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Italogramma, Vol. 1 (2011) http://italogramma.elte.

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Il ritorno del lavoro nella letteratura italiana: note intorno al nuovo volume di
Narrativa su Letteratura e azienda


Lultimo numero di Narrativa raccoglie le ricerche su di un tema di sempre pi
stringente attualit coordinate da Silvia Contarini, che insegna Littrature et civilisation
italiennes du XX et XXI sicles a Paris Ouest Nanterre La Dfense. Con i colleghi del Centre
de Recherches Italiennes, Contarini ha promosso un Convegno internazionale (14-16 maggio
2009) i cui atti sono raccolti proprio nel volume ora stampato, dedicato a Letteratura e
azienda - Rappresentazioni letterarie delleconomia e del lavoro nella letteratura italiana
degli anni 2000
1
. Questa pubblicazione ha il merito di fare il punto su di un panorama
sempre pi ampio di scritture che, come daltronde in molti altri paesi, anche in Italia
affrontano il tema del lavoro nei modi pi tradizionali della fiction e in quelli del documento
o della testimonianza di vita vissuta.
Non affatto strano che il primo serio studio su tali opere sia promosso da un centro di
ricerca situato allestero. Una certa distanza acuisce infatti lo sguardo, come dimostra il
dibattito internazionale sulle commistioni tra fiction e non fiction e sul ritorno del reale
2
nella
letteratura italiana, sviluppatosi in seguito al successo di Gomorra
3
e alla fortunata
circolazione del New Italian Epic
4
di Wu Ming 1. Inoltre, la Francia il paese dove il
fenomeno oggi correntemente definito della littrature du travail ha dato alcuni dei suoi
esiti pi interessanti nel panorama europeo.

1
Letteratura e azienda - Rappresentazioni letterarie delleconomia e del lavoro nella letteratura italiana degli
anni 2000, a cura di Silvia Contarini, Narrativa, nuova serie, 31/32, 2010.
2
Oltre alle riflessioni critiche apparse in Italia, tra le prime il saggio introduttivo di Ranieri Polese
allAlmanacco Guanda 2008 e il n. 57 di Allegoria del gennaio-giugno 2008, penso soprattutto a occasioni
interessanti quali la sessione Precarity at Large: Cultures of Resistance in Contemporary Italy della Biennial
Conference of the Society for Italian Studies, University of London, 16-19 aprile 2009 o i convegni Fiction,
faction, reality: incontri, scambi, intrecci nella letteratura italiana dal 1990 ad oggi, Istituto Italiano di Cultura
e Uniwersytet Warszawski, 9-10 novembre 2009 e Negli archivi e per le strade: il ritorno al reale nella
narrativa italiana di inizio millennio, University of Toronto, 6-8 maggio 2010.
3
Roberto Saviano, Gomorra, Mondadori, Milano 2006.
4
Wu Ming 1, New Italian Epic - Letteratura, sguardi obliqui, ritorni al futuro, Einaudi, Torino 2009. La prima
versione del memorandum era stata diffusa in rete nel 2008.
Il campo culturale francese da sempre particolarmente prolifico di rcit e di quella
letteratura dexpression populaire, proltarienne, paysanne o ouvrire
5
di cui una
parte della produzione letteraria che racconta oggi il lavoro si considera, e si pu
considerare, unevoluzione. Nei paesi pi industrializzati questa tradizione ha radici
profonde, consolidatesi allindomani della Rivoluzione dottobre con la parabola del
Proletkult sovietico (attivo dal 1918 al 1923) e con la formazione in tutto il mondo di
movimenti composti da scrittori proletari per nascita o per vocazione accomunati dalla
volont di raccontare la vita dei lavoratori.
Per tutti gli anni 20 e 30, a livello internazionale, si dibatte sulla legittimit di questa
letteratura, al centro di dispute di stampo prettamente politico-ideologico: accade cos che in
Francia i proletari non allineati di Poulaille e il gruppo della rivista Monde di Barbusse,
condannati nel 1930 dallUnion Internationale des Ecrivains Rvolutionnaires e dal
Congresso di Kharkov, si scontrino ripetutamente sia con gli scrittori militanti nel PCF vicini
alle linee del realismo socialista sia con i Populisti che si richiamavano al naturalismo
francese del XIX secolo.
In Italia, invece, il ventennio fascista taglia fuori la nostra cultura da tale dibattito. Anche
per questo la produzione narrativa dei lavoratori stata a lungo marginale. Per buona parte
del 900 questo genere di rcit non stato certo incoraggiato da intellettuali e letterati di
professione, a causa della non autorevolezza dei lavoratori/scrittori e della natura
sostanzialmente autobiografica e documentaria dei loro testi.
Lintensa riflessione promossa da Elio Vittorini negli anni 60 su Industria e letteratura
6

