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Perry Anderson

IL DISASTRO ITALIANO
[trad. it. da ID., The Italian Disater, in London Review of Books, 36.10 (22 Maggio 2014), pp. 3-16]

LEuropa malata. Quanto seriamente e perch sono cose che non si possono sempre giudicare
facilmente. Ma tre dei sintomi sono prominenti e collegati fra loro. Il primo, e il pi noto, lo stato
di degrado della democrazia nel continente, e di questo la struttura dellUnione Europea
simultaneamente la causa e la conseguenza. La casta oligarchica dei suoi accordi costituzionali, un
tempo concepiti come unimpalcatura provvisoria in vista della futura sovranit popolare di scala
sopra-nazionale, si progressivamente irrigidita con il passare del tempo. I referendum sono
regolarmente ribaltati se contrari al volere dei governi in carica. Gli elettori, le cui opinioni sono
disprezzate dalle lite, evitano le assemblee che li rappresentano nominalmente, con unaffluenza alle
urne che diminuisce ad ogni elezione. Burocrati che non sono mai stati eletti sorvegliano i bilanci dei
parlamenti nazionali privati persino del potere di spesa.
Ma lUnione non una protuberanza sugli stati membri senza la quale sarebbero in buona salute. Essa
riflette, e peggiora allo stesso tempo, le tendenze al loro interno che si manifestano ormai da molto
tempo. A livello nazionale, praticamente ovunque, il potere esecutivo addomestica o manipola le
legislature con estrema facilit; i partiti perdono dei membri; gli elettori capiscono di non contare,
mentre le scelte politiche si restringono e le promesse di differenze durante i comizi si
rimpiccioliscono o svaniscono dopo le elezioni.
A questo declino generalizzato si aggiunge la corruzione dilagante della classe politica, un tema sul
quale la scienza politica, molto loquace su ci che il linguaggio dei ragionieri definisce il deficit
democratico dellUnione, di solito resta muta. Le forme della corruzione non hanno ancora trovato
una tassonomia sistematica. C la corruzione pre-elettorale: il finanziamento delle persone o dei
partiti con fonti illegali (o anche legali) con la promessa, esplicita o tacita, di favori futuri. C la
corruzione post-elettorale: luso della carica per ottenere soldi con lappropriazione indebita delle
entrate, o tangenti sui contratti. C lacquisto di voci o voti nelle legislature. C il furto diretto dei
fondi pubblici. C la falsificazione delle credenziali per fini politici. C larricchimento
dallincarico pubblico subito dopo le votazioni, ma anche durante o prima. Il panorama di questa
malavita impressionante.

Un suo affresco potrebbe cominciare con Helmut Kohl, cancelliere tedesco per sedici anni, che
accumul circa due milioni di marchi tedeschi in fondi neri da donatori illegali di cui rifiut di rivelare
i nomi, non appena fu denunciato, per paura che i favori che questi avevano ricevuto venissero alla
luce.
Dallaltra sponda del Reno, Jacques Chirac, presidente della repubblica francese per dodici anni, fu
condannato per appropriazione indebita di fondi pubblici, abuso di ufficio e conflitto di interessi
quando la sua immunit venne a mancare. Nessuno dei due ha subito alcuna punizione. Questi erano
i due politici pi potenti di quel periodo in Europa. Un breve sguardo alla situazione di allora basta a
dissipare qualunque illusione che loro fossero uneccezione.
In Germania, il governo di Gerhard Schrder garant un prestito di un miliardo di euro a Gazprom
per la costruzione di un oleodotto nel Baltico poche settimane prima di dimettersi da cancelliere ed
essere assunto proprio da Gazprom con uno stipendio molto pi alto di quello ricevuto per governare
il Paese. Da allora, Angela Merkel ha visto dimettersi due presidenti della repubblica, uno dopo
laltro, travolti dalle polemiche: Horst Khler, ex leader del Fondo Monetario Internazionale, per aver
dichiarato che il contingente della Bundeswehr in Afghanistan stava proteggendo gli interessi
commerciali della Germania; e Christian Wulff, ex capo dei Cristiani Democratici in Bassa Sassonia,
a causa di un ambiguo prestito per la sua casa da parte di un amichevole uomo daffari. Due ministri
prominenti, uno della difesa e laltro delleducazione, si dovettero dimettere quando furono privati,
per furto intellettuale, dei loro dottorati, un titolo importante per una carriera politica nella Repubblica
Federale.
Mentre uno dei due, Annette Schavan, amica stretta della Merkel (che le aveva dato piena fiducia)
tentava di restare in carica nonostante tutto, il quotidiano Bild-Zeitung osserv che avere un ministro
delleducazione che falsificava la sua ricerca era come avere un ministro delle finanze con un conto
bancario segreto in Svizzera.
Detto fatto. In Francia, il ministro socialista del bilancio, il chirurgo plastico Jrme Cahusac, in
carica per difendere lintegrit e lequit fiscale, fu trovato in possesso di una cifra tra 600.000 and
15 milioni di Euro in depositi nascosti in Svizzera e Singapore.
Nel frattempo, Nicolas Sarkozy, viene accusato da alcuni testimoni di aver ricevuto circa 20 milioni
di dollari da Gheddafi per la campagna elettorale che lo ha condotto alla presidenza. Christine
Legarde, il suo ministro delle finanze, attualmente a capo del FMI, sotto inchiesta per il suo ruolo
nella consegna di 420 milioni di Euro di risarcimento a Bernard Tapie, un ben noto truffatore con

precedenti penali e divenuto ultimamente amico di Sarkozy. La vicinanza casuale al crimine


bipartisan. Franois Holland, attuale presidente della Repubblica, si incontrava con la sua amante
nellappartamento della compagna di un malvivente corso ucciso durante una sparatoria nellisola lo
scorso anno.
In Gran Bretagna, nello stesso periodo, lex premier Blair fungeva da consigliere per Rebekah Brooks,
imputata con cinque capi daccusa (Resta forte e certamente sonniferi. Passer. Tieni duro) e
esortandola a pubblicare un rapporto alla Hutton, come aveva fatto lui per lavarsi le mani da
qualunque ruolo la sua amministrazione potesse aver avuto nella morte di un informatore durante la
sua guerra in Iraq: uninvasione dalla quale in seguito ricav, naturalmente per la sua organizzazione
Faith Foundation, mance assortite e contratti in giro per il mondo, fra i quali una notevole somma
di denaro da parte di una compagnia petrolifera sudcoreana amministrata da un pregiudicato con
interessi in Iraq e nella dinastia feudale del Kuwait. Tutta ancora da scoprire la ricompensa che pu
aver guadagnato pi a est per i numerosi consigli al dittatore Nazarbaev (I successi del Kazakhstan
sono meravigliosi. Per, signor Presidente, hai raggiunto nuove altezze nel tuo messaggio alla
nazione Ad litteram). In patria, in uno scambio di favori sul quale ment senza remore al parlamento,
ricevette un finanziamento di 1 milione di sterline per le casse del partito dal magnate della Formula
uno 1 Bernie Ecclestone, attualmente sotto accusa in Baviera per tangenti di circa 33 milioni di euro.
Nellottica del Nuovo Partito Laburista, le figure leader nel giro di Blair, ministri oggi, come Byers,
Hoon, Hewitt, potevano svendersi allindomani. Negli stessi anni, e al di l di qualsiasi colore
politico, la Camera dei Comuni si svelava pozzo nero di appropriazione indebita dei soldi versati dai
contribuenti.
Nel frattempo in Irlanda, il leader del Fianna Fil Bertie Ahern, dopo aver investito pi di 400.000
euro in misteriosi pagamenti prima ancora di diventare capo del governo, si assicur il pi alto salario
di qualsiasi altro premier europeo 310.000 euro, anche pi del presidente degli Stati Uniti, il tutto
un anno prima di dimettersi a causa della sua spudorata disonest.
In Spagna, il premier attuale Mariano Rajoy, a capo di un governo di destra, stato colto in flagrante,
coinvolto in un giro di tangenti su edilizia ed altri affari, per una somma totale di 250.000 euro in
oltre 10 anni, passati a lui da Luis Brcenas. Questultimo, tesoriere del partito per ventanni, ora
agli arresti per aver accumulato la somma di 48 milioni di euro in conti svizzeri non dichiarati. Le
transazioni appuntate a mano dettagliavano i versamenti a Rajoy e altri membri del partito incluso
Rodrigo Rato, anche lui con un passato a capo del FMI e finirono pubblicate ampiamente sulla
stampa nazionale. Quando scoppi lo scandalo, Rajoy invi un messaggio a Brcenas, utilizzando

esattamente le stesse parole di Blair a Brooks: Louis, ti capisco. Tieni duro. Ti chiamo domani. Un
abbraccio. Mentre cerca di coprire uno scandalo su cui l85% degli spagnoli crede che menta, lui
tiene stretto il suo posto al Palazzo della Moncloa.
Nel frattempo in Grecia, Akis Tsochatzopoulos, in successione Ministro degli Interni, della Difesa e
dello Sviluppo per Pasok, e che per un pelo non ha guidato la democrazia sociale in Grecia, stato
meno fortunato: stato condannato lo scorso autunno a ventanni di prigione a causa di una brillante
carriera in estorsione e riciclaggio di denaro sporco. Poco distante, Tayyip Erdogan, a lungo
acclamato dai media ed intellettuali europei come il pi grande stratega democratico della Turchia e
la cui condotta ha portato il suo paese a divenire membro onorario della comunit europea ante diem,
ha dimostrato valesse la pena includerlo tra le fila dellUnione in tuttun altro senso: in una
conversazione registrata, in cui dava indicazioni al figlio su come nascondere decine di milioni in
contanti, o in unaltra, in cui alzava il prezzo di una pesante mazzetta su un appalto edile. Altri tre
ministri si dimisero dopo simili rivelazioni, prima che Erdoan ripulisse le forze di polizia e il potere
giudiziario per assicurarsi che la questione non venisse discussa oltre.
Mentre accadeva tutto ci, la Commissione Europea rilasciava il primo rapporto ufficiale sulla
corruzione nellUnione, la cui diffusione, a detta del commissario relatore era mozzafiato: come
minimo, costa alla UE tanto quanto il suo intero budget: 120 miliardi di euro lanno la somma totale
probabilmente anche maggiore. Saggiamente, la relazione copriva solo gli stati membri. La
Comunit Europea stessa, la cui intera Commissione fu recentemente forzata a dimettersi per lo
scandalo, non venne inclusa.
In unUnione che si presenta al mondo come tutrice morale, cosa normale che linquinamento del
potere per denaro e frode sia dovuto alla perdita di contenuto o coinvolgimento nella democrazia. Le
lites, liberatesi sia dalla divisione reale dallalto sia dalla sostanziale responsabilit dal basso,
possono permettersi di arricchirsi senza troppe distrazioni o ricompense. La visibilit smette di
contare e limpunit diventa la regola. Come per i banchieri, i politici al potere non vanno in prigione.
Di tutta questa fauna appena citata, soltanto un anziano greco ha subito un tale affronto. Ma la
corruzione non soltanto un aspetto del declino dellordine politico. anche, ovviamente, un sintomo
del regime economico che impera in Europa dagli anni 80. In un universo neoliberale, dove i mercati
sono lunit di misura del valore, il denaro diventa, pi facilmente che mai, il mezzo per ogni cosa.
Se gli ospedali, le scuole e i carceri possono essere privatizzati come fossero imprese per trarne
profitto, perch non pu esserlo anche la politica?

Al di l del crollo culturale del neoliberalismo, esiste comunque il suo impatto come sistema socioeconomico, il terzo e, per esperienza generale, il peggiore malessere che affligge lEuropa. Che la
crisi economica che ha attraversato lOccidente nel 2008 fu il risultato di decenni di sregolatezze
finanziarie ed espansione creditizia, anche i suoi architetti ora lo ammettono, chi pi chi meno,
persino Alan Greenspan. Collegate da entrambe le rive dellAtlantico, le banche europee e le
operazioni edili erano coinvolte nella bolla tanto quanto la loro controparte americana. NellUE
tuttavia, questa crisi generale fu principalmente causata da unaltra caratteristica tipica dellUnione,
le distorsioni create da una moneta unica, imposta su economie molto differenti, spingendo quelle pi
vulnerabili quasi alla bancarotta, una volta che la crisi era iniziata. La soluzione per loro? Sotto la
pressione di Berlino e Bruxelles, non semplicemente il classico regime di stabilizzazione, sullo stile
Churchill-Brning del periodo fra le guerre, tagliando la spesa pubblica, bens una compattazione
fiscale che ha imposto un limite uniforme del 3% a qualsiasi debito, come una riserva costituzionale,
consacrando effettivamente una strabica ossessione economica, principio base del Rechtsstaat, alla
pari della libert di espressione, uguaglianza di fronte alla legge, la sostanza dellaccusa (o habeas
corpus), divisione dei poteri e tutto il resto.
Se non fosse stato per il loro ruolo, in passato, nelle rendition illegali, sarebbe difficile trovare un
esempio pi azzeccato per descrivere il rispetto con cui questi princpi vengono adottati dalle
oligarchie europee di oggi.
Da un punto di vista economico, i vantaggi dellintegrazione sono stati lodati esageratamente fin
dallinizio. Nella primavera del 2008, la stima pi accurata, eseguita da Andrea Boltho e Barry
Eichengreen, due brillanti economisti con un impeccabile punto di vista pro-europeo, concluse che il
Mercato Comune ha creato una crescita del 3-4% del PIL della Comunit Economica Europea per
tutto il periodo che andava dalla met degli anni 50 alla met degli anni 70 e lAtto Unico Europeo
di un solo punto percentuale, mentre limpatto positivo della moneta unica era stato fino ad allora
trascurabile, arrivando forse al massimo ad un 5% di crescita del PIL in pi di cinquantanni. Il tutto
prima della crisi. Qual lanalisi di bilancio da allora? Alla fine del 2013, a cinque anni dalla crisi, il
PIL delleurozona non aveva ancora raggiunto i livelli del 2007. Circa un quarto dei suoi giovani
sono disoccupati. In Spagna ed in Grecia, le cifre sono catastrofiche, con rispettivi 57 e 58 %. Anche
in Germania, nonostante laccumularsi di surplus anno dopo anno, ampiamente sbandierato come la
storia di successo del periodo, gli investimenti sono stati al minimo rispetto alle economie del G7 e
la quota di lavoratori al minimo sindacale (coloro che guadagnano meno dei due terzi dello stipendio
medio) il pi alto tra tutti gli stati dellEuropa Occidentale. Queste sono le ultime novit relative
alla moneta unica. I dottori dellausterit hanno indebolito il paziente, anzich riportarlo in salute.

