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SIMONE CHINAGLIA

Istologia Generale
Programma del Cdl Scienze e Tecnologie Biologiche
Curriculum Biomedico

I tessuti biologici
1. Tessuto epiteliale: le sue specializzazioni apicali (ciglia e flagelli) e le sue
specializzazioni basolaterali (giunzioni occludenti, aderenti, comunicanti)
2. Tessuto epiteliale ghiandolare: ghiandole esocrine, ectodermiche e endodermiche
e accenno alle mesodermiche. Cenni sulle ghiandole endocrine.
3. Tessuti connettivi propriamente detti e specializzati (cartilagine, osso, sangue e
midollo emopoietico).
4. Milza e linfonodi con cenni di immunologia.
5. Tessuto muscolare liscio, cardiaco e scheletrico, contrazione muscolare.
6. Tessuto nervoso: organizzazione funzionale, i neuroni e il trasporto assonico; le
sinapsi; le cellule della glia, la mielinizzazione
7. Microscopia ottica ed elettronica e preparazione dei campioni biologici.

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I circa 200 tipi di cellule che compongono


lorganismo umano si dispongono e si
organizzano per formare quattro tipi
fondamentali di tessuti. Gruppi di questi
tessuti si associano in varie forme strutturali e
funzionali, gli organi, che sono responsabili
delle diverse funzioni del corpo. I quattro tipi di
tessuto fondamentale sono: lepitelio, il
connettivo, il muscolare e il tessuto
nervoso.

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EPITELI E GHIANDOLE

Il tessuto epiteliale presente in diverse forme:


1. Lamine di cellule a mutuo contatto gli epiteliche rivestono il corpo nelle sua parte esterna e
delimitano la superficie interna dellorganismo;
2. Ghiandole che si originano da cellule epiteliali
che migrano nel connettivo sottostante.
Gli epiteli, propriamente detti, derivano da due dei tre
foglietti embrionali, lectoderma e lendoderma.
Dallectoderma di origina la mucosa nasale ed
orale, la cornea, lepidermide della pelle, la
ghiandola mammaria e le ghiandole della cute.
Dellendoderma si originano il fegato, il pancreas
e le superfici epiteliali del tratto respiratorio.
I tuboli renali, il rivestimento dellapparato
riproduttivo maschile e femminile, il rivestimento
endoteliale dellalbero circolatorio ed il mesotelio
delle cavit corporee si originano dal foglietto
mesodermico, quindi non sono considerati epiteli.
I tessuti epiteliali svolgono diverse funzioni:
Protezione dai tessuti sottostanti da
abrasioni e traumi;
Trasporto transcellulare di molecole
attraverso i vari strati epiteliali;
Secrezione di muco, ormoni, enzimi e di
prodotti di varie ghiandole;
Assorbimento di sostanze (es., tratto
intestinale e alcuni tuboli renali);
Controllo del movimento dei materiali fra i
diversi scoparti del corpo per mezzo dei una
permeabilit selettiva delle giunzioni fra le
cellule dellepitelio;
Recezione e sensibilit per mezzo di
papille gustative, retina dellocchio, e cellule
capellute dellorecchio interno.

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LEPITELIO
Cellule aderenti fra loro formano il rivestimento esterno ed
interno del copro conosciuto come epitelio.
I foglietti di cellule contigue che costituiscono
lepitelio dono uniti strettamente da particolari
complessi di giunzioni. Gli epiteli mostrano scarso
spazio intercellulare e poca matrice extracellulare.
Essi sono separati dal sottostante tessuto connettivo
per messi di una membrana basale prodotta dalle
stesse cellule epiteliali. Dato che gli epiteli nono sono
vascolarizzati, il nutrimento e lapporto di ossigeno
si realizzano per diffusione dai capillari del tessuto
connettivo sottostante attraverso la membrana
basale.
MEMBRANA BASALE
La membrana basale, composta da una lamina basale e
della lamina reticolare.
Linterfaccia tra epitelio e tessuto connettivo
occupata da una piccola zona acellulare, detta
membrana basale che si colora con la reazione
PAS e con i coloranti tipici per i GAG, una struttura
molto simile alla membrana basale, la lamina
esterna, circonda le cellule muscolari lisce e
scheletriche, gli adipociti e le cellule di Schwann.
La membrana basale, che visibile al microscopio
ottico, viene meglio definita allosservazione
elettronica e appare composta da due parti: la
lamina basale, elaborata dalle cellule epiteliali e la
lamina reticolare, elaborata dalle cellule presenti
nel tessuto connettivo.
Lepitelio legato al connettivo sottostante da questa
fascia acellulare, la lamina basale e la lamina
reticolare.

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LA LAMINA BASALE
La lamina basale, prodotta dallepitelio, composta dalla
lamina lucida e dalla lamina densa.
Allosservazione con il microscopio elettronico, la
lamina basale si rivela costituita da due parti, la mina
lucina, una regine elettron-trasparente di 50nm di
spessore sotto lepitelio e la lamina densa, una
regione elettron-densa di 50 nm di spessore.
La lamina lucida costituita essenzialmente
dalle glicoproteine extracellulari laminina d
entactina, cos come da intregrine e da
distroglicani, recettori transmembrana che si
proiettano dalla superficie delle cellule epiteliali nella
lamina basale.
Nelle sezioni congelate rapidamente, la lamina lucida
assente, suggerendo che possa essere un artefatto
della fissazione del tessuto e che forse la lamina densa
possa essere pi vicina alle intregrine e ai
distroglicani della membrana plasmatica della base
dellepitelio di quanto si pensi.
La lamina densa comprende una rete di
collagene di tipo IV che rivestita, sia sul lato della
lamina lucida che della lamina reticolare, dal
proteoglicano perlecano. Le catene laterali di
eparan solfato che si proiettano dal lasse proteico
del perlecano formato un polianione. La faccia della
lamina densa, della pare ricolta verso la lamina
reticolare, possiede fibronectina.
La laminina ha dei domini che legano il collagene di
tipo IV, leparan solfato e le integrine ed i
distroglicani delle cellule epiteliali, delimitando cos
lancoraggio delle cellule epiteliali alla membrana
basale. La lamina basale a sua volta, ben ancorata
alla lamina reticolare tramite varie sostanze
comprese la fibronectina, le fibrille di ancoraggio
(collagene di tipo VII) e le microfibrille (fibrillina)
tutte elaborate dai fibroblasti del connettivo.
La lamina basale funziona sia come filtro molecolare
che come saldo e flessibile supporto per il sovrastante
epitelio.

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La capacit filtrante non dovuta soltanto alla
presenza della fine trama retiforme del collagene IV,
ma anche dalla presenza delle cariche negative del
leparan solfato, che limita notevolmente il passaggio
di molecole con cariche negative.
Altre funzioni della lamina basale sono: facilitare
lattivit mitotica e il differenziamento cellulare,
modulare il metabolismo, assistere nella formazione
della polarit cellulare, svolgere un ruolo nella
modificazione delle proteine integrali nella porzione
basale della membrana plasmatica e agire da guida
nella migrazione delle cellule epiteliali presenti sulla
sua superficie, come nel caso dei processi di
riepitelizzazione delle ferite cutanee oppure durante
il ripristino delle giunzioni neuromuscolari, durante
la rigenerazione dei nervi motori.
LA LAMINA RETICOLARE
La lamina reticolare, prodotta dai componenti del tessuto
connettivo, responsabile dellattacco della lamina densa
al sottostante tessuto connettivo.
La lamina reticolare, regione di spessore
variabile, elaborata dia fibroblasti ed composta da
collagene di tipo I e III.
situata allinterfaccia tra la lamina basale ed il
sottostante tessuto connettivo, con uno spessore che
varia a seconda delle forze di frizione cui sottoposto
il sovrastante epitelio. spessa nella pelle e molto
sottile negli epiteli che delimitano gli alveoli
polmonari.
I collageni di tipo I e III del tessuto connettivo si
agganciano alla lamina reticolare, dove interagiscono
e si legano alle microfibrille ed alle fibrille di
ancoraggio della lamina reticolare. In aggiunta ai
gruppi basici delle fibre di collagene formano legano
con i gruppi acidi dei GAG della lamina densa.
I siti della fibronectina che si legano al collagene ed ai
GAG rafforzano ulteriormente lancoraggio della
lamina basale alla lamina reticolare.

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CLASSIFICAZIONE DEI RIVESTIMENTI


EPITELIALI
La morfologia e la disposizione delle cellule stanno alla
base della classificazione dellepitelio.
I rivestimenti epiteliali si classificano in base al
numero di strati cellulari compresi fra la membrana
basale e la superficie libera e per la morfologia
cellulare.
Se c uno strato cellulare, si parla epitelio
semplice; se ci sono vari tipi di cellule epiteliali, si
parla di epitelio stratificato. Le cellule epiteliali,
quando osservate in sezioni perpendicolari rispetto
alla membrana basale, posso essere squamose (piatte
o pavimentose), cuboidali o colonnari (cilindriche).
Gli epiteli stratificati si classificano in base alla
morfologia dello strato pi superficiale. In aggiunta a
questi tipo epiteliali fondamentali, si posso
individuare ancora lepitelio pseudostratificato e
lepitelio di transizione.

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Classificazione dellepitelio

Semplice

Tipo

Forma delle cellule

Localizzazione

Squamoso

Piatta o
pavimentosa

Rivestimento: alveoli polmonari, ansa di


Henle, strato parietale della capsula di
Bowman, orecchio medio ed interno,
vasi sanguigni e linfatici, cavit pleurale
e peritoneale

Cubico

Cubica o
isoprismatica

Dotti di molte ghiandole, rivestimento


ovaie, forma i tuboli renali

Cilindrica o
batiprismatica

Pseu
dost
ratifi
cato

Cilindrico

Tutte le cellule si ancorano nella lamina basale ma non


tutte arrivano alla superficie libera; le cellule superficiali
sono cilindriche

Stratificato

Squamoso
(Non cheratinizzato)
Squamoso
(cheratinizzato)
Cubico

Piatta nucleata

Rivestimento: ovidotti, sotto efferenti


dei testicoli, utero, piccoli bronchi, la
maggior parte del tratto digestivo,
cistifellea, grossi dotti di alcune
ghiandole
Rivestimento: gran parte della trachea,
bronchi primari, epididimo e dotti
deferenti, tuba uditiva parte della
cavit timpanica, cavit nasale, sacco
lacrimale, uretra maschile, grossi dotti
escretori
Rivestimento: bocca, epiglottide,
esofago, corde vocali, vagina

Funzioni
Rivestimento delle
membrane di trasporto di
fluii, scambio gassoso,
lubrificazione, riduzione
dellattrito (favorisce perci
il movimento dei visceri)
Secrezione, assorbimento,
protezione
Trasporto, assorbimento,
secrezione, protezione

Secrezione, assorbimento,
lubrificazione, protezione,
trasporto
Protezione, secrezione

Piatta anucleo

Epidermide della pelle

Protezione

Cubica

Rivestimento: ghiandole sudoripare


Congiuntiva degli occhi, alcuni grandi
sotti escretori, tratti delluretra
maschile

Assorbimento, secrezione

Cilindrico

Cilindrica

Transizionale

A forma di cupola
(organo rilassato),
piatta (organo
disteso)

Rivestimento: tratto urinario dal calice


renale alluretra

Secrezione, assorbimento,
protezione
Protezione, estensibile

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EPITELIO SQUAMOSO SEMPLICE

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EPITELIO COLONNARE SEMPLICE

Lepitelio squamoso semplice formato da un singolo


strato di cellule appiattite fra loro.

Lepitelio cilindrico semplice composto da un singolo


strato di cellule allungate di forma esagonale.

Lepitelio squamoso semplice formato da un


singolo strato di cellule sottili in intimo contatto, a
contorno poligonale. Osservato dallalto, questo
rivestimento epiteliale assomiglia ad un pavimento in
cui le cellule rappresentano delle mattonelle con un
nucleo centrale sporgente.

Lepitelio cilindrico (colonnare) semplice


costituito da cellule alte a profilo rettangolare che
posso assomigliare a cellule cubiche se osservate
dallalto. Il loro nucleo occupa di solito una posizione
basale. Lepitelio cilindrico riveste la maggior parte
del tubo digerente, la cistifellea ed i grossi dotti
ghiandolari.

Tuttavia, viste in sezione trasversale non sono


sempre visibili i nuclei delle cellule, in quanto il
piano di sezione pu non passare per il nucleo.
Gli epiteli squamosi semplici li troviamo nel
rivestimento degli alveoli polmonari, nellansa di
Henle e nelle parte della capsula di Bowman del rene.
Lepitelio non deve essere confuso con
lendotelio, presente allinterno dei vasi sanguigni,
linfatici e con il mesotelio, della cavit pleurica e
polmonare, poich entrambi derivano dal
mesoderma embrionale.
EPITELIO CUBICO SEMPLICE
Lepitelio cubico semplice formato da un singolo strato di
cellule di forma esagonale tronca isoprismatica.
Questepitelio formato da un singolo strato di
cellule poligonali. Viste in sezione trasversale, queste
cellule hanno un contorno pi o meno quadrato con
un nucleo rotondeggiante in posizione centrale.
Lepitelio cubico semplice lo si trova nel
rivestimento di molti dotti ghiandolari, sulla
superficie dellovaio ed in alcuni tuboli renali.

Le cellule dellepitelio cilindrico semplice posso


avere un bordo striato, dovuto alla presenza dei
microvilli presenti sulla parte apicale della cellula.
Lepitelio colonnare che tappezza lutero, le tube
ovariche, i dotti deferenti ed i piccoli bronchi
ciliato. In questi distretti le ciglia si proiettano dalla
superficie apicale della cellula verso il lume.
EPITELIO SQUAMOSO STRATIFICATO
Lepitelio squamoso stratificato (non cheratinizzato)
composto da parecchi strati di cellule, in cui anche quelle
pi superficiali sono provvisti di nucleo. Lepitelio
squamoso stratificato (cheratinizzato) si differenzia dal
precedente dal fatto che le cellule in superficie sono morte,
anucleate e piene di cheratina.
Non cheratinizzato
Lepitelio squamoso stratificato (non cheratinizzato)
spesso, dato che composto da parecchi strati
cellulari dei quali solo il pi profondo in contatto
con la membrana basale.
Questo strato presenta cellule cubiche; le cellule
che si trovano nella parte intermedia dellepitelio
sono polimorfe; le cellule superficiali invece sono
appiattite (squamose) e per questo lepitelio viene
detto squamoso o pavimentoso.

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Dato che lo strato superficiale formato da cellule
nucleate, questo epitelio viene detto non
cheratinizzato. Questo tipo di epitelio ricopre
superfici umide quali cavit orali, faringe, esofago,
corde vocali, vagina.
Cheratinizzato
Lepitelio squamoso stratificato cheratinizzato
caratterizzato dalla presenza negli strati pi
superficiali di cellule morte, dove i nuclei e il
citoplasma son completamente sostituiti da
cheratina.
Questo epitelio costituisce lepidermide della
pelle, uno strato molto resistente ed impermeabile
allacqua.
EPITELIO CUBICO STRATIFICATO
Lepitelio cubico stratificato, che possiede solo un
paio di strati cellulari, riveste i dotti delle ghiandole
sudoripare.

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poliedriche, le cellule pi superficiali della vescica
vuota hanno una forma rotondeggiante, talvolta con
due nuclei e sporgono da lune con una protrusione
cupoliforme.
Quando la vescica si distende invece, queste cellule
cupoliformi si distendono ed assumono una forma
piatta.
Lepitelio di transizione lo si trova esclusivamente
nellapparato urinario, dove riveste il tratto urinario
compreso tra i calici renali e luretra.
EPITELIO CILINDRICO
PSEUDOSTRATIFICATO
Lepitelio cilindrico pseudostratificato sembra essere
stratificato; tute le cellule sono in contatto con la
membrana basale.

EPITELIO CILINDRICO STRATIFICATO

Lepitelio cilindrico pseudostratificato in realt


composta da un singolo strato di cellule.

Lepitelio cilindrico stratificato composto da pi parti di


cellule in cui quelle pi superficiali sono cilindriche.

Tutte le cellule dellepitelio pseudostratificato


sono in contatto con la membrana basale, ma solo
alcune riescono a raggiungere la superficie libera
dellepitelio, le cellule che non raggiungono la
superficie, di solito, hanno una base allargata ed una
parte apicale pi stretta. Le cellule pi alte arrivano
fino in superficie ed hanno una base pi stretta ed una
parte apicale pi allargata.

Lepitelio cilindrico stratificato costituito da uno


strato pi profondo di cellule cuboidali a contatto
con la membrana basale e da uno strato pi
superficiale di cellule cilindriche.
Lo si trova in alcuni limitati distretti del corpo, come
la congiuntiva dellorecchio, alcuni grossi dotto
escretori ed alcune zone delluretra maschile.
EPITELIO DI TRANSIZIONE
Lepitelio di transizione composto da molti strati di
cellule, quelle pi superficiali sono larghe ed a forma di
cupola.
composto da vari strati cellulari: lo strato basale
costituito da cellule cubiche o cilindriche. Al di
sopra di queste ci sono vari strati di cellule

Dato che queste cellule hanno unaltezza diversa,


i loro nuclei appaiono a varie altezze, dando
limpressione che si tratti di un epitelio stratificato.
Questo tipo di epitelio lo troviamo nelluretra
maschile, nellepididimo e nei grossi dotti escretori
ghiandolari.
Il tipo pi diffuso di epitelio pseudostratificato
quello ciliato, essendo le sue cellule pi alte e
provviste di cigli sulla parte apicale che raggiunge la
superficie libera.
Questo tipo di epitelio ciliato lo si trova a rivestire la
maggior parte della trachea e dei bronchi principali,
la tuba uditiva, parte della cavit timpanica, la cavit
nasale ed il sacco lacrimale.

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MICROVILLI

CIGLIA

I microvilli sono proiezioni citoplasmatiche digitiformi che


si protendono verso il lume dalla superficie libera delle
cellule.

