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SULLA POESIA MODERNA

Guido Mazzoni

INTRODUZIONE: LE FORME DELLARTE E LA STORIA DEGLI


UOMINI
Nellintroduzione Guido Mazzoni parte dalla definizione di spazio letterario: insieme dei
testi che autori di una certa epoca giudicano opportuno scrivere e ritengono allaltezza dei
tempi. Afferma Mazzoni che lo spazio letterario ha subito nel corso dellOttocento un
profondo mutamento rendendo inattuali forme letterarie pur consacrate da una tradizione
secolare. Lo spazio che si venuto a delineare quello a cui noi oggi riconosciamo
lattributo di moderno. Lesempio che Mazzoni sceglie per spiegare questa evoluzione
proviene dallopera di Leopardi. I Disegni letterari sono composti di quattordici serie di
appunti preparatori di scritti di Leopardi composti tra il 1819 e il 1834, alcuni di questi
appunti descrivono con cura opere a cui Leopardi intendeva dedicarsi, altri, invece, sono
delle mere ipotesi. Questa raccolta di appunti preparatori sono importanti perch ci
consento di capire l'estensione delle possibilit che uno scrittore di quel periodo e di
quella classe sociale aveva davanti, insomma, descrivono la topografia del suo spazio
letterario, cio l' insieme delle opere che autori di una certa epoca giudicavano
ragionevole scrive poich all' altezza dei tempi. Da questi appunti preparatori, capiamo
che Leopardi riteneva all' altezza dei tempi opere molto diverse tra loro: un romanzo che
racconta la storia di una donna costratta a diventare monaco, la vita del generale polacco,
un poema sui boschi vicino alle opere di Nepote e Plutarco, una tragedia su Ifigenia, un
epica in prosa, insomma generi tra loro diversissimi, che oggi ci sembrano inconciliabili,
ma effettivamente per Leopardi non era cos. Questi disegni registrano il momento a cui
ad uno spazio letterario nuovo se ne affianca uno millenario, e Leopardi riteneva ancora

possibile muoversi in entrambi. L'elenco dei progetti di Leopardi diviso da una faglia,
le opere di cui parla appartengono a due idee di letteratura inconciliabili tra loro: una
moderna, e una premoderna. Benjamin, suggerisce, in uno dei suoi grandi saggi, che le
strutture narrative si evolvono con lentezza perch esprimono le trasformazioni profonde
della storia umana, il loro lungo tempo. I sistemi culturali coevi, tendono ad intersecarsi
tra loro e a subire l' influenza dei grandi sistemi materiali che li sorreggono come l'
economia, la politica, ecc..e a produrre una specie di sintesi. Non possiamo credere che
pochi testi, di cui parliamo, possano rappresentare un periodo storico interno. Le opere
dominanti non si impongono perch prevalgono nella lotta interna al sistema ma perch si
adattano meglio al cambiamento storico complessivo. Le forme dell' arte registrano la
storia degli uomini meglio dei documenti. Possiamo affermare, utilizzando una
similitudine geologica, che lo spazio letterario di un epoca corrisponde alla superficie
terrestre e che i generi sono le zolle che danno forma con i loro movimenti alla crosta del
pianeta. Cosa sono i generi letterari non chiaro. Goethe formula il suo dubbio sui
confini dei generi in alcune note del Divan occidentale-orientale (1819), e afferma che
classificare sistematicamente i generi poetici produce non poche difficolt. Nel senso
comune, il concetto di genere indica famiglie di testi del tutto disomogenee, come l'
allegoria, la ballata, la cantata, il dramma, l'elegia, l' epigramma, l' epopea, l'epistola,
l'eroide, la fiabe, l' idillio, il poema didascalico, il romanzo..ecc.. Quindi entit
completamente diverse ricadono sotto lo stesso nome di genere letterario. Goethe,
propone, di distinguere dalla massa dei generi poetici le tre grandi forme naturali della
poesia: l' epica, la lirica e il dramma. Goethe ritiene anche che alcune famiglie di generi
siano in un rapporto paritario, mentre altre, in un rapporto di subordinazione come ad
esempio tra il romanzo di fantascienza, il romance, il romanzo e la narrativa: il primo
un sottoinsieme del secondo, il secondo del terzo e il terzo del quarto. Ma l'ipotesi di
questa catena deduttiva offre molte difficolt, perch rimanda ad un paragone tra le
famiglie letterarie e le specie animali che non coglie la logica complessiva delle nostre
categorie.

