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D E G L I

SCRITTORI

LATINI

CON TRADUZIONE E NOTE

C. PLINIUS SECUNDUS

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HI S T ORI AE MUNDI
LIBRI XXXVII

VOLUMEN SECUNDUM

VKNETIIS
EXCUDIT JOSEPH
.OCCC.XLIT

ANTONELLt

AUREIS DORATVS NUMISMATI!OS

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DI

C.

PLI NI O SECONDO
LIBRI XX.XVII
TRADUZIONE

DI M. L O D O V I C O D O M E N I C H I
EMENDATA P E R LA PRIMA TOLTA

KCOIfOO IL TESTO LATINO

CON LAGGIUNTA D[ UN NUOVO INDICE GENERALE

VOLUME SECONDO

VENEZIA
DALLA TIP. DI G IU SEPPE ANTONELL1 ED
FRBMIATO DI M ED AG LII ' ORO

l844

C. PLINIO SECONDO

C. PLINII SECUNDI

HISTORIARUM MUNDI
LIBER XX
MEDICINAE EX HIS QUAE SERUNTUR IN HORTIS

---------------------------------

CCCUMERE SILVESTRI, XXVI.

DiL

COCOMERO SELVATICO, 2 6 .

I. IjT rande opera di natura al presente noi comincieremo, e racconteremo atl* uomo i suoi ci bi ; e lo faremo confessare, eh* egli non conosco le cose, delle quali ei vive. Niuno, bench i nomi sieno vili, stimi esser questa piccola cosa, consi derato che in questi si ragiona la pace e la guerra che la natura ha con esso lui, e gli odii e le ami cizie delle cose inanimate e mancanti di senso, le quali, eh* cosa mirabile, vengono naturalmente in servigio delluomo : il che i Greci appellaronosimpatia. Da questi due principii di odio e di amicizia si compone l universit delle cose : cos T acqua spegne il fuoco, e il sole divora I acqua, mentre la luna la produce, in modo che questi duo pianeti soffrono sempre ingiuria luno dall' altro. E per lasciar le cose alte, e ragionare delle basse, la calamita tira a s il ferro, mentre il teamede de s lo scaccia ; e il diamante, gioia delle ricchezze, il quale da nessuna altra forza pu esser vinto, spezzasi col sangue del becco ; e altre maraviglie pari a queste, o maggiori, le quali racconteremo a suo luogo. Siaoi solamente perdonalo, se comincieremo dalle cose minime, perciocchelle sono le pi utili ; e prima parerlemo degli erbaggi. i. Abbiamo gi dello che il cocomero salII. t. Cucumim silvestrem esse diximus, mul II. to infra magnitudinem sativi. Ex eo fit inedic*- valice minore che il dimestico. Di questo si fa f u i i o i. N., \ ol. 11.

T JJla lim om hinc opus naturae ordiemur, et . cibos nos homini narrabimus, faleriqae coge mus ignota esse, per quae vivat. Nemo id par vum ac modicum existimaverit, nominum vilitato deceptus. Pax secum in his aut bellum na turae dicetur, odia, amicitiaeque rerum surdarum ac sensa carentium : et, quo magis miremur, omnia ea hominum causa, quod Graeci sympa thiam appellavere; quibus cuncta constant, ignes aquis restinguentibus, aquas sole devorante, luna pariente, altero alterius injuria deficiente sidere. Atque ut a sublimioribus recedamus, ferrum ad se trahente magnete lapide, et alio rursus abigente a sese : adamantem opum gaudium, infra gilem omni celera vi et invictum, sanguine hir cino rumpente, quaeque alia in suis dicemus lo cis, paria, vel majora, mira. Tantum venia sit, minimis, sed a salutaribus ordienti, primumque ab hortensiis.

C. PLINII SECUNDI

mentum, quod voctlur elaterium, sueoo expresso e semine. Cuju* causa nisi maliirius incidatur, semen exsilit, oculorum etiam periculo. Servatur autem decerptus una nocte: postero die incidi tur arundine. Semen quoque cinere conspergi tur, ad coercendam sqcci abundantiam : quii ex pressus suscipitor aqua ooelesti, atque subsidit :. deinde sole cogitur in pastillos, ad magnos mor talium usus. Obscuritates et vitia oculorum sa nai, geoarumque ulcera. Tradunt hoc succo tactis radicibus vitium, non attingi uvas ab avibus. Radix aulem ex aceto cocta podagris illinitur, succoque dentium dolori medelar. Arida cura resina impetiginem et scabiem, quae psoram et liebenas vocant, parotidas et panos sanat, et ci catricibus colorem reddit. Et foliorum succos au ribus surdis cum aceto instillatur.

vna medicina chjamata elaterio, cavando il sugo delsme. Se a ci (are non s'incide molto per tem po, il seme schizza fuori con pericolo degli oc chi. Levato dalla pianta si serba una nolle, e I' al tro giorno s'incide con canrfa. Il seme si sparge con 1 cenere, per scemare l ' abbondanza del su go, il quale si preme in acqua piovana, e va al fondo : di poi si rappiglia al sole, fassene pa stelli per grandissimo uso degli uomini. Guari sce 1 oscurit e il difetto de gli occhi, e le crepa ' ture che sono intorno a essi. Dicesi che toccan dosi le radici delle vili con questo sugo, gli uc celli non beccano di quelle uve. La radice sua cotta con l ' aceto si mette sulle gotte, e col sugo si medica il dolore de' denti. Secca con la ragia guarisce le impetigini e la scabbia, che si chia mano tigna e volatiche, le posteme, che nascono dietro a gli orecchi, e gli enfiali nella gola, e ren de il colore alle margini delle piaghe. Distillasi ancora H sugo deHe foglie sue con l aceto negli orecchi de sordi.
D e l l * b l a t b b i o , 2 <J.

l a t e r io , x x v ii.

111. Elaterio tempestivos est autumno : nec 111.11 tempo delPelaterio l'autunno; n ultum ex medicamentis longiore aevo durat. lu c' cosa medicinale, che duri pi di questa. Co ci pi t a trimatu. Si quis recentiore uti velit, pa mincia osarsi il terzo anno. Se alcuno lo vuole stillos in novo fidili igne lento io aceto domet. usare pi fresco, dorai i pastelli eoo 1*aceto ia Melius, quo vetuslios : fuitque jam ducentis an vaso nuovo di terra, a fuoco lento. Quanto pi nis servatum, ul auctor est Tliophrastus. Et us vecchio, tanto migliore ; e gi ve ne fa serbalo que ad quinquagesimum lucernarum lumina ex- dugento anni, come scrive Teofrasto. Infioo a cin tinguit. Hoc enim veri experimentum est, si quanta spegne i lumi delle lucerne. II vero espe admotura prius quam extinguat, scintillare sur rimento di questo , se appressandolo al lume sum ac deorsum cogat. Pallidum ac laeve herba prima che lo spenga, lo faccia sfavillare di sopra ceo ac scabro melius, ac leniter amarum. Putant e di sotto. Quello eh1 pallido e polito mi conceptus adalligato semine adjuvari, si terram gliore dell' erbaceo e rozzo, ed un poco amaro. non attigerit. Partus vero, si in arietis lana alli Tengono che il seme legalo alla donna aiuti la gatum inscientis lumbis fuerit, ita ut protinus gravidanza, se non ha tocco terra ; e ch'egli aiuti ab enixu rapiatur extra domum. il parto, segli legato io lana di montone alle reui della donna, eh' essa non lo sappia ; ma bi sogna che sobito dopo il parto si levi via, e por tisi fuor di casa. Coloro che magnificano il cocomero, dicono Ipsum cucumin qui magnificant, nasci prae cipuum io Arabia, mox in Arcadia Cyrenis alii che nasce a perfezione in Arabia, di poi in Arca tradunt, similem heliotropio, cujiu inter folia et dia : altri dicono che in Cirene, do v'ei nasce simile ramos provenire magnitudine nucis juglandis. all* eliotropio, e vien grande tra le foglie e i rami Seioen aulem esse ad speciem scorpionum cauda quanto una noce, ed ha il seme simile a uno scorpione con la coda ritorta, ma bianca. Laonde replexa, sed candida. Aliqui etiam ab eo scor pioni um cucumitn vocant, efficacissimutn contra alcuni lo chiamano cocomero scorpionio, ed ha scorpionum ictus t semine et elaterio, et ad grandissima virt contra il morso de gli scorpio purgandum uterum alvosque. Modus portione ni, cos il seme, come l 'elaterio, e purga il ventre virium ab dimidio obolo ad solidum. Copiosius e la matrice. La misura da prenderne, secondo la proporzione delle forze dell' uomo, dalla met necat. d 'u n obolo fino a un obolo intiero. Se mai se ne piglia pi quantit, ammazza. Cos si bee ancora contra il male de'pidocchi, Sic ct contra phthiriasiu bibitur ; et hjdro-

HISTORIARUM MUNDI MB. XX.

pises. Illitum anginas et arterias eam meile el oleo teiere sanat.


AvGirmo coccbebb, sit* erbatico, t .

e il ritrnopico. Mescolalo con mele e olio vec chio guarisce la scheraoxia e le arterie. Dar, cocombbo sebpbotibo, o em atico, 5.

IV. a. Molli credono che questo sia quello, IV. a. Malli hanc esse apud nos qui anguinas ehe noi chiamiamo serpentino, ovvero errtico, rocetar, -ab aliis erratica, arbitrantur. Quo de cocto sparsa mares non attingant. Iidem poda del quale colto bagnandone alcuna cosa, i topi gris cum articuli morbis decoclum in aceto illi- non ne toccano. Contro a gottosi e a morbi ar niont, praesentaneo remedio. Laraborura vero ticolari collo nell* aceto aimedio di subito ef dolori semine sole siccato, dein trito, xxx dena- fetto. Al dolore delle reni giova il seme secco al rionom pondere in hemina dato aqaae. Sanat et sole, dipoi trito, pigliandone trenta debari in una tumores subitos illitam cum laete mulieram. Por emina d'acqua. Mescolato con latte di donna gua gat eas elalerium ; sed gravidis abortum facit. risce le subite enfiagioni. Lo eleterio porga le Suspiriosis prodest ; morbo vero regio in nares donne, ma fa sconciare le gravide. Giova a sospi coojecium. Lentigines ao maculas e facie tollit in rosi, e a quegli che hanno sparso il fiele, metteo* dolo nelle narici. Leva le lentigini, e le macchia sole illitam. del tiso, bagnandole al sole.
CoCUBEEB SATIVO, IX.

Dai. C O M B SEM A , 9. OO BO IN TO

V. Malti eadem omnia sativis adtribuont. Ma V. Molti attribuiscono le medesime virt al gnam etiam in eis momentum. Namque et eorum dimestico, perciocch' esso aocora di gran valo seraen, quantam tres digili adprehenderint, eam re. Perciocch pigliando del seme suo quanto ne cumino tritum , polumque in Tino, tussientibus pu stare sa tre dita, e trita col cornino, e bevuto auxiliatur. Sed et phreniticis in laete molieris ; col vino, giova 8lla tosse. Giova ancora al farne et djsentericis acetabuli mensura. Paruleota aa- tico mesciuto col latte di donna, e a' pondi, pi tem exspaeatibas cam camino pari pondere, et gliandone la quarta parte di una mina a misura ; )ocinent vitiis in aqaa malsa. Urinam movet ex e a chi sputa marcia, preso con altrettanta corni vino dulci, t in renum dolore djsteribas simul no a peso; e al fegato, mesciuto con acqua melata. cam camino infanditar. Fa orinare dandolo col vin dolce. Al mal della reni si me Ite nel cristeo col cornino. P bpobe, XI.
D u F i n n , 11.

VI. Pepones qai vocantur, refrigerant ma VI. Quei che si chiamano peponi, rinfrescano xime ia cibo, e t emolliunt alvum. Garo eorum grandemente nel cibo, e mollificano il corpo. La epiphoris oealoram aat doloribus imponitur. carne loro si mette sugli ocehi, che patiscono la* Radix sanat ulcera concreta in modam fovi, quae griraaone, o sopra a dove duole. La radioe guari eeria vocant. Eadem contrahit vomitiones : sic sce le stianxe, incrostate a modo di fiatoni, le quali catur, et io farinam tosa datar quataor obolis chiamano cerie. La medesima resta il vomito : ai in aqaa m alsa, ita a t qai biberit, qaiogentos secca, e dassene in farina pesta quattro oboli in acqoa melata ; ma eolai che bee, dee caminar poi postea passas ambulet. Haec farina et in smegma ta adjicitor. Cortex qaoqae vomitiones movet, cinquecento passi. Questa farina s*adopera ancora faciem porga t. Hoc et folia cujuscumque sativi negli empiastri astersiti. La corteccia sua muova illita. Eadem cum meile et epioyctidas sauant : il vomito, e porga la faccia. Ci fanno ancora le cam vino, canis morsus. Item millepedae : sepa foglie di qualunque pepone domestico. Le mede* Graeci vocant, oblongam, pilosis pedibus, peco sime tolte col mele guariscono i mali repentini ri praecipue nocivam. Morsam tamor insequitor, degli occhi, e col vino il morso del cane, e del et putrescit locas. Ipse cacumis odore defectam millepiedi, che i Greci chiamano sepa, ed luogo, animi. Coctos deraso cortice, ex oleo et meile, co1piedi pilosi, e molto nocivo al bestiame. Dove morde subito viene enfiatole il luogo infracida. jucundiores esse certam e it L odore dei cocomeri ri li chi fosse svenato. Sono buoni cotti, letando loro la boccia, oon olio, aceto e mele.

7
COCOBBITA, XTU.

C. PLINII SECUNDI
D
e l l a zocca,

17.

VII. 3. Cacnrbita qaoqae silvestris invenitur, VH. 3. Truovasi ancora Ia zaeea salvalica, spongos a Graecis appellata, ioapis (unde el no chiamala da1Greci spongo, Ia quale vana (onde men), digitali crassitudine, non nist io saxosis eli* prese il nome ), grossa un dito, e non nasce nascens. Hujus commaodacatae soccos stomacho se non in luoghi sassosi. Il sugo dessa masticata giova molto allo stomaco. 'admodum prodest.
COLOCYBTHIDK, X. D ella
c o l o q u in t id a ,

10.

VIIL Colocynthis vocatur alia, ipsa plena, sed minor qoam sativa. Utilior pallida, quando jus sont medicinae. Herbacea arefacta per se inanit alvum. Infosa quoque clysteribus, inte stinorum omnibus vitiis medetur, et renum, et lumborum, et paralysi : ejecto semine, aqua mul sa in ea decoquitur ad dimidias: sic tussieoti infunditor obolis quatoor. Prodest et stoma cho, farioae aridae pilolis cum decocto meile somptis. In morbo regio utiliter semina ejus sumuntur, et protinus aqua mulsa. Carnes ejus com absinthio et sale dentium dolorem tollunt. Succus vero cum aceto calefactas mobiles sistit. Item spinae, et lumborom, ac coxendicum dolo res, cum oleo si infricetur. Praeterea, mirum dictu, semina ejus si fuerint pari numero adalli gata febribus, sanare dicuntur, quas Graeci periodicas vocant. Sativae quoque rasae saccos tepefactas auribus medetur. Caro ejus interior sine semioe, clavis pedum, et suppurationibus, quae Graeci vocant apostemata. Decoctae aotem universae soccos, dentiam motus stabilit, et do lores inhibet. Vinum cum ea fervefactam, ocu lorum etiam impetus. Folia ejus cum recentibus cupressi contusa, et imposita : ipsa quoqoe tosta in argilla, ac trita cum adipe anseris, vulneribos medetur. Nec non ramentis corticis recentes podragas refrigerat, et ardores capitis, infantium maxime. Et ignes sacros, de strigmentis, vel his impositis, vel semioibos. Succus ex strigmentis, illitus cum rosaceo et aceto, febrium ardores re frigerat. Aridae cinis impositus mire combusta sanat. Chrysippus medicus damnabat eas in cibis. Sed omnium consensa stomacho uLilissimse ju dicantur, et interaneorum vesicarum que exulce rationibus.

Vili. ccene un'altra, che si chiama coloquintida, la quale piena, ma minore della domestica. Pi utile i la pallida, perch d'essa si fanno le medicine. La erbacea secca per s medesima vota il ventre. Messa necristei, medica i difetti di tutti gP intestini, e delle reni, e de1lombi, e del par ietico. Cavandone il seme, caocesi con l acqua melata, fin che torna a met, e dassene a chi ha la tosse quattro oboli. Giova ancora allo stomaco pigliandone pillole di farina secca con mele cotto. 1 semi suoi giovano al mal caduco, e subito P ac qua melata. La carne sua con P assenzio e col sale leva il dolore de denti ; e il sugo riscaldato con P aceto ferma quegli che si muovono. Giova ai dolori della schiena, delle reni e delle coscie, se si frega con olio. Oltra di ci, maravigliosa cosa a dire, ehe se i semi suoi sono di novero pari, e legati ai febbricosi, saoan quella febbre che i Gre ci chiamano periodica. 11 succo che si trae radendo la domestica, riscaldato che sia medica gli orec chi. La carne sua di dentro senza seme, giova a calli de* piedi, o a' figooli, che i Greci chiama no apostemi. Il sugo di tutta cotta rassoda i dea li che si dimenano, e ne leva il dolore. 11 vino ri scaldato con essa guarisce ancora i repentini amo ri de gli occhi. Le foglie sue peste con le foglio fresche del cipresso, e ancora essa arrostita in ar gilla, e trita col grasso dell' oca, medica le ferite. Anche i pezzi della sua corteccia rinfresca le gotte recenti, e gli ardori del capo, massimamente dei fanciulli. Riufresca ancora il fuoco sacro, ponen dovi sa o di questi pezzi, o pure dei semi. 11 sugo che n esce raschiandola, se vi s infonde olio ro sato e aceto, rinfresca gli ardori della febbre. La cenere della zucca secca maravigliossmente risana le incotture, postavi sopra. Crisippo medico la biasimava ne' cibi ; ma noodimeoo per comune opioione sono tenute utilissime allo stomaco, e alle piaghe delle interiora e della vescica.
D
elle

R a p is ,

ix .

a ape, 9 .

La rapa anch' ella medicinale. Guarisce IX. Est et rapo vis medica. Perniones fervens IX. impositum sanat. Item frigus pellit e pedibus. i pedignoni essendovi messa su calda, e caccia il Aqua decocti ejus fervens podagris eliam frigidis freddo de' piedi. L 'acqua bollente, do? essa fu

HISTORIARUM MUNDI L1B. XX.

.a

medetor: e! eradam (oram cum sale,cuicomque vitio pedam . Semen illilom et potam ia vino, contra serpentes et toxica salutare esse proditur. A multis Tero antidoti vim babere in vino et oleo. Democritus in totum ea abdicavit in cibis* propter inflationes. Diocles maguis laudibus tu lit, etiam Venerem stimulari ab eis professas : item Dionysius : magisque, si eruca <g>ndirentur. Tosta quoque articulorum dolori cum adipe prodesse.

cotta, giova aucora alle gotta fredde ; e pestala crada col sale giova a ogni difetto de* piedi. Dicesi che il seme suo bevuto col vino utile contra i serpenti e i tossici. Molti tengono eh* egli abbia forta d'antidoto nel vino e nell'olio. Democrito le biasim affatto ne cibi per rispetto che produ cono enfiagione. All incontro Diode diede loro grandissime lodi, dicendo infino ch'elle risve gliano la lussuria. 11 medesimo dice Dionisio, massimamente s'elle si condiscono con la ru chetta ; e che arrostile col grasso giovano a' dolori delle giunture.
D ella
bapa salvatica , i

B iro

silvestri ,

i.

X. Silvestre rapam in arvis maxime nascitur, X. La rapa salvatica nasce principalmente nei firaticosam, semine candido, duplo majore, quam campi: -germogliosa, di seme bianco, maggiora papaveris. Hoc ad laevigandam cutem in facie, il doppio ehe quello del papavero. Questa s 'asa totoque corpore, ntantur, mixta farina, pari a fare delicata la pelle di viso, e di tutto il corpo, mensura, ervi, hordei, tritici, et lupipi. Radix mescolandovi con pari misura farina di rubiglia, d orzo, di grano e di lupino. La radice non ad omnia ioutilis. buona a nalla.
N a p is ,
siv e bcbio , sive bouiade , v .

D el

savore , ovvebo borio , ovvero bohiada ,

5*

XI 4- Naporum duas differentias et in medi cina Graeci servant Angulosis foliorum caulibus florentis, quod bunion T ocant, purgationibus Seminaram, et vesicae et urinae alile decoctam, potam ex a q a a nralsa, vel succi drachma. Semen djsenlericis, tritumqae in aqua calida, e cyathis qoatnor. Sed urinam inhibet, si non lini semen ana bibatur. Alteram genus buniada appellant, et raphano et rapo simile: seminis praeclari con tra venena : ob id et ia antidotis utuntur illo.

XI. 4 I Greci fanno due differente di navoni nella medicina. Quello che ha i gambi delle foglia accantonati, cui chiamano bunio, utile alle purgagioni delle donne, alla vescica, e alla orina, cotto e bevuto con 1 acqua melata, o con una dramma del sugo. Il seme suo trito nell acqua calda giova a quegli che hanno male di pondi, a dassene quattro bicchieri di dieci dramme 1 li * no. Per ristrigne l ' orina, se non si bee insieme con esso il seme del lino. L 'altra sorte chiamano buniada,ed i simile al rafano a alla rapa: il suo seme ottimo contra i veleni, e perci s ' usa ne gli antidoti.
D el b ap aito s a lv a t ic o b a rm o ra c ia , i .

R aPBABO SILVESTRI ET AbMOBACU, I.

XII. Raphanum et silvestrem esse diximus. Laudatissimus ia Arcadia: quamquam et alibi nascitur, utilior urinae dumtaxat ciendae. Celero aestivo usus in Italia, et armoraciam vocant.

XII. Abbiamo detto che ci'sono ancora rafani salvalichi. I pi lodati son quelli di Arcadia, ben ch altrove pure ne nascono, pi utili solamenta a far orinare. In Italia fanno uso del rafano slatcreccio, che si domanda armoracia.
D el bap ab o se m in a to , 43.

R aphabo

sativo , x l u i .

X III. E t sativi vero, praeter ea quae circa eos dicta sint, stomachum purgant, pituitam cxtenaaat, urinam concitant, bilem detrahunt. Praeterea cortices in vino decocti, mane poli ad ternos cyathos, comminuunt et ejiciunt calculos. Udem in posca decocti contra serpentium mor* illinuntor. Ad tussim etiam mane jejunii ra-

XIII. I rafaui domeslichi, oltre a quello che abbiamo detto, porganolo stomaco, assottigliano la flemma, provocan 1 orina e frenano la bile. Di pi, le scorte col le nel vino, beeodone la mat tina tre bicchieri, rompono e fanno gillare la pie tra. Colle con posca, il che bevanda fatta d'ac qua e d 'aceto, si pongono su' morsi delle serpi.

C. PUNII SECONDI phsnus prodest cum meile: semen eorum tostam, ipsarnque commanducatum, ad lagonoponon : aqaara foliis ejus decoctis bibere, vel succum ipsius cyathis binis contra phthiriases: phlegraoni ipsos illinere tosos, livori Tero recenti corti cem cora mette: veternosis autem quam acerri mos mandere : semenque tosturo, dein contritura cum meile suspiriosis, lidem et contra vene na prosunt. Cerastis et scorpionibus adversatur : Tei ipso, vel semine infectis mauibus impune tractabis : imposiloque raphano scorpiones mo riuntur.

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Salutares et contra fungorara aot hyoscyami


Tenena aeqne, at Nicander tradii : et contra vi

scum quoque dari Apollodori duo jubent: sed Citieussemen ex aqua tritum, Tarentinus succum. Lienem item extenuant : jocineri prosunt, et Iamborum doloribus. Hydropicis quoque ex aceto aat sinapi sumpti, et lethargicis. Praxagoras et iliosis dandos censet: Plistonicus et coelia cis. Intestinorum ulcera sanant: ac purulenta prae cordiorum, si cum meile edantur. Qoidara ad haec coquere eos in luto illitos malunt : sic et feminas purgari. Gx aceto et meile sumpti, inte stinorum animalia detrahunt. Itera ad tertias decocto eorum poto cum vino. Gnterocelis pro sunt : sanguinem quoque inutilem sic extrahunt. Medias ad haec et sanguinem exscreantibus co ctos dari jubet: et puerperis ad lactis copiam angendam. Hippocrates capitis mulieram deflu via fricari raphanis : et super arabilicum imponi contra tormenta vulvae. Reducunt et cicatricem ad colorem. Semen quoque ex aqaa impositum, sistit ulcera, quae phagedaenas vocant. Democritns Venerem hoc cibo stimulari putat: ob id fortassis voci nocere aliqui tradiderunt. Folia quae in oblongis dumtaxat nascuntur, excitare oculorum aciem dicuntur. Ubi vero acrior rapha ni medicina admota sit, hyssopum dari protinus imperant : haec antipathia est. Et aurium gravi tati succam raphani instillant. Nam vomituris summo cibo esse eos, utilissimum est.

Se si mangiano la mattina a digiuno col mele, giovado alla tosse. Il seme loro arrostito e masti cato giova a* sospirosi, e al male che si chiama lagonopono; o cocendo in acqua le foglie, e beeli do tale cocitura, o H suo sago a misura di due bicchieri, Tale coatra la malattia de* pidocchi, quaodo il corpo ne genera. Pongoosi peste sopra l ' infiammagioue, e nel lividore fresco si pone la corteccia col mele. Giova a' letargici mangiarne de' pi aspri e pi pangenti. A sospirosi atil . mangiare il seme arrostilo e pesto col mele. Gio vano ancora contra i veleni. Col suo seme, o chi ne avesse imbrattale le mani, pu senza danno toccare i cerasti e gli scorpioni. Se rafano si metto sullo scorpione, muore. Sono parimente olili contra i veleoi de' fan ghi, e dell'erba detta giusquiamo, come scrive Nicandro. Dannosi ancora conira il visco, secon do i due Apollodori ; ma Citieo vnole che si dia il seme pesto con l acqua, e Tarentino 1 sugo. As 1 sottigliano la milza, giovaao al fegato, e a1dolori de' lombi. Giovano eziaodio a rilruopichi e a le targici, presi eoo laceto, o con la senape. Prassa* gora vuole che si dieno a quegli che hanno do lore di fianco ; e Plistonico ancora a quelli che han flusso di venire. Guariscono le piaghe de glintestini, e le puzze delle precordia, mangian dosi col mele. Certi olir a queste cose voglion che ci caocano intrisi nel loto, e cosi dicono che le donne si porgano con essi. Presi con Paceto e col mete scacciano i vermini del corpo ; come ancora la loro decozione fatta fino alla terza par te, e bevuta col vino. Giovano alle crepature, e cos ancora cavano fuora il sangue cattivo. Medio vuole anco che Si dieno cotti a chi spula sangue, e alle donne che hanno partorito, per far crescere loro il latte. Ippocrate contra i dolori della ma trice insegna che si freghino co' rafani i capelli che cadono del capo alle donne, e che si ponganp sopra il bellico contro te sofferenze della matrice. Levano ancora le margini delle ferite. Il seme suo posto con P acqua, ristagna quelle piaghe, che si chiamano fagedene. cio fistole molli, che giltano marcia. Democrito di parere, che a mangiare questo cibo la lussuria si risvegli, e perci alcuni forse dissero che e' nuoce alla voce. Dicono che le foglie, che crescono solo ne' rafanilunghi, aguz zano la T i s t a . Per quando s data medicina di rafano troppo agra, vogliono che subito si dia l'issopo, perch esso opera come ^ contrario. Tnstillano ancora il sugo del rafano negli orecchi, dov'essi hanno gravezza. utilissimo che que sto cibo sia l ' ultimo a coloro che hanno a vomi tare.

.3
P astihaca , v . H ibisco ,

BISTOttlARUM MUNDI L1B. XX.


sive moloche agria , sive

*4

PISTOLOCHIA, XI.

DELLA PASTINACA, 5. DELL1 IBISCO, OWEBO MOLOCHE a g b ia , O PISTOLOCHIA, I I .

XIV. Paatinacae simile hibiscum, quod molo XIV. Alla pastinaca simile l ibisco, il quale chen agriam vocant, ei aliqui pistolochiam, ul si chiama moloche agria, e da alcuni pistolochia: ceribus cartilaginis et ossibus fractis medelur. medica le piaghe della carlilagiofc, e l ossa rotte. Folia ejaa ex aqua pola alvum solvunt, serpen Le foglie sue bevute con l ' acqua muovono U tes abigunt. Apum, vesparum, crabrouum icti corpo, e scacciano le serpi. Fregale sopra il luo bus illita m edentur. Radicem ejus ante solis or go offeso guariscono i morsi delle pecchie, delle tum erutam involvunt lana coloris, quem nati vespe, e de* calabroni. La radice sua, cavala in vum vocant, praeterea ovis quae feminam pepe- nanti che si levi il sole, si rinvolge in lana di co rit, strumisque vel suppuratis alligant. Quidam lore, detto nativo, oauche in laoa di pecora che ad hunc usum auro effodiendam censent: caven- abbia partorito femmina, e si appicca alle gavine, domque ne terram attingat. Celsus et podagris o dove la postema ha fallo capo. Alcuni per que sto effetto vogliouo eh' ella si svelga con oro, ma quae sine tumore sint, radicem ejosex vino de che non tocchi terra. Celso insegna che si appli coctam imponi jubet. chi la radioe sua cotta nel vino alle gotte, che non sono enfiate.
St a p h y u s o , s iv e
f a s t ir a c a b b b a t ic a , x x i i .

D ello

st a fil m o , o pastinaca bbbatica ,

aa.

XV. 5. Ecci un'altra sorte,ehe si chiama sta XV. 5. Alterum genus est staphylinos, quod ffino, ovvero pastinaca erratica. Il suo seme pe pastinacam erraticam vocant. Ejus semen con tritum et in vino polum, tumentem alvum, et sto, e bevuto ool vino, mitiga il corpo gon6ato, gl' isterismi e le doglie delle femmine, tanto che suffocationes mulierum, doloresque lenit in tan tum, ut vulvas corrigat : illitum quoque e passo ne corregge la matrice; e ungendo con esso quan do appassito, giova alle doglie del corpo. Agli vestri earum prosit. Viris vero prodest,cum pa uomini, pesto con altrettanto paue e bevuto col nis portione aequa trituro, ex vino polum con vino, giova contra i dolori del corpo. Fa orinare, tra ventris dolores. Pellit et urinam : et phage daenas olcerum sistit recens cum raelle imposi e posto fresco col mele, ristagna le fstole che tam, vel aridum farina inspersum. Radicem ejus gettano marcia, il che anche fa la polvere secca della sua radice. Dieuche vuole che la radice sua Dieuches contra jocineris, ac lienis, ilium, lum borum, et renum vilia ex aqua mulsa dari jubet. si dia con acqua melata contra i difetti del fega Cleophautus et dysentericis veteribus. Philistion to, della milza, de' lombi, e delle reni. Cleofanlo in lacte coquit, et ad stranguriam dat radicis dice che giova ancora al male de' pondi. Filistiouncia quatuor : ex aqua hydropicis, similiter et ne la cuoce nel latte, e contra gli stranguglioni, opisthotonias, et pleuriticis, et comitialibus. eio serratura di gola, d oncie quattro della ra Habentes eam feriri a serpentibus negantur: aul dice ; e nell* acqua a' ritruopichi, e a qaegli che qai ante gustaverint, non laedi. Percussis impo non possono piegare o voltare il capo, per la nitur cum axuugia. Folia contra cruditates man pelle o nervi del capo di dietro che son ritirali ; duntur. Orpheus amatorium ioesse staphylino non che a quegli che hanno dolore di fianco, o dixit, fortassis quoniam Venerem stimulari hoc che patiscono male caduco. Chi ha questa addos cibo certum est : ideo conceptus adjuvari aliqui so, dicono ehe non morso delle serpi, o chi pri prodiderant. Ad reliqua et sativa pollet. Effica- ma n'avr gustato, non sar offeso da esse. A'pereior tamen silvestris, magisque in petrosis nata. cossi si mette su con la sogna. Le foglie sue son Semen sativae quoque conlra scorpionum iclus, buone a mangiarle conira la indigestione. Orfeo ex vino aut posca, salutare esi. Radice ejus cir disse che lo slafilino ha virt di far amare altrui, forse perch tal cibo aiuta e desta la lussuria ; e cumscalpti dentea, dolore liberanlur. per ci alcuni dissero eh' egli aiuta il parto. Il domestico utile ancora ad altre cose. Nondime no il sai valico ha pi forza, e quello maggiormen te eh' nato fra le pietre. Il seme del domestico vale ancora contra il morso degli scorpioni, me sciuto con vino, o eoo posca. Leva il dolora dei denti, stuzzicandogli con la sua radice.

C. PLINII SECUNDI
G iugidmk D el
g irg id io .

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XVI. Syria in horiis operosissima est : indeque proverbium Graecis: u Mulla Syrorum ole ra . Simillimam staphylino herbam erit, qoam alii gingidion vdeant, tenuius lautum at amarius, ejusdem que effectus. Estur coctum crudumque stomachi magna utilitate. Siccat enim ex alto omnes ejus humorea.

XVI. La Siria molto industriosa negli orti, e di qui nato il proverbio de* Greci : u Molti sono gli erbaggi di Siria. Quivi si semina un'er ba simile allo slafiliao, la quale alcuni chiamano gingidio, solamente pi sottile, e pi amara, ma del medesimo effetto. Mangiasi cotta e cruda con grande olitili dello stomaco, perch purga tutti i suoi umori.
D el
s is e ro , 11.

Sisama, xi. XVII. Siser erraticum sativo simila est, et affectu : stomachum excitat, fastidium abstergat, ex aceto laserpitiato sumptura, aut ex pipare et mulso, vel ex garo. Urinam ciet, utOpion credit, et Venerem. In eadem sententia est et Diodes. Prae terea cordi convenire convalescentium, aut post multas vomitiones perquam utile. Heraclides con tra argentum vivum dedit, et Veoeri subinde offensanti, aegrisque se recolligentibus. Hioesius ideo stomacho utile videri dixit, quoniam nemo tres siseres edendo continuaret : esse tamen utile convalescentibus ad vinum transeuntibus. Sativi privalim saccos cum lacte caprino potui sistit alvum.

XVII. Il siser erratico i simile al domestico, aucora nell* effetto. Risveglia lo stomaco, e leva il fastidio, quando si prende con l'aceto laserpiziato, o col pepe e vino melato, o col garo. Muo ve l ' orina, secondo che crede Opione, e ancora la lussuria. Del medesimo parere Diocle, il qua le di pi dice, che giova al cuore de'convalescenti, o utilissimo dopo molti vomili. Eruclide lo diede conira 1 argento vivo, e il male dello sfila * to, e agli ammalati, quando incominciano a ria versi. Icesio disse, che pare eh* egli sia utile allo stomaco, perch nessuno continua a mangiare tre siseri ; nondimeno alile a coloro, che risanano, e vengono al vino. Il sago del domestico, bevuto con latte di capra, ferma il corpo.
D el
s e s e le , ia .

S il e , x ti.

XVU1. Et quoniam plerosque similitodo nominam Graecorum confuodit, conteximus et de sili: sed hoc est vulgatae notitiae. Optimam Massiliense : lato enim grano et fulvo esi. Secun* dum Aethiopicum, nigrius. Creticum odoralissimum omuium. lladix jucundi odoris est. Semen esse et vultures dicuntur. Prodest homini ad tussim velerem, rupta, convulsa, in vino albo potum, liem opisthotonicis, et jooiuerum vitiis, et lorminibas, et straogariae, daarum aut trium ligularum mensura. Sunt et folia utilia, at quae parius adjuvent etiam quadrupedum.

Hoc maxime pasci dicuntur cervae pariturae. Illinuntur et igni sacro. Multumque in summo cibo concoctionibus confert, vel folio, vel semi ne. Quadrupedam quoque alvum sistit, sive tri tum potai infusum, sive mandendo commandu catum e sale. Boum morbis tritum infunditur.

XVIII. E perch la somiglianza de* nomi Gre ci confonde molti, soggiagneremo del sesele, ben ch questo conosciuto da ognuno. Ottimo il Marsigliese, perch egli ha il granello largo,e gial lo. 11 secondo l ' Etiopico, eh pi nero. Il Candiotto ha maggior odore di talli. La radice sua ha odore soave. Dicono che anche gli avoltoi ne man giano il seme. Giova all* nomo per la tosse vec chia, e dove fosse crepatura, o alcuoa cosa uscita del suo luogo, si bee in vin bianco. Giova ancora a quegli che non possono piegare, o volgere il capo per la pelle o nervi ritirati, e al male del fe gato, e agli stranguglioni, dandone la misura di due o tre cucchiai. Sono eziandio utili le sue fo glie, perch aiutano il parlo ancora degli animali quadrupedi. Dicesi che le cerve, quando hanno a partorire, si pascono di questo. Ugnesene eziaudio il fuoco sacro ; e conferisce mollo allo smaltirei mangian done per ultimo cibo o la foglia, o il seme. Fer ma similmente il ventre alle bestie, se pesto si mescola con 1*acqua che beono, o se dato lor mangiare col sale. lofondesi tri lo nelle malattie de'buoi.

'7
I u c l a , 11.

HISTORIARUM MUNDI L1B. XX.


D e l l 's h u l a , 1 1 .

XIX. In u la quoque a jejonis commanducata, dentes co n firm at, si ut eruta est, terram non adlopt: co n d ita Iassim emendat. Radicis vero de* coctae succus lineas pellit: siccatae autem in ambra farina tussi, et convulsis, et inflationibus, et arteriis medetur. Veoenatoram morsus abigit. Folia ex vino lumborum dolori illinuntur.

XIX. L'enula ancora masticata a digiuno fer ma i denti, se, come ella cavata, non tocca ter ra ; e condita leva la tosse. 11 sugo della sua radice cotta caccia le tigouole. Secca al rezzo, e fattone farina, giova alla tosse, e medica gli scon volti, le eofiagioai e le arterie. Leva le morsica' ture velenose. Le foglie sue col vino s' adoperano a1dolori de* lombi.
D b l l a c i p o l l a , %).

C aepis ,

x x t ii .

XX. Caepae silvestres uoo sunt Sativae olfa XX. CipoUe salvatiche non ci sono. Le dome ctu ipso et delacrymatione caligini medentur, stiche con l'odorato e con trar le lagrime rimedia* r magis vero succi inunctione. Semnara etiam fa* no i bagliori, e molto pi con la unzione del sago. cere traduntur, et ulcera oris sanare, comman Dicesi ancora eh' elle fanno venir sonno, e guari ducatae cum pane. E t canis morsus, virides ex scono le fessure, o piaghe della boccs, mangiate aceto illitae, aut siccae cam meile et vino, ita ut col pane. Guariscono anco i morsi de' cani, ba post diem tertium solvantur. Sic et attrita sanaat. gnate verdi nell aceto, o secche col mele e col Coctam in cinere, et epiphoris malti iiuposuere vino, io modo che si sciolgano dopo il terzo gior cum farina hordeacea, et genitalium ulceribus. no. Cos sanano ancora le fratture. Roslita nella cenere, e mescolata cn farina d'orzo, molli lhan Sacco et cicatrices oculornm, et albugines, et ar pem a inunxere: et serpentium morsas, et omnia no adoperala a guarire le lagrimazioni degli occhi, vulnera cum meile. Itera aoricalaruia cum lacte e i taruoli che vengono nelle parti geoitali. Col mulierum : et in iisdem sonitum ac gravitatem sago ungono le cicatrici, e le maglie de gli occhi, emendantes, cura adipeanseriao, aut cum meile e quando sono sanguinosi attorno attorno ; e mestillavere. E t ex aqua bibendum dedere repente colatolo col mele ne oagono i morsi delle serpi, a obmutescentibus. In dolore quoque ad dentes tutte le piaghe. Guariscono ancora gli orecchi in sieme col latte delle donne, e per guarire i me colluendos instillavere, et plagis bestiarum om desimi orecchi, quando i 1 suono, o gravit, si nium, privatim scorpionum. Alopecias fricuere, mescolano col grasso d'oca, o col mele. Dassi a bere et psoras, tasis caepis. Coctas dysenterias vescen das dedere et contra lumborum dolores : purga- con Pacqua a chi in uo subito tosse ammutolito. Insidiasi per bagnare i denti, quaudo dolgouo, menta quoque earum cremata io cinerem illinen e alle piaghe falle dalle bestie, e particolarmente tes ex aceto serpentium morsibus, sepisqne mul dagli scorpioni. Stropicciansi con le cipolle pe tipedae ex aceto. Reliqua inter medicos mira di ste le malattie nella cotenna del capo, e la rogna. versitas. Proximi utiles esse praecordiis et conco ctioni, ioflalionemque et sitim facere dixerunt. Dannosi a mangiare colle a chi ha il male dei Asclepiadis schola, ad colorem quoque validum pondi, e il dolore delle reni ; e le loro monda ture arse, e fattone cenere con l'aceto, si pongo profici hoc cibo. Et si jejuni quotidie edant, fir mitatem valetudinis custodiri : stomacho utiles no su'morsi delle serpi, e con l'aceto giovano al esse, spiritus agitatione : venirem mollire, hae* morso del millepiedi. Quanto ad altri us) gran morrboidas pellere, subditas pro balauis : succum diversit fra i medici. 1 moderni hanno avuto coro succo feniculi contra incipientes hydropises a dire, eh' elle souo inutili alle precordia e allo mire proficere. Item contra anginas, cum rata et smaltire, e che fnno rigonfiare, e aver sete. La meile. Excitari eisdem lethargicos. Varro, quae scuola d' Asclepiade dice che il mangiare delle ci sale et aceto pista est arefaclaque , vermiculis polle aiuta a far buon colore ; che se si man giano ogni d a digiuno, mantengono altrui sano; non infestari auctor est. eh' ella sono utili allo stomaco e alla agitazione dello spirito ; che mollificano il ventre, e guari scono le morici, e che il sugo loro insieme col sugo del fioocchio i'a mirabile effetto per coloro che cominciano a essere ritruopichi ; che con la rula e col mele giovano al male della spriinansia, e che le medesime fanno desiare i luUr^tci. Dice

>9

C. PUNII SECUNDI

20

Varrone che Ia cipolla pesta col sale e eoo l'aceto, e risecca, non tocca da' vermini.
P
o m o se c t iv o , x x x i i .

D el

p o rro s rttiv o ,

3a.

XXI. 6. Porrum sectivum profluvia sangui* XXI. 6.11 porro setlivo ristagna il sangue del ni sistit in naribus contrito eo obturatis, vel naso, avendolo trito, e taratone il naso, o mesco gallae mixto, aut mentae: item ex abortu proflu lato con la galla, o con la menta. Ristagna ancora via, polo succo cura lacte mulierum. Tussi etiam il sangue nella sconciatura, beeodo il sugo suo veteri, ac pectori et pulmonis vitiis medetur. Illi con latte di donna. Giova similmente alla tosse tis foliis sanantur et ambusta, et epinyctidea: ita vecchia, e a' difetti del petto e del polmone. Con vocatur ulcus, quae et syce, in angulo oculi per le sue foglie si guariscono le incotture e la epipetuo humore manans. Quidam eodem nomine niltide, detta anche sice, e son qoe' fignoli che appellaut pusulas liventes, ac noctibus inquietan di continuo versano umore dall'angolo degli tes. Et alia ulcera cum meile trito : ve) bestiarum occhi. Alcuni con questo medesimo nome chia morsus ex aceto: item serpentium. Aurium vero mano certe vesciche livide, le quali la notte dan- vilia cum felle caprioo, vel pari mensura mulsi : no passione. E buono pare ad altre nascente trito stridores cum lacte mulieris : capitis dolores, si col mele ; e con 1' aceto ai morsi delle bestie e delle serpi. Guarisce i difetti degli orecchi col in nares fundatur: dorraiturisve, in aurem duo fiele di capra, o con eguale misura di vino mela bus succi cochlearibus, uno mellis. Succus et ad lo ; e gli stridori con latte di donna. Guarisce an serpentium scorpionuraqoe ictus bibitor cum mero, et ad lumborum dolores cum vini hemina cora il dolore del capo, mettendolo nelle nari ; e a chi ha a dormire, mettendolo nell'orecchio con potus. Sanguinem vero exscreantibus et phthisi 1 cis, distillationibus longis, vel succus, vel ex ipso due cucchiai di sugo, e uno di mele. 1 sugo suo si bee col vino contra il morso delle serpi e degli cibus prodest. Item morbo regio, vel hydropi cis. Et ad renum dolores, cum ptisanae succo scorpioni, e con una emina di vino contra i dolori delle reni. Il sugo, o il cibo d 'esso giova a coloro acetabuli mensura. Idem modus cum meile, vul vas purgat. Estur vero et contra fungorum vene che sputano sangue, a' tisici, alle lunghe distilla na: imponitur et vulneribus. Venerem stimulat: xioni, a coloro che hanno sparso il fiele, e a' risitim sedat: ebrietates discutit; sed oculorum truopichi: similmente a'dolori delle reni, piglian dolo con sugo d orzata alla misura dun bicchie aciem hebetare traditur: inflationem quoque fa cere, quae tamen stomacho non noceat, ventrem- re. La misura medesima col mele purga le ma que molliat. Voci splendorem adfert. trici. Arrostito si mangia conira il veleno dei funghi, e meltesi sopra le ferite. Risveglia la lus suria, lieva la sete, 9 guarisce lubbriachezza ; ma dicesi eh' egli ingrossa la vista de gli occhi, e che fa enfiagione, la quale per noo uuoce allo sto maco, e mollifica il corpo. Rischiara similmente la voce.
P
o r r o c a p it a t o , x x x ix .

D sl

p o rro c a p ita to ,

3g.

1 XXII. Capitato major est ad eadem effectus. XXII. 1 porro capitalo fa maggiore effetto Sanguinem rejicientibus succus ejoscom gallae ne bisogni medesimi. Il sugo suo con farina di aut thuris farina, vel acacia dator. Hippocrates galla o d ' incenso, o con sugo cavato di acazia si d a coloro, che rigettano il sangue. Ippocrate et sine alia mixtura dari jubet; vulvasqoe con vuole ch' e' si dia senza altra mistura ; ed anco tractas aperire putat : fecunditatem etiam femi di parere ch* egli allarghi le matrici riserrate, e narum hoc cibo augeri. Contritum ex meile ul cera purgat. Tussim et dislillaliones thoracis, che il porro in cibo faccia le donne feconde. Trito col mele purga le nascenze crepate. Guarisce la pulmonis et arteriae vitia sanat, datum in sorbi tione ptisanae : vel crudum praeter capita, sine tosse, le distillazioni del petto, i difetti del pol pane, ita ut alternis diebus sumatur : vel si pura mone e dell' arteria, dato in bevanda d 'orzata, exscreentur. Sic et voci, vel Veoeri, somnoque o crudo, fuor che i capi, senza pane, in modo mullum confert. Capita bis aqua mutata cocta, che si pigli dei due d l'u n o ; ovvero se si sputa no cose puzzolenti. Cos mollo aiuta ancora la alvum sistunt, et fluxiones veteres. Cortex deco voce, la lussuria, e il sonno. 1 capi colti mutando ctus illitusque inficit canos.

ai

HISTORIARUM MUNDI LIB. XX. due volte 1 acqua, fermano il corpo, e le flossioni * vecchie. La corteccia cotta, e stropicciata sui ca pelli canuti, gli tigne.
A llio,
lxi.

D e l l a g li o , 6 i,

L 'aglio ha gran forza, e grande uti X XIII. Allio magna vis, magnae utilitates XXIII. contra aquarum et locorum mn taliones. Serpen lit conira la mutazione dell'acque e de1luoghi. tes abigit, et scorpiones odore : atque ut aliqui Con lodore scaccia le serpi e gli scorpioni, e, tradidere, et bestiarum omnium ictibus medetur, come dicono alcuni, guarisce i morsi d ogni be potu, vel cibo, vel illinitur : privatim contra hae- stia, beendosi, o mangiandosi, o ugnendosene ; e morrhoidas prodest, cura vino redditam vomi particolarmente giova alle morici, dato col vino ta. Ac ne contra araneorum mariam venenatam per vomito. E acciocch non ci maravigliamo che morsam valere miremur, aconitum, quod alio no giovi contra i morsi velenosi del sorcio, eh' nel genere delle donnole, vale ancora contra l ' aconi mine pardalianches vocatur, debellat : item hyo scyamum: eanum morsos, in quae vulnera cum to, il quale con altro nome si chiama pardalianmeile imponitor. Ad serpentium quidem ictos che ; non che contro il giusquiamo, e i morsi de potum cum restibus suis efficacissime ex oleo cani, nelle quali ferite si mette insieme col mele. illinitur, adtritisqne corporum partibus, vel si Bevuto contra il morso delle serpi, cosa effica in vesicas intumuerint. Qoin et suffitu eo se cissima T empiastro d 'esso e delle sue reste con candas partas evocari existimavit Hippocrates: l olio, applicato alle parli che ricevettero contu cinere eorum cara oleo, capitis ulcera mananlia sione, o che si enfiarono in vesciche. Dice Ipposanitati restituens. Suspiriosis coctam, aliqui era- crate che il suo profumo fa venire le secondine dura id tritam dedere. Diocles hydropicis cam alle donne di parto, e che la cenere sua con l'olio goarisce il lattime che mette spurgo. Dannolo al centanno, aut in fico duplici ad evacuandam al cuni cotto, e alcuni crudo e pesto a'sospirosi. Diovum : quod efficaeius praestat viride eam corian dro io mero potam. Suspiriosis aliqui et tritum cle lo d ai ritruopichi con la ccntaurea, o in fico io lacte dederant. Praxagoras et contra morbum doppio per purgare il corpo ; ma pi possente a regiam vino miscuit : et contra ileum in oleo et ridurlo liquido quando accora verde e berlo col p n lte: sic illinens slrnuiis quoque. Antiqui et in* vino insieme con coriandolo. Alcuni lo danno pe n n ieo tib u s dabant crudum. Diocles phreneticis sto col latte s1sospirosi. Prassagora lo mescola col vino a coloro, a coi s ' sparso il fiele. Contra il elixom. Contra anginas tritum imponi, et garga rizare prodest. Dentium dolorem tribus capiti- dolore dell* intestino ileo ne fa pnltiglia con l ' obns in aceto tritis imminuit, vel si decocti aqua lio, e questo empiastro guarisce ancora le gavine. colluantur, addaturque ipsum in cava dentiam. Gli antichi osavano darlo crudo a furiosi. Diode Auribus etiam instillatur succus cum adipe anse lo dava lesso a farneticanti. Giova contra la spriroanzia ponendolo su pesto, e ancora gargariz rino: phthiriases et porrigines potum, tosoni item euro aceto et nitro compescit : distillationes zandosene. Leva il dolore de1denti, tritandone cora lacte, vel tritam , perraixturave caseo molli : tre capi nello aceto, o lavandoli con l ' acqua del quo genere et raucitatem extenuat: vel phthisin, collo, e ponendone nelle concavit del dente. in fabae sorbitione. In totem antera coctam nti- Stillasi ancora il sugo negli orecchi con grasso lius est erado,elixnmqae tosto: sic et voci con d*oca. Bevuto, o applicatolo peslo con l ' aceto fert. Tineas et reliqua animalia interaneorum e col nitro, spegne il male de1pidocchi e i piz pellit, in aceto mulso coctum. Tenesmo in pulte zicori : ferma le distillazioni collo col latte, o medetor. Temporum doloribus illitura elixum : trito, o mescolato col caccio tenero; col qual et pusulis coctam nam meile, deinde tritam. Tussi modo rischiara ancora la voce fioca. In bevanda cam adipe vetusto decoctum, vel cum lacte : aut di fava guarisce il tisico. Generalmente c pi utile si sangais etiam exscreetur, vel pura,-sob pruna cotto che crudo, e lesso che rostito; e cos giova coctam, et caro mellis pari modo sumptum: con alla voce. Scaccia le tignuole, e gli all ri animali vulsis, raptis, cam sale et oleo. Naro cnm adipe degl' interiori, cotto nell aceto melato. In polti tumores suspectos sanat. Extrahit fistulis vitia glia guarisce il male de1pondi. Alesso impiastrato medica i dolori delle tempie, e cotto col. mele e eam sulphure et resina, eliara arundines cum pi ce. Lepras, licbenas, lentigines exulcerat, sanat- dipoi trito sana le vesciche, o slianze. Guarisce la qoe com origano : vel cinis ejus ex oleo et garo tosse cotto con grasso vecchio, o con latte; o illitas. Sic et sacros ignes. Sugillata aut liventia collo sotto le brage, e preso con pari quantit di eoiorem r e d o c it, combustum ex meile. Cre- mele risana chi sputasse sangue o marcia. Preso

C. PLINII SECUNDI dunt et comitialem morbum sanari, si quis eo in cibo utatur ac potione. Quartanas quoque excu tere potum caput unum cum laserpitii obolo in vino austero. Tussim et alio modo, ac pectorum suppurationes quanlaslibet sanat, fractae inco ctum fabae, alque ita in cibo sumptum, donec sanitatem restituat. Facit et somnos, atque in to tum rubicundiora corpora. Venerem quoque sti mulat cum coriandro viridi tritum, potumque e mero. Vitia ejus sunt, quod oculos hebetat, infla tiones facit,stomachum laedit copiosius sumptum, sitim gignit. Cetero contra pituitam, et gallinis et gallinaceis prodest mixtum Carre in cibo. Ju menta urinam reddere, atqoe non torqueri tra dunt, si trito natura tangatur.

con Mie e olio guarisce gli sconvolti e rotti, cb preso con grasso sana gli enfiati sospetti. Cava la marcia alle fstole con zolfo e ragia, e le canne con la pece. Guarisce la lebbra, le lichene e le lentigini con l ' origano, o se torrai la sua cenere con olio e garo mescolata. Cos guarisce ancora il fuoco acro. Arrostito col mele riduce le carni sigillate o livide al loro colore. se egli usalo in cibo e in bevanda, tengono alcuni che guarisca il mal caduco. Se ne bevi un capo con un obolo di laserpizio io vin brusco, caccia la quartana. Sana la tosse per altro modo ancora, e le marcie che menasse il petto, per quantunque sieno co piose, cotto in fava infranta, e cos mangiato, in fino a che restituisce la sanit. Produce eziandio sonno, e generalmente fa i corpi pi rubicondi. Trito col coriandolo verde, e bevuto col vino desta la lussuria. I vizii suoi sono, ch'egli ingrossa la vista, fa enfiagioni, offende lo stomaco, quando per se ne mangi assai, e genera sete. Del resto mescolato con farro giova anche a1 polli contra la pipita. Dicono che fa orinare i giumenti, e che non sentono dolore, se si tocca loro la natura con l aglio pesto.
D ella
la ttug a ,

L actuca,

il ii.

C apbiha,

it .

4. D ella

lattuga caprina ,

XXIV. Lactucae sponte nascentis primum esi XXIV. La prima sorte della lattuga, che nasce genus ejus, quam caprinam vocant, qa pisces in da s stessa, quella che si chiama caprina, la mare dejecta protinus necantur, qui sunt in pro quale coro gettata in mare, fa subito morire i ximo. Hujus lac spissatum, mox in aceto pondere pesci, che sono qui presso. Il latte suo rassodato obolorum duum, adjecto aquae uno cyatho, hy e messo nell' aceto, a peso di due oboli, aggiun dropicis datur. Caule et foliis contusis, adsperso tovi un bicchier d acqua, si d a' rilruopichi. Le sale, nervi incisi sanantur. Eadem trita ex aceto, foglie e i gambi pesti, col sale sparsovi sopra, colluta matutinis bis mense, dentium dolorem guariscono i nervi tagliati. La medesima lattuga prohibent. pesta con faceto leva il dolore de' denti.
C aesapo , i . I sati, i. L actoca
silvatica , v ii .

D el

cesapo , i

. D ell * isati , i . D ella SELVATICA, 7 .

l a t tu g a

XXV. 7. Alterum est genas quod Graeci caesapon vocant. Hujus folia trita et cum polenta illita ulceribus medentur. Haec in arvis nascitur. Terlium genus est in silvis nascens, isatin vocant. Hujus folia trita cum polenta vulneribus prosunt. Quarto infectores lanarum utuntur, quod glaston vocant: simile erat lapatho silvestri foliis, uisi plura haberet, et uigriora. Sanguioem sistit. Pha gedaenas et putrescentia ulcera, quae serpuni, sanat: item tumores aule suppurationem. Contra iguem sacrum radice vel foliis prodest : vel ari lieues pota. Haec propria singulis.

XXV. 7. L'altra sorte quella,che i Greci chia mano cesapo, le cui foglie trite e impiastrale con la polenta, guariscono le nascenze, o rotture. Questa nasce ne* campi. cci la terza sorte, ch e nasce ne*boschi, e chiamasi isati. Le foglie di questa peste con la polenta, giovano alle ferite. La quarta sorte si domanda glasto : usasi dai tin to ri delle lane, ed simile nelle foglie al lapato se l vatico, se non che le ha pi nere, e in pi num ero. Ferma il sangue, guarisce le nascenze che rodono, e le piaghe putride che serpeggiano, e cos gli enfiali innanzi che facciano marcia. Giova con la radice, o cou le foglie conira il fuoco sacro, e bevuta buona al male della milza. Queste sona cose proprie a ciascuua.

HISTORIARUM MUNDI LIB. XX. H im c u ,


xvh.

D ella

i h a c ia ,

17.

XXVI. C oram onia au lem sponte nascentibus XXVL Le propriet comuni a tutte quelle che candor, ca u lis interdum cubitali longitudine, et nascono da loro stesse sono la bianchezza, il ipsi, et folii* scabritia. E r his rotunda Mia el gambo lungo talora nn braccio, e la Scabrosit brevia h a b e n te m sont qui hieraciam vocent, qq>>- ne* gambi e nelle foglie. Quella che ha le foglie niara accipitres scalpendo earo sucooque oculos tonde e corte, chiamata da alcuni ieracia, per linguendo, obscuritatem , qaum sensere, discu ciocch gli sparvieri, i quali in Greco si chiamano tiant Soccos om nibus candidas, viribus quoque ieraci, graffiandola, e col sugo d 'essa tinnendosi papaveri sim ilis : carpitur per messes inciso cait- gli occhi, si rischiarano la vista, quando se la le : conditur ia fictili d o t o , ad multa praeclarus. sentono oscurata. Il sugo di tolte bianco, e si Sanat omnia oculorum vitia curo lacte mulierum-: mile al papavero di virt: ricogliesi per mieti argenta, nubeculas, cicatrice*, adustionesqne tore, intaccandone il gambo : riponsi in un vaso omnes: p n e c ip u e caligines. Imponitor etiam nnovo di terra, ed buonissimo a molti usi. Col ocolis in lana c o a tra epiphoras. ldera snecos al- lntle di donna guarisce lotti i difetti degli occhi. vam porgat, i a posca polus ad duos obolos. Ser* Leva le maglie, i panni, le margini, tolte le ar pealiom ictibus medetur in vino polus. E t folia, sioni, e massimamente le caligini. Ponsi ancora Ihjrsique triti, ex aceto bibuntur. Vulneri illi sugli occhi in lana con Ira le lagrimaziooi. Ancora nantur maxime contra scorpionum ictus. Verum il suo sago purga il corpo, bevalo con la posca alla eoolra phalangi a commixto vino ex aceto. Alii misura di due oboli. Bevuto col vino guarisce il quoque venenis resistunt, exceptis quae strangu morso delle serpi. Beonsi ancora le sne foglie ar lando necant, a u t iis qoae vesicae nocent : item rostite, e i torsi pesti nellaceto. Fassene impiastri psiramythio excepto. Imponantur et ventri ex alle ferite, e massimamente conira la morsicatura meile atque aceto, ad detrahenda vitia alvi. Uri degli scorpioni; ma contra i ragni velenosi si me nae difficultates succus emendat. Cralevas eum scola in vino con l aceto. Resistono ancora agli et hydropicis obolis duobus in aceto et eyatho altri veleni, in fuor che a quegli che ammazzano per soffocazione, o a quegli, che nuocono alla ve vini dari jubet. scica, eccello quello che si chiama psimmitio. Pongonsi ancora sul corpo col mele e con l'aceto, a medicare i difetti del ventre. Il sugo leva la difficolt della orina. Crateva vuole eh* ella si dia a rilruopichi con dae oboli di aceto, e un bicchier di vino. Alcuni raccolgono ancora il sugo delle dome Quidam et e sativis colligont succum minus efficacem. Peculiares earum vires par tiro jam di stiche, il quale per non tanto possente. Le loro peculiari forze si sono gi dette, le qoali sono, di ctae suat, somaum faciendi, Venereroqne inhi far sonno, di raffredare la (assona, di rinfrescare, bendi, aestum refrigerandi, stomachum purgan di, saoguineiu augendi. Non paucae restant : quo- di porgar Io stomaco, e d 'acrescere il sangue. Ma a i a u et inflationes discutiunt, ructosque leues fa ce ne restano ancora di molle altre, perciocch'elle ciunt. Nec olla res in cibis avidiUlem incitat, in- levano le enfiagioni, e fanno i rutti leggeri. Ne ci Jtibelqae eadem : in causa alleruiraque modus est. alcuna altra cosa, che desti l 'appetito ne' cib, e S ic e t alvum copiosiores solvant, modicae sistunl. che insieme poscia lo raffreni ; per essa hi l'una L e o tiliam piluitae digerunt, atque, at aliqui tra e l ' altra cosa con moderazione. Cos mangiando ne abbondevolmente muovono il corpo, e prese d id e ru n t, sensus purgant. Stomachi dissoluti uti lissim e a d j u T a n t u r : in eo usu et oxyporopolae in poca copia lo ristagnano. Smaltiscono la visco asp erita tem addito dulci ad intinctam aceti tem sit della flemma, e come slcnni dissero, purgano p e r a n te s : si crassior pituita sit, scillite aut vino i sensi. Aintano ntilissimamente gli stomachi dis a b s in th it e : et ai tnssis sentiator, hyasopite ad soluti: e per tale effetto i venditori1di cose acetose m i x t o . Dantur coeliacis cum Intubo erratico, et temperan l'amarezza di codeste lattughe con me a d d u ritia m praecordiorum. Dantur ct melancho scere all* aceto qualche dolciore. Se la flemma lic is candidae copiosiores, et ad vesicae vitis. Pra- molto grossa, si d con l ' aceto, dove stata infusa x a g o r a s et djsenlericis dedit. Ambustis quoque la cipolla, o con vino di assenzio. E se la tosse si p r o s u n t recentibus, priusquam pusiolae fiant,cum sente, mescolisi con vino, fallo dell' issopo. Dasseaade illitae. Ulcera etiam, quae serpant, coercenlt ne adeboli di stomaco col radicchio erratico, e a initio cum aphronitro, mox in vino. Tritae igni quelli che patiscono dorezze delle precordia. Dan-

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C. PUNII SECONDI

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sacro illinuntur. Convulsa et laxata caulibus tri tis curo polenta ex aqua frigida leniunt. Eruptio nes papularum, ex vino et poleota. In cholera quoque coctas patinis dederant : ad qaod utilis simae quam maximi caulis et amarae. Quidam lacte infundunt. Defervefacti hi caules ct stoma cho utilissimi traduntur: sicut somno aestiva maxime lactuca et amara lactenique, quam me* conidem vocavimus. Hoc lac et oculorum claritati cum muliebri lacte utilissimum esse praecipitur, dum tempestive capiti inunguntur. Oculorum quoque vitiis, quae frigore in iis facta sunt. Mi ras et alias invenio laudes : thoracis etiam vitiis prodesse, non secus quam abrotonum, cum meile Attico. Purgari et feminas hoc cibo. Semen sati varum contra scorpiones dari. Semine trito ex vino poto et libidinum imaginationes in somno compesci, lentantes aquas non nocere lactucam dentibus. Quidam tamen frequentiores in cibo officere claritati culorum tradiderant.

non le bianche pi copiosamente a'mantnconici, e a'difetti della vescica. Prassagora usava darle an cora a quegli che hanno il male de'pondi. Giovano anco alle cotture fresche, prima che sieno levate le vesciche, mettendo vele sa peste col sale. Raf frenano ancora i taruoli che impigliano, da prin cipio con la schiuma di nitro, dipoi col vino. Peste si mettono sol fuoco sacro. 1 gambi triti con polenta in acqna fredda giovano alle membra peste e convulse. Con polenta e vino mitigano il vainolo, quando ei rompe. Dannosi ancora cotte nella padella contra la collera : alla qaal cosa sono utilissime quelle che hanno gambo molto grande, e sono amare. Certi vi infondono latte. Questi gambi bolliti si dicono esser utilissimi allo sto maco, come al sonno utilissima la lattuga estiva che sia amara, ed abbia di molto latte, la quale chiamammo meconide. Questo latte col latte di donna dicesi eh' utilissimo ancora a rischiarare la vista, quando se n ugne il capo a tempo debito. Guarisce ancora i difetti degli occhi,venuti loro per freddo. Io truovo por dell' altre loro maravigliose qualit, e fra queste, ch'esse son molto utili al costolame del petto, non meno che l ' abruotino, col mele Ateniese ; che le donne si purgano con que sto cibo ; che il seme delle dimestiche si d contra gli scorpioni ; che il seme loro pesto e bevuto col vino leva le imaginazioni notturne della lus suria ; e che le acque tentanti non nuocono a chi mangia la lattuga. Alcuni per tengono che il mangiare spesso della lattuga faccia danno alla vista.
D e lla b ie to la , 2 4 .

8 m , xxiv. XXVII. 8. Nec beta sine remediis est utraque. Sive candidae, sive nigrae radix recens, et made facta, suspensa funiculo, contra serpentium mor sus effieax esse dicitur. Candida beta cocta, et cum allio crudo sumpta contra tineas: nigrae radices ita in aqua coctae, porriginem tollunt : atque in totum efficacior esse traditur nigra. Suc cus ejus capitis dolores veteres,et vertigioes : item -sonitum aurium sedat, infusus iis : ciet urinam. Medetur dysentericis injecta, et morbo regio. Dolores quoque dentium sedat illitus succus. Et contra serpentiom ictus vilet, sed hujus radici dumtaxat expressus. Ipsa vero decocta, pernioni bus occurrit. Albae succus epiphoras sedat, fronte illita : aluminis pauco admixto, ignem sacrum. Sine oleo trita licet, adustis medetur. Et contra eruptiones papularum, coctaque eadem contra nlcera quae serpunt, illinitur : et alopeciis cruda, et ulceribus quae in capite manant. Succus ejus cura meile naribus inditus capnt purgat. Coqui tur et cum lenticula addito aceto, ut ventretp

XXVII. 8. L* una e 1*altra bietola ancora ha il suo rimedio. La radice cos della nera, come della bianca, fresca e bagnata, e appiccata con un filo dicesi che ha virt contra il morso delle serpi. La bietola bianca cotta, e mangiata con I'agli crudo, contra le tignuole. Le radici della nera cotte nell acqua levano il pizzicore: in generale dicono che la nera ha pi forza. Il sugo suo gua risce i dolori vecchi del capo, e le vertigini ; e infuso negli orecchi, leva il suono d essi. Muove l ' orina : medica il male de1pondi, e coloro che hanno sparso il fiele. 11 sugo suo impiastrato sui denti, mitiga il dolore. Vale ancora contra il morso delle serpi ; ma e' vuole essere solo cavato della radice. La bietola cotta utile a' pedignoni. Il sugo della bietola bianca fregata sulla fronte sana le lagrimazioni degli occhi, e mescolandovi un poco d'allume, guarisce il fuoco sacro. Pesta senza olio sana le cotture, e ancora buona con-' tro il rompere del vainolo: colta s'impiastra, m . medicare le rotture che impigliano. Cruda buo-

HISTORIARUM MONDI L1B. XX. molliat. V a lid iu s cocta fluxiones stomachi sistit ct ventris.

3o

na alla pelarella, e alle rotture che docciano mar cia del capo. Se il sugo suo si mette col mele sulle narici purga il capo. Cuocesi anche con la lente, grugnendovi dell' aceto, per mollificar il corpo. Cotta pi gagliardamente ferma i ribollimenti dello stomaco e del ventre.
D el lim o n o , o bb u k o id e, 3.

L u a o a i o , s i t i n b u o id e , u i.

XXYI1I. E s t e t beta silvestris, quam limonion vocant, alii n e u ro id e s, multum minoribus tenuioribusque ac d ensioribus foliis, undecim saepe, caule V n. H ujus folia ambustis utilia, gustantium iY os adstringunt. Semen acetabuli mensura dysen terias prodest. A qua et e radice coctae maculas vestium elui d ic a n t, ilemqae membranarum.

XXVIII. cci ancora una bietola salvatica, la quale si chiama limonio, e da alcuni neuroide, che ha le foglie molto minori, pi sottili, e pi lolle, e spesso undici a novero, con gambo simile al giglio. Le foglie sue giovano alle cotture, e ri stringono la bocca di chi le gusta. 11 seme suo preso a misura d* un bicchiere giova al mal dei pondi. Dicono che l acqua della radice della bie tola cotta leva le macchie delle vesti delle carte.
D ell*in d iv ia , 4*

I btdbo , IV.

XXIX. Intubi quoque non extra remedia XXIX. La indivia ancb* ella ha i suoi rimedii. sunt. Succus eorum cum rosaceo et aceto capitis 11 sugo suo con olio rosato e aceto mitiga i dolori dolores lenit. Idem que cum vino potus, jocineris, del capo. Bevuto col vino giova al fegato, e alla vescica, e ponsi sulle lagrimatoie de gli occhi. La ct Tesicae : e t epiphoris imponitur. Erraticam apud nos quidam ambulam appellavere. In iEgy- erratica da alcuni de* nostri chiamata ambula. pto cichorium vocant, quod silvestre sit. Sativum In Egitto la chiamano cicoria, per essere salvati ca, e la domestica seri, la quale minore, ed ha aulem serin, quod est minas et venosius. pi vene.
C jCBOUO, ST B CHBESTO, SIVB PABCBAT1Q, V QUAE AMBUBAJA, XII. D ella acoxu, o c b b s to , o pancbazio, CHE PUB SI DICE AMBtIBAGlA, 13.

XXX. Cichorium refrigerat. In cibo sumptum X.XX. La cicoria rinfresca. Presa nel cibo, e et Blitum collectiones, succusque decocti ventrem posta dove si fa raccolta di puzza, la risolve ; e solvit. Jocineri, et renibus, et stomacho prodest. il sugo della colla muove il corpo. Giova al fe gato, alle reni e allo stomaco. Se si cuoce nell* aItem s* in aceto decoquatur, urinae tormina di ceto, leva i dolori dell' orina ; e il mal caduco, scutit. Item morbum regium e mulso, si sine fe bre tii feneam adjuvat. Mulierum quidem pur- presa col vino melato, se chi l ' ha senza febbre. gztionibas decoctum in aqua adeo prodest, ut Aiuta la vescica, e cotta nell' acqua giova talmente emortuos partus Irahat. Adjiciunt Magi, succo alle purgagioni delle donne, che tira fuori anoora totius cum oleo perunctos favorabiliores fieri, et i parti morti. Dicono i Magi, che quegli che sono nuli col sugo di tutta una pianta, hanno assai quae velint, facilius impetrare. Quod quidem favore, e pi facilmente impetrano ci che vo propter singularem salubritatem aliqui chreston gliono. Alcuni per la singolare salubrit sua la appellant, alii pancration. chiamano eresio, alcuni altri paocrazio.
H
e d t p h o id e

iv .

D ell1 ediphoida, 4*

XXXI. E t silv e stre genus, alii hedypnoida roeut, Uliores fo lii. Stamachum dissolutum adtiriogit cocta : c r u d a q u e sistit alvum. Et dysenttridsprodest, m a g i c u m lenle. Rupta et convul* utroque g e a e re ju v a n tu r . l lem quibus gni'sa rziclad inis m o r b o uat.

XXXI. La salvatica chiamata da alcuni edipnoida, che ha la foglia pi larga. Cotta rislrigne lo stomaco dissoluto, e cruda ferma il corpo. Giova a coloro, che hanno il male de pondi, e massimamente con la lente. La cruda e la colta aiuta le parti rotle e mosse dal suo luogo ; e similmente gioia a quegli che sono sfilali.

C. PUNII SECONDI
Sull* G l l i l i ,
111.

MeDICWAJ, VII.

S pecie d e l s e r i, 3. m e d ic i , 7.

XXXU. Seris el ipsa lactucae simiHima, duorum generum etl : silvestris melior. Nigra ista, et aestiva. Deterior hiberna, et candidior. Utra que amara, stomacho utilissima, praecipue quem humor vexal. Cum aceto ia cibo refrigerant vel illitae: discutiuutque et alios, quam stomachi. Cura poleula silvestrium radices stomachi causa sorbeatur : et cardiacis illiuuutur super sinistram mammam ex aceto. Omoes hae et podagricis uti les, et saoguioem rejicientibus : item quibus geuitura fluat, alterco dierum potu. Petronius Dio dotus, qui aotilegomena scripsit, ia totum damoavil seria multis modis argueo. Sed aliorum omnium opinio resistit

XXXII. La seri ancora similissima alla lat tuga, ed di due sorti ; ma la selvatica miglio re. Questa nera e statereccia ; quella vende reccia, e pi bianca. L una e l ' altra amara, e utilissima allo stomaco, massimamente quando l'umore lo travaglia. Mangiate con l'aceto lo rinfrescano, o ancora impiastrandovele ; e dissol vono gli umori anco altrove che nello stomaco. Beonsi le radici della salvatica con la polenta a bene dello stomaco. A' cardiaci ne fanno impia stro con l'aceto sopra la poppa manca. Tutte queste medicine sono utili a' cottosi, e a chi ri getta sangue, e a chi fosse sfilalo, beendone di due d I* uno. Petronio Diodoto, il quale scrisse le contraddizioni, biasim affatto la seri, ripren dendola in molti modi. Ma l'opinione di tutti gli altri gli contraria.
D e l c a v o lo , 87. O rm o n i d i c a to h e .

B rassica,

lx xx vu .

C atomis

placita .

XXX11I. 9. Brassicae laudes longum est exse XXXIII. 9. Lungo sarebbe a volere raccontare qui, quum et Chrysippus medicus privatim volu le lodi del cavolo; perciocch Crisippo medico ne men ei dicaverit, per singula membra hominis scrisse nn volume, distinto secondo tutti i mem digestum, et Dieuches : aule omnes autem Pytha bri dell' uomo, e ancora Dieuche ; ma Pitagora goras et Cato non paroius celebrarint. Cujus sen e Catone le celebrarono pi che gli altri. Io rac tentiam vel eo diligentius persequi par est, ut conter pi diligentemente la opinione di Cato noscatur qua medicina usus sit annis dc Romanus ne acciocch si conosca qual fosse l'uso della me populus. Ia tres species divisere eam Graeci, an dicina fra i Romani gi sei cento anni. Gli anti tiquissimi. Crispam, quam selinoidea vocaverunt, chissimi Greci Io divisero in tre specie. 11 crespo, a similitudine apii foliorum, stomacho utilem, il quale chiamarono selinoidea dalla similitudine alvum modice mollientem. Alteram leam, latis delle foglie dell appio: esso utile allo stomaco, e follis e caule exeuntibus. Unde caulodera quidam lieve mollificante al corpo. La seconda lea, di lar vocavere, nullius in medicina momenti. Tertia ghe foglie, le quali escono del gambo; oode alcuni est proprie appellala crambe, tenuioribusque fo la chiamarono caulode, che non di veruua im liis, et simplioibus, densissiraisque : amarior, sed portanza nella medicina. La terza propriamente efficacissima. Cato crispam maxime probat, dein chiamata crambe, che ha le foglie molto solfili, laevem grandibus foliis, caule magno. Prodesse e semplici, e spessissime: .pi amara, ma molto tradit capitis doloribus, oculorum caligiui sciu- possente. Catone loda molto il cavolo crespo, di tillationique, lieni, stomacho, praecordiis, crudam poi il pulito di foglie grandi, e di gran gambo. ex aceto et meile, coriandro, rula, menla, laseris Dice che giova a' dolori del capo, a' bagliori e radicula, sumptam acetabulis duobus matutino : alle distillazioni de gli occhi, alla milza e allo tantamque esse vim, ut qui terat, validiorem fieri stomaco, e alle precordia. Pigliasi la mattioa cru e sentiat. Ergo vel cum his tritam, sorbendam, do a misura di due bicchieri, poi che fu mescolato vel ex hoc intinctu sumendam. Podagrae autem con aceto, mele, coriandolo, ruta, menta, e una morbisque articulariis illini cum rutae, coriandri, piccola radice di lasero ; ed di tanta virt, che et salis mica, hordei farina. Aqna quoque ejus chi pesta queste cose, si sente pi gagliardo. Beeai decocta, nervos articulosque mire juvari. Si fo dunque pesto con queste cose, o si piglia solamente veantur vulnera, et recentia et vetera, etiam car intinto con esse. A' gottosi se ue fa empiastro cinomata, qnae nullis aliis medicamentis sanari con ruta, coriandoli, un granello di sale, e farina possint. Foveri prius aqna calida jubet, ac bis die d'orzo. La decozione sua mirabilmente aiuta i tritam imponi. Sic etiam fistulas, et luxala, et nervi c le giunture. E ottima fomentazione ancora humores evocari, quaeque discuti opus sit In alle ferite fresche e vecchie, e a' cancheri, i quali somnia etiam, vigiliasque tollere dccoclaui, i con uessuua altra medicina si possouo medicare.

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HISTORIARUM MUNDI LIB. XX.

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jtjiioi edant quamplutimam ex oleo et sale. Tormina, ai decocta iterum decoquatur, addito oleo, tale, cumino, polenta. Si ita sumatur sine pane, magis profuturam. Inter reliqua bilem de* trahi per vinum nigrum pota. Qain et nrinam ejus qui bra5cam esitaverit, adservari, calefactamque nervis remedio esse. Verba ipsios sub jiciam, ad exprimendam sententiam : u Paeros pasillos si laves ea urina, nnmquam debiles fieri n. Auribus qaoque ex vino saccum brassicae tepi dam instillari suadet. Idque etiam tarditati audieolom prodesse adsererat. El impetigines eadea sanari sine ulcere.

Catone vuole che si faccia prima fomentazione con acqua calda, e dipoi vi si ponga due volte il d il cavolo pesto. Cos anco curano le fistole, le slogature, e gli enfiati, i quali sia bisogno far ve nire a capo. Se a digiuno se ne mangia assai cotto con olio e sale, leva le vigilie e i sogni. Sa na i tormini, cio dolori di corpo, se cotto un'al tra volta si cuoce, aggiugnendovi olio, sale, cu mino e polenta. Se si piglia cos senza pane, giova pi. Fra 1 altre cose, bevuto col vin nero * purga I umore maninconico. Vuole ancora che si serbi l ' orina di colui, che avr mangiato il ca volo, ch scaldata giova i nervi. Porr le sue pa role, per cavarne la sentenza : u Se tu laverai con quella orina i bambini, non saranno mai deboli . Vuole ancora che il sugo lepido col vino ti metta negli orecchi, affermando che giova a chi ha lu dir grosso. Guarisce le volatiche, senza eh1elle vengano a capo. Opinioni d e Gbbci.

G l l B C O I O a PLACITA.

XXXIV. Graecorum qnoqne opiniones jim XXXIV. Bisogna ancora mettere le opinioni et Catonis causa poni convenit, in iis dumtaxat, de Greci, per sopperire a quelle cose che Catone qnae il le praetermiserit. Biles detrahere non per ha lasciate addietro. Essi tengono che quando il coctam potant. Item alvum solvere, eamdemqne cavolo non ootto affatto, purghi la collera ; che bis eoetam sistere. Vino adversari, ut inimicam ei cos muova ancora il corpo, e due volte cotto vitibus. Antecedente in cibis caveri ebrietatem, lo ristringa ; che sia contrario al vino, come ni postea sumpta crapulam discuti. Hunc cibum et mico alle viti ; e che chi lo piglia innanzi man oculorum claritati conferre mallum : succum ve giare non possa ubbriacarsi, e preso dopo man ro eradae vel angulis tantum tactis cnm Attico giare levi la crapula. Vogliono ancora che questo nelle, plorimum. Facillime concoqni, ciboque eo cibo giovi molto a rischiarar la vista, e che il sugo seosus purgari. Erasistrati schola clamat, nihil suo crudo col mele Ateniese faccia maggiore ef esse otilins stomacho nervisque, ideo et paralyti fe! lo, con toccare solamente gli angoli degli occhi; cis et tremulis dari jubes, et sanguinem exscrean e che facilmente si smaltisca, e mangiatolo giovi a tibus. Hippocrates coeliacis et dysentericis bis purgare il senso. La scuola dErasistrato grida,che coctam cum sale. Item ad tenesmum, et renum non c cosa pi utile allo stomaco, e a'nervi ; e causa: laciis quoque nbertatem puerperis hoc perci lo dannoal parietico, e a chi trema, e a chi cibo 6eri judicans, et purgationem feminis. Cru sputa sangue. Ippocrate vuole che si dia a deboli dos qoidem ea olis si mandatur, partus quoque di stomaco, e al male de pondi colto due volle emortuos pellit. Apollodorus adversus fungorum col sale ; e ancora a chi ha gran voglia d andar enena semen aut soccum bibendum censet. Phi del corpo con premiti senza andar cosa alcuna, e listion opistholonicis succum ex lacte caprino a* dolori delle reni ; e tiene ancora che questo cum sale et raelle. Invenio et a podsgra liberatos cibo faccia venire dovizia di latte a quelle donne edendo eam, decoctaeque jus bibendo. Hoc et che hanno partorito, e la purgazione femminile. cardiacis datum , el comitialibus morbis, addito Se il suo torso si mangia crudo, caccia fuora an sale, liem splenicis in vino albo per dies x l . cora il parto che sia morto in corpo. Apollodoro Ictericis, nec n o n et phreneticis radicis crudae vuole che si bea il seme o il sugo suo contra il soccum gargarizandum bibendumque demon* veleno de funghi. Filistione d allo spasimo, che strat. Contra v ero singultus cum coriandro et per ritrarre i nervi tira la testa allindietro verso aoetho, meile ac pipere, ex acelo. le spalle, il sugo mescolalo col latte caprino, col sale e col mele.Truovo ancora che si sono liberali dalle gotte coloro che l hanno mangiato, o che hanno bevuto il brodo di esso collo. Questo brodo si dato ancora acardiaci,e al mal caduco, aggiun tovi sale ; come auche a quegli che hanno il male

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C. PUNII SLCUA'DI

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Illitam quoque prodesse inflationibus stoma chi. Itera serpentium ictibus, et sordidis ulceri bus, ac vetustis, vel ipsam aquam cum hordeacea farina : succum ex aceto, vel cum feno graeco. Sic aliqui et articulis, podagrisque imponunt. Epinyclidas, ac quidquid alind serpit in corpore, imposita levat. Item repentioas caligines: has et si maoditur ex aceto. Sugillata vero et alios li vores pura illita. Lepras et psoras cum alumine rotundo ex aceto. Sic et fluentes capillos relinet. Epicharmus testium et genitalium malis hanc utilissime imponi asserit. Efficacius eam dem cuna faba trita. Item convulsis cum ruta. Contra ardo rem febrium et stomachi vilia cura rutae semine: et ad secundas. Et muris aranei morsus, foliorum aridorum farina alterutra parte exinanit.

della milza, in vin bianco per quaranta giorni. A quegli, che hanno sparso il fiele,e a' frenetichi an cora utile a bere, e gargarizzare, il sugo della radice cruda ; e contra i singhiozzi preso col co riandolo, con 1 aneto, con mele e pepe ed aceto. * Impiastrato ancora giova all* enfiagioni dello stomaco. A' morsi delle serpi e a piaghe sordide e vecchie buona lacqua sua con farina dorzo t e il sugo suo misto con laceto, o col fieno greoo. Cos alcuni lo pongono sulle giunture, e sulle gotte. Leva ancora lepinittide, ci sono alcune macchie rosse rilevate, che vengono pi la notte che il giorno con ardore e prurito, e ogni malore eh* serpeggia pel corpo, se vi posto sopra ; come anche le caligini repentine; il che si ottiene anche mangiandolo con lo aceto. Postovi su puro gua risce i suggellati, e altri lividori: guarisce la lebbra, e la rogna, con allume tondo tuffato nell ' aceto. Cos ritiene ancora i capelli che cascano. Epicarmo dice che il cavolo utilissimo al male de1testicoli e del membro genitale; ma molto maggior virt ha con le fave peste. Agli sconvolti giova con la ruta. Giova contra l ardore delle febbri e i difetti dello stomaco, col seme della ruta ; e a purgare le seconde alle donne. Ai morsi del lopo aragno utile la polvere delle sue foglie secche dall' una e l altra parte.
D el
b ro c c o lo .

Cyma.

XXXV. Ex omnibus brassicae generibus sua XXXV. Fra tutte le sorti di cavoli soavissimo vissima est cyma, etsi inutilis habelur, difficilis il broccolo, ancora che sia tenuto disutile, diffi in coquendo, et renibus contraria. Illud quoque cile nel cuocersi, e contrario alle reni. Questo non est oroillenilura, aquam decoctae, ad lot non anco da tacersi, che P acqua di esso colto, usus laudatam, foelere humi effusam. Stirpium lodata a U nti bisogni, puzza se si versa per terra. brassicae aridorum cinis, inter caustica intelligi- La cenere delle sue radici secche si mette fra i tur. Ad coxendicum dolores cum adipe vetusto. medicamenti adustivi. Giova alle doglie delle coAt cum lasere et aceto in vicem psilothri evulsis scie con sugna vecchia. Ma con lasere e aceto, io illitus pilis, nasci alios prohibet. Bibitur et cura cambio dell1unguento da levare i peli, fregato oleo subfervefactus, vel per se elixus, ad convulsa a* peli svelti, non ve ne lascia nascere pi altri. Beesi con olio alquanto bollito, o lesso per s et rupta intus, lapsumque ex alio. stesso, perch sia buono a' membri scommessi, e rolli, e a chi fosse caduto da alto. Dirai adunque : or non hanno anco i cavoli Nulla ergo sunt crimina brassicae? immo vero apud eosdem animae gravitatem facere, dentibus alcuu difetto ? anzi s ; e fra gli altri fanno cattivo alito, nuocono a denti, e alle gengive, e in E gitto et gingivis nocere : et in Aegypto propter ama non se ne mangia per rispetto deli amaritudine ritudinem non estur. loro.
BaASSfCA SILVBSTH1S, XXVII. D
e l c a v o l o s a l v a t ic o ,

27.

XXXVI. Silvestris, sive erraticae immenso XXXVI. Catone loda assai pi gli effetti d el plus effectus laudat Calo, adeo ut aridae quoque salvatico, o erratico, di maniera che la farina desso secco, solamente per lodore preso co' b u farinam in olfactorio collectam, vel odore tan tum naribus rapto, vilia earum graveolentiamque chi del uaso, afferma che guarisce i difetti, e il puzzo loro. Questa sorte di cavolo alcuni lo c h ia sanare adfirmet. Uauc alii pelraeain vocaut, iui-

3?

HISTORIARUM MUNDI L1B. XX.

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cMflufin Vino, qaro praecipue vitis fugiat: ani ii ooo poMit fugere, moriatur. Folia habet ana, parva, rotanda, laevia, plantis oleria similior, candidior aativa, et hirsutior. Hanc inflationibaa nederi, melancholicis quoque, ac vulneri bos re* cealibas, cum meile, ita ne solvantur ante diem teptimnm : strumis, fistulis, in aqua contritam, Chrysippus auctor est. Et alii vero compescere aia corporis quae serpant : nomas vocant. Item icresoeolia absumere. Cicatrices ad planum rediftre. Oris ulcera et tonsillas, manducatam et coctam,aoeco gargarizato cura meile tollere. Item psoras, et lepras veteres, ipsius tribus cum parti* bos eomduabas aluminis in aceto acri illitis. Epichtraos satis eaae eam contra canis rabiosi mor so impooi. Melius si cum lasere, et acato acri. JV qooqoe canes ea, si detur ex carne. Semen eeari ejaa tostum auxiliatur contra serpentes, fungos, tauri sanguinem. Folia cocta splenicis in cibo data, et cruda illita cum sulphure et nitro pro* uat Item mammarum duritiae. Radicum cinis vae in faucibus tumenti tactu medetur : et pa rotidas cum mella illitus reprimit: serpentium morsos sanat. Virium brassicae uoum et magnum argumentum addemus, et mirabile. Crustae si occupent intus vasa omnia, in quibus aquae fer vent in tantum, ut non sit eas avellere, ai brasca in iis decoquatur, abscedunt.

mano petreo, molto nimico al vino, percli la ite soprattutto lo sfugge ; o se noi pu fuggire, si muore. Ha foglie separale, piccole, tonde,dilieale, simili a foglie di erbaggio,ed pi bianco e pi aspro del domestico. Questo guarisce le enfia gioc ai, la maninconia e le ferite fresche, col mele, pur che non ai sciolgano innanzi il settimo giorno ; pesto nell'acqua guarisce le gavioe, e le fistole, sic come scrive Chrisippo. Altri dicono che raffrena i mali del corpo,che scorrono per le membra,i quali si chiamano nome, e leva via le crescenze. Riduoe le margini al piano. Leva le bolle della bocca e le tonsille masticandolo cotto, e gargarizzando il sugo col mele. Guariace ancora la rogna e la leb* bra vecchia, facendone empiastro con aceto forte, e togliendo le tre parti d' esso, e due d* allume. Epicarno dice che basta solo apporlo alla parte offesa, per guarire dal morso del cane arrabbiato. Ma molto meglio , se si mette cou lasro e aceto forte. Dicono ancora eh' egli uccide i cani, se si d loro con la carne. 11 seme suo arrostito giova contra le serpi, i veleni de' funghi e il sangue di toro. Le foglie sue date a mangiare giovano a chi ha il male della milza, e giovano ancora crude, fattone empiastro con zolfo e nitro : cos ancora alla durezza delle poppe. La cenere delle sue ra dici, col toccare, medica nella carne della gola lo enfiato della ugula ; e le postreme dopo l ' orec chie, impiastratovi col mele ; e sana i morsi delle serpi. Aggiugneremo ancora un grande e maraviglioso esempio della virt del cavolo. Se i vasi, ne' quali bollono l 'acque, fanno dentro crosta, di maniera che non si possa spiccare, sa vi si cuoce il cavolo, ai spieoa.
D il l a
lapsaha , i

L a t u i i , i.

XXXVII. I n te r silvestres brassicas et lapsana XXXVII. Fra i cavoli salvatichi C quello *1pedalis altitudinis, hirsutis foliis, sinapi simi- ancora, che si chiama lapsana, alto un piede, con nisi candidior esset flore. Coquitur in cibo. foglie ruvide, simigliente alla senapa, con la sola Alvum lenit et m ollit. differenza eh' pi bianco di fiore. Caocesi per mangiare, e leggermente mollifica il corpo.
M a a is a
sbassici,

i.

D il c a v o lo i u i i o , I.

XXXVI II. M arina brassica vehementissime ex omnibus alv o m det. Coquitur propter acri* moniam cum p in g u i carne, stomacho inimicuti ma. S cilla, xxiii. XXXIX. S c illa r u m ia medicina alba est quae femina n ig ra. Quae caodidissima fuerit, erit. H u ic aridis tunicis direptis, quod Miquuai e v iv o eat, consectum suspenditur lino,

XXXVIII. Il cavolo marino molto pi che tutti gli altri cavoli muove il corpo. Caocesi per lo soo agro con la carne grassa, ed inimicissimo allo stomaco.
D blla SCILLA, a3.

XXXIX. Delle cipolle chiamate sciite la bianca in medicina il maschio, e la nera femmina. La pi bianca migliore. A questa si levano le scorze secche, e l ' altre che aon verdi ai ritagliano

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C. PLINII SECONDI a pongonsi sopra un panno, io aodo che non si tocchino. Poi quando aon secche si tuffano in aceto fortissimo, cos pendenti, che da nessun lato toc chino il vaso. Questo si fi quarantotto giorni in* nanzi il solstizio. Poi il vaso turato col gesto si mette sotto i tegoli, che ricevano il sole di tutto il giorno. Dopo quel numero di giorni si lieva via il vaso, e cavasene la cipolla, e l ' aceto si cola. Que sto rischiara mollo la vista. E sano allo stomaco, e al dolore del fianco, pigliandone doe di poco per volta. Ma egli di tanta forza, che pigliandolo con troppa avidit, per uo momento di tempo 1 nomo pare che sia morto. Giova ancora masti candola alle gengie, ed a* denti. Presa con laceto e col mele ammazza le tignuole e altri vermini del corpo ; e mettendola fresca sotto la lingua, fa in modo, che i ritruopichi non sentono sete. Cao* cesi in pi modi nella pentola, la quale si mette nel forno impiastrata o col grasso, o eoi loto, o se ne fan pezzi e si pongono in tegami. Anche cruda si secca, si taglia a briccioli e diocesi uell aceto, e allora si mette sui morsi delle serpi. Quando arrostila, si purga, e il mezzo dessa si torna a cuocer nell acqua. Csi cotta utile a rilruopichi, e a provocar l orina, beendone tre oboli col mele e con laceto. Cos anche a quegli che hanno male di milza, o a chi per male di stomaco nuota il cibo, se per non si sente piagale le interiora. Giova a lormini, a chi si sparge il fiele, e alla tosse vecchia eoa sospiro. Le sue foglie guariscono le gavine, tenu tola quattro giorni in soluzione. Colla, e fattone empiastro con olio, leva la forfora del capo, e il lattime che getti. Cuocesi ancora nel mele per mangiare, e massimamente acciocch faccia smal tire ; e cos anche porga gl interiori. Cotta nel lolio, e mescolata con la ragia, guaritee le crepa ture de piedi. Il seme tuo si mette col mele al dolore de lombi. Dice Pitagora che teoeudo la scilla appiccata sopra la porla, noa lascia entrar in casa n malie, n incantesimi.
D b*b u l b i , 3o.

modicis intervallis. Postea arida frusta in cadum aceti quam asperrimi pendentia immerguntur, ita ne ulla parte vas contingant. Hoc fit ante sol stitium, diebos x l v i i i . Gypso deinde oblitus ca dus ponitor sob tegulis, totius diei solem acci pientibus. Post eum numerum dierum tollitur as, scilla eximitur, acetum transfunditur. Hoc clariorem oculorum aciem facit. Salutare est sto machi laterumque doloribus, parum sumptum binis diebus. Sed tanta vis est, ut avidius hau stum extinctae animae momento aliquo speciem praebeat. Prodest et gingivis, et dentibus, vel per se commanducata. Tineas et reliqua ventris ani malia pellit ex aceto et meile sumpta. Linguae quoque recns subjecta praestat, ne hydropici siliant. Coquitur pluribus modis: in olla, qnae conjiciatur in clibanum aut furnnm, vel adipe aut luto illita, aut frustatim in patinis. Et cruda siccatur, deinde conciditur, coquiturqne in aceto, tum serpentium ictibns imponitur. Tosta quoque purgatur, et medium ejus iterum in aqua co quitor.

Usos sic coctae ad hydropieos, ad urinam cien dam trihus obolis cum meile et aceto potae. Item ad splenicos, et stomachicos (si non sentiant ulcus), quibus innatet cibus. Ad tormina, regios morbos, tussim veterem cum suspirio. Discutit et foliis strumas, quadrinis diebus soluta. Furfures capi tis, et ulcera manantia illita, ex oleo cocla. Co quitur et in meile cibi gratia, maxime uti coctio nem facias. Sic el interiora purgat. Rimas pedum sanat in oleo cocta, et mixta resinae. Semen ejus lumborum dolori ex meile imponitur. Pytha goras scillam in limine quoque januae suspen sam malorum medicamentoram introitum pel Iere tradit.

Db

b u lb is ,

xxx.

XL. Ceterum bulbi ex aceto et sulphure vul neribus in facie medentur. Per se vero triti ner vorum contractioni, et ex vino porrigini : cum meile, canum morsibus : Erasistrato placet cum pice. Sanguinem idem eos sislere tradit illitos cum meile. Alii, si e naribus fluat, coriandrum et farinam adjiciunt. Theodorus et lichenas ex aceto bulbis curat : et erumpentia in capite, cura viuo austero ant ovo. Et bulbos epiphoris idem illinit, et sic lippitudini medetur. Aeque vilia quae sunt in facie, eorum rubentes maxime, in ole illiti cum meile et nitro emendant ; lentigi-

XL. 1 bulbi, che sono una sorte di cipolle, con laceto e col zolfo medicano le ferite nel viso. Triti da per s medicano i nervi ritirati, e col vino, il pizzicore : col mele, i morsi de cani. Erasistrato vuole accompagnarvi la pece. 1 me 1 desimo dice, che impiastrali col mele, fermano il sangue. Altri, s egli esce del naso, v aggiungono coriandoli e farina. Teodoro guarisce ancora le volatiche del volto con le cipolle e con laceto ; e i mali che rompono nel capo, col vino brusco, o con l ' uovo. Fanne accora empiastro alla lagrima, che viene dagli occhi, e a chi ha gli occhi cispi.

H1ST0RIARDM MONDI L1B. XX. 1 bolbi vi vestri che fao rssa Ia radice medicano ancora i difetti della faccia, stropicciandoli al sole con mele e nitro; e le leotigioi col viao, o col co comero cotto. Giovano molto per s medesimi alla ferite, ovvero, secondo Damione, col vin melalo, se si lasciano in soluzione per cinque giorni. Co stui medica ancora con essi gli orecchi rotti, e la flemma de1testicoli. Nel dolore delle giunture mescolano la farioa. Cotti uel vino, e fattone empiastro sai corpo, mollificano la dorezza de gl ioteriori. Daonosi al male de pondi nel vino temperato con l acqua piovana. Per le convul sioni interne si pigliano col silfio, in pillole grossi qoaoto una fava. Pel sadore si pestano, e fassene empiastro. Sono olili a nervi, e per qoesto si danoo aoche al parlelico. Quegli che son rossi, col mele e col sale sanano prestissimo l ' ossa scommesse ne* piedi. Quelli di Megara destano grandemente la lussuria : quegli degli orti presi con sapa, o con vin colto, aiutano il parto : i saivalichi presi con laserpizio, e fattone pillole, mitigano le piaghe e i difetti degl' ioteriori. An che il seme de* domestichi si bee nel vino conira i ragni velenosi. Impiastrami eoo l aceto contra il morso delle serpi. Gli antichi osavano dare a bere il seme a* furiosi. 11 fiore debulbi trito leva le macchie delle gambe, che si son fatte col fuoco. Diocle di parere che i bulbi ingrossino la vista ; e aggiugne, che i lessi sono manco utili, che gli arrosti, e che difficilmente si smaltiscono, *pi o meno, secondo la forza che ha la nalura di cia scuno. 1
D el b u lb ib e , i . D el b u lb o vom itobio.

nem cum vino, al cacami cocio. Vulneribus quoque mire prosunt per se, ani, at Damion, ex mulso, si qninto die solvantur. Iisdem et auri culas fractas carat, et testium pituitas. Ia articalorum doloribus misceat farinam. Ia vino co cti illiti ventri, duritiam praecordiorum emol liunt. Dyseniericis in vino ex aqua coelesti tem perato dantur. Ad convolsa inlus cam silphio pilulis fabae magnitudine. Ad sudorem Iasi illi nantur. Nervis utiles: ideo et paralyticis dantur. Laxata in pedibus, qni sont rufi ex his, citissime sanant cum meile et Mie. Veoerem maxime Me garici stimulant : hortensii, partum cum sapa aat passo sumpti : silvestres, interaneorum plagas et vitia, eam silphio pilulis devoratis sedant. Et aitirorom sem en contra phalangia bibitor io vi no. Jpa ex aceto illinuntor contra serpentiom ctus. Semen a n tiq u i bibendum insanientibus daJmoL Flos b a lb o ro m tritus crurum maculas va riet*tesque ig n e factas emendat. Diocles ocalos hebetari ab iis p u ta t. Elixos assis minus uliles esie adjicit, e t Ufficile concoqui ex vi uniuscu jusque n a tu ra e .

D e BOE.niii b , i. D b b o lb o vo m ito aio.

XLl. B olbinem Graeci vocant herbam portatti (oltis, rubicundo bolbo. Uaec traditur vul neribus mire utilis, dumtaxat recentibus. Bulbus qacm vomitorium vocant ab effectu, folia habet nigra, ceteris longiora.

XLl. 1 Greci chiamano bulbine un erba, che ha le foglie di porro, e bulbo rossigno. Questa si dice maravigliosamente giovare alle ferite, sol tanto fresche. Il bulbo, che dalleffetto si chiama vomitorio, ha le foglie nere, e pi lunghe che tutti gli altri.
D boli asp a b a g i.

D e a sp a b a g is.

XL11.10. Utilissimus stomacho cibus aspara g i tradaotur. Cumino qoidem addito inflationes sto m ac h i colique discutiunt : iidem oculis clari ta te m adferunt. Yeotrem leniter molliuot. Pe d o r i s ct spinae doloribus, intestiuorumque vitiis p r o s a n t , vino quom coquuntur addito. Ad lumb o r a m et renum dolores, semen trium obolorum p o n d e r e , pari cumini bibitur. Veoerem stimu la n t. U rinam cient utilissime, praeterquam vesi cam exulcerant. Radix qooque, plurimorum prae dicatio n e, trita, et ex vino albo pota, calculos exturbat lumborum et renum dolores

XLII. io. II cibo dello asparago, secoodoche si dice, otilissinoo allo stomaco, e aggiontovi il cornino caccia le infammagioni dallo stomaco e dellintestino colon ; e rischiara anco la vista. Gli asparagi mollificano leggermente il corpo: giovaoo adolori del pettoedella schiena, e adifetti deglin teriori, quando son cotti col vino ; non che addo lori de looibi e delle reni, beendo il seme loro a peso di tre oboli con altrettanto cornino. Destano la lussuria, e muovono utilissimamente 1 orina, ma rodono la vescica. La Ior radice ancora, se condo che molti dicono, pesla e bevala in vin

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C. PLINII SECUNDI

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sedat. Quidam et ad vulvae dolorem, radicem cuoi vino dulci propinant. Eadem in aceto deco cta contra elephantiasin proficit. Asparago trito ex oleo perunctam pangi ab apibus negant.

bianco rompe la pietra, e mitiga i dolori-decom bi, e delle reni. Alcuni danno la radioe con vin dolce al dolore della matrice. La medesima cotta nell1aceto giova contra I*elefantiasi, eh ' specie di lebbra. Dicono che chi unto con gli asparagi pesti con l olio non punto dalle pecchie.
D ella
cobbdda , o libico , ovvero obmirio ,

Db cobbuda,

s i t e li iy c o , s i t e h o b b ik o , m y .

a f.

XL1II. Silvestrem aspa ragam aliqai corru dam, aliqui Libycum vocant, Allici hormenuro. Hujus ad supra dicta omnia efficacior vis, et can didiori major. Regium morbara extenuat. Vene ris causa aquam eorum decoctam bibi jnbent ad heminam. Ad idem et semen valet cum anelbo, ternis utrinsqne obolis. Datur et ad serpentium ictus soccus decoclus. Radix miscetur radiot ma rathri inter efficacissima auxilia. Si sanguis per urinam reddatur, semen asparagi, et apii, et cu mini ternis obolis in vini cyathis duobus, quinis diebus, Chrysippus dari jubet. Sic et hydropicis contrariam esse, quamvis urinam moveat, docet: item Veneri. Vesicae quoque, nisi decoctum: quae aqua si canibus detur, occidi eos. In vino decoctae radicis succum, si ore contineatur, den tibus mederi.

XLUI. Lo asparago selvatico alcuni lo chia mano corruda, alcuni Libico, e gli Ateniesi ormeno. La forta di questo pi possente a tutte le cose sopraddette,e maggiore ancora l'h a il pi bianco. Minuisce il male di coloro che han no sparso il fiele. Alcuni beono la sua cocitura per desiare la lussuria, a misura d una emina. A questo medesimo vale ancora il seme con l ane to, l ' uno e I1altro a misura di tre oboli. 11 sugo suo cotto si d pur contra il morso delle serpi. La radice ancora si mescola con la radice del mara tro,e va fra i pi efficaci rimedii. Sesce sangue con l orina, Crisippo vuole che si dia il seme del1 asparago e dell appio con tre oboli di cornino, in due bicchieri di vino, per cinque giorni. Ma cos dice eh contrario a ritruopichi, ancora eh provochi lorina; e contra la lussuria anco ra. Alla vescica eziandio giova, ma vuole essere cotto : lacqua della cocitura se si d acani, gli ammazza. Il sugo della sna radice cotta nel vino, tenendolo in bocca, sana i denti.
D e l l appio, 1 7 .

De

a v io , x v i i .

XL1V. 11. Apio gratia in vulgo est. Namque rami largis portionibus per jiira innatant, et io Condimentis peculiarem gratiam habent. Praete rea oculis illitura cura meile, ita ut subinde fo veantur ferventi succo decocti, aliisque membro rum epiphoris : per se tritum, aut cum pane, vel polenta impositum, mire auxiliatur. Pisces quo que si aegrotent in piscinis, apio viridi recrean tur. Verum apud eruditos non aliud erutura ter ra in raajore sententiarum varietate est. Distin guitur sexu. Chrysippus feminam ese dicit cris pioribus foliis et duris, crasso caule, sapore acri et fervido. Dionysius nigriorem, brevioris radieis, vermiculos gignentem: arabo neutrum ad eibos admittendum, immo omnino nefas: nara id defunctorum epulis feralibus dicatum esse: visus quoque claritati inimicum. Caule feminae ver miculos gigni. Ideoque eos qui ederint, sterile scere, mares femitiasque. In puerperiis vero ab eo cibo comitiales fieri qui ubera hauriunt. Innoeentiorem tamen esse marem. Eaqtfe causa est, ne inter nefastos frutices damnetur. Mammarum duritiam impositis foliis emollit. Suaviores aquas

XL1V. t t . L appio ha riputazione nel vulgo, perciocch i rami suoi abbondantemente nuota no nel brodo, e hanno peculiar grazia adope randoli per conditura. Oltra di ci mirabilmente giova agli occhi impiastratovi sopra col mele, ma cos eh essi si bagnino col sugo cotto e mol to caldo; e parimente alle flussioni degli altri membri ; o pesto semplicemente, o postovi su con pane e polenta. Anche i pesci ammalali nei vivai si ricreano con l appio verde. Ma fra gli uomini dotti non c alcuna altra cosa cavala dalla terra che produca maggior variet di pa reri. Distinguesi per sesso. Dice Crisippo che la femmina ha le foglie pi crespe, il gambo grosso, e sapore forte e pungente. Dionisio dice che il maschio pi nero, ha pi corta radice, e genera verminnzzi. Araendue per dicono che n i l uno n l altro si dee mangiare, e eh' egli cosa abbominevole affatto ; perch egli dedicato alle vivande de morti, ed nimico ancora alla vista. 11 gambo della femmina fa verminuzzi ; e per questo ciascuno che ne mangia, o maschio o femmioa, diventa sterile. Que* bambini, che pop*

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HlSTOfilAKOM MONDI UB. .XX.

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potai incoctam praestat Sacco maxime radicis eam vino Ium bora m dolores mitigat. Eodem jore instillato gravila lem auriom. Semine urinam ciet, menstrua, ac secuodas partus. Et, si foveantar semine decocto, sugillata reddit colori. Cum ovi albo illitam, a a t ex aqaa coctam potamque re nibus medetur ; io frigida tritam oris alceribus. Semen cam vino, vel radix cum veteri vino, vesicae calculos frangant. Semen datar et arquatis ex fino albo.

pando ne mangiassero, pigliano il male caduco. Meno noeevole il maschio, e per questa cagione egli non posto fra gli sterpi nefasti. Le foglie sue poste sulle poppe indurite mollificano la duressa loro. Colto nell'acqua, la fa pi soave a bere. 11 sugo suo, e massimamente della radice, col vino mitiga la doglia de* lombi. Quaodo colto mitiga la gravezza degli orecchi, se vengavi stillato deotro il suo brodo. Il seme provoca l'ori na, le purgagioni delle donne, e le secondine. E se col seme cotto farai fomeoto a'suggellati, ne ritor na il oolore. Mescolato col bianco dell' uovo, o cotto con l acqua, e bevuto, medica le reni. Pesto iu acqua fredda guarisce gli ulceri della bocca. 1 seme sao, o la radice, col vin vecchio rompe 1 1 pietre nella vescica. Il seme si d por a quegli che vanno chinali, col vin bianco.
D b LL1APP1ASTBO, O MBLIS5OFILL0.

Db ANASTIO, S1VB HELISSOPHYLLO.

XLV. Apiastrara Hyginus quidem melissophjllen appellat. Sed et in confessa damnatione est veoeuatam in Sardinia. Contexenda enim sant omnia, ex eodem nomine apad Graecos pendeolia.
Os
olusatro ,

XLV. Igino chiama 1 appiastro mdissofillo. * In Sardigna per testimonio d* ogni nomo vele noso. 11dico, perch voglio raccontare tulle quel le cose, le quali appresso i Greci hanno somiglia u* za con questo nome.
D bll' olusatbo, o ipposblino, i i . D ell'obboskLiaro, a. D sll' bliosblibo, i .

ss vb aipposBLiwo, x i. O bbosblivo ,

ii.

B blbosbliho, i .

XLVI. Olusatrum, quod hipposelinnm ocaot, adversatur scorpionibus. Poto semine tor minibus, et interaneis medetur. Itemque difficul tatibus arioae semen ejus decoctum ex mulso potam. Radix ejus in vino decocta calculos pellit, et Iamborum ac laleris dolores. Caois rabiosi morsibus potum e t illitura medelur. Succos ejas algente* calefacit potus. Quartum geoas ex eodem bciaat aliqui oreoselinon, palmum alto frutice ac recto ; semine cumino simili, urinae et men s/rui* efficax. Heleoselino vis privata contra ara* ocos. Sed et orcoaelino feminae porgantur e vino.

XLVI. L 'erba olosatro, chiamata da alcuni ipposelino, rimedio a* morsi dello scorpione. Il seme suo bevuto rimedia alla diseoleria e ai dolori degl' intestini. 1 seme suo cotto nel vin 1 melalo,e bevuto, buono alla difficult dellorina. La radice sua colta nel vino spigne fuora la pie tra, e guarisce i dolori de' lombi e del fianco. Bevuto o impiastratovi sopra, medica il morso del cane arrabbialo. Il sugo sao bevuto riscalda coloro, che hanno freddo. Alcuoi fanno del me dsimo un quarto genere, eh l'oreoselino. Que sto ha il suo gambo alto un palmo, e dritto, si mile nel seme al cornino, possente ili1orina e alle purgagioni delle donne. L 'elioselino ba parlicolar virt conira i ragni ; e le donne ancora si purgano con esso preso col vino.
D sl
fetboselino, i

D b FETiosEUiio, i. Busblmo, i .

b del buselino, i .

XLVli. 13. A lio genere petroselcium quidam appellant in saxis natam, praecipuum ad vomieu, cochlearibus binis succi additis in cyathum marrubii succi, atque ita aquae calidae tribus ejathis. Addidere quidam buselinom, differens brevitate caulis a sativo et radicis colore rufo, 'iasdem effectos. P ra e valere contra serpentes pota u linita.

XLV1I. ia. Alcuni chiamano d 'u n altro ge nere il petroselino nato ne' sassi, ollimo alle po steme che gettano, mettendo due cucchiai del suo sugo io un bicchiere di sugo di marrobio con Ire bicchieri d 'acqua calda. Alcuni altri v' hanno aggiunto il buselino, differente dal domestico nella brevit del gambo, e nel color rossigno della radice, ma del medesimo effetto. Dicono che bevuto o postovi sopra vale contra le serpi.

4?
D OCIMO, XXXV.

C. PLIMI SECONDI DftL BASILICO, 35.

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XLVIII. Ocimum quoqae Chrysippus gravi ter iucrepuit, inutile stomacho, oriuae, oculorum quoque claritati. Praeterea insaniam facere, et lethargos, et jocineris vilia ; ideoque capras id aspernari : hominibus quoque fugiendum censet. Addunt quidam Irilum si operiatur lapide, scor pionem gignere : commanducatum et in sole po situm, vermes afferre. Airi vero, si eo die feriatur quispiam a scorpione, quo ederit ocimum, servari non posse. Quin immo tradunt aliqui manipulo ocimi cum cancris decem marinis vel fluviatilibus trito, convenire ad id scorpiones ex proximo. Diodotus in empiricis etiam pediculos facere oci mi cibum.

Secuta aetas acriter defendit : nam id esse ca pras. Nec minas quam mentham et rutam jcorpionum terrestrium ictibns, marinornmque veneois mederi ex vino, addito aceto exiguo. Usu quoque compertura deficientibus ex aceto odoratum sa lutare esse. Item lethargicis, et inflammatis refri gerationi. Illitum capitis doloribus cum rosaceo, aut myrteo, aut aceto : item oculorum epiphoris impositura ex vino. Stomacho quoque utile,infla tiones et raclum ex aceto dissolvere sumptum. Alvum sistere impositum, urinam ciere. Sic et morbo regio et hydropicis prodesse. Choleras eo et distillationes stomachi inhiberi. Ergo etiam coeliacis Philistion dedit: et coctam dysentericis, t colicis Plistonicus. Aliqui et in tenesmo, et sanguinem exscreantibus, in vino: duritia quoque praecordiorum. Illinitur mammis, extinguilque lactis proventum. Auribus utilissimum infantium, praecipue cum adipe anserino. Semeu tritum et haustum naribus sternutamenta movet, et distil lationes quoque capiti illitum : vulvas purgat in cibo, ex aceto. Verrucas mixto atramento sutorio tollit. Venerem stimulat. Ideo etiam equis asinis* que, admissurae tempore ingeritur.

i 3. Silvestri ocimo vis efficacior ad eadem omnia: peculiaris ad vitia, quae vomitionibus crebris contrahuntur. Vomicisque vulvae, contraque bestiarum morsus e vino radice effica cissima.

