Fac Simile Domande Esame Restauro
Fac Simile Domande Esame Restauro
Anfiteatro Arles, situato a sud della Francia la struttura presenta al suo interno una serie di edifici
che compongono una cittadella. Questa trasformazione avviene con il tamponamento di tutte le
arcate e le costruzioni seguono la struttura circolare dell’anfiteatro. All’intero è possibile trovare
edifici di pregio, una piazza e tre torri difensive.
L’Anfiteatro di Lecce si presenta parzialmente sotto al centro cittadino e la restante parte è stata
oggetto di scavo archeologico e dunque riportata alla luce. Il tessuto urbano dialoga con l’anfiteatro
in quanto sono presenti strutture a ridosso di quest’ultimo costruite dopo gli scavi e ne riprendono
l’andamento circolare.
L’Anfiteatro di Terni presenta al centro delle cavee aperte frutto di scavi archeologici, mentre parte
dell’anello esterno è occupato da una copertura; queste trasformazioni sono dovute alle nuove
funzioni della struttura.
Il Campidoglio sorge su uno dei colli romani chiamato Colle Caprino. Attorno alla piazza di forma
irregolare dominavano il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo dei Senatori. Michelangelo in accordo
col Papa prevede il Campidoglio come centro del potere. I tre lati della piazza sono delimitati dai tre
edifici, mentre il quarto lato è chiusa da una balaustra che apre una vista sulla Cupola di San Pietro.
Il Palazzo dei Conservatori si presenta con uno stile architettonico Rinascimentale (portico,
timpano, logge e archi a tutto sesto). La facciata principale del Palazzo dei Senatori prima
dell’intervento di Michelangelo dava sui fori imperiali. Successivamente per differenti motivi, quali
il bisogno di creare una nuova piazza e l’assegnazione del potere politico al Papa, il prospetto
principale viene invertito e costruito ex-novo con l’aggiunta di due scaloni che conducono
all’ingresso e due statue. Con questo intervento compie un atto di negazione molto forte,
valorizzando il prospetto su San Pietro, confermando che Roma è la città del Papa. Al centro della
piazza è presente una scultura in bronzo raffigurante Costantino, imperatore che ha consentito la
professione della religione cristiana riunificando l’Impero Romano, per questo motivo la statua è
stata conservata. Recentemente è stata identificata la vera identità della scultura, ovvero
l’Imperatore Marco Aurelio. Tra le altre sculture oggetto di trasformazione abbiamo: Minerva, la
statua del Nilo. Il disegno della piazza all’occhio dell’osservatore presenta una prospettiva
rallentata dovuta in parte all’inclinazione degli edifici laterali e alla sua pavimentazione ellittica.
Borromini viene chiamato da Innocenzo X per fare un’attività di consolidamento. È un delle nuove
chiese di Roma volute da Costantino dopo la conversione; quindi, è un luogo centrale per la
cristianità ed è riconosciuta come prima Basilica Costantiniana. La struttura è interessata da più
crolli, incendi e ricostruzioni. Borromini si occupa di consolidare, fornire un nuovo progetto, e una
terza parte che riguarda la conservazione. Per questioni economiche non decide di sostituire tutto,
ma propone di
- mantenere il soffitto cassettonato
- suggerisce di mantenere la pavimentazione originale
- alterna gli spazi del colonnato principale e organizza nicchie
- chiude le colonne della basilica originaria dentro i pilastri dell’ordine gigante
- riutilizza le colonne in marmo verde per l’ordine secondario e per le nicchie
- introduce l’idea di realizzare delle edicole
- realizza dei setti murari pieni rinforzando significativamente il muro
Andando ad accorpare le due colonne si sviluppa un disegno organico decorativo. Questo tipo di
configurazione genera dei setti murari, all’interno dei quali vengono posizionate una serie di
edicole realizzate in marmo verde, che è totalmente nuovo ad eccezione delle colonne che reggono
l’edicola. Borromini le riutilizza da San Giovanni Laterano stesso. Queste due colonne erano
posizionate nella navata laterale, più periferica e collaboravano alla tenuta dell’ultima campata. Lo
fa per una questione economica, ma anche per rinforzare i legami con la preesistenza, che sono di
carattere estetico e simbolico. Le edicole: le sculture sono un po’ sproporzionate, non sono state
realizzate da Borromini, saranno infatti posizionate dopo. Tre punti fondamentali: rapporto con
l’antico, volontà di riutilizzare le colonne per la nuova realizzazione di S. Giovanni e
consolidamento.
Il monumento è conferito a tutto ciò che si configura come testimonianza storica, artistica e
archeologica. Funzione del ricordo.
Bene culturale è un bene che costituisce testimonianza avente valore di civiltà e negli anni Sessanta
si allarga a sistemi complessi non solo ad edifici.
Tempio Malatestiano. Siamo a Rimini, il nome deriva dal nome della famiglia Malatesta che
commissiona il tempio. Il termine tempio, indica già la volontà di avere un legame con l’antico, è
tempio perché viene commissionata la modifica di un’antica chiesa del dodicesimo secolo,
medievale, per farci il mausoleo della famiglia Malatesta che avrebbe ospitato tutte le tombe dei
membri più importanti della famiglia. Il progetto di Alberti non verrà mai completato
integralmente. In facciata sono tanti gli elementi di richiami all’antico, i dettagli con gli oculi, l’arco
a tutto sesto, una realtà tripartita di archi in cui quello centrale è più monumentale, tutto il sistema
dell’arco a tutto sesto, del timpano si poggia su una specie di stilobate, come se fosse proprio un
antico tempio. La facciata viene a sovrapporsi alla facciata preesistete, che ancora si intravede, si
tratta di sovrapporre una nuova facciata a quella gotica. Questa facciata è tutta perfettamente
misurabile e modulabile, troviamo un rapporto di proporzione tra il più piccolo elemento e quello
più grande. Nelle facciate laterali abbiamo un insieme di archi. Per quanto riguarda le facciate
laterali, l’edificio gotico ha delle aperture che non sono regolari, non sono alla medesima distanza
l’una all’altra, questa modularità c’è invece nel disegno di Leon Battista. Tuttavia, lui non poteva
murare queste aperture, quindi imposta una nuova facciata che è legata alla facciata principale;
perciò, abbiamo una stratificazione regolare rinascimentale che si sovrappone ad una muratura
medievale non regolare. C’è un dialogo tra antico e nuovo con un discorso di discontinuità e
disarmonia.
Santa Maria Novella, può essere letta da due punti diversi: approccio architettonico e reale
intenzione di dialogo tra antico e contemporaneo (concinnitas). Alberti realizza il rivestimento di
facciata agendo sulla preesistenza del 1300 con ragionamenti geometrici alla base. La facciata viene
terminata nella seconda metà del Quattrocento. Al centro è presente un portale monumentale
mentre ai lati monumenti funerari. La facciata nella parte intermedia presenta un attico scandito da
specchiature quadrate, mentre in alto è situato un timpano con al centro un sole raffigurante il
volto di Gesù bambino.
