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Filippo Buonarroti
giacobino
Il comunista discendente di Michelangelo
BibliograIia:
F. Buonarroti, Cospira:ione contro luguaglian:a, Einaudi, 1971
K. R. GreenIield, Economia e liberalismo nel Risorgimento, Laterza, 1964
A. Galante Garrone, Filippo Buonarroti e i rivolu:ionari dell800, Einaudi, 1972
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Gracco e Filippo
L'8 pratile dell'anno quinto della Repubblica Irancese, cioe il 28 maggio 1797, all'ombra
della cattedrale gotica e del diroccato maniero Ieudale di Vendme, grosso borgo agricolo del
dipartimento della Loir-et-Cher, la mannaia della ghigliottina si abbatteva sul collo del trentasettenne
Franois-Nol BabeuI, un giornalista e polemista che, seguendo la moda rivoluzionaria dell'epoca,
aveva scelto un soprannome romano: Gracchus . BabeuI, che oggi viene considerato il primo
comunista e collettivista della storia moderna, era stato arrestato 18 giorni prima in seguito a una
spiata. Gravi, agli occhi del Direttorio di Parigi, i capi d'accusa: ricostituzione nella clandestinita dei
disciolti circoli estremisti giacobini, sotto l'etichetta di Societa degli eguali o Club del Pantheon;
tentativo di rovesciamento, o addirittura di massacro, del Direttorio stesso; progettata restaurazione
del Comitato di salute pubblica e rimessa in vigore dell'abrogata costituzione del 1793, che era stata
votata dalla Montagna.
BabeuI, che si era autoeletto capo degli eguali , intendeva inoltre completare la
rivoluzione politica con la rivoluzione sociale: predicava la soppressione della proprieta privata
(La terra non e di nessuno e i Irutti sono di tutti) e, primo tra i molti pensatori moderni, aveva
intuito che, per realizzare il sogno dell'eguaglianza, bisognava ricorrere a una classe operaia
rivoluzionaria, guidata da un'avanguardia di elite, gli eguali , appunto. Il suo era stato, per i tempi,
un complotto Iolle e isolato che oggi Iorse occuperebbe poche righe anche nei libri di testo, se non
Iosse stato interpretato, descritto con amorevole passione e tramandato ai posteri dalla penna di un
nobile pisano, quello che lo storico Armando Saitta chiama il primo rivoluzionario proIessionista:
Filippo Buonarroti, discendente da Buonarroto, Iratello del grande Michelangelo, e complice di
BabeuI nella congiura degli eguali .
L`educazione
Buonarroti nacque nel 1761. Frequento le scuole dai gesuiti (predilesse soprattutto la musica
e la matematica) ed entro, nel 1773, come paggio alla corte del tollerante granduca di Toscana Pietro
Leopoldo, piu tardi Leopoldo II imperatore d'Austria, il despota illuminato che aveva abolito la pena
capitale e la tortura e che aveva bollato l'Inquisizione come la piu disumana delle tirannie .
Studente in legge all'universita di Pisa (a quei tempi centro di insegnamenti liberali), dal 1778 ebbe
come proIessori CristoIero Sarti, discepolo del IilosoIo inglese John Locke, e Giovanni Lampredi,
docente di pensiero politico Irancese, che lo avvicino alle teorie di Jean-Jacques Rousseau. Fu dal
Lampredi, ricordera piu tardi Buonarroti, che gli derivo la convinzione che Iosse compito di ogni uo-
mo rovesciare, con qualsiasi mezzo a disposizione, il sistema sociale allora prevalente che
opprimeva la civilta europea. Ma non doveva essere del tutto persuaso, in quei giorni, di questa
dottrina, perche, nel 1782, poco dopo avere impalmato la bella e nobile Elisabetta dei Conti, accetto
dal granduca (liberale, si, ma sempre despota) il cavalierato di Santo SteIano, una delle massime
onoriIicenze toscane. Piccolo di statura, dai tratti aristocratici e con una testa leonina che sicura-
mente sarebbe piaciuta all'antenato Michelangelo, nonostante le benemerenze granducali,
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Buonarroti era tenuto discretamente d'occhio dalla polizia. E Iu Iorse per questo che, gia da allora,
mostro uno spiccato gusto per la congiura nell'ombra, per la clandestinita. Eppure, nel 1786, quando
era gia (Iorse) aIIiliato alla loggia massonica degli Illuminati , loggia anticlericale e egualitarista,
la polizia scopri nella sua casa a Firenze scaIIali e scaIIali di letteratura sovversiva . La posizione
altolocata della Iamiglia lo salvo, allora, dalla prigione, ma la strada della rivoluzione era imboccata
e Filippo continuo a scrivere articoli radicali, a Iavore della piccola borghesia progressista e contrari
all'alta borghesia e all'aristocrazia, sulla Gazzetta universale, che le autorita toscane tolleravano a
malapena.