XLVIII. Crisippo biasima molto il basilico, come dannoso allo stomaco, alla orina e alla rista degli occhi. Oltra di ci dice che fa impazzare, fa venire il letargo, e nuoce grandemente al fe gato, e che per questo le capre lo rifiutano ; e cosi consiglia ancora gli uomini che lo debbano fuggire. Aggiungono alcuni, che il basilico pesto e coperto d' una pietra produce scorpioni ; e ma sticato e messo al sole proJuce vermini. Dicono gli Africani, che se alcuno fia morso dalfo scor pione in quel giorno eh' egli avr mangiato del basilico, non potr guarire. E di pi dicono al cuni, che pestando un mazzo di basilico con dieci granchi marini, o di fiume, tutti gli scorpioni vicini quivi si radunano. Dice Diodoto negli em pirici, che osandolo per cibo genera pidocchi. L'et che seguit lha gagliardamente difeso, e dice che fino alle capre ne mangiano. N manco che la ruta e la menta medica il morso degli scor pioni terrestri, e il veleno de marini col vino, aggiuntovi un poco d 'aceto. Essi truovato ancora per esperienza, ch'egli salutifero a fiutarlo con l ' aceto a chi fosse venuto in angoscia. Rinfresca similmente i letargici, e gl infiammati. Impia strato con olio rosato, o con olio di mortine, o aceto, buono a1dolori del capo ; non che alja lagrimazione degli occhi,postovi su col vino.Dicono ancora, eh' egli utile allo stomaco, e che risolve le infiammagioni e il rutto ; che ferma il corpo postovi sopra, e che provoca l'orina ; che cos gio va pure a coloro che hanno sparso il fiele, e a ritrnopichi ; e che egli ristagna le collere e le distil lazioni dello stomaco. Per Filistione lo d anco ra a* deboli di stomaco, e Plistonico lo d cotto al male de' pondi e a'colici. Alcuni lo danno nel vino a chi non pu andare del corpo, avendone gran voglia, a quegli che sputano sangue, e per la durezza degl'interiori. Impiastrasi sulle poppe, e fa seccare il latte. E utilissimo, massimamente con grasso d 'oca, agli orecchi de' fanciulli. Il se me suo pesto, e messo nel naso, moove gli star nuti ; e ancora le distallazioni, impiastrato sul ca po. Purga le matrici mangiato con 1' aceto. Me scolato con cera da calzolai leva i porri. Risveglia la lussuria ; e perci si d a' cavalli e agli asini, quando hanno da montare. i 3. Il basilico salvatico ha pi forza a tu tte le cose gi dette ; per la sua propria virt e coa tra i difetti, che nascono dagli spessi vomiti. L a sua radice nel vino potentissima alle piaghe del la matrice, e conira il morso delle bestie.

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io c a , x i .

HISTORIARUM MONDI LIB. XX.


D il l a
buchetta, i i

XL1X. Erucae semen scorpionum venenis el muris aranei medelar. Bestiolas omnes innascentes corpori arcet : vitia cutis io facie cum meile illiiiun. Lentigines ex aceto. Cicatrices nigra re ducit ad candorem cum felle bubulo, Ajuul ver bera subituris polum ex vino duritiam quamdam contra seoaum inducere. In coudieadis obsoniis taota est suavitas, nt Graeci euzoroon appellave rint. Putant subtrita eruca si foveantur oculi, claritatem reatilui : tassim infantium sedari. Ra dix e\us io aqna decocta fracta ossa extrahit. Naro de Venere stimulanda diximus : tria foiia silvestriserucae sinistra manu decerpta, et trita, in agna mulsa si bibantur.

XL1X. Il seme della ruchetta medica il ve leno degli scorpioni e del topo ragno : spegna tulle le bestiole, che nascono nel corpo, e impia strato col mele leva i difetti della pelle nel viso, e eon l ' aceto le lentigini. Col fiele di bue fa che le margini nere tornano bianche. Dicono alcuni, che .chi ha da essere battuto, se prima lo bee nel vino, non sente le battiture. In condir le vivande tanto la soavit sua, che i Greci lo chiamarono euzomo. Tengono alcuni, che il fomentare gK occhi con la ruchetta pesta torni il vedere, e che guarisca la tosse a1bambini. La saa radice coita nell acqua tira fuori le ossa rotte. Gi abbiamo detto che a risvegliar la lussuria voglionsi corre tre foglie di ruchetta salvatica con la man man ca, e berle peste in acqua melata.
N a s t o u i i o , 4 *-

Njjtubtio , xui. L. E contrario nasturtium Venerem iobibet, aninmrn exacnit, ut dixirou. Duo ejus fenera : alvum porgat, detrahit bilem polum x pondere in aqua. Cum lomento strania illitam, opertam* que brassica, praeclare medetur. Alterum st ni grius, quod capitis vitia porgat. Visam compur gat. Commotas raeoles sedat ex aceto sumptam. Lienem ex vino potam, vel cum fico. Tussim x focile, si quotidie jejuni sumant. Semen ex vino o arnia inleslioorum animalia pellit : efficacius ad dito mentastro. Prodest et contra suspiria et tus sim, rum origano et vioo dulci. Pectoris dolori bus decoctum in lacte caprino. Panos discutit e o a pice,extrahitque corpori acoLeos. Et maculas iilitom ex aceto. Cootra carcinomata adjeitor ovorum albam. Et lienibus illioitar ex aceto. In fantibus vero e meile utilissime. Sextius adjicit, uatum serpentes fugare, scorpionibus resistere. Capitis dolores contrito, et alopecias emendari addito sinapi : gravitatem aurium trito imposito auribns cum fico. Dentium dolores infuso in aures M i c c o . Porriginem et ulcera capitis cum adipe anserino. Furunculos concoquit cum fermento. Carbnncnlos ad suppurationem perducit, et rum pit. Phagedaenas ulcerum expurgat cam meile. Coxendicibus et lumbis cam polenta ex aceto illi n itu r : item licheni: item ungnibus scabris : quip pe satu ra ejus caustica est. Optimum aulem Ba bylonium. Silvestri vero ad omnia ea effectos maior.

L. Per lo contrario, il nastnraio raffrena la lussuria, e aguzza lanimo, come dicemmo. Egli di due sorti : il bianco purga, e bevuto nell'ac qua a peso di un denaro spegne la collera. Se al tri ne far empiastro con farina di fave, e il por r sulle gavine, e coprirallo eoi cavolo, le guari r benissimo. I / altro pi nero, e porga i difetti del capo, rischiara la vista, e preso con l ' aceto acqueta la mente travagliata. Bevuto eoi vino, o col fico, guariace la milza. Leva ancora la tome, pigliandone ogni mattina a digiuno ool mele. H seme suo preso col vino caccia ogni animale degli interiori, ed ha maggior virt aggiugnendovi il mentastro. Giova ancora con l'origano, e col vin dolce, a' sospiri e alla tosse ; e cotto in latte di capra, a' dolori del petto. Mescolalo con la pece leva gli enfiati che sono sotto le ascelle e nell' anguinaglia, e trae fuora gli stecchi infitti. Facen done empiastro con laceto, leva le macchie. Con tra le cancrene vi s 'aggiugpe albume d 'novo. Alla milza farai empiastro oon l'aceto; ma ai bambini meglio col mele. Seslio dice, che ano caccia le serpi, e resiste agli scorpioni. Pesto gua risca le doflie del capo ; e aggiugnendovi senape medica, le alopecie, che sono stianse brutte nel capo, e mettendovelo su petto oo' fichi, leva la gravezza degli orecchi. Spegne il dolore deden ti , infondendo il suo sugo negli orecchi. Gol grasso delloca leva via la forforagginee il laUima del capo. Impiastralo con maria malora i fignoli. Conduce i cerboncdli a far capo, e gli rompe. Col mele purga le nascerne. Con polenta e oon aceto fessene empiastro alle coscie e a1lombi, non che alk milza, e alle ugae aspre, perciocch la na-

C. PLINII SECUNDI

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tura sua ha forza di cauterio. Ottimo il nastur zio Babilouio ; ma il selvatico a ogni cosa gi delta pi possente.
R
o t i , l x x x iv .

ella b uta,

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L l.ln praecipuis alem medicaminibus rula st. Laliora satirae folia, rami fruticosiore*. Sil vestris horrida ad effectum est, et ad omnia acrior. Succos exprimitur, tusa el aspersa modice, et in pyxide Cypria adservatur. Hic copiosior datus ve neni noxiam oblinet, io Macedonia maxime juxta flumen Aliacmooem. Mirumqoe, cicutae succo extinguitur: adeo etiam venenorum venena sunt, quando cicutae succus prodesl manibus colligen tiam ratam. Cetero inter prima miscetur antido tis, praecipueque Galatica. Quaecumque autem ruta et per se pro antidoto valet, foliis tritis, et ex vino sumptis. Contra aconitum maxime, et vi scum. Item fungos, sive in potu detur, sive in cibo. Simili modo contra serpentium ictus, utpote quum mustelae dimicaturae cum his, rutam prius edendo se muniant. Valent et contra scorpionum, el contra araneorum, apium, crabronum, vespa rum aculeos, et cantharidas, ac salamandras, canisve rabiosi morsus: acetabuli mensura succus e vino bibitur, et folia trita vel commanducata im ponuntur cura meile et sale, vel cum aceto et pice decocta. Socco vero perunctos aut eam habentes, negant feriri ab his maleficiis: serpeutesque, si uratur ruta, nidorem fugere. Efficacissima tamen est silvestris radix cum vino sumpta. Earadem adjiciunt efficaciorera esse sub dio potam.

Pythagoras et in hac marem minoribus ber* baoeique coloris foliis a femina discrevit: eam laetioribus foliis et colore. Idem oculis noxiam putavit : falsum, quoniam scalptores et pictores hoe cibo utuntur ocolorum causa, cum pane vel nasturtio : caprae quoque silvestres propter vi sum, ot ajunt. Multi succo ejus cum meile Attico inuncti discusserunt caligines, vel cum lacte mu lieris puerum enixae, vel puro succo angulis ocu lorum lactis. Epiphoras cum polenla imposita lenit. Item capitis dolores pota cum vino, aut cum aceto t rosaceo illita. Si vero sit cephalaea, cum Carina hordeacea et aceto. Eadem crudita* tes discutit, mox inflationes, dolores stomachi veteres. Vulvas aperit, corcgilqua conversatili!'

LI. Fra le ottime medicine la ruta. La dome stica ha le foglie pi larghe e i rami pi germo glianti. La salvatica troppo violenta ne' suoi effetti, e troppo acre, qualunque s l uso che se ne faccia. Trasseneil sugo bagnandola un poco con acqua, e poi pestandola, il quale sugo si ripo ne in bossolo, o alberello di rame di Cipro. Que sto, dandone assai, fa effetto di veleno; e massimamente di quella ruta di Macedonia, la quale nasce appresso il fiume Aliacmone. Ed maraviglia, che il sugo della cicuta la spegne ; tanto vero che i veleni hanno i contravveleni loro; perocch il sugo della cicuta giova alle mani di chi coglie la ruta.Tra le prime cose si mescola negli antidoti; e massima mente quella di Galizia. Qualunque ruta anche da s stessa vale per antidoto, eoo le foglie trite e pre se col vino, e massimamente contra l'aconito e il visco. Vale contra i funghi ancora, se si d in be vanda, o in cibo. Similmente conira i morsi delle serpi ; talch le donnole, avendo a combatter con esse, si fortificano prima col mangiare della ruta. Vale ancora con ira i morsi degli scorpioni, con ira gli aghi de' ragni, delle pecchie, de'calabro ni, e delle vespe, contra le canterelle, le salaman dre, e le morsicature de'cani arrabbiati : beesi col vino alla misura d 'bn bicchiere, e le sue foglie peste o masticale vi si pongono sopra con mete e con sale, ovvero colte con aceto e con pece. Quegli che sono unii col suo sugo, o l ' hanno addosso, dicesi che nou possono essere offesi da simili maleficii. Se la ruta s'arde, le serpi fuggooo dal suo odore. Nondimeno la radice selva tica presa col viuo potentissima, e dicono ch'ella ha ancora maggior virt beendosi allo scoperto dell' aria. Pitagora discerne in questa il maschio dalle Co glie minori, e di color d'erba, e dice esser la fem mina di colore pi bello. Ei per s'ingann molto a credere eh' ella sia nociva agli occhi, ch i pit tori e gli scultori usano di mangiarla per conto de gli occhi col psue o col nasturtio; come ancora, secondo che si dice, la mangiano le capre salvatiche per migliorare la vista. Molti unti col sago suo e col mele Ateniese levarono i bagliori, o col puro sugo, toccando gli angoli degli occhi. Leva ancora le lagrimazioni d'essi, messavi su con 1* polenta. Bevuta col vino, o con l aceto, mitiga i dolori del capo, ovvero ugneadosi cou olio rosa to. E se fosse cefalea, cio dolore cronico e pes simo di capo, si mescola con Zarina d ' orzo

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U ia nelle, toto venire et pectore. Hydropici* cam fico, et decocta ad dimidias partes, potaque es vino.

Sic bibitor et ad pectoris dolores, laterdmet Iamborum, t asses, suspiria : pulmonum, jocinerom, renum vitia, horrores frigidos. Ad crapulae gravedioes decoquuulur folia poturis. Et in cibo Tei eroda, vel decocta oondilave pr* desi liem torminibus in bissopo decocta, et cura vino. Sic et sanguinem sistit interiorem, et 6a< riora indita : sic et collutis dentibus prodest. An ribes quoque in dolore saccus infunditur : custo dito, ot diximus, modo, in silvestri. Contra tar dilalem vero sonituotque, cum rosaceo, vel cura boreo oleo, aut cumino et meile. Succus et phreneticis ex aceto trilae instillatur in tempora et cerebrum. Adjecerout aliqui et serpyllum, et laorum, illinentes capita et colla. Dederant et lethargicis ex acelo olfaciendum. Dederunt ei comitialibus bibendum decoctae succum in cya this qnatuor ante accessiones, quarum frigus in tolerabile est : alsiosisque eradam iu cibo. Urinam quoqoe vel craentam pellit. Feminarum etiam purgationes, secondasque, etiam emortuos par Uu, ut Hippocrati videtur, ex vino dulci nigro pota. Itaque illitam et vulvarum causa etiam suf fire jubet.

Diocles et cardiacis imponit ex aceto et meile cam ferina hordeacea. Et contra ileom decocta brina io oleo, e t velleribus collecta. Mulli vero et contra parolentas exscreationes siccae dra chmas duas, solpbaria unam et dimidiam sumi censent:et co n tra cruentas, ramos Ires io vino decoctos. Dator e t dysenlericis cum caseo in vino contri u. D ederunt ct cum butumine infriatam potioni propter anhelitum. Ex alto lapsis seminis ires uncias. O lei libra vinique sextario illinitur cara oleo coctis foliis, partibus quas frigas sdasseriL Si urinam movet (at Hippocrati videtnr) mirum est quosdam dare velut inhibentem potui, contra incontinentiam urinae. Psoras et lepras eum meile et alom ine illita emendat. Item vitili gines, verrucas, strumas, et similia, cum strycbno et adipa suillo ac taurino sevo. Item ignem sacrum ex acelb et oleo, vel psimmythio : carbunculum ex aceto. N onnulli laserpitium una illini jubent, sine quo ep injetidaa pustulas ourant. Imponunt et Ttntmrf turgentibus decoctam, et pituitae ernftionibas cam cera. Testium vero epiphoris con nii (areae teneris, adeo peculiari in visceri-

con acato. Fa smaltire il cibo non digeritole seda gli enfiati e i vecchi dolori di stomaco. Apre la matrice e corregge le sue inversioni, impiastrata con mele e posta per tutto il ventre ed il petto. Giova a' ritruopiebi, beendola cotta nel vino eoi fichi infin che torni per met. Nel medesimo modo si bee per le doglie del petto, de1 fianchi e de1lombi, per la tosse, per li sospiri, i difetti del polmone, del fegato, e delle reni : guarisce ancora i capricci freddi. Alla gra vezza, che procedesse per essersi troppo pieno di cibi, cuoconsi le foglie e dannosi a bere ; e giova ancora in cibo eroda, o cotta, o condita. Gotta nell' issopo, o col vino, giova a* termini. Cosi ri stagna il sangue interiore, e del naso. Giova ai denti, bagnandoli con essa. Tale alla doglia degli orecchi, mettendovi deotro il suo sugo, osservan do gi il modo che s* detto, rapporto alla salvati* ea. Gontra la tarditi e lo strepito degli oreeehi si mesce con olio rosato, o con olio laurino, o cornino e mele. Il sago d 'essa pesta nell* aceto si pone sulle tempie a chi avesse il farnetieo..Alcnni vag giungono il sermollino e l'alloro, ugnendo il capo e il collo. Dassi con l ' aceto a fiatarla a letargici. Dannosi a bere quattro bicchieri di sugo di rota cotta a chi patisce di mal caduco, innanzi eh ei lor venga, il cui freddo i insopportabile. Dassi cruda a mangiare contra i singhiozzi. Caccia fuora l ' orina ancora che sanguinsa. E, come dice Ippocrate, bevuta nel vin dolce nero caccia fuor le purgagioni delle donne, e le seconde, e i parti morti ancora. E cosi impiastrata vuole che ai fac cia fumare per cagione della matrice. Diode la d a cardiaci con aceto, mele e fari na d 'orzo ; e contra il male degl' interiori cotta con farina nell olio, e raccolta in -fili di lana. Molti danno a coloro, che sputano marcia, due dramme di rata secca, e ooa e mezza di solfo; e a chi sputano sangue tre rami cotti nel vino. Dassi ancora al male de pondi trita col cado nel vino. Diederla anco pesta col bitume a bere per fare buon alito. A qoegti che sono caduti da alto, si d i treoncie del seme. Con una libbra d olio, dove si sien cotte le sue foglie, e con un sestario di vino, s 'impiastrano quelle parti, le quali son riarse dal freddo. Se muove l orina, come Ippocrate dice, i maraviglia che alcuni la dieno a chi non pu ritener T orina. Impiastrata col mele e con l al*lame guarisce la rogna e la lebbra ; e quelle maccbie che vengono per tutto il corpo, i porri, le scro* fe, e simili mali, impiastrata con istricno e grasse di porco e sevo di toro. Pel fuoco sacro s impia stra con aceto e olio, o psimmizio ; e pel carbon chio con l aceto. Alenai Vogliono che si ponga iosieme con essa laserpizio, senta il quale curano certe bolloline, le quali vengono la notte. Poh-

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C. PUNII SECUNW

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bos his effecto, al silvestri rota cuoi axungia Te leri illitos ramioes sanari prodant. Fracla quoque membra semine trito cum cera imposito. Radix ratae sanguinem oculis suffusum, et toto corpore cicatrices aut maculas illita emendat.

Ex reliquis quae traduntor, mirum est, quora ferventem rotae naturam este conveniat, fascico limi ejos ia rosaceo decoctum addita oncia aloes, perunctis sudorem reprimere. Ile noque genera tiones impediri hoc cibo 5 ideo in proflavi ge nitali dator, et Venerem crebro per somoia ima ginantibus. Praecavendam est gravidis abstineant hoc cibo : necari enim partas invenio. Eadem ex onmibos salis qoadropedom quoque morbis in Mximo usu est* sive difficile spirantibus, sive co ntn maleficorum animaliam ictos, infusa per nares ex vino : aut si sanguisugam exhauserint, ex aeeto : et quocomqoe in simili morborum ge nere, ut in homine, temperata.

gonla ancora cotta sulle poppe, eh* enfiano, e con la cera vale contro la flemma. Agli umori che co lano dei testicoli, mescolata con rami teneri rf al loro, tanto peculiare la rata per I*effetto che fa in que visceri, che dicono come la selvatica con sugna vecchia guarisce i mali de testicoli sol che sieao tocchi da essa. Guarisconsi membra rotte anoora col seme trito, e postovi su coi la cera. La radice della rota guarisce il sangue sparso per gli occhi; e in tulio il corpo le margini e altre mac chie, fregatovi sopra. Fra le altre cose che si dicono, maraviglia eh essendo la natura della m ia calda, se se n cuoce un fasoetto nell' olio rosato, con a 1 oncia 1 daloe, reprime il sodore a coloro che se ne un gono. Dicono ancora, che a mangiare la ruta s impedisce la generazione, e per ci si d a co loro che sono sfilati, o che in sogno hanno im maginazioni veneree. Da questo eibo s hanno a guardar molto le donne gravide, perch io troovo eh* egli uccide la creatura. Ella fra tulle V altre erbe mollo utile alle iufirmit dequadropedi, o quando easi con difficult alitano, o quando ei sono punii da cose veleuose, mettendola loro per le nari col vino ; o con l aceto, se avessero in ghiottito mignatte ; e in ciascuna altra sorte di si mili malattie, anche per 1' uomo, ma temperata.

Mbbtastro, xx. LU. 1 4 Mentastrum silvestris menta est, dif ferens specie foliorum, quae sunt figura ocimi, pulegii colore. Propter quod quidam silvestre palegiom vocant, lis commanducatis et impositis tanari elephantiasin, Msgni Pompeji aetate, fortoito cojosdam experimento propter pudorem M e illita compertum est. Eadem illinantur bib an torque adversas scolopendras, et serpentium fotus, drachmis duabus in vini cyathis duobus. Adversus scorpionum ictas cum sale, oleo, et aoeto. Item adversos scolopendras jus decocti : adversas omnia venena servantor folia arida, ad farinae modum. Substratum vel accensum fagat etiam scorpiones.

Dai. m e n t a s t r o ,

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Potam feminas purgat a porto : sed partus necat. Ruptis, convulsis* sed parcius: orlhopnoi* cis, torminibus, choleris, efficacissimnm i item lumbia, podagris impositum. Suocus auribus ver minosis instillatur. In regio morbo bibitor. Stra nie illinitor. Somoia Veneris inhibet. Tineas pellit ex aceto potam. Contra porriginem ex aeeto infaaditur capiti in sole.

Lll. 14. Mentastro menta selvatica, diffe rente nella forma delle foglie, le quali sono quasi come quelle del basilico, di colore di puleggio ; e per ci alcuui lo chiamano puleggio selvatico. Queste foglie masticate guariscono la elefanzfa ; il che si vide per pruova al tempo di Pompeo Magno, perch un certo uomo per coprire il ma lore se le pose a caso sul viso, e guarinne. Fassene empiastro ancora contra i morsi delle scolopen dre e delle serpi, beendone due dramme in due bicchieri di vino. Pigliasene a* morsi degli scor pioni con sale, olio ed aceto. Lmsua cocitura buona contra le scolopendre, e le sue foglie sec che a modo di farina s* adoperano contra tutti ) veleni. Spargendosene la terra, beendone pro fumo, si cacciano gli scorpioni. Il suo sugo bevuto purga le donne, quando hanno partorito, ma uccide la creatura. A quegli che non possono mandar fuora l afito, e a* te r mini, e a* collerici potentissimo ; c cosi posto sa*lombi e solle gotte. Il sugo soo si mette negli orecchi verminosi. Beesi per coloro, che hanno sparso il fiele. Fassene empialtro alle gavine. Raffrena i sogni amorosi. Bevuto con laceto caccia i vermini. Con P aceto ancora giova al pizzicore, ungendone il capo al sole.

HISTORIARUM MUNDI LJB XX.


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LI IL U entie ipsius odor animum excitat, et por ariditatem in cibis* ideo embammatum mixlurae familiaris. Ipsa acesccre, rat coire, denserqoe lac non patitur. Qusre laetis potionibus additar, ae kujui coagulati potu strangulantur. Datar io aqua aa t mulso : eadern ri resistere ge> erationi ereditar, cohibendo genitalia denseri. Aeqae maribus ae feminis sistit sanguinei : et pnrgatione feminairom inhibet : cum amylo ex aqaa pota, coeljaeontan impetas. Syriation et vomicas vulvae curavit illa. Jociaernm vilia ternis obolis ex molto datis. Item sanguinem exscreanti* busiasorbitionem.Ukera in capi te infantium mire sanai. Arterias h a mi das siccat, siccas adstringitw Pituitas corruptas purgat in malso et aqaa.

Voei saccus sub certamine ulilb dam luxat, qai et gargarixatar ara tornente, adjecta ruta et coriandro ex Jacte. Utilis et contra tonsillas cum alumine : linguae asperae eam meile. Ad convulsa intus per se, viliisque pulmonis. Singultas et t o * roiiiones sistit cum succo granati, ut Democrilos aaonslri. Eeeenlis succus narium vitia spiritu subii aci os emeodat. Ipsa trita choleras, in aceto quidem pota. Sanguinis fluxiones intus. Ileum etiam imposita cum polenta : et si mimmae ten dantur. Illinitur et temporibus in eapilis dolore. Soanitnr et contra soolopendrss, et scorpiones marino, et ad serpentes. Epiphoris illinitur, et omoibos in capite eruptionibus : itera aedis vitiis. Intertrigines quoque, vel si teaeatar tantum, prohibet Auribus cum mulso instillatur. Ajuut et lieni mederi eam in horto gustatam, ila ne vellatur, si is qui mordeat, dicat se lieni mederi, per dies ix. Aridae quoque farinam tribas digilis adpreheosam, et stomschi dolorem sedare in aqna : el similiter aspersam in potionem, ventris animalia expellere.

L lll. I / odore della menta desta I' animo, e II sapor suo risveglia I appetito ne' cibi ; e perci s usa molto negl*intingoli, ovvero manicaretti. Ella non lascia rinforzare, n rappigliarsi il latte e perci si mette nelle bevaude di latte, acciocch per lo beverlo rappreso non porti soffocazione. Per la medesima virt impedisce la generatione, pigliandola eon I*acqua e col vin melato, perch rappiglia il seme. Rislagna il sangue egualmente a1maschi e alle femmiue, e impedisce le purgazio ni delle donne. Se si bee con nna mistura di grano e di latte, che si chiama milo, nellacqua, raffrena i flussi di ventre impetuosi. Siriazione medic gi con essa le fistole della matrice, e anco i difetti del fegato, dandone tre oboli col vin melato. Cos si d a sorseggiare ancora a quegli, che spulano saugne. Guarisce mirabilmente i malori nel capo de bambini. Secca l arterie umide, e ristrigne le secche. Col vino melato e con l acqua purga le flemme corrotte. 11 sugo suo utile alla voce solamente nel tempo, che altri ha a cantare. Gargarizzasi, quan do togoia ingrossata, aggiugnendovi ruta e co riandoli con latte. E utile conira gli enfiati della gola con allume, e alla lingua aspra col mele. Per s sola giova alle convulsioni interne, e a difetti del polmooe. Democrito dice che eon sugo di melagrana leva i singhiozzi e i vomiti. 11 sugo della menta fresca guarisce i difetti del naso ; e pesta e bevuta con laceto purga la collera, e flassi del sangue dentro al eoapo. Guarisce ancora il male del fianco, postavi su con la polenta, e se le poppe si distendono, o sono enfiate. Fregaisi anco alle tempie, quando duole il capo. Pigliasi similmente contra le scolopendre, gli scorpioni marini, e le serpi. Ungonsene le lagrimaloie degli occhi, e tutte le rotture del capo, e i difetti del sedere. Rimedia ancora a certe scorticature dei membri che si toccano insieme e stropicciansi, onde n* esce a modo di sudore, pur solamente a tenervela sopra. Infondasi negli orecchi col vin melalo. Dicono che guarisce la milza gustata nelI* orlo senza averla, se oolai he la mangia dice per nove giorni ebe medica la milza. Cosi atoohe la polvere detta secca presa cou tre dita ; la quale infusa nell acqua sana il dolore dello stomaoo; e similmente sparsa nella bevanda caccia i ver mini del corpo.
D el p o u m i o , a $ .

B t M u n io , i i t .

L1T. Maga* societas eum hae ad reereaOdos fcfectos animo pnlegio, emm surculis snis in am-

L1V. Ha gran conveninte col paleggio a ri creare la stanchezza dall animo, mettendo i suoi

C, P IJN lt SECONDI

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pallas vitreas aceti ulrisqae dejectis. Qua de cau sa dignior e pulegio corona vertigini, qoam e rosi, cubiculis nostris pronuntiata est. Nam et capiti dolores imposita dicitur levare. Q uid et olfactu capita tueri contra frigorum aeatusque injuriam, et ab siti traditur ; neque aestuarereos, qui duos e pulegio surculos impositos auribus in aole habeant. Illinitur etiam in dolorihus oum polenta et aceto. Femina efficacior. Est autem haec flore purpureo. Mas candidum habet. Nau seas cum sale et polenta in frigida aqua pota inhibet. Sic et pectoris ac ventris dolorem. Sto* machi autem ex aqua item rosiones sistit, et vo mitiones cum aceto et polenta. Intestinorum vitia meile decocta et nitro sanat. Urinam pellit ex yino ; et si ammineum sil, et calculos, et interio res omnes dolores. Ex meile et aceto sedat men strua, et secundas. Vulvas conversas corrigit. De functos partus ejicit. Semen obmutescentibus olfactu admovetur. Comitialibus io aceto cyalbi meutura datur. Si aquae insalubres bibendae sint, tritum aspergitur. Lassitudines corporis, si cum ino tradatur, minuit.

Nervorum causa, et in contractione, cum sale et aceto et meile confricatur in opisthotono. Bibitur-ad serpentium ictus decoctum : ad scorpio* num et in vino tritum, maxime quod iu siccis nascitur. Ad oris exulcerationes,ad lusiira efficax habetur. Flo recentis incensus, pulices necat odore. Xenocrates pulegii ramum lana involutum, iu tertianis- ante accessionem olfactandum dari, aut stragulis subjici, et ita collocari aegrum, inter remedia tradit.

sprochetli in ampolle di vetro che abbiano dell'ace to. Per la qual cagione s 'i da(jt sentenza nelle no stre camere, che la corona del paleggio sia migliore alla vertigine, che quella delle rose; perch messa sul capo dicest che leva il dolore. Truovasi anco, che col fiutarlo solo conserva il capo contra la violeosa del freddo, e del caldo, e della sete. Di cono ancora, che quegli che stanno al sole non sentono troppo caldo, se hanno due massetti di puleggio posti negli orecchi. Impiastrasi ancora ne1dolori con polenta e con aoeto. La femmina pi possente : questa ha il fior rosso, meulre il maschio l'h a bianco. Bevuta corsale e eoo I polenta nell' acqua fredda, non lascia venire i fastidii di stomaco ; e cosi ancora leva i dolori del petto e del corpo. Con acqua ferma le rosionidelto stomaco, e le vomitasioni con aceto e po lenta. Cotta con mele e oon nitro guarisce i di fetti degl' interiori. Col vino muove 1 orina ; e * se il vino ammineo, leva i mali della pietra, e tulli i dolori di dentro. Col mele e con l ' aceto ristagna le purgagioni delle donne, e le seconde : fa tornare la matrice al suo luogo, e manda fnora i parti. Il seme soo si d a fiutare a quegli, che ammutoliscono. A quegli che hanno il male ca duco, si d nell' aceto a misura d 'nn bicchiere. Se fosse bisogno bere acqua malsana, vi si sparge deotro trito ; e se si d con vino, mitiga le lassez ze del oorpo. Per cagione de' nervi e rallrappatione si frega con sale, aceto e mele a chi ha ritirati i nervi da I collo al capo, che lo fanno stare come rattoppa to. Beesi cotto contra i morsi delle serpi : contro quegli degli scorpioni, Irilo ancora nel vino,massi mamente quello che oasce in luoghi secchi. Tienst eh' egli abbia virt per le fessure, e nasoeoze della bocca, e per la tosse. Il fiore del fresco abbruciato ammazza le pulci pur con l ' odore. Senocrate d a fiutare un ramo di puleggio, rinvolto con la lana, a chi ha la terzana, innanzi l ' accesso, o lo mette sotto i panni del letto, e cos vi pone sa l'ammalato ; e questo mette fra i rimedii. Dtb
POLBCOIO

p B VULBOIO SILYBSTBI, X f l l l .

8AL VATI CO, l8.

LV. Silvestri ad eadem vis efficacior est, quod simile est origano, minoribus foliis, quam sali vam : et a quibusdam dictamnos vocatur. Gusta tum a pecore eaprisque, balatum concitat. Unde qnidam Graeci littera mutata blechona voca verunt. Natura tam fervens est, ut illitas paries exul ceret. Tussi in perfrictione fricari ante balnea convenit: et aute accessionum horrorem, convul sis^ et torminibus. Podagris mire prodest.

LV. Il selvatico ha maggior forza agli stessi efTetli, ed simile all' origano : ha foglie mioori che il domestico, e da alcuni chiamato dittamo. Mangiato dalle pecore e dalle capre, le fa belare ; onde alcuni Greci mutando le lettere lo chiama* rouo blecone. di natura s caldo, che dove si stropiccia, fa venire le coeciuole. Nella tosse conviene far le fregagioni innanzi al bagni i e per le convulsioni e i tormini, si d iouaasi il capriccio dell' accesso loro. Giova mirabilmente alle gotte.

6.

HISTORIARUM MUNDI LlB. XX. Dassi a bere con mele ssle a fegatosi, e fp che le marcia del polmone si possono spolare. utile alla milza col sale ; non che alla vescica, e a' Sospirosi e all* enfiagioni : cotto egualmente eoi sago corregge la matrice, e giova contra la scolopendra terresti e o marina, e contra gli scor pioni, e particolarmente contra il morso dell* uo mo. La sua radice fresca potentissima contra le piaghe che crescono. La secca fa levare le margini.
DELLA NEPITELLA, Q.

Hepaticis cam meile el sale bibendam datar : pulraooam vitia exscrea bilia facit. Ad lienem cam sale utile est, et vescicae, et suspiriis, et inflatio nibus : decoctum succo aequaliter, et volvas cor rigit : et contra scolopendra! terrestrem vel ma rinam: ilem scorpiones ; privatimqoe valet contra hominis morsum. Radix contra incresoentia ul cera recens potentissima. Arida vero cicatricibus decorem ad fert.

Da aapBTA, ix. LV1. Itera pulegio est nepelaeqae societas. Decoefa enim in aqua ad tertias discutiant fri gora, molieram que menstruis prosont. Et aestate tedaol calores. N epeta quoque vires contra ser pentes habet. F u m aro ex ea nidoremque fagiani, qaam et su b ste rn e re in raetu obdormitaris alile esi. Tusa ae g ilo p iis imponitor, el capitis dolori bus recens c a r a te rtia parte panis temperata aceto illinitor. S u c c u s e ju s instillatus naribos supinis, profluvium s a n g u in is sistit. Item radix, quae cum mjrti semine in passo lepido gargarizata auginis taedelur.

LV1. II puleggio e la nepitella hanno compa gnia insieme ; perciocch cotti nell* acqua fino alla terza parie levano il freddo, e giovano alle pnrgagioni delle donne. La state temperano il caldo. La nepitella ancora ha virt contra le serpi, perch* esse fuggono il profumo e I* odor suo. buono anco porla sotto a chi ha a dormire, ' egli avesse paura. Pesta si mette sopra una spe cie di mal d 'occhi, che viene ne' peli delle palpe bre, e fresca si pone alla doglia del capo con la lerza parte d un pane temperato con l ' aceto. Stando supino, e ricevendo il sugo nella nari, fa ristagnare il sangue del naso : cos anche la sua radice, la qnale, gargarizzandosene insieme con vin colto tiepido e con seme di mortine, guarisce i serramenti della gola.
D e l co n in o , 4 8 . D e l
conino sacvatico ,

Ds CON1BO,

T L V Ill.

Ds

CtMIHO SILVESTBI, XXVI.

26.

LY1I. C am inum silvestre est praeteoae, qua terni aut q u in is foliis velati serratis. Sed el sa tivo magnus usas, in stornaci praecipue remeDiscutit pitaitas, et inflationes, tritum et ara pane sumptum, vel potam ex aqua vinoque: tormina quoque et intestinorum dolores. Verumtameaomne pallorem bibentibus gignit. Ita certe ferunt Porcii Latronis, clari inter magistros di cendi, adsectatores, similitudinem coloris stndiis contracti imitatos ; et panilo ante Jaliam Vindilem adsertorem illum a Nerone libertatis, capta tione testamenti sic lenocinatura. Nariaro sangui nem pastillis inditam vel ex aceto recens sistit. E t oculorum epiphoris per se impositum, turoenfib as cum meile prodest. Iafaatibas imponi in v e n tre satis est. Morbo regio in vino albo a bali* n eis datur.

s 5. Aethiopicum maxime io posca, et in ecli gm ate eam meile. Africano paullatim urinae in continentiam cohiberi putant. Sativam datar ad

LVIl.il cornino sai valico sottile, ed ha quat tro o cinque foglie per posta, le qaali souo a modo di sega. Il domestico molto utile, mas simamente allo stomaco. Leva la flemma e la ven tosit, pesto e mangiato col pane, o bevuto nelI* acqna e nel vino : cos leva anche i tormini e le doglie delle badelle, ma fa pallido chi lo bee. Certo che dicono, come i discepoli di Porcio Latrone, uomo molto eccellente fra i maestri del dire, imitarono la somiglianza del colore acquistato dagli studii ; e poco avanti Giulio Vindice, che fa il primo a ribellar da Nerone e porsi io liber ti, us questo colore per allettare il principe a conferirgli onori sulla speranza della sua vicina morte, e quindi della sua eredit. Ristagna il san gue del naso, messovi sa ia pastelli, o mescolato fresco con 1*aceto. Guarisce le lagrimasioni degli occhi postovi per s, e agli enfiali giova eoi mete. Basta a* bambloi porlo sul corpo. A quegli die hanno sparso il fiele ri d a bere nel vin bianoo dopo i bagni. i 5. Il cornino Etiopico s impiastra col mele nella posca e in certo elettnario lambitivo dette eoligma. Aleaot tengono che l 'Africano abbia

6?

C. PLINII SECUMDJ

64

jocineris vilia tostum, Iriluro in aceto, lie n ad vertiginem. Iit vero quos acrior urina mordeat, in dulci Iriluro vino. Ad vulvarum vilia in vino: praeterque, impositis vellere foliis : testium tu moribus, tostum trilumque cum meile, aul cum rosaceo et cera.

Silvestre ad omnia eadem efficacius. Praeterea ad serpentes curo oleo, ad scorpiones, ad scolo pendras. Sistit et vomitionem nauseasque ex vino, quanlum adprehenderint tres digiti. Propter co lum quoque bibitur illiniturque, vel peoicillis fervens adprimitur fasciis. Slrangulaliones vulvae potum in viuo aperit, tribus drachmis in tribns cyathis vini. Auribus instillatur ad sonitus atque tinnitus cum sebo vitulino, vel meile. Sugillatis illinitur cum raelle, et uva passa, et aceto. Lenti gini nigrae ex aceto.

gran virt di ristagnare il flusso dell'orina. 11 domestico s' adopera arrostito a* difetti del fega to, e trito nell' aceto ; e cos ancora oonlra il capogirlo. A quegli che souo gravemente trava gliati dall' orina si d pesto con vin dolce. A' di* folti delle matrici si d nel vino ; a' quali in oltre sapplicano le toglie in velli di lana : a' gonfia menti de' testicoli si poue arrostilo, e trito non mele, olio rosalo e cera. Il salvalico ha maggior virt a tulle le mede sime cose. Olir di ci si d con olio conira il morso delle serpi, de#li scorpioni e delle scolo pendre. Col vino ferma il vomito e i fastidii dello stomaco, dato quanto se ne pu pigliare con tre dita. Beesi ancora per li dolori coliche impiastra si, o fattone come pennelli, si comprime eoo fa* scie. Bevuto nel vino apre le strangolazioni della matrice, pigliandone tre dramme in tre bicchieri di tino. Insellasi negli orecchi a coloro, a coi risaonano, con sevo di vitello, o con mele. Im piastrasi a' suggellali con mele, uva passa e aceto : e con l ' aceto pure alle lenligiui nere.
D ell'
am bi , i o .

Db aumi, x. LVUI. Est cumino simillimnm, quod Graeci vocant amrai. Quidam vero Aethiopicnna cumi num id esse existimant. Hippocrates regium ap pellat, videlicet quia efficacius Aegyptio judica vit. Plerique alterius naturae in lotura putant, quoniam sit exilius el candidius. Similis autem et huic usus : namque et panibus Alexandrinis subjicitur, et condimentis interponitur. Inflatio nes et tormina discutit. Urinas el menstrua ciet. Sugillata et oculorum epiphoras railigat. Cum lini semine scorpionum ictus in vino potum drachmis duabus, privatimque ceraslarum, oim pari portione myrrhae. Colorem quoque bibentium similiter mutat in pallorem. Suffitum cum uva passa et resina, volvam pnrgat. Tradunt facilius concipere eas, quae odorentur id per coitum.

LV111. Somiglia molto al cornino, quello che i Greci chiamano aromi. Alcuni tengooo ch 'ei sia il cornino Etiopico. Ippocrale lo chiama regio, perch lo giudic di maggior virt che l ' Egizio. Altri del tulio lo slimano d'allra natura, perch egli pi sottile e pi bianco. Per nell' uso simile ad esso ; perocch ili Alessandria si matte nel pane, e adoperasi necondimenti. Scaccia gli enfiati e i torni ini. Provoca l'orina, e le purgagio ni delle doune.iVliligu i suggella ti, e le lagrimazioni degli occhi. Bevulone due dramme nel vino eoo seme di lino medica il morso degli scorpioni ; e particolarmente quello delle ceraste, con eguale porzione di mirra, t'a similmente veuire pallidi coloro che lo beono. Fattone profumo con avo passa, o con ragia, purga le matrici. Dicono che quelle donne, le quali usando il coito lo fiutano, facilmente ingravidano.
D el
cappero,

De a r m i , xviu.
LIX. De cappari satis digimos inter peregri nos frutices. Non ulendum transmarino : inno* f.enlius Italicam est. Ferant, eos qui qaotidie id edunt, paralysi non periclitari, nec lienis dolo ribus. Radix efus vitiligines albas tollit, si trita in sole firicenlur. Splenicis prodeat in vino potas radicis cortex duabus drachmis, dempto balinea rum au. Ferontque xxxv diebus per orinavi et ivom totum lienem emitti. Bihilar ia lamboram doloribus, ac paraijrti. Dentiam dolorea aedat

8.

LIX. De1capperi abbiamo ragionato abbastan za fra gli sterpi forestieri. Non da usare l ' o ltre marino : l ' Italiano manco pericoloso. Dicono che chi gli asa ogui di non senle il parietico, n dolore di milza.La sua radice leva le vitiligiui bian che, cio la morfa, se pesta vi si stropiccia su a l sole. La corteccia della radice a peso di due dram me bevuta nel vino giova a quegli che hanno il male della milza, levato l ' uso de bagni. Dicono che in trenta cinque giorni per V orina e per ae-

63

HISTORIARUM MUNDI UB. XX.

G 6

trilum ex aceto semen decoctam, vel manducata radix. Infunditur et aurium dolori decoctam oleo. Ulcera quae phagedaenas vocant, folia et radix recens cura meile sanant. Sic et strumas discntit radix : parotidas, vermicolosque cocta iu aqua. Joci neris quoque malis medetur. Dant et ad taenias in aceto et meile. Oris exulcerationes io aceto decocta tollit : stomacho inutile esse inter anciores convenit.

cesso si getta tutta la milta. Beesi per la doglia de* lombi, e per lo parietico. Il seme suo pesto, e cotto nell' aceto, mitiga il dolore de* denti, ovve ro masticando la radice. Metlesi negli orecchi, quando dolgono, cotto nell* olio. Le soe foglie, la radice fresca eoi mele guarisoe quelle piaghe* che si chiamane fagedene. Cos la radice manda ancora via le gavine, e cotta nell1acqua le poste me intorno agli orecchi, e i vermini. Medica pa rimente i mali del fegato. Dassi con I* aeeto e col mele contra le tignuole e i vermini. Cotta nellaceto sana le vesciche della bocca, ma s'ac cordano gli autori eh' ella inutile allo stomaco.
D el
ligustico o farace ,

De

lig u s tic o ,

sivr.

fa ra c e ,

iv.

4>

LX. Ligusticum (aliqui panacem vocant) sto macho utile est. Item convulsionibus et inflatio* ibus. S ont et qui cunilam bubulam appellave rint, ut diximus, falso.
D b CUVILA BOBULA, V.

LX. Il ligustico (chiamata da aleoni panace) utile allo stomaco, alle convulsioni, e alle ven tosit. Alcuni ancora, come abbiamo detto, lhan no chiamata conila bubnb, ma a torto.
D ella
curila bubcla ,

5.

LXI. 16. Conilae praeter sativam plura sunt in medicina frener. Quae bnbnla appellatur, semen pulegii habet, utile ad vulnera comman ducatum impositumqne, ut quinto post die solvatnr. E t contra serpentes in vino bibitur, ac tritum plagae imponitur. Vulnera ab iis facta perfricantur. Item testudines cum serpentibus pugnaturae hac se muniunt : quidamque in hoc oso panaceam vocant. Sedat et tumores, et viri liora mala, sicca, vel foliis tritis, in omni nsu mire congruens ex vino.

LXI. 16. Della conila, oltra la domestica, sono pi sorti in medicina. Quella che si chiama bubu la, ha seme come il paleggio, che i alile alle ferita masticato, e postovi so, ma si lascia sciogliere fino al quarto giorno. Beesi ancora in vino contra le serpi, e pesto si mette sulla piaga, e le ferite da quelle latte si stropicciano. Le testuggini quando hanno a combattere con le serpi, si mu niscono con questa erba, e alcuni per questo toso la chiamano panace. Mitiga anche gli enfiati, a i mali del membro virile, seeea, o con le foglie peste ; ed i ottima in ogni uso mesoolata col vino.
D ella
curila gallinacea , ovvero obigaro ,

Db c u r i l a

g a l l i n a c e a , s iv e o b ig a r o , v .

5.

LXII. Est alia cunila, gallinacea appellata no stris, Graecis origanum Heracleoticam. 'Prodest oeolis trita addito sale. Tussim quoque emendat, et jocinerttm vilia. Laterum dolores cum farina, oleo et aceto in sorbitionem temperata. Praeci pue vero serpentium morsos.
D e ccrilagire, viti.

LXII. cci on*altra cunila, chiamata da* no stri gallinacea, da* Greei origano Eradeotico. Questa col sale pesta giova agli occhi, scaccia la tosse e i difetti dd fegato. Caccia la doglia del fianco con farina, olio e aceto stemperata in be vanda. Ma soprattutto guarisce i morsi delle serpi.
D ella
corilagirb ,

8.

LXIII. Tertium genus est ejus, quae a Graeci* mascula, # nostris cunilago vocatur, odoris foedi, radicis lignosae, folio aspero. Vires ejus vehementissimas in omnibus generibus earum (radunt. Manipulo quoque ejus abjecto, omnes a tota domo blattas convenire ad eain. Privatilo Aversus scorpiones ex posca pollere. Tribus fofai ex oleo peruncto homine, fugari serpentes.

LXIII. La teria sorte chiamata da* Greci maschia, e da* nostri cunilagine, di brutto odore, di radice legnosa, e di foglie aspre. Dicono che in tuiti i generi suoi ha grandissima forza, e ancora, che gittatone un mazzo per terra, tutte le piattole della casa si raunano ad essa ; ma particolarmente con la posca vale conira gli scorpioni. L'uom * unto con tre foglie bagnate nell' olio fa fuggire
le serpi.

g7 Di
curila , iio l l i ,

C. PLINII SECUNDI i. Di
cubila libarotide , i u .

D ella

curila m olle ,

S. D ella 3.

curila liba-

otidb ,

LXIV. E contrario qaae mollia voealar, pilo siori bas foliis se ramis acalealij, tril* mellis odo* rem habet, digitis tacta ejus cohaerescentibus. Altera thuris, quam libanotidem appellamus. Me detur utraque contra serpentes ex vino vel aceto. Pulices etiam contritae cum aqua sparsae necant.

LXIV. Per Io contrario quella che si chiama molle, ha le foglie pi pilose, e i rami appuntati : pesta ha odore di rode, e le dita si appiccano insieme a toccarla. L'altra che si chiama liba notide, ha odore d 'incenso. Luna e l ' altra con vino, o aceto, vale contra le serpi. Peste e sparse con l acqua ammazzano le pulci.
D b l l a c u r i l a s a tiv a , 3. D e l l a c u r i l a m o r ta s a , 7 .

D b c u r i l a s a tiv a , h i. C o n ila m o k ta r a , vii.

LXV. Sativa quoque suos usus habet. Succus ejus cum rosaceo auriculas juvat. Ipsa ad ictus bibitur. - F it ex ea montana, serpyllo similis, efficax contra serpentes. Urinam movet: purgat et a partu mulieres. Concoctionem mire adjuvat, et ad cibos aviditatem. Utraque vel in cruditate je junis in potione aspersa. Luxatis quoque utilis. Contra vesparum et similes ictus, ex farina hor deacea et posca, utilissima. Libanotidis alia genera suis dicentur locis.

LXV. La domestica ancora ha le sue virt. Il sugo suo con olio rosato giova agli orecchi. Beesi a guarir delle percosse. Fassi di questa la montana, simile al aermollino, possente contra le serpi. Muove 1 orina, e * purga le doune dopo il parto. Aiuta mirabilmente la digestione, e fa venire appetito di mangiare. L una e l ' altra si d nel bere a digiuno a chi non ismaltisce. utile ancora a quegli che hanno i membri usciti del luogo loro. Con farina d orzo e posca utilissima contra le vespe e simili pun ture. Dellaltre sorti della libanotide si ragioner al suo luogo.
D el tlFEKlTBy o SILIQUASTRO, 5.

D b V1PBR1TIDB, SIVB SILIQUASTRO, V.

LXVI. 17. Piperitis, quam et siliquastrum appellavimus, contra morbos comitiales bibitur. Castor et aliter demonstrabat, caule rubro et longo, densis geniculis, foliis lauri, semine albo, tenui, gustu piperis, utilem gengivis, dentibus, oris suavitate, et ructibus.

LXVI. 17. 11 piperite, il quale chiamammo ancora siliquastro, si bee contra il opale caduco. Castore lo dimostrava altrimenti, dicendo ch'egli ha il gambo rosso e lungo, con nodi spessi, e fo glia d'alloro, con seme bianco e sottile, con gusto di pepe, utile alle gengie, a' denti, alla soavit della bocca, e a rutti.
D e l l ' o r io a v o o r i t i , o p x asio , 6 .

D b ORIOARO OBITI, SIVB FRASIO, VI.

LXVII. Origanum quod in sapore cunilam aemulatur, ut diximus, plura genera in medicina habet: onitin vel prasion appellant, non dissimile hyssopo. Privalim ejus usus contra rosiones sto machi in tepida aqua, et contra cruditates : con tra araneos scorpionesque in vino albo : luxata et incussa in aceto, et oleo, et lana.

LXVII. L 'origano, il quale nel sapore sl mile alla cunila, come dicemmo, ha pi specie in medicina, e chiamasi oniti, ovvero prasio, ed poco differente dall'issopo. Questo buono parti colarmente alle rosure dello stomaoo e alla crudit con l ' acqua tiepida, e contra i ragui e gli scor pioni col vin bianco. Pei membri sconci, o am maccati, utile in aceto, olio e lana.
D e l tr a g o rig a r o , 9 .

D b t r a g o r i g a r o , ix .

LXVIII. Tragoriganum similius est serpyllo silvestri. Urinam ciet, tumores discutit, contra viscum potum, viperaeque ictum efficacissimum, slomachoque acida ructanti, et praecordiis. Tui

LXVUI. Il tragrigano smile al sermollino salvalico. Muove l'orina,leva gli enBali, poten tissimo a berlo contra il viseo, al morso della vipera, c allo stomaco che fa rutti acetosi, e agli

&>

HISTORIARUM MUNDI L1B. XX.

70

sientibus qaoqae eam meile dalur,et pleuriticis, el peripneumonicis.

interiori viziati. Dassi alla tosse, e a quegli che haono il male del fianco, e a quegli che hanno male al polmone. D iu . origavo rra cu o : m e 3. Midichw , 3o. LX1X. L eraclio aneora di tre ragioni. U pi nero ha le foglie pi larghe, ed glutinoso. 11 secondo ha foglie minori, e morbide, e no differente dsl sansuco, il quale alcuni vogliono piuttosto chiamare prasio. La terza speeie in mezzo di queste due, ma meno possente. 11 Candiotto ottimo, perch egli ha eziandio mi gliore odore. Dopo questo lo Smirneo, pi odo roso, e dipoi 1 Eracleotico, il quale chiamano * oniti ; e questo pi alile a bere. Comunemente buon per cacciar le serpi, per darlo cotto a mangiare a* percossi, per muover P orina a chi lo bee, per medicare le rotture e le convulsioni, mescolato con radice di panace.Colto infino alla sesta parte con fichi e con issopo, a misura d1un bicchiere medica i rilruopichi. Gua risce scabbia, rogna e pizzicore ; ma vuoisi pren dere in sulP ire al bagno. Il sugo suo eon latte A mette negli orecchi. Medica gli enfiati della gola e della ugola, e ancora le ulcere del capo. Colto e bevuto con cenere in vino spegne il veleno deir oppio e del gesso. Bevuto a misura d' un bicchiere mollifica il corpo. Fassene empiastro ai suggellati, non che al dolore de1denti, coi con mele e con nitro fa bianchi. Ristagna il sangue del naso. buono con farina d orzo alle posteme degli orecchi. All asprezza delle arterie si pesta cou galla e mele. Alla milza giovano le sue foglie eoi mele e col sale. Colto con l1aceto e col sale, e preso a poco a poco, assottiglia la flemma grossa e nera. Trito con P olio si mette ne' bachi del naso a coloro che hanno sparso il fiele. Gli stan chi s'ungono con esso, ma per in modo che il ventre non si tocchi. Sana le Goccinole,o bolloline rosse che vengono sul dosso, mescolato con pece. Trito col fico apre S ciccioni, e con olio, aceto e farina d'orzo sana le scrofe. Impiastrato col fico guarisce i dolori del fianco. Pesto e impiastrato eon aceto sana il flusso del sangue nelle parti genitali, e le reliquie delle purgagioni del parto.
D el
lrp id io ,

Da origavo hm acuo : g e rir ui. Mrdicirab m . LX1X. Heraeliom qaoqae tria genera habet, nigrius, latiorbas foliis, glaiinosam. Alleram exifioribas, mollias, sampsucho non dissimile, qood aliqai prasion vocare malnnt. Tertiam est ioter haee medium, minas qaam cetera efficax. Optimum aatem Creticam; oam et jocande olet. Proximam Smyrnaeum, odorius. Heracleoticam, ad potam a tilias, qaod onitin vocant.

Communis autem usos serpentes fugare, per* cossis esui dare decoctum, potu urinam ciere, ra ptis, convulsis mederi cum panacis radice, hydropicis oam fico, aut cum hyssopo, acetabuli men suris deooetnm ad sextam. Item ad scabiem, pruriginem, psoras, in descensione balinearum. Sue* cus auribus infunditor cum lacte. Tonsillis quo que et avis medetar, et capitis ulceribus. Venena opii et gypsi extinguit decoctnm, si eum cinere in vino bibatur. Aivam mollit acetabuli mensura. Sugillatis illinitur. Item dentium dolori, quibus etiam et candorem facit, cum meile et nitro. San guinem narium sistit. Ad parotidas deeoqoilur cum hordeacea farina. Ad arterias asperas cum galla et meile teritor : ad lienem folia cum meile et sale. Crassiores pituitas et nigras extenuat co ctam cam aceto et sale, sumptum paullatim. Re* gio morbo tritam cam oleo in nares infunditur. Lassi peranguntur ex eo, ita ut ne venter attin gatur. Epioyctidas cam pice sanat Furanoulos aperit cum fico trita : strumas cum oleo et aceto et brina hordeacea. Lateris dolores cum fico illi tum. Fluitone* sanguinis in genitalibus tusum, et acelo illitum. Reliquias purgationum a partu.

l e p id io ,

n i.

3.

LXX. Lepidium inter urentia intelligitur. Sie et in lacie entem emendat exulcerando, ut tamen cera et rosaceo facile sanetur. Sic et lepras, et psoras tollit s e m p e r facile, et cicatricum ulcera. Tradunt in dolore dentium adalligatum brachio <{u doleat, convertere dolorem.

LXX. Il lepidio va fra le cose che riardono. Esso emenda la pelle pur nella faccia, cos impia gandola. che nondimeno con la cera e con 1 olio * rosato facilmente si sani. Cos sempre e facilmente leva via la lebbra, e la rogna, e le rotture delle cicatrici. Dicono che leva il dolore de1denti le galo al braccio da quella parte, dalla quale duole.

7'

C. PLINII SECONDI

7*

De

gith , site velabtbio , xxiii .

D el

git ,

o h e l a h t i o , a3.

LXX1. Gilh ex Graecia, alii melanthium, alii


melanaperraoD vocant. Optimum, quam excita-

tissimi odori*, et quam nigerrimum. Medetur aerpeotiom plagia et scorpionum. Illini ex aceto ac malle repe rio, incenaoque aerpeolea fugari. Bi bitor drachma una et contra araneos. Distillationem narium discutit tusum in linteolo olfa ctam. Capitis dolores illitum ex aceto et iufusum naribus. Cam irino oculoram epiphoras et tumo re*. Dentiam dolores coctum cum aceto. Ulcera oris tritam aut commanducatum. Item lepras et lentigines ex aceto. Diffiealtates spirandi addito nitro potam. Doritias, tumoresque veteres, et suppurationes, illitam. Lacte mulierum auget continuis diebus sumptum. Colligitur succusejus, t hyoscyami. Similiterque largior, venenum est, quod miremor: quum semen gratissime panes etiam condiat. Oculos quoque purgat: urinam et menses cieL Quinimmo linteolo deligatis lantom granis xxx secondas It ahi reperio. Ajunt et clavis io pedibus mederi tritum in urina : calices suffilu necare: item muscas.

LXXJ. II git alcuni Greci Io chiamaoo melati* lio, altri melaspermo. Ottimo quello che ha grandissimo odore, ed nerissimo. Medica le fe rite delle serpi e degli scorpioni, lo truovo che egli a' impiastra col mele e con I1aceto, e arden dolo fa fuggire le serpi. Beesene una dramma par contra i ragni. Pasto in un lenzuolo e fintato ristagna le distillazioni del naso. Impiastrato oon 1 aceto, e iofoso nel naso, leva il dolore del capo. * Con lo irino guarisce le lagrime degli occhi e gli enfiati j e cotto nell* aceto, il dolore de* denti. Pesto o masticalo guarisce le crepature della bocca ; e con 1 aceto, la lebbra e le lentigini. * Beesi col vino contra la difficolt del respirare Impiastrato guarisoe le durezze, gli enfiati vecchi, e le suppurazioni. Presone ogni giorno accresce il latte delle donne. Raoeogliesi il sago oo, eome quello del giusqaiaoto. Similmente preso in trop pa abbondanza veleno, di che mi maraviglio molto, perciocch il seme suo si mette per ooaa delicatissima nel pane. Purga gli occhi ancora, provoca Porina, e le purgagioni delle donne. Di pi, truovo che legatone in una pezzolina solo trenta granella, cava le seconde. Dieono ancora, che pesto nell orina guarisce i chiodi, ovvero dccioni ne piedi. Il suo profumo ammazza le cantare e le mosche.
D ell * a b i c e ,
o a m c b to , 6 i .

De

a k b s o , s iv e a m c b t o , l x i .

LXX11. E t aoesom adversus scorpiones ex bibitor, Pythagorae inter pauca laudatum, sive crudum, sive decoctum. Item viride aridumve, omnibus quae condiuntur, quaeque intingan tur, desideratum. Panis etiam cruslis inferioribus subditum. Saccis qooqoe additur: cum amaris nucibus vina commendat. Qoin ipsum oris hali tum jucundiorem facit, foetoremque tollit man ducatum matutinis eum smyrnio,et meile exiguo, mox vino collatum. Vullum juniorem praestat. Insomnia, levat suspensam in pulvino, ut dor mientes olfaciant. Appetentiam ciborum p raestat, qoando id quoqqe ioter artificia deliciae fecere, ex quo labor desiit cibos poscere. Ob has causas qvidam anicetum id vocavere.
Vino

LXXII. Gli anid si beono col vino contra gli scorpioni. Pitagora gli loda molto o crudi, o cotti.Sieno verdi, o secchi, son motto desiderati in tutte le cose che si condiscono, e che s* intingono. Mettonsi sotto la crosta inferiore del pane. Ag* giungonsi ancora a*sacchi da colare il vino, e con le noci amare fanno i vini migliori.Di pi fanno anco migliore Palilo della bocca, e lievano il puzxore, masticati la mattina con lo smirneo e nn poco di mele, dipoi bagnati col vino; ed anche fanno parere il volto pi giovane. Se s* appiccano aopra il piuraacdo, in modo che quegli che dormono gli fintino, levano i sogni. Fanno venire appetito di mangiare, poich le delizie posero questo an cora tra gli artificii, di destar Tappetilo auche in altro tempo, che quando desto dalla fatica e dal l'esercizio. Per questa cagione alcuni chiamarono queslo erbaggio anicelo.

niSTOfilARUH MONDI LIB. XX.


Ubi o m w n i ,
e t b b l iq u a b m b d ic ib a b b x b o .

74

DOVB SI TftOVf IL MIGMOBB, B DELLE ALTEE MEDICIKB CBB SI PABBO DI ESSO.

LXXUI. Laudatissimam est Creticum, proxi* tura A tfyptiom . Hoc ligostici vicem praestat in eoadimentis. Dolores capitis levat suffitum nari bus. Epiphoris oculorum renor radicem ejus tassm im ponit: lolla* ipsum cum croco pari modo et vino, e t per se tritum eum polenta ad magnas finzione*, extrahendisque, si qua in oculos inci derint. Narium quoque cardnodes consumit illitom ex aqua. Sedat anginas cum meile et hyssopo ex aceto gargarizalum. Auribus infunditur cum rosaceo. Thoracis pituitas purgat tostura : eum roelle sumptam, melius. Cura acetabulo anesi nu ces amaras i. purgatas tere i meile ad tossina. Facillime vero anesi drachmae tres, papaveris duae miscentur meile ad fabae magnitudinem, et ternis diebus sumuntur. Praecipuum antera est d ructus: ideo inflationibus, et coeliacis mede tur. Singultus et olfactum decoctum potumque inhibet. Foliis decoctis digerit cruditates. Suc cus decocti cum apio olfactus sternutamenta inhi bet Potum somnum concitat: calculos pellit: vomitiones cohibet, et praecordiorum tumores, fct pectorum vitiis, nervis quoque, quibus succin ctum est corpus, utilissimum. Prodest el capitis doloribus instillari succum cum oleo decocti. Non aliud utilius veniri et intestinis putant : ideo dysenlericis et in tenesmo datur toslum. Aliqui addunt et opium, pilulis in die lernis lupini ma* gnitudine in vini cyatho dilutis. Dieuches el ad lumborum dolores succo usus est. Seroen hydro picis, et coeliacis dedit trilum cum menta : Evenor radicem ad renes. Dalion herbarius partu rientibus ex eo cataplasma imposuit cum apio : item vulvarum dolori ; dedilque bibendum cum anelho parturientibus. Phreneticis quoque illinivit recens cura polenta. Sic el infantibus comi tiale vitium,aut contracliones sentientibus. Pytha goras quidem negat corripi vilio comitiali io manu habentes: ideoque quaropluriroum domi sereodum. Parere quoque facilius olfactantes. Et slatini a partu dandum polui polenta aspersa. Sosimenes conira omnes durilias ex aceto usus est eo, et contra lassitudines, in oleo decoquens ad dilo nitro. Semine ejus poto, lassitudinis auxilium viatoribus spopondit. Heraclides ad inflationes stomachi semen tribus digitis cum castorei obolis duobus ex mulso dedit. Similiter ad veniris aut intestinorum inllationes. Et orlhopnoicis, quod Urnis digitis prehenderit seminis, tanluradera hyoscyami cum lacte asinino. Multi vomituris acetabula ejus et folia lauri decem trita in aqua, Sbenda inter coenam suadent. Strangulatus vul-

LXX1II. Eccellentissimo il Candiotlo, poi l1Egizio. Questo serve n e'condimenti in luogo del ligustico. Fattone profumo al naso leva i do lori del capo. Evenore pone la sua radice pesta sulle lagrimatoie degli occhi, lolla lo adopera con eguale misura di gruogo e vino, e pesto di per s con polenta contro le gran flussioni, e per cavare d che fosse caduto negli occhi. Bagnalo con I1acqua consuma le putrefazioni del naso, che sono come specie di cancheri. Stato nell' aceto, e gargarizzato con mele e issopo, leva gli strangu glioni. Mettesi negli orecchi con I' olio rosato. Arrostilo porga la flemma del petto, e meglio pigliandolo eoi mele. Pesterai nel mele cinquanta nod amare purgale con un bicchiere d 'anici con. tra la tosse Facilisaimameole tre dramme d'anici e due di papaveri si mescolano col mele alla gran detta di una fava, e pigliausi in tre giorni. So prattutto per i utile a'rutti, e perd medica 1 enfiagioni dello stomaco, i tormini delle budelle, e i flussi di ventre. Fintalo cotto e bevuto leva il singhiozzo.Con le foglie co Ite fa smal li re le indige* siioni. Ifsugo suo cotto con l'appio e fiutato leva 10 starnulo.Bevuto fa dormire, fa gillare la pietra, ritiene il vomito, e le enfiagioni degl'interiori. utilissimo ancora 'difetti del petto, e a' nervi, dai qoali il corpo attorniato. Il sugo degli anici cotti nell'olio giova a instillarlo alla doglia dd capo.Non c' cosa pi utile al corpo e agl' interiori, e per ci si danno arrostili al male de' pondi, e a quel male che patisce il corpo, quando non pu man dar fuori il cibo smallilo. Alcuni v1aggiungono tre pillole d'oppio per giorno, grandi quanto un lupino, stemperale in un bicchier di vino. Dieuche ne qs il sugo alle doglie de'lombi ; e il seme diede a' ritruopichi, e a quegli che hanno lo sto maco debole, trito con la menta. Evenore ne us la radice pel male delie reni. Oalione erbario n* fece empiastro con appio alle donne che partori scono, e a' dolori delle matrici, e diedelo anche bere con lo aneto alle donne di parlo. Ancora fresco lo impiastr con la polenta ai frenetichi ; e ai bucinili, che abbiano il male caduco, o rat toppino. Pitagora afferma che quegli che lo ten gono in mano non souo assaliti dal male caduco) e per questo da seminarne assai uegli orti do mestici. Dice egli ancora, che pi agevolmente partoriscono le donne che lo (lutano. Subito dopo 1 parto si debbe dare a bere, sparsavi sopra la 1 polenta. Sosimene 1 us con l'aceto conira tulle ' le durezze, e contra le tassazioni, cocendolo nell'olio, aggiuntovi il nitro. Il sogo suo bevuto

C. PLINII SECONDI vae, si manducetur et linatur calidam, vel si bi batur cum cailoreo io aceto et meile, sedat. Ver tigines a partu cura semine cucumeris et lini pari mensura ternum digitorum, vini albi tribus cya this discutit.

7C

Tlepolemns ad quartanas ternis digitis semi nis anesi et feniculi usos est in aceto et mellis cyatho uno. Lenit articulares morbos, cum ama ris nucibus illitum. Sunt qui et aspidum venenis adversari naturam ejus putent. Urinam ciet. Si tim cohibet. Venerem stimulat. Cum vino sudo rem leuiter praestat. Vestes quoque a tineis de fendit. Efficacius semper recens, et quo nigrius. Stomacho tamen inutile est, praeterqoam in flato.

aiuta molto coloro che camminano. Eraclide lo diede contra le enfiagioni dello stomaco, quanto si piglia con tre dita, con due oboli di castoreo stato nel vin melato ; e similmente contra le en fiagioni del corpo e degl'interiori; non ch ea quegli che hanno lasima, quel tanto di seme che si piglia con tre dita, e altrettanto di giusquiamo con latte asinino. Molti consigliano che se ne din a bere fra la cena a quegli che hanno a vomitare, con dieci foglie d'alloro trite nell'acqua. Se si ma stica, e fregasi caldo, leva le soffocazioni della matrice; o se si bee col castoreo nell'aceto e mele. Leva i capogirli che vengono dopo il parlo, pi gliandone quanto se ne toglie con tre dita, con seme di cooomero e di lino ad eguai misura, e con tre bicchieri di vin bianco. Tlepolemo us il seme degli anici e del finoe chio alle quartane, quanto se ne pu pigliare eoo tre dita, pesto nell'aceto con un bicehier di mele. Impiastrato con noci amare mitiga i morbi arti colari. Sono alcuni che credono che la natura sua sia contra il veleno dell' aspido. Muove l orina ; spegna la sete ; stimola la lussuria. Preso eoi vino fa leggermente sodare. Difende eziandio le vesti dalle tignuole. 11 fresco sempre pi possente, e quanto egli pi nero. Nondimeno inutile allo stomaco, fuor che al ventoso.
D e l l ' a h b to , 9 .

Db

ahbtbo , ix .

LXXIV. 18. Anethum quoque ructus movet, et tormina sedat. Alvum sistit. Epiphoris radices illinuntur ex aqua vel vino. Singultus cohibet iemen fervens, olfactum. Sumptum ez aqna, sedat cruditates. Cinis ejus uvam in faucibus levat: oculos et genituram hebetat.

LXXIV. 18. L'anelo anch'egli muove il rutto, e mitiga i lormini. Ferma il corpo. Delle sue radici si fa impiastro alle lagrime degli occhi con ac qua e con vino. Fiotando il seme suo caldo ritie ne i singhiozzi. Preso con l ' acqua fa smaltire. La sua cenere leva l ' ugola nella gola, ingrossa la vista e indobolisce la genitura.
D e l S1C0PB5I0, o sagapeho , i 3.

D e sacopkhio , s iv b sagapeuo , x iii .

LXXV.Sacopeninm, quod apud nos gignitur, in totum transmarino alienatur. Illud enim ham moniaci lacrymae simile, sagapenon vocatur. Pro dest laterum et pectoris doloribus, convulsis, tussibus vetustis, exscreationibusque, praecordio* fora tumoribus. Sanat et vertigines, tremulos, opisthotonicos, lienes, lumbos, perfrictiones. Da tur et olfactandum ex aceto in strangulatu vul vae. Ceteris et potui datur, el cum oleo infrica tur. Prodest et contra mala medicamenta*

LXXV. II sacopenio nostrale differente af fatto dall'oltramarino . Perciocch quello e h ' simile alla lagrima dell'ammoniaco, si chiama sagapeno. Giova a' dolori del fianco e del petto, agli sconvolti, alla tosse vecchia, e agli enfiati delle interiora. Guarisce i capogtri, i tremiti, gli spasimi, che per ritirare i nervi tirano la testa in dietro verso le spalle, le milze, i lombi e i bri vidi. Dassi a fiutare ancora con l aceto nella sof focazione della matrice. Agli altri mali si d bere, e si stropiccia con olio. Giova ancora con tra le malie.

77

HISTOHIAROM MUNDI L1B. XX. DsL PAPAVERO


B1ABC0 ,

De r m v i u a l b o , u t . D b m p a t e u n i g e o , v i n . Db s o p o r e : d b o m o , i . C o h t r a p o t i o r e s q d a s mtrfuvooft b t Xntynrufirovi-, e t < r e - r r / x d j , e t xotXtaxs v o c a n t . Db m b c o m o , i . Q o o m o d o


SCCCCS HERBAEGM COLL1GBBDUS.

3. Del

NEBO,

8. DbL SAPO
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RE : d e l l o p p i o , i . C o b t e o l i b C1L1ACHE.

APPELLANO AHODIlfl, E LBSS1P1ERTI, B PEPTICHE

D el

m b c o b io , i . C o m e s ' a b b i a a

E ACCORRE IL SUGO DBLL' ERBE.

LXXVI. Noi abbiamo raccontato tre specie de'papaveri che si seminano, e abbiamo promesso altre cose di quegli che nascono da s stessi. Il calice de' bianchi domestichi si pesta, e beeai per dormire. 11 seme medica una specie di lebbra, che si chiama elefanz/a. Del papavero nero si ge nera sopore, intaccandone il fusto quando in grossa, come consiglia Diagora. lolla per vuole che ci si faccia quando esso fiorilo, in an'ora di d sereno, cio quando la rugiada rasciulta. Vogliono che si intacchi solto il capo e il calice. N in altra specie s 'intacca il capo stesso. Questo sugo, come d'ogni altra erba, si riceve Succos et hic, el herbae cufoscomqne lana excipitur : aut si exiguus est, angue pollicis, ot uella lana; o s' poco, nell'ugna del dito grosso, come quel della lattuga; e il giorno seguente quello lsclads,et postero die magis quod inaruit. Papa veris vero largus densatur, et in pastillos tritus eh' risecco. Il sugo del papavero ch' abbondan io umbra siccator, non vi soporifera modo, ve te, si rappiglia, e in pastelli si secca allombra, e rum si copiosior haoriator, etiam mortifera per chiamasi oppio, il quale non solamente fa dor mire, ma ancora pigliandone troppo f morire. somnos : opium vocant. Sic scimus interemptam Cos sappiamo che mor il padre di Postumio Li Postumii Licinii Caecinae praetorii viri patrem ia Hispania bavili, quum valetudo impatibilis cinio Cecina, stalo pretore in Ispagna, essendogli diam vitae fecisset : item plerosqoe alios. Qua per la sua mala disposizione venuta in odio la de causa magna concertatio exstitit. Diagoras el vita ; e cos molti altri. Per la qual cosa questo Erasistratus in totum damnavere, ut mortiferum, sugo suscit tra i medici gran differenza d'opi nioni. Diagora ed Erasistrato lo vietarono affatto, iofondi vetantes. Praeterea, quoniam visui noce ret. Addidit Andreas, ideo non protinos excaecari come cosa mortifera; e di picche nuoce alla vista. Scrive Andrea che non accieca subito,.. perch eo, quooiam adulteraretur Alexandriae. Sed po ' stes usus ejus non improbatus est medicamento egli falsificato in Alessandria. Ma dipoi 1 uso nobili, qood diacodion vocant. Semine qooque d'esso non tennesi cos biasimevole, per un nobile ejos trito in pastillos, e lacte utantur ad somnum: medicamento che se ne fa, il quale si chiama diaitem ad capitia dolores cum rosaoeo : cum hoc et codio. Usasi ancora per far dormire il seme suo aurium dolori instillatur. Podagris illinitur cum pesto con latte in pastelli ; e anco per la doglia hete mulieratn~ Sic et foliis ipsis otootnr. Item del capo con olio rosalo. Questo anche si stilla d sacros ignes e t vulnera ex aceto. Ego tamen negli orecchi, quando dolgono. Ponsi sulle gotte damnaverim collyriis addi : multoque magis quas con latte di donna. Cos ancora usano le sue vocaot lexipyretos, qnasque pepticas et coeliacas. foglie. Al fuoco sacro, e alle ferile lo usano con Nigrum tamen coeliacis in vino dator. Sativam I*aceto. Io per biasimerei chi ne mettesse nelle omne majus: rotanda ei capita; at silvestri longa medicine da occhi, e molto pi chi in quelle, che ac pusilla, et ad omnes effectas valentior a. Deco son medicine da febbri, e da smaltire, e al flusso quitur et b ib itu r contra vigilias: eademqae aqua del corpo per debolezza di stomaco. Nondimeno fovent ora. O ptim am in siccis, et abi raro pluat. il papavero nero si d col vino al detto flusso di Quum capita ipsa et folia decoquuntur, saccus ventre. Quegli che si seminano, tutti fanno i capi pi tondi. I salvatichi lo fanno lungo e sottile, ma mecooium vocator, multum opio ignavior. pi possente ad ogni suo uso. Cuocesi, e beesi contra le vigilie ; e con quella acqua si bagna la bocca. Sono ottimi in luoghi secchi, e dove piove di rado. Quando essi capi e foglie si cuocono, il sugo si chiama meconio, che molto pi de bole che l ' oppio.

LXXVI. Papaveris sativi tria diximus genera: et sponte nascentis alia promisimus. E sativis, albi calyx ipse teritor, et e vino bibitor somni cansa. Semen elephantiasi medetur. E nigro papavere sopor gignitor scapo inciso, nt Diagoras suadet, quum turgescit: ul Iollas,quum deflorescit,hora sereni diei, hoc est, quum ros in eo exaruerit. In cidi jubent sub capite et calyce. Nec in alio genere ipsam inciditur caput.

79

C PUNII .

SECONDI

Bo

Experimentum opii est primum io odore : sincerum enim perpeli non est: raoi in lucerai*, ut pura luceat flamma, et at ei Linctum demam oleat : quae in fucato non eveniunt. Accenditur quoque difficilius, et crebro eztinguitur. Est in ceri experimeutum et in aqua, quoniam in nu bila innatat : fictum in pustulas coit.

Sed maxime miniai, aestivo sole deprehendi. Sincerum enira sudat, et se diluit, donee auoco recenti simile fiat. Mnesides optime servari putat hyoscyami semine adjecto: alii in faba.

II primo esperimento dell' oppio nell' odo re. perch il sincero e schietto non si pu patire : dipoi nelle lucerne, che la fiamma riluca pura, o finalmente spento getti odore ; le quali cose non avvengono nel falsificato. In oltre pi difficil mente s 'accende, e spesso si spegne. Fassi ancora l esperimento dello schietto nell' acqua, perch il vero galleggia sopra l* acqua a guisa di nugola, dove il falsificato ri raccoglie in bolle. Ma gran maraviglia, eh* e' si conosca al sole di state. Perciocch lo schietto suda, e si scioglie fin che *i fa simile al sugo fresco. Mneside dice che si conserva benissimo aggiugnendovi seme di giusquiamo : altri lo conservano nella fava.
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pa pav ero r ba,

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p a p a v b r b r h o e a , ii .

a.

LXXV1I . 19. Inter saliva et silvestria medium ^enus, quoniam in arvis, sed spnte nasceretur, rhoeam vocavimus et erraticum. Quidam id de cerptum protinus cum loto calyce mandunt. Al vum exinaniunt capita quinque decocta in vini tribus heminis pota, et somnum faciunt.

LXXVII. 19. Tra i domestichi e i salvatichi c* una specie di mezzo, e perch nascerebbe nei campi, ma da si stesso!, lo chiamammo rea ed er ratico. Certi sabito che-1 hanno colto, lo man- * piano con tutto il calice. Cinque capi cotti bevuti in tre emine di vino muovono il oorpo, e fanno dormire.
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p ap av ero s a lv a tic o c e r a ti ti, o g la u c io , o p a r a lio , 6.

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s il v e s t r i c b r a t it i,

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SIVB PAkALlO, VI.

LXXVIIl. Silvestrium unum genus, ceratitin vocant, nigrum, cubitali altitudine, radice crassa et corticosa, calyculo inflexo, ut cornicula. Folia minora et tenuiora, quam ceteris silvestribus. Semen exile, tempestivum est messibus: alvum purgat dimidio acetabulo in mulso. Folia trita cum oleo, argenta jumentorum sanant. Radix acetabuli mensura coeta in duobus sextariis a d dimidias, datur ad himborum T i tia et jocineris. Carbunculis medentur ex meile folia.

Quidam hoe genus glaucion vocant, alii pa ralion. Nascitur enim iu adflalu maris, aut nitroso loco.
Db
p a p a v e r b s i l v e s t r i h b r a c l i o , s i v e a p h r o , iv . D
i a c o d io n .

LXXVIII. ccene una specie di saWatioo,ehe si chiama ceratiti, nero e alto un braccio, con la radice grossa e corteccioss, col calice! to ripiegato, come cornicino. Questo ha le foglie minori, ed pi sottile che gli altri salvatichi. Il seme suo minuto,e utile araenrtroi : purgrf il corpo alla misura d* un bicchiere nel vin mela to. Le sue foglie trite con olio guariscono le na scente de* giumenti. La radice cotta alla misuri d'uno acetabolo, cio di diciotto dramme, in due sestarii d* acqua, fin che venga alla met, sr d a difetti d* lombi e del fegato. Le foglie cof mele guariscono i earboncdli. Alcuni chiamano questa specie glaucio, al Ir? paralio. Perciocch nasce dove spira 1 aere mari* * no, o in luogo nitroso.
D b l s a l v a t i c o b r a c l i o , o a p r o , 4-

D bl nuconio.

LXXIX. Alterum e silvestribus genus heraclion vocatur, ab aliis aphron, foliis ( si procul intuearis) speciem passerum praebentibus, radice in summa terrae cute, semine spumeo. Ex hoc lina splendorem trahunt aestate. Tunditur in pila comitialibus morbis, acetabuli mensura in vino albo: vomitionem enim facit. Medicamento, quod diacodion cl arteriace vocatur, jitilsiaium.

LXX1X. Un' altra sorte di salvatico si chiama eraelio, e da alcuni afro, le cui foglie a vederle di lontano paion passere: la sua radice nella superficie della terra, ed ba il seme spumoso. Da questo i lini la state pigliano splendore. Il seme si pesta nel mortaio, e dassi a bere a misura di diciotlo dramme col vin bianco al male caduco, clic f* vomitare, cd utilissimo al medicamento,

HISTORIARUM MUND1 LIB. XX.

8a

Fit autem hujus papaveris aut cujuscuroque sil* vestris capitibus cxx iu aquae coelestis sextariis tribas biduo maceratis, in eademque discoctis : deinde saccatis, iteruraque cum meile decoctis ad dimidias partes vapore tenui. Addidere postea drachmas senas croci, hypocisthidis, thuris, aca ciae, et passi Cretici sextarium. Haec ostentatio ne; simplex quidem et antiqua illa salubritas papavere el meile constat.

il quale chiamano diacodio e arteriace. Fassi di questo papavero e degli altri salvatichi con cento venti capi tenuti due giorni in maceco in tre se starii d acqua piovana, dipoi secchi, e colti a fuoco lento col mele, infiuch tornino per met. Hanno* i aggiunto poi sei dramme di gruogo, d1ipocislide, d 'incenso, e d 'acacia, e un sestario di vin collo di Candia. Questa per una vanit { ma quella semplice e tanto salubre medicina an tica i composta di papavero e mele.
D el
papavbbo titix a l o , o pabalio ,

P a t a v i T iT H T is A L ttir,

siv b p a r a l i u m ,

n i.

3.

LXXX. Tertium genus est tithymalon : me cona vocant, alii paralion, folio lini, albo, capite Mfuiladinis fabae. Colligitur uva fiorente. Sic catur in umbra. Semen potum purgat alvum, di* midio acetabulo in mnlso. Cujuscumque autem papaveris caput viride, vel siccum, illitum epi phoras oculorum lenit. Opium ex vino meraculo si protinus detur, scorpionum ictibus resistit. Aliqui hoc tantum nigro tribuunt, si capita ejus vd folia terantur.

LXXX. La terza specie il tirimalo, che si chiama mecotie, e da alcuni paralio, che ha foglie come il lino e bianche, e il capo grande quanto una fava. Ricogliesi quando P uva fiorisce. Sec casi al rezzo. Il seme suo bevuto a misura di mezzo bicchiere in vin melato purga il corpo. Il capo verde, o secco di qual si voglia papavero leva le lagrime dagli occhi. L'oppio con vin puro, se si da subito, medica il morso degli scorpioni. Alcuni attribuiscono questo solamente al nero, se il capo o le foglie si pestano.
D ella p o r c e l l a n a , o v v b r p b p l i o , 43.

D s PORCILACA, QUAS ET PEPLIS, XLV.

LXXXI. ao. Est et porcilaca, quam peplin vocant, non mullum sativa efficacior : cujus me morabiles usus traduntur. Sagittarum venena, et serpent ioro haemorrhoidum, et presterum restiosui; pro cibo sumpta, et plagis imposita, ex* trahi. Item hyoscyami, pota e passo expresso socco. Quam ipsa non est, semen ejus simili effe cto prodest. Besistit et aquarum vitiis, capitis dolori, olcrribusqne in vino tosa et imposita. Reliqaa ulcera commanducata cum meile sanat. Sic et infamium cerebro imponitur, umbilicoque prociduo. In epiphoris vero omnium, fronti tempoributqoe cum polents. Sed ipsis oculis, et lacte et meile. Eadem, si procidant oculi, foliis tritis cum cortidbus fabae. Pustulis cum polenta et sale et aceto. Ulcera oris tumoremque gingivarum commanducata cruda sedat : itero dentium dolo res* Tonsillarum ulcera, succus decoctae. Quidam adjecere paullum myrrhae. Nam et mobiles den tes stabilit commanducata. Cruditates sedat, vocemque firmat, e t sitim arcet. Cervicis dolores, cum galla, et lini semine, et meile, pari mensura lat. Mammarum vilia, cum meile, aut Cimolia treta. Salutaris est suspiriosis, semine cura meile W to. Stomachum in acetariis sumpta corrobo ri. Ardentibus febribus imponitur cura polenta. alias manducata refrigerat etiam intestina, ^mitiones sistit. Dyseuleriac ct vomicis eslur ^eto, vel b ib itn r cum cumino. Tenesmis au-

LXXXI. b o . cci anco la porcellana, la quale si chiama peplio, non molto pi possente che quella che si semina ; della quale si contano no tabili virt. Ella estingue i veleni delle saette, e delle serpi emorroide dell1India, c dei presteri ; e mangiata, e posta solle piaghe gli cava fuori ; il che opera bevuta ancora col sugo del giusquiamo premuto con vin cotto. Quando essa non si Iruovasse, il seme suo giova per simile effetto. Giova a* difetti dell'acque, al dolore del capo, e alle crepature, pesta nel vino e postavi sopra. Gua risce ancora le altre piaghe masticala col mele. Cos si mette sul cervello de* fanciulli, e al bellico che cade. Per le lagrime degli occhi di chicchesaia si mette sul fronte e sulle lempie con polenta ; ma sopra gli occhi si mette con latte e mele. La me* desima, se essi caggionn, giova con le foglie peste con le cortecce della fava. Alle bolle, o vesciche, giova con polenta, e sale e aceto. Masticala cruda mitiga le crepature della bocca, e gli enfiati delie gengie, e il dolore de' denti. 1 sugo della colla 1 leva il dolore delle gangole. Certi v'aggiunsero un poco di mirra. Perciocch masticala ferma anco i denti, che si dimenano. Mitiga le indige stioni, ferma la voce, e leva la sete. Con galla e seme di lino e mele per egual misura ripara ai dolori del collo. Con mele, o con creta Cimolia, la quale usano i tintori, leva*i difetti delle pop pe. utile ancora a'sospirosi, bevuto il seme suo

C. PLINII SECUNDI tem cocta, et comitialibus cibo vel potu prodest. Purgationibus mulierum, acetabuli mensura in sapa. Podagris calidis, cum sale illita, et sacro igni. Succus ejus polus renes juvat, ac vesicas. Ventris animalia pellit. Ad vulnerum dolores ex oleo curo polenta imponitur. Nervorum duritias emollit. Metrodorus, qui 'Enrtrofitiv rvr $i%orofioufjtivuf scripsit, purgationibus a partu dandam censuit. Venerem inhibet, Venerisque somnia. Praetorii viri pater est, Hispaniae princeps, quem scio propter impatibiles uvae morbos, radicem ejus filo suspensam c collo gerere, praeterquam in balineis: ita liberatum incommodo omni. Quin etiam inveni apud auctores, caput illitum ea dislillalionem anno toto non sentire. Oculos tamen hebetare putatur.

con mele. Presa nell* insalata conforta lo stoma co. Ponsi con la polenta alle febbri ardenti. Ma sticata rinfresca ancora gl* interiori. Ferma il vo mito. Conira la dissenteria e le posteme si mangia con 1 aceto, o si bee col cornino. Cotta giova al * tenesmo; e a quegli che hanno il mal caduco giova a mangiarla, o berla. Alle purgagioni delle donne utile nella sapa, alla misura d*un bic chiere. Giova alle gotte calde impiastrata col sale, e al fuoco sacro. 1 sugo suo bevuto giova 1 alle reni e alla vescica. Scaccia i vermini del cor po. Ponsi * dolori delle ferite, con polenta ba gnata nell* olio. Mollifica la durezza de* nervi. Metrodoro, il qtiale scrisse uu ristretto delle me dicine tratte delle radici dell'erbe, vuole che si dia alle purgagioni dopo il parlo. Raffrena la lus suria, e i sogni amorosi, lo so che uno de' primi uomini della Spagna, padre di un gi stato pretore, per una insopportabile malattia dell* ugola, porta la sua radice attaccata con un filo al collo, eccetto che ne'bsgni; e cos liberato da ogni iocomodo. Di pi bo trovalo appresso autori, che il capo eh' impiastralo con essa, non sente per lutto 1' anno catarro : nondimeno si pensa che egli in grossi la vista.
D el
c o r i a n d o l o , 21.

De

c o b t a r d a o , x x i.

LXXXI1. Coriandrum inter silvestria non in venitur. Praecipuum tamen esse constat Aegy ptium. Valet contra serpentium genus unam, quod amphisbaenas vocant, potum impositumque. Sanat et alia vuloera. Epinyctidas, pustulas tritum. Sic et omnes tumores colleclionesque cum meile, aut uva passa. Panos vero ex aceto tritum. Seminis grana tria in tertianis devorari jubent aliqut ante accessionem : vel plura illini fronti. Sunt qui et ante solis ortum cervicalibus subjici efficaciter putent. Vis magna ad refrige randos ardores viridi. Ulcera quoque, quae ser punt, sanat cura raelle vel uva passa : item testes, ambusta, carbunculos, aures : cum lacte mulieris epiphoras oculorum : veniris et intestinorum flu. xiones semen ex aqua potum. Bibitur et in fcholeris cura ruta. Pellit animalia interaneorum, cum mali Punici succo et oleo semen polum.

Xenocrates tradit rem miram, si vera est: menstrua contineri uno dic, si unum granum biberint feminae: biduo, si duo: ct totidem die bus quot grana sumpserint. Marcus Varro, co-

LXXX11. Il coriandolo non si truova fra le cose salvatiche. Tuttavia quello d' Egitto il pi stimato. Vale contra una sorte di serpi, che si chiamano anfesibene, bevuto e postovi sopra. Sa na ancora l ' altre ferite. Guarisce le epinittide, le quali sono alcune macchie rosse rilevate, che vengono pi la notte che il giorno con ardore e prurito; guarisce le vesciche e lutti gli e n fiali, e ogni male che fa raccolta d 'umori, con mele, o uva passa ; non che i tumori delti p ani, pesto con laceto. Vogliono alcuni che si m angino tre granella del suo seme nelle terzane, innanzi 1 accesso, o pi impiastrarne alla fronte. Sono a l * cuni che innanzi il nascere del sole stimano c h e sia cosa possente metterne sotto i guanciali. Il verde ha gran forza a rinfrescare gli ardori. C o n mele o uva passa risana le rotture che v an n o impigliando, e i testicoli, e i membri in co tti, i carboncelli, gli orecchi ; e col latte di donna le lagrimazioni degli occhi. 1 flussi del corpo e d e gl intestini son guariti dal seme bevuto con t'a c qua. Beesi ancora conira la collera con la r u t a . Il seme bevuto col sago di mela grana e c o n l ' olio scaccia i vermini del corpo. Senocrale dice una cosa maravigliosa, 9* I la ver ; cio, che il menstruo si ritiene un g i o r no, se le donne ne beono un granello ; e d u e giorni, se due ; e tanti giorni, quanti g r a n i u e

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HISTORIARUM MUNDI LIB. XX.

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riandr subtrito cum acelo, carnem incorruptam aes la te servari pulat.

hanno pigliato. Marco Varrone tiene che il co riandolo pesto oon 1 aceto conservi la stale la * carne incorrotta.
D ell 1a tb iplic s , i 3 .

D b a t r i p l i c e , x iii.

LXXXII1. Atriplex el silvestre et salivam esi. Pythagoras tamquam faceret hydropicos, morbosqoe regios, et pallorem, concoqueretur difficillime : ac ne in horiis quidem juxta id na sci quidquazn, nisi languidam,culpavit. Addidere Dionysias e t Diocles, plurimos gigni ex eo mor bos. Nec nisi mutala saepe aqua coquendum : stomacho contrarium esse, lentigines et papulas gigoere. Miror, quare difficulter in Italia id nasci tradiderit Solon Smyrnaeas. Hippocrates vulva rum vitiis id in fan d it cum bela. Lycus Neapolilanas contra cantharidas bibendum dedit. Panos, furoacitlos incipientes, duritias omnes, vel cocio vel erodo u tilite r illini putavit. Ilem ignem sa cram, cam m ella, aceto nitroque: similiter poda gras. Vagaes sc a b ro s detrahere dicitur sine ulce re. Sani qui e t m o rb o regio dent semen ejus cum m arterias e t tonsillas nitro addito perfricent, eile, alrura m oveant, co c to vel per se, vel cum malva aut lenticula, co n c ita n te s vomitiones. Silvestri capillos lin g a n t, e t d supra scripta utuniur.

LXXXllI. Latriplice salvatico e domestico. biasimalo da Pitagora, come se facesse altrui diventar rilruopico, e traboccare il fiele, e palli dezza, e difficolt di smaltire il cibo. Biasiraollo ancora dicendo che negli orti non gli nasce ap presso cosa alcuna, se non languida. Aggiunsero Dionisio e Diocle,ch'egli fa nascere assaissime in fer mili, che non si dee cuocere se non si mula spesso I' acqua, e eh1egli coutrario allo stomaco, e ge nera lentiggini e bolle. Maravigliomi come Solone Smirneo abbia dello eh* ei nasce difficilmente ia Italia. Ippocrate lo infonde con la bietola a' di felli della matrice. Lieo Napoletano lo diede a bere conira le cantarelle, e tenue che utilmeute s'impiastri o sugli enfiati della gola,e sui Agnoli o ciccioni, quando incominciano,e sopra tulle le du rezze, tanto colto che crudo; e che con mele, aceto e nitro guarisca il fuoco sacro, e similmente le got te. Dicesi che cava le ugna aspre senza ferita. Al cuni danno il seme suo col mele eziandio a colo ro che hanno traboccalo il fiele, e aggiugnendovi il nitro ne stropicciano le arterie, e i mali della gola che non lasciano inghiottire: muovono il corpo, coucitando il vomito, col seme cotto pec s stesso, o cotto con la malva o con la lenticchia. Col salvatico tingono i capegli, e l'adoperano an cora alle cose detle di sopra.
D e l l a m alv a m alopb, i 3 . D i l l a m a lv a m a la ch e, i . D e l l a m a lv a a l t e a , o p l i s t o l o c i a , 5 9 .

Malva h a u o p b , x i i i . M a lv a m a la c h e , i . M a lv a a l t h a i a , s i v a p l i s t o lo c i a , l i x .

LWX1V. a i . E contrario in magnis laudiboi malva est u traq u e, et sativa et silvestris. Duo genera earum amplitudine folii discernuntur. Majorem Graeci malopen vocant in sativis. Alte ram ab emolliendo ventre diclam putant mala chen. E silvestribus, cui grande folium et radices albae, althaea vocatur, ab excellentia effectus : a quibusdam plistolocia. Orane solum, in quo se ranto r, pinguius faciunt. Huic contra omnes acuiealos ictus efficax vis, praecipue scorpionum, esp aro m , similiumque, el muris aranei. Quin et frsta eam oleo qualibet earum peruncti ante, vel h a b e n te s eas non feriuntur. Folium impositam sc o rp io n ib u s torporem adfert. Valent et contra v e n e n a . Aculeos omnes extrahunt illitae crudae c a m n itro : potae vero decoctae cum radice sua, le p o ris marini venena restinguunt: et ut quidam d ic a n t, si vomatur.

LXXX1V. ai. Per lo contrario mollo lodala la malva, sia la domestica, o sia la salvatica. Dna sooo le sorti di essa, che si conoscono alle fo glie. I Greci mettono la malope nelle domesti che. L 'altra, perch mollifica il corpo, vogliono che si chiami malache. Fra le salvalicbe, quella che ha le foglie grandi e le radici bianche si chia ma altea, dalla eccellenza dell' effetto : da alcuni delta plistolocia. Ingrassano ogni terreno, dove elle son seminate. Questa ultima ba grandissima forza conira tutti i colpi di punture, e massima mente degli scorpioni, delle vespe, e di simili, e del topo ragno. Di pi, quegli che sono unti di qnale si voglia d 'esse, pesta con l ' olio, o che l hanno addosso, non souo mai feriti. La foglia posta sogli scorpioni gli la stordire, e rimanere senza forze. Valgono pur conira i veleni. Cavano ogni acnleo,impiastrandovelesu crudecolnitro;e bevute colte con la loro radice spengono i veleni

C. PLINII SECONDI

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De eisdem mira et alii traduntur. Sed maxi me, si quotidie quis succi ex qualibet earum sorbeat cyathum dimidium, omnibus morbis cariturum. Cicera manantia in capite sanant in urina putrefactae, licheuas et ulcera oris cum meile. Radix decocta, furfures capi lis et dentium mobilitates. Ejus, quae unum caulem habet, ra dice circa dentem qui doleat pungunt, donec desinat dolor. Eadem strumas et parotidas panosque, addita bominis saliva, purgat citra vul nus. Semen in vino nigro polum a pituita et nauseis liberat. Radix mammarum vitiis occurrit, adalligata in lana nigra. Tussim in lacte cocla, et sorbitionis modo sumpta, quinis diebus emen* dat. Stomacho inutiles Sextius Niger dicit. Olym pias Thebana, abortivas esse cum adipe anseris : aliqui purgari feminas, foliis earum manus plenae mensura in oleo et vino sumptis. Utique conslat parturientes foliis substratis celerius solvi: pro tinus a partu revocandum, ne vulva sequatur.

Dant et succum bibendum parturientibus je junis, in vino decoctae hemina. Quin et semen adalligant brachio, genitale non continentium. Adeoque eae Veneri nascuntur, ut semen unicau lis aspersum genitali,feminarum aviditates augere ad infinitum Xenocrates tradal : itemque tres fadices juxta adalligatas: tenesmo el dysentericis utilissime infundi : item sedis vitiis, vel si foveatur. Melancholicis quoque succus datur eyathis ternis tepidus : et iusanienlibus, quater nis. Decoctae comitialibus heminae succi. Dis et calculosis, et inflatione, et torminibus, aut opisthotonico laborantibus, tepidus illinitur. El sa cris ignibus, et ambustis, decocta in oleum folia imponuntur: et ad vulnerum impetua cruda cura pane. Succus decoctae nervis prodest, et vesicae, et intestinorum rosionibus. Vulvas et cibo et in fusione emojlit in oleo: succus decoctae potus halitus suaves facit.

Althaeae in omnibus supra dictis efficacior radix : praecipue convulsis ruplisque. Cocta in aqua alvum sistit. Ex vino albo strumas, et paro*

della lepre marina ; e come dicono alcuni, se si vomita. Racconlansi ancora altre cose raaravigliose di esse. E massimamente, che chi bee ogni giorno un bicchiere e mezzo del sugo di qual si voglia d'esse, mai non sentir malattia alcuna. Putrefalle nelP orina guariscono le rotture che colano nel capo; e adoperale col mele medicano le volatiche e le crepature della bocca. La radice cotta leva le forfore del capo, e ferma i denti che si dimenano. Coo la radice di quella che ha un gambo solo, si stuzzica intorno al dente che duole, infino a che cessa il dolore. Questa insieme con la scili va purga senza ferita le scrofe, le posteme dietro agli orec chi, e i pani. 1 seme bevuto in vin nero guarisce 1 la flemma e i fastidii dello stomaco. La radice legala in lana nera medica i difetti delle poppe. Colla nel latte, e presa a modo di bere per cinque giorni, guarisce la tosse. Sestio Nigro dice che sono inutili allo stomaco. Olimpia Tebana dice che la malva presa col grasso d* oca fa sconciare. Alcuni dicono chele donne si purgaoo con le fo glie loro prese alla misura d'ima piena menala in olio e vino. E ' non dubbio alcuno, che le donne che partoriscono, essendo messe sotto di loro le foglie, partoriscon pi tosto ; ma subito dop il parto si debbono levare, acciocch la ma trice non veuga fuora. 11 sugo nel vino a misura d' una emina si d a bere a digiuno a quelle donne che partoriscono. Di pi, legasi il seme pesto al braccio a coloro,che non ritengono lo sperma. E sono tanto appro priale alla lussuria,che il seme di quella che ha un gambo solo, sparso sul membro genitale, secondo che dice Senocrate, accresce in infinito l'appetito delle donne: cosi anche tre radici legate insieme. Con grande utilit s'adoperano al tenesmo, che specie di mal di pondi ; e giovano anco a1 difelli del sedere, eziandio se gliene vien fatto fomento. Dassi il sugo a' maninconici tiepido in tre bic chieri di vino, e in quattro a quei che impazzano. A quegli che hanno il mal caduco si d una emina di sugo della colta. Impiastrasi tiepido al dello male, a quel della pietra, alla ventosit, a' lo rmini, e allo spasimo, che per ritirare i nervi, tira la testa all1indietro verso le spalle. Al fuoco sacro, e agl' incotti si pongono le foglie cotte nell' olio ; e crude col pane valgono conira gli empiti delle ferite. II sugo della cotta giova ai nervi, alla v e scica, e a'rosicamenti delle budella. Mollifica le matrici con Polio in cibo o in infusione: il su o sugo bevuto, quaud'essa cotta, d all'alito buo nissimo odore. In tulle le cose dette di sopra ha pi forza la radice dell1allea ; massimamente a1rolli e scon volti. Cotta nell'acqua ferma il corpo. Col \ i u

HISTORIARUM MUNDI UB. XX. bianco guarisce le scrofe, le posteme dietro agli orecchi, e le poppe enfiale: le foglie cotte nel vino, e poste sui pani, gli levan via. Le foglie secche cotte nel latte guariscono prestissimo qual si voglia gran tosse. Ippocrale dava a bere il sugo della radice dell' altea colla a' feriti, e a quei che avevano seie per difetto di sangue, e metlevala sulle ferite con mele e ragia. L'adoperava anco alle contusioni, alle slogature, agli enfiati, amu scoli, a*nervi e alle giunture; e la dava a bere in vino contro all* asma, e al mal de' pondi. Cosa maravigliosa , che mettendo all'aria l'acqua con entrovi essa radice, si rappiglia a guisa di latte. Quanto pi fresca, tanlo pi possente.
D bl l a v a t o
s a lv a tic o , o v v e ro o s s a lid e , o l a p a t o

tidas., et mammarum inflammationes, et panos ih vino folia decocla et illi la lolluni. Eadero arida io lacle decocla, quamlibet perniciosae tusai citiime m edentur. Hippocrates vulneratis, siiienlibusque defeetu u a ;u m ii, radie decoctae succum bibendum d e d it: et ipsam vulneribus cum meile el resina : item contusis, luxatis, tumentibus, et musculis, nervis, articulis imposuit : et asthmati cis ac dyseo te ricis in vino bibendum dedit. Mi rum, aquam radice ea addita addensari sub dio, atque lactescere. Efficacior autem, quo recentior.

De

l a pa th o s i l v u t m

s iv b o x a m d b , s iv b l a p a -

TfiO C A H T lK a ia o , SIVE BUJSICB, I . PATBU, I I . PATBO, IV .

Db

U1PPOLAPATHO,

Db HYDROLAVi. D b OXYLA-

CAUTERI SO, O ROMICE, I .

D bll' i p p o l a p a t o ,

6.

DELL1 1DROLAPATO, Dell' o s s i l a p a t o , 4 *

a.

LXXXV. Nec lapathum dissimiles effectus ha bet. Est autem et silvestre, quod alii oxalidem appellant, sapore proximum, foliis acutis, colore belae candidae, radice minima : nostri rumicem, alii lapatho i d cantherinum, ad slrumas curo axun gia efScacissimom. Est et alterum genus fere, oijLpathoo vocant, salivo idem similius, el acu tiora habet folia ac rubriora, non nisi in palu stribus nascens. Sunt qui hydrolapalkon tradunt in aqua n a t u m . Est et aliud hippolapathon, rnajus salivo, candidiosqae, ac spissius. Silvestria Morpiooum ictibus medenlur, et ferire prohi beat habentes. Radix acelo decocla, si colluatur sudcus, dentibos auxiliatur: si vero bibatur, mor bo regio. Semen stomachi inextricabilia vitia saoaL

Hippolapathi radices privatim ungues scabros detrabuol. Djsenlericos semen duabus drachmis io riao potum liberat. Oxylapathi semeu lotum inaqua coelesti, sanguinem rejicientibus adjecta acacia lentis magnitudine prodest. Praestanlissimos pastillos faciunt ex foliis et radice, addito ni tro ct thure exiguo. Jn usu aceto diluunt.

LXXXV. Il lapato anch' egli fa simili effetti. V ' anche il salvalico, il quale alcuni chiamano ossalide, vicino a quello per sapore, con foglie acute di colore di bietola bianca, e con piccola radice. 1 nostri lo chiamano romice, alcuni lapato canterino, potentissimo con la sugna alle gavine. cci on' altra specie chiamata ossilapato, pi si mile al domestico, se non che ha le foglie pi aguzze e pi rosse, e non nasce s non in luoghi pantanosi. Alcuni pongono fra questi l ' idrolapato, il quale nasce nell'acqua. cci anco l'ippolapalo, maggiore che il domestico, e pi bianco, e pi folto. Il salvatico medica le ponture dello scorpione, e chi ne porta non punto. Il sugot della sua radice cotta nell' aceto giova ai denti che ne sienn sciacquati ; e se si bee, giova a chi ha sparso il fiele. Il seme guarisce i difetti dello stomaco, da'quali 1' uomo non si pu strigare. 11 seme dell' ippolapalo beendone due dram me nel vino, guarisce il male de' pondi. 11 seme dell' ossilapalo lavato in acqua piovapa, giova a quegli che sputano sangue, aggiuntavi dell'aca cia, alla grandezza di una lente. Fannosi ottimi pastelli delle foglie e della radice, aggiunto il ni tro e un poco d ' incenso, le quali cose stempera no eon l'aceto, quando ne lo vogliono adoperare.
D el
l a p a t o s a tiv o ,

De

l a p a t h o s a t i v o , x x i.

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b d l a p a t h o , i.

a i. D el

b o la p a to , i.

LXXXV1. Sed sativam io epiphoris oculorum illimat fironlibus. Radice licheaas et lepras cu rant. In vino vero decocla, strumas, et parotidas, et calculos: pota vino et lienes illita, coelicos acque, et dysentericos, et tenesmos. Ad eadem* <t*eomnia efficacius jus lapathi: et ructus facit, vinam ciet, e l caliginem oculorum discutit;

LXXXVI. Ma il domestico s impiastra alla fronte per le lagrimaiioni degli occhi. La radiee guarisce le volatiche della faccia, e la lebbra. Colta nel vino medica le scrofe, le posteme die tro agli orecchi, e il male della pietra. Bevuta nel vino giova al male della milza, e a* deboli di sto maco, e al male de' pondi, e al tenesmo. A tolte

C. PLINII SECONDI

9*

itera pruritum corporis, in solia belinearum ad ditum, aut prius ipsum illitum sine oleo. Firmat et commanducata radix dentes. Eadem decocta cum vino, sistit alvum : folia solvunt. Adjecit Solon (ne quid omittamus) bolapatbon, radicis tantum altitudine differens et erga dysenlericos effectu, potae ex vino.

le medesime cose pi possente il brodo del lapalo : esso fa ratti, e provoca l orina, e leva la caligine degli occhi j cos ancora leva il pizzicore del corpo messo ne' sedili de' bagni, o bagnan done prima il corpo stesso senza olio. La radice masticata ferma i denli. Cotta col vino ristagna il corpo ; ma le foglie lo muovono. Aggiunse So lone ( perch non rimanga addietro nulla) il bu iapato, il quale differente soltanto nell' altez za della radice, e nell' effetto che fa essa al male de*pondi sciolta e bevala col vino. ' Di tb b
soetb d i sbkafe .

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sihapi

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bdicivab xliv .

M edicine , 44*

LXXXYII. 22. Sinapi, cujus in salivis tria genera diximus, Pythagoras principatum habere ex his, quorum sublime vis feratur, judicavit, quoniam non aliud, magis in nares et cerebrum penetret. Ad serpentium ictus et scorpionum tritum cum aceto illinitur. Fungorum venena di scutit. Contra pituitam tenetur in ore, donec Ii* qnescat, aut gargarizatur cum aqua mulsa. Ad dentium dolorem manditur: ad uvam gargariza tur cum aceto et meile. Stomacho utilissimum contra omnia vilia, pulmontbusque. Exscreatio nes faciles facit in cibo sumptum : datur el suspi riosis. Item comitialibus taediis cum succo cucu merum. Sensus, atque sternutamentis caput pur gat, alvum mollit, menstrua et urinam ciet. Hy dropicis imponitor, cum fico et cumino tusum ternis partibus. Comitiali morbo, et vulvarum conversione offocalus excitat odore, aceto mixto : item le thargicos. Adjicitur lordylion. Est autem id se men ex seseli. Et si vehementior somnus lethar gicos premat, cruribus aut etiam capiti illinitur cum fico ex aceto. Veteres dolores thoracis, lum borum, coxendicum, humerorum, et in quacumqna parte corporis ex alto vitia extrahenda sunt, illitum caustica vi emendat, pustulas faciendo. At in magna duritia sine fico impositum : vel si vehementior ustio timeatur, per duplices pannos. Uluntur ad alopecias cora rubrica, psoras, lepras, phthiriases, lichenas, opislhotonicos. Inungunt quoque scabras genas, aut caligantes oculos cura meile. Succusque tribus modis exprimitur in fictili, calescitque in eo sole modice. Exit et e caoliculo succus lacteus, qui ita quum induruit, dentium dolori medetur. Semen ac radix quum immaduere musto, conterantur, manusqae plenae mensura sorbentur ad firmandas fauces, stoma chum, oculos, caput, sensusque omnes : mulierum etiam lassitudines,saluberrimae genere medicinae. Calculos quoque discutit potum in aceto. Illini tur et livoribus sugillatisque cum meile et adipe

LXXXV1I. 22. La senape, della quale noi po nemmo tre specie fra l'erbe domestiche, secondo Pitagora tiene il primo luogo tra quelle, la cui forza sale in alto ; perch non cosa che pi pe netri nel naso e al cervello. Pesta con l ' aceto si adopera a'morsi delle serpi e degli scorpioni. Caccia il veleno de' funghi. Conira la flemma si tiene in bocca, finch si liquefaccia, o si gargariz za cou acqua melata. Masticasi al dolore de*denli. Gargarizzasi con aceto e mele per bene dell' ugo la. utilissima a tutti i difetti dello stomaco e de* polmoni. Presa col cibo fa spurgare facilmen te, e dassi ancora ai sospirosi ; e tiepida col sugo di cocomeri si d contra il mal caduco. Purga i sensi, e cogli starnuti porga il capo, mollifica il corpo, e provoca i mesi delle donne e 1 orina. * Ponsi a' rilruopichi pesta oon fico e cornino alla terza parte. Giova a! mal caduco, e mescolata con aceto fa profumo, che torna la matrice al suo luogo : giova ancora a'letargici. Aggiugnevisi il tordilio; che il seme del sesili. E se un gran sonno desse pur noia a' letargici, si frega alle gambe, o al capo ancora, con fico nell'aceto. Ha virt causti ca, e imbiutata la parte lesa la guarisce con levarvi delle vesciche. I mali che vogliono esser cos g ua riti sono, le doglie vecchie del costolame, dei lombi, delle coscie, degli omeri, e qualunque di fetto dei membri che voglia essere estirpato dal fondo. Dove fosse gran durezza s adopera senza fico; e se si temesse maggior riardimento, si ap plica sopra a doppii panni. Usasi con la robrica contrala pelatina, contra la rogna, la lebbra, il male de* pidocchi, le volatiche, e lo spasimo con ri ti ramento de* nervi del collo. Ungonsi ancora le guance ruvide, o gli occhi caliginosi, col mele. Il sugo si preme in vaso di terra per tre modi, e riscaldasi in esso al sole temperatamente. Esce ancora del piccolo gambo sugo di latte, il quale quando cos indorilo, leva il dolore de* den ti. Il seme e la radice, quando son bagnati di m osto, si pestano, e beonsi alla misura d ' una piena m e-

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HISTORIARUM MUNDI L1B. XX.

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anserino, aut cera Cypria. Fit et oleom ex eo se mine madefacto in oleo expressoque, quo utuntur ad nervorum rigores, iumborumque et coxendi cum perfrictiones.

nata, a confermare le canne della gola, Io stoma co, gli occhi, il capo, e tutti i sentimenti; e per le stanchezze delle donne sono utilissima medicina. Bevuto con l'aceto, rompe la pietra. Fassene im piastro a lividori e a suggellali con mele e grasso d* oca, o cera Cipriana. ('assi olio ancora del seme macerato nell* olio, e premuto, il quale s 'usa ai nervi rattrappati, e alla frigidit de' lombi e delle coscie.
D b l l adabca, 48.

De

adabca,

xr.vm .

LXXXVIII. Sinapis naturam effectuaque eos dem habere tra d itu r adarca, inter silvas tacta, ia cortice calamorum sub ipsa coma uascens.

LXXXVIII. Dicono che 1 adarca ba la mede sima natura, e produce gli stessi effetti che la se nape. Questa uua salsuggiue che nasce fra le selve nella corteccia delle canne soltesso la chio ma loro.
D bl m a b b o b io , o p b a s i o , o
liro s tb o fo ,

De h a b b c s io

s it b

p b a s i o , s iv b l i r o s t b o p b o ,

s iv *

o filo p b d e ,

PBILOPABDB, SIVB PH 1L0 C&ABE, XXIX.

O F1LOCABE, 2 9 .

LXXXIX. Marrubium plerique inter primas herbas commendavere, quod Graeci prasion vo cant, alii linostrophon, nonnulli philopaeda, aut pbilochares, noti us quam ut indicandum sit. Hu jus folia seraenque contrita prosunt contra ser pentes, pectorum et lateris dolores, tussim Telerem. E t iis qui sanguinem rejecerint, eximie uti le, scopis ejus cum panico aqua decoctis, ut aspe ritas succi mitigetur. Imponitur strumis cum adipe. Sunt qui viridis semen, quantum duobus digitis capiant, cum farris pugillo decocturo, ad dito exiguo olei e t salis, sorberi jejunis ad tussim jubeant. Alii nihil comparant in eadem eausa marrubii et feniculi succis ad sextarios ternos expressis, decocti sque ad sextarios duos, tum ad dilo mellis sextario*- rursus decocto ad sexUrios duos, si eochlearii mensura in die sorbeatur in quae cyatho. E t virilium vitiis tusum cum meile mire prodest. Lichenas purgat ex aceto. Ruptis, convolsis, spasticis nervis salutare. Potam alvum solvit cum sale et aceto. Item menstrua et secun das mulierum. Arida farina cum meile ad tussim siccam efficacissima est. Item gangraenas, et plerygia.

Saccos Tero auriculis, et naribus, et morbo regio, miouendaeqoe bili cum meile prodest. Item contra venena inter pauca potens. Ipsa her ba stomachum e t exscreationes pectoris purgat, cum iride et meile. Urinam ciet : cavenda tamen (aulceratae vesicae, et renum vitiis. Dicitur suc cos et claritatem oculorum adjuvare. Castor martahii duo g en era tradii : nigrum, et quod magis

LXXXIX. Molti commendano il raarrobio tra le prime erbe, il quale i Greci chiamano prasio, altri linostrofo, alcuni filopede, o filocare, eh assai pi noto di quello che si pu dimostrare. Il seme e le foglie sue peste giovano contra le serpi, e alle doglie del petto e delle costole, e alla tosse vecchia. utilissimo a quegli, che getta no il sangue, cocendo i pennacchi suoi col panico nellacqua, per mitigare l'asprezza del sugo. Ado perasi con grasso alle scrofe. Alcuni a digiuno danno> a bere contra la tosse tanto seme del ver de, quando si pu pigliare con due dila, colto con un pugno di farro e un poco d'olio e di sale. Per lo medesimo effetto tolgono tre sesiarii di sugo di marrobio e di finocchio, e fannolo bollire fio he scemi il terzo, dipoi v'aggiungono on sesta rio di mele ; e di nuovo fanno bollire, fin che tornino due sesiarii, e daonone nu cucchiaio il giorno con un bicchier d 'acqua. Pesto con mele giova mollo a1difetti del membro virile. Con l ' aceto purga le volatiche. salutare alle frat ture, alle convulsioni e allo spasimo de' nervi. Bevalo con sale e aceto muove il corpo ; e cos i mesi e le seconde della donne. La sua fariua, cio quando egli spolverizzato, col mele ha gran virt conira la tosse secca ; e cos alle can crene, e alle pellicole che cuoprono l'occhio. Il sugo suo preso cou mele giova alle orec chie, al naso, a quegli che hanno traboccato il fiele, e a scemare la collera. Fra le altre cose che hanno virt contra i veleni, questo sugo in poten za nha poche eguali. L erba stessa per s pur ga lo stomaco e 1' escreazioni del petto con ireo e mele. Muove P orina, ma non si vuol dare, se la vescica scorticata, e se le reni hanno

&

C. PLINI! SECONDI difetto. Dicono che il tao sugo rischiara la vista. Castore mette due sorti di marrobio, il nero, e il bianco, che pi gli piace. Egli mette il sugo in un uovo vlo, e infonde tiepido l'uovo stesao nel mele con eguale porzione ; e afferma che rompe, purga e guarisce le posteme. L'adopera ancora pesto con sugna vecchia a' morsi del cane.
D e l s b rm o llin o , 18.

probat, caiidiJuiu. In uvuto inane soccum addii i, ipsumque ovura infundit meile aequis porlio ni bus, tpe faci uro : vomicas rumpere, purgare, persanare promi Ileus : illitis etiam vulneribus cane factis luso cum axungia veteri.