Vitruvio, DE ARCHITECTURA. Appartenente alla triade di dieci libri: è l’unica fonte , non perché le
regole dei romani e dei greci erano segrete, ma perché tutte le altre fonti sono andate perse. Nel
rinascimento viene ritrovata quest’opera. Ogni libro ha una tematica importante. Il suo obiettivo è
quello di scrivere un’enciclopedia su come si costruiscono gli edifici. È una specie di manuale
dell’architetto. Spiega come sono fatti gli edifici ( teatri, basiliche ecc.) parla sia di impianti e di
tecniche di costruzione ex malte ecc. la triade per vitruvio erano la firmitatis: solidità, utilitatis:
utilità, venustatis: bellezza. Un edificio deve essere solido, utile e bello. Vitruvio ci dà anche delle
prove che la geometria e proporzionalità delle parti è una qualità che è tipica di tutto il mondo
classico non solo di quello greco, ed è una regola che noi possiamo decodificare grazie a Vitruvio.
Non ci dice però niente sul restauro e la manutenzione.
Naturalis historiae di Plinio il vecchio. Ci dà indicazioni si come venivano conservate le opere. Plinio
ci espone le diverse tecniche di restauro e di manutenzione - atramentum: vernici protettive,
rendevano i dipinti più resistenti e permettevano alla luce di riflettere di più, è un bitume che pare
sia simile all’olio di mirra ricavato da delle resine. Quello che ci interessa è essere consapevole di un
dato: gli uomini classici restauravano e conservavano le proprie opere d’arte? SI. Era fondamentale
operare una manutenzione per potere rendere quell’opera eterna, concetto di gloria post mortem -
Cere naturali: strato protettivo che veniva applicato sopra le opere di Prassitele è un mezzo di
conservazione e restauro.
Periegesi della Grecia di Pausania: è un uomo che nel secondo secolo d.C epoca ellenistica decide di
intraprendere questa periegesi : è un itinerario in cui Pausania descrive le diverse opere della
Grecia: per capire lo stato di conservazione di questi edifici, egli fa un viaggio in cui va a vedere
queste opere per comprendere come sono state usate e che fine hanno fatto. Ci restituisce un
diario molto utile per comprendere la condizione degli edifici greci dopo la dominazione romana.
Pausania ci descrive come in base alle diverse zone le tecniche di conservazione erano differenti. I
monumenti vicino al mare richiedevano maggiore protezione. Chi è che si occupava di questa
conservazione: vi era una maestranza che se ne occupava, pagati dalla collettività.
8) Quali sono i personaggi che maggiormente incitano alla distruzione degli edifici pagani?
Tre contributi e punti di vista relativi al rapporto con la preesistenza:
• Agostino: sostiene l’abbandono della città terrena per quella divina e spirituale: nessun interesse
per la conservazione
• Ambrogio: sostiene la distruzione di tutti i simulacri pagani per facilitare la conversazione di tutti
e applicare la damnatio memoriae, ciò che riguarda il paganesimo era una minaccia per la religione
cristiana.
• Prudenzio: riconosce il valore artistico delle opere pagane, ne riconosce l’errore condannando il
messaggio sacro, ma riconosce che forse per alcune opere c’è la possibilità di mantenere questa
valenza estetica.
Il Tempio non può essere Chiesa perché vi sono esigenze diverse, quindi non può esistere
trasformazione diretta. Gli esempi di trasformazione sono pochi, tra i quali ricordiamo:
Il Pantheon è costituito da due fasi costruttive: la prima tra il 118 e il 128 d.C. da Adriano sui resti
dell’edificio di Agrippa precedentemente costruito da Augusto; la seconda dal 1500 in poi con gli
interventi di Bernini.
Durante la prima fase costruttiva viene riposizionata l’iscrizione in facciata, viene cambiato
l’orientamento, costruito un pronao con sedici colonne, viene alleggerita la struttura attraverso un
sistema costruttivo stratificato, la cupola e la piazza vengono modificate.
Nel settimo secolo viene trasformato in Basilica di Santa Maria ad Martyres, le tegole bronzee
vengono asportate e riposizionate in piombo nel 741. Dopo l’anno 1100 la chiesa prende il nome di
Santa Maria della Rotonda, nel 1270 viene edificato un piccolo campanile sulla sommità del
timpano. Successivamente all’edificio vengono addossate delle botteghe che verranno poi rimosse
da Eugenio IV a metà del Quindicesimo Secolo.
Il primo intervento di Bernini riguarda la demolizione del campanile centrale e l’inserimento di altri
due campanili ai lati successivamente rimossi a causa del malcontento popolare. Effettua un
restauro di liberazione cancellando tutti gli elementi addossati all’edificio originario, completa il
Pantheon ma lo rende distinguibile tramite l’inserimento di colonne differenti per colore, capitelli
corinzi diversi dai classici per via delle curve. All’estremità del capitello si trova un elemento
simbolico che viene sostituito all’avvenire di un nuovo papa. Dal punto di vista materico
nell’edificio è possibile osservare un profondo grado di distinguibilità.
Notre Dame, Parigi: Le-Duc ritrova Notre Dame mancante della sua famosa Flèche (la guglia posta
sopra l'incontro del transetto e presbiterio) perché era rimasta carbonizzata in quanto in legno
dopo un incendio. Inoltre, Notre Dame si presentava mancante di varie statue della facciata a causa
delle distruzioni della rivoluzione.
L'intervento di Le-Duc, vista l'importanza del monumento, non è solo legato ad un'esigenza estetico
formale ma anche psicologica e sociale perché con questo intervento bisognava dimostrare
nuovamente il potere ecclesiastico sulla capitale francese, che prima si presentava con la sua
imponente flèche che caratterizzava lo skyline cittadino. Per costruirla Violet opta per l'utilizzo di
un materiale nuovo: la ricostruisce in ghisa affinché resistesse meglio agli eventi atmosferici.
Attraverso uno studio attento del contesto e del monumento, Le-Duc cerca di capire come doveva
essere Notre Dame e le sue guglie che non erano mai state fatte. Altro problema che gli si presenta
e nel portale di ingresso la cui statuaria era stata distrutta o saccheggiata dai rivoluzionari. Durante
il medioevo la Bibia Pauperum era raffigurata con statue con faccia sproporzionata rispetto al corpo
così da poter riconoscere da sotto subito il personaggio ritratto: Le Duc aggiunge alle statue che
erano state decollate da rivoluzionari, una faccia proporzionata di chi erratamente moderna ma su
corpi dichiaratamente tardo gotici in quanto molto lavorati. Quando invece Le Duc ha bisogno di
rifare ex novo le statue opta per delle vesti essenziali e rigide seguendo quasi la linea di inviluppo
anche nella statuaria; questo succede soprattutto nelle gallerie dei re dove le statue, oltre ad
essere stilisticamente neogotiche, ritraggono anche i personaggi del tempo di Le Duc come
Napoleone terzo, il barone Hausman, lui stesso, ecc. Ccsì dichiarando anche la data del suo
restauro.
