Focus Storia - 02 2019
Focus Storia - 02 2019
n°148
Febbraio
MENSILE – Austria, Belgio, Francia, Lussemburgo, Portogallo, Spagna � 8 - MC, Côte d’Azur � 8,10 - Germania � 11,50 - Svizzera CHF 10,80 - Svizzera Canton Ticino CHF 10,40 - USA $ 11,50
DA CESARE A NAPOLEONE,
DALLA RIVOLUZIONE FRANCESE
A QUELLA RUSSA, PERCHÉ LE COSE
QUANDO
SUCCEDONO (ALMENO) DUE VOLTE
LA STORIA
16 GENNAIO 2019 - MENSILE
� 4,90 IN ITALIA
SI RIPETE LISBONA KO IL LEONE SVEVO CHE BARBA!
COME UN TERREMOTO LA SCALATA AL POTERE VIRILITÀ, SAGGEZZA,
DISTRUSSE LA CITTÀ. DI MANFREDI, IL RE CHE FORZA: TUTTI I MESSAGGI
Sped. in A.P. - D.L. 353/03 art.1, comma 1, DCB Verona E TANTE CERTEZZE. SFIDÒ BEN TRE PAPI. SCRITTI IN FACCIA.
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Storia
CI TROVI ANCHE SU:
MONDADORI PORTFOLIO
IN PIÙ...
D ittature, crac economici,
“uomini forti” che prendono
il potere, sfide fra superpotenze:
niente di quello che accade
oggi suona nuovo. Segno che
14 IlANTICHITÀ
triumviro
nababbo
la Storia è scivolata nei secoli Come Crasso si
proponendo sempre le stesse alleò con Pompeo e
ricette? Il filosofo Gian Battista Mussolini Cesare e affondò la
Vico sosteneva che la Storia ha e Hitler nel Repubblica.
un andamento ciclico, gli eventi 1937: due
dunque tendono a ripetersi in
un susseguirsi di “corsi e ricorsi”.
uomini
“forti” che
20 Che
COSTUME
barba!
scatenarono Credo religioso, ceto
Tesi che non trova d’accordo sociale: i significati
tutti gli studiosi ma, dibattito a l’inferno. della barba.
parte, resta l’evidente incapacità,
tutta umana, di fare tesoro degli
errori del passato. Di fronte alle 26 IlMEDIOEVO
leone di Svevia
sfide del futuro siamo disarmati Manfredi, il figlio
perché, come spiega lo storico illegittimo dello Stupor
Franco Cardini, «i “gruppi umani”, mundi che diventò re.
fin dalla notte dei tempi, fanno
sempre e comunque le stesse 76 Gertrude
CULTURA
Stein
cose». Vediamoli, dunque, questi
corsi e ricorsi. Il nostro dossier GLI EVENTI STORICI Scrittrice, poetessa
SI RIPETONO?
e musa: la vita di
vi racconterà come i pregiudizi, un’americana a Parigi.
da sempre, condizionino anche
le politiche di uno Stato; come
ci si infili in una grave crisi 34 50 82 Sisma
SETTECENTO
filosofico
economica, e se ne esca; come Corsi & ricorsi Il primo crac finanziario Le conseguenze del
La Storia è “maestra di vita” e ci Nel Medioevo le grandi famiglie terremoto di Lisbona
ci si affidi a persone carismatiche
aiuta a non fare sempre gli stessi fiorentine prestavano soldi ai del 1755.
ma troppo ambiziose, e se ne
errori? Lo abbiamo chiesto allo sovrani d’Europa. Ma nel XIV secolo
88 Jan
paghino le conseguenze. NOVECENTO
storico Franco Cardini. ci fu un grosso tracollo.
Emanuela Cruciano Palach
caporedattore
38 54 Il giovane che, nel
1969, si dette fuoco
Potenze in trappola Sono io l’uomo forte per protesta contro i
RUBRICHE Quando un Paese emergente
insidia una superpotenza, 75 volte
Cesare fu il primo. E da allora molti
“cesaristi” hanno sedotto le masse
carri armati sovietici.
4 FLASHBACK
6 LA PAGINA DEI LETTORI
su 100 scatta la “trappola di
Tucidide” e scoppia una guerra.
promettendo di risolvere da soli
crisi e disordini. 92 IARTEsurrealisti
Sogno e realtà nelle
8 NOVITÀ & SCOPERTE 42 60 opere di questi artisti
dei primi del ’900.
11 TECNOVINTAGE Le età dell’oro Da un regime all’altro
12 MICROSTORIA
In certi periodi e in alcuni luoghi si
sono create condizioni eccezionali
grazie alle quali alcune civiltà
Come si conclude una rivoluzione?
Non tutte nello stesso modo:
alcune con la dittatura altre con un
98 Irriducibile
STORIE D’ITALIA
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FLASHBACK
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1933
SVIZZERA
Pioniere dell’aria
Jean-Felix Piccard, fratello gemello
dello scienziato svizzero Auguste,
posa all’interno di un pallone
aerostatico progettato per ascensioni
stratosferiche (per raggiungere cioè
la fascia dell’atmosfera sopra i 12 km
di altitudine). Il 23 ottobre 1934 Jean-
Felix, con la moglie Jeannette,
toccò l’altitudine record
di quasi 18 km.
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MONDADORI PORTFOLIO
Vorrei fare una precisazione in merito Ho letto con grandissimo interesse il
all’articolo “Dal mito alla propaganda”, dossier pubblicato su Focus Storia
pubblicato su Focus Storia n° 145, in cui sono n° 146 dedicato ai “piccoli Davide” che
descritti alcuni ossari e sacrari militari del sconfiggono i “potenti Golia”, ma ho riscontrato
Veneto e della provincia di Vicenza. un’inesattezza nel riquadro “Venti di libertà” a
Io abito vicino al Monte Pasubio, famoso pagina 56. Infatti qui si scrive che lo Zimbabwe
in tutto il mondo come teatro di guerra divenne indipendente dal Regno Unito nel
del primo conflitto mondiale, vorrei quindi 1980, ma in realtà la minoranza bianca aveva
segnalare che l’ubicazione del monumento già proclamato unilateralmente l’indipendenza
dell’Ossario del Monte Pasubio, che conosco del Paese, allora chiamato Rhodesia, l’11
molto bene, è indicato erroneamente come novembre 1965, instaurando un regime di
se si trovasse nel cuore della provincia di apartheid simile a quello sudafricano. L’Onu
Verona, in bassa Valpolicella o addirittura nella non riconobbe la dichiarazione di
città di Verona. indipendenza, ma il Paese che prendeva nome
Invece si trova sul Colle di Bellavista ed è dallo spregiudicato Cecil Rhodes era già
poco prima del Passo Pian delle Fugazze, non indipendente de facto. Il 18 aprile 1980 invece il
distante dal Passo di Campogrosso, due passi regime di apartheid ebbe fine (io me ne
che dividono la provincia di Vicenza con il ricordo, anche se avevo soltanto 11 anni) e
Trentino e la provincia di Trento. (...) La real gioventù l’indipendenza venne riconosciuta dalla
Marco Pozza, Recoaro Terme (Vi) Nella rubrica Microstoria pubblicata su comunità internazionale, mentre il Paese
Focus Storia n° 146 c’è un riquadro sui re assumeva il nuovo nome di Zimbabwe (in
Risponde Riccardo Michelucci, autore più giovani della Storia (sopra, Maria Stuarda). lingua shona “grande casa di pietra”).
dell’articolo Ho notato, però, che non è stato inserito Franco Mario Boschetto
Le esigenze di brevità dello schema dei nell’elenco Federico II, salito al trono all’età di
“monumenti alla memoria” riportato a quattro anni, subito dopo la morte del padre
pag. 75 non ci hanno consentito di specificare Enrico VI e della madre Costanza d’Altavilla,
la loro ubicazione nel dettaglio. Ci siamo divenuto re di Sicilia grazie al titolo ereditato
quindi limitati a citare il comune di dalla madre. Solo in età adolescenziale divenne
riferimento dei singoli sacrari e ossari come re di Gerusalemme e imperatore del Sacro
indicato dal progetto sugli itinerari della Romano Impero. Grazie a lui abbiamo la fortuna
Grande guerra realizzato dalle regioni di avere edifici come Castel del Monte e di aver
Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lombardia e la gettato le basi della Scuola poetica siciliana.
provincia autonoma di Trento. Guendalina Rispoli
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NOVITÀESCOPERTE
A cura di Anita Rubini
UN’INEDITA REGINA
LEDA A POMPEI
SHUTTERSTOCK/FULCANELLI
ANTICA BRITANNIA
A
di questa lingua, rinvenuti su oggetti di
Pompei è emerso uno splendido affresco dagli scavi di una lussuosa domus romana,
pietra, legno, osso e metallo, sono diffusi su
nella Regio V. Il dipinto raffigura il dio Zeus, nella forma di un cigno, e Leda, la regina
tutto il territorio dove viveva questo popolo,
di Sparta nella mitologia greca. L’affresco stupisce per l’altissima qualità e i colori
che deve il suo nome all’uso di ricoprirsi di
straordinariamente vivaci. La scena mostra l’amplesso tra il capo dell’Olimpo, trasformatosi in
tatuaggi e colori di guerra.
cigno, e Leda, la moglie del re di Sparta Tindaro. Dal doppio amplesso, prima con Giove e poi
Conflitti fruttuosi. L’esame di questi
con Tindaro, nasceranno, fuoriuscendo da uova, i gemelli Castore e Polluce (i Dioscuri ovvero
reperti e nuovi scavi presso il forte di
i “figli di Zeus”), Elena – futura moglie di Menelao re di Sparta e causa della guerra di Troia – e
Dunnicaer – che si trova su un’isola della
Clitennestra, sposa e assassina di Agamennone re di Argo. A Pompei il mito di Leda godette
costa nord-orientale, ed era usato per
di una certa popolarità, poiché è attestato in varie domus con diverse iconografie: di solito la
incursioni in territorio romano – hanno
regina è in piedi e non è ritratta nel momento dell’unione carnale con la divinità.
convinto gli studiosi dell’Università di
Arrampicata sociale. L’affresco è stato scoperto nella stanza da letto di una ricca dimora.
Aberdeen che l’elemento scatenante per
Non si sa chi fosse il proprietario: secondo il direttore del parco archeologico Massimo
lo sviluppo della scrittura dei Pitti (e delle
Osanna, probabilmente era «un ricco commerciante, forse anche un ex liberto ansioso di
altre citate) fu probabilmente la presenza
elevare il suo status sociale con il riferimento a miti della cultura più alta». Gli archeologi
dei Romani ai confini. Con essi questo
stanno valutando se rimuovere l’opera ed esporla al pubblico. •
bellicoso popolo ebbe numerosi scontri,
Marco Narducelli
che impedirono l’estensione dell’impero
a nord del Vallo di Adriano ma permisero,
AGF
La super arma
In una domus romana di Pompei di Hitler su Londra
è venuto alla luce un affresco
stupefacente, per la qualità del disegno
N ella foresta di Packing Wood, nei
dintorni di Londra, è stata trovata
una bomba risalente alla Seconda
guerra mondiale, nota come V1 o
e la vivacità dei colori. “bomba volante”, primo esempio di
missile da crociera (controllabile in volo)
entrato in servizio nel 1943. Lanciata
il 6 agosto 1944, era destinata a
esplodere sulla capitale inglese, ma non
raggiunse mai l’obiettivo: venne infatti
intercettata e abbattuta dall’aviazione
inglese. A scoprirla, nel bel mezzo della
boscaglia, sono stati i fratelli Colin
e Sean Welch, membri di Research
Resource, una società di archeologia
specializzata nello scavo di reperti
bellici.
Ultima spiaggia. Le V1 erano una
sorta di missili usati dai nazisti durante
l’ultima fase della guerra: non erano
pilotate dai militari dell’aviazione, ma
controllate da lontano, e potevano
percorrere una distanza di 240 km.
Venivano manovrate dall’Olanda,
allora occupata dai nazisti. Si trattava
di armi letali, che Hitler decise di
usare con uno scopo ben preciso:
attaccare l’Inghilterra per vendicarsi dei
bombardamenti anglo-americani sulle
città tedesche. Secondo le stime, le V1
causarono la morte di almeno 6.000
persone. (s. z.)
Sensualità
JOHN HAYES-FISHER RESEARCH RESOURCE
svelata
Un’archeologa
al lavoro
sull’affresco
recentemente
ritrovato a
Pompei. Ritrae
Leda, appena
coperta da un
drappo dorato,
che si accoppia
con Zeus, nei
panni di un cigno.
NOVITÀESCOPERTE
ANTICA GRECIA IMPERO OTTOMANO
F
u forse in una nave simile che Ulisse si fece legare all’albero per poter Settentrionale)
ascoltare l’irresistibile canto delle sirene, mentre i marinai remavano con le a fare una
orecchie tappate. È la più antica e allo stesso tempo intatta imbarcazione clamorosa scoperta
dell’antica Grecia mai trovata, e giace a oltre 2.000 metri di profondità nel Mar archeologica: un
Nero. Datazioni al radiocarbonio la fanno risalire infatti al 400 a.C. circa, e secondo tesoro di più di 7mila
gli studiosi assomiglierebbe molto a quella ritratta sul “Vaso della sirena”, del V monete ottomane
secolo a.C., conservato al British Museum. d’argento è venuto
Una finestra sul passato. L’ottimo stato di conservazione – che potrebbe alla luce in un campo
rivoluzionare le nostre nozioni di ingegneria nautica e navigazione di quell’epoca (a destra) dove i
– è dovuto alle abbondanti acque dolci dei fiumi, che nel Mar Nero relegano sui detenuti stavano
fondali quelle salate e povere di ossigeno, inadatte ai microrganismi che si nutrono effettuando alcuni
di legno. Si tratta del risultato più entusiasmante della ricerca lavori agricoli. Nel complesso le monete
(guidata da studiosi dell’Università inglese di Southampton), pesano oltre 8 kg, e sono in prevalenza
che nel corso del 2017 si è estesa su 2.000 km2 di mare, akces, principale unità monetaria
individuando una sessantina di relitti, tra cui alcuni dell’Impero ottomano, anche se sono
degli imperi ottomano e bizantino. • di vario taglio e con diverso valore
Giuliana Lomazzi nominale, e risalenti ad anni diversi.
Assediata. Per gli studiosi accorsi sul
posto c’è la possibilità (tra l’ipotesi e la
speranza) che nei pressi possa essere
stato nascosto un altro contenitore,
magari più piccolo ma con monete
di taglio superiore. Il valore già così è
elevato: per gli archeologi corrispondeva
alla possibilità di acquistare tre case a
BLACK SEA M.A.P ÔÇÔ MARITIME ARCHAEOLOGY PROJECT
NEOLITICO
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TECNOVINTAGE [2001]
A cura di Eugenio Spagnuolo
L’iPod, uscito
sul mercato nel
2001, con tutta
l’attrezzatura
necessaria
per ascoltare
la musica,
ricaricarlo e
connetterlo al
computer.