Le ciglia sono strutture mobili, simili a peli, che originano


dalla superficie apicale delle cellule; il loro asse centrale
composto da una disposizione di microtubuli nota come
assonema.

Le cellule cilindriche (e cuboidali) a funzione


assorbente, osservate al microscopio elettronico,
mostrano i microvilli, proiezioni cilindriche associati
alla membrana, molto addensate che si estendono
dalla superficie verso il lume.
Queste strutture si presentano con un bordo
striato, nel caso delle cellule assorbenti
dellintestino, e come bordo a spazzola nel caso
delle cellule che tappezzano i tubuli prossimali del
rene.
In cellule poco attive i microvilli sono radi e corti,
in cellule epiteliali con notevoli funzioni di
assorbimento, come le intestinali, sono molto
numerosi e lunghi da 1 a 2 m, determinando un
notevole aumento della superficie della cellula.
Ciascun microvillo costituito da un asse centrale
di 25-30 filamenti di actina legati trasversalmente
dalla villina ed attaccati ad una regione amorfa posta
a loro apice che si estendono nel citoplasma, dove i
filamenti di actina si ancorano in una regione
specializzata della corteccia dellestremit basale
della cellula, detta rete terminale.
La rete terminale costituita da molecole di
actina e spettrina come pure da filamenti intermedi.
Le cellule epiteliali senza funzioni di
assorbimento o di trasposto possono avere microvilli
senza un asse centrale di trasporto.

Le ciglia sono proiezioni dotate di motilit, simili


a peli, con un diametro di 0. 2 m e si espandono
sulla superficie di alcune cellule epiteliali.
Nellepitelio ciliato dellapparato respiratorio
(trachea e bronchi) e nelle tube ovariche ci sono
probabilmente centinaio di ciglia disposte
ordinatamente sulla superficie cellulare esposta verso
il lume. In altre cellule epiteliali comunque, come le
cellule
capellute
dellapparato
vestibolare
dellorecchio interno, c un solo ciglio la cui
funzione sensoriale.
Le ciglia servono per la progressione del muco
e di altre sostanze lungo la superficie epiteliale,
mediate oscillazioni ritmiche. Le ciglia dellalbero
respiratorio, ad esempio, spingono il muco verso la
cavit orofaringea dove pu essere ispettorato. Le
ciglia della tuba ovarica fanno progredire luovo
fecondato verso la cavit uterina.
Lasse centrale del ciglio costituito
dallassonema, complesso di microtubuli disposti
ordinatamente. Lassonema composto da un
numero costante di microtubuli disposti
longitudinalmente in un organizzazione di 9 + 2.
Due microtubuli in posizione centrale (singoli)
sono circondati da nove doppiette di microtubuli.
(v.di lessenziale di biologia molecolare)

Le stereociglia (non confondere con le ciglia)


sono dei lunghi microvilli che si trovano
limitatamente nellepididimo ed alle cellule
sensoriali della coclea (orecchio interno). Si ritiene
che la rigidit di queste strutture senza motilit sia
dovuta alla presenza di filamenti di actina

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GIUNZIONI OCCLUDENTI
Le giunzioni occludenti impediscono il movimento delle
proteine di membrana e il passaggio di molecole
idrosolubili attraverso gli spazi intercellulari.
Note anche come giunzioni strette le giunzioni
occludenti sono localizzate fra le membrane
plasmatiche di cellule adiacenti e sono le funzioni
apicali pi frequenti fra le cellule epiteliali. Formano
un specie di cintura che avvolge circolarmente
lintera cellula.
Nei punti di fusione, proteine intrinseche delle
due membrane, le claudine e le occludine, si
uniscono fa loro formando cos una saldature che
chiude quasi lo spazio intercellulare.
Sebbene le occludine e le claudine partecipino
entrambe alla formazione delle giunzioni strette
sembra che le claudine abbiamo un ruolo pi attivo
poche sembra che queste proteine siano responsabili
della chiusura deli spazi intercellulari. Esse sono
calcio-indipendenti e non formano adesioni cellulari
forti, per cui il loro contatto deve essere rinformato
dalle caderine e dalle proteine delle zone
occludenti citoplasmatiche.
Le giunzioni strette svolgo due funzioni:
(1) prevenire il movimento di proteine di
membrana dalla zona apicale verso la zone
basolaterale;
(2) unire le membrane plasmatiche di cellule
adiacenti impedendo processi di diffusione di
molecole solubili attraverso gli spazi intercellulari.

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intercellulare di 15-20 nm presente fra i due foglietti
interni delle membrane adiacenti, contiene delle
proteine delle calderine.
Queste proteine integrali di membrana calciodipendenti, sono delle proteine di legame
transmembrana.
La loro porzione intracitoplasmatica si lega ad una
regione specializzata della reta cellulare,
rappresentata da una fascio di filamenti d actina che
scorre parallelo lungo in versante citoplasmatico
della membrana.
I filamenti di acina sono saldati fra loro e con la
membrana cellulare dalla catenina, vinculina e dall
a-actina
Queste giunzioni non solo uniscono membrana
cellulari fra loro, ma tramite proteine di legame
transmembrana, connettono il citoscheletro delle
due cellule.
La faccia Adherentes simile alla giunzione
aderente, tranne per il fatto che non continua
attorno a tutta la circonferenza cellullare. Invece di
una cintura come un nastri.
Le cellule muscolari cardiache rappresentano un
esempio di cellule attaccate luna allaltra mediante
le fasce di adesione.
(v.di lessenziale di biologia molecolare)
DESMOSOMI (Maculae Adherentes)
I desmosomi sono giunzioni simili a saldature lungo la
porzione laterale delle membrane cellulari capaci di
resistere a forze di tensioni.

GIUNZIONI ADERENTI (Zonule Adherentes)


Le Zonule Adherentes sono giunzioni a cintura che
facilitano ladesione di cellule contigue.
Le giunzioni aderenti del complesso giunzionale
sono localizzate sotto le giunzioni occludenti
(strette) e circondano la cellula. Lo spazio

I desmosomi rappresentano lultimo dei tre tipi


del complesso di giunzione. Questi punti di saldatura
sono distribuiti in maniera sparsa lungo la membrana
laterale delle cellule degli epiteli semplice e sulle
membrane delle cellule degli epiteli squamosi,
soprattutto dellepidermide.

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Placche di adesione, a forma discoidale, si trovano


su ognuno dei lati opposto alla membrana plasmatica,
nel versante citoplasmatico di cellule epiteliali
adiacenti. Ciascuna placca composta da un serie di
proteine di adesione, fra le quali le pi note sono le
desmoplachine e le placoglobine.

GIUNZIONI COMUNICANTI

Il desmosoma si forma con la partecipazione di


due cellule adiacenti. La parte citoplasmatica delle
proteine di legame transmembrana (caderine e si lega
alle desmoplachine ed alle placoglobine, dando
origine alla placca.
(v.di lessenziale di biologia molecolare)

Le giunzioni comunicanti sono largamente


presenti nei tessuti epiteliali di tutto il corpo, cos
come nel muscolo cardiaco, nel muscolo liscio e nei
neuroni, ma assenti nel muscolo striato. Queste
giunzioni permettono il passaggio di varie piccole
molecole fra cellule adiacenti. Lo spazio
intercellulare in queste giunzioni di ampiezza
costante di circa 2-4 nm.

EMIDESMOSOMI
Gli emidesmosomi legano la porzione basale della
membrana plasmatica alla sottostante membrana basale.
Gli emidesmosomi servono per ladesione della
parte basale della cellula alla membrana basale.
Sul versante citoplasmatico della porzione basale
del plasmalemma si notano delle placche di
adesione composte da desmoplachine, plectine ed
altre proteine associate.
In queste placche si inseriscono tonofilamenti di
cheratina in maniera diversa da quanto osservato
nei desmosomi. In queste strutture si attaccano anche
le proteine di legame transmembrana tramite
la loro porzione citoplasmatica, mentre con la parte
extracellulare queste proteine contraggono rapporto
con la laminina e il collagene di tipo IV della
membrana basale. Mentre le proteine di legame
transmembrana degli emidesmosomi sono delle
intregrine, famiglia di recettori per la matrice
extracellulare quelle dei desmosomi, invece sono
della famiglia delle caderine, adatte per i contatti
cellula-cellula.

Le giunzioni comunicanti (Gap Junction), dette nexus,


sono zone di comunicazione intercellulare.

(v.di lessenziale di biologia molecolare)


RICAMBIO DELLE CELLULE EPITELIALI
Le cellule che costituiscono gli epiteli sono
caratterizzati da un elevato ricambio che varia a
seconda della sede e della funzione. Il ritmo di
ricambio per un determinato epitelio costante.
Nel caso delle cellule dellepidermide queste
vengono continuamente rinnovate con processi
mitotici a carico delle cellule dello strato basale, da
questo strato le cellule iniziano a migrare attraverso
gli strati superiori, fino a raggiungere la superficie.
Durante questo avvenimento vanno incontro ad un
processo di cheratinizzazione, e poi raggiungono lo
strato superficiale dove muoiono e si sfaldano. Il
tutto richiede 28 giorni.
Le cellule che rivestono il piccolo intestino si
rinnovano ogni 6-8 giorni, mediante un processo
rigenerativo a carico delle cellule nella base delle
cripte. Le nuove cellule incominciano a migrare
verso la parte apicale del villo ed, una volta arrivate,
terminano il loro ciclo vitale e vengono eliminate.
Quando un numero elevato di queste cellule viene
perso a causa di una malattia o di una intossicazione,
la proliferazione cellulare viene innescata e la
popolazione cellulare reintegrata.

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GHIANDOLE
Le ghiandole si originano da cellule epiteliali che
lasciano la superficie dove si sono sviluppate e
penetrano nel sottostante connettivo, formando una
membrana basale a attorno a loro. Le unit
secretorie, insieme ai dotti, costituiscono il
parenchima della ghiandola; il tessuto connettivo
che penetra nel parenchima e ne costituisce il
supporto rappresenta lo stroma della ghiandola.

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Le ghiandole che secernono il loro prodotto
tramite la via costitutiva secretoria lo fanno di
continuo rilasciando i loro prodotti senza una fase di
accumulo e senza bisogno di ricevere alcun segnale.
Le ghiandole che funzionano con un meccanismo di
secrezione regolata concentrano ed accumulano
il loro prodotti fino a che non ricevono un segnale di
secrezione.
LE GHIANDOLE ESOCRINE

Gli epiteli ghiandolari sintetizzano i loro


prodotti negli scoparti intercellulari e, dopo, li
accumulano in particolari vescicole dette granuli di
secrezione.

Le ghiandole esocrine riversano, tramite un dotto, il loro


prodotto sulla superficie dellepitelio di origine.

A seconda della modalit di rilascio de loro


prodotto secretorio, le ghiandole posso essere
classificate secondo due grandi gruppi fondamentali:

Le ghiandole esocrine vengono classificate in base alla


natura del loro secreto, alla modalit di secrezione ed
al numero di cellule che le compongono.

- Le ghiandole esocrine, rilasciano il loro


prodotto per mezzo dei sotto sulla superficie
epiteliale, interna od esterna, dalla quale si sono
originate;
- Le ghiandole endocrine, sono senza dotti
secretori avendo perso la connessione con la
superficie epiteliale originaria, e riversano i loro
prodotti nel sangue o nella linfa.

Le ghiandole mucipare secernono


mucigeno, materiale glicoproteico ad alto peso
molecolare, che, dopo idratazione si rigonfia dando
luogo a formazione di un denso materiale viscoso e
gelatinoso a funzione lubrificante, detto mucina,
principale componente del muco. Esempi di
ghiandole mucipare sono le cellule caliciformi e le
cellule salivari minori della lingua e del palato.

Vari tipi di cellulari secernono molecole dette


citochine, che consentono una comunicazione
cellula-cellula. Le citochine vengono rilasciate da
cellule segnale ed agiscono su cellule bersaglio
che possiedono recettori specifici per legare le
molecole segnale. A seconda della distanza che le
citochine devono percorrere per raggiungere il
proprio bersaglio, la modalit di comunicazione pu
essere:

Le ghiandole sierose, come il pancreas,


secernono un fluido acquoso ricco di enzimi.

- Autocrina: la cellula segnale a come bersaglio


se stessa, autostimolandosi;
- Paracrina: la cellula bersaglio si trova nelle
vicinanze della cellula segnale e, pertanto, la
citochina non deve entrare nel sistema
circolatorio;
- Endocrina: la cellula segnale molto lontana
dalla cellula bersaglio e, quindi, la citochina
deve essere trasportata o dal sangue o dalla linfa.

Le ghiandole miste, sono costituiti da acini


(unit secretorie) che producono muco e da acni che
producono materiale sieroso; in aggiunta lo stesso
acino a secrezione mucosa pu avere una porzione
occupata da cellule sieroso (semilune sierose). Le
ghiandole sottolinguale e sottomandibolare sono un
esempio di ghiandole miste.
Le cellule delle ghiandole esocrine rilasciano il
loro prodotto attraverso tre meccanismi:
(1) merocrino, (2) apocrino, e (3) olocrino.
Il rilascio dei prodotti di secrezione dalle
ghiandole merocrine (es: ghiandola paratiroide)
avviene tramite esocitosi e, pertanto, n la
membrana plasmatica n citoplasmatica prendono
parte alla secrezione.

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Istologia Generale
Le ghiandole apocrine (es: la ghiandola
mammaria in allattamento) riversano una parte del
loro citoplasma apicale insieme a prodotto di
secrezione. Nelle ghiandole olocrine (es: ghiandole
sebacee), la cellula secretoria matura e muore,
diventando anchessa prodotto di secrezione.
GHIANDOLE ESOCRINE UNICELLULARI
Le ghiandole esocrine unicellulari rappresentano lesempio
pi semplice di ghiandola esocrina.
Questo tipo di ghiandole, rappresentate da
cellule isolate poste nel contesto di un epitelio, sono
la forma pi semplice di ghiandole esocrine.
Uno degli esempi pi classici sono le cellule
caliciformi che si trovano nel contesto degli epiteli
che delimitano il tratto digestivo ed alcune porzioni
del tratto respiratorio. Il loro prodotto di secrezione
ha una funzione protettiva della superficie epiteliale.
Le cellule caliciformi prendono questo nome
dal fatto che assomigliano a dei calici. La loro sottile
regione basale a contatto con la membrana basale
stretta, mentre la porzione apicale che si espande, la
teca, raggiunge il lume dellintestine o del tratto
respiratorio.
La teca ripiena di goccioline di secrezione
delimitate da membrana che spingono il citoplasma
alla periferia ed il nucleo verso la parte basale. Il
rilascio del muco influenzato da sostanze chimiche
irritanti o da innervazioni parasimpatiche che porta
ad esocitosi dellintero contenuto della cellula con
funzione protettiva e lubrificante della superficie
epiteliale.
GHIANDOLE ESOCRINE MULTICELLULARI
Le ghiandole esocrine multicellulari sono formate da
raggruppamenti organizzati di unit secernenti.

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Queste cellule non funzionano in modo
indipendente fra loro, ma si comportano come un
organo secretorio le ghiandole esocrine
multicellulari posso formare ghiandole a struttura
semplice, come nel caso delle ghiandole dellutero o
della mucosa gastrica, oppure a struttura complessa
composte da vari tipi di unit secernenti ed
organizzate in strutture ramificate.
Data la loro organizzazione strutturale, le
ghiandole multicellulari, vengono classificate in base
alla disposizione delle loro unita di secrezione e dei
dotti cos come in base alla forma della unit
secretorie.
Le ghiandole multicellulari si classificano in
semplici, quando il dotto non si ramifica e in
composte quando i dotti si ramificano. In base alla
forma delle unit di secrezione, le ghiandole vengono
classificate in tubolari, acinose (chiamate anche
alveolari, simili ad un grappolo) e tubolaveolari.
Le ghiandole multicellulari pi grosse sono avvolte
da una capsula connettivale, dalla quali si dipartono
dei setti connettivali che vanno a suddividere la
ghiandola in lobi e lobuli.
LE GHIANDOLE ENDOCRINE
Le ghiandole endocrine son prive di dotti ed il loro
prodotto di secrezione quindi rilasciato direttamente nel
circolo sanguigno.
Le ghiandole endocrine riversano il loro secreto, gli
ormoni, nei vasi linfatici e sanguigni, per raggiungere
gli organi bersaglio, le principali ghiandole endocrine
del corpo mano sono la surrenale, lipofisi, la
paratiroide, lepifisi, cos come lovaio, la placenta
ed i testicoli.
Le isole di Langherans e le cellule interstiziali
del Leydig sono particolari, in quanto sono dei
raggruppamenti di cellule inserite in uno stroma
connettivale di altri organi (rispettivamente del
pancreas e del testicolo).

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Istologia Generale
IL TESSUTO CONNETTIVO
Il tessuto connettivo forma un tessuto in stretta
connessione con il tessuto epiteliale, muscolare,
nervoso e con gli altri componenti dello stesso
connettivo, per assicurare una integrazione funzionale
dellorganismo. La maggior parte del tessuto
connettivo si origina dal foglietto mediamo
embrionale, il mesoderma. Da questo foglietto si
sviluppano le cellule pluripotenti del mesenchima,
sebbene, per alcune aree della testa e del collo, il
mesenchima si sviluppa dalle cellule delle creste
neurali.
Il tessuto connettivo maturo viene classificato in
tessuto connettivo propriamente detto e
tessuto connettivo specializzato (cartilagine,
osso e sangue).
Funzioni del tessuto connettivo
Al tessuto connettivo vengono attribuite molte
funzioni, le cui pi importanti sono:

Provvedere al supporto strutturale;


Servire come mezzo attraverso il quale si
realizzano gli scambi;
Partecipare ai processi di difesa e
protezione dellorganismo;
Costituire un sito di deposito di gassi.

