato
che mette il broncio. Intendiamo il pessimismo, che va a tro-
vare tutti i difetti nella macchina del mondo e conclude con
una cupa scoperta: ogni feiicità è illusione, noi siamo profon-
damente infelici. Per questi interpreti del mondo l’unica solu-
zione sta nella sua fine, nelhaniìientameiuto.

Ora, Nietzsche è il primo che ha trovato una nuova solu-


zione, ma così terribile che ci coglie un vero e proprio sgomen-
to quando lo vediamo inoltrarsi sul suo sentiero solitario e fino-
ra inesplorato.

Se quei primi che ho menzionato trasferivano il concetto di


morale alla natura, arbitrariamente, senza altra giustificazione che
il pio desiderio di una così bella soluzione, Nietzsche al contra-

250 Parte V. Documenti-Indici

rio trasferisce il concetto di forza dalla natura aIPumanità e


proclama: liberatevi dei vostri sentimenti morali, siate, invece che
uomini della morale, uomini della forza, e ogni dualismo spa-
rirà. Non avrete più bisogno di compassione, di pudore, di
giustizia; e non avvertirete nemmeno la mancanza di simili idee
nella natura. Tornerete allora ad essere uniti col mondo, liberi
figli degli dei.

Il professor Nietzsche espone queste cose con molta mag-


gior finezza, con mille geniali artifici stilistici: ci deve scusare
se, quando un giornale deve segnalare un libro che gli è stato
inviato, il linguaggio assume un tono più quotidiano e grossolano,
ma in cambio più comprensibile da tutti.

<4 Ma questa è una filosofia orribile! ».

Certamente. Lo stesso Nietzsche non si abbandona ad alcuna


illusione circa il genere di uomini che necessariamente nasce-
rebbero se questa filosofia dovesse trasferirsi dalla teoria alla
prassi. Così, egli immagina che il Dio Dioniso parli a lui
(Nietzsche) in una specie di visione: «Duomo è per me un
animale gradevole, coraggioso, ingegnoso, che non ha pari sul-
la terra; in ogni labirinto si sente ancora a suo agio. Gli sono
benigno: penso spesso a come portarlo ancora innanzi e renderlo
più forte, pii: malvagio e più profondo di quanto già sia, e
anche [Jiù bello >> 7*‘.

Coerentemente, un Cesare Borgia viene celebrato come un


«uomo sanissimo»: « Si misconosce profondamente Fanimale
da preda e l’uomo predatore (per esempio Cesare Borgia), si
misconosce la ‘ natura’ fintantoché si continua a cercare un ‘ ca-
rattere rnorboso’ in fondo a queste che sono le più sane fra
tutte le belve e creature tropicali, o addirittura un ‘inferno’
concreato in loro; ed è questo che fino a oggi hanno fatto qua-
si tutti i moralisti». Simili uomini sono per lui esemplari tro-

‘* Non sappiamo con sicurezza, ma ci sembra di aver sentito che il


professor Nietzsche è un uomo aiîlitto da gravi sotîerenze fisiche. Come
tale, egli si trova in ogni caso meglio nell’atruale delicato mondo morale
che nel suo futuro mondo della violenza. Quesfultimo ha posto soltanto
per nature gagliarde. Un filosofo cagionevole, ad esempio, non avrebbe tra
quei giganti «forti, malvagi, belli e profondi» altro ruolo che quello del
nano spregevole, che si fa uscire dal canile per unbrctta il pomeriggio per
divertirsi. Non sono già esistite in passato condizioni simili, nel Medioevo
nei castelli della prepotenza feudale, nel nostro secolo presso un re Teodoro
d’Abissinia, e non si vedono ogni giorno presso tutti i popoli selvaggi?

Documenti 251

picali di lusso, nei Confronti dei quali non è lecito difendere la


zona temperata. Se ciò nonostante lo si fa, non si tratta d’altro
che della « morale della purillanimità >>.

Con questa «morale della pusillanimità >> Nietzsche abbat-


terà naturalmente qualunque obiezione possa venir mossa dal
punto di vista pratico alla sua filosofia dell’avvenire. Quando per
esempio un padre gli obietta che per la vita familiare è alquanto
più piacevole non avere per figli un Cesare o una Lucrezia
Borgia, Nietzsche si stringerà sprezzantemente nelle spalle, e
dal suo punto di vista filosofico avrà perfettamente ragione,
perché il pensatore non deve preoccuparsi delle conseguenze
pratiche dei risultati del suo pensiero. Del resto Nietzsche non
è dbpinione che la condizione della maggioranza degli uomini
debba venir migliorata, che le sue fatiche vadano diminuite e i
suoi dolori eliminati, e qui egli si incontra con Pitagora, di cui
si cita il detto: «Non bisogna esser responsabili del fatto che
le fatiche umane diminuiscono, bisogna invece contribuire a
caricare un fardello, non a toglierlo >>.

Non occorre dire quanto radicalmente quest’ultimo aspetto


contrasti con le universali concezioni e aspirazioni della no-
stra epoca. Ma proprio qui consiste il valore di simili idee
originali. Un così robusto e coraggioso nuotatore contro cor-
rente è di per sé una figura gradita. Ma noi ne intendiamo la
motivazione più profonda in rapporto al temperamento schiet-
tamente artistico-poetico di questo filosofo solitario. In realtà
tutta questa filosofia delravvenire che supera i concetti del bene
e del male non è altro che il tentativo di concepire il mondo, an-
che quello umano, dal punto di vista puramente estetico.

Del resto questo libro, che l’autore stesso ha chiamato‘

<4 Preludio di una filosofia delhavvenire », non rappresenta che


un libero preludio; la grande fuga deve ancora venire. Quanto
meno, sulla copertina del libro viene annunciata un’altra opera
in preparazione: « La volontà di potenza, saggio di trasvaluta-
zione di tutti i valori. (In quattro libri) >>. Bisognerà aspettare
quest’opera prima di pronunciare un giudizio definitivo sulle
idee originali, comunicate più in forma aforistica, del libro pre-
sente. Molti di questi aforismi hanno un valore più artistico che
filosofico, tanto che la loro forma bella e vivace ci dà piacere
anche quando ne giudichiamo erratissimo il contenuto. Le mas—
sime errate sono soprattutto quelle contenenti gli attacchi che

252 Parte V. Documenti-Indici

Nietzsche muove alla democrazia, all’educazìone popolare e al-


Pemancipazione della donna, che ci lasciano perplessi in un
pensatore così maturo. È vero, in tutti questi attacchi c’è un
granello di polemica giustificata, ma assai più aria di chiuso,
di studio, troppo poca luce del sole, della vita reale.

Concludiamo questa nostra recensione con una comunica-


zione in certo senso tranquillizzante: Nietzsche, che già parla di
sé e dei suoi affini come di << noi immoralisti », riconosce an-
cora una virtù, come quella << da cui nemmeno noi spiriti liberi
possiamo distaccarci»: la virtù dellbnestà.

Questa onestà è stata da lui dimostrata a sufficienza con


questo libro, che appena due secoli fa avrebbe immancabilmente
portato l’autore sul patibolo e che ancora oggi deve fare a
molti unîmpressione spiacevole. Giacche’, come gli uomini man-
giano e bevono senza preoccuparsi se un filosofo dimostra loro
che mangiare e bere non sono cose reali, così essi debbono anche
avere in serbo una risposta convincente a quella domanda che
abbiamo premesso a mo’ di motto a questo piccolo studio.
Questa risposta è derivata finora dal codice morale, e conti-
nuerà ad esserlo per parecchio tempo. Perciò si considererà co-
lui che attacca il « bene e il male >> come uno che solleva il velo
dal ritratto di Sais, dissacrandolo, anche se dal punto di vista
logico bisognerebbe dargli ragione.

J. V. w.

5.
A vol. H, p. 498

« Genealogia della Morale» I, 15, citazione da Tertulliano. Nietz-


sche indica: dallo scritto De rpectaculir, cap. 29. Si tratta invece
della parte finale dello scritto, cap. 30 “S.

<< Ma rimangono ancora altri spettacoli: quell’ultimo e sem-


piterno giorno del Giudizio, inatteso per i popoli (pagani) e
tanto deriso, quando l’intero mondo antico e tutto quanto esso
ha prodotto verrà arso in un solo grande fuoco. Che dovizia di
spettacoli vi sarà! Quale rni farà stupire, quale muovere al riso.

Documenti 253

Come mi rallegrerò ed esulterò, quando vedrò tanti re, dei


quali s’è detto che erano stati accolti in Cielo, gemere nella
più profonda tenebra insieme a Giove e ai loro stessi testimoni.
Ed egualmente i governatori (provinciali), i persecutori del nome
del Signore (io vedo) perire nella vampa delle fiamme, quelle
fiamme con le quali imperversarono contro i cristiani. E chi
altro? Quei saggi filosofi, che arrossiscono al cospetto dei loro
allievi, insieme ai quali stanno bruciando, (quegli allievi) ai
quali hanno insegnato che Dio non è toccato da nulla, ai quali
hanno assicurato che Yanima non esiste ovvero che non ritorna
nel suo antico corpo. E anche i poeti (io vedo) tremanti non
già davanti al tribunale di Radamanti o di Minosse, bensì a
quello del Cristo inatteso. Allora si potranno meglio udire i tra-
gediografi, naturalmente grazie alla maggior forza di voce, che
lamentano le proprie sciagure; allora si potranno conoscere gli
attori, resi fiacchi dal fuoco; allora si vedrà Paurîga, rosso nella
ruota di fiamme; allora si vedranno gli atleti, non nel campo di
gioco, bensì in mezzo alle fiamme — a parte il fatto che anche
allora io non vorrei vedere costoro *, bensì volgerei lo sguardo
insaziabile verso coloro che hanno infuriato contro il Signore
(con parole comez) ‘Eccolo ora — direi — il figlio del fa-
legname e della ‘venale ’ (prostituta), il distruttore del sabato,
il samaritano, che ha il diavolo in corpo. È colui che avete
comprato da Giuda, che avete colpito col bastone e coi pu-
gni, insozzato con gli sputi, dissetato con fiele e aceto. È co-
lui che (secondo voi) i suoi discepoli portarono via in segreto
per poter dire che era risorto, o che il giardiniere ha trascinato
via perché le sue insalate non venissero calpestate dalle folle
accorrenti ’.

Quale pretore o console o questore o sacerdote (pagano)


potrebbe donarti un simile spettacolo, un simile giubilo? Ep-
pure noi ce lo siamo già in certo qual modo immaginato in
spirito grazie alla fede. E quanto al resto; che genere di cose
sono quelle che né l’occhi0 ha veduto né 1’orecchi0 ha udito,
né sono entrate nel cuore dell’uomo. Io credo che sia una cosa
più gradita del circo, dei due generi di teatro e di qualunque
stadio ».

* Contrariamente al testo della citazione adottato nelle edizioni di


Nietzsche, io qui leggo col Reilferscheid (1896) e altri viso: invece di
uwos.

254 Parte V. Documenti- Indici

6.
A volume II, p. 543

Friedrìch Nietzsche a Georg Brandes, 10 aprile 1888 7‘ m

Vita

Sono nato il 15 ottobre 1844 sul campo di battaglia di


Liitzen. Il primo nome che udii fu quello di Gustavo Adolfo.
I miei antenati erano nobili polacchi (Niiézky); sembra che il
tipo sia ben conservato, malgrado tre «madri» tedesche. Al-
Pestero vengo comunemente considerato polacco; ancora quest’in-
verno la lista degli stranieri di Nizza mi elencava camme Polonais.
Mi dicono che la mia testa si ritrova nei quadri di Matejka.
Mia nonna apparteneva alla cerchia di Goethe e Schiller a
Weimar; suo fratello fu il successore di Herder nel posto di
sovrintendente generale di Weimar. Ebbi la fortuna di essere
allievo della venerabile scuola di Pforta, dalla quale sono usciti
tanti nomi illustri della letteratura tedesca (Klopstock, Fichte,
Schlegel, Ranke ecc. ecc.). Avevamo insegnanti che avrebbero
(o hanno) fatto onore a qualsiasi università. Studiai all'università
di Bonn, in seguito a quella di Lipsia; il vecchio Ritschl, che
allora era il primo filosofo di Germania, mi segnalò fin quasi dal
principio. A 22 anni ero collaboratore del « Litterarisches Cen-
tralblatt» (Zarncke). La fondazione dell'Associazione Filologica
di Lipsia, che tuttora esiste, risale a me. Nell’inverno 1868-9
l'Università di Basilea mi offrì una cattedra; non avevo nem-
meno conseguito il dottorato. L'Università di Lipsia mi conferì
in seguito il titolo di dottore in maniera molto onorevole, senza
alcun esame, perfino senza dissertazione di laurea. A partire dal-
la Pasqua del 1869 fino al 1879 vissi a Basilea; fui costretto
a rinunciare alla mia cittadinanza tedesca, perché nella mia qua-
lità di uficiale (artigliere a cavallo) sarei stato troppo spesso
richiamato e quindi disturbato nelle mie funzioni accademiche.
Nondimeno m’intendo di due tipi di armi: le sciabole e i can-
noni — e forse anche di un terzo tipo... A Basilea tutto andò
molto bene, malgrado la mia giovane età; accadeva, soprattutto
negli esami di dottorato, che Pesaminando fosse più anziano del-
Pesaminatore. Grande prestigio mi derivò dal fatto che tra Jacob

Documenti 255

Burckhardt e me si allacciarono rapporti cordiali, cosa insolita per


questo pensatore molto solitario e schivo. Ancora maggior pre-
stigio mi diede il fatto che fin dagli inizi della mia vita a Basilea
entrai in una indescrivibile intimità con Richard e Cosima Wag-
ner, che allora vivevano nella loro tenuta di Tribschen presso
Lucerna come su un’isola, distaccati da ogni rapporto col passato.
Per alcuni anni abbiamo condiviso ogni cosa grande e piccola,
esisteva una confidenza sconfinata. (Nelle opere complete di Wa-
gner, volume VII, Lei troverà ristampato un suo « Messaggio >> a
me indirizzato in occasione della Nascita della tragedia). Parten-
do da queste relazioni, ho conosciuto una vasta cerchia di per-
sone (di ambo i sessi) assai interessanti, in sostanza quasi tutte
le personalità viventi tra Parigi e Pietroburgo. Verso il 1876
la mia salute peggiorò. Trascorsi l'inverno a Sorrento con la mia
vecchia amica, la baronessa Meysenbug (« Memorie di un’idea-
lista») e col simpatico dottor Rée. Ma le mie condizioni non
migliorarono. Presi a soffrire di un male di testa estremamente
doloroso e ribelle, che esaurì le mie energie. Nel corso di lunghi
anni esso peggior?) fino a culminare in soiîerenze abituali per
le quali 1’anno contava allora per me 200 giorni di dolore. Il
male doveva avere sicuramente una causa locale, giacché manca
ogni base neuropatologica. Non ho mai avuto il minimo sintomo
di turbamento psichico, nemmeno una febbre, uno svenimento.
In quel periodo il mio polso era lento come quello di Napo-
leone I (= 60). La mia specialità era sopportare l’estremo dolore
cm, vert, in perfetta lucidità, per due o tre giorni di seguito,
vomitando continuamente muco. È stata sparsa la voce che io
sia stato in manicomio (o addirittura vi sia morto). Nulla è
più lontano dal vero. In questo terribile periodo il mio spirito
addirittura maturo: ne fa fede Aurora, da me scritta in un in-
verno di incredibili soEerenze a Genova, lontano da medici,
amici e parenti. Questo libro è per me una sorta di « dinamome-
tro»: l’ho composto a] livello minimo delle mie forze e della
mia salute. A partire dal 1882 ebbe inizio la mia ripresa, sia
pure lentissima: la crisi sembrava superata (mio padre è morto
giovanissimo, esattamente nello stesso anno d’età in cui io rasen-
tai la morte). Ancora oggi devo vivere con precauzioni estreme;
un paio di condizioni di natura climatica e meterologica sono in-
dispensabili. Non è per mia scelta, ma per necessità, che tra-
scorro l’estate in Alta Engadîna, l’inverno sulla Riviera ——— Da

256 Parte V. Documenti-Indici

ultimo la malattia mi ha procurato il vantaggio più grande: mi ha


liberato, mi ha restituito il coraggio di essere me stesso — — — E
poi, se do retta ai miei istinti, sono un tipo coraggioso, addirittura
militaresco. La lunga resistenza ha un poco esasperato il mio
orgoglio — Se sono un filosofo? — Ma che importanza
ha! — — —

Brandes‘ accettò e fece pubblico uso di questo autoritratto,


inesatto in molti punti, senza criticarlo. A ciò xi riferisce una
lettera di Erwin Rohde a Franz Overbeck del 10 aprile 1890
(da cui stralciamo):

«Nell'ultimo fascicolo della ‘Rundschau ' c'è un saggio di


Brandes su N. Di per sé soddisfacente, ma di Brandes ho letto
cose migliori, scritte meglio e con minor sufficienza. È singolare
che egli adduca come dati personali alcune cose che ricordano
le malsana immaginazioni che Nietzsche aveva poco prima dello
scoppio del male; così, la leggenda dei ‘nobili polacchi’ (di-
venuti poi pastori protestantil), la singolare importanza che il
servizio militare in artiglieria avrebbe avuto nella vita di N. (in
realtà una sciocchezza: dopo una pericolosa caduta da cavallo
venne congedato per invalidità e tutto finì lì ecc.). O N. stesso
gli ha scritto queste cose poco prima del crollo psichico, oppure
Brandes ha visto una copia delPEcce boma. Probabilmente il
primo caso.

Ma mi viene da mettere sempre più in dubbio l’acume cri-


tico di Brandes quando non avverte l'elemento patologico di
queste notizie — quale che sia la sua fonte — (‘ mi intendo
di due tipi di armi, le sciabole e i cannoni ', ecc.!) e le riproduce
tale e quali».

Documenti 27

7.
A vol. II, p. 590

a Musikalisches Wochenblatt »
edito da E. W. Fritzsch
XIX Annata, numero 44, Lipsia, 25 ottobre 1888"’

Il caso Nietzsche
Un problema psicologico

Questo, e non « Il caso Wagner, un problema per amatori


di musica », dovrebbe essere il titolo dell’opuscolo che Friedrìch
Nietzsche ha testé pubblicato (Lipsia, C. G. Naumann). Questo
libello potrebbe anche intitolarsi «La defezione» o «La ca-
duta » o <4 La decadenza » di Friedrìch Nietzsche. In ogni caso ci
troviamo qui davanti a un singolare problema psicologico.

Friedrìch Nietzsche è stato uno dei più ardenti, convinti e


intelligenti wagneriani; era qualcosa di più, intimo amico di casa
Wagner e della sua cerchia familiare. Ha scritto il libro più pro-
fondo che sia mai stato composto sull’arte di R. Wagner: La
nascita della tragedia dalla spirito della musica (Lipsia, E. W.
Fritzsch), un libro che poteva uscire soltanto dalla penna di
un profondo filosofo e dotto filologo, che aveva penetrato a fondo
Parte di Wagner — cosa che, com’è noto, fino ad allora non
era accaduta ad alcun professore di filosofia.

Vero è che questo libro e stato più lodato che letto, e più
letto che capito. Ma è stato un avvenimento unico nella lette-
ratura wagnerìana, un fatto fenomenale. L’autore concludeva la
sua « Prefazione a Richard Wagner» con le parole: « A que-
sti seri serva da ammaestramento il considerare che i0 sono con-
vinto dell'arte come del compito più alto e della vera attività
metafisica di questa vita, nel sento dell’uomo a cui io qui, come
al sublime combattente che mi precede su questa strada, voglio
che questo scritto sia dedicato ».

Il libro fu pubblicato nel 1872. Alla seconda edizione (1886)


l’autore ha premesso a mo’ di introduzione un «Tentativo di
autocritica » che appariva già assai preoccupante. Qui egli dice che
il libro, a 16 anni di distanza dal suo concepimento (1870), si
presenta estraneo, appare « spiacevole » ai suoi occhi divenuti più

258 Parte V. Documenti-Indici

vecchi, più «x viziati». Egli lo chiama un libro impossibile, scrit-


to male, pesante, tormentoso, arrogante ed esaltato ecc.

Non si sapeva più cosa pensare. Si pensò all'autonomia, al


fuorviamento intenzionale, al dileggio degli avversari, che Nietz-
sche aveva naturalmente in buon numero. Ma già allora ci di-
cemmo: se l'autore rinnega la sua creatura, perché non la sop-
prime? Ma se la fa andare per il mondo in seconda edizione,
perché le dà questa proditoria lettera d'accompagnamento? Strano
autore, che dopo tre lustri non vuole o non può più prendere
posizione per ciò che ha scritto e cambia pelle come i rettili.

Intanto vennero alla luce altri libri di Nietzsche, dove l'au-


tore proclamava pubblicamente di non essere più un seguace di
Wagner. Ma, per eliminare ogni dubbio, egli pubblica ora il
Caso Wagner, dove abiura solennemente tutto ciò che un tempo
ha creduto, esaltato e predicato. Egli si rivela come un perfetto
convertito, che fa ritorno nel grembo di una beatificante fede in
un’arte — che non esiste. Paolo è diventato Saulo; chi stava alla
testa del progresso s’è fatto reazionario, l’amico nemico, la guida
seduttore. Gli avversari di Wagner possono stropiccìarsi le mani
e lodare con gli occhi volti al Cielo le imperscrutabili vie della
Provvidenza, che ha fatto accadere, contro ogni aspettativa, una
cosa simile a m0’ di esempio e di monito.

Per me questa questione ha più del patologico. C’è qualcosa


di malsano, di morboso, di innaturale in questo processo, che
presenta sintomi assai preoccupanti. Tali fenomeni si sono già
visti in tutti i campi — in religione, in politica, nella scienza, ma
non ancora nell'arte wagneriana. — Ma perché un simile con-
traccolpo non poteva avvenire anche qui? A me sfugge soltanto
il nesso causale; non conosco le cause che proprio qui dovevano
necessariamente portare a tali fenomeni. Possono esserci addirit-
tura motivi puramente personali — Chi lo sa? — Chi potrà
mai scandagliare gli stati d'animo che possono essere provocati
da vicende personali, da situazioni di necessità esteriori o inte-
riori? Solo un sentimento di compassione ci prende davanti a
simili fenomeni. -— Quest’uomo è malato — Amfortas e il puro
folle!

Ciò non è da intendere affatto in senso ironico. Basta leggere


le prime frasi della lettera da Torino del maggio 1888 per capire
subito con chi si ha a che fare: « Ho udito ieri — lo credere-
ste? — per la ventesima volta il capolavoro di Bizet. Ancora

Documenti 259

una volta persistetti in un soave raccoglimento, ancora una volta


non fuggìi. Questa vittoria sulla mia impazienza mi sorprende.
Come rende perfetti una tale opera! » — E più oltre: « Posso
dire che l'orchestra di Bizet è quasi l'unica che ancora io sop-
porti? QuelPaltra orchestra che oggi è alle stelle, quella wagne-
riana, brutale, artificiosa e ‘ incolpevole ’ a un tempo, che parla in
tal modo a tutti insieme i tre sensi dell'anima moderna — quanto
mi è nociva questa orchestra wagneriana! La chiamo ‘ scirocco ' >>.

Se questo l'avesse detto il signor Carl Reinecke, direttore


d'orchestra a Lipsia — il quale, come « si racconta », cercò di
liberarsi della prima impressione fattagli da Tristano e Isotta
suonando a casa al pianoforte «Lott' ist todt » .—— lo capirci
perfettamente. Ma dalla penna dell'autore della Nascita della tra-
gedia dalla spirito della musica, è una cosa semplicemente deplo-
revole. Giacché riuscire ad ascoltare venti volte di seguito la
Carmen in un a soave raccoglimento» —— è un sintomo di in-
fermità mentale.

Ma queste frasi introduttive ci forniscono la corretta visuale


per giudicare dell'intero scritto, owero dell’uomo intero, che vi
si esprime con una condiscendente disinvoltura, come se facesse
al mondo il grande piacere di lavare i suoi panni sporchi davanti
ad esso. « Voglio sgravarmi un poco la coscienza » — egli dice
nella prefazione. Il mondo della cultura dev’essere convocato come
testimone?

Alla lettura si ha l'impressione di sentir parlare un buffone


shakespeariano: strani salti concettuali, ardite antitesi, amara
autoironia, frammisti a geniali apercus, sorprendenti folgorazioni,
osservazioni calzanti — non posso fare a meno di pensare ogni
volta al detto del poeta: « Quale nobile spirito è qui spento! ».

«Un estraniamento, un raffreddamento, un disincantamento


profondi per tutto quanto appartiene al tempo, al tempo di oggi;
e, mio desiderio supremo, l’occhi0 di Zarathustra, un occhio che
domina con lo sguardo, da un'immensa distanza, l'intera fattispe-
cie uomo — la vede sotto di sé » — è questa la sua attuale con-
dizione. Sarà una condizione sana?

Il riepilogo di questo scritto è singolare: ripudia R. Wagner


eppure ne riconosce Yindispensabìlità. Per Nietzsche R. Wagner
è « una malattia », ma contemporaneamente una necessità: « Egli
deve essere la cattiva coscienza del suo tempo — a tal fine deve
possedere di esso il massimo sapere... Comprendo perfettamente

260 Parte V. Documenti Jndici

un musicista che oggi dica: ‘Odio Wagner, ma non sopporto


più alcun’altra musica '. Ma comprenderei anche un filosofo che
dichiarasse: ‘ Wagner riassume la modernità ’. Non c'è niente da
fare, si deve cominciare con essere wagneriani ».

Come si vede, c'è del metodo in questa follia. Vi si trova un


enorme pessimismo, una negazione di tutto l'esistente, ma pure
il rispetto per un uomo possente che soggioga tutti, per l'espres-
sione artistica della sua intera epoca, che nessuno può superare
o ignorare. Quesfiepoca nella quale viviamo, questo mondo nel
quale dobbiamo pur sempre operare, non hanno però nessunis-
simo valore — così pensa Nietzsche. Di conseguenza nemmeno
Wagner ha alcun valore. È tutto molto logico. Ci chiediamo sol-
tanto se la premessa è giusta. Nietzsche è il pendant di Max
Nordau; traduce in linguaggio wagneriano le «Menzogne con-
venzionali dell'umanità civile ». Ma possiamo noi uscire dalla no-
stra epoca? Le condizioni dell'esistenza moderna noi possiamo
prenderle per l'appunto come sono, non come potrebbero essere
o come dovrebbero modificarsi per far piacere al signor Nietzsche.
Ma poiché questo virtuosismo di uscire dalla propria pelle non è
riuscito ancora a nessuno — anche se il signor Nietzsche fa dei
rispettabili tentativi in questo senso —, noi siamo per Pappunta
wagneriani e tali resteremo!

II

È dificile seguire il corso dei pensieri di Nietzsche senza


perdere il filo — e la pazienza. Ma voglio provarmici.

Il primo principio della sua estetica suona: « Il bene è leg-


gero, tutto ciò che è divino corre con piedi delicati». Egli esige
« Arguzia, fuoco, grazia, la gaya scienza». — Ecco che abbiamo
il gaudente, che corre a sentire la Carmen venti volte. Tutto
quanto gli deve venir reso lieve e piacevole, nessuna agitazione,
nessuna forte emozione. Il tragico, il pathos, la passione —— è
tutto fatica superflua, cose dannose, che distruggono i nervi.
<< Grazioso » — il termine preferito dei francesi — tutto dev’es-
sere grazioso. Bisogna mentire con grazia, ingannare con grazia,
tradire con grazia, morire con grazia — vedi la Carmen.

Ma Nietzsche come sente la musica? — È così malaccorto


da farci dare uno sguardo dietro le quinte, rivelando così che

Documenti 261

non è afatto capace di sentire musicalmente. « Io seppellisco le


mie orecchie anche sotto questa musica, ne ascolto la causa. Mi
sembra di viverne la nascita. E cosa strana! in fondo non ci penso
o non so quanto ci pensi. Giacche’ pensieri del tutto diversi mi
corrono intanto per la testa ».

Qui abbiamo il tipo della persona antimusicale. Giacché per


una persona musicale è assolutamente impossibile, durante la mu-
sica, pensare a qualcosa di diverso dalla musica. Che sia buona
o cattiva — essa lo tiene incatenata. Può rallegrarsene o adirar-
seno, annoiarsi o estasiarsi — non ha importanza, egli deve ascol-
tare; non può seguire alctm altro pensiero, né leggere né dire
altro — altrimenti è una persona antirnusicale. Sarà filosofo, ma
certo non un musicista. Questa è una riprova infallibile.

E qui avremmo in realtà già finito con Nietzsche. Il suo giu-


dizio in materia di musica non ci può interessare aEatto, perché
la sua è una natura antimusicale. Ma ora viene la cosa più singo-
lare: il signor Nietzsche compone. Ha composto un « Inno alla
vita» per coro misto e orchestra, che è stato pubblicato da
Fritzsch. Ma non è tutto. Ha composto anche un'opera! Per la
verità, questa è rimasta assai esoterica; il compositore se ne ver-
gognava talmente che non ne parlò mai. Ma io lo s0 dallo stesso
Richard Wagner, al quale egli aveva mostrato l’opera — natural-
mente un dramma musicale su testo di propria composizione. —
Io chiesi a Wagner con esitazione: « Che ne pensa? ». — « Una
stupidaggine », buttò là, senza darvi peso.

I miei pensieri in proposito finora li ho tenuti per me. Ma


davanti al Caso Wagner non posso più sottacerli. Qui Nietzsche
alîerma: Wagner è brutale, è un mentitore. — Come avrebbe
potuto non diventarlo — dal momento che, con quella chiarezza
che non lasciava mai nulla a desiderare nei suoi giudizi, Wagner
gli aveva detto cbe non era un musicista e cbe la sua opera era
musicalmente priva di senso? — Ho osservato in precedenza che
mi manca il nesso causale del distacco di Nietzsche. — Forse
esso è da ricercare qui? —

I cattivi operisti sono tutti, senza eccezione, oppositori di


Wagner. Questo è un dato di esperienza inoppugnabile. Si faccia
una verifica. Emil Naumann e il suo amico, il conte von Hoch-
berg, Max Bruch, Carl Reìnecke, Abert, Reinthaler, ecc. — da
non dimenticare Rubinstein — tutti danno in smanie più o meno
represse al sentir nominare Wagner. Giacché solo di Wagner è

262 Parle V. Documenti - Indici

la colpa se le loro opere non valgono nulla! E dal loro punto


di vista, hanno perfettamente ragione. Perché se non ci fosse stato
Wagner, loro verrebbero qualcosa. Invece così equivalgono prati-
camente a zero. Di conseguenza —- Wagner è la rovina dell’ar-
te — questa è la logica dei compositori!

A Nietzsche non difetta una presunzione del massimo cali-


bro: «Ho dato ai Tedeschi i libri più profondi che siano ge-
neralmente in loro possesso » — afierma di se stesso —, « una
ragione sufficiente perché non ne comprendano nemmeno una
parola ». Non è, questa, mania di grandezza? Nietzsche dice più
in là: « Conosco un solo musicista, che ancor oggi è in grado di
scolpire tutta in un blocco una ouverture, e nessuno lo conosce ».
Io suppongo che qui Nietzsche abbia inteso se stesso!

Ma a che scopo ripetere tutte le bestemmie che scaglia sul


capo di Richard Wagner, il grande seduttore del popolo, il « vec-
chio serpente a sonagli»? Voglio illustrare con un esempio il
procedimento mediante il quale rende ridicolo il sublime e rim-
picciolisce il grandioso. — Per « verificare » il « contenuto >> dei
testi wagneriani, egli li traduce in termini realistici, moderni,
borghesi. Non trova nulla di più divertente «che raccontarsi
Wagner in proporzioni ringiovanìte; per esempio, Parsifal come
candidato di teologia, con unîstruzione liceale... Che sorprese si
hanno allora! ».

Non c'è nulla di più miserevole di questo divertimento, che


può procurarsi qualunque parodista « senza istruzione liceale».
Si traduca in questo modo il Faust di Goethe in termini moderni
e borghesi, e si veda che cosa ne vien fuori: Un professore an-
noiato, che si è laureato in tutte e quattro le facoltà, ma che
non sa nulla; che abiura la boria dell’erudito e, nella confusione
spirituale, abbraccia lo spiritismo. Lo spiritista Mefistofele lo
ipnotizza e inscena davanti a lui giochi di prestigio di ogni ge-
nere, ad esempio nella cantina di Auerbach, e lo conduce da una
vecchia strega che dà da bere al dottor Faust un eccitante. « Con
questa pozione in corpo, vedrai Elena in ogni donna». La po-
zione funziona. Il signor Mefistofele porta il professor dott. Hein-
rich Faust da una mezzana, che mette nelle sue mani una inno-
cente fanciulla borghese. La povera stupidina viene rapidamente
sedotta — bella forza, quando collaborano allo scopo un pro-
fessore, uno spirìtista e una mezzane! —, provoca la morte pri-

Documenti 263

ma di sua madre poi di suo figlio, viene condannata a morte, e


il professor Faust, che la compiange ma non può aiutarla, prende
vilmente il largo col signor Mefistofele.