si basava quasi esclusivamente su opere firmate da impiegati e dirigenti di grande aziende
(come la Olivetti) che combinavano intenti documentari con le proprie personali valutazioni
sui processi di alienazione insiti nella societ del boom economico. Unelaborazione quindi
non assimilabile al fenomeno delle scritture proletarie, a quella che avrebbe potuto
incoraggiare nellimmediato dopoguerra Il Politecnico dello stesso Vittorini se avesse
avuto la possibilit di perseguire liniziale intento della rivista di dare voce ai lavoratori

5
Cfr. almeno Michel Ragon, Histoire de la littrature proltarienne en France - Littrature ouvrire,
littrature paysanne, littrature dexpression populaire, Albin Michel, Paris 1974. Il libro ha avuto una nuova
edizione nel 1986 e una ristampa nel 2005, a dimostrazione della continua rilevanza di tali temi nel dibattito
francese.
6
Elio Vittorini, Industria e letteratura, Il Menab, III, 4, 1961, pp. 13-20. La prima ricorrenza italiana del
binomio si deve per allomonimo capitolo di Elemire Zolla, Eclissi dellintellettuale, Bompiani, Milano 1959,
pp. 7-86 dedicato alle resistenze intellettuali alla rivoluzione industriale.
stessi
7
, un progetto poi solo parzialmente seguitato con la collana einaudiana dei Gettoni.
Ci sono volute le lotte dellautunno caldo del 1969, e il successo dellanomalo romanzo
operaista di Nanni Balestrini
8
, per far entrare come un genere a s racconti e diari di operai
nel campo letterario italiano.
Sullo sfondo di unalternanza paradigmatica tra Realismo e Avanguardia, la letteratura
italiana che racconta il lavoro stata quindi analizzata soprattutto come lesito ricorrente
della spinta di un extra-letterario. Per usare le parole di Filippo La Porta, gli italiani
racconterebbero la realt solo quando questa li costringe a riscoprirla
9
, come accaduto
con le guerre mondiali, a cavallo del 1968, dopo l11 settembre 2001 o con lultima crisi
economica e finanziaria. La Porta stato tra i primi
10
ad abbozzare uno studio su chi al
volgere del 2000 iniziava a raccontare il precariato diffuso e la morbida irrealt del
lavoro flessibile. Allora si poteva pensare allincombere di una nuova ondata di autori attenti
a raccontare le trasformazioni della modernit liquida in modi anche sperimentali. Invece,
tranne poche parziali eccezioni - tra cui i testi di Francesco Dezio (Nicola Rubino entrato
in fabbrica
11
) e Giorgio Falco (Pausa caff
12
) gi presentati alledizione 2002 di Ricercare -
sembra essersi affermata una tendenza di stampo prevalentemente realistico
13
.
Come illustra Raffaele Donnarumma nel suo contributo in Letteratura e azienda, il
modulo della storia vera ha oggi preso il sopravvento su ogni altra forma di racconto.
Questansia di realismo porta con s diversi paradossi, perch ha fatto diventare oramai
istituzionale una serie di dispositivi retorici, quali luso della prima persona grammaticale,
e perch si manifesta con una sempre pi frequente esibizione della storia non solo come
verisimile ma come reale (quasi che il campo del vero si sia ristretto a quello del reale,
cio del dato). Ci accade anche quando la maggior parte dei dati di realt palesemente
ripresa dai media e dai discorsi sul mondo del lavoro che sintrecciano nella nostra societ,
anche quando la matrice esperienziale e autobiografica del racconto palesemente fittizia.

