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ANTONIO IURILLI

ORAZIO TOSCANO. SULLA RICEZIONE DI QUINTO ORAZIO FLACCO IN LINGUA ITALIANA FRA I SECOLI XVI E XVIII

Nei confronti della tradizione moderna del corpus di Quinto Orazio Flacco la cultura e leditoria italiane vantano innegabili meriti, non solo per aver propiziato la pubblicazione a Venezia delleditio princeps;1 non solo per aver attuato, allinterno della cultura umanistica, il raccordo fra lantica e la moderna esegesi oraziana nel segno di un rilancio della fortuna
1*Repertori citati per acronimo o abbreviazione: ABI Archivio Biografico Italiano, Mnchen, K.G. Saur, 1993 (disponibile in microfiches); Indice Biografico Italiano/Italian Biographical Index/Italienischer biographischer Index, Tommaso Nappo e Paolo Noto (edd.), Mnchen-London-New York-Paris, K.G. Saur, 1993, 4 voll.; seconda ed. corretta ed ampliata, Tommaso Nappo ed., introd. di Silvio Furlani, Mnchen-London-New York-Paris, K.G. Saur, 1997, 7 voll.; terza ed. corretta ed ampliata, Tommaso Nappo ed., ibidem, 2002, 10 voll. ASCARELLI-MENATO FERNANDA ASCARELLI - MARCO MENATO, La tipografia del 500 in Italia, Firenze, Olschki, 1989

DBI Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto dellEnciclopedia Italiana, 1960 DTEIDizionario dei tipografi e degli editori italiani. Il Cinquecento, Marco Menato, Ennio Sandal, Giuseppina Zappella edd. (AF), Milano, Editrice Bibliografica, 1997 EO Orazio. Enciclopedia Oraziana, Roma, Istituto dellEnciclopedia Italiana, 1996-1998, 3 voll.

GW Gesamtkatalog der Wiegendrucke. Herausgegeben von der Kommission fr den Gesamtkatalog der Wiegendrucke..., Leipzig [poi: Stuttgart & New York, Hiersemann [poi: Kraus], 1925 PALAU DULCET ANTONIO PALAU Y DULCET, Manual del librero hispano-americano. Inventario bibliografco de la produccin cientifica y lteraria de Espaa y de la Amrica latina desde la invencon de la imprenta hasta nuestras dies, Barcelona, Palau, 1948-19772, 28 voll.; indici a cura di Augustin Palau Claveras, Oxford, the Dolphin Book, 1981-1987; addenda, Barcelona, 1990 SCHWEIGER FRANZ LUDWIG ANTON SCHWEIGER, Bibliographisches Lexicon der gesamten Literatur der Rmer, Amsterdam, Verlag Adolf M. Hakkert, 1962, 2 voll. (titolo originale: Handbuch der klassischen Bibliographie. Bd. II. Lat. Schriftsteller, Leipzig, 1830-1834, 3 voll.) Sigle delle opere di Quinto Orazio Flacco Carm. Epod. Carm. Saec. Serm. Epist. Ars Poet. Carmina Epodon Carmen Saeculare Sermones Epistolae Ars Poetica

[Quinti Horatii Flacci opera], [Venezia, Stampatore del Basilius, De vita solitaria (GW 3699), ca. 1471-1472]: 4, 2 parti in 1 vol., 158 cc., 26 linee, rom.; le 2 parti sono introdotte rispettivamente dai seguenti incipit: Quinti Oratii [sic] Flacci Carminum liber primus (c. 1r); Quinti Oratii [sic]Flacci Sermonum liber primus (c. 77r); la prima parte contiene: Carm, Epod., Carm. Saec. (cc. 1r-75v, 76 bianca); la seconda parte contieme: Serm. (cc. 77r-118r), Epist. (cc. 119r-148r), Ars Poet. (cc. 149r-158r); in calce a Carm. Saec.(c. 75v) il seguente explicit attribuibile a Bonino Mombrizio: Hoc quicunque dedit Venusini carmen Horatii/Et studio formis correctum effinxit in istis/Vivat et aeterno sic nomine saecula vincat/ Omnia: ceu numquam numeris abolebitur autor.

dellOrazio lirico contro lo stereotipo medievale dellOrazio satiro; ma anche (e direi, soprattutto) per aver avviato limponente fenomeno dellassimilazione della scrittura e della teroresi poetica oraziane nelle letterature volgari dEuropa in una fase delicata del loro sviluppo, attraverso lesercizio traduttorio.2 A questo specifico aspetto della ricezione del poeta di Venosa, spesso integrato con la valutazione di fattori paratestuali o latamente tipograficoeditoriali, dedicato il mio contributo. Dal milieu letterario e editoriale italiano di primo Cinquecento prende, infatti, le mosse la lunga stagione dei volgarizzamenti oraziani nelle lingue nazionali, a cominciare, emblematicamente, dallArs Poetica, e da un letterato, Ludovico Dolce, per molti versi rappresentativo di una via italiana alla riappropriazione volgare di un classico nella duplice dimensione di modello di stile da assimilare attraverso la traduzione, e di teorico della scrittura letteraria cui attingere allinterno di un intenso, spesso esasperato, dibattito dindole stilisticoretorica teso alla normalizzazione dellesercizio poematico volgare.3 La modestia del prodotto tipografico cui affidata la prima versione in assoluto di un testo oraziano in una lingua volgare non ne sminuisce affatto il significato culturale, il quale, anzi, rimarcato dalla singolare presenza di una riemissione, a distanza di un solo anno, nel catalogo di un altro stampatore veneziano (Nicola Zoppino?) che preferisce sostituire lanonimato alla marca tipografica del sodalizio fra Francesco Bindoni e Maffeo Pasini apposta sulla editio princeps.4 Che la ricezione di Orazio in Italia fosse divenuta pi complessa di quanto documenti il celebre verso dantesco Laltro Orazio satiro che vene (Inferno, IV 89), lo dimostra limpegno col quale alcuni circoli umanistici italiani (in particolare quello ferrarese e quello romano) avevano rivalutato, anche editorialmente con edizioni mirate, la scrittura lirica oraziana, segnando di fatto una emancipazione dai limiti essenzialmente moralistici della fortuna tardo-antica e medioevale del poeta.5
2 Cfr. ANTONIO IURILLI, Orazio nella letteratura italiana. Commentatori, traduttori, editori italiani di Quinto Orazio Flacco dal XV al XVIII secolo, Manziana, Vecchiarelli, 2004, pp. 17-97, in particolare le pp. 45-64. 3 LUDOVICO DOLCE. La Poetica dHoratio tradotta per messer Lodovico Dolce, in Vinegia, per Francesco Bindoni et Mapheo Pasini compagni, de mese dagosto 1535: 8, [24] cc.; marca tipogr. di Maffeo Pasini sul frontesp. Prima versione in volgare italiano di unopera di Orazio, prima in assoluto in una lingua volgare; la versione, in versi sciolti, dedicata a Pietro Aretino. Ludovico Dolce, veneziano (1508 - 1568), poligrafo, dedito prevalentemente alla produzione di traduzioni, rifacimenti, riscritture, prefazioni, svolse intensa attivit di consulente editoriale per i Giolito, assumendo la fisionomia di mediatore culturale in un momento di forti cambiamenti del mercato librario. Mediocre invece la qualit del suo esercizio lirico. Matur limpegno oraziano allinterno dellattivit dellAccademia veneziana della Fama, promotrice della diffusione in volgare dei classici. Linteresse a volgarizzare lOrazio satiro viene da lui motivato nella nuncupatoria della princeps veneziana (1559) come reazione allinteresse, praticamente esclusivo, che suscitava ai suoi tempi lOrazio lirico. Il fine dichiarato della versione , dunque, quello di divulgare i valori etici dei versi oraziani: il che induce il Dolce a scegliere il verso sciolto, come pi acconcio a simil materia. Mosso da questo intento gnomico, il Dolce indotto peraltro a castigare da una parte alcuni versi ritenuti moralmente sconvenienti, dallaltra a dilatare forzosamente la sentenziosit di alcuni versi contravvenendo vistosamente al principio della fedelt traduttoria (DBI XL 1991, EO III 199). 4 LUDOVICO DOLCE. La Poetica dHoratio tradotta per messer Lodovico Dolce, [Venezia], [Niccol Zoppino?], 1536: 8, [24] cc.; ritratto di Orazio sul frontespizio. 5 Cfr. [Quinti Horatii Flacci Epistolae, Carmina, Epodon, Carmen Saeculare], Ferrara, Agostino Carneri, 1474: 4 piccolo, [106] cc., 25-26 linee, rom.; spazi bianchi per le iniziali; coloph. (c. [106v]): Ferrariae impressit regnante sub Hercule divo/Regia quo gaudet nunc Lionora viro;/Carnerius puer Augustinus cui dedit almam/Bernardus lucem bibliopola bonus; c. [1r]: Quinti Oratii [sic] Flacci Epistolarum liber primus; c. [20v]: Quinti Oratii [sic] Flacci Epistolarum liber secundus; c. [31r]: Quinti Oracii [sic] Flacci Carminum liber primus; c. [48v]: Quinti Oracii [sic] Flacci Carminum liber secundus; c. [60r] Quinti Oratii [sic] Flacci Carminum liber tertius; c. [79r]: Quinti Oracii [sic] Flacci Sermonum [sic pro Carminum] liber quartus; c. [90v]: Quinti Oracii [sic] Flacci Epodos; c. [105r]: Quinti Oratii [sic] Flacci Carmen Seculare. [Quinti Horatii Flacci Carmina, Epodon, Carmen Saeculare, Ars Poetica], [Roma, Bartholomus Guldinbeck o Vendelinus de Wila, ed. Giovanni Alvise Toscani, ca. 1474-1475]: in folio, [224] cc., 34 linee, rom. e gr.; c. [1v]: Ioannes Aloisius Tuscanus advocatus consistorialis Francisco Helio Parthenopeio salutem (nuncupatoria a Francesco Elio Marchese, nella quale Giovanni Alvise Toscani, promotore e curatore delled., vanta il merito di aver aggiunto per primo i commenti dello ps-Acrone e di Porfirione ai testi oraziani; il commento dello ps-Acrone anche nella edizione zarottiana di Orazio del 1474, che forse il Toscani non conosceva, o che era uscita successivamente alla romana); c. [3v]: Franciscus Marchisius Aelius Parthenopeus domino Ioanni Aloisio Tuscano, amico lepidissimo, poetae dulcissimo oratorique praeter et iurisconsulto clarissimo s.d. (responsisiva di

La prima versione francese dellArs Poetica, opera di Jacques Peletier du Mans, che segue di sei anni quella italiana, matura nel clima di un acceso nazionalismo linguistico, teso a cercare legittimazioni ideologiche proprio nellepistola oraziana ai Pisoni. Il che significava restanre ai margini del dibattito sulle poetiche, che invece costituisce il fertile terreno di coltura degli interessi letterari italiani primocinquecenteschi per la scrittura oraziana. Ben pi attardate, e comunque le prime del corpus oraziano in terra iberica, sono infine le versioni castigliana e portoghese della Lettera ai Pisoni, rispettivamente opere del poeta-musicista Vicente de Espinel e del poeta cesareo Luis apata, mentre si registra lassenza di versioni di Orazio in lingua catalana.6
Francesco Elio Marchese); c. [5r]: Vita Horatii secundum Acronem; c. [5v]: Vita Horatii secundum Porphyrionem; c. [6r]: Quinti Horatii Flacci odarum ad Moecenatem liber primus; c. [161]: Incipit liber Epodorum ad Mecenatem; c. [191r]: Incipit Carmen Seculare Oratii [sic]; c. [195r]: Q.F. Oratii [sic] Poetria incipit; c. [202r]: Acronis explanatio in poetriam Oratii [sic]; c. [218r]: Explanatio Porphyrionis in Arte Poetica incipit; c. 224v: Explanatio Porphirionis [sic] in Arte poetica feliciter explicit. I due commenti seguono ciascun componimento (quello dello ps-Acrone precede quello di Porfirione). SCHWEIGER 419 descrive sommariamente due esemplari (rispettivamente nella Bibliothque Nationale de France, BNP 73/706, e nella Bibliothque de St. Genevive di Parigi) che, a suo giudizio, rinviano a due diverse emissioni, distinguibili per la presenza nellesemplare di St. Genevive (assente nellaltro) di un punto fermo alla fine di ogni parola del titolo Epod.; per la presenza del dittongo Moecenatem nella dedica di Carm. I 1 in St. Genevive, risolto in Mecenatem nellaltro; per luso delle capitali iniziali nellexplicit di Carm. Saec. in St. Genevive (Carmen Finit Seculare), contro le minuscole dellaltro. Lo stesso SCHWEIGER 419 riconosce allesemplare della Bibliothque Nationale un maggiore pregio del materiale scrittorio e dei caratteri. Sullattribuzione di questa ed. cfr. CURT F. BHLER, On the Horace Printed in Rome by Windelinus de Wila or Bartholomaeus Guldinbeck, La Bibliofilia, XXXVII, 1935, pp. 376-380. 6 [JACQUES PELETIER DU MANS], LArt Poeticque dHorace, translat de Latin en rithme Franoyse. Moins et meilleur, On le vend Paris en la rue des Carmes leinseigne de lhomme saulvage chez Jean Granjehan, 27 VII 1541: 8, 23 cc.; in fine: Imprim Paris le vingt septiesme jour de Juillet 1541. Prima edizione della versione francese di Ars Poet. del Peletier, prima versione francese in assoluto di unopera oraziana, pubblicata quando in Francia era ancora ignota lArs Poetica di Aristotele. Le parole moins e meilleur impresse sul frontesp. provano che essa quella di Jacques Peletier du Mans in quanto figurano anche sui frontesp. delle edizioni successive, dove risulta dichiarato il nome dellautore. La traduzione in versi; manca il testo latino a fronte. Precede la dedica/prefazione a Cretofle Perot, che ricompare con alcune significative varianti nella II edizione del 1545. Sullesistenza di questa edizione e sul valore culturale delliniziativa traduttoria di Peletier, nonch sullimportanza delle varianti fra prima e seconda redazione della dedica al Perot, cfr. BERNARD WEINBERG , La premire dition de la traduction dHorace par Jacques Peletier, Bibliothque dHumanisme et Renaissance, XIV, 1952, pp. 294-300, il quale localizza lunico esemplare conservato nel Muse Cond di Chantilly. VICENTE DE ESPINEL. Diversas rimas de Vicente Espinel, Beneficiado de las iglesias de Ronda, con el Arte Potica, y algunas odas de Oracio, traduzidas en verso castellano. Dirigidas a don Antonio Alvarez de Veamonte y Toledo, Duque de Alva..., En Madrid, por Luis Snchez, vendese en casa de Iuan de Montoya mercader de libros en Corte, 1591: 8, XVI, 166 cc., cors.; prima versione in lingua castigliana di Ars Poet., prima versione oraziana in terra iberica, comprendente anche Carm. I 5 e III 2; la versione, in sciolti, dedicata a D. Pedro Manrique de Castilla. Nella Biblioteca Nazionale di Madrid si conserva lesemplare di una seconda emissione (contraffazione?) con frontesp. e coloph. diversi e con un errore di cartulazione alla p. 71, numerata 81); ad essa, tuttavia, non fu forse estraneo lo stesso stampatore e neanche lEspinel. Nella stessa biblioteca si conserva un altro esemplare che appartenne al re Filippo IV, del quale figura la firma autografa a c. 166v. La traduzione oraziana dellEspinel fu duramente stroncata da Toms de Yriarte y Oropesa, poeta, musicista, letterato spagnolo, traduttore presso la Segreteria di Stato e archivista generale del Consiglio di guerra, autore di una versione di Ars Poet. (El Arte Potica de Quinto Horacio Flacco, Epstola los Pisones traducida en verso castellano..., Madrid, en la Imprenta Real de la Gazeta, 1777: cfr. FRANCISCO J. TALAVERA ESTESO, Vicente Espinel traductor de Horacio, Estudios sobre Vicente Espinel, Malaga, Universidad de Malaga, 1979, pp. 69-101. Sullinflusso oraziano sulla poesia castigliana cfr. MARCELINO MENNDEZ Y PELAIO, La poesa horaciana en Castilla, Revista Europea, X, 1877, pp. 37-48, 68-81, 108-122, 133-145. Riedizione moderna a cura di Doroty Clotelle Clarke, New York, 1956. LUIS APATA DE CHAVES. El Arte Poetica de Horatio, traduzida de Latin en Espaol por don Luis apata seor de las villas y lugares del Cehel, y de jubrecelada, alcaide perpetuo de Castildeferro cautor y la rabita patron de la capilla de S. Iuan Bautista, alcayde de Llerena. Al Conde de Chinchon don Diego de Bovadilla, mayordomo de su Magestad y de su consejo, tesorero de Aragon, Em Lisboa, em casa de Alexandre de Syqueira, 1592: 4, [2], 25, [1] cc.; in fine: em Lisboa, em casa de Alexandre de Syqueira, 1592; c. [2v]: stemma del re di Navarra don Sancho Abarca raffigurato a piena p.; c. 1: "Prefacion en la traduzida Arte Poetica de Horatio de Don Luys apata al Letor"; c. 5v: "Al Conde de Chinchon don Diego de Bovadilha" (nuncupatoria); c. 6r: "El Arte Poetica de Horatio. Primera parte de los vicios de un Poema". Oltre a Ars Poet., ledizione contiene la traduzione in terzine di Serm. I 9 (cc. 21v-25r). Questa edizione rimarchevole per il prologo, paragonabile a quello del Quijote I, che contiene una disputa sulla traduzione resa famosa da Cervantes. Lo apata riprende, infatti, il concetto-chiave del Cervantes in merito allarte del tradurre: [...] me parece que son los libros traduzidos tapiceria del revs, que est all la trama, la materia y las formas, colores y figuras como madera y piedras por labrar, faltas y del lustre y del pulimiento. PALAU DULCET VI 643 considera scadente e pedestre la traduzione ed esprime dello apata un giudizio negativo. Contemporaneo a questa versione di Ars Poet. in terra iberica un manuale tecnico che manifesta linteresse della cultura letteraria spagnola per le dispute e le sistemazioni teoriche dei generi: Arte poetica espaola con una fertilissima sylva de consonantes comunes, proprios, esdruxulos y reflexos [...] por Juan Diaz Rengifo, natural de Avila, en Salamanca, en Casa del Miguel Serrano de Vargas, 1592. Ledizione della versione di apata, rarissima, stata riproposta dalla Real Academia Espaola nel 1954 (Madrid, Castalea), a cura di Augustn de Ameza, il quale sostiene che solo tre esemplari di quella edizione si conservano rispettivamente nelle biblioteche Nazionali di Spagna e Francia e nella biblioteca privata di Antonio Rodriguez Moino.