Ecco —- alla «luce » dello 4c spirito » nietzschiano — tutta


quanta la storia di Faust, per la quale gli stupidi Tedeschi vanno
in delirio ormai da tre generazioni, che considerano un capola-
voro e sulla quale hanno scritto centinaia di commenti.

Così il signor Nietzsche « analizza» tutto Wagner e prova


un piacere infantile perché non ne escono che misere banalità. —-
E quesfuomo non sarebbe malato?

Ma ha anche momenti più luminosi, che afiiorano verso la


fine dellbpuscolo. Qui egli dice: « Se io, in questo scritto, fac-
cio guerra a Wagner [...] mi guardo bene dal voler celebrare
con ciò un qualsiasi altro musicista. Altri musicisti non sono presi
in considerazione nei confronti di Wagner ». — Ecco che tran-
quillamente pronuncia una grande verità! Gli ammiratori di
Brahms ricevono anch’essi la loro parte, ma non di lodi. Brahms
viene sbrigato tanto più in fretta di Wagner solo perché è meno
importante di lui.

In fin dei conti, secondo Nietzsche tutto quanto nasce è


degno solo di perire —— purché si salvi il signor Nietzsche! Ma
poiché Pintera Germania non sa apprezzare, anzi nemmeno cono-
sce le sue opere —— chi le ha lette tutte? ——, si fa anche il pro-
cesso ai Tedeschi nel loro insieme: 4€ I Tedeschi, questi ritarda-
tari par excellence nella storia, sono oggi il popolo civile più ar-
retrato d'Europa ». « La scena wagneriana ha esclusivamente bi-
sogno di una cosa sola — di Germani! Definizione del Germano:
obbedienza e gambe lunghe. È pieno di profondo significato il
fatto che l'avvento di Wagner coincida con l’avvento del ‘ Reich ’:
entrambi questi fatti dimostrano una sola e identica cosa — obbe-
dienza e gambe lunghe. Non si è mai obbedito meglio, non si
è mai comandato meglio ».

I Tedeschi debbono disavvezzarsi da ogni amor proprio, per-


ché rimanga soltanto quello del signor Nietzsche!

Le « tre esigenze » di Nietzsche sono presto dette:

« Che il teatro non diventi signore delle arti ».


« Che il commediante non diventi il seduttore degli esseri ge-
nuini ».
« Che la musica non diventi un’arte della menzogna n.

264 Parte V. Documenti-Indici

Ha un vero e proprio furore contro Parte drammatica. Il fatto


che tramite Wagner essa domini il gusto contemporaneo lo ha
indotto a questo attentato contro Wagner.

In un altro passo egli afferma: << Si deve exser cinici per mm


esrere ora redatti da Wagner; si deve saper mordere per non
prostrarci ora in adorazione » —- Questo è il principio di Lucifero
quando si ribella alla Divinità.

Una cosa è certa: Nietzsche è diventato completamente ci-


nico — E questa scoperta è l’unico risultato positivo della lettura
del suo "scritto polemico.

Richard Pabl

s.
A vol. II, p. 587

«Der Bund », 8 novembre 1888 z“

« Il caro Wagner »
Un problema per amatori di musica, di Friedr. Nietzsche *
di Karl Spitteler

Dobbiamo dare comunicazione ai nostri lettori di un av-


venimento estetico: uno dei più importanti paladini del wagne-
rismo, il filosofo Friedr. Nietzsche, è passato al campo nemico,
e non già in silenzio, bensì, come si conviene a un portavoce
così influente, con una esposizione dei motivi in forma di pro-
testa. Che in questa circostanza ci venga nuovamente ofierta
gran copia di profondissime osservazioni, è cosa che va da sé;
ma ciò che il breve fascicolo di 57 pagine ofire a questo ri-
guardo supera perfino le più ottimistiche speranze. Non vi si
trova alcuno scarto concettuale né alcun indugiare su particolari,
ogni cosa costruisce e abbatte dalle fondamenta, ogni cosa in-
cide e guarisce. Il Caso Wagner è da annoverare tra gli scritti
più semplici e più belli di Nietzsche. Senza dubbio si rimprove-
rerà al libro, per il fatto che definisce senza esitare Wagner un

* Lipsia, C. G. Naumann editore, 1888.

Documenti 265

fenomeno morboso, insomma un male, di gettare via il bam-


bino con l’acqua del bagno; noi al contrario ci rallegriamo per
parte nostra che questa convinzione venga espressa in tutta
pienezza e integrità, senza clausole accorte né riserve. Chi del
testo vorrebbe un Nietzsche timido e mansueto? La sua im-
portanza consiste non da ultimo nel suo enorme coraggio di
pensatore, che ci diventa tanto più caro quante più spalline
portano i pensieri altrove e quanto più zelo lo spirito tedesco
mette nel disavvezzarsi dallîndividualità! Ciò che è stato in
ogni epoca un possesso raro e prezioso, ossia il coraggio virile
nelle questioni civili e culturali, oggigiorno rappresenta una ra-
rità impagabile, insostituibile. Se lo Stato fosse un po’ più ma-
gnanimo, dovrebbe accogliere cose simili nei musei e conser-
varle come sacre.
Nell’accingerci a dare un dettagliato ragguaglio su questo
scritto corriamo il rischio di ristampare parzialmente l’opuscolo,
dato che non ci si può chiedere di circoscrivere e quindi di espri-
mere con maggiore indeterminatezza ciò che Nietzsche ha detto
con grande precisione. Per questo motivo riproduciamo letteral-
mente alcuni dei passi più importanti, imponendoci la sola li-
mitazione di attingere in piccole quantità da questa grande ric-
chezza.

Tesi: La musica di Wagner è malata.


pagina 13:

« Wagner è Partista della decadente —— questa è la parola.


Ed è qui che comincia la mia serietà. Sono lungi dall'essere un
pacifico spettatore, quando questo décadent ci guasta la salu-
te — e la musica per giunta! È Wagner, in generale, un uomo?
Non è piuttosto una malattia? Egli ammala tutto ciò che toc-
ca — egli ba ammalata la musica ».

«Un tipico décadent che si sente necessario nel suo gusto


pervertito, che con esso rivendica un gusto superiore, che sa
valorizzare il suo pervertimento come una legge, un progresso,
un adempimento ».
pagina 15:

« Wagner è una grande rovina per la musica. Egli ha colto


in essa un mezzo per eccitare nervi stanchi — in tal modo ha
ammalato la musica ».
pagina 16:

266 Parte V. Documenti-Indici

« Il successo di Wagner — il suo successo presso le donne —


ha fatto dell’intero ambizioso mondo dei musicisti tanti seguaci
della sua arte occulta. E non solo gli ambiziosi, ma anche
accorti... Oggigiorno si fa danaro soltanto con musica malata;
i nostri grandi teatri vivono di Wagner ».

Tesi: Wagner ba inventato un nuovo sistema musicale soltanto


perché si rendeva conto della propria incapacità di scrivere buo-
na musica come gli antichi.

pagina 16 :

«Amici miei», così parla Wagner in un discorso che si


immagina egli tenga ai giovani artisti, « è più facile fare cattiva
musica che buona. Come? e se, oltretutto, questo fosse anche
più vantaggioso? più eificace, più persuasivo, più entusiasmante,
più sicuro? più wagneriano? Pulcbrum est paucorum borninum.
Molto male! Se comprendiamo il latino, comprenderemo forse
anche l’utile nostro. Il bello ha le sue diflicoltà: lo sappiamo. A
che dunque la bellezza? Perché non invece il grande, il sublime,
il gigantesco? [...]. È più facile essere giganteschi che belli ».

« Conosciamo le masse, conosciamo il teatro. Il meglio che


vi si trova, adolescenti tedeschi, cornuti Sigfridi e altri Wagne-
riani, ha bisogno del sublime, del profondo, dello sbalorditivo.
Tanto è ancora in nostro potere. E tutti gli altri che ancora
vi si trovano, i cretini della cultura, i piccoli apatici, gli eterni
femminini, quelli che hanno una felice digestione, insomma il
popolo — hanno ugualmente bisogno del sublime, del profondo,
dello sbalorditivo. Tutto ciò ha una stessa logica. ‘ Chi ci mette
sottosopra è forte ’ [...] Decidiamoci, signori musicisti: noi
vogliamo metterli sottosopra, vogliamo portarli in alto, voglia-
mo farli presentire. Tanto è ancora in nostro potere ».
pagina 18 (nella stessa conversazione):

« Ma è soprattutto la passione a mettere sottosopra. -——- Dob-


biamo intenderci in fatto di passioni. Nulla è più a buon mer-
cato della passione! Si può fare a meno di tutte le virtù del
contrappunto, non occorre aver imparato nulla — la passione la
conosciamo sempre! La bellezza è difficile: guardiamoci dalla
bellezza! [...]. E non parliamo della melodia! Denigriamo, ami-
ci, denigrìamo, se mai è per noi cosa seria l’ideale, denigriamo
la melodia! [...]. Siamo perduti, amici, se torniamo ad amare
belle melodie! n.

Documenti 267

Tesi: Wagner è ben lungi dall'esser un genio musicale; non è


nemmeno un musicista.
pagina 25:

« È stato mai Wagner un musicista? In ogni caso è stato


qualche cosa di più: cioè un incomparabile bistrio » — a Egli ap-
partiene a qualcos’altro che alla storia della musica: non si deve
confonderlo con i grandi genuini protagonisti di essa. Wagner
e Beethoven — questa è una bestemmia (contro Beethoven) e
infine anche un torto verso Wagner... Giacché Wagner era un
genio istrionico ».
pagina 26:

« La musica di Wagner, quando non sia presa sotto la pro-


tezione del gusto teatrale, un gusto molto tollerante, è né più
né meno che cattiva musica, la peggiore musica, in generale, che
sia stata forse mai composta. Se un musicista non sa più con-
tare fino a tre, diventa ‘ drammatico ’, diventa ‘ wagneriano ’... s».
pagina 33: ‘

a ‘ Non soltanto musica ’ — non parla così un musicista [...].


‘La musica è sempre soltanto un mezzo ’: questa era la sua
teoria, era soprattutto l’unica prassi per lui possibile in generale.
Ma cosi non pensa alcun musicista ».

Tesi: Wagner era un geniale istrione, ma nel senso deteriore del


termine: un Cagliostro. Non era un drammaturgo.
pagina 30:

«Wagner non è un drammaturgo, non facciamocela dare a


bere. Egli amava la parola ‘ dramma ’: questo è tutto — egli
ha sempre amato le belle parole [...]. Egli non era abbastanza
psicologo per il dramma ».
pagina 57:

«Wagner il Cagliostro della modernità».


pagina 55:

« I santi di Bayreuth: ‘ Pagliacci’ ».

Tesi: Perciò anche egli desta il fanatico ardore degli istriani fra
i musicisti: gli artisti della declamazione.
pagina 3 7 :

« Wagner marcia con pifferi e tamburi alla testa di tutti gli


artisti della declamazione, della rappresentazione, del virtuosi-
smo; ìn primo luogo egli ha convinto i direttori d'orchestra, i
macchinisti, i cantanti di teatro. Da non dimenticare gli or-
chestrali ».
268 Parte V. Documenti-Indici

Tesi: Il wagnerismo è una forma particolare di idiozia e di ser-


vilismo; nella sua forma più perfetta porta alrirnhecillità.
pagina 38:

«Né gusto, né voce, né talento: la scena wagneriana ha


esclusivamente bisogno di una cosa sola — di Germani! Defi-
nizione del Germano: obbedienza e gambe lunghe. È pieno di
un profondo significato il fatto che l'avvento di Wagner coin-
cida con l’awento del ‘Reich’: entrambi questi fatti dimo-
strano una sola e identica cosa — obbedienza e gambe lun-
ghe ».
pagina 43:

« L'adesione a Wagner che cosa ha coltivato verso una sem-


pre maggiore grandezza? —— In primo luogo la presunzione del
profano, dell'idiota in arte ».
pagina 46:

<< Il giovane (wagneriano convinto) diventa imbecille ».

Tesi: Wagner corrompe non solo la musica, ma anche il teatro,


addirittura anche le arti minori, in quanto promuove in esse il
predominio della teatralità.
Tesi finale (nei poscritti): Se peraltro si pensasse che gli altri
musicisti viventi siano migliori, ci si shaglierehhe. Essi sono cat-
tivi solo a metà, e questo è un male doppio che se fossero cattivi
per intero.

Nell’introduzione Nietzsche ci espone per quali vie egli sia


giunto alla definitiva certezza del nessun valore di Wagner. Il
lettore si sforzerebbe invano di indovinarlo: tramite l’opera
«Carmen». Ma nelle questioni di fede il motivo occasionale
della conversione non ha importanza alcuna. E non è nemmeno
importante se questo o quel lettore sia d’accordo con Nietzsche
(certo non lo sono i wagnerianil). Ma resta un fatto decisivo:
sei pensatori come Nietzsche farebbero più bene a una nazione
di quanto non facciano miriadi di studiosi e di filosofi nel
corso diun secolo intero.

Documenti 269

9.
A vol. II, p. 587
a Der Bund », 20/21 novembre 18882“

Il distacco di Nietzsche da Wagner

Morto:

« Per tutta la tua vita, Caterina, preferisci un


uomo di semplice e intatta costanza, perché co-
stui ti tratterà sempre con giustizia, in quanto non
ha il talento di andare a corteggiare in altri luoghi.
Questi giovanotti dalla lingua inesauribile, che san-
no conquistarsi con qualche verso il favore delle
donne, sanno anche trovar sempre ragioni per svi-
gnarsela » (Enrico V, Atto V, scena II).

Da diverso tempo, ma particolarmente nell’anno presente, si


pecca talmente con la penna che quando la prendiamo in mano
noi per contrastare un geniale impostore, proviamo una sorta
di ripugnanza per questo piccolo strumento peraltro indispensa-
bile, e quasi si vorrebbe brandire piuttosto una lancia calmucca
e, cavalcando un irsuto cavallo della steppa, sbalzar di sella l’av-
versario in rozzo e leale combattimento.

Un simile desiderio ci viene certamente ispirato, nel caso


particolare in cui ci troviamo, anche dalla consapevolezza di
aver di fronte un eroe della penna che ci è di gran lunga supe-
riore per agilità intellettuale. Di fronte a un Friedrìch Nietzsche
ci par d’essere straordinariamente impacciati, e solo la fede nella
buona causa per cui combattiamo ci dà il coraggio di prender
posizione contro il più recente pamphlet di Nietzsche.

Ciò che si poteva elogiare di questo scritto — che porta il


titolo Il caso Wagner, un problema per amatori di musica, di
Friedrìch Nietzsche — è stato già detto recentemente in questo
luogo da un collaboratore sempre gradito di questo giornale,
Karl Spitteler. Nella sua gioiosa, addirittura entusiastica adesione
alle idee originali con cui Nietzsche celebra il suo distacco da
Richard Wagner, egli ha anticipato tutto quanto potremmo ad-
durre anche noi in favore delle trovate spesso assai divertenti e
dei numerosi giudizi esatti di Nietzsche. Ma egli ha trascurato di

270 Parte V. Documenti-Indici

esaminare un po’ più da vicino l’altra faccia di questa singolare


moneta concettuale che Nietzsche ha coniato in occasione della
sua conversione. Ora noi cercheremo di riparare a questa tra-
scuranza. ’

In primo luogo ci domandiamo se un uomo come Nietzsche,


che per parecchi anni, come egli stesso confessa, è stato uno dei
più « corrotti» malati di Wagner, debba veramente celebrare la
sua <4 guarigione » e la sua uscita da una tale comunità con una
ritrattazione pubblica in stile chiassosamente teatrale? Anche nelle
cose dello spirito esiste un certo pudore, e comunque a noi non
piacciono, nelle adunanze dell'Esercito della Salvezza, quelle per-
sone che arringano la folla soltanto perché, accennando al loro
naso da Bardolfo, possono dire: «Ero un bevitore particolat-
mente accanito». Se non si ha riguardo per se stessi, forse si
deve aver riguardo per gli altri, nella cui anima si sono messe
radici, e dove ora quanto meno si vacilla dopo un così totale
mutamento. Giacché le persone che ad esempio possiedono e va-
lutano altamente il libro di Nietzsche La nascita della tragedia
dallo spirito della musica che cosa debbono pensare dell'autore,
che in questo libro pubblicato nel 1872 adora gli stessi idoli
wagneriano-germanici che ora, nel nuovo opuscolo, getta nella
polvere, anzi nel fango? Quel libro ha una prefazione, che allora
era lecito prendere sul serio, che lo dedica a Richard Wagner
come al « sublime combattente » nell’altissima causa dell'arte. Al-
lora l’arte wagnerìana viene portata proprio in mezzo alle spe-
ranze tedesche come uno « spunto vorticoso »; e parimenti vi si
parla della « grandezza » della guerra tedesca e simili, mentre ora
nel libello di Nietzsche non solo viene attaccata e derisa l'arte
di Wagner come malattia e smorfia, bensì anche la restaurazione
del Reich tedesco e del germanesimo viene menzionata solo per
servire da bersaglio al dileggio e al disprezzo. A noi non viene
affatto in mente di aiîermare che sedici anni fa Nietzsche fosse
nel giusto e che oggi abbia torto marcio. Ma un simile distacco
doveva proprio avvenire con tanto chiasso? Che fiducia può avere
un popolo in un uomo che si presenta come il suo più grande
maestro in fatto di estetica, che dice di sé — quale modestia! —:
«Ho dato ai Tedeschi i libri più profondi che siano general-
mente in loro possesso » *, quando l’autore di questi stessi pro-
* Opuscolo Il caso Wagner, p. 48.

Documentt 271

fondissimi libri ne ritratta il contenuto in disinvolti libelli? Sarà


quanto meno opportuno, allora, che la Germania attenda, prima
di tributare il dovuto riconoscimento alle opere di Nietzsche, che
l’autore sia morto e non possa più ritrattare quanto ha detto.
Giacché non è piacevole giurare sulle parole di un maestro che
vengono da lui stesso in seguito abiurate.

Certo sappiamo che ci si può obiettare che nessun uomo, e


quindi nessun filosofo, può esser condannato ad elevare una scioc-
chezza da lui un tempo commessa a norma e canone di tutte le
sue successive idee e azioni, che anzi è buon segno di una mente
non sclerotizzata e intorpidita il cambiare opinione anche in età
matura. Una.simile persona è sempre in divenire, e lo spirito
che rettamente si adopera non può mai interrompere questo pro-
cesso. Se dunque una tale persona in divenire cambia opinioni,
è addirittura suo dovere correggere gli errori passati.

Limitandoci ad osservate che i doni spirituali di una mente


che si trova in questa condizione di lava fluida, pur sempre inat-
tendibile, sono da prendere con grande cautela, noi riconosciamo
la validità della suddetta obiezione. Ma in ogni modo sentiamo
l'esigenza che l'atto con cui uno studioso, un filosofo, ritratta i
suoi passati errori, sia un atto serio. Giacché alla sua base sta
il fatto, che suona disdoro per la nostra natura di uomini, che
« noi non possiamo conoscere nulla ». La cosa è essenzialmente
tragica, e anche se il filosofo non deve far penitenza col saio e
le candele accese, pure nella sua confessione dei passati errori
dovrebbe esprimersi un’austera serietà.

Invece Nietzsche congiunge alla scimmiesca agilità del suo


spirito una altrettanto scimmiesca impudenza, così da trasfor-
mare la sua ritrattazione in una farsa grottesca. Probabilmente
gli scherzi da gamin, quali si sarebbe permesso un Heine in un
caso simile, costituiscono un saggio della « gaya scienza», che
insieme a un altro paio di slogan ricorre continuamente in Nietz-
sche (ad esempio anche in questo suo opuscolo a p. 36). Ohibò!
Chi dubita che la vera scienza (come pure la vera arte) sia col-
legata con la serenità deIPanimaP Ogni vera scienza, con le gioie
della scoperta che essa olìre, e soprattutto ogni saggezza possiede
per sua intima natura la nobile serenità di un cielo aperto e
puro. Ma la disperata allegria di un clown da circo quale è quella
che imperversa nello scritto di Nietzsche, non ha nulla in comune
con la « gaya scienza ». Del resto sembra che Nietzsche abbia avu-

272 Parte V. Documenti - Indici

to un barlume delPinopportunità della sua frivola allegria, quan-


do nella prefazione del suo opuscolo dice: «Tra molti scherzi
faccio presente una cosa di cui non si deve scherzare >>.

Ora, dopo questa protesta di carattere più generale contro la


forma poco degna della ritrattazione nietzschiana, noi ci permet-
tiamo di esaminare singolarmente alcuni pensieri del libello.

Già alla seconda pagina della prefazione noi ci arrestiamo,


perché alla domanda che Nietzsche rivolge a se stesso: « Che cosa,
in primo e ultimo luogo, esige un filosofo da se stesso? », egli
risponde: << Superare dentro di sé il proprio tempo, diventare
‘ senza tempo ’ ». Preferiremmo un’altra risposta: che il filosofo
deve esigere prima di tutto da se stesso la verità, e poi, prima
di accingersi a superare « dentro di sé il proprio tempo s», si sforzi
anzitutto di superare la propria soggettività probabilmente mor-
bosa.

Quesfultima sarebbe forse per Nietzsche la vera cura radi-


cale. Egli sembra credere che ciò che avverte in se stesso come
oggetto della malattia, gli sia derivato dal di fuori, specialmente
da parte di Wagner. Ma si sbaglia. La maggior parte delle malat-
tie presuppone anche una predisposizione di colui nel quale si
annidano. In quale misura Nietzsche porti in sé questa predispo-
sizione nel momento stesso in cui reagisce all’infezione wagne-
riana, lo si può dimostrare là dove, all’inizio del suo opuscolo,
parla della focosa opera di Bizet, la Carmen. Noi sottoscriviamo
con piacere tutto quanto egli dice sulla sensibilità meridionale,
abbronzata, riarsa di quest’opera. Sono tutte osservazioni molto
garbate e intelligenti. Ma poi, d’improvviso, lo invade tutto il
soflocante misticismo della scuola wagneriana, questo almanac-
care che vuole subito elevare al rango di un profondo problema
filosofico un atto di umana passione, ed egli afferma di aver tro-
vato l’unica concezione dell’amore degna del filosofo nelle parole
finali di Don José, quando ha ucciso Carmen, l'amante infedele!

È esattamente la stessa cosa che ha reso insopportabile Ri-


chard Wagner a noi nature più tranquille, questo vezzo per cui
l’energica attività creativa del maestro, che ci riempie di ri-
spetto, è costantemente accompagnata dall’interpretazione mistico-
filosofica dei suoi testi e della sua musica, quale veniva esercitata
da Wagner stesso e specialmente, fino alla nausea, dai suoi se-
guaci. Qui soprattutto sta la malattia wagneriana. Essa venne
provocata dallîngiusta indifferenza che il pubblico tedesco di-

Documcnti 273

mostrò per le prime opere di Wagner. Il maestro tanto ambi-


zioso e delicato di nervi diventò scrittore per lottare con la penna
in favore delle creazioni della sua fantasia d’artista. Questa fu la
disgrazia. Se a Wagner si fosse offerto al momento giusto il po-
sto di direttore di orchestra di un grande teatro, dove avesse
potuto rappresentare secondo le sue precise intenzioni le opere
nuove che andava via via componendo, forse avremmo visto splen-
dere una stella fissa là dove invece ha tracciato la sua infuocata
traiettoria una singolare, avventurosa cometa errante. Ma non ha
senso qui, di fronte alla realtà effettiva, prendersela con condi-
zioni che non si sono verificate. Abbiamo espresso quest’idea sol-
tanto per accennare che non consideriamo un male la riforma pra-
tica del teatro fatta da Wagner con opere di tipo nuovo, più o
meno valide, bensì Pesagerata attività letteraria del maestro e dei
suoi discepoli che a quella si accompagnava strettamente.

Distinguendo nettamente tra i risultati artistici di Wagner e


i suoi scritti in materia d'arte, abbiamo già in parte messo in
rilievo il difetto dello scritto di Nietzsche, giacché questo non
separa correttamente le vere e proprie creazioni artistiche di
Wagner dall’impostura letteraria che ad esse si riallaccia, bensì
mette tutto insieme in una pentola e poi la rovescia. E qui
Nietzsche commette anche l’errore di ritenere che il mondo intero
sia wagneriano e quindi malato. Ma un paio di direttori d'or-
chestra semi-dementi, una dozzina di giovani letterati di quel
genere che Nietzsche non a torto accusa di <4 imbecillità », infine
un paio di migliaia di donne insoddisfatte —— non è affatto il
mondo intero, e nemmeno l’intera Germania. Dio mio! la gente
va a teatro e oggi trova interessante la Valcbiria, domani il Trom-
bettìere di Sfickìngen di Nessler e un altro giorno anche la Car-
men cosi cara a Nietzsche (e a noi). Poi si mettono a letto, e un
giorno fischiettano l’aria che aEerma che l’amore proviene dal
gitano, il giorno dopo « Winterstiirme wichen dem Wonnemond >>
se sono in grado di rìcordarselo, e un altro giorno « Behiit dich
Gott, es wàr’ zu schiin gewesen ». Per il resto si occupano dei
loro aEari e dei loro piaceri, e la Società Wagneriana, alla quale
Nietzsche vorrebbe somministrare il chinino del suo libello, nu-
mericamente scompare di fronte alle masse che non vogliono
saperne di queste sottigliezze estetiche.

Di conseguenza noi non vogliamo nemmeno associarci alla


geremiade di Nietzsche sull’universale decadenza del tempo pre-

274 Parte V. Documenti-Indici

sente. Anche il filosofo più « fuori del tempo » dovrebbe avere


tanta modestia da non ergersi a giudice di un'età di cui egli
stesso fa parte, e per giudicare la quale nessun contemporaneo
può raggiungere un punto d’osservazione abbastanza alto. Tutti i
secoli che conosciamo portavano in sé fermenti e segni di deca-
denza, eppure ogni volta è sorta una nuova generazione che si
è accinta con rinnovata energia a nuovi compiti vitali. Il di-
ciottesimo secolo con la bancarotta delle classi elevate e gli or-
rori della ghigliottina può dirsi altrettanto a ragione un’era di
decadenza, come pure il diciassettesimo con la terribile Guerra
dei Trent'anni e le sue conseguenze, e altrettanto il sedicesimo
con i tumulti deHa Riforma e tutti i mali che scoppiarono con
le sollevazioni contadine. Ogni epoca ha le sue febbri, e del modo
in cui è riuscita a superarle può giudicare soltanto la generazione
successiva. Comunque vi sono certi fenomeni contemporanei che
dovrebbero rendere un filosofo che nel tempo presente non vuol
trovare altro che malattia più cauto e parsimonioso nel pronun-
ciare simili Verdetti di condanna. Citeremo un solo fenomeno,
quello delle migliorate condizioni fisiche deIPumanità contempo-
ranea, e additiamo soprattutto Pinestimabile vantaggio che deriva
all'umanità europea da un male per solito assai lamentato, vale a
dire il costante addestramento alla guerra di tutte le nazioni. So-
prattutto a un Tedesco non occorrerà spiegare che cosa significa
per il popolo della Germania la disciplina virile dell'esercito ai
fini del rinvigorimento fisico della nazione. Nietzsche fa dello
spirito sulle due qualità principali dei Germani: « obbedienza e
gambe lunghe ». Certo anche il nostro ideale per la formazione
del carattere non è la disciplina da caserma e il livello mentale dei
sottufficiali; ma non siamo così ingiusti da misconoscere, accanto
ai difetti del militarismo, i grandi benefici che un cosi rigido ad-
destramento della gioventù di un’intera nazione comporta per ciò
che riguarda Pirrobustimento fisico della generazione. Come è
noto noi in Svizzera, come del resto la maggior parte dei popoli
d’Europa, abbiamo preso il più possibile a modello del nostro
esercito popolare l’esercito prussiano, che non contrasta affatto
con lo spirito soldatesco dell'antica Svizzera, e quanto all'educa-
zione fisica e spirituale del nostro popolo ce ne troviamo così
bene da riconoscere nel nostro militarismo uno dei più impor-
tanti fattori di civiltà per la nostra nazione, e ci troveremmo in

Documenti 275

grandissimo imbarazzo per l'educazione della nostra gioventù se


unîmprovvisa pace perpetua ponesse fine alla vita militare.

Nietzsche col suo poco edificante pessimismo ci sembra un


malato di stomaco che, proprio per questa sua malattia, non
riesce a capire come un altro la sera, andando a letto, pre-
gusti già la colazione, il sigaro e, perché no, anche il pranzo del
giorno seguente. Da ciò dipende certo la sua totale incapacità
di apprezzare la vigorosa sanità del più grande maestro vivente,
Iobanner Brahms.

Egli non immagina neppure che proprio Brahms è «della


razza gagliarda di un Hiindel ». Lo misconosce a tal punto che
gli attribuisce la «melanconia dellîmpotenza », e osa dire di
questo compositore che crea senza fretta febbrile, ma in piena
salute e con traboccante pienezza, che « è assetato di pienezza ».
La massima peculiarità di Brahms è la nostalgia e quindi egli
è il musicista «dei nostalgici e degli insoddisfatti di ogni ge-
nere», addirittura « il musicista di un certo tipo di donne inap-
pagate ». Non ci siamo mai imbattuti in un ritratto spirituale
così risibile. Brahms, che trabocca di energia fisica e spirituale,
che nel fondo della sua personaltià e della sua natura creativa
è l’uomo più virile che si possa immaginare, nelle cui composi-
zioni i passi più delicati destano unîmpressione così infinita-
mente toccante (alla quale lo stesso Nietzsche non riesce a sot-
trarsi) proprio perché questa delicatezza è cresciuta sul terreno
della forza, anzi della virilità a volte perfino rude, questo Brahms
sarebbe, come Wagner e Liszt, il musicista degli insoddisfatti e
in particolare delle donne inappagate! Nulla come questa aberrante
affermazione ha fatto fare a Nietzsche una così immortale brutta fi-
gura; immortale, perché simili giudizi errati di contemporanei
— se ne posseggono parecchi a proposito di Mozart e Beetho-
ven — vengono di solito citati nei secoli successivi per dimostrare
Pangustia mentale dei contemporanei che un maestro immortale ha
spesso dovuto superare. Vogliamo accettare come attenuante l’ipo-
tesi che Nietzsche, il quale frequenta per lo più terre del Sud, non
abbia ancora ascoltato una delle sinfonie brahmsiane. Ma com-
pone lui stesso, e probabilmente è in grado di leggere una
partitura o una rielaborazione per pianoforte. Se non andiamo
errati, egli ha inviato il suo « Inno alla vita x» a quello stesso
maestro che ora osa trattare dall'alto in basso nel suo libello,

276 Parte V. Documenti-Indici

con la frase: « Che importa ancora di Johannes Brahms! ». Qui


non abbiamo altro che l’esplodere della mania di grandezza,
come nella frase già citata: « Ho dato ai Tedeschi i libri più
profondi che siano generalmente in loro possesso », e possiamo
supporre che intenda se stesso quando scrive: «Conosco sol-
tanto un musicista che ancor oggi è in grado di scolpire tutta
in un blocco un’Ouverture, e nessuno lo conosce —» (tranne
lo specchio davanti al quale Nietzsche fa toeletta)...

No! Malgrado ogni sforzo, è impossibile; non riusciamo a


trattare oltre questo libello di Nietzsche, che svaria con tutti i
colori del camaleonte irritato; esso ci ripugna. Schiller rompeva
i timpani ai Tedeschi con grandi parole, dice Nietzsche. Ma chi
ha «rotto i timpani » ai Tedeschi con parole più mendaci di
Nietzsche, per esempio nel suo libro La nascita della tragedia
ecc., quando declama a proposito di Trixtano e Isotta di Wagner:
« A questi schietti musicisti io rivolgo la domanda: possono im-
maginare un uomo che sia in grado di ascoltare il terzo atto
di Tristano e Isotta senza alcun sussidio di parole e di immagini,
puramente come un immenso movimento sinfonico, senza esa-
lare l'ultimo respiro sotto la spasmodica tensione di tutte le
ali dell'anima? Un uomo che, come in questo caso, abbia av-
vicinato l'orecchio per così dire al centro del cuore della vo-
lontà universale, che senta riversarsi di qui in tutte le vene del
mondo, come fiume tonante o come delicatissimo ruscello polve-
rizzato, la furente brama di esistenza, non si spezzerebbe forse
subitaneamente? ». A questa sfrenata ampollosità corrisponde in
pieno l'odiosa esagerazione con cui ora Nietzsche d’improvviso
rinnega Wagner. Lui, l’« inattuale », segue in realtà un'usanza
tedesca oggi abbastanza diffusa, vale a dire: quando un artista
tedesco ha fatto qualcosa di buono, ad esempio ha fondato un
teatro nazionale, non ci si sofferma sui lati buoni e validi di
simili iniziative, bensì non ci si dà pace finché non si è riu-
sciti a mettere a nudo impietosamente agli occhi di tutti ogni
debolezza del maestro. Queste sono le belle imprese degli este-
tici tedeschi, alle quali questa volta si viene ad aggiungere il
fanatismo del rinnegato.

