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Focus Storia - 02 2019

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Storia

РЕЛИЗ ПОДГОТОВИЛА ГРУППА "What's News" [Link]/WSNWS

SCOPRIRE IL PASSATO, CAPIRE IL PRESENTE

n°148
Febbraio
MENSILE – Austria, Belgio, Francia, Lussemburgo, Portogallo, Spagna � 8 - MC, Côte d’Azur � 8,10 - Germania � 11,50 - Svizzera CHF 10,80 - Svizzera Canton Ticino CHF 10,40 - USA $ 11,50

DA CESARE A NAPOLEONE,
DALLA RIVOLUZIONE FRANCESE
A QUELLA RUSSA, PERCHÉ LE COSE

QUANDO
SUCCEDONO (ALMENO) DUE VOLTE

LA STORIA
16 GENNAIO 2019 - MENSILE
� 4,90 IN ITALIA
SI RIPETE LISBONA KO IL LEONE SVEVO CHE BARBA!
COME UN TERREMOTO LA SCALATA AL POTERE VIRILITÀ, SAGGEZZA,
DISTRUSSE LA CITTÀ. DI MANFREDI, IL RE CHE FORZA: TUTTI I MESSAGGI
Sped. in A.P. - D.L. 353/03 art.1, comma 1, DCB Verona E TANTE CERTEZZE. SFIDÒ BEN TRE PAPI. SCRITTI IN FACCIA.
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la grande storia narrata dai capolavori a fumetti presenta

un’opera nata dopo cinque anni


di ricerche, tra interviste ai testimoni
e sperimentazioni grafiche.
Primo fumetto realistico sulla Shoah, questa storia
sconvolgente ci immerge nella drammatica quotidianità
degli internati nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.
Questo graphic novel si pone l’importante obiettivo
di sensibilizzare i giovani alla pratica della memoria,
facendo della cronaca un potentissimo mezzo espressivo.

un capolavoro vincitore del prestigioso


prix Jeunesse dell’assemblea nazionale.
© Auschwitz by PASCAL CROCI © 2017 BELG Prod

grande formato volume


da collezione e 12,99
Dal 25 gennaio in edicola,
libreria e nelle migliori fumetterie

SCOPRI GLI ALtRI vOLumI DI HIStORICA Su [Link] e [Link]


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Storia
CI TROVI ANCHE SU:

148 Febbraio 2019 [Link] In copertina: Giulio Cesare


e Napoleone.

MONDADORI PORTFOLIO
IN PIÙ...
D ittature, crac economici,
“uomini forti” che prendono
il potere, sfide fra superpotenze:
niente di quello che accade
oggi suona nuovo. Segno che
14 IlANTICHITÀ
triumviro
nababbo
la Storia è scivolata nei secoli Come Crasso si
proponendo sempre le stesse alleò con Pompeo e
ricette? Il filosofo Gian Battista Mussolini Cesare e affondò la
Vico sosteneva che la Storia ha e Hitler nel Repubblica.
un andamento ciclico, gli eventi 1937: due
dunque tendono a ripetersi in
un susseguirsi di “corsi e ricorsi”.
uomini
“forti” che
20 Che
COSTUME
barba!
scatenarono Credo religioso, ceto
Tesi che non trova d’accordo sociale: i significati
tutti gli studiosi ma, dibattito a l’inferno. della barba.
parte, resta l’evidente incapacità,
tutta umana, di fare tesoro degli
errori del passato. Di fronte alle 26 IlMEDIOEVO
leone di Svevia
sfide del futuro siamo disarmati Manfredi, il figlio
perché, come spiega lo storico illegittimo dello Stupor
Franco Cardini, «i “gruppi umani”, mundi che diventò re.
fin dalla notte dei tempi, fanno
sempre e comunque le stesse 76 Gertrude
CULTURA
Stein
cose». Vediamoli, dunque, questi
corsi e ricorsi. Il nostro dossier GLI EVENTI STORICI Scrittrice, poetessa

SI RIPETONO?
e musa: la vita di
vi racconterà come i pregiudizi, un’americana a Parigi.
da sempre, condizionino anche
le politiche di uno Stato; come
ci si infili in una grave crisi 34 50 82 Sisma
SETTECENTO
filosofico
economica, e se ne esca; come Corsi & ricorsi Il primo crac finanziario Le conseguenze del
La Storia è “maestra di vita” e ci Nel Medioevo le grandi famiglie terremoto di Lisbona
ci si affidi a persone carismatiche
aiuta a non fare sempre gli stessi fiorentine prestavano soldi ai del 1755.
ma troppo ambiziose, e se ne
errori? Lo abbiamo chiesto allo sovrani d’Europa. Ma nel XIV secolo
88 Jan
paghino le conseguenze. NOVECENTO
storico Franco Cardini. ci fu un grosso tracollo.
Emanuela Cruciano Palach
caporedattore
38 54 Il giovane che, nel
1969, si dette fuoco
Potenze in trappola Sono io l’uomo forte per protesta contro i
RUBRICHE Quando un Paese emergente
insidia una superpotenza, 75 volte
Cesare fu il primo. E da allora molti
“cesaristi” hanno sedotto le masse
carri armati sovietici.

4 FLASHBACK
6 LA PAGINA DEI LETTORI
su 100 scatta la “trappola di
Tucidide” e scoppia una guerra.
promettendo di risolvere da soli
crisi e disordini. 92 IARTEsurrealisti
Sogno e realtà nelle
8 NOVITÀ & SCOPERTE 42 60 opere di questi artisti
dei primi del ’900.
11 TECNOVINTAGE Le età dell’oro Da un regime all’altro
12 MICROSTORIA
In certi periodi e in alcuni luoghi si
sono create condizioni eccezionali
grazie alle quali alcune civiltà
Come si conclude una rivoluzione?
Non tutte nello stesso modo:
alcune con la dittatura altre con un
98 Irriducibile
STORIE D’ITALIA

71 RACCONTI REALI Il sacerdote emiliano


hanno vissuto il loro apogeo. governo più democratico. che si scontrò con i
giacobini (1796-1799).
72 COLD CASE
44 66
102 Prove
COVER: GRZEGORZ PĘDZIŃSKI

74 DOMANDE & RISPOSTE GRANDI TEMI


Amici-nemici La caduta degli imperi
Efficienti loro, creativi e inaffidabili Quali sono i fattori (politici, di
110 FOTO FATTO
noi. I luoghi comuni su tedeschi e economici e non solo) che
Olocausto
Nel 1904 la Germania
112 AGENDA italiani hanno sempre influenzato i concorrono alla morte di una sterminò 100mila
rapporti tra i due Paesi. civiltà? E il fenomeno è inevitabile? indigeni africani.

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FLASHBACK
GAMMA-KEYSTONE/GETTY IMAGES

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1933
SVIZZERA

Pioniere dell’aria
Jean-Felix Piccard, fratello gemello
dello scienziato svizzero Auguste,
posa all’interno di un pallone
aerostatico progettato per ascensioni
stratosferiche (per raggiungere cioè
la fascia dell’atmosfera sopra i 12 km
di altitudine). Il 23 ottobre 1934 Jean-
Felix, con la moglie Jeannette,
toccò l’altitudine record
di quasi 18 km.
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LA PAGINA DEI LETTORI


Inviateci opinioni, idee, proposte, critiche. Pubblicheremo le più interessanti oltre a una selezione dei commenti alla nostra pagina Facebook.
([Link]/FocusStoria). Scrivete a Focus Storia, via Arnoldo Mondadori 1, 20090 Segrate - Milano o all’e-mail redazione@[Link]

passarono, inspiegabilmente, attraverso un


sentiero largo 80 centimetri anziché sulla
strada larga quattro metri; quindi le operazioni
subirono un forte rallentamento e solamente i
bersaglieri del 72º battaglione, inviati per primi
oltre il confine, raggiunsero il paese, dove si
trovarono senza il sostegno della fanteria che
aveva sbagliato strada.
Ai primi colpi dell’artiglieria avversaria, Zincone,
preso dal panico per l’assenza di rinforzi,
anziché avanzare, impartì l’ordine di ritirata, che
però non arrivò al 72° reggimento di bersaglieri
che rimase a Carzano dove fu neutralizzato dal
fuoco nemico. A lungo, un po’ per pudore degli
austriaci, scossi dal tradimento subìto, un po’
degli italiani, dimostratisi incapaci nello sfruttare
un’occasione unica, si è preferito far cadere
su questa pagina di storia militare un velo di
silenzio.
Un’occasione persa Il piano di Pivko, animato da sentimenti Antonio Marroni
Su Focus Storia n° 145 dedicato alla irredentisti e passato segretamente dalla
Grande guerra non ho trovato menzione parte degli italiani, era di minare l’esercito Statue moai made in Italy
del fatto di Carzano: una delle tante tragiche austro-ungarico al suo interno e concorrere Ho letto con interesse l’articolo “Verso
pagine della Prima guerra mondiale. a farlo crollare. Dopo numerosi incontri l’ignoto” pubblicato su Focus Storia n° 141.
L’episodio si svolse nella notte tra il 18 e il 19 clandestini venne deciso che l’esercito In relazione al riquadro riguardante “I viaggi del
settembre del 1917 a Carzano, in Valsugana, un italiano, disponendo della collaborazione di capitano Cook” (pag. 73), vorrei segnalare che
paese occupato dagli austro-ungarici. Pivko e dei suoi congiurati, avrebbe messo in Italia sono stati scolpiti ben due moai.
Nella notte del 12 luglio 1917, Karel Mleinek, in atto un’azione a sorpresa nelle linee Il primo nel 1987 a Vitorchiano (Viterbo), alto
inviato dal tenente austro-ungarico Ljudevit austro-ungariche. sei metri e pesante 30 tonnellate, è un
Pivko, comandante interinale del V Battaglione La notte del 18 settembre 1917 i congiurati monolite in peperino costruito con asce e
bosniaco (schierato sul fronte di Carzano), si aprirono la strada agli italiani che, salendo pietre taglienti da 11 indigeni maori della
recò nello schieramento italiano (sarà il primo da Scurelle, trovarono varchi aperti nei famiglia Juan Atan Paoa provenienti dall’Isola
di una serie di contatti segreti) consegnando al reticolati, ai quali era stata interrotta la corrente di Rapa Nui (Cile).
Maggiore Cesare Pettorelli Lalatta, vice capo del elettrica, le linee telefoniche e telegrafiche. Il secondo, invece, creato nel giugno del 2015,
Servizio Informazioni della 1ª Armata, un plico L’operazione venne affidata al generale Attilio a Chiuduno (Bergamo), da 14 maori polinesiani
contenente schizzi topografici della prima linea Zincone affiancato, però, da truppe che del gruppo Haka Ara Henua, è in pietra orobica
austro-ungarica sul fondovalle e altre notizie non conoscevano il territorio e dotate di un di Sarnico e ha gli occhi di ossidiana e corallo.
utili. equipaggiamento troppo pesante. I soldati Fabio Lambertucci, Roma

Cartoline dalla Grande guerra


S olo ora, sistemando la mia “raccolta di cartoline” di giovanile
memoria, ho ritrovato questa cartolina (a destra), chiaramente
pro Grande guerra, con i ritratti dei tre “iniziali” protagonisti (da
sinistra, Luigi Cadorna, re Vittorio Emanuele III e Antonio Salandra).
La mia curiosità è nata leggendo sul retro che era stata scritta l’8
ottobre 1915 (l’Italia aveva dichiarato guerra all’Impero austro-
ungarico il precedente 23 maggio) da un cadetto ungherese, già
prigioniero l’8 ottobre 1915 (forse catturato nell’offensiva dello
stesso mese) in Sicilia, a Carini, in lingua Italiana.
Seguendo varie fonti ho cercato notizie in merito, senza risultato.
C’è tra i lettori qualcuno che possa indirizzarmi all’individuazione del
cadetto ungherese?
Pietro Bernardotti, Valmadonna (Al)

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I monumenti della memoria Venti di libertà

MONDADORI PORTFOLIO
Vorrei fare una precisazione in merito Ho letto con grandissimo interesse il
all’articolo “Dal mito alla propaganda”, dossier pubblicato su Focus Storia
pubblicato su Focus Storia n° 145, in cui sono n° 146 dedicato ai “piccoli Davide” che
descritti alcuni ossari e sacrari militari del sconfiggono i “potenti Golia”, ma ho riscontrato
Veneto e della provincia di Vicenza. un’inesattezza nel riquadro “Venti di libertà” a
Io abito vicino al Monte Pasubio, famoso pagina 56. Infatti qui si scrive che lo Zimbabwe
in tutto il mondo come teatro di guerra divenne indipendente dal Regno Unito nel
del primo conflitto mondiale, vorrei quindi 1980, ma in realtà la minoranza bianca aveva
segnalare che l’ubicazione del monumento già proclamato unilateralmente l’indipendenza
dell’Ossario del Monte Pasubio, che conosco del Paese, allora chiamato Rhodesia, l’11
molto bene, è indicato erroneamente come novembre 1965, instaurando un regime di
se si trovasse nel cuore della provincia di apartheid simile a quello sudafricano. L’Onu
Verona, in bassa Valpolicella o addirittura nella non riconobbe la dichiarazione di
città di Verona. indipendenza, ma il Paese che prendeva nome
Invece si trova sul Colle di Bellavista ed è dallo spregiudicato Cecil Rhodes era già
poco prima del Passo Pian delle Fugazze, non indipendente de facto. Il 18 aprile 1980 invece il
distante dal Passo di Campogrosso, due passi regime di apartheid ebbe fine (io me ne
che dividono la provincia di Vicenza con il ricordo, anche se avevo soltanto 11 anni) e
Trentino e la provincia di Trento. (...) La real gioventù l’indipendenza venne riconosciuta dalla
Marco Pozza, Recoaro Terme (Vi) Nella rubrica Microstoria pubblicata su comunità internazionale, mentre il Paese
Focus Storia n° 146 c’è un riquadro sui re assumeva il nuovo nome di Zimbabwe (in
Risponde Riccardo Michelucci, autore più giovani della Storia (sopra, Maria Stuarda). lingua shona “grande casa di pietra”).
dell’articolo Ho notato, però, che non è stato inserito Franco Mario Boschetto
Le esigenze di brevità dello schema dei nell’elenco Federico II, salito al trono all’età di
“monumenti alla memoria” riportato a quattro anni, subito dopo la morte del padre
pag. 75 non ci hanno consentito di specificare Enrico VI e della madre Costanza d’Altavilla,
la loro ubicazione nel dettaglio. Ci siamo divenuto re di Sicilia grazie al titolo ereditato
quindi limitati a citare il comune di dalla madre. Solo in età adolescenziale divenne
riferimento dei singoli sacrari e ossari come re di Gerusalemme e imperatore del Sacro
indicato dal progetto sugli itinerari della Romano Impero. Grazie a lui abbiamo la fortuna
Grande guerra realizzato dalle regioni di avere edifici come Castel del Monte e di aver
Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lombardia e la gettato le basi della Scuola poetica siciliana.
provincia autonoma di Trento. Guendalina Rispoli

LA VOCE DELLA STORIA:


I NOSTRI PODCAST
P roseguiamo
la nostra avventura
con i podcast di
redazione vi proporrà
gli approfondimenti e
i “dietro le quinte” del
attraverso la
voce degli storici
più autorevoli:
Focus Storia. In giornale in edicola, testimonianze e
contemporanea raccontando tutti gli interviste preziose
con l’uscita di ogni aneddoti e le curiosità che ci aiuteranno a
numero della rivista
si potranno scaricare
che non hanno trovato
spazio nella rivista.
comprendere il mondo
che ci circonda. Per
I NOSTRI ERRORI
i contenuti audio dal Dentro la notizia. essere ancora una Focus Storia 146, a pag. 13, abbia-
sito [Link]/ Soprattutto volta coerenti con il
storia/podcast. Ogni proveremo a nostro slogan: scoprire mo indicato erroneamente che
mese, in quattro interpretare i grandi il passato, capire il Ettore Tolomei era altoatesino, in
appuntamenti, la temi di attualità presente. realtà la sua famiglia era originaria
di Siena e lui era nato a Rovereto.

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NOVITÀESCOPERTE
A cura di Anita Rubini

Simboli (tra cui un serpente in


alto sinistra) su una pietra pitta. IMPERO ROMANO

UN’INEDITA REGINA
LEDA A POMPEI
SHUTTERSTOCK/FULCANELLI

ANTICA BRITANNIA

L’abc dei Pitti


O rmai è certo: il popolo dei Pitti, vissuto
nell’attuale Scozia tra l’Età del bronzo e
l’Alto Medioevo, sviluppò il proprio sistema
di scrittura basato su simboli tra il IV e il V
secolo d.C. e non durante il Medioevo, come
creduto fino a poco tempo fa. Il sistema, non
ancora decifrato, è paragonabile a quello
ogamico irlandese o runico scandinavo,
nati nello stesso periodo. I particolari segni

A
di questa lingua, rinvenuti su oggetti di
Pompei è emerso uno splendido affresco dagli scavi di una lussuosa domus romana,
pietra, legno, osso e metallo, sono diffusi su
nella Regio V. Il dipinto raffigura il dio Zeus, nella forma di un cigno, e Leda, la regina
tutto il territorio dove viveva questo popolo,
di Sparta nella mitologia greca. L’affresco stupisce per l’altissima qualità e i colori
che deve il suo nome all’uso di ricoprirsi di
straordinariamente vivaci. La scena mostra l’amplesso tra il capo dell’Olimpo, trasformatosi in
tatuaggi e colori di guerra.
cigno, e Leda, la moglie del re di Sparta Tindaro. Dal doppio amplesso, prima con Giove e poi
Conflitti fruttuosi. L’esame di questi
con Tindaro, nasceranno, fuoriuscendo da uova, i gemelli Castore e Polluce (i Dioscuri ovvero
reperti e nuovi scavi presso il forte di
i “figli di Zeus”), Elena – futura moglie di Menelao re di Sparta e causa della guerra di Troia – e
Dunnicaer – che si trova su un’isola della
Clitennestra, sposa e assassina di Agamennone re di Argo. A Pompei il mito di Leda godette
costa nord-orientale, ed era usato per
di una certa popolarità, poiché è attestato in varie domus con diverse iconografie: di solito la
incursioni in territorio romano – hanno
regina è in piedi e non è ritratta nel momento dell’unione carnale con la divinità.
convinto gli studiosi dell’Università di
Arrampicata sociale. L’affresco è stato scoperto nella stanza da letto di una ricca dimora.
Aberdeen che l’elemento scatenante per
Non si sa chi fosse il proprietario: secondo il direttore del parco archeologico Massimo
lo sviluppo della scrittura dei Pitti (e delle
Osanna, probabilmente era «un ricco commerciante, forse anche un ex liberto ansioso di
altre citate) fu probabilmente la presenza
elevare il suo status sociale con il riferimento a miti della cultura più alta». Gli archeologi
dei Romani ai confini. Con essi questo
stanno valutando se rimuovere l’opera ed esporla al pubblico. •
bellicoso popolo ebbe numerosi scontri,
Marco Narducelli
che impedirono l’estensione dell’impero
a nord del Vallo di Adriano ma permisero,
AGF

nonostante tutto, degli scambi culturali. (g. l.)

FLASH ANTICA ROMA FLASH MEDIOEVO FLASH ANNI TRENTA

WC A SORPRESA LA RIBELLE DANESE GLI UFO DI MUSSOLINI


Mosaici romani con scherzose scene erotiche In Danimarca ritrovato un sigillo appartenuto a Nel 1933 Mussolini avrebbe chiesto di
i cui protagonisti sono personaggi mitologici: Elisabeth Buggesdatter, una rara donna leader indagare su un misterioso incidente aereo
sono stati ritrovati dagli archeologi in una di quell’epoca, figura chiave nelle ribellioni del verificatosi in Lombardia. Coinvolto un
latrina del II secolo d.C. nell’odierna Turchia. XIV sec. contro il re Valdemaro IV. velivolo sconosciuto di forma cilindrica.
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SECONDA GUERRA MONDIALE

La super arma
In una domus romana di Pompei di Hitler su Londra
è venuto alla luce un affresco
stupefacente, per la qualità del disegno
N ella foresta di Packing Wood, nei
dintorni di Londra, è stata trovata
una bomba risalente alla Seconda
guerra mondiale, nota come V1 o
e la vivacità dei colori. “bomba volante”, primo esempio di
missile da crociera (controllabile in volo)
entrato in servizio nel 1943. Lanciata
il 6 agosto 1944, era destinata a
esplodere sulla capitale inglese, ma non
raggiunse mai l’obiettivo: venne infatti
intercettata e abbattuta dall’aviazione
inglese. A scoprirla, nel bel mezzo della
boscaglia, sono stati i fratelli Colin
e Sean Welch, membri di Research
Resource, una società di archeologia
specializzata nello scavo di reperti
bellici.
Ultima spiaggia. Le V1 erano una
sorta di missili usati dai nazisti durante
l’ultima fase della guerra: non erano
pilotate dai militari dell’aviazione, ma
controllate da lontano, e potevano
percorrere una distanza di 240 km.
Venivano manovrate dall’Olanda,
allora occupata dai nazisti. Si trattava
di armi letali, che Hitler decise di
usare con uno scopo ben preciso:
attaccare l’Inghilterra per vendicarsi dei
bombardamenti anglo-americani sulle
città tedesche. Secondo le stime, le V1
causarono la morte di almeno 6.000
persone. (s. z.)

Sensualità
JOHN HAYES-FISHER RESEARCH RESOURCE

svelata
Un’archeologa
al lavoro
sull’affresco
recentemente
ritrovato a
Pompei. Ritrae
Leda, appena
coperta da un
drappo dorato,
che si accoppia
con Zeus, nei
panni di un cigno.

FLASH PREISTORIA FLASH ANTICA GRECIA


Il ritrovamento
IN AMERICA PER PRIMI SI SCAVA A TENEA di una “bomba
In Texas (Usa) trovata una punta di lancia in Per la prima volta è stata scavata una parte volante” (a
pietra risalente a 15.500 anni fa. Finora si era dell’antica città greca di Tenea, vicino a destra, lo schema
datato l’arrivo dell’uomo in America con la Corinto. Emersi resti di case e sette nuove dell’ordigno) nei
Cultura Clovis sviluppatasi 13.000 anni fa. tombe datate tra il 300 a.C. e il 400 d.C. pressi di Londra.
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NOVITÀESCOPERTE
ANTICA GRECIA IMPERO OTTOMANO

LA NAVE DI ULISSE Il tesoro? Lo trovano


i carcerati
S

PLEVEN REGIONAL MUSEUM OF HISTORY


ono stati
Sui fondali del Mar Nero trovata una nave di i detenuti
2.400 anni fa: assomiglia a quella del mito... del carcere di
Pleven (Bulgaria

F
u forse in una nave simile che Ulisse si fece legare all’albero per poter Settentrionale)
ascoltare l’irresistibile canto delle sirene, mentre i marinai remavano con le a fare una
orecchie tappate. È la più antica e allo stesso tempo intatta imbarcazione clamorosa scoperta
dell’antica Grecia mai trovata, e giace a oltre 2.000 metri di profondità nel Mar archeologica: un
Nero. Datazioni al radiocarbonio la fanno risalire infatti al 400 a.C. circa, e secondo tesoro di più di 7mila
gli studiosi assomiglierebbe molto a quella ritratta sul “Vaso della sirena”, del V monete ottomane
secolo a.C., conservato al British Museum. d’argento è venuto
Una finestra sul passato. L’ottimo stato di conservazione – che potrebbe alla luce in un campo
rivoluzionare le nostre nozioni di ingegneria nautica e navigazione di quell’epoca (a destra) dove i
– è dovuto alle abbondanti acque dolci dei fiumi, che nel Mar Nero relegano sui detenuti stavano
fondali quelle salate e povere di ossigeno, inadatte ai microrganismi che si nutrono effettuando alcuni
di legno. Si tratta del risultato più entusiasmante della ricerca lavori agricoli. Nel complesso le monete
(guidata da studiosi dell’Università inglese di Southampton), pesano oltre 8 kg, e sono in prevalenza
che nel corso del 2017 si è estesa su 2.000 km2 di mare, akces, principale unità monetaria
individuando una sessantina di relitti, tra cui alcuni dell’Impero ottomano, anche se sono
degli imperi ottomano e bizantino.  • di vario taglio e con diverso valore
Giuliana Lomazzi nominale, e risalenti ad anni diversi.
Assediata. Per gli studiosi accorsi sul
posto c’è la possibilità (tra l’ipotesi e la
speranza) che nei pressi possa essere
stato nascosto un altro contenitore,
magari più piccolo ma con monete
di taglio superiore. Il valore già così è
elevato: per gli archeologi corrispondeva
alla possibilità di acquistare tre case a
BLACK SEA M.A.P ÔÇÔ MARITIME ARCHAEOLOGY PROJECT

Edirne, la principale città della regione.


MONDADORI PORTFOLIO/AKG

Nei pressi del ritrovamento non sono


però state rinvenute strutture ottomane.
Sembra che il tesoro sia stato sepolto in
qualche momento del XIX secolo, forse in
Incontro fatale occasione di uno degli assedi posti dalle
La nave del V secolo a.C. trovata forze russe e romene, per esempio nel
nel Mar Nero e (nel tondo) un 1877: Pleven era una città ben fortificata
particolare del “Vaso della sirena” in quanto nodo strategico di quest’area
con l’episodio di Ulisse nell’Odissea. dell’impero. (a. b.)

NEOLITICO

La maschera di 9mila anni fa


CLARA AMIT, ISRAEL ANTIQUITIES AUTHORITY

U na maschera di pietra in eccellenti


condizioni di conservazione (a destra) è stata
scoperta per caso in un campo a sud di Hebron
Sembrerebbe risalire a 9mila anni fa, all’origine
della società agricola, quando si assistette a un
incremento delle attività religiose, compreso il culto
presso l’insediamento ebraico di Pnei Hever, in degli antenati.
Cisgiordania. La maschera è in arenaria rosa e Rare. Maschere di questo tipo (in passato ne sono
gialla ed è molto naturalistica, con zigomi e naso state trovate solo 15 e l’ultimo ritrovamento risale
ben delineati. Perfettamente simmetrica, presenta a più di 35 anni fa) sarebbero legate ai riti neolitici
fori per gli occhi e la bocca, mentre la dentatura della produzione agricola. Dopo la fortunosa
è stata incisa con uno scalpello. Ha inoltre fori per scoperta di un passante, gli archeologi hanno
essere legata, forse a un viso (per cerimonie sacre rinvenuto nell’area teschi umani intonacati con
o riti funebri) o a un palo per rituali propiziatori. gesso, un rituale noto per l’epoca neolitica. (a. b.)

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TECNOVINTAGE [2001]
A cura di Eugenio Spagnuolo

L’iPod, uscito
sul mercato nel
2001, con tutta
l’attrezzatura
necessaria
per ascoltare
la musica,
ricaricarlo e
connetterlo al
computer.

MUSICA DIGITALE

TUTTA LA MUSICA IN MANO


Ecco come nacque l’iPod, il riproduttore musicale più famoso del mondo
diventato simbolo di una rivoluzione digitale nella musica.

L
a grande avventura dell’iPod inizia nell’ottobre 2001, quando Quando gli chiesero a che cosa servisse, Steve Jobs lo spiegò così: “Con
Apple lancia il suo primo lettore musicale portatile destinato iPod, Apple ha inventato un’intera nuova categoria di lettori di musica
a diventare lo walkman del XXI secolo. La prima incarnazione digitale che ti consente di mettere tutta la tua collezione musicale in tasca
del dispositivo che avrebbe rivoluzionato l’industria musicale (e non e ascoltarla ovunque”.
solo, visto che è un po’ padre dell’iPhone) aveva una rotella centrale di Conviene comprarlo. È il gadget che ha dato il via alla rivoluzione
scorrimento meccanica e una capacità di 5 Gb e 10 Gb, e costava circa tecnologica dei dispositivi portatili. E funziona ancora, sebbene
400 dollari. Il nome “iPod” glielo aveva dato il copywriter Vinnie Chieco, Apple lo abbia inserito da tempo nell’elenco degli oggetti obsoleti,
chiamato da Apple per aiutare a commercializzare il nuovo prodotto. per cui non fornisce più assistenza, e oggi la musica passi soprattutto
Curiosamente, Apple aveva già registrato il marchio “iPod”, anche se in per i servizi di streaming come Spotify. Il prezzo può variare da
origine aveva pensato di usarlo per dei chioschi pubblici (che non videro poche centinaia a diverse migliaia di euro a seconda dello stato di
mai la luce) dotati di computer e connessione internet. conservazione. •

E NELLO STESSO ANNO...

DIRITTI CIVILI ITALIA SPAZIO CINEMA


I Paesi Bassi, primi al mondo, Il ministero della Sanità firma Il miliardario Dennis Tito, prende Esce negli Stati Uniti Final Fantasy -
legalizzano i matrimoni tra l’ordinanza anti mucca pazza il volo sulla navicella spaziale The Spirits Within, il primo film con
persone dello stesso sesso. Il che bandisce la bistecca alla russa Sojuz TM-32: è il primo soli attori virtuali. A ispirarlo
sindaco di Amsterdam, Job Cohen, fiorentina dal 1° aprile turista spaziale della Storia e una popolare saga di videogame.
celebra i primi 4 matrimoni. al 31 dicembre. resterà in orbita circa 8 giorni.  Nelle sale però sarà un flop.
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MICROSTORIA
A cura di Marta Erba, Paola Panigas e Daniele Venturoli

IL MITO
Ifigenia
I l sacrificio della figlia di
Agamennone e Clitemnestra
simboleggia la prova più grande a
cui un dio può sottoporre l’uomo.
Nel corso della guerra di Troia, la
flotta greca rimane bloccata nel
porto di Aulide a causa di venti
contrari. L’indovino Calcante rivela
che, per placare l’ira degli dèi,
Agamennone avrebbe dovuto
sacrificare Ifigenia (sotto, al centro).
Il capo degli Achei, riluttante, alla
fine accetta. Secondo le versioni
più antiche del mito (come quella
di Eschilo) la ragazza muore,
mentre secondo Euripide (autore
della tragedia Ifigenia in Aulide)
viene salvata da Artemide, che la
sostituisce all’ultimo con una cerva.

ALAMY STOCK PHOTO


Significato. Secondo alcuni
studiosi, il sacrificio di Ifigenia
rappresenta metaforicamente LA VIGNETTA
la perdita della verginità di una
figlia data in sposa: a “morire” è la
bambina, sostituita dalla donna
adulta. Il padre, partecipando al
sacrificio, accetta il passaggio. E LUCE FU...
Q
uesta vignetta fu pubblicata nel 1850 per celebrare l’abolizione della tassa sulle
finestre che ha vessato le famiglie inglesi, spagnole e francesi a cavallo tra Settecento e
Ottocento. Oggi sembra un paradosso, ma l’importo da pagare era stabilito in base alla
quantità e alle dimensioni degli infissi: maggiore luce e aria entravano in casa, più alta era la
somma da versare allo Stato. La reazione dei contribuenti non si fece attendere: in ogni parte
d’Europa si cominciò a murare le finestre ritenute poco utili senza badare all’estetica degli edifici.
Trompe-l’œil. Anche la Repubblica Ligure (piccolo Stato nato nel 1797 dall’emancipazione
dal dominio austriaco in Italia), a causa della vicinanza geografica con la Francia, venne investita
MONDADORI PORTFOLIO/LEEMAGE

dal cosiddetto “sussidio patriottico sulle finestre”. La logica del calcolo era semplice: i ricchi, che
possedevano fastose e luminose dimore con numerose finestre, dovevano corrispondere una
certa somma per ogni infisso (la tassa partiva da quota cinque, perciò le dimore più umili ne
erano esenti). In molte zone della Liguria, però, per ovviare alla bruttura estetica delle chiusure
improvvisate con calce e mattoni, le facciate dei palazzi vennero dipinte con finte aperture: le
finestre immaginarie che si vedono ancora oggi sulle facciate dei più prestigiosi palazzi liguri.