I generi nono rispecchiano l' essenza della letteratura, ma disegnano degli insiemi di testi
storicamente imparentati fra di loro da alcune somiglianze. Evidenti rapporti di parentele
giustificano l' esistenza di un genere. I generi sono tenuti insieme da due elementi
diversi: un' oggettiva somiglianza di stile e argomento tra i testi che li compongono e gli
schemi mentali che consentono ai lettori di percepire la continuit tra le opere. I generi
letterari sono delle costruzioni estetiche che rappresentano immagini del mondo
condensate in una forma plastica e destinate ad un certo pubblico. La nascita, la morte e
la metamorfosi di generi letterari rispecchiano la nascita, la morte e la metamorfosi di una
visione della realt e dei ceti che vi si riconoscono. Se, come abbiamo detto, chiamiamo
spazio letterario l' insieme delle opere a cui ragionevole dedicarsi in una certa epoca, i
generi sono le strutture trascendentali che ordinano questo spazio, scegliere di dedicarsi
ad un genere piuttosto che ad un altro, significa adottare un'immagine del mondo e della
vita.
La poesia moderna nasce da una metamorfosi che dura molti secoli e che culmina fra la
seconda met del Settecento e la prima met dell'Ottocento. In questo periodo due dei
generi che la poetica antica e classicista ritenevano migliori, l' epos e la tragedia,
declinano in favore della novel e del dramma borghese, che mettono in scena, in modo
serio e problematico, le storie delle persone ordinarie e i conflitti della vita quotidiana.
Quello che ci sorprende dei Disegni di Leopardi, che lo stesso autore dell' Infinito pensi
ancora di dedicarsi ad un poema didascalico sulle selve, un tema cos convenzionale e
cos distante dall' uomo del diciannovesimo secolo. Il terreno della poesia moderna,
composto sopratutto da opere in versi, ma arrivata anche ad inglobare testi in prosa che
si distinguono per il contenuto autobiografico e per la densit formale. Il centro della
poesia moderna occupato da componimenti brevi o di media lunghezza, quasi sempre
in versi, che parlano di tempi personali in uno stie personale. E' per questo che il
progetto leopardiano di usare i versi per raccontare o spiegare un tema convenzionale e
distante dall' esperienza vissuta. La poesia didascalica da almeno due secoli che none
esiste pi, ma presente solo in forma parodica o sperimentale come in Gozzano. Anche

la narrativa versificata subisce una netta crisi. Il prestigio dei poemi narrativi lunghi
decrebbe nel diciannovesimo secolo, mentre, a lirica conquistava l' egemonia sulla
scrittura in versi. La lirica, la poesia soggettiva non esaurisce l' intero spettro della poesia
moderna, alla periferia del genere troviamo anche testi non lirici, come i poemetti, opere
in versi che affrontano contenuti narrativi o saggistici, che rinunciano alla forma
tendenzialmente breve, opaca e soggettiva della lirica moderna, e testi che hanno la
pretesa di abolire la prima persona, di eliminare ogni contenuto manifesto, e di ridurre la
poesia ad un gioco di pure suggestioni formali ( Mallarm). La poesia soggettiva degli
ultimi secoli ha esasperati l' egocentrismo. raccontando al pubblico esperienze personali
che in altre epoche sarebbero state giudicate ininteressanti oppure non adatte ad un'opera
seria. Adorno, filosofo del ventesimo secolo in un saggio del 1950 intitolato Discorso su
lirica e soggettivit, afferma che il contenuto di una poesia pi di un moto dell' animo
perch i contenuti diventano universali. Il poeta non mosso solo dal desiderio di parlare
di s perch il poeta sente qualcosa prima degli altri e attraverso la lirica lo rende
universale, quindi, secondo Adorno, la creazione lirica mira all' universale. Se ci
riflettiamo un p un paradosso, perch il poeta spera di raggiungere l'universalit, ma lo
fa dicendo IO.

