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FERNANDO CIPRIANI
“Metafore della mostruosità in Villiers e Mirbeau”, in
Villiers de l’Isle-Adam e la cultura del suotempo, Il poeta, la donna e lo scienziato.
ESI, Napoli, 2004, pp. 197-217.
VIIIMETAFORE DELLA MOSTRUOSITÀ IN VILLIERS E MIRBEAU
Car il la voyait alors sans tête
: et cette sensation-là, d'après la nature de ses appétits,l'enivrait (
 L'étonnant couple Moutonnet 
)Il me sembla même que les monstres de métal le répétaient dans leurs spasmes, lehurlaient dans leurs délires de luxure sanglante (
 Le jardin des supplices
)
 Dal mostro borghese alle devianze della personalità : il criminale e il carnefice
 Villiers ha sviluppato l'idea della mostruosità derivandola dalle potenzialità criminali dell'uomo edalla sua tendenza alla perversione esistente tanto nel rapporto amoroso della coppia, quanto nelrapporto tra persone dello stesso sesso, laddove la crudelsi rivela come dimostrazione oapplicazione in chiave sadica di un principio morale, sociale (si veda nei
 Nouveaux contes cruels
«La Torture par l'espérance»,
 
«L'Enjeu», «L'Incomprise», «Sylvabel») quasi in opposizione alleforme dell'idealismo che imprimono all'opera di Villiers un carattere trascendente.Il primo «mostro», da intendere come eccezione nel senso morale e metafisico, è certamente il borghese Bonhomet
1
,per il quale una strategia terroristica, di attacco e di difesa, viene studiata daVilliers insieme al suo amico Mallarmé nel settembre del 1867: «Il faut que nous affolions lemonstre et je crois que mon plan est parfait»
2
. Dunque per Villiers, almeno all'inizio della suacampagna antiborghese, come abbiamo visto nella prima parte di questo studio, il vero mostro daabbattere o esaltare ironicamente è il positivo, inventivo borghese, il viaggiatore in cercad'avventure, l'intrepido inventore che ideerà un giorno, sfruttando i terremoti, lo sterminio di tutti i poeti; la sua figura simbolicamente può essere assimilata a quella dello strangolatore-carnefice edello scienziato sperimentatore
3
.Il mostro non si presenta quasi mai nella sua realtà fisiologica o grottesca, ma nella formametaforica dell'eccezionalità, intesa come scarto rispetto alla norma, oppure nella forma delladiscrepanza o disparità antinomica tra fisico e spirito, tra corpo e anima, come avviene nel perso-
1
Sul collegamento e ambiguo rapporto tra arte e criminalit
à
verificabile nella forma dell'umorismo nero cheHuysmans-des Esseintes definiva «un bafouage d'un comique lugubre»
è
stato osservato che l'ultrapositivista Bonhometsi arroga «il diritto a una sperimentazione a tutto campo» (S. B
RUGNOLO
,
 L'artista come assassino
, in
 La tradizionedell'umorismo
, Roma, Bulzoni, 1994, p. 225).
2
 
Corr.
, I, pp. 114-115,
loc. cit 
.
3
L'avanzata del progresso, oltre a giustificare l'innaturale e dunque il «mostruoso», rende lo stesso scienziato uncriminale, che in nome del progresso potr
à
compiere qualsiasi esperimento; l'assurdo
è
che le invenzioni, quasi semprefrutto di sconsiderate speculazioni, distruggono l'umanit
à
in nome del bene della stessa umanit
à
(argomenti su cuiinsistono i cosiddetti «contes
à
appareil», e non ultimo l'esperimento del dottor Hallidonhill). Quindi la parodia, ideatastrategicamente da Villiers, anzich
é
contribuire a sminuire Bonhomet, lo innalzer
à
al ruolo di un geniale scienziato e poia quello di un carnefice-dilettante che, per assaporare da buon borghese le ebbrezze dell'arte, strangoler
à
con le sue maniguantate i bianchi cigni, i quali morendo emetteranno il loro ultimo e sublime canto. Cfr.
supra
il cap. II della primaparte di questo studio.
 