MUSICA DIGITALE
L
a grande avventura dell’iPod inizia nell’ottobre 2001, quando Quando gli chiesero a che cosa servisse, Steve Jobs lo spiegò così: “Con
Apple lancia il suo primo lettore musicale portatile destinato iPod, Apple ha inventato un’intera nuova categoria di lettori di musica
a diventare lo walkman del XXI secolo. La prima incarnazione digitale che ti consente di mettere tutta la tua collezione musicale in tasca
del dispositivo che avrebbe rivoluzionato l’industria musicale (e non e ascoltarla ovunque”.
solo, visto che è un po’ padre dell’iPhone) aveva una rotella centrale di Conviene comprarlo. È il gadget che ha dato il via alla rivoluzione
scorrimento meccanica e una capacità di 5 Gb e 10 Gb, e costava circa tecnologica dei dispositivi portatili. E funziona ancora, sebbene
400 dollari. Il nome “iPod” glielo aveva dato il copywriter Vinnie Chieco, Apple lo abbia inserito da tempo nell’elenco degli oggetti obsoleti,
chiamato da Apple per aiutare a commercializzare il nuovo prodotto. per cui non fornisce più assistenza, e oggi la musica passi soprattutto
Curiosamente, Apple aveva già registrato il marchio “iPod”, anche se in per i servizi di streaming come Spotify. Il prezzo può variare da
origine aveva pensato di usarlo per dei chioschi pubblici (che non videro poche centinaia a diverse migliaia di euro a seconda dello stato di
mai la luce) dotati di computer e connessione internet. conservazione. •
MICROSTORIA
A cura di Marta Erba, Paola Panigas e Daniele Venturoli
IL MITO
Ifigenia
I l sacrificio della figlia di
Agamennone e Clitemnestra
simboleggia la prova più grande a
cui un dio può sottoporre l’uomo.
Nel corso della guerra di Troia, la
flotta greca rimane bloccata nel
porto di Aulide a causa di venti
contrari. L’indovino Calcante rivela
che, per placare l’ira degli dèi,
Agamennone avrebbe dovuto
sacrificare Ifigenia (sotto, al centro).
Il capo degli Achei, riluttante, alla
fine accetta. Secondo le versioni
più antiche del mito (come quella
di Eschilo) la ragazza muore,
mentre secondo Euripide (autore
della tragedia Ifigenia in Aulide)
viene salvata da Artemide, che la
sostituisce all’ultimo con una cerva.
dal cosiddetto “sussidio patriottico sulle finestre”. La logica del calcolo era semplice: i ricchi, che
possedevano fastose e luminose dimore con numerose finestre, dovevano corrispondere una
certa somma per ogni infisso (la tassa partiva da quota cinque, perciò le dimore più umili ne
erano esenti). In molte zone della Liguria, però, per ovviare alla bruttura estetica delle chiusure
improvvisate con calce e mattoni, le facciate dei palazzi vennero dipinte con finte aperture: le
finestre immaginarie che si vedono ancora oggi sulle facciate dei più prestigiosi palazzi liguri.
PAROLE DIMENTICATE
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IL NUMERO
V A F R O metri
al minuto (1,75 m/s)
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Terenzio
SCALA
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Nulla che sia umano
DONNE PRIMO
mi è estraneo
MINISTRO
L a frase è la libera traduzione della locuzione latina
Homo sum, humani nihil a me alienum puto,
cioè “Sono un essere umano, niente di ciò che è umano 1 GOLDA MEIR (1898-1978)
Dopo aver ricoperto la carica di 6 CORAZON AQUINO (1933-2009)
Prima presidentessa della
ministro divenne Primo ministro di Repubblica filippina dal 1986
ritengo estraneo a me”, del commediografo latino Publio Israele dal 1969 al 1974 (sopra, nel al 1992, avviò un processo di
Terenzio Afro (II secolo a.C.). 1970), guidando il Paese durante la democratizzazione e di pacificazione
Viva l’umanità. Fu ripresa durante l’Umanesimo e il guerra arabo-israeliana del 1973. interna osteggiato dai militari.
Rinascimento per esaltare l’humanitas, mentre oggi è
citata soprattutto per alludere alla debolezza della natura 2 SIRIMAVO BANDARANAIKE
(1916-2000)
La prima donna del mondo a divenire
7 AUNG SAN SUU KYI (1945)
Simbolo dell’opposizione non
violenta al regime militare birmano.
umana, alla difficoltà di evitare gli errori e al mostrarsi
Primo ministro di uno Stato, lo Sri Ha conseguito il Nobel per la pace nel
aperti a ogni esperienza.
Lanka, e per tre diversi mandati: 1991. Attualmente ricopre la carica di
1960-1965, 1970-1977 e 1994-2000. ministro degli Esteri.
L’OGGETTO MISTERIOSO
5 ISABEL MARTINEZ DE PERÓN (1931)
Moglie di Juan Perón, gli successe
quando il presidente argentino morì.
10 YULIJA TYMOSHENKO (1960)
Dopo aver preso parte alla
“rivoluzione arancione” in Ucraina nel
Restò in carica dal 1974 al 1976, 2004, diventò Primo ministro del Paese
Un ovale d’acciaio con due quando i militari che presero il potere nel 2005. Ebbe un secondo mandato
indici che scorrono su le imposero gli arresti domiciliari. dal 2007 fino al 2010.
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ANTICHITÀ
E
ra uno dei personaggi più
[Link]
in vista dell’antica Roma,
ma nessuno (o quasi) ne ha
un’immagine precisa: parliamo
di Marco Licinio Crasso, politico, uomo
d’affari e triumviro insieme a Cesare e a
Pompeo. Spesso citato per la ricchezza
e l’avidità, Crasso in realtà era molto
più di un immorale miliardario. Certo,
alle sue fortune teneva parecchio, ma la
politica e la cultura non gli interessavano
di meno. Al punto che, finché visse,
fu uno degli uomini più potenti della
Repubblica romana.
IL TRIUMVIRO
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NABABBO
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ALINARI
Lotte interne
L’aristocratico Lucio
Cornelio Silla e il
suo esercito nell’82
a.C. attaccano a
Roma i populares. La
repubblica era in crisi.
SCALA
La congiura di
Catilina “vista” in
un quadro del
Settecento. Forse
Crasso vi era
coinvolto.
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DIMMI CHE
COSTUME
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Seneca. All’epoca, infatti, la barba era l’imperatore romano Adriano (76-138) si demodé. Lui decise di replicare scrivendo
un segno distintivo dei grandi pensatori. lasciò crescere la barba. E per un secolo il Misopogon (“l’odiatore della barba”),
“Philosophum non facit barba”, cioè “la i suoi successori fino a Caracalla (188- libretto satirico in cui sottolineava come
barba non fa il filosofo”, li ammonivano 217) fecero lo stesso. I tempi erano ormai la barba fosse coerente al suo progetto
i loro contemporanei, dal momento cambiati quando Giuliano l’Apostata di restaurazione degli antichi ideali e
che, quando tutti gli uomini del mondo (332-363), ultimo imperatore pagano, dei vecchi culti pagani (che era poi la
classico avevano cominciato a radersi, i venne sbeffeggiato dagli abitanti cristiani cosa che gli abitanti di Antiochia gli
filosofi avevano difeso la cara, vecchia di Antiochia per il suo barbone ormai contestavano davvero).
peluria che ingombrava i loro menti.
Una vignetta sulla tassa istituita da Pietro il Grande. Lo zar russo, al termine di un viaggio in
Europa, per occidentalizzare il suo Paese invitò i nobili e i dipendenti di corte a tagliarsi la
barba (emblema della cultura ortodossa) e impose una gabella a chi non lo avesse fatto.
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FOTOTECA GILARDI
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voler credere alle leggende, le barbe degli
spergiuri non facevano mai una bella fine.
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MEDIOEVO
Io sarò il re
La fortezza svevo-angioina
simbolo di Lucera:
Federico II fece edificare
qui il suo palatium nel
1233, cinquant’anni dopo
Carlo d’Angiò gli affiancò
la fortezza. A destra, statua
equestre di Manfredi a
Manfredonia.
IL LEONE DI
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SVEVIA
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che i due Stati fossero nelle mani della stessa rivolte e poi, insieme al fratellastro, completò la Di cotanto padre
Federico II, re di Sicilia
persona aveva causato grosse preoccupazioni “pacificazione” riconquistando anche la città di e imperatore del Sacro
ai pontefici fin dai tempi di Enrico VI: lo Napoli (1253). L’Italia Meridionale era finalmente, romano impero (1194-
Stato della Chiesa, che si stava sviluppando e stabilmente, di nuovo sotto il controllo svevo. 1250), riceve a corte a
come tale proprio in quegli anni, era infatti E poco importa se l’idillio tra i due fratelli era Palermo la traduzione
geograficamente collocato tra i territori imperiali finito. Corrado cominciava infatti ad aprire delle opere di Aristotele
in Italia Settentrionale e il Regno di Sicilia nel gli occhi sulle reali ambizioni di Manfredi. Gli dal filosofo Michele Scoto.
Meridione. Per rompere questo accerchiamento, mancò tuttavia il tempo di neutralizzarle: morì Il coltissimo e poliglotta
“stupor mundi” era il padre
Innocenzo IV arrivò, alla morte di Federico improvvisamente di malaria nel 1254, e con la di Manfredi, la madre
II, a fomentare ribellioni in diverse aree del sua uscita di scena risparmiò perlomeno al regno invece era l’aristocratica
regno svevo. Sperava così di poterlo annettere una sanguinosa guerra civile. Bianca Lancia, con
ai domini della Chiesa, approfittando del caos Manfredi colse al volo l’occasione per mettere importanti feudi nel
seguito alla morte dell’imperatore. le mani sul Regno di Sicilia, e Innocenzo IV Meridione.
colse al volo l’occasione per scomunicarlo,
FINALMENTE RE. Inizialmente le azioni definirlo usurpatore e fargli guerra: il pontefice
del papa ebbero successo, perché Corrado era infatti reclutò un grosso esercito ed invase
lontano e perché l’aristocrazia del regno era la parte settentrionale del Regno di Sicilia.
generalmente insofferente al potere centrale degli Inizialmente Manfredi fu costretto a scendere a
Svevi. Formalmente l’Italia Meridionale era un patti, data la debolezza militare, e lasciò che la
“feudo” della Chiesa e quindi le pretese pontificie Campania venisse occupata dalle truppe papali.
avevano anche un certo fondamento legittimo. Ma si trattava di un compromesso di facciata,
Manfredi, però, riuscì a tenere duro fino all’arrivo necessario a guadagnare tempo in vista della
di Corrado IV nel 1251: sedò gran parte delle riscossa. Che non tardò ad arrivare.
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GODONG/UIG/BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO
UN ESERCITO
MULTIETNICO
L’ esercito di Manfredi era simile
per composizione e struttura
a quello del padre Federico II.
Il nucleo centrale era costituito
da cavalieri pesanti tedeschi, la
maggior parte dei quali aveva
seguito Corrado IV durante le
sue campagne nel Meridione ed
erano poi rimasti al servizio di
Manfredi. Nonostante fossero
dei combattenti stipendiati,
i mercenari tedeschi (milites
stipendiarii) si dimostrarono
sempre piuttosto fedeli nei
confronti del figlio illegittimo di
Federico II, e molto efficaci sul
campo di battaglia.
Fedeli e traditori. Ma le truppe
più leali furono i Saraceni di
Lucera: questi sapevano bene
che la loro stessa esistenza era
legata alla sopravvivenza della
dinastia sveva, poiché non solo
il papato, ma qualunque altra
famiglia regnante cristiana si
sarebbe presto liberata di loro.
Le truppe del regno, composte
essenzialmente solo da milites e
da pochi fanti delle leve feudali,
diedero invece un contributo
militare molto scarso a Manfredi,
come in precedenza al padre.
Ma soprattutto lo tradirono
nello scontro finale a Benevento,
determinandone la sconfitta.
S+
dimostrò anche un fine diplomatico tessendo perfino ad appellarsi (invano) alla popolazione
alleanze matrimoniali con le altre case regnanti: di Roma affinché lo incoronasse imperatore. Gli APERNE
lui stesso sposò in seconde nozze la figlia del Angioini si presentarono ai confini settentrionali DI PIÙ
Despota d’Epiro (che gli portò in dote alcuni del regno con un grosso esercito. Manfredi aveva
territori in Albania) e diede in moglie la propria organizzato un buon sistema difensivo, ma i
figlia Costanza all’ambizioso Pietro III d’Aragona. nobili meridionali lo tradirono: passarono dalla Le Guerre dei
Comuni contro
parte di Carlo d’Angiò e permisero ai francesi di l’Impero 1176-
TRADITO. Ma la “pace” non durò a lungo, e la attraversare il fiume Garigliano e raggiungere la 1266, Gabriele
fortuna nemmeno. Ancora una volta fu un papa Campania. Il 26 febbraio 1266 Svevi e Angioini si Esposito (Libreria
a sparigliare le carte. Nel 1261 fu eletto al soglio affrontarono nella battaglia di Benevento. Proprio Editrice Goriziana).
pontificio il francese Urbano IV (1195-1264): nel momento cruciale dello scontro, Manfredi Mirabiliter
pugnaverunt.
ostinato e nemico degli Svevi, lavorò subito per si scoprì di nuovo tradito, questa volta dai suoi L’esercito del Regno
togliere di mezzo Manfredi e rimpiazzarlo con stessi cavalieri. Si gettò allora contro il nemico, di Sicilia al tempo di
un monarca fedele al papato. La scelta cadde per l’ultima sfida. Il suo corpo fu trovato sul Federico II, Giovanni
su Carlo d’Angiò, signore di Provenza e fratello campo, tre giorni dopo la disfatta. • Amatuccio (Amazon
Media EU ).
del re di Francia (Luigi IX “il Santo”). «Il papato Gabriele Esposito
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*Opera composta da 8 uscite. Ogni uscita Dvd €9.90. Prezzo rivista esclusa.
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PRIMO PIANO
Guerre, rivoluzioni, crisi economiche e politiche:
gli eventi storici, ciclicamente, sembrano ripetersi.
ETERNO
RITORNO
Vittoria!
I vincitori della
Bastiglia di fronte
all’Hotel de Ville
nel 1789, in un
dipinto di Hippolyte
Delaroche (1839).