Nietzsche, che in passato credevamo di dover stimare e


seguire con attenzione, ora per noi è morto. Sembra che per
altri lo sia già da un pezzo. Quanto meno, leggiamo in uno
studio recentemente pubblicato (su Eugen Diihring) dalla dot-

Docamenti 277

toressa H. Druscowitz la seguente descrizione di Nietzsche, con


la quale prendiamo qui congedo da lui: «Temiamo che Nietz-
sche sia da annoverare in prima fila nella categoria degli uomini
fisiologicamente infortunati. Giacché egli va sempre più per-
dendo il senso dei semplici sentimenti umani e la naturalezza
del pensiero, sguazza in paradossi sempre più infondati e in-
sieme pericolosi, si compiace di tirate sempre più repellenti, e
mania di grandezza e boria assumono in lui dimensioni sempre
più preoccupanti. Ai lettori dei suoi ultimi scritti ricordiamo
con quale indescrivibile disprezzo egli parli, e lo fa infinite vol-
te, di coloro che hanno la sfortuna di essere ‘ plebei ’, e quale
idolatrica venerazione tributi agli ‘aristocratici’. Ma alla fine
si rivela che la sua concezione dellìxristocraticità è c0mpleta—
mente sbagliata, dal momento che Napoleone I viene definito
‘il problema incarnato dell’ideale aristocratico in sé’. È uno
degli stilisti più brillanti e dei cervelli più acuti della nostra
epoca, ma inganna se stesso e il mondo sui suoi difetti che
pure esistono: Pinsufiìcienza della sua natura e la mancanza di
idee originali, che non siano idee prive di ogni verosimiglianza
e giustificazione. Così, dopo decenni di tentativi alla cieca, è
pervenuto a risultati che possono venir ridotti con facilità ad
abrurdum e che debbono essere definiti addirittura mostruosi,
come ad esempio Pafiermazione che la progressiva ‘moralizza-
zione’ dell'umanità significa la fine del tipo umano superiore,
opinione che ha le sue radici per Pappunto in una concezione
totalmente errata dell'ideale di umanità ».

10.
A vol. II, p. 598

Lettera di Friedrìch Nietzsche al professor Andreas Heu-


sler II a Basilea, pubblicata da Andreas Heusler III nel numero
di aprile 1922 degli « Schweitzer Monatshefte N“.

Torino, via Carlo Alberto 6 III,


30 dicembre 1888

Caro Heusler,
Le do subito un segno della mia fiducia, quale oggi non cla-

278 Parte V. Documenti-Indici

rei ad altre cinque, sei persone. Tutte le storie più stupide


della mia vita vengono dalla Germania: stia a sentire l’ultima!
Il mio editore E. W. Fritzsch di Lipsia, che ha in mano nove
mie opere (tra l’altro lo Zarathustra, il primo libro di tutti
i libri, mi perdoni Pespressione) — il detto F., in occasione del
Caro Wagner, mi ha fatto svillaneggiare nel modo più vile e
personale nel settimanale musicale da lui stesso redatto. Al che
io gli ho scritto: ‘ Quanto vuole per tutta la mia letteratura?
Con sincero disprezzo, Nietzsche ’. Risposta: circa 11.000 marchi:
è la terza parte del valore lordo delle copie ancora esistenti
(= 33.000 marchi). Il mio vero editore, C. G. Naumann, uno
dei più stimabili uomini d’affari di Lipsia e proprietario di una
grande tipografia, mi invita risolutamente a considerare la man-
canza di tatto di Fritzsch come un colpo di fortuna, giacché in
questo modo, un attimo prima di diventare ‘famoso in tutto
il mondo ', riprenderò in mano la mia intera letteratura. Giac-
ché anche per le edizioni di C. G. Naumann (finora 4 opere) io
sono l’unico proprietario. Si stampa e si distribuisce a spese mie:
non ho ancora ricevuto un centesimo di onorario (un colpo di
abilità, caro Heusler! perché io sono tutto l'opposto di una
persona facoltosa, ma per fortuna assai parsimonioso. Ad esem-
pio qui pago 25 franchi al mese per la mia camera, servizio
compreso — e non intendo assolutamente vivere diversa-
mente).

Morale della favola: mi servono circa 14.000 franchi. —— In


considerazione del fatto che le mie prossime opere si venderan-
no non già a migliaia, ma a decine di migliaia, e contempora-
neamente in francese, in inglese e in tedesco, ora posso pren-
dere in prestito la predetta somma senza farmi scrupoli. Nella
mia vita non ho mai avuto un centesimo di debito. — Alle tra-
duzioni francesi dei miei libri, insieme ai relativi accordi edi-
toriali, attende uno degli uomini più influenti e intelligenti di
Francia, il caporedattore del «Iournal des Débats» e della
« Revue des deux Mondes >>, Mr. Bourdeaux, che soltanto ieri
mi ha scritto una lettera gentilissima — giacché ho la for-
tuna di essere amato dai miei seguaci. Il primo ad apparire:
Crépurcule des idoler. — Abbiamo allacciato i nostri rapporti
tramite Mr. Taine, con una délicaterse che non ammirerò mai
abbastanza. — Detto tra di noi, a Parigi mi considerano l’es-

Documenti 279

sere più intelligente mai esistito sulla terra e, forse, anche


qualcosa di più————-—.

Caro Heusler! Il resto è silenzio — Tutto rimanga tra


noi!

Friedrìch Nietzsche

— mi sinceri auguri-———

uAllegato troverà qualcosa su di me, assolutamente sensato


e senza secondi finì: l’autore, che oggi è di gran lunga il primo
compositore, il mio maestro, ha studiato all’Università di Ba-
silea mentre io ero colà — Peter Gast (pseudonimo di Heinrich
Kéiselitz)
[a margine di questo poscritto] — La prego di restituirmi il
foglio, perché non ne posseggo copia.
[a margine della seconda pagina] Il signor C. G. Naumann
assumerà in proprio le trattative finanziarie con E. W. Fritzsch,
sicché non dovrò più rivolgere una sola parola a questo inde-
gno individuo.

11.
A vol. II, p. 610
<4 Kunstwart », II annata, 1888, pp. 52-56”

Nietzrcbe-Wagner. Da una persona da noi altamente stimata,


«Peter Gast », che per verità nella polemica di cui qui si
tratta è assai lontano dalla nostra posizione, riceviamo la let-
tera seguente. La causa wagneriana è stata così spesso e così
caldamente sostenuta in questa rivista, che sarebbe addirittura
una falsificazione del suo carattere imparziale se non prendes-
sero la parola anche i suoi avversari. Faremo immediatamente
seguire alcune nostre osservazioni, nella speranza che in questo
modo la nostra rivista chiuda il capitolo dedicato allo scritto
polemico di Nietzsche.

I Tedeschi non sono mai stati tanto agitati da un pro-


blema estetico come dal problema wagneriano del ‘dramma
musicale ’ e della musica teatrale. Questo periodo di agitazione

280 Parte V. Docamertti- Indici

durato un quarantennio si è concluso con la quasi totale scom-


parsa degli oppositori all'innovazione di Wagner, tanto che
oggi si crede generalmente che Wagner fosse « nel giusto », i
suoi oppositori «nel torto ».

Al momento per lo storico della cultura questo fatto non


significa altro se non che in un’umanità divenuta fiacca, fuor-
viata, priva di carattere, colui che sa affermarsi per tutta una
vita come individualità netta e concentrata, converte tutti quasi
senza eccezione a sé e alle proprie finalità; in altre parole:
grosso modo qualsiasi indirizzo, per quante opposizioni trovi
al principio, può venire afiermato e portato « alla vittoria » se
al genio novatore non difetta la necessaria perseveranza.

Il pubblico non è in grado di vedere nuovi ideali aleggianti sul


capo di un artista. Esso si attiene all’esistente; le nuove pos-
sibilità gli debbono sempre essere preventivamente dimostrate
mediante opere reali. Ma dove si sarebbe trovato un artista
che potesse sia pure alla lontana misurarsi con Wagner, che
fosse in grado di contrastare e disturbare l’opera della sua
vita con un’elevazione e una forza del tutto diverse? — che
perciò potesse creando convincere il pubblico e trarlo a sé in
un mondo più luminoso, più sano e gioioso, di gran lunga
più elevato? Un simile artista non esisteva. Contro Wagner
si levavano unicamente le proteste teoriche di persone che non
erano spiritualmente abbastanza ricche da seguirlo — o le pro-
teste di musicisti estetizzanti, o addirittura di gente offesa.
Queste proteste non fecero che destare vieppiù Pattenzione del
pubblico, finché esso non si sentì elevato, commosso, sopraf-
fatto dall’arte di Wagner, e non si rese conto che simili sen-
sazioni non gli erano mai state procurate dalla scena —— e
forse da nessun'altra arte.

La vittoria di Wagner sulPEuropa e l’America del Nord è


incontestabile. Perfino la Francia, che per riguardo ai monelli
da strada della politica deve ancora rinunciare alle esecuzioni
teatrali delle sue opere, lo conosce e lo studia con un entu-
siasmo, un amore di cui i buoni Tedeschi non hanno attual-
mente il tempo di prendere atto *.

Malgrado questa enorme vittoria, la letteratura apologetica

* E francese la monografia più vasta su W er, quella di Adolphe


Jullien; vi sono poi quelle di Scburé, Catulle endé: e numerosi altri.
Documenti 281

su Wagner continua a crescere invece di diminuire. Non c’è


più quasi nessun oppositore: invece un intero esercito di stu-
diosi d’arte, che giorno e notte illustrano, commentano, descrivono
l’opera di Wagner e la mettono in rapporto a ogni cosa possi-
bile, atteggiandosi a paladini e difensori.

Un reale vantaggio ne consegue soltanto alla causa wagne-


riana: l'arte in generale scapita da questo prosternarsi, da que-
sta adorazione di milioni di persone per un solo artista, il
cui particolare carattere viene trasformato a lungo andare in
«misura di tutte le cose». Il consenso di milioni di uomini
non dimostra nulla circa il valore di una causa; si dovrebbe prima
dimostrare il valore di questi milioni di uomini. Ma chi vorrebbe
accettarlo? E secondo quale canone? Chi avrebbe una posizione
così elevata al di sopra dei temi e dei popoli da riconoscere
quali sintomi innalzano o deprimono la loro dignità? E anche
questa indagine non presuppone sempre a sua volta un criterio
da noi arbitrariamente istituito, o che portiamo inconsciamente,
istintivamente dentro di noi? Non bisogna avere come una se-
conda corcìenza per vedere se stessi e il proprio tempo, in tutte
le espressioni della vita, perfino le più consapevoli (il gusto,
il giudizio, la morale), al di sotto di re’ e in paragone con tutto
il passato della razza umana?

Colui che ci rende comprensibili queste questioni e le ri-


solve come nessun altro è stato capace, è Friedrìch Nietzsche.
Solo con lui ha inizio una vera comprensione fisiologica dei
fenomeni della storia; solo a lui si deve se abbiamo acquistato dei
canoni di giudizio, acquisiti i quali ormai soltanto l’uomo vol-
gare potrà continuare a giudicare i fenomeni storici dal ri-
stretto punto di vista dell’« idiosincrasie!» di un'epoca e di
una generazione. Il più recente scritto di Nietzsche, Il caso
Wagner, è una esemplificazione della sua maniera di considerare
la storia.

Nietzsche è l’autore di quella che senza dubbio è la più

Uno dei primi wagneriani convinti fu Baudelaire, il poeta dei Flcurs du


Mal. Tra i wagneriani contemporanei fa spicco per il suo entusiasmo la
scuola dei «Poètes décadents» (come essi si chiamano, con qualcosa di
più che Pautoîronia). Riviste wagneriane: la «Revue Wagnérienne» (Sté-
phane Mallarmé e Paul Verlaine), la «Revue indépendante» (redattore
Duiardin), «Gil Blas » ecc. Si veda poi Pentusiasmo per Wagner nei passi
alla musica dei romanzi di Bourget, Zola, Guy de Maupassant e
tn.

282 Parte V. Documenti Jndici

profonda e significativa opera apologetica della letteratura wa-


gneriana, intendo La nascita della tragedia dalla spirito della
musica, quel libro che istituì di colpo valori estetici del tutto
nuovi, una nuovissima aureola di gloria, nuovissime prospet-
tive intorno a Wagner, e al quale lo stesso Wagner, così come il
suo seguito di cultori del bello scrivere, ha attinto abbondante-
mente. Come apologeta di Wagner Nietzsche acquistò anche
fama presso più vaste cerchie. Ma al di fuori di ciò, chi e
che rosa sia Nietzsche, non lo sanno nemmeno in dieci nel-
Yunanime Germania. Bisogna andare all'estero per apprenderlo,
ad esempio in Savoia, dal più grande storico vivente, Taine,
ovvero a Copenhagen da Georg Brandes (senz’altro uno dei
critici più intelligenti della nostra epoca), che lo scorso inverno
ha tenuto lezioni sulla filosofia di Nietzsche davanti a più di
300 studenti universitari, diifondendo in tal modo il nome e
la problematica di Nietzsche in tutta la Scandinavia.

Nietzsche è una cultura a sé, che appare quasi impossibile


nel nostro tempo — dotato di una serietà, una originalità, una
forza ed altezza di spirito e di sentire che farà rabbrividire la
maggior parte degli uomini.

Con lui una nuova Sfinge si è venuta a posare davanti alla


vita. Tutte le cose umane sono poste in dubbio; non al modo
giocoso dei liberi pensatori noti finora, e nemmeno dal basso,
al modo dei malcontenti, dei socialisti in politica e in reli-
gione — bensì partendo dal punto di vista dei supremi esemplari
dell’umanità. Brandes ha caratterizzato la filosofia di Nietzsche
anche con Pespressione ‘<< radicalismo aristocratico », e se i
bramini o Alessandro, Cesare, Napoleone o Leonardo da Vinci
e simili avessero tradotto in parole e in formule gli istinti che
li guidavano, avrebbero concordato nel complesso con gli impe-
rativi di Nietzsche. È solo da dubitare che ne fossero capaci...
al modo di Nietzsche. Solo a lui sembra essersi rivelato il
mistero della vita organica. A confronto della sua capacità di
penetrazione, ogni attività cosciente, sia pure nei massimi in-
telletti del passato, dà l’impressione di un procedere alla cieca,
per istinto. Davanti a lui i fenomeni per così dire si dispiegano,
ed egli finisce per cogliere motivi essenziali che finora nessuno
ha visto né conosciuto. E questi motivi essenziali vanno tal-
mente contro il nostro comune modo di sentire e di giudicare,

Dacumenti 283

contro il nostro gusto, le nostre abitudini, che occorre un cer-


to grado di impavidità anche soltanto per seguirlo.

Nietzsche è una cultura a sé. I suoi scritti sono le cose più


ricche di contenuto, più dense che si possano leggere. In ogni
sua frase c’è un’intuizione, un giudizio che è suo proprio, che
può essere solo suo. Le sue opere, specialmente il libro dei
libri, Cori parlò Zarathustra, dovrebbero essere l'orgoglio dei
Tedeschi, perché elevano il livello di tutta la loro letteratura:
invece in Germania non se ne sa nulla, non si è preparati,
non si ha né il cuore né il cervello necessari per comprenderle.
A Parigi i libri di Nietzsche si attirerebbero una valanga di ar-
ticoli e di opuscoli, intellettuali francesi al gran completo se ne
impaclronirebbero, si formerebbero fazioni filosofiche, insom-
ma i suoi problemi verrebbero pubblicamente discussi. I Te-
deschi, come abbiamo detto, dei problemi di Nietzsche non
sanno nemmeno che farsene, perché sono troppo più profondi di
loro, manca ai Tedeschi la secolare educazione moralîstica che i
Francesi in questione hanno fin dai tempi di Montaigne, man-
ca perfino il semplice interesse, la capacità di godere delle fi-
nezze psicologiche. Uatteggiamento dei Tedeschi nei confronti
di Nietzsche aggiungerà una nuova pagina alla storia della loro
crescente inferiorità intellettuale.

È impossibile dare nello spazio concessoci un’idea esaurien-


te, del mondo concettuale di Nietzsche: occorrerebbe quasi ri-
produrre qui i dodici volumi delle sue opere. Nietzsche, lo
ripetiamo per la terza volta, è una cultura (e una morale — di
stampo eroico) a sé. Bisogna leggerlo direttamente, sprofondarsi
in lui, fargli prendere vita, passare degli anni in sua compa-
gnia. Se gli si è spiritualmente afiini, la sua conoscenza diventa
tanto importante quanto l'ingresso di Beatrice nella vita di Dan-
te, e un poco di più: incipit vita nova. —
Noi qui ci limiteremo a mettere in rilievo tra le idee di
Nietzsche, per facilitare il passaggio a quanto seguirà, una sua
fondamentale teoria biologica.

La nostra morale (vale a dire soprattutto le nostre tendenze


alla compassione, all’arrendevolezza, all’egualitarism0, alla de-
mocrazia, la nostra avversione per ogni violenza, per ogni uomo
violento) — la nostra morale per lui non è un che di primario,
non è un principio-guida (e meno che mai un elemento meta-

284 Parte V. Documenti-Indici

fisico come nella filosofia tedesca fino a Schopenhauer); per lui


essa non è altro che un fenomeno secondario conseguente a una
décadence della forza vitale che va verificandosi nel profondo.
Esiste grosso modo per lui una vita ascendente e una dircen-
dente, sia in intere comunità, sia nel singolo individuo (l’indi-
viduo concepito come un complesso di impulsi verso il comando e
l’obbedienza). Alla vita ascendente corrisponde la morale dei
signori, il tipo aristocratico di valutazione, che chiama se stes-
sa «buona » nella trionfante consapevolezza della propria pie-
nezza e forza, e alla quale debbono essere sacrificati una quan-
tità di uomini subalterni (owero — quando si tratta dell’uomo
interno — una quantità di impulsi subalterni). Alla vita discen-
dente corrisponde la morale degli schiavi, quella dei sottomessi,
degli infelici, dei sacrificati, che ritengono se stessi i «buoni »
e i signori i «malvagi». Tra i signori è la gioia, Pattività, il
sentimento del potere che determina il valore delle proprie e
delle altrui azioni e cose; tra gli oppressi questo valore è deter-
minato dalrafllizìone, dalla passività, dallîmpotenza. —— In noi
moderni entrambe queste morali son attive l'una accanto al-
l’altra. « L’u0mo moderno rappresenta, biologicamente, una con-
traddizione dei valori, egli sta seduto tra due sedie, dice nello
stesso tempo sì e no... Ma noi tutti portiamo incarnati, a no-
stra insaputa e nostro malgrado, valori, parole, formule, mo-
rali di origine antìtetica — siamo, dal punto di vista biologico,
falsi». «Una diagnostica dell’anima moderna — con che cosa
potrebbe cominciare? — Con una risoluta incisione in questa
contraddittorietà degli istinti, con un mettere in evidenza i
suoi valori antitetici». In Wagner ora Nietzsche scorge uno
dei più vistosi e istruttivi esempi di questa intima doppiezza, di
questa moralità pasticciata, di questo disfacimento e decadi-
mento degli istinti.

« Forse nessuno ebbe in maniera più pericolosa a conci-esce-


re col wagnerismo, nessuno si è con maggior durezza difeso
da esso, nessuno ha maggiormente gioito dell’essersene libe-
rato [...]. Wagner appartiene semplicemente alle mie malattie,
come Scbopenhauer, come l’intera ‘ umanità ' moderna: la più
grande esperienza della mia vita fu una guarigione. — [...]. Se
con questo scritto sostengo la tesi che Wagner è dannoso, voglio
sostenere in misura non minore a obi egli sia, ciononostante, in-
dispensabile — cioè al filosofo [...] il filosofo non è libero di

Documenti 285

poter fare a meno di Wagner. Egli deve essere la cattiva co-


scienza del suo tempo — a tal fine deve possedere di esso
il massimo sapere. Ma dove troverebbe, per il labirinto del-
l’anima moderna, una guida meglio iniziata di Wagner, un più
eloquente conoscitore di anime? Attraverso Wagner la modernità
parla il suo più intimo linguaggio: non cela né il suo bene
né il suo male, ha disimparato ogni pudore di se stessa [...].
Wagner riassume la modernità. Non c'è niente da fare, si
deve cominciare con l'essere wagneriani... ».

Va da sé che Wagner può apparire un tipico décadent sol-


tanto a uno sguardo che si è fatto così penetrante, così sano e
sovratemporale come quello di Nietzsche. Finora egli è invece
apparso alla nostra epoca esattamente il contrario.

«Che in Germania ci si inganni su Wagner non mi sor-


prende [...] i Tedeschi non sono mai stati psicologi; il loro
modo di essere grati è fraintendere. Ma che ci si inganni su
Wagner anche a Parigi, dove si è psicologi quasi più di qualsiasi
altra cosa! E a Pietroburgo! dove si divinano cose che neppure
a Parigi vengono divinate! — Quanto deve essere afiine Wagner
a tutta quanta la decadente europea, per non essere sentito da
essa come décadent! Egli appartiene a questa: è il suo protago-
nista, il suo più grande nome... Si onora se stessi, quando lo si
estolle tra le nubi. —— Giacché il fatto che non ci si opponga a
lui è già per se stesso un segno di décadence. È infiacchito l’istinto.
Ciò da cui si dovrebbe rifuggîre, attira. Si porta alle labbra quel
che spinge ancor più rapidamente nell’abisso [...]. Avvertire
il nocivo, sapersi vietare qualcosa di nocivo, è ancora un segno
di giovinezza, di forza naturale». « Questo è il punto di vista
che io metto in evidenza: l'arte di Wagner è malata. I pro-
blemi che egli porta sulla scena — né più né meno che pro-
blemi da isterici — il carattere convulso delle sue passioni, la
sua sovreccitata sensibilità, il gusto che anelava a droghe sem-
pre più piccanti, la sua instabilità, travestita da lui in princìpi,
e non meno di ogni altra cosa la scelta dei suoi eroi e delle
sue eroine, considerati come tipi fisiologici (— una galleria di
malati! —): tutte queste cose insieme rappresentano un qua-
dro clinico che non lascia dubbi. Wagner est une névrose [...]
Wagner è l'artista moderno par excellence, il Cagliostro della
modernità. Nella sua arte è commisto nel modo più fascinoso
ciò di cui tutti hanno più bisogno — i tre grandi stimolanti

286 Parte V. Documenti-Indici

dell’uomo stremato, la brutalità, Panificio e il candore (idiotag-


gine) x».

Di straordinaria importanza per un giudizio su Wagner è


ciò che nessuno aveva visto e messo in evidenza prima di
Nietzsche: il suo carattere istrìonesco. Come commediante (non
come musicista) egli compone, come commediante (non come
drammaturgo) egli scrive le sue opere. « Per il dramma gli man-
cava la dura logica [...] rifuggiva istintivamente dalla motiva-
zione psicologica — in che modo? spingendo sempre al suo
posto Pidiosincrasia... Assai moderno, non è vero? molto pari-
gino, molto décadent! » Nietzsche illustra ciò con esempi.

La prima cosa che Wagner intuisce nella sua mente è


il culmine di un'azione, visto per l'appunto in termini di at-
teggiamenti, di scenografia, di pittoresco. Per esempio, egli
vede, quasi con gli occhi di un Fra Bartolomeo, una lavanda
dei piedi; quel che porta ad essa, quel che da essa consegue
risulta da un’economia tecnica che non ha alcuna ragione di
essere sottile. «Non è del pubblico di Corneille che Wagner
deve darsi pensiero, ma semplicemente del XIX secolo! [...]
semplicemente dei Tedeschi! ». «Si metta sotto il microscopio
qualsiasi ‘ intreccio ’ wagneriano — ci sarà da ridere, lo promet-
to. Nulla di più esilarante dell'intreccio del Tristano, a meno
che non si tratti dell’intreccio dei Maestri Cantori. Wagner non
è un drammaturgo, non facciamocela dare a bere. Egli amava
la parola ‘ dramma ’: è tutto — egli ha sempre amato le belle
parole. La parola ‘dramma’ nei suoi scritti è tuttavia sempli-
cemente un fraintendimento (— nonché una accortezza: Wagner
s'è sempre dato arie di superiorità di fronte alla parola ‘ ope-
ra ’) ». In una nota Nietzsche fa rilevare che la parola « dramma »
è stata erroneamente sempre tradotta con << azione ». Il dramma
antico mira a grandi scene di pathos — ed esclude proprio
l'azione (spostandola prima dell’inizio o dietro la scena).

Wagner compone anche come un commediante. Per i com-


positori più antichi la norma della musica teatrale risiedeva
nelle forme della pura musica strumentale, da camera. L’opera,
come genere ibrido, non ha in se stessa alcuna norma: essa
oscilla tra le esigenze della musica e quelle del dramma. Wagner
ha avuto il coraggio di respingere nell'opera le esigenze della

Documenti 287

musica come arte a sé, di gettare a mare le sue leggi, che


erano state fissate a prezzo di lunghe fatiche da uomini pro-
fondamente estetici, e di darle come sua unica direttiva la
parola e il gesto del suo dramma. Va però anche detto che la
musica più antica, malgrado rispettasse le leggi, era anch’essa
uno « strumento dell'espressione » come in Wagner, la cui vera
e propria innovazione (prescindendo quindi dalle concessioni da
lui fatte qua e là) è la seguente: che la sua musica senza il
testo non può venir compresa come tale, così come era com-
presa la musica più antica. Nell’opera degli antichi la cosa princi-
pale era la musica. Per i sensi —— lo è ancora oggi: la parola e
l'azione vengono quasi totalmente coperte da essa. (O forse
si troverà qualcuno che capisca la lunga narrazione di Gurnemanz
senza il libretto, dal semplice suono delle parole? Un ascoltatore
col libretto in mano non è, oggi come ieri, un ascoltatore este-
tico). Soltanto nel Nord più astratto, più insicuro, più facilmente
fuorviabile, si può riuscire a distrarre l'attenzione dalla musica
dirigendola, a quanto si afferma, tutta sulla parola e l’azione,
sicché la musica viene goduta come un accessorio di scarso
peso e nessuno viene offeso dall’informe confusione e dal guazza-
buglio musicale che ad esempio corre sotto la citata narrazione
di Gurnemanz.

Wagner ha degradato la musica nell’opera ad ancilla drama-


turgica, a commento, spesso minutissìmo, talvolta addirittura
puerile. Ciò che della sua musica egli chiama «stile dramma-
tico », è cattivo stile, anzi non-stile. Si elogia questo slabbramen-
to, quest’anarchia, questa mancanza di disciplina e di disegno
come — « progresso »; secondo Nietzsche si tratta soltanto di
una degenerazione dell’istinto musicale. Wagner ha reso la mu-
sica malata —-— non soltanto dal punto di vista del sentimento:
anche dal punto di vista formale. «Wagner ha quasi scoperto
quale magia possa essere esercitata perfino con una musica de-
composta e, per così dire, elementare. La sua coscienza di ciò
giunge a qualcosa dînquietante [...]. Uelementare è sufficien-
te — suono, movimento, colore, insomma la sensualità della
musica. Wagner non fa mai i suoi calcoli da musicista, sulla
base di una qualsiasi coscienza di musicista: egli vuole l'effetto,
non vuole altro che Peiîetto. E conosce ciò su cui deve agi-
re! — In questo ha la spregiudicatezza che aveva Schiller, che
ha ogni uomo in teatro, con cui ha poi in comune il disprezzo

288 Parte V. Documenti-Indici

del mondo che sente ai suoi piedi! [...]. Si è commedianti


per il fatto che si ha il vantaggio di una sola cognizione che il
resto degli uomini non ha: quel che deve agire come vero non
può essere vero. Questo principio è formulato da Talma: esso
contiene l'intera psicologia del commediante, e contiene altre-
sì — senza la minima ombra di dubbio — la sua morale. La
musica di Wagner non è mai vera.

— Ma la si considera come vera: e così tutto è a posto ».


«Qual è il significato di Wagner nella storia della musi-
ca? —— L'avvento del commediante nella musica: un aweni-
mento capitale, che dà a pensare e forse anche è motivo di
timore. In una formula: ‘ Wagner e Liszt ’. Mai ancora è stata
messa alla prova in maniera così pericolosa Ponestà del musi-
cista, la sua ‘ genuinità ’. Lo si tocca con mano: il grande suc-
cesso di massa, non sta più dalla parte dei genuini — si deve
essere commedianti per averlo! [...]. In culture di decadenza,
ovunque la decisione cada in mano alle masse, la genuinità di-
venta superflua, svantaggìosa, mette in secondo piano. Soltanto
il commediante desta ancora il grande entusiasmo ».

Perché Wagner ha scritto dei libri? « La ragione sta forse nel


fatto che la musica di Wagner è troppo diflìcilmente compren-
sibile? O forse egli temeva il contrario, che la si comprendesse
troppo facilmente — che la si trovasse non abbastanza diffici-
le? — Effettivamente egli ha ripetuto per tutta la sua vita una
sola frase: che la sua musica non significa soltanto musica! Ma
più che musica! Infinitamente di piùl... ‘Non soltanto musi-
ca ‘ — non parla così un musicista. Per ripeterlo ancora una volta,
Wagner non poteva creare in maniera totale, non aveva affatto
scelta, doveva comporre opere frammentarie, ‘motivi’, gesti,
formule, raddoppiamenti e centuplicazioni, come musicista egli
restò retore — dovette perciò, in linea di principio, portare in
primo piano il ‘ciò significa’ [...] egli fu per tutta la vita il
commentatore dell"idea’». Nietzsche dimostra come in que-
sto modo Wagner diventò l'erede di Hegel: ciò che Phegelismo è
in filosofia, è il wagnerismo nella musica.

Ma resistiamo alla tentazione di continuare a citare! Ab-


biamo scelto di proposito soltanto passi che riguardano più
specialmente il dramma e la musica di Wagner, ben sapendo
che noi possiamo solo limitarci a preparare il lettore al conte-
nuto vero e proprio del libro di Nietzsche, e che il lettore

Documenti 289

colto sarà comunque in grado di prendere conoscenza da solo


di questo importante documento di storia della cultura.

Se si è wagneriani, si deve lamentare come un colpo del


destino il fatto che proprio Nietzsche, l'autorità suprema in fat-
to di interpretazione wagneriana, abbia subito quella trasforma-
zione interiore che lo ha portato d’un balzo tanto al di là delle
tendenze di Wagner e della nostra epoca. La sua cultura antiro-
mantica, anticristiana, antirivoluzionaria, antidemocratica, insom-
ma la sua arirtocraticità, lo separa oggi (come ieri) dalla causa
di Wagner. Se in passato egli si era ingannato in proposito, si
trattava dello stesso errore in cui incappò l’amico di Wagner,
il conte Gobineau (che ebbe abbastanza buon gusto da pren-
dere le distanze dal Parsifal) quando volle riconoscere nei Ni-
belunghi i suoi antenati, i suoi antichi Vichinghi. Ora però
Nietzsche riconosce anche negli eroi di Wagner tutta la moder-
nità deIPanima, l’indeciso oscillare tra morale dei signori e mo-
rale cristiana. Già la musica di Wagner, questa musica sensibi-
lissima * tra le più moderne, come lingua di antichi eroi nor-
dici gli appare insensata, innaturale.
Fin qui Peter Gast. La critica che noi dobbiamo muovere
allo scritto di Nietzsche può essere più breve di quanto inizial-
mente credevamo. Non può spettare a questa rivista d’arte il
compito di rendere più abbagliante o più cupa la luce filosofica
che Nietzsche (che secondo la nostra convinzione è uno dei
pensatori più profondi e acuti della nostra epoca) getta sul-
Pintera cultura contemporanea, anche se ne fossimo capaci, cosa
che non siamo. Per giunta, per esaminare il più recente scrit-
to polemico non è affatto necessario fare un simile tentativo.
Possiamo tranquillamente ritenere legittima la visione nietzschia-
na della cultura, pur senza condividerla, e anche partendo da
tale riconoscimento possiamo contestare la validità di quanto
viene afiermato a proposito di Wagner.

Qui per Pappunto non si tratta di un principio, di una


legge, accettando o ripudiando la quale Wagner sale in alto
o precipita. Si può non solo condividere ma anche aver ricreato
in se stessi la visione del mondo di Nietzsche, eppure valutare
altamente Wagner — lo stesso Friedrìch Nietzsche giovane lo
dimostra al Friedrìch Nietzsche maturo. Si tratta di applica-

* In italiano nel testo.