PAROLE DIMENTICATE

105
IL NUMERO

V A F R O metri
al minuto (1,75 m/s)

Dal latino vafer che significa


È la velocità dell’ascensore
realizzato nel 1889
scaltro, astuto ma anche all’interno della Statua
della Libertà di
accorto o malizioso. New York.

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CHI L’HA DETTO?


10 TO P T E N

Terenzio
SCALA

POPPERFOTO/GETTY IMAGES
Nulla che sia umano
DONNE PRIMO
mi è estraneo
MINISTRO
L a frase è la libera traduzione della locuzione latina
Homo sum, humani nihil a me alienum puto,
cioè “Sono un essere umano, niente di ciò che è umano 1 GOLDA MEIR (1898-1978)
Dopo aver ricoperto la carica di 6 CORAZON AQUINO (1933-2009)
Prima presidentessa della
ministro divenne Primo ministro di Repubblica filippina dal 1986
ritengo estraneo a me”, del commediografo latino Publio Israele dal 1969 al 1974 (sopra, nel al 1992, avviò un processo di
Terenzio Afro (II secolo a.C.). 1970), guidando il Paese durante la democratizzazione e di pacificazione
Viva l’umanità. Fu ripresa durante l’Umanesimo e il guerra arabo-israeliana del 1973. interna osteggiato dai militari.
Rinascimento per esaltare l’humanitas, mentre oggi è
citata soprattutto per alludere alla debolezza della natura 2 SIRIMAVO BANDARANAIKE
(1916-2000)
La prima donna del mondo a divenire
7 AUNG SAN SUU KYI (1945)
Simbolo dell’opposizione non
violenta al regime militare birmano.
umana, alla difficoltà di evitare gli errori e al mostrarsi
Primo ministro di uno Stato, lo Sri Ha conseguito il Nobel per la pace nel
aperti a ogni esperienza.
Lanka, e per tre diversi mandati: 1991. Attualmente ricopre la carica di
1960-1965, 1970-1977 e 1994-2000. ministro degli Esteri.

3 INDIRA GANDHI (1917-1984)


Primo ministro indiano dal 1966
al 1977 e dal 1980 al 1984, quando
8 BENAZIR BHUTTO (1953-2007)
Primo ministro del Pakistan dal
1988 al 1990 (prima volta per una
venne assassinata dalle sue guardie donna in un Paese islamico) e dal 1993
sikh. A dispetto del cognome, però, al 1996. Ha subìto due attentati nel
non era parente del Mahatma Gandhi. 2007: l’ultimo le è stato fatale.

4 MARGARET THATCHER (1925-2013)


La lady di ferro è stata Primo
ministro del Regno Unito dal 1979 al
9 ANGELA MERKEL (1954)
Erede di Helmut Kohl alla guida
della Cdu. Ha ricoperto varie volte
1990, il più lungo periodo del XX sec. la carica di ministro già dagli anni
La sua politica liberista fece riprendere Novanta. Dal 2005 è la prima donna
l’economia ma provocò tensioni sociali. cancelliere tedesca.

L’OGGETTO MISTERIOSO
5 ISABEL MARTINEZ DE PERÓN (1931)
Moglie di Juan Perón, gli successe
quando il presidente argentino morì.
10 YULIJA TYMOSHENKO (1960)
Dopo aver preso parte alla
“rivoluzione arancione” in Ucraina nel
Restò in carica dal 1974 al 1976, 2004, diventò Primo ministro del Paese
Un ovale d’acciaio con due quando i militari che presero il potere nel 2005. Ebbe un secondo mandato
indici che scorrono su le imposero gli arresti domiciliari. dal 2007 fino al 2010.

una scala semicircolare VOCABOLARIO


d’ottone tarata.
SCUOLA
Il termine scholé, da cui
deriva il nostro “scuola”,
in greco significava
IPA/ALAMY

È stata Ambra Lombardini di Monza


a indovinare l’oggetto del numero “ozio” o “tempo libero
scorso. Sono antiche chiavi antifurto. trascorso in modo
S’infilavano nel buco della serratura piacevole”. In realtà gli antichi Greci furono i primi a creare
per ostruirne l’accesso. Dopo aver per i loro giovani, purché maschi e aristocratici, un’istruzione
spinto l’asta conica nel buco veniva
asportata la metà superiore.
organizzata. L’origine del termine, infatti, risale proprio
al fatto che un tempo la cultura era appannaggio di chi
Aspettiamo le vostre risposte, indicando anche la località, a: Focus Storia, via poteva permettersi di non lavorare.
Arnoldo Mondadori, 1 – 20090 Segrate (Mi) oppure a redazione@[Link]

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ANTICHITÀ

E
ra uno dei personaggi più

[Link]
in vista dell’antica Roma,
ma nessuno (o quasi) ne ha
un’immagine precisa: parliamo
di Marco Licinio Crasso, politico, uomo
d’affari e triumviro insieme a Cesare e a
Pompeo. Spesso citato per la ricchezza
e l’avidità, Crasso in realtà era molto
più di un immorale miliardario. Certo,
alle sue fortune teneva parecchio, ma la
politica e la cultura non gli interessavano
di meno. Al punto che, finché visse,
fu uno degli uomini più potenti della
Repubblica romana.

SPREGIUDICATO. “I Romani dicono


che l’unico vizio che oscurò le molte
virtù di Crasso fosse l’avidità di denaro”,
conferma Plutarco nella Vita di Crasso.
In effetti Marco, già facilitato dalla
nobile stirpe, scalò la vetta in primis
grazie al suo fiuto per gli affari, alla
sua “avidità di denaro”. Fin da giovane
(era nato tra il 115 e il 114 a.C.) lavorò
giorno e notte per rimpinguare le casse
familiari e, alla fine della vita, dovette
ritenersi più che soddisfatto: l’eredità
iniziale di 7 milioni di sesterzi era ora
un patrimonio di 170 milioni (più di un
miliardo di euro odierni, secondo una
stima approssimativa).
Ma come accumulò tanto bendidìo?
Semplice: per Crasso gli affari erano
solo affari, con buona pace di moralisti
e filosofi. Fu così che allungò i suoi
voraci tentacoli dappertutto, acquistando
terreni, miniere d’argento, bordelli,
schiavi e beni di proscritti. A un
certo punto arrivò a possedere mezza
Roma, sempre sotto il segno della
Finale amaro
La Battaglia di Carre
spregiudicatezza: visto che in città erano in un’illustrazione
frequenti incendi e crolli, si procurò moderna: quel 9
schiavi architetti e muratori e comprò giugno del 53 a.C. i
per somme ridicole gli edifici in fiamme Parti affrontavano i
o disastrati per ricostruirli. Romani, agli ordini del
Forse tanta ricchezza gli diede alla triumviro Marco Licinio
Crasso (nella pagina
testa, se è vero che una volta si mise a accanto) che vi perse
danzare nel Foro dopo aver ricevuto una la vita. Per Roma fu
discreta eredità.Tra un affare e l’altro, una batosta.
comunque, Crasso non tralasciò gli 

IL TRIUMVIRO
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NABABBO
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Chi era Marco Licinio Crasso


Mondadori Portfolio/akg

che nel I secolo a.C. fece


un patto segreto con Pompeo
e Cesare, e affondò
Marco Licinio Crasso
la Repubblica romana.
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Politico e affarista senza scrupoli, Marco Licinio


Crasso fu uno degli uomini più ricchi di Roma
studi letterari e retorici: a detta di tutte optimates, come Crasso, appartenenti Meno apprezzabile, casomai, fu la sua
le fonti, conosceva la filosofia e la storia alla fazione aristocratica conservatrice, decisione di crocifiggere i rimanenti
a menadito e in fatto di doti oratorie erano all’epoca riposte in Silla, il 6mila prigionieri sulla via Appia. In ogni
non aveva nulla da invidiare a Cesare, a futuro dittatore, che però era in Grecia caso, a coronamento di un’inarrestabile
Pompeo e persino a Cicerone. a combattere contro Mitridate VI del ascesa, nel 70 a.C. Crasso divenne
Ponto. Fu solo nell’83 a.C. che la partita console insieme a Pompeo.
GUERRA CIVILE. Nobiltà, ricchezza, per il dominio di Roma si riaprì: Mario
cultura: a Crasso non serviva altro era morto da un pezzo (86 a.C.) e così CATTIVA STAMPA. Ormai era una
per diventare un politico di successo. anche Cinna (84 a.C.) e la guerra in celebrità, uno di quei nomi che tutti
Il I secolo a.C., tuttavia, era l’epoca Oriente era finalmente conclusa. Ora avevano presente. Ma non godeva di
dell’agonia della repubblica, della lotta Silla aveva le mani libere per sbarazzarsi buona stampa: a detta di Cicerone (e
tra fazioni, della violenza contro i rivali dei suoi veri nemici. Quando sbarcò a non solo), gli mancava il decorum, il
e anche delle grandi personalità. Senza Brindisi, Crasso si unì alla sua causa contegno che si richiedeva a un uomo
una statura e una spietatezza fuori dal e rivestì un ruolo determinante nella del suo rango. In spregio alla severa
comune la politica era preclusa, ma vittoria di Porta Collina (82 a.C.), lo austerità degli avi, ostentava il suo
Crasso si rivelò all’altezza. scontro decisivo della guerra civile. amore per il denaro e ricorreva ai più
Nato in una famiglia del partito Qualche anno dopo la dittatura e la umilianti espedienti pur di intascare
senatoriale, subì lutti e angherie per morte di Silla (78 a.C.), Crasso riprese le qualche sesterzio in più.
mano dei populares di Mario e di armi e rimediando a svariate figuracce Tutto ciò riscuoteva poca simpatia
Cinna: padre e fratello caddero sotto di pretori e consoli sconfisse sul campo tra la plebe, ammaliata da figure più
la falce del nemico e lo stesso Marco gli schiavi ribelli del trace Spartaco. carismatiche come Pompeo, fascinoso
nell’84 a.C. fu costretto a fuggire in Anche se non mancò chi sostenne il condottiero e non a caso rivale di Marco.
Spagna. Le speranze di riscossa degli contrario, fu un’apprezzabile prova. Dicerie a parte, pare in realtà che Crasso 
MONDADORI PORTFOLIO/AKG

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ALINARI

Lotte interne
L’aristocratico Lucio
Cornelio Silla e il
suo esercito nell’82
a.C. attaccano a
Roma i populares. La
repubblica era in crisi.

Sacrilegio Sospetto rivoluzionario


In un quadro del ’700
i Romani di Crasso
saccheggiano il Tempio L a carriera politica di Crasso ebbe più
di un’ombra. Pare infatti che, almeno
per alcuni anni, abbia assecondato
con un nulla di fatto e resta ancora oggi
poco chiara.
Delatori. Più interessante è un altro
di Gerusalemme,
durante l’offensiva le mire del sovversivo Lucio Sergio episodio: a detta dello storico Sallustio,
contro i Parti nel 54 a.C. Catilina, protagonista della congiura durante la congiura di Catilina vera e
contro il Senato. Anzitutto Crasso propria nel 63 a.C., un cospiratore di
ebbe (come Giulio Cesare) un ambiguo nome Tarquinio, catturato, “fece il nome
legame con un primo e oscuro di Crasso”, ma nessuno ebbe il coraggio
tentativo rivoluzionario di Catilina, che di sfidare un uomo tanto potente.
progettò di uccidere i consoli dell’anno Meglio tenerselo buono: in molti “gli
65 a.C. La vicenda, tuttavia, si concluse erano obbligati in affari privati”.

SCALA

La congiura di
Catilina “vista” in
un quadro del
Settecento. Forse
Crasso vi era
coinvolto.
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ART IN FLANDERS VZW/BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO

Solo grazie all’intervento di Crasso


e alle divisioni interne tra i ribelli
la rivolta di Spartaco fu sedata
vivesse in modo molto sobrio e fosse
generosissimo con chi gli chiedeva un
prestito o un po’ di ospitalità. Una fama
abbastanza compromessa, tuttavia, non
gli impedì di proseguire la sua scalata al
potere. Capì intanto che difendere l’élite
MONDADORI PORTFOLIO/LEEMAGE

senatoria gli avrebbe portato benefici


miseri rispetto alle sue ambizioni. Ciò
lo spinse a dare il suo appoggio (poi
tempestivamente ritirato) alla congiura
di Catilina e, soprattutto, a guardarsi
intorno: anche Giulio Cesare, fino ad
allora squattrinato ma ambiziosissimo,
Pompeo e Pompeo, vittorioso per terra e per
mare, erano in cerca di affermazione
sull’irriducibile ceto senatorio.
Punizione estrema La convergenza di interessi portò i
In alto, un quadro tre a stringere nel 60 a.C. un accordo
cinquecentesco illustra privato con infinite ricadute sulla vita
la morte di Crasso per pubblica: il primo triumvirato. Crasso,
MONDADORI PORTFOLIO/AKG

mano dei Parti nel 53 a.C.: Pompeo e Cesare, commenta lo storico


gli avrebbero fatto colare
dell’oro in bocca. Appiano, “così ebbero il massimo potere
Sopra e a destra, i busti degli su tutto e si scambiarono reciprocamente
illustri “colleghi” di Crasso nel Giulio Cesare favori”. Un patto aveva seppellito la
triumvirato del 60 a.C. repubblica.
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La fine dei ribelli


Gli ultimi 6mila schiavi
di Spartaco fatti
crocifiggere nel 71 a.C.
lungo la via Appia da
Crasso, che era stato
incaricato di reprimere
la loro rivolta.

THE HOLBARN ARCHIVE/LEEMAGE


LA GUERRA GIUSTA. Che quei riorganizzazione della provincia, varcò
tre fossero i becchini della costituzione l’Eufrate alla testa di sette legioni, I Parti, padroni
romana si vide subito: Cesare fu
eletto console per il 59 a.C. (e l’anno
un’armata imponente. Dichiarò
battaglia a un nemico peggiore dei
dell’Oriente antico
L
successivo intraprese la conquista della Persiani e peggiore persino dei Galli e a storia partica ebbe inizio quando
Gallia), Crasso e Pompeo per il 55, gli dei Germani. Il re dei Parti, Orode II, la tribù seminomade dei Parni,
amici dei triumviri ottennero cariche e aveva dalla sua formidabili lancieri a con a capo Arsace, si impadronì
onori, i nemici soltanto guai. La vera cavallo, oltre che un territorio ostile a intorno al 240 a.C. della Partia
domanda era: divisa Roma in tre fette, qualsiasi invasore. (attuale Iran nordorientale), regione
allora compresa nel regno ellenistico
tra quanto uno dei colleghi avrebbe
dei Seleucidi. Nei secoli successivi
tentato di prendersi tutta la torta? In L’ULTIMO ORO. L’esercito romano i domini della dinastia arsacide si
attesa di quel giorno, Crasso decise di marciò prima verso sud, lungo il espansero a macchia d’olio, dando
darsi da fare. E vedendo la gloria e il corso dell’Eufrate, poi verso est, vita a un vasto impero multiculturale
seguito che Cesare e Pompeo avevano lasciandosi alle spalle il fiume sotto un che fondeva gli elementi parnici e
ottenuto dalla guerra pensò intanto di sole rovente. Errore fatale: usciti allo persiani con l’eredità ellenica.
seguire le loro orme. scoperto, il 9 giugno del 53 a.C., non Scontri. Con i Romani, i rivali al di
là dell’Eufrate, i Parti si scontrarono
L’occasione per farlo arrivò già nel lontano da Carre (oggi Harran, Turchia), a più riprese dall’epoca di Crasso
54 a.C., quando Crasso raggiunse la i Romani vennero colti di sorpresa da fino a quella di Caracalla
Siria in qualità di governatore. Oltre un esercito partico apparso dal nulla. I (211-217 d.C.). La loro
l’Eufrate si estendeva il regno dei Parti, dardi, le cariche di catafratti, il terrore fine fu decretata
la potenza egemone dell’Oriente antico paralizzarono gli impreparati legionari. però dall’ascesa della
sulla Via della seta, non esattamente in La disfatta fu totale: 20mila le vittime, dinastia dei Sasanidi
buoni rapporti con Roma. Era il nemico migliaia i prigionieri, caotica la ritirata. nel 224 d.C.
perfetto, la guerra che aveva sempre Crasso, che in battaglia aveva perso il
sognato. Peccato che avesse ormai figlio Publio, tentò una fuga disperata
sessant’anni e che l’opinione pubblica verso nord con alcuni sopravvissuti, ma
romana fosse indifferente alle vicende i Parti lo catturarono, lo ammazzarono
di un impero tanto lontano. e, a quanto sembra, gli colarono
Un catafratto,
Tra i pro e i contro della spedizione, dell’oro fuso in bocca, il suo ultimo, cavaliere
comunque, Crasso considerò solo tragico guadagno. Ora il dominio di armato di lancia
i primi e si infischiò dei secondi. Roma era una partita a due. • dell’esercito
Dopo un anno di ricognizioni e di Giulio Talini dei Parti.
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DIMMI CHE
COSTUME
BETTMANN ARCHIVE/GETTY IMAGES

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 BARBA HAI Ora simbolo di saggezza e virtù,


ora sinonimo di ferocia e virilità,
il modo in cui si porta la barba
racconta molto di chi la sfoggia.

MONDADORI PORTFOLIO/DE AGOSTINI PICTURE LIBRARY


rnesto “Che” Guevara e
Gesù, Nerone e Babbo
Natale, rabbini ebrei e imam
musulmani, hipster e finti
trasandati. Hanno tutti una cosa in
comune: la barba. Folta e morbida,
ispida e appena accennata, ordinata
o acconciata in forme strane, la barba
non è solo una questione di look.
Dall’antichità a oggi, col mutare dei
secoli, delle religioni e della politica,
la sua presenza ha assunto diversi
significati: ora simbolo di saggezza
e virtù religiosa, ora sinonimo di
ferocia e virilità, in ogni caso quasi
sempre segno di rottura col passato, la
pelosa cornice dei volti maschili può
raccontare molto di chi la sfoggia.
GIUSEPPE GARIBALDI
MEGLIO CON O SENZA? «Portare
o meno la barba è stata, per secoli,
la manifestazione esteriore di una UNO SBARBATO AL POTERE.
specifica appartenenza e di una precisa Ma le cose cambiarono a partire dal IV
scelta di vita», scrive l’antropologo secolo a.C., quando salì alla ribalta il
Non solo relax Guidalberto Bormolini nel saggio La conquistatore macedone Alessandro
Non tutti si barba di Aronne (Libreria Editrice Magno (356-323 a.C.).
rilassano con un Fiorentina). «Ancora oggi il modo in cui Pur essendo innegabilmente valoroso,
rasoio puntato un uomo o una donna si acconciano infatti, il giovane eroe si radeva ogni
sul viso. Ecco dà un’indicazione di come considerano giorno. «Sembra attendibile credere che,
perché, nei secoli,
se stessi, ma anche di come vogliono con la sua scelta, Alessandro volesse
dagli imperatori
dell’antica Roma essere considerati». Per gli antichi Greci, apparire eternamente giovane: una
fino ai boss mafiosi per esempio, la barba era un segno di sorta di essere immortale associabile
di Little Italy, il virilità e tagliarsela significava essere a una divinità», spiega Bormolini. Ma
barbiere è sempre “una femminuccia”. “Ci sono due tipi di è anche probabile che, non potendo
stato considerato persone a questo mondo che vanno in sfoggiare per natura una barba degna
un uomo “di giro sbarbate: i fanciulli e le donne, e io di questo nome, preferisse optare per il
fiducia”.
non sono nessuno dei due”, dicevano, rasoio. E ovviamente obbligava anche
all’epoca, i veri machi. Non per niente i suoi soldati a radersi, per evitare,
le barbe più famose erano quelle degli diceva, che i nemici potessero afferrarli
Spartani. Questi intrepidi combattenti, per la barba. Sulla base del loro aspetto,
racconta l’antico scrittore greco inoltre, rivendicava la superiorità dei
Plutarco, costringevano i codardi ad nobili e lisci Macedoni in confronto ai
andare in giro con mezza faccia rasata, rozzi nemici barbuti. Allo stesso modo
perché fossero ben riconoscibili. la intendevano, prima del II millennio 
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Segno di virilità o vezzo? La barba


nei secoli ha rappresentato anche
l’appartenenza a una fede religiosa
o a una classe sociale
a.C., i Sumeri, che si rasavano il scrittore romano Plinio il Vecchio narra
viso per distinguersi dai Semiti. Ma che Scipione Africano (235-183 a.C.) fu
Alessandro Magno fece di più: con il uno dei primi a farsi radere. E siccome
suo fascino da antico Cristiano Ronaldo, era un eroe, molti decisero di imitarlo,
dettò moda dentro e fuori il suo vasto dandoci dentro col rasoio. Più tardi,
regno, influenzando oltre ai Macedoni anche tutti gli imperatori romani da
anche i Greci e, attraverso questi ultimi, Augusto (63 a.C.-14 d.C.) a Traiano
i Romani. (53-117 d.C.), e di conseguenza i loro
sudditi, optarono per il look sbarbato.
ALLA MODA. Tutt’altro che vezzosi, L’unico a fare eccezione fu Nerone
i primi abitanti dell’Urbe andavano (37-68 d.C.), che non amava che il
in giro con lunghe barbe incolte, barbiere gli accostasse al collo il rasoio.
finché, all’inizio del III secolo a.C. non E siccome il frutto non cade mai troppo
Sopra, un vaso greco arrivarono dalla Sicilia greca i primi lontano dall’albero, pro-barba era
del I secolo a.C. barbitonsores (i nostri barbieri). Lo stato anche il suo precettore, il filosofo
Sotto, un’illustrazione
inglese pubblicata agli inizi
del Novecento intitolata
La domenica mattina.

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Seneca. All’epoca, infatti, la barba era l’imperatore romano Adriano (76-138) si demodé. Lui decise di replicare scrivendo
un segno distintivo dei grandi pensatori. lasciò crescere la barba. E per un secolo il Misopogon (“l’odiatore della barba”),
“Philosophum non facit barba”, cioè “la i suoi successori fino a Caracalla (188- libretto satirico in cui sottolineava come
barba non fa il filosofo”, li ammonivano 217) fecero lo stesso. I tempi erano ormai la barba fosse coerente al suo progetto
i loro contemporanei, dal momento cambiati quando Giuliano l’Apostata di restaurazione degli antichi ideali e
che, quando tutti gli uomini del mondo (332-363), ultimo imperatore pagano, dei vecchi culti pagani (che era poi la
classico avevano cominciato a radersi, i venne sbeffeggiato dagli abitanti cristiani cosa che gli abitanti di Antiochia gli
filosofi avevano difeso la cara, vecchia di Antiochia per il suo barbone ormai contestavano davvero). 
peluria che ingombrava i loro menti.

MONDADORI PORTFOLIO/AKG (2)


FIERA DELLA VANITÀ.“Forse
rimproveri la Natura per averti fatto
uomo e non donna?”, esclamava il
barbutissimo filosofo greco Diogene di
Sinope nel IV secolo a.C., di fronte a un
uomo fresco di barbiere. “Agli uccelli
le penne non sono di peso”, gli faceva
eco quattro secoli dopo il romano Gaio
Musonio Rufo, che, come tutti i suoi
colleghi, era convinto che la natura
facesse tutto con uno scopo e che
fosse saggio seguirla. Per amor della
filosofia (ma secondo le malelingue più
della propria vanità, volendo coprire
le imperfezioni sul suo volto), anche
CORBIS VIA GETTY IMAGES

ALESSANDRO MAGNO ADRIANO

Una vignetta sulla tassa istituita da Pietro il Grande. Lo zar russo, al termine di un viaggio in
Europa, per occidentalizzare il suo Paese invitò i nobili e i dipendenti di corte a tagliarsi la
barba (emblema della cultura ortodossa) e impose una gabella a chi non lo avesse fatto.

MONDADORI PORTFOLIO/AKG

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FOTOTECA GILARDI

In alto a sinistra, Louis Coulon


con la sua barba da record: il
10 maggio1904, all’età di 78
anni, raggiunse i 3,30 metri di
lunghezza.
A lato, una curiosa pubblicità di
inizio Novecento che promette
una rapida crescita di barba e
capelli, per giunta colorati.
A destra, un bizzarro
FOTOTECA GILARDI

macchinario per la rasatura


in serie che insaponava e
sbarbava più di una persona
automaticamente.

Pietro il Grande impose la tassa sulla barba: 100 rubli per


IN NOME DI DIO. E dire che proprio religione monoteistica: l’ebraismo. monoteisti? «Secondo il misticismo
a partire da quel IV secolo (e poi con Per gli ebrei, portare la barba era un ebraico, la sapienza, sotto forma di
più frequenza dal VI) la barba cominciò precetto religioso antichissimo. influsso celeste, si propaga dalla mente
ad apparire nelle raffigurazioni di Nel Levitico (il terzo libro dell’Antico divina verso il basso “attraverso quei
un viso che i cristiani amavano Testamento), tra le leggi che Dio peli”. E infatti una delle minacce di
particolarmente: quello di Gesù. Fino diede a Mosè per il popolo di Israele Dio a Israele era la perdita della barba,
ad allora gli artisti lo avevano dipinto ce n’era una che vietava loro di come segno dell’ignominia in cui
senza peli, come voleva la moda: radersi. Per questo motivo, quando, sarebbe caduto il popolo se si fosse
come mai allora quella fitta peluria era secondo la Bibbia, il re degli Ammoniti ribellato ai comandi divini», sostiene
cresciuta sul suo volto? fece tagliare a metà la barba degli Bormolini.
«Il mondo cristiano delle origini ereditò ambasciatori inviati dal re d’Israele, il Ecco quindi perché i Padri della
inevitabilmente tutto il bagaglio del disonore per gli Israeliti fu tale che fra i Chiesa e i primi monaci, tutti
simbolismo antico e classico, incluso due popoli scoppiò una guerra. rigorosamente barbuti, associarono la
quello legato alla barba e ai capelli», E neppure l’Islam fa eccezione. barba alla santità e alla vita ascetica.
scrive Bormolini. Anche nella Sunna (la seconda fonte E poi diciamocelo: quale vero eremita,
Quindi per i cristiani la barba non della legge islamica dopo il Corano) obiettavano vescovi e futuri santi,
era solo un segno di virilità e autorità esisteva lo stesso divieto espresso passerebbe il suo tempo davanti a
come lo era stato per Greci e Romani, nel Levitico. Ma cosa aveva di così uno specchio a radersi invece che a
ma anche un richiamo a un’altra grande importante la barba per tutti questi pregare?
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In barba alla legge


D urante il Medioevo, la barba era
considerata un segno di dignità
e onore. Per questo aveva anche un
importante utilizzo “pratico”, quando si
trattava di dare maggior valore alla parola
data o ai documenti ufficiali. Per esempio,
tre peli della barba inseriti nel sigillo di
una missiva servivano a darne garanzia di
autenticità.
Lo giuro. Molti però preferivano affidarsi
alla barba intera per i loro giuramenti.
Come narrava l’abate Burcardo, autore di
una Apologia de barbis, nel Duecento gli
uomini “giurano sulla loro barba in segno
di rispetto, cosicché qualunque cosa essi
affermino giurando sulla loro barba non
possa essere ritenuta incredibile, bensì
sacra. […] Alcuni uomini credono che la
saggezza arda e risplenda in tal modo
nella loro barba che nei loro accordi sarà
sufficiente scuotere la barba con decisione e,
torcendola tra le mani, invocare l’anatema:
‘Possa la fiamma malvagia divorare questa
barba se non è così’ o ‘se non sarà così’”. A

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voler credere alle leggende, le barbe degli
spergiuri non facevano mai una bella fine.

BETTMANN ARCHIVE/GETTY IMAGES


i nobili e 60 per i funzionari pubblici
OCCHIO ALLA GABELLA. i suoi dignitari. Così facendo, voleva
Religione a parte, in passato tagliare o occidentalizzare la Russia, adeguandola KARL MARX
tirare la barba di un uomo costituiva alla moda europea: i suoi sudditi
comunque un grave affronto. Molti dovevano fare lo stesso oppure pagare
antichi codici germanici la tutelavano una tassa non troppo economica. opposero allora le barbe antiborghesi,
e nel V-VI secolo, nell’Inghilterra Nel 1535, il barbuto re Enrico VIII rivoluzionarie e anticonformiste di
anglosassone, chi tagliava le pelosità aveva avuto la stessa trovata, ma partigiani, castristi e sessantottini.
altrui doveva pagare una multa. per rimpinguare le casse del Regno Anche ai nostri giorni la barba rimane
Ancora nel 1152, l’imperatore del Sacro d’Inghilterra. Col risultato che, per gli un modo più o meno inconscio
romano impero Federico Barbarossa, inglesi, la barba si era trasformata in un per distinguersi, politicamente e
che dalla sua barba biondo-rame aveva costoso status symbol. socialmente, o per avere un’aria più
preso il soprannome, sentì il bisogno E in epoca moderna? La valenza saggia. Ma non disperate, voi che
di emanare un decreto per proibire di politica di un viso barbuto si è fatta più invano coltivate i vostri radi peletti:
afferrare un uomo per il pizzetto o di evidente che in passato. Col mutare come recita un epigramma attribuito
strappargliene i peli. delle ideologie, lo spettinato barbone al rabbino Joseph Delmedigo (1591-
Quasi sei secoli dopo, nel 1698, di di Karl Marx lasciò il posto al pizzetto 1655), “se gli uomini venissero giudicati
ritorno da un lungo viaggio in Europa, di Lenin, i baffoni di Stalin ai baffetti dalla barba, allora le capre sarebbero le
lo zar Pietro il Grande non si fece di Hitler. Alle facce via via sempre più creature più sagge della Terra”. •
invece scrupoli a tosare pubblicamente pulite dei rappresentanti del potere si Maria Leonarda Leone

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MEDIOEVO

Io sarò il re
La fortezza svevo-angioina
simbolo di Lucera:
Federico II fece edificare
qui il suo palatium nel
1233, cinquant’anni dopo
Carlo d’Angiò gli affiancò
la fortezza. A destra, statua
equestre di Manfredi a
Manfredonia.

Secondo Dante fu un sovrano valoroso. Per ben tre


papi una spina nel fianco. Ecco come Manfredi, figlio
illegittimo dello stupor mundi, diventò re.