*
In questo scenario un Paese generalmente considerato come il pi acuto di tutti i casi di disfunzione
europea. Dallintroduzione della moneta unica, lItalia ha registrato la peggiore performance
economica di qualsiasi stato dellUnione: 20 anni di stagnazione praticamente ininterrotta ad un tasso
di crescita nettamente inferiore a quelli della Grecia o della Spagna. Il suo debito pubblico supera il
130 per cento del PIL. Tuttavia questo non un paese periferico di piccole o medie dimensioni che
ha recentemente aderito allUnione. uno dei sei membri fondatori, con una popolazione
paragonabile a quella della Gran Bretagna e uneconomia grande una volta e mezza quella spagnola.
La sua base manifatturiera la seconda in Europa dopo la Germania ed anche la seconda
nellesportazione di beni capitali. Le sue emissioni governative rappresentano il terzo pi grande
mercato obbligazionario al mondo e quasi met del suo debito pubblico detenuta allestero: il dato
comparabile per il Giappone sotto il 10 per cento. Per questa combinazione di fragilit e importanza,
lItalia il vero anello debole dellUE che teoricamente potrebbe rompersi.
Finora, e non per caso, il paese dove la disillusione dovuta allo svuotamento delle forme
democratiche ha prodotto non solo unintorpidita indifferenza, ma una rivolta attiva che ha scosso il
cuore delle sue istituzioni trasformando il panorama politico. Movimenti di protesta di ogni sorta
sono emersi in altri stati dellUnione, ma finora nessuno si avvicina per innovazione o successo
allondata del Movimento 5 Stelle in Italia in termini di ribellione alle urne. Inoltre, lItalia offre lo
spettacolo pi familiare di tutti i teatri continentali per quanto riguarda la corruzione. La sua pi
celebrata personificazione il miliardario che ha governato il paese per quasi la met della Seconda
Repubblica e su cui sono state spese pi parole che su tutti i suoi concorrenti messi insieme. Le
riflessioni sulla situazione raggiunta dallItalia inevitabilmente iniziano con Silvio Berlusconi. Che
egli si distingua tra i suoi pari per lincastro tra potere e denaro fuori discussione, ma il modo con
cui lo ha fatto pu essere oscurato dal clamore della stampa estera su di lui, in particolare le denunce
tonanti dellEconomist e del Financial Times.
Due cose rendono Berlusconi speciale. La prima, che egli ha invertito il percorso tipico dalla politica
al profitto, avendo accumulato una fortuna prima di entrare in politica. Politica che ha poi utilizzato
per preservare la sua ricchezza e proteggere se stesso dalle accuse penali sulle modalit con cui si
arricch.
Il secondo che la sua principale fonte di ricchezza, anche se non lunica, il suo impero televisivo
e pubblicitario che gli ha consentito di disporre di un potere indipendente dalla politica e che, una
volta entrato nellarena politica, ha convertito in una macchina di propaganda e uno strumento di

governo. Inoltre, i suoi legami politici con il Partito socialista di Milano e il suo segretario Craxi sono
stati fondamentali per la sua ascesa economica, e in particolare alla costruzione di una rete nazionale
per i suoi canali televisivi. Anche se ha sviluppato notevoli capacit di comunicazione e di manovra
politica, in sostanza rimasto essenzialmente un uomo daffari per il quale il potere significa
sicurezza e glamour, ma non azione o progetto politico. Nonostante abbia espresso la sua
ammirazione per la Thatcher e si sia auto-definito sostenitore del mercato e della libert economica,
limmobilismo delle sue coalizioni di centro-destra non ha mai differito molto da quelle di centrosinistra dello stesso periodo.
Che questo sia ci che veramente gli critica lopinione neo-liberale del mondo anglosassone si pu
notare da come questultima ha considerato due simboli di corruzione ai vertici di stati a est e a ovest
dellItalia. Per anni, Erdoan un caro amico di Berlusconi stato oggetto di un numero esagerato
di interviste, articoli e reportage nel Financial Times e altrove, in cui era presentato come un architetto
illuminato di una nuova democrazia turca e un ponte essenziale tra Europa e Asia, da accogliere senza
indugi nellUnione. Diversamente da Berlusconi, tuttavia, il cui governo era anodino in termini di
libert civili, Erdoan ne era e ne una minaccia. Gi allepoca del boom turco, segnato dal decollo
delle privatizzazioni, fatti come larresto di giornalisti, luccisione di manifestanti, i processi truccati,
le intimidazioni brutali allopposizione per non parlare del peculato su larga scala contavano poco.
Anche quando lestensione della criminalit e della corruzione non potevano pi essere ignorate, i
dettagli sullo scandalo travolgente lo infangavano sono stati tenuti al minimo e la colpa rapidamente
gettata sulla UE, rea di non aver offerto tempestivamente il suo abbraccio redentore. In seguito alle
intercettazioni, il Frankfurter Allgemeine sottoline che, in qualsiasi democrazia funzionante, questi
sarebbero stati motivi sufficienti a costringere lintero governo ad andarsene. Il Financial Times non
lo sussurrava neanche. Lo stesso commento poteva essere fatto di Rajoy e i suoi confederati in
Spagna, dove le malefatte sono ancora pi evidenti rispetto al labirinto di reati di Berlusconi. Ma
Rajoy, diversamente da Berlusconi, un affidabile intendente del regime neo-liberale: nessun bisogno
di supplementi speciali in The Economist per sciorinare i suoi misfatti, sui quali si prende la cura di
dire il meno possibile, insieme a Bruxelles e Berlino. I leader della UE e i suoi funzionari sono restati
stranamente a bocca chiusa sullo scandalo, data limportanza della Spagna nellEurozona,
commentava Gavin Hewitt, corrispondente della BBC da Bruxelles. La cancelliera tedesca Angela
Merkel e altri hanno riposto molta fiducia nel Signor Rajoy e lo considerano preparato, in vista delle
riforme dolorose che mirano a ravvivare leconomia spagnola. Berlusconi pagher per mancanza di
altrettanta fiducia.

Allepoca del suo trionfo nella primavera 2008, quando vinse le sue terze e decisive elezioni,
Berlusconi si preoccupava poco della scarsa opinione di lui allestero. Il fronte di centro-destra, che
lui aveva organizzato e riorganizzato dal 1994 composto ora dal Popolo delle Libert, una fusione
del suo precedente partito con quello del suo alleato di sempre, lex-fascista Gianfranco Fini, pi la
Lega Nord di Umberto Bossi, che continuava a mantenere le sue basi e la sua identit separata
deteneva un ampia maggioranza alle Camere. Nei suoi primi mesi al governo si fece un passo lungo
le linee Thatcher/Blair, il primo di una serie di cambiamenti che cominciavano dalle scuole elementari
per finire alle universit e che tagliavano le spese del sistema educativo di circa 8 miliardi di euro
negli interessi delleconomia e della competitivit: riduzione del numero degli insegnati, imposizione
di contratti a breve termine, priorit agli affari, quantificando i successi della ricerca. Ma questa era
lestensione dello zelo riformatore del suo governo. Di primissima importanza nellagenda politica
era la legislazione ad personam per proteggere Berlusconi dalle accuse criminali che gli pendevano
addosso, di cui molte tirate per le lunghe fino a cadere in prescrizione e altre decriminalizzate. Nel
2003, il suo governo aveva approvato una legge che garantiva immunit dai procedimenti per le
cinque principali cariche dello stato, abolita dalla Corte Costituzionale sei mesi pi tardi. Nellestate
del 2008, ritorn allattacco con una legge presentata dal suo braccio destro, lavvocato siciliano
Angelino Alfano, che sospendeva i processi per le quattro principali cariche dello stato.
Alcuni mesi pi tardi, la tempesta finanziaria attraverso lAtlantico colp lEuropa, prima in Irlanda,
poi in Grecia. In Italia, la Seconda Repubblica stata caratterizzata fin dallinizio da insuccessi
economici, nonostante i migliori sforzi dei Presidenti del Consiglio di Centrosinistra per arginarla
(Giuliano Amato ha tagliato e privatizzato, Romano Prodi ha sostenuto il paese stretto nella camicia
di forza del Patto di Stabilit). Il tasso di crescita italiano precipitato negli anni Novanta. Dopo il
2000, risultato stagnante a una media dello 0.25 del Prodotto Interno Lordo. Ad un anno dalla
rielezione di Berlusconi nel 2008, la differenza di rendimento tra i titoli di Stato italiani e tedeschi
stava gi iniziando ad aumentare. Dal 2009 la recessione diventata pi grave rispetto a qualsiasi
altro paese delleurozona e il Prodotto Interno Lordo precipitava di pi di cinque punti percentuali.
Per tenere a bada i mercati finanziari, successivi pacchetti di emergenza tagliarono il debito di bilancio
dellItalia, ma con i tassi di interesse che gravavano sul terzo debito pubblico pi alto del mondo,
verso la fine del 2010 il governo si stava avvicinando alla catastrofe economica.
Politicamente, lItalia avrebbe potuto passarsela meglio. Dal marzo allottobre del 2009, i titoli dei
giornali erano dominati da rivelazioni sensazionali sulle stravaganze erotiche di Berlusconi, dando
un colore ancor pi vivo alla descrizione profetica di Giovanni Sartori del suo governo secondo una
definizione presa in prestito da Weber sultano come sultanato. Sempre vantandosi delle sue abilit

nella stanza da letto, ora anche con larroganza di potersi sottrarre allavanzare dellet, Berlusconi
abbandonava la pi elementare prudenza, costellando liste degli invitati a festini con soubrette e
trastullandosi con minorenni, fino al punto di provocare una rottura pubblica con la moglie Veronica
Lario. Poco dopo cominci a ricevere prostitute nella sua residenza romana. Stizzita per non aver
ricevuto un permesso di costruzione a Bari, una di loro raccont le loro visite. Nella sua villa sfarzosa
di Arcore, poco fuori Milano, venivano inscenate orge secondo uno stile settecentesco aggiornato,
con donne vestite come suore oppure come infermiere e poliziotte che facevano capriole e si
spogliavano per il coito collettivo. Quando una delle partecipanti, una giovane marocchina, fu
arrestata per furto a Milano, Berlusconi telefon per assicurarle il rilascio perch nipote di Mubarak.
Poich era minorenne, ne conseguito un procedimento giudiziario. Berlusconi fu indebolito dal
deterioramento della sua immagine, sebbene non cos dannoso come la rovina che di l a poco
travolger Dominique Strauss-Kahn, presidente del Fondo Monetario Internazionale e favorito per le
presidenziali francesi. Ma per il momento sopravvisse.
Una pi seria minaccia alla sua posizione arriv da unaltra parte. Per eccesso di sicurezza, nata dal
successo elettorale, perse il senso del limite politico, umiliando gratuitamente Fini, che era destinato
a diventare il suo successore e che in quel momento era Presidente della Camera. A partire dallestate
del 2010, comprendendo che non poteva pi aspettarsi di diventare il naturale erede del Centrodestra
e facendosi allettare dalle lusinghe dellopposizione che ne prospettavano la leadership di un
Centrosinistra responsabile, Fini lo abbandona. In autunno, pur sottraendo un numero di deputati
sufficienti per privare il governo di una stabile maggioranza, non riesce per a farlo cadere. A partire
dalla primavera del 2011, anche gli elettori abbandonano il governo e Berlusconi perde il controllo
persino di una roccaforte come Milano.
Durante quellestate, dato che la crisi delleurozona si intensificava, con la Grecia che si avvicinava
al fallimento, la pressione sullItalia dai mercati dei bond aumentava. La Germania, affiancata dalla
Francia e dalla Banca Centrale Europea (BCE), non nascondeva pi la sua determinazione di rompere
qualsiasi resistenza alle draconiane misure di austerity, e ad eliminare i leader che esitavano a
implementarle, ad Atene e a Roma. Ad agosto, Trichet e Draghi, presidenti uscente e entrante della
BCE, spedirono un ultimatum virtuale a Berlusconi. Due mesi pi tardi, durate un summit UE,
Papandreou fu costretto ad accettare ulteriori tagli selvaggi della spesa pubblica e un impegno di
privatizzazione radicale. In panico a causa dellondata di odio popolare per queste decisioni il
presidente della Grecia fu cacciato dal palco di Thessalonika durante la festa nazionale annunci
un referendum sulle riforme, e fu convocato immediatamente a Cannes dalla Merkel e Sarkozy e
costretto a cancellare tutto. Una settimana pi tardi, se ne and. In tre giorni, Berlusconi lo segu.

