P. 1
La Novella

La Novella

|Views: 101|Likes:
Published by desperado35
tesina sulla novella
tesina sulla novella

More info:

Published by: desperado35 on Oct 21, 2012
Copyright:Attribution Non-commercial

Availability:

Read on Scribd mobile: iPhone, iPad and Android.
download as DOC, PDF, TXT or read online from Scribd
See more
See less

10/21/2012

pdf

text

original

ΕΥΡΩΠΑΙΚΗ ΛΟΓΟΤΕΧΝΙΑ “LA NOVELLA”

BAΓΓΕΛΗΣ ΠΑΠΑΔΟΠΟΥΛΟΣ Α.Ε.Μ. 2127

LA NOVELLA

La parola “novella” deriva dal linguaggio giuridico, in particolare dalla legislazione di Giustiniano, e sta a indicare la cosa nuova, la novità, il paragrafo prima non presente che viene aggiunta al Codex già esistente quale ampliamento di una legge. Come tutte le parole, anche questo sostantivo si è emancipato nel corso dei secoli dal suo significato originario. La parola italiana novella, già nel Medioevo non ha più niente a che vedere con il significato giuridico originale. Trasferito in abito letterario, il termine novella viene usato di solito per indicare un'opera in prosa di breve respiro, nella quale si narra qualcosa di nuovo. La novità più consistere nella trama della storia ovvero nel modo in cui questa viene raccontata, un modo diverso rispetto a una precisa e fissa tradizione. Benché sia sempre molto difficile definire con regole e schemi precisi un genere letterario, si più tuttavia ritenere un criterio valido quello secondo cui la novella è un lavoro in prosa, di solito più breve del romanzo, in cui viene riferita una particolare situazione, un evento o un conflitto inusitato, oppure viene illustrato un aspetto inusuale di un certo personaggio. Insomma: la novella racconta in una breve storia qualcosa che è fuori dal comune. La lunghezza o brevità di una novella può essere estremamente variabile: ci sono testi di pochissime pagine (Novellette) e altri lunghi in pratica quanto un romanzo. La novella non

1

è fissabile entro uno schema preciso neppure per quello che riguarda i temi trattati. Sul piano della forma essa presenta spesso grandi affinità con altri generi della prosa (quali l'aneddoto, la leggenda, la fiaba, la storia ecc.), tanto da rendere quasi impossibile una sua precisa enucleazione. Inoltre essa è spesso vicinissima anche al dramma e viene non di rado affiancata alla balata. L’eroe della novella è in genere un personaggio del tutto passivo, vittima di un fatto straordinario, che gli capita all'improvviso, in maniera assolutamente imprevista. Di norma si tratta di un evento che assume importanza decisiva nella vita del personaggio, tanto da sembrare al narratore degno di essere registrato. Non è indispensabile che l'avvenimento riferito sia tragico o abbia (delle) conseguenze tragiche: deve per? sempre produrre una trasformazione essenziale nella vita di chi lo sperimenta. A produrre questi cambiamenti importanti, a provocare questa svolta del destino dei personaggi è molto spesso Eros, inteso come forza prorompente della natura che emerge all’improvviso e travolge quanti incontra. Poiché il fatto narrato capita a chi lo vive come un vero colpo di fulmine, la novella presuppone una concezione irrazionale e fatalistica dell'esistenza. Visto che nella novella tutto si concentra su un unico avvenimento, essa deve avere una forma severa e ben misurata, non più disperdersi in divagazioni: non lascia al narratore la libertà di digressione che gli concede invece il romanzo. Il romanzo può permettersi di innestare nuove trame sul filone principale, di dilungarsi e dilatarsi. La novella invece si dipana lungo una linea circolare che ruota attorno a un unico punto propulsore, che non può mai essere perso di vista finché il cerchio non si sia chiuso. Questo centro onnipresente differenzia la novella anche dalla fiaba, che invece da questo punto catalizzatore può anche prescindere. Lo sviluppo di una fiaba è più simile a quello di un romanzo: si parte da un certo punto e si perviene a un punto molto diverso e molto lontano. La fiaba, come il romanzo, può narrare l'intero sviluppo della vita di una persona. Questo teoricamente può farlo anche la novella, ma allora tutta l’esistenza di un personaggio ? vista nella particolare prospettiva di un solo, fondamentale, evento centrale e costruita esclusivamente partendo da questo angolo visuale. La novella è una forma di racconto tipicamente italiana. Possiamo affermare che essa è uno dei prodotti più originali della letteratura italiana tardo-medievale, destinato a maggior fortuna nell'Europa moderna. Nel corso del Medioevo e del Rinascimento essa rappresento in Italia la forma prevalente di prosa narrativa in volgare. Nelle sue forme più tipiche, la novella denuncia un’affinità con la cultura orale. Elementi di mediazione tra l’autore e la vicenda narrata sono i narratori, presentati come cronisti veritieri dei fatti e del dialogo, e talvolta della ricca varietà di registri linguistici e codici espressivi dei protagonisti, dal dialetto al gergo, dai discorsi retoricamente elevati alle battute scurrilmente basse. Il ruolo dell’autore sembra cosi ridursi a quello di semplice scriba. La brevità, l’autonomia e la scelta del realismo sono caratteristiche constanti e indiscutibili di questo tipo di scrittura. Il fatto che la novella crei l’illusione della realtà non autorizza tuttavia il lettore a dimenticare la lunga tradizione letteraria del genere, che risale indietro a modelli latini, greci e orientali. Tra gli studiosi prevale ultimamente l'opinione che il genere letterario della novella abbia avuto una sua prima sistemazione nelle letterature orientali, particolarmente in quella indiana, per diffondersi successivamente nel mondo islamico, che ci ha lasciato il capolavoro di Le Mille e una notte e cristiano. Nella letteratura greca la novella viene coltivata come genere soltanto in età ellenistica, spesso inserita in opere romanzesche. Nel mondo latino ritroviamo due splendide novelle inserite dagli scrittori Petronio Arbitro nel