SBRPYLLO, XVIII.

XC. Serpyllum a serpendo putant dictam: quod io silvestri evenit, in pelris maxime. Sati vum non serpit, sed ad palmae altitudinem ioeressi t. Pinguius voluntarium, et candidioribus foliis ramisque, adversus serpentes efficax, maxi me cenchrin, et scolopendras terrestres ac mari nas, et scorpiones, decoctis ex vino ramis foliisque. Fugat et odore omnes, si uratur. Et contra marinorum venena praecipue valet. Capitis dolo ribus decoctum io aceto illinitur temporibus ac fronti cum rosaceo. Item phreneticis, lethargicis: contra tormina, et urinae difficultates, anginas, vomitiones, drachmis quatuor datur. Ex aqua bibitur et ad jocinerum desideria. Folia obolis quatuor dantur ad lienem ex acelo. Ad cruentas exscreationes teritur in cyathis duobus aceti el luellis.

XC. Il sermollino chiamasi serpillo, perch serpe, cio si distende, va impigliando ; ma questo interviene nel salvalico, e massimamente tra i sassi. Il dimestico non impiglia, ma cresce all'altezza d un palmo. Pi grasso quello che nasce da s, e ha le foglie e i rami pi bianchi : questo utile contra le serpi, e massimamente quello, che si chiama cencre, e contra le scolopen dre terrestri e marine, e gli scorpioni, cocendo i rami e le foglie sue nel vino. S'egli s'arde, con l'odor suo scaccia tulle le serpi. Giova molto con tra il veleno degli animali marini. Cotto nell'aceto si mette alle tempie e alla fronte con olio rotalo contra la doglia del capo. Da'sene quattro dramme al farnetico, a' letargici, al male de' lormini, alla liffcult delPorina, agli stranguglioni e al vomi to. Beesi con acqua per le infermit del fegato. Dannosi quattro oboli delle sue foglie con l'aceto alla milza. Dai a chi spula sangue pesto in due bicchieri d'aceto e di mele.
D el
s is im rrio ,

De

s is y m b r io , s iv b t h y m r r a b o , x x i i i .

o t i m b r e o , a3.

XCI. Sisymbrium silvestre a quibusdam thym raeum appellatum, pedati non amplius altitudi ne. Quod in riguis nascitur, simile nasturtio est. Utrumque efficax adversus aculeata animalia, ut crabrones et similia. Quod in sicco ortnm, odo ratura est, et inseritur coronis, angustiore folio. Sedant ulraque capitis dolorem : item epiphoras, ut Philinns tradit. Alii panem addunt : alii per se decoquunt io vino. Sanat et epinyctidas, cutisque vitia in facie mulierum intra quartum liem noctibus impositam, diebusque detractura. Vomitiones, singultus, tormina, stomachi disso* liilioues cohibet, sive in cibo sumptum, sive suct potum. Non edendum gravidis, nisi inorino conceptu. Quippe etiam impositum ejicit. Movet urinam cum vino potura : silvestre et calculos. Quos vigilare opus sit, excitat infusura capiti cura aceto.
ii

XCI. Il sisimbrio salvatico, chiamato da alcuni limbreo, non vien pi alto d' un braccio. Quello che nasce negli acquitrini, simile al nasturzio. L'uno e l'altro giova conira le punture de'cala broni, e simili. Quello che nasce in secco, ha buono odore, e meltcsi nelle ghirlande, e h* pi piccole foglie. L' uno e Paltro, secondo che inse gna Filino, mitiga la doglia del capo, e le lagrimazioni degli occhi. Alcuni v'aggiungono pane ; altri Io cuocono per s nel vino. Guarisce ancora certe macchie rosse, le quali vengono pi la not te che il giorno non senza pizzicore, e 1 difetti della pelle nel viso delle donne, in quattro d, messovi la notte e cavato il giorno. Preso in cibo, o bevuto, ferma il vomito, il singhiozzo, i lor mini e le dissolutioni dello stomaco. Nou da darlo a mangiare alle donne gravide, salvo se non morta la creatura ; perche ancora a porlo sul corpo la maoda fuora. Bevuto col vino, muo ve l'orina : il salvalico fa gittare le pietre. Infuso sul capo con aceto, risveglia coloro che bisogna che veglino.

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HISTORIARUM MUNDI UB. XX. Ds u n iM iu , xzx.


D el
sen e d e l l i t o , 3o.

XCU. Lioi semen cum aliis quidem in usu esi : et per se mulierum colis vitia emendat io facie. Oculorum aciem sacco adjavat. Epiphoras cam ihore et aqua, aut eum myrrha ac vino se dat: parotidas cura meile, aut adipe, aat cera: stomachi solutiones inspersam polentae modo : ngioas in aqua et oleo decoctam, et cam aoeso illitam. Torretur, u t alvam sistat. Coeliacis, et dysentericis im ponitur ex aeeto. Ad jocineris do lores estur cum uv a passa. Ad phlhisin utilissime e semine fiunt ecligmata. Masculorum, nervorum, articulorum, cervicum duritias, cerebri mem branas mitigat farina seminis, nitro aut sale, aat cioen additis. Eadem cam fico idem concoquit sc maturat. Cam radice vero cucumeris silvestris ei trahit quaecumque corpori inhaereant. Sic et fracta osia. Serpere ulcus in vino decocta prohi bet, eruptiones pituitae cum meile. Emendat un gues scabros cum pari modo nastartii: testium vilia et ramices cum retina et myrrha : et fan* graenas ex aqua. Stomachi dolores cum feno grae* ro sextariis ulritisqu$ decoctis in aqua multa. In testinorum et thoracis perniciosa vilia, clystere io oleo, aat meile.

XCII. U seme del lino in oso con altre cose : da s stesso emenda i difetti della pelle nel viso delle donoe. Col sago sao aiuta la vista degli oc chi. Con iocenso e acqua, ovvero con mira e con vino, ferma le lagrimazioni degli occhi: con mele, sugna, o cera, guarisce le posteme dietro agli orecchi; e messo a modo di polenta, le solu zioni dello stomaco. Colto nell'acqoa e nellolio, e impiastrato con anici, guarisce gli stranguglioni. Arrostiscesi per fermare il corpo. Ponsi con l aceto a coloro che hanno debolezza di stomaco, e al male de* pondi. Mangiasi con uva passa per le doglie del fegato. Del seme sno si fa ottimo lattovaro al tisico. La farina del sno seme eoo nitro, o sale, o cenere, mitiga le durezze de'moscoli, dei oervi, delle giunture, del collo, e i pannicoli del cervello. Col fico cnoce e matara le medesime cose. Con la radice del cocomero salvatico tira fuora tutte quelle cose che stanno attaccate al corpo ; a od le ossa rotte. Cotta nel vioo non lascia ampliare la piaga ; e col mele impedisce le rotture delta flemma.Coo pari misura di nasturzio cura le ugne aspre t e i difetti de1testicoli e le rosicature della vescica oon ragia e mirra ; e le gangrenecon P acqua. Guarisce le doglie dello stomaco col fien greco, cuocendosene un sestario dell' uno e P altro in acqua melala. Emenda i di fetti delle interiora e del torace in argomento con olio, o mele.
D bl
b lito , 6.

D s b l it o , v i .

XC1I1. Blilura iners videtur ac sine sapore, *ul acrimonia ulla. Unde convicium feminis apud Menandrum faciunt mariti. Stomacho inutile est. Venirem adeo to rb a t, ut choleram faciat aliquiIm Dia tur tam en adversas scorpiooes polam e u. vino prodesse, e t clavis pedam illioi : item lieni bus, et temporum dolori, ex oleo. Hippocrates meostroa sisti eo cibo putat

XCI1I. Il blilo pare pigro, e senza sapore, o alcuna acrimonia; onde i mariti appresso Menaodro poeta ne fanno villania alle donne. E iou tile allo stomaco. Travaglia in modo il corpo, che ad alcuni fa collera. Dicesi nondimeno che bevuto con vino giova contra gli scorpioni ; e a farne empiastro, a1calli de' piedi ; e con olio, alla milza e alla doglia delle tempie. Ippocrate tiene che questo cibo ristagni le purgagioni delle donne.
D e l meu : d e l l a t a v i s t i c o , 7.

Db n o :

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A T u im t c o , v ii.

XC1V. a3. M eam in Italia noo nisi a medicis ieritur, et iis admodum paucis. Duo geoera ejus. Nobilius atbanaaoticnm vocant, illi tamquam ab Athamante inventam , bi quoniam laudatissimum u Athamante reperiatur ; foliis aoeso simile, et naie aliquando bicubitali, radicibus multis, obli1s, nigris, quibusdam allissimis: minas rufum, illud alteram . Ciet urinam io aqua potum, trita Tei decocta. Inflationes stomachi mire

XCIV. :*3. II meu non si semina in Italia se non da' medici, e ben pochi. Egli di dae sorti. Il pi nobile essi lo chiamano ataraantico, quasi che fosse trovato da Atamante ; o, secondo alcuni al tri, perch'egli si truovi ottimo nel monte Atamante. Nelle foglie simile agli anici, e talora ha il gambo luogo dae cubiti, con molte radici oblique e nere, e alcune d 'esse fondissime, ed mauco rossigno che l ' altra specie.. Bevuto nel-

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C. PLINII SECUNDI

IOO

discutit. Item tormina, t vesicae vitia : vulva* ruroque articulis cum meile, iofantibus cum apio illitum imo veniri oriaas movet.

l'acqua con Ia radice pesta, o cotta, muove l'o ri na. Caccia mirabilmente le ventosit dello sto maco ; e cos i tormini, e i difetti della vescica ; e impiastrato con l ' appio agli articoli della ma trice, e a* faociullini con l ' appio nella inferiora parte del corpo, muove l'orina.
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p e ric o lo , x x k .

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XGV. Fenicolom nobilitavere serpente! gu statu, ut diximus, senectam exuendo, oculorumqoe aciem succo ejus reficiendo : onde intelle ctum est, homiaum quoque caliginem praecipue eo levari. Colligitur hic caule turgescente, et in sole siccator, inungiturque ex meile. Ubique hoc est. Laudatissimus in Iberia e lacryrais fit, et e semine recenti. Fit et e radicibus prima germi natione incisis.
De
h ip p o m A r a th r o , s iv b m t r s m b o , v .

XCV. 11 finocchio stato nobilitato dalle serpi, perch esse gustandolo ringiovaniscono, e rischiarano la vista loro col sogo. Per s' inteso che esso rimuove ancora la caligine dagli ooehi degli uomini. Questo si coglie quando il gambo gonfia : seccasi al sole, e ugnesi di mele. Ne nasce per tutto. Eccellentissimo si fa in Ispagna delle sue lagrime, e del seme fresco. Fassene ancora delle radici tagliate nella prima germinaxiooe.
D ell i p p o m a r a t r o ,
o m irsih b o ,

5.

XCVI. Est et in hoc genere silvestre, qood alii hipporoarathron, alii myrsineom vocant, fo liis majoribus, gustu acriore, procerius, brachiali crassitudine, radice candida. Nascitur in calidis, sed saxosis. Diocles et aliud hippomarathri genus tradit, longo et angusto folio, semine coriandri. Medicinae in sativo, ad scorpionum ictus et ser pentium, semine in vino poto. Succus el auribus instillatur, verraiculosque in bis necat. Ipsum condimentis prope omnibus inseritur : oxyporis etiam aptissime. Quin et panis crustis subditur. Semen stomachum dissolutum adslringit, vel in febribus sumptura. Nauseam ex aqua tritam sedat. Pulmonibus et jocineribus laudatissimum. Ven trem sistit, quum modice sumitur, urinam ciet, et tormina mitigat decoctam, lactisque defectu potam mammas replet. Radix cum ptisana sum pta renes purgat, sive decocto socco, sive semine sumpto. Prodest et hydropicis radix ex vino co ci. Item convulsis. Illinuntur folia tumoribus ardentibus ex aceto. Calculos vesicae pellunt. Ge niturae abundantiam quoquo modo haustura facit. Verendis amicissimum, sive ad fovendum radice cum vino cocta, sive contrita in oleo illitum. Multi tumoribus et sugillatis cum cera illinunt. Et radice in succo vel cum raelle contra canis morsum utantur, et contra multipedam ex vino.

Hipporaarathron ad omnia vehementius. Calcolos praecipue pellit. Prodest vesicae cum vino leui,et feminarum menstruis haerentibus. Effica cius in eo semeo, quam radix. Modus ia ulroqae,

XCVI. In questo genere c' anco il salvatico, il quale alcuni chiamano ipporoaratro, altri rairsineo, che ha le foglie pi grandi, e pi acri, ed pi alto, grosso nn braccio, e di radice bianca. Nasce in luoghi caldi, ma sassosi. Diocle mette un'altra sorte dippomaralro,che ha la foglia Ion ica e stretta, e il seme di coriandolo. 11 domestico, beendosi il suo seme oel vino, medica i morsi de gli scorpioni e delle serpi. Il sogo si stilla negli orecchi, e ammazza in essi i vermini. Esso si mette quasi in tutti i condimenti, e specialmente in quelli di sapor acido ; ed anche si pone sotto le cortecce del pane. Il seme ristrigoe lo stomaco dissoloto, preso ancora nella febbre. Trito nell ' acqua leva il fastidio dello stomaco. ottimo al polmone e al fegato. Quando se ne piglia poco ferma il corpo, provoca l'orina, e cotto mitiga i tormini, e bevuto riempie le poppe di latte. La sua radice presa con l'acqua d'orzo porga le reni, sia che se ne pigli il sugo cotto, sia che il seme. Anco la radice cotta nel vino giova a' rilruopichi e alle convulsioni. Le foglie sue eoo l'aceto si mettono sopra gli enfiati ardenti. Cacciano le pietre della vescica. Bevuto in qualunque modo si voglia fa abbondanza di sperma. amicissimo alle parti ge nitali, e la radice colta col vino vale a fare fomen tazioni, o essendosi pesta, a farne empiastro con olio. Molli l ' adoperano con cera agli enfiati e suggellati. Usano ancora la radice nel sogo col mele contra il morso del cane, e col vino contra il molti piedi. L 'ippomaratro molto pi possente a latto le cose ; e soprattutto fa gettare la pietra. Giova alla vescica con vino leggero, e alle purgagioni delle donne, che non escon fuori, la ci ha pi

101

MSTORIARGN MUNDI L1B. XX.

IO

quod duobos digitis^rilarn additar in polionem. Peiriehus, qui Ophiaca scripsit, et Micton, qui Rhiiotomumena, advertas serpentes nibil hippomarathro efficacias patavere. Sane et Nicander non In novissimis posuit.

virt il seme che la radice. La misura nell'ano e laltro berne quanto si piglia con due dila, pe sto e ridotto a bevanda. Petrico, il quale scrisse delle serpi e de veleni, e Milione, che scrisse delle medicine che si ricavano dalle radici dellerbe, tengono che non ci sia cosa migliore con tra le serpi, che l ippomaratro. E Nicandro anchesso gli diede per ci grandissima lode. Dbl CAtrAPB,g. XCVII. 11 canape nacque prima nelle selve, con la foglia molto nera e aspra. Dicono che il seme suo spegne lo sperma degli uomini. II sugo d'esso caccia i vermini degli orecchi, e ogni altro animale che vi fosse entrato ; ma fa dolere il capo. Ed ha tanta forxa, che messo nell- acqua si dice che la fa rappigliare. Imper bevuto nell acqua giova al corpo de giumeati. La radice cotta nell'acqua mollifica le congiunture ratto p pate, e cos le gotte, e simili empiti. Del crudo si fa empiastro alle incotture; ma spesso si mula prima che secchi.
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D b cin u k i, ix. XCVII. Cannabis in silvis primam nata est, nigrior foliis, et asperior. Semen ejus exlinguere genit aram virorum dicitur. Succus ex eo vermi culos sariam, e t qaodeamque animal intraverit, ejicit, sed cam dolore capitis. Tantaque vis ei esi, ot, aquae infusa, coagulare eam dicatur. Et ideo janeo torum Ito succurrit pota ia aqua. Radix coolractos articulos emollit in aqua cocta : item podagras, et similes impetas. Ambustis cruda illinitor, sed saepias mutator prinsquam arescat.

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fbbola,

viii.

D blla rucLA , 8.

XCV1II. Ferola semen anetho simile habet. Qeae ab uno caale dividitur in cacumine, femina palatur. Caules eduntur decocti* commendantorqoe inusto ac meile, stomacho utiles. Sin plures suropli, capitis dolorem faciunt. Radix denarii pondere iu vini cyathis duobus, bibitur adversus serpentes. Et ipsa radix imponilur. Sic et tormi nibus medetur. Ex oleo aulem et aceto, contra dores immodicos, vel in febribus proficit. Suc cos ferulae alvum solvit fabae magnitudine devo ratos. E viridi medulla vulvis utilis, et ad omnia ea vitia, d sanguiner sistendum decem grana Kmio b ib a a ta r , ia vino trita, vel medulla. Soot qui comitialibus morbis dandum putant loos qoarta, sexta, septima, lingula mensura. Nalora ferularum mnraenis infestissima est : ta ctae siquidem ea moriootur. Castor radicis sucemn et oculorum claritati conferre multum pu tavit Db c a b d o o ,

XCVI1I. La ferula ha il seroe simile allanelo. Qoella che da on gambo si divide nella cima, si tiene che sia la femmina. Mangiansi i suoi gambi cotti, e son mollo lodati col mosto e col mele, per essere utili allo stomaco. Ma se se ne mangia molli, fanno dolere il capo. La radice a peso di un denaio si bee io due bicchieri di vino conira le serpi, e mettevisi sulla ferita la radice ; e cos medica ancora i tormini. Con lolio e con laceto giova ne gran sudori della febbre. Il sugo della ferula, mangiandone quanto grossa una fava, scioglie il corpo. On ramoscello di ferula verde utile a tulli questi difetti. A fermare il sangue si beonfc dieci granelli di seme pesti nel vino, o la midolla. Alcuni la danno a chi ha il male ca duco, il quarto, sesto e settimo giorno della luna, a misura d un cucchiaio. La natura della ferula inimicissima alle lamprede, perciocch tocche con essa si muoiono. Castore tiene che il sugo della sua radice giovi mollo a rischiarar la vista.
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c a b d o , o s c o lin o , 6.

s iv b s c o ly m o , v i.

XC1X. E t de carduorum sala inter hortensia diiimus: quapropter et medicinam ex iis uon differamus. Silvestrium geners sunt duo, uputn fruticosius a terra statim: alterum unicaule cras sius. Utrique folia pauca, spinosa, muricatis cacu minibus. Sed alter florem purpureum mittit inler cdios culeos, c eleriter canescentem, e t abeun-

XCIX. Del seminare de*cardi abbiamo ragio nato, quando trattammo degli erbaggi, e per ci ragioneremo ancora delle lor medicine. I salva tichi sono di doe sorti : uno, che germoglia su bito da terra; l allro, che fa un gambo solo e pi grosso. L uno e 1 altro ha poche foglie, spi * nose, e con le cime a foggia di murice. Per

C. PLINII SECUNDI H1ST0R. MUNDI UB. XX. lem cam aara : scolymon Graeci vocant. Hic an tequam floreat contusus atque expressus, illito succo alopecias replet. Radix cujuscumque ex aqua decocta potoribus sitim facere narratur. Stomachum corroborat : et vulvis ( si credimns ) etiam conferre aliquid traditur, ut mares gignantur. Ita enim Chaereas Atheniensis scripsit, et Glaucias, qui circa carduos diligentissimus vide* tur. Mastiche cardui odorem commendat oris. I' uno C fiore rosso in mezzo a piccoli spini, il s quale imbianca tosto, e vassene con l'aria: i Greci lo chiamano scolimo. Questo pestato innanzi che fiorisca, e posto col.sngo sopra le alopecie, le rag guaglia e riempie. Dicono che la radice d'amen* due cotta nell1acqua fa sete a chi la bee. Forti fica lo stomaco, e dicono (se lo vogliamo credere) che giova ancora qualche cosa alla matrice, per far ingravidare di maschio. Cos scrisse Cherea Ateniese, e Glaucia, il quale pare diligentissimo circa i cardi. 11 mastice del cardo fa buon alilo.
COHPOSIZIOBB DELLA TBUCA.

h e b ia c a e c o m p o s it io .

C. a4 Ante discessam ab hortensiis, unam compositionem ex his clarissimam sabtexemus, adversos venenata animalia, incisam lapide versi bus in limine aedis Aesculapii. Serpylli doum denarioratn pondus : opopanaci), et mei, tantamdem siogaloram, trifolii pondas denarii : anesi, et feniculi seminis, et ammii, et apii, denariorum senum singalis generibus, ervi farinae duodecim. Haec tusa cribrataqae vino quam possit excellen ti, digeruntor in pastillos, victoriati pondere. Ex his singuli dantur ex vini mixti cyathis ternis. Hac theriaca magnas Antiochus rex adversos omnia venena usos traditur.

C. a4 Innanzi che noi d partiamo dall' erbe degli orti, fia bene che mettiamo una composi zione d 'esse nobilissima contra gli animali vele nosi, scolpita in versi in pietra nella soglia del tempio d1Escala pio. Di aermollino due denari a peso, di opopanace e di meo altrettanto per cia scuno, di trifoglio on denaio di peso, d1aaeto, danice, di seme di finocchio, dammio, e dappio denari sei per ciascuno, e di farina di rabiglie denari dodici. Tulle queste cose peste e stacciate con vino quanto si possa dire eccellente, si com partiscono in pastelli a peso d una moneta detta vittoriato, che saria quanto uno scudo. Ciascun bicchiere di questi si d i mescolato con tra bic chieri di vino. Dicesi che il gran re Antiooo ns qaesta triaca contra tatti i veleni.

C. PUNII SECUNDI

HISTORIARUM MUNDI
LIBER XXI
NATOR A FLORUM ET CORONAMENTORUM
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I T A O P H lO U t : S U T A .

D elle

s t e o f i o l s : de1 s e r t i .

I. i. preeetto di Catone, che negli orti si dovessero seminare i fiori da fare le ghirlande, la cui finezza massimamente iodescrivibile, per ch niuoo pi facilmente ne pu favellare, di quello che la natura gli sa dipingere ; massima mente quando ella scherza e si trastulla nell* al legrezza di s gran dovizia. Perciocch ella ha fatte P altre cose per bisogno e per alimento ; e perci ha voluto che vivano i secoli e gli anni. Ma i fiori e gli odori genera ella d per d, con grande, come si pu vedere, ammonizione degli uomioi, ehe le cose, le quali leggiadrissimamente fioriscono, prestissimamente marciscono ancora. Ma n anco la pittura sufficiente a rappre S e d ne pictura quidem sufficiente imagioi c o l o r a n s reddendae, mixturarumque varietati, sentare la imagine de* colori, e la variet delle i v e a l t e r n i atqne multiplices inter se nectantur, misture, o quando scambievolmente e di diverse sive p r iv a t is generam funiculis ia orbem, in obii sorti insieme intreeciano, o quando alcune co q u u m , i n ambitum, quaedam coronae per coronas rone o ghirlande fatte d1una ragion sola, corro c a r m iB t. no per altre ghirlande in tondo, o iu obliquo, o in cerchio. II. p . Tenuioribus utebantur antiqni, stroppos JI. a. Gli antichi usavano ghirlande molto p p d la n te s : unde nata strophiola. Quin et voca* sottili, cui chiamavano stroppi ; onde si son poi W lnm ip sn m tarde communicatum est, ioter sa- dette strofiole. Anzi lo stesso vocabolo di corona * M n ln m et bellicos honores coronis suum no- pen assai a divulgarsi, e solamente ne1sacrificii v in dicantibus. Quum vero e floribus Aerent e negli onori della guerra s'usavano chiamare fla , a serendo serviae appellabantur ; quod corone. Quando poi si facevano di fiori, perehq

1 .1. JLn horti* ieri et coronamenta jusi it Cato, ioenarrabili florom maxime subtilitate; quando nulli potest facilius esse loqui, quam rerum na turae pio gere, lascivienti praesertim, et iu maguo fftudio fertilitatis tam variae ludenti. Quippe reJiqoa osos alimentiqne gratia genuit; ideoque Secala annosque tribuit iis. Flpres vero odoresq o e in dieaa gignit : magoa, ut palam est, admo n itio n e hominum, quae spectatissime floreant, ceIc rrim e marcescere.

Fu

C. PU N II SECUNDI p ad Graeco quoque non adeo antiquitas pla cuit.

108

essi erano serti, cio intrecciati, le chiamavano servie; il die presso gli stessi Greci non molto antico.

Qui isvbbibbibt miscebb flobbs, et qoabdo phimum COBOLLAB APPELLATAS, ET QCABE.

D a CHI V O BIPETBBE l U FBE LA FBIM VO O LSl SO A L TA DI V ESCEBB FIOBI, E Q A D B B B BOXE LE UNO BB C BORE, B PEBCH. O

III. Arborom enim ramis coronari in aacris III. 1 Greci osarono prima fare ghirlande di certaminibus, mos erat primum. Postea variari rami d 'alberi ne' giuochi sacri. Poscia comincia coeptum mixtura versicolori florum, quae invi rono a variarle con mistura di fiori, che alternas cem odores coloresque accenderet, Sicyone, ex sero i colori e le fragranze ; il che avvenne pri ingenio Pausiae pictoris atque Glycerae corona mamente nella citt di Sicione per ingegno di riae, dilectae admodum illi, quum opera ejus Paasia pittore e di Glicera facitrice di ghirlande, pictura imitaretur, et illa provocans variaret, es- a lui sommamente cara ; perciocch egli oeU'opesetque certamen artis ac naturae. ra e componimento delle sue ghirlande con la pittura la imitava, ed ella provocandolo inge gnava di variare. Cos veniva ad essere un con trasto dell1arte e della natura. Oggid ancora ci sono tavole di tali sue pittu Quale* etiam nunc exstant artificis illius ta re, e massimamente quella eh 1 chiamata Stefabellae, atque in primis appellata Stephaneplocos, noploco, nella quale egli ritrasse Glicera. Ci fu qua pinxit ipsam. Idque factum est post olympiadopo la centesima olimpia. Di questo modo essen dem centesimam. Sic coronis e floribus receptis, paullo roox subiere, quae vocantur Aegyptiae, ac dosi cominciale le ghirlande de' fiori, poco dopo vennero in uso quelle che si chiamarono Egizie, e deinde hibernae, quum terra flores uegat, ramen dipoi le vernerecci, le quali si facevano di bructo e cornibus tincto. Paullatimque et Romae sub cioli di corna colorati, perch di quella stagione la repsit appellatio, corollis inter initia propter gra terra oon fa fiori. A poco a poco si attribu loro un cilitatem nomioatis : mox et corollariis, postquam nome anche in Roma,e chiamaronsi da principio, e lamina aerea tenui inaurata aut inargentata per rispetto della sottigliezza loro, corolle, e poi dabantur. corollarii, quando si davano fatte di foglia di rame indorato o inargentato. Qois FEIMUS CO H S FOLIIS ABGEKTB1 ET ACEBIS BO A S dbdebit. Q oaeb cobollabia dicta. Db lemviscis. Qois fbimuii caelavbbit bos.
C hi fu il fbiko che mspebsasse ghiblabde coi

FOGLIE DI A BH E D OBO. P eBCH COBOLLAElt BG TO * FO B DETTE. Db L M lSC CHI FO IL PBU A BO B W I. TO FABLI SG OLPIBB.

IV. 3. Crassus dives, primus argento auroque IV. 3. Crasso, quel gran riccone, fu il prim o folia imitatus, ludis suis coronas dedit. Accesse- che ne* suoi giuochi diede ghirlande con foglio d ' oro e d 'argento. V' aggiunsero poi i lemnisci runtque et lemnisci, quos adjici ipsarnm corona ( queste erano cintole e legature d ' esse ghirlan rum honos erat propter Etroscas, quibus jungi nisi aurei noo debebant. Puri diu fuere ii. Caelare d e), i quali era d 'o u o re che s aggiugnessero loro per rispetto delle ghirlande Toscane, alle eos primus instituit P. Claudius Pulcher, braquali non si dovevano aggiugnere se non d 'o ro . cteasque etiam philyrae dediL Questi lungo tempo furono pori. 11 primo che gli facesse scolpire fu P. Claudio Pulcro, il quale o rn quelle, che si chiamano filire, di piastre o foghe di metallo. QlJABTUS HOBOB COBOBABCV APTD AftTIQOOS FUBB1 T.

I b quabto obobb fossebo le cobobb FB SSO GLI ANTICHI. B

V. Semper tamen auctoritas vel ladicro quae V. Nondimeno sempre ebbero autorit quelle* che s'acquistavano ne'giuochi. Perocch scen sitarum fuit. Namque ad certamina in circum per ludos et ipsi descendebant, et servos suos devano a lottare nel circo i padroni stessi, e vi

HISTORIARUM MUNDI L 1 B. XXI. quique m ittebant. Inde illa xii*tabularum lex: u Qui coronam parit ipse, pecuniave ejos virtutis ergo duitor ei. Quam servi equive meruissent, pecunia partam lege dici, nemo dubitavit. Quis ergo bonos ? u t ipai mortuo, parentibusque ejus, dom io Ius positus esset, forisve ferretu r, sine fnude esset imposita. Alias in usu promiscuo ne ludicrae quidem erant.

no

mandavano ciascuno i suoi servi. Di qui fu quella legge delle dodici tavole : a Qualunque acquista ! oorona o da s o col cavallo o servo da lui prez zolato, si giudica degno d 'onore. N ha dubbio alcuno, che quella corona che i servi o i cavalli si hanno acquistata, per legge si dee dire acquistata per pecunia. Ora in che consisteva egli questo onore? permetteva la legge che quando era morto o egli, o il padre, potesse tenere detta ghirlanda e mentre ch'era in casa, e meutre ch'era portato alla sepoltura. Per n anco le ghirlande da giuoco si potevano lasciar osare ad alta persona.
S b v b b it
d e g l i a r t ic h i b a p p o b t o a q u e s t e .

SSVEAITAS ABTIQUOHUM IR COBORIS.

VI. Jngeosque et hinc severitas. L. Fulvius VI. Di qui nacque gran severit. L. Fulvio srgeutarius, bello Puoico secundo, cum corona argentario nel tempo della seconda guerra Car nucea in terdia e pergula sua in (oram prospe- taginese, essendosi inteso come egli di giorno xisse dictus, e x auctoritate senatus in carcerem avea guardato dalla sua pergola net foro con una abductus, n o n ante finem belli emissus est. P. ghirlanda di rose, per ordine del senato fu messo Bfuoatius, q u u m demptam Marsyae coronam e in prigione, dove egli stette sino al fine della Boribas capiti auo imposuisset, atque ob id duci guerra. P. Munazio avendosi messa in capo una eum io vincula trium viri jussissent, appellavit ghirlanda di fiori, la quale era stata tolta a lVlartribaaot plebis. Nec intercessere illi : aliter quam sia, i triumviri comandarono che per ci fosse Athenis,ubi comesaabundi juvenes ante meridiem menato in prigione, ed esso s'appell a1tribuni eoa ventos sapientiam quoque doctrinae frequen della plebe. Ma essi non si opposero a quella tabant. Apud nos exemplum licentiae hujus non condanna ; ben pi severi che gli Ateniesi, fra i est aliud quam filia divi Augusti, cajas luxuria quali i giovinastri stavano in gozzoviglia innanzi noctibus coronatam Marsyam, litterae illius dei il mezzod, ed entravano licenziosamente anche gemunt. nelle scuole de* savii ad apprendere le dottrine loro. Appresso di noi non v* ha esempio di que sta licenza, altro che la figliuola dell* imperadore Augusto, per la cui lussuria le lettere sue si dolgouo che Marsia stesse coronato la notte.
Q c il FLOBJSCS COBOBAVEB1 POFBLUS ROMARCI. T V II.Florum q o id e m populus Romanus hono- rem Scipioni U a l o m habuit. Serapio cognominabaiar, p ro p ter sim ilitudinem suarii cujusdam negotiatoris. O b id erat io tribunatu plebi ad modum gratu s, d ig n u sq u e Africanorum familia. Nee erat in b o n is funeris impensa. Asses ergo contolit p o p o lu s, a c funus elocavit, quaque prae ferebatur, flo re s e prospectu omni sparsit Chi fu coborato di fiobi dal popolo R omaro. VII. 11 popolo Romano attribu 1 onore dei * fiori solamente a Scipione. Egli era cognominato Serapione, perch somigliava mollo no certo mer catante da porci cos chiamalo. Perci nel tribu nato era egli molto caro alla plebe, e degno della famiglia degli Africani. E siccome non ebbe tanto patrimonio, che se gli potesse pagare la spesa del mortorio, il popolo diede del suo e ne appalt le esequie, e per tutlo dovunque passava il morto , erano gettati fiori.
GhIBLARDB DI PI FIOBI. DBLLB GH 1 BLARDE CUCI TE : DI QOBLLE DI FOGLIE DI HAEDO : DBLLB FOEBITB DI SBTA.

P actiles c o b o b a i . D b sutilibus coeoris : DE HAKVIHIS ; DB SEB1 CIS.

V ili. E gii fino allora le ghirlande si faceva VIII. E t ja m tn n e coronae deorum honos ersnt, et la r iu m poblicorum privatorumqoe, ac no io ooore degli dei, e de* lari pobblici e privati, fcpolcrorom, e t m a o iu m ; summaque auctoritas e delle sepolture, e dell* ombre ; ed erano in gran ripalaiione le ghirlande falle di varie froodi e putili coronae. S u li le s Saliorum sacris invenimus,

Ili

C. PLINII SECUNDI fiori. Troviamo ancora che ne* sacrificii d e'sa cerdoti di Marte s ' usavano ghirlande cucite, e specialmente n e 'conviti sacri. Passarono poi alle ghirlande di sole rose, e crebbe tanto la pompa, che nessuna ghirlanda avea grazia, se non era tutta di foglia : furono portale poi le ghirlande cucite d India o di l dall' India. E tenuta cosa delicatissima darle di foglie di nardo, o intorniate di seta a pi colori e imbiu tale di unguenti. A tal termine giunse finora la lussuria delle donne.
QoALI AUTORI SCRIVESSERO SOPRA

el solerai) coenis. 1'rsnsiere deinde ad rosaria ; oque luxuria processit, ni non esset graiia nisi mero folio : sulilibus mox petilis ab India, aut olir Indos.

Lautissimam qaippe habetor e nardi folio cs dari, aut veste serica versicolores unguentis ma didas. Hunc babet novissime exilum luxuria fe miuarum.
D * FLORIBUS QUI SCRIPSERINT. CtBOPATRAB REGINAE FACTO 1B CORONIS.

1 FIORI. FATTO

DELLA REGINA CLEOPATRA RISPETTO AI FIORI.

IX, Et apud Graecos quidem de coronis priIX. Appresso i Greci hanno scritto libri par va lira scripsere Mnesilheus alque Callimachus ticolari delle ghirlande Mnesteo e Callimaco me medici, quae nocerent capili : quoniam et in hoc dici, dando a conoscere quelle che nuocono al esi aliqua valetudinis portio, ia potu atque hila capo, perciocch ancora da qoesto canto pu es ritate praecipue odorom vi subrepente fallaciter, sere alterata la nostra salute, dacch nel bere e scelerata Cleopatrae solerlia. Namque in apparatu nell'allegrezza soprattutto,intanto che si va spar belli Actiaci gratificationem ipsius reginae An gendo l ' odore ci pu essere nascosta trama, come tonio timente, nec nisi praegustatos cibos sumenlo prova la scellerata astuzia di Geopalra. Peroc te, fertur pavore ejus lusisse, extremis coronae ch temendo M. Antonio, nell'apparato della guer floribus veneno illitis, ipsaque capili imposita, ra Azziaoa, le cortesie di quella reina,e oon toccan mox procedente hilaritate invitavit Antouium, do di cibo alcuno, se prima non se ne faceva far u t coronas bibereut. Quis ita timeret insidias? la credenza, dicesi ch'ella per pigliarsi gioco Ergo concerpta in scyphum incipienti haurire della paura di lui si mise io capo una ghirlanda, opposita manu : u En ego sum, inquil, illa, Marce i cui fiori di fuora erano avvelenati : dipoi cre Antoni, quam tu nova praegustantium diligentia scendo l ' allegrezza e la festa, invit Antonio a caves : adeo mihi, si possim sine te vivere, occasio bere in compagnia sua le ghirlande. E chi avreb au t ratio deest. Inde eductum custodia bibere be allora temuto di tradimento e d ' inganno ? jussit, illico exspirantem. De floribus supra diclos Essendo adunque stritolale le ghirlande nel bic scripsit Theophrastus apud Graecos. Ex noslris chiere, e cominciando M. Antonio a voler bere, autem inscripsere aliqui libros Anlhologicon : Cleopatra gliele tolse di roano, e disse : Ecco flores vefo persecutus est nemo, quod equidem ohe io sono quella, Antonio mio caro, da coi tu inveniam. Nec nos nunc scilicet coronas necte con tanta diligenza li guardi dal pigliar i cibi : mus: id enim frivolum est: sed de floribus, quae vedi, s ' io potessi vivere senza te, se mi manche videbuntur digna, memorabimus. rebbe l'occasione o il modo di nuocerli, n Fece poi trarre un di prigione, il quale bevuto di quel vino mor subito. De* fiori, olir gli autori citati sopra, scrisse Teofrasto appresso i Greci. Dei nostri alconi hanno intitolato i lor libri Antologicon ; ma per ninno, eh* io sappia, ha trattato de' fiori. N anco noi ora insegneremo a compor ghirlande, perch ci cosa ride fole, ma conte remo de* fiori quelle cose, che ci parranno degne.

Db r o s a

: g e r i r b jd * x ii.

D e l l a r o s a : do d ici sp e c ie d i sa .

X. 4. Paucissima nostri genera coronamento X. 4- I nostri hanno conosciuto pochissimi fiori negli orli da fare ghirlande, e quasi sola rum inler hortensia novere, ac paene violas ro mente viole e rose. Nasce la rosa piuttosto da spi sa sque tantam. Rosa nascitor spina verius, qoam no che da frutice} anzi essa viene ancora dal ro frutice, in rubo quoque proveniens, illic eliam ipcundi odoris, quamvis angusti. Germinat omnis vo, ma d ' un odore che molto non si dilata, q u an tunque giocondo sia. Prima germoglia tutta in primo iudusa granoso cortice. Quo mox intume-

iis

HISTORIARUM MUNDI L 1B. XXI. Chiosa ia corteccia scabra e qua* di granelli, Ia qual dipoi rigonfia, e a guisa di verde vaso d'ala bastro se ne viene appuntata, e a poca a poco s'apre rosseggiando, e distende, e nel mezzo della sua boccia contiene piccoli spilletti gialli.Ndle ghirlan de ella si adopera poco, o quasi nulla. Macerasi con l ' olio, il che s ' os gii fino si tempo de'T roiani, secondo il testimonio d'Omero. Pass poi negli un guenti, come abbiamo detto, ed per s medesi ma medicinale. Metlesi negli impiastri e medicine degli occhi, per la sua mordace sottigliezza, e non nociva a spargere del sugo le mense e le squisite vivande. 1 nostri n'hann o due sorti celebratissime, la Prenestina e la Campana. Alcuni altri v' hanno aggiunta la Milesia, la quale d* un colore molto acceso, e non passa dodici foglie. Dopo questa la Trachinis, eh' manco rossa. Dipoi l ' Alabandica, assai pi vile, le cui foglie biancheggiano. Vilissima la spineola, che ha mollissime, ma minutissime foglie. Le rose son differenti anche per moltitudine di foglie, per asprezza, per mor bidezza, per colore e per odore. Pochissime sono di cinque foglie, l'altresono di pi, essendovene d ' una sorte, che si chisma cenlofoglie, che in Campagna d'Italia, e in Grecia intorno a' campi Filippici ; ma quivi non nascono nella terra del paese. Il monte Pangeo qui vicino le produce di numerose e piccole foglie; onde gli uomini del paese trasferendole, le seminano, ed elle in questo modo si fanno grandi. Ma questa non la pi odorata, come n anche quella che ha larga e gran foglia. 1 segno dell' odore la ruvidezza della 1 corteccia. Cepione al tempo di Tiberio imp. non volle che la cenlofoglie si meltesse nelle ghiron de, fuor che nelle parti estreme. Non vaga n per odore, n per bellezza, quella che i nostri chia mano Greca, e i Greci licni, la qual non nasce se non ne' luoghi umidi, n mai passa cinque foglie, ed ha la grandezza della viola, ed senza odore veruno. ccene u n 'a ltra chiamata Grecula, la quale ha i pannicoli delle foglie avviluppati, e mai non si apre, se non costretta dalla mano ; e pare sempre che spunti allora, con foglie larghe. U n'altra esce fuori da gambo simile alla malva, e ba foglie d* ulivo, e chiamasi raosceuto. Fra queste di mediocre grandezza l'autunnale, che si chiarita co roncola. Tulle sono senza odore, fuor che la coroneola, e la nata nel rovo : per tanti modi si adulterano. La vera slessa prevale soprattutto a seconda del suo terreno. In Cirene odoratissima ; e per questo n' quivi bellissimo unguento. In Cartagine di Spagna per lutto il verno primaticcia. Importa ancora molto la temperie dell aere. Perciocch sono certi anni, eh' ella ha manco odore. Olir di ci ciascuna i

ente, et io virides alabaslros fastigato, paallatim rubescens dehiscit, ac sete pandit, ia calycis medio sui stantis complexa luteos apices. Usas ejus in coronis prope minimos est. Oleo macera* lar, iilqne jam Trojanis temporibus, Homero teste. Praeterea in unguenta tram i t, n t diximui. Per se medicas artes praebet. Emplastris atque collyriis in se ritu r mordaci subtilitate. Mensarum etiam deliciis perungendis minime noxia.

Gener* ejas n o stri fecere celeberrima, Prae nestinam et Campanam. Addidere alii Milesiam, coi sit ardentissima* colos, non excedenti duo* dena folia. P roxim am ei Trachiniam minus ru bentem. Mox Alabandicam viliorem, al|>icantibns foliis. Vilissimam vero plurimis, sed minutis simis, spineolam. Differunt enim moltitudine fo lioraro, asperitate, laevore, colore, odore. Pau cissima quina folia, ac deiode numerosiora : quara sit genus ejas, quam centifoliam vocant : quae est in Campania Italiae, Graeciae vero circa Phi lippos : sed ib i non suae terrae proventu. Pan gaeas mons in vicino fert, numerosis foliis ac parvis: unde accolae transferentes conserunt, ipsaque plantatione proficiunt. Non autem talis odoratissima est, nec cui latissimum maximuraqne folinm. Bre viterqae indicium est odoris, sca britia cori icis. Caepio Tiberii Caesaris principatu, negsvit centifoliam in coronas addi, praeterquam extremo* velat sad cardines. Nec odore, nec spe cie probabilis e s t, quae Graeca appellator a no stris, a Graecis lychnis, non nisi in humidis locis proveniens, nee nm quam excedens quinque folia, violaeqae m agnitudine, odore nullo. Est et alia Graecula appellata, convoluta foliorum paniculis, nee dehiscens n isi m anu coacta, semperque na scenti similis, latissim i) foliis.

Alia fu n d itu r e caule malvaceo, folia oleae babente, m osceuion vocant. Atque inter has me dia magnitudine aatumnalis, quam coroneolam vocant. Omnea sin e odore, praeter coroneolam et in rabo n a ta m : tot modis adulterantur. E t alias vera q u o q u e plarimum solo praevalet. Cy renis odoratissim a est : ideoque ibi angnentnm pulcherrimam. C arthagine Hispaniae, bieme tota praecox. R efert e t coeli temperies. Quibusdam nim annis m in u s odorata provenit. Praeterea m ii siods q u a m hnmidis odoralior. Seri nec pitfcnibus v o lt, n ec argillosis locis, nec riguis,

G. P U N II SECUNDI ontenta rari*, proprieque ruderatum agrum amat. pi odorosa ne' luoghi scchi, che negli umidi. Non vuole terra grassa, n argillosa, n vuole es sere inaffiata, ma si contenta di terreno leggeri, e propriamente ama la terra piena di calci naoci. Primaticcia la Campana, serotina la Milesia. L' ultima ebe rimane la Prenestina. Zappansi pi sotto che le biade, e pi leggermente ebe le vili. Penano assai a venire del seme, che si ritro va entro la scorsa di quel calicetto ooperto di la nugine, il quale serve di base al fiore : per questo si piantano per magliuoli tolti dal gambo. Pian tasi per occhi delle radici, come le canne, quella specie di pallida e spinosa, che ha lunghissime verghe e non pi che cinque foglie, la quale di specie Greca. Ogni rosa ama d essere potata e arsa: traspiantandola ancora, come li vite, viene tosto e bene. Ponsi co' gambi lunghi quattro dita, o pi, dopo il tramontare delle Vergilie; e dipoi quando regna il vento Favonio si traspianta, eon ispazio d' nn piede una dall' altra, e spesso si la vora d ' attorno. Coloro che vogliono fare le rose primaticcie, fanno fossa d 1nn piede intorno la radice, e mltonvi acqua calda, quando la boccia comincia a germogliare.
Q
u a t t r o s p b c ib d i g i g l i .

Praecox Campana est, sera Milesia. Novissime laroeo desinit Praenestina. Fodiuntur aliius quam fruges, levius quam vites. Tardissime proveniunt semine, quod in ipso cortice est, sub ipso flore, opertum lanugine: ob id potius caule conciso inseruntur : et ocellis radicis, ut arundo, unum geuus inseritur pallidae, spinosae, longissimis virgis, quinquefoliae, quae e Graecis altera est. Omuis aulem recisione atque ustione proficit : translatione quoque, u t vilis, optima ocissimeque provenit, surculis quaternum digitorum lon gitudine, aut ampliore, post Vergiliarum occa sum sala : dein per Favonium translata, pedali bus intervallis crebroqae circumfossa.

- Qui praecocem faciunt, pedali circa radicem scrobe aquam calidam infundunt, germinare in cipiente calyce.

L il ii

gbubra iv .

XI. 5. Il giglio va dopo la rosa per nobilt, e XI. 5. Lilium rosae nobilitate proximnm est, per certa somiglianza d'olio e dunguento, che si quadam cognatione unguenti oleique, quod chiama lirino. Unito con le rose, molto si eonfa, lirinon appellatur. Gt impositum etiam maxime e comincia a mezzo il tempo d ' esse. N alcuno rosas decet, medio provenlu earum incipiens. altro fiore cresce a maggiore altezza, essendo egli Nec ulli florum xcelsitas major, interdum cubi talora lungo tre braccia, per sempre col collo torum trium, languido semper collo, et non suf languido, e poco sufficiente a sostenere il peso ficiente capitis oneri. Candor ejus eximius, foris del capo. Egli bianco oltra modo, con le foglie striali, et ab an?ustiis in latitudinem panllalim vergate di fuori, le quali dal basso allargandosi a .sose laxantis effigie calathi, resupinis per ambifura labris, tenuiqne filo et semine, stantibus ift poco a poco, fanoo la forma d un piccolo paviere, con i vivagni all'intorno resupini, e dal cuore medio crocis. Ita odor, colorqne duplex, et alius di lai sopra a sottili fila s'alzano come semi che calycis, alius staminis, differentia angusta. In un* tirano al colore del zafferano. Cos ha egli o dore guenti vero oleique usa, et folia non spernuntur. e colore di dae sorti ; che altro quello del cali Est flos non dissimilis illi in herba, quam con ce, altro quello delle vergole, bench non se ne volvulum vocant, nascens per frutecta, nullo possa rilevar chiaro la differenza. Le foglie sue si ndore, nec crocis intus: candorem tantum refe adoperano ancora per uso d' unguento e d ' olio. rens, ac veluti naturae rudimentum lilia facere cci nn fiore poco differente da questo in rondisceniis. Alba lilia iisdem omnibus modis u n erba, che si chiama vilucchio, il quale nasce seruntur, quibas rosa : et hoc amplius lacryma per le siepi, e non ba alcun odore, n zafferano sua, ul hipposelinum : nihilque est fecundius, dentro; n ha niente altro che la bianchezza ; tt l nna radice quinquagenos saepe emittente balbos. quasi un principio della natura, che impari a Est et rubens lilium, quod Graeci crinon vocant. fare i gigli. 1 bianchi si seminano per tutti i m odi Alii florem ejns cynorrhodon. Laudatissimam in ehe le rose, e di pi con la lagrima lor propria, Antiochia, et Laodicea Syriae, mox in Phaselide. come I* ipposelino. Non e ' cosa pi feconda d i Quartam locam oblinet in Italia nascens. esso, ch spesse volte una radice mette cinquanta capi. cci anco il giglio rosso, il quale i G reci chiamano crino. Alcuni chiamano il suo flore c i-

w7

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXI.

tiS

norrodo. Nasce eccellentissimo in Antiochia, in Laodicea di Siria, poi m Faselide. Il quarto luo go ottiene quello che nasce in Italia.
N a ECISSI 6 I K I III.

T re

s p e c ie d e l harciso .

XII. Sant e t p urpurea lilia, aliquando gemi XII. Sonci ancora i gigli purpurei, i quali no caule, carnosiore tantum radice, aaajorisque hanno talora due gambi, con radice solameale balbi, sed u o iu s: narcissum vocant. Hujus alle pi carnosa, e di maggior capo, ma d nn solo, e ram genus flore candido, calyce purpureo. Dif chiamasi narciso. Di questo c1 u n 'a ltra sorte, ferentia a liliis est e t haec, quod narcissis folia in che ha il fiore bianco e il calice rosso. diffe radice sun t, probatissimis ia Lyciae montibus. rente da 1gigli in questo, che le foglie del narciso Tertio generi cetersi eadem, calyx herbaceus. sono nella radice, ed esso nasce bellissimo nei Omnes serotini. Poat Aratorum enim florent, ac monti di Licia. cci uoa terza specie della mede* per aequinoctium autum num . sima forma, eccetto che ha la buccia verde. T utti fioriscono tardi, cio dopo l ' Arturo, e per 1 < ' quinozio dell' autunno.
Q u A J T C M SBUBK TINGOATOK* OT INFECTA S C A R T O * .

CoMBSI TINGA IL 3BUE, PERCH IL GIGLIO BASCA DI QUEL COLORE.

XIII. Hanno anco trovalo i prodigiosi inge XIII. In v e n ta est et in his ratio inserendi, monstrificis h o m in u m ingeniis. Colligantur nam* gni degli uomini modo l1innestare i gigli. Col gono dunque i gambi, che si seccauo del mese di. qua mense J u l io scapi arasceoles, liliaque stupeoLuglio, e appiccano i gigli al fumo. Dipoi rim asi duotur in fu m o . Dein nudantibus se nodulis, in spogliati i nodegti si mettono del mese di Marza fcece nigri v in i, vel graeci, mense Martio mace in macero in feccia di via itero, perch piglino il rantor, ut co lo rem percipiant, atque ita in scro biculis s e ru n to r, heminis faecis circumfusis. Sic colore ; e cos si poogouo in fossicelle, e intorno a ciascun d ' essi si sparge un emina di feccia. In fiunt purpurea lilia : mirumque, lingui aliquid, questo modo i gigli nascono porporini ; e certo ut nascatur infectum . gran maraviglia, che alcuna cosa che ai tiaga abbia a nascere intinta*
Q u U iD lO O O V
colajttitb ,

QOASQHS HISCANTUR , SBEANTUR ,


sub

CoMB OGNI FJOBB, SECONDO LA SOA SPECIE, SI SEMINI, BASCA E SI COLTIVI.

sino olis g e n er ib u s . V iola* COLOBBS I I I . LUTEAE GKIUA. V.

T&B COLOBI DELLE VIOLE.'

C in q u e s p e c ie d e l l e g ia l l e .

XIV. 6. Violis bonos proximus. Earumque XIV. 6 . Dopo i gigli le viole hanno il primo, plura genera. P u rp u reae, luteae, albae : plantis luogo d ' onore. Ve ne sono di molle sorti, pur-, aes, ut olus satae. Ex iis vero, quae sponte puree, gialle, bianche, che tutte si pongono con apricis et m acris locis proveniuot, purpureae, la le piante, come il cavolo. Fra queste, quelle che tiore folio, stalim a b radice carnoso, exeunti vengono da s in luoghi solatii e magri sono pur soiaeque graeco n o m in e a celeris discernuntur, puree, le quali hanno pi larghe foglie e carnose appellatae ia, e t ab b is ianthina vestis. E salivis subilo sopra la radice. Queste sole si discernono dalle altra per greco vocabolo, e dicosi ia, dalle maxima a u cto ritas Iuleis. Genera iis Tusculana, quali presero poi il nome le vesli iantine. Fra le. et quae m a n n a appellatur, folio aliquando latiodomestiche in pi riputazione sono le gialle. Le, ve, sed m inus o do rato. In totum vero sine odore, specie di queste sono la Tusculana, e quella che, tninutoque folio calalbiana, munus autumni, ce si chiama marina, con la foglia un poco pi larga* terae veris. ma manco odorata. La calaziana non ha ponto, d ' odore, e ha le foglie minute : questa viene in, autunno, le altre in primavera.

>*9
D b CALTHA : BBGICS FLOS.

C. PLINII SECUNDI
D blla c a l t a : f i o * r b g i o .

190

XV. Proxima ei caltha est concolori amplitu dine. Vincit numero foliorum marinam, quinque non excedentem. Eadem odore superatur : est enim gravis calthae. Non levior ei, quam scopam regiam appellant: quamquam folia ejaa olent, non flores. D b b a o c h a b b . D b c om b& bto. D b a s a b o . XVI. Bacchar quoque radicis tantam odoratae est, a qnibusdam nardum rnsticum appellatam. Ungaenta ex ea radice fieri solita apud antiquos, Aristophanes priscae comoediae poeta testis est. Uode quidam errore falso barbaricam eam appella bant. Odor est ei cinnamomo proximus. Gracili solo nec hamido provenit. Simillimum ei, com bretum appellator, foliorum exilitate usqae in fila attenuata, et procerius quam bacchar. Nec haec sunt tantam, sed eornm qaoqae error cor rigendos est, qui bacchar rusticam nardom appellavere. Est enim alia herba sic cognominata, qoam Graeci asaron vocant, cujos speciem figoraraqoe diximus in nardi generibns. Quin immo asaron invenio vocitari, quoniam in corona* non addatur.

XV. Prossima a questa i la calta di somigliaote grandezza e colore. Avanza di nomero di foglie Ia marina, che non ne ha (Jl di cinqoe ; ma da eis* vinta d ' odore, perch la calta lo ha grave. N pi lieve odore ha quella, che si chiama scopa regia, beoch lo gettino le foglie, e non il fiore.
D bl baccabo : d e l com bbkto : d b l l a sa b o .

XVI. Il baccaro ancora ba solo la radice odo rfera, chiamalo da alcuni nardo rustico. Scriva Aristofaoe antico poeta comico, che gli antichi usavano fare ongoenti di quella radice. Onde al cuni pigliando errore falsamente la chiamavano barbarica. L odore suo simile al cinnamomo. Viene in terreno sottile, ma non amido. Molto simile a questo quella che si chiama combreto, che ha le foglie sottili quasi come filo, e pi lun ghe che il baccaro. N basta aver ci detto : noi dobbiamo correggere anco T errore di coloro, che chiamano il baccaro nardo rustico. Perch ella u n 'altra erba cos cognominata, la quale i Greci chiamano asaro, la coi speeie e fi gora raccontam mo ragiooando del nardo. Anzi troovo io eh* egli si chiama asaro, perch non si mette nelle ghir lande.
D e l za F fbb a r o : dovb m e g l io fio b isc a : q u a l i
FIORI EBANO IR PBBGIO AI TEMPI DI TBOIA.

Db c b o co : u b i o m n i f l o b b t : q u i flo h k s
TROJANIS TBMPOBIBUS.

XVII. Il zafferano salvalico ottimo, ma non XVII. Crocom silvestre optimam : serere in bene seminarlo in Italia, perch di ogni dram m a Italia minime expedit, ad scripola osqoe singola di esso il terreno ne annoila uno screpolo, come areis decoquentibus. Seritur radicis bolbo. Sati a dire che se ne ritrae un terzo meno della spesa. vam latius,majosqoe,ct nitidius,sed multo lenias, Si pianta per radice a balbo. 11 domestico p i degenerans abiqae, nec fecundam etiam Cyrenis, largo, e maggiore e pi chiaro ; ma facilmente obi semper flores laudatissimi. Prima nobilitas traligna in ogni loogo, non fecondo n anco a Cilicio, et ibi in Coryco monte : dein Lyciae monte Olympo: mox Centuripino Siciliae. Ali Cirene, dove i fior sempre sono eccellentissimi. La prima nobilt data a quello di Cilicia, che qai Phlegraeo secandam locam dedere. Adulte nel monte Corico : dipoi a quello di Licia, nel rator nihil aeqoe. Probatio sinceri, si imposita monta Olimpo; e poscia al Centoripioo di Sicilia. manu crepat, veloti fragile. Humidum enim, qood evenit adulteratione,cedit. Altera probatio : Alcani hanno dato il secondo loogo al Flegreo. Non cosa che si falsifichi quanto qoesta. La si manu prolata ad ora leniter faciem ocolosque prova del sincero e schietto , se postovi su la mordeat. Est per se genas saliti blandissimam mano scoppia, come fragile. Perciocch l ' am ido , valgo, qoam sit medio candidam, dialeucon vo che si fa per falsificaziooe, scoppia veram ente. cant. Contra Cyrenaico vitium, qood omni croco L altra proova , se toccando il zafferano, e p o r nicrios est, et celerrime marcescit. Optimam tando la mano al viso, morde leggermente la ubicamqoe qaod pinguissimam, et brevis capilli: faccia e gli occhi. Il domestico per s piacevo pessimam vero, qaod sitam redolet. Muciaans lissimo tatto, e quando sia bianco nel mezzo, lo auctor est, in Lycia anno septimo aut octavo chiamano dialeoco. Il Cirenaico ba qoesto difetto, transferri in locum subactum, atqoe ita degene eh' egli pi nero che gli altri, e tosto marcisce. rans renovari. Usos ejas io coronis nusquam. 11 migliore in ogni luogo quello eh* p i graaHerba enim est folio angusto paene in capilla-

ISI

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXI. so, e ba i capegli corti ; il peggiore quello che fiutandolo sa di muffa. Scrive Mudano che in Licia il settimo o l ' ottavo anno si traspone in luogo ben coltivato; e ritiene che cos il dege nere ripigli la sua natura. Non si mette mai nelle ghirlande, perch egli ha le foglie strette, e quasi come capegli. Ma si confa maravigliosamente col vin dolce, e cos pesto riempie d' odore tutti i teatri. Fiorisce nel tramontar delle Vergilie per po chi giorni, e mette il fiore dalle foglie Verdeg gia e raccogliesi nella bruma. Seccasi all ombra, ancora che sia di verno. Ha radice carnosa, e pi vivace che gli altri. Giovagli esser premuto e calpestato dal piede, e cos fa migliore pruova. Perci appresso alle vie e fonti bellissimo. Fino a tempi di Troia era in pregio. Certo che Omero loda questi tre fiori, cio il loto, il zaffe** rano e il giacinto
DftLLA HATU&i DEGLI ODOlf.

acati m odum . Sed tioo mire coogruit, praeci pue dolci : trita m ad theatra replenda.

Floret Vergilionkm occasa paucis diebus, foKoqne florem expellit. V iret brume, et colligi* tur; siecator u m bra, melius etiam hiberna. Car nosa e t illi rad ix, vivaciorqne quam ceteris. Gaudet calcari e t atteri pede, quo melius prove nit. Ideo juxla semitas ac fontes laetissimum. Trojanis temporibus jam erat honos ei. Hos certe flores Homertu tre* landat, loton, crocon, hyacialhum.

O s l i m i ODOHCH.

XVIII. 7. Omnium autem odoramentorum, XVIII. 7 . 1 fiori ed erbe da odore sono diffe atque herbarum differentia est in colore, et odo-*- renti tra loro nel colore, nell'odore, e nel sugo. re, et succo. O dorato sapor raro ulli non amarus : Rade volte , ohe la cosa che ha odore, non sia e contrario dulcia raro odorata. Itaque et vina amara di sapore ; e per contrario le dolci rade volte hanno odore. Per questo i vini hanno pi arastis odoratiora, et silvestria magis omnia sati vis. Quorumdam odor suavior e longinquo, pro odore che i mosti, e tutte le cose selvatiche pi che le domestiche. Alcuno odore pi soave di prius admotus hebetatur, u t violae. Rosa recens lontano, e d ' appresso scema, come quel delle a longinquo olet, sicca propius. Omnis autem viole. La rosa fresca getta odore di lontano, e la verno tem pore acrior, e t matutinis: quidquid ad secca d appresso ; ma Tresca o no, di primavera e meridianas horas diei vergit, hebetator. Novella la mattina ha miglior odore. Ogni cosa volta qooqoe vetustis minus odorata. Acerrimus tamen mezzo giorno ha manco odore. Le cose novelle dor omnium aestate media. Rosa et crocum odo hanno meno odore che le antiche; ma di mezza ratiora, quatn serenis diebus leguntur: et omnia state ogni odore potentissimo. Le rose e il zaf in calidis, quam in frigidis. In Aegypto tamen ferano hanno maggior odore, quando son m iti minime odorati flores, quia nebulosus e t rosci per sereno, e ogni cosa pi ne' luoghi caldi ch das ar est a Nilo flumine. Quorumdam suavitati ne4 freddi. In Egitto per i fiori hanno poco gravitas inest. Quaedam, dum virent, non olent, odore, perch il Nilo vi fa l ' aria nebbiosa e ru propter homorem nimium : u t buceros, quod est giadosa. Con la soavit d ' alcuni fiori accorafenom graecum. Acutas odor non omnium sine pagoata ancora la graviti. Alcone cose, quando saeeo est, u t violae, rosae, croco. Q uae vero ex acatis socco carent, eorAm omnium odor gravis, soA verdi, non oliscono per rispett del troppo ot io lilio utriusque generis. Abrotonum et ama more, come il bacer, cio il fien greco. L odor acuto proviene in molli ancora dal sugo, racos aere* habent odores. Quorumdam flos tan come della viola, della rosa e del zafferano. Ma tam jucundas, reliquae partes ignavae, u t viola, le cose che hanno odore scoto, e non sugo, son ae rosae. Hortensiorum odoratissima qnae sicca, at rota, meata, a piam , et quae in siccis nascan tutte di odor grave, come il giglio dell'una e l'al tur. Quaedam vetustate odoratiora, ut cotonea : tra sorte. L ' abrotino e la persa hanno grande eademque decerpta, qnam in suis radicibus. Qaae* odore. Alcone cose hanno solo il fiore odorifero, e l ' altre parti senza odore, come la viola e la fan non nisi defraeta, aut ex attritu olent : alia rosa. Tra l ' erbe degli orti maggior odore hanno & nisi detracto cortice: quaedam vero non nisi on le secche, come la ruta, la menta, l ' appio, e quel Ma: sicut th o ra myrrhaeque. le che nascono in loogo secco. Alcuoe quando sono pi vecchie hanno maggior odore, come ion le mele cotogne} e pi quandosop colte, cbe

123

C. P U N II SECUNDI

>94

Flores triti orane* anurioret, qqam intacti. Aliqua arida diutius odorem continent, ut melilo* tos. Quaedam locum ipsum odo ratiorem faciunt, u t iria : quin et arborem totam, cujutcumque radices attingit. Hesperis noctu magis olet, inde nomine invenio. Animalium nullum odoratum, nisi si de pantheris, quod dictum est, credimus.

sull albero. Alcune non banrio odor se non n rompono, o stropicciano. Alcune non l ' hanno, su non si leva loro la corteccia. Alcune altre se non s abbruciano, come l incenso e la mirra. Tutti i fiori sono pi amari pesti, che quando non sono tocchi. Alcune cose secche mantengono lungamente l1 odore, come il meliloto. Alcune fanno il luogo loro pi odorifero, come l1 iride ; anzi tutto un albero, solo a toccare le radici. L 'erb a esperi ha maggior odore la notte ; e di qui ha preso il nome. Non c1 ninno animale odorifero, se non vogliamo credere quello che si dice delle pantere.
D ell '
a id s .

Iu s .

XIX. Illa quoque non omittenda differentia XIX. Mi pare di non dover omettere u n'altra est, odoramentorum molta nihil pertinere ad differenza, ed , che molti odori sono, che non si coronamenta, u t irin, atque saliuncam, quam appartengono a corone e ghirlande, come quel dell* iri e della saliunca, bench Io abbiano maraquam nobilissimi odoris utramque. Sed iris ra viglioso. Ma l'iride lodato solo per la sua radice, dice tantum commendatur, unguentis et medici e nasce per fare unguenti e medicine. Viene eccel nae nascens. Laudatissima in Illyrico, et ibi quo que non in maritimis, sed in silvestribus Drilo- lentissimo in )schiavonia,e quivi pure non ne'luo ghi marittimi, ma nesalvatichi di Drilone di nis, et Naronae. Proxima in Macedonia, longis Narona. Dopo c1 quello di Macedonia : questo sima haec et candicans, et exilis. Tertium locum habet Africana, amplissima inter omnes, gusLu- lunghissimo, bianco e sottile. 11 terzo luogo ha l ' Africano, maggiore che tutti gli altri, e amaris que amarissima. Illyrica quoque duorum gene simo al gusto. Lo Schiavone anch' egli di due rum est : raphanitis a similitudine : e t quae me sorti ; il rafanito, cosi nomato dalla somiglianza lior, rhixolomos subrufa. Optima, quae sternu eh' egli ha col rafano | e il rizotomo, che mi tamenta tactu movet. Caulem habet oubitalem, erectum. Floret diversi coloris specie, sicut arcus gliore e rosseggia. Ottimo quello, che toccan dolo fa starnutire. Ha il gambo lungo un braccio, coelestis, unde et nomen. Non im probatur et Pi sidica. E t fossuri tribus ante mensibus mulsa e dritto. Fiorisce io diversi colori, come l ' are celeste, onde ha preso il nome. Non biasimato aqua circumfusa, hoc velati placamento terrae ancora il Pisidico. Quegli che 1 hanno a avegliere* * blandiuntur, circumscripta mucrone gladii orbe per tre mesi innanzi lo bagnano intorno con acqua triplici : et quum legerint eam, protinus in coe melata, e in un certo modo con questi veiai ac lum adtollunt. Natura est fervens, traetataque carezzano il terreno ; cos anche segnanlo all' in pusulas ambusti modo facit. torno con la panta d* un coltello in tre giri ; e eome poi l ' hanno colto, subito l ' alzano al cielo. di natura calda, ed essendo tocco 1 vesciche ai modo di chi sia incotto; Si vuole sopra ogni altra cosa, che le persone Praecipitnr ante omnia, ut casti legant Te caste, e non altri, P abbiano a corre. Srate tosto redines oon sicca modo, verum et in terra celer i tarli, non solamente secco, ma ancora esseodo rime sentit. Optimum antea irinum Leucade et Elide ferebatur: jarapridem enim et serita r: io terra. Gi veniva ottimo iride di Leucade e d E lide, perch ha gi gran tempo die vi si semina : nunc e Pamphylia : sed Cilicium maxime lauda ora vien di Panfilia ; ma sommsmente lodato tur, atque e septemtrionalibus. quello di Cilicia e d ' alcune posture del setten trione.
D . SALIOKCA. D ella
salicrca .

XX. Saliunca folio quidem subbrevi, et quod XX. La saliunca fogliosa, ma corta, e n o n si pu annodare. Sta appiccata a numerosa radice, necti non possit, radici numerosae cohaeret, her ba verius quam flos, densa velqti manu pressa, e veramente si pu piuttosto chiamare erba, ch e

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UISTOMA RUM MUNDI L1B. XXI.

12G

brerilerque cespes sui generis. Pannonia hanc gigoit et Norici, Alpiumque aprica : urbium, Eporedia: tantae suavitatis, ut metallum esse coe perit. Vestibus interponi eam gratissimum.

fiore, ed ristretta come se fosse stata'premuta con mano: a dir corto, cespuglio di specie pro pria. Nasce in Ungheria e in Baviera, e neluoghi a solatio dell* Alpi, e nel paese d ' Ivrea ; ed li s preziosa soavit, che ha cominciato a essere posto tra le rendite dello stato, come le cave de1metalli. Usasi per gentilezza a metterla fra le vesti.
D bl
po l io ,

P o l i u m , s iv b t b o t h b io h .

o te d t& io .

XXI. Sic e i apud Graecos polion herbam, XXI. Cos fanno i Greci dell erba polio, illu iudytam Musaei et Hesiodi laudibus, ad omnia stre per le lodi che le danno Moseo ed Esiodo, I utilem praedicantium, superque cetera ad famam quali dicono ch'ella utile a tutte le cose, e fra etiam ae dignitates, prorsosque miram, si modo I ' altre ad acquistare ancora fama e dignit, e (uttradunt) folia ejus mane candida, meridie certo cosa maravigliosa ( s ' egli vero quel che purpurea, sole occidente caerulea aspiciuntur. dicono) che le sue foglie la mattina sien bianche, a mezzo giorno rosse, e la sera verdi. Duo genera ejus : campestre, majus: silvestre, E di due sorti : il domestico maggiore, il quod minus est. Quidam teuthrion vocant Folia salvatico minore. Alcuni lo chiamano teutrio. inis hominis similia, a radice protinus, nam quam Le foglie sue somigliano I capei canuti dell' uomo, palmo alliora. cominciano sulla radice ; n mai sono pi alti d* un palmo. Vbstidm
a b m u l a t io com fl o b ib d s .

DBLLB VBJTI, CBE S il R O IMITATO IL COLOBR d b ' FI 0B1 .

XXII. 8. E t d e odoratis floribus satis dictam : io qnibus unguento -vicisse naturam gaudens lu xuria, vestibus quoque provocavit eos flores qui colore commendantur. Hos animadverto tres esse principales. Rubentem, in cocco, qui a rosis mi grante gratia, idem trahitur suspectu et in pur puras Tyrias, dibapbasque, ac Laconicas. Alium in amethysto, qua a viola, et ipse in purpureum, quemque ia n th in u m appellavimus. Geoera enim tractamas, in species multas sese spargentia. Tertius u t, q u i p ro p rie conchylii intelligitur, multis modis : o n u s in heliotropio, et in aliquo e* his plerumque satu ratio r: alius in malva, ad porporaminclinans: alius in viola serotina,con chyliorum vegetissim us. Paria nunc componunlar, et natura a tq u e luxuria depugnant.

Lutei video h o n o re m antiquissimum, in nu ptialibus flam m eis totam feminis concessam : et fortassis ideo n o n numerari inter principale* hoc est, co m m u n es maribus ac feminis, quoniam ncieta p rin c ip a tu m dedit..

XXII. 8. Ora basti il fin qui dello de' fiori odoriferi; ne'cui unguenti gode la lussuria di aver vinto la natura ; ma non fu contenta abbastanza : essa volle anche competere, nell'ornar le sue ve sti, con que fiori, i quali hanno color pi bello. Io trovo che questi oolori sono tre principali : l'u n o rosseggiante, vale a dire la grana, che acquista grazia dalla rosa, e fa bellissima vista nel* le porpore Tirie, nelle ritinte, e nelle Laconiche. L 'altro l ' ametisto, che ritrae dalla viola, e tira anch' esso al purpureo, da noi gi detto iantino. E qui si osservi che noi tocchiamo i generi dei co lori, cbe in molte specie si suddividono. Il terzo quello che propriamente intende per conchi* Jio, il quale ha molte modificazioni : nna nel girasole, .che talora assai carico e pieno : un'al* tra nella malva che pende in porpora: u n ' altra nella viola serotina, che il pi vivo e nitido colore che derivi dal conchilio. AI presente s ' introdotta la gara, e contendono insieme la na tura e la lussuria. Truovo lonore del giallo essere antichissimo, conceduto alle sole vesti nuziali delle donne. E forse per ci non si mette fra i principali, cio comuni a' maschi e alle femmine, essendo stato luso promiscuo che diede il principato agli altri.

C. PLINII SECUNDI D eLL AMAKAaXO.

128

AuAIiAKTHOS.

XXUI. Amarantho non dubie vincimur. Est autem spica purpurea verius, quam flos aliquis, et ipse sine odore. Mirum in eo, gaudere decerpi et laetius renasci. Provenit Augnilo mense : du rat in autumnum. Alexandrino palma, qui de cerptus adservatur. Mireque, postquam defecere cuncti flores, madefactus aqua revivescit, et hibernas coronas facit. Summa e}u> natura in nomine est, appellato, quoniam non marcescat.

XX II I. Ma senta dubbio noi sismo vinti dall amaranto, il quale veramente pi tosto spiga porporina, che fiore, e non ba odore alcu no. cosa maravigliosa in esso, eh' egli am i desser collo, e pi abbondevolmente poi rinasca. Viene del mese d* Agosto, e dura fino all au tu n no. LAlessandrino tiene il principato, il quale oolto si conserva. Ed maraviglia, che poi che lutti gli altri fiori mancarono, questo bagnato con l acqua rinviene, e serve a far ghirlande d i verno. Tutta la sua natura divisata nel nome, essendo egli cos chiamato perch non marcisce. Dbl c ia n o b d e l l o lo c b is o .

C tA N O S : HOLOCHBTSOS.

XXIV. Nel nome ancora significata la n a XXIV. In nomine et cyani colos: item holotura del ciano, che un colore, e dell* olocriso. chrysi. Omnes autem hi flores non fuere in nsu Per (ulti questi fiori non furono in uso al tem Alexandri Magni aetate, quoniam proximi a po d Alessandro Magno, perch gli autori, che morie ejus auctores siluere de illis: quo mani furono poco dopo la morte sua, non n 'h a n n o festum est postea placuisse. A Graecis tamen re parlato 1 onde si vede come eglino sono piaciuti perto* quis dubitet ; non aliter Italia usurpante dipoi. Ma per chi dubita eh essi non sieno stati nomina illorum ? trovati da' Greci, poich l Italia gli chiama se condo i nomi loro ?
P
e t il iu m

b e l l io .

D el v b t i l i o : d b l b b l l i o h b . XXV. La Grecia similmente pose 1 nom e al 1 petilio, il quale nasce l'autunno intorno aprn ni, e piace solo per rispetto del colore, il quale di rosa salvatica. Ha cinque foglie, ma piccole. E maraviglia che questo fiore pieghi la cima, e che non nasca se non con la foglia torta, e con piocola boccia, di vario colore, la quale ha in s il seme glsllo. Giallo similmente il fiore chiamato beltione, il quale coronato di cinquantacinque barboline. Questi sono fiori di prato, ma i pi non eono io uso, e perci non hanno nome, o lhanno diverso, secondo la diversit de* luoghi. Del crisocome, o crisiti. XXVI. Il crisocome, ovvero crisiti, non h a nome latino. alto un palmo, e fa grappoli fo lli d i coccoline daureo colore : ha radice nera, e sa pore di dolce brusco, e nasce in luoghi p etro si ombrosi.
D i q u il l e p i a n t e c h e d a b f i o b i p bb l b

XXV. At Hercules petilio ipsa nomen impo suit, autumnali, circaque vepres nascenti, et tan tum colore commendato, qui est rosae silvestris. Folia parva, quina. Mirumque in eo flore, infle cti cacumen, et non nisi retorto folia nasci, parvo calyce, ac versicolori, luteum semen includente.

Luteus et bellio pastillicantibus quinquag enis rquinis barbulis coronatur. Pratenses hi flores, ae sine usu plerique, et ideo sine nominibas. Quin e t his ipsis alia alii vocabula imponunt.
C h &y s o c o m b ,
s iv b c h r y s i t i s ,

XXVI. Cbrysoeome, sive chrysitis, non habet latinam appellationem. Palmi altitudine est, co mantibus fulgore auri corymbis, radice nigra, ex austero dulci, in petrosis opacisque nascens.

Q lJ l VBUTlCBS

v l o b b cokonbh t.

coaom .

XXVII. 9. E t fere peractis colorum quoque ce leberrimis, transeat ralio ad eas coronas, quae varietale sola placent. Duo earum genera, quan-

XXVII. g. Avendo noi trattato quasi d i t u t t i i pi nobili colori, ragioneremo di quelle g h ir lande, le quali piacciono solo per la variet l o r o .

HISTORIARUM MONDI L1B. XXI.

i3o

do afiae flore constant. aliae folio. Florem esse dixerim geuistas(nam que et iis decerpitur luteus): item rh o d o d e n d ro n : item zisipha, quae et Cap padocia v o c a n tu r: his odoratus, similis olearum floribus. Io v e p rib u s nascitur cyclaminum, de quo plura alias. F lo s ejus Colossicus in coronas admittitor.

Esse sono di due sorti ; perciocch alcuoe sono di fiori, e alcuue di Iroodi. Fiore dir io che sieno le ginestre { perch anche da esse si coglie il giallo), e cos il rododendro, e le zizife ancora, chiamate pur Cappadocie, il cui odore simile t quello de' fiori dell* olivo ; e finalmente il cicla mino, che nasce tra1 p ru n i, del quale un1altra volta ragioneremo pi a lungo. Il fior suo pur pureo, somigliante al belletto della citt di Colussi in Troade, si mette nelle ghirlande. D i quelle cbb solb foglie.

Q o i FOLIO.

XXVIII. Le foglio della amilace, dell'ellera e XXVIII. F o l i a in coronamentis smilacis et ederae, c o ry m b ic ju e earum oblinent principa del corimbo vanno nelle ghirlande, e tali ghir lande banuo il primo luogo. Di easi abbiamo gi tum, de q u ib u s in fruticum loco abutide diximus. ragionato iu copia parlando dei frutici. Sonci Sunt et alta pener homi ni hos graecis indicanda, altre ragioni di piante da ghirlande, le quali ap quia ooslris m a j o r e ex parte hujus nomenclatupelleremo co' nomi greci, perch i Latini ntm si ne defuit c u r a , k it pleraqu eorum In exteris souo curali di porre lor nome. La maggior parte terris nSseuntut*, n o b is tamen consectanda, quo* d'essi nascono in paesi lontani ; ma da noi tono niam de n a t u r a se rm o , non de llaKa est. stali ricerchi, essendo inlenzion nostra trattare della naturi di tutte le cose, non pure d 'ila* lia sola.
Me l o t h b o s , s p i b a b a ,
uttabha.

o b ig a h o m : cmBohom sivb

D el

mulotbo,

s p ib b a ,

o b ig a k o ,

creobo

c a s ia

CASIA, GSSEK A DCO! MELISSOPHYttOM SIVE MB* M e l i l o t o s , quae s b s t o l a C am pan a .

di dub specib
D el C a m p a a.

: dbl mblissofii.lo o melittewa.


,
che arche d ic e s i

m buloto

s ta n i

la

X XIX . Ergo in coronamenta folio venere raelo th ro o , spirae, origanon, cneoron, quod casiam Hyrinns vocat : et quod cunilaginem, quae co nyza : metissophyllon, quod apiastrum : melilo to n , quod sertulam Campanaro vocamus. Est eoim in Campania Italiae laudatissima, Graecis in S un io : mox Chalcidica elCreliea: ubicumque vero asperis e< silvestribus nata. Coronas ex ea auliquilus factitatas, indicio e st nomen sertulae, quod occupavit. Odor ejus croco ricinus est, et flos; ipsa cana. Placet ma xim e foliis brevissimis atque pinguissimis.

XXIX. Vengono adunque nelle ghirlande di foglie il melotro, la spirea, 1' origano, il cneoro, che Igino chiama cassia ; e la cooiza, letta gi cu nilagine ; e il roelissofillo, che si chiama appia^ slro ; e il meliloto, che noi chiamiamo serlula Campana, perch' eccellentissima in Campagna d'Italia, e in Sunio di Grecia; poi in Calcide e in Creta ; nascente solo in luoghi aspri e salvatichi. Di questa anticamente si facevano ghirlande, come ce ne d segno il nome di serlula, eh' ella ha preso. L'odore e il fior suo vicino a quello del zafferano, ma essa bianca. Piace mollo quella che ha le foglie tortissime e grassissime.
Di

T siro t.ii GsifBBA in. H y e id o m i. X X X . Folto c o ro n i! et trifolium. Tria ejus fenera. M irtyanthes vocant Graeci, alii asphaltion, majore folio, q u o nlrintur coronarii. Alterum acuto, o ry trip h y llo n . Tertium e l omibus mi nutissimum. I n t e r b aec nervosi cauliculi quibusb, u t r o a r a tb rd , hippomaralhro, myophono. Clunlor e f e r u lis e t corymbis; et ederae flore purpureo. E s t e t i n alio genere earum silvestriku rosis simili* E l in * quoque colos lanium Iclcctat, o > o r a u l e 1 abest. 1

tb e sagiori di tb ifo g lio. D e l mioforo.

XXX. Con le foglie del trifoglio sneora si fanno ghirlande. ccenedi tre sorli; l'uno chia mato dai Greci miniante, da altri asfaltio, che ha le foglie maggiori che gli altri, usate in prefe renza da quegli che fanno le ghirlande. 11 secon do, che ha le foglie acute, chiamato ossitrifillo. Il terzo il pi minuto di lutti. Fra questi sono alcuni che haono il gambo nervoso, come il maralro, l ' ippomaralro e il miofono. Usano la fe rula, le coccole e il fior rosso dell' ellcra. Kcui

C. PLINII SECUNDI un' altra sorte simile alle rose salvatiche, cbe si appella cistro. Di questi diletta solamenta il co lore, perch non hanno fragranza veruna. 10. El cneori duo genera, nigri atqoe can io. Il cneoro di doe sorti ; cio nero e bian didi. Hoc et odoratum : ramosa arabo. Florent co : questo odoroso, e l uno e l altro fornito post aequinoctium autumnum. Totidem et ori di rami. Fioriscono dopo l'equinozio dellauton gani in coronamentis species. Alterius enim nalno. Altrettante sono le specie dell' origano nelle Jum semen. Id, cui odor est, Creticum vocatur. ghirlande, perch l'altro, che detto tragorigauo, non ha seme veruno. Quello che ha odore, si chiama Cretico,
T
h y m i gbm bba h i .

lore

(U s c b r t ia ,

Di

tre

r a o io r i d i t i n o . N ascb d a l f i o r e s b h ib a to ,
BOB DAL I B M .

KOH SEMIR8.

XXXI. Altrettante cono le specie del timo, XXXI. Totidem et thymi : candidum, ac ni cio bianeo e nero. Fiorisce intorno a* so Isti zi, gricans. Florei autem circa solstitia, quum et allorch le pecchie lo colgono, e si fa l'angario apes deccrpunt, et augurium mellis est. Proven del mele ; perch qaando esso abbondevolmenle tum enim sperant apiarii large florescente eo. fiorisce, coloro cha attendono alle pecchie spe Laeditur imbribus, aroittitque florem. Semen rano dovizia di mele. Dalle piogge offeso, e thymi non potest deprehendi, quum origani perde il fiore. Il ano aeme non ai pu corre ; perquam minutum, non tamen fallat. Sed quid mentre quello dell' origano, bench sia minutis interest occultasse id natorara ? In flore ipso insimo, si pu. Ma che rileva che la natura l ' abbia telligitur, satoque eo nascitur. Quid non tentanascoso ? Si sa che nello stesso fiore, perch se vere homines? Mellis Attici in toto orbe summa minatolo nasce. E che non hanno tentato gli laus existimatur. Ergo translatum est ex Attica uomini? Il mele Ateniese tenuto in gran ripu thymum, et vix flore (uti docemus) satum. Sed tazione per tutto il mondo. Si conduoe adunque alia ratio naturae obstitit, non durante Attico il timo dal territorio di Atene, e (come diciamo) thymo, nisi in addata maris. E rat quidem haec si po appena seminare col suo fiore. Alla diffi opinio antiqua in omni thymo, ideoque non na colt di cogliere il seme u n 'altra n' ha aggiunto sci in Arcadia. Tunc oleam non putabant gigni, la natura, poich il timo Attico non dar se noa nisi intra ccc stadia a mari. Thymis quidem nnnc dove senta l'alito del mare. Era questa l'opinione etiam lapideos campos in provincia Narbonensi degli aolichi in ogni sorte di timo, e perci tene reiertos scimus : hoc paene solo reditu, e longin vano che non nascesse in Arcadia. Allora non qui* regionibus pecudum millibus convenien credevano neppure che l ' ulivo nascesse pi lon tibus, u t tbymo vescantur. tano dal mare che trentasette miglia e mezzo. In Provenza sono campi sassosi pieni di timo, i quali quasi non rendono altro; se non che di paese lontano vengono a pascere il timo le bestie.
Go
it ia

D blla

c o b iz a .

XXXII. Et conyzae duo genera in corona mentis, mas ac femina. Differentia in folio. Te nuius feminae, et constrictius, angustiusqne : imbricatum maris, et ramosius. Flos quoque magis splendet ejus, serotinos utrique post Ar cturum. Mas odore gravior, femina acutior : et ideo contra bestiarum morsus aptior. Folia femi nae mellis odorem habent. Masculae radix a quibusdam libanotis appellatur, de qua dixi mus.

XXXII. Usansi due sorti di coniza nelle gh ir lande, cio il maschio e la femmina. La differenza nelle foglie.. L# femmina le ha pi sottili, p i strette e pi corte : il maschio le ha in foggia d embrice, e pi ramose. II sao fiore anohe p i riluce : 1' uno e l'altro lo fa serotino dopo lA r turo. 11 maschio ha odore pi grave, e la fem m i na pi acuto, e perci migliore contra i m orsi delle bestie. Le faglie della femmina hanno o d o re di mele. La radice del maschio da alcuni ch ia mata libanoti, di che gi abbiamo parlala.

i33

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXI.

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JoflS PLOS! HRM8 ROCALLK5 . H i LEVI DM. PlLO l. Q o i l u m BT FOLIO ODORAVA.

D e l p io r d i Giovb : D e l l ' e m e r o c a l l e . D e l l ' r l e h io .

D e l p l o x . P ia n t e odorose b e l l e ram e

r b e l l e v o g l ie .

XXX1U. E t tantom folio coronant, Jovis flos, amaracus, hemerocalles, abrotonum, heleniam, sisym brium , serpyllum, omnia surculosa, roue m odo. Colore tantum placet Jovis flos, odor abest : sicut et illi, qui graece phlox voca tor. Et ram is autem et folio odorata sunt, exce pto serpyllo. Helenium e laerymis Helenae dici tor natum, e t ideo in Helene insula laudatissimum. Est aotem frutex hum i se spargens dodrantali* bos ramulis, folio simili serpyllo.

XXXIII. Il fior di Giove, la persa, Temercalle, l ' abrotino, lelenio, il sisimbrio, ilsermollino, solo con le foglie fanno ghirlanda. Questi son pieni di germogli, come la rosa. 11 fior di Giove piace solo per rispetto del colore, perch non ha olezzo, siccome qoello che i Greci chiamano flex. Gli altri s o n o odorati ne' rami e nelle foglie, fuor che il sermolliuo. L'elenio si dice che nacque delle lagrime d ' Elena, e che perci eccellentissimo nell1isola Elene. Questo uno sterpo, il quale va per terra con piccoli vami, e ha le foglie aimiti quelle del sermollino.
D e l l ' a r r o tin o . D b l l ' a d o b io d i o d e m a n ie r e . P ia n t e c h e si pr o pa g a n o da s . D e l lbocan -

AtaoTomm. A dobitjm, genera ii . I psa se proPAOABTIA. L eDCARTHBM . DM

TEM O. XXXIV. L 'abrotino ha odore giocondo e XXXIV. Abrotonum odore jucunde gravi floret; est autem flos aurei eoioris. Vacuum sponte grave, e il fiore di color d'oro. Nasce da s me provenit. Cacomiue suo se propagat. Seritur desimo, e con la pania sua da s si propagina. autem semine melius, quam radice aut sarculo : Ponsi meglio col seme, che con radice, o con semine quoque non sine negotio: plantaria trans* piante : quello eh' nato di seme di pi van feruntur. Sic et adonium. Utrumque aestate. taggio, poich le pianticelle si possono trasporre. Alsiosa enim admodum sunt, et sole tamen nimio Cos fa 1 adonto ; ma l uno e l altro di state, * laedantur. Sed ubi convaluere, rutae vice fruti perch temono il freddo, quantunque anco il can t Abrotono simile odore leacanlhemum est, troppo sole gli offende. Per quando sono appre flore Ibo foliosam. si, crescono e germogliano come la ruta. All* abrotino simile il leucanlemo, che ha il fior bian co e foglioso.
A m araci
o b se r a doo.

D i DDE SPECIE DELL* AMARACO.

XXXV. i i . Amaracum Diodes medieus et XXXV. 11. Diocle medico e i Siciliani chia marono amaraco quello che l ' Egitto e la Siria Sicula gess appellavere, quod Aegyptus et Syria chiaman sansuco. Seminasi all'uno e l'altro modo, sampsocham. S eritur utroque genere, et semine cio col seme, e col ramo, ed pi vivace che i et ramo, vivacius sopradictis, et odore melius. sopraddetti, e di miglior odore. L' amaraco fa Copiosam amaraco aeque,quam abrotono, semen. Sed abrotono radix ana et alte descendens: cele mollo seme, come l ' abrotino. Ma l ' abrotino ha una radice sola, e che va molto sotto, la quale ris in somma te rra leviter haerens. Reliquorum satio autum no fiere incipiente, nec non et vere negli altri legger mente *' appiglia alla superficie della terra. Gli altri si seminano nel principio qoiboadam locis, qnae umbra gaudent, et aqua, dell' autunno, e anche nella primavera in certi ac fimo. luoghi che amano l ' ombra e l ' acqua e il gras sume.
N tctbgrktdm ,
s iv b c h en o m y c bo s , s iv b

D e l n it t r g r e t o ,

c b b n o m o o , o n t t t il o p a .

NYCTALOPS.

X X X V I. Nyclegreton inter pauca miratus est tfcaaoeritus, colori* bysgini, folio spinae, nec a terta se adtollenlem , praecipuam in Gedrosia

XXXVI. Tra le cose rare Democrito ammira il niltegreto, che ha color di porpora e foglie di spina, e che non cresce molto alto, ed eccellente

C. PLINII SECUNDI narrai. Erui posi aequinoctium vernum radici bus.- Magos Parthorumque rege uti hac h erta ad vola suscipienda. Eamdem vocari chenomychon, quoniam anseres a priroo oonspectu ejus expavescant: ab aliis nyclalopa, quoniam e lon ginquo noctibus fulgeat.
M e l il o t o s .

in Gedrosia. Dice che ai cava con le radici dopo l'equinozio della primavera; che i Magi e i re dei Parti usaop questa erba, quando fan-voti ; ch'el la si chiama ancora chenomieo, perch le oche co me la veggooo subito si spaveotano ; e che da al cuni domandata oitlilopi, pereti' ella riluce di lontano la notte. D el
m e l il o t o .

XXXVII. Melilotos ubique nascitur : lauda* tissima tamen in Attica : ubicumque vero recens nec candicans, et croco quam simillima : quam quam in Italia odoralior candida.

XXX VII. II meliloto nasce per (otto; ma per eccellentissimo nel paese d 'Alene. In ogni luogo fresco, e non biancheggia, ed molto simile al zafferano, bench in Italia aia molto odorifero bianco. Con q u a l
o r d i n e d i te m p i n a s c o n o i f i o r i . F i o r i
m e l a n t io : l ' e l io c r is o : il

QOO ORDIRE TEMPORUM FLORES HISCANTUR. VERNI FLORES : VIOLA : ANEMONS CORONARIA : OENAN THE HERRA : MELIANTBUM : HELIOCHRYSOS GLA . DIOLUS : HYACINTHOS.

DI PRIMAVERA : LA VIOLA : L'ANEMONE CORONARIO:


l erra e n a n t e : il

g l a d i o l o : i l g ia c i n t o .

XXXVIII. Florum prima ver nuntiantium * viola alba. Tepidioribus vero locin cliam hieme emicat. Postea quae ion appellatur, el purpurea. Proxime flammea, quae et phlox vocatur, silve stris dumlaxal. Cyclaminum bis anno, vere et aulnrano: aestales hieraesque fugit. Seriores su pra dictis aliquando narcissus et lilium trans maria: in Italia quidem, u t diximus,post rosam. Nam in Graecia tardius etiamnum anemone. Est autem haec silvestrium bolborum flos, aliaque quam quae dicetur in medicinis. Sequitur oenan the, melianthum : ex silvestribus heliochrysos. Deinde alterum genas anemones, quae limonia vocatur. Post hanc gladiolus comitatas hyacin this. Novissima rosa : eademque prima deficit, excepta sativa: e celeris hyacinthus maxime du rat, et viola alba, et oenanlhe : sed haec ila, si divolsa crebro prohibeatur io semen abire. Naaciiur locis tepidis. Odor idem ei, qui germinan tibus ovis, alque inde nomen.

Hyacinthum comitator fabula doplex,luctum praeferens ejus quem Apollo dilexerat, aut ex Ajacis cruore editi, ita discurrentibus venis, ut gr aeca rum litterarum figura AI legatur inscripta.

Heliochrysos florem babet auro similem, fo lium tenne, cauliculum quoque gracilem, sed durum. Hoc coronare se Magi, si et unguenta sumantur ex auro, quod apyron vocant, ad gra tiam quoque vitae gloriamque pertinere arbi trantur. E t verni quidem fleres hi sunt.

XXXVIII. La viola bianca il primo Bore, che annunzi! la primavera; e ne luoghi caldi viene- anco fuori il verno. Poi quella, che si chiama io, ed purpurea. Dopo la flammea, che si chiama anco flox, solamente salvatica. Il cicla mino fa due volte l ' anno, cio la primavera e l ' autunno : fugge la stale e il verno. Pi serotini che i sopraddetti alcuna volta sono il narciso e il giglio olir mare; ma in Italia,come dicemmo, vengono dopo le rose. Perciocch in Grecia sono ancora pi serotini che l'anemone. Questo il fiore delle cipolle salvaliche, e diverso da quello, di cui si parler nelle medicine. Segue Penante e il melianto, e de'salvatichi l eliocriso. Dipoi un'altra sorte d anemone, che si chiama limo nio. Dopo questo, il gladiolo accompagnalo coi giacinti. L* ultima la rosa. Essa ancora il pri mo fiore che manca, fuor che la domestica : fra gli altri il giacinto dura molto, e la viola bianoa, e l ' enante ; ma questo solamente se svelto spesso non si lascia semenzire. Nasce in luoghi caldi, e ha il medesimo odore che hanno l ' uve, quando elle germogliano, d ' onde s 'ha preso il nome. Il giacinto accompagnato da due favole, cio, eh' egli ritenga colore luttuoso in m em ori di quel fanciullo, che Apolline am, o perch nacque del sangue d' Aiace, perocch egli ha in s alcune vene, le quali paiono lettere greche, le quali dicono AI. L' eliocriso ha il fiore simile alloro, le foglie minute, il gambo sottile e duro. Credono che d i questo si facciano i Magi le ghirlande, se pigliano anche 1' unguento del vaso d 'o ro , il quale chia mano apiron, e che giovi a procacciarsi b en iv o lenza e gloria. Tulli questi sono i fiori di p rim a vera.

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HISTORIARUM MLINDI L1B. XXI.

esttvi

flores:

l y c h r is

: t ip b t o x : amaracus SIVB CBAMARDAPHRK.

F io r i d i s t a t b ; i l lic b i : i l t i f i o : l ' a m araco f r i g i o : DCB SORTI m POTO, DDE D* ORSINA: r>A VIRc a p e r v i MCA, o c a m e d a p n b . D e m .* k r b a s e m p r e VERDE.

PBRYGICS. P o T H l GERVBA DUO. ORSIRAR GENERA DUO. VlNCAPBBVlRCA , Q o AR SEMPRE VIREAT DEBBA.

XXXIX. S u c ce d an t illis estivi, lychnis, el Jovis flos, e t a lteru m genus lilii. Item tiphyon, et amaracus, q o e m Phrygiam cognominant. Sed maxime spectabilis pothos. Duo genera hujos : imam, coi flos hyacinthi est : alterum candidius, qai fere n a sc ila r in tumulis, qaoaiam fortius darai. E t iris aestate (lorei. Abeunt et hi, mareescuolqoe, Alii ra r s a s subeunt autumno : ter tiam genas lilii : $t crocum in utroque genere : nam hebes a lte ru m odoratum : primis omnia imbribus em ican tia. Coronarii qnidem et spinae fiore utantur : q u ip p e quum spiane albae cauli coli inter o b lectam en ta gulae quoque condiantur. Bic est trans m a ria o rdo florum. In Italia violis saccedil rosa : h u ic intervenit lilium: rosam cya nos excipit, cy an u m aroaranthus. Nam vincapervioea semper v ire t, in modum lineae foliis genieulathn circu m d a ta , topiaria herba. Inopiam Uroen florum aliq u a n d o supplet. Haec a Graecis cfcamaedaphne v o catu r.

XXXIX. Vengono dopo questi i fiori dell stil le, cio il licini, il fior di Giove, e un* altra sorte di giglio; non che il tifio, e Pamuraco cognomina to Frigio. Viene inoltre il poto, il quale molto vago da vedere, ed di due sorti ; l ' uno che ha il fior di giacinto, I*altro ch pi bianco, e nasce per lo pi ne* poggi, il perch dura molto. L* iri fiorisce anch* egli la stale. Questi se ne vanno, e marciscono ; e di nuovo ne vengono degli altri l'autunno, cio, una terza orte di giglio, e il gruogo dell' uno e l'a ltro genere, 1' uno senza odore,' e l ' altro odorifero, i quali escono lutti fuori per le prime piogge. Quegli che fanno le ghirlande usano ancora il fiore della spina ; dacch le messe tenere della spina bianca si mettono fra le vivan de delicate. Questo P ordine de* fiori d* olir mare. In Italia dopo le viole vien la rosa, e in nanzi che la rosa manchi, viene il giglio : dopo la rosa viene il ciano, e dopo il ciano lamaranto. Perciocch la vincapervinca sempre verde, cir condata di nodelli e di foglie in modo di linee. Questa erba topiaria, di cui si fanno diverse fi gure; ma talora supplisce alla carestia de* fiori. 1 Greci la chiamano caraedafne.
Q
u a r t o d u b i l a v it a a c ia s c u n f i o r e .

Ql7AM L O R G i CUIQUE FLORUM VITA.

XL. Vita lo n gissim a violae albae Irimaln. Ab eo tempore d e g e n e ra t. Rosa et quinquennium perfel, nec re c is a , nec adusta. Illo enim modo joveaesait. D ix im u s et terram referre plurimum. Nam et io Aegy p i o sine odore haec omnia : lantaroque myri is o d o r praecipuus. Alicubi etiam biois messibus an te ce d it germinatio omnium. Rosaria a F a v o n io fossa oportet esse, iterumque toblitio. E t id a g e n d a m , ut intra id tempus pur gata ac para a io t.

XL. La viola bianca ba lunghissima vita, per ch dura tre anni. Da quel tempo in l traligna. La rosa non potala, n ars, dura ancora cinque anni, perch in quel modo ringiovanisca. Dicem mo gi che ancora la terra importa assai. Percioc ch tulle queste cose in Egitto non hanno odor veruno, e solo le moriine hanno quivi grandissimo odore. In qualche luogo ancora tulli questi fiori vengono due mesi prima. 1 rosai si lavorano quan do comincia a soffiare Favonio, e un 'altra volta da mezza state. E ci si fa, perch fra questo tem po sieno purgali e netti.
Q
u a l i f i o r i v o g l io x s i p i a n t a r e p e r l e p b c c h ir .

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flores.

C b rirth e .

D el c b r i r t b .

XLI. ia. V eru m borlis coronamentisqoe maiime alvearia e t apes conveniunt, res praecipui qoaestus cosupendiiqoe, qoum Cavit. Haram ergo tw u oportet serere thymum, apiastrum, rosam, violas, lilium , cy tisum, fabam, erviliam, cunilam, tyaver, conyzam , casiam, raelilolam, melissol^jllam, ce rin th e n . *t autem cerialhe folia

XLI. i a. Agli orti e alle piante da ghirlande si confanno benissimo le pecchie, e le casse loro; cose di guadagno grandissimo, quando elle passan bene. Per cagioo d'esse adunque bisogna seminare il li mo, l'appiastro, la resa, le viole, il giglio, il citiso, la fava, la rubigli?, la cunila, il papa vero, laconica, la cassia, il melilolo, il melissofillo, e il cerinle.

C. PLINII SECONDI candido, incnrro, cubitalis, capite concavo, mel lis succum habente. Horom floris avidissimae suot, atque etiam sinapis, quod miremur, quum olivae florem ab his non attingi constet, ldeoque hanc arborem procul esse melius sit: quorn ali quas quam proxime seri conveuiat, quae et evo lantium examina invitent, nec longias abire pa tiantur. li cerinle ha Ia foglia bianca, ritorta, lunga nn braccio, e il capo concavo, ehe ha sugo di mele. Alle pecchie piacciono molto questi fiori, e quel della senape ancora; di che mi maraviglio molto, veggendo eh1elle uon toccano il fior dell* ulivo. E perci saria bene che questo albero fosse loro discosto ; dove all' inconiro bisogna pianlarvenC appresso alcuni altri, acciocch gli sciami loro possano volarvi sopra, e non abbiano a ire lon tano. D elle mfb & mit di bssb, b db*i m e n i . XLI 1. Risogna ancora tener loro discosto l'al bero del corniolo, perciocch quando elle assag giano de' suoi fiori, si muove loro il corpo, e si muoio- no. 11 rimedio dare loro sorbe peste eoo mele, orina d ' uomini, o di buoi, o graoella di melagrana spruzzate di vino ammineo. E loro gratissima ancora la ginestra. D ella pastosa d b lu pecchie. XL 111. E maraviglioso e degoo di conside razione ci eh'io ho trovato de'cibi delle pecchie. E un villaggio sul Po, che si chiama Ostiglia. Gli uomini di questo luogo, mancando la pastora alle pecchie, pongon le casse sulle navi, e la notte vanno cinque miglia contra acqua. Le pecchie uscite fuori al far del giorno, e pasciute, ritornano tutto il d alle navi, mutando luogo, infino a che dal peso aggravale le navi, conoscono quegli no mini che le casse son piene, e ritornando cavano il mele. In Ispagna fanno portar le casse dai muli per eguale cagione. D bl mele awblbsato, b db' simbdu costao ESSO. XLIV. i 3. La pastura di tanta im portansa, che alcuna volta per causa loro i meli si fa n n o ve* leu osi. In Eraclea di Ponto a certi anni sono peri colosissimi, bench fatti dalle medesime pecchie. N gli autori hanno delto di quai 6ori si facciano questi meli. Io dir quello ohe n 'h o trovato. cci una erba, la quale perch' ella uccide le bestie, a massimamente le capre, chiamata egolelro. I fiori d ' essa infradiciando, quando la primavera piovosa, diventano velenosi. Per questa sciagura non avviene ogni anno. I segni del mele avvele nato son questi, che egli non si rassoda bene, ebe il colore pi rosso, lodore strano, e subito muove lo starnato, e eh egli 4 pi pesante d e l buono. Quei che ne mangiano, si gettano in te rra , cercando il fresco, perch sudano molto. I rim e dii a ci sono assai, ma gli diremo al suo luo g o .

D b IOMII BAECM BT BEMBDlIS. , XLI1. Cornum qaoqae arborem caveri opor te t: flore ejus degustato, alvo cita moriantur. Remedium, sorba contusa e meile praebere his, vel urinam hominum, vel boum, aut grana punici mali, ammineo vino conspersa. At genistas cir cumseri alveariis gratissimum.

D b pabulo apium. XLIII. Miram est dignamqae memoratu, de alimentis quod comperi. Hostilia vicos adloitur Pado. Hujus inquilini pabulo circa deficiente im ponant navibus alvos, noctibusque quina millia passuum contrario amne naves subvehunt. Egres sae luce apes pastaeqne, ad naves quotidie remeant, mutantes locum, donec pondere ipso pressis navibas plenae alvi inlelliganlur, revectisqpe eximantur mella. E t ia Hispania mulis provehunt, simili de causa.

Db vbvemato mbllb, bt remediis ejcs.

XLIV. i 3. Tanturaqne pabulum refert, ut mella qaoqae venenata fiaot. Heracleae in Ponto, quibusdam annis perniciosissima exsistunt, ab iisdem apibus facta. Nec dixere anciores, e qui bus floribus ea fierent. Nos trademus, quae comperimas. Herba est ab exilio et juraentornra quidem, sed praecipue caprarum, appellata aegolethron. Hujus flores concipiunt noxium virus, aquoso vere marcescentes. Ita fit, a t non omni bus annis sentiatur hoc malum. Venenati si^na sunt, quod omnino non densator, quod color magis rulilns est, odor alienas, sternutamenta protinus movens, quod ponderosius innoxio. Qui edere, abjiciant se ham i, refrigerationem quaerentes; nam et sudore diffluunt. Remedia sunt multa, quae suis locis dicemus. Sed quoniam statino repraesentari aliquam laniis insidiis o por

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXI. lei, mulsum vetus e meile opHmo et ruta : salsa menta etiam , si rejiciantur sumpla crebro. Cerlumque est id malum per excrementa ad canes etiam pervenire, aimiliterque torqueri eos. Mul sam tamen ex eo iuveleralura, innocuum esse canstat: ek feminarum cutem nullo melius ememlari cuna costo, sugillata cum alo. Ma perch pur bisogna metterne innanti alcuno in tanto pericolo, ottima cosa il via raulso vecchio, con buonissimo mele e con ruta; e i sala mi ancora,se l'uomo gli ributta spesso fuora o per isputo o per vomito o per di sotto. Ed certo, che questo male per lo sterco s ' appicca a cani, e eh essi ancora ne sentono travaglio. Nondimeno il vin mulso, fatto di questo mele invecchiato, non fa mal verono. La pelle delle donne con nin na altra cosa meglio si pulisce, che con questo unito col costo ; per stropicciata prima eoa aloe. D el
m blb pa sso .

D b i m i IM ABO. 5 XLV. A lio d genus in eodem Ponti situ, geale Sannorum , mellis, quod ab insania, quam gigoit, maenomenon vocant. Id existimatur con trahi flore rhododendri, quo scatent silvae. Genaqoe ea, quum ceram in tributa Romania praestet, mei (quoniam exitiale esL) non vendit. E t in Perside, e t in Mauretaniae Caesariensis Gaetulia, contermina Massaesylis, venenati favi gignuntur : quidaioque a parte, quo nihil esse al)acius po test, nisi quod livore deprehenduntur. Quid sibi voluisse naturam iis arbitrem ur insidiis, u t ab iisdem apibus, nec omnibus annis fierent, aut non totis favis? Parum erat genuisse rem, ia qua venenum facillime darelur: etiamne hoc ipsa in m eile to t animalibus dedit ? Quid sibi voluit, n isi o t cautiorem minusque avidum faceret homi n e m ? Non enim et ipsis )ara apibus cuspides d e d e ra t, et quidem venenatas? Remedio adver sus b a s u lique non differendo. Ergo malvae suc co, a u t foliorum ederae perungi salutare est, vel percussos ea bibere. Mirum tamen est, venena p o rtan tes ore, figentesque ipsas non mori : nisi quod illa dom ina rerum omnium hanc dedit repugnantiam apibus : sicut contra serpentes Psyllis Marsisqoe in ter homines.

XLV. Nel medesimo paese di Ponto un1al tra sorte di mele, il quale in certi anni fa impaz zare, e per questo si chiama menomeno. Credesi che ci proceda da* fiori del rododendro, di cui sono pieoi i boschi. Quei popoli danno a* Romani la cera per tributo, ma oon vendono altrimenti il mele, perch* egli pericoloso. In Persia, e in Getulia, eh' oella Mauritania Cesariense, e che con fina co* Massesili, nascono fialoni velenosi, e certi da una parte sola, di che non pu essere cosa pi fallace ; se non che si conoscono per certo livi dore. O r che cosa crediamo noi che la natura abbia voluto fare con tanti tradimenti, voleudo che le medesime pecchie non facessero ogni anno il mele velenoso, n anco in tutti i fialoni ? Poco le pareva aver generata una cosa, nella quale il veleno facilmente si potesse dare, eh* essa ancora 1 ha dato nel mele a tanti animali. Che ha voluto ' ella per ci, se non far 1 uomo pi accorto, e * meno ingordo ? Perocch non aveva dato ella alle pecchie medesime I* ago, e gii avvelenato ? Ma il rimedio contra esse non da differire. Molto utile dunque ugnere col sugo della malva, o delle fo glie d*ellera, il luogo da essse leso, ovvero che i feriti se ne beano. Nondimeno da maravigliarsi coni* esse, che portano il veleno io bocca, e che pungono, fra s non se ne muoiano ; se non che la natura, signora di tutte le cose, ha dato questa repugnanza alle pecchie, siccome fra gli uomini ha dato virt a* popoli Psilli e Marsi contra le serpi.
D
b l m b l b , c h e l b m o sch e ho* t o c c a r o .

e m il l e

q u o d m u sc a s hon a t t is g u b t .

X LV I. 14. A liu d in Creta miraculum mellis. Mons est C arin a ix m passuum ambitu : intra quod spatium m uscae non reperiuntur, natumque ibi mei n u sq u a m altioguDl. Hoc experimento ogulare m edicam entis eligitur.

XLV1. 14. In Candia nn altro mele maraviglioso. Quivi il monte Carina, il quale gira nove miglia. Dentro a questo spazio non istanno mo sche, e il mele nato quivi non mai tocco da esse iu qualsivoglia luogo. Questo singolare in me dicina, e si conosce con questa pruova.

C. r u M I SECUNDI
D * AI.VfcARItS, DK ALVIS, ET CURA fcORLM. Dfcl.Lb CASSE, DEGLI ALVI, B LOBO GOVBBNO.

XLV 1I. Alvearia orientem aequinoctialem spedare convenit. Aquilonem evitent: nec Favo nium minus. Alvos optimas e cortice, secundas fero), tertias viroiue. Mulli eas et speculari lapi de fecere, ut operantes intus spectarent. Circum lini alvos 6mo bubulo utilissimum, operculum a tergo esse ambulatorium, ut proferatur intus, si magna sil alvus, aut sterili* operatio, ne despe ratione curam abjiciant : id paullatim reduci, fallente operis incremento. Alvoihieme stramento operiri, crebro suffiri, maxime lmo bubulo. Cognatum hoc iis, innascentes bestiolas necat, araneos, papiliones, teredines : apesque ipsas cxcitat. Et araneorum quidem exilium facilius est : papilio pestis anajor. Tollitur vere, quum nuturescit malva, noctu, interlunio, cocio sere no, accensis lucernis ante alvos. In eam flammam >cse inferunt.

XLVII. Bisogna che le casae stieao volte a le vante equinoziale, e schivino Aquilone, e cosi Fa vonio. Le casse sono ottime di scorza, poi le fatte di ferula, e indi quelle di vimini. Sfolti le hanno fatte di pietra trasparente, per veder lavorare dentro le pecchie. Utilissimo stuccarle con islerco di bue, e che il coperchio di dietro sia fatto in modo che vi si possa mettere e levare, acciocch si spinga iu deutro, se la cassa sia troppo pi grande che non bisogni a povero lavoro, acci che per disperazione uon lascino le pecchie la cura ; e che a poco a poco si tiri indietro, se l'opera cresce, senza che se neav visino. Le casse il verno debbono essere coperte con lo trame, e spesso profumarsi, ma*imamente con isterco di bue. Questo assai con facente alla loro natura, e ammazza le bestie eh vi nascono, cio ragnaieli, farfalle, tignuole ; e fis pi vivaci le stesse pecchie. I regnateli, a dir ve ro, si estinguono senza gran pena ; m i le ferfallb tono una peste molto ria. Si estirpano nottetem po, quahdo la malva si matura, a luna fra vec chia e nuova e per cielo sereno, ponendo lacerne At*ce*e innanzi alle casse, alla cui flamma elle in d e tta n d o si, ne vanno abbruciate.
Se
l b p e c c h ie se n t o n o f a m i .

Si

fa m em a p e s s e n t ia n t .

XLV 11I. Si cibus deesse censeatur apibus, uvas passas siccas ve,ficosque tusas, ad fores earum posuisse conveniet : i lem lanas tractas madentes passo, aut defruto, aut aqua mulsa : gallinarum etiam crudas carnes. Quibnsdsm etiam aestati bus iidem cibi praestandi, quum siccitas continua florum alimentum abstulit. Alvorum, quum rad eximitur, illini oportet exitus, raelissophyllo aut genista tritis: aut medias alba vite praecingere, e apes difTugianl. Vasa mellaria aut favos lavari aqu praecipiunt : hac decocla, fieri saluberri mum acetum.

XLVIH. Se il cibo manca alle pecchie, biso gna porre uve passe e fichi secchi dinanzi alle entrate degli alveari, o lana distesa bagnata m vi no passo, cotto, o in acqua melata ; e parte carne cruda di gallina. Alcune stati ancora s'hanno a dar loro questi medesimi cibi, quando il seccoha spen to i fiori, eh* il loro alimento. Quando si cava il mele tirile casse, bisogna impiastrare i loro buchi con melissofillo'o ginestre trite, ovvro cignere le casse con la vitalba, acciocch le pecchie non fugano. I vasi del mele, o i fiatoni, vogliono esser lavati con l ' acqua, e dicono che se quest acqua dipoi si cuoce, diventa nn aceto assai salubre.
C om e
s i f a la c e r a .

Db

c e k a f a c ie n d a .

da e o p t im a b ju s g e n e r a .

u a l i n b so n o l b q u a l i t

De

ceka

u n ic a .

MIGLIORI. D e l l a CERA PUNICA.