7
Cfr. almeno il mio La rappresentazione letteraria del lavoro e la produzione narrativa dei lavoratori in corso
di stampa in Comparatistica e intertestualit Studi in onore di Franco Marenco, a cura di Giuseppe Sertioli,
Carla Vaglio Marengo e Chiara Lombardi, Edizioni dellOrso, Alessandria 2010.
8
Nanni Balestrini, Vogliamo tutto, Feltrinelli, Milano 1971.
9
Cfr. Filippo La Porta, Lautoreverse dellesperienza - Euforie e abbagli della vita flessibile, Bollati
Boringhieri, Torino 2004, p. 11.
10
Id., Albeggia una letteratura postindustriale, Tirature 2000 - Romanzi di ogni genere - Dieci modelli a
confronto, a cura di Vittorio Spinazzola, Il Saggiatore, Milano 2000, pp. 97-105.
11
Francesco Dezio, Nicola Rubino entrato in fabbrica, Feltrinelli, Milano 2004.
12
Giorgio Falco, Pausa caff, Sironi, Milano 2004.
13
Cfr. la nota 2 e almeno anche Vittorio Spinazzola, La riscoperta dellItalia, Tirature 2010 Il New Italian
Realism, Il Saggiatore, Milano 2010, pp. 10-15.
La nuova retorica realista ha infatti fini pi pragmatici che metafisici: da forma di
autoassicurazione per chi scrive e garanzia di autenticit per il lettore, ormai divenuta
formula, che lo stesso mercato editoriale richiede agli autori puntando a target ben definiti di
lettori
14
. Ci vale sia per la fiction sia per le nuove tipologie di reportage, compresa quella
narrazione documentaria che ibrida elementi di cronaca e una struttura narrativa
finzionale.
Donnarumma sottolinea come queste nuove forme possano considerarsi un positivo
ampliamento del campo del letterario, anche se nel quadro di un generale declino delle
poetiche postmoderne. I saggi di Donnarumma e Giuseppe Nicoletti riconoscono poi in
Paolo Volponi una figura senza eguali di letterato convintamente marxista, che dallesordio
di Memoriale
15
allultimo Le mosche del capitale
16
ha saputo raccontare la progressiva
smaterializzazione dellindustria italiana del 900. Nonostante le indubbie facolt di
anticipazione dellultimo romanzo di Volponi (che lo avvicinano al Petrolio
17
pasoliniano),
il modello dello scrittore urbinate non si per pienamente imposto nel nuovo millennio.
Basti rileggere questa sua dichiarazione del 1965, citata dallo stesso Nicoletti: Ci che
scrivo non deve rappresentare la realt, ma deve romperla
18
.
Leggendo i vari interventi raccolti in Narrativa, tale volont di essere fuori anche
dallo status della lingua, del raccontare, del comunicare in modo tradizionale
19
sembra
essersi nel complesso affievolita, a vantaggio di un approccio pi diretto alla
documentazione e alla denuncia delle sempre pi precarie condizioni dei lavoratori italiani.
In Letteratura e azienda si presenta un insieme di scritture accomunate da questa tensione, il
cui valore proprio quello di restituire un affresco attendibile delle reali emergenze del
nostro paese. Il quaderno, come si legge nel corposo capitolo introduttivo della curatrice
Silvia Contarini, nato anche in risposta agli interrogativi con cui Giovanni Pacchiano
rifletteva nel 2006 sulla ripresa da parte della letteratura del tema del lavoro (latitante, in
dosi cos rilevanti, da oltre una ventina di anni), chiedendosi a proposito dei molti racconti

