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Il canto di Hybrias cretese: un esempio di poesia conviviale

*



Il canto di Hybrias, tramandatoci da Ateneo nel XV libro dei Deipnosofisti alla fine del
corpus dei carmina convivalia anonimi attici
1
e da Eustazio, che dall'erudito di Naucrati
esplicitamente dipende, nei Commentari all'Odissea, presenta alcuni problemi a cui gli studiosi non
hanno mai dato una soluzione univoca. Esso, cos come ci stato conservato, pone quesiti di varia
natura, ma interdipendenti, inerenti all'occasione primaria dell'esecuzione, all'identificazione
dell'autore, al periodo in cui venne proposto, nonch alla struttura metrica, resa problematica da una
lacuna nella parte finale del testo.
Ateneo mostra una certa prudenza, nell'attribuire questo canto al genere dei carmi
conviviali, e tali riserve sembrano avvalorate da Esichio; il lessicografo infatti, nel chiosare la
glossa .3u- (. 128 L.), accenna a un :3o. cretese attribuito a Hybrias
2
, che molto
probabilmente, pur in assenza di certezze assolute, da identificare con quello conservato da
Ateneo. Se cos , la definizione pi pertinente di questo breve canto dovrebbe essere quella di
:3o., e non gi, come dubitativamente propone Ateneo, di c-`..
noto che i Cretesi andavano a combattere accompagnati dal suono di strumenti musicali
3
,
come del resto facevano anche gli Spartani
4
, e tale consuetudine sembra dar peso all'informazione
esichiana, che presuppone per il canto di Hybrias un contesto e un'occasione diversa da quella
conviviale. Il termine :3o. (scil. :`;) non qualifica esclusivamente i canti di marcia
5
; esso
indica qualsiasi tipo di esecuzione orchestica armata
6
. In questa categoria di composizioni musicali,
note anche a Creta
7
, potrebbe dunque essere inserito il nostro carme.
L'aporia che emerge dalle fonti, per, superabile qualora si abbandoni la prospettiva
astratta e classificatoria della divisione in generi letterari, adottata dai filologi alessandrini, e si

*
Seminario tenuto nell'a. a. 1983-84 nell'ambito del corso di filologia greco-latina presso la Facolt di Lettere e
Filosofia dell'Universit di Trieste con la partecipazione dei proff. Mariarosa Formentin, Gian Franco Gianotti, Alberto
Maffi, Ezio Pellizer e degli studenti N. Bortuzzo, G. Brandolin, A. De Lazzer, L. Ellero, D. Facca, D. Feletti, G.
Giovannardi, F. Montico, N. Prest, C. Riva, G. Toffoli, R. Tucci. Il testo qui riproposto con modifiche e aggiornamenti
bibliografici pubblicato in QFCT 5, 1986, pp. 55-59.
1
La parte del XV libro dei Deipnosofisti comprendente gli scol (674a-696a) non compare nell'edizione curata da Aldo
Manuzio (Venezia 1514), tranne gli ultimi tre versi di questo carme; invece esso pubblicato nell'antologia Carminum
Poetarum Novem .... Lyricae Poeseos Principum Fragmenta ... Nonnulla etiam Aliorum, Parisiis 1560, curata da H.
Estienne (Stephanus). L'umanista francese infatti pot prendere visione di un codice dei Deipnosofisti, che conservava
il lungo brano assente nell'edizione del Manuzio, presso la Biblioteca Farnese durante un soggiorno romano e la sua
collazione serv poi a I. Casaubon(us) per l'edizione di Ateneo (F. Benot, La bibliothque grecque du Cardinal
Farnse, Mlanges d'Archeologie et d'Histoire 40, 1923, p. 176). Dallo stesso codice, ritenuto scomparso per oltre
due secoli (L. Pernot, La collection des Manuscrits grecs de la mason Farnse, Mlanges de l'cole Franaise de
Rome. Moyen Age. Temps Modernes 91, 1979, p. 498) e riconosciuto attualmente nellOxon. Bodl. Holkham 104,
XVI sec. in., vergato da Sebastiano Duccio (F. Vendruscolo, Un latitante inoffensivo: il Farnesiano di Ateneo, in
Incontri Triestini di Filologia Classica VI, 2006-2007), F. Orsini trascrisse intorno al 1554 il brano del XV libro
mancante nell'edizione a stampa (ff. 20-50 Vaticanus Gr. 1347; P. De Nohlac, La Bibliothque de Fulvio Orsini, Paris
1887, p. 186), che Canter, dopo averlo conosciuto tramite M.A. Muret(us), pubblic nelle Novarum Lectionum Libri
Quattuor, Basilea 1564 (la terza edizione notevolmente ampliata, Novarum Lectionum Libri Octo, apparve ad Anversa
nel 1571). La versione latina del passo, per, era gi conosciuta attraverso la traduzione di Ateneo pubblicata a Venezia
nel 1556 da Natale Conti (sull'argomento si veda J . Irigoin, L'dition princeps d'Athne et ses sources, REG 80,
1967, pp. 418-424).
2
Per la grafia del nome si rinvia a L. Radermacher, l3u-;, Glotta 16, 1928, p. 136.
3
Athen. XIV 626b (cfr. Polyb. IV 20,6); 627d.
4
Thuc. V 70. Per ulteriori testimonianze cfr. F. W. Walbank, A Historical Commentary on Polybius I, Oxford 1957,
pp. 467-469; A. Gostoli, Terpandro e la funzione etico-politica della musica nella cultura spartana del VII sec. a. C.,
in B. Gentili-R. Pretagostini (a cura di), La musica in Grecia, Roma-Bari 1988, pp. 231ss.
5
Dio Chrys. II 59.
6
Schol. Lond. (A E) in Dionysii Thracis artem grammaticam, Gramm. Gr. I/3, p. 450,27 Hilgard; cfr. Il. VII 241; Pind.
Ol. XIII 86; cfr. C.M. Bowra, Greek Lyric Poetry from Alcman to Simonides, Oxford 1962
2,
p. 401.
7
Cfr. Plat. Leg. VII 796b; Callim. Hymn. Iov. 52ss.; Hesych. . 128 L.
inquadri il testo nella problematica del suo rapporto con il destinatario e con l'occasione nella quale
fu eseguito, dunque inserendolo nel contesto storico in cui esso fu prodotto.
La cultura greca fino al V secolo infatti contraddistinta dal sistema comunicativo
dell'oralit che presuppone una dinamica dei generi operante a livello pragmatico, nella quale il
testo si qualificava in rapporto alle circostanze della vita sociale e al tipo di esecuzione (vocale e
strumentale) richiesta da ogni singola occasione
8
.
Determinati componimenti poetici indirizzati ad un pubblico socialmente omogeneo
potevano essere utilizzati in diverse circostanze se essi erano adatti a ricantare decaloghi, ad
esaltare virt, a biasimare comportamenti negativi all'interno o all'esterno del gruppo -
riproponendo dunque la dicotomia etico-sociale tra o,o). e -o-.
9
- a commemorare e celebrare
eroi o divinit cari ad un gruppo selezionato, distinto dalla pi ampia comunit. Gli Arcadi, ad
esempio, erano soliti intrattenersi a banchetto probabilmente con gli stessi canti che eseguivano
abitualmente in competizioni agonali pubbliche
10
.
Il carme di Hybrias per il carattere generico del contenuto, teso a esaltare l'abilit nell'uso
delle armi come fondamento di ricchezza e fonte di prestigio sociale, si poteva prestare bene ad
essere cantato sia sul campo di battaglia sia durante i banchetti comuni dei Cretesi. In un secondo
tempo, fuori dei limiti regionali originar, pot essere usato esclusivamente come c-`. entrando
a far parte dell'eterogeneo repertorio dei canti conviviali.
Durante il convito, dove i partecipanti (appartenenti a una ristretta cerchia socialmente
omogenea e legata da comuni interessi politici, l'eteria), a turno, secondo un prestabilito ordine di
interventi, solevano affrontare con discorsi e con canti, avvalendosi del doppio registro dell'
:vo.; e dello ,,;, le tematiche pi svariate di attualit o di carattere pi generale, il carme di
Hybrias poteva offrirsi come una variazione su uno dei temi pi frequentemente trattati dalla lirica
arcaica e tardo arcaica; in altri termini, per la sua tematica esso poteva rientrare nell'ambito dei
componimenti dedicati all'identificazione dei valori assoluti, all'elogio della cosa migliore, della pi
importante, della pi bella
11
.
L'ipotesi in grado di offrirci altres la motivazione pi plausibile del fatto che esso abbia
smarrito anche parte delle peculiarit dialettali originarie, successivamente oscurate da sostituzioni
fonetiche e lessicali caratteristiche della -. letteraria arcaica. Troveremmo quindi in questo caso
conferma di un fenomeno gi rilevato per altri componimenti che, provenendo in Attica da altre
zone, subirono analoghe trasformazioni e diversi adattamenti
12
.