XL 1X. Cera fit expressis favis, sed ante pu rificatis aqua, et triduo in tenebris siccat is, quarto die liquatis igni in novo fictili, aqua favos tegenle, tunc sporta colatis. Rursus in eadem olla co quitur cera cum eadem aqua, excipilurque alia frigida, vasis meile circumlitis. Optima, quae Punica vocatur. Proxima quam maxime fulva, odorisque mellei, pura, natione autem Poutica, quam constare equidem miror iuter venenata

XL1X. La cera si fa premendo i favi, gi innanzi purificati nell* acqua, e per tre giorni asciutti al buio. Il quarto d) si fan liquefare al fuoco in vaso di terra nuovo, con tanlacqna cheli copra, e poi si mettono in una sporta a colare. Di nuovo nella stesso vaso si cuoce la cera con fa medesima acqua, e pigliasene d rira ltra fredda, impiastrando i vasi col mele. Ottima quella che si chiama P u n ica. Fui quella, ch mollo gialla, e d'odore di ineie,

M5

HISTORIARUM MUNDI U B. XXI.

>46

n e lla : deisd C re tio , plnri muro enim ex pro poli habet, de qua diximus io nalura puro. Posi has Corsica, quoniam ex buxo 6t, habere quam* dam v i a medicaminis pulalar. Panica fit hoe modo. V entilator aub divo saepius cera fulva. Deiode fervet io aqoa raarioa, ex allo pelila, ad* diio nitro. In d e lingulis hauriunt florem, id est, candidissima quaeque, transfanduntque io vas, quod exiguum frigidae habet. E t rursus marioa decoqount sep aratim : deio vas ipsum refrigerant. Et quum h aec te r fecere, juocea crate sob dio occant aole, lu n a q u e : haec enim eaodorem facit. Sol siccat : e t n e liq u e fer L protegant tenui lin* > teo. C u d id isiim a vero fit, post insolatio nem elismaom r e c o c ta . Panica medicinis utilissima. Nigreidt cero a d d ito chartaram cinere, sieat aacbais a d m ix ta rab e t. Variosqae ia colores pifaeolis t r a d i t u r , ad edaodas similitudines, et ifiDomeros m o r ta liu m usus, parietumque etiam et armorum la te l a m . Cetera de meile apibusqae ioDitara e a ru m d ic ta suat. E t hortorum quidem mais fere r a t i o p e ra c ta est.

e para, nativa dei Ponto, Ia qoal* o i b i n t h glio come si froda di meli avvelenati. Dipoi vito quella di Candia, la quale ha molla propoli, di cui ragiooammo nella nalura delle pecchie. Do po queste vien la Corsica, la quale perch si fa di bossolo, si tiene che abbia una certa Io n a di medicina. La Punica si fa in questo modo. La cera ancora gialla ai ventila spesso all aria, dipoi si fa bollire in acqoa marioa attinta d'alto mare, aggiugnendovi nitro. Indi eoo cuochiai pigliaoo il fiore, cio quella eh' pi biaaca, e verssnla in un vaso, dote ne sia un poco di fredda ; e di nuovo la cuocono a parte con la marina, dipoi rinfrescano il vaso stesso, e quando hanno fatto tra volte queste cose, la seccano allo scoperto in sa graticci al sole, e alla luca, perch questa fa bian chezza. E aooloceh le care oon ti struggano per troppo sole, le euoprono eoa nn lenzuolo sottile. Bianchissima si fa, se dopo ohe ha avuto il sole, di nuovo rionoce. La Panica utilissima alle medicine. La cera diventa negra, aggiogoeudoviai cenere di carte siccome ella rosseggia, mescolan dovi l ' ancuaa. Tirasi in diversi colori eoa diverse tinte, per rendere le simiglianxe, e per diversi bisogni delle persone, e per difesa anoora delle mura e dell armi. L altre cose del mele e delle pecchie sono gi state dette, ragionando della na tura loro. Cos s detto quasi tatto quello, che si pu dire degli orti.
U s o , HATUBA B OABAV1QL1B DBLL'BaBB CHS BASGOBO SPOBTANBB PBBSSO CIASCUB POPOLO. L b FBAGOLB, IL TAURO, IL BUSCO. L cib .
a

Sfotte ia c n T i c M m B A S cii ih q u ib b iq u b g m t i bcs u sb s , h a t u a e bdscus.

u b a c u l . F e a o a , t a u b u s ,

B a t u : obbbbl A d u o . P astin a c a n i *

BATI DI DUB SPB-

TM SIS: LU PUS SALICTARIUS.

La p a s t i r a c a

p b a tb sb : i l lu p o s a l i t t a h i o .

L. i 5. S e q a a o tu r herbse sponte nascentes, qaibo (leraequ genlium alu o la r in cibis, rnaxiraeqne Aegyptus, frugum quidem fertilissima, sed at prope sola iis carere possit : tanta est cibo* n a ex herbis abundantia. In Italia paucissimas aevimos, fraga, tam num , roseam, balia marinam, balio hortensiam, quam aliqui asparagum Galli* eum vocant. P rae te r haa pastinacam praleosem, lo p a m salictarium, eaque verius oblectamenta, quam cibos.

L. i 5. Seguono l ' erbe nascenti da loro slesse, le quali da molli popoli sono osate ne* cibi, e mas simamente in Egitto, il quale cornech abboo* dantusimo di biade, nondimeno il solo paese che beo potrebbe far senza esse ; tanta la dovizia dell' erbe, che vi si mangiaao. lo Italia poche oe conosciamo, le fragole, il tanno, il rusco, la bali marina, la ball ortolana, la quale alcuni chiamano asparago Gallico. Oltra di queste, la pastinaca pra tese, il lupo talittario, ma questi sono piuttosto trattenimenti di gola, che cibi.
D SLLA COLOCASIA.

C olocasia. L I . I a A egypto nobilissima est colocasia, quam e j a m o o aliqui vocant. Hanc e Nilo metuat, caale, q a a m coctas eat, araneoso in mandendo : thyrso a u te m , qui in te r folia emicat, spectabili : foliis b lis n m is , si arboreis comparentur, ad simililuW m eorum q a a e personata in nostris amnibus f a r n o s . Adeoqne Nili sni dolibus gaudent, ut P mhio 1. N., V ol. II.

LI. In Egitto nobilissima la colocasia, la quale alcuni chiamano oiamo. La mietono appres so il Nilo : ha il gambo arenoso a masticarlo, e il torso eh* esce tra le foglie bello : le foglie sono larghissime, se si paragonano con quelle degli al beri, ed han somiglianza di quelle, che ooi nei nostri fiumi chiamiamo personali. E tanto gli 10

,47

C. PLINII SECUNDI

14

implexi* colocasiae foliis io variam speciem vasortim, potare gratissimam habeant. Seritur jam haec in Italia.

Egizii godono delle doli del tao Nilo, che delle foglie dolia colocasia intrecciate fanno diverse sorti di vasi, e piace molto lor bere con easi. Que sta erba si semina oggid anche in Italia. Del c i c o b i o ,
a h ta lio , b to , a ra c b id h a , a b a c o , ca b -

ClCHOBlUM : ARTHALIUX, OETUM, ARACHIDI!A, ABA COS, CAUDBYALA, HYPOCHOBBIS, CAUCAL1S, AWTHBJ5CUM, SCANDII, PABTBENIUK, STRYCHBUM, CORCHOBCS; Q
uab

DB1ALA, IPOCHEBI, CAUGALI, A1TTBISCO, SCAHDICB, PABTEB10, STBICRO, COBCOBO, AFACE, AC1KOp o , BPIPBTBO. Q QUALI SEMFBZ.
u a l i p i a s t e b o b m a i f io r is c o n o ,

APBACB,

ACTHOPOS,

BPIPETBOH.

NUMQtJAM FLOBEAHT, QUAB SSMPEB.

L1I. In Aegypto proxima auctoritas cichorio est, quam diximus intubum erraticum. Nascitur post Vergilias. Floret particolalim. Radix ei lenta, quare etiam ad T i n e o la utuntur illa. Anthalium longius a flumine nascitur, mespili ma gnitudine et rotunditate, sine nucleo, sine cor tice, folio cyperi. Mandunt igni paratnm : man dunt et oetum, cni pauca folia minimaque, verum radix magna. Arachidna quidem et aracos, quum habent radices ramosas ac multiplices, nec folium, nec herbam ullam, aut quidquam aliud supra terram habent. Reliqua vulgarium in cibis apud eos herbaram nomina, candryala, hypochoeris, et caucalis, anthriscum, scandi x, quae ab aliis tragopogon vocatur, foliis crooo simillimis : partheniam, strychnum, corchorus, et aequinoctio nascens aphace, acinos : epipetron vocant, quae numqnam floret. At e contrario aphace subinde marcescente flore emittit alium, tota hieme, toto* que vere, osqae in aestatem.

LU. In Egitto dopo Ia colocasia in riputazio ne il cieorio, il quale chiamammo intubo erratico. Nasce dopo le Vergilie, e fiorisce a parti. Ha la ra dice pieghevole, e perci l ' usano ancora per le gami. L antalio nasee discosto dal fiume, grande e tondo come nespola, senza guscio, senza cor teccia, e con foglia sembiante a quella del cipero. Mangiasi colto. Mangiasi quello ancora, che si chiama eto, che ha poche e piccolissime foglie, ma gran radice. L* arachidna e laraco, ancora che abbiano radice ramosa e molteplice, non hanno per sopra la terra n foglia, n erba, n veruna altra cosa. Gli Egizii si cibano pure d 'a ltre erbe volgari, siccome la candriala, l ' ipocheri, il caucali, Tantrisco, lo scandice, il quale da alcuni detto tragopogo, ed ha le foglie molto simili a quelle del zafferano ; il partenio, lo stricno, il corcoro, e l aEace che nasce per l'equinozio, l'acinopo, che si chiama epipelro, e non fiorisce mai; mentre per contrariolaface continuamente marcendo il fiore, ne mette fuora a n 'altro, tutto il veroo e latta la primaverara fino alla state.
Q
u a t t r o s p e c ib d b l

C mici g e h e b a IV.

etneo.

LIII. Multas praeterea ignobiles habent : sed maxime celebrant cnicon Italiae ignotam, ipsis autem oleo, non cibo gratam. Hoc faciant e semine ejus. Differentia prima, silvestris et sativae. Sil vestrium duae species: ana mitior est, simili cau le, tamen rigido : itaque et cola antiquae mulie res utebantur ex illia : quare quidam atractylida vocant. Semen ejus candidum et grande, ama ram . Altera hirsutior, torosiore caule, et q ai paene humi serpat, minuto semine. Acaleataram generis haec est : qaoniam distinguenda sunt et genera.

LUI. Oltre di ci hanno molle altre erbe igno bili, e fra l ' altre celebrano il cnico, sconosciuto in Italia, e a loro grato non in cibo, ma in farne olio. L olio si fi del suo seme. La prima diffe renza del salvatico e del domestico. Di salvatichi ce ne sono di due ragioni, uno pi mansueto, e di simil gambo, ma ruvido ; e perci le donne anticamente 1 usavano per rocca, onde alcuni lo chiamano alratlilide. Il seme suo bianco, gran de e amaro. L 'altro pi aspro : ha il gam bo pi grasso, cbe va quasi per terra, e il seme m i nuto. Questo degli spinosi; perch s ' hanno a distinguere ancora i generi.
D e l l e r b e s p in o s i : e r i n g i o , g l i c i b r i z o , t b j b o l o , ow onb, f b o

Ac c l *a t i

o b r k iis

hbbbab:

b b y n g io b ,

glycyb-

BHIZA, TlIBU LU S, OKOBIS, PHEOS SIVB STOBBB, HIPPOPBAfcS.

o rm o

s te b b , if p o f a b .

LI V. Ergo quaedam herbarum spinosae sunt, quaedam ae spinis Spinosarum mullae speciei.

L1V. Alcune erbe dunque sono spinose, alcu ne senza spine. Le spinose sono di mlle rag io n i.

'4 9

HISTORIARUM MUNDI L1B. XXI.

iS o

Ia totam spina est asparagos, seorpio : nullum enim foliam habet. Quaedam spinosa, foliata suot, a t cnrdaus, eryngion, glycyrrhiza, nrlica. lis enim om aibas foliis ioest aculeata mordaci tas. Aliqua e t secandum spinam habent foliam, a t tribolus, e t onoois. Qaaedam ia folio habent e t io cade, u t pbeos, quod aliqui stoeben appel lavere. Hippophae* spiois genieulatom: tribolo proprietas, quod e t fruetom spinosam habet.

Spina affatto lo asparago, e lo scorpione, perch non ha foglia alenna. Certe erbe hanno spinose le foglie, come il cardo, lo eringio, il glicirrizo e l'or tica; perocch tatte le lor foglie son mordaci per essere rivestite di aculei. Alcune hanno la foglia lango la spina, come il tribolo e I1onone. Alcuoe hanno la spina nella foglia e net gambo, come il feo, chiamato da alcuni stebe. I / ippofae ha le spine sui nodelli ; e il tribolo ha la propriet di avere spinoso anche il fratto.
Q oattso
s p b c ib d i ostiche .

D i t i a i o s m i rv. L amium,

s c o b p io .

D bl

LAMIO, DELLO SCOBPIOBB.

LV. Ex om nibus his generibus artica maxime nosciter,acetaboli in flore purpuream lanuginem fondentibus, saepe allior binis cubitis. PJures ejudifferentiae: silvestris,quam ef feminam vo cant: m iliorque. E t in silvestri, quae dicilnr canina, acrior, caule quoque mordaci, fimbriatis foliis. Q uae vero etiam odorem fandit, Hercula nea vocatur. Semen omnihos copiosum, nigrum. Mirasa sine nilis spinaram aealeis lanuginem ipsaai esse noxiam, et tacta tantum leni p raritnai, putolasqae confestim adusto similes exsi stere. Notam est e t remedium olei. Sed morda cit* non p ro tin u s oum ipsa herba gignitur, neo in solibus roborata. Incipiens quidem ipsa nasci vere, non ingrato, mnltis etiam religioso ia cibo est, ad pellendos totius anni morbos. Silvestrium quoque radix om nem carnem teneriorem faeit, nmulque cocta ionoxia est. Morsa carens, lamium vocatar. De scorpione dicemus inter medicas.

LV. Di tutti questi generi l ' ortica mollo si conosce, perch ha i fiori che spargono una la nugine purpurea : la pianta spesso pi alta di due braccia. Questa . di pi specie. La salvatica, la qaale chiamano anche femmina, pi man sueta. Nella specie salvatica ancora quella che h chiama canina, pi aspra, con gambo mordace, e le foglie stratagliate. Quella che ha odore chiamata Ercolsnea. T atte baano il seme copioso e nero. E d maraviglia, che ancora la lana loro senza alcuna spina nociva, e dove tocca fa piz zicore,^ leva subito gallozzole sembianti a quelle di scottatura. 11 rimedio Polio La mordacit per non nasce subito insieme eon l ' erba, perocch il sole quel che le d fona. Quando la primavera ella comincia a nascere, cibo non ispiacevole, e a q u e 'molli ancora religioso, che credono eoa quella cacciare le infermit di tutto l ' anno. La radice delle selvatiche fa ogni carne pi tenera, e cocendola insieme con essa innocente. Quella ebe non pagne si chiama lamio. Dello soorpione ragioneremo tra le medicinali.
D bl
ca rd o , aco rra o fo ro , lb c ca ca rto , calcbo,

a co b r a

s iv b

p h o r o ,

l bd ca ca h th o s.

ClALCSOS,

CBIGOS, POLYACARTHOS, OHOPTXOS,

emeo,
D el

POLIACARTO, OROP SSO, SLS1RS, SCOLINO.

tL x in ,

s c o ltm o s .

C hamaeleoh,

TSTRALIX,

c a m b lb o h b , t b t r a l i c b , a c a r t i c e m a s tic h e .

ACASTHICB MASTICHE.

LVI. 16. C arduus et folia et caules spinose lsonginis hab et. Item acorna, leucacanthos, chal ceos, cnicos, polyacanthos, onopyxos, helline, scolymos. Cham aeleon in foliis non habet aculeos. Est et illa differentia, quod quaedam in iis* mul ticaulia ram osaque sunt, u t carduus. Uno autem caule, nec ram osam , cnicos. Quaedam cacumine tsolum spinosa sunt, ut eryngium. Quaedam aestate florent, u t tetralix, et helxine. Scotymns quoque flo re t aero et din. Acorna colore tantum tofo d istin g u ito r, et pinguiore succo. Idem erat ttractylis q u o q u e , nisi candidior esset, et nisi aguineom saccu m fonderei. Qua de causa pho* vocatu* a quibusdam, odore etiam grati,

LVI. 16. II cardo e nelle foglie e nel gambo ha lanugine spinosa; e cos) l ' acorna, U leucacanto, il calceo, il cnico, il poliacanto, lonopisso, P elsine e lo scolimo. Il cameleone non ha spine nelle foglie. cci anco nn1altra differenza, perch alcuni d ' essi hanno pi gambi, e sono ramosi, come il cardo. II cnico non ha pi che un gambo, e non ramoso. Alconi sono spinosi solamente nella cima, come 1*eringio. Alcuni fioriscono la state, come il tetralice e 1 *elsine. Lo scolimo an cora fiorisce tardi, e lungamente. L acorna si di stingue solo pel color rosso, e per essere pi grassa di sugo. Tale sarebbe P etrattile ancora, se non fosse pi biancone non avesse sugo san-

C PLINII SECONDI sero matureicente semine, nee ante autumnum : quamquam id de omnibus spinosis dici potest. Verum omoia baeo et semine et radice nasci possunt. Scolymus carduorum generis ab iis distat, quod radix ejus vescendo eat decocla. Mirum, qnod sine intervallo tota aestate aliud floret iu eo genere, aliud concipit, aliud parturit. Aculei arescente folio desinunt pungere. Hclxine rara visa est, neque in omnibus terris : est ra dice foliosa, ez qua media velati malum extube rat, contectum sua fronde. Hujus vertex summus lacrymam continet jocandi saporis, acanthicen mastichen appellatam.

lfl2

guigno. Per la qual cosa alcuni lo chiamano fono: ha odor grave, e matura il seme tardi, n mai innanzi T autunno, bench il medesimo si pu d iredi tutteTerbespinose. Per tullequeateerbe possono nascere e di seme, e di radice. Lo scolimo, eh' della specie de* cardi, differente da essi, perch la radice sua mangiasi colla. E d maraviglia che senza intervallo per tutta la state, altro in quel genere fiorisce, altro concepe, altro partorisce le ponte. Le spine, seccando la foglia, lasciano di pungere. L elsine si vede di rado, perch non ne nasce per tutto: fogliosa fin dalla radice, del cui mezzo esce tuora rigonfiandosi a a bozzolo che pare una mela, coperta dalla soa fronde. Nella saa cima ha ana lagrima di dolcis simo sapore, la quale si chiama acantice mastiche. Dell* ettaco, ovvero catto, PTBBJNCA, PAPPO, ASCALIA. LVII. 11 catto ancora nasce solo in Sieilia, ed i duna specie sua propria: i suoi gambi vanno per terra, uscendo della radice, con la foglia larga spinosa. 1 gambi si chiamano catti, e si mangiano volentieri, ancora quando sono invecchiali. Han no un gambo solo, diritto, che si chiama pternica, e che ha la stessa soavit, ma non invecchia. Il seme sao di lanugine, la quale chiamaoo pappon ; e levala essa e la corleceia, trnovasi una tenerezza simile al cervello della palma, la qual tenerezza si chiama ascalia. V D el tribolo : dell' osose LVIII. Il tribolo non nasce se non u* luoghi paludosi, e altrove cosa crodele. Appresso il Nilo e lo Strimone si saole mangiare : inchinasi verso il fiume ed ha la foglia simile a quella del lolmo, e il picciuolo lungo. Nell* altre parti del mondo ce n* di due ragioni ; l une ha le foglie come la cicerchia, 1*altro apponiate. Questo fio risce tardi, e rinforza le siepi che fannosi alle ville. Il seme suo iu baccelli, tondo e nero. L* altro l ' ha come rena. cci po altra erba spi nosa, che si chiama onone. Questa ha le spine nei rami, e la foglia all incontro, la qaale simile alla ruta, con gambo tutto fogliato a modo di ghirlanda : viene dopo le biade, ed nimica all'a ratro, e molto vivace. DlPPBBBNZA DELL* EBBE RISPETTO Al GAM I l COBI. BOBOPO, L1ASCOSA, L* ASTEMI, IL PILLASTE, U. CBEPI, IL LOTO. LIX. I gambi d ' alcune erbe spinose vanno per terra, come di quella che si Uu^ma co ro n o -

ECTACOS, SITE CACTO, PTBBS1X, PAPPUS, ASCALIA. LV11. E t cactos qaoqae in Sicilia taotum na scitur, suae proprietatis et ipse: in terra serpunt caales, a radice emissi, lato folio et apinoso. Cau les vocant cactos : nec fastidiant ia cibis, invete ratos qnoqae. Unam caalem rectam habent,quem vocant pternica, ejusdem suavitatis, sed vetusta tis impatientem. Semen ei lanaginis, qaam pappon vocant : qoo detracto et cortice, teneritas eimilis cerebro palmae est : vocant ascalian.

T e ib u l u s : o s o r is .

LVII1. Tribulus non nisi in palustribus na scitor, dira res alibi, juxla Nilum et Strymooem amnes excipitur in cibis, inclinatus in vadum, folio ad effigiem almi, pediculo longo. At in reliqao orbe genera duo: ani cicerculae folia, alteri aculeata. Hic et serias floret, magisque septa obsidet villarum. Semen ei rotundius, nigrum, in siliqua : alteri arenaceam. Spinosorum eliamoom aliad genas ononis. In ramis enim spinas habet, adposito folio rutae mili, toto caule fo liata in modum coronae : sequitor a frngibus, aratro inimica, vivaxqae praecipue.

HlKAIVNElllA FU CAULES. COBOBOPSS t ABCHUSA, ABTHEM PHYLLABTHES, CBBPIS, LOTOS. IS,

LIX. Aculeatarum caales aliquarum per ter ram serpunt, at ejus quam coronopum vocant.

i5J

HISTORIARUM MUCIDI L1B. XXI.

154

diverso stant, anchusa inficiendo ligno ceri*fK radice api, e t e mitioribus authemis, et pbyllaothes, e t anemone, et aphace. Gaule foliato a t et crepis, e t loto*.

po. Per contrario stanno 1 anchusa, la cui radice ' i buona a tignere-il legno e la cera, e 1' antemi una delle pi delicate fra queste, il fillante, e 1 anemone, e l'aface. 11 crepi e il loto hanno il * gambo fogliato.
D iv p e b b b z b d e ll* eb b e r is p tto a llb fo g lie .

D im im u B
colatoi

h iu u d m

p o l ia .

cab p a r t i bob

rL o u A n :

q o ib c s p o l i a a DABTOM.

n e i*

Q uali

f io r is c o n o a p a & te a p a r t e : q u a l i b o b

M I T : H ELlO T B O PlO lf,

p e rd o b o l e f o g lie : g ira s o le , a d ia b to .

LX. Diflerentia folioram e t hic qaae in arbo* ribu, brevitate pediculi ac longitudine, angu stiis ipsius folii, amplitudine, angulis, incisuris, odore, flore. D iu tu rn io r hic quibusdam per par tes florentibos, a t ocimo, beliotvopio, aphacae, onoehili. Multis inter haec aeterna folia, sicut quibusdam a rb o r o m ,in primisque heliotropio, aditolo, polio.

LX. In queste erbe la differenza delle foglie consiste in ci stesso che uegli alberi, cio nella bre vit e lunghezza de' picciuoli, nella larghezza o strettezza delle foglie, negli ngoli, intagliature, odore e fiore. Questo dura pi lungamente iu alcu ne, che fioriscono per parti, come fa il basilico, il girasole, l a face, e l'onochilo. Molte tra questo erbe hanno la foglia perpetua, come alcuni albe ri, e massimamente il girasole, l'adianto e il polio.
D ell'
erbe s p ig a t r

S n a t u D i L f i u n u . S tabtopo s,
u p b o r o s , s iv b o r t y x

a lopecuros,

m -

l o s t a k io p o , l ' a l o p e c c r o ,

s iv b f l a b t a g o . T h r x a l l i *

LO STELEFURO, OVVERO OBTIGB, O PIAHTAGGIBB. D ella


t r ia l l i.

LXI. 17. A lia d ru n a s spicatarum genas, ex quo est cyuops, alopecuros, stelephuros ( qaam quidam orlygem vocant, alii plantaginem, de qua plura dicemus iu ter medicas), thryallis. Ex iis Mopeeuros spicam habet mollem, et lanugi* em deusam, n o n dissimilem vulpium oaudia, aude ei et oomen. Proxim a esi ei et stelephuroa, nisi quod illa particulatim floret. Gieborion, et Milia, circa te rra m folia habent, germinantibus ab radice post Vergilias.
P n m c i r a . O rbitbogalb .

LXI. 17. Un* altra specie quella delle spiga te, come il cinope, 1 alopecuro, lo slelefuro ( che * alcuni chiamano ortige, alcuni piantaggine, di cui ragioneremo a lungo fra l erbe medicirfali ), e la trialli. Fra queste 1 alopecuro ha spiga molle, * e lanugine folta, simile alle code delle volpi, ond* ella ha preso il nome. Simile a questa lo sto le furo, se uon che questo non fiorisce a un tratto. 11 cicorio e simili hanno le foglie intorno a terra, le quali germogliano dalla radice dopo le Vergilie. Del
p e rd ic io : d e ll* o e r i t o g a l e .

LXU. Perdicium et aliae gentes, qoam Aegy ptii, edant: n o m e n dedit avis, id maxime eruens. C n a u plurim asqae habet radiees. Item ornitbogale, caule te n e ro , candido, semipedali radice, bolbosa, molli, trib a s aut qualnor agnatis. Co n t a r in pulte.

LX 11.11 perdicio un'erb a, che altri popoli ancora oltre gli Egizii asano maogiare, e che*pre se questo nome da ua uccello, che massimamente la schianta di terra. Ba di molte e grosse radici. cci lornitogale, che ba il gambo tenero e bian co, la radice di mezzo braccio, cipollosa, tenera, con tre o quattro messe. Caocesi nella poltigia.
E
r r e c b e bascobo d o p o db a b b o f i o r i s c o b o ir so m m o

P ost a b i t o i a i c s r t u : a sommo fl o b b k t b s : ITEM AB IMO.

di qubllb cbe

d i q u e l l e c h e a b ba sso.

boo

LX11I. M iraro , loton herbam, et aegilopa, nisi post a n n u m e semine sao nasci,^Hira et aathemidis na ta r a , qaod a summo florere inci pit, qaam ceterae omnes, quae particalatim flo> tot, ab ima sui p a r te incipiant.

LX 1I 1. maraviglia, come l'erba loto e l*e* gilopa non nascono del lor seme, se non dopo l'an no. Maravigliosa anco la natura dell* antemide, che comincia a fiorire dalla cima, ancor che tutte 1 altre, le quali partitamente fioriscono, comin * cino dalla loro pi bassa parte.

155

C. PLINII SECONDI

>56

L appa, hbbba qoae I i n * u VASIT. OpUHTIA, B VOUO BAD1CBH FACIEBS. LX 1V. Notabile et in lappa, quae adhaere scit, quoniam in ipsa flos nascitur, non evidens, aed intus occultus, et intra seminat, velat anima lia, quae in se pariant. Circa Opuntem opnntia est herba, etiam homini dulcis. Mirumque e folio ejus radicem fieri, ac sic eam nasci.

L' 8BBA LAPPA GBBMOGUA BUTEO DI S DkLL Opubcia, chb si va m u sim foolib. LXIV. similmente cosa notabile nella lappa, eh1 ella stia attaccata e chiusa, producendo il fio re invisibilmente e solo ri poeto dentro di a* p e r lo spargersi che fa del seme uel seno come gli animali che partoriscono fra s stessi. Appresso a Opunte nasce un' erba, che si chiama opunzia, la quale dolce ancora all' uomo. Ed maraviglia delle sue foglie farsi radice, e cosi nascere. Dell' iasione, della cokd& illa, della picei , CHE PIOBISCB TUTTO l 'ABBO. LXV. Lo iasione ha ana foglia sola, m a cos implicala, che paion molte. La eondrilla am ara, e nella radice ha sugo agro. Amara ancora 1 a* face, e quella che si chiama picri, la qaale fiorisce anch essa tatto l anno, ed ebbe noma dalla soa amaritudine. Di quali ebbb esce il fiobe pbika che il gambo : DI QUALI 11. gambo vbiha che il fiobe : DI quel le CHE FIOBISCOBO TEE VOLTE. LXVI. Notabile la natura della scilla e del zafferano, perch ancora che tolte lerbe mandino prima foora la foglia, dipoi si rifondino nel gam bo, in queste si vede prima il gambo ohe le foglie. Nel zafferano il fiore spinto dal gambo, ma nella scilla il gambo esce da quello. Essa fiorisce tre volte, come abbiamo detto, dimostrando Ire tem pi di sementa. D el ap iao , hedicibe, 8. D el tesio. LXVII. Alcuni pongono tra le cipolle la rad i ce del cipiro, cio del gladiolo. Qoesta dolce, e cotta fa ancora il pane pi grazioso, e impiastrata con esso Io fa di pi peso. Simile a questa quella che si chiama tesio, aspra al gusto.

I asiohb, cohdbtlla, piceis, quae toto axho FLORET. LXV. Iasione unnm feliam habet, sed ita im plicatum, a t plora videantur. Condrylla amara est, et acris in radice sacci. Amara et aphace, et quae picris nominatur, et ipsa toto anno florens: nomen ei am aritado im posait

Q uibus flos, ahtiquaj* caulbs bxeast: quibus CAULIS, ABTEQUAM FLOS BXEAT: QDAB TBB FLOBBAHT. LXVI. Notabilis et scillae croeiqne natura, quod qaura omnes herbae foliam primam emit tant, mox in caalem rotundentur, in iis caulis prior intelligitar, qaam foliam. E t in croco qui dem flos impellitor caule: in scilla vero caolis exit, deinde flos ex eo emergit. Eademque ter floret, a t diximas, tria tempora arationnm osten dens. Ctpibos, medicihab viii. T bbsior. LXVII. Bolborum generi quidam adnomerant et cypiri, hoc est, gladioli, radieem. Dulcis ea est, et quae decocta panem etiam gratiorem -faciat, ponderosioremqae simul subacta. Non .dissimilis est et qaae thesion vocator, gusta aspera. AsraqDKLus, sivb hastula bboia. Abthbbicoh. LXVIII. Ceterae ejusdem generis folio diffe ran t. Asphodelus oblongum et angustam habet, aeilla latam et tractabile, gladiolus simile nomini. Asphodelus maoditur, et semine tosto, et bnlbo : sed hoe in cinere tosto, deio sale et oleo addito : -praeterea taso cam ficis, praecipua voluptate, ut videtur Hesiodo. T raditur et ante portas villa rum satum, remedio esse contra veneficiorum noxiam. Asphodeli mentionem et Homeras fecit.

Asfodelo, ovvebo astula begia. Artebico. LXVIII. L altre della medesima specie sono differenti nelle foglie. L'asfodelo ha la foglia lu n ga e stretta, Ia scilla larga e trattabile, il gladiolo l ' ha simile al nome. L ' asfodelo si mangia, e p e r ^eme arrostito, e per cipolla ; ma questa vuoisi arrostire nella cenere, poscia porvi sale ed olio ; in oltre pesta co' fichi si mangia con grandissim o piacere, come dice Esiodo. Tiensi che sem inato innanzi alla porta delle ville sia rimedio contra lo

H1ST0B1ARUM MONDI MB. XXI. Radix ejus napis modicis similis est : neque alia nam erosior, l x x x a iro n i acervatis saepe bulbi. Theophrastus, et fere Graeci, priocepsque Pytha goras, caulem ejus cubitalem, et saepe duum cu bitorum, folii* porri silvestris anlhericon voca vere : radicem vero, id est, bolbos, asphodeloo. Nostri illud albucum vocant, et asphodelum ba stala regiam , caulis acioosi : ae duo genera la ciunt. Albuco est scapos cubitalis, amplos, purus, laevis. De q u o Mago praecipit, exitu mensis Martii, ei initio A prilis, quum floruerit, nondum semine ejus intumescente, demetendam : findeodosque capos, et q u a rto die in solem proferendos : ita meatis manipulo* faciendos. Idem pistanam dieit a Graecis yocari, qaam inter olvas sagittam ap pellano*. H anc ab idibus Maji usque ad finem Octobris menai* decorticari, atqoa leni sole sic cari jobet. Id e m e t gladiolom alteram , quem eypiroa vocant, a t ipsam palustrem, Jolio mense toto seeari ju b e t a d radicem, tertioqae die ole acari, donec c a n d id o * fiat. Quotidie autem ante solcai ocddeutem i a tectum referri, q ao n ia* pdutribu* deaectia nocturni rores noceant. malie e gl'incanti. Dell'asfodelo fece mentione an che Omero. La sua radice simile a' navoni piocoli. N ve n ' alcun1altra s numerosa, avendo spesso raccolti insieme pi d'ottanta capi.Teofrasto, e quasi tutti e i Greci, e Pitagora innanti agl) altri, chiamarono il suo gambo enterico, il quale d ' un braccio, e spesso di due, con foglie di por ro salvatico ; e la radice, cio i bulbi, o capi, chia marono asfodelo. 1 nostri chiaman lo enterico aibuco, e chiaman 1' asfodelo astula regia, la quale ha gambo acinoso, e fannola di due ragioni. L 'aibuco ha lo stipite duo braccio, grande, puro, pu lito. Magone vuole che si colga all' uscita di Mar zo, e al principio d 'Aprile, quando egli i fiorito, ma non ha il seme ancora rigonfio, e che gli stipi ti si fendano, e il quarto d si mettano al sole; e cos quando son secchi se ne facciano m atti. Diceaocora che i Greci ohiamano pistana quella che tra le ulve noi chiamiamo saetta. Vuole che que sta si scortichi dai quindici di Maggio sino alla fine d ' Ottobre, e che si secchi a sol lento ; che l ' altro gladiolo, il quale si chiama eipiro, anch'esso palustre, per tutto il mese di Loglio si seghi fino alla radice, e il terzo d si secchi al sole, fin ch diventi bianco ; e finalmente che ogui giorno si riporti io casa, innanzi che il sole tramonti, perch le rugiade della notte fan danno all* erbe pai astri segate. Di sai sn c ix di Giunco. M kdicih 4 LX 1X. 18. Lo stesso Magone vuole che le me. desime cose si facciano del giunco, il quale ei chia-> ma marisco, ed buono a coprir capanne, ordi nando che si cavi del mese di Giugno fino a m et to Luglio. L 'altre cose, quanto al seccare, sono le medesime .che noi dicemmo della ulva al suo luo go. Egli fa nn'altra sorte di giunco, il quale trovo che si chiama marino, e da' Greci ossischeno.Esso di tre ragioni, aouto, sterile ( che noi chiamia mo maschio, e i Greci ossi ), e femmina, che ha il seme nero, e si domanda melancrani, ed pi grosso e pi germoglioso. Ma pi ancora lo quel lo della terza fra le sei specie, che si chiama 0I0scheno. Di qoesti nasce il melaocraoe senta altri generi : Possi e l ' olosebeno nascon del medesimo oespo. L 'olosebeno utilissimo ai bisogni delle viti, perch'egli tenero e carnoso. Produce frutto a modo di uova, che stieno attaccate insieme. Quel lo che noi chiamiamo maschio, nasce di s slesso, con la cima piantala in terra; e il melancrane del suo seme. D 'altronde le radici di tutti muoiono ogni anno. L 'oso loro a far reli da pescatori, ai bisogni delle vili, e a'lam i di lucerne, e massima mente quegli che hanno assai midolla; e ve n ' di cos grandi appresso 1 Alpi marittime, che la'

3caci o a m a a vi. Mbdicihab it .


LX1X. 18. Sim ilia praecipit et de jnnco, qnem mariscon appellat, ad texendas tegetes: et ipsam Jonio mense eximi ad Joliom medium praeripiens. Cetera de siccando, eadem qoae de alva suo loco diximus. Alterum genus j ancoram fadt, qnod m arinum , et a Graecis oxyseboenon vocari invenio. T ria genera ejus : acuti, sferilis, quem marni, et oxyn Graeci vocant: reliqua feminini, ferentis semen nigram , quem melaucranin vocant. Crassior hic et fraticosior : magisque etiamnum tertios, qui vocatur holoschoenos. E x his melaneranis sine aliis generibus nascitur. O xys aetem et holoschoenos eodem cespite. Uti* msdms ad vitilia holoschoenos, qnia mollis et c arn o sa s est. F e rt fructum ovorum cohaerentiam o d o . N ascitur autem is, quem marem appellar i a to s , ex semetipso, cacumine in terram defixo: a d a n c n n i i autem sao semine. Alioqoi omnium ra d ice s omnibus annis interm oriuntur. Osos ad u s m arinas, vitilium elegantiam, lacernarum I n a i a a , praecipua m edulla, amplitudine juxta r its r o a s Alpes tanta, u t inciso venire impleant faeoe unciarum latitudinem : in Aegyplo vero (n b ro riu n longitudinem , non aliis utiliorem.

C. PLINII SECUNDI

160

Quidam eliamnum unam genas faciunt {unci trianguli : cyperon vocant. Multi vero non discer nunt a cypiro vicinitate nominis. Nos distingue* mas atrum qae. Cypiras est gladiolos, a t dixirans, radice bulbosa, laudatissimas in Insulis Creta, dein Naxo, et pustea in Phoenice. Crtico candor odorque vicinus nardo, Naxio acrior, Phoenicio exiguum spirans, nallos Aegyptio. Nam et ibi nascitur. Discutit duritias corporum. Jam nim remedia dicemus ; quoniam et florum odoram* que generi est magnas usu in medicina.

Qaod ad cypiron attinet, Apollodorum qui dem sequar, qui negabat bibendum : quamquam professus efficacissimam esse adversas calculos, os eo fovet. Feminis quidem abortos facere non dubitat. Mirumqoe tra d it{ barbaros suffitum hojus herbae excipientes ore, lienes consumere : et non egredi domibus, nisi ab hoc suffita : vege tiores enim firmioresque sic etiam in dies fieri. Intertriginum et alarum vitiis, perfrictionibusque cnm oleo illitum, non dubie mederi.

filato il ventre sono larghi quasi un' oncia, e in Egitto ne fanno vagli. Alcuni ne mettono un* altrp sorte di gianeo triangolare, ohe chiamano cipero. Molti per non 10 distinguono dal cipiro, per la somiglinz del nome. Noi distingueremo l uno e laltro. Il cipi ro il gladiolo, come abbiamo detto, che ha la radice cipollosa, e nasce eccellentissimo nell* isole di Candia e di Nasso, e poi in Fenicia. 11 Caodiotlo bianco e d'odore vicino al nardo, quello di Nasso pi agro, il Fenicio getta poco odore, e l ' Egizio niuno ; perciooch nasce ancora quivi. Leva la durezza del corpo. Tocco le medicine un'altra volta, perch i fiori e gli odori sono osati molto in medicatore. Quanto appartiene al cipiro, io seguir Apol lodoro, il quale diceva che non si dovea bere, an cora che confessi eh egli potentissimo a rom pere la pietra. Secondo lui, ei fa sconciare le don ne. Egli ancora mette una maraviglia, che i bar bari ricevendo il profumo di questa erba per becca, consumano la milza, e non escono di easa, se non hanno fatto questo profumo ; perciocch a questo modo diventano ogni giorno pi ga gliardi e pi forti. Guarisce anco i difetti delle intertrigini, e di sotto le braccia, e le infredda ture impiastrato con olio. D el cipero, medicine i 4> C iperi, cipira. LXX. 11 cipero giunco, come abbiamo detto, anguioso, bianco appresso terra, nella cima nero, e grasso. Le foglie da basso sono pi sottili che quelle del porro, e in cima minute, fra le quali 1 seme. La sor radice i simile all' ulivo nero, I r 1 quale quando lunga si chiama ciperide, di gran de utilit nella medicina. 11 miglior cipero lAm moniaco, poi il Rodioilo, il terzo il Tereo, l 'o t timo l ' Egizio, il quale subito non si discerne, perch quivi anco nasce il cipiro, il quale per durissimo, e a fatica getta odore. Gli altri h an n o odore -simile a quello del nardo. cci anco di p e r s un' erba Indiana, la quale si chiama cipira, di forma di gengiovo, e masticata ha forza di zaffe rano. 11 cipero in medicina fa forza di psilotro. Fassene empiastro a quelle ptllicine, che si sfo gliano intorno all'unghie delle dila, e a ll'u lc e re de membri genitali, e a tutte 1 ulcere, che sono * in luoghi umidi, come quelle della bocca. La sua radice giova contra il morso delle serpi, e massimamente degli scorpioni. Bevuta ap re le matrici, e quando se ne bee in abbondanza, h a tanta forza, che le caccia fuori. Muove l ' o rin a , e la pietra, e per questo utile a' ritruopichi. Im piastrasi sull* ulcere che vanno im pigliando, e massimamente su qnelle che sono nello sto m aco , insieme col vino o con l ' aceto.

C t PERUS, MEDICINAE XIV. CtPERIS, CTP1 RA.

LXX. Cyperos jancus est, qualiter diximus, angulosus, juxta terram candidus, cacumine ni ger, pinguisque. Folia ima porraceis exiliora, in cacumine minuta, inter quae est semen. Radix olivae nigrae similis, quam, quum oblonga est, eyperida vocant, magni in medieina usus. Laus cypero prima Ammoniaco, secnnda Rhodio, ter tia Theraeo, novissima Aegyptio : qaod et confnndit intellectam, quoniam et cypiros ibi nasci tor. Sed cypiros durissima, vixqoe spirans. Cete ris odor et ipsis nardam imitans. Est et per se Indica herba, quae cypira vocatur, tingiberis effigie : commanducata croci vim reddit. Cypero vis in medicina psilothri. Illinitor pterygiis, ulceribusque genitalium, et quae in humore sunt ronibas, sicat oris ulceribus. Radix adversus serpentium ictos, et scorpionum, praesenti reme dio est. Valvas aperit pota. Largiori tanta vis, ut expellat eas. Urinam ciet, et calculos, ob id uti lissima hydropicis. Illinitur et ulceribus, quae serpunt, sed his praecipue, quae in stomacho sunt, ex vino vel aceto illita.

,6 ,

HISTORIARUM MUNDI L1B. XXI. HoLOJCHOtSOS. D bll' oloccbeko.

162

LXXi. Junci radix in Iribus heminis a q a a e decocta ad tertiat, tussi medetur. Semen tostum et in aqua potum , sislit alvum, e t feminarum m ense*. C upitis dolores facit, qui vocatur holotchoenos : ejus q u a e proxima sunt radicis, commamlucanlur adversus araneorum morsus. Inve nio etiamnum unum junci genus, quod euripiceo vocant. Hujus semine somnum allici, sed modum servandum , ne sopor fiat.

LXXI. La radice del giunco cotta in tre emine d ' acqua infino olla terza parte, medica la tosse. Il seme arrostito e bevuto nell'acqua, ferma il corpo e i mesi delle donne. Il giuoco chiamato oloscheno fa dolere il capo : la parte vicina alla radice si mangia contra il morso de'ragoi. lo truovo un' altra sorte di giunco, che si chiama euripice, il cui seme fa dormire ; ma bisogna aver cura di prenderne moderatamente, perch il sonno non sia troppo.
M e d ic in e c h e si fanno dee . cionco
o d o r if e r o , o t e d c h it b ,

Medicinae ex jm co odorato, sivb tbochite, x. LXX11. O b id et odorati junci medicinae di* ceotor, qnoniam et in Syria Coele ( ot suo loco retulimus) nascitur. Laudatissimus ex Nabataea, cognomine teuchites, proximus Babylonias., pes simus ex Africa, ac sine odore. Est aulem rotun das, vinosae mordacitatis od linguam. Sinceras io confricando odorem rosae emittit, rabentibus fragmentis. D iscutit inflationes, ob id stomacho olilij, bilemque e t sanguinem rejicientibus. Sin gultas sedat, ructus movet, urinam ciet, vesicae medelur. Ad muliebres usas decoquitur. Opisthotonicis cura resino arid a imponitur cxcalfactoria.

10.

LXX 1I. Per questo porremo le medicine anche del giunco odorifero, perciocch e' nasce ancora nella Celesiria, come abbiamo detto al suo luogo. Eccellentissimo viene di Nabalea, cognominato tenchite : prossimo a questo il Babilonio ; pes simo l Africano, e senza odore. Esso tondo, e di forza mordace alla lingua con sapore di vino. Lo schietto stropicciandolo getta odore di rosa, e i,suoi frammenti traggono in rosso. Caccia le ventosit, e perci giova allo stomaco, e a coloro che ributtano la collera e il sangue. Ferma i sin ghiozzi, muove i rutti, provoca l'orina, e medica la vescica. Cuocesi a' bisogni delle donne. Ado perasi a coloro che hanno ritirati i nervi del collo, con ragia secca, che ha virt riscaldativa.
M e d ic in e

BflDICINAB BX SCPRADICWS FLOBIBLS : EX ROSA, MED. XXXII.

cbb si f a n n o d e i s u d d e t t i f i o r i : DELLA ROSA, 3 a .

1.XXIII. Roso adslringit, refrigerat. Usus ejnsiTtor in folia, et flores, el capila. Foliorum paries quae can d id ae, ungues vacantur : in flore aliud est semen, a liu d capillus: in capite, aliud corier, aliod caly x . Folium siccatur, aut tribus modis exprim itur. P e r se, quum ungues non detrahunlur: ibi e n im humoris plurimum. Ant cotn detractis u n g u ib u s , reliqua pars aut oleo aut vino m a c e ra tu r in sole vasis vitreis. Quidam el salem adm iscent, et anchusam nonnulli, ant Hpalalhum, a n t ju n c u m odoratum : quia talis naxime prodest v u lv a e ac dysentericis. Expri muntur eadem folia detractis unguibus, trita per lioleom spissum in aerenm vas, lenique igni iorcos co q u itu r, d o n e c fiat crassitudo mellis, ii hoc eligi o p o r t e t odoratissima quaeque folia.

LXXIII. La rosa ristringe e rinfresca i corpi. L ' oso suo differente, secondo che ae ne adope rano le foglie, i fiori, e i capi. Le parti bianche delle foglie si domandano ugne. Nel fiore altro il seme, allro il capello : nel capo altra la cortec cia, altra la boccia. La foglia si secca, o in tre modi si preme ; cio, o per s, quando le ugne non si levano, perciocch quivi molto umore. O quando levate le ugne, l ' altra parte si macera ovvero in elio, o in vino al sole in vasi di vetro. Alcuni vi mettono anco il sale, e alcuni l'ancusa, o l ' aspalato, o il giunco odorato, perciocch tale mistura giova molto alla matrice, e a) male dei pondi. Premonsi le medesime foglie, gi levate via le ugne, peste per pannolino fitto in un Taso di rame, e il sugo si cuoce a fuoco lento, finch si rassodi come il mele. A qoesto effetto si scel gono tolte le foglie pi odorifere.

C. P U N I I SECUMDI

19. Vinum quomodo fieret e rosa, diximus inter geuera vini. Usus succi ad aures, oris ulcera, gingivas, tonsillas, gargarizatus, stomachum, vulvas, sedis vilia, capitis dolores. In febre per te, vel curo aceto ad somnos, nauseas. Folia urun tu r in calliblepharum. E l siccis femina adsperjiuntur. Epiphoras quoqne arida leniunt. Flos somnum facit. Inhibet fluxiones mulierum, ma xime albas, in posca potus: et sanguinis exscrea tiones. Stomachi quoque dolores, quantum ia vini cyathis tribus. Semeu his optimum crocinum, nec anniculo vetustius, et in umbra siccator. Ni grum inutile. Dentium dolori illinitur. Urinam ciet. Stomacho imponitur. Itera igni sacro non veteri. Naribus subductum caput purgat. Capita pota venirem cl sanguinem sistunt. Ungues rosae epiphoris salubres. Ulcera enim oculorum rosa sordescunt, praeterquam initiis epiphorae, ita pl arida cum pane imponatur. Folia quidem vi tiis stomachi, rosionibus el vitiis ventris, et itile* stinorum, et praecordiis utilissima, vel illita. Cibo quoque lapathi modo condiuulur. Caven dus in his silus celeriter insidens.

El aridis et expressis aliquis usos. Diapasmata inde fiunt ad sudore* coercendo*, ita ut a bali neis inarescant corpori, dein frigida abluantur. Silvestris pilulae cum adipe ursino alopecias mirifice emendant.

19. In che modo si faccia il vino della rosa, gi 1 abbiamo detto ragionando de'vini. Usasi il sugo agli orecchi, alle crepature della bocca, alle gengie, alle enfiature della gola : gargarizzando sene giova allo slomaco, alle matrici, a'difetti del fondamento, e alle doglie del capo. Nella febbre giova da s solo, e cou l ' aceto al sonno e al fa stidio dello stomaco. Le foglie a' abbruciano per medicina J occhi : eoa le secche si medicano i peltignoni. Le aride guariscono ancora le lagrimazioni dagli occhi. 11 fiore fa sonno, ristagna i flussi delle donne, e massimamente i bianchi, be vuto con la posca ; e lo sputare del sangue. Leva auco i dolori dello slomaco, quanto basta in tre bicchieri di vino. Di questi il miglior seme il giallo, n pi vecchio d ' un anno : seccasi al rez zo. Il nero disutile. Mettesi sul dolore dedeuti, muove l ' orina, ponsi sullo stomaco, e guarisce il fuoco sacro, non vecchio. Posto sotto il naso p u r ga il capo. I capi suoi bevuti fermano il corpo e il sangue. Le ugne della rosa sono utili alle lagrimazioni degli occhi ; perciocch 1' ulcere di essi diventano sordide dell umor che stillano pel sugo delle foglie, fuorch nel principio della lagriraazione, pure che esso vi si metta su secco col pane. Le foglie a' difetti dello stomaco, a' rosicamenti e difetti del ventre e delle kudelle e alle precordia sono utilissime, ancora impiastrale. Condiscono ancora per mangiare a modo di sp i naci, ma voglionsi in ci guardar dalla muffa, che tosto vi s1attacca sopra. Le secche e premute son buone a qualche co sa. Fannosene certe polveri odorose per frenare i sudori, in modo che dopo i bagni si secchino sul corpo, dipoi fredde si lavino. La rosa salvatica col grasso di orso giova maravigliosamente alle alopecie.
D el
g ig lio , a i.

Ex LILIO, XXI. LXX 1V. Lilii radices multis modis florem suum nobilitavere, contra serpentium ictas ex vino potae, et contra fungorum venena. Propter clavos pedum in vino decoquuntur, tridnoque non solvuntur. Cum adipe aut oleo decoctae, jtilos quoque adustis reddunt. E mulso polae inutilem sanguinem cum alvo trahunt. Lienique, rl ruplis, vulsis prosunt, et mensibus feminarum, in vino vero decoctae, impositaeque cum meile nervi praecisi medentur. Lichenas, et lepras, *l furfures in facie emendant. Erugant corpora. Folia io aceto cocla vulneribus imponuntur : epiphoris testium, melius cum hyoscyamo el farina tritici. Semeu illinitur igni sacro: flos et folia ulcerum vetustati. Succus qui flore expres sus est, ab aliii mei vocatur, ab alii synuui, ad

LXX1V. Le radici del giglio per molti m oda nobilitarono il fior loro, bevute col vino c o n ira i morsi delle serpi e contra il veleno de* fuoghi. Pei. calli de' piedi si cuocono nel vino, dove non b a stano a sciorle tre giorni. Colte cou grasso, o c o n olio, fanno rimettere il pelo agl incolli. B e v u te col vin melalo mandano il saugue disutile p e r i l i solto, e giovano alta milza, a' rotti, agli s c o n v o lti e alle purgagioni delle donne. Colte col v in o , e postevi su col mele, guariscono i nervi ta g lia li, 1 volatiche, la lebbra, e le forfore nella faccia. L e vano le crespe a' corpi. Le foglie colte n e l l 'a c e l u si mettono sulle ferite. Con giusquiamo e fa ri o s i di grano giovano al male de' testicoli. 11 s e m e j , i impiastra al fuoco sacro : il fiore e le foglie a l l * , piaghe vecdiic. 11 augo premuto del suo f l o r e ,

.65

HISTORIARUM MONDI LIB. XXI.

tC6

emolliendas vulvas, sudoresque faciendos, et supporationes concoquendas.

chiamato <Ia alcuni mele, da alcuni sirio, ed c buono a mollificare la matrice, a provocare i su dori e maturar le suppurazioni.
D e l r a h c is o , 1 6 .

E x BAftCUSO, xvi. LXXV. Narcissi duo genera in usa medici recipiant. U nam purpureo flore, et alterum her baceam. H unc stomacho inutilem, et ideo vomi torium, alvosque solventem, nervis inimicum, capat gravantem, et a narce narcissum dictum, noa a fabuloso puero. Otriusque radix ma Isei saporitesi. A m bustis prodest cum exiguo meile. Sic et vulneribus, et luxatis. Panis vero cum meile et avenae farina. Sic et infixa corpori ex trahit. Io polenta tritas oleoque, contusis mede tur, el lapide percussis. Purgat vulnera permi xtas farinae. N igras vitiligines emaculat. Ex hoc flore fit narcissinum oleum ad emolliendas duri tias, calfacienda quae alserint. Auribus utilissi mam : sed et capitis dolores facit.

LXXV. Due specie di narciso pongono t me. dici : uno di fior porporino, e I' altro di color di erba. Questo inutile allo stomaco, e per fa vo mitare, risolve il corpo, nimico a nervi e ag grava il capo. Il narciso cos chiamato da naroe, non da quel fanciullo, di cui favoleggiano i poeti. La radice dell uno e 1' altro ha sapore di vin melato. Con un poco di mele giova alle cotture, e cos alle ferite, e a chi ha mosso qualche mem bro di luogo; e agli enfiali delle ascelle o dellanguinaglia con mele e farina di vena. Cos anche estrae del corpo ci che vi si fosse infitto. Pesto in polenta ed olio medica le contusioni e i colpi di pietra. Mescolato con farina purga le ferite. Leva i lividori neri. Di questo fiore si fa l ' olio narcisino, buono a mollificar le durezze, e a ri scaldare le cose infrigidate. utilissimo agli orecchi, ma fa dolere il capo.
D e lle v io le , 2 8 .

v io l is ,

xxviii.

LXXVL Violae silvestres, et sativae. Purpu reae refrigerant. Contra inflammationes illinun tur stomacho ard enti. Imponuntur et capiti in fronte. Ocoloramn privatim epiphoris, et sede procidente, v u lv a e : et contra suppurationes. Crapulam, et gravedines capitis impositis coronis olfactoque d iscu tiu nt. Anginas ex aqua potae. Id qood purpureum e x iis, comitialibus medetur, maxime pueris, in aqua potum. Semen violae Korpiooibus a d v ersa tu r. Contra flos albae suppu rata aperit: ipsa d iscu tit. E t alba aulem et lutea extenuant n e n s tr u a , urinam cieut.

Miubr vis e s t recentibus: ideoque aridis post annum u teu du m . L u te a dimidio cyatho in aquae Iribus, menses tr a h it. Radices ejus eum aceto illitae sedant lie n e m : item podagram : oculorum salem inflam m ationes cum myrrha et croco. Fo ia cum meile p o r g a n t capitis ulcera : cura cera to rimas-sed is, e t q a a e ia homidis sunt. Ex aceto vero collectiones s a n a n t.

LXXVI. Le viole sono salvatiche, e domesti che. Le rosse rinfrescano la iufiarnmagioue, impia strate sullo slomaco ardente. Poogonsi ancora sul la fronte al dolore del capo; e particolarmente si adoperano alle lagrimazioni degli occhi, e alle co se che caggiono del fondamento, o della vulva, e dove raccolta marcia. Mettendone ghirlande in testa, o fiutandole levano la crapula, e la gravezza del capo. Bevute con I* acqua giovano alle stret ture della gola. Quel rosso eh in esse medica il mal caduco, e massimamente a fanciolli, bevuto con 1 acqua. Il seme della viola conira gli scor pioni. AI contrario il fiore della bianca apre le suppurazioni, e le scioglie. La bianca e la gialla scemano i menstrui, e muovono I1orina. Le fresche hanno minor forza; e perci s'usano le secche dop Panno. La gialla, messone un mez zo bicchiere in tre d'acqua, provoca le purgagio ni delle donne. Le sue radici intrise con l ' acelo mitigano la milza e le gotte ; e con mirra e zaf ferano le infiammagioni degli occhi. Le foglie col mele purgano le ulcere del capo ; e con la cera le fessure del sesso, e quelle che sono in parti umide. Con l ' aceto guariscono dove raccolta marcia.

1G7

C. PLINII SECUNDI Ex BACCHARI, XVII. h COMBRETO* I.


DfeLLA BACCARA, 17. DEL COMBRETO, I.

1G8

LXXVII. Bacchar in medicinae usu aliqui ex noslris perpressam vocant. Auxiliatur contra ser> pentes, capitis dolores fervoresque: item epipho ras. Imponitor mammis tumentibus a partu, el aegilopis incipientibus, et ignibus sacris. Odor somnum gignit. Radicem decoctam bibere spa sticis, eversis, convulsis, suspiriosis, salutare est. In tussi vetere radices ejus tres qualuorve deco quuntur ad terlias paries. Haec potio mulieres ex abortu purgat. Laterum punctiones tollit, et vesicae calculos. Tnndilur et in diapasmata. Ve stibus odoris gratia insetitur. Combretum, quod simile ei diximus, tritum cum axungia, vulnera mire sanat.

LXXVII. La baccara nell1 uso della medicina chiamala da alcuoi de'nostri perpressa. buona contra le serpi, i dolori e ribollimenti del capo, e le distillazioni degli occhi. Ponsi sulle poppe che enfiano dopo il parto, e agli egilopi quando co minciano, e al fuoco sacro. Il suo odore fa sonno. La sua radice colla utile a bere agli spastici, ai membri strarolti, a membri smossi, e a sospiro si. Per la tosse vecchia le sue radici tre o quadro volte si coocono fino alla terza parte. Questa be vanda purga le donne della sconciatura. Leva le punture del fianco e la pietra. Pestasi in polvere odorosa. Mettesi fra le vesti per l'odore. Il com breto, che noi dicemmo essergli simile, trito eoa la sngna sana maravigliosamente le ferite.
D ell '
asaro,

Ex ASARO, VIII. LXXV 1II. Asarum jocinerum vitiis salutare traditur, uncia sumptum in hemina mulsi mixti. Alvum purgat ellebori modo. Hydropicis prodest, et praecordiis, vulvisque, ac morbo regio. In mustum si addatur, facit vinum urinis ciendis. Effoditur quum folia emittit. Siccatur in umbra. Situm celerrime sentit.

8.

LXXVIII. Dicesi che l'asaro molto utile ai difetti del fegato, pigliandone un' oncia in u n 'e mina di vin di mele annacquato. Purga il corpo, come fa l ' elleboro. Giova a' rilruopichi, alle precordia, alla matrice e a chi ha traboccato il fiele. Se si mette nel mosto, fa il vino alto a provocar l ' orina. Cavasi quando comincia a mettere le fo glie. Seccasi all' ombra. Sente loslo la muffa.
D e l { ardo G allico , 8 . T

bardo

G allico ,

vih .

LXXIX. 20. E t quoniam quidam, u t diximus, nardum rusticum nominavere radicem baccharis, contexemus et Gallici nardi rimedia in hunc lo cum dilata io peregrinis arboribus. Ergo adver sus serpentes duabus drachmis in vino succurrit. Inflammationibus coli, vel ex aqua, vel ex vino. Itera jocineris, et ren u m , suffusisque felle. Et hydropicis per se, vel cum absinthio. Sistit pur gationum mulierum impetus.

LXXIX. so. E perch alcuni, siccome abbiamo dello, chiamano la radice della baccara nardo rustico, noi ragioneremo del nardo Gallico e dei suoi rimedii,i quali furono lasciali addietro, quan do trattammo degli alberi forestieri. Due dramme d ' esso bevuto nel vino sono utili contra le serpi : alla imfiammagione colica utile con acqua, o con vino. E ancora utile al fegato, alle reni, e a chi ha sparso il fiele. A' rilruopichi giova per s solo, o con l'assenzio. Ferma l ' impeto delle p u r gagioni delle donne.
D ell ' erba
che s' appella fu ,

Ex

HERBA, QUAM PHD VOCAHT, IV.

LXXX. Ejus T ero quod phu eodem loco ap pellavimus, radix datur potoi trita, vel decocta ad strangulatus, vel pectoris dolores, vel laterum. Menses quoque ciet. Bibitur cum vino.

LXXX. La radice di quell' erba, che noi n e l luogo stesso chiamammo fu, si d a bere p e s t a ovvero cotta oontro le soffocazioni, e le doglie <li petto o di fianco. Provoca eziandio i mesi. B e e s i col vino.
D el
croco,

croco ,

xx.

ao.

LXXXI. Crocum meile non solvitur, nulloqne dulci : facillime autem vino, ant aqua. Uti-

LXXXI. 11 croco o zafferano non si disfa n e l mele, n ia ltra cosa dolce, ma facilmente n d t q o 7

fy

U1ST 0 U1ARUM MUNDI MB. XXI. o nell' acqua. utilissimo in medicina. Conservasi in bossolo d 'osso. Leva tutte le arsioni ; e massi mamente quelle degli occhi, mescolato con novo; non che la soffocazione della matrice, le esulcera zioni dello stomaco, del petto, delle reni, del pol mone e della vescica ; ed molto utile alla infiammagione d'essa : similmente alla tosse, e al male di petto. Leva il pizzicore, e provoca l'o ri na. Chi prima bee il zafferano, non sente poi la crapula ; e con esso ancora si resiste alla ubbria-* chezza. Le ghirlande fatte d' esio giovano a non lasciar obbriacare. Fa sonno:leggermente muove il capo, e provoca la lussuria. 11 fior suo con creta Cimolia s ' impiastra sol fuoco sacro. Del crocomagma sibio, a. LXXX 1I. Mescolasi in molte medicine, e fu esso che diede il nome a quella che si chiama colli rio. La sua fece, poi che se n ' tratto l 'unguento, chiamato crocomagma, ha le sue utilit contra le oscurazioni degli occhi e l'orina. Riscalda pi che esso zafferano. Ottimo quello, che gustato tigne la sciliva e i denti. Medicirb chb si fanno deli.' mine, 4 * D e lla salionca, 3 LXXXIII. La iride rossa migliore che la bianca. E cosa mollo utile legarla intorno a' bam bini, massimamente quando fanno i denti, e han no la tosse ; e instillarla a quegli che hanno ver mini. Gli altri effetti suoi sono poco differenti da quelli del mele. Purgale ulcere del capo,e massimamente le marce vecchie. Pigliandone due dramme col mele purga il corpo. Beendola guarisce la tos se, i tormini, e le ventosit. Con l ' aceto sana la milza. Con la posca giova coutra il morso delle serpi e de' ragni. Pigliasi a peso di due dramme in pane o acqua conira gli scorpioni. Conira & morsi de1cani e le infreddature si pone con l'olio. Cos ancora al dolor de' nervi ; e impiastrasi eoa la ragia a lombi e alle coicie. La sua virt di riscaldare. Messa sotto il naso, muove gli starnu ti, e purga il capo. Impiastrasi alla doglia del capo con le mele cotogne o strutlee. Rimuove la cra pula, e la difficolta dell'alito. Pigliandone due oboli, muove il vomito. Postavi su col mele, tira fuora l ' Ofs* rotte. La sua farina s'usa a' panerecci che vengono sulle radici delle unghie; e col vino s'adopera a' chiovi, ovver ciccioni, e a' porri ; e non si scioglie per tre giorni. Masticala fa buono alito, e leva il puzzo di sotto le braccia. 11 sogo suo mollifica tutte le.durezze. Fa dormire, ina scema lo sperma. Guarisce le fessure del sedere, e i fichi, e tulle le cose che crescono nel corpo.

lisiroura in medicina. Adservatur cornea pyxide. Discutit inflam m ationes omnes quidem, sed ocu lorum m a x im e ex ovo illitum: vulvarum quoque strangulatus, stomachi exulcerationes, pedoris, et renum , jo c in e ra m , pulmonum, vesicaruroque; peculiariter inflam m ationi earum vehementer utile. Item tu s s i et pleuriticis. Tollit et pruritus. Urinas ciet. Q u i crocum prius biberint, crapu lam non s e n tie n t, ebrietati resistent. Coronae quoque ex eo m ulcen t ebrietatem. Soranum facil. Caput le n ite r m ovet. Venerem stimulat. Flos ejus igni sa c ro illin itu r cum creta Cimolia.

S ybic crocomagxa: ubdicinab ii . LXXXU. Ipsum plurimis medicaminibus mi scetor. C o lly rio uni etiam nomen dedit. Faex quoque expressi unguento crocino, quod croco magma ap p ellan t, habet suas utilitates contra suffusiones oculorum , urinas. Magis excalfacit, quam crocum ipsum. Optimum, quod gustatu salivam denlesque inficit. MbDICIBAB EX 1RIDB, XLI. E SALIUNCA, III.

LXXX 111. Iris rufa melior quam candida. Infantibus eam circumligari salutare est, den tientibus praecipue, et tussientibus, tinearum ve viiio laborantibus instillari. Ceteri effectus ejus non m ultam a meile differunt. Ulcera purgat capitis, praecipue suppurationes veteres. Alvum solvit duabus drachmis cum meile. Tussim, tor mina, inflationes, pota : lienes ex aceto. Contra serpentium et araneorum morsus, ex posca valet. Contra scorpiones, duarum drachmarum pondere in pane vel aqua sumitur. Contra canum morsus, ex oleo im ponitur: et contra perfrictiones. Sic et nervoram doloribus. Lumbis vero et coxen dicibus cum resina illinitur. Vis ei concalfacto ria. Naribus subducta, sternutamenta movet, capulqne purgat. Dolori capitis cum cotoneis malis aut strutheis illinitor. Crapulas quoque et ortho pnoeas discutit. Vomitiones ciet, duobus obolis sampta. Ossa fracta extrahit, imposita cum meile. Ad paronychias farina ejus utuntur: cum viuo, ad clavos, vel verrucas, triduoque non solvitur. Halitus oris com manducata abolet, alarumque vilia. Succo d u ritia s omnes emollit. Somnum conciliat, sed g e n itu ra m consumit. Sedis rimas, et condylomata, o m niaque iu corpore excrescen tia sanat.

1 7I

C. PL1N1

SECONDI

172

Sunt qui silvestrem, xyrin vorent. Strumas baec, vel pnos, vel inguina disculil. Praecipitur, ut sinistra manu ad hos osus eruatur, colligentesque dicant, cujus homiois utique causa exi mant. Scelus herbariorum aperietur in hac ineutione. Partem ejus servant, et quarumdam alia rum herbarum, sicut plantaginis: et si parum mercedis lulisse se arbitrantur, rursusque opus quaerunt, pariem eam quam servavere, eodem loco infodiunt : credo, ul vitia, quae sanaverint, laciant rebellare. Saliuncae radix in vino decocla sistit vomi tiones, corroborat stomachum. E z POLIO, XIX. LXXXIV. Polio Musaeus et Hesiodus perungi jubent dignationis gloriaeque avidos: polium tractari, coli: polium contra serpentes substerni, ori, potari : in vino decoqui recens, vel aridum, illinique. Splenicis propinant ex aceto : morbo regio in vino: et hydropicis incipientibus in vino decoctum. Vulneribus quoque sic illinunt. Se cundas mulierum , partusque emortuos pellit : ilem dolores corporis. Vesicas inanit: et epipho ris illinitur.

Alcuni chiamano siri la iride salvaiica. Questa guarisce le scrofe, i pani, e le anguinaglie. Dico no che quella che s'ha da adoperare a queste cose, si dee corre con la man manca, e chi coglie dee dire per chi, e perch la coglie. Manifesteremo in questa parte la ribalderia degli erbolai, i quali si riserbano una parie di questa e d ' alcune altre erbe, come la piantaggine.se non pare loro aver ne avuto conveniente prezzo ; e per aver pi a fare, quella parie che hanno riserbata, sotterrano in quel medesimo luogo ; e credo che ci facciano per far ritornare i mali, eh essi hanno guariti. La radice delta saliunca colla nel vino ferma il vomito, e fortifica lo stomaco.
D e l p o lio , 19.

Nec magis alia herba convenit medicamento, quod alexipharmacqn vocant. Stomacho tamen inutile esse, caputque eo im pleri, et abortum fieri poto, aliqui negant. Ad religionem addunt, ubi inventum sit, protinus adalligandum contra oculorum suffusiones, cavendumquc ne terram atlingat. Hi et folia ejus thymo similia tradunt, nisi qood molliora sunt, et lanatiore canitie. Cum ruta silvestri, et si teralur ex aqua coelesti, aspi das mitigare dicitur : et non secus atque cylinus adstringit et cohibet vulnera, prohibetque serpere.

LXXXIV. Museo ed Esiodo dicono che s' ha da ugnere col polio, chi vuole essere stimato assai, ed bramoso di gloria. Il polio si tratta e si col tiva : si soppone alla persona, si arde, si bee conIra le serpi. 1 medici lo cuocono fresco o secco nel vino, e Cannone empiastro. Lo danno bere nell' aceto a coloro che hanno male di milza, e nel vino a chi ha sparso il fiele, e cotto nel vino a chi comincia esser ritruopico. Cos lo pongono ancora sulle ferite. Egli manda fuori le seconde delle donne, e i parti morti ; e calma il dolore del corpo. Sgombera la vescica, e meltesi sulle lagrimazioni degli occhi. Non c' alcuna erba, la quale pi si confaccia con quella composizione, che si chiama alessifarroaco. Nondimeno, eh' egli sia nemico allo sto maco, che empia il capo, e che beendolo faccia sconciare, alcuni hanno per falso, alcuoi no. A ltri aggiungono che a motivo di religione, dove egli trovato, subito si dee legare contra le cateratte degli occhi, e aver cura che non tocchi lerra. Q ue sti dicono ancora che le sue foglie sono simili a quelle del timo, se non che sono pi morbide e pi lanose. Se con rula salvatica si pesta con acqua piovana, dicono che mitiga gli aspidi ; e non al trimenti che il citino rislrigne le ferite, e non le lascia impigliare.
D e l l ' o lo c e is o , 3. D e l l a c riso c o m b , 6 .

Ex HOLOCHftYSO, III. E CU SOCO E, VI. BY M LXXXV. Bolochrysos medetur stranguriae in vino pota, et oculorum epiphoris illita. Cum faece vero vini cremata et polenta, lichenas emen dat. Chrysocomes radix calfacit, et stringit. Da tur potni ad jocinerum vilia : item pulmonum : vulvae dolores in aqua mulsa decocta. Ciet men strua: et si cruda detur, hydropicorum aquam.

LXXXV. L'olocriso bevuto nel vino gnarisce gli stranguglioni ; non che le lagrimatoie degli oc chi, impiastratovi sopra. Arso con feccia di vino e polenta guarisce il male, o enfiatura di mento. La radice delle crisocome riscalda e rislrigne. Dassi a bere 'difetti del fegato e del polmone; e cotta in acqua melata, a' dolori della matrice. Caccia fuori i menstrui, e, se si d cruda, l ' acqua de* ritruopichi.

;3

HISTOKURUM MONDI L 1B. XXL Ex M ELISSOPHYLLO, XIII.


D
e l m k l is s o f il l o ,

74
i3 .

LXXXV 1. Melissophyllo sive raeliltaena si perungantur alvearia, non fugient apes. Nullo eoim magis gaudent flore. Copia istius exaniiua facillime continentur. Idem praesenlissinium est cootra ictus earum vesparuraque, et siroilium, sicut araneorum : item scorpionum. Item contra t ulvarum strangulationes, addito nitro. Contra lormioa. e Tino. Folia ejus strumis illinuntur, et sedis tiliis, cam sale. Decoctae succus feminas porgat, el inflammationes discutit, et ulcera sa nat. Articularios morbos sedat, canisque morsus. Prodest djsenlericit veteribus, et coeliacis, et orlhopooicis, lienibus, ulceribus thoracis. Caligi nes ocolorum succo cum meile inungi eximium habetor.

LXXXV 1. Se le casse delle pecchie s1ungono col melissofllo o melitlena, elle non se ne fuggi ranno mai, perciocch non c' fiore alcuno, che pi le rallegri di questo. Dall abbondanza di questo facilmente si ritengono gli sciami. Il me desimo prontissimo rimedio conira le punture loro, delle vespe, degli aragui, e degli scorpioni; non che contra le soffocazioni della matrice, aggiugnendovi il nitro. Contra i lormiui t'u s a col vi.no. Le foglie sue s impiastrano alle scrofe e ai difetti del sesso colte col sale. 11 sugo suo porga le donne, caccia le infummagioui, e guarisce le rotture. Mitiga i malori articolari e i morsi del cane. Giova al male de' pondi vecchi, a' deboli di stomaco, alla mancanza di respiro, alla milza e alle ulcere del cosiolame. tenuto per cosa mollo buona a 1bagliori ugnere gli occhi col sugo suo e col mele. D el m eliloto, i 3. LXXXVIL 11 meliloto mescolato col tuorlo delP uovo, o con seme di lino, medica gli occhi. Mitiga ancora il dolore delle mascelle; e del capo con I olio rosato ; e degli orecchi col vino passo, e lulle le gonfiezze o crepature delle mani. Calma i dolori dello stomaco collo nel vino, o crudo e Ifilo. Questo effetto medesimo fa alla matrice. Fresco e cotto nell' acqua, o nel vin passo, medica i testicoli, e il sesso ricaduto, e i mali che sono quivi ; e aggiuntovi olio rotato si mette sulle can crene. Bolle nel vio dolce ; e particolarmente ha gran virt contra gli enfiati delti fignoli, o cic cioni.
D
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E x MILILOTO, XIII. LXXXVII. Melilotos quoque oculis medetor curo luteo ovi, a u t lini semine. Maxillarum quo que dolores leu it ; et capitis cum rosaceo : item aurium e passo, quaeque in manibus intumescant, vel erumpant. Stomachi dolores iu vioo decocla, vel cruda tritaque. Idem eficctus et ad vulvas. Tesles vero, et sedem prociduam, quaeque ibi sint vitia, receos ex aqua decocta, vel ex passo. Adjeclo rosaceo illinitur ad carcinomata. Defer vescit in vino dulci. Peculiariter et contra meliceridas efficax.

TRIFOLIO, IV.

trifo g lio , 4*

LXXXV 11I. a i. Io soessereopinionecheil tri LXXXYltl. 21. Trifolium scio credi praeva foglio valga contra il morso delle serpi e degli lere con ira serpentium ictus et scorpionum, ex vioo aut posca, seminis granis viginti polis : vel scorpioni, beendo venli granella del suo seme in foliis, et lota h erb a dccocta : serpentesque num- vino, o in posca, ovvero cocendo le foglie e tolta 1' erba ; e che le serpi non si veggano mai nel tri quam in trifolio aspici. Praeterea celebratis aucto foglio. Olir di ci essere alcuni autori famosi, ribus, coDlra o m nia venena pro antidoto suf ficere xxv gran a ejus, quod minyanlhes ex eo che dicono, come con tra ogni veleno sono suffi ciente rimedio venticinque granella del suo seme, appellavimus, tra d i. Mulla alia praeterea in re il quale per ci abbiamo chiamalo miniente; e cbe mediis ejus adscribi. Sed me contra senlentias di esso si compongono molti altri rimedii. Ma la forum gravissimi viri auctoritas movet. Sopho cles enim poeta venenatum id dicil.Situus quoque autorit d' un gravissimo uomo mi muove conira le opinioni di costoro. Perciocch Sofocle poeta c medicis, decocti, aut contriti succum infusum dice eh* egli velenoso. Simo medico anch egli corpori, easdem uredines facere, quas si percussis afferma, che se il sugo d'esso o colto, o pesto, >serpente im ponatur. Ergo non aliter utendum ijuain con tra venena, ceuuerim. Fortassis s infonde a'corpi, fa quei medesimi ardori, come tto et bis venenis iulcr se coulraria sil ualura, ; se si me tiesse a' percossi dalle serpi. Laonde io

C. PLINII SECUNDI sicut rauJtis aliis. Ilem animadverto, semen ejus, cujus minima sint folia, utile esse ad custodien dam mulierarii catis gratiam, in facie illitam. sono di parere, ch' e* non si debba usare se n o n contra i veleni. Perciocch forse questi veleni sono di contraria natura tra loro, come molti al tri. Io truovo ancora che il seme di quello che ha le foglie molto piccole utile a conservare la pelle molto pulita sol viso delle donne.
D el tih o , 99.

Ex thyuo, xxix. LXXX 1X. Thymum colligi oportet in flore, et in umbra siccari. Dao autem sunt genera ejus: candidum, radice lignosa, in collibus nascens, quod et praefertur : alterum nigrius, florisque nigri. Ulraque oculorum claritati inultum con ferre existimantur, et in cibo, et in medicamentis, liem diutinae tussi: in ecligmate faciles exscrea tiones facere cum aceto et sale. Sanguinera con crescere non pati e meile : longas fauciam dislillaliones extra illita cam sinapi, extenuare : item stomachi et ventris vilia. Modice bis lamen uten dum est, quoniam excalfaciunt, quamvis sistunt alvum: quae si exulcerata sit, denarii pondus in sextarium aceti et mellis addi oportet. Item si lateris dolor sit, aat inter scapulas, a at in thorace. Praecordiis medenlur ex acelo cum meile : quae potio dalur et in alienatione menlis, ac melancholicis. Dalur el comitialibus, qaos cor reptos olfactus excitat Ihymi. Ajunt et dormire eos oportere in molli thymo. Prodest et orlhopnoicia, et anhelatoribus, mulierumque mensibus retardatis. Vel si emorlul sint in atero parias, decoctum in aqua ad tertias. Et viris vero contra inflationes cum meile et aceto. Et si venter tur geat, lestesve, aut si vesicae dolor exigat. E vin tumores et impetus tollit impositum. Ilem curo aceto callum et verrucas. Coxendicibus imponi tur, cura vino : articulariis morbis, et luxatis, tritum ac lanae inspersum ex oleo. Dant et polio nem articulariis morbis trium obolorum pondere in tribus aceti et mellis. E t in fastidio, tritum cum sale.

LXXXIX. Il timo bisogna che si colga in fio re, e si secchi all1ombra. Egli di due ragioni : uno bianco, con la radice legnosa, che nasce ne 1poggi, e questo tenuto il migliore: un altro pi nero, che ha il fiore scaro. L 'an o e l'a ltro preso in cibo, o in medicina, si tiene che giovi a rischiarare la visla, e alla tosse vecchia. Con l'a ceto e col sale fa lo spurgo facile. Col mele non lascia rappigliare il sangue. Scema le lunghe di stillazioni della gola, impiastrando di fuori con la senape ; e cos i difetti dello stomaco e del corpo. Nondimeno da usarlo temperatamente, perch riscalda, bench fermi il corpo ; e se il cor po fosse piagato, se ne mette un denaio a peso in un sestario d aceto, o di mele. 11 medesimo si fa, se v' dolor di fianco, o fra le spalle, o nel coslolame. Medica i precordi! con l'aceto, o col mele ; la qaal bevanda si d ancora nella aliena zione di mente a'maninconici. Dassi ancora a chi ha il male caduco, i quali quando da esso sono assalili, si destano, se vien loro dato a fiu tare. Dicono eziandio che questi tali malati deb bono dormire sopra limo tenero. Giova anco a coloro, che se non istanno con la testa alta, non possono alitare ; all1anelazione, e a* mesi delle donne ritardali. Se i parli fossero morii in corpo, utile cotto nell1acqua finch scemi la terza parie. Agli nomini giova conira la ventosit, col mele e con l ' acelo, o anche se il corpo ringonfa, o se i testicoli, o il dolore della vescica lo richie de. Po'stovi sa col vino leva via gli enfiati e gli empiii. Con l ' aceto leva i calli e i porri. Sulle coscie maiale si pone insieme col vino, e pei m a lori delle giunture e perle parti dislogale si a d o pera pesto con olio e applicato in lana. Ai detti morbi delle giunture dassi ancora a bere a peso di tre oboli in altrettanto d 1acelo e di mele; e a chi avesse perdalo il gusto, si d pesto col sale.
D elL 1 BHBBOCALLE, 4*

H emebocallbs ; vedici rue iv. XC. Hemerocalles pallidum e viridi et molle folium habet, radice odorata atque bulbosa : quae cum meile imposita ventri, aqaas petiit, et san guinem eliam inutilem. Folia epiphoris oculo rum, mamraaroroquepost partam doloribus illi-

n aalar.

XC. Lemerocalle ha la foglia verde, che pende al pallido: morbida e ha la radice odorata e cipollosa, la quale posta sai corpo col mele, cac cia l'acqua e ancora il sangue inutile. Le foglie sue s1 impiastrano alle lagrimazioni degli occhi, e alla doglia delle poppe dopo il parlo.

'77

HISTORIARUM MUNDI L1B. XXI. U i u h d m ; u u a v. D sll blbmo, S.

178

XC1. Helenium ab Bektia, u u l ix imus, oa lum, favere cred itu r formae ; calem mulierum in faeie rdiquoque corpore nutrire inoorruptam. Prae terea palant usu ejus quamdam gratiam iis veaeremque conciliari. A dlribuunt et hilaritatis effe ctum eidem potae in vino, eumque quem habue rit oepenlhes illud praedicatura ab Homero, quo instili* omnis aboleatur. Est autem sueo prae dulcis. Prodest e t ortbopnoicis radix ejus in aqua jejaois pota. E st autem candida intus el dulcis. Bibitur et contra serpentium ictus ex vino. Mures qaoqae co n trita dicitur necare.

XC1. L'elenio, nato, eoaae dicemmo, dalle la grime di Elena, si tiene ohe faccia bella la perso na, e che mettendolo sul viso alle donne e nel resto del corpo, cbnservi la pelle da corruzione. Credesi olir di ci, che con 1 usarlo vengano * essi ad aoqaiataie una certa grazia e leggiadria. Beendolo nel vino gli attribuiscono un certo ef fetto 4 allegrezza, quale soleva produrre quel nepente tanto celebralo da Omero, ohe leva ogni maninoonia. Ha dolcissimo sago. Giova a coloro, che se non istanno eoi capo allo, oon possooo alitare, beando la soa radice a digiuno nell' ae qua. Essu bianca e dolca dentro. Beesi ancora con vino conira il morso delle serpi. Pesta dicesi che ammazza i topi.
D tu '
b m t w o ,

AsaoToaou; b id k h h ir

xxh.

aa.

XC11. Abrotonum do orum traditor generum, campestre ac montanum : hoc feminam, illud marem inletligi volumus. Amaritado absinthii i* utroque. Siculum laudatissimam, dein Gai ali tam. Usas e t foliis, sed major semini ad excalfaneadum : ideo nervis alile, tassi, orthopnoeae, m r a l m , ruptis, lumbis, urinae angustiis. Datur bibendam menualibas fasciculis decoctis ad ter lias partes. Ex his quaternis cyathis bibitur. Da tar e t semen tusum in aqoa drachmae pondere. Prodest e t valvae. Coneoqoit panos cam farina hordeacea, e t oculorum inflammationibus illinilor, eam eotooeo malo eocto. Serpentes fogat. Cantra ictas earum bibitur eum vino, illiniturqoe. Eflcaciashnum contra ea, quorum veneno tremore et frigus accidunt, ut seorpionum et phalaagtonm : e t contra venena alia pota pro dest, t quoquo modo algeotibns, et ad extra* benda ea, q o ae inhaereat corporibus. Pellit et interaneorum mala. Ramo ejus, si subjiciatur PMoe, V e n e ra stimulari a ju a t: effieaeissia u ^ u e eme herbam contra omnia veneficia, quibas coitus inbibeatar.

XCII. L abrotino di doe ragioni, cio ili piano e di poggio : oen quello indichiamo il ma schio, eoo questo la femmiua. L* uno e l'altro amaro come l assenzio. Il Siciliano eccellentis simo, poi quello di Galazia. Usansi ancora le foglie, ma pi virt ha il seme per riscaldare : perci utile a' nervi, alla tosse, a quegli che non possono alitare, se non istanno eon la testa alta, agli sconvolti, a' rotti, a' lombi, e alla difficolt dell' orina. Dassi a bere eocendone una menata, tanto che torni il te n o . Reeieae quattro bicchie ri. Dassi anco il seme sno pesto nell'acqua a peso d ' una dramma. Giova ancora alla matrice. Con farina d ' orzo cuoce 1 pani ; e colto con mela co togna fessene empiastro agli occhi. Caccia le ser. pi ; e conira i morsi loro si bee col vino, e s'im piastra. Ha grandissima virt eonlra quegli ani mali, il coi veleno fa triemilo e freddo, come sono gli scorpioni e i falangi ) e bevuto giova ancora contra gli altri veleni, e agl' infreddati, e a tirar fuora le cose fitte nel corpo. Caccia eziandio i mali delle budelle. Dicono che tenendosi un ramo d ' esso sotto il piumaccio, s 'infiamma la lussuriai e eh' erba potentissima cantra tutte le malie che impediscono usare il coito.

L n c u n m r a , 1. i m c t i * , ix. XCII 1. a a . Leuoanthemum suspiriosis mede, doabos p a rtib u s aceti permixtam. Sampwima sive aaouracum , in Cypro laudatissimum et lo ratissim u m , scorpionibus adversatur, ex aceto ttiale illitum . Menstruis quoque mullum confert iaporitom. M in o r est eidem polo vis. Cohibet et ottioram ep iph o ras cum polenta. Saccus decocti

Dai. ueearraaso, 1. Dsll* m m m o, 9.


XCIII. 99. Il leaeantemo mescolato oon dae parti d ' aoeto, guarisce i sospirosi. Il sansaco, ov vero amaraco, che eccellentissimo e odoratissi mo in Cipri, impiastrato con aceto e con sale, contra gli scorpioni. Giova molto ancora a' mesi delle donne, postovi sopra. Ha minor forza be vuto. Con la polenta ristagna le lagrime degli

i 79

G. PLINII SECONDI

8 o

tormioa discuti!. El uriuis el hydropicis utile. Movet et aridum sternutamenta. Fit ex eo et oleum, quod sampsuchinum vocalur aut amara cinum, ad excalfaciendos mollieudosque nervos: et vulvas calfacit. Folia sugillatis cum nelle, et luxatis cum cera prosunt.

occhi. Il sugo del colto leva i tormini. utile alie orine, e a* rilruopichi. Secco muove lo starnuto. Fassene olio, che si chiama sansuchino, o amara cino, buono pe riscaldare e mollificare i nervi ; e riscalda auco le matrici. Le foglie sue con mele giovano a* suggellati, e con cera a coloro che hanno le membra scommesse. Dell* ambmorb, o rasino, io. XC1V. Nelle ghirlande accennammo l'e r ba anemone : parleremo ora delle sue medicine. Alcuni la chiamano frenio. di doe ragioni ; la prima salvatica, l ' altra nasce ne 1luoghi domesti chi ; ma l una e l ' altra vuole il terreno sabbionoso. Questa ancora di pi sorti. Perciocch o ha il color rosso, e questa copiosissima, o por porino, o lattato. Le foglie di queste tre specie sono simili all appio, e rada volle sono pi alte che un mezzo piede. Hanno le ponte come lo asparago. 1 fior non s* apre mai se uon quando 1 lira vento, e di qui han preso il nome. La salva li ca maggiore, ha le foglie pi larghe, e il fiore scavallino. Molti s ' ingannano, credendo che questa sia l argentone ; e altri credendola quel papavero che noi chiamammo rea. Ma c' gran differenza, perch amendue questi horiscoo poi, n hanno sugo d ' anemone, n le bocce, n altro, se non cima di asparago. Le anemone giovano U dqglie del capo, alle infiammagioni, alle ma trici e al latte. Prese con l ' orzala, o postevi eoa lana muovouo le purgagioni delle donne. La ra dice masticala tira la flemma e sana i denti, e colta ristagna le lagrime degli occhi e le cicatrici. 1 Magi hanno attribuito mollo a queste erbe, e ordinato che si colgano ogni auno subilo che si vedono, c che si dica come elle si oolgono per rimedio delle terzane e delle quartane : dipoi che se ne leghi il fiore in panno rosato, e ohe si con servi all' ombra, per servirsene poi quando biso gna. La radice di quella, ehe ha il fior rosso, p e sta e messa sopra qualunque animale, fa putrefa zione ; e per questo s 'adopera a purgar le piaghe.
i D e ll ' b e a n te ,

A hem obb,

s iv b p b e b m o h

m e d i cim a e z

XC 1V. a 3. Aoeraonas coronarias lanium di ximus: nunc reddemus et medicas. Sunt qui phrenion vocent. Duo ejus genera : silvestris prima, altera in callis nascens ; utraque sabulo sis. Hujus plures species. Aut enim Phoenioeom florem habet, quae el copiosissima est : aut pur pureum, aut lacteum. Harum trium folia apio similia sunt. Nec temere semipedem altitudine excedunt, cacumine asparagi. Flos numquam se aperit, nisi vento spirante: unde et nomen acce pere. Silvestri ampliludo major, latioribusque foliis, flore Phoeniceo. Hanc, errore ducti, argemonem putant mulli : alii rursus papaver, quod rhoean appellavimus. Sed distinctio magna, quod ulraque haec postea floret. Nec autem succum illarum anemonae reddunt, aut calyces habent, nec nisi asparagi cacumen. Prosunt anemonae capitis doloribus el inflammationibus, vulvis mulierum, lacti quoque. E t menstrua cient cum ptisana sumptae, ant vellere adposilae. Radix commanducata pituitam trahit, dentes sanat: decocta oculorum epiphoras, et cicalrioes. Magi multum quidem iis tribuere, quamprimum aspicialur co anno tolli jubentes: dicique, colligi eam tertianis el quartanis remedio. Postea alli gari florem panno roseo, et in umbra adservari, ita quum opus sit adalligari. Quae ex his Phoeniceum florem habet, radice contrita, cuicumque animalium imposita, ulcus facit septica vi. Et ideo expurgandis ulceribus adhibetor.

OEBABTHE ; MEDICINAE VI.

6.

XCV. a4 <Oenanthe herba nascitur in petris, folio pastinacae, radice magua, numerosa. Caulis ejas et folia cum meile ac vino nigro pota, facili tatem pariendi praestant, secundasque purgant. Tussim e meile lolluut : urinam cient. Madix et vesicae viliis medetur.

X C?. 24. L 'erba enanle nasce fra le pietre, con foglia di pastinaca, con gran radice e num e rosa. Il gambo suo e le foglie bevute col mele e col vin nero fanno agevolezza di partorire, e p u r gano le secondine. Col mele levano la toste, e pro voca l ' orina. La tua radice medica i difetti della vescica.

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HISTORIARUM MUNDI L1B. XXf.


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e lio c ris o , i i.

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XCVI. a 5. Heliochrysum, qaod alii chrysan themon vocant, ramalo habet candidos, folia subalbida, abrolono similia : ad solis repercus sam, aareae loci* in orbem velati corymbis de pendentibus, q ai namqnam marcescunt : qua de c a m deos coronant illo, qaod diligentissime servavit Ptolemaeus rex Aegypti. Nascitur in frutetis. Ciet urinas e vino poti, et menses. Du ritias et inflammationes discutit. Ambustis cura meile im ponitur. Contra serpentium ielus, et Iamborum vitia bibitur. Sanguinem concretum ventris aot vesicae absumit cum mulso. Folia ejas trita trioni obolorum pondere sistunt pro fluvia mulierum in vino albo. Vestes tnetur odore oa ioeleganti.

XCVI. #5. L1eliocriso, che alcuni chiamano crisantemo, ha ramicelli bianchi, e le foglie al quanto bianchicce, simili all1abrotino, le quali ribattendovi dentro il sole, rilocono corno oro in giro a guisa di coccole che pendono, e non marciscono mai. Per questa legione gli dei si co ronano con esso, il che diligentissimamente os serv Tolomeo re d Egitto. Nasce fra gli sterpi. Bevuto col vino provoca I1orina e le purgagioni delle donne. Caccia le durezze e le infiammagioni. Poosi col mele sopra le incotture. Beesi conira il morso delle serpi e i difetti de lombi. Col vino melato consuma il sangue rappreso del corpo e della vescica. Le foglie sue a peso di tre oboli nel vin bianco fermano i flussi delle donue. Conserva le vesti con buonissimo odore.
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g ia c iu t o ,

H yacm thos ;

m b d i c th a e t u i .

8.

XCVII. a6. Hyacinthus in Gallia maxime provenit. Hoc ibi faco hysginam tingunt. Radix est bulbacea, mangonicis venalitiis pulchre nota: quae e vino dulci illita, pubertatem coercet, et non patito r erum pere. Torm inibus et araneorum raornbas resistit. Urinam impellit. Contra ser pentes et scorpiones, morbumqae regium, semen ejus cam abrolono datur.
L ychsjs ;
m e d ic h i a e v ii.

XCVII. *6. U giacinto nasce benissimo in Francia. Con esso si tigne lo isgino in luogo di grana. La sua radice cipollosa, ben conosciuta da quegli che vendono i servi, perch ponendola col vin dolce, non lascia mettere i peli. Resiste ai tormini, e a* morsi de* ragni. Muove I1 orina. 11 suo seme si d con 1 abrotino contro le serpi e * gli scorpioni, e a chi ha sparso il fiele.
D e l l a l i c i t i , <. j

sas

XCV1II. Lychnis qnoque flammea illa adverserpentes, scorpiones, crabrones, similisqne bibitor e vino semine trito. Silvestris eadem stoaacho inalilis. Alvam solvit. Ad detrahendam bttem efficacissima duabus drachmis. Scorpioni bus adeo eoa traria, ut omnino visa ea torpescant. Hadicem ejas Asiani boliten vocant : qua alligata oculo, albugines tolli dicuntur.

XCV11I. L erba licni, che ha colore di fiam ma, possente contra le serpi, gli scorpioni, i ca labroni, e simili, beendone il seme pesto in vino. La selvatica del pari inutile allo stomaco. Muo ve il corpo. A peso di due dramme potentissima a purgare la collera, ed di tanta fo n a conira gli scorpioni, che quando essi soltanto veggono questa erba, perdono i sentimenti. Gli Asiatici chiamano la sua radice bolite, la quale legata agli occhi leva I albugine.
D ella
v ih c a p b r v iv c a ,

ViMCATBavtHCA ; m b d ic in a b iv .

4-

XC1X. v ). E t vincapervinca, sive chamaedaphae, arida tosa hydropicis datnr in aqaa, co chlearis mensura, celerrimeque reddunt aqoam. Eadem decocla in cinere sparsa vino, tnmores necat. Auribus succo medetor. Alvinis imposita nullam prodesse dicitur.

XC1X. La vincapervinca, ovvero carne* dafne, secca e pesta si d a1rilruopichi nell1acqua a misura d 'u a cucchiaio, e tosto gettano Pacqaa. Cotta nella cenere e bagnata col vino secca gli enfiati. Il sago suo medica gli orecchi. Dicesi an cora che giova a quegli che hanuo dolore di corpo.

C. PLIN II SECUNDI

R osam ;

m e d ic in a e i i i .

D el

busco,

3.

C. Rosci radix decocta bibitor alternis diebus in calculorum valetudine, et tortuosiore orioa, vel cruenta. Radicem pridie eroi oportet, postero mane decoqui : ex eo sextarium vini cyathis duo bus misceri. Sunt qui et crudam radicem tritam ex aqua bibant: et in totum ad virilia, cauliculis ejus ex aceto tritis* nihil utilius putant.

C. La radice del rusco coita si bee di due d l uno al male della pietra, c all' orina sanguino sa o che esce con deviatione. Bisogna cavar la radice un d innanzi, e cuocerla poi l ' altra mat tina e con un sestario d 'essa mescolare due bic chieri di vino. Alcuni beono la radice eruda pesta cou l ' acqua. Al membro virile liensi che non si* cosa pi utils che i suoi gambi teneri petti ia vino e aceto.
D el
b a t i,

B a TIS ; MEDICINAE II.

a.

Cl. Bati* quoque alvuan mollit. Illinitur po dagricis cruda e t contusa. Acioon et coronarum causa et ciborum Aegyptii S e r u n t . Eademque erat, quae ocimum, nisi hirsutior r a m i s ac foliis esset,et admodum odorata.C iet menses et urinas.

Cl. L 'erb a bati mollifica il corpo. Arrostita e pesta s ' impiastra sopra le gotte. In Egitto si semina lerba acino per farne ghirlande, e per mangiare. Sarebbe basilico, ' ella non avesse le foglie e i rami pi ruvidi, e troppo odore. Muove le purgationi delle donne e P orina*
D ella
c o l o c a s ia ,

C o l o c a s ia ;

m e d ic in a e i i .

a.

CII. a8. Colocasia Glaucias acria corporis leniri putavit, et stomachum juvari.

CII. a8. Glaucia tiene che le o o t e agre nel cor po si possano mitigare oon la colooasM* e 1' ella giovi allo stomaco.
D ell' o
a n t il l o ,

A n t h t l l io m ,

s iv b a h t h y l l u m ; m b d ic in a b v i .

a n t il l io

6.

CUI. 09. Anthalii, qood Aegyptii edunt, nul lum altura reper usam. Sed est herba anthyllion, quam alit anthyllum vocant, duorum generum, loliis e t ramis lenticulae similis, palmi altitudine, sabulosis apricis nascens, subsalsa gustanti. Altera chamaepityi similis, brevior et hirsutior, purpu rei floris, odore gravis, in saxosis nascens. Prior vnlvi aptissima, ex rosaceo ac lacte impositat et vulneribus. Bibitur in stranguria, reniumque do loribus, tribus drachmis. Altera bibitur in duritia vulvarum, et in torminibus, et in comitiali mor bo, cura meile et aceto, quatuor drachmis.

CUI. 29. lo non truovo che l ' aatsli*, che io Egitto si mangia, sia buono a niuna altra eoe*. L 'erb a antillio, che alcuni chiamano aaliUe, di due ragioni : l ' una ha le foglie e rasai simili alla lenticchia, ed alta un palmo : nasce iu luo ghi sabbionosi e volti al sole, ed ha sapore al quanto salso. L 'altra simile al cauicpizio, ras pi breve e pi ruvida, di fiore p o rp o riu o , di grave odore, e nasce in luoghi sassosi. La prima atta alla mstrice e alle ferite, ponendola sopra con olio rosato e latte. Beesi nella stranguria, e nel dolore delle reni, a peso di tre dramme. L 'altra si bee per la durezza della matrioe, p er li toemioi e pel mal caduco, quattro dramme ool m ele non l'aceto.

P a b t b e n id m ,

s iv e l e u c a n t h b s , s iv b a m n a c u m

D el

p a b t e n io

leccante

annaco,

8.

EDICINAB VIII.

C 1V. 3o. Parthenium, alii leucanthes, alii amnacum vocant. Celsus apod nos, perdicium,

C 1V. 3 o . Il partenio alcuni lo chiamano leucante, e altri annaco. Celso in latino lo chiama

HISTORIARUM MUNSI LIB. XXI.

86

et m a n i e , N aaritar in horte r sepibus, flave albo, o i o v t m ali, n p t r a mar. Ad n i e n d i o , decocauo in d aritia vnliarMA, el inflaaauatio* aibes. S io n casa aarile et eoete im porta, bilem detrahit a t r a . O h hoc contea vertigines utilia, et calcatia. M in ita re t aaero igni: item sire mi* eum axungia iovcM nte. Magi eonira tertianae sinistra n a o n evelli eam jubent, dioique cnjus eeem veU atar, aec respioere. Dein ejus foliotn aagri lin g a ae objicere, n i m os in cyatho aqnae d u o n ta r.

perdicia 0 murale. Neaoe nelle siepi degli orti; eoa fior bianco, odore d i mela, e sapore aero. Gooeesi per sedervi sn per la dnrecsa della matri ce, e per le ioftamraagioni. Posto secco con mele e aeeto lira fc o n l ' amor meaineonico ; e per qaesto olile contra i capogirli, e il male della pietra. Impiastrasi pure al fuoco sacro, e alle e r o f o le con sugna vecchie. I Magi vogliono che d ia si svelga con la man manca eonira le terzane, e che s i dica per ehe cagione s i svelga, e A on si guardi in essa : dipoi c h e si metta la foglia sotto la lingua d e l l 1 ammalato, acciocch la inghiottisca poscia io un bicchier d ' acque. Del
tb ic iio , o s te ic n o , o a lic a c a b o , o c a l u o , o

TbTCDO K , SIVB STBYCHHOJI, S1TB HALICACABOM, TB CALLI AD A, SIVB DOBYCSIOV, SIVB MAHICOH, SIVB PEBJTTOK, SIVB HEUBAS, SIVB MOBlOlf, SIVH
MOLYj M D1CIHAB V ili.

DORICRIO, O VARICO, O PEHITTO, O REUBIDA, O MOBIO, O MOLI, 8 .

CV. 3 f . T r a i n o , qoaro qaidam atrychnoa scripsere, iHieam nee coronarii in Aegypto ole* rentnr, quos invitat ederae (oliorem similitudo, in doobus ejus generibos. Qoeruca alterum, cui ad ni coccinei, granosi io folliculis, halics cata ra vocent, alii callion. Nostri aotem vesicariam, quo niam vesicae et calcolis prosit. Frotex est surculosus verius, qoam herba : folliculis magnis, latisq u e et turbinatis, grandi intus acino, qoi matu r e r t Novembri menae. Tertio folia sunt odm i, miaime diligenter densoastranda, remedia eoa v e a e m tractantibus : quippe insaniam faoit, pervo qooq a e succo. Quamquam et Graeci eudores in jocam vertere. Drachmae eoim pondere lusam podoris gigni dixerunt, species venas iasagioesqae conspicuae obversari demonstrantes. Duplicatum hunc modum, legitimam insaniam facere. Quid quid vero adjiciatur ponderi, repraesentari mor tem. Hoc est venenum, quod innocentissimi austo lti simpliciter dorycnion appellavere, ah eo, qood cuspide* ia proeliis lingerentur illo passim nesaeole, Q a i p s n ia i iaseotahantur, asanioaa (S fnooiosvare: q a i nequiter occultabant, eryIk o o , aol B sa ra d a t a t nonnulli, perisson t ca vendi cansa c u rio sin e dicendum.

Q uin e t a lte ru m enas, qaed halicacabon vo cant, so p o ri (er uaa eat, atque etiam cyno velocius d u r t c a i : a b alwe raorioa,ab aliis aaoly appel lai*. L audatam vera iD io d e e t EteaoM , Tistarislo quidem etiam carmiae, mira oblivione innocentiae: quippe praesentaneum remedium, d dentiam mobiles firmandos, si coUoerentur

CV. Si. Il tricno che alcuni chiamarono slricno, volesse iddio che in Egitto non l usassero coloro che fanno le ghirlande, invitati a ci dalla somiglianza eh* esso ha co fiori della ellera in ambedoe le soe specie. Dequali luno ha le coc cole rosse e le boccie granellose, e qaesto chia mano alicacabo, e alcuni callio. 1 nostri lo chia mano vescicaria, perch giova alla vescica e alla pietra. piuttosto sterpo che germoglia, che non erbe 1 ha boccie grandi, e in foggia di palo ; e dentro v naa coccola grossa, la quale si ma tara del mese di Novembre. 11 terzo he foglieeoraedi basilico, le quali non sono da dimostrare oon molta tliiigoza,perchoai oerchiamo medici ae,e non ve leni. Questo pur con poeo sugo fa iaapMtare, tanto vero che gli scrittori Greci l'hanno volto in mot teggio. Essi dicono che una dramma di qaesto sugo fa che la vergogna sia giocata, e che vane imagini vengono per la fantasia. Se si raddop piasse il. peso, fa diventar pazzo affatto, e ogni poco pi mortale. Qoeste il velen ehe inno centissimi autori hanno chiamato semplioemente domento, perch nelle battaglie oravano tignere i farri dalle lanca eoa esso, che per tutto nasce. Quegli che pi parcamente lo cercavano, ehiamaronlo manico : quegli che maliziosamente lo nascondevano, chiamaronlo eritro o neurida, e al cuni perisso ; il che io tocco con queste distin zioni, acciocch se ne possa l uomo guardare. Di p i i 1 altra speeie, che ai chiama alicacabo, * fa doripire, e condaee elle aaoete pi tosto he P oppio : da alenai domandato moria, da altri moli. Vero eh* egli lodato da Diode, da ve nore, e da Titoaristo ancora ne1suoi versi, perch ha la maravigliosa propriet di far perdere altrui la memorie senza alterargli punto la salute. Di-

C. P U N II SECONDI M icacabo ' tin o : exeepliouem addidere, ne diutio* id fieret : delirationem enira gigni. En demonstranda remedia, quorum medicina mijo* ris mali periculum adferat. Commendator ergo in cibi* tertium genua, licet praeferatur horten siam saporibus. E t nihil esse corporis malorum, coi non salutare sit slrychuos, Xenocrates prae* dicat. Non tamen auxilia eorum tanti sunt, ut vel profutura de iis commemorare fes putem, prae sertim tanta copia innoxiorum medicaminum. Halicacabi radicem bibunt, qui sunt vaticinandi callentes, qood furere ad confirmandas supersti tiones aspici se volunt. Remedio est (id enira libentius retulerim ) aqua copiosa raolsa calida potui data. Nec illml praeteribo, aspidum nalurae halicacabum in tantum adversam, u t radice ejus propius admota soporetur illa sopore enecans vis earum. Ergo trita ex oleo percussis auxiliatur.

B8

cono questi autoci ch egli subito rimedio a fer mare i denti quando e si dimenano, se bagnassi con esso ; eccetto che ci non stiaccia troppo alla lunga, perch farebbe rimbambire. Ma ora si vo gliono dimostrare i rinwdii, che han seco quelle medicine, le quali possono portar pericolo di mag gior male. La terza specie adunque dell' alicaoabo lodala per mangiare, bench 1*ortense sia messo innanzi ne' sapori. Dice Seoocrate che non male alcuno nel corpo, a cui lo striato non sia utile. Nondimeno gli aiuti loro non sono di tanta importanza, che io non abbia per cosa superflua ragionare d ' essi quelle cose che giovano, massimente in tanta abbondanza d ' utili medicamenti. Quegli che sono astuti nel mestiere di vaticinare, beouo la radice dell' alicacabo, perch per con fermare la superstizione vogliono parere furiosi. Dir volentieri il rimedio a ci, il quale di molta acqua melata calda data a bere. N tacer questo pure, essere tauto contrario l ' alicacabo alla natura dell' aspido, che appressandogli la sua radice ad esso, ne rimane assopita quella potenza che ha 1 !aspido di ammazzare altrui con sopore. Pesta dunque con olio giova a chi morso dall ' aspido.
D el
corcobo,

COECHOBUS; MEDICIBAB VI.

6.

CVI. 3a. Corchorum Alexandrini cibi herba est, convolutis foliis ad similitudinem mori, prae cordiis (ut ferunt) utilis, alopeciisque et lentigi ni. Boum quoque scabiem celerrime sanari ea in venio: apud Nicandrum quidem et serpentium morsus, antequam floreat. Caicos ;
.

CVI. 3 s; 1 corcoro un' erba cibala dagli 1 Alessandrini : ha le foglie involute come il moro, e dicono eh' ntile agl' interiori, alle alopecie, e alle lentiggini. Trovo ancora appresso Nicandro che guarisce la rogna de' buoi, e i morsi delle serpi, inoanzi che fiorisca.
D e l cnico, 3.

m e d ic ih a b i u

CVU. Nec de cnico sive alraclylide verbosius dici par esset, Aegyptia herba, ni magnum con tra venenata animalia praeberet auxilium : item adversus fungos* Constant a scorpione percotsos, quamdin teneant eam herbam, non sentire cru ciatali).
P eesolota j
medici a a

CVII. Non saria cosa onesta dir molte parole del cnico, ovvero a trattilide, erba d'Egitto, aegli non fosse di grande aiuto oon tra gli animali vele nosi, e contra i funghi. Trovasi che chi m orso dallo scorpione, fin eh' egli ha questa erba in mano, noo sente la passione.
D ella
pbbsoluta, i

i.

CV1II. 33. E t persolutam Aegyptus iu hortis serit, coronaram gratia. Doo genera ejus, femina ae mas. Ulraque subdita Venerem inhiberi, virorom maxime, tradnnt.

CV 11I. 3 S. Seminasi la persoluta negli orti di Egitto, per farne ghirlanda. Ella di due ragioni, cio maschio e femmina. Dicono che l'una e l'a l tra, tenendola sotto, raffrena la lussuria, e massi mamente quella degli uomini.

*9

HISTORIARUM MUNDI L1B. XXI.


DlCHlABAZIONB
de

G lilC O K D M MOMinDM IR FO ID U IIU S ET MESSDRIS MTEBPRETATIO.

HOMI GRECI QUARTO A

PESI B MISURE.

G IX. 3 4 . E t qoooiam in mensuris quoque ac ponderi b u s c r e b r o Graecis nominibus u lendum u t , in te rp r e ta tio n e m eorum semel in hoe loco ponemus. D r a c h m a Attica (fere enim Attica obser vatione m e d ic i u tu n to r ) denarii argentei babet pondus. E s d e m q u c sex obolos pondere efficit. Obolus x c b a l c o i. Cyathus pendet drachmas x. Quom a c e ta b o li mensura dicitur, significat hemi nae qu artam p a r te m , id est, drachmas i t . Mna, quam nostri m in a m vocant, pendet drachmas Allicas ce n tu m .

C 1X. 34- E perch ancora nelle misure e net pesi si usano spesso i nomi Greci, porremo in questo luogo per una volta la dichiaraxion loro. La dramma Aleniese (perch i medici usano quasi sempre il computo Aleniese ) pesa un denaio di argento. La medesima sei oboli a peso. L'obolo dieci calchi. 11 ciato contiene io s dieci dram me. Quando si dice la misura d ' uno acetabolo, significa la quarta parte d ' un' emina, cio quin dici dramme. La mna, la quale i nostri chiamano mina, pesa cento dramme Ateuiesi.

C. PLINII SECUNDI

HISTORIARUM MUNDI
U B E R XXII
AUCTORITAS HERBARUM ET FRUGUM

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G in

1 I U U F 01 MAB GBATIA BTI.

Di

p o p o l i c h i s i v a lgono db i l

brbb a

CBBSCBB BBLLBZZA.

I. JTotevano aver oompito le meraviglie loro la natura e la terra, se solamente si volessero con siderare le doti del passato libro, e tante sorti d ' erbe nate per utilit, o diletto degli uomini. Ma quante pi non ne rimangono, e quanto pi maravigliose a trovarsi? Perciocch P adoperarsi esse in maggior parte o per cibo, o per odore, o per ornamento, ci ha condotti a farne innumera bili esperimenti ; dove la potenza dell* altre cose prova che la natura non fa nulla senza alcuna pi occulta cagione. i. Io trovo che sono alcuni popoli stranie II. i. Eqaidera et formae gratia ritosqueper* II. ri, i quali per esser pi begli, osano ne* corpi p e tu i, ia corporibus suis aliquas exterarum gen loro alcane erbe. Certo le donne ne'paesi barbari tiu m uti herbis quibusdam, adverto animum. si lisciano il rito, chi con un'erba, chi con un'al~ Illin a n t certe alii* aliae faciem in populis barbatra, gli ootpini ancora appresso de' Daci e dei ro ru m feminae, maresque etiam apud Daco* et Sarmali ne segnano i corpi loro. V'ha unerba, che Sarm atas corpora sna inscribant. Simile plantain Francia si chiama glaslo, simile alla piantaggine, fini glastum in Gallia vocatur, quo Britannorum della quale le donne Inglesi s ungono tutto il *]ugei nurusque toto corpore oblitae, quibusiQ acri* et nadae incedunt, Aethiopum cb- corpo, e vanno in ^srti sacrifizii ignude, imitando il colora degli Etiopi. lorem imitante*. I. * oapletae poterant miracoloni sui nator* atque ella*, reputantium vel priori* tantnra volumini* d o le s, totque genera herbarum, nlilitalibu* ho m i o a m , *at voIupUtibui genita. Sed quanto p l a r a restant ? qoantoqae mirabiliora iuventa ? lU a enim majore in parte cibi aut odoris decoc is v e commendatio ad numerosa experimenta d a x i t . Reliquarum poleotia adprobat, nihil a r e n n a natura sine liqua occultiore causa gigni.

C. PLINII SECUNDI
H e r b is
ib f ic i t e s t e s .

>1)6

Item

d b s a o m ib I b u s ,

Cone con l e r b b

si t w o o k o l e v e s t i.

Db* s a g h ih i ,

DB VEBBBRIS, DB CLABIGATIOHE.

DBLLB VBBBBBB IR OCCASIORB DI RAPPRESAGLIA.

111. a. Jam T e r o infici vestes scimus admira III. a. Sappiamo ancora come le vesti si tin bili foco. Atque ut sileamus Galatiae, Africae, gono con un mirabil sugo; e per non ragionare Lusitaniae granis, coccum imperatoriis dicatum della grana di Galazia, d ' Africa e di Portogallo, paludamentis, transalpina Gallia herbis Tyria dedicala alle vesti imperiali, la Francia transai* atque conchylia tingit, omnesque alios colores. pina ottiene con erbe il colore della porpora e Nec quaerit in profundis murices, aeque obji dello scarlatti, e tutti gli altri colori. N cerca nel ciendo escam, dum praeripit belluis marinis, in fondo del mare il pesce murice, n mettendosi a tacta etiam ancoris scrutatur vada, u t inTeniat risico di farsi esca a quelle bestie marine, alle quali brama anzi rapirne,va ricercando guadi non ancor per quod facilius matrona adultero placeat, cor tocchi dallancora per trovar cosa, onde la matro ruptor insidie!ur nuptae. Stans et in sicco carpit, na piaccia pi fi suo adultero, e il corruttore me quo fruges modo: sed culpa non ablni usu: alioglio lusinghi le donne daltri. Standosi io piedi e qui fulgentius instrui poterat luxuria, certe inno centius. Non est nunc propositum ista consectari : nel secco, l uomo raccoglie l erbe da tingere, al modo stesso che raccoglie le biade : ma la colpa nec omittemus, ut subjiciendo utiliora luxuriam non vien meno per l uso. Beo potevasi trovare vilitate circumscribamus, dicturi et alias herbis altrimenti tanta pompa, e certo con maggiore in tingi lapides, parielesque pingi. Nec tingendi ta nocenza. Al presente io non intendo i n T e s t i g a r e men rationem omisissemos, si umquam ea libe ralium artium fuisset. Interim fortius agetur : queste cose, ma trattandone altre pi utili, inse auctoritasque quanta debeatur etiam surdis, hoc gner al lusso e alla sontuosit a limitarsi a cose lievi, e toccher a suo tempo come con l erbe est, ignobilibus herbis, perhibebitur. Siquidem si tingon le pietre e si dipingono le pareli. N auctores imperii Romani gpnditoresque immen lascerei addietro la forma e il modo del tinge sum quiddam et hinc sumpsere, quoniam non re e dipingere, se quest arte fosse mai* stala aliunde sagmina in remediis publicis fuere, et in a n n o T e r a t a fra le liberali. Frattanto diremo cose sacris legationibusque Terbenae. Certe utroque ben pi importanti, e mostreremo quanta ripu nomine idem significatur, hoc est, gramen ex tazione si debba anche alle erbe pi ignobili ; arce cum sua terra evulsum : ac semper e legalis perocch gli autori e fondatori dell impero Ro quum ad hostes clarigatumque mitterentur, id mano le ebbero in sommo conto, faceodo pnr di est, res raptas clare repetitum, unus utique ver e s s e un oso importantissimo : per qaesto si ado benarius Tocabatur. perarono i sagmini o a placare gli dei o a purgare le case,', e le verbene a rimondar la mensa di Giove, oppure nelle ambascerie. Nondimeno per l ' unoj'e l altro nome vien significato il medesi mo, cio gramigna svelta da luogo paro con la sua terra ; e sempre ancora, quaudo gli arnbasciadori si mandavano a* nimici a ridomandare le cose tolte, eravene uno che si chiamava verbe nario.
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b

COKOHA GRAVIHEA : DB BARITATE EJUS.

b l l a co r o n a d i g r a m ig r a

d e l l a su a r a r i t

IV. 3. Corona quidem nulla fait graminea IV. 3. Nessuna corona stata pi nobile che quella di gramigna, in tanta maest del popolo nobilior, in majestate populi terrarum principis, primario del inondo, e ne premii che reodeaoo {iraemiisque gloriae. Gemmatae et aureae, valla res, murales, rostratae, civicae, triumphales, post glorioso altrui. Le corone gemmale, le aoree, le vallari, le m orali, le rostrate, le civiche e le hanc fuere, santque cunctae magno' intervallo, trionfali furono dopo queste, e tutte introdotte magnaque differentia. Ceteras omnes singuli, et dopo grande intervallo, e con gran differenza. duces ipsi, iraperatoresqne militibus, aut aliquan L altre tolte gli oomioi privati, o i capitani d a do collegiis dedere : decrevit in triomphis sena vanle a soldati, e talora anche a loro collegii : tus, cura belli solatus, et populus oliosus. decretolle il senato a trionfatori, quando si tr o v scevro di pensieri di guerra, e il popolo viveva fuor di pericolo.

