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Come si analizza un testo

narrativo

Prima parte : dall’incipit allo spazio narrativo


1. Un testo narrativo racconta una storia

Ha un inizio e una fine


Ha un tempo e uno spazio

Ha un
Ha uno schema sistema di
narrativo personaggi
Come può iniziare una storia?

In forma
In descrittiva
In forma medias
narrativa res
Come può finire una storia?

Lieto Finale
fine circolare

Finale aperto Finale a


sorpresa
Lo schema narrativo si sviluppa in
genere in questo modo
I personaggi vanno inseriti

In un
sistema
In una
gerarchia
I personaggi sono caratterizzati

Nell’aspetto
Nello
esteriore
sviluppo
e interiore
Che cos’è il tempo in un testo narrativo?

Tempo della Tempo del


storia: il lasso di racconto: il tempo
tempo durante il materiale dedicato a
quale si svolgono raccontare gli eventi
gli eventi narrati stessi
Facciamo un esempio :
L’orfano di Maupassant

Tempo del
Tempo della storia: i fatti si racconto: di quei 60
svolgono all’incirca in 60 anni vengono
anni raccontate solo
alcune sequenze
utili a montare
l’episodio che
interessa veramente
Tempo della storia:come si calcola?
 Per valutare la ‘durata’ del tempo della storia dobbiamo ricostruire la FABULA,
cioè l’ordine logico cronologico degli eventi.
Nell’esempio dell’Orfano,dobbiamo partire dalle vicende della protagonista,addirittura dall’incidente che nell’infanzia l’ha
sfregiata e ricostruire tutta la sequenza degli eventi fino al tragico finale:

 Da bambina la protagonista rimane sfregiata


 Rimasta sola non si sposa perché non trova nessuno che accetti la sua deformità
 Quando è ormai oltre la quarantina adotta l’orfano
 Passano 14 anni di collegio
 Pochi anni sereni,poi l’orfano comincia a leggere (macchinando chissà cosa)
 Nell’ultimo anno la paura aumenta,lei vende la casa e ne acquista una più centrale
 Una sera viene uccisa
 L’orfano viene processato,assolto,riaccolto nella comunità.
 L’orfano diviene sindaco della cittadina

Ricostruita la fabula ,concludiamo che il tempo della storia copre circa 50/60 anni (dall’infanzia della protagonista
all’elezione a sindaco dell’orfano)
Tempo del racconto : come si calcola?
Per valutare e analizzare il tempo del racconto dobbiamo considerare
l’INTRECCIO, ossia il modo con cui sono raccontati gli eventi:
 L’infanzia della protagonista viene rivelata attraverso un flashback
 Gli anni di collegio dell’orfano vengono omessi , grazie a una ellissi
 I rapporti tra la anziana signorina e l’orfano , affettuosi nei primi tempi e
progressivamente inquietanti , vengono spesso riassunti in sommario
 I pochi momenti in cui il tempo della storia e quello del racconto coincidono
sono le scene , costituite da sequenze dialogiche.
Gli eventi sono stati ‘intrecciati’, manipolati in modo da ottenere un racconto che
in meno di dieci pagine sviluppa una vicenda di circa 60 anni
Tempo della storia/tempo del racconto:come si
relazionano tra loro?
Riepilogando:
L’ordine degli eventi della storia(fabula) può essere manipolato nell’ordine degli
eventi del racconto(intreccio):
 raccontando prima un fatto che avverrà dopo (prolessi) o raccontando dopo un
fatto avvenuto prima (analessi)
Il tempo della storia (TS) può essere alterato nel tempo del racconto(TR)
attraverso l’uso di:
pausa, sommario , ellissi, scena

TS=TR
TR>TS

TR<TS
Lo spazio narrativo
Pausa : il tempo del racconto si ferma ,per dare
spazio a una descrizione o una riflessione.
Sommario: nel racconto sono riassunti in breve
periodi più o meno lunghi ,ma non interessanti
nell’ambito dello schema narrativo.
Ellissi: nel racconto sono omessi del tutto alcuni
periodi ,più o meno lunghi , per ragioni diverse.
Scena : solo riportando i dialoghi dei personaggi si
ottiene coincidenza tra tempo della storia e tempo
del racconto.
Incipit narrativo
«Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunciò che avrebbe presto
festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta
Hobbiville si mise in agitazione.»
Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien

Eccoci dentro il racconto, e subito viene da chiedersi: chi è Bilbo Baggins e come fa ad avere 111
anni e perché il fatto che voglia festeggiare un compleanno mette Hobbiville in agitazione? E
poi, cos’è Hobbiville?
Insomma, questi dati inaspettati snocciolati in poco più di due righe ci sorprendono: sorgono
spontanee già tantissime domande!
Gli incipit narrativi riescono, in una manciata di righe, a portare l’attenzione su dettagli
all’apparenza banali ma che intuiamo essere importanti. La curiosità, infatti, è come un
pruritino: dà fastidio finché non ci si gratta! Di pari passo, si tende sempre a voler soddisfare
una curiosità, anche se solo una scintilla. Questo ci fa andare avanti nella lettura.
Inoltre, gli incipit narrativi hanno il pregio di condurci quasi per mano all’interno della storia.
Incipit descrittivo
«All’inizio di un luglio straordinariamente caldo, verso sera, un giovane scese per
strada dallo stanzino che aveva preso in affitto in vicolo S., e lentamente, come
indeciso, si diresse verso il ponte K. Sulle scale riuscì a evitare l’incontro con la
padrona di casa.»
Delitto e castigo di Fëdor Dostoevski