CAPITOLO PRIMO: LA RETE DEI CONCETTI


Nel primo capitolo Mazzoni ripercorre le vicende della nozione di poesia nella storia del
pensiero estetico occidentale. Mazzoni in particolar modo avvia una convincente
demistificazione del pregiudizio romantico-hegeliano in base al quale la tripartizione
lirica/dramma/epica sarebbe immanente alla letteratura di ogni epoca. Fra la seconda
met del Cinquecento e la seconda met del Settecento, il concetto di poesia subisce una
metamorfosi che rappresenta l' inizio della poesia moderna. Oggi riteniamo che la poesia
coincida per lo pi con la lirica e che quest' ultima sia la forma letteraria dell' induzione
senza riserve, il genere dove una prima persona parla di s in uno stile personale. Questo

discorso cinque secoli fa era condiviso solo d una minoranza di lettori specialisti. Nella
cultura antica la lirica, era la poesia cantata al suono della lira, mentre nella nostra cultura
la lirica uno dei tre grandi generi teorici in cui la letteratura si divide, quello che
accorpa i testi dove un io espone dei contenuti fortemente soggettivi come passioni, stati
d'animo, riflessioni personali. Questa divisione dei tre grandi generi della letteratura
avviene tra il 1750 e il 1800 e viene fatta ad opera dei romantici i quali distinguevano la
letteratura in tre generi: lirico, epico, drammatico.

Hegel, nelle lezioni di estetica,

riprende lo schema romantico e lo perfeziona: La letteratura si compone di tre grandi


generi: Epica che mette in rilievo l' oggettivo, cio descrive i fatti cos come sono, la
lirica che da spazio al mondo soggettivo, al mondo interno, l' animo non procede all'
azione ma riflette su di s ( questa definizione di lirica coincide con quella di Aristotele:
alla lirica appartiene tutto ci che non azione come sentimenti, affetti), e il dramma che
unisce le caratteristiche dell' epica e della lirica. I romantici, insomma chiariscono solo la
categorizzazione, ma con Hegel che nasce il poeta lirico che riflette sulla sua interiorit.
Dice Mazzoni: Nella lirica, un io parla di se stesso in prima persona, concentrando
l'interesse del lettore non tanto sul valore oggettivo delle esperienze raccontate quanto sul
modo di raccontarle e sul significato che queste esperienze hanno per lui. Nel dramma le
prime persone che parlano sono molte e agiscono entro uno spazio pubblico della scena,
mentre nell' epica, l' io narratore racconta le parole, i pensieri e le azioni di terze persone,
concentrando l'attenzione del lettore sulle cose raccontate. Come abbiamo detto questa
tassonomia, non esisteva prima dell' et romantica. Anche per la poetica antica, stando
alla Repubblica di Platone e la Poetica di Aristotele, i generi teorici sono tre, ma il
criterio di distinzione totalmente differente da quello dei romantici. Secondo Patlone,
ci che dicono i poeti o i mitografi racconto e il racconto pu svolgersi per narrazione
semplice, per imitazione o in forma mista, cio, nella narrazione semplice il poeta parla
in prima persona, nella forma mimetica ricrea la parola dei personaggi e nella forma
mista alterna il proprio racconto alla parola altrui. La tragedia e la commedia, secondo
Platone, sono generi mimetici perch sono i personaggi a parlare direttamente senza la

mediazione di un narratore, l'epopea invece un genere misto perch la parola del


narratore si alterna a quella dei personaggi. Solo il ditirambo un racconto puro.
Secondo Aristotele, invece, i criteri utilizzati per classificare le opere sono sempre tre: i
mezzi usati per imitare, gli oggetti imitati, e il metodo di imitare, poich l'arte poetica per
Aristotele mimesi. Aristotele, quindi divide lo spazio della mimesi letteraria in due
grandi generi teorici: Prosa, che la rappresentazione dell' uomo in azione e la lirica a cui
appartiene tutto ci che non azione, ed in mezzo lascia una terza possibilit nata
dall'incrocio delle due forme pure. Sia Platone che Aristotele classificano le opere
guardando ad una differenza formale, ponendosi una domanda: chi parla nel testo? I casi
possibili sono tre: o parlano il narratore e i personaggi, o parlano solo i personaggi o solo
il narratore. Il mimetismo massimo nella poesia drammatica, dove i personaggi parlano
e agiscono senza mediazioni, minima nelle forme diegetiche pure, che rappresentano la
realt attraverso la mediazione del narratore, e media nella forma mista che alterna i due
modi precedenti. Questa categorizzazione egemone, persiste fino al Medioevo, e
impedisce di intendere la lirica come la intendiamo noi dopo il romanticismo, poich la
lirica risulta, secondo questo schema, indistinguibile dalla lirica. Come ci dice Hegel
nell' estetica, la lirica un genere letterario in cui una persona parla di s in forma
personale, in modo che il centro dell' opera non sia l' evento stesso, ma lo stato d'animo
che vi si riflette.