Madeleine, Vèzelay (1840-50): è la prima opera su cui Le Duc interviene all'età di 26 anni. Legato
ancora all'idea di restauro dei suoi maestri e a soprattutto di Marimèe. Quando arriva Le Duc nota
un forte degrado e dei grandi problemi di dissesto e notiamo questo iniziale studio a partire dal
sopralluogo che fa nel 1840 insieme al suo maestro durante il quale disegno molto; Attraverso i
suoi disegni capiamo che:
- Dal disegno si capisce che era una chiesa di Fondazione romanica attraverso il portale bipartito
e affiancati da due portali laterali in corrispondenza delle due torri campanarie. la cattedrale si
capisce che fu completata in età gotica dal grosso arco a sesto acuto dalla parte centrale e dalle
bifore nella torre di destra. Nella parte di sinistra si nota una parte mancante che secondo Le
Duc non fu mai completata. Si notano in tutta la facciata la presenza di umidità e vegetazione,
problemi dati dalla mancanza di cordoli di copertura che proteggano la muratura dagli agenti
atmosferici.
- Sezione della navata centrale: anche qui si nota come il cantiere era iniziato in epoca romanica
ma completato in età gotica attraverso la presenza delle arcate del secondo livello a sesto
acuto. Nei suoi disegni Le Duc disegna tutto, persino la catena interna alla muratura che venne
inserita nel 500- 600 per evitare un dissesto. Il crollo della navata centrale coincideva infatti con
le campate gotiche; sicuramente durante il completamento perché mescolando un sistema ad
archi a tutto sesto con archi a sesto acuto non si bilanciavano più bene i carichi e Le Duc capisce
che il crollo della parte di facciata era dovuto proprio a questo problema strutturale che aveva
portato persino al crollo del transetto.
Le Duc nel suo restauro elimina il degrado e interviene sulla navata centrale e la facciata per ridare
stabilità alla chiesa; Inoltre opta per il consolidamento e rifunzionalizzazione di uno dei campanini
poiché ne bastava uno.
Le Duc quindi non parte da una soluzione stilistica ma puramente tecnica funzionale e quindi
ricostruisce gli archi romanici al posto di quelli i codici in quanto rispondono meglio alla richiesta
tecnica del consolidamento, inoltre viene conservato il transetto anche se gotico perché la sua
struttura funzionava comunque infine in facciata migliora la vita della torre di sinistra costruendoci
solo la copertura e non ricostruendola come la gemella.
Dalla dagherrotipo Della Chiesa si nota come la sua soluzione sia stata di minimo intervento:
aggiunge alla torre di destra una balaustra mentre quella di sinistra la consolida inserendoci la
copertura e creando il cordolo di protezione; per fare queste operazioni si riferisce non tanto al
gotico o romanico in maniera diretta, quanto ai vari eclettismo dell'epoca così da far notare le
differenze delle tecniche; inoltre sostituisce solo le pietre irrecuperabili lasciando i ritieni su quelle
originali in quanto protettivi naturali.
Basilica di Saint-Sernin, Tolosa: Saint Sernin chiese sul cammino per Santiago de Compostela e per
questo aveva delle strutture che avevano lo scopo di accogliere i numerosi fedeli in pellegrinaggio.
Nel 500 inoltre si aggiunse anche una parte in altezza su tutto il perimetro che ora si nota nelle
mirandes della parte alta; questo intervento però aveva appesantito la struttura è creato un
problema strutturale: le duc dopo attenti studi pensa che il problema sia proprio nelle mirandes e
pensa che la cosa migliore sarebbe eliminarle insieme al tetto che incombeva sulla struttura del
campanile e virgola inoltre, ricavando dai segni sulla muratura anche la collocazione del tetto
originario. Le Duc tampona alla fine solamente le mirandes senza eliminare il tetto.
Cittadella fortificata di Carcassonne: carcassonne era stata inizialmente città romana in quanto
castra e poi divenne un'imponente cittadina medievale totalmente fortificata. Leduc studiando la
Cittadella individua tutte le sue stratificazioni. Si nota una doppia cinta muraria: un'esterna più
bassa e quella interna più alta.
In questo periodo la Francia si stava risollevando dalla sconfitta di Napoleone a waterloo e per
questo si deve rifare un'immagine per mostrarsi al mondo ancora potente per i suoi valori difensivi
e militari; per questo motivo infatti Le Duc viene chiamato a restaurare proprio questa città e non
altre in quanto rappresentava la Cittadella fortificata medievale per eccellenza.
Le Duc capisce la valenza ideologica di questo incarico finalizzato alla ricostruzione ma senza
rinunciare alla base della preesistenza: proprio a partire da essa incomincia uno studio attento e
rigoroso di altre città fortificate della Francia per poter capire meglio Carcassonne e poterla
ricostruire nel migliore dei modi per analogia punto il suo studio era talmente attento che si
cimento anche nella balistica per studiare meglio le strutture difensive cosi da capire anche che la
posizione dell'apertura e delle merlature era stata studiata attentamente.
- In una delle torri si presentava pure un problema di fuori piombo a causa di un cedimento del
terreno che aveva fatto storcere la torre: le duc doveva ricostruire la torre ma non può
continuarla a causa di questo dissesto; nonostante ciò la parte medievale e storta della torre si
era comunque assestata e lui, costruisce sopra la continuazione della torre dritta per soddisfare
i requisiti di equilibrio statico appunto Le Duc inoltre inserì anche le coperture virgola che però
vennero poi sostituite dai detrattori dello stesso negli anni 90.
- Porta narbonese: studia la parte come doveva essere nel medioevo con le relative funzioni
- il dongione: per consolidare la muratura medievale inserisce delle barriere metalliche annegate
nel cemento e sostituisce la pietra originale solo laddove vi erano problemi strutturali. inoltre
inserisce dei camminamenti che lui intuisce anche nella loro volumetria a partire dai buchi sul
muro e dalle sezioni delle travi sporgenti.
Applica qui la sua idea di restauro, ricostruisce completamente la struttura e la riporta ad uno stato
che può non essere mai esistito. Il fine del progetto è l'unità del monumento, cioè la sua
completezza e la coerenza stilistica. Opera il restauro stilistico per antonomasia di LeDuc. Come
visto in Notre Dame applica nuove tecnologie e nuovi materiali. Crea un mix tra armature
metalliche e malte.
Castello di Pierrefonds: il castello si presentava allo stato di rudere come la maggior parte dei
castelli francesi sia per le cause di abbandono che per la rivoluzione. Napoleone terzo però virgola
dopo una visita al castello nel 1850, chiama proprio Le Duc per restaurarlo e crearli la sua residenza
fuori porta. Le Duc quindi è chiamato a restaurare il castello per rifunzionalizzare ad abitazione
ottocentesca. Il restauro non verrà completato da Le Duc perché muore durante i lavori a Losanna.