14
Cfr. almeno Michele Rak, La letteratura di Mediopolis, Fausto Lupetti, Bologna 2010 dove lautore rileva tra
laltro come gli editori tendano sempre pi a ragionare sui target cui proporre i propri prodotti e sui possibili
agganci tra i testi e lattualit: la crescente diffusione del precariato vista senzaltro come un bacino florido di
temi e di lettori potenziali.
15
Paolo Volponi, Memoriale, Garzanti, Milano 1962.
16
Id., Le mosche del capitale, Einaudi, Torino 1989.
17
Pier Paolo Pasolini, Petrolio, Einaudi, Torino 1992.
18
Paolo Volponi, La difficolt del romanzo (1965), in Le conferenze dellAssociazione Culturale Italiana,
XVII, 1966.
19
Ibidem.
sulle ingiustizie subite dai precari: Hanno ragione? Occorrer chiederlo agli esperti di
economia e di diritto del lavoro, nonch ai sociologi
20
.
I tre contributi che costituiscono lappendice del volume sono per lappunto firmati dagli
esperti Giovanni Bonato, Luca Marsi e Caroline Savi, e forniscono al lettore lintero
quadro giuridico ed economico del mercato del lavoro italiano, vittima della moltiplicazione
dei contratti atipici e di un inarrestabile smantellamento delle tutele conquistate dai
lavoratori nel corso del 900. Non solo i nuovi ma anche i vecchi salariati sono sempre pi
oggettivamente, e non solo psicologicamente, insicuri rispetto al loro contratto, ai diritti
sociali che questo dovrebbe garantire, e alle prospettive future del proprio impiego: questi gli
indici della precariet individuati da uno studio francese citato da Marsi, che esamina i
fondamenti ideologici della flessibilit dalla teoria storica del laissez faire allattuale ansia
di de-regolamentazione dei rapporti di lavoro, di cui la recente condotta del gruppo Fiat
solo il caso pi eclatante.
Da questi approfondimenti e dalle rappresentazioni letterarie riepilogate nelle restanti
pagine del volume appare chiaro come un lavoro stabile, attraverso cui accumulare beni e
carriera, dava a ciascun individuo unidea lineare e narrativa della propria vita, che ideologie
come quelle socialista e comunista riuscivano anche a riscattare in una narrazione storica pi
ampia. Al contrario, negli ultimi due decenni del 900 la frammentazione e la compresenza
in molti percorsi di vita di lavori molteplici non garantiscono pi un livello sufficiente di
gratificazione e di fiducia nel futuro, e danno luogo a narrazioni frantumate e pseudo-
autobiografiche.
Le industrie al centro del romanzo aziendale degli anni 50 e 60 e di quello operaio
degli anni 70 sono tuttaltro che esenti da questo regresso. Loperaio che nel nuovo
millennio torna protagonista di un romanzo italiano (in Narrativa Donata Meneghelli ne
censisce alcune delle non molte apparizioni degli ultimi decenni) il Nicola Rubino di
Dezio, reso sordo da un contratto interinale a ogni possibile solidariet di classe, fino
allinevitabile quanto liberatorio licenziamento finale. Anche in fabbrica infatti entrato il
precario, operaio a tempo determinato in unazienda che spesso lei stessa vicinissima alla
data di scadenza. In questo contesto, il fronte dei lavoratori non quasi mai in grado di
proporre unalternativa, come la cronaca ci testimonia quotidianamente. Il tragico incidente
del dicembre 2007 alla ThyssenKrupp di Torino, rievocato nel saggio di Monica Jansen e
ricostruito dai documentari La fabbrica dei tedeschi (2008) di Mimmo Calopresti e
ThyssenKrupp Blues (2008) di Monica Balla e Mauro Repetto, ha rivelato con tremenda

20
Giovanni Pacchiano, Scrittori ad alta flessibilit, in Domenica - Il Sole 24 ore, 28 maggio 2006, p. 29.
chiarezza come un gruppo di giovani operai possa trovarsi costretto a lavorare allo
smantellamento della propria fabbrica in condizioni di totale insicurezza, nel tentativo di
accumulare straordinari su straordinari pur di aumentare le ultime busta paga.
Gi Ermanno Rea ci aveva fatto scorgere un simile spaccato del mondo operaio,
raccontando ne La dismissione
21
la storia quasi vera di un lavoratore dellIlva di Bagnoli che
a met degli anni 90 fu incaricato di seguire la chiusura dello stabilimento campano e lo
smontaggio di alcuni impianti, venduti ai cinesi. Una storia ripresa al cinema da La stella che
non c (2005) di Gianni Amelio, e qui messa in relazione da Ugo Fracassa con lesordio di
Volponi, in causa del comune luddismo sublimato nei due romanzi.
Fuori dalle fabbriche, tra le figure entrate ormai a pieno diritto nella nostra letteratura, si
conta un gran numero di telefonisti/e di call center, capitanati dai personaggi del gi citato
Pausa caff di Falco e dalla protagonista de Il mondo deve sapere
22
di Michela Murgia nato
blog, diventato poi libro, commedia teatrale e film, come ricorda il saggio di Laura Nieddu.
Ma anche Ascanio Celestini (studiato da Irina Possamai e nellintervento di Laura Rorato e
Claudio Brancaleoni) ha molto contribuito a conferire dignit letteraria a questa categoria,
cominciando a raccontare in teatro e con un documentario
23
la vertenza degli operatori
telefonici del collettivo PrecariAtesia di Roma, sfruttati dalla pi grande societ di call
center italiana, le cui storie hanno poi costituito il materiale di base dellultimo romanzo
dellautore, Lotta di classe
24
.
Sono numerosi anche i direttori del personale e gli impiegati delle relazioni umane
costretti a trasformarsi in tagliatori di teste incaricati di licenziare i loro colleghi come in
Volevo solo dormirle addosso
25
di Massimo Lolli o in Cordiali saluti
26
di Andrea Bajani, qui
analizzato da Paolo Chirumbolo. Non mancano infine i manager in crisi professionale e
personale quali il protagonista di unalienazione rovesciata in Lanno luce
27
di Giuseppe
Genna (al centro del saggio di Claudio Milanesi) o quelli delle opere di Sebastiano Nata.
Unaltra interessante chiave di lettura del volume quella geografica, poich molti
contributi sono dedicati a specifiche ricostruzioni ambientali firmate dai nostri scrittori:
Maria Pia De Paulis e Laurent Lombard analizzano il Nordest raccontato da Massimo