Losso la cartilagine, i legamenti che tengono


insieme le ossa e i tendini che collegano i muscoli a
questultimi, agiscono da supporto strutturale.
Allo stesso modo, il connettivo che forma le capsule
che circondano gli organi e lo stroma che forma
limpalcatura interna degli organi svolge unzioni di
supporto.
I connettivo rappresentano il mezzo attraverso il
quale si ha lo cambio di prodotti di rifiuto, metaboliti
e di ossigeno fra il torrente circolatorio e le varie
cellule del corpo.
Le funzioni di difesa e di protezione si
esplicano (1) attraverso lattivit fagocitario di alcune
cellule che inglobano e distruggono detriti cellulari,
particelle estranee e microrganismi; (2) mediante le
cellule immunocompetenti che producono anticorpi

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contro gli antigeni; (3) attraverso alcune cellule che
producono sostanze farmacologiche che aiutano a
controllare il processo infiammatorio. Il tessuto
connettivo inoltre, contribuisce alla protezione
dellorganismo, fungendo da barriera fisica contro la
penetrazione e diffusione di microrganismi.
La matrice extracellulare
LA SOSTANZA FONDAMENTALE
La sostanza fondamentale pu essere definita
come una matrice idratata e amorfa, composta da
glicosaminoglicani (GAG), lunghi polimeri lineari
formati
da
unit
saccaridiche
ripiegate;
proteoglicani, formati da un asse proteico al quale si
legano covalentemente i glicosaminoglicani;
glicoproteine adesive, grosse molecole che sono
responsabili dellunione dei vari componenti della
matrice extracellulare fra loro e con le integrine e i
distroglicani della superficie cellulare.
Le glicoproteine adesive sono di vario tipo.
Alcune di esse sono localizzate preferenzialmente nella
membrana basale, come la laminina, oppure nella
cartilagine e nellosso, come la condronectina e
losteonectina, rispettivamente. Altre, come la
fibronectina, sono diffusamente sparse nella matrice
extracellulare.
LE FIBRE
La componente fibrosa della matrice
extracellulare del connettivo rappresentata dalle
fibre di collagene che nonostante non siano elastiche
sono molto resistenti alla trazione. Ciascuna fibra
composta da subunit di tropocollagene, composta
da tre catene alfa avvolte a tripla elica. Gli
amminoacidi pi frequenti che troviamo nel collagene
sono Gly, Pro, Hyp e Hyl. Fino ad ora sono stati
scoperti oltre 20 tipi di collagene, ma i sei pi
rappresentativi sono:
Tipo I: nel connettivo propriamente
detto, nellosso, dentina e cemento;
Tipo II: nella cartilagine ialina ed elastica;
Tipo III: fibre reticolari;
Tipo IV: lamina densa della membrana
basale;

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Istologia Generale

Tipo V: nella placenta associato al collagene


di tipo I;
Tipo VII: ncora la lamina basale a quella
reticolare.

La maggior parte dei collagene forma fibre con una


periodicit di 67 nm, dovuta alla particolare
disposizione dei metalli pensati nelle regioni gap
della fibra. Il collagene IV non forma fibre e di
conseguenza non mostra periodicit.
Le fibre elastiche sono costituite da elastiche e da
microfibrille. Queste fibre sono particolarmente
elastiche son un fattore del 150%. La propriet
elastiche dovuta alla proteina Elastina e, la stabilit
assicurata dalla presenza di microfibrille. Lelastina
una sostanza amorfa e gli amminoacidi pi
rappresentativi sono la Gly e la Pro. Inoltre, lelastina
ricca in lisina, un amminoacido responsabile della
formazione dei residui di desmosina altamente
deformabili che impartiscono un elevato grado di
elasticit alle fibre.
LA COMPONENTE CELLULARE
Le cellule del tessuto connettivo posso essere
raggruppate in due categorie: cellule fisse e cellule che
sono in grado di migrare.
Le cellule fisse rappresentano una popolazione
di cellule residenti che si sviluppano e rimangono nel
tessuto connettivo dove svolgono le loro funzioni.
Sono cellule stabili e a lunga vita e comprendono:

Fibroblasti;
Cellule adipose;
Mastocisti;
Periciti;
Macrofagi.

Le cellule che sono in grado di migrare si originano per


la maggior parte dal midollo osseo e poi passano nel
torrente circolatorio dove, in seguito a vari stimoli,
svolgono le loro funzioni specifiche. Dato che queste
cellule migranti hanno una vita breve devono essere
continuamente rimpiazzate da nuovi elementi. Fra le
cellule migranti troviamo:

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Plasmacellule;
Linfociti;
Neutrofili;
Eosinofili;
Basofili;
Monociti;
Macrofagi.

CELLULE FISSE DEL TESSUTO CONNETTIVO


FIBROBLASTI
I fibroblasti, il tipo di cellula pi abbondante del tessuto
connettivo. Sono responsabili della sintesi della maggior
parte della matrice extracellulare.
I fibroblasti derivano da cellule mesenchimali
indifferenziate e sono responsabili della sinesi della
matrice extracellulare del tessuto connettivo. Esse
contribuiscono alle funzioni del connettivo e posso
essere rappresentate da popolazione cellulari con
differenti funzioni allinterno di determinate aree del
nostro organismo.
I fibroblasti attivi spesso si trovano in stretta
associazione con i fasci di fibre di collagene, disposti
parallelamente allasse maggiore delle fibre. Tali
fibroblasti si presentano come cellule allungate,
fusiformi con un citoplasma scarsamente colorato e
difficile da distinguersi dalle fibre di collagene
circostanti nei preparati colorati con EE. La regione
facilmente distinguibile di questa cellula il suo
nucleo, pi colorato (in scuro) rispetto al resto del
citoplasma voluminoso, ovoidale e granuloso e
contenente un nucleolo ben definito.
In contrapposizione ai fibroblasti attivi, i
fibroblasti a riposo (o fibrociti) sono cellule pi
piccole, pi ovoidali e con un citoplasma acidofilo. Il
nucleo pi piccolo, allungato e pi intensamente
colorato. Al microscopio elettronico di evidenzia
uno scaso reticolo endoplasmatico rugoso ed una
certa abbondanza di ribosomi liberi.

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Istologia Generale
MIOFIBROBLASTI
Sono dei fibroblasti che mostrano caratteristiche comuni sia
ai fibroblasti che alle cellule muscolari lisce.
Al microscopio elettronico, i miofibroblasti
mostrano fasci di filamenti di actina e corpi densi simili
a quelli delle cellule muscolari lisce. La differenza
sostanziale lassenza della lamina basale esterna
(membrana basale). I miofibroblasti sono abbondanti
nel processo di guarigione delle ferite dove hanno un
ruolo nei meccanismi di contrazione del tessuto; sono
presenti anche nel legamento periodontale dove
partecipano alleruzione dentale.
CELLULE ADIPOSE
Le cellule adipose sono cellule completamente differenziate
che agiscono nella sintesi, nellaccumulo nel rilascio di
grassi.
Le cellule adipose o adipociti derivano anchesse
de cellule mesenchimali indifferenziate fibroblastosimili, in determinate condizioni anche i fibroblasti
posso trasformarsi in adipociti. Le cellule adipose
completamente differenziate sono pi capaci di
dividersi. La loro funzione quella di sintetizzare ed
accumulare trigliceridi. Ci sono due tipi di cellule che
compongono due tipi diversi di tessuto adiposo. (1)
cellule con un'unica grade goccia lipidica, dette
cellule adipose uniloculari, che formano il tessuto
adiposo bianco e (2) cellule con piccole e numerose
goccioline lipidiche, dette cellule adipose
multiloculari, che costituiscono il tessuto adiposo
bruno. Il tessuto adiposo bianco pi diffuso di quello
bruno.
Gli adipociti del Bianco sono cellule voluminose
con un diametro che pu raggiungere i 120 micron e
che diventano di forma poliedrica quando si
ammassano insieme per costituire il tessuto adiposo.
Le cellule adipose uniloculari accumulano il grasso in
un'unica gocciola, che man mano che aumenti di

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volume, spinge il citoplasma ed il nucleo verso la
periferia contro la membrana citoplasmatica.
Le cellule adipose multiloculari differiscono da
quelle uniloculari sotto vari aspetti. Per primo le
cellule brune sono pi piccole e poligonali di quelle
bianche. Inoltre, dato che la cellula bruna accumula
il grasso sotto forma di minute gocciole, il nucleo
non viene spinto in periferia. Le cellule adipose
multiloculari possiedono mitocondri pi numerose
meno ribosomi liberi.
Accumulo e rilascio del grasso negli
adipociti
Nellintestino tenue, durante la digestione, i
grassi vengono scissi dalla lipasi pancreatica in
acidi grassi e glicerolo. Le cellule dellepitelio
intestinale assorbono queste sostanze e le
riesterificano nel REL in trigliceridi che, complessati
con proteine, formano i chilomicroni, questi
vengono rilasciati nello spazio extracellulare
attraversando la membrana basolaterale della cellula
e passano nel vaso chilifero del villo per poi passare
dalla linfa al torrente circolatorio. Sono presenti nel
circolo ematico lipoproteine a bassa densit (VLDL),
sintetizzate nel fegato, acidi grassi legati ad albumine.
Una volta nei capillari dei distretti adiposi, le
VLDL, gli acidi grassi ed i chilomicroni vengono
attaccati dalla lipoproteina lipasi (prodotta dalle
cellule adipose) e scissi in acidi grassi e glicerolo. Gli
acidi grassi si diffondono nel connettivo e vengono
internalizzati dalla cellula adiposa attraversando la
membrana plasmatica. Queste cellule quindi legano
il proprio glicerolo fosfato agli acidi grassi importati
per formare i trigliceridi, che vengono aggiunti alle
goccioline lipidiche che sono in via di formazione, in
base alle necessit. Va detto che le cellule adipose,
opportunamente stimolate dallinsulina, possono
convertire gli zuccheri ed amminoacidi in acidi
grassi.
La norepinefrina rilasciata dalle
terminazioni nervose dei neuroni simpatici
postgangliali nelle vicinanze delle cellule adipose. La
parte midollare della ghiandola surrenale, in
particolare durante sforzi fisici, produce

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Istologia Generale
la norepinefrina e lepinefrina. Questi due ormoni
si legano ai ricettori del plasmalemma delladipocita,
attivando ladenilato ciclasi con conseguente
produzione di cAMP, secondo messaggero
intercellulare che, a sua volta, attiva la lipasi, questo
enzima scinde i trigliceridi in acidi grassi e glicerolo
che passano nel torrente circolatorio.
Le cellule adipose si trovano sparse nel
connettivo lassi di tutto il corpo ed in particolare in
sede perivasale. Possono formare intere masse
cellulari alle quali si d il nome di tessuto adiposo.
MASTOCITI (MAST CELL)
Le MAST CELL derivano da cellule staminali del midollo
osseo ed agiscono nella mediazione dei processi
infiammatori e nelle reazioni di ipersensibilit mediata.
Macrofagi sono cellule di forma irregolare con un
diametro di 20-30 micron. La superficie esterna non
liscia ma presenta talvolta corti prolungamenti che
in certi casi diventano dei filopodi lunghi e
digitiformi.
La caratteristica dei mastocisti che permette di
indentificarli data dalla presenza di numerosi
granuli circondati dal loro citoplasma. Questi granuli
circondati da citoplasma hanno un diametro che varia
0.3 a 0.8 micron e, data la presenza nel loro interno
di eparina (o condroitin solfato), un
glicosaminoglicano
solfati
si,
colorano
metacromaticamente con blu di toluidina (i granuli
appaiono porpora).
Al microscopio elettronico i granuli appaiono
molto variabili nella loro dimensione e forma e
presentano diversit ultrastrutturali anche allinterno
della stessa cellula. Per il resto del citoplasma non
presenta altre particolarit; sono presenti molti
mitocondri, rare cisterne del RER e un complesso di
Golgi non molto sviluppato.
Oltre alleparina, i granuli dei mastocisti
contengono istamina, proteasi neutre, aril solfatasi,
fattore chemiotattico eosinofilo e neutrofilo. Questi
agenti farmacologici presenti nei granuli vengono

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indicati come mediatori primari (noti anche come
mediatori preformati).
Oltre alle sostanze presenti nei granuli, i
mastocisti sintetizzano un certo numero di mediatori
a partire dal precursore di membrana lacido
arachidonico. Questi mediatori sintetizzati di nuovo
comprendono i leucotrieni, i tromboxiani e le
prostaglandine. Vengono anche rilasciate citochine
che per non derivano dallacido arachidonico. Tutti
questi mediatori vengono sintetizzati al momento del
loro rilascio e sono denominati mediatori
secondati (o di nuova sintesi).
Attivazione e degranulazione dei mastocisti
I mastocisti possiedono sulla loro superficie dei
ricettori ad alta affinit per il frammento Tc(FcRI)
della immunoglobuline E(IgE). La loro funzione ha
un ruolo importante nellambito della risposta
immunitaria
nellinnescare
una
risposta
infiammatoria nota come reazione di ipersensibilit
mediata (forma sistemica, nota come reazione
anafilattica). Questa risposta di solita indotta da
sostanze estranee (antigeni) quali il veleno di insetti,
polline, ed alcuni farmaci, nel modo
seguente:
1. La prima esposizione allantigene provoca la
formazione di anticorpi IgE, che si legano ai
recettori FceRi presenti sul plasmalemma del
mastocita,
inducendo
cos
una
sensibilizzazione di queste cellule;
2. Una esposizione successiva alle stesse sostanze
induce gli antigeni a legarsi alle IgE presenti sulla
superficie cellulari si formano cos dei legami
trasversali tra le IgE che si concentrano in gruppi
(clasterizzazione);
3. La clasterizzazione dei ricettori e la formazione
dei legami trasversali attivano un fattore di
accoppiamento recettoriale che, a sua
volta, fa iniziare almeno due distinti processo, il
rilascio di mediatori primari dai granuli e la
sintesi ed il rilascio dei mediatori secondari a
partire dallacido arachidonico o da altre fonti
lipidiche di membrana citoplasmatiche;

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Istologia Generale
4. Il rilascio di mediatori primari accompagnato
dallattivazione della adenilato ciclasi, enzima
responsabile della conversione dellATP in
cAMP;
5. Laumento della cAMP induce il rilascio di calcio
dai siti particolari di accumulo e ne facilita
lentrata dallo stesso scomparto extracellulare.
Laumento di calcio citosolico provoca la
formazione delle membrane dei granuli fra loro
e con la membrana cellulare. Questi eventi
portano alla degranulazione con conseguente
rilascio dei granuli stessi, cio istamina, eparina,
proteasi neutre, aril solfatasi ed altri enzimi
chemiotattico eosinofilo e neutrofilo.
6. La formazione di legami trasversi delle IgE,
legate alla membrana attivo anche la fosfolipasiA2, che agendo sui fosfolipidi di membrana porta
alla formazione dellacido arachidonico;
7. Lacido arachidonico bene convertito nei
messaggeri
secondari,
leucotrieni,
prostaglandina e tromboxiano. Inoltre i
mastocisti liberano altri agenti farmacologici i
nuova sintesi e citochine. Va sottolineato che
questi mediatori secondari NON si accumulano
nel mastocita, ma vengono sintetizzati al
momento del rilascio.
Sequenza di eventi della risposta
infiammatoria
1. Listamina provoca la vasodilatazione e aumento
della permeabilit dei vasi circostanti.
Broncospasmo e produzione di ispettorato;
2. I componenti del complemento fuoriusciti dal
torrente circolatorio vengono attaccati dalle
proteasi neutre per formare nuove sostanze
infiammatorie;
3. Il fattore chemiotattico eosinofilo (ECF) richiama
gli eosinofili al sito di infiammazione. Queste
cellule fagocitano il complesso antigeneanticorpo, eliminando eventuali parassiti presenti
e limitano lintensit della risposta infiammatoria;
4. Il fattore chemiotattico neutrofilo (NCF)
richiama i neutrofili sul sito di infiammazione; essi
sono in grado di fagocitare ed eliminare eventuali
microrganismi presenti;

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5. I leucotrieni inducono un aumento della
permeabilit vasale e causano broncospasmo. La
loro attivit vasodilatatrice migliaia di volte pi
potente di quella dellistamina;
6. La prostaglandina causa broncospasmo e fa
aumentare la secrezione di muco bronchiale;
7. L fattore attivante delle piastrine (PAF) causa un
notevole aumento vascolare;
8. Il tromboxiano un potente attivatore
dellaggregato
piastrinico
ed
induce
vasocostrizione;
9. La bradichinina un potente dilatatore
vascolare che induce permeabilit vascolare ed
responsabile della sensazione di dolore.
PERICITI
I Periciti circondano le cellule epiteliali dei capillari e
delle piccole venule e sono localizzati nella parte esterna
del compartimento connettivale poich posseggono una
propria lamina basale.
I periciti, che derivano da cellule mesenchimali
indifferenziate, circondano in parte le cellule
endoteliali dei capillari e delle venule. In senso
stretto queste cellule perivascolari vanno considerate
fuori dal comparto connettivo dato che sono
circondate da una loro propria membrana basale che
pu fondersi con quella delle cellule endoteliali.
I periciti possiedono caratteristiche in comune
con le cellule muscolari lisce e con le cellule
endoteliali in quanto esse contengono actina, miosina
e tropomiosina, suggerendo che esse possano attuare
delle contrazioni. In alcune condizioni, si ritiene che
possano trasformarsi in altri cellule.
(Vedi pi avanti)

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Istologia Generale
MACROFAGI
I macrofagi appartengono al sistema dei fagociti
mononucleati e sono suddivisi in due gruppi cellulari, i
fagociti e le cellule che presentano lantigene.
I macrofagi si possono comportare come cellule
fisse o migranti. La funzione dei macrofagi ,
comunque, quella di fagocitare, rimuovendo i detriti
cellulari e proteggendo lorganismo dallinvasione di
materiale e microrganismi estranei.
Macrofagi sono cellule di forma irregolare con un
diametro di 10-30 micron. La superficie esterna non
liscia ma presenta talvolta corti prolungamenti che
in certi casi diventano dei filopodi lunghi e
digitiformi. I macrofagi in attivit presentano delle
ripiegature della loro membrana plasmatica,
espressine del movimento dellattivit fagocitaria. Il
citoplasma basofilo e contiene piccoli vacuoli e
granuli densi. L nucleo di solito eccentrico,
ovoidale, pi piccolo e meno intensamente
colorato rispetto a quello dei fibroblasti, non
presenta nucleoli e spessa ha in insenatura su di un
lato che gli conferisce un aspetto reniforme. Al
microscopio elettronico si osserva un Golgi molto
sviluppato e molti lisosomi che al microscopio ottico
appaiono sotto forma di piccole e dense granulazioni.
Man mano che i macrofagi maturano, aumentano
di volume con un concomitante aumento del RER,
del complesso id Golgi, dei microtubuli, dei
lisosomi, dei microfilamenti e della sintesi proteica.