■ ■ ■ ■
CORSI LE ETÀ IL PRIMO DA UN REGIME
& RICORSI DELL’ORO CRAC FINANZIARIO ALL’ALTRO
pag. 34 pag. 42 pag. 50 pag. 60
■ ■ ■ ■
POTENZE NEMICI SONO IO LA CADUTA
©PHOTO JOSSE/LEEMAGE
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PRIMO PIANO
CORSI
RICORSI
&
a cura di Matteo Liberti
S
econdo alcuni, gli eventi passato o siamo costretti a ripeterli? Che rischi si corrono nell’aderire a
storici tendono a ripetersi, Ci aiuta a rispondere lo storico Franco una certa “visione” della Storia?
presentando le stesse Cardini. «Il rischio più grave è quello di
caratteristiche nel corso del produrre letture forzate degli eventi
tempo, mentre, secondo altri, ogni Partiamo dal concetto di “corsi e storici. In ogni ricerca che si rispetti,
accadimento è figlio della sua epoca ricorsi storici” contenuto nel pensiero occorre avere ipotesi di partenza
e perciò diverso da qualunque altro. di Giambattista Vico (vedi riquadro): basate su indizi plausibili e lavorare
Nel primo caso, il susseguirsi di “corsi in precedenza questa visione della senza pregiudizi alla loro verifica.
e ricorsi” delinea un andamento Storia si era già manifestata? Solo al termine di questo iter, se
“ciclico” della Storia, come evidenziato «Sì: ve ne sono tracce già nell’antica il materiale raccolto consente di
tra gli altri dal filosofo Giambattista Grecia, dove era diffusa l’idea di un trasformare gli “indizi” in “prove”,
Vico (1668-1744); e nel secondo si “eterno ritorno”, ossia di una ciclicità si possono formulare valide “tesi”
ha invece uno sviluppo progressivo degli eventi. Questa tesi (recuperata storiche. Tuttavia, l’adesione a una
e lineare. Ma quale delle due visioni nel XIX secolo anche da Friedrich visione preconcetta della Storia rischia
è più corretta? E come si pone oggi Nietzsche) fu sostanzialmente di far confondere semplici indizi con
la storiografia al riguardo? E ancora, “sintetizzata” da Vico e adattata a una prove assodate, generando inevitabili
possiamo “imparare” dagli errori del visione cristiana del mondo». forzature».
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MONDADORI PORTFOLIO
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Morti violente
A sinistra, La morte
di Nerone (dipinto
nel 1899). In alto, La
morte di Cleopatra
(1660) di Guido
Cagnacci, custodito
alla Pinacoteca di
Brera a Milano. A lato,
il dramma di Davide
e Saul in una tela del
1878. Sotto a destra,
la morte di Hitler in
prima pagina sul Daily
Mirror del 2 maggio
1945.
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ALBUM/FINE ART IMAGES/MONDADORI PORTFOLIO
Distruzione
Hiroshima nell’agosto del
1945, dopo l’esplosione
della bomba atomica.
A sinistra, Gli ultimi giorni
di Pompei (1827), un
dipinto di Karl Pavlovič
Brjullov che raffigura
la tragica eruzione del
Vesuvio nel 79 d.C.
PRIMO PIANO
POTENZE IN
Quando un Paese emergente insidia una superpotenza, 75 volte
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TRAPPOLA
su 100 scatta la “trappola di Tucidide” e scoppia una guerra.
“A
lla fine la potenza d’Atene privilegiata detenuta fino a quel
s’era imposta, rigogliosa e momento». A coniare l’espressione è
superba, all’attenzione del stato nel 2017 il politologo di Harvard
mondo: perfino [...] Sparta Graham Allison, mettendo in guardia
non era immune dai suoi attacchi. La da un ipotetico, prossimo confronto
situazione critica suggerì che [...] si militare tra Stati Uniti e Cina. «L’idea
doveva sferrare, per primi, un’offensiva sottesa alla “trappola” è che il sistema
[...] e demolire, se fosse possibile, quella internazionale sia “anarchico” e che,
molesta e invadente potenza”. in quanto tale, alimenti la paura
Lo storico ateniese Tucidide, nella reciproca, acuita dalla tendenza delle
Guerra del Peloponneso (V secolo a.C.), potenze emergenti a farsi più ambiziose
riassume così il motivo per cui gli man mano che crescono le loro
Spartani intrapresero uno dei conflitti più capacità economiche e il loro prestigio
sanguinosi dell’antichità: stroncare una diplomatico», precisa Caffarena.
potenza emergente prima che diventi
troppo forte. Finendo nella trappola di VITTORIA SUICIDA. Nel caso
un’escalation letale. Le protagoniste del degli Ateniesi e degli Spartani, la
dramma, Atene e Sparta, furono le prime trappola scattò dopo le Guerre persiane,
“superpotenze” della Storia a cadere nel in un periodo in cui Atene viveva
micidiale meccanismo che diversi storici una straordinaria fioritura culturale
definiscono oggi “trappola di Tucidide”.
Ma non le ultime: nei secoli seguenti il
tragico schema si ripeterà più volte, dalle
Guerre puniche alla Guerra fredda.
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all’Università di Torino. «L’obiettivo è
evitare di essere scalzati dalla posizione
Tragico schema
Archimede dirige
la difesa di Siracusa
(212 a.C.), durante
la Seconda guerra
punica.
A destra, Tucidide (460
ca-395 a.C. ca) in una
scultura del 1896.
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Per terra
e per mare
La battaglia dell’Avana del 1762
(Guerra dei Sette anni), in cui
le forze inglesi assediarono la
città cubana, base della marina
spagnola nei Caraibi.
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La via della nel ruolo di stratega della
diplomazia flotta. Analizzando in modo
Sopra, firma del trattato certosino le fonti, Tucidide
di Tordesillas (Castiglia) tra cercò di riportare nel dettaglio
Spagna e Portogallo, il 7 gli eventi così com’erano
giugno 1494. A destra, il avvenuti, escludendo qualsiasi
presidente Usa Roosevelt intervento divino.
(a sinistra) e il leader Elogio di Atene. Nell’opera è
sovietico Stalin durante la presente inoltre la celeberrima
conferenza di Yalta (1945). orazione funebre in cui Pericle,
Sotto, Enrico il Navigatore, al termine del primo anno di
figlio di Giovanni I di guerra, elogia le istituzioni
Portogallo, inaugurò democratiche di Atene,
l’epopea delle scoperte definita “scuola della Grecia”
geografiche. e patria dell’eguaglianza e
della libertà. Ovvero, secondo
Pericle, il migliore dei mondi
possibili.
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PRIMO PIANO
Olanda
Parigi
Vienna
Firenze
Atene
LE ETÀ DELL’ORO
A cura di Anita Rubini
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NEMICI
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PRIMO PIANO
Loro precisi
ed efficienti.
Noi creativi ma
inaffidabili.
I luoghi comuni
sulle differenze
fra tedeschi e
italiani hanno
influenzato
ciclicamente i
rapporti fra i
due Paesi.
G
ermania e Italia continuano a
“prendersi” poco. Gli italiani
invidiano l’efficienza e la
solidità dei loro alleati nella
Nato, nonché co-fondatori del progetto
di unificazione europea, ma niente
altro. D’altro canto i tedeschi, che pure
amano l’Italia, fanno fatica a entrare
in sintonia con i suoi abitanti. Eppure,
tra i due popoli la frequentazione è
di vecchia data, almeno quanto la
ricorrente rivalità. Nel Medioevo Italia
e Germania facevano parte dello stesso
impero. Certo, il sovrano era tedesco,
ma il Belpaese con le sue città, i
mercanti, i banchieri, gli artisti e i
letterati, era la locomotiva d’Europa.
Non per niente Teodorico, re degli
Ostrogoti, nel V secolo disse: “Un
barbaro di successo vuol essere un
romano; solo un povero romano
vorrebbe essere un barbaro”.
IL DISPREZZO DI LUTERO. A
incrinare i rapporti fu sicuramente
la decadenza conosciuta dall’Italia
dopo il Cinquecento, a causa della
dominazione straniera. Ma di certo
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AMICI
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INTERFOTO/ALAMY/IPA
Scontro epocale
Nel quadro La battaglia
di Legnano (29 maggio
1176), dipinto nel 1831,
è rappresentato il
Carroccio. Si trattava di
un grande carro intorno
al quale si raccoglievano
e combattevano le milizie
dei Comuni medievali.
Lo scontro tra i Comuni
e l’Impero Germanico fu
reinterpretato in chiave
indipendentista nel
Risorgimento. Sopra,
Federico Barbarossa
(1122-1190), imperatore
del Sacro Romano Impero.
SCALA
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La calata dei
lanzichenecchi
Il sacco di Roma
(6 maggio 1527)
da parte dei soldati
mercenari tedeschi
arruolati nell’esercito
dell’imperatore Carlo V
d’Asburgo.
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Lutero contro tutti
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Momenti solenni
Un dipinto del 1885 che celebra
la proclamazione di Guglielmo I a
imperatore tedesco (1871) nella
Galleria degli Specchi della Reggia
di Versailles. Sotto, un manifesto
invita gli italiani a prestare soldi
allo Stato per finanziare la guerra
del ’15-’18.
per volontà italiana, soltanto con la che la Banca centrale europea è prona
Prima guerra mondiale. ai desideri dei tedeschi». Visto dalla
Germania, invece, il comportamento
DIVISI E POI UNITI. Con la Grande italiano durante la Grande guerra fu il
guerra l’Italia voleva riprendersi Trento solito italico venir meno ad antichi patti.
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Il senso
dello Stato
P er molte ragioni
storiche gli italiani
fanno più fatica dei
tedeschi a sentirsi parte
di uno stesso Stato,
nonostante le due
unificazioni nazionali siano
avvenute nello stesso
periodo. L’Italia è stata
per secoli la nazione dei
Voltafaccia dialetti e dei “campanili”
italiano in eterna lotta tra loro,
Sopra, una caricatura degli Staterelli divisi tra
sulla Triplice Alleanza governanti spagnoli,
pubblicata sul giornale francesi, austriaci, il papa
SCALA
satirico Il pappagallo e lo splendido isolamento
nel 1888. Sotto, di Venezia. I tedeschi, che
Mussolini e Hitler pure durante la Guerra dei
immortalati nel 1941 trent’anni si massacrarono
durante una visita del fra loro, avevano una
duce a Monaco. lingua e una cultura
comune.
Collante religioso. In Italia
il comun denominatore
era la fedeltà dei cattolici
al papa, mentre per il
luteranesimo tedesco al
vertice della piramide c’era
lo Stato. Ma siccome il
senso di appartenenza lo
si deve soprattutto a una
buona amministrazione,
prima con gli Asburgo
e poi con i Prussiani, la
macchina statale tedesca
ha sempre vantato
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un’efficienza esemplare.
Con buona pace di chi
rimpiange i Borboni, lo
©COSTA/LEEMAGE
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PRIMO PIANO
Nel Medioevo le grandi famiglie fiorentine prestavano
soldi ai più potenti sovrani d’Europa. Ma nella prima
metà del XIV secolo ci fu un grosso tracollo.
IL PRIMO
CRAC
FINANZIARIO
Al sicuro
Ritiro di soldi e
pagamento di salari (a
destra) in una “casa di
conteggio” del Trecento.
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G
overni insolventi, crac bancari, lanciò nel 1337 una campagna militare tutta Europa e nel Vicino Oriente. Tra
crisi di liquidità e corse agli contro la Francia, dando avvio alla i beneficiari dei loro prestiti c’erano
sportelli. Non siamo nella Guerra dei Cent’anni. La nuova bellicosa principi e sovrani, che ne abusavano
New York del 2008 (anno iniziativa però prosciugò le casse statali per coprire le incessanti spese militari.
del fallimento della banca d’affari e il re si trovò costretto a chiedere In cambio, gli istituti bancari ricevevano
Lehman Brothers e dell’esplosione della denaro in prestito alle compagnie altissimi interessi o, in alternativa,
crisi economica del terzo millennio). commerciali fiorentine, già attive in Gran esenzioni e privilegi di vario genere
E neanche in quella del 1929 (crollo Bretagna (da dove proveniva tra l’altro la (titoli nobiliari, sfruttamento di dogane
di Wall Street e inizio della Grande lana per le manifatture toscane). e terreni), allargando così il proprio
depressione, vedi riquadro nelle pagine Queste compagnie erano sorte in potere anche in ambito politico. Quanto
successive). Siamo nella Firenze del XIV varie città italiane con fini mercantili, a Edoardo III, i suoi debiti con i Bardi
secolo, cuore dell’economia del tempo. ma dalla metà del XIII secolo avevano e i Peruzzi sfiorarono in poco tempo
Qui, in pieno Medioevo, deflagrò una iniziato a specializzarsi in crediti, il milione e mezzo di fiorini d’oro,
grossa crisi finanziaria legata al crollo depositi e finanziamenti. Alcune, commissioni incluse. Una somma
delle banche delle famiglie dei Peruzzi organizzate attorno ai capitali di esorbitante anche per un re, tanto più
e dei Bardi, fino a quel momento fiore potenti famiglie, divennero simili a che la guerra in cui si era impantanato
all’occhiello della finanza europea. moderne banche, offrendo vantaggiosi non stava dando i risultati sperati.
interessi a chi vi depositava i propri «Il prestigio del sovrano entrò in crisi,
RE INSOLVENTE. Tutto iniziò a capitali. L’italiano s’impose così come e in molti percepirono come imminente
causa di un sovrano con le tasche la lingua della finanza, e nel settore anche il dissesto dei due colossi della
bucate: Edoardo III Plantageneto, re spiccarono le compagnie toscane e finanza fiorentina, tanto che nel 1339
d’Inghilterra. Sul trono dal 1327, dopo in particolare quelle dei Bardi e dei papa Benedetto XII decise di rinunciare
essersi impegnato contro gli scozzesi, Peruzzi, “multinazionali” con filiali in ai servigi dei Bardi e dei Peruzzi per
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Spacciati
Vendita di bulbi di tulipano nel XVII Trionfo della morte
secolo, in un dipinto fiammingo. (1446). La morte a
cavallo imperversa
durante la pandemia di
peste nera (1348), che
fece milioni di morti
in Europa. A destra,
Edoardo III d’Inghilterra
(1327-1377).
la gestione delle finanze pontificie», ormai percepite come agonizzanti, immobiliare e molti piccoli risparmiatori
racconta lo storico Lorenzo Tanzini, e per molti il timore di non rivedere dovettero dire addio ai gruzzoli
autore del saggio 1345. La bancarotta più il denaro depositato si trasformò depositati.