A partire dall'idea per cui il restauro debba tendere a migliorare l'edificio per la funzione che deve
svolgere, opta inizialmente per il restauro dell'abitazione all'interno del dongione lasciando però a
stato di rudere la fortificazione. In questa sua prima proposta quindi vorrebbe lasciare le torri la
grande fortificazione e la cappella palatina come ruderi della memoria storica che dovevano fare da
cornice, all'interno di un giardino all'inglese, al dongione adibito ad abitazione per l'imperatore.
questo progetto viene realizzato ma in quanto troppo innovativo viene riaperto il cantiere. A
Napoleone terzo, infatti, non piaceva perché voleva un vero e proprio castello medievale completo
e richiama le duc che accetta le critiche nonostante il paragone con i suoi colleghi francesi che
lavorano per riproposizione neo medievali ad una condizione: fare tutto nei minimi particolari,
compreso il mobilio e i tessuti.
Con questo nuovo incarico Le Duc ricostruisce la cappella palatina che si presentava come un
rudere a partire da altri esempi analoghi come la Saint Chapelle Di Parigi però inserendo all'interno
della leziosa copia medievale degli elementi ottocenteschi come statue di angeli o santi volanti di
spedizione neogotica.
Anche in questo progetto Le Duc lascia la muratura arsa dal tempo quando svolge ancora la sua
funzione strutturale e, inoltre, utilizza anche i materiali innovativi come la ghisa o il calcestruzzo.
(Viene applicato il restauro conservativo perché ritiene che questo rudere abbia un fascino e quindi
bisogna conservarlo nella cinta muraria. Napoleone rimane piuttosto freddo perplesso e non
convinto. Perciò viene applicato un restauro stilistico nella ricostruzione del rosone del cammino e
di dettaglio.)
Nel 1849 scrive le 7 lampade dell'architettura in cui esprime il suo concetto di restauro.
Quest'opera è una raccolta di racconti e considerazioni è una delle lampade è proprio il racconto
sulla memoria, dentro il quale, all'aforisma 31, troviamo la sua definizione di restauro in poche
righe: il restauro è la peggiore delle distruzioni. Ruskin, quindi, definisce il restauro come
un'operazione contro i monumenti e il paesaggio in quanto è l'intervento più traumatico per essi e
proprio per questo motivo non bisognerebbe farlo ma bisognerebbe solo prendersi cura costante
dei monumenti, cioè si potrebbe evitare l'operazione di restauro con una banale manutenzione o
attraverso il consolidamento. Per lui il restauro è un'operazione di sostituzione dell'oggetto che
comporta che dall'originale monumento rimangano solo pochi frammenti che non si vedranno e,
quindi quello che rimarrà sarà una mera copia che non avrà più valore. Secondo Ruskin l'autenticità
del monumento con tutte le sue stratificazioni è molto importante poiché la sua memoria risiede
anche nella sua patina e nei suoi strati di storia. Per Ruskin a partire dal consolidamento e la
manutenzione bisogna arrivare alla conservazione dei monumenti che è tuttora il fine ultimo della
disciplina; per lui bisogna infatti prendersi cura dei monumenti per poterli trasmettere al futuro
poiché essi appartengono a noi solo in un tempo preciso che finirà. I monumenti sono per Ruskin
come città assediate. Ruskin, inoltre, a causa della sua malattia passava molto tempo a Venezia e in
Toscana e proprio su questi luoghi scrive nel 1853 le pietre di Venezia e nel 1875 mattinate
fiorentine. In queste due opere si scaglia contro gli interventi di restauro italiani. Nel primo e
evidenzia la bellezza della Serenissima impregnando il libro dei suoi problemi materici, mentre nel
secondo libro fa la medesima cosa per cui descrive tutte le città toscane con informazioni turistiche
e riferimenti a monumenti restaurati dopo l'unità d'Italia che attraverso il restauro sono stati
devastati.
Nessuno stato aveva ancora dato un valore oggettivo di giudizio per i monumenti mentre l'impero
Iaustro ungarico si. Infatti secondo la legge di tutela, se noi vogliamo tutelare un oggetto gli
attribuiamo e riconosciamo un valore; Riegl riesce però a dimostrare come qualsiasi oggetto possa
avere tanti valori che possono essere tutti presenti o mediamente presenti. Quali potrebbero
essere i valori riconoscibili all'oggetto le spiega nella sua relazione e arriva alla conclusione per cui è
sufficiente un valore solo affinché l'oggetto sia meritevole di essere tutelato.
Parla di tre tipi di monumenti:
- monumenti antichi che erano i monumenti dell'antichità classica
- monumenti intenzionali commemorativi che erano tutti quei monumenti o architetture che
erano state realizzate per commemorare qualcosa a prescindere dall'epoca in cui erano stati
costruiti
- monumenti immortali che erano i monumenti che non nascevano con uno scopo intenzionale
commemorativo ma che avevano un ruolo ricordare qualcosa, cioè quegli edifici che avevano in
origine una funzione normalissima che poi col passare del tempo acquistavano valore
involontario di monumento
Da questa categorizzazione inizia a trovare i vari valori che potrebbero essere presenti in ogni
oggetto che è già stato diviso in tre categorie. La serie di valori:
Altri valori non considerati da Riegl in maniera totalmente positiva, come quei valori che l'ho detto
potrebbe assumere nella contemporaneità:
- Valore nella storia dell'arte , cioè quel valore che viene attribuito non solo ad alcuni oggetti
che hanno assunto un valore in più per il ruolo che hanno avuto per la storia dell'arte. Questo
valore potrebbe assumere un'accezione negativa perché a causa di questo valore si tende a
focalizzare tutte le risorse su questo unico oggetto a discapito di altri monumenti che hanno gli
stessi identici valori tranne questo.
- Valore di novità, è quel valore che in un oggetto aumenta proporzionalmente alla diminuzione
del valore di antichità, cioè quel valore che un oggetto acquista nel momento cui l'opera
appare come nuova.
- Valore d'uso, è quel valore non negativo è soggettivo che però comporta la rinuncia di altri
valori cioè il valore d'uso è quel valore che assume quando si trasforma in qualcosa di utile alla
società. È un valore che viene aggiunto ad esempio successivamente ad un intervento di
consolidamento che diminuisce il valore di antichità o storico ma che comunque danno
un'ulteriore valore di monumento.
- Valore ed attualità e quel valore, peggiore di quello di novità che viene attribuito ad un oggetto
in occasione di particolari eventi attraverso i quali si vuole comunicare un immediato riscontro
di immagini in termini di efficientismo politico ed economico. Cioè restauro un monumento
non per utilità ma perché voglio che il governo la direzione del ministero dei beni culturali
voglio avere un riscontro scenico.
Lenoir è stato un antiquario e uno storico dell'arte; Egli giro per tutta la Francia per cercare di
individuare tutti gli edifici che erano stati venduti per essere distrutti. Riesce con questo giro ad
entrarci poco prima delle demolizioni con successivi spogli di decorazioni ed elementi decorativi
che poi tanto sarebbero stati raccolti in una serie di depositi in tutto il territorio francese. E lì riuscì
a cogliere inoltre la potenzialità di questi depositi come luogo per esporre tutti gli elementi raccolti.