Il primato, invece, che fuori dal dominio neolatino assume la traduzione dei Sermones rispetto alla traduzione dellArs Poetica, rimarca la predilezione moralistica e perfino gnomica di Orazio nelle nazioni del centro e del nord Europa in sintonia con la persistenza in quellarea culturale di una sensibilit medievale per il Poeta, indifferente alla cifra stilistico-retorica della sua scrittura. Thomas Drant procura, infatti, al rigoroso moralismo dellet elisabettiana la prima versione metrica inglese delle Satire, adombrata sotto un titolo metaforicamente assai eloquente: A Medicinable Morall, e conformata ai precetti versori di San Girolamo. Si tratta di una versione che egli, senza reticenza alcuna, anzi con la forte sapidit di una comparatio, dichiara di aver moralizzato con la stessa crudelt che si usa con le prigioniere belle: si tagliano loro capelli e unghie. Solo un anno dopo egli pone mano alla prima edizione tradotta nellidioma inglese della Lettera ai Pisoni, sempre in una prospettiva gnomico-aforistica.7 La stessa ipoteca moralistico-gnomica si ritrova negli esordi volgari oraziani dellarea fiamminga alla quale, nel momento zenitale delle fortune mercantili di una borghesia consapevole del suo primato sociale, Cornelis van Ghistele sceglie di offrire un Orazio dispensatore di virt e di saggezza attraverso la traduzione delle Satire.8 La nuncupatoria con la quale Ludovico Dolce offre, ai primi del Cinquecento, la sua traduzione dellArs Poetica ad uno spregiudicato protagonista dello sperimentalismo poetico italiano, Pietro Aretino, documenta la sua volont di leggere il testo oraziano come strumento atto a normalizzare il mediocre sperimentalismo dei poetastri contemporanei, sollecitandoli allo studio dei princpi che hanno regolato lesercizio poematico nellet aurea della classicit. E mi sembra significativo il fatto che Dolce rivendichi dignit al suo impegno traduttorio proprio per il suo merito di democratizzare, cio di rendere pi chiaro e fruibile ai nuovi destinatari, assai pi di quanto sia in grado di fare laristocratica attivit esegetica in Latino, il patrimonio normativo della teoresi oraziana sulla poesia, che lautore ha affidato ad un raffinato quanto oscuro linguaggio figurato.9 Sicch la stessa ars versoria diventa per Dolce un nuovo modello di approccio a un classico, costituzione inflessibile di regole tutte mirate alla riappropriazione neutra delloriginale, a cominciare dal metro, forma che sconta pi di altre la distanza fra modello e copia, e per questo bisognosa di scelte che colmino almeno in parte quella distanza culturale e poetica. Si consolida, perci, nella sua pratica versoria il reimpiego

7 THOMAS DRANT. A Medicinable Morall, that is, the Two Bookes of Horace his Satyres Englyshed Accordyng to the Prescription of Saint Hierome. Episto. ad Ruffin, "Quod malum est, muta. Quod bonum est, prode...". The Wailyngs of the Prophet Hieremiah, Done into English Verse. Also Epigrammes. T. Drant. Antidotis salutaris amaror. Perused and Allowed Accordyng to the Quenes Maiesties Iniunctions, Imprinted at London in Fletestrete by Thomas Marshe, 1566: 12, [196] pp.; sul verso del frontesp.: To the Right Honorable my lady Bacon, and my lady Cicell, sisters, favourers of learnyng and vertue (gli esemplari di unaltra emissione sono privi della dedica). Prima edizione della traduzione metrica di Serm. eseguita da Thomas Drant in lingua inglese, primo tentativo in assoluto di versione metrica oraziana: cfr. COLIN BURROW , Horace at Home and abroad: Wyatt and Sixteenthcentury Horatianism, in Horace Made New. Horatian Influences on British Writing from the Renaissance to the TwentiethCentury, Charles Martindale e David Hopkins edd., Cambridge, University Press, 1994, pp. 27-28, 31, 34, 38. A proposito della traduzione, Drant sostiene di aver rimosso vanit e superficialit e di essere intervenuto a facilitare linterpretazione del testo nella lingua volgare adattando le similitudini oraziane alla comprensione comune, addolcendo la sua durezza e prolungando la sua brevitas, senza tuttavia snaturare il senso profondo dei versi (cfr. H ENRI STANLEY BENNET, Translations and Translators, in ID., English Books & Readers 1558 to 1603..., Cambridge, University Press, 1965, p. 100). 8 CORNELIS VAN GHISTELE. Satyrae oft Sermones gescreven in Latine, duer den vermaertsten ende gheleertsten Poeet Q. Horatius, Nu eerst duer Cornelis van Ghistele in onser duytscher talen Rhetorijckelyck overghesedt, weert end profytelick met verstant ghelesen, Thantwerpen, by Ameet Tavernier Lettersteker inde Ghulden Roose, 1569: 4, [4], 45, [3] pp.; rom. e cors.; frontesp. tipografico con ornamenti; coloph.: Gheprint Thantwerpen met Gratie en Privilegie by Ameet Tavernier woonende hy de Camerpoort Brugge inde Ghulde Roose int Iaer nae de gheboorte ons Heeren Iesu Christi MCCCCCLXIX; prima versione in Neerlandese di Serm., prima in assoluto di Orazio nei Paesi Bassi. 9 LUDOVICO DOLCE. La Poetica dHoratio..., ed. cit., c. [1].

dellendecasillabo sciolto, poco amato dai volgarizzatori di mbito umanistico, e invece rilanciato in un contesto di creativit poematica che si prefigga la fedelt al modello. Il costituirsi, nella prima met del Cinquecento, di un canone esegetico dellintero corpus oraziano, il quale prelude al definirsi, in sede filologica, di una editio ne varietur, verosimilmente alla base del tentativo di trasporre nella sua integrit quel corpus in una lingua volgare, ridimensionando lesclusivo interesse per lArs Poetica, secondo un progetto che associ in ununica finalit divulgativa le prerogative del recente esercizio versorio e i frutti, strategicamente selezionati, della ormai scaltrita esegesi oraziana.10 Secondo questa prospettiva possibile interpretare il notevole impegno editoriale che Giovan Battista Marchi Sessa consegna alle circa quattrocento carte, invero strutturalmente attardate sullormai dmod in-folio di tradizione incunabolistica, delle Opere dOratio poeta lirico comentate da Giovanni Fabrini da Fighine in lingua vulgare toscana, contando sul primum di un Orazio che parla totalmente toscano, ma soprattutto contando sulle allettanti promesse del mercato scolastico, dove si andava consumando, sullonda della teoresi pedagogica di Fausto da Longiano e di Lorenzo Amadio, la modernizzazione dello studio dei classici: una linea di tendenza questa che il Senato della Serenissima avrebbe fatto propria nella riforma dei curricula degli Studia humanitatis del 1567, offrendo, fra laltro, proprio allasfittica e inflazionata offerta editoriale locale stimolanti prospettive di diversificazione.11 Consapevolmente, il Fabrini, grammatico e studioso dei rapporti fra Latino e volgare (suo il trattato Della interpretatione della lingua latina per via della toscana, 1544, col quale promosse un nuovo metodo di insegnamento del Latino fondato sul volgare), tenta di offrire, anche in forza di alcune soluzioni tipografiche innovative, un prodotto editorialmente spendibile, in ragione della sua democraticit, sia sul mercato scolastico, sia su quello, non
10 In Q. Horatii Flacci poemata annotationes probatissimorum cultioris literaturae authorum, videlicet: D. Erasmi

Roterodami, Ludovici Coelii Rhodigini, Angeli Politiani, M. Antonii Sabellici, Baptistae Pii, Jacobi Bononiensis. Collegit autem eas Georgius Pictorius Villinganus, Freiburg im Breisgau, Johann Faber Emmeus, 1535-1536: 8, 48 cc.; in
fine: Friburgi Brisgoiae, excudebat Ioannes Emmeus (segue la marca editoriale); c. 1v.: Ingenuo, clarisque natalibus orto, Gregorio Cataneo Ganuensi, domino atque Mecoenati summo, Georgius Pictorius Villinganus, apud nobile Brisgoiae Friburgum puerorum institutor, S.P.D.. Led. costituita da una silloge delle annotationes in Horatium degli autori citati nel titolo, rispettivamente: In Q. Horatii Flacci [...] ex Chiliadibus D. Erasmi Rote. Annot. (cc. 2r-30r); Ludovici Coelii Rhodigini in aliquot difficiles Q. Horatii Flacci locos, annotationes (cc. 30v-38r); Ex Angeli Politiani Miscellaniis in Horat. annotat. (cc. 38r-41v); M. Antonii Sabellici in Horat. annotat. (cc. 41v-46v); Baptistae Pii in Hor. Ann. (cc. 46v-47r); Iacobi Bononiensis in Horat. Annot. (cc. 47v-48r). Essa inaugura il fortunato canone esegetico del commento plurimo a Orazio, destinato ad arricchirsi dei contributi di ulteriori autori; led. non comprende i testi oraziani. 11 Lopere dOratio poeta lirico comentate da Giovanni Fabrini da Fighine in lingua vulgare toscana, con ordine, che l vulgare comento del latino, et il latino comento del vulgare, ambedue le lingue dichiarandosi luna con laltra, In Venetia, appresso Gio. Battista Marchi Sessa & fratelli, 1566. Ledizione fu riproposta dallo stesso Sessa nel 1573: Lopere dOratio poeta lirico comentate da Giovanni Fabrini da Fighine in lingua vulgare Toscana, con ordine, che l Vulgare Comento del Latino, et il Latino Comento del Vulgare, ambedue le lingue dichiarandosi luna con laltra. Di nuovo ricorrette in questa seconda editione, In Venetia, appresso Gio. Battista Marchi Sessa, et fratelli, 1573. Altre ristampe/riemissioni sono: Venezia, 1581; Venezia, 1587; Venezia, 1599; Venezia, 1613; Venezia, 1623; Venezia, 1669; Venezia, 1670. GiovaniFabrini (Fabbrini) da Figline (Fighine) Valdarno (1516), mor probabilmente a Venezia intorno al 1580. Grammatico, traduttore e commentatore dei classici, studioso dei rapporti fra Latino e Volgare, se ne ricorda il trattato Della interpretatione della lingua latina per via della toscana (1544), col quale promosse un nuovo metodo di insegnamento del Latino fondato sul Volgare. Tradusse e comment, oltre a Orazio, Terenzio, Cicerone, Virgilio (questultimo in collaborazione con Carlo Malatesta e Filippo Venuti), mosso essenzialmente da interessi linguistici. La parafrasi del Fabrini, riguardante tutto il corpus oraziano, la seconda, dopo quella, peraltro parziale, di Ludovico Dolce apparsa fra il 1535 e il 1559, ed forse la sua operazione traduttoria ed esegetica pi felice di un classico. Singolare la prefazione in forma dialogica fra lautore e Orazio. La destinazione eminentemente scolastica delloperazione si manifesta, oltre che nella piattezza della traduzione, nella congerie, spesso disordinata, dei materiali esegetici che il Fabrini riversa nella parafrasi attingendoli soprattutto dalla tradizione esegetica medievale. Del resto, la scelta dei classici da lui parafrasati corrisponde a quella prescritta nel curriculum didattico degli Studia humanitatis disposto dal Senato veneziano con un decreto del 1567. Tuttavia, proprio nella versione oraziana egli deroga spesso dallimpianto filologico-linguistico per immergersi in discussioni di ordine etico e storico (DBI XLIII 1993, EO III 215).