IL LEONE DI
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SVEVIA
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I
o mi volsi ver’ lui e guardail fiso:
biondo era e bello e di gentile aspetto,
ma l’un de’ cigli un colpo avea diviso”:
così Dante Alighieri, nel III canto
del Purgatorio, descrive il suo incontro con
Manfredi di Svevia (1232-1266). Come tanti
altri personaggi medievali resi celebri dalla
letteratura del tempo, Manfredi fu un vero
gigante nel panorama storico italiano del XIII
secolo. D’altra parte, vista la sua famiglia, non
avrebbe potuto essere altrimenti. Era infatti
figlio dell’imperatore Federico II e di Bianca
Lancia, la donna più amata in assoluto dallo
“stupor mundi”. Il padre fu probabilmente
il più grande sovrano nella storia del Sacro
romano impero, mentre la madre proveniva da
una delle più importanti famiglie aristocratiche
del tempo. Dal lato paterno Manfredi
apparteneva quindi alla gloriosa dinastia sveva
degli Hohenstaufen, che era salita al potere con
il suo celebre bisnonno Federico Barbarossa
e aveva poi acquisito anche il Regno di Sicilia
con Enrico VI (padre di Federico II).
Dal lato materno, invece, Manfredi
apparteneva a una importantissima casata
aristocratica piemontese che aveva acquisito
grandi feudi in Sicilia dopo essersi trasferita nel
Meridione al seguito di Federico II. Insomma, si
potrebbe dire che Manfredi fosse predestinato a
fare grandi cose fin dalla culla. Eppure non tutto
fu così semplice. Soprattutto perché Federico
II e Bianca Lancia non erano ufficialmente

CAPAIUOLO LEONARDO/REALY EASY STAR

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Figlio prediletto di Federico II


ma nato illegittimo, non
avrebbe dovuto ereditare
i domini paterni
sposati. Manfredi era quindi un figlio illegittimo catapultato il
dell’imperatore, e neppure l’unico: la grande giovane Manfredi.
famiglia di Federico era molto allargata, anche Benché fosse il
per l’epoca. figlio prediletto dello
“stupor mundi”, non
UN’EREDITÀ PESANTE. Alla morte del era destinato a ereditare
padre, nel 1250, Manfredi si trovò a dover i domini paterni: questi
fronteggiare una situazione politica intricata. sarebbero dovuti andare al
Per decenni Federico II era stato in guerra con suo fratellastro Corrado IV, che
il papato e con i suoi sostenitori: ormai da era, lui sì, figlio legittimo.
tempo i Comuni dell’Italia Centro-settentrionale Manfredi, sebbene avesse delle chiare mire L’erede legittimo
si erano resi autonomi dal controllo del Sacro sul Regno di Sicilia (il padre lo aveva nominato In alto, a sinistra, Corrado
romano impero, mentre i vari pontefici avevano luogotenente dell’isola), decise di rimanere IV (1228-1254), fratellastro
di Manfredi, mentre
gradualmente iniziato a crearsi un vero e fedele al fratellastro e quindi assunse il controllo
caccia con falcone e cani;
proprio Stato nell’Italia Centrale. Federico II, dell’Italia Meridionale in suo nome (Corrado era qui sopra, sigillo con
essendo sia imperatore di Germania sia re di impegnato in Germania, per farsi riconoscere Corrado IV sul trono del
Sicilia, aveva cercato di riportare sotto il suo imperatore). Spiega Giovanni Amatuccio, Sacro romano impero.
controllo la penisola combattendo duramente esperto di storia militare medievale e studioso
sia contro il papa sia contro i Comuni. Alla sua della dinastia degli Svevi: «Fu in questa delicata
morte l’Italia era ancora dilaniata dalla lotta fase iniziale che Manfredi si scontrò per la prima
tra guelfi (sostenitori del papa) e ghibellini volta con il papa Innocenzo IV: il pontefice,
(dalla parte dell’imperatore). E fu proprio in infatti, voleva a tutti i costi separare la corona
questa tremenda contesa che si trovò a essere imperiale da quella del Regno di Sicilia». Il fatto
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che i due Stati fossero nelle mani della stessa rivolte e poi, insieme al fratellastro, completò la Di cotanto padre
Federico II, re di Sicilia
persona aveva causato grosse preoccupazioni “pacificazione” riconquistando anche la città di e imperatore del Sacro
ai pontefici fin dai tempi di Enrico VI: lo Napoli (1253). L’Italia Meridionale era finalmente, romano impero (1194-
Stato della Chiesa, che si stava sviluppando e stabilmente, di nuovo sotto il controllo svevo. 1250), riceve a corte a
come tale proprio in quegli anni, era infatti E poco importa se l’idillio tra i due fratelli era Palermo la traduzione
geograficamente collocato tra i territori imperiali finito. Corrado cominciava infatti ad aprire delle opere di Aristotele
in Italia Settentrionale e il Regno di Sicilia nel gli occhi sulle reali ambizioni di Manfredi. Gli dal filosofo Michele Scoto.
Meridione. Per rompere questo accerchiamento, mancò tuttavia il tempo di neutralizzarle: morì Il coltissimo e poliglotta
“stupor mundi” era il padre
Innocenzo IV arrivò, alla morte di Federico improvvisamente di malaria nel 1254, e con la di Manfredi, la madre
II, a fomentare ribellioni in diverse aree del sua uscita di scena risparmiò perlomeno al regno invece era l’aristocratica
regno svevo. Sperava così di poterlo annettere una sanguinosa guerra civile. Bianca Lancia, con
ai domini della Chiesa, approfittando del caos Manfredi colse al volo l’occasione per mettere importanti feudi nel
seguito alla morte dell’imperatore. le mani sul Regno di Sicilia, e Innocenzo IV Meridione.
colse al volo l’occasione per scomunicarlo,
FINALMENTE RE. Inizialmente le azioni definirlo usurpatore e fargli guerra: il pontefice
del papa ebbero successo, perché Corrado era infatti reclutò un grosso esercito ed invase
lontano e perché l’aristocrazia del regno era la parte settentrionale del Regno di Sicilia.
generalmente insofferente al potere centrale degli Inizialmente Manfredi fu costretto a scendere a
Svevi. Formalmente l’Italia Meridionale era un patti, data la debolezza militare, e lasciò che la
“feudo” della Chiesa e quindi le pretese pontificie Campania venisse occupata dalle truppe papali.
avevano anche un certo fondamento legittimo. Ma si trattava di un compromesso di facciata,
Manfredi, però, riuscì a tenere duro fino all’arrivo necessario a guadagnare tempo in vista della
di Corrado IV nel 1251: sedò gran parte delle riscossa. Che non tardò ad arrivare.
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Papa Urbano IV Carlo d’Angiò

Riconquistato il Regno di Sicilia, nel 1258, Manfredi


IL SULTANO DI LUCERA. Sin dal 1223 e, col contributo dei Saraceni, mise insieme un La fine
Federico II aveva creato a Lucera, in Puglia, esercito che mandò poco dopo contro le truppe Sopra, il ritrovamento del
una “colonia” di Saraceni che erano stati da lui papali. Il 2 dicembre a Foggia i Saraceni di corpo di Manfredi dopo
la battaglia di Benevento
deportati sul continente dalla Sicilia. Per lungo Manfredi ebbero la meglio sui soldati del papa. (1266), in un dipinto
tempo l’isola era stata abitata da musulmani, Innocenzo, sconfitto e malato, morì cinque ottocentesco. In alto, a
che all’inizio del regno dello “stupor mundi” si giorni dopo. L’uscita di scena dell’acerrimo sinistra, i guelfi di Firenze
erano ribellati contro il potere centrale: Federico, nemico fu una fortuna per Manfredi: Alessandro attaccano i ghibellini
dopo aver sedato la ribellione, decise di non IV, il neopapa, era molto meno energico del di Siena, destinati a
sterminarli e di trasferirli in Puglia. L’imperatore, predecessore. Anche lui scomunicò (di nuovo!) vincere a Montaperti.
Manfredi aiutò sempre
infatti, aveva avuto modo di apprezzare le Manfredi, ma non riuscì a indebolirlo. Nel 1256
i Comuni ghibellini con
grandi doti militari di questi infallibili arcieri: ormai il Regno di Sicilia era completamente sotto truppe, denaro e con la
per questo si decise a creare la colonia di il controllo dello svevo, tanto da permettergli diplomazia.
Lucera, dove i Saraceni avrebbero potuto vivere la fondazione di una nuova città che in suo
in pace praticando la loro religione in cambio del onore si sarebbe chiamata Manfredonia. Poi, nel
servizio militare da prestare al regno. Dopo la 1257, le truppe papali furono definitivamente
morte del loro “protettore”, i Saraceni di Lucera sbaragliate e Alessandro IV dovette abbandonare
rimasero fedeli a suo figlio Manfredi. Roma per rifugiarsi a Viterbo, dove sarebbe
«I musulmani misero a sua disposizione il morto quattro anni dopo. Il 10 agosto 1258
loro tesoro e gli fornirono un ingente numero Manfredi venne ufficialmente incoronato a
di truppe. Sapevano bene che sarebbero stati Palermo: era all’apice del suo potere.
sterminati completamente in caso di vittoria In qualità di capo assoluto di tutti i ghibellini
del pontefice», spiega Amatuccio. Negli ultimi italiani, Manfredi sostenne generosamente le
mesi del 1254 Manfredi si recò dunque a Lucera città alleate dell’Italia Centro-settentrionale,
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UN ESERCITO
MULTIETNICO
L’ esercito di Manfredi era simile
per composizione e struttura
a quello del padre Federico II.
Il nucleo centrale era costituito
da cavalieri pesanti tedeschi, la
maggior parte dei quali aveva
seguito Corrado IV durante le
sue campagne nel Meridione ed
erano poi rimasti al servizio di
Manfredi. Nonostante fossero
dei combattenti stipendiati,
i mercenari tedeschi (milites
stipendiarii) si dimostrarono
sempre piuttosto fedeli nei
confronti del figlio illegittimo di
Federico II, e molto efficaci sul
campo di battaglia.
Fedeli e traditori. Ma le truppe
più leali furono i Saraceni di
Lucera: questi sapevano bene
che la loro stessa esistenza era
legata alla sopravvivenza della
dinastia sveva, poiché non solo
il papato, ma qualunque altra
famiglia regnante cristiana si
sarebbe presto liberata di loro.
Le truppe del regno, composte
essenzialmente solo da milites e
da pochi fanti delle leve feudali,
diedero invece un contributo
militare molto scarso a Manfredi,
come in precedenza al padre.
Ma soprattutto lo tradirono
nello scontro finale a Benevento,
determinandone la sconfitta.

diventò il capo assoluto di tutti i ghibellini d’Italia


inviando cavalieri e denaro in funzione anti- lanciò una vera e propria “crociata” contro
guelfa. Il 4 settembre del 1260, per esempio, i Manfredi, che veniva dipinto dalla propaganda
milites mercenari tedeschi mandati in Toscana guelfa come un sovrano infedele ed eretico»,
furono decisivi nell’assicurare a Siena una grande sottolinea Amatuccio.
vittoria nella celebre battaglia di Montaperti, Carlo d’Angiò naturalmente rispose all’invito
contro la guelfa Firenze. e nel 1265 giunse in Italia, ansioso di prendersi
Seguendo l’esempio del padre, Manfredi si il regno. Manfredi tentò il tutto per tutto, arrivò

S+
dimostrò anche un fine diplomatico tessendo perfino ad appellarsi (invano) alla popolazione
alleanze matrimoniali con le altre case regnanti: di Roma affinché lo incoronasse imperatore. Gli APERNE
lui stesso sposò in seconde nozze la figlia del Angioini si presentarono ai confini settentrionali DI PIÙ
Despota d’Epiro (che gli portò in dote alcuni del regno con un grosso esercito. Manfredi aveva
territori in Albania) e diede in moglie la propria organizzato un buon sistema difensivo, ma i
figlia Costanza all’ambizioso Pietro III d’Aragona. nobili meridionali lo tradirono: passarono dalla Le Guerre dei
Comuni contro
parte di Carlo d’Angiò e permisero ai francesi di l’Impero 1176-
TRADITO. Ma la “pace” non durò a lungo, e la attraversare il fiume Garigliano e raggiungere la 1266, Gabriele
fortuna nemmeno. Ancora una volta fu un papa Campania. Il 26 febbraio 1266 Svevi e Angioini si Esposito (Libreria
a sparigliare le carte. Nel 1261 fu eletto al soglio affrontarono nella battaglia di Benevento. Proprio Editrice Goriziana).
pontificio il francese Urbano IV (1195-1264): nel momento cruciale dello scontro, Manfredi Mirabiliter
pugnaverunt.
ostinato e nemico degli Svevi, lavorò subito per si scoprì di nuovo tradito, questa volta dai suoi L’esercito del Regno
togliere di mezzo Manfredi e rimpiazzarlo con stessi cavalieri. Si gettò allora contro il nemico, di Sicilia al tempo di
un monarca fedele al papato. La scelta cadde per l’ultima sfida. Il suo corpo fu trovato sul Federico II, Giovanni
su Carlo d’Angiò, signore di Provenza e fratello campo, tre giorni dopo la disfatta. • Amatuccio (Amazon
Media EU ).
del re di Francia (Luigi IX “il Santo”). «Il papato Gabriele Esposito

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UNA SERIE DI GRANDI EMOZIONI.

una serie di Saverio Costanzo

*Opera composta da 8 uscite. Ogni uscita Dvd €9.90. Prezzo rivista esclusa.
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La bellezza di Lila fiorisce e tutti i ragazzi del Rione le si avvicinano. Perfino
Marcello Solara, che lei rifiuta in maniera decisa, e Stefano Carracci, che
invece si comporta in maniera diversa rispetto al padre. Elena si fidanza con
un suo compagno di classe senza qualità, mentre sogna Nino Sarratore.

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l’episodio “LA SMARGINATURA”
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PRIMO PIANO
Guerre, rivoluzioni, crisi economiche e politiche:
gli eventi storici, ciclicamente, sembrano ripetersi.

ETERNO
RITORNO
Vittoria!
I vincitori della
Bastiglia di fronte
all’Hotel de Ville
nel 1789, in un
dipinto di Hippolyte
Delaroche (1839).

■ ■ ■ ■
CORSI LE ETÀ IL PRIMO DA UN REGIME
& RICORSI DELL’ORO CRAC FINANZIARIO ALL’ALTRO
pag. 34 pag. 42 pag. 50 pag. 60
■ ■ ■ ■
POTENZE NEMICI SONO IO LA CADUTA
©PHOTO JOSSE/LEEMAGE

IN TRAPPOLA AMICI L’UOMO FORTE DEGLI IMPERI


pag. 38 pag. 44 pag. 54 pag. 66

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PRIMO PIANO

La Storia è davvero una


“maestra di vita” che
ci aiuta a non ripetere
sempre gli stessi
errori? Lo abbiamo
chiesto allo storico
Franco Cardini.

CORSI
RICORSI
&
a cura di Matteo Liberti

S
econdo alcuni, gli eventi passato o siamo costretti a ripeterli? Che rischi si corrono nell’aderire a
storici tendono a ripetersi, Ci aiuta a rispondere lo storico Franco una certa “visione” della Storia?
presentando le stesse Cardini. «Il rischio più grave è quello di
caratteristiche nel corso del produrre letture forzate degli eventi
tempo, mentre, secondo altri, ogni Partiamo dal concetto di “corsi e storici. In ogni ricerca che si rispetti,
accadimento è figlio della sua epoca ricorsi storici” contenuto nel pensiero occorre avere ipotesi di partenza
e perciò diverso da qualunque altro. di Giambattista Vico (vedi riquadro): basate su indizi plausibili e lavorare
Nel primo caso, il susseguirsi di “corsi in precedenza questa visione della senza pregiudizi alla loro verifica.
e ricorsi” delinea un andamento Storia si era già manifestata? Solo al termine di questo iter, se
“ciclico” della Storia, come evidenziato «Sì: ve ne sono tracce già nell’antica il materiale raccolto consente di
tra gli altri dal filosofo Giambattista Grecia, dove era diffusa l’idea di un trasformare gli “indizi” in “prove”,
Vico (1668-1744); e nel secondo si “eterno ritorno”, ossia di una ciclicità si possono formulare valide “tesi”
ha invece uno sviluppo progressivo degli eventi. Questa tesi (recuperata storiche. Tuttavia, l’adesione a una
e lineare. Ma quale delle due visioni nel XIX secolo anche da Friedrich visione preconcetta della Storia rischia
è più corretta? E come si pone oggi Nietzsche) fu sostanzialmente di far confondere semplici indizi con
la storiografia al riguardo? E ancora, “sintetizzata” da Vico e adattata a una prove assodate, generando inevitabili
possiamo “imparare” dagli errori del visione cristiana del mondo». forzature».
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MONDADORI PORTFOLIO/AKG

MONDADORI PORTFOLIO
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Morti violente
A sinistra, La morte
di Nerone (dipinto
nel 1899). In alto, La
morte di Cleopatra
(1660) di Guido
Cagnacci, custodito
alla Pinacoteca di
Brera a Milano. A lato,
il dramma di Davide
e Saul in una tela del
1878. Sotto a destra,
la morte di Hitler in
prima pagina sul Daily
Mirror del 2 maggio
1945.

Il “trucco” è quindi quello di di molto tempo sono numerosi, e


rinunciare sia a una visione ciclica segnano quasi tutte le epoche. E il
della Storia sia a una progressiva? motivo fondamentale è che, seppure
Esiste nel caso una “terza visione” con infinite variabili, i “gruppi umani”
che le includa entrambe? agiscono come le singole persone,
«La posizione più equilibrata è a mio ossia, fin dalla notte dei tempi, fanno
parere quella avanzata dallo storico sempre e comunque le stesse cose.
Luciano Canfora nel suo recente Un famigerato esempio lo troviamo
saggio La scopa di don Abbondio. Il nella drammatica “uscita di scena” di
moto violento della Storia (Laterza). personaggi come il re d’Israele Saul
In sostanza, vi si spiega come la (1010 a.C.), la regina egizia Cleopatra
Storia non proceda “circolarmente”, (30 a.C.), l’imperatore romano Nerone
secondo la teoria dell’eterno (68 d.C.) e il Führer della Germania
ritorno, né “linearmente”, seguendo Adolf Hitler (1945). Ad accomunarli
un’immaginaria “freccia del tempo”. è il suicidio, a conferma di come i
Il suo moto è semmai quello della comportamenti umani, anche i più
“spirale”, in cui vi è sia il ripetersi disperati, tendano appunto a essere ALAMY/IPA

di forme curve sia una progressione sempre i medesimi».


lineare. Si tratterebbe peraltro di
una spirale irregolare e asimmetrica, Vi sono invece stati particolari eventi Ebbene, quasi due secoli più tardi, nel
della quale è impossibile prevedere le che, pur verificatisi in contesti molto 1944, alla fine della Seconda guerra
evoluzioni». simili, hanno avuto esiti totalmente mondiale, la morte del presidente
diversi? statunitense Franklin Delano Roosevelt,
E come spiegarsi il ripetersi di «Me ne viene in mente uno in ritenuto da Adolf Hitler il suo avversario
eventi simili a distanza di secoli? particolare. Nel 1762, sul finire della peggiore, fece supporre che stesse
Come mai guerre, crisi economiche, Guerra dei sette anni (1756-1763), per accadere qualcosa di analogo a
crescite culturali, rivoluzioni e fasi la morte della zarina Elisabetta di quanto avvenuto con Federico II.
di sviluppo tecnologico tendono a Russia, acerrima nemica di Federico Come si sa, in questo caso avvenne
ripetersi ciclicamente nel corso delle II di Prussia, “salvò” quest’ultimo dal però il contrario, e il Führer,
epoche? destino che in quel momento sembrava diversamente dal sovrano prussiano,
«In effetti, i grandi eventi che hanno più ovvio, ossia la capitolazione per fu definitivamente sconfitto nel giro
avuto caratteristiche simili a distanza mano delle forze russe. di un anno». 

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ALBUM/FINE ART IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO

La Storia è uno specchio della realtà: può solo aiutarci a


Rimanendo agli “schemi” che Mussolini e Hitler in primis. Tra l’altro, mediatico e psicologico, senza che si
si ripetono: è vero che le grandi ricorsi storici o meno, spesso è la arrivasse mai a uno scontro militare».
rivoluzioni politiche tendono sempre stessa distinzione tra “democrazia” e
a sfociare in forme di governo “dittatura” a essere fuorviante (dacché Tornando ai parallelismi tra eventi
dittatoriale? una può, talvolta, “contenere” l’altra), storici, che valore riveste lo studio
«In realtà si tratta dell’ennesimo generando luoghi comuni e idee delle analogie che li accomunano?
mito: il regno degli Orange, che sorse falsate». «Un valore relativo, utile a tracciare
in Inghilterra a seguito della “Gloriosa paragoni divertenti, ma che non
rivoluzione” (1688-1689), non fu per Sempre in tema di “ricorsi”: è destino appartengono al dominio della ricerca
esempio di natura dittatoriale, così che le grandi potenze debbano storica. L’antropologo francese Claude
come non lo fu la repubblica federale confrontarsi attraverso la guerra per Lévi-Strauss (1908-2009) affermava
statunitense nata alla fine della Guerra ottenere la supremazia? tra l’altro che ogni oggetto ed evento
d’Indipendenza contro la stessa «Anche in questo caso la risposta storico va considerato in base a tre
Inghilterra (1775-1783). è no, vi sono anzi stati vari casi di aspetti: morfologico, funzionale e
Il caso più celebre di deriva dittatoriale prolungata e pacifica “convivenza” contestuale. In breve, se due eventi
è quello della Rivoluzione francese del tra grandi potenze, basata spesso su sono identici per forma, funzione
1789, ma solo se si “include” in tale una reciproca indifferenza. Addirittura e contesto, l’analogia è costruibile,
evento storico la successiva ascesa alcune di quelle che sono ricordate altrimenti no. È facile quindi intuire
di Robespierre e, più tardi, quella di come rivali storiche, per esempio come, per quanto riguarda la Storia,
Napoleone. Stesso discorso per la Roma e Cartagine, prima di farsi la una perfetta analogia tra due eventi
Rivoluzione russa del 1917, che diede guerra hanno stretto pacifici accordi non possa mai esistere. L’eruzione di
vita a un complesso sistema politico diplomatici. L’unico vero caso di rivalità Pompei del 79 d.C. “somigliò” molto
che solo dal 1924, con Stalin, poté sistematica è quello che ha riguardato alle esplosioni nucleari su Hiroshima
essere definito come una dittatura. Usa e Urss nel secondo dopoguerra. e Nagasaki del 1945, così come la
Per contro, molti dittatori non sono La guerra in quel caso fu di tipo peste nera di metà XIV secolo fu simile
stati affatto il frutto di “rivoluzioni”, diplomatico, economico, spionistico, all’influenza spagnola del biennio
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Distruzione
Hiroshima nell’agosto del
1945, dopo l’esplosione
della bomba atomica.
A sinistra, Gli ultimi giorni
di Pompei (1827), un
dipinto di Karl Pavlovič
Brjullov che raffigura
la tragica eruzione del
Vesuvio nel 79 d.C.

UNIVERSAL HISTORY ARCHIVE/UIG/BR


capire quello che siamo, non quello che accadrà
1918-1920, ma fino a che punto? Entro IPA/ALAMY

quali limiti? Con quali differenze? E I cicli storici


che senso ha, in ultima analisi, perdere
tempo a studiarne le analogie?».
di Giambattista Vico
Per concludere: in che misura la N ato nel 1668 a Napoli (e qui spentosi nel 1744), il giurista
e filosofo Giambattista Vico (a lato), autore di numerose
opere tra cui spicca la Scienza Nuova (1725), è celebre per la
Storia è davvero magistra vitae? La
sua teoria dei cosiddetti “corsi e ricorsi storici”.
conoscenza del passato ci può aiutare
Il senso della Storia. In breve, Vico era convinto che la
a imparare dagli errori? Storia fosse caratterizzata dall’incessante ripetersi di tre
«La Storia è una specie di “specchio grandi cicli: uno primitivo, detto “divino”, uno poetico,
magico” della realtà presente: la o “eroico”, e uno civile, o “degli uomini”. Il continuo
riflette in modo non attendibile, non reiterarsi di questi cicli non avveniva a suo dire
riproducendosi mai nello stesso modo. casualmente, ma era determinato dalla provvidenza
La casistica di eventi plausibili è per divina.
Nel dettaglio, in ogni ciclo si passava da uno
questo infinita, e i “suggerimenti” stadio dominato dai sensi, spesso caratterizzato
che la Storia ci offre possono al limite da forme di governo teocratiche, a uno in
aiutarci a capire cosa siamo, non quel cui prevalevano regimi aristocratici, legati
che ci accadrà. Da questo punto di al carisma dei più forti, degli eroi, fino ad
vista, siamo totalmente “liberi”, come arrivare all’ultimo stadio, imperniato sulla
un naufrago attaccato a un relitto in ragione e sull’uguaglianza e caratterizzato
piena notte, sotto un cielo senza stelle. da governi di natura democratica. Alla
società primitiva dell’uomo
Può chiudere gli occhi e immaginare, o subentrò, per esempio, quella eroica
sognare, una certa direzione, tentando descritta da Omero e poi quella della
di raggiungerla nuotando, oppure può Grecia classica, legata allo sviluppo del
lasciarsi andare alle correnti... Cosa sia pensiero e della democrazia.
meglio fare, la Storia non lo insegna». •
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PRIMO PIANO

POTENZE IN
Quando un Paese emergente insidia una superpotenza, 75 volte

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TRAPPOLA
su 100 scatta la “trappola di Tucidide” e scoppia una guerra.

“A
lla fine la potenza d’Atene privilegiata detenuta fino a quel
s’era imposta, rigogliosa e momento». A coniare l’espressione è
superba, all’attenzione del stato nel 2017 il politologo di Harvard
mondo: perfino [...] Sparta Graham Allison, mettendo in guardia
non era immune dai suoi attacchi. La da un ipotetico, prossimo confronto
situazione critica suggerì che [...] si militare tra Stati Uniti e Cina. «L’idea
doveva sferrare, per primi, un’offensiva sottesa alla “trappola” è che il sistema
[...] e demolire, se fosse possibile, quella internazionale sia “anarchico” e che,
molesta e invadente potenza”. in quanto tale, alimenti la paura
Lo storico ateniese Tucidide, nella reciproca, acuita dalla tendenza delle
Guerra del Peloponneso (V secolo a.C.), potenze emergenti a farsi più ambiziose
riassume così il motivo per cui gli man mano che crescono le loro
Spartani intrapresero uno dei conflitti più capacità economiche e il loro prestigio
sanguinosi dell’antichità: stroncare una diplomatico», precisa Caffarena.
potenza emergente prima che diventi
troppo forte. Finendo nella trappola di VITTORIA SUICIDA. Nel caso
un’escalation letale. Le protagoniste del degli Ateniesi e degli Spartani, la
dramma, Atene e Sparta, furono le prime trappola scattò dopo le Guerre persiane,
“superpotenze” della Storia a cadere nel in un periodo in cui Atene viveva
micidiale meccanismo che diversi storici una straordinaria fioritura culturale 
definiscono oggi “trappola di Tucidide”.
Ma non le ultime: nei secoli seguenti il
tragico schema si ripeterà più volte, dalle
Guerre puniche alla Guerra fredda.

IMMAGINE EFFICACE. «La


“trappola di Tucidide” è un’immagine
usata per descrivere la tendenza di
una potenza dominante a ricorrere
alla forza per contenere una potenza
emergente», spiega Anna Caffarena,
docente di relazioni internazionali

MONDADORI PORTFOLIO/AKG
all’Università di Torino. «L’obiettivo è
evitare di essere scalzati dalla posizione

Tragico schema
Archimede dirige
la difesa di Siracusa
(212 a.C.), durante
la Seconda guerra
punica.
A destra, Tucidide (460
ca-395 a.C. ca) in una
scultura del 1896.
ALBUM / FINE ART IMAGES / MONDADORI PORTFOLIO
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Per terra
e per mare
La battaglia dell’Avana del 1762
(Guerra dei Sette anni), in cui
le forze inglesi assediarono la
città cubana, base della marina
spagnola nei Caraibi.

La trappola consiste nel cedere


confronto tra spagnoli e portoghesi della
fine del XV secolo», conferma Caffarena.

alla paura di perdere il primato e Grazie all’intraprendenza di Enrico


il Navigatore (1394-1461), i lusitani

considerare ineluttabile lo scontro inaugurarono l’epopea delle scoperte


geografiche, spingendosi nell’Atlantico e
doppiando, nel 1488, il Capo di Buona
e militare, reclamando un ruolo erano allo stremo, e non si ripresero mai Speranza con Bartolomeo Diaz. Forte
da protagonista nel mondo greco e più. Tutt’altro epilogo ebbe il conflitto delle nuove rotte mercantili, il Portogallo
insidiando la potente polis di Sparta. tra Roma e Cartagine. Dal VI al IV secolo era diventato la prima potenza
Dopo un lungo periodo di pace, nel 432 a.C. avevano convissuto pacificamente, commerciale globale. Lo scenario
a.C. l’espansionismo di Atene divenne stipulando trattati di alleanza e cambiò nel 1492, quando l’unificazione
intollerabile per Sparta. Gli Ateniesi, stabilendo le rispettive sfere d’influenza. dei regni spagnoli di Castiglia e Aragona
oltre a mandare un proprio contingente I problemi iniziarono quando i Romani e le scoperte di Cristoforo Colombo
navale in sostegno di Corcira, impegnata puntarono sulla Sicilia, avvicinandosi accrebbero la potenza della Spagna.
contro Corinto (alleata di Sparta), all’area dominata dai Cartaginesi. Fu Iniziò così una competizione tra Spagna
imposero sanzioni economiche a proprio in terra siciliana che, nel 264, e Portogallo per il possesso del Nuovo
Megara, schierata anch’essa con iniziò lo scontro: tre lunghe guerre per il Mondo.
gli Spartani. Così “per timore che si dominio del Mediterraneo, l’ultima delle Quella volta la trappola non scattò,
accrescesse la potenza ateniese”, scrive quali portò alla distruzione di Cartagine grazie a papa Alessandro VI Borgia: con
Tucidide, “gli Spartani si convinsero (146 a.C.), rendendo i Romani padroni il trattato di Tordesillas (1494), i due
dell’inevitabilità della guerra”. incontrastati del Mare Nostrum. imperi si spartirono le terre del Nuovo
Eccola, la trappola: cedere alla paura Mondo. E questo bastò a evitare una
di perdere il primato e considerare UN MONDO PER DUE. Sempre per ipotetica “guerra iberica” che avrebbe
ineluttabile lo scontro. Da quella la supremazia marittima, secoli più tardi, cambiato il corso della Storia.
scintilla scaturì un conflitto trentennale, si confrontarono Spagna e Portogallo.
combattuto dall’Asia Minore alla Sicilia «Uno studio dell’Università di Harvard, ETERNE RIVALI. Alla fine del XVII
e terminato nel 404 a.C. con la vittoria dedicato ai casi in cui sarebbe potuta secolo era invece la Francia la potenza
di Sparta. Una vittoria a metà: le città scattare la trappola di Tucidide, parte dal dominante: sotto il Re Sole, Luigi XIV
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MONDADORI PORTFOLIO/AKG

DE AGOSTINI/G. DAGLI ORTI/MONDADORI PORTFOLIO


Stratega
e storico
P er costruire la teoria della
“trappola”, il politologo
statunitense Graham Allison
ha preso spunto dalla
monumentale Guerra del
Peloponneso, considerata
la prima narrazione redatta
con criteri in gran parte
oggettivi. A raccontare il
devastante scontro tra Atene
e Sparta fu l’aristocratico
ateniese Tucidide (460-395
a.C.), che aveva partecipato
in prima persona al conflitto

MONDADORI PORTFOLIO/AKG
La via della nel ruolo di stratega della
diplomazia flotta. Analizzando in modo
Sopra, firma del trattato certosino le fonti, Tucidide
di Tordesillas (Castiglia) tra cercò di riportare nel dettaglio
Spagna e Portogallo, il 7 gli eventi così com’erano
giugno 1494. A destra, il avvenuti, escludendo qualsiasi
presidente Usa Roosevelt intervento divino.
(a sinistra) e il leader Elogio di Atene. Nell’opera è
sovietico Stalin durante la presente inoltre la celeberrima
conferenza di Yalta (1945). orazione funebre in cui Pericle,
Sotto, Enrico il Navigatore, al termine del primo anno di
figlio di Giovanni I di guerra, elogia le istituzioni
Portogallo, inaugurò democratiche di Atene,
l’epopea delle scoperte definita “scuola della Grecia”
geografiche. e patria dell’eguaglianza e
della libertà. Ovvero, secondo
Pericle, il migliore dei mondi
possibili.