di Firenze. Una storia di banchieri, in panico. Stuoli d’investitori grandi e «Oltre alla perdita di denaro, si registrò
fallimenti e finanza (Salerno). Come piccoli si affrettarono a ritirare la propria il crollo della fiducia nei confronti di
temuto, Edoardo si rifiutò di saldare i liquidità dalle banche, dando il via a uno ogni mercante e banchiere, anche se
suoi debiti, formalizzando la propria dei primi casi di bank run (“corsa agli non direttamente coinvolto nel disastro»,
condizione d’insolvenza. Oggi si direbbe sportelli”) di tutti i tempi. rimarca l’esperto. «E, come si sa, il
che il sovrano dichiarò il “default”. In pochi mesi, i banchieri fiorentini si mercato si basa essenzialmente sulla
ritrovarono senza fondi, anche perché i fiducia degli investitori». All’iniziale
BANK RUN. La bancarotta di Edoardo loro prestiti erano spesso azzardati e non ottimismo per la finanza, subentrò
III rafforzò la paura di un’imminente supportati da solidi capitali. Dopo alcuni quindi una generale depressione, ancor
crisi di liquidità dei Bardi e dei Peruzzi, istituti minori, crollarono anche i più più dopo che lo stesso Comune si
e a spaventarsi furono tra gli altri il potenti: tra il 1343 e il 1346 l’insolvenza dichiarò impossibilitato a pagare i titoli
re di Napoli Carlo D’Angiò e tutta la di Edoardo III e la corsa al prelievo pubblici (i prestiti fattigli dai cittadini).
nobiltà napoletana, che aveva importanti costrinsero infatti i Bardi e i Peruzzi a Insomma, dopo il rovescio dei Bardi
depositi presso i banchieri fiorentini. «In ufficializzare il proprio fallimento. E dal e dei Peruzzi, “che condivano colli
precedenza, i mercanti della città del 1345 il contagio della bancarotta colpì loro traffichi gran parte del traffico
giglio avevano alimentato la conquista un’altra lunga serie di soggetti: insieme della mercatantia”, non restava ormai
del Regno di Napoli da parte dello stesso ad altri istituti bancari (tra cui quello “quasi sostanza di pecunia ne’ nostri
Carlo d’Angiò, ricevendo in cambio degli Acciaiuoli, illustre al pari degli altri cittadini”, come annotò il mercante
rendite fiscali e privilegi commerciali», due), fallirono artigiani, commercianti Giovanni Villani, cronista dell’epoca.
afferma lo storico. e imprenditori che avevano investito A suo dire, mai a Firenze, neppure in
Le compagnie fiorentine, però, erano i propri guadagni, crollò il mercato guerra, c’erano state “maggiore ruina
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Le crisi
economiche e
l’uomo forte
L e crisi finanziarie
hanno spesso aperto
la strada a clamorosi
rivolgimenti politici.
A volte causando
grandi sommosse,
come nel caso della
Rivoluzione francese
(1789), altre favorendo
svolte autoritarie, con
interi popoli pronti
ad affidarsi all’ “uomo
forte” (una tendenza
parzialmente riscontrata
anche oggi). Esemplare
in tal senso fu l’ascesa
di Hitler in Germania
(1933), preceduta dal
crollo della Borsa di Wall
Street dell’ottobre 1929.
Difficoltà. La crisi
statunitense ebbe infatti
grosse ripercussioni
sull’Europa (appena
uscita dalla Prima
guerra mondiale).
Gli effetti del crack si
In molti, temendo sentirono soprattutto in
Germania, già vessata
per i loro risparmi, dalle riparazioni di
guerra, imposte dal
“sportelli” per
inflazione che investì
il Paese. L’alto tasso
muri di banconote,
esprimeva l’ingente quantità di debiti Villani. In economia, però, la memoria durante la grande
da gestire», spiega Tanzini. La nuova è spesso breve, e nel continente non inflazione della
gestione si basava su un enorme registro tardarono a profilarsi all’orizzonte nuove Repubblica di
(redatto dal 1347) con i nomi di tutti i speculazioni e crisi anche di ampia Weimar (1918-1933)
creditori del Comune, a cui furono offerti portata (vedi riquadro pag. precedente). in Germania.
nuovi interessi sui vecchi depositi e la A Firenze, sarebbero di lì a poco salite
possibilità di riscattare l’intero credito alla ribalta nuove potenti famiglie pronte
se avessero investito ulteriore denaro. a influire a livello politico e finanziario.
Il “mercato” dei titoli pubblici così Tra queste spiccherà quella dei Medici. •
rifinanziò la Repubblica fiorentina, e Matteo Liberti
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PRIMO PIANO
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Cesare fu il primo.
Ma da allora molti
“cesaristi” hanno
sedotto le masse
ALAMY STOCK PHOTO
IO
promettendo
di risolvere da soli
crisi e disordini.
SONO
L’UOMO FORTE
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L
eader carismatico, grande condottiero, un
feeling innegabile con i suoi soldati e con
il popolo romano, da cui attinse sostegno
e consenso per la propria azione politica.
A vederlo così sembrerebbe un campione della
democrazia, eppure nel I secolo a.C. Giulio Cesare
(a sinistra) fu di fatto una specie di dittatore: un
“dittatore democratico”, come lo ha definito lo
storico Luciano Canfora. Il suo esempio diventò
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I
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e appoggio dell’esercito sono
le condizioni per l’ascesa al
potere dei nuovi cesari
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NAPOLEONE
BONAPARTE
(1769-1821)
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conto del re Guglielmo I per quasi 28 anni. stesso e all’imperatore l’appoggio delle masse
Inflessibile e autoritario, dotato di grandi lavoratrici. Ma, da monarchico, agì sempre
doti diplomatiche e di una tagliente oratoria, con estrema fermezza contro l’odiato partito
contribuì in modo fondamentale alla nascita operaio socialista, in rapida ascesa, così da
dell’Impero tedesco (1871), tagliando fuori meritare l’appellativo di “cancelliere di ferro”.
BENITO MUSSOLINI
(1883-1945)
N on tutti gli storici credono che il fascismo sia
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stato un regime cesarista. Non c’è dubbio
però che Benito Mussolini, ex dirigente del
Partito socialista convertitosi al nazionalismo
e fondatore del Partito nazionale fascista
(1921), ricoprì alla perfezione il ruolo di leader
assoluto appoggiato dalle masse. Si impose,
come i suoi colleghi cesaristi, durante la crisi
economica e sociale che colpì l’Italia nel primo
dopoguerra. Una volta assunti poteri dittatoriali
(1925), smantellò gli organismi dello Stato
democratico e liberale, mettendo fuori legge
i partiti d’opposizione e sopprimendo alcuni
diritti fondamentali. Da allora guidò l’Italia per
un ventennio, coltivando, con una massiccia
opera di propaganda, la leggenda di un duce
onnisciente, infallibile e infinitamente saggio.
Usò questa mitologia, insieme a forme violente
PHOTO JOSSE/LEEMAGE
IL PRESENTE,
LO SPECCHIO DEL PASSATO
[Link]/storiafc
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a un regime
PRIMO PIANO
all’altro
a cura di Federica Ceccherini e Riccardo Michelucci
“
I
l grande avvenimento del sospensione della libertà non sia stata «Poiché ciascuna rivoluzione ha
Ventesimo secolo è stato una prerogativa dei soli rivoluzionari bisogno di stabilizzarsi, la scelta di una
l’abbandono dei valori della del ’900. Anche nei secoli precedenti soluzione autoritaria può maturare a
libertà da parte dei movimenti molte sommosse si sono trasformate in seconda degli obiettivi generali e del
rivoluzionari”, lo affermò, suscitando dittature, basti pensare alla Guerra civile singolo contesto politico», afferma
un certo scalpore, lo scrittore francese inglese della metà del ’600 e al Terrore Simone Neri Serneri, docente di Storia
Albert Camus nel 1951. La frase, apparsa giacobino nel XVIII secolo. contemporanea all’Università di Firenze.
in uno dei suoi saggi più noti (L’uomo in Ma se è vero che i movimenti «La tirannia divenne per esempio
rivolta), scatenò la polemica con un altro rivoluzionari hanno spesso prodotto funzionale alla stabilizzazione nel
intellettuale dell’epoca, Jean-Paul Sartre. regimi tirannici basati sulla repressione, caso della Rivoluzione bolscevica, che
Quella di Camus era una provocazione vi sono stati molti altri casi in cui le attraversò una molteplicità di conflitti
politica, riferita al contesto sovietico. sollevazioni hanno favorito la nascita di interni ed esterni. Ma non è possibile
Sul piano storico è però indubbio che la Stati democratici. stabilire un nesso causale tra dittatura e
rivoluzione, tanto che la maggior parte
degli Stati autoritari non sono nati da
sollevamenti e rivolte».
CONDIZIONAMENTI. Esemplare
fu l’ascesa in Cambogia dei Khmer
rossi di Pol Pot, i militanti del partito
comunista, che nel 1968 facevano parte
dell’Esercito popolare vietnamita. Quella
cambogiana fu una delle dittature più
sanguinarie del ’900, instaurata il 17
aprile 1975, poco prima della fine della
guerra in Vietnam.
«A fare la differenza non è soltanto
l’ideologia assolutistica delle classi
dirigenti rivoluzionarie. Pesano molto
anche i contesti interni dei singoli Paesi»,
prosegue Neri Serneri. «La libertà che
scaturì dalla Rivoluzione americana
dipese dalla cultura dell’Illuminismo
che era già stata assimilata dagli Stati
Uniti del ’700. Al contrario, la Russia
sovietica nacque dopo il regime zarista,
in un Paese privo di alcuna esperienza
liberale o parlamentare. Anche le recenti
“primavere arabe” hanno avuto quasi
tutte un esito autoritario perché quei
Paesi non dispongono ancora di una
cultura politica democratica e la società
civile non è riuscita a darsi solide regole
di convivenza e mediazione».
Gli esiti della rivoluzione possono
essere poi motivati da interventi esterni.
Per esempio quella iraniana (1978-
1979), inizialmente non ebbe sviluppi
autoritari ma poi la situazione precipitò
per l’aggressione da parte dell’Iraq di
Saddam Hussein, che avvantaggiò i
radicali con l’avallo degli Usa.
Insomma, quel processo intento a
rovesciare le istituzioni al potere e a
1789
TERRORE FRANCESE
E liminazione della monarchia
assoluta (ghigliottina
per i sovrani in carica, Luigi
Robespierre instaurò infatti
una vera e propria dittatura,
con violenze e condanne
XVI e Maria Antonietta, nel sommarie, tanto che il
1793), proclamazione della periodo è passato alla Storia
Repubblica, abolizione della come regime del Terrore (5
divisione in ceti della società, settembre 1793-28 luglio
tipica dell’Ancien Régime. 1794). Coloro i quali erano
Queste furono le conquiste considerati nemici della
dei rivoluzionari, al grido Rivoluzione venivano puniti
di “libertà, uguaglianza e in maniera esemplare, con
fraternità”. sequestri di beni e soprattutto
Violenze. Ma nonostante la spesso con la condanna a
Rivoluzione francese ci abbia morte, eseguita tramite
lasciato molte conquiste ghigliottina. In precedenza,
(come la Dichiarazione dei un ruolo simile a quello di
diritti dell’uomo) ancora Robespierre era stato svolto
oggi alla base delle moderne da Oliver Cromwell nella prima
Costituzioni, non fu esente da fase della Rivoluzione inglese
storture. Nel 1793 Maximilien del XVII secolo.
La regina di Francia
Maria Antonietta
viene condotta alla Rientro delle forze
ghigliottina il 16 armate zariste dal
ottobre 1793. fronte nel 1917.
1953
CUBA: IL SOGNO INFRANTO
M entre nel 1953
moriva Stalin, un
altro dittatore, dall’altra
imbracciarono le armi
per attaccare la caserma
Moncada, a Santiago di
parte del mondo, stava Cuba. L’azione però fu un
preparando la sua fallimento: Castro venne
ascesa. In quell’anno arrestato, condannato e
infatti scoccò la scintilla esiliato in Messico.
che avrebbe innescato Vittorioso. Ritornò
la Rivoluzione cubana, tempo dopo e, alla guida
destinata anch’essa della milizia popolare
a trasformarsi in un (Ejército rebelde) insieme
regime autoritario. Il 26 a Ernesto Che Guevara,
©BIANCHETTI/LEEMAGE
62
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1917
DAGLI ZAR
©FINEARTIMAGES/LEEMAGE
A STALIN
L a storiografia recente ha
riconosciuto alcune similitudini
tra la Rivoluzione francese e
quella russa del 1917. In entrambi
i casi furono rovesciate le
monarchie assolute e si tentò di
darsi un assetto parlamentare,
ma ad accomunare i due eventi fu
soprattutto la svolta autoritaria
che ci fu dopo. Se i giacobini
con il Terrore tentarono di
difendere la Rivoluzione dai
partiti concorrenti, i bolscevichi
si scontrarono con gruppi che
avevano idee rivoluzionarie
diverse dalle loro, a cominciare
dagli anarchici e dai menscevichi.
Autoritarismo. Ma i parallelismi
si possono individuare
soprattutto nelle fasi successive.
In Francia, Napoleone il 9
novembre 1799 rovesciò il
Direttorio e cavalcò i rivolgimenti
provocati dalla Rivoluzione,
instaurando un regime autoritario
e arrivando a farsi nominare
imperatore dei francesi. Anche
in Russia avvenne qualcosa di
simile quando, al termine della
lotta per il potere nata dopo la
morte di Lenin (1924), Stalin
strumentalizzò la Rivoluzione
bolscevica, eliminò tutti gli
oppositori e assunse il potere
assoluto, che mantenne fino alla
morte (5 marzo 1953).
Fidel Castro
vittorioso parla
alla folla all’Avana
(1959).
1974
©FINEARTIMAGES/LEEMAGE
LA RIVOLUZIONE
DEI GAROFANI
È stato uno dei casi in cui una
rivoluzione non ha portato alla
dittatura, ma al contrario l’ha abbattuta.
È il caso del colpo di Stato militare
avvenuto in Portogallo il 25 aprile 1974,
che aveva l’obiettivo di rovesciare il
regime autoritario, fondato, nel 1933,
dal dittatore António de Oliveira Salazar.
Nel 1970 Salazar era stato sostituito
da Marcelo Caetano, sul quale in molti
avevano riposto speranze di nuove
libertà. Ma invano.
Fiori in canna. Non bastasse in quegli
anni il Paese era fiaccato dalla guerra
contro l’ondata indipendentista delle
sue colonie: Angola, Mozambico,
Guinea-Bissau e Capo Verde.
Battaglia di Kings Economicamente e socialmente provati,
Mountain, nella i portoghesi si unirono così ai ribelli,
Carolina del Sud inquadrati nell’Mfa (Movimento delle
(1781). forze armate). E durante la rivolta
1776
una fiorista di Lisbona, in segno di
solidarietà, offrì garofani rossi (da qui
“Rivoluzione dei garofani”, “Revolução
dos Cravos”) ai soldati che li misero nelle
canne dei loro fucili (sotto). La sera di
E DALLA RIVOLUZIONE NACQUERO quello stesso giorno il presidente fu
destituito e il partito unico sciolto. Era
GLI STATI UNITI D’AMERICA la fine di una lunga dittatura e l’inizio
di una democrazia tutta ancora da
costruire.