meno appetito, dei nuovi parvenus borghesi, a due dei quali, Giovan Francesco Ridolfi e Iacopo Borgiami, mercatanti e cittadini fiorentini, non a caso indirizzata la nuncupatoria. Agli studenti, invece, egli riserva la gustosa e originale allocutio ficta a Orazio, nella quale attribuisce alla sua versione toscana, la quale oggi intendesi per tutto, il merito del rilancio della poesia oraziana, al di fuori del tradizionale circuito dei chierici proprio grazie alla universalit della lingua di Firenze, parificata, ormai senza pi alcuna riserva, alla lingua di Roma. Agli stessi studenti il Fabrini offre sinotticamente nella pagina stampata una equilibrata mescolanza di parafrasi e esposizione, sottolineata dalla variazione di caratteri e di corpi, col preciso intento di costituire un apparato esegetico al contempo enciclopedico e normativo. Nella vicenda del riuso di Orazio nella cultura letteraria italiana del Cinquecento mi sembrata rilevante una parafrasi tardocinquecentesca dellArs Poetica, editorialmente recuperata solo agli inizi del Settecento, opera del filosofo-letterato Sertorio Quattromani, voce non secondaria nel dibattito italiano sulle istituzioni letterarie. Quello che emerge ad un immediato confronto con lesercizio versorio di Ludovico Dolce la sostituzione della traduzione con la parafrasi, che costituisce di fatto una dilatazione del ruolo del traduttore in mediatore fra originale e forma volgare. Quattromani veste, infatti, contemporaneamente i panni dellinterpres, dellorator, del commentator, misurandosi col testo oraziano nella forma onnicomprensiva dellexpositor, quasi assegnandosi il ruolo di rivelatore della sapienzialit del modello.12 Il Partimento della Poetica di Horatio delineato dal Quattromani, il quale conta trentacinque partimenti corrispondenti prevalentemente alle sfere di pensiero privilegiate della coeva cultura letteraria, si conclude con la nota: Questa loscurissima et intrigatissima arte di poetare di Horatio: due aggettivi, oscurissima e intrigatissima, che preannunciano luso barocco della scrittura oraziana come di un affascinante laboratorio di sperimentalismo
12 SERTORIO QUATTROMANI. Di Sertorio Quattromani Gentiluomo et Accademico Cosentino Lettere diverse. Il IV libro di Vergilio in verso Toscano. Trattato della Metafora. Parafrasi toscana della Poetica di Orazio. Traduzione della medesima Poetica in verso toscano. Alcune annotazioni sopra di essa. Alcune poesie toscane e latine, In Napoli, nella stamperia di Felice Mosca, 1714: 8, [80], 368 pp.; ritratto allacquatinta dellautore sul v. della I p. di guardia recante in calce la seguente epigrafe: Sertorio Quadrimano Consentino genere et litteris apprime claro Matthaeus Aegyptius Neap. lub. mer. mem. c.e.c.; p. [7]: "Allillustriss. ed ecellentiss. Signore il Signor D. Niccol Perez Navarrete dellOrdine di Alcantara IX marchese della Terza, XI Co. di Noja, Duca di Bernauda, &c." (dedica di Matteo Egizio, datata Napoli 10 aprile 1714, a Niccol Perez Navarrete, duca del Seggio di Porto a Napoli); p. [15]: "Vita di Sertorio Quattromani gentiluomo & accademico cosentino scritta da Matteo Egizio tra gli Arcadi detto Timaste Pisandeo"; p. [36]: "Delle opere di Sertorio Quattromani"; p. [51]: "Annotazioni sopra alcuni luoghi delle opere di Sertorio Quattromani" (le annotazioni contenute nelle pp. 65-74 riguardano Ars Poet.); p. 1-: "Delle lettere di Sertorio Quattromani, scritte a signori et a suoi famigliari amici" (due libri; le Lettere del Quattromani qui riprodotte sono tratte da una rarissima edizione delle stesse prodotta da Francesco Antonio Rossi a Napoli nel 1624); p. 175: "Il quarto libro dellEneide di Virgilio tradotto da Sertorio Quattromani a Peleo Ferrao Francesco della Valle"; p. 222: "Oda VI del lib. I di Orazio volgarizzata dal Quattromani e cavata dalla Raccolta di Gio. Narducci da Perugia; p. 227: Discorso intorno alle metafore e al loro uso di Sertorio Quattromani"; pp. 245-296: "LArte Poetica di Horatio Flacco tradotta da Sertorio Quattromani, con alcune annotazioni nella fine, ora data il luce la prima volta" (in realt queste pp. contengono il commento del Quattromani a Ars Poet., mentre il testo della sua versione, in endecasillabi sciolti, contenuto nelle pp. 297-336 ("LArte Poetica di Horatio Flacco volgarizzata da Sertorio Quattromani, detto il Montano Accademico Cosentino trovata scritta a penna tra le scritture di monsig. Gio. Battista Falvo Vescovo di Marsico"); pp. 337-339: "Partimento della Poetica di Horatio" (i partimenti sono trentacinque e si concludono con la nota: Questa loscurissima et intrigatissima arte di poetare di Horatio); pp. 340-359: "Annotationi sopra la detta Poetica" (Le Annotationi sono di Matteo Egizio e si concludono con la seguente nota: Per molta diligenza usata, non abbiamo potuto aver nelle mani il restante di queste Annotazioni); pp. 360-368: "I seguenti componimenti si sono tolti dalla raccolta fatta da D. Scipione de Monti in lode di D. Giovanna Castriota duchessa di Nocera, stampata in Vico Equense lanno 1585 in quarto appresso Gioseppe Cacchi ove vanno sotto nome dIncerto". Edizione curata da Matteo Egizio su sollecitazione di Apostolo Zeno. Apostolo Zeno, Sertorio Quattromani, filosofo seguace delle dottrine di Bernardino Telesio e cultore dei classici, nonch della poesia provenzale (Cosenza ca. 1541 - ca. 1605), frequent a Roma Annibal Caro, Francesco Patrizi, Girolamo e Fabio Colonna e Paolo Manuzio. Notevoli sono le sue accese dispute letterarie con Ludovico Domenichi, Ludovico Castelvetro, lo stesso Caro e Bernardino Rota. Proprio a sguito della pubblicazione delle Lettere diverse, il Giornale de Letterati dItalia mostr un notevole interesse per lautore e gli dedic ben 40 pp. (283-323) del tomo XXII del 1715. In tale nota Matteo Egizio si sofferma ad analizzare la parafrasi di Ars Poet. composta in prosa dal Quattromani a fianco della versione in endecasillabi sciolti della stessa, rimasta inedita per quasi due secoli e pubblicata a Napoli nel 1714 a cura dello stesso Egizio. Se gli endecasillabi traspongono con una certa fedelt loriginale oraziano, la parafrasi risponde al modello della sposizione, arricchita di rimandi eruditi e di annotazioni critiche (EO III 447).

metrico-retorico e di eversione proprio di quellordine e di quella regola perseguiti dalla cultura poematica rinascimentale. E unautentica e consapevole sperimentazione metrica applicata alla traduzione dellOrazio lirico, libera dai ogni condizionamento metrico tradizionale, compie, negli ultimi anni del secolo XVI, Giovanni Giorgini, primo fra i traduttori italiani di Orazio a non cimentarsi col testo dellArs Poetica, ma consapevole di volerne volgarizzare la produzione lirica emulandone laffascinante e inesauribile polimetria. Giorgini traduce, infatti, Orazio lirico in una polimetria volgare (Canzoni, Sestine, Ballate, e Madrigali), che sembra voler sfidare, alla fine del secolo, la regolarit dellendecasillabo sciolto voluta da Dolce, e riproporre i metri di una letteratura cortigiana pronta ormai a confluire nel funambolismo della lirica barocca. Linterpretatio manifesta con Giorgini inequivocabili segni di irreversibile evoluzione in aemulatio, che il carattere pi vistoso della ricezione di Orazio nel Seicento.13 Le antologie noto costituiscono canoni, e di conseguenza bilanci, di stagioni letterarie, cui si attende quando si percepiscono i segni di profonde trasformazioni in atto. Mi sembra, perci, tuttaltro che casuale il coincidere cronologico, agli inizi (appunto) del Seicento, di due iniziative editoriali che, nello stesso anno, il 1605, mettono a stampa due crestomazie di versioni liriche oraziane, in due nazioni, lItalia e la Spagna, che in quel momento delle loro civilt letterarie avevano non poche ragioni per riflettere sul passato e interrogarsi sul futuro. La silloge che Giovanni Narducci consegna al tipografo veneziano Gerolamo Polo, colleziona le traduzioni oraziane in versi di circa quindici letterati italiani del Cinquecento.14 A Valladolid,
13 GIOVANNI GIORGINI. I Cinque Libri dellOdi di Oratio Flacco. Detti in Canzoni, Sestine, Ballate, e Madrigali Dal Sig. Gio. Giorgini da Jesi, In Jesi, appresso Pietro Farri, 1595: 12, [6], 108, [6] cc. (numerosi errori di cartulazione); marca editoriale sul frontesp.; c. [2r] iniziale: "AllIllustriss. et Reverendiss. Sig. mio colendissimo il Sig. Cardinale Sforza" (nuncupatoria del traduttore, nella quale afferma di aver volgarizzato in versi che noi abbiamo al canto e suono propriamente accomodati et hanno degna corrispondentia con lode latine); c. [3v] iniziale: componimenti encomiastici indirizzati al traduttore; c. [5r] iniziale: "errori occorsi nel stampare"; c. 1r: "Delle odi dOratio Flacco. Dette in Canzoni, et altri versi Italiani dal Sig. Giovanni Giorgini da Jesi Libro primo"; c. [1r] finale: "Discorso dellAutore circa le varie spetie, o mutanze de versi Italiani, et spetialmente delle Canzoni a Lettori"; versione italiana in vari metri senza testo latino a fronte di Carm., Epod. (eccetto 8 e 12), Carm. Saec.; rarissima edizione, che la recente voce Giorgini Giovanni in DBI LV 2000 dichiara introvabile, in realt presente con esemplari nella Biblioteca Marciana di Venezia, nella Regionale Universitaria di Messina, nella biblioteca dellIstituto Campana di Osimo. Ciascuna ode dedicata ad un personaggio specificato in testa. Negativo il giudizio di Giovanni Federzoni, Orazio. I cinque libri delle Odi. Versioni di eccellenti volgarizzatori antichi e moderni scelte una per ciascunode, Firenze, Sansoni, 1893, p. 287: Il Giorgini tradusse tutte le odi, meno due epodi; ma io non do che qualche saggio della sua versione, che quasi tutta pessima. Giovanni Giorgini, letterato nativo di Jesi (Ancona), vissuto fra il XVI e il XVII sec. (mor a Jesi nel 1606). Insegn logica nella sua citt natale. La sua attivit di poeta documentata dal poema in 24 canti in ottava rima, intitolato Il mondo nuovo (Jesi 1596), dispirazione tassiana, avente per tema le scoperte colombiane, giudicato dai contemporanei di forti umori anticolombiani ed eccessivamente encomiastico nei confronti di Ferdinando il Cattolico, trasformato in un eroe cavalleresco che guida direttamente la spedizione navale verso le nuove terre, ma soprattutto affidata alla versione italiana di Carm. e Epod., molto lodata dagli storici della letteratura italiana del sei-settecento (DBI LV 2000, EO I 367). 14 GIOVANNI NARDUCCI. Odi diverse dOrazio vulgarizate da alcuni nobilissimi ingegni, raccolte per Giovanni Narducci da Perugia, In Venezia, per Gerolamo Polo, 1605: 8, [8], 8, [93] pp. (paginazione assai discontinua e irregolare); sul frontesp. medaglione contornato da fregi a foglia dacanto, nel quale inscritto il monogramma JHS; alcune iniziali ornate. una crestomazia di versioni italiane (eccetto una, in Castigliano, opera di Giovanni Narducci) di alcuni Carm. e Epod. Contiene: p. [3]: "Al molto illustre sig. et mio padrone osservandissimo, il sig. Alessandro di Costanzo" (nuncupatoria datata Paterno 10 marzo 1605); p. [7]: "Nomi de [sic] vulgarizatori delle odi: Alessandro di Costanzo; Anibal Caro; Cosimo Morelli; Curtio Gonzaga; Domenico Veniero; Francesco Peranda; Francesco Cristiani; Giovan Giorgio Trissino; Giulio Cavalcanti; MarcAntonio Tilesio; Sertorio Quattromani; Tiberio di Tarsia, et altri incerti"; p. 1: "Ode prima del primo libro dOrazio vulgarizata dal signor MarcAntonio Tilesio..."; p. 4: "Ode quinta del primo libro dOrazio vulgarizata da incerto"; p. 6: "Ode undecima del primo libro dOrazio vulgarizata dal signor Tiberio di Tarsia..."; p. [7]: "Ode XIX del primo libro dOrazio vulgarizata dal signor Tiberio di Tarsia..."; p. 1: "Ode sesta del primo libro dOrazio vulgarizata dal s. Sertorio Quattromani"; p. 3: "Ode settima del primo libro dOrazio vulgarizata dal sig. Tiberio di Tarsia..."; p. 6: "Ode XIII del primo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo"; p. 8: "Ode XXII del primo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 10: "Ode XXI del primo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 12: "Ode XXIII del primo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 14: "Ode terza del secondo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 16: "Ode nona del secondo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 26: "Ode quinta del secondo libro dOrazio vulgarizata dal signor Cosimo Morelli..."; p. 29: "Ode decima del secondo libro dOrazio vulgarizata dal signor Sertorio Quattromani..."; p. 31: "La medesima ode vulgarizata dal signor Francesco Peranda"; p. 33: "La medesima ode vulgarizata da Francesco Christiani"; p. 35: "La medesima ode vulgarizata da incerto"; p. 36: "La medesima ode vulgarizata da

nello stesso anno, leditore Luis Snchez, che gi nel 1591 aveva pubblicato la versione spagnola dellArs Poetica di Vicente de Espinel, mette a stampa la Primera parte de las Flores de poetas ilustres de Espaa, considerata la migliore antologia della lirica classicistica spagnola, nella quale allinea le versioni spagnole di sedici componimenti oraziani, traendole dalla produzione letteraria, quasi sempre inedita, di numerosi poeti facenti capo alla scuola poetica salmantina di fray Luis de Len, dimpianto notoriamente classicistico.15 evidente nella crestomazia spagnola linflusso del classicismo italiano sulla scuola salmantina, propiziato soprattutto dalla significativa presenza nella cultura letteraria iberica del Cinquecento di classicisti italiani, fautori del recupero della lirica oraziana nellmbito del classicismo manieristico. Bernardo Tasso, con le sue Ode ibridate di petrarchismo ed ispirate alla lirica classica, non certo lunico n il pi rilevante degli esempi che si possono fare di questa tendenza, ma significativo che attraverso il suo esercizio poetico il classicismo spagnolo, presso il quale Bernardo era ben noto per il suo sodalizio con Garcilaso de la Vega maturato negli anni Trenta alla corte napoletana di Pedro de Toledo, si riappropri di Orazio, dando prove quanto mai efficaci di assimilazione poetica, peraltro registrabili gi un secolo prima nelle consapevoli assonanze oraziane del Marchese di Santillana, e movimentando un
incerto"; p. 38: "La medesima ode vulgarizata da incerto"; p. 40: "Ode XIIII del secondo libro dOrazio vulgarizata dal signor Tiberio di Tarsia..."; p. 42: "Ode nona del terzo libro dOrazio, vulgarizata dal signor Gio. Giorgio Trissino..."; p. 44: "La medesima ode vulgarizata dal sign. commendatore Anibal Caro"; p. 46: "La medesima ode vulgarizata dal signor Curtio Gonzaga"; p. 48: "La medesima ode vulgarizata dal signor Domenico Venieri"; p. 49: "La medesima ode vulgarizata da incerto"; p. 51: "Ode decima del terzo libro dOrazio, vulgarizata dal signor Tiberio di Tarsia..."; p. 53: "Ode XXIII del terzo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 55: "Ode prima del quarto libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 58: "Ode settima del quarto libro dOrazio vulgarizata dal signor Tiberio di Tarsia..."; p. 60: "Ode XXII del quarto libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 62: "Ode XI dellEpodo dOrazio vulgarizata dal signor Giulio Cavalcanti..."; p. 65: "Ode decima del terzo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 67: "Ode sesta del primo libro dOrazio vulgarizata dal signor Cosimo Morelli..."; p. 69: "Ode XII del primo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 72: "Ode XIII del primo libro dOrazio recata nella Castigliana favella da Giovanni Narducci..."; p. 74: "Ode XXV del primo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 76: "Ode XXVI del primo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 77: "Ode XXX del primo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 80 [sic]: "Ode XXXIII del primo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 80: "Ode decima del secondo libro dOrazio vulgarizata dal signor Cosimo Morelli..."; p. 82: "Ode XVIII del secondo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 84: "Ode decima del quarto libro dOrazio vulgarizata dal signor Cosimo Morelli..."; p. 86: "La medesima vulgarizata da Giovanni Narducci"; p. 87: "Ode VII dellEpodo dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 65 [sic]: "Ode decima del terzo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 67 [sic]: "Tavola della odi"; p. [68 sic]: "Errori" (in alto vignetta col motto Fallit imago; in calce: in Venetia, lanno MDCV); p. 67 [sic]: "Ode XV del primo libro dOrazio vulgarizata dal signor Alessandro di Costanzo..."; p. 69 [sic]: "Tavola delle ode". Edizione rarissima. 15 PEDRO ESPINOSA. Primera parte de las Flores de poetas ilustres de Espaa, dividita en dos libros. Ordenada por Pedro Espinosa natural de la ciudad de Antequera. Dirigida al Seor Duque de Bejar. Van escritas diez y seis Odas de Horacio, traduzidas por diferentes y graves Autores, admirablemente, En Valladolid, por Luys Sanchez, 1605: 4, [12], 204 cc. (erroneamente ripetuta la c. 203 e contrassegnata col n 127); marca tipografica sul frontesp.; c. 204v: En Valladlid [sic] Por Luys Sanchez. Ao 1605; fregi e capilettera ornati; c. [3]: "El Rey" (privilegio di stampa); c. [3v]: sonetto encomiastico dedicato al duca di Bejar da Juan Lopez del Valle; c. [4r]: dedica al duca di Bejar di Pedro Espinosa; c. [5v]: "Al lector" (De passo advertid que las Odas de Horacio son tan felices, que se aventajan a si mismas en su lengua Latina); cc. [6v-8v]: componimenti encomiastici; c. [9r]: "Tabla de poetas ilustres, con los nombres de los ingenios de que esta compuesto"; c. 1: "Primera parte de las flores de poetas ilustres. Libro primero. Don Iuan de Arguiio". Rara edizione della silloge di poeti spagnoli del Cinquecento, molti dei quali appartenenti alla scuola salmantina di fray Luis de Len, maestro e poeta presso lUniversit di Salamanca. Pedro Espinosa, poeta di un certo rilievo, ha raccolto in questa antologia, che considerata la migliore dellet classica della letteratura spagnola, alcune liriche di poeti a lui contemporanei e spesso sconosciuti, alcune delle quali inedite. La Primera parte contiene le traduzioni di 17 odi di Orazio e di Epod. 2. I traduttori delle odi sono i seguenti: Bartholom Martnez (Carm. I 1, 5, 8, 11, 12, 15, 17, 19); Juan de Aguilar (Carm. I 2); Diego Ponce de Len (Carm. I 3, 9); Diego de Mendoza Barros (Carm. I 4, ma lattribuzione erronea: in realt il componimento tradotto da fray Luis de Len); Juan de la Llana ( Carm. I 20); Juan de Morales (Carm. II 10); Lupercio Leonardo de Argensola (Carm. III 6, Epod. 2); Luis Martn de la Plaza (Carm. III 10, IV 7). Le traduzioni di Epod. 2 e di Carm. III 6 dellArgensola furono ristampate a Saragozza nel 1634. Insieme alle traduzioni oraziane, il volume contiene una traduzione di Catullo (Carm., 72), sempre dellArgensola. La traduzione di Carm. I 4, attribuita a Diego de Mendoza Barros, in realt di fray Luis de Lon. La Segunda parte de las flores... curata da Juan Antonio Caldern nel 1611, contenente numerose traduzioni di odi oraziane, rimase a lungo manoscritta. Ne fu curata la stampa, insieme alla riedizione della Primera parte, da Juan Quirs de los Rios e Francisco Rodriguez-Marin, Madrid, 1896. Su questa edizione cfr. MARIA ROSA LIDA DE M ALKIEL, La tradicin clsica en Espaa, Barcelona, 1975. Sulla stampa a Valladolid fra Cinque e Seicento cfr. PHILIPPE BERGER , Quelques observations sur la production imprime Valladolid sur Sicle dOr, in Livres et libraires en Espagne et au Portugal, 16e-20e sicles. Actes du colloque international de Bordeaux, 25-27 avril 1986, Paris, CNRS, 1989, pp. 27-38.