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hanno recettori Fc-etaRI e recettori per il
complemento.
I monociti si originano dal midollo osseo e
circolano nel sangue, in seguito a specifici segnali,
queste cellule migrano attraverso lendotelio dei
capillari e delle venule. Una volta nel tessuto
connettivo, divento macrofagi maturi con una vita di
circa 2 mesi. I macrofagi derivano da monociti,
attivati dal colony-stimulating factor (M-CSF).
I macrofagi localizzati in alcune regioni particolari
del corpo hanno acquisito una denominazione
particolare prima che venisse stabilita la loro origine.
Cos si parla di Cellule del Kupffer nel caso del
fegato, cellule spazzine nei polmoni, Cellule di
Langerhans nella pelle, monociti nel sangue e
macrofagi nel tessuto connettivo, milza, timo e
midollo osseo. Queste sono cellule appartenenti al
sistema dei fagociti multinucleati ed hanno
caratteristiche simili. Anche gli osteoclasti del
tessuto osseo e le microglia del tessuto nervoso, pur
morfologicamente diversi, appartengono al sistema
dei fagociti multinucleati.
In condizioni infiammatorie croniche i macrofagi
si addensano, aumento di volume e diventano
caratteristiche cellule epitelioidi di forma
poligonale. In presenza di materiale voluminoso e
particolare da fagocitare, i macrofagi possono
fondersi fra loro e diventare una cellula gigante
da corpo estraneo, un macrofago gigante
multinucleato.
I macrofagi residenti nel tessuto connettivo sono
chiamati macrofagi fissi (residenti), mentre quelli
che migrano perch richiamati da stimoli esogeni,
sono chiamati macrofagi liberi (reclutanti)

SVILUPPO E DISTRIBUZIONE DEI MACROFAGI


Listologia classica aveva individuato dei precursori
cellulari presenti nel cosiddetto sistema
reticoloendoteliale che comprendevano cellule non
fagocitiche come i reticolociti. Oggi questa
classificazione stata sostituita da un sistema di
fagociti mononucleati. Tutti i membri di questo
sistema derivano da un unico precursore
mesenchimale presente nel midollo osseo,
possiedono lisosomi, sono capaci di fagocitare ed

FUNZIONE DEI MACROFAGI


I macrofagi fagocitano sostanze estranee, cellule
danneggiate e senescenti e detriti cellulari; agiscono anche
nellattivazione della risposta immunitaria.
(Vedi pi avanti)

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Istologia Generale
CELLULE MIGRANTI
DEL TESSUTO CONNETTIVO
PLASMACELLULE
Le plasmacellule derivano dai Linfociti B e sintetizzano
anticorpi.
Sebbene le plasmacellule siano diffuse nei
tessuti connettivi, le ritroviamo numerose nei siti
infiammatori e dove sono penetrati microrganismi e
sostante estranee. Queste cellule differenziate, che
derivano dai linfociti B e che hanno interagito con gli
antigeni, producono e secernono anticorpi e sono
responsabili dellimmunit umorale (vedi pi
aventi).
Le plasmacellule sono cellule abbastanza
voluminose di circa 20 micron di diametro, ovoidali,
con un nucleo in posizione eccentrica e con una vita
media di 2-3 settimane. Il loro citoplasma
intensamente basofilo per la presenza di abbondante
RER e cisterne molto addensate. Fra le cisterne del
RER troviamo pochi mitocondri sparsi. Al
microscopio ottico queste strutture sono localizzate
nelle regioni debolmente colorate adiacenti al
nucleo. Il nucleo sferico presente la cromatina
disposta caratteristicamente a ruota, o ad orologio,
in quanto i raggi di eterocromatica si dipartono dalla
periferia verso un granulo centrale.

Pagina 22
I monociti sono stati discussi tra i Macrofagi.
I neutrofili fagocitano e sono in grado di
eliminare i batteri nei luoghi dove linfiammazione
acuta e, spesso, laccumulo di detriti cellulari
insieme ai neutrofili degenerati d luogo a
formazione di un materiale necrotico detto pus.
Gli eosinofili, in modo simili ai neutrofili,
vengono richiamati da vari fattori chemiotattici ei siti
di infiammazioni. Distruggono i parassiti mediante
rilascio di citotossine. Gli eosinofili intervengono
anche nelle reazioni allergiche con la funzione di
moderare la risposta e di fagocitare il complesso
antigene-anticorpo.
I basofili (simili ai mastociti) liberano agenti
farmacologici preformati e di nuova sintesi, che
hanno il compito di indurre, mantenere e
controllare il processo infiammatorio.
I linfociti sono presenti in piccolo numero nel
connettivo, tranne nei siti cove c una cronica
risposta infiammatoria dove si presentano numerosi.
(Vedi pi avanti)

LEUCOCITI
I leucociti fuoriescono dal torrente circolatorio durante i
processi infiammatori, in seguito alla presenza di elementi
estranee e nelle risposte immunitarie al fine di compiere le
loro diverse funzioni.
I leucociti sono cellule che circolano nel sangue.
Tuttavia essi attraversano spesso la parete dei
capillari per portarsi nel connettivo dove svolgono
loro pi svariate funzioni, specialmente in seguito
alle risposte infiammatorie.

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Istologia Generale
CLASSIFICAZIONE
DEL TESSUTO CONNETTIVO
Il tessuto connettivo si divide in tessuto connettivo
propriamente detto e tessuto specializzato che
comprende cartilagine, osso, e sangue, un terzo tipo
di connettivo il tessuto connettivo
embrionale.
Classificazione del tessuto connettivo

Tessuto connettivo embrionale


1. Tessuto connettivo
mesenchimale
2. Tessuto connettivo mucoso

Tessuto connettivo propriamente detto


1. Tessuto connettivo lasso
(areolare)
2. Tessuto connettivo denso
a) Connettivo denso
irregolare
b) Connettivo denso regolare
(1) Fibroso
(2) Elastico
3. Tessuto reticolare
4. Tessuto adiposo

Tessuto connettivo specializzato


1. Cartilagine
2. Osso
3. Sangue

TESSUTO CONNETTIVO EMBRIONALE


Il tessuto connettivo embrionale comprende sia il tessuto
mesenchimale che il tessuto connettivo mucoso
Il tessuto connettivo mesenchimale presente
solo nellembrione e consiste di cellule
mesenchimali immerse in una matrice amorfa di
sostanza fondamentale gelificata con scarse fibre
reticolari. Le cellule mesenchimali presentano
un nucleo ovale con una sottostante reti di cromatina
ed un nucleo ben evidente. Il citoplasma, poco
colorabile, presenta estroflessioni citoplasmatiche in
varie direzioni. La notevole attivit mitotica di
queste cellule che danno origine ai vari elementi del
tessuto connettivale giustifica la presenza di

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numerose mitosi. Le cellule mesenchimali una volta
migrate attraverso lintero embrione, perdono le
loro caratteristiche e non restano pi come tali
nelladulto, ad eccezione della polpa dentaria.
Nelladulto sono presenti i periciti come cellule
pluripotenti, disposte attorno ai capillari, che
possono differenziarsi in altre cellule del connettivo.
Il tessuto mucoso un tipo di connettivo lasso
ed amorfo con una matrice gelatinoso composta da
acido ialuronico e scarse fibre di collagene I e II e
fibroblasti. Questo tessuto conto come gelatina di
Wharton, si trova esclusivamente nel corsone
ombelicale e nel connettivo sottodermico
dellembrione.
TESSUTO CONNETTIVO
PROPRIAMENTE DETTO
I quattro tipi di tessuto appartenenti a questo gruppo
(connettivo, lasso, denso, reticolare e tessuto
adiposo) differiscono per caratteristiche istologiche,
funzionali e di localizzazione.
TESSUTO CONNETTIVO LASSO (AREOLARE)
Il tessuto connettivo lasso composto da fibre, disposte in
modo lasso, e da cellule disperse in una sostanza
fondamentale simile a gel.
Il tessuto connettivo areolare riempie gli spazi
dellorganismo in profondit sotto la pelle, si trova
sotto il rivestimento mesoteliale delle cavit interne
del corpo ed associato allavventizia dei vasi
sanguigni e circonda il parenchima delle muscose
(come nel canale alimentare) viene detto lamina
propria.
Il connettivo lasso caratterizzato da
abbondante sostanza amorfa e liquido tissutale
(liquido extracellulare) dove sono localizzate le
cellule fisse del tessuto connettivo: fibroblasti,
adipociti, macrofagi e mastociti, nonch
cellule indifferenziate. Sparse nella sostanza
amorfa troviamo fibre lassamene intrecciate tipo
collagene, reticolare ed elastiche. Attraverso

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Istologia Generale
questo tessuto decorrono piccole fibre nervose e vasi
sanguigni che assicurano gli scambi metabolici,
apportando sostanze nutritive ed ossigeno.
Dato che questo tessuto si trova immediatamente
al di sotto di sottili rivestimenti epiteliali, come nel
tubo digerente e nellapparato respiratorio, in esso
devono avvenire i primi attacchi contro antigeni,
batteri e sostanze estranee. In questo tessuto per
tanto, si trovano le cellule migranti responsabili
delle reazioni infiammatorie, allergiche d
immunitarie.
TESSUTO CONNETTIVO DENSO
Il tessuto connettivo denso contiene una maggior quantit
di fibre ed un minor numero di cellule rispetto al tessuto
connettivo lasso
Il tessuto connettivo denso contiene le stesse
componenti di quello lasso, ma contiene molto pi
fibre e meno cellule. Lorganizzazione e
lorientamento di queste fibre di collagene rendono
questo tessuto molto resistente alla trazione. Le
fibre del tessuto connettivo denso possono seguire
pi o meno un ordine e in questo senso si parla di
connettivo denso ordinato o disordinato, il primo
pu essere distinto in collagenico ed elastico.
Il tessuto connettivo denso irregolare
contiene la maggior parte delle fibre di collagene
intrecciate in forma di rete che offre resistenza nei
vari piani dello spazio. Le fibre sono molto
addensare con limitati spazi per le cellule e la
sostanza amorfa. Spesso sono presenti anche delle
fibre elastiche sparse vicino alle fibre di collagene. I
fibroblasti e le cellule pi abbondanti di questo
tessuto sono localizzati negli interstizi delle fibre
collageniche. Il connettivo denso si trova nel derma
della pelle, nelle guaine dei nervi e nelle capsule
spleniche, dei testicoli, dellovaio, dei reni e dei
linfonodi.
Il tessuto connettivo denso regolare
fibroso (collagenico) composto da grossi fasci
di collagene densamente impacchettati disposti
parallelamente a costituire dei cilindri o delle lamine

Pagina 24
molto resistenti alla trazione. Poich i fasci di
collagene sono molto fitti, lasciano piccoli spazi per
cellule e sostanza amorfa. Sottili fibroblasti sono
localizzati tra i fasci col loro asse longitudinale
disposto parallelamente alle fibre. Esempi di questo
tipo di connettivo si trovano nei tendini, legamenti
e aponeurosi.
Il tessuto connettivo denso regolare
elastico costituito da grossi fasi di fibre elastiche
a scarse fibre di collagene. I fibroblasti si trovano
sparsi negli interstizi. Le fibre elastiche sono
parallele tra lo e possono formare o delle sottili
guaine o delle lamine fenestrate. Questultime si
ritrovano nei grossi vasi arteriosi, nel legamento
nucale della colonna vertebrale e ne legamento
sospensorio del pene.
TESSUTO RETICOLARE
Il collagene di tipo III il maggior costituente del
tessuto reticolare. Le fibre collageniche formano una
struttura retiforme contenente fibroblasti e
macrofagi. I fibroblasti sono responsabili della sintesi
del collagene di tipo III, il tessuto connettivo
reticolare forma limpalcatura dei sinusoidi del
fegato, del tessuto adiposo, del midollo osseo, dei
linfonodi, della milza, del muscolo liscio e delle isole
di Langerhans.
TESSUTO ADIPOSO
Il tessuto adiposo comprende due tipi, a seconda se
costituito da adipociti uniloculari o multiloculari.
Tessuto adiposo bianco (uniloculare)
Le cellule adipose uniloculari costituiscono questo
tessuto adiposo al quale conferiscono una
colorazione biancastra. (Se nella dieta presente un
alto contenuto di alimenti con alti livelli di
carotenoidi il tessuto adiposo ha un colorito
giallognolo). Il tessuto adiposo bianco fornito di
una ricca vascolarizzazione e i vasi formano una rete
costituita da capillari che attraversano il tessuto.

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Istologia Generale
I vasi si distribuiscono nel tessuto attraverso vari setti
connettivali che suddividono il tessuto in lobuli. La
membrana plasmatica delle cellule adipose
uniloculari, possiede numerosi recettori per varie
sostanze, quali linsulina, lormone della
crescita, la norepinefrine ed i glicocorticoidi,
che intervengono nellassunzione e nel rilascio di
acidi grassi e glicerolo.
Il grasso uniloculare si trova negli strati
sottocutanei di tutto il corpo. Si deposita in zone
particolari a seconda del sesso e dellet
Tessuto adiposo bruno (multiloculare)
Il tessuto adiposo bruno composto da cellule
adipose multiloculari nelle quali si accumulato del
grasso sotto forma di piccole goccioline. Il tessuto ha
un colore rosso-brunastro per la presenza dia di
molti vasi sanguigni che di citocromi contenuti nei
numerosi mitocondri.
Il tessuto adiposo bruno ha un organizzazione
strutturale in lobuli ed una vascolarizzazione simile
alle ghiandole, il tessuto adiposo bruno molto
vascolarizzato poich i vaso sanguigno si localizzano
vicino ad ogni singola cellule. Si possono osservare
delle fibre nervose amieliniche le cui terminazioni
sono a contatto sia con i baso che con le cellule,
diversamente da quando si verifica con il tessuto
adiposo bianco, dove e fibre nervoso terminano solo
sui vasi.
Nel neonato, il tessuto adiposo bruno presente
nel collo e nella regione interscapolare, con la
maturit le goccioline d grasso si fondono in un'unica
goccia e le cellule diventano simili quelle del tessuto
bianco.
Il tessuto adiposo bruno va associato alla
produzione di calore, data la ricchezza di mitocondri
presenti nelle cellule adipose multiloculari che lo
compongono, queste cellule sono in grado di
ossidare gli acidi grassi in quantit notevolmente
maggiore, circa 20 volte di pi, rispetto alle cellule
adipose bianche. Questa capacit porta ad un
aumento di circa tre volte della produzione di calore
corporeo in ambienti freddi. Recettori sensoriali
della cute mandano ai centri termoregolatori del
cervello che, a loro volta, inviano negli impulsi
nervosi direttamente alle cellule adipose brune.

Pagina 25
Il neurotrasmettitore norepinefrina liberato
attiva degli enzimi cellulari che scindono i trigliceridi
in acidi grassi e glicerolo, dando inizio alla
produzione di calore mediante processi ossidativi
mitocondriali. La termogenina, una proteina
transmembrana localizzata sulla membrana interna
dei mitocondri, disaccoppia i processi ossidatici da
quelli fosforilatici, permettendo al flusso di protoni
di generare calore invece che ATP.
Istogenesi del tessuto adiposo
Si ritiene che le cellule adipose derivino da cellule
staminali embrionali indifferenziate che si
sviluppano in preadipociti, cellule che sotto
linfluenza di una serie di fattori attivanti si
differenziano in adipociti.
Linterpretazione corrente che il tessuto
adiposo derivi da due processi distinti, la formazione
di grasso primario che avviene nei primi stadi
della vita fetale, dove gruppo di cellule
precursori
epitelioidi,
probabilmente
preadipociti, sono distribuiti in varie sedi del corpo
fetale in via di sviluppo; in questi tessuti si inizier ad
accumulare il tessuto adiposo bruno sotto forma di
goccioline lipidiche. Verso la fine della vita fetale,
altre cellule precursori fusiformi si
differenziano in alcune aree di tessuto connettivo ed
incominciano ad accumulare lipidi in molto
uniloculare.
Questo processo chiamato formazione di
grasso secondario. Si potrebbe quindi dedurre
che il tessuto adiposo bruno presente
nellembrione, ma quello bianco appare solo dopo la
nascita.