Il rivoluzionario
La vera, grande avventura di Buonarroti comincio comunque il 14 luglio 1789, quando, a
Parigi, venne espugnata la Bastiglia. Fu per lui il segnale che aveva aspettato tanto a lungo. Si
senti inIiammato . Parti per la Corsica, dove le autorita Irancesi lo incaricarono di sbrigare gli
aIIari ecclesiastici e i problemi connessi alle terre governative. Ma si mostro troppo anticlericale per
i tempi: i contadini Iecero causa comune con i preti ancora Iedeli all'ancien regime e, nel 1791,
durante un'insurrezione contadina a Bastia, Iu preso, caricato su una nave e spedito a Livorno, dove
Iu immediatamente arrestato dalla polizia granducale. Fu rilasciato grazie alle insistenze
dell'ambasciata Irancese, ma, nel Irattempo, aveva scoperto a sue spese quanto le campagne Iossero
ancora conservatrici. Di qui deriva probabilmente l'accento che pose sempre in Iuturo sul ruolo
rivoluzionario del proletario urbano, allora allo stadio di lenta Iormazione. Buonarroti si sproIondo
nuovamente nell'attivita cospiratrice, creando ovunque nell'Italia settentrionale circoli locali e
comitati d'insurrezione sul modello dei club parigini. Tenne la Corsica come base, ma viaggio avanti
e indietro per il continente, nonostante la spietata caccia di varie polizie. Scriveva allora su Iogli
clandestini, con il poco credibile pseudonimo di Avraham Levi Salomon. Ma, da vero allievo di
Rousseau, era maggiormente attirato dalle societa primitive, isolate e isolane, che dalle complesse e
raIIinate comunita borghesi dell'Europa continentale. Non aveva Iorse, scritto il maestro,
nell'introduzione del Contratto Sociale, che un buon legislatore avrebbe potuto Iare della Corsica
una comunita ideale? Buonarroti cerco di mettere in pratica l'insegnamento, non pero in Corsica, ma
nella vicina Sardegna, sulla quale si appuntavano allora le mire della Francia repubblicana.
Il robespierrista
L'ordine di aggregarsi alla spedizione Irancese per la conquista dell'isola di San Pietro
(Sardegna sud-occidentale) gli arrivo da Parigi nel gennaio 1793. Espugnato, lo scoglio Iu ri-
battezzato isola dell'Eguaglianza e Buonarroti ne divenne il legislatore. Nello stesso anno, il
rivoluzionario pisano si reco a Parigi per proporre l'unione del suo minuscolo dominio alla
madrepatria Irancese. Si batte nei circoli uIIiciali contro l'indipendentista corso Pasquale Paoli e,
Iorse anche per questo, divenne amico di Napoleone Bonaparte, altro corso e altro cospiratore
nell'ombra. Il 27 maggio 1793, la Convenzione lo ripago per l'opera svolta concedendogli la
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cittadinanza Irancese. Fu quello anche l'anno dell'incontro con Massimiliano Robespierre, l` incor-
ruttibile , l'incarnazione, secondo Buonarroti, del perIetto allievo di Rousseau. Robespierre divenne
il suo eroe, una guida politica che non avrebbe mai rinnegato, neppure quando i tempi eroici della
rivoluzione Irancese saranno deIinitivamente tramontati. Nel Irattempo, comunque, riprese il lavoro
amministrativo. Nell'aprile 1794 era stato nominato commissario per i territori occupati dagli eserciti
rivoluzionaci a est di Mentone. A Oneglia (Imperia), riaIIiorarono pero le stesse diIIicolta che
avevano caratterizzato la sua gestione pubblica in Corsica tre anni prima. La proibizione delle
esportazioni verso il resto d'Italia da lui decretata, l'obbligo di conversione dell'assegnato di carta
Irancese in moneta metallica e, soprattutto, l'imposizione della scuola primaria e secondaria (con
tutto l'insegnamento dei philosophes Irancesi) gli alienarono le simpatie dei preti e dei proprietari .
terrieri che, a suo avviso, sobillarono la popolazione piu umile. Oneglia dichiaro, per esempio, di
non volere l'unione alla Francia a meno che la Chiesa tornasse libera, che cioe venissero cacciati i,
preti costituzionali di Buonarroti. Fu un'altra grande, sconIitta e Filippo rassegno le dimissioni
che, per il momento, Iurono tuttavia respinte.