Le dinamiche della caduta di Berlusconi non furono tuttavia le stesse. In Grecia, Papandreou govern
sul diffuso impoverimento per volere di Berlino, Parigi e Francoforte, che suscitarono proteste locali
massive. Fino alla sua improvvisa idea di un referendum, lui fu uno strumento perfettamente
accettabile della volont dellUnione una disposizione dimostrata dalla velocit con cui sottostato
a Merkel e Sarkozy, ritirando la sua proposta. Se ne and perch la sua posizione divent internamente
insostenibile. In Italia, non cera n un impoverimento in corso n una mobilitazione popolare. La
maggioranza di Berlusconi alla Camera era a quel punto sottile come la lama di un rasoio, e alcuni
dei suoi deputati stavano perdendo entusiasmo a causa dellincremento dello spread. Ma Berlusconi
manteneva il pieno controllo del Senato, e non era ancora sconfitto in tribunale. La sua posizione
interna era sostanzialmente pi forte di quella di Papandreou. Nellintero territorio dellUE, tuttavia,
lostilit verso di lui era molto pi grande, dovuta allimbarazzo di lunga data per la sua performance
politica; e la volont di Berlino e Francoforte di liberarsi di lui, come un ostacolo al necessario spurgo
delleconomia italiana e lordine sociale, stava diventando inarrestabile.
*
In ogni caso, per la sua estromissione, era necessario un meccanismo che collegasse lindebolimento
della sua posizione in patria, non ancora completo, con lassoluta avversione verso di lui allestero.
Per sua sfortuna, tale meccanismo era pronto e innescato. Meno evidente di altri mutamenti portati
dalla seconda repubblica, c` stato un ruolo sempre pi forte della presidenza della repubblica nella
politica italiana. Sotto il regno della DC nella prima repubblica, quando un solo partito
spadroneggiava in ogni legislatura, questo ruolo, in gran parte formale, ha avuto raramente molta
influenza. Ma una volta che, nella seconda Repubblica, le coalizioni rivali si sono scontrate per il
potere, si aperto un nuovo spazio di manovra per la presidenza della repubblica. Scalfaro, al
Quirinale dal 1992 al 1999, stato il primo a usare questo potere, rifiutando di sciogliere il Parlamento
quando Berlusconi perse la sua maggioranza nel 1994, e facilitando il governo di unalleanza di
centro-sinistra, dandole il tempo necessario per unire le forze e conseguire una vittoria elettorale con
Prodi lanno successivo.
Ora il Presidente era Giorgio Napolitano, come Scalfaro un ex Ministro degli Interni. Berlusconi ne
aveva sostenuto lelezione al Quirinale nel 2006, e aveva motivo di pensare di aver fatto una scelta
sensata aiutando un veterano della classe politica tradizionale. Un Vicar of Bray (uno che cambia
bandiera per rimanere in carica ndt) italiano, Napolitano aveva sempre avuto, nella sua lunga carriera,
un principio chiaro, aderire a qualunque trend politico vincente. Lincipit di una lunga sequenza gi
nel suo periodo da studente, quando aderisce al Gruppo Universitario Fascista, nel momento in cui

lItalia stava per inviare le truppe ad aggregarsi ai nazisti nellattacco alla Russia. Una volta caduto il
fascismo, il giovane Napolitano opt per la forza del comunismo. Iscrittosi al PCI a fine 1945, fece
velocemente strada nel partito, fino ad entrare nel Comitato Centrale in circa un decennio.
Quando le truppe e i carrarmati russi soffocarono la rivolta ungherese nel 1956, egli li elogi.
Lintervento sovietico ha dato un contributo decisivo, non solo per evitare il collasso dellUngheria
nel caos e nella contro-rivoluzione, e per difendere gli interessi militari e strategici dellURSS, ma ha
anche salvato la pace del mondo disse al congresso del partito nel novembre di quellanno. Salutando
lespulsione di Solzhenistyn dalla Russia nel 1964, dichiar: Solo commentatori faziosi e sciocchi
possono evocare lo spettro dello stalinismo, non accorgendosi di come Solzhenitsyn abbia spinto le
cose fino a un punto di rottura. In questo periodo Napolitano era il braccio destro di Giorgio
Amendola che, dopo la morte di Togliatti, era la figura pi straordinaria del PCI. Come il suo mentore,
egli era per una ferrea disciplina interna al partito, e vot senza alcuna esitazione per lespulsione dal
partito del gruppo del Manifesto per aver espresso opinioni contro linvasione della Cecoslovacchia.
Con appoggi sia nella segreteria sia nellufficio politico, era considerato il pi probabile futuro leader
del PCI.
Per la carica fu invece scelto Enrico Berlinguer, figura che creava meno divisioni. Napolitano rimase
comunque un ornamento di potere del partito mentre si spost verso leurocomunismo. Alla fine
del 1970, fu scelto come primo inviato del PCI per rassicurare gli Stati Uniti sullaffidabilit del
partito nei rapporti atlantici, diventando presto il comunista preferito di Kissinger, secondo le parole
compiaciute del New York Times. Nel 1980, il trasferimento di fedelt a un nuovo sovrano era
completo. Il Terzo Reich un brutto ricordo, lURSS in declino, adesso erano gli Stati Uniti il potere
da coltivare. Responsabile delle relazioni estere del PCI, si sarebbe preso cura di ammorbidire i
rapporti con Washington a lungo anche dopo la scomparsa del partito. Una volta presidente, ha fatto
di tutto per ingraziarsi sia Bush che Obama.
In patria, il fallimento del tentativo del PCI di realizzare il compromesso storico con la Democrazia
Cristiana che ne avrebbe permesso lingresso al governo, e lascesa, nonostante la corruzione sempre
pi palese, del Partito Socialista di Craxi come partner chiave della DC, port Berlinguer a
intraprendere una svolta a sinistra. La sua denuncia della degenerazione del sistema politico era un
forte invito a ripulire la vita pubblica. Napolitano rispose con rabbia, lo accus di isolazionismo
settario e per la vuota invettiva. Le relazioni fra i due erano sempre state fredde ma si trattava di
molto pi che di rivalit personale. In quel periodo Napolitano guidava la corrente pi a destra del
PCI, i miglioristi, che sentivano una certa affinit con Craxi, con il quale non volevano alcuna ostilit.

La base principale della corrente era a Milano, dove la macchina di Craxi controllava la citt. L, a
met degli anni 80, i miglioristi pubblicarono un giornale, Il Moderno, non solo sovvenzionato da
Berlusconi, ma che ne celebrava lo spirito rivoluzionario nella modernizzazione dei media e nel
rendere Milano la capitale televisiva di Italia.
Questo accadeva nel 1986, mentre Craxi era primo ministro. Un tribunale avrebbe in seguito giudicato
la Fininvest di Berlusconi colpevole di finanziare illegalmente i miglioristi. Nel mese di febbraio, nel
periodo antecedente al referendum anti-nucleare in Italia, il giornale del PCI (lUnit ndt) rifiut un
articolo pro-nucleare di Giovanni Battista Zorzoli, uno dei seguaci di Napolitano. Furioso, Napolitano
chiese la testa del direttore. Nel 1993 Zorzoli era in manette, condannato a quattro anni e mezzo di
carcere per corruzione risalente al periodo in cui era un alto dirigente della societ statale per lenergia
elettrica.
Poco tempo dopo, Napolitano divenne ministro dellinterno nel governo di centro-sinistra del 1996.
Era la prima volta che una personalit di sinistra ricopriva questa carica. Il coinvolgimento della
polizia italiana e dei servizi segreti nella cosiddetta strategia della tensione, una serie di attentati dal
massacro di Piazza Fontana a Milano nel 1969 a quello della stazione di Bologna nel 1980, fu a lungo
contestato ma mai messo sotto inchiesta. La tensione che poteva causare larrivo al ministero di un
ex comunista fu subito dissipata. Napolitano rassicur i suoi subordinati che non sarebbe andato in
cerca di scheletri nellarmadio. Nessuna rivelazione incresciosa rovin la sua permanenza in carica.
Fu nominato senatore a vita nel 2005. Divenuto Presidente della Repubblica lanno successivo,
deplor pubblicamente il trattamento ingiusto riservato a Craxi, morto da latinante in Tunisia, dopo
essere stato condannato in absentia a 27 anni di carcere per corruzione, e addirittura elogi il suo
ruolo positivo di uomo di stato.
Non ebbe lo stesso riguardo per Berlusconi, che tratt con benevola accondiscendenza, e a ragione,
non come un politico a tutti gli effetti, come lo erano stati i grandi della Prima Repubblica. Del resto
i due non potrebbero essere pi diversi nello stile, il decoro cerimonioso di Napolitano in studiato
contrasto con la sfarzosa spavalderia di Berlusconi. Ma avevano un passato comune nella rete di
legami e simpatie attorno a Craxi a Milano, e un interesse comune nello stabilizzare ci che entrambi
vedevano come potenziali tornaconti della Seconda Repubblica: un sistema politico bipolare sul
modello anglosassone, ridotto ad un centro-destra ed un centro-sinistra, scevro da qualsiasi ostilit al
mercato e al suo guardiano transatlantico. Entrambi avevano inoltre ragione di temere linsistenza
con cui i pubblici ministeri rivangavano accuse contro il leader pi popolare del paese, ed il
risentimento di minoranze irresponsabili nel servirsene.

Per Berlusconi, queste erano, certamente, minacce esistenziali. Per Napolitano queste erano
semplicemente divisive, proprio come era stato il moralismo di Berlinguer, che temerariamente
oscillava la barca del moderato consenso di cui il pese aveva bisogno. Lui era pi che disponibile ad
aiutare Berlusconi a proteggersi da questi problemi, commutando in legge senza esitazione il Lodo
Alfano del 2008 che garantiva a Berlusconi come primo ministro e lui stesso come Presidente
limmunit da ogni processo; e quando questo fu dichiarato incostituzionale, approvando con la stessa
velocit il sostituto nel 2010, il legittimo impedimento, che permetteva ai ministri di evitare i processi
appellandosi ai loro doveri urgenti da dipendenti pubblici, che fu a sua volta giudicata incostituzionale
nel 2011. Napolitano fu pubblicamente criticato per il suo appoggio inopportuno del Lodo Alfano da
Ciampi, suo predecessore alla presidenza, e non aveva nessun obbligo a far passare alcuna delle due
leggi: piuttosto il contrario, come ebbe a dimostrare lesito legale in ambedue i casi.
La condotta di Napolitano, per, si accordava con le aspettative di Berlusconi del modus vivendi tra
di loro, sulla cui base lo aveva sostenuto come presidente.
Unulteriore tagliente espressione di tale comprensione arrivata quando la defezione di Fini ha
privato il governo Berlusconi di una maggioranza alla Camera , e lopposizione present una mozione
di sfiducia , con i voti in mano per far cadere il governo. Nel 2008 Prodi era stato in una situazione
simile dopo che Berlusconi aveva comprato abbastanza voti in Senato per farlo cadere, un episodio
per il quale attualmente sotto accusa per il pagamento di 3 milioni di euro ad un solo senatore per
convincerlo a fare voltagabbana, una tangente che il destinatario ha confessato. Allora, Napolitano
perse poco tempo, meno di due settimane, per usare la sua prerogativa presidenziale per sciogliere il
Parlamento e indire nuove elezioni, che produssero una valanga di voti per Berlusconi. Questa volta
per, Napolitano convinse Fini a fermarsi per pi di un mese, mentre una legge di bilancio veniva
approvata, dando il tempo a Berlusconi di acquistare la manciata di deputati necessari per ripristinare
la sua maggioranza.
*
Questo per fu lultimo favore che Napolitano fece a Berlusconi. Il presidente si stava preparando a
prendere la situazione in mano. Nella primavera del 2011 il governo annunci che lItalia non avrebbe
preso parte allazione militare in Libia guidata dagli americani, a cui peraltro la Lega Nord era
fortemente contraria, tanto da minacciare di far cadere il governo se avesse deciso di partecipare. Ma
Napolitano sapeva cosa andava fatto: per lui, le aspettative di Washington sullItalia erano pi
importanti di sottigliezze costituzionali. Senza alcun voto o dibattito in parlamento, , e ottenuto
lappoggio degli ex comunisti, il presidente lanci lItalia in guerra, mandando laeronautica militare

a bombardare un paese vicino, con cui lItalia aveva firmato un accordo di amicizia, cooperazione e
alleanza militare, ratificato da una stragrande maggioranza alla Camera, inclusi gli ex comunisti,
appena due anni prima.
Entro lestate successiva, incoraggiato dalle lusinghe dei media che lo proclamarono la pietra miliare
della Repubblica, e con il supporto di Berlino, Bruxelles e Francoforte, aveva deciso di mettere fuori
gioco Berlusconi. La mossa chiave per sbarazzarsi del presidente del consiglio era trovare un
rimpiazzamento adeguato che soddisfacesse gli alleati e i maggiori esponenti della vita economica
italiana. Per sua fortuna, la figura ideale era a portata di mano: Mario Monti, ex commissario UE,
membro del gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale, senior adviser per la Goldman Sachs
e allepoca rettore delluniversit Bocconi. Era un po di tempo che Monti non vedeva lora di
aggiustare la situazione in Italia, e ora finalmente loccasione era giunta. I governi italiani sanno
prendere delle decisioni dure, confid nel 2005 allEconomist, solo se due condizioni sono
soddisfatte: deve essere in atto unemergenza palpabile e deve essere presente una forte pressione
dallesterno. Purtroppo, si rammaric, non ancora giunto il momento della verit. E adesso era
arrivato.
Gi a giugno o luglio, nella pi totale segretezza, Napolitano prepar Monti a prendere le redini del
governo. Nello stesso periodo, chiese al direttore del pi grande gruppo bancario in Italia, Corrado
Passera, di preparare un piano economico per il paese. Passera in passato aveva collaborato con larcinemico politico e rivale in affari di Berlusconi, Carlo De Benedetti, proprietario de La Repubblica e
LEspresso, che era al corrente delle mosse di Napolitano. Redatto in un corsivo impellente, il
documento di 196 pagine di Passera proponeva una terapia shock: 100 miliardi di euro in
privatizzazioni, tasse immobiliari, imposte sul capitale ed un aumento dellIVA. Napolitano, al
telefono con la Merkel e con Draghi, adesso aveva luomo ed il piano pronto per far fuori Berlusconi.
Monti non si era mai candidato alle elezioni, e sebbene un seggio in parlamento non era un requisito
per la candidatura a presidente del consiglio, sarebbe stato opportuno che Monti ne avesse uno.
Non vi era tempo da perdere: il 9 novembre Napolitano strapp Monti dalla Bocconi e lo invest della
carica di senatore a vita, con il plauso della stampa finanziaria mondiale. Berlusconi, sotto la minaccia
di distruzione per mano del mercato delle obbligazioni dovesse egli resistere, capitol e in una
settimana Monti divent il governante del paese alla guida di un gabinetto non eletto di banchieri,
uomini daffari e tecnocrati. Loperazione che lo port al potere un esempio di cosa possano
significare al giorno doggi in Europa le procedure democratiche e la legge. Fu un atto completamente
incostituzionale. Il presidente italiano ha il dovere di essere il guardiano imparziale dellordine

