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ARMANDO BISANTI

IL WALTHARIUS FRA TRADIZIONI CLASSICHE E SUGGESTIONI GERMANICHE

Nel 1954, intervenendo alle Settimane di Studio del Centro Italiano di Studi sullAlto Medioevo di Spoleto, Ezio Franceschini tenne una lezione sulla produzione epica, in latino, del periodo post-carolingio.1 Nel suo sintetico, ma come sempre illuminante intervento, lillustre mediolatinista centr la propria attenzione, pi che sui generi, per cos dire, tradizionali della poesia epica, quelli, cio, che maggiormente risentivano dellimitazione dei modelli classici e biblico-cristiani (come lepica storica, religiosa, encomiastica, agiografica, narrativa, politica, scientificodidascalica e visionistica),2 soprattutto su quei prodotti che rivelavano, ad
1* Questo lavoro riproduce, con ampliamenti e con lindispensabile corredo delle note, la comunicazione (dallo stesso titolo) da me svolta il 7 dicembre 2001 al Convegno Rinunziare ai classici: spunti polemici negli autori medievali. Giornate di studio in memoria di Aldo Roccaro (Palermo, Universit degli Studi, 6-7 dicembre 2001), organizzato dal Dipartimento di Civilt Euro-Mediterranee e di Studi Classici, Cristiani, Bizantini, Medievali, Umanistici, in collaborazione con lOfficina di Studi Medievali. Colgo qui loccasione per ringraziare, in particolare, Gianna Petrone, che mi ha gentilmente invitato a partecipare al convegno. E. FRANCESCHINI, Lepopea post-carolingia, in I problemi comuni dellEuropa postcarolingia. Settimane di Studio del C.I.S.A.M. di Spoleto, II, Spoleto 1955, pp. 313-326, poi in ID., Scritti di filologia latina medievale, I, Padova 1976, pp. 76-87 (da cui cito). 2 Lo studioso identificava infatti alcuni sottogeneri: lepica storica (con il De gestis Hludovici Caesaris di Ermoldo Nigello, gli Annales de gestis Caroli Magni del cosiddetto Poeta Saxo, il De bello Parisiacae urbis di Abbone di Saint-Germain, i Gesta Berengarii imperatoris, i Gesta Ottonis e i Primordia coenobii Gandesheimensis di Rosvita); lepica religiosa (con lOratio cum commemoratione antiquorum miraculorum Christi, i Gesta Christi Domini, lIn Evangelium Mathaei e lIn Evangelium Johannis di Floro di Lione); lepica agiografica (col De Triumphis Christi di Flodoardo di Reims, gli otto poemetti agiografici di Rosvita, la Passio sancti Christophori di Gualtieri di Spira); lepica encomiastica (con i Versus de imagine Tetrici di Valahfrido Strabone e il De gestis Witigowonis abbatis di Purcardo di Reichenau); lepica narrativa (coi Gesta Apollonii); lepica scientifico-didascalica (collHortulus di Walahfrido Strabone); lepica politica (con la

Pan 20 (2002), pp. 175-204

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una pi attenta analisi, un volto nuovo, in sguito allentrata in contatto con la nuova linfa apportata dalle popolazioni germaniche, dalle loro saghe, dalle loro leggende e dalle loro tradizioni: quei poemi, insomma, in cui limitatio delle auctoritates classiche (Virgilio, Ovidio e Stazio) e biblicocristiane (Prudenzio, Giovenco, Sedulio, Avito e Draconzio), pur senza esser mai pretermessa, si sposava felicemente col personale contributo apportatovi, appunto, dalle popolazioni germaniche, specialmente per quel che riguarda la trama e le situazioni nuove che in tali poemi si verificano, composizioni quali lEcbasis captivi,3 il De quodam piscatore quem ballena absorbuit (pi noto col vulgato titolo di Within piscator) attribuito a Letaldo di Micy4 e, soprattutto, il Waltharius.5 Franceschini avanzava, preliminarmente, due considerazioni fondamentali: 1) Dopo il periodo di profonda decadenza che occupa i secc. VII e VIII, la Rinascita carolingia una rinascita erudita, in quanto il latino morto come lingua parlata e si impara ormai soltanto a scuola nelle grammatiche. La cultura dellet solo il frutto di un accostamento dotto
Querela de divisione imperii post mortem Hludovici Pii di Floro di Lione); e, infine, lepica delle visioni (con la Visio Wettini di Walahfrido Strabone): cfr. E. FRANCESCHINI, Lepopea post-carolingia, cit., pp. 77-79. 3 Per una recente lettura del poema, cfr. F. BERTINI, Orazio nel Medioevo: lEcbasis captivi, in Non omnis moriar. La lezione di Orazio a duemila anni dalla sua scomparsa. Atti del Convegno internazionale di studio (Potenza, 16-18 ottobre 1992), Galatina 1993, pp. 243-252 (poi in ID. Interpreti medievali di Fedro, Napoli 1998, pp. 101-110). 4 Sul poemetto cfr. ora la nuova, eccellente ediz. di LETALDO DI MICY, Within piscator, a cura di F. Bertini, Firenze 1995 (con la mia recens., in Orpheus, n.s., 19-20 [1998-99], pp. 213-217); ed il mio studio Within il calvo, in Studi medievali, ser. III, 40,2 (1999), pp. 843856. 5 Per il testo del Waltharius utilizzo in questo lavoro lediz. a cura di K. Strecker, in MGH, Poetae VI, Weimar 1951, pp. 1-85 (si tratta della cosiddetta editio maior: esiste infatti anche una editio minor, sempre a cura di K. Strecker, trad. tedesca di P. Vossen, Berlin 1947). Il Waltharius, che io sappia, stato tradotto due volte in italiano: una prima volta dal germanista Quinto Santoli (Waltharius. Poema latino medievale, introd. di V. Santoli, trad. ital. di Q. Santoli, Milano 1973: si tratta per di un testo di assai difficile reperimento); una seconda volta, pi recentemente, da uno specialista del poema mediolatino quale Edoardo DANGELO (Waltharius. Epica e saga tra Virgilio e i Nibelunghi, a cura di E. DAngelo, Milano-Trento 1998: si tratta di un lavoro veramente egregio, utilissimo sotto ogni punto di vista per la completezza della documentazione, la precisione e lacriba del commento, la bont della traduzione; esso mi stato inoltre molto utile per la stesura di questa prima parte del presente contributo). Alcuni stralci dal poema (vv. 173-214; 489-512; 846-877; 13601400), con breve introduzione e traduzione italiana a fronte, si leggono in Poesia latina medievale, a cura di Gianna Gardenal - F. Flkel, Milano 1993, pp. 79-93 (ma sulla non eccellente qualit di tali traduzioni cfr. la mia recens., in Orpheus, n. s., 17 [1995], pp. 482487). Traduzioni in tedesco pi o meno recenti sono invece le seguenti: F. GENZMER, Das Waltharilied und die Waldere-Bruchstcke, Stuttgart 1953; Waltharius, Text, bersetzung und Kommentar von B.K. Vollmann, in Frhe deutsche Literatur un lateinische Literatur in Deutschland 800-1150, hrsg. von W. Haug und B.K. Vollmann, Frankfurt am Main 1991, pp. 163-259 e 1169-1222; Waltharius. Lateinisch/Deutsch, bersetz und hrsg. von G. Vogt-Spira, Stuttgart 1994 (con la breve recens. di A. NNERFORS, in Mittellateinisches Jahrbuch 30 [1995], pp. 140-141).