290 Parte V. Documenti-Indici

zioni della legge al singolo caso, qui dunque al Caso Wagner, si


tratta di diagnosi. Il medico della cultura Nietzsche giovane,
sulla base delle leggi scopertedal Nietzsche studioso della
cultura, aveva rilasciato a Richard Wagner un brillante attestato
di salute, mentre ora il medico della cultura Nietzsche maturo,
sulla base delle stesse leggi, gli rilascia un attestato di malat-
tia. Chi ha ragione, lo può dimostrare soltanto l'autopsia del
« paziente » — ma per il momento Wagner è ancora vivo.

In realtà, le opinioni di Nietzsche a proposito di Wagner


non si possono né dimostrare né confutare. A certuni l’una o
l’altra delle alfermazioni dello stesso Peter Gast appariranno
« dettate dal cuore», mentre a molti di più sembreranno un
errore quanto mai grossolano. Nessuno riuscirà a dimostrare
che ha ragione. Giacché si possono confutare logicamente sol-
tanto degli errori concettuali, non dei sentimenti errati. Chi
vorrà contraddirmi se io dico che Wagner mi rallegra, mi dà
un senso di vigore, mi infiamma? Per me è bello proprio come
per Nietzsche è brutto. Certo, anch'io in questo caso sono un
« décadent ». Ma anche lui è figlio del suo tempo e non può
essere altro: ma se anche la definizione del nostro tempo come
un’epoca di « décadence » fosse il giudizio di un « décadent »?
Soltanto quando questo tempo stesso, il grande paziente, sarà
tramontato, il futuro studioso della" cultura potrà tentare di
giudicare se lo studioso del passato ha raccolto e valutato tutte
insieme le caratteristiche essenziali per la sua diagnosi oppure
quelle non ersenziali.

Possibilissima invece ci sembra una confutazione di Nietzsche


là dove egli parla di Wagner muricirta, dunque a proposito del
vero e proprio «problema per amatori di musica» al quale,
stando al titolo, è dedicato l’intero scritto, ma in verità soltan-
to una sua parte. Perché qui non si tratta di diagnosi, bensì di
principi che sono da derivare logicamente da fatti riconosciuti
da ogni parte, e quindi proprio in questa derivazione offrono
un campo d’azione alla critica razionale. Però, perché una simile
confutazione valesse la pena, Nietzsche dovrebbe offrirci una con-
futazione delle teorie di Wagner. Ma fin tanto che si limita
semplicemente a decretare, come fa nel suo scritto più recente:
Wagner ha torto perché ora a me cosi sembra — nessuno
può muoversi a confutare unbpinione circa Pessenza della mu-
sica che non viene proposta con motivazioni, bensì, nonostante

Documenti 291

una vasta letteratura si sia adoperata per decenni a dimostrare


proprio la sua erroneità, viene di colpo data per scontata come
l’unica ovviamente vera.

Lo scritto di Nietzsche ha dato a noi, contrariamente a Peter


Gast, l’impressione di un fatto quanto mai sgradevole. Non già
perché attacca Wagner. A nostro parere esso esprime idee mas-
simamente degne di riflessione; esso è l’espressione di un uomo
che a nessuno che abbia saziato la sua fame spirituale attin-
gendo alla dovizia delle sue idee può mai venire in mente di
deridere o di trattare con suificienza. Chi volesse farsi beffe di
questo opuscolo, dimostrerebbe soltanto di non conoscere pra-
ticamente nulla di Nietzsche. Eppure il Caro Wagner è somma-
mente sgradevole, già per il suo tono. Nietzsche fa proprio ciò
che noi vorremmo evitare nei suoi confronti: crede di po-
ter trattare dall’alto in basso, con un arguto gioco di antitesi,
lo stesso uomo che egli aveva un tempo ammirato come uno dei
sommi e di cui ancora oggi riconosce la massima importanza.

Il fatto che uno dei più eminenti «wagneriani», forse il


più eminente in assoluto, abbia cambiato idea, rimane. Se
ci avesse indicato pacatamente le ragioni che liquidano le sue
altre ragioni del passato — ebbene noi lo avremmo ringraziato,
non tanto perché ci avrebbe convinto, quanto perché, più pro-
babilmente, ci avrebbe indotto a un'analisi più profonda e con-
seguentemente a una replica. Cosi come questo scritto ci si
presenta, esso fa Pelîetto del prodotto di un «fogliettonista»
pieno di spirito che gioca con pensieri grandi. Il fatto che que-
sti sono i suoi pensieri gli assicura il diritto alla nostra profonda
simpatia. Ma resta in ultima analisi il rincrescimento che Friedrìch
Nietzsche questa volta abbia scritto come un << fogliettoni-
sta ».

12.
A vol. II, p. 612

Da: Carl Spitteler, I miei rapporti con Nietzsche n‘


(dopo alcune osservazioni sul Caro Wagner di N.)

Il colpo non era andato a segno, e Nietzsche non ne aveva


ottenuto che il contraccolpo. La cosa lo fece andare su tutte le

292 Parte V. Documenti -I uditi

furie. E nel suo furore egli concepì un secondo attacco, ancor


più violento, una «guerra» senza quartiere contro Wagner,
ivi compresa Pintera musica moderna. Chi potrebbe distinguere
quante parti di sacro, genuino amore per la verità e quante di
vanità ferita e di desiderio di vendetta personale contenesse que-
sta furia guerriera? Insomma, era imminente una guerra d'an-
nientamento. Per questa guerra egli cercò un compagno, e dato
che ero stato l’unico a manifestare con giubilo la mia adesione,
gli sembrai Palleato ideale. E fin qui la cosa sarebbe stata anche
giusta e sensata, perché in efietti, anche se non condivido le sue
speranze di successo, sarei volentieri sceso in campo con lui contro
la musica moderna; giacché qui, come in molti altri argomenti,
noi professavamo la stessa fede e la stessa convinzione, addirit-
tura i nostri giudizi concordavano in quasi tutti i particolari. Ma
ora sopravvennero le perplessità. Di che natura queste fossero,
e perché si afiacciassero solo per la seconda campagna e non
per la prima, non sta a me indovinare. La sua antica amicizia
con Wagner? La sfrenata violenza con cui avrebbe dovuto es-
sere combattuta la seconda guerra? A me pare che dopo il
Caso Wagner non ci fosse più niente da guastare. Comunque
sia, fatto sta che gli venne in mente di condurre la seconda
guerra non come la prima, lealmente e apertamente, a bandiere
spiegate, bensì con le insidie, di spedire a combattere Palleato,
fornendogli segretamente le armi. Mi pregò quindi di preparare
in sua vece e pubblicare (sotto il mio nome) uno scritto della
stessa lunghezza del Cara Wagner, che doveva avere il titolo
«Nietzsche contra Wagner» e il sottotitolo «Documenti pro-
cessuali tratti dalle opere di Nietzsche ». In questo scritto avrei
dovuto dimostrare che lui, Nietzsche, non aveva modificato im-
provvisamente, come erroneamente affermava la critica tedesca,
le sue opinioni su Wagner, ma che in realtà egli conduceva la
guerra contro Wagner da dieci anni. Ciò egli poteva e voleva
dimostrare in base alle sue opere. Voleva raccogliere personal-
mente, trascrivere di suo pugno e inviarmi i brani da addurre a
testimonianza (me li aveva provvisoriamente indicati — ce n'era-
no otto). Io per parte mia dovevo scrivere una fulminante pre-
fazione, che equivaleva a una dichiarazione di guerra contro
Wagner e tutta la musica moderna. È ovvio che non potei ac-
cettare; avrei paura di offendere i miei lettori se ritenessi ne-
cessario spiegare il perché. Gli risposi quindi che mi dispiaceva

Documenti 293

molto di non poter accettare la sua proposta, giacché mi sembrava


più giusto che ciascuno di noi dicesse quel che aveva da dire a
nome proprio. Glielo scrissi non senza gravi preoccupazioni sul
modo in cui avrebbe preso questa risposta, giacché ben conoscevo
per esperienza la sua sensibilità, la sua ombrosità in questioni di
prestigio; tuttavia non potevo dare altra risposta, a rischio di
guastare perciò i miei rapporti con Nietzsche. Mentre aspettavo
con ansia una reazione alla mia risposta, ricevetti una frettolosa
cartolina (titubrata Torino, 12 dicembre) in cui egli mi diceva
che la notte precedente gli era venuto in mente che si sarebbe
risaputo che il vero autore era lui, dato che vi si trovavano
cose di natura troppo privata, e quindi recedeva dalla sua
proposta del giorno prima. Non una parola della mia risposta
negativa. Naturalmente non poteva averla ancora ricevuta, la
lettera doveva essersi incrociata con la sua cartolina. Ritirò
quindi la sua proposta, ma solo per paura di essere scoperto.
« Chiedo indulgenza », suonava l’ultima riga; detto tra parentesi,
è l’ultima riga di pugno di Nietzsche che io posseggo in assoluto
(se si eccettua un guazzabuglio, che suscita costetnazione e pietà,
che mi rivelò qualche mese più tardi il suo ottenebtamento spi-
rituale). Non occorreva la richiesta di indulgenza perché io faces-
si quel che era da fare. La nudità di un amico si ricopre; del-
Paccaduto non ho fatto parola ad anima viva. Se tutta la fac-
cenda fosse stata più pulita, se soprattutto Nietzsche avesse ri-
tirato la sua proposta, invece che per semplici motivi di oppor-
tunità, spinto da più nobili scrupoli, avrei fatto anche un’altra
cosa, che sono solito fare quando a un amico sfugge per preci-
pitazione un errore: avrei strappato la sua lettera, cancellandola
dalla mia memoria.

13.
A vol. III, p. 41

Parere, attribuito al dott. Baumann, Torino


(pubbl. da E. Podach l”)
Costituzione fisica robusta, senza malformazioni fisiche né
malattie costituzionali. — Straordinarie capacità intellettuali, ot-

294 Parte V. Dacumenti- Indici

tima educazione, istruzione con ottimi risultati. — Temperamen-


to sognatore. Stravagante in fatto di dieta e di religione. Le
prime tracce della malattia risalgono forse a parecchio tempo
addietro, ma compaiono nettamente a partire dal 3 gennaio 1889.
— Esse sono state precedute da violenti dolori di testa con vo-
mito, protrattisi per mesi. Già nel periodo 1873-77 frequenti
interruzioni della sua attività didattica a causa degli eccessivi
dolori di testa. — Condizioni economiche molto modeste. — È
la prima volta che ha disturbi psichici. Causali: eccesso di gioia
o di dispiacere. Sintomi dell’attuale disturbo: mania di gran-
dezza, debolezza mentale, diminuzione della memoria e dell'at-
tività cerebrale. — Attività intestinale regolare, forte sedimen-
tazione delle orine. — Il paz. è di solito agitato, mangia molto,
chiede sempre da mangiare, ma non è capace di attività alcuna
e di provvedere a se stesso, afferma di essere un uomo impor-

tante, chiede in continuazione delle donne. — Diagnosi: infer-


mità mentale. — Il paziente è stato visto una sola volta dal
medico sottoscritto. — Dott. Baumann, Torino.

14.

A vol. III, p. 61

« Allgemeine Schweizer Zeitung » 1889 n. 34 domenica 9


febbraio. Direttore responsabile: A Joneli.
(Viene pubblicata sei giorni la settimana a Basilea) m.

«Il crepuscolo degli idoli/ ovvero come si filosofa col martello »


suona il titolo dell'ultima opera che Friedr. Nietzsche, ex pro-
fessore di filologia classica presso la nostra Accademia, ha testé
pubblicato. Poiché questo libro, pieno di idee bizzarre, è stato
preso in esame e discusso anche dalla critica partendo spesso
da premesse del tutto erronee (vedi « Basler Nachrichten » del
4 c.m.), accogliamo volentieri la richiesta fattaci da un amico
del filosofo e, al fine di rettificare il giudizio sullo scritto e dare
un orientamento circa il suo autore, pubblichiamo le osserva-
zioni seguenti:

Il Crepuscolo degli idoli doveva essere l’ultima opera del-


l'originale pensatore Friedrìch Nietzsche, quel pensatore che

Documenti 295

conta numerosi conoscenti e amici anche nella nostra Basilea,


ma certo non molti seguaci e compagni di fede; al momento
egli è avvolto nelle tenebre di un’insanabile follia nell’ospedale
psichiatrico di Iena. Si era indotti sempre di più a temetlo ad
ogni nuova pubblicazione; vedevamo avvicinarsi sempre di più
l’orribile demonio; nel Crepuscolo degli idoli il velo del crepu-
scolo è venuto a ofiuscare anche la mente del filosofo, e per
questo motivo non si sentiranno ofIesi coloro contro i quali egli
brandisce la sua immane clava. Nietzsche mette il mondo sot-
tosopra; condanna ciò che per noi uomini è sacro; ciò che noi
consideriamo con orrore, egli lo illumina con la luce dei ben-
gala. Questo commiserevole Amleto non ha mai saputo chia-
ramente che cosa voleva; un mondo costruito secondo la sua
ricetta sarebbe stato una cosa mostruosa, un turbine di con-
traddizioni, urfimpossibilità. Non è stato soltanto il pensiero
che ha portato un uomo come N. alla rovina. Spirito e corpo
solîrivano in lui di una tara ereditaria. Chi lo conosceva, dovrà
dire, con profonda tristezza, insieme al poeta: «Quale nobile
spirito è qui spento! ».

I5.
A vol. III, pp. 65, 139

C. G. Naumann a Franz Overbeck, 14 gennaio 1889 m.

Lipsia, 14 gennaio 1889


Signor prof. dott. Overbeck, Basilea.

Con profondo dolore ho preso conoscenza delle Sue righe del-


l'11 gennaio c.a., delle quali La ringrazio; e dato che in Lei, in
quanto amico del nostro infelice, compianto professor Nietzsche
posso presupporre la stessa premura di tutelare i suoi interessi
materiali che anima me in quanto editore, mi permetto qui ap-
presso di pregarLa del Suo parere, se Ella ritiene di poter ade-
rire alle mie proposte relative agli scritti del sopra nominato che

si trovano in corso di stampa.


Si tratta in primo luogo dell’opuscolo di Nietzsche Il crepu-
rcolo degli idoli ovvero Come si filosofa col martello. Esso è
pronto per la stampa dai primi di novembre e doveva andare

296 Parte V. Documenti-Indici

in distribuzione a1l’inizio di quest’anno. Io credo di poterlo fare


anche ora senza contestazioni, anche e soprattutto perché allora
non avevo notato nelle sue lettere traccia alcuna del suo otte-
nebramento spirituale.

Parimenti pronto per la stampa è un opuscolo integrante il


Caso Wagner, dal titolo Nietzsche contra Wagner, avevo già in
mano l’imprimatur dell’autore, dato però che la carta per que-
st’opera non mi era stata ancora consegnata, ai primi di gennaio
inviai di mia iniziativa un’altra serie completa di bozze per tran-
quillizzare l’autore, forse si sarà trovata fra le sue carte *. Anche
qui io non esito a portare a termine la stampa e Pedizione e, nel
caso che Ella non risultasse orientato in proposito, mi vedrei
costretto a entrare in corrispondenza con il signor Heinrich Kòse-
litz, Berlino SW Lindenstrasse 116 IV, che ha curato la correzione
delle bozze.

Terza opera dell'autore, contenente la storia della sua vita;


è in mia mano il manoscritto di Ecce homo, pronto e da lui ripe-
tutamente rivisto; due fogli sono pronti per la stampa; lo scritto
tuttavia risale all’ultimo trimestre, in cui era andata crescendo la
malattia dell'autore per eccesso di lavoro.

Tutti questi scritti dovevano precedere l’opera principale della


sua vita, La trasvalutazione di tutti i valori, e servivano ad atti-
rare l’attenzione su di essa; per ciascuna di queste opere si pre-
vedeva una tiratura di 1000 copie. L’autore anzi trovava questa
cifra perfino eccessiva per la Germania, ma concludeva la sua
frase così: «in Francia io conto, parlando in tutta rerietà, su
80-400.000 copie», e queste parole già allora mi diedero da
pensare.

Con la preghiera di una cortese sollecita risposta, o di inviare


queste righe al suddetto indirizzo al signor Kòselitz, rimango
il Suo devoto
C. G. Naumann

* Come pure l'opera principale della sua vita di cui in appresso, e


che dovrebbe parimenti essere pronta.

Documenti 297

Heinrich Kòselitz a Franz Overbeck il 22 gennaio 1889

Berlino, 22 germ. 89

Egregio signor Professore!

Con Naumann le cose non stanno male. Il debito è di circa 650


marchi (compresa la produzione del Crepuscolo degli idoli; i
proventi di questo libro andranno quindi dedotti in seguito).
Insomma, nel complesso le spese e le entrate sembrano bilan-
ciarsi.

Ho letto e preso con me il manoscritto di Ecce boma. In


verità una prefazione incendiaria alla Trarvalutazione! Questo
scritto deve essere pubblicato ad ogni modo, anche se più tardi.
Penso di farne una trascrizione in bella copia e di presentarla
a Lei. Il manoscritto abbisogna ancora di una certa redazione.

Uno dei fratelli Naumann non sarebbe alieno dal pubblicare


N. contra W. Il Caso Wagner, come ho potuto persuadermi, è
oggetto di una vivace richiesta, e forse sarebbe la stessa cosa
per N.c.W.

A p. 31 cancelliamo le righe 7-9 (inizialmente il libro do-


veva terminare con queste tre righe, poi doveva seguire la poe-
sia). A p. 17 restituiamo il testo originario, quindi in luogo di
« Chi meno del gfiovane) K(aiser), per esempio, sarebbe in grado
di comprendere qualcosa di Wagner? » — << chi meno delle teste
di paglia dei ‘ Bayreuther Bliitter ’ sarebbe in grado di compren-
dere qualcosa di W} ». — Il primo passo, a p. 3, sul Kaiser può
forse rimanere com'è, data la sua innocuità. Voglio rivedere il
tutto attentamente ancora una volta, e appena avrò finito, sotto-
porlo anche a Lei, egregio signor professore. Naum(ann) dice che
potremmo ritardare la composizione ancora per qualche tempo,
perché non ha bisogno dei piombi.

Naum. ha un libro di consegne interessante dal punto di vi-


sta storico-culturale per la questione Nietzsche. Da esso risulta
con esattezza quanti scritti sono stati venduti e in quale città.
Negli ultimi tempi Naum. stava valutando Pacquirto dei diritti
delle opere di Nietzsche da lui pubblicate; la catastrofe lo ha colto
nel bel mezzo di questa decisione. Naum. punta decisamente a
pubblicare in proprio.

Dalla Sua lettera che ho testé ricevuto, e della quale La rin-


grazio di cuore, desumo che il V libro (scritto due anni fa) della
Gaia Scienza sembra non esserLe noto. Il brano a pp. 15 seg. di

298 Parte V. Documenti-Indici

N. contra W. deriva da esso, se non sbaglio; come pure quello a


pp. 29-33.

La cifra di 1000 franchi (da parte della signorina v. Salis) è


esatta, si trova nella lettera del 9 dic.
Purtroppo debbo andare dai von Krause a dar lezione. Ieri
sera è venuto Widemann, che rni ha un poco impedito nel mio
intento di scriverLe prima. Ha un bell’aspetto, e mi prega di
porgere i suoi ossequi a Lei e alla Sua riverita signora.

Conto, esìmio professore, di scriverLe ancora domani.

Nel frattempo La saluta il Suo devoto allievo


K.

Heinrich Kòselitz a Franz Overbeck, 25 gennaio 1889

Berlino, 25 gennaio 1889

Egregio signor Professore!

La stampa di appena 50 copie dell’opuscolo N. contra W. ver-


rebbe a gravare sul conto di Nietzsche, mentre la pubblicazione
probabilmente ci farebbe recuperare le spese. Naum. si era già
procurato la carta necessaria, un articolo caro, che Nietzsche ci
teneva a conservare — e in effetti, lo scritto doveva apparire in
una veste elegante.

Il fatto della follia di Nietzsche, se viene difiuso tra il vasto


pubblico, mi pare che svaluterà per qualche tempo la sua lette-
ratura. Vorrei quindi che, finché va, il suo conto venisse portato
in attivo. La Trasvalutazione di tutti i valori era progettata in
tre volumi. Chi l'avrebbe stampata? Se aumenta la domanda delle
cose precedenti di Nietzsche, alla fine Naum. troverà il coraggio.
Quando andai a trovarlo a Lipsia mi confessò di averlo perso
proprio a causa della recente disgrazia, ma spera di ritrovarlo se
nel pubblico aumenterà la voglia di comprare.

Nel caso che fossero arrivate le carte di Torino, abbia la bon-


tà, egregio professore, di ciare uno sguardo alle mie correzioni di
N. contra W. Lîfltermezza, pp. 6-7, cade, dato che ricorre in
forma simile nelPEcce homo. L’altro ieri ho indicato altri tagli o
modifiche. Anche a pagina 17 manterrei la primissima versione
(perché non vengano troppo maltrattati i poveracci di Bayreuth);
essa suonava: « Chi meno del ‘ giovinetto tedesco ’, dello junlrcr,
sarebbe in grado di comprendere qualcosa di Wagner? >> —.

Personalmente non sono troppo in favore della guerra fatta

Documenti 299

a Wagner *. La gratitudine, anzi l'ammirazione per quest’uomo è


troppo grande perché io possa concedete ad alcuno il diritto di
appropriarsi senz’altro delle opinioni di N. Nietzsche voleva tra
l’altro che il dottor Fuchs facesse stampare una conferenza che
aveva tenuto su Wagner a Danzica nel mese di ottobre; voleva
altresì che fosse preceduta dalle parole che avevo scritto io sul
« Kunstwart ». Io però mi dichiarai contrario alla pubblicazione
della conferenza di Fuchs. Quel che avevo letto in una sua let-
tera indirizzata a N. per me era troppo. Tutto quanto si riduceva
più a una mancanza di rispetto che a una critica seria. Chiamare
il duetto d'amore del II Atto del Tristano una semplice conver-
sazione sulla paroletta « e » è grave — no, è semplicemente in-
sulso. Proprio di questa natura mi sembra l'impresa più colossale
di Wagner nel campo della poesia, un qualcosa di nuovo e inau-
dito, di cui nessuno avrebbe potuto farsi un’idea prima che esi-
stesse. Partendo da questa base, esistono ancora enormi prospet-
tive per il musicista rigoroso; l’aspetto da criticare è la costru-
zione musicale sciatta, la mancanza di una grandiosa perspicua
struttura sinfonica, del tipo ad esempio di un grande rondò.
Wagner non eta soltanto un décadent, lo stesso Nietzsche non lo
ha mai unicamente sentito come tale.

Non appena Ella, egregio professore, avrà dato uno sguardo


alle carte di Torino, mi faccia, se vuole, avere un breve
cenno in proposito. In Ecce boma la Trasv. di tutti i v. viene
presentata come finita, solo io temo che ciò si riferisca soltanto
all’ambito concettuale e non anche alla forma letteraria.

Questa sera Widemann e io siamo invitati dal professor Ja-


cobsen, il violinista danese deIPACcademia di M(usìca). Di nuovo
il tempo incalza. Widemann manda i suoi rispetti a Lei e alla
riverita signora; unendomi sinceramente a lui, io rimango il Suo

devoto allievo
K.

Heinrich Kèiselitz, cartolina postale a Franz Overbeck;

timbro Berlino 30.1.89


Illustre professore! Ella ha mille volte ragione: N.c.W. non va

* Non sono però nemmeno contro Pincitamento allbpposizione, che


è stato lanciato da Nietzsche per primo.

300 Parte V. Documenti-Indici

pubblicato. Il punto di vista dal quale io consideravo la cosa era


soprattutto quello finanziario: volevo vedere migliorato il conto
di Nietzsche presso Naumann. Però — la pubblicazione sarebbe
quasi una truffa nei confronti di chi possiede le opere anteriori
di N. Oltre alla poesia « Sulla povertà di chi è il p.r. » devono
trovarsi nelle carte postume una quantità di canti di Zar., sic-
ché sarà facile inserirla tra questi. — Oggi purtroppo ho poco
tempo: ma domani spero di poter scrivere a Naumann e di
chiedergli tra l’altro quanto ci metterebbe in conto 20-25 serie
di bozze corrette su carta semplice. Il brano da p. 29 a p. 33
si ritrova, ora mi viene in mente, in forma analoga nella Prefa-
zione alla Gaia Se. Quello a pp. 24-28 probabilmente in Al di là
del b. e del m., come pure quello a p. 15. Ma posso sbagliarmi;
tutti questi scritti non li ho con me, ancora adesso debbo guar-
darmi dal loro contatto. Mentre ero laggiù Naumann aveva ap-
pena cominciato a distribuire il Crepuscolo degli idoli; ne vedo
delle copie nelle vetrine già da otto giorni. Il libro era pronto
già ai primi di dicembre, ma non venne distribuito perché prima
doveva uscire NzxW. Ma nel corso della stampa venne nuova-
mente l’ordine di N. di interrompere N.c.W., ecc. Insomma, Ella
coglie in pieno l’intenzione di Ni., egregio professore, se si pro-
nuncia contra la pubblicazione. Per il momento La saluta devo-
tamente il Suo K.

C. G. Naumann a Franz Overbeck, 8 febbraio 1889


(Lipsia) 8 febbr. 1889
Illustre signor professore!
Le sono debitore di una risposta alla Sua pregiata del 16 scorso,
ma Glie la invio per così dire pro forma, perché tutto è stato
risolto dalla visita del signor Kòselitz ed Ella è informata sulle
questioni che mi riguardano, mentre per parte mia ho avuto
notizia delle Sue vedute tramite il detto signore.
In generale io credo che questo sistema vada conservato per
il futuro, perché Ella avrà certo moltissimo da fare per la que-
stione Nietzsche e sarà lieto di evitare una corrispondenza; io
quindi mi permetterò, eccettuate forse le questioni più impor-
tanti, di comunicare le mie ulteriori richieste e domande tramite
il signor Koselitz, e La prego di una risposta in contrario ove ciò
non Le fosse gradito.

Documenti 301

Invece oggi debbo importunarLa con una domanda diretta.


Ieri mi è arrivata una richiesta, oggi altre 2, circa l’attuale in-
dirizzo (P) del signor professor Nietzsche; quella di ieri prove-
niva da Pietroburgo. Non ricordo sul momento l'indirizzo; la
prima richiesta odierna Veniva dal signor Max Seiling di Helsing-
fors, la seconda da Wilhelm Friedrìch (Fritzsch), libraio della
casa reale! Ho rinviato i primi due signori al Suo pregiato indi-
rizzo, le due cartoline sono già state spedite.

All'arrivo della terza richiesta ho capito subito che non posso


continuare come avevo cominciato, perché in questo modo La
sottoporrei unicamente a una grande quantità di corrispondenza,
probabilmente senza utilità alcuna, e La prego quindi di farmi
sapere come Ella pensa che debba contenermi in questi casi,
giacché non è bello che l’uno dica una cosa e l’altro un'altra;
per questo motivo oggi scriverò al signor Friedrìch che 1’indirizzo
attuale non mi è noto, mentre gli darò notizie più precise nei
prossimi giorni. Finora nei giornali non ho trovato notizia del-
Pinfermità di Nietzsche e quindi non so se pubblicamente se ne
scrive, perché in questo caso avverrà molto presto che il triste
evento sia trattato diffusamente anche dalla stampa.

Quanto a me, ho comunicato la disgrazia soltanto al suo pre-


cedente editore, E. W. Fritzsch, ed è stato un gran bene, perché
proprio su Nietzsche doveva venir pubblicato sul « Mus. Wochen-
blatt » un lungo articolo a firma di un tal signor Wirth, articolo
che date le circostanze è stato subito ritirato e rimandato ad altro
periodo, naturalmente in forma totalmente modificata; Fritzsch
mi assicura di non averne fatto parola con nessun altro che con
l’autore dell'articolo; si può tranquillamente credergli, perché
E. W. Fritzsch è coinvolto in questa faccenda con le opere di sua
proprietà.

Il Crepuscolo degli idoli è stato fortemente richiesto con ri-


serva, e le scorse settimane ho avuto parecchio da fare. Le ven-
dite in contanti sono state scarse, ciò nonostante io continuo a
credere che il libriccino coprirà le spese.

Ho stampato Wagner c. Nietzsche in 100 esemplari perché


lo scritto non vada perduto. Quanti posso inviarGliene?

In attesa di una Sua cortese risposta, rimango

Suo devotissimo
Naumann

302 Parte V. Documenti-Indici

Franz Overbeck a Heinrich Kòselitz, 8 febbraio 1889


Foglio di lettera, probabilmente allegato alla lettera del 5 (tra-
scrizione Ida Overbeck)

Caro signor K. Ho appena scritto a N. a Lipsia una lettera fuori


dai denti, pregandolo di rispondere direttamente alle mie ultime
richieste d'informazioni e lamentandomi anche per quanto ho
testé appreso su N. contra W. Non appena avrò una sua risposta,
mi occuperò insieme a Lei dell'acquisto, spingendo anche altri a
farlo. Mi impedisce di farlo fin da ora una diflidenza, compren-
sibile dopo tutto quanto è successo, che mi induce a temere di
essere stati presi in giro con quei presunti 100 esemplari e che la
stampa, se l'articolo va, possa continuare. Se N. continuasse a
tacere, gli manderò tra capo e collo il prof. Heinze, che si trova
sul luogo e si occuperà in ogni caso della questione energicamente
e con senso pratico.
Con un cordiale saluto, il Suo devoto
F. Overbeck

C. G. Naumann a Franz Overbeck, 13 febbraio 1889

Egregio signor professore,


ero in procinto di rispondere alla Sua prima pregiata lettera, e
mi rallegro sinceramente che sia arrivata in tempo anche la Sua
lettera del 10 c.m., giacché non riuscivo a comprendere la causa
del Suo malumore, che peraltro dovevo respingere.

In ogni modo non esito a inviarLe un messaggio di amici-


zia e, dato che risulterà piuttosto lungo e la chiarezza non deve
solfrirne, lo dividerò in sezioni distinte.

1) Finora nessuno mi ha comunicato chi è l'attuale tutore


di circostanza del signor prof. Nietzsche; comunque posso solo
presumere che sia Lei, illustre professore, e La prego di volermelo
confermare con l'occasione.

2) Nella supposizione che Ella si sia assunto gli obblighi


summenzionati, ho trattato con Lei tramite il signor Koselitz, e
il detto signore mi ha assicurato che le avrebbe riferito ogni cosa
fedelmente. A1 congedarmi dal signor K. la mia ultima parola è
stata: « Restiamo dunque intesi che io non scriverò al profes-
sor Overbeck. Ci penserà Lei a nome mio»! Abbiamo trattato
più volte questa faccenda, per evitare a Lei un eccesso di corri-
spondenza, pensando che questo tipo di soluzione fosse più co-

Documenti 303

modo per Lei. Ora, se il signor K. non L'ha informata a suffi-


cienza, non è sicuramente colpa mia, ma intendo riparare sen-
z’altro a questa omissione e farLe subito pervenire ogni chiari-
mento desiderato, finché tutta la faccenda non arrivi una buona
volta in acque più tranquille; poi mi servirò del tramite del
signor Koselitz per il prosieguo delle mie comunicazioni.

3) Il Crepuscolo degli idoli era già stato incluso nelle se-


gnalazioni editoriali per il Bollettino della Borsa già da 2 giorni
quando mi arrivò la Sua pregiata dello scorso gennaio. Mio fra-
tello e socio non poteva saperlo allo stabilimento, e in tutta
buona fede Le ha forse comunicato una cosa diversa. Ma il mo-
tivo principale è che all'arrivo della Sua pregiata io avrei potuto
ritirare la segnalazione, ma non ce n'era alcun motivo, perché in
linea di principio Lei non era contrario alla pubblicazione del-
l'opuscolo.

4) Non mi è certo mai venuto in mente di mettere in com-


mercio nemmeno una sola copia di Nietzsche contra Wagner,
perché Lei è contrario alla pubblicazione di questo scritto. Mi
ero accordato col signor Koselitz per tirarne 50 copie da distri-
buire gratuitamente agli amici del signor prof. Nietzsche. All'ul-
tim'ora mi sono deciso per 100 copie, perché 3x50 fogli di
carta sono nulla in rapporto alle altre spese di produzione del-
l'opuscolo, preparato con numerose bozze, e una volta sciolti i
piombi, la riproduzione di ulteriori copie per amici e ammiratori
del prof. Nietzsche verrebbe troppo cara. I 50 esemplari sarebbero
costati 5 marchi e 50 di meno, era questo il consuntivo dell'ope-
razione.

