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Cinquecento:

1. Qual è l’importanza del Petrarca Aldino?

- Aldo Manuzzi pubblica Petrarca Aldino – un'edizione di Petrarca (Canzoniere e Trionfi)


curata da Pietro Bembo, scritta in volgare (mentre altre sue opere erano in latino). Si
tratta di un'edizione tascabile. È importanteper ortografia, perché Bembo e Manuzzi
cambiano ortografia di alcune parole, ad esempio saxo – sasso, volgari – vulgari. Inoltre,
lui introdusse per la prima volta il segno dell'apostrofo, prendendo a modello la grafia
greca. Grazie ad importanza di opere di Petrarca tutti hanno cominciato a scrivere così.

2. Qual è la prima grammatica edita dell’italiano? Qual è il primo vocabolario?

- La prima grammatica edita dell'italiano a stampa uscì nel 1516 ad Ancona, con il titolo di
Regole grammaticali della volgar lingua, scritta da Giovanni Francesco Fortunio. Il
primo vocabolario della lingua italiana è La fabbrica del mondo scritto da Francesco
Alunno nel 1548.

3. Quali erano le conseguenze linguistiche del Concilio di Trento?

- Il Concilio di Trento è collegato con la riforma della chiesa. Questo concilio è durato al
1545 dal 1563 ed ha influito anche alla lingua. Nella chiesa cattolica la messa viene
celebrata in latino fino agli anni 1960. Questo concilio ha proibito volgare e la lingua
ufficiale nella chiesa era il latino. Il Concilio ha stabilito i registri parrocchiali (battesimi,
cresime, nozze, morti). Grazie a questi registri parrocchiali si stabiliscono i cognomi,
prima si cambiano frequentamente. Con questo concilio si introduce Index librorum
prohibitorum – tutti libri che non seguono dottrina cattolica possono essere qui.

4. Perché viene fondata l’Accademia della Crusca?

- Perché anche il suo simbolo è il frullone, un macchinario che serviva a separare la buona
farina dalla crusca e questo procedimento doveva essere applicato anche alla lingua
italiana che provedava il primato del volgare fiorentino.

5. Che cosa è la questione della lingua. Faccia un paragone fra le tre correnti.

- La questione sulla lingua del cinquecento è un dibattito sulla lingua tra tre scrittori –
Pietro Bembo, Baldassar Castiglione e Gian Giorgio Trissino:
1. La prima teoria è questa di Pietro Bembo, cioè corrente arccaizzante. Secondo lui italiano
standard dovrebbe essere italiano del '300, di Petrarca e di Boccaccio, ma non apprende
Dante. Vuole riportare lingua di '300 a '500. A Bembo non piace che Dante usa diversi
livelli linguistici e che qualche volta li mescola. Secondo Bembo una lingua deve essere
di stesso livello.
2. Teorie Cortigiani di Castiglione – l'oppinione che è opposta a quella bembiana. La gente
in Italia deve usare lingua che esiste e secondo lui il modello della lingua è lingua della
corte a Roma che si deve seguire. Ma non esiste la lingua unitaria sulla corte, cioè ogni
corte aveva la sua propria lingua. Castiglione scegile Roma proprio per la chiesa.
3. Corrente del toscano moderno/italiano di Trissino
Lui ha trovato De volgari eloquentia di Dante, che era stato perso da 200 anni ed ha fatto
la prima traduzione in volgare. Nel 1529 ha scritto Castellano, un trattato sulla lingua nel
quale ha spiegato le sue idee. Secondo lui, Petrarca non era toscano, perché nella sua
poesia si trovano le parole di tutta Italia, quindi Petrarca è un italiano. Trissino dice che
Petrarca scrive in italiano e non in fiorentino/toscano, proprio per questo si tratta di idea
italiana.

Seicento:

1. L'influsso di Leonardo Salviati.

- Leonardo Salviati era un linguista del '600 e uno dei fondatori della Accademia della
Crusca ed aveva l'idea di fare un vocabolario. Lui era anche il purista. Il purismo è
corrente che considera che tutto sia stato migliore nel passato e che l'unica pura lingua è
proprio questa fiorentina. I seguaci di Salviati hanno continuato il suo lavoro e due anni
dopo la sua morte hanno pubblicato il vocabolario a Venezia.

2. Le differenze fra le edizioni del Vocabolario della Crusca (1612, 1623, 1691)

- 1612 – la prima edizione è stampata a Venezia


1623 – la seconda edizione, anche stampata a Venezia. Fu sostanzialmente uguale alla
prima, salvo alcuni aggiustamenti e correzioni.
1691 – la terza edizione stampata a Firenze; segnò un salto quantitivo e qualitativo
notevole: da un lato, infatti Il Vocabolario passò da uno a tre tomi con un sensibile
incremento delle voci e delle citazioni, dall'altro, si fece strada un cauto
ammodernamento dei criteri, che portò all'inclusione negli spogli di autori moderni come
Guicciardini e Castiglione, oltre, finalmente, a Tasso, e all'inserimento di voci dell'ambito
scientifico, tratte da autori come Galileo e da letterati – scienzati come Redi e Magalotti, i
quali collaborarono attivamente alla realizzazione di questa terza edizione del
Vocabolario.

3. Spieghi le posizioni degli anticruschisti.


- La pubblicazione del Vocabolario fu, sin da subito, oggetto di numerose e a volte pesanti
critiche. Uno dei primi oppositori dell'Accademia fu Paolo Beni, professore
nell'Università di Padova che, nello stesso anno della prima edizione del Vocabolario,
scrisse un'opera dal significativo titolo di Anticrusca, nella quale opponeva gli scrittori
del Cinquecento al canone trecentesco di Salviati. Agli accademici si oppose anche il
modenese Alessandro Tassoni autore del poema eroicomico la secchia rapita, che
approntò una serie di osservazioni alle prime due edizioni del Vocabolario. Il fulcro delle
sue critiche era il rifiuto dell'esasperato culto per la tradizione che aveva portato la Crusca
a proporre una lingua infarcita di arcaismi linguistici, cioè di termini ormai usciti dall'uso,
che sfavorivano la chiarezza della comunicazione. La lingua da prendere a modello era
quella di Roma, in particolare della corte romana, avvertita come più „italiana“ e meno
connotata regionalmente.
Uno dei anticruschisti era anche Daniello Bartoli. Lui ha scritto un'opera di argomento
grammaticale, Il torto e il diritto del Non si può(1655), la quale è costituita da un insieme
di osservazioni talora pungenti, rivolte non solo all'Accademia, ma anche e soprattutto
contro l'autoritarismo spesso ingiustificato dei grammatici.

4. La nascente lingua scientifica (l'influsso di Galileo)

- Galileo Galilei all'inizio della sua cariera scrive in latino e poi scrive in volgare
(fiorentino). Lui pensa che scienza sia qualcosa che appartiene al popolo e che il popolo
la deve capire. Per poter scrivere in linguaggio scientifico lui inventa le parole, perché
non ce n'erano. Per esempio – cannocchiale.

5. La lingua del melodramma.

- La melodramma nasce durante il Seicento. La prima conservata opera è Euridice di


Jacopo Peri nel 1600. Era scritta per occasione speciale, per nozze di Maria de' Medici
con Enrico IV di Francia. Durante '500 gente credeva che dramme greche erano seguite
con musica e loro volevano seguire il modello greco. Dentro di se si consiste dalle diversi
arti. La lingua di melodramma del '500 ha molte influenze linguistiche all'estero
(italianismi come aria, bravo, cabaletta, daccapo, do di petto, libretto,opera e altri sono
presenti fino ad oggi in molte lingue del mondo).