La lirica, dunque, un genere in cui il racconto di frammenti

autobiografici si combina con uno stile costruito per attirare l' attenzione sull' io dello
scrittore che esprime se stesso nel testo. Come abbiamo detto per le teorie antiche, la
poesia era mimesi della realt e non libera creazione di un io. I primi a dare uno statuto
teorico alle categorie antiche furono i grammatici e i filologi alessandrini, infatti la parola
lyrikoi compare in epoca alessandrina per distinguere i nove poetici che componevano il
canone dei lirici arcaici; Alcmane, Saffo, Alceo, Anacreonte, ecc.. Successivamente
chiamarono poesia lirica, la poesia cantata al suono della lira. Gli alessandrini fanno una
rigida divisione in sottogeneri di quella poesia che dal romanticismo in poi avrebbe fatto
parte di una grande categoria sintetica. Quintiliano ne decimo libro dell' Istituitio oratoria
nomina vari generi e li associa ad un preciso atteggiamento esistenziale che dimostra

inconcepibile l' idea che un giorno questi sottogeneri avrebbero potuto far parte di un
genere allargato. La categoria unitaria di lirica e il sistema moderno dei generi si
affermano intorno alla met del Cinquecento in Italia. Minturno fa una distinzione tra l'
epica, epica scenica e l' epica lirica e le forme minori vennero interpretati come varianti
delle tre classi principali. L' idea che i componimenti in versi di argomento soggettivo
appartengono a un grande genere sintetico nasce gi un decennio prima di Minturno. La
partizione abbastanza moderna di Minturo nasce da un criterio aristotelico, cio dall'
analisi dei mezzi che il poeta usa per mimare la realt: l' epica ha bisogno solo della
parola, la scenica si serve della rappresentazione teatrale e la lirica della parola
accompagnata dal ballo e dal canto. Nella met del Cinquecento per, la maggior parte
delle poesie erano scritte per la lettura silenziosa e quindi iniziarono a legittimarsi dalla
musica. Ci che teneva insieme le poesie liriche non era pi tanto il legame con il canto,
ma la capacit di evocare gli effetti dell' animo, cosa sulla quale Minturno ne L' arte
poetica si soffermava a lungo. Ma secondo la teoria antica, il poeta doveva parlare il
meno possibile, doveva solo raccontare i fatti, essendo la poesia mimesi della realt , il
poeta quindi doveva creare una trama e non esporre la sua vita interiore. I teorici italiani
del Cinquecento, introdussero un nuovo sistema di generi per coprire un vuoto
intollerabile nato da le Lezioni intorno alla poesia di Segni. Quest' opera di Angelo Segni,
nasce dall' invito dell' Accademia fiorentina che era solita chiedere ad un letterato, di
commentare alcune poesie di Petrarca. Segni analizza la lirica di Petrarca In quella parte
dove Amor mi sprona, e riflette sulla poesia secondo i principi aristotelici e platonici. Il
poeta, dice Segni, quando parla in prima persona, non imitatore, e la mimesi autentica
inconciliabile con l' autobiografia. Quindi, seguendo i criteri aristotelici e platonici,
Petrarca, non potrebbe essere definito poeta, in quanto non crea una mimesi della realt,
ma esprime la sua autobiografia in prima persona. Ma ovviamente, non si poteva togliere
il titolo di poeta a Petrarca. Nel sistema della poetica antica, quindi non c'era posto per
un opera come il Canzoniere di Petrarca, bisognava dunque trovare un compromesso:
Petrarca doveva diventare conforme alle regole canoniche antiche, ma la sua autorit fu
talmente forte che si decise di pensare alla poesia lirica come un genere unitario, nozione