parlamentare, colui che non interferisce con le decisioni del suddetto, salvo nel caso in cui queste
decisioni violino la costituzione, cosa che il parlamento fall chiaramente. Non autorizzato a
cospirare, alle spalle di un presidente del consiglio eletto, con individui scelti da lui, nemmeno in
Parlamento, per formare un governo che sia di suo gradimento. La corruzione nel mondo degli affari,
nella burocrazia e nella politica si era ormai fusa alla corruzione nella costituzione in Italia.
I fatti avvenuti quellestate dentro le stanze del Quirinale rimasero nascosti allopinione pubblica. I
dettagli sono emersi alla luce solo questanno con le parole dello stesso Monti, un ingenuo in questo
senso, e subito smentite da Napolitano. Nel frattempo, la reazione della classe dirigente al nuovo
governo oscillava fra sollievo ed euforia. Agli occhi degli opinionisti italiani e stranieri il nuovo
governo appariva come una seconda chance per lItalia di voltare pagina e ricominciare da dove ci si
era fermati, dopo la caduta della prima repubblica. Finalmente alla guida vi era un governo onesto e
competente, non solo impegnato a riformare tutto quello che non andava in Italia, come un mercato
del lavoro rigido, pensioni insostenibili, nepotismo universitario, restrizioni corporative, mancanza
di competitivit industriale, privatizzazioni insufficienti, un sistema giuridico lento ed evasione
fiscale, ma anche capace di navigare nella tempesta dei mercati finanziari che stava sballottando il
paese. Una nuova, vera, Seconda Repubblica era sorta dopo ventanni di messinscene. Forti tagli alla
spesa pubblica, dure manovre fiscali e i cambiamenti iniziali alle disastrose leggi sul lavoro degli anni
settanta, erano i primi passi per ripristinare la fiducia nello stato.
Visti da unaltra prospettiva, questi eventi ricordavano la congiuntura dei primi anni novanta quando
Ciampi, il governatore della Banca dItalia, fu chiamato per il ruolo di presidente del consiglio nel
bel mezzo della crisi di Tangentopoli. Ma le similitudini non erano del tutto positive.
Lamministrazione Monti era simile a quella Ciampi per composizione ed intenzioni politiche. Nel
frattempo per, molte cose erano cambiate, soprattutto se si guarda da che contesto venivano le figure
di questo nuovo ordine, Monti e Draghi, suo garante a Francoforte. Nel 1994, Berlusconi si present
come un innovatore con un passato da uomo daffari, la cui vittoria avrebbe sepolto la corruzione e il
disordine creato dalla classe politica della prima repubblica. In realt, fece la sua fortuna proprio con
laiuto di quella classe politica. La crisi del 2011 che attanagliava lEuropa e lItalia era partita da
unondata di speculazioni finanziarie e manipolazioni di derivati su entrambe le sponde
dellAtlantico. Loperatore finanziario pi noto che ebbe la sua parte nella crisi aveva nei suoi libri
paga Monti e Draghi. La societ Goldman Sachs, che si era ampiamente guadagnata il soprannome
di calamaro sanguisuga, era stata complice della falsificazioni dei conti pubblici greci ed accusata
dalla Security and Exchange Commission (NdT Commissione per i Titoli e gli Scambi, ente federale
statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori, analogo allitaliana Consob.) di frode,

risolvendo poi la faccenda fuori dal tribunale con un pagamento di mezzo miliardo di
dollari. Aspettarsi un taglio netto con il passato da parte di Monti e Draghi era appena pi realistico
che credere che il patrocinio di Craxi su Berlusconi non avesse lasciato segni.
Vi erano altre similitudini con il passato non meno impressionanti. Nellestate del 2012 emerse che
Napolitano fosse intervenuto per bloccare linterrogatorio di Nicola Mancino, democristiano e
ministro dellinterno nel 1992, quando il magistrato palermitano Paolo Borsellino venne assassinato
dalla mafia. Mancino era uno dei quattro ministri dellInterno un altro era Scalfaro recipienti di
fondi neri provenienti dal SISDE, i servizi segreti. Mancino aveva sempre negato il fatto di aver
incontrato Borsellino poco prima della sua morte, nonostante ci fossero le prove che dimostrassero il
contrario. La questione non era mai stata chiarita fino al momento in cui la magistratura apr
uninchiesta sui possibili collegamenti fra stato e mafia, minacciando cos Mancino con un confronto
con gli altri due ministri dellepoca. In grande agitazione, Mancino chiam il Quirinale e preg il
braccio destro di Napolitano incaricato delle questioni legali, Loris DAmbrosio, di proteggerlo. La
sua richiesta non fu respinta, anzi, gli venne detto che il presidente era molto preoccupato per lui.
Napolitano in seguito chiam Mancino, non sapendo che il telefono di questultimo era sotto
sorveglianza nellambito dellinchiesta.
Quando le registrazioni delle telefonate fra Mancino e DAmbrosio vennero pubblicate, cos come la
notizia che la magistratura era in possesso delle registrazioni telefoniche fra Napolitano e Mancino,
il presidente invoc limmunit assoluta del suo incarico e ordin di far distruggere le registrazioni,
in pieno stile Nixon. Salvatore, il fratello di Borsellino, chiese limpeachment di Napolitano. Negli
Stati Uniti questo sarebbe stato possibile, dal momento che vi era stata una lampante ostruzione alla
giustizia da parte del presidente. In Italia questo era impensabile. La classe politica e i media chiusero
i ranghi attorno al presidente, esattamente nella stessa maniera di quando Scalfaro us il suo aiutante
per soffocare lo scandalo del SISDE. Lassistente di Napolitano, lEhrlichman italiano, mor di infarto
proprio nel bel mezzo di questa crisi. Come al solito, Marco Travaglio, forse il pi grande giornalista
europeo, fu lunico a chiamare le cose con il proprio nome. Nel suo libro Viva il Re! pubblicato lo
scorso anno, stil unesauriente condanna del comportamento di Napolitano in seicento pagine di
documentazione schiacciante. Altrove, il pericolo per la posizione del presidente fece alzare un coro
di voci ruffiane e raggiunse livelli quasi isterici.
Nel frattempo Monti, salutato con entusiasmo allinizio del suo incarico e insignito sul Financial
Times del nomignolo di Super Mario, si stava dimostrando una delusione. Incaricato con riluttanza
sia dal centro sinistra che dal centro destra, lo spazio di manovra di Monti era limitato, dal momento

che non aveva pieno appoggio di nessuno dei due blocchi e la base dei due movimenti politici era
scontenta di questo accordo. Presto per divenne chiaro che i suoi rimedi non stavano portando alcun
beneficio. Sotto un regime che un critico italiano defin austeritario, la combinazione di Monti di
alzare le tasse ed abbassare la spesa pubblica abbass s lo spread ed il deficit ma intensific anche la
recessione. I consumi crollarono e la disoccupazione giovanile aument. Le riforme strutturali, come
intese dalla Commissione Europea e dalla BCE, non si materializzavano. Nel 2012, il PIL arretr del
2,4%. Dal punto di visto politico, vi era poco da guadagnare continuando a sostenere quello che era
diventato un governo molto impopolare. Alla fine dellanno, il centro-destra usc da questa intesa e
Napolitano, riluttante, dovette sciogliere le camere con Monti al suo posto, finch non fossero state
indette nuove elezioni.
*
I sondaggi indicavano da qualche tempo che il centro sinistra era costantemente in vantaggio nelle
intenzioni di voto degli elettori e stava per vendicare lumiliazione subita nel 2008. Monti si era
rivelato un fallimento. Berlusconi era sempre pi in disgrazia e la coalizione di centro-destra si era
divisa in tre parti. Non solo Fini aveva rotto con Berlusconi, ma anche Bossi lo aveva lasciato,
rifiutando di dare appoggio al governo Monti, poco prima di essere poi coinvolto in uno scandalo di
corruzione e di essere messo da parte da una Lega ormai molto indebolita. In autunno, le tre parti
sparpagliate della precendente coalizione attraevano appena poco pi di un quarto dellelettorato.
Il centro-sinistra, nonostante fosse lontano dalla prosperit, era in forma migliore. Il ribattezzato
Partito Democratico, nato dallunione dei rimasugli di quello che era stato una volta il comunismo
italiano e di unala della Democrazia Cristiana, aveva avuto pessimi risultati nel 2008 sotto la guida
dellinsignificante Walter Veltroni, definito affettuosamente da Napolitano un Obama ante
litteram. Dopo le dimissioni di Veltroni, il PD si procur un nuovo leader, Pierluigi Bersani,
proveniente dalle schiere di amministratori emiliani dellex PC, un miglioramento dellimmagine,
dallinsipido al flemmatico.
Senza infondere entusiasmo, la leadership di Bersani per lo meno evit ulteriori perdite di sostegno
al partito, lasciandolo abbastanza stabile nei sondaggi dopinione, e molto in vantaggio rispetto al
centro-destra. Nellautunno del 2012, sfidato dal giovane sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che si era
fatto un nome chiedendo che tutta la vecchia generazione della classe politica venisse rottamata,
Bersani lo sconfisse facilmente alle primarie del partito. Queste ebbero una forte affluenza che
rinforz la posizione del partito e aument il distacco nei sondaggi.

Ma restava un jolly. Tre anni prima, il comico Beppe Grillo aveva lanciato un movimento contro
lestablishment politico che aveva ottenuto dei successi alle elezioni locali. Non era chiaro quanto
dovesse essere preso seriamente. Ma siccome non cera niente del genere in Europa, e non cera un
precedente per poter farsi unidea, non poteva essere trascurato.
Grillo aveva iniziato come comico nei cabaret degli anni 70, laureandosi poi in spettacoli televisivi
molto famosi la cui satira politica si era affilata gradualmente. Nel 1986, dopo aver fatto la battuta
che ad un banchetto per Craxi a Pechino uno dei suoi associati gli aveva chiesto stupito se tutti qui
sono socialisti, da chi possono rubare?, Grillo fu estromesso dalla televisione pubblica.
Questa non fu la sua sola anticipazione su ci che cera da aspettarsi in futuro. Negli anni 1990,
gradualmente inizi a riempire teatri e piazze con monologhi con un forte messaggio ambientale,
denunciando i numerosi scandali del periodo con una combinazione di profanit crudeli e arguzia
bruciante.
Il suo pubblico crebbe, e poi fece un salto di qualit quando inizi ad usare internet come un mezzo
alternativo per attacchi caustici alla classe dirigente e ai suoi affiliati: centro-destra, centro-sinistra,
televisione e stampa. Il suo blog divenne un successo selvaggio. Schiavi Moderni, un libro che
raccoglieva le risposte dei lettori al blog, allarg il suo orizzonte verso le sorti della forza lavoro
precaria. In quel periodo lavorava a stretto contatto con uno specialista di software, Gianroberto
Casaleggio, e nel 2009 insieme lanciarono il Movimento Cinque Stelle come rivolta conto il sistema
politico.
Le stelle simbolizzavano i punti chiave del loro programma: acqua (minacciata di privatizzazione),
ambiente, trasporti, connettivit e sviluppo.
I membri del M5S che si candidavano per le elezioni dovevano giurare, cosa unica al mondo, che non
sarebbero apparsi in televisione, e che se eletti avrebbero ridotto il loro stipendio parlamentare ad un
livello di media italiana, devolvendo il resto per scopi pubblici. Grillo era interdetto dal candidarsi in
Parlamento per una condanna di omicidio colposo subita quando era un trentenne, quando la sua jeep
slitt da una strada ghiacciata in un burrone uccidendo tre dei suoi passeggeri. Tuttavia la sua
interdizione non gli impediva di fare campagna elettorale. Viaggiando in lungo e in largo con il suo
Tsunami Tour di circa ottanta citt, la sua grigia chioma agguerrita ormai familiare a tutti, attaccava
non solo le due caste italiane, i politici e i giornalisti, ma anche lintero establishment burocratico
e bancario europeo, con le sue direttive neoliberali di austerit e la moneta unica. I suoi comizi erano
popolati da grandi folle di persone curiose o gi convinte.

Quando i voti furono contati, il PD sub uno shock doppio. Nonostante la coalizione residua di
Berlusconi perse sette milioni di voti, la sua resistenza in campagna elettorale port il centro-destra,
che allinizio era sembrato una causa persa, ad un pelo dalla vittoria: solo 0.35% dietro al centrosinistra, che a sua volta ne aveva persi pi di tre milioni, e nessuno dei due blocchi raggiunse il 30%
dei voti. l M5S daltra parta era andato da zero al 25%, diventando, se si escludono gli italiani
allestero, il pi grande partito italiano, avendo attirato voti da entrambi i campi convenzionali
Le tre parole dordine di Grillo per sollevare una rivolta popolare risata, informazione e azione
politica si erano rivelate incredibilmente efficaci. I grillini presero pi voti del centro-destra e del
centro-sinistra dagli operai, i piccoli imprenditori, i lavoratori autonomi, gli studenti e i disoccupati;
il centro-destra predominava solo fra le casalinghe mentre il centro-sinistra fra i pensionati e gli
impiegati.
Questa fu laritmetica elettorale. Ma i numeri parlamentari erano unaltra cosa. Centrale alla Seconda
Repubblica, fin dalla sua nascita nel 1993, era stato un cambiamento nel sistema elettorale, cio
labolizione della rappresentazione proporzionale in favore di un semplice sistema maggioritario di
tipo anglosassone.
Nessun cambiamento era stato richiesto pi passionatamente dal pensiero unico del tempo, che lo
vedeva come la chiave ad un governo efficiente e responsabile. Niente di tutto ci si avver. Dieci
anni pi tardi, nel 2005, la coalizione di centro-destra al governo, temendo una sconfitta sotto quel
sistema (del quale aveva beneficiato prima) lo cambi in un sistema nominalmente proporzionale, ma
con laggiunta di un premio di maggioranza alla coalizione vincente, indipendentemente dalla
percentuale di voti ricevuti, assegnandole unautomatica maggioranza del 54% dei seggi alla Camera.
Chiamato beffardamente il porcellum, come poi divenne famoso, anche dal deputato che lo ide,
lo sfacciato deputato della Lega Roberto Calderoli, era il discendente di due altre famigerate
distorsioni del volere popolare in Italia: la Legge Acerbo del 1923, spinta da Mussolini per
consolidare il suo governo, che assegnava due terzi dei seggi del Parlamento al partito che aveva il
pi alto numero di voti al di sopra del limite del 25%; e la Legge Truffa di Scelba del 1953, che
assegnava il 65% dei seggi alla coalizione che riceveva pi del 50%, e fu cos odiata che dovette
venire abrogata quando la DC al governo non riusc a raggiungere il richiesto 50% dei voti pi uno
nellunica elezione che si tenne in quel periodo.
Il Porcellum era meno generoso rispetto ai suoi antenati fascista e democristiano nella misura del
premio (54% contro il 64 e 65% rispettivamente dei deputati), ma era anche meno esigente nei