(1638-1715), aveva acquisito un vasto PAURA ATOMICA. Nel Novecento


impero coloniale in Nord America, Africa la trappola di Tucidide ha continuato
e Sud-est Asiatico. Dall’altra parte della a scattare, tanto da essere alla
Manica, però, anche gli inglesi stavano base della Prima e Seconda guerra
accrescendo la loro influenza, soffiando mondiale, causate dall’ascesa militare
alla Francia il primato dei commerci della Germania, assurta al rango di
marittimi. Così i Borbone di Francia, per minaccia all’ordine europeo (garantito
non perdere il loro potere, caddero nella da Inghilterra, Francia e Russia). In
trappola: bisognava fermare l’Inghilterra ginocchio per gli effetti dei devastanti
e non c’era altro modo che con le armi. conflitti, nel 1945 il Vecchio continente
Si arrivò così, “inevitabilmente” avrebbe perse l’egemonia, consegnandola a
detto Tucidide, alla Guerra dei Sette una nuova coppia di superpotenze,
anni (1756-1763), combattuta su più Usa e Urss, che si sono confrontate
continenti (Europa, Asia, America) e per cinquant’anni senza arrivare al
vinta dalla coalizione britannica, che conflitto. «Lo sviluppo delle armi
strappò ai francesi molte colonie. nucleari ha aumentato a tal punto i costi
Qualche decennio più tardi la trappola di una guerra da sollecitare la ricerca
IPA/ALAMY

scattò durante l’ascesa di Napoleone. di soluzioni diplomatiche», afferma


«A volte accade però che potenza Caffarena. Oggi al posto di Atene c’è la
consolidata e potenza in ascesa Cina e gli Usa interpretano il ruolo di
sperimentino un avvicendamento Sparta. Cadranno nella trappola? Come
pacifico smorzando gli effetti della insegna la Guerra fredda, lo scontro
competizione, attraverso la può essere evitato. Ma resta pur sempre
condivisione di responsabilità», un dato: secondo i calcoli di Graham
spiega Caffarena. «È stato così Allison, negli ultimi 500 anni la trappola
all’inizio del XX secolo quando di Tucidide è stata pronta a scattare 16
gli Stati Uniti hanno sostituito volte. In 12 casi è scoppiata una guerra,
la Gran Bretagna al vertice del in quattro no. •
sistema internazionale». Massimo Manzo

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PRIMO PIANO
Olanda

Parigi
Vienna

Firenze
Atene

LE ETÀ DELL’ORO
A cura di Anita Rubini

ATENE CINA DEI MING FIRENZE


V-IV secolo a.C. 1368-1644 ’400-’500
N el V secolo a.C. il cuore del
mondo era in Grecia, ovvero
ad Atene, dove si avviò, verso il
L a dinastia Ming ha dominato
il Paese di Mezzo per 276 anni
considerati il “Rinascimento”
N el 1418 la ricca corporazione
dei lanaioli di Firenze indisse
un concorso per progettare la
508 a.C., una riforma democratica cinese, durante il quale sono fiorite cupola del Duomo. La città era
senza precedenti, iniziata dal le arti ed è esplosa l’industria una delle più ricche di Italia e
politico Clistene e poi perfezionata manifatturiera (in particolare queste spese in favore di arte e
da Pericle. Nonostante quella di porcellana e seta): la Cina era architettura sarebbero state presto
“alla greca” non fosse un’autentica la prima potenza economica imitate dal resto del Paese. Fu
democrazia (che è invece figlia mondiale. Simbolo di quest’epoca infatti l’economia forte a spingere
degli ideali illuministi) e i diritti è la Città proibita di Pechino, il Rinascimento italiano, insieme
politici fossero limitati agli Ateniesi favolosa dimora imperiale estesa su a un profondo orgoglio civico. Le
maschi adulti, Atene visse allora 720mila metri quadrati: la realizzò, arti, ma anche gli studi umanistici
il suo momento di massimo tra il 1406 e il 1421, Yongle, uno e le scienze, furono trainati
splendore. Il cosiddetto “miracolo dei suoi più importanti imperatori. dalla riscoperta dell’antichità.
greco” coinvolse ogni aspetto della L’apertura delle rotte marittime Pittori, scultori e architetti si
società, a partire dall’arte e dalla portò in Cina non solo i mercanti sbarazzarono delle tradizioni
cultura. Fu realizzato il Partenone, ma anche i missionari gesuiti dell’arte medievale e si lasciarono
i grandi cicli statuari di Fidia, nel (come l’italiano Matteo Ricci) che ispirare dai monumenti dell’antica
teatro nacquero i capolavori di furono testimoni della grandezza Roma. La scienza e un diverso
Eschilo, Sofocle ed Euripide, in Ming. Fu il fondatore della dinastia, modo di osservare l’uomo e la
filosofia ci fu la svolta rivoluzionaria l’imperatore Hongwu, a darle natura contribuirono allo sviluppo
dovuta in gran parte a Socrate il nome profetico: Ming ovvero di discipline diverse tra cui la
(469-399 a.C. ca.). Nacque anche la “Splendore”. medicina.
storiografia: prima con Erodoto, poi
con Tucidide. I PROTAGONISTI: Hongwu I PROTAGONISTI: Filippo
(1328-1398), Yongle (1360-1424), Brunelleschi, Leonardo da Vinci,
I PROTAGONISTI: Clistene, Wanli (1563-1620), Matteo Ricci Cosimo e Lorenzo de’ Medici, Piero
Euripide, Pericle, Platone, Socrate. (1552-1610). della Francesca, Michelangelo.

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Quello dell’“età dell’oro”


è un concetto rubato
alla mitologia che si
riferisce a un periodo di
straordinaria prosperità
e abbondanza. Ma è
Pechino
vero che in certi luoghi
e periodi della Storia si
sono create condizioni
eccezionali in cui alcune
civiltà si sono distinte
e hanno vissuto il loro
apogeo. Eccone alcune.

OLANDA VIENNA PARIGI


XVII secolo 1890-1918 Anni ’20 e ’30
N onostante i Paesi Bassi fossero
coinvolti in una lunga guerra
con la Spagna, l’economia del Paese
R icerca artistica, scienza, nascita
della psicoanalisi e fiorire della
cultura ebraica fecero di Vienna il
Il mondo era appena uscito
dalla Prima guerra mondiale:
bisognava ricostruire e dimenticare
cresceva esponenzialmente, anche fulcro cosmopolita della modernità. in fretta quel conflitto che tanto
trainata dall’istituzione, nel 1602, La capitale austriaca produsse tra era costato in termini di vite
della Borsa di Amsterdam, il primo la fine dell’800 e la Prima guerra umane. A dominare la scena
mercato finanziario e delle merci mondiale una straordinaria fu una crescita industriale
al mondo. Volava l’economia e concentrazione di innovatori in incontrollata, accompagnata da
aumentava la popolazione, fattore psicologia, filosofia, economia, tanti cambiamenti sociali, artistici
che indusse i coltivatori a rendere architettura, arte, musica e e culturali. Se oltreoceano gli Stati
più produttiva l’agricoltura. Come? letteratura. L’impulso venne anche Uniti erano sempre più orientati
Bonificando i terreni, processo dai forti contrasti che coesistevano verso la società del consumismo,
già iniziato nel tardo Medioevo. Il in città. Gli Asburgo, l’aristocrazia e in Europa a dettare legge in quegli
Paese possedeva inoltre una forte la Chiesa rimanevano i saldi pilastri “Anni folli” fu Parigi. Fu qui che
tradizione marittima che spingeva della società austriaca, ma nuove si incontrarono le avanguardie
l’economia verso le spedizioni via forze li sfidavano: se da una parte artistiche americane ed europee.
mare, i commerci e la finanza. Nel molti godevano del comfort dei Confluirono a Parigi geni come
1670 gli olandesi avevano più navi caffè viennesi e delle passeggiate Amedeo Modigliani, Salvador Dalí,
mercantili di tutto il resto d’Europa. nei boschi, le pagine dei giornali Pablo Picasso, Marc Chagall, Henri
La ricchezza incoraggiò la si riempivano di notizie su Matisse, Piet Mondrian, Georges
borghesia a commisionare opere proteste sindacali, manifestazioni Simenon. Dagli Usa arrivò Ernest
d’arte mentre il microscopio di Van nazionaliste e spinte verso il Hemingway seguito dagli scrittori
Leeuwenhoek aprì nuove strade cambiamento. della Lost generation.
alla scienza.
I PROTAGONISTI: Sigmund I PROTAGONISTI: Salvador Dalí,
I PROTAGONISTI: Cartesio, Freud, Kurt Gödel, Gustav Klimt, Ernest Hemingway, Piet Mondrian,
Antoni Van Leeuwenhoek, Jan Egon Schiele, Arthur Schnitzler, Pablo Picasso, Marcel Proust,
Vermeer, Rembrandt, Spinoza. Ludwig Wittgenstein. Georges Simenon.

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NEMICI
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PRIMO PIANO

Loro precisi
ed efficienti.
Noi creativi ma
inaffidabili.
I luoghi comuni
sulle differenze
fra tedeschi e
italiani hanno
influenzato
ciclicamente i
rapporti fra i
due Paesi.

G
ermania e Italia continuano a
“prendersi” poco. Gli italiani
invidiano l’efficienza e la
solidità dei loro alleati nella
Nato, nonché co-fondatori del progetto
di unificazione europea, ma niente
altro. D’altro canto i tedeschi, che pure
amano l’Italia, fanno fatica a entrare
in sintonia con i suoi abitanti. Eppure,
tra i due popoli la frequentazione è
di vecchia data, almeno quanto la
ricorrente rivalità. Nel Medioevo Italia
e Germania facevano parte dello stesso
impero. Certo, il sovrano era tedesco,
ma il Belpaese con le sue città, i
mercanti, i banchieri, gli artisti e i
letterati, era la locomotiva d’Europa.
Non per niente Teodorico, re degli
Ostrogoti, nel V secolo disse: “Un
barbaro di successo vuol essere un
romano; solo un povero romano
vorrebbe essere un barbaro”.

IL DISPREZZO DI LUTERO. A
incrinare i rapporti fu sicuramente
la decadenza conosciuta dall’Italia
dopo il Cinquecento, a causa della
dominazione straniera. Ma di certo
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 AMICI
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INTERFOTO/ALAMY/IPA
Scontro epocale
Nel quadro La battaglia
di Legnano (29 maggio
1176), dipinto nel 1831,
è rappresentato il
Carroccio. Si trattava di
un grande carro intorno
al quale si raccoglievano
e combattevano le milizie
dei Comuni medievali.
Lo scontro tra i Comuni
e l’Impero Germanico fu
reinterpretato in chiave
indipendentista nel
Risorgimento. Sopra,
Federico Barbarossa
(1122-1190), imperatore
del Sacro Romano Impero.

SCALA
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La calata dei
lanzichenecchi
Il sacco di Roma
(6 maggio 1527)
da parte dei soldati
mercenari tedeschi
arruolati nell’esercito
dell’imperatore Carlo V
d’Asburgo.

anche la diffusione della Riforma di

Sfide in campo (da calcio) Lutero non fu di aiuto: per il frate


domenicano la Penisola, in quanto
terra del papa, rappresentava la “casa
L a Germania
organizzata e
potente, l’Italia estrosa,
e bianchi di Germania
hanno fatto Storia,
prima fra tutti la
Mundial di Spagna
1982. Finì 3-1 per gli
azzurri e i tedeschi
dell’Anticristo” (come era chiamato
dai protestanti il pontefice). Tuttavia il
capace di imprese cosiddetta “partita del dovettero aspettare destino dei due popoli, culturalmente
impossibili e di tonfi secolo”, la semifinale dei i Mondiali del 1990, così lontani, finì per assomigliarsi in
memorabili. Questo Mondiali del Messico giocati nel nostro epoca moderna: l’Italia e la Germania
è l’immaginario 1970 vinta dall’Italia Paese, per prendersi divennero nazione solo nella seconda
che accompagna le 4-3, dopo continui una rivincita alzando
metà dell’Ottocento, a dieci anni di
nazionali di calcio rovesciamenti di fronte la coppa del mondo
dei due Paesi, due nei supplementari. nel cielo di Roma. Chi distanza l’una dall’altra (1861 e 1871).
superpotenze del Tonfi e trionfi. Dodici la fa l’aspetti: nel 2006, Il Risorgimento aveva provocato tra
pallone che hanno anni dopo tedeschi e durante i Campionati gli italiani un forte sentimento di
vinto ben quattro italiani erano di nuovo del mondo tedeschi, diffidenza per tutto quanto “sapeva” di
titoli mondiali a testa. schierati l’uno contro toccò all’Italia trionfare tedesco. Racconta lo storico Gustavo
Molte sfide tra azzurri l’altro nella finale del a Berlino. Corni: «In quest’epoca il grande nemico
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L’Italia e la Germania divennero


nazioni unitarie solo nella seconda
metà dell’Ottocento, a dieci anni
di distanza l’una dall’altra

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Lutero contro tutti
MONDADORI PORTFOLIO/AKG

Un dipinto del 1872 rappresenta l’audizione


SCALA

di Martin Lutero durante la Dieta di Worms


(1521) presieduta da Carlo V (in fondo).
Sotto, un ritratto di Raffaello di Giovanni di
Lorenzo de’ Medici, papa Leone X dal 1513.

era l’Austria, che però veniva spesso MODELLO DA IMITARE. In


identificata in maniera generica come queste parole c’erano i retaggi delle
un’entità tedesca, germanica. Se antiche calate lanzichenecche, ma
l’Austria era imperialista e aveva mire anche la consapevolezza che la
sull’Italia, la stessa cosa valeva per tutto Germania era destinata ad assumere
il mondo germanico». Nella retorica un ruolo importante in Europa. Una
risorgimentale venne recuperata e superpotenza da temere, ma anche da
mitizzata la lotta dei Comuni medievali imitare. «Alla fine dell’Ottocento venne
contro il più tedesco degli imperatori, meno, per ragioni legate al predominio
Federico Barbarossa (1122-1190). E nel Mediterraneo, la storica alleanza
perfino un moderato come Cavour non tra Italia e Francia, la nazione che più
risparmiò critiche graffianti all’ascesa aveva favorito la nostra unificazione.
della Prussia, Stato guida per i tedeschi: Politici come Crispi e intellettuali
“Il germanesimo appena è nato e già come Benedetto Croce guardarono
minaccia di turbare l’equilibrio europeo, alla Germania di Bismarck come a
già manifesta pensieri di predominio e un modello politico, a un esempio
di usurpazione”. di capacità industriale e tecnologica,
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Momenti solenni
Un dipinto del 1885 che celebra
la proclamazione di Guglielmo I a
imperatore tedesco (1871) nella
Galleria degli Specchi della Reggia
di Versailles. Sotto, un manifesto
invita gli italiani a prestare soldi
allo Stato per finanziare la guerra
del ’15-’18.

Durante gli anni Trenta, complici le


alla nazione guida nella scienza, ma e Trieste, in mano austriaca, invece fu
anche nella letteratura e nella filosofia», proprio la Germania il principale bersaglio
afferma Corni. della propaganda interventista, come
Non bisogna dimenticare, poi, che afferma Corni: «L’Impero tedesco venne
durante la Terza guerra d’indipendenza indicato come una potenza imperialista
(20 giugno-12 agosto 1866) l’Italia che voleva soggiogare tutti. In particolare,
riuscì ad annettere il Veneto, oltre a le grandi banche tedesche, che pure
Mantova e a parte del Friuli (le attuali avevano dato un grande contribuito
province di Udine e Pordenone), solo alla nascita dei maggiori istituti bancari
grazie all’alleanza stretta con la Prussia nostrani come il Credito italiano,
contro l’Austria. E con i tedeschi (ma vennero accusate di voler imporre nel
anche con gli austriaci) ci legammo nostro Paese un’egemonia economica.
per più di un trentennio nella Triplice Insomma, discorsi di un secolo fa che
alleanza (1882), patto che venne meno, ritornano anche oggi quando si dice
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per volontà italiana, soltanto con la che la Banca centrale europea è prona
Prima guerra mondiale. ai desideri dei tedeschi». Visto dalla
Germania, invece, il comportamento
DIVISI E POI UNITI. Con la Grande italiano durante la Grande guerra fu il
guerra l’Italia voleva riprendersi Trento solito italico venir meno ad antichi patti.
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Il senso
dello Stato
P er molte ragioni
storiche gli italiani
fanno più fatica dei
tedeschi a sentirsi parte
di uno stesso Stato,
nonostante le due
unificazioni nazionali siano
avvenute nello stesso
periodo. L’Italia è stata
per secoli la nazione dei
Voltafaccia dialetti e dei “campanili”
italiano in eterna lotta tra loro,
Sopra, una caricatura degli Staterelli divisi tra
sulla Triplice Alleanza governanti spagnoli,
pubblicata sul giornale francesi, austriaci, il papa

SCALA
satirico Il pappagallo e lo splendido isolamento
nel 1888. Sotto, di Venezia. I tedeschi, che
Mussolini e Hitler pure durante la Guerra dei
immortalati nel 1941 trent’anni si massacrarono
durante una visita del fra loro, avevano una
duce a Monaco. lingua e una cultura
comune.
Collante religioso. In Italia
il comun denominatore
era la fedeltà dei cattolici
al papa, mentre per il
luteranesimo tedesco al
vertice della piramide c’era
lo Stato. Ma siccome il
senso di appartenenza lo
si deve soprattutto a una
buona amministrazione,
prima con gli Asburgo
e poi con i Prussiani, la
macchina statale tedesca
ha sempre vantato
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un’efficienza esemplare.
Con buona pace di chi
rimpiange i Borboni, lo
©COSTA/LEEMAGE

Stato della Chiesa e i nostri


signorotti.

ideologie comuni, Italia e Germania si riavvicinarono


Cosa che tuttavia non impedì ai due ANCORA PREGIUDIZI. Il resto meglio dell’Italia dalla sconfitta bellica e
Paesi di tornare a camminare a braccetto è Storia: per i tedeschi l’armistizio di mostrando un certo senso di superiorità,
negli anni Trenta, complice la vicinanza Badoglio (8 settembre 1943) fu una ben riassunto dalla famosa copertina
ideologica tra fascismo e nazismo, pugnalata alle spalle, mentre per gli choc della rivista Der Spiegel del 1977
nonché l’iniziale ammirazione di Hitler italiani rappresentò l’inizio di un incubo in cui il Belpaese veniva rappresentato
per Mussolini (non ricambiata dal in cui sperimentarono la violenza da un gran piatto di spaghetti
duce). La propaganda fascista alimentò dell’occupazione dell’ex alleato. La condito con una pistola. «Stereotipi,
il mito della fratellanza con i tedeschi, crudeltà nazista non fece altro che generalizzazioni», conclude Corni, «ma
ma non senza difficoltà: «Le informative consolidare il mito bellico del tedesco di grande impatto pubblico, politico e
segrete della polizia mostravano che tra cattivo e dell’italiano buono. Il primo sociale. Come dimostra il fatto che le
gli italiani c’era molta ambivalenza», barbaro, sanguinario, imbevuto di diffidenze reciproche sono ricomparse
racconta Corni. «Alcuni consideravano la ideologia razzista e pronto a eseguire gli appena finita la Guerra fredda ed è
Germania una potenza pericolosa perché ordini con brutalità. Il secondo pacifico, venuto meno l’obbligo di fare fronte
aggressiva. Altri sostenevano l’alleanza cordiale e generoso anche quando comune contro il nemico proveniente
con la forza teutonica perché in caso di vestiva i panni dell’invasore: un altro dall’Est». La Germania quindi è tornata a
guerra avrebbe vinto». Insomma, più mito come dimostravano le violenze essere imperiale nell’inconscio italiano,
che la fratellanza poté l’opportunismo: nelle colonie italiane. mentre l’Italia è rimasta ancora poco
gli italiani scommisero sul cavallo che I tedeschi, pur divisi in due Stati, dopo affidabile nelle mente dei tedeschi. •
consideravano vincente. la guerra si “vendicarono” riprendendosi Roberto Roveda

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PRIMO PIANO
Nel Medioevo le grandi famiglie fiorentine prestavano
soldi ai più potenti sovrani d’Europa. Ma nella prima
metà del XIV secolo ci fu un grosso tracollo.

IL PRIMO
CRAC
FINANZIARIO

Al sicuro
Ritiro di soldi e
pagamento di salari (a
destra) in una “casa di
conteggio” del Trecento.

50
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G
overni insolventi, crac bancari, lanciò nel 1337 una campagna militare tutta Europa e nel Vicino Oriente. Tra
crisi di liquidità e corse agli contro la Francia, dando avvio alla i beneficiari dei loro prestiti c’erano
sportelli. Non siamo nella Guerra dei Cent’anni. La nuova bellicosa principi e sovrani, che ne abusavano
New York del 2008 (anno iniziativa però prosciugò le casse statali per coprire le incessanti spese militari.
del fallimento della banca d’affari e il re si trovò costretto a chiedere In cambio, gli istituti bancari ricevevano
Lehman Brothers e dell’esplosione della denaro in prestito alle compagnie altissimi interessi o, in alternativa,
crisi economica del terzo millennio). commerciali fiorentine, già attive in Gran esenzioni e privilegi di vario genere
E neanche in quella del 1929 (crollo Bretagna (da dove proveniva tra l’altro la (titoli nobiliari, sfruttamento di dogane
di Wall Street e inizio della Grande lana per le manifatture toscane). e terreni), allargando così il proprio
depressione, vedi riquadro nelle pagine Queste compagnie erano sorte in potere anche in ambito politico. Quanto
successive). Siamo nella Firenze del XIV varie città italiane con fini mercantili, a Edoardo III, i suoi debiti con i Bardi
secolo, cuore dell’economia del tempo. ma dalla metà del XIII secolo avevano e i Peruzzi sfiorarono in poco tempo
Qui, in pieno Medioevo, deflagrò una iniziato a specializzarsi in crediti, il milione e mezzo di fiorini d’oro,
grossa crisi finanziaria legata al crollo depositi e finanziamenti. Alcune, commissioni incluse. Una somma
delle banche delle famiglie dei Peruzzi organizzate attorno ai capitali di esorbitante anche per un re, tanto più
e dei Bardi, fino a quel momento fiore potenti famiglie, divennero simili a che la guerra in cui si era impantanato
all’occhiello della finanza europea. moderne banche, offrendo vantaggiosi non stava dando i risultati sperati.
interessi a chi vi depositava i propri «Il prestigio del sovrano entrò in crisi,
RE INSOLVENTE. Tutto iniziò a capitali. L’italiano s’impose così come e in molti percepirono come imminente
causa di un sovrano con le tasche la lingua della finanza, e nel settore anche il dissesto dei due colossi della
bucate: Edoardo III Plantageneto, re spiccarono le compagnie toscane e finanza fiorentina, tanto che nel 1339
d’Inghilterra. Sul trono dal 1327, dopo in particolare quelle dei Bardi e dei papa Benedetto XII decise di rinunciare
essersi impegnato contro gli scozzesi, Peruzzi, “multinazionali” con filiali in ai servigi dei Bardi e dei Peruzzi per

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Spacciati
Vendita di bulbi di tulipano nel XVII Trionfo della morte
secolo, in un dipinto fiammingo. (1446). La morte a
cavallo imperversa
durante la pandemia di
peste nera (1348), che
fece milioni di morti
in Europa. A destra,
Edoardo III d’Inghilterra
(1327-1377).

La “bolla” dei tulipani


L a crescente
domanda di un
determinato bene di
ebbe nel 1636-1637,
quando nei Paesi
Bassi scoppiò il boom
consumo ne fa salire dei tulipani. Questi
alle stelle il prezzo. fiori, richiestissimi,
Successivamente si raggiunsero prezzi
può verificare il crollo folli. In tanti allora
improvviso del prezzo investirono sui
con la relativa perdita bulbi di tulipano,
di denaro di chi ha in previsione di
investito su quel bene. strabilianti guadagni.
È il meccanismo della In poco tempo, però,
cosiddetta “bolla il mercato fu saturo,
speculativa”. la bolla scoppiò e
Grandi affari. Uno dei il valore dei bulbi
ALAMY/IPA (3)

primi, e più celebri, precipitò, mandando


esempi di bolla, si molti in rovina.

la gestione delle finanze pontificie», ormai percepite come agonizzanti, immobiliare e molti piccoli risparmiatori
racconta lo storico Lorenzo Tanzini, e per molti il timore di non rivedere dovettero dire addio ai gruzzoli
autore del saggio 1345. La bancarotta più il denaro depositato si trasformò depositati.
di Firenze. Una storia di banchieri, in panico. Stuoli d’investitori grandi e «Oltre alla perdita di denaro, si registrò
fallimenti e finanza (Salerno). Come piccoli si affrettarono a ritirare la propria il crollo della fiducia nei confronti di
temuto, Edoardo si rifiutò di saldare i liquidità dalle banche, dando il via a uno ogni mercante e banchiere, anche se
suoi debiti, formalizzando la propria dei primi casi di bank run (“corsa agli non direttamente coinvolto nel disastro»,
condizione d’insolvenza. Oggi si direbbe sportelli”) di tutti i tempi. rimarca l’esperto. «E, come si sa, il
che il sovrano dichiarò il “default”. In pochi mesi, i banchieri fiorentini si mercato si basa essenzialmente sulla
ritrovarono senza fondi, anche perché i fiducia degli investitori». All’iniziale
BANK RUN. La bancarotta di Edoardo loro prestiti erano spesso azzardati e non ottimismo per la finanza, subentrò
III rafforzò la paura di un’imminente supportati da solidi capitali. Dopo alcuni quindi una generale depressione, ancor
crisi di liquidità dei Bardi e dei Peruzzi, istituti minori, crollarono anche i più più dopo che lo stesso Comune si
e a spaventarsi furono tra gli altri il potenti: tra il 1343 e il 1346 l’insolvenza dichiarò impossibilitato a pagare i titoli
re di Napoli Carlo D’Angiò e tutta la di Edoardo III e la corsa al prelievo pubblici (i prestiti fattigli dai cittadini).
nobiltà napoletana, che aveva importanti costrinsero infatti i Bardi e i Peruzzi a Insomma, dopo il rovescio dei Bardi
depositi presso i banchieri fiorentini. «In ufficializzare il proprio fallimento. E dal e dei Peruzzi, “che condivano colli
precedenza, i mercanti della città del 1345 il contagio della bancarotta colpì loro traffichi gran parte del traffico
giglio avevano alimentato la conquista un’altra lunga serie di soggetti: insieme della mercatantia”, non restava ormai
del Regno di Napoli da parte dello stesso ad altri istituti bancari (tra cui quello “quasi sostanza di pecunia ne’ nostri
Carlo d’Angiò, ricevendo in cambio degli Acciaiuoli, illustre al pari degli altri cittadini”, come annotò il mercante
rendite fiscali e privilegi commerciali», due), fallirono artigiani, commercianti Giovanni Villani, cronista dell’epoca.
afferma lo storico. e imprenditori che avevano investito A suo dire, mai a Firenze, neppure in
Le compagnie fiorentine, però, erano i propri guadagni, crollò il mercato guerra, c’erano state “maggiore ruina
52
S
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Le crisi
economiche e
l’uomo forte
L e crisi finanziarie
hanno spesso aperto
la strada a clamorosi
rivolgimenti politici.
A volte causando
grandi sommosse,
come nel caso della
Rivoluzione francese
(1789), altre favorendo
svolte autoritarie, con
interi popoli pronti
ad affidarsi all’ “uomo
forte” (una tendenza
parzialmente riscontrata
anche oggi). Esemplare
in tal senso fu l’ascesa
di Hitler in Germania
(1933), preceduta dal
crollo della Borsa di Wall
Street dell’ottobre 1929.
Difficoltà. La crisi
statunitense ebbe infatti
grosse ripercussioni
sull’Europa (appena
uscita dalla Prima
guerra mondiale).
Gli effetti del crack si
In molti, temendo sentirono soprattutto in
Germania, già vessata
per i loro risparmi, dalle riparazioni di
guerra, imposte dal

corsero agli Trattato di Versailles


(1919), e da una grande

“sportelli” per
inflazione che investì
il Paese. L’alto tasso

ritirare i soldi versati


di disoccupazione e il
senso di smarrimento
dei tedeschi finirono al
centro della propaganda
e sconfitta”. A peggiorare la situazione in pochi anni la crisi rientrò. Mercanti, di Hitler, che promise
contribuì una serie d’inondazioni che banchieri e imprenditori ripresero i loro un futuro di benessere
compromise i raccolti del 1346, e l’anno affari. Paradossalmente anche la peste basato su politiche
seguente, la “peste nera”, che nel 1348 ebbe effetti positivi: la diminuzione protezionistiche
dimezzò la popolazione di Firenze (da di manodopera fece lievitare i salari (analoghe a quelle del
fascismo italiano).
90mila a 45mila abitanti). aumentando i consumi. Stava ripartendo La cosa funzionò e
un ciclo economico positivo. nel 1933 il leader del
LA RIPRESA. Dopo il tracollo la In molti iniziarono a riflettere sul nazismo fu nominato
situazione iniziò pian piano a migliorare. tracollo, causato da un’incontrollata Cancelliere, divenendo
«Le autorità cittadine decretarono euforia degli investitori e degli operatori in seguito Führer della
per esempio che tutte le voci di debito finanziari. “Non si deve tacere il vero per Germania.
accese dal Comune nel corso degli anni [...] fare memoria di queste cose, per dare
venissero accorpate in un’unica gestione ad esempio a quelli che sono a venire
Bancario conta i
chiamata “monte”; nome che ben di usare migliore guardia”, ammoniva
ALAMY/IPA

muri di banconote,
esprimeva l’ingente quantità di debiti Villani. In economia, però, la memoria durante la grande
da gestire», spiega Tanzini. La nuova è spesso breve, e nel continente non inflazione della
gestione si basava su un enorme registro tardarono a profilarsi all’orizzonte nuove Repubblica di
(redatto dal 1347) con i nomi di tutti i speculazioni e crisi anche di ampia Weimar (1918-1933)
creditori del Comune, a cui furono offerti portata (vedi riquadro pag. precedente). in Germania.
nuovi interessi sui vecchi depositi e la A Firenze, sarebbero di lì a poco salite
possibilità di riscattare l’intero credito alla ribalta nuove potenti famiglie pronte
se avessero investito ulteriore denaro. a influire a livello politico e finanziario.
Il “mercato” dei titoli pubblici così Tra queste spiccherà quella dei Medici. •
rifinanziò la Repubblica fiorentina, e Matteo Liberti
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PRIMO PIANO

©LUISA RICCIARINI/LEEMAGE
Cesare fu il primo.
Ma da allora molti
“cesaristi” hanno
sedotto le masse
ALAMY STOCK PHOTO

IO
promettendo
di risolvere da soli
crisi e disordini.