estranea alla cultura greca e latina, che deve la propria origine al peso che il Canzoniere
aveva nella letteratura volgare europea. In Petrarca convivono metri diversi e temi
diversi, in cui l' unit complessiva assicurata solo dall' unit dell' io che scrive. La
poesia, quindi non sembrava degna di figurare accanto all' epica e alla tragedia come
forma canonica e perfetta. Tasso, nei Discorsi sull' arte poetica, afferma che il primato
della lirica non la costruzione di una trama o la mimesi di azioni, ma l' espressione di
concetti, cio di contenuti della vita interiore. Bench gli argomenti a favore della lirica
fossero consistenti,la maggior parte dei trattatisti, continu ad interpretare Aristotele e
Platone alla lettera. Solo tra la fine del Seicento e l' inizio del Settecento la divisione
della poesia in epica, lirica e drammatica si diffuse in tutte le grandi letterature europea. Il
predominio di un sistema sull' altro, dipendeva anche dalla nazionalit di chi l'
interpretava, ad esempio i letterati italiani, mettevano sullo stesso piano l' epica della
tragedia e della commedia, mentre i letterati francesi separavano l' ode dalle altre forme.
In Italia, possiamo affermare, che la lirica stata legittimata dal Canzoniere, perch dove
di esso, i letterati italiani non poterono dubitare che la poesia soggettiva di stile grave
abbia una dignit pari a quella dei grandi generi classicista, mentre in Francia manc un
poeta come Petrarca, capace di conferire con la sua opera lo stesso prestigio di cui
godevano l' epica , la tragedia e la commedia alla lirica.

Come abbiamo detto la

tripartizione dei generi in epica, lirica e dramma, viene fatto dai romantici.
Castelvetro, afferma che la poesia complicata perch scissa in tante categorie poco
affini: Commedia, epopea, tragedia e una quarta categoria in cui confluisce tutto ci che
non definito con precisione. Leopardi quando pensa ai propri versi le pensa alla vecchia
maniera lirica, pensa alla quarta categoria di Castelvetro, ma dopo il 1826, qualcosa in lui
cambia e aderisce alla partizione del genere romantico (epica, lirica, dramma). Leopardi
si pone il problema di entrare in una categoria, si riconosce nel genere lirico definito il
pi nobile e il pi poetico perch il genere che muove le corde dell' io.

Nello

ZIbaldone, Leopardi, dir esplicitamente che pi un uomo di genio, quanto pi poeta,


tanto pi avr dei sentimenti propri da esporre e disdegner di vestire i panni di un altro

personaggio, di imitare, di parlare in persona altrui, quanto pi dipinger se stesso tanto


pi sar lirico. La teoria romantica, rifonda il proprio rapporto fra la lirica e la musica, il
sentimento che infiamma il poeta genera in stile personale, in una musica interiore che il
testo si sforza di rendere udibile.

Per Leopardi il genere lirico il migliore

e il

primogenito. Nell' edizione delle poesie di Leopardi del 1826, tutte le poesie vengono
divise in sottogeneri, elegie, epistole morali, satirici, successivamente alla svolta
romantica nel 1831, tutte le liriche vengono inglobate sotto un unico titolo. Questa
vicenda dimostra che chi dice Io un poeta perch rivendica la propria soggettivit. I libri
scritti prima della svolta moderna hanno solo una funzione civile, mentre, quelle
successive alla svolta moderna presentano la rivendicazione del soggetto. Questo
possibile solo dopo la rivoluzione francese, perch prima, era possibile narrare solo l'
autobiografia di persone illustri che avevano un messaggio morale, mentre in epoca postrivoluzionaria assistiamo alla rivendicazione del soggetto e la legittimazione a narrare la
propria esperienza. La rivoluzione francese, dunque uno spartiacque fortissimo. La
biografia nasce con la rivoluzione, quando nasce l' identit dell' uomo, ogni vita, diventa
degna di essere narrata. Il libro di poesia, dunque, una garanzia di esistenza in cui si
legittima la propria vita. La lirica, quindi, non pi una guida con funzione morale.
Esiste perch c' qualcuno che dice io. La lirica nell' Ottocento si specializza in senso
lirico e la lirica, diventa sempre pi soggettiva, diventa il genere dell' autobiografia
interiore e dell' autoespressione. Il sistema di generi, totalmente diverso da quello
antico. Con il romanticismo nascono degli schemi di storia letteraria che si fonda su delle
fratture epocali. In alcuni casi ci si limita a contrapporre la lirica moderna cio quella
romantica a quella antica e classicista, oppure ci si riferisce ad uno schema tripartito: un
epoca primitiva in cui la lirica era voce spontanea delle passione seguita dall epoca
premoderna in cui la lirica dominata dall artificio. L epoca premoderna termina con l
arrivo dei romantici che riportano la lirica alla sua forma primitiva. Secondo Francesco
de Sanctis, nella sua Storia della Letteratura, la poesia moderna inizia con Foscolo e
Leopardi. Nei Sepolcri, come ci dice De Santis, appare luomo nella sua intimit, nei
delicati sentimenti della natura civile. Foscolo quindi, annuncerebbe i tempi nuovi, in