Di queste 100 copie, la cui uscita io Le ho subito comuni-


cato, Le ho già messo a disposizione il numero da Lei deside-
rato, e le 10 copie ordinate saranno spedite al Suo indirizzo; ad
esse allego anche una copia del Crepuscolo degli idoli che per
errore non Le avevo ancora inviato; La prego di scusare questa
svista. Il signor Kòselitz mi ha richiesto per il momento 12 copie
e mi comunicherà indirizzi ai quali le distribuirà. Anche a Lei
vorrei chiedere questo piacere, per poter inserire i nomi dei de-
stinatari nel mio libro di consegne e così poter esercitare in se-
guito un certo controllo, owero per evitare doppi invii. Il si—
gnor prof. Nietzsche era assai incline alla liberalità nella distri-
buzione di copie in omaggio.

5) In rapporto a questo opuscolo N. contra W., vorrei at-

304 Parte V. Documenti -I uditi

tirare ancora la Sua attenzione sull’acclusa lettera del signor Wirth;


gli avevo promesso una copia di questo scritto, perché era stato
così gentile da ritirare subito il suo articolo su Nietzsche ap-
pena ebbe appreso la disgrazia. Questo articolo uscirà prossima-
mente in forma completamente modificata, non una sillaba fa
menzione della malattia del professore e la questione viene trat-
tata da un punto di vista puramente oggettivo, perché l’autore
— seguace di Wagner e anche ammiratore di Nietzsche — ritiene
che in questo momento sia da escludere una reciproca contesta-
zione. Che effetto abbia avuto sul signor Wirth l'opuscolo più
recente, Glie lo dirà Pacclusa lettera. Non posso fare a meno di
concordare con lui, l'ultimo scritto è più preciso del Caso Wagner,
è un peccato che debba venir negato al pubblico. Tralascio le os-
servazioni del signor W. circa il lato finanziario, non conosce le
condizioni editoriali. Ma ha ragione quando afferma che gli scritti
del prof. Nietzsche diverrebbero per lo meno più noti con la
pubblicazione dell’opuscolo, e questo è sicuramente l'argomento
principale, che non bisogna perdere di vista.

Se Ella potesse decidersi in favore della pubblicazione, nel


qual caso sarebbero da omettere alcune brevi frasi di carattere
politico, non sarebbe mal scelto il periodo del Festival di Bay-
reuth, e io ordinerei subito di conservare i piombi; La prego
quindi ancora una volta di una cortese risposta a questo riguar-
do. Naturalmente bisognerebbe andar più cauti con le copie omag-
gio per non danneggiare il lato economico; anche il prezzo do-
vrebbe essere moderato, forse 75 pfennig, dato che 50 è troppo
basso, bisogna tener conto anche del lato finanziario. Il prezzo
di marchi 1.25 da me fissato alla fine di dicembre sull'allegata
fattura è fondato su una comunicazione del signor prof. Nietzsche,
che mi aveva scritto che N. contra W. doveva avere le stesse
dimensioni del Caso Wagner. Io però nelle vendite avevo tenuto
il prezzo di quest’ultimo libro troppo alto, e a suo tempo doveva
ancora aumentare! Lo smercio però non ne ha sofferto.

6) I miei accordi col signor professor Nietzsche relativa-


mente alla casa editrice si fondano su uno schema di contratto
verbale. Il signor professor Nietzsche venne da me nell'anno
1886 e mi chiese se ero disposto a pubblicare i suoi scritti con
l'intesa che io avrei stampato e pubblicato gli stessi e lui avrebbe
coperto il disavanzo ove le opere non avessero fruttato le somme
suficîenti a coprire i costi di produzione. Ciò va per così dire

Documenti 305
da sé nella pubblicazione di opere puramente filosofiche, giac-
ché, se è vero che il professor Nietzsche gode il favore di una
piccola e salda cerchia di ammiratori, questa non è abbastanza
vasta da coprire i costi di produzione di grandi opere, (e inol-
tre) il prof. Nietzsche ha sempre distribuito un gran numero di
copie gratuite, le quali, sommate a quelle per recensione, che
sono assolutamente necessarie, hanno decimato una parte notevole
delle tirature, per lo più assai limitate.

Come compenso per lo smercio librario è stato anticipato da


parte mia Pusuale 5% dell’intera distribuzione in contanti e in
acconto, un eventuale avanzo avrebbe dovuto essere impiegato
per l'edizione di altre opere. Sono queste le intese inter-corse
tra il professor Nietzsche e me; in proposito, come già detto,
esiste soltanto un accordo verbale, e posso ben dire che al
professor Nietzsche non ho mai chiesto neanche un pfennig, i
suoi scritti mi erano già noti in passato, dato che li ho stampati
quasi tutti io stesso, ed ero talmente convinto della loro grande
importanza, che per la pubblicazione della sua opera principale
sarei stato disposto a concedere il più ampio credito.

Nell’armo 1886, quando venne pubblicato A! di la‘, il pro-


fessor N. mi inviò una somma eccessiva, ragione per cui mi
pregò di versare al signor E. W. Fritzsch l’imp0rt0 di 282 mar-
chi e 86 pfennig, cosa che feci immediatamente; per il resto sono
sempre stato in credito, e al momento esso ammonta, senza cal-
colare le spese di libreria né quelle, non ancora conteggiate, rela-
tive all’opera Ecce boma testé iniziata, a 524 marchi e 93 pfennig.
Ho già comunicato al signor K6selitz che, in vista del duro colpo
che la sorte ha riservato al prof. N. io rinuncio allo storno di un
pagamento in acconto, e non capisco come mai non Glie l'abbia
comunicato! Io sono fermamente convinto che questi libri col
tempo copriranno le spese, soprattutto grazie agli scritti d’occa-
sione; certo, nel prossimo futuro si andrà piu a rilento perché
questo tipo di scritti ora verrà meno e quindi può sopraggiun-
gere una lunga pausa, cosa che potrebbe venir evitata pubbli-
cando lo scritto N. contra W, d'altro canto è da riflettere che
si può contare su un certo smercio per la fiera di Pasqua del-
l’89, dato che qualcuna delle copie distribuite in deposito sarà
stata venduta, ci conto con sicurezza.

7) Andiamo avanti! Un vero e proprio rendiconto librario


non può aversi, data la natura di questa attività commerciale,

306 Parte V. Documenti-Indici

prima della Pasqua 1890, dato che il Crepuscolo è stato distri-


buito soltanto a partire dal gennaio 1889. Per la verità il libro
era pronto, stampato e rilegato ai primi di dicembre del 1888,
però avevo i miei buoni motivi per non uscire sotto Natale con
un simile libro, che non avrebbe ricevuto suflìciente attenzione
dai commissionati.

Nel giugno dell’89, finita la fiera libraria, Le comunicherò


senz’altro il consuntivo finanziario delle vendite del Caso Wagner.

8) Sarebbe il mio più caro desiderio che le pubblicazioni


col tempo fruttassero tanto da permetterci di non lasciar cadere
almeno la Trasvalutazione. Ho già chiesto diverse volte notizie
di questo manoscritto, ma finora non ho ricevuto risposta. Forse
questo libro, del quale il professor N. mi ha già scritto a lungo,
non esiste, o si trova in una condizione tale da non poter essere
pubblicato nemmeno come frammento? Abbia la bontà di farmi
conoscere la Sua opinione in proposito. Personalmente io credo
che nessuna cosa scritta da Nietzsche possa andare perduta per
il mondo; per questo sono sempre pronto a qualsiasi sacrificio,
dipende quindi soltanto dalla Sua opinione in proposito.

9) Zarathustra, IV parte. Questo libro l’ho stampato di-


rettamente per il prof. Nietzsche prima delle mie intese con lui
di cui al punto 7. *, e precisamente in una piccola tiratura di
40 copie; a suo tempo mi è stato corrisposto l'importo delle
spese di stampa e io ho dovuto inviare tutte le copie al si-
gnor Kòselitz, anzi il professor N. è stato in questo caso così
meticoloso da pretendere anche la consegna delle prime impres-
sioni e delle serie di bozze, desiderio che è stato puntualmente
soddisfatto.

Si può capire che i mesi in corso, così vicini alla disgrazia,


non sono i più adatti per prendere decisioni immediate circa il
lascito letterario del professore; tuttavia anche quest’opera non
può rimanere così abbandonata, e io La prego di volermi comu-
nicare a suo tempo il Suo cortese parere in merito.

10) Per metterLa al corrente di tutto, Le comunico anche


che, 2 giorni prima di ricevere la Sua pregiata lettera di gennaio
— contenente la dolorosa notizia — avevo avuto un incontro
con E. W. Fritzsch nel quale lo interpellai su incarico del profes-
sore circa i reali motivi delle esorbitanti richieste che gli aveva

* Svista di Naumann: punto 5. [N.d.C.]

Documenti 307

fatto. Fritzsch mi rispose che era stato profondamente offeso dal


professor N., e che ciò aveva voluto esprimere la sua richiesta.
Dopo esauriente discussione convenimmo che il professor N. gli
avrebbe offerto una somma per i diritti editoriali e intendeva
in seguito trattare con me! Naturalmente questa faccenda col
tempo divenne superata, Fritzsch è quello che più ha perduto
per la malattia del professore.

Le comunico ciò soltanto perché tra le lettere del signor pro-


fessore Ella troverà una mia lettera del novembre, nella quale lo
pregavo di non esser troppo precipitoso nell’acquisto dei diritti.
Ero già autorizzato a oiîrire 13.000 marchi, e a chieder tempo
solo qualche giorno, ma questa somma mi sembrava così enorme
che non potevo conciliarla con la mia coscienza senza prima far
presenti al professor N. le indispensabili motivazioni in contra-
rio. È stata una fortuna!

11) Le accludo anche una lettera del signor dottor Wide-


mann, che non mancherà di destare il Suo interesse. Lei saprà
certo che il suddetto signore ha preso in piena regola le distanze
da Nietzsche sul « Berner Bund ». Ciò nonostante, in vista delle
recensioni inviate dal « Berner Bund », non ho saputo decidermi
a passare sotto silenzio con lui il Crepuscolo degli idoli, e gli ho
inviato una copia. Sono contento di averlo fatto e sono quasi ten-
tato di mandare al dottor Widemann una copia di N. contra W.,
naturalmente come omaggio, non per recensione. Mi dà il Suo con-
senso? Sono fermamente convinto che al dottor W. si aprano
prospettive del tutto diverse, e in ultima analisi non sono an-
sioso di apprendere la sua opinione circa Pultimo scritto.

12) La interesserà forse anche sapere che ho concluso con


un certo signor Brodbeck di Liestal un contratto per la pubbli-
cazione di un libro sul tipo delle strenne, che uscirà il prossimo
Natale col titolo «x Folgorazioni spirituali di uomini celebri ». Que-
sto libro, che occuperà circa 17 fogli di stampa, contiene tante
citazioni di Nietzsche, che in realtà mi sono deciso ad acquistare
il manoscritto soprattutto perché mi son detto: dovrà riuscire di
vantaggio agli scritti di Nietzsche! Speriamo per il meglio!

Ora, stimatissimo professore, Le ho comunicato tutto quanto


avevo in cuore; ne è uscita una lunga lettera, ma spero che non
L’abbia affaticata, giacché ho creduto che fosse meglio gettare
una solida base per la reciproca comprensione, in quanto poi gli
ulteriori contatti saranno più facili e potranno diventare più brevi.

308 Parte V. Documenti Jndici

Spero dunque di apprendere le Sue opinioni in merito alla


mia lettera odierna, risponderò immediatamente a ulteriori richie-
ste di informazioni e La saluto

con la massima devozione Suo


G. Naumann

Allegati:

1 lettera del dott. Widemann

1 » del dott. Wirth Prego cortesemente


1 cartolina post. di K. A. Brodbeck di restituire

1 fattura

C. G. Naumann a Franz Overbeck, 14 febbraio 1889

Ieri, dopo che Le ebbi spedita la mia lettera, è tornato da me


il signor Wirth per sapere Pefietto prodotto dalla sua lettera.
Ho potuto informarla soltanto di averla trasmessa a Lei e di non
poter far nulla in questa faccenda, giacché è giusto che a Lei come
tutore di circostanza del signor prof. Nietzsche spetti l’ultima de-
cisione in merito a quella che è più o meno l’ultima opera di
Nietzsche.

Il signor Wirth è rimasto in certo senso molto dispiaciuto


e oggi mi invia un’altra lettera che si richiama a diverse con-
versazioni avute con me. Ritengo mio dovere inviarLe in visione
anche questa lettera, e posso solamente aggiungere che il caldo
interessamento del signor (Fritzsch) Wirth, la sua chiara confu-
razione delle mie obiezioni, come pure il suo atteggiamento mo-
desto, mi hanno fatto uno straordinario piacere.

Senza aggìunger altro per oggi, La saluta, egregio professore,


il Suo

sempre devoto
C. Naumann

Franz Overbeck a Heinrich Kòselitz, 17 febbraio 1889


(trascrizione Ida Overbeck)

Mio caro signor Koselitz,


per la verità ciò che Le avevo scritto ieri a otto non mi induceva
ad attendere una risposta sollecita, ma in questi giorni per noi
così agitati provo un desiderio cosi forte di essere informato circa

Documenti 309
le Sue condizioni, e fino a questa settimana le Sue frequenti let-
tere harmo soddisfatto questo desiderio in tale misura che ora il
Suo lungo silenzio mi rende inquieto. Tuttavia continuerei ad
aspettare ancora, se non avessi anche un altro motivo per infor-
marLa da parte mia di quanto frattanto è accaduto. La mia corri-
spondenza con Naumann ha assunto un ritmo abbastanza vivace
e purtroppo, per la forza delle circostanze, anche dimensioni mo-
struose. Lo stesso giorno in cui gli indirizzavo l’espressione del
mio malumore, del quale L’avevo già informata, si accinse a ri-
spondermi personalmente, con una lettera che Le allego con pre-
ghiera di restituzione. Ho risposto subito — la malattia di Nietz-
sche non era più da trattare come un vero e proprio segreto, ma
sempre con discrezione e in nessun caso da diffondere in maniera
usuale, al che affermava, del resto erroneamente, che nei giornali
di qui la cosa non era ancora trapelata; il giorno prima la « All-
gemeine Schweizer Zeitung » ne aveva parlato in maniera quanto
mai spiacevole e priva di tatto *, e infine tornavo a pregarlo di
darmi informazioni esaurienti e precise sul contratto di Nietzsche
con lui e sul pagamento del suo debito. A questo punto mi ar-
riva una smisurata epistola che mi ha sostanzialmente soddisfatto,
tra l’altro con la sua dichiarazione di rinuncia all'immediato re-
golamento del conto di Nietzsche. In questa occasione ho appreso,
e La ringrazio, che Lei si è assunto l'incarico di rispondermi
per conto di Naumann per riguardo alla mia mancanza di tempo,
e comprendo anche troppo bene che nel tumulto di questi giorni
io sia stato lasciato all'oscuro circa un paio di punti per me par-
ticolarmente importanti. Ma N. contra W. ha dato di nuovo adito
alle mie lagnanze. A parte un punto secondario, è stato soprat-
tutto il modo indiscreto in cui Naumann ha trattato la questione,
come ora è risultato per via deIPintromissione di un certo dott. M.
Wirth, autore dell’articolo ritirato dal «Musikalisches Wochen-
blatt » di cui parla la lettera acclusa. Naumann mi ha allegato
due lettere di questo signore a lui indirizzate, dalle quali risulta
che è a conoscenza della mia opposizione alla pubblicazione im-
mediata di N. contra W. e che ora la caldeggia con grande enfasi.
Ora io ho protestato con molta energia contro Pintromissione in
una simile faccenda di un cordiale nemico di Nietzsche masche-
rato da ammiratore, e in particolare ho dichiarato che nelle at-

310 Parte V. Documenti- Indici

tuali circostanze non darò mai, per quanto sta in me, il mio con-
senso al progetto di Wirth, cosi seducente per comprensibili mo-
tivi agli occhi di Naumann, consistente nel pubblicare l'estate
prossima, in occasione del Festival di Bayreuth, N. contra W.
in 800-1000 copie, per far trasportare Nietzsche, come si esprime
Wirth, « dall’ondata wagneriana >> — in verità, come dimostrano
le lettere, perché N. contra W. serva da puntello al signor W[irth]
nella sua singolare posizione di wagneriano appassionato per conto
proprio, come luccio nel fiume tra tutte le altre carpe che vi
nuotano. Non ho potuto fare a meno di ridere, ho aggiunto, per
quanto tristi siano le premesse della mia affermazione, pensando
che cosa direbbe di simili macchinazioni tentate col suo lascito
letterario Nietzsche, che ha sempre dato tanto valore alla pu-
rezza dell’aria e alla nettezza e pulizia delle contrapposizioni. Ho
trattenuto le due lettere di Wirth e ho chiesto a N. il permesso
di farLe vedere a Lei quando ci rivedremo, presumibilmente nelle
prossime settimane. C’è ancora una prospettiva in tal senso?
Io preferirei che questo incontro non avvenisse prima del 7 mar-
zo, e che Lei evitasse soprattutto la prima metà della settimana
in questione, dunque i giorni dal 3 al 6. Se Lei andasse a Lipsia
prima, si faccia mostrare da lui la mia lettera del 15 e del 16 cor-
rente. Per il momento, perché Lei possa orientarsi, osservo che
questa lettera, malgrado tutto il malumore che vi è espresso,
conserva un tono assolutamente cortese nei confronti di Naum.
Giacché si tratta soltanto di qualche gaffe da parte sua, mentre
per il resto io ho in generale le prove più sicure della sua onestà
e della sua buona volontà. Tra l’altro, il fatto che, contrariamente
a quanto supponevo io sulla Sua scorta, anche le 100 copie di
N. contra W. dovevano essere distribuite gratuitamente. Ora io
gli ho proposto di spedirmi altre 10 copie oltre alle 10 già invia-
temi, mettendomele in conto per 20 marchi complessivamente.
Io riuscirei a spingere un paio di amici (penso a Rohde e a
Gersdoriî) a fare una analoga ordinazione: scopo di questi acqui-
sti non sarebbe altro che quello di sottrarre queste copie a una
circolazione incontrollata. Egli stesso può inviare un piccolo re-
siduo a sua discrezione, a persone interessate di sua conoscenza
e affidabili, ma con l'espresso avviso, che purtroppo non è stato
apposto sulla copertina degli esemplari già pronti, che si tratta
della difiusione di un manoscritto, non di un libro vero e pro—

Documenti - 311

prio. Inoltre mi ha chiesto di confermargli la supposizione che io


fossi il « tutore di circostanza » di Nietzsche. Non lo sono in alcuna
forma legale, gli ho risposto, bensì sono intervenuto soltanto in
qualità di amico. Ora lui doveva dichiarare se, avendo avuto un
pieno chiarimento in proposito, rni riconosceva come un simile
tutore. Prima di ricevere questa conferma io, non per alcuna
sfiducia (del tutto inesistente), ma per sapere quel che faccio e
che posso ottenere e anche le conseguenze delle mie decisioni,
per non ledere i diritti e gli interessi di Nietzsche, dovevo negar-
gli le informazioni circa altre questioni (manoscritti di Nietzsche,
soprattutto quello della Trasualutaziotze, futuro dello Zaratburtra
IV). E avrei pregato Lei di contenersi per il momento di con-
seguenza, ove Le capitasse di venire a parlare di queste cose.
Dobbiamo una buona volta far sì che la situazione abbia un an-
damento tranquillo e controllabile, senza correre altre avventure
come quella di N. contra W. Nel caso che Naum. desse impor-
tanza alla sistemazione formale della questione della tutela, io
l’avrei sollecitata. Naturalmente in questo caso si verrebbe mo-
mentaneamente a tacere di tutto quanto riguarda gli scritti di
Nietzsche. L’altro ieri è tornata a scrivermi anche la vedova
Nietzsche. Non ha ancora potuto rivedere suo figlio, e anche
dalle notizie che essa ha avuto dal prof. Binswanger debbo rite-
nere che nulla sia cambiato nelle condizioni di N. L’altro ieri
mi sono fatto confermare dal prof. Wille la notizia che fino ad
allora mi era giunta in forma non del tutto attendibile, e cioè
che già da 2 anni N. riusciva a dormire solo grazie al cloralîo e
ad altri dei più recenti narcotici dello stesso genere. Ciò non ha
provocato la sua attuale disgrazia, ma l’ha favorita.
Per oggi un cordiale, frettoloso saluto dal Suo

sempre devotissìmo
F. Overbeck
C. G. Naumann a Franz Overbeck, 21 febbraio 1889

Egregio signor professore,


nel ringraziarLa della Sua pregiata del 15 corrente, Le comunico
innanzi tutto di non avere assolutamente alcun motivo per met-

312 Parte V, Documenti-Indici

tere in dubbio la Sua autorità nella questione riguardante il


sig. prof. Nietzsche, o di far dipendere l'accettazione da parte mia
delle Sue opinioni dalla Sua nomina a tutore di circostanza da
parte del tribunale. Se Le ho chiesto una risposta in merito a ciò,
è stato soltanto per venir messo anch’io in chiaro circa questa que-
stione ancora aperta, giacché potrebbe darsi benissimo che in fu-
turo dovessi entrare in trattative con qualche altro signore.

Dalle mie decisioni Ella avrà visto che finora mi sono rigi-
damente attenuto ai Suoi desideri, e alcune questioni che per Lei
sono forse ancora aperte Le confermeranno sempre la stessa cosa.
Le prometto che sarà sempre così, anche perché non vedo alcun
ragionevole motivo da parte mia per andare contro i Suoi desi-
deri.

Se Lei è d’accordo con questa mia dichiarazione e noi agiamo


per questo rispetto di comune intesa, posso altresì pregarLa di
una cortese, sollecita risposta agli interrogativi posti dalla mia
ultima lettera e non ancora risolti. Mi rendo conto che proprio
in questo momento la cosa non è urgente, ma Lei troverà com-
prensibile che si sia ansiosi di aver chiarimenti circa una cosa
alla quale, lo posso dire veramente senza ombra di presunzione,
si è dedicato tanto tempo e lavoro.

Ora, per quel che concerne la faccenda Wirth in relazione a


N. contra W., non posso tralasciare di scusarmi con Lei per
aver tentato di forzare le Sue decisioni ricorrendo a questo inci-
dente; nel far ciò non avevo davvero idea di quale mole di la-
voro venissi ad addossarLe col mio desiderio! Ma una spiega-
zione, breve quanto possibile, La convincerà che io credevo, ba-
sandomi su precedenti accordi, di dover fare il tentativo di far
uso dell’iucidente Wirth, che si era presentato in quel momento,
nell’interesse degli scritti di Nietzsche, giacché a un mio inte-
resse non è proprio da pensare.

Quando il signor prof. Nietzsche è stato da me l’ultima volta,


lo pregai di scrivere, prima della pubblicazione della sua Trama-
Iutazione, qualche breve opuscolo da smerciare a poco prezzo,
dove avrebbe dovuto rinviare di continuo alla sua opera princi-
pale; egli accolse subito quesfidea e me ne assicurò la realizza-
zione. Non è necessario dimostrare in proposito che piuttosto che
al Caso Wagner io pensassi a opuscoli del genere del Crepuscolo
degli idoli. Invece è un fatto che il Caso Wagner ha straordina-
riamente ridestato l’interesse per il prof. Nietzsche in vaste cer-

Documenti 313

chic, mentre a sua volta il Crepuscolo degli idoli non sarà da


meno in altre sfere. Il buon esito finanziario deIl’edizione è la
miglior dimostrazione del successo.

Ora che ero finalmente in possesso del tanto sospirato opu-


scolo, e che, eliminando i passi pericolosi di N. contra W" stavo
per acquistarmi grazie a questo scritto un più vasto campo di
vendite, Ella troverà comprensibile il mio orientamento commer-
ciale, e me l’ha già comunicato. Ma le Sue obiezioni sono di tanto
peso che io mi rimetto completamente a Lei e riprenderò la que-
stione non appena Ella lo riterrà opportuno e me ne darà co-
municazione.

Dal signor Wirth, le cui lettere La prego di conservare e a


suo tempo di distruggere come riterrà opportuno, non ho avuto
finora altre notizie. Anch’io mi sono chiesto con grande cautela
che cosa mai vorrà questo signore col suo interessamento così
apertamente dimostrato per una cosa che non lo riguarda. Tut-
tavia debbo osservare a suo favore che non ho mai riportato
Pimpressione che gli stesse a cuore unicamente ottenere alcuni
articoli pagati per i suoi interessi; le conversazioni che ho
avuto con lui mi spingono ad avere di lui un’opinione diversa,
e questo è stato il motivo per cui L'ho importunata pregandoLa di
esaminare le due lettere che mi sono pervenute entrambe scritte
di fresco, subito dopo le conversazioni stesse.

L’unico motivo che mi rende comprensibile l'interessamento


del signor Wirth resta pur sempre l’ipotesì che dietro tutta la
faccenda ci sia il signor E. W. Fritzsch, e il suo interesse è
quanto mai comprensibile! Dato però che i miei rapporti col
signor Fritzsch sono tali che possiamo parlare in tutta fran-
chezza della sua casa editrice, del suo futuro, ecc. ecc., non
capisco perché non dovesse dirmi tutto quanto personalmente!
Certo, occorre tener presente che al signor Fritzsch non ho fatto
avere nessuna copia dell’opuscolo. Le uniche persone che l'hanno
ricevuto da parte mia sono il dott. Widemann e Wirth; oltre a
ciò ho inviato 10 copie a Lei, oggi Gliene spedirò altre 10, e
le 12 inviate al signor Koselitz sono altresì a Sua conoscenza.
Io per parte mia mi riservo altre 2 copie al massimo, perché
conosco troppo poco gli amici del professor N. per fare la scelta
giusta a questo riguardo, e mi dico anche che se un giorno l'opu-
scolo dovrà uscire, è meglio che non sia conosciuto, cosa che non
farebbe altro che danno. Anche qui dunque Ella vede che ora

314 Parte V. Documenti-Indici

e sempre mi attengo alle Sue disposizioni, e la questione, credo,


è così risolta.

Se ora Le metro a disposizione gratuitamente altre copie di


N. contra W., la cosa mi porta a parlare di un altro argomento,
che debbo toccare a seguito della Sua pregiata lettera. Mi rife-
risco al pagamento di queste copie da parte Sua e da parte del
signor Kòselitz, che mi ha fatto la stessa offerta. Come può Lei,
stimatissimo professore, attribuirmi per così dire un’anima da
piccolo mercante, tanto da fare una cosa simile per qualche marco
in anticipo o in ritardo! Le copie, secondo il Suo desiderio, non
sono destinate alla vendita, e quindi è anche giusto che né Lei
né il signor Koselitz abbiano a pagare alcunché. Faccia esatta-
mente quel che crede di questa piccola tiratura; se L'ho pregata
cortesemente di fornirmi gli indirizzi dei destinatari, ciò non
aveva lo scopo di esercitare un qualche controllo, che non mi
permetterci nei Suoi confronti, bensì era il desiderio da parte
mia di registrare i destinatari nei relativi libri, perché da ciò mi
riprometto un eventuale interesse per il futuro.

Le spese di produzione di N. contra W. sono state addebitate


al conto editoriale e verranno coperte dagli scritti. Sono nella
fortunata condizione, grazie alla pubblicazione dell’opuscolo, di
declinare nuovamente la cortese Sua oflerta di un pagamento in
acconto; non è necessario, perché gli scritti copriranno sicura-
mente le spese, e in tutto ciò rimpiango solo di tutto cuore che
il signor professor Nietzsche non possa provare questa gioia.

Se Ella dispone ancora di denaro liquido, che non può essere


meglio impiegato nell’interesse del proprietario, La pregherei sol-
tanto di metterlo da parte fin tanto che il lascito spirituale del
professor Nietzsche non venga valorizzato, giacché non so valu-
tare se a questo riguardo mi dovrò addossare delle spese — sem-
pre che io venga chiamato a collaborare — che forse saranno
troppo alte per me. Ma queste son cose che non mi riguardano,
dato soprattutto che non sono a conoscenza di ulteriori iniziative.

In ogni caso La prego, egregio professore, di voler tenere


per fermo in tutta la questione che io non assumo l’edizione
degli scritti di Nietzsche per un vantaggio pecuniarie; un simile
lavoro, con originali così difiicili, non è redditizio, l’unica cosa
che resta è l'onore di pubblicare opere simili, questo Glie lo po-
trà confermare qualunque buon editore.

Data Pimportanza di questi scritti io vorrei rimanere fedele

Documenti 315

anche per il futuro a questo principio, e se Lei mi riterrà idoneo,


sarò lieto di mantenere anche la Sua fiducia, che terrò sempre in
grande onore.

Con i sensi della mia devozione,

mi firmo il Suo
C. G. Naumann

C. G. Naumann a Franz Overbeck, 1 marzo 1889

Egregio signor professore,


nell’accusare ricevuta della Sua pregiata lettera del 24 corrente,
non posso fare a meno di ringraziarLa di cuore per le esaurienti
comunicazioni; purtroppo dalle Sue notizie ho dovuto raccogliere
che la Trarvalutaziane non è progredita fino a quel punto che mi
era lecito supporre in base a parecchie dichiarazioni del signor
professor Nietzsche, e me ne dolgo di tutto cuore nell’interesse
del completamento per così dire a tutto tondo dell'attività lette-
raria del professore stesso. Proprio quest’opera da circa un anno
e mezzo continua ad essere richiesta sul mercato librario, anche
se a intervalli di circa due mesi, e da ciò si può capire che i
lettori delle opere di Nietzsche la attendono con interesse.

Per quanto concerne gli indirizzi inviatimi, li ho registrati nel


mio libro di consegne; coincidono quasi tutti con quelli che mi
indicava ogni volta il professor Nietzsche, e io ho perfino parec-
chi nomi dei destinatari di un tempo, così come Ella supponeva.

In ogni caso voglio qui ricordare ancora una volta che di mia
iniziativa non invierò una sola copia di N. contra W. nemmeno
a questi signori, bensì solo quando me ne venga fatta richiesta;
farò sempre spedire l'indispensabile richiesta scritta, questo Glie
lo prometto. Dato però che l'opuscolo non ‘e ancora conosciuto,
questo caso non si verificherà di frequente; ma io credo che que-
sta piccola tiratura del manoscritto acquisterà in futuro un tale
valore per gli ammiratori del professore, che conserverà con cura
il piccolo pacco nel mio deposito.

La Sua pregiata lettera ha concluso provvisoriamente la no-


stra corrispondenza, e io resto in attesa delle Sue decisioni; Ella
mi troverà sempre pronto a collaborare in questa faccenda. Se
dovesse ritornare sullo Zarathustra, IV parte, e sui frammenti
della Trasvalutaziane, resto in attesa di una Sua cortese comu-
nicazione. La composizione dell'Ente boma è rimasta al punto

316 Parte V. Documenti-Indici

dove era arrivata, naturalmente la conserverò finché non avrò una


risposta definitiva da parte Sua.

Il signor Kòselitz non è ancora stato qui, sicuramente pas-


serà da questa città in settimana. Se dovesse accadere qualcosa
di importante, Le chiederò consiglio e, mentre La ringrazio nuo-

vamente per la fiducia da Lei espressa, rimango


il Suo devoto
Naumann

C. G. Naumann a Franz Overbeck, 24 aprile 1889

Egregio signor professore,


in relazione al sig. professor Nietzsche ho dovuto sbrigare negli
ultimi tempi molta corrispondenza, che si riferiva quasi esclu-
sivamente alla pubblicazione delle due opere Ecce homo e Tra-
svalutazione di tutti i 0111.; nelle mie lettere mi sono attenuto
rigorosamente alle Sue prescrizioni e ho dato agli scriventi ri-
sposte incerte, ovvero ho fatto balenar loro la speranza che la
pubblicazione di tali opere sia progettata per il futuro, senza
addurre alcun motivo, a meno che la persona interessata non mi
fosse particolarmente conosciuta dalle copie omaggio inviate in
passato dal professore.

Tra le recensioni del Crepuscolo degli idoli, soltanto in un


foglio berlinese ho letto una notizia imprecisa relativa alla di-
sgrazia del signor professore, mentre i giornali di varia letteratura
circa due settimane fa hanno rifiutato di occuparsi del contenuto
del libro perché sono al corrente della malattia del signor pro-
fessore.

Non ho letto altro a questo riguardo, ma da comunicazioni


personali io so che negli ambienti scientifici la notizia è cono-
sciuta quasi ovunque, dato che mi è stata sovente riferita spon-
taneamente, senza il mio intervento ecc. Il Crepuscolo degli id.
è andato abbastanza bene, anche se non come il Caro Wagner;
sono comunque contento di aver fissato il prezzo a 2 marchi e 25
invece che a 1.50 come voleva il professor Nietzsche, perché
quest’ultimo prezzo sarebbe stato troppo basso per un libro con-
sistente e non avrebbe coperto le spese. C'è una enorme diffe-
renza, nelle vendite in contanti, tra incassare 90 pfennig e 1
marco e 45 pfennig.