SONO
L’UOMO FORTE
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VESPASIANO (7-79 d.C.)


T ito Flavio Vespasiano fu
prima di tutto un grande
generale. E infatti ad acclamarlo
Nel giro di pochi mesi, si erano
succeduti sul trono ben tre
generali, acclamati dalle proprie
imperatore furono le legioni truppe. Vespasiano, ultimo della
orientali e danubiane, nel 69 d.C. serie, riuscì a imporsi grazie alla
Di stanza in Palestina ormai da capacità militare (sconfisse e
3 anni per reprimere la rivolta trucidò il rivale Vitellio) e alla
giudaica, Vespasiano lasciò lungimiranza. Il suo primo
allora il comando al figlio Tito (a atto da imperatore fu infatti
sinistra, padre e figlio sul carro la promulgazione della Lex de
del trionfo) e si diede da fare per imperio Vespasiani. Con questa
rivendicare il trono. Il principato legge, pur ostentando rispetto
viveva un momento di profonda per le tradizioni civili, legittimò
crisi: la morte senza eredi e rafforzò il proprio potere
designati di Nerone (68 d.C.) e quello dei suoi successori,
aveva determinato la fine della inserendo la monarchia
dinastia giulio-claudia e l’inizio nell’ordinamento dello Stato per
della lotta per la successione. bilanciare la forza del Senato.

L
eader carismatico, grande condottiero, un
feeling innegabile con i suoi soldati e con
il popolo romano, da cui attinse sostegno
e consenso per la propria azione politica.
A vederlo così sembrerebbe un campione della
democrazia, eppure nel I secolo a.C. Giulio Cesare
(a sinistra) fu di fatto una specie di dittatore: un
“dittatore democratico”, come lo ha definito lo
storico Luciano Canfora. Il suo esempio diventò
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un modello di governo nell’Ottocento, quando


in Francia venne coniato il termine “cesarismo”,
per esaltare il regime autoritario instaurato
da Napoleone Bonaparte. Ma l’imperatore dei
francesi non fu certo l’unico leader del passato
a comportarsi da “cesare”. Esempi più antichi
del suo si trovano nella Roma imperiale, durante
il Rinascimento e persino nell’Inghilterra del
Seicento, mentre per i casi più recenti bisogna COSIMO DE’ MEDICI, DETTO
cercare nella Prussia dell’Ottocento e in Italia.
Diverso a seconda del luogo e del tempo,
IL VECCHIO (1389-1464)
il cesarismo conserva alcune caratteristiche
specifiche. Si tratta, in ogni caso, di un regime C osimo de’ Medici, detto il
Vecchio, è considerato da
molti storici il rappresentante
e dalla peste, ormai incapace di
provvedere a se stesso, il Comune
aveva chiesto aiuto alle famiglie
autoritario che gode dell’appoggio delle masse,
del cesarismo rinascimentale più nobili e ricche. Fra tutti, alla
conquistate fatalmente dal carisma, dalla (sopra, a cavallo). Prese il potere fine Cosimo ebbe la meglio.
personalità o dalle eccezionali doti militari del nel 1434, facendo di Firenze una L’ingrediente principale della sua
leader di turno. E non è un caso che questo tipo Signoria, e lo mantenne per oltre ricetta? Il “principato occulto”: gestì
di governo si imponga sempre in momenti di 30 anni, grazie alla diplomazia, infatti lo Stato attraverso uomini di
crisi: il “cesarista” si presenta come l’uomo forte a una politica moderata e al fiducia, mantenendo formalmente
in grado di sistemare tutto da solo. Ma, proprio benvolere del popolo, che intatte indipendenza e istituzioni
conquistò riempiendo la città di comunali. Il capo a tutti gli effetti,
per questo, il regime in genere non gli sopravvive.
cultura e opere d’arte pagate col però, rimase lui, il fondatore della
Il cesarismo si trasforma allora in un governo di suo ingente patrimonio. Firenze Signoria. E rendendo ereditaria la
transizione, destinato a lasciare il posto a una usciva da un lungo periodo di crisi sua posizione, a differenza di altri
forza rivoluzionaria, o alla restaurazione del economica e sociale: indebolito cesaristi, permise al suo governo di
vecchio ordine. • dagli scontri fra guelfi e ghibellini sopravvivergli.
Maria Leonarda Leone

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S
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OLIVER CROMWELL (1599-1658)


M embro del Parlamento fin dal
1628, il condottiero inglese Oliver
Cromwell divenne il leader assoluto
a detta di molti, come un dittatore
populista. Un’impressione confermata
nel 1653, quando sciolse il Parlamento
della lotta antimonarchica durante repubblicano e assunse il controllo del
la guerra civile del 1640. Le vittorie Paese, forte della propria popolarità
ottenute sul campo ingigantirono la e dell’appoggio dell’esercito. Da
sua influenza politica, trasformandolo astuto demagogo, nel 1657 rifiutò
nell’uomo più potente e autorevole la corona offertagli dal Parlamento
del tempo. Comandante in capo appositamente ricostituito, ma accettò
dell’esercito vittorioso, corresponsabile il titolo di Lord Protettore, assiso sul
dell’esecuzione di re Carlo I e trono del re che aveva fatto uccidere.
dell’abolizione della monarchia, a Sovrano in tutto tranne che nel nome,
partire dal 1649 Cromwell governò morì l’anno successivo, ufficialmente di
sulla neonata Repubblica del malaria. Due anni dopo, il Parlamento
Commonwealth of England. Ma lo fece, restaurò la monarchia.

Carisma, consenso popolare

I
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e appoggio dell’esercito sono
le condizioni per l’ascesa al
potere dei nuovi cesari

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NAPOLEONE
BONAPARTE
(1769-1821)

C on il colpo di Stato del 18


brumaio (9 novembre) 1799,
Napoleone Bonaparte, ambizioso
e capace generale corso, pose
fine all’instabile governo del
Direttorio, instaurato in Francia
dopo la Rivoluzione, per sostituirlo
con un Consolato. Il colpo di Stato
venne legittimato da una nuova
Costituzione, ratificata con un
plebiscito popolare. Da Primo
console, sfruttando il prestigio che
aveva guadagnato grazie ai suoi
incredibili successi militari, riuscì a
ottenere il consolato a vita nel 1802
e la corona di imperatore nel 1804.
Napoleone istituzionalizzò il proprio
regime e consolidò il proprio potere
a colpi di riforme e altri plebisciti.
Forte della sua fama di condottiero
e dell’appoggio incondizionato
dei soldati, gestì il potere come
un dittatore. Fondatore del Primo
impero francese, si richiamò più di
altri alla figura di Giulio Cesare. E che
fosse uguale a lui come stratega,
ma superiore come uomo politico,
glielo diceva sempre suo fratello,
Luciano Bonaparte.

56
S
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OTTO VON BISMARCK (1815-1898)


L iberali e rivoluzionari tedeschi
consideravano Otto Eduard Leopold von
Bismarck-Schönhausen, che era un loro
l’Austria e dando un ruolo di primo piano
alla Prussia all’interno della Confederazione
tedesca del Nord. Guglielmo I lo nominò
acerrimo rivale, come l’erede del detestato allora Cancelliere (cioè primo ministro) del
Napoleone III. Primo ministro del Regno di secondo Reich. E Bismarck, che conservò
Prussia dal 1862 al 1890, Bismarck tenne anche le vecchie cariche di Primo ministro e
le redini del governo come un Cesare, di ministro degli Esteri prussiano, non esitò ad
gestendo il potere in maniera dittatoriale per adottare misure populiste per garantire a se

MONDADORI PORTFOLIO/AGE
conto del re Guglielmo I per quasi 28 anni. stesso e all’imperatore l’appoggio delle masse
Inflessibile e autoritario, dotato di grandi lavoratrici. Ma, da monarchico, agì sempre
doti diplomatiche e di una tagliente oratoria, con estrema fermezza contro l’odiato partito
contribuì in modo fondamentale alla nascita operaio socialista, in rapida ascesa, così da
dell’Impero tedesco (1871), tagliando fuori meritare l’appellativo di “cancelliere di ferro”.

BENITO MUSSOLINI
(1883-1945)
N on tutti gli storici credono che il fascismo sia

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stato un regime cesarista. Non c’è dubbio
però che Benito Mussolini, ex dirigente del
Partito socialista convertitosi al nazionalismo
e fondatore del Partito nazionale fascista
(1921), ricoprì alla perfezione il ruolo di leader
assoluto appoggiato dalle masse. Si impose,
come i suoi colleghi cesaristi, durante la crisi
economica e sociale che colpì l’Italia nel primo
dopoguerra. Una volta assunti poteri dittatoriali
(1925), smantellò gli organismi dello Stato
democratico e liberale, mettendo fuori legge
i partiti d’opposizione e sopprimendo alcuni
diritti fondamentali. Da allora guidò l’Italia per
un ventennio, coltivando, con una massiccia
opera di propaganda, la leggenda di un duce
onnisciente, infallibile e infinitamente saggio.
Usò questa mitologia, insieme a forme violente
PHOTO JOSSE/LEEMAGE

di repressione del dissenso, come strumento di


potere, guadagnandosi l’appoggio delle masse.
Si presentava come un erede della romanità
e l’unico in grado di mantenere il prestigio
dell’Italia tra le grandi potenze europee. Il
regime, com’è noto, non gli sopravvisse.
NAPOLEONE III (1808-1873)
A differenza di molti leader cesaristi, Carlo
Luigi Napoleone Bonaparte, meglio
noto come Napoleone III, non fu un militare.
Nipote di Napoleone Bonaparte e altrettanto
ambizioso, era stato eletto presidente della
neonata Seconda repubblica (proclamata in
seguito alla rivoluzione antimonarchica del
1848). Allo scadere del suo mandato, vedendosi
negata la possibilità di mantenere il potere con
una riforma costituzionale, Napoleone III optò
per un colpo di Stato. Era il 2 dicembre 1851.
Dopo essersi assicurato l’appoggio dell’esercito
e aver represso ogni dissenso, per garantirsi
una forma di investitura popolare invitò con un
plebiscito i francesi a esprimersi sulla validità
del colpo di Stato. Il risultato gli fu ampiamente
favorevole. Legittimato dal consenso popolare,
fece preparare una nuova Costituzione che gli
conferì enormi poteri e gli permise, un anno
dopo, di spazzar via la Seconda repubblica,
assumere il titolo di imperatore e inaugurare il
Secondo impero francese.
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IL PRESENTE,
LO SPECCHIO DEL PASSATO

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a un regime
PRIMO PIANO

all’altro
a cura di Federica Ceccherini e Riccardo Michelucci

I Khmer rossi entrano a


Phnom Penh, il 17 aprile
del 1975. Ha inizio il
regime comunista di Pol
Pot in Cambogia.
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I
l grande avvenimento del sospensione della libertà non sia stata «Poiché ciascuna rivoluzione ha
Ventesimo secolo è stato una prerogativa dei soli rivoluzionari bisogno di stabilizzarsi, la scelta di una
l’abbandono dei valori della del ’900. Anche nei secoli precedenti soluzione autoritaria può maturare a
libertà da parte dei movimenti molte sommosse si sono trasformate in seconda degli obiettivi generali e del
rivoluzionari”, lo affermò, suscitando dittature, basti pensare alla Guerra civile singolo contesto politico», afferma
un certo scalpore, lo scrittore francese inglese della metà del ’600 e al Terrore Simone Neri Serneri, docente di Storia
Albert Camus nel 1951. La frase, apparsa giacobino nel XVIII secolo. contemporanea all’Università di Firenze.
in uno dei suoi saggi più noti (L’uomo in Ma se è vero che i movimenti «La tirannia divenne per esempio
rivolta), scatenò la polemica con un altro rivoluzionari hanno spesso prodotto funzionale alla stabilizzazione nel
intellettuale dell’epoca, Jean-Paul Sartre. regimi tirannici basati sulla repressione, caso della Rivoluzione bolscevica, che
Quella di Camus era una provocazione vi sono stati molti altri casi in cui le attraversò una molteplicità di conflitti
politica, riferita al contesto sovietico. sollevazioni hanno favorito la nascita di interni ed esterni. Ma non è possibile
Sul piano storico è però indubbio che la Stati democratici. stabilire un nesso causale tra dittatura e
rivoluzione, tanto che la maggior parte
degli Stati autoritari non sono nati da
sollevamenti e rivolte».

CONDIZIONAMENTI. Esemplare
fu l’ascesa in Cambogia dei Khmer
rossi di Pol Pot, i militanti del partito
comunista, che nel 1968 facevano parte
dell’Esercito popolare vietnamita. Quella
cambogiana fu una delle dittature più
sanguinarie del ’900, instaurata il 17
aprile 1975, poco prima della fine della
guerra in Vietnam.
«A fare la differenza non è soltanto
l’ideologia assolutistica delle classi
dirigenti rivoluzionarie. Pesano molto
anche i contesti interni dei singoli Paesi»,
prosegue Neri Serneri. «La libertà che
scaturì dalla Rivoluzione americana
dipese dalla cultura dell’Illuminismo
che era già stata assimilata dagli Stati
Uniti del ’700. Al contrario, la Russia
sovietica nacque dopo il regime zarista,
in un Paese privo di alcuna esperienza
liberale o parlamentare. Anche le recenti
“primavere arabe” hanno avuto quasi
tutte un esito autoritario perché quei
Paesi non dispongono ancora di una
cultura politica democratica e la società
civile non è riuscita a darsi solide regole
di convivenza e mediazione».
Gli esiti della rivoluzione possono
essere poi motivati da interventi esterni.
Per esempio quella iraniana (1978-
1979), inizialmente non ebbe sviluppi
autoritari ma poi la situazione precipitò
per l’aggressione da parte dell’Iraq di
Saddam Hussein, che avvantaggiò i
radicali con l’avallo degli Usa.
Insomma, quel processo intento a
rovesciare le istituzioni al potere e a

Non tutte le rivoluzioni si sono


instaurare un nuovo ordine sociale,
chiamato “rivoluzione”, nella Storia

concluse nello stesso modo. Alcune


non sempre si è concluso nello stesso
modo: a volte ha portato a una svolta

hanno portato a dittature altre a


autoritaria, altre volte a riforme o a
governi democratici.

governi democratici e liberali.


Nelle pagine successive gli esiti di
alcune delle rivoluzioni più importanti. •
61
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Le rivoluzioni più importanti della


Storia sono sfociate in più o meno
lunghe DITTATURE

1789
TERRORE FRANCESE
E liminazione della monarchia
assoluta (ghigliottina
per i sovrani in carica, Luigi
Robespierre instaurò infatti
una vera e propria dittatura,
con violenze e condanne
XVI e Maria Antonietta, nel sommarie, tanto che il
1793), proclamazione della periodo è passato alla Storia
Repubblica, abolizione della come regime del Terrore (5
divisione in ceti della società, settembre 1793-28 luglio
tipica dell’Ancien Régime. 1794). Coloro i quali erano
Queste furono le conquiste considerati nemici della
dei rivoluzionari, al grido Rivoluzione venivano puniti
di “libertà, uguaglianza e in maniera esemplare, con
fraternità”. sequestri di beni e soprattutto
Violenze. Ma nonostante la spesso con la condanna a
Rivoluzione francese ci abbia morte, eseguita tramite
lasciato molte conquiste ghigliottina. In precedenza,
(come la Dichiarazione dei un ruolo simile a quello di
diritti dell’uomo) ancora Robespierre era stato svolto
oggi alla base delle moderne da Oliver Cromwell nella prima
Costituzioni, non fu esente da fase della Rivoluzione inglese
storture. Nel 1793 Maximilien del XVII secolo.

La regina di Francia
Maria Antonietta
viene condotta alla Rientro delle forze
ghigliottina il 16 armate zariste dal
ottobre 1793. fronte nel 1917.

1953
CUBA: IL SOGNO INFRANTO
M entre nel 1953
moriva Stalin, un
altro dittatore, dall’altra
imbracciarono le armi
per attaccare la caserma
Moncada, a Santiago di
parte del mondo, stava Cuba. L’azione però fu un
preparando la sua fallimento: Castro venne
ascesa. In quell’anno arrestato, condannato e
infatti scoccò la scintilla esiliato in Messico.
che avrebbe innescato Vittorioso. Ritornò
la Rivoluzione cubana, tempo dopo e, alla guida
destinata anch’essa della milizia popolare
a trasformarsi in un (Ejército rebelde) insieme
regime autoritario. Il 26 a Ernesto Che Guevara,
©BIANCHETTI/LEEMAGE

luglio 1953 un gruppo prese Santa Clara e


di guerriglieri guidati da Santiago. La rivoluzione
un giovane Fidel Castro si concluse a gennaio

62
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1917
DAGLI ZAR

©FINEARTIMAGES/LEEMAGE
A STALIN
L a storiografia recente ha
riconosciuto alcune similitudini
tra la Rivoluzione francese e
quella russa del 1917. In entrambi
i casi furono rovesciate le
monarchie assolute e si tentò di
darsi un assetto parlamentare,
ma ad accomunare i due eventi fu
soprattutto la svolta autoritaria
che ci fu dopo. Se i giacobini
con il Terrore tentarono di
difendere la Rivoluzione dai
partiti concorrenti, i bolscevichi
si scontrarono con gruppi che
avevano idee rivoluzionarie
diverse dalle loro, a cominciare
dagli anarchici e dai menscevichi.
Autoritarismo. Ma i parallelismi
si possono individuare
soprattutto nelle fasi successive.
In Francia, Napoleone il 9
novembre 1799 rovesciò il
Direttorio e cavalcò i rivolgimenti
provocati dalla Rivoluzione,
instaurando un regime autoritario
e arrivando a farsi nominare
imperatore dei francesi. Anche
in Russia avvenne qualcosa di
simile quando, al termine della
lotta per il potere nata dopo la
morte di Lenin (1924), Stalin
strumentalizzò la Rivoluzione
bolscevica, eliminò tutti gli
oppositori e assunse il potere
assoluto, che mantenne fino alla
morte (5 marzo 1953).

Fidel Castro
vittorioso parla
alla folla all’Avana
(1959).

del 1959 con la fuga


del generale e dittatore
Fulgencio Batista.
Al termine della
rivoluzione Fidel divenne
il líder máximo di Cuba
e accentrò nelle sue
mani tutto il potere,
mantenendolo per
quasi 50 anni. A 82 anni,
nel 2008, Castro lasciò
la carica di Presidente
BETTMANN ARCHIVE

al fratello Raúl. Il líder


máximo è morto il 25
novembre 2016.
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Ecco invece alcune rivoluzioni che hanno portato


a governi DEMOCRATICI. E non sempre
ricorrendo alla violenza

1974

©FINEARTIMAGES/LEEMAGE
LA RIVOLUZIONE
DEI GAROFANI
È stato uno dei casi in cui una
rivoluzione non ha portato alla
dittatura, ma al contrario l’ha abbattuta.
È il caso del colpo di Stato militare
avvenuto in Portogallo il 25 aprile 1974,
che aveva l’obiettivo di rovesciare il
regime autoritario, fondato, nel 1933,
dal dittatore António de Oliveira Salazar.
Nel 1970 Salazar era stato sostituito
da Marcelo Caetano, sul quale in molti
avevano riposto speranze di nuove
libertà. Ma invano.
Fiori in canna. Non bastasse in quegli
anni il Paese era fiaccato dalla guerra
contro l’ondata indipendentista delle
sue colonie: Angola, Mozambico,
Guinea-Bissau e Capo Verde.
Battaglia di Kings Economicamente e socialmente provati,
Mountain, nella i portoghesi si unirono così ai ribelli,
Carolina del Sud inquadrati nell’Mfa (Movimento delle
(1781). forze armate). E durante la rivolta

1776
una fiorista di Lisbona, in segno di
solidarietà, offrì garofani rossi (da qui
“Rivoluzione dei garofani”, “Revolução
dos Cravos”) ai soldati che li misero nelle
canne dei loro fucili (sotto). La sera di
E DALLA RIVOLUZIONE NACQUERO quello stesso giorno il presidente fu
destituito e il partito unico sciolto. Era
GLI STATI UNITI D’AMERICA la fine di una lunga dittatura e l’inizio
di una democrazia tutta ancora da
costruire.
D i solito pensando ai rivoluzionari
ci vengono alla mente Cromwell,
Robespierre, o Lenin, mai George
quell’atto che divennero conflitto
aperto. Lo scontro, a cui prese parte
anche la Francia sostenendo i ribelli,
Washington o Thomas Jefferson. si concluse nel 1781, a Yorktown, con
Eppure la Rivoluzione americana la sconfitta dei britannici. Ma solo nel
non fu meno radicale né meno 1783 ci fu il riconoscimento ufficiale,
rilevante sul piano sociale di quella con il Trattato di Parigi, da parte del
inglese, francese o russa. Anche se Regno Unito, dell’indipendenza dei
non nacque per gli stessi motivi – territori a est del fiume Mississippi.
ingiustizie sociali, conflitti di classe e Erano nati gli Stati Uniti d’America.
iniqua distribuzione della ricchezza La Guerra di indipendenza
– di quelle grandi rivolte, bensì dalla americana, seppur combattuta nel
rivendicazione dell’indipendenza sangue, sfociò in una federazione
dalla Gran Bretagna. di Stati che si basavano su principi
Contro la madrepatria. Nel 1776 democratici nuovi. Nel 1788 infatti fu
tredici colonie della costa nord ratificata la Costituzione degli Stati
GAMMA-RAPHO VIA GETTY IMAGES

atlantica firmarono la Dichiarazione Uniti d’America e il primo presidente,


di Indipendenza (scritta da nel 1789, fu George Washington,
Jefferson). Benché schermaglie comandante dell’Esercito
tra colonie e inglesi vi fossero continentale durante la Guerra di
state anche l’anno prima, fu dopo indipendenza.
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AKG/MONDADORI PORTFOLIO
Veneziani guidati dal
politico e patriota
Daniele Manin contro
gli austriaci il 22 marzo
del 1848.

LA “PRIMAVERA DEI POPOLI” 1848


S i può avere un’idea
dell’impatto che ebbero
questi moti dal fatto che
molti Paesi europei.
L’intenzione dei ribelli sulle
barricate era abbattere
liberali. In generale i
moti ebbero un esito
fallimentare, con poche
XIX secolo, con l’abolizione
del feudalesimo in Prussia
e in Austria, l’unificazione
ancora oggi è rimasto i governi dell’età della eccezioni, tra le quali il d’Italia e il riconoscimento
nel linguaggio comune il Restaurazione (dal 1815 Regno di Sardegna in cui parziale dell’autonomia
detto “fare un quarantotto” al 1830, periodo in cui in venne concesso lo Statuto ungherese.
(creare scompiglio). Fu la Europa ci fu un ritorno Albertino. In tutti i Paesi il cambio
cosiddetta “primavera dei all’Ancien Régime dopo la Conseguenze. I suoi effetti politico avvenne magari
popoli”, una rivoluzione fine dell’epoca napoleonica) si manifestarono infatti con la guerra ma senza esiti
borghese che coinvolse per sostituirli con sistemi solo nella seconda metà del autoritari.
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IL CROLLO DEL MURO 1989


S e il 1848 fu la “primavera delle
nazioni”, il 1989 fu l’“autunno
dei popoli” che coinvolse l’Europa
dell’Ungheria. Nell’autunno
manifestazioni di protesta
contro i governi ci furono anche
Centrale e Orientale (Polonia, nella Germania dell’Est e in
Ungheria, Germania dell’Est, Cecoslovacchia (Rivoluzione
Bulgaria, Romania, Lettonia, di velluto). Queste rivoluzioni,
Estonia e Lituania). perlopiù pacifiche, vennero
Elezioni. Tutto partì dalla involontariamente favorite dalla
Polonia dove nel giugno di politica di grandi riforme avviata
quell’anno Solidarność, sindacato in Urss da Mikhail Gorbaciov
indipendente guidato da Lech (perestrojka). Il 9 novembre crollò
Wałęsa, dopo anni di lotte vinse il Muro di Berlino (a destra) e fu la
le elezioni. A settembre in Polonia fine di un’epoca. Solo in Romania
vide la luce il primo governo non la rivoluzione fu violenta: il leader
comunista del blocco orientale. Nicolae Ceaușescu e la moglie
Dopo la Polonia fu la volta furono fucilati.
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PRIMO PIANO

LA CADUTA
66
S
DEGLI IMPERI
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Tutti i fattori (politici,


economici e non solo)
che concorrono alla
morte di una civiltà.
Fenomeno inevitabile?

WIKIPEDIA
“L
a decadenza di uno
Stato [...] avviene allo
stesso modo degli altri
fatti naturali, come la
decrepitezza degli esseri viventi”. Lo
diceva lo storico arabo del XIV secolo
Ibn Khaldoun e forse non aveva tutti
i torti: a pensarci bene, un’infinità di
imperi e di grandiose potenze hanno
calcato il palcoscenico della Storia, ora
come protagonisti, ora come comparse,
per poi puntualmente declinare. E, alla
fine, crollare. È la legge del collasso,
inflessibile, spietata, eterna. Ma è
davvero tutto così semplice?

CIRCOLO VIZIOSO. Per tornare


alla metafora teatrale, le civiltà morenti
in genere seguono lo stesso copione.
Si potrebbe definire “trappola della la lenta agonia lo tramutò nel “malato
parabola”. È una parabola, perché ogni d’Europa” per tre secoli, finché la Prima
civiltà raggiunge l’apogeo e poi, in guerra mondiale non gli diede il colpo di
un modo o nell’altro, sfiorisce fino a grazia.
cadere; è una trappola, perché a questo
saliscendi non si sfugge. Per farla breve, CAUSE PROFONDE. La trappola
quando una potenza raggiunge l’apogeo della parabola, tuttavia, serve a
del proprio sviluppo, non può che descrivere la fine degli imperi, non
arretrare. a spiegarla. La domanda è: perché
Prendiamo Roma. Nel II secolo d.C., collassano? Schematizzando, possiamo
imperatori come Traiano o Adriano la dire che accade per un numero limitato
condussero all’apice dello splendore. di cause. Di alcune ci si rende conto
Ma dall’uccisione di Alessandro Severo facilmente; di altre, invece, specie se più
nel 235 d.C. l’Impero romano precipitò profonde, ci si accorge a malapena e,
in una delle sue fasi più buie, l’anarchia quando accade, è quasi sempre troppo
MONDADORI PORTFOLIO/LEEMAGE

militare, e nemmeno dopo i trionfi e le tardi.


riforme di Diocleziano, di Costantino A volte è Madre Natura a mettersi
e di Teodosio ritrovò la perduta contro. Tra i motivi per cui l’epoca
prosperità. Al punto che, tra stagnazione d’oro dei Maya, raffinata popolazione
economica, trasformazioni culturali mesoamericana organizzata in piccoli
e religiose, guerre civili e pressione ai regni e città-Stato spesso rivali, finì nel
confini, la pars Occidentis crollò nel 476. IX secolo non va ignorata la carenza di
DISCESA LIBERA Saltando di parecchi secoli, anche piogge. «La siccità al tempo della fine
Il Sacco di Roma dei Vandali gli Ottomani conobbero un lento e dell’era classica non fu la prima di cui
di Genserico (455 d.C.) inesorabile declino. Era il 1453 quando i Maya fecero esperienza, ma fu quella
in un dipinto dell’800: i il sultano Maometto II conquistava dopo più grave», spiega Jared Diamond,
barbari furono solo uno dei un lungo assedio Costantinopoli. Il autore di Collasso. Come le società
fattori che provocarono la colpaccio consacrò la potenza ottomana, scelgono di morire o di vivere (Einaudi).
caduta dell’Impero romano
poi ulteriormente accresciuta nel ’500 Certo i Maya ci misero anche del
d’Occidente. A destra, lo storico
Ibn Khaldoun (XIV secolo): per da Selim I e dall’ambizioso Solimano. loro: ad aggravare il quadro, prosegue
lui la rovina di una civiltà era un Eppure, nel Seicento, la fortuna Diamond, contribuirono «gli effetti della
fenomeno naturale. dell’Impero ottomano iniziò a svanire e deforestazione e dell’erosione dei pendii
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S
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Le scelte sbagliate
che “uccidono”
L e civiltà collassano anche perché
c’è un fallimento dei processi
decisionali che coinvolgono la
società. In altre parole, vengono
compiute scelte sbagliate di fronte a
situazioni complesse. Alla questione
Jared Diamond dedica un capitolo
del suo Collasso e individua alcuni
motivi per cui una civiltà prende
decisioni disastrose: «Mancata
previsione di un problema, mancata
percezione di un problema già in
atto, rifiuto di risolvere un problema A PEZZI
di cui si è consapevoli (per motivi Uno spietato Gengis
più o meno razionali), impossibilità Khan in un disegno
di risolvere un problema nonostante moderno. Dopo la morte
si tenti di farlo». del figlio Ögödei (1241
Scelte giuste. Sempre secondo d.C.) il vasto Impero
Diamond, il passato offre anche

RAVA/LEEMAGE
mongolo che aveva
esempi di protagonisti le cui costruito si disgregò.
decisioni hanno invece evitato
tragedie: è il caso del cancelliere
tedesco Konrad Adenauer e degli

A volte a minare la soppravvivenza


altri capi europei che, dopo lo
strazio delle due guerre mondiali,

di una civiltà è il declino culturale,


promossero l’integrazione europea
proprio per minimizzare il rischio di
un altro suicidio collettivo.
come accadde per l’Impero Moghul
collinari, che causarono la diminuzione DIVISIONI. Catastrofi naturali,
della quantità di terra disponibile per disastri ambientali e tracolli demografici
l’agricoltura». (o exploit demografici ingestibili)
Si capisce allora che, calamità a parte, rappresentano pericoli da non
un saggio uso dell’ambiente circostante sottovalutare, ma quasi in ogni collasso
e delle risorse disponibili è decisivo. c’è anche lo zampino della politica. Alle
Oltre ai Maya, lo scoprirono dopo volte il problema viene dalla debolezza
secoli i Vichinghi che dalla Norvegia insanabile del potere centrale e dalle
si insediarono in Groenlandia attorno lotte tra fazioni rivali o tra potentati
al 980, con Erik il Rosso. È ormai locali, come si vide bene nel corso della
certo il ruolo della deforestazione disgregazione dell’Impero carolingio
portata avanti per far spazio alla a seguito della morte dell’imperatore
pastorizia, dell’erosione del suolo Ludovico il Pio nell’840.
e dell’asportazione massiccia della Ma oltre all’instabilità politica e
copertura erbosa nell’estinzione dei loro all’assenza di un governo solido,
insediamenti. potevano esserci problemi, spesso
Non meno importante è il fattore connessi, di successione e di eccessiva
demografico. Se la popolazione ristagna espansione territoriale: le torte troppo
o scende, non può esserci vera crescita; grandi stimolano gli appetiti di molti. E
se cala per troppo tempo non può quale occasione migliore della dipartita
esserci sopravvivenza. È ciò che si del re per reclamare la propria fetta? Così
nota, per esempio, negli ultimi secoli la mancanza di un erede prestabilito
dell’Impero romano o nella vittoria portò alla suddivisione dei vasti domini
MONDADORI PORTFOLIO/AKG

degli spagnoli di Hernán Cortés sugli di Alessandro Magno (356-323 a.C.) tra
Aztechi, favorita anche dalla catastrofe i suoi generali (i diadochi), che poi per
APOGEO MAYA demografica che colpì i secondi a causa anni si fecero la guerra. Non andò tanto
Una statuetta maya dei primi. I veri killer degli indios, diversamente allo sconfinato Impero
del VI secolo d.C.: infatti, furono il vaiolo, giunto in mongolo di Gengis Khan dopo la morte
l’epoca d’oro di
Messico nel 1520, e il morbillo, malattie del figlio Ögödei nel 1241, dato che di lì
questo popolo finì
nel IX secolo. importate dagli invasori. Altro che a poco finì frammentato in quattro regni
archibugi e cannoni. autonomi.
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S
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AL CULMINE
Il trasporto delle navi
ottomane in una
fase dell’attacco a
Costantinopoli, nel
1453: la potenza
ottomana era al
massimo, ma già
nel Seicento iniziò il
declino.