21
Ermanno Rea, La dismissione, Rizzoli, Milano 2002.
22
Michela Murgia, Il mondo deve sapere - Romanzo tragicomico di una telefonista precaria, Isbn, Milano
2006.
23
Ascanio Celestini, Parole sante, Fandango, Roma 2008.
24
Id., Lotta di classe, Einaudi, Torino 2009.
25
Massimo Lolli, Volevo solo dormirle addosso, Limina, Arezzo 1998.
26
Andrea Bajani, Cordiali saluti, Einaudi, Torino 2005.
27
Giuseppe Genna, Lanno luce, Marco Tropea, Milano 2005.
Carlotto, Estelle Paint lEmilia urbana e selvaggia di Wu Ming
28
, Adalgisa Giorgio le
province campano-laziali di Antonio Pascale e Fabrizia Ramondino, Giuliana Pias la
Sardegna glocale di Giulio Angioni, Srecko Jurisic la Roma citt-azienda di Tommaso
Pincio.
Non qui possibile dar conto di tutti i contributi ospitati da Narrativa, dei quali
possiamo ancora ricordare solo alcuni altri macro-temi. Ci riferiamo in modo particolare ai
due assi di ricerca gi esplorati da Lucia Quaquarelli e Monica Jansen
29
nei numeri della
rivista del 2007 e del 2008, dedicati a Letteratura e politica e a Femminile/Maschile nella
letteratura italiana degli anni 2000.
La prima rileggeva Mi chiamo Roberta
30
, il particolare reportage dedicato da Aldo
Nove alla generazione dei precari, e analizzava il ricorso sempre pi frequente a narrazioni
che ibridano fiction e documento. Nel volume uscito questanno soprattutto Carmela
Lettieri a tirare le fila della poetica esperienziale che sottende alle inchieste di Nove, Simona
Baldanzi, Angelo Ferracuti ed altri, nate e costruite come altrettante testimonianze di una
comune appartenenza di classe tra gli autori e i loro reali protagonisti.
Monica Jansen rifletteva gi nel 2008 sullimportante questione delle differenze di
genere nel mercato del lavoro italiano e sulle relative testimonianze letterarie, indagate oggi
dalla collega Quaquarelli, che affronta il tema dellimmigrazione femminile rileggendo le
opere di Gabriella Kuruvilla e Igiaba Scego, da Margherita Marras, che ripercorre le
protagoniste dei romanzi di Francesca Mazzucato, e da Eleonora Pinzuti che analizza i dati
sulla maggiore precariet e mobilit occupazionale delle donne italiane, confermati anche da
alcune pubblicazioni di non fiction.
Lattuale attenzione degli scrittori italiani per il lavoro, e il ragionato compendio di
questo volume, dimostrano quindi come sia in atto un importante tentativo di riconsegnare
quanta pi figurabilit possibile ai nuovi luoghi del lavoro e alle figure del precariato, che,
come scrive Monica Jansen, nellimmaginario collettivo non hanno ancora assunto i contorni
netti e decisivi del proletariato di un tempo.