Documenti 317

Dopo la fiera di Pasqua vedrò come è andata la vendita del


Caso Wagner, infatti solo allora si avranno le rese.

H0 scambiato un paio di lettere anche con la vedova Nietz-


sche e, dietro sua richiesta, le ho spedito un paio di copie del
Crepuscolo, del Caso Wagner e di N. contra W.; di quest’ultimo
libro non è uscita di qui nessun’altra copia.

Oggi il mio scopo principale è di inviarLe una lettera indi-


rizzata direttamente al professor Nietzsche e arrivata da circa
10 giorni, che La prego di voler aprire, e allego inoltre un
sotto-fascia di marzo, dal cui contenuto non riesco a capire nulla,
giacché soltanto l'ultimo annuncio mi ha rivelato il nome del
mittente, il professor Otto Schréîder nell'inserzione «x Sullo stile
cartaceo ».

Mi permetterò di invìarLe di tanto in tanto la corrispondenza


di questo genere, e frattanto La saluto con i sensi della mia de-
vozione.

Naumann

Dalla cerchia di ammiratori che Naumann tiene presente e


menziona più volte, arrivò il 24 giugno 1889 una lettera a Franz
Overbeck:
Heinrich Hengster a Franz Overbeck
Vienna, 24 giugno 1889

Egregio signore!
A nome di una cerchia di amici radunatasi fin dal 1885 per il
comune studio delle opere di Friedrìch Nietzsche, mi permetto
di rivolgere a Lei, che viene indicato come il suo amico più
fidato, la preghiera di favorire la nostra comune iniziativa dandoci
notizia della sua vita e delle sue opere, nella misura in cui Ella
ritenga ciò possibile e consentito. Abbiamo avvertito da sempre
la mancanza di una dettagliata esposizione della sua vita e della
sua formazione culturale; ma da quando la triste notizia della
sua malattia, alla quale in principio non volevamo credere, è di-
venuta certezza, il desiderio di avvicinarci anche umanamente al-
l'uomo che veneriamo è divenuto notevolmente più intenso. Se
Ella, egregio signore, vuol presta: fede alla nostra assicurazione,
che questa lettera è stata dettata non da vana curiosità bensì da
alfettuosa partecipazione alle sorti di questo elevato pensatore,

318 Perle V. Documenti -I ndici

non Le dispiaccia perdere tempo e fatica per renderci noti i


punti salienti della vita della nostra guida spirituale. Il signor
bibliotecario capo dottor Sieber ha avuto la bontà di comunicarmi
alcuni dati biografici, la cui integrazione ora mi permetto di chie-
dere a Lei.

L’impulso a interpellare il suddetto signore ci è stato dato


dalla nota opera di Hillebrandt, Tempi, popoli e persone; qui
viene menzionata una pubblicazione di Nietzsche che dovrebbe
avere il titolo «La nascita dell’Iliade e l’essenza della poesia
popolare ». Il dottor Sieber non ne sapeva nulla, mentre a lui
devo la segnalazione di diversi studi filologici pubblicati sul
«Rheinisches Museum» e in uno scritto commemorativo del
Paedagogium di Basilea. Sarà nostro interesse ricercare gli articoli
di Nietzsche neHe biblioteche della nostra città e all'occorrenza
farli trascrivere per la nostra raccolta. Il dottor Sieber ha ricor-
dato però anche due conferenze di Nietzsche su Omero e su So-
crate, che sarebbero state stampate come manoscritti per una
ristretta cerchia di amici. Se ciò non contrasta con la volontà di
Nietzsche e se non esistono difficoltà di altro genere, consenti-
rebbe Lei, egregio signore, a una trascrizione di queste due con-
ferenze? Mi permetto inoltre di chiedere se le conferenze sul-
Pavvenire dei licei resteranno sempre sottratte alla pubblicità?
Infine, La prego di informarmi sull'eventuale esistenza di altri
lavori di Nietzsche. In particolare ci interessa la questione se il
libro « L’eterno ritorno» è rimasto allo stato di progetto o se
è stato incominciato. E poi, che sorte avrà la IV parte dello
Zarathustra, che finora ci è stata negata? Infine, vorremmo sa-
pere se la traduzione francese della IV Considerazione inattuale,
Wagner a Bayreutb, è stata approvata e raccomandata dall’au-
tore.

Giacché ho nominato Wagner, vorrei passare subito a uno


degli interrogativi più importanti: il rapporto di questo artista
con Nietzsche e il repentino distacco cli quest’ultimo. Qui corro
il rischio di diventare indiscreto con le mie domande, perché
può darsi che in questo caso gli elementi oggettivi siano fittis-
simamente intrecciati con elementi personali. Dato però che tutti
più o meno siamo ammiratori e seguaci dell’arte wagneriana, e il
reciproco rapporto dei due uomini risulta chiaro o almeno tra-
spare da ogni opera di Nietzsche, probabilmente è proprio su
questo punto che la curiosità è più giustificata. Le osservazioni
Documenti 319

scettiche e le obiezioni di Nietzsche contro la pratica artistica e


letteraria di Wagner mi erano ben note, e anche comprensibili,
fin dalle prime opere. Invece mi pare che Nietzsche vada troppo
oltre in Al di là del bene e del male e nella Genealogia della
morale, e in particolare un membro della nostra cerchia ha rile-
vato che Nietzsche avrebbe dovuto render giustizia al Parsifal,
la cui tendenza egli aveva criticamente distrutto, almeno per
quanto riguarda la perfezione formale e la maestria tecnica. Per
questo motivo mi rivolsi all'autore perché ci aiutasse a superare
questa diflicoltà. La risposta che ricevemmo riconosceva che qui
restava da superare una intrinseca difficoltà, ma per il resto ci
rinviava al Caso Wagner che si trovava allora in corso di stampa.
Questa diatriba crea ancora oggi delle difficoltà per noi tutti, an-
che per coloro che hanno sempre avuto un atteggiamento di cau-
tela e di freddezza nei confronti del wagnerismo, che Nietzsche
non a torto ha caratterizzato come malattia e décadence. Molte
cose sono inconcepibilmente dure, ingiuste, evidentemente sba-
gliate.

Sembra che le relazioni tra N. e Wagner si disciogliessero


abbastanza presto: in questo senso interpreto un passo della pre-
fazione al II volume di Umano, troppo umano. Nietzsche parla
qui dell'orrore che lo prese quando gli divenne chiaro d’improv-
viso quale cammino stava seguendo, e dove portava questo cam-
mino. Leggendo questo passo mi venne in mente un fatto molto
noto tra i wagneriani: al termine del primo Festival di Bay-
reuth (1876) Wagner fece una sorpresa ad alcuni amici che si
erano radunati in casa sua leggendo il testo del Parsi/al. Nietz-
sche sarà stato tra quegli uditori? Questo potrebbe essere stato
un motivo per voltare di colpo le spalle a Wagner. Ma io so
soltanto che Nietzsche era presente alla posa della prima pietra
a Bayreuth. Mi sarebbe assai gradito conoscere se assistette al
Festival del 1876 e se in seguito (1882-88) fu mai presente alle
rappresentazioni del Parsifal nel teatro del Festival.

Avrei ora da porre delle domande circa le altre relazioni per-


sonali di Nietzsche: ossia, se è entrato in rapporti personali con
Lagarde, Franz Liszt, Heinrich von Stein, Bruno Bauer, Eugen
Diìhring, Victor Hahn, Paul Rée, Gottfrìed Keller e Conr. Ferd.
Mayer (!). Ancora una domanda avrei in cuore, che Lei forse
indovinerà, ma ho tutti i motivi per tenere a freno la mia immo-
destia.

320 Parte V. Documenti- Indici

Lei certo non se l'avrà a male se noi siamo curiosi di ap-


prendere se Nietzsche ha mai visitato l’Austria e Vienna in par-
ticolare. E ci sta parimenti a cuore sapere se è stato spesso a
Parigi e se in questa città vi sono suoi amici e conoscitori delle
sue opere. In quali condizioni potrebbe realizzarsi una traduzione
delle sue opere in francese, è stato oggetto di frequenti discus-
sioni; su questo punto le opinioni erano divise più che su altri.
Ciò che mi interessava particolarmente come giurista era la po-
sizione di Nietzsche nei confronti della questione sociale. Egli,
al pari di Goethe e di Schopenhauer, sembra essersi tenuto lon-
tano da tutti i fermenti democratici e socialisti. Ma ha conosciuto
e seguito il movimento e la letteratura sociale in genere? Mi
sembra quasi di toccare qui il suo punto più debole: le sue occa-
sionali dichiarazioni sull’anarchisrno e sul socialismo fanno sup-
porre che gli sia sfuggito il carattere antitetico di questi due mo-
vimenti. Forse Ella è in grado di indicarmi se ha degnato di un
attento studio le opere dei socialisti tedeschi Ferd. Lassalle, Carl
Rodbertus, Carl Marx, Friedrìch Engels, ecc. Un conoscitore de-
gli scritti di Nietzsche che si trova al di fuori della nostra cerchia
ha espresso la supposizione che il libello di Max Stirner L’unico
e la sua proprietà non sia rimasto senza influsso sulle posteriori
concezioni di Nietzsche. Per quel che concerne il punto di vista
politico e nazionale di Nietzsche, e in particolare anche il suo
rapporto con Pantisemitismo, non intendo import-unarLa, egre-
gio signore, con questioni del genere. Solo su un punto La pre-
gherei di illuminarmi, ossia se Nietzsche apparteneva all'esercito
tedesco, diversamente per quale motivo segui il convoglio sani-
tario da Wiìrzburg in Francia?

Non perda la pazienza! Per terminare ho ancora un difiicile


interrogativo e una grande preghiera. Uinterrogativo: i medici
danno qualche speranza di guarigione? Noi tutti ci aggrappiamo
alla possibilità che si tratti forse di un ofiuscamento momentaneo.
Esistono esempi di casi simili; ad esempio Carl Gutzkow (si
parvos licet componere Magnisl). Il Crepuscolo degli idoli è an-
cora così lucido e fresco; nulla qui fa pensare a un turbamento
dell’equilibrio psichico (se si eccettua la citazione del libro di
Burckhardt sulla civiltà greca, che non esiste).

E ora la grande preghiera: non sarebbe possibile avere un


ritratto di Nietzsche? Forse Ella potrebbe aiutarci in questa ri-

Documenti 321

cerca; dai librai e mercanti d’arte di Vienna non si riesce a otte-


nere nulla. Anche a Monaco le mie ricerche sono state vane.
Non accolga con sfavore questa lettera mostruosa con le sue
numerose domande e richieste. A Lei non sfuggita che essa è
stata dettata da un irresistibile impulso interiore. In questo senso
io mi raccomando alla Sua benevola indulgenza.
Con l’assicurazione del mio profondo rispetto,
rimango Suo devotissimo
Heinrich Hengster - Vienna III Reisnerstrasse 32 II/13.

16.
A vol. III, p. 165

Contratto di cessione i“

Tra i tutori responsabili dell’interdetto professor Friedrìch


Nietzsche di Naumburg (sulla Saale), ossia la vedova del pastore
Nietzsche, signora Franziska nata Oehler come tutrice e il consi-
gliere municipale dott. Oehler di Magdehurgo in qualità di pro-
tutore da una parte, e la signora Elisabeth Nietzsche vedova
Forster di Naumburg dal]’altra viene stipulato il seguente con-
tratto.

S1

Alfattività e alla circospezione della vedova Forster si deve


se attualmente viene pubblicata un'edizione completa delle opere
di Friedrìch Nietzsche dalfeditore C. G. Naumann di Lipsia,
contenente tutti gli scritti idonei e destinati alla pubblicazione
di questo autore, in successione cronologica, integri e riveduti
criticamente nel contenuto e in una consona veste esteriore, edi-
zione che assicura un adeguato onorario all’autore.

Sulla base del.l’accordo stipulato con la casa editrice, questa


edizione uscirà tra breve, tutta o in parte, in traduzione fran-
322 Parte V. Documenti-Indici

cese e inglese, quest'ultima in particolare anche per gli Stati ame-


ricani.

La signora Fòrster ha altresì raccolto, sotto il nome di « Ar-


chivio Nietzsche », tutti i manoscritti di Friedrìch Nietzsche a
lei accessibili, le lettere di contenuto letterario o biografico a lui
indirizzate, le sue opere messe in commercio o comunque stam-
pate in passato, insieme alla sua biblioteca personale e, ai fini
della conservazione e dell’ulteriore rielaborazione letteraria, le ha
radunare in un tutto unitario insieme alla letteratura pubblicata
finora intorno a Nietzsche.

La conservazione, amministrazione e integrazione di questo


« Archivio Nietzsche », la rielaborazione scientifica delle opere di
Nietzsche, il costante controllo da esercitare sulle edizioni cor-
rentemente pubblicate in lingue straniere, richiedono una note-
vole quantità di lavoro intellettuale e di spese materiali. La si-
gnora Fòrster desidera in questo campo una maggiore libertà e
indipendenza dalla collaborazione della tutela. Quest’ultima rico-
nosce legittimo questo desiderio e ritiene che Pesercizìo di una
influenza normativa sulla rielaborazione scientifica delle opere di
Friedrìch Nietzsche, come pure l'integrazione de1l’« Archivio
Nietzsche », cada al di fuori dei suoi compiti, e che sia difficile
giudicare e controllare la necessità e opportunità delle spese in-
dìspensabili a questo scopo. Le diflicoltà risultanti per l'esercizio
della tutela come per l'attività della signora Fòrster saranno eli-
minate dall’accordo seguente.

S2

I rappresentanti del professor dott. Friedrìch Nietzsche ce-


dono e trasferiscono a sua sorella, la nominata signora Fòrster-
Nietzsche:

a) Tutti i diritti derivanti dai contratti stipulati con la casa


editrice C. G. Naumann di Lipsia relativamente alla pubblica-
zione delle opere di Friedrìch Nietzsche in lingua tedesca e in
lingua straniera, senza garanzia dell'estensione e della validità, così
che tutti gli onorari dovuti posteriormente al primo novembre
di quest’anno, come pure i contributi dell’editore alle spese del-
l'edizione attualmente in corso dovranno spettare unicamente alla
signora Fòrster-Nietzsche.

Documenti 323

b) Tutti i rimanenti diritti d’autore spettanti al profes-


sor dott. Friedrìch Nietzsche sulle sue opere, lettere, conferenze
e composizioni, nella misura in cui sono trasferibili a terzi.

c) L’« Archivio Nietzsche» con tutti i manoscritti, i li-


bri, le lettere, i mobili e i quadri ivi contenuti. Determinante ai
fini della consistenza dell'Archivio è il suo stato attuale nella casa
situata al numero 7 della Grochlitzer Strasse a Naumburg.

S3

In cambio la signora Fòrster-Nietzsche si impegna:

a) Ad adoperarsi con tutte le sue energie per continuare


a elaborare Pedizione delle opere di Nietzsche e a conservare e
integrare l’« Archivio Nietzsche ».
b) A intervenire nei contratti stipulati con la casa editrice
C. G. Naumann circa la produzione di edizioni delle opere di
Nietzsche in lingua tedesca e straniera, così da assumersi tutte le
obbligazioni accettate dai rappresentanti di Friedrìch Nietzsche,
a curare che né la casa editrice né altri possano accampare nei
confronti della tutela pretese derivanti dalla pubblicazione delle
opere di Nietzsche o dall'amministrazione dell’« Archivio Nietz-
sche », e in caso contrario a risarcirne la tutela.

c) A sostenere da sola tutte le spese dell’amministrazione


dell’« Archivio Nietzsche », della elaborazione scientifica delle
opere di Fr. Nietzsche e delle edizioni da lei curate a partire
dal 1° novembre di quest’anno.

d) A versare entro il 1° febbraio del prossimo anno (1896)


ai rappresentanti di Fr. Nietzsche, a indennizzo degli onorari loro
spettanti e a lei trasferiti, la somma di 30.000 marchi (tren-
tamila marchi).

e) A versare ai medesimi, nel caso che un giorno la pen-


sione di 1600 marchi (milleseicento marchi) corrisposta al pro-
fessor dott. Friedrìch Nietzsche dall'Università di Basilea e sem-
pre rinnovata per un certo numero di anni non venga più stan-
ziata e corrisposta, una pensione annuale vita natural durante per
il medesimo pari a 1600 marchi (milleseicento marchi) in rate
trimestrali anticipate.

f) A consegnare ai rappresentanti della tutela due esemplari


di ogni parte dell'edizione delle opere di Friedrìch Nietzsche,

324 Parte V. Documenti -I uditi

nella misura in cui di esse vengono concesse copie omaggio —- nel


caso di nuove edizioni solo se queste contengono sostanziali mo-
dificazioni o aggiunte.

S4

In relazione al capitale di 30.000 marchi (trentamila mar-


chi), si adotta la disposizione per cui il medesimo, per quanto è
consentito dalla situazione patrimoniale, viene conservato e a suo
tempo, dopo la morte del professor dott. Fr. Nietzsche e della
sua legittima erede, la vedova Nietzsche, dovrà ritornare alla si-
gnora Fiirster-Nietzsche.

S 5

La signora Fòrster-Nietzsche è autorizzata a disporre per te-


stamento dei diritti trasmessile in questo contratto. Tuttavia
non le compete la disposizione tra vivi (alienazione, costituzione
in pegno) relativa all’Archivio e ai diritti sugli onorari, nella mi-
sura in cui non siano ancora maturati, senza il consenso della
madre e dei tutori.

Da parte dei tutori viene espresso il desiderio che l’« Archi-


vio Nietzsche » rimanga in Germania anche dopo la morte della
signora Fòrster-Nietzsche, vuoi in possesso di privati, vuoi tra-
sferito a un ente pubblico —— nella misura in cui gravi motivi
politici o di altra natura non facciano apparire opportuno il tra-
sferimento dell'Archivio stesso all'estero.

S6

Se i 30.000 marchi non fossero stati versati entro il 1° feb-


braio del prossimo anno, i rappresentanti del professor dott. Nietz-
sche hanno la facoltà di recedere dal contratto e di dichiarare
nullo il medesimo. Ai fini dell'applicazione dell'imposta di bollo
si precisa che nella somma di 30.000 marchi il valore della ces-
sione copre 24.000 marchi, il prezzo d'acquisto dell'Archivio
6000 marchi.

Documenti 325

Questo contratto è stato fatto in due copie.

Naumburg, 18 dicembre 1895.

(firmato) Elisabeth Fòrster-Nietzsche, Franziska Nietzsche nata


Oehler

Magdeburgo, 23 dicembre 1895

(firmato) dottor Adalbert Oehler

(Seguono: l'autenticazione notarile delle firme, il calcolo dell’im-


porta di bollo.

Il testo è qui riprodotto rulla scorta di una trascrizione autenti-


cata dal notaio contenuta nel lascito Meta von Salis, Biblioteca
Universitaria di Basilea).

17.
A vol. III, p. 19s

Contratto di fideiussione del 26 gennaio 1896"‘

Tra la signora Elisabeth Forster-Nietzsche da una parte, dal-


l’altra i sottoelencati amici e ammiratori di Friedrìch Nietzsche:
la baronessa dott. Meta von Salis, il dott. Hermann Hecker, il
conte Harry Kessler e il dottor Raoul Richter, dietro la cui ga-
ranzia il signor Robert von Mendelssohn ha anticipato alla si-
gnora Fòrster-Nietzsche la somma di 30.000 marchi come pre-
stito da restituire entro il 1° febbraio 1901, viene stipulato il se-
guente accordo.

S1

Nel caso che la signora Fòrster-Nietzsche all’atto della sua


morte non avesse ancora restituito la suddetta somma, o Pavesse
fatto solo in parte, i garanti convengono che i loro diritti che
ancora sussistessero (salve restando le disposizioni di cui al S 2)
saranno da soddisfare ricorrendo allo stesso Archivio Nietzsche
(manoscritti, documenti, ecc.) come pure agli onorari cui la si-
gnora Fòrster-Nietzsche ha diritto in base al contratto già da lei
stipulato con C. G. Naumann di Lipsia per l'edizione completa,

326 Parte V. Documenti-Indici

owero in base ai contratti eventualmente ancora da stipulare con


questa ditta o con altri editori per altre pubblicazioni dell’Archi-
vio. La signora Forster-Nietzsche inserirà questa disposizione nel
suo testamento subito dopo la conclusione di questo accordo, e
in questo testamento rinuncerà espressamente al diritto di modi-
ficare o di abolire questa disposizione mediante codicillo.

S2

I garanti prendono atto con soddisfazione che la signora


Fòrster-Nietzsche ha Pintenzione di mantenere l’Archivio Nietzsche
come istituzione permanente. La signora Fòrster nominerà nel suo
testamento un consiglio di curatori il quale, nel caso che la per-
manenza dell’Archivio non fosse stata assicurata già in vita della
signora Fîzîrster o per sua disposizione testamentaria, dovrà delibe-
rare sulla forma futura da dare all’Archivio. La signora Fòrster-
Nietzsche esprime il desiderio che le decisioni eventualmente
prese dal consiglio dei curatori tendano alla conservazione del-
l'Archivio stesso.

Al consiglio dei curatori dovranno appartenere i garanti, che


dispongono di un voto ogni 6000 marchi impegnati, e oltre a loro
i signori: consigliere municipale Schenk di Weimar, consigliere
municipale dottor Oehler di Magdeburgo, dottor Fritz Koegel.

Il consiglio dei curatori delibera a maggioranza semplice dei


voti, a parità di voti decide il voto del presidente. Per decidere
l'alienazione totale o parziale o lo scioglimento dell’Archivìo è
necessaria una maggioranza di sei voti.

S3

Il contenuto dell'Archivio viene determinato dall’acc1uso cata-


logo dei manoscritti e dei libri. La signora Fòrster-Nietzsche si
impegna a non alienare l'Archivio prima della restituzione dei
30.000 marchi né a rinunciare alla proprietà.

Questo accordo è stato fatto in due copie.

Naumburg sulla Saale, 26 gennaio 1896


(firmato) Elisabeth Fòrster-Nietzsche.

Documenti 327

(da una copia contenuta nel lascito Meta non Salis, Biblioteca Uni-
versitaria di Basilea).

18.
A vol. III, p. 205 l"

Sulla questione: Nietzsche ha conosciuto


L’unico e la sua proprietà
pubblicato nel 1845 da Max Stirner?

Heinrich Ktiselitz a Franz Overbeck, parole finali della carto-


lina postale del 18 febbraio 1893: « [...] Crede Lei, egregio
professore, che N. abbia conosciuto Max Stirner? Io ne dubito
fortemente. Il nome di Stirner non è mai ricorso nelle nostre
conversazioni; N. aveva l’abitudine di consigliare agli amici tutto
quanto gli faceva impressione — nemmeno nelle sue carte c’è
traccia di Stirner (Nietzsche riportava nei suoi quaderni degli
estratti da tutti i libri che gli erano cari). Dafinità tra St. e N.
è sorprendente! Ho appena cominciato a leggere St. [...] ».

Heinrich Kòselitz a Franz Overbeck, 8 febbraio 1899.

« [...] Circa la questione Nietzsche-Stirner L'ho già interpellata,


egregio professore, circa 2 anni fa» (nota a margine di Over-
beck: « nella lettera del 17 febbr. 1893 »).

« Per quanto mi riguarda, non ho mai sentito pronunciare da


Nietzsche il nome di Stirner. Forse L’unico e la sua proprietà si
trova nella Società di lettura di Basilea e Nietzsche l'avrà cono-
sciuto laggiù? — ma negli ultimi anni di Basilea Nietzsche non
vi si recava quasi più.

Nietzsche aveva l’abitudine, quando conosceva qualcosa di


nuovo, che lo colpiva profondamente, di farvi subito interessare
anche gli amici. Un buon libro egli lo accoglieva sempre con en-
tusiasmo, spesso con troppo entusiasmo, e sapeva comunicarlo
anche agli amici. Mi meraviglierei straordinariamente se Nietzsche
fosse stato a conoscenza di Stirner e non me ne avesse parlato

328 Parte V. Documenti- Indici

per lettera o a voce. Tenderei quindi a credere che nella memoria


della Sua signora, che tanto riverisco, siano stati confusi Klinger
e Stirner. Si può immaginare — se si pensa ad esempio al
Leidendex Weib (= « La donna soflerente ») di Klinger — che
Nietzsche (soprattutto in presenza di una signora) abbia per così
dite messo in guardia dalla conoscenza di questo eccesso lette-
rario.

Mackay, in conseguenza degli anni di studio che gli ha de-


dicato, è così infatuato di Stirner che, nel suo preconcetto verso
tutto quanto non si chiami Stirner, fornisce uno degli esempi
più scoraggianti che io conosca. Per lui sembra accertato a priori
che Nietzsche ‘e soltanto Pécornifieur et plagiaire de Stirner e che
la fama di cui ora gode Nietzsche appartenga in realtà a Stirner.
Un uomo meschino e ìnteriormente squallido come Mackay s'im-
magina addirittura (in base al tipo di esperienza che gli è più
consono) che Nietzsche abbia sempre portato segretamente con sé
Stirner, prendendo da lui tutte le sue idee. Non avverte mini-
mamente Yimmensa differenza tra Nietzsche e Stirner. Posto il
caso che Nietzsche avesse conosciuto Stirner e ne fosse rimasto
impressionato, ebbene, questa impressione sarebbe stata di disgu-
sto per il suo modo di ragionare che sterilizza, inaridisce l’uni-
ma — per quanta ammirazione egli avrebbe tributata all’immensa
intelligenza di Stirner. Di elevazione io trovo in Stirner pochis-
simo. Il suo pensiero, data la bassezza della sfera di interessi in
cui si muove il suo egoismo, fa spesso un effetto ripugnante.

Com'è diversa Paccentuazione nietzschiana dell‘io! Essa vale


solo per gente come Beethoven, Rubens, Alessandro — non per
gli altri. Invece in Stirner noi ci muoviamo sul più piatto terreno
degli interessi quotidiani: borghese, marito, la concorrenza, mille
talleri, odore di fritto, il presidente, i diritti provinciali, ecc.

Naturalmente io esagero. Ma l’altezza, o almeno Paspirazione


verso l’altezza, è quello che non trovo in Stirner. Per me è una
persona abile ma meschina — e sua moglie nel suo singolare
comportamento verso Mackay forse ‘ aveva ragione ’ [...] ».

Heinrich Kòselitz a Franz Overbeck, 2 marzo 1899.


« [...] Per quanto riguarda Stirner, dopo la Sua spiegazione che
sicuramente coglie nel segno, non voglio più affermare che Stirner
sia rimasto totalmente ignoto a Nietzsche. In effetti ha poca

Documenti 329

importanza. Davanti agli ardori di Nietzsche Stirner non può


che impallidire [...] ».

Karl Joèl a Franz Overbeck, (Berlino), 13 marzo 1899.

«x [...] L'inattesa fase in cui è entrata la nostra questione [la di-


scussione con la signora Féirster sul problema Stirner] è in ogni
caso merito della sollecitudine e dell'interesse con cui Ella ha
ripreso in mano questa causa già perduta. Sono contento di non
dover ritirare le mie parole, anche se, nell’interesse di Nietzsche,
avrei preferito una distinzione tra lui e St(irner) più netta di
quanto sia ora possibile. Per rne non si tratta né di un trionfo
né di una giustificazione, mentre entrambi vanno alla Sua signora,
e io mi levo tanto di cappello davanti a una memoria che ha
sfidato in questo modo il tempo e le tempeste ed ha coraggio-
samente perseverato nelle sue affermazioni, anche quando tutto
parlava in contrario. La signora Forster immagina così poco chi
sia la mia fonte prima, che nella sua ultima lettera la identifica
col compositore August Bungert, al quale avrebbe fatto risalire
già una volta quella falsa diceria. Ma non si neghi agli artisti un
eccesso di fantasia. Io non le ho risposto, mi sono limitato, senza
far nomi, a segnalarle il ritrovamento di biblioteca. Ma mi rendo
conto che l'importanza del ritrovamento è tutta fondata sulla te-
stimonianza — per me decisiva — del professor Baumgartner;
infatti, se ho capito bene, l'elenco della biblioteca contiene solo
questo nome, non quello di Nietzsche. Il Suo nome non entra
affatto in questione; ma il nome di Baumgartner dovevo pur
farlo... » *.

* Overbeck aveva consultato l'elenco dei prestiti della Biblioteca Uni-


versitaria di Basilea e aveva scoperto che nel 1874 L'unico di Stirner era
stato preso in prestito dall’al1ievo prediletto di Nietzsche, A. Baumgartner,
il quale, interpellato, gli confermò di aver fatto quella lettura per suggeri-
mento dello stesso Nietzsche. Vedi, sulla questione, la nota bibliografica
di R. Calasso in calce all'ediz. italiana delPUnico (Milano 1979). [N.a'.C.l

330 Parte V. Documenti- Indici

19.
A vol. III, p. 212

Heinrich Kòselitz a Franz Overbeck

Weimar, Meyerstrasse 4,
21 maggio 1905

Illustre professore!

Le è certamente noto che tramite il libro del dottor Julius


Mòbius su Nietzsche è stata difiusa la leggenda che l’ottenebra-
mento psichico di Nietzsche sia da ricondurre a un’infezione sifi-
litica databile a prima del 1870.

Io ho fatto ogni sforzo per scoprire da che parte provenga


questa diceria, dato che proprio gli amici di gioventù (Gersdorff,
Rohde, Roscher, Romundt, ecc.) hanno protestato e protestano
nel modo più energico contro di essa. Avrei preferito sopra ogni
altra cosa parlare col prof. Binswanger, giacché mi aveva già in-
vitato per lettera ad andarlo a trovare; ma purtroppo non ho
avuto mai occasione di andare a Iena. Infine lo stesso Binswanger
è venuto qui e mi ha fornito esaurienti informazioni. Mi ha
confermato quel che avevo già saputo da uno dei suoi antichi
medici assistenti, il dottor Richard Sandberg: che Mòbius ha
esaminato i giornali clinici del manicomio statale di Jena e ne
ha trascritto le annotazioni riguardanti Nietzsche. Mòbius aveva
chiesto il permesso alla signora Forster, la quale, non sospet-
tando alcunché di male, glie lo aveva concesso. In questi giornali
si troverebbe effettivamente Pindicazione che Nietzsche si infet-
tasse una o due volte di lue.

Questa indicazione è l’unica base su cui Mòbius costruisce


il suo risibile. edificio. E a chi il giornale attribuisce questa indi-
cazione? — A Lei, illustre professore.

Va da sé che io ho dichiarato a Binswanger che una simile


indicazione si può spiegare soltanto come un equivoco della
persona che verbalizzava. Nel seguito della conversazione Bins-
wanger mi ha detto di avere personalmente annotato qualche
tempo fa a margine di quellîndicazione del giornale clinico: « Il
decorso e la durata della malattia di Nietzsche non consentono
una derivazione dalla lue». Proprio lui, Binswanger, ha fatto
della cosiddetta paralisi progressiva l'oggetto di un attento stu-

Documenti 331

dio, ha scritto molto sull’argomento e i suoi studi sono perve-


nuti al risultato che al massimo il 70% dei casi di paralisi sono
da ricondurre alla lue, e non il 100% come ritiene Mèìbius.
Mòbius non sarebbe affatto preso sul serio dalla gente del me-
stiere.

Ora, egregio professore, non voglio tediarLa più a lungo con


questa relazione, ma dirLe subito quanto Le sarei grato se mi
volesse cortesemente illuminare circa Pesattezza o inesattezza di
quella nota del giornale clinico che viene fatta risalire a Lei.
Giacché presto o tardi io dovrò pronunciarmi pubblicamente sulla
questione. Binswanger mi ha autorizzato a far uso delle sue co-
municazioni.