Una di questi depositi è quello del convento dei Petit Augustin che diventa un museo: e questa è la
prima volta nella storia in cui viene aperto un museo come istituzione per far conoscere l'arte
anche al popolo. Grazie a questa operazione Lenoir viene anche osannato poiché così per mister
popolo di vedere manufatti mai visti prima in quanto fruibili solo dal clero e dalla nobiltà. Proprio
per permettere al popolo di capire, egli rimette insieme i frammenti e accosta quindi anche pezzi
diversi senza preoccuparsi delle differenze stilistiche, epocali e funzionali.
Dopo i primi anni distruttivi della rivoluzione solo con il 1793 si comincia a capire a livello politico
che questa distruzione di massa non poteva andare avanti; Per questo motivo il ministro Joseph
Lakanal, all'interno della convenzione nazionale, stabilisce che alcuni monumenti sono di valore
nazionale e per questo non possono essere né distrutti né tantomeno danneggiati pena multe
molto salate, i quali soldi dovevano essere impiegati per le azioni di restauro. Proprio con questa
azione legale nasce la tutela moderna, cioè lo stato che diventa garante della tutela del patrimonio
nazionale.
Giovannoni introduce nel mondo un nuovo concetto di restauro in cui suddivide i monumenti i
monumenti morti e monumenti vivi; la differenza dei due si basa sul loro stato di conservazione e
dalla loro originaria destinazione d'uso. Questa teoria a parte dal fatto che a quel tempo esistevano
edifici la cui destinazione d'uso si era trasformata nei secoli o addirittura si era totalmente persa
lasciando senza una funzione gli stessi. Inoltre, la loro nuova destinazione d'uso non riguardava solo
gli edifici classici ma anche quelli di altre epoche. Partendo dal presupposto che Giovannoni intende
solamente il monumento in stato di rudere, essi sono quindi suddivisibili in:
- Monumento morto: e quel monumento che è in stato di rudere e la sua funzione originaria non
può più essere utile alla società (come il Colosseo o le porte palatine)
- Monumento vivo: e quel monumento che pur essendo in stato di rudere potrebbe ancora
avere una funzione utile alla società (ponti, chiese, abitazioni, ecc.)
Per il restauro dell'anfiteatro Flavio si chiama inizialmente Raffaele Stern 1806, successivamente
Giuseppe Valadier 1815. A inizio 800 il foro romano si presentava come un campo devastato da
macerie e crolli per cui i monumenti romani rimanevano sotto terra o nascosti da case medievali.
con l'arrivo dei francesi nasce la volontà di farne un grande parco archeologico che comprendeva
l'idea di creare una grande piazza che circondava il Colosseo con dei viali alberati. Il Colosseo
all'epoca però si presentava senza un anello esterno per un gran parte con all'interno niente. Il
Colosseo nasce come uno dei più grandi teatri della dinastia dei flavi che approfittarono della
grande area urbana occupata dalla Domus aurea di Nerone che era stata costruita alle pendici
dell'Oppio e della Velia e comprendeva una grande area giardino tra la villa e il Celio e il Palatino
con all'interno un lago artificiale rifornito di acqua provenienti dalle acque meteore decolli tramite
dei canali: e proprio sul letto del vecchio lago che si decide di costruire il Colosseo così da poter
avere già lo scavo per le fondazioni delle norme complesso. Il declino dell'anfiteatro inizia quando
venne abbandonato nella sua funzione ludica e con il seguente abbandono di tutte le operazioni di
manutenzione ordinaria a: a causa di ciò l'acqua proveniente dai Colli comincia a invadere tutte le
fondazioni in laterizio travertino così da deteriorare l'edificio. Inizia così la graduale distruzione
dell'edificio a causa di un effetto domino dato dalla struttura: strutturalmente il Colosseo
equilibrato grazie ad un sistema di archi per cui lo sforzo normale si divide in due forze uguali che si
annullano con le forze degli archi adiacenti, a causa però dei primi crolli si era interrotto il sistema
di forze e si innesta a partire da un'arcata un processo domino. Ormai nell’Ottocento dell'ultimo
anello ne rimaneva solo più 1/6.
Nel 1806 a causa di questo problema strutturale il Papa chiama Stern per salvare il Colosseo: la
parte che rappresentava maggiore dissesto era quella verso il Laterano che era da consolidare per
farlo bisognava ripristinare le forze dell'anello caduto e allora Stern pone un contrafforte sperone
progettato ad hoc nella sua forma che reggesse le arcate che entrava nelle ultime due campate che
aveva già iniziato la fase di crollo. La struttura consolidativa la fa in laterizio sia per la sua facilità di
messa in opera che per la sua valenza formale in quanto materiale tipico romano.
Dal lato verso l'arco di Costantino si presentava il medesimo problema ma, poiché ormai Roma
sotto il dominio francese, la soluzione di Stern non piaceva perché risultava solo un consolidamento
senza nessun valore estetico formale. Chiamano allora Giuseppe Valadier che era più propenso ad
accontentare i francesi: l'intervento di Valadier è strutturalmente uguale a quello di Stern ma buca
lo sperone in corrispondenza delle arcate per creare una certa continuità formale.
Attraverso i disegni del barone di Tournon si intuisce che sotto il dominio francese c'era l'idea
anche di completare il Colosseo nella sua parte crollata, idea che si intuisce anche nella scelta di
Valadier di lasciare delle parti dello sperone diverse dalle ammorsature così da poter
successivamente ricostruire tutto l'anello esterno agganciandolo all'intervento di Valadier.
Giovannoni, vivendo in un momento storico durante il quale era la prassi lo sventramento urbano,
tento di salvare le città antiche con delle idee più prudenti e conservatrici. Egli propone infatti una
tecnica alternativa allo sventramento: il diradamento. Con questa operazione innovativa si opta più
per la rettifica delle strade per conservare il più possibile tessuto storico pur alleggerendolo. con
quest'idea Giovannoni e quindi consapevole del bisogno di modernità ma anche dell'importanza
della città storica.
Il Diradamento si basava sull'idea secondo la quale invece che fare una linea dritta come nello
sventramento si poteva cercare di sfoltire il centro storico e conservare gli edifici principali e
regolarizzare la strada preesistente. Il problema maggiore era però l'esistenza degli isolati che
erano formati spesso da grandi edifici accorte, dentro la cui corte si erano costruiti altrettanti
edifici: Giovannoni in questi casi prevede l'eliminazione di quegli edifici interni nelle corti anche per
un problema di igiene pubblica.