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HISTORIARUM MONDI LIB. XXII.

4. Graminea namquara nisi in desperatione


soprema contingit, nulli nisi ab universo exercitu servato decreta. Ceteras imperatores dedere, hanc solam miles im peratori. Eadem vocatur obsidio nalis, liberalis obsidione abominandoque exitio totis castris. Q uod si civicae honos, uno aliquo ac vel hum illim o cive servato, praeclarus sacer* que habetur, q uid tandem existimari debet, unius viriate servatas universus exercitui? Dabatur haec viridi e gram ine, decerpto inde ubi obses sos servasse! aliquis. Namqae summam apad an* tiqoos signum victoriae erat, herbam porrigere victos, hoc est, te rra et altrice ipsa humo, et hu matione etiam cedere : quem morem etiam nunc dorare apod G ermanos scio.

4. La corona di gramigna si concedeva quan do le cose erano in estrema disperazione, e non ad altri, che a chi avesse salvato un esercito inte ro. L* altre corone erano date dai capitani, e que sta sola la davano i soldati al capitano. Questa medesima si chiamava ancora ossidionale, quando tutto l'esercito era liberato dall'assedio, e da ogni pericolo. Se dunqae 1 onore della corona civica, * la qual si dava a chi aveva salvato un solo citta dino, aucor eh 1 e1 foste di bassa condizione, riputato sacro e onorato ; che dobbiamo noi dire, quaudo il valore dan solo libera tutto l'esercito? Usa vasi farje questa corona di gramigna verde, colta nel luogo, dove lesercito assediato era stato libero dall' assedio. Perciocch appresso gli anti chi era stimato gran segno di vittoria quando il vinto porgeva l ' erba al vincitore, perch signi ficava eh' ei gli cedesse la terra nostra nutrice, e quella che i morti riceve e ricuopre. La quale usanza so che ancora oggi dora in Alemagna. A
QUALI SOLI FU DOSATA QUESTA COEOBA.

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SOLI COXOBA U DOSATI.

5. L. Siccio Dentato ebbe nna volta questa V. 5. Donato* est ea L. Siccius Dentatus semel, V. quam civicas quatuordecim meruisset, depugnas* corona, bench n ' avesse avuto quattordici civi che, e combattuto in cento venti battaglie sempre setqoc cxx proeliis semper victor. Tanto rarius vittorioso. Tanto pi rara cosa , ohe un solo est servatorem u n u m a servatis donari. Quidam salvatore abbia dono da'salvati. Alcuni capitani imperatores et saepius donati sunt, veluti P. De das Mus, tribunos militum, ab exercitu: altera hanno ricevuto tal dono dall esercito pi d' una ab his, qui iu praesidio obsessi faerant, quanta volta, come fu P. Decio Mure, tribuno de'soldati, esset ejus honoris auctoritas, confessus religione : a cui diede tal corona 1 esercito : poi n' ebbe siquidem donatus bovem album Marti immolavit, un* altra da qnegli eh' essendo in presidio erano et centum fulvos* qui ei virtutis causa dati fue assediati. E quanto facesse egli conto di qnel rant simul ab obsessis. Hic Decius postea se con onore, lo confess con un atto di religione; dac sci, Imperioso collega, pro victoria devovit. Data ch sacrific per questo a Marte un bue bianco e est et a senato populogue Romano, qua claritate cento rossi, i quali per quella virt gli erano nihil equidem in rebos humanis sublimius duco, stati offerti dagli assediati. Questo Decio poi es Fabio illi, q o i re m omnem Romanam restituit sendo consolo fece voto della propria vita per non pagnando. Nec data, quum magistrum equi aver vittoria. Fu donata anco questa corona dal tum et exercitam ejus servasset ; tuijc satius fuit senato e popolo Romano, la qual cosa tengo che nomine aovo c o ro n ari, appellatum patrem ab his sia uno de' maggiori onori che si possano avere qaos servaverat : sed quo dicium est consensu al mondo, a quel Fabio, il quale senza combat honoratus est H annibale ex Italia pulso. Quae co tere, ma temporeggiando, rimise in piedi tolto rona adhuc sola ipsius imperii manibus imposita l ' imperio di Roma. N gli fu gi data quanda c*t, et qaod p ecu liare ei est, sola a tota Italia egli salv il maestro de'cavalieri e l'esercito suo; data. perch allora fu meglio coronarlo di nuovo no me, essendo chiamato padre da quelli eh* egli salv ; ma fugli data del comune consentim ene che s ' detto, quando Annibaie fu cacciato d 'Ita lia. La qual corona in fino a qui sola che sia posta per le mani di esso imperio, e, quel che g{i peculiare, la sola data da tutta l'Italia insieme*

C. PLINII SECONDI
Q ui
s o l o * c e n t o r io .

200

QOAL SOLO CENTUBIONE E FU COBOWATO.

TI. 6. Praeter hos contigit ejas coronae ho nos M. Calpurnio Flammae, Iribuno mililnm ia Sicilia : centurioni Tero uni ad hoc tempus Cn. Petreio Atinati, Cimbrico bello. Primum pilum is capessens sub Catulo, exclusam ab hoste legio nem suam hortatus, tribunum suum dubitantem per castra hostium erumpere interfecit, legionemque eduxit. Invenio apud auctores eumdem praeter hunc honorem, adstantibus Mario et Ca tulo cois., praetextatum immolasse ad tibicinem focalo posito. Scripsit et Sulla dictator, ab exer cita se quoque donatam apad Nolam, legatum bello Marsico. Idque etiam in villa sua Tuscula na, qaae fuit postea Ciceronis, pinxit. Quod si verum est, hoc exsecrabiliorem eam dixerim, quandoquidem eam capiti sao proscriptione sua ipse detraxit, tanto paucioribus civinm servatis, qaam postea occisis. Addat eliamnum huic gloriae superbum cognomen Felicem, ipse tamen ob sessis in toto orbe proscriptis, hac corona Sertorio cessit. Aemilianum quoque Scipioaem Varro au ctor est doaatum obsidionali ia Africa, Manilio consule, trib. cohortibus servatis, tolideraque ad servandas eas edoctis : quod et statuae ejus in foro sao divus Aogustus subscripsit. Ipsam Au gustam M. Cicerone filio consule idibas Septem bris senatus obsidionali donavit. Adeo civica non satis videbatar. Nec praeterea quemqaam hac invenimus doaatum.

VI. 6. Oltra qoesti tocc lonore di tal corona M. Calpurnio Fiamma tribuno de soldati in Sicilia; e infino a qaesto tempo a un centurione, il qoale fa Gn. Petreo Atinate nella guerra dei Cimbri. Costui sotto Calalo pigliando il primo pilo, e confortando la saa legione esclusa da qoesto, ammazz il sao tribuno, il quale non ardiva di farsi la via pel campo de nimici, e guidandola per tal via salv la detta legione1 Trovo negli . scrittori che costui medesimo, oltra qaesto onore, pot sacrificare dinanzi al fuoco vestito di prete sta, e col snoao depi fieri, essendovi alla presenza Mario e Catnlo consoli. Scrive Siila dittatore di avere ancor egli avuto tal dono dallesercito a No la, essendo legato nella guerra de Marsi ; il che anche dipinse nella saa villa Tasculana, la quale fa poi di Cicerone. Che se ci vero, ei merita pi d essere biasimato, perch egli medesimo poi si tolse tal corona nella sua crudelissima proscrizio ne, perocch tanto meno rimasero i salvati, quan to fa maggiore il numero de cittadini che fece morire. Aggiugnesse pure egli a questa gloria il superbo soprannome di Felice, che assediando in tutto il mondo i proscritti, ced questa corona a Sertorio. Scrive Varrone che Scipione Emiliano ebbe questa corona ossidionale in Africa, perch sotto Manlio consolo salv tre coorti, e altrettante ne men foora a salvar quelle ; il che limperatore Augusto fece scrivere sotto la statua di lui nel suo foro. Questa corona stessa fu dal senato con ferita ad Augusto ai tredici di Settembre l anno che egli fa consolo insieme con Cicerone figliuolo di Cicerone oratore, perch la corona civica non parve abbastanza. N oltra a questi troviamo n iu no, a cai sia stata donata la corona ossidionale.
a
M e d ic in e
c b e si fa n n o d e l l e a l t r e e b b e ,

M e DIOSHAB EX HXLIQUIS OOBOHASrXSYIS.

ONDE SI FACEAN LE COBONE.

VII. Nullae ergo herbae faere certae in hoc honore : sed qaaecumqne fuerant in periculi sede, quamvis ignobiles ignotacqne, honorem no bilem faciebant: qaod latere apad nos minas qaidem miror, cerneas negligi ea quoqae, quae ad valetudinem conservandam, cruciatusque cor poris propulsandos, et mortem arcendam perti neat. Sed quis non mores jure castiget? Addidere vivendi pretia deliciae luxasque. Numquam fuit cupido vitae n iajo r, neo minor cara. Alioram hanc operae esse credimus : ne mandato quidem nostro alios id agere, medicisqae provisum esse pro nobis. Ipsi fruim ar voluptatibus, et (qao nihil eqaidem probrosius duoo ) vivimas lien

VII. N pi un erba che un altra era quella di che si facevano tali corone, ma toglievano quella qualunque che trovavano nel luogo, d o r erano stati assediali; il che non ira maraviglio che non si sappia appresso di noi, veggendo che non si tiene conto ancora di quelle cose, le quali sono alili a conservar la sanit, e levare le malattie e i tormenti del corpo, e allontanar* la morte. E chi non riprender ragionevolmente i nostri co stami f Perciocch le delicatezze hanno accresciu ti i prezzi delle cose al vivere aecessarie. Ma non ci fu mai maggior desiderio della vita* n minor cura di essa. Noi lasciamo questa cura all opera degli altri, e pensiamo eh' essi 1 abbiano ad avere *

201

HISTORIARUM MtJNDI U B , XXII.

203

fiducia. Itomo reto plerlsqne altro ellam irrita i w n u ista commentantes, atqae frivoli operis arguimur : magno, quamquam immensi labori*, alai, sperni cam rerum n atari : quam certe Doo defuisse nobis docebimus, et invisis quoque herbis inseruisse remedia : quippe quum medici* nas dederit etiam aculeatis. Haec eoim proxime reslsat x his, q u a s priore libro nominavimus, io quibas ipsii providentiam naturae salis mirari, amplectique non est. D ederat, quas diximus, molle* dbisque gratas. Pinxerat remedia in flo ribus, visuque ip so animos invitaverat, etiam deliciis auxilia permiscens. Excogitavit aliquas upecta hispidas, ta ctu truces, ut tantum non vo cem ipsius fingenti* illas, ratiouemque reddentis exaudire videamur, n e se depascat avida quadru pes, ne procaces m anus rapiint, ne neglecta ve stigia obterant, n e insidens ales infringat : his muoieudo aculeis telisque armando, remediis n t lota ac salva sint. Ita hoc quoque, quod in iis odimus, hominum causa excogitatam est.

senza ebe neppnr noi la offeriamo loro, persuasi di aver provveduto, nell* aver dei medici, ad ogni nostro bene. Noi ci inebriamo de* diletti, e ( che ia maggior vergogna del mondo) viviamo nella fiducia altrui. Molti ridono ancora di me, che io scriva qneste cose, e che io sia messo a un im presa di poca utilit. Ma io ho questo conforto della grandissima mia fatica, che io sono sprez zalo insieme con la nalura, la quale mostrer che non ci manca, e che nell* erbe ancora odiose ha messi i rimedii, non avendo lasciato di metterle neppure in quelle che si armano di spini. Queste in fatti sono le cote che ci rimangono a trattare di quelle che noi dicemmo nel libro di sopra, nelle quali la providenza della natura non pu essere abbastanza ammirata e compresa. Ella ci ha date l'erbe, che noi abbiamo detto, tenere e grate per mangiare. Ci ha dipinti i rimedii nefiori, e invitali gli animi con la vista, mescolando ancora gli aiuti con le delizie. Dipoi n ' ha fatte alcune orride a vedere, e aspre a toccare, acciocch gl'ingordi be stiami non le pascano, n le ardite mani le colgano, e i piedi non le stimando non le calpestino, e ac ciocch P uccello posandovi su, non le rompa ; fortificandole con punte, e armandole di tali dar di, che sieno sicure e salve per li rimedii. E cos quello ancora che in esse ci dispiace, fu trovato per cagione degli nomini.
D ell'
k b ih g e , o v v b b o e b i b g i o .

Ebtig*, n v t iiYiaioir.

VIII. y. Clara in primis aculeatarum erynge V ili. 7. Fra P altre erbe spinose illustre l'eringe, ovvero eringio, la quale nasce contra le *t, sive eryngion, contra serpentes et venena omoia nascens. Adversus ictus morsusque radix serpi, e tutte le cose velenose. Conira le percosse jus bibitor drachm ae pondere in vino : aul si e morsi loro si bee la sua radice nel vino a peso plerumque tale* in jurias comitatur et febris, ex d ' una dramma. E se, come accade il pi delle aqua. Illinitur plagis, peculiariter efficax contra volte, dopo lai morsi vi fosse la febbre, si bee con ctasydros ac ra n as. Omnibus vero contra toxica dell* acqua. Fregasi sulle piaghe, e ha parlicolar et acooita efficaciorem Heraclides medicus, ia virt conira i chersidri e le botte. Eraclide me jure anseris decoctam , arbitrator. Apollodorus dico afferma, che cotla in brodo d ' oca ha mag adversus toxica c u m rana decoquit, ceteri in aqua. gior virt che qualsivoglia altra cosa contra i Ipn dura, fruticosa, spinosis foliis, caule genicu- veleni e gli aconiti. Apollodoro la cuoce co' ra hto' cubitali, e l m ajore aliqaando, alia albicans, nocchi cootra i veleni ; gli altri nell acqua. Essa Ii* nigra, radice odorata, et saliva quidem est. dura, ramosa, con foglie spinose, gambo noc Sed et sponte n ascitur in asperis et saxosis : et in chiuto, alto un braccio, e alcuna volta maggiore. Alcuna biancheggia, alcuna nera, con radice Utoribo* maris, d u rio r, nigriorque, folio apii. odorosa ; ed di ragione sativa. Pur nasce anche da s stessa in luoghi aspri e sassosi : ne' liti del mare pi dura e pi nera, ed ha la foglia simile all' appio.
C x H T U * CAPITA, XXX.

D e l l ebba

c b h t o c a p i,

3o.

IX. 8. Fra queste la bianca chiamata dai IX. S. E x b is candidam nostri ceni u mea pHa 'eant Omnes ejusdem effectus, caule et radice nostri centocapi. Di tutte quelle che fanno lo >a cibos G raeco ru m receptis utroque modo, sive tesso effetto i gambi e le radici son prese per

203

C. PU N II SECONDI

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coquere libeat, tire cruda vsci. Portentosum csl, quoti de ea traditur : radicem ejus alteru trius sexui similitudinem referre, raram inventu : sed si viris contigerit mas, amabiles*fieri. Ob hoc et Phaonem Lesbium dilectum a Sappbo. Multae circa hoc non Magorum solum vanitates, sed etiam Pythagoricorum. Sed in medico usu praeter supra dicta auxiliatur inflationibus, torminibus, cordis vitiis, stomacho, jocineri; praecordiis in aqua mulsa, lieni in posca. Item ex mulsa reni bus, stranguriae, opistholonicis, spasmis, lumbis, hydropicis, comitialibus, mulierum mensibus, sive subsidant, sive abundent, vulvarumque omni bus vitiis. Extrahit infixa corpori cum meile. Strumas, parotidas, panos, recedentes ab ossibus carnes sanat cum axungia salsa, et cerato ; item fracturas. Crapulam praesumpta arcet, alvum sistit. Aliqui e nostris sub solstitio colligi eam jussere. Ex aqua coelesti impoui omuibus cervi cis vitiis. Oculorum quoque albugine* sanare adalligatam tradiderunt.

cibo dai Greci, tanto cotte che crude. cosa mostruosa ci che si dice d'essa, cbe la radice sua somiglia all' uno e 4' altro sesso. Truotasi di rado, e se gii uomini s 'abbattono a quella che ha il sesso mascolino, diventano amabili. Per questo dicono che Faone Lesbio fu amato da Saffo. Molte altre vanit circa ci afe dissero non solo i Magi, ina i Pitagorici ancora. Ma quanto a servigio di medicina, oltra alle cose sopraddette, utile alte ventosit, a' tormini, a difetti del cuore, alto stomaco, al fegato e agl' interiori nell1 acqua me lata, e alla milza in posea. Similmente eon lacqua melala utile alle reni, alle straogurie, a quegli che hanpo ritirati i nervi del collo, allo spasimo, a1lombi, arilruopichi, al mal caduco, al menstruo, o che non tenga, o che sia troppo, e a ogni male di matrice. Col mele cava fuori le cose fitte nel corpo. Con la sogna salsa e col cerotto guarisce le gangole, le parotide, i pani, la carne spiccata dall' osso, e anco le rotture. Pigliandola innanzi pasto, non lascia che il mangiare aggravi troppo. Ristagna il corpo. Alcuni de' nostri vogliono che ella si colga nel solstizio, e con l ' acqua piovana si ponga a tutti i mali del collo. Dicono ancori, che legandovela leva le macchie bianche degli occhi.
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X. 9. Dicono alcuni, che Pacano quel me X. 9. Snnt qui et acanon eryngio adscribant, spinosam brevemque, ac latam herbam, spioisque desimo che l'eringio. E erba spinosa, corta e latioribus. Hanc impositam, sanguinem mire larga, ed ha molto larghi gli spini. Questa postavi sopra, dicono che maravigliosamente ristagna H sistere. sangue. Db
g l t c y b e h iz a , s iv b a d if s o , x v .

D bLLA GLICIBBIZA, OVVBBO ADIt>SO, l 6 .

XI. Alii eryngen falso eamdem putaverunt XI. Altri, bench falsamente, stimarono che esse et glycyrrhizam, quare subjungi eam proti ancora la glicirriza sia l ' eriogio ; per bisogna nus refert. Et ipsa sine dubio inter acateatas est, che subito ragioniamo d ' essa. Senza dubbio aa* foliis echinatis, pinguibus, tactuque gummino- cora ella spinosa, ha le foglie nociate, grane, sis, fruticosa, bioura cubitorum altitudine, flore gommose a toccare : germogliosa, alta du e cu hyaciothi, fructu pilularum platani magnitudinis. biti con fiore di giacinto, e il frntto ano grande Praestantissime in Cilicia, secunda Ponto, radice come coccole di platano. La ottima io Cilicia, dulci ; et haec tantum in usu. Capitur ea Vergi dopo quella in Ponto che ha la radice dolce ; e liarum occasu, longa ceu vitium : coloris buxei questa sola e in uso. Ricogliesi nel tramontare melior, quam nigra : quaeque lenta, quam quae delle Vergili* : lunga siccome quella delle viti. Migliore quella che ha colore di bosso, che non fragilis. Usus in subditis decoctae ad tertias, ce tero ad mellis crassitudinem, aliquando et lusae : la nera ; e la pieghevole, che quella che si frange. quo genere et vulneribus imponitur, et fancium Si usa in quei medicamenti che soppongonsi alta vitiis omnibus. Item voci utilissimo succo : sio ut lingua, cuocendosi fin che ne resti la terza parte, spissatus est, linguae subdito. Item thoraci, joci- e sia spessa come mele: Alcona volta si pesta, e neri. Hac diximus sitim famemque sedari. Ob id cos si mette alle ferite, e a tutti i mali della gola. qnidam adipson appellavere eam, et hydropicis Il sugo suo diventato spesso utile alla voce, mettendolo sotto la lingua : i utile ancora alle dedere, ne sitirent. Ideo et commanducata sto matice esty et ulceribus oris inspersa saepe, et costole del petto e al fegato. Con questa abbiamo

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HISTORIARUM MUNDI LIB. XXII.

ao6

pterygiis. S n a l e t TeticM scabiem, renum dolo res, condylomata, ulcera geni tali aro. Dedere eam quidam potui in quartanis, drachmarnm duarum pondere, et pipere, hemina aquae. Commandu cata sanguinem ex vnloere sialit. Sunt et qui calculos ea pelli tradiderunt.

gi detto che si mitiga la seie e la fame. Perci alcuni la chiamarono adipsoo, cio senza sete, e diederla a' ritruopichi, acciocch non sentissero la sete. Laonde masticata medicamento alla bocca, e spesso sparsa alle sue crepature le gua risce : utile ancora contro le pellicole che impe discono la vista. Guarisce inoltre ta scabbia della vescica, i dolori delle reni, i fichi e i laruoli delle parli genitali. Alcuni 1 hanno data a bere nelle ' quartane a peso di due dramme, col pepe e un'em ina d'acqua. Masticata ferma il sangue della ferita. Alcuni dissero che con essa si fa gellare la pietra.
D u e s p e c ie

Tubuli geeeea , i i ; aisDiciait, xu.

bi

t b i b o l o , m e d ic i n e 1 2 .

XII. io. T rib u li unum genus in horiis nasci XII. 10. Una specie di trbolo nasce negli orti, tur, alterum ia fluminibus lanlom. Succus ex nn' altra solamente ne' fiumi. Il sugo di queste si his colligitur ad oculorum medicinas. Est enim raccoglie per medicina degli occhi, perch di natura refrigerante ; e per questo utile contra refrigerantis na lurae, et ideo ulilis contra inflam mationes collectionesque. Ulcera per se erum le iofiammazioni, e raccolte d 'umore. Col mele pentia, et praecipue in ore, cum meile sanat: guarisce le piaghe che rompono per s stesse, e item tonsillas. P o tu s calculos frangit. Thra&s, massimamente nella bocca, e le serrature della qui d Strymona habitant, foliis tribuli equos gola. Bevalo rompe le pietre. I Traci, che abitano aagiaaot: ipsi nucleo vivunt, panem facientes sol fiume Slrimone, ingrassano i cavalli con le praedulcem, et q u i contrahat ventrem. Radix foglie del tribolo, ed essi vivono del frutto, facen caste pureque collecta, discutit strumas. Semen done pan dolce,il quale ristrigne il ventre. La sua adalligatum, varicam dolores sedat : tritam vero, radice puramente e castamente colta leva le scrofe. Il seme suo mitiga i dolori delle varici, legandolo et in aquam sparsam , pulices necat. do? elle sono ; e pesto e sparso nell acqua uccide le pulci. S tobbs. XIII. i i . Stoebe, quam aliqui pheon vocant, decocta in vino, praecipue auribus purulenti* medetor: item oculis ictu cruentatis: haemorrhagiae quoque e t dysenteriae infusa.
D ella
stebe.

XIII. 11. La stebe, che alcuni chiamano feou, cotta pel vino guarisce principalmente gli orec chi, che hanno colio marcia, e gli occhi, che per percossa sono sanguinosi ; e ancora le morici e i pondi, infondendovela sopra.
. D e l l ' ip p o p i e , s p e c i e

H lFPO TH Taa CEBEBA, I I ; MEDICIEAE, I I .

a;

h b d ic ik e 2 .

XIV. 12. Hippophyes in sabulosis maritimisqoe nascitur, sp inis albis. Ederae modo racemosa est, candidis, e t ex parte rubentibus acinis. Radix succo madet, q o i a u t per se conditur, aut pastil lis farinae. H aec bilem detrabit obolo ponderis, saluberrime cu m mulso. Est altera hippophyes, ine caule, sine flore, foliis lanium minatis. Hu jus quoque succos hydropicis mire prodest. De bent ac como d a ta e esse et equorum naturae, nc que ex alia causa nomen accepisse. Quippe quae dam anim alium remediis nascuntur, locupleti divinitate ad generanda praesidia : ut non sit mirari satis in g en iu m ejus, disponentis auxilia in puera, ia causas, iu lempora, ut aliis prosit aliud

XIV. 12. L'ippofie nasce in luoghi sabbionosi e maritiimi, con bianche spine. Fa racemoli come l ' ellera, e acini bianchi e da una parte rossi. La radice fa sogo, la quale si condisce o per s mede sima, o con pastegli di farina. Questa purga la collera a peso d ' un obolo, e pigliasi benissimo col vin melato. L 'altra senza gambo, e senza fiore, e ha foglie minute. 11 sugo di questa mara vigliosamente giova a' ritruopichi. P ar che sieno accommodate alla natura de' cavalli, e per questa cagione hanno preso tal nome. E certo che alcune cose nascono per rimedii d'anim ali, perch la divinit ricca a somministrare aiuti. Onde non da maravigliarsi, i ella distingue e ordina gli

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C. PU N II SECUNDI

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bori, diesque anllus prope ina praesidiis re pe ri a tur.

aiuti secondo Ia diversit degli animali, la cagioni e i tempi, acciocch una cosa giovi a varii in varia ore, e quasi nessun d 1 truovi senta rimedii.
D a l l ' o k x ic a , 6 1 .

U b TTCA ; MEDICHI AB, t x i .

XV. 13. Urlica quid esse invisius potest? At XV. i 3. Che cosa ne pu essere in odio pi illa praeter oleum, quod in Aegypto ex ea fieri che l ortica? Nondimeno oltra l ' olio, il quale dixiuius, te i plurimis scatet remediis. Semen dimostrammo che si fa io Egitto dessa, molti altri ejus ciculae contrarium esse Nicander adfirm at: rimedii ci porge. Dice Nicandro che il seme suo ilem fungis et argento vivo. Appolodorus et sa- contrario alla cicuta, e a funghi, e all argento laroandris cum jure decoctae testudinis. Item vivo. Apollodoro scrive cbe cotta in brodo di adversari hyoscyamo, et serpentibus, et scorpio testuggine contra la salamandra, il giusquiamo, nibus. Quin illa ipsa amaritudo mordax, uvas in le serpi e gli scorpioni. La sua amaritudine mor ore, procidentesque vulvas, et infantium sedes, dace ancora toccando ristrigne I* avola, e la ma tactu resilire cogit: lethargicos expergisci, tactis trice eh* cade, e il sedere de bambini. Desta i cruribus, magisque fronte. Eadem canis morsi* letargici pugnendosi loro con essa le gambe, e bus addito sale medetur. Sanguinem trita naribus mollo pi la fronte. Guarisce, aggiogoendovi il indita sistit, et magis radice. Carcinomata et sor sale, il morso de cani. Pesta e messa nel naso ri dida ulcera, sale admixto ; ilem luxata sanat, et stagna il sangue ; ma pi possente la sua radice. panos, parotidas, earnesque ab ossibus receden Col sale guarisce le cancrene, le brutte nascenze, tes. Semen potum cum sapa, vulvas strangulan e le membra uscite de loro luoghi, 1 enfiature * tes aperit, et profluvia narium sistit impositum. della gola, gli orecchioni e le carni che si staccano Vomitiones in aqua mulsa sumptura a cena faci dagli ossi. Il seme sao bevuto con la sapa apre la les praestat, duobus obolis : uno aulem in vino matrice soffocala, e posto nelle nari ristagna il poto lassitudines recreat. Vulvae vitiis tostum, flusso del naso. Pigliandolo con acqua melata a acetabuli mensura: potura in sapa resistit stoma peso di due oboli fa il vomito facile dopo cena, a chi inflationibus. Orthopnoicis prodest eum mei beendone un obolo col vino ricrea la stanchezza. le: et thoracem purgat eodem ecligmate. E t lateri utile ai mali della matrioe, arrostito a misura medetur cum semine lini. Addunt hyssopum et d un acetabolo ; e bevuto con la sapa non lascia piperis aliquid. Illinitur lieni. Difficilem ventrem fare vento nello stomaco. Giova col mele a quegli tostum cibo emollit. Hippocrates vulvam purgari che non possono mandare Aiora l alito, e purga poto eo pronuntiat. Dolore levari tosto acetabuli il petto. E rimedio al fianco col seme di lino.Agmensura, dulci poto, et imposito cum sncco mal giungonvi issopo, e un poco di pepe. Impiastrasi vae. Intestinorum animalia pelli cum hydrome- sulla milza. Mollifica il corpo, ma vnole essere lite et sale. Defluvia capitjs semine illito cohone arrostilo. Ippocrate scrive che beendolo porga la stari. Articulariis morbis et podagricis plurimi matrice ; cbe leva il dolore, arrostilo a misura cum oleo vetere, aut folia cum ursino adipe trita d* un acetabolo, o bevuto col dolce, o postovi col imponunt. At eadem radix tusa cum aceto non sugo della malva; che preso con idroraelite e minus utilis: item lieni. Et coda in vino discutit sale uccide i vermini ; che fregandovi il seme fa panos, cum axungia' vetere salsa. Eadem psilo che i capegli non cadano. Assaissimo l adoperano thrum est sicca. alle gotte con olio vecchio, ovvero le foglie peste eoo grasso d* orso. A ci non manco utile la radice pesta con l ' aceto. Giova ancora cos posta alla milza. Mescolata eon sugna vecchia insalata leva le posteme larghe e piatte. Questa medesima secca unguento depilatorio. Condidit laudes ejus Phanias physicos, utilis Fania Risico racconta le sue lodi dicendo, che simam cibis coctam condilamve professus arteriae, usandola ne cibi colta o condita utilissima al tussi, ventris destillationi, stomacho, panis, paro larteria, alla tosse, alla stillazione del corpo, allo tidibus, pernionibus: cum oleo sudorem,coctam stomaco, alle posteme larghe e piatte, alle posteme cum conchyliis ciere alvum : cum ptisana pectus dopo gli orecchi e a'pedigooui; che con olio pro purgare, mulierumque menses : cum sale, ulcera voca il sudore, e cotta eoo l ostriche muove il quae serpant cohibere. Succo quoque in usu est. corpo; che con orzala purga il petlo e i mesi delle Expressus illi (usque fronti, sanguinem narium duone, e col sale ferma l ulcere che vanno im sisti l : potus uriuam ciet, calculos rumpit : uvam pigliando. 11 sugo suo a usa aucora ; e bagnai*

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HISTORIARUM MUNDI LiB. XXII.

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p r f ir i u lu s reprim it. Seraeo colligi messibas oportet. A lexandrinum maxime laudator. Ad omnia baec e t m itiores quidem teneraeqae effi cace*, sed praecipue silvestri illa, et amplius le pras e facie tollit, in vino pota. Si quadrupes fetam oon ad m ittat, urtica naturam fricandam monstrant

done Ia fronte, ristagna il sangue del naso. Be vendo muove P orina, e rompe la pietra. Garga rizzandolo ristrigne 1*uvola. Il seme suo si vuol cogliere per mietitura. Il pi lodato l'Alessan drino. A tutti i predetti effetti ha molta virt ancora l ' ortica che non punge, ed tenera, e massimamente la salvatica, la quale bevuta nel vino leva ancora la lebbra dal viso. Se le bestie non vengono in amore, fregherai loro la natura con T ortica. D el l a m io , 7.

L ia n ti,

vii.

XVI. 14. Quello che in genere di ortiche noi XVI. 14. E a quoque, quam lamium inter genera earum appellavimus, mitissima, et foliis appellammo lamio, mitissimo, ed ha foglie che punto noo pungono. Con un granello di sale noo mordentibus, medetur cum mica salis con guarisce le colture, gli ammaccati, le gangole, gir tusis, incussisqae, inustis, et strumis, tumoribus, enfiati, le gotte e le ferite. Ha le foglie bianche podagris, vulneribus. Album habet in medio fo nel mezzo, utili al fuoco sacro. Alcuni de' nostri lio, quod ignibus sacris medetur. Quidam e no stris tempore discrevere genera. Autumnalis distinguono le specie loro secondo i tempi. NelP autunno dicono che la sua radice appiccata a nrticae radicem alligatam in terlianis, ila at aegri quegli che hanno la terzana, li guarisce: ma nuncupentur, q u u m eruitur ea radix, dicalurque Cui, et quorum filio eximatur, liberare morbo bisogna che quando essa si svelle, si noraioi Vam malato, e dicasi a cui, e al figliuolo di chi si vo tradiderant. Hoc idem et contra quartanas pol glia adoperare. Il medesimo fanno con tra le lere. lidem urticae radice addito sale, infixa cor quartane. Dicono ancora, che la radice delPorti pori extrahi. Foliis cum axungia strumas discuti: ca col sale cava fuori le cose fitte nel corpo. Le vel si suppuraverint, erodi complerique. foglie con la sugna levano le scrofe; e s'hanno collo marcia, le rodono e risaldano.
ScOBPIOVlS GRBEEA, I I ; MEDICINA, I .

Due

s p e c i e d i s c o e p io n e , m e d io ,

XVII. i 5. vvi un* erba, che si chiama scor XVII. i 5. E x argumento nomen accepit scor pio herba. Semen enim habet ad similitudinem pione, perch ella ha il seme che somiglia la co da di esso. Ha poche foglie, e vale contro l ' ani candae scorpionis, folia pauca. Valet et adversus male del suo nome. V' ha un1 altra erba del me aaimal nominis sui. Est et alia ejusdem nominis efieetusque sine foliis, asparagi caule, in cacumine desimo nome ed effetto, la quale senza foglie, ha gambo di aspargo e la cima appuntata ; e di aculeum habens, e t inde nomen. qui ha preso il nome.
I^nrCACABTOA, SIVB PHYLLOS, SIVB ISCHIAS, SIVB P O L VGONATOS, IV.

D e lla

lb o c a c a b t a o p i l l o , o is c h ia d a , o p o lig o n a to , 4.

XVIU. 16. Leucacantham alii phyllon, alii ischiada, alii polygonaton appellant, radice cy peri, quae commanducata dentium dolores sedat, item laterum, e t lumborum, ut Hicesius tradit, emine poto drachm is octo, aut succo. Eadem raptis, convulsu medetur.

XV II I. 16. La leucacanta alcuni la chiamano (ilio, alcuni ischiada, altri poligonato. Ha radice di cipresso, la quale masticata leva il dolore dei denti. Cos anche il dolore de* fianchi e de* lom bi, come dice Icesio, bevendo del suo seme otto dramme, o del sugo. La medesima guarisce i rot ti e gli sconvolti. D e ll1blsibe,
13.

H e l x ib e , XII.

XIX. 17. L* erba chiamata elsine, da alcuni XIX. 17. Helxinen aliqui perdicium vocant, qoouiam perdices ea praecipue vescantur. Alii detta perdicio, poich le pernici la mangiano vo ihkriUn, nonnulli parthenium. Folia habet mixta lentieri. Altri la chiamano siderite, ed alcuni

21 I

C. PLINII SECONDI

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similitudinis plantagini et marrubio, cauliculos dento, leviter rubentes, semina in capilibus lap paceis adhaerentia vestibus: unde et helxinem diclam volunt. Sed nos qualis vera esset helxine, diximus priore libro. Haec autem inficit lanas, sanat ignes sacros, et tumores, collectionesque omnes, et adusta. Panos succus cum psimmylhio, et guttura incipientia turgescere. Item veterem tussim cyatho hausto, et omnia in humido, sicut tonsillas, et varices, cura rosaceo. Imponitur et podagris cum caprino sevo, ceraque Cypria.

partenio. Ha foglie mescolate, altre simili alla piantaggine, altre al marrobbio, gambi piccoli e folti che rosseggiano un poco. 11 seme lappoloso, cbe s ' appicca alle vesti, onde vogliono cbe per ci sia chiamata elsine. Ma noi nel libro da vanti abbiamo detto quale sia la vera elsine. Questa tigne le lane, guarisce il faoco sacro, gli enfiati, ogni raccolta di marcia e le iucotture. Il sugo suo col psiraraizio guarisce ancora i gorgoz zuli, quando cominciano a ingrossare ; non che la tosse vecchia, bevendone un bicchiere, e tutti i malori umorosi, come sono gavigne e varici, eoa olio rosato. Ponsi ancora con sevo di capra e cera Cipria sopra le gotte. D el perdicio, o pabtesio, detto aschs URCEOLARE O A5TBBICO, 11.

P e BDICIIIH, SIVB PARTHERIUH, QOAB CECBOLABIS, SIVB ASTBRICUM, XI.

XX. Il perdicio o partenio (poich la siderite XX. Perdieiom sive parthenium ( nam sideri* un' altra cosa ) da1 nostri chiamata erba ur tis alia est) a nostris herba urceolaris vocatur, ceolare, da altri asterico : ha foglie simili al basi b aliis astericum, folio similis ocimo, nigrior lico, solamente pi nere, e nasce ne'legoli e celle tantum, nascens in tegulis, parietinisque. Mede mura. Pesto eoa an grano di sale medica le me tu r cum mica salis trita iisdem omnibus, quibus desime malattie che il lamio, e nell* istesso modo. lamium, et eodem modo : item vomicae, calfacto Bevuto col sugo scaldalo sana le vomiche. di succo potu. Sed contra ulcera, rupta lapsusque, ingoiare virt contro le ulcere, le fratture, le ca et praecipitia, aot vehiculorum eversiones, singu dute, e a preservar dai precipizi! e dal rovesciarsi laris. Verna caras Pericli Atheniensium principi, de veicoli. Un servo molto caro a Pericle princi quam is in arce templum aedificaret, repsissetque pe d* Atene, edificando egli un tempio nella roc super altitudinem fastigii, et inde cecidisset, hac ca, ed essendovi salito in cima, e dipoi cadalo, herba dicitur sanatas, monstrata Pericli somnio a Minerva. Quare parthenium vocari coepta est, ad* fu guarito con questa erba, la quale Miaerva mo signaturque ei deae.Hic est vernula, cojus effigies str in sogno a Pericle. Per fa cominciata poi a chiamarsi erba partenio, ed dedicata a questa ex aere fusa est, et nobilis ille Splanohnoptes. dea. Questo il servo, la cui statua fu fatta di bronzo ; questo quel nobile Splancnotte.
C h AMARLEOW,
s iv b

IXIAS, SIVB ULOPHYTOR, SIVB CY;


m e d ic in a e , x i i .

h o z o l o i i : g b k b &a e j u s , i i

D el cameleokb, o issia, o ulofito, o cinozolo: VE h 'H A DDE SPECIE, MEDIC. 12. XXL 18. Il chameleone chiamato da alcuni issia. Egli di due sorli. 11 pi bianco ha le fo glie pi aspre : va per terra e ha le spine cone quelle del riccio, e la radice dolce, e gravissimo odore. Io alcuoi luoghi genera visco bianco sotto le foglie, e massimamente intorno al nascere del la Canicola, al modo che si dice nascere lo incen so ; e perci si chiama issia. Di qaesto, come della mastice, osano le donne. Quanto al nome di caraeleone, esso gli viene dalla variet delle foglie, perch secondo il luogo mula il colore, dove nero, dove verde, dove azzurro, dove cro ceo, e dove d'altra ragione. Di questo il bianco col sugo della radice colla guarisce i ritruopichi. Beesene una dramma col vin colto. Uccide i vermini beendone uq aceta bolo ia vin brusco con iscvpe di origano. Giova

XXL 18. Chamaeleonem aliqui ixiam vocant. Duo genera ejus. Candidior asperiora folia habet: serpit in terra, echini modo spinas erigens, radi ce dulci, odore gravissimo. Quibusdam in locis viscum gignit album sub alis foliorum, maxime circa Canis ortum, quo modo thura nasci dicun tur: unde et ixia appellatur. Hoc, ut mastiche, utuntur mulieres. Quare et chamaeleon vocetnr, varietate foliorum evenit. Mutat enim cum terra colores, hic niger, illic viridis, aliubi cyaneus, aliubi croceas, atqae aliis coloribus.

Ex his candidus hydropicos sanat succo radi cis decoctae. Bibitur drachma in passo. Pellit et iuteraneorura animalia acclabuli mensura succi ejusdem, ia vino austero, cum origani scopis.

HISTORIARUM MUNDI L 1B. XXII. Facit ad difficultatem urinae. Hle soccus occidit el canes suesqae in polenta. Addila aqoa et oleo eoalrabit in se mares ac necat, nisi protinus aquam sorbeant. Radieem ejus aliqui concisam serrari jub ent funiculis pendentem, decoqountque io cibo contra fluxiones, quas Graeci rheu matismos vocant. E i nigris aliqui marem disere, cui flos purpareus esset : et feminam, cui violaceus. Uno na scantur caule cobitali, crassitudine digitali. Radi cibus earum lichenes carantur, cam sulphure et bitumine ana coctis: commanduca lis vero dentes mobiles, aut in aceto decoctis. Succo scabiem etiam quadrupedam sanant. E t ricinos canum necant : juvencos qaoqae anginae modo. Quare a quibusdam u lo p b jto u vocatur, et cynozolon, propter gravitatem odoris. F erant et haec viscum olceribas utilissimum. Omnium aulem generum coram radices scorpionibus adversantor.

**4

alla difficolt dell* orina. Questo sago con la p* leu la uccide i cani e i porci. Aggiugnendovi acqua e olio raggrinza in si i topi, e uccidegli, se di su* bito non beono acqua. Alcuni serbano la radice sua concisa, appiccandola per un filo, e cuooonla nel cibo con Ira quel flusso, che i Greci chiamano reumatismo. Dei neri chiamano maschi quegli che hanno il fior rosso, e femmina quella che l ' ha di colore violaceo. Nascono con un gambo alto un cubito, e grosso un dito. Con le radici loro si guariscono le lichene, cotte insieme con zolfo e bitume: esse masticate, o cotte nell* aceto, fermano i denti mo bili. 11 sugo guarisce ancora la scabbia delle be stie, uccide le zecche dei cani, e sana le serrature della gola de'buoi giovani. Imper alcuni lo chia mano alofito e cinozolo, per la gravit dell* odo re. Queste ancora producono visco utilissimo alle rotture. Le radici di tutte sono contrarie agli scorpioni. Dbl cobobopo.

C obobopos .

XXII. 19. Coronopus oblonga herba est cam XXII. 19. 11 coronopo un* erba lunga eoa fissuris. S eritu r interim, qaoniam radix coeliacis fessure. Seminasi perch la sua radice giova gran praeclare facit in cinere tosta. demente cotta nella ceuere ai deboli di stomaco.
A bchosa,
xiv .

D b ll'ab cosa,

14.

X X U I. 20. Et anchasae radix in asa est, di gitali crassiiudine. Finditur papjri modo : manosque inficit sanguineo colore: praeparat lanas pretiosis coloribus. Sanat ulcera in cerato, prae cipue senum : ilem adusta. Liquari non potest in aqua : oleo dissolvitur : idque sincerae experimentom est. Datur et ad r*num dolores drachma ejos potui in vino : aut si febris sit, in decocto balani. Item ia jociiyerum vitiis, et lienis, et bile suffusis. Lepris et lnligini illinitur ex aceto. Fo lia trita cum m elleet farina, luxatis imponuntur : et pota drachmis duabus in mulso alvum sistunt. Pulices necare radix in aqua decpcta tradilur.

XXIII. 20. Usasi ancora la radice dell* ancusa, la quale grossa un dito. Feodesi a modo di pa piro : macchia le mani di color sanguigno, e pre para le lane a finissimi colori. Guarisce le rotture col cerotto, massimameute quelle dei vecchi, e le incotture. Non si pu struggere nell* acqua, per si disfa nell* olio ; e questo lo esperimento a conoscere la schietta. Dassi una dramma di questa bevanda col vino pei dolori delle reoi ; o se v* febbre, con decozione di balano. Questa utile ancora ai mali del fegato, della milza, e a chi ha sparso la bile. Fregasi alla lebbra e alla lentig gine con 1 aceto. Le foglie trite col mele e fa * rina si pongono sopra quegli che hanno le mem bra uscite de* luoghi loro; e bevutene due dram me nel vin melalo fermano il corpo. Dicesi che la radice colla nell* acqua ammazza le pulci.
D blla psecdasccsa, ovvbbo bchi, o dori, 3.

P ssudoabcbosa ,

sivb echis , sivb dokis ,

lu .

XXIV. Eocene uu* altra simile, chiamala per XXIV. E st et alia similis, pseudoanchasa ob questo pseudancasa, e da certi echi o dori, e con appellata, a quibusdam vero echis, aat doris, et multis aliis nominibus : lanuginosior, et minus molti altri nomi. Questa pi lanosa e manco grassa, e di foglie pi languide. La radice nell* opinguis, tenuioribus loliis et languidioribus. Ra dix io oleo non fundit rubentem succum : et hoc lio non manda fuori sugo rosso ; nel che si di ab aochasa discernitur. Contra serpentes effica- stingue dalla vera ancusa. Bcendo le foglie o il c w u p o ta foliorum, vel seminis. Folia ictibus seme ba grandissima virt contra le serpi. Le

2l5

C. PLINII SECUNDI

a i6

itu ponuntor. Virus serpenti ani fugat. Bibitor et propter spinam. Folium ejas sinistra decerpi ju bent Magi, et cojos causa sumatur dici, tertianisque febribus adalligari.

foglie si pongono tui morto loro. Caccia il veleno delle terpi. Beesi ancora per la spina. Vogliono i Magi che le sue foglie ti colgano con la man manca, e dicasi per chi si colgono, e appicchimi a chi ha le terzana.
D e l l o r o c h ilo ,

OrOCHILOR, SIVE ABCBEBIOR, SIVB OROCHBLIS, SITE BHBX 1 SIVB BRCBBYSA, XXX. A,

a bc h eb io ,

orocxelt ,

O BBSSIA, EHCBISA,

3o.

XXV. a i. Est et alia herba proprio nomine XXV. . cci un'altra erba, il cui proprio no onocbiles, quam aliqui anchnsam vocant, alii me onochilo, che alcuni chiamaoo ancata, altri archebioo, alii onochelim, aliqui rhexiara, multi archebio, altri onocheli, altri ressia, e molti encrienchrysam, parvo frutice, flore purpureo, asperis sa. Questa fa piccolo cespuglio, il fior porporino, le foliis et ramis, radice messibus sanguinea, cetero foglie e i rami aspri : la radice quando si coglie i nigra, in sabulosis nascens, efficax contra serpen sanguigna, negli altri tempi nera: proviene in luoghi sabbionosi : ha virt contra le serpi, e tes, maximeque viperas, et radice et foliis, aeque massimamente le vipere, tanto la radice, come la cibo ac poto. Vires habet messibus. Folia trita foglia, e in bere e in mangiare. Ha le sue forze odorem cucumeris reddant. Datur in cyalhis tri nella mietitura. Le foglie peste gettano odore di bus vulva procidente. Pellit et tineas cum hysso cocomero. Dassi in tre bicchieri, quando la ma po. E t in dolore renum aut jocineris ex aqua trice esce fuora alle donne. Con l1 issopo uccide mnlsa, si febris sit : sin aliler, ex vino bibitur. Lentigini ac lepris radix illinitur. Habentes eam, le tignuole. A doglia di reni, o di fegato, si piglia con acqua melata, essendovi febbre ; non v' es a serpentibus feriri negantur. Est et alia huic si sendo, si bee col vino. La sua radice s ' impiastra milis flore rubro, minor, et ipsa ad eosdem usus. alle lentiggini e alla lebbra. Dicono che chi la Traduntque commanducata ea, si inspuatur, mori porla non pu essere morso dalle serpi. ccene serpentem. un' altra simile a questa, che ha il fior rosso e minore, e la medesima virt. Dicono che se uno, il quale 1' avesse masticata, sputasse addosso alla serpe, l ' ammazzerebbe. Db
a rt h bm id b , siv b lboca h tiiem jd b , siv e cha m ae

ai

D ell' a r te m id b , o le u c a ic tb m id e , o c am em b lo ,
O MELAHTIO, SPECIE THE } MKDIC. I I .

m elo ,

StVK VELARTHIO: OEREBA, IU J MEDICINAE, XI.

XXVI. Anthemis magnis laudibus celebratur XXVI. Asclepiade loda molto Taotetnide. Alcuni la chiamano leucantemide, altri leucanteab Asclepiade. Aliqui leucantheraida vocant, alii leucanthemum, alii eranthemon, quoniam vere mo, e altri erantemo, perche fiorisce nella pri floreat : alii chamaemelon, quoniam odorem mali mavera : altri camemelo, perch ha odore di mehabeat. Nonnulli raelanthemon vocant. Genera 1^. Alcuni anche la domandano melantemo. Eo ejus tria flore tantum distant, palmum non excecene di Ire sorti, solamente differenti nel fiore, deutia, parvisque floribus, ut rutae, candidis, aut n pi lunghi di nn palmo, con piccoli fiori bian melinis, aut purpureis. In macro solo, ant juxta chi come di rula, o di colore del mele, o p u rp u emitas colligitur vere, et in coronamenta repo rei. Nel terren magro, o presso alle vie si racco nitur. Eodem tempore et medici folia tusa in pa glie nella primavera, e riponsi per farne ghirlande. stillos digerunt : ilem florem et radicem. Dantur Nel medesimo tempo i medici pestano le foglie in pastelli, non che il fiore e la radice. Dannosi tu t omnia mixta drachmae unius pondere, contra te qneste cose mescolale al peso di una dramma serpentium omnium ictus. Pellit mortuos partus: item menstrua in potu, et urinam, calculosque. contra il morso di tutte le terpi. Beendola fa Inflationes, jocinerum vitia, bilem suffusam, aegi- uscire i parli morti, e il menstruo, e l'orina, e le lopia commanducata, ulcerum eruptiones manan pietre. Mangiandola guarisce le enfiagioni, i mali tes sanat. Ex omnibus his generibus ad calculos del fegato, la bile sparsa, le fistole e le rottu re efficacissima est, quae florem purpureum habet : che gettano. Di tutte queste sorti potentissima cujus et foliorum et fruticis amplitudo majuscula al male della pietra quella cbe ha il fiore purpu est. Hanc proprie quidam eranthemoa vocant. reo, la quale ha le foglie e il cespuglio un poco maggiore. Questa propriamente da certi chia mata erantemo.

HISTORIARUM MUNDI Life. XXII. L otos a n u ,


it .

Dell* beba lo to , 4 . XXVII. Quegli che tengono che il loto sola mente sia albero, si possono riprendere con P au torit ancora di Omero. Perch egli fra P erbe che nascono per piacere degli dei, nomioa per prima il loto. Le foglie sue col mele levano le margini, > rossori e le macchie degli occhi. D e lla lotom etba, 3 . XXVIII. cci ancora un'erba chiamata foto metra, la qual nasce del loto seminato ; del cui seme, simile al miglio, fansene pane i pastori delI* Egitto, impastandolo con P acqua e col latte. Dicono che non v ' cosa pi salutifera di quel pane, o pi leggieri, mentre che caldo ; ma che affreddato pi difficilmente si smaltisce, e pesa molto. Truovasi che coloro che ne mangiano non sentono mai male di pondi, n tenesmo, n altri mali di corpo ; e per tenuto fra i rimedii loro. Dell* eliotropio, specie 2 . Dell* elioscopio, o VEEXUCAEIA, l3. DeL TE1COCCO, O SCOEPIUEO, l4>

X X V II. Lolon qui arborem palant tantum ** el H om ero auctore coargui possuot. Is enim inter b e r b u subnascentes deorum voluptati, loton primam nominavit. Folia ejus cum meile, oculo rum cicatrices, argenta, nubeculas discutiunt. L otometba, II. X X V III. E st et fotometra, quae fit ex loto sala, ex cujus semine, simillimo porri, fiunt panes io Aegypto a pastoribus, maxime aqua vel lacie subacto. N egatur quidquam illo pane salubrius esse, aut levius, dom caleat: refrigeratus diffici lius concoquitur, fitque ponderosus. Constat eos qui illo vivant, nec dysenteria, nec tenesmo, ueque aliis m orb is ventris infestari. Itaque inter remedia e o ru m habetur.

H euoteopios : gerbea, ii . Helioscopium, site vebevcaeie, x iii . T eicoccob, sivb scobpiueck, XIV.

XXIX. Abbiamo detto pi volte la maravi XXIX. Heliotropii miraculum saepius dixi glia dell1eliotropio, il quale ancora che sia nu mus, cum sole se circumagentis, etiam nubilo golo, si gira insieme con il sole; tanto ama egli die : tantus sideris amor est : noctu velat desi quel pianeta. Di notte come per desiderio rin derio contrahi caeruleum florem. Genera ejus chiude il suo ceruleo fiore. Egli di due sorti, du o : tricoccum, et helioscopium. cio tricocco, ed elioscopio. Questo pi alto ( bench n l ' uno n l'altro Hoc altius ( quamquam utrumque semipeda non sia pi alto che un mezzo piede ), e ramoso lem altitudinem non excedit ), ab ima radice ra fino in terra. Il seme si raccoglie per mieti tura. mosum. Semen in folliculo messibus colligitur. Non nasce se non in terren grasso, e ben lavora Nascitor non nisi in pingui solo, cultoqae maxi to : il tricocco nasce per tutto. Cotto piace nei me : tricoccum ubique. Si decoquatur, invenio cibi : pi dilettevole nel latte, e mollifica il cibis placere : et in lacte jucandius alvum molliri : corpo ; e beendo il sugo del collo, lo fa di molto et si decocti succus bibatur, afficacissime exina niri. Majoris succus excipitur aestate, hora sexta : evacuare. Il sugo del maggiore si coglie la stale nell* ora sesta, e mescolasi col vino perch sia pi miscelar cum vino, sic firmior. Capitis dolores sedat, rosaceo admixto. Verrucas cum sale tollit durevole. Con elio rosalo mitiga la doglia del capo. 11 sugo delle foglie col sale leva via le ver succus e folio : unde nostri verrucariam herbam ruche, e per i nostri la chiamano erba verruca appellavere, aliis cognominari effectibus dignio ria, bench ella meriti di pigliar nome da pi rem. Namque et serpentibus, et scorpionibus reimporlanti effetti; perciocch col vino e con sistit, ex vino aut aqua mulsa, ut Apollophanes, et Apollodorus tradunt. Folia infantium destilla-* l'acqua melata resiste alle serpi e agli scorpioni, secondo che dicono Apollofane e Apollodoro. tionibus, quod siriasin vocant, illita medentur. Ilem eoo tractionibus, etiam si id comitialiter ac Le foglie sue impiastrale guariscono la dislillaziooe dei bambini, la quale si chiama siriasi, e i cidat. Decocto quoque foveri os saluberrimum rannicchiamenti, ancora che venissero col male esL Potum id pellit tineas, et renum areoas. Si caminum adjiciatur, calculos frangit. Decoqui caduco. Cocendolo molto salutare a farne fo menti alla bocca. Bevuto caccia le tignuole e la eam radice oportet, quae cum foliis et hircino kvo podagris illinitur. renella delle reai. Se vi s'aggiunge il cornino, rompe la pietra. Vuoisi cuocere con la radice, la quale con le foglie e con sevo di becco im piastrasi alle gotte.

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C. P U N II SECUNDI

330

Alteram genas, qaod trieoocam appellavimus, et alio nomine scorpiuron toc tur, folii* non olum minoribus, sed etiam io terram vergentibus. Semen ei est effigie scorpionis caadae: quare ei nomen. Vis ad omnia venenata el phalangia : sed contra scorpiones praecipue illita. Non feriuntur bibentes. Et si terram sarculo heliotropii cir cumscribat aliquis, negant scorpionem egredi. Imposita vero herba, aut oda omnino respersum, protinus mori. Seminis grana quatuor pota, quar tanis prodesse dicuntur ; tria vero tertianis : vel si berba ipsa ler circumlata subjiciatur capiti. Se men et Venerem stimulat Cum meile panos di scutit. E t verrucas hoc ntiqae beliotropiam ra dicitus extrahit, et excrescentia in sedibus. Spi nae quoque ac lumborum sanguinem corruptum trahit illitam semen, et potam, in jnre gallinacei decoctum, ant cam beta et lente. Cortex seminis liventibus colorem reddit. Magi heliotropium quartanis qaater, in tertianis ter alligari jubent ab ipso aegro, precarique eam, solntnram se no dos liberatum, et ita facere non exempta herba.

Quello che noi chiamammo tricoceo, e peral tro nome dello scorpiaro, ha le foglie non solo minori, ma rivolte a terra. Il seme suo ha forma di coda di scorpione, donde ha preso il nome. Ha virl contra le tarantole e tutti gli animali velenosi, ma specialmente contra gli scorpioni. Chi ne porta non morso da essi. E chi fa* cesse un cerchio in terra con l'eliotropio, dicono che lo scorpione non uscirebbe. Mettendogli l'er* ba a d d o s s o , o con essa bagnata aspergendolo, sa bito muore. Quattro granella del suo seme bevute giovano alla quartana, e tre alla terzana ; ovveramente circondando tre T o l te l ammalato eoa T erba, e poi mettendola sotto il capo. 11 seme desta par la lussuria. Col mele leva gli enfiali. Questo eliotropio cava ancora i porri infin dalle radici, e ogni cosa cbe cresce nel sedere. 11 sema suo, facendone empiastro sal laogo, o beendolo cotto in brodo di pollo, o in bietole e lenii, cava il sangue corrotto della schiena e dei lembi. La scorza di esso seme rende il colore a i lividi. I Magi T o g l i o n o cbe 1 ammalato stesso leghi intor no a s l'eliotropio t r e T o lte p e r guarire delle ter zane, e quattro p e r le quartane, e prieghi di tro varsene liberato qnando sciorr quel legame,* cos faccia non levata V erba.
D e i . c a l l i t & i c o , o a d i a h t o , o t b i c o m a v e , o ro>
L TR CO, O SASSIFBAGO, SPECIE

D b CALL1 TBICH0, SIVB ADUSTO, SIVB TBICHOMAHB, SIVB POLYTBICHO, SIVB SAXIFRAGA : GElfBRA II ;
EDICIRAE, XXVIII.

1 1

2,

KBDIC. 2 8 .

I/ad ian to ha un'altra maraviglia, per XXX. Aliad adianto miraculam : aestate vi XXX. ret, bruma non marcescit: aqaas respuit, perfn- ciocch la state sta verde, e il verno non marcisce: sum mersura te sicco simile est : tanta dissociatio e bench se gli getti l ' acqua, o vi si tuffi, non ti deprehenditor : unde et nomen a Graecis : alio- bagna,ma rimane asciutto; tanta la disuguaglian qai frutici topiario. Quidam callitrichon vocant, za tra loro. Di qui ha preso il nome dai Greci. molto germoglioso, e ricopre le pareti. Alcuni lo alii polytrichon, utrnmque ab effecta. Tingit chiamano callitrico, ed altri politrico, luno e l'al enim capillum : et ad hoc decoquitor in vino cum tro per cagione del suo effetto, cbe di tingere i semine apii, adjecto oleo copiose, ut crispum capegli ; al che fare si caoce nel vino con seme di densnmqae faciat: defluere autem prohibet. Dno ejus genera : candidius, et nigrum bevius- appio e mollo olio : fa i capei folti e biondi, t non gli lascia cadere. Egli di due ragioni ; bianco, e que. Id qnod majns est, polytrichon : aliqui trinero, ma pi corto. Quello e h ' maggiore si chomanes vocant. Utrtque ramnli nigro colore nitent, foliis filicis : ex quibus inferiora asperga chiama politrico, e da alcuni tricomane. L 'uno* P altro ba rami di color nero, e foglie di felce, I* ac fusca sunt : omnia autem contrariis pediculis cui parti di sotto son aspre e nericce : esse hanno densa inter se ex adverso : radix nulla. Umbro i picciuoli volti l'u n contra l altro, e si addensano sas petras, parieturaque aspergines, ac footium maxime specus sequitnr: et saxa manantia, quod incontrandosi oppostamente. Di radici fa senza. miremur, quum aqnas nn sentiat. Calculos e Nasce in rupi ombrose, in pareti che gemano, corpore mire pellit, frangitque, utique nigrum. massimamente in ispelonche derivanti acqua; Q aa de cansa potias qaam quod in saxis nascere* non che in sassi che grondeggino, il che da ma ta r, a nostris saxifragam appellatam crediderim. ravigliare, perch non sente l amido. H nero Bibitur e vino, quantum terni decerpsere digiti. leva e frange la pietra. Il perch io credo che i noatri lo chiamino sassifrago piuttosto p e r questo, Urinam cient. Serpentium et araneorum vene che perch*e' nasca in luoghi sassosi. Beesi col vino nis resistunt. In vino deoocti alvum sistunt. Ca pitis dolores corona ex his sedat. Contra scolo* quanto se ne pu pigliare con ir* dita. Muovono

HISTORIARUM MUNDI U B. XXII. pendrac morsas illinuntur, crebro auferendi, ne perurant : hoc et in alopeciis. Strumas discu tiant, farfuresque io facie, et capitis mananlia ulcera. Decoctum ex his prodest suspiriosis, et joctneri, et lieni, et felle suflusis, et hydropicis. Stranguriae illinuntur, et renibus cam absinthio. Secunda cient, e l mensUrna.

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Sanguinem sistunt ex aceto, aut rubi succo poti. Infantes q uo qu e exulcerati perunguntur ex iis cum rosaceo et vino prius. Folium inurina pueri impubis, tritum quidem cum phronitro, et illitum ventri mulierum, ne rugosus fiat prae clare dicitur. Perdices et gallinaceos pugnaciores lien putant, in cibum eorum additis: pecorique mk utilissimos.

P orina. Resistono al veleno delle serpi e dei ra- I gni. Cotti nel vino ristagnano il corpo. Facendo ne ghirlanda miligan la doglia del capo. Fassene empiastro al morso della scolopendra, e spesso si levano, acciocch non abbrucino ; il che si osser va anco nelle alopecie. Levano le scrofe, e la for fora nel viso, e l ' ulcere del capo che colano. La lor cocitura giova a* sospirosi, al fegato, alla mil za, a chi ha sparso il fiele, e ai ritruopichi. Pongonsi con assenzio alle slrengurie e alle reni. Pro- 1 vocan le seconde e i mesi delle donne. Beeudoli cou aceto, o con sugo di pruno, ri stagnano il sangue. I bambini che hanno rogna, 0 lattiate, s' ungono con questi, ma prima con olio rosalo e con vino. Le foglie loro peste in orina di fanciullo con salnitro Africano, impia strate sul ventre delle donne fanno che non di venta grinzo. Le starne e i galli mangiando di essi divengono pi fieri a combattere, e dicono che sono utilissimi ai bestiami. D e lla
p ic b id b ,

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f ic h id b ,

i.

Thesiuk,

i.

i. D e l

t e s io ,

i.

XXXI. aa. P icris ab insigni amaritudine co gnomina lur, ut diximus : rotundo folio. Tollit exiiuie verrucas. Thesium quoque non dissimili amaritudine est: sed purgat alvum ; in qnem usum teritur ex aqua.
A
sphod elum , l i.

XXXI. aa. La pieride cos chiamala, come dicemmo, per la sua grade amaritudine. Ha foglia tonda. Leva maravigliosamente i porri. 11 tesio non puuto meno amaro, ma purga il corpo, trito nell'acqua. D ell*
asfo d elo ,

5 i.

XXXII. Asphodelum de clarissimisberbatum, quam heroneon aliqui appellaverunt, Hesiodus et in sil*is nasci d ix it. Dionysius, marem ac fe minam esse. Defectis corporibus et phthisicis conslat bulbos eju s cum piisana decoctos, aptis sime dari: panem que ex his cum farina subactis, saluberrimum este. Nicander et contra serpentes c scorpiones, vel caulem, quem anlhericon vo cavimus, vel sem en, vel bulbos dedit in vino tri* bus Jr^cbmis: substravilque somno contra hos melos. Dator e t contra venenata marina, et con ira scolopemlras terrestres. Cochleae mire in Campania caulem euro persequuntur, et sugendo arefaciunt. Folia quoque illinuntur venenatorum uloeribus ex vino. Bulbi nervis arliculisque eum polenta tosi illinuntur. Prodest et concisis ex aceto lichenas fricare : item ulceribus putreKeatibns ex a q u a im ponere: mammaram quo que et testium inflammationibus. Decocti in Lo ce vini, o culorum opipboris supposito linteolo cedentur. F e re in quocumque morbo magis de coctis medici u tu n tu r. Item ad tibiarum tetra obera, rim asque corporum quacumque in parte, fana arefactorum . Autumno aulem colliguntur, quum plu rim u m valcul. Succus quoque lusis

XXXII. L asfodelo Ira P erbe pi nobili, il quale alcuni chiamano eroneo. Esiodo dice che nasce nelle selve; e Dionisio, che v ' il maschio e la femmina. Le sue cipolle, cio i capi delle ra dici che mettono, cotte con l'orzata si danno con grandissimo vantaggio ai corpi estenuati e tisichi, e il pane d' esse impastate con la farina utilissimo. Nicandro ne diede nel vino a peso di tre dramme, contro le serpi e gli scorpioni, o il gambo suo, il quale chiamammo anterico, o il se me, o i bulbi : e li pose sotto a chi dorme contra queste paure. Dassi ancor* con tra i veleni di ma re, e conira le scolopendre terrestri. Le chioc ciole in Terra di lavoro vanno maravigliosamente dietro a questo gambo, e succiando lo seccano. Le foglie ancora si pongono col vino sulle ferite vele* nose. Le sue cipolle s ' impiastrano a* nervi e alle congiunture, peste con polenta. Giova fregarle, poi che trite furono nell'aceto, sopra le volatiche: similmente con acqua giovano alle piaghe pu trefatte, e alle infiammagioni delle poppe e dei testicoli. Cotte nella feccia del vino guariscono le lagrimazioni degli occhi, postovi sotto pezzolina. 1 medici le usauo piuttosto eolie quasi in ogni ma lattia} e cos ancora alle piaghe brulle delle gam-

C. P U M I SECUNDI expressus aot decoctis utilis fit corporis dolori. ' cum raelle : idem odorem carporis jucundum af fectantibus, coi iri arida et salis exiguo. Folia eliaiu supra dictis medentur, et slrurais, panis, ulceribus in facie, decorta in Tino. Cinis e radice alopecias emendat, et rimas pedum. Decoctae ra dicis in oleo succus, perniones et ambusta. Et ad gravitatem aurium infuodilur: a contraria aure in dolore dentium. Prodest et urinae pota modi co radix, et menstruis, et lateris doloribus : item ruptis, convulsis, tussibus, drachmae poudere in vino pota. Eadem ct Vomitiones adjuvat com* mauducata. Semine sumpto turbatur venter. be, e alle fessure dei corpi, in qualunque membro ci siano, asciugando prima ben bene con farina. Colgonsi nell'autunno, nel qual tempo possono as sai. Il s u g o ancora delle peste o delle cotte g i o T a col melle alla doglia del corpo, e con iride e un po co di sale a coloro che affettano di aver giocondo odore nel corpo. Le foglie ancora medicano le cose sopraddette, le scrofe, le enfiature e le cre pature del viso, cotte col T i n o . La cenere della radice guarisce le alopecie e le crepature dei pie di. 11 sugo della radice cotta guarisce i pedignoni e le incotlure. S1infonde negli orecchi a chi ha l udir grosso; e al dolor dei denti s'infonde nell'orecchio della contraria parte. La radice b e T u t a moderatamente giova ancora all' orina, ai menslrui, e ai dolori di fianco ; e bevuta nel t o o a peso d una dramma g i o T a ai rotti, agli sconvolti e alla tosse. La medesima masticata fa cilita il vomito. Pigliando il seme si turba i l ventre. Chrysermus et parotidas in vino decocta ra Crisernio con la radice colla nel vino cur le dice curavit : item strumas, admixta cacbry ex posteme dietro agli orecchi e le scrofe, mescolan vino. Quidam ajonl, si imposila radice pars ejus dovi la cacri col vino. Dicono alcuni che se, in fumo suspendatur, quartoque die solvatur, mettendovi su questa radice, una parte d ' essa si una curo radice arescere strumam. Sophocles ad appicca al fumo, e il quarto d si scioglie, la scro podagras utroque modo, coeta crudaque, usus fola si secca insieme con la radice. Sofocle l ' us est. Ad perniones decocla ex oleo dedit, et suf nell' uno e l'altro modo, cotta e cruda, alle gotte. fusis felle in t i i o , et hydropicis. Venerem quo La diede cotta con l'olio ai pedignoni, e nel que concitari cum vino et meile porunctis, ant vino a chi ha sparlo il fiele, e ai rilruopichi. D i bibentibus tradidere. Xenocrates et lichenas, cono ancora che s ' accende la lussuria a coloro psoras, lepras, radice in aceto decocta, tolli dicit. che se n' ungono, o che la beono col vino e col Ilem si cocta sit cum hyoscyamo et pice liquida mele. Dice Senocrate che con la radice cotta nelalarum quoque et feminum vitia : et capillum l ' acelo T a n n o T ia le T o l a li c h e , le rogne e la le b crispiorem fieri, raso prius capite, si radice ea bra ; e se cotta con giusquamo e pece liquida fi icetur. Simus lapides renum in vino decocta guarisce ancora i mali, che Tengono sotto le atque pola eximit. Hippocrates semen ejus ad braccia e nelle coscie ; e se avendo prima raso il impetus lienis dari censel. Jumentorum quoque capo, vi si frega sn questa radice, i capegli si ulcera ac scabiem, radix illita, aut decoctae suc fanno pi crespi. Sirao dice che cotta nel vino e cus ad pilum reducit. Mures eliam eadem fugan bevuta leva le pietre delle reni. Ippocrate d il tur, caverna praeclusa moriuntur. seme di essa agl' impeti della milza. La radice impiastrata guarisce le scorticatore e lai' scabbia delle bestie, e il sogo della cotta vi fa rim ettere il pelo. Questa medesima fa fuggire i topi, i quali rinchiusi nelle buche loro si muoiono. Alimok, xit. XXX1U. Asphodelum ab Hesiodo qoidam aliraon appellari existimavere, quod falsura arbi tror. Est euim suo nomine alimon, non parvi et ipsum erroris inter auctores. Alii enim frnlicem esse dicunt densum, candidum, sine spina, foliis oleae, sed mollioribus : coqui autem haec cibo rum gratia. Radix tormina discutit, drachmae pondere in aqua mulsa pota : item conTulsa, el rupta. Alii olus maritimum esse dixere salsum, el
D e l l * a l i n o , * 4-

XXXHI; Alconi tengono eh'Esiodo chiama alimo l ' asfodelo, il che non vero. Perch c ' 1 alimo propriamente detto, cagione anch'esso * di non piccolo errore fra gli autori. Perciocch alcuni dicono eh egli nn cespuglio folto, bian co, senza spina, con foglie di ulivo, ma pi tene re, e che questo si cooce per mangiare. La radice bevuta in acqua melata a peso d' una dramma caccia i tormiui, e le cose sconvolte e le rolte.

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXII. in rotunditatem longis, U u d a i M iu c i b i s . Duorum praeiere* generum, silTlre, et m itiu s : ulruraqae prodesse dysenlerids etiam exulceretis cum pane, stomacho vero ex ceto. U lceribus vetustis illini crudum, et vulnerum recen tiu m ir a pe l u s leniri, et luxato* rvm pedum ac vesicae dolores. Silvestri tenuiora folia, led iu eisdem remediis effectus majores, et in sananda ho m in um ac pecorum scabie. Praeie re* oilorero co rp o ri fieri; dcnlibusque cando rem, si frice n lu r radice ea. Semine linguae sub dito si lira o o n sentiri. Hoc quoque mandi et utraque etiam condiri. Cratevas terlium quoque genas tradidit, longioribus foliis et hirsutioribus, odore cupressi : u a s c i sub edera maxime : pro desse o p isth o to n is, contractionibus nervorum, tribas obolis i o sextarium aquae.
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m m c d

, fo liis

Altri dissero eh i cavolo marino salso, e ehe di qui ha preso il notne, con le foglie rifondate in lungo, tenuto per cosa eccellente da mangiare: che di due ragioni, cio salvatico e domestico, e T nno e I1altro giova al male dei pondi ed a chi scorticalo col pane, e allo stomaco con la ceto : che impiastrasi crudo alle piaghe vecchie, e mitiga l ' empito delle ferite fresche, e i dolori dei piedi uscili dei loro luoghi, e della vescica: che il salvatico ha le foglie pi sottili, ma nei medesimi rimedii fa gli effetti maggiori, e nel guarire la scabbie degli uomini e delle bestie : che inoltre fa la pelle rilucente, e i denti bianchi, se si fregano con quella radice : che il seme posto sotto la lingua non lascia sentire la sete ; e che questo ancora si mangia, e l ' uno e 1 altro si con * disce. Crateva ne mette una terza specie, che ha foglie pi lunghe e pi aspre, odore di cipres so, e nasce massimamente sotto l'ellera. Dice che questo giova allo spasimo, che per ritirare i nervi tira la testa all indietro verso le spalle, e ai nervi rattrappati, preso alla misura di tre oboli in un sesiario d'acqua.
D e l l a c a s t o , o p e d e b o t e , o m e l a h f i l l o , 5.

A c a s td o s ,

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f a e d x h o s , s iv b m r l a m p h y l l o s ,

v.

XXXIV. L'acanto erba topiaria e di citl, XXXIV. A canthi, topiariae et urbanae herbae, con foglia larga e lunga, la quale ricuopre le elalo longoque folio, crepidines marginum, adsurripe dove corre l acqua, e i vivagni delle aiuole feolium que pulvinorum loros vestientis, duo rilevate. di due ragioni, appuntalo, e crespo, genera sunt : acnlealam el crispum, quod bre il quale pi corto. L'altro delicato, da alcuni vias : alleram laeve, quod aliqui paederota vo dello pederote, da altri melanfillo. Le radici di cant, alii melarophylluin. Hujus radices ustis luxaquesto giovano mirabilmente agl'incotti, ed a tisquc mire p ro au n t : ilem ruptis, convulsis, et phibisio m e tu en tib u s incoctae cibo, maxime pti chi ha i membri sconci, a chi ha la carne rotta, o crepala, a chi teme il tisico, mangiandola colta, sana. Podagris q a o q a e illiounlur tritae et cale, specialmente eoa la orzata. Fessene ancora em factae calidis. piastro alle gotte, tritandola e scaldandola.
B cplroboh , v. D el b o p l e u b o , 5.

XXXV. B a p le u ro n in sponte nascentium ole* XXXV. 1 Greci mettono nel numero dell' er rum nam ero G raec i habent, caute cubitali, foliis be, che dascooo da loro stesse, il bupleuro, ebe ba il gambo luogo un braccio, e molte foglie e multis lo ng isq ue, capite anethi, laudatum in cibis lunghe, il capo d1aneto, lodato nei cibi da Ippoab H ippocrate : ia medicina a Glaucone, et Ni era te, e nelle medicine da Glaucone e da Nican candro. S em e n contra serpentes valet. Folia ad dro. 11 seme suo vale conira le serpi. Le sue fo secundas fe m in a ru m , vel succum ex vino illinunt: glie s ' impiastrano alle donne per le secondine, et strumis folia cum sale et vino. Radix contra ovvero il sugo col vino. Le foglie col sale e col serpente* d a t a r in vino, et urinae oieadae. vina sadoperano alle scrofe. La radice si d nel vino contra le serpi, e a muover l ' orina.
B o fe b stii , i .

D bl

b o p m s ti, i.

XXXVI. I Greci con gran leggerezza lodano X X X V I. B u p r e s ti magna inconstantia Graeci molto il bupresti nei cibi, e vogliono ancora che ia laudibus c ib o ru m etiam habuere : iidemque ei sia rimedio conira il veleno. 11 nome suo direnedia ta m q u a m contra venenum prodiderunt. i5 P l w io 1. N., Vol. 1).

227

C. P U N II S&CUND1

22%

E l ipsum nomen indicio est boom certe venenum esse,quos dissilire degustata fa tentar. Quapropter nec de hac plura dicemus. Est vero causa, quare venena monstremus inter gramineas corona*, nisi libidinis causa expetenda alicui videtur, quam non aliter magis accendi palant, quam pota ea.

mostra come egli veleno ai buoi, i quali gastaadolo $000 forzati saltare. Epper non ne diremo pi cose. Nondimeno di ragione essere da noi dimostri i veleni ch'entrano nelle corone di gra migna, acci cbe altri ne sia avvertito; se pare non questerba da taluno ricerca per cagion di lussuria,stimando che non si possa essa infiammar pi, che col bere del sugo di lei.
D e l l * ela fo b o sc o , 9 .

E lapb obosc oh , IX.

XXXVII. L elafobosco come ferula, e ha il XXXVII. Elaphoboscon ferulaceum est, geni gambo a boccinoli grosso quanto un dito, e il culatum digiti crassitudine, semine corymbis dependentibus, silis effigie, sed non amaris, foliis seme simile a quello del seseli in grappoli penzigliauti, ma non amari : le foglie sono come di olasairi : et boc laudatam in cibis. Quippe etiam conditum prorogator ad arioam ciendam, lateris olusatro, e lodasi fra i cibi. Tiensi ancora in con serva per provocar 1 oriua, per guarire la doglia dolores sedandos, rapta, convulsa sananda, infla del fianco, le parli rotte, o spiccate, e per levare tiones discutiendas, colique tormenta. C ontri le ventosit e la passione dell iuleslino colon; serpentium omniamque aculeatorum ictus. Quip pe (ama est, hoc pabalo cervos resistere serpen non che contra le serpi, e ogni pu ntu ra degli ani mali che hanno l ago. Dicono che i cervi con tibus. Fistulas quoque radix nitro addito illita sanat. Siccanda autem in eos usus prius est, ne questo cibo resistono alle serpi. La sua radice col succo suo madeat, qui contra serpentium ictus nitro guarisce le fittole. Ma prim a ai secca, che non facit eam deteriorem. s ' adoperi alle gi dette cose, acciocch non sis molle del suo sugo, il quale la fa manco vakre contra i morsi delle serpi.
S c a h d ix , x . A h t h &iscus , i i .

D e l l a scan dicb, 1 0 . D e l l a h tb is c o , a.

XXXVIU. Scandix quoque in olere silvestri a Graecis pooitur, ut Opion et Erasistratas tra dunt. Item decocta alvum sistit. Semine singul* tus confeslim ex aceto sedat, lllioitur ambustis, urinas ciet. Decoctae succus prodest stomacho, jocineri, renibus, vesicae. Haec est, quam Aristo phanes Euripidi poetae objicit joculariter, ma trem ejus ne olus quidem legitimum venditasse, sed scandicem. Eadem erat anthriscus, si tenuiora folia et odoraliora haberet. Peculiaris laus ejus, quod fatigato Venere corpori succurrit, marceutesque senio jam coitus excitat. Sistit profluvia alba feminarum.
I a s i o k b, IV .

XXXVIII. 1 Greci pongono ancora la scandice fra gli erbaggi salvalichi, siccome dicono Opione ed Erasistrato. Cotta rislagoa il corpo. Il seme suo stato nell aceto ferma il singhiozzo. Poasi io su cotti, e muove l orina. 11 sugo della cotta gio va allo stomaco, al fegato, alle reni e alla vescica. Questa quell erba, che Aristofane im provera per gioco ad Euripide poeta, dicendo che la sua madre neppur cavolo vero avea vend uto , m a scan dice iti quella vece. Lo antrisco sarebbe eguale, a1 e g l i avesse le foglie pi sottili p i odorifere. L a aua pecdliar virt , eh egli soccorre al corpo a f f a t i c a t o nella battaglia amorosa, e desta il coito g i stracco per vecchiaia. Ristagna il flusso bianco d e l l e d o n n e .
D e ll ia s io h e 4 . ,

XXXIX. Et iasione olus silvestre habetur, in XXXIX. Lo iasione anch egli e r b a a a l v a li terra repens, cum lacte multo : florem fert can ca. Va per terra, ed ha di molto la tte : fa il fior didum : concilium vocaut. E t bujus eadem com bianco, che chiamasi concilio. A ncb'esso lodato mendatio ad stimulandos coitus. Cruda ex aceto al medesimo effetto di destare la lu san ria. Cibato in cibo sumpta, mulieribus lactis ubertatem prae crudo con l aceto dalle femmine, c re sc e lo ro il stat. Salutaris est phthisin sentientibus, lufanlatte. E utile a chi sente di tisico. P o s t o sul capo tium capiti illita, nutrit capillum tenacioremque ai bambini, nutrisce i capegli, e fa l a c o t e n n t pi ejus culem efficiL , tenace.

HISTORIROM MUNDI LIB. XXII.

CiDUlM, Zi.
XL. E slu r e t eaocalis, fenieulo similis, brevi caale, flore candido, cordi utilis. Saccos quoque ejus bibitur, stomacho perqnam commendatus, el ariose, calcalisque et arenis pelleodis, et vesi cae pruritibus. Exlenoat et lienis, jocineris, reniomque pituitas. Seroen menses feminarum adju tat, bileaique a p arta siceat. D atar et contra profluvia geniturae viris. Chrysippus et conceptioaibas eam putat conferre multum : bibitur io vino jejunis. Illinitur et eonira venena roarinoram, sicul Petriehas in carmine suo significat.

D el

caucalb, i

a.

XL. Mangiasi ancora il caucale, il quale i si mile ai finocchio : ha it gambo corto, il fior bian co, ed utile al cuore. Beesi ancora il suo sugo, il quale molto accomodato allo stomaco, all* orina, a cacciare la pietra, la renella e il pizzicore della vescica. Assottiglia la flemma della milza, del fegato e delle reoi. 1 seme suo aiuta i mesi 1 delle donne, e rasciuga la collera dopo il parto. Dassi inoltre agli uomini sfilati. Crisippo tiene che essa aiuti molto lo ingravidare. Beesi col vino a digiuno. Fassene ancora empiastro coatra il veleno degli animali marini, come scrive Petrico ne* suoi versi. D b l sto, 6 . XL 1. A questi aggiungono il sio, il qaale na sce bell' acqua, ed pi largo che 1 appio, pi * grasso e pi nero, copioso di seme, e di sapore del nasturzio. Giova alla orina, alle reni, alla milza e ai mei delle donne, sia mangiandolo, sia beendo la sua cocitura, o il seme col vino a peso di doe dramme. Rompe la pietra, e resiste alle acque che la fanno. Al male de'pondi giova infuso. Impiastrasi alle lentiggini : ai difetti nel viso delle donne s'impiastra la notte, e subito fa bella cute : mitiga l ' ernie, e leva la rogna de* cavalli.
D el
s il ib o .

iu m , v i .

XLI. His ad n u m en n i et sium, latius apio, in aqoa nascens, pinguius, nigriusque, copiosum semine, sapore nasturtii. Prodest urinis, renibus, lienibus, raulicrumque mensibus, sive ipsum in cibo sumptum, sive jus deeocti, sive semen e vino drachmis duabus. Calculos rumpit, aquisque quae gignant eos, resistit. Diseutericis prodest infusum. Item iHilum lentigini, et mulierum vi tiis in facie noctu illitum, momentoque cutem emendat, et ramices lenii, eqaoram etiam sca biem.
Sar.YBCM.

XL 1I. Silybum, chamaeleoui albo similem, aeque spinosam, ne iu Cilicia quidem, aul Syria, aut Phoenice, ubi uascitur, coquere tanti est: ita operosa ejus culina traditur. In medicina nul lum usum habet.
ScOLYMOH, SIT* MMOHIOV, V.

XL 1I. Il silibo simile al cameleone bianco, e spinoso cora'esso : in Cilioia, o in Soria, o in Fenicia, dove nasce, non franca la spesa a cuo cerlo ; tanto difficile la sua cucitura. In medi cina nou buono a nulla.
D e l l o s c o l i m o , o li m o b i o ,

5.

XLUI. Scolymon quoque in eibos recipit Oriens, et alio nomine limoniam appellat. Frutex est numquam cubitali altior, cristisqUe foliorum ac radice nigra, sed dulci : Eratostbeni quoque laudata in pauperis coena. Urinam ciere praeci pue tra d itu r : sanare lichenas e) lepras ex acelo. Tenerem stimulare in vino, Hesiodo et Alcaeo testibus : qui fiorente ea cicadas acerrimi cantus esae, et mulieres libidinis avidissimas, virosque ia coitum pigerrimos scripsere, velut providentia naturae hoc adjum ento tuoc valentissimo. Item graveolentiam alarum emendat radicis emedulla tae uncia, io vini Falerni heminis tribus decocta ai tertia*, e t a balineo jejuno, itemque posteih ttc ja th if slogati* pota. Miram est* qaod Xe>

XLI 1I. Lo scolimo eziandio s ' usa per ciho in Levante, e per altro nome si chiama limonio. Non cresce mai pi che un braccio. Ha crestate le foglie, e la radice nera, ma dolce. Eratostene lo loda per la cena di un povero. Dicesi sopra tutto che egli muove l ' orina, e che con l ' aceto guari sce le volatiche e la lebbra. Col vino risveglia la lussuria, secondo Esiodoe Alceo, i qnali dicono che quando ei fiorisoe, le cicale cantano a pi potere, e che gli uomini sono pigrissimi al coito, dove al l'incontro le donne ne sono desiderosissime, co me se la natura avesse proveduto questo per otti mo aiuto. Leva 1 odore cattivo di sotto le braccia, * togliendo un' oncia della sua radice senza midolla cotta in tre emine di vino Falerno fin che scemi

a3 i

C. PLINII SECUNDI per terzo, e beendola a digiuno dopo il bagno o dopo il cibo in Ire bicchieri, presi uno per volta. Maraviglia ci che dice Senocrale, aver conosciuto per prova, che quel cattivo putto se ne va per l orina.
D e l s o h c o , s p e c i e 2 , v b d i c . i 5.

nocrales promittit experimento, vilium id ex lis per urinam efflaere.

SOSCHOS : O U I U l i , MBDICI1 B XV. U

XL 1V. Estur et sonchos (ut qaem Theseo pud Callimachum adpooat Hecale), uterque, albus et niger: lactucae similes ambo, nisi spioosi essent : caule cabi la Ii, anguloso, intus cavo, sed qui fractas copioso lacte manet. Albus, qui e lacte nitor, utilis orlhopnoicis lactucarum modo, ex embammate. Erasistratus calculos per urinam pelli eo monstrat, et oris graveolentiam comman ducato corrigi. Succus trium cyathorum memura, in vino albo et oleo calefactus, adjuvat parius, ita u t a partu ambulent gravidae. Dalur el in sorbitione. Ipse cauli* decoctus facit laciis abun dantiam nutricibus, coloremque meliorem infan tiam : utilissimas his, quae lac sibi coire sentiant. Instillatur auribus succus, calidusque in strangu ria bibitur cyathi mensura, el in stomachi rosio nibus cum semine cucumeris, nndeisque pineis. Illinitur et sedis collectionibus. Bibitur contra serpentes scorpionesque ; radix vero illinitur. Eadem decocta in oleo, punici mali calyce, aurium morbis praesidium et. Haec omnia ex albo. Cleemporus nigro prohibet vesci, ut morbos faciente, de albo consentiens. Agathocles etiam con tra sanguinem tauri demonstrat succum ejus. Refrigeratoriam tamen vim esse convenit nigro, et hac caasa imponendum cura polenta. Zenon radice albi stranguriam docet sanari.

X L 1V. Mangiasi aucora il soneo (poichCal limaco dice eh' Ecale lo diede a Teseo ), tanlo il bianco che il nero : amendae son simili alla lat tuga, se non fossero spinosi : hanno il gambo lungo un braccio, a canti e vlo dentro, il qnale rompendosi manda fuori di molto latte. Il bianco, il quale riceve quel colore dal suo latte, utile nel modo che le lattughe metterlo per condimento ne'cibi a chi non pa alitare, te non con difficolt. Erasistrato dice che con esso si mandano fuora le pietre per I' orina, e masticato fa buono alilo. Il sugo alla misura di tre bicchieri in vin bianco e riscaldato cou Polio aiuta i p arti, in modo che le gravide cammiuino dopo il parto. Dassi ancora a bere. II gambo cotto fa dovizia di lalte alle balie, e miglior colore ai bambini : utilissimo a quelle che si sentono rappigliare il latte. Il sugo si liM * negli orecchi, e beesi caldo nella stranguria alla misura di un bicchiere, e nei rosicamenli dello stomaco col seme del cocomero e con pinocohi. Fessene empiastro ancora alle raccolte d 'amore nel fondamento. Beesi conira le serpi e gli scor pioni, e la radice s'impiastra. Essa colla nell'olio in ana buccia di melagrana, giova al male degli orecchi. Tutte queste cose sien dette del bianco. Cleemporo non vuole che il nero si mangi, perch fa male : del bianco acconsente. Agatocle ancora dice che il sugo di esso vale contra il sangue del toro. Nondimeno pare che il nero abbia forza di rinfrescare, e perci da porlo con la polentaZenone insegna che la radice del bianco guarisce gli stranguglioni.
D el
c o r d b il l o , o c o h o b i l l b ,

CORDBILLOR, SIVB COHDEILLE, III.

3.

XLV. Condrillon, sive condrille, folia babet intubi, circumrosis similia, caulem minus peda lem, sacco madentem amaro, radice fabae simili, aliquando numerosa. Habet proximam terrae mastichen tubercolo fabae, quae ad posita femina rum menses trahere dicitar. Tusa cum radicibus tota dividitur in pastillos, contra serpentes, ar gumento probabili: si quidem mures agrestes laesi ab his, hanc esse dicantar. Succus ex viao oocUe, alvum sistit. Eadem palpebrarum pilos inordinatissimos, pro gummi efficacissime regit. Dorotheus stomacho et concoctionibus utilem carminibus suis pronuntiavit. Aliqai feminis, et

XLV. Il condrillo, ovver condrille, ha le fo glie simili alla indivia, che paiono corrose all' in torno ; il gambo manco di nn pi, che gocciola sugo amaro,e la radice simile alla fava, alcuna vol ta numerosa. Ha presso alla terra mastice grande quanto una fava, la quale posta sulle donne diccsi che cavalor fuori i menstrui. Il condrillo pesto in tero con le radici si di divide in paslegli. e vale con tra le serpi con probabile argomento, perocch si dice che i topi salvatichi offesi dalle serpi mangia no di questa erba. Il sugo del cotto nel vino rista gna il corpo. 11 medesimo, come la gom m a, efficacissimamente ritiene i disordinali peli delle pai-

Hi

HISTORIARUM MUNDI L1B. XXII.

23*

ocolts, g en eralio n iq ae virorum contrariam pu tavere.

pebre. Doroteo ne' suoi versi disse che esso giova allo stomaco e alla digestione. Alcuni hanno te nuto che ei sia contrario a* pedignoni, agli oc chi e allo ingenerare de' maschi.
BoLBTl : LOBO PBOPBIET NASCENDO.

D b BOLETIS : PaoPBIETATBS BOBOBf IN NASCBHDO.

XLVI. ln le r ea quae temere m anduutur, et boletos m erito potuerim , optimi quidem hot cibi, sed immenso esem plo in crimen adductos, vene no Tiberio Claudio principi per hanc oceasionem a conjuge Agrippina dato: quo facto illa lerris venenum alteram , sibique ante omoes, Neronem tuum dedit. Quorum dam ez bis tacile noscuntur venena, diluto rubore, rancido aspectu, livido intus eoiore, rimosa stria, pallido per ambitum labro. Non sunt haec in quibusdam : siccique, et nitri similes, veluti guttas io vertice albas ex tanica sua gerunt. Volvam enim terra ob hoc prius gignit, ipsum postea in volva, ceu in ovo est luteum. Nec tunicae mitior gratia in cibo in fantis boleti. Rumpitur haec primo nascente : n o x increscenle, in pediculi corpus absumitur, raroque umquara geminis ex uno pede. Origo prima causaque e limo, et ncescente succo ma deatis terrae, au t radicis fere glandiferae : ioitioque spnm a lentior, dein corpus membranae simi le, rnox partus. Ut diximus, illa pernicialia, pror sos im probanda. Si enim caligaris clavus, ferrive aliq u a robigo, aut panni marcor adfuit nascenti, om nem illico succum alienum saporemque in venenum concoquit: deprehendisse qui, nisi agre stes, possunt, atqne qui colligunt ? Ducunt ipsi alia v itia : et quidem si serpentis caverna juxta fuerit, si patescentem primo adhalaverit, capaci venenorum cognatione aJ virus accipiendum. Itaque caveri conveniet, pritta quam se condant serpentes.

Signa e r a n t t o t berbae, tot arbores frnticetqoe, ab em ersu e a ru m ad latebram usque ver santes: et vel frax io tantum folia, nec postea nascentia, nec a n t e decidentia. E t boletis quidem ortus occatusqae o m n is intra dies septem est.

XLVI. Fra quelle cose che inconsideratamen te si mangiano, a me pare cbe meritamente si debbano porre i funghi boleti, che certo sono molto dilettevoli al gusto, ma per un notabile esempio dannati, rispetto al veleno che in essi fu dato a Tiberio Claudio imperadore da saa mo glie Arippina ; onde essa poi avvelen tutto il mondo, e molto pi s stessa per mezzo di Ne rone suo figlioolo. Di alcuni di essi facilmente si conosce il veleno, quando hanno un certo rossore sparso, con aspetto rancido, e dentro il color li vido con fessure striate, e pallido Porlo d'intorno. Alcuni non hanno queste cose, e secchi sono si mili al nitro, e portano come gocciole bianche nella cima della tonaca. E per questo la terra genera prima la volva, dipoi nella volva, come nell' uovo, il giallo N piace punto meno per mangiare la tonaca del boleto giovanetto. Questa si rompe quando nasce, poi nel crescere se ne va tutta nel gambo,e rade volte accade che ne sieno due in un piede. L 'origine prima e la causa vien dal limo e dal sugo della terra umida che comincia ad acidire, o dalla radice di pianta ghiandiferai da principio una sostanza pi tenace che non la schiuma, dipoi si fa corpo simile a pellicola, e finalmente ne viene il parlo. Queste, come ab biamo detto, son cose peruiziose, e per da fug gire ; poich te il boleto, quaodo si genera, ba vicino o bottone da calzari, o ferro ruginoso, o panoo marcio, subito riceve quel sugo e quel sa pore e lo ricuoce in veleno ; e chi lo pu ricono scere, se non i contadini e chi li coglie? Contrag gono i funghi eziandio altri difetti ; se la buca di qualche serpe vi foste pretso, o se quando n a scono ei vi t ' abbatte ad alitarvi aopra ; perch la natura di essi capacissima a ricevere ogni qua lit di veleuo. Per bisogoa molto guardarsene, prima che le serpi t ascondano. 1 segni del loro sparire saranno l'erb e, tanti alberi e tanti sterpi, i quali da che le serpi esoon fuori Hoo a che si ripongono stanno verdi ; e bastano anche a dare tal segno le foglie del fras sino, le quali n poi nascono, n avanti caggiono. I boleti cominciano e finiscono in selle giorni.

a35

G. PLINII SECONDI
F ur gr i : s b g h i d e g l i a w b l e h a t i .
M e d ic in e c h e s b r b p a r r , 9 .

a36

D b n g h : f o n i t b r b m a t o i u v . M e d ic i m i e e x

is ,

i .

XI^VII. aS. Fungorum lentior nalura, et nu merosa pener, sed origo non nisi ex pituita ar borum. Tutissimi, qui rubent callo, rninas dilato rubore, quara boleti. Mox candidi, velut apice flaminis insignibus pediculis. Tertium genus suil li, venenis accommodatissimi. Familias nuper in teremere, et tota convivia, Annaeum Serenum praefectum Neronis vigilum, et tribunos, centurionesque. Quae voluptas tanta ancipiti* cibi ? Quidam discrevere arborum geueribus, fico, fe rula, et guramim ferentibus : nos item fago, aut robore, aut cupresso, u t diximus. Sed sIm quis spondet in venalibus? Omnium colos lividus. Hic habebit veneni argumentum, quo similior fuerit arborum fici. Adversus haec diximus remedia, dicemusque : interim sunt aliqua et in his.

Glaucras stomacho utiles putat boletos. Sic cantur pendeutes suilli, junco transfixi, quales e Bithynia veniunt. Hi fluxionibus alvi, quas rheu matismos vocant, medentur, excresceniibusque in sede carnibus : minuunt enim eas, et tempore absumunt. Item lentiginem, el mulierum vitia in facie. Lavantur etiam, u t plumbum, oculurnm medicamento. Sordidis ulceribus et capitis eru> ptionibus, canum morsibns ex aqua illinuntor.

Libet et coqnendi dare aliquas communes in omni eo genere observationes, quando ipsae suis tuanibus deliciae praeparant bunc cibum solum, et cogitatione ante pascuntur, succineis novacu lis, aut argenteo apparatu comitante. Noxii erunt fungi, qui in coquendo duriores fient : ionocenliores, qui nitro addito coquenlur, si utique per coquantur. Tutiores fiunt cum carne cocti, aut cura pediculo piri. Prosunt et pira confestim sumpta. Debellat eos et aceti natura, contraria iis.

XLV 1I. a 3 . Pi lenta la natura de* fanghi, i quali sono d'infinite ragioni : por l'origine loro non altro se non flemma di alberi. Sicurissimi tono quegli che rosseggiano, e hanuo il callo eoa meno dilavato rossore che il boleto. Dipoi i bian chi, i quali hanno il gambo bello, e appuntato in foggia di un cappello di sacerdote flamine. La terza specie sono i porcini, accomodatissimi per veleno. Non ha molto, che hanno morto le fami glie intere, e quanti si trovarono a convito, e fra gli altri Annio Sereno capitan della guardia di Nerone, e tribuni e centurioni. Perch adunque tanto piacere si piglia di un cibo cosi pericoloso? Alcuni gli distinguono secondo le maniere degli alberi presso cui nascono, al fico, alla ferula, e a quegli che fanno gomma : noi li distinguiamo se condo che nascooo presso al faggio, al rovero, o al cipresso, come abbiamo detto. Ma ehi ci pu assicurare in quegli che si comprano ? Essi sono tutti lividi. Quanto saranno pitk simili al colore del fico, tanto manco saranno pericolosi di veleno. I rimedii da usar contro essi gli abbiamo gii inse gnali, e ne diremo ancora : fra tanto dimostriamo quelli che si traggono da essi. Glaucia tiene che i boleti, o rv er novoli, sieno utili allo stomaco. I porcini si seccano infilzati in un vinco, e appiccati, come sono quegli che vengono di Bilinia. Questi guariscono i flussi del corpo, che si chiamano reumatismi, e le carni che crescono nel sedere, perch le consumano col tempo. Cos le lentiggini, e i difetti del *i*o delle donne. Levansi ancora, come il piombo, per farne medicina da occhi. Fassene empiastro con l'acqua alle ulcere che fanno puzsa, e si morso del cane. lo voglio insegnare alcune osservazioni co muni nel cuocergli, poich non v' ha altro cibo, che i ghiotti delle pi gran delica Iure preparino in cibo con le proprie roani: si pregustano col pen* siero, e s 'imbandiscono in vasi di ambra, o con apparato di argento. 1 funghi che nel cuocere di' ventan duri sono malefichi e nocivi: meno nocivi saranno, cuocendogli insieme eoi nitro, pur che si cuocano bene. Pi sicuri saranno cotti con la carne,o con piciuuti di pera. Giova ancora mangiare subito dopo essi deUe pere. Anche l'aceto vieta loro di nuocere, perch ha nalura ad essi contraria.
D bl
s il f io ,

S i l p h i u m , v ii .

7.

XLVIII. Imbribus proveniunt omuia haec. Imbre et silphion. Venit primo e Cyrenis, ut

XLVIII. Tutti questi nascono per le piogge, come per esse nasce ancora il silfio, il quale, come

HISTORIARUM MUNDI U B . XXII. dietim el. Ex Syria nunc maxime im portatur, deterius Parlhico, sed Medico melius, extineto omni Cyreoaico, ut diximus. Usus silphii in me* dieina: foliorum, ad purgandas vulvas pellendos que emortuos partas : decoquuntur in viuo Ibo et odorato, ut bibatur mensura acetaboli a bali* usis.Radix prodest arteriis exasperatis: et colle ctioribus sanguinis illinitur. Sed ia cibis conco quitur segre Inflationes facit et raclus. Urinae quoque aoxia. Sugillatis cara vino et oleo amicis* sima, et cum cera strumis. Verracae sedis ere* briore ejus suffitu cadunt.

aSS

corae s* i detto, venne Ia prima volta da Cirene. Ora vien di Soria, peggiore del Parlico, ma mi* gliore di quel di Media, essendosi spento, come dicemmo, tutto il Cirenaico. Il silfio s' usa nelle medicine: le sue foglie si cuocono in vili bianco odorifero, a misura di uno acetabolo, e dassi nell'uscire del bagno a chi bisogna purgar la matrice, e mandar fuori la creatura morta. La sua radioe giova alle arterie esasperate, impiastrasi alle raccolte del sangue. Ma nei cibi malamente si smaltisce. Fa ventosit e rutti, e nuoce ancora all' orina. Con vino e olio amicissima ai suggel lati, e con cera alle scrofe. Mandansi via i porri del sedere, profumandogli spesso cou essa. Dbi. L A ssao, 39. XLIX. Il lasero, che viene del silfio nel modo che abbiamo detto, annoverato fra i singolari doni della natora, e adoperasi in molle composi* xioni. Per si riscalda i freddori, e bevuto scema i difetti dei nervi. Dassi alle donne nel vino, e con lana morbida s'accosta alla matrice per tirar fuora le purgagioni. Mescolato con la cera, cava i chiodi dei piedi, scalzati prima col ferro. Muove l ' orina stemperandone quaoto un cece. Audrea dice che pigliandone in maggior co pia non produce ventosit ; che giova mollo allo smaltire dei vecchi e delle donne ; e che egli pi utile il verno che la stale, ma a chi bee acqua; per da guardarsi beue di non aver dentro alcu na piaga. E buono a mangiare per riaver chi esce di malattia, perciocch dato a tempo debito ha forza di cauterio, e giova pi a chi avvezzo a pigliarlo, che non agli altri. E utile e sicuro alle cose esteriori del corpo. Bevuto spegne i veleni delle serpi e dell' armi. Fassene empiastro intorno a tali ferite, ma che sia stalo nell' acqua : solo per gli scorpioni vuole essere stato nell* olio. Alle nascenze che non ma turano, s ' adopera con farioa di orzo, e fico sec co. A' carboncelli si fa con ruta o con mele, o senza altro con un poco di visco sopra, perch s'appicchi ; e cosi al morso dei cani. Alle malat tie che crescono intorno al sesso, giova cotto nell' aceto con buccia di melagrana. utile an cora a' chiovi dei piedi, i quali si chiamano vol garmente morticiui, mescolato con nitro. Riem pie le cavit che l'alopezia lolla via col mezzo del nitro ha gi lasciate, mescolandolo con vino e zafferano, o pepe o sterco di topi e aceto. Col vino fomenta i pedignoni, e cotto con l'o lio vi si pone sopra : cosi si fa ancora al callo. di grandissima utilit ai chiovi de' piedi rasi di so pra ; n o n che contra I* acque cattive, o paesi pe stilenti, o giorni tali.

L a s s i, x x x i x .

XLIX. Laser e silphio profluens, quo dixi* mu modo, inter eximia oaturae doua numera tum, plarimis compositionibus inseritor. Per ae antem algores excalfacit, polum nervorum vitia eiteouat. Feminis datur in vino. Et lanis mollibsadmovetur vulvae ad menses ciendos. Pedum clavos drcumsca ri Beatos ferro, mixtum cerae extrahit Orinam ciet ciceris magnitudine dilu*
lOB.

Aodreas spondet, copiosius sumptum nec in* flstiooes facete,et concoctioni plurimum conferre seoibus et feminia : item hieme, quam aestate, olilins, et tora aquam bibentibus: cavendumque ne qua iotns sil exulceratio. Ab aegritudine re creationi efficax in cibo. Tempestive enim datum, cauterii vim obtinet: adsuelis etiam utilius,quam expertibus. Ad extera corporum , indubitatas confessio nes habet. Venena telorum et serpentium extingait potum : ex aq u a vulneribus his circumlini tur: scorpionum ta n tu m plagis ex oleo: ulceribus vero ooo maturescentibus cum farina hordeacea, vd fico sicca. C arbunculis cum ruta, vel cum Bete, vel per se visco superlitum, ut haereat : *c et ad canis m orsus. Excrescentibus circa se * dem, cum tegmine punici mali ex aceto decoctum. Clavis, qui vulgo m orticini appellantur, nitro xto. Alopecias n it r o ante subactas replet cum 1|Qo, et croco, a u t pipere, aut murium fimo, et ttelo. Perniones ex vino fovet, et ex oleo coctum 'ponitur : sic e t callo. Clavis pedum superrasis pwcipaae utilitatis. Contra aquas malas, pesti* t a o tractos, vel d ie s.

C. PLINII SECONDI la tasti, ava, fellis velcri suffusione, hydropisi, raucitatibus : con festini enim purgat fauces vocemque reddit. Podagras io spongia dilutam posca lenit. Pleuriticis in sorbitione vinum poiuris dalur : contractionibus, opislhotonicis, ciceris magnitudine cera circumlitum. In angina garga> rizalur. Anhelatoribus, et in tussi vetusta curo porro ex aceto dalur : aeque ex aceto his qui coagulum laciis sorbuerint. Praecordiorum vitiis synlecticis, comitialibus in vino, io aqua mulsa linguae paralysi. Coxendicibus, et lumborum do* loribus cum decocto meile illinitur. Giova alla tosse, alla ugola, a 6hi ba da molto tempo sparto il fiele, ai ritruopichi, e a quei che sono fiochi, perch subito porga te canne Iella gola, e rende la voce. Stemperato con la posca e applicato con ispugna m itigate gotte. Dassi sor seggiare ai plruretici che hanno a ber vino : dassi ai raltrappamenli, allo spasimo, ebe per ritirare i nervi tira la testa all' indietro verso le spalle, della grandezza di un cece con cera impiastrata intorno. Nella squinanzia si gargarizza. A quegli che ansano, o hanno tosse vecchia, si d col por ro nell' aceto, e con I' aceto ancora a quegli che hanno inghiottito presame di latte. Dassi in vino con acqua melala ai mali degliuleriori, ai (in iettici, a quegli che hanno il mal caduco, in vino, e nell' acqua melata al parlctico della lingua. A i dolori delle coscie e dei lombi s ' impiastra col mele cotto. lo non approvo quello che dicono g li autori, che uel dolore dei denti si mette con la cera nei buchi di essi, per essersi trovalo uno, il quale per questa cagione si gett da allo a terra, li cer io esso infiamma i tori, fregandolo al naso loro, e mescolandosi col vino fa scoppiare le serpi, in gordissime di quello. Perci io non consiglierei ancora ungersi col mele Ateniese, ancora eh'essi lo comandino. Lungo sarebbe il voler rac co ala re quante utilit egli abbia, a c c o m p a g n a l o con altre cose ; ma noi trattiamo dei semplici ; perciocch iu questi t i manifesta la nalura, e in quegli la congettura spesse volle iuganoa, e niuuo ha os servato tanto che basti I' accordo e la discordia della natura nelle misture. Della qual cosa poco pi oltra copiosamente ragioneremo.
M e le . D e l p i o p o l i ,

Non censuerim, quod auctores suadent, ca vernis dentium in dolore inditum cera includi : magno experimento hominis, qoi se ea de causa praecipitavit ex alto. Quippe lauros inflammat naribus illitis : serpentes avidissimas vini adraixtuni rumpit. Ideo nec iuungi suaserim cum At tico meile, licei praecipiant. Quas habeat utilittes admixtum aliis, immensum est referre : et nos simplicia tractamus : quoniam in his natu ram esse apparet, io illis conjecturam saepius fallacem, nulli salis custodita in mixturis concor dia naturae ac repugnantia. Qua de re mox plura.

D s M ILLE. P lO P O L IS , V. M b LLIS, XVI.

5.

D s l m e le , 16.

L, 4- Non esset mellis auctoritas in pretio minor, quam laseris, ni ubique nasceretur. Illud ipsa fabricata sil nalura : sed huic gignendo auimal, ul diximus : innumeros ad usus, si qoolies misceatur, aestimemus. Prima propolis alvorum (de qua diximus) aculeos el omnia infixa corpori extrahit, tubera discutit, dura concoquit, dolores nervorum mul cet, ulceraque jam desperantia in cicatricem eludit. Mellis quidem ipsius natura talis est, a t pu trescere corpora non sinat, jucundo sapore atque non aspero, alia quam salis na tara. Faucibus, ton sillis, anginae, omnibusque oris desideriis alilissimnm, arescenti bus in febribus linguae. Jam vero peripneumonicis, pleuriticis decoctam. Item vul* neri bos, a serpente percussis. Gt contra venena fungorum.Paralyticis io mulso: quamquam suae

L. 24. Non sarebbe in minore riputazione il mele che il lasero, s egli non nascesse in ogni luogo. Quello lo fabbric la oalura stessa, mai far questo, come dicemmo, produsse le pecchie. Nondimeno egli ha infinite utilit, se vorremo considerare in quante cose egli si mescola. Quello che nelle casse delle pecchie si chiama propoli, di cui gi dicemmo, cava le punte e ogni cosa fitta nel corpo, leva gli enfiali, mollifica I* durezze, mitiga le doglie dei nervi, e riscalda le ulcere a cui non pot altro medicamento. E di vero, la natura del mele- di non lasciar putrefare i corpi, con giocondo sapore, e non aspro, con altra nalura che il sale. Egli utHi**1 mo alle canne della gola, al male della ugola, alla suffocazione della gola, e a tutti i bisogni della bocca, e alla lingua risecca per la febbre. Col10 giova a quegli che hanno male al polmone con tosse, a chi ba dolore di fianco, e alle ferii* delle

HISTORIARUM MUNDI L1B. XXII. mulso doles constant. Mei auribus instillator cum rosaceo : lendes e t foeda capitis animalia necat. Usos despumati semper aptior : slomacbum ta men ioflat, bilem auget, fastidium creat, et oculis per se inutile aliqui arbitrantur. Rursus quidam angulos exulceratos meile tangi suadent. Mellis causas, atque differentias nationesque, et indica tionem, in apium , ac deinde florum natura dixi mus, qoam ratio operis dividi cogeret miscenda rursos, ualuram rerum pernoscere volentibus. serpi. Valeoontra i veleni dei funghi. Ai parletid ai d in vin melato, bench il vin melato abbia anch'egli le sue virt. II mele s'infonde negli orecchi con olio rosato: ammazza i lendini, e ogni altro animale brutto del capo. Il mele schiomato sempre migliore : nondimeno gonfia lo stoma co, accresce la collera, crea il fastidio ; e alcuni tengono che per s sia inutile agli occhi. Alcuni invece vogtiono che col mele si tocchino i lagrimaloi che gettano. Delle cagioni del mele, delle differenze, nascimenti e dimostrazioni sue abbia mo ragionato nella natura delle pecchie, e poi in quella dei fiori, perch la qualit dell* opera ci cosi riuse a dividere ci che poi si dovea ricon giungere per chi volesse conoscere la natura delse cose.
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u u i c ib o r u m m o ee s q u o q u e m u t b b t u r .

ib i

n o t i n o a n c h e i c o s t u m i.

LI. In roellia operibus et aqua mulsa tractari debet Duo genera ejus: subitae ac recentis, alte ram inveteratae. Repentina despumato meile praeclaram utilitatem habet in cibo aegrotantium leti, hoc est, alicae elutae: viribus recrean dis, ore stomachoque mulcendo, ardore refrige rando. Frigidam eulm utilius dari ventri mol liendo, invenio apud auctores. Hunc potum bibendum alsiosis : item animi humilis et prae parci, quos illi dixere raicropsycbos. E t est ratio subtilitatis immensae a Platone descendens: cor pusculis rerum laevibus, scabris, angulosis, ro tandis, magis a a t minus ad aliorum naturam accedentibus i id e o non eadem omnibus amara aat dulcia esse. S ic et in lassitudine proniores eae ad iracundiam , et in sili. Ergo et haec animi asperitas, seu p o tia s animae, dulciore succo miti gator. Lenit tranaitum spiritus, et molliores facit meatos, ne scin d a n t euntem redeuntem que.

Experimenta in se cuique: nullius non ira belosque, tristitia et omnis animi impetus cibo uellitur. Id e o q u e observanda sunt, quae non solum corporum medicinam, sed et morum ha bent. D b a q u a m u ls a , xvm . L1I. A qua m ulsa et tussientibus Qtilis tradilar, calefacta in v ita t vomitiones. Contra venenum pimmythii salu taris, addito oleo. Item contra ^oscyamum, c a m lacte maxime asinino, et con tra balicacabum, u t diximus. Infonditnr et auri g e t g en italiu m fistulis. Vulvis imponitur cum pue molli, s u b itis tumoribus, luxatis, leniendis-

LI. Poich s ' parlalo degli usi del mele, vuoi si ora parlare dell acqua melata. Due sono le ra gioni di essa; la fresca, e P invecchiata. La fresca, toltane la schiuma, di grandissima utilit nel cibo leggeri degli infermi, cio d' alica stemperata, a riavere le forze, a mitigare lo stomaco e la bocca, e a rinfrescar l ' ardore. Perciocch io truovo ap presso gli autori, eh' egli pi utile darla fredda per mollificare il corpo, e che questa bevanda si dee dare agl' infreddali, e a quegli che son d 'ani mo debole, i quali essi chiamarono micropsichi. cci anco una ragione molto sottile, la quale viene da Platone, ed questa, che i lievi corpi delle cose sono aspri, anguiosi, tondi, pi o manco acco standosi alla natura degli altri, ond' che le me desime cose a tulli non sono dolci o amare. Cosi nella stanchezza e nella sete chi pi e chi meno inclinalo alla collera. Epper questa asprezza danimo, o piuttosto dell' anima, si mitiga con sugo pi dolce, il quale rammorbida i meati don de passa lo spirito, e mollifica, acciocch non lo rompano quando va o ritorna. Ci prnova ognuno in s tesso, perch l ' ira, il pianto, la tristezza ed ogni commozione dell ' animo si mitiga col cibo. Per questo sono da osservarsi quelle cose, le quali medicano non pure i corpi, ma i costumi ancora.
D e l l ' acqua m ela ta , 1 8 .