L` anarchiste
Il 28 luglio 1794, a Parigi, Robespierre Iu arrestato e sali alla ghigliottina. Buonarroti
perdeva cosi ogni protezione dall'alto e, inIatti, alla Iine, al moderato governo di Termidoro giunse
una denuncia: in Liguria un incallito robespierrista continuava a darsi da Iare per la conIisca delle
terre dei nobili genovesi. Buonarroti Iu richiamato a Parigi e, nel marzo 1795, sbattuto senza troppi
complimenti nella prigione di Plessis. Fu rilasciato poco tempo dopo, ma, nel Irattempo, si era
Iormato un'altra, Iondamentale esperienza: in carcere aveva conosciuto BabeuI, detenuto per le
critiche rivolte alla politica economica del governo termidoriano, e si era accostato alle sue idee
considerate allora chiaramente anarchistes. Privo di soldi e di Iissa dimora, Buonarroti sopravvisse
impartendo lezioni di musica (la sua passione giovanile) e di italiano. Nel 1790, a Bastia, gli era nato
un Iiglio. Ma ormai la passione politica, o, come sosteneva lui, l'accettazione integrale delle dottrine
di Rousseau, l'aveva spinto ad abbandonare la moglie per periodi sempre piu lunghi. Fino all'oblio.
InIatti, nel 1794, si era legato alla genovese Teresa Poggi, una divorziata (Filippo era stato chiamato
in causa come correo). Da allora vivranno insieme per trent'anni, passando di cospirazione in
cospirazione. Il suo compito, nella congiura degli eguali di BabeuI, consistette in pratica nel
mantenere i contatti con i giacobini dei Paesi Bassi che insorsero l'8 maggio. Due giorni dopo, Iu ar-
restato assieme a BabeuI. Gli ando bene: invece di salire sulla ghigliottina, Iu semplicemente
deportato. Ma dovette subire l'umiliazione di un trasIerimento nel Iorte di Cherbourg in una gabbia
di Ierro. La prigionia, comunque, non si rivelo dura: Teresa poteva tenergli compagnia in pratica a
piacimento e servi abilmente per riannodare i contatti con i giacobini parigini. La vacanza ebbe
Iine nel marzo 1800, quando le sospettose autorita Irancesi lo trasIerirono all'isola di Oleron, sulla
costa atlantica. Anche qui il trattamento riservato a Buonarroti Iu di Iavore: riceveva, per esempio,
tre Iranchi al giorno dal governo. Sembra inIatti che Napoleone, primo console e padrone assoluto
della Francia, nutrisse ancora simpatie per Buonarroti, il che e sorprendente quando si pensi come si
sarebbe sbarazzato della residua opposizione giacobina con il pretesto dell'attentato della macchina
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inIernale (dicembre 1800), in realta ordito dai monarchici. Ma entrambi erano italiani di nascita; in
Corsica si erano schierati contro l'indipendentista Pasquale Paoli; poi, a Parigi, avevano appoggiato
Robespierre. Le simpatie di Napoleone giunsero pero Iino a un certo punto: Buonarroti riacquisto la
liberta e il diritto di trasIerirsi a Ginevra, soltanto nel 1806, dopo avere trascorso quattro anni nel
carcere di Sospello, nelle Alpi marittime Irancesi.
Il cospiratore
Pareva che il recalcitrante rivoluzionario l'avesse smessa una volta per sempre con le
congiure giacobine. Cosi, almeno, pensava Napoleone. Ma, per 15 anni, Ginevra Iu il quartiere ge-
nerale di tutti i moti cospiratori d'Europa e l'anima di questo vortice di ribellione Iu, naturalmente,
Buonarroti. A Ginevra, nel 1809, Filippo Iondo la Societa dei sublimi maestri perfetti, setta
carbonara i cui scopi andavano dalla repubblicanizzazione dell`Europa, allora divisa nei Ieudi della
Iamiglia Bonaparte, all`abrogazione della proprieta privata con conseguente creazione sulle sue
rovine, di un piuttosto enigmatico patrimonio comune di liberta. Era, in pratica, una
continuazione del babeuvismo di un tempo, ma, questa volta, a livello europeo. La tattica della
Societa consisteva nell'inIiltrazione di organismi comunitari estranei per promuovere determinati in-
teressi rivoluzionari. Le strutture erano rigidamente elitiste: ai ranghi inIeriori, compartimenti
stagni svincolati uno dall'altro per ingannare piu Iacilmente le varie polizie europee. Al vertice, tre
uomini, il grande Iirmamento , sui quali vigeva il piu assoluto segreto.