Il carme, trasmessoci senza distinzione colometrica, stato interpretato dalla critica come
sequenza di due unit strofiche, di cinque e quattro versi (responsio epodica) oppure di cinque e
cinque versi (responsio strophica), a seconda che si accetti l'ipotesi di una lacuna prima di -u:.
(v. 9); va detto subito che l'ipotesi della lacuna, implicita nell'analisi metrica di Grotefend e
formulata esplicitamente da Hermann, appare corretta e plausibile. Infatti, anche se i due versi finali
delle due met non risultano esattamente corrispondenti, essi sono strutturalmente equivalenti,
poich all'endecasillabo saffico, posto a chiusura della prima pentade, fa riscontro un equipollente
endecasillabo falecio che chiude il componimento; inoltre si pu ancora riconoscere al v. 9,
nonostante la lacuna, un andamento ritmico simile, se non identico, a quello del v. 4. La struttura
metrica viene quindi a sottolineare l'articolazione del carme in due sezioni, secondo uno schema

8
B. Gentili - G. Cerri, A proposito dei generi letterari, in Storia e biografia nel pensiero antico, Roma-Bari 1983, pp.
103-109.
9
G. Cerri, La terminologia socio-politica di Teognide, QUCC 6, 1968, pp. 7-32; ora in forma ampliata in Poeti greci
giambici ed elegiaci, a cura di E. Degani, Milano 1977, pp. 156-173.
10
Polyb. IV 20,9ss.
11
Carm. conv. 7/890 PMG; Theogn. 255s. Mimn. fr. 2 PETFr; Sapph. fr. 16 V. ; Tyrt. fr. 9 PETFr Xenophan. fr. 2
PETFr; cfr. Pind. fr. 221 Maehl.; Epicharm. fr. 250 PCG; Soph. fr. 356 TrGF; Dion. Chalc. fr. 6 PETFr.
12
Per una dettagliata discussione sull'argomento si veda B. Gentili, Poesia e pubblico nella Grecia antica, Roma-Bari
1984, pp. 76-82.
affine a un noto frammento anacreonteo
13
e analogo alle coppie agonali di ambiente simposiale: nel
convito infatti non era insolito che i simposiasti improvvisassero o riproponessero componimenti
gi noti su un tema prestabilito, variando o correggendo l'enunciato di partenza in una sorta di
certame poetico, che ricordava in forma ridotta le pubbliche manifestazioni degli agoni rapsodici
14
.
A questa prassi, le cui tracce sono reperibili ancora nella Silloge teognidea
15
; nel corpus degli scol
anonimi attici
16
e nelle elegie coeve confluite nell'Anthologia Palatina
17
, poteva adattarsi benissimo
il carme di Hybrias, che si prestava ad essere seguito a mo' di botta e risposta in due assolo
consecutivi.
Anche a proposito dell'autore si molto discusso senza tuttavia giungere a conclusioni certe
e soddisfacenti. Alcuni hanno pensato ad un miles gloriosus, ad un millantatore tracotante il cui
nome fittizio, secondo Gallavotti
18
, potrebbe celare addirittura un'allusione ad Ippia; altri, come il
Bowra
19
, hanno supposto trattarsi di un soldato di ventura che, tornato in patria dopo aver militato
nell'esercito persiano, avrebbe tentato di applicare a Creta i sistemi istituzionali, sociali ed
economici appresi in Oriente; Page a sua volta ha creduto di riconoscere nell'autore un servo
affrancato, il quale si sarebbe vantato della nuova condizione sociale di soldato professionista
20
.
In realt nessuna delle proposte risulta del tutto convincente. Innanzi tutto bene ricordare
che Hybrias non nome fittizio, come ci documenta l'onomastica greca (Radermacher); inoltre le
stesse affermazioni inserite nel carme, in particolare l'espressione padrone dei servi (v. 5), da
confrontare con un passo omerico (Od. I 397-398), portano ad escludere che si tratti di un ex servo,
pur essendo attestate analoghe situazioni nel mondo spartano. Possibile ma non necessaria
l'ipotesi che vorrebbe individuare precisi riferimenti all'impero persiano; in realt gi nei poemi
omerici si possono rintracciare atteggiamenti, costumi e usanze di questo tipo riferiti a personaggi
cretesi
21
; n necessario scomodare la titolatura regale persiana per spiegare l'epiteto :,o;
3oc.`:u;, perch esso gi adoperato da Esiodo per connotare Pelia (Theog. 995s.).
Ci pare dunque preferibile accettare l'opinione di quanti (Farnell
22
, Willets
23
, van
Effenterre
24
), nonostante le acute obiezioni del Page
25
, pensano che Hybrias sia stato un nobile il
quale, proclamando con orgoglio e fierezza la propria valentia nell'uso delle armi, intendeva
ribadire il proprio status di fronte alla comunit in modo che i suoi pari gli riconoscessero la .
dovuta. Non escluso tuttavia che, quando il componimento venne riusato come scolio, abbia
assunto il tono scherzoso con la forzata accentuazione delle espressioni di fierezza e orgoglio ivi
contenute, conformandosi in tal modo allo spirito ludico del simposio
26
.