NATIONAL GEOGRAPHIC/GETTY IMAGES


MOMENTI BUI. Guai a sottovalutare accelerò il declino della dominazione BATTAGLIE
poi l’aspetto economico. Al crollo Moghul. Dal canto suo, l’Impero austro- FATALI
Il generale
dell’Impero bizantino contribuì infatti ungarico di Francesco Giuseppe dovette Raimondo
la crisi profonda in cui precipitò fin fare i conti con un’infinità di etnie e Montecuccoli
dal XIII secolo a causa della conquista di culture diverse (italiana, ungherese, (1609-1680):

MONDADORI PORTFOLIO/AKG
crociata di Costantinopoli (1204), slovena ecc...) e alla lunga le spinte per lui erano
dell’invadenza delle Repubbliche autonomiste lo logorarono. le guerre a far
marinare (Venezia in testa) e, in crollare i regni.
seguito, della fatale avanzata dei COLPA DEL NEMICO? “Le
turchi. Un caso ancora: nel Seicento battaglie danno e tolgono i regni”. Negli
gli olandesi, padroni di un impero Aforismi dell’arte bellica (1665-1670), il
mondiale, scalarono la vetta proprio generale Raimondo Montecuccoli dice
grazie al denaro, al commercio che è la guerra a decretare la morte di
marittimo, al sistema bancario (v. una civiltà. In realtà, anche se il fattore
articolo “Le età dell’oro”). Le politiche militare può contare molto, di solito
protezionistiche di Francia e Inghilterra non è decisivo. O meglio: conduce gli
però li resero nel Settecento attori imperi alla rovina soltanto quando
più passivi che attivi in Europa, fino sono già sul punto di vacillare.
all’occupazione francese nel 1795. L’Impero persiano, all’arrivo
Non va meglio se a metterci lo degli eserciti macedoni di
zampino sono oscurantismo o chiusura Alessandro Magno, non
mentale. Lo dimostra la vicenda se la passava affatto bene:
dell’Impero Moghul in India, dove l’attacco esterno fu al massimo
l’imperatore Aurangzeb, sovrano dal la goccia che fece traboccare il vaso. E
1658 al 1707, abbandonò la politica lo stesso si può dire della Repubblica
di tolleranza religiosa perseguita dai veneziana: quando Napoleone la
predecessori imponendo ai sudditi i occupò nel 1797, era in declino da
dettami dell’islam insieme ad alcuni quasi un secolo. Per capirsi: prima di
strambi divieti (come quello di portare puntare il dito contro l’invasore, meglio
i baffi, indirizzato contro la minoranza guardarsi la mano. •
persiana). Il malcontento che ne derivò Giulio Talini
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PRIMO PIANO

SAPERNE DI PIÙ

SEMPRE LA

LEEMAGE
Una transazione economica di
fronte a un notaio e un banchiere

STESSA STORIA
in una miniatura del XV secolo.

Guerre, rivoluzioni, ascesa e crollo di


imperi: perché gli eventi si ripetono?
1345. La bancarotta Collasso. Come le
di Firenze società scelgono
Lorenzo Tanzini di morire o di vivere
(Salerno) Jared Diamond
Corsa agli sportelli, crollo dei titoli, (Einaudi)
aumento del debito pubblico. Se si guarda alla
Sembrano eventi di oggi e invece Storia molte sono
è accaduto quasi 700 anni fa, le civiltà che nel
nella Firenze del 1345, dopo che tempo sono
il re di Inghilterra Edoardo III non scomparse, come
onorò un prestito concessogli dai quelle dei Maya
Bardi e dai Peruzzi (ricche famiglie o dei Vichinghi.
fiorentine di banchieri). Il crac Diamond in questo libro si chiede
finanziario causò la bancarotta se è possibile che ciò accada
della città toscana che si salvò anche ai giorni nostri. E in un
solo grazie a politiche finanziarie viaggio intorno al mondo mette Destinati alla guerra. dai successi politico-diplomatici
precise, come la nascita di un sotto osservazione alcune realtà Possono l’America e la di Otto von Bismarck, ai grandi
sistema di debito pubblico (il odierne che, viste le similitudini Cina sfuggire alla eventi del Novecento, come
“Monte”). Il libro racconta la crisi con quelle più antiche scomparse, trappola di Tucidide? l’imperialismo guglielmino, la
e la complessa strategia per il potrebbero rischiare di fare la Graham Grande guerra, il diktat di Versailles,
recupero della credibilità degli stessa fine. L’autore prende in Allison la Repubblica di Weimar e l’ascesa
operatori fiorentini. Un evento che esame alcune società (dell’Africa (Fazi Editore) del nazismo. Fino ad arrivare alla
ha modificato i successivi rapporti e dell’America Centrale) che, per Nello scenario caduta del Muro di Berlino e alle
tra cittadini e Stato a livello degrado ambientale, culturale politico più grandi sfide del presente.
economico. e sociale, per guerre e ostilità di contemporaneo,
confine, incapacità politica, crollo due potenze Famiglia Novecento. Vita
La Rivoluzione francese. dei commerci e cambiamenti mondiali, Cina (potenza familiare, rivoluzione e
Dalla presa della climatici potrebbero essere a forte emergente) e Stati Uniti (potenza dittature 1900-1950
Bastiglia all’avvento rischio di sparizione. dominante), sembrano proiettate Paul Ginsborg
di Napoleone verso un conflitto che nessuno (Einaudi)
Pierre Gaxotte (Mondadori) La trappola di Tucidide dei due vuole, simile a quello Come si viveva
Un classico su e altre immagini tra Sparta, dominante, e Atene, in Russia tra
quella che è stata Anna Caffarena emergente, durante la Guerra del zarismo e regime
una delle rivolte (Il Mulino) Peloponneso (431 a.C.-404 a.C.). sovietico o in
più importanti Lo storico ateniese Tucidide (460 Graham Allison spiega in questo Turchia tra impero
di tutti i tempi. a.C.-395 a.C. circa) era convinto che libro perché la ”trappola di e repubblica o
L’autore qui non ci sono momenti della Storia in cui Tucidide” è il modo migliore per nell’Italia fascista,
si limita al solo due potenze sono in qualche modo comprendere la moderna contesa nella Spagna della guerra civile
racconto dei fatti del 1789 ma “costrette” a scontrarsi. Questa tra Stati Uniti e Cina. oppure in Germania durante
tenta un’interpretazione nuova, teoria, diventata famosa nella il Terzo Reich? Ce lo racconta
fuori dagli stereotipi storiografici. definizione “trappola di Tucidide”, Storia della Germania. Ginsborg, che per ognuno di
Descrive la tragicità e l’orrore sembra ripetersi in ogni epoca. E Da Bismarck a Merkel questi Paesi prende in esame un
di quella sommossa, mettendo ancora oggi gli studiosi del settore Gustavo Corni particolare periodo storico e ne
in luce, al di là dell’ideologia, parlano di “trappola di Tucidide” (Il Saggiatore) analizza la struttura socio-culturale
l’aspetto più violento e oscuro tra due potenze, generalmente La storia del Paese che è oggi e il modo di vivere, i mestieri, la
della Rivoluzione. una più consolidata e una in forte considerato la “locomotiva vita, le idee e la mentalità.
La pubblicazione del libro, nel espansione. La politica interna- d’Europa”, e dei suoi rapporti con Un racconto intimo delle famiglie
1928 (in seguito rivisto zionale quindi non cambia mai? le altre nazioni, è qui narrata con del Novecento e sullo sfondo le vite
e ripubblicato), suscitò fin da Questo è l’interrogativo cui intende uno sguardo diverso, volto ai private dei dittatori di quel periodo,
subito un grande dibattito. rispondere Caffarena. giorni nostri. Un percorso che va Stalin, Hitler, Mussolini e Franco.

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RACCONTI REALI
A cura di Francesco De Leo

CHI? DOVE? QUANDO?


Mswati III
F iglio del defunto re Sobhuza II. Dal 25
aprile 1986 è sovrano dello Swaziland
(oggi Regno di eSwatini) e attualmente
l’ultimo monarca assoluto dell’Africa.
Nel 2006 è entrata in vigore una
nuova carta costituzionale, che
prevede aperture democratiche, ma
sostanzialmente il Paese è retto in modo
autoritario. Il sovrano (sotto, raffigurato
su una banconota) è al di sopra della
legge, non paga le tasse e non può
essere citato in giudizio.

Regno di eSwatini
M eglio conosciuto come Swaziland,
nazione dell’Africa australe, è un
piccolo regno di 1,3 milioni di abitanti
incastonato tra Sudafrica e Mozambico
il cui nome significa “terra degli swazi”,
GETTYIMAGES
dal nome della principale etnìa del
Paese, gli swazi.

1968
AFRICA
D al 1903 sotto il protettorato

SE QUESTO È UN RE
britannico, gli swazi mantennero
il sistema tradizionale di governo, che
riconosceva poteri assoluti al sovrano
e a sua madre, assistiti da un Consiglio

N
el Sud del continente africano esiste ancora una monarchia assoluta, il Regno e dall’Assemblea Generale della tribù.
dello Swaziland, un piccolo Stato di 17mila km quadrati nella regione del Dopo l’indipendenza dal Regno Unito
Lubombo, popolato da poco più di un milione di persone, metà delle quali (1968), la vita politica del piccolo regno
hanno meno di 15 anni. Ma il giovane regno “vanta” anche un altro primato: il Paese, uno fu dominata dalla famiglia reale Swazi.
dei più poveri al mondo, ha la più alta percentuale di adulti malati di Hiv.
Il governo del paradosso. «D’ora in poi il Paese non sarà più retto da una monarchia
assoluta, ma da una democrazia monarchica». Questo promise il re Mswati III,
raccontando di una rivelazione divina avuta nel sonno, subito dopo essere stato
incoronato, appena maggiorenne, il 25 aprile 1986 (sopra). Ma la realtà, ancora oggi, è
ben diversa dai suoi sogni, specialmente per i sudditi: nello Swaziland l’associazionismo
politico è vietato per legge, le manifestazioni di protesta sono sedate col sangue e le
prigioni sono un inferno. Tuttavia, incurante della povertà, del malcontento e delle
insufficienti condizioni sanitarie che regnano sovrane nel suo Paese, il monarca, in
occasione del suo cinquantesimo compleanno (19 aprile 2018), non ha trovato di meglio
da fare che proclamare la sua ultima trovata: «Umbuso weSwatini (Regno di eSwatini) sarà
il nuovo nome del nostro Paese!».
Senza parole. Il cambio di denominazione è stato contestato dall’avvocato per i diritti
umani Thulani Maseko. Il legale, condannato in passato a due anni di reclusione per
aver messo in dubbio l’indipendenza della magistratura locale, sostiene che il re abbia
agito incostituzionalmente, perché non ha applicato il processo legislativo che include
la partecipazione dei cittadini nella scelta del nome. La costituzione dello Swaziland,
infatti, stabilisce che il sovrano possa emanare leggi solo in accordo con il parlamento,
quindi l’attivista Maseko ha fatto ricorso all’Alta Corte. Un’ennesima battaglia che sa già
di sconfitta: l’ultima volta che l’Alta corte ha presieduto un caso relativo ai poteri del re è
IPA/ALAMY

stato nel 2014, quando fu contestata la nomina di un giudice. In quell’occasione la corte


legittimò la decisione del re in quanto la sua è “una bocca che non dice bugie”.
71
S
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[C]OLD CASE
1881
A cura di M. Picozzi e F. Ceccherini

Colpevole! La sera del 3 dicembre, il dottor


Un momento del processo Lamson fa visita al cognato,
al dottor George Lamson John Percy, ospite di una
(nel tondo) accusato, e clinica. Quattro ore
condannato, nel 1882, per dopo Percy muore
l’omicidio del cognato. avvelenato.

OTTOCENTO

ASSASSINO

GETTY IMAGES/DEAGOSTINI
PER DENARO
IL CASO

E
ra il 13 marzo 1882 e, presso il tribunale iniziò a elemosinare denaro, vivendo con la morì dopo una breve, quanto atroce, agonia.
Old Bailey di Londra, si stava svolgendo moglie tra stamberghe e alberghetti d’infimo Al colloquio tra i cognati quella sera aveva
il processo a George Henry Lamson ordine, pagati con assegni scoperti. Fu in partecipato anche lo stesso Bedbrook, che non
(1852-1882), accusato di aver ucciso il cognato questo scenario che accadde la tragedia: si era mai allontanato dalla scena. I tre avevano
di 18 anni emiplegico (con una parte del corpo la moglie aveva un fratello, John Percy, che diviso una bottiglia di sherry, e una torta che
paralizzata) per motivi economici. era in sedia rotelle e viveva in un istituto di Lamson aveva portato per l’occasione.
Lamson era un medico americano che aveva Wimbledon. Lamson, preso dalla disperazione A un certo punto, il dottor Lamson aveva
lavorato molto all’estero e poi si era trasferito per i conti in rosso, cominciò a mettere gli preso dalla tasca una capsula porgendola
a Bournemouth, in Inghilterra. Nel 1878 aveva occhi sull’eredità del ragazzo che, per quanto a Bedbrook. Si trattava, disse, dell’ultimo
sposato una giovane donna, la quale gli piccola, avrebbe almeno per un po’ risollevato ritrovato per far assumere ai pazienti farmaci
aveva portato in dote una discreta somma, le disastrose finanze della coppia. dal gusto amaro. E per testarne l’efficacia,
che l’uomo investì in un’attività fallita poco Nuovo farmaco. La sera del 3 dicembre 1881 Lamson l’aveva aperta, riempita di zucchero,
dopo. Tentò così la sorte negli Stati Uniti, ma Lamson fece visita al cognato presso la clinica e poi l’aveva passata al cognato, affinché
anche qui non ebbe fortuna. Così, tornato in del signor William Henry Bedbrook e, caso dimostrasse quanto era semplice da ingerire.
Inghilterra e ormai dipendente dalla morfina, strano, in quella stessa notte il giovane Percy Quattro ore più tardi John era morto.

LE INDAGINI
L’autopsia compiuta sul corpo del povero ragazzo non permise di Reo confesso. Finalmente si arrivò a una svolta. Giunti alla farmacia
giungere a conclusioni certe. Si tornò perciò ai sintomi apparsi poco Allen & Hanbury, i detective scoprirono un fatto determinante per
dopo la visita del cognato e poco prima della morte. Mentre Lamson le indagini: la sera del 24 novembre (una decina di giorni prima
nel frattempo era partito per la Francia, portandosi via la moglie e dell’avvelenamento), George Lamson aveva acquistato due grammi di
lasciando dietro di sé un mucchio di sospetti. aconitina, un potente veleno.
Mentre il medico legale concludeva che la morte di Percy era dovuta Mentre Lamson continuava a proclamarsi innocente, periti e consulenti
ad avvelenamento, Scotland Yard si mise alla ricerca di prove e indizi: si davano battaglia. Ma ai giurati bastarono 45 minuti di consiglio per
sherry, torta e zucchero non rivelarono però la presenza di alcuna emettere un verdetto di colpevolezza con relativa condanna alla pena
sostanza tossica. Venne perquisita l’ultima casa di Lamson e poi capitale. Quattro giorni prima di essere giustiziato, George Lamson
l’indagine si estese a tutte le farmacie dei dintorni. crollò e confessò l’omicidio del cognato.

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DOMANDE&RISPOSTE
A cura di Federica Ceccherini
Queste pagine sono aperte a soddisfare le curiosità dei lettori, purché i quesiti siano di interesse generale.
Non si forniscono risposte private. Scrivete a Focus Storia, via Arnoldo Mondadori 1, 20090 Segrate - Milano o all’e-mail redazione@[Link]

Scortato
Winston Churchill
nel 1941, a Londra,
accompagnato
dall’ispettore Walter

ALAMY STOCK PHOTO


H. Thompson, sua
guardia del corpo
(a sinistra).

NOVECENTO

QUALCUNO HA MAI
CERCATO DI UCCIDERE
WINSTON CHURCHILL? Domanda posta da
Marco Leone.

A
ltroché, il politico inglese subì numerosi attentati: lo raccontò Walter H. Thompson (1890-1978),
la sua guardia del corpo. Thompson, in servizio dal 1921 al 1935 e poi durante la Seconda guerra
mondiale, dal 1939 al 1945, nelle sue memorie affermò di aver sventato almeno una ventina di
attentati a Churchill. Erano in molti, infatti, a volerlo morto: dai nazionalisti arabi e indiani ai membri dell’Ira
(l’esercito repubblicano irlandese), a semplici squilibrati.
Tra i suoi nemici, naturalmente, si trovavano anche i nazisti che, nel 1943, progettarono un piano per far
recapitare nella residenza del Primo ministro, a Londra al 10 di Downing Street, un’invitante tavoletta di
cioccolato marca Peter’s Chocolate. La cioccolata conteneva materiale esplosivo che avrebbe ucciso tutte le
persone che si fossero trovate nel raggio di cinque metri. L’attentato fu per fortuna sventato.
Thompson poi racconta anche che lo stesso Churchill si metteva spesso in pericolo da solo. Come quando
voleva osservare il bombardamento di Londra dal tetto della sua residenza nel 1940, o affrontare un gruppo
di minacciosi repubblicani irlandesi paratoglisi davanti mentre stava attraversando Hyde Park. (d. v.)
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STORIA ROMANA

Perché Cesare non


si fece mai re?
Domanda posta da
Jacopo Martino.

N ella festa dei Lupercalia del


44 a.C. (festa che risaliva a
Romolo stesso) Marco Antonio,
suo luogotenente, offrì più volte a

ALAMY STOCK PHOTO


Giulio Cesare (sotto) una corona di
Una muta di cani da alloro, simbolo della regalità, ma
slitta in Alaska nel 1930. lui la rifiutò. Eppure Cesare ebbe
di fatto il potere di un monarca
CURIOSITÀ assoluto, tanto che il suo nome
è divenuto sinonimo stesso di
Che cos’è la Domanda posta da sovrano. E nonostante, come
dittatore a vita, avesse pieni poteri
”corsa del siero”? Riccardo Sala.
sui cittadini anche di vita e di

F u una staffetta di cani da slitta in Alaska, grazie alla quale vennero salvate molte
persone, tra cui numerosi bambini. Nell’inverno del 1925, nella città di Nome, alcuni
bambini, colpiti dalla difterite, morirono. La malattia si diffuse velocemente e le riserve
morte, lui, come il suo successore
Ottaviano Augusto, non volle mai
l’investitura ufficiale di monarca.
di siero antidifterico si esaurirono in breve. Così una nuova scorta di medicinali venne Questo per non tradire un concetto
richiesta all’ospedale di Anchorage. Il prezioso pacco da 10 chilogrammi (300mila unità molto diffuso nel mondo politico
di siero) fu trasportato fino a Nenana, ultima città con una stazione ferroviaria, ma romano: l’odium regni, ossia
distante ancora quasi mille chilometri da Nome. Da qui fu organizzata una staffetta, con l’insofferenza per ogni forma di
una ventina di mute di cani da slitta condotte da gente comune, postini, taglialegna regno. Roma infatti aveva costruito
e corrieri, che si dettero il cambio incontrandosi nei vari villaggi lungo il percorso. la propria identità sull’opposizione
L’impresa riuscì nonostante le temperature proibitive (si toccarono i -50 gradi) e dopo alla monarchia dei Tarquini, specie
cinque giorni (127 ore) il carico arrivò, congelato ma integro, a Nome. I 150 cani (i più di Tarquinio il Superbo, e la sola
famosi sono Balto e Togo) e i loro conduttori (musher) furono festeggiati come eroi. (s. z.) parola “re” era osteggiata. Si
poteva quindi disporre del potere
di un re ma non del titolo. (a. b.)

Un nobile si fa SETTECENTO
incipriare la parrucca
dal suo servitore alla Perché in Francia
fine del ’700. durante la Rivoluzione
fu bandita la cipria?
Domanda posta da
Silvia Grasso.

P er evitare che la farina, con cui veniva


fatta la polvere cosmetica, andasse
sprecata. In un momento in cui larga parte
della popolazione era affamata non si
poteva usare l’importante alimento solo
per assecondare le vanità. Questo fu uno
dei molti cambiamenti che riguardarono il
modo di vestirsi dall’ inizio della Rivoluzione,
il 14 luglio del 1789 (data della presa della
Bastiglia a Parigi). Si diffusero infatti abiti
CORBIS VIA GETTY IMAGES

più semplici di prima, divenne comune


ALAMY STOCK PHOTO

non tingersi più i capelli e tenerli corti. In


opposizione alle usanze dei nobili, che
indossavano vesti lussuose e parrucche
imbiancate con la cipria. (e. v.)
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CULTURA
Scrittrice, mecenate e musa di Picasso, Gertrude
Stein fu un’anticonformista con una passione
sfrenata per le avanguardie artistiche del XX secolo.

UN’AMERICANA
A PARIGI

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ARCHIVE PL / ALAMY / IPA


A
Parigi, nei primi anni del
Novecento, le visite del
sabato sera al numero 27
di Rue de Fleurus erano un
Gruppo di famiglia
in un interno appuntamento culturale e mondano
Gertrude Stein (a destra) imperdibile. I padroni di casa, i fratelli
e la compagna Alice B. Gertrude e Leo Stein (lei scrittrice e
Toklas ritratte nel famoso poetessa, lui critico d’arte), aprivano le
salotto della loro casa porte alle penne più brillanti e offrivano
parigina (1940): alla parete, il meglio della produzione artistica
un Cézanne e un dipinto
del momento: acquerelli di Cézanne,
cubista. In alto a destra, la
Stein sulla copertina della quadri di Henri Matisse, tele di Auguste
rivista Time nel 1933. Renoir, André Derain e Georges Braque.
Il piatto forte? Troneggiava sopra il letto
della padrona di casa: il suo ritratto,
firmato nel 1906 da Pablo Picasso e
riconosciuto dagli storici dell’arte come
il primo passo dell’artista verso lo stile
cubista. Lo spagnolo non fu l’unico a
trovare ispirazione nei lineamenti poco
convenzionali della modella: Gertrude
Stein è stata fotografata o ritratta da
numerosi artisti. Cosa aveva di speciale?
Il fascino dell’intelligenza, della cultura
e della libertà di pensiero, che la resero
musa ispiratrice delle avanguardie
artistiche e letterarie di quegli anni.

SENZA LIMITI. Nata nel 1874 ad


Allegheny, Pennsylvania, da due ebrei
tedeschi, Daniel e Amelia Keyser Stein,
Gertrude rimase orfana della madre a 11
anni, del padre a 17. Da lui, un dirigente
delle ferrovie che portò la famiglia a
vivere prima a Parigi e poi a Vienna,
Gertrude ereditò la natura cosmopolita e
l’amore per la conoscenza. Eppure non
lo amò mai, al punto da sintetizzare così
la sua perdita: “Poi cominciò una nuova
GETTY IMAGES

vita senza nostro padre. Una vita molto


piacevole”.
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Precursore
del cubismo
Il Ritratto di
Gertrude Stein,
realizzato da
Picasso tra il
1905 e il 1906,
è conservato al
Metropolitan
Museum of Art di
New York.

e amante, e lo rimase per i successivi


39 anni. La coppia iniziò a convivere
dal 1910, quando Leo si trasferì in
Italia, e insieme portarono avanti il
rito del salotto artistico-letterario,
sospendendolo solo negli anni di guerra.
Subito dopo il conflitto, Parigi riprese il
suo ruolo di catalizzatore delle migliori
MONDADORI PORTFOLIO/AGE menti dell’epoca. Fra i nuovi ospiti
del sabato sera si aggiunse, negli anni
Venti, anche un promettente reporter del
quotidiano canadese Toronto Star, Ernest
Hemingway: era giovane (aveva poco
più di 22 anni), bello e ostentava un’aria
da macho che conquistò subito la Stein.

Nel 1907 Gertrude conobbe la


Nel giro di poco i due legarono molto.
Fu la Stein a suggerire a Hemingway una

donna della sua vita, che le rimase


serie di letture “moderne” per plasmare
il suo stile, a incoraggiarlo a lasciare il

accanto, fino alla morte, per 39 anni giornalismo per dedicarsi alla scrittura,
e fu lei la madrina del suo primo figlio.
Eppure la loro amicizia s’interruppe: i
Grazie agli accorti investimenti fatti Fu solo nel 1905, anno in cui conobbe due erano in competizione per audacia
dal fratello maggiore Michael, Gertrude l’artista spagnolo, che Gertrude divenne e anticonformismo. Nonostante i
e Leo furono liberi per tutta la vita da una delle sue più fedeli seguaci. Al dissapori, nel 1926, Hemingway mise
preoccupazioni economiche. E così, punto che, quando Picasso realizzò in esergo al suo libro Fiesta (Il sole
dal 1903, una volta trasferitasi a Parigi il famoso ritratto, in cui lei indossava sorgerà ancora) un’affermazione coniata
(“l’America è il mio Paese e Parigi la mia il suo “vestito della festa” (un saio dalla Stein: “Siete tutti una generazione
città natale”, diceva), poté permettersi di fustagno marrone che sfoggiava il perduta”. La frase completa era: “Siete
di vivere come voleva, all’insegna sabato sera), Stein ne fu soddisfatta tutti una generazione perduta, voi
dell’anticonformismo personale anche se il disegno non era fedele al giovani che avete prestato servizio
(era apertamente omosessuale) e modello. Picasso, invece, impermeabile nella guerra. Non avete rispetto di
intellettuale. I fratelli Stein, che amavano alle critiche per la mancata somiglianza niente, pronti a bere fino a morire”.
acquistare opere di artisti emergenti, tra la Stein e il dipinto, si limitava a Con l’etichetta di Lost Generation la
si guadagnarono la fama di sostenitori replicare: “Lei gli rassomiglierà”. Stein indicava un gruppo di autori
dell’avanguardia parigina. Però non americani che aveva visitato il suo
erano sempre d’accordo nella scelta UN “MATRIMONIO” RIUSCITO. salotto: Hemingway, ma anche Paul
degli artisti da valorizzare. Anzi, quando L’8 settembre 1907 Gertrude incontrò la Bowles, Thornton Wilder e Francis Scott
Leo comprò da Picasso la tela Fanciulla compagna della sua vita: Alice B. Toklas, Fitzgerald, accomunati da giovinezza,
nuda con cesto di fiori, lei si rifiutò di anche lei americana di origini ebraiche. edonismo, creatività e tutti segnati
farla entrare in casa. Divenne subito la sua dattilografa, critica dall’esperienza della guerra.
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THE GRANGER COLLECTION, NEW YORK/THE GRANGER COLLECTION


GAMMA-KEYSTONE VIA GETTY IMAGES
Amore e
battibecchi
F u un grande amore, quello tra
Gertrude Stein e Alice B. Toklas
(sotto), cementato dai loro caratteri
complementari. Per esempio,
nella vita quotidiana, scrive un
amico americano della coppia,
W.G. Rogers, “era come se il senso
pratico di Miss Stein fosse stato
estirpato da lei e depositato in Miss
Toklas. In Stein era rimasto tutto
I suoi uomini l’Ego”. In pubblico, infatti, Stein era
A sinistra, Bernard
la personalità dominante, mentre
Faÿ protesse Stein
Toklas si riservava il compito di
durante il regime di
intrattenere le mogli dei geni che
Vichy. A destra, la
visitavano il loro salotto. Tuttavia,
scrittrice ritratta con i
nel privato, i rapporti di potere
fratelli Leo (a sinistra) e
parevano invertiti. Così almeno
Michael.
racconta Ernest Hemingway,
ricordando che un pomeriggio in
cui si era recato nel loro salotto,
sentì un violento litigio tra Gertrude
e Alice, in cui la prima supplicava
la seconda, ricevendone in cambio
offese e villanie irriferibili.
Rivalità. James Mellow, autore
del saggio Cerchio magico, una
biografia della Stein, ipotizza però
che il resoconto di Hemingway
fosse dettato dal risentimento e
dall’orgoglio ferito: la Stein aveva
definito vigliacco lo scrittore,
che con i suoi scritti invece si era
costruito l’immagine di uomo
integro e coraggioso. E lui aveva
ribattuto mettendo in luce, nel suo
libro Festa mobile, incentrato sugli
anni passati a Parigi, la mancanza di
“virilità” di lei.
Scrittori
e mecenati
ALAMY STOCK PHOTO

Da sinistra, James
Joyce, Ezra Pound,
John Quinn e Ford
Madox Ford.