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Istologia Generale

Pagina 26

CARTILAGINE
La cartilagine e losso sono due tessuti connettivi
specializzati. Il tessuto cartilagineo costituito da
una matrice dotata di una certa elasticit e resistenza
alle sollecitazioni meccaniche, la matrice del tessuto
osseo una delle strutture pi dure dellorganismo
capace di sostenere carichi. Ambedue hanno la
funzione di supporto per lintero organismo e sono
in intima connessione nel costituire il sistema
scheletrico.
La maggior parte delle ossa proceduta, durante
la vita embrionale, da un abbozzo cartilagineo che
viene successivamente sostituito da tessuto osseo;
questo processo viene chiamato ossificazione
endocondrale. La maggior parte delle ossa piatta,
invece si forma nel contesto di strutture
membranose preesistenti; questo processo si chiama
ossificazione intramembranosa.
LA CARTILAGINE
Le cellule della cartilagine sono i condrociti,
che sono situati in piccole cavit, dette lacune,
presenti allinterno della matrice extracellulare.
Il tessuto cartilagineo non vascolarizzato e non
contiene n fibre nervose n vasi linfatici: tuttavia le
cellule della cartilagine ricevono sostanze nutritive
dai vasi e dai tessuti circostanti per diffusione
attraverso la matrice extracellulare. Questultima
composta da GAG e da proteoglicani,
intimamente associati alle fibre di collagene ed
elastiche.
La plasticit e lelasticit della cartilagine
conferiscono a questo tessuto la capacit di assorbire
i traumi da compressione, mentre la sua levigatezza
la rende adatta per lo scorrimento delle superfici
articolari dove ricopre le articolazioni.
Si possono distinguere tre diversi tipi di
cartilagine a seconda del tipo di fibre presenti nella
matrice:
Cartilagine ialina: contiene fibre di
collagene II, il tipo di cartilagine pi

abbondante nellorganismo ed esplica varie


funzioni;
Cartilagine elastica: contiene fibre di
collagene II e soprattutto fibre elastiche
sparse nella matrice ed caratterizzata da
elasticit;
Fibrocartilagine: contiene grossolane fibre
di collagene I nella matrice ed capace di
resistere notevolmente alla trazione.

La cartilagine ricoperta dal una capsula di


tessuto connettivo detto pericondrio. costituita da
uno strato fibroso e da uno strato pi interno di
cellule che sono in grado di secernere matrice
extracellulare della cartilagine il pericondrio
vascolarizzato.
Quando la cartilagine poggia sul tessuto osseo,
come nelle articolazioni, il nutrimento arriva dal
liquido sinoviale che si trova sulla superficie
articolare poich in questi siti la cartilagine non
rivestita dal pericondrio.
Il pericondrio invece presente nel tessuto
cartilagineo elastico e nella maggior parte della
cartilagine ialina, ma assente nella fibrocartilagine.
LA CARTILAGINE IALINA
La cartilagine ialina il tipo di cartilagine pi
abbondante nellorganismo e rappresenta labbozzo
scheletrico da cui si originer losso encondrale.
La cartilagine ialina ha un colore grigio bluastro, un
aspetto traslucido ed una consistenza plastica. Si
trova nel naso, nella laringe, sullestremit ventrale
delle costole, dove queste si uniscono allo sterno,
negli anelli tracheali e nei bronchi, e sulle superfici
articolari delle giunture mobili.
Inoltre labbozzo scheletrico della maggior parte
delle ossa durante la vita embrionale costituito da
cartilagine ialina, cos come le piastre epifisarie delle
ossa in accrescimento.

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Istologia Generale

Pagina 27

Localizzazione e caratteristiche di diversi tipi di cartilagine


Tipo di
cartilagine

Ialina

Elastica

Fibrocartilagine

Identificazione delle
caratteristiche

Pericondrio

Localizzazione

Collagene di tipo II,


matrice basofila, condrociti
generalmente organizzati
in gruppo

Il pericondrio
presente in
molte sedi (ad
eccezione
della
cartilagine
articolare e
dellepifisi)

Terminazioni articolari
delle ossa lunghe, naso,
laringe, trachea, bronchi,
terminazioni ventrali
delle costole

Collagene di tipo II, fibre


elastiche

Il pericondrio
presente

Padiglione auricolare,
parte del canale uditivo,
tuba uditiva, epiglottide,
cartilagine cuneiforme
della laringe.

Collagene di tipo I, matrice


acidofila, condrociti
organizzati in file parallele
tra fasci di collagene,
sempre associati a tessuto
connettivo sento regolare
fibroso o cartilagine ialina

Il pericondrio
assente

Dischi intervertebrali,
dischi articolari, sinfisi
pubica, inserzioni di
alcuni tendini

Istogenesi ed accrescimento
della cartilagine ialina
Le cellule responsabili della formazione della cartilagine
ialina si differenziano dalle cellule mesenchimali
Nelle sedi destinate a diventare cartilagine, le cellule
mesenchimali ritraggono i loro prolungamenti,
diventando rotondeggianti e si raggruppano in masse
densi, formando dei centri condrocitari. Queste
cellule si differenziano dai condroblasti e
cominciano a secernere intorno ad esse la tipica
matrice della cartilagine.
Man mano che il processo prosegue, i
condroblasti rimangono racchiusi nelle lacune. I
condroblasti circondati da matrice vengono detti
condrociti.
Queste cellule ancora capaci di dividersi formano dei
piccoli gruppo di due, quattro o pi cellule racchiuse
nella luca, queste strutture sono dette gruppi
isogeni.

Ma mano che le cellule di un gruppo isogeno


producono matrice, tendono a separarsi fra di loro,
formando lacune separate ed aumentando il volume
della cartilagine. Questo tipo di accrescimento che
vene dallinterno della cartilagine detto
accrescimento interstiziale.
Le cellule mesenchimali della periferia
dellabbozzo si differenziano in fibroblasti. Queste
cellule formano un tessuto connettivo denso
irregolare, denominato pericondrio, responsabile
dellaccrescimento e del mantenimento della
cartilagine stessa. Il pericondrio costituito da due
strati, uno strato fibroso esterno, composto da
collagene di tipo I, fibroblasti e vasi sanguigni, ed
uno strato interno cellulare, costituito
soprattutto da cellule condrogeniche. Queste
ultime si differenziano per mitosi a condroblasti che
elaborano matrice. Con questa modalit, detta
accrescimento per apposizione, la cartilagine
pu accrescersi dallesterno.
Laccrescimento di tipo interstiziale avviene nelle
prime fasi della formazione del tessuto cartilagineo.

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Istologia Generale
Nel caso della cartilagine articolare, dove manca
il pericondrio, laccrescimento solo interstiziale.
Con questo meccanismo si accresce anche la
cartilagine delle piastre epifisarie delle ossa
lunghe, dove le lacune sono disposte
longitudinalmente e parallele rispetto allasse lungo
delle ossa e assicurano lallungamento dellosso. In
altre parti del corpo la cartilagine si accresce per
apposizione.
Le cellule de tessuto cartilagineo
Le cellule associate alla cartilagine sono di tre tipi:
1. Le cellule condrogeniche sono di forma
fusata e derivano da cellule mesenchimali. Mostrano
u nucleo ovoidale con uno o due nucleoli. Al
microscopio elettronico, nel citoplasma di queste
due cellule possibile osservare un piccolo apparato
di Golgi, scarsi mitocondri, alcuni tubuli del RER e
numerosi ribosomi liberi. Queste cellule si possono
differenziale in condroblasti, cos come in cellule
osteoprogenitrici.
2. I condroblasti posso avere origine o dalle
cellule mesenchimali presenti nei centri di
formazione della cartilagineo, o dalle cellule
condrogeniche dello strato interno del
pericondrio, i condroblasti sono cellule voluminose
e presentano basofilia nel loro citoplasma dovuta agli
organuli necessari per la sintesi proteica. Al
microscopio elettronico si evidenzia un abbondante
RER, un ben sviluppato Golgi, numerosi mitocondri
e numerose vescicole di secrezione.
3. I condrociti sono gli stessi condroblasti
circondati da matrice. Quelli pi periferici hanno
forma ovoidale, mentre quelli pi presenti nella
parte interna della cartilagine sono pi
rotondeggianti con un diametro di 10-30 micron.
Queste cellule presentano un nucleo voluminoso con
un ben evidente nucleolo e gli organuli cellulari tipici
delle cellule che scernono proteine. I condrociti pi
giovani presentano numerosi mitocondri, un RER
elaborato, un ben sviluppato Golgi e glicogeno.

Pagina 28
La matrice della cartilagine ialina
La matrice della cartilagine ialina composta da
collagene di tipo II, proteoglicani, glicoproteine e liquido
extracellulare.
La matrice translucida della cartilagine pu
contenere collagene fino al 40% del suo peso secco,
ma anche proteoglicani, glicoproteine e fluido
extracellulare.
Dato che lindice di rifrazione delle fibre di collagene
e quello della sostanza fondamentale simile, la
matrice cartilaginea, osservata al microscopio ottico,
appare omogenea.
Il collagene di tipo II il costituente
principale, altri tipi presente in piccole quantit sono
i collageni di tipo IX, X, XI e minori. Lorientamento
delle fibre in rapporto alle forze che agiscono sulla
superficie cartilaginea.
La matrice pu essere suddivisa in due regioni:
matrice territoriale, attorno d ogni lacuna e matrice
interterritoriale. La matrice territoriale, dallo
spessore di 50 micron, povera di collagene, mentre
ha pi condroitinsolfato e, per questo, si colora
intensamente con i coloranti basici e con il reagente
acidi periodico di Shiff (reazione PAS). La maggior
parte della matrice per di tipo interterritoriale,
ricca di collagene di tipo II e con meno proteoglicani
rispetto alla territoriale.
Una sottile zona circonda la lacuna, spessa da 1 a
3 mm, conosciuta come capsula pericellulare.
La funzione di questa capsula sembra essere quella di
protezione meccanica del condrocita.
La matrice cartilagine, inoltre, contiene
condronectina, una proteina adesiva simile alla
fibronectina dei siti di legame per il collagene II. La
condronectina assicura il mantenimento dei contatti
fra cellule e la componente amorfa della matrice
extracellulare.

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Istologia Generale
La cartilagine elastica
La cartilagine elastica assomiglia molto alla cartilagine
ialina tranne per il fatto che la sua matrice e del
pericondrio contengono fibre elastiche
La cartilagine elastica si trova nel padiglione
auricolare, nel condotto uditivo eterno ed interno,
nellepiglottide e nella laringe (cartilagine
cuneiforme). Data la presenza di fibre elastiche,
questa cartilagine appare giallognola ed pi opaca
della cartilagine ialina.
Per molti aspetti la cartilagine elastica simile alla
ialina. Lo strato pi esterno del pericondrio ricco
di fibre elastiche.
La matrice della cartilagine elastica ricca di fasci
di fibre elastiche interposti fra i fasci di fibre di
collagene di tipo II, che la rendono pi elastica della
matrice della cartilagine ialina. I condrociti della
cartilagine elastica sono pi numerosi di quelli della
ialina. Le fibre elastiche della zona territoriale sono
pi spese di quelli della zona interterritoriale.

Pagina 29
i condrociti della fibrocartilagine si pensa derivino dai
fibroblasti che incominciano a produrre
proteoglicani. Ma mano che la matrice extracellulare
circonda i fibroblasti, questi rimangono intrappolati
ed acquisiscono laspetto di condrociti.
Nel disco intervertebrale si ritrova un tipi
esempio di organizzazione della fibrocartilagine.
Questo tessuto si interpone fa due strati di cartilagine
ialina che ricoprono le facce articolari di vertebre
contigue.
Ogni disco contiene un nucleo centrale gelatinoso
detto, nucleo polposo, composto da cellule
derivanti dalla notocorda ed immerse in una matrice
ricca di acidi ialuronico.
Queste cellule scompaiono vero il 20 anno di vita.
La maggior parte del nucleo polposo circondato da
un anello fibroso, costituito da vari strati di
fibrocartilagine, le cui fibre di collagene di tipo I
decorrono verticalmente fra le cartilagini ialine delle
due vertebre.
Le fibre di lamelle addicenti di dispongono
obliquamente fra loro, assicurando cos un supporto
al nucleo polposo. Lanello fibroso assicura resistenza
alla trazione mentre, il nucleo polposo assicura
resistenza alla compressione.

Fibrocartilagine
La fibrocartilagine non possiede pericondrio e la sua
matrice contiene collagene di tipo I
La fibrocartilagine si trova nei dischi
intervertebrali, nella sinfisi pubica, nei dischi
articolari e attacca alle ossa. spesso associata alla
cartilagine ialina ed al tessuto connettivo denso quale
somiglia.
Diversamente per, la fibrocartilagine non possiede
pericondrio, presenta una scarsa matrice e molte
fibre di collagene di tipo I che conferiscono al tessuto
una colorazione acidofila. I condrociti sono spesso
disposti in file parallele decorrenti a fianco degli
spessi fasci di fibre di collagene ce, a loro volta, sono
orientati parallelamente rispetto alla direzione delle
forze di trazione.

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Istologia Generale
OSSO
Losso un tessuto connettivo specializzato la cui matrice
extracellulare calcificata imprigiona le stesse cellule che
lhanno prodotta.
Sebbene losso sia uno dei costituenti pi duri
dellorganismo, esso possiede notevoli capacit
dinamiche ed in grado di rinnovarsi e di modificarsi
la forma in relazione alle forze e pressione che
agiscono su di esso.
Le ossa hanno una cavit centrale, detta cavit
midollare, dentro la quali si trova il midollo
osseo, importante tessuto emopoietico.
Nella sua parte esterna ad eccezione delle
articolazioni sinoviali, losso ricoperto dal
periostio, costituito da uno strato pi esterno di
connettivo fibroso ed uno strato pi interno fatto di
cellule osteoprogenitrici (cellule osteogeniche).
La cavit centrale invece, definita endostio, un
connettivo specializzato composto da uno strato di
cellule osteoprogenitrici ed osteoblasti.
Losso composto da cellule rimaste allinterno
di una matrice extracellulare che dentata
calcificata. Questa matrice costituita da una parte
fibrosa e da una parte di sostanza amorfa le fibre sono
essenzialmente di collagene di tipo I. la sostanza
amorfa fatta da proteoglicano. Sono inoltre presenti
alcune
glicoproteine
quali
osteonectina,
osteopontina e sialoproteine.
Fra le cellule dellosso troviamo le cellule
osteoprogenitrici, che si differenziano in
osteoblasti, responsabili della produzione della
matrice ossea. Quando queste cellule vengono
circondate dalla matrice entrano in un a fase
quiescente e accolte in lacune, vengono dette
osteociti. Gli osteoclasti giganti sono cellule giganti
plurinucleate che derivano dalla fusione di precursori
presenti nel midollo osseo e sono responsabili del
riassorbimento del rimodellamento dellosso.
Per osservare il tessuto osseo si possono usare due
metodi differenti. Il primo riguarda la

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decalcificazione delle sezioni immergendo il
componente in soluzione acida e successivamente
colorarlo, il secondo invece, consiste nel preparare
delle sezioni sottili levigate con vari passaggi di
abrasione meccanica.
Entrambi i metodi presentano degli svantaggi:
nelle sezioni decalcificate la morfologia degli
osteociti alterata, dato il trattamento con gli acidi;
nelle sezioni per abrasione le cellule vengono
distrutte e le lacune ed i canalicoli si riempiono di
detriti ossei.
LA MATRICE OSSEA
La matrice del tessuto osseo possiede una
componente organica ed una inorganica.
Componente inorganica
I costituenti inorganici dellosso sono cristalli di
idrossiapatite, composti principalmente da calcio e fosforo
La parte inorganica dellosso, che rappresenta il 65%
del suo peso secco, costituita prevalentemente dl
calcio e dal fosforo, insieme ad altri elementi in
minore quantit quali, bicarbonato citrato,
magnesio, sodio e potassio. Il calcio ed il fosforo
sono presenti sotto forma di cristalli di
idrossiapatite, sebbene possono anche essere
presenti sotto forma di fosfato di calcio amorfo. I
cristalli di idrossiapatite sono disposti in maniera
ordinata lungo l fibrille di collagene I; in particolare,
si dispongono nelle zone di intervallo del collagene
(gap regions), ma possono essere presenti anche
rivestendo il collagene (overlap regions). La
superficie del cristallo circondata da sostanza
amorfa. Gli ioni della superficie del cristallo legano
lacqua e formano un guscio di idratazione
necessario per gli scambi di ioni con il fluido
extracellulare.
Losso uno dei tessuti pi duri dellorganismo e
ci dovuto alla presenza dei cristalli di idrossiapatite
associati alle fibre di collagene.

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Componente organica

superficie interna del canale di Havers e


nellendostio.

La componente organica predominante dellosso il


collagene di tipo I

Queste cellule derivano dal mesenchima, vanno


incontro a divisione mitotica ed anno la capacit di
differenziarsi in osteoblasti e, in scarsit di ossigeno,
in cellule condrogeniche.

La componente organica dellosso, che


rappresenta circa il 35% del suo peso secco,
rappresentato quasi esclusivamente da fibre di
collagene.
Il collagene per la maggior parte di tipo I e
forma fasci di fibre biancastre che mostrano la tipica
bandeggiatura con un periodo di 67 nm. Il collagene
di tipo I nellosso presenta un alto grado di legami
crociati rendono cos difficile la sua estrazione.
Nella matrice osseo sono presenti vari
glicoproteine tra cui, losteocalcina che si lega
allidrossiapatite e losteopontina che, oltre a
legarsi con lidrossiapatite, si lega ad altri come
componente, come le integrine di membrana degli
osteociti ed osteoblasti.
La vitamina D stimola la sintesi di queste
proteine, anche la sialoproteine, altra proteina della
matrice ossea, ha capacit di legarsi alle intregrine
delle cellule dellosso, suggerendo un suo ruolo
nelladesione di queste alla matrice.
CELLULE DELLOSSO
Le cellule dellosso comprendono le cellule
osteoprogenitrici,
osteoblasti,
osteociti
e
osteoclasti.
Cellule osteoprogenitrici
Le cellule osteoprogenitrici derivano dalle cellule
mesenchimali embrionali e mantengono la capacit di
dividersi
Le cellule osteoprogenitrici sono localizzate nello
strato interno del periostio, nella

Le cellule osteoprogenitrici hanno una forma


affusolata ed un nucleo pallido ed ovale, un
citoplasma che presenta un RER sparso, un Golgi
poco sviluppato e molti ribosomi liberi. Queste
cellule sono molto attive durante la fase di
accrescimento dellosso.
Osteoblasti
Gli osteoblasti non sintetizzano solo la matrice organica
dellosso ma posseggono anche recettori per lormone
paratiroideo
Gli osteoblasti sono responsabili della sintesi della
componente organica della matrice osseo compreso
il collagene, i proteoglicani e le proteine. Essi
producono osteocalcina per la mineralizzazione
dellosso, osteopontina per la formazione della
zona di saldatura fra osteoclasti e compartimento
subosteocalsti, osteonectina correlata alla
mineralizzazione e sialoproteina ossea che lega
gli osteoblasti alla matrice extracellulare.
Gli organuli degli osteoblasti sono polarizzati con
il nucleo localizzato lontano dalla regione in cui si
svolge lattivit secretoria, dove invece sono
localizzati i granuli di secrezione. Il contenuto di
queste vescicole si colora con il reattivo PAS.
Al microscopio elettronico si evidenzia un RER
molto abbondante, un ben evidente Golgi e
numerose vescicole secretorie contenenti del
materiale flocculento corrispondente alle vescicolePAS positive della microscopia ottica. Gli osteoblasti
presentano processi citoplasmatici con altri
osteoblasti vicini, formando delle giunzioni gap,

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il numero comunque inferiore a quello esistente


tra gli osteociti.