L 1I. Dicono che l ' acqua melala utile a co loro che tossono, e riscaldata invita il vomito. Con l ' olio giova contra il veleno del psimmizio, e anco contra il giusquiamo, massimamente col latte asinino, e contra l ' alicacabo, come dicemmo, tnfondesi ancora negli orecchi, e nelle fistole delle membra genitali. Ponsi sulle matrici eoa

C. P U N II SECUNDI que omnibus. Inveteratae u*um damnavere po steri, minus innocentem aqua minosque vino firmum. Longa tamen vetnstate I r a n sit in vinum, ut constat inter omnes, stomacho inutilissimum, nervisqae contrarium. pan molle, alle subite enfiagioni, a quegli che hanno i membri usciti dei loro luoghi, e a tutte le cose che hanno bisogno d ' essere mollificale. L' uso della invecchiata stato biasimato dagli uomini dei nostri tempi, come quella ch' manco innocente che l'acqua, e manco ferma che il viuo. Ma per a lungo andare passa in vino, come si sa per ognuno, inutilissimo allo stomaco, e con* trario ai nervi.
D e l v is o m e l a to , 6 .

M ulsum, vi.

LIII. Semper molsam e* vetere vtno utilissi mum, facillimeque cum meile concorporatur, et quod in dulci numquam evenit. Ex austero fa ctum non implet stomachum, neque ex decocto meile, minusque inflat, quod (ere evenit. Adpetendi quoque revocat aviditatem cibi. Alvum mollit frigido potu, pluribus calido sistit. Cor pora auget. Multi senectam longam mulsi tan tum nutritu toleravere, neque alio ullo cibo, ce lebri Pollionis Romilii exemplo. Centesimum annum excedentem eum divus Augustus hospes interrogavit, u quanam maxime ratione vigorem illum animi corporisque custodisset. At ille respondit : u Intus mulso, foris oleo, Varro re gium cognominatum morbum arquatum tradit, quoniam mulso curetur.

LII 1. Il mulso di vin vecchio sempre ulilis* sinao, e mollo facilmente s ' incorpora col mele ; il che non avviene mai del dolce. Fatto di vin brusco, o di mel cotto non empie lo stomaco, e manco enfia ; il che quasi sempre avviene. Fa venire anco altrui voglia di maogiare. Bevuto freddo mollifica il corpo, ed essendo bevuto in pi modi caldo, lo ferma. Accresce i corpi. Molti sono invecchiali assai, usando solo il vio melato senza alcun altro cibo; del che i celebre Pesem pio di Romilio Pollione ; il quale avendo passato cento anni, fu domandato dall imperadore Au gusto, u come egli aveva fatto a conservare tanto tempo il corpo e P animo nel suo vigore. Ed egli rispose : . Dentro col vin melato, e di fuori con lolio, n Varrne dice che il morbo regio si chiama arcuato, perch si medica con questo vino.
D e l m e l it it e , 3 .

M e l it i t e s , m .

LIV. Melitites quo fleret modo ex musto et ntelle, docuimus in ratione vini. Seculis jam fieri non arbitror hoc genus, inflationibus obnoxium. Solebat tamen inveteratum alvi causa dari in fe bre : item articulario mbrbo, et nervorum infir mitate laborantibus, et mulieribus vini abstemiis.

LIV. Come si faccia il melitite di mosto e di mele, l abbiamo mostro, quando trattamm o del vino. Credo che sieno passati di molti anni che non se n* fallo, perch e* fa gonfiare. N ondi meno quando egli era invecchiato soleva darsi per cagione del ventre nelle febbri, e a coloro che avevano infermit di nervi, e alle donue cbe non beessero vino.
D e ll a c e ea , 8 .

C eha ,

v h i.

LV. Mellis naturae adnexa cera est: de cujus origine, bonitate, nationibus, suis diximus locis. Omnis autem mollit, calefacit, explet corpora : recens melior. Oatur in sorbitione dysentericis, faviqae ipsi, in pulle alicae prius tostae. Adver satur laciis naturae: ac milii magnitudine decem grana cerae hausta non patiuntur coagulari lac in alomacho. Si inguen tumeat, albam ceram io pube fixisse remedio est.

LV. Alla natura del mele congiunta la c e ra , della cui origine, bont e qualit s rag io n ato al suo luogo. Ogni cera mollifica, riscalda o r ie m pie il corpo; e la fresca migliore cbe P a t i r e . D.issi a bere a chi ha il male dei pondi, ed a n c h e i favi slessi in pultiglia d alica prima arrostila. LI contraria alla natura del latte ; e beendo d ie c i granella di cera grandi quanto un granello d i panico, non lasciano rappigliare il latte nello s t o maco. Se P anguinaglia s enfia, il rimedio m e t tervi su cera bianca.

HISTOBIAROM MUNDI LIB. XXII.


COBT&A COMPOSITIORES MEDICOSUM. CuflTSO LE COMPOnilOBl DEI MEDICI.

LVL Nec bujus usus, q ao i mixla aliis prsestai, enumerare medicina possi l : siculi nec cete rorum, quae cura aliis prosunt. Ista, ut diximus, ingeniis constant. Non fecit cerotum, malagmata, emplastra, collyria, antidota, parens illa ac divi na rerum artifex : officinarum haec, immo verius avaritiae com m enta su n t Naturae quidem opera absoluta atq u e perfecta gignuntur : paucis ex esus, non ex conjectura, rebus adsumpUs, u t succo aliquo sicca temperentur ad meatus : aut corpore alio humentia, ad nexus. Scrupulatim quidem colligere ac miscere vires, non conjectu rae hamanae opus, sed impudentiae est.

Nos nec Indicarum Arabicarumque mercium, aut externi o rb is adtingimus medicinas. Non pla cent remediis tam longe nasoentia : non nobis gignuntur: im m o ne illis quidem, alloqui non Tenderent O dorum causa, ungueatorumque, et deliciarum, si placet, etiam superstitionis gralia emantur, quoniam thure supplicamus et costo. Salutem quidem sine istis posse coostare, vel ob id probabimus, n t tanto magis sui delicias pudeat.

LVI. La medicina aon pu contare le utilit della cera accompagnata con altro ; anzi non pur di essa, ma n anche delle altre eose che per giovare vogliono essere accompagnate. Queste, come s detto, derivano da' nostri ingegni. Non fece quella madre e divina artefice di tulle le cose ce rotti, fomentazioni, empiastri, collirii e antidoti: queste sono invenzioni di botteghe, anzi trovati della nostra avarizia. Le opere della natura na scono assolute e perfette : e sol poche cose si prendono secondo la virt loro nativa e non per congettura, acciocch con qualche sugo si tem perino le cose secche, perch meglio scorrano per li meati del corpo, e acciocch le cose umide si mescolino con le secche per dar loro consistenza. Ma raccrr minutamente e mescolar le forze, non opera di congettura umana, ma impudenza. Noi uon ragioniamo delle medicine che si traggon delle merci Indiane o Arabiche, n di quelle del mondo straniero. Non ci piacciono per rimedii le cose che vengono taoto discosto, per ch non nascono per noi; apii n i anco per loro, ch non le venderebbono. Compriamole s per cagio ne d ' odori, d 1unguenti e di delizie, e ss piace, compriosi ancora per superstizione, da che fio riamo sacrificio agli dei con lo incenso e col co sto. Ma la salute nostra pu bene slare senza questi, il che noi proveremo ancora per ci, che tanto pi si vergognino delle delizie loro.
M b DICIICE CHE SI FARRO DALLE BIADE : DELLA SEGA LA, i . D e l g k a r o , i . D e l l a p a g l ia , a . D e l
fa & o, i . b ca ,

Msdicutas kx f r u g ib u s . S il ig in e , i . T s it ic o , i . P alea,
ii.

F a a n ,

i.

F o v u u b u s , i . O ltba

a iik a , u .

D e l l a cbusca , a . D e l l ' o l ib a a r n i

a.

LVU. 25. Sed medicinas e floribus coronamentisque et h o rte n siis, quaeque manduntur fcerb, prosecuti, quonam modo frugum omittiausf Nimirum e t has indicare conveniat. In primis sapientissima animalium esse constat, quae fruge veseantur. Siliginis grana combusta, et trita in vino araineo, oculis illita epiphoras sedant: trilici vero (erro com busta iis, quae frigus usse rit, praesentaneo s u n t remedio. Farina tritici ex Melo cocta, n erv o ru m contractionibus : cum rouceo vero et fico si oca, myxisque decoctis, furfares tonsillis faubusque gargarizatione prosunt. Sextus Pomponius praetorii viri paler, Hispaniae tilaiorii princeps, quum horreis suis ventilandis faenderet, co rrep tu s dolore podagrae, mersit '* irilicum sesa su p e r genua : levatusque siccatis pdibas mirabilem in modum, hoc postea remediusus e s t Vis U n ta est, u t oados planos siccet

LV 1I. a 5. Ms poi che abbiamo trattato delle medicine, che vengono dai fiori e dall* erbe che si mangiano e si mettono nelle ghirlande, in che modo lascieremo noi addietro quelle delle biade? Certo eh 1egli bene insegnare ancora queste. Quegli animali-sono tenuti pi sa vii, che si pa scono di biade. Le granella della segala arrostite e peste nel vino amineo e impiastrate agli occhi mitigano le lagrimazioni, e quelle del grano ar rostile col ferro giovano snbilo a quelle cose che sono incotte dal freddo. La farina del grano cotta con l 1aceto medica i raltrappamenti dei nervi, e la crusca con olio rosato, fico secco e meliaci eotli giova, gargarizzandola, agli enfiati della gola e alle canne d* essa. Sesto Pomponio padre d uno stalo pretore, principe della Spagna citeriore, essendo sopra i suoi granai per fargli sventolare, fu preso dal dolore dtile gotte, e si ficc nel gra-

C. P U N II SECUNDI Pateam quoque tritici, vel hordei, calidam imponi ramicum inoommodis esperii ju b e n t, quaque decoctae sunt aqua foveri. Est et in farre vermi culus teredini similis: quo cavis dentium cera incluso, cadere vitiati dicuntur, etiam si Tricen tur. Olyram, ariocam diximus vocari. Hac deco cta fit medicamentum, quod Aegyptii alheram vo cant, infantibus utilissimum : sed et adultos illi n u n t o.

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no fino al ginocchio ; e uscitone coi piedi mara vigliosamente risecchi, dipoi sempre us questo rimedio. Ha il grano tanta forza, che secca i^ba rili pieni. Chi l ' ha provato dice che la paglia del grano e dell' orzo calda giova a ogni incomodo di ernia, ed similmente buona a fare ogni fo mentazione con l acqua dov' colta. Nel farro un vermine simile al tarlo, il quale, rinchiuden dolo con la cera nella concavit dei denti, fa ca dere i guasti ; e ancora fa il medesimo effetto, se si fregano con esso. L 'olir, eh' una specie di spelds, dicemmo che si chiama arinca. Con questa cotta lassi nn medicamento, che gli Egizii chia mano antera, utilissimo a 'b a m b in i, bench i grandi ancora s ' ungono con esso.
F a r i n e p e r is p e c ie : m ed ic. 2 8 .

E FABISA PBX GENEBA : MEDICINAE XXVIII. LV11I. Farina ex hordeo et cruda et decocta collectiones, impetnsque discutit, lenit, concoquitque. Decoquitur alias in mulsa aqua aut fico sicca. Jocineris doloribus cum posca concoqui opus est, aut cum vino. Quum vero inter coquen dum discutiendum que cura est, tunc in aceto melius, aut in faece aceti, aut in cotoneis, pirisve decoctis. Ad multipedarum morsus cum meile : ad serpentium, in aceto : et contra suppurantia, ad extrahendas suppurationes, ex posca, addita resina et galla. Ad concoctione* vero, et ulcera vetera, cum resina. Ad duritias cum fimo colum barum , aut fico sicca, aut cinere. Ad nervorum inflammationes, aut intestinorum, vel laterum, vel virilium dolores, cum papavere aut meliloto, et quoties ab ossibus caro recedit. Ad strumas cum pice et impubis pueri urina, cum oleo. Cum graeco feno contra tumores praecordiorum, vel in febribus cum meile vel adipe vetusto. Suppuratis triticea farina multo lenior. Ner vis cum hyoscyami succo illinitur: ex acelo et meile, lentigini. Zeae, ex qua alicam fieri dixi mus, efficacior etiam hordeacea videtur : trim e stris, mollior. Ex vino rubro ad scorpionum ictus tepida,et sanguinem exscreantibus: item arteriae. Tussi cum caprino sebo, aut butyro. Ex feno graeco mollissima omnium. Ulcera manantia sa nat, et furfures corporis, stomachi dolores, pedes et mammas cum vino et nitro cocta. Aerina ma gis ceteris purgat ulcera vetera, et gangraenas : cum raphano et sale et aceto, lichenas : lepras cum sulphure vivo : et capi lis dolores cum adipe anserino imposita fronti. Strumas et panos coquit, tu m fimo columbino et lini semine decocta in vino.

LVII1. La farina dell1orzo e cruda e cotta ri solve, mollifica e matura gli umori raccolti, e gli empiti loro. Cuocesi ancora con l'acqua melata, o coi fichi secchi. A' dolori del fegato si cuoce con la posca, o col vino ; ma quando la cura fra il maturare e il risolvere, allora meglio cuo cerlo nell' aceto, o nella feccia dell' aceto, o in mele cotogne, o pere cotte. Giova al morso del centogambe col mele, e con l ' aceto a quello delle serpi : con la posca, aggiunta ragia e galla, vale cootra le marcie, e ad estrarle fuori : giova a maturare i malori e alle piaghe vecchie, eoo ragia ; alle durezze, con isterco di colombo, o fico secco, o cenere ; alle infiammagioni dei nervi, o ai do lori delle interiora, o dei fianchi, o dei membri genitali, e quante volte si parte la carne dalPosa con papavero o meliloto ; alle scrofole, con pece e orina di fanciulletto e olio ; con fien greco eontra gli enfiati degl' interiori, o nella febbre col mele o grasso vecchio. Dove puzza, la farina del grano molto pi mite. Impiastrasi ai nervi con sugo di giusquia mo, e con aceto e mele alle leatiggioi. La farina della spelda, di cui dicemmo che si fa l'alica, di maggior virt che quella dell'orzo. La trim estre, eio la marzolina, pi molle. Pigliasi tiepida in vin vermiglio al morso dello scorpione, a chi sputa sangue, e all'arteria: con sevo caprino, o con b a r ro, utile alla tosse. Quella del fien greco morbi dissima pi che l ' altre. Sana le ulcere che oolaoo, e la forfora del corpo, i dolori dello stomaco, e piedi e poppe, cotta con vino e nitro. Quella delle rubiglie pi ehe l ' altre purga le nascerne vec chie e le cancrene ; e con rafano, sale e aceto, le volatiche, e con zolfo vivo la lebbra. Con grasso d oca posta sulla fronte leva la doglia della testa. Cotta nel vino oon isteroo di colombo e con sem e di lino matara le scrofe e le pannocchie.

HISTORIARUM MONDI LIB. XXII.


VOLUTA, TUI.

25 o

D ella po lb bta , 8 .

M iis

LIX. D e polentae generibus in frugum looo dixim us, locorum ralione. A farina hordei disiai eo q u o d torreto r, ob id stomacho ulilis. Alvum sistit, impelusque rubicundi tumoris. E t colis illinitor, et capitis dolori cam menta, aut alia refrigerante herba. Item pernionibus et ser pentium plagis : item ambustis ez vino. Inhibet qaoqae pusulas.

LIX. Delie specie di polenta abbiamo ragio nato a bastanza trattando delle biade. Essa dif ferente dalla farina dell'orzo, perch'ella s'arro stisce, e per ci utile allo stomaco. Ferma il corpo e gli empiti de* tumori rossi. Impiastrasi agli occhi e al dolore del capo con la menta, o alcuna altra erba che rifreschi, non che ai pedignoni, e ai morsi delle serpi ; e alle incotture ancora, ma vuole esser mescolata con vino. Leva inoltre le bollicole della cute. D bl
f io x d i p a h is a ,

E P O L U M , . PCLTE, I . F i U U CHAXTAXIA, L.

5. D e l l a p o l t ig l ia , i .

D e l l a fa a ik a da ih co l la .e e , i .

LX. F arin a in pollinem subacta, vim extra hendi hum oris habet : ideo et cruores suffusis io fascias usque sanguinem perducit : efficacius io sapa. Im ponitur et pedum callo, davisque. Nam cum oleo vetere ac pice decocto polline, condylomata, et alia omni* sedis vilia, quam maxime calido mirabilem in modum carantur. Pulte corpus augetur. Farina, qaa chartae gluti nantur, sanguinem exscreantibus dalur tepida sorbenda efficaciter.

LX. Il fiore della farina impastata ha virt di cavar fuora l ' amore, e per questo a quegli che son soffusi di sangue lo tira fin nelle fascie ; e con maggior virt se nella sapa. Ponsi sopra i calli chiovi dei piedi. Con olio vecchio e fior di farina cotta con pece mirabilmente guarisce i di lombati, e tutti gli altri mali del sesso, postovi su molto caldo. La sua pulliglia ristora e ingrassa il corpo. La farina, con cui s ' incollano le carte, si d a sorseggiare tiepida a chi sputa sangue.
Dell' auca, 6 .

Ex

ALICA, VI.

L X I. Alica res Romana est, et non pridem e x o o g iu ta: alioqui non ptisanae potius laudes scripsissent Graeci. Nondum arbitror Pompeji Magni aetate in usu fuisse, et ideo vix quidqaam de ea scriptam ab Asclepiadis schola. Esse qui dem exim ie utilem nemo dubitat, sive elata de tur ex aq u a mulsa, sive ia sorbitiones decocta, sive in pultem . Eadem in alvo sistenda torretur : dein Cavorum cera coquitur, ut sapra diximus. Peculiariter tamen longo morbo ad tabitudinem redactis su bvenit, ternis ejus cyathis in sextarium aquae sensim decoctis, donec omnis aqua consu matur. P o stea s e x t a r i o lactis o v illi aut caprini addito p e r c o n t i n u o s dies, mox adjecto meile. Tali sorbitionis genere emendantur syntexes.

LXI. L ' alica cosa Romana, e non usata per l'avauti; altrimenti i Greci non avrebbono pi tosto scritte le lodi della orzata. Credo che anco* ra ella non s usasse al tempo di Pompeo Maguo; e perci la scuola d ' Asclepiade appena ha scritto alcuna cosa d ' essa. Gi non v' dubbio alcuno che ella non sia utilissima, o diasi stemperata con 1 acqua mulsa, o a bere colta, o in pulliglia. La medesima s'arrostisce per fermare il corpo, poi si cuoce con cera di favi, come dicemmo di sopra. Nondimeno la sua peculiar virt di ria ver coloro che per lunga malattia sono ridotti a consunzione, mettendosi a cuocer tre bicchieri di essa a poco a poco in un sestario di acqua, fioche tutta l'acqua si consumi. Agginngevisi poi un sestario di latte di pecora o di capra per pi giorni continui, poi si mette il mele. Con tal sorte di bevanda si guariscono l'eslrem e estenuazioni.
D e l m ig l io , 6 .

E aiLio, vi L X D . M ilio sistitur alvus, disculiuntar torm | jn q u e m usum torretur ante. Nervorum faloribos, e t aliis, fervens in sacco im ponitur: y a liu d u tiliu s : quoniam levissimum raollis-

iaamqac e*L> et caloris capacissimum. Itaque

LX 11.11 miglio ferma il corpo e leva i tormini, e a questo effetto s ' arrostisce prima. A doglie di nervi e altri dolori si mette caldo in un sac chetto, n v ' alcuna altra cosa pi utile,perch egli leggerissimo, e capacissimo di calore. Laon-

C. PLINII SECUNDI talis usos ejns est a<l omnia, qnibas calor profu turos est. Farina ejus cum pice liquida, serpen tium et multipedae plagis imponitur. de a questo modo utile a tutte quelle cose, alle quali pu giovare il caldo. La sua farina con pece liquida a*adopera al morso del centogajnbe e del le serpi. D ii
fa sic o ,

E PANICO, IV. LXI1I. Panicum Diocles medicus mei fragum appellavit. Effectus habet, quos milium. In vino polum prodest dyseulericis. Similiter his quae vaporanda ant, excalfactum imponitur. Sistit alvum in lacte caprino decoctum, et bis die bauslum : sic prodest et ad tormina.
E SESAMA, VII. S m AMOIDB, III. AlTlCTftlGO, IV.

4-

LXIII. Diocle chiama il panico mele delle biade. Egli fa i medesimi effetti, cbe il miglio. Bevuto nel vino giova al male de pondi. Ponsi caldo nella cose che hanno a svaporare. Cotto nel latte di capra ferma il corpo, beendosi due volte il giorno ; e cosi giova ancora a* tormini.
D i l l a sesa m a, 7 . D b l sb sam o id b , 3 . D e l l 1 A r t ic ir ic o ,

4.

LXIV. Sesama trita io vino sumpta, inhibet vomitiones. Aurium inflammationi illinitur, et ambustis. Eadem efficit, et dum in herba est. Hoc amplios, oculis imponitur decocta in vino. Stomacho inutilis cibus, et animae gravitatem facit. Stellionum morsibus resistit. Item ulceribus, quae cacoethe vocant, et anribus, oleam, quod ex ea fit, prodesse diximus. Sesamoidea a similitudine nomen accepit, grano amaro, folio minore. Nascitur in glareosis. Detrahit bilem in aqua potum. Semen illinitur igni sacro : discutit panos. Est etiamnum aliud sesaraoides Anticyrae nascens, quod ideo aliqui Anticyricon vocant: cetera simile erigeronti her bae, de qua sao dicemus loco : grano aesamae. D atar in vino dulci ad detractiones, quantum tribus digitis capitur, raiscentqae ellebori albi unum et dimidium obolum, purgationem eam adhibentes, maxime insaniae melancholicae, co mitialibus, podagris. Et per se drachmae pondere exinanit.

LXIV. La sesama pesta e presa col vino rista gna il vomito. Impiastrasi alla infiammagione degli orecchi, e alle cotture. 11 medesimo effetto fa ancora qaando ella in erba. Di pi colta nel vino si mette sugli occhi. la cibo inalile allo stomaco, e fa cattivo alito : eonira il morso del le tarantole. Alle ulcere che si chiamano cacoete, e alle orecchie giova, come dicemmo, l olio che di essa si trae. 11 sesamoide fu cos chiamalo dalla somigliane za che egli ha con la sesama : ha il granello amaro e la foglia minore. Nasce in laoghi ghiaiosi. Be vuto nell* acqua purga la collera. Il seme suo giova impiastrato al fuoco sacro, e leva le pan nocchie. cci ancora un altro sesamoide, che na sce in Anticira, il quale fu perci chiamato da alcaui Antici rico : nell* altre cose somiglia I erba erigeronte, di cui ragioneremo al suo luogo: nel granello simile alla sesama. Si d in viu dolce, quanto se ne pu pigliare con tre dila, con tra l evacuazioni, e mescolasi insieme con esso un obolo e mezzo di elleboro bianco. Questa purgazione principalmente s usa all umore maninconico fa rioso, al mal caduco e alle gotte. Vola ancora da s stesso pigliandone una dramma.
D e l l o r z o , 9 . D e l l o r z o d i to p i, 5 .

Ex HORDEO, IX. HORDBO MCRIRO, III. LXV. Hordeum optimum, qood candidissi mum. Succus decocti in aqua coelesti digeritur in pastillos, ut infundatur exulceratis interaneis et vulvis. Cinis ejus ambustis illinitur, et carni bus qnae recedunt ab ossibns, et eruptionibus pituitae, muris aranei morsibus. Idem adsperso sale ac meile, candorem dentibus, et suavitatem oris facit. Eos qai pane hordeaceo ntuntur, morbo pedum tenlari negant. Novem granis si furuncu lum quis circumducat, singulis ter, manu sinistra, e t omnia in ignem abjiciat,confeslim sanari ajunt.

LXV. L orzo quanto egli pi bianco, U n t o migliore. Del sugo dell orzo cotto in a cq u a piovana si fanno pastegli per infonderlo agl i n teriori esulcerali e alla matrice. La sua c en e re s impiastra alle cotture, alla earoe spiccata d a ll ossa, alla flemma e ai morsi del topo ragno. I l medesimo, spargendovi mele e sale, fa i d e n ti bianchi e bnono a lito . Dicono che coloro e h e usano pan di orzo, non possono avere male a i piedi. Se con la man manca circonderai ciccion e o 6guo!o con nove granella di orao, cio o g n u n o

253

UISTOBIRUM MUNDI LIB. XXII.

a54

Eil et herba phoenice appellata Graecis, nostris vero hord eu m m urinum . Haec trita e vino pota praedare c i e t mense*.

tre volte, gettando tulle le granella nel fuoco, aubilo guarisce. cci ancora u n'erba chiamala dai Greci fenicea, e dai nostri orzo di topi, la qual pesta e bevuta col vino muove benissimo 1 purgagioni delle donne.
D
ell*o

p t is a r a ,

iv .

rz a ta ,

4*

LXVI. P tis a n a e , quae ex hordeo fit, laudes ano volum ine condidit Hippocrates, quae nunc omnes in a lic a m transeunt. Contra quanto innocentior alica ? Hippocrates tamen sorbitionis gra tia laudavit, quoniam lubrica ex facili haurire tur, quoniam sitim arceret, quoniam in alvo non io tumesceret, quoniam facile redderetur, et adsoetb hie so lu s cibus in febri bis die possit dari : tantum re m o lu s ab istis, qui medicinam fame exerceat. Sorbitionem tamen dari totam vetuit, afculve quam succum ptisanae. Ilem quamdiu pedes frigidi essent, lune quidem nec potionem daodaia.Fit e t ex tritico glutinosior, arteriaeque exulceratae u tilio r.

LXVI. Ippocrate scrisse un libro delle lodi della ptisana, che si fa con l'orzo, le quali tutte al presente si danno all1 alica, perocch quanto non pi innocente 1' alica ? Ippocrate per altro la lod soltanto per bere,perch essendo morbida, facilmente va gi, perch lieva la sete e non rigon fia il corpo, perch agevolmente si manda fuori, e iu cibo la sola che a chi v' avvezzo si possa dar nella febbre due volle il giorno ; tanto egli remoto da questi, che esercitano la medicina per la fame. Non volle per che si dia tutta a bere, ovvero non altro che il sugo. N volle anco che la bevanda si dia mentre che i piedi son fred di. Fissi eziandio di grano pi viscosa, e pi utile all'arterie piagate.
D b l l ' a m ilo , 8. D e l l
av esa,

E x AVTLO, v a i. Aveva,

i.

i.

L X V II. Amylon hehetat oculos, gulae inutile, c o n tra quam creditur. Item sistit alvum, epipho r a s oculorum inhibet, et ulcera sanat : item pu o la s , et fluxiones sanguinis. Genas duras emollit. D a la r cum ovo his qui sanguinem rejecerint. In v e s ic a e vero dolore, semuncia amyli cum ovo, et p a ss i trib o s ovis suffervefacta, a balineo. Quin et a v e n a c e a ferina decocta in aceto naevoj tollit.

LXVI1. L'amilo ingrossa la vista, ma non utile alla gola, bench si creda il contrario. Ferma il corpo; stagna le lagrime degli occhi, guarisce le ulcere, le bolle, le effusioni di sangue, e mollifica le guancie indurale. Dassi con uovo a quegli che buttano fuora il sangue. Nel dolore della vescica si d dopo il bagno mezza oncia di amilo bollita con uovo in tanto vin passo, quanto capisce il guscio di tre uova. La farina dell'avena nell' aceto leva via i nei.
D
e l pa re,

PARE, XXI.

a i.

t XVIII. P anis hic ipse, quo vivitur, innume r a s p a e n e continet medicinas. Ex aqua et oleo a a t rosaceo mollit collectiones, ex aqua mulsa d a r i t i a * valde mitigat. Datur et ex vino ad discu* ti e n d a quae praestringi opus sit,et si magis etiamm b , e x aceto, adversas acutas pituitae fluxiones, q u a s G raeci rheumatismos vocant: item ad per c u s s a , luxata. Ad omnia autem haeo fermentatus, q u i v o c a tu r antopyros, utilior. Illinitur et paro n y c h i is , e t callo pedum in aceto. Vetus aut naoti s p a n is tusus, atque iterum coctus, sistit alvum. Vocis studiosis, el contra distillationes, siccum Me p r im o cibo, utilissimum est. Sitanius (hoc **t, e trim e stri ) incussa in facie, aut desquamala, n a aene aptissime curat. Candidus aegris, aqua **Wa firigidavs madefactus, levissimum cibum P ^ eb ct. O culorum tumori ex t u o imponitur.

LXVIII. Questo pane stesso, di che si vive, buono a infinite medicine. Stato nell'acqua e con olio, od olio rosato, mollifica il luogo che ha rac colta di umore, e con acqua melata mitiga mollo le durezze. Dassi col vino a dissolvere quelle cose che bisogna ristrignere, ancora che pi operi con l aceto contra i flussi di flemma acuta, che i Gre ci chiamano reumatismi, e ai membri percossi e usciti dei luoghi loro. pi utile a tutte queste cose darlo lievito, nel qual modo si chiama auto pi ro. Impiastrasi ancora a un male che viene fra carne e ugna, e chiamasi patereccio, e al callo dei piedi nell' aoeto. Il pane vecchio dei navigan ti, pesto e di nuovo cotto, ferma il corpo. A que gli ehe si dilettano di aver buona voce, e contra le distillazioni, utilissimo che sia secco e si man gi per primo cibo. 11 sitanio, cio il marzuolo,

s 5

C. PLINII SECDNDI

256

Sic et pusulis capitii, aut adjecta arida myrto. Tremulis panem ex aqua esse jejunis stalim a balineis demonstrant. Quin et gravitatem odorum in cubiculis ustus emendat: et vini, in saocos ad ditus.

col mele guarisce benissimo il viso pesto, o scor ticato. Il pan bianco bagnato nell aoqua ealda o fredda cibo leggerissimo per gli ammalati. Ado perasi col vino agli enfiati degli occhi, come an che alle puslule del capo, o con aggiuntavi pol vere di mortine secca. I medici consigliano che quegli che hanno il parietico mangino a digiu no, quaudo escono dai bagni, pane stato nell'ac qua. Ano nelle earaere leva il cattivo odore di esse, e del vino, oiettendolo in sacchetti.
D ella
fava ,

TABA, XVI.

16.

LX 1X. Auxiliatur et faba. Namque solida fri cta, fervensque in acre acetum conjecta, tormi nibus medetur. In cibo fressa, et cum allio cocta, coutra deploratas tusses, suppurationesque pe ctorum, quotidiano cibo sumitur : et comman ducala jejuno ore, etiam ad furunculos m aturan dos disculiendosvc im ponitur: et in vino decocta, ad testium tumores, et genitalium. Lomento quo que ex aceto decocto, tumores maturat atque aperit : item livoribus, combustis medetur. Voci eam prodesse, auctor est M. Varro. Fabalium etiam siliquarumque cinis, ad coxendices, et ad nervorum veteres dolores cura adipis suilli vetu state prodest. Et per se cortiees deoocti ad tertias sisluut alvum.

LX 1X. Giova ancora la fava, pereh fritta so da, e bollente messa in aceto forte medica i tor nimi. Infranta in cibo, e cotta con l aglio, si pi glia ogni giorno contra le tossi disperate, e le marcie raccolte nel petto ; e masticata a bocca digiuna adoperata ancora a m aturare i figneli, ed a levargli via ; e cotta nel vino, a torre gli en fiati dei testicoli e delle parli genitali. La farina di fava ancora, cotta con lo aoeto, m a tarae apre gli enfiati, e medica i lividori e le incotture. M . Varrone scrive eh ella giova alla voce. La cenere de' gambi suoi e de* baccegli giova alle coscie, e a' dolori vecchi de' nervi giova con grasso vec chio di porco. Le corteccie per s cotte fino alla terza parte fermano il ccrpo.
D blla l b b t e , 1 7 .

E x LBRTB, x v n .

LXX. Lens optima, quae facillime coquitor, et ea q u a e maxime aquam absorbet. Aciem qui dem oculorum obluudit, et stomachum inflat, sed alvum aistil iu cibo, magisque discocta coele sti aqua : eadem solvit, minus percocta. Pusulas ulcerum rumpit, eaque quae intra os sunt, pur gat et adstringit. Collectiones omnes imposita sedat, maximeque exulceratas el rimosas. Oculo rum autem epiphoras cum meliloto, aut cotoneo. Contra suppurantia cum polenta imponitur. De coctae succus ad oris cxulceraliones et genitalium adhibetur : ad sedem, cum rosaceo aut cotoneo. In his, quae acrius remedium exigant, cum palamine punici, meile modico adjecto. Ad id demum, ne celeriler inarescat, adjiciunt et betae folia. Impooilur et strumis pauisque, vel maturis vel maturesceulibus, ex aceto discocta. Rimis ex aqua mulsa: et gangraenis cum punici tegmine. Ilem podagris cum polenta, et vulvis, et renibus, per nionibus, ulceribus difficile cicatricem trahenti bus. Propter dissolutionem stomachi triginta grana lentis devorantur. In choleris quoque et dysenteria efficacior est in iribus aquis cocta: in quo usu melius sernper eam torrere ante, el tuu-

LXX. Ottima quella lente ebe facilissima a cuocere, e quella che succia pi acqua. Ella ingrossa la vista degli occhi e gonfia Io stomaco, ma ferma il corpo presa per cibo, e massima mente colta in acqua piovana ; per cotta meno, Io risolve. Rompe le bolle e purga e rstrigoe i malori che son dentro alla bocca. Postavi sopra mitiga tutte le raccolte d'umore, e massimamente le scorticate e crepate ; e con meliloto o meU cotogua le lagrime degli occhi. Ponsi con polenta sulle parli cha han fallo puzza. Il sugo delle cotte s ' adopera allo scorticato della bocca e de' geni tali, e al fondamento con olio rosato e cotogne; e dove si ricerca pi gagliardo rimedio, saggingne boccia di melagrane, e un poco di mele ; e acciocch non si seechi s ' aggiungono foglie di bietola. Goasolta con l'aceto si mette sulle scrofe e pannocchie mature, o che cominciauo a matu rare. Alle fessure meitesi eoa acqua melata, e alle caacrene con buccia di melagrana ; e simi!* mente con polenta alle matrici, alle reni, a'pedignoni, e all' ulcere che difficilmente saldano. Per la dissoluzione dello stomaoo s* inghiottiscono trenta granella di lenti. Alle collare e al male dei

H1ST0RIARC9I MONDI LIB. XXII. dere, at quam tenuissima detur, vel per >e, vel cuoi eotoiMo malo, aut piris, aut m y r to , aut in tubo erra t ico, aul beta nigra, aot plantagine. Pol mooi est m utilis, el capitis dolori, nervosisqae omnibus, el felli : neo somno facilis : ad pusulas utilis, ignique sacro, et mammis in aqua marini decocta: in aceto antem duritias et strumas discu tit Stomachi qoidem causa, polentae modo po tionibus inspergitur. Quae sunt ambusta, aqua semicocta curat, postea trita, et per cribrum ef fato furfure, mox procedente curatione addito meile. x posea coquitur ad guttura. Est et pa lustris lens per se nascens in aqua non profluente refrigeratoriae naturae : propter quod collectio* nibus illinitur, et maxime podagris, et per se, et cum polenta : glutinat et interanea procidentia.

a5S

>;*i I

pondi sono migliori colle in tre aequa; e in qe* sto bisogno sempre meglio arrostirle, o pestar* le, acciocch si dieno pi sottili, o di per s, o con mele cotogne, o con pere, o con mortine, o con endivia salvatica, o con bietola nera, o con piantaggine. La lente inutile al polmone, al dolore del capo, a tutti i nervosi e al fiele; n giova per dormire. E utile alle pus tuie e al fuooo sacro ; e alle poppe cotta in acqua marina. Cotta con l ' aceto leva le duretae e le scrofole ; e per lo alomaco se ne sparge in su quello che si bee, come ^i fa la polenta. Guarisce le cotture, mezza colla con 1 acqua, dipoi macinala e stacciata ; * poi in processo della cura vi saggiugne il ma le. Poich' stata nella posca si cuoce per la gola. cci ancora una sorte di lente palustre, che na sce per s in acqua nou corrente, di nalura riofrescaliva: per questo se ne fa empiastro alle raccolte degli umori, e massimamente alle gotte, e per s, e con polenta, e rappicca le ialeriora, che caggiouo.
D e l * ELI3FACO, O SFACO, UICES1 PUE SALVIA, l 3 .
che

Ex

BL,ILIS PHACO, SIVB

s p h a c o , q u a e s a l v ia , x i u .

LXXI. Est e t silvestri elelispbacos dicta a Graecis, ab aliis spacos. Ea est sativa lente le vior, et folio m inore, atque sicciore, et odoratiore. Est et alteru m genus ejus silvestrius, odore gravi: baecm itior. Folia habet colonei mali effi gie, sed minora e t candida, quae cam ramis decoquuntur. Menses ciet, et urinas : et pastinacae marinae ictus sanat. Torporem autem obducit percusso loco. B ib itu r eum absinthio ad dysente riam. Cum viuo eadem commorantes menses tra hit: abundantes aislit decocto ejus polo. Per se imposita herba vulnerum sanguinem cohibet. Sa nat et serpentium morsus. E t si in vino decoqua tur, prurito testium sedat. Nostri, qui nnnc sunt, herbarii elelisphacon graece, Ialine salviam voeant, mentae similem, canam, odoratam. Par tus emortuos ea adposita extrahunt : ilem ver mes aurium ulccrum que.

LXXI. cci anco la salvatica, chiamata dai Greci elelisfaco, e da altri sfaco. Questa assai pi leggeri che la lente domestica. Ha le foglie minori, pi secche e pi odorifere. ccene un' al Ira sorte di pi salvatica, che ha grave odore; e que sta pi mite. Ha le foglie simili al melo cologno, ma minori c bianche, che si cuocono co* rami. Provoca i mesi delle donne, e P orina, e guarisca i morsi della pastinaca marina. Per fa intormen tire il luogo che ha rilevato percosse. Bessi con assenzio al male depondi. La medesima bevuta con vino tira fuori il menstruo cbesoprasla; e bevendo la sua decozione ferma il superfluo. L erba po stavi su per s stessa ristagna il sangue delle ferite. Guarisce anco il morso delle serpi. E se si cuoca nel vino, mitiga il pizzicore de1 testicoli. Gli eri bolsi de' nostri tempi la chiamano ia greco eleli sfaco, e in latino salvia, simile alla menta, bianca, odorosa ; e metlendovela sopra cavano fuori la creatura morta, e i vermini degli orecchi e delle rotture.
D el
c e c e , b d e l l a c ic e r c h ia ,

t C 1 C U B , s f CICBXCULA, XXIII..

a 3.

LXX 1I. C ic e r et silveslre est, foliis salivo limile, o d o re g ra v i. Si largius sumatur, alvus wlvitur, e t in fla tio contrahitur, et tormina. To rtam salubrius h a b e tu r. Cicercula etiamnum ma lis io alvo p ro f ic it. Farina ulriusque ulcera ma nantia capitis s a n a t, efficacius lvcslris. Ilem coitiales, e t jo c in e ru ro tumores, et serpentium

LXX 1I. cci anco il ceoe salvatico, simile nelle foglie al domestico, di grave odore. Piglian done quantit muove il corpo, e genera vontosit e tormini. Tiensi che l ' arrostito sia pi salutife ro. La cicerchia ancora giova molto al corpo. La farina dell* una e 1' altra guarisce le rotture del capo che gocciolano, ma assai meglio quella del

C. PLINII 9KCUND1 ictus. Ciel mense* et orinai, grano maxime. Emendai et licbenas, et testium inflammationes, regiam morbum, hydropicos. Laedunt omnia haec genera exulceratam vesicam, et renes. Gan graenis utiliora cum meile, at his quae cacoethe vocantur. Verrucarum in omni genere prima lu na singulis granis singulas tangunt, eaqoe grana in linleolo deligata post se abjicinut, ita fugari vitium arbitrante*. Nostri praecipiunt arietinum ha aqua cum ale discoquere, ex eo bibere cya thos bino* in difficultatibus urinae. Sic et calcu los pellit, morbumque regium. Ejusdem foliis sarmenlisque decoctis, aqua quam maxime calida morbos pedum mollit, et ipsum calidum trilum que illitum. Columbini decocti aqua, horrorem tertianae et quartanae minuere creditur. Nigrum autem cum gallae dimidio tritumi oculorum ul ceribus ex passo medetor. salvalico. Guarisce pare il mal caduco, il gonfia mento del fegato e i morsi delle serpi. Muove i mesi delle donne,e 1 orina, e massimamente ci * fanno le sue granella. Guarisce le volatiche, le in fiamma gioni de1testicoli, il fiele sparto, e i ri. truopichi. Tutte queste civaie offendono la vesci ca scorticata e le reni. Col mele sono molto utili alle cancrene e alle cacoete. Tutti i porri e le ver ruche li toccano il primo d della luna, cio cia scuno eoa un granello, e legano poi le granella in petzolina, e gellansele dietro le spalle, creden dosi ia quel modo cacciare i porri. I nostri voglio no che quello che si chiama arietino* si cuoca col sale n eir acqua, e se ne beano due bicchieri alle difficolt dell' orina ; e cos alla pietra e al fiele sparlo. Cuoconsi le foglie e i rami suoi n ell'ac qua, e la cocitura calda quanto si pu patire s a dopera al male de'piedi; ed esso caldo e pesto, impiastrandolo, fa il medesimo effetto. Dicono che la cocitura in acqua del cece colombino scema i tremili della febhre terzana e della quartana. I ceci neri pesti con la met di galla e stali nel vin collo guariscono l ' ulcere degli occhi.
D ella b c b i g l i a , ao.

Kx

ERVO,

xx.

1 LX XIU. De ervo quaedam in mentione ejus diximus: nee potentiam ei minorem veteres, quam brassicae tribuere. Contra serpentium ictus ex abeto,adcrt>odilorum hominamque morsam. Si quis ervum quotidie jejuna edat, lienem ejus absumi certissimi auctores adfirmant. Farina ejus varos, sed et maculat toto corpore emendat. Ser pere ulcera non patitur : in m3ramis efficacis'imuin. Carbunculos rumpit ex vino. Urinae diffi cultates, inflationem, vitia jocineris, tenesmon, et qnae cibum non sentiont, atropha appellata, to stura, et in nucis avellanae magnitudinem meile collectam devoratumque corrigit : item impetigi nes, ex aceto coctum et quarto die solutum. Pa nos ia meile impositum suppurare prohibet. Aqna decocti perniones et pruritus sanat fovendo. Quia et aniverso C orpori, si quie quotidie jejunus bi berit, meliorfem fieri colorem existimant. Cibi* idem hominis alienum. Vomitiones movet, alvum turbat, capiti et stomacho onerosum. Genua quo que degravat. Sed madefactum pluribus diebus, mitescit, babo* jumentisquentilissimum. Siliquae ejus virides, prios quam indurescant, cum suo Caule foliisque contritae, capillos nigro co lo re
ittfiriu o t.

LXX 111. Gi dicemmo alcuna cosa della ru bi jjHa, alla quale gli antichi attribuirono non meno virt, che al cavolo. Coa aceto vale al mor so delle serpi, de'crcodili e degli uomini. Alcuni autori affermano per cosa certa, che ae ai man giasse ogni d a digiuno della rubiglia, la milsa ai consumerebbe. La farina d ' essa leva le piccole durezze della faccia e le macchie di tatto il co r po ; e non lascia l ' ulcere impigliare pi avanti. La rubiglia molto ulile alle poppe. Col vino rompe i carboncelli. Arrostita, e mangiata col mele, in pallottole alla grandezza d'una Doccinola, guarisce la difficolt dell'orina, la enfiagione, i di fetti del legalo, il mal depondi, e quemali cbe non sentono il cibo, chiamali atrofi; non che le volati che cotta con laceto, e sciolta il quarto d. Po sta col mele sulle pannocchie, non laaeia lo ro co gliere puzza. La cocitora sua guarisce i pedignoni e i pizzicori, facendovi sopra fomento. A chi ne bee ogni giorno a digiuno, tengono che faccia miglior colore in tutto il corpo. La medesima nociva per cibo all'uomo. Muove il vomito, tu rb a il corpo, grave al capo e allo stomaco. Aggrava ancora le ginocchia. Ma tenuta pi giorni in m a cero diventa pi mite, ed utilissima a' buoi e all' altre bestie. I suoi bacegli verdi innanti c h e induriacano pesti col suo gambo e foglie fauuo i capegli neri.

6i

HISTOEIARDM MONDI LIB. XXII.


E * (.OPINO, X IV .

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s o , a 5.

LXXIV. L upini qaoqae silvestres sant* ornai modo m in o res sativis, praeterquam im irilm lioe. Lx omnibus quae ed u n tu r, sicco ntfUt minus ponderis e st, n ee plus Utilitatis. Mitescunt ci aere sol aqua calidis. Coiorem hominis frequenliores io cibo ex h ila ra n t : amari contra aspidas va leni. Diser a tra , arid i dacortioatique triti, opposito lialeolo, o d vivum corpos redigunt. Slromas, parotidas, isa aceto cocti discutiunt. Socous deoo* ciornm c a m ru ta et pipere, vel in febri datar ad ventris anim alia pellenda, minoribus triginta an norum : p u e ris vero impositi, in ventrem jejunii promat. E t alio geoore tosti, et in defkruto poti, vel ex m eile sampti. Ii dem aviditatem cibi fc* eiunt, fastid ia m detrabuat. Farina eorum aceto mbacta, p ap u las pruritosque in balintis illita cobibet, et p e r sa siccat ulcera. Livores emendat ; ioQammationcs cam polenta sedat. Silvestrium efieacior via e st contra ooxendicum fet lumborum debilitatem. E s iisdem deoocte. lentigines, et fo ventium en tem co rrig u n t: si verad melli* era#* sitadinem d eco q u an tu r Vel sativi, vitiligines ni* fias et lepras em endant. Sativi quoqne rum puol carbunculos im positi : pinos n w w n t, aot maturant, cocti ex aceto : cicatricibus candi dum colorem red d u n t. Si vera coelesti aqua di scoquantur, succos ille smegma fit : quo fovere gangraenas, eruptiones pituitae, ulcera manantia, utilissimam. E x p ed it ad bonem bibere, et cura meUe menstruis haerentibus.

Lieni c ru d i eam fico sicca triti ex aceto im* ponuntor. R a d ix quoque io aqua deconta, urinas peffit H e d e n l o r pecori eum abamaekOne hfrba decocti, aqua in potum collata. Sanant et scabiem
qoadropedutn omnium, in afnure decocti, vel utroque liq u o re postea mixto. Fumus crematontm calice neoai.

LXXIV. 1 lupini salvatiebi ancora sono per ogni modo minori che i domestichi, fuor eho dell* amaritudine. Di tutte le civaie che si man-* giano, DRts ve n' |ia eh seoca pesi meno, e ch4 sia di maggiore utilit. Addolciscono con la cener o P acqua calda. Ubandosi spesso in cibo, visefaia* rano il colore dell'uomo. Gli amari hanuo virt contra gli aspidi. Secchi, scorticali e pesti, e messi io pezzolina, e posti sopra le piaghe di color sau* guinoso, le ritornano a vivo corpo. Colti nell* acrto levano le scrofe, e le posUftoe dopo gli orec chi. La cocitura loro con ruta e con pepe ancora nella febbre ai piglia per cacciare i vermini del corpo a quegli che non passano treni' anni, ma ai fanciulli giovano ponendoli loro sul corpo digiu-i no ; come anche arrostiti, o bevuti nel vin cotto, o preai col mela. Fauno vanire ancora voglia di mangiare, e levano il ftslidio. La farina loro im pastala oon l ' accio c impiastrata nei bagui leva le stianxe a il pm ioore, e per s seooa le rotture. Guarisca i livida ri, e M itiga le iufiammagioni eoa la polenta. 1 salvatichi banao maggior virt con* tra la debilit delle coscie e de' lombi. La cocitura loro leva le lentiggini, e rassetta la cotenna ; e se si cuocooo io modo che tornino alla grossexza del mele, ancora i domestichi,' guariscono le mac chie nere che vengono pel corpo, e la lebbra. 1 domestici ancora postivi su rompono i carbonselli, e cotti oon 1 aceto maturano, o dissolvono in * pannocchie e le scrofole, a rendono il color biao* co a lle margini. Se si cuocooo con acqua p io sa na, quel sugo diventa medicamento che vale a le v a r le macchia del viso ; col quale u tilis s im o fo m e n ta re le c a n c re n e , la flem m e* le n a s< eo z * c h e geA taoo. utile berlo p e r la railsa, e ool m e la pei menstrdi sopratteonli. * Pongonai alla miUa crudi e pesti con fiohi secchi stati nell* aooto. Anche U radi oc lordi coti* nell' acqua provoca l ' orina. Cotti con l ' erba cameleone medicano il bestiame che ne beesse l'ac qua. Guariscono le scabbia di lutti i quadrupedi, cotti nella morchia, o l ' uno e l ' altro liquore di poi mescolato; M filmo degli arsi ammazza le xaniare.
D e l l * ir io n e , G alli
o e r is im o , ch r i

Ex iKioHK, siv* anvsiuo,

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d ic o n o v e l a , i

5.

LXXV. Irio n em inter fruges sesamae similem esse diximus, e t o Graecis erysidiofe voeari : Galli velam ap p ellan t. E st autem irntiooaam , foliis crocee, au g ustio ribu s panilo, semine nasturtii, ^tilimimuan tussientibus cum msll*,et iu tbaracis

LXXV. Dicemmo nelle biade, che 1 irione ' simile alla sesamo, e che i Greci lo chiamano eri simo, e i Francesi vela. Egli fa cespuglio, e le sue Coglie sono un poco pi strette che quelle della ruchetta, ed ha seme di nastufow Utilissimo

2 63

G. PLINII SECUNDI col mele a chi ha la tosse, ed a chi ha nel petto spurgo marcio. Dassi ancora a chi ha sparto il fiele, a' difetti de* lombi, al male di petto, a' tor mini e a' debili di stomaco. Fassene empiastro alle posteme dietro agli orecchi, e a cancri. Al l'arsione tlef testicoli l empiastro si fa con l'ac qua, all altre cose eoi mele. utilissimo ancora a1 bambini ; e eoa mele e eoo fichi a' difetti del fondamento, ed alle gotte. Bevuto he virt anco ra contra i veleni. Medica i sospirosi, non che le fistole con sugna vecchia, ma in modo che no vada dentro. D b il' o b h i k o , 6. LXXVI. L' ormino, come abbiamo dello, nel seme simile al cornino, nel resto al porro, viene allaltezza d'un palmo. di doe ragioni : l'uno di essi ha il seme nero e lungo. Questo buono a destar la lussuria, e giova a* fiocchi bianchi e alle albugini degli occhi. L'altro be' il seme pi bian co e pi tondo. Con l'u n o e P eltro pesto e wtpiastrato per s nelP acqua si cavano le punte infittesi uel corpo. Le foglie stale nelP acelo, e peste sopra le pannocchie per s, o col mele, le levano via, non ehe i Agnoli, prime cbe facciano capo, e latte le agrimonie.
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l o g l io ,

pnralentit exscrealonibu. D atar *t regio morbo, et lumborum vitiis, pleuriticis, torminibus, coe liacis. Illinitur vero parotidum et carcinornalum malis. Testium ardoribus ex aqua, alias cum meile. Infantibus quoque utilissimum. Item sedit vitii, et articulariis morbis, cum meile et fico. Contra venena etiam effieii potum. Medetur et suspiriosis, item fistulis, cum axungia veteri, ite ne in tu* addatur.

E x BOBMIBO, VI.

LXXVI. Horminum semine (ut diximus) cu mino simile est, celero porro, dodrantali altitu dine. Duorum generum : altefi semen nigrius, et oblongum. Hoc ad Venerem stimulandam, et d oculorum argema et albugines. Alteri candi dius semen et rolundios. Utroque tuso extrahun to r aculei ex corpore, per te illito ex aqua: folia ex aceto imposita, paoos per ae vel cuin meile diseatnrat: item furunculo, prMsquam capita faciant, omnesque acrimonias.

l o l io , t .

5.

LXXVII. Quin et ipsae frugum pestes io ali quo suol oso. Infelix dictum est a Virgilio lolium. Hoc tameu molitum, ex aceto coctum, imposituroque, sanat impetigines, celerius, quo saepius n atatu m est. Medetur et podagris, aliisque dolo ribus, ex oxymelite. Curatio baee a celeris differt. Aceti sextario ano dilui mellis uncias duas ju stam est : ita temperatis sextariis tribas, decocta farina lolii sextariis daobat asqae ad crassitudi nem, calidumque ipsam imponi dolentibus mem bris. Eadem farina extrahit ossa fracta.

LXXVII. Anche Perbe che son peste alle biade hanno qualche utilit in loro. Il loglio da Virgi lio chiamato infelice ; nondimeno mollificato e cotto nelP aceto guarisce le volatiche, postovi so pra, e tanto pi tosto, quanto pi spesso si mula. Medica ancora le gotte e altri dolori con ostimele. Questa cura differente delP altre. In un sestario di aceto si dissolvono doe oncie di mele, e con questo liquido si steraperan tre settarii di farina di loglio, cocendola iofino a cbe si rappigli; poi maltesi calda questa oompotiaone a* membri che dolgono. La medesima farina cava P ossa rotte.
D e l l ' u b a m il ia e ia , i .

E MILIARIA BBBBA, 1 .

LXXVIII. Miliaria appellatur herba, qaae ne cat miliam. Haec trita, et cornu cum vino infusa, podagras jumentorum dicitar sanare.

LXXV1II. cci un' erba che si chiama milia ria, la quale ammazza il miglio. Questa trita, e messa col vino nelP ugna de' cavalli, asini e buoi, dicesi che gli guarisce delle gotte.
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bbom o ,

E bbomo, i. LXXIX. Bromos semen est spicam ferentis herbae : nascitur inter vitia segetis, avenae gene re : folio et stipala triticum imitator. In cacumi nibus dependentes pervolas velut locostas habet.

i.

LXXIX. Il bromo seme d ' a n ' erba che fa la spiga : nasce fra le biade, ed specie d avena ; e nelle foglie e ne' gambi somiglia il grano. Ha nelle cime siccome piceole locuste che pendono.

HISTORIARUM MUNDI MB. XXII. Sem alile ad cataplasmata, aeque a t hordea rn, en similia. Frodesl tussientibus saccus.
E x OBOEARCHE, SIVE CYBOMOEIO, I .

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Il seme suo utile a fare brinate, e simili eose, come l orzo. 11 sago giova alla tosse.
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obobabchb,

ciho m obio ,

t.

LXXX. Orobsnchen appellavi mus uecantera ertam et legumina : alit cynoroorion eam appelliat, a similitudine canini genitalis. Cauliculus esi aioe sanguine, loliis rubens. Estur et per sc, t in |wtiois qoam tenera est deoocta.

LXXX. Chiamammo orobanche un* erba, la quale ammazza le rubiglie e le civaie: altri la chiamano cinomorio, per essere simile al mem bro genitale del cane. Ha gambo senza sugo foglie rosseggiarti. Mangiasi cruda da s, o in piattelli quando cotta tenera.
B es TIUOLB CHE BASCOKO FBA 1 LEGUMI.

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l b g u v im u m b b s t io l is .

LXXXI. E t leguminibus innascuntur bestiolae venenatae, quae manus pungunt, et periculum vitae adierant, solipugarum generis. Adversus h*s omnia eadem medentur, quae contra araneos et phalaogia demonstrantur. Et fVugum quidem haec sunt ia usa medico.

LXXXL Tra le civaie nascono alcone bejtino ie velenose, le quali pugnendo le mani fanno pe ricolo alla vita. Sono della specie delle solipun* ghe. Conira queste valgono quei medesimi rimedii, che insegnammo conira i ragni e i falangi. Queste dunque sono le medicine, che si Unno delle biade.
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b c e b v o g ia .

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zy th o kt c e b v is u .

LXXXI1. Ex iisdem fiant et polus, zythum ia Aegypto, celia et ceria in Hispania, cervisia et plora genera in Gallia, aliisque provinciis, quo rum omnium spuma cutem feminarum in facie nutrit. Nam quod d potum ipsum attinet, prae stat ad vini transire mentiouem, atque a vite or diri medidoas arborum.

LXXX 1L Delle medesime si fanno pozioni, cio il zito in Egitto, la celia e la ceria in Ispagna, la cervogia e molle allre in Francia c nel* l ' altre provincie, la schiuma di lolle le quali fa bella pelle nel viso alle donne. Ma avendo a trat tare del bere, meglio venire alla menzione del vino, e cominciare le medicine degli alber dalle vili.

C. PUNII SECUNDI

HISTORIARUM MUNDI
LIBER XXIII
MEDICINAE EX ARBORIBUS CULTIS

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D * v itib u s* xx .

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mbdic. ao.

I. JTeracia cerealium in medendo quoque natura ert, oauwunque q u a e ciborum, aut florum, odormaqae gratia p ro v e n iu n t supina fallare. Noo taril his Pomona, parte*]ae medicai et pendentibas dedit, non c o n te a ta protegere, arborurnqoe tkre ambra q u ae diiiaM it; immo velat indignata fh i assilit ia e n e h is quae longius a eoelo abeamt, qaaeqse p o stea eoepisient. Primum enim henioi oibam fuisse inde, et sio indocto coelsm patcique e t n sn c ex ss posse sine fra-

I. t j i s trattato della medicina eh* nelle biade, e di tutte le cote che produce la terra dalla superficie o per cibo, o per fiori e odoramenti. A questi non cede Pomona, la quale ha dato ancora virt medicinale a' tuoi frutti pendenti, non con tenta di coprire e nutricare con 1' ombra degli alberi le cose gi dette da noi : anzi come sde gnala che sia maggiore aiuto in quelle cose, le quali sono pi discoste dal cielo, e che pi tardi comiociarono. Perciocch il villo degli uomini pW enne prima dagli alberi, onde anche per ci essi erano indotti a guardare il cielo ; e ancora a' tem pi nostri potrebboo vivere senza le biade. 11. Laonde, come sdegnala, diede est dea vir 11. Ergo herow ls artes io primis dedit f itibus, t medicinale agli alberi, e mautmamenle alle oo ostenta delicia* etiam, et odores, atque m * viti, non contenta averci dato in qaegli tante fMata, ompbaco, e t oenanthe, ao massari (qaae delicatezze, e unguento l onfacio, e di eoante, e w locis d ix im u s), nobiliter instruxisse. Pi di massare ( di cui sopra abbiamo latto menzio riaam, in q a it, ho m in i voluptatis ex me est. Ego ne ). Epper disse: . Grandissimi diletti pigliano ceom vini, liq u o rem olei gigno. Ego palmas et gli uomini per me. lo genero il sugo del vino, e P*ma, totqoe v arietates: neque a t tellus, omnia il liquore dell olio. Io produco le palme, i pomi p r labores, sra n d a tauris, terenda areis, deinde xii, ut q u an d o , quantove opere cibi fiant. At e tante sorti di frulli : n fa bisogno chio, come ex me parala om nia, nec curvo laboranda, sed la terra, ogni cosa faccia con fatica, arare co buoi, battere sull aie, e finalmente macinare cosassi, vie porrigentia u ltro : et si pigeat attingere, etiam acciocch dopo mollo tempo e fatica i miei pomi lentia. C e rta v it ipsa secom, plusque utilita diventino cibo. Tutti i miei fruiti sono pronti e ri causa g e n u il eliam , quam voluplalis.

C. P U M I SECUNDI a pparecehiati,e senzadio i) curvo colouolor trava gli intorno, se gli offrono da loro stessi : e se gli uomini per pigrizia non gli colgouo, cadendo da s medesimi a loro si danne. In questa forma sforzando di vincere s stessa, ha generato agli uomini molte pi cose per cagion d utilit, che di piacere. Di
f o l iis

v iT iu ii, * t

f a m p ik o ,

tu .

D i l l e f o g l i e d e l l e v i t i , b d e l p a m p in o , j .

III. Le foglie e i pampani delle vili mitigano III. Fulia vitium el pampini capitis dolores, la doglia del capo e le infiammagioni de* corpi inllammatiunesque corporum mitigant cum po lenta. Folia per e ardore* stomachi ex aqua fri* con la polenta. Le foglie per s state nell1acqua fredda mitigano gii ardori dello stomaco, e oou fida : cam farina vero hordei* articularios mor farina d* orzo medicaoo i morbi articolari. I pam bos. Pampini Irili et impositi lumoirem omnem pani pesti seccano, postivi sopra, ogni enfiagione. siccant. Succus eorum dysentericis infusus mede tur. Lacryraa vitium, quae veluti guminis est, 11 sugo loro guarisce i pondi, iufusovi sopra. La lagrima delle vili, eh1 come gomma, guarisce b lepras et lichenas, psorat nitro ante praeparatas lebbra, le volatiche, e la rogna, preparate prima san at. Eadem cum oleo saepius pilis illitis, psi col nitro. Ungendo spesso i peli eoa la medesima, lothri effectum habet, inaximeque quam virides accensae vites exsudant : qua et verrucae tollun e oon olio, si la il medesimo effetto che col psilotur. Pampini sanguinem exscreantibus, et mu Iro, e massimamente con quella lagrima che fanno lierum a conceptu defectioni, diluti potu prosunt. le vili verdi quando elle ardooo ; eoa la qaale si Cortex vilium et folia arida, vulnerum sanguinem levano via ancora i porri. I pampani giovano a sistunt, ipsumque vulnus conglutinant. Vilis albae chi spula sangue ; e beendogli stemperati giovano viridis lusae succo impetigines tollantur. Cinis agli sfinimenti delle doone, poi che hanno par sarmentorum vitiumque et vinaceorum, condy torito. La corteccia e le foglie secche delle vili lomatis et sedis vitiis medetur ex aceto: item fermano il sangue, e risaldano le ferite. 11 sago luxatis et ambustis, et lienis tumori, cum rosaceo della vite bianca verde pesta oon l incenso caccia et ruta et aceto. Item igni sacro ex vino citra P impetigine. La cenere de* sarmenti delle viti e oleam adspergilur, et intertrigini: et pilos absudelle vinaccie stata nell aceto guarisce i fiehi ed rtil. Dant et bibendum cinerem sarmentorum ad altri difetti del sedere ; e oon olio rosato, rata lienis remedia aceto oonspersara, ita a t bini cya e aceto medica qaegli che hanno le membra scoathi in tepida aqua bibantur, utque qui biberit, cie, le incolture e lo enfiato deHa milza. Stata nel io lienem jaceat. vino senza olio e sparsa sol fuoco sacro lo risani, e consuma le scorticatore della pelle per troppa camminare, o per fregarsi 1 un membro eoa P al * tro, e leva via i peli. Dassi anco li oenere deaarmenti spruzzata daceto a bere per rimedio dell* milza ; cos per, che bevansene dae bicchieri io acqua tiepida, e colui che beve giaccia in salii milza. Gli stessi viticci triti e beali con acqua levano Clavicalae ipsae, qnibus repant vites, tritae, lusanza del vomitare. La cenere di viti eoo sugai et ex aqna potae, sistant vomitionum consueluvecchia giova contra gli enfiati, purga le fistls, di nem. Cinis vitiam cum axungia vetere contra e poi le risalda : leva le doglie de nervi nate per tumores profieit, fistulas porgat, mox et persa freddura, e i rattrappamenli : con olio guarisce W nat : item nervorum dolores frigore ortos, conparli infrante nel corpo ; e con aceto e nitro le tractionesqoe: contusas vero partes cnm oleo, carnes excrescentes in ossibus cum aceto et nitro, carni che orescono nell' ossa ; e oon olio lo piaghe scorpionum et canum plagas cura oleo. Cortic fatte dagli scorpioni e dacani. La oenere della scorza della vite fa riuasoere i peli a chi pati ar per oiois combustis pilos reddit. sione.

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXIII.


D b OMPHAC 10 V1T1DM, XIV.

D E L I .'OBFACIO DBLLB VITI, l { .

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IV. O m p b a d n m qua fie n t ratione incipienti* IV. Abbiamo gi insegnalo n d trattalo degli p u b e rta te , in ungaentoram loco docuimus. unguenti, come dell uva, quand' essa comincia, Nane ad m edicinam de eo pertinentia indicabi si fa 1 unguento chiamato onfacio. Ora ragione mus. Sanat ea, quae in humido sunt ulcera, ut remo delle sue medicine. Guarisce dunque le ul oris, tonsillarum , genitalium. Oculorum d aritati cere che sono in luogo umido, come della bocca, plurimum co n fert: scabritiae geoarum, ulceridelle gavigne e delle parti genitali. Giova molto busque angulorum , nubeculis, ulceribus quacum a rischiarare la vista, alla ruvidexza delle palpe que in p a rte manantibus, cicatricibus marddia, bre, alle ulcere che son negli angoli degli occhi, ossibus p u ru lente limosis. Mitigatur vehementia a' panni o maglie, a tutte le ulcere che gettano, in ejus raelle a n t passo. Prodest et dysenlericis, qualunque parte sieno, alle margini marcie e agli sanguinem exscreantibus, anginis. ossi dove sia puzza. La sua veemenza si rompe col mele o col viu collo. Giova al male de'poudi, a chi sputa sangue, s alla sqainanzia. Db
o b h a h th b , x x i. D ell'
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21.

V. Ompbacio cohaeret oenanthe, quam viles V. Con Ponfacio s'accompagna Penante, prodotto dalle vili selvatiche, di cui s ' detto nel silvestres ferunt, dicta a nobis in unguenti ratio ne. Laudatissima in Syria, maxime drea Antio trattalo degli unguenti. E ottimo in Siria, massi mamente circa i monti d ' Antiochia e di Laodi chiae et Laodiceae montes : et ex alba vite refri gerat, adstringit, vulneribus Inspergitur, stoma cea : quello di vile bianca rinfresca, rislrigne, cho illinitur, utilis nrinae, joci aeri, capitis dolo spargesi sulle ferite e impiastrasi sullo stomaco : ribus, dysenteriois. Contra fastidia obolo ex aeeto olile alP orina, al fegato, a' dolori del capo e al pota. Siccat manantes capitis eruptiones, effica mal de' pondi. Conira i fastidii si bee con laceto a cissim a ad vitia quae sunt in humidis : ideo et misura d 'un obolo. Secca le rotture del capo, che o ris ulceribus, et verendis, ac sedi cum meile et gettano: potentissimo a'mali che sono nelle parti ero e . AJvum sistit. Genarum scabiem emendat, nmide, e per questo utile alle crepature della ocuJoraraque lacrymaliones ex vino stomachi dis bocca, e alle parli genitali, e al edere, col mele solutionem : ex aqna frigida pota sanguinis e col zafferano. Ferma il corpo. Guarisce la scab exscreationes. Cinis ejus ad collyria, et ad ulcera bia delle guance e la lagrimazione degli occhi, e porganda, e t paronychia, et pterygia, probatur. col vino la dissoluzione ddlo stomaco, e con ac U ritor in furno, dotiec panis percoquatur. Mas qua fredda bevuta lo spotare del sangue. La ce saris odoribus tantum g ig n itu r: omniaque ea nere sua buona a fare medioamenti da occhi, e aviditas h u m sni ingenii nobilitavit, rapere festi a purgare le rotture, s 1 paterecci, e quelle pel nando. licole, che si sfogliano attorno all' unghie delle dita* Ardesi nel forno, fin cbe si cuoce il pane. Il massare nasce solo per gli odori : per tutte cotali cose sono state nobilitate dall' avidit ddP inge gno umano, che le colse prima che il fiore passasse in frutto. Db
u v i s m a t u r is , h b c e n t ib u s .

U vb m a t u r b

e fre sc h e .

V I. i. Matureseentiom autem uvae veheaen- VI. 1. Dell'uve, che maturano, le nere sono pi gagliarde, e perdo il vin loro manco dilet tio re s nigrae, ideoque vinum ex his minus jucun tevole : pi soavi sono le bianche, perch ricevo d u m : suaviores albae, quoniam e translucido fa no meglio l ' aria per essere trasparenti. ciliu s accipitur aer. L 'uve fresche gonfiano lo stomaco, e per ven R ecentes stomachum, et spiritus inflatione tosit turbano il corpo ; e perci nella febbre alvu m tu rb a n ti iiaque in febri damnantur, utique biasimala la troppa copia d ' esse, perciocch ap largiores. Gravedinem enim capiti, roorbumque portano gravezza al capo, e fanno il male del le lethargicum faciunt, lnnocentiores, quae decer targo. Nuocono meno quelle, che colle sono tale ptae d i a pependere: qus ventilatione etiam utiles

275

C. PLINII SECUNDI

76

fiunt stomacho, aegrisque. Nara et refrigerant leviter et laalidiam auferunt.

appiccate qualche tempo ; per la quale ventila zione sono anco utili allo stomaco e agli amma lali ; perch elle rinfrescano leggermente, e leva no il fastidio dello stomaco.
D e l l 1 u v e c o n s e r v a t e , m e d ic . i i .

D e u v i s c o n d i t i s ; m e d ic i n a e , i i .

Le ave che sono state nel vin dolce, of VII. Qoae autem in vino dolci conditae fuere, VII. fendono il capo. Prossime 1 qoelle che sono state capot tentaut. Proximae sunt pensilibus in palea appese, son quelle altre che si sono conservate servatae. Nara io vioaceis servatae, et capot, et nella paglia ; perciocch le conservate nelle vivesicam, et stomachum infestant. Sistunt tamen naccie offendono il capo, la vescica e lo stomaco. alvom, sanguinem exscreantibus utilissimae. Quae Nondimeno fermano il corpo, e sono utilissime a vero in musto fuere, pejorem vim eliamnnra ha chi spula sangue. Per quelle che sono siate nel bent, qoam quae in vinaceis. Sapa quoque stomosto sono ancora peggiori di quelle che sodo jnacho inutiles facit. Saluberrimas potant medici state nelle viuaccie. Similmente la sapa le fa ino in coelesti aqoa servatas, etiamsi minime jucunlili allo stomaco. I medici tengono per utilissime das: sed voluptatem earum in stomachi ardore quelle che si son serbate in acqna piovana, ancor* sentiri, et in amaritudine jecoris, fellisque vomi ch elle sieno poco dilettevoli al gusto; ma il tione in choleris: hydropicis, cum ardore febrium diletto loro si sente nell'ardore dello stomaco, aegrotantibus. At in ollis servatae, et os, et sto nell* amaritudine del fegato, nel vomito del fiele machum, et aviditatem excitant. Paullo tamen per collera, e dai ritruopichi, i quali hanno ar graviores existimantur fieri vinaceorum halita. dori di febbre. Quelle che si sono serbate nelle Uvae florem in cibis si edere gallinacei, ovas non attingunt. pentole, destano la bocca, lo stomaco e l appe tito. Si tien per che riescano alqaanto pi gravi con P alito deHe vinaccia. Se si dar a beccare ai polli il fior dell'uve, non toccheranno Pav stesse.
D e s a i m b i tti s u v a r u m , i .
D e* s a r m e n t i d e l l 1 o v e , i.

VIII. Sarmenta earum, in quibus icini fuere, adstringendi vim habent, efficacior ex ollis.

V ili. I raspi loro, ne* quali furono gli acini, hanno virt ristrettiva, ma pi possenti aon que gli che sono stali nelle pentole.
D e i g u s c i d e g l i A erar,

D e n u c l e is a c in o ru m ,

v i.

6.

IX. Nuclei leioorom eam dem vim obtinent. Hi sont qoi in vino capitis dolorem faciant. To sti tritiqoe stomacho utiles sont. Inspergitor fa rina eorom, polentae modo, potioni, dysentericis, et coeliacis, et dissoluto stomacho. Decocto etiam eorum fovere psoras et proritom utile est.

IX. I gusci degli acini hanno la medesima vir t; ma stati nel vino fan dolore di capo. Arrostiti e triti sono utili allo stomaco. La polvere di questi sparsa in pozione al modo che la polenta, utile ai pondi, a'deboli di stomaco, e a chi ha Io sto maco dissolato. La lor cocitura utile a far fo mento alla rogna e al pizzicore.
De'
v in a c c iu o l i ,

D e v in a c e is , v in .

8.

X. Vinacei per se minus capiti aot vesicae no cent, quam nuclei : mammarum inflammationi triti cum sale utiles. Decoctam eorum veteres dysentericos et coeliacos jovat, et potione, et fotu.
Uva
t h e r ia c b , i v .

X. I vinacciuoli di per s nuocono meno al capo e alla vescica, che i gusci. Pesti col sale sono utili all enfiato delle poppe. La loro cocitura boona a1 pondi vecchi e a deboli di stomaco, sia per fomentare, sia per bere.
D e l l * uva
t e r ia c a ,

4.

XI. Uva theriace, de qua soo loco diximus, cou tra serpentium ictus estur. Pampino* quoque

XI. L*uva teriaca, di cui abbiamo parlato al suo luogo, si mangia conira il morso delle serpi.

77

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXIII. Dicono che ancora i parapani sono utili a man giarli e a porli sul morso, e che it viuo e 1' aceto di queste uve fa il medesimo effetto. D bu'
o v a p a s s a , o a s t a f id a ,

ejus edendos censent, imponendosque, vinumque et cetum ex his factum auxiliarem contra eadem vim habet.
U
v a p a s s a , s iv b a s t a p h is , x i v .

14.

XII. Uva pasia, quam astaphida vocant, sto XII. L uva passa, che si chiama astafida, nomachum, ventrem et interanea tentaret, nisi pro cerebbe allo stomaco, al corpo e agl1 interiori, remedio in ipsis acinis naclei essent: iis exem se non fossero per rimedio iu essi acini i noccio plis, vesicae utilis habetur ; et tussi, alba utilior. li. Levali questi, si tiene eh' ella sia utile alla ve Utilis et arteriae, et renibus: sicut ex his passum scica, e che la bianca sia pi utile alla tosse. privalim e serpentibus contra haemorrboida poutile eziandio all' arteria, e alle reni. 11 loro vin lens. Testium inflammationi cum farina cumini, passo giova particolarmente coutro quella specie aul coriandri im ponuntur: itera carbunculis, ar di serpi, che si chiamano emorroidi. Poogonsi ticulariis morbis, sine nucleis tritae cum ru ta: alle infiammagioni de' testicoli, con farina di co fovere ante vino ulcera oportet. rnino o di coriandolo; non che acarboncelli e ai mrbi articolari, trite senza noccioli con la rata. Quanto alle rotture, bisogna fomentarle prima con vino. Sanant epinjctidas et ceria : et dysenteriam Guariscono alcune macchie rosse rilevate, che cam suis nucleis. E t in oleo coctae gangraenis vengono pi la notte che il giorno con ardore, illinuntur cum cortice rapbani et meile. Podagris male che in Toscana si chiama porcellana : coi et unguium mobilibus cum panace, et per se ad lor nocciooli guariscono il mal de' pondi ; e cotte purgandum os caput que, cam pipere comman nell' olio s ' impiastrano sulle cancrene con cor ducantur. teccia di rafano e mele. Alle gotte, e all' ugna mobili s ' impiastrano eoo panace, e a purgare la bocca e il capo si mangiano per a cou pepe.
A s t a p h is
a g r i a , s iv e s t a p h i s , s iv b p i t u i t a r i a , x ii.

D bll ' a s t a f i s a g b i a ,

o s ta f i, o p itu ita ria ,

ia .

XIII. Astaphis agria, sive staphis, quam uvam XIII. L'astafisagria, ovvero stafi, la quale al tamiuiam aliqui vocant falso ( suum enim genus cuni falsamente chiamano ava taminia ( perch habet, cauliculis nigris, rectis, foliis labruscae ), d' un suo genere, con gambi neri e dritti, e fo glie di labrusca), produce foglietto, piuttosto fert follicalos verius, quam aciuos, virides, simi les ciceri : in his nucleum triangulum. Maturescit che acini, verdi, simili al cece ; ne' quali il noe* eam vindemia, nigrescitque : quum taminiae ru dolo triangolare. Maturasi e fassi nera per la ven beotes norinons acinos, sciamusque illam io apri demmia, mentre veggiamo che la taminia ha gli acini rossi, e sappiamo che quella nasce in luoghi cis nasci, h an c non nisi in opacis. His nucleis ad solazii, e questa se non al bacio. Io non crederei porealionem uti non censuerira, propter ancipiche questi noccioli si dovessero osare a purga* tem strangulationem : nec ad pituitam oris sio gione, per rispetto del pericolo dello strangolar caodaro. fauces enim laedunt. Phthiriasi caput tt reliquum corpus liberant triti, facilius admixta si ; n ad asciugare le reme della bocca, perch offendono le canne della gola. Pesti liberano il sandaracha : item prnritu, et psoris. Ad dentium dolora deco q u u n tu r in aceto, ad aurium vitia, capo e il rimanente del corpo dal male de' pi docchi, e pi facilmente mescolandovisi la sanda rheumatismum cicatricum,'ulcerum manantia. raca, e dalla rogna e dal pizzicore. A dolori dei denti si cuocono nell'aceto, a mali degli orecchi^ a rema di cicatrici, e a piaghe che gettano. Il fiore trito nel vino si bee contra le serpi, FJos trilu a in vino contra serpentes b ib itu r: semen enim abdicaverim, propter nimiam vim ma non oserei gi il seme per la troppa forza di ardore. Alcuni domandano pituitaria codesta vite, ardoris. Q u id am eam pituitariam vocant, et piar e la empiastrano sulle piaghe fatte dalie serpi. fu scrpeotiom u tiq u e illinunt.

279
L a b b c k a , x ii .

C. PLINII SECONDI
DBLLA LABBOSCA,

12.

XIV. Labrusca qaoqae oenanthen fert, satis XIV. La labrusca ancora produce renante, di dictam, quae a Graecis ampelos agria appellatur, cui s' c ragionato a bastanza. Ella st chiama apissis et candicantibus foliis, geniculata, rimoso da' Greci ampelossgria: ba le foglie spesse e bian cortice : fert ovas rubentes cocci modo, qoae cu che, con nodegli e con corteccia piena di fessu re : fa uve rosse a modo di grana, le quali pur tem in facie mulierum purgant, et varos : coxen dicum et lumborum vitiis tusae, cum foliis et gano la pelle nel viso delle donoe, e giovano per diversi mali delle costole e de' lombi, peste con sucoo prosunt. Radix decoela in aqua, pota in vini Coi eyathis duobos, humorem alvi ciet : ideo le foglie e il *ugo. La radice cotta nell* acqua e hydropicis datur. Hanc polias crediderim esse, bevuta in due bicchieri di vin di Coo moove quam vulgus uvam tamioiam vocat. Utontur ea 1'amore del ventre; e per questo si d a 'ritru o pichi. Questa creder io piuttosto che sia quella, pro amuleto : et ad exspuitionem sanguinis quo che il vulgo chiama uva taminia. Usasi a mo d'a que adhibent, non nitra gargarizationes* et ne muleto, anche contra Io sputo di sangue, ma so qoid devoretur, addito sale, thymo, aceto mulso. lamente per gargarismo, senza che punto se ne Ideo et purgationibus andpitem putant. inghiotta : aggiunge visi sale, timo, e aceto me lato. Per questo la tengono dubbiosa nelle pur gagioni.
D b SAL1CASTBO, X II.

D el

s a lica st bo ,

13.

XV. Est baio similis, sed in salictis nascens : XV. ccene un* altra simile a questa, ma na ideo distinguitur nomine, quum eosdem usus sce ne salcetti, e per questo distinta per nome, babeat, et alicastrum vocatur. Scabiem'*et pruri- ancora eh' ella abbia la medesima virt, e chia ginem hominum quadrupeduraqae aoeto mulao masi salicastro. Pesta con P aceto melato ha gran trila haec efficacius tollit. virt di cacciare la scabbia e il pizzicore degli uomini e de* quadrupedi. D*
VITE ALBA, SIVB AMFELOLROCX, SIVB STAPBYLE, SIVB KBL 0 T i n D
ella v it e a l b a , o v v bbo a m pelo lec c e, o sta-

0 ,SlVB

ABCHEZOST1, SIVB CBDBOSTI,

F1LB, O MELOTBO, O AECBEZOSTI, O CEDEOSTI, O MADO,

SIVB MADO, XXXV.

35.

XVI. Vilis alba est, quam Graeci ampeloleu* XVI. cci la vile alba, che i Greci chiamano een, alii ophiostaphylon, alii melothron, alii psi ampelolence, alcuni ofiostafilo, altri melotro, al lothrum, alii archezoslin, alii cedroitin, alii ma tri psilotro, alcuni archezosti, alcuni cedrosti, e don appellant. Hnjus sarmenta longis et exilibus alcuni mado. I sarmeoti di questa son nodosi con internodiis geniculata scandunt. Folia pampinosa lunghi e sottili bucciuoli. Le foglie sono pampi nose alla grandezza dell' ellera, e dividonsi come ad magnitudinem ederae, dividantur u t vilium. quelle delle viti. La radice bianca, grande, e si Radix alba, grandis, raphano similis inilio: ex ea caules asparagi similitudine exeunt. Hi decocti mile nel principio al rafano : da essa eacono in cibo alvum et urinam cient. Folia et caules gambi simili allo asparago. Questi cotti e m an * exulcerant corpus : utique ulcerum phagedaenis giali muovono il corpo e 1 orina. Le foglie e i et gangraenis, tibiarumque taedio cnm sale illi gambi rompono i malori del corpo : fassene e m nuntur. Semen in nva raris acinis dependet, succo piastrocon sale alle fagedene, alle cancrene e al fa rubente, postea croci. Novere id qui coria perfi* stidio delle gambe. 11 seme nell'uva pende in a c i ciont: illo enim utuntur. Psoriset lepris illiuitur. ni rari, e il sngo da principio rosseggia, dipoi Lactis abundantiam facit coctum cum tritico, po- giallo. Sannoio que* che tingono i cuoi, perch tumque. Radix numerosis utilitatibus nobilis, con l'adoperano. Fassene empiastro alla rogna e alla tra serpentium ictus trita dracmis duabus bibitur. lebbra. Cotto col grano e bevuto fa dovizia d i Vitia eutis in facie, varosque et lentigines et su latte. La radioe nobile per molte utilit. Pesta gillata emendat, et cicatrice*. Eademque praestat si bee a peso di dne dramme oontra il m orso decocta in oleo. Decoctae datur et comitialibus delle serpi. Vale a levare ogni macchia, tum o re, potus : item mente commotis, et vertigine labo lentiggine, sigillato e margine che fosse sul viso. rantibus, drachmae pondere quotidie anno loto. Il medesimo fa ancora cotta nell olio. La *ua co -

mSTOtUROM MUNDI LIB. XXIlf. Et ip u a u te m la rg io r aliquanto cosai porgat. llla vis p ra e c la ra , q ao d ossa infracta exlrabit in aqua, im p o sita , u t bryonia : quare quidam hano albam b ry o n ia m vocant. Alia vero nigra effica cior ia eodem u su cum meile el ibare.

283

S uppurationes incipientes discutit, veteres mu* tarai et p o rg a t. C ie t menses et urinam. Ecligma ei ea fit su sp irio sis, et contra lateris dolores, vul sis, ruptis. S p le n e m ternis obolis pota triginta diebus c o n su m it. lllio ita r eadem cum fico et pterygiu d ig ito ru m . E x vino secundas feminarum adpodta tr a h it : e t pituitam, drachma pota in aqna mulsa, s o c c o s radicis. Colligi debet ante aatsrilstem s e m i o is : qui illitus per se el eum ervo, laetiore fn o d am colore et cutis teneritate mangonizat c o r p o r s . Tunditur ipss radix cum piogui fico, e r u g a t q u e corpus, si stalim bina sta dia a m b u len tu r: alias urit, nisi frigida abluatur. Joesndius h o c id e m praestat nigra vilis, quoniam a lk pruri tu sa d f e r t.

citura si d a bere a chi ha il male caduco, a chi avesse Ia mente altersta e a chi avesse capogirli, ogni d una dramma per un anno. Se si piglia in quantit purga i sentimenti. Ha similmente altra gran virt, che posta nell* acqua e messavi su, come la brionia, tira fuori l ' ossa rotte : per ci alcuni la chiamano brionia bianca. ccene un' al tra nera, che ba maggior virt nel medesimo uso con mele e incenso. Questa dissolve dove si comincia a far colta ; o se gi fatta la ragunata, matura e purga. P ro voca i mesi delle donne e l ' orina. Di questa si fa pittima a1sospirosi, al dolore del fiauco, agli sconvolti ed a rotli. Beendone treota d conlioui, ogni d tre oboli, consuma la milza. Fassene e ca pissi ro co1 fichi alle pellicole, che si sfogliano in torno all' unghie delle dits. Ponendola sul luogo eoi vino, tira fuori le seconde delle donne. Been done una dramma del sogo della radice in acqua melata purga la flemma. Questo sugo si debbe raccorre innanzi che il seme sia maturo ; il qual impiastrato per s eon le rubiglie, arruffiana i corpi, facendoli di pi lieto colore, e pi bella ente. La radice si pesta eon fichi grassi, e cosi leva le grinze di tutto il corpo, se di subito cam minerai un quarto di miglio : altrimenti riarde, se non si lava con acqua fredda. Queslo medesimo effetto e molto meglio fa la vile nera, perch la bianca apporta pizzicore.
D e lla
v it e r b g b a , o b b io r ia , o c b ib o r ia ,

De v it e nsiA ,

s iv e

n to iu ,

s iv e c h i b o r i a , s iv b

G 1 S A E C 1 R T B B , SIVB PEORIA, XXXV.

O G1RECARTE, O APEORIA, 3 5 .

XVII. E st e r g o e t nigra, quam proprie bryo niam vocant, a lii chironiam , alii gynaecanthen, aut aprooiam, sim ilem priori, praelerquam co lore. Hujus e n im n ig ru m esse diximus. Asparagos ejas Diodes p r a e t u li t veris asparagis in cibo, ari ose eiendse, lie n iq u e minuendo, in frutelis et sraadinetis m a x im e nascitur. Radix fo r is n ig ra , intus buxeo colore, ossa iofiracta vel efficaeiu s extrahit, qoam supra dicta. Ceterum e id e m peculiare est, quod jumentorum cervicibus u n ic e m edetur. Ajunt, si quis villam ea p ra ec in x erit, fu gere accipilres, tutasque fieri villaticas a lite s. Iisd e m in jumento bomineque, flemina, a u t s a n g u in e m , qui se ad talos dejecerit, circumligata s a n a t. E t hactenus de vitium geaeribus

XVII. cci dunque anco la nera, la quale pro priamente si chiama brionia, da alcuni chironia, da altri ginecante, ovvero apronia, simile alla pri ma, fuor che nel colore. Dicemmo che il colore di questa nero. Diocle loda pi gli sparagi! d'essa, che i veri sparagii, per mangiarli a provocar lo rina, e a scemar la milza. Nasce per lo pi nei pruneti e ne' canneti. La radice sua di fuora nera, dentro di co lore di bosso, e pi gagliardamente tira fuori le ossa rotte, che le sopraddette. Ma la sua priocipal virt , cbe ella medica unicamente il collo dei giumenti. Dicono che essa, se si cinger con lei la casa della villa, fa fuggire gli uccelli di rapina, e assicura gli uccelli della villa. Legandola al tal lone guarisce nell uomo e nel giumento la flem ma, o il sangue che vi si raccoglie. Ma questo basti quanto alle specie delle vili.
D el
so sto, i

e h o sto,

xv.

5.

XVII I. M u s ta differentias habent naturales W, q a o d s u n t candida, aut nigra, aut inter

XVII I. Fra i mosti questa naturai differen ta , eh' essi sono bianchi, o neri, o fra l ' uno e

*83

C. PLINII SECUNDI l'altro colore ; e dalcuni si fa vioo, dalcnni altri si fa passo o vin cotto : dipoi la industria fa tra loro infinite differente. Ma in generale qoeste son le cose che s ' hanno a dire. Ogni mosto nuoce allo stomaco, ma dilet tevole alle vene. Egli uccide, se si bee di fretta e senza pigliar fiato, quando si esce dal bagno. contrario alla natura delle canterelle e alle serpi, e massimamente alla emorroide e alla sala mandra Fa dolere il capo, ed inutile alla gola. Gio va alle reni, al fegato, e agl interiori della vesci ca, perch li ammorbida. Particolarmente vale contra i bupresti, specie di bruchi velenosi. Bevuto con olio, e mandato fuori per vomito, vale contra il meconio, specie d oppio, il rappi gliar del latte, la cicuta, i veleni e il doricnio. A tutte codeste cose ha manco virt il bianco. 1 1 mosto del vin colto pi dilettevole, e fa manco dolore al capo.
T
battasi dbl

utramque : aliaque, ex quibus vinum fiat; alia* ex quibus passum ; cura differentias innumerabi les facit. Iu plenum ergo haec dixisso conveniat. Mustum omne stomacho ioutile* venis jucun> dum. A balineis raptim et sine interspiratione potam, necat. Cantharidum natorae adversatur. Item serpentibus, maxime haemorrhoidi, et sala m a n d ra . Capitis dolores facit, et gutturi inutile : pro dest renibus, jocineri, et interaueis vesicae ; col laevat enim ea. Privalim contra buprestim valet. Contra meconium, laciis coagulationem, cicu tam, toxica, dorycnium, ex oleo potura, redditumque vomilionibas. Ad omnia infirmius album, jucundius passi mostum,et quod minorem capitis dolorem adferat,

Db

v ir o .

v iv o .

XIX. Noi abbiamo raccontate assaissime ra XIX. Tini genera differentiasque perquam gioni e differenze di vino, e quasi la propriet di multas exposuimus, et fere cujusque proprietates. ciascuno. Ma n o n v* alcuna parte pi difficile a Neque ulla pars difficilior tractatu, aut numero sior : quippe quum sit lardum dictu, pluribus trattarsi, n pi numerosa di questa, essendo prosit an noceat. Praeterea quam ancipili eventu malagevole a dirsi se giova a pi, o sei uuoce; e polu statini auxilium fit, t u t venenum ? Eteoiin oltra ci con quanto dubbioso successo beendolo de natura ad remedia tantum pertinente nunc ora aiuto, ora veleno ? Perch noi parliamo ora loquimur. Unum de dando eo volumen Asclepia della natura, solo in quanto essa appartiene ari des condidit, ab eo cognominatura : qui vero medii. Asclepiade compose un libro, cognominato postea de volumine illo disseruere, innumera. Nos da lui, circa il modo di darlo : molli poi hanno ista Romana gravitate, artiumque liberaliora addisputate molle cose di questo libro. Noi dili pelenlia, non ut medici, sed ut judices salutis gentemente distingueremo queste cose con gra humanae, diligenter distioguemas. De generibus vit Romana, e secondo che vogliono le orti li singulis disserere immensam et inexplicabile est, berali, non come medici, ma come giudici della discordibus medicorum sententiis. salute umana. Il volere particolarmente discor rere di tutti i generi cosa di grandissimo tra vaglio e fatica, essendo tanto differenti i medici nelle loro opinioni.
D b S o b b i r t i h o , i u ; A lbano,
u

; F a le b k o ,

v i.

D bl

s u b b b b t ik o , m b d ic .

3.

D ell*albaro, a .

D el F alebno, 6 .

XX. Surrentinum veteres maxime probavere : XX. Gli antichi lodarono molto il vin Surren tino, e let che veone appresso lod lAlbano o sequens aetas Albanum aut Falernam. Deinde alia il Falerno. Dipoi chi uno e chi un altro, con in alii iniquissimo genere decreti, quod cuique gra tissimam, celeris omnibus pronuntiando. Quin, giustissimo giudicio, ritenendo ciascuno per mi ot constarent sententiae,quota portio lamen mor gliore quello che pi gli piaceva. Ma poniamo talium his generibns posset uti ? Jam vero nec che lutti s accordassero, nondimeno quanti poi proceres usquam sinceris. Eo venere mores, ut sono quegli che possono usar di queste specie ? nomina modo cellarum veneant, stalimque in la- N anco gli uomioi grandi in ogni luogo possono cubus vindemiae adulterentur. Ergo hercle, mi avergli schietti. A tale son venuti i costumi, che rum dictu, innocentius jam est, qaodcaraqae et olo i nomi delle celle si vendono, e subito nei lini della vendemmia si con trailan no. Maravjgliosa ignobilius. Haec tamen facere constantissime vi-

285

HISTORIARUM MUNDI MB. XXIII.

28G

dentar tic toriati, quorum mentione fecimus. Si quis hoc quoque discrimen exigit, Falernam noe in novitate, nec in oimia vetustate corpori salu bre est. Media ejus aetas a quintodecimo anno incipit. Hoc non rigido pota stomacho utile, non item io calido. E t in diutina tussi sorbetur meram utiliter a jejunis : item in quartanis. Nullo aeque venae excitantor. Alvum sistit, corpos alit. Credi tum est obscuritatem visas facere: nec prodesse nervis, aut vesicae.

Albana nervis atiliora. Stomacho minas, quae sunt dolcia : austera vel Falerno utiliora. Conco ctionem m ious adjuvant : stomachum modiceimplent. At Sorrentina nullo m odo,nec caput lentant: stomachi et intestinorum rheumatismos cohibent. Caecuba jam non gignantur.
D s S e t in o ,
i

cosa danqae a dire, che pi sincero sia quello eh pi ignobile. Eppure le opinioni che dicem mo son esse che danno il pregio e la preferenza nei vini. Ma ancora stando a queste, certo che il vin Falerno non salutevole n nuovo, n troppo vecchio. La soa mediocre et comincia dal quindicesimo anno. Questo alile allo stomaco, bevalo non freddo, n p ar caldo. Utilmente si bee puro dadigiuni, nella tosse continua, e nella quartana. Nessun altro vino risveglia pi le v e n e , che questo. Egli ferma il ventre e nutrisce il cor po. Alcuni hanno creduto eh* egli oscuri la vista, e che non giovi a' nervi, n alia vescica. I vini Albani sono molto pi utili ai nervi. I vini dolci sono manco utili allo stomaco: i bru schi sono pi utili che i Falerni. Giovano manco allo sm altire, ed empiono moderatamente lo stomaco. Ma i Surrentini per alcnn modo non tentano il capo : restringono i fiossi dello stomaco e de gl' interiori. 1 vini Cecabi non sono pi in essere.
D n S e t in o ,
i

; Stataro,

; S ig n in o ,

i.

. D ello

statan o, i

r.

D b l S ig n in o ,

XXI. At qoae supersunt Setioa, cibos concoqni cogunt. Virium plus Surrentiua, austeritatis Albana, vehementiae minas Falerna habent. Ab his Statana non longo intervallo abfuerint. Alvo citae Signinam maxime condocere indubita tum est.
D s EELIQOIS VINIS, U I V .

XXI. I Setini, che oggi s ' usano in cambio loro, fanno smaltire. Pi forza ha il vin Surren tino, l Albano pi brusco, e il Falerno pi gen tile. Dopo questi, e poco da essi differenti, sono i vini Statasi. Il Signino senza alcan dabbio ha virl di fermar il corpo mosso.
D
e g l i a l t r i v in i ,

64.

XXII. Reliqua in commune diceatar. Vino alantor vires, sanguis, colosqae hominum. Hoc qaoqae distat orbis medias, et mitior plaga a cir cumjectis: quantam illis feritas facit roboris, tan tam nobb bic succos. Lactis potns ossa alit, fru goni nervos, aquae carnes. Ideo minos ruboris est in corporibus illis, et minus roboris, conlraquelabores patientiae.

Vino modico nervi javantur, copiosiore lae dantur ; sic et ocnli. Stomachus recreator : adpeteotia c i b o T u m invitatur : tristitia et cara hebeta tor: urioa et algor expellitor : somnus conciliator. Praeterea vomitiones sistit: collectiones extra la nis horaidis impositis mitigat. Asclepiades utilita tem vini aequari vix deorum potentia pronuntia vit Vetus copiosiore aqua miscetur, magisque vrioam expellit: minus siti resistit. Dulce minus fcbrut, sed stomacho innatat : austerum facilius taacoquilar. Levissimum esi, quod celerrime in-

XXII. Deir altre cose si parler in cornane. II vino mantiene le forze, il sangue e il colore delle persone. Per qoesto ancora son differenti il mezzo della terra e i paesi di mite temperatura, da quelli che occupano le estremit di lei; perch quanto la ferit t loro fortezza, tanto fa a noi questo sugo. Il bere del latte nodrisce Tossa, quel delle biade i nervi, quel dell' acqua le carni. li perci manco colore in q u e 'corpi da noi ri moti, e manco forza, e manco pazienza ancora contra le fatiche. II poco vino aiuta i nervi, il troppo gli offen de; cos gli occhi. Lo stomacosi ricrea, l'appetito de'cibi si risveglia, la maninconia si va scemando, loriua e il freddo si caccia, e acquistasi il sonno. Olir di ci il vino ferma il vomito : ponendolo con la lana umida dove si fa raccolta, la miliga. Asclepiade ebbe a dire che la potenza degli dei appena si pa agguagliare con la utilit del vino. Il vin vecchio si mescola con pi acqna, e caccia pi l ' orina, e manco cava la sete. 11 vin dolce ubbriaca meno, ma nuota nello slomaco. 11 bru-

C. PLINII SECONDI veteratur. Mious infestat nervos, qaod vetusUle dulcescit. Stomacho minus utile est pingue, nigrani, sed corpora magia alit. Tenue et austerum minus alit, magis stomachum nutrit. Celerius per urinam transit, lantoqae magis capita tentat: hoc et io omni alio succo semel dictum sit.
sco

a88

Vinum si sit fumo inveteratum insaluberri mum est. Mangones ista in apothecis excogitare* re. Jam et patresfamilias aetatem ademere his, quae per se cariem traxere. Quo oerte vocabulo salisconsilii dedere prisci: qnoniamet in materiis cariem fumus erodit : at nos e diverso fumi ama* ritudinc vetustatem indui persuasum habemus, Qoae sont admodum exalbida, haec vetustate insalubria fiunt. Quo generosius vinum est, hoc magis vetustate crassescit, et in amaritudinem corpori minime utilem eoit. Condire eo alind minus annosum, insalubre est. Sua cuique vino saliva innocentissima, sua cuique aetas gratissima, hoc est, media.
O
b s e k v a t io n k s c ik c a v ir a , l x i .

pi facilmente si smaltisce. Quello pi leg geri, che pi tosto iovecchia. Manco nuoce ai nervi quello che invecchiando diventa dolce. 1 1 vin nero grasso meno utile allo stomaco, ma d pi nutrimento al corpo. 11 vin piccolo e brusco d meno nutrimento, ma offende meno lo stoma co ; pi prestamente passa per orina, roa tanto pi nuoce al capo ; e basti dir questo una volta di tutti i sughi. Se il vino fatto vecchio col fumo, molto nocivo. I mercatanti hanno trovato questo nei ma gazzini. E gi i padri di famiglia tolgouo Teli quegli, i quali per s medesimi sanno d intarlalo. Col qual vocabolo assai ci hanno consigliato gli antichi, perch anche uel legname il fumo coniam a i tarli. Noi per contrario ci persuadiamo di dargli vetust con l ' amarezza del fumo. Qualunque vino scialbo, invecchiando di venta mal sano. Quanto migliore, tanto pi per vecchiaia ingrossa, e rappigliasi in amaritudine nociva al corpo. Non cosa utile condire con et* il vino raen vecchio. Ciascun vino ba il suo amo re sanissimo, ciascuno ha la sua et gratissima, oio l1et di mezzo.
O
ssb &v a z io r i

CIECA i

v ir i,

6 i.

XX 111. Corpus augere volentibus, aut mollire XXUI. Chi vuole aeorescere il corpo, o mol alvum, conducit inter cibos hibere. Contra mi* lificare il ventre, bea tra il mangiare ; ma chi nuentibus, alvumque cohibentibus, sitire in eden* vuole fermare il ventre e scemare il corpo, non bea quando mangia, e poscia bea poco. E cosa do, postea param bibere. Vinum jejanos bibere, novilio invento, inutilissimum est curis, vigorem* dannosa bere a digiuno, secondo nuova inven que animi ad procinctum tendentibus : somno zione, perch egli impedisce i pensieri e il vigore vero ac securitatibus jamdudum hoc fuit, quod dell1animo a chi s'apparecchia a fare de fatti* Homerica illa Helena ante cibum ministravit. Sic m a ci torna bene a chi ha da dormire, o non ha quoque in proverbium cessit, u sapientiam vino da pensare a nulla, come ben mostr Eleo* in obumbrari, n Vino damus homines, quod soli Omero, dandolo innanzi il cibo. Onde ancora animalium non sitientes bibimus. Aqnae potum passato in proverbio, u che la sapienza oscurata interponere utilissimam i itemque jugi sa perbi dal vino. Esso bevuto solo dagli uomini, p# bere. Ebrietatem quidem frigidae potus extemplo ch siam noi soli che lo beviamo senza pure *Ter discutit. sete. cosa utile tramezzare il bere dell acqo*? utile ancora berne sopra 1 ubbriachezza, la qnl * certo beendo subito dell' acqua fresca se ne va via. Consiglia Esiodo che si bea il vin pretto venti Meracis potionibus per viginti dies ante Canis giorni innanzi al nascere della Canicola, e altret ortum, tolidemque postea, suadet Hesiodus ati. Merum quidem remedio est contra cicutas, eo* tanti dopo. 11 vin pretto rimedio contra la ci cuta, il coriandolo, l aconito, il visco, il meconio, riandrum, aconita, viscum, meconium, argentum l ' argento vivo, le pecchie, le vespe, i calabroni, vivam, apesf vespas, crabrones, phalangia, ser i falangi, e contra i morsi delle serpi e degli scr* pentium scorpionumque ictus, contraque omnia pioni, e contra tutte quelle cose c h e nuocooo quae refrigerando nocent. Privatim contra haeraffreddando ; e particolarmente contra l emor morrhoidas, presteras, fungos. Item contra in roidi, le prestere, specie di serpi, e i funghi. CoA flationes, rosionesque praecordiorum, et quoram giova pur contra l ' enfiagioni e i rosicamenti de stomachus in vomitiones effunditur : et si venter gl intcriori, e a quegli, il cui stomaco inclinato aat interanea rheumatismum sentiant. Dyenteri al vomito, e se il corpo o gl interiori hanno il ci*, sudatoribus, in longa tussi, in epiphoris, flusso. utile eziaudio a chi ha il male depondi, meracum. At vero cardiacis, in mamma laeva

HISTORIARUM MUNDI U B . XXIII. eram' iri sp o n g ia in)poni [irodit. Ad omnia aatera n a x i n e a l b u m inveterascens. Ulilitereliam fovetur v ia e calitlo virilitas jumentis : quo etiam infuso c o rn u lastitndioem auferri ajuut. Simias* quadrupedesque* quibus digiti sunt, negant cre scere adauctas m eri p o tu . a chi'suda* alla tosse luuga e alie lacrimationi degli occhi. A chi ha passione di cuore giova porre il vin pretto nella poppa ritta con la spugna. Alle quali tutte cose giovevole massimamente il bian co che iuvecchi. Utilmente ancora si fomenta eon vin caldo il membro genitale a giumenti, col quale ancora* se vi sia infuso del corno, dicono levarsi la stanchezza. Dicono che le soimie* e i quadrupedi che hanno dita, avvezzandosi a bere vin pretto, non crescono.
A QUALI MALATI V OG LIO SI DA&B* B QUANDO.

Q o iB D S ABG&IS DANDA, BT QOABDO DABDA.

Ora ragioneremo de1 vini intorno alle XXIV. N u a c circa aegritudines sermo de vini* XXIV. cri. Saluberrim um liberali ter genitis* Campaniae malattie. Utilissimo a quelli che son di buooa na quodeumque tenuissimum : volgo vero* quod tura di corpo qualunque via leggero di Terra di lavoro : al vulgo pi utile qualunque, altro questue m a x im e juverit validum. Utilissimum omoibus sacco viribus fractis. Meminerimus sue* possente, secondo la natura di ciascuno. Utilis cam esse* q u i fervendo vires e musto sibi fecerit. simo a tutti il via colalo per li sacchi. Ricorde Misceris p lu ra genera, omnibus inutile. Saluber rem o quello esser sugo, che bollendo acquista rimum, cui n ih il in musta addi tum est: meliusque* forze dal mosto. Mescolare insieme pi sorti di si nec vasis p ix adfuit. Marmore enim* et gypso* viuo, nou cosa mollo utile. Quello sanissimo, al quale essendo mosto non stato aggiunto nul aat calce condila quis ttou etiam validus expa la ; e meglio ancora, se il vaso non stalo imverit? In peirais igitur vinum marina aqua facium* pecciato. Quegli che sou conci con marmo, gesso, iout le est stomacho* nervis* vesicae. Resiua con o calcina fauno paura ancora agli uomini ben gadita* frigidis stomachis utilia existimantur. Non gliardi. 11 vino concio con acqua marina nuoce expedire vomitionibus* sicut ueque mustum* nea nervi* allo stomaco e alla vescica. 1 couei con que sapa* n cq u e passutn. Novilium resinatum n ulli conducit. Capitis dolorem et vertigines la ragia sono tenuti utili agli stomachi freddi, ma non a* vomiti ; come o ancora il mosto* n la fa c it : ab hoc licta crapula est. Tussientibus et in sapa* n il vin cotto. 11 vin nuovo concio con la rheum atism o nom inata prosunt. Item coeliacis et ragia inutile afflitto : fa doglie e vertigini di ca? d ysentericis, mulierum mensibus. po, e per questo detto crapula. I vini gi detti giovano al flusso del corpo, alla tosse a' debili di slomaco, al mal de* pondi e a* mesi delle donne.. In questo genere il rosso e il nero ristriugon I n h o c geoere robrum nigrumve magis con pi* e pi riscaldano. Manco nocivo quello eh* strin g i!, roagisque cal facit. Innocentius pice sola c u o d iiam . Sed e t picem meminisse debemus non concio con la pece sola. Ma dobbiamo anco ricor darci, come altro non la pece che flusso di. ragia a liu d esse, quam combustae resinae fluxura. Hoc g e n u s vini excalfacit* concoquit, purgat : pectori* combusta. Questa specie di viuo riscalda* fa smal tire* purga, ed utile al petto e al corpo; ed anco v e o ir i utile : item vulvarum dolori, si sine febre al dolore delle matrioi* * elle sono senza febbre, s io t, v eteri rheumatismo* exulcerationi* ruptis* al flusso vecchio* alla esulcerazione* a1rolli, agli c o a v u lsis, vomicis* nervorum infirmitati* infla spiccali, alle fistole, alla dobolezza de pervi* alla tionibus* tussi, anhelationibus* luitflis, in succida ventosit, alla tosse, a chi alita cou fatica, e a que la a u im p o situm . Ad omnia haec utiUas id, quod gli che hauno i membri usciti de loro luoghi, s p o a te natu rae suae picem resipit* pieatumque postovi su con lana succida. Ma a tulle queste cose apyeUatur. Helvenaco quoque tamen nimio caput pi utile quello che di sua natura riceve il sa te stari convenit. pore della pece, e chiamasi picato. Nondimeno ancora il troppo vino Elvico fa dolere il capo. Quanto appartiene alle febbri, cerio chc Quod ad fe b riu m valeludioes attinet, certum otttoo d andum i a febri, nisi veteribus aegris : non fi deer dar vino a chi ha febbre* se nou ai vecchi ammalati* n anco sempre, se non quando cenisi declinan t e mrbo. Iu acutis vero peri? cafe, aulii* n is i <j**i manifesta* remissiones ho* comincia andarsene il male. Ma ne* pericoli acuti non si dia vino a niuoo, s$ non a chi ba manife k a i, et has n o c l u potius: dimidia eniin pars ste remissioni, e piuttosto di notte ; perch la ^ ^ ,/f ( l | f i o c iu , h o c eri, spe so inni, bibentibus:

C. PLINII SECUNDI nee partu abortare, nee a libidine aegrotanti bus, nec in capitis doloribus, nee quorum acces siones com frigore extremitatum fiant, nec in febri tussientibus, nec in tremore nervo rum que doloribus, vai faucium, aut si vis morbi circa illa intelligatur : nec in duritia praecordiorum, vena* rum vehementia : neque in opisthotono, tetano : nec singultientibus, nec si cum febri dyspnoea sit. Minime vero oculis rigentibus, et geuis stantibus, aut defectis gravibusque : nec quoram conniventium perlucebant oculi, p alp e b rile non coeunti bus, vel si dormientibus hoc idem eveniet : aut si cruore suffunduntur oculi, vel si lemae in oculis erunt. Minime lingua fungosa, nec gravi, el su binde imperfecta loquentibus : nc si urina diffi cile reddetur, neque expavescentibus repente, nec spasticis, aut rursus torpentibus, nec si per somnos genitura effundatur. notte la m eti del pericolo a quegli cbe beeono, per la speranza del sonno. Non si dia anco a doona di parto, n a chi si sia scoocia, n a chi ammalato per lussuria, n a chi ha doglia d! capo, n ad altre doglie che vengono con freddo dell ' estremit, n a quegli che tossono nella lebbre, n nel tremito o dolore de' nervi o della gola, o se s* intenda cbe intorno a quelli sia malore al* cuno, n a chi ha durezza d1interiori o veemenza di vene, n a chi ha spasimo, che per ritirare i nervi, tira la testa all* indietro verso le spalle, n a chi ha tetano o singhiozzi, u a chi nella febbre ha difficult di respirare. Molto meno dee darsi a chi ba gli occhi aspri, le palpebre immobili, o gravi difetti ; n a quegli, i cui occhi socchiu dendosi riluceranno, n alle palpebre che non si congiungono, o se a color che dormooo questo medesimo avviene, o se gli occhi sono sparsi di sangue, o se negli occhi sar lagrima congelata e lippitudine. N dee darsi a chi ha la lingua fungosa, n a chi grave, n a quegli che non pos sono perfettamente favellare, n ancora se diffi cilmente si manda fuor l ' orina ; n a quegli che in un subito si spaventano, n allo spasimo, o a quegli che di nuovo diventano torpidi, n a ehi dormendo getta il seme.
C om b s ' a b b ia h o
a d a b b . O | s b b v a z io r i c ie c a

uomodo d a r d a .

O b s b b v a t io h e s

c ie c a b a , x c i .

0 0 ,9 1 .

XXV. Cardiacorum morbo unicam spem io XXV. Bene vero che alla cardiaca unica vino esse certum est. Sed id dandum quidam non speranza e rimedio il vino. Ma alcuni vogliono nisi in accessione censent, alii non nisi in remis che non si debba dare se non nell' augumenlo, sione. Illi, ut sudorem coerceant : hi, quia tulius altri se non nella remissione. Quegli vogliono d putant, minuente se morbo : qoam plurium sen per rislriguere il sudore, e questi perch il credo tentiam esse video. Dari utique non nisi in cibo no pi sicuro uella diminuzione della malattia ; la debet, nec a somno, nec praecedente alio potu, quale opinione veggo essere de* pi. 11 vino non hoc est, utique sitienti, nec nisi io desperatione si dee dare se non quando si mangia, e non Uopo suprema, et viro facilius quam feminae: seni, il conno, n andando innanzi altra bevanda, cio quam juveni : juveni, quam puero : hieme, quam dee darsi a quello che ha sete, n anco se non in aestate : adsuetis potius, quam expertibus. Modus estrema disperazione ; bens pi facilmente al* l ' uomo, che alla donna ; al vecchio, che al giova dandi pro vehementia vini : item mixtura. Atque vulgo satis putant unum vini cyathum duobus ne ; e al giovane piuttosto che al fanciulla; e di verno piuttosto che di state; e a chi v avvez aquae misceri. Sidissolotio sit stomachi, dandum: zo piuttosto che a chi non v* . Il modo del darlo et si cibus non descendat. secondo la potenza del vino, e secondo la mi stura. Comunemente si tiene che basti un bic chier di vino in due d ' acqua. da darsi se v* dissoluzione di stomaco, e se il cibo non discende.
D b v iris f i c t i t i i s . Db v i r i
f it t iz ii.

XXVI. Quelle sorti di vini fittizii che abbia XXVI. Inter vini genera, quae fingi docui mo dimostrato, penso ehe oggi pi non si facciano, mus, nec fieri jam arbitror, et supervacuum e che il dirue l'uso loro sia superfluo, insegnando eorum usum : quum ipsis rebus, ex quibus fin guntur, doceamus uti. E t alias modum excesse* osarsi di quelle cose, con le quali si fanno. E gi in queste cose la ostentazione de* medici avea rat medicorum in his ostentatio, velati e napis

*9*

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXIII.

394

Tinam utile ette ab armram eqaitandive lassitodine praecipieoliam : atque a t reliqaa omittamos, etiam e junipero. E t quia satias censeat, absinth ite trino utendum potius, quam absiathio i(MO? Ia reliquis om ittetur et palmeum, capiti noxium, Tatriqoe tantum moliieodo, et sanguinem exeereaotiboc aoo inolile. Fictilium non potest videri, quod bion appeMenmas, quum sit in eo sola pro arte festinatio. Prodest stomacho dissoluto, a u t cibos non perficienti, praegnanti* Imis, defectis, paralyticis, tremulis, vertigini, tor minibus, ischiadicis. In pestilentia quoqoe ac pe regrinationibus, vim magnam auxiliandi habere dicitor.

passato II modo, corae dire, che de1 navoni si fa ceva vino utile alla stanchezza dell armi e del cavalcare, e, per non dire dell'altre cose, di gine pro ancora. E chi vorr credere che sia meglio usare il vin d*assenzio, che l ' assenzio istesso ? Ma lasciamo anoora fra gli altri il vino di palma, eh* nocivo al capo, e non inolile solamente a mollifi care il corpo, e a chi spala sangue. Fittizio non pu dirsi quello che noi chiamammo bion, perch io esso tutta l arte farlo venire per tempissimo. Egli giova allo stomaco dissoluto, o che non ismaltisce, alle donne pregne, agli estenuati, al parie tico, a'capogirli, a'torraini e alle sciatiche. Dicono ancora, eh* egli ha gran virt di aiutare contro la pestilenza e gl'incomodi che intraveogono nei tieggi.
D ell'
a c e t o , m b d ic .

D * ACETO, XXVIII.

a#.