13
Fr. 33 Gent.; cfr. Pretagostini, Anacr., 33 Gent. = 356 P.: due modalit simposiali a confronto, QUCC N.S. 10,
1982, pp. 47-55.
14
M. Vetta, Theognis. Elegiarum liber secundus, Roma 1980, pp. XXIX-XXXI; ivi la bibliografia precedente.
15
Cfr. Theogn. 579-580/581-582; 887-888/889-890; 1153-1154/1155-1156; 1253-1254/1255-1256; 1337-1338/1339-
1340.
16
Carm. conv. 15/898 e 16/899; 17/900 e 18/901 PMG; vd. i carmi in onore dei tirannicidi 10-13/893-896 PMG .
Sull'argomento si rinvia a M. Vetta, Un capitolo di storia di poesia simposiale, DialArch 9-10, 1976-1977, pp. 243-
266; ora in una nuova redazione in Poesia e simposio nella Grecia antica. Guida storica e critica, a cura di M. V. ,
Roma-Bari 1983, pp. 117-131; E. Fabbro (a cura di), Carmina convivalia, Roma 1995, comm. ad loc.
17
A.P. V 83 e 84; 90 e 91.
18
Metri e ritmi nelle iscrizioni greche, Roma 1979, p. 124.
19
Bowra 1962
2
, pp. 398-403.
20
The Song of Hybrias the Cretan, PCPhS N.S. 2, 1965, pp. 62-65.
21
R. F. Willetts, Aristocratic Society in Ancient Greece, London 1950, pp. 46-51.
22
Greek Lyric Poetry, London-New York 1891, comm. ad loc.
23
Willets 1950, pp. 46-51.
24
Y a-t-il une noblesse crtoise?, in AA.VV. , Recherches sur les structures sociales dans l'Antiquit Classique,
Paris 1970, pp. 19-28.
25
Page cit., pp. 62-65.
26
Sulle vanterie a simposio si vedano le considerazioni esposte da J . Trumpf, ber das Trinken in der Poesie des
Alkaios, ZPE 12, 1973, pp. 146ss.; cfr. S. Humphreys, Anthropology and the Greeks, London 1978, p. 302, nt.20.
Anche la datazione controversa e labili o addirittura fallaci appaiono gli indizi apportati
finora per avallare le divergenti cronologie proposte, che coprono un ampio arco di tempo oscillante
tra il VII e il II sec. a.C. L'opinione di Wilamowitz
27
, secondo cui il carme sarebbe stato composto
in epoca tarda sulla base dell'analisi metrica, oggi insostenibile alla luce dei riscontri
successivamente compiuti
28
.
Nell'impossibilit di formulare un'ipotesi cronologica oggettivamente verificabile
opportuno lasciare il problema ancora aperto: l'analisi verbale, infatti, non solo non ha evidenziato
alcun elemento tardo nel lessico, ma anzi ha rilevato accanto a forme recenziori (comunque gi
divenute parte del patrimonio linguistico letterario della tragedia e della commedia) alcuni stilemi,
forse stereotipi, propri dell'epica o della produzione lirica arcaica e tardo arcaica
29
.

27
Griechische Verskunst, Berlin 1921, pp. 498-499.
28
Bowra cit., p. 399.
29
ragionevole comunque proporre come terminus ante quem la prima met del V sec. a.C., cfr. D. Curiazi, Note agli
Uccelli di Aristofane, MusCrit 10-12, 1975-1977, pp. 119s.
Nota Bibliografica
Per ulteriori approfondimenti dei problemi posti dal carme di Hybrias si rinvia alla seguente bibliografia:

Hermann G., Elementa Doctrinae Metricae, Lipsiae 1816 (edizione riveduta del De metris Poetarum Graecorum et
Romanorum, Lipsiae 1796), p. 463.
Graefenhan E.A.G., Hybriae Cretensis scolion, Mulhousae 1833.
Schmidt M., Hybrias, Philologus 14, 1859, pp. 760-761.
Flach H., Geschichte der griechischen Lyrik nach Quellen dargestellt, Tbingen 1883, p. 666.
Ciccotti E., La costituzione cos detta di Licurgo, Napoli 1886, p. 78.
Reitzenstein R., Epigramm und Skolion, Gieen 1893, p. 23.
Fraccaroli G., I lirici greci (Poesia melica), Torino 1913, p. 411.
Maas P., Hybrias, RE IX, I (1914), coll.32-33.
Wagner R., Altgriechisches Kriegerlied des Hybrias, Woch.klass.Phil.47, 1915, col.1121.
Wilamowitz-Moellendorff U. von, Griechische Verskunst, Berlin 1921, pp. 498-499.
Wilamowitz-Moellendorff U. von, Lesefrchte, Hermes 59, 1924, p. 273.
Aly W., Skolion, RE III A, I (1927), coll.64-565.
Schmid W., Zum Skolion des Hybrias, Phil.Woch. 47, 1927, coll.989-991.
Radermacher L., l3u-;, Glotta16, 1928, pp. 135-136.
Lorimer H.L., Homer and the Monuments, London 1950, pp. 194-196.
Willetts R.F., Aristocratic Society in Ancient Greece, London 1950, pp. 46-51.
Lotze D., M:o;u :`:u):. -o. :u`., Berlin 1959, pp. 4-7.
Bowra C.M., Greek Lyric Poetry. From Alcman to Simonides, Oxford 1962
2
, pp. 398-403 (tr. it. Firenze 1973, pp. 587-
596).
Page D.L., The Song of Hybrias the Cretan, PCPhS N.S. 2, 1965, pp. 62-65.
Effenterre H. van, Y a-t-il une noblesse crtoise?, in AA.VV., Recherches sur les structures sociales dans l'Antiquit
Classique, Paris 1970, pp. 19-28.
Austin M. - Vidal-Naquet P., conomies et societs en Grce ancienne, Paris 1972, pp. 285-286 (tr. it. Torino 1982, pp.
255-256).
Gschnitzer F., Studien zur griechischen Terminologie der Sklaverei II, Wiesbaden 1976, pp. 75-82.
Borchhardt H., Frhe griechische Schildformen, in Archaeologia Homerica Kap. E: Kriegswesen, Gttingen 1977, pp.
52-53.
Gallavotti C., Metri e ritmi nelle iscrizioni greche, Roma 1979, p. 124.
Dentzer J .-M., Le motif du banquet couch dans le Proche-Orient et le mond grec de VII
me
au IV
me
sicle avant J.C.,
Roma 1982, p. 437.
Effenterre H. Van, Terminologie et formes de dpendence en Crte, in Rayonnement Grec. Hommage Charles
Delvoye, Bruxelles 1982, pp. 35-44.
Aymard A., Hirarchie du travail et autarcie individuelle dans la Grce archaque, (1943) ripubblicato in tudes
d'histoire ancienne, Paris 1967; tr. it. a cura di Venturi Ferriolo M. in Appendice a Mondolfo R., Polis, lavoro e
tecnica, Milano 1982, p. 140.
Gianotti G.F., Schiavi e macchine, Studi Storici 26, 1983, pp. 884-885.
F. Cannat, Problemi di mistione dialettale nei Carmina convivalia. A proposito dei carmi 903, 904, 905 Page,
SemRom 2/1, 1999, pp. 1-27 (in particolare p. 9).
A. L. Di Lello-Finuoli, Per la storia del testo di Ateneo, Miscellanea Bibliothecae Apostolicae Vaticanae 7, 2000, pp.
129-182.


Il canto di Hybrias (carm. conv. 26/909 P.)
Edizione critica e commento
*


Per la presente edizione si tenuto conto dei seguenti manoscritti:
Marc. Gr. 447 (A), membranaceo, databile presumibilmente alla fine del sec. IX, opera di Giovanni il Calligrafo, scriba
di Areta
30
; contiene i Deipnosofisti di Ateneo;
Laurent. plut. 60, 2 (E), cartaceo (1490 ca.) copiato da J . Questenberg, e Paris. Suppl. Gr. 841 (C), membranaceo
(1476-1506 ?) opera di Demetrio Damilas, che riportano l'Epitome dell'opera di Ateneo
31
;
Paris. Gr. 2702, bombicino, e Marc. Gr. 460, membranaceo, della seconda met del XII sec., autografi di Eustazio,
contenenti i Commentari all'Odissea
32
.

Principali edizioni

Athenaei Deipnosophistarum libri XV, cur. I. Casaubonus, s.l. apud Hieronymum Commelinum 1597 Le
Animadversiones sono pubblicate a Lione nel 1600 (contiene la traduzione latina di J . Dalechamp(us) pubblicata nel
1583 e alcune note marginali).
Stephanus H., Carminum poetarum novem .... Lyricae poeseos principum fragmenta .... Nonnulla etiam aliorum,
Parisiis 1560
1
; 1566
2
; 1586
3
.
Brunck R.F.Ph., Analecta veterum poetarum Graecorum, Argentorati 1785
2
.
J acobs F., Anthologia Graeca sive poetarum Graecorum lusus, Lipsiae 1794-1814 (contiene anche le
Animadversiones).
Ilgen C.D., -`.o h. e. carmina convivalia Graecorum, J enae 1798.
Athenaei Naucratitae Deipnosophistarum libri XV, cur. J . Schweighuser, Argentorati 1801-1807 (sull'esempio del
Casaubon contiene le Animadversiones).
Athenaeus, cur. G. Dindorf, Lipsiae 1827.
Schneidewin F.G., Delectus poesis Graecorum elegiacae, iambicae, melicae, Gottingae 1839.
Bergk Th., Poetae Lyrici Graeci, 1843
1
; 1853
2
; 1866
3
; 1882
4
.
Athenaeus,. Deipnosophistae, cur. G. Kaibel, Lipsiae 1887-1890.
Hiller E., Anthologia Lyrica sive Lyricorum Graecorum Veterum praeter Pindarum Reliquae Potiores, Lipsiae 1890 (la
seconda ed. curata da O. Curtius, Lipsiae 1897).
Farnell G.S., Greek Lyric Poetry, London-New York, 1891 (con commento).
Smyth H. W., Greek Melic Poets, New York 1899 (ristampa 1963).
Diehl E., Anthologia Lyrica Graeca, Lipsiae 1925
1
; 1942
2
.
Edmonds J .M., Lyra Graeca III, London-Cambridge (Mass.) 1927
1
; 1940
2
(con traduzione inglese).
Athenaeus,. The Deipnosophists, cur. C.B. Gulick, London-Cambridge (Mass.) 1927-1941 (con traduzione inglese).
Athenaei, Dipnosophistarum Epitome, cur. S.P. Peppink, Lugduni Batavorum 1937-1939.
Page D.L., Poetae Melici Graeci, Oxonii 1962.
Page D.L., Lyrica Graeca Selecta, Oxonii 1968.
Snell B., Frhgriechische Lyrik: IV Die Chorlyriker, Berlin 1976 (con traduzione tedesca di Z. Frany).
Campbell D.A., Greek Lyric V: The New School of Poetry and Anonymous Songs and Hymns, Cambridge (Mass.)
London 1993, pp. 294-295 (con traduzione inglese).
Ateneo, Banquete de los eruditos, trad. L. Rodrguez-Noriega Guilln, Madrid 1998.
Athenaios, Das Gelehrtenmahl, I-III, trad. C. Friedrich e comm. Th. Nothers, Stuttgart 1998-2000.
Ateneo, I deipnosofisti, cur. L. Canfora & alii, Roma 2001.