Osteoclasti

Quando gli osteoblasti esocitano i loro prodotti


di secrezione, ogni cellula circondata da matrice
ossea appena prodotta: quando ci avviene, le
cellule intrappolate vengono denominate osteociti,
e lo spazio a essi occupato noto come lacuna.
Tuttavia gli osteoblasti ed anche gli osteociti sono
sempre separati dalla sostanza calcificata da un sottile
strato non calcificato noto come osteoide (matrice
ossea non calcificata).

Gli osteoclasti sono cellule plurinucleate che derivano da


progenitori di granulociti-macrofagi e agiscono nel
riassorbimento osseo.

Gli osteoblasti superficiali che cessano di


produrre matrice ritornano ad uno stato quiescente
e vengono detti cellule delimitanti dellosso.
Osteociti
Gli osteociti sono cellule mature dellosso, derivanti dagli
osteoblasti, che rimangono intrappolate nelle loro lacune
Gli osteociti son cellule mature dellosso derivanti
dagli osteoblasti e accolti nelle lacune presenti nella
matrice osseo calcificata.
Dalla la lacuna si diramano in tutte le direzioni dei
sottili canalicoli dentro i quali sono accolti i
processi citoplasmatici dellosteocita.
Questi processi vengono in contratto tra di loro
unendo cos i ari osteociti mediante giunzioni gap,
attraverso le quali c un passaggio di ioni e piccole
molecole. I canalicoli contengono del fluido
extracellulare che porta nutrienti e metaboliti che
nutrono gli osteociti.
Gli osteociti adattano la propria forma alla quella
lacuna. Il nucleo appiattito d il citoplasma presenta
pochi organuli, uno scarso RER ed un piccoli
apparato di Golgi.
Lintervallo tra il plasmalemma degli osteociti e i le
pareti delle lacune e dei canalicoli, noto come
spazio periosteocitico, occupato da liquido
extracellulare.

Queste cellule sono responsabili del riassorbimento


osseo; terminata la loro funzione probabilmente
vanno incontro ad apoptosi.
Gli osteoclasti occupano una depressione poco
profonda detta lacuna di Howership, che
espressione di un processo di riassorbimento osseo in
atto. Un osteoclasto presenta quattro zone
morfologicamente distinguibili:
1. La zona basale, la pi distante dalla superficie della
lacuna, presenta la maggior parte degli organuli,
incluso numerosi nuclei, il complesso di Golgi ed i
centrioli. I mitocondri, il RER ed i polisomi sono pi
numerosi vicino al bordo a spazzola.
2. Il bordo a spazzola, rappresenta la regione della
cellula pi direttamente coinvolta nel processo di
riassorbimento osseo. I suoi processi digitiformi sono
molto attivi e cambiano continuamento forma,
proiettandosi nella zona di riassorbimento detta
zona subosteoclastica.
3. La zona chiara si trova nellimmediata periferia del
bordo a spazzola. priva di organuli e contiene
microfilamenti di actina che formano un anello di
actina e sembra partecipino insieme alle integrine di
membrana a tenere i contatti con la periferia della
lacuna di Howership. La membrana plasmatica di
questa regine intimamente adesa allosso e viene
detta zona di adesione al comparto
subosteoclastico.
4. La zona vescicolare consiste di numerose
vescicole di endocitosi ed esocitosi che trasportano
gli enzimi lisosomiali e metalloproteinasi nel
comparto subosteoclastico ed il materiale osseo
degradato nelle cellula. Questa zona si trova fra il
bordo a spazzola e la zona basale.

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STRUTTURA DEL TESSUTO OSSEO

lepifisi viene detta metafisi, dove sono presenti


delle colonne di osso spugnoso.

Le ossa vengono classificate in base alla forma anatomica


in: lunghe, corte, piatte, irregolari e sesamoidi.

La diafisi ricoperta dal periostio, tranne nei


punti dove i tendini ed i muscoli si inseriscono
sullosso. Manca, inoltre, sulle ossa sesamoidi che si
formano nel contesto del tendine favorendo un
vantaggio meccanico a livello della giunzione. Il
periostio un tessuto denso non calcificato,
irregolare, ricco di collagene che ricopre losso e
aderisce ad esso tramite le fibre di Sharpey.
Questa capsula connettivale composta da due
strati, uno strato fibroso esterno, la cui funzione
quella di veicolare vasi e nervi, ed uno strato
interno
cellulare,
ricco
di
cellule
osteoprogenitrici e di osteoblasti.

Le ossa vengono classificati in base alla loro forma in:


Ossa lunghe: presentano una zona
allungata posta fra le due teste;
Ossa corte: lunghezza e larghezza sono
pressoch delle stesse dimensioni;
Ossa piatte: sono sottili a forma di piastre;
Ossa irregolari: hanno forma irregolare e
non rientrano negli altri tipi;
Ossa sesamoidi: si trovano nei tendini, ve
favoriscono la meccanica del movimento,
come nel caso della patella.
Osservazione macroscopica dellosso
La
sezione
del
femore,
tagliata
longitudinalmente, presenta una struttura addensata
che costituisce la parte esterna, detto osso
compatto, ed una zona porosa che delimita la
cavit midollare, detta osso spugnoso.
Unosservazione pi attenta dellosso spugnoso fa
notare come delle trabecole e spicole si dipartono
dalla superficie interna dellosso compatto verso la
cavit midollare.
Nellosso spugnoso NON si ritrovano sistemi di
Havers, mentre c una disposizione irregolare delle
lamelle. Queste contengono lacune con osteociti il
cui nutrimento avviene per diffusione attraverso la
cavit midollare piena di midollo osseo.
Il midollo osseo pu essere di due tipi: midollo
osseo rosso, che emopoietico, e midollo osseo
giallo, costituito principalmente da grasso.
La parte centrale dellosso detta diafisi,
mentre le estremit vengono chiamate epifisi. In un
soggetto ancora in fase di accrescimento, la diafisi
separata dallepifisi dalla piastra epifisaria
cartilaginea. La zona di transizione tra la diafisi e

Le ossa piatte del cranio si sviluppano con


modalit differenti dalle osa lunghe. Le superfici
esterna ed interna delle ossa della volta cranica,
dette tavolato interno ed esterno, sono
costituite da uno spesso strato di osso compatto e
racchiudono uno strato di osso spugnoso (diploe)
centrale. Il tavolato esterno ricoperto dal
periostio, detto pericranio; il tavolato interno
ricoperto dalla dura madre che funzione da periostio
da una parte e da membrana protetti per lencefalo
dallaltra.
Tipi di ossa e la loro struttura microscopica
Microscopicamente losso pu essere classificato come
primario (immaturo o a fibre intrecciate) e secondario
(maturo o lamellare).
Losso primario la forma immatura presente
durante il periodo di sviluppo embrionale e durante
i processi riparativi. Possiede molti osteociti e fasci
irregolari di collagene che successivamente vengono
sostituiti ed organizzati in osso lamellare, tranne
alcune zone (es. suture delle ossa piatte del cranio,
siti di inserzioni tendinei, alveoli dentari). Il
contenuto minerale dellosso primario
notevolmente inferiore di quello dellosso maturo
lamellare.

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Losso secondario o maturo costituito da
lamelle parallele o concentriche, spesse da 3 a 7
micron. Gli osteociti, ad intervalli abbastanza
regolari, sono sparsi fra le lamelle. I canalicoli,
contente i processi citoplasmatici degli osteociti,
formano una rete intercomunicante che collega le
varie lacune fra loro e facilitano la diffusione di
sostanze nutritive.
Losso secondario pi resistente del primario,
data la pi alta concentrazione di componente
minerale, inoltre, le fibre di collagene dellosso
maturo sono disposte in ordine parallelo allinterno
di una singola lamella.
Sistemi lamellari dellosso compatto
Ci sono quattro sistemi lamellari nellosso compatto:
lamelle circonferenziali esterno, lamelle circonferenziali
interne, osteoni e lamelle interstiziali.
Losso compatto costituito da sottili strati
sovrapposti, lamelle, che si dispongono in sistemi
lamellari che sono soprattutto evidenti nelle diafisi
delle ossa lunghe. Questi sistemi sono: le lamelle
circonferenziali esterne ed interne, i sistemi
Haversiani (osteone) e le lamelle interstiziali.
LAMELLE CIRCONFERENZIALI
ESTERNE ED INTERNE
Le lamelle circonferenziali esterne si
trovano subito sotto il periostio e formano la parte
periferica della diafisi e, con le loro fibre di Sharpey,
incorano il periostio allosso.
Le lamelle circonferenziali interne
delimitano completamente la cavit midollare
dellosso.

Pagina 34
SISTEMI HAVERSIANI (OSTEONI)
La maggior parte dellosso compatto risulta costituita
da un diffuso sistema di lamelle concentriche
haversiane (osteoni); ogni osteone p costituito da un
cilindro gatto di lamelle concentriche attorno ad una
cavit vascolare, detta canale di Havers. Spesso
losteone pu biforcare lungo il suo decorso. Ogni
osteone delimitato da una sottile line
cementante, costituita da sostanza amorfa
calcificata con scarse fibre di collagene.
Le fibre di collagene sono parallele nella singola
lamella, mentre si dispongono perpendicolarmente
rispetto alle fibre della lamella adiacente. Questa
disposizione possibile perch le fibre di collagene
seguono una disposizione elicoidale intorno al canale
haversiano in ogni lamella, ma sono disposte
differentemente in lamelle adiacenti.
Ogni canale haversiano, delimitato da uno strato
di osteoblasti e cellule osteoprogenitrici, contiene
dei fasci neurovascolari associati al tessuto
connettivo.
I canali haversiani di osteoni adiacenti sono collegati
fra loro tramite canali trasversali o obliqui detti
canali di Volkman. Questi canali con vasi
sanguigni sono orientati in modo obliquo o
perpendicolare ai canali haversiani.
Il canale di Havers ha un diametro variabile
compreso fra 20 e 100 micron. Durante il processo
di formazione degli osteoni, la prima lamella che si
forma quella vicina alla linea cementante e, man
mano che altre lamelle vengono depositate, aumenta
lo spessore dellosteone. Un singolo oste0ne, per
essere un sistema efficiente, pu avere da 4 a non pi
di 20 lamelle.
Quando un osso va incontro a rimodellamento,
gli osteoclasti riassorbono gli osteoni, mentre gli
osteoclasti ne formano di nuovi. Residui di osteoni
formano un sistema detto lamelle interstiziali
circondati dagli osteoni di nuova formazione. Come
gli osteoni, anche le lamelle interstiziali sono
circondate da linee cementanti.

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Pagina 35

ISTOGENESI DELLOSSO
La formazione del tessuto osseo
durante lo sviluppo embrionale
secondo
due
modalit;
intramembranosa
e
endocondrale.

(ossificazione)
pu avvenire
ossificazione
ossificazione

Ossificazione intramembranosa
Lossificazione intramembranosa avviene nel tessuto
mesenchimale
La maggior parte delle ossa piatte si forma mediante
il processo di ossificazione intramembranosa. Questo
avviene nel tessuto connettivo mesenchimale
riccamente vascolarizzato, dove le cellule si
connettono
fra
loro
mediante
processi
citoplasmatici.
Le cellule mesenchimali si differenziano in
osteoblasti che incominciano a produrre matrice
osseo, formando una rete di spicole e trabecole
ossee. La zone dove inizia lossificazione vengono
dette centri primari di ossificazione.
Successivamente inizia la formazione dellosteoide e
gli osteoblasti, circondati dalla matrice, diventano
osteociti.

periostale della dura madre delle ossa piate danno


origine al tessuto osseo compatto che forma,
rispettivamente, il tavolato interno ed esterno
delle ossa piatte.
Ossificazione endocondrale
Lossificazione endocondrale richieda la presenza di un
abbozzo cartilagineo
La maggior parte delle ossa lunghe e corte del corpo
si origina mediante il processo di ossificazione
endocondrale.
Questo processo avviene in diverse fasi, le pi
critiche sono: (1) formazione di un abbozzo
costituito da cartilagine ialina; (2) accrescimento di
questa cartilagine che serve da modello per lo
sviluppo dellosso; (3) eventuale riassorbimento e
sostituzione da parte del tessuto osseo.
EVENTI DELLOSSIFICAZIONE
ENDOCONDRALE
(CENTRO PRIMARIO DI OSSIFIAZIONE)

La continua attivit mitotica delle cellule


mesenchimali rifornisce il tessuto di cellule
osteoprogenitrici indifferenziate, che danno
origine agli osteoblasti.

1. Nellembrione, nella zone dove si former losso,


presente un abbozzo di cartilagine ialina.
Ad un certo momento i condrociti della zona
centrale
del
modello
cartilagineo
si
ipertrofizzano, accumulano glicogeno nel loro
citoplasma e si vacuolizzano. Lipertrofia porta ad
un aumento del volume della lacuna con
riduzione della matrice intercellulare che inizia a
calcificare.

Man mano che si realizza la formazione di una rete


spongiforme di trabecole, il tessuto connettivo
vascolare si trasforma in midollo osseo negli
interstizi. Laggiunta di trabecole nella parte
periferica determina un aumento delle dimensioni
dellosso.

2. Contemporaneamente la zona del pericondrio


a ridosso della parte centrale della diafisi
si vascolarizza. Questo evento porta alla
differenziazione delle cellule condrogeniche in
cellule osteoprogenitrici che formano osteoblasti.
Il pericondrio diventa periostio.

Il periostio e lendostio si originano dal tessuto


mesenchimale non calcificato; inoltre lo strato
profondo di osso spugnoso del periostio e lo strato

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3. Gli osteoblasti neoformati secernono matrice
ossea e ormano un manicotto di tessuto
subperiostale sulla superficie dellabbozzo
cartilagineo. Date che questo tessuto osseo si
forma in un tessuto connettivo, qual il
pericondrio/periostio, si deve parlare in questo
caso di ossificazione intramembranosa.
4. Il manicotto osseo attorno alla cartilagine
impedisce la diffusione delle sostanze nutritive
verso i condrociti ipertrofici, provocando la
morte. Di conseguenza, nella parte centrale della
cartilagine delle lacune vuote daranno origine alla
cavit midollare.
5. Gemmazione del periostio, costituite da
cellule osteoprogenitrici, cellule emopoietiche e
vasi sanguigni, entrano nelle lacune presenti
allinterno dellabbozzo cartilagineo.
6. Le cellule osteoprogenitrici danno origine ad
osteoblasti che incominciano a secernere matrice
ossea che si deposita a ridosso della cartilagine
calcificata. Anche la matrice ossea viene calcificata
e si costituisce un complesso cartilagine
calcificata/osso
calcificato.
Questo
complesso pu essere messo in evidenza con le
comuni colorazioni istologiche che evidenziano
come regioni acidofile le zone di osso calcificato e
come basofile le zone di cartilagine calcificata.
7. Man mano che il manicotto di osso subperiostale
si ingrossa e si sposta verso le estremit epifisarie,
a partire dalla parte centrala diafisaria, gli
osteoclasti incominciano a riassorbire i complessi
calcificati di osso e cartilagine, determinando un
allargamento della cavit midollare. Mentre
questo processo va avanti, si verifica
lossificazione delle epifisi, ad eccezione delle
piastre epifisarie che rimangono tali fino al 1820 anno di vita, per permettere lallungamento
dellosso.

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EVENTI CHE SI VERIFICANO NEL CENTRO DI
OSSIFICAZIONE SECONDARIO

I centro di ossificazione secondari incominciano a


comparire nelle epifisi, con una modalit simile a
quelle delle diafisi, ma non si forma un manicotto
osseo periferico. Invece le cellule osteoprogenitrici
invadono la cartilagine epifisaria, si differenziano in
osteoblasti ed incominciano a secernere matrice
ossea. Il processo di ossificazione continua insieme a
quelle diafisario, mente non si verifica a livello delle
superfici articolari e della piastre epifisarie. Le
superfici articolari rimangono cartilaginee per tutta
la vita.
Questi aventi vanno considerati come un
continuum dinamico che va avanti per diversi anni
man mano che losso si accresce.
ACCRESCIMENTO
DELLOSSO IN LUNGHEZZA
Laccrescimento dellosso in lunghezza dipende dalla
piastra epifisaria
Gli eventi proliferativi si verificano nella zona della
cartilagine vicina alle epifisi, mentre il processo di
ossificazione avviene dalla parte rivolta verso le
diafisi.
Dal punto di vista istologico, la piastra epifisario
pu essere suddivisa in cinque zone. A partire dalla
parte pi vicina allepifisi queste zone sono:
Zona cartilagine di riserva: i condrociti
sparsi nella membrana extracellulare sono in
attivit mitotica;
Zona di proliferazione: i condrociti in
attivit proliferativa, formano colonne di
cellule parallele allasse longitudinalmente
allosso;
Zona di maturazione e di ipertrofia: i
condrociti maturano, si ipertrofizzano ed
accumulano glicogeno nel loro citoplasma;

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Zona di calcificazione: le lacune


confluiscono fra loro ed i condrociti
ipertrofici muoiono, mentre la matrice si
calcifica;
Zona di ossificazione: le cellule
osteoprogenitrici invadono la cartilagine e si
differenziano in osteoblasti che elaborano
matrice.