XXVII. 11 difetto del vioo passa anch' egli in XXVII. Vini etiam vitium transit in remedia. rimedio. L' aceto ha gran forza in rinfrescare, e Aceto somma vis est in refrigerando, non tamen non minore nel dissolvere. E per quando egli minor in discutiendo: ita fit u t infusura terrae sparto in terra, fa schiuma. Abbiamo gi detto spamet. D iclam est saepius, dieelurque quoties spesso, e diremo anoora, quanto e* giovi accom eom aliis p ro sit. P er se haustum fastidia discutit, pagnato con altre cose. Preso di per s leva il siogoltus cohibet,-sternutamenta olfactu. Vim in fastidio dello stomaco : raffrena col fiotarlo il sin baliaeis aestus areet, si contineatur ore. Quin et ghiozzo e lo starnuto. Tenendolo ne' bagni in eom aqaa bib ito r. Multorum stomacho utiliter bocca rimove l ' affanno del caldo. Beesi pur con gargarizatur : cum eadem eon valescentium et a l ' acqua. utile allo stomaco di molti gargariz solis ardoribus. Oculis quoque illo modo saloberzarlo ; e con l ' acqua a chi comincia riaversi dal rimum folu. Medetor potae hirudini. Item lepris, male, e contra gli ardori del sole. Con l ' acqua farforibas, olceribas manantibus, canis morsibus, ancora utile agli occhi, facendone fomeotazione. seorpionam ictibus, scolopeadrarum, muris ara nei, contraque omnium aculeatorum venena et Giova molto a chi avesse ingollato una mignatta, alla lebbra, alla forfora, all* ulcere che colano, ai pruritus. Item contra multipedae morsum. Cali morsi del cane, dello scorpione, delle scolopendre dam in spongia, adjecto sulphuris sextante sexta e del pipistrello, e contra tutti i veleni degli ani riis tribus a ceti, aut hyssopi fasciculo, medetur mali che hanno l ' ago, e contra i pizzicori ; e si sedis vitiis. I n sanguinis fluxione post excisos milmente al morso dei moltipiedi. Guarisce i di caleolos,et o m n i alia, foris in spongia impositura, fetti del fondamento, postovi caldo eoo la spugna, inlus polum cy athis binis quam acerrimum. Con mettendo un sestante di zolfo in tre sestarii d'ace globatum u tiq n e sanguinem discutit. Contra to, e una menala d'issopo. S'adopera al flosso lichenas et b ib itu r, et imponitur. Sistit alvum, del sangue, poi eh' tagliata la pietra, e al flusso et rheumatismos interaneorum infasum: item d* ogni altra maniera, applicandolo di fuori con procidentia sedis, vulvaeque. le spugne, e destro beendone due bicchieri del forte. Dissolve H sangue rappreso. Contra le vola tiche e si bee, e si pone sul male. Infondendolo ristagua il corpo e i reumi delle interiora, e ferma le cose che escono fuor del sesso o della matrice. Reprime la tosse vecchia, la rema della gola, Tussim veterem inhibet, et gnlturis rheuroal ' ortopnea, e rafferma i denti che si dimenano. tianos, o rth o p n o eam , dentiam labefactationem. Nuoce alla vescica e alla debolezza de nervi. I Vesicae nocet, oervorom que infirmitatibus. Ne medici non seppero quanta virt egli ha contrai viere m e d i , quantum contra aspidas pollerei. gli aspidi. F u, non molto, morso dall'acpido Hiper ab asp id e calcala percussus utrem aceti ferens, qu o ties deposuisset, sealiebat ictum, alias un che portava un otro d ' aeeto, e quante volle Vaio similis : intellectum ibi remedium e s t,, lo metteva gi, sentiva il dolore del morso, e

C. PLINII SECUNDI potuque succursum. Nequc allero os colluunt venena cuso gente. quando lo ripigliava, era come se non avesse mal veruno. 11 rimedio fu conosciuto quivi, e medi cato colui col dargli bere dell'aceto. N eoa altro si lavano la bocca coloro che succiano i veleni. In generale la virt e forza d'esso non solamen te doma i cibi, ma assaissime altre cose ancora. Infuso rompe le pietre, che il fuoeo prima rom pere non ha potuto. Nessuno altro sugo fa pi grati i cibi, e in questo bisogno si mitiga o col pane arrostito, o col vino, o s accende col pepe, o col lasere ; ma col sale si raffrena. Non da passare in esso un grande esempio. M. Agrippa negli ultimi anni suoi essendo gravemente trava gliato dalle gotte, e non polendo sopportare qoel dolore, us la mostruosa scienza d un medico, senza che il sapesse l ' iraperadore Angusto, pen sando che fosse multo meglio mancare dell' uso e sentimento de' piedi, piuttosto che sentire quella passione ; e cos teneva le gambe in aceto fortissi mo, quando il dolore pi lo travagliava.
D ell'
a c e t o s c il l ia o , i

In totum domitrix vis haec non ciborum modo eat, verum et rerum plurimarum. Saxa rum pit infusum, quae non ruperit ignis antece llens. Cibos quidem et sapores non alius succus commendat aut excitat; in qno usu mitigatur usto pane, aut cum vino ; vel accenditur pipere ac lasere: utique sale compescitur. Non est praelereuodum in eo exemplum ingens. Siquidem D . A Agrippa supremis suis annis conflictatus gravi morbo pedum, quum dolorem eum perpeti ne quiret, unius medicorum portentosa scientia, ignorante divo Augusto, tanti putavit usu pedum sensuque omni carere, dummodo et dolore illo careret, demersis in accora calidura cruribus in acerrimo irapelu morbi.

Ds

ACETO SCILLIHp, XVII.

7.

XXV II I. a. Quanto l'aceto scillino pi vec XXVIII. a. Accium scillinum inveteratum chio, tanto migliore. Giova, olir le cose che magis probatur. Prodest, super ea qoae diximus, abbiam dette, quando i cibi riuforzano, perch acescentibus cibis: gustatum enim discutit poe gustalo leva via quella pena. Giova a coloro che nam eam. E t his qui jejuui vomunt: callum enim reciooo a digiuno ; perch fa callo alla gola e allo laudum facit, ac stomachi : odorem oris tollit, stomaco : leva il cattivo odore della bocca, restrigingivas adstringit, dentes firmat, colorem me gne le gengie, ferma 1 denti, e fa miglior colore. * liorem praestat. Gargarizzandolo purga la tardit degli orec Tarditatem quoque aurium gargarizatione chi, e apre la via dell' udito ; il che fa eziandio purgat, et transitum auditus aperit. Oculorum che la vista diventa acuta. Giova al mal caduco, aciem obiter exacuit. Comitialibus, melancholicis, a maninconici, a' capogirli, alla soffocazione della vertiginoais, vulvarum strangulationibus, percus matrice, a chi percosso o caduto, e che per sis, aut praecipitatis, et ob id sanguine conglo questo abbia sangue rappallozzalo, a'nervi deboli bato, nervis iufirmis, renum vitiis perquam utile. e a difetli delle reni. Ma guardisene chi avesse Cavendum exulceratis. esulcerazione.
D e o x y v e l i t e , v ii . D ell * o i s i m e l b , 7.

XXIX. Gli antichi, secondo Dieuche, tempe XXIX. Oxymeli antiqui (u t Dieuches tradii) ravano l ' ossimele iu questo modo : dieci mine d i hoc modo temperabant : mellis minas decem, mele, cinque emine d ' aceto vecchio, una libbra ceti veleris heminas quinque, salis marini pondo libram ei quadrantem, aquae marinae sextarios e un quadrante di sale marino, e cinque sestarii d'acqua marina. Questo mistio cocevauo dieci quinque pariter coquebant, decies defervescente volle, raffredandosi la caldaia, e cos lo mettevano oortina, alque ita diffundebant, invelerabautque. via e lasciavano invecchiare. Tutto questo confu Sustulit totum id Asclepiades, coarguitque. Nam t Asclepiade, perch lo davano ancora nelle feb etiam in febribus dabunt. Profuisse taraen faten bri. Dicooo nondimeno eh' egli giov coulra le tur contra serpentes, quas sepas vocant, et contra serpi, che si chiamano sepe, conira il meconio e meconlum,ac viscum: et augiois calidum garga il visco, e gargarizzato caldo alla scheranzia,agli rizatum, et auribus, et oris gulturisque desideviis, quae nuuc omnia oxalrae coalingunl: id sale, orecchi e a bisogni della bocca e della gola ; 1 quali tutte cose ora si fanno con Tossalo, che ha et aceto recente efficacius est. pi virt col sale e con l ' aceto fresco.

HISTORIARUM MONDI UB. XXIII. Db s a p a ,


v ii.

D ella s a f a , 7.

XXX. V ino cognata ressapa est, mosto deco XXX. La sapa cognata al vino : fassi di cto, dooec te rtia pars sapersi!. Ex albo hoc me- mosto cotto fin che ne sieno consomali i due ter lios. C ius c o n tra cantharidas, buprestim, pinosi. E migliore di vin bianco. L* utilit sua con ru m erucas, quas pityocampas vocant, salaman tra le canterelle, il bupreste, e i brachi de' pini, dra*, et e o n ira mordentia venenata. Secandas i quali si chiamano pitiocampe, contra le salaman partusque em ortu o s trahit, cum bolbis potam. dre, ed altri animali velenosi che mordano. Be Fabianus a n e to r est, venenum esse, si quis jeju vala con cipolle tira fuori le secoode e la creatura nus a balineis id bibat. morta. Fabiano scrive che a chi la beesse a di giuno, ascendo dal bagno, essa veleno. De
fa ec e v ir i, x ii .

D e lla

f e c c i a d b l v i r o , 12 .

XXXI. Consequens horora est vini faex, cu- XXXI. Conseguente a queste cose la feccia josqoe g en eris. Ergo vini faeci tanta vis est, ot del vino in ogni genere ; la quale ha tanta forza, descendentes in cupas enecet. Experimentum che occide chi scende ne* vasi, dov* essa tenuta. demissa p ra eb et lucerna, quamdiu extingoator, La proova la lacerna, che mostra essere peri periculum denuotians. Illota miscetor medica colo lo scendere, mentre che noo vi si pu tene mentis. C u m iridis vero pari poudere, erupi io- re accesa. Se non lavata, si mescola con le medi nibos p itu ita e illioitur : et sicca vel madida con cine. Con egual peso di iride se ne fa empiastro tra p halangia, et tesliora mammaramqoe infla allumore flemmatico. Secca, o bagnata, utile tiones, vel in qoacomque parte corporis. Item contra i falangi, le poppe o i testicoli enfiati, o in com hordeacea farina, et thuris polline in vino qaal si voglia parte del corpo fosse lenfiato. Col decocta crem ator et siccatur. Experimentum est ta con farina d orzo, fior di farina e d incenso legitim e coctae, u t refrigerata linguam tacto in vino, si arde e si secca. Lo sperimento della v id e a tu r urere. Celerrime exanimatur, loco non cotta a sufficienza che toccandola con la lingua, in d o s o condita. Creraalio ei multum virium quando raffreddata, paia eh* essa la abbruci. a d jic it. Utilissima est ad compescendos lichenas Tosto divien vana, non essendo rinchiusa. L* ar fu rfu re sq u e cum fico decocla. Sic et lepris et derla le d gran forza. Colla col fico bnona a ulceribus manantibus imponitur. Fungorum na cacciare le volatiche e la forfora ; e cos s'ado turae contraria est pota, sed magis cruda. Ocu pera alla lebbra, e alle rotture che gettano; e be lorum medicamentis cocta et lota miscetor. Me vuta contraria alla natura de* funghi, ma molto detor illita e t testibus, et genitalibus. In vino pi eroda. Mescolasi colta e lavata nelle medicine aolem adversas strangurias bibitur. Quom exspi degli occhi. Impiastratavi sopra, medica i testi ravit quoque, lavandis corporibus et vestibus coli e il membro genitale. Nel vino si bee contra utitii : tuneqne usura acaciae habet. gli stranguglioni. Q u a n d o svaporata utile an cora a lavare i corpi e le vesti, e allora serve qaanto l ' acacia. De
fa ece a c e t i, x v ii.

ella

f e c c ia

d ell aceto,

17.

XXXII. La feccia dell' aceto pi gagliarda, X X X II. F aex aeeti pro materia aerior sit neper rispetto della natura d* esso aceto, e molto cesse est, m ultoque magis exulceret. Resistit suppi rode. Resiste alla puzza, che non cresca : gio porationum increm entis : stomachum, interanea, va, impiastrata, allo stomaco, alte parli interiori e venirem illita adjuvat. Sistit earum partiam rheual ventre. Ristagna i flussi di quelle parti, e t atismos, e t mulierum menses. Panos discutit mesi delle donne. Leva le pannocchie non ancora Boadum exulceratos, et anginas : sacros ignes aperte, e le serrature della gola ; e il fuoco sacro cam cera. Mammas laciis sui impatientes eadem con la cera. La medesima guarisce le poppe enfia extiagait. U ngues scabros aufert. E serpentibus te per troppo latte. Leva le ugne ronchiose. Con contra cerasta* validissima cum polenta. Cum d a o th io a u te m contra crocodili morsus, et ca- la polenta ha grandissima virt eoo tra le ceraste; e col melantio vale eonira il morso del crocodilo B - El haec c rem ata ampliat vires. Tunc addito M e del cane. Arsa cresce le forse, e cos mescolala kaliteiao oleo illita una nocte rufat capillum.

agg

C. PLINII SECUNDI

3 oo

Eadem ex aqua in linteolo adposita, valvas porgat.

con olio di lentisco, e impiastrata, in nna notte fa arrossare i capegii. Questa medesima stata nellacqua, e posta in pezzo lina porga le matrici.
D e l l a fb c c ia d e l l a sapa,

Db

fa ec k sa pa k ,

iv .

4-

XXXIII. Sapae faece ambusta sanantor, me XXXIII. La feccia della sapa guarisce le inlius addita lanugine arundinis. Eadem faece de cotlure, e meglio aggiuntovi la lanuggine delle cocta potaque, tusses veteres. Decoquitor in pa canne. La medesima feccia cotta e bevuta gua tinis cum sale et adipe ad tumorem quoque ma risce le tossi vecchie. Caocesi ancora nel tega xillarum et cervicum. me col sale e col grasso, qnando le mascelle, o il collo fosse enfiato. Db
f o l iis olbae,

xxm .

D elle

f o g l ie

d e l l ' o l iv a ,

a 3.

XXX 1Y. 3. Olearum proxima auctoritas intelligilur. Folia earum vehementissime adstringunt, purgant, sistunt. Itaque commanducata imposita ulceribus medentur, et capitis doloribus illita cura oleo. Decoctum eorum cum meile his quae medici usserint, gingivarum inflammatio nibus, paronychiis, sordidisque ulceribus, el pu trescentibus . Cum meile profluvium sanguinis e nervosis partibus cohibet. Succus eorum car bunculantibus circa oculos ulceribus et pusulis, procidentiqoe pupillae efficax : quapropter in collyria additur. Nam et veteres lacrymaliones sa nat, et genarum erosiones. Exprim itur autem succus tusis, adfuso vino et aqua coelesti, sicca tus que in pastillos digeritur. Sistit menses in la na, admotus vulvae. Utilis et sanie manantibus. Itera condylomatis, ignibus sacris, quaeque ser punt ulcera, epinyctidi.

XXXIV. 3. Prossima a quella delle viti l'au torit dellolive. Le sue foglie ristrngono molto, porgano e ristagnano. Epper masticate e poste vi sopra, medicano le ulcere, e impiastrate con olio guariscono la doglia del capo. La sua deco zione col mele si pone dove i medici hanno dato il fuoco, alle infiammagioni delle gengive, apanerecci, e alle ulcere raarcie che si putrefanno. Me* ' scolata col mele ristagna il sangue ne'luoghi ner vosi. 11 sugo loro s* adopera alle ulcere e pustule che incarbonchiano intorno agli occhi, e giova alla pupilla che casca, e per si mette nelle medi cine degli occhi, perch guarisce le lagrime vec chie, e le rosioni delle palpebre. Cavasi il sugo, quando elle sono stale in acqua piovaoa, bagnan dole col vino e pestandole : seccato che sia se ne fa pastegli. Posto in lana sulla matrice ferma il menstruo delle donne. utile ancora a quelle cose che gettano puzza, a ' condiloma!!, al faoco sacro, alle nascenze che impigliano, e ad alcune macchie rosse, che vengono pi la notte che il giorno con pizzicore.
D e l f io r e d e l l ' o liv a ,

b flore,

iv.

b olea

ip s a ,

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4- D

e l l ' o l i v a s t e s s a , 6.

XXXV. Eosdem et flos earum habet effectus. XXXV. Il fior dell' oliva fa i medesimi effet ti. La cenere delle messe fiorite si adopera in U runtur et cauliculi florescentes, ut spodii vi luogo di spodio. Questa dipoi bagnata col vino di cem cinis praestet : vinoque infuso ilerum uri nuovo s ' arde, e si mette dove marcia, e alle tur. Suppurationes et panos illinunt cinere eo, pannocchie, ovvero in quella vece le foglie peste vel foliis tusis cum meile, oculos vero cura po col mele : agli occhi s ' adopera con la polenta. lenta. Il sugo del suo sterpo fresco, il quale acceso Suceos fruticis recentis accensi distillans sa distilli, guarisce le lagrime, la forfora e le piaghe nat lichenas, furfures, mananti ulcera. Nam et che colano, lo maraviglio sommamente che siensi lacryma quae ex arbore ipsa distillai Aethiopi trovati alcuni, i quali consigliano porre sui denti cae maxime oleae, mirari salis non est repertos, che dolgono la ragia che gocciola dell'olivo, mas qui dentium dolores illinendos censerent, vene num esse praedicantes, atque eliam iu oleastro sime dell' Etiopico, tuttoch affermino esser essa veleno} e vogliono che a questo effetto si colga quaerendum. E radice oleae quam tenerrimae ancora quella dell'olivo salvatico. Idi corteccia cortex derasus, in meile crebro gustatu medetur della radice dell'oliTo tenero rasa e gustata spesso sanguinem rejicientibus, et suppurata extussien-

3oi

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXIII.

3 o2

libai. Ipsias oleae cinis cum axungia tumore* sa nat: eitrabitque fistulis viltay ^ p u s sauat.

nel mele medica quelli che gettano sangue, e chi ba tosse con marcia. La cenere dellolivo eon sugna guarisce gli eofiati, e leva i malori alle fistole, e le saoa.
D e lle

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o u v i s a l b is , iv ; h ig e is , m .

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b ia rc h e , 4. D e l l e h b o b b ,

3.

XXXVI. Olivae albae stomacho utiliores ventri minus. Praeclarum habent, ao(equam con diantur, usnm recentes, per se cibi modo devo* ratae. Medeatur enim arenosae urinae, item den tibus carnem mandeodo attritis, aut convulsis. Nigra oliva slomacbo inutilior, ventri facilior, capili et oculis non couvenit. Ulraque ambustis prodest trita e t illita. Sed nigra commanducatur, et protinus ez ore imposita pusulas gigni prohi bet Coljmbades sordida ulcera purgant, Inutiles difficultatibus urinae.

XXXVI. Le olive biaoche sono pi olili allo stomaco, manco al corpo. Hanno io loro un n o tabile oso, prima ch'elle si mettano in concia, cbe fresche si mangiano per s sole a modo di cibo. Cos guariscono lorina arenosa, e i denti o spezzati per lo mangiar carni, ovvero divelti. La oliva nera manco utile allo stomaco, pi facile da smaltire al corpo, ma non conviene al capo e agli occhi. L' una e l ' altra posta e impia strata giova aUe scottature. Ma la oera si mastica, e subito cavata di bocca, e postavi sopra, non lascia far pustole. Le olive, cbe si chiamano colimbade, porgano le piaghe che gettano marcia, ma nnocono a chi ba difficolt d orina. D blla
m o e c h ia ,

Db

a m u ic a , x x i.

a i.

XXXVII. Della morchia ci dovea parere di XXXVII. De amurca poteramus videri satis aver gi ragionato abbaslaoza, avendo segaitato diiisie, Calonem secati : sed reddenda medicinae quoque est. Gingivis e t oris olceribos, deotiom Catone ; ma abbiamo ancora a ragionare delle stabilitati efficacissime subvenit, liem ignibus medicine d'essa. Ella ha virt di guarire le gen sacris infusa, et his quae serpunt. Pernionibus give e le crepature della bocea ; ed utilissima a nigrae olivae amurca utilior : item infanlibos fo fermare i denti. Infusa medica il fuoco sacro, e que1 malori che vanno impigliando. La morchia vendis. Albae vero, molierom valvae in lana ad della oliva nera molto utile a1pedignoni, e a movetur. Malto autem omnis amurca decocta ef ficacior. Coquitur in Cyprio vase ad cr assita di-- fare fomentazioni a bambini. La morchia della Beto mellis. Usas ejus cum aceto, aut vino vetere, bianca s accosta in lana alla matrice delle donne. ant mulso, ut quaeqne causa exigat in curatione Molto maggior virt ha ogni morchia cotta. Cuooris, denliom, aorium , ulcerum manantium, ge cesi in vaso di Cipro, tanto che venga soda come nitalium, rhagadum . Vulneribus in linteolis imil mele. L uso suo con aceto, o vin vecchio, o ponilar, luxatis in lana : ingens hic usus utique vin melalo, secondo che richiede ciascuoa cora, o della bocca, o de'deoli, o degli orecchi, delle pia* inveteralo medicamento : tale enim fistulas sanat. lafuodiior sedis, genitalium, vulvae exulceratio* ghe cbe colino marcia, de'membri genitali, e dello M ioitur v ero podagris incipientibus: item crepature di sesso. Ponsi alle ferite in pezzoline, o in lana a quegli che hanno i membri fuorde'luoghi articulariis m orbis. Si vero cam omphacio recoqaaliir ad m ellis crassitudinem, casuros dentes loro. sommamente utile a molle cose, quando extrahit. Item jum entorum scabiem, cum deco egli invecchiato ; perciocch tal medicamento guarisce le fistole. Infondesi alla esulcerazione del cto lupinorum, e t chamaeleone herba, mire sanat. sesso, de membri genitali e della matrice. Im Crada am arca podagras foveri otilissimom. piastrasi alle gotte, quando elle cominciano, e ai mali delle giuntare. E se si cuoce con P onfacio fin che si rassodi come il mele, cava i denti che baono a cadere. Con la cocitore de* lupini, e eoa T erba cameleone maravigliosamente guarisce la scabbia degli animali che si mettono al giogo. atilisiimo fomentare le gotte con la morchia cruda.

C. PLINII SECUNDI De
f o l i i s o l e a s t r i , x v i. D e lle fo g lie
dell

o l i v o s a l v a t i c o , 16.

XXXV 11I. 4. Oleastri foliorum eadem natu XXXVIII. 4* Le foglie dell'olivo salvatico so ra. Spodium e cauliculis vehementius inhibet no della medesima natura. Lo spodio fallo delle rheamatismos. Sedat et inflammationes oculo messe novelle ristrigue molto gagliardamente i rum, purgat nlcera, alienata explet, excrescentia pondi. Mitiga la infaromagione degli occhi, pur ga le ulcere, rimette dove manca, e lejrgerroenle leniter erodit, sicca tque, et ad cicatricem perdu cit: cetera ut in oleis. Peculiare autem, 'quod rode la carne cresciuta, la disecca e la ia sm inar gi re : nell'altre cose ha le virt che dicemfolia decoquuntur ex meile, et dantur cochlea mo dellolivo. Nondimeno sua propriet , che ribus contra sanguinis exscreationes. Oleum tan le foglie si cuocono nel mele, e dassene un cuc tum aorius, efficaciusque : et de eo os quoque colluitur ad dentium firmitatem. Imponuntur chiaio a chi spunta sangue. L ' olio suo i pi sere ed ha maggior virt, e con esso si bagna la boc folia et paronychiis, et carbunculis, et contra ca a fermare i denti. Le foglie sfte si pongono moem collectionem cura vioo: iis vero quae a' panerecci, a' carboocelli, e contra ogni raccol purganda unt, cum meile. Misceatur oculorum medicamentis, et decoctam foliornm, et saccus ta, col vino ; e a quelle cose che s debbono pur oleastri. Utiliter etiam auribus instillatur cum gare, col mele. La cocitura delle foglie e il sugo dell'olivo salvatico entrano n e l l e medicine da oc meile, vel si pus effluat. Flore oleastri condylo mata illinuntor, et epinyctides ; item cum farina chi. Infondesi negli orecchi col mele, anche se hordeacea venter, in rheumatismo : cum oleo, gettano puzza. Le morici che non gettano sangoe, e certe macchie rosse che veogono pi la notte capitis dolores. Cutem in capite ab ossibus rece che il giorno con pizzicore, s impiastrano col dentem cauliculi decocti, et cam meile impositi fiore dell' olivo salvatico, e il venire nel mal dei comprimunt. Ex oleastro maturi in cibo sumpti sistunt alvum. Tosti aulem et cum meile triti, pondi, con farina d orzo ; e la doglia del ap0 con olio. Le sue messe cotte, e poste col mele, nomas repurgant, carbunculos roropunt. reprimono la pelle che in capo si parte laM osso. Quelle dell' olivo salvatico m ature e mangiate fermano il corpo; ma arrostite e peste col mele purgano le piaghe che vanno sempre impigliando! e rompono i carboocelli. Db
o ii r a A c io , i u . D d lla o liv a a g re s te ,

3.

XXXIX. Olei naturano causasque abunde di ximus. Ad medicinam ex olei generibus haec pertinent. Utilissimum esse omphacium, proxime viride. Praeterea quam maxime recens (nisi quum vetustissimum quaeritur), tenue, odoratum, quod que oon mordeat, e diverso quam in cibos eligi tor. Omphacium prodest gingivis. Si contineatur in ore, colorem dentium custodit magis, quam aliud : sudores cohibet.

XXXIX. Della natura e condizione dell'olio abbiamo ragionato abbastanza. Quanto alla me dicina, dico che di tutte le sorti di olio lilissimo l ' onfacino, e dopo quello il verde. Inoltre e pi utile qualunque che sia fresco (se non quan do si adopera il vecchio), sottile, odorifero e cke non morda ; rft contrario di quello che vuole e> * sere per mangiare. L 'onfacino giova alle gengi ve. Se si tiene in bocca, conserva il color dedeo* ti mollo pi che alcuna altra cosa ; e ristringe 1 sadori.
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o l io d ' b n a h t b , e d ' o g b i a l t r o o l io ,

D b o n u rm H o ,

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o k h i o le o , x x v iu .

28.

XL. Oenanthino idem est effectus, qui rosa ceo. Omni autem oleo mollitor corpus, vigorem et robor accipit 1 stomacho contrarium. Auget ulcerum inorementa. Fauces exasperat, et vene na omnia hebetat, praecipae psimmy thii, et gypsi, in aqua mulsa, aut ficorum siccarum decocto po lum : contra raeconium, ex aqua : contra cantha ridas, bupreslitn, salamandra, pityocampas : per

XL. L* enantino fa il medesimo effetto che il rosato. Generalmente ogni sorle. d 'o l i o mollifica il corpo, e gli d forza e vigore : il co n trario & allo stomaco. Accresce lo espurgo delle rotture. Inasprisce le canne della gola, e spunta tulli i ve leni, massimamente quello del psimmizio e del gesso, nell' acqaa melata, o bevuto con la cocitu ra de' ficchi secchi : pigliasi con l ' acqua conira

3o5

HISTORIABUM MORDI LIB. XXIU.

30 6

e potum, redditumque vomitionibus, contri omnia opra dieta. E t lassitudinum perfrictionumque refectio est. T onnina calidum potam cyalhis sex, magisque rata simul decocta pellit Item ventris animalia. Solvit alvum heminae rocnwy cam vino et calida aqna potum, aut ptisanae succo. Vulnerariis emplastris utile. Fa ciem purgat. Bubo* infusam per nares, donec m icat, inflationem sedat.

Vetus autem magis excalfacit corpora, ma* gisqoe discutit sudores. Duritias magis diffundit. Lethargicis auxiliare, et ioclinato morbo. Oculo rum claritati confert aliquid, cum pari portione ndfii acapni. Capitis doloribus remedium est. Ilem ardoribus in febri cum aqua : et si vetusti noo sit occasio, decoquitor, u t vetustatem reprae sentet.

il meconio, contra le canterelle, il boprtsU , le salamandre e le pkiocampe : bevuto per s, e ri buttato fuori per vomito, giova contro le soprad dette cose. lodatissimo per ricreare gli stanchi e gl' infreddati. Leva i tormini, beandone sei bie* chiari di caldo, e maggiormente se vi insieme cotta la rata ; e caccia i vermini ancora. Risolve il corpo, bevalo a misura d ' un emina con vino e acqoa calda, o con sogo d'orzata. utile agli em piasi ri delle ferite. Purga la faccia. Messo pe ba chi del naso a'buoi, infino a che ruttino, mitiga le ventosit. Il vecchio riscalda pi i corpi, e molto pi caccia il sudore, e mollifica le durezze. Aiuta grandemente*! letargici, e quando la malattia co mincia inclinare. Giova qualche poco a rischia rare la vista, preso eon egual porzione di mele purgato dal fumo. E rimedio a' dolori del capo, e eon l ' acqua agli ardori della febbre ; e se del vecohio non si pu avere, si cuoce, aceiooeh rappresenti il vecchio.
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o l eo ,

x v i.

l i o c i o ih o , 1 6 .

XLI. Oleam cicinam bibitor ad purgationes veotris cam pari caldae mensura. Priva tim dici tar purgare praecordia. Prodest et artioulorum morbis, d ori t iis omnibus, valvis, auribus, am bustis. Cum cinere vero muricum, sedis inllamBMtiooibus, item psorae. Colorem cutis com mendat, capillnmqae fertili natura evocat. Semen ex quo fit, noJIa animans attingit. Ellychnia ex ava fiunt, claritatis praecipuae. Ex oleo lumen obscoram propter nimiam piogaitudinem. Folia igni nero illinuntor ex aceto : per se autem re centia mammis et epiphoris. Eadem decocta in vino inflammationibus, cum polenta et croco) per se autem trid u o imposita faciem purgant.

XLI. L olio eicino si bee per le purgagioni del eorpo con egnal misura d 'acqoa calda. Par* ticolarmente si dice che egli porga gl ioteriori. Giova pure alle malattie delle giootare, a tutte le durezze, alle matrici, agli orecchi e alle incotture. Con la cenere del pesce murice giova alle infiammazioni del sedere e alla rogna : fa beilo il colore alla pelle, e fa nascere diviziosamente i capegli. Del seme, onde egli si fa, nessuno ani male ne tocca. Dell' uva si fan lucignoli di sin goiar chiarezza. Dall' olio viene il lume oscuro per rispetto della troppa grassezza. Le foglie con l aceto s'impiastrano al fuoco saoro, e per s fresche alle poppe e alle lagrime degli cechi. Le medesime cotte nel vino s'adoperano alle infiammagioni con la polenta e col zafferano ; e poste per s tre giorni purgano il viso.
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e l l ' o l io delle m a ndo rle,

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AMTGDAU1TO,

xvi.

16.

XL1I. O leum amygdalinum porgat, mollit corpora, cotem erogat, nitorem commendat, varos cam meile to llit e facie. Prodest et auribus, cum rosaceo et meile et mali punici germine decoctum, vermiculosque in his necat, et gravitatem auditus discutit, sonos incertos et tinnitus, obiter capitis dolores, et oculorum . Medetur furunculis, et a sole nslis cum cera. Ulcera manantia et furfures un vino e x p arg at : oondylomata cum meliloto. Per se vero e ap iti illitam, somnum allicit.

XLI 1. L 'olio delle mandorlo purga, mollifica i corpi, leva le grinse e fa la carne lucente; e col mele leva dalla faccia i segni del vainolo. Gio va ancora agli orecchi cotto con olio rosato, me le e masse novelle di melagrano : ammazza in essi i vermicelli, leva la gravezza dell* udito, i mormorii e i zuffolamenli ; e facendo ci ancora leva h doglia del capo e degli occhi. Con la cera guarisca i fignoli, e chi riarso dal sole. Col vi no porga le olcere ehe colano, e la forfora ; e col meliloto le morici che non gettano sangue. Se oon questo sema altra mistura ungi il capo, la venir suono.

C. P U N II SECUNDI Db
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DELL ALLOBO, 9 .

XL 11I. Oleum laurinum utilius quo reoentins, quoque viridius colore. Vis ejus excalfactoria ; ei ideo paralyticis, spastici.*, ischiadicis, sugillatis, capitis doloribus, inveterali* distillationihus, au ribus, io calyce puoioi calfadum illinitur.

XLI1I. L olio dell* alloro migliore q u a n to egli pi fresco e pi verde di colore. La i n a virt di riscaldare, e perci utile a'{>arletichi, agli spasimi, alle sciatiche, a'suggellati, a l dolori del capo, alle distillaaioui vecchie e a g li orecchi, impiastrandolo caldo in guscio di m elagrano.
D
e l l o l io della m o r t i ha ,

D b m y b t b o , xx.
XLIV. Similis el myrlei olei ratio : adstringit, indurat: medetur gingivis, dentium dolori, dysen teriae, vulvae exulceratae, vesicis, ulceribus ve tustis vel manantibus, cum squama aeris et cera. Item eruptionibus, ambustionibus. Attrita sanat, et furfures, et rhagadas, condylomata, articulos luxalos, odorem gravem corporis. A versatur cao<i tharidi, bupresti, aliisque. malis medicamentis, quae exulcerando nocent.

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XL 1V. Della medesima natura 1 olio d i * moriina, perch ristrigne e indura : utile a lla gengive, a dolori de denti, a pondi, alla m a tri ce scorticata, alla vescica, e all ulcere invecchia** te, o ohe aolino, con verderame e con cera. C osi giova ancora al romper delle pustule e alle inc o t ta re. Sana le infrazioni, la forfora, le crepature lei sesso, le mnrici che non gettan sangue, le g iu n ture schiavate e l odore grave del corpo. r i medio alle canterelle, al bupestre, e agli altri ve leni che scorticano.
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l io d b l l a c a m b m ib s ib a o v v b b o o s s im ib s in a

D b CBABAEMYBSIBAS, SIVE OXYHYBSIHAB OLEO*. DB c u ra s s im o ,


c i t b b o , c a &y ih o ,

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C s id io ,

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DI CIPBBSSO, DI CITBO ; OLIO CABIIRO, DI GBANO G r id io ,


d i l b n t is g o

b o , b a l a b ib o .

o l i o b a l a r ib o .

XLV. Chamaemyrsinae,sive oxymyrsinae ea dem natura. Cupressinum oleum eosdem effectus habet, quos myrteum. Item citreum. E nuce vero >Uglande, quod earyinum appellavimus, alopeciis utile est, et tarditati aurium infusum; item capi* tis dolori illitum. Ceterum Iners et gravi sapore. Enimvero si quid in nucleo potridi fuerit, totus modus deperit. Ex Cnidio grano factum, eamdem vim habet, quam eicioum. E lentisco factum, uti lissimum acopo e st Idemque proficeret aeque ut rosaceum, ni durius paullo intelligcrelur. Ut untu r eo et contra .nimios sudores, papulasque su dorum. Scabiem jaraentorum efficacissime sanat. Balaninum oleum repurgat varos, furunculos, len* tigiaes, gingivas.

XLV. Lolio della camemirsina, o della ossimi r si oa della medesima nalura. L olio di c i presso fa i medesimi effetti, che quello della m o r tine, e cos quello del citro. L olio della noce, il quale noi chiamammo cariino, utile a m edicar la tigna ; e mettendo velo dentro, alla tardit degC orecchi ; e impiastrato, a dolori del capo. Ma pigro e grave di sapore, perch se nel di deulro punto di magagna, tutto si guasta. L* olio fattp di grano Gnidio, ha la medesima virt che il ci cino. Il fatto di lentisco utilissimo nellunguen to acopo, che si fa per le lassitudini. Giovereb* be ancora come V olio rosato, se non fosse al quanto pi duro. Usasi contra i troppi sudori, e alle pustule d essi. E ottimo a guarire la scabbia de giumenti. L olio balanino purga il vaiuolo, i fignoli, le lentiggini e le gengive. Dbl c i p b o ,
b d e l l o l i o d i e s s o , m b d . i G.
g l e o c ih o , i

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CYPBO, B * CTPBIBO, XVI. D

GLBOCtBO, I .

D b l l o l io

XLVI. Cypros qualis esaet, et quemadmodum x ea fieret oleum docuimus. Natura ejus excal facit, emoliit nervos. Folia stomacho Ulinuutor: t vulvae ooacitatae succus quoque eorum adpoaitur. Folia recentia commanduoaia, uloeribus in capite manantibus, ilem oris m edeatur, et coi?

XLVI. Che cosa sia cipro, e come si faccia olio d esso, gi 1 abbiamo insegnalo. La sua na tura di riscaldare, e di mollificare i nervi. Lt foglie sue s 'impiastrano allo slomaco, e il sugo loro s adopera alla matrice alterala. Le foglie

fresche masticale medicano le rotture del ca^o

HISTORIARUM MUNDI L . XXIII. lectionibus, condyloma lis. Decoctum foliorum ambustis et luxatis .prodest. Ipsa rufant papillum iosa, adjecto struthei mali suocp. Floa capilis do* lores sedat cam aceto illitu*' Idem combustus in cruda olla nomas sanat et putrescentia ulcera per e, tei cum meile. O dor floris olet, qui somnum facit. Adstringit gleucinum, et refrigerat, eadem ratione qua e t oenanthinum che colano, e quelle della boeea, e le raccolte di pozza, e le motrici. che non gettano saugoe. La cocitura delle foglie giova agl* incotti, e a quegli che hanno le membra sconcie. Esse foglie peste fanno i capelli rossi, aggiungendovi il sugo della mela cotogna. 1 suoi fiori impiastrati cdn l'aceto levano la doglia del capo. I medesimi arsi in pen tola eroda goarisoono la piaghe che vaoou sem pre impigliando, e 1 ulcere putrefalle, o col me le, o di per s. L 'o d o r come quello del fiore, e fa veoir sonno. L'olio gleucino ristringe e rinfre sca come l ' enantino.
D s l b a l s a m i c o , i 3. -

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M U i M I R O , X III.

XLV1I. Balsaminam longe pretiosissimam omniam, a t in angoentis diximus, contra omnes serpentes efficax. Oculorum claritati plurimum confert, caliginem discutit. Item dyspnoeas, col lectiones omnes daritiasqoe lenit. Sanguinem den sari prohibet, nleera purgat: auribus,capitis do loribus, trem ulis, spastici;, ruptis perquam utile. Adversatur aconito ex lacte potum. Febres cum horrore venientes perunctis leviores facit. U ten doni tamen m odico, quoniam adorit, augetque vitia non servato temperamento.

XLVI!. 11 balsamino molto pi prezioso che gli altri, come dicemmo negli unguenti, ed ha virt contra tutte le serpi. Giova assaissimo a rischiarar la vista, e leva i bagliori. Guarisce l ' asma e mollifica tutte le rac&olte di pdzza e le dorezze. Non lasria rappigliare il sangue, e por* ga le nascerne ; ed molto atile agli occhi, a'dolori del capo, a'parleticbi, agli spasimi e alle rottore. Bevendolo con latte resiste al veleno aco*oito. Ungendone l ' infermo di febbre cbe rimette eoi freddo, fa assai otite. Per da osarlo oon temperanza, perch altrimenti riarde, ed accresce i difetti.

D a MALOBATHBO,

VIII.

D ai

MALOBATBO,

8.

XLVI1I. M alobathri quoque naturam et gene ra exponimus. U rioart ciet. Oculorum epiphoris vino expressam utilissime im ponitor: item fron tibus, dormire v olea ti bos : efficacius, si et nares illinantur, a a t s i ex qua bibatur. Oris et halitus Maritalem com m endat linguae subditum folium, sicut et vestiam odorem interpositam.

XLVIII. Abbiamo ragionilo anoora della na* tura e delle specie del malobatro. Esso commove l ' orina, e premendolo col vino si pone alle lagri me degli occhi, e snlla fronte di chi vool dormi re : ma pi virt ha, se eoo esso ugoerai le nari, o se lo berai con l'acqua. La foglia saa posta sot to la lingua fa boon alito, e mescolata tra' paoni fa boon odore. D ell' o l i o d b l l 'i o s c a m o , a. D b l l ' o l i q M ain ilo i . D bl h a b c is s i b o , i . Dbl B A rA B in o , 5 . D*fc s e s a m i no, 3 . D bl ubino , 2 . Dbl Bt<HTido, x . D ell' i g u v i r o , . i . XLIX. L 'olio del giusquiamo olile a molli ficare, ma nuoce a' nervi. Reendolo fa motto nel cervello. L 'olio termino he si fa durta specie di lupini, mollifica, e fa quasi i medesimi effetti che il rotato. Del narcissino abbiamo ragionato eoi suo fiore- Il ra fan ino gnarisce il mal de' pi docchi acquistato per luoga infermit, e lava la pelle roiida del viso. L 'olio sesamino guarisce 0 dolore degli orecchi, e le nascente che impi gliano, e quelle cbe si chiamano oaeoete. Il tirino, -che noi chiamammo Faselino e Siro, i utilissimo

D i iro s c T A M tu o , u .

T bbrmibo,

i.

N ito w K o , i.

R a p h a n in o , v . S is a m m o , i u . L ib in o , i u . S e l GiTIOO, i . I g o v ib o , i .

XL1X. Hyoscyamiiiora eioojlKeitdo alile est, nervis inolile. Polum quidem cerebri motos facit. Th erro inara e lapinuem olllt, proximdm rtolaceo eficlom habeo. Narcissinum dictum est cum suo flore. R apbaoiooqi phthiriases longa valetudine contractas to llit, scabritiasqoe culis in facie emen dat Sesam inam aariam dolores sanat, et aloen quae se rp a n t, et qaae cacoethe vocant. Lirinon, qaod et Phaanlinnm et Syriam vacavimus, renibos otilissim am est, sudorihasque evocandis, vuliae m olliendae, conooqueadoqoe intui. Selgiti-

3 it

C. PLINII SECUNDI alle reni, a provocare i sudori e mollificar Ia matrice. Il selgitico dicemmo cV alile a'n erv i, come lo erbaceo ancora, il qaale si vende in Gob bio sulla via Flaminia.

cum nerri* alile ette diximos, rieut herbaceam qaoqae* quod Iguvini circe Flaminiam viam vendant.

De

b l a s o n il i, i i .

Db

v issu t o , i i .

Dill 1b l b o m b l o , a. Dbl p i s s i s o , a.
L. L'eleomelo, il quale in Soria gocciola da gli ulivi, ha sapor di mele, non senza fastidio : mollifica il corpo, ma specialmeote purga la col lera, dandone due bicchieri in un'emina d'acqua : quegli che n'hanno bevuto, impigriscono, e spes so si risentono. Quegli che haooo a combattere, ne pigliano prima un bicchiere. L 'olio pissino comunemente s ' usa a cacciare la rogna degli ani mali quadrupedi.
D b llb
p a l m i, m e d ic .

L. Elaeomeli, quod in Syria ex ipsis oleis ina* nare diximus, sapore melleo, non siue nausea, alvum solvit : bilem praecipue delrahit, duobus cyathis in hemina aquae datis : qui bibere, tor* pescunt, excilaoturque crebro. Potores cerlaluri praesumant ex eo cyalhum unum. Pissioo oleo osa* ad tasaim et qaadrapedum scabiem est.

Dl

PALMIS, IX .

9.

1. A v itib u s oleisque proxima nobilitas pal mis : inebriant recentes, capitis dolorem adfero n t : minus, siccae; nec, quantum videtor, utiles stomacho : tussim exasperant, corpus alunt. Sac caia decoctaram antiqui pro bydromelile dabant aegris ad vires recreandas, sitim sedandam, in f n an praeferebant Thebaicas. Sanguinem quo que exscreantibus utiles, in cibo maxime. Illinun to r caryotae stomacho, vesicae, ventri, intestinis, cum cotoneis et cera et croco. Sugillata emen dant. Naclei palmaram cremati in fictili novo, cinere loto spodii vicem efficiunt, miscenturque collyriis, el calliblephara laciant addito nardo.

LI. Dopo le viti e gli alivi prossima la no bilt delle palme. Le fresche ubbriacaoo, e fa ano dolere il capo : le secche a ci hanno men forza ; e per quanto pare non sono alili alto stomaco : inaiperano la tosse, e crescono il corpo. Gli anti chi osavano dare il sugo delle cotte in Itfogo di idromele agli ammalati perch riavessero le forze, e per ispegnere la sete, e a questo bisogno metteva no le Tebaiche innanzi a tutte l ' altre. Sono alili ancora a chi spnta sangue, massimamente man giandole. Delle cariote, cio del sugo d ' esse, si fa empiastro allo stomaco, alla vescica, al corpo e agl'interiori, mescolate con mele cotogne, cera, e zafferano. Guariscono le parti suggellate. La cenere, che vien dai noccioli delle palme arsi in pentola nuova, lavala che sia fa l ' effetto dello spodio,e mescolasi nelle medicine degli occhi, ag g io gand o v i il nardo.
D b l m ib o b a la h o p a lm a ,

D b PAL 1 KTBOBALAHO, I i t . CA

3.

LII. 5 . Palma quas feri myrobalanam, pro batissima in Aegypto, ossa non habet reliquarum modo in balanis. Alvam et menses d e t in vino austero, et vulnera conglutinat
Db
v a lv a b l a t b , x v i.

LII. 5 . La palma che fa il mirobalano, ottima in Egitto, non ha noccioli, come Pai tre, ne'balani. In vin brusco provoca il oorpo e i mesi delle don ne, e risalda le ferite.
D ella
pa lm a b la tb ,

16.

LUI. Palma elate, sive spathe, medicinae con fert germina, folia, corticem. Folia im ponantur praecordiis, stomacho, jocineri, ulceribus quae serpant, cicatrici repugnantia. Psoras cortex ejas tener cam resina et cera sanat diebo* xz. Deco quitur et ad testium T i l i a . Capillum denigrat suf fita, partas extrahit. Datur bibendas renam vi llis, et vesicae, et praecordiorum : el capiti, et nervis inimicus. Volvae ac ventris fluxiones sistit

LUI. La palma chiamata elafe, ovvero spate, ha baona in medicina la saa P erba, le foglie e la corteccia. Le foglie si pongono agl'interiori, allo slomaco, al fegato e alle piaghe che impigliano ; ma esse non lasciano rainmarginare. La saa cor teccia teneca'con ragia e eera guarisce io venti gior ni la rogna. Cotta buona a' malori de* testicoli. Col suo profumo annerisce i capelli e fa uscire i parti. Dassi 1 bere a' B ili delle reni, della vescica

3i$

HISTORIARUM MUNDI MB. XX11I.

3 .4

decodam ejus. Item dnis ad tonnina pota* in lino albo, in vulvarum v iti efficacissimus.

e degl'interiori; ed contraria 1 capo e a*nervi, La sua cocitura ferma i flussi della matrice e del corpo, e la cenere bevuta in vino bianco si d ai tormini, potentissima ne mali delle matrici.
M s D ia ilB DI CIASCUNA SORTE DI F IO R I, TRATTE

Midkuu b x s i i H u i m t u m o i f l o u , f o l i i s , nocro, S A IIS , CORTI CB, 5DOCO, U OV O , RADICE, ama. M a i o i d i o i i n u n o n i , t i ; g o t o m a n i, x x u ; stB o n to a im y 1.

DBLLB FOGLIE, Dfc FRUTTI, DB1 RAMI, DELLA COR TECCIA, DEI. SUGO, DEL LEGSO, DELLA RADICE, DELLA CERERE. OSSER VA1IOM RAPPORTO ALLE
m blb,

6 . R a pporto

a ' c o t o g n i,

22. R

a ppo rto

L L B MBLB STBDTIB, I .

L1 6. Proximae varietates generum mediciV. narumque, qaae mala habent. Ex bis verna, acer ba, stomacho inutilia suat : alvum, vesicam cir cumagant, nervos laedant. Cocta meliora. Coto* osa coda suaviora. Cruda tamen, dumtaxat matu la, promat sanguinem exscreantibus ac dysenlericis, cbolericis, coeliacis. Non idem prosunt de cocta, quoniam am ittunt constringentem illam vim socci. Im ponuntur et pectori in febris ardoribos: et tamen decoquuntur in aqua coeletti, ad eadem, quae sopra scripta sont. Ad stomachi au tem dolores cruda decocta ve cerati modo impo nantur. Lanugo eorum carbuncnlos sanat. Cocta >a vino, et illita cam cera, alopeciis capillum red dant. Qoae ex his cruda in meile condiuntur, alvum movent. Mellis aotem suavitati multum adjiciunt, stomachoque utilius id faciant.

Qoae vero in meile condiuntur cocta, quidam ad stomachi vitia, trita cum rosae foliis decoctis dsnt pro cibo. Saccus crudorum lienibus, orlhopnoicis, hjdropicis prodest. Item mammis, con dylomatis, varicibus. Flos et viridis, et siccus in flammationibus oculorum, exscreationibus sangoinis, mensibus muliernm. F it et sjuccus ex his mitis, cam vino dulci tusis, et coeliacis et jocinen. Decocto q ao q a e eoram foventur, si procidant volvae et interanea.

Fit et oleum ex his, quod melina m vocavimus, quoties non fu erin t in homidis nata. Ideo utilis sima, quae ex Sicilia veniunt. Minus olilia stru thia, quamvis cognata. Radix eoram circumscri pta lerra m ana sinistra capitor, ita ut qai id f|ciet, dicat quae cap iat, et cujos causa : sic adalligata, strami* m edetor.

LIV. 6. Seguono le variet delle specie e delle medicine, che hanno le mele. Fra queste le ver-nerecce e le acerbe sono inutili allo stomaco, sconvolgono il corpo e la vescica, e offendono i nervi. Colte sono migliori. Le cotogne sono pi soavi cotte; nondimeno crude, solamente mature, giovano a quegli che sputano sangue, al male dei pondi, a'collerici e a'deboli di stomaco. Non hanno quella medesima virt cotte, perch per dono la forza del sugo che ristrigne. Pongojisi ancora sol petto negli ardori della febbre, e non dimeno si cuocono io acqua piovana alle meJesiroe cose, che si son dette di sopra. A' dolori dello stomaco o crude o cotte si pongono in modo di cerotto. La lanugine loro guarisce i carboocelli. Cotta col vino e impiastrata con la cera fa rimet tere i peli alla pelarella. Le crude che s ' accon ciano nel mele muovono il corpo, e aggiungono molto alla soavit del mele, e lo fanno pi utile allo stomaco. Le cotte, d ie si tengono nel mele, alcuni le danno a mangiare peste con foglie cotte di rosa a'm ali dello stomaco. 11 sugo delle crude giova alla milza, a coloro che non possono respi rsre, se non istanno col capo alto, e a'ritruopichi: cos ancora alle poppe, alle morici che non gettano, e alle varici. 11 fiore e verde e secco giova alle infiammagioni degli occhi, a quegli che sputano sangue, e a' mesi delle donne. Fassi ancora pia cevole sugo di queste pestate oon vin dolce, il quale utile a1 deboli di stomaco e al fegato. E se le matrici e gl interiori caggiono, si fa uno fomentazione con la loro cocitura. Fassi ancora olio d'esse, il quale noi chiamam mo melino,ogni volta che non sieno nate in luoghi umidi. A questo vengono utilissime di Sicilia. Man co utili sono le struUe, bench sieno lor parenti. Pigliasi la radice lo ro , circoscrivendo la terra, eon la man manca ; ma chi lo fa, dee dire quello che (a, e per cagione di chi ; e cos legata alle scrofole le guarisce.

3 .5

C. P U N II SECONDI

DCLCIUM MALOBCM OBSBBVATIOBSS, VI } AUSTB-

M e DICMB DBLLB R I U DOLCI, 6

D sL L B A C I M I , { .

so&uu, iv. LV. Melimela el reliqua dulcia, stomachum et ventrem solvunt, siticulosa, aestuosa : sed nervos non laedunt. Orbiculata sistunt alvum, et vomi tiones, urinas cient. Silvestria mala similia sunt vernis acerbis, alvumque sistunt. Sane in hunc usura immatura opus sunt. LV. Le melimele e l altre cose dolci muovono il corpo e lo stomaoo, dauno sete e caldana, ma non offendono i nervi. Le mele tonde fermano il corpo e muovono il vomito e l orina. Le mele salvatiche sono simili a quelle acerbe della pri mavera : fermano il corpo, ma per qaesto effetto bisogna che sieno immature.
D b llb c itb e b ,

ClTEEOBUM,

v.

5.

LVI. Citrea contra venenum in vino bibun* tur, vel ipsa, vel semen. Faciunt oris suavitatem, decoclo eorum colluti, aut succo expresso. Ho rum semen edendum praecipiunt in malacia prae* gnantibus : ipsa vero contra infirmitatem stoma chi, sed non nisi ex aceto facile manduntur.

LVI. Le citree si beono nel vino contra il ve* leno, o esse, o il seme. 11 lavarsi oon la cocitura loro, e il sugo premalo fanno soavit di boecs. 11 seme desse vogliono che si dia mangiare He donne pregne, quando elle hanno voglia di tante cose strane, e si mastica ancora contra la infermi-2 t dello stomaco, ma non facilmente se non eoa Taceto.
D b m s la g k a m , a ? .

Pomcoauv, xxvi. LV1I, Punici mali novero genera nono iterare supervacuum. Ex his dolcia, quae apyrina alio nomine appellavimus, stomacho inutilia habentur, inflationes pariunt, dentes gingivasque laedunt. Quae vero ab bis sapore proxima vinosa diximus, parvum nucleum babentia utiliora pauTlo intel* ligunlur. Alvum sistunt, et stomachum, dumtaxat pauca, citraque satietatem. Sed haec minime dan da, quamquam omnino nulla, in febri, nec carne acinorna utili, nee succo. Caventur aeque vomi tionibus, ac bilem rejicientibus.

Uvam in his, ac ne mustam quidem, sed pro tinus vinum aperuit natura. Utromque asperiore cortice. Hic ex acerbis in magno uso. Vulgus co ria maxime perficere illo novit: ob id malicorium appellant medici. Urinam cieri eodem monstrant : mixtaque galla in aeeto decoctum, mobiles den tes stabilire. Expetitur gravidarum malaciae, quoniam gustatu moveat infantem . Dividitor m alum , coeleatiqiie aqna madescit ternis fere diebus. Haec bibitur frigida coeliacis, et sangui nem exscreantibus.

LV1I. soverchio riandare nove sorti di me lagrane, avendone gi parlato. Diremo solo, rap port a medicina, che le dolci, che noi per altro nome chiamammo apirine, si tiene che sieno inu tili allo stomaco : partoriscono ventosit, e offen dono i denti e le gengive. Quelle che per sapore son dopo queste, e chiamansi vinose, hanno pic colo nocciolo, e sono di poco pi utili. Fermano il corpo e lo stomaco, ma sien poche, sicch non {stucchino altrui. Non si vogliono dare nella feb bre, ancora che non ve ne sia punto, perch n la carne degli acini, n il sugo non utile. Guardisi ancora da queste chi ha il vomito, o chi sputa sangue. In queste non apparisce n uva, n mosto, m i vino subitamente. L1 una e 1 altra ha corteccia * aspra. Questa fra le acerbe in uso a molte cose. Il vulgo con essa concia le cuoia, e per questo i m e dici la chiamano malicorio. Provoca P orin a, e cotta nell1aceto con galla, ferma i denti che si muovono. Dassi alle donne gravide che han vizio di cose stravsganti, e gustandola muove la crea tura nel corpo della madre. Partesi la melagrana, e tiensi in macero in acqua di piova per tre giorni. Questa si bee fredda per coloro che son d e boli di stomaco, e per quegli che sputano sangui.
D ella
s t o m a t ic a ,

S t o m a t ic e ,

x x iv .

34.

LVIII. Ex acerbo fit medicamentum, quod stomatice vocatur, utilissimum oris vitiis, narium,

LVI1I. Dell'acerba si fa una medicina, che si chiama stomatica, utilissima a* mali della bocca,

li

HISTORIARUM MONDI Llfi. XX 1 1 I.

3x8

aurium, oculorum caligini: pterfgiis, genitalibus, et bis qM nomas -vocant, et qoae ia ulceribus excrescunt. Contra leporem marinum hoc modo: acinis detracto cortice tusis, succoque decocto ad tertias, cam erodi,, e t aluminis aciasi, m jrrbae, mellis Attid selibris.

Alii et hoc m odo freiant : panica adda multa tuodunlur: s u c c u s in cacabo novo coquitur mel lis erassitudiue, ad virilitatis et sedis vitia, et omnia quae lycio curantur, aures purulentas, epiphoras incipientes, rubras raaculas. In mani* bus rami punicorum serpentes fugant. Cortice punici ex vino decocti et impositi, perniores sa narli or. Contusura malum ex tribus heminis vini, decoctam ad hem inam , tormina et taenias pellit. Puaicum in olla nova, cooperculo illito, in furno exustum, el contritum , potumqae in vino, sistit tlfun, diaculit term ine.

delle nari e degli orecchi ; a1bagliori degli occhi, a quelle pellicole che si sfogliano intorno all un* ghie delle dila, a* malori de* genitali, alle piaghe che vanno sempre impigliando, e a quelle che crescono nelle rotture. Vale contra la lepre ma rina in questo modo : pestansi le granella, levando lor prima la corteccia, e caocesi il sugo fino alla terta parte, con mezza libbra di zafferano, d'al lume tagliato, di mirra e di mele Ateniese. Altri fanno in questo modo: pestano molte melagrane acetose, e cuocooo il sugo in vaso nuo vo, tanto che si rassodi come mele : questa deco zione alile a'mali del membro virile e del sedere, a tutte quelle cose che si enrano con un medica mento chiamato liccio, agli orecchi che gettano puzza, alle lagrime degli occhi, che cominciano, e alle macchie rosse. 1 rami del suo albero por tati in mano cacciano le serpi. Con la buccia della melagrana colta nel vino, e postavi su, si guari scono i pedignoni. La mela stessa pestata con tre emine di vino, e colta fino a un'emina, leva i tor mini e le tignuole. Messa in pentola nuova con co|erchio sopra, e arrostita nel forno, poi pesta e bevala nel vino, ferma il corpo e leva i tormini. D el
c it is o ,

De

c y t is o ,

vm .

8.

LIX. Primas pomi bujus partus florere ind piealis, cylinus vocatur Graeds, mirae observa tionis mullorum experimento. Si quis anum ex bis, solutas vinculo omni cinctus et caleeatus, atque eliam annli, decerpserit duobus digitis, pollice et quarto sinistrae manus, atque ita lustra ti* levi tactu oculis, mox in os additam devora* Terit, ne dente co n tin g at, ad firma tur nullam oculocum imbecillitatem passurus eo anno. Ii dem cjtini siccati tritiq u e , carnes excrescentes cohibent : giogivis e t dentibus medenlur : vel si mo biles sioi, decocto succo. Ipsa corpuscula trita, ulceribos qoae se rp u n t pulrescunlve, illinantur. Ilem oculorum inflammationi intestinoramque : el fere ad om nia, quae cortices malorum. Ad verMulur scorpiouibus.

LIX. II primo parto di questo frutto comin ciando a fiorire, si chiama da G red citino, il quale di grande osservazione per esperienze di molli. Se alcuno, sciolto da ogni legame di farsetto e di calzari, e ancora pure d anello, ne eoglie uno con due dita della man manca, col dito grosso e col quarto, e cos leggerm ele toc cando lo tira intorno agli occhi, e dipoi se lo metle in bocca e inghiottisce, che non tocchi il dente, a1 afferma che q u d tale non patir quel* l ' anno alcun male agli occhi. 1 medesimi cilini secchi e pesti reprimono le carni che crescono : medicano le gengfe e i denti ; e se questi si di menino, molti n'adoperano il sugo collo. Essi granelli triti guariscono gli ulceri che impigliano o che si putrefanno. Sono ancora utili alla infiammagione degli occhi e degl interiori, e quasi a tutte quelle cose, dov' utile la corteccia. Sono contrarii agli scorpioni.
D bl
b a l a u s t io ,

D s BALAUSTIO, X II.

ia .

LX. Non e st sstis mirari cursm diligentiam* que priscorum , q u i, omnia scrutati, nibil inlen* lilam reliquere. In hoc ipso cytino flosculi sunt, antequam sc ilic e t malum ipsum prodeat, erum pentes, qnos balaustium vocari diximus. HosquoS**ergo e x p e rti invenerunt scorpionibus ad veruri. Sisiunt p o t u menses lem inanip : sanant o ra

LX. Non possiamo maravigliard tanto che basti della cara e diligenza degli antichi, i quali non lasdarono cosa che non tentassero. In questo citino sono alcuni fiori, i quali escon fuori in nanzi che il citino diventi mela, e chiaraansi ba laustii. Avendo eglino dunque fattone esperienza, trovarono ebe sono ottimo rimedio contra gli

39

C. PLINII SECUNDI

Sao

ulcera, et tonsillas, a vam, sanguinis exscreationes, ventris et stomachi solutiones, genitalia, ulcera quacumque in parte manantia. Siccavere etiam u t sic quoque experirentur, inveneruntque tosorum farina dysentericos a morte revocari, alvum sisti. Quin et nucleos ipsos acinorum experiri non piguit. Tosti tnsique stomachum juvant, cibo aut potioni inspersi. Bibuulur ex aqua coelesti ad sistendam alvum. Radix decocta succum emittit, qui taenias necat, victoriati pondere. Eadem di scocta ia aequa, quas lycium, praestat utilitates.

scorpioni. Beendogli firmano i mesi delle donne, guariscono le ulcere della bocca, le gavigne, I* u* vola, lo spalar del sangue, il flusso dello stomaca e del corpo, le parli genitali, e tutte le ulcere che colano. Hanno trovato ancora* che seccandogli e facendone polvere guariscono i pondi morteti, 1 ristagnano il corpo. N increbbe loro fare espe rienza ancora de1 noccioli, i qnali arrostiti e pesti aiutano lo stomaco, spargendogli nel mangiare o nel bere. Beonsi con l acqua piovana a ristagnare il corpo. La sua radice cotta fa un sugo che am mazza le tignuole, a peso d ' una moneta ehe si chiama vittoriato. Cotta nell' acqua fa i medesimi effetti che il liccio.
M ela g ra n o s a l v a t i c o .

PUNICO SILVESTRI.

LXI. Est et silvestre punicom a similitudine appellaturo. Ejus radices rubro cortice denarii pondere ex vino potae somnos faciunt. Semine poto, aqna quae subierit cutem, siccatur. Mali punici corticis fumo culices fugantur.
PlBOBUM OBSSEV ATIO BBS, X II,

LXI. cci anco il melagrano salvatico, cosi chiamato della somiglianza, le coi radici bevale con vtao a peso d'un denaio fanno sonno. Il seme suo beendolo asciuga l 'acqoa de* rilruopichi. 11 fumo delle cortecce caccia le zanzare*
OSSBRV AZIONI SOVRA I P E R I,

13 .

LXII. 7. Pirorum omnium cibus etiam valeo* tilias onerosus, aegris quoque vini modo negator. Decocta eadem mire salubria et grata, praedpue crustumina. Quaeeumqae vero cum melledecoota, stomachnm adjuvant. Fiunt cataplasmata e piris, ad discutienda corporum vitia: et decocto eorum ad duritias utuntur. Ipsa adversantur boletis atque fungis, pelluutque pondere et pugnante succo. Piram silvestre tardissime roatnrescit, Con ciditur, suspensuraque sicoatnr ad sistendam al* vum : quod et decoctum ejus potu praestat. De coquuntur et folia cum pomo ad eosdem usus. Pirorum ligni cinis contra fungos efficacius profi* cit. Mala piraque portata jaraentis mire gravia sunt vel pauca. Remedio ajunt esse, si prius eden da dentur aliqua, aut utique ostendantur.

LX 1I. 7. Il cibo di tatte le pere aacora a'sani grave, e agli ammalati s interdice come il vino. Cotte sono molto sane e grate, massimamente le crustamine. Tutte quelle che son cotte col mele aiutano lo stomaco. Faunosi empiastri delle pere a levare i malori decorpi, e la lor cocitura s* osa alle durezze. Esse s' oppongono a' boleti, e agli altri fanghi, e scacciangli col peso, e col sago che li contrasta. La pera selvatica tardissimo si malo ra. Intaccasi, e appicoata si secoa per fermare il corpo ; il che fa ancora la sua cocitura bevuta. Caoconsi par le foglie col fratto per fare i mede simi affetti, e la cenere del legno ha molto mag gior virt contra i fanghi. Le mele e le pere sono maravigliosamente gravi a smaltirsi ancora a'gio* meuli, bench poche. Dicono che il rim edio di d , che se ne dia a mangiar prima alcuna, ori mostri almeno.
So pea 1 f ic h i, n i .

Fi c o h u m t

o b s e r v a t io n e s ,

axi.

LXIII. Fici saccas lacteus, aceti nataram ha bet. Itaque coaguli modo lac contrahit. Excipitur ante maturitatem pomi, et in nmbra siccatur, ad aperienda ulcera, cienda menstrua adposito cum luteo ovi, aut potu cnm amylo. Podagris illinitar cum farina graeci feni et aceto. Pilos quoque de trahit, palpebrarnmqae scabiem emendat 1 item lichenas et psoras. Alvum solvit. Lactis ficulni natura adversatur crabronum , vesparumque et similium venenis, privstim scorpionum. Idem

LXI 11. Il sugo latteo del fico ha qualit d'aceto, e per a modo di presame fa rappigliare il latte. Pigliasi innanzi che il fico maturi,e seccasi al rezzo, per aprir le piaghe e muovere i menstrui, ponen dolo col luorto dell'uovo, o beendolo con l'amido. Impiastrasi alle gotte con farina di fien greco e oon aceto. Leva i peli, e guarisce la scabbia delle palpebre, e le volatiche e la rogna. Risolve il cor po. La natura del lalle del fico contraria a'veleni de' oalabroni, delle vespe e simili animali, c parli*

3ai

HISTORIARUH MUNDI LIB. XXIII.

3aa

cam in n g il verrucas tollit. Foli*, et quae noa malaraere fici, strumis illinuntur, omnibutque quae emollienda sint, disculiendave. Praestant boe et per te folia. E t alii usus eorum, tamquam ia fricando lichene, et alopeciis, et quaecumque einlcerari opus sit. E t adversus canis morsus, ramorum teneri cauliculi culi im ponantur. lidem cum meile ulceribus, quae ceria vocantur, illi nuntur. E xtrahunt infracta ossa cum papaveris silvestris foliis. Canum rabiosorum morsus folio trito ex aceto restringunt. E nigra ficu candidi caulicoli illinnntur furunculis, muris aranei mor tibus cum cera. Cinis earum e foliis, gangraenis, eoosumeodisque quae excrescunt.

Fici matarae urinam cient, alvnm solvunt, nidorem movent, papulasque. Ob id autumoo insalubres, quoniam sudanti* hujus cibi opera corpora perfrigescunt. Nec stomacho utiles, sed ad breve tempus : et voci contrariae inlelligunr tnr. Novissimae salubriores, quara primae: me diatae vero numquam. Juvenum vires augent: lenibus meliorem valetudinem faciant, minusque ragarum. Sitim sedant: calorem refrigerant. Ob id non negaudae in febribus constrictis, quas stegnas vocant. Siccae fici stomachum laedunt : gutturi et fancibas magnifice utiles. Natura his excalfacien di. Sitim adferunt. Alvum molliant,rheumatismis ejus, et stomacho contrariae. Yescicae semper nliles, et anhelatoribus, ac suspiriosis. Item joci* neram, rennm, lienum vitiis. Corpus et vires adjuvant : ob id ante athletae hoc cibo pascebanlot: Pythagoras exercitator, primus ad carnes eos lramtulit. Recolligenti se a longa valetudine utilissimae. Ite m comitialibus, et hydropicis, omnibusque, q u e e maturanda aut discutienda soni, im ponuntur : efficacius calce aut nitro ad mixto. Coctae cum hyssopo pectus purgant, pi tuitam, tussim veterem . Cum vino autem ad se dem, et tumores maxillarum. Ad furunculos, pa nos, parotidas, decoctae iUinunlur. Utile et de cocto earum fovere feminas.

Decoctae q uoque eaedem cum feno graeco olile* sunt plenrilicis et peripneumonicis. Cum rota coctae torm inibus prosunt. Tibiarum ulce* ribos curo acris flore. Pterygiis cum punico malo. Ambustis, p ern io n ib us, cum cera. Hydropicis *ctae in vino, e t cum absinthio el farina hor deacea, n itro addito. Manducatae, alvum si-

eolarmeute degli scorpioni. Il medesimo oon la sngna leva i porri. Le foglie e i fichi acerbi s im piastranoalle scrofe, e a tutte le cose ehe bisogna mollificare e levar via. Questo medesimo effetto fanno anoora le foglie per s stesse. Oltre a questi, ad altri usi ancora s'adoperano,come a stropicciar le volatiche, le alopecie e tutte quelle cose che bisogna scorticare. Coulra i morsi del cane le messe tenere de* rami si metrono sulla cotenna. Le medesime col mele si pongono sulle rotture, che si chiamano ce rie. Con le foglie del papavero salvalico tirano fuori l ' ossa rotte. La foglia pesta nell'aceto ristringe i morsi de'cani arrabbiati. Le tenere messe bianche del fico nero s ' impia strano a ' frignoli, e a'morsi del topo ragno si pongono con la cera. La cenere delle foglie loro s'adopera alle caocrene, e a consumare quelle cose che crescono. I fichi malori muovono l orina, risolvono il corpo, muovono il sudore e le pustole. Laonde non sono u n i nell'autunno, perch i corpi, i quali sudano peropera di questo cibo,vengono a raffred darsi. Non sono anco utili allo stomaco, ma per breve tempo, e vedesi che soo contrarii alla voce. Gli ultimi son pi sani che i prim i,e gli affatturati non mai. Crescono le forze de' giovani, fanno miglior complessione a' vecchi, e manco grinze. Mitigano la sete, e rinfrescano il calore, e perci non s' hanno da negare alle febbri ristrette, le quali si chiamano slegne. I fichi secchi offendono lo stomaco, ma per sono molto utili alla gola. La natura loro di riscaldare. Fanno sete, mollificano il corpo, sono contrarii a suoi flussi e allo stomaco. Sono sem pre utili alla vescica, a chi ansa, a chi sospira, a' difetti del fegato, della milza e delle reni. Aiu tano i corpi e le forze, e per questo gli atleti sole vano valersene per cibo. Pitagora usandone fu il primo che gli trasfer alle carni. Sono utilissimi a chi esce di lunga malattia, al mal caduco e ai ritruopichi ; e a lutti que* mali che debbonsi ma turare o sciogliere, si mettono su, e pi utilmente ^.con la calcina, o col nitro mescolato. Cotti con lo issopo purgano il petto, la flemma e la tosse vec chia ; e colti co) vino sono utili al sedere e all'en fiato delle mascelle. Cosi si applicano a' fignoli, alle pannocchie, e alle posteme dopo gli orec chi. La cocitura loro utile ancora a fomentar le donne. I medesimi cotti con fien greco sono utili al mal di fianco, e a chi ha difficolti di respirare. Colti con ruta giovano a' tormini ;col verderame alle piaghe delle gambe ; con melagrana, a quelle pellicole che si sfogliano intorno all'unghic delle dita ; agl incolti e a' pedignoni, con cera ; a ritruo pichi colli nel vino, e con l'assenzio, farina d'or-

3a3

C. PLINII SECUNDI

tnnt. Scorpionum ictibai cum sale tritae illioutur. Carbancnlos extrahunt in vino coctae et im politae. Carcinomati, si ine ulcere est, quam pinguistimam ficum imponi, paene singulare re medium est : ilem phagedaenae. Cinis non ex alia arbore acrior: purgat, con glutinat, replet, adstringit. Bibitur et ad discu tiendum sanguinem concretum. 1tem percussis, praecipitatis, convnlsis, raptis, cyathis singulis aquae et olei. Datur tetanicis et spasticis : item potus vel infusus coeliacis, et dysentericis. E t si qais eo eum oleo perungatur, excalfacit. Idem cum cera et rosaceo subactas, atnbaslfs cicatri cem tenuissimam obducit. Lusciosos ex oleo illi tns emendat, dentiumqne vitia crebro fricata.

Produnt etiam, si quis, inclinata arbore, su pino ore aliquem nodum ejus morsu abstulerit, nullo vidente, atqne cum aluta illigatum licio e collo suspenderit, strumas et parotidas discuti. Cortex trilus cum oleo ventris ulcera sanat. Cru dae groii verrucas et thymos, nitro farinaque additis tollunt. Spodii vicem exhibet fruticum a radice exeuntium cinis. Bis tostus adjecto psimmythio digeritor in pastillos, ad ulcera oeniorum et scabritiam.

io e nitro. Mangiati ristagnano il corpo. Pesti col sale s'impiastrano a'm orsi degli scorpioni. Cotti nel vino e postivi sa tirano fnora 1eifboncelli. Se il canchero senza piaga, il pi utile rimedio porvi on grassissimo Beo, e cosi alle nascenze che rodono. Non v ' cenere d 'a ltro albero, che sia pi acre : ella porga, rappiglia, riempie e ristrigne. Beesi ancora per levare il sangue rappreso. Dassi a' percossi, a' precipitati, agli sconvolti e a'rotti, con an bicchier d'acqua e nn d'olio. Dassi al parietico e allo spasimo : e bevuto o infuso, a* debili li stomaco e a'pondi. Questa cenere riscalda, ss alcuno si unge d'essa con olio. Impastata con cera e olio rosato fa sottilissima margine agl' incotti. Impiastrata con olio guarisce coloro che non veg gono al lume, e i difetti d e'den ti col fregsre spesso. Dicono ancora, che se inchinando P albero, alcuno stando con la bocca supina leva col morso alcun nodo di quello, senza che sia veduto da altri, e legatolo alla scarpa, con un liccio l'appic ca al collo, dissolve le scrofe, e le posteme dietro agli orecchi. La corteccia sua trita con olio gua risce le ulcere del corpo. I grossi, cio quei fichi che non si maturano, crndi cacciano via i porri, con timo, nitro e farina. La cenere de' rampolli, eh' escono dalle radici, vaia in luogo di spodio. Due volte riarsa, e giuntovi il psimmizio, sa ne fa pastelli all' ulcere degli occhi e al ruvidore.
Sopra t
c a p r if ic h i,

C a p b if ic o b u m

o b s e r v a t io n e s , x l i i .

4*-

LX1V. Caprificus etiamnum multo efficacior fico. Lactis miuus hahet : surculo quoque ejus lac coagulatur in caseum. Exceptum id coactumque in duritiam, suavitatem carnibus adfert. Fricatur diluto ex aceto. Miscetur exulceratoriis medicamentis. Alvum solvit : vulvam cum amylo aperit. Pota menses ciet cum luteo ovi. Podagri cis cum farina graeci feni illinitur. Lepras, psoras, licheoas, lentigines expurgat : item venenatorum ictus, et canis morsus. Dentium quoque dolori hic succus adposilus io lana prodest, aut in cava eorum additus. Cauliculi et folia, admixto ervo, contra marinorum venena prosunt. Adjicitur et vinnm. Bubulas carnes additi caules magno ligni compendio percoquunt.

Grossi illitae strumas, et omnem collectionem emolliunt, et discutiunt. Aliquatenus et folia. Quae mollissima sunt ex his, curo aceto ulcera manantia, et epinyctidas, et furfures sanant. Cum meile folii ceria sanant, et canis morsus. Recentes cum viuo, phagedaenas. Cum papaveri* foliis ossa

LXIV. Il caprifico ha maggior vtrt che il fico. Ha raen latte, e con nna verga d'esso il lat te si rappiglia in cacio. Questo raccolto fatto duro, d soavit alle carni. Serve a stropiccia re, dilavato nell'aceto, e a mescolarsi agli un guenti esulcerativi. Risolve il corpo, e eoo amido apre la matrice. Bevuto con tuorlo d* uovo p ro voca il menstruo. Impiastrasi alle gotte con farina di fien greco. Purga la lebbra, la rogna, le vola tiche e le lentiggini, e cos i morsi degli anim ali velenosi e de'cani. Questo sugo ancora posto con la lana giova al dolore de' denti, ovvero m esso nel loro buco. Le sue messe tenere, e le foglie insieme con le rnbiglie giovano contra i v e le n i. Aggiungonvi ancora il vino. Mettendo le m esse tenere con la carne del b u e, la fanno c u o c e re con gran risparmio di legne. 1 fichi che non si maturano, impiastrati su lle scrofe le mollificano, e sulle raccolte le levati via. Le foglie in parte fanno il medesimo effetto. L e pi tenere con l ' aceto guariscono le ro ttu re c h e gettano, e certe macchie rosse rilevate, le q u a l i vengono pi la notte ebe il giorno con p i z z i -

5a5

HISTORIARUM MUNDI LIB. XX11I. core, e le forfore. Le foglie con il mele guari scono certi malori, che si chiamano cerie, e i morsi del cane. Le fresche col vino sanano le u l cere corrosive. Con le foglie del papavero cavano l ' ossa. I caprifichi che non maturano, col profu mo levano le ventosit. Bevuti resistono ancora al sangue del toro bevuto, al psiramizip e al latte rappreso. Cotti nell1acqua e impiastrali guarisco* no le posteme dietro gli orecchi. Le sue messe tenere, o i fichi che non malurauo, piccolissimi, si beono col vino s' morsi delle serpi. Il latte suo ancora s1 instilla alle piaghe, e mettonrisi su le foglie; il che si fa ancora conira il topo raguo. La cenere delle messe tenereUe mitiga Tvoli. La cenere dell albero col rade vale sU i crepature del sedere. La radice boUiia nel vino gioir al do lore da deoli. Il caprifico vernereccio colto nell ' aceto, e trito, leva via le volatiche. Im piasi rana* i pezzi del ramo senxa carlecei, minutissimi a modo di segatura. Si fa ancora del caprifico una medicina miraoolosa. Se un fanciullo, che non abbia ancor messo pelo, rompendo il ramo del caprifico ae leva 00' denti la corteccia, dove non lanugine, la midolla, legata innanzi al levar del sole, leva via le scrofe. Il caprifico circondalo al collo di tori quanto si voglia ferci, gli doma di lai modo, che gli fa rimanere immobili. SoPBA
l BBBA ta ilB O ,

extrahant. GroM caprifici inflationes discutiunt tuffilu. Resistunt cl sanguini laurino polo, et ptiramythio, et lacti coagulato potae. Ilem iu aqua leeoclae atque illitae parotida sanant. Cauliculi >ul grossi ejus quam minutissimae ad scorpionum icbu e rino bibuntur. Lac quoqi^e instillatur plagae, el folia im ponuntur. Item adversus mu rem araneum. Cauliculorum ciuis uvam iaucium sedai. Arboris ipsius cinis ex meile, rhagadia. Radix defervefacta in vino, dentium dolores. Hiberna caprificas in aceto cocta et trita, impeti gines tollit. Illinuntur ramenta rami sine cortice qoam miontissima ad scobis modum. Caprifico quoque medicinae unius miraculum addUur. Corticem ejus impubescentem puer impubis si le/racio ramo detrahat dentibus, medullam ipsam adalligatam ante solia ortum, prohibere strumas. Caprificas tauros quamlibet feroces, collo eorum circumdata, in lautam mirabili natura compescit, ut immobiles praestet.

D> U M B O

HBKBA, III.

3.

LXV. Herba quoque, qoam Graeci erineon vocant, reddenda in hoc loco propter gentilitatem. Palmum alta est, cauliculis qaiois fere, ocimi similitudine, flos candidus, semen nigrum, par vam : tritam cum meile Attico, oculorum epi phoris medetor : olcumque aotem decerpta auoat laete multo e t dulci. Herba perquam utilis suriam dolori, n itri exiguo addito. Folia resistunt venenis.

LXV. L erba aneora, ohe i Greei chiamano erineo, per rispetto alla soa nobilt d occasione di ragionare di s in qaesto luogo. Ella alta on palmo, fa cinque gambi e somiglia il basilico : fa il fior biaoco, il seme nero e piccolo, che pesto col mele Ateniese medica le lagrime degli oc chi : comunque sia colta, manda foora molto latte dolce. L erba mollo olile alla doglia degli oreoehi, aggiungendovi un poco di nitro* Le foghe resistono al veleno.
So m
a l e p &o g b o l k ,

D s ramus, iv. LXVI. P ro n i folia deceda tonsillis, gingivis : we prosunt in vino, decoclo eo subinde ore toltolo. Ipsa p ru n a alvum molliunt, slomacho non utilissima, sed brevi momento.

4-

LXVI. Le foglie del prugnolo cotte medicano le gavine, le gengive e lugola, se tu le cuoci in vi no, e bagniti la bocca. Esse prugnole o susine muovono il corpo, e non sono del lutto olili allo stomaco ( ma per breve momento.
D b l l b m s c h b , *

Db

p b &s ic is , i i .

LXVII. U tilio ra persica, Mccujque eorum, 'tiamnum in v in o w l in aceto expraaaus. Kec est liat eia pomis initooentior cibos. NcUqaam minus *wis, suoci P** qui tamen aitilo alimulei. ^Jia ejus trita illita, haemorrhagtam sialunt.

LXV 1I. Pi alili sooo le pesehc, non che il sago loro premalo nellaceto o nel vino. Non v cibo meno nocivo di questi fratti. Nessuno ha meuo odore, n pi sogo, il quale nondimeno alimola la Mie. Le sue foglie (cito e postevi au ri-

3a 7

C. PLIN11 SECDNDI

3a8

Nuclei persioorom cnm oleo et aceto, cupitis do loribus illiuuotur. Db n o n


s ilv b s tb ib u s ,

stagnano le morici. I noccioli delle pesche in aveto e olio fanno impiastro alla doglia del capo.
D elle
f b d g n o l b s a l v a t ic b b ,

n.

2.

LXV 11I. Silvestrium quidem prunorum bac che, vel radice cortex, in viuo austero si deco quantur, ita ut triens ex hemina supersit, alvum el tormina sislunt. Satis est singulos cyathos decocti sumi. Db l i m o ,
s iv e l i c h b b b a b b o b u m , u

LXVI 1I. Le prugnole salvatiche, o la cortec cia della radice del prugnolo, colle in vin biuseo, di modo che d ' una emina ne rimanga un terzo, ristagnano il corpo e i tormioi. Casta pi gliare on bicchier per volta di tale decollo.
D
e l l a b e l l e t t a , o l ic h e n e d e g l i a l b e b i,

a.

LX1X. E l in iis, et sativis prunis est limos arborum, quem Graeci lichena appellant, rhaga diis el condylomatis mire utilis.

LX 1X. Negli alberi di questi e de'susiui dome stichi una certa belletta, che i Greci chiamano lichene, utilissima alle crepature del sesso, e alle morici che non gettano.
D e ll b m obb,

Db m o b is ,

x x x ix .

30.

LXX. Mora in Aegypto et Cypro sui generis, ut diximus, largo sncoo abundant, summo cortice desquamato: altiore plaga siccantur mirabili na tura. Succus adversatur venenis serpentium, prodest dysentericis, discutit panos, omnesque collectiones: vulnera conglutinat, capitis dolores sedat, ilem aurium : splenicis bibitur, atque illi n itur : et contra perfrictiones : celerrime teredi nem sentit. Neque apud nos succo osus minor. Adversatur aconito et araneis, in vino potus. Alvum solvit : pituita*, taeniasque et similia ven tris animalia extrahit. Hoc idem praestat et cortex tritus.

Folia tingunt capillum cum fici nigrae et vitis corticibus simul coctis in aqua coelesti. Pomi ipsius saccos alvum solvit protinus. Ipsa pom i ad praesens stomacho utilia, refrigerant, sitim faciuut. Si non superveniat alios cibus, intu mescunt. Ex immaturis succus sistit alvum : ve* Iuli animalis alicujus, in hac arbore observandis miraculis, qoae in natura ejus diximus.

LXX. Le more in Egitto e in Cipri, che noi dicemmo essere duna specie propria, son di maravigliosa natura : hanno di molto sugo, se si leva la prima buccia ; ma faceudo la ferita pi profonda, si seccano. 11 sugo loro vale contra il veleno delle serpi. Giova a* pondi, dissolve V en fiature e ogni raccolta, risalda le ferite, mitiga le doglie del capo e degli orecchi. Beesi da quegli che hanno male di milza, e che patiscono infred dature ; oppure impiastrasi. Intarla presto. Non sugo appresso di noi, che s usi manco di que sto. Bevuto nel vino contrario all' aconito e ai ragni. Risolve il corpo, e caccia la flemma, le ti* gnuole e simili animali del corpo. 11 medesimo effetto fa la corteccia trita. Le foglie tingono i capelli cotte in acqua pio vana con cortecce di fico nero e di vite. Il sugo di questo frutto subito risolve il corpo. Essi frut ti fanno subita utilit allo stomaco, rinfrescano e fanno sete. Se non si mette lor sopra altro cibo, rigonfiano. Il sugo delle more acerbe ferma il corpo : io questo albero, come dalcuno animale, sono da osservarsi le propriet maravigliose, che gi dicemmo nella natura d 'esso.
D e l l a s to m a tic a , o a b t b b ia c r , o p a n c h e tto ,

S t o m a t ic e ,

s i v b a b t e b i a c e , s iv b p a n c h r e s t o s , iv .

4-

LXXI. F it ex pomo panchrestos stomatice, eadem arteriace appellata, hoe modo : sextarii tres succi e pomo, leni vapore ad crassitudinem mellis rediguntor. Post additur omphacii aridi pondos x duorom, aut myrrhae x unins, croci x unius. Haec simul trita miscentur decocto. Neque est aliud oris, arteriae, uvae, stomachi, jucuodios temedium. F it l alio modo : succi sextarii duo,

LXX1. Di questo frutto si fa un medicarne chiamato pancreslo stomatica, che pur si chiama arteriace,in questo modo: tre sestarii del sugo leggermente ai coocono, tanto che si r-assodioo come II mele. Vi s'aggiungono poi due danari a peso d* onfacio secco, e ano di mirra e ono li zafferano. Queste cose insieme peste si mescolano con la lu i cocitura. Non c ' aloua altro pi p ia -

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXIII. oitilis Attici sextarius, decoquuntur, ut supra diximus

33o

Mira sont praeterea quae produntor. Mori germinatione, priusquam folia exeant, sinistra decerpi jubentur fatura poma : ricinos Graeci vocanL Hi terram si noa attigere, saoguinem sistuoi adalligati, sive ex vulnere fluat, sive ore, sire naribus, sire haemorrhoidi* : ad hoc servantar repositi. Idem praestare et ramus dicitur lana plena defractus, incipiens fructum babere, si terram non attigerit, privati mulieribus adal ligatos lacerto, contra abundantiam roensiom. Hoc el quocumque tempore ab ipsis decerptum, ita ut terram non attingat, adalligatumque exi stimant praestare. Folia mori trita, aut arida de cocta, serpentinm ictibus imponootur. Ad id e a que pota proficitar. Scorpionibos adversator e ndioe corticis succus, ex vino a a t posca potas.

Reddenda est et antiquoram compositio. Soc cum expressam pomi m atari immaturique mix tam, coquebant in vase aereo ad mellis crassitu dinem. Aliqoi m yrrha adjecta et cupresso prae duratam ad solem torrebant, permiscentes spatha ter die. Haec erat stomatice, qua et vulnera ad cicatricem perducebant. Alia ratio: succum sic cato exprimebant pomo, molium sapori obsonio rum conferente. In medicina vero contra nomas, et pectoris pituitas, et ubicumque opas esset adslringi viscera. Dentes quoque colluebant eo. Tertiam genas sacci : foliis et radice decoctis ad ambusta ex o le o illinenda. Imponuntur et per se lolia.

Radix p e r xnesses incisa snccam dat aptissi mam dentium dolori, collectionibusque, et sup purationibus. A lvum purgat. Folia mori in urina nadefacla, p ila m coriis detrahant. Ds
c b b a s is ,

cevole rimedio alla bocca, ali' arteria, all* ugola e allo stomaco. Fassi ancora in un altro modo : caoconsi, come abbiamo detto sopra, due sestarii di sugo e un sestario di mele Ateniese. Maravigliose sono oltra ci le cose che si dico1 no del moro. Quando ei mette, prima ch'escano le foglie, con la man manca si colgono quelle che hanno a esser more, dai Greci domandate ricini. Queste, se non hanno tocco terra, legatevi ferma no il sangue, s egli esce o della piaga, o della bocca, o del naso, o delle morici, e a questo fine si salvano riposte. Dicesi che il medesimo effetto fa il ramo, rotto a luna piena, quando egli co mincia aver frutto, se egli per non ha toeeo ter ra ; e vale specialmente legato al braccio delle donne contra I* abbondanza de* menstrui. Anzi in qualunque tempo sia colto da esse donne, fa l istesso effetto, pur che non tocchi terra, e sia legato com ' detto. Le foglie del moro peste, o secche e cotte, si pongono sopra i morsi delle ser pi. In bevanda giovano al medesimo. Il sugo della corteccia della radice bevalo con vino, o con po sca, contra gli scorpioni. Diremo ancora la composizione degli antichi. Essi cocevano il sago delle more mature e delle acerbe insieme, in vaso di rame, fin che si rasso dasse come il mele. Alcuni aggiungendovi mirra e cipresso, seccavano tulio questo al sole nel vaso ben turato, mescolandolo con la spalola tre volle il giorno. Questa era la stomatica, con la quale anche risaldavano le ferite. Eravi pure altro modo : premevano il sugo delle more secche, e l'usavano nelle vivande, perch dava buon sa pore. In medicina lo davano contra le piaghe che impigliano, la flemma del petto, e dovunque bi sognava ristriguere le viscere. Lavavano ancora i denti con esso. Il terzo modo era cuocere le foglie e le radici, e con quel sago e con olio fa cevano unguento Ile cotture. Pongonsi ancora le foglie di per s. La radice tagliata per mietitura ha sugo ac comodatissimo al dolore d e 'd e n ti, e a dove raccolta puzza. Purga il corpo. Le foglie del mo ro bagnale nell* orina cavano i peli del cuoio.
D e l l b c irib g ie ,

v.

5.

LXX II. C erasa alvum molliunt, stomacho no lilia : e a d e m siccata alvum sistunt, urinam a l . ln v e o io a p u d auctores, si quis matutino roscida cum su is nucleis devoret, io tantum levari bum, u t p e d e s m orbo liberentur.

LXX 1I. Le ciriegie mollificano il corpo, e sono nocive allo stomaco. Secche fermano il corpo, e provocano l ' orina. Io truovo appresso degli au tori, che cogliendole la matlina, quando elle son rugiadose, e inghiottendole intere col nocciolo, alleggeriscono talmnte il corpo, che i piedi si liberano dal male.

33. Ob m e s p i l i s , n. D b s o b b is , n .

G. PU N II SECONDI
D
bllb n b s m l b ,

33i
s . D bllb s o m , 2.

LXX 11I. Mespila, exceptis selaniis, quae malo propiorem vim habeat, reliqua adstringunt sto machum, istuntque atrum . Ilem aorba sicca; nara recentia stomacho et alvo citae prosuol.

LXX 1II. Le nespole sono rislrettive, in foor che le setanie, le quali sono pi vicine alla natura della mela : esse ristrngono lo stomaco e fermi lo il corpo. Cosi fanno anco le sorbe secche; perciocch le fresche giovano alla stomaco e al corpo mosso.
D b llb io c i p ire , i

Db b d c ib c s

p ih k i s , x i u .

3.

LXX 1V.8 .Nuces piceae, quae resinam habent, contusae leviter, additis in singulas sextariis quae ad dimidium decoctae, sanguiuis exscrea tioni medentur, ita u t cyathi bini bibantar ex eo. Corticis e pinu io vino decoclum con Ira tormiua datur. Nuclei nucis pineae sitim sedani, et acrimoniam stomachi rosionesqoe, et contrarios hu mores consistentes ibi: et infirmitatem virium roborant, renibas et visicae utiles. Fauces viden tu r exasperare, et tussim. Bilem pellunt poti ex aqua, aut vino, aut passo, ant balanorom decocto. Misoetur his contra vehemeutiores stomachi ro siones cucumeris semen, et auccus porcilacae. Item ad vesicae ulcera et renes, quoniam et uri nam cient.

LXX 1V. 8. Le pine, che hanno ragia, ammac cate leggermente e cotte con un sestario d 'sequa per ciascuna, infino che si consumi la met, ne* dicano chi sputa sangue, par che se ne beano due bicchieri. La cocitura della corteccia del pino li d nel vino contra i tormini. 1 pinocchi levano la aete, l agrimonia e le rosioni dello stomaco, e i guasti e oorrotli umori che si fermano qaivi : fortificano la debolezza delle parli virili, e ioa ulili alle reni e alla vescica. Pare che inaspriscano le canoe della gola e la tosse. Purgano le collere bevuti con acqua, o vino, o vin c o tto , 6 cocitura di balani. Mescolasi con questi, cootra le veementi rosicazioni di atomaeo, il seme del cocomero e il sugo della porcellana. Giova eziandio alle scorti* calure della vescica e delle reni, perch anoora muove 1 orina. *
D
b llb m a hdo blb,

Db

a m y g d a l is , x x i x .

ag.

LXXV. Amygdalae amarae radicum decoctam 01 em in facie corrigit, coloremque hilariorem fcit. Nuces ipsae somnum faciunt, et aviditatem. Urinam et menses cient. Capitis dolori illinantur, tnaximeque in Cabri : si ab ebrietate, ex aeeto et rosaceo, et aquae sextario. E t sanguinem sistunt, M ia amylo et menta. Lethargicis, et comitialibus prosunt. Capite peruncto epinyctidas sanant : e vino vetere ulcera putrescentia. Canum morsus cura meile. E t furfures ex facie, ante fotu prae parata. Item jocineris et rennm dolores ex aqua pota : et sape ex ecligmate cam resina terebin thina. Calculosis et difficili urinae in passo : et ad purgandam cutm in aqua mulsa tritae, sunt efficaces.

Prosunt ecligmate joci neri, tussi, et colo, cum elelisphaco modice addito. In meile sumilur nucis avellanae magnitudo. A ju n t, quiois fere praesumptis ebrietatem non sentire polores : vulpesque, si ederint eas, nec contingat e vieino

LXXV. La cocitura delle radici delie man* dorle amare fa bella la pelle el viso, e il eolore pi lncenle. Le noci fanno sonno e avidit : rooo* vono 1 orina e i menstrui. Impiastranti al dolore * del capo, e massimamente nella febbre ; e se il dolore avviene per ubbriachezza, con aceto, olio rosato e un sestario d acqua. Ferm ano ancora il sangue, con amido e menla. Giovano alla letargia e al mal caduco. Ungeudone il capo, gaariscono alcune roacohie rosse rilevate, che vengono pii la notte che il giorno eon pizzicore, e col via vecchio le piaghe ehe marciscono, e eoi mele i morsi de'cani; aon che le forfore del viso, pre parate prima con la fomentazione. Bevute con 1 acqua tolgooo i dolori del fegato e delle reni, * e spesso con lattava? di ragia trem entina. A chi ha la pietra, e difficilmente orina, dannosi in via cotto ; e trite in acqua melata son buone Pr" gare la pelle. Giovano col lattovaro al fegato, e. alla tosse e al colo, aggiungendovi alquanto delP erba delisfoco. Pigliasi nel mele quanto una nocciuola. Dicono che pigliandone innanzi cinque, i bevitori non s'ubbriacano ; e se le volpi ue mangiano, e

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HISTORIARUM 3KJNDI LIB. XXIII.

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aquam lambera, mori. Minus valent in remediis dulces, et hae tamen porgant, et urinam cient. Recentes stomachum implent.

subito non beono aequa, si muoiono. Le dolci vogliono meno in medicina, e nondimeno ancora esse purgano, e muovono T orina. Le fresche em piono lo stomaco. DblU noci
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LXXVI. N udbns graecis eam absinthii semi-* ne ex ceto sumptis, morbos regius sanari dicitnr: ilem illilis per se Titia sedis, et privatim condylomata. Item tussis et sangoinis rejectio.

LXXVI. Dicono che pigliando le mandorle col seme dell* assensio nell* aceto, cessa il mal ca duco. Per s medesime guariscono i difetti del fondamento e in ispecielt il male de fichi. Gio vano ancora alla tosse e a chi sputa sangue.
D b l l b so c i , 9 4 .

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LXXVII. Nuces {oglandes Graeci capitis gravedine appellavere. Elenim arborum ipsarum folioramque vires in cerebrum penetrant : hoc minore torm ento, et in cibis, nuclei faciunt. Sunt aulem recentes jucundiores, siccae unguinosio res, et stomacho inutiles, difficiles concoctu, do lorem capili* inferentes, tussientibus inimicae, et vomituris jejunis : aptae in teaesaao solo ; trar buot enim pituitam . Eaedem praesumptae ve nena hebetant : item anginam curo rota et oleo. Adversantur caepis, leniuntque earum saporem. Aurium inflammationi im ponuntur cura mellis exiguo, et cum ruta mammis, et luxatis : cura caepa autem e t sale, et meile, canis horainisque roorsoi. Putamine sucis juglandis, dens cavus inuritur. Putamen combustum trituroque in oleo aut vioo, infantium capile peruncto, n utrit ca pillum : et ad alopecias eo sic utunlur. Quo plures noces q u is ederit, hoc facilius tineas pellit. Qoae perveteres snnt nuces, gangraenis et car bunculis m ed en tu r : item suggillalis : cortex ju glandium, lichenum vitio, et dysentericis. Folia trita cum aceto, aurium dolori.

In sanctuariis Mithridatis maximi regis devi eti, Cn. P o m p eju s invenit in peculiari commen tario ipsius ro a n a compositionem antidoti, e dua bus nucibus siccis, ilem ficis totidem, et rutae Miis viginti sim u l tritis, addito salis grano: et qoi hoc je ju n a s sum at, nullum venenum nocitu ram illo d ie. C o n tra rabiosi quoque canis raornm, nuclei a je ju n o homine commanducati illilip raesenti rem ed io esse dicuntur.

LXXVII. I Greci hanno chiamate iaglandele noci dalla graviti del capo; perciocch la potenza di questo albero e delle sue foglie passa nel cer vello : questo medesimo, ma con minore tormen to, fa il frutto loro a mangiarlo. Le fresche sono pi dilettevoli : le secche hanno in s pi dellantuoso, e sono inutili allo stomaco: smaltisconsi con difficolti, e fanno dolere il capo. Sono contrarie alla tosse, e a chi ha da vomitare a digiuno : utili solamente a chi ha gran voglia d'andare del corpo e non pu, perch elle cavano l flemma.Pigliandole innanzi levano la forza a* veleni ; e cosi con ruta olio guariscono la squinaraia. Resistono alle cipol le, e mitigano il sapore desse. Adoperansi con un poco di mele alla infiammagione degli orecchi ; e con ruta alte poppe, e a chi ha mosse le mem bra del suo luogo ; e con cipolla, sale e mele al morso del cane e deli* uomo. Gol guscio della noce si brucia il foro del dente. Il medesimo gu scio arrostito e pesto con olio, o in vino, ugnendone il capo de1bambini, fa mettere loro i capel li : utile ancora alla pelatine. Quanto pi noci mangia alcuno, tanto pi facilmente cacoia le ti* gnuole del corpo. Le noci vecchie guariscono la cancrene, i earboncelli e i suggellati. Il mallo delle noci giova alle volatiche e al male de'pondi. Le foglie peste con l aceto giovano alla doglia degli orecchi. Pompeo Magno avendo vinto il gran re Mi tridate trov nel suo gabioetto scritta di mano di lui una composizione d'antidoto che si fa di due noci secche, due fichi secchi e venli foglie di ru ta ; il tutto pestato insieme con un granello di sale : nessun veleno pu nuocere in quel giorno a chi a digiuno piglier questo lattovaro. Al mor so del cane arrabbiato subito rimedio che l ' uo mo a digiuno mastichi una noce, e ve la ponga sopra.

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D b llb c a sta g h b ,

5.

LXXVIII. Naees avellanae capitis dolorem faciunt, inflationem stomachi : et pinguitudini corporis conferuot, plus quam sit verisimile. To stae et destillationi medentur. Tasti quoque ve teri iri Ise, et in aqua mulsa polae. Quidam adjiciuut grana piperis, alii e passo bibunt. Pistacia eosdem usus et effectus habent, quos pinei nu clei, praeterque ad serpentium ictos, sive edan tur, sive bibantur. Castaneae vehementersiitont stomachi et ven tris fluxiones, alvum cient, sangoinem exscrean tibus prosunt, carnes alunt.

LXXVIII. Le nocciuole fanno dolore di capo e ventosit di stomaco: giovano a ingrassare il corpo pi che non verisimile. A rrostite guari scono 1a rema. Peste e bevute in acqua melata giovano alla tosse vecchia. Alcuni v' aggiungono parecchie granella di pepe; altri le heono col in cotti). 1 pistacchi fanuo i medesimi effetti chei pinocchi, fuor cbe a' morsi delle serpi, o beeudoli 0 mangiandoli. Le castagno fermano gagliardamente i flussi del corpo e dello stomaco : giovauo a chi sputa sangue, e (sono carne.
D e lle c a r ru b e , 5. D el c o b rio lo , i. D el c o r b e z z o l o .

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Db u r e d o r b .

LXX1X. Siliquae recentes, stomacho inotiits, alvum solvunt. Eaedem siccatae sistunt, storoachoque utiliores fiunt. Urinam cient. Syriacas in dolore stomachi ternas in aquae sextariis de coquunt quidam ad dimidium, eumque succum bibuut. Sudor virgae corni arbori lamina ferrea candente exceptos, noo contingente ligoo, illitaque inde ferrugo, incipientes lichenas sanat. Ar butus sive unedo, fructum fert difBeilem conco ctioni, et stomacho inutilem.

LXXIX. Le carrube fresche soao inptili silo stomaco, e smuovono il corpo. Seche lo fermano, son pi utili allo stomaco, e provocano 1 orina. * Alcuni per la doglia dello stomaco coocoo tre delle Soriane io altrettanti sestarii di acqua finche tornino alla met, e ne beono quel sugo. Rice vendo il sudore della verga del corniolo in pia stra di ferro rovente, la quale non tocchi il legno, e dipoi con la ruggine che di quivi nasce ugneodo le volatiche, quando cominciano, i guarisco no. 11 corbezzolo difficile a smaltire, ed inutile allo stomaco.
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b g l i a l l o r i,

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l a u r is, l x ix .

9.

LXXX. Laurus excalfactoriam nataram habet, e t foliis, et cortice, et baccis : itaque decoctam ex is, maxime e foliis, prodesse vntvis et vesicis convenit. Illita vero vesparum, crabronnmqne, et apiam, item serpentium venenis resistant, ma xime sepis, dipsadis, et viperae. Prosunt et men sibus feminarum cum oleo cocta. Cum polenta autem, quae tenera sunt trita, ad inflammationes oculorum : cum ruta, testium : cum rosaceo, ca pitis dolores, aut cum irino. Quin et commandu cata atque devorata per triduum terna, liberant tussi : eadem prosunt suspiriis trita cum raelle. Cortex radicis cavendus gravidi. !pa radix cal culos rumpit jocineri prodest Iribus obolis in vi no odorato pota. Folia pota vomitiones movent. Baccae menses trahant adpositae tritae, vel potae. Tussim veterem et orthopnoeam sanant binae, detracto cortice in vino potae. Si et febris sit, ex aqua, aut ecligmate ex aqua mulsa, aut ex passo decoclae. Prosunt et phthisicis eodem modo, et

LXXX. L alloro riscalda, cos con la foglia 0 con la scorza, come col frutto, e per la saa deco zione, e massimamente delle foglie, c utile alla ma trice e alla vescica. F'acendone empiastro resiste molto al veleno delle vespe, de' calabroni, delle pecchie e delle serpi aucora, e massimamente di quelle, che si chiamano sepe, e dipse, e vipere. Cocendole eoo l'olio giovano a'mesi delle donne. Pestando quelle che sono tenere con la polenta, levano l'enfiato degli occhi, e con la ruta quello de'lesticoIUecon l'olio rosato, o con l'irino,la do glia del capo. Se ne masticherai, e poi inghiottirai tre per volta tre d, guariscono dalla tosse. G iova no a'sospirosi trite col mele. Guardinsi le donne gravide dalla corteccia della sua radice. Essa ra dice bevuta a peso di tre oboli in vino odorifero, rompe la pietra e giova al fegato. Le foglie, beendole, muovono il vomito. Le coccole provocano

1 menstrui, o ponendovele peste, o beemlole. Becudone due senza corteccia nel vino guariscono

33?

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXIII.

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omnibus thoracis reumatismi. Nam et coquunt pituitam et extrabuat.

Advenas scorpiones quaternae ex vino bi buntur. Epinyclidas ex oleo illitae, et lentigines et ulcera m anantia, et ulcera oris, et furfures. Cutis pruriginem saccus baccarum emendat, el phtfiiriasin. Aurium dolori et gravitali instilla* tnr,cum vino vetere et rosaceo. Perunctos o fu giunt venenata omnia. Prodest contra ictus et polui, maxime autem ejus laurus, quae tenviora habet folia, Baccae cum vino serpentibus, et scor* pionibos, et araneis resistunt. Ex oleo et aceto illinuntor et lieni, et jocineri : gangraenis cum meile. Et in fatigatione etiam aut perfrictione succo eo perungi, nitro adjecto, prodest. Sont qoi celeritati partus multum conferre patent ra dicem, acetabuli mensura in aqua potam ; effica cius recentem, quam aridam. Quidam adversus scorpionum ictus, decem baccas dari jubent po tai. Item et in remedio uvae jacentis, quadran tem pondo baccarum, foliorumve, decoqui in aquae sextariis tribus ad tertias, eamque calidam gargarizare : et in capitis dolore, impari numero baccas cum oleo con lerere, et cal facere.

Laurus Delphicae folia trita olfaotaque subin de, pestilentiae contagia prohibent: tanto magis ii et uranlur. O leum ex Delphioa, ad cerata, acopamque, ad g>er frictiones discutiendas, nervo laxandos, la ter ia dolores, febres frigidas utile est. Item ad auriuna dolorem, in mali punici cortice tepefactum. F o lia decocta ad tertias paries aquae, uram cohibeut gargarizatione : polu alvi dolores, inleslinorumque. Tenerrima ex his trita in vino* papulas, p ru ritu sq n e , illita noctibus.

Proxime v e le n t oelera laurorum genera. Lau ros Alexandrina, ai ve Idaea, parius celeres facil, radice pota tr iu m denariorum pondere, in vini dulcis cyalbis irib u s. Secundas aliam pellit, mentetqae. E odem m o d o pota daphnoides (sive his nominibus q u a e diximus), silvestri laurus pro dest: alvum so lv it, vel recenti folio, vel arido, drachmis trib u s cum sale in bydromelite mandu cata. P ituitas e x tra b it folium et vomitu*, stoma cho inutile. Sic e t baccae quiuaedenae purgatio iit causa su m o n to r. P lib io 1* N., Vol. II.

la tosse vecchia, e la ortopnea. Se vi fotse febbre, cnoconsi con l'acqua, o con Utlovaro d'acqua melata, o di vino passo. Giovano a 'tisichi in quel medesimo modo, e ad ogni rema del petto, perch oaocono e maturano la flemma, e tiranla fuori. Contra gli scorpioni ne beono quattro eoi vino. Faoeadone empiastro eoo olio levano alenile macchie rosse rilevate, le quali vengono pi 1 notte ebe il giorno con pinicori, e le lentiggini, e le nascente che colano, e le ulcere della bocca, e le forfora. U sugo delle coccole leva il pizzicore, e il m orbo pediculare, lnstillasi negli orecchi con vin vecchio e con rosato, contra la doglia e gra vit d ' essi. Chi unto di questo guarentito de ogni cosa avvelenata. Giova berle a' morsi vele nosi, massimamente tratto delle cocooie di quel lalloro, che ha le foglie pi tenere. Le coccole eoi vino resistono alle serpi, agli soorpioni e a' ragui. Con olio e con aocto s'impiastrano alla milza e al fe gato : alle cancrene col mele. Giova ancor nella, stanchezza e nell infreddatura ugnerai oon quel sugo, aggiuntovi il nitro. Sono alcuni, che ten gono che la radice giovi assai a far partorire tosto, beendola nell' acqpa alla misura d ' un acetabolo e molto meglio la fresca, che la secca. Certi vo gliono che se ne dieno a bere dieci coccole contra i morsi degli scorpioni. Per rimedio della ugola scesa vogliono che si cuoca in tre sestarii d 'acqua fino che resta il terzo la terza parte d 'una libbra di coccole e di foglie, e che quest' acqua diasi calda a gargarizzare. Nel dolore del capo pestauo con olio le coccole in caffo, e le riscaldano. Le foglie dell' alloro Delfico, peste e fiutate poi, levano la contagione della pestilenza, e lauto. pi, s ' ella abbrucia. L 'olio dell' alloro Delfico utile a'cerolti, all'unguento mitigativo, a levare le infreddature, a mollificar i nervi, a' dolori del fianco, e alla febbre fredda. Scaldasi in corteccia di melagrana al dolore degli orecchi. Le foglie colle infino alla terza parte dell'acqua fanno tor nare 1' ugola al suo luogo, gargarizzando ; e col bere, i dolori del corpo e degl' iuteriori. Le sue foglie pi tenere peste nel vino guariscono le slianze e i pizzicori, impiastrale la notte. Dipoi valgono.l'altre specie dell' alloro. Quel lo di Alessandria o dell Ida fa partorir tosto, beendo la radice a peso di tre denari in tre bic chieri di vin dolce. Spinge fuori anco la seconda e i menstrui. Non meoo giovevole, beendolo allo stesso modo, l'alloro salvatico, o dafnoide ( per non dira gli altri nomi, onde l ' abbiamo doman dato ) : smuove il oorpo, mangiando tre dramme delle sue foglie, o secobe o fresche, col sale e cou l'idrom ele. La foglia desso cava fuori la flemma, e la vomito, ma iuulile allo slomaco. Pigliami ancora piuque o dieci coccole per purgare.
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G. PUN II SECUNDI

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LXXXI. 9. Myrtus saliva candida, mitra* alili esi medicinae, quam nigra. Semen ejus medetur sanguinem exscreantibus. Ilem contra fango* io vino potum. Odorem oris commendat vel pridie commanducatam. Item apad Menandrnm Synari stosae boe edunt. D atare t dysentericis denarii pondere in vino.Uloera difficilia in extremitatibu* corporii sanat, cam vino subfervefectum, Impo nitu r lippitudini cum polenta, et cardiaci* in mamma sinistra : et contra scorpioni* ictus in mero : et ad veicicae vitia, capitis dolores, et aegilopaa, antequam suppurent : item tamoribus : exemptisqne nucleis in vino velere trilnm e m ptionibus pituitae. Suecus seminis alvnm sistit, urinam ciet. Ad eruptiones pusularum, pituitae que, cum cerato illinitur ; et eonira phalangia. Capillum denigrat. Lenius succo oleum est ex eadem m yrto: lenius et vinum, quo nnmquam inebriator. Inveteratum sistit alvum et stoma chum : tormina sanat, fastidium abigit,

Foliorum arentium farina sudores cohibet inspersa, vel in febri. Utilis et ooeliacis, et proci dentiae vulvarum, sedis vitiis, ulceribus manan tibus, igni sacro fotu, capillis fluentibus, furfuri* bus : item aliis eruptiooibus, ambustis. Additur quoque in medicamento, quod liparas vocant, eadem de causa qua oleum ex his, efficacissimnm ad ea quae in humore s u n t, tanquam in ore et vulva,

Folia ipsa fungis adversantor trita ex vino, cura cera vero articulariis morbis et collectioni bus. Eadem in vino decocta dysentericis et hy* dropicis.potui dantur. Siccantur in farinam, quae inspergitur ulceribus, aut haemorrhagiae. P u r gant et lentigines, plerygia, et paronychias, et epioyctidas, condylomata, testes, tetra ulcera : item ambusta cum ceralo.

Ad aures purulentas et foliis crematis utun tur, et succo, et decocto. Comburuntur et in an tidota. Item cauliculi flore decrepli, in novo ficti li operto cremati in furno, dein triti ex vino. E t ambuslis foliorum cinis medetur. Inguen ne iutumescat ex ulcere, salis ect surcul tm tantum

LXXXI. 9. La mortine domestica bianca meno olile alia medicina, che la nera. 11 seme sao medica chi sputa sangue; e beendolo col vioo giova contra i fanghi malefichi. Fa buono alilo ancora essendo stato mangiato il giorno innanzi. Appresso Menandro poeta i Sinarislosi ne man giano. Dassi ancora al mal de pondi a peso d'ua denaio nel vino. Bollilo alquanto col vino guari* soe le nascenze difficili nella estremit del corpo. Ponsi con polenta alla cispa degli occhi, e a que gli che hanno passione di cu o re, sulla poppa manca ; e contra i morsi dello scorpione nel vino, e a* difetti della vescica, a* dolori del capo, allegilope, innanzi eh* elle facciano puzxa, e agli en fiati ; e tritandolo e cavandone i noccioli ferma l ' umore flemmatico. Il sugo del seme ferma il corpo e provoca lf orina. Impiastrasi alle pustole che rompono e alla flemma con cerotto; n o n c h contra i falangi. Fa cepegli n eri. L'olio della medesima mortine pi gentile che il sago, e cos il vino ancora, il quale non ubbriaca mai. Quando egli invecchiato ferma il corpo e lo stomaco, guarisce i tormini e leva allo stomaco il fastidio. La polvere fatta delle foglie secche leva il sudore, spargendola, ancora nella febbre. utile pure a* deboli di stomaco, alla matrice, quando ella nscisse fuori, aJifetli del sedere, alle nascerne che cofano, al fuoco sacro con fomentazione, aes pelli cbecaggiono, alla forfora, a tutto che rompe nella pelle e agl* incotti. Mettesi ancora in una composizione, la quale si chiama lipara, perla medesima cagione, per la quale l*olio di questi potentissimo a quelle parti che sono umorose, come alla bocca e alla matrice. Le foglie peste col vino son buone cootra 1 fanghi, e conia cera contra i mali delle giunture, e le raocolte di marcia. Cotte nel vino dannosi bere a chi ha mal di pondi e a* rilruopichi. Sec* cansi in farina, che si sparge sulle rotture e sulle inorici. Purgano le lentiggini, quelle pellicole che si sfogliano attorno all* unghie delle dita, i pan** recci, quelle macchie rosse rilevate che vengono pi la notte che il giorno con pizzicore, le inorici che non gettano, i testicoli, e le piaghe brutte ; col cerotto gl* incotti. Usansi le foglie arse agli orecchi che gettano puzza, tanto pel sugo loro, che per la cocitura. Afdonsi per metterle negli antidoti ; al che valgono anche le messe tenere colte nel fiorire e arse io vaso di terra nuovo nel forno, dipoi peate col vino. La cenere delie foglie medica gl* incolli. &

3$i

HISTORIARUM MUNDI LIB. XX11L

3/ja

myrti habere sterna, oon ferro, nec terra con* Udam.

acciocch l anguinaglia non ingrossi per alcun malore, basta portar seco una vermena di morti ne, la quale non abbia tocco ferro n terra.

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m t b t i d a h o , X III.

Del

anB T iD A .no, i 3 .

LXXXII. Myrtidanum diximus qaomodo fie ret. Vulvae prodest, adpositn, fo la , et illitu. Mollo efficacias et cortice, et folio et semine. Kiprimitur et foliis saccos mollissimis in pila tosia, adfoso paullatim vino austero, alias aqaa coelesti: atque i t a expresso u ta n ta r ad oris se* disqoe aleera, vulvae, et T e o tr is : capilloram ni gritiam, malaram perfusiones, pargationem lenligimun, t ubi constringendum aliquid est.