requisiti per ottenerlo, visto che neanche un quarto dei voti era necessario per aggiudicarsi pi della
met dei seggi alla Camera.
Nel 2013 questo comport che il centro-sinistra, pienamente cosciente di aver subito una sconfitta
disastrosa alle elezioni, nondimeno, grazie al piccolissimo margine di vantaggio, ricevette una
maggioranza schiacciante di deputati: 345 contro i 125 del centro-destra e i 109 del M5S, su un totale
di 630. Eppure ci non facilit la strada verso il governo. Infatti, in obbedienza alla costituzione, il
Senato, i cui poteri sono equivalenti a quelli della Camera, richiede una base regionale di elezione.
Quindi il premio assegnato dal Porcellum su base nazionale non poteva essere applicato al Senato,
come fece notare Ciampi, che era presidente quando il Porcellum era stato introdotto. La maggioranza
al Senato invece doveva andare alla coalizione con il maggior numero di voti in ciascuna regione. Il
risultato era molto meno favorevole al PD, che guadagn solo 123 seggi su un totale di 315. Per
formare un governo era necessario un voto di fiducia in entrambe le camere.
Per assicurarsi la fiducia, Bersani doveva fare un accordo, di coalizione o di tolleranza, con Berlusconi
o Grillo. Il primo era anatema per la base del PD, cos lui prov il secondo. Ma Grillo non era
interessato. Per il M5S, il risultato ideale dellimpasse post-elezioni era un governo di coalizione
Berlusconi-Bersani, che avrebbe costituito la prova delle sue affermazioni che il centro-destra e il
centro-sinistra erano due facce della stessa moneta (dato che lacronimo del partito di Berlusconi
PDL, Grillo chiamava il partito di Bersani PD meno L) contro la quale il M5S era lunica
opposizione. Questo fece s che lunica opzione era un governo di minoranza di centro sinistra che
avrebbe chiesto la fiducia quando fosse necessario.
Napolitano, da cui era necessario essere invitati per presentare il governo ed ottenere linvestitura in
parlamento, respinse questa proposta. Scontento per il fatto che il regime Monti che lui aveva
progettato, sostenuto sia dal centro-sinistra che dal centro-destra, era caduta prematuramente, ne
voleva una seconda edizione.
In linea con una carriera costruita sulladesione ai poteri forti del momento, per lui adesso
contava lUE, le cui direttive erano la pietra di paragone della responsabilit. Cos limperativo era
un governo bipartisan che avrebbe protetto la stabilit e lausterit richieste da Francoforte e Bruxelles
contro il malcontento popolare. Bersani si oppose a questa prospettiva. Questo impasse sembrava
senza soluzione quando, dopo 6 settimane di trattative post-elettorali, il mandato presidenziale di
Napolitano scadette. La stampa si riemp di editoriali che lo supplicavano di accettare di rimanere per
un altro mandato come una garanzia contro il caos. Ma era una regola non scritta che nessun

presidente italiano fosse rieletto, e Napolitano categoricamente e ripetutamente rifiut questa


possibilit. Aveva fatto il suo dovere e ora era pronto ad andarsene.
Prima di andare assolse ad un ultimo compito. Il 5 aprile perdon il colonnello americano Joseph
Romano, condannato in absentia a sette anni per il suo ruolo nel rapimento di un imam egiziano, che
fu poi portato con un aereo militare americano al Cairo per subire mesi di tortura nelle mani della
polizia di Mubarak. Secondo la costituzione, un perdono presidenziale pu essere concesso solo per
motivi umanitari ma non politici. Romano non aveva passato neanche un giorno in prigione perch
era scappato dal Paese. Ma Obama aveva personalmente richiesto che la sua marachella fosse
trascurata, e Napolitano non esit, come aveva spesso fatto prima, a calpestare la costituzione,
spiegando che aveva perdonato Romano per ovviare ad un situazione evidentemente delicata con un
paese amico. Il sovrano era cambiato, e i crimini pure. Ma lattitudine ai poteri alti era sempre la
stessa.
Un presidente italiano viene eletto con una sessione unificata delle due camere del Parlamento, con
dei rappresentanti delle regioni e con voto segreto. necessaria una maggioranza di due terzi per
lelezione nelle prime tre votazioni, mentre per le successive basta la maggioranza semplice. Siccome
i voti sono segreti, le direttive del partito sono deboli, e sono necessari molti tentativi prima di ottenere
un candidato vincente. Nel 2006 Napolitano fu eletto alla quarta votazione. Nel 2013 con 1007
elettori, ci volevano 672 voti nelle prime 3 tornate, e 504 dopo. Il centro sinistra aveva 493 di questi,
una posizione di partenza di forza mai vista prima. Ma siccome il presidente deve essere super partes,
la convenzione vuole che il candidato vincente abbia una certa misura di consenso di tutti i partiti. Il
PD quindi cerc di accordarsi con il centro-destra per qualcuno che entrambi gli schieramenti
potessero appoggiare. Allora fu scelto Franco Marini, un democristiano di lunga data ed ex-presidente
del Senato. Immediatamente definito un fossile senza credibilit da Renzi, la cui fazione nel PD
disert, Marini ottenne 521 voti, meno dei necessari due terzi ma sufficienti per una maggioranza
semplice.
Nervosi per questa sconfitta, invece di resistere fino al quarto round, il PD abbandon Marini, e nello
scompiglio generale vot scheda bianca nelle due elezioni successive, nelle quali Stefano Rodot,
candidato proposto dal M5S, fu il pi votato con 230 e 250 voti. Grillo, lasciando perdere il suo rifiuto
di avere qualcosa a che fare con il PD, li esort a unire le forze per eleggere Rodot al turno
successivo, suggerendo che questo avrebbe potuto portare ad una collaborazione tra i due
schieramenti per un accordo di governo. Quella di Rodot non era una scelta settaria; molto rispettato,
era un ex-presidente di una precedente incarnazione del PD. Per, essendo un pedante della legalit

costituzionale, non era una figura accettabile per ci che era diventato il PD, dove si temeva che
avrebbe potuto impedire le alterazioni istituzionali in programma, per non parlare poi della possibilit
di distruggere qualunque apertura con Berlusconi, che lo considerava un anatema.
Radunando le sue truppe, Bersani propose invece Romano Prodi, il cui nome ricevette un lungo
applauso dal suo partito. A questo punto era necessaria solo una semplice maggioranza. Il centrodestra abbandon laula. Eppure quando i voti furono contati, Prodi ne aveva ricevuti solo 395, un
centinaio in meno dei voti che il centro-sinistra aveva a disposizione. Questa volta non era solo la
fazione di Renzi, ma tra i sabotatori cerano anche i seguaci del suo grande oppositore DAlema, che
ce laveva ancora con Prodi dai tempi della loro rivalit negli anni 90. Il PD si era rivelato essere
una marmaglia demoralizzata, apparentemente incapace di un minimo di lealt politica e unit. In
lacrime Bersani si dimise da leader, e fra le grida assordanti della stampa sul pericolo di
ingovernabilit incombente sul Paese, il partito si affrett ad unirsi a Berlusconi nel pregare
Napolitano di salvare lItalia con un secondo mandato. Con innumerevoli proteste, dicendo che non
voleva farlo, alla fine accett gentilmente, e alla sesta votazione ritorn facilmente al posto che aveva
apparentemente appena lasciato. Allet di 87 anni, era sorpassato solo da Mugabe, Peres e il
moribondo re saudita.
Il governo non era stato ancora formato, ma dimessosi Bersani, un personaggio troppo diretto per
essere adatto, Napolitano poteva procedere a ricreare il governissimo dei suoi desideri, centro-sinistra
congiunto al centro-destra. Adesso poteva farlo pi apertamente, chiamando i vari leader a consultarsi
con lui e suggerendo le loro scelte. Come presidente del consiglio scelse il vicepresidente del PD
Enrico Letta, un ex-democristiano il cui zio Gianni Letta era stato il pi civile dei consiglieri di
Berlusconi. Alfano, il responsabile della legge che aveva assegnato limmunit a Berlusconi e
Napolitano, divent vice-premier. Un funzionario della banca centrale fu assegnato al Tesoro come
garanzia di continuit con il governo Monti, e in obbedienza al compatto fiscale
Berlusconi tuttavia, che doveva molto della sua rinascita elettorale alle sue promesse che avrebbe
cancellato la tassa sulla casa di Monti e bloccato un ulteriore aumento dellIVA, rese
limplementazione di queste promesse una condizione necessaria per dare il suo assenso alla
coalizione.
Il risultato fu un governo che navigava inefficientemente a zig-zag tra impegni incompatibili. Alla
fine dellanno, leconomia aveva contratto un ulteriore 1,9% e il debito pubblico era salito al 133%
del PIL. A parte i suoi risultati economici, il governo Letta fu rapidamente macchiato da due tipici
scandali. Alfano, che era anche ministro degli interni, fu coinvolto nel trasporto della moglie e della

figlia di un dissidente kazako nelle grinfie di Nazarbaev, mentre il ministro della Giustizia, Anna
Maria Cancellieri, fu sorpresa a dire alla figlia in carcere di un magnate delledilizia, il quale era
sospettato di avere connessioni con la mafia (in passato anche un sostenitore de Il Moderno), che
come amica di famiglia avrebbe fatto quello che poteva per lei, a tempo debito facendola liberare per
anoressia. Nonostante ci fu uno scandalo per entrambi i casi, nessuno dei due ministri fu dismesso, e
Napolitano e Letta erano dalla loro parte.
In Parlamento, il culto del Presidente raggiunse un punto cos grottesco che i presidenti di entrambe
le camere formalmente proibirono persino che il nome di Napolitano fosse menzionato perch
costituiva un affronto alla dignit della Repubblica. Naturalmente linnominabile stesso disapprovava
questa protezione eccessiva.
Laltro grande obiettivo del governo era la riforma elettorale per eliminare il Porcellum, e la modifica
della costituzione per eliminare il senato. Dato che in accordo con le leggi vigenti questultimo
sarebbe stato un processo lungo, fu introdotto un progetto di legge per limitarne le funzioni.
Lattenzione pubblica fu comunque rapidamente deviata dal dramma delle disgrazie di Berlusconi. A
giugno fu giudicato colpevole di prostituzione minorile e condannato a 7 anni di carcere.
Certo non fu un aiuto alla sua immagine, ma il verdetto ebbe poco effetto su di lui nel breve termine:
appelli successivi contro di esso potevano ritardare il giudizio finale per anni. Per in agosto arriv
appunto un tale giudizio finale: quattro anni di prigione (tre dei quali condonati) per evasione fiscale
personale (7.3 milioni di euro non pagati), e linterdizione per due anni dai pubblici uffici. La
condanna alla prigione, a sua volta, fece innescare la clausola di una legge approvata nei mesi finali
del governo Monti che escludeva dalle funzioni pubbliche per sei anni chiunque fosse stato giudicato
colpevole. Lesecuzione di questa clausola significava lespulsione di Berlusconi dal Senato.
Consapevole che questo fatto rischiava di provocare una ribellione del centro-destra che avrebbe fatto
cadere il governo, Letta non si affrettava affatto ad applicare questa clausola di legge, mentre nel
frattempo Berlusconi faceva degli appelli frenetici a Napolitano che lo salvasse nella speranza, o
fiducia, che la comprensione del passato si estendesse a tale azione di solidariet. Napolitano era
disposto ad accennare alla possibilit che, se Berlusconi avesse chiesto una grazia ammettendo la sua
colpevolezza (invece si dichiarava innocente), avrebbe potuto ottenerla grazie alla sua importanza
nella vita politica del paese. Ma Napolitano non aveva alcuna intenzione di andare oltre. Non era un
sentimentale: Berlusconi non doveva essere pi considerato come una volta. Furioso per questa
doccia fredda, Berlusconi richiese che i ministri del suo partito si dimettessero dal governo, unazione
preparatoria per farlo cadere. Allinizio essi obbedirono; poi pensarono alla loro poltrona e al

probabile destino del centro-destra se ci fossero state delle elezioni in quelle circostanze. Il risultato
fu una spaccatura, con Alfano che sottrasse dal controllo di Berlusconi un numero di deputati tale da
formare un nuovo partito di centro-destra che dava al governo una maggioranza stabile non pi
soggetta ai suoi capricci. Dieci giorni pi tardi Berlusconi fu cacciato dal Senato.
La vittoria di Letta sembrava completa. Le sue capacit diplomatiche, apprese in una tradizione
democristiana, avevano giocato un ruolo chiave nel distaccare Alfano e i suoi seguaci dal loro leader.
Fini era sempre stato un outsider. Ma Alfano era uno dei suoi, quasi lerede di Berlusconi: la sua
defezione fu la prima spaccatura reale del partito che Berlusconi aveva costruito intorno a s. Ma il
trionfo di Letta si rivel breve. Pochi giorni dopo Renzi vinse le primarie per la presidenza del PD,
in seguito alle dimissioni di Bersani, e licenzi la vecchia guardia del partito, affollando il direttorato
in carica del suo apparato con esperti e ammiratori della sua generazione. Ancora sindaco di Firenze,
e senza neanche essere stato eletto al Parlamento, ma ora al comando del suo pi grande contingente
di deputati, aveva pi potere reale di Letta e non perse tempo a dimostrarlo.
Berlusconi sar un criminale condannato ma non era certo un paria, ma piuttosto linterlocutore
naturale del nuovo leader, un politico che si era ritirato allopposizione ma non era stato eliminato
dal ring, e il capo del secondo maggiore partito del paese. La mossa successiva era di fare un patto
con lui. In breve tempo Renzi aveva iniziato delle conversazioni confidenziali con Berlusconi, e i due
uomini avevano raggiunto un accordo sulle riforme elettorali e costituzionali che dovevano essere
fatte passare in un Parlamento del quale nessuno dei due era membro, in un patto che ignorava la
maggioranza di Letta. Cosa ne sarebbe stato del Presidente del Consiglio? In tweets che suonavano
un po come quelli di un adolescente che vuole far calmare una fidanzata che sta per lasciare, Renzi
gli scrisse: Enrico stai sereno nessuno ti vuol prendere il posto. Un mese pi tardi Renzi aveva
eliminato Letta e preso il suo posto come il pi giovane Presidente del Consiglio italiano.
Come la sua vittima, Renzi viene da un passato da democristiano (suo padre era un consigliere DC
nella loro cittadina dorigine fuori Firenze) anche se per ragioni di et crebbe nel movimento degli
scout cattolici e non, come Letta, nellorganizzazione giovanile della DC. La sua famiglia aveva
unazienda di marketing nella quale egli fu impiegato fino a quando entr a tempo pieno in politica;
fra i suoi clienti cera il quotidiano regionale La Nazione. Quando si un ad uno dei gruppi rimasti
dopo la dissoluzione della DC , Renzi li segu nel partito di centro la Margherita che poi pi tardi
si un a sua volta con ci che restava del Comunismo Italiano per formare unala di destra del PD, e
allet di 29 anni fu scelto per diventare il presidente della Provincia di Firenze: il tipo di impiego che
in seguito denuncer come uno spreco di soldi e che cercher di abolire.