Intorno al 20 anno di vita si assister ad una


progressione diminuzione dellattivit mitotica nella
zona di proliferazione ed il processo di ossificazione
avanzer verso la zona di proliferazione e di
cartilagine di riserva, fino a che tutta la piastra
epifisaria verr sostituita da un complesso costituito
da cartilagine calcificata/osso calcificato.
Lallungamento dellosso dovuto alla
proliferazione ed allaccrescimento interstiziale
della cartilagine che viene poi sostituita dallosso.
ACCRESCIMENTO
DELLOSSO IN LARGHEZZA
Laccrescimento dellosso in larghezza avviene per
apposizione
Laccrescimento
delle
diafisi
in
senso
circonferenziale avviene per apposizione. Le
cellule
osteoprogenitrici
dello
strato
osteogenico del periostio proliferano e si
differenziano in osteoblasti che depositano matrice
ossea sulla superficie periostea dellosso.
Questo modo di accrescimento continuo finch
losso in crescita, pertanto, si pu affermare che
nelloso maturo laccrescimento della sua parte
assile
avviene
per
ossificazione
diretta
intramembranosa, a carico del periostio.
La deposizione di tessuto osseo sul lato esterno
della diafisi deve essere accompagnata dallattivit
osteoclastica dalla parte interna, in modo tale che la
cavit midollare posso rimanere sempre delle stesse
dimensioni.

Pagina 37
CALCIFICAZIONE DELLOSSO
La calcificazione inizia quanto avviene la deposizione di
fosfato di calcio sulle fibre di collagene
Non ancora ben noto come avvenga il processo di
calcificazione, sebbene si chiaro che esso
stimolato da alcuni proteoglicani e glicoproteine che
legano gli ioni calcio, quali losteonectina e la
sialoproteina ossea.
La teoria della nucleazione eterogenea
prevede che le fibre di collagene agiscano da siti di
nucleazione per il calcio ed il fosfato che si trovano
in condizione di solubilit metastabile e che
precipitano a livello delle ragione gap del collagene.
Appena formati questi siti di nucleazione, si innesca
il processo di calcificazione.
La teoria pi accettata basata sulla presenza di
vescicole di matrice osteoide.
I cristalli di idrossiapatite liberati dalle vescicole
della matrice agiscono da nidi di cristallizzazione. La
mineralizzazione avviene attorno a questi numerosi
nidi che, man mano che si ingrandiscono, si fondo
fra loro determinando la progressiva disidratazione e
calcificazione di ampie zone di matrice.
RIMODELLAMENTO OSSEO
Nelladulto lo sviluppo osseo bilanciato dal suo
riassorbimento durante le fasi di rimodellamento nelle
zone sottoposte a stress.
Negli individui giovani i processi di formazione ossea
sono pi efficienti rispetto ai fenomeni di
riassorbimento, in quanto si formano pi sistemi
haversiano di quanti ne vengano riassorbiti.
In seguito, quando terminato laccrescimento a
livello delle piastre epifisarie, la deposizione di
nuovo tessuto osseo controbilanciata dal
riassorbimento.

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Le ossa in accrescimento conservano in larga
misura larchitettura e la forma tipica dallinizio
dello sviluppo embrionale fino alla fine
dellaccrescimento osseo delladulto. Allo sviluppo
si accompagna in un processo di rimodellamento
superficiale che consiste nella deposizione di nuovo
osso in alcune regione del periostio e in un
riassorbimento in altre zone.
Le cellule dellosso compatto rispondono a fattori
sistemici come la calcitonina e lormone
paratiroideo.
La struttura interna dellosso adulto
continuamente rimodellata, man mano che nuovo
osseo viene depositato quello vecchio viene rimosso.
Questo va messo in rapporto al fatto che:

I
sistemi
haversiani
vengono
continuamente rinnovati;
Losso viene rimosso da una sede e
depositato su unaltra per adattarsi
meglio alle nuove sollecitazioni
meccaniche che si scaricano su di esso
(peso, postura, frattura).

Quando i sistemi haversiani vengono riassorbiti i


loro osteociti muoiono; gli osteoclasti vengono
richiamati nellarea pe riassorbire la matrice ossea,
formando le lacune di riassorbimento. Quando
la cavit raggiunge una certa ampiezza, si assiste ad
una invasione di capillari con cessazione die
fenomeni di riassorbimento e deposizione di nuova
matrice ossea lamellare intorno ai vasi, che si
organizza in tutte haversiane.
Questo processo di riassorbimento, seguito dalla
sostituzione ossea, conosciuto come coupling.
Le lamelle interstiziali che si osservano nelladulto
rappresentano residui di osteoni in via di
riassorbimento e rimodellamento.

Pagina 38
RIPARAZIONE OSSEA
La riparazione ossea coinvolge sia lossificazione
intramembranosa che quella endocondrale
Una frattura ossea provoca danno e distruzione della
matrice ossea, morte delle cellule, lacerazione del
periostio e dellendostio e possibile spostamento
delle superficie della frattura (frammenti).
Le aree dove si verificata la frattura e la
deposizione di coagulo sanguigno vengono invase da
nuovi vasi e da nuovi fibroblasti e si forma il tessuto
di granulazione. Un simile evento avviene nella
cavit midollare dove il coagulo viene invaso da
cellule osteoprogenitrici dellendostio e cellule
multipotenti del midollo osseo che costituiscono un
callo interno di trabecole ossee.
A 48 ore dalla frattura si originano cellule
osteoprogenitrici in seguito ad un aumentata attivit
mitotica dello strato osteogenico del periostio,
dellendostio e delle cellule indifferenziate del
midollo osseo. Le cellule dello strato pi profondo
le periostio (quello pi vicino alla superficie ossea) si
differenziano in osteoblasti ed elaborano nuovo
tessuto osseo che forma un collare attorno all'area di
osso necrotico.
Alla proliferazione delle cellule osteoprogenitrici
non fa seguito un adeguato sviluppo dei capillari e,
per tanto, nella parte centrale della massa
proliferante, le cellule osteoprogenitrici, a causa
della bassa pressione, si differenziano in
condroblasti. In questo modo viene a formarsi un
strato di cartilagine nella parte pi esterna del
collare, mentre al di sopra il periostio continua a
formare numerose cellule osteoprogenitrici. A
questo punto il collare presenta tre zone: (1) uno
strato osseo neo formato attaccato allosso
fratturato, (2) uno strato intermedio di cartilagine e
(3) uno strato pi superficiale di cellule
osteoprogenitrici proliferanti.
Nel frattempo i collari formatisi attorno ad ognuno
dei due monconi della frattura si fondono in un

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collare unico e costituiscono il cosiddetto callo
esterno che assicura la saldatura della frattura.
La continua crescita del callo esterno deriva
soprattutto dalla proliferazione delle cellule
osteoprogenitrici e, in una certa misura,
dellinterstiziale crescita di cartilagine nella zona
intermedia.
La matrice cartilaginea adiacente allosso
neoformato viene calcificata e sostituita da osso
spugnoso. Tutta la cartilagine rimpiazzata da osso
primario mediante ossificazione endocondrale.
LE ARTICOLAZIONI
Le ossa si articolano fra loro mediante le
articolazioni che posso essere classificate a seconda
del grado di movimento che si pu verificare fra i
due capi articolari.
Per sinartrosi si intendo un articolazione nella
quale il movimento fra i due capi articolari
minimo; le diartrosi sono articolazioni dove i capi
ossei hanno unampia capacit di movimento.7

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lo strato sinoviale, che ricopre le superfici non
cartilaginee delle articolazioni. Questultimo strato
viene detto anche membrana sinoviale.
Nella membrana sinoviale troviamo due tipi di
cellule:
1. Le cellule di tipo A, sono dei
monociti/macrofagi con un apparato di Golgi
ben sviluppato e molti lisosomi, ma uno scarsi
RER. Queste cellule sono responsabili della
rimozione dei detriti presenti nelle cavit
articolari;
2. Le cellule di tipo B: sono dei fibroblasti che
mostrano un RER molto ben sviluppato; si
pensa che queste cellule siano responsabili della
produzione del liquido sinoviale.
Il liquido sinoviale contiene unelevata quantit di
acido ialuronico e lubricina, una glicoproteine.
Oltre a fornire nutrienti ed ossigeno ai condrociti
della cartilagine articolare, i suddetti costituenti di
questo fluido svolgono una funzione lubrificante a
livello articolare.

In base al tessuto che unisce le due estremit, ci


sono tre tipi di sinartrosi:
1. Sinostosi: quando il movimento nullo e il
tessuto che unisce larticolazione osso (ossa
del cranio nelladulto);
2. Sincondrosi: quando il movimento scarso ed
il tessuto interposto fra i due capi ossei
rappresentato dalla cartilagine (larticolazione
delle prime costole unite allo sterno);
3. Sindesmosi: quando il movimento limitato
ed i due capi sono uniti da tessuto connettivo
densi (sinfisi pubica).
La maggior parte della articolazioni delle
estremit sono diartrose. I capi articolari ossei che
formano queste articolazioni sono sempre ricoperti
da cartilagine ialina, detta cartilagine
articolare. Larticolazione racchiusa da una
capsula articolare composta da uno strato
fibroso esterno connettivo denso, continuo con il
periostio dellosso, e da uno strato cellulare interno,

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Istologia Generale
TESSUTO MUSCOLARE
Le cellule muscolari sono allungate e possono essere
striate o lisce, a seconda della presenza o meno
rispettivamente, di una disposizione ordinata e
ripetuta delle proteine contrattili filamentosi, i
microfilamenti presenti nel loro citoplasma.
Le cellule muscolari striate presentano una
alternanza di bande chiare e scure che invece, manca
nella cellule della muscolatura liscia. La muscolata
striata di due tipo: (1) scheletrica, che comprende
la maggior parte della muscolatura volontaria e (2)
cardiaca, involontaria.
Le cellule della muscolatura liscia sono
localizzate nelle pareti dei vasi sanguigni e degli
organi interni, cosi come nel derma della pelle.
La membrana della cellula muscolare viene detta
sarcolemma; il citoplasma sarcoplasma; il
reticolo endoplasmatico liscio detto reticolo
sarcoplasmatico; talvolta i mitocondri vengono
chiamati sacrosomi. Dato che le cellule muscolari
sono allungate, spesso vengono chiamate fibre
muscolari, ma contrariamente alle fibre della
matrice extracellulare, le fibre muscolare sono delle
entit viventi.
I tre tipi di cellule muscolari derivano dal
mesoderma. Le cellule muscolari cardiache si
originano dal mesoderma splancnopleurico,
mentre la maggior parte delle cellule muscolari lisce
deriva dal mesoderma splancnico e somatico, le
cellule muscolari striate derivano dal mesoderma
somatico.
LA MUSCOLATURA SCHELETRICA
Il muscolo scheletrico composto da lunghe cellule
cilindriche multinucleate che si contraggono rispondendo a
vari stimoli volontari per permettere il movimento
dellinterno organismo o parti di esso
Durante lo sviluppo embrionale centinaia di
mioblasti, i precursori delle fibre muscolari, si

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allineano e fondendosi tra di loro danno origine a
lunghe cellule multinucleate note come miotubi.
Essi sintetizzano nel loro citoplasma gli elementi
contrattili che danno origine alle miofibrille. Le
miofibrille sono costituite da miofilamenti,
proteine contrattili responsabili della capacit
contrattile della cellula che si dispongono in maniera
ordinata.
Le fibre muscolari si dispongono parallelamente
fra loro, mentre negli spazi intercellulari trovano
posto dei capillari. Ciascuna cellula muscolare
allungata, cilindrica, multinucleata e striata. Il
diametro varia da 10 a 100 micron, sebbene
nellipertrofia queste dimensioni possono essere
superate.
Data la presenza di una ricca rete vascolare di
mioglobina, la proteina che trasporta lossigeno
simile allemoglobina, anche se pi piccola, il
muscolo scheletrico ha un colorito che va dal rosa al
rosso. A seconda del diametro delle fibre, del
contenuto di mioglobina, del numero di
mitocondri,
dellestensivit
del
reticolo
sarcoplasmatico (REL), della concentrazioni dei vari
enzimi e della velocit di contrazione, le fibre
muscolari possono essere classificate in rosse,
bianche e intermedie.
Un grosso muscolo (es. il bicipite), di solito,
possiede tutti e tre i tipi di fibre in un rapporto
costante, caratteristico di quel dato muscolo.
I rivestimenti
I rivestimento del muscolo scheletrico sono lepimisio, il
perimisio e lendomisio
Il muscolo scheletrico rivestito dallepimisio, un
tessuto connettivo denso, irregolare e ricco di
collagene. Il perimisio, un connettivo denso che
deriva dallendomisio, circonda i fasci di fibre
muscolari (fascicoli), mentre lendomisio, costituito
da fibre reticolari e da una lamina esterna (lamina
basale) circonda ogni singola cellula muscolare.

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Tipi di fibre muscolari scheletriche

Caratteristiche
Vascolarizzazione
Innervazione
Diametro delle fibre
Contrazione
Reticolo
sarcoplasmatico
Mitocondri
Mioglobina
Enzimi

Fibre muscolari rosse


Ricco supporto vascolare
Piccole fibre nervose
Piccolo
Lente ma ripetitive; non facilmente
affaticabili; contrazione debole

Fibre muscolari bianche


Modesto supporto vascolare
Grosse fibre nervose
Grosso
Veloci ma facilmente affaticabili;
contrazione forte

Non estensivo

Estensivo

Numerosi
Ricche

Pochi
Povere
Povere di enzimi ossidativi; ricche di
fosforilasi ed ATPasi

Ricche di enzimi ossidativi; povere di ATPasi

Microscopia ottica delle fibre muscolari


La microscopia ottica delle fibre muscolari striate mette in
evidenza cellule multinucleate lunghe e cilindriche, i cui
nucleo sono localizzati perifericamente.
Le cellule muscolari scheletriche sono
multinucleate, con i nuclei posti in periferia, subito
al di sotto della membrana cellulare, ogni singola
cellule circondata dallendomisio, le cui fibre
reticolari si interdigitano con quelle della cellula
vicina. In piccole depressioni delle superficie della
cellula muscolare si trovano le cellule satelliti,
che hanno un singolo nucleo e rappresentano una
riserva di cellule rigenerative che condividono la
membrana basale.
La maggior parte della cellula muscolare
composta da miofibrille che misurano 1-2 micron di
diametro e costituiscono dei lunghi fasci
longitudinali. Questi fasci si estendono per tutta la
lunghezza della fibra e sono allineata tra loro in
registro. Questo tipo di allineamento responsabile
del tipico bandeggio che si osserva nelle sezioni
istologiche.
Le bande scure vengono dette bande A
(anisotropiche se osservate in luce polarizzata),
mentre le chiari vengono dette bande I
(isotropiche). Nel mezzo della banda A si pu
osservare una zona pi chiara della banda H, che
tagliata met da una stria detta linea M. ciascuna

banda tagliata da una stria scura detta linea Z (o


disco Z). La parte delle mie fibrille delimitata da due
linee Z viene detta sarcomero, che misura 2.5
micron di lunghezza e rappresenta lunita strutturale
contrattile della fibra muscolare.
Ultrastruttura
della fibra muscolare scheletrica
I tubuli T ed il reticolo sarcoplasmatico sono componenti
essenziali nella contrazione muscolare.
Lultra struttura del sarcolemma simile a quella
membrana plasmatica di altre cellule. Un aspetto
particolare del sarcolemma dato dalla presenza di
invaginazioni della membrana allinterno con
formazione di numerosi tubuli T (tubuli
trasversali) che si insinuano nelle miofibrille.
I tubuli T si approfondano trasversalmente fra le
miofibrille e, in particolare, nelle cellule muscolari
striate dei mammiferi si trovano in corrispondenza
della linea di confine tra la banda A e la banda I. La
funzione di questi tubuli T che si insinuano
profondamente nel citoplasma quella di far
propagare le onde di depolarizzazione.
Il reticolo sarcoplasmatico associato a
questi sistemi di tubuli T e si allinea in registro con
le bande A ed I e con i tubuli T, il retico
sarcoplasmatico, nel quale si accumulano gli ioni
calcio, forma un avvolgimento attorno ad ogni

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Istologia Generale
miofibrilla e termina con una dilatazione trasversale
detta cisterna terminale, in corrispondenza del
confine tra banda A e banda I.
Due di queste cisterne sono sempre in stretta
vicinanza con il tubulo T a formare la cosiddetta
triade. Questa disposizione permette allonda di
depolarizzazione di diffondersi dalla superficie del
sarcolemma fino ai canali per gli ioni calcio delle
membrana.
Il reticolo sarcoplasmatico regola la contrazione
muscolare mediate un sequestro controllato degli
ioni calcio ed un loro rilascio controllato allinterno
del sarcoplasma. La molla che fa scattare il rilascio di
calcio rappresentata dallonda di depolarizzazione
trasmessa in profondit dai tubuli T, che provoca
lapertura di canali calcio presenti sulla membrana
delle cisterne terminali con conseguente diffusione.
Le miofibrille sono tenute insieme in registro
luna con laltra mediate filamenti intermedi di
desmina e vimentina, che saldano le parti
periferiche dei dischi Z di miofibrille adiacenti. I
fasci di miofibrille si attaccano sul lato citoplasmatico
del sarcolemma tramite vari proteine, incluse la
distrofina, proteina che si lega allactina.
Al disotto del sarcolemma e fra le miofibrille si
trovano numerosi mitocondri che sono allungati e
presentano creste molto pronunciate.
Organizzazione strutturale delle miofibrille
Le miofibrille sono composti da filamenti spessi e sottili
interdigitati fra loro.
Al microscopio elettronico evidente la tipica
striatura che si osserva quello ottico, ma in pi si nota
la presenza di miofilamenti spessi e
miofilamenti sottili interdigitati e paralleli i
filamenti spessi sono composti da miosina di tipo
II, mentre i filamenti sottili sono composti
soprattutto da actina.
Da entrambi i lati del disco Z, con direzione
opposta e dirigendosi verso il centro dei due

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sarcomeri adiacenti, si dipartono i filamenti sottili.
Un singolo sarcomero ha due gruppi distinti di
filamenti sottili, ognuno dei quali si origina dalle due
linee Z opposte e si dirige verso il centro del
sarcomero.
In un a fibra muscolare a riposo, i filamenti spessi
non occupano lintero sarcomero e filamenti sottili,
che si dipartono dal disco Z, non si congiungono a
livello della linea centrale del sarcomero. Perci su
ognuno dei lati del disco Z di ogni sarcomero
troviamo due zone dove sono presenti solamente
filamenti di actina.
La banda I, osservabile al microscopio ottico,
corrisponde alla regione occupata dai filamenti sottili
che si dipartono da ambedue i lati del disco Z. La
parte del sarcomero occupata dai filamenti spessi su
ambedue i lati del disco Z corrisponde alla banda A.
la zona centrale della banda A nelle sono presenti i
filamenti sottili, rappresentata dalla banda H.
Questultima, tagliata in due dalla line M, costituita
da miomesina e proteina C e da non altre proteina
non ancora identificate che assicurano il
mantenimento dei filamenti nella loro giusta
posizione.
Durante la contrazione non c accorciamento dei
filamenti; bens soltanto le linee Z si avvicinano alla
banda A, mentre i filamenti sottili scivolano lungo i
filamenti spesi (teoria di Huxeley dello
scivolamento dei filamenti). In questo modo i
filamenti sottili si sovrappongono a quelli spessi fin
nella zona centrale e determinano un effettivo
accorciamento della banda I e la scomparsa della
banda H, senza determinare alcun cambiamento nella
A.
La disposizione dei filamenti sottili e spessi
molto ordinata e si mantiene tale grazie a cinque
proteine principali:
1. Titina;
2. Alfa-actina;
3. Cap Z;
4. Nebulina;
5. Tropomodulina.
La posizione dei filamenti assicurata dalla titina,
una grossa molecola proteina dotata di elasticit.