LXXXII. Insegnammo gii come si fs il mirtidano, il quale facendone fomentazione e impiastro, giova alla matrice; ma molto pi con la corteccia, con le foglie e col seme. Premesi ancora il sugo, pestando in pila le foglie tenerissime, e mettendovi a poco a poco T i n brusco, e altrimenti acqua piovana. Usasi questo sago cos premuto alPulcere della bocca, del fondamento, della ma trice e del corpo ; a far neri i capegli, a malori delle gote, a levar le lentiggini, e quando da risi rignere alcuna cosa.
D e lla
m o e t ih e s a l t a t ic a , c a m b m ib s ib e , o t t e b o o s iim ib s ih b ,

Di naT O

s i l t b s t b i , s iv b o x y m y m ih b , s i t e c h a -

M A E M Y lS im , SITE XTJSCO, TI.

O BOSCO, 6 .

LXXX111. M yrtas s i lT e s tr is , si oxymyrsine, sive ebamaemyrsine, baccis rubentibus et brevilai* a sativa distat. Radix ejns in honore est, d e cocta vino, ad re n am dolores pota, et difficili uri nae, praedpueque crassae, et g r a T e o l e n t i : morbo regio, et vulvarum purgationi trita cum T in o . Cauliculi qaoqae incipientes asparagorum modo io cibo sampti, t in cinere cocti. Semen cum vino potum, aat oleo, aat aceto, calculos frangit. Item in aceto et rosaceo tritam , capitis dolores sedat : et potom, m orbara regium. Castor oxyyrsinen myrti foliis acutis, ex qoa fiant ra ri wopae, roseam T o c a T i t , ad eosdem usos. E t ha ctenos habent se medicinae urbanarum arborum. Transeamus ad silvestres.

LXXX 1I 1. La mortine salvatica, ovvero ossimirtine, o camemirsiue, differente dalla dime stica, perch ba le coccole rosse e le foglie minori. La sua radice cotta in vino e bevala utile alla doglia delle reni, e alla orina difficile, massima mente alla grossa e puzzolente ; nel vino giova a chi ba sparto il fiele, e alla purgazione della ma trice ; e cos le sue messe tenere mangiale a modo di sparagii, e colte nella cenere. Il seme bevuto in vino, ovver olio, rompe la pietra ; e trito in aceto e olio rosato mitiga la-doglia del capo ; e bevuto guarisce chi ha sparto il fiele. Castore chiama roseo la ossimirsine, che ha foglie aguzze di mir to, di cui nelle ville si fanno le scope : essa alile a medesimi efiletti. E questo basti quanto alle medicine degli alberi domestichi. Passiamo ora a

ragionare de* salvatichi.

C. PLENE SECUNDI

HISTORIARUM MUNDI
LIBER XXIV
MEDICINAE EX ARBORIBUS SILVESTRIBUS

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D is c o b d ia e i r r

a b b o b ib c s

b t h b b b is ,

a tq c b

D is c o rd ie

c o n c o r d ie t r a a l b e r i b t r a e r b e .

COBCORDIAB.

1.1. l . I n e qtridem, horridiorque n i t o r n


W tt) medicinis carent, sacra illa pareote rerum omnium nusquam non remedia disponente ho* mini, ot medicina fieret etiam solitudo ipsa : sed r i negala illins discordiae atque concordiae mi raculis occursantibus. Quercus et olea tam pertite a odio dissident, a t altera in allerins scrobe Epactae m o riantu r : quercus vero et juxta nucem jflgbodem. Pernicialia et brassicae cum Tite odia: ipton olas, q u o Titi foga tur, adversam cyclami no et origano rescit Quin et annosas jam, et qwe sternantar arbores, difficilius caedi, ac cele r* inarescere tradunt, si prias mana, quam fer ro, attingantur. Pomornm onera a jumentis sta tua sentiri : ac nisi prius ostendantur his, quam* tu pauca po rtent, sudare Ulico. Ferulae asini gratissimo su n t in pabulo, ceteris vero jumentis praesentaneo veneno: qua de cansa id animal Libero patri adsignatar, coi et ferula.Surdis etiam Krnm sua cuique sunt venena, ac minimis quo que. Philyra coci et polline nimium salem cibis eximunt. Praedulcium fastidium sal temperat. Nitrosae au t amarae aquae, polenta addita mitipntor, n t intra duas horas bibi possint. Qua de Bsa ia Meco vinarios additar polenta. Similis

1.1 . I l anno le selve ancora e i siti di pi orrido


aspetto le ler medicioe ; perch quella sacra ma dre di tutte le cose ha proveduto in ogni luogo i rimedii a ll'u o m o , talch ancora l1 istessa solitudi ne si confertisse in medicina ; mostrando per in ogni sua operazione maraviglioso ordine di ac cordo e di discordia. La quercia e 1* ulivo eoa tanto odio discordano tra loro, che piantato un di questi alberi nella fossa delP altro, si secca ; il che fa la quercia eziandio presso la noce. Il cavolo ancora egli ha capitai nimist con la vile ; ed esso che mette in foga le vite, posto alP incontro del ciclamino e dell origano, si secca. Dicono ancra che gli alberi antichi, i quali sono da tagliarsi, pi difficilmente si tagliano,e pi tosto si seccano, se prima si toccano con la mano, che col ferro. Le bestie da soma sentono subilo il peso delle mele,1e se prima non son mostre loro, incontanente suda no, bench ne portino poche. Le ferule sono gra tissimo pasto agli asini, dove agli altri animali sono subito veleno ; e perci questo animale dedicato a Bacco, a cui dedicata ancora la ferula. Le stesse cose pi vili hanno ciascuna il suo veleno, eie mi nime ancora. 1 cuochi levano il sale soverchio fuor delle vivande con pellicole o membrane fresche e

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C. PLINII SECUNDI

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vis Rhodiae cretae, et argillae nostrali. Concordia aleni, quum pix oleo extrahitor, quando utrumque pinguis naturae est. Oleam solum calci mi scetur, qnando atrumque aquas odit. Gommi ceto facilius eluilar, atramentum aqua. Innu mera praeterea d ia, aae suis loois dioenlor assidu*.

Hinc nata medicina. Haec sola natorae plaenerat esse remedia parata valgo, inventa facilia, ac aine impendio, et qaibos vivimus. Poslea fraodes homioum et ingeniorum capturae officinas i n v e nere istas, in quibus saa cuique homini venalis prom ittitor vita. Statini compositiones et mixto* rae inexplicabiles decantantor. Arabia atque In dia in medio aestimantur : ulceriqoe parvo me dicina a Rubro mari imputatur, qaum remedia vera quotidie pauperimus quisque coenet. Nam si ex horto petantur, ani herba vel frutex quae ratur, onlla artiam vilior fiat. Ita st profecto, magnitudo populi Romani perdidit ritus, vin* cendoqae victi sumas. Paremus externis, et ana artiam imperatoribus quoque imperaverant. Ve ram de his alias plora.

sraioutaolale, e col fiore della farina, mentre per opposito il sale tempera il fastidio delle cose trop po dolci. L a c q u e nitrose o amare vengono a miti garsi, mettendovi dentro la polenta, di maniera che in termine di due ore si posson bere. Per questa cagione la polenta si mette ancora ne'vasi da vino.Sirail virt nella terra creta di Rodi, e nell' argilla nostrale. Per I1 opposito la concordia delle cose le fa pi possenti : con Polio si leva vi la pece, perch P uno e Paltro di natura grassa : P olio solo si appiglia alla calcina, poich P uno e P altro ha in odio P acqua. La gomma pi facil mente si stempera con laceto, e P inchiostro con P acqua. Cos dicasi d ' infinite altre cose, le qaali si conteranno al suo luogo. Di qui nata la medicina. Questi rimedii soli erano piaciuti alla natura, perch sono apparec chiati e pronti in ogni luogo, facili a trovarsi, e non dispendiosi, perch si fanno delle cose onde viviamo.Dipoi le frodi degli nomini e degl'ingegni hanno trovato qoeste nostre botteghe, nelle quali a ciascun uomo si promette per denari conservargli la vita.Di subitogli sono perci messe innanzi com posizioni e misture iueslricabili.L*Arabia e Plndia di sabito si ricordano, e ad ana piccola bolla dan no medicina, la quale dicono che viene dal mar Rosso ; mentre qualsivoglia povero mangia ogni d rimedii pi veri. Perciocch se cercheremo P erbe e i germogli degli orti, niuna arte diven ter pi vile della medicina. Certo la grandezza del popolo Romano ha guasti i buoni costami, e noi vincendo siamo siati vinti. Noi ubbidiamo egli slraoi, e questa arte sola comanda agl' im peradori. Ma di ci parleremo un1 altra, volta.
D e l lo t o d ' I t a l ia s i fa b h o k b d ic iv b 6 .

M e d ic in a e

bx l o t o

I t a l ic a ,

v i.

II. a. Loton herbam, itemque Aegyptiam eo II. a. Noi dicemipo di sopra che cosa loto dem nomine alias et Syrticam arborem, diximos erba, e albero Egitfo, o Sirlico del medesimo sois locis. Haec lotos, quae faba graeca appellatur nome. Qaesto. loto, che i nostri chiamano fava a nostris, alvum baccis sislit. Ramenta ligni deco greca, con le coccole sue ferma il corpo. 1 suoi cla in vino prosunt disentericis, menstruis, verti piccoli rami colli nel vino giovano a chi ha male gini, comitialibus. Cohi beo t et capillum. Mirum, di pondi, a* menstrui, a capogirli s a i mal caduco. his ramentis nihil esse amarius, frpclaque dalRitengono ancora i capegli. maraviglia, che u o a essendo cosa alcana pi amara di qpesti piccoli ciu. F it et e scobe ejas medicamentum, ex aqua myrti decocta, sobacta, et divisa ia pastillos, dypezzi, nulla siavi pi dolce che il sao fra tto . sentericis utilissimum, pondere victoriali cum Delle sue rimondature si a medicina* eolie con quae cyathis tribus. P acqua di mortine, impastate e divise in pastelli, utilissime a chi ha il male de'pondi, prendendole a peso d ' un' oncia con tre bicchieri d acqua.
G l a b m b o s,
x iii.

D bl lb o h ia s d e ,

i 3.

III. 3. Glans intrita daritias, quas cacoethes III . 3. La ghianda pesta con sogna insalata guarisce quelle durezze che si chamano. caeoete. yocaut,cam salsa axungia sanat. Vehementiora Pi possenti 1090 i legni in ta tti si toglieJa sani ligna et in omnibus cortex ipse, cortici^oe

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXIV. ludie abjecta. Haec deootla favai coeliacos. Dysentericis eliam (limitar, vel ipsagta. fiidem* qoe m iitil serpentium ictibus, rh ettttk liin ii, suppurationibus. Folia, etbaecae, vel cortex, vel meeai decocti prosunt con Ira toxica. Cortex iftinitar decoctas b e te vaccino, serpentis plagae. Datar t ex vino djaeatericia. Eftdem et d vif.

35o

corteccia ch* sotto la corteccia di sopra. Questa cotta giova al male del fianco. La ghianda ancora s'iropiasira al male de 1pondi : essa resiste a' morsi delle sterpi, alla rema, e a* luoghi che hanno rac colta marcia. Le foglie e il frutto, o la scorza, o il sug cotti giovano contra i veleni. La corteccia colta col latte di vacca l impiastra al morso delle serpi. Dassi col vino al male de* pondi. La mede sima virt ha il leccio ancora.
D e l g e a h e llo d e l le c c io ,

Cocco

il ic is ,

ni.

3.

IV. 4* Coccum ilicis valnaribus recentibus ex IV. 4 .11 granello del leccio si mette sulle ferite seeto im ponitur. Epiphoris ex aqua, et oculis fresche con Taccio. Ponsi con l'acqua sulle lagri affatis sanguine, instillatur. Est autem genas ex me degli occhi, e sugli occhi macchiali di sangue. eo b Attica fera e t Asia nascens, celerrime in Di questo una sorte che nasce nel paese d'Ateue venuculam se mutans, quod ideo stoleciou e in Asia, il quale tosto si mata in un vermicello, vocant, im probantque. Principalia ejus genera che per ci si chiama scolecio, molto biasimato. ditinos. Abbiamo ragionato altrove delle sue specie prin cipali. G alla, xxm.
D e l l a g a l l a , a 3.

V. Nec pauciora gallae genera fermus, soli* V. N ci sono msneo sorti di galla ; ch v* dam, perforatam : item albam, nigraro, roajorero, la soda, la perforata, la bianca, la nera, la mag minorem. Vis omniom similis. Optima Comma* giore, la minore ; e tutte hanno somigliante gena. Excrescentia in corpore tollunt. Prosunt virt. Ottima i la Comagena. Levano ogni cosa gtngivie, uvae, oris exulcerationi. Crematae et superflua, che cresce nel corpo. Giovano alle genviao ex tinctae, coeliacis, dyseoterieis illinuntur. gie, all'ugola e alle ulcere della bocca. Arse e Paronychiis ex meile, et unguibus scabris* pteryspeole nel vibo giovano a* deboli di stomaco, e giis, ulceribus manantibus, condylomatis, vulne impiastrate, al male de' pondi. Col mele valgono ribus q oae pbsgedaeaiea recontur. In vioo autem ai panerecci, alP unghie ruvide, alle pellicole che decoctae auribus instillantur, oculis illinuntur : si sfogliano intorno alP unghie, alP ulcere che adversa eruptiones e t panos cum aceto. Nudeus colano, e alle piaghe che si chiamano fagedene. commanducatas dentium dolorem sedat: item Cotte nel vino si mettono negli orecchi e negli intertrigines e t arobuita. Immaturae ex bis ex occhi. Coutra le rotture e le pannocchie si usano aceto potae, lienem consumunt. Eaedcmcrematae, con laceto. Il nocciolo masticato mitiga il dolore et aceto salso extinctae, menses sistant, vulvasque de1 denti, e le scorticature della pelle nate per procidentes foto. Omnis capillo denigrat. camminare, o petr fregarsi P u n membro con P altro, e le incotture. Le acerbe bevute con lo aceto consumano la milza ; e le medesime arse e sparse nelP aceto salato fermano i menstrui, e co la fomentazione le matrici eh' escono. Fanno neri i capegU. Visco,
x i.

D elvuco , 11.

VI. G ii abbiamo detto che il rovero fa ottimo V I. Viscum e robore precipuum diximus haberi, e t quo conficeretur modo. Quidam oon- isco, e mostrato in che modo e' si fa. Alcuni lo cuocono pesto dell' acqua in fino a che stia a galla. tusum in aqua decoquunt, donec innatet. Quidam Alcuni masticando gli acini, sputano la buccia. commanducantes acinos, exspuunt cortices. Opti mum est, quod sine cortice est, quodque levissi- Ottimo quello che non ha buccia, che legge rissimo, giallo di faori, e dentro ha qualit di n a m , extra fulvum, iotus porraceum, quo nihil est glutinosius. Emollit, discutit tumores, siccat porro ; di cui non cosa pi viscosa. Mollifica, strumas. Cum resina et cera panos mitigat omnis leva gli enfiali e secca le scrofe. Con ragia e con cera mitiga !e pannocchie d ' ogni sorte. Alcuni gcucrii. Q uidam ct galbanum adjiciunt, pari

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G, PU N II SECUNDI

SS

pondere ingulorura : eoque modo el ad vuluera ntunlur. Unguium cabrili! expolit, si septenis diebus solvantur, nitroqqe colluantur. Quidam id religione efficacius fieri putant, prima lana pollectum e robore sine ferro. St terram non attigit, comitialibus mederi. Conceptam femina rum adjuvare, si omnino secuin habeant. Ulcera commanducato impositoque efficacissime sanari.

v'aggiungono il gjdbano 4 goal peso, e a qaesto modo Tosano anche alle erite.Palisoekra*id*zia delle aoghie, sciogliendole ogni di fino inselle, e lavandole col nitro. Alcuni tengono che ci i faccia meglio con la religione, adoperandosi quel lo che fu raccolto dal rovero senxa ferro iLprimo d della luna, Se nou tocca la terra, medica il male caduco. Aiuta le donne a partorire, se l hanuo seco addosso. Se si uielle masticalo sulle na scenze, maravigliosamente le guarisce.
D rllb
p il l o l e d b l r o v er e

i l u l i s r o b o r is

cbrro, v iii.

del gsbbo,

8.

VII. Roboris pilulae ex adipe ursino alopecias VII. Le pillole o coccole del rovero mesoolato capillo replent, Cerri folia, et cortex, et glans, con grasso d'orso fanno rimettere icapegli, Jov siccat collectiones supparationesque : fluxiones stata la tigna. La foglia del oerro, o la scorna o sistit. Torpentes membrorum partes corroborat la ghianda, rasciuga la raunata degli umori e la decoctum ejus fotu : coi et insidere expedit, sic* puzza, e ristagna i flussi. Conforta i membri in caudis adstringendisve partibus. Radix cerri ad tormentiti, se con la sua cocitura si fomentano; versatur scorpionibus. ed ulile tenervi dentro le parti che si vogliooo ristrignere o seccare. La radice del cerro con traria agli scorpioni.
S ubE as,
ii,

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su g h ero ,

a.

VIII. Suberis cortex Irilus, ex aqua calida V11L La corleocia del sughero trita e bevala polus, sanguinem fluentem ex utralibet parie hi acqua calda ristagna il sangue in ogni parie. sislit. Ejusdem cinis ex viuo calido, sanguinem La cenere d'esso col vin caldo molto lodata per exscreantibus magaopere laudatur. chi sputa sangue.
F ago,
iy .

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fa g g io ,

IX- 5. Fagi folia manducantur in gingivarum labiorumque vitiis. Calculis glandis fagiaeae ciois illinilur : item cum meile alopeciis.

IX. 5. Le foglie del faggio si masticano a' di telli delle gengie e delle labbra. La cenere delle ghiande del faggio s 'impiastra alla pietra, col mele alla tigna.
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c iv rb ss o ,

C upbxsso, XXUI'

a3.

X. Cupressi folia trita serpentium ictibus im~ X. Le foglie del cipresso trite si pongono ai morsi delle serpi, e al capo con la polenta, se poounlur : et capiti cum polenta, si a sole doleat: duole per essere stato al sole: similmente alla item ramici : qua de causa et bibuutur. Testium quoque tumori cum cera illinuntur. Capillum borsa, e a questo effetto anche si beono. Fassene denigrant ex aceto. Eadem trita cum duabus empiastro con la cera all'enfiato de'testicoli. Con partibus panis mollis, et e vino amineo subacta, l ' aceto fanno neri i capelli. Trite con le due parli pedum ac nervorum dolores sedant. Pilulae di pan molle, e dipoi impiastrate con buon vin adversus serpentium ictus bibuntor, aut si ejicia- bianeo, mitigano i dolori de'piedi e de'nervi. tur sanguis : collectionibus illinuntur. Ramici Le pillole sue si beono eonira al morso delle serpi quoque tenerae lusae cum axungia et lomento, e al recere il sangue; e s 'impiaslrauo alle raccolte prosunt. Bibuntur ex eadem causa. Parotidi et di puzza. Le messe tenere peste con sugoa e fari strumae cum farina imponuntur. Exprimitur, na di fave, giovano alla borsa. Beonsi per la me desima cagione. Pongonsi con farina alle posteme succus tusis cum semine, qui mixtus oleo caligi nem oculorum aufert. Item victoriati pondere in dietro agli orecchi, e alle scrofole. Peslansi col vino potus illitusque cum fico sicca pingui, seme, e il sugo trattone, mescolato con l'olio, leva exemptis grauis, vilia testium sanat, tumore la caligiue degli occhi. Bevuto a peso d' uu' oucia

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXIV.

discutit : et cum fermento strumas. Radix cora foliis trila potaque, vesicae et stranguriae mede tur : et contra phalangia. Ramenta pota menses cieat, scorpionum ictibus adversantor.

col vino, e impiastrato con fico seeoo grasso, ca rato le granella, guarisce i mali de' testicoli, lera gli enfiali, e le scrofe col fermento. La radice pesta con le foglie e beruta medica la vescica e gli stranguglioni ; e vale contra i falangi, ragni velenosi. 1 ramioelli bevuti muovono i menstrui, e sodo contro il morso degli scorpioni.

C isio ,

xui.

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cedro,

i3.

XI. Cedros magna, qaam eedrelaten vocant, XI. 11 oedro grande, il quale si chiama cedat picem, qoae cedria vocator, dentinm doloribus drdate, fa pece che si domanda cedria, utilissi atHisnmam. Frangit enim eos et extrahit: dolores ma a' dolori de' denti} perciocch gli rompe o sedaLCedri soccus ex ea quomodo fieret,diximus, cava, e ne mitiga il dolore. Come si faccia d* esso magni ad lumina usus, ni capiti dolorem inferret. il sugo di cedro, il quale molto utile alla vista, Defracta corpora incorrupta aeris serrat, viren se non facesse dolere il capo, gii lo dicemmo. tis oorrampit: mira differentia, quum vitam aufe Esso conserva lunghissimo tempo i corpi morti rat spirantibus, defunctisqne pro rita sit. Vestes incorrotti, mentre oorrompe i vivi ; e ci con maqaoque corrumpit, et animalia necat. Obfaaecnoa rarigliosa differenza, poich a' vivi leva la vita, emseam in anginis hoc remedio otendnm : neqae e in un certo modo la d i a' morti. Corrompe an io cruditatibus, quod soasere aliqui, gusta. Dentes cora le vesti, e ammassa gli animali. Perci non queqne colluere ex aceto in dolore timuerim, credo che tal rimedio si debba usare nelle serrd gravitati a u t vermibus aurium instillare. Por rature della gola, n che diasi gustare nelle crutentam est, quod tradunt, abortivum fieri in dezze, il che persuasero alcuni. Io risparmiarci Venere, ante perfusa virilitate. Phthiriases perun ancora di bagnare con questo sugo e con l 'scelo gere eo non dobitaverim, item porrigines. Sua i denti che dolgono, o instillarlo alla gravili o ai deat et contra venenom leporis marini bibere in vermini degli orecchi. E oosa mostruosa quella passo. Facilius in elephantiasi illinunt. E t ulcera che dicono alcuni, che faccia sconciatura nel coi sordida et excrescentia in iis auctores quidam, et to, bagnandone prima il membro virile. Io non oculorum albugines caligiocsque inungere eo : et dubiterei ungere oon esso il male de'pidocchi, contra pulmonis ulcera cyathum ejus sorbere o il pizzicore. Alcuni lo danao a bere contra il veleno della lepre marina in vino cotto. Pi fa jussoront : ilem adversos taenias. cilmente s'impiastra nella elefanzia, specie di leb bra. Aleuni autori hanno unto con esso le piaghe male andate, e le cose che crescono in esse, e i bagliori, e la caligine degli occhi ; e cootra i ma lori del polmone vollero che se ne beesse un bic chiere, e cos contra i vermini. Fassi di esso ancora l ' olio che ai chiama pi*Fit es eo e l oleam, quod pisselaeon rocant, reenenlioris ad omnia eadem usus. Cedri scobe aeleo, di pi gagliardo uso a tutte le medesime erpentes fugari cerinm est: item baoeis tritis cose. Che si caccino le serpi con la segatura del cedro, cosa certa. Questo si ottiene anche un cbb oleo, si qoi perungantur. gendosi con le coccole sue peste nell' olio. Canai de, x .
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c b m id b , io

XII. I cedrali o fruiti del cedro guariscono XII. Cedrides, hoc est fractas cedri, tussim nnaot, urinam cient, alvum sistunt : utiles ruptis, la tosse, muovono l ' orina e fermano il corpo. convulsis, spasticis, stranguriae, vulvis, admoti : utile apporli alle rotture, alle carni spiccale, agli cootra lepores marinos, eademqae quae supra : spastici, alla stranguria, alla strettezza dell' ori na e alla matrice. Valgono contra le lepri marine ttUectionibus, ioflammalionibusqne. e contro a tutte le cose a che s 'oppone il cedro : son utili alle raccolte di marcia ed alle infiamr magioni.

C. PLINII SECUKM
G albaho , x x m . D i l galm w o,

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a3.

XIII. De galbano diximus. Neque hamidum XUI. Abbiamo gii parlato del galbano, il quale neque aridam probator, ed qaale docuimus. Per non voole essere n omido, n secco, ma qoale s' mostrato. Beesi di per s alla tosse vecchia, e bibi lar ad tussim veterem, suspiria, rapta, con vulsa. Imponitur ischiadicis, lateris doloribus, pa- a' sospiri, e alla carne crepata e spiccata. Adope rasi ancora alle sciatiche, a1dolori del fianco, alle ois, furuncnlis, corpori ab ossibus recedenti, stru pannocchie, a' Agnoli, alla carne che si parte dal mis, articulorum nodis, dentium quoque dolori bus. Illinitur et cum meile capitis ulceribus. l'osso, alle scrofe, a' mali delle giunture e al do Purulentis infunditur aoribos cum rosaceo ant lore de denti. Fassene empiastro eoi niello Ile nardo. Odore comitialibus subvenit, et vulva ulcere del capo. Metlesi oegli orecchi che a U r h no pozza, con rosalo o- nardo. Con 1 odor solo * strangolante, et in stomachi defeci u. medica il mal cadoco, la soffocazione della mairi* ce e la debolezza dello stomaoo. Cava fuora le sconciature, che non esoonoy Abortu non exeuntes trahit adpositv vel suffito : item ramis ellebori circumlitum atqoe ponendovelo, o facendone profomo ; il medesimo la co' rami dell' elleboro. Abbiamo detto, come subjectem. Serpentes nidore urentium fugari di ximus. Fugiunt et peruuotos galbano. Medetor ardendosi il galbano le serpi fuggooo dal ano odo* et a scorpione percussi. Bibitur et in difficili re. Elle fnggono anoora da coloro, cbe im o noti partu fabae magnitudine in vini cyatho : vulvas- di eaeo. Guarisce ancora chi stato morso dall* que conversas corrigit. Cum myrrha autem et scorpione. Beesi qoanlo una fava io on bic* in vino mortuos parius extrahit. Adversator et ebier di vino, quando la donna difficilmente par torisce. Corregge la matrice storta. Con la mina veneni, maxime toxicis, cum myrrha, et in vino. Serpente oleo et spondylio mixto tacto necat. e col vino tira fbora i parti morti. eontra i ve leni, e massimamente il tossioo, posto con mirra Nocere urinae existimator. nel vino. Se mescolato con otio e spondilio tocca la serpe, la occide. Stimasi che nooca allTorina. Amromico, r a v .
D e ll'
a m m o n ia c o ,

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XlV. 6. Similis ammoniaci netor atqoe la- XIV. 6. Simile la oetara dell* ammooiao e erymae probandae* ut diximos : mollit, calfacit, il modo di fare il saggio della lagrima, come ab* discutit, dissolvit. Claritati visos in collyriis con biaroo detto : mollifica, riscalda, sommove e dis venit. Proritom, cicatrice, albugines oculorum solve. S adopera nelle medicine per rischiarar tollit. Dentium dolores sedat, efficacius accensam. la vista. Leva il pizzicore, le margini, e i panni Prodest dyspnoicis, pleuriticis, pulmonibus, ve degli occhi. Mitiga il dolore de' denti, ma con sicis, urinae cruentae, lieni, ischiadici* potam. maggior forza essendo acceso. Giova a chi ha Bie et alvam solvit. Arliculis et podagrae cum l 'asima, a quegli cbe hanno male di fianco, ai pari pondere picis aut cerae et rosaceo coctum. polmoni, alle vesciche, all orina sanguinosa, alla Maturat panos, extrahit clavos cam meile. Sic et milza, e alla sciatica, beendolo. Cos anco risolve daritias emollit. Lieoi cam aceto et oera Cypria, il corpo. Alle gotte *' adopera collo con egoal vel rosaceo, efficacissime imponitor. Lassitudine* peso di pece o di cera con olio rosato. Col mele perungi cum acelo et oleo, exiguoque nitro, utile. malora le pannocchie e cava i ciccioni de' piedi: similmente molli fio le durezze. Giova maravi gliosamente alla milza eoo acelo e cera Cipria, o rosato. utile ungere di esso i membri stracchi, con aeeto, olio e un poco di nitro.
S toucb , x. D k llo
st ib a c b ,

io .

XV. Abbiamo ragionato aocora della natura XV. Et styracis naturam in peregrini arbo ribus exposuimus. Placet praeter illa quae dixi dello slirace negli alberi forestieri. Piace aaaai, olir le cose eh' io dissi, il molto grasso, pero, e mus maxime pinguis, purus, albicantibus frag menti*. Medetur tussi, fancibus, pectoris vitiis, che ha certi pezzetti che biancheggiano. Medica la tosse, la gola, i mali del petto, e la matrice vulvae praeclusae, doritieve laboranti. Ciet men-

HISTORIARUM MUNfiI LIB. XXIV.

set pota, adporituve, Iram moHit. Invento potu modico truiitian nini resolvi, largiore contrahi. Sonitas aurium emendat ia (usum : tranas illi iaa, aerroruaque nodos. Adversatur venenis, quae frigom M ceo t: ideo et ckatse.

nne hiusa o dura. Beeudolo provoca i menstrui, e a powelo sopra mollifica il corpo, lo trovo die col berne un poco si viene a risolvere la malin conia dell animo, e a berne assai fa contrario ef fetto. Infusovi dentro leva il rumore degli or cer chi ; e impiastratovi, le scrofe e i nodi de* nervi. contrario a* veleni che nuocono per freddo, e per ci alla cicuta. Dello
spohdilio,

S v o b d y u o , x v ii.

17.

XVI. Lo spondilio, di eoi ragionammo insie XVI. SpondyUon aaa demonstratum, infun ditur capii ibus phreneticorum, et lethargicorum : me con esso, si adopera al capo de' farnetichi e item capitis dalw ib ai longis. Cum oleo vetere de letargici, e a lunghe doglie di testa. Beesi con bibitur,et ia focinerum vitiis, morbo regio, comi- olio vecchio a' mali del fegato, a ehi ba sparto tiaUbas, octbopnoiris, vulvarum slraagolatione : il fiele, al mal cadoce, a ohi non pu respirare, se quibas et suffita prodes. Alvuaa mollit. IHinitar non isti col capo alte, alle soffocazioni delle ma leeribos quae serpunt euro ruta. Flos auribus trici, alle quali giova ancora col profumo. Molli pandentis efficaciter infeaditur.Sed succus quum fica il corpo. Impiastrasi alle rotture che impi gliano con la ruta. Il fior suo giova mollo a in exprimitor, iategendos est, quoniam mire ad pe titor a mnaeis e t anilibus. Radix derasa, et in fonderlo negli orecchi che gettano puzza. Ma fistalas eoojeela, callum earum erodit. Auribus quando si preme il sago, si dee tenerlo coperto, quoque instillatur eom tuoco. Datur et ipsa con perch grandemente desiderato delle mosche e simili animali. La radice rasa e messa nelle fistole tri morbnm reatum, et ia jocineris vitio, et vairode il callo desse. Instillasi ancora eel sugo ne*mimi. Capillo* crispos fecit peruncto capite. gli orecchi. Dassi ancb1essa a chi ha sparto il fie le, al male del fegato e alle matrici. Uguendone il capo fa venire i capegli ricciuti. Snuoau,
she im m o ,

m bto, v.

D b l lo

vaowo,

sfaco, o b&xo,

5.

XVIL Spbagnos, sive sphacos, sive bryon, et ia Gallia, ut iodi cavimus, uaseitur, vulvis deeoeto iadentium utUis : item genibus et feminum tumanbot, mixtu nasturtio, et aqua salsa tritus. Cam vino autem ac resina sioca potos, urinam pellit celerrime. Hydropicos inanit, cum vino et juniperis tritus c petas.

XVII. Lo sfagno, 0 sfaco, 0 brio, nasce, come abbiamo detto, anch egli in Francia, ed utile alle matrici che escono. Mescolato col nasturzio, e pesto nell* acqua salata giova alle ginocchia e al P enfiato del pettignone. 11 sugo suo bevuto con vino e ragia secca prestissimo spigne P orina. Pesto e bevuto con vino e con ginepro risecca i ritruopichi.
D bl

T a u n i f i o , vi. XVIII. Terebinthi folia et radix eollectionibm iaiponuntur. Decoetam eoram stomachum firmat. Semea in capitis dolore bibitur in vino, et contra difficultatem urinae. Ventrem leniter d li l Venerem excitat.
D b p ic e a b t o b i c e , r m .

tbbbbihto, 6.

XVIII. Le foglie e la radice del terebinto si mette sulle raccolte La cocitura loro ferma Io stomaco. Il seme si bee in vino net dolore d d capo, e contra la difficulti dell* orina. Mollifica dolcemente il corpo e risveglia la lussuria. D ella ficea
b

dbl lab i c e ,

8.

XIX. Piceae et laricis folia trita, et in aceto decocta, dentiam dolori prosuol. Cinis corticum, intertrigini et ambustis. Potus alvum sistit, uriam movet. S a fitu vulvas corrigit. Piceae folia friiatim jo d o e ri utilia sunt, drachmae pondere a^ua aauWa poUU SHvas eas dumtaxat quae pi

XIX. Le foglie della picea e del larice peste e cotte nell1aceto giovano al dolore de1denti. La cenere della loro corteccia utile alle scorti* calure della pelle cagionate dal camminare, o dal fregarsi 1 un membro eoa Peltro, e alte incol * lare. Bevuta ferma il corpo, e move P orina. Col

35g

C. P U N II SECONDI

36o

cU resinseqoe gratta radantur, alilitiimas eoe phthisicis, aut qui longa aegritudine non recolli gent vires salis constat : et illum coeli aera plus ite quam navigationem Aegyptiam proficere pina quam laetis herbidos per montium aestiva polus.

profumo corregge b matrice. Le foglie della pi cea particolarmente sono otiti al fegato, bevute in acqua melata a peso d una dramma. Truovasi per esperienza, che quelle selve sono utilissime a* tisici, le quali si radono per rispetto della pe ce e della ragia, o a quegli che per lunga malat tia non riacquistano le forze ; e che laria di quel luogo giova pi loro, ehe navigare in Egitto, e pi che il bere di molto latte la alale so per i monti. Dar. a w n n , io.

COAMAIFITY, X.

XX. 11 camepiti si chiama in latino abiga per XX. Chamaepitys latine abiga vocator pro pter abortus, ab aliis thus terrae; cubitalibus le sconciature che produce, e da alcooi incenso di ramis, flore pinus et odore. Altera brevior, et terra: ha rami lunghi un braccio, odore e fiordi incurvae similis. Tertia eodem odore, et ideo no* pino. V1ha un'altra specie, pi corta, che par cur mine quoque, parvula, cauliculo digitali, foliis va. Ve n' ha una terza del medesimo odore, e simil scabris, exilibus, albis, io petris nascens. Omnes mente del medesimo nome: ha gambi piccoli herbae, sed propter cognationem nominis non grossi un dito, foglie aspre, sottilie bianche, enasee differendae. Prosunt adversus scorpionum ictus. nelle pietre. Tutte qoesteson erbe,leqoali non soao Item jocineri illitae cum palmis, aut cotoneis. da differire per la affinit che hanno del s o m Renibus et veiicae, decoctum earum cum farina Giovano al morso dello scorpione: giovano al hordeacea. Morbo quoque regio, et urinae diffi- fegato, impiastrandole con palme, o eoo cotogne. La cocitura loro utile eon farina d ' orso alle cui talibus ex aqua decoctae bibuntur. reni e alla vescica. Beonsi ancora cotte nell* acqua per chi ha sparto il fiele e difficolti d 'orina. L 'ultima col mele vale contra le serpi ; e po Novissima contra serpentes valet cum meile. Sic et adposila vulvas purgat. Sanguinem densa stavi su con esso purga la matrice. Bevuta tira tum extrahit pota. Sudores facit perunctis ea, pe fuori il sangue rappreso. Fa sodare chi a' ugoe culiariter renibus utilis. Fiunt ex ea et hydropicis con essa, ed particolarmente utile alle reni. Fansene pillole a' rilruopichi, le quali col fico in pilulae, cum fico alvum trahentes. Lumborum dolorem victoriati pondere in fino finit, et tus* citano il ventre ; e pigliandone a peso d 'onooda sim recentem. Mortuos partus, ex aceto cocta, et in vino, finisce il dolor de* lombi e la tosse fresos. pota, ejicere protinus dicitur. Dicono che cotta in aceto e bevota sobito maoda fuori i parti morti.
D b fit y o sa VI.

D e l l a pitiusa, 6 .

XXL Cum honore et pityusa simili de causa dicetur quam quidam in tithymali genere nu merant. Frutex est similis piceae, flore parvo, purpureo. Rilem et pituitam per alvum detrahit ?adix, decocti hemina: aut seminis lingula in balanis. Folia iu aceto decocta, furfures catis emendant : mammas quoque mixto rutae deco cto, et tormina, et serpentium ictos et in lotum collectiones incipientes.

XXL Per simil cagione perlerassi con dnore anco della piliusa* la quale alcnni pongono nel genere del ti limalo. Il cespuglio suo somiglia la picea, ed ha picciolo fiore purpureo. La sua ra dice lira fuora pel di sotto la collera e la flem ma, e basta a ci un' emina della sua cocitura, o un cucchiaio del seme in balani. Le foglie eolie nell' aceto levano le forfore della pelle : sanano le poppe mescolandovi la cocitura della ruta ; e i tormini, e il morso delle serpi, e del tutto le rac colte di puzze, quando elle cominciano.
D ella
xaoia a a .

Rbsuu, x x ii .

XXII. Resinam e supra diclia arboribus gigni XXII. Abbiamo insegnato die la ragia nasce docuimus, et genera ejus et nationes in ratione dagli alberi sopraddetti, e mostrato varie specie vini, ac postea io arboribus. Summae speciei duae: e nascimenti d 'essa nel trattato de vini, e dipoi

36r

HIST0E1ARUH MONDI LIB. XXIV. parlando degli elberi. Le prinoipeH sue specie son due ; la seeea e la liquidi. La secca di pine e di picea ; la liquida di teberiuto, di larice, di lentisco e di cipresso. Perciocch qnetti ancore fanno ragia in Asia e in Soria. Ingannanti coloro, che credono eh1ella sia una medesima della picea e del larice. La picea la 61 grassa, e sugosa e mo1 d* incenso : il larice la fa sottile, e liquida come il mele, la quale sa di lezio a fiutarla. 1 medici usano rade volte la liquida, e quasi sempre con T uovo : servoosi di quelle del larice per la tosse, e per le ulcere degl interiori. Quella del pinoencora non i molto in uso ; l altre non s usano se non cotte. Noi abbiamo gii ragionato a bastanza dediversi modi di cuocerle. Quanto a differenza d'alberi, piace la terebin* lina, la quale pi leggeri e di pi odore : quan to a sito la Cipriotta e le Soriana ; ma si questa che quella ha colore di mele Ateniese : la Cipriot ta per pi carnosa e pi secca. Nella specie secca cercano eh' elle sia candida, pura e traspa reo te ; e in ogni altra, che sia di monte piutto sto cbe di piano, e da tramontana piuttosto che da altro vento. La ragia si risolve con olio al bi sogno delle ferite e per impiastro mollitivo ; e per bevanda con mandorle emare. La natura sua i fare minori le ferite, purgare e risolvere le raccolte, e della terebintina guarire 1 difetti del petto. Si mette calda alle doglie de* membri, e allo spesimo si applica al sole. Ognesi per tutto il corpo. Usenle sopra tutto i venditori di schiavi, perch in quel modo lev* no la gracilit, essendo eh' essa slarga la cale ia tutti i membri, e fa i corpi pi capaci del cibo. Il prossimo luogo lieoe quella del lentisco, per ch ha virt di ristriguere, e pi che l ' altre maove l'orina. Laltre mollificano il oorpo, smaltiscono le cose crude, mitigano la tosse vec chia, e col profumo ancora cavano fuora i pesi della matrice. Particolarmente sono contrarie al visco. Col sevo di toro e col mele guariscono le pannocchie e simili malori. Quella del lentisco ripiega a tutto comodo le palpebre, ed utilis sima ancora alle parti rotte, agli orecchi che gettano marcia, e al pizzicore delle membra ge nitali. Quella del pino ottimamente medica le ferite del capo.
D illa vaca, 34*

sices, et liquida. S ten e pitia el picee fit: liquide e terebintho, larice leu tiaco, copre*ao. Nim et eae ferant io Asie etSyria. Fallootor qai eamdem potant ette, e picea etqae larice. Picea enim pin guem, et thuris modo succosatn fandit: larix graeilem, ac mellei liquoris, vira* redolentem. Me dici liquida raro utuntur, et in ovo fere: e larice propter tussim ulcereqae viscerum : nec piace magnopere in asu : ceteris non nisi coctis. Et coqacndi genera satis demonstravimus.

In arborato differentia placet terebinthine, odoratissima atque levissima : nationum, Cypria et Syriaca: ntraqoe mellis Attici colore: sed Cy pria carnosior, aicciorque. In sieco genere quaeraot ut sit candida, pura, perlucida. In ornai aatem, ut montana potias, quam campestris: item aquilonia potios, quam ah alio vento. Resolvitor resina ad vulnerum usus et malagmata, oleo : in potiones, amygdalis amaris. Natura in medendo contrahere vulnera, purgare, discutere oollectiom>: ilem pectoris vitia, terebinthine, lllioitur eademcalida membrorum doloribus, spasticisque in iole.

illinitur et totis corporibus, mangonum ma* rime cura, ad gracilitatem emendandam, spatiis ita laxantium cutera per singula membra, cepa* cioriqae ciborum facienda corpora. Proximum locum obtinet e lentisco, laesi ei vis et edstrinpodi. Movet et ante ceteras urinam. Reliquae veetrem molliant, cruda concoquant, tussim vetarem sedant volvae onera extrahont etiam suffitae. Privatim adversantur visco. Panoe et umilia, cum sevo t eurino et meile sauant. Palper bri lentiscine commodissime replicat. Fractis quoque utilissima, et auribus purulentis : item i prorito genitalium. Pinea capitis vnlneribus *ptioe medetur.

Pica, xxxiv. XXIII. 7. Pix quoque unde et quibas confietitlor modis, indicavimus : et ejas dao genera, Vittam, liqaidumqae. Spissarum utilissima rnefeae Brutia, quoniam pinguissima et resinosis* ana alrasque praebet utilitates : ob id magis ^ qaam ceterae. Id enim qaod ia hoc edji*

XXIII. 7. Abbiamo mostro ancora, onde e in che modo si fa la pece. Ella di due ragioni, spessa e liquida. Delle spesse utilissima alla me dicina lAbruzzese, la quale perch' grassissi ma e molto piena di ragia, ha 1' una e l ' altra utilit} e mollo pi quelle cbe rosseggia, che l'al-

863

C. PLINII SECUNDI

964

cinnt, e macula arbore meliorem ettt, non arbi tror poste intellig i. Picis natura excalfecit, explet. Adversatur privatim cerastae mortibus cam poleota: ilem anginae cam meile, distillationibus et sternutamentis a pituita. Auribus infunditur cum rosaceo : illinitur com cera. Saoat lichen, alvum solvit, exscreationes pectoris adjuvat ecli gmate, aut illita tonsillis cum meile. Sic et ulcera purgat, explet. Cum uva passa et axungia, car bunculos purgat, et putrescentia ulcera : quae wt serpunt, cam pineo cortice, aut sulphure. Phthisicis cyathi mensura quidam dederunt, et contra veterem tusum. Rhagadas sedis et pedum, panosqae, et ungues scabros emendat: vulvae duritias et courertiones odore : item lethargicos. Stromas item cum farina hordeacea, et pueri im pubis urina deeoeta ad suppurationem perducit. E t ad alopecias sicca pice oluntur. A4 mulierum mammas firutia, ex vino subfervefacta eum polli ne farraceo, quam calidissimis impositis.

tre. Quello che dicono, cheli* migliore deM *al bero maschio, non credo ehe si possa intendere. La natura della pece di riscaldare e riempiere. Ha particolar virt oon la polenta contra i morsi della cerasta, e col mele alla serratura della gola che non lasci inghiottire, allo sfilalo e agH starnuti. Infondesi eoa olio rosato alla flemma degli orecchi, e fassene empiastro oon cera. Goa* risce le volatiohe, smuove il corpo, aiuta lo spar* go del petto, e le angine col mele. Cosi anco por ga le ulcere e poi le riempie. Con uva passa e con sugna purga i carboocelli, e le ulcere che marciscono ; e quelle che impigliano, con cortec cia di pino o col zolfo. Alcuni ancora P hanno data a miiura d* un bicchiere, e contra la lotte veoehia. Goa risce le crepature del sedere e dappie di, e le pannocchie e le unghie roochiose ; e eoa I1odore le durezze e le conversioni della matrice; e cosi ancora i letargici. Colta con farina d 'orca e orina di fanciullo impubere ridace lo secolo a mandare fuor la marcia. Usano la pece secca eziaadio alla pelatiaa. L' Abruzzese giova alle poppe delle femmine riscaldata col vino e oon fiore di farioa di farro, e postavi sopra tali cose quanto ti pu calda.
O l i P1SSBLBO, O PALIMPISSA, l6 .

PlSSBLABO, SIVB PALIMPISSA, XVI.

La pece liqoida, e l'olio che si chiama XXIV. Liquida pix, oleumque quod pisselaeon XXIV. vocant, quemadmodum fieret, diximus. Quidam pisseleo, abbiamo insegnato come si faccia. Alcu Iterum decoquunt, et vocant palimpissam. Liqui ni lo ricnocono, e chiamaolo palimpissa. Con la da anginae perunguntur intus, et nva. Ad aurium liquida s 'ungono al di dentro le serrature detti dolores, claritatem oculorum, oris circumlitiones, gola che non lasciano inghiottire, e l'ugola. Giova suspiriosos, valvas, tussim veterem, et crebras a' dolori degli oreochi, a rischiarare la vista, a fare unzioni intorno alla bocca, a' sospirosi, alle exscreationes pectoris, spasmos, tremores, opi sthotonos, paralyses, nervorum dolores. Praestan- Beatrici, alla tossa vecchia, alle spesse spurgaziooi di petto, agli spasimi, a (riamiti, a'rattrapp' tissimam ad eanum et jumentorum scabiem. menti de' nervi, a'perletiehi e ai dolori della ner vatura. Ha grandissimi virt contro la scabbia de* cani e de' giumenti.
PlSS ASPE ALTO, I I .

D el

p is s a s p a l t o ,

a.

XXV. Est et pissasphaltos, mixta bitumini pice naturaliter ex ApoHoniatarum agro. Qui dam ipsi miscent, praecipuum ad scabiem peco rum remedium, aut si foetus mammas laeterit. Maturum optimum ex eo, quod, quum fervet, innatat.

XXV. cci aoco il pissasfalto, che pece me scolala col bitume, la quale naturalmente viene del paese degli Apolloniali. Certi ne fanno il mi* stio artatamente : ottimo rimedio alla scabbia de' bestiami e alle poppe, quando il parto le ha offese. Ottimo i qpello, che quando bolle va a galla.
D blla
z o p is s a ,

Z o p is s a ,

t.

XXVI. Zoplseam eradi navibus diximus cera marino sale macerata. Optima haec i tirocinio

XXVI. Noi abbiamo dotto ehe la zopissa ai rade dette navi: essa la cera ebe si d per into-

365

HISTORIARUM MONDI UB. XXIV.

oavbm. Additar olea in malaga!* ad discu tiendas collectiones.

nico, macerata con quel sale marino. Ottima quella che si cava de' navili nuovi. Questa s1a d o pera negli ungoenti per bvare gli nmori raccolti.
D
ella ted a, i

T eda,

XXVII. Teda deoocta in accio, denliom dolo* XXVII. Le tede cotte nell'aceto guariscono rts efficaciter colluunt. benissimo il dolore de denti che ne sieno sciac* quali.
L obtisco , x x u . D bl
lbbtisgo ,

aa.

XXVIII. Lentisci ex arbore, et semen, et XXVIII. L 'albero del lentisco, il suo seme, b oorlex, el la e rjo a , o iiau a cient, alvaa sistuot. corteccia e la bgrima muovono l ' orina e fermano Decoctam eoram obera quae serpant, folu. Illi- il corpo. La lor cocitura con b fomeptaModb aitar b k u i d i i , et igni sacro : gingivas colinit. guarisce le piaghe che impigliano. Fassene em Folia dentibus in dobre alterjuolur; mobiles de piasi ro a' luoghi umidi e al fuoco sacro : guarisce cocto colluanlar. Gepillam Ungant. Laeryma m > le gengive, bagnaodole con esso. Le foglie si tri* dis vitiis prodest, qaum quid siccari excalfierive taoo pel dolore de' denti ; e quei che si dimenano, opus sil. Decoctam et e bcryma slomacbo utile, si bagnano con b sua cocitura. Tingono i capegli. metum et arinam movens: qaod et capilis dolo* La lagrima giova a' mali del sedere, qnsndo biribos cum polenta illinitur. Folia tenera oculis sogui seccarvi alcuna cosa, o riscaldarveb. La inflammatis illinantur. Item mastiche lentisci cocitura della lagrima i utile allo slomaco, e replicandis palpebris, et ad extendendam entem muove il rullo e i' orina ; e con la polenta s im io Cicie, et smegmata adbibetur, et sanguinem piastra al dolore del capo. Le sue foglie tenere rejicientibus, tosai velcri : et ad omnia quae am- s'impiastrano agli occhi infiammati. La mastice mooiaci vis. Medetur et adiritis partibus, sive del lentisco impbstrasi a ripiegare le palpebre, a oleo e semine cjat facto oeracque raixto, siva fo distendere b pelle nel viso, agli unguenti detti liis, ax oleo decoctis* ai ve con aqua virilia fovean- smegmati, a quegli che vomitano sangue, alb lar. Scio Democrnlem medicam in valetudine tosse vecchia, e a tutte le cose, alb quali i buona Considiae M. Servilii consobris filiae, omnem b virt dell' ammoniaco. Medica ancora b parti caratiancm jaslerant recosantis, diu efficaciter infrante, o con olio fatto del suo seme e mesco* saa bete caprarom, quas lentisco pasoebaU b lo con b cera, o con b foglie colle con 1' olio, o se con l'acqua si fomentano b parti virili, lo so che Democralc medico nella cara di Coostdb figlinola di M. Servilio stato coasolo, b qualf 000 poteva accettare medicina alcuna troppo ga gliarda, si valse alla lunga e utilmente del b tle delle capre, b quali pasceva di batiseo.
P iiT M O , XXV. D el
flatabo,

a5.

XXIX. 8.1 platani sono contrarii a'pipistrelli. XXIX. 8. P b la n i adversantor vespertilioni* bai. Pilulae earum in vino potae denariorom Le coccole loro bevute in vino s peso di quattro <p*taor pendere, omnibns serpeuliom et scor- danari, medicano tutti i veleni de'serpenti e degli pionam venenis medentur: item ambastis. scorpioni, e gl'incolti ancora. Peste con l'aceto for Tusae aalem cara aceto acri, magisque sciiti li, te, ma molto pi con lo scillitico, fermano io ogni aagainem omnem sistunt. Et lentiginem, et car- caso il sangue. Col mele guariscono le lentiggini, cromata, melaoiasque veteres, addito melle 1 cancheri e le piaghe vecchie. Delle foglie e della mendant. Folia e t cortex illionotur collectioni* corteccia si fa empiastro dove falla raccolta, e et suppurationibus, et decoctam eoram. Cor dov passa ; e la loro cocitura &utile ancora. ticis satem in a c e U , dentinm remedi am est: fo* La sua scena con l ' aceto rimedio a' denti. Le knun tenerrima io vino albo decocta, oeniorum, foglie tenerume cotte io via bianoo medicano gli baego folioraro e t auribus et ocalis inutilis. occhi. La lana, eh' alle foglie de'platani, nnooe CttUflabrao s a n a i amboste igni vel frigore, agli occhi e agli orecchi. La cenere delle, coccob loro guarisce i colli o per fanno, o per freddo. bticx c *io9 scorpionum ictos .reitingoifc

36?

C PLINII SECUflDt

La corteccia od vino resiste a' morsi degli eorpioni.


F eaxiho , v.

Dar. pr a ssi ho ,

i.

XXX. Fraxinus qoani vim adversus serpentes XXX. Gi dicemmo che virt abbia il frassino haberet, indicavimus. Semen foliis ejus ioest, quo contra gli scorpioni- Egli ha il seme nelle foglie, medentur jocineris el lateris doloribus io vino : le quali col vino sono utili alle doglie del fegato aquam quae subit cutem, extrahunt. Corpus e del fianco. Esse asciugano aocora P acqua dei rilruopichi. Alleggeriscono col tempo il corpo obesum levant onere, sensim ad maciem reducen tes, iisdem foliis cum vino tritis ad virium por grasso, e lo riducono poco a poco a magrezza, tionem : ita ut puero quinque folia tribus cyathis togliendo le foglie peste nel vino a porporzioa della complessione di chi le piglia ; cio, scegli diluantur, robustioribus septem folia, quinis cya this vini. Non omittendum, ramenta ejus et sco fanciullo, cinque foglie in tre bicchieri di vino, e se egli d* et robusta, selle foglie in einqoe bem a quibusdam cavenda praedici. bicchieri pur di vino. Non da tralasciar di dire ci che molli avvertono, che le tagliatore le mondiglie si debbono fuggire.
Acbeb, i .
D bll'
acbbo, i

XXXI. Aceris radix contusa e viuo jocineris doloribus efficacissime imponitur.

XXXI. La radice dell* acero pesta e stata nel vino si appliea molto utilmente alle doglie dd fegato.
D e l l o p p io , 8 .

P opulo ,

v i .

XXXII. Popnli albae uvarum in nnguentis usam exposoimus. Cortex potns ischiadicis et atrangnriae prodest. Foliorum saccos calidas auriam dolori. Virgam populi in manu leneotibua intertrigo non metaitur. Populas nigra effi cacissima habetor, qoae In Creta nascitur. Comi tialibus semen ex aceto utile. Fundit illa et resi nam exigoam, qua utuntur ad malagmata. Folia podagris in aceto decocta imponuntur. Humor e cavis populi nigrae efflaens, verruca s, papulasque ex adtritu ortas tollit. Populi fcrnat et in foliis guttam, ex qaa apes propolim faciant. Gatta aeque propoli ex aqua efficax.

XXXII. L oso che si fa de*grappoli del* P oppio bianco negli unguenti, lo abbiamo gi dimostrato. La saa corteccia bevuta giova alla sciatica a alla stranguria. Il sugo delle foglie eal* do si mette alla doglia degli orecchi. Chi tiene io mano ona verga d* oppio non teme nn certo male, cbe viene da scorticatura per soffregameoto dei membri. L' oppio nero, che nasce in Candia, tenuto che abbia gran virt. 11 seme con l acelo utile al mal caduco. Questo ancora fa piccola ragia, la quale s usa negli empiastri. Le foglie colte nell* aceto si mettono snlle gotte. L amore, il quale esce de1 buchi dell* oppio nero, leva i porri, e le bolle che nascono per P attrito dei membri. Hanno questi alberi alcune gocciole nelle foglie, delle quali le pecchie fanno un cerio come riparo al foro dell entrala nella cassa. Le gocciole della propoli state nell* acqua naturale son rimedio possente.
D e l l 1 o u i o , 16.

O lm o,

x v i.

XXXUI. Ulmi et folia, et cortex, et rami, vim habent spissandi, et vulnera contrahendi. Corticis utiqae interior tilia lepras sedat, et folia ex aceto illita. Corticis denarii pondus potum in hemina aqaae frigidae, alvum porgat, pilurtasqae, et aquas privalim trahit. Imponitor et collectionibus

XXXIII. Le foglie, la corteccia e i rami del* P olmo hanno virt di rassodare e di risaldar le ferite. La membrana interiore tra il legno e b oorteccia mitiga la lebbra : ci fanno altres le fo glie state nelP aceto. Un denaio a peso di questa corteccia bevalo in un'emina d'acqua fredda

niSTORIARUM MUNDI LIB. XXIV. lacryma, et vulaeribus, et ambustis, quae deoocto fovere prodeat. Uomor io folliculis arboris bujus nuceos, coti nitorem inducit, faciemque gratiorem praestat. Cauliculi foliorum primi, vino decoeli, lumores sanant, exlrabuntqne per fistula*. Idem praestan t el tiliae corticis. Mulli corticem commanducatum vulneribus utilissimum putant: folia trita aqua adspersa pedum tumori. Humor qooqae e medulla, uti diximus, castratae arboris effluens, capillum reddit capiti illitus, defluentes que continet.

870

purga il corpo, e tira fuora la flemma, e specialmente P aequa. Imponsi la saa lagrima dov fatta raccolta, e alle ferite ; non che a quelle in collare, cui giova fomentare con la sua cocitura. L*umore che nasce nelle foglie di questo albero fa rilucere la pelle, e reode pi grazioso il viso. I primi piccioli gambi delle foglie, cotti col vino, guariscono gli enfiati, e tirano fuora per fistole. II medesimo effetto (anno le membrane fra legno e scorza. Molli tengono che la corteccia masticata sia utilissima alle ferite. Le foglie trite e asperse d 'acqua sono utili a' piedi enfiati. L ornore an cora eh' esce deHa midolla delP albero intaccato, come abbiamo detto, fa ritornare i capegli al capo impiastratone, e ferma quegli che stanno per ca dere.
D el
t ig l io

T i l i a , ? . O l e a s t e o , 1.

, 5 . D e l l o l iv o s a l v a t ic o , i .

XXXIV. A rbor tilia leniter tusa ad eadem fere n t i l u est, atque oleaster. Folia autem taotum io usa, et ad infantium ulcera M ore commandu cata: decocla u r i n a m cient: menses sistunt illita: sauguiem pota detrahunt.

XXXIV. I / albero tiglio leggermente pesto utile presso che alle medesime cose che P ulivo salvalico. Per non si adoperano che le foglie, le quali dannosi masticare a' fanciulli per le rotture in bocca : cotte muovono I' orioa, e impiastrate fermano i menstrui, e bevute tirano il sangue.
D e l s a m b u c o , i 5.

Sambuco, xv.

XXXV. Sambucos habet altarum genus magis sil Te tre, quod Graeci chamaeacten, alii belioo vocant, multo brevius* Utriiuque decoctam in vioo veteri foliorum, T e i semiuis, vel radicis, ad cyathos binos potum, stomacho inutile est, alvo detrahens aquam. Refrigerat etiam inflammationem, maxime receotis ambusti: et canta morsum cum polenta mollissimis foliorum illitis. Succus cerebri collectiones, privatimque membranae, quae circa cerebrum est, lenit infusus. Adni ejus infirmiores, quam reliqua, tiogunt capillum. Poti aceljbuli mensura, urinam movent. Foliorum mollissima ex oleo et 6ale eduntur, ad piluitam bilemque detrahendam. Ad omnia efficacior, quae minor. Badicis ejus in vino decoctae duo cyathi poti, hydropicas exinaniunt : valvas emolliunt, baset foliorum decocta insidentium. Caules teneri mitioris sambuci, in patinis cocti, alvum solvuut. Resistunt lolia et serpentium ictibusin vino pota. Podagricis cum sevo hircino vehementer prosunt cauliculi illiti, lidemque in aqua macerantur, ut ea sparsa pulices necentur. Foliorum decocto si locus spargatur, muscae necantur. Boa appellatur morbos papularum, quum rubent corpora : samW i ramo verberatur. Cortex interior tritus, ex *0 albo potos, alvum solvit.

XXXV. Il sambuco ha oltre la sua ana specie pi selvatica, la quale i Greci chiamano camealte, e altri elio, di pianta molto minore. La cocitura delle foglie, o del seme, o della radice dell uno P altro in vin vecchio, bevotone infino a dne bic chieri, inutile allo stomaco, ma cava P acqoa del corpo. Refrigera eziandio la Infiammagione, e massimamente della fresca cottora ; non che il morso del cane, togliendo le pi morbide foglie bagnate con la polenta.il sago, infondendolo, leva le raccolte del cervellone massimamente del panno eh intorno al cervello. Gli acini suoi, che hanno virt minore che tolto il resto, tingono i capelli, e bevoli a misura dun acetabolo provocano loriua. Le sue foglie pi tenere si mangiano con Polio e col sale a purgare la flemma e la collera. A ogni cosa pi potente il sambuco minore. Le radici d* esso colle in vioo, beeodone doe bicchieri vo lano i rilruopichi e mollificano la matrioe : il me desimo effetto fa la cocitura delle foglie, che stan no attaccate. I gambi teneri del sambuco dome stico cotti in tegame muovono il corpo. Le foglie bevute col vino sono olili contra il morso delle serpi. I gambi teneri con sevo di becco fanno ottimo empiastro alle gotte. I medesimi si tengo n o in macero nell* acqua, la quale poi spargen dosi per la casa ammazza le pulci. La cocitura delle foglie versata per casa fa morire le mosche.

S ja

C. PU N II SECONDI

37j

cci un oerto male, che n chiama boa, quando alcune bolle velenose vengono pel dosso : questo male si balle co' rami del sambuco. La scorta di dentro peata e bevuta col vin bianco muove il oorpo. Jn n ru o , m . D et G iam o, 11.

XXXVI. Juniperus vel ante celera omnia XXXVI. Il ginepro sopra ogni altra cosa ri* excalfacit, extenuat, cedro alias similis. Et ejus scalda e assottiglia, ed simile in ci motto al duo genera : altera major, altera minor. Ulraque cedro. Egli di due ragioni, cio il maggioree accensa serpentes fugat. Semen stomachi, pecto il minore. L uno e F altro acceso caccia le serpi. iis, lateris doloribus utile, loflaliones algoresque Il suo seme utile al dolore dello slomaoo, del discutit : tusses concoquit et duritias. Illitum pelto e del fianco. Leva l enfiagioni e il fred tumores sistit: item atvum4 baccis ex vino nigro do: matura la tosse e la durezza. Impiastrandolo poli*: item ventris tumores illitis. Miscetur et ferma gli enfiati : ferma anche il corpo, beendo antidotis oxyporis. Urinas ciet, llliuitur et oculis nel vino le sue bacche ; e impiastrandolo leva le in epiphoris. Datur convulsis, ruptis, tormini gonfiezze del ventre. Mettesi negli antidoti di bus, vulvis, ischiadicis cum vino albo potum brusca e acetosa natura. Provoca Porina. Ungonpilulis quaternis, aut decocti* riginti in vino. sene ancora gli occhi quando lagrimano. Dassi per Sunt qui et perungaol corpus e semina ejus io la carne spicoata, per la franta, a* tormini, alla serpentium metu. matrice, alla sciatica bevuto In quattro pillole col vin bianco, o cocenrione venti net vino. Alcuni che hanno paura delle serpi, si nngono il oorpo col suo seme.
S a lic i,
x iv .

A juxi**,

Dbc. s a l c io , 14. D u

s a l c io a m b a m o

i.

XXXVII. 9. Il frutto del salcio, innanzi che XXXVll. 9. Salicis fructus ante maturitatem in araneam abit : sed si prius colligatur, sangui- ai maturi, si eonverte in aragno ; ma te si coglie prima, giova a quegli che rigettao angue. La uem rejicientibus prodest. Corticis e ramis pri mis oinis, clavum et callum aqua mixta sanat. cenere della corteccia de* primi rami guarisce il Vitia culis in facie emendat, magis admixto sacco chiodo e 1 catto, mescolandovi l acqua. Guarisce 1 sao. Esi autem hio trium generum. Unum arbor i difetti delta pelle del viso, e mollo maggior* ipaa exsudat gummium raodo. Alterum manat in mente mescolandovi il suo sugo. Questo di tre plaga, quum floret, exciso cortice trium digito ragioni. Uno ne gocciola 1 albero da s stesso a * rum magnitudine. Hio ad expurganda, qoae modo di gomma ; Paltro gocciola nell* intaccato* obstent oculis; item ad fpissanda quae opus sunt, ra, quando fiorisce, intaccandosi la corteacia per cieadamque urinam, et ad omnes collectiones grandezza di tre dita. Qoesto utile a pnrgsre intus extraheudas. Tertius suoeus est detrunca quelle cose che oppongono agli occhi, a con tione ramorum a falce distillans. Ex bis ergo densare le cose che bisogna, a muovere l orina, aJiquis cum rosaceo in calyce punici calfaclus e a tirar fuora tutte le raccolte che son dentro. auribus infandilur : vel folia cocta, et cum cera Il terzo distilla dalla ronca nella tagliatura dei trita imponuntur: ilem podagricis. Cortice et rami. Alcuno dunque di qnesti con olio rosato, foliis in vino decoctis foveri nervos utilissimum. riscaldato in una scorza di melagrana, s* infonde Flos tritus cum foliis furfures purgat in facie. negli orecchi, e le foglie cotte vi si pongono con Folia contrita et pota intemperanliam libidinis cera trita. Cosi adoperane! ancora atle golte. Uti coercent, atque in lotum auferunt usum saepius lissimo fomentare i nervi con la corteccia, e sumpta. Amerinae nigrae semen cum spuma ar- con le foglie cotte nel vino. Il fiore pesto con le genli pari pondere, a balneo illitum, psilothrum foglie purga le forfore nel viso. Le foglie pesta e bevute spengono Tardore delta lussuria, e spesse est. volte prese la levano affatto. Il seme del salcio nero annerino, eoa isehiuma d'argento a peso eguale, impiastrato qaaado s'esce del bagno, ser ve per unguento da far cadere i peti.

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXIV.


Vi t i o , x x x iii.

Dkli.a vince, 33.

XXXVlll. Non maliam a salice vitilium aio XXXVIII. Poco differente da'sald Ia vitice distet vitex, foliorum quoque spectu, ni odore per servigio di legare, e ancora per laspelto delle gratior emet. Graeci lygon vocant, alii agaoa, foglie; se non che l'odore pi grazioso. I Greci quoniam matronae Thesmophoriis Atheniensium la chiamano ligon, altri agnon, perciocch lo castitatem custodientes,. his in foliis cabitus sibi matrone Ateniesi, ne' sacrificii Tesmoforii, osser sternant. Dao genera ejas : major in arborem vando castit, si fanno il letto da dormire di que salicis modo adfturgit: minor ramosa, foliis can- ste foglie. Essa di due ragioni: la maggiore didioribas lanuginosis. Prima album florem mit cresce in albero a modo di salcio ; la minore i l i cum purpureo, quae et candida vocatur : ni ramosa con foglie pi bianche e lanuginose. La gra, qoae tantam purpuream. Nascantur in palu prima fa il fior bianco con un poco di rosso, e stribus campis. chiamasi bianca. La nera quella che solamente 10 fa rosso. Nascono in luoghi paludosi. Semen potum vini quemdam saporem habet, 11 seme bevuto ba un certo sapor di vino, e e t dicitur febres solvere: et quum unguatur oleo dicesi ohe caocia la febbre. Se si mescolano con admixto, sudorem facere: sio et lassitudines dis olio, e con esse aagesi l infermo, Io fanno sodare; solvere. Urinam cient, et meoses. Caput teutaut e similmente levane la stracchezza. Provooano viai modo : nam et odor similis est. Inflationes lorma e il menstruo. Fauno dolere il <capo, coma pellunt in ioferiora. Alvum sistant : hydropicis* 1 vino, perciocch hanno simile odore. Mandano 1 et lieoibas perquam atiles. Laciis ubertatem fo gli enfiati nelle parti basse. Ristagnano il corpo: dant. Adversantur venenis serpentium, malime sono molto alili a1rilruopichi e alla milza. Fanno quae frigus inferunt. Minor effieadr.ad serpen dovizia di latte, e sono eontra il veleno delle tes : bibitor seminis drachma in vino vel posca serpi, e massimamente di quelle che inducono aut doabus foliorum tenerrimorum. freddo. La minore ha pi virt contra le serpi i beesi aoa dramma di seme col vino o eoa la po sca, ovvero due dramme di foglie delle pi tenere. F.t illinuntur atraque adversos araneorum DeIKunao l'altra si fa empiastro al morso m orsos vel perunctis tantam : suffita quoque aut de* ragni, e basta ancora ugnere. Con profamo, substratu fugant venenata. Ad Venerem impetas o col teoerle per terra cacciano le serpi. Raffre inhibent : eoqae maxime phalangiis adversantor, nano gl'impeti della lussuria, e per questo ope rano maggiormente contra le tarantole, il cui quorum morsas genitale excitat. Capitis dolorem ex ebrietate sedant cura rosaceo flos teoerique morso desta il membro genitale. I fiori e i gambi eanliculi. Seminis decoctum vehemenliorem capi teneri levano la doglia del capo, che procede da tis dolorem dissolvit fotu : et valvam etiam suffi ubbriachezza. La cocitura del seme ottima fo tu vel ad posi tu purgat: alvum cum pulegio et mentazione, quando il dolore del capo mag meile potum. Vomicas panosque difficile conco giore : giova eziandio alla matrice ponendovela quentes, eam farina hordeacea mollit. Liohenas su, o facendone profamo ; e bevala con paleggio et Jenfrgines cum aphronitro el aceto semen e mele porga il corpo. Con farina d* orzo molli ssast : et oris ulcera, et emptiones cum meile : fica le posteme e le pannocchie cbe difficilmente testini, cum butyro et foliis vitium t rhagadas maturano. Il seme sao con afronitro e aceto gua sedis, eum a q a a illitum : lufxats, cum sale et ni risce le volatiche e le lentiggini, e col mele medica gli ulceri e le nascenze della bocca. Con le foglie tro st cera. e col burro medica il male de* testicoli ; e impiastrsndovelo con l acqua guarisce le crepature, le quali vengono n*l* anello del fondamento eoa mollo cociore. Con sale, nitro e cera giova alle membra conquassate. Il seme e le foglie mettonsi negl* impiastri Et semen, t folium additur in malagmata servorum, e t podagras. Semen instillatur in oleo mollificativi de nervi, e alle gotte. Il seme cotto decoctura c a p i t i < lethargia,et phrenesi. Virgam nell' olio si distilla nel capo alla letargia e al far * y in m au habeant, aut in ductu, negantur netico. Chi tiene una verga di qaesto in mano, o a cintola, non sente scorticature della pelle per intertriginem eotirfe camminare o per fregarsi 1' an membro con I* altro.

C. PLINII SECONDI
Eaice, i.
D el l '
ebice , i .

XXXIX. Ericen Graeci vocant fruticem non molium myrice differentem, colore rorismarini, et paene iolio. Hoc adversari serpentibus tradant.

XXXIX. Chiamano i Greci erice ano sterpo non molto differente dal tamarigio, di colore di ramerino, e quasi di quella foglia. Questo diooito eh* contrario alle serpi.
D e l l a g i u s t b a , 5.

G u i n i , y. XL. Genista quoque vinculi usum praestat. Flores apibus gratissimi. Dubito an haec sit, quam Graeci auctores sparton appellavere, quum ex ea lina piscatoria apud eos factitari docuerim : et numquid hanc designaverit Homerus, quum dixit navium sparta dissoluta. Nondum enim fuisse Africanum vel Hispanum spartum in usu, certum est ; et qaum sutiles fierent naves, lino tamen, non sparto, umquam sutas. Semen ejus, quod Graeci eodem nomine appellant, in folliculis, pha seolorum modo, nascens, purgat ellebori vice, drachma et dimidia pota in aquae mulsae cyathis quatuor jejunis. Rami similiter cum fronde in aceto macerali pluribus diebus, et lusi, succum dant ischiadicis utilem, cyathi unius potu. Qui dem marina aqua macerare malunt et infundere clystere.

Perunguntor eodem succo ischiadici addito oleo. Quidam ad stranguriam utunlur semine. Genista tusa cum axungia, genua dolentia sanat.

XL. La ginestra ancora utile a legare. I suoi fiori sono gratissimi alle pecchie. Dubito che qua* sto sia quello che gli scrittori Gred chiamano sparlo, avendo io mostro, come essi di que*U usano far lini per reti da pescare, e non so ic Omero intese d 'essa, quando e* disse che si di sciolsero gli sparti delle navi ; perch non dub bio alcuno, che non era ancora in uso lo sparlo Africano n lo Spagnuolo, e ancorch i navigli si connettessero con lino, non per erano connessi con isparto. Il suo seme, che i Greci chiamano col medesimo nome, nasce in follicoli o gusci al modo de' fagiuoli. Purga come l elleboro, pigliandone a digiuno una dramma e-mezza in quattro bic chieri di acqua mdata. Similmente i rami con le froode macerati per pi di nell1aceto e poi petti dan sugo utilissimo alle sciatiche, che si bee alla misura d un bicchiere. Alcuni voglion piuttosto macerarli in acqua marina, e Carne poi eristeo. Col medesimo sugo s1ungono gli sdatici, me scolandolo con olio. Alcuni usano il seme alla atrangoria. La ginestra pesta con la sugna guari sce il dolore delle ginocchia.
D e lla
m ie ic b ,

M t XICE, SIVE TAVAB1CE, III.

o ta m a b ic e , 3 .

XLI. Myriceo, quam ericen vocat Lenaeus, similem scopis Amerinis dicit. Sanari ea carcino mata in vino decocta tritaque cum meile illita. Arbitrantur quidam hsnc esse tamaricen : sed ad lienem praecipua est, si succus ejus expressus in vino bibatur. Adeoque mirabilem ejus antipa thiam contra solum hoc viscerum faciunt, ut adfirment, si ex ea alveis factis bibant sues, sine liene inveniri. Et ideo homini quoque splenico cibaro potumque dant in vasis ex ea factis. Gravis auctor in medicina, virgam ex ea defractam, ut neque terram, neque ferrum attingeret, sedare ventris dolores adseveravit impositam, ila ut tu nica cinctnque corpori adprimerelur. Vulgus infe licem arborem eam appellat, ut diximus, quoniam nihil ferat, nec seratur umquam.

XLI. La mirice, la quale Leneo chiama elice, simile alle scope d 'Amelia. Di qnesta cotta io vino e trita col mele si fa empiastro, che guarisce le cancrene. Alcuni credono eh ella sia la tanerigia : ad ogni modo ottima alla milza, premen done il sugo e beemlolo col vino. E fanno ai mi rabile la sua virt conjra questo membro, che affermano, che se d 'essa si fanno vasi, e i porci vi beono dentro, si truovano essere senza milza. Epper danno ancora bere e mangiare ne'vasi fatti d1essa all* uomo, che ha il male della milza. On aotor famoso in medicina afferma, che una verga spezzata dalla mirice che non abbia tocco n ter ra, n ferro, mitiga i dolori d d corpo, ponendovisi sopra in modo che con la dntola, o con la camida, gli si tenga premuta. 11 vulgo la ehiamt albero infelice, come abbiamo detto, perch'ella presso di noi non fa fruito n teme.

HISTORIARUM MUNDI LB. XXIV. B bta, ix it.


D k lla B au, 39 .

3;8

XLU. Corinthus, et qaae circa est regio, bryam vocat, ejusque duo genera facit : silvestrem plane sterilem : alteram mitiorem. Haec fert in Aegypto Syriaque etiam abundanter lignosum fructnm, majorem galla, asperum gustu, quo medid utantur vice gallae, in compositionibus, quas anlheras vocant. Et lignum aatem, et flos, et folia, et cortex in eosdem usus adhibentur, quajm* quam remissiora. Datur sanguinem rejicientibus cortex tritus, et contra profluvia feminarum, coeliacis quoque. Idem tusus iinpositusque colle ctiones omnes inhibet. Foliis exprimitur succus ad haec eadem. Et in vino decoquuntur : ipsa vero adjecto raelle gangraenis illinuntur. Deco ctam earum in vino potum, vel imposita con rosaceo et cera sedani. Sic et epinyctidas sanant. Ad dentium dolorem auriumque, decoctam eo rum salutare est : radix ad eadem similiter. Folia Aoe amplius, ad ea quae serpunt imponuntur 'cum polenta. Semen drachmae pondere adversus phaJangia et araneos bibitur. Cum altilium vero pingui furunculis imponitur, EfAcax et contra serpentium ictos, praeterquam aspidum. Nec non morbo regio, phthiriasi, lendibusque, decoctura infusum prodest, abundantiamqoe mulierum .si stit. Cinis arboris ad omnia eadem prodest. Ajunt, si bovis castrati urinae immisceatur, in potu, vel in cibo, Venerem finiri. Carboque ex eo genere urina ea restinctus in umbra cooditur : idem, quum libeat accendere, resolvitur. Magi id et ex spadonis urina fieri tradiderunt.

XLII. In Corinto e nel paese all intorno la mirice si chiama bria, ed di due ragioni. La selvatica sterile affatto, laltra pi mite. Questa produce in Egitto e in Soria abbondevolmente frullo legnoso, maggiore che la galla, aspro al gosto, il quale i medici usano in luogo di galla nelle composizioni eh essi chiamano antere. U legno, il fiore, le foglie e la corteccia s' usano an cora essi, bench non abbiano la medesima virt. Dassi la corleccia trita a chi rigetta sangue, conira il flusso delle donne, e a deboli di stomaco. 11 medesimo pesto e postovi sopra mitiga le raccolte degli umori. Premesi il sugo dalle foglie a questi medesimi bisogni ; ed esse cuoconsi nel vino, e s impiastrano col mele alle cancrene. La cocitura loro bevuta in vino, o postavi con olio rosalo e con cera, le mitiga. Cos guariscono ancora alcune macchie rosse rilevate, che vengono pi la notte che il giorno con pizzore. La cocitura loro giova al dolore degli orecchi e de denti : giova alle me desime cose pur la radice. Le foglie ancora sado perano con la polenta alle nascenze che ini piglia no. Beesi-una dramma di questo seme contrai falaogi e i ragni, e roettesi a Agnoli con adipe d uccelli ingrassati. Ha virt ancoro conira il morso delle serpi, fuor che gli aspidi. I<a saa co citura infondendola giova a chi ha sparto il fiele, al male de' pidocchi e a lendini,' e ristagna il flusso delle donne. La cenere dell' albero giova tutte le medesime cose. Dicono che s ella si me scola eon l ' orina del bue castrato, o nel bere, 0 nel mangiare, spegne affatto la lussuria. Il carbone spento con la medesima orinasi ripone all'ombra, e quando si vuole accendere, si scioglie. 1 Magi dissero che ci si faceva con l orina d* uomo castralo.
D ella
y b b g a d e l s a n g u in e ,

V lB G A SARGOIREA, I.

1.

X LIII. io. Nec virga sanguinea felicior habe tur. Cortex ejus interior cicatrices, quae praesa navere, aperit.
SlLBBE, III.

XLI11. 10. La verga del sanguine non slimala punto pi felice. La sua corleccia di dentro apre le piaghe, cbe sono risaldate innanzi tempo.
Dbl s i l b b o , 3 .

XLIV. Sileris fotia illita fronti capitis dolores sedant. Ejusdem semen tritam, in oleo phthiria ses coercet. Serpentes el hunc fruticem refugiunl: hacuiomque rustici ob id ex eo gerunt.

XLIV. Le foglie del siter poste sulla fronte mitigano la doglia del capo. 11 seme del medesi mo pesto con olio reprime il male de' pidocchi. Le serpi fuggono questo sterpo, e perci i conta dini ne portano in mano baccheile.

C PLINII SECUNDI
LlGUSTSO, TU I.

38o D el
l ig o s t s o , 8

XLV. Ligustrum i eadem arbor est* qoae io Oriente cypros, suos io Enropa usas habet. Suo cos ejns nervis, articoli, algoribus ; folia ubique veteri ulceri cam salis mica, et oris exulcerationi prosunt. Acini contra phfhiriasin: item contra intertrigines, follare. Saoant el gallinaceorum pituitas acioi.

XLV. II ligustro il medesimo albero, che in Oriente il cipro. Egli ba i ssoi osi io Eoropa. 1 1 ago di esso giova * nervi, alle giuntare e al freddo: le foglie eoo no granello di sale, alle n a s c e n t e vecchie e alla esulcerazione della bocca. Gli a d n i suoi valgono contra il male de'pidocchi, e le scorticature della pelle nate per camminare, o per fregarti l oo membro con I1altro : a ci valgono pur le foglie. Gli acioi guariscono le pipite delle galline.
D ell'
ostavo , i

A lso , i .

XLVI. Folia alui ex ferventi aqua certissimo jremedio sani tumori.


E
d e r is , x x x v u i.

XLV1. Le foglie dell'ontano uscite dell'acqa* bollila sono certissimo rimedio all1enfialo.
D e ll' b llib a ,

38.

XLV1I. Ederae genera viginli demonstravi* mus. Natura omnium ia medicina anceps. Mentem turbat, et caput porgat largius pota. Nervis intus nocet. Iisdem nervis adbibita foris prodest, (su dem natura, quae aceto, ei est. Omnia genera ejus refrigerant. Urioatn cient potu : capitis dolorem sedant, praecipue cerebro, conlinentiqae cere* brom membranae, utiliter mollibus impositis foliis : cum aneto et rosaceo trilis et decoctis, addito postea rosaceo oleo. Illinuntur - auleta fronti: *t decocto eoram fovetur os, capotque perungitor. Lieni et pota et illita prosont. Deco quuntor et contra horrores febrioro, eraptionesque pituitae, satin vino teruntor. Corymbi quo que poti vel illiti lienem sanant : joctnera aotem Diti. Trahunt et menses adpositi.

Saccusederae taedia narium graveolentiamqne emendat, praecipue albae sativae. Idem infusus toarihus caput purgat, efficacias addito nitro. Infunditur etiam purulentis auribus, aut dolenti bus cum oleo. Cicatricibus qaoqae decorem facit. Ad lienes efficacior albae est, ferro calefactus: aatisque est acinos sex in vini cyathis duobus sumi. Acini qaoqae ex eadem alba terni, in aceto mulso poti, tineas pellant, in qua curatione ven i r i quoque imposuisse eos utile est. Ederae, quam ehrysocarpon appellavimus, baccis aurei eoioris ?iginti in vini sextario trilis, ita ut terni cyathi potentur, aquam quae entem subierit, urina educit Erasistratus. Ejusdem acinos quinque tri tos in rosaceo oleo, calfaclosque in cortice punici, instillavit dcnlium dolori a contraria aure. Aciui,

XLV1I. Di sopra abbiamo detto, come ci sono venti sorti d'ellera. La oalara di tatte i dubbiosa nella medicina. Turba la mente, e bevuta in ab bondanza porga il capo. Nuoce anervi di dentro, e giova loro usandola di foori. Esaa ha la medesi ma natura che l'aceto. Qualsivoglia sorte d'ellera rio frescati va. Muovono l 'orina a berle, levano il dool del capo, e massimamente giovano al cervello e al pannicolo che lo contiene, le tenere lor foglie applicate, peste prima con acelo e olio rosato e messe a cuocere, aggiungendovi poscia olio rosato un'altra volta. Impiastraci per alla fronte, e con la cocitura loro si fomenta la bocca e ugoesi il capo. Giovano e bevute, e impiastrate, alla milsa. Cuoconsi ancora contra il freddo delle febbri, e agli uomori flemmatici chescono fuori, o si pesta no nel vino. Le coccole tue bevale, o impiastrale guariscono la milza, e impiastrate sanano il fegato. Applicate alla parte tirano fuora i menstrui. Il sugo dell1ellera guarisce il fastidio e il cat tivo odore del naso, e massimameote quello della bianca domestica. Il medesimo infuso per lo naso purga il capo, e molto meglio aggiungendovi 3 nitro. Infondesi ancora negli orecchi che gettaoo puzza ; e in qne' che dolgono, con l ' olio. Fa belle le margini. Alla milza ha maggior virt il sago della bianca riscaldato col ferro, e basta pigliarne sei acini in due bicchieri di vino. Tre acini ancora della medesima bianca bevuti nell' aceto melato cacciano i vermini, e a questo efftto giova an cora porgli sai corpo. Venti acini dell'ellera, che noi chiamammo crisocarpo, i quali s o d o di colore d 'oro, pesti in un sestario di vino cavano P ac qua del ritruopico per orina, beeodone tre bic chieri per volta, secondo che insegna Erasis tra to.

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXIV.

38 *

qai croci iucca m habent, praesumpti pota crapala tutos praes tau t : item sanguinem exscreanlei rat torminibus laborantes. Ederae nigrae candidiores corymbi poli, steriles etiam viros limai. Illinitur decocla qnaecnmque in vino omnium ulcerum generi, etiamsi cacoethe sint. Lacryiaa ederae psilothrum est, phthiriaiinque tollit. FJoscujnscumque generi* triam digitorum espia, dytenterieos el alvum etiam emendat in vino salter bis die potus. Et ambustis illinitur otililer eam cera. Denigrant capillum corymbi. Ridici* soccos in aceto potus, contra phalangia prodest. H u j u s quoque ligni vaie splenicosbibentei canari invenio. E t acinos teruut, moxque comburant, e t ita iiiinonl ambusta, prius perfusa aqua calids.

Sunt qai el incidant sneci gratia, eqne utantar ad dentes erosos : frangique tradunt, proximis cera munitis, ne laedanlur. Gummim etiam in feraqaaerunt, quam ex aeeto utilissimam denti* h>* promittunt.

Egli tolse inoltre cinque di qneiti acini, e pesta tigli con olio rosalo, e scaldatili in bnccia di melagrana, gli us al dolore de* denti, infondendogli nell* orecchio opposito al dente. Gli acini, i quali hanno sugo di zafferano, bevati innanzi il eibo, fanno che la crapula non pu nuocere. Guariscono ancora chi spula sangue, e chi ha i tormini. 1 grappoli pi bianchi dell* ellera nera bevuti fanno ancora gli nomini sterili. Que*ta cotta col vino s 'adopera a tutte le nascenze, an* cora eh* Ile fossero cacoete. La lagrima dell* el lera medicina depilatoria, e leva il male de* pi docchi. Togliendo de* fiori di qualunque ellera quanto se ne pu pigliare con tre dila, e beendone due volle il giorno in vin brusco si guari scono i pondi e il flusso del corpo. ulile con cera farne empiastro alle cotture. I grappoli fan no i capegli neri. Il sugo della radice bevuto con aceto contra i falangi. Trnovo ancora, che chi ha male di milza, beendo in vaso fatto d* ellera, guarisce. Pestano ancora gli acini, poi gli ardono; dipoi gli pongon sulle eotture, ma prima bagnano con acqua calda. Alcuni glintaccano perch n*e*ca sago, il quale usano a* denti rosi, e dicono che a qaesto modo vengono a rompersi e cadere ; ma bisogna riparare eoo la cera a* denti vicini, acciocch an oora essi non si rompano. Nell ellera ancora *i raccoglie una gomma, la quale dicono essere ai denti di somma utilil.
D e l c i s t o , 5.

Cirrtfo, r. XLV1U. Graeci vicino vocabulo eisthon ap pellant fruticem majorera thymo, foliis ocimi. Boo ejus genera. Flo mastulo rosaceus, femiuae alba*. Ambo prosontdyaenlericis el solutionibus ventris, io vino ansterd, ternis digitis flore capto, t similiter bis die polo : ulceribus veteribus et ambustis cum cera : et per se oris ulceribus. Sub hi* maxime nascitor hypocislhis quam ialer berbas dicemus.

XLVUI. I Greci con vocabolo vicino al nostro chiamano cisto un cespuglio maggiore che il ti mo, il quale ha foglie di basilico. Egli di do ragioni. 11 maschio ha il fiore di eolor di rosa, la femmina bianco. Amendue questi fiori, piglian done due volte il giorno quanto se ne pu torre eon tre dita in vin brusco, guariscono il male dei pondi e il fiosso del corpo. Medicano con cera le piaghe vecchie e le iucotture, e di per s le ere pature della bocca. Sotto questi principalmente nasce 1 ipocisti, di coi ragionammo fra 1 erbe. * *
D e l o s c o e a i t e a s o , a . D bl c a m s a s s o , s . D e l l o s m i l a c b , 3. D e l c l e m a t i d e , 1 8 .

Cuso n n i i A i i o , i i . Chamabcisso, i i t . C lematide, xvui.

ii.

Smilace,

XL1X. Cissos erythranns ab iisdem appellatur inflis ederae, coxendicibus ulilis e vino potus : item lumbis. Tantam vim acini ajunt, ut sanguiMa urina detrahat. Ilem chamaecisson appellant Heram, non attollentem se a terra. El haec con tea io vino acetabuli mensura lieni medetur. Folia a m b u s t i s cam axungia. Smilax quoque, qui nicophoros cuguomiiuilur, similitudinem ede*

XLIX. I Greci chiamano ciiso entrano uner ba simile all* ellera, ulile a* dolori delle ooscie, e a* lombi, beendola col vino. Gli aciui ne hanno tanta forza, che traggono il sangue per l ' orina. Chiamano ancora camecisso 1 ellera, che non si * alza da terra. Anche qnests, pestata nel vino alla misura d* un acetabolo, medica la milza. Le foglie con sugna guariscono le iucotture. Lo smilace an-

383

C. PLINII SECUNDI

58$

rae habet, tenuioribus fpliis. Coronam ex eo laciam impari foliorum numero, ajunt capitis doloribus mederi. Quidam duo genera smilacis dixere. Alterum immortalitati proximum, in con vallibus opacis, seaodentem arbores, oomaolibus acinorum corymbis, contra venenata omoia effieacissimis, in lantom ut acinorum succo infantibus saepe instillato, nulla poslea venena nocitura sitii. Alterum genus culta amare, et in his gigni, nullius effectus. Illam esse smilacem priorem Cujus lignum ad aures sonare diximus. Similem huic aliqui clematida appellaverunt, repentem per arbores, geniculatam et ipsam, Folia ejus lepras purgaut. Semeu alvum solvit acetabuli mensura, in aquae hemina aut aqua mulsa. Dalur ex eadem causa ct decoctum ejus.

cora, che pur si ohiama nicoforo, somiglia Pellera, se non che ha le foglie pi sottili. Dicono che Gioendone ghirlanda col numero delle foglie io caffo, si guarisce il dolore.del capo. Alcuni dicono che loi smilace di due ragioni : uno che vide 1 secoli in valli ombrose e avanza 1' altetu degli alberi : tutto chiomato di coccole, potentissi me eoo tra ogni cosa velenata ; talch stillando spesso il sugo degli acini ne' fanciulli, nessun ve leno pu nuocere loro. Un' altra specie ama i luoghi coltivati, e quivi nasce, ma di nessano effetto. Il primo di essi quello smiTace, H coi legno dicemmo ohe risuona agli orecchi. Alcani chiamarono clematide un' erba simile a quesls, che s 'appicca su per gli alberi, avendo ancora essa nodelli. Le foglie sue purgano la lebbra. Il seme preso a misura d 'un acetabolo risolve il corpo, in uu emina d'acqua, o in acqua melata. La cocitura sua si d ancora per la medesima ca gione.
D e l l a canna', 19.

A& u r d ik e , XIX.

L. 11. Arundinis genera xxix demonstravimus, non aliter evidentiore illa naturae vi, quam con tinuis hi voluruiuibus tractamus. Siquidem aruo^ dinis radix contrita et imposita, filicis stirpem corpore extrahit : item arundinem filicis radix. Et quoniam plura genera fecimus, illa qoae in Judaea Syriaque nascitur odoram unguentorumque causa, urinam movet cum gramine aut apii semine decocta. Ciet menstrua admola. Medetur convulsis duobus obolis pota, jocineri, renibus, hydropi, tussi eliam suffitu, magisque cum resina. Furfuribus ulcerumque manantibus cum myrrha decocta. Excipitur et suocus ejus, fitque elaterio similis. Efficacissima autem in omni arundine quae proxima radici. Efficacia et genicula. Arun do Cypria, quae donax vocatur, corticis cinere alopecias emendat : item putrescentria ulcera. Foliis ejus ad extrahendos aculeos utuntur: effi cacibus et cotilra ignes sacros, colleclionesque omnes. Vulgaris arundo extractoriam vim habet, et recens tusa, non in radice tantum. Multum enim et ipsam arundinem valere tradunt. Mede tur et luxatis, et spinae doloribus radix in aceto illita. Eadem recens trita in viuo pota, Venerem concitat. Arundinem lanugo illita auribus, obtun dit audituro.

L. 11. Noi abbiamo detto altrove esserci reatinove sorti d i canna, nelle quali appare pi eviden te che in qualunque altra pianta quella forza di natura, che noi trattiamo continuamente in qoeiti libri. La radice della canna trita, e postavi sopra, estrae del corpo i fuscelli della felice che si sodo infitti, e similmente la radice della felice quelli della canna. E perch noi la facemmo di pi ra gioni, quella che nasce in Giodea e io Soria per odori ed unguenti, muove l ' orina, cotta con gra migna o oon seme d 'appio. Mubve 1 menstrui, ponendosi sopra. Beendone due o b o l i medica gli sconvolti, il fegato, le reni, il ritruopioo, e I* tosse ancora col profumo, e molto pi con la ra gia : medica le forfore e le rotture che gettano, cotta con mirra. Raccogliesi ancora il sugo suo, e fassi simile allo elaterio. D 'ogni s o r t e di canna maggior virt ha quella parte, che s'appressa pio alla radice. Hanno virt ancorai nodi snoi. La can na di Cipri, che si chiama donace, con la cenere del la sua corteccia guarisce la pelatina e le piaghe pu tride. Le foglie sue s* adoperano a cavar fuora gli aghi ; ed hanno egoal forta contra il foc0 M " ero, e tutte le raccolte d* umori. La canna volgare e la fresca pestata han virt di tirar fuora: ne questa virt e solamente nella radice, poich di cesi che la canna medesima ha di molto valore. La radice impiastrata eoo l ' aceto medica le mem bra escite de' loro luoghi, e i dolori della spina. La medesima pestata fresca e bevuta oel v in o de sta la lussuria. La laoogine delle canne, messa ne gli orecchi, ingrossa l ' udire.

3 t5

HISTORIARUM MONDI LIB. XXIV.

366
casta,

Pirno, a u K

f ^ in .

Dbl papibo,

3.

LI. Cognata in Aegj pio rei est arancini papy ra, pratcipaae utilitatis, quum inaruit, ad laxan> das McaaduqM fistulae, et intumescendo ad introitila! medicamentorum aperiendas. Charta qoae fit ex ea, cremata, inter caustica est. Cinis ejus ex tino potus somnum facit : ipsa ex aqua iaipotita Calium sanat. E bcmo, . LU. Ne io Aegyptu quidem nascitur ebeuus, ot docuimus: nec tractamus in mediciua alienos orbes: non om ittetur tamen propter miraculum. Seobea ejus oculis unice mederi dicunt: lignoque d colem trito cum paaso, caliginem discutit. Ex aqas vero radice, albugines oculorum. Item tus sis, pari modo dracuncali radicis adjecto oum nelle. Ebenum medici et inter erodentia adsamaat.

LI. In Egitto il papiro, che si conf mollo con la canna, quando secco, a dilatare e seccar le fistole, e gonfiandosi ad aprirle perch vi ai gossano introdurre le medicine. La carta fatta di papiro bruciandola ha virt caustica. La sua cenere bevuta col vino fa dormire : essa bagnata nell acqua, e posta sul callo, lo guarisce.
D e l l 'e b b b o ,

5.

LU. L ebeno non nasce altrimenti in Egitto, come abbiamo detto altrove ; e bench io non tratti in medicina delle stranie parti del mondo, nondimeno io non le vopassare per rispetto della maraviglia. La segatura sua, secondo che si dice, guarisce unicamente gli occhi. 1 legno pesto sopra 1 la pietra, e messo in vin cotto, leva i bagliori; e con le radici alate in acqua si guariscono le albu gini degli occhi ; non che la tossa con le mede sime oose, aggiunta altrettanta radice di dragon* colo col mele.1 medici mettono l 'ebeno ancora tra le cose ohe rodono.
Dbl b o d o d b r d b o , i.

B io d o d u h o , i . Llll. Rbododendros ne nomen quidem apud nos invenit latinum : rhododaphnen voca ut, aut neriao. Mirum, folia ejus quadrupedum venenum eise, homini vero contra serpentes praesidium, rate addita e vin o pota. Pecus etiam, et caprae, si | a biberint, io qua folia ea maduerint, mori dicantur.
& * v ; e s e b a n

Llll. 11 rododendro non ha nome latino . chiamasi rododafne, o nerio. Contasi una mara viglia d 'esso, che le sue foglie in bevanda sieno veleno alle bestie, e agli uomini rimedio contra le serpi, aggiuntovi ruta e viuo. Le capre ancora eie pecore, beendo Tacqua dove si sieno bagna te le foglie sue, si dice che muoiono.
Del
b o b , s p b c ib a : m e d ic i n e 8 . D b l LO STOMATICE, i .

; m b d ic ira b ,

v m ; s to m a tic e , i .

LIF. Nec rhus latinum nomen habet, quum io ojboi pluribus modis veniat. Nam et herba est silvestris, foliis snyrti, cauliculis brevibus, quae lioeaj pellit ; et frutex coriarius appellatur, subrabias, cubitalis, crassitudine digitali : cujus ari* Jis foliis, ut malicorio, coria perficiuntur. Medici wtem rhoicis u ta n tu r ad contusa : item coelia* eoi, et sedis uloera, aut qoae phagedaenas vocant, trita cum meile, illita cum aceto. Decoctum eorum iastillatur auribus purulentis. Fit et stomatice fccoctis ramis, al eadem, quae ex moris : sed efficacior adm ixto alumine. Illinitur eadem hy dropicorum tum ori.

LlV. N anco il rue ha nome Utino, ancora che ' usi a molte cose. Perch esso ed erba sal va tica, che scaccia i vermi, con le foglie di mor tine, e piccoli rami; e chiamasi cespuglio coriario, rossigno, alto un braccio e grosso un dito, delle cui foglie secche, come col malicorio, si conciano le cuoia. 1 medici le usano a1 roici, dove la carne pesta, a deboli di stomaco, alle crepature del sedere, o a quematuri, che si chiamano fagedene, trite con mele, e impiastrale con aceto. La cocitura loro instilla negli orecchi che gettano puzta. * Fassene pure stomatice, avendo cotti i rami, ai medesimi effetti che quel delle more; ma n mag giore la virt, mescolandovi allume. La medesima a1Impiastra agli enfiati dei rilruopichi.

387

G. PU N II SECUNDI

388
D bl
b o b b &i t b o ,

RflC EBYTHBO,

IX.

9.

LV. Rhus, qui erythros appellatur, semen est hujus fruticis. Vim habet adstringendi refrigerandique. Adspergitur pro sale obsoniis. Alvos solvit, omaesque carnes cum silphio suaviores facit. Ulceribus medetur manantibus cum meile ; asperitati linguae, percussis, lividis, desquamatis eodem modo. Capitis ulcera ad cicatricem celer rime perducit : et feminarum abundantiam sistit cibo.
E
b y th b o d a r o , x j.

LV. 11 rue che si chiama eritro, un cespu* gl io, il cui seme ha forza di ristrignere e di rin frescare. Meltesi nelle vivande in luogo di sale. Muove il corpo, e col silfio fa tutte le carni pi soavi. Col mele medica le ulcere che colano: guarisce la ruvidezza della lingua, le percosse, i lividori, e gli scorticali nel medesimo modo. Ri salda prestissimo le piaghe del capo, e mangian dolo ristagna il flusso delle donne.
D e l l e b ix b o d a b o , a .

LV1. Alia res erythrodanus, quam aliqui ereuthodanura vocant, nos rubiam, qua tinguntur lanae, pellesque perficiuntur : in medicina urinam ciet: morbum regium sanat ex aqua mulsa, et lichenas ex aceto illita : el ischiadicos, et paralyticos, ita ut bibentes laventur quotidie. Radix semenque trahunt menses, alvum sistunt, et collectiones disouliunt. Contra serpentes rami cum foliis imponuntur. Folia et capillum infi ciunt. Invenio apud quosdam morbum regium sanari hoc frutice, etiamsi adalligatus spectetur tantum.

LV1. cci un'altra erba delta eritrodano, e da alcuni chiamata ereulodauo : noi la chiamiamo robbia, con la quale si tingono le lane, e sascon ciano le pelli : in medicatura provoca 1' orina : con acqua melala guarisce chi ba traboccato il fiele; e con l1celo gli enfiali del mento, altri menti i gattoni; non che gli sciatici e i parlctid, ma con questo, che beendo si lavino ogni giorno. La radice e il seme tirano fuora i mesi, fermano il corpo, e levano le raccolte. 1 rami suoi con le foglie s'adoperano con tra il morso delle serpi Le foglie tingouo i capegli. io trovo appresso al cuni, che questo cespuglio guarisce chi ba sparto il fiele, ancora se legato solamente si guardi.
D e ll'
a l is s o ,

A l y ss o ,

i i

a.

LV11. Distat ab eo, qui alysson vocatur, foliis tantum et ramis minoribus: nomen accepit, quod a caue morsos rabiem sentire non paliLur, potus ex aceto adalligatusque. Mirum est quod additur, saniem conspecto omnino frutice eo siccari.

LV1I. Dall'eri irodano differente quello che si chiama alisso soltanto nelle foglie ne* rami miuori : prese queslo nome, perch bevuto nell ' acelo, e legatogli addosso, non lascia sentire la rabbia a chi morso da cani. maraviglia quel lo cbe si aggiugne, che solo a guardarsi questa er ba si secchi la marcia.
D b llo
s t b d t io

S t b c t h io ,

s iv b b a d i c e l a , x i i i .

A po cyho,

i i

r id ic o l a , i

3.

D e l l a p o c in o , a .

LV1I1. Tingentibus et radicula lanas praepa rat, quam struthion a Graecis vocari diximus. Medetur morbo regio et ipsa decocto ejus polo, item pecloris vitiis. Urinam ciet, alvum solvit, et vulvas purgat. Quamobrem aureum poculum medici vocant. Ea et ex meile prodest magnifice ad tussim, orthopnoeae, cochlearis mensura. Cum polenta vero et aceto lepras tollit. Eadem cum panace et capparis radice calculos frangit, peli it-que. Panos discutit, cum farioa hordeacea et vino decocta. Miscetur et malagmatis, et collyriis, cla ritatis causa : sternutamento utilis inter pauca : lieni quoque ac jocineri. Eadem pota denarii

LV11I. La radicola, che abbiamo detto esser nominala strutio dai Greci, usata dai tintori a dar la prima preparazione alla lana. Beendo la sua cocitura si guarisce chi ha sparto il fiele, e i difelli del petto. Provoca l'orina, muove il cor po, e purga le matrici. Epper i medici la chia mano bevanda aurea. Questa insieme col mele giova magnificamente alla tosse e alla ortopnea, alla misura d un cucchiaio. Con la polcata e con l ' aceto caccia via la lebbra. La medesima con la panace e la radice de' capperi rompe la pietra c la manda fuori. Colta con'farina d'orzo e eoa vino risolve le pannocchie. Mescolasi ancora iu

38ft

HISTORIARUM MUNDI LIB. XXIV.

3no

unius ex malsa aqua, sospiriosos sanai. Sic et pleuriticos, et omnes lateris dolores, semen ex aqua.

eropiastri e medicine d 'occhi, per rischiarar Ia vista. Son poche cose che portino, comessa, ulile agli starnuti ; e cos alla milza e al fegato. Bevuta a peso d un denaio con acqua melata guarisce i sospirosi ; e il suo seme con 1' acqua guarisce il mal di petto e tutti i dolori di fianco. L'apocino uno sterpo, che ha le foglie del Apocjnum frutex est folio ederae, mollior tamen, et minus longis viticulis, semine acuto, lera, ma per pi tenere, e di pi corti viticci, diviso, lanuginoso, gravi odore. Ganes et omnes seme acuto, diviso, lanuginoso e di grave odore. quadrupedes necat in cibo datum. Dandolo a mangiare, ammazza i cani, e tutti gli altri quadrupedi.
R
obe

MABUO, XVIII.

D el b a m b rih o , i 8 .

LIX. E st et rosmarinum. Duo genera ejus. Alterum sterile, alterum cui et canlis, et semen resinaceum, quod cachrjs vocatur. Foliis odor thuris. Radix vulnera sanat viridis imposita, et sedis procidentia, condjlomata, et haemorrhoidas. Succus e t fruticis et radicis morbum reginm, et ea quae repurganda suat. Oculorum aciem exacui L Semen ad vetera pectoris vitia datur poioi. Et ad vulvas cum vino et pipere. Menses adjuvat. Podagris illinitur cum aerina farina. Porgat etiam leotigioes, et quae excalfacienda sont, aut qunm sudor quaerendus, illitum : item convolsis. Auget et lac in vino potam : item ra dix. Ipsa herba stromis cura aoelo illiftitur ; ad tossim cum meile prodest.

LIX. Ecci il ramerino, di due ragioni : l'uno sterile, l ' altro ha gambo, e seme resinoso, il quale si chiama cacri. Le foglie hauno odore d'in censo. La radice sua mettendovisi su verde gua risce le ferite, e le cose eh' escono del fondamen to, e le inorici che non gettano sangue. Il sugo suo 0 della radice guarisce chi ha sparto il fiele, e le cose che hanno a ripurgarsi. Aguzza la vista. Il seme si d a bere per i difelli vecchi del petto; e alla matrice con vino e pepe. Aiuta i mesi delle femmine. Fassene empiastro alle gotte con farina di rubiglie. Cos anche purga le lentiggini, e quel le cose che vogliono esse riscaldate, o dove biso gna il sudore. Bevuto io vino accresce il latte. Il medesimo effetto fa la radice. Di questa erba fossi empiastro con aceto alle scrofe, e col mele giova alla tosse.
D el c a c b i.

C achet .

LX. Cachrys multa genera habet, ut diximus. Sed haec, quae ex rore supra dicio nascitur, ai fricetur, resinosa est. Adversatur veuenis et venenatis, praeterquam anguibus. Sodores movet, tormina discutit, lactis nbertatem facit.
S abw a
h er b a , v ii.

LX. Il eacri di pi sorti, come dicemmo. Ma questo che nasce del sopraddetto ramerino, se si frega, ragioso. contra tutti i veleni, e le cose velenose, salvo que' serpi, che si chiamano angui. Muove il sudore, caccia i tormini, e fa do vizia di latte.
D e L l 'e B B A SAVINA, J.

LXI. Herba saj>tna, braihy appellata a Grae cis doorum gacierum est: altera tamarici similis folio, altera cupresso. Quare quidam Greticam pressura dixerant. A multis in suffitus pro thare adsumitur : in medicamentis vero dupli cato pondere eosdem effectas habere, quos cinaamum, traditur. Collectiones minuit, et nomas compescit. Illita tlcera purgat. Partus emortuos adposita extrahit, et soffila. Illinitur igni sacro et carbunculis. Cum die et vino pota, regio morbo medetur. Galli nacei generis pi Initas ft^rao ejus herbae sanari
ta d v D t.

LXI. H'erba gavina, da'Greci chiamata brati, di due ragioni : l'noa simile alla foglia della tatnerigia, l ' altra al cipresso. Epper fu chiamata da alcuni cipresso Candiotto. Pigliasi da molti per incenso nelle suffuraigazioni ; e nelle medici ne raddoppiando il peso, dieesi eh' ella fa i me desimi effetti che il cinnamomo. Scema le racoolte degli umori, e reprime le piaghe cancherose. Impiastrata purga le ulcere ; e postavi sopra, e col profumo ancora, cava fuora 1 parti morti. Impiastrasi al fuoco sacro, e a' carboncelli. Bevuta con mele e con vino medica chi ha sparto il fiele. Dicono che il fumo solo di que sta erba guarisce la pipita de' polli.

G. PU N II SECONDI
D blla s b l a g iu , a .

*>

S b l a g ih e , I I .

LXI1. Similis herbae huic sabinae est selago appellata. Legitur sine ferro dextra mano per fanicam, qua sinistra exuitur, velut a furante, can dida veste vestito, pureque lotis nodi* pedibus, sacro facto prius quam legatur, pane vinoque. Fertur in mappa nova. Hanc contra omnem perniciem habendam prodidere Druidae Gallorum, et cootra omnia oculorum vitia fumum ejus pro desse.

LX1I. Simile all* erba savina quella, che si chiama selagine. Cogliesi seuza ferro, con la man ritta coperta dalla vesta, s che sembri che I* no tano la furi, e la man manca scoperta : ei dee es sere vestito di bianco, e con piedi scalzi e ben lavati, avendo fatto sacrificio di pane e di vino, prima che si colga. Portasi in una tovaglia nnova. Dicono i Druidi, sacerdoti della Francia, che qnesta erba si dee tenere appresso contra ogni sommo infortunio, e che col suo fumo giova a tutti i mali degli occhi.
Del s a m o l o , a.

S amolo , i i .

LXIII. lidem saraotum herbam nominavere nasceutem in humidis: et hanc sinistra manu legi a jejunis contra morbos suum boumque, nec respicere legentem : nec alibi, quam in canali* deponere, ibique conterere poturis.

LXIII. I medesimi chiamano samolo un* erba, la quale nasce in luoghi umidi ; e vogliono che attchessa si colga a digiuno con la man manca contra te infirmila dei porci a de*buoi, e che efci la cogtie non la guardi, n i la ponga altrove che in canale, e quivi la triti, per poi darla a bere.
D blla gomma , t i .

G ommi, s i .

LXIV. Gummium genera diximns. Ex his majores effectus melioris cujusque erunt. Denti* bus inutiles sunt. Sanguinem coagulant, et ideo rejioientibes sanguinem prosunt: ile a ambustis, arteriae vitiis. Inutilem urinam cient, amariludines hebetant adstriclis celeris. Quae ex amygdala amara est, spissandique viribus efficacior, habet excalfactorias vires. Praeponuntur autem pruno rum, et cerasorum, ac vilium. Siccant illitae et adstringunt: ex aceto vero infantiom lichenas sanant. Prosunt et tussi veteri, quatuor obolis in mixte potis. Creduntur et colorem gratiorem fa cere, ciboramque appetentiam, et calculosis pro desse cum passo potae. Oculorum et vulnerum utilitatibus maxime conveniunt.

LXIV. Abbiamo ragionato, di pi sorti di gomma. Di queste le migliori fanho maggiori ef fetti. Sono inutili a denti. Fanno rappigliare il sangue, e per ci giovano a chi solito rigettarlo, alle cotture e a* difetti dell* arteria. Provocano l orina inutile, scemano I* amaritudine de* rimedii ed hanno virt rispettiva. Quella del man dorlo amara, e ha maggior virt di rassodare, e forza di riscaldare. Ma per tenuta migliore quella de* susini, de ciriegi e delle viti. Impia strandole meccano e ristringono ; e poi che so no state nell* aceto guariscono il lattine de* bam bini. Giovano anoora alla tossa vecchia, beendoue quattro oboli con vino inacquato. Credesi che facciano il colore grazioso, e dieno appetito di mangiare, e che giovino a chi ha pietra, beendole col vin passo. Sono molto utili agli occhi e alle ferite.
D e l l a n n E g iz ia , o A ba b ic a , 4*

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A r a b ic a ,

iv .

LXV. ia. Spinae Aegyptiae* sive Arabicae laudes in odorum loco diximus : et ipsa spissat stringilque distillationes omues, et sanguinis exscreationes, mensiumque abundantiam, etiamnum radice valentior.

LXV. ia. Abbiamo gii raccontato le lodi della spina Egizia, ovvero Arabica, nel trattato degli odori: anch*essa condensa, rassoda e ristrigne tutte le distillazioni, lo sputo del sangue, e I*ab bondanza de*mesi: pi possente la sua radice.

39
SriwA
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HISTORIARUM MUNDI LIB. XXIV.


i , i t . A c a it k io ,
i

394
acaktio , i .

D ella snA aiAvcA, a. D bll '

LXVI. Spinae albae semen cootra scorpiones auxifcator. Corona ex ea impotila, capitii dolores minuit. Huic similis esi spina ilia, qaam Graeci acanlhion vocant, minoribus multo foliis, acu leatis per extremitates, et araneosa lanugine obdaclis : qua collecta, etiam vestes quaedam bombycinis similes liant in Oriente. Ipsa folia vel radices ad remedia opisthotoni bibontar.

LXVI. Il seme della spina bianca giova contra gli scorpioni. La ghirlanda d' essa posta sul capo ne leva il dolore. Simile a questa quella spina, cbe i Greci chiamano acantio, la quale ba le fo glie molto minori, appuntate nell estremiti e piene di lana come di ragni : di essa raccolta si fanno certe vesti in Levante simili alla bombicine. Le foglie, o le radici, si beooo per lo spasimo, che per ritirare i nervi tira la testa indietro verso le spalle. D lU .' ACACIA, 8. LX VII. cci ancora la spina dell' acacia. Fassi in Egitto dalbero nero e bianco, e di verde an cora, ma migliore de* primi. Fassi anco io Galazia tenerissima d un albero mollo spinoso. Il seme di tutte simile alle lenti, se non eh' egli minore e di granello e di foglia. Raccogliesi nelI*autunno, e raccolto prima troppo pi pos sente. Rassodasi il sugo delle foglioline bagnate con acqua piovana, dipoi si trae fuori per tubi pestando esse foglie nella pila ; e allora si rassoda al sole ne' mortai, facendosene pastegli. Fassi an cora delle foglie, ma manco possente. Per accon ciar le cuoia usano il seme in cambio di galla. 11 sago nerissimo delle foglie dell'acacia di Galazia biasimato, e quello ancora eh' molto rosso. La purpurea, ovvero leucofea, e quella che age volavate si stempera, ha grao forza a rassodare e rinfrescare, e sopra ogni altra cosa utile all medicine degli occhi. Alcuni per questo effetto lavano i pastegli, altri gli arrostiscono. Tingono i capegli. Guariscono il fuoco sacro, le rollare che im pigliano, i difetti umidi del corpo, le raccolte degli umori, le congiunture percosse, i pedignoni, e quelle pellicole che si sfogliano attorno alle unghie delle dita. Fermano alle donne labbon danza de'mesi, e la matrice e il sedere che caggiono. Giovano agli occhi, e a' mali della bocca e delle membra genitali.
D ell'
a s p a l a v o , v.

A cacia , viit .

LXVII. E st et aeacia e spina. Fit in Aegypto alba oigraqoe arbore, item viridi, sed longe me lior e prioribus. Fit et in Galatia deterrima, spi* nosiorearbore. Semen omnium lenticulae simile: minore est tantum et grano et folliculo. Colligi tor autum no: ante collectom nimio validius. Spissatur soccos ez folliculis aqua coelesti perfasis: mox io pila I a s i s exprimitor organis: tunc dentatar in sole mortariis in pastillos. Fit et ex foliis m i n u a efficax. Ad coria perficienda semine pro galla u tuntor. Foliorum succus et Galalicae acaciae nigerrimos improbator : item qai valde rufus. Purpurea aut leucophaea, et quae facilli me diluitur, v i summa ad spissandum refrigerandumque est, oculorum medicamentis ante alias utifes. Lavantur io eos usus pastilli ab aliis, tor rentor ab ali. Capillom tingunt.

Sanant ignem aacrom, ulcera quae serpunt, et bnmida vilia corporis, collectiones, articulos cooIo m s , perniones, pterygia. Abundantiam mensium in feminis sislunt, vulvarnque, et se dem, procidentes. Item oculos, oris vitia, et ge nitalium.

A s p a l a t k o , 1.

LXVIII. i 3. Volgaris quoque haec spina, ex qeaeortinae fulloniae implentur, radicis usus ha bet. Per Hispaniae quidem multi, et inter odores, et sd unguenta oluntur illa, aspalathum vocan tes. Est sioe d u b io hoc nomine spina silvestris in Oriente, o t dixim us, candida, magnitudine arbojustae.

LXVIII. 13. Ancora questa spina volgare, della quale le caldaie de' tintori son piene, ha radice che utilmente sadopera. Molli in Ispagna l'usano fra gli odori e fra i profumi, e la chiamano aspa lato. senza dubbio quella spina selvatica c