naggio dell'attrice dilettante, Alicia, mostro nel senso metafisico
4
.Ma esistono anche forme sofferte,drammatiche di sdoppiamento che mettono in luce improvvisamente l'aspetto mostruoso, celato nel personaggio, spesso artista o genio deviato, che sconfina nell'anormalità del nevrotico ossessionatodall'idea fissa: si pensi all'attore tragico Chaudval de «Le Désir d'être un homme», al narratoretaciturno di «Sombre récit, conteur plus sombre» e al temperamento d'artista, fin troppo sensibile,del conte suicida Maximilien di «Sentimentalisme», tutte novelle appartenenti ai
Contes cruels
.Qual è la logica sottesa alla creazione della metafora «mostro»? La società
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isola il criminale perché lo teme, perché eccezione in rapporto alla regola comune; i personaggi che vengono arappresentare le metafore della mostruosità sono il carnefice, il seviziatore, il prete diabolico, il bri-gante-criminale in libertà, l'incendiario, il dinamitardo, il maniaco, ma perfino il borghese rispettatoe stimato, e infine la coppia dei coniugi o amanti in cui spesso l'amore assume la forma di una veratortura. Il mostro secondo la concezione di Villiers è dunque il diverso, assimilabile a un caso dianomalia e di criminalità, che si rivela improvvisamente sotto le apparenze della normalità. Se ilmostro, inteso sempre più nel senso metaforico, diventa una minaccia alla stabilità sociale, unatrasgressione rispetto alla legge-norma, la società risponde con l'isolamento. Lo stesso poeta inun'ottica utlitaristica-borghese è una sintesi di anomalia, eccezione e diversità. In risposta a taledifformità all'interno di una morale del buon senso comunemente accettata, Villiers esalta in un'auradi grandiosità e di atmosfera angosciosa la tortura, la morte e la macchina della ghigliottina
6
,invenzione della rivoluzione, incaricata dall'autore di fare giustizia delle ingenuità e del perbenismo borghesi. Questa tecnica terroristica sottesa a molti racconti crudeli è molto vicina all'arte raffinata egeniale della tortura praticata dai cinesi e vantata come rimedio alla mediocrità borghese da OctaveMirbeau, che per bocca del carnefice cinese nel romanzo
 Le Jardin des supplices
(1899) emette una paradossale constatazione degna di Villiers: «Nous sommes vaincus par les médiocres... Et c'estl'esprit bourgeois qui triomphe partout»
7
. E come esempio di questi racconti del terrore, affilati etaglienti come una scure contro il mostro-borghese, valga il personnaggio del carnefice (il barone
Saturne
più volte ricordato) introdotto
in incognito
in una lieta brigata, durante una festa dicarnevale, che, pur magnetizzando l'ambiente mondano e licenzioso, non lascia trasparire dalla sua persona nulla riguardo alla prossima esecuzione capitale e quindi alle sue funzioni ufficialid'implacabile esecutore di pene capitali.La donna fatale e indirettamente carnefice appare nel racconto «La Reine Ysabeau» (
Contescruels
), anch'esso legato al simbolo della morte e dell'esecuzione capitale. Questa regina crudele,nota nella storia per la sua rara bellezza, è tanto fonte di piacere quanto di morte, poiché in lei leforze opposte, Eros e Thanatos, sono strettamente interdipendenti. Come tutte le donne fatali diVilliers questo personaggio proietta un'ombra di morte sull'amante, il vicedomino di Maulle, ignarodella macchinazione e della trappola mortale che gli prepara la sua amante; il suo piano diabolico ecriminale è di farlo accusare come incendiario proprio mentre trascorre tra le sue braccia l'ultimanotte d'amore (i rintocchi delle campane annunciano l'incendio scoppiato ma anche la condanna amorte.) Il fuoco diventa la metafora dell'amore che divampa («le feu des désirs», raffinato e
4
Esiste un preoriginale intitolato «le monstre Alicia»:
è
l'attrice borghese, simile esteriormente alla statuarappresentante la Venere di Milo, cfr.
O.C 
., I, p. 1535 e
infra
il cap. successivo.
5
Cfr. F. M
ORETTI
,
Segni e stili del moderno
, cit., il capitolo «Dialettica della paura» che propone «una sociologia delmostro moderno»: «il mostro dunque, serve a spostare gli antagonismi e gli orrori che si manifestano
dentro
la societ
à
 
al di fuori
della societ
à
stessa» (
 Ibid.
p. 105, corsivo nel testo).
6
La ghigliottina, come si sa, costituisce un tema ossessivamente presente in una serie di racconti insoliti o crudeli, incui Villiers esprime una forma di perversione a lui congeniale; questa macchina, simbolo certamente di castrazione,diventa nell'ideologia legittimista di Villiers uno strumento ambiguo di morte, piuttosto che «le symbole d'un olocausteet pr
é
sage de mort et pr
é
sage d'une apocalypse» come
è
stato sostenuto ultimamente. Cfr. M.-L. L
ENTENGRE
,
 Lanoirceur de Villiers
, in A
A
. V
V
.,
 Il “Roman noir”
..., cit., p. 288. Si veda anche sul tema della ghigliottina I. R
OSI
,
«L'occhio della ghigliottina»
in
 Immagine in trasparenza...
, cit., pp. 131-150.
7
O. M
IRBEAU
,
 Le Jardin des supplices
, Edition pr
é
sent
é
e et annot
é
e par Michel Delon, Paris, Gallimard, “Folio”,1988, p. 207. I rimandi delle pagine nel testo si riferiscono d'ora in poi a questa edizione.
 