28
Wu Ming 2, Guerra agli umani, Einaudi, Torino 2004 e Wu Ming, Previsioni del tempo, Edizioni Ambiente,
Milano 2008.
29
Lucia Quaquarelli, Tra finzione e documento. Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese
di Aldo Nove, Narrativa, 29, 2007, pp. 199-207 e Monica Jansen, Precariato al femminile: una scelta di
parte?, Narrativa, 30, 2008, pp. 333-345.
30
Aldo Nove, Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese, Einaudi, Torino 2006.
Letteratura e azienda - Rappresentazioni letterarie delleconomia e del lavoro nella
letteratura italiana degli anni 2000, a cura di Silvia Contarini, Narrativa, nuova serie,
31/32, 2010.

Lindice del volume, reperibile anche allindirizzo:
http://www.pressesparisouest.fr/index.php?option=com_content&view=article&id=230:n
-31-32-letteratura-e-azienda&catid=44:narrativa&Itemid=72

Silvia Contarini, Raccontare lazienda, il precariato, leconomia globalizzata. Modi,
temi, figure; Giuseppe Nicoletti, Una premessa quasi necessaria: Volponi e il romanzo
industriale; Raffaele Donnarumma, Storie vere: narrazioni e realismi dopo il
postmoderno; Donata Meneghelli, Gli operai hanno ancora pochi anni di tempo? Morte e
vitalit della fabbrica; Ugo Fracassa, In luogo della fabbrica. Similitudini e paragoni dal
Memoriale alla Dismissione; Laura Rorato e Claudio Brancaleoni, Dalla fabbrica al call
center : la smaterializzazione della metropoli contemporanea; Carmela Lettieri, Osservare il
lavoro ancor prima di raccontarlo. Le rappresentazioni del mondo del lavoro tra approcci
etnografici, osservazione partecipante e reportage giornalistici; Claudio Milanesi,
Sembrerebbe una fiction e invece vero. Mimesi e antinaturalismo in Giuseppe Genna,
Lanno luce; Monica Jansen, Quando lazienda diventa mortale. Le morti bianche:
narrazione e mutazione del soggetto operaio; Maria Pia De Paulis, Nordest di Massimo
Carlotto: ascesa e declino del capitalismo tra sangue e misteri familiari; Laurent Lombard,
La finitudine come orizzonte: mutazione, mobilizzazione, globalizzazione nellopera di
Massimo Carlotto; Adalgisa Giorgio, Mutazioni del lavoro, comunit e pensiero meridiano:
Antonio Pascale e Fabrizia Ramondino; Giuliana Pias, Dal nuraghe a Internet: un esempio
letterario di un luogo a economia globalizzata; Srecko Jurisic, Roma citt-azienda. Cinacitt
di Tommaso Pincio e Intervista inedita a Tommaso Pincio; Estelle Paint, Trasformazioni
sociali e economiche dellItalia contemporanea in Guerra agli umani e Previsioni del tempo
di Wu Ming; Margherita Marras, Sesso, nuove tecnologie e management: reificazione del
corpo e del desiderio in Web cam di Francesca Mazzuccato; Lucia Quaquarelli, Le
domestiche della globalizzazione. Il lavoro femminile nella letteratura italiana
dellimmigrazione; Eleonora Pinzuti, Il genere precario. Narrazioni e teorie contemporanee;
Paolo Chirumbolo, Lincertezza continua: lItalia del lavoro vista da Andrea Bajani; Laura
Nieddu, Il mondo deve sapere che ci resta Tutta la vita davanti. La caverna del call center
raccontata dallinterno; Irina Possamai, Ascanio Celestini e la Fabbrica di Parole sante:
appunti per una Lotta di classe; Oreste Sacchelli, Intellettuali al bivio: Valzer, di Salvatore
Maira; Appendice: Il precariato del lavoro nellItalia di oggi: Giovanni Bonato, Il lavoro
atipico in Italia: evoluzione e analisi normativa; Luca Marsi, Flessibilit e precariet del
lavoro nellItalia del XXI secolo; Caroline Savi, Mercato del lavoro e occupazione femminile
nellItalia dei primi anni 2000.

Claudio Panella