mercato editoriale pronto a recepire un flusso duraturo di versioni oraziane nei vari idiomi iberici. La costituzione di una sorta di canone volgare di Orazio dimpronta nettamente classicistica nelle principali culture letterarie del dominio romanzo alle soglie del XVII secolo sembra, dunque, maturare allinterno di una ideologia traduttoria incline a concepire il volgarizzamento da una parte come forma di intermediazione neutrale fra la grandezza linguisticamente sempre meno tangibile di un auctor e la competenza linguistica dei nuovi aggregati sociali; dallaltra (e in maniera sempre pi determinata) come esercizio di competizione sempre pi scaltrita col modello. Quel canone, che preannunciato dal virtuosismo metrico del Giorgini, tende insomma a sostituire il principio della normalizzazione con quello della originalit della scrittura volgare rispetto al modello; a sostituire limpegno alla ricerca di corrispondenze linguistiche fra originale e traduzione con la spregiudicata ricerca di una dilatazione semantica che miri a rappresentare pi i sensi che le parole.16 Ma le parole, proprio in quanto sciolte dallobbligo di rappresentativit semantica delloriginale, si rendono disponibili ad un riuso incondizionato, che pone sempre pi frequentemente il traduttore in un rapporto di competizione con il modello. Non certo senza significato il fatto che lumanista Scipione Ponze elegga agli inizi del secolo lottava rima a metro ideale per innovare la frequentatissima versione dellArs Poetica, e che motivi la scelta metrica con intenti di illuminazione di un testo altrimenti destinato a restare oscuro proprio per effetto della regolarit dellesametro e del suo corrispondente volgare, lendecasillabo.17 Il paragonare il suo esercizio di orator/interpres alla cote, che non tagliando [...] aguzza il ferro e lo fa atto a tagliare, fissa i nuovi rapporti del traduttore col
16 Lespressione, usata da Ludovico Dolce nella nuncupatoria a Bernardino Ferrari dei suoi Dilettevoli sermoni..., ed. cit., assume naturalmente, nel contesto dello sperimentalismo lirico barocco, altro significato da quello di fedelt essenziale proprio della teoresi traduttoria dello stesso Dolce, dalla quale, peraltro, egli frequentemente deroga. 17 SCIPIONE PONZE. LArte Poetica dHoratio in ottava rima, col testo latino appresso. Nuovamente tradotta dal dottor Scipione Ponze, senza allontanarsi dal detto poeta, con la spositione de luoghi pi oscuri e necessarii e con le regole. Opra utilissima a gli studiosi della Poetica, In Napoli, appresso Gio. Iacomo Carlino e Costantino Vitale, 1610: 4, [8], 172 pp., 2 coll.; stemma sul frontesp., iniziali e fregi silografici; precedono i testi epigrammi di Carlo Pinto e Paolo Portarelli dedicati al vicer Pietro Di Castro, e di Giambattista Rosso dedicati allautore; p. [3]: "Allillustriss. et eccellentiss. Signor Don Pietro Di Castro et Andrada, conte di Lemos e dAndrada, marchese di Sarria e conte di Villalba, e nel Regno di Napoli Vicer, Luogotenente, e Capitan generale per Sua Maest, & c." (Sogliono tutti i buoni Principi dopo le contemplationi delle cose divine e dopo i pensieri dei loro stati, dilettar gli amici con alcune hore di quelle honorate ricreationi, alle quali sono dalla natura inchinati, e queste hore V.E., com fama, le suole spesse volte spendere a diporto con le Muse, o con alcuni intendenti di regole Poetiche, e perch avviene talhora, che col ragionar soverchio si apporti noia ai signori, desiando io apportarle sempre, quanto per me sie possibile, dilettatione, et non fastidio, ho pensato farle un presente di cosa, che tanto parli di Poesia quanto a V.E. piace, e quando comanda, et questArte Poetica da me tradotta, et esposta); p. [5]: "Scipione Ponze ai lettori" (Havendo noi tradotta, et esposta lArte Poetica di Horatio, la quale per la oscurit che in s tenea, era intesa da pochi, e stimata da tutti, habbiamo eletto le stanze regolate dellottava rima attissime a scrivere soggetti continuati e dolcissime per le consonanze delle rime: perci che i versi sciolti, che pi facili, e pi commodi sono a ridurre a fine ogni materia, non si leggono con molto gusto, se non nelle Tragedie & Egloghe. Habbiamo anco aggiunto ne luoghi pi difficili, o necessarii la spositione). Versione poetica italiana in cors. sulla col. di sinistra, affiancata dal testo latino, in rom. e in corpo minore, sulla col. di destra; nelle parti lasciate libere dai testi il commento. Nella Sposizione il Ponze si paragona alla cote, che non tagliando [...] aguzza il ferro e lo fa atto a tagliare; altrove, parafrasando lo Stazio dantesco di Purg. XXII, 67-69, si paragona al portatore di lume nella notte, che guida gli altri, mentre giova poco a se stesso. In realt questo repertorio, tipicamente barocco, di similitudini nasconde lintenzione di aggiungere alloriginale una creativit propria che competa con loriginale stesso e, alla fine, lo superi. Scipione Ponze (Ponzio), letterato e giureconsulto di origine calabrese (Stilo, secc. XVI-XVII). Del suo esercizio letterato si ricorda la riduzione in ottava rima della Gotiade di Gabriello Chiabrera. La versione in ottava rima di Ars Poet., lopera di lui pi nota, si colloca tutta allinterno dello sperimentalismo letterario barocco, nel quale si inserir ventanni dopo Lodovico Leporeo senza per assoggettarsi allottava. Nella Sposizione che precede la versione oraziana, il Ponze si paragona alla cote, che non tagliando [...] aguzza il ferro e lo fa atto a tagliare; altrove, parafrasando lo Stazio dantesco di Purg. XXII, 67-69, si paragona al portatore di lume nella notte, che guida gli altri, mentre giova poco a se stesso. In realt questo repertorio, tipicamente barocco, di similitudini nasconde lintenzione di aggiungere alloriginale una creativit propria che competa con loriginale stesso e, alla fine, lo superi (EO III 322).

modello: di scaltro obnubilamento del testo poetico sotto gli stilemi di una scrittura allettante, compensato dalla funzione oracolare della Sposizione. Indubbiamente un modo tutto secentesco di amalgamare il didascalismo tardo-rinascimentale con lardore innovativo della poetica barocca, e di rileggere con una diversa sensibilit linscindibile binomio oraziano docere e delectare. Nella cultura letteraria delle accademie e in una vicenda biografica segnata dalla presenza condizionante di Giambattista Marino ci immette lesercizio traduttorio del senese Pandolfo Spannocchi, databile agli anni Quaranta del secolo XVII, ma approdato assai postumo alla visibilit editoriale per la sensibilit di un nipote ex filio dellautore, ma soprattutto per la carit patria e il patriottismo linguistico della Stamperia del Pubblico di Siena, che leg un momento importante della sua attivit con la pubblicazione dellArs Poetica tradotta dal dotto giurista originario della citt, ma ormai prestigiosamente radicato nel ceto forense bolognese.18 Accanto a quella traduzione veniva riproposta, con oculata scelta atta a consolidare il significato filopatristico delliniziativa editoriale, la versione del De raptu Proserpinae di Claudiano, opera gi nota dellIntronato senese Marcantonio Cinuzzi. Al di l delle abusate professioni di fedelt alloriginale e di una certa, apparente, sobriet del dettato versorio, peraltro certificata dal traduttore con un ingegnoso computo matematico che fa i suoi 667 sciolti inferiori ai 476 esametri oraziani per essere il verso nostrale il terzo pi breve,19 lo Spannocchi sembra voler risolvere lirrisolta questione della intraducibilit nel volgare di alcune forme lessicali latine sottraendosi al dovere umanistico di studiare, anche filologicamente, le corrispondenze semantiche, e anzi cimentandosi marinisticamente nellalterazione semantica delloriginale a favore di una disinvolta risemantizzazione dialettale, perfino paremiologica, che il fine tuttaltro che inconfessato della sua aemulatio, nonch la ragione del recupero filopatristico dellopera, attuato dalla stamperia senese in pieno fervore settecentesco degli studi demologici: Il volgarizzatore ha esposto quanto ha saputo al vivo i sentimenti del Poeta. Alle parole non ha giurato fedelt, s perch non li bastava lanimo di far riuscire i versi toscani se non irsuti e di mal suono; come anco perch li pareva aver caparra che Oratio istesso non sarebbe in ci molto scrupoloso.20 Il trasferimento del difficile testo oraziano nel sistema espressivo popolare esime naturalmente il traduttore dallapprontare il consueto repertorio di annotazioni, essendo la sua funzione di interpres perfettamente integrata, anzi coincidente e assolta da quella di orator.
18 PANDOLFO SPANNOCCHI. LArte Poetica dOrazio Flacco volgarizata da Pandolfo Spannocchi collaggiunta del Rapimento di Proserpina di Claudiano tradotto da Marcantonio Cinuzzi e di nuovo ristampato, In Siena, nella Stamperia del Pubblico, [1714]. Nella dedica Alli cortesi lettori lo stampatore (p. [3]) si legge: Le due traduzioni, che vi presento, come che non coetanee, anzi nel nascimento loro distanti per un secolo intero, escono tuttavia insieme dalle mie Stampe per dare al Pubblico un saggio del buon gusto mantenutosi in Siena, tanto ne buoni, quanto ne cattivi tempi, di poetare toscanamente in questa sorta di componimenti, ne quali sempre piaciuto a molti chiarissimi ingegni esercitarsi). Pandolfo Spannocchi, giurista e letterato di origine senese, vissuto prevalentemente a Bologna nel sec. XVII, dove fu lettore di istituzioni civili. Il suo modesto esercizio poetico, inserito in una vivace partecipazione alle accademie del tempo (dove ebbe lappellativo di Tenace Intronato), orientato in senso marinistico, anche in ragione della sua personale amicizia col Marino. La sua traduzione oraziana si connota per una sostanziale infedelt alloriginale, e per la nutrita presenza di senesismi, di arcaismi, di espressioni popolari e di sentenze (cfr. GIOVANNI FANTUZZI, Notizie degli scrittori bolognesi..., Bologna, Stamperia S. Tommaso dAquino, 1781-1789, 9 voll., rist. anast. Bologna, Forni, 1965, VIII, p. 26). 19 A chi legger, p. 1. 20 Ibid.

Orbitano intorno a questo principio anche molte delle iniziative editoriali che, al di fuori del sistema propriamente letterario, inducono a forme di consumo del corpus oraziano fondate sulla dilatazione dellesercizio traduttorio in riscrittura assolutamente svincolata dallobbligo della fedelt, anzi tanto pi curiosa e appetibile, quanto pi ribelle al modello. Mi riferisco, in particolare, alla parodia e alla estrapolazione aforistica. Ed significativo che questo fenomeno si sviluppi soprattutto in aree meno vincolate allipoteca classicistica cortigiana di segno come ho detto normalizzante, e in territori culturali nei quali, invece, resistono, per varie ragioni, il classicismo cristiano e il moralismo riformatore protestante. Sia la valorizzazione della dimensione gnomica dellopera oraziana, sia la sua trasformazione in linguaggio figurato, costituiscono, dunque, il prodotto di una sensibilit tardo-rinascimentale, destinata a schiuderne impieghi pedagogici complessi e duraturi. E proprio nel composito orbe luterano un letterato tedesco, Balthasar Exner, inaugurava con lEthopoeia Horatiana il frequentatissimo filone delle parodie costruite sui testi oraziani.21 Rivive di fatto, nel consumo parodistico primosecentesco di Orazio, una delle forme di assimilazione della gnomica pagana alla sapientia cristiana. LHoratius christianus che il letterato tedesco Johannes Otho Maianus pubblica ad Augsburg, allude nel frontespizio ad una castigatio dellOrazio lirico ancora pi esplicita dellarchetipo italiano, prodotto a Roma in pieno fervore controriformistico dal tipografo Vittorio Eliano, ebreo convertito alla religione cattolica.22 La presenza non marginale di una selezionata precettistica oraziana in un Poeticarum institutionum liber che il grammatico spagnolo Bernardino Llanos concepisce per

21 BALTHASAR EXNER. Balth. Exneri Hirschbergi Ethopoeia Horatiana. Hoc est: in Quinti Horati [sic] Flacci liber primus [ secundus] Carminum parodiae, Lipsiae, typis Berwaldinis excudebat Iacobus Gubisius, 1601: 8, 2 tomi in 1 vol., 37, 24 cc.; fregi tipografici correnti discontinui; alcune iniziali ornate; frontesp. del II tomo: Balth Exneri Hirschbergi nuper Ethopoeiae Horatianae dictae liber secundus. Hoc est: in Q. Horatii Flacci librum secundum Odarum parodiae, Lipsiae, anno Dei-Hominis, 1601 (in fine: Lipsiae, Jacobus Gubisius excudebat, typis haeredum Zachariae Berwaldi, 1601); I tomo, c. 1v: "Lectori meo salutem"; c. 2r: "Amplissimis et sapientissimis viris: Dn. Ioanni Alberto et Dn. Melchiori Tilesio inclytae Reipub. Hirschbergensis Senatoribus - Praefatio" (datata 1 VII 1601). Ciascuna parodia dedicata ad un eminente personaggio della societ colta e del potere politico della Germania del tempo. 22 JOHANNES OTHO MAIANUS. Horatius Christianus. Quincti Horatii Flacci Venusini poetae lyrici Carminum libri quatuor. Epodon liber unus et Carmen Seculare. Plerisque ab impudica libertate et gentilium vanitate honestati, et veluti orthodoxae pietati, vindicatis, et ad nostram aetatem quodammodo applicatis. Per Joannem Othonem Maianum Ephebum Aug., Augustae Vindelicor., typis Christophori Mangi, 1609: 12, [6], 226, [2] pp.; in fine: Augustae Vindelicorum. Excudebat Christophorus Mangus M.DC.IX; fregi, capilettera e culs-de-lampe, in corrispondenza dei titoli e degli explicit; parodie di contenuto devozionale di Carm., Epod., Carm. Saec. Quinctus Horatius Flaccus ab omni obscoenitate purgatus. Ad usum Gymnasiorum Societatis Iesu. Aldi Manutii de metris horatianis. Eiusdem annotationes in Horatium, Romae, apud Victorium Helianum, 1569: 8, 2 parti in 1 vol., 136, 142 pp.; marca editoriale sul frontesp. e alla fine, dove figurano ripetuti anche il luogo, lanno di pubblicazione e il nome delleditore; alcune iniziali ornate; p. 3: "Q. Horatii Flacci vita per Petrum Crinitum Florentinum". la prima delle innumerevoli edd. dellHoratius Romae expurgatus. Fortunatissima formula pedagogica applicata ad un classico, attravers i secc. XVII e XVIII, spingendosi anche ai primi decenni del XIX. Vittorio Eliano, nato a Roma nel 1528, vi lavor come tipografo dal 1569 al 1577, dopo aver esercitato a Cremona (1558-1559, 1564) e, per un solo anno (1576), a Foligno, in societ con Vincenzo Cantagalli. Nipote ex matre del celebre grammatico e lessicografo Elia Levita, ricevette da costui significativi influssi di cultura ebraica e fu avviato allarte tipografica in occasione della stampa in caratteri ebraici che il Levita cur del Bovo-Buch, rifacimento del celebre Buovo dAntona (1507). Visse qualche tempo a Venezia dove, intorno ai sedici anni, si convert dallebraica alla fede cattolica, interrompendo per effetto di quellevento interiore la collaborazione col nonno. Forte della nuova fede, fu tra i pi convinti sostenitori della soppressione delle edd. del Talmud e determinante fu il suo parere nellemanazione del decreto di papa Giulio III, che condannava al rogo i libri talmudici. A Cremona, centro di produzione, insieme a Ferrara e Sabbioneta, di edd. ebraiche dopo la crisi di Venezia, tenne officina insieme con Vincenzo Conti e collabor con linquisitore nella censura dei libri ebraici. Ci nonostante, egli fu protagonista delleditoria ebraica stampando alcuni dei testi capitali della mistica giudaica. lo stampatore di unedizione completa di Orazio (1569), tipograficamente modesta, ma culturalmente importante in quanto, ispirata allo zelo religioso del convertito, inaugura la lunghissima serie di edd. oraziane Romae expurgatae, ad uso delle scuole gesuitiche. Ledizione si colloca nel solco del processo di revisione degli ordinamenti didattici attuati nel clima della Riforma cattolica, e mira a recuperare la lirica oraziana, opportunamente neutralizzata, nei programmi di insegnamento del Latino nelle scuole gesuitiche (ASCARELLI-MENATO 118, 179, 316, DBI XLII 475, DTEI 404, EO III 206).