sensuale) e i bagliori sinistri che penetrano nella stanza, ricoprendo di rosso gli oggetti, lasuppellettile, si fanno presagio di morte, minaccia. Dunque la metafora della mostruosità in questo«conte cruel» è legata alla eccezionale figura della regina, capace di una passione e di un amore chequasi non le appartengono, certamente disumani e quindi mostruosi, contrari alla sua naturafemminile; una passione che si colora certamente di una particolare follia e di una forza perversa,continuamente associate alla doppia metafora del sangue e dell'incendio
8
. La mostruosità èsoprattutto connaturata alla seconda personalità che si manifesta all'improvviso: infatti si tratta diuna donna che, pur essendo conosciuta da tutti, dal popolo e dai poveri, come «un ange de bonté,une sainte et sage princesse» (
O.C 
., I, p. 685) secondo la nota esplicativa apposta al racconto, sirivela fondamentalmente crudele e diabolica.Sul piano della narrazione è dato al lettore cogliere le qualità ossimoriche della scrittura diVilliers. Tratteggiando una donna misteriosa e attraente, dalla languida sensualità, che distilla velenial suo amante attraverso baci intramezzati da frasi, che fanno intendere il suo progetto criminale evendicativo («–Vous êtes un vilain incendiaire, mon amour», p. 683), il narratore mette in strettacorrelazione l'amore e il crimine: il simbolo del fuoco passa quindi dalla bellezza di Ysabeauemanante dai suoi capelli rossicci («la chevelure tiède, rousse comme de l'or brûlé», p. 684) al corpodell'amante, legando indissolubilmente, metonimicamente, l'amore alla condanna a mortedell'amante: «Et, comme les parfums qui sortaient de son corps oriental étourdissaient et brûlaientles sens jusqu'à ôter la force de penser, elle se pressa contre lui» (p. 683). L'abbraccio diventaattraverso un gioco di scambi metaforici quello del carnefice attaccato alla sua vittima e che ne hasadicamente decretato la morte. Questa novella potrebbe appartenere al particolare genere delFantastico per le graduate rivelazioni del piano criminale della regina, e quindi a una tecnica checrea e sviluppa nel lettore una situazione psicologica ambigua, satura di minaccia e di timore
9
.L'
incipit 
della novella che ha per titolo «Ce Mahoin!» (
 Histoires insolites
) presenta il ritratto diun mostro a tutto tondo: si tratta di un inafferrabile brigante dotato di una forza brutale, che seminail terrore nella provincia di Bruxelles, nel circondario d'Ixelles:ah! ce Mahoin! l'hybride et fangeux brigand! Le tragique et retors malvat! Un rôdeur deroutes, une face de crime, à reflets ternes, couleur de couteau sale: l'air d'un mauvais prêtre,moins la défroque: et gare à ce qu'il rencontrait! (
O. C 
., II, p. 269).Tuttavia questa specie di «grondante bête puante» (p. 270) esercita uno strano fascino e un poteresoggiogante sulle giovani fanciulle, oggetto della sua smisurata libidine, e viene catturata mentre siaccinge a compiere uno strupro. Il giorno dell'esecuzione una grande folla di curiosi, di tutti i ceti ele età si assiepa lungo le strade; perfino le case sono zeppe di stranieri venuti da ogni parte dellaregione per assistere alla decapitazione del brigante sanguinario. A sorprendere il lettore è laconclusione che comporta una doppia esecuzione: della vittima e del carnefice, del mostro e dellafolla dei curiosi, che per il sollevamento e sfondamento del tetto vengono letteralmente decapitatinello stesso istante:Or, devant cette quantité de têtes, qu'éclairait le brouillard en feu et qui guettaient letomber de la sienne, les yeux du patient s'agrandirent: – en un grave silence, affolé peut-
8
Il colore rosso
è
evidenziato dalla doppia congiunzione dei verbi-aggettivi sublimati stilisticamente dallo scambiometaforico che intercorre tra sangue-incendio-passione e infine vendetta (
O.C.
, I, p. 683). Anche se il vicedominoriuscir
à
a fuggire dalla prigione, la vendetta della sua amante-giustiziera divampa come un fuoco inestinguibile fino araggiungerlo in esilio: «Encore tout bris
é
et br
û
l
é
par la torture, le vidame de Maulle passa la fronti
è
re et mourut dansl'exil» (p. 685). Per questo, se la sua mano di carnefice non riuscir
à
a colpire l'amante, che avrebbe voluto sposare lafiglia giovanissima del suo gioielliere, lei far
à
eseguire ugualmente la condanna a morte dell'avvocato che l'aveva aiutatoa fuggire dalla prigione e far
à
cancellare dalla lista dei vivi il nome dell'amante.
9
Secondo uno studioso di tale genere «la situation Victime-monstre n'est pas une situation d'
é
tranget
é
, c'est unesituation de menace et de crainte» (L. V
AX
,
 La s
é 
duction de l' 
é 
trange
, Paris, PUF., 1965, p. 117).

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