Col sincero augurio che Ella e la Sua riverita signora stiano


bene, La saluta con l'antica devozione

il suo riconoscente allievo


Peter Gast

Risposta del professor Overbeck alla lettera di Peter Gast del


21 maggio 1905 (trascrizione di Ida Overbeck)

Basilea, 25 maggio 05
Egregio signor Kèiselitz,

nella primavera del 1902 venni interpellato dal mio collega di


qui, il fisiologo Bunge, per conto del dottor J. Mòbius, che fino
ad allora mi era noto solo dai suoi libri su Scbopenbauer e
Goethe, se ero disposto a riceverlo per una conversazione su
Nietzsche. In quei due o tre casi in cui in passato rni erano state
fatte queste richieste, mi ero sempre di regola rifiutato, ma que-
sta volta accettai. Il 10 aprile di detto anno si svolse questa
conversazione nel mio studio. Essa si ridusse sostanzialmente a
un’anticipazi0ne dell’opuscolo Sul patologico in Nietzsche che egli
doveva pubblicare di li a poco e delle sue idee fondamentali.
Ciò che l’autore mi chiese e udì da me è stato da lui esposto
nella sua opera a p. 991 in un modo che, se si eccettua un solo
punto qui di scarso rilievo, non ha trovato da parte mia alcuna
obiezione. Ma in ogni caso la sua esposizione dei fatti in questo
passo ha lasciato ancor minore adito per lettori in buona fede
all’idea che la persona citata qui a testimone di un altro momento

332 Parte V. Documenti-Indici

della vita di Nietzsche porti anche la responsabilità deIPanonima


«leggenda » di un'infezione luetica di Nietzsche avvenuta prima
del 1870, leggenda di cui si parla in tutt'altra parte del libro
— già a p. 20 seg. —, e che in seguito è divenuta così im-
portante per Mòbius. Per quanto mi riguarda, ne sentii parlare
per la prima volta in vita mia in occasione di quell’incontro, e
non ero in grado di fungere da testimone, né il narratore, che mi
stava davanti, mi invitò con una sola parola a farlo. Quale è
stato dunque il mio stupore quando non più di 2 minuti fa ho
appreso che nell'Archivio Nietzsche corre la leggenda che un te-
stimone della diceria messa in circolazione da Mobius sarei pro-
prio io, che prima del 1870 avevo a mala pena sentito nominare
Nietzsche. E sarebbe stato precisamente il prof. Binswanger, sulla
testimonianza dei giornali clinici del manicomio da lui diretto,
a provocare il suddetto abuso del mio nome. La protesta che ho
subito indirizzato al prof. Binswanger, richiamandomi al nostro
incontro sulla follia di Nietzsche avvenuto nel febbraio del 1890 *,
ha avuto riscontro il 24 aprile, con un ritardo che è solo ca-
suale, e io Glie ne allego una trascrizione. A questo punto mi
fermai, in attesa di ulteriori novità, per motivi che in fin dei
conti non debbo certo spiegare all’« Archivio ». Le novità che
avevo deciso per il momento di aspettare non sono arrivate a
mio avviso con le stampe da Lei inviatemi. Avevo bensì in mente
di replicare che mi manca ogni motivo di immischiarmi nella po-
lemica della signora Fòrster e del suo Archivio col dottor Mòbius
circa la malattia di suo fratello. È una polemica che, comunque
venga decisa, ai suoi inizi ha avuto troppo il carattere di una cosa
da cui amerei tenermi fuori. Anche la Sua lettera che ho ricevuto
oggi non mi fa pentire del mio temporeggiare. Frattanto la mia
risposta non è sostanzialmente mutata. Se Lei mi comunica che
« presto o tardi dovrà pronunciarsi pubblicamente sulla questio-
ne », anch’io credo, con quanto detto sopra, di aver comunicato ab-
bastanza per rimettere totalmente a Lei la decisione di credere ciò
che vuole circa quella « annotazione del giornale clinico del ma-
nicomio di Iena », e della maggiore o minore opportunità di
farmi comparire in una pubblica dichiarazione a proposito di un

* Nel quale fu piuttosto Binswanger che, sotto il suggello della segre-


taza, mi assicurò l'origine sifilitica della paralisi di Nietzsche, su o che
ho rispettato inviolabilmente, con l’unica Sua eccaione! Si ricorda di una
passeggiata nel Grosser Garten?

Documenti 333

argomento sul quale, nel suo stato attuale, non ho nulla da dire
né voglio dir nulla. Questa è in ogni caso la risposta, che Le
piaccia o no, che si richiede da me. Tuttavia, in questa mia rispo-
sta indirizzata immediatamente e solamente a Lei, non lascerò
che le cose vadano per il loro verso. Lascio alla Sua conoscenza
completa di questa risposta, sia dei miei fogli che Lei ha davanti,
sia della trascrizione allegata, il compito di farsi un’idea del-
Pincongruenza tra quanto da Lei comunicatomi con la Sua lettera
del 21 e ciò che invece è contenuto nella comunicazione (acclusa)
di Binswanger, incongruenza che non posso più tralasciare di
mettere in rilievo.

Purtroppo infatti il biglietto di Binswanger del 26 aprile,


come Lei vedrà, non fa parola di una annotazione sullînfezione
di Nietzsche nel 1870 corredata del mio nome, mentre la Sua
lettera contiene la precisa indicazione secondo cui la testimo-
nianza di una, anzi due infezioni di Nietzsche nel periodo indi-
cato sarebbe attribuita a me dal giornale clinico dell'ospedale.
Indicazione che Lei stesso poi rende incerta scrivendo: « l'indi-
cazione relativa alla duplice infezione luetica di Nietzsche si tro-
verebbe nel giornale clinico dell’ospedale ». Allora Lei non l’ha
visto? Mentre a me preme anzitutto sapere in quale forma si
trova il mio nome nel giornale clinico di Iena.

Ma da chi altri posso ottenere lumi in proposito, se non da


Binswanger? Per lo meno voglio tentare, e soltanto per tenerLa
al corrente nella maniera più leale delle conseguenze della lettera
che oggi ho ricevuto da Lei, La informo che a questa mia lettera
ne farò seguire immediatamente un’altra a Binswanger e, fa-
cendo uso delle Sue comunicazioni circa il giornale clinico del
manicomio, farò il suddetto tentativo, quello cioè di vederci chia-
ro su che cosa ci sia in questo giornale a proposito della mia per-
sona, e forse anche di farmi un barlume di idea su come abbia
potuto avvenire che sia entrato in ballo proprio io come testimone
di un fatto per il quale ho solo la testimonianza degli anonimi
relatori, che anche a me sono rimasti del tutto sconosciuti, testi-
monianza che ogni lettore dell’opuscolo di Mòbius su Nietzsche
ha attualmente a sua disposizione, ma che fino ad oggi non mi è
saggiamente venuta ancora l’idea di usare nella controversia sulla
sua malattia. Sicché anche nel caso deIPannotazione a mio ri-
guardo del giornale di Iena, di cui Lei fa cenno, non si tratta
affatto di un « equivoco », come afferma Lei, bensì di un colpo

334 Parte V. Documenti-Indici

di assoluto arbitrio (!), che senza informarmi ha surrettiziamente


inserito il mio nome in un documento con cui esso non ha nulla
a che fare. Senza dubbio Lei chiederà, dopo aver letto queste
argomentazioni, perché, in una questione così importante, io non
vada a Iena personalmente per sincerarmi coi miei occhi di come
stanno le cose? Per la verità quanto Lei mi confessa circa la difi-
coltà che Lei stesso ha trovato a fare per lo stesso motivo il
viaggio di circa 2 ore da Weimar a Iena mi offre un ovvio
pretesto per evitare ogni spiegazione nei Suoi confronti circa la
domanda testé formulata. Ma, dato che non voglio « tenere a
bada» né Lei né me stesso, tralascerò questa via traversa sul
cammino della nostra intesa, e La informerò senz’altro che, dopo
le rivelazioni della Sua lettera, mi sarei senza dubbio precipitato
nella città sede dell’Archivio Nietzsche per uscire da questa pe-
nosa situazione, se solo ne avessi la facoltà. Invece da settimane
una malattia mi lega qui alla terra e per il momento non posso
prevedere quando potrò muovermi più agevolmente. Questa stes-
sa lettera, Le posso assicurare, mi è costata già abbastanza fatica
date le attuali circostanze. In ogni caso non posso pensare di pro-
lungarla e prenderla come occasione per sottoporLe anche una pic-
cola parte dei motivi di lagnarmi che mi ha procurato l’ultima
volume della Vita di Fr. Nietzsche. Solo una questione non posso
e non devo sottacere, dal momento che Lei conosce press’a poco
quanto me i presupposti per comprenderla: Lei, che è in pos-
sesso deHe lettere che Le ho scritto ai primi del 1889 circa il
trasporto di Nietzsche da Torino fino a qui, e per di più è da
me autorizzato a far pieno uso di queste lettere, come ha potuto
lasciare che la signora Fòrster scrivesse le storie del tutto ine-
satte su questo trasporto che non si è peritata di gabellare a
p. 920 sgg. del suo libro, come a dispetto della visuale paragua-
yana del suo punto di osservazione? Nella speranza che almeno
questo rendiconto da me richiesto non sia troppo per Lei, ri-
mango il Suo devoto
F. Overbeck

Documenti 335

Prof. Otto Binswanger a Ida Overbeck


Iena, 7 giugno 1905

Egregia signora!

Con grande dispiacere ho desunto dalle Sue righe che Suo marito
è soEerente, e che Porigine della diceria sulla malattia di Nietz-
sche tramite il comportamento del signor Gast continua a pro-
cutargli dispiaceri. Domenica scorsa ho avuto occasione di par-
lare con la signora Forster-Nietzsche. Le ho espressamente ri-
petuto che, stando alle dichiarazioni di Suo marito, la supposi-
zione che Pindicazione in parola provenga da lui è del tutto
infondata. L'ho invitata a darne comunicazione al signor Gast e
a proibirgli di continuare a importunare Suo marito su questo
argomento.

In merito alla cosa in sé, debbo osservare che la comunica-


zione epistolare del signor Gast, secondo la quale la nota del
nostro giornale clinico sull’infezione di Nietzsche è attribuita a
Suo marito, è totalmente falsa. Nel giornale clinico è registrato
unicamente il fatto, senza indicarne un testimone.

Spero con ciò di avere dissipato in Suo marito ogni perples-


sità, e rimango

il Suo devoto
prof. Binswanger
Consigliere segreto di medicina

Il 26 giugno 1905 morì Franz Overbeck.

20.
A vol. III, p. 214

Tumulazione
nel sepolcro di famiglia a Riic/een
il 28 agosto 1900, martedì
alle 4 del pomeriggio "3

Rintocchi delle antiche campane


che diedero il primo saluto a Friedrìch Nietzsche
il giorno della sua nascita.

336 Parte V. Documenti-Indici

Coro maschile.

Discorso tenuto sulla tomba di Friedrìch Nietzsche dal Primo


Borgomastro dottor Oebler.

Ha fatto dunque ritorno, il nostro caro amico, a questo luogo


silenzioso da dove era partito un giorno. Un lungo viaggio egli
ha intrapreso, da quella semplice canonica fin nel vasto mondo del-
le idee, nel suo mondo, in cui era destinato a esplorare e a per-
correre nuovi smisurati territori, che prima di lui nessun occhio
umano aveva veduto.

Pacifico e quieto è il villaggio dove Friedrìch Nietzsche vide


la luce quasi 56 anni fa e dove trascorse i primi anni, custodito
dal padre e dalla madre, accanto ai quali egli troverà ora il suo
estremo riposo. Ben presto gli morì il padre, che egli amava so-
pra ogni cosa, l’eccellente pastore di questa località; la giovane
madre si trasferì con i due figli nella vicina Naumburg, dove
li allevò con tutto il suo traboccante amore materno. Ma ben
presto lo spirito poderoso del nostro amico prese a battere le ali,
e il mondo in cui era cresciuto divenne per lui troppo angusto;
egli uscì dai suoi confini, ascese alle vette dei grandi, e superò
anche le più sublimi altezze mai attinte dal pensiero umano; noi
lo stavamo a guardare con meraviglia. Da queste altezze egli vide
tante cose diversamente da come solevamo vederle noi. Come
avrebbe voluto che lo seguissimo, che diventassimo veggenti al
pari di lui! E come lo addolorava l’essere rimasto solo nella ver-
tiginosa altezza dei pensieri! Ma non solo il battito delle sue ali
spirituali, anche la sua personalità, la sua natura diritta e aristo-
cratica, la purezza dei suoi pensieri e dei suoi desideri lo solleva-
vano assai al di sopra della quotidianità, delle opinioni piccole
e meschine. Gli occhi degli altri lo seguivano, ma non erano in
grado di tenergli dietro. Simile a un’aquila temetaria egli si
librava nei liberi spazi vicini al sole; gli altri non lo vedevano,
scorgevano soltanto quel punto nero che turbava loro la vista
usuale del cielo.

Così, la sua vita fu una battaglia. E quale battaglia, in tutte


le regioni dello spirito e dell’arte! In ogni campo egli fu un
paladino e portò fortemente le sue armi aflilate. I fondamenti
di una civiltà plurimillenaria non gli bastarono per costruirvi so-
pra Porgoglioso edificio del suo mondo spirituale. Ma era un

Documenti 337

eroico combattente anche in un altro senso. Per quanti anni s1 è


coraggiosamente difeso contro gli assalti del suo male fisico: con
ammirevole forza di volontà ha lottato per conservare sane le sue
energie spirituali contro i dolori del corpo, per non soccombere,
per poter lavorare alla grande opera della sua vita.

Ma ahimè, il suo spirito venne d’improvviso tarpato dal


morbo: si era spenta la poderosa energia creatrice. L’architetto
non poteva più portare a termine il grandioso impianto della sua
opera; irmumerevoli pietre da costruzione, che aveva trovato e
adattato al suo edificio, rimasero a giacere qua e là in disordine;
forse un disordine soltanto apparente. Si troverà mai il maestro
capace di ricomporle giustamente nella grande costruzione del
nostro amico?

Durante la sua malattia egli venne assistito per molti anni


dalla madre con l’amore e la dedizione più toccanti, finché venne
il giorno in cui si chiusero anche quei cari occhi e la madre trovò
la pace eterna in questo luogo. Prese il suo posto la sorella. Essa
considerava unica felicità, unico scopo della sua vita il poter cu-
rare il povero corpo, lo spirito incatenata del fratello amato sopra
ogni cosa, ma anche il poter curare e difendere le sue opere e le
sue idee, per l’onore e la gloria del suo nome. Friedrìch Nietzsche
si è dolcemente assopito tra le sue braccia, immagine di profonda
riconoscenza fino al giorno della sua morte. « Elisabeth », il nome
dell'amata sorella, fu l’ultima parola esalata dalle sue stanche lab-
bra. Il nostro amico sapeva essere profondamente grato, e ben
si accorda col suo sentimento se io sulla sua tomba esprimo la
sua gratitudine per le cure amorose e costanti in cui madre e
sorella si sono prodìgate, e se accomuna in questo ringraziamento
la fedele servente Alwine, che fino ad oggi ha aiutato la madre
e la sorella nella loro ardua ma bella opera d'amore.

Amara è la perdita che ha colpito la sorella, ma la migliore,


la più alta consolazione le deriva dalla consapevolezza che il de-
funto le ha lasciato una grande eredità: la cura degli scritti di
Friedrìch Nietzsche, la salvaguardia dellîntegrità nel narrare la
sua vita, la difesa della grandezza del suo nome.

La sua vita era ricca di contenuto, eppure che tragicità nel


suo destino! Come agognava degli amici che lo seguissero! Come
gli doleva che fosse mancata al suo richiamo dalle vette quel-
l’eco a più voci che era l’unica in grado di trasmettere in pianura
il grido dall’alto! Come si indignava quando la ripercussione

338 Parte V. Documenti -I uditi


della sua dottrina, cui porgeva con ansia Porecchio, si rivelava
spuria e falsa, quando si vedeva incompreso! E quanto è
cambiata la situazione oggigiorno, ma soltanto dopo che le
facoltà psichiche di Friedrìch Nietzsche sono repentinamente
crollate. Oggi la sua fama corre in tutto il mondo, la sua
stella brilla in alto luminosa e getta la sua luce fin dentro i più
reconditi meandri del pensiero umano.

Che cosa ha voluto Friedrìch Nietzsche? La sua risposta a


questa domanda è: <4 Miro forse alla mia felicità? Io miro alla
mia opera ». E la sua opera era nobile: una riforma deIPumanità,
dell’intero pensare e agire umano, sempre più in alto dovevano
essere elevati quegli eletti che sono chiamati a guidare la folla.

Ma quante volte venne misconosciuto e travisato il nostro


amico! com’era distorta l’immagine che molti si facevano di lui!
Quei pochi di noi che hanno avuto la fortuna di conoscere il
defunto quand'era sano, hanno il tanto più sacro dovere di ren-
dere testimonianza sulla sua tomba di quel che era Friedrìch
Nietzsche. Era una natura nobile, aristocratica, pura e casta: ogni
impurità gli era odiosa, non solo in forza della sua educazione,
ma perché essa contrastava con la sua più intima natura. Voleva
poco per sé, tutto per gli altri, per l'umanità; non aspirava agli
onori esteriori né ad alte cariche; ma senza limitazioni era in lui
la ricerca della verità, dei giusti valori della vita spirituale e mo-
rale. Rendeva volentieri partecipi gli amici dellînesauribile sor-
gente del suo spirito, e lo faceva col fine e amabile umorismo
che gli stava così bene nei giorni della salute. Era paziente e
saldo nella sofferenza, e tanto riconoscente per i servigi resi. Così
egli ci sta davanti: un combattente nella vita, un paladino della
verità, un grande dello spirito.

Noi lo ringraziamo per tutto quel che è stato per noi, per
tutto quanto ha voluto e agognato per l'umanità.

L'arco della sua vita è ormai compiuto, egli è tornato al suo


punto di partenza: così si conclude in armonia la sua vita este-
riore.

Riposa in pace dopo la battaglia, amico caro: il tuo mondo


spirituale si spenga in armonia! L’opera tua non tramonterà.

Altissimo volò; ora lo innalza


il cielo stesso nel volo vittorioso.

Documenti 339

Vittoria e vincitore adesso oblia,


aleggiando in placido riposo.

Coro maschile

Messaggio di addio
del consigliere segreto prof. dr. Heinze

Ti accompagni nella tomba, Friedrìch Nietzsche, il mio estre-


mo saluto, Te, mio allievo e pupillo prima, mio apprmatissimo
collega poi, Te, mio amatissimo amico! Un’opera grandiosa Tu
hai compiuto. Col Tuo spirito, con la Tua opera, Tu hai conqui-
stato anche dalla tua stanza d’infermo gran parte del mondo dello
spirito. Have cara anima!

Messaggio di addio
di Carl barone von Gerrdorfi‘

Come ex allievo della scuola statale di Pforta, dove Tu quasi


40 anni fa mi degnasti della Tua amicizia, che è quella che ha reso
la mia vita degna d’essere vissuta, anch’io Ti lancio con cuore ri-
conoscente il venerando estremo saluto:
« have cara anima »
anzi, in senso ancor più elevato:
«i have anima candida »

Parole di congedo
del dottor Carl Fuchs

Salve, amicizia!

Luce mattinale

di mia alta speranza!

Senza fine,

mi sembrò spesso il sentiero e la notte,


la vita, al tutto

odiosa e senza scopo!

Due volte voglio vivere,

340 Parte V. Documenti Jndici

or che contempla lo splendore


mattinale dei tuoi occhi e la vittoria,
tu, carissima dea!

Così, con le Tue parole, Ti ringrazia uno al quale Tu da


quasi trent’anni hai illuminato il senso profondo dell'esistenza
grazie alla Tua dottrina, al quale Tu, grazie ad essa e alla Tua
alta amicizia, hai raddoppiato il valore della vita, per quanto
duramente essa l’abbia trattato!

Testimonianza di Peter Gast


sulla tomba di Nietzsche

E ora che il Tuo corpo, dopo Pimmane odissea del Tuo spi-
rito, fa ritorno alla madre terra, io come Tuo scolaro e a nome
dei Tuoi amici Ti dico un caldo « grazie » per il Tuo grandioso
passato.

Come abbiamo potuto essere Tuoi amici? Ma soltanto perché


Tu ci ropravzzalutavi!

Quel che Tu sei stato come spirito che ha mosso il mondo,


è davanti agli occhi di tutti; e quel che sei stato come uomo di
cuore — lo proclama di certo ogni Tuo pensiero. Giacché su
tutto il Tuo pensare aleggiava la conracrazione della grandezza —
e tutti i grandi pensieri, come dice Vauvernargues, vengono dal
cuore.

Ma noi, che abbiamo avuto Pimmensa fortuna di poter es-


serTi vicini nella vita più quotidiana, noi sappiamo anche troppo
bene che non è possibile rendere con i libri e gli scritti ciò che
costituiva il fascino peculiare della Tua natura. E questo ora
se n’è andato per sempre. —-
Ciò che esprimeva il Tuo sguardo, la Tua bocca aiiettuosa
— era pieno di riguardo e di bontà, era un celare la Tua mae-
stà: Tu volevi (per ricordare uno dei Tuoi detti più delicati) —-
Tu volevi risparmiata‘ la vergogna. Giacché chi di noi avrebbe
potuto contraccambìare alla pari la ricchezza del Tuo spirito,
l’impulso che il Tuo cuore sentiva di dar gioia agli altri?

Tu sei stato uno degli uomini più nobili e puri che siano mai
apparsi su questa terra.

E benché lo sappiano tutti, amici e nemici, io non considero

Documenti 341

superfluo proclamare ad alta voce questa testimonianza sulla Tua


tomba. Giacché noi conosciamo il mondo, conosciamo la sorte
toccata a Spinoza. Anche sulla memoria di Nietzsche i posteri
potrebbero gettare delle ombre. E per questo motivo io concludo
con queste parole: Pace alle Tue ceneri! Sia sacro il Tuo nome
per tutte le generazioni future!

Coro maschile

Messaggi di addio
dei partecipanti al lutto

Oh, cielo su di me, tu pudico! ardente! oh tu, felicità prima


che il sole ascenda! Il giorno viene: lasciamoci! — Così parlò
Zarathustra.

(Dr. E. Horneffer, Weimar)

Uno che vede e vuole e crea, egli stesso un futuro e un ponte


verso il futuro. —-— Così parlò Zarathustra.
(Heinrich Moller, Breslavia)

All’uomo della conoscenza si santificano tutti gli istinti; a chi si


è elevato l’anima si rallegra. — Così parlò Zarathustra.
(Dr. Rutishauser, Zurigo)

Io amo colui che vuol creare superando se stesso e così perisce. —


Così parlò Zarathustra.
(Hans von Miìllcr, Kiel)

Solo dove sono sepolcri, sono anche resurrezioni. —- Così parlò


Zarathustra.
(Louis Betz, Monaco)

Oh, cielo su di me, puro! fondo! baratro di lucel... tutto il


mio peregrinare e ascendere montagne: non era altro che una
necessità e un ripiego per uno che non sapeva come aiutarsi:
— la mia volontà tutta non vuole se non volare, volare dentro
di te! — Cosi parlò Zarathustra.
(Dott. Seidl, Monaco)

342 Parte V. Documenti-Indici

I0 vi insegno l’amico, nel quale il mondo si trova compiuto, una


coppa del bene — l’amico che crea. — Così parlò Zarathustra.
(Curt Stoeving, Berlino)

La mia vecchia, selvaggia saggezza sui morbidi prati dei vostri


cuori, amici! —— sul vostro amore essa vorrebbe dare un giaci-
glio al suo frutto diletto! — Così parlò Zarathustra.
(Dott. Raoul Richter, Lipsia)

Io sono ancora Yerede del vostro amore e la terra che, alla vostra
memoria, fiorisce di selvatiche virtù dai mille colori, miei diletti!
— Così parlò Zarathustra.

(Prof. dott. Curt Breysig, Berlino)


II

INDICI

1. Friedrìch Nietzsche:
Opere, appunti, conferenze, composizioni

a) Indice cronologico

1854

1855
1856

1857

1858

Primi saggi di composizione musicale

Primi saggi di poesie (rimnte)

«Re scoiattolo» in 6 atti (canovaccio)

« Sulle fortificazioni »

«L’uificio del sovrano» (abbozzo drammatico)

ex Sulle fortificazioni» (continuazione)

«Messo alla prova», commedia in stile classico

Sonatina op. II

Tragedia « Orkadal » (con ouverture per piano a 4 mani)

6 novembre: due «Sonate» (re magg., sol magg.) per piano


16 dicembre: inizio del diario, sguardo retrospettivo (senza
titolo)

«Sinfonia per il compleanno» per piano e violino (P)


Ouverture in sol minore per orchestra d’archi (ev. 1858)
Mottetto « Tacito un angelo ci guarda » (ev. 1858)

Poesie

Tre composizioni per pianoforte

Una composizione per pianoforte a 4 mani

Un tempo per quartetto d'archi

Abbozzi per melodie corali

18 agosto-P settembre: «Ricordi della mia vita» (di cui


fa parte « Sulla musica x»)

dicembre: Poesia: « Per il nuovo anno »

dicembre: mottetti: «x Alte schiudetevi » (2 versioni)

«O Gesù, mia ferma speranza »


«DalPabisso o Signore t'invoco»

344

1859

1860

1861

1862

Parte V. Dacumenti- Indici

6 febbraio: «La mia vita »

febbraio: poesie (« Canto di maggio », «a Per il genetliaco » ecc.)


aprile: «Prometeo» (abbozzo drammatico)

maggio/giugno: poesie

luglio: abbozzi 4( Rosellina » (leggenda), 4: Capri e Helgoland »


(novella)

6-27 agosto: « Pforta r» (diario); « Ricordi delle vacanze estive »


ottobre: « Filota » (abbozzo drammatico)

Frammenti di fughe

«Messa» (anche un Requiem); ‘schizzi per coro e orchestra


24 dicembre: «Fantasia » per pianoforte a 4 mani

4 luglio: « Miserere » per coro a 5 voci a cappella


luglio/agosto: « Il mio viaggio delle vacanze »

a partire dalfagosto: schizzi sparsi per un « Oratorio di Na-


tale » per soli, coro misto e orchestra (fino alla primavera del
1861)

ottobre: abbozzi di testo per l’Oratorio di Natale

aprile: poesie

maggio: «La mia vita» I, II, III

3 luglio: «Ermauarico », schizzo storico

Saggi su Hijlderlin, Byron, il «Wallenstein » di Schiller


Lettera a G. Krug e a W. Pinder su Opera e oratorio
Nuove parti deH’Oratorio di Natale

agosto: 4: Il dolore è la nota fondamentale della natura xv per


pianoforte a 4 mani

settembre: « Ermanarico », poema sinfonico; prima stesura per


pianoforte a 4 mani

autunno: primo lied, « Il mio posto davanti alla porta» (te-


sto di Klaus Groth)

Saggi su Napoleone III, Cesare (in latino), sul mondo pagano


e il cristianesimo, su Livio (in latino), Crimilde e Orazio
aprile: « Fato e storia »
« Libertà della volontà e fato »

luglio: frammento « Euforione »

prima di luglio: diversi «Schizzi ungheresi» per pianoforte


agosto: poesie

agosto-dicembre: Lieder «Memorie di gioventù» (Riìcltert),


« Scorre un ruscello» (Groth), « Oh, campane» (non conser-
vato)

settembre: «Ermanarico », poema sinfonico; versione finale


per pianoforte (a 2 mani)

settembre: « Verbale » della « Germania »

ottobre: Descrizione del contenuto della sinfonia su Erma-


narice

Indice

1863

1864

1865

1866

1867

cronologico delle opere 345

5 novembre: «In memoria dei nostri antenati», due danze


polacche per pianoforte

novembre: «Ermanarico» (abbono drammatico)

gennaio: «L’anellino spezzato» (Eichendorff), rnelologo con


pianoforte, anche come 4: Foglio d’album » per pianoforte

2 aprile: 4t Grande sonata » per pianoforte (frammento)


maggio/giugno: «Sul demoniaco nella musica» (conferenza)
estate: Lied «Quando dondolano i tralci» (Hofimann von
Fallersleben)

18 settembre: a La mia vita iv

ottobre: «Ermanarico» (studio storico)

Critica delle poesie di W. Pinder

fine dicembre: «Una notte di S. Silvestro» per violino e


pianoforte

gennaio: poesia sulla «Morte di Beethoven»

aprile/maggio: lungo saggio sulla tragedia « Edipo» (in greco


e in latino)

Poesie

a partire da giugno (fino all’agosto del 1865) studi su Teognide


settembre: «x La mia vita »
novembre: «I Franconi in Paradiso» (schizzo per una farsa
magica)

novembre/dicembre: Dodici Lieder (su testi di Puskìn, Pe-


tofi, Chamisso, forse uno proprio)

marzo: « Le condizioni religiose dei Tedeschi nell'America del


Nord » (conferenza)

marzo/aprile: « Sulla vita di Gesù»

11 luglio: Lied «Giovane pescatrice» (ultima composizione


liederistica)

luglio/agosto: studi su Teognide

agosto: 44 Ermanarico », abbozzo per un’opera (canovaccio)


dicembre: due frammenti di Lieder per coro su testi di Byron
gennaio: «Kyrie» per soli, coro e orchestra; frammento in
versione per pianoforte

18 gennaio: a L'ultima redazione della silloge teognidea »


(conferenza)

1° giugno: «Sulle fonti storico-letterarie di Suida» (confe-


renza)

luglio: «Per la storia della silloge teognidea» (anche nel


1867)

ottobre: inizio degli studi su Diogene Laerzio

gennaio: «I PINAKES degli scritti aristotelici» (conferenza)


primavera: sguardo retrospettivo alla Associazione Filologica

346

1868

1869

1870

1871

Parte V. Documenti- Indici

22 aprile: «Giorni di sole d’autunno» (Geibel), quartetto


vocale con pianoforte

luglio: 4: La gara degli aedi nell'Eubea » (conferenza)


luglio-settembre: studi su Democrito

10 agosto: a Sguardo retrospettivo ai miei due anni a Lipsia »


« Per la storia della silloge teognidea » pubblicato sul « Rhei-
nisches Museum »

Studi su Diogene Laerzio

aprile: ex Sulla teleologia ovvero Sul concetto di organico da


Kant in poi» (progetto per una dissertazione)

Appunti filosofici su Democrito, Kant, Schopenhauer


Studi filologici: in prevalenza su Democrito, Esiodo, Omero,
Diogene Laerzio, prima pubblicazione sul «Rheinisches Mu-
seum » e sul « Litterarisches Centralblatt » di Zarncke

6 novembre «Varrone e Menippo » (conferenza)

Recensioni di pubblicazioni filologiche per il «Litterarisches


Centralblatt »

18 marzo «De Laertii Diogenis fontibus» nel «Rheinisches


Museum »

aprile: «c Omero e la filologia classica » (prolusione inaugurale


per Basilea)

Sguardo retrospettivo biografico (senza titolo)

18 gennaio: «Il dramma musicale greco» (conferenza)

1° febbraio: « Socrate e la tragedia » (conferenza)

10 marzo: « Analecta Laertiana » nel 4x Rheinisches Museum »


Pubblicazioni: 3 maggio: « Contributi alla storia delle fonti e
alla critica di Diogene Laerzio, strenna del Paedagogium di
Basilea per celebrare il cinquantennio di insegnamento del
professor Fr. D. Gerlach »

agosto: «La nascita (origine) del pensiero tragico», anche


« La visione dionisiaca del mondo », stesure preparatorie per
«La nascita della tragedia dallo spirito della musica» (1872)
13 agosto: «Addio, ora debbo andare» (canzone di marcia
per coro)

28 settembre: « Il trattato fiorentino su Omero ed Esiodo, la


loro stirpe e il loro agone» nel «Rheinisches Museum »
novembre: «Empedocle» (frammento drammatico)
gennaio/febbraio: primo stadio della « Nascita della tragedia »
con i titoli: « La tragedia e gli spiriti liberi », « Musica e tra-
gedia »

«x Certamen Homeri et Hesîodi » nel « Rheinisches Museum »


ottobre: stesura definitiva, «La nascita della tragedia dallo
spirito deHa musica»

Indice cronologico delle opere

1872

1873

1874

347

2-7 novembre: «Eco di una notte di S. Silvestro» per pia-


noforte a 4 mani

16 novembre: 4: Responsorio sulla storia della Chiesa per coro


all'unisono con accompagnamento di pianoforte» (parodia)
2 gennaio: pubblicazione della «Nascita della tragedia»

«a Sull'avvenire delle nostre scuole », cinque conferenze (16 gen-


naio, 6 e 27 febbraio, 5 e 23 marzo)
15 aprile: «Meditazione sul Manfredi» per pianoforte a
4 mani

a Edipo. Dialoghi dell'ultimo filosofo con se stesso» (fram-


mento)

dicembre: «Cinque prefazìoni per cinque libri non scritti»


(tra cui 4: Sul pathos della verità »)

gennaio/febbraio: «Monodie à deux» per pianoforte a 4


mam

fine gennaio: « Giri d'orizzonte di Bayreuth »

fine gennaio: «x L’ultimo filosofo»

24 febbraio: «Il trattato fiorentino su Omero ed Esiodo»,


parte finale pubblicata sul a Rheinisches Museum »

fine febbraio: « Il filosofo come medico della cultura » (piano


per una Considerazione inattuale)

marzo: «La filosofia nell'epoca tragica dei Greci» (fram-


mento)

fine marzo: « Teoria degli atomi temporali »

24 aprile: primi schizzi per l’« Inno all'amicizia»

giugno: « Su verità e menzogna in senso extramorale»


agosto: viene pubblicata la I Considerazione înattuale, «Da-
vid Strauss. L’u0mo di fede e lo scrittore»

settembre: «La filosofia in travaglio» (frammenti per una


Considerazione inattuale)

25 ottobre: «Appello ai Tedeschi» (in favore di Bayreuth)


26 dicembre: terminata la stesura in bella copia per la se-
conda Considerazione inattuale, « sull'utilità e il danno della
storia per la vita »

gennaio/febbraio: piani per Considerazioni inattuali. «Il vo-


lontario », «Richard Wagner a Bayreuth », «Cicerone e il
concetto neolatino di cultura»

febbraio: II edizione della «Nascita della tragedia» stampata


(distribuita solo nel 1878)

25 febbraio: esce « sull'utilità e il danno della storia per la


vita »

5 aprile (Pasqua): «Inno al1’amicizia» per pianoforte a 4


flìflfll

348

1875

1876

1877

1878
1879

1880

Parte V. Documenti-Indici

primi di ottobre: «Noi filologi» (piano per una IV Consi-


derazione inattuale)

15 ottobre: viene pubblicata la III Considerazione inattuale,


« Schopenhauer come educatore » V

autunno: «Gli amici e i nemici di Richard Wagner» (non


pubblicata)

29 dicembre: «Inno all'amicizia» per pianoforte a 2 mani


a Sulla religione » (contro l'elemento ebraico nel Cristianesimo;
frammento)

«Inno alla solitudine» (non conservato, forse mai scritto


bensì improvvisato)

marzo: traduzione francese (ad opera di Marie Baumgartner)


di « Schopenhauer come educatore»

settembre: <4 Richard Wagner a Bayreuth » (momentaneamente


rinviato)

fine settembre: «Scienza e saggezza a contrasto» (come V


Considerazione inattuale?)