le scuole gesuitiche dellAmerica latina, e che fa pubblicare a Mxico nel 1605, rilancia, infine, in termini ambiguamente confessionali il riuso aforistico dellArs Poetica.23 Pur non accedendo mai a forme cos strumentali di riuso della scrittura poetica oraziana, lItalia letterata del XVII secolo si volge in non pochi casi ad un consumo dellOrazio morale sovvertendo il primato che la stagione classicistica aveva riconosciuto allOrazio lirico e allOrazio teorico della poesia. In realt, i letterati italiani, al di l di un improbabile riuso confessionale della gnomica oraziana, cercano nella varietas tonale dellOrazio satiro, piuttosto che nella monocorde perfezione dellOrazio lirico, un campo di sperimentazione poetica allinterno dellestetica barocca, trasformando la traduzione in un laboratorio nel quale non si tende ad eseguire la copia perfetta del modello, ma a ridefinirlo fino a farlo rivivere, attraverso un processo di emulazione, nelle forme volute del traduttore. Vorrei, a tal proposito, ricordare lesercizio traduttorio del toscano Pandolfo Spannocchi, databile agli anni Quaranta del secolo, il quale pretende di risolvere la vexata quaestio della intraducibilit nel Volgare di alcune forme lessicali latine sottraendosi al dovere umanistico di studiare, anche filologicamente, le corrispondenze semantiche, e anzi cimentandosi nellalterazione semantica delloriginale a favore di una spregiudicata risemantizzazione dialettale del testo, che il fine tuttaltro che inconfessato della sua aemulatio.24 Le stravaganze traduttorie di Ludovico Leporeo, sostenute da una contraddittoria ricerca di equilibrio fra aspirazione alla aemulatio e fedelt alloriginale, emergono vistose proprio quando egli decide di iscriversi alla ormai lunga lista dei traduttori dellArs Poetica. La sua elaborazione metrica, equidistante sia dallottava (che il metro della parafrasi), sia
23 BERNARDINO LLANOS. Poeticarum institutionum liber, variis ethnicorum, christianorumque exemplis illustratus, ad usum studiosae iuventutis. Per Congregationem B.M.V. Annuntiatae, in Societatis Iesu Collegii Mexicani Gymnasiis autoritate apostolica, institutam. Collectore, eiusdem Societatis Sacerdote, qui eidem presidet Congregationi. Antonio Rubio praefecto, Mexici, apud Henricum Martinez, 1605: 8, [18], 512 pp. (la p. 511 erroneamente numerata 501). Antologia per generi della letteratura latina pagana e cristiana: epica, comica, tragica, tragicomica, bucolica, satirica, elegiaca, lirica, epigrammatica. Accoglie di Orazio Serm. I 1 (vv.1-121: pp. 168-170); Carm., I 1, 2, 3, 4, 22, 28, 29, 35 (pp. 249-259); II 2, 3, 10, 16, 18 (pp. 259-265); III 14, 24, 25, 30 (pp. 265-270); IV 3, 5, 7 (pp. 270-273); Epod. 1, 2, 6, 16 (pp. 273-280). 24 PANDOLFO SPANNOCCHI. LArte Poetica dOrazio Flacco volgarizata da Pandolfo Spannocchi collaggiunta del Rapimento di Proserpina di Claudiano tradotto da Marcantonio Cinuzzi e di nuovo ristampato, In Siena, nella Stamperia del Pubblico, [1714]: 8, 2 tomi in 1 vol., [16], 48, [3]-152 pp.; alcune iniziali ornate; i 2 tomi hanno frontesp. autonomi (p. [3] del II tomo: Il rapimento di Proserpina di Claudio Claudiano tradotto di Latino in volgare toscano sanese da M. Marcatonio Cinuzzi Scacciato Intronato); p. [3]: "Alli cortesi lettori lo stampatore" (Le due traduzioni, che vi presento, come che non coetanee, anzi nel nascimento loro distanti per un secolo intero, escono tuttavia insieme dalle mie Stampe per dare al Pubblico un saggio del buon gusto mantenutosi in Siena, tanto ne buoni, quanto ne cattivi tempi, di poetare toscanamente in questa sorta di componimenti, ne quali sempre piaciuto a molti chiarissimi ingegni esercitarsi); p. [11]: "Illustrissime e virtuosissime signore Assicurate" (il nipote ex filio, del traduttore, omonimo, spiega che la traduzione, commissionata al suo avo da Lucrezia Cerretani Mignanelli, non era uscita prima perch lautore aveva proibito al figlio di pubblicarla; perci la traduzione di Ars Poet. dello Spannocchi, il Tenace Intronato, stettesi inedita ben pi di quindici lustri); p. 1: "A chi legger" (Il volgarizzatore ha esposto quanto ha saputo al vivo i sentimenti del Poeta. Alle parole non ha giurato fedelt, s perch non li bastava lanimo di far riuscire i versi toscani se non irsuti e di mal suono; come anco perch li pareva aver caparra che Oratio istesso non sarebbe in ci molto scrupoloso; in realt la traduzione irta di senesismi, di arcaismi, di espressioni popolari e di sentenze); pp. 2-45: versione italiana in endecasillabi sciolti e testo latino affrontati di Ars Poet.; p. 46: lettera di Guglielmo Solier allarcivescovo di Siena Ascanio Piccolomini Aragona, nella quale loda lo Spannocchi per aver interpretato fedelmente Orazio in questa sua operetta assai scabrosa, senza diffondersi di pi; p. 47: lettera elogiativa di Jacomo Parrini allautore. Entrambe le lettere sono datate 1641 (rispettivamente Padova, 9 febbraio, e Roma, 8 marzo); sul fondamento di queste due date alcuni repertori accreditano erroneamente lesistenza di una prima edizione uscita, appunto, nel 1641. Ampia recensione nel Giornale de Letterati dItalia, XXVI, 1716, pp. 280-316. Marcantonio Cinuzzi, letterato e poeta neolatino (Siena ca. 1503/1508 - ? ca. 1592), fortemente coinvolto nel gruppo dei riformati senesi fino a subire il carcere e a concludere la sua vita col carcere e con la relativa abiura, noto soprattutto per lattivit di traduttore dalle lingue classiche, della quale testimonianza particolarmente significativa , appunto, il Rapimento di Proserpina, che ebbe numerose ristampe lungo tutto il sec. XVII. Pandolfo Spannocchi, giurista e letterato di origine senese, vissuto prevalentemente a Bologna nel sec. XVII, dove fu lettore di istituzioni civili. Il suo modesto esercizio poetico, inserito in una vivace partecipazione alle accademie del tempo (dove ebbe lappellativo di Tenace Intronato), orientato in senso marinistico, anche in ragione della sua personale amicizia col Marino. La sua traduzione oraziana si connota per una sostanziale infedelt alloriginale, e per la nutrita presenza di senesismi, di arcaismi, di espressioni popolari e di sentenze (cfr. GIOVANNI FANTUZZI, Notizie degli scrittori bolognesi..., Bologna, Stamperia S. Tommaso dAquino, 1781-1789, 9 voll., rist. anast. Bologna, Forni, 1965, VIII, p. 26).

dallendecasillabo sciolto di tradizione classicistica (che il metro della interpretatio), un estroverso sincretismo a base endecasillabica predisposto allaccensione funambolica di stilemi propri del repertorio barocco.25 Non pu non sorprendere, in rapporto alla loro modesta qualit letteraria, la fortuna editoriale, straordinaria per un angusto mercato prevalentemente fondato sullautoconsumo accademico, che tocc alle versioni oraziane di Loreto Mattei, il cui primum, promosso nel 1679 da una stamperia di Rieti sicuramente esterna ai circuiti editoriali importanti, conobbe riedizioni e ristampe fino ai primi decenni del XVIII secolo. La longevit della Metamorfosi lirica dHoratio del Mattei sta proprio nel senso metamorfosico che lautore conferisce alla sua operazione traduttoria: un senso metamorfosico che le consente di consegnare la lettura moralistica di Orazio di ascendenza confessionale ai consumatori settecenteschi del moralismo laico oraziano.26 Forse lo stesso traduttore non era consapevole di poter attingere a tanta fortuna quando prometteva di metamorfizzare il corpus lirico di Orazio di latino in toscano, di licenzioso in pudico, dEpicureo in Morale, e si esibiva in una greve similitudine recuperata dal suo repertorio barocco omologando larte del tradurre alla tecnica di decantazione dei chimici ed esasperando lazione moralizzatrice del traduttore, il quale giunge a imporre al tipografo di rendere visibile con il cambiamento dei caratteri nel testo latino le parti sottoposte alla moralizzazione.27
25 LODOVICO LEPOREO. Arte Poetica di Q. Horatio Flacco tradotta da Lodovico Leporeo. Dedicata al Molto IIlustre Signore Vincenzo Costaguta, In Roma, per Francesco Corbelletti, 1630: 8, 24 pp.; marca tipografica sul frontesp., raffigurante unaquila che fissa il sole e recante il motto amica luminis et numinis; precede la dedica del Leporeo a Vincenzo Costaguta, datata Roma 25 maggio 1630; manca il testo latino a fronte. Versione condotta secondo il duplice e contraddittorio principio della aemulatio e della fedelt. A tal fine lautore escogita un metro relativamente originale, che si discosta sia dallottava, tipica della parafrasi in versi, sia dallendecasillabo sciolto di tradizione classicistica: un metro a base endecasillabica, ma predisposto allaccensione funambolica di eccentrici verbalismi, di rime, assonanze, consonanze che rinviano al modello dei leporeambo, escogitato, appunto, dallautore. Ludovico Leporeo, poeta di ascendenza marinista (Cormons 1582 - Roma ca. 1655), famoso per le originali composizioni musico-verbali di cui fu virtuoso produttore. Si ricordano soprattutto i Leporeambi alfabetici e musicali, oltre al Decadario ritmico. La prima raccolta fu duramente censurata da ARGELATI 106, il quale riporta il giudizio di Giusto Fontanini (Biblioteca delleloquenza italiana, Venezia, 1753, p. 374): Fu ozioso inventore di componimenti fantastici, pieni di rime varie tutte insulse, i quali egli chiam Leporeambi. La versione poetica italiana di Ars Poet., condotta secondo il duplice e contraddittorio principio della aemulatio e della fedelt, manifesta un singolare modo di cimentarsi col testo oraziano. A tal fine egli escogita un metro relativamente originale, che si discosta sia dallottava, tipica della parafrasi in versi, sia dallendecasillabo sciolto di tradizione classicistica: un metro a base endecasillabica, ma predisposto allaccensione funambolica di eccentrici verbalismi, di rime, assonanze, consonanze che rinviano al modello dei leporeambo, escogitato, appunto, dallautore (EO III 321). 26 LORETO MATTEI. Metamorfosi lirica dHoratio parafrasato e moralizato da Loreto Mattei. Consacrata allaugustissimo nome di Eleonora Gonzaga dAustria imperatrice, In Rieti, per Gio. Pitoni, 1679: 16, [16], 362 pp.; frontesp. parzialmente incorniciato con fregio tipografico; alcune iniziali ornate; fregi tipografici correnti; p. [3]: "Sacra Real Cesarea Maest" (nuncupatoria a Eleonora Gonzaga, imperatrice dAustria); p. [5]: "Alla Sac. Real Cesarea Maest di Eleonora Gonzaga dAustria Augustissima Imperatrice dedicatione dellopra" (nuncupatoria in versi); p. [11]: "Lauttore a chi legge" (il Mattei fa riferimento ad una nuova Metamorfosi lirica di forma, Historica di materia, anzi pur tutta Poetica e promette di trasformare il corpus lirico di Orazio di latino in toscano, di licenzioso in pudico, dEpicureo in Morale [...] Mi son posto [...] ad esercitare la difficoltosa operazione de chimici, cio di separar il puro dallimpuro, obbligandomi ad estrarre oro dal fango e antidoto dal veleno; che perci non solo tutti i luoghi dove si tocchino oscenit ho convertiti in sensi morali, ma tutti altri soggetti ancora poco honesti ho ridotti dentro i limiti della modestia e della coniugal pudicizia, in detestatione del pernicioso abuso del poetar lascivo. E di queste mutationi di scena ti far per certo avvertito la mutation de caratteri lasciandosi solo quelle poche odi che son tutte ripiene [...] di materia vitiosa); p. 1: "Horatio moralizato libro I. Ode prima"; in fine: "Lautore alla sua opera nel licentiarla per andarsi a presentare al pi dellaugustissima imperatrice" (sonetto); testo latino e versione italiana affrontati; contiene Carm., Epod., Carm. Saec.; eccetto alcuni componimenti considerati licenziosi. Loreto Mattei, sacerdote, scrittore di versi e di opere drammatiche (Rieti 1622 - 1705). Accademico del Tizzone a Rieti, intraprese la carriera ecclesiastica dopo la morte prematura della moglie (1661). Ader pienamente alle linee di politica culturale dettate dal Concilio di Trento: per questa via approd alla poetica barocca, che tuttavia interpret con moderazione. Ad essa si ispira la sua versione del corpus oraziano, significativamente presentata con lo stravagante titolo di Metamorfosi lirica dHoratio parafrasato e moralizzato (Rieti 1679); dedicata a Eleonora Gonzaga, imperatrice dAustria. Interessante il preambolo firmato dal Mattei, nel quale egli, omologando larte del tradurre alla tecnica di decantazione dei chimici, esaspera lazione moralizzatrice del traduttore, che giunge a imporre al tipografo di rendere visibile con il cambiamento dei caratteri nel testo latino le parti sottoposte alla moralizzazione. Lopera fu editorialmente fortunatissima con le sue frequenti riedizioni secentesche, settecentesche e persino ottocentesche (EO III 347). 27 "Lauttore a chi legge", ivi, p. [11].