Grande discepolo di Buonarroti Iu in quel periodo il trentino Cioacchino Prati, spirito
romantico e instancabile cospiratore che, piu tardi, Iungera da istruttore dei ribelli greci
sollevatisi contro l'Impero ottomano e che manterra i contatti tra i carbonari impiantatisi a Londra (in
particolar modo la societa segreta Jendetta italiana ) e le logge massoniche europee. Prati rimarra
sempre Iedele al maestro, anche quando, con l'andare degli anni, avra cessato di credere nella causa
cospiratoria.
Da Ginevra, Buonarroti e Prati diedero Iilo da torcere a molti governi. Il cancelliere
austriaco, principe Clemente di Metternich, sosteneva, per esempio, che il Mnnerbund, una societa
segreta tedesca che gli aveva dichiarato guerra e di cui aveva timore, Iosse manovrata dalla setta dei
due italiani. Di certo si sa che i sublimi maestri perIetti parteciparono a numerose congiure
antinapoleoniche, compresa quella del generale Claude Franois Malet, imbastita sull'onda della
disIatta dell'imperatore in Russia. Con la restaurazione dei Borboni a Parigi, con il terrore bianco
e con l' Europa governata dalla Santa Alleanza, le cospirazioni di Buonarroti assunsero un ritmo
Irenetico e investirono tutto il continente, dal Lombardo-Veneto alla Spagna, dalla Francia alla
Germania. Ma le polizie erano all'erta e piovvero arresti e persecuzioni. Nell'aprile 1824, lo stesso
Buonarroti Iu espulso dal cantone svizzero di Vaud dove si nascondeva dopo essere stato cacciato
anche da Ginevra. Arrivo in Belgio con una nuova amante, la svizzera Sarah Disbains che Teresa
Poggi, riIiutando il menage a trois, aveva velenosamente chiamata il serpente svizzero .
Bruxelles, dove Buonarroti si Iisso per sei anni, era allora la tappa obbligatoria di tutti i proIughi
rivoluzionari Irancesi che Iuggivano la monarchia dei Borboni.
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A Bruxelles
L'Inghilterra, che sarebbe diventata terra d'asilo per un'altra generazione di esuli, quella di Giuseppe
Mazzini, per esempio, non era ancora in auge. Lo stesso Buonarroti la considerava ancora, dopo tanti
anni, l'implacabile nemica della rivoluzione Irancese, la patria di un'aristocrazia liberale, si, ma
sempre sIruttatrice delle classi lavoratrici. A Bruxelles, i radicali Irancesi gravitavano attorno al
Cafe des Milles Colonnes, in piazza della Monnaie. Ai tavolini di questo locale, Buonarroti teneva
banco, sempre diIendendo l'operato dell' incorruttibile Robespierre. Dapprima Iu considerato un
vecchio signore un po' eccentrico, ma i tempi stavano cambiando. L'epopea napoleonica,con la sua
tragica conclusione che aveva riportato i Borboni e l'oppressione a Parigi, cominciava a oIIuscarsi
nelle simpatie di molti, mentre tornava di moda il ricordo dei tempi eroici del Terrore che aveva
eIIettivamente salvato la Francia, e quindi la liberta, dall'invasione straniera. Le teorie di Buonarroti
ebbero cosi buon gioco.
Opinioni di contemporanei
Un ritratto del cospiratore pisano a Bruxelles ci e oIIerto da un altro esule, L'ex-convenzionale
Bertrand de Barere: Lo vidi molto spesso...; era tutt'altro che un uomo Iortunato, ma sopportava la
sua posizione, prossima all'indigenza, con una ben rara Iorza di carattere. Si decise a dare lezioni di
musica e di letteratura italiana: visse cosi del suo lavoro quotidiano, impiegando tutti i momenti di
riposo a scrivere la storia imparziale dei principi e dei progetti di BabeuI e della sua societa demo-
cratica... La sua dedizione alla causa dei proletari aveva qualcosa delle dedizioni dell'antichita .
Suoi allievi per i corsi di musica erano anche i nipotini dell`abate Emmanuel-Joseph Sieyes, il
grande mago della rivoluzione Irancese, il politico sempre rimasto in sella dal 1789 alla caduta di
Napoleone, l'uomo che, interrogato sulle sue attivita sotto il Terrore, aveva risposto semplicemente:
Ho vissuto .