2

suo Satyricon (La Matrona di Efeso) e Apuleio nel suo Asino d'oro (la favola di Amore e Psiche). La Matrona di Efeso è un breve racconto narrato durante una cena da Eumolpo, uno dei personaggi del Satyricon. Introduce il tema dell’incostanza femminile e della generale presunta inferiorità delle donne, che è uno tra i più adottati e faceti del genere e si è sviluppato e tramandato per molti secoli. Comunque, benché si trovino tracce del genere anche nell’oriente, la novella non si immagina bene che nel quadro europeo, nel quale possiamo distinguere due “epoche d’oro”: la prima, iniziata da Boccaccio, culmina, nello spazio di meno di un secolo, con Margherita di Navarra e Cervantes; l’altra raggiunge il suo apogeo alla fine del XIX secolo, contemporaneamente alla diffusione del realismo e del naturalismo, prima delle nuove trasformazioni del XX secolo. La novella, come esso termine viene concepito oggi, nasce nel Medioevo, dallo sviluppo e dalla trasformazione dell’ exemplum. Questa parola latina (che ha una traduzione approssimativa nel nostro termine “esempio”) designa un fatto, un caso, una vicenda, una breve storia insomma, utilizzata per dimostrare una tesi o per mostrare concretamente il significato di una situazione. Spesso con un exemplum si cerca di dimostrare un principio educativo. Non a caso l’exemplum fu usato anticamente in un contesto religioso e morale. I suoi modelli si trovano nelle parabole dei Vangeli, sia quelli canonici sia quelli apocrifi. Se si considera l’exemplum staccato dal suo contesto, si nota che esso e già una forma embrionale di novella, seppure molta breve. Quando, nel XIII secolo, l’exeplum si staccò dal contesto esclusivamente religioso in cui era nato, allora cambiarono gli ideali e gli scopi della narrazione. La storia cominciava a servire non solo per educare, ma soprattutto per divertire, anche se non cessava di insegnare qualche cosa. Alla fine del Medioevo vi era ormai un pubblico di lettori che non voleva solo ascoltare le prediche religiose, ma voleva leggere una narrativa più adatta ai propri interessi, ricca di avventure e divertente. Questo tipo di letteratura si può considerare come diretto antenato della novellistica come la intendiamo noi. Benché sia sempre pericoloso attribuire ad un solo autore la nascita ex nihilo di un genere letterario, è incontestabile che con l’opera di Boccaccio –il Decamerone, scritta tra il 1349 e il 1351- si opera una rottura in rapporto alle collezioni di exempla che la precedono, e cosi si compie un passo verso un genere vero e proprio, con le proprie sue caratteristiche, che lo differenziano da ogni altro. L’attenzione si sposta verso il mondo contemporaneo e coloro che lo vivono, in tutte le classi sociali. Il racconto, anche se si mostra dipendente da una dimostrazione morale, acquisisce la sua autonomia e fa posto non solo ai rappresentanti dell’aristocrazia e ai loro lavori, ma anche alla borghesia e al popolo, che non e più pretesto per evocare figure ridicole o sciocche, ma fornisce “eroi”, capaci di amore e cortesia. Si è molto insistito sullo “spirito borghese”, il buon senso realista, nemico dell’ascetismo, e la morale laica di Boccaccio, la quale si esprime attraverso i propositi della gioiosa truppa dei narratori che fuggono la peste da Firenze. L’autore si inscrive in una tradizione letteraria medievale testimoniata dai fabliaux, che si compiace di evocare preti dissoluti e ipocriti, donne di facili costumi e pronte a tradire i loro mariti, sempre ridicoli e limitati. Il Decamerone dispiega la potenza multiforme del desiderio con una felicita ed una naturalezza che la fine del XVI e il XVII secolo, contemporanei alle varie riforme e controriforme colpevolizzarci e denunciatrici del peccato, interdiranno definitivamente. C’è nonostante, quello che si deve conservare, nella prospettiva dell’evoluzione del genere novella, è il quadro formale scelto dal Boccaccio, che determinerà la natura stessa di questo