Allepoca approfitt della sua posizione, formando velocemente un apparato di aiutanti e dipendenti,
e promuovendosi con una serie di eventi mediatici orchestrati da unazienda creata e controllata da
lui stesso come organo di propaganda della provincia. I debiti di questultima crebbero sotto la sua
direzione, e i suoi conti verranno poi messi sotto inchiesta dai revisori statali.
Dopo cinque anni, Renzi vinse la nomina del PD come sindaco di Firenze, uno dei bastioni del centrosinistra in Italia. Con grande clamore, la sua amministrazione rese pedonale il centro storico e detto
rinnovato lustro alla sua immagine turistica: i cittadini potevano di nuovo sentirsi orgogliosi della
loro citt. Non ci furono per molti progressi nella riduzione dellinquinamento. Al di fuori del centro,
il traffico peggior e gli autobus vennero privatizzati nonostante lopposizione dei sindacati.
Dopo essersi allinizio assicurato gli elogi come il miglior sindaco del paese, la reputazione di Renzi
inizi a crollare, in parte perch troppi dei successi di cui si vantava si rivelarono vuoti. Ma fin
dallinizio lui si guardava allesterno. Le attivit municipali erano concepite non come unarena per
gli spettacoli locali, ma come un trampolino di lancio per il palco nazionale. Le sue priorit erano
degli spettacoli di alta visibilit, con persone famose da tutta Italia in eventi multimediali, con una
serie di feste politico-culturali nella recentemente rinnovata stazione ferroviaria della Leopolda,
strombettando Prossima Fermata Italia, Il Big Bang e cos via: musica rock e video ad alto
volume mentre imprenditori assortiti, attori, filosofi, musicisti, scrittori distribuivano frasi incisive
alla folla, con un finale entusiasmante dal sindaco stesso. Il vantaggio era solo per la sua immagine.
Questo non sempre funzionava bene. Due esempi tipici del modus operandi di Renzi furono due inviti
a sfruttare gli artisti famosi della citt. Egli assicur al mondo che al di sotto uno degli affreschi del
Vasari a Palazzo Vecchio si trovava La Battagli di Anghiari di Leonardo, e che con la tecnologia
moderna sarebbe stata recuperata se fossero stati trovati dei donatori per finanziarne la ricerca
necessaria, in cerca dei quali, in una vampata di pubblicit e a spese del municipio, egli viaggi in
America diverse volte. Dopo mesi di attenzione da parte dei media, nulla accadde. In un bluff ancora
pi vuoto, annunci il progetto di coprire la basilica di San Lorenzo con la facciata di marmo che
Michelangelo aveva progettato per essa, ma che non era stata costruita. Pure questo gli procur metri
di copertura mediatica e interventi televisivi, finch non divenne oggetto di ridicolo da parte degli
storici dellarte e non se ne sent pi parlare.

Matteo Renzi sulla copertina di Vanity Fair, Novembre 2013, e in parlamento prima di un voto di fiducia, Febbraio 2014.

Fin dal periodo in cui era a capo della provincia, Renzi aveva costruito una rete di connessioni con le
aziende locali. Il suo pi importante sostenitore finanziario era il capo di unazienda di costruzioni,
Marco Carrai, i cui interessi arrivavano fino allAmerica, e che aveva legami persino con lOpus Dei.
Una volta che Renzi si stabil a Palazzo Vecchio, Carrai fu incaricato di occuparsi del redditizio
parcheggio cittadino e dellaeroporto, mentre Renzi si sistemava in un appartamento fornitogli gratis
da Carrai, una situazione che al momento oggetto di uninchiesta giudiziaria. Come candidato alla
presidenza del PD tre anni pi tardi, la sua campagna elettorale costata 600.000 alla Fondazione Big
Bang, i cui donatori rimasero segreti, Renzi non si fece mancare niente. Uno dei contributi maggiori

venne da uno dei pi grandi manager di fondi speculativi, Davide Serra, del quale la Algebris
Investments ha una sede nella Cayman Islands.
Residente a Londra, Serra diventato il capofila di Renzi per i contatti con il mondo della finanza,
dove una cena in onore del candidato durante la campagna elettorale vide riunita lelite dei banchieri
milanesi. A Firenze la Cassa di Risparmio municipale, sicuramente per pura coincidenza, invest nei
fondi della Algebris. La fidanzata di Carrai, nel frattempo, una laureata in filosofia 26enne, diventata
uno dei curatori della maggiore mostra di questanno a Firenze, con uno slogan pubblicitario che
pubblicizza le connessioni fittizie tra Michelangelo e Jackson Pollock e che costata 375.000. Uno
degli slogan pi famosi di Renzi il suo appello per un paese dove si trova lavoro grazie a quello
che sai, e non a chi conosci.
*
Alcune aziende beneficeranno di uno scambio di favori a livello municipale, ma ad un livello pi
ampio stato il messaggio ideologico di Renzi che gli ha procurato i sorrisi dei grandi soldi. Lappello
di gettare gli anziani del PD nel camion della spazzatura ha funzionato bene con la stampa e con i
cittadini disillusi dalla classe politica. Per i banchieri e gli industriali, il suo fascino era pi
specificatamente economico. I problemi dellItalia venivano da uno stato spendaccione e dagli
ostacoli corporativi del mercato, notano particolarmente se non esclusivamente i sindacati egoisti.
Questi dovevano essere smantellati. Il Liberismo, il libero scambio delle merci, come anche della
terra e del lavoro, non era un principio della destra, ma della sinistra illuminata. Il suo motto dovrebbe
essere innovazione piuttosto che uguaglianza, nonostante questultima sia un principio importante, in
particolare se viene seguito per favorire una carriera aperta ai talenti, soprattutto quelli
imprenditoriali. Blair era il leader che aveva capito tutto questo, fornendo un esempio stimolante del
tipo di politica di cui lItalia aveva un urgente bisogno.
Il culto di Renzi per Blair riflette, in un certo senso, le limitazioni provinciali della sua cultura: lui
evidentemente inconsapevole del fatto che loggetto della sua ammirazione a stento osa mostrarsi in
pubblico nel paese che un tempo ha governato. Daltra parte tuttavia, gli servito da biglietto da visita
al migliore amico di Blair in Italia. Fin dallinizio dellascesa di Renzi a Firenze cerano stati dei
contatti informali con il centro-destra, e la sua vittoria contro un candidato pi noto in unelezione
primaria del PD che non richiedeva di essere iscritti al partito stata spesso attribuita ai voti
provenienti dal centro-destra. Gi da quel periodo era in contatto con un banchiere fiorentino, Denis
Verdini, il cui Credito Cooperativo Fiorentino fallir fra le imputazioni criminali contro di lui, ma
che da rappresentante principale dellorganizzazione di Berlusconi in Toscana diventer pi tardi un

interlocutore chiave del centro-destra. Da sindaco, Renzi partecip ad una cena confidenziale con
Berlusconi nella sua villa di Arcore, in un pellegrinaggio considerato tab nel PD in quel periodo, e
rivelato solo pi tardi. A legare i due non cera tuttavia solo una comune simpatia per Blair e
lapprezzamento del valore dellimprenditoria. Berlusconi ha spesso spiegato che lui vede in Renzi
una versione pi giovane di se stesso: le stesse intuizioni, laudacia e il fascino con cui aveva attratto
la nazione venti anni prima.
Chiaramente, in effetti i due hanno molto in comune nello stile politico. Prima di tutto, uninossidabile
fiducia nella propria eccezionale abilit di governare il paese. La personalizzazione della politica da
parte di Berlusconi leggendaria. La proiezione di Renzi di se stesso ha un tono diverso ma molto
simile. Raffigurato nei poster lungo il tragitto del suo viaggio in giro per lItalia, lo slogan della sua
campagna per essere eletto alla guida del suo partito non faceva riferimento affatto al suo programma,
ma solo alla sua persona. Diceva semplicemente: Matteo Renzi adesso!. Come con Silvio, questo
bastava. Questa fiducia in se stessi li innalza al di sopra dei dubbi o degli scrupoli dei loro pari. Le
forme della loro spietatezza tattica sono diverse. Ma come politici entrambi hanno il pregio del non
mi ferma nulla, la cui giustificazione viene da due convinzioni: che solo loro possono realizzare ci
che il momento richiede, e che solo loro hanno un rapporto con gli elettori (non tutti gli italiani, ma i
migliori, quelli che costituiscono la maggioranza del paese) che investe tutto ci che fanno di una
legittimazione incontestabile. Entrambi naturalmente sono arrivati alla ribalta in un periodo di crisi,
promettendo al paese un nuovo inizio in un momento in cui lordine politico costituito era largamente
in discredito.
Questi sono i parallelismi evidenti. Ma ci sono anche delle differenze ovvie. Di queste, quattro sono
le pi significative. Berlusconi entr in politica a capo di un impero commerciale, usando le sue
enormi risorse per vincere un potere che poteva proteggere i suoi interessi. Aveva quasi 60 anni
quando lo fece. Il suo principale strumento nel raggiungere e mantenere il potere era il controllo della
televisione. Le sue abilit nella comunicazione erano quelle di un professionista del piccolo schermo,
di cui conosceva i rituali e le risorse intimamente, da venditore e proprietario dei canali sui quali
appariva in comizi alla nazione, attentamente preparati. Renzi, al contrario, una creatura politica.
La sua ascesa potrebbe aver lasciato un leggero odore: pecunia non olet raramente una verit. Ma i
fondi, dubbi o meno, sono stati solo un mezzo per le sue ambizioni: la ricchezza non un fine.
Lobiettivo il potere.
La seconda maggiore differenza che questa volta il potere stato preso da un individuo non ancora
40enne, non da un 60enne: una generazione pi giovane. Berlusconi bas molta della sua attrazione

iniziale non solo sulla sua affermazione di essere un outsider del sistema politico, ma anche di
essere una persona che aveva dimostrato le sue capacit nel creare ricchezza come imprenditore e
manager: poteva quindi governare lItalia allo stesso modo in cui aveva diretto le sue stazioni
televisive e la sua squadra di calcio.
Il fascino di Renzi let, non lesperienza. Da solo, il giovanilismo una carta banale giocata dai
politici in ascesa un po ovunque nelle societ post-moderne. Ma Renzi ha fatto della sua giovent
molto di pi che un semplice attributo: la spada emblematica di un futuro ringiovanimento collettivo,
che squarta le disfunzioni geriatriche del sistema politico e dei suoi detriti in tutta la vita sociale ed
economica. Questo tipo di promessa non ha le credenziali tangibili di successo materiale che
Berlusconi poteva vantare ma, grazie al collegamento diretto con le frustrazioni di due generazioni
ditaliani soffocate dallimmobilit e dal decadimento della Seconda Repubblica, un richiamo
estremamente potente.
Insieme con la differenza nel messaggio, c anche la variazione nei mezzi. Renzi inizialmente giunse
allattenzione pubblica come il vincitore di un famoso quiz televisivo, e da allora non ha mai perso il
suo entusiasmo per apparizioni in televisione di tutti i tipi, in cui il suo gradevole aspetto paffuto e i
suoi modi spavaldi lo hanno reso naturalmente attraente una volta entrato in politica. Ma col tempo
il web diventato la sua reale forza. Facebook per mettere in luce la sua immagine e coltivare i suoi
sostenitori in modo molto pi veloce di quanto possa offrire uno studio televisivo, e sotto un controllo
pi completo (anche se soggetto alle gaffes occasionali, come quando post una sua immagine al
fianco di Mandela in ospedale, qualche instante dopo lannuncio della morte del leader africano);
Twitter per fornire un flusso continuo dei suoi motti e delle sue opinioni sullattualit. Berlusconi,
anche se amava raccontare barzellette da bar in situazioni informali, tendeva alla pomposit formale
nei suoi comizi politici sempre accuratamente programmati, pronunciati con giacche a doppio petto
in unimponente studio di Arcore pieno di libri. Renzi al contrario, ostentatamente casuale nel modo
di parlare e di vestire. Quando divent Presidente del Consiglio, si rivolse al Senato con le mani in
tasca. La cosa non fu ben accolta. Ma in generale un comunicatore molto superiore a Berlusconi,
molto pi veloce nelle sue reazioni politiche, con una destrezza eccezionale verso battute fulminanti
e rimbeccate pungenti. Al paragone, i suoi modelli Blair e Obama sono le creature legnose di coloro
che gli scrivono i discorsi. Renzi non solo molto pi veloce dal lato verbale. Come il suo migliore
biografo ha notato, a differenza di praticamente tutti i leader occidentali di oggi, lui non ha bisogno
di alcun portavoce. Lui se stesso senza fare alcuno sforzo. Il pericolo sta nella sua arroganza troppo
evidente, che invita allo scherno. Durante la sua ascesa, sapeva come trasformare le satire su di s in

unallegra auto-ironia. Se questo continuer adesso che al vertice, dove troppe battute velenose e
commenti sprezzanti rischiano di irritare, tutto da scoprire.
*
Per il momento sta andando a gonfie vele. Per ventanni i discendenti del comunismo italiano hanno
cercato invano ci che lui [Renzi] ha ottenuto in un paio di settimane con una stretta di mano a
Berlusconi. Per il PD, come per i suoi predecessori, la rovina di ogni votazione in Italia stata la
presenza, ammessa dal sistema elettorale, di minoranze rivali alla sua sinistra o un male minore
di alleati tendenti a destra. Se solo avesse potuto, il partito avrebbe eliminato tali avversari con un
doppio turno alla francese, in cui dopo una dimostrazione di proporzionalit al primo turno e una
vittoria a maggioranza semplice al secondo, sarebbe senza difficolt entrato in possesso del suo
statuto naturale di partito di governo di centro-sinistra in un sistema politico che si tiene al sicuro
limitandosi ad esso e ad un omologo di centro-destra.
Ci era sempre stato fuori portata, in parte a causa della naturale riluttanza dei partiti destinati
allestinzione o allimpotenza in un sistema simile a farlo passare in Parlamento. Ma soprattutto
perch Berlusconi, pur avendo spesso sollevato la questione, non solo se la cavava meglio del centrosinistra a mantenere dietro di s una vasta coalizione di forze con meno da guadagnare da una drastica
riduzione del loro numero, ma aveva anche bisogno del supporto di una forza particolare, la Lega
Nord, che con la sua forte identit e la sua base organizzata difficilmente avrebbe potuto essere
inquadrata in una Gleichschaltung [allineamento] di quelle immaginate dagli ex comunisti.
Il principio di equa rappresentanza dellopinione politica in Italia, una caratteristica della Prima
Repubblica, stato buttato a mare al momento della nascita della Seconda. Ma i sistemi elettorali
ibridi installati in seguito non sono piaciuti a nessuno. Tra questi, il Porcellum stato ampiamente
considerato il peggiore. Napolitano, una volta ben saldo sulla sua sella ultra-presidenziale, ha
esercitato pressioni sul Parlamento perch se ne liberasse. Come per il partito cui apparteneva una
volta, e per gli stessi motivi, non era un segreto che considerasse il doppio turno la soluzione ideale.
Il risultato delle elezioni del 2013, e la protesta contro lo stallo istituzionale che ne segu, rilanciarono
la questione della riforma elettorale per anni ossessione dei media in maniera pi forte e urgente.
Questa era la situazione quando nella prima settimana di dicembre dello scorso anno la Corte
Costituzionale ha dichiarato finalmente incostituzionale il Porcellum per due motivi. Il premio di
maggioranza assoluta assegnato al partito con il numero maggiore di voti, non importa se pochi, era
una distorsione della volont democratica. Le liste bloccate presentate da ciascun partito, che fissano