L`opera
Nel 1828, Buonarroti pubblico a Bruxelles la Congiura per leguaglian:a o di Babeuf,
che ben presto divenne una specie di Bibbia per un'intera generazione di rivoluzionari. Nel 1836 era
gia comparsa una traduzione inglese. Nel 1844 Iu letta da Karl Marx, che la teneva sempre in
evidenza sulla scrivania e che penso di tradurla in tedesco. Eppure, nonostante la palese
ammirazione di Marx per Buonarroti, l'ideologia dei due grandi rivoluzionari era proIondamente
diversa. Come ha notato Alessandro Galante Garrone, uno dei massimi biograIi di Buonarroti, il suo
era un comunismo egualitario, che oggi potremmo Iorse deIinire dal volto umano ; quello
di Marx, invece, era il gioco dialettico e materialistico Iondato sul contrasto e sull'inevitabile
conIlitto tra classi sociali. Due epoche, insomma, si trovavano gia schierate l'una contro l'altra. La
Congiura e considerata generalmente il testamento politico di Buonarroti, tutto intessuto di lodi per
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la rettitudine delle sinistre. Nell'opera, il Comitato parigino di salute pubblica sotto il Terrore
divenne il modello di saggia legislazione di tipo rousseauiano e la dittatura di Robespierre l'archetipo
del vero governo d'elite. Riecheggiando sia Rousseau sia l' incorruttibile , Buonarroti scrisse: La
nazione prende possesso di ogni individuo sin dalla nascita e non lo abbandona Iino alla morte .
Nonostante l'eta, per Buonarroti, gli anni tra il 1828 e la morte, sopraggiunta nel 1837, Iurono di
grande attivita cospiratrice e rivoluzionaria, in una girandola di iniziative sovversive diIIicilmente
seguibili anche oggi, perche la maggior parte della sua corrispondenza era stesa in codice e perche
gli archivi di Stato Irancesi non hanno ancora pubblicato molti suoi documenti.
Confronto con Mazzini
Furono quelli anche gli anni della collaborazione, e poi della rottura, con Mazzini. I due Irenetici
congiurati diIIerivano pero ideologicamente su due punti Iondamentali: per Mazzini, la dittatura
rivoluzionaria doveva servire solo in casi di estrema necessita, in caso cioe di guerra o d'insurrezione
popolare. Per Buonarroti, invece, la stessa dittatura doveva Iungere da base per l'instaurazione di un
nuovo regime. Mazzini, inoltre, credeva Iermamente nel concetto di nazione (e rimase proIondamen-
te deluso nel 1848, quando questo concetto si tramuto in nazionalismo); Buonarroti pensava invece
all'Europa intera. Per lui, come ha osservato Luigi Salvatorelli, tra Belgio e Italia, Germania e
Spagna non c'era grande diIIerenza. Cosi, i Veri italiani , la nuova societa segreta di Buonarroti,
si diIIerenzieranno in seguito dagli aIIiliati alla Giovane Italia mazziniana. Ma la rottura tra i due
era gia avvenuta nel 1830.
Antimonarchico per eccellenza
Quello stesso anno, al termine delle gloriose giornate di luglio a Parigi, che abbatterono il
reazionario Carlo X, Buonarroti, su propria richiesta, pote Iinalmente tornare nella sua adorata
capitale Irancese dalla quale mancava ormai da trent'anni. Non smise per questo di congiurare. Ai
suoi occhi, inIatti, gli Orleans che erano succeduti ai Borboni rappresentavano sempre il vecchio
regime da abbattere, anche se sotto nuove vesti. Comunque, anche in questi anni, come scrisse
Salvatorelli, non comparve mai... nella luce della grande pubblicita politica . PreIeri ancora una
volta il lavoro sotterraneo dietro le quinte. Ma di questo lavoro, tutto teso alla causa dell'uguaglianza,
si accorse il popolo parigino che, il giorno della sua morte, il 16 settembre 1837, lo scorto (erano
1.500 persone) al cimitero parigino di Montmartre. La sua bella testa , scrisse un testimone
oculare, conservava il carattere delle grandi Iattezze di Michelangelo . Sul suo sepolcro i poveri
della citta posero una corona di quercia dedicata a Buonarroti, grande cittadino, amico
dell'eguaglianza . Quell'omaggio, proseguiva lo scritto, gli era dovuto. La storia e la posterita
avrebbero consacrato quell' ovazione . E, con il suo corpo, nella tomba scese una copia della
Congiura, quasi a sottrarla, come ha scritto Galante Garrone, all'ingiuria dei tempi.