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alla civilt classica e a quella cristiana, agli auctores e ai Padri della Chiesa. La nuova lingua latina grammaticalmente corretta e la sua unica ambizione limitazione dei classici; 2) Il fatto pi importante nella storia della civilt di questo periodo consiste appunto nellentrata dei popoli germanici nel mondo della cultura occidentale. Nel sec. IX essi si accostano ad essa in maniera febbrile, per farla propria con lansia tipica di chi vorrebbe guadagnare il tempo perduto. Nel sec. X, invece, essi cominciano ad apportare un personale contributo, cio a far penetrare il loro mondo nuovo nel vecchio mondo latino, e lo fanno in lingua latina perch le loro lingue non sono ancora assurte a strumento di letteratura. Giungendo, dopo la sua disamina di vari poemi post-carolingi, a parlare del Waltharius, il Franceschini osservava che nel poema mediolatino i personaggi non sono n gli eroi di Virgilio, di Stazio, di Lucano, n i santi della Chiesa cattolica, n vescovi o abati: sono i guerrieri del mondo germanico, Attila, Walther, Gunther, Hagen, e una donna Ildegonda che non ha nulla a che vedere con i personaggi femminili dellepica classica. Attila non il flagellum Dei, ma una delle tante personificazioni assunte nel tempo dallo spirito guerriero del popolo tedesco, un grande e generoso Fhrer, la fuga a cavallo di Walther e di Ildegonda dalla dorata prigione della Pannonia attraverso le selve dellEuropa centrale verso il Reno ha gi i colori e il tono di una saga nordica; i dodici duelli con i quali (combattuti ciascuno in modo diverso, e con armi diverse, tedesche, non latine) Walther trionfa dei suoi nemici trovano il loro quadro naturale pi nella Germania di Tacito che nellEneide. Di tradizionale non resta che il verso latino nellaccurata forma (almeno nella redazione a noi giunta) di una attenta imitazione virgiliana: la veste di seta e doro di un corpo nuovo. Di un corpo, aggiungiamolo subito, dal quale nasceranno fra poco le chansons de geste.6 E, in conclusione, affermava: Questo, non altro, il significato del Waltharius: lapparire del mondo tedesco accanto a quello classico dellepica tradizionale.7 Mi sono soffermato un po a lungo, in apertura di questa nota, sulla posizione di un maestro (diretto o indiretto) di tutti noi mediolatinisti quale Ezio Franceschini, perch ritengo che, anche se sono passati ormai quasi cinquanta anni dal suo intervento, le sue parole sul Waltharius siano ancor oggi attuali e la chiave di lettura da lui proposta sia una delle pi corrette (se non proprio la pi corretta) per accostarsi ad unopera certamente affascinante (forse il pi bel poema latino medievale) ma anche difficile, insidiosa, talvolta sfuggente come (mi si perdoni la similitudine) una bella donna che non riesci a conquistare appieno e, pi ti sfugge, pi ti coinvolge,
E. FRANCESCHINI, Lepopea post-carolingia, cit., pp. 80-81. Ivi, p. 82. Si osservi che non certo un caso che E. DAngelo abbia dato, come sottotitolo alla sua edizione del poema (cit. supra, n. 5), quello di Epica e saga tra Virgilio e i Nibelunghi. E a questa linea interpretativa cerco di attenermi io stesso, nel corso del presente lavoro (come daltronde mostra, credo, il titolo scelto per questo contributo).
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ti intriga e ti affascina. Il Waltharius, che consta di 1456 esametri, racconta come alla corte di Attila, che ha assoggettato tre regni germanici, si trovino in ostaggio Hagen, suddito di Gibich re dei Franchi, Walther figlio di Alfere re di Aquitania e la principessa Hiltgund figlia di Heinrich re dei Burgundi. Tutti e tre i regali ostaggi vengono trattati da Attila e da sua moglie Ospirin con molta umanit e ad Hiltgund, che si guadagnata la piena fiducia della regina, vengono affidati perfino i tesori della casa reale. Frattanto Hagen, avendo saputo che il re Gibich morto e che il suo successore Gunther si liberato dai suoi impegni col re unno, fugge dalla corte di Attila e ritorna in patria. Anche Walther ed Hiltgund, che si sono fidanzati fin da bambini, decidono allora di darsi alla fuga. Con lastuzia riescono ad eludere la sorveglianza di Attila e scappano col tesoro che era stato affidato in custodia alla fanciulla. Dopo quaranta giorni di viaggio giungono presso Worms dove il re burgundo Gunther, avendo appreso dellarrivo dei due giovani fuggitivi carichi di tesori, li assale insieme a dodici uomini del suo sguito, fra cui vi lo stesso Hagen, reduce dalla corte unna. Walther, senza perdersi danimo, riesce a sconfiggere undici avversari in undici scontri individuali, e alla fine taglia una gamba al re Gunther ed acceca di un occhio Hagen, mentre egli stesso rimane privo della mano destra. Cos ha termine la battaglia, i tre superstiti si curano le ferite assistiti da Hiltgund e di comune accordo si separano. Walther ed Hiltgund proseguono quindi il loro viaggio verso la patria, dove, dopo la morte di re Alfere, vivranno felici e contenti per trentanni. La leggenda di Walther appartiene agli antichi miti ed alle antiche saghe germaniche, e ricorre in molti testi coevi al Waltharius e, soprattutto, in parecchi testi ad esso posteriori. Innanzitutto i nomi di Attila, Gunther, Hagen, Walther ed Hiltgund tornano nel Nibelungenlied (anzi, nella 28a avventura del poema alto-tedesco, Attila stesso ricorda di Walther ed Hiltgund che riuscirono a fuggire dalla sua corte, ma ne parla come di cose ormai remote e lontane nel tempo e nella memoria);8 nel Biterolf (sec. XIII) si accenna alla corte di Attila, al duello e ai re dei Franchi; nei poemi Dietrichs Flucht, Alphars Tod, Rosengarten e nello Heldenbuch sono celebrate le imprese di Walther von Kerlingen; nella Vinlikinasaga si rammentano i principi prigionieri, lamore tra Walther ed Hiltgund, la loro fuga, il duello delleroe con Hgni (Hagen). La storia poetica delle gesta di Walther si amplia e si adorna di fantastici episodi di altre saghe, cos come risulta da poemi frammentari anglosassoni (nei due frammenti di cui consta
Parlando di Hagen, infatti, Attila dice: Io portai gi in questo paese come ostaggi due nobili fanciulli che crebbero qui: lui e Walther. Hagen lo rimandai a casa sua. Walther fugg con Ildegonda. E lautore aggiunge: Cos egli riandava vecchi tempi e cose accadute molto tempo prima (cito da I Nibelunghi, a cura di G.V. Amoretti, Milano 19882, p. 224). Su questo passo del poema altotedesco si sofferma, in apertura del suo celebre saggio sul poema, G. VINAY, Waltharii poesis, in Studi medievali, n.s., 5 (1964), pp. 476-524 (in partic., pp. 476-478).
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il Waldere, del sec. VIII, si legge di Hiltgund che esorta Walther a combattere contro Gunther e Hagen, i due guerrieri burgundi che lo hanno assalito, e di Hagen che mette in guardia Gunther dallo sfidare Walther, temibilissimo avversario in possesso di una spada prodigiosa, Mimming)9 ed altotedeschi (come appunto il Walther, del sec. XIII, probabilmente derivato dal Nibelungenlied, anchesso frammentario, in cui si narra del fidanzamento fra Walther e Hiltgund alla corte di Attila, del viaggio dei due giovani verso Langres, residenza di Alker padre delleroe protagonista e dei preparativi per le ricche nozze), tramite significative analogie coi carmi dellEdda (per esempio la Thidrikssage, del sec. XIII, in cui vengono raccontate pressappoco le stesse vicende del Waltharius, dal soggiorno di Walther ed Hiltgund alla corte di Attila alla loro fuga col tesoro e fino ai duelli e allaccecamento di Hagen) e le vicende di Wdaly Walczercz narrate nel pi tardo Chronicon Poloniae di Boguphalo (sec. XIV), per non parlare dei complessi rapporti che il poema mediolatino intesse con il Chronicon Novaliciense (sec. XI).10 A questi testi occorre aggiungerne, comunque, altri, che contengono riferimenti alla figura di Walther e alla sua leggenda, quali la Chanson de Roland (in cui compare a pi riprese la figura di Walther del Hum, paladino di Carlo Magno)11 e la ballata spagnola Asentado est Gaiferos (nella quale
Per i rapporti fra il Waldere e il Waltharius si vedano: Waldere, testo e commento, a cura di Ute Schwab, Messina 1967, passim; Ute SCHWAB, Nochmals zum ags. Waldere neben dem Waltharius, in Beitrge zur Geschichte der deutschen Sprache und Literatur 101 (1979), pp. 225-251 e 347-368. 10 Chronicon Novaliciense II 7-12, in Monumenta Novaliciensia vetustiora, a cura di C. Cipolla, II, Roma 1898-1901, pp. 135-156 (testo e trad. ital., a cura di Tilde Nardi, in 2 Scritture e scrittori del secolo XI, a cura di A. Viscardi e G. Vidossi, Torino 1977 , pp. 3-41). Cfr. inoltre P. RAJNA, La cronaca della Novalesa e lepopea carolingia, in Romania 23 (1894), pp. 36-61; F. LECOY, Le Chronicon Novaliciense et les 2 lgendes piques, in Romania 67 (1942-43), pp. 1-52; A. VISCARDI, Le origini, Milano 1950 , pp. 90-92; G. VINAY, Haec est Waltharii poesis. Vos salvet Jesus, in ID., Alto Medioevo latino. Conversazioni e no, Napoli 1978, pp. 433-481 (in partic. pp. 450-451, in cui, fra laltro, si afferma che linterpretazione del cronista della Novalesa risulta chiara da ci che tralascia o mette in evidenza riassumendo o trascrivendo o ancora riassumendo badando solo ai fatti o anche al tono. Sopprime praticamente i duelli coi guerrieri di Gunther e quello finale... Lampiezza dei tagli fa assumere al rapporto Walther-Ildegonda una importanza assai superiore a quella che ha nel poema; la corte di Attila sembra calamitare lattenzione del cronista e quanto vi si svolge rappresenta per lui pi che un antecedente. Il patetico non mai dimenticato. LAnonimo particolarmente sensibile al mistero della notte, alla tensione della donna, ecc.). Impossibile, in questa sede, accennare (sia pur cursoriamente) ai vari e complessi problemi posti dal rapporto fra i due testi. Basti rimandare, per una chiara ed esauriente trattazione, a quanto ha scritto Gian Carlo Alessio, in La Cronaca di Novalesa, a cura di G.C. Alessio, Torino 1982, pp. XXX-XXXIX. Si veda inoltre la pressoch introvabile ediz. de La Novalesa. Vicende storiche della grande abbazia e del Piemonte narrate dal Chronicon Novaliciense del secolo XI e completate dal Waltharius, poema germanico del secolo X, a cura di G. Beltrutti, Novara 1976 (a tiratura limitata e, daltra parte, scarsamente utile per la sua funzione puramente divulgativa e celebrativa). 11 Cfr. M. HEINTZE, Gualter del Hum in Rolandslied. Zur Romanisierung der Walther-Sage, in Mittellateinisches Jahrbuch 21 (1986), pp. 95-100; V. MILLET,
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si narra come Gaiferos, ossia Walther, uno dei paladini di Carlo Magno, riesca a liberare dalla prigionia la sposa Melisenda e, dopo una lunga ed avventurosa fuga, resa pi insicura dai continui inseguimenti dei Mori, i due possano mettersi finalmente in salvo).12 Il problema delle fonti del Waltharius non si esaurisce comunque soltanto nello studio dei rapporti fra il poemetto mediolatino e le saghe e leggende nordiche o germaniche o romanze relative alle vicende di Walther ed Hiltgund o alla storia di Attila,13 ma investe anche la questione concernente i modelli classici e (in subordine) mediolatini che il dotto
Waltharius and the Chanson de Roland, in Aspect de lpope romane, edd. H. van Dijk-W. Noomen, Groningen 1995, pp. 391-397. Il problema dei rapporti fra il Waltharius (e in genere lepica mediolatina) e le chansons de geste abbastanza spinoso ed stato pi volte affrontato dagli studiosi. Alcuni, come il Chiri, hanno sostenuto che il poema di origine dotta e che si riallaccia ad unantica tradizione classica, scolastico rifacimento di unopera in prosa, probabilmente di una cronaca (G. CHIRI, Lepica latina medioevale e la Chanson de Roland, Genova 1936). Questi studiosi, volendo negare originalit al contenuto della pi antica chanson de geste (appunto la Chanson de Roland), hanno cercato di rintracciare nel Waltharius tutte le possibili analogie e tutte le possibili somiglianze con la Chanson de Roland, per giungere, quindi, alla conclusione, che la somiglianza appare cos stretta e significativa che si pu senzaltro considerare il poema come una chanson de geste scritta in latino nel secolo X (CHIRI, Lepica latina medioevale, cit., p. 252). Altri, come il Wilmotte, hanno affermato che nulla manca al Waltharius perch esso non debba riprendere il suo posto nella lunga e maestosa serie dei poemi epici francesi, dal momento che esso un chef doeuvre, un admirable pome, riche de posie et de sens. Altri studiosi hanno invece cercato di negare alcun rapporto di dipendenza e/o di somiglianza fra il Waltharius e la Chanson de Roland. Il Roethe, per esempio, ha postulato lesistenza di un pi ampio poema tedesco (ovviamente perduto) di cui il Waltharius altro non sarebbe che una traduzione. Il Siciliano, da parte sua, ha invece formulato sul poema mediolatino un giudizio fortemente e ingiustamente riduttivo, scrivendo che esso il racconto pi o meno divertente della fuga di ostaggi e di un tesoro mal rubato e mal difeso, in cui versi o emistichi virgiliani fanno orrido miscuglio con le grazie di un latino barbaro, opera scialba, povero poema (I. SICILIANO, Le origini delle canzoni di gesta, Padova 1940, p. 137 e passim). Per una discussione di queste ipotesi e di questi giudizi, si veda E. FRANCESCHINI, Lepopea postcarolingia, cit., pp. 81-82 (da cui ho tratto anche le citazioni che ricorrono in questa nota). 12 Limportanza di tale ballata spagnola allinterno della costellazione di testi medievali in vario modo afferenti alla saga di Walther ed Hiltgund stata sottolineata da Ursula e P. DRONKE, Barbara et antiquissima carmina. I. Le caractre de la posie germanique hroque. II. Waltharius-Gaiferos, Barcelona 1977, pp. 25-65. Il Dronke ( infatti a lui che compete la stesura di questa sezione del volumetto) esamina in primo luogo un articolo, a lungo dimenticato dai germanisti, in cui Ramn Menndez-Pidal mostrava come le ballate romanze riguardanti la leggenda di Gaiferos riflettessero la leggenda della fuga di Walther ed Hiltgund dalla corte di Attila, e ipotizzava inoltre lesistenza di una tradizione orale derivante da un originale materiale epico riguardante le gesta di Walther in ambiente visigotico. Dronke quindi ha individuato unallusione a Gaiferos (e quindi a Walther) nella frase gli anelli di Gaifier contenuta in una lirica del trovatore provenzale Marcabru. Lo studioso ha inoltre dimostrato che lallusione, contenuta nella Chanson de Roland (v. 798) a li riches dux Gaifiers e quella a Walther del Hum sono strettamente connesse, e ancora che nel Jourdain de Blaye (composto verso il 1200), il nome Gautier pu essere stato confuso con quello di Gaifier. Per Marcabru Gaifier fu uno dei baroni di Carlo Magno , e fu tale anche per lintera tradizione poetica sia del sud che del nord della Francia dallXI al XIII secolo, e ancora tale rimase per il poeta spagnolo che scrisse

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autore (si chiami Eccheardo I di san Gallo o Geraldo o Grimaldo poco importa) utilizza nellopera. In merito a questultimo aspetto (che, come noto, uno dei pi spinosi fra quelli posti dallopera mediolatina), e in particolare per quanto si riferisce allutilizzazione degli auctores antichi o tardo-antichi, si possono fissare alcuni punti fermi, che sono stati, di recente, cos riassunti: 1. Preponderanza assoluta della memoria virgiliana, seguita a distanza da quella prudenziana; 2. Presenza di una memoria collaterale rappresentata prevalentemente da Stazio, Ovidio e dalla Vulgata. Sono poi presenti una serie di rinvii ad autori particolari, o a opere minori degli autori maggiori, la cui validit scientifica non va spesso oltre la pura proposta di concordanza (Solino, Giovenco, Draconzio, Corippo, Isidoro di Siviglia).14
Asentado est Gaiferos. Inoltre, se la funzione dei bracciali doro stata, per Marcabru, quella di spingere i guerrieri allavidit, non pi probabile che ci che egli e il suo pubblico avevano in mente erano le armillae che sono cos importanti nella storia di Walther? (P. DRONKE, Barbara et antiquissima carmina, cit., p. 62). Occorre per rilevare che la ricostruzione proposta dallo studioso inglese presenta una difficolt, che costituita dal fatto che la frase les bouz Gaifier appare anche nella Cronaca di Saint-Denis come il nome di un tesoro locale, nellambito di una leggenda riguardante il duca Waifarius, contemporaneo ed antagonista di Pipino, anche se possibile argomentare (come appunto fa il Dronke) che tale leggenda possa essere sorta un secolo dopo Marcabru. Per una pi ampia presentazione delle teorie dello studioso inglese, cfr. la recens. di J. HARRIS, in Speculum 55 (1980), pp. 863-864; e A. BISANTI, Un decennio di studi sul Waltharius, in Schede medievali 11 (1986), pp. 345363 (in partic., pp. 349-350). Sullargomento tornato, pi di recente, V. MILLET, Waltharius-Gaiferos. ber den Ursprung der Walthersage und ihre Beziehung zur Romanze von Gaiferos und zur Ballade von Escriveta, Frankfurt am Main-New York-Wien 1992. 13 Sulla leggenda di Attila e la figura del grande condottiero unno nei testi letterari medievali, si vedano due contributi di F. BERTINI, Attila nella storiografia tardoantica e altomedievale, in Popoli delle steppe. Unni, Avari, Ungari. Settimane di studio del C.I.S.A.M. di Spoleto, XXXV, 2, Spoleto 1988, pp. 548-572; ID., Attila nei cronisti e negli storici del Medioevo latino, in Attila flagellum Dei? Convegno internazionale di studi storici sulla figura di Attila e sulla discesa degli Unni in Italia nel 452 d.C., Aquileia 1994, pp. 229-241. Del Waltharius (e non solo in rapporto alla figura di Attila e ai rapporti col Nibelungenlied) si sono occupati, oltre ai filologi mediolatini e romanzi, anche i germanisti. Per esempio, il Grnanger scriveva che la favola semplice, la narrazione si svolge lineare, senza intoppi, con pacatezza e larghezza epica, in una serie di quadri, dipinti con amore e con compiaciuta insistenza sui particolari dellazione, ma in pari tempo con un certo senso di superiorit e quasi di ironico distacco, dovuto al fatto che i personaggi e le loro azioni, implicitamente o esplicitamente, sono messi al paragone di una legge che impone anche al principe e alleroe la moderazione, la piet, lumanit, la fede reciproca, e secondo questa legge sono giudicati (C. GRNANGER, Storia della letteraura tedesca. I. Il Medioevo, Milano 1955, pp. 55-56). Un altro germanista, il Santoli, ha invece opinato che lautore del Waltharius abbia potuto conoscere in qualche modo i racconti sui Katafugntes i fuggiaschi dalla corte di Attila che ci vengono incontro dalle pagine degli storiografi e dei cronisti medievali; e, a proposito della figura di Hiltgund, ha affermato che essa ricopre la funzione (classica e poi romantica) della donna-ancella, in contrasto con la figura delleroina vendicatrice tipica della tradizione medievale germanica (V. SANTOLI, in Waltharius. Poema latino medievale, cit., passim). 14 E. DANGELO, in Waltharius, cit., pp. 36-37; si veda anche ID., Lucano nel Waltharius?, in Studi medievali n.s., 32 (1991), pp. 159-190 (in particolare, pp. 161-162).