Alcuni anni dopo il tipografo-editore ferrarese Bernardino Pomatelli accoglieva in un agile in4 di circa cento pagine, impreziosito da unincisione a tutta pagina sullantiporta, opera del famoso acquafortista Giuseppe Maria Mitelli, la parafrasi in terza rima dellArs Poetica del canonico ferrarese Giulio Cesare Grazzini.28 Essa conclude la storia delle versioni oraziane del Seicento nella forma forse pi esuberante e artificiosa di una stagione della ricezione del poeta di Venosa contrassegnata dalla spesso velleitaria ricerca non di una democratizzazione classicistica del testo antico, ma di una chiusura criptica allinterno di consorterie letterarie accomunate dal bisogno di consumare una produzione improntata allestetica barocca. Luso di una terzina vagamente, e talvolta goffamente, dantesca, farcita con estroverse performances lessicali, costituisce lennesimo, vistoso modo di affermare il diritto alla trasfigurazione del modello, ridotto a pretesto di una riscrittura moderna che coltiva lambizione di ricomunicare, con spregiudicata presunzione, la scrittura degli antichi. Il XVIII secolo, secolo di Orazio per antonomasia, si apre con la biografia oraziana di Francesco Algarotti.29 Equidistante dal pedantismo-moralismo della tradizione secentesca italiana e dalle forzature libertinistiche francesi (dove in quegli anni primeggiava una biografia di Orazio significativamente intitolata Les amours dHorace), egli riattinge alle fonti autoreferenziali della scrittura oraziana per costruire unidentit moderna del poeta,

28 GIULIO CESARE GRAZZINI. Della Poetica dOrazio Flacco Venosino, illustre poeta lirico, parafrasi ridotta in versi italiani dal canonico, dottor Giulio Cesare Grazzini segretario dellAccademia de Signori Intrepidi di Ferrara, e dedicata al sublime merito dellillustrissimo et eccellentissimo signor marchese Cornelio Bentivoglio, In Ferrara, per Bernardino Pomatelli, 1698: 4, [24], 80 pp.; antiporta incisa con incisione a piena pagina disegnata da Giuseppe Maria Mitelli e incisa da Fr. le France; precede (pp. [9]-[15]) la dedica a Cornelio Bentivoglio; pp. [16]-[17]: "Cortese lettore"; pp. [18]-[24]: alcuni componimenti encomiastici; pp. 1-79: "Della Poetica dOrazio Flacco Venosino parafrasi in versi italiani". La parafrasi del Grazzini in terza rima e si presenta priva di apparato esegetico; manca anche il testo latino a fronte. Tipograficamente si caratterizza per luso di un cors. particolarmente vistoso per il corpo. Giulio Cesare Grazzini, ecclesiastico, letterato nativo di Ferrara, dove fu canonico, vissuto fra i secc. XVII e XVIII. Fu a Roma tra i fondatori dellArcadia. La sua Parafrasi di Ars Poet. (Ferrara, 1698) conclude nella forma pi esuberante lo sperimentalismo traduttorio su Orazio del Seicento. Luso di una terzina vagamente (e talvolta goffamente) dantesca costituisce lespediente pi vistoso per il conseguimento della libert traduttoria, che il suo fine precipuo, e che egli fa corrispondere alla esibizione di trovate lessicali e stilistiche del tutto estranee al testo originale, ispirate alla tenace sopravvivenza provinciale della pi trita poetica della maraviglia (EO III 82, s.v. Abriani, Paolo). 29 Il secolo dOrazio appunto il titolo di un intervento sulla fortuna del poeta di Venosa nel Settecento, pubblicato da Giovanni Rabizzani nel "Marzocco" del 1913 e ristampato nei Bozzetti di letteratura italiana dello stesso Rabizzani, Lanciano, Carabba, 1914, pp. 430-440. FRANCESCO ALGAROTTI]. Saggio sopra la vita di Orazio, In Venezia, nella stamperia Fenziana, 1760: 8, 124 pp.; p. 3: "A Federico il Grande Francesco Algarotti" (dedica datata Bologna, 23 marzo 1760). I fitti rinvii ai luoghi del corpus oraziano, posti in calce, fanno di questa biografia intellettuale una tipica biografia ex auctoris scriptis. Francesco Algarotti, scrittore e saggista (Venezia 1712 - Pisa 1764), dopo aver studiato a Venezia e a Bologna, soggiorn a Padova e a Firenze, dove perfezion la sua conoscenza del Greco. Fu amico di Voltaire. Dopo aver viaggiato a lungo in Europa, intraprese nel 1739 un viaggio nel Baltico, che raccont nel Viaggio in Russia, narrazione in forma epistolare. autore del Neutonianismo per le dame (Napoli [ma Milano], 1737). In veste di critico letterario pubblic le Lettere di Polianzio ad Ermogene intorno alla traduzione dellEneide del Caro (Venezia, 1745). Profonda la sua adesione alla poesia oraziana, il cui stile egli invoca come termine di confronto da contrapporre al disordine linguistico del suo tempo. Allinterno della sua adesione alle correnti classicistiche europee, Orazio per lui poeta moderno per eccellenza, talvolta assimilato agli orientamenti letterari anglo-francesi e alle tendenze antipuristiche e antipedanti. Il suo Saggio sopra la vita di Orazio (1760) offre unimmagine filosofica e intellettualistica del poeta, rapportata alla temperie politica-culturale che ne segn la poetica. Dedicato a Federico di Prussia, il Saggio incentrato proprio sul rapporto poterescrittura letteraria (EO III 91). [PIERRE JOSEPH DE LA PIMPIE DE SOLIGNAC]. Les amours dHorace, Cologne, chez Pierre Marteau, 1728: 4, [42], 328 pp.; sul frontesp., bicromo (rosso e nero), medaglione inciso; incisione a piena pagina sullantiporta, opera di Gabriel Franois Louis Debrie e di Phil. a Gnst, raffigurante Orazio adagiato sotto un arancio piantato in un cratere con a fianco una fanciulla, entrambi dalla chioma incipriata e con abiti del tempo, mentre sullo sfondo sfila una processione di satiri e amorini; in calce lepigrafe: La Lyre, la Vertu, le Vin et la Tendresse dHorace tour- tour partageoient le loisir. Heureux qui comme lui sait allier sans cesse la Sagesse avec le Plaisir; secondo BOCOCK 163 i due personaggi, Orazio e la fanciulla, alludono velatamente a a Luigi XV e a Madame de Pompadour; p. [5]: "Prface"; p. 1: "Les amours dHorace". Il Solignac si sarebbe avvalso per questo studio della versione oraziana di Etienne Algay de Martignac (Horace. De la traduction de Mr. de Martignac, avec des remarques, Parigi, 1678). Imprimeur-libraire imaginaire, Pierre Marteau nomen fictum di alcuni editori-stampatori che firmano edd., spesso di genere politico-libellistico, a Colonia, Parigi e Villafranca dal 1660 al 1834.

liberandolo dal ruolo rigidamente precettivo impostogli dal classicismo cinque-secentesco, ed elevandolo a supremo regolatore di una creativit stilistico-linguistica. Ma lOrazio algarottiano anche modello per il complesso rapporto fra letterati e potere in un momento critico del dispotismo illuminato. La dedica della prima edizione veneziana a Federico di Prussia pienamente sintonica con la dimensione che nella ricostruzione biografica assume il rapporto di Orazio con la restaurazione imperiale: un rapporto che Algarotti, dialetticamente legato proprio a Federico il Grande, intreccia suggestivamente con la cifra epicurea delletica oraziana, trasformando il generico apprezzamento per lOrazio morale in considerazione alta della sua capacit di interpretare criticamente il ruolo di poeta imperiale. Intanto, per effetto, prevedibile, dellintensificarsi nel contesto culturale inglese di secondo Settecento del gusto per la fruizione musicale della lirica oraziana, Giuseppe Baretti produceva una controversa traduzione in prosa inglese del Carmen Saeculare modellandola su una altrettanto controversa operazione filologica: quella che, qualche decennio avanti, il gesuita francese Nol Etienne Sanadon aveva compiuto sul testo pi musicabile del corpus oraziano.30
30 GIUSEPPE BARETTI - FRANOIS-ANDR DANICAN PHILIDOR. The Introduction to the Carmen Seculare of Horace as Set to Music by Philidor in Conjunction with Baretti, London, [s.e., 1779?]: 4, 10, [1], 2-9, 2-9, [1] pp.; testo latino e versione inglese in prosa di Giuseppe Baretti affrontati, senza partitura musicale; con un epilogo di Samuel Johnson; paginazione duplicata. La traduzione, concepita come programma di sala per la rappresentazione musicale, condotta sulledizione parigina di Nol Etienne Sanadon del 1728, alla quale il filologo francese aveva consegnato le sue nuove, audaci riforme strutturali dei testi oraziani, in particolare del Carm. Saec., che egli reintitol Polymetrum Saturnium in Ludos saeculares. Loperazione aveva di fatto reso il Carm. Saec. un vero e proprio oratorio profano, adatto alla trasposizione musicale e al gusto del pubblico inglese per loratorio haendeliano. La traduzione barettiana non riscosse tuttavia molti consensi presso i letterati, anzi sub le energiche censure di Samuel Johnson e le riserve di Charles Burney; ma le arrise un notevole consenso di pubblico nelle tre rappresentazioni tenute alla Freemasons Hall di Londra, le quali fruttarono consistenti incassi che il Philidor, noto giocatore di scacchi (impartiva lezioni al St. James club di Londra), spesso indebitato, sottrasse alle legittime attese dei cantanti. Lo stesso Philidor vendette, per desiderio di profitto, la partitura allimperatrice Caterina di Russia. Loratorio profano diviso in quattro parti precedute da una ouverture a due temi e da un prologo modulato come recitativo. Gli strumenti utilizzati sono: la tromba, il corno, il flauto, loboe, il violino, la viola, il fagotto. La parte vocale costituita da soprano, contralto, tenore, basso. Nellintr. Baretti lamenta la scarsa attenzione dei compositori alle potenzialit musicali non solo di Carm. Saec., ma di tutta la lirica oraziana e, per contrasto, ipotizzava che Orazio avesse composto accompagnandosi con la cetra (Verba loquor socianda chordis: Carm. IV 9 4). Riproposta in GIUSEPPE BARETTI, Prefazioni e polemiche, a cura di Luigi Piccioni, Bari, Laterza, 1911, p. 305-315. Giuseppe Baretti, letterato italiano (Torino 1719 - Londra 1789), protagonista di una vita irrequieta e combattiva, si form a Venezia e a Milano attraverso le amicizie con i fratelli Gozzi e con gli esponenti del primo nucleo dellAccademia dei Trasformati. La sua prima produzione letteraria caratterizzata dalladesione passionale agli scrittori del buon secolo e allo stile della tradizione bernesca. Fu dal 1751 in Inghilterra, dove ebbe lincontro decisivo per le scelte culturali future con Samuel Johnson, ammiratore e traduttore di Orazio. Da costui, che era ai vertici della cultura londinese coeva, assimil linteresse per la cultura classica e per la filologia, nonch per la lessicografia. Nelle sue Lettere familiari manifesta ripetutamente lammirazione per la lirica oraziana e ne ribadisce la centralit nella formazione letteraria dei contemporanei. Tent anche la libera versificazione italiana di Orazio. Ma i suoi interessi oraziani sono precipuamente documentati dalla fortunata versione di Carm. Saec. (1779), che egli compose sul testo proposto nel 1756 da Nol tienne Sanadon e affid a Franois Philidor perch venisse musicato (cfr. anche infra, s.v. Philidor). Baretti era infatti persuaso che molta della lirica oraziana fosse susceptible of the finest music e che lo stesso Orazio avesse composto accompagnandosi con la cetra (Verba loquor socianda chordis: Carm. IV 9 4) (DBI VI 1964, EO III 112). Quinti Horatii Flacci carmina ad suum ordinem ac nitorem revocata. Studio et opera Natalis Stephani Sanadonis e Societate Jesu, Lutetiae Parisiorum, apud Alexium de la Roche, Gulielmum Cavelier, Claudium Robustel, Petrum-Michaelem Huart, Hugonem-Danielem Chaubert bibliopolas, 1728: 12, 348, [10] pp.; alcuni fregi sui titoli; fregi tipografici correnti; alcuni capilettera ornati; p. 3: "Q. Horatii Flacci Carminum liber primus" (strutturato in 24 componimenti); p. 30: "Q. Horatii Flacci Carmina liber secundus" (strutturato in 24 componimenti); p. 57: "Q. Horatii Flacci Carmina liber tertius" (strutturato in 24 componimenti); p. 85: "Q. Horatii Flacci Carmina liber quartus" (strutturato in 24 componimenti, il 23 il Carmen in ludos seculares polymetrum saturnium, ripartito in 4 parti con un epilogo); p. 122: "Q. Horatii Flacci Carminum liber quintus" (strutturato in 24 componimenti); p. 160: "Q. Horatii Flacci Satirarum liber primus" (strutturato in 9 componimenti); p. 214: "Q. Horatii Flacci Satirarum liber secundus" (strutturato in 9 componimenti); p. 259: "Q. Horatii Flacci Epistolarum liber primus" (strutturato in 11 componimenti); p. 292: "Q. Horatii Flacci Epistolarum liber secundus" (strutturato in 10 componimenti); p. 328: "Q. Horatii Flacci Epistolarum liber tertius ad Pisones de Arte Poetica"; p. [1]: "Index in Horatii Carmina secundum literarum seriem digestus". Prima edizione della revisione, concepita dal Sanadon, dellordine e della struttura interna dei testi oraziani, destinata a segnare a lungo la storia della filologia oraziana. Si registrano di questa edizione almeno tre emissioni, tutte datate 1728 e uguali fra loro, che dichiarano di volta in volta la loro appartenenza a uno o pi dei tipografi-editori sopra citati, anche se il privilegio pubblicato in appendice (pp. [9-11]). datato 20 dicembre 1725 e registrato a Parigi il 14 gennaio 1726, fu concesso e sottoscritto da Alexis De La Roche, il quale tuttavia ne sottoscrive la condivisione con i tipografi/editori G. Cavelier, C. Robustel, H.D. Chaubert, dichiarandosi titolare di un solo quarto del privilegio stesso. FRANOIS ANDR DANICAN PHILIDOR. Pome Sculaire dHorace, mis en musique par A.D. Philidor, avec la traduction franoise du P. Sanadon; qui doit tre excut dans la Salle des Thuilleries le Mercredi 19 Janvier 1780, Paris, de limprimerie de Prault, imprimeur du Roi, 1780: in folio, 20 pp.; bella edizione ad ampi margini, priva di testo musicale, impreziosita da una vignetta incisa sul frontesp. raffigurante Orazio con la lira in cornice floreale, opera di Pierre Franois Beaumont, da 2 vignette incise

Il Carmen, del resto, con la sua tensione etica e con i valori civili che la rinata ideologia neoclassico-imperialistica inglese vi leggeva, non in alternativa, ma in coerente simbiosi con la riscoperta sensistico-razionalistica dellepicureismo oraziano, si offriva come testo antonomastico nella sensibilit per un culto religioso dellantiquaria. Non pago del sovvertimento strutturale imposto al Carmen dal Sanadon, Baretti ritenne di integrarne la traduzione con un Epilogus che va oltre la decostruzione testuale del filologo francese. Loperazione, compiuta filologicamente dal Sanadon e assimilata letterariamente da Baretti, aveva di fatto reso il Carmen Saeculare atto a trasfigurarsi in un vero e proprio oratorio profano, disponibile alla trasposizione musicale e, soprattutto, ad appagare il gusto del pubblico inglese per loratorio di ascendenza haendeliana. A completare lopera con la partitura musicale intervenne il francese, di origine scozzese, Franois Andr Danican Philidor, assurto al successo grazie al rilancio che aveva saputo conseguire dellopra comique francese contrapponendola allopera buffa italiana. Dalla vita musicale parigina il Philidor aveva peraltro maturato lesperienza dei concerts spirituels, 'performances fondate su partiture pronte a supportare testi religiosi soprattutto latini, delle quali erano spesso autori ed esecutori alcuni virtuosi italiani. Baretti concep la traduzione come programma di sala, forse con una inclinazione, ritenuta eccessiva, verso lorecchiabile da un pubblico medio. Furono gli stessi amici Samuel Johnson e Charles Burney a rinfacciarglielo. Ma proprio al pubblico medioborghese delle affollate sale teatrali londinesi Baretti, forte delloraziano Verba loquor socianda chordis (Carm. IV 9 4) si era rivolto fin dalle prime battute della sua Introduction: In an age disposed, like this, to musical entertainments, and in a nation acquainted, like this English, with learned antiquity, I see no reason why literature and pleasure should not contribute to each other, and why the odes of Horace should not find their way from the school and college to gayer scenes. Whenever I happened to look into those odes, I have wondered at the inattention of our composers, who, ever since the invention of modern music, have been hunting every where for harmonious verses, yet never bethought themselves of Horaces, which in point of harmony, as well as of other excellence, are, by universal confession, superior to any thing of the kind produced these two thousand years.31 Il sottile distinguo che egli stabilisce fra lespressione italiana io canto, semanticamente limitata allatto del cantare, e luso dei francesi e degli inglesi di dire je chante e I sing, i quali si riferiscono latamente allattivit poematica, esprime efficacemente la sua intenzione di favorire, attraverso una riscrittura lirica largamente debitrice dellorazismo metastasiano, libridazione dei linguaggi verbale e musicale sui versi del pi cantabile dei lirici latini.32
rispettivamente in testa alle pp. 4 e 5, opera di Jean Michel Papillon e da 4 culs-de-lampe in calce alle pp. 8, 9, 18, 19; p. 3: "Avertissement" (Un auditoire public ne peut tre entierement compos de personnes savantes et verses dans la langue latine. Cest la raison pour laquelle nous avons jug propos de faire imprimer, ct du Pome Sculaire dHorace, la traduction franoise quen fait le Pere Sanadon); pp. 4-5: "Carmen Seculare, sive Polymetrum Saturnium in ludos seculares = Poeme Sculaire ou Pice Saturnienne sur les Jeux Sculaires". Il Carm. Saec. musicato dal Philidor sulla traduzione del Sanadon (del quale questa edizione costituisce il libretto), fu effettivamente eseguito per la prima volta nel giorno e nel luogo indicati sul frontesp. Successivamente fu ripetuto nella stessa sala il 3 dicembre 1783 e ancora nel 1798 in occasione delle Ftes de la Libert dellanno VI repubblicano, ma nella versione datane da Pierre Dorn. Sulledizione cfr. ULDERICO ORLANDI, Riflessi oraziani nei libretti per musica. Saggio di ricerche e di raffronti, estr. dal "Giornale di Politica e di Letteratura", XIV, 1938, p. 6; A. TESSIER, Le Carmen saeculare de Philidor (Concerto Grassi), "Revue Musicale", VIII, 1927, p. 29; CHARLES VAN DEN BORREN, Horace et la musique, in Etudes Horatiennes, Paris, 1937, p. 252). Lavvenimento ebbe risonanza sulla "Gazette Nationale" del 10 Thermidor 1798, pp. 1243-1244. 31 Joseph Baretti to the English Reader, in ID. The Introduction to the Carmen Seculare of Horace..., ed. cit., p. 3, riprodotta in GIUSEPPE BARETTI, Prefazioni e polemiche, a cura di Luigi Piccioni, Bari, Laterza, 1911, p. 307. 32 Ivi, p. 309.