primis perch nella sua poesia parla una persona vera e non una maschera convenzionale
come nella poesia arcaica. Soggetto poetico e persona biografica coincidono, si annulla
quindi la distanza tra il personaggio che dice Io e che mette la firma sulla copertina. Il
secondo motivo per cui Foscolo, secondo De Sanctis, un annunciatore nei tempi nuovi,
risiede nello stile: Foscolo elimina da ogni verso la musicalit settecentesca, e inventa
uno stile nuovo al contempo semantico e personale. La nuova poesia lascia parlare i
pensieri e le passioni di un io biografico concreto, rinunciando le convenzioni artificiose.
Concludendo, possiamo affermare che la letteratura si divide in tre grandi generi, due dei
quali, lepica e il dramma sono definiti da tratti formali incontestabili, mentre il terzo, la
lirica, deve la propria identit alla combinazione di un elemento tematico, cio, l
autobiografia e un elemento formale e cio l auto espressione. La lirica ha una storia
discontinua e divisa in due o tre stagioni: una remota e quasi mitologica e cio lepoca
della poesia primitiva, una premoderna dominata dalla convenzione, dalle regole e dall
artificio,e la poesia moderna che riporta la lirica alla sua funzione autentica, lasciando
che l io si esprima liberamente nel testo con immediatezza e sincerit.

CAPITOLO SECONDO: UN TESTO ESEMPLARE


Il secondo capitolo d conto del modo in cui, approssimandosi allet moderna, la poesia
ha mutato i suoi contenuti. Mazzoni si accinge alla lettura dellInfinito partendo dai fatti
formali. Ma inevitabilmente ildiscorso procede subito verso il confronto con la lunga ed
illustre tradizione esegetica, che ha in Fubini, Blasucci, Brioschi tre dei pi sicuri punti di
riferimento. Mazzoni individua nei tre critici la persistenza di un modello interpretativo
di ascendenza romantica, volto a collegare leccezionalit dellInfinito con lespressione
di un contenuto autobiografico che superi i manierismi petrarchesco-arcadici.
Quello che ribadisce Mazzoni il fatto che lInfinito un punto di approdo di un
percorsoche partirebbe dalla Vita Nuova e dal Canzoniere. Anche se bene fare delle
distinzioni. Mazzoni riconosce la novit e la modernit dellInfinito soprattutto nella

relazione didentit che sussiste tra io empirico e io lirico: tale identit non si dava n in
quella che Mazzoni chiama lirica di societ n nella grande tradizione lirica romanza,
laddove un io fungibile vive esperienze individuali (perch dettate da una prima
persona singolare) ma non individuate (perch indistinte ed emblematiche), dando
luogo a quello che Mazzoni definisce autobiografismo trascendentale. Assumendo
Petrarca come autore esemplare per ci che riguarda questo tipo di rapporto tra io
empirico e io poetico e, nel solco dunque degli studi del Santagata, Mazzoni scrive sul
Canzoniere alcune delle pagine pi chiare fra quante siano state dedicate allargomento. I
caratteri pi vistosi della poesia di Petrarca soppressione dei dettagli circostanziali, la
censura linguistica, il carattere esemplare della fabula- vengono giustificati nel quadro di
un ideale poetico che consegue luniversalit non attraverso unestrema individuazione
bens attraverso la proiezione sull io di parole e concetti universali.
LInfinito invece prossimo al terzo modello di lirica che Mazzoni individua definendolo
autobiografismo empirico. In esso, il poeta pu, attraverso un linguaggio privato,
mettere in forma frammenti di autobiografia che non ambiscono n a rappresentare
lintero della biografia stessa n a presentare la propria privata esperienza come
esperienza comune. Ci tanto pi evidente quanto pi si consideri la poesia successiva a
Leopardi. Il secondo testo esemplare che Mazzoni osserva rapidamente il celebre
componimento di MontaleLa speranza di pure rivederti. Con Montale il lirismo
autobiografico che Fiubiniriconosceva in Leopardi giunge al grado estremo, sostituendo
alla retorica sovrapersonale dei poeti moderni un codice del tutto privato. Rispetto a
Petrarca ed questa losservazione decisiva- sembra cambiata la logica stessa del
genere letterario: perch la lirica abbia un valore universale, perch lio significhi noi
non pi necessario che la prima persona sublimi la propria accidentalit.