*
Il testo qui riproposto con alcune modifiche e correzioni stato pubblicato in QFCT 5, 1986, pp. 60-74.
30
N.G. Wilson, Did Arethas read Athenaeus?, J HS 82, 1962, p. 147s. Si veda anche I codici greci in minuscola dei
sec. IX e X della Biblioteca Nazionale Marciana, a cura di E. Mioni e M. Formentin, Padova 1975, pp. 35-36.
31
Per la datazione dei manoscritti dell'Epitome cfr. P. Canart, Dmtrius Damilas alias le librarius Florentinus,
Riv. Stud.Biz.Neoellen., N.S. 14-16, 1977-1979, pp. 281-347, soprattutto le pp. 287-291. Sul discusso rapporto tra
l'Epitome e il Marc. Gr. 447 (A) si veda da ultimo J . Letrouit, propos de la tradition manuscrite de Athne: une mise
au point, Maia 43, 1991, pp. 33-40; ivi ulteriore bibliografia.
32
M. Formentin, La grafia di Eustazio di Tessalonica, Bollettino della Badia greca di Grottaferratan N.S. 37, 1983,
pp. 19-50.

:c. . v`u; :,o; :u -o. ;.);
-o. -o` `o.c., v3`o .;
u. ,o o., u. ):..,
u. vo:. o:u . ov ov:`.,
u. ::cvo; .o; -:-`o.. 5


(I) Athen. XV 695f-696a c-`. (CE, c-`. A) :: )oc. .:; -o. u uv :3.u u |; (CE,
-.; A) v.):. ::. : u.; [1-10]. (II) Eustath. Comm. ad Hom. Od. 1574, 7 :. :: -o. :
c-`... :3.o; ,u |; -oo u ::.vc).cu .c.o, ,o):. u.; [1-4] -o. .:u c.;
ou u vo:. `3o.-.;. :: c-`., ::. -o. ouo [5-10] ,u vc-uuc. : .; ::cv
-o. v).uc. :,o 3oc.`:o. 2 cf. Hesych. ` 153, ` 154 L., Suda ` 195 Adler; Et. Magn. 558, 42 5 cf.
Hesych. 1518, 1523 L.


1 Sapph. fr. 132,1 V. :c. :: . -o`o vo.;Pind. Isthm. IV 1 :c. ., Il. IX 364 :c. :: . o`o
v``o Il. XXIII 549 :c. . ... uc; v`u;, A.P. XI 58, 7 u; :. v`u; `3;, Aesch. Pers. 754s.
:,o ... / v`u :-c. cu o., cf. Aesch. Pers. 163; Eur. Or. 1076s. 2 Il. XXII 313s. co-; ... / -o`,
Il. XI 32-3 ocv.:o ... / -o`, cf. Il. XII 294-5,Il. V 453 ocv.:o; :u-u-`u; `o.c.o : v::o (=Il. XII
426), Herodot. VII 91 (|.`.-:;) `o.c.o : :. o ocv.:, .3:; v:v.:o, ... :u :: o-.o
:-oc; -o. ;.); :. Aesch. Sept. 540 co-:., -u-`.. c.o; v3`o., Il. IV 137 .; ),
:).:. :uo ;, :-; o-.., A.P. VI 81,1 ocv.:o ou:., :uo ; 3 Ar. Av. 1697-8 ):.uc.
: -o. cv:. / uc. -o. u,.c. 4 Anan. fr. 5,4 IEG o ov:.c. -o. vo:.c. Od. II 349-50 . ... /
:u, cf. Od. IX 204-5; III 51; IX 196; X 519; XI 27; XX 69Bacch. fr. 21 Maehl. .; :u;Ar. Ach. 987
. :- . ov:`., Eup. fr. 271,2 PCG . : v.:. `o;.. ov ov:`., Od. IX 110-1 ov:`., o. :
):uc. / . :.co)u` 5 Od. I 397-8 :,. .-. oo; :c ::. / -o. :.., Eur. El. 899
::cv; -:-`:;, Od. XIX 78-9 co :: :.:; o`o u.., o``o : v``o / .c. :u .uc. -o.
o):.. -o`:o.



1 :,o (I) CE, (II) 4 ov:`u (II), ov:`. Neander, H. Stephanus 5 .o; om. (I) CE, (II) ..o;
Hermann

Una grande ricchezza possiedo: la lancia, la spada
e il bello scudo, che il corpo protegge;
grazie a questo io aro, grazie a questo io mieto,
grazie a questo io spremo il dolce vino dalle viti,
grazie a questo io sono chiamato padrone di servi.

Metrica

- - - - - - - tr glyc (=hypodo teles)
- - - - - - - - hemiasclep II 2 ia^
- - - - - - - reiz^reiz
- - - - - - - teles teles
- - - - - - - tr aristoph (=hendecas sapph)


. :: `. ::. :u -o. ;.);
-o. -o` `o.c., v3`o .;,
vo:; ,u v:v.:; o
o: .o -u:., ::cvo
-o. :,o 3oc.`o ).::;. 10




8 cf. Hesych. v 1517 Schmidt 9 cf. Hesych. 1626 L.


6 Tyrt. fr. 8,11 PETFr . : ,o `.c. vo o```.c. ::;, Il. VIII 424 `c:.; ... :,;
o:.o., cf. Il. XVII 68-69 Il. V 300 . :u :c: -o. ocv.:o (=Il. XVII 7) 7 Il. XIV 376 ::. : `.,
co-; 8 Tyrt. fr. 9, 37 PETFr vo:; . ..c. (=Theogn. 935)Od. XXII 362 v:v.; ,o :-:. uv
), cf. Eur. Ion 1208, Od. VII 147 co : ,uoo .-o., cf. Od. III 92; IV 322; V 449; VII 147; XIII 231; Eur.
Hec. 787 o). c v.v. ,u, cf. Eur. Suppl. 43s.; Andr. 165; Hel. 894; Phoen. 293 9 Il. VIII 371 . ,uo
:-ucc:, Od. 14, 278-9 :,. 3oc.`; :o. :`u) .vv. / -o. -uco ,uo) :`., cf. Eur. Or. 1507;
Herodot. I 134; VII 136 Soph. Oed.R. 327 vo:; c: vc-uu: .: .-.. 10 Hes. Theog. 995-3 :,o;
3oc.`:u; uv:. / u3.c; l:`.; -o. ooc)o`; 3.:,;, Pind. Ol. VII 34 ):. 3oc.`:u; :,o;,
cf. Theogn. 285 Herodot. I 188 3oc.`:u; :,o;, (de Persarum rege), cf. I 192; V 49,7; Aesch. Pers. 24