i candidati in una gerarchia di importanza in ogni distretto elettorale, negava agli elettori la libert di
scelta dei propri rappresentanti.
La decisione della corte arriv come unimprovvisa doccia fredda per il PD. Se le cose fossero rimaste
cos comerano, le prossime elezioni avrebbero dovuto essere combattute su un sistema
proporzionale, senza nessun premio di maggioranza, e gli elettori avrebbero potuto scegliere tra i
candidati della lista che preferivano cosa aberrante per i bonzi di partito di qualsiasi natura, che
avrebbero visto indebolirsi il proprio potere sulle truppe. Un simile scenario era quello che il PD
aveva maggiori motivi di temere. Era di vitale importanza metterlo al bando. Provvidenzialmente era
arrivato luomo per farlo. Cinque giorni dopo la decisione della Corte, Renzi prendeva la guida del
PD. In poche affrettate sedute a porte chiuse, Renzi e Berlusconi, ciascuno assistito da un
collaboratore con competenze tecniche il politologo Roberto DAlimonte, da tempo allUniversit
di Firenze, per Renzi; per Berlusconi il suo faccendiere Verdini hanno raggiunto un accordo per
dividersi la torta elettorale tra di loro. Insieme avrebbero forzato in Parlamento un sistema pensato
per garantir loro la parte del leone nella rappresentanza politica in futuro.
Dopo modifiche minori, le misure della legge che doveva entrare in vigore darebbero un premio del
15 per cento dei seggi alla Camera a qualsiasi partito che ottenga il 37 per cento o pi dei voti nella
prima tornata, con un limite superiore del 55 per cento dei seggi; e se nessun partito raggiungesse il
37 per cento, un totale del 52 per cento dei seggi a quello dei due partiti con i maggiori voti al primo
turno che arrivasse primo al secondo. In ogni circoscrizione elettorale, che diventerebbero molte di
pi, ci sarebbero ancora liste bloccate, ma pi corte da tre a sei candidati ci renderebbe pi facile
la scelta per gli elettori. Lo scopo di tale metodo era aggirare le obiezioni della Corte al Porcellum,
specificando un limite sotto il quale il premio non scatterebbe, pur preservando lessenza del
Porcellum unevidente distorsione dellopinione degli elettori, addobbato con un gesto simbolico
in direzione di una maggior libert di scelta tra i candidati. A completare il pacchetto
grandiosamente intitolato Italicum dai suoi ideatori e definito Renzusconi dai suoi critici cera
unulteriore assicurazione contro tentazioni ribelli dellelettorato. Erano state definite tre diverse
soglie di ogni tipo di rappresentanza politica: un partito che corresse da solo avrebbe dovuto superare
lostacolo dell8 per cento per aver diritto a un qualsiasi seggio; un partito interno a una coalizione il
4,5 per cento, e qualsiasi coalizione il 12 per cento.
Il patto tra i due leader, tuttavia, prevedeva anche che il Senato fosse a suo tempo abolito come un
organo elettivo tout court, aprendo la via a una debole assemblea di notabili regionali di fatto una
foglia di fico per una legislatura monocamerale. Ma mentre un nuovo sistema elettorale pu essere

approvato a maggioranza semplice in entrambe le Camere, la Camera alta non pu essere modificata
senza cambiare la Costituzione italiana. Letta aveva tentato un corto circuito delle procedure per
questo, ma aveva fallito. Larticolo 138 della Carta rimane in vigore, inalterato: prevede che le
modifiche alla Costituzione richiedano due votazioni successive di ciascuna Camera, con un
intervallo non inferiore a tre mesi tra di esse, e nella seconda occasione le modifiche devono ottenere
lapprovazione della maggioranza assoluta in ciascuna Camera, e devono essere sottoposte a un
referendum popolare entro tre mesi dalla loro pubblicazione, se un quinto dei membri di ogni Camera,
o mezzo milione di cittadini lo richiedono; una misura che solo due terzi della maggioranza in
entrambe le camere pu evitare, la quale non ha al momento nessuna possibilit. La legge elettorale
potrebbe essere fatta passare nel giro di pochi giorni. Labolizione del Senato richieder almeno un
anno, con la certezza di un referendum al termine del procedimento.
*
La mancanza di sincronia tra le due procedure ha consentito ai partiti minori della coalizione del
governo di centro-sinistra e ad una minoranza del PD stesso di mettere i bastoni tra le ruote del carro
dietro Renzusconi. Se la legge elettorale fosse stata approvata cos come proposta, cio applicabile
ad entrambe le Camere prima dellabolizione del Senato, niente avrebbe impedito a Renzi di indire
immediatamente le elezioni anticipate. Elezioni che avrebbero annientato i partiti minori e spazzato
via quella parte del PD fedele a Bersani o DAlema, a dispetto dei quali Renzi era salito al potere.
Invece con la riforma elettorale limitata alla Camera, nellattesa del completamento della lunga
procedura di modifica costituzionale per abolire il Senato, per questi gruppi ci sarebbe stato almeno
un anno di grazia prima di affondare definitivamente. Nel frattempo qualcosa avrebbe potuto salvarli.
Tuttavia il nervosismo della minoranza interna al PD non poteva essere totalmente ignorato,
nonostante i numeri si stessero riducendo grazie al fatto che molti ex-avversari adesso si
raggruppavano attorno al nuovo leader. Cos improvvisamente il nuovo sistema elettorale stato
limitato alla Camera, precludendo di fatto il ricorso alle urne fino allabolizione del Senato, visto che
altrimenti i senatori sarebbero stati eletti col Porcellum, ora ripulito del premio di maggioranza e delle
liste chiuse, e ci non avrebbe impedito un risultato opposto a quello della Camera, come accaduto
nel 2013.
Gli obiettivi di Renzi nel raggiungere un accordo con Berlusconi erano duplici. Lobiettivo a breve
termine era dimostrare che con questo importante patto con il maggiore partito dopposizione Letta
era diventato irrilevante e poteva essere eliminato senza indugi. Ben pi importante e di lungo termine
era levidente vantaggio che laccordo avrebbe portato al PD che ora poteva spostarsi molto pi al

centro, invadendo lelettorato di Berlusconi senza la paura di perdere i suoi elettori di sinistra. Questo
duplice obiettivo era stato per molto tempo il Sacro Graal del partito, e ora era stato raggiunto.
Con Renzi molto pi avanti di lui nei sondaggi dopinione, perch Berlusconi ha accettato un accordo
da cui aveva cos poco da guadagnare e tanto da perdere? Tre circostanze lo hanno spinto nella
trappola. La Lega Nord, che in passato era sempre stata necessaria per vincere le elezioni e per ovvie
ragioni aveva posto il veto su qualsiasi accordo, in seguito alla malattia di Bossi era ormai in declino,
e Berlusconi aveva compreso che ora poteva ignorarla. Inoltre, lui stesso aveva una condanna
criminale sulle spalle, era stato interdetto dai pubblici uffici per almeno due anni, ed era reduce dal
tentativo fallito di far cadere il governo avendo pagato il prezzo della frattura del suo partito. Cos
grazie al patto con Renzi per trasformare il sistema elettorale e costituzionale, poteva rimettersi al
centro della vita politica, non solo eludendo le decisioni giudiziarie contro di lui, ma anche con la
speranza che il suo servizio disinteressato al Paese nella veste di statista responsabile gli avrebbe
garantito unadeguata ricompensa, ovvero il superamento dei suoi guai giudiziari. Alcuni degli
elementi del pacchetto, come il rafforzamento dei poteri dellesecutivo a scapito del parlamento,
erano dopotutto quelli che egli stesso aveva spesso proposto, seppur non riuscendo mai a metterli in
atto. Berlusconi poteva quindi sentirsi autorizzato a condividere lispirazione dellaccordo e a ricevere
una ricompensa commisurata al suo ruolo di co-artefice di un nuovo e migliore ordinamento.
Infine, e crucialmente, dalla primavera del 2012 in poi, quando il cerchio dei procedimenti aveva
iniziato a chiudersi attorno a lui, il giudizio politico di Berlusconi era gradualmente diventato sempre
pi eccentrico e incostante. Deposto dal potere da Napolitano senza neanche rendersi conto
pienamente di ci che gli succedeva, prese sempre pi distanza dai suoi consiglieri pi esperti,
circondandosi di alcune show-girls del Sud che a stento sanno leggere e scrivere, di cui una, la sua
attuale compagna, ha iniziato a prendere le decisioni nel suo partito, del suo barboncino e di un
giornalista televisivo indefinito. In questo rifugio di sottovesti si era illuso che sarebbe stato facile
scacciare la Lega dal Nord e scampare pi o meno indenne alle sentenze contro di lui. Persino Verdini,
rischiando lesilio da Arcore, si mostr sgomento. In queste condizioni, Renzi, vedendo quanto
Berlusconi si era indebolito, pot essenzialmente dettare le linee principali di un affare favorevole al
PD.
La manipolazione dei sistemi elettorali per orientare i risultati non una rarit nelle democrazie
liberali: piuttosto la regola invece che leccezione. In Inghilterra e in America i sistemi maggioritari
uninominali hanno origine dagli arrangiamenti premoderni di una societ nobiliare di tipo gerarchico,
scarsamente evolutasi dalle sue origini feudali, in cui si indicevano poche elezioni. Nei primi anni del

17esimo secolo solo il 5-6% delle circoscrizioni aveva pi di un candidato; persino nel Long
Parliament non pi del 15%. Il loro mantenimento nei tempi moderni la dice lunga sulla natura della
democrazia anglosassone. La quinta repubblica in Francia e la monarchia restaurata in Spagna offrono
altri esempi familiari di sistemi elettorali truccati per tenere fuori la sgradita competizione della
sinistra. In Italia, il regime oligarchico che segu il Risorgimento (nel 1909 lelettorato era di tre
milioni su una popolazione di 33 milioni) copi dallInghilterra un sistema maggioritario uninominale
modificato. Dopo la Prima Guerra Mondiale, suffragio universale maschile e sistema proporzionale
arrivarono insieme, come complementi logici della democratizzazione. Il fascismo, non meno
logicamente, annull il sistema proporzionale con la legge Acerbo. Quando la democrazia fu
ripristinata dopo la Seconda Guerra Mondiale, la costituzione italiana, che nacque dalla Resistenza,
fu progettata in modo tale da prevenire un ritorno a un governo autoritario. Con la Prima Repubblica
si ebbe una presidenza di tipo onorifico e di portata strettamente limitata, due camere legislative di
uguale peso che si compensavano lun laltra, limpossibilit del premier di congedare i ministri, il
voto segreto sui progetti di legge, i referendum popolari proposti dai cittadini e allo stesso tempo una
rappresentanza proporzionale.
Con la Seconda Repubblica questa configurazione cominci a essere distorta ai due estremi. Dal
basso, la rappresentazione proporzionale fu prima ridotta a un residuo del sistema elettorale, poi
negata con lintroduzione di un premio secondo le linee della legge Acerbo. Dallalto, la presidenza
fin per diventare la carica con pi potere dello Stato, con la capacit di fare e disfare i governi. Il
patto tra Renzi e Berlusconi introdurr la Terza Repubblica, concentrando il potere nellesecutivo e
riducendo ancora pi drasticamente la scelta dei votanti. Il nuovo sistema elettorale, che ha gi passato
la prima udienza, una mostruosit sotto tutti i punti di vista. Non contento del premio che assicura
al vincitore un bonus pari a quasi la met dei seggi che ha ottenuto secondo il voto, fa persino pi del
governo Mussolini nellallineare ostacoli sul percorso dei partiti o coalizioni minori per impedire loro
di assicurarsi dei seggi. Come ha detto lavvocato Aldo Bozzi, nelle vesti di privato cittadino il cui
appello ottenne il verdetto della Corte Costituzionale contro il Porcellum, il Renzusconi un SuperPorcellum. Perfino DAlimonte, uno dei suoi ideatori, ha pubblicamente dubitato sulla
costituzionalit delle sue soglie di accesso.
Si potrebbe pensare che anche la nuova legge, come la precedente, sar bocciata dalla Consulta, ma
unipotesi ingenua. In Europa, le corti costituzionali sono in genere attente alle esigenze del governo
in carica (la flessibilit del Bundesverfassungsgericht in Germania abbastanza tipica) e quella
italiana pi di tutte. Dieci dei suoi quindici membri sono di nomina politica, per met scelti dal
presidente e per met dal Parlamento. Per avere unidea degli effetti di tale prassi, sufficiente notare

che la pi recente nomina di Napolitano stata quella di un ex consigliere di Craxi, Amato, mentre il
suo attuale vice-presidente, Mazzella (scelto dal Parlamento durante il governo Berlusconi), stato
ospite di Alfano, Berlusconi e Gianni Letta ad una cena privata pochi mesi prima che la Corte si
pronunciasse sul Lodo Alfano. A dicembre la Consulta ha bocciato le liste bloccate del Porcellum,
ma gi a gennaio, con la pubblicazione delle motivazioni, ha lasciato aperta (dopo consultazioni
informali) la loro legittimit, in circoscrizioni pi piccole. Tre giorni dopo, Renzi e Berlusconi, dopo
essersi accordati con la Corte, hanno presentato la nuova legge elettorale con una modifica minima
rispetto al Porcellum.
Imprese giudiziarie come questa non sono peculiari dellItalia. Basti pensare ai giudici Denning,
Widgery o Hutton in Gran Bretagna. Unico, tuttavia, lo spettacolo di un parlamento composto da
deputati i cui seggi sono dovuti ad una legge considerata un abuso incostituzionale dei diritti del
cittadino, che non solo continuano imperturbabili ad occupare i propri scranni e a legiferare, ma che
pretendono addirittura di riscrivere la Costituzione. Negli annali di diritto pubblico non si era mai
visto niente di paragonabile. Ma in Italia la Corte Costituzionale imperturbabile. Spiegando che la
continuit dello Stato sarebbe in pericolo se lillegittimit del Porcellum dovesse mettere in
discussione la legittimit del Parlamento eletto con esso, la Corte ha gi di fatto intimato al
Parlamento di cambiare la Costituzione. Secondo questa logica da Alice nel paese delle meraviglie,
se domani un governo si rendesse responsabile di grossi brogli elettorali o proclamasse lo stato di
emergenza sospendendo le libert civili, avrebbe sbagliato, ma dovrebbe continuare a governare, pena
il rischio di esistenza della continuit della Repubblica, la teoria dei due corpi del Re aggiornata al
postmodernismo.
Durante la Rivoluzione del 1848, allalba dei principi della democrazia proporzionale (il primo
sistema di rappresentanza politica equa era stato proposto da un seguace di Fourier due anni prima),
Lamartine comment: Le leggi elettorali sono le dinastie della sovranit nazionale. Non sapeva
quanto esatta e profetica sarebbe stata lanalogia. La dinastia imposta oggi al popolo italiano sarebbe
retrograda anche per i suoi contemporanei: Bourbon alla napoletana, si potrebbe dire. Ma il suo
creatore pu legittimamente esultare. Con questa legge elettorale, il momento doro di cui Renzi al
momento gode potrebbe durare un bel po.
Improvvisamente, il suo partito diventato una falange compatta alle sue spalle e in gran parte
sottomessa. Troppo pieno di s quanto sprezzante degli altri (al di fuori della sua cricca fiorentina)
per essere apprezzato da distanza ravvicinata, Renzi tuttavia promette di offrire una forza di cui il PD
non ha mai goduto. Il partito ha alla fine trovato un vincitore, e per il momento le fronde saranno