Quel pubblico mostr di gradire liniziativa barettiana e le tre rappresentazioni tenute alla Freemasons Hall di Londra furono prodighe di incassi ai due coautori, dei quali tuttavia solo Philidor, noto giocatore di scacchi (impartiva lezioni al St. James club di Londra), spesso indebitato, approfitt. Lo stesso Philidor vendette, per desiderio di profitto, la partitura allimperatrice Caterina di Russia. Divisa in quattro parti precedute da una ouverture a due temi e da un prologo modulato come recitativo, la versione barettiana accompagnata dalla tromba, dal corno, dal flauto, dalloboe, dal violino, dalla viola e dal fagotto, mentre la parte vocale costituita da soprano, contralto, tenore, basso.33 E ancora la cultura inglese protagonista del rilancio settecentesco di una nuova fortuna gnomica di Orazio, con una accentuazione salottiera e manualistica del riuso aforistico del Poeta. Essa prende, invero, le mosse gi nel secolo precedente, quando il succedersi di eventi traumatici per la monarchia e per il popolo aveva riproposto la lettura dei poeti dellet augustea in quanto testimoni degli eventi che avevano portato la societ romana dal turbine delle guerre civili alla pax augustea. La misura e lironia oraziane erano, peraltro, destinate a prevalere in ragione della loro particolare affinit con lindole inglese. in questo contesto che matura una nuova, stravagante forma di parodismo gnomico dellArs Poetica, la quale d vita ad una singolare sequenza di parodie precettistiche dichiaratamente costruite su quel testo.34 Indifferente a tali forme di riuso, e invece particolarmente sensibile alla cifra poetico-estetica della lirica oraziana, si manifesta lungo tutto il secolo lArcadia italiana. Mentre leditoria francese rilancia in ununica edizione le due pi alte iniziative traduttorie nazionali seisettecentesche, quelle di Andr Dacier e di Nol-Etienne Sanadon,35 leditoria italiana si
33 Sulla versione barettiana cfr. C.J.M. LUBBERS -VAN DER BRUGGE, Johnson and Baretti: some Aspects of Eighteenth-century Literary Life in England and Italy, Groningen-Djakarta, Wolters, 1951; LUIGI PICCIONI, Aristarco Scannabue oraziano, Giornale Storico della Letteratura Italiana, CVIII, 1936, pp. 231-241; GIUSEPPE BARETTI, The Carmen Seculare of Horace, con introduzione e note di Rossana Caira Lumetti, Roma, CISU, 1994; della stessa Caira Lumetti infine la voce Baretti Giuseppe in EO III 112. 34 Cfr. Harlequin Horace: or the Art of Modern Poetry, London, printed, re-printed and sold by George Faulkner, Dublin [ca. 1730]; The Art of Cookery. In Imitation of Horaces Art of Poetry. With some Letters to Dr. Lister, and Others: Occasiond Principally by the Title of a Book Publishd by the Doctor, Being the Works of Apicius Coelius, Concerning the Soup and Sauces of the Antients. With an Extract of the Greatest Curiosities Containd in that Book. To which is Added, Horaces Art of Poetry, in Latin. By the Author of the Journey to London. Humbly Inscribd to the Honourable Beefsteak Club, London, printend for B. Lintott at the Cross Keys between the Two Temple Gates in Fleet-Street, 1709; [ROBERT DODSLEY, ma GEORGE SMALRIDGE]. The Art of Preaching: in Imitation of Horaces Art of Poetry, London, for Robert Dodsley, [1735?]; [JOHN GWYNN]. The Art of Architecture. A Poem in Imitation of Horaces Art of Poetry. Humbly Inscribed to the Earl of , London, printed for R. Dodsley at Tullys Head in Pall-Mall and sold by T. Cooper at the Globe in Pater-noster-Row, 1742; [SAMUEL JOHNSON]. An Essay on the Theatres: or, the Art of Acting. In Imitation of Horaces Art of Poetry. Ms. Never before Printed, [in:] The Harleian Miscellany: or a Collection of Scarce, Curious and Entertaining Pamphlets and Tracts, As well in Manuscript as in Print, Found in the late Earl of Oxfords Library. Interspersed With Historical, Political and Critical Notes. With Table of the Contents, London, Printed for T. Osborne, in Grays-Inn, 1744-1746 (1745). 35 ANDR DACIER - NOEL ETIENNE SANADON. Oeuvres dHorace en latin, traduites en franois par M. Dacier, et le P. Sanadon. Avec les remarques critiques, historiques et gographiques, de lun et de lautre. Tome premier [ huitime], Amsterdam, chez J. Wetstein & G. Smith, 1735: 12, 10 parti in 8 tomi., rispettivamente di: [4], XXXVI, 436 pp. (I tomo); [4], 616 pp. (II tomo); [4], 554 pp. (III tomo); [4], 592 pp. (IV tomo); [4], XX, 528 pp. (V tomo); [4], 584 pp. (VI tomo); [4], 500 pp. (VII tomo); [4], 270, 282 pp. (VIII tomo). Frontesp. bicromi (rosso e nero), presentano la stessa vignetta incisa. Vignette incise anche a p. [5] del I e del II tomo. Sullantiporta del I tomo, inciso da Phil. a Gnst su disegno di Bernard Picart, il ritratto di Orazio contornato da una iconografia mitologica: Bacco, un Satiro, Venere, Cupido, Minerva, Apollo. Il disegno lo stesso inciso da Claude Augustin Duflos per ledizione parigina di Orazio curata da Etienne Andr Philippe de Prtot, e pubblicata da Antoine Urbain Coustelier del 1746. Sullantiporta del VI tomo incisione a tutta p. intitolata Triclinium de Nasidienus selon Horace, opera di P. Tansi. Linteresse che il mercato ancora mostrava alla monumentale traduzione del Dacier, accompagnata in altre edd. dalle note critiche e polemiche di Jean Masson e Richard Bentley, indusse i due editori a riproporre, affiancate, le due principali versioni di Orazio in lingua francese. Ledizione dedicata a Horace Walpole, trsorier de lpargne, membre de la Chambre basse, conseiller priv de sa majest britannique et son ambassadeur extraordinaire et plenipotentiaire auprs de les Etats gnraux des ProvincesUnies. Nella dedica (c. III del I tomo) si afferma: Le got dAugute et de Rome a t celui de tous les lieux et de tous les sicles. La nation Angloise, qui pense avec tant de force, de justesse, et qui ne connoit point des beaux ouvrages que ceux dont les beauts sont relles, a joint les suffrages de son estime pour cet Auteur, celui de toutes les autres. Les plus beaux esprits de lAngleterre, si fertiles de leurs propre fonds, et si originaux en travaillant de gnie, se sont quelquefois fait honneur de ntre que les interprtes, ou que les imitateurs de ce Bel-Esprit Romain. On a vu Ben Johnson [...] et des autres illustres sembables faire

predispone ad accogliere, pi spesso a subire in termini di angusto autoconsumo e protezionismo editoriale, una pletora di versioni/parafrasi delle quali la linea di tendenza prevalente sembra essere quella di ricomporre le stravaganze emulatorie della stagione barocca in una cifra decorosa, per quanto di frequente modesta. Dallarcade Itarco, ovvero dal marchigiano Francesco Borgianelli, viene la traduzione italiana di Orazio meno effimera di tutto il secolo. Il suo polimetrico Concerto lirico su le note di Orazio, che nella prima edizione del 1717 (propiziata da Pellegrino Dandi nellmbito dellAccademia dellOnor Letterario di Forl), riguard soltanto Carmina, Epodon (eccetto, per la consueta autocensura, Epod. 8 e 12) e Carmen Saeculare, conobbe non meno di dieci riproposizioni, nelle quali lesercizio versorio, affrancandosi da certa iniziale grevit, si ampli progressivamente fino a comprendere lintero corpus oraziano.36 Comparabile alla fortuna editoriale riscossa delle versioni di Borgianelli quella che tocc alle traduzioni di Stefano Benedetto Pallavicini, diplomatico, librettista, formatosi in Sassonia, alla cui corte il padre era maestro di cappella, e passato poi al servizio del principe Guglielmo, elettore del Palatinato.37 Per quanto, forse con calcolata modestia, egli abbia imputato lintrapresa traduttoria allimmobilit prodottagli da una frattura, essa era stata elaborata in
admirer leur Pais, en langue vulgaire, ce quils admiroient eux-mmes les premiers en Latin. Il ny a, en effet, que les personnes du caractre de celles que nous venons de nommer, qui puissent faire parler Horace comme il aurait parl lui-mme dans les langues modernes. Assez dautres en pourraient entrevoir ou deviner la pense, mais pour en exprimer toute llgance, tout le sel, toute la finesse, il faut les sentir, il faut les saisir. Cest ce qui nappartient pas tous les hommes. 36 FRANCESCO BORGIANELLI. Concerto lirico su le note di Orazio tradotto da Francesco Borgianelli Accademico dellonor letterario. Dedicato alleminentiss. e reverendiss. Prencipe il signor cardinale Wolfgango Annibale de conti de Schratenpach, comprotettore della Germania, vescovo e prencipe dellinclita Chiesa dOlmitz, in Venezia, presso Antonio Bortoli, 1717: 12, [24], 416 pp.; sullantiporta ritratto inciso del Borgianelli; p. [3]: nuncupatoria del Borgianelli al card. von Schratenpach datata Ascoli 28 settembre 1716; seguono due sonetti dello stesso Borgianelli allo stesso dedicatario, il primo di dedica, il secondo per le feste e giuochi fatti da lui celebrare in Roma in occasione della nascita del Seren. Arciduca dAustria Leopoldo; p. [9]: Gio. Pellegrino Dandi, erettore della fioritissima Accademia dellOnor Letterario di Forl, al leggitore (elogia la traduzione ritenendola ragione esclusiva dellascrizione del Borgianelli allAccademia: E quel che pi di raro considero si laver egli con quella brevit medesima esposto in chiaro loscurit del pensiere dellAutore [...] anzi per render pi gradevole una lettura cos spiritosa, lha egli medesimo arricchita con maestria da suo pari di annotazion peregrine in genere istorico, astronomico, geografico); segue una silloge di componimenti encomiastici indirizzati al traduttore (di Pietro Paolo Cespio da Montalto, Giovan Vincenzo Alvitreti dAscoli, Giuseppe Broglia di Offida). Testo e versione italiana in ottave affrontati, solo di Carm., Epod. (eccetto 8 e 12), Carm. Saec.; in appendice alle due raccolte tradotte alcune Annotazioni. Francesco Borgianelli, nativo di Montelupone, appartenente alla diocesi di Loreto (1676 - Montesano, Romagna 1746), consegu a Macerata la laurea in iure utroque. Svolse alcune mansioni amministrative allinterno della Curia; fu, in particolare, nominato giudice ad Ascoli Piceno e successivamente segretario e procuratore. La sua attivit letteraria, svoltasi in gran parte allombra dellArcadia, cui fu ascritto col nome pastorale di Itarco, prevalentemente dominata dalle sue versioni oraziane, che godettero di non trascurabile fortuna editoriale. Sono ricordate alcune sillogi inedite di Poesie liriche (ABI I/187 86-97). 37 STEFANO BENEDETTO PALLAVICINI. Il Canzoniere dOrazio ridotto in versi toscani, Stampato in Lipsia, per Giorgio Saalbach, 1736: 8, [16], 264 pp.; fregi, iniziali ornate, culs-de-lampe; in fine: Stampato in Lipsia per Giorgio Saalbach MDCCXXXVI; p. [5]: Al lettore: Tu subito vai al punto, e timmagini chio miri a farmene un merito appresso le dame, n in tutto me ne ritiro: che al certo v pi duna di nostre donne, al di cui amore per la Poesia altro non mancando che dintendere que Poeti, la lingua de quali pi non si parla, ben sarebbe di una tal finezza meritevole; n affinch in leggerlo non si offendano gran fatica durato a purgarlo dalle oscenit, in che se lo paragoniamo a qualche altro Poeta Latino, di rado pecca Orazio; nella prefaz. al lettore il Pallavicini dice di aver tradotto il Canzoniere dOrazio [...] in versi toscani, fatica da me incominciata per ozio, proseguita per diletto e per impegno condotta a fine. Gran fatica durato a purgarlo dalle oscenit [...] Confesso dessermi valso un poco troppo lungamente del termine di traduzione applicandolo a ci che talora parafrasi [...] non sempre a regolate strofe obbligandomi, ma lasciando correre una specie per cos dire dode bastarde: licenza che a taluno de nostri poeti moderni stata in grazia dellestro menata buona: pp. 6-7); p. [11]: Vita dOrazio; p. 1: Del Canzoniere dOrazio ridotto in versi toscani libro primo; p. 253: Tavola delle ode con alcune noterelle; contiene Carm., Epod., Carm. Saec.; versione italiana in endecasillabi sciolti, testo latino in calce. PAITONI III 28: Di questa elegante traduzione questa la prima elegantissima impressione con a pi delle facce in minutissimo car. corsivo, ma netto, il testo di Orazio. Della versione fu particolarmente lodata la polimetria adottata per tradurre i metri oraziani. Stefano Benedetto Pallavicini, letterato, diplomatico, librettista (Sal 1672 - Dresda 1742). Si trasfer in et giovanile in Sassonia, nella cui corte suo padre era maestro di cappella. L, nellmbito della corte, avvi lattivit di drammaturgo-librettista. Pass successivamente al servizio del principe Guglielmo, elettore del Palatinato. Infine si trasfer a Dresda. Fu ascritto allArcadia. Se ne ricorda una discreta attivit letteraria, che annovera opere di storia, ma dalla quale emerge la traduzione oraziana (avviata dallautore per trovare sollievo allimmobilit prodotta da una frattura), particolarmente lodata da Francesco Algarotti per la ripresa di uno stile classicistico, che egli contrappone allo stile secentesco. I primi esperimenti di traduzione di Carm. erano stati applauditi e incoraggiati nellaccademia dei Frigi, fondata dal conte di Vakerbart; mentre lincitamento a completare la versione vennero da Augusto III elettore di Sassonia (ABI I/732 167-199, II 435 124a-126).