6 `.:; (I), (II), corr. Hermann -o. ;.); om. (II) 7 v3`o : .; (I), om. (II), corr. cod.
rec. apud Canter(um) et edd. potiores 8 ,u v:v:; (I), ,uv:v:; Ilgen: (I), (II), corr. Hermann
9 ante -u:. lacunam statuit Hermann, qui metri causa et : post verbum addidit, ...vc-u:u. : Bergk,
o.:. c:3. vc-u:. Hiller, vo:; c:3. vc-u:. Stadtmller, u oo. :
vc-u:. Sitzler, oo -u:. ::cvo :: ::cvo suppl. Crusius coll. Aesch. Pers. 666, u.;
: -u:., ::cvo :-..o Gallavotti, o)o..o. vc-. Goettling, supplevi coll. Hesych. 1626
L. 10 3oc.`:o (I), (II), corr. Hermann ).:. (II)


Quelli che non hanno l'ardire di tenere la lancia, la spada
e il bello scudo, che il corpo protegge,
tutti prostrati alle mie ginocchia
<me signore di servi> venerano, padrone
e gran re chiamandomi.



Metrica

- - - - - - - tr glyc (=hypodo teles)
- - - - - - - - hemiasclep II 2 ia^
- - - - - - - reiz^reiz
- - - - - - teles pros
- - - - - - pher tr (=phal)

Commento

Il canto di Hybrias, identificando icasticamente la ricchezza con il possesso delle armi,
propone gi nelle prime battute una definizione soggettiva (:c. ., cfr. Sapph. fr. 132, 1 V. ) per
uno degli argomenti pi discussi dalla lirica, rientrando cos tematicamente in quel gruppo di
componimenti dedicati all'identificazione dei valori assoluti, all'elogio della cosa pi bella, della
cosa pi importante, della cosa migliore
33
.
La ricchezza, oggetto di riflessione in Focilide (fr. 7 PETFr), in Solone (frr. 1; 6; 18 PETFr)
e nei carmi conviviali (7/890 PMG), connotata con il termine v`u; :,o;, che, pur alludendo
al bottino conquistato in guerra
34
, impiegato nell'accezione altrettanto consueta di propriet
fondiaria (Hes. Op. 313), distinto dal -::; (Sol. fr. 1, 44 e 74 PETFr), come si pu agevolmente
evincere dai versi successivi, dove si accenna a precise attivit agricole.
Contrariamente a quanto asseriva Esiodo, secondo cui l'agiatezza dipende da un assiduo
lavoro nei campi e dalla saggia amministrazione dell' .-; (Op. 22s.), qui la ricchezza
identificata con quegli strumenti di guerra con i quali essa stata acquisita.
Tra i vocaboli impiegati per le armi risalta `o.c., il nome dello scudo inserito in una
sequenza che ricorda nell'andamento ritmico l'esametro epico; infatti l'emiasclepiadeo II (docmiaco)
appare identico ad una forma dell'hemiepes maschile, nota gi a Pindaro (Ol. XIV 21) e il dimetro
giambico catalettico che lo segue non che una delle forme razionalizzate dell'enoplio (cfr. Sapph.
fr. 168 B,1 V. ). Il raro termine omerico (Il. V 453 =XII 426), chiosato da scoliasti (Aristonicus
apud schol. A Il. XII 426) e lessicografi (Hesych. ` 154 L.; Suda ` 195 Adler; Et. Magn. 558, 42)
come un tipo di scudo tipicamente barbarico
35
, ripreso da Erodoto (VII 91) nella descrizione
dell'armatura dei Cilici.
Se il `o.c., per, pu essere considerato nell'uso che ne fa Erodoto una cosciente
reminescenza omerica e quindi non offre di per s alcuna certa garanzia per datare il
componimento, il successivo v3`o, corrispondente all'epico :uo (Il. IV 137; cfr. Hes. Op.
536 e A.P. VI 81) offre un indizio pi attendibile, poich non sembra attestato prima di Eschilo
36
.
Per meglio precisare la natura della ricchezza posseduta si evoca l'aratura, la mietitura e la
vendemmia in una sequenza scandita dal deittico u., che serve ad instaurare un'insolita quanto
stretta connessione tra le attivit agricole e le armi appena menzionate.
Molti studiosi, accogliendo un suggerimento del Dalechamp, hanno ritenuto di individuare
una certa somiglianza tra questi versi e un noto distico archilocheo (fr. 2 IEG):

: :. : . oo :o,:, : :. : .;
lco.-; v.. : : :. -:-`.:;
3
.

Per, l'affinit tra i due componimenti, secondo alcuni studiosi, sarebbe soltanto formale
38
, in
quanto, il poeta di Paro in quel frammento, da accostare con molta probabilit al fr. 4 IEG, starebbe
descrivendo un informale simposio sulla tolda di una nave (: :.) durante una veglia notturna.