3

tipo di racconto, legandolo ad una sorta di oralità fittizia e rendendolo obbligatoriamente breve e piacevole per un pubblico mondano, in fuga da ogni affettazione pedantesca e in maggioranza femminile. Il pretesto è quello di una società nobile e artificialmente separata dal mondo, che si vede costretta a “vestire” i suoi piaceri forzati con la conversazione e, in particolare, i racconti di aneddoti scelti ed eventualmente raggruppati per tema, il cui numero notevole (100 in questo primo caso) permette di disegnare un vasto panorama della società contemporanea. Tecnicamente Boccaccio consegna inoltre all’Europa il sistema della cornice, il racconto-quadro che caratterizzerà la maggior parte delle raccolte: cominceranno molto spesso con l’artificio di un gruppo di personaggi che si allontanano dal mondo per cause naturali. Più che in altri paesi d’Europa, è in Francia il paese in cui la novella “all’italiana” susciterà maggiori imitazioni, dove si inserirà pero nella tradizione dei “fabliaux” medievali e dei racconti “gaulois” e questo, fin dal 1480, con le Cent Nouvelles nouvelles originate nell’ambiente borgognone di Philippe le Bon. Questa linea evolutiva della novella francese nel XVI secolo non si può comprendere che in rapporto al capolavoro del Rinascimento “classico”, L’Heptameron di Margherita di Navarra (1559), che concilia l’eredita del Boccaccio con le esigenze di una cultura di corte aristocratica e italianizzante. Stesso quadro raffinato e distaccato dal mondo per dieci personaggi che vogliono trascorrere allegramente la giornata, senza piccarsi di letteratura. Margherita s’ispira spesso alla vita di coloro che le stanno vicino e ai grandi delle corte di Francia, che conosceva bene. Questa ispirazione mondana e aristocratica, che insiste sulla libera scelta del cuore, sul rispetto della dignità della donna e sulla nobiltà della fedeltà? non esclude il riconoscimento dell’aspetto tragico del desiderio sensuale esasperato, ne la presenza della vena “gauloise” in numerosi racconti. Mentre si affievolisce l’apporto italiano, il rinnovamento arriva dalla Spagna, grazie a Cervantes e alle sue Novelas ejemplares. I suoi brevi racconti conservano il realismo tradizionale impiegando di personaggi del ceto medio e baso. Nelle sue novelle si scopre un quadro strettamente contemporaneo e spagnolo ma la descrizione del reale non è un fine in se, mentre abbiamo anche una moltiplicazione dei punti di vista e delle esperienze individuali. Fedele alla problematica del Quijote, Cervantes, nelle sue novelle, sembra voler dire che la verità si trova più nello sguardo degli uomini che nel mondo percorso dai suoi personaggi. Sommando, realismo, rapidità ed efficacia di narrazioni fortemente strutturate e primato assoluto dell’aneddoto caratterizzano la novella del Rinascimento. Processando il nostro discorso, il secolo dei lumi anteporrà la capacita del genere alla dimostrazione, pur conservandone i tratti essenziali: personaggi senza sfumature e immediatamente riconosciuti dal lettore, struttura forte fondata sull’antitesi, assenza di polifonia, ancora più marcata qui per il fatto che i testi sono, più Spesso, apologhi. Ma adesso, il genere inventa una forma molto particolare, quella della novella filosofica. Lo spirito illuminista le conferisce unità e forza. I testi più rilevanti non sono quasi più “novelle” nel senso in cui si intendeva il termine durante il Rinascimento. La narrazione abbandona le rivendicazioni di realismo e di “verità” per porsi senza vergogna al servizio di una dimostrazione. Micromegas (1752) di Voltaire non è un racconto scritto per il piacere di raccontare più di quanto lo sia Spiel des Schicksals (il giorno del destino, 1788) di Schiller, e non e nemmeno tanto lontano dalle Lettres Philosophique (Lettere filosofiche