D i solito pensando ai rivoluzionari
ci vengono alla mente Cromwell,
Robespierre, o Lenin, mai George
quell’atto che divennero conflitto
aperto. Lo scontro, a cui prese parte
anche la Francia sostenendo i ribelli,
Washington o Thomas Jefferson. si concluse nel 1781, a Yorktown, con
Eppure la Rivoluzione americana la sconfitta dei britannici. Ma solo nel
non fu meno radicale né meno 1783 ci fu il riconoscimento ufficiale,
rilevante sul piano sociale di quella con il Trattato di Parigi, da parte del
inglese, francese o russa. Anche se Regno Unito, dell’indipendenza dei
non nacque per gli stessi motivi – territori a est del fiume Mississippi.
ingiustizie sociali, conflitti di classe e Erano nati gli Stati Uniti d’America.
iniqua distribuzione della ricchezza La Guerra di indipendenza
– di quelle grandi rivolte, bensì dalla americana, seppur combattuta nel
rivendicazione dell’indipendenza sangue, sfociò in una federazione
dalla Gran Bretagna. di Stati che si basavano su principi
Contro la madrepatria. Nel 1776 democratici nuovi. Nel 1788 infatti fu
tredici colonie della costa nord ratificata la Costituzione degli Stati
GAMMA-RAPHO VIA GETTY IMAGES
AKG/MONDADORI PORTFOLIO
Veneziani guidati dal
politico e patriota
Daniele Manin contro
gli austriaci il 22 marzo
del 1848.
PRIMO PIANO
LA CADUTA
66
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DEGLI IMPERI
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WIKIPEDIA
“L
a decadenza di uno
Stato [...] avviene allo
stesso modo degli altri
fatti naturali, come la
decrepitezza degli esseri viventi”. Lo
diceva lo storico arabo del XIV secolo
Ibn Khaldoun e forse non aveva tutti
i torti: a pensarci bene, un’infinità di
imperi e di grandiose potenze hanno
calcato il palcoscenico della Storia, ora
come protagonisti, ora come comparse,
per poi puntualmente declinare. E, alla
fine, crollare. È la legge del collasso,
inflessibile, spietata, eterna. Ma è
davvero tutto così semplice?
Le scelte sbagliate
che “uccidono”
L e civiltà collassano anche perché
c’è un fallimento dei processi
decisionali che coinvolgono la
società. In altre parole, vengono
compiute scelte sbagliate di fronte a
situazioni complesse. Alla questione
Jared Diamond dedica un capitolo
del suo Collasso e individua alcuni
motivi per cui una civiltà prende
decisioni disastrose: «Mancata
previsione di un problema, mancata
percezione di un problema già in
atto, rifiuto di risolvere un problema A PEZZI
di cui si è consapevoli (per motivi Uno spietato Gengis
più o meno razionali), impossibilità Khan in un disegno
di risolvere un problema nonostante moderno. Dopo la morte
si tenti di farlo». del figlio Ögödei (1241
Scelte giuste. Sempre secondo d.C.) il vasto Impero
Diamond, il passato offre anche
RAVA/LEEMAGE
mongolo che aveva
esempi di protagonisti le cui costruito si disgregò.
decisioni hanno invece evitato
tragedie: è il caso del cancelliere
tedesco Konrad Adenauer e degli
degli spagnoli di Hernán Cortés sugli di Alessandro Magno (356-323 a.C.) tra
Aztechi, favorita anche dalla catastrofe i suoi generali (i diadochi), che poi per
APOGEO MAYA demografica che colpì i secondi a causa anni si fecero la guerra. Non andò tanto
Una statuetta maya dei primi. I veri killer degli indios, diversamente allo sconfinato Impero
del VI secolo d.C.: infatti, furono il vaiolo, giunto in mongolo di Gengis Khan dopo la morte
l’epoca d’oro di
Messico nel 1520, e il morbillo, malattie del figlio Ögödei nel 1241, dato che di lì
questo popolo finì
nel IX secolo. importate dagli invasori. Altro che a poco finì frammentato in quattro regni
archibugi e cannoni. autonomi.
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AL CULMINE
Il trasporto delle navi
ottomane in una
fase dell’attacco a
Costantinopoli, nel
1453: la potenza
ottomana era al
massimo, ma già
nel Seicento iniziò il
declino.
MONDADORI PORTFOLIO/AKG
crociata di Costantinopoli (1204), slovena ecc...) e alla lunga le spinte per lui erano
dell’invadenza delle Repubbliche autonomiste lo logorarono. le guerre a far
marinare (Venezia in testa) e, in crollare i regni.
seguito, della fatale avanzata dei COLPA DEL NEMICO? “Le
turchi. Un caso ancora: nel Seicento battaglie danno e tolgono i regni”. Negli
gli olandesi, padroni di un impero Aforismi dell’arte bellica (1665-1670), il
mondiale, scalarono la vetta proprio generale Raimondo Montecuccoli dice
grazie al denaro, al commercio che è la guerra a decretare la morte di
marittimo, al sistema bancario (v. una civiltà. In realtà, anche se il fattore
articolo “Le età dell’oro”). Le politiche militare può contare molto, di solito
protezionistiche di Francia e Inghilterra non è decisivo. O meglio: conduce gli
però li resero nel Settecento attori imperi alla rovina soltanto quando
più passivi che attivi in Europa, fino sono già sul punto di vacillare.
all’occupazione francese nel 1795. L’Impero persiano, all’arrivo
Non va meglio se a metterci lo degli eserciti macedoni di
zampino sono oscurantismo o chiusura Alessandro Magno, non
mentale. Lo dimostra la vicenda se la passava affatto bene:
dell’Impero Moghul in India, dove l’attacco esterno fu al massimo
l’imperatore Aurangzeb, sovrano dal la goccia che fece traboccare il vaso. E
1658 al 1707, abbandonò la politica lo stesso si può dire della Repubblica
di tolleranza religiosa perseguita dai veneziana: quando Napoleone la
predecessori imponendo ai sudditi i occupò nel 1797, era in declino da
dettami dell’islam insieme ad alcuni quasi un secolo. Per capirsi: prima di
strambi divieti (come quello di portare puntare il dito contro l’invasore, meglio
i baffi, indirizzato contro la minoranza guardarsi la mano. •
persiana). Il malcontento che ne derivò Giulio Talini
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PRIMO PIANO
SAPERNE DI PIÙ
SEMPRE LA
LEEMAGE
Una transazione economica di
fronte a un notaio e un banchiere
STESSA STORIA
in una miniatura del XV secolo.
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RACCONTI REALI
A cura di Francesco De Leo
Regno di eSwatini
M eglio conosciuto come Swaziland,
nazione dell’Africa australe, è un
piccolo regno di 1,3 milioni di abitanti
incastonato tra Sudafrica e Mozambico
il cui nome significa “terra degli swazi”,
GETTYIMAGES
dal nome della principale etnìa del
Paese, gli swazi.
1968
AFRICA
D al 1903 sotto il protettorato
SE QUESTO È UN RE
britannico, gli swazi mantennero
il sistema tradizionale di governo, che
riconosceva poteri assoluti al sovrano
e a sua madre, assistiti da un Consiglio
N
el Sud del continente africano esiste ancora una monarchia assoluta, il Regno e dall’Assemblea Generale della tribù.
dello Swaziland, un piccolo Stato di 17mila km quadrati nella regione del Dopo l’indipendenza dal Regno Unito
Lubombo, popolato da poco più di un milione di persone, metà delle quali (1968), la vita politica del piccolo regno
hanno meno di 15 anni. Ma il giovane regno “vanta” anche un altro primato: il Paese, uno fu dominata dalla famiglia reale Swazi.
dei più poveri al mondo, ha la più alta percentuale di adulti malati di Hiv.
Il governo del paradosso. «D’ora in poi il Paese non sarà più retto da una monarchia
assoluta, ma da una democrazia monarchica». Questo promise il re Mswati III,
raccontando di una rivelazione divina avuta nel sonno, subito dopo essere stato
incoronato, appena maggiorenne, il 25 aprile 1986 (sopra). Ma la realtà, ancora oggi, è
ben diversa dai suoi sogni, specialmente per i sudditi: nello Swaziland l’associazionismo
politico è vietato per legge, le manifestazioni di protesta sono sedate col sangue e le
prigioni sono un inferno. Tuttavia, incurante della povertà, del malcontento e delle
insufficienti condizioni sanitarie che regnano sovrane nel suo Paese, il monarca, in
occasione del suo cinquantesimo compleanno (19 aprile 2018), non ha trovato di meglio
da fare che proclamare la sua ultima trovata: «Umbuso weSwatini (Regno di eSwatini) sarà
il nuovo nome del nostro Paese!».
Senza parole. Il cambio di denominazione è stato contestato dall’avvocato per i diritti
umani Thulani Maseko. Il legale, condannato in passato a due anni di reclusione per
aver messo in dubbio l’indipendenza della magistratura locale, sostiene che il re abbia
agito incostituzionalmente, perché non ha applicato il processo legislativo che include
la partecipazione dei cittadini nella scelta del nome. La costituzione dello Swaziland,
infatti, stabilisce che il sovrano possa emanare leggi solo in accordo con il parlamento,
quindi l’attivista Maseko ha fatto ricorso all’Alta Corte. Un’ennesima battaglia che sa già
di sconfitta: l’ultima volta che l’Alta corte ha presieduto un caso relativo ai poteri del re è
IPA/ALAMY
[C]OLD CASE
1881
A cura di M. Picozzi e F. Ceccherini
OTTOCENTO
ASSASSINO
GETTY IMAGES/DEAGOSTINI
PER DENARO
IL CASO
E
ra il 13 marzo 1882 e, presso il tribunale iniziò a elemosinare denaro, vivendo con la morì dopo una breve, quanto atroce, agonia.
Old Bailey di Londra, si stava svolgendo moglie tra stamberghe e alberghetti d’infimo Al colloquio tra i cognati quella sera aveva
il processo a George Henry Lamson ordine, pagati con assegni scoperti. Fu in partecipato anche lo stesso Bedbrook, che non
(1852-1882), accusato di aver ucciso il cognato questo scenario che accadde la tragedia: si era mai allontanato dalla scena. I tre avevano
di 18 anni emiplegico (con una parte del corpo la moglie aveva un fratello, John Percy, che diviso una bottiglia di sherry, e una torta che
paralizzata) per motivi economici. era in sedia rotelle e viveva in un istituto di Lamson aveva portato per l’occasione.
Lamson era un medico americano che aveva Wimbledon. Lamson, preso dalla disperazione A un certo punto, il dottor Lamson aveva
lavorato molto all’estero e poi si era trasferito per i conti in rosso, cominciò a mettere gli preso dalla tasca una capsula porgendola
a Bournemouth, in Inghilterra. Nel 1878 aveva occhi sull’eredità del ragazzo che, per quanto a Bedbrook. Si trattava, disse, dell’ultimo
sposato una giovane donna, la quale gli piccola, avrebbe almeno per un po’ risollevato ritrovato per far assumere ai pazienti farmaci
aveva portato in dote una discreta somma, le disastrose finanze della coppia. dal gusto amaro. E per testarne l’efficacia,
che l’uomo investì in un’attività fallita poco Nuovo farmaco. La sera del 3 dicembre 1881 Lamson l’aveva aperta, riempita di zucchero,
dopo. Tentò così la sorte negli Stati Uniti, ma Lamson fece visita al cognato presso la clinica e poi l’aveva passata al cognato, affinché
anche qui non ebbe fortuna. Così, tornato in del signor William Henry Bedbrook e, caso dimostrasse quanto era semplice da ingerire.
Inghilterra e ormai dipendente dalla morfina, strano, in quella stessa notte il giovane Percy Quattro ore più tardi John era morto.
LE INDAGINI
L’autopsia compiuta sul corpo del povero ragazzo non permise di Reo confesso. Finalmente si arrivò a una svolta. Giunti alla farmacia
giungere a conclusioni certe. Si tornò perciò ai sintomi apparsi poco Allen & Hanbury, i detective scoprirono un fatto determinante per
dopo la visita del cognato e poco prima della morte. Mentre Lamson le indagini: la sera del 24 novembre (una decina di giorni prima
nel frattempo era partito per la Francia, portandosi via la moglie e dell’avvelenamento), George Lamson aveva acquistato due grammi di
lasciando dietro di sé un mucchio di sospetti. aconitina, un potente veleno.
Mentre il medico legale concludeva che la morte di Percy era dovuta Mentre Lamson continuava a proclamarsi innocente, periti e consulenti
ad avvelenamento, Scotland Yard si mise alla ricerca di prove e indizi: si davano battaglia. Ma ai giurati bastarono 45 minuti di consiglio per
sherry, torta e zucchero non rivelarono però la presenza di alcuna emettere un verdetto di colpevolezza con relativa condanna alla pena
sostanza tossica. Venne perquisita l’ultima casa di Lamson e poi capitale. Quattro giorni prima di essere giustiziato, George Lamson
l’indagine si estese a tutte le farmacie dei dintorni. crollò e confessò l’omicidio del cognato.
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DOMANDE&RISPOSTE
A cura di Federica Ceccherini
Queste pagine sono aperte a soddisfare le curiosità dei lettori, purché i quesiti siano di interesse generale.
Non si forniscono risposte private. Scrivete a Focus Storia, via Arnoldo Mondadori 1, 20090 Segrate - Milano o all’e-mail redazione@[Link]
Scortato
Winston Churchill
nel 1941, a Londra,
accompagnato
dall’ispettore Walter
NOVECENTO
QUALCUNO HA MAI
CERCATO DI UCCIDERE
WINSTON CHURCHILL? Domanda posta da
Marco Leone.
A
ltroché, il politico inglese subì numerosi attentati: lo raccontò Walter H. Thompson (1890-1978),
la sua guardia del corpo. Thompson, in servizio dal 1921 al 1935 e poi durante la Seconda guerra
mondiale, dal 1939 al 1945, nelle sue memorie affermò di aver sventato almeno una ventina di
attentati a Churchill. Erano in molti, infatti, a volerlo morto: dai nazionalisti arabi e indiani ai membri dell’Ira
(l’esercito repubblicano irlandese), a semplici squilibrati.
Tra i suoi nemici, naturalmente, si trovavano anche i nazisti che, nel 1943, progettarono un piano per far
recapitare nella residenza del Primo ministro, a Londra al 10 di Downing Street, un’invitante tavoletta di
cioccolato marca Peter’s Chocolate. La cioccolata conteneva materiale esplosivo che avrebbe ucciso tutte le
persone che si fossero trovate nel raggio di cinque metri. L’attentato fu per fortuna sventato.
Thompson poi racconta anche che lo stesso Churchill si metteva spesso in pericolo da solo. Come quando
voleva osservare il bombardamento di Londra dal tetto della sua residenza nel 1940, o affrontare un gruppo
di minacciosi repubblicani irlandesi paratoglisi davanti mentre stava attraversando Hyde Park. (d. v.)