lunghi anni di esercizio, incoraggiato nientemeno che da Augusto III elettore di Sassonia, e compiuta con lintento di consegnare a un tipografo non italiano il documento, anche sul versante squisitamente traduttorio, di una svolta classicistica rispetto alla tradizione barocca. Rivolgendosi ad un ignoto interlocutore, egli scrive: Tu subito vai al punto, e timmagini chio miri a farmene un merito appresso le dame, n in tutto me ne ritiro: che al certo v pi duna di nostre donne, al di cui amore per la Poesia altro non mancando che dintendere que Poeti, la lingua de quali pi non si parla, ben sarebbe di una tal finezza meritevole; n affinch in leggerlo non si offendano gran fatica durato a purgarlo dalle oscenit, in che se lo paragoniamo a qualche altro Poeta Latino, di rado pecca Orazio.38 Altrove egli precisa semanticamente il senso della sua opera e giustifica la licenza di scegliere empiricamente il metro: Confesso dessermi valso un poco troppo lungamente del termine di traduzione applicandolo a ci che talora parafrasi [...] non sempre a regolate strofe obbligandomi, ma lasciando correre una specie per cos dire dode bastarde: licenza che a taluno de nostri poeti moderni stata in grazia dellestro menata buona.39 Nella riedizione postuma delle versioni, inglobate nellopus omne, uscito a Venezia in quattro tomi nel 1744, lanonimo editore svolge alcune interessanti considerazioni sullesercizio traduttorio del Pallavicini, in rapporto alla coeva cultura delle imitazioni oraziane che in Inghilterra stava consumando il momento pi intenso con Alexander Pope: Il carattere principale delle Ode, lo splendor delle immagini, un artifizioso disordine, e un certo vigore, e audacia sovente di fraseggiare; il lepore, e lurbanit al contrario in pi metodico e sedato stile particolar carattere a Sermoni, e un certo genere di poesia accennato pi tosto che espresso. [...] Senza di che le Ode versando per lo pi intorno a soggetti generali, e traendo i suoi esempli dalla Storia, o dalla Favola, fonti aperte a tutte le Nazioni, parevano pi docili alla traduzione; laddove le Satire e le Pistole, vestendo quasi che ogni cosa di particolari allusioni, e di maniere tolte di mezzo alla conversazione, sorgenti proprie a ciascun popolo, dovevano parere sommamente ritrose a depor la Toga Romana, ed a comparire in farsetto o giustacore Italiano. [...] Queste Riflessioni io penso, che paressero cos gravi al Signor Pope, che volendo pur tramandare alcuni Sermoni di Orazio nella sua lingua, scelto dimitarli pi tosto, che di tradurli. [...] Non contento il Signor Pallavicini di queste difficolt, che in tale Traduzione si parano naturalmente dinanzi, quasi che ne andasse in cerca in materia che da s stessa ne offre, e ne abbonda; voluto tradurre queste Pistole, e queste Satire in rima avendo nella nostra poesia il verso sciolto, in cui avrebbe pi agevolmente potuto seguir le traccie del latino, e avendo per esempio il Chiabrera, se di autorit avea mestieri, che in cotal genere di verso i suoi Sermoni scrisse.40 Lanonimo introduttore muove poi alcuni rilievi alla traduzione e censura il fatto che il Pallavicini traduce un luogo, nella version del quale scemasi una loda, che d Orazio ad Augusto, e si spoglia tutto il passo dun cortigianesco artifizio, rimarcando cos gli umori illuministici e anticesarei della versione del Pallavicini. Censurando poi lincongruit di alcune forme modernizzanti della traduzione rispetto alloriginale, conclude: Tutte queste
38 Il Canzoniere dOrazio ridotto in versi toscani, 1736, ed. cit., p. [3]. 39 Ibid. 40 Le Satire dOrazio ridotte in versi toscani [in:] Delle opere del signor Stefano Benedetto Pallavicini..., ed. cit., II tomo, pp. [9] sgg.

sconvenevolezze di stile derivano dallaver il Signor Pallavicini preso il mezzano partito di tradurre bens Orazio, ma di volerlo pure render pi morbido e pi molle agli orecchi moderni, partito mezzano fra la litterale e rigorosa Traduzione, che si fa per lo pi degli antichi autori, e la libera Imitazione, che in uso principalmente in Inghilterra.41 Pi che dai letterati, vincolati come si visto ad una radicata ipoteca arcadica dellesercizio versorio, dai tipografi italiani che sembra emergere una dimensione innovativa della ricezione settecentesca della poesia oraziana, degna di competere, sia pure sul diverso versante della tecnica tipografica, con i raffinati prodotti dellesercizio ermeneutico inglese settecentesco, avviatosi come noto con la celeberrima quanto controversa edizione Bentleiana.42 La raffinata edizione che Giambattista Bodoni allestisce delle opere complete di Orazio alla fine del secolo riassume, infatti, i valori e le qualit che la civilt letteraria europea del XVIII secolo aveva inteso riconoscere nel poeta di Augusto, eleggendolo a modello di perfezione stilistica, di saggezza, ma anche di levit e piacere del vivere.43 La cifra augustea della
41 Ibid. 42 Quintus Horatius Flaccus. Ex recensione et cum notis atque emendationibus Richardi Bentleii, Cantabrigiae, [XII] 1711: 4, 2 parti in 1 vol., [28], 310, [4], 460 pp.; alcuni errori di paginazione (I parte: pp. 132, 133, 268, 269 erroneamente numerate 122, 127, 269, 286; II parte: pp. 65-72 erroneamente numerate 95-102); 2 frontesp. autonomi per le 2 parti (frontesp. della II parte: In Q. Horatium Flaccum notae ed emendationes Richardi Bentleii S.T.P. Regiae Majestati sacris domesticis, bibliothecarum regiarum custodis, archidiaconi eliensis et Collegio S. Trinitatis apud Cantabrigienses Praefecti, Cantabrigiae MDCCXI); incisione a piena p. sul verso dellantiporta, sottoscritta in cartiglio J. Goeree delin. Bernard scul. (due incisori olandesi); vignetta su entrambi i frontesp. incisa da Simon Gribelin, raffigurante lo stemma della citt di Cambridge. Prima ed. del celebre e controverso commento di Richard Bentley a Orazio, destinato a segnare la storia dellermeneutica oraziana. I parte, p. [7]: Nobilissimo et praestantissimo viro Roberto Harleio, Baroni de Wigmore, Comiti Oxonii et Comiti Mortimero, magnae Britanniae thesaurario, Richardus Bentleius (nuncupatoria datata Cantabrigiae e Collegio S. Trinitatis, MDCCXI sexto Idus Decembres, ipso Horatii die natali; segue la Via Horatii di Svetonio); p. [23]: Praefatio ad Lectorem; p. 1: Q. Horatii Flacci Carminum liber I; p. 127: Q. Horatii Flacci Epodon; p. 153: Q. Horatii Flacci Carmen Saeculare; p. 156: Q. Horatii Flacci Sermonum liber I; p. 295: Q. Horatii Flacci Ars Poetica; II parte, p. 449: Index scriptorum qui in his notis obiter emendantur; p. 450: Index verborum quae in notis explicantur; p. 45: Epigramma vetus omnia metra horatiana continens. Bentley avvi la stampa del testo fin dal 1703 e la complet gi nellagosto 1706; ma ancora nel luglio del 1711 lapparato esegetico consisteva solo in poche note. Il desiderio di dedicare lopera al nuovo primo ministro tory Robert Harley, esperto bibliofilo, diede un impulso eccezionale allopera, che fu compiuta in meno di cinque mesi: si tramanda che limpaginazione avvenisse quando ancora le pagine erano fresche dinchiostro. Lotto dicembre led. era gi in circolazione e la tiratura and subito esaurita, tanto che si provvide ad una immediata ristampa ad Amsterdam, dove i costi di produzione erano inferiori a quelli di Cambridge: essa provvedeva peraltro a emendare alcuni refusi della prima ed. cantabrigense. Led. suscit reazioni umorali divise fra lammirazione smisurata e la polemica al limite dellinvettiva. Si registra, fra le pi stravaganti reazioni, quella di umore burlesco di John Underwood, il quale chiese di essere sepolto con Bentleys Horace under his arse. 43 Quinti Horatii Flacci opera, Parmae, in aedibus Palatinis, typis Bodonianis, 1791: in folio grande (cm. 45x30), [2], XIV, [2], 371 pp. Splendida edizione di soli 128 esemplari, primo dei classici stampati dal Bodoni coi suoi torchi privati, primo cio di quei 12 classici che Nicolas De Azara, curatore delledizione avrebbe voluto far eseguire nel palazzo della legazione spagnola in Roma. Ledizione venne iniziata il 24 novembre 1790, appunto per le cure di Jos Nicolas de Azara y Pereira marchese di Nibbiano, ambasciatore della Corona spagnola a Parma, Parigi e Roma, il quale vi antepose un Anteloquium (pp. I-X), che ebbe anche circolazione autonoma (Quum sit ipse lyricorum princeps, idemque venerum et leporum omnium cantor Flaccus, non aliis describeretur typis oportebat, quam bodonianis, omnium scilicet nobilissimis et nitidissimis, e quibus iam profectum est quidquid ab ipsa tandem arte poterit postulari. Cuius ego artificis, simul et eruditorum hominum, qui mecum una volumen ipsum castigarent, industria usus et doctrina, illud a me Horatianum exemplar extare volui, quod Italicis praelis et bibliothecis universis commendationi essent et ornamento); (cfr. BEATRICE CACCIOTTI, La collezione di Jos Nicols de Azara: studi preliminari, "Bollettino dArte", LXXVIII, 1993, pp. 1-54); segue la Vita Horatii di Svetonio (pp. XI-XIV). Eseguita perfettamente, ledizione considerata una delle pi ricercate fra le bodoniane. Furono tirati, oltre agli esemplari ordinari in carta reale, 50 esemplari in carta sopraffina o imperiale, 50 esemplari in pergamena e 50 in pergamena di Annonay e 3 in pergamena di Roma. Il frontesp. delledizione, con la "Q abbreviata del prenome di Orazio che si insedia al vertice del titolo, una prova fra le pi alte di come Bodoni pieghi la logica naturale di una sequenza verbale alle necessit della costruzione architettonica, senza che il lettore percepisca larbitrio della spezzatura. Esso fu paragonato alla facciata di un tempio. Il Bodoni fece circolare una lettera in cui affermava che, per assecondare le premure di un coltissimo ministro (il DAzara), egli avrebbe eseguito due edd. di Orazio: la prima in 4 grande in unico vol., la seconda in 8 grande in due voll. La prima comparve nel 1793; la seconda lanno dopo presso la Stamperia Reale (cfr. ANTONIO BOSELLI, Quello che G.B. Bodoni non stamp (Spigolature dal Carteggio Bodoniano), s.n.t., 1934). Per quanto controllata filologicamente, oltre che dallAzara, da Ennio Quirino Visconti, da Carlo Fea e da Esteban de Arteaga, ledizione fu duramente recensita, proprio sul piano filologico, da Clementino Vannetti (Al Sig. Ab. Bettinelli sopra lOrazio Bodoniano del 1791, in ID., Osservazioni intorno ad Orazio, Rovereto, 1792, 3 tomi, III, pp. 101-185: 101-102: E veramente per quello che allimpression sappartiene, io non creder potersi giammai veder cosa pi bella, pi magnifica, e nel medesimo tempo pi semplice, n che sabbia a sperar di questarte maggiori pruove; [...] Per ci poi, che riguarda alla correzione del testo, e chi non sel sarebbe da tali Critici aspettato tale, che dovesse escluder tutte le liti in perpetuo, ed essere a buona ragione tenuto lottimo di quanti ci corrono per le stampe? Certo Sua Eccellenza [lAzara] nella Prefazion non ne tace e ci

scrittura lirica oraziana, piuttosto che quella sapienziale espressa in molte forme del suo riuso volgare, trova la sua sanzione iconografica nella limpida perfezione neoclassica del frontespizio bodoniano, con la "Q abbreviata del prenome che si insedia al vertice del titolo evertendo la sequenzialit verbale a favore dellarmonia architettonica. Forse, mentre allineava quei nitidi caratteri, Bodoni ripensava, per s e per il suo autore, allExegi monumentum aere perennius. Frattanto, le forme pi alte della rilettura della lirica oraziana si attestano nelle grandi scritture poetiche settecentesche della nazione: in quelle di Metastasio, di Parini, dello stesso Alfieri e di un certo Foscolo, prima che il Romanticismo, in nome della libert dellarte, coinvolga anche Orazio nella damnatio ideologica della scrittura letteraria augustea. Antonio Iurilli (Universit di Palermo)

fa consapevoli dello studio a simil fine usato grandissimo s da lui, e s da tre suoi Compagni, e de codici per lor ripescati nelle librerie Chigiana e Zelandiana, e diligentemente considerati, dellet de quali per altro nulla dice. Pure con tutto questo io ardisco renderla certa, che nel testo Bodoniano non sincontra lezion nessuna, (da due per avventura, o tre in fuori) che non sia gi stata dal gran Riccardo Bentlejo o veduta, o conghietturata: molte vi se ne incontrano s bene dellordinarie, preferite non so perch alle fermate dallInglese [Bentley] con la scorta di libri a penna antichissimi, e pi ancora della ragione. N in queste comprendo io gi parecchie altre parimente notissime, le quali, avvegnach da quel bello ingegno combattute e mutate, pure stanno in modo, che veramente o son del tutto da preferirsi, o ne lasciano almeno incerto il giudicio. Ma che diremo, che dove assai volte s abbandonata la correzione del Bentlejo, che o dalle fonti del verisimile ci recava quella necessaria convenienza di senso, che i manuscritti non davano, o da manuscritti stessi traeva il miglior soccorso al bisogno, si sono poi talora abbracciati certi, per dir cos, eleggimenti, od anco ritoccamenti di lui, ne quali non sembra esser bastevole fondamento di verit? Le quali tutte cose io non so quanto bene concordino con quelle protestazioni, che si leggono nella Prefazion mentovata, di non aver cio mai fatto partita da libri vecchi, sol che il senso ne uscisse a bastanza chiaro: perocch anzi si sono essi in pi dun luogo seguiti, dove appunto il senso ci torna o confuso o nullo; e di non avere adottato quasi mai conghietture, che fossero destituite affatto dogni testimonianza di vecchi libri; poich per lo contrario qualche Bentlejano racconciamento si ricevuto senza questa, e rifiutatone, non ostante questa, qualche altro, e de pi felici e opportuni). La replica alla severa recensione fu affidata alla Lettera di Stefano Arteaga a Gio. Battista Bodoni intorno alla censura pubblicata dal cav. Clementino Vannetti accademico fiorentino contro ledizione parmense dellOrazio del MDCCXCI, Crisopoli [nomen fictum pro Parma], 1793. Giambattista Bodoni, celebre incisore, tipografo, editore, nato a Saluzzo nel 1740 e morto a Parma nel 1813. Dopo un tirocinio sotto la guida del padre, dal quale apprese soprattutto tecniche di intaglio, e dopo un breve soggiorno a Torino alle dipendenze di F.A. Mairesse, si trasfer a Roma dove lavor nella stamperia di Propaganda Fide suscitando lapprezzamento del sovrintendente C. Ruggeri e del prefetto G. Spinelli. Da qui pass a Parma, invitatovi dal duca Ferdinando di Borbone a fondare e a dirigere una stamperia reale, dove svolse prevalentemente la sua attivit di tipografo-editore. La sua fama legata soprattutto alla sua abilit di incisore (nel 1771 pubblic il suo primo campionario di Fregi e maiuscole), che gli consent di produrre caratteri di grande finezza, destinati a fare scuola nella tipografia europea del XIX sec. attraverso il suo Manuale tipografico, apparso postumo nel 1818 (rist. Parma, 1965). Notevolissimo linflusso delle sue elaborazioni nella tecnica tipografica dei secoli successivi. Al corpus oraziano Bodoni si accost al fine di assecondare i vivaci interessi per il poeta di Venosa manifestati da Jos Nicolas de Azara y Pereira, marchese di Nibbiano (Barbuales 1730 - Roma 1804), coltissimo ambasciatore della Corona spagnola a Parma, Parigi e Roma. Delle sollecitazioni ricevute da costui per dar vita ad una raffinata collezione di classici consegn memoria ad una celebre lettera, nella quale illustr un progetto completo di edizioni oraziane che si sarebbe sviluppato in volumi di diverso formato. Il progetto era in realt filiazione di un altro, caldeggiato sempre dallAzara, che prevedeva ledizione di quattro classici latini (insieme a quattro greci e a quattro italiani), dei quali Orazio era stato prescelto ad essere il primo. Proprio alle edd. dei classici Bodoni affidava la sua concezione innovativa dellarte tipografica, secondo la quale il pregio tipografico si poteva e si doveva conseguire con i soli mezzi tipografici, rinunciando allapparato illustrativo. E sono pi che ipotizzabili anche ascendenze filoimperialistiche nelle simpatie di Bodoni per Orazio, riflesse in un Quinto Orazio Flacco redivivo, un in folio di 17 pp., che nel 1806 usc dalla sua tipografia, dedicato da Barthlemy Benincasa a Napoleone il Grande imperatore de Francesi e re dItalia. La princeps bodoniana del 1791, autentico capolavoro tipografico, fu tirata in soli 128 esemplari (EO III 134).