4

o Lettere sugli inglesi, 1743). L’essenziale è, forse, in un rapporto abbastanza particolare che s’instaura tra il testo e il lettore, chiamato a giocare astutamente tra rifiuto e adesione. La storia avanza e la produzione artistica ? espressione del suo tempo. L'Ottocento porterà tutto il suo carico di contenuti, il romanticismo del primo periodo e il verismo della seconda metà, caratterizzeranno tutta la produzione letteraria e le novelle non faranno eccezione. Non è esagerato affermare che con il Romanticismo e i romantici tedeschi la novella rinacque dalle sue ceneri, nel contesto del gusto per le forme brevi, dalla perfezione più visibile e dall’estetica del frammento. Essi sono stati i primi a interessarsi alla novella e a rinnovarne la tradizione. Si potrebbe dire che si restituisce al genere il mistero deliberatamente rifiutato nell’epoca precedente e il fantastico, forse, ne è la sua forma più compiuta. La novella sfrutta in modo diverso alcuni tratti propri del genere: l’antitesi, ad esempio, si insedierà tra due universi sottilmente mescolati e tuttavia mai concordi. Liquidato definitivamente il patrimonio boccaccesco e rinascimentale, la novella in Italia, come i romanzi coevi, trae ispirazioni e realizza tutte le poetiche contemporanee, d'oltralpe e addirittura d'oltreoceano, da quella realistico - satirica (Puskin e Gogol), a quella naturalistica- sociale (Maupassant, Cechov, Dickens) e quella tra il fantastico e l'allucinato (Tieck, Hoffman, Poe). L'evoluzione positiva del genere è certamente da ascrivere almeno in parte dal moltiplicarsi di quotidiani e periodici, ai quali si adatta in modo particolare grazie alla sua brevità. La seconda metà del secolo tutta caratterizzata dalle istanze veriste rappresenta per la novella il felice incontro con uno degli scrittori che far? la storia di questo genere letterario, Giovanni Verga. Novelle Rusticane e Vita Campestre sono due fra le più celebri raccolte di novelle di quest'autore. In queste Novelle così come nel più celebre dei suoi romanzi, i Malavoglia, il filo conduttore sono le privazioni, gli stenti e la quotidianità dura e difficile delle persone povere. Direttamente ispirato dalla propria realtà, la Sicilia, l'autore ritrae la povertà e la fatica, l'assenza di un idea di speranza nel futuro e la consapevolezza di un destino al quale non ci si può opporre. Vengono introdotte profonde novità espressive: lo scritto deve essere una porzione di vita (tranche de vie) analizzata con i metodi delle scienze naturali e sociali. L'attenzione deve concentrarsi sugli strati più bassi della popolazione, sulla povertà, sulla profonde contraddizioni delle degradate realtà contadine. La descrizione prevale sulla narrazione, lo scrittore scompare, non esprime i suoi sentimenti, in nome di una verità oggettiva che si presume derivare direttamente dalle cose. Tuttavia, se la novella conosce la sua espansione classica nel volgere di due secoli, essa comincia nel corso dello stesso periodo un’evoluzione radicale, che ne fa un mutante in rapporto a ciò che una tradizione di otto secoli sembrava aver costruito quanto ad essenza e, soprattutto, in rapporto ai tratti costituiti alla fine del XVIII secolo. In questo periodo la novella è un genere favorito: legato alla nascita della grande stampa, essa contende al romanzo l’appellativo di genere mondiale e piace sempre più ai lettori perché da l’illusione di una piena intelligibilità, apparendo al contempo come una comoda sintesi dei processi estetici e retorici, e presentandosi come la semplicità in persona. Le funzioni che la valorizzano sono numerose: evocando in modo semplice la gente semplice e il relativo quotidiano, essa trasporta verso altri mondi in tutta sicurezza e aggiunge il valore documentario a quello pedagogico; essa denuncia, cosi come istruisce. La novella, ancor più del romanzo, e veramente il genere di un secolo positivista e conquistatore, che crede nei Lumi del Progresso. L’universo chiuso della novella, il cui numero limitato di