CAPITOLO TERZO: UNA STORIA DELLE FORME

Levoluzione dei generi risulta ancora pi chiara se misurata sul piano dello stile, che
Mazzoni illustra nel terzo capitolo.
Il terzo capitolo dedicato alla forma della poesia e alle due soglie storiche che essa ha
attraversato negli ultimi due secoli.
Prima, tra la fine del Settecento e linizio dellOttocento, lespressivismo romantico ha
rifiutato le regole classicistiche e ha cessato di considerare la poesia come una
variazione ornamentale della prosa (Barthes). Il documento che meglio di qualsiasi
altro certifica questo passaggio la prefazione di Wordsworth alle Lyrical Ballads, nella
quale una scrittura naturale, originale, individuale, autentica, capace di tradurre in forma
senza mediazioni il traboccare spontaneo di sentimenti potenti, opposta alla poetic
diction tradizionale e al suo canone di decorum metrico, retorico, tematico che genera
uno stile artificioso e meccanico. Lo stile del poeta moderno personale e solitario,
perch riflette una passione individuale e autentica, mentre la poetica diction
convenzionale e collettiva. Wordsworth e Barthes dunque descrivono gli effetti di una
metamorfosi che incomincia nel corso del Settecento inaugurando unepoca nuova della
storia letteraria e una concezione dello stile ancora largamente egemone. Solo nel corso
del Settecento dopo una metamorfosi durata un secolo si afferma lidea secondo la quale
le figure retoriche non sono degli abbellimenti scelti a freddo per rispettare alcune
consuetudini, ma i sintomi di una passione, di un modo di fare esperienza, di un pensiero.
La seconda soglia storica, tra Ottocento e Novecento. Mazzoni chiama la teoria dello stile
che si afferma allinizio dellOttocento espressivistica ripredendo laggettivo da Taylor,
che definisce in questo modo latteggiamento, romantico e moderno, di chi ripone il
senso della vita nella manifestazione della propria differenza soggettiva. I poeti traggono
le estreme conseguenze dalla libert romantica e alla lingua e alle forme ancora
socializzabili e condivise dei loro predecessori (fino a Hugo e a Baudelaire) sostituiscono
un loro proprio idioletto (Rimbaud, Mallarm) Le conseguenze di pi ampia portata di
questa nuova teoria dello stile sarebbero per state percepite nel Novecento, con la

liberazione e il rinnovamento della forma poetica nelle componenti del metro, del lessico,
della sintassi e dei tropi. Possiamo dunque dire che come se la lirica moderna
dovesse la propria origine a due metamorfosi parallele che tendono entrambe
allindividuazione:

Sul versante del CONTENUTO: lingresso dellio empirico in poesia che si


compie gi con la lirica romantica, se si guarda ai pure contenuti lInfinito gi
una poesia moderna. Non possiamo dire lo stesso se guardiamo invece allo stile in
quanto per quello Leopardi ancora un classicista.

Sul versante dello STILE: la liberazione del talento personale individuale, la


conquista del diritto a scrivere senza rispettare regole prestabilite e a intendere lo
stile come espressione anarchica di se lavvento della libert stilistica si compie
con molto ritardo rispetto allannuncio che ne danno i testi di poetica. Il dilagare
dellindividualismo nel dominio della forma non un cambiamento repentino, ma
un processo che attraversa il XIX secolo, procede per tappe successive e termina
solo quando il poeta ha davvero la possibilit di esprimere la propria originalit.