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Istologia Generale
Due molecole di titina si estendono da ciascuna met
di un filamento spesso fino al disco Z adiacente;
quindi quattro molecole di titina si ancorano ad un
filamento spesso fra due linee Z del sarcomero.
I filamenti sottili sono tenuti in registro dallalfaactina, una proteina a bastoncino presente nel disco
Z. lestremit del filamento sottile (plus end)
mantenuta al suo posto grazie ad una proteina
conosciuta come Cap Z, che impedisce laggiunta o
la rimozione di molecole di G-actina al filamento
sottile in modo tale che non venda depolimerizzata.
Sul filamento sottile si attorcigliano due molecole di
nebulina, molecole molto lunghe non elastiche
assicurano unulteriore ancoraggio di questi filamenti
al disco Z.
Inoltre, la nebulina agisce come controllore,
assicurando una determinata lunghezza del filamento
sottile, questa funzione viene sostenuta dalla
tropomodulina, una specie di cappuccio
dellestremit meno (minus end) con funzine simile
a Cap Z.
I FILAMENTI SPESSI
I filamenti spessi sono composti da molecole di miosina
legate coda-coda
Ogni singolo filamento composto da 200-300
molecole di miosina II. Ciascuna molecola di
miosina II (150 nm di lunghezza per 2-3- nm di
diametro) composta da due catene pesanti
identiche e da due paia di catene leggere. Le due
catene pesanti hanno forma da mazza da golf in cui le
due catene polipeptidiche filamentose si avvolgono
fra loro ad alfa-elica. Le catene pesanti vengono scisse
dalla tripsina in due frammenti:

Meromiosina leggera: composta da una


coda allungata a bastoncino costituita dalla
maggior parte delle due catene
polipeptidiche attorcigliate luna allaltra;
Meromiosina pesante: costituita dalle
due teste globulari che protrudono dal
frammento
terminale
delle
code
attorcigliate.

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La Meromiosina leggera agisce nellassemblaggio
appropriato delle molecole del filamento spesso
bipolare.
La Meromiosina pesante pi essere scissa dallenzima
papaina in due unit subunit globulari (S1) ed una
catena filamentosa (S2). La subunit S1 si lega allATP
e funge da ponte tra i due miofilamenti sottili e spessi.
Le catene leggere sono di due tipi ed ognuno di esse
associato una subunit S1 frammento della miosina II.
In conclusione, per ogni catena pesante ci sono due
catene leggere. Quindi, una molecola di miosina
costituita da due catene pensati e quattro leggere.
I FILAMENTI SOTTILI
I filamenti sottili sono composti da due filamenti di F-actina
attorcigliati uno allaltro, in associazione con tropomiosina
e troponina.
Il componente principale dei filamenti sottili
rappresentato dalla F-actina, un polimero di subunit
globulari di G-actina.
Le molecole di G-actina polimerizzano tutte con
lo stesso orientamento spaziale e conferiscono una
particolare polarit al filamento. Lestremit pi di
ogni singolo filamento si lega alla linea Z tramite lalfaactinina; lestremit meno di estende verso il centro
del sarcomero. Ogni molecola di G-actina possiede un
sito attivo dove si lega la testa della miosina
(frammento S1). Due catene di F-actina si avvolgono
come un filo di perle con periodicit di 36 nm.
Fra le due catene di f-actina di formano due lievi
scanalature. Delle molecole di tropomiosina di circa
40 nm di lunghezza polimerizzano a formare dei
filamenti testa-coda che occupano le insenature della
doppia elica di actina. La tropomiosina copre i siti
attivi delle molecole di actina sovrapponendosi ad esse.
A circa 25-30 nm dallinizio di ogni molecola di
troponina c una molecola di troponina, costituita
da te polipeptidi globulare, TnT, TnC e TnI. La prima
subunit TnT, lega lintera molecola di troponina alla
tropomiosina; TnC ha elevata affinit per il calcio; TnI

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Istologia Generale
si lega allactina impedendone linterazione tra actina
e miosina. Il legamento del calcio sulla subunit TnC
induce il cambio conformazionale della tropomiosina
rendendo attivi i siti precedentemente bloccati sul
filamento di actina, in modo tale che le molecola di
miosina possano flettersi, formando un punto
trasverso, e che S1, la testa mobile della miosina, possa
legarsi al sito attivo dellactina.
Contrazioni e rilassamento muscolare
La contrazione muscolare obbedisce alla legge del tutto o
nulla ed seguita da rilassamento muscolare.
La contrazione muscolare porta ad un accorciamento
della fibra muscolare uguale alla somma degli
accorciamenti che si verificano nei singoli sarcomeri. Il
processo di contrazione innescato da un impulso
nervoso che si estrinseca secondo la regola del tutto o
nulla, in quanto una fibra muscolare o si contrae o
rimane rilassate. La trasmissione dellimpulso nervoso
assicurata dalle giunzioni neuromuscolari. Durante la
contrazione i filamenti sottili scivolano su quelli
spesso, come proposto dalla teoria dello
scivolamenti dei filamenti di Huxeley.
Questa la sequenza che porta alla contrazione
muscolare:
1. Limpulso che si propaga sulla membrana
plasmatica viene trasmesso in profondit dal
tubulo T che affiancato da due cisterne
terminali del reticolo sarcoplasmatico;
2. Gli ioni calcio fuoriescono dalla cisterne
terminali attraverso i canali a controllo di
voltaggio si diffondono nel citosol e legano la
subunit TnC della troponina cambiandone la
conformazione;
3. Il cambiamento conformazionale della
troponina sposta la tropomiosina e, come
conseguenza, si ha lesposizione del sito
attivo sulla molecola di actina;

Pagina 44
4. LATP presente sul frammento S1 della
miosina viene idrolizzato ma sia lADP che il
Pi rimangono attaccati ad esso; questo
complesso si lega al sito attivo dellactina;
5. Quando il Pi viene rilasciato si ha un
rafforzamento del legame actina-miosina ed
un cambiamento di conformazione del
frammento S1;
6. Viene rilasciato anche lADP ed i filamenti
sottili vengono tirarti verso il centro del
sarcomero;
7. Nuovo ATP si lega al frammento S1 e si
dissocia cos come il legame fra actina e
miosina.
FONTI ENERGETICHE
DELLA CONTRAZIONE MUSCOLARE
Le fonti energetiche per la contrazione muscolare sono il
sistema energico fosfogenico, la glicolisi ed il sistema
energetico anaerobico
Il processo della contrazione muscolare richiede molta
energia, il muscolo scheletrico possiede unelevata
contrazione di composti ad alta energia, quali ATP e
creatinina fosfato. Poich sia ATP che la creatinina
fosfato contengono legami fosforici ad alta energia, essi
costituiscono il sistema energetico fosfogenico e
forniscono un apporto energico per circa 9 secondi.
Unulteriore energia pu derivare dal
metabolismo anaerobico del glicogeno, ossia la
glicolisi, che porta alla formazione e allaccumulo di
acido lattico. Questa via conosciuta come sistema
glicogeno-acido lattico e apporta energia muscolare da
90 a 100 secondi.
Il terzo sistema, conosciuto come sistema
anaerobico, utilizza la normale dieta per ricavare
ATP.
Durante i periodi di prolungata attivit
muscolare, lADP viene rifosforilato mediante due
processi: (1) glicolisi, che porta allaccumulo di acido
lattico e (2) trasferimento di fosfatato per lintervento
dellenzima fosfocreatin-chinasi.

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Istologia Generale
TRASMISSIONE
DELLIMPULSO NERVOSO A LIVELLO
DELLA GIUNZIONE NERUMUSCOLARE
La trasmissione dellimpulso dal neurone motorio alle fibre
muscolari scheletriche avviene a livello della giunzione
neuromuscolare
Le fibre nervose motorie sono assoni amielinizzati
di motoneuroni alfa che entrano nel muscolo
attraverso setti connettivali. Lassone si divide in vari
piccoli rami e perde la guina mielinica ma non le cellule
di Schwann. La parte terminale della ramificazione ha
una forma globosa e poggia sulla placca motrice
terminale di una singola fibra muscolare. Questi
collegamenti tra nervo e muscolo prendono nome di
giunzioni neuromuscolari e son costituiti dal
terminale assonico, da una doccia o fessura sinaptica e
dalla membrana della cellula muscolare.
La membrana della cellula muscolare post
sinaptica subisce delle modificazioni dando luogo ad
una invaginazione detta doccia sinaptica primaria,
nella quale trova posto il terminale assonico. Per
ulteriore modificazione del sarcolemma, dalla doccia
sinaptica primaria si formano delle fessure
sinaptiche secondarie (pieghe giunzionali).
Tutti e due i tipi di fessure sono delimitate da una
lamina esterna che ha strutta simile alla lamina
basale. Il sarcoplasma vicino alle fessure sinaptiche
secondarie ricco di glicogeno, ribosomi, nuclei e
mitocondri.

Pagina 45
della terminazione assonica ed al rilascio della
acetilcolina insieme ad ATP e proteoglicani
nella doccia sinaptica primaria. La fusione a
livello di specifiche regioni della membrana
presinaptica, note come siti attivi, adiacenti
alle barre dense;
3. Il ligando neurotrasmettitore acetilcolina
viene rilasciato dalla terminazione nervosa in
grandi quantit, detta quanta (da 10.000 e
20.000 molecole);
4. Lacetilcolina si diffonde nelle fessure
sinaptiche e si lega a dei recettori per
lacetilcolina presenti sulla membrana
postsinaptica delle cellule muscolari. Questi
recettori, che si trovano in prossimit dei siti
attici presinaptici, sono canali ionici a
controllo di ligando che aprono quando
legano lacetilcolina lafflusso di ioni porta
alla depolarizzazione del sarcolemma e
alla generazione del potenziale dazione;
5. Limpulso si diffonde immediatamente
attraverso la fibra muscolare per mezzo dei
tubuli T e si innesca il processo di
contrazione.
Per far terminare la lo stimolo e quindi lazione
dellacetilcolina,
interviene
lenzima
acetilcolinesterasi, localizzato sula lamina esterna
delimitante le fessure sinaptiche primaria e secondarie,
che idrolizza acetilcolina in acetato e colina e permette
il ripristino del potenziale di riposo.

La trasmissione dello stimolo avviene


attraverso le fessure sinaptiche i realizzano secondo:
1. Uno stimolo che viaggia lungo lassone fa
depolarizzare la membrana del terminale
assonico facendo aprire i canali del calcio e a
controllo di voltaggio localizzati in vicinanza
di strutture disposta linearmente conosciute
come barre dense;
2. Limmissione di calcio nel terminale assonico
porta alla fusione di circa 120 vescicole
sinaptiche con la membrana presinaptica

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Istologia Generale

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IL MUSCOLO CARDIACO
Il muscolo cardiaco un muscolo striato involontario
esclusivo del cuore e della porzione prossimale della vene
polmonari
Il muscolo cardiaco, laltra forma di muscolo
striato, si trova esclusivamente nel cuore e nelle vene
polmonari limitatamente dove queste di congiungono
con il cuore. Il muscolo cardiaco deriva da una ben
definita zona di mesenchima splancnico, il mantello
mioepicardico, le cui cellule danno origine
allepicardio ed al miocardio.
Il mio cardio delladulto consiste in un a rete
anastomizzata di cellule muscolari cardiache che si
biforcano e si dispongono in strati (lamine), le lamine
sono separate tra loro da sottili setti connettivali nei
quali corrono vasi, nervi ed il sistema di conduzione
del cuore. I capillari si diramano seguendo i tralci
connettivali inter cellulari, formando una ricca rete di
capillari attorno ad ogni cellule muscolare cardiaca.
Una fondamentali differenza tra i muscoli
scheletrico, liscio e cardiaco sta nel fatto che
questultimo possiede una ritmicit intrinseca ed una
capacit di contrarsi spontaneamente. Un sistema
specializzato di cellule muscolari cardiache provvede a
svolgere funzioni di coordinamento dellattivit
contrattile.
Circa met del volume della cellula muscolare
cardiaca occupata da mitocondri, data lelevata
richiesta energetica. Il glicogeno e soprattutto i
trigliceridi rappresentano le sostanze energetiche per
la muscolatura cardiaca. Anche il contenuto di
mioglobina abbondante data lelevata richiesta di
ossigeno.
Le dimensioni di una cellula muscolare cardiaca a
riposo possono variare, ma mediatamente ha una
lunghezza di 80 micron e il dimetro di 15 micron.
Ogni cellula possiede una singolo nucleo voluminoso e
che occupa una posizione centrale.
Occasionalmente
plurinucleate.

si

possono

osservare

cellule

Le cellule muscolari della porzione atriale sono un po


pi piccole di quelle dei ventricoli, posseggono granuli
specifici (soprattutto nellatrio destro) contenenti il
peptide natriuretico atriale, una sostanza che agisce
abbassando la pressione del sangue.
Questo peptide agisce anche sul riassorbimento di
sodio ed acqua a livello de dei tubuli renali, inibendolo.
DISCHI INTERCALARI
Le cellule muscolari cardiache formano delle giunzioni
altamente specializzate che uniscono le loro parti
terminali, dette dischi intercalari. Le membrane
cellulari sono in stretto contatto separate da un
ridottissimo spazio che misura da 15 a 20 nm.
I dischi intercalari hanno dei tratti a decorso
trasversale dove vi sono numerosi desmosomi e fasce
aderenti, e tratti a decorso longitudinale, ricchi
di gap o comunicanti. Sul lato citoplasmatico del
sarcolemma del disco intercalare i filamenti sottili si
associano alle fasce aderenti, dando una struttura
simile al disco Z. le giunzioni gap, che assicurano un
flusso di informazioni da una cellula ad unaltra, si
trovano nelle parti dove le cellule si affiancano e
vengono a stretto contatto tra loro.
ORGANULI
Il liquido extracellulare la principale fonte di calcio per la
contrazione del muscolo cardiaco
Sia la striatura che il meccanismo di contrazione sono
identiche a quelle del muscolo scheletrico, tuttavia si
osservano differenze nel reticolo sarcoplasmatico,
nella disposizione dei tubuli T, nel rifornimento di
calcio, nei canali ionici e nella durata del potenziale
dazione.
Il reticolo sarcoplasmatico non forma delle cisterne
terminali e tuboli organizzati come nel muscolo
scheletrico; al suo posto abbiamo piccole terminazioni
nervose del reticolo sarcoplasmatico che si portano
nelle vicinanze dei tubuli T.

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Istologia Generale
Queste strutture danno origine alle diadi che sono
localizzate in corrispondenza della line Z. I tubuli T del
muscolo cardiaco hanno una diametro maggiore
rispetto al muscolo scheletrico e sono delimitati da una
lamina esterna.
Poich il reticolo sarcoplasmatico relativamente
poco diffuso, esso non pu contenere una quantit di
calcio sufficiente per sostenere la contrazione; sono
quindi necessarie fonti addizionali. Poich i tubuli T si
aprono nello spazio extracellulare ed hanno un foro
abbastanza largo, il calcio extracellulare fluisce
attraverso di essi ed entra nelle cellule del muscolo
cardiaco nel momento della depolarizzazione. Inoltre,
la carica negativa del rivestimento esterno dei tubuli T
impedisce il rilascio istantaneo del calcio.
Il potenziale dazione delle cellule muscolari
scheletriche attivato da una abbondante presenza di
canali per il sodio rapidi, che si aprono e si
chiudono in pochi decimillesimi di secondo,
provocando la genesi di un rapido potenziale dazione.
Oltre a questi canali, il muscolo cardiaco possiede dei
canali calcio-sodio (canali per il sodio lenti).

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MUSCOLO LISCIO
Le cellule del terzo tipo di muscolatura non presentano
striature e pertanto vengono dette cellule
muscolari lisce. In aggiunta, queste cellule non
presentano un sistema di tubuli T. la muscolatura liscia
presente nella parte dei visceri cavi, nella parete dei
vasi m nei grossi dotti ghiandolari, nellapparato
respiratorio e nel derma della pelle.