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Si tratta di dati incontrovertibili, questi, in quanto linflusso virgiliano, soprattutto, scoperto e rilevato ad ogni pi sospinto,15 anche se va attentamente considerato, non soltanto alla stregua di semplici riecheggiamenti di questo o di quel passo, ma soprattutto alla luce di una interpretazione complessiva della memoria culturale del poeta. una linea, questa, che stata proposta, anni fa, da studiosi quali Rosemarie Katscher,16 Alois Wolf17 e Luigi Alfonsi, il quale ultimo, in particolare, cercava di dimostrare come appunto limitatio virgiliana potesse conferire al poema la sua unit, una imitatio che , in realt, duplice: da una parte, infatti, essa si rivela nel lessico, nelle figure retoriche, nello stile, dallaltra essa si amplia fino a comprendere le caratteristiche psicologiche ed umane dei personaggi (il tema della malinconia di molti dei protagonisti del Waltharius un motivo, per esempio, di marca tipicamente virgiliana). Lo studioso osservava inoltre che il fine del poema ludico, con un racconto di avventure inquadrato in una cornice epica e con una apertura storicocronachistica, lontana dal mito; che nel Waltharius manca una sofferta sensibilit religiosa; che la figura di Hiltgund ricorda la figura virgiliana di Camilla; che si tratta, infine, di una composizione serrata e circolare, la cui struttura ricorda quella dei nstoi dellantichit classica.18 Limitazione di Virgilio da parte del poeta del Waltharius, in particolare, non si sostanzia esclusivamente attraverso un facile (e, daltronde, prevedibile) riecheggiamento di stilemi, iuncturae pi o meno callidae, espressioni attinte allEneide (talvolta estese anche per pi di due versi consecutivi), ma, soprattutto, mediante un procedimento imitativo per cui spesso un passo virgiliano viene posto a fondamento principale di un brano, ma con aggiunte e abbellimenti che costituiscono altrettante reminiscenze da Virgilio stesso o da altri autori antichi.19 Cos, per
Sulla presenza di Stazio nellopera, si veda O. SCHUMANN, Statius und Waltharius, in Studien zur deutschen Philologie des Mittelalters. Festschrift fr F. Panzer, hrsg. von R. Kienast, Heidelberg 1950, pp. 12-19. In genere, sui debiti contratti dallautore del Waltharius coi poeti classici, risulta molto utile il contributo di O. ZWIERLEIN, Das Waltharius-Epos und seine lateinischen Vorbilder, in Antike und Abendland 16 (1970), pp. 153-184. 15 Sullinflusso virgiliano nel Waltharius (e in genere nellepica dellalto Medioevo) si veda D. SCHALLER, Vergil und die Wiederentdeckung des Epos im frhen Mittelalter, in Medioevo e Rinascimento 1 (1987), pp. 75-100 (con la discussione di E. DANGELO, Epos mediolatino e teoria dei generi. A proposito di un recente intervento di Dieter Schaller, in Schede medievali 18 [1990], pp. 106-115). Cfr. anche la voce di P. SMIRAGLIA, Eccheardo I di San Gallo, in Enciclopedia Virgiliana, II, Roma 1985, pp. 163-164. 16 Rosemarie KATSCHER, Waltharius. Dichtung und Dichter, in Mittellateinisches Jahrbuch 9 (1973), pp. 48-120. 17 A. WOLF, Mittelalterliche Heldensagen zwischen Vergil, Prudentius und raffinierter Klosterliteratur. Beobachtungen zum Waltharius, in Sprachkunst 7 (1976), pp. 180-212. 18 L. ALFONSI, Considerazioni sul vergilianesimo del Waltharius, in Studi filologici, letterari e storici in memoria di Guido Favati, I, Padova 1977, pp. 3-14. 19 P. SMIRAGLIA, Eccheardo I di San Gallo, cit., p. 164; cfr. anche K. STRECKER, Ekkehard und Vergil, in Zeitschrift fr deutsches Altertum und deutsche Literatur 42 (1898), pp. 339-365.

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esempio, la descrizione della battaglia equestre (Walth. 179-214) rimanda allanaloga descrizione virgiliana (Aen. XI 597 ss.), ma con laggiunta di stilemi, iuncturae ed espressioni attinte anche ad altri loci dellEneide. Anche nella descrizione dei vari duelli tra Walther e i guerrieri franchi nella foresta dei Vosgi, descrizione che non ingenera mai stanchezza, a dispetto delle situazioni necessariamente ripetitive, il poeta attinge largamente, e con lo stesso procedimento, allEneide.20 E cos, per esempio, il quinto duello, che ha luogo fra Walther e Adavardo (Walth. 781-845), pur assumendo come modello lo scontro finale tra Enea e Turno, presenta innumerevoli reminiscenze da altri passi del poema virgiliano; il sesto duello, fra Walther e Patavrid (Walth. 846-913), giovinetto che muore per mano delleroe aquitano davanti agli occhi dello zio Hagen, riprende invece lo schema del celebre episodio della morte di Lauso (Aen. X 810 ss.), ma con qualche modifica nella struttura, forse, derivante dalla saga germanica: mentre nellEneide, infatti, il solo Enea che ammonisce il giovane Lauso, invitandolo ad allontanarsi dal campo di battaglia, nel Waltharius il ruolo viene assunto prima da Hagen, poi da Walther stesso, senza che nessuno dei due eroi riesca a dissuadere Patavrid dallo scontro che non potr che essere mortale per lui.21 Pi sottile e pi scaltrita linterpretazione di alcuni aspetti della memoria virgiliana nel Waltharius fornita una decina di anni fa da Ferruccio Bertini alla luce dellanalisi di un passo del poema, nel quale si narra il ritorno di Walther alla corte di Attila dopo una impresa vittoriosa vlta alla salvezza e alla custodia del regno unno (Walth. 215-234).22 Lo studioso, per esempio, ha osservato che al v. 216 lautore del Waltharius utilizza lacc. equitem (nella frase ecce palatini decurrunt arce ministri / illius aspectu hilares equitemque tenebant)23 nellaccezione di cavallo e non, come di consueto, di cavaliere, sulla scorta, comunque, dellanalogo valore di eques = equus, hapax semantico in Virgilio, Georg. III 116-117 (atque equitem docuere sub armis / insultare solo et gressus glomerare superbos, passo, questo, ben noto ai lessicografi e agli eruditi tardo-antichi, da Gellio a Nonio Marcello a Macrobio),24 laddove il poeta mediolatino, lungi dallincorrere in una svista o dal dimostrare incerta conoscenza della lingua latina, intende esibirsi in una raffinatezza lessicale, sfoggiando una specifica cultura virgiliana.25 Pi interessante ancora appare un passo immediatamente successivo, allinterno del medesimo episodio, quando a Walther, stremato dalla missione militare appena portata a termine, Hiltgund porge da bere; leroe allora si disseta e le restituisce la coppa,
P. SMIRAGLIA, Eccheardo I di San Gallo, cit., p. 164. Ibidem; cfr. anche K. STRECKER, Ekkehard und Vergil, cit, pp. 340-350. 22 F. BERTINI, La letteratura epica, in AA. VV., Il secolo di ferro: mito e realt del secolo X. Settimane di studio del C.I.S.A.M. di Spoleto, XXXVIII, Spoleto 1991, pp. 723-754 (in partic. pp. 746-754, che qui seguo assai da presso). 23 Per lespressione ecce palatini ministri, cfr. PRUDENT. Apoth. 481. 24 Cfr. GELL. Noct. Att. XVIII 5; MACR. Sat. VI 9. 25 F. BERTINI, La letteratura epica, cit., p. 750.
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dopo di che intraprende un dialogo con la fanciulla (Walth. 228-230 Walthariusque bibens vacuum vas porrigit olli / ambo etenim norant de se sponsalia facta / provocat et tali caram sermone puellam). Si tratta di un brano molto controverso, soprattutto per la presenza di quel verso (229 ambo etenim norant de se sponsalia facta)26 che, come un inciso gettato l a caso, mal si accorda col resto del passo, in quanto non si riesce a ben comprendere, di primo acchito, quale legame logico vi sia fra la restituzione della coppa ad Hiltgund da parte di Walther ed il fatto che i loro rispettivi genitori si fossero gi da tempo accordati perch i due ragazzi si fidanzassero.27 A proposito di questo episodio, Bertini ha avanzato una suggestiva interpretazione, ponendo in correlazione i versi interessati con un altro passo del poema, successivo, in cui si racconta come, durante la fuga avventurosa in compagnia di Hiltgund, Walther riesca a procacciare il cibo per s e per la sua dolce compagna grazie alla propria innata abilit nella caccia e nella pesca (Walth. 419-427). Allinterno di questo episodio, compaiono due versi che suscitano pi di una perplessit (Walth. 426-427 Namque fugae toto se tempore virginis usu / continuit vir Waltharius laudabilis heros). Walther, quindi, si astenuto dallavere rapporti sessuali con la fanciulla, ma, a parte il fatto che linciso anche in tal caso appare un po incongruo nel contesto dellepisodio in cui viene ad essere inserito, da rilevare che dellargomento non si parler mai pi nel corso di tutto il poema.28 Orbene, in entrambi i passi esaminati si osserva levidente
Per la iunctura sponsalia facta, cfr. IUV. Sat. I 143. Sul passo in questione, cfr. H.J. WESTRA, A Reinterpretation of Waltharius 215259, in Mittellateinisches Jahrbuch 15 (1980), pp. 51-56: linterpretazione dello studioso si basa su tre ordini di considerazioni: 1) Walther ed Hiltgund ben sapevano di essere stati fidanzati dai rispettivi genitori fin da quando erano bambini, ma non avevano mai parlato fra loro di questo fatto; 2) essi erano innamorati luno dellaltra, ma non si erano mai vicendevolmente confidati questa loro passione; 3) entrambi volevano fuggire dalla dorata prigione della corte di Attila, ma mancavano ambedue di reciproca fiducia. In questo modo verrebbero ad essere sanate, secondo lo studioso, le aporie presenti nel brano (ma linterpretazione proposta da Westra non esente da forzature e fraintendimenti: per una puntuale discussione di essa cfr. ancora F. BERTINI, La letteratura epica, cit., pp. 751-752). 28 Per quanto concerne linterpretazione del passo, DAngelo non si mostra affatto favorevole ad una lettura di esso in chiave sessuale: non ci sarebbe infatti annota lo studioso alcun nesso con quanto detto subito prima; viceversa, considerando il nesso virginis usus nel senso di aiuto della ragazza, si evince pienamente il comportamento delleroe. Tutto questo lasciando stare eventuali argomentazioni sulla liceit di rapporti prematrimoniali nelletica del poeta, che potrebbe portarlo a definire leroe laudabilis solo perch non fornica durante la precipitosa e pericolosa fuga dalla Pannonia (E. DANGELO, in Waltharius, cit., p. 180: lo studioso traduce infatti lespressione virginis usu con per evitare di affaticare Hiltgund). Sullinterpretazione tradizionale (che credo anchio sia la pi attendibile) si soffermava brevemente anche G. VINAY, Waltharii poesis, cit., p. 498, scrivendo, a proposito dei vv. 424-427, che tra il primo ed il secondo concetto non c rapporto alcuno, come non c tra la pesca la fame e la fatica, tanto lontana dallautore la capacit di rappresentare insieme due giovani che han fame e sono stanchi e pescano e si cibano e si preoccupano della loro sorte incerta e lui rispetta lei non per stanchezza o timore ma per drittura dellanimo.
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difficolt in cui si trova il poeta quando deve affrontare un tema erotico (o anche semplicemente amoroso), e spia di tale imbarazzo, di tale difficolt (anche dal punto di vista compositivo) il fatto che sia al v. 229, sia al v. 426 compaiono due zeppe, due tibicines (etenim al v. 229, namque al v. 426), che funzionano perfettamente dal punto di vista metrico, ma rivelano spietatamente la loro inadeguatezza e precariet nello specifico del contesto logico.29 In conclusione, il poeta del Waltharius rivela quindi una sensibilit virgiliana che si manifesta anche nella confusa ed imbarazzata reticenza nei confronti dellelemento amoroso, sempre sfiorato in modo quasi tremebondo (con una verecondia che, si parva licet, fa pensare talvolta anche al Manzoni): infatti il poeta di Mantova ineguagliabile nello scandagliare sentimenti amorosi in chiave elegiaca, patetica, drammatica e tragica, ma altrettanto innegabilmente in difficolt quando deve affrontare la tematica sessuale pura e semplice []. Fatte le debite proporzioni, analogamente si comporta il suo imitatore medievale, in cui questo limite appare pi evidente perch il desiderio di liberarsi alla svelta di un argomento imbarazzante lo induce talvolta a trattarlo in un contesto improprio.30 A parte la giusta rilevanza conferita ad un poeta come Prudenzio, le cui accese, colorite e talvolta un po macabre descrizioni di martirii esercitano un notevole influsso sullepica mediolatina e romanza,31 si ricordi poi come sia possibile individuare, allinterno del Waltharius, alcuni probabili echi dai Punica di Silio Italico (autore generalmente ignoto al Medioevo), come ha rilevato, in due successivi interventi, Rudolf Schieffer,32 il che consentirebbe, fra laltro, di individuare con maggior precisione il milieu in cui si form il poema (appunto la zona fra Costanza, San Gallo e Reichenau, dove i Punica verranno riscoperti nel 1417, in un ms. oggi perduto, da Poggio Bracciolini). Pi difficile, se possibile, la questione relativa ai rapporti fra il Waltharius e i poeti latini altomedievali, questione che, evidentemente, da porre in relazione, di volta in volta, con le ipotesi cronologiche di volta in volta formulate. In ogni caso, risultano sicuri gli echi dei poeti carolingi (la Vita Mammae o Vita Mammetis di Walahfrido Strabone, per esempio),33 piuttosto che quelli dei poeti del
F. BERTINI, La letteratura epica, cit., p. 753. Ivi, pp. 753-754. 31 Si veda, per questo aspetto, il contributo di uno specialista quale J.-L. CHARLET, Lapport de la posie chrtienne la mutation de lpope antique: Prudence prcurseur de lpope mdivale, in Bulletin de lAssociation G. Bud 35 (1980), pp. 207-217. Sullinflusso esercitato da Prudenzio si soffermava anche G. VINAY, Waltharii poesis, cit., p. 496, il quale scriveva fra laltro: Non erano certo le stravaganze delle sue battaglie fra vizi e virt che potevano ispirare un poeta ben nato, erano invece, non paia strano, alcuni aspetti del suo immaginoso linguaggio. 32 R. SCHIEFFER, Silius Italicus in St. Gallen. Ein Himweis zur Lokalisierung des Waltharius, in Mittellateinisches Jahrbuch 10 (1975), pp. 7-19; ID., Zu neuen Thesen ber den Waltharius, in Deutsches Archiv fr Erforschung des Mittelalters 36 (1980), pp. 193201. 33 Cfr. Ursula e P. DRONKE, Barbara et antiquissima carmina, cit., pp. 66-79. In
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periodo ottoniano (anche se non sono mancate individuazioni di probabili reminiscenze dai poemetti agiografici di Rosvita di Gandersheim, dai Gesta Berengarii imperatoris o dal Ruodlieb).34 In ogni caso, molto folto il numero dei poeti e degli scrittori tardoantichi ed altomedievali probabilmente (o sicuramente) fruiti dal poeta del Waltharius, dallIlias latina a Giovenco, da Sedulio a Corippo, da Venanzio Fortunato a Isidoro di Siviglia, da Eugenio da Toledo a Gregorio di Tours, da Aldelmo di Malmesbury a Paolo Diacono, da Alcuino a Ermoldo Nigello, da Milone di Saint-Amand a Modoino dAuxerre, da Notker Balbulo a Eirico dAuxerre, dai Gesta Berengarii imperatoris al Karolus et Leo papa, da Abbone di Saint-Germain ad Audrado Modico, dal Poeta Saxo a Rabano Mauro, da Sedulio Scoto a Teodulfo dOrlans.35 I problemi principali concernenti il Waltharius riguardano comunque, com noto, non solo la sua interpretazione complessiva o lindividuazione delle sue fonti (che comunque rimangono in ogni caso questioni abbastanza impegnative e non certo marginali), ma anche, e soprattutto, la paternit del poema mediolatino e, di conseguenza, la sua localizzazione geografica, argomento, questo, che ha fatto versare i classici fiumi dinchiostro. Come io stesso scrissi, ormai tanti anni fa, in una mia giovanile rassegna di studi sul Waltharius, limportanza dellopera, per quanto riguarda la sua eccellenza poetica, la sua particolare funzione storico-letteraria, le sue fonti ed il suo probabile autore, stata al centro di annose discussioni tra gli studiosi che di volta in volta hanno proposto interpretazioni ed attribuzioni non solo diverse, ma spesso opposte, in una congerie di contributi critici, testuali ed esegetici che appunto sono indicativi della vitalit di questo testo mediolatino, ed insieme di tutta una serie di questioni che certamente non possono dirsi risolte o chiarite.36 Schematizzando le principali ipotesi cui sono giunti gli studiosi, la
realt il Dronke ( infatti a lui che appartiene la stesura della sezione del saggio che qui ci riguarda) ipotizza un percorso inverso, dal Waltharius alla Vita Mammae e non, come sembrerebbe pi prudente, viceversa. Orbene, se le cose stanno cos, e dal momento che la Vita Mammae fu scritta da Walahfrido Strabone fra l827 e l828, ne dipenderebbe la conclusione che il Waltharius un poema altocarolingio. Su questa linea proceder un illustre studioso dellopera, Alf nnerfors, che giunger ad attribuire la paternit del Waltharius a Grimaldo, maestro di Walahfrido Strabone. 34 Per una possibile influenza del Waltharius su Rosvita, cfr. E.H. ZEYDEL, Ekkehards Influence upon Hroswitha: a Study in Literary Integrity, in Modern Language Quarterly 6 (1945), pp. 333-339; per i rapporti col Ruodlieb, cfr. D.M. KRATZ, Waltharius and Ruodlieb: A New Perspective, in Gli Umanesimi medievali. Atti del secondo Convegno dellInternationales Mittellateinerkomitee (Firenze, 11-15 settembre 1993), a cura di C. Leonardi, Firenze 1998, pp. 307-313. 35 A tal proposito, basti ricordare che lapparato di note stilato da E. DANGELO, in Waltharius, cit., pp. 168-196, molto ampio ed vlto soprattutto allindividuazione dei molteplici echi degli auctores (in primo luogo, ovviamente, Virgilio, quindi Prudenzio, Lucano, Ovidio, Stazio e Silio Italico), della Bibbia e dei testi e scrittori tardoantichi ed altomedievali. 36 A. BISANTI, Un decennio di studi sul Waltharius, cit., p. 346.