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STORIA ROMANA
F u una staffetta di cani da slitta in Alaska, grazie alla quale vennero salvate molte
persone, tra cui numerosi bambini. Nell’inverno del 1925, nella città di Nome, alcuni
bambini, colpiti dalla difterite, morirono. La malattia si diffuse velocemente e le riserve
morte, lui, come il suo successore
Ottaviano Augusto, non volle mai
l’investitura ufficiale di monarca.
di siero antidifterico si esaurirono in breve. Così una nuova scorta di medicinali venne Questo per non tradire un concetto
richiesta all’ospedale di Anchorage. Il prezioso pacco da 10 chilogrammi (300mila unità molto diffuso nel mondo politico
di siero) fu trasportato fino a Nenana, ultima città con una stazione ferroviaria, ma romano: l’odium regni, ossia
distante ancora quasi mille chilometri da Nome. Da qui fu organizzata una staffetta, con l’insofferenza per ogni forma di
una ventina di mute di cani da slitta condotte da gente comune, postini, taglialegna regno. Roma infatti aveva costruito
e corrieri, che si dettero il cambio incontrandosi nei vari villaggi lungo il percorso. la propria identità sull’opposizione
L’impresa riuscì nonostante le temperature proibitive (si toccarono i -50 gradi) e dopo alla monarchia dei Tarquini, specie
cinque giorni (127 ore) il carico arrivò, congelato ma integro, a Nome. I 150 cani (i più di Tarquinio il Superbo, e la sola
famosi sono Balto e Togo) e i loro conduttori (musher) furono festeggiati come eroi. (s. z.) parola “re” era osteggiata. Si
poteva quindi disporre del potere
di un re ma non del titolo. (a. b.)
Un nobile si fa SETTECENTO
incipriare la parrucca
dal suo servitore alla Perché in Francia
fine del ’700. durante la Rivoluzione
fu bandita la cipria?
Domanda posta da
Silvia Grasso.
CULTURA
Scrittrice, mecenate e musa di Picasso, Gertrude
Stein fu un’anticonformista con una passione
sfrenata per le avanguardie artistiche del XX secolo.
UN’AMERICANA
A PARIGI
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Precursore
del cubismo
Il Ritratto di
Gertrude Stein,
realizzato da
Picasso tra il
1905 e il 1906,
è conservato al
Metropolitan
Museum of Art di
New York.
accanto, fino alla morte, per 39 anni giornalismo per dedicarsi alla scrittura,
e fu lei la madrina del suo primo figlio.
Eppure la loro amicizia s’interruppe: i
Grazie agli accorti investimenti fatti Fu solo nel 1905, anno in cui conobbe due erano in competizione per audacia
dal fratello maggiore Michael, Gertrude l’artista spagnolo, che Gertrude divenne e anticonformismo. Nonostante i
e Leo furono liberi per tutta la vita da una delle sue più fedeli seguaci. Al dissapori, nel 1926, Hemingway mise
preoccupazioni economiche. E così, punto che, quando Picasso realizzò in esergo al suo libro Fiesta (Il sole
dal 1903, una volta trasferitasi a Parigi il famoso ritratto, in cui lei indossava sorgerà ancora) un’affermazione coniata
(“l’America è il mio Paese e Parigi la mia il suo “vestito della festa” (un saio dalla Stein: “Siete tutti una generazione
città natale”, diceva), poté permettersi di fustagno marrone che sfoggiava il perduta”. La frase completa era: “Siete
di vivere come voleva, all’insegna sabato sera), Stein ne fu soddisfatta tutti una generazione perduta, voi
dell’anticonformismo personale anche se il disegno non era fedele al giovani che avete prestato servizio
(era apertamente omosessuale) e modello. Picasso, invece, impermeabile nella guerra. Non avete rispetto di
intellettuale. I fratelli Stein, che amavano alle critiche per la mancata somiglianza niente, pronti a bere fino a morire”.
acquistare opere di artisti emergenti, tra la Stein e il dipinto, si limitava a Con l’etichetta di Lost Generation la
si guadagnarono la fama di sostenitori replicare: “Lei gli rassomiglierà”. Stein indicava un gruppo di autori
dell’avanguardia parigina. Però non americani che aveva visitato il suo
erano sempre d’accordo nella scelta UN “MATRIMONIO” RIUSCITO. salotto: Hemingway, ma anche Paul
degli artisti da valorizzare. Anzi, quando L’8 settembre 1907 Gertrude incontrò la Bowles, Thornton Wilder e Francis Scott
Leo comprò da Picasso la tela Fanciulla compagna della sua vita: Alice B. Toklas, Fitzgerald, accomunati da giovinezza,
nuda con cesto di fiori, lei si rifiutò di anche lei americana di origini ebraiche. edonismo, creatività e tutti segnati
farla entrare in casa. Divenne subito la sua dattilografa, critica dall’esperienza della guerra.
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Da sinistra, James
Joyce, Ezra Pound,
John Quinn e Ford
Madox Ford.
versi poetici: “Una rosa è una rosa è una vita e le amicizie della Stein come se a
rosa è una rosa”, pubblicato nel poema scrivere fosse la sua convivente (scelta
Sacred Emily del 1913, che lei stessa che rivela la strettissima vicinanza tra
spiegò nel 1943 come la sovversione le due). Fu un successo, che le fece
della regola secondo cui la poesia si ottenere i primi guadagni e un tour
regge sul sostantivo, mentre la prosa sul promozionale negli Stati Uniti. Negli
verbo. L’anno dopo la Stein pubblicò la anni successivi scrisse un secondo
raccolta di poesie Teneri bottoni, ritenuta volume biografico e un saggio su
un “capolavoro di cubismo verbale” per Picasso, uno dei 25 artisti (da Man Ray a
l’accostamento straniante tra concetti Cecil Beaton, solo per citarne alcuni) che
comuni: tuttavia ebbe scarso successo, la ritrassero: un record che nessun altro
come pure i libri successivi. personaggio del XX secolo può vantare.
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GETTY IMAGES
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SETTECENTO
ALBUM/FINE ART IMAGES/MONDADORI
Giuseppe I
TERREMOTO
Il 1° novembre 1755 un sisma catastrofico colpì Lisbona
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Catastrofe
In un quadro dell’800,
l’onda di 6 metri che
seguì il terremoto
di Lisbona del 1°
MONDADORI PORTFOLIO/AKG
novembre 1755. Si
abbatté su tutta la
costa del Portogallo
e sull’Africa
Nord-occidentale.
FILOSOFICO
e metà Europa. Tremò anche il mito illuminista.
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Castigo di Dio
MONDADORI PORTFOLIO/AKG (2)
Il terremoto di
Lisbona in un quadro
dell’epoca. Per i gesuiti
della città il sisma era
una punizione divina.
E
ra il 1° novembre 1755: il dei mondi possibili”. Un’affermazione in
giorno di Ognissanti. Nella cui diventò troppo difficile credere, dopo
religiosissima Lisbona, il ricco quel triste 1° novembre.
e popoloso cuore commerciale
dell’Impero portoghese, gli abitanti GRANDE ONDA. Nei 17 minuti
erano quasi tutti in chiesa quando, successivi alla prima, seguirono altre
intorno alle 9:40, un boato sordo venne due potenti scosse. E da allora, per il
su dal cuore della terra e le campane resto della sua vita, il re del Portogallo
cominciarono a suonare da sole. Un Giuseppe I si rifiutò di dormire sotto un
miracolo? La gente non fece in tempo a vero tetto o tra le mura di un edificio
chiederselo: tutto cominciò a tremare. in pietra. “In pochi secondi vennero giù
Sotto una pioggia di travi, tegole e tutte le chiese e i conventi della città,
calcinacci, i fedeli in preda al panico insieme al palazzo del re e al magnifico
scapparono urlando: “È la fine del teatro dell’opera […] nessun palazzo si
mondo! È la fine del mondo!”. salvò […] la visione orripilante dei morti,
Per migliaia di persone, quel insieme alle grida di coloro che erano
terremoto, avvertito in tutto il per metà sepolti sotto le macerie eccede
Vecchio continente per milioni ogni mia possibile descrizione”, scrisse il
di km quadrati, fu davvero chirurgo inglese Richard Wolsall.
la fine del mondo. Per Quindi arrivò il fuoco, appiccato
l’Europa, invece, fu la fine dalle candele che ogni lisbonese aveva
dell’ottimismo filosofico- acceso alla finestra per celebrare la
religioso settecentesco, festa dei morti. La città bruciava (e non
secondo cui “tutto ciò avrebbe smesso per tre giorni), mentre i
che Dio ha creato è per sopravvissuti abbandonavano le viuzze
Leibniz il meglio” e che “quello
presente è il migliore
del centro, travolgendo crocifissi e
cadaveri, per lanciarsi verso gli spazi
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All’inferno
Stampa settecentesca
che mostra Lisbona
avvolta dalle fiamme
dopo il terremoto: gli
incendi furono provocati
anche dalle candele
accese in tutta la città in
occasione della festa dei
morti. Lisbona bruciò per
tre giorni.
IPA/ALAMY
aperti, alla foce del Tago e sul mare. una magnitudo compresa tra gli 8,4
Quando l’acqua cominciò a ritirarsi, e i 9 gradi della scala Richter. L’onda
lasciando la riva e le barche a secco, anomala, alta 6 metri, non colpì
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nessuno capì cosa stava per succedere: solo Lisbona, ma, come le scosse di
poi, proprio com’è avvenuto nel 2004 terremoto che l’avevano preceduta, si
in Indonesia, dopo il terremoto arrivò lo abbatté sull’intera costa del Portogallo
tsunami. e sull’Africa Nord-occidentale (dove
Il mare si gonfiò, prendendo fece 10mila vittime)», ha scritto Henrik
la rincorsa in un’onda immensa. Svensen, nel saggio Storia dei disastri
“All’improvviso udii un grido diffondersi naturali. La fine è vicina (Odoya).
tra la folla”, raccontò in seguito un «L’ondata era alta 13 metri nell’Algarve
mercante inglese. “‘Il mare sta venendo e 20 metri nella baia di Cadice.
verso di noi, moriremo tutti!’. In quel Gli effetti collaterali dello tsunami
momento mi girai a guardare verso il giunsero a colpire persino i Caraibi e la
fiume che in quel punto è largo 4 miglia Norvegia».
e mi accorsi che si stava innalzando e Ma il grande terremoto di Lisbona
ingrossando in modo incomprensibile del 1755 non fu una catastrofe
[...]. In un attimo apparve poco distante uguale a tutte le altre. «Non furono
una grande massa d’acqua alta come le notizie sul numero delle vittime
una montagna […] con un profondo a sconvolgere l’Europa nei mesi
fragore si abbatté sulla riva [...] molti successivi al terremoto,
furono spazzati via”. quanto la consapevolezza
che un simile disastro
FINE DI UN’EPOCA. Quel giorno potesse verificarsi
morirono tra le 60 e le 90mila persone, anche lì. L’Europa Jean-Jacques
sui 275mila abitanti di Lisbona.
«Secondo gli studiosi, il sisma ebbe
del ’700, infatti, era
caratterizzata da un
Rousseau
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disastro di Lisbona. Ce l’aveva con e la filosofia del disastro. «Sorgeva un Città in ginocchio
I superstiti tra le rovine di Lisbona.
i “consolatori ognor di inutili dolori, mondo in cui si discuterà sempre meno Si stima che quel 1° novembre
filosofi che osate gridare che tutto di peccato e di colpa e sempre più 1755 siano morte tra le 60 e le
è bene”: i filosofi alla Leibniz, per di catastrofe e di rischio, si smetterà 90mila persone. Furono messi sotto
intendersi, alle cui teorie, da giovane, si di risalire ogni volta alle logiche accusa gli edifici: troppo affollati e
era persino avvicinato. apocalittiche del diluvio universale e ammassati.
Voltaire non poteva fare a meno di si lasceranno parlare la geologia e le
constatare che il male esiste sulla Terra scienze della Terra».
e che il mondo è governato solo dalle Il primo a cimentarsi nel campo della
leggi della natura. Ma non la pensava sismologia fu uno dei più noti filosofi
allo stesso modo il collega Jean-Jacques dell’epoca: Immanuel Kant (1724-
Rousseau. La colpa del disastro, gli 1804). Nel 1756, trattando i movimenti
rispose in una lunga lettera, non è della tellurici come fenomeni naturali e
natura, le cui leggi coincidono con la non come manifestazioni del divino,
volontà divina, ma dell’uomo stesso: esaminando solo i fatti “convalidati
“Converrete che, per esempio, la natura dall’esperienza” e mettendo
non aveva affatto riunito in quel luogo insieme tutti i dati “scientifici” a
ventimila case di sei o sette piani, e che disposizione, ipotizzò che i terremoti
se gli abitanti di quella città fossero stati fossero causati dall’esplosione di
distribuiti più equamente sul territorio e enormi caverne sotterranee piene di gas
alloggiati in edifici di minor imponenza, caldi. Ci vollero altri 150 anni perché
il disastro sarebbe stato meno violento gli studiosi giungessero a una teoria
o, forse, non ci sarebbe stato affatto”. valida e universalmente accettata. Quel
che non è mai cambiato, però, è il
SOLO SCIENZA. Accanto alle riconoscimento delle responsabilità MONDADORI PORTFOLIO/AKG
NOVECENTO
Cinquant’anni fa, Jan Palach si diede fuoco per protestare
contro i carri armati che soffocarono la “Primavera di
IL FUOCO
Praga”. Dopo di lui, arsero altre sette vittime.
DELLA RIVOLTA
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M
orire a 20 anni. Per la avrebbe visto nascere due repubbliche: visse con uno sconforto inconsolabile
libertà. Un gesto potente, la Ceca e la Slovacca. Sarebbe stata la fine di quel sogno. In particolare
eroico, degno di un film questa l’unica riforma sopravvissuta rimase scioccato quando un soldato
ma tristemente vero. Il 16 a quella stagione, anche se per russo rispose alle sue invettive
gennaio 1969 un ragazzo cecoslovacco trasformarla in realtà si dovette aspettare dicendo che gliela avevano portata
decise di darsi fuoco, “come i monaci il crollo del comunismo nel 1993. loro la libertà, con quei carri armati,
buddhisti in Vietnam per protestare Iniziata il 5 gennaio 1968, la “Primavera come avevano fatto 12 anni prima a
contro quel che succede qui”. Così disse di Praga” durò fino al 20 agosto, giorno Budapest. Da quel momento il suo
ai medici che l’accolsero in condizioni in cui i soldati del blocco sovietico desiderio di fare qualcosa di concreto
disperate all’ospedale di Praga. Ma entrarono nella capitale. Qualche anno per svegliare le coscienze del suo Paese,
che cos’era successo? La sua città era prima era toccato all’Ungheria: nel 1956 che pareva rassegnato a subire, divenne
stata invasa dai carri armati del Patto la rivoluzione antisovietica fu soffocata un’ossessione. Che lo condusse a quel
di Varsavia, che avevano messo fine dai carri armati dell’Armata Rossa. drammatico gesto finale.
alla stagione di libertà sbocciata con le Il pomeriggio del suicidio, dopo essere
riforme del governo di Alexander L’INVASIONE. Jan Palach, iscritto arrivato in piazza San Venceslao, Jan
Dubcek (1921-1992). Riforme che a Filosofia e studioso di Storia, come depose il suo zaino lontano da sé, si
andavano dall’economia alla libertà di tanti aveva seguito con partecipazione cosparse il corpo di benzina versandola
stampa, all’assetto politico del Paese che il riformismo del presidente Dubcek. E da una tanica, e si diede fuoco con un
accendino. Nello zaino furono trovati
tutti i suoi appunti, gli articoli, le lettere,
Reagite! fra cui quella resa pubblica come atto di
A sinistra, Jan Palach che all’epoca del suo gesto
estremo studiava filosofia. Sullo sfondo, Piazza denuncia. Palach resistette per tre giorni,
San Venceslao, in uno scatto del 1989, anno in cui poi quel che restava del suo corpo
crollò il regime comunista. Fu in questa piazza, nel quasi totalmente divorato dalle fiamme
centro di Praga, che lo studente si diede fuoco. cedette. Prima di chiudere gli occhi volle
sapere se il governo avesse accettato
qualcuna delle sue richieste. Nessuna.
Le istanze erano in una lettera che
non solo rivendicava il suo suicidio,
ma ne annunciava altri. “Poiché i nostri
popoli sono sull’orlo della disperazione
e della rassegnazione, abbiamo deciso
di esprimere la nostra protesta e di
scuotere la coscienza del popolo. Il nostro
gruppo è costituito da volontari, pronti
a bruciarsi per questa causa. Poiché ho
avuto l’onore di estrarre il numero 1,
è mio diritto scrivere la prima lettera
ed essere la prima torcia umana. Noi
esigiamo l’abolizione della censura
e la messa al bando della diffusione
di Zpravy (Notiziario delle forze di
occupazione sovietiche, ndr). Se le nostre
richieste non saranno accolte entro 5
giorni e se il nostro popolo non darà un
sostegno sufficiente a quelle richieste con
uno sciopero generale e illimitato, una
nuova torcia s’infiammerà”. E così fu:
poco dopo un altro giovane, Jan Zajíc, si
diede fuoco, fedele all’impegno di morte
deciso dal gruppo cui appartenevano i
due studenti.
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Il sacrificio Il lutto
Il funerale di Palach a
di Jan Palach Praga, il 25 gennaio 1969.
Vi parteciparono 600mila
enorme,
quello delle
altre torce
umane fu
censurato
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febbraio. Anche lui lasciò un appello “Ai
Dai bonzi vietnamiti agli americani cittadini della Repubblica cecoslovacca”:
“Nonostante la protesta di Palach, la
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periodiche complessive, nonché di modificare l’ordine, la sequenza e/o i prodotti allegati alle singole uscite, comunicando con adeguato anticipo i cambiamenti che saranno apportati al piano dell’opera.
fondazione di roma, ai viaggi nello spazio,
dalla nascita delle olimpiadi all’elezione di obama!
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PRIMO VOLUME
La Shoah e
iL Giorno deLLa MeMoria
in TV c’è un documentario con persone magre vestite
di stracci; si parla di Shoah. Giacomo e i suoi amici vogliono
saperne di più. e il nonno gli racconta le storie dei suoi amici,
testimoni di una pagina della storia da non dimenticare. Dal 19 gennaio
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ARTE
MAX ERNST
La chimera (1928)
Questo animale
fantastico, qui ritratto
come un’enorme aquila
dal torso femminile,
fu l’emblema del
Surrealismo. Perché
secondo il mito era un
“mostro” nato prima
della divisione di cielo
e terra, nell’epoca del
Caos in cui era possibile
la fusione di regni
e specie. Non solo.
La parola “chimera”
significa fantasticheria
COPYRIGHT: © MAX ERNST, BY SIAE 2018
stravagante, offesa a
realismo e razionalità:
proprio ciò che
perseguivano i
surrealisti.
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OGNO
R
O EALTÀ a cura di Irene Merli
I surrealisti
avrebbero saputo
che cosa scegliere.
Questi artisti del
primo ’900 si
concentravano
sull’inconscio
come mezzo per
sbloccare il potere
dell’immaginazione,
disprezzavano
il razionalismo
e il realismo e
credevano che una
mente cosciente
reprimesse fantasia
e creatività.
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RENÉ MAGRITTE
Il modello rosso
(1935)
Due piedi nudi che
grazie a un fascio
di luce scura si
trasformano in un
paio di stivaletti
con tanto di
stringhe. Magritte
vuole confondere
l’osservatore
reinventando l’uso
degli oggetti. E
spiazza ancora di
più con i titoli, del
tutto inappropriati,
che complicano
ulteriormente la
comprensione.
COPYRIGHT: © RENÉ MAGRITTE, BY SIAE 2018
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sabotatore tranquillo”.
uno ieratico busto di
donna, sdoppiato e
dell’immaginazione e
scoprì la natura
“pellicolare” delle
immagini, la loro
insinuava dubbi sul reale infinita possibilità di
scomporsi.
distorcendo la normalità
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SALVADOR DALÍ
Allucinazione
parziale: sei
apparizioni di Lenin
su un pianoforte
La mostra (1931)
Contornate da un
A Pisa sono sbarcati i capolavori del
Surrealismo, il movimento che ha
profondamente mutato l’arte del XX
importante nucleo di dipinti di Salvador
Dalí, collages di Max Ernst, sculture di
Alberto Giacometti e Man Ray, maschere
cerchio luminoso,
sei teste di Lenin
compaiono sulla
secolo. La mostra Da Magritte a Duchamp. in fil di ferro di Alexander Calder, tele tastiera, mentre sullo
1929: il Grande Surrealismo dal Centre surrealiste di De Chirico, Picasso e Tanguy. spartito corrono delle
Pompidou ospita infatti circa 150 opere In mostra anche la fotografia surrealista, formiche. L’artista
tra dipinti, sculture, oggetti, fotografie, con immagini di Brassaï, Lota e Man Ray e catalano dichiarò che
disegni eccezionalmente prestati dal L.H.O.O.Q. di Marcel Duchamp, l’opera che all’origine del dipinto
museo parigino, l’istituzione europea che dissacra il dipinto più celebre ed enigmatico c’era una sua visione
vanta più opere al mondo di questi artisti del mondo, la Monna Lisa, aggiungendole interpretata in modo
rivoluzionari. Ad accogliere i visitatori provocatoriamente barba e baffetti. “delirante” .
sono quindi le opere più importanti Dove, come, quando: Pisa, Palazzo Blu,
del movimento, per la maggior parte fino al 17/2. Info: 02-92897755, www.
realizzate tra il 1927 e il 1935. Tra esse, [Link]. Catalogo: Skira (tutte le
molti capolavori iconici di Magritte, un immagini del servizio sono in mostra).
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RENÉ MAGRITTE
Il cielo mortale
(1927)
Qui l’intento di
sconvolgere è
raggiunto associando
l’idea di morte
violenta all’immagine
più classica di
innocenza e fragilità:
gli uccellini. Magritte
si era ispirato
guardando la moglie
mangiare un uccello
di cioccolato.
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Sacrileghi!
Don Pietro Maria
Zanarini, parroco
di Varignana
(Bologna), abbatte
con la roncola il
secondo “albero
della libertà” messo
davanti alla sua
chiesa, nell’estate
del 1798.
Nell’altra pagina,
illustrazione
rievocativa dei
territori governati
dai giacobini in
Emilia-Romagna
e Veneto, nel
1796-97.
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STORIE D’ITALIA
BOLOGNA
Quando Napoleone invase il
Nord Italia, un irriducibile
sacerdote si scontrò con i
[Link]
suoi compaesani giacobini.
CONDANNA
ESEMPLARE
C
orreva l’anno del Signore 1798, libertà proprio sul sagrato della chiesa di Santa
quando nel piccolo borgo di Maria. In realtà non era esattamente un simbolo
Varignana, tra Castel San Pietro Terme repubblicano ufficiale e voluto dalle autorità
e Bologna, una baruffa paesana vide di governo: si trattava soltanto di un bastone
protagonisti un parroco irascibile e un gruppo addobbato con cappello frigio e qualche motto
di compaesani di fede giacobina. Sembra giacobino. Una “burattinata”, per usare le parole
la storia di Don Camillo e Peppone, ma i di don Zanarini, che infatti prontamente lo
fatti ebbero uno svolgimento, e un epilogo, atterrò. Questo ennesimo atto di indipendenza
decisamente drammatici. del parroco provocò i rivoluzionari varignanesi
Siamo nel triennio giacobino, ovvero negli e poco dopo un nuovo “albero della libertà”
anni che dal 1796 al 1799 videro l’ascesa di spuntò sul sagrato.
Napoleone in Italia (vedi riquadro). Pietro Maria
Zanarini era un parroco sessantenne apprezzato RIBELLIONE OSTINATA. Tanta insistenza,
dai fedeli, molto devoto e di tempra fermissima. lungi dal piegare il parroco, gli fece perdere
Non amava il nuovo governo napoleonico, le staffe. Armato di roncola, spezzò il nuovo
dichiaratamente ostile alla tradizione religiosa. bastone in mezzo a improperi e minacce di
Forse per questo il sacerdote, nonostante rompere la testa ai giovani autori dello scherzo.
l’obbligo di legge, rifiutava di portare la coccarda Poi tutto sembrò placarsi: dopo la baruffa i fedeli
rivoluzionaria. Ma la sua ostinazione causò seri entrarono tranquillamente in chiesa. Non si
malumori ai compaesani rivoluzionari e una placarono però gli animi giacobini di Varignana,
mattina alcuni ragazzi eressero un albero della che incaricarono un delegato di recarsi a
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I luoghi Arrivano
A sinistra, la chiesa di
S. Giorgio, a Varignana, i francesi
in una stampa
dell’epoca. A destra,
pianta della Certosa di
Ferrara: qui fu sepolto
N el 1796 Napoleone
invase l’Italia
Settentrionale
il religioso. In basso, a vincendo battaglie su
sinistra, commissario battaglie contro gli
ordinatore della austriaci, a supporto
Repubblica Cisalpina degli Stati italiani.
(1799), a destra, la Pochi anni dopo
sentenza di morte di sorse la Repubblica
don Zanarini. Cisalpina, alleata della
Francia e animata da
idee rivoluzionarie
di progresso e
uguaglianza. Ma
per una parte della
popolazione non fu
l’alba di una nuova
libertà.
Nuove regole.
Aumentarono le tasse,
e la leva obbligatoria,
che toglieva braccia
alle campagne,
diventò odiatissima.
Vennero aboliti i titoli
nobiliari, confiscati
tutti i beni ecclesiastici
e furono vietate anche
le cerimonie religiose.
Quando gli austro-
istruito. Da subito si rivelò una farsa, anche devozione. Quanto a Luigi Giorgi, fu travolto russi marciarono
se un principe del foro estense, l’avvocato dalle critiche per quella durissima sentenza. vittoriosi sulla Pianura
Manfrini, riuscì a smontare la pertinenza tra la Tanto che per discolparsi scrisse un breve padana scacciando
legge del 9 Ventoso e il caso di don Zanarini. testo in cui sosteneva di essersi addirittura i francesi, nel 1799,
Manfrini ricordò casi ben più gravi che avevano consultato con il celebre giurista Antonio Aldini gran parte del popolo
ricevuto una semplice condanna ai lavori (futuro consigliere privato di Napoleone, che gli assistette con sollievo
alla fine del triennio
forzati, dimostrò che l’albero della libertà non assegnò varie cariche di governo). Consulenza giacobino.
era dotato dei crismi legali per renderlo un che portò alla conferma della validità della
simbolo pubblico e che il parroco non poteva condanna a morte. A questo punto
essere a conoscenza delle conseguenze legali le domande si moltiplicano: perché
del proprio gesto. La legge del 9 Ventoso non una condanna così severa? Perché
era mai stata affissa in Varignana, pare, perché venne tirato in ballo un personaggio
non c’erano copie sufficienti. La giuria però fu di quella levatura? E le stranezze non
irremovibile e non ebbe dubbi nel comminare finiscono qui: sembra infatti che il
la pena di morte dopo sole due ore di processo. famoso giurista-politico si trovasse
Una decisione che lasciò sconcertati, come pure a Varignana proprio nei giorni
la calma del sacerdote. Un militare, scambiando dell’abbattimento degli alberi della
per terrore il mutismo del prete, si sentì libertà. Che cosa ci faceva lì? E perché
rispondere: “Anche Egli taceva”, alludendo al allora non venne ascoltato come
silenzio di Gesù il giorno della sua condanna. testimone durante il processo? La
Davanti a quell’uomo prima energico e collerico risposta si può trovare nel clima di
e ora tranquillo e saldo si decise di fare in tutta quegli anni, segnati da una grande
fretta, per evitare disordini: le strade erano già incertezza politica. Una lettura
piene di persone che lo aspettavano. Il religioso verosimile dei fatti porta verso
si avviò tra due ali di folla silenziosa. Ai suoi l’ipotesi della trappola ordita ai
parrocchiani in lacrime disse: “Perché questi danni del religioso come monito, alla
pianti? Non vi abbandono, ma vi precedo”. vigilia di una guerra in un territorio
Era il 28 luglio 1798. tutt’altro che favorevole agli
occupanti. Quella di don Zanarini,
ESEMPIO PREVENTIVO. Don Zanarini infatti, fu l’unica condanna a morte
venne fucilato da un drappello di soldati e comminata dalla Commissione
seppellito a Ferrara, dove la sua tomba per Militare d’Alta Polizia di Ferrara. •
tutto l’Ottocento fu oggetto di particolare Alessandro Cavazza
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PROVE GENERALI DI
OLOCAUSTO Nel 1904, ben prima dei campi
di concentramento nazisti, la
Germania sterminò 100mila
indigeni africani.
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Q
uella che venne si aprirono un varco per scappare le caratteristiche che deve avere un
combattuta l’11 agosto nel deserto di Omaheke. Ma furono massacro per diventare, secondo il
1904 sull’altopiano del braccati e sterminati senza pietà diritto internazionale, un genocidio.