La pubblicazione di Fiesta (1926), Fu solo nel 1932 che la Stein iniziò il


portò a Hemingway una certa fama, libro che le avrebbe dato la celebrità:
mentre i libri della Stein stentarono a Autobiografia di Alice Toklas, un
lungo a trovare consensi, anche a causa compendio degli anni di Parigi e dei
della libertà con cui lei scardinava personaggi ospiti del suo salotto.
le strutture grammaticali e le regole Pubblicato a puntate sul periodico
linguistiche. Come il più noto dei suoi Atlantic Monthly, il libro raccontava la
SARIN IMAGES/THE GRANGER COLLECTION/ARCHIVI ALINARI, FIRENZE

versi poetici: “Una rosa è una rosa è una vita e le amicizie della Stein come se a
rosa è una rosa”, pubblicato nel poema scrivere fosse la sua convivente (scelta
Sacred Emily del 1913, che lei stessa che rivela la strettissima vicinanza tra
spiegò nel 1943 come la sovversione le due). Fu un successo, che le fece
della regola secondo cui la poesia si ottenere i primi guadagni e un tour
regge sul sostantivo, mentre la prosa sul promozionale negli Stati Uniti. Negli
verbo. L’anno dopo la Stein pubblicò la anni successivi scrisse un secondo
raccolta di poesie Teneri bottoni, ritenuta volume biografico e un saggio su
un “capolavoro di cubismo verbale” per Picasso, uno dei 25 artisti (da Man Ray a
l’accostamento straniante tra concetti Cecil Beaton, solo per citarne alcuni) che
comuni: tuttavia ebbe scarso successo, la ritrassero: un record che nessun altro
come pure i libri successivi. personaggio del XX secolo può vantare.
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GETTY IMAGES

ALBUM / FINE ART IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO


capitolazione pacifica a una resistenza
piena di pericoli. E così Gertrude Stein,
che era stata rivoluzionaria nella vita e
nella sua concezione dell’arte, durante
Ogni forma l’occupazione nazista della Francia si
di arte schierò invece dalla parte dell’ordine,
Il compositore rivelando la distanza emotiva tra la
Lord Berners e la sua vita da ebrea privilegiata e la
Stein davanti al quotidianità concreta dei francesi alla
poster del balletto
mercé dei nazisti.
Wedding Bouquet,
basato su un testo
della scrittrice. LA FINE. Proprio durante un
A destra in alto, soggiorno nella residenza di Faÿ a
Gertrude Stein Luceau, Stein accusò forti dolori.
a Parigi con la Ricoverata all’ospedale statunitense
famiglia Picasso: di Neuilly sur Seine, scoprì di avere
Pablo, Olga e il
figlioletto Paulo.
un cancro, che la portò alla morte il
27 luglio 1946. Lasciò i suoi scritti
all’Università di Yale e i quadri al

Rivoluzionaria nella vita e nell’arte,


Metropolitan Museum di New York e,
in parte, alla compagna Alice (a cui

la Stein si rivelò conservatrice


però furono subito tolti dagli eredi,
riducendola in povertà).

durante l’occupazione nazista


Fu a quel punto che la Toklas decise di
dedicarsi alla scrittura, pubblicando nel
1954 un libro nel quale mischiava ricordi
LE OMBRE. Ma allo scoppio Pétain, che nell’introduzione al lavoro lei e ricette. Il libro di cucina di Alice Toklas
della Seconda guerra mondiale lei paragonò per statura politica a George divenne uno scandaloso bestseller:
e Alice dovettero lasciare Parigi e si Washington. una delle ricette riportate era un dolce
stabilirono in campagna per fuggire ai Alcuni spiegano questi “omaggi” con chiamato Hashish Fudge, una mistura
bombardamenti e alla persecuzione la gratitudine verso Faÿ, che decise di di frutta, noci, spezie e... cannabis
razziale, dato che entrambe erano proteggere le due americane durante (prontamente censurata nell’edizione
ebree. E qui iniziò uno dei periodi più la guerra, assicurò loro buoni per il americana).
controversi della sua vita: si legò con razionamento alimentare e fece sì che i Alice morì nel 1967, a 89 anni, dopo
un’amicizia strettissima a Bernard Faÿ, dipinti custoditi nella casa parigina non essersi convertita al cattolicesimo. Fu
direttore della Bibliothèque Nationale, fossero razziati dai tedeschi. sepolta nel cimitero parigino Père-
sotto il regime collaborazionista di Vichy. Invece altri studiosi ritengono che Lachaise, accanto alla Stein, sulla cui
Fu il legame con Faÿ, probabilmente, Stein considerasse la pace un requisito lapide Alice volle far incidere il suo
che indusse la Stein a tradurre in inglese fondamentale per la creatività degli nome. Posizionato sul retro. •
una serie di discorsi del maresciallo artisti e che dunque preferisse una Elisa Venco

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SETTECENTO
ALBUM/FINE ART IMAGES/MONDADORI

Giuseppe I

TERREMOTO
Il 1° novembre 1755 un sisma catastrofico colpì Lisbona

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Catastrofe
In un quadro dell’800,
l’onda di 6 metri che
seguì il terremoto
di Lisbona del 1°
MONDADORI PORTFOLIO/AKG
novembre 1755. Si
abbatté su tutta la
costa del Portogallo
e sull’Africa
Nord-occidentale.

FILOSOFICO
e metà Europa. Tremò anche il mito illuminista.

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Castigo di Dio
MONDADORI PORTFOLIO/AKG (2)

Il terremoto di
Lisbona in un quadro
dell’epoca. Per i gesuiti
della città il sisma era
una punizione divina.

Il sisma del 1755 non fu una tragedia


come le altre: mise in discussione
l’idea che Dio controllasse la natura

E
ra il 1° novembre 1755: il dei mondi possibili”. Un’affermazione in
giorno di Ognissanti. Nella cui diventò troppo difficile credere, dopo
religiosissima Lisbona, il ricco quel triste 1° novembre.
e popoloso cuore commerciale
dell’Impero portoghese, gli abitanti GRANDE ONDA. Nei 17 minuti
erano quasi tutti in chiesa quando, successivi alla prima, seguirono altre
intorno alle 9:40, un boato sordo venne due potenti scosse. E da allora, per il
su dal cuore della terra e le campane resto della sua vita, il re del Portogallo
cominciarono a suonare da sole. Un Giuseppe I si rifiutò di dormire sotto un
miracolo? La gente non fece in tempo a vero tetto o tra le mura di un edificio
chiederselo: tutto cominciò a tremare. in pietra. “In pochi secondi vennero giù
Sotto una pioggia di travi, tegole e tutte le chiese e i conventi della città,
calcinacci, i fedeli in preda al panico insieme al palazzo del re e al magnifico
scapparono urlando: “È la fine del teatro dell’opera […] nessun palazzo si
mondo! È la fine del mondo!”. salvò […] la visione orripilante dei morti,
Per migliaia di persone, quel insieme alle grida di coloro che erano
terremoto, avvertito in tutto il per metà sepolti sotto le macerie eccede
Vecchio continente per milioni ogni mia possibile descrizione”, scrisse il
di km quadrati, fu davvero chirurgo inglese Richard Wolsall.
la fine del mondo. Per Quindi arrivò il fuoco, appiccato
l’Europa, invece, fu la fine dalle candele che ogni lisbonese aveva
dell’ottimismo filosofico- acceso alla finestra per celebrare la
religioso settecentesco, festa dei morti. La città bruciava (e non
secondo cui “tutto ciò avrebbe smesso per tre giorni), mentre i
che Dio ha creato è per sopravvissuti abbandonavano le viuzze
Leibniz il meglio” e che “quello
presente è il migliore
del centro, travolgendo crocifissi e
cadaveri, per lanciarsi verso gli spazi
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All’inferno
Stampa settecentesca
che mostra Lisbona
avvolta dalle fiamme
dopo il terremoto: gli
incendi furono provocati
anche dalle candele
accese in tutta la città in
occasione della festa dei
morti. Lisbona bruciò per
tre giorni.
IPA/ALAMY

aperti, alla foce del Tago e sul mare. una magnitudo compresa tra gli 8,4
Quando l’acqua cominciò a ritirarsi, e i 9 gradi della scala Richter. L’onda
lasciando la riva e le barche a secco, anomala, alta 6 metri, non colpì

ALBUM/MONDADORI PORTFOLIO
nessuno capì cosa stava per succedere: solo Lisbona, ma, come le scosse di
poi, proprio com’è avvenuto nel 2004 terremoto che l’avevano preceduta, si
in Indonesia, dopo il terremoto arrivò lo abbatté sull’intera costa del Portogallo
tsunami. e sull’Africa Nord-occidentale (dove
Il mare si gonfiò, prendendo fece 10mila vittime)», ha scritto Henrik
la rincorsa in un’onda immensa. Svensen, nel saggio Storia dei disastri
“All’improvviso udii un grido diffondersi naturali. La fine è vicina (Odoya).
tra la folla”, raccontò in seguito un «L’ondata era alta 13 metri nell’Algarve
mercante inglese. “‘Il mare sta venendo e 20 metri nella baia di Cadice.
verso di noi, moriremo tutti!’. In quel Gli effetti collaterali dello tsunami
momento mi girai a guardare verso il giunsero a colpire persino i Caraibi e la
fiume che in quel punto è largo 4 miglia Norvegia».
e mi accorsi che si stava innalzando e Ma il grande terremoto di Lisbona
ingrossando in modo incomprensibile del 1755 non fu una catastrofe
[...]. In un attimo apparve poco distante uguale a tutte le altre. «Non furono
una grande massa d’acqua alta come le notizie sul numero delle vittime
una montagna […] con un profondo a sconvolgere l’Europa nei mesi
fragore si abbatté sulla riva [...] molti successivi al terremoto,
furono spazzati via”. quanto la consapevolezza
che un simile disastro
FINE DI UN’EPOCA. Quel giorno potesse verificarsi
morirono tra le 60 e le 90mila persone, anche lì. L’Europa Jean-Jacques
sui 275mila abitanti di Lisbona.
«Secondo gli studiosi, il sisma ebbe
del ’700, infatti, era
caratterizzata da un 
Rousseau
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Le prime misure Il marchese di Pombal: fu lui


a volere una ricostruzione di
antisismiche Lisbona a prova di sisma.

I l terremoto di Lisbona fu la prima


grande catastrofe della storia
dell’Europa moderna. Tre quarti

MONDADORI PORTFOLIO/DE AGOSTINI PICTURE LIBRARY


delle abitazioni della capitale
portoghese crollarono e il quartiere
commerciale di Baixa venne raso al
suolo. Artefice di una ricostruzione
razionale fu il marchese di Pombal,
ministro del regno, insieme ai suoi
architetti militari.
Muri di ceramica. I quartieri
distrutti furono ricostruiti da zero,
usando quelle che, in Europa,
furono le prime misure antisismiche
dell’architettura urbana. Le strade

Il primo a trattare i terremoti come


vennero allargate e le case edificate
su fondamenta costituite da piloni
di legno, piantati nel terreno
per 5 o 6 metri di profondità. In
questo modo gli edifici avrebbero
fenomeni di natura fu un filosofo:
potuto rispondere in modo più
elastico alle scosse. Fra un edificio il tedesco Immanuel Kant
e l’altro furono tirate su delle mura
frangi-fuoco: la loro stabilità era ottimismo e da una fiducia nel futuro Da uomo pratico qual era, il
provata dai soldati di Pombal, che che vennero infranti dalla tragedia. Sia ministro cercò di mettere a tacere
la testavano saltando tutti insieme. l’aristocrazia sia il popolo credevano di (a volte con metodi opinabili) chi
Inoltre, per contenere gli incendi,
case, piazze e palazzi furono vivere in un mondo dove tutto aveva seminava il panico e tentò di dar voce
rivestiti con le famose maioliche un significato, dove tutto tendeva a alla razionalità, distribuendo fra le
portoghesi, ignifughe, invece che trasformarsi in meglio. Dio aveva creato parrocchie un questionario con 13
con il legno. il mondo e in seguito lo controllava in domande, per studiare scientificamente
modo da non lasciare niente al caso. il disastro. Volle sapere da ogni
Il maggiore rappresentante di questo sopravvissuto in che modo il sisma
punto di vista era il filosofo Gottfried si era manifestato, quali danni
Wilhelm Leibniz, con i suoi Saggi di aveva fatto, quanto era durato. Poi,
teodicea (1710)», prosegue Svensen. infischiandosene della riprovazione
degli uomini di Chiesa, fece rapporto
PUNITI. Insieme ai palazzi, il sisma agli scienziati.
scosse anche le menti di pensatori «La maggior parte dei portoghesi
e scienziati, fece crollare vecchie all’epoca era religiosa e accettava l’idea
convinzioni e accese infuocati di un dio punitivo. Per questo era
MONDADORI PORTFOLIO/AKG

dibattiti morali. Emblema di questa pericoloso affermare che il terremoto


lotta fra la cieca religiosità e la fosse stato causato da processi naturali,
resistenza opposta dalla ragione fu anche se era Pombal a dirlo», nota
il contrastato rapporto tra i gesuiti Svensen. Quella che oggi sappiamo
di Lisbona e il potente ministro essere stata la conseguenza del
del re, Sebastião José de Carvalho movimento di una faglia sottomarina a
e Melo, primo marchese di Pombal. un centinaio di chilometri dalla costa
Mentre i membri della Compagnia di portoghese, nell’ottica settecentesca,
Gesù terrorizzavano ulteriormente era infatti una manifestazione della
i sopravvissuti costringendoli a collera divina. Ma si era rivelata così
preghiere e processioni per espiare inaudita che persino i teologi faticavano
i peccati che Dio aveva voluto a spiegarla.
punire con il terremoto, il
marchese di Pombal si COLPA DI CHI? La catastrofe aveva
adoperava per “seppellire colpito in modo indiscriminato. “Direte,
i morti e nutrire i vedendo questi mucchi di vittime: fu
vivi”, giustiziare i questo il prezzo che Dio fece pagare per
saccheggiatori e i loro peccati? Quali peccati, quali colpe
occuparsi della hanno commesso questi infanti sul seno
Voltaire ricostruzione con materno schiacciati e sanguinanti?”,
nuovi criteri (v. domandava addolorato il filosofo
riquadro in alto). francese Voltaire, nel suo Poema sul
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IPA/ALAMY

disastro di Lisbona. Ce l’aveva con e la filosofia del disastro. «Sorgeva un Città in ginocchio
I superstiti tra le rovine di Lisbona.
i “consolatori ognor di inutili dolori, mondo in cui si discuterà sempre meno Si stima che quel 1° novembre
filosofi che osate gridare che tutto di peccato e di colpa e sempre più 1755 siano morte tra le 60 e le
è bene”: i filosofi alla Leibniz, per di catastrofe e di rischio, si smetterà 90mila persone. Furono messi sotto
intendersi, alle cui teorie, da giovane, si di risalire ogni volta alle logiche accusa gli edifici: troppo affollati e
era persino avvicinato. apocalittiche del diluvio universale e ammassati.
Voltaire non poteva fare a meno di si lasceranno parlare la geologia e le
constatare che il male esiste sulla Terra scienze della Terra».
e che il mondo è governato solo dalle Il primo a cimentarsi nel campo della
leggi della natura. Ma non la pensava sismologia fu uno dei più noti filosofi
allo stesso modo il collega Jean-Jacques dell’epoca: Immanuel Kant (1724-
Rousseau. La colpa del disastro, gli 1804). Nel 1756, trattando i movimenti
rispose in una lunga lettera, non è della tellurici come fenomeni naturali e
natura, le cui leggi coincidono con la non come manifestazioni del divino,
volontà divina, ma dell’uomo stesso: esaminando solo i fatti “convalidati
“Converrete che, per esempio, la natura dall’esperienza” e mettendo
non aveva affatto riunito in quel luogo insieme tutti i dati “scientifici” a
ventimila case di sei o sette piani, e che disposizione, ipotizzò che i terremoti
se gli abitanti di quella città fossero stati fossero causati dall’esplosione di
distribuiti più equamente sul territorio e enormi caverne sotterranee piene di gas
alloggiati in edifici di minor imponenza, caldi. Ci vollero altri 150 anni perché
il disastro sarebbe stato meno violento gli studiosi giungessero a una teoria
o, forse, non ci sarebbe stato affatto”. valida e universalmente accettata. Quel
che non è mai cambiato, però, è il
SOLO SCIENZA. Accanto alle riconoscimento delle responsabilità MONDADORI PORTFOLIO/AKG

riflessioni morali, ci fu anche chi cercò dell’uomo in questi disastri:


di dare una spiegazione scientifica a costruzioni inadeguate, città
quel fenomeno, assecondando lo spirito edificate in luoghi a rischio e
razionale dell’epoca dei Lumi. «Mentre una sistemazione urbanistica
suscitava antichissimi interrogativi priva di criteri di sicurezza.
sul male, su Dio, sulla natura, sulla “È l’uomo a doversi adattare
giustizia, sulle aspirazioni e sul destino alla natura, mentre egli
dell’uomo, il terremoto di Lisbona pretenderebbe che avvenisse
poneva al contempo la cultura europea il contrario”, notava Kant.
sulla soglia di qualcosa di nuovo», E il cielo, che da dopo il
afferma Andrea Tagliapietra, docente di crollo del 1755 fa da tetto al
Storia della filosofia all’Università San Convento do Carmo a Lisbona, Immanuel
Raffaele di Milano, nell’introduzione al
saggio Sulla catastrofe: l’Illuminismo
è lì a ricordarlo.
Maria Leonarda Leone

Kant
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S
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NOVECENTO
Cinquant’anni fa, Jan Palach si diede fuoco per protestare
contro i carri armati che soffocarono la “Primavera di

IL FUOCO
Praga”. Dopo di lui, arsero altre sette vittime.

DELLA RIVOLTA
GETTY IMAGES
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M
orire a 20 anni. Per la avrebbe visto nascere due repubbliche: visse con uno sconforto inconsolabile
libertà. Un gesto potente, la Ceca e la Slovacca. Sarebbe stata la fine di quel sogno. In particolare
eroico, degno di un film questa l’unica riforma sopravvissuta rimase scioccato quando un soldato
ma tristemente vero. Il 16 a quella stagione, anche se per russo rispose alle sue invettive
gennaio 1969 un ragazzo cecoslovacco trasformarla in realtà si dovette aspettare dicendo che gliela avevano portata
decise di darsi fuoco, “come i monaci il crollo del comunismo nel 1993. loro la libertà, con quei carri armati,
buddhisti in Vietnam per protestare Iniziata il 5 gennaio 1968, la “Primavera come avevano fatto 12 anni prima a
contro quel che succede qui”. Così disse di Praga” durò fino al 20 agosto, giorno Budapest. Da quel momento il suo
ai medici che l’accolsero in condizioni in cui i soldati del blocco sovietico desiderio di fare qualcosa di concreto
disperate all’ospedale di Praga. Ma entrarono nella capitale. Qualche anno per svegliare le coscienze del suo Paese,
che cos’era successo? La sua città era prima era toccato all’Ungheria: nel 1956 che pareva rassegnato a subire, divenne
stata invasa dai carri armati del Patto la rivoluzione antisovietica fu soffocata un’ossessione. Che lo condusse a quel
di Varsavia, che avevano messo fine dai carri armati dell’Armata Rossa. drammatico gesto finale.
alla stagione di libertà sbocciata con le Il pomeriggio del suicidio, dopo essere
riforme del governo di Alexander L’INVASIONE. Jan Palach, iscritto arrivato in piazza San Venceslao, Jan
Dubcek (1921-1992). Riforme che a Filosofia e studioso di Storia, come depose il suo zaino lontano da sé, si
andavano dall’economia alla libertà di tanti aveva seguito con partecipazione cosparse il corpo di benzina versandola
stampa, all’assetto politico del Paese che il riformismo del presidente Dubcek. E da una tanica, e si diede fuoco con un
accendino. Nello zaino furono trovati
tutti i suoi appunti, gli articoli, le lettere,
Reagite! fra cui quella resa pubblica come atto di
A sinistra, Jan Palach che all’epoca del suo gesto
estremo studiava filosofia. Sullo sfondo, Piazza denuncia. Palach resistette per tre giorni,
San Venceslao, in uno scatto del 1989, anno in cui poi quel che restava del suo corpo
crollò il regime comunista. Fu in questa piazza, nel quasi totalmente divorato dalle fiamme
centro di Praga, che lo studente si diede fuoco. cedette. Prima di chiudere gli occhi volle
sapere se il governo avesse accettato
qualcuna delle sue richieste. Nessuna.
Le istanze erano in una lettera che
non solo rivendicava il suo suicidio,
ma ne annunciava altri. “Poiché i nostri
popoli sono sull’orlo della disperazione
e della rassegnazione, abbiamo deciso
di esprimere la nostra protesta e di
scuotere la coscienza del popolo. Il nostro
gruppo è costituito da volontari, pronti
a bruciarsi per questa causa. Poiché ho
avuto l’onore di estrarre il numero 1,
è mio diritto scrivere la prima lettera
ed essere la prima torcia umana. Noi
esigiamo l’abolizione della censura
e la messa al bando della diffusione
di Zpravy (Notiziario delle forze di
occupazione sovietiche, ndr). Se le nostre
richieste non saranno accolte entro 5
giorni e se il nostro popolo non darà un
sostegno sufficiente a quelle richieste con
uno sciopero generale e illimitato, una
nuova torcia s’infiammerà”. E così fu:
poco dopo un altro giovane, Jan Zajíc, si
diede fuoco, fedele all’impegno di morte
deciso dal gruppo cui appartenevano i
due studenti.

TORCE UMANE. Imitando i monaci


buddhisti vietnamiti (v. riquadro
nella pagina successiva), il gruppo
studentesco aveva infatti deciso di
darsi fuoco pubblicamente, stabilendo
per estrazione i nomi di chi si doveva
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sacrificare. Palach fu il primo, e il suo


gesto fece il giro del mondo. Poi fu la
volta di Jan Zajíc: si diede fuoco il 25 

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Il sacrificio Il lutto
Il funerale di Palach a
di Jan Palach Praga, il 25 gennaio 1969.
Vi parteciparono 600mila

ebbe un’eco persone da tutta


la nazione.

enorme,
quello delle
altre torce
umane fu
censurato

AFP/GETTY IMAGES
febbraio. Anche lui lasciò un appello “Ai
Dai bonzi vietnamiti agli americani cittadini della Repubblica cecoslovacca”:
“Nonostante la protesta di Palach, la

Il primo fu Lâm Văn Tức, un monaco


buddhista vietnamita. Si diede fuoco a
Saigon l’11 giugno 1963 per protestare
anni, si diede fuoco a Detroit. Il 2
novembre 1965 Norman Morrison,
un quacchero pacifista di 31 anni
nostra vita sta tornando sui suoi vecchi
binari”, scrisse, “e per questo ho deciso,
come torcia umana n° 2, di risvegliare
contro la politica d’oppressione del padre di tre figli, s’immolò con lo
la vostra coscienza. Non lo faccio per
governo del Vietnam del Sud nei stesso sistema di fronte al Pentagono.
confronti della filosofia buddhista Una settimana dopo fu la volta di essere compianto o per diventare famoso,
e dei suoi seguaci. La fotografia del Roger Allen LaPorte, un operaio di né perché sono impazzito. Ho deciso di
fotoreporter Malcom Browne che lo 22 anni, membro del Catholic Worker compiere questo gesto perché vi facciate
immortalava avvolto dalle fiamme fu Movement, organizzazione anarchico- coraggio e non permettiate a quattro
pubblicata da molti giornali, da New cristiana: si trasformò in torcia umana dittatori di calpestarvi! Ricordate:
York a Tokyo, e portò all’attenzione davanti al palazzo delle Nazioni quando il livello dell’acqua arriva
dell’opinione pubblica il dramma di Unite a New York.
una delle tante libertà calpestate nel Il 15 ottobre 1967 Florence Beaumont, sopra la testa, non conta quanto in alto
mondo. Quell’azione drammatica madre di due bambini, s’immolò a arriva... Che la mia torcia illumini il
generò una serie di emulazioni. A Los Angeles “contro la sporca guerra”. cammino verso la libertà e la felicità
partire dal Vietnam stesso: dal 1963 Il 10 maggio del 1970 il ventitreenne della Cecoslovacchia. [...] Solo così
al 1966 furono ben 33 le persone che, George Winne Jr. s’avvolse nelle continuerò a vivere”.
nel Paese, si immolarono col fuoco. Un fiamme nel campus universitario di San
bilancio terribile, ma non definitivo. Diego, California. CENSURA. Dopo il secondo suicidio
La serie di suicidi continuò negli Molti anni dopo, un altro intervento
Stati Uniti, dove in molti si uccisero armato americano provocò ne seguirono altri sei. Ma in questi casi
per protestare contro l’intervento l’ennesimo suicidio col fuoco: il 3 scattò la censura, che tenne nascosti a
americano in Vietnam. novembre 2006 Malachi Ritscher lungo i sacrifici di questi ragazzi. Ancora
Contro la guerra. Il 16 marzo 1965  protestò infatti così a Chicago contro la oggi non si sa con certezza se queste
Alice Herz, un’ebrea tedesca di 82 guerra in Iraq. morti facessero parte del “piano” o se
furono solo frutto di emulazione. Resta il
fatto che la Cecoslovacchia, nonostante
la forza di queste proteste, subì una dura
“normalizzazione” che proseguì fino al
crollo dell’Urss.
I gesti drammatici dei giovani cechi
ALAMY/IPA

non furono gli ultimi ma neppure i


primi: l’8 settembre 1968 il polacco
Ryszard Siwiec, 59 anni, si era dato
fuoco nello stadio di Varsavia, per
protestare contro il suo Paese che
Il primo aveva partecipato all’invasione di
La fotografia del Praga. Nonostante la folla presente il
il

monaco buddista Lâm suo gesto restò sconosciuto al resto


Văn Tức, mentre si
dà fuoco a Saigon l’11 del mondo: ancora una volta “merito”
giugno 1963. Questa della formidabile censura del governo
immagine fece il giro filosovietico. •
del mondo. Pino Casamassima

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la sToria È FaTTa Di granDi sTorie TuTTe Da scoprire

Che SToria! Una collana di avvincenti volumetti che


traducono la Storia in originali racconti. Lasciati
affascinare da una narrazione coinvolgente e da
testimonianze di eventi sorprendenti, drammatici
o incredibili, ma tutti realmente accaduti. dalla

periodiche complessive, nonché di modificare l’ordine, la sequenza e/o i prodotti allegati alle singole uscite, comunicando con adeguato anticipo i cambiamenti che saranno apportati al piano dell’opera.
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iL Giorno deLLa MeMoria
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di stracci; si parla di Shoah. Giacomo e i suoi amici vogliono
saperne di più. e il nonno gli racconta le storie dei suoi amici,
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ARTE

MAX ERNST
La chimera (1928)
Questo animale
fantastico, qui ritratto
come un’enorme aquila
dal torso femminile,
fu l’emblema del
Surrealismo. Perché
secondo il mito era un
“mostro” nato prima
della divisione di cielo
e terra, nell’epoca del
Caos in cui era possibile
la fusione di regni
e specie. Non solo.
La parola “chimera”
significa fantasticheria
COPYRIGHT: © MAX ERNST, BY SIAE 2018

stravagante, offesa a
realismo e razionalità:
proprio ciò che
perseguivano i
surrealisti.
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OGNO
R
O EALTÀ a cura di Irene Merli

I surrealisti
avrebbero saputo
che cosa scegliere.
Questi artisti del
primo ’900 si
concentravano
sull’inconscio
come mezzo per
sbloccare il potere
dell’immaginazione,
disprezzavano
il razionalismo
e il realismo e
credevano che una
mente cosciente
reprimesse fantasia
e creatività.

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RENÉ MAGRITTE
Il modello rosso
(1935)
Due piedi nudi che
grazie a un fascio
di luce scura si
trasformano in un
paio di stivaletti
con tanto di
stringhe. Magritte
vuole confondere
l’osservatore
reinventando l’uso
degli oggetti. E
spiazza ancora di
più con i titoli, del
tutto inappropriati,
che complicano
ulteriormente la
comprensione.
COPYRIGHT: © RENÉ MAGRITTE, BY SIAE 2018
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COPYRIGHT: © RENÉ MAGRITTE BY SIAE 2018


RENÉ MAGRITTE
Il doppio segreto
(1927)
Su uno sfondo
Magritte era detto “il azzurro di mare e
cielo campeggia

sabotatore tranquillo”.
uno ieratico busto di
donna, sdoppiato e

Perché non credeva


dissezionato. Ma lo
“strappo” mostra una
materia metallica
all’inconscio, metteva fatta di cilindri e
sfere, minacciosa

logica e ragione al di sopra e inquietante. Con


quest’opera Magritte

dell’immaginazione e
scoprì la natura
“pellicolare” delle
immagini, la loro
insinuava dubbi sul reale infinita possibilità di
scomporsi.

distorcendo la normalità
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COPYRIGHT: © SALVADOR DALÍ, FUNDACIÓ GALA-SALVADOR DALÍ, BY SIAE 2018

SALVADOR DALÍ
Allucinazione
parziale: sei
apparizioni di Lenin
su un pianoforte
La mostra (1931)
Contornate da un
A Pisa sono sbarcati i capolavori del
Surrealismo, il movimento che ha
profondamente mutato l’arte del XX
importante nucleo di dipinti di Salvador
Dalí, collages di Max Ernst, sculture di
Alberto Giacometti e Man Ray, maschere
cerchio luminoso,
sei teste di Lenin
compaiono sulla
secolo. La mostra Da Magritte a Duchamp. in fil di ferro di Alexander Calder, tele tastiera, mentre sullo
1929: il Grande Surrealismo dal Centre surrealiste di De Chirico, Picasso e Tanguy. spartito corrono delle
Pompidou ospita infatti circa 150 opere In mostra anche la fotografia surrealista, formiche. L’artista
tra dipinti, sculture, oggetti, fotografie, con immagini di Brassaï, Lota e Man Ray e catalano dichiarò che
disegni eccezionalmente prestati dal L.H.O.O.Q. di Marcel Duchamp, l’opera che all’origine del dipinto
museo parigino, l’istituzione europea che dissacra il dipinto più celebre ed enigmatico c’era una sua visione
vanta più opere al mondo di questi artisti del mondo, la Monna Lisa, aggiungendole interpretata in modo
rivoluzionari. Ad accogliere i visitatori provocatoriamente barba e baffetti. “delirante” .
sono quindi le opere più importanti Dove, come, quando: Pisa, Palazzo Blu,
del movimento, per la maggior parte fino al 17/2. Info: 02-92897755, www.
realizzate tra il 1927 e il 1935. Tra esse, [Link]. Catalogo: Skira (tutte le
molti capolavori iconici di Magritte, un immagini del servizio sono in mostra).

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COPYRIGHT: © SALVADOR DALÍ, FUNDACIÓ GALA-SALVADOR DALÍ, BY SIAE 2018


SALVADOR DALÍ
Donna dormiente,
cavallo, leone
invisibili (1930)
La grande tela
racconta la
metamorfosi in
un cavallo e poi
in un leone di una
donna dormiente.
Esposto nel foyer di
un cinema parigino
durante la proiezione
di L’Âge d’or, film
che Dalí realizzò
Il mondo di Salvador Dalí è una con Luis Buñuel,
questo dipinto

visione onirica in cui gli oggetti


“rivoluzionario” fu
devastato da giovani

sembrano liquefarsi e trasformarsi


di estrema destra.