poche. I membri del suo governo sono pesi leggeri incapaci di fronteggiarlo, la loro funzione quella
di proiettare allesterno unimmagine di giovent e parit di genere, e di mettere in rilievo la sua
preminenza. La stampa tradizionale di supporto su tutta la linea, se non addirittura enfatica. Anche
se lentusiasmo dei media ricorda leuforia dei media britannici sul primo Blair, il contesto tuttaltro.
Il neo-liberalismo era sulla cresta dellonda. Oggi la sua corrente si fa ancora sentire, ma le ondate
sono pi deboli, lesuberanza scomparsa. Cameron e Clegg possono anche spingersi al di l della
Thatcher, ma non c sostegno popolare per il loro programma. Sotto Hollande o Rajoy, Kenny o
Passos Coelho, per non parlare di Samaras, i tagli alla spesa e la liberalizzazione del mercato del
lavoro vanno avanti, ma in uno spirito di dura necessit, non di festosa emancipazione.
Lo stile di Renzi questo non lo permette. Il suo messaggio di speranza ed eccitazione impone misure
ben diverse dal tirare la cinghia. Salito al potere con un golpe interno al partito, senza mandato
popolare, ha necessit di essere confermato dal voto, e le elezioni Europee sono imminenti (Larticolo
originale del 22 Maggio 2014 NdT). Tipicamente, in passato, le varianti di centro-sinistra del neoliberalismo sono state di tipo compensatorio, con incentivi economici che compensassero gli
interventi strategici riducendone limpatto sociale. Con la crisi, il margine per questo tipo di
concessioni si ridotto. Per Renzi, fondamentale che tale margine riacquisti ampiezza. Le
compensazioni devono arrivare, e senza perdere tempo, prima che gli elettori incomincino a essere
delusi. Cos, il suo pacchetto di apertura di misure sociali si combina con legislazioni che rendono
talmente facile il licenziamento dei nuovi lavoratori che persino lEconomist ha mostrato perplessit,
e con un taglio fiscale di 1.000 per le classi di reddito pi basso, che stato sfacciatamente presentato
come un trofeo per attirare voti alle elezioni.
Per potersi permettere queste e altre spese dincentivo alla crescita, Renzi ha chiarito che i lacci del
fiscal compact saranno allentati. LItalia, ha detto a Bruxelles, non deve pi prendere lezioni come
uno studentello davanti alla lavagna. Poich i calcoli della Commissione Europea, come anche quelli
della Banca Centrale Europea, e non ultimi quelli del governo di Berlino (le tre autorit che contano)
sono in ultima analisi sempre pi politici che tecnici, probabile che riesca a farla franca. Lo zelo di
Renzi per le riforme strutturali pu ricevere fiducia, mentre quello di Berlusconi non poteva, per cui
non c motivo di rendergli la vita difficile mostrando di prender troppo alla lettera i limiti consentiti
per i deficit. Le regole nellUnione Europea, qualora si dimostrino poco convenienti, sono destinate
a venir piegate, e non a essere seguite meccanicamente. Un discorso molto simile vale per Manuel
Valls, in Francia, che non ha ricevuto dalla stampa unaccoglienza meno entusiasta, con un editoriale
del Financial Times che faceva proprio questo punto: I New Boys dellEuropa alla ribalta
Bruxelles dovr prendere in considerazione budget pi permissivi per Valls e Renzi. Quanto simili

accorgimenti potranno fornire linfa vitale alleconomia italiana nel pi lungo periodo rimane da
vedere. Quel che conta a breve termine lossigeno elettorale per il nuovo capo di governo. Al
momento, Renzi ha tutte le ragioni per essere ottimista.
*
E riguardo allinverno del patriarca? In una farsa tipica della giustizia italiana, la sua condanna per
unevasione fiscale multimilionaria terminata con laccusa che esenta ogni pretesa di arresti
domiciliari e con la Corte mossa dal suo cambiamento di atteggiamento che gli ha assegnato un
gravoso servizio alla comunit di quattro ore a settimana in una casa di riposo per anziani vicina alla
sua residenza di Arcore: proprio lesito necessario per tenere in sella il Renzusconi, che egli aveva
minacciato di affondare se gli fosse stata imposta una punizione peggiore ma chi avrebbe potuto
sospettare che i governanti del paese fossero in linea con i rappresentanti della legge? Tuttavia,
nonostante abbia mantenuto fino ad oggi la sua libert personale, Berlusconi dovr fare i conti con
pene molto pi severe, non appena la sentenza a suo carico dello scorso giugno, a sette anni di carcere
per induzione alla prostituzione minorile, verr resa definitiva in una corte di secondo grado ed
probabile che la sua vita politica sia vicina alla fine. Il suo partito, Forza Italia, gi naufragato ai
sondaggi, coler a picco o si ribalter, nel caso Berlusconi non sia pi in grado di gestirlo
quotidianamente. Dato che il suo nome il suo solo vero e proprio patrimonio, ci saranno delle
pressioni tra i suoi ranghi affinch uno dei suoi figli sia nominato porta-bandiera. Un figlio
perdigiorno impresentabile. Tra le sue figlie egli pi vicino alla maggiore, Marina, avuta dal suo
primo matrimonio, a capo delle aziende Fininvest e Mondadori del suo impero. Ma lei piuttosto
riservata e non mostra grandi segni di voler raccogliere lo scettro. Barbara, sua figlia di mezzo, ha 29
anni e aiuta a gestire la squadra di calcio di Berlusconi, il Milan AC. E affascinante, estroversa e
ritenuta molto pi tagliente. Sua madre, Veronica Lario, oggi tenuta alla lontana da suo padre, lha
cresciuta proteggendola quanto pi possibile da lui, perci il rapporto tra i due pi distaccato. Meno
popolare della sorellastra, ha pi passione per la politica. A tempo debito una lista di Barbara
Berlusconi potrebbe essere possibile.
Gli eredi biologici, tuttavia, sono la parte meno importante del retaggio storico di Berlusconi. Per i
ventanni della Seconda Repubblica lItalia ha segnato il tempo, in una sorta di equivalente
peninsulare dellepoca della stagnazione nellURSS. La corruzione stata scarsamente ridotta e il
paese andato verso un declino sociale ed economico. I governi di Berlusconi sono stati peggiori di
quelli dei suoi avversari, ma non di ampio margine, visto che nessuno ha lasciato una grande impronta
legislativa. Il cambiamento principale del periodo si avuto con lingresso dellItalia nellunione

monetaria sotto Prodi, ma stato ambiguo, riducendo i costi dellindebitamento del paese, ma
minandone le esportazioni. A parte questo, il libro mastro quasi completamente bianco e poich
Berlusconi ha governato un po pi a lungo del centrosinistra, la sua responsabilit in qualche modo
maggiore.
Ma sarebbe sbagliato concludere che non ha raggiunto nulla, alla fine neanche limmunit per la quale
entrato in politica. Il grande traguardo di Berlusconi fu quello di trasformare i suoi oppositori nella
sua immagine. LItalia ha una lunga tradizione di scienze politiche di alta qualit. Lo scorso anno,
una delle sue menti migliori, Mauro Calise, ha pubblicato un libro chiamato Fuorigioco, in cui
lautore sostiene che la personalizzazione della politica non uno spettro anti-democratico che
richiama le tentazioni di un passato screditato, come a lungo temuto dalla sinistra italiana, ma che
la forma di governo egemonica di ogni democrazia atlantica tranne lItalia. Weber aveva pensato che
la leadership patrimoniale o carismatica era storicamente in declino nel mondo occidentale. In realt,
a essere superato era proprio il tipo di autorit legale-razionale che lui credeva caratteristico delle
forme moderne di governo. La video-politica ha ricreato la leadership carismatica. Che non un
pericolo. Perch oggi la macro-personalizzazione del potere pubblica, tenuta a rispondere e
criticabile. Risponde a un mondo in cui la comunicazione non pi uno strumento di politica, ma la
sua essenza, e di cui non c bisogno di aver paura. Perch la video-politica si auto-controlla,
producendo leaders che sono allo stesso tempo molto potenti e molto fragili, vulnerabili ai sondaggi
popolari e ai ballottaggi. Ci che questa politica innalza pu essere altrettanto velocemente abbattuto.
La verit che la macro-personalizzazione non in antitesi con la democrazia, ma la sua condizione
in un tempo in cui i partiti hanno perduto la loro forza. La sinistra italiana ha rifiutato di comprendere
questo, associando erroneamente la norma liberale di un presidenzialismo monocratico con le
memorie del fascismo e stigmatizzandolo come berlusconismo. Ritirandosi in forme collettive
introverse di leadership, senza alcun carisma, hanno consegnato il campo della competizione a
Berlusconi, un maestro in questarte.
Il libro di Calise fu pubblicato un paio di mesi prima della presa del PD da parte di Renzi e lo si pu
leggere come una nota di programma di esemplare lucidit su ci che sarebbe successo appena il
centro-sinistra avesse trovato un capo capace di sconfiggere Berlusconi sul suo stesso terreno.
Ovviamente, nella sua diagnosi ottimista delle necessarie forme di vita democratica di oggi, lasciata
tra parentesi qualunque riflessione sulla sua sostanza. La macro-personalizzazione non
ideologicamente neutra. Per usare i termini di Calise, essa risponde a un mondo in cui le personalit
sono grottescamente ingigantite Super Mario e il resto mentre le differenze di partito, e con esse
le scelte dei votanti, di pari passo si restringono. Lultimo traguardo di Berlusconi, di cui lui stesso

cosciente, di aver riprodotto in Renzi non semplicemente uno stile di leadership ma un tipo di
politica paragonabile al suo, proprio come Thatcher fece con Blair. grazie a lui, ha ripetuto diverse
volte, che Renzi ha trasformato il PD, seppellendo una volta per sempre ogni resto del passato
socialista e comunista. unaffermazione legittima.
Ma lItalia, che nel dopoguerra ha conosciuto pi ribellioni di ogni sorta contro lordine stabilito di
qualsiasi altra societ europea, non si ancora del tutto liberata di queste. Mentre Berlusconi e Renzi
capitalizzano luno sullaltro, la loro forma pi recente resta irreperibile. Il M5S sfugge a malapena
leziologia di Calise, anche se non si tratta di video-politica. Grillo impersona il Movimento Cinque
Stelle, come da fondatore e leader. Un autocrate che non tollera dissenso, anche lui opera al di fuori
del Parlamento, tiene sotto stretto controllo i suoi seguaci, espelle chi esprime disaccordo. Tutto
questo mentre il numero di quelli che votano alle deliberazioni online del movimento rimane piccolo,
non pi di trenta mila o gi di l. La rozzezza di molti degli interventi di Grillo respinge tanto quanto
attrae. Allo stesso modo, lindeterminatezza ideologica di gran parte delle sue proposte consente
intonazioni sia a destra sia a sinistra. Il suo generale non del tutto invariabile rifiuto di ogni
rapporto con gli altri partiti, lo ha reso inefficace. Se dopo il successo del M5S alle elezioni dello
scorso anno fosse stato disponibile ad offrire un sostegno esterno a Bersani in cambio di un accordo
sulle riforme politiche, oggi il Quirinale sarebbe privo di Napolitano, Renzi sarebbe ancora ad agitarsi
Palazzo Vecchio e lItalia avrebbe evitato un neo-Porcellum.
Per essere efficace, la protesta richiede manovre dintelligenza,insieme allintransigenza della
volont. Forse Grillo in futuro, apprendendo dallesperienza, si dimostrer pi abile e meno
dittatoriale e il movimento che ha creato si dimostrer una breve turbolenza. Gli italiani devono
sperarlo, perch con la scomparsa di ogni significativa forza di sinistra, per la quale non un sostituto,
il M5S potrebbe ben emergere come lunica opposizione di qualche importanza nel paese, e
nonostante tutti i suoi difetti e paradossi, in Europa rappresenta ancora lunico abbozzo di
contrappeso a quello che oggi ha sostituito la democrazia rappresentativa. Fortunatamente, in mezzo
a un deserto di conformismo mediatico una volta un senatore di centro-sinistra privatamente ha
descritto La Repubblica, il principale quotidiano nazionale, con cinica benevolenza come la nostro
Pravda lItalia possiede un giornale, Il Fatto Quotidiano, fondato quattro anni fa da un gruppo di
giornalisti indipendenti, che non teme nessuno e infrange ogni tab: un caso unico da un capo allaltro
del continente. Generalmente amichevole con il M5S, Il Fatto anche spesso fortemente critico:
proprio ci che necessario.

I discorsi sul miracolo italiano, di moda allepoca di Fellini e della Vespa, si sono da tempo
trasformati nellopposto. Per decenni gli italiani hanno superato gli stranieri nel lamentare il Disastro
Italiano con, al meglio, pochi spiriti coraggiosi a mantenere qualche nicchia redentrice di eccellenza
qui e l: la moda, la Ferrari, la Banca Centrale. Non c dubbio che il paese oggi occupi un posto
speciale tra gli stati dellEuropa occidentale. Ma di solito frainteso. LItalia non un membro-tipo
dellUnione. Ma non neanche lontana da qualsiasi standard al quale si potrebbe adeguare. Esiste
unespressione apposita per descrivere la sua posizione, molto usata dentro e fuori dal paese, ma
sbagliata. LItalia non unanomalia in Europa. E molto pi vicina ad esserne un concentrato.