Attuando il metodo del diradamento si dovevano però costruire alcune parti e queste ricostruzioni
secondo Giovannoni non dovevano né seguire lo stile dell'architettura antica poiché sarebbero dei
farsi storici ma neanche seguire l'architettura contemporanea del nazionalismo. Secondo
Giovannoni bisognerebbe ricostruire con un'architettura di compromesso che chiama
ambientalismo virgola che è un'architettura non storicamente accettata che presenta materiali e
volumetrie che si avvicinano alle architetture del luogo in cui si trova ma nelle parti strutturali e
Quatremère de Quincy, era uno storico dell'arte, professore dell'accademia di Belle Arti è famoso
per il suo studio delle antichità classiche.
Dizionario storico dell'architettura 1832: in quest'opera affida i suoi saperi a questo nuovo
strumento e inoltre, tra le tante definizioni importanti c'è anche la prima definizione di restauro
arrivare ad una cosa le parti mancanti o guaste per vecchiezza o per altro accidente. In questa
definizione c'è un'idea di come operare, cioè rifare virgola e si esplicita la causa di mancanza e
degrado.
Quatremère de Quincy con la sua definizione ci dice che il restauro non è un'operazione inventata
nel 1832 ma è sempre esistita. Egli per sostenere la sua tesi cita anche alcuni esempi di restauro
come quello di Bernini al Pantheon. Inoltre, cita anche gli interventi sulla statuaria di Michelangelo
Bernini, sottolineando anche la differenza sostanziale tra il restauro architettonico e quello dello
statuario: l'architettura si compone per la sua natura di parti simili e speculari e quindi si può
operare per similitudini e simmetria sulla parte mancante a differenza della statuaria in cui non c'è
per forza simmetria. Con la sua definizione, quindi, considera il restauro architettonico
un'operazione puramente meccanica. Nel suo dizionario però non fa riferimento all'arte classica
perché in Francia non era presente.
- bisogna utilizzare materiali simili ma diversi così da far notare l'intervento postumo
- bisogna utilizzare la tecnica delle linee di inviluppo cioè l'intervento deve riprodurre l'idea
generale, la geometria della parte mancante e deve avere un diverso trattamento superficiale come
da permettere di individuare subito l'intervento di restauro.
Afferma che questi principi sono stati da lui inventati ma a partire da esempi già esistenti come:
l'arco di trionfo di Orange e l'arco di Tito a Roma.
Morris era un allievo di Ruskin e in più potrebbe essere considerato anche il suo braccio operativo
vuoi che rriescea pubblicare meglio le idee del suo maestro. Morris ricordato nella storia per aver
inventato il prodotto tessuti e mobilio simbolo di una nuova era con le art & Crafts.
Nel 1877 scrive il manifesto della S.P.A.B. (Society for the Protection of Ancient Building) : con
quest'opera e la conseguente Fondazione della SPAB Morris riesce a far passare i concetti del
maestro nel campo operativo come per esempio creando questa società per la conservazione dei
monumenti. Si crea quindi grazie a Morris un gruppo di condivisione delle idee di Ruskin e una fitta
rete di informazioni su ciò che succedeva nel mondo con la creazione di un giornale internazionale
europeo sul quale si scrive degli interventi sui monumenti in tutta Europa.
sopra si costruisce un granaio che modificò l'equilibrio strutturale delle forze dell'arco, equilibrio
che venne ripristinato però con la costruzione delle mura ai lati. i problemi di dissesto nascono però
con la perdita del potere dei Frangipane e la conseguente distruzione delle mura difensive per cui si
distrugge il muro a sinistra dell'arco e nel 500 si aggiunge per evitarne il crollo un piccolo
contrafforte.
Con l’Ottocento i problemi dell'arco si ripropongono e si decide il suo restauro anche per la sua
posizione strategica per cui poteva fungere da porta del foro romano così come lo era nell'antica
Roma. Bisognava quindi demolire il muro a destra, il piccolo contrafforte cinquecentesco, il granaio
e ripristinare le parti ai lati così da riequilibrare le forze. Inizialmente si chiama anche in questo caso
Stern in quanto egregio strutturista: e gli propone il ripristino dell'equilibrio scavando e ritrovando
la base dell'arco autentico così da poter ricavare di nuovo la sua dimensione originaria. Così
facendo si poteva ripristinare la forma nonostante la mancanza di colonne laterali. Poiché l'arco era
già dissestato Stern prevede il consolidamento della struttura all'interno della terra iniziò dopo aver
smontato il rivestimento marmoreo catalogato e successivamente all'intervento strutturale
riattaccato. Inoltre, Stern integra i rivestimenti in marmo antico con uno nuovo in travertino bianco
che viene però minimamente decorato seguendo la teoria delle linee di inviluppo. A cantiere non
ancora concluso Stern muore e si chiama Valadier per terminarlo: si prende tutti i meriti portando
avanti l'intervento del collega.
San Petronio, Bologna: alla fine dell'Ottocento si ripropone il problema della facciata della Chiesa
in quanto era l'edificio medievale più imponente e importante della città.
Rubbiani, proponendo la conservazione della facciata incompleta compie uno studio attento della e
scopre che a partire dai grossi contrafforti vicino all'abside che sarebbe dovuta essere in origine tre
volte più grande pur mantenendo la sua pianta a croce latina, ma con un'abside poligonale molto
più grosso circondata da cappelle radiali. Inizialmente la sua idea era di completarla, ma questo
progetto non viene realizzato per i costi troppo alti e perché retrostante alla chiesa si sarebbe
dovuta distruggere una gran parte del centro storico bolognese. Il ragionamento di Rubbiani era
corretto e questo si intuisce dai pilastroni che si vedono anche dall'esterno, tant'è che
l'incompletezza di San Petronio è una importante fonte di come si faceva un cantiere gotico: non si
iniziava dalla parte più sacra ma dal portale.
Complesso di San Francesco, Bologna: dopo il nulla di fatto di San Petronio rubbiani non si
demoralizza e dà il suo contributo alla città tramite la liberazione di questo complesso monastico.
Esso si presentava prima con tante cappelle aggiunte in età barocca e con la costruzione di una
grande cappella all'interno del transetto; Rubbiani opta per la demolizione di tutti questi elementi
secenteschi così da recuperare l'immagine medievale del complesso. Inoltre, come era usuale nei
restauri italiani, Rubbiani propone due soluzioni ipotetiche della facciata del transetto: una con una
monofora divisa in bifora e l'altra con due monofore vicine.
Il maggiore intervento di Rubbiani lo si trova però nella parte tergale: l'abside poligonale esempio
dell'architettura gotica francese e per questo motivo Rubbiani si muove per liberare tutto l'edificio
per mostrare la vera anima gotica.
Il progetto prevedeva l'eliminazione di tutte le parti non gotiche per mostrare la vera anima
medievale del complesso, libera l'area retrostante all'abside per mostrare la costolatura gotica.
Davanti a quest'area pone, le due tombe dei glossatori presenti nel sito che Rubbiani ricostruisce a
partire dai frammenti e da altri esempi analoghi della città.
San Domenico: La facciata della chiesa ha un’apertura centrale ad arco ribassato (nuova apertura).