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RENÉ MAGRITTE
Il cielo mortale
(1927)
Qui l’intento di
sconvolgere è
raggiunto associando
l’idea di morte
violenta all’immagine
più classica di
innocenza e fragilità:
gli uccellini. Magritte
si era ispirato
guardando la moglie
mangiare un uccello
di cioccolato.
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Sacrileghi!
Don Pietro Maria
Zanarini, parroco
di Varignana
(Bologna), abbatte
con la roncola il
secondo “albero
della libertà” messo
davanti alla sua
chiesa, nell’estate
del 1798.
Nell’altra pagina,
illustrazione
rievocativa dei
territori governati
dai giacobini in
Emilia-Romagna
e Veneto, nel
1796-97.

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STORIE D’ITALIA
BOLOGNA
Quando Napoleone invase il
Nord Italia, un irriducibile
sacerdote si scontrò con i
[Link]
suoi compaesani giacobini.

CONDANNA
ESEMPLARE

RES /REALY EASY STAR (5)

C
orreva l’anno del Signore 1798, libertà proprio sul sagrato della chiesa di Santa
quando nel piccolo borgo di Maria. In realtà non era esattamente un simbolo
Varignana, tra Castel San Pietro Terme repubblicano ufficiale e voluto dalle autorità
e Bologna, una baruffa paesana vide di governo: si trattava soltanto di un bastone
protagonisti un parroco irascibile e un gruppo addobbato con cappello frigio e qualche motto
di compaesani di fede giacobina. Sembra giacobino. Una “burattinata”, per usare le parole
la storia di Don Camillo e Peppone, ma i di don Zanarini, che infatti prontamente lo
fatti ebbero uno svolgimento, e un epilogo, atterrò. Questo ennesimo atto di indipendenza
decisamente drammatici. del parroco provocò i rivoluzionari varignanesi
Siamo nel triennio giacobino, ovvero negli e poco dopo un nuovo “albero della libertà”
anni che dal 1796 al 1799 videro l’ascesa di spuntò sul sagrato.
Napoleone in Italia (vedi riquadro). Pietro Maria
Zanarini era un parroco sessantenne apprezzato RIBELLIONE OSTINATA. Tanta insistenza,
dai fedeli, molto devoto e di tempra fermissima. lungi dal piegare il parroco, gli fece perdere
Non amava il nuovo governo napoleonico, le staffe. Armato di roncola, spezzò il nuovo
dichiaratamente ostile alla tradizione religiosa. bastone in mezzo a improperi e minacce di
Forse per questo il sacerdote, nonostante rompere la testa ai giovani autori dello scherzo.
l’obbligo di legge, rifiutava di portare la coccarda Poi tutto sembrò placarsi: dopo la baruffa i fedeli
rivoluzionaria. Ma la sua ostinazione causò seri entrarono tranquillamente in chiesa. Non si
malumori ai compaesani rivoluzionari e una placarono però gli animi giacobini di Varignana,
mattina alcuni ragazzi eressero un albero della che incaricarono un delegato di recarsi a 
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Don Zanarini era collerico. E mal gliene


incolse: per un’intemperanza finì arrestato
da uno zelantissimo ispettore giacobino
Bologna per denunciare il fatto. Ottennero ben suo ufficio contro il parroco, non lesinando
poco. Il dipartimento del Reno, da cui dipendeva nemmeno critiche e forse minacce allo stesso
Varignana, si limitò infatti a mandare una severa dipartimento. Per Lej ci si trovava davanti a
lettera a don Zanarini, con la quale lo ammoniva un caso di ostilità palese alla Repubblica: una
di non opporsi allo sviluppo dello spirito questione di sicurezza dello Stato, quindi, non
pubblico. La questione sembrava chiusa con una semplice lite tra compaesani.
il richiamo scritto. Ma il non aver fatto di più,
paradossalmente, fece precipitare la situazione. PROCESSO FARSA. Venne disposto
Esisteva infatti una legge del “9 Ventoso l’arresto del religioso. Lej in persona fu inviato
1798” che così disponeva: “Chiunque ardisce a Varignana. E fu avvertito anche il vicino
di atterrare qualsiasi pubblico emblema di dipartimento di Castel San Pietro, che non si
libertà, sarà punito colla pena di morte”. E si dimostrò meno sollecito.
incaricò di ricordarla al dipartimento una figura Don Pietro Maria Zanarini venne portato in
temutissima: l’ispettore di polizia Antonio Lej, carcere a Bologna e poi, dopo qualche giorno,
un modenese noto per essere un efficiente trasferito a Ferrara, sede della Commissione
funzionario, incorruttibile e di indiscussa fede Criminale Militare d’Alta Polizia: un ufficio
rivoluzionaria. Lej, che era ebreo, aveva buoni che da cinque mesi vigilava affinché il popolo
motivi per amare Napoleone. Emancipato e gli ecclesiastici non cedessero a nostalgie
dall’arrivo dei francesi, aveva potuto (e lealiste. Soprattutto in un momento in cui gli
saputo) farsi strada all’interno del nascente austro-russi stavano ammassando truppe per
organismo statale cisalpino. Si trattava di un attaccare l’Italia. La tensione era al massimo e
pubblico ufficiale fervido sostenitore delle la fragile Repubblica Cisalpina doveva mostrare
idee illuministiche, ma anche pronto a mutarsi i propri artigli, soprattutto ai sudditi, per evitare
in inquisitore verso chi volesse attentare alla pericolose defezioni.
sicurezza del nuovo Stato. L’ispettore presentò Il processo ai danni del parroco, il cui
dunque le formali denunce pervenute al accusatore era l’avvocato Luigi Giorgi, fu presto
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I luoghi Arrivano
A sinistra, la chiesa di
S. Giorgio, a Varignana, i francesi
in una stampa
dell’epoca. A destra,
pianta della Certosa di
Ferrara: qui fu sepolto
N el 1796 Napoleone
invase l’Italia
Settentrionale
il religioso. In basso, a vincendo battaglie su
sinistra, commissario battaglie contro gli
ordinatore della austriaci, a supporto
Repubblica Cisalpina degli Stati italiani.
(1799), a destra, la Pochi anni dopo
sentenza di morte di sorse la Repubblica
don Zanarini. Cisalpina, alleata della
Francia e animata da
idee rivoluzionarie
di progresso e
uguaglianza. Ma
per una parte della
popolazione non fu
l’alba di una nuova
libertà.
Nuove regole.
Aumentarono le tasse,
e la leva obbligatoria,
che toglieva braccia
alle campagne,
diventò odiatissima.
Vennero aboliti i titoli
nobiliari, confiscati
tutti i beni ecclesiastici
e furono vietate anche
le cerimonie religiose.
Quando gli austro-
istruito. Da subito si rivelò una farsa, anche devozione. Quanto a Luigi Giorgi, fu travolto russi marciarono
se un principe del foro estense, l’avvocato dalle critiche per quella durissima sentenza. vittoriosi sulla Pianura
Manfrini, riuscì a smontare la pertinenza tra la Tanto che per discolparsi scrisse un breve padana scacciando
legge del 9 Ventoso e il caso di don Zanarini. testo in cui sosteneva di essersi addirittura i francesi, nel 1799,
Manfrini ricordò casi ben più gravi che avevano consultato con il celebre giurista Antonio Aldini gran parte del popolo
ricevuto una semplice condanna ai lavori (futuro consigliere privato di Napoleone, che gli assistette con sollievo
alla fine del triennio
forzati, dimostrò che l’albero della libertà non assegnò varie cariche di governo). Consulenza giacobino.
era dotato dei crismi legali per renderlo un che portò alla conferma della validità della
simbolo pubblico e che il parroco non poteva condanna a morte. A questo punto
essere a conoscenza delle conseguenze legali le domande si moltiplicano: perché
del proprio gesto. La legge del 9 Ventoso non una condanna così severa? Perché
era mai stata affissa in Varignana, pare, perché venne tirato in ballo un personaggio
non c’erano copie sufficienti. La giuria però fu di quella levatura? E le stranezze non
irremovibile e non ebbe dubbi nel comminare finiscono qui: sembra infatti che il
la pena di morte dopo sole due ore di processo. famoso giurista-politico si trovasse
Una decisione che lasciò sconcertati, come pure a Varignana proprio nei giorni
la calma del sacerdote. Un militare, scambiando dell’abbattimento degli alberi della
per terrore il mutismo del prete, si sentì libertà. Che cosa ci faceva lì? E perché
rispondere: “Anche Egli taceva”, alludendo al allora non venne ascoltato come
silenzio di Gesù il giorno della sua condanna. testimone durante il processo? La
Davanti a quell’uomo prima energico e collerico risposta si può trovare nel clima di
e ora tranquillo e saldo si decise di fare in tutta quegli anni, segnati da una grande
fretta, per evitare disordini: le strade erano già incertezza politica. Una lettura
piene di persone che lo aspettavano. Il religioso verosimile dei fatti porta verso
si avviò tra due ali di folla silenziosa. Ai suoi l’ipotesi della trappola ordita ai
parrocchiani in lacrime disse: “Perché questi danni del religioso come monito, alla
pianti? Non vi abbandono, ma vi precedo”. vigilia di una guerra in un territorio
Era il 28 luglio 1798. tutt’altro che favorevole agli
occupanti. Quella di don Zanarini,
ESEMPIO PREVENTIVO. Don Zanarini infatti, fu l’unica condanna a morte
venne fucilato da un drappello di soldati e comminata dalla Commissione
seppellito a Ferrara, dove la sua tomba per Militare d’Alta Polizia di Ferrara. •
tutto l’Ottocento fu oggetto di particolare Alessandro Cavazza
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I GRANDI TEMI LE GUERRE HERERO

PROVE GENERALI DI
OLOCAUSTO Nel 1904, ben prima dei campi
di concentramento nazisti, la
Germania sterminò 100mila
indigeni africani.
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Q
uella che venne si aprirono un varco per scappare le caratteristiche che deve avere un
combattuta l’11 agosto nel deserto di Omaheke. Ma furono massacro per diventare, secondo il
1904 sull’altopiano del braccati e sterminati senza pietà diritto internazionale, un genocidio.
Waterberg, in Namibia (che dalla cavalleria del Secondo Reich E lo sterminio avvenuto in Namibia
da fine Ottocento era una colonia il cui motto era “ripulire, impiccare, all’inizio del XX secolo, lo è stato a
tedesca), non fu una battaglia ma fucilare fino a quando non saranno tutti gli effetti, anche se dimenticato
un massacro. Le tribù native degli spariti tutti”. E quelli che non furono per decenni. Solo nel 1985 un rapporto
Herero e dei Nama, insorte da mesi uccisi subito – perlopiù donne e delle Nazioni Unite l’ha inserito tra i
contro il dominio tedesco nella bambini – vennero rinchiusi in campi primi genocidi del Novecento. «Nelle
regione, attendevano fiduciose nei loro di concentramento dove, in nome colonie africane si verificarono spesso
accampamenti l’avvio di negoziati dell’igiene razziale, furono impiegati insurrezioni contro le dominazioni
di pace. Ingenuamente avevano come cavie per esperimenti letali. europee, ma soltanto in Namibia la
commesso l’errore di deporre le armi Tre anni dopo, nel 1907, il bilancio rivolta si trasformò in un genocidio»,
in cambio di una promessa: avere di quell’orrore parlava di circa 100mila spiega lo storico Marcello Flores. «La
salva la vita. Così le truppe tedesche, morti, pari all’80% della popolazione causa principale fu l’amministrazione
al comando del generale Lothar Herero e al 50% dell’etnia Nama. coloniale tedesca, che confiscava le
von Trotha, accerchiarono su tre terre ai nativi riducendoli in schiavitù.
lati le tribù radunate in un villaggio TRISTE PRIMATO. Intenzionale, Il tutto aggravato dall’idea che
e compirono una strage a colpi di unilaterale, sistematico e rivolto a esistessero razze inferiori che non
mitragliatrice. I pochi sopravvissuti un gruppo ben definito: sono queste meritavano neanche di vivere». 

BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO

Al massacro
Le truppe
coloniali tedesche
attaccano gli
Herero durante
la battaglia di
Onganjira del
1904. Nell’altra
pagina, a sinistra,
il generale Lothar
von Trotha.

103
S
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Sistema
Leutwein
A destra,
un’immagine dei
negoziati di pace tra
il tedesco Theodor
Leutwein e uno dei
capi Herero Manasse
Tyiseseta (seduto). A
sinistra, un ospedale
da campo per le
truppe tedesche.
Sotto, una cartina
geografica delle
colonie tedesche in
Africa nel 1910 (la
Namibia è cerchiata).

La Namibia smise di essere una


colonia tedesca con la Prima
MONDADORI PORTFOLIO/AKG (3)
guerra mondiale, passando sotto
l’amministrazione britannica
All’epoca il territorio dell’attuale
MONDADORI PORTFOLIO/AKG

Namibia, noto come Deutsch-


Südwestafrika (Africa tedesca del Sud-
ovest), sembrava una colonia come
tante altre. Era stato assegnato alla
Germania in seguito alla Conferenza
di Berlino del 1885, in cui le potenze
europee si erano spartite il continente
africano. Però quando il cancelliere
Bismarck inviò come Commissario
imperiale il diplomatico Ernst Heinrich
Göring (1839-1913), padre di Hermann,
futuro delfino di Hitler, per la colonia
africana iniziò l’inferno. Göring istituì
un regime basato su lavori forzati,
schiavitù e confisca di terre.
I nativi furono impiegati come schiavi
nelle piantagioni di cotone e nelle
miniere di diamanti. «La situazione
migliorò quando Theodor Leutwein,
nel 1896, prese il posto di Göring
alla guida del protettorato», prosegue
Flores. «Il nuovo governatore cercò di
promuovere un colonialismo “senza
spargimenti di sangue” e si sforzò di
stemperare alcuni eccessi, cercando
di conciliare la coercizione militare
con la diplomazia. Ma era tardi per
tentare una conciliazione: già dal 1894
i nativi avevano dato i primi segni
d’insofferenza verso i coloni».
104
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Papà Göring
Ernst Heinrich Göring
(vestito in chiaro) con
la famiglia e i suoi
ufficiali.

IL SEME DELLA RIVOLTA. I Herero insorsero sotto la guida del loro fanteria Lothar von Trotha, che si era
primi a insorgere, adottando tattiche capo, Samuel Maharero. Il 14 gennaio già distinto per aver represso senza
di guerriglia su un territorio che 1904 attaccarono il piccolo presidio pietà altre rivolte indigene in Africa.
conoscevano molto bene, furono i tedesco di Waterberg uccidendo 123 Fu lui a cambiare il corso della politica
Nama, guidati dal capo tribù Hendrik tedeschi, tra soldati e coloni. Poi militare tedesca nell’area, ricorrendo
Witbooi (1830-1905). Leutwein temeva iniziarono azioni di sabotaggio contro allo sterminio di massa per punire i
che si ribellassero anche gli Herero le linee ferroviarie che riuscirono a rivoltosi e salvaguardare gli interessi dei
(una numerosa tribù etnica di pastori interrompere per mesi le comunicazioni coloni. Dopo aver ottenuto pieni poteri
che dominava l’area centrale della fra colonia e madrepatria. dal parlamento, Von Trotha proclamò la
colonia), così creò delle riserve per La reazione di Berlino non si fece legge marziale e sostituì Leutwein nella
tenerli sotto controllo. Ma ormai era attendere: la repressione fu votata carica di governatore. Le sue truppe
troppo tardi. Mentre i soldati tedeschi all’unanimità dal Reichstag. All’inizio ricevettero l’ordine di massacrare
cercavano di domare la rivolta dei di giugno giunsero nella colonia 20mila uomini, donne e bambini, avvelenare
Nama nel Centro-sud del Paese, gli soldati al comando del generale di fiumi e torrenti e distruggere i raccolti. 

Ribelle, diplomatico ed eroe


WIKIPEDIA

C apo supremo della tribù degli


Herero all’epoca delle guerre
coloniali di inizio Novecento, Samuel
Herero Day. Durante la battaglia di
Waterberg (agosto 1904) Maharero
riuscì a scappare e rifugiarsi con un
Maharero (1856-1923) fu un guerriero migliaio di profughi nel protettorato
ma anche un uomo dalle grandi doti britannico di Bechuanaland (l’attuale
diplomatiche. Fino all’ultimo cercò di Botswana). Morto in esilio nel 1923,
negoziare con il governatore tedesco è da sempre considerato il simbolo
Theodor Leutwein per evitare la della resistenza contro i tedeschi. Ogni
sollevazione del suo popolo. anno il 26 agosto (giorno in cui il suo
Ma le terribili condizioni di corpo fece ritorno in patria) in Namibia
sfruttamento imposte dai coloni lo si celebra l’Herero Day. A lui è stato
convinsero infine a organizzare una riservato anche un posto d’onore tra gli
rivolta anti-tedesca che fu duramente eroi nazionali celebrati nel memoriale
repressa nel sangue. di guerra di Windhoek.
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MONDADORI PORTFOLIO/AKG

L’80% della popolazione degli Herero e il 50%


dell’etnia Nama persero la vita durante la guerra
TRAGICA EFFICIENZA. La Il più famigerato fu il campo di Il bilancio conclusivo delle cosiddette
battaglia di Waterberg (11 agosto 1904) concentramento dell’isola di Shark Guerre Herero dell’Africa Sud-
non fu che il preludio di altri orrori: (noto come l’“Auschwitz africano”), occidentale fu drammatico. Secondo
villaggi rasi al suolo, impiccagioni di al cui interno si registrò un tasso di un censimento ufficiale del 1911 i
massa, stragi e violenze indiscriminate. mortalità del 70% a causa del clima, nativi erano stati decimati: degli 80mila
Lo stesso copione che a breve della malnutrizione, delle violenze Herero presenti all’inizio del secolo
avrebbero adottato anche i turchi fisiche e del lavoro durissimo. Qui lo ne erano sopravvissuti 15mila. La
contro gli armeni e i nazisti durante scienziato tedesco Eugen Fischer svolse memoria dei tragici eventi del 1904-
la Seconda guerra mondiale. Il 2 esperimenti medici su cavie umane 1907 è stata a lungo rimossa e sostituita
ottobre il generale Von Trotha emanò per corroborare le tesi sulla superiorità dai racconti delle vittorie delle
l’ordine di fucilare ogni Herero trovato della razza ariana. Tornato in patria, Schutztruppe, l’esercito coloniale della
all’interno dei confini tedeschi. Ai Fischer divenne un teorico delle Germania imperiale.
massacri seguì la deportazione nei leggi razziali e insegnò a lungo nelle
campi di prigionia, dove gli Herero università tedesche. Tra i suoi allievi più LA DENUNCIA. Hannah Arendt
e i Nama vennero obbligati ai lavori promettenti ci fu Josef Mengele, che ad fu una delle prime a comprendere
forzati o utilizzati come cavie per Auschwitz proseguirà i suoi esperimenti che quel lontano massacro africano
sedicenti ricerche scientifiche. di eugenetica sui gemelli internati. rappresentò il preludio della Shoah.

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ULLSTEIN BILD VIA GETTY IMAGES

GETTY IMAGES
Colonialismo germanico
Un funerale tedesco nel deserto (1907).
Sopra a destra, prigionieri in catene
catturati durante la rivolta degli Herero
(1905). A lato, truppe coloniali tedesche
immortalate durante la rivolta del 1904.

Tante scuse
C’ è voluto esattamente Class action. Ma il mea
IPA/ALAMY

un secolo perché la culpa tedesco non ha


Germania riconoscesse placato i discendenti delle
le sue colpe per i crimini popolazioni Herero e Nama
perpetrati in Namibia. che da anni insistono
Le scuse ufficiali di per ottenere risarcimenti
Berlino sono arrivate dal governo tedesco e
il 16 agosto 2004, in dalla Deutsche Bank, che
occasione del centesimo all’epoca finanziò l’impresa
anniversario della coloniale. Di recente il
battaglia di Waterberg contenzioso è arrivato nei
(a destra, il monumento tribunali statunitensi. Le
alla memoria che si trova due popolazioni africane
a Windhoek, in Namibia). hanno infatti citato in
La Germania però ha giudizio la Germania
escluso il riconoscimento davanti a una corte
di un indennizzo, federale di New York
spiegando che i torti per ottenere un “equo
subiti sono stati ripagati indennizzo” da parte
dagli aiuti economici delle autorità tedesche.
stanziati in Namibia Il processo si è aperto
dopo la dichiarazione di all’inizio del 2017 ed è
indipendenza del 1990. tuttora in corso.
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Deportati
Una foto del
1905 testimonia
la deportazione
dei nativi africani
verso i campi di
concentramento.
Sotto, caricatura del
1904 che rappresenta
il generale Von Trotha:
“Ho vinto la battaglia
a Waterberg; ma Dio
sa dove sono gli Herero
che ho sconfitto”.

ULLSTEIN BILD VIA GETTY IMAGES


MONDADORI PORTFOLIO/AKG

Solo nel 2004


MONDADORI PORTFOLIO/AKG
Il capotribù
Witbooi,

è arrivato il
leader della
rivolta degli
Herero.
riconoscimento
da parte
tedesca della
responsabilità
del genocidio
compiuto contro
gli Herero. E le
scuse ufficiali
“La distruzione dei popoli coloniali tempi del Terzo Reich. «Il dibattito è
fu una preparazione all’Olocausto, i cominciato negli ultimi decenni ed è
campi di raccolta e le impiccagioni di stato reso possibile anche dal lavoro
massa degli Herero, un gigantesco e di molti giovani storici tedeschi»,
infernale addestramento ai campi di conclude Flores. «Sono stati loro, di
concentramento nazisti; stessi i cognomi recente, a rivelare molti aspetti inediti
dei protagonisti, identici i metodi”, della vicenda, a cominciare dal voto
scrisse la filosofa nel 1951, nel suo favorevole espresso dal Reichstag nei
saggio Le origini del totalitarismo. confronti dell’azione repressiva.
Soltanto verso la fine del XX secolo la Oggi sono molti a sostenere che, per
storiografia sui genocidi ha iniziato a modalità e obiettivi, il genocidio in
riconoscere l’esistenza di un filo diretto Namibia sia stato davvero l’anticamera
tra il massacro degli Herero e dei Nama dell’Olocausto». •
della Namibia e quello degli ebrei ai Riccardo Michelucci

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INTANTO NEL MONDO


NAMIBIA ALTRI PAESI SOCIETÀ E CULTURA

24 aprile 1884
Il cancelliere Bismarck dichiara colonia 1885
tedesca un territorio corrispondente a gran Van Gogh dipinge I mangiatori di patate.
parte della Namibia, ribattezzandola “Africa
tedesca del Sud-ovest”.

1893
Iniziano le rivolte delle tribù Nama contro i
coloni tedeschi. 1894
In Francia scoppia l’Affaire Dreyfus. 1896
1904 Inventato il primo tachimetro per automobili.
Anche le tribù Herero si sollevano. 1908
Terremoto di Messina. 1911
1915 Scoperta del sito archeologico di Machu
All’inizio della Prima guerra mondiale il Picchu, in Perù.
Paese è occupato dalle truppe del Sudafrica
britannico. 1917
Rivoluzione russa.
1920 1920
La Società delle Nazioni concede all’Unione Negli Stati Uniti prendono il via le prime
Sudafricana un mandato per amministrare trasmissioni radio regolari.
il Paese. 1933
Adolf Hitler diventa cancelliere della
Germania.
1936
1945 L’atleta statunitense di colore Jesse Owens
Finisce la Seconda guerra mondiale. vince quattro medaglie d’oro ai Giochi
olimpici di Berlino.
1946
L’Onu tenta di sostituire il regime di mandato
con un’amministrazione fiduciaria ma il 1954
Sudafrica non accetta. 1961 Nasce la Rai, radiotelevisione italiana.
Costruzione del Muro di Berlino.
1966
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite
chiede il ritiro del Sudafrica dai territori
della Namibia. Inizia la lotta armata degli
indipendentisti namibiani.

12 giugno 1968
L’Onu rinomina l’Africa del Sud-ovest Namibia 1969
contro la volontà del Sudafrica. L’uomo sbarca sulla Luna.

1971
La Corte internazionale di giustizia dichiara
illegale l’amministrazione sudafricana in
Namibia.

1978
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
adotta la Risoluzione 435, che garantisce la 1979
graduale decolonizzazione del Paese. Rivoluzione islamica in Iran.

1985
Il rapporto Whitaker delle Nazioni Unite
riconosce che la colonizzazione tedesca in
Namibia è stato un genocidio.

21 marzo 1990 3 ottobre 1990


La Namibia proclama l’indipendenza dal Riunificazione della Germania. 1992
Sudafrica. Ibm presenta Simon, antenato dello
smartphone.
1994
Il Sudafrica trasferisce alla Namibia la
sovranità di Walvis Bay e delle isole Penguin. 11 settembre 2001 15 gennaio 2001
Attentati alle Torri Gemelle di New York e al Inizia l’era di Wikipedia.
Pentagono, a Washington.

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UNA FOTO UN FATTO


ALINARI

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PIAZZA DEL DUOMO, Milano


9 MAGGIO 1898
I soldati di Bava Beccaris asserragliati davanti al sagrato
del Duomo. Quando il governo decretò lo stato di assedio
a Milano per contrastare la rivolta contro l’aumento del
prezzo del grano, il generale scelse come quartier generale
proprio la piazza principale della città.

LA STRAGE DI
BAVA BECCARIS
Per riprendere il controllo di Milano
dopo i “moti del pane”, il generale
ordinò di sparare contro la folla:
morirono così più di ottanta persone.

I
moti del pane iniziarono 1924) fu incaricato di ristabilire
a Milano il 6 maggio del l’ordine. I manifestanti, decine
1898. I lavoratori della Pirelli di migliaia di persone, avevano
accusavano il governo, che aveva costruito barricate in tutta la
aumentato il costo del grano da città e stavano dando del filo
35 a 60 centesimi di lira al chilo, di da torcere all’esercito. Beccaris
essere responsabile della carestia allora ordinò di sparare sulla
che colpiva il popolo. Alcuni folla radunata nella barricata di
degli operai che promossero Porta Ticinese. Da quel momento
la rivolta vennero arrestati e iniziò un’escalation di violenza
rilasciati solo dopo l’intervento che portò, in quattro giorni,
del deputato socialista Filippo alla morte di ottanta persone e
Turati. A quel punto la tensione centinaia di feriti.
in città era già alle stelle: altri Il trionfo del macellaio. Per
lavoratori si mobilitarono e come aveva gestito l’emergenza,
assaltarono la caserma di via il generale fu insignito del titolo
Napo Torriani. I soldati spararono di Grande Ufficiale dell’Ordine
sulla folla: due manifestanti Militare di Savoia, ottenne un
morirono e quest’episodio fu telegramma di congratulazioni
la causa scatenante di ciò che da parte del re e diventò
avvenne nei giorni seguenti. senatore. Mentre per le grandi
Dopo la proclamazione di uno masse di lavoratori, Bava
sciopero generale che ottenne Beccaris diventò famoso come “il
un’adesione di massa, il generale macellaio di Milano”. •
Fiorenzo Bava Beccaris (1831- Paola Panigas

111
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AGENDA
A cura di Irene Merli

MOSTRA NAPOLI

Depositi di Capodimonte.
Storie ancora da scrivere
In mostra dipinti, statue, arazzi, porcellane
e armi provenienti dai 5 depositi del museo,
un tesoro sinora celato ai visitatori. Come la
collezione d’oggetti esotici di James Cook,
donata a Ferdinando IV di Borbone.
Fino al 15/5. Museo e Real Bosco di
Capodimonte. Info: 0817499111.

FILM

Maria Regina
di Scozia
Arriva sul grande schermo la rivalità più
celebre del Regno Unito, quella fra Elisabetta I
e Maria Stuarda. In scena il dramma di
due donne al potere, sole e intrepide,
vissute in un mondo maschile che cercava
MOSTRA PIACENZA costantemente di manovrarle, o addirittura di

ANNIBALE, UN MITO
privarle del trono in favore di un uomo.

Al cinema dal 17/1. Con Saoirse Ronan

MEDITERRANEO
e Margot Robbie, regia di Josie Rourke.

LIBRO

Una mostra sull’uomo che osò sfidare Roma.


E che cambiò il destino del Mare Nostrum.

D
opo duemila anni il grande Annibale torna in Italia. E approda a Piacenza perché
fu lì vicino, nella battaglia sul fiume Trebbia, che nel 218 a.C. si aggiudicò una schiacciante
vittoria sui Romani e si aprì la strada per tentare di conquistare la Penisola. In occasione
dell’importante anniversario, Piacenza, antico limes della Res Publica, rende omaggio con
la grande mostra Annibale, un mito mediterraneo, che ripercorre l’epopea del leggendario
condottiero cartaginese. L’esposizione, allestita nei sotterranei della residenza ducale, è un viaggio
nella storia del Mare Nostrum ai tempi delle Guerre puniche,
In alto, che si avvale sia di reperti storici e artistici – come
Annibale sulle lo splendido bozzetto di Francisco Goya, Annibale
Alpi, Bénédict vincitore che rimira per la prima volta l’Italia dalle Alpi
Masson (1881); e una preziosa moneta con il volto di Annibale – sia
a lato, busto di videoinstallazioni, videowall e proiezioni, per
del “cosiddetto” immergere i visitatori nell’epoca in cui il Mediterraneo
Annibale era il centro nevralgico dell’evoluzione commerciale, Tokyo express
(XVI secolo). sociale, politica e culturale. Grandezza e tragedie di una civiltà
Scontro titanico. In mostra sono quindi che non finisce di incantarci,
ricostruiti il contesto familiare del condottiero, dal periodo Edo alla disfatta
la sua formazione culturale greca e punica, bellica. L’autore, raccontando
l’addestramento militare e l’ascesa i cambiamenti del Sol Levante
politica. Di sezione in sezione il pubblico tra ’800 e ’900, trova anche
è poi accompagnato verso il titanico molti spunti per confrontare le
scontro con Roma, con un focus vicende nipponiche con le nostre,
particolare sulle battaglie di Trebbia, inaspettatamente parallele.
Trasimeno, Canne e Zama.

Fino al 17/3. Palazzo Farnese, Andrea Revelant, Il Giappone


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Società con unico azionista, soggetta ad attività di direzione e coordinamento
da parte di Arnoldo Mondadori S.p.A.

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3/11/2004. Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica sono riservati. Il materiale ricevuto e non
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elevato da apparire “spudorata” agli occhi di Greci e Latini. stesso tempo capitale del Regno d’Italia, nel processo di unificazione.
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27 gennaio gioRno DeLLa MeMoRia

per ricordare. per interroGarsi.


per camBiare il futuro.
Il 27 gennaio 1945 i cancelli del lager di Auschwitz vennero aperti: da quel momento,
la memoria della tragedia dell’Olocausto è diventata un dovere per tutti noi.
Queste straordinarie storie ci aiutano a tenerla viva, perché gli errori del passato non si ripetano.

ad auschwitz
ho imparato il perdono
Sopravvissuta ai disumani esperimenti di Mengele, l’autrice
Eva Mozes Kor ha saputo negli anni combattere l’odio che covava
dentro di sé, nutrendo la forza di perdonare i propri aguzzini e
ritrovando, grazie ad essa, la libertà. Da trent’anni si fa testimone di
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