Alla domanda quando nasce la poesia moderna occorre rispondere che la poesia
moderna uno spazio letterario che si forma lentamente. Fra la fine del Settecento e
let delle avanguardie storiche questo spazio acquista progressivamente nuove
dimensioni, e chi lo occupa si trova davanti possibilit inedite: pu parlare di s, usare
qualsiasi parola, andare a capo quando vuole, servirsi di figure retoriche cos originali da
risultare oscure.

CAPITOLO QUARTO: LO SPAZIO LETTERARIO DELLA POESIA


MODERNA

Il quarto capitolo descrive Lo spazio letterario della poesia moderna.


La lirica occupa il centro di questo spazio: ma non si tratta di un centro immobile, che
non sperimenti dallet romantica ad oggi trasformazioni anche radicali. Al centro della
poesia moderna, vi dunque, il genere soggettivo per eccellenza: la lirica. Il modello di
poesia soggettiva che si imposto negli ultimi secoli nasce tra la seconda met del
Settecento

linizio

dellOttocento.

Potremmo

chiamare

questo

archetipo

ROMANTICISMO LIRICO. Il testo di una lirica romantica contiene il monologo di un io


poetico individuato che si muove in un paesaggio individuato e intrattiene un colloquio
con se stesso, con un interlocutore silenzioso o con le cose. Molte poesie del
romanticismo inglese hanno una struttura simile.
Potremmo parlare di sicurezza dellio romanticolio parla di s nella convinzione
incrollabile che la sua vita personale abbia un immediato valore universale o, se si
preferisce, cosmico-storico, nel duplice senso di riconosciuto da tutti, ma anche di
essenziale, decisivo per la nostra comprensione della realt. Dunque ci troviamo di
fronte ad un tipo di espressionismo nellordine dei contenuti: autobiografismo empirico,
identificazione immediata del lettore con unaltra persona, trionfo dellindividuale. Sul
piano del contenuto ma non su quello dello stile perch questo tipo di lirica resta lontana
dagli eccessi che il simbolismo e le avanguardie renderanno consueti.
Nel Novecento abbiamo la dissoluzione di quella sicurezza dopo le avanguardie storiche,
cio al maturare della sfiducia circa la possibilit che lesperienza personale tradotta in
letteratura possa ambire ad avere rilevanza pubblica e a dar voce a idee e sentimenti
sovraindividuali. Questa sfiducia produce, secondo Mazzoni, due atteggiamenti opposti:
quello disforico della vergogna della poesia crepuscolare (chi prende la parola sente di
non avere il diritto di darsi tanta importanza), dove per crepuscolare sintende, ben al di
l del momento storico di Gozzano e Corazzini, quel desolato atteggiamento verso la vita
per cui sono crepuscolari anche Larkin, Giudici o lultimo Montale; e quello euforico,
provocatorio espressionistico, nella classificazione di Mazzoni che nellesperienza

assoluta del poeta trova lultima riserva di verit e di autenticit rimasta in un mondo
inautentico. I paragrafi 5 e 6 descrivono le periferie antiliriche che nello spazio della
poesia moderna si dispongono attorno a questo nucleo lirico:
- Da un lato il long poem o il poemetto narrativo che tende al recupero delloggettivit.
Eliot forse il pi famoso e influente tra gli autori che, nel corso del Novecento, hanno
cercato di rinnovare la scrittura in versi rifiutando la centralit dellio. Questa periferia
antilirica si combina con il centro lirico in molti modi.
- Dallaltro lato opposto della poesia moderna troviamo unaltra periferia antilirica, nata
con il simbolismo francese attorno allutopia di una poesia pura. Mallarm ritiene che sia
inutile che i poeti esprimano se stessi con immediatezza, presuppone la scomparsa
elocutoria del poeta e, sul piano degli effetti, un solipsismo che rinuncia a ogni legame
con le strutture pubbliche del mondo della vita, finendo per generare unoscurit
impenetrabile Nei paragrafi 7 e 8 Mazzoni inizia una riflessione che si sviluppa pi
ampiamente nellultimo capitolo, e che abbandona il piano della ricostruzione storica per
affrontare il problema del significato attuale della poesia tanto in s, per la visione del
mondo che essa sottende e veicola, quanto nei suoi rapporti con gli altri generi letterari.