Waterberg, in Namibia (che dalla cavalleria del Secondo Reich E lo sterminio avvenuto in Namibia
da fine Ottocento era una colonia il cui motto era “ripulire, impiccare, all’inizio del XX secolo, lo è stato a
tedesca), non fu una battaglia ma fucilare fino a quando non saranno tutti gli effetti, anche se dimenticato
un massacro. Le tribù native degli spariti tutti”. E quelli che non furono per decenni. Solo nel 1985 un rapporto
Herero e dei Nama, insorte da mesi uccisi subito – perlopiù donne e delle Nazioni Unite l’ha inserito tra i
contro il dominio tedesco nella bambini – vennero rinchiusi in campi primi genocidi del Novecento. «Nelle
regione, attendevano fiduciose nei loro di concentramento dove, in nome colonie africane si verificarono spesso
accampamenti l’avvio di negoziati dell’igiene razziale, furono impiegati insurrezioni contro le dominazioni
di pace. Ingenuamente avevano come cavie per esperimenti letali. europee, ma soltanto in Namibia la
commesso l’errore di deporre le armi Tre anni dopo, nel 1907, il bilancio rivolta si trasformò in un genocidio»,
in cambio di una promessa: avere di quell’orrore parlava di circa 100mila spiega lo storico Marcello Flores. «La
salva la vita. Così le truppe tedesche, morti, pari all’80% della popolazione causa principale fu l’amministrazione
al comando del generale Lothar Herero e al 50% dell’etnia Nama. coloniale tedesca, che confiscava le
von Trotha, accerchiarono su tre terre ai nativi riducendoli in schiavitù.
lati le tribù radunate in un villaggio TRISTE PRIMATO. Intenzionale, Il tutto aggravato dall’idea che
e compirono una strage a colpi di unilaterale, sistematico e rivolto a esistessero razze inferiori che non
mitragliatrice. I pochi sopravvissuti un gruppo ben definito: sono queste meritavano neanche di vivere».
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Al massacro
Le truppe
coloniali tedesche
attaccano gli
Herero durante
la battaglia di
Onganjira del
1904. Nell’altra
pagina, a sinistra,
il generale Lothar
von Trotha.
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Sistema
Leutwein
A destra,
un’immagine dei
negoziati di pace tra
il tedesco Theodor
Leutwein e uno dei
capi Herero Manasse
Tyiseseta (seduto). A
sinistra, un ospedale
da campo per le
truppe tedesche.
Sotto, una cartina
geografica delle
colonie tedesche in
Africa nel 1910 (la
Namibia è cerchiata).
Papà Göring
Ernst Heinrich Göring
(vestito in chiaro) con
la famiglia e i suoi
ufficiali.
IL SEME DELLA RIVOLTA. I Herero insorsero sotto la guida del loro fanteria Lothar von Trotha, che si era
primi a insorgere, adottando tattiche capo, Samuel Maharero. Il 14 gennaio già distinto per aver represso senza
di guerriglia su un territorio che 1904 attaccarono il piccolo presidio pietà altre rivolte indigene in Africa.
conoscevano molto bene, furono i tedesco di Waterberg uccidendo 123 Fu lui a cambiare il corso della politica
Nama, guidati dal capo tribù Hendrik tedeschi, tra soldati e coloni. Poi militare tedesca nell’area, ricorrendo
Witbooi (1830-1905). Leutwein temeva iniziarono azioni di sabotaggio contro allo sterminio di massa per punire i
che si ribellassero anche gli Herero le linee ferroviarie che riuscirono a rivoltosi e salvaguardare gli interessi dei
(una numerosa tribù etnica di pastori interrompere per mesi le comunicazioni coloni. Dopo aver ottenuto pieni poteri
che dominava l’area centrale della fra colonia e madrepatria. dal parlamento, Von Trotha proclamò la
colonia), così creò delle riserve per La reazione di Berlino non si fece legge marziale e sostituì Leutwein nella
tenerli sotto controllo. Ma ormai era attendere: la repressione fu votata carica di governatore. Le sue truppe
troppo tardi. Mentre i soldati tedeschi all’unanimità dal Reichstag. All’inizio ricevettero l’ordine di massacrare
cercavano di domare la rivolta dei di giugno giunsero nella colonia 20mila uomini, donne e bambini, avvelenare
Nama nel Centro-sud del Paese, gli soldati al comando del generale di fiumi e torrenti e distruggere i raccolti.
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Colonialismo germanico
Un funerale tedesco nel deserto (1907).
Sopra a destra, prigionieri in catene
catturati durante la rivolta degli Herero
(1905). A lato, truppe coloniali tedesche
immortalate durante la rivolta del 1904.
Tante scuse
C’ è voluto esattamente Class action. Ma il mea
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Deportati
Una foto del
1905 testimonia
la deportazione
dei nativi africani
verso i campi di
concentramento.
Sotto, caricatura del
1904 che rappresenta
il generale Von Trotha:
“Ho vinto la battaglia
a Waterberg; ma Dio
sa dove sono gli Herero
che ho sconfitto”.
è arrivato il
leader della
rivolta degli
Herero.
riconoscimento
da parte
tedesca della
responsabilità
del genocidio
compiuto contro
gli Herero. E le
scuse ufficiali
“La distruzione dei popoli coloniali tempi del Terzo Reich. «Il dibattito è
fu una preparazione all’Olocausto, i cominciato negli ultimi decenni ed è
campi di raccolta e le impiccagioni di stato reso possibile anche dal lavoro
massa degli Herero, un gigantesco e di molti giovani storici tedeschi»,
infernale addestramento ai campi di conclude Flores. «Sono stati loro, di
concentramento nazisti; stessi i cognomi recente, a rivelare molti aspetti inediti
dei protagonisti, identici i metodi”, della vicenda, a cominciare dal voto
scrisse la filosofa nel 1951, nel suo favorevole espresso dal Reichstag nei
saggio Le origini del totalitarismo. confronti dell’azione repressiva.
Soltanto verso la fine del XX secolo la Oggi sono molti a sostenere che, per
storiografia sui genocidi ha iniziato a modalità e obiettivi, il genocidio in
riconoscere l’esistenza di un filo diretto Namibia sia stato davvero l’anticamera
tra il massacro degli Herero e dei Nama dell’Olocausto». •
della Namibia e quello degli ebrei ai Riccardo Michelucci
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24 aprile 1884
Il cancelliere Bismarck dichiara colonia 1885
tedesca un territorio corrispondente a gran Van Gogh dipinge I mangiatori di patate.
parte della Namibia, ribattezzandola “Africa
tedesca del Sud-ovest”.
1893
Iniziano le rivolte delle tribù Nama contro i
coloni tedeschi. 1894
In Francia scoppia l’Affaire Dreyfus. 1896
1904 Inventato il primo tachimetro per automobili.
Anche le tribù Herero si sollevano. 1908
Terremoto di Messina. 1911
1915 Scoperta del sito archeologico di Machu
All’inizio della Prima guerra mondiale il Picchu, in Perù.
Paese è occupato dalle truppe del Sudafrica
britannico. 1917
Rivoluzione russa.
1920 1920
La Società delle Nazioni concede all’Unione Negli Stati Uniti prendono il via le prime
Sudafricana un mandato per amministrare trasmissioni radio regolari.
il Paese. 1933
Adolf Hitler diventa cancelliere della
Germania.
1936
1945 L’atleta statunitense di colore Jesse Owens
Finisce la Seconda guerra mondiale. vince quattro medaglie d’oro ai Giochi
olimpici di Berlino.
1946
L’Onu tenta di sostituire il regime di mandato
con un’amministrazione fiduciaria ma il 1954
Sudafrica non accetta. 1961 Nasce la Rai, radiotelevisione italiana.
Costruzione del Muro di Berlino.
1966
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite
chiede il ritiro del Sudafrica dai territori
della Namibia. Inizia la lotta armata degli
indipendentisti namibiani.
12 giugno 1968
L’Onu rinomina l’Africa del Sud-ovest Namibia 1969
contro la volontà del Sudafrica. L’uomo sbarca sulla Luna.
1971
La Corte internazionale di giustizia dichiara
illegale l’amministrazione sudafricana in
Namibia.
1978
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
adotta la Risoluzione 435, che garantisce la 1979
graduale decolonizzazione del Paese. Rivoluzione islamica in Iran.
1985
Il rapporto Whitaker delle Nazioni Unite
riconosce che la colonizzazione tedesca in
Namibia è stato un genocidio.
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LA STRAGE DI
BAVA BECCARIS
Per riprendere il controllo di Milano
dopo i “moti del pane”, il generale
ordinò di sparare contro la folla:
morirono così più di ottanta persone.
I
moti del pane iniziarono 1924) fu incaricato di ristabilire
a Milano il 6 maggio del l’ordine. I manifestanti, decine
1898. I lavoratori della Pirelli di migliaia di persone, avevano
accusavano il governo, che aveva costruito barricate in tutta la
aumentato il costo del grano da città e stavano dando del filo
35 a 60 centesimi di lira al chilo, di da torcere all’esercito. Beccaris
essere responsabile della carestia allora ordinò di sparare sulla
che colpiva il popolo. Alcuni folla radunata nella barricata di
degli operai che promossero Porta Ticinese. Da quel momento
la rivolta vennero arrestati e iniziò un’escalation di violenza
rilasciati solo dopo l’intervento che portò, in quattro giorni,
del deputato socialista Filippo alla morte di ottanta persone e
Turati. A quel punto la tensione centinaia di feriti.
in città era già alle stelle: altri Il trionfo del macellaio. Per
lavoratori si mobilitarono e come aveva gestito l’emergenza,
assaltarono la caserma di via il generale fu insignito del titolo
Napo Torriani. I soldati spararono di Grande Ufficiale dell’Ordine
sulla folla: due manifestanti Militare di Savoia, ottenne un
morirono e quest’episodio fu telegramma di congratulazioni
la causa scatenante di ciò che da parte del re e diventò
avvenne nei giorni seguenti. senatore. Mentre per le grandi
Dopo la proclamazione di uno masse di lavoratori, Bava
sciopero generale che ottenne Beccaris diventò famoso come “il
un’adesione di massa, il generale macellaio di Milano”. •
Fiorenzo Bava Beccaris (1831- Paola Panigas
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AGENDA
A cura di Irene Merli
MOSTRA NAPOLI
Depositi di Capodimonte.
Storie ancora da scrivere
In mostra dipinti, statue, arazzi, porcellane
e armi provenienti dai 5 depositi del museo,
un tesoro sinora celato ai visitatori. Come la
collezione d’oggetti esotici di James Cook,
donata a Ferdinando IV di Borbone.
Fino al 15/5. Museo e Real Bosco di
Capodimonte. Info: 0817499111.
FILM
Maria Regina
di Scozia
Arriva sul grande schermo la rivalità più
celebre del Regno Unito, quella fra Elisabetta I
e Maria Stuarda. In scena il dramma di
due donne al potere, sole e intrepide,
vissute in un mondo maschile che cercava
MOSTRA PIACENZA costantemente di manovrarle, o addirittura di
ANNIBALE, UN MITO
privarle del trono in favore di un uomo.
MEDITERRANEO
e Margot Robbie, regia di Josie Rourke.
LIBRO
D
opo duemila anni il grande Annibale torna in Italia. E approda a Piacenza perché
fu lì vicino, nella battaglia sul fiume Trebbia, che nel 218 a.C. si aggiudicò una schiacciante
vittoria sui Romani e si aprì la strada per tentare di conquistare la Penisola. In occasione
dell’importante anniversario, Piacenza, antico limes della Res Publica, rende omaggio con
la grande mostra Annibale, un mito mediterraneo, che ripercorre l’epopea del leggendario
condottiero cartaginese. L’esposizione, allestita nei sotterranei della residenza ducale, è un viaggio
nella storia del Mare Nostrum ai tempi delle Guerre puniche,
In alto, che si avvale sia di reperti storici e artistici – come
Annibale sulle lo splendido bozzetto di Francisco Goya, Annibale
Alpi, Bénédict vincitore che rimira per la prima volta l’Italia dalle Alpi
Masson (1881); e una preziosa moneta con il volto di Annibale – sia
a lato, busto di videoinstallazioni, videowall e proiezioni, per
del “cosiddetto” immergere i visitatori nell’epoca in cui il Mediterraneo
Annibale era il centro nevralgico dell’evoluzione commerciale, Tokyo express
(XVI secolo). sociale, politica e culturale. Grandezza e tragedie di una civiltà
Scontro titanico. In mostra sono quindi che non finisce di incantarci,
ricostruiti il contesto familiare del condottiero, dal periodo Edo alla disfatta
la sua formazione culturale greca e punica, bellica. L’autore, raccontando
l’addestramento militare e l’ascesa i cambiamenti del Sol Levante
politica. Di sezione in sezione il pubblico tra ’800 e ’900, trova anche
è poi accompagnato verso il titanico molti spunti per confrontare le
scontro con Roma, con un focus vicende nipponiche con le nostre,
particolare sulle battaglie di Trebbia, inaspettatamente parallele.
Trasimeno, Canne e Zama.
LA STORIA DA CONSERVARE
Uno dei capitoli più controversi della (1940-1943); l’8 febbraio il n. 7:
nostra Storia analizzato nell’opera, Crisi e agonia del regime (1940-1943).
originale Einaudi, firmata dal più In edicola a € 9,99.
autorevole studioso della materia,
Renzo De Felice. Una collana da non
perdere per comprendere le vicende
politiche e militari del ventennio
fascista. Il 25 gennaio esce il quinto
volume: Lo Stato totalitario (1936-
1940); l’1 febbraio il n. 6: Dalla
guerra “breve” alla guerra “lunga”
FOCUS STORIA WARS
SPECIALE SOLDATI
Ecco il secondo appuntamento
con Soldati, lo speciale uniformologico
di Focus Storia Wars. Le splendide
illustrazioni di Giorgio Albertini ci faranno
conoscere il mondo degli elefanti da
guerra, l’avventura dei conquistadores,
i corredi uniformologici dell’esercito
borbonico, dei soldati zaristi e delle
truppe coloniali italiane, per chiudere
con le special forces, i commandos più
importanti e famigerati.
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Storia
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ARCHEOLOGIA RINASCIMENTO
SCALA
ANTICHITÀ RISORGIMENTO
ad auschwitz
ho imparato il perdono
Sopravvissuta ai disumani esperimenti di Mengele, l’autrice
Eva Mozes Kor ha saputo negli anni combattere l’odio che covava
dentro di sé, nutrendo la forza di perdonare i propri aguzzini e
ritrovando, grazie ad essa, la libertà. Da trent’anni si fa testimone di
questa esperienza, viaggiando in tutto il mondo per insegnare come
solo il perdono possa liberare davvero dalle sofferenze del passato.
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quando
tutto questo sarà finito
Gioele Dix svela l’amaro vissuto delle leggi razziali attraverso
lo sguardo intimo di un padre che ne ha vissuto i drammatici
effetti in prima persona: il suo. Una storia di paura,
una storia di speranza: per ricordare le vittime della
discriminazione e far sì che, dalle macchie nella Storia,
* Prezzo rivista esclusa.
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