È possibile riconoscere in facciata il fregio precedente che in seguito con il restauro ha subito
un’elevazione e anche una parte del rosone che è stato murato. Oggi la facciata è completamente
diversa, viene applicato il restauro è stilistico con l’apertura del rosone, l’eliminazione della finestra
e della sopraelevazione, viene riconfigurato il timpano. Nella tessitura muraria è possibile notare la
corsia differente dei mattoni. Gli interventi di Rubbiani avevano un intento soprattutto
estetico, l’interno è quasi indifferente. La decorazione interna era imposta dalle regole
della chiesa anche per questo non può riportare il rosone anche all’interno.
Palazzo di Re Enzo, Bologna: in origine era una specie di castello urbano che però nel corso dei
secoli si era completamente trasformato con l'aggiunta e l’addossamento di altre costruzioni.
Robbiani, chiamato per il restauro, pensa a cosa sarebbe potuto essere a partire da pochi
frammenti, basandosi sulle tracce della merlatura pagina il palazzo e ne progetta l'intervento per
analogia con altri edifici dell'area. A tal proposito ripropone le merlature, le trifore e le finestre
cambiando totalmente lo stato di fatto prima del restauro.
Palazzo Notai: il palazzo presentava elementi fortemente medievali con le finestre del piano nobile
e merlature ma, per esempio, le finestre di destra erano state allungate per far spazio ad un
ulteriore solaio che divideva in due lo spazio dell'ex salone principale. Con il progetto di restauro di
Rubbiani si rifanno le finestre a partire dalle cornici demolendo anche l'interno del piano nobile e la
sopraelevazione.
Quatremère de Quincy, era uno storico dell'arte, professore dell'accademia di Belle Arti è famoso
per il suo studio delle antichità classiche.
Luca Beltrami: figura importante nel restauro italiano; egli prende una precisa posizione rispetto
all'idee di Violet Le Duc che però contraddice nei suoi interventi di restauro come quello per il
Castello Sforzesco. Nonostante ciò, Beltrami, accompagnato da Boito, si inventa il restauro storico-
filologico che era differente da quello stilistico francese perché si basava su informazioni storiche
che avrebbe dovuto verificare con precisione tutti gli interventi di restauro. restaurare per Beltrami
significa dare continuità al passato e questo è possibile solo attraverso la ricerca e lo studio delle
fonti a disposizione da qui la sua idea di restauro filologico con interesse all'elemento
Camillo Boito: intellettuale scrittore professore l'architetto è una delle figure maggiormente
importanti in Italia. Proprio un rinnovamento delle forme architettoniche da attuare attraverso un
originale ripensamento delle esperienze medievali. Nel suo ruolo istituzionale sarà importantissimo
per la ricerca e la definizione di uno stile che potesse dirsi nazionale e potesse così unire la
penisola. la scelta di questo stile riguarderà il medioevo, unica espressione stilistica presente in
tutta la nazione, lo stile medievale come stile nazionale.
La sua figura avrà anche importanti ricadute su ciò che sarà la tutela in Italia grazie alla redazione
della prima carta del restauro italiana nel 1883. i suoi principi del restauro nascono dal confronto
con le altre correnti di pensiero espresse in Europa negli anni precedenti. Dal punto di vista teorico
Boito si dimostra scettico nei confronti degli ultimi restauri di Le Duc e apprezza le attività della
SPAB e le idee di Ruskin. Non stima l'unità di stile.
Di Le Duc stima l'importanza affidata alla conoscenza del bene, all'utilizzo di innovazioni
tecnologiche idonee e della fotografia, ma critica la poca distinguibilità del nuovo rispetto all'antico.
Di Ruskin apprezza la determinazione nel perseguire un'autenticità nel restauro ma critica la poca
diplomazia intellettuale.
La sua produzione architettonica smentirà queste idee e permetterà di introdurre un nuovo tipo di
restauro il restauro storico. Si tratta di un restauro basato sulla storia cioè sulla conoscenza delle
fonti e degli stili canonici dell'epoca e del bene, grazie a queste conoscenze si possono così
ottenere informazioni sul bene stesso per similitudine.
Borromini opera in un contesto storico in cui è necessario rispettare la preesistenza del cortile e
delle due ali. Borromini vuole creare un prospetto che si potesse adeguare decorativamente,
morfologicamente e per le esigenze al contesto. La facciata si presenta concava per far conciliare i
colonnati ai lati. Il primo livello è piuttosto anonimo e non fa capire che si tratta di una chiesa, qui
troviamo l’arco a tutto sesto con un modulo sempre uguale che arriva dai colonnati, il portale non è
monumentale. Il livello superiore si presenta uguale al primo con la ripetizione dei moduli, mentre
l’ultimo livello è caratterizzato da una forma convessa. La lanterna di forma spirale è spesso
considerato il simbolo del Barocco, in quanto ha una voluta finale. Questo simbolo si poggia su
questo tamburo, dove abbiamo gli stessi gradi di rivestimento dell’estradosso che avevamo nella
cupola del Pantheon. Borromini cerca un DIALOGO CON IL PASSATO e riesce a raggiungere il suo
obiettivo, valorizzando anche la chiesa in modo del tutto armonico con il contesto, senza ridurre
l’impatto della preesistenza.
- Distinguibilità (tra antico e nuovo): un buon intervento di restauro deve avere una buona
distinguibilità, deve esserci una differenza che è un obiettivo, può essere raggiunta con metodi
molto diversi, può essere di texture, di altre forme, di messa in posa (ex sotto/ sovra squadro). È
importante distinguere perché le opere sulle quali interveniamo sono opere chiuse, l’opera antica è
conclusa, si deve sempre conservare la parte originale rispetto quella nuova.
- Compatibilità: tema delle funzioni, la funzione nuova deve essere compatibile, deve puntare
alla conservazione, ma deve essere cosciente del contesto in cui si trova. Compatibilità materiche:
compatibilità anche di materiali, deve reagire agli sforzi meccanici e alla parte strutturale nel
medesimo modo della parte originale così da avere una coerenza.
- Minimo intervento: si deve limitare ai solo interventi necessari alla conservazione. Ogni altro
elemento esce dal principio di conservazione, bisogna intervenire solo con operazioni davvero
necessarie.