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tesi tradizionale, quella cio che, alla luce della testimonianza contenuta nei Casus Sancti Galli, assegna la paternit del poema a Eccheardo I di San Gallo (910-973),37 stata ribadita da Walther Berschin, Karl Langosch, Gustavo Vinay, Rudolf Schieffer, Dieter Schaller e Gareth Morgan;38 pi ampio e pi diversificato il ventaglio di ipotesi di coloro che invece propendono per una datazione pi alta, durante lepoca carolingia, da Karl Strecker, Peter Dronke e Peter Godman (che hanno pensato ad un anonimo autore del IX secolo)39 ad Otto Schumann, W. von den Steinen, A. Keith Bate, Dennis M. Kratz, Feliciana Lorella Pennisi e Franz Brunhlzl (che attribuiscono lopera mediolatina a Geraldo, autore del prologo-dedica al vescovo Erchembaldo che in alcuni mss. precede il poema),40 da Alf
37 Per la quale cfr. linvecchiato, ma in parte ancor oggi utile volume di F. ERMINI, Poeti epici latini del secolo X, Bologna 1920, pp. 39-49. 38 W. BERSCHIN, Ergebnisse der Waltharius-Forschung, in Deutsches Archiv fr Erforschung des Mittelalters 24 (1968), pp. 16-45; ID., Zum Eingang des Waltharius, in Mittellateinisches Jahrbuch 8 (1973), pp. 28-29; K. LANGOSCH, Waltharius. Die Dichtung und die Forschung, Darmstadt 1973 (con la recensione di F. BORNMANN, in Maia 31 [1979], pp. 223-224); ID., Zum Waltharius Ekkeharts I. von St. Gallen, in Mittellateinisches Jahrbuch 18 (1983), pp. 84-99; G. VINAY, A proposito dellautore e della cronologia del Waltharius, in Bollettino della Deputazione Subalpina di Storia Patria 47 (1947), pp. 512; ID., Waltharii poesis, cit., pp. 476-524; ID., Haec est Waltharii poesis, cit., pp. 433481; R. SCHIEFFER, Silius Italicus in St. Gallen, cit., passim; ID., Zu neuen Thesen ber den Waltharius, cit., passim; D. SCHALLER, Geraldus und St. Gallen. Zum Widmungsgeschichte des Waltharius, in Mittellateinisches Jahrbuch 2 (1965), pp. 74-84; ID., Ist der Waltharius frhkarolingisch?, in Mittellateinisches Jahrbuch 18 (1983), pp. 63-83; ID., Von St. Gallen nach Mainz? Zum Verfasserproblem des Waltharius, in Mittellateinisches Jahrbuch 24-25 (1989-1990), pp. 423-437; G. MORGAN, Ekkehards signature to Waltharius, in Latomus 45 (1986), pp. 171-177. 39 K. STRECKER, Der Walthariusdichter, in Deutsches Archiv fr Erforschung des Mittelalters 4 (1941), pp. 355-381 (saggio poi ristampato in E.E. PLOSS, Waltharius und Walthersage. Eine Dokumentation der Forschung , Hildesheim 1969, pp. 56-82); P. DRONKE, Waltharius and the Vita Waltharii, in Beitrge zur Geschichte der deutschen Sprache und Literatur 106 (1984), pp. 390-402; P. GODMAN, Poetry of the Carolingian Renaissance, London 1985, pp. 72-78 e 326-341. 40 O. SCHUMANN, Waltharius-Probleme, in Studi medievali 17 (1951), pp. 177-202 (ristampato in E.E. PLOSS, Waltharius und Walthersage, cit., pp. 109-134); W. VON DEN STEINEN, Der Waltharius und sein Dichter, in Zeitschrift fr deutsches Altertum 84 (195253), pp. 1-47; A.K. BATE, Waltharius of Gaeraldus, Reading 1978 (con la puntuale confutazione di D. SCHALLER, Frhliche Wissenschaft von Waltharius, in Mittellateinisches Jahrbuch 16 [1981], pp. 54-57); D.M. KRATZ, Quid Waltharius Ruodliebque cum Christo?, in The Epic in Medieval Society, ed. H. Scholler, Tbingen 1977, pp. 126-149; ID., Mocking Epic. Waltharius, Alexandreis and the Problem of Christian Heroism, Madrid 1980 (con la recens. di Alison GODDARD ELLIOTT , in Speculum 57 [1982], pp. 387-389); Feliciana Lorella PENNISI, Funzioni narrative, strutture e codici del Waltharius, in Orpheus, n.s., 4 (1983), pp. 286-341; F. BRUNHLZL, Waltharius und kein Ende?, in Festschrift fr Paul Klopsch, hrsg. von U. Kindermann - W. Maaz - F. Wagner, Gppingen 1988, pp. 46-55; ID., Was ist der Waltharius, Mnchen 1988. A Geraldo viene attribuito il Waltharius anche nellantologia Medieval Latin, ed. by K.P. Harrington, revised by Joseph Pucci with a grammatical introduction by Alison Goddard Elliott, Chicago & London 19972, pp. 310-318 (in cui vengono presentati alcuni brani dal poema, con un sobrio commento di carattere prevalentemente linguistico).

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nnerfors (che ha pi volte rivendicato la paternit del Waltharius a Grimaldo, maestro di Walahfrido Strabone e destinatario della famosa epistula di Ermenrico di Ellwangen)41 a Karl F. Werner (che, invero con scarsa fortuna, ha proposto lattribuzione dellopera ad Ermoldo Nigello).42 Per quanto concerne poi lambiente in cui fu composto il Waltharius, le ipotesi prevalenti formulate dai vari studiosi che hanno affrontato il problema riguardano una localit compresa fra San Gallo, Reichenau e Costanza (Langosch, Vinay e Schieffer), oppure Magonza (Schaller) o ancora Strasburgo (Berschin).43 Una linea di indagine differente e pi moderna (oltre che sicuramente pi obiettiva), vlta a cercare di risolvere lappassionante, ma finora insoluto puzzle del Waltharius44 stata proposta in tempi a noi pi vicini da un acuto e profondo conoscitore del poema quale Edoardo DAngelo, in una serie di contributi tesi, prevalentemente (ma non solo), ad indagare le caratteristiche metriche e versificatorie dellopera mediolatina.45 Alla luce di una capillare ed attentissima disamina della tecnica dellesametro nel Waltharius, articolata nelle sue componenti principali (distribuzione dei dattili e degli spondei nei primi quattro piedi, uso della cesura, della rima, delle clausole, dellelisione, dello iato, elementi di metrica verbale e cos via), e alla luce dei raffronti effettuati con una larga messe di opere mediolatine in esametri del periodo carolingio e post-carolingio, DAngelo riuscito a dimostrare, al di l di ogni dubbio, che il poema obbedisce alla linea della versificazione medievale (distinta da quella antichizzante, secondo le note argomentazioni di Dag Norberg e di Paul Klopsch, seguite in Italia da Franco Munari e da Giovanni Orlandi),46 individuando, in base
A. NNERFORS, Die Verfasserschaft des Waltharius-Epos aus sprachlicher Sicht, Opladen 1979; ID., Das Waltharius-Epos. Probleme und Hypothese, Stockholm 1988 (con leccellente recensione-discussione di E. DANGELO, in Orpheus, n.s., 11 [1990], pp. 390396); ID., Bemerkungen zum Waltharius-Epos, in Latomus 51 (1992), pp. 633-651. 42 K.F. WERNER, Hludovicus Augustus. Gouverner lEmpire Chrtien. Ides et ralits, in Charlemagnes Heir, ed. by P. Godman - R. Collins, Oxford 1990, pp. 99-123. 43 In aggiunta a quelli gi menzionati, si veda lo studio di W. BERSCHIN, Erkambald von Strassburg (965-991), in Zeitschrift fr Geschichte des Oberrheins 134 (1986), pp. 1-20. 44 Cos si esprime F. BERTINI, La letteratura epica, cit., p. 743. 45 E. DANGELO, Lesametro del Waltharius, in Vichiana 15 (1986), pp. 176-215; ID., Sulluso delle parole pirrichie nellesametro del Waltharius, in Koinona 11 (1987), pp. 109-129; ID., Tecnica della cesura e tecnica della rima nel Waltharius, in Atti della Accademia Pontaniana, n.s., 37 (1988), pp. 127-176; ID., Waltharius 79 e Prologo di Geraldo 18, in Bollettino di Studi latini 20 (1990), pp. 44-46; ID., Lucano nel Waltharius?, cit., pp. 159-190; ID., Memoria culturale e trascrizione dei testi. Su due lectiones singulares nella tradizione manoscritta del Waltharius, in La critica del testo mediolatino. Atti del Convegno (Firenze, 6-8 dicembre 1990), a cura di C. Leonardi, Spoleto 1994, pp. 339-349; e soprattutto ID., Indagini sulla tecnica versificatoria nellesametro del Waltharius, Catania 1992 (in cui confluiscono, rielaborati ed ampliati, alcuni dei precedenti contributi di metrica: cfr. le recensioni di A. BISANTI, in Orpheus, n.s., 14 [1993], pp. 163-167; e di D.M. KRATZ, in Journal of Medieval Latin 4 [1994] 170-173). 46 D. NORBERG, Introduction ltude de la versification latine mdivale, Uppsala 1958; P. KLOPSCH, Pseudo-Ovidius De Vetula: Untersuchungen und Text, Leiden-Kln
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Il Waltharius fra tradizioni classiche e suggestioni germaniche