Studi su Democrito

giugno/luglio: «Il vomere» (progettato come V Considera-


zione inattuale, viene poi incorporato in «Umano, troppo
umano »)

10 luglio: viene pubblicato «Richard Wagner a Bayreuth»


come IV Considerazione inattuale

ottobre: « Lo spirito libero» (progettato come V Considera-


zione inattuale, entra anch'esso a far parte di « Umano, troppo
umano »)

dicembre: traduzione francese (ad opera di Marie Baumgartner)


di «x Richard Wagner a Bayreuth »

gennaio/febbraio: altri contributi a « Lo spirito libero »


agosto: «Inno alla solitudine» (cantato da solo al pianoforte)
2 settembre: inizio del manoscritto di « Umano, troppo umano »
«Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi. Consa-
crato alla memoria di Voltaire in occasione della celebrazione
dell'anniversario della sua morte, il 30 maggio 1778 (I parte)»
viene pubblicato il 1° maggio

novembre: «Opinioni e sentenze diverse» (che diventano la


II parte di «Umano, troppo umano»)

marzo: vengono pubblicate le « Opinioni e sentenze diverse »


luglio/agosto: « Il viandante e la sua ombra », pubblicato alla
fine di novembre, diventa, insieme alle « Opinioni e sentenze
diverse », la II parte di « Umano, troppo umano »
giugno: «L'ombra di Venezia» (diventerà «Aurora »), «Il
vomere » (per il momento ancora titolo di « Aurora »)

Indice

1881

1882

1883

1884

1885

1886

1887

1888

cronologico delle opere 349

8 luglio: viene pubblicato «Aurora. Pensieri sui pregiudizi


morali »

agosto: primi appunti per lo « Zarathustra» e l’« Eterno ri-


torno »

dicembre: continuazione di «Aurora» (diventerà la «Gaia


scienza x»)

gennaio/febbraio: « Sanctus Januarius » (IV libro della « Gaia


scienza »)

marzo: « Idilli di Messina» (poesie)

20 agosto: «La gaia scienza», pubblicata senza V libro

28 agosto: « Preghiera alla vita» (Lou Salomé, inno, musica-


to ristrutturando l’« Inno all'amicizia»)

gennaio: « Così parlò Zarathustra», I parte

marzo: « Canti di Dioniso »

6 luglio: terminata la II parte di «Così parlò Zarathustra»


settembre: schizzata a grandi linee la III parte di «Cosi
parlò Zarathustra »

settembre: un nuovo titolo, «L'innocenza del divenire»

18 gennaio: terminata la III parte di « Così parlò Zarathu-


stra », pubblicata il 10 aprile

estate: piani per una « Spiegazione ai miei amici», pensieri


sul tema «bene e male»

22 novembre: poesia « Al Mistral»

fine novembre: poesia «Struggimento di solitario» (per


Heinrich von Stein)

13 febbraio: terminata la IV parte di «Così parlò Zarathu-


stra »; stampata privatamente

estate: rielaborazione di «Umano, troppo umano» per una


seconda edizione

7 agosto: abbozzo operistico «Marianna» per H. Kiiselitz


« Al di là del bene .e del male » viene pubblicato il 21 luglio
Nuove prefazioni per le seconde edizioni di «Nascita della
tragedia», «Umano, troppo umano», I e II, «Aurora»,
«Gaia scienza». Alla «Gaia scienza» viene inoltre aggiunto
un V libro e i « Canti del principe Vogelfrei » (ampliamento
degli « Idilli di Messina »)

10-30 luglio: a Genealogia della morale. Uno scritto polemico »;


pubblicata il 10 novembre

Kèìselitz ha musicato la « Preghiera alla vita » per coro e or-


chestra, il 20 ottobre la partitura viene pubblicata da Fritzsch
a Lipsia, unica composizione di Nietzsche‘ da lui stesso pubbli-
cara

7 settembre: il manoscritto del « Crepuscolo degli idoli » viene


inviato in tipografia

350 Parte V. Documenti-Indici

16 settembre: viene pubblicato il «Caso Wagner»

30 settembre: terminato il manoscritto dell’« Anticristo »

6 novembre: manoscritto dell‘« Ecce homo» inviato in ti-


posrafia

15 dicembre: manoscritto di «Nietzsche contra Wagner» in


tipografia

Abbozzi: «Trasvalutazione di tutti i valori», con titoli al-


ternanti: «La volontà di potenza», «L'innocenza del dive-
nire », « Meriggio ed eternità »

Ultimo abbozzo: «Promemoria» (manifesto politico contro


Bismarck c la dinastia Hohenzollern)

b) Indice alfabetico '

Addio, ora debbo andare (composizione corale 1870) I 348. 392

Al di lì del bene e del male (1886) I 11, 17. 409


11. 5. 213, 223. 274. 284. 287. 316. 339. 343. 344. 348. 363. 386. 390.
392. 399. 403. 405. 409. 410. 411, 414. 415-40. 445. 448. 451, 468. 499.
506, 512. 517. 518, 520. 521. 532. 540. 548. 568
III 133-40. 153. 247-52. 300. 319

Annotazioni autobiografiche (1856-1869) I 32. 33. 34. 42. 53-6, 58, 59, 78,
101-04. 109. 110, 143, 148, 149. 241. 404

L'Anticristo(1888) 1406, S66. 607. 773


II 41, 419. 468. 506. 517. 524. 532, 547. 549. 578-80. 595. 600-03.
605-08
1116, 10. 16, 19. 28. 58. 64. 76. 116. 126. 167, 182

Appello ai tedeschi (1873) I 511. S33. 534


11 33. 78
Aurora (1880-81; 188651 11. 60. 609. 712
1111, 38, 41. 45. 47. 50. 51. 53. 56. 64-6. 68. 69. 71. 78. 92, 206. 213,
274. 348, 363. 402. 403. 414, 447. 448. 451. 473. 498. 500. 562
111 255

Canti di Dioniso (1883) Il 175. 607, 613


III 19. 62. 300

ll caso Wagner. Un problema per amatori di musica (1888) I 140. 403. 426,
466. 502. 527. 533. 659. 741
1176. 77. 158, 199. 213. 303. 304. 395. 416. 470. 506. 517. 524. 527.
541. 544-46. 549. 557. 559-62. 564. 567. 575-77. 585. 587-90. 593. 594,
600, 604. 610. 611
1116. 59. 60. 63. 66. 138-40. 257-78. 281, 292, 296. 297. 304. 312. 316.
317. 319

' Questa parte dell'indice delle opere e i due indici che seguono sono stati
curati
da Mauro Tosti-Croce. che qui ringraziamo. |N.d.C.]

Indice alfabetico delle opere 351

Certamen Hesiodi et Homeri (1871) e 5ull'agone degli aedi in Eubea (1867)


I 174. 218. 318. 325. 436. 442

Cicerone e il concetto neo-latino di cultura (1874) I 533

Cinque prcfazioni per cinque libri non scritti ( 1872) I 461. 464-69. 481. 522
I1 397

Composizioni musicali: primi tentativi (1854-1859) 1 44. 297. 560. 561


11 89. 373
111 116

Condizioni religiose dei tedeschi nell'America del Nord (conferenza. 1865) 1 125

Conferenze:
— 11 dramma musicale greco (1870) I 318. 376. 383. 403
— Omero e la filologia classica (1869) 1 303. 305
— Condizioni religiose dei tedeschi nell'America del Nord (1865) 1 125
— L'ultima redazione della Theognidea (1866) I 165
— Sulle fonti storico-letterarie di Suida (1866) I 169
— I pinakes degli scritti aristotelici (1867) 1 173
— La gara degli aedi nell'Eubea (1867) 1 174
— Socrate e la tragedia (1870) 1 318. 322. 376

111 318

— Varrone e Menippo (1868) I 226


— Sullìvvenite delle nostre scuole (1872) 1 414 5g.

Considerazioni inattuali (non specificate) (1873-1876) 1 285. 481. 497. 523.


584. 594. 606. 615. 624. 629. 669. 683. 696. 707. 759. 764
1155. 247. 366. 391. 392. 403. 416. 517. 545. 549. 601. 606
III 60. 90. 153

Così parlò Zarathustra (1883-1885)1 13. 121. 152. 172. 277. 292. 296. 321.
362. 363. 409. 411. 419. 448. 482. 527. 550. 551. 609. 612. 614. 620.
625. 640. 641. 645. 646. 668. 713. 734. 742. 764. 794
118.68-70. 93.95.147.151.154.157.160.167.170.171.173-76178.
179. 181. 185. 186. 190-219. 221-25. 227. 235-38. 242. 254, 255. 262-
265. 267-69. 272. 279. 284-86. 293. 294. 298. 302-05. 307. 312. 316.
317. 324. 326. 328. 331. 333. 339-43. 345-55. 359, 365. 366. 370. 371.
388. 390. 399. 410. 412. 414. 415. 442. 445. 446. 450. 453. 454, 463.
464. 472. 497. 505. 519. 520. 522. 540. 562. 563. 567. 572. 573. 590.
595. 599
1116. 12. 16-9. 24. 28. 60.90. 95. 117. 125-30. 138-40. 144. 146. 151-
153. 162. 164. 204. 210. 214. 259. 278. 283. 306. 311. 315. 318. 341.
342

Il crepuscolo degli idoli (1888) I 12. 61. 433, 460. 466


11199. 213. 282. 415. 444.517.545. 572. 576. 577. 580. 588. 589. 594.
607. 608. 613
111 6. 21. 58-60. 63. 75, 126. 140. 278. 294. 295. 297. 300. 301. 306.
307. 312. 313. 316. 317. 320

352 Parte V. Documenti-indù

David Strauss (1 considerazione inattuale) 1481. 500. 501. 504. 507. 509. 517.
522. 523. 526. 537. 548. 608. 616-19. 651. 652
II 91. 213. 287. 315. 316. 519. 565. 608

Dell'utilitì e il danno della storia per la vita (II considerazione inattuale)


(1873-1874) I 480. 516. 517. 522. 523. 525. 526. 530. 533. 536. 576.
622. 625. 64D. 651
II 213. 553

Il dolore è la nota fondamentale della narura (1861) 1 74. 563


II 194

Il dramma musicale greco (1870) 1 318. 376. 383. 403

Ecce homo (1888) 1 76. 98. 318. 406. 418. 426. 441. 445. 453. 454. 501, 518.
557. 618. 662. 665, 673-75. 678. 682. 707. 768. 771
1111. 69. 93.199. 209. 211. 219. 268.399. 416. 517. 520.545. 547. 607-
610. 613
1116.17-9. 21. 23-5. 58. 64. 76.125.126.l28.139. 153. 166. 256. 297-
299. 305.315. 316

Eco di una notte di San Silvestro (1871) I 307. 390-92. 398. 399. 425. 445.
446. 464. 563. 564
11 196. 214. 591

Edipo. dialoghi dell'ultimo filosofo (1872) 1 473

Empedocle (1870) I 361-64


11 202. 203

Ermanarico (poema sinfonico) I 74. 109. 114. 448. 563


1170. 194-96. 221

Ermanarico. abbozzi letterari (1861-1865) 1 78-80. 87

Fato e storia (1862) 1 23. 82-7. 93. 96


11 461

In filosofia in travaglio (1873) I 511. 524

La filosofia nell'epoca tragica dei greci (1873) 1 496. 497


11 213

11 filosofo come medico della cultura (1873) I 522. 524. 666

Frammento di Euforione (1862) 1 94-6. 114


II 552

I Franconi in paradiso (1864) I 119


1a gaia scienza (1882; 18867) I 462. 609
117. 42. 64. 68. 69. 71. 92. 93. 95. 96. 117. 118, 123. 130. 138. 140.
143. 151. 213. 217. 268. 274. 295. 296. 307. 316. 339. 348. 352. 414.
419. ‘148. 451. 473. 500. 506
111 8.18. 271.297.300

La genealogia della morale (1887) 1 600


112133116. 483. 485. 497. 499. 507. 508. 516-18. 521. 539. 545. 580.
592
III I7. 31.60. 72. 138.140.141.153

ludica alfabetico 112/le opere 353

Giorni di sole d'autunno (Geibel 1867) I 182. 392


Giri d'orizzonte di Bayreuth (1873) I 477. 520. 763
Idilli di Messina (1882) II 94. 451
III 18
ln memoria dei nostri antenati. due danze polacche (1862) I 13. 100
lnno all'amicizia (1873-1874) I 307. 482, 502. 503. 511. 535. 549. 561, 563.
583. 641. 744
II 106. 135. 194. 196. 413. 496. 497. 591
Inno alla solitudine (1874-1877) l 567. 744
Inno alla vira (Salomé-Gast) (1887) I 546. 561. 668
ll 106. 250. 413. 458. 473. 496. 507. 513. 514. 522. 549. 558. 591
111 28. 200. 261. 275
L'innocenza del divenire (1883) I 87. 406
Il 186. 350
Kyrie (l886)l 168. 380. 392
lavori su Diogene Laerzio (1866—1870)l 171. 173. 176. 205. 240. 262. 306.
318
111 318
Lavori su Teognide (1865-1866) e conferenza (1866) I 106. 107. 165. 169.
173. 174
Liberti della volontà c fato (1862) l 10. 82-6
Il 461
Iieder (1861-1865) I 94. 100. 109. 118, 120. 127. 128. 139. 168. 279. 380.
503
(1882) Il 135. 413
«Marianna» (1885) Il 367-69
Meditazione sul Manfredi (1872) I 445. 447-50. 461. 463. 466. 544. 565.
744
II 194. 196. 321. 342. 554
Meriggio ed eternità (1885) Il 341. 348. 390. 399
Messa (Requiem) (1859) l 73. 74. 297. 562. 773
11 562
Miserere (1860) I 74. 562. 773
Al Mistral (1885) Il 334
Monodie i deux (1873) 1 479. 563. 638
Motretti I 297. 562. 773
— «Tacito un angelo c1 guarda» (1857-1858) I 44
— «Alte schiudetevi» (1858) 1 57
— «O Gesù. mia ferma speranza» (1858) l 74. 297
— «Dalfabisso. o Signore. ti invoca» (1858)
Musica e tragedia (=Nascita della tragedia) (1871) 1 385
La nascita della tragedia dallo spirito della musica ( 1872; 1874‘; 1886’) l
106.
174. 222. 285. 291. 292. 306. 367. 377. 383-85. 400-02. 405. 406. 409.

354 Parte V. Documenti - Indici

412. 413. 420. 423. 429. 430. 433. 434. 440. 444. 455. 461. 477. 493.
497. 505, 514. 518. 522. 537. 570. 589. 598. 616. 618. 651. 701. 719.
732. 759. 762. 764
1133. 213. 214. 243. 247. 305. 316. 366. 446. 447. 473. 512. 547. 606
11173. 90. 245. 255. 257-59. 270. Z76. 282

Nietzsche contra Wagner (1888) 1 437


11 158. 506. 524. 527. 611-14
1116. 19. 22. 35. 58. 59.61. 63. 64. 75.128. 292. 296-305. 307. 309-15.
317

Noi filologi (1874-1875) 1 552, 573. 581. sss

Una notte di San Silvestro. Poema musicale (1863-1864) I 102


111 124

L'origine del pensiero tragico (anche La visione dionisiaca del mondo) (1870)
1 347. 365. 367. 384

L'ombra di Venezia (v. Aurora) (1880) Il 45

Omero e la filologia classica (1869) I 244-48. 285. 303. 305. 317. 481. 537.
578. 616. 687. 762
lll 133. 318

Oratorio di Natale (1860-1861) I 73. 74. 114. 297. 479. 503. 562. 563. 733
lI 124. 194. 548. 562

Orkadal. tragedia (1856) 1 44

Pezzi per pianoforte (1862-1863) I 100. 109

Philologica (1868-1871; 1873)I 169-73


lll 164-66

Philotas (abbozzo di dramma 1859)

Promemoria (1888) 11 615-17


1117. 19. 53

Prometeo (1859) I 72

Re Scoiattolo 1 (1854) 1 40

Responsorio sulla storia della chiesa (1871) I 392

Richard Wagner a Bayreuth (IV considerazione inarruale) (1875-1876) I 533.


557. 565. 573. 580. 584. 585. 594. 600. 609. 624. 653. 654. 658, 661-63.
666. 668. 669. 671. 679. 683-87. 696. 700. 708. 737. 764. 765
11 33. 213. 304. 456. 524. 600
111 17. 318

Schopenhauer come educatore (lll considerazione inattuale) (1874) I 164.


223. 224. 538. 539. 545. 551-53, 557. 559. 564. 571. 608. 609. 623. 640.
641. 662
11213. 285. 301. 440. 607
111 17. 89

Scienza e saggezza in conflitto (1875) l 584

Socrate e la tragedia (conferenza 1870) l 318. 322. 376. 383. 385


III 318

Indie: a/fixbetica delle opere 355

Lo spirito libero (1876-1877) I 696

Storia della silloge teognidea (1866-1867) I 169


Struggimento di solitario (poesia) (1884) II 336-38. 349

Su verità e menzogna in senso extramorale (1873) I 285. 461, 470. 504. 521
Il 391. 397. 417. 462

Sul demoniaco nella musica (1863; anche: Sull'essenza della musica. 1863)
I 75, 100

Sul pathos della verità (1872) I 461. 465. 468-71. 473. 475

Sull'avvenirc delle nostre scuole. 5 conferenze (1872) I 71, 149-51. 259. 285.
393. 398. 414. 423. 424. 454. 461. 463. 464. 499. 500. 523. 615. 619.
762
III 318

Sulla musica (1858) l 43

Stille fortificazioni (1854-1855) I 41

Teoria degli atomi temporali (1873) I 520. 521

La tragedia e gli spiriti liberi (1870) I 361. 384

Trasvalutazione di tutti i valori (1866. 1888) I 107. 555


II 186. 214. 227, 298. 349. 393. 416. 420. 437. 448. 532. 545. 575-78.
580. 594. 600. 601. 606-08. 617
III 16. 56. 58. 76. 77. 296-99. 306. 312. 315. 316

Il trattato fiorentino su Omero e Esiodo (1870. 1871. 1873) I 358. 440. 454.
478

L'ufficio del sovrano (1854)

Umano. troppo umano (1878-1879; 1886’) 1 381. 407. 482. 549. 602. 606.
610. 624. 625, 669. 696. 706. 707. 730. 736. 742. 743. 745. 749. 754.
757. 758. 760-64. 766. 767. 771. 773. 777-79. 783. 788. 793
H11. 25. 27. 32. 55. 120. 213. 226. 228. 265. 282. 287. 302. 343. 348.
350. 359. 377. 387. 402. 412. 423. 446. 447. 473. 498. 499. 579
lIIl3. 14.150. 153. 319

Il viandante e la sua ombra (1879) l 781


119.11.17. 21. 24. 25. 26-8. 31. 32. 34. 52. 86. 178. 213. 348

Volontà di potenza (1886) I 197


II 243. 350. 358. 390, 391. 427. 448. 463. 517. 527. 531. 532. 546. 547
III 10. 251

Il vomere (1876) l 669. 681


II 55 ‘

Zarathustra v. Così parlò Zarathustra

2. Le fonti

Per i riferimenti generali si rimanda alle bibliografie“; qui ci si limita ad


indicare solo i testi utilizzati per 1a stesura di questa biografia. Le citazioni
dei
testi riportati sono date indicando il volume (con cifre romane) eìil numero
delle pagine (con cifre arabe); per le citazioni di una qualche estensione dai
testi originali viene anche fornita. fra parentesi, l'indicazione di pagina
dell'originale. Per le citazioni epistolari si può rinunciare a questa
indicazio-
ne perché. essendo sempre riportato nel testo il mittente. il destinatario e la
data. esse possono essere rintracciare nelle rispettive edizioni. Anche nelle
ci-
tazioni e nei riferimenti alle opere pubblicate da Nietzsche si di titolo. capi-
tolo e numero dell’aforisma. in modo da rendere anche qui utilizzabile qual-
siasi edizione. Gli appunti postumi — per quel che è attualmente possibile
—— sono citati secondo la nuova edizione critica complessiva‘. ma frequente-
mente anche secondo la GOA‘ e l'edizione in tre volumi di Karl
Schlechta". mentre solo in via eccezionale secondo PHKG“. perché diffr-
cilmente reperibile. Inoltre — per quanto è stato possibile — si sono riportati
i passi delle opere di Nietzsche all'edizione italiana curata da Colli e Monti-
nari attualmente in via di pubblicazione e che viene qui indicata con la sigla
OFN (Opere diFriedrieh Nietzsche. Adelphi. Milano). Gli scritti autobiogra-
fici 1865-1869 che sono nel frattempo usciti nella collana Piccola Biblioteca
Adelphi e che confluiranno poi nel volume I dell'edizione italiana delle ope-
re di Nietzsche sono qui indicati con il titolo complessivo: la mio vita. Per
l'edizione italiana delfepistolario di cui sono attualmente usciti i primi due
volumi comprendenti le lettere scritte da Nietzsche fino al dicembre 1874 si è
invece scelta la sigla EFN (Epìxto/afio di Friednkb Nietzsche. Adelphi, Mila»
no 1976).

1 GOA: Nietzrcbe: Werbe; la cosiddetta «Grossoktav-Ausgabe» in 16 (20)


volumi; Naumann-Kròner. Leipzig 1905-1911
119 (XIII 289 = OFN VIII‘ 20), 61 (XII 33). 82 (XII 256). 223 (X 317).
362 (X 134). 417 (IX 425). 472 (X 109. 128 sg.). 473 (X 132, 143). 474
(X 134. 146 sg.). 521 (X 193 = OFN III’ 358). 532 (X 483 sg.). 533 (X

Fonti 357

485 sg.). 540 (I 605). 553 (X317). 554 (I 388. 391 5gg. = OFN III‘ 360-
363). 555 (I 396. 397. 403. 409. 414. 418 - OFN III‘ 367, 368. 373.
380. 384 sg., 387 sg.). 556 (I 431. 435. 440. 444.445. 454, 467 = OFN
III‘ 399. 405. 408, 412. 413. 421. 443). 557 (I 492 = OFN III‘ 456).
566 (X 491 = OFN IV‘ 151). 573 (X 343-423 = OFN IV‘ 85-110). 584
(X 216-38 = OFN IV‘ 159-79). 656 (X 460 = OFN IV‘ 240), 659 (X
430. 431). 660 (X 432)

II 35 (XI 385). 83 (XI 388). 212 (XVI 340 = OIN VII‘ 41). 217 (XII
199). 343 (XIII. XIV), 344(XII13. 75. XIV 414 = OFN VII‘ 150. 177.
182). 347 (XIV 248-50 = OFN VII’ 234. 71, V111’ 284). 393 (XVI). 498
(VIII 492)

2 HKG: Friedficb Niemcber Wenée. Hùtofiub-hitùcbe Gemmtaurga-


be. Voll. 1-5. C.H. Beck'sche Verlagsbuchhandlung. Mùnchen 1934-1940
Ivll, 10 (II 60 sg.. 54 sg. = la mia vita 115 sg.. 108 sg.). 32 (I 4 = La
mia vita 11), 41 (1 344 sg.). 44 (I 374). 61 (I1 123 sgg.. 427). 65 (V 250
= La mia vita 181). 67 (I 55). 75 (II 114). 78 (II 312. I 297). 79 (I 290-
299.11 144 sg.). s0 (11 2211-312, 111 124). 82-7 (II 54-61. 63 = Lamia vi-
n 103-13). s7 (11 1o). 91 (11 143 = u. mia vita 130). 92 (11 21s), 94 (11
69. 70 sg. - La mia vita 118 sg.). 96 (II 80). 99 (I1 190 sg.). 1000189).
105 (II 374 sgg.). 106 (III 15. 56). 107 (III 74). 108 (II 428). 119 (III 76
sgg.). 12s (V 471. a4 sgg.). 173 (111 212), 174 (11 244, 243). 192 (111
316). 210 (III 329. 337 sg.). 211 (III 336 sg.). 223 (III 352 sgg., IV 213)

3 Friedrìch Nietzsche: Wenée in drei Bande». a cura di Karl Schlcchta.


Carl Hanser Verlag. Mfinchen 1954. Voll. I-II
1405 (125 = OFN 111* 26). 406 (1. sa. 77 sg. = OFN 111' 68.92 sg.).
407 (I 84. 85. 93 = OFN III‘ 100. 101. 111). 408 (I 82 = OFN III‘ 98).
409 (I 29. 66 sg. = OFNII1‘ 31. 78 sg.). 411 (1 100 sg. - OFN III‘ 120
sg.). 412 (I 192 = OFN III‘ 132). 500 (I 192 = OFN III‘ 236). 523 (I
167 = OFN III‘ 205). 527 (I 268. 270 -= OFN III‘ 334. 337). 529 (I 215
= OFN III‘ 267 sg.). 661 (I 367 = OFN IV‘ 3)

4 Vol. 111 della precedente edizione delle opere di Nietzsche a cura di


Schlechta
Ix1(1409sg.)11(466 - OFN V11’ 368), 12052,45 - OFNV111237
sg.). 13 (913). 18 (422. 449 sg. a OFN V113. 192), 32 (15 = Lamiavita
11). 33 (92 - Lamia vita 101). 34 (17 = Lamia vita 13). 37 (109 - La
mia vita 135). 40 (109 = La mia vita 135). 41 (20 sg.. 21 = I2 mia vita
17,18). 42 (13 sgg., 25. 35 = La mia vita 8 sgg.. 23. 35). 43 (27. 34 sg.
= la rnia vita 25. 34 sg.). 44 (35. 10 = lamia vita 35. 4). 45 (23 sg. =
1a mia vita 20 sg.). 50 (33 = La rnia vita 38) 53 (44 sg. = La mia vira 46
sg.). 56 (44. 58 = La mia vita 46. 62). 58 sg. (151 sg. = La mia vira 183
sg.). 60 (117 = La mia vita 144). 70 (72 = La mia vita 78 sg.). 71 (85.
179 = La mia vita 93. OFN 111’ 93). 79 (102 sg. = La miavita 125 sg.).
a1 (115 = La mia vita 142). 1o1(11o = La mia vita 135 sg.). 102 (110.

358

Parte V. Docamznti-lnzfiìi

113 = Lamia vita 136, 133), 103(1s1 = Lamia Vita 134), 104013 =
La mia vita 145). 109 (152 - La mia vita 185). 110 (722). 127 (119 =
La mia vita 146), 143 (128 La mia vita 156 sg.). 148 (128 sg. s La
mia Vita 157 sg.). 160 (132 1a mia vita 161 sg.). 161 (133 = La mia
vita 162-64), 166 (134, 135 = La mia Vita 164, 165). 167 (139 = Lamia
Vita. 169), 185 (137 = L1 mia Vita 167), 186 (135 sg. = Lamia Vita 165
sg.). 241 (149 sg. = La mia vita 182 sg.). 242 (148 x La mia Vita 181),
244 (157-74), 404 (108 = La mia vita 133), 415 (178 = OFN III’ 92—5).
467 (296. 297, 285 = OFN III‘ 253. 236), 468 (272 = OFN III‘ 219).
469 sg. (270 = OFN lll‘ 215 sg.). 470 (268. 309-22 = OFN III‘ 212
sg.. 353-72). 674 (1152), 714 (1130)

II 5 (844 = OFN H’ 182), 70 (105 = L1 mia Vita 128), 162 (1200), 195
(103 = La mia vira 125 sg.). 240 (1420), 242 (1420), 282 (897), 407
(1239), 511 (102 ——- La mia vita 124), 565 (1302), 584 (1309). 589
(1345)

III 23 (1351) ,
Friedrìch Nietzsche: Werke de: Zummmenbmcbx. a cura di Erich Po-
dach. Wolfgang Rothc-Vcrlag, Heidelbcrg 1961

I 30 (220 = OFN VI’ 594). 98 (231 = OFN VI’ 288), 406 229 = OFN
VI’ 286), 418 (235 = OFN VI’ 293). 426 (238 = OFN V1’ 296), 441
(245 = OFN VI’ 304), 445 (237 = OFN V13 295). 454 (240 = OFN
VI’ 298 sg.). 501 (225 = OFN VI’ 282). 518 (271 = OFN VI’ 328), 557
(272 = OFN VI’ 329). 618 (271 = OFN VI’ 327). 662 sg. (272 = OFN
V1’ 328 sg.). 665 (277 = OFN VI’ 333). 673 (276. 277 - OFN V13 333-
335). 771 (279 = OFN VI’ 336)

II 69 (284, 286 = OFN VI’ 344-116). 93 (283 = OFN V13 343), 199 (284
sg. = OFN VI’ 344). 600

Friedrìch Nietzsche, Werke, KIitirc/ze Gemmtamgaba, a cura di Gior-


gio Colli e Mazzino Montinaxi. Walter de Gruytcr u. Co. . Berlin 1967 c

sez-

111(V111412 = omV11= 368), 12(v1_11 2s8 = om V111 237 sg.). 1a


(V113 237 = 0m V111 192), sss (IV‘ 13), 693 (1V- 22), 722 (1V‘ 30),
733 (IV‘ 32), 734 (1V1 33), 73s (IV‘ 34), 744 (IV‘ s9). 7s4 (IV‘ s2), 762
(IV‘ 47), 769 (IV1 49)v )74(1V- 47)

11 s (V111 226 = om V111 132), 212 (V111 46 = 0m V111 41), 307


(V111 209 = om V111 192), 342 (V111 1s3, 22s; V111 17s sg. = om
V111 141, 207; V113 134), 344 (V111 164, 199 = OFN V111 150, 182).
347 (V111 77 = om V111 71), 351 (V111 23o = om V111 211), 391
(VIID 102 = om V111‘ 92), 392 (VIIP 69 = om VIII‘ 60 sg.). 393
(VIIP 1o = omv111r 7sg.), 394 (VIII‘ 40 = om v111I 33). 39s(V11=
217; VIII‘ s1 = om V111 174; V111‘ 44). 396 (V1111 7a; V111 40s =
om V1111 69 sg.; V111 361). 397 (V110 s7; V111 304 = 0m VIII‘ so.
V111 25s sg.). 43s (V1111 17a = om V1111 1s7), s11 (V1111 6s sg. =

Fanti 359

OFN VIII‘ 58). 526 (VIIIZ 8. 266 = OFN VIII’ 7. 236). 527 (VIIP 258.
34 = OFN VIII’ 229. 30). 531 (VIII: 117-455 = OFN VIII‘ 103-418).
545 (VIII’ 9 = OFN VIII’ 9). 546 (VIIP 296 = OFN VIII’ 290). 547
(VIII’ 319 = OFN VIII’ 310 sg.). 548 (VIIP 69 = OFN VIII’ 67). 549
(VIIP 38 = OFN VIII’ 37). 551 (VIIP 196 = OFN VIII’ 192). 607
(VIII3 423 = OFN VIII’ 379). 615 (VIIP 451 = OFN VIII’ 407). 616
(VIIP 457-61 = OFN VIII’ 413-16)

da completare con «Nierzschc-Studien» IV (1975); 11 587 (408 nora),


594 (399)

7 Friedrìch Nietzsche: Geramme/te Briefe. Inscl-Verlag. Leipzig. Vol. I


1902’; vol. 11 (carteggio con Erwin Rohde) 19037; vol. 111 1905‘; vol. 1V
(lettere a Peter Gast) 19081; vol. V‘ e V‘ (lettere alla madre c alla sorel-
la) 1909
1x1. 14, 20