-Sostenibilità
Alexander Lenoir, apre il museo dei monumenti francesi nel 1791. Essendoci un movimento di
spoliazione e vendita di beni della chiesa, Lenoir quando sa che ci sono oggetti di grande
importanza storica che sono mobili, è uno storico quindi sapeva il valore delle opere. Compra
quindi alcune opere. Compone la sua collezione per sottrazione andando ad individuare le opere
che potevano essere a rischio. All’interno essendoci stati interventi di spoliazione e vendita all’asta
dei beni della chiesa e nobiliari, interviene. Quando sa che c’è un oggetto di grande importanza
artistica e sa che è mobile. Quando può partecipa alle aste, e li unisce alla sua collezione. In altri
casi la sua azione è un po’ meno trasparente, è pronto a commetter alcune infrazioni per
salvaguardare il patrimonio francese. Il fatto di andare in un luogo e trasportare le opere. È un
MUSEO DEI MONUMENTI FRANCESI: qui non solo ci sono pochi fondi, Lenoir compone la sua
collezione con quelle parti che sono più a rischio. Quello che può essere annesso è solo un bene
mobile. Il problema è che quando ho tolto questo monumento mobile, questo depotenzia il valore,
decontestualizza. Lenoir non può chiedere di esportare intere opere. Quindi non interviene su un
patrimonio intatto, ma fortemente alterato. Quello che può cercare di mettere in salvo non è tutto,
deve orientare le sue scelte tra quel poco che è rimasto. Spesosi e volentieri si trova a salvare solo
frammenti e pezzi. Lenoir cercherà di ricomporre questi frammenti, perché il pubblico non è ducato
a visionare il singolo frammento ed apprezzarlo. Lenoir riceverà forti critiche da de Quincy, perché
riteneva sbagliata la collocazione in un altro sito di un’opera d’arte, dal momento in cui Lenoir
sposta un’opera d’arte dal suo collocamento lo distrugge idealmente lo depotenzia. Quindi il
principale problema è proprio questa mancanza. È sbagliata anche la ricomposizione e
mistificazione, non è vero che il fine giustifica i mezzi, non è opportuno pensare di fare questo
intervento per il popolo. Questo porterà il museo a chiudere.
Nelle catacombe i cristiani si riunivano ma non erano luoghi per la ritualità comuni, servivano solo
per seppellire i cristiani secondo i riti cristiani e non pagani. Prima dell’istituzione della Chiesa erano
presenti le Domus Ecclesia. L’unica ritrovata è nel sito di Dura Europos, tra la Siria e l’Iraq. Si tratta
di una casa civile che viene trasformata allo scopo di domus ecclesia. C’è un cortile centrale, al
primo piano troviamo le camere e al piano terreno gli spazi vengono trasformati per poter
accogliere i credenti. Sul lato più lungo si trova la stanza dell’assemblea in cui venivano fatti i riti,
mentre sul lato opposto il battistero, inoltre all’interno troviamo una stanza legata
all’insegnamento e le stanze per le beneficienze. Questa riconversione delle case era necessaria
perché i credenti cristiani non potevano avere le chiese. Era abbastanza nota l’esistenza di questi
edifici nonostante non fossero legali. Dopo il 313 da questo tipo di patrimonio possiamo trarne
poco, ci sono le funzioni ma non c’è l’architettura.
Lo Stadio di Domiziano è stato completamente invaso dal tessuto edilizio trasformandolo in Piazza
Navona. L’impronta a terra è facilmente riconoscibile, insieme all’emiciclo finale che testimonia la
circolarità del sito. L’assetto interno conserva le fondazioni dello stadio, mentre a livello
dell’estradosso è possibile vedere l’intera struttura. Le strette vie intorno alla piazza richiamano le
suddivisioni dello stadio. Lo stadio presenta una struttura simile all’anfiteatro con la differenza che
gli estremi sono più allungati.
Carta di Atene: È la prima carta del restauro internazionale. La carta si basa sul concetto di
monumento e dà dei dettami sul restauro dei ruderi. La carta di Atene raccomanda di ricorrere
all’anastilosi dove possibile, e inizia a promuovere l’utilizzo di materiali distinguibili e
contemporanei come ferro e cemento. Anastilosi significa ricomposizione meccanica delle parti
smembrate. Tuttavia, non c’era ancora la tecnologia e la capacità di usare questi materiali nel modo
più giusto. Qui si pensa però all’edificio, prevalentemente archeologici.
1. Bisogna favorire la conservazione dei monumenti d’arte.
2. Bisogna abbandonare le restituzioni integrali, che sono poi restauri stilistici, bisogna pensare alla
continuità vitale, bisogna proseguire alla vita dell’edifici senza tornare ad una fase antica del
passato.
3. C’è un interesse collettivo che deve essere maggiore di quello privato. Anche se uno è
proprietario di un bene, non significa che si può fare ciò che si vuole, la modifica perciò deve essere
nell’interesse generale. Questo tipo di articolo insiste sulla portata collettiva di un edificio.
4. I materiali devono essere sempre riconoscibili, si fa riferimento a nuove tecniche. Si può
riproporre tutto ciò che si ritrova con gli scavi ma con materiali e tecniche moderne
5. Il cemento armato, se ne raccomanda l’impiego, soprattutto per consolidare. Ma nel 1931 non si
sa bene cosa sia l’impiego giudizioso di questo materiale. Il cemento armato era il materiale del
futuro, era comodo, economico indistruttibile.
Carta di Venezia: in contrapposizione all’ideologia della Carta di Atene, nasce la seconda carta del
restauro internazionale.
1. La nozione di monumento storico comprese tanto la creazione architettonica isolata quanto
l’ambiente urbano o paesistico che costituisca la testimonianza di una civiltà, nello studio del
monumento è importante anche il contesto in cui è inserito. Si tratta di opporsi che quei casi studio
degli anni 20 promossi dalla carta di Atene stavano cambiando il contesto. Tanti edifici sono stati
oggetto di liberazione, ma anche ISOLATI. Sono state demolite tracce preesistenti, creando aiuole
verdi anche un po’ casuali, inutilizzabili. La carta di Venezia spiega che il monumento non è solo
quello che conservi ma è anche il paesaggio urbano attorno, non dobbiamo conservare il passato
conservando un edifico isolato, ma conservare anche il resto anche le stratificazioni. Differenza tra
monumento e bene culturale: la piena consapevolezza di questa differenza adesso prende corpo
diventa sempre più sostanziale.
2. La conservazione ed il restauro dei monumenti costituiscono una disciplina che si vale di tutte le
scienze e di tutte le tecniche che possono contribuire allo studio e alla salvaguardia del patrimonio
monumentale. Apertura di una nuova visione di restauro conservare per capire il passato in futuro.
3. È importante salvaguardare tanto l'opera d'arte quanto la testimonianza storica
4. Manutenzione sistematica emergenziale nel momento del restauro, è imposta dalla
conservazione dei monumenti. Esistono due tipi di manutenzione: straordinaria che prevede la
pulitura e ordinaria che comprende l'attività di monitoraggio della componente strutturale del
monumento potenziale stato direttamente dell'uso parzialmente invasiva.
La facciata di San Lorenzo di presenta incompleta perché indecisi sullo stile con cui doveva essere
completata. Viene proposto a Michelangelo di completare la facciata, nonostante non fosse
architetto decide di accettare comunque l’incarico. Michelangelo propone la sua prima idea di
facciata in un modellino ligneo; questa si presentava contemporanea e quindi non conforme al
tessuto cittadino, da qui si intuisce che non era stato ancora compreso il Genius loci, ovvero lo
spirito del luogo. La facciata non sarà mai realizzata a causa delle tempistiche dei problemi
economici.