agli elementi forniti dallindagine, un terminus post quem circoscritto all840-860 circa (il che impedisce di pensare al Waltharius come ad un prodotto proto-carolingio) e, fra laltro, escludendo assolutamente (e sempre sulla base dello studio della tecnica versificatoria) che il Geraldo autore del prologo-dedica e il poeta del Waltharius possano essere la stessa persona.47 Si tratta, come penso sia emerso anche da questa rassegna (di necessit cursoria e saltuaria), di un panorama di studi, indagini, ricerche quanto mai mosso, vario e diversificato, che testimonia (a parer mio) lintatta ed operante vitalit e linnegabile interesse che il Waltharius ha esercitato e continua ad esercitare su intere generazioni di studiosi e di filologi mediolatinisti.48 Scopo principale della presente nota non comunque quello di prendere posizione per luna o laltra ipotesi relativa alla paternit oppure alla localizzazione geografica dellopera, ma, assai pi modestamente, quello di analizzare, in questa seconda parte, un passo del Waltharius finora poco studiato, ossia il brano relativo allincontro, allambasceria, alla sfida e poi al duello fra Walther e Camalone (il primo dei guerrieri che Gunther manda contro leroe eponimo), un passo che, come credo, pu prestare il destro ad una discreta serie di osservazioni.49 Cerchiamo, in primo luogo, di sintetizzare lepisodio. Dopo essere fuggiti dalla reggia di Attila col favoloso tesoro di Gibich, Walther ed Hiltgund trascorrono i giorni e le notti per dirupi e per foreste, fra sentieri montuosi e scoscesi anfratti, giungendo, dopo quattordici giorni di avventure, alle rive del Reno presso la citt di Worms, ove regna lavido re
1967; ID., Einfhrung in die mittellateinische Verslehre, Darmstadt 1972; ID., Einfhrung in die Dichtungslehre des lateinischen Mittelalters, Darmstadt 1980; MARCO VALERIO, Bucoliche, a cura di F. Munari, Firenze 1970; G. ORLANDI, Metrica medievale e metrica antichizzante nella commedia elegiaca: la tecnica versificatoria del Miles gloriosus e della Lidia, in Tradizione classica e letteratura umanistica. Per Alessandro Perosa, I, Roma 1985, pp. 116; ID., Caratteri della versificazione dattilica , in Retorica e poetica tra i secoli XII e XIV. Atti del secondo Convegno internazionale di studi dellAssociazione per il Medioevo e lUmanesimo latini (AMUL) in onore e memoria di Ezio Franceschini (Trento-Rovereto, 3-5 ottobre 1985), a cura di C. Leonardi e E. Menest, Firenze 1988, pp. 151-169. 47 Si leggano le parole dello studioso: Naturalmente, tutti gli elementi raccolti da questa ricerca, e le conseguenze tratte, non vanno oltre il valore di semplici indizi, relativamente alla Verfasserfrage gualtieriana. Ma, rappresentando le indagini per lidentificazione e la collocazione cronologica del Waltharius-Dichter un processo di tipo assolutamente indiziario (le due sole testimonianze, infatti, che potrebbero fungere da prove, si contraddicono clamorosamente), una soluzione anzi: una proposta di soluzione pu venire solo sulla base di elementi probatori, per cos dire, ausiliari. Ed in questo senso i dati emersi da questa ricerca sembrano aggiungere un altro piccolo sostegno alle argomentazioni di coloro che, del Waltharius, respingono la datazione protocarolingia e la paternit geraldiana (E. DANGELO, Indagini sulla tecnica versificatoria, cit., p. 166). 48 Per altre notizie rinvio allaggiornatissimo e perspicuo panorama stilato da F. BERTINI, Problemi di attribuzione e di datazione del Waltharius, in Filologia mediolatina 6-7 (1999-2000), pp. 63-77. 49 Walth. 572-685 (come ho gi avvertito allinizio di questo lavoro, cito il testo del poema dallediz. Strecker).

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Gunther. Un barcaiolo traghetta i due giovani al di l del fiume50 e ne riceve, come ricompensa, due grossi pesci che, venduti al cuoco del re, attraggono lattenzione di questultimo e di Hagen il quale, udendo il racconto del barcaiolo, riconosce nei due Walther ed Hiltgund. Il re Gunther, spinto dalla sua insaziabile brama doro e di ricchezze,51 decide di muovere con dodici scelti cavalieri contro Walther, per recuperare il tesoro di Gibich, inutilmente dissuaso, in ci, da Hagen, mmore dellantica amicizia fra lui e leroe aquitano. Walther, frattanto, giunto con Hiltgund nella foresta dei Vosgi e, spogliatosi delle armi, si riposa finalmente in una caverna fra due monti, vegliato dalla fedele compagna.52 Allappressarsi dei
Sul tema (mitologico, folklorico e letterario) del traghettatore nel Waltharius si sofferma, con osservazioni in genere pienamente condivisibili, Feliciana Lorella PENNISI, Funzioni narrative, strutture e codici, cit., p. 321 e passim (la studiosa osserva che si tratta di un motivo-funzione di antica tradizione e memoria culturale, un archetipo dellesperienza collettiva dellanima umana trasmessa per via ereditaria). Pu essere interessante osservare, a questo proposito, che la figura del traghettatore torna anche nel Nibelungenlied, anzi, nel poema alto-tedesco lo stesso Hagen che riveste tale importante ruolo magico-sacrale, uccidendo il vero traghettatore e a lui sostituendosi in due episodi dellopera, onde attraversare il fiume Danubio ( evidente, in questo, la suggestione del personaggio virgiliano di Caronte): Laccentuarsi del soprannaturale a questo punto del Nibelungenlied, che prima aveva conosciuto solo elementi magici di derivazione fiabesca, corrisponde al trasformarsi di Hagen da figura storicamente coerente, vassallo fedele ai suoi re fino al delitto, in personaggio dotato di conoscenze e di poteri sovrumani, depositario di vita e di morte dei suoi compagni. Come egli solo sa che tutti morranno, cos egli solo pu traghettarli al di l del Danubio. Lidentificazione del fiume bavarese col fiume infernale, lAcheronte, porta con s lidentificazione di Hagen con la figura di Caronte, il traghettatore delle anime dalle rive del regno dei vivi al regno dei morti. Due episodi confortano questa identificazione: Hagen si sostituisce al vero traghettatore uccidendolo e prende il suo posto impugnando con le mani il remo con cui guider la barca Hagen, in un estremo tentativo di vanificare la profezia delle ondine, durante il traghetto cerca di uccidere il cappellano di corte gettandolo dalla barca e percuotendolo col remo quando quello cerca di aggrapparsi per non annegare La sostituzione di Hagen al traghettatore si trova in analoghe circostanze nella Thidreckssaga, componimento scandinavo coevo al Nibelungenlied; nel Karlmeinet, poema francese sulla giovinezza di Carlo Magno, Carlo stesso che si sostituisce al traghettatore. Appare evidente che la sostituzione di persona un tratto tipico della narrativa medievale, sconosciuto al poema virgiliano, e deve avere una motivazione nella complessa e ancora assai confusa tradizione religiosa del tempo (Laura MANCINELLI, Nibelunghi, sub voc., in Enciclopedia Virgiliana, III, Roma 1987, p. 719; cfr. anche G. DOLFINI, Limen, Milano 1970, pp. 35-45). 51 Anche questo un tema di marca precipuamente virgiliana (si ricordi il celebre Quid non mortalia pectora cogis, / auri sacra fames! di Aen. III 56-57). Una lunga tirata contro il desiderio doro e di ricchezze pronuncer Hagen, un po pi avanti nel corso del poema, quando tenter, inutilmente, di dissuadere il nipote Patavrid dallo scontrarsi a singolar tenzone con Walther (Walth. 857-877). Ma di questo tema delloro torneremo a parlare con maggiore ampiezza nella parte finale di questo lavoro. 52 Sulla figura della dolce Hiltgund, cfr. il breve studio di M. LRS, Hiltgund, in Mittellateinisches Jahrbuch 21 (1986), pp. 84-87. Poco convincono invece, a mio modo di vedere, linterpretazione della figura femminile proposta da Feliciana Lorella PENNISI, Funzioni narrative, strutture e codici, cit., p. 320, secondo la quale limmagine di Hiltgund fuggitiva potrebbe rappresentare il prototipo delle fughe di eroine spaventate della letteratura italiana e forse europea: si pensi allAngelica dellOrlando furioso di Ariosto, per
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nemici, Hiltgund sveglia leroe, che si riarma e si appresta a combattere. Non appena Hagen vede Walther nascosto nella caverna (e qui, propriamente, inizia il brano che ci interessa), consiglia Gunther, superbo sovrano, di non sfidare subito a battaglia il giovane eroe, ma di inviare qualcuno in qualit di ambasciatore, a chiedergli lorigine sua, la sua famiglia, il nome ed il luogo da cui viene, e a domandargli inoltre se sia disposto a cedere il tesoro spontaneamente, senza combattere; in tal modo, soggiunge Hagen, attraverso la risposta data da quel cavaliere si potr ben comprendere se egli sia Walther o no. Gunther si lascia convincere (almeno questa volta) dalla prudenza di Hagen ed invia contro Walther un guerriero di nome Camalone, conte di Metz.53 Camalone parte quindi a briglia sciolta, simile al vento doriente quando infuria, si avvicina a Walther e, come prescritto, gli chiede chi egli sia, da dove venga e dove sia diretto. Walther non risponde immediatamente, ma, a sua volta, domanda a Camalone se egli venga da lui spontaneamente o se sia stato ivi indirizzato da qualcuno. Di rimando, Camalone lo informa che il potente re del luogo, Gunther, vuole avere notizie su di lui e leroe, ironico e sprezzante, si presenta, dichiarando il suo nome, la sua nazione e raccontando brevemente il suo passato. Certo che si tratti di Walther, Camalone intima allora allaquitano di consegnare il tesoro, il cavallo54 e la ragazza, pena la morte. evidente, comunque, che un eroe come Walther non si lascia intimidire e, rispondendo con sprezzo allambasciatore (ed aggiungendo peraltro alcune frasi ben poco rispettose nei confronti di Gunther), afferma di non avere alcuna intenzione di cedere il tesoro, il cavallo e la ragazza, pur mostrandosi disposto, onde evitare lo scontro, a regalare al re cento bracciali doro. Camalone torna da Gunther e narra a lui e agli altri cavalieri lesito dellambasciata. Hagen, prudente come sempre,55 consiglia il re di accettare lofferta dei bracciali doro e, per
es., o allErminia della Gerusalemme liberata di Tasso; o ancora lipotesi che vedrebbe nel personaggio della compagna di Walther un rapporto di derivazione dalla figura della Didone virgiliana, mentre invece pi opportuno, a tal proposito, affermare, con Franceschini, che Hiltgund non ha nulla a che vedere coi personaggi femminili dellepica classica (E. FRANCESCHINI, Lepopea post-carolingia, cit., p. 80). 53 Secondo H. ALTHOF (Waltharii poesis. Das Waltharilied Ekkeharts I. von St. Gallen, II, Leipzig 1905, p. 183) lantroponimo del cavaliere che per primo va incontro a Walther sarebbe da collegarsi alla radice gamal (= il vecchio), e si tratterebbe di una derivazione dal nome Camalheri, di cui si ha notizia per il monastero di San Gallo. Lo studioso era infatti del parere che il poeta abbia dato nomi di origine sangallense a molti dei cavalieri che, in questa sezione del poema, vengono a scontrarsi con Walther (cfr. E. DANGELO, in Waltharius, cit., pp. 183-184). Io proporrei (ma si tratta solo di una pura, purissima ipotesi) uninterpretazione del nome del guerriero risultante dalla fusione di come (= venire) e alone (= solo). Si tratta infatti del primo cavaliere che va, giunge da solo verso Walther. 54 Anche in questo caso, come nel passo che si discusso sopra, il poeta del Waltharius utilizza lacc. equitem col valore di cavallo (Walth. 602 ut cum scriniolis equitem des atque puellam). 55 Sulla figura di Hagen nel Waltharius cfr. H.D. DICKERSON, Haghen: a Negative View, in Semasia 2 (1975), pp. 43-59; S. JAEGER, Hagen and German Mythology, in Res Publica Litterarum 6 (1983), pp. 171-185 (che studia la tipologia del personaggio nel

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convincerlo maggiormente, gli narra un sogno (o meglio un incubo) premonitore avuto la notte precedente, durante la quale gli era apparso un orso che, lottando con Gunther, gli aveva strappato una gamba, cavando poi, coi denti, anche un occhio allo stesso Hagen giunto in aiuto del re. Ma Gunther, stoltamente accecato dal desiderio delloro, non d ascolto al saggio Hagen, anzi lo insulta e lo taccia di vilt, il che causa, ovviamente, il giusto risentimento di Hagen, che dopo sdegnose parole nei confronti del sovrano, decide di allontanarsi dalla battaglia e di rimanere, in disparte, a contemplare tutto quello che, di l a poco, avverr.56 Il re ordina dunque nuovamente a Camalone di tornare da Walther e di intimargli, con maggior forza e in modo pi minaccioso, la consegna del tesoro, del cavallo e della ragazza e, in caso di ulteriore diniego, di aggredirlo e sconfiggerlo in singolar tenzone. Camalone si arma di tutto punto, e riparte a spron battuto alla volta del nascondiglio di Walther, provocandolo a rimettere tutto loro in suo possesso al re dei Franchi. Ma neanche questa seconda volta leroe si lascia intimorire, pur offrendo (per evitare lo scontro) ben duecento armille doro. Ma Camalone non ne vuol sentire e si prepara al duello, imbracciando il triplice scudo e vibrando la lancia con tutta la sua forza, ma invano, ch Walther si scosta e lasta del conte di Metz si conficca al suolo, lontano da lui. ora il turno di Walther, che scaglia la sua lancia, trapassando il lato sinistro dello scudo e la mano con la quale Camalone tentava di sguainare la spada, trafiggendogli insieme la coscia e trapassando, ancora, il fianco del cavallo, il quale si imbizzarrisce e cerca di far cadere dalla groppa il cavaliere, e lavrebbe fatto, se quegli non fosse stato bloccato dalla lancia che aveva perforato ben quattro ostacoli, tenendoli saldamente legati insieme. Mentre Camalone, a terra, cerca di organizzare una ormai vana resistenza, Walther gli piomba addosso, gli afferra un piede e gli immerge la spada in corpo fino allelsa, trafiggendo e facendo morire insieme il cavaliere ed il cavallo. Innanzitutto opportuno soffermarsi brevemente su un episodio in apparenza secondario e marginale del poema, che finora sostanzialmente sfuggito allattenzione degli specialisti (o comunque non stato molto studiato) e che, invece, pu rivelarsi assai importante, se approfonditamente analizzato, per fornire appunto una guida ad una chiave di lettura complessiva del Waltharius.57 Si tratta dellepisodio del sogno (o meglio dellincubo) di Hagen (vv. 621-627), durante il quale il guerriero ha come
Nibelungenlied, in rapporto alle figure di Hagen nel Waltharius, appunto, e di Starchaterus nei Gesta Danorum di Saxo Grammaticus). 56 Il particolare ricorre anche nel Nibelungenlied (39a avventura, str. 2344). Nel poema alto-tedesco, infatti, ad un certo punto Hagen rimprovera Ildebrando per la sua vilt e per il fatto di essere fuggito, e questultimo, piccato, gli risponde: Perch mi rinfacciate ci? Ditemi, chi rimase seduto sul suo scudo presso il Wagenstein quando Walther dAquitania gli uccise tanti amici? Volete dileggiare altrui, anche contro di voi ci sarebbero motivi per farlo (I Nibelunghi, cit., p. 297). 57 Cfr. E. DANGELO, Lincubo di Haghen. Sulle tracce di uninterpretazione complessiva del Waltharius, introduzione a Waltharius, cit., pp. 9-28.

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una visione (una vera e propria visio in somniis) che funge da prefigurazione a tutto ci che accadr nella sezione finale del poema: come si gi visto, un orso (cio Walther) strapper unintera gamba, su fino alla coscia, a Gunther (vv. 623-625 Visum quippe mihi me colluctaverit urso, / qui post conflictus longos tibi mordicus unum / crus cum poplite ad usque femur decerpserat omne) e poi coi denti priver lui stesso, Hagen, di un occhio (vv. 626-627 et mox auxilio subeuntem ac tela ferentem / me petit atque oculum cum dentibus eruit unum). Linterpretazione di questo episodio ha permesso a Edoardo DAngelo di indagare circa la possibilit della presenza nel Waltharius di allusioni di politica contemporanea (il tema delicato perch strettamente collegato a quello della datazione) ed insieme di proporre un tentativo di decodificazione per via psicanalitica e simbolica del personaggio di Walther e, con esso, del senso stesso del poema.58 Lo studioso innanzitutto ritiene che lepisodio del sogno di Hagen sia stato esemplato sul modello biblico del sogno del profeta Daniele (Dan. VII 3-5), il che mi sembra oltremodo probabile, sia per quel che concerne precisi rimandi testuali, sia per quel che riguarda la simbologia, comune nei due episodi onirici, dellorso come portatore di precisi valori politici. Il contesto in cui si situa lepisodio del poema mediolatino quello della caccia, cui la figura delleroe protagonista partecipa come entit ormai quasi animalesca, assimilata ad una belva, di cui conserva la forza, lirruenza, la ferocia. DAngelo ha osservato assai opportunamente, a mio avviso, come Walther subisca, nel corso dellopera, tutta una serie di metamorfosi, strutturate gradualmente come in una ideale climax discendente dallumano al ferino: Il primo grado della metamorfosi di Walther proprio il regresso a uno stato ferino che si concretizza in due fasi: prima si ha la trasformazione del cavaliere in cacciatore (cfr. Walth. 271-273; 419-425); poi luscita dal mondo, dal paesaggio umano e lingresso in quello animale (Walth. 355-357). La tappa finale la metamorfosi delleroe in animale tout-court.59 Una zoomorfia, quella di Walther, che assume di volta in volta le immagini del cane (e in particolare della licisca, sorta di feroce cane-lupo, come lo stesso eroe protagonista viene apostrofato al v. 404 del poema)60 del serpente, delluccello, del fauno e, appunto nel sogno di Hagen, dellorso. Una ideale duplicit del protagonista, questa, che pu trovare conferma nel fatto che Walther, durante gli interminabili duelli con i cavalieri franchi mandatigli contro da Gunther, sottopone ben quattro dei suoi dodici nemici al taglio della testa, secondo il modello biblico di Davide e Golia. Una duplicit, questa del protagonista del Waltharius, che crea per uninnegabile impasse critica ed interpretativa dalla quale difficile uscire, in quanto, in tal maniera,
Ivi, p. 10. Ivi, p. 15. 60 Cfr. Vincenza COLONNA, Ceu nequam forte liciscam (Waltharius, v. 404), in Invigilata lucernis 11 (1989), pp. 161-174 (la quale cita pi volte la mia rassegna di studi del 1986 e di ci la ringrazio , ma storpiando regolarmente il mio cognome in Bissanti).
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Walther insieme leroe pio e giusto della tradizione biblico-cristiana e leroe germanico, feroce, crudele e addirittura animalesco.61 Per superare queste difficolt e queste dicotomie, lo studioso ha fatto dunque ricorso ad una chiave interpretativa di matrice psicanalitica, per cui il Walther cristiano, pio, prudente, dolce, lestrinsecazione della realt conscia, di superficie; essa cerca costantemente di esorcizzare, di rimuovere letteralmente il suo alter-ego profondo, quello crudele, violento, ma al tempo stesso fascinoso e terribile. Il fascino indichiarabile della violenza, della crudelt fine a se stessa, della morte, laspirazione a una libert animalesca coesistono nel Waltharius con i valori cardine delletica cristiana.62 Uninterpretazione del personaggio, questa (e conseguentemente di tutto il poema), che, la si voglia accettare o no, contrasta comunque vivamente con la lettura in chiave eroicomica e parodistica avanzata, per esempio, da Dennis Kratz,63 in quanto, diversamente da quanto proposto dallo studioso tedesco, la critica del poeta non opera contro lethos germanico da un punto di vista cristiano, ma in direzione esattamente inversa.64 Il passo in questione, come sempre nel poema mediolatino, caratterizzato poi da una notevole ricercatezza stilistico-formale. In particolare, il poeta del Waltharius predilige lartificio dellallitterazione, che torna a pi riprese, pressoch ad ogni verso, spesso in forma semplice, bimembre (si vedano, per es., vv. 575 hunc hominem; 575 pergant primum; 577 petat pacem; 577 sine sanguine; 593 me misisse; 598 meo modicus; 612 adest, ad; 619 pugna palmam; 621 praeterita portendit; 625 crus cum; 637 sim spoliorum; 647 totum transmitte; 654 quid quaeris; 665 amplificabis, ait; 665 donum dum; 668 clipeum collegit; 672 si sic; 674 laevum latum; 674 et ecce; 676 transpungens terga; 677 sentit, sonipes; 678 sessorem sternere; 681 divellere dextra; 682 currit celeberrimus; 683 compresso capulo), pi raramente (ma in modo certamente assai pi significativo) in strutture complesse, talvolta anche a distanza (vv. 573-574 satrapae superbo / suggerit, trimembre in enjambement; 610 vel post terga meas torsit per vincula palmas, triplice allitterazione di schema complesso; 648 vis vitam vel, trimembre; 657 ut merito usuram me, doppia allitterazione a schema alternato; 664 postquam Camalo percepit corde, anche in tal caso doppia allitterazione a schema alternato; 679 forsan faceret fixa,
Su questo problema si sono gi soffermati, in tempi abbastanza recenti, Ursula ERNST, Walther - ein christlicher Held?, in Mittellateinisches Jahrbuch 21 (1986), pp. 79-83; e F. BRUNHLZL, Waltharius und kein Ende?, cit., pp. 46-55. 62 E. DANGELO, Lincubo di Haghen, cit., pp. 18-19. 63 D.M. KRATZ, Mocking Epic, cit., passim. 64 E. DANGELO, Lincubo di Haghen, cit., p. 19. A proposito di questa interpretazione dello studioso (e pi in generale in merito al valore del volume in cui essa viene ad inserirsi), ha di recente scritto F. BERTINI (Problemi di attribuzione e di datazione del Waltharius, cit., p. 77): A parte le riserve per leccessivo rilievo dato allinterpretazione freudiana e qualche durezza nella traduzione, un po troppo letterale, la piccola edizione di DAngelo veramente egregia.
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trimembre a distanza). Non mancano, poi, alcuni casi di parallelismo (per es., vv. 576 et genus et patriam; 609 num manibus tetigit, num carcere trusit; 667 aut quaesita dabis aut vitam sanguine fundes) nonch innumerevoli procedimenti di enjambement, che rendono il periodare pi sciolto ed attraente (non possibile qui elencarli tutti: basti ricordare soltanto gli enjambements che ricorrono nei primi 10 versi del brano in oggetto: vv. 572-573 ast ubi Waltharium tali statione receptum / conspexit Hagano; 573-574 satrapae mox ista superbo / suggerit; 574-575 desiste lacessere bello / hunc hominem; 577-578 praebens / thesaurum; 578-579 cognoscere homonem / possumus; e ancora 587-588 quisnam / sis; 595 quid opus sit forte viantis / scrutari causas; 606-607 vel quis / promittat; 608609 concedere possit / vitam; 662-663 ducentas / armillas; 674-675 et ecce / palmam).65 Frequenti, nel brano in oggetto, sono le reminiscenze virgiliane, anche se, in questo caso, esse non vanno, in genere, al di l del consueto e facile riecheggiamento di formule, stilemi e iuncturae, spesso in clausola. Si
65 Rinunzio a fornire unanalisi metrica del passo, dal momento che ci, per tutto il poema, stato fatto in modo egregio da E. DANGELO, Indagini sulla tecnica versificatoria, cit., passim. Noto soltanto, per la sua eccezionalit, la clausola esasillabica (caso unico nel poema) di Walth. 644 (metropolitanus). La clausola in oggetto ovviamente registrata da E. DANGELO, Indagini sulla tecnica versificatoria, cit, p. 26, il quale, in nota, aggiunge i soli esempi dalle origini a Giovenale: Ennio, ann. 181 sapientipotentes; 280 Carthaginiensis; nel De rerum natura di Lucrezio i vv. I 829 e 834 homoemeriam; II 932 mutabilitate; Iuv. III 7,218 acoenonoetus [] Manitius, p. 625, ne rileva un caso nel Carmen de figuris, presso Paolino di Pella e presso Cipriano Gallo; due presso Fortunato e Beda []. Clausole esasillabiche sono presenti anche in Guglielmo il Pugliese, cfr. Leotta, p. 294 (i riferimenti sono a M. MANITIUS, ber Hexameterausgnge in der lateinischen Poesie, in Rheinisches Museum 46 [1891], pp. 622-626; e a R. LEOTTA, Lesametro di Guglielmo il Pugliese, in Giornale italiano di filologia 7 [1976], pp. 292-299). A tal proposito, opportuno aggiungere un paio di rilievi. Una clausola esasillabica compare in ALESSANDRO NECKAM, Novus Aesopus XII 3 (consanguinearum), gi da me individuata nella mia recens. ad ALESSANDRO NECKAM, Novus Aesopus, a cura di G. Garbugino, Genova 1987 (apparsa in Orpheus, n.s., 11[1990], pp. 166-171; lo stesso Garbugino lha poi registrata nel suo Il Novus Aesopus di Alessandro Neckam, in La favolistica latina in distici elegiaci. Atti del Convegno internazionale (Assisi 1990), a cura di G. Catanzaro e F. Santucci, Assisi 1991, pp. 107-132); nel Milo (o De Afra et Milone), commedia elegiaca di Matteo di Vendme, si legge poi una clausola ottosillabica, un vero e proprio monstrum metrico, che da sola occupa tutto il secondo emistichio dellesametro (che, fra laltro, un esametro leonino: v. 5 De Milone cano Constantinopolitano: cfr. MATHEI VINDOCINENSIS Opera. II. Piramus et Tisbe. Milo. Epistule. Tobias, a cura di F. Munari, Roma 1982, p. 59). Per tornare allespressione Mettensis metropolitanus con cui, al v. 644 del Waltharius, viene designato Camalone, occorre aggiungere che essa ha creato pi di un problema interpretativo, ed stata anche utilizzata come pezza dappoggio per una possibile ipotesi cronologica del poema. W. VON DEN STEINEN (Der Waltharius und sein Dichter, cit., pp. 42-43), infatti, intendendo metropolis come arcivescovato, colloca la stesura dellopera fra l839 e l869, periodo durante il quale la citt di Metz fu sede appunto di un arcivescovato. Ma (come a mio parere stato giustamente osservato) non necessario conferire al termine il significato strettamente ecclesiastico, e lo si pu intendere in senso semanticamente pi generico (pu essergli concordato un sottinteso praefectus) (E. DANGELO, in Waltharius, cit., p. 185: lo studioso traduce infatti primo cittadino dellillustre Metz).

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confrontino, infatti, i seguenti passi paralleli: Walth. 574 lacessere bello ~ Aen. XI 842 lacessere bello; Walth. 575-576 Pergant primum, qui cuncta requirant, / et genus et patriam nomenque locumque relictum ~ Aen. V 621 cui genus et quondam nomen natique fuisset (ma ben differente , in questo caso, il contesto, in quanto nel passo virgiliano di parla di Iris che, deposto il consueto aspetto di dea, si trasforma in Beroe, anziana consorte di Doriclo di Tmaro, che un giorno ebbe fama, schiatta e figliuoli); Walth. 583 dona ferens ~ Aen. II 49 dona ferentis ( il famoso episodio di Laocoonte); Walth. 587-588 Dic, homo, quisnam / sis, aut unde venis? quo pergere tendis? ~ Aen. I 369-370 Sed vos qui tandem? quibus aut venistis ab oris? / quove tenetis iter?, e VIII 112-114 Iuvenes, quae causa subegit / ignotas temptare vias? quo tenditis, inquit, / cui genus? Unde domo? pacemne huc fertis an arma?; Walth. 597 Waltharius vocor, ex Aquitanis sum generatus ~ Aen. I 378 Sum pius Aeneas; Walth. 600 concupiens patriam dulcemque revisere gentem ~ Aen. I 380 Italiam quero patriam et genus ab Iove magno; Walth. 610 vel post terga meas torsit per vincula palmas ~ Aen. XI 81 vinxerat et post terga manus; Walth. 621 subeuntem ac tela ferentem ~ Aen. II 216 subeuntem ac tela ferentem; Walth. 630 gelido sub pectore ~ Aen. I 36 sub pectore; Walth. 635 est in conspectu ~ Aen. II 21 Est in conspectu Tenedos; Walth. 667 vitam sanguine fundes ~ Aen. II 532 vitam cum sanguine fudit; Walth. 683 capulo tenus ingerit ensem ~ Aen. II 553 capulo tenus abdidit ensem ( il celebre brano della morte di Priamo per mano di Neottolemo), e X 536 capulo tenus applicat ensem ( il brano della morte di Magone, per mano di Enea); Walth. 684 quem simul educens hastam de vulnere traxit ~ Aen. X 744 hoc dicens eduxit corpore telum. Pi interessante, coinvolgendo unintera azione di guerra, risulta invece limitatio di Virgilio ai vv. 673-676 del poema mediolatino: Et simul in dictis hastam transmisit; at illa / per laevum latus umbonis transivit, et ecce / palmam, qua Camalo mucronem educere cepit, / confixit femori transpurgens terga caballi.66 Qui lautore del Waltharius si assai probabilmente ricordato di Aen. IX 576-580, passo relativo alla morte di Priverno per mano di Capi, durante la confusa battaglia che fa sguito allepisodio della morte di Eurialo e Niso: Hunc primo levis hasta Themillae / strinxerat, ille manum proiecto tegmine demens / ad volnus tulit; ergo alis adlapsa sagitta / et laevo infixa est lateri manus abditaque intus / spiramenta animae letali volnere rupit. Priverno viene quindi colpito da una freccia scagliatagli contro dal troiano Capi, che gli trafigge insieme mano e fianco, penetrandogli fin nei polmoni e troncandogli il respiro
66 Come osserva giustamente DAngelo, la traduzione di Walth. 673-676 crea una certa difficolt: se la lancia di Walther avesse inchiodato scudo, mano e coscia contro la groppa del cavallo, Camalone non potrebbe, come detto a Walth. 680, lasciar cadere lo scudo. Vollmann, p. 1203, pensa a una tmesi di per / transivit, pass davanti (alla parte sinistra dello scudo). Forse per si pu anche rendere dimisit con si liber (nel senso di sfil via, riusc a togliere) (Waltharius, cit., p. 185).

Il Waltharius fra tradizioni classiche e suggestioni germaniche

vitale,67 cos come Camalone viene colpito dalla lancia di Walther, che per (con una iperbole tipicamente epica)68 attraversa non solo la mano e la coscia del cavaliere, ma anche lo scudo e addirittura la groppa del cavallo. Si pu forse scorgere una certa ironia, da parte del poeta mediolatino, in questo rocambolesco particolare, ma, in ogni caso (ed ci che qui maggiormente ci interessa), limitazione di Virgilio non pu essere soggetta ad alcuna discussione. Non solo a Virgilio, ma a tutta una ricca tradizione epico-tragica rimanda un motivo di cui si trova attestazione nel brano del Waltharius che stiamo qui prendendo in considerazione. Si gi visto che, giunto di fronte a Walther, Camalone gli chieda chi egli sia, da dove venga e dove sia diretto, domande alle quali leroe aquitano non risponde subito, chiedendo prima, a sua volta, chi sia stato a mandare da lui lo stesso Camalone e, soltanto dopo avere avuto notizia che si tratta di Gunther, il re della regione, si decide ad autopresentarsi, vantando il proprio nome e la propria stirpe. C da osservare, fra laltro, che le richieste di Camalone erano state prescritte dallo stesso Gunther, che, dietro consiglio del saggio Hagen (Walth. 575-576 Pergant primum, qui cuncta requirant, / et genus et patriam nomenque locumque relictum), aveva imposto al conte di Metz di chiedere alleroe, appunto, chi egli fosse (cio quale fosse il suo nome) e da quale schiatta provenisse. La domanda che Camalone rivolge a Walther, ed insieme la risposta che ne ottiene (come si accennato poco pi sopra) risentono senzaltro di un celebre passo del primo libro dellEneide, ossia lincontro fra Venere (travestita da vergine spartana cacciatrice) e i troiani guidati da Enea da poco sbarcati sulle rive dellAfrica e in vista di Cartagine. Dopo aver narrato tutta la vicenda di Didone e della fondazione della citt africana, la dea infatti chiede ai nuovi arrivati: Sed vos qui tandem, quibus aut venistis ab oris / quove tenetis iter? (Aen. I 369-370), ottenendo da Enea la risposta: Sum pius Aeneas, raptos qui ex hoste penatis / classe veho mecum, etc. (Aen. I 378 ss.). Orbene, linflusso virgiliano innegabile nel passo gualtieriano, ma bisogna aggiungere che qui siamo in presenza di un motivo, di un modulo epico-tragico di ricca tradizione classica (sia greca che latina, da Omero almeno fino ad Ovidio),69 riguardante larrivo di un eroe in un determinato luogo,70 la domanda che a lui viene rivolta da qualcuno (un re, un altro eroe, e cos via) sul suo nome,
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Cfr. A. FO, Priverno, sub voc., in Enciclopedia Virgiliana, IV, Roma 1988,

p. 283.

Sarebbe forse interessante studiare il tema delliperbole del colpo o del colpo iperbolico nella poesia epica mediolatina, cos come stato fatto, per la poesia cavalleresca in generale, e per il Morgante del Pulci in particolare, da R. ANKLI, Morgante iperbolico. Liperbole nel Morgante di Luigi Pulci, Firenze 1993. 69 Cfr. la ricca documentazione raccolta, in proposito, da L. LANDOLFI, Un modulo epico-tragico in Ovidio (Met. IV 680-681), in Mathesis e Philia. Studi in onore di Marcello Gigante, a cura di S. Cerasuolo, Napoli 1995, pp. 169-185. 70 Sul tema dellarrivo delleroe cfr. in generale C.M. BOWRA, La poesia eroica (trad. ital.), Firenze 1979, pp. 298 ss.

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la sua patria, lorigine della sua famiglia (in genere si tratta di un triplice schema di richiesta)71 e la conseguente risposta delleroe, fondata generalmente sul tema (anchesso di antichissima tradizione) del vanto della stirpe.72 Giusto Monaco, che ha studiato questo tema nella tradizione greca e latina, premesso che nei testi letterari greci i personaggi non noti invitati oppure necessitati a presentarsi forniscono solitamente indicazioni relative al proprio luogo di nascita ed alla propria stirpe, ha posto in evidenza una certa costante di queste orgogliose autopresentazioni, ossia il farlo in modo che risulti chiara una certa equivalenza fra lessere ed il vantarsi dessere. Si tratta di un procedimento che ricorre con maggior frequenza nei testi epici73 che in quello drammatici,74 anche con una sottile, ma significativa differenza: l il vanto una manifestazione frequente, pressoch abituale e quasi di prammatica, qui esso limitato alle situazioni che effettivamente richiedono e giustificano la messa in evidenza dellorigine illustre.75 Il tema in questione, per, oltre che caratteristico della tradizione epico-tragica classica, anche tipico della tradizione letteraria (ed epica, in particolare) germanica. Esso si riscontra (per fare un solo esempio che, per, per la sua antichit, assume secondo me un valore non trascurabile) nellHildebrandslied, poema di et carolingia, che rappresenta appunto, come noto, la pi antica testimonianza pervenutaci di una poesia epicoeroica in lingua germanica.76 Nel breve frammento giuntoci (che consta in tutto di soli 68 versi) viene inscenato il duello decisivo fra Ildebrando,
Su questo triplice schema cfr. le osservazioni di L. LANDOLFI, Un modulo epicotragico in Ovidio, cit., pp. 170-174. 72 Si veda sullargomento il breve contributo di G. MONACO, Chi ti vanti dessere?, in Mnemosynum. Scritti in onore di Alfredo Ghiselli, Bologna 1989, pp. 441-443 (poi in Scritti minori di Giusto Monaco, Palermo 1992 [= Pan 11-12 (1992)], pp. 403-405, da cui cito). 73 HOM. Il. V 245-248; Od. XV 425; XX 191-193; I 406-407 etc. (su tutti questi passi, cfr. G. MONACO, Chi ti vanti dessere, cit., p. 404, che menziona anche PIND. Pyth. IV 97; e L. LANDOLFI, Un modulo epico-tragico in Ovidio, cit., passim, il quale aggiunge, ovviamente, molti passi ovidiani). 74 Cfr. AESCH. Suppl. 14-18; 271-272; 274-276; EUR. Heracl. 563; Iph. Taur. 508 etc. (altri passi vengono discussi da L. LANDOLFI, Un modulo epico-tragico in Ovidio , cit., passim). 75 G. MONACO, Chi ti vanti dessere, cit., p. 405. Sul tema del vanto della stirpe esistono, oltre alla nota di Monaco, altri due contributi specifici: A.W.H. ADKINS, EGCOLH, EGCOMAI and EUCOS in Homer, in Classical Quarterly, n.s., 19 (1969), pp. 20-33; J.L. PERPILLOU, Signification de eu[ c omai dans lpope, in Mlanges Pierre Chantraine, Paris 1972, pp. 169-182. Sul tema del vanto della stirpe nella letteratura mediolatina (in particolare nei Versus Eporedienses e nel Rapularius) rinvio ad A. BISANTI, Note ed appunti sulla commedia latina medievale e umanistica, in Bollettino di studi latini 23 (1993), pp. 365-400 (in particolare, pp. 377-379). 76 Il testo fu scoperto nel 1715 in un codice della Biblioteca di Kassel (databile intorno all820) dal dotto ed erudito J.G. von Eckhart, ebbe nel 1729 la sua prima ediz., seguta, nel 1812, dallediz. procuratane dai fratelli Grimm. Cfr. Hildebrandslied e Ludwigslied, a cura di Nicoletta Francovich Onesti, Parma 1995 (da cui ho tratto i brani in traduzione italiana che ricorrono in questo lavoro).
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seguace ed alleato di Teodorico, e Adubrando, che in realt figlio del primo, senza saperlo, e fa parte dellesercito avverso, quello guidato da Odoacre. Si tratta del tema, di antichissima origine, dello scontro edipico tra padre e figlio, ma qui rovesciato rispetto alla tradizione del mito classico, in quanto il duello, presumibilmente (mancano infatti i versi finali del componimento), si concluder con la morte del figlio per mano del padre.77 Un motivo, questo relativo allo scontro fra padre e figlio, che tante volte ancora ricorrer (pur con modalit differenti da testo a testo) nelle letterature medievali, dal Libro dei Re del persiano Ferdousi78 alla chanson oitanica (anchessa frammentaria) di Gormond et Isembart,79 dal lai di Milun di Marie de France80 allanonimo lai di Doon, dal carme eroico russo Il combattimento di Ilja col figlio alla saga irlandese Aided Anfir Afe, del sec. X.81 Ma quello che, in questa sede, ci interessa maggiormente, il fatto che, prima di intraprendere il duello fatale, il vecchio Ildebrando chieda al giovane avversario chi mai fosse suo padre fra il popolo degli uomini: / O di quale stirpe tu sia; / se mi sai dire luna, io conosco anche laltre, / o giovane (Hildebr. 10-13): richiesta, questa, cui il giovane Adubrando risponde: Questo mi dissero le nostre genti / antiche e sagge, che un tempo vivevano, / che Ildebrando si chiamava mio padre; io mi chiamo Adubrando (Hildebr. 15-17), aggiungendo, quindi, un breve excursus sulla storia della vita di suo padre (o, meglio, su ci che egli ne sa): Se ne and un d verso oriente, sfuggendo allodio di Odoacre, / via con Teodorico e i suoi molti seguaci. / Lasciava in patria, piccolo, in casa della sposa, / un figliuolo bambino privo di eredit, etc. (Hildebr. 18-21). Si tratta, come ben si vede, di una riproposizione dello schema che si gi esaminato a
Su questo motivo ha scritto la Francovich Onesti: Questo motivo epico si realizza nei modi e nelle circostanze pi diverse, secondo trame pi o meno intricate, ma con alcune costanti e analogie: lo scontro ad esempio avviene spesso sulla frontiera, dove il guerriero pi giovane difende i confini contro invasori esterni; il padre uccide il figlio per mancato riconoscimento, sia per incredulit, sia perch loggetto-pegno di riconoscimento stato sottratto o non viene ceduto; oppure perch i due non si conoscono, essendo stato il figlio lasciato in tenera et solo con la madre; il padre pu averli abbandonati perch lunione era illegittima, o per cause di forza maggiore, come guerre ed esili. Tale tema narrativo pu comparire come episodio secondario di una vasta epopea, o rappresentare il momento centrale della narrazione (Nicoletta FRANCOVICH ONESTI, introd. a Hildebrandslied, cit., pp. 14-15). 78 Uno degli episodi pi noti e celebri del gigantesco Scihnm (Libro dei Re) del persiano Ferdousi riguarda infatti lepopea delleroe Rustem (una sorta di Achille iranico) che sconfigge il Gran Devo Bianco e in un duello uccide inconsapevolmente il proprio figlio Sorhb (per una pratica trad. ital. dellopera, cfr. Il Libro dei Re, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano 1989). 79 Cfr. Gormond e Isembart, a cura di B. Panvini, Parma 1990. 80 Cfr. MARIA DI FRANCIA, Lais, a cura di Giovanna Angeli, Milano 1983, pp. 220-251: la Angeli (p. 352) riprende, a proposito di questo particolare, un convincente accostamento fra Milun e Gormond et Isembart gi avanzato, a suo tempo, da E. HOEPFFNER, La Gographie et lHistoire dans les lais de Marie de France, in Romania 56 (1930), pp. 1-32 (accostamento ripreso anche da A. VISCARDI, Storia delle letterature doc e doil, Milano 1955, p. 318). 81 Cfr. Nicoletta FRANCOVICH ONESTI, introd. a Hildebrandslied, cit., p. 13.
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proposito del Waltharius. Ma non tutto. AllHildebrandslied rimanda infatti (senza per questo voler postulare un rapporto diretto) un altro particolare che compare nellepisodio fra Walther e Camalone, ossia il fatto che per ben due volte leroe aquitano, onde scongiurare il duello, dica di essere disposto a fare offerta al re Gunther di bracciali doro, cento la prima volta (Walth. 611-614 At tamen ausculta: si me certamine laxat / - aspicio, ferratus adest, ad proelia venit -, / armillas centum de rubro quippe metallo / factas transmittam, quo nomen regis honorem), duecento la seconda volta (Walth. 660-663 Si tantam invidiam cunctis gens exhibet ista, / ut calcare solum nulli concedat eunti, / ecce viam mercor: regi transmitto ducentas / armillas. Pacem donet modo bella remittens), senza per nulla ottenere, ch, come si gi visto, lavidit di Gunther e la sconsideratezza del suo ambasciatore costringono Walther a prodursi negli undici scontri individuali. Lo stesso motivo fa la sua comparsa anche nellHildebrandslied. Nel frammento alto-tedesco, infatti, dopo che Adubrando si presentato al suo avversario, il vecchio padre Ildebrando, per evitare quello scontro terribile, offre al giovane proprio un bracciale doro donatogli da Attila la coincidenza potrebbe forse non essere casuale (Si sfil via dal braccio larmilla attorcigliata, il bracciale forgiato / di monete imperiali che il re gli aveva dato, / il signore degli Unni: In pace io te la dono: Hildebr. 33-35), ottenendone per uno sprezzante rifiuto, il che spinge inesorabilmente i due contendenti verso la pugna. Unultima osservazione riguarda il ruolo, svolto dal personaggio di Walther in questo episodio e, in genere, in tutta questa sezione del poema, di custode del tesoro di Gibich. Attestato davanti ad una caverna posta in una stretta gola fra le montagne, in modo che i nemici non possano passare se non uno alla volta, senza venire a duello colleroe aquitano, Walther protegge strenuamente il tesoro che desta lavidit di Gunther. Si tratta si un motivo che giustamente pu essere ricollegato alla matrice dei mitici tesori delle popolazioni barbariche, di cui lesempio pi emblematico loro dei Nibelunghi custodito dal forte nano Alberich, di cui proprietario e depositario il tremendo vincitore Siegfried.82 Ma leroe protagonista del Waltharius non assume qui soltanto le connotazioni di Siegfried, uccisore del drago-gigante Fafner e proprietario e custode delloro del Reno e, soprattutto, dellanello del Nibelungo. La sua funzione, a mio avviso, pi sfumata e sottile. Si gi detto, infatti, a proposito dellepisodio del sogno di Hagen, come la figura di Walther assuma, in quellepisodio e anche altrove nel poema, delle inconfondibili ed inconfutabili connotazioni bestiali ed animalesche, in una sorta di regressione dallumanit alla ferinit, dalla dolcezza del giovane amante di Hiltgund alla crudelt dello spietato guerriero pressoch invincibile (crudelt manifesta, peraltro, nel modo cruento con cui, ad uno ad uno, vengono massacrati i campioni di
82 Cos si esprime, a tal proposito, Feliciana Lorella PENNISI, Funzioni narrative, strutture e codici, cit., p. 318.

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Gunther). Orbene, le saghe nordiche e germaniche ci offrono innumerevoli casi di personaggi che rivestono la funzione di custodi di favolosi tesori, personaggi spesso non umani, per, che altro non sono che entit animalesche, draghi, serpenti, mostri di vario genere. Far qui soltanto due esempi, tratti da testi posteriori al Waltharius, che per riflettono la medesima tematica e ben si prestano ad una breve analisi comparativa (non fossaltro che per mostrare la permanenza e la diffusione del motivo). Il primo esempio pu essere tratto dalla Saga dei Vlsunghi (Vlsunga saga, del sec. XIII), in cui compare la tremenda figura di Fafner (Fafnir, nella saga), drago-gigante custode del tesoro dei Nibelunghi (se ne ricorder Wagner nel Rheingold e soprattutto nel Siegfried), sconfitto ed ucciso dalleroe Siegfried (Sigurdr, nella saga).83 Ancora pi interessante, per quello che via via stiamo dicendo, un altro episodio della saga, verso la fine, dopo luccisione a tradimento di Sigurdr da parte di Hgni (Hagen). Il re Gunnar (il gualtieriano e wagneriano Gunther), avido come sempre di ricchezze non sue, si proditoriamente impadronito del tesoro delleroe ucciso, cercando di difenderlo con ogni mezzo. Contro di lui, per, muove Atli (ossia Attila), fratello di Brynhildr (la Brunnhilde di Wagner), con lo scopo di costringerlo, pena la battaglia, a consegnare il tesoro. Leggiamo direttamente il brano che ci interessa:
Re Atli aveva schierato i suoi uomini a battaglia e le truppe erano disposte in modo tale da creare fra di loro una specie di cortile. Siate benvenuti fra noi, dice, e consegnatemi tutto quelloro che mio per diritto, le ricchezze che sono state di Sigurdr e ora sono di Gudrun. Gunnar dice: Non lo otterrai mai quel tesoro, e se muoverai guerra contro di noi ti imbatterai in uomini valorosi, prima che perdiamo la vita. Forse stai preparando una magnifica festa per laquila e per il lupo e senza privazioni.84

Il ruolo di Gunther, in questo passo or ora letto, rovesciato rispetto al Waltharius, ch qui il re ghibicungo diventato il possessore (anche se illegittimo) del tesoro, mentre Atli colui che lo reclama da lui a gran voce. Intatto, rispetto al poema mediolatino, rimane comunque lo schema dellepisodio: un personaggio reclama per s un tesoro che in possesso di un altro personaggio, ne ottiene un diniego e si giunge cos alla battaglia, che sar ovviamente lunga, drammatica e senza esclusione di colpi. Laltro esempio riguarda un passo della islandese, e probabilmente assai tarda, Saga di Ragnarr (Saga Ragnars Lodbrkar).85 Ambientata in un
83 Per una buona trad. ital. della saga, corredata da ampia introduzione e commento, cfr. La Saga dei Vlsunghi, a cura di Ludovica Koch, trad. ital. di Annalisa Febbraro, Parma 1994 (da cui cito). Il passo relativo alluccisione di Fafnir al cap. 18 della saga (cfr. La Saga dei Vlsunghi, cit., pp. 134-142). 84 Saga dei Vlsunghi, cap. 36 (ivi, p. 233). 85 La Saga di Ragnarr, una fra le pi interessanti e movimentate saghe medievali

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IX sec. bilicato fra realt storica e fantasia fiabesca, la saga narra le eroiche imprese di Ragnarr brache di cuoio e dei suoi innumerevoli figli, avuti da due differenti mogli, Thra cervo della cittadella (che gli partorisce Eirekr e Agnarr) e slaug (figlia di Sigurdr e Brunilde, in un significativo collegamento con la Saga dei Vlsunghi), che gli genera varr senzossa, nonch Bjrn fianchi dacciaio, Hvtserkr, Rngvaldr e Sigurdr serpe negli occhi. Fra razzie e spedizioni navali, lunghi assedi ed epiche battaglie, fra la Danimarca e lIslanda, fra lInghilterra e lItalia, fra tradimenti e vendette, si svolge un racconto serrato e continuo, di tanto in tanto puntellato da brevi squarci lirici e caratterizzato (fatto, questo, non molto frequente nelle saghe) da una notevole apertura verso lelemento fiabesco, magico e favoloso. Un episodio interessante si rileva subito dopo linizio della saga: un serpentello apparentemente innocuo, posto su un cumulo doro, ingigantisce quotidianamente trasformandosi in un mostro orrendo, che soltanto lindomito protagonista riuscir a sconfiggere, guadagnandosi, in cambio, il diritto alla mano della splendida Thra.86 Ancora, quindi, un tremendo, diabolico, mostruoso ed animalesco custode di un tesoro. Ed certo indicativo che, anche in questo caso, si tratti di un serpente (Fafner infatti una sorta di drago-serpente). Ma anche Walther, nel poema mediolatino, assume le funzioni (metaforiche e simboliche) di un serpente, e come tale, infatti, viene apostrofato dal quinto dei guerrieri che Gunther gli manda contro, cio Adavardo: O versute dolis ac fraudis conscie serpentis / occultare artus squamoso tegmine suetus, / ac veluti coluber girum collectum in unum / tela tot evitas tenui sine vulneris ictu, / atque venenatas ludis sine more sagittas, / numquid et iste, putas, astu vitabitur ictus, / quem proprius stantis certo libramine mittit / dextra manus? (Walth. 790-797). Un brano, questo, in cui la suggestione scritturale del serpente biblico (Gen. III 1) si sposa con una tematica ad alto tasso metaforico (di marca precipuamente folklorica), pur senza obliterare, nel dettato poetico, linobliabile ed ineliminabile modello virgiliano (cfr. infatti Walth. 790 O versute dolis ac fraudis conscie serpentis ~ Aen. VIII 393 sensit laeta dolis et formae conscia coniunx; Walth. 791-792 occultare
islandesi, ci giunta attraverso due mss., i quali per offrono due versioni spesso differenti del racconto (daltra parte questa una delle pi distintive caratteristiche di una produzione letteraria in gran parte e per lungo tempo condizionata dalloralit e dalla concezione del testo come un organismo aperto a continue e diversificate infiltrazioni, amplificazioni, riscritture): il ms. NKS 1824b, 4to della Biblioteca Reale di Copenaghen, pergamenaceo del XV secolo, nel quale il testo trascritto subito dopo la stessa Saga dei Vlsunghi, ed seguta dai Krkuml, un lungo carme funebre in onore di Ragnarr; ed il ms. AM 147, 4to dellIstituto Arnamagneano di Copenaghen, palinsesto pergamenaceo del XV-XVI secolo (la cui lettura, trattandosi appunto di un codex rescriptus, risulta per particolarmente complessa e difficoltosa). Intimamente connesso alla Saga di Ragnarr poi un testo pi breve, in cui vengono narrate pi o meno le medesime vicende, noto col titolo di Episodio dei figli di Ragnarr (Thttr af Ragnars sonum), conservato nel cod. AM 544, 4to (detto anche Hauksbk), copiato fra il 1306 ed il 1308. Per una buona trad. ital. della saga, corredata da ampia introduzione e commento, cfr. Saga di Ragnarr, a cura di M. Meli, Milano 1998 (da cui cito). 86 Cfr. Saga di Ragnarr, cit., pp. 35-39.

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artus squamoso tegmine suetus, / ac veluti coluber girum collectum in unum ~ Georg. II 153-154 nec rapit immensos orbis per humum neque tanto / squameus in spiram tractu se colligit anguis; Walth. 794 venenatas sagittas ~ Aen. IX 773 tela manu ferrumque armare veneno). Rinunciare ai classici, da parte dellautore del Waltharius? Rinunciare a Lucano, a Stazio, forse a Silio Italico, a Prudenzio? Rinunciare soprattutto a Virgilio? Certamente no. Ma, altrettanto certamente, non rinunciare neppure alla nuova linfa che il patrimonio leggendario germanico, coi suoi miti, le sue vicende, i suoi personaggi, le sue suggestioni, poteva apportare allepica mediolatina, rinnovandola profondamente ed inconfondibilmente, in un poema, il Waltharius, il cui autore, si chiami Eccheardo I di San Gallo o Geraldo oppure Grimaldo, rimane senza alcun dubbio uno dei pi grandi poeti della letteratura latina medievale.