33
B. Snell, Dichtung und Gesellschaft, (Hamburg 1965) tr. it. Bari 1971, pp. 86-87.
34
Aesch. Pers.754s. cu :,o v`u :-c. ;u o., cfr. Il. I 171.
35
H. L. Lorimer, Homer and the Monuments, London 1950, pp. 194-195; H. Borchardt, Frhe griechische
Schildformen, in Archaeologia Homerica Kap. E: Kriegswesen, Gttingen 1977, pp. 52-53; ivi ulteriore bibliografia.
36
Aesch. Sept. 540 co-:., -u-`.. c.o. v3`o., cfr. Herodot. VII 70,2 v3`oo :: o ocv.:.
:v.:u ,:o. :;.
37
Vd. A. Nicolosi, La frustrazione del guerriero in armi, ovvero il simposio negato (Archil. fr. 2 W.
2
), Prometheus
31, 2005, pp. 35-40.
38
B. Gentili, Interpretazione di Archiloco fr. 2 D. = 7 L. B., RFIC 93, 1965, pp. 129-132; B. Gentili, La lancia di
Archiloco e le figurazioni vascolari, in Studia Florentina A. Ronconi sexagenario oblata, Roma 1970, pp. 115-120; F.
Bossi, Archil. fr. 2 (e 4) W., QUCC N.S. 5, 1980, pp. 23-27; F. Bossi, Studi su Archiloco, (Bologna 1984
1
) Bari
1990
2
, pp. 67ss.; P. Giannini, Il convito di Archiloco (frr. 2 e 7 Tarditi = 2 e 4 West), Rudiae 1, 1988, pp. 31-44.
La persona loquens indicando le armi in suo possesso - e quando il carme fungeva da
:3o. l'esecutore poteva esibirle all'uditorio sottolineando l'enunciato con una gestualit
ritmica peculiare della danza armata - enfatizza il fatto che egli usufruisce dei frutti della terra
coltivata a forza da uomini non liberi
39
, necessari al proprio sostentamento e al proprio benessere,
per averne acquisito il diritto con la perizia nell'uso delle armi e con il coraggio dimostrato sul
campo di battaglia. La situazione rimanda ad un passo iliadico in cui Sarpedonte ricorda a Glauco i
privilegi e gli onori accordati ai capi guerrieri (Il. XII 310-321).
Sotto il profilo stilistico e lessicale c' da notare, oltre al gi citato uso dell'anafora che
rafforza con enfasi il concetto espresso, come in Tirteo
40
, l'impiego accanto ad o., gi omerico
(Od. IX 108), di ):.., che compare in Erodoto (IV 42,4), nei comici (Ar. Ach. 947; Av. 506; etc.)
e in senso metaforico nei tragici (cfr. Aesch. Suppl. 637; Soph. Ai. 239), e di vo:., che
nell'insolita accezione di ov:. (Od. VII 125; cfr. Anan. fr. 5,4 IEG) si riscontra in un tardo carme
degli Anacreontica (IV 16 West). Infine alcune espressioni usate dai comici
41
sembrano confermare
la superiorit della lezione ov:`. (Athen.) sulla concorrente ov:`u (Eustath.), rendendo cos
superfluo il ripristino della forma dorica ov:`., suggerita gi da M. Neander, (citato da Page in
apparato) e da H. Stephanus nella sua antologia dei poeti lirici (Paris 1560, p. 398).
L'orgogliosa asserzione con la quale la persona loquens proclama di essere ::cvo;
.o;, concatenata con i versi precedenti dalla ripetizione di u., conclude la prima sezione del
carme. La proposizione, da confrontare con un'analoga espressione omerica, con la quale Telemaco
afferma i propri diritti sulla propriet paterna
42
, presuppone per Creta una societ differenziata in
classi sociali, una dominante costituita da guerrieri e l'altra subalterna dedita esclusivamente alla
coltivazione dei campi. Questa situazione, rilevata tra gli altri anche da Aristotele, (Pol. VII 1329
b
2), gi attestata nell'Odissea. Quando infatti l'eroe, dopo essere giunto in incognito a Itaca, si
presenta ad Eumeo sotto le mentite sembianze di un Cretese, nel corso della narrazione della sua
travagliata esistenza, con fierezza descrive se stesso come un signore della guerra, venerato e
rispettato dai Cretesi, pronto a mostrare il proprio valore in battaglia o durante le scorrerie nei paesi
stranieri, ma alieno dalle occupazioni agricole (Od. XIV 222-227):

:, :: . u ).` :c-:
u: .-.):`., ...
o``o . o.:. :; :v:. ).`o. co
-o. v`:. -o. o-:; :u;:c. -o. .c.,
...
ouo :. o ).` :c-:, o vu ):; : ):c. )-:.

Gli onori accordati dalla comunit ai guerrieri pi valorosi e insigni erano di varia natura,
(cfr. il citato Il. XII 310-320): vi poteva anche figurare la concessione di un appezzamento di terre
pubbliche (cfr. Il. VI 194-195), che i servi provvedevano a coltivare consegnando ai possessori del
temenos parte rilevante del raccolto (cfr. ancora Tyrt. fr. 5, 2-3 PETFr).
In questa prospettiva deve essere intesa la locuzione ::cvo; .o; -:-`o., che
rientra nel novero di quelle affermazioni con cui si soliti vantare la propria condizione sociale. Il
verbo, equivalente di :.. (cfr. Il. III 138; IV 61; Od. VI 244; VII 313; etc.), sottolinea infatti il
pubblico riconoscimento dello status acquisito nell'ambito della comunit, e ::cvo; un termine
atto a designare il rapporto di signoria (cfr. Tyrt. fr. 5, 4; Sol. fr. 30, 14 PETFr) sulla .o, nome

39
Cfr. Od. XIV 271s.: :) :. v``u; : ov:-o ;:. o`-., / u; : oo, .u;, c).c.
:,o:c)o. oo,- =Od. XVII 440s.
40
Tyrt. fr. 3 PETFr o,o) : ou, o,o) :: )u:u:.; cfr. Il. X 227-231; XIII 730-732; Od. XIV 301-303;
Hes. Op. 317-319; Tyrt. fr. 9,1-9 PETFr; Arch. fr. 2 IEG.
41
Ar. Ach. 987 . :- . ov:`., Eup. fr. 271, 2 PCG . : v.:. `o;.. ov ov:`..
42
Od. I 397s. ouo :,. .-. oo; :c ::. / -o. :.., u; . `.cco :.; 0:ucc:u;.
collettivo della classe subalterna dei servi pubblici a Creta
43
, la cui condizione :o;u :`:u):.
-o. :u`., secondo l'informazione di Polluce (III 83; Steph. Byz. s.v. \.;; cfr. Hesych. 1520
L., Hermonax apud Athen. VI 267c), appare identica a quella degli iloti spartani o dei penesti
tessali
44
occupati principalmente nell'agricoltura, nella pastorizia o nei lavori domestici.
La seconda parte del carme, che si configura come un'antistrofe per la struttura metrica
simile alla prima pentade, sviluppa variando il tema proposto dalla strofe secondo una prassi
consueta negli agoni rapsodici o citarodici e riprodotta nell'ambiente discreto del simposio. La
concatenazione formale costituita dal :: connettivo (ex. gr. Theogn. 581) e dalla ripresa letterale di
parte dei versi iniziali (:u -o. -o` `o.c., v3`o .;) consente di instaurare
un confronto tra la condizione privilegiata della persona loquens e quella subalterna dei vinti,
descritta in termini negativi.
Questi infatti per la mancanza di ardimento ( `..)
45
sul campo di battaglia
46
sono
immaginati nell'atto di rifugiarsi presso le ginocchia del vincitore come supplici proclamandone la
signoria con una serie di epiteti (::cvo / -o. :,o 3oc.`o).
Con un'analoga rappresentazione della sorte riservata ai vili Tirteo ammonisce gli Spartani
restii a combattere in una delle elegie parenetiche (fr. 5 Gent.-Pr.)
47
; n dissimili considerazioni si
leggono in Senofonte (Cyr.VII 5,72-73):

u ,o : :: -o. , v`` -o. o,o) -o. ..:; ou :,o:.
):,uc. o; ... ; ,o ... :c., o v`:u. v`.; o`., . :`.
:.o. -o. o c.oo . : v`:. -o. o oo.

Lo scrittore avverte altres di impedire ai servi l'uso delle armi in quanto esse sono gli
strumenti garanti dell' :`:u):.o e dell' :u:o..o (ibidem VII 5,79).
L'antistrofe pone interrogativi d'ordine sintattico, esegetico e metrico. Infatti l'insolito ,u
v:v:.:; ha indotto a supporre una corruttela nel testo trdito per l'assenza di una preposizione
reggente il nome. Il costrutto, che ricalca la ricorrente frase omerica, co ,uoo .-o. (Od. III 92;
IV 322; V 499; VII 147; XIII 231), impiegata dai supplici quando si rivolgono alla persona
implorata, tuttavia attestato, come ha correttamente rilevato Page per il verbo vcc. (cfr. Eur.
Ion 1280), il cui significato nella forma participiale chiarito cos da Esichio: :. oc)::.o -o.
::.`.o v:v-.; (v 1516 Schmidt).
Un altro problema costituito da -u:.. Il verbo, cui non necessario premettere il
prefisso vc-, attestato gi nei poemi omerici e in particolare nel passo gi citato in cui Odisseo,
impersonando un fittizio personaggio cretese, ricorda come nella sfortunata impresa d'Egitto abbia
salvato la propria vita gettando le armi, prima di afferrare e baciare le ginocchia del re egizio (Od.
XIV 278s.):

ouo :,. 3oc.`; :o. `u) .vv.
-o. -uco ,uo) :`..

-u:., invero, che nell'accezione originaria significa baciare, per uno slittamento semantico
pu essere usato anche nel senso di venerare (cfr. Eur. Cycl. 172).

43
Sosicrates 461 FGrHist F 4; Dosiadas 458 FGrHist F 3; Strab. XII 3, 4 p. 542C; Hesych. 1518 e 1523 L.; cfr.
Frisk, Gr. Etym. Wrterb. s.v. .o, Chantraine, DELG s.v. :.;.
44
R. F. Willets, Aristocratic Society in Ancient Greece, London 1950, pp. 46-51; D. Lotze, M:o;u :`:u):. -o.
:u`., Berlin 1959, pp. 4-7; F. Gschnitzer, Studien zur griechischen Terminologie der Sklaverei II, Wiesbaden 1976,
pp. 75-82.
45
Per l'uso del verbo in contesti bellici cfr. Od.VIII 519; Tyrt. fr. 8,11 PETFr.
46
In questo contesto ::. ha la stessa accezione riscontrabile in Il.V 300; XVII 7 :u :c: -o. ocv.:o.
47
F. J acoby, Studien zu den lteren griechischen Elegikern. I. Zu Tyrtaios, Hermes 53, 1918, p. 2; C. Prato,
Tyrtaeus, Roma 1968, p. 9.
Infine, interpungendo con una virgola dopo -u:., il successivo participio ).::;,
attestato da Ateneo, pu essere mantenuto; n necessario ripristinare la lectio facilior ).:. di
Eustazio.
Hermann per ristabilire la responsione strofica tra le due parti del carme avanz l'ipotesi che
nella prima parte del penultimo verso fossero andate perdute alcune parole nel corso della
tradizione manoscritta. Il Marc.Gr. 447, che il pi antico e autorevole codice di Ateneo, non
presenta, per, in quel punto (f. 368 col. I,13-31) alcun guasto o corrutela, e si deve perci supporre
che la riga corrispondente all'emistichio mancante sia caduta meccanicamente, perlomeno al
momento della trascrizione dall'antigrafo. Le proposte di integrazione finora avanzate tentano di
riprodurre una perfetta responsione tra il v. 9 e il v. 4, che costituito, come noto, da due
telesillei.
La struttura del carme, invero, evidenziando una variazione ritmica nella parte finale -
all'endecasillabo saffico fa riscontro un falecio - consente di ipotizzare nel penultimo verso una
sequenza metrica variata rispetto al corrispettivo verso della strofe. La congettura proposta
.o cerca di tener conto di questa eventualit in quanto ristabilisce un telesilleo in
connessione con il prosodiaco (telesilleo) -u:., ::cvo.
Il termine .o ricavato da un'oscura glossa esichiana ( 1626 L.), sulla quale
Wilamowitz
48
ha richiamato l'attenzione degli studiosi. Il codice di Esichio (Marc.Gr. 622) infatti
riporta il lemma, sicuramente corrotto, .. :.`.. oo;, che emendato
dall'insigne filologo tedesco in ..o. . :.`.. oo; (:; Schow), deve essere
ulteriormente corretto in .o. (vel ..o.) . :.`.. oo;,
49
per analogia
con i composti in -; (o,o;, Hippocr. Epid. IV 24; Ar. Ach. 723; etc.; c:,o;,
Pollux I 74; X 20), che richiedono l' o lungo nella sillaba finale del primo termine.
Infine il riferimento alla pratica della vc-uc.;, il vocabolo `o.c. e la locuzione
:,o 3oc.`:o, sono stati considerati consistenti indizi per avallare la teoria secondo la quale nel
carme vi sarebbero sicure allusioni al mondo persiano. L'ipotesi, per, anche se molto plausibile,
non necessaria, poich si notato che sia la pratica della vc-uc.; sia il termine usato per lo
scudo hanno precisi riscontri nei poemi omerici; parimenti :,o; 3oc.`:u;, che potrebbe
conservare in questo contesto l'accezione originaria,
50
non allude inequivocabilmente al Gran Re
persiano (Herodot. I 188 e 192; V 49,7); la locuzione infatti, usata solitamente dai poeti a proposito
di Zeus (Pind. Ol. VII 34; Theogn. 285), trova la sua prima attestazione nella Teogonia esiodea e
precisamente nei versi in cui si allude a Pelia (vv. 995-996):

:,o; 3oc.`:u; uv:.,
u3.c; l:`.; -o. ooc)o`; 3.:,;.

48
Lesefrchte, Hermes 59, 1924, p. 273.
49
Sulle glosse che presuppongono strutture pi ampie in cui il lemma ripreso nel glossema all'accusativo in
dipendenza da verbi come `:,., -o`:. vel sim. si veda F. Bossi - R. Tosi, Strutture lessicografiche greche, BIFG 5,
1979-1980, pp. 7-20.
50
Cfr. R. Drews, Basileus, New Haven-London 1983, pp. 98-115.