Una manciata di righe e abbiamo già tre riferimenti: luogo, tempo e personaggio.
Non ne conosciamo il nome ma il fatto che sia “come indeciso” ha un effetto
sorprendente, poiché instilla curiosità ma anche sospetto, confermato
immediatamente dalla frase seguente.
L’incipit descrittivo funziona come un faro che proietta la sua luce su uno o più
dettagli in particolare. Canalizzare l’attenzione e l’energia in maniera calzante
richiede tecnica e un buono spirito di osservazione. Per la riuscita di questo incipit
è consigliabile anche dare vivacità alle parole, giocando con la musicalità e il ritmo,
per non rischiare di appiattirle.
Incipit in medias res
«”Tu lo capisci, vero, che dobbiamo ucciderla?”. La domanda fluttuò nell’aria tranquilla della notte, parve
restarvi un momento sospesa, poi sprofondò via, laggiù, verso il Mar Morto.»
La domatrice di Agatha Christie

L’incipit in medias res è anche tipico dei gialli, dei thriller, dei noir. Viene
usato per creare suspence e, se capaci di farne buon uso, per fare
immedesimare il lettore nei panni del detective della storia.
L’incipit in medias res ha il pregio di essere immediatamente
comprensibile, funziona come una calamita: l’incertezza che riesce a
generare attrae, volente o nolente, chi legge, costringendolo a voler
proseguire la lettura. Tuttavia un rischio c’è. Lo scrittore, infatti, deve
essere bravo a mantenere alte le aspettative, deve rendere la storia
credibile e deve riportare a un ordine delle cose, pur non spezzando la
magia del racconto.
«”Tu lo capisci, vero, che dobbiamo ucciderla?”. La domanda
fluttuò nell’aria tranquilla della notte, parve restarvi un momento
sospesa, poi sprofondò via, laggiù, verso il Mar Morto.»
La domatrice di Agatha Christie
L’incipit in medias res è tipico dei gialli, dei thriller, dei noir.
Viene usato per creare suspence e, se capaci di farne buon uso,
per fare immedesimare il lettore nei panni del detective della
storia.
L’incipit in medias res ha il pregio di essere immediatamente
comprensibile, funziona come una calamita: l’incertezza che
riesce a generare attrae, volente o nolente, chi legge,
costringendolo a voler proseguire la lettura.
Il lieto fine
Al termine di una storia più o meno drammatica o
intricata, i protagonisti ottengono ciò che cercavano,
coronano un amore, sventano un attentato; in sostanza,
ciò che può andare per il verso giusto lo farà.

Qualche lieto fine celebre? “Orgoglio e pregiudizio” di


Jane Austin.
Il finale aperto
Il finale aperto è una tipologia largamente usata e
apprezzata di finale. Il finale aperto può preparare
l’opera a un seguito, oppure essere fine a se stesso,
lasciando al lettore un voluto senso di sospensione.

