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Estate 2017

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Architettura, politica,
arte e protagonisti
delle grandi capitali del passato
LA STORIA DEL
MONDO IN
20 CITTÀ

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LA STORIA DEL MONDO
IN 20 CITTÀ
C
osa hanno in comune la Gerico delle origini, la colta
Atene di Pericle e l’affaccendata Venezia dei mercanti? La Uno scorcio di Times
Square, quando la celebre
caotica Roma del I secolo, l’ordinata Parigi dell’urbanista piazza si chiamava ancora
Haussmann e la Berlino divisa dalla Guerra fredda? Longacre Square.
Apparentemente non molto, se non la vicinanza a un corso d’acqua,
parecchie ambizioni architettoniche e ardite soluzioni difensive: dalle
prime mura della Storia, edificate a Gerico, a die Mauer, il muro per
eccellenza, che divideva Berlino. Il filo rosso che accomuna le protocittà
alle moderne metropoli è l’aver costituito un mondo a sé, nel quale
uomini e donne si sono identificati in valori comuni che hanno
generato un senso di appartenenza a una cultura condivisa. Vedi il
paradossale fenomeno Ostalgie (nell’articolo su Berlino Est): nostalgia
per un socialismo, subìto e odiato, ma dove valori come solidarietà e
welfare erano una certezza. Proprio oggi che guardiamo con terrore alle
capitali europee e abbiamo escluso mezzo mondo dalla nostra wish list
delle vacanze è confortante pensare che le metropoli del passato abbiano
superato invasioni, guerre civili, rivoluzioni e crac economici, per poi
risollevarsi. Quindi, in attesa di tempi migliori, godetevi comodamente
da casa questo giro del mondo in 17 città (oltre alle immancabili
Gerusalemme, Mosca e Shanghai citate nell’intervista dallo storico
Franco Cardini) che hanno segnato la nostra Storia.
Paola Panigas, redattore

6 METR
ROPOLII NELL
L A STO
ORIA pag. 22 36 MEGA
ALO
OPOLI D’EG
GITTO
O
Le città che hanno rappresentato al Quando Alessandria era la capitale del
meglio il loro tempo. regno di Cleopatra.

10 CAPIT
TAL
LI DE
ELLA CULTU
URA 42 L’
L’OMB
BEL
LICO
O DEL MOND
DO
I centri urbani ad alto tasso di genialità. Colorata e multietnica, ma anche sporca
e pericolosa. Duemila anni fa Roma era
16 SOTTO
O LE MURA DI GER
R ICO
O già una vera e propria metropoli.
Una delle più antiche città del mondo,
resa celebre dalla Bibbia. 48 UN PO
OMERIG
GGIO ALLE TE
ERME
E
Un complesso che poteva ospitare fino
22 SFIDA AL CIE
ELO a tremila persone.
Babilonia, capitale del più grande regno
mesopotamico e culla di una civiltà 50 L A RO
OM A D’ORIEN
NTE
all’avanguardia. Nel 330 Costantino I mise gli occhi su
pag. 28
Bisanzio: la chiamò la Nuova Roma, ma
26 OASI TR A TE
ERRA E CIEL
LO per tutti fu Costantinopoli.
I giardini pensili di Babilonia.
54 I SEGR
R ETI DI ANGKOR
28 CI VED
DIAMO
O ALL’A
AGORÀ
À La civiltà Khmer che abitava queste
Viaggio alla scoperta dell’Atene di terre creò i suoi templi sulla base di una
Pericle: la città che ha inventato la combinazione tra buddismo e induismo:
democrazia e la filosofia e l’edilizia pag. 36
nacque così, in Cambogia, la capitale di
pubblica. un florido regno.
COPERTINA: GETTY IMAGES

3
LA STORIA DEL MONDO
IN 20 CITTÀ
58 IL TEM
MPIO NELLA GIUN
NGLA pag. 54 100 LOND
DRA
A VIT
TTORIIANA
Realizzato nove secoli fa in Edifici pubblici, quartieri residenziali
Cambogia dal re Suryavarman II. e sovraffollate baraccopoli: la capitale
Per accelerare fu costruito partendo inglese e la rivoluzione industriale
contemporaneamente dai quattro lati.
106 IL FASCIINO DEL DANDY
Y
60 SULLA
A VIA DELLA SETA Oscar Wilde l’esteta amato da uomini e
Voluta da Tamerlano nel 1370, donne che sedusse i salotti londinesi.
Samarcanda per due secoli fu crocevia pag. 60
di commerci e sapere. 110 ILLUSIIONI DI FINE
E SECO
OLO
Splendori e lati oscuri della Belle
64 UN CA
ALIFFA
ATO DA
A FAVO
OLA Époque: un’epoca sfavillante che si
Dall’VIII secolo il vasto territorio della concluse con la Grande guerra.
dinastia degli Abbasidi aveva il suo cuore
a Baghdad, la “città della Pace”.” 118 L A PAR
R IGI OTTIMIISTA
La rivoluzione urbanistica di
68 SEREN
NISSSIM
M A POT
TENZA
A pag. 68 Haussmann plasmò la città dandole
Ricchi e spregiudicati, ma anche saggi il volto che ha ancora oggi.
e previdenti. Per più di cinque secoli, i
veneziani dominarono il Mediterraneo. 120 L A SEC
CESSIO
ONE A VIENN
NA
Prima della Grande guerra la capitale
74 A CASA
A DEI PATRIZ
ZI imperiale divenne un laboratorio di idee
VENEZZIANI che rivoluzionò il pensiero occidentale.
Le nozze di Cana, uno dei capolavori
dell’arte italiana, è un campionario del pag. 82 130 L A TERR
R A PR
ROMESSA
lusso esibito in un banchetto veneziano. New York per migliaia di emigranti
era un sogno che s’infranse nella
76 L A FIR
R ENZE DELLE
E miseria della Grande depressione.
MERA AVIGLIE
E
Come vivevano e lavoravano gli artisti 134 CORSA
A ALL’U
ULTIM
MO PIAN
NO
nella culla del Rinascimento italiano e il I retroscena della gara per la costruzione
ruolo dell’arte nella città dei Medici. dell’edificio più alto del mondo, nella
pag. 120 New York del primo Novecento.
82 L’
L’UOVO DI BRUNE
ELLESC
CHI
Fu la prima archistar della Storia e con il 138 EMPIR
R E STA
ATE BUILDING
suo genio diede il via al Rinascimento. Fu costruito in 14 mesi, con la media
record di 14 piani ogni 10 giorni.
90 MORT
TE IN PIAZZA
A Oggi un migliaio di aziende hanno
Piazza della Signoria a Firenze: sede del sede all’interno del grattacielo.
consiglio cittadino, ma anche luogo
deputato alle pubbliche esecuzioni. 140 BERLINO EST
Divisi da un Muro: la linea di
92 L A CIT
TTÀ DE
EI MER
RCANT
TI separazione tra Est e Ovest fu il
Amsterdam e il dominio dei mari. simbolo di un’epoca che segnò
un’intera generazione cresciuta sotto
96 VITA TR A LU
UCI E OMBRE il segno del socialismo. Ma come si
Rembrandt, il pittore olandese, ebbe pag. 140
viveva davvero in quegli anni?
una vita in chiaroscuro, costellata di
tanti successi e grandi dolori. 146 LETTU
UR E

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INTERVISTA

Dalla GERUSALEMME delle origini alla Berlino della Guerra

METROPOLI
F
in dalla notte dei tempi l’evo- antiche). Per capire quali interconnes- delle primordiali forme di organizzazio-
luzione dei grandi centri ur- sioni abbiano avuto i grandi centri ur- ne statale, della formazione di un siste-
bani ha accompagnato la sto- bani della Storia, quali momenti deci- ma organico del vivere insieme. La stes-
ria umana, associandosi di vol- sivi abbiano attraversato, quali eredità sa parola “civiltà” deriva non a caso dal
ta in volta al sorgere di questa o quel- culturali abbiano lasciato e quale con- latino, civilis, “civile”, termine riferito a
la civiltà. Nel corso dei millenni hanno tributo abbiano dato allo sviluppo del- sua volta a civis, “cittadino”».
così preso forma alcune “città simbolo” la nostra civiltà, ci rivolgiamo allo stori- Quali furono le prime importanti cit-
che, in determinati periodi e in determi- co Franco Cardini, che a molte di que- tà a vedere la luce?
nate aree geografiche, si sono affermate ste città ha dedicato specifici saggi, spa- «Una delle prime fu Gerico, in Palesti-
come una sorta di capitali mondiali, in ziando da Gerusalemme a Samarcanda na, le cui tracce risalgono addirittura al X
grado di fatto di rappresentare un’intera e da Firenze a Istanbul. millennio a.C.; seguirono le città siriane
epoca, o meglio un intero “mondo” (al- Che ruolo hanno giocato fin dall’an- di Damasco, più “giovane” di circa 1.000
ternando peraltro momenti di grande tichità i grandi centri urbani? anni, e di Aleppo, sorta attorno al V mil-
splendore ad altri di inesorabile decli- «Un ruolo importantissimo, in quanto lennio a.C.; dopodiché, rimanendo al-
no). Queste “città mondo” si sono pas- il loro sviluppo ha coinciso con quello di le città più antiche, tra il III e il II mil-
sate il testimone di secolo in secolo, fi- ogni grande civiltà. Luoghi di incontro lennio a.C. fu il turno di Babilonia, nel
no al sorgere delle moderne metropoli, e di confronto, dapprima commerciale e cuore della Mesopotamia, e di Gerusa-
luogo di grandi fermenti e contraddizio- poi culturale, i primi grandi centri urba- lemme, in Terrasanta. Tra tutte, una del-
ni sociali (presenti anche in molte città ni sono stati di fatto il terreno di coltura le più importanti fu proprio Babilonia,

6
fredda: le CITTÀ che hanno rappresentato al meglio il loro tempo

NELLA STOR a cura di Matteo Liberti

punto di riferimento per numerose ci- «Per cominciare, si può ricordare che Gerusalemme è così divenuta una cit-
viltà e centro urbano citato in numero- Gerusalemme – già forte di una storia tà unica al mondo: storica sede del Tem-
si passi della Bibbia. La città divenne un millenaria – venne distrutta dalle fon- pio di Salomone, e quindi punto di rife-
modello anche per una sua caratteristi- damenta nel 135 per volere dell’impe- rimento per gli ebrei, luogo della mor-
ca geografica, ossia il fatto di sorgere nei ratore Adriano (sulle ceneri del vecchio te e della resurrezione del Cristo e infine
pressi di un grande fiume, l’Eufrate. Al- insediamento fu eretta la colonia di Ae- luogo in cui Maometto, profeta dei mu-
lo stesso modo, molti dei grandi centri lia Capitolina), nell’ambito della ter- sulmani, ascese al cielo dall’Haram esh-
urbani protagonisti della storia umana za guerra giudaica, ennesimo momento Sherif, o Monte del Tempio».
legheranno il proprio destino a un pre- del conflitto che vide l’esercito dell’Ur- A proposito di crociate, come cambiò
zioso corso d’acqua, come farà per esem- be contrastare le ribellioni ebraiche sorte la città durante il “Regno di Gerusalem-
pio Roma con il Tevere. Dopo Babilo- in Giudea contro l’occupazione romana me” nato nel 1099 in seguito alla prima
nia, rimanendo tra le città più antiche, (già nel 70 la città era stata saccheggia- spedizione cristiana in Terrasanta?
fu estremamente rilevante il ruolo svol- ta dal futuro imperatore Tito). Palcosce- «Gerusalemme fu la capitale di questo
to da Gerusalemme, le cui vicende sono nico del calvario di Cristo, Gerusalem- regno cristiano – durato neanche due se-
tuttora al centro della cronaca». me divenne presto un luogo sacro, ritro- coli in tutto – tra il 1099 e il 1187, pe-
Rimaniamo allora a Gerusalemme. vandosi contesa dal IV secolo tra la parte riodo in cui vide arricchiti e restaurati
Quali episodi hanno segnato la sua sto- ebraica e quella cristiana. Dal VII secolo molti dei suoi monumenti, anche se nel
ria fino a farne un oggetto di contesa tra fu quindi oggetto d’interesse anche per complesso l’impianto urbanistico rimase
ebrei, cristiani e musulmani? i musulmani. quello di sempre, incentrato sul nucleo

GETTY IMAGES

CROCEVIA
DEL MONDO
Dove sorgeva
l’antico Tempio di
Salomone brilla
la Cupola della
Roccia; intorno i
campanili delle
chiese cristiane.
Luogo SACRO di ebraismo, cristianesimo
e islam: GERUSALEMME dopo secoli
rimane la città più CONTESA al mondo
originario noto come “Città Vecchia”. Terza Roma?
Peraltro, l’esperienza dei cosiddetti Stati «Sì, come venne detta la città di Mosca
crociati creò un’ulteriore occasione d’in- dopo la conquista ottomana di Costan-
contro culturale tra Europa e Oriente». tinopoli. Fu lo zar Ivan III (1440-1505),
Tornando alle divisioni religiose, qual sposo di una nipote di Costantino XI Pa-
è il luogo della città storicamente più leologo, ossia dell’ultimo imperatore bi-
conteso? zantino, ad “attirare” sulla capitale rus-
«Il luogo più conteso della città è sa il ruolo che era stato prima dell’Urbe
senz’altro la cosiddetta spianata delle e poi della stessa Costantinopoli, facen-
moschee, sul Monte del Tempio (conte- do di Mosca una sorta di erede spiritua-
nuto dal celebre Muro del Pianto, parte le del mondo romano-bizantino o, per
di un antico tempio ebraico)». l’appunto, una Terza Roma».
Lasciamo ora la Terrasanta e spostia- Rimanendo in tema di rapporti tra
moci ad Atene, città sbocciata nel I mil- Est e Ovest, è corretto definire Vene-
lennio a.C. e poi a Roma: qual è stato zia, come spesso si usa fare, la “porta
il loro apporto allo sviluppo della no- d’Oriente”?
stra civiltà? «Sì: dal X secolo Venezia si è consape-
«In estrema sintesi, possiamo dire che volmente posta come tramite tra Euro-
Atene fu il luogo della bellezza, della fi- pa e Levante, atteggiandosi in seguito a
losofia, della letteratura e della libertà of- erede dell’Impero bizantino.
ferta dalla democrazia, mentre Roma as- All’interno della città lagunare giunge-
sociò il proprio nome alla gloria, al pote- vano molte merci di provenienza orien-
re e alla moderna organizzazione statale. tale prima di essere distribuite nel conti-
La cultura europea si riassume, di fatto, nente, e molte di esse arrivavano proprio
in un continuo gioco tra queste due cit- da Costantinopoli, la città che nel 1204,
tà e la stessa Gerusalemme, che è capita- durante la quarta crociata, fu saccheggia-
le ideale della fede. Una dialettica a tre, ta dagli stessi veneziani.
REALY EASY STAR

la cui eredità è viva ancora oggi». La stessa edificazione della basilica di


Qual è stato invece il ruolo svolto da San Marco fu accompagnata dalla per-
Costantinopoli? cezione di erigere una “nuova Santa So-
«La cosiddetta “Nuova Roma” – epite- fia”, o Hagia Sophia, nome della celebre
to assunto dopo la rifondazione dell’an- cattedrale cristiana di Costantinopoli, nascimento trasformandosi in una sorta
tica Bisanzio da parte dell’imperatore poi divenuta moschea e infine museo, da di patria dell’arte e della cultura nel pas-
romano Costantino I – è stata percepi- cui furono sottratte molte ricchezze por- saggio dal Medioevo alla modernità».
ta per molti secoli come la portatrice di tate nella basilica veneziana. A proposito di modernità, come so-
una gloria paragonabile a quella di Ro- I segni dei rapporti di Venezia con l’o- no cambiate le grandi città con la rivo-
ma. Capitale dell’Impero bizantino e riente sono peraltro riscontrabili in mol- luzione industriale e lo sviluppo tecno-
poi di quello ottomano, Costantinopo- te sue architetture, e qualcosa di simile è logico del XIX secolo?
li, odierna Istanbul, è al centro delle at- rintracciabile anche molto più a Sud, a «Con l’avvento dell’era industriale e il
tenzioni del mondo musulmano ancora Palermo, città che prima di divenire la relativo trasferimento di molti lavoratori
oggi: i sultani ottomani, conquistando la ricca e meravigliosa capitale del Regno dalle campagne alle città si è assistito allo
città nel 1453, si sentirono infatti eredi di Sicilia, nato nel XII secolo con Rugge- sviluppo di grandi metropoli come Lon-
– per diritto di preda – nientemeno che ro II d’Altavilla, fu il cuore pulsante della dra, Parigi e, dall’altra parte dell’Oceano,
dell’Impero romano. Sicilia islamica». New York, la “Grande Mela”.
Accanto alla rilevanza assunta nel cor- Restando in Italia, qual è stata invece Luoghi ricchi di contraddizioni socia-
so dei secoli dalla “Seconda Roma”, al l’importanza di Firenze? li e di relative diversità architettoniche,
centro degli scambi commerciali e cul- «La città toscana rivestì un’importanza cosmopoliti, caotici e frenetici come in
turali tra Oriente e Occidente, andreb- enorme soprattutto tra XIV e XV seco- passato fu solamente la Roma del I seco-
be inoltre citata l’importanza della “Ter- lo, ossia al tempo dei Medici, allorché di- lo, rimasta in fondo il modello di riferi-
za Roma”». venne la culla dell’Umanesimo e del Ri- mento di ogni metropoli.

8
SGUARDO A ORIENTE
La Serenissima vista dal
pittore veneziano Michele
Marieschi (1710-1744).

Dall’Europa agli Stati Uniti, passan- parte, Unione Sovietica dall’altra. Tra il
do per le odierne potenze asiatiche, ogni 1961 e il 1989 fu quindi tagliata a me-
grande città è peraltro riuscita a mante- tà da una lunga barriera di cemento ar-
nere una propria originalità e una pro- mato, divenendo il triste simbolo della
pria cultura». Guerra fredda».
In alcuni casi, come per esempio a Ge- Venendo al nuovo millennio, qua-
rusalemme, è però capitato che culture le metropoli è oggi degna del titolo di
con valori di riferimento opposti si sia- città-mondo?
no contese una stessa città... «Per rispondere bisogna rivolgere lo
«Già, e in questi casi si sono spesso al- sguardo a Oriente: qui, per spirito co-
zati dei muri, come è accaduto in epo- smopolita e modernità, direi che il ti- FRANCO CARDINI
ca anche più recente a Berlino, una del- tolo possa andare senza alcun dubbio Storico medievalista,
le principali culle della cultura moderna, è esperto di rapporti tra Europa cristiana e islam.
a Shanghai, vivace megalopoli che è
capitale della scienza, della tecnologia e espressione economica e culturale del- Tra i suoi saggi più famosi:
La crociata dei fanciulli (Giunti) e Il califfato e
della civiltà industriale che nel Secon- la crescente potenza cinese e che, nello l’Europa. Dalle crociate all’ISIS: mille anni di paci e
do dopoguerra, dopo esser stata fatico- stesso tempo, ha un carattere occiden- guerre, scambi, alleanze e massacri (Utet).
samente strappata al nazismo, fu con- tale: elementi che hanno fatto sì che stia
tesa dalle grandi potenze vincitrici: Sta- spodestando New York come centro de-
ti Uniti, Gran Bretagna e Francia da una gli equilibri mondiali». t

9
GEOGRAFIA DELLE IDEE

L’uomo GIUSTO al posto


giusto. Non è un CASO se in
certi LUOGHI c’è stata una
così alta concentrazione di
benessere e GENIALITÀ:
ecco le città simbolo di
questo FENOMENO

AP TALI

CULTURA

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INNOVATORI
A destra, dall’alto:
Sigmund Freud,
Gustav Klimt
(protagonisti
dell’ondata di
genialità nella
Vienna fin de siècle),
Leonardo da Vinci,
personaggio simbolo
del Rinascimento
italiano.
L’APOGEO DELLA GRECIA CLASSICA
Cresciuta economicamente dopo le Guerre persiane, Atene si impose come centro del
mondo greco. Vi giunsero filosofi, artisti e avventurieri, attratti dal mecenatismo di Pericle
PLATONE (428-348 A.C.) PERICLE (495-429 A.C.) SOFOCLE (496-406 A.C.)
Fu discepolo di Socrate e Guidò la politica ateniese per oltre trent’anni, tra il 461 e il 429 a.C. Autore tragico e stratega,
maestro di Aristotele. GENIO PERCHÉ: statista diventato un modello per i posteri, esaltò la democrazia amico di Pericle.
GENIO PERCHÉ: con le ateniese e fece della sua città un centro di cultura. GENIO PERCHÉ: rivoluzionò
sue dottrine metafisiche, la tragedia introducendo
etiche, politiche ed este- il“terzo attore”. Con i suoi
tiche, ha influenzato il complessi personaggi
destino della filosofia (ma (Edipo, Elettra) avviò una
anche della letteratura) riflessione sulla condizione
occidentale. umana, ancora attuale.

DEMOCRITO (460-370 A.C.) SENOFONTE (430-355 A.C.)


Filosofo originario della Detto“ape attica”, fu l’autore
Tracia, scelse di fermarsi più versatile: scrisse su di-
ad Atene. versi argomenti.
GENIO PERCHÉ: per la sua GENIO PERCHÉ: si può consi-
teoria atomista è ritenuto derare il primo divulgatore.
il padre della fisica.
PROTAGORA (486-411 A.C.)
ANASSAGORA (496-428 A.C.)
Nato in Tracia, soggiornò
Nel 462 a.C. si stabilì ad
più volte ad Atene.
Atene, importandovi la
GENIO PERCHÉ: è il padre
filosofia dall’Anatolia.
della sofistica, che poneva
GENIO PERCHÉ: fu il primo
l’uomo al centro della rifles-
fisico pluralista (“tutte le
sione filosofica.
cose sono in ogni cosa”).

TUCIDIDE (460-404 A.C.) ARISTOFANE (450-385 A.C.)

ATENE
Ateniese, tra i massimi Commediografo, viveva la
storici dell’antichità. sua attività come una mis-
GENIO PERCHÉ: La Guer- sione educatrice.
ra del Peloponneso è GENIO PERCHÉ: è conside-
ritenuto un capolavoro VIV SECOLO A.C. rato l’inventore della satira
moderno. socio-politica.

EURIPIDE (485-407 A.C.) SOCRATE (470-399 A.C.)


Tragediografo, fu amico di Discuteva spesso nell’agorà
Socrate e rivale di Sofocle. con i sofisti e con i numero-
GENIO PERCHÉ: grande si discepoli e ammiratori.
sperimentatore, tratteggiò GENIO PERCHÉ: fu tra i
le dinamiche psicologiche FIDIA (490-430 A.C.) IPPOCRATE (460-377 A.C.) principali filosofi antichi,
con inedito realismo. I suoi Ad Atene progettò il Partenone. Medico, nato a Kos, contribuì a vincere la soprattutto per il metodo
eroi tormentati, spesso GENIO PERCHÉ: dimostrò eccezionali peste di Atene nel 429 a.C. d’indagine (il dialogo critico
donne (Medea, Fedra, An- abilità di architetto e scultore, GENIO PERCHÉ: rivoluzionò la medicina, e l’induzione). È considera-
dromaca), sono“moderni”. diventando l’artista più richiesto. liberandola dalle influenze divine. to il padre dell’etica.

S
olitario, malinconico e un po’ Ebbene, questa idea è destinata a tra- ma sono concentrate in particolari luo-
matto. È questa l’immagine ro- montare. E non solo perché tutti gli stu- ghi e in particolari periodi. Insomma: se
mantica del genio, l’individuo di sulla genialità dimostrano che dietro a si va a vedere chi bazzicava nell’agorà di
molto più avanti dei suoi con- ogni talento eccezionale ci sono sempre Atene nel V secolo a.C., per le vie di Fi-
temporanei, che tende a isolarsi perché anni e anni di impegno e una buona do- renze nel Rinascimento, nei porti olan-
il mondo non lo capisce e lo capirà do- se di stacanovismo. Ma soprattutto per- desi del Seicento, nei salotti della Vienna
po la sua morte. Un’immagine rinforzata ché, facendo un’analisi storica del feno- fin de siècle o nei caffè parigini degli Anni
dall’idea antica, e non del tutto superata, meno, ci si accorge che le menti più ge- ruggenti, e forse anche nelle startup del-
che un genio sia tale fin dalla nascita, de- niali non sono sparse qua e là nello spa- la Silicon Valley di qualche anno fa, viene
stinatario di un “dono divino”, come si zio e nel tempo, come ci si aspetterebbe proprio da pensare che per diventare un
diceva ieri, o di un patrimonio genetico se si trattasse di un fenomeno puramen- genio sia importante, prima di tutto, tro-
eccezionale, come si direbbe oggi. te casuale (un “dono” piovuto dal cielo), varsi nel posto giusto al momento giusto.

11
IL RINASCIMENTO ITALIANO
Fu un’epoca di splendore culturale segnata da una fioritura senza precedenti di
“multiformi ingegni”, il cui segno distintivo fu senza dubbio il singolare eclettismo
MICHELANGELO (1475-1564)
DONATELLO (1386-1466) Scultore, pittore, architetto e poeta, si formò nella bottega del MASACCIO (1401-1428)
Scultore, visse e lavorò soprat- Ghirlandaio. Nel 1418 andò a Firenze.
tutto a Firenze. GENIO PERCHÉ: con opere come il David o la Cappella Sistina, è GENIO PERCHÉ: rinnovò la
GENIO PERCHÉ: superò l’arte uno degli artisti più grandi di sempre. pittura rifiutando gli eccessi
romana classica con un decorativi del tempo e intro-
espressionismo nuovo e ducendo figure plastiche e
inquieto. “reali”.

LEONARDO DA VINCI FILIPPO BRUNELLESCHI


(1452-1519) (1377-1446)
Pittore, ingegnere e scien- Architetto e ingegnere.
ziato, visse anche a Firenze. GENIO PERCHÉ: nella gran-
GENIO PERCHÉ: eclettico in- diosa cupola del Duomo di
novatore, è ritenuta la men- Firenze adottò numerose
te più grande dell’umanità. soluzioni innovative.

PIERO DELLA FRANCESCA

FIRENZE
LORENZO DE’ MEDICI
(1415-1492)
(1449-1492)
Pittore e matematico.
Il“Magnifico”fu signore di
GENIO PERCHÉ: brillò per il
Firenze dal 1469 alla morte.
GENIO PERCHÉ: mecenate e TRA IL ’400 E IL ’500 rigore della ricerca prospet-
tica, la plasticità delle figure
poeta, promosse una politi-
e l’uso della luce.
ca di pace ed equilibrio.
FRANCESCO DI GIORGIO
RAFFAELLO SANZIO MARTINI (1439-1501)
(1483-1520) Ingegnere e artista.
Nato a Urbino, frequentò GENIO PERCHÉ: per i trattati
assiduamente Firenze. di architettura militare, è
GENIO PERCHÉ: innovò l’uso LEON BATTISTA ALBERTI (1404-1472) ritenuto il fondatore dell’arte
del colore e rivaleggiò con Architetto, progettò tra l’altro la facciata di Santa Maria Novella a Firenze. fortificatoria.
Michelangelo. GENIO PERCHÉ: fu maestro della prospettiva.
NICCOLÒ MACHIAVELLI
PAOLO DAL POZZO LUCA PACIOLI (1445-1517) (1469-1527)
TOSCANELLI (1397-1482) Nato a San Sepolcro (Arezzo), nel 1470 entrò nell’ordine francescano. Storico, statista e filosofo
Medico, matematico, astro- GENIO PERCHÉ: è considerato il fondatore della moderna contabilità. dedicò a Cesare Borgia l’opera
nomo e cartografo. SANDRO BOTTICELLI (1445-1510) Il Principe.
GENIO PERCHÉ: ispirò il viag- Con Leonardo frequentò la bottega del Verrocchio. GENIO PERCHÉ: è il fondatore
gio di Cristoforo Colombo. GENIO PERCHÉ: dipinse una bellezza malinconica e senza tempo. della scienza politica.

Un essere speciale. Il fenome- senza fin dalla nascita. Un’idea ripre- pio fu le Vite de’ più eccellenti pittori, scul-
no del genio affascina fin dall’antichi- sa nel Rinascimento, quando la fama e tori et architettori di Giorgio Vasari. Nel
tà. I Greci (che diedero l’avvio al cul- l’immortalità si imposero come virtù in Settecento, gli autori dell’Encyclopédie
to dei grandi uomini) lo chiamava- contrapposizione all’esaltazione medioe- dedicarono sei pagine alla voce “genio”.
no daimon e lo consideravano una sor- vale dell’umiltà. Anni in cui si affermava Confermando l’idea di un dono per po-
ta di voce interiore ispirata dagli dèi. I un nuovo genere letterario: la biografia di chi. Perfino Kant (1724-1804) affermò
Romani lo chiamavano genius (da ge- uomini illustri (ripreso dalle Vite parallele che il genio è una qualità che non si tra-
no, generare) per sottolinearne la pre- del greco Plutarco), il cui massimo esem- smette ma è concessa dalla natura.

12
IL SECOLO D’ORO OLANDESE
Geni non si nasce. Il primo a met-
tere in discussione l’idea del dono divi-
no fu Darwin. E dopo di lui diversi stu-
Favorite dai commerci e dall’umanesimo di Erasmo da Rotterdam, di hanno gradualmente messo in luce
le scienze e le arti olandesi divennero le più acclamate del mondo una verità offuscata dal mito dell’“essere
speciale”. «Il genio non è affatto un do-
REMBRANDT (1606-1669)
no elargito magicamente a pochissimi
Nato a Leida, visse gran fortunati», sosteneva lo psicologo inglese
CHRISTIAAN HUYGENS parte della sua vita ad CARTESIO (1596-1650) Michael Howe.
(1629-1695) Amsterdam. Fu scoperto
dal padre di Christiaan
Filosofo e matematico fran- L’analisi delle biografie di personali-
Matematico, fisico e astro- cese lavorò in Olanda dove
nomo, amico di Cartesio e Huygens. pubblicò il suo Discorso sul
tà eccezionali permise a Howe di indivi-
Pascal. GENIO PERCHÉ: il suo uso metodo. duare una serie di caratteristiche comu-
GENIO PERCHÉ: inventò della luce e gli autoritratti GENIO PERCHÉ: il filosofo del
ne fanno un maestro unico.
ni: grande interesse per il proprio lavoro,
l’orologio a pendolo, spiegò “cogito ergo sum” è consi-
gli anelli di Saturno e fece derato il primo pensatore
impegno costante, senso di indipenden-
scoperte sull’ottica e sul cal- moderno. Diede vita anche za, concentrazione, tolleranza alle frustra-
colo delle probabilità. al razionalismo. zioni e capacità di sopportare uno sforzo
mentale prolungato. Una ferrea autodi-
sciplina seguirono, per esempio, Masac-
cio, Edgar Allan Poe, Cézanne, Miche-
langelo, Leonardo (i cui taccuini testimo-
niano un’attività forsennata di ricerca, al
limite dell’ossessività), Beethoven (che
scriveva fino alle tre del mattino), Flau-
bert (che lavorava dalle 10 alle 12 ore al
giorno) o Chopin (che stava fino a sei set-
timane sulla stessa pagina).
Ammucchiate geniali. Se il genio –
fenomeno raro – non è innato, se ne de-
duce che il contesto sia determinante per
permettere lo sviluppo delle potenziali-
tà. Sarebbero dunque anche le condizio-
ni storiche a permettere lo sviluppo di

AMSTERDAM Rembrandt: genio


per il sapiente uso
XVII SECOLO del chiaroscuro
e per la teatralità
dei suoi dipinti.

GETTY IMAGES
ANTONI VAN LEEUWENHOEK JAN VERMEER (1632-1675) BARUCH SPINOZA
(1632-1723) Nato a Delft, fu un grande (1632-1677)
Ottico e naturalista, visse a pittore fiammingo. Filosofo, nacque e si formò
Delft e ad Amsterdam. GENIO PERCHÉ: i suoi ad Amsterdam.
GENIO PERCHÉ: inventò il quadri sono frutto di una GENIO PERCHÉ: criticò le
microscopio, scoprendo tecnica unica. Con un letture irrazionalistiche
così protozoi e batteri e uso sapiente della luce e della Bibbia e tutte le forme
gettando le basi della mi- dei colori, conferiva una di dispotismo, segnando un
crobiologia. Scoprì anche grande forza psicologica ritorno alla razionalità greca
i globuli rossi del sangue. ai suoi dipinti. e anticipando l’Illuminismo.

A far fiorire L’OLANDA contribuì


L’ENERGIA a basso costo prodotta
dai MULINI a vento
LA CAPITALE FIN DE SIÈCLE
Tra il 1890 e il 1918 ricerca artistica, scienza, letteratura, nascita della psicoanalisi
e fiorire della cultura ebraica fecero di Vienna il fulcro cosmopolita della modernità
SIGMUND FREUD ARTHUR SCHNITZLER (1862-1931) LUDWIG WITTGENSTEIN
(1856-1939) Scrittore viennese, fu molto influenzato dalle teorie di Sigmund Freud. (1889-1951)
La sua famiglia, di origine GENIO PERCHÉ: rivelò la sessualità inconscia delle donne con l’innovativo ricorso Filosofo, ingegnere e
ebraica, si trasferì a Vienna al monologo interiore (come nei racconti La signorina Else e Doppio sogno). logico di origini ebrai-
nel 1860. che. Scrisse il Tractatus
GENIO PERCHÉ: rivoluzionò logico-philosophicus.
il modo di considerare la GENIO PERCHÉ: diede
mente umana. Scoprì i contributi fondamen-
processi psichici inconsci e tali alla filosofia del
fondò la psicoanalisi. linguaggio.

KURT GÖDEL (1906-1978) OSKAR KOKOSCHKA


Matematico e logico, (1886-1980)
frequentò il Circolo di Frequentò Klimt e Schiele,
Vienna, luogo di ritrovo di amò Alma Mahler.
scienziati e filosofi. GENIO PERCHÉ: dipingeva gli
GENIO PERCHÉ: è tra i più aspetti più duri e sconcer-
grandi logici della Storia. tanti dell’esistenza.

ADOLF LOOS (1870-1933) ERNST MACH (1838-1916)


Architetto, amico dell’au- Fisico e filosofo, studiò
tore satirico Karl Kraus. all’Università di Vienna.
GENIO PERCHÉ: è uno dei GENIO PERCHÉ: diede con-
pionieri dell’architettura tributi fondamentali alla
moderna e un anticipato- fisica sperimentale e alla
re della Bauhaus. cosmologia.

EGON SCHIELE (1890-1918) ARNOLD SCHÖNBERG


Pupillo di Klimt, morì a 28
anni per la “spagnola”.
GENIO PERCHÉ: con i suoi
VIENNA (1874-1951)
Di famiglia ebrea.
GENIO PERCHÉ: fu il primo
nudi tormentati è uno
dei massimi esponenti
FINE ’800PRIMO ’900 musicista ad allontanarsi dal
sistema tonale per il metodo
dell’espressionismo. dodecafonico.

GUSTAV KLIMT (1862-1918) GUSTAV MAHLER (1860-1911)


Nacque e visse a Vienna. Compositore e direttore
Nel 1897 ebbe una breve d’orchestra di origine ebrai-
storia d’amore con Alma ca. Per i ripetuti tradimenti
Mahler. della moglie Alma, si rivolse
GENIO PERCHÉ: iniziatore ROBERT MUSIL (1880-1942) anche a Sigmund Freud.
dell’Art Nouveau, amante Scrittore, ottenne il dottorato in filosofia con una tesi sulle teorie GENIO PERCHÉ: sviluppò
dei simboli, fu il primo arti- di Mach. A Vienna lavorò come bibliotecario all’istituto tecnico. il linguaggio romantico,
sta a tener conto dell’incon- GENIO PERCHÉ: il suo capolavoro, L’uomo senza qualità (ambientato aprendo la strada alla musi-
scio nelle sue opere. a Vienna), denuncia in modo caustico la crisi della modernità. ca del Novecento.

queste caratteristiche. Valutando le epo- filosofia platonica nell’antica Grecia, l’u- I geni abbondano quando aumenta-
che e le città in cui il fenomeno si è veri- manesimo premessa del Rinascimento e no le libertà individuali: come è accadu-
ficato, si possono ipotizzare almeno cin- del Secolo d’oro olandese, la passione in- to quando l’impero asburgico ha esteso
que fattori-chiave. tellettuale per l’introspezione che inau- agli ebrei l’accesso alle libere professioni.
1. Il primo è la fioritura economica, con gurò a Vienna quella che il premio No- E quando l’innovazione è sollecitata per
la disponibilità di risorse a cui accedere bel Eric Kandel ha battezzato L’età dell’in- reagire a un passato da dimenticare: è il
per realizzare i propri progetti. conscio (Raffaello Cortina) e oggi il mito caso delle avanguardie artistiche parigine
2. Il secondo è la presenza di commit- americano del self made man, che ha spin- dopo la Prima guerra mondiale ma anche
tenti e mecenati, in grado di riconoscere to personaggi come Steve Jobs o Mark dell’Europa minata dalla peste del Trecen-
il talento e di investirvi. Zuckerberg a credere nei propri progetti. to, cui seguì un desiderio di “rinascita”.
3. Il terzo è un clima culturale che valo- 4. Il quarto fattore è la libertà d’azione e 5. Il quinto, infine, è il contatto con al-
rizzi l’uomo e le sue capacità. Come fu la l’apertura al nuovo e al diverso. tri talenti straordinari, che favorisce la col-

14
Nella VILLE GLI “ANNI RUGGENTI”
LUMIÈRE dopo
A Parigi tra le due guerre, a Montmartre e Montparnasse,
la Grande guerra si intrecciarono le avanguardie artistiche americane ed europee
c’era voglia di AMEDEO MODIGLIANI (1884-1920) SALVADOR DALÍ (1904-1989) MARCEL DUCHAMP (1887-1968)

RICOMINCIARE Livornese, si trasferì a Montmar-


tre nel 1906.
Spagnolo, visitò per la prima
volta Parigi nel 1926.
A Parigi tra il ’23 e il ’42.
GENIO PERCHÉ: fu l’inventore
GENIO PERCHÉ: i suoi nudi e volti GENIO PERCHÉ: artista polie- dell’arte concettuale (l’opera
ripartendo da zero femminili sono capisaldi dell’arte
moderna.
drico ed eccentrico, è noto
soprattutto per le immagini
più celebre è l’urinatoio
rovesciato).
suggestive e bizzarre delle sue
MARCEL PROUST (1871-1922) opere surrealiste. ERNEST HEMINGWAY
laborazione, ma anche la competizione. Di famiglia ricca, frequentò gli (1899-1961)
Tendono invece a scoraggiare lo sviluppo ambienti raffinati dell’aristo- Giunse a Parigi con gli scritto-
crazia parigina. ri espatriati americani.
della creatività i regimi totalitari in cui vi- GENIO PERCHÉ: scrisse il GENIO PERCHÉ: molte sue
ge la censura, alcune convinzioni religiose monumentale romanzo Alla opere sono pietre miliari del-
(come l’idea che la fortuna dell’uomo sia ricerca del tempo perduto. la letteratura americana.
solo nell’aldilà), la crisi economica e l’as-
senza di meritocrazia.
Incompresi. Resta, però, un’ultima
considerazione: i “momenti d’oro” del-
le città qui descritte furono anche quelli
meglio tramandati ai posteri.
Questo potrebbe averci indotto a pen-
sare che quelle città in quel dato momen-
to avessero prodotto un numero spropo-
sitato di geni.
È quindi possibile che epoche e luoghi
meno conosciuti o meno portati a esalta-
re il genio pullulassero di altrettanti talen-
ti, che non hanno però goduto del privi-
legio di passare alla Storia. t
Marta Erba
PARIGI
ANNI ’20 E ’30

PABLO PICASSO (1881-1973) MAN RAY (1890-1976)


Spagnolo, nel 1900 si trasferì a Nato a Philadelphia, seguì
Parigi. LUIS BUÑUEL (1900-1983) Duchamp a Parigi. Qui co-
GENIO PERCHÉ: massimo espo- Spagnolo, esordì a Parigi con il corto- nobbe gli artisti più influen-
nente del cubismo, cambiò per metraggio Un chien andalou (1928). ti, soprattutto i surrealisti.
sempre la storia della pittura e GENIO PERCHÉ: surrealista, è stato uno GENIO PERCHÉ: rivoluzionò
dell’arte. dei più grandi registi del XX secolo. l’arte della fotografia.

GEORGES SIMENON (1903-1989) ANTONIN ARTAUD (1896-1948) HENRI MATISSE (1869-1954)


Scrittore nato a Liegi, si trasferì a Nato a Marsiglia, nel 1920 si trasferì A Parigi dal 1887.
Parigi nel 1922. a Parigi. GENIO PERCHÉ: è l’esponente
Con Hemingway GENIO PERCHÉ: creatore GENIO PERCHÉ: è considera- di maggior spicco della cor-
giunsero a Parigi del commissario Maigret, to il “padre” di molto teatro rente artistica dei Fauves.
gli scrittori della scrisse circa 500 romanzi. contemporaneo.
lost generation,
tra cui Fitzgerald, MARC CHAGALL (1887-1985) ALBERTO GIACOMETTI (1901-1966) PIET MONDRIAN (1872-1944)
Miller, Steinbeck, Pittore russo di origini ebraiche, a Nato nel canton Grigioni (Svizzera), Olandese, visse a Parigi tra il
Parigi dal ’23. studiò a Parigi. 1919 e il 1938.
Eliot.
GENIO PERCHÉ: è uno degli arti- GENIO PERCHÉ: scultore innovativo GENIO PERCHÉ: il suo stile
sti più originali e fantasiosi del per le sue figure esili ed essenziali. “minimalista” continua a
Novecento. ispirare l’arte e il design.

15
LE ORIGINI

SOTTO LE MURA DI
GERICO
N
ella Bibbia, solo la volontà divina per-
Alla SCOPERTA dei mise agli Ebrei di far cadere le sue
SEGRETI di una delle più mura inespugnabili. Ci volle un’o-
perazione di spionaggio, un lungo
antiche città del MONDO, rituale (sette giri attorno alla città, sette sacerdo-
ti, sette trombe e il grido di guerra del popolo di
resa CELEBRE dalla Bibbia Israele) ma alla fine, con il provvidenziale aiuto di
Dio, le mura di Gerico vennero giù, permetten-
do agli Israeliti di sterminarne gli abitanti (tutti
tranne la prostituta Raab, alleata degli assedianti).
Ma la storia di Gerico è anche molto altro e sot-
to le sue mura (quelle vere, non quelle bibliche) gli
archeologi hanno trovato le tracce di una vicenda
plurimillenaria. Di recente Gerico ha festeggiato i
suoi primi 10mila anni: veneranda età, che ben po-
chi altri siti archeologici del Pianeta possono van-
tare. Oltre al record di prima città, Gerico riven-
dica (ma non tutti sono d’accordo) anche le prime
mura urbane, i più antichi mattoni, le prime prove
di un culto dei morti in una città e un ruolo deter-
minante nella domesticazione di piante e animali,
punto di svolta della civiltà.
Mito o realtà? Ma torniamo un attimo alla
Bibbia. Lì Gerico è la prima città incontrata e con-
quistata dal popolo di Israele quando, dopo l’eso-
do dall’Egitto, sta per arrivare nella Terra promes-
sa sotto la guida di Giosuè. Ma come andarono
realmente le cose? All’epoca (intorno all’XI seco-
lo a.C.) Gerico era il baluardo che a nord del Mar
Morto sorvegliava l’accesso alla Palestina. Una por-
ta attraverso cui il popolo ebraico doveva per for-
za passare.
Gli archeologi dapprima pensarono di aver tro-
vato una parziale conferma alla versione della Bib-
bia: scavando (fin dal 1868) a nord del Mar Mor-
to avevano scoperto non lontano dalla Gerico mo-
derna una città fortificata le cui tracce provavano
molte ricostruzioni nei secoli. Ma a distruggerla a
ripetizione non erano stati gli Ebrei, bensì i farao-
ni egizi, come dicevano diverse fonti. Un altro dato
poi non tornava: l’ultima rovinosa caduta era avve-
nuta, dicono gli scavi, nel XV secolo a.C., quattro
LE PRIME MURA secoli prima dell’Esodo. Giosuè, arrivando a Ge-
La caduta di Gerico rico, avrebbe trovato solo rovine. E quello biblico
secondo l’artista sarebbe un racconto simbolico, ispirato dalla fama
Tamas Galambos. di Gerico “città delle mura” e “porta del Levante”.
La storia di Gerico era cominciata dunque molti
secoli prima. Ma è altrettanto affascinante. Gerico
fu uno dei primi insediamenti stabili dell’umani-
tà, abitato per 10mila anni, già protetto da una cin-
BRIDGEMAN /MONDADORI PORTFLIO

ta muraria quando ancora non esistevano la scrit-


tura e neppure la ceramica, con una comunità che
iniziava a coltivare le piante e ad allevare il bestia-
me. Se oggi la maggior parte della popolazione del-
la Terra abita in grandi città, si deve anche a quel
processo iniziato in Palestina.

17
LESSING CONTRASTO
L’ ENIGMA di Gerico è l’assenza di
LESSING/CONTRASTO

reperti RELIGIOSI dal Neolitico in


poi. SCOMPARSI o mai esistiti?
L’oasi perfetta. La fortuna di Gerico fu la sua sto spiega uno dei ritrovamenti più sensazionali di MEDITAZIONI
posizione: sorgeva in un’area favorita dalla natu- tutta la storia dell’archeologia: una grande torre in E MIRACOLI
ra. Ricca di acqua potabile, di animali che vi si ab- pietra e le mura del Neolitico preceramico, cioè Due episodi dei
beveravano e di uccelli migratori che vi sostavano, erette prima che quegli stessi uomini e donne im- Vangeli ambientati
a Gerico: san
aveva condizioni perfette per far crescere, prima parassero a modellare vasi. Giovanni Battista in
spontaneamente e poi con la cura dell’uomo, pal- Già prima dell’8000 a.C. l’insediamento era este- meditazione visto da
me, orzo, grano, legumi, vite, olivi. A una decina so su almeno quattro ettari e contava circa 2mila Hieronimus Bosch
di chilometri c’era poi il Mar Morto, fonte di sa- abitanti che vivevano in capanne circolari. E già a (XVI secolo) e (a
destra) Gesù ridà la
le e di bitume. Inoltre era il miglior guado sul fiu- quell’epoca fu eretto un muro di pietra alto alme- vista a un cieco,
me Giordano tra le steppe orientali abitate da no- no 5,75 metri, la cui funzione non è ancora stata in un mosaico
madi (percorse da vie carovaniere) e i terreni ospi- ravennate (VI secolo).
tali e fertili della Palestina, affacciati sul Mediter-
raneo. Del resto, la zona fu al centro di traffici già
nel periodo preistorico, come attesta per esempio “Location” evangelica
la presenza di ossidiana, conchiglie e turchesi giun-

R
icordate il pubblicano basso. Il buon samaritano si fermò
ti da lontano. Zaccheo (esattore delle tasse invece fra Gerusalemme e Gerico
L’idea di potersi stabilire in via definitiva su un per i Romani), che sale su un a dare soccorso a un viandante
territorio che offriva così tante opportunità deve albero per vedere Gesù? E la para- attaccato dai briganti.
avere attratto in modo irresistibile, 10mila anni fa, bola del buon samaritano? Sono Moderna. Va detto però che la
due degli episodi dei Vangeli am- Gerico dell’età greca, romana e
la prima comunità. Basti pensare che la grande sor- bientati a Gerico. La città infatti bizantina, cioè quella del Vangelo,
gente fonte di vita secolare per Gerico sgorga an- ha un ruolo importante nel Nuovo non era esattamente la stessa del-
cora a Tell es-Sultan, come si chiama oggi il sito ar- Testamento: la tradizione colloca le origini. Sorgeva poco distante
cheologico (v. ricostruzione a fine articolo). i 40 giorni passati da Gesù nel dall’attuale collina di Tell es-
Murata. I primi abitanti furono cacciatori che deserto vicino alla città biblica. Sultan, e continuò a prosperare.
nell’oasi avevano trovato prede e frutti spontanei. Nani e samaritani. A Gerico Gesù Della Gerico islamica si conserva-
Ma presto impararono ad addomesticare ovini, bo- passò molte volte, fece miracoli no le splendide rovine del Palazzo
(guarì un cieco) e incontrò l’esat- di Hisham (con moschee e terme
vini e piante commestibili, come l’orzo. A questo tore Zaccheo, che restituì i soldi ai incorporate) dell’VIII secolo. E
punto la comunità era diventata qualcosa di diver- poveri e ai truffati dopo aver visto nel 1994 fu la moderna Gerico
so da una semplice tribù. L’insediamento intorno Gesù da un albero di sicomoro la prima città passata da Israele
alla sorgente era cresciuto e si era dato una struttu- su cui era salito essendo troppo all’Autorità nazionale palestinese.
ra politica capace di ottimizzare le forze. Solo que-

18
GETTY IMAGES
più antica del mondo», spiega Lorenzo Nigro, di-
rettore della missione archeologica dell’Universi-
tà La Sapienza di Roma che ha permesso di svelare
RUE DES ARCHIVES/MONDADORI PORTFOLIO

molti dei misteri sulla città. Per esempio, accanto


alla torre, l’équipe italiana ha scoperto i più antichi
mattoni conosciuti: sono di fango e paglia, hanno
una forma a “pagnottella” e conservano le impron-
te dei pollici di quegli antichi muratori. «È il pri-
mo caso noto di architettura modulare, con i mat-
toni a forma di filone di pane, montati a file alter-
ne e tenuti insieme da una malta a base di cenere e
FALSI MERITI del tutto chiarita. In molti la considerano la prima fango», spiega Nigro. «La torre e il muro a cui que-
Sopra, la presa di opera di architettura pubblica difensiva al mon- sta era collegata furono costruiti a scopo apparente-
Gerico riportata do, ma c’è anche chi ritiene che si trattasse solo di mente difensivo. Ma qui c’è un enigma, perché non
da Giosuè (qui in
una miniatura dal recinzioni legate all’allevamento, per tenere fuori si sa da chi quell’antichissima popolazione doves-
Salterio di san Luigi, gli animali feroci e impedire a quelli domestici di se difendersi». Di certo, non dal popolo di Israele.
del XIII secolo) non scappare. Altri ancora pensano invece a un modo Protoreligione. Circa 8mila anni fa avvenne
è attendibile: a per delimitare simbolicamente l’insediamento, dal un’altra svolta importante: le case passarono da cir-
quell’epoca le mura
erano già macerie. punto di vista civile e soprattutto sacrale. colari a rettangolari, il che vuol dire che potevano
In alto a destra, in Nuove scoperte. Ma sono quelli della torre i man mano essere aggiunte altre stanze, trasforman-
una miniatura del XV resti più sorprendenti. Questa struttura circola- do l’abitato in un centro articolato. Era la prova di
secolo, Gerico fa da re in pietra misura otto metri di diametro e altret- una società che stava cambiando.
sfondo a Giovanni
XXII sul trono di tanti di altezza, e presenta i resti di una scala inter- Allo stesso periodo gli archeologi fanno risalire
Avignone. na per accedere alla sua cima. Anche in questo ca- un’altra grossa novità. A Gerico era praticato il cul-
so la funzione della costruzione non è chiara: una to dei morti, il primo attestato nella Storia. Qui,
torre difensiva o una piattaforma di avvistamento? infatti, sono stati ritrovati scheletri sepolti ordina-
Meno probabile che fosse una struttura sacra. «La tamente ma senza testa, mentre teschi con fattezze
presenza della cinta fortificata e le dimensioni del- modellate in argilla e dettagli decorati con conchi-
la Gerico neolitica, oltre a testimoniare il notevo- glie sono stati rinvenuti nelle case: evidentemen-
le grado di complessità sociale raggiunto così pre- te si usava conservare rispettosamente le teste de-
sto, sono alla base della sua fama universale di città gli avi. La testimonianza più antica (uno di que-

19
Situata 240 METRI sotto il livello del MARE,
Gerico è il più “basso” sito ABITATO sulla Terra
sti crani, sepolto in un recipiente di pietra a pochi Senza templi. Nonostante gli sca-
metri dalla torre) è emersa proprio grazie agli sca- vi condotti sui resti dell’acropoli e nel-
vi italiani. la necropoli di quell’epoca, di templi
La vera stranezza è però che nei secoli succes- non c’è invece alcuna traccia. E po-
sivi, quando si stabilizzarono l’agricoltura, l’alle- chissimo è il materiale legato a culti.
vamento e l’uso della ceramica e quando (nel IV Forse i templi erano in zone dell’acropoli
millennio a.C.) si sviluppò ulteriormente la città, poi distrutte? È una delle ipotesi. In ogni caso,
non si trovano più tracce di manifestazioni religio- a quali dèi sarebbero stati dedicati quei templi? Per
se. Pochi aspetti religiosi appaiono anche nel III e ora le supposizioni indirizzano verso il “pantheon”
II millennio a.C., quando la città visse diversi mo- semitico: El, dio del cielo, e Baal, signore della città.
menti di splendore diventando capitale dei Cana- La necropoli, insieme alle prove del culto degli
nei, popolo imparentato con gli Hyksos che inva- antenati, ha tuttavia svelato almeno un altro im-
sero l’Egitto. portante segreto legato a Gerico. Nella tomba di
In tutti questi passaggi Gerico restò la “città del- una principessa un recente ritrovamento ha col-
le mura” anche nell’Età del bronzo: fra il 2700 e il pito gli studiosi: un sigillo con geroglifici egizi,
2350 a.C. raddoppiò la cinta di fortificazione; nel che ha permesso di scoprire il nome antico del-

BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO
periodo successivo (2000-1550 a.C.) quelle prote- la città. I suoi abitanti la chiamavano Ruha, cioè
zioni furono alzate, costruite e ricostruite, si calco- “Profumo”. Forse era il profumo dell’oasi, che
la, una quindicina di volte, e vi apparvero le grandi aleggia ancora dopo 10mila anni. t
porte tipiche delle città siriane e palestinesi. Aldo Bacci

DIVINITÀ E PROTOCITTÀ
A destra, statuetta di Baal (XIII
sec. a.C.), divinità semitica forse
adorata a Gerico. A sinistra,
Gerusalemme e dintorni in un
manoscritto dell’XI secolo.

Le prime città a confronto

C
i sono altri siti comunità, specialmente in
archeologici che funzione difensiva. Non c’e-
contendono a Gerico rano mura, ma le case erano
il suo primato. Detto infatti addossate le une alle altre e
che solo nel IV millennio si entrava in casa dal tetto,
nacque una città con un in modo da offrire verso l’e-
potere centralizzato e ben sterno un fronte compatto e
riconoscibile, una chiara di- inaccessibile.
visione del lavoro che favorì Esotiche. Se la Mezzaluna
lo sviluppo della scrittura, e fertile fu il luogo privilegia-
detto che questa città può to per lo sviluppo umano,
per ora essere individuata altri centri sorsero spon-
nella mesopotamica Uruk, taneamente in ogni parte
in molte parti del Pianeta del Pianeta, parallelamente
sono state trovate tracce di alla maggiore disponibili-
“protocittà”. tà di cibo ottenuto con la
Turca. Tra le concorrenti domesticazione di cereali
più antiche c’è C,atal Hüyük, e bestiame. Per esempio,
oggi in Turchia. Anche qui, in Cina, il sito di Hemudu
nel VII millennio prima di risale al 5000 a.C., mentre si
Cristo, il senso di “città” dovette aspettare un altro
veniva dallo spirito di colla-
GETTY IMAGES

millennio per la peruviana


borazione tra i membri della Sechín Bajo.
LA CITTÀ

neo
rra
DEI RECORD
Gerico

ite
ed
rM
Gerusalemme
a

GIORDANIA
M
Mar
Fra i quattro e i cinquemila anni Morto
fa Gerico toccò il suo apogeo: aveva
ISRAELE
doppie mura, un vasto abitato e
EGITTO
un’acropoli. Ecco come doveva
apparire, secondo le ultime ipotesi. Le MURA dell’Età del
bronzo conservano
tracce di una sola torre di
avvistamento.

Sull’ACROPOLI
c’erano residenze Da primitive CAPANNE
e forse templi. circolari le case divennero
edifici in muratura a
pianta quadrata.

MURA INTERNE

MURA ESTERNE

ILL. M. PATERNOSTRO
Le PORTE delle mura
erano di tipo siriano,
monumentali.

A Gerico sono stati trovati i più Le mura erano alte circa sei La torre neolitica di Gerico: La sorgente di Gerico era
antichi mattoni: “pagnotte” di metri, in origine di mattoni, all’epoca di questa ricostruzione frequentata da animali
fango e paglia. cenere e fango. era sepolta ai piedi dell’acropoli. selvatici, presto domesticati.

21
LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO

MESOPOTAMIA
BABILONIA, capitale del più grande regno
mesopotamico e culla di una CIVILTÀ illuminata e
all’avanguardia, che culminò nella costruzione della
TORRE DI BABELE

IDA AL
IELO
S
PECCATO gargiante, secondo la tradizione, nei sette lotta per la supremazia mesopotamica. «Credo che
D’ORGOGLIO colori dell’arcobaleno, alta 90 metri, la Tor- la ziqqurat risalga almeno ad Hammurabi, il grande
La costruzione della re di Babele è esistita davvero. Svettava sul sovrano che condusse Babilonia alla sua prima epo-
biblica Torre di Babele territorio di Babilonia, la città-meraviglia ca di splendore», conferma Claudio Saporetti, assi-
in un dipinto del
fiammingo Lucas del mondo antico che stregò tanti grandi dell’anti- riologo e autore fra l’altro di Le torri di Babele. Ham-
van Valckenborch chità, dall’assiro Assurbanipal al macedone Alessan- murabi (XVIII secolo a.C.) è oggi celebre per il suo
(1530-1597). L’edificio dro Magno. Sulle rive del fiume Eufrate, al centro codice di leggi (tra i primi al mondo) e per avere uni-
sarebbe ispirato a un di una Mesopotamia culla di tante civiltà, sorgeva- ficato la regione centro-meridionale della Mesopota-
tempio babilonese
ricostruito da no meraviglie come la Porta di Ishtar (oggi ricostru- mia. E le sue “grandi opere” erano parte di una pre-
Nabucodonosor II. ita nel Museo Pergamo a Berlino), la Via delle pro- cisa strategia, basata sulla riforma religiosa: mettere
cessioni, i giardini pensili, il palazzo reale. E soprat- al vertice del pantheon mesopotamico proprio il dio
tutto il cuore religioso della capitale, il vasto com- Marduk. Fu quindi, probabilmente, lui a far costru-
plesso dedicato al dio cittadino, il potente Marduk. ire la ziqqurat e il relativo tempio.
Proprio qui, accanto a un grande tempio “casa ter- Ne è certa l’archeologa Maria Giovanna Biga. «La
rena” di Marduk, si ergeva la ziqqurat di Babilonia, prima menzione della ziqqurat risale all’epoca di
chiamata Etemenanki. La torre era una sorta di sca- Hammurabi», afferma la studiosa. «Nell’epilogo del
la che doveva servire alla divinità per scendere dal suo codice si cita un “tempio le cui fondamenta sono
cielo. Ma per incontrare chi? solide come quelle di cielo e terra”, che è appunto il si-
Una fra tante. «Fu la dinastia sumerica det- gnificato del nome Etemenanki».
ta “di Ur 3” a codificare il modello delle ziqqurat e Sfilata di popoli. A porre fine a quel primo im-
a erigerne in tutte le principali città della Mesopo- pero babilonese arrivarono, dalla lontana Anatolia
tamia alla fine del III millennio a.C.», spiega Ma- (attuale Turchia), gli Ittiti. Accadde intorno al 1530
rio Liverani, docente di Storia del vicino oriente an- a.C.: saccheggiarono Babilonia e si portarono via la
tico alla Sapienza di Roma. A farle erigere, il “go- statua del dio Marduk. Le peripezie dell’idolo meri-
tha” dei sovrani mesopotamici, da Hammurabi a tarono in seguito un poema epico. Secondo il quale
Nabucodonosor. ogni volta che la statua veniva “rapita” dal suo tem-
Dietro a quei cantieri memorabili si agitavano i pio, significava che Assiri ed Elamiti (altri nemi-
perenni conflitti con i nemici di Babilonia, gli Assi- ci storici di Babilonia) avevano preso il sopravven-
ri. La costruzione della Torre di Babele fu dunque to; quando Marduk rientrava nel suo tempio, allo-
(anche) il simbolo del prevalere babilonese in quella ra Babilonia tornava a splendere con il suo potere.

23
Per la COSTRUZIONE dei templi mesopotamici servivano
migliaia di OPERAI e una SOCIETÀ ben organizzata
Dalla sua cima, dunque, la Torre di Babele vide della Bibbia e dell’omonima opera di Verdi) a “firr- LA TORRE DI UR
molti popoli avvicendarsi a Babilonia. Dal XV seco- mare” il nuovo tempio Etemenanki. Ancora una vol- A destra, è la più
imponente tra le
lo a.C., i Cassiti provenienti dai monti orientali si in- ta, la torre risorta accompagnò il rinascere della cittàà. ziqqurat note. La
sediarono a Babilonia impregnandosi della sua cul- Babilonia estese il suo potere all’Assiria, all’Anatoliaa, sua costruzione è
tura e restituendole importanza. Un secolo più tardi al Mediterraneo e all’Egitto. Poco dopo il 600 a.C C. cominciata circa 4mila
la città e la torre furono saccheggiate dal re di Assur, Nabucodonosor arrivò a Gerusalemme, rase al suo- anni fa sui resti della
città sumera di Ur (oggi
Tukulti-Ninurta. Nel 1155 a.C. fu la volta degli Ela- lo il Tempio di Salomone e fece deportare gli Ebreei in Iraq). Aveva una base
miti (originari dell’odierno Iran). Finché arrivò Na- in Mesopotamia. Fu allora che la nuova ziqqurat fuu di 63 x 42 metri ed era
bucodonosor I, intorno al 1100 a.C.: i nemici di Ba- completata, forse anche grazie al lavoro dei deportaa- alta in origine 26 metri,
bilonia vennero sconfitti, i templi restaurati, Marduk ti. E fu allora che Babilonia conobbe il suo ultimoo su tre piani. I suoi resti
sono serviti a ricostruire
tornò a casa. Fu, a dire il vero, una gloria di breve du- momento di gloria. C’erano però altre potenze all’o- la struttura delle altre
rata. Nel 732 a.C. Babilonia ricadde sotto il dominio rizzonte. I Persiani in primis, ai quali Babilonia paa- ziqqurat. In basso a
assiro. E il peggio doveva ancora venire. gò un prezzo altissimo: «L’imperatore Serse distrus- sinistra, Hammurabi, re
Orgoglio babilonese. I Babilonesi decisero di se per l’ultima volta la ziqqurat, reprimendo la ri- di Babilonia circa 3.800
anni fa. La ziqqurat c’era
ribellarsi e uccisero il figlio del re assiro Sennacherib. volta babilonese del 480 a.C.», conclude Saporetti. già durante il suo regno.
Il potente sovrano la prese molto male, calò in forze Quando, 150 anni dopo, Alessandro Magno si inn-
e nel 689 a.C. riconquistò la città. “Come una tempe- namorò della città al punto di conquistarla, Babi-
sta colpii Babilonia, come un uragano la travolsi… La lonia era ancora una metropoli con più di 200mila
città e le case, dalle fondamenta alle cime dei muri, di- abitanti. Come altri prima di lui, Alessandro reclutò
strussi, devastai e diedi alle fiamme. Il muro di cinta, i migliaia di operai per rimuovere le tonnellate di ma-
templi degli dèi e la ziqqurat, di mattoni e terra, rasi al cerie e tentare di ricostruire la madre di tutte le sfide
suolo e li gettai nel fiume. Nel mezzo di quella città sca- ingegneristiche. Morì prima di riuscire nell’impresa
vai canali e le sue fondamenta riempii d’acqua. Resi la e da allora della mitica torre resta solo un cumulo di
sua distruzione più completa di quella provocata da un fango vecchio ormai di quasi 4mila anni. t
diluvio”. Così Sennacherib si vantava della sua cam- Aldo Bacci
pagna di devastazzione. «Quella
Q ll ddistruzione può spie-
gare le incongrueenze tra le descrizioni più tarde
della Torre di Babbele e i resti archeologi-
ci più antichi», sppiega Saporetti. «La
ziqqurat più antica era quadrata,
a gradoni e con rampe.
r Erodo-
to invece parla di d una scala
a spirale (che isppirò poi i
dipinti della torrre bibli-
ca, ndr). Siccomee il mo-
dello elicoidale (vedi pa-
gine precedenti) erra assiro, RAMPE DI
la nuova torre, riccostruita RAPPRESENTANZA
nell’VIII-VII seccolo a.C. La rampa-scalinata
dai re assiri Esarhhaddon e centrale collegava al
tempio, ed era riservata
Assurbanipal, potrebbe ave- ai re-sacerdoti e ai
re avuto un asseetto elicoida- funzionari sacri.
le su base quadraata». Ma perché
ricostruire ciò chhe si era distrutto?
Probabilmente perchép l’azione di
Sennacherib fu cconsiderata sacri-
lega dagli stessi suuoi discendenti.
Rinascita e ccaduta. Fu un
altro re di Babillonia, il caldeo
DEA/SCALA

Nabucodonosorr II (il Nabucco

24
Hattusa
ITTITI Lago
Van

UN MODELLO Lago
Urmia

Tig
ri
Harran Khorsabad
Ugarat Ebla M I T A N N I Ninive Nimrod

PER TUTTI A cura di CIPRO Emar Monti


Zagros

BA
Stefano Priolo SIRIA

BI
Mar Mari Eu

LO
Mediterraneo fra
Le ziqqurat mesopotamiche (come la te

NI
A
ELAM
Torre di Babele) avevano tutte strutture Babilonia
Susa
simili tra loro: una serie di piattaforme Uruk SUMER PERSIA
Ur Persepoli
sovrapposte, il cui scopo era permettere Golfo
Persico
alle divinità di scendere sulla Terra
CROCEVIA DI POPOLI
Nella cartina, le tante
ACCESSO RISERVATO città-Stato e i regni della
Mesopotamia antica.
INGRESSO I mesopotamici ritenevano che la ziqqurat
fosse la dimora della divinità (a Ur, Nanna,
L’entrata al tempio era un il dio lunare). Nel tempio in cima all’edificio
portale, forse sormontato entravano solo i sacerdoti.
da un simbolo lunare.

CANALI di scolo
per l’acqua.
q

MATTONI FIRMATI
I mattoni della
piattaforma superiore
riportavano i nomi dei re
della città-Stato.

SOL90IMAGES

L’ARTE DEL RICICLO


La ziqqurat era costruita
con mattoni crudi e
cotti, fasci di canne e
TEMPIO CENTRALE bitume, che era usato
Si pensa che i cittadini come calce e come
potessero riunirsi RAMPE LATERALI isolante. Forse era anche
su questo livello per Permettevano l’accesso decorata con formelle in
assistere ai riti pubblici. dei cittadini al tempio. pasta di vetro colorata.

25
RICOSTRUZIONI

OASI
TRA TERRA
E CIELO ALLO ZOO
I giardini ospitavano
animali autoctoni ed
Una delle Sette meraviglie del mondo esotici: cervi, pavoni e
antico: dei giardini pensili di Babilonia leoni in gabbia.

non resta nulla, ma si pensa fossero così

P
er i Greci di oltre 2mi-
la anni fa i giardini
pensili di Babilonia
erano tra le costruzio-
ni più mirabolanti del mondo.
Nati, secondo la leggenda, per
volere della regina assira Semi-
ramide (IX secolo a.C.) in real-
tà sarebbero stati costruiti dal
re babilonese Nabucodonosor
II verso il 590 a.C. Ma gli stu-
diosi bollano questa meraviglia
scomparsa come la più miste-
riosa di tutti i tempi.
Indizi. Alcuni storici riten-
gono che questi giardini terraz-
zati non siano neppure esistiti:
non si sono trovati infatti do-
OCCHIO ALLE
cumenti che li descrivano. Gli INFILTRAZIONI
archeologi sono più possibili- I canali d’irrigazione venivano
sti: alcuni resti presso le mura impermeabilizzati con un
di Babilonia (oggi in Iraq) sono asfalto naturale (bitume).
interpretati come volte di so-
stegno per le strutture pensili.
Quanto ai sistemi di irrigazio- IMPERMEABILI
ne, sono stati ricostruiti in via I terrazzamenti erano
ricoperti di bitume, impiegato
ipotetica sulla base di quanto per limitare le infiltrazioni
si sa delle avanzate conoscenze d’acqua nel terreno.
idrauliche delle civiltà mesopo-
tamiche. t

26
ALTAIR4 MULTIMEDIA
PANORAMA BIBLICO
Forse dai giardini pensili si
vedeva la Torre di Babele (la
ziqqurat detta Etemenanki).

IMPIANTO
D’IRRIGAZIONE
I canali erano alimentati da un
sistema a cascata.

APERTI AL PUBBLICO
I giardini pensili, oltre ad
abbellire la città, erano fonte
di refrigerio per tutti.
GRECIA

“Qui ad Atene noi facciamo così”, tuonava PERICLE dalla sua polis.

CI VEDIAMO
LA COLLINA
DEI TEMPLI
Una ricostruzione
dell’acropoli ateniese,
com’era nel V secolo
a.C., sotto il governo di
Pericle. Al centro la statua
di Atena e alle sue spalle
il Partenone, intitolato
ad Atena parthénos
(“giovane”, “vergine”),
dove era custodita una
statua in oro e avorio
dedicata alla divinità.

Viaggio nella città che ha inventato la DEMOCRAZIA e la filosofia

ALL’AGORÀ
ALTAIR4 MULTIMEDIA

29
AKG /MONDADORI PORTFOLIO
Il potere ASSOLUTO di Pericle nella vita pubblica ateniese
durò per più di TRENT’ANNI, a partire dal 461 a.C. in poi


L
a città di Atene è molto secca, povera di scultura e dell’architettura, il secolo in cui presero vi-
acque e mal sistemata a causa della sua ta alcuni dei valori più significativi della civiltà occi-
antichità. Uno straniero che la scoprisse dentale. Ma che cosa sancì, in epoca classica, la gran-
all’improvviso dubiterebbe che sia stata dezza di questa polis?
veramente quella che si chiama la città degli Ateniesi”, «Ciò che rese grande l’Atene di Pericle fu, come pri-
scriveva contrariato, nel III secolo a.C., un viaggia- ma cosa, la realizzazione di una democrazia reale, che
tore greco che gli studiosi hanno ribattezzato Pseudo permise finalmente a tutti i liberi maschi adulti, indi-
Dicearco. Nessuno l’avrebbe mai detto allora, ma, pendentemente dal loro ceto sociale e dal loro reddi-
duecento anni prima, quell’arida e caotica città era to, di accedere al governo della città», afferma Cinzia
ricca, permeata di cultura e affollata di filosofi, stu- Bearzot, docente di Storia greca all’Università Catto-
diosi e monumentali opere d’arte. lica di Milano. «La promozione, da parte di un uo-
Il V secolo a.C., e più nello specifico nei 32 anni mo politico straordinario come Pericle, del sistema
(dal 461 al 429 a.C.) in cui Pericle ne fu l’indiscus- democratico e di una politica di egemonia maritti-
so leader, segnarono il momento d’oro di Atene: fu ma generò un enorme afflusso di ricchezze ad Ate-
quello il tempo della democrazia, delle imprese ma- ne, ne fece il cuore politico della Grecia e fu il pre-
rittime e della politica imperialista, del grandioso supposto del suo sviluppo anche culturale». La ric-
fermento della filosofia, della storia, del teatro, della chezza, che in ottica democratica non doveva avere

30
tanta magnificenza religiosa, gli Ateniesi trasudavano
orgoglio: la prima pietra del Partenone, infatti, non
fu posta solo perché Pericle era un amante del bello.
Per lo stratego e gli abitanti della polis, l’edilizia mo-
numentale esprimeva la ricchezza e la potenza del-
la città, mentre l’arte, come la statua dei tirannicidi
esposta nell’agorà o il fregio del Partenone in cui Fi-
dia aveva raffigurato la processione religiosa più im-
portante di Atene (simbolo dell’unione della comu-
nità intorno al culto di Atena), ne metteva in mo-
stra i valori fondamentali. In questo clima esaltante,
le fonti dell’epoca descrivevano la polis di Pericle co-
me una specie di paese della cuccagna, un luogo do-
ve si potevano trovare beni di qualsiasi genere, gra-
zie al controllo che gli Ateniesi esercitavano sul mare.
Il rinnovato benessere toccò un po’ tutti gli abitan-
ti, il cui numero cominciò a crescere: circa 200mila
cittadini (esclusi stranieri residenti e schiavi) affolla-

LEEMAGE /MONDADORI PORTFOLIO


vano i quartieri e le strade strette e tortuose della cit-
tà-Stato. All’ordine perfetto dell’Acropoli, faceva da
contraltare il caotico centro urbano, che si stendeva ai
suoi piedi: tutto ruotava intorno all’agorà, la grande
piazza pubblica situata nel cuore della città, nel quar-
tiere dei ceramisti, centro della vita politica, econo-
PRENDILA alcun valore in politica, fu però essenziale per portare mica e sociale della polis.
CON FILOSOFIA avanti il grandioso programma edilizio varato dal ca- In questo affollatissimo luogo, gli Ateniesi (maschi)
Sopra, Eraclito e rismatico statista greco. Atene diventò la mecca del- si ritrovavano all’ombra dei platani, tra le botteghe
Democrito in un
quadro dell’olandese
le star dell’architettura e dell’edilizia pubblica: oltre a degli artigiani, i monumentali edifici di governo e il
Jan van Bijlert costruire le Lunghe Mura (un’opera difensiva di più pittoresco disordine delle merci in vendita. Lì si po-
(1598-1671). di sei chilometri di lunghezza, che collegò la città ai tevano incontrare schiavi intenti alle loro commissio-
A sinistra, L’età di porti del Pireo e del Falero), Pericle diede nuova vi- ni, ma anche rappresentanti politici di tutto rispetto,
Pericle (al centro)
dipinto da Philipp Von ta all’Acropoli (la rocca che dominava Atene), facen- tra cui i membri del Consiglio dei Cinquecento e i 50
Foltz nel 1853. do ricostruire i templi, i santuari e gli edifici distrut- pritani (i rappresentanti eletti ogni mese dalle tribù di
ti dall’esercito di Serse durante l’occupazione persia- Atene per presiedere il Consiglio). Persino molti dei
na del 480 a.C. Ed è proprio grazie a lui che vide la personaggi che avrebbero fatto la storia della cultura
luce il famoso Partenone, tuttora simbolo della città. d’epoca classica passavano là le loro giornate.
Tra il 447 e il 438 a.C., il nuovo magnifico tempio C’era Socrate, che discuteva e teneva lezioni pub-
di marmo dedicato alla dea Atena crebbe tra le mani bliche di filosofia passeggiando sotto i portici; c’era-
dei due architetti Ictino e Callicrate, sotto la supervi- no l’oratore Antifonte, il filosofo Anassagora (mae-
sione del celebre artista ateniese Fidia. Il famoso scul- stro e amico di Pericle) e i suoi colleghi Democrito,
tore realizzò anche i fregi del tempio e, per il suo in- Parmenide e Zenone, oltre ai sofisti, “maestri di vir-
terno, la gigantesca statua d’oro e d’avorio di Atena tù”, Protagora, Gorgia e Prodico. Durante le feste Le-
Parthenos (cioè “Vergine”), oggi perduta. Di fronte a nee e le feste Dionisie, invece, l’attenzione si sposta-

La lega delio-attica

S
olitamente individualiste quell’occasione, sull’isola di fornendo navi o pagando nell’esercito privato della polis
e in lotta fra loro, nei Delo, cento poleis marittime una tassa quadriennale (460 più potente: Atene. La città si
momenti di pericolo le greche, per la maggior parte talenti, all’inizio). impose sulle alleate e ne sfrut-
città-Stato greche si riunivano situate in Ionia (un’antica Una per tutte... Ma come tò gli eserciti per realizzare il
in leghe militari per fronteg- regione ellenica sulla costa spesso accadeva in alleanze sogno di diventare un impero
giare il nemico comune. Così dell’Asia Minore), si unirono ad di questo tipo (un esempio marittimo. E, con i tributi ver-
era nata, nel 478/477 a.C., la Atene contro i Persiani. I mem- su tutti, la lega peloponne- sati, finanziò il costoso piano
lega navale di Delo, più nota bri dovevano contribuire alla siaca dominata da Sparta), le di ricostruzione e abbellimen-
come lega delio-attica: in difesa reciproca e alla guerra forze comuni si trasformarono to voluto da Pericle

31
Il carismatico Pericle

L
eader del parti- del partito, rappresen- gressiva politica estera,
to democratico, tando il popolo ateniese. cercando di espandere la
generale, statista In seguito i cittadini lo potenza marittima ate-
e oratore, personaggio elessero stratego, cioè niese, ma soprattutto con
storico discusso, Pericle comandante militare di le sue riforme: tra queste,
(495-429 a.C.), a lato, Atene, per ben 14 volte di l’introduzione di una
guidò Atene per 32 anni fila (dal 443 al 430 a.C.): paga minima per chiun-
quasi consecutivi. Comin- da quel momento, grazie que avesse partecipato
ciò nel 461 a.C., quando alle sue eccezionali doti all’amministrazione della
il suo maestro, il politico di oratore, al sostegno città, con cui riuscì a ren-
Efialte, capo della fazione del popolo e in mancanza dere reale l’uguaglianza

LEEMAGE /MONDADORI PORTFOLIO


popolare avversa agli di una efficace opposi- politica dei cittadini a
aristocratici del partito zione, si guadagnò pieni prescindere dalla loro
oligarchico, venne assas- poteri sulla città. ricchezza, scardinando
sinato: il discepolo prese Riformista. Segnò i vecchi privilegi della
il suo posto come guida un’epoca con la sua ag- classe aristocratica.

va nel teatro di Atene, per le gare tra drammaturghi. I vincitori Spartani si rifiutarono infatti di cede-
Per i Greci, questi spettacoli non erano solo un passa- re alle richieste dei Tebani, che volevano vedere rasa
tempo: li consideravano una specie di rito, che serviva al suolo la polis avversaria. Il motivo? Quei soldatac-
a rafforzare lo spirito collettivo della polis. ci tutti d’un pezzo si erano commossi ascoltando il
Gli autori infatti prendevano spunto dai miti e dai canto iniziale della tragedia: non potevano neppure
racconti eroici usandoli come metafora per l’attualità, pensare di annientare la città che aveva prodotto tan-
per portare sulla scena i problemi che agitavano la po- ta bellezza. Evidentemente quella di Pericle non era
lis, lanciare messaggi politici e a volte influenzare l’o- solo retorica. Come l’aveva definita nell’Epitafio per
pinione pubblica. I più famosi ad Atene furono i tra- i caduti del primo anno della Guerra del Peloponneso,
gici Eschilo, Sofocle ed Euripide e il commediografo Atene era davvero “la scuola dell’Ellade”, un model-
Aristofane: maestri nella loro arte, con le loro opere lo di politica democratica da imitare, ma anche un
riuscivano a sciogliere anche i cuori più duri. Secon- centro culturale di prim’ordine, capace di richiama-
do quanto racconta lo storico Plutarco, sarebbe sta- re intellettuali e artisti da ogni dove.
to il primo coro dell’Elettra di Euripide a salvare Ate- «I “saperi nuovi” nati in Grecia fra la fine del VI
ne dalla distruzione, alla fine della seconda guerra del e gli inizi del V secolo trovarono in Atene uno stra-
Peloponneso (404 a.C.). ordinario sviluppo: la filosofia, in particolare l’inse-

LA SCUOLA
DELL’ELLADE
Sopra, il Teatro di
Dioniso, costruito nel
V secolo nei pressi
dell’Acropoli, venne
utilizzato dai più
grandi autori greci
come Eschilo, Sofocle
ed Euripide.

FACCIAMONE
UNA TRAGEDIA
A sinistra, Eschilo,
Sofocle ed Euripide
in un quadro
ottocentesco di Ingres
(1780-1867).
SCALA
ALAMY/IPA
Nel IV secolo le rappresentazioni si svolgevano nell’AGORÀ,
il teatro fu costruito dopo il CROLLO delle gradinate del pubblico
gnamento di Socrate; la storia, con Erodoto di Ali- re sull’Acropoli di Tebe i propilei (cioè l’ingresso mo-
carnasso e Tucidide; l’oratoria politica e giudiziaria, numentale) dell’Acropoli ateniese. All’epoca, infatti,
sviluppatasi per la necessità del cittadino di parlare nonostante la crisi politica seguita alla morte di Peri-
in pubblico nel consiglio e nell’assemblea o in tribu- cle (429 a.C.) e alla sconfitta militare di Atene da par-
nale», dice Bearzot. L’influenza di questa città sull’ar- te di Sparta, la città cara ad Atena manteneva ancora
te e sulla cultura fu enorme, sia nel tempo che nel- il proprio primato culturale. Circa mezzo secolo do-
lo spazio. «Filosofia, storiografia, retorica, teatro tra- po, però, non riuscì a reggere una seconda morte ec-
gico e comico, arti figurative dell’Atene classica so- cellente: quella del conquistatore macedone Alessan-
no un patrimonio che ha attraversato la storia della dro Magno (323 a.C.). Finita nella sfera d’influenza
cultura, dall’antico al moderno, fino a noi», conclu- dei grandi regni ellenistici, la sua libertà scemò di pa-
de la docente. ri passo alla sua grandezza politica e alla sua impor-
Non solo: nel coevo mondo greco, persino i nemi- tanza culturale. Così la splendida Atene di Pericle fi-
ci ambirono invano a imitarne la grandezza. Come il nì per trasformarsi nella cocente delusione del pove-
politico tebano Epaminonda, che nel 364 a.C. pro- ro Pseudo Dicearco. t
mise metaforicamente ai suoi concittadini di porta- Maria Leonarda Leone

33
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ANTICHITÀ
ALTAIR4 MULTIMEDIA

ALESSANDRIA,
capitale del REGNO
di Cleopatra, duemila anni fa
era il CENTRO del mondo
per RICCHEZZA, splendore,
FAMA e cultura
FARO DI CIVILTÀ
Ricostruzione 3D del
faro di Alessandria,
una delle Sette
meraviglie del mondo
antico, sullo sfondo
della città egiziana
di oggi. Eretto fra
il 300 e il 280 a. C.,
era alto 135 metri e
fu abbattuto da un
terremoto nel 1300.

MEGALOPOLI
D’EGITTO 37
Per le STRADE si sentivano parlare le LINGUE
più diverse: EGIZIO, fenicio, ebraico... Ma L’IDIOMA
comune a tutti era il GRECO

N
el I secolo a. C. era “la prima città anche la baia circostante in due spazi per l’attrac-
del mondo civile”: parola dello storico co delle navi: il Gran Porto nella parte orientale e
Diodoro Siculo, uno che se ne inten- il Porto Eunostos (“Del buon ritorno a casa”) in
deva, essendo tra i più grandi viaggia- quella occidentale. Adiacente alle banchine c’era
tori ed eruditi del tempo. Aveva forse 700mila abi- l’exhairesis, un’area duty-free dove le merci in tran-
tanti, strade carrozzabili e acqua corrente, palazzi, sito non pagavano dazio, il che favoriva le attività
terme e templi rivestiti di marmo; andava forte nei più congeniali ad Alessandria: la vendita, l’acqui-
commerci ma anche nella cultura, abitata com’e- sto e lo scambio.
ra da uno stuolo di scienziati, artisti, pensatori. Le Mercanti, armatori e banchieri erano l’élite cit-
mode, i gusti e buona parte di tutto ciò che di bel- tadina, grazie anche all’avanzato sistema valutario
lo e sofisticato circolava per il Mediterraneo arri- introdotto dai Greci nella pre-esistente economia
vava da lì. Ma se pensate che si parli di Roma, sta- di baratto degli Egizi. «Da lì le grandi navi “one-
te pronti a ricredervi: a quell’epoca la caput mun- rarie”, cioè mercantili, ripartivano cariche di gra-
di aveva ancora molti edifici in legno e i suoi fasti no, di schiavi, di merci di lusso verso tutte le città
imperiali erano di là da venire. del Mediterraneo», spiega Fulvio De Salvia, docen-
No, ai tempi di Cleopatra gli occhi dei cacciato- te di Egittologia all’Università di Bologna. «Ales-
ri di meraviglie erano ancora tutti puntati sull’o- sandria si può considerare un mix di quel che sono
pulenta e raffinata Alessandria d’Egitto, polis greca oggi New York, Parigi e Londra: i gusti e le mode
sotto un cielo africano, la prima delle molte città della Roma imperiale continueranno a formarsi lì,
a cui, nel 332 a. C., il defunto Alessandro Magno e da lì giungeranno gli animali esotici, i vini pre-
aveva voluto dare il suo nome. Una metropoli na- giati (addirittura provvisti di un sigillo di “deno-
ta dall’incrocio di due civiltà, così come la dinastia minazione controllata”), i profumi e gli unguenti,
ormai declinante che vi regna: faraoni con sangue il vasellame in oro e argento, le pietre preziose, gli
greco nelle vene, discendenti di quel Tolomeo I So- amuleti… Ad Alessandria nascerà anche il turismo
tere che fu braccio destro di Alessandro e che otten- in senso moderno: dalla città i ricchi romani inizia-
ne la terra delle piramidi nella spartizione dell’im- vano infatti il grand tour dell’Egitto».
pero del grande macedone tra i suoi più fidi gene- Metropolitani. Nella capitale tolemaica, bru-
rali. Una schiatta di sovrani di lingua e cultura or- licante di vita, gli edifici si affacciavano su un sa-
gogliosamente greche, ma di abitudini egizie negli piente reticolo di vie spaziose, che il genio dell’ar-
aspetti a loro più convenienti, come la concezione chitetto Dinocrate di Rodi aveva incrociato ad an-
assolutistica e gli attributi divini del proprio potere. golo retto per incanalare le fresche brezze marine.
Illuminante. Per il mercante, l’avventuriero o A oriente della città c’era l’antico villaggio egizio di
il semplice viaggiatore che 2mila anni fa giunge- Canopus, dove i ricchi alessandrini avevano le loro
va dal mare, il “biglietto da visita” di Alessandria ville fuori porta, e via Canopica si chiamava anche
era una vivida luce sulla linea dell’orizzonte, visi- il corso principale, largo ben 60 metri, che seguen- CENTRO
bile da qualcosa come 50 chilometri di distanza. Il do l’asse est-ovest tagliava in due la forma stretta e DI RICERCA
suo punto d’origine era un’isola non lontana dalla lunga dell’abitato. Ricostruzione
ipotetica di una sala
costa, chiamata Faro: un nome destinato a durare. La grande arteria costeggiava un po’ tutti i pun- del Mouseion (il
Man mano che la terraferma si avvicinava, diveni- ti-chiave della città: il Ginnasio, dove i giovani di “tempio della Muse”),
vano netti i contorni della torre quadrangolare che buona famiglia venivano educati ai saperi ma an- come si chiamava la
gli antichi consideravano una delle Sette meraviglie che allo sport; il quartiere di Rakhotis, abitato da- biblioteca fondata
sotto Tolomeo I.
del mondo: 135 metri di altezza coperti di marmo gli “indigeni” egizi; quello reale, con la sua teoria
e adorni di colonne di granito. In cima, un’enorme di palazzi e giardini e, non lontano, le glorie cultu-
lanterna dove specchi di metallo concavo amplifi- rali della città: la leggendaria Biblioteca e il Museo
cavano la luce di un fuoco costantemente alimen- (inteso nel senso antico di “tempio delle Muse”,
tato, mediante un sistema di rampe, da legna resi- una sorta di università) per secoli quartier generale
nosa. A collegare l’isola e il faro alla costa, una di- di quella schiera di sapienti – da Archimede a Eu-
ga chiamata Eptastadio per via della sua lunghez- clide, da Eratostene a Galeno – che fece di Alessan-
za (7 stadi, cioè circa 1.100 metri) e che divideva dria la numero uno del mondo antico per la ma-

38
L. TARLAZZI
Tutto il sapere del mondo

L’
antica biblioteca di Alessandria sapere del mondo greco per confrontar- di legno da cui pendeva l’etichetta con
conteneva la più grande raccolta lo con quello egizio, ebraico, siriano e titolo e autore del manoscritto.
di testi in lingua greca del mondo persiano. Scopo incentivato dall’editto Distrutta. La “cassaforte” della cultura
antico. Le notizie giunte fino a noi parla- di Tolomeo II che imponeva alle navi classica, però, finì male. Già danneggia-
no di un “catalogo” di 700mila titoli (più approdate ad Alessandria di lasciare una ta da Giulio Cesare durante l’occupa-
altri 40mila in una succursale nel tempio copia dei libri che trasportavano. zione del 48 a. C., nel III secolo d. C. fu
del dio Serapide). Si trattava di copie dei Papiri. Le biblioteche ellenistiche, in data alle fiamme da gruppi di fanatici
testi più significativi, prodotte anche realtà, non raccoglievano libri, ma opere cristiani, intolleranti verso il sapere pa-
per la vendita. scritte su rotoli di papiro. Questo mate- gano, e definitivamente smantellata tre
Cassaforte. Fondata nel 295 a. C. dal riale, ricavato da una varietà di canna secoli più tardi con la conquista islamica
filosofo Demetrio Falereo grazie alla che cresceva lungo le rive del Nilo, veni- dell’Egitto. I rotoli superstiti, secondo la
sponsorizzazione del re Tolomeo I, va lavorato e poi seccato e infine arroto- tradizione, furono usati come combusti-
aveva lo scopo di raccogliere tutto il lato intorno all’ umbilicus, un bastoncino bile per i bagni termali di Alessandria.

39
ISOLA DI FARO
O
FARO
LA VECCHIA
ALESSANDRIA
Gran Porto
PALAZZI REALI
EPTASTADIO (DIGA) TTEMPIO DI ISIDE
Porto Eunostos PORTO REALE
MURA
M
MOUSEION
N
Quartiere
Quartiere greco
reale
TEMPIO
DI SERAPID
DEE Quartiere egizio
G. ALBERTINI

La pianta
Quartiere ebraico dell’antica
Alessandria con i
suoi quartieri su
base etnica.

Lago Mareotide
(lago salmastro)

La città era divisa in tre GRANDI ZONE: le


residenze reali GRECHE, il quartiere popolare
EGIZIO e un vasto insediamento EBRAICO
tematica, la geografia, la letteratura e la medicina. ma regina, Cleopatra VII, fece eccezione alla rego-
Ovunque, in giro, un immenso ed eterogeneo la. Nel resto dell’Egitto i matrimoni misti tra colo-
viavai multietnico: viaggiatori fenici, italici, noma- ni greci e popolazione locale non erano poi così ra-
di arabi, persiani, africani, persino qualche indiano. ri, ma ad Alessandria e negli altri due grandi centri
Non mancano gli Ebrei, parecchi dei quali vivevano greci di Tolemaide e Naucrati questi sconvenien-
in un quartiere tutto loro; ma non si trattava di un tissimi connubi erano proibiti per legge.
ghetto. Minoranza influente e integrata al punto da I nativi che volevano fare carriera studiavano nei
saper parlare ormai solamente il greco, lingua nella ginnasi, parlavano greco e soprattutto vestivano
quale tradusse anche la Bibbia (la famosa versione all’ellenica, con tunica (himation) e mantello (il
“dei Settanta”), i figli di Sion trapiantati ad Alessan- chitone), si arricciavano i capelli, lasciavano la tra-
dria godevano di molti privilegi normativi e fiscali in dizionale tunica egizia di lino ai fellahin, i “conta-
virtù di talenti che li rendevano cari ai sovrani: non dini del re” che coltivavano le terre demaniali, e ai
quelli di mercanti o banchieri, come vuole il vecchio sacerdoti.
luogo comune, ma di valenti soldati nell’esercito – Aggiungevano persino un nome ellenico al pro-
tutto mercenario – dei Tolomei. E gli Egizi “doc”? prio, e così facendo questi quasi-greci dalla pel-
A casa loro erano ormai cittadini di serie B, con le olivastra riuscivano spesso a piazzarsi nei gra-
un ruolo subordinato a quello dell’élite macedone. dini medio-bassi della corte e della complessa bu-
Separati in casa. I Tolomei non si presero nep- rocrazia dei Tolomei. I ruoli di spicco, però, era-
pure la briga di imparare la loro lingua; solo l’ulti- no sempre per loro, gli ellenici, che erano anche

40
gli unici a possedere lo status giuridico di cittadi- zia, producendo sovrane carismatiche come Ar-
ni di Alessandria. sinoe II e Cleopatra, e forse anche funzionarie e
Eppure tanta arroganza nascondeva probabil- amministratrici.
mente un complesso d’inferiorità verso la millena- I simboli più eloquenti di questo meticciato tra
ria civiltà faraonica. «Negli affreschi rappresentava- la cultura dell’Egeo e quella faraonica restano co-
no razzisticamente gli Egizi come pigmei», spiega munque l’arte e l’architettura. «Per toccare con ma-
l’esperto Fulvio De Salvia, «e soprannominavano no la materia», dice a sorpresa De Salvia, «non ser-
le piramidi “focaccine”, e “spiedini” gli obelischi, ve andare in Egitto: basta visitare Pompei. La do-
ma in realtà era una reazione di imbarazzo cultura- mus pompeiana è in sostanza quella alessandrina,
le di fronte alle vestigia dell’antica e grandiosa civil- poiché la vicina Puteoli (Pozzuoli) era all’epoca il
tà faraonica che si trovavano di fronte». porto principale di Roma: dunque il luogo per ec-
Riti millenari. Nonostante il disprezzo osten- cellenza da cui si irradiavano le grandi influenze
tato, i due mondi finirono comunque per mesco- culturali ellenistiche, architettura compresa».
larsi. Anzitutto nella religione, l’aspetto della civiltà Il mondo ellenistico finì per influenzare persi-
locale che con i suoi riti antichi e misteriosi risultò no l’eros: gli affreschi in stile alessandrino di Pom-
il più seducente per la classe dominante straniera. pei mostrano in dettaglio acrobazie hard effettuate
La casta dei sacerdoti fu infatti la sola forma di ari- all’aria aperta, con tanto di accompagnamento mu-
BOULEVARD stocrazia egizia che i greco-macedoni confermaro- sicale. «All’inizio», spiega De Salvia, «i castigati se-
Ricostruzione no nei propri privilegi, mantenendo in vita gli an- natori romani consideravano gli alessandrini come
ipotetica di una
delle vie principali tichi culti e aggiungendovene uno nuovo e ibrido, gente scostumata che pensava solo a fare sesso e di-
di Alessandria, quello di Serapide, creato dai Tolomei mescolan- vertirsi. Ma il mondo romano non tarderà ad acco-
con gli obelischi do i tratti di Osiride, Zeus e Poseidone. gliere a braccia aperte queste abitudini, così come
in costruzione. La Contaminazioni. Anche la condizione fem- in origine avevano fatto i Macedoni di fronte alla
pianta della città era
ortogonale, come in minile, nel mondo greco rigidamente subordina- spregiudicatezza sessuale degli Egizi». Il fascino di
tutti i centri urbani ta a quella dell’uomo, in epoca alessandrina eredi- Alessandria doveva essere davvero irresistibile. t
ellenistici. tò il ruolo molto più autonomo della donna egi- Adriano Monti Buzzetti Colella

STEVEN HAASIS/ANCIENTVINE
IMPER

Colorata e MULTIETNICA, ma anche sporca e PERICOLOSA.

UN GIORNO
AL FORO
Il Foro romano come
doveva apparire nel
III secolo d. C. Sulla
piazza si affacciavano
la Basilica Giulia (a
sinistra) e quella
Emilia (a destra).
Sul fondo, l’arco di
Settimio Severo.
All’orizzonte, in alto
a sinistra, spiccava
il tempio di Giove
Capitolino.
Duemila anni fa ROMA era già una vera e propria METROPOLI

ALTAIR4 MULTIMEDIA (5)

43
A
ffollata e sporca come Calcutta. Multi- ma anche i luoghi dove si concludevano gli affari, si IL PALAZZO
razziale come New York. Convulsa co- acquistavano merci e generi alimentari, si incontra- DEI FLAVI
me Milano. Sfarzosa come Parigi. Po- vano amici, si discuteva, si partecipava a cerimonie e Sopra, l’aula regia
(sala per le udienze
co raccomandabile come Caracas. Ric- manifestazioni. Accanto alle piazze sorgevano le ba- imperiali) della
ca come Tokyo. Monumentale come... se stessa. La siliche, imponenti edifici con decine di ambienti do- Domus Flavia di
Roma dei primi secoli dopo Cristo (prima della cri- ve venivano tenuti comizi, letture, processi, ma an- Domiziano (I secolo
si e del trasferimento della corte imperiale) era una che dove trovavano riparo migliaia di nullatenenti. E d.C.) sul Palatino.
città dalle mille facce: frenetica e pantofolaia, austera poi i templi, dai quali le divinità pagane dominava-
e tollerante, nobile e corrotta, sobria e gaudente. Po- no e tutelavano quella che all’epoca era la più popo-
polata da quasi un milione e mezzo di abitanti (non losa metropoli della Terra.
solo Romani, ma anche Galli, Iberi, Libici, Greci, Lungo le strade commerciali si succedevano gli in-
Siriani, Egizi, Ebrei, Cilici, Traci, Sarmati, Germa- gressi delle innumerevoli botteghe (tabernae). Da-
ni, Etiopi...) viveva gli stessi contrasti di una moder- gli oggetti appesi a ogni porta si intuiva la merce in
na megalopoli: i monumenti pubblici e le grandi di- vendita: c’erano il commerciante di lupini (lupina-
more private sorgevano in mezzo a un mare di casu- rius), il pasticciere (dulciarius), il venditore di tessuti
pole erette senza una pianta e un criterio urbanistico (vestiarius), il fabbricante di specchi (specularius), il
precisi, affacciate su strade anguste e maleodoranti, mercante di perle (margaritarius), l’artista del bron-
gremite e chiassose di giorno ma semideserte e pe- zo (aerarius) e quello specializzato in avorio (eborari-
ricolose di notte. us). Nei bar (popinae) si consumavano colazioni e pa-
Cuore pulsante. La più vera espressione della vi- sti frugali, ma anche sesso mercenario: le prostitute
ta nell’Urbe, della sua ricchezza e della sua esuberan- contrattavano al piano basso e poi portavano il clien-
za, erano gli spazi pubblici: i fori e i templi. Le gran- te sul soppalco. Esistevano strade specializzate come
diose piazze che sorgevano al centro della città (fora) il vicus unguentarius (profumieri) o il vicus sandalia-
erano non solo la sede del governo e della giustizia, rius (calzolai). Nel vicus argentarius operavano ban-

44
L’ILLUMINAZIONE pubblica apparve solo nel
450 D.C. Prima le vie erano completamente BUIE
chieri e cambiavalute. Sui muri delle vie appariva-
no scritte e graffiti dal contenuto disparato: frasi d’a-
more (Marcus amat Spendusam), messaggi pubblici-
tari, comunicazioni delle autorità, spot di candidati
politici (“Votate edile Caio Giulio Polibio, offre pa-
ne buono”), slogan di avverse tifoserie come Noceri-
nus infelicia (“Sventura ai Nocerini”) accompagnati
da disegni esplicativi. Ai gladiatori, gli sportivi dell’e-
poca, le ammiratrici dedicavano frasi come Suspirium
puellarum Celadus thraex (“Il sospiro delle fanciulle è
per Celado il trace”).
Tante facce. Ma che aspetto aveva la gente che
animava le strade di Roma? La risposta ci viene da
Pompei, la cittadina che si è conservata intatta sot-
to la cenere del Vesuvio come dentro una capsula del
tempo: analizzando gli affreschi e i resti delle persone
sepolte dall’eruzione del 79 d.C. si è visto che gli uo-
mini erano alti in media 1,66 metri e le donne 1,54.
I primi pesavano intorno ai 65 kg, le seconde circa
49, risultato di una dieta prevalentemente vegetaria-
na. L’età media era di quarant’anni, quindi ci si spo-
sava molto giovani, a 13-14 anni. Ogni coppia ave-
va solitamente 2 o 3 figli e un anziano da mantenere.
Solo i ragazzini portavano i capelli lunghi, ma nep-
pure la calvizie era ben vista. La barba era concessa
solamente ai filosofi, fino a che l’imperatore Adria-
no non la fece diventare di moda. Le donne faceva-
VITA DI no ampio uso di fondotinta (fatto con carbonato di zione che molti commentatori dell’epoca giudicaro-
QUARTIERE piombo, una sostanza tossica), rossetti (di gesso rosso no peggiore del male: le insulae, precorritrici dei mo-
In alto a destra, o alghe purpuree), ombretto (polvere di malachite o derni condomini, in realtà instabili alveari di quat-
un vicolo romano
con le sue insulae, fuliggine) e profumi. Andavano molto anche i capelli tro o cinque piani abitati da centinaia di poveracci.
le abitazioni a più posticci biondi, acquistati dalle popolazioni del nord. Al pianterreno c’erano le botteghe, con un soppalco
piani addossate Quella di Roma era una società multietnica, con dove viveva tutta la famiglia del commerciante; so-
l’una all’altra. Vi una forte presenza di extraeuropei e meticci. Una cit- pra, gli appartamenti, di due o tre locali. Nonostan-
si viveva come in
un condominio di tà meta di migliaia di viaggiatori e migranti, mitiz- te fossero privi di ogni comfort, caldi d’estate e fred-
oggi. Al piano terra zata da molte popolazioni dell’impero (un po’ come di d’inverno, costavano un occhio della testa e anche
trovavano posto le New York ai giorni nostri). E che per questo dovet- affittarli non era alla portata di tutti. Il poeta Mar-
botteghe (tabernae). te pagare un prezzo non indifferente. Giovenale, in ziale notava senza sarcasmo che gli inquilini poteva-
una satira, descrive Roma come uno smisurato mer- no quasi darsi la mano da un palazzo all’altro. Frutto
catino rionale, quasi invivibile: “L’onda di gente che mi delle speculazioni delle classi agiate, le insulae erano
sta avanti mi ostacola, quella che mi sta dietro mi pre- spesso di legno e non di rado venivano divorate dal-
me alle spalle come una falange serrata”, scrive il poeta, le fiamme, insieme ai loro occupanti.
“qua uno mi dà di gomito, là mi colpisce duramente la E poi il rumore, il frastuono. Seneca, che abitava
stanga di una lettiga, uno mi sbatte in testa una trave”. sopra una struttura termale, così si lamentava: “Mi
Il problema alloggi. La sempre maggiore af- circonda un chiasso, un gridare in tutti i toni che ti fa
fluenza di persone e lo spazio che si riduceva pro- desiderare di essere sordo. [...] Quando poi arriva uno di
gressivamente costrinsero gli ultimi arrivati ad accon- quelli che non sanno giocare a palla senza gridare, e co-
tentarsi di abitazioni costituite da un unico stanzo- mincia a contare i punti fatti ad alta voce, allora è fini-
ne, rischiarato solo dalla luce che entrava dalla por- ta. C’è il venditore di bibite, il salsicciaio, il pasticciere e
ta o tutt’al più da qualche finestrella. Per far fronte tutti gli inservienti delle bettole, ognuno dei quali va in
al sovrappopolamento si ricorse anche a una solu- giro offrendo la sua merce con una speciale e unica mo-

45
Gran parte dell’ URBE era dedicata ai giochi, spesso cruenti, ma anche
dulazione di voce”. E di notte le cose non migliorava- cui l’unico sistema per sbarazzarsi dell’immondizia IL MEGA
no: ai mezzi che rifornivano Roma era infatti vietato era gettarla dalla finestra. Le vie avevano un anda- IPPODROMO
circolare di giorno (con rare eccezioni) per non ren- mento irregolare e non possedevano, per lo più, no- Nel Circo Massimo si
svolgevano le corse
dere ancora più caotica la situazione. Così, non ap- me. Né le case erano numerate. Per i forestieri era delle bighe e altri
pena calava il buio, la città si riempiva di carri e car- quasi inevitabile doversi affidare alla guida di un abi- spettacoli. Era un’area
retti. Commenta Marziale: “A Roma la maggior par- tante del luogo, con tutti i rischi del caso. I quartieri dedicata ai giochi sin
te dei malati muore d’insonnia, perché quale casa in af- più pericolosi erano ovviamente quelli popolari, co- dall’inizio della storia
della città. Con 621
fitto consente di dormire?”. me l’Esquilino, il Viminale o, peggio, la Suburra: qui metri di lunghezza
Anche la giornata, per i Romani, scattava di notte. si trovavano le bettole più malfamate, rifugio di pro- e 118 di larghezza,
Ed era invariabilmente divisa in 12 parti di luce e 12 stitute, ladri e ogni genere di fuorilegge. Dopo il tra- poteva contenere
di buio. Col risultato che d’inverno, quando le gior- monto, camminare in città era una sfida al destino: i oltre 250mila
spettatori.
nate sono più brevi, le ore diurne erano di circa 45 delitti erano all’ordine del giorno e chi era costretto
minuti, in estate di 75 (viceversa per quelle nottur- a mettere piede fuori casa lo faceva scortato da schia-
ne). Per limitare la confusione, lo scandire del tem- vi armati e muniti di fiaccole. Eppure circa un quar-
po era annunciato nelle piazze a gran voce, tanto che to della popolazione dell’Urbe si adattava a dormire
Giovenale diceva di compiangere il sordo, perché sotto i ponti o in baracche improvvisate.
non sa mai che ora è. Ville da favola. Per centinaia di migliaia di per-
Guida cercasi. Persino fare una semplice passeg- sone in condizioni pietose, ve ne erano altre che in-
giata era un’impresa: pochi marciapiedi, strade stret- vece ostentavano ricchezza e potere. Magistrati, capi
te, e per giunta non di rado ostruite, in un’epoca in militari, politici, banchieri e affaristi abitavano lon-

46
pertura sul tetto per far entrare luce e acqua) e il ta-
blinum (dove c’era la biblioteca e si ricevevano gli
ospiti); la seconda porzione si sviluppava intorno a
un cortile porticato con un giardino centrale (peri-
stylium) su cui si aprivano le camere da letto e il tri-
clinium, la sala da pranzo.
L’eruzione del Vesuvio ci ha restituito in parte la
Villa dei Papiri di Ercolano, un centro ancora più
ricco di Pompei, prediletto dai Romani del I secolo
come luogo di villeggiatura. La magione aveva una
delle più ricche collezioni private di statue dell’epo-
ca, 58 sculture di bronzo e 21 di marmo, un peristi-
lio con 64 colonne che circondava una piscina lunga
66 metri, una successione di stanze completamente
affrescate vista mare, collocate su una struttura a ter-
razze estesa su un fronte di 250 metri.
Voglia di lavorar... E il lavoro? All’epoca era un
concetto ancora indefinito. Senz’altro non era una
risorsa per vivere. Non per tutti, almeno. La fatica,
il sudore erano infatti solo degli schiavi e delle classi
povere, mentre i Romani più facoltosi (ma non so-
lo) alternavano l’attività pubblica del mattino al co-
siddetto otium, il tempo dedicato ai giochi, al cir-
co, allo svago. Persino far parte dell’esercito, per i
cittadini dell’età imperiale, era diventato un onere
inaccettabile.
Fra i principali luoghi di incontro e piacere c’erano
i bagni e le terme, costruite con i proventi delle con-
quiste: ce n’erano in tutto 867 (vedi la pagina seguen-
te). La loro notorietà crebbe rapidamente fino a di-
venire quasi un simbolo della metropoli e della sua
filosofia di vita: il bagno precedeva il banchetto po-
meridiano, e nei giardini che sorgevano intorno alle
vasche si passeggiava, si amoreggiava e si concludeva-
a PARATE militari e corse dei cavalli no affari. Per far funzionare questi complessi serviva
molta acqua: 11 acquedotti ne rifornivano Roma di
tani dal centro, in zone come il Quirinale, il Pincio, più di quanta ne disponga oggi la maggior parte del-
l’Oppio o l’Aventino, in ville a un solo piano circon- le città italiane. Ma solo pochissimi privati potevano
date da giardini straordinari, con piscine, terme, co- godere dell’acqua corrente in casa. Il resto della po-
lonnati, porticati lastricati di marmo. La pianta di polazione ricorreva alle numerose fontane, al Tevere
questi edifici era più o meno la stessa: una prima zo- o si collegava abusivamente alle condutture pubbli-
na – dove erano esposti i ritratti degli antenati e sor- che. Qualcosa di simile, insomma, a quanto accade
geva il tabernacolo degli dèi protettori della casa – ancora oggi in alcune zone d’Italia. t
comprendeva l’atrium (una sala d’ingresso con un’a- Riccardo Tonani (ha collaborato Franco Capone)

I Romani istituirono i vigili del fuoco e un corpo di polizia

T
ra le calamità contro cui popolari. Per questo nel 6 loro prevenzione: per questo ambita cittadinanza romana.
Roma dovette combat- d.C. venne istituita la milizia finirono con l’avere più ampi L’operato dei vigili, dotati di
tere, il fuoco fu senz’al- dei vigiles, un corpo di 7mila compiti di polizia, specie pompe, scale, pertiche, corde,
tro una delle più insidiose. uomini comandato da un per la sicurezza notturna. coperte e scorte di aceto,
Una minima disattenzione praefectus vigilum. Secondo una legge emanata urina e sabbia per spegnere
nell’accudire il focolare dome- Getti d’urina. Ai vigili, che dall’imperatore Tiberio, al cor- le fiamme, si rivelò particolar-
stico poteva innescare incendi risiedevano in apposite po potevano accedere anche mente efficace, anche grazie
colossali, alimentati dal legno caserme, spettava l’estinzione i liberti, che dopo sei anni di all’abbondanza di acqua di cui
di cui erano fatte le abitazioni degli incendi ma anche la servizio ricevevano la tanto godeva la capitale.

47
MENS SANA IN
CORPORE SANO
La piscina delle Terme
di Caracalla (III secolo
d.C.) sulle pendici
dell’Aventino. La
manutenzione delle
terme veniva fatta
attraverso cunicoli
sotterranei invisibili al
pubblico. Funzionarono
fino all’assedio del
537, quando Vitige,
re dei Goti, tagliò
gli acquedotti che
le alimentavano.

UN POMERIGGIO
ALLE TERME
Le terme di Diocleziano, inaugurate nel 306 d.C., potevano ospitare
fino a tremila persone per bagni, massaggi e saune rigeneranti

48
I
Romani appresero dai Greci l’abitudine di alle-
stire nelle case di chi poteva permetterselo una
stanza da bagno. E vi si appassionarono tal-
mente da finire con l’edificare, nella sola città
di Roma, ben 11 grandi complessi termali pubbli-
ci (gratuiti) e 856 stabilimenti balneari privati (per
entrare si pagava un quarto d’asse, circa 10 centesi-
mi di euro, gratis i ragazzi).
relax. Negli enormi complessi termali (vedi di-
segno sotto) ci si sottoponeva a diversi tipi di tratta-
mento, dall’essudazione a secco alla massoterapia, al
bagno freddo o caldo in grandi piscine o in vasche
individuali. Forni sotterranei riscaldavano l’acqua e
immettevano aria calda negli appositi spazi esisten-
ti tra i muri esterni e quelli interni.
Promiscuità. Con Domiziano e Traiano nes-
sun divieto impedì più alle donne di fare il bagno
con gli uomini; chi tuttavia non gradiva questa pro-
miscuità poteva recarsi negli stabilimenti riservati al-
le sole donne. In realtà, anche in alcune terme pub-
bliche si otteneva la separazione degli ambienti co-
muni assegnando orari differenti ai bagni maschili e
a quelli femminili.
Tutti in fila. Quasi tutta la città passava almeno
una volta al giorno per le terme: basti pensare che
quelle di Caracalla potevano ospitare almeno 1.600
persone ogni ora. t

Sala per
NATATIO MASSAGGI
(piscina)
CALIDARIUM
(sala calda)

FRIGIDARIUM (sala
con acqua fredda)

A. MOLINO
APODYTERIUM
(spogliatoio)

PALAESTRA
(palestra)

TEPIDARIUM
(sala tiepida)

LACONICUM E
PRAEFURNIUM SUDATIO (saune)
(locale caldaie)

49
SUL BOSFORO

Costantino, infastidito dall’invadenza del SENATO e


preoccupato dai confini ORIENTALI, mise gli occhi su
BISANZIO. Lì nacque la sua CAPITALE: la chiamò
ALTAIR4 MULTIMEDIA

la Nuova Roma, ma per tutti fu COSTANTINOPOLI

50
LA ROMA
uando, nel 330, Costantino I, decise di sferire la sede imperiale nell’antica Bisanzio, quindi,

Q
LA NUOVA
CAPITALE fondare la capitale che avrebbe portato non giunse affatto inaspettata.
Una ricostruzione il suo nome, scelse una colonia greca che La città sul Bosforo sembrava particolarmente
di quella che era la aveva già otto secoli di storia alle spal- adatta a svolgere il ruolo di nuova capitale: era mol-
Bisanzio voluta da
Costantino. le. Situata sul Bosforo, in posizione strategica per to più vicina di Roma al confine più caldo dell’im-
il controllo dello Stretto dei Dardanelli, l’antica Bi- pero, e quindi da lì era possibile osservare meglio gli
sanzio (attuale Istanbul) fu ridisegnata e ricostruita spostamenti dei Goti lungo il Danubio e nel Ponto,
sulla base di un piano urbanistico ispirato all’idea di e dei Persiani al di là dell’Asia Minore. La sua posi-
una “nuova Roma”. zione era strategica, sia dal punto di vista militare che
Costantino non fu l’unico imperatore a non ama- da quello commerciale, al centro delle rotte che uni-
re Roma e ad andarci solo di tanto in tanto. Già vano il Mar Nero all’Egeo e al Mediterraneo orien-
Diocleziano dirigeva gli affari di Stato da Nicome- tale (destinato a rimanere per un altro migliaio d’an-
dia (l’odierna Izmit, in Turchia). La decisione di tra- ni lo snodo dei commerci).

D’ORIENTE
LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO

Per ABBELLIRE Costantinopoli furono SACCHEGGIATI


chiese e TEMPLI PAGANI di molte città. Con risultati dubbi
Le origini. La posa della prima pietra avvenne il 4 mate in chiese. Vicino al palazzo imperiale sorgeva CORTEO
novembre 326. Tre anni e mezzo dopo, l’11 maggio il grande ippodromo, su una vasta piazza si affaccia- MONUMENTALE
330, Costantinopoli venne solennemente inaugura- va la basilica di Santa Sofia (divenuta moschea do- Rilievo del VI secolo in
ta. Una leggenda tarda vuole che la città fosse stata po la conquista ottomana del 1453) e da lì si diparti- avorio, raffigurante una
processione imperiale,
consacrata alla Madre di Dio, in realtà Costantino la va la Mese, la strada principale destinata alle proces- forse a Costantinopoli.
consacrò soltanto a se stesso. Doveva essere come Ro- sioni, affiancata da entrambi i lati da portici colon- È conservato a Treviri
ma, infatti sorgeva su sette colli. nati, interrotta da slarghi a intervalli regolari, e che (oggi Trier, in
Venne dotata pure di un Senato, anche se all’inizio conduceva a un foro di forma ovale nel quale, sulla Germania), sede
imperiale da dove
nessuno capiva bene a cosa servisse. Un manipolo di sommità di una colonna di porfido rosso, si ergeva Costantino nel 312
senatori si trasferì dalla vecchia alla nuova capitale, al- la statua dell’imperatore. In realtà si trattava di una partì alla volta di Roma
lettati da esenzioni fiscali e palazzi ricevuti in dono, gigantesca statua di Apollo alla quale era stata moz- per sconfiggere il rivale
Massenzio.
ma restarono sostanzialmente disoccupati. C’era bi- zata la testa per sostituirla con quella di Costantino.
sogno anche di attirare nuovi abitanti, e allora si die- Per abbellire la nuova capitale venne dato il via a
de il via a distribuzioni di vino, grano e olio. Il gra-
no venne concentrato ad Alessandria d’Egitto e da lì
salpava via mare per il Bosforo, ma se spiravano ven-
ti contrari le navi non riuscivano a risalire i Darda- Costantino I: “grande”, ma soprattutto scaltro
nelli: furono quindi costruiti granai sull’isola di Te-

U
n campione di virtù, un so- Falso storico. A certificare
nedo che costituivano le riserve alimentari della cit- vrano giusto e pio, addirit- l’immagine sacralizzata di
tà. Alla fine del V secolo a Costantinopoli si conta- tura un santo per i cristiani Costantino fu piuttosto qual-
vano 300mila abitanti. ortodossi. Fin qui l’agiografia. che oscuro segretario vissuto
Lavori in corso. Fu lo stesso fondatore a oc- Ma per gli storici Costantino I a Roma quattro secoli dopo
cuparsi del progetto urbanistico della nuova cit- fu “grande” soprattutto armi in l’imperatore. Ovvero chi scrisse
tà. Fece costruire una nuova cinta muraria di circa pugno. Fu l’unico che – calando la cosiddetta Donazione di Co-
dalla capitale imperiale Treviri, stantino. Il documento divenne
tre chilometri, rinforzata con torri. In origine a Bi-
in Germania, e travolgendo un potentissimo strumento di
sanzio-Costantinopoli prevalsero le architetture ro- Massenzio nella battaglia di propaganda durante le lotte
mane (il foro, l’ippodromo), ma con l’affermazio- Ponte Milvio – riuscì a rimettere medioevali tra papato e impe-
ne del cristianesimo come religione di Stato (con insieme l’impero. ratori tedeschi.
Teodosio I) molte basiliche pagane furono trasfor-

52
Valente nel 373, garantì l’approvvigionamento d’ac-
qua. Poi con Giustiniano, dal V secolo, il rifornimen-
to idrico del palazzo imperiale fu assicurato dalla con-
versione di una basilica nella grande Cisterna Basili-
ca, con una capacità di 80mila metri cubi di acqua.
Indecenze. In città regnava la passione per gli
spettacoli. Lo sappiamo dal vescovo Giovanni Cri-
sostomo, scandalizzato per l’esibizione dei corpi nu-
di delle attrici. “Riempita che vi siete la testa di que-
sti spettacoli e delle canzoni che li accompagnano, con-
tinuerete a pensarci anche in sogno. Non volete vedere
LESSING/CONTRASTO

una donna nuda nella piazza del mercato e nemmeno


a casa vostra, eppure bramate recarvi a teatro [...]. In
verità meglio sarebbe spalmarci il volto di fango che as-
sistere a spettacoli siffatti”. L’ippodromo, invece, non
aveva nulla d’indecente, tanto più che spesso ci an-
dava l’imperatore in persona. La popolazione era in
preda alla febbre per le corse: tutti conoscevano pe-
digree, razza, età, nomi dei cavalli e sapevano qua-
le auriga era favorito. Questa passione coinvolgeva
molti giovani che bighellonavano per strade e piazze
(le distribuzioni gratuite di cibo non rendevano in-
dispensabile lavorare), bevevano nelle taverne, si ac-
compagnavano a prostitute. Tra questi nullafacen-
ti ce n’era qualcuno di violento. Torme di giovina-
stri con lunghe barbe e baffi, chiome incolte e abbi-
gliamento volutamente “alla barbara” giravano per
FUTURO DORATO uno dei più grossi saccheggi d’arte che la Storia ri- la città scatenando guerre tra bande che sconfinava-
Pendente in oro cordi: da ogni città d’Oriente e d’Occidente fu- no in aperte rivolte.
lavorato del IV secolo, rono prelevate statue destinate a Costantinopoli. Scalata sociale. In ogni caso Bisanzio fu un ve-
con l’immagine di Ne fecero le spese sia le chiese cristiane, sia i tem- ro melting pot di popoli. Nei secoli le nuove élite et-
Costantino il Grande.
Dal 330 Bisanzio fu pli politeisti. Le statue sistemate davanti a San- niche (dai militari goti ai cavalieri anatolici, passan-
la nuova capitale ta Sofia “dovevano offrire uno spettacolo ripugnan- do per gli Illirici e gli Armeni), si alternarono al pote-
dell’impero. te e di pessimo gusto”, sottolineava lo storico svizze- re. Mancando un’aristocrazia feudale legata al posses-
ro dell’Ottocento Jacob Burckhardt. Il pagano Zo- so della terra, non esisteva una gerarchia fissa e anche
simo criticò duramente Costantino: “Gli edifici sono un outsider poteva arrivare ai vertici della società, della
tanto vicini gli uni agli altri da costringere gli abitan- cultura, dell’amministrazione e persino diventare im-
ti a vivere stipati nelle case e nelle strade, dove è peri- peratore. La capacità di rinnovarsi, quindi, fu la vera
coloso camminare per la ressa di uomini e animali”. forza dell’Impero bizantino. t
Il porto fu ampliato e l’acquedotto, costruito da Alessandro Marzo Magno

Vi si leggeva che in punto di Il quale, del resto, si convertì Per Costantino la realpoli- le porte della città quando
morte Costantino aveva lascia- poco prima di spirare: un po’ tik contava più di tutto. Lo il Signore apparve in sogno
to in eredità a papa Silvestro I, tardi, per un campionissimo dimostra anche il trasloco di all’imperatore ordinandogli
pontefice di allora, terre e so- della fede (che peraltro uccise capitale. Bisanzio non fu la pri- di traslocare la capitale. Così,
vranità: in sostanza, avrebbe la seconda moglie Fausta e il ma scelta: Costantino avrebbe Costantino optò per Bisanzio.
“donato” ai papi il potere tem- primogenito Crispo) . gradito Salonicco o Calce- La leggenda è l’eco di una lotta
porale perpetuo. Tutto falso, In cerca di casa. Sarebbe donia, sulla sponda asiatica tra partito pagano e cristiano.
come rivelò Lorenzo Valla nel stata invece Elena, madre di del Bosforo. Il suo intento era Probabile che gli ecclesiastici
’400, dimostrando che quel Costantino e sua eminenza fondare la capitale nel luogo di corte abbiano opposto re-
“testamento” era stato redatto grigia, a suggerire al figlio di dove sorgeva Troia. sistenza alla “prima scelta” im-
quattro secoli dopo la morte siglare l’editto di Milano che Secondo una leggenda medio- periale. E che poi la strategica
di Costantino. legalizzava il culto cristiano. evale, erano già state erette Bisanzio abbia prevalso. (a. c.)

53
ESTREMO ORIENTE

La civiltà Khmer che abitava queste terre creò i suoi TEMPLI


sulla base di una combinazione tra BUDDISMO e induismo:
nacque così, in CAMBOGIA, la capitale di un florido regno

I SEGRETI DI
ANGKOR

A
i tempi delle Crociate, quando Roma La processione del re. Qui, a partire dal IX se-
era ridotta a poco più di 20mila abitan- colo vivevano circa un milione di persone, i Khmer.
ti, Angkor, capitale dell’Impero Khmer, La povera gente abitava in baracche di legno, ormai
probabilmente sconosciuto in Occiden- cancellate dalla vegetazione, lavorava nell’agricoltu-
te, era a tutti gli effetti una megalopoli. Sviluppata- ra (grazie a un progredito sistema di conservazione
si tra il IX e il XV secolo, all’apice della sua potenza dell’acqua) e nella continua edificazione di templi,
si estendeva su una superficie di 3mila km quadrati che ora ci appaiono di nuda pietra ma ai tempi era-
(come l’attuale area urbana e suburbana di Londra). no rivestiti di stucco, colorati e arricchiti di statue
TESTIMONI
DEL TEMPO
I resti del tempio
di Pre Rup. È una
struttura laterale
del gruppo di Angkor,
costruita a sud del
STEFANO TORRIONE

serbatoio d’acqua
orientale.
Il tempio è dedicato
al dio indù Shiva.

55
Le case erano su PALAFITTE, con l’entrata rivolta a est. Finita
la costruzione, un ASTROLOGO stabiliva quando ENTRARVI
adorne di avori, coralli, gioielli e fiori. Della gente le insegne reali. I musici accompagnano il corteo. Cin-
di Angkor di quel periodo abbiamo un raro ritratto quecento ancelle, in abiti variopinti e fiori nei capelli,
da parte del viaggiatore cinese Cheu Ta-Kuan: “Gli portano dei ceri accesi. Fanno seguito altre ancelle che
abitanti sono di pelle scura. Occorre arrivare al palaz- portano le decorazioni in oro e argento e le insegne del
zo reale e alle case dei dignitari per incontrare don- potere. Viene infine la guardia privata del re, compo-
ne la cui pelle è bianca come la giada, in quanto es- sta di sole donne armate di lancia e scudo. Dietro di lo-
se non si espongono mai ai raggi del sole. Le donne, co- ro procedono le carrozze reali, ricoperte d’oro, traina-
me gli uomini, vestono una stoffa che circonda loro i te da capre e cavalli. Sugli elefanti ci sono i principi e
fianchi, camminano scalze e hanno i capelli raccolti in i ministri, innumerevoli sono i parasole di colore ros-
una crocchia. Il sovrano ha cinque mogli: una sta nel- so che indicano la loro dignità e potere. Su altri elefan-
la residenza privata, le altre abitano i palazzi situati ti, su carrozze e su portantine giungono le spose del re.
ai quattro punti cardinali. Oltre a queste il re possiede Più di cento parasole, ricamati con fili d’oro, le proteg-
5mila concubine che gli hanno dato più di 3mila fi- gono dai raggi. Giunge infine il re, che in piedi su un
gli. Quando il re esce dal palazzo viene preceduto dal- elefante brandisce la sacra spada, Prah Khan, donata-
la guardia a cavallo, seguono gli stendardi imperiali e gli dal dio Indra”.

56
NATIONAL GEOGRAPHIC/GETTY IMAGES

AKG/MONDADORI PORTFOLIO
La ricchezza dell’acqua. Lo splendore e la
durata di questa civiltà si deve all’applicazione
dell’ingegneria idraulica alla coltivazione del riso:
in epoca imperiale le risaie circondavano Angkor
per decine di chilometri. Una foto radar scattata nel
1994 da uno space shuttle mostra un’area di circa
200 km costellata di puntini, rettangoli e linee. I
primi corrispondono a centinaia di templi, i secon-
di a enormi bacini destinati all’irrigazione e al tra-
sporto via acqua, e le linee alla rete di fossati e cana-
li che collegava la città imperiale al lago Tonle Sap.
Quando il Mekong era in piena, a partire da giu-
gno, l’acqua del fiume non riusciva a defluire inte-
ramente nell’oceano Indiano e risaliva lungo il brac-
cio fluviale del Tonle Sap, fino a triplicare la superfi-
cie del lago, che passava da 3mila a 10mila km. Tra
ottobre e novembre, con l’inizio della stagione sec-
ca, le acque riprendevano il loro corso verso il delta,
ma a quel punto gli enormi bacini di Angkor erano monia l’acqua, in segno di adorazione e auspicio di
pieni e garantivano i rifornimenti fino alla stagio- fertilità». Un rito nascosto ai fedeli, che non poteva-
ne dopo. A questo sistema idrico si doveva il fiorire no accedere ai santuari e alle terrazze intermedie del
dell’agricoltura khmer. Oggi la giungla si è riman- tempio-montagna. Si limitavano a prostrarsi davan-
giata tutta la campagna che sosteneva Angkor, e nei ti al corteo formato dal re, dai dignitari della corte
bacini pieni d’acqua ancora esistenti si rispecchia- e dai sacerdoti, per poi fermarsi nelle lunghe galle-
no i templi che sono rimasti a testimonianza della rie che cingono la prima terrazza di Angkor Wat. E
profonda religiosità di questa civiltà. se la massa di arenaria del tempio è fittamente scol-
I Khmer costellarono la capitale e i dintorni di pita da figure di asceti e uomini in preghiera, dan-
“templi-montagna”, dedicati al culto del dio-re. Si zatrici divine, semidei, animali e fregi vegetali, è in
elevavano a piramide su piccole alture e indicavano questa prima galleria “pubblica” che sono colloca-
l’asse dell’universo, facendo da scenario per straor- ti 1.200 metri quadri di bassorilievi: i più belli del-
dinarie cerimonie religiose in cui i regnanti veniva- la città sacra. A essi era affidata la narrazione della
no divinizzati. Il tempio-montagna più noto e me- storia dell’impero, dei miti religiosi e di quelli sul-
glio conservato è Angkor Wat. La sua costruzione la creazione dell’universo, fondati sulle intricate vi-
risale all’inizio del XII secolo, epoca d’oro in cui il cende delle divinità Vishnu, Shiva, Krishna e Rama.
regno di Suryavarman II, dopo la sconfitta dei Sia- Il ritorno della giungla. Tutt’altro clima si
mesi a nord, si estendeva dalla Birmania alla Male- respira visitando il secondo grande tempio-monta-
sia e dal Vietnam a parte della Cina. Cinto da un gna di Angkor, il Bayon. Fatto costruire da re Jaya-
TRA PIETRA fossato, Angkor Wat si presenta come una pirami- varman VII (XIII secolo), ha una decorazione in-
E ACQUE de costituita da tre terrazze sovrapposte circonda- fluenzata dal buddismo. Nel tempio le raffigura-
Sopra, monaci te da gallerie, culminante in cinque torri-santua- zioni induiste sono eclissate dalle circa 200 facce
davanti al complesso
principale del tempio-
rio. La forma complessiva raffigura il monte Meru monumentali del Buddha, che sorridente scruta il
montagna di Angkor della religione induista, che in un’originale fusione mondo dai quattro punti cardinali “per vedere tutte
Wat, più grande della con quella buddista era arrivata in Cambogia con le le sofferenze degli uomini e porre rimedio a ognu-
reggia di Versailles. missioni commerciali indiane nei primi secoli do- na di esse”. Il Bayon è mistico e smodato nello sti-
In alto a destra,
una battaglia po Cristo. Dimora degli dèi, il monte Meru veniva le. I bassorilievi raccontano le battaglie contro i Sia-
contro i Siamesi in immaginato come un massiccio composto da cin- mesi, che avevano ricominciato a infierire sul po-
un bassorilievo del que cime. E come la montagna divina, il tempio si polo Khmer, la fatica del lavoro e le sofferenze del-
tempio Bayon. rispecchia nelle acque dell’ampio fossato circostan- la guerra. Re Jayavarman VII amava farsi chiamare
te, che rappresentava l’oceano primordiale da cui “il compassionevole”. Alcune epigrafi narrano che
tutte le cose avevano tratto origine. fece costruire 102 ospedali in città.
Cerimonie per pochi. «La torre-santuario cen- La parabola di Angkor finì con la vittoria dei Sia-
trale», spiega lo studioso di culture del Sudest asia- mesi del nord a metà del XV secolo, che portò alla
tico Claudio Bussolino, «era la residenza stessa del- distruzione delle opere idrauliche e quindi dell’agri-
la divinità, che lì dimorava nella forma dell’idolo o coltura khmer. In pochi decenni la giungla si richiu-
del suo simbolo, il linga, un cilindro di forma fal- se su Angkor, tenendola nascosta per 400 anni. t
lica. Su di esso il sacerdote versava durante la ceri- Luca Carra

57
IL TEMPIO
NELLA GIUNGLA
Fu realizzato nove secoli fa in Cambogia dal re Suryavarman II. Che, per accelerare
i tempi, ordinò di costruirlo partendo contemporaneamente dai quattro lati

U
n potente regno dominò il Su-
dest asiatico tra il IX e il XV se- VERSATILE ARENARIA
colo: l’Impero Khmer. Il suo La costruzione richiese due tipi
di arenaria: una di grana media
cuore politico e religioso era per il muro, l’altra di grana fine
nell’attuale Cambogia, ma i confini si esten- per le decorazioni.
devano ai vicini Laos, Vietnam e Thailandia.
Di quella gloria passata resta oggi un vasto
complesso sacro, capolavoro di ingegneria,
dedicato al dio supremo dell’induismo, Vish-
nù. Sorgeva ad Angkor, allora capitale, e
fu realizzato nel periodo di splendore dei
Khmer, durante il regno di Suryavarman II
(1113-1150). Il re decise di dedicarlo a Vi-
shnù perché diceva di esserne la reincarna-
zione. Nel 1431 gli invasori Thai saccheg-
giarono la città di Angkor e convertirono il
tempio al buddismo theravada. Soltanto nel
1860 i colonizzatori francesi ne riscoprirono
le rovine avvolte dalla giungla. t
Stefano Priolo

ENTRATA TRIONFALE
Una lunga strada rialzata,
fiancheggiata da statue di
pietra, collegava l’ingresso
del sito di Angkor Wat (vicino
al fossato) con l’ingresso del
tempio vero e proprio.

BALAUSTRE FRAGILE
Delimitavano la piattaforma L’intero complesso è stato
s
cruciforme all’ingresso del costruito in blocchi dii pietra
tempio, simboleggiavano impilati uno sopra l’altro
lt
il mito della creazione e senza malte o archi. Questo
avevano la forma di un purtroppo ha accelerato il
serpente sacro. crollo della struttura.

58
GALLERIE TORRE CENTRALE
Erano dotate di un tetto in Era scolpita per apparire come
pietra supportato da file la volta di una cupola. Si crede
di colonne. Il soffitto era che qui vi fosse il mausoleo
intagliato, in una specie di del re Suryavarman II.
imitazione delle tegole.

SOL90IMAGES
TORRI LATERALI
Delimitano la terrazza
superiore e hanno la forma
ogivale del bocciolo di loto.
Rappresentavano le cime del
monte Meru, casa degli dèi.

PORTICI AL FEMMINILE
I colonnati laterali furono
decorati con splendidi rilievi,
che raffiguravano le divinità
femminili.

BASSORILIEVI
Ripropongono scene a grande scala del Ramayana
e del Mahabharata (poemi epici induisti), immagini
del sovrano Suryavarman II e della vita a corte.

IL TEMPIO
CON IL FOSSO
L’intero complesso e i suoi
terreni sono circondati
da un fossato lungo un
chilometro e da cinte murarie
concentriche, due giardini
SIMBOLO LONGEVO perimetrali di cui uno 2 4
Angkor Wat è ancora oggi simbolo dell’identità all’ingresso (1) e tre grandi
terrazze (2, 3, 4) su cui sorge 3
cambogiana, tanto da essere rappresentato nella
un monumento, dotato di 1
bandiera nazionale (sopra a destra) e in una moneta
del XIX secolo (sopra a sinistra). varie torri angolari e di una
grande torre centrale.
SULLA VIA
REGNO DELLE STEPPE

Voluta da TAMERLANO nel 1370,


SAMARCANDA, oggi in Uzbekistan, per due
secoli fu crocevia di COMMERCI e sapere
DELLA SETA
L
a strada che conduce alla capitale è pianeg- fino al XIII secolo, quando venne distrutta da Gen-
giante e si snoda in mezzo a villaggi pieni gis Khan», spiegava Maurizio Tosi (1944-1917),
di vita e meravigliosi giardini, da cui fanno quando era docente di Paleoetnologia all’Universi-
capolino le principesche dimore dei nobi- tà di Bologna e di Archeologia dell’Iran e dell’India
li signori. Samarcanda è lì, all’apice del suo splen- all’Università statale di Samarcanda.
dore, adagiata in mezzo a una verde vallata: la per- Prescelta. Alla devastazione mongola del 1220
la dell’impero di Timur (alias Tamerlano), il con- sopravvisse solo una minima parte della popolazio-
quistatore turco-mongolo autoproclamatosi erede ne della prima Samarcanda: la storia della città sa-
di Gengis Khan, brilla al sole, tra l’azzurro e l’oro rebbe potuta finire lì, se non fosse stato per Tamer-
delle maioliche che ricoprono gli edifici della città. lano. Nel 1370, non appena completò la conquista
Grasse ricchezze. Samarcanda: il suo nome, della Transoxiana (la regione dell’Asia Centrale, che
che secondo un antico cronista deriverebbe dal tur- corrisponde all’incirca all’attuale Uzbekistan, con-
co-orientale semiz-kent, “città grassa” (cioè ricca), quistata dagli Arabi nell’VIII secolo), il nuovo pa-
LEGGE E richiama alla memoria l’Oriente magico e scono- drone delle steppe iniziò a costruire la sua capitale
GIUSTIZIA
Il Registan, l’antica
sciuto. Oggi è una città attiva e popolosa, capoluo- sulle ceneri di quella splendida città, ammirata per-
piazza per le go dell’Uzbekistan. Ma tra il XIV e il XV secolo fu sino da Alessandro Magno, il condottiero macedo-
proclamazioni la capitale dell’immenso Impero timuride, esteso ne che l’aveva conquistata nel 332-330 a.C. Tamer-
e le esecuzioni fra India e Turchia, e uno dei centri commerciali lano volle che la sua capitale sorgesse subito a sud
a Samarcanda.
Con le sue tre
più importanti lungo la Via della Seta. «La regione delle immense rovine di Maracanda, a un centinaio
madrase, costruite di Samarcanda occupa la fertilissima Valle del fiu- di chilometri da Kesh (l’odierna Shahrisabz), dove
dai discendenti me Zeravshan: nel VII secolo a.C., prima dell’inva- era nato. La vide crescere a poco a poco nei successi-
di Tamerlano, era sione e della conquista persiana (540 a.C. circa), le vi 35 anni, osservandola dai suoi sontuosi accampa-
il cuore pubblico
della Samarcanda genti locali di stirpe iranica, i Battriani, fondarono menti montati in splendidi giardini al di fuori delle
medioevale. una prima città: Maracanda. Era splendida e durò mura. «La scelta era ovvia: quel luogo era predesti-

GARCIA JULIEN/GETTY IMAGES

61
BRITISH LIBRARY/SCALA (3)

Il condottiero TAMERLANO, oggi EROE nazionale, portò la città


VITA DI TIMUR nato a essere un centro economicamente importan- città ricca», affermava il paleoetnologo. «Le condi-
Miniature tratte te, sia per la produzione agricola, sia per i commer- zioni di vita e le opportunità economiche erano del-
dal Zafar-Nama, il ci, essendo il principale mercato e motore sulla Via le migliori, grazie ai mercanti e agli artigiani. L’indu-
libro che narra la della Seta», notava Tosi. stria principale era quella tessile, di grande qualità
storia della dinastia
Timuride e la biografia Il grande emiro Tamerlano, un tiranno crudele, ancora oggi, e produceva cotone, seta e lana». Inol-
di Tamerlano: un zoppo e megalomane, che nella sua brillante carrie- tre la sua posizione lungo la Via della Seta, percorsa
momento in famiglia ra di conquistatore devastò meraviglie come Delhi, tra la Cina e l’Occidente da carovane con centinaia
(in alto a sinistra), Baghdad, Aleppo e Damasco, a Samarcanda fece rea- di cammelli, attirava mercanzie di ogni tipo: le spe-
l’arrivo a Samarcanda
(in alto a destra), lizzare opere grandiose e in parte visibili ancora oggi, zie arrivavano dall’India, la seta e il raso, i profumi,
l’impiccagione di un come la maestosa moschea di Bibi Khanum, una del- le pietre preziose dal Catay (la Cina odierna), lino
architetto sospettato le più grandi dell’Asia. “Coloro che dubitano della no- e cuoio dalla Tartaria (una vasta regione estesa fra il
di avere sedotto la
moglie del re (nell’altra
stra grandezza guardino i palazzi che abbiamo costrui- Mar Caspio e l’Oceano Pacifico).
pagina a sinistra) e to”, diceva Tamerlano. E non gli si poteva dare torto. Gran bazar. Gli affari si facevano lungo la Via
la costruzione della Metropoli cosmopolita. Per prima cosa edi- del bazar, voluta da Tamerlano. Tagliava tutta la cit-
grande moschea ficò nuove mura, circondate da un profondo fossa- tà da una parte all’altra: le tende dei mercanti, che
(nell’altra pagina
a destra). to e, all’interno della città, una cittadella protetta da aspettavano i clienti dietro ad alti banchi rivesti-
guardie. Qui si ergeva il Kuk Sarai, il Palazzo blu se- ti di pietra bianca, erano disposte su entrambi i lati
de della cancelleria e delle prigioni, usato anche co- di una strada coperta da un porticato a volta. La lu-
me caveau per il suo tesoro. Fuori dalle mura c’erano ce del sole che filtrava dalle finestre aperte sulla co-
molte case, raggruppate in sobborghi sparsi tra orti pertura illuminava una scena che ricorda i mercati
e vigneti. Un piccolo paradiso. Qui, oltre agli agri- orientali di oggi: venditori di carne cotta e speziata,
coltori, stavano gli artigiani che Tamerlano deporta- mercanti intenti a contrattare, cammelli carichi di
va dai Paesi conquistati per accrescere la popolazio- succosi meloni (tanto abbondanti che, per conser-
ne, la bellezza e il prestigio di Samarcanda: tessito- varli, le donne li fanno seccare a pezzi al sole). I ma-
ri, fabbricanti d’armi, ceramisti e maestri vetrai dalla cellai vendono carne di montone e pollame: bolliti o
Siria, balestrieri, muratori e argentieri dalla Turchia, arrosto e accompagnati dal riso erano tra i piatti più
oltre a ingegneri, calligrafi, pittori, tessitori, mosai- consumati a Samarcanda. Il vino, invece, si poteva
cisti, intagliatori, operai, architetti, poeti, letterati, bere solo quando lo decideva Tamerlano: chi ave-
scienziati e astronomi dalla Persia, dall’India e dalla va sete poteva placarla a una delle numerose fonta-
Mesopotamia. «È difficile stabilire il numero preciso ne alimentate da un sistema di canali che riforniva-
degli abitanti, in città circondate da un denso insie- no di acqua la città e la vallata.
me di centri abitati. Ma a metà del XV secolo si cal- “Il territorio di Samarcanda è ben provvisto di ogni
cola che a Samarcanda vivessero tra le 200mila e le cosa, di pane, vino, carne, frutta e pollame; i montoni
300mila persone», spiegava Tosi. In questa metropo- sono molto grossi e hanno una coda che pesa quasi venti
li cosmopolita, crocevia di culture, religioni e popo- libbre, che è quanto un uomo può reggere con una mano
li, la gente comune abitava, con i propri servitori, in [...]. Questa città e il suo territorio sono di una ricchezza
case a un piano, con un giardino interno. «Era una che desta meraviglia”, annotava ammirato l’aristocra-

62
GETTY IMAGES
al MASSIMO splendore
tico castigliano Ruy González de Clavijo, ciambella-
no alla corte di Enrico III di Castiglia e di Léon e ca-
po di una ambasceria giunta a Samarcanda nel 1404.
Tutti a scuola. Sulla Via della Seta viaggiavano
anche idee e saperi. E la cultura progredì a braccet-
to dell’architettura: nel 1417 Ulug Beg, successore
di Tamerlano, fece costruire la prima delle tre scuole
coraniche (le madrase) affacciate sulla piazza pubbli-
ca delle proclamazioni reali e delle esecuzioni capitali
che ancora oggi compone il complesso del Registan.
Sede della più prestigiosa università del mondo isla-
mico, ospitava un centinaio di studenti che, oltre al-
la teologia e alla legge coranica, imparavano la mate-
matica, la filosofia e l’astronomia, di cui il sovrano era
un appassionato conoscitore. Fu Ulug Beg ad avere
l’idea di costruire un osservatorio astronomico (nel
1428), da cui misurò la posizione degli astri con una le di Ulug Beg alle stalle che i nomadi allestirono nel
precisione che a lungo nessuno riuscì a eguagliare. 1720 all’interno del Registan.
Dalle stelle alle stalle. Ma proprio come le “Felice colui che abbandona il mondo prima che il
stelle, Samarcanda dopo essere sorta cominciò a tra- mondo lo abbandoni”, recita un’iscrizione all’ingres-
montare. Nel XVI secolo gli Uzbeki si impossessa- so del mausoleo di Tamerlano. Ed è quello che fece
rono dei domini di Tamerlano e spostarono la capi- il fondatore di Samarcanda, morendo prima che il
tale a Bukhara. Nel XVIII secolo l’antica città visse suo mondo cominciasse a sbriciolarsi. t
un lungo declino. Passando, letteralmente, dalle stel- Maria Leonarda Leone

Gli italiani sul campo

L
o studio della storia di Archeologia dell’Accademia niversità di Bologna, direttore Uno dei risultati più impor-
Samarcanda passa anche delle Scienze dell’Uzbekistan). delle attività sul campo. tanti è stata la realizzazione di
attraverso lo studio del «Scopo principale del progetto Innovativi. «Le linee di ricerca una Carta archeologica della
territorio. È quanto sta dimo- archeologico è lo studio del avviate sono molteplici. Media Valle dello Zeravshan:
strando dal 2001 una équipe popolamento nella regione Abbiamo usato un approccio sparsi su una superficie di circa
di ricerca italo-uzbeka, diretta di Samarcanda nei secoli, in multidisciplinare, associando 2.500 km quadrati gli studiosi
da Antonio Curci (Universi- relazione allo sfruttamento del all’archeologia anche la geolo- hanno censito oltre 2mila siti
tà di Bologna) e Amriddin territorio e delle risorse», spie- gia, la geografia, l’agronomia archeologici, databili tra il III
Berdimuradov (Istituto di ga Simone Mantellini dell’U- e la topografia». secolo a.C. e il XV secolo d.C.

63
MEDIORIENTE

UN CALIFFATO
DAFAVOLA
A partire dall’VIII secolo
N
el descrivere il califfato di Baghdad,
fra VIII e XIII secolo, un ipotetico
il vasto TERRITORIO unificato cronista delle terre irachene e siria-
ne si sarebbe dilungato nel descrivere
dalla DINASTIA degli luoghi di rara bellezza in cui fiorivano arti, scien-
Abbasidi aveva il suo cuore ze e scambi culturali, grazie al buon governo della
dinastia araba degli Abbasidi, signori di Baghdad.
a BAGHDAD, letteralmente Eredi del Profeta. Nei decenni successivi alla
scomparsa del profeta Maometto (632), la comuni-
la “città della PACE” tà musulmana fu guidata da quattro califfi e, a se-
guire, dalla dinastia degli Omayyadi, potente clan
della Mecca. «In questa fase, partendo dalla Peniso-
la arabica, le forze islamiche allargarono la propria
sfera d’influenza nell’Oriente, penetrando in Iraq e
in Persia (e lambendo India e Cina), e nell’Occiden-
te, espandendosi nel Maghreb e nella Spagna anda-
lusa o al-Andalus. Capitale di questo vasto dominio
fu, dal 661, la città siriana di Damasco», racconta lo
storico dell’islam Vincenzo La Salandra. «Peraltro,
gli Omayyadi lasciarono scontenti molti dei popo-
li assoggettati: in barba agli aspetti universalistici
dell’islam – che non prevedeva distinzione tra le va-
rie etnie di musulmani – condussero infatti una po-
litica di discriminazione sociale verso i “non arabi”
(o Mawali)». In risposta, verso la metà dell’VIII se-
colo, si fece strada una dinastia rivale, quella abba-
side, pronta a rivendicare un ruolo egemone per via
della propria parentela con Maometto. Il primo ca-
liffo abbaside fu Abu l-Abbas al-Saffah (722-754),
che, aiutato dai Persiani e da altri popoli non arabi,
guidò una rivolta contro gli Omayyadi – i pochi su-
perstiti fuggirono in Spagna – assumendo dal 750
il controllo del mondo islamico. Un mondo che il
secondo califfo, al-Mansur (712-775), innoverà in
modo radicale gettando le basi per i futuri splendori
del lunghissimo governo abbaside, essendo “il pri-
mo – Dio abbia misericordia di lui – che tenne in gran
conto sia le scienze che i loro cultori”, come scrisse nel-
l’XI secolo lo storico musulmano Said al-Andalusi.
Nuova capitale, nuova società. Al-Mansur
suggellò la sua opera di rinnovamento con la fonda-
zione di Baghdad (762), eretta lungo le sponde del
fiume Tigri. La città, destinata a tramutarsi in una
metropoli da un milione di abitanti, fu scelta come
ALLA CORTE nuova capitale per via della sua vicinanza agli allea-
DI AL-RASHID ti Persiani, molti dei quali vennero introdotti a cor-
In un dipinto te. Sul piano religioso, dopo aver rotto con gli scii-
ottocentesco, il califfo ti (ramo dell’islam opposto a quello sunnita, più or-
Harun al-Rashid
nella sua tenda con todosso), gli Abbasidi promossero la religione isla-
i sapienti d’Oriente. mica come elemento di unione per tutte le genti del
La celebre raccolta califfato. «In breve, di strettamente arabo rimase-
MONDADORI PORTFOLIO

Le mille e una notte ro solo la lingua e il Corano. Così nella vita cultura-
contiene molte storie
nate originariamente le del califfato confluirono elementi del mondo gre-
nella sua corte. co e orientale e sul piano sociale si formò una classe
di artisti, mercanti e studiosi», precisa La Salandra.

65
Le prime novelle delle MILLE E UNA NOTTE risalgono al X secolo.

SCALA
L’opera di al-Mansur fu portata avanti dai suoi eredi di un martire” (come recitava una frase attribuita a VIAGGIO
e in particolare da Harun al-Rashid (763-809), che Maometto), e così a Baghdad sorse la Bayt al-Hikma MEDIOEVALE
stabilì contatti diplomatici persino con Carlo Ma- (“Casa della sapienza”), centro di studi la cui biblio- Una carovana di
pellegrini negli ultimi
gno e promosse le relazioni commerciali con la Cina. teca superò il mezzo milione di volumi e dove schie- anni del califfato
Età d’oro. Mentre l’Europa viveva i suoi “seco- re di ricercatori tradussero le opere dell’antichità. abbaside in una
li bui”, il sapere islamico conobbe la sua epoca più «Molti pensatori e scienziati islamici avranno poi immagine tratta da un
brillante, segnata da una fioritura culturale che in- un ruolo cruciale nel riproporre le culture classiche manoscritto del 1237.
vestì ogni ambito: dall’alchimia al gioco degli scac- in Europa, contribuendo al sorgere dell’Umanesi-
chi (giunto dall’India). Sempre Said al-Andalusi af- mo e, di riflesso, del Rinascimento», rivela l’esper-
fermò che, grazie agli Abbasidi, “le aspirazioni del po- to. Nel caso della cultura persiana, la tendenza degli
polo si riscossero dall’indifferenza e le menti si risveglia- Abbasidi a mostrarsi permeabili a influenze esterne
rono dal sonno”. All’epoca era inoltre diffusa l’idea è riassunta da un’affermazione attribuita al califfo al-
che “l’inchiostro di uno studioso è più sacro del sangue Ma’mun (786-833), figlio di al-Rashid: “I Persiani

66
L’opera verrà AMPLIATA ulteriormente nel corso dei SECOLI
hanno governato per mille anni e non hanno avuto bi- disposte alle estremità di due strade perpendicolari e
sogno di noi arabi [...]. Noi li abbiamo governati per convergenti su una piazza. «Qui, al centro della cit-
uno o due secoli e non possiamo fare a meno di loro”. tà, sorgeva il palazzo del califfo. Costruito con una
Lo stesso al-Ma’mun ingrandì la “Casa della sapien- struttura a croce, e una sala centrale su cui si stende-
za” facendone una sorta di università pubblica, non- va un’enorme cupola decorata con maioliche verdi,
ché ospedale e osservatorio astronomico. colore caro all’islam poiché associato al paradiso».
Impulso scientifico. «Il fervore culturale non L’effetto doveva essere spettacolare.
mancò di investire le discipline scientifiche, e tra le Gli edifici sacri erano affiancati da imponenti mi-
più ingegnose menti dell’epoca spiccò l’astronomo, nareti dalla singolare forma a spirale, in seguito ab-
geografo e matematico Muhammad ibn Musa al- bandonata. Altrettanto elaborate erano le cerami-
Khwarizmi (780-850), considerato il padre dell’al- che – arricchite dalle tecniche cinesi – e le miniatu-
gebra e celebre per la sua trattazione delle equazioni re realizzate per illustrare opere scientifiche e lettera-
di secondo grado», continua La Salandra. «La stessa rie. Un alto grado di perfezione lo raggiunsero infine
algebra deve il suo nome a un termine arabo: al-ja- l’arte calligrafica e quella della decorazione dei tessu-
br, “unione”, “connessione”. Al-Khwarizmi è inol- ti, ricchi di forme geometriche o ispirate al mondo
tre ricordato per aver introdotto i cosiddetti numeri animale e spesso ricamati con fili d’oro.
arabi». Altro scienziato di spicco fu il persiano Alha- Crepuscolo. La fioritura delle arti e delle scien-
zen (965-1039), fondatore della moderna ottica, ma ze non salvò i governanti abbasidi. Gli emiri che ge-
i maggiori impulsi scientifici investirono la medici- stivano alcune aree del dominio abbaside ottennero
na, tanto che Baghdad arrivò a sfiorare il migliaio di una crescente indipendenza, relegando gradualmente
medici, pronti a seguire le orme di ibn Sina, meglio il califfo a un ruolo simbolico. «La componente turca
noto come Avicenna (980-1037), autore di inno- presente a corte, a cominciare dalle guardie del calif-
vativi trattati come Il canone della medicina, a metà fo, alimentò tensioni con la popolazione di Baghdad
tra guida medica ed enciclopedia. Grandi progressi e causò, tra l’836 e l’892, il trasferimento della capi-
si segnalarono in astronomia, chimica, trigonome- tale a Samarra», conferma La Salandra. «L’autorità
tria, zoologia e nella lavorazione della carta, impor- abbaside continuò a deteriorarsi nel X secolo, quan-
tata dalla Cina (e dal mondo arabo passata poi in Eu- do molti generali dell’esercito, a capo di province se-
ropa). «Nelle campagne fece inoltre passi da gigante mi-autonome, smisero di pagare i tributi». A suon di
la produzione agricola, grazie a nuove tecniche d’ir- defezioni, il gigantesco Stato islamico iniziò un ine-
rigazione e a strumenti di recente perfezionamen- sorabile declino. Tra i nemici c’era la dinastia scii-
INTELLIGHENZIA
Sotto, l’occhio
to. Su tutti, i mulini a vento», aggiunge La Salandra. ta dei Fatimidi, ma a dare il colpo di grazia furono i
secondo il fisico Fioritura artistica. Agricoltura a parte, molte Mongoli, nel 1258. Baghdad fu distrutta da Hulagu
Hunayn Ibn Ishaq. architetture abbasidi risentirono di influssi persiani. Khan, che fece trucidare l’ultimo califfo abbaside, al-
Al centro, un trattato Lo stesso nucleo originario di Baghdad fu costruito Musta’sim. Alcuni Abbasidi si rifugiarono in Egitto
di astronomia.
A destra, un’opera dei seguendo una pianta circolare di derivazione irani- dando vita a un nuovo califfato, ma la loro gloria era
fondatori della scuola ca, con una doppia cinta muraria (costellata da ol- ormai al crepuscolo, così come l’età d’oro islamica. t
araba di matematica. tre cento torri), nella quale si aprivano quattro porte Matteo Liberti

GETTY IMAGES (3)

67
LA PORTA D’ORIENTE

Ricchi e SPREGIUDICATI, ma anche SAGGI e previdenti. Così,


per più di cinque secoli, i VENEZIANI dominarono il Mediterraneo

S A
P A
Q u
vanti alle loro basi una flotta di galee ar-
mate, la sorpresa fu grande. Sugli alberi
di quelle navi sventolava infatti un gon-
falone che nessuno fino ad allora conosceva, e che
cio e Oriente, a fare della Serenissima la superpoten-
za economica e diplomatica d’Italia dal Medioevo al
Rinascimento.
Ricchi fuggiaschi. «Venezia nacque in maniera
davvero singolare», spiegava Ennio Concina, autore
raffigurava un leone alato che reggeva con la zampa di molti libri sulla storia veneziana, «grazie a un’aristo-
un libro. Era il leone di san Marco, il simbolo scel- crazia fondiaria che però non aveva nulla a che vede-
to dal doge Pietro II Orseolo per proteggere la flotta re con il feudalesimo. Era anzi una classe gelosa della
della repubblica veneziana. Da quel giorno nel lon- sua indipendenza dagli altri poteri dell’epoca, impe-
tano 998 – ma secondo alcune fonti l’episodio sareb- ro e papato. E questa caratteristica dominerà tutta la
be avvenuto nel 999 o nel 1000 – i nemici e gli allea- sua storia». A fondare Venezia furono infatti, nel VI
ti di Venezia impararono che quando il libro sotto la secolo, i profughi provenienti dalle ricche città di Al- PIAZZA AFFARI
zampa del leone aveva le pagine aperte significava che tino, Aquileia, Eraclea e Grado, che fuggivano dalle Il Palazzo Ducale
di Venezia, cuore
la Serenissima era in pace, quando invece era chiuso invasioni prima dei Goti e poi dei Longobardi. Sul- politico e finanziario
era un segnale di guerra. le isole della Laguna si rifugiarono anche famiglie di della Serenissima,
Il leone di san Marco sventolerà per i successivi ot- possidenti terrieri e mercanti, che mantennero sem- in un dipinto
to secoli su molte città e porti, dall’Adriatico allo Io- pre rapporti con le loro proprietà e attività economi- ottocentesco.
nio, dall’Egeo al Mar Nero; ma anche nell’entroter- che, affrancandosi però dal potere politico e religio-
ra, da Udine all’Istria e fino a Bergamo e Cremona, so in vigore sulla terraferma. E sfruttando la loro po-
nella Pianura padana. Non fu solo un segno di domi- sizione strategica per unire l’Oriente all’Occidente.
nio e di potenza, ma anche un emblema di tolleran- All’inizio le piccole imbarcazioni veneziane faceva-
za e buon governo. Tanto che il poeta Francesco Pe- no la spola per vendere il sale della Laguna in cambio
trarca (1304-1374) considerò Venezia “unico albergo del grano della pianura, ma poi i commerci si estese-
di giustizia e di pace; unico rifugio dei buoni e solo porto ro anche al legname, ai metalli, agli schiavi dell’Est e
a cui, sbattute per ogni dove dalla tirannia e dalla guer- alle spezie e alle stoffe pregiate orientali. Nel periodo
ra, possono riparare a salvezza le navi degli uomini che di massimo splendore, nei mercati veneziani si trova-
cercano di condurre tranquilla la vita”. va qualsiasi tipo di merce fosse in commercio, dallo
All’apice del suo sviluppo, la città lagunare fu infat- storione del Volga alla lana delle Fiandre.
ti considerata dai suoi contemporanei come un mo- La vita fra le calli. I veneziani non si ricono-
dello di Stato assai particolare, dove i conflitti socia- scevano in fazioni – come accadeva invece a Firenze
li erano quasi inesistenti e tutti godevano della mas- e in altre città dell’epoca fra guelfi e ghibellini – ma
sima libertà e potevano contare su un sistema di giu- solo nell’emblema del leone di san Marco. I mecca-
stizia efficace. Anche il doge, che governava la città, nismi elettorali a Venezia erano pensati proprio per
era subordinato alla stessa legge. E se qualcuno usci- evitare divisioni tra partiti e candidati, e molte cari-
va perdente da una contesa politica, immediatamen- che erano distribuite per sorteggio (vedi riquadro nel-
LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO

te riconosceva la sconfitta e si metteva al servizio del le pagine successive). Nei sestieri intorno a Rialto vive-
vincitore. Ma furono i due elementi chiave, commer- va una società in cui, almeno nelle prime fasi della sua

68
Nella Repubblica di Venezia le tre LINGUE UFFICIALI erano il
SCALA

70
latino, il veneto e l’ ITALIANO (che allora era il FIORENTINO)
storia, non c’erano grandi differenze tra ricchi e pove- dei rapporti con l’Oriente fu tra il XV e il XVII seco-
ri e dove persino al vescovo veniva negato il privilegio lo, quando si consolidò la rete diplomatica. Le figu-
di abitare in centro. La basilica più importante della re più influenti erano gli ambasciatori della Serenissi-
TRA CALLI città, quella di San Marco, non era la sede vescovile, ma e i baili (dal latino baiulus: “reggente”), governa-
E CANALI ma la cappella del doge. E il tesoro di San Marco non tori delle comunità mercantili all’estero.
Il Miracolo della era controllato dalla curia, come succedeva nel resto Tra questi spiccava il bailo di Costantinopoli, che
reliquia della Croce d’Europa, ma direttamente dallo Stato veneziano. An- aveva una corte privata e risiedeva in uno splendido
di Vittore Carpaccio
raffigura la zona di
che perché il vescovo di Venezia, il patriarca, non era palazzo sulla collina di Galata. Le visite diplomatiche
Rialto nel 1494. nominato dal papa, ma dalla repubblica stessa. L’u- avevano diverse motivazioni: dall’ascesa al trono di un
nico simbolo religioso riconosciuto era quello di san sultano a un matrimonio di corte, ma l’avvenimento
Marco, l’evangelista le cui spoglie vennero trafugate più importante era l’incontro ufficiale con il sultano,
da Alessandria d’Egitto e portate a Venezia nell’828. scandito da rituali che andavano dall’offerta di cibo
Ma quello che dava un valore aggiunto alla città era la allo scambio di doni diplomatici. I più richiesti erano
sua flotta, grazie alla quale nel giro di qualche secolo gioielli, scarpe, stoffe, vetri di Murano e il parmigia-
ottenne il dominio dell’Adriatico e il giro d’affari sul- no reggiano (detto all’epoca “formaggio piacentino”).
le rotte del Mediterraneo Orientale cominciò a cre- Cervelli da esportazione. Nel 1480 fu chie-
scere. Le galee, tipiche imbarcazioni veneziane (vedi sta “in dono” persino la maestria del pittore Gentile
pagina seguente), cariche di avorio, grano, seta, profu- Bellini, cui vennero commissionati i ritratti del sulta-
mi, spezie, vetro e schiavi, facevano la spola tra i mer- no Maometto II. Più tardi furono invitati sul Bosfo-
cati d’Oriente e il resto d’Europa. ro anche Leonardo da Vinci e Michelangelo (ma i due
Veneziani d’Oriente. Ogni cittadino era libero non vi approderanno mai), a testimonianza di quan-
di trasferirsi in qualsiasi città della repubblica o nelle to i due mondi fossero in contatto tra loro. Nel 1551
colonie, situate nei più importanti centri commerciali sorse a Costantinopoli una scuola di turco per drago-
d’Oriente. Quando, nel 1082, l’imperatore bizantino manni (i “mediatori linguistici” veneziani) che van-
Alessio I Comneno, in cambio del sostegno alle sue tavano un ruolo importante nelle trattative ufficiali.
imprese militari, concesse a Venezia tre banchine nel Tutti in Laguna. Attirati dalla possibilità di com-
porto di Costantinopoli e tre ancoraggi nell’insenatu- merci (e lauti guadagni) si stabilirono a Venezia molti
ra del Corno d’Oro, oltre a privilegi fiscali, il nume- stranieri provenienti dai Balcani e dall’Europa Cen-
ro di veneziani lì residenti raggiunse le 100mila unità: trale, ma anche emissari inviati da califfi e sultani per
tanti quanti vivevano in Laguna. Ma il periodo d’oro trattare questioni politiche e commerciali. In po-
co tempo questo continuo passaggio di genti e cul-
ture diverse decretò il diffondersi di una moda tut-
ta particolare, ancora rintracciabile nell’architettu-
ra orientaleggiante che domina la città (il cosiddet-
to gotico-veneziano), nel vestiario (caratterizzato,
nelle classi più abbienti, da preziose sete) e persino

La fortuna dei dogi

L
a procedura per l’elezio- ridotte poi per sorteggio a 9.
ne del doge era incre- Altre due tornate di elezioni
dibilmente complessa. e sorteggi portavano a una
Dal Maggior Consiglio, in commissione di 41 elettori,
cui erano rappresentate le che nominavano il doge (a
famiglie nobili di Venezia, sinistra, Francesco Foscari).
erano scelti per sorteggio Acclamato. Dopo l’elezio-
30 membri, ridotti poi a 9 ne, il doge si presentava
BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO

dopo un ulteriore sorteggio. all’assemblea del popolo


Questi eleggevano altri per l’acclamazione e poi si
40 membri, fra i quali ne recava nella basilica di San
venivano sorteggiati 12, Marco per ricevere le inse-
che a loro volta dovevano gne del potere: una verga e
eleggere altre 25 persone, lo stendardo cittadino.

71
La DECADENZA accelerò nel ’600, quando i grandi
IMPERI COLONIALI europei IMPOSERO le loro regole
nella cucina (i veneziani furono tra i primi ad apprez- Gli stranieri che vivevano in città per un lungo pe-
zare il sapore inconfondibile del caffè, arrivato dall’A- riodo erano tenuti a pagare le tasse, ma al tempo stes-
rabia a Costantinopoli a metà Cinquecento e poi so potevano aspirare alla cittadinanza e a una posizio-
esportato in Laguna). ne di rilievo. Una delle caratteristiche di Venezia, in-
Inoltre gli ambasciatori orientali, che considerava- fatti, era proprio la mobilità sociale.
no gli animali esotici uno status symbol, cominciaro- Affari e notizie provenienti dalle corti di tutta Euro-
no a portarli in città, dalle loro terre, come prestigioso pa e d’Oriente s’incrociavano sempre qui. La sua posi-
dono. Fu così che Venezia si popolò di leoni, giraffe, zione strategica, situata nel punto più interno dell’A-
elefanti, rinoceronti e pantere. A partire dal XVII se- driatico, aveva fatto della Serenissima il crocevia idea-
colo, poi, la presenza di diplomatici e ricchi mercanti le fra Occidente e Oriente, ma anche fra Nord Europa
orientali si fece talmente massiccia che fu messo a lo- e Mediterraneo: infatti le sue caratteristiche “fisiche”
ro disposizione un intero palazzo, poi detto Fondaco erano un efficiente miscuglio tra una città mercantile
dei turchi (dall’arabo funduq, “casa-magazzino”) do- del Nord Europa e un porto meridionale. Se a ciò si
ve soggiornavano e concludevano affari. aggiunge la tolleranza religiosa indotta dal senso per
Il segreto del successo. Venezia nei secoli era gli affari, si capisce il segreto del suo successo.
riuscita a piazzare i suoi uomini chiave nelle capitali La storia della città proseguì così finché nuove rotte
d’Oriente, ma a sua volta era stata in grado di acco- si aprirono dall’Europa verso le Americhe e altri con-
gliere etnie e culture da tutto il mondo: dai più scon- tinenti. Fu così che iniziò l’inesorabile declino di Ve-
tati musulmani a una forte comunità ebraica (ospita- nezia: perdendo il dominio dei mari s’indebolì pro-
ta dal 1516 nel Ghetto nuovo), passando per armeni, gressivamente, ma il colpo di grazia arrivò nel 1797 L’ALBERO di maestra
greci e in seguito anche persiani, trasformandosi così con l’invasione delle truppe napoleon era alto circa 21 metri.
in quella che oggi definiremmo una città multicultu- via la repubblica più “serena” del Med Dalla seconda metà del
rale regolamentata da leggi “illuminate”. XV secolo si aggiunse
un albero di prua.

Le CIME delle navi L’ANTENNA (lunga


erano costruite talvolta come l’intera
con canapa che Venezia nave) sosteneva
importava da Tana, la vela latina (cioè“alla
città russa sul Don. trina”, triangolare).

Dietro lo sperone
c’era una zona di ponte
detta PALMETA, per le
manovre di ormeggio e
di ancoraggio.

Una volta l’anno le


ILL. F. CORNI

galee erano riportate


all’Arsenale per le
RIPARAZIONI, ovvero
per“far carena”.

72
THE ART ARCHIVE/MONDADORI PORTFOLIO (4)
ARTI E MESTIERI
1. Artisti tagliano e
lavorano zanne di
avorio importate
dall’Africa e dall’Asia.
2. I pellicciai si
formavano in una
scuola apposita, detta
“dei Varoteri”.
3. Tintori al lavoro in
un dipinto del 1522.
Dopo Firenze, Venezia
era la piazza principale.
4. Un libraio in una
raffigurazione del
’500: il tipografo Aldo
Manuzio introdusse
importanti innovazioni
1
in questo settore.

Gli ufficiali e i giovani


patrizi (allievi) stavano
a POPPA, protetti dalle
intemperie con un
tendone (la celega).

La punta di diamante della Serenissima

L
a conquista dei mari da secolo a.C. Il termine “galea” di un paio di vele, quando
parte della Repubblica di deriva infatti dal nome greco c’era vento. Lunga dai 35 ai
Venezia avvenne anche della “donnola” (galée). 45 metri, era alta circa 6 metri
Il PONTE di poppa grazie all’agilità delle sue A bordo. Stretta (era detta e imbarcava un centinaio di
serviva per il riposo galee (o galere), progettate anche “sottile”), rematori oltre ad altrettanti
dell’equipaggio. e costruite nell’Arsenale ed veloce e precisa, la galea si uomini fra equipaggio e
Sottocoperta c’erano eredi delle lunghe navi usate muoveva a forza di soldati (arcieri, balestrieri e
munizioni e cibo. dai Micenei fra il XIII e l’XI remi o sfruttando la spinta artiglieri).

73
PITTORACCONTO

A CASA DEI
PATRIZI
VENEZIANI 2

Le nozze di Cana di Paolo Veronese


(1562-63) è uno dei capolavori dell’arte
italiana, ma anche un campionario del
lusso esibito in un sontuoso banchetto
patrizio del tardo Rinascimento

F
u Napoleone, dopo aver sconfitto la Serenissima nel
1797, a portare in Francia l’enorme tela (10 metri
di base per 7 di altezza) oggi conservata al Louvre di
Parigi. Il quadro fu realizzato per i benedettini del 6
monastero veneziano, sull’isola di San Giorgio Maggiore.
Extralusso. Il soggetto è tratto dal Vangelo di Giovanni e
descrive il noto miracolo di Gesù durante un pranzo nuziale
a Cana, in Galilea: la trasformazione in vino dell’acqua. Ve-
ronese, però, ambientò il tutto in una rutilante festa del suo 7
tempo. E il risultato fu la “fotografia” di un pranzo lussuoso
del Cinquecento: uno di quelli che allietavano, al suono della
musica da camera, la vita sociale delle più opulente famiglie
patrizie della città lagunare. Così i monaci, che mangiavano 4
in silenzio ascoltando la lettura di passi delle Sacre Scritture e
meditando, alzando lo sguardo dalle loro tavolate ammirava-
no il lusso che imperava fuori dalle mura del monastero. t 3
Edoardo Monti

1
1. Lo SPOSO indossa una veste
damascata a collo alto, secondo
i dettami della moda del tempo, 4. Alcuni invitati indossano abiti
accompagnata da un mantello, che “alla turca”, come il CAFFETTANO. 8
serviva a distinguere gli uomini È il segno dei legami tra la
delle classi elevate. Serenissima e la corte ottomana.
5

2. Le ARCHITETTURE del tempo 5. Neppure sulle tavole più


si rifacevano all’antichità greca ricche i commensali avevano un
e romana, secondo l’esempio di proprio bicchiere. I BOTTIGLIERI
Andrea Palladio (1508-1580), riempivano il calice, che poi
che progettò anche la sala che porgevano a chi lo richiedeva.
ospitava la tela.

6. Le famiglie patrizie veneziane 7. Un uomo mostra l’uso della 8. Il maestro di cerimonie, lo


3. I rari CALICI IN VETRO erano uno avevano spesso a servizio SCHIAVI FORCHETTA al vicino, perplesso. SCALCO, era la figura più importante
dei prodotti di lusso della Venezia saraceni, tartari, russi, greci e Questa posata (secondo la del banchetto. Ne sovrintendeva
cinquecentesca. La fama dei vetrai circassi. Li si poteva acquistare tradizione) sarebbe stata tutte le fasi, dalla scelta del menu
(specie di quelli di Murano) si alle aste presso Rialto, dove si introdotta a Venezia da Bisanzio all’ordine delle portate, e coordinava
affermò presto in tutta Europa. trovavano i mercati. nell’XI secolo. il lavoro dei servitori.

74
10

11

12
9

SCALA

12. Dalla metà del Cinquecento


9. Tra i MUSICISTI, al centro, Venezia divenne uno dei principali
sarebbero ritratti lo stesso Veronese 10. Molti, anche tra i patrizi, 11. L’elegante servitore che esamina centri italiani per la produzione
(in bianco, alla viola da gamba), mangiavano con le mani. Un il vino è il COPPIERE. Era a lui che di TESSUTI di alta qualità, come
Tiziano (in rosso, con il violone, servitore, detto TRINCIANTE, era spettava conservare e degustare velluti e broccati. Tra i principali
antenato del contrabbasso) e addetto al taglio della carne in i vini da servire. Ma si occupava mercati di esportazione c’era quello
Tintoretto (con l’altra viola). porzioni da portare alla bocca. anche di controllare l’acqua. dell’Impero ottomano.

75
ITALIA

LA FIRENZE
DELLE
SOL90

MERAVIGLIE
Come VIVEVANO e lavoravano gli artisti nella culla
del RINASCIMENTO italiano: le BOTTEGHE, i rapporti
fra “ragazzi” che si chiamavano LEONARDO o Botticelli,
e il ruolo dell’arte nella città dei MEDICI
CUORE
DELLA CITTÀ
Piazza della Signoria
è stata il centro della
vita cittadina per secoli.
In origine sede della
signoria (il consiglio
cittadino), nel 1540
Cosimo I de’ Medici la
trasformò nella sua
dimora (diventò Palazzo
Ducale). E qui l’arte era
sotto gli occhi tutti:
nella loggia venivano
esposte le sculture della
collezione dei Medici.

77
A FIRENZE le botteghe
erano persino troppe: c’erano
più INTAGLIATORI che
MACELLAI. E tra loro non
si contavano le invidie

N
evrotici, appassionati e passionali, par-
ticolarmente sensibili, soggetti a colle-
ra improvvisa e sbalzi d’umore, per lo
più amanti della solitudine e del silen-
zio: anche nel Quattrocento fiorentino, un po’ co-
me oggi, gli artisti erano bollati come persone dal
carattere eccentrico, capriccioso e stravagante. Ma
non immaginiamoli osannati proprietari di eleganti
atelier, né snob anfitrioni alla loro ultima personale:
gli artisti rinascimentali attivi a Firenze tra il 1430
e il 1530 erano “operai del bello” e la loro bottega
una specie di officina, in cui il lavoro si svolgeva or-
ganizzato come in una piccola impresa familiare, di-
viso tra apprendisti, garzoni e assistenti.
Mani in pasta. Non si poteva scappare: chiunque
volesse cimentarsi con l’arte doveva sporcarsi le ma-
ni. Persino un genio come Leonardo da Vinci ave-
va passato alcuni anni chiuso in una bottega fioren-
tina: quella, famosissima, di Andrea del Verrocchio.
E non fu l’unica star a uscire da lì: nel più impor-
tante atelier della Signoria dei Medici, nave scuola
dei migliori artisti rinascimentali fiorentini, crebbe-
ro infatti lo scultore Giovanfrancesco Rustici e pit- coperti di drappi, per osservare i panneggi e i diver- ALL’EPOCA
tori del calibro di Pietro Perugino, Domenico Ghir- si atteggiamenti del corpo umano. DI LORENZO
landaio e, per un breve periodo, Sandro Botticelli. Porte aperte. Imparare a usare questi attrezzi e Ecco come appariva
Cos’aveva di speciale il laboratorio del Verrocchio? a muoversi con scioltezza in un ambiente simile ri- Firenze nel pieno
del suo sviluppo
Soprattutto la polivalenza. Andrea aveva compiuto chiedeva una lunga preparazione. Secondo il pitto- economico e artistico,
il suo apprendistato da un orafo e per questo posse- re Cennino Cennini, autore del Libro dell’arte, un nella Pianta della
deva conoscenze tecniche sfruttabili sia nella pittura manuale di pittura, l’iter formativo ideale durava 12 Catena, mappa
sia nella scultura. Basandosi sulla propria esperienza anni: durante i primi sei il ragazzo doveva apprende- del 1470, l’anno
successivo all’arrivo al
fece una scelta precisa: mentre i suoi colleghi cerca- re le basi dell’arte, nei successivi avrebbe dovuto col- potere del Magnifico.
vano di difendersi dalla concorrenza specializzandosi laborare con il maestro, continuando a perfezionarsi
in singole attività, nel suo atelier abbracciò l’ecletti- fino ai 25 anni. Con la maggiore età, infatti, gli era
smo. Pittura, scultura, oreficeria: la bottega del Ver- concesso iscriversi alla corporazione di mestiere e di-
rocchio sfornava opere artistiche di qualsiasi genere. ventare un capobottega. Questa la teoria: in pratica,
Se non era impegnato su qualche cantiere, ogni però, il periodo di formazione poteva essere più bre-
giorno il maestro lavorava con i suoi apprendisti fin- ve, come nel caso di Michelangelo Buonarroti, che
ché la luce lo permetteva, circondato da una mobilia malsopportò il suo apprendistato dal Ghirlandaio di
che chiunque non fosse del mestiere avrebbe giudi- soli tre anni. «Chiunque, anche senza una prepara-
cato quanto meno stravagante. Da una parte il telaio zione specifica, poteva entrare a bottega: la decisio-
di legno, con i fili tesi a formare una griglia quadret- ne veniva dal padre, di solito un artigiano o un com-
tata, che serviva a studiare la prospettiva di oggetti merciante, per seguire una predisposizione del figlio
e figure da disporre sul dipinto, da un’altra gli stru- o con la speranza di migliorarne la condizione socia-
menti per la fusione del bronzo, i materiali necessa- le», spiega Leandro Ventura, che ha insegnato Teoria
ri a preparare i cartoni per gli affreschi, i pennelli e e Storia della Produzione e della Committenza Ar-
le tempere. Sparsi qui e là alcuni manichini, spesso tistica all’Università Ca’ Foscari di Venezia. «Il ma-

78
SCALA
estro offriva alloggio, vestiario e un salario al ragaz- ne, partendo dagli schizzi preparatori del capobot-
zo, che in cambio si impegnava a essere obbediente, tega, di modelli a grandezza naturale da trasferire
puntuale, rispettoso e volenteroso». sulla tavola, sul muro o sugli arazzi prima di mette-
Zero teoria. Ma niente banchi e libri di storia re mano ai pennelli. Spesso gli allievi più bravi fini-
dell’arte: l’insegnamento era esclusivamente prati- vano anche per dipingere al posto del maestro: au-
co. Gli apprendisti cominciavano imparando a im- reole, panneggi e vesti, luci e ombre a cui poi il Ver-
pastare i pigmenti per ottenere i colori, a trattare il rocchio dava soltanto il tocco finale.
fondo della tavola da disegno, prima di usarla, con Discepoli e maestri. «Gli statuti delle corpo-
uno strato di gesso o stucco, a lucidare i manufatti razioni imponevano un numero massimo di allievi,
in bronzo. Ma soprattutto si esercitavano anche nel in genere sei, per evitare lo sfruttamento del lavoro
tempo libero, copiando instancabilmente i disegni e giovanile», sottolinea Ventura. In genere il rappor-
le opere del maestro o le sculture classiche. Solo così to che si creava tra l’apprendista e il maestro, spesso
potevano passare alla fase successiva: la realizzazio- scapolo e senza figli, era davvero forte: al punto che,

Nelle corporazioni ognuno aveva il proprio posto. Tranne gli artisti

A
Firenze, per lavorare, zazione, unendosi a chi faceva loro i pigmenti necessari a quella della seta. I numerosi
gli artisti erano co- dei mestieri con cui avevano impastare i colori; gli orafi maestri e le botteghe dove si
stretti a iscriversi a una qualcosa in comune. facevano parte dell’Arte della lavoravano il legno, la pietra e
corporazione: peccato che Tutti mischiati. I pittori erano Seta, insieme ai battiloro e ai il marmo formavano l’Arte dei
non ne avessero una propria. iscritti nella corporazione filatori d’oro, perché conside- maestri di pietra e legname,
Per questo si dividevano a dei Medici e Speziali, dato rati l’anello di congiunzione che rappresentava gli scultori
seconda della loro specializ- che i secondi vendevano tra l’Arte dell’oreficeria e figurativi e i carpentieri.

79
Lorenzo DE’ MEDICI manteneva i suoi artisti anche
quando non lavoravano per lui, pagando dei SUSSIDI
proprio come fece il Verrocchio, da adulti molti di Committenti in fila. Bisogna dire che, come
loro prendevano il cognome non dal proprio padre ogni legge economica insegna, tanta offerta era mo-
ma dall’uomo che li aveva formati in bottega. Cer- tivata dall’enorme richiesta fiorentina. Quadri, af-
to, gli screzi non mancavano, soprattutto nel prover- freschi, pale d’altare, vetrate, sculture piccole e gran-
biale caso in cui l’allievo avesse superato il maestro: di, cassoni decorati, arazzi dipinti venivano ordinati
secondo Giorgio Vasari (1511-1574), quando vide da committenti sia pubblici sia privati. Da una parte
che nel Battesimo di Cristo l’angelo dipinto da Leo- il governo della Signoria, l’Arte della lana (la poten-
nardo era molto più bello delle altre figure, “Andrea te corporazione dei lavoratori della lana) e la Cali-
mai più non volle toccar colori, sdegnatosi che un fan- mala (la ricca corporazione dei commercianti e mer-
ciullo ne sapesse più di lui”. canti) che finanziavano le grandi costruzioni citta-
In realtà, all’epoca del Battesimo sembra che Da dine, come il Duomo, il Battistero e il Palazzo del-
Vinci non fosse più apprendista, ma uno di quegli la Signoria; dall’altra i membri delle classi ricche e
artisti già formati che gravitavano attorno alla bot- istruite e della borghesia, che ne finanziavano le de-
tega per aiutare il Verrocchio in opere specifiche, in- corazioni interne.
sieme a orafi, scultori di bronzo e pietra, pittori au- Che cosa li spingeva? La devozione, o meglio la
tonomi, legati a lui da varie forme di collaborazione. convinzione che le spese destinate a edificare e a de-
Nessuno però si lamentava di questi che oggi defi- corare chiese e conventi fossero gradite a Dio.
niremmo “lavori a progetto”: era ev na malcelata vanità: un
fatti, che le botteghe d’arte a Firenz o un affresco in cui com-
ro già troppe. Intorno al 1470 il nu a lo stemma di famiglia o
ro dei soli intagliatori superava quell roprio ritratto davano al
GETTY

dei macellai: la rivalità, ovviamen- mmittente la garanzia di


te, esisteva e scatenava quelle che ssere ricordato anche do-
il Vasari definì le “lingue malevo- o la morte. “Cupido più di
le degli artisti”, pronte a sparlare ama che di roba, si messe in
dei colleghi. nimo di fare un edifizio che
sé e a tutti i suoi in Italia e
ori desse nome”, scrisse Lo-
zo Strozzi di suo padre Fi-
o il Vecchio, banchiere che
anni di esilio fece ritorno a
diede il via alla costruzio-
ente Palazzo Strozzi, alla
faccia dei rivali Medici.
I più facoltosi sentivano il mecenatismo come un
dovere di classe e consideravano l’investimento di
denaro nelle più grandiose imprese artistiche un im-
portante privilegio che rendeva grande la città. Lo-
renzo de’ Medici andò oltre, inviando i suoi miglio-
ri artisti all’estero, come ambasciatori culturali di CAPOBOTTEGA
Firenze. Al potere dal 1469, il Magnifico fu davve- ATTIVISSIMO
ro amante dell’arte, capace di apprezzarne il valore Nel tondo, Pietro
estetico e di collezionarla per puro piacere personale. Perugino (1448-
Orgoglio d’autore. Pittori e scultori, grazie al 1523). Pittore allievo
loro successo, cominciarono a prendere coscienza del Verrocchio, fu
a sua volta titolare
del proprio valore. E a rivendicare nel loro lavoro il di due botteghe, a
ruolo centrale del talento, effetto di una predestina- Firenze e a Perugia.
zione quasi divina. «Nel ’400 iniziò un processo di A sinistra, lavorazione
BRIDGEMAN/ MONDADORI PORTFOLIO

del legno in bottega.


emancipazione delle arti figurative: prima conside- Carpentieri e scultori
rate parte delle artes mechanicae medioevali, cioè at- facevano parte della
tività prevalentemente pratiche, la pittura, la scul- stessa corporazione.
NELLA CASA FIORENTINA
Per le vie della Firenze tra il
Quattrocento e il Cinquecento
si percepiva un grande fermento grazie
alle buone condizioni economiche

A LAVORO
IN CAMERA
All’ultimo piano si
trovava spesso la
RISVEGLIO camera da letto.
Per alcuni artisti,
GASTRONOMICO era anche un
Sulle tavole delle luogo di studio.
persone più agiate
comparvero
carne e pasta.

AFFACCIATI
SULLA STRADA
Macellai, sarti,
fabbri, armaioli,
rivenditori di
cappelli: erano solo
alcuni dei mestieri
praticati in città.
Le botteghe (incluse
quelle d’arte) erano
al livello della strada.

STRADE
BRULICANTI
Per le strade non
circolavano solo
venditori ambulanti,
ma anche musicisti,
mendicanti, giocatori
d’azzardo.

SOL90

tura e l’architettura entrarono nell’orbita delle artes fico perché il padre di Michelangelo, un patrizio, si
liberales, le materie in cui prevaleva la creazione in- convincesse che scultore e scalpellino non erano la
tellettuale», conclude Ventura. Il nonno del Magni- stessa cosa, anzi.
fico, Cosimo de’ Medici, l’aveva già capito mezzo se- E forse per quella mancata accettazione patita da
colo prima: “L’eccellenze degli ingegni rari sono forme giovane, proprio il Buonarroti fu uno dei primi a
celesti e non asini vetturini”, diceva. pretendere con violenza, persino dal pontefice, quel-
Ma i membri appartenenti alle classi superiori pro- la considerazione che dopo la metà del Cinquecen-
prio non riuscivano a vederla così, soprattutto quan- to gli artisti avrebbero finalmente ottenuto. Nono-
do erano i loro figli a scegliere quella “degradazione stante, o proprio in virtù, del loro caratteraccio. t
sociale”: c’era voluto, infatti, l’intervento del Magni- Maria Leonarda Leone

81
ARCHITETTURA

L’UOVO DI
Fu la prima
ARCHISTAR
della Storia e con
il suo GENIO
diede il via al
RINASCIMENTO:
ecco come fu costruita
a FIRENZE la
“cupola impossibile”

82
BRUNELLESCHI

GETTY IMAGES
P
ane, melone e Trebbiano a 42 metri di al- Nessuno di loro sapeva in che modo avrebbero ti-
tezza. Il 7 agosto 1420, gli scalpellini e i rato su l’ultima parte del Duomo, la più larga e alta
muratori della chiesa di Santa Maria del cupola mai costruita fino ad allora. Nessuno, tran-
Fiore, a Firenze, celebrarono così lo sto- ne il capomastro Filippo Brunelleschi. Lui almeno
rico momento: dopo mezzo secolo di progetti e ri- una vaga idea ce l’aveva. Per il resto era solito dire
pensamenti, stavano per cominciare la costruzione che “la pratica insegna quel che si ha a seguire”. La
dell’enorme cupola. Appollaiati sul tamburo ottago- sua fu una sfida: alla statica, alle conoscenze tecni-
nale su cui sarebbe sorta l’enorme copertura, pote- che dell’epoca, all’architettura medioevale che gra-
vano vedere ai loro piedi, disseminati ovunque nel- zie a lui spalancò la porta al Rinascimento; ai pre-
la piazza antistante, parte dei materiali che sarebbe- giudizi, alle critiche e alle rivalità personali di com-
ro serviti: un centinaio di abeti di 6 metri ciascuno, mittenti e colleghi. E, anche se gli ci vollero più di
il primo dei mille carri di pietre previsti e decine di 15 anni, l’architetto, scultore e orafo fiorentino ne
travi in arenaria. uscì vincitore.

L’IMPRESA
PIÙ GRANDE
Santa Maria del Fiore
a Firenze, con la sua
cupola, la più grande
in muratura mai
costruita. Sulla destra,
il campanile di Giotto.
SLANCIATA
Una processione in
piazza del Duomo
a Firenze (con la
facciata originale).
LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO

La COSTRUZIONE della cupola fu una SFIDA alle


conoscenze TECNICHE di allora. E fino all’ultimo Brunelleschi
non RIVELÒ come intendesse REALIZZARLA
Il sogno di una vita. Era un’impresa in cui si gigantesco rompicapo architettonico apparente- L’ULTIMO
era cimentato, almeno con la fantasia, fin da adole- mente senza risposta. In che modo si poteva rea- SGUARDO
scente, quando da casa sua poteva osservare il can- lizzare una struttura di oltre 44 metri di diametro, La morte di
tiere della cattedrale, vicinissimo. La prima pietra la cui curvatura sarebbe iniziata a 52 metri di altez- Brunelleschi in un
dipinto inglese
del Duomo era stata posata nel 1296, 81 anni pri- za? La centina, cioè l’intelaiatura di legno impiega- dell’800: secondo il
ma della sua nascita: «I fiorentini avevano abbattu- ta in genere per sostenere archi e volte durante la co- Vasari, il genio in fin
to intere foreste per ricavare il legname delle travi, struzione, in questo caso sembrava davvero troppo di vita chiese di poter
raso al suolo un quartiere, due chiese e spostato le grande, costosa e inadeguata. contemplare dalla
finestra la sua opera.
sepolture intorno al battistero di San Giovanni per In gara. Nell’estate del 1418, quando ormai al
far posto a quella che doveva diventare un simbolo Duomo non mancava altro che la cupola, il pro-
economico, più che religioso, della grandezza di Fi- blema non poteva più essere ignorato: l’Opera del
renze», scrive Ross King, autore del saggio La cupo- Duomo, amministrata dai membri dell’Arte della
la di Brunelleschi (Bur). Lana, la corporazione commerciale più potente di
La nuova cattedrale crebbe per più di un seco- Firenze, bandì un concorso per trovare la proposta
lo, con quel buco enorme sopra l’altare, come migliore. Di tutti i progetti presentati, il più ardito
una vecchia rovina. Tutti erano concordi: la cu- era sicuramente quello di Brunelleschi: il geniaccio
pola era il maggiore ostacolo alla costruzione, un toscano sosteneva infatti di poter fare a meno del-

Non solo la cupola: le mille doti dell’eclettico Pippo

T
utti lo chiamavano Pip- imparò a lavorare i metalli, a Lorenzo Ghiberti: vinsero a come architetto e, anche se
po, anche se il suo nome cesellare, a realizzare smalti pari merito, ma piuttosto che non fu mai un pittore, oltre
era Filippo di ser Bru- e rilievi, ma si dedicò anche collaborare con lui Brunelle- alla cupola del Duomo, ha il
nellesco: oggi lo conosciamo al moto dei pesi, delle ruote schi rinunciò all’opera. Poi, primato dello sviluppo delle
come uno dei più importanti e degli ingranaggi, creando deluso, si recò a Roma per regole della prospettiva, con
esponenti del Rinascimen- un “destatoio”, uno dei primi “studiare l’antico”, insieme al cui rappresentare la profondi-
to. Brunelleschi nacque a orologi-sveglia. giovane scultore Donatello. tà degli oggetti su un foglio.
Firenze nel 1377: figlio di un And the winner is... Ormai Fu in questo periodo che si Di certo aveva conquistato
notaio, ricevette una buona orafo, a 24 anni partecipò al interessò sempre meno alla il cuore dei fiorentini, che
educazione e a 15 anni, in concorso per la realizzazione scultura e più all’architettura, quando morì gli dimostraro-
virtù della sua passione per della seconda porta in bronzo ispirandosi alle opere classi- no la loro stima seppellendo-
l’arte e il disegno, fu mandato del battistero di Firenze. che dell’Urbe. A Firenze e in lo nella navata sinistra della
a bottega da un orafo. Qui Iniziò così la sua rivalità con Toscana lavorò moltissimo “sua” cattedrale.

84
BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO

85
Nel CANTIERE furono
usati mille CARRI di MA C’È IL TRUCCO
Sono due cupole in una: in mezzo
pietre e cento ABETI c’è un’intercapedine con “catene”
con tronchi LUNGHI concentriche che anticipano il cemento
ciascuno sei metri armato dell’era industriale
la centina. «Ma quando la commissione chiese i da-
ti tecnici di quel progetto formidabile, lui non par-
lò», continua King.
Quarantunenne, alto un metro e mezzo, calvo e
dall’aspetto arcigno e trasandato, Filippo non bril-
lava per charme e neppure dimostrava particolare
simpatia per il genere umano. Amava lavorare per
conto proprio e, cauto e malfidato, non divulgava
mai i particolari dei suoi progetti e delle sue inven- L’ARTE DELLA PROSPETTIVA
zioni. Non solo: quando prendeva appunti lo fa- Brunelleschi si avvalse di una
ceva usando codici segreti, temendo che qualcuno rappresentazione grafica che si basava
potesse rubargli le idee. Perciò non volle sbottonar- sulla proiezione di un volume su un
piano con l’aiuto di linee rette.
si neppure in questa occasione ma, racconta il bio-
D. TUROTTI

grafo cinquecentesco Giorgio Vasari, riuscì a vin-


cere la diffidenza della commissione con un gioco UNA GRU D’AUTORE
d’ingegno: convinse i membri ad affidare il lavoro A lato, parte dell’argano progettato da
a chi fosse riuscito a far stare un uovo dritto su un Brunelleschi per i lavori alla cupola:
piano di marmo e, quando tutti i suoi rivali falliro- era una specie di gru che serviva a
spostare, sollevare e posizionare materiali.
no, ruppe il guscio alla base e lo mise in piedi (un
aneddoto attribuito anche a Cristoforo Colombo).
“Così saremmo riusciti a farlo anche noi!”, si lamen-
tarono gli altri. “Avreste saputo anche come risolve-
re il problema della cupola, se aveste conosciuto i
miei piani”, avrebbe risposto lui, vincendo l’appalto.
In realtà, la giuria indecisa scelse sì il progetto di
Brunelleschi, ma gli affiancò in cantiere anche l’e-
terno rivale Lorenzo Ghiberti, nominandoli entram-
bi capomastri e dividendo fra loro l’unico magro sti-
pendio. Sempre più irritato, nel 1423 Brunelleschi
si diede malato proprio all’inizio di una delicata fase
della costruzione: Ghiberti mostrò la propria inca-
pacità di fronte ai complessi progetti del collega che,
rimessosi miracolosamente, lo umiliò senza pietà.
Archistar. Simulazione o no, il malanno giovò
al progettista della cupola: entro l’anno venne infatti
nominato “inventore e governatore capo della cupo-
la”, anche se, di fatto, il vero “capo” era sempre sta-
to lui. Il pignolo architetto, che sovrintendeva per-
sino alla produzione dei mattoni e alla scelta di pie- ARCHITETTO CAPOMASTRO
tre e marmi, non arretrava mai davanti ai problemi Brunelleschi contribuì Seguiva le fasi
a differenziare la figura FINANZIATORE della costruzione
ma, come fosse una questione personale, trovava le del progettista dal I più importanti e coordinava la
soluzioni da solo, senza dar retta a nessuno. In que- costruttore. committenti per gli manovalanza.
sto modo si tirò addosso il rancore e l’astio dei col- architetti erano i
leghi “demansionati”, ma contribuì a dar vita alla fi- governanti delle città e
i membri del clero.
gura dell’architetto moderno, distinto dal capoma-
stro e con un ruolo importante sia nella fase proget-
tuale che in quella operativa.

86
LANTERNA
Alta ben 21 metri,
doveva proteggere
l’oculo (il foro che
faceva entrare la
luce) da piccioni e PIANTA
acqua in ingresso. Il complesso include il
battistero e il campanile
attribuito a Giotto.

DOPPIA
CUPOLA
Tra la cupola
ottagonale esterna
(diametro 54,8 m) e
l’interna (45 m) c’è
un’intercapedine
larga 1,2 m che
nasconde, oltre
a una scalinata
per salire in cima,
le nervature
orizzontali
concentriche che
scaricano il peso.
La cupola interna è
alta 90 m, l’esterna
(lanterna compresa)
114 metri.

SOSTEGNO
La cupola è divisa in
8 spicchi (vele) da
costoloni in marmo
larghi 4 m. Altri 16
costoloni (2 per
vela) sono nascosti.

SOL90IMAGES (3)

INTERNO
Ha la forma classica
della basilica, con ESTERNO
una navata centrale È rivestita in marmo
(lunga 153 metri) e verde e rosa, con
due navate laterali. bordi biancastri.

87
Aveva a cuore il BENESSERE e la sicurezza degli operai.
Ma se SCIOPERAVANO diventava duro. Nel 1426
sostituì i TOSCANI con i lombardi, più malleabili
Il risultato gli diede ragione: metro dopo metro, cantieri navali di Pisa: 182 metri per più di 450 chi-
con genio e decisione, riuscì a tenere in piedi ad al- logrammi di peso.
tezze spettacolari e con angolature impensabili, Il cosiddetto “castello” serviva invece a spostare la-
quell’agglomerato di pietra, legno, 4 milioni di mat- teralmente e posizionare con precisione travi e altri
toni e malta, dal peso stimato di 37mila tonnellate. elementi. «Era una specie di gru, in cima alla cupo-
Per farlo adottò una struttura usata per lo più nell’ar- la in costruzione: chi la manovrava, in piedi su una
chitettura islamica: la doppia calotta, una esterna e piccola piattaforma nel punto più alto del macchi-
una interna, ciascuna divisa in verticale da otto vele. nario, occupava il posto più pericoloso di tutto il
La cupola esterna serviva a dare slancio all’edificio cantiere», spiega King. Nonostante le altezze e i pe-
e proteggere la cupola interna, che in parte reggeva ricoli, grazie alle trovate di Filippo, la cupola costò
il peso dell’altra. Il sostegno, invisibile, lo diedero i solo una vittima.
mattoni montati a spina di pesce e gli archi vertica- Questioni sindacali. I sindacati oggi sareb-
li inseriti nello spessore delle calotte, ma soprattut- bero fieri di lui: Brunelleschi fece installare tavo-
to quattro “catene” di arenaria sovrapposte a catene le di sicurezza intorno agli stretti ponteggi in vi-
di ferro, sistemate intorno alla struttura come i cer- mini e creò un sistema per schiarire il buio dei
chi intorno a una botte. 463 gradini che centinaia di muratori, scalpelli-
Inventore. A espedienti così innovativi faceva- ni e fabbri dovevano salire e scendere ogni gior-
no da pendant i macchinari futuristici per metterli no per raggiungere il tamburo della cupola. Stabi-
in pratica, ideati dallo stesso Brunelleschi: per solle- lì inoltre che chi lavorava nei punti più alti avreb-
vare a più di 50 metri o riportare a terra i pesantis- be bevuto vino diluito con un terzo d’acqua e vie-
simi materiali da costruzione, progettò un enorme tò l’uso dei montacarichi per trasportare attrezzi o
argano azionato da buoi. Composto da ruote denta- persone, nel caso qualcuno avesse voluto cimentar-
te e alberi cilindrici (soluzioni ereditate, secondo al- si nella caccia al piccione, un passatempo con cui
cuni, dal suo passato di orafo), funzionava grazie al- spesso i muratori imbandivano la tavola per cena.
la fune più lunga, resistente e pesante mai uscita dai Non si lasciava però troppo intenerire: nel 1426,

CHIESA DI
BAMBOLA
A lato, il modello della
lanterna, in cima alla
quale c’è la palla del
Verrocchio. Più a destra,

OPERA DI SANTA MARIA DEL FIORE/SCALA


il modello ligneo della
cupola di Santa Maria
del Fiore, realizzato da
Brunelleschi.
SCALA
AKG/MONDADORI PORTFOLIO
SFIDA POSSIBILE quando le maestranze scioperarono per ottene- 1436, quando venne consacrata. Assiepati sui tetti,
Brunelleschi fa la re uno stipendio più alto, licenziò tutti e li sosti- i fiorentini emozionati videro l’arcivescovo di Fie-
prova dell’uovo, un tuì con i lombardi, meno esosi. I muratori torna- sole, Benozzo Federighi, posare l’ultima pietra, ac-
dipinto ottocentesco
che rievoca rono a testa bassa, chiedendo di riavere il posto compagnato dal suono di trombe, pifferi e campane.
un aneddoto riportato e lui li riassunse: pagandoli però meno di prima. Brunelleschi visse abbastanza per cominciare a met-
da Giorgio Vasari nel In questo caso, comunque, fu una fortuna che i sin- ter mano nel marzo del 1446 al progetto della lan-
’500: l’architetto si dacati non esistessero ancora. terna, ma morì un mese dopo, nella notte tra il 15 e
sarebbe assicurato
l’appalto della cupola Tocco finale. Ma gli scontri con il duca di Mi- il 16 aprile. Lasciò al figlio adottivo, Andrea Caval-
facendo stare in piedi lano e la guerra con Lucca (1429) stavano impove- canti, tutti i suoi beni. Al resto del mondo un capo-
un uovo (rotto). rendo la Signoria e anche il cantiere del Duomo ne lavoro capace di resistere ai fulmini, ai terremoti e al
risentì: i tempi di costruzione si allungarono e la cu- passare dei secoli. t
pola non era ancora del tutto ultimata il 30 agosto Maria Leonarda Leone

L’aiutino di Leonardo

L ’argano a tre velocità, il castello, l’ar- Discepolo. Proprio Leonardo, che intorno fan di Vinci. Che per anni continuò a
gano con impianto frenante, la gru al 1469 lavorava come apprendista ricordare quel memorabile 27 maggio
con argano: sono solo alcune delle nella bottega dello scultore Andrea 1471, giorno in cui aiutò il Verrocchio a
ingegnose invenzioni con cui Brunel- Verrocchio, rimase talmente affascina- usare uno degli argani di Brunelleschi
leschi attirò l’attenzione dei più famosi to dalle macchine di Brunelleschi, da (da alcuni in passato attribuito a lui) per
ingegneri e architetti rinascimentali: da tracciarne schizzi e disegni accurati nei posizionare sulla cima della lanterna
Taccola a Francesco di Giorgio, da Bonac- suoi taccuini. Per questo è capitato che della cupola la grande palla di rame che
corso Ghiberti a Giuliano da Sangallo, alcuni progetti di Brunelleschi fossero l’Opera del Duomo aveva commissionato
per finire col giovane Leonardo da Vinci. erroneamente attribuiti al suo giovane al Verrocchio.

89
PITTORACCONTO

MORTE
IN PIAZZA
Piazza della Signoria è stata per secoli 1
il centro della vita fiorentina: sede del
consiglio cittadino, ma anche luogo
deputato alle pubbliche esecuzioni

L
a mattina del 23 maggio 1498 finì l’avventura del
predicatore Girolamo Savonarola. Il frate domenica-
no, originario di Ferrara, fu impiccato e poi arso sul
rogo a Firenze insieme ai confratelli Domenico e Sil-
vestro, con l’accusa di eresia. Fu l’ultimo atto di un’esistenza
passata a perseguire la corruzione dei costumi nella Chiesa e
nella società. Un personaggio complesso e discusso, che si op-
pose ai Medici, signori di Firenze, sostenendo la breve espe-
rienza della repubblica di Pier Antonio Soderini.
Quella giornata è rievocata nel dipinto intitolato Supplizio
del Savonarola in piazza della Signoria, di poco successivo. At-
tribuito a Francesco Rosselli (circa 1445-1513) e conservato
nel Museo di San Marco a Firenze, il quadro non è però del
tutto veritiero.
Edulcorato. La piazza, riferiscono le cronache del tempo,
era infatti tumultuante di folla e assai diversa da come appare
qui. Ciononostante il rogo e le fasi dell’esecuzione sono rico-
struiti con fedeltà assoluta. Le ragioni di questa rappresenta-
zione edulcorata dipendono dal mestiere del Rosselli: minia-
turista specializzato in soggetti geografici attento ad ogni det-
taglio e alle minuzie, ma non al pathos. t
Edoardo Monti

1. Da un lato del dipinto spunta la 4. La condanna a morte fu eseguita


mole della cupola di Santa Maria con l’impiccagione. Il ROGO fu
del Fiore, il DUOMO fiorentino, acceso dopo per distruggere le
realizzata da Filippo Brunelleschi e spoglie del frate ed evitare che
portata a termine nel 1446, dopo fossero venerate.
la sua morte.
2
5. La FORCA innalzata per 7. Il modello di VESTITO più
2. La piazza era PRESIDIATA da impiccare Savonarola aveva diffuso era quello che arrivava
soldati in calzebraghe aderenti e l’aspetto di una croce. Catene di giù fino al ginocchio. I più giovani
giubbetto. Come ARMI, oltre alla ferro reggevano i corpi per evitare però preferivano il farsetto, che si
spada, portavano un’alabarda, un che cadessero durante il rogo. fermava più in alto, circa a metà
tipo di lancia. della coscia.
9. Il CAMMINAMENTO
6. Le autorità furono costrette a sopraelevato serviva per condurre
3. Il lungo MANTO in tessuti chiedere l’intervento dei SOLDATI 8. Ciascuno dei tre condannati fu i condannati dal Palazzo dei
pregiati (velluto o broccato) era per mantenere l’ordine pubblico e, accompagnato alla forca da un Priori (oggi Palazzo Vecchio) dove
appannaggio dei ceti abbienti. pare, anche per evitare che alcune CONFESSORE e da un“confratello erano rinchiusi fino al palco del
Veniva spesso portato con un donne raccogliessero le ceneri della buona morte”, prelati supplizio, al centro della piazza.
cappuccio morbido che poteva far disperse nell’aria per conservarle incaricati di assistere i condannati Camminamento e palco venivano
parte dello stesso mantello. come reliquie. e i moribondi. poi smontati.

90
13

14
5

12

9 10
4

7
3 11 13. Accanto a PALAZZO VECCHIO
non esistevano ancora gli Uffizi, il
vasto edificio voluto da Cosimo I e
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terminato nel 1580.

14. La LOGGIA DELLA SIGNORIA


10. Prima dell’esecuzione 12.Sulla GRADINATA del palazzo era stata eretta tra il 1376 e il 1382
Savonarola fu sconsacrato non c’erano ancora né il David di come luogo per le assemblee e
sulla RINGHIERA DEI SIGNORI 11. Due frati FRANCESCANI (in Michelangelo, posto a lato della le cerimonie pubbliche. Nel ’500
dove erano riuniti i commissari saio marrone) discutono con alcuni porta nel 1504, né il gruppo di Cosimo I de’Medici ne fece quello
apostolici nominati da papa DOMENICANI (col mantello nero) statue con Ercole e Caco, opera di che è oggi, utilizzandola per
Alessandro VI. dell’ordine di Girolamo. Baccio Bandinelli (del 1534). esporre importanti sculture.

91
POTENZE COMMERCIALI

LA CITTÀ DEI
MERCANTI
U
n brulicare di mercanti, navi, spezie e
Nel loro SECOLO D’ORO porcellane. In un crocevia di artisti, fi-
losofi e scienziati. E, ovviamente, com-
i Paesi Bassi, in particolare mercianti, sempre alle prese con fiumi
di denaro e merci provenienti da ogni parte del glo-
AMSTERDAM, diventarono bo. L’Olanda del Seicento era questo. Uno Stato che
un crocevia di artisti e per cent’anni conobbe il suo gouden eeuw, il secolo
d’oro, caratterizzato da una sintesi di tolleranza reli-
SCIENZIATI: un boom giosa e opportunità economica che fece sì che il Pae-
se raggiungesse un successo internazionale inaudito.
dovuto al DOMINIO delle Il “miracolo” durò un secolo, in un momento par-
ticolare della storia europea: negli stessi anni l’Italia
rotte MARITTIME con l’Asia era colpita dalla peste, francesi, inglesi e spagnoli era-
no governati da monarchi assoluti, tra tensioni poli-
tiche, e soprattutto religiose, fortissime. Come mai
allora nel Nord dell’Europa andò diversamente? Co-
sa determinò tanto splendore?
Fattore politica. Quel successo dipese innanzi-
tutto da un elemento politico. Nel 1581 si era con-
clusa la ribellione delle Province Unite, guidata dal
principe Guglielmo I d’Orange contro il dominio
spagnolo. Ne nacque uno Stato federale compo-
sto dalle sette province dei Paesi Bassi settentriona-
li (Gheldria, Olanda, Zelanda, Utrecht, Frisia, Ove-
rijssel, Groninga), governate da una ristretta aristo-
crazia di mercanti. La nuova nazione era il capitolo
finale di un conflitto più ampio tra Paesi Bassi e Spa-
gna, che per ottant’anni (1568-1648) si combattero-
no in una guerra economica e religiosa. A confron-
tarsi erano due visioni del mondo: quella spagnola,
cattolica, nobiliare, centralistica e assolutista, e quella
dell’Europa del Nord, protestante, moderna e dina-
mica. A vincere fu la seconda, come sancì la pace di
Vestfalia. E la neonata confederazione dei Paesi Bas-
si ne fu l’esempio più emblematico.
A guidarla era un ceto di abili mercanti arricchito
da una immigrazione di qualità: dopo la guerra, qui
giunsero molti profughi calvinisti del Sud dei Paesi
Bassi, originari di città all’avanguardia come Anver-
sa. Erano in buona compagnia con altri perseguita-
ti religiosi, in particolare ebrei sefarditi provenienti
dal Portogallo e dalla Spagna e ugonotti francesi. Ri-
sultato? Amsterdam, che fino al Cinquecento era un
piccolo centro popolato da 30mila abitanti, divenne
una metropoli che raggiunse, a fine Seicento, quota
200mila, tanto da dover realizzare la cintura dei ca-
IL BOOM DEL nali cittadini, che triplicò la superficie abitabile. La
TESSILE sua fama la precedeva ovunque: “In quale altro luo-
Il collegio dei capi
della Corporazione dei
go della Terra si può scegliere tra tutte le merci e le co-
tessitori di Amsterdam se curiose, desiderabili se non in una città come questa?
AKG/MONDADORI PORTFOLIO

(1662), un dipinto di Amsterdam è il luogo in cui si trovano tutti i prodotti e


Rembrandt. I tessuti, tutte le curiosità che un uomo può desiderare”, scriveva
come le spezie, il tè, il
caffè e le porcellane, un mostro sacro della filosofia come Cartesio, padre
arrivavano in Olanda del razionalismo moderno (è suo il motto cogito ergo
da tutta l’Asia. sum): anche lui era in esilio in Olanda dalla Francia.

93
Amsterdam nel ’500 aveva 30MILA abitanti. Alla fine del ’600 erano
Eminenze grigie. L’avevano attratto il contesto ni, promotore dell’amicizia fra i popoli e scudo con-
favorevole, la libertà economica e la tolleranza religio- tro le indigenze. Al netto della retorica, musica per
sa. Qui Cartesio trovò d’altronde le migliori menti in le orecchie degli intraprendenti mercanti olandesi.
circolazione. Nel Paese viveva per esempio il mate- Mare d’oro. Se la politica e l’immigrazione di
matico Christiaan Huygens (1629-1695), inventore qualità furono il motore del cambiamento, i com-
dell’orologio a pendolo, geniale astronomo e ottico. merci per mare furono il “carburante” del secolo d’o-
O il collega Baruch Spinoza, uno dei padri del pen- ro olandese. «Nel porto di Amsterdam, era scritto in
siero scientifico. Ancora giovane, Spinoza era stato una guida del 1701, le navi sono così numerose che
allontanato dalla comunità sefardita per le sue idee, i loro alberi formano una specie di foresta tanto fit-
considerate eretiche. Colpito da scomunica e bandito ta che il sole sembra avere difficoltà a penetrarvi», di-
dalla sinagoga, si rifugiò in Olanda dove, abbandona- ce Paolo Malanima nel suo Uomini, risorse e tecni-
te le filosofie, si dedicò a un più pragmatico mestiere che nell’economia europea dal X al XIX secolo (Bruno
di pulitore di lenti per microscopi e cannocchiali. In Mondadori). A comandare i commerci era la Voc
città vivevano anche pittori del calibro di Rembrandt (Verenigde Oostindische Compagnie), la Compagnia
(vedi articolo seguente) e di Vermeer, l’artista che mi- delle Indie Orientali. «Fu la prima società per azio-
se su tela la vita quotidiana della nascente borghesia. ni mondiale», secondo Timothy Brook, autore del
Principi del foro. In campo giuridico a domi- saggio Il cappello di Vermeer (Einaudi). «Fu costitu-
nare la scena era Ugo Grozio (1583-1645), padre di ita nel 1602 quando la repubblica olandese obbligò
uno dei princìpi cardine del diritto internazionale: molte compagnie di commercio emergenti a fonder-
quello della libertà dei mari. Diceva grosso modo co- si in un’unica organizzazione per approfittare del bo-
sì: il mare è territorio internazionale e tutte le nazioni om economico asiatico. L’obiettivo era il monopo-
sono libere di effettuare scambi attraverso rotte ma- lio commerciale. Le imprese che non aderivano non
rittime. È legittimo quindi fare guerra a chi si oppone potevano commerciare». Gli Stati generali olandesi
alla libera navigazione chiudendo le vie di comunica- (a capo della federazione) desideravano porre ordine
zione e intralciando il commercio distributore di be- tra le numerose società di navigazione e concentra-

COMMERCIO,
DUNQUE SONO
LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO

A sinistra, piazza
Dam ad Amsterdam,
dipinta nel 1659 da
Jacob van der Ulft. La
piazza, cuore della
capitale, nel “secolo
d’oro” brulicava ogni
giorno di mercanti.
A destra, una veduta
panoramica del
fiume Amstel (da cui
Amsterdam prende il
nome), con chiatte e
piccole imbarcazioni.
200MILA, tra cui molti immigrati in fuga dalle guerre di religione
re le risorse per strappare al Portogallo il monopolio lori. Anche le industrie nazionali infatti si espande-
commerciale dei mari delle Indie. Ancor di più dopo vano. Cantieri navali e raffinerie di zucchero erano i
che l’Olanda aveva perso l’accesso ai porti di Cadice settori più produttivi, ma crebbe anche la produzio-
e Lisbona per l’annessione spagnola del Portogallo. ne di grano, insieme a fattorie e caseifici. Non man-
La mossa fu vincente: in pochi decenni la Voc di- carono, però, le speculazioni. La più nota è la “bol-
venne la corporazione commerciale più potente. Ver- la dei tulipani”. Nei Paesi Bassi la domanda di bulbi
so la metà del Seicento la flotta mercantile olande- di tulipano aveva raggiunto un tale livello che portò
se era più numerosa di quelle dell’Inghilterra e della i prezzi alle stelle. I bulbi erano il quarto prodotto di
Francia messe insieme: metà delle navi che copriva- esportazione dopo gin, aringhe e formaggio. Veni-
no le rotte tra l’Europa e l’Asia erano dei Paesi Bassi vano acquistati come forma di investimento e poi ri-
del Nord. I profitti per gli azionisti, una ristretta oli- venduti per guadagnarci. Poi, il 6 febbraio del 1637,
garchia mercantile, erano enormi: la compagnia as- improvvisamente, il crollo. A scatenarlo, un’asta di
segnò un dividendo del 22% nell’arco della sua esi- bulbi di tulipano andata deserta. Il panico si diffuse
stenza, con punte del 132,5% (nel 1610). in tutto il Paese: nonostante gli sforzi degli operatori
Le navi portavano in patria spezie e tessuti dall’A- per sostenere la domanda, il mercato crollò e molte
sia. Ma anche sete e cotone, tè, rame e caffè. Parti- persone persero la loro fortuna da un giorno all’altro.
vano avventurieri, esploratori e mercanti, molti dei Rivalità d’oltremare. Presagio del declino che
quali, dal 1619, quando gli olandesi inaugurarono attendeva l’Olanda? Non proprio. Mancavano anco-
la rotta atlantica, commerciando con Sud America e ra ben 15 anni prima che le cose si mettessero dav-
Africa, fondarono colonie: le più famose sono Nieu vero male. Ad accelerare il declino furono le rivalità
Amsterdam (l’attuale New York, 1625), Recife in commerciali ed economiche con Inghilterra e Fran-
Brasile (1630) e Città del Capo in Sudafrica (1652). cia nei possedimenti d’oltremare: si trasformarono
Virtù e vizi. La nuova borghesia mercantile muo- in conflitti armati che segnarono la fine della poten-
veva insomma i primi passi sul terreno di un embrio- za olandese sui mari. E quindi anche in terra. t
nale “capitalismo globale”. Affrontandone gioie e do- Giuliana Rotondi

CHRISTIE’S IMAGES/SCALA

95
ARTISTI

UNA VITA
TRA LUCI
E OMBRE
REMBRANDT ebbe
una vita in CHIAROSCURO,
costellata di tanti SUCCESSI
e grandi DOLORI. Fissò
tutto sulla tela, in ritratti che
rivelano ogni EMOZIONE
BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO
L
e luci fredde e trasparenti delle mattine del Leida, una delle più importanti scuole pittoriche del
Nord, quei paesaggi fluviali dai colori rare- XVI secolo. In seguito, quando divenne ricco, poté
fatti vicino a Leida: questo aveva negli oc- conoscere e apprezzare le sfumature dei maestri del-
chi il sedicenne Rembrandt Harmenszoon la pittura europea grazie al mercato dell’arte di Am-
(che in olandese significa “figlio di Harmen”) van sterdam, dove ebbe modo di raccogliere una immen-
Rijn (cioè “dal Reno”, il fiume europeo) quando si sa collezione di stampe.
trovò di fronte alla sua prima tela da dipingere. Era Primi passi a bottega. Intanto, nel 1624, Rem-
il 1621 e, nella bottega di Jacob van Swanenburgh, brandt aveva 18 anni e le idee chiare: la sua “profes-
un giovanotto acerbo ma pieno di talento aveva ab- sione” sarebbe stata la pittura. Dopo una breve per-
bandonato l’università per muovere i primi passi in manenza ad Amsterdam “per specializzarsi” da Pie-
un mondo nuovo, quello della pittura. Nessuno po- ter Lastman, un pittore che aveva lavorato in Italia e
teva immaginare che quel ragazzino sarebbe diven- lì aveva studiato la ricchezza del Barocco, nel 1626 ri-
tato famoso come maestro del chiaroscuro, uno de- entrò a Leida per aprire una bottega con Jan Lievens,
gli artisti più prestigiosi e prolifici nel Secolo d’oro un allievo di Lastman. E lì avvenne la prima grande
dell’opulenta Olanda. svolta della sua vita: Constantijn Huygens, segreta-
Rembrandt era un ragazzo fortunato: suo padre rio del principe d’Orange, esperto d’arte e influen-
mugnaio aveva nove bocche da sfamare, ma poteva te mecenate del tempo, visitò lo studio dei due gio-
comunque permettersi di coltivare sogni ambizio- vani artisti e rimase folgorato dal loro lavoro. Subito
si per il suo settimo figlio. Per lui sognava una car- commissionò a Lievens il proprio ritratto e a Rem-
riera importante, così lo iscrisse alla facoltà di Let- brandt quello del fratello. Ma di quest’ultimo dis-
tere di Leida, che il ragazzo abbandonò quasi subi- se: “Il pittore, facendo un ritratto di noi, sa immorta-
to per andare a imparare il mestiere dal pittore Jacob lare quello che dipinge. [...] La faccia è una specie di ri-
van Swanenburgh. In quegli anni la pittura in Eu- assunto dell’uomo intero, del suo corpo e, se fatta bene,
ropa stava conoscendo una rivoluzione e a dare fuo- anche del suo spirito”.
co alle polveri era stato un lombardo, Michelangelo L’indagatore dell’anima. Huygens aveva col-
Merisi, il Caravaggio. Suoi erano i sorprendenti ef- to nel segno. Rembrandt possedeva un’abilità par-
fetti realistici ottenuti grazie a un uso particolare del- ticolare per i ritratti. Lui stesso, nel corso della sua
la luce, uno stile che presto avrebbe contagiato mol- carriera, si ritrasse un’ottantina di volte fra pittu-
ti artisti. Luce tagliente e indagatrice quella di Cara- re, incisioni e disegni. Li considerava quasi un’au-
vaggio, morbida e diffusa quella del suo erede (come tobiografia. Infatti, mettendoli in fila anno dopo
lo considerano alcuni) Rembrandt. Probabilmente anno, si leggono le tappe della sua vita: dagli esor-
l’olandese non vide mai i dipinti dell’italiano, ma si di, con il suo primo autoritratto del 1628 nel pieno
suppone che conoscesse i caravaggeschi di Utrecht e dei vent’anni, fino agli ultimi, quando la fortuna gli
che ne avesse studiato la tecnica. Vi aggiunse del suo aveva ormai voltato le spalle e lui appariva ripiega-
e divenne un esperto della “pittura fine” – caratteriz- to su se stesso, scavato dalle rughe e dalla perdita di
zata da estrema precisione nei dettagli – di Luca da tutta la sua famiglia.

DI LARGHE
VEDUTE
Il mulino (1650),
uno dei rari quadri
di paesaggi dipinti
da Rembrandt, il
pittore olandese che
prediligeva i ritratti.

97
La FORTUNA di Rembrandt CAMBIÒ quando i ricchi
BORGHESI vollero in casa dipinti di gusto FRANCESE
Nel 1631, poco dopo la morte del padre, Rembrandt emergere gli eventi belli e brutti della vita dai linea-
si trasferì definitivamente ad Amsterdam. Si apriva menti del volto. Sbozzando i visi nel chiaroscuro del-
per lui una stagione di successi. La sua fama di ritrat- la tela, ne scandagliava rughe e sentimenti. L’osserva-
tista si era ormai fatta strada nella ricca borghesia, la zione psicologica e l’uso della luce non furono i suoi
classe al potere. soli assi nella manica. Rembrandt introdusse un’altra
L’Olanda era la prima democrazia capitalistica mo- novità: il gesto dinamico, l’azione che muoveva per-
derna e una delle principali potenze economiche sonaggi altrimenti bloccati nella loro espressione. Da MEDICI E
d’Europa (vedi articolo precedente). I suoi ricchi com- questa innovazione nacque uno dei suoi capolavori, la CADAVERI
mercianti e i membri delle corporazioni (dette gilde) Lezione di anatomia del dottor Tulp (sotto) per la gilda Lezione di anatomia
amavano farsi immortalare in compassati ritratti po- dei chirurghi di Amsterdam. è un dipinto del 1632
sando nelle proprie case, o prediligevano nature mor- L’amore e il dolore. A casa di Hendrick van che si discosta dai
ritratti di gruppo
te, vedute di canali e paesaggi rurali. Rembrandt ini- Uylenburgh, suo socio e mercante, conobbe una ra- dell’epoca, statici; qui
ziò a mettere insieme la sua fortuna proprio lavorando gazza di vent’anni, Saskia. Era colta, riservata e col- c’è azione: al centro, il
su commissione a questa pittura, che non era anco- pì subito il pittore. Nel 1633 si fidanzarono. L’anno dottor Tulp solleva il
ra la sua. Ben presto scelse di dipingere non più facce dopo, sfidando le resistenze dei parenti di lei – poco braccio del cadavere
e muove il suo per
quiete e interni borghesi, bensì le emozioni e gli stati disposti a dare al giovane artista la cospicua dote del- spiegare la funzione
d’animo dell’uomo attraverso i ritratti. Riusciva a far la ragazza – si sposarono. Per Rembrandt, Saskia era dei tendini.

BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO (2)


RITRATTI

SCALA
Da sinistra a destra.
Nel quadro Anziano
con berretto di pelliccia
(1630) si è voluto
riconoscere, ma senza
prove, suo padre,

BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO (2)


Harmen van Rijn.
La profetessa Anna è CORTESIA REMBRANDTONLINE.ORG
datato 1631. È stato
detto, ma è molto
dubbio, che qui
Rembrandt abbia
ritratto la madre
Neeltje.
Il dipinto Flora
(1634) è il ritratto l’amore, ma anche l’ascesa sociale. Grazie al matrimo- nalità, ma il realismo della scena fa del quadro un
della moglie Saskia.
La donna fu uccisa
nio, ai contatti con l’alta società e ai proventi del suo caposaldo della pittura.
dalla tubercolosi e lavoro l’artista diventò di colpo ricco. Poté permetter- Tra scandali e solitudine. Ormai Rembrandt
la povertà costrinse si una casa signorile e un grande atelier, e cominciò a era solo. Titus era piccolo e qualcuno doveva occu-
Rembrandt a vendere i scialacquare in incauti acquisti. La vita con Saskia gli parsene. Così nel 1643 entrò in scena Geertje Dircx,
suoi beni di famiglia.
Ritratto di Titus che diede molte gioie, ma anche dolori. Tre figli moriro- ruvida popolana che si prese cura della casa e diven-
studia (1655). Titus no in tenera età. Nel 1641 Saskia diede alla luce Ti- ne amante dell’artista. Per la società calvinista e ben-
era il quarto dei tus, l’unico che divenne adulto. Lei però non si ripre- pensante in cui vivevano fu uno scandalo. I ricchi
figli che ebbe da se dal parto. Si ammalò di tubercolosi e morì l’anno borghesi cominciarono a prediligere una pittura di
Saskia. Morì di peste.
Solo l’ultimogenita dopo. Era il 1642 e Saskia aveva trent’anni. Eppure, gusto francese. Così Rembrandt cominciò a perdere
Cornelia sopravvisse nello stesso anno in cui visse una delle tragedie più amici e committenti. Poi intrecciò una relazione con
al padre. gravi della sua vita, Rembrandt completò il suo più la giovane domestica Hendrickje (nel 1654 ebbero
grande capolavoro, La ronda di notte (vedi riquadro). una figlia, Cornelia) e Geertje gli fece causa per non
Contratti lucrosi. Il dipinto gli era stato aver onorato la promessa di matrimonio. La guerra
commissionato in anni di grandi spese e miglio- legale finì male: Geertje fu internata in manicomio
rie per la città, che aveva da poco ricevuto la regina e il pittore condannato a pagarle una pensione. Nel
di Francia Maria de’ Medici. Rembrandt ricevet- 1656, