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Italiani in Egitto. L'italiano in Egitto

Risalgono a tempi molto lontani, dall'età classica al Medio Evo, le relazioni tra l'Italia e l'Egitto. La presenza di una comunità italiana in Egitto però ha origine moderna e precisamente nel periodo di Muhammad Ali (1805-1848). E non è solamente il caso degli italiani, ma di varie nazionalità europee, anche se Muhammad Ali si fidava molto dei suoi consiglieri italiani.

Certamente con l'inizio dei lavori per la costruzione del canale di Suez (1859-69) questa presenza è aumentata e forse è arrivata al culmine. Dopo l'occupazione inglese (1882) il numero è relativamente diminuito, per poi tornare a crescere. Una lettura attenta dei dati dei censimenti sulla presenza degli stranieri in Egitto, ci porterà a scoprire che ad esempio nel 1937 il numero degli italiani è arrivato a 47706, con la percentuale di 25,6% rispetto al numero totale degli straieri 186515 1 . Ed è molto interessante sapere che colui che organizzò il primo censimento nel moderno Egitto nel 1882, fu proprio italiano, Federico Amici 2 .

Non hanno avuto dei problemi gli italiani a integrarsi e diventare una parte del tessuto sociale dell'Egitto, forse per quell'aria di Mediterraneo che unisce tra le due sponde, forse per quel clima cosmopolita di città egiziane di allora come il Cairo e l'Alessandria. E non si trattava solamente di modesti operai o artigiani immigrati in cerca della fortuna, ma anche di ingegneri, commercianti ed avvocati. Basti sapere che la prima tipografia in caratteri arabi in Egitto, situata a Bulaq o meglio all'italiana Bulacco (quartiere a nord-ovest del Cairo), fu costruita nel 1821 grazie a tecnici italiani, e che la sua prima pubblicazione fu proprio un dizionario italiano-arabo, compilato dal prete arabista don Raffaele Zakkur.

Un esempio interessante della comunità italiana in Egitto è senza dubbio l'avv. G. Leoncavallo, il quale nel 1845 fondò ad Alessandria il giornale "Lo spettatore egiziano" 3 . Una testimonianza della diffusione della lingua italiana in Egitto a quell'epoca. E non è un caso unico, l'Egitto ha visto lungo ali anni, in particolare quelli a cavallo tra l'800 e il 900 tante iniziative giornalistiche italiane come "Il manifesto giornaliero", "Il progresso d'Egitto", "Il Messaggero Egiziano", "La trombetta", "L'avvenire d'Egitto", "Il Nilo" e tanti altri ancora.

1 Cfr. Amicucci D., La comunità italiana in Egitto attraverso i censimenti dal 1882 al 1947, in Tradizione e modernizzazione in Egitto, a cura di Branca P., pubblicazione del centro studi per i popoli extraeuropei dell'università di Pavia, FrancoAngeli s.r.l., Milano 2000 pp.81-82

2 Federico Amici venne in Egitto nel 1876 e venne posto a dirigere il servizio di statistica. Cfr. Balboni L. A., Gli italiani nella civiltà egiziana del secolo XIX, Stabilimento tipo-litografico Penasson, Alessandria d'Egitto, 1906, 3 voll.: vol. II, p.

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3 Rainero R. H., La colonia italiana d'Egitto: presenza e vitalità, in L'Italia e l'Egitto: dalla rivolta di Arabi pascià all'avvento del Fascismo, a cura di Rainero R. H. e Serra L., Marzorati editore, Milano 1991 p. 129

Ad onor del vero, di tanti giornali in Italiano, pochissimi erano quelli che riuscirono a resistere e a continuare per tanti anni come era il caso del quotidiano "L'imparziale", fondato al Cairo nel 1892 da Emilio Arus e che dal 1930 con la fusione con "Il Messaggero Egiziano" di Alessandria doveva con il nome di "Giornale d'Oriente" rimanere stampato fino al 1940.

E non è finita lì, nel 1941 troviamo ad esempio "Il Corriere d'Italia", giornale del gruppo di "Giustizia e Libertà", edito al Cairo sotto la direzione di Paolo Vittorelli 4 .

Su uno di questi giornali, e in particolare su "Il Messaggero Egiziano", scrisse le sue prime righe, uno dei grandi poeti italiani del 900, Giuseppe Ungaretti. La data esatta del suo primo contributo al giornale risale al 27 novembre 1909 5 .

Ungaretti, nato e cresciuto ad Alessandria d'Egitto, ha mantenuto sempre un legame intimo con la sua terra natia. Scrisse nella sua poesia I Fiumi :

Questo è il Nilo Che mi ha visto Nascere e crescere E ardere d’inconsapevolezza

Nelle estese pianure 6

Altro poeta e figura emblematica della letteratura italiana nato in Egitto è F. T. Marinetti. Anche lui figlio di Alessandria d'Egitto. Nel suo libro Fascino dell'Egitto, edito nel 1933 ci sono delle tracce del suo viaggio di ritorno in Egitto e del suo incontro con il Re Fuad, sultano e poi re d'Egitto e del Sudan. Marinetti ascoltando, ad un certo tratto, una frase di ammirazione del Re Fuad verso i contributi della comunità italiana in Egitto, tornò con la mente al ricordo di suo padre, uno dei primi avvocati italiani in Egitto:

Questa frase risuscita di colpo nel mio cuore visionario la vita ferrea di mio padre, uno dei primi avvocati sbarcato 60 anni fa in una Alessandria fangosa senza gas né acqua potabile, attraversata ogni notte da lui colla lanterna, per sbrigare gli intricatissimi processi dei panciuti pacha che lo chiamavano felfel, cioè pepe di intelligenza lavoro velocità 7

Senza dubbio Ungaretti e Marinetti sono i due nomi più famosi di questo gruppo di poeti e scrittori italiani nati e/o cresciuti in Egitto. Ma meritano pure di essere ricordate e magari studiate le opere di Enrico Pea come Vita in Egitto e Rosalia, di Fausta Cialente come Cortile a Cleopatra, di Leda Rafanelli come Donne e Femmine.

4 Cfr. Vittorelli P., Al di là del fascismo. Il "Corriere d'Italia": un quotidiano giellista in Egitto 1941, Anppia, Roma 2001

5 Cfr. Rebay L., Ungaretti. Gli scritti "egiziani" 1909-1912, in Bo C. e Rossi D. (a cura di), Atti del Convegno internazionale su Giuseppe Ungaretti, Urbino 3-6 ottobre 1979, 4 Venti, Urbino 1981, pp. 33-60

6 Ungaretti G., Vita di un uomo. Tutte le poesie, Piccioni L. (a cura di), Mondadori, Milano 1969, p. 44

7 Marinetti F. T., Fascino dell'Egitto, Mondadori, Milano 1933, p. 37

L'italiano, come lingua, letteratura e cultura non era parlato solamente dagli italiani. E prendiamo Re Fuad, come un esempio: questo pronipote di Muhammad Ali, ha studiato nel Politecnico di Torino, era ospite della famiglia reale di Savoia, parlava l'italiano, addirittura con un accento piemontese 8 .

Con la nascita dell'Università egiziana nel 1908, molti professori italiani davano il loro contributo sia nella facoltà di lettere, come era il caso di illustri orientalisti italiani di chiara fama, tra cui Ignazio Guidi - e in un secondo tempo suo figlio Michelangelo - C.A. Nallino, Gerardo Melloni e Santillana, sia nella facoltà di Giurisprudenza, come C. Breciani Turroni, M. Sciotto Pintor, U. Ricci, V. Arangio Ruiz e Ugo Lusena bey 9 .

Nel tempo attuale, la lingua italiana viene insegnata in varie università egiziane, e nel corso degli anni, alcuni capolavori della letteratura e della cultura italiana sono stati tradotti in arabo grazie a competenti italianisti e traduttori egiziani. Nella prima metà del 900, Taha Fawzi si impegnò a tradurre in arabo più di trenta opere letterarie italiane, tra cui I promessi sposi di Alessandro Manzoni; Cuore di Edmondo De Amicis. E' anche autore di monografie su Garibaldi e Mazzini.

La Commedia di Dante Alighieri è stata tradotta interamente da Hassan Othman, pubblicata nel 1955. Mohammad Ismael ha tradotto alcuni drammi di Luigi Pirandello tra cui Sei personaggi in cerca d’autore (1967). Salama Mohamad Soliman si è dedicato alla traduzione di molte commedie di Eduardo De Filippo come Filumena Marturano e Napoli milionaria. E si può andar avanti nell'elencare le opere italiane tradotte in arabo da egiziani, ma finiamo accennando - in ultimo, ma non per ultimo - alla traduzione dell'ultimo romanzo di Umberto Eco, Il cimitero di Praga, tradotto da prof. Amer Al- Alfi, e pubblicato nell'attuale 2011.

Certamente la lunga storia della civiltà italiana meriti più attenzione e forse un lavoro collettivo di divulgazione e traduzione in Egitto, realizzabile tramite accordi di collaborazione tra accademici italiani ed egiziani, anche per rispondere alle esigenze economico-sociali attuali.

Secondo un rapporto curato dall'ambasciata italiana al Cairo e dall'Ice, nel primo semestre del 2011, l'Italia si e' assestata su una quota pari al 6,5 per cento sul totale dell'interscambio estero dell'Egitto, con un valore di quasi tre miliardi di dollari. Dato di assoluto rilievo che pone l'Italia davanti alla Cina, ferma al 6,3 per cento, e Paesi europei come la Germania (5,2), la Francia (4,3) e la Gran Bretagna (2,6). Più nel dettaglio, l'Italia si conferma primo Paese di destinazione dei prodotti egiziani, con una quota pari all'8,6 per cento, davanti a India, Arabia saudita, Turchia e Francia. Tiene, poi, l'export

8 Cfr. Regolo L., Il re signore: tutto il racconto della vita di Umberto di Savoia, Simonelli, Milano 1998, p. 196 9 Cfr. Briani V., Italiani in Egitto, Istituto poligrafico e zecca dello stato, Roma 1982, p. 57

italiano verso l'Egitto, il 5,3 per cento del totale ed un valore di beni e servizi pari a circa 1,5 miliardi di dollari 10 .

Lo diceva Ungaretti nel lontano 1931: "C'è in Egitto verso l'Italiano da parte del ceto popolare un moto affettuoso che ci dà in questo Paese un vero vantaggio" 11 . Infatti nel dialetto parlato al Cairo, ad esempio, ci sono molti italianismi usati ancora oggi giorno 12 . Tutto ciò ci spinge a sperare che i legami tra l'Italia e l'Egitto, specialmente dopo la "Rivoluzione" del 25 gennaio 2011 e dopo la caduta di Mubarak diventino ancora più forti e più solidi, all'altezza di questa grande storia di amicizia tra il popolo italiano e quello egiziano.

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02/11/2011

Muhammad Abdel-Kader

10 http://www.agi.it/iphone-pei/notizie/201110191835-

egitto_l_italia_si_conferma_primo_partner_economico_ue

11 Ungaretti G., Il deserto e dopo. Quaderno egiziano, ora in Vita di un uomo. Viaggi e lezioni, Montefoschi P. (a cura di), Mondadori, Milano 2000 p. 65

12 Cfr. Mansour A., Flusso instancabile degli italianismi nel dialetto del Cairo dall'Ottocento fino ad oggi, Rivista Al- Alsun, ottobre 1998 pp. 276-303

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