qualche finale aperto celebre?  Via col vento di


Margareth Mitchell.
Il finale a sorpresa
 Il finale a sorpresa è molto comune nei racconti e, in
alcuni casi, anche nei romanzi. In un racconto il finale a
sorpresa, magari con un bel ‘colpo di scena’che getti una
luce completamente diversa su quanto letto fino a quel
momento, è quasi sempre vincente.
qualche finale a sorpresa celebre? Abbiamo letto
insieme ‘Giorno d’esame’ o ‘Questione di scala’ di
Frederick Brown
l’incipit in medias res scardina le nostre comodità, è quasi un fatto fisico: la schiena
si raddrizza, i muscoli si tendono, le poche righe lette aguzzano la vista, mentre la
scena prende immediatamente forma.
«”Tu lo capisci, vero, che dobbiamo ucciderla?”. La domanda fluttuò nell’aria
tranquilla della notte, parve restarvi un momento sospesa, poi sprofondò via, laggiù,
verso il Mar Morto.»
La domatrice di Agatha Christie
L’incipit in medias res è anche tipico dei gialli, dei thriller, dei noir. Viene usato per
creare suspence e, se capaci di farne buon uso, per fare immedesimare il lettore nei
panni del detective della storia.
L’incipit in medias res ha il pregio di essere immediatamente comprensibile, funziona
come una calamita: l’incertezza che riesce a generare attrae, volente o nolente, chi
legge, costringendolo a voler proseguire la lettura. Tuttavia un rischio c’è. Lo scrittore,
infatti, deve essere bravo a mantenere alte le aspettative, deve rendere la storia
credibile e deve riportare a un ordine delle cose, pur non spezzando la magia del
racconto. P
Finale circolare
Il finale circolare consiste nel concludere la storia là dove
era iniziata. Si adatta molto alle opere in cui un
personaggio racconta o ripercorre gli eventi che lo hanno
portato nel punto in cui si trova in apertura e, tornati
infine a quello stesso punto, la storia arriva a
conclusione.
qualche finale circolare celebre?  Il fu Mattia Pascal
di Luigi Pirandello.
i personaggi rivestono alcuni ruoli fissi,secondo un sistema classico.
 Il protagonista
è il personaggio attorno a cui si sviluppa l’azione, dà inizio alla storia e ne è il centro; deve raggiungere un
obiettivo o risolvere un problema e in genere è dotato di qualità positive. Il protagonista svolge anche la funzione
di destinatario perché è lui che agisce per ottenere l’oggetto del desiderio.
 L’antagonista
è il personaggio che si oppone al protagonista creando ostacoli per il raggiungimento del suo obiettivo; la sua
presenza nella storia determina una situazione conflittuale e per questo in genere è rappresentato con
caratteristiche negative.
 L’aiutante
detto anche aiutante positivo, è il personaggio che aiuta il protagonista a portare a termine la missione, spesso
dopo averlo messo alla prova; in una storia ci può essere più di un aiutante.
 L’oppositore
è il personaggio che aiuta l’antagonista a ostacolare il protagonista; si tratta quindi di un aiutante negativo. Anche
in questo caso in una storia ci può essere più di un oppositore. A volte può esserci uno scambio di ruoli per cui
l’oppositore può trasformarsi in aiutante e viceversa.
 L’oggetto
è l’obiettivo che il protagonista si prefigge di raggiungere e può trattarsi di un bene materiale, di un concetto
astratto (la libertà, la verità, l’amore, ecc.) o di una persona.
 Il mandante
detto anche destinatore, è il personaggio che affida al protagonista la missione da compiere. In genere svolge la
funzione di arbitro della vicenda, volgendo l’azione a favore ora del protagonista ora dell’antagonista.
I personaggi hanno una gerarchia a seconda del
grado di importanza della loro presenza nella
storia.

1) I personaggi principali
svolgono ruoli di primo piano nella vicenda. Sono personaggi principali il protagonista e
l’antagonista e i loro comprimari. Un protagonista, infatti, può essere affiancato da un personaggio
che ha un ruolo pari al suo e così pure l’antagonista. Pensa per esempio a storie in cui i protagonisti
sono due persone (due amici, due sorelle, due fidanzati, ecc.).  I due personaggi principali possono
poi essere legati tra loro da un rapporto di collaborazione, se si aiutano reciprocamente nel
raggiungimento dell’obiettivo, oppure da un rapporto di competizione, quando puntano allo stesso
obiettivo ma ciascuno per sé.
2) I personaggi secondari
rappresentano nella vicenda una parte marginale e di contorno, ma sono funzionali allo svolgimento
dell’azione e condizionano lo sviluppo dell’intreccio. Sono per esempio personaggi secondari
l’aiutante e l’oppositore.
3) Le comparse
sono tutti quei personaggi che hanno un ruolo marginale e poco significativo, stanno sullo sfondo
del racconto per caratterizzare l’ambiente, ma non hanno influenza sullo sviluppo dell’intreccio. Le
comparse possono anche essere trattate come personaggio collettivo (gli amici del bar, le donne che
chiacchierano al mercato, ecc.) che fa da sfondo alle azioni dei personaggi principali, come il “coro”
nella drammaturgia classica.
Il personaggio poi si caratterizza
fisicamente,socialmente,ideologicamente e
psicologicamente
le caratteristiche fisiche: età, aspetto fisico,
corporatura, nome, nazionalità;
le caratteristiche sociali: status sociale, livello
culturale, posizione economica, stile di vita, abitudini,
modo di vestire;
le caratteristiche ideologiche: concezione del mondo,
visione politica, fede religiosa, valori esistenziali;
le caratteristiche psicologiche: carattere,
comportamenti, pregi caratteriali, difetti, speranze,
obiettivi, paure.
Infine,il personaggio può evolvere o no
personaggi a tutto tondo,
:si tratta di personaggi dal carattere sfaccettato e complesso, a volte
contraddittorio e imprevedibile (in positivo o in negativo), tanto da
stupire il lettore con le loro mosse. In genere sono personaggi a
tutto tondo i personaggi principali di una storia, perché occupano
la scena più a lungo e l’autore può arricchirli di dettagli e
sfumature.
o personaggi piatti,
sono personaggi dai comportamenti prevedibili e standardizzati,
privi di spessore psicologico e di contraddizioni. In genere sono
personaggi piatti i personaggi secondari, che compaiono meno di
frequente sulla scena e la cui evoluzione non è significativa per dare
consistenza alla storia.