5

componenti favorisce una rappresentazione mentale completa, fa di essa un microcosmo che consente di guardare dall’alto al macrocosmo del romanzo. La novella narrativa “classica” fa ancora furore fino ai nostri giorni, ma la sostanziale contestazione dei valori che si verifica all’inizio del XX secolo produrrà una novella completamente diversa. Il fatto essenziale, quello che provoca la scomparsa delle caratteristiche classiche del genere, è probabilmente il rifiuto dell’aneddoto. Le novelle che possiamo definire “moderne” non sono più centrate attorno ad una storia da raccontare. Se rimangono degli elementi narrativi, essi saranno diluiti, dissolti, riorganizzati sulla base di una prospettiva che abolisce ogni certezza. Avremmo allora dei momenti di coscienza nei quali l’interesse sta soprattutto nelle psiche dei personaggi, nel loro timore di un mondo che non esiste più per se stesso e di cui e negata perfino la stessa positività. Per questo genere si apre, allora, un’altra pagina e si avrà forse, la più grande rivoluzione dopo Boccaccio. La novella diventa un diario di viaggio, una riflessione o commento su un tema specifico, diventa un momento intimo d’introspezione oppure una pagina d’impegno sociale o di satira politica, un esercizio letterario. La ricerca di sé’’’’, l'indagine dei propri confini emozionali aprono le porte a narrazioni senza confini; l'assurdo per? convive insieme con la necessità del realismo neutrale che descrive la realtà così come la vede, l'autore più dire ciò che accade, l'autore cerca la realtà vera per affermarla ma non per giudicarla. In questo periodo abbiamo le opere di Pirandello, romanziere, autore di famose commedie e di novelle come Novelle per un anno. Tema dei suoi scritti la ricerca di sé, il tema dell'io, la necessità di indagare i meccanismi della coscienza umana sempre in bilico fra consapevolezza ed inconscio. Poi abbiamo anche Moravia, romanziere eccezionale, autore di novelle come i Racconti Romani che rappresentano un ritratto fedele, complesso e articolato della classe borghese del suo tempo. Nelle sue novelle l'attenzione alla puntualità della descrizione è massima, il racconto diventa un ritratto dove i personaggi vengono restituiti al lettore con la massima oggettività e senza alcuna valutazione morale. L'autore è spettatore e ha il compito di riportare fedelmente ciò che vede non di valutare moralmente l'altrui operato. Il realismo come descrizione del vissuto, come ritratto di una classe sociale, con aspettative e ideali, il realismo come viaggio nella memoria di un esperienza vissuta sono fra le righe delle opere di Michele Saponaro, Giorgio Saviane, Vittorio Gassman e Natalia Ginzburg. Da citare il talento e l'impegno di Ada Negri che con Le solitaire pone con forza e decisione la necessità di occuparsi della questione femminile. Con Buzzati invece torna protagonista l'inconscio come luogo delle paure e dell'emotività incontrollabile nell'uomo. Nei suoi racconti surreali, protagoniste sono forze spropositate che sembrano voler dare un volto e connotati più precisi a sentimenti come l'angoscia e l'ansia capaci di destabilizzare tanto profondamente l'equilibrio umano.

IL DECAMERON / TOFANO E GHITA

6

Nella seconda parte del nostro piccolo lavoro daremmo un esempio di una novella “classica”, pressa dal Decamerone di Boccaccio, la novella di Tofano e Ghitta che è la quarta della settima giornata. In essa giornata Boccaccio parla delle beffe ordite dalle mogli ai danni dei mariti. Ghita, moglie di Tofano, ha trovato un discreto espediente per frequentare il suo amante all’insaputa del marito. Scoperta la tresca, lui cerca di vendicarsi, ma l’astuta Ghita non solo riesce a sottrarsi alla punizione, ma trova anche il modo di fargli accettare il loro menage a trois con rassegnata sopportazione. La storia è ambientata ad Arezzo, in un tempo passato, probabilmente non troppo antico rispetto all’epoca dei novellatori di Boccaccio. Tofano è geloso senza ragione della moglie ed ha il vizio di ubriacarsi, mentre Ghitta benché sia descritta dalla narratrice come una donna priva d’istruzione, rivela la sua superiorità intellettuale decidendo di punire il marito del suo primo difetto, quello della gelosia, ricorrendo all’aiuto del secondo, la propensione al bere. La relazione che Ghitta intraprende con un giovane è motivata dall’intenzione della donna di dare al marito una vera ragione per essere geloso. Con scaltrezza monna Ghitta induce Tofano a ubriacarsi, per poi metterlo a letto e incontrarsi nottetempo con il suo amante. Discreta e prudente all’inizio della sua relazione, con il passare del tempo Ghitta è sempre più sicura del suo controllo sul marito e, facendo completo affidamento sul sonno da ubriaco di Tofano, diventa audace al punto di portare l’amante in casa propria o di trascorrere in casa di lui quasi tutta la notte. A rompere questo felice equilibrio interviene l’unico lampo d’intelligenza dell’ottuso consorte: il sospetto che la moglie lo faccia ubriacare, per poi fare ciò che vuole. La vendetta che lui allora si prende, rinchiudendo la moglie fuori casa, rappresenta la sua unica, effimera, ma soprattutto apparente vittoria. Egli, infatti, non si rende conto del danno che potrebbe arrecare anche a se stesso nel rendere di dominio pubblico l’adulterio della moglie. Il vantaggio acquisito da Tofano e rapidamente riguadagnato dall’astuta Ghita la quale, per rientrare in casa, dalle preghiere passa alle minacce e poi a una simulazione di suicidio, che contiene il primo segnale di quella inversione dei ruoli, che a partire da quel momento si produce alla novella. Ghita chiude a propria volta Tofano fuori casa e recita il ruolo della povera moglie, vittima dell’ubriachezza del marito e in cerca del sostegno dei vicini. Quella Ghita che all’inizio della vicenda si era cercata un amante per dare corpo ai sospetti del geloso marito, nel finale si conferma maestra nelle arti della simulazione e della dissimulazione. Da un lato simula con il marito il proprio suicidio e con il vicinato la punizione del consorte, che torna di notte ubriaco; dall’altro lato dissimula la sua condizione di moglie fedifraga, con un discorso che, non senza un certo compiacimento, ostenta, a beneficio di Tofano, proprio lo scambio dei ruoli tra lei e il marito. La conclusione della vicenda, con il marito disposto a tollerare che la moglie lo tradisca purché a sua insaputa, segna la completa vittoria di una donna che, seppur semplicetta, e riuscita a trionfare su tutte le avversità unicamente grazie ad Amore.

7

You're Reading a Free Preview

Download
scribd
/*********** DO NOT ALTER ANYTHING BELOW THIS LINE ! ************/ var s_code=s.t();if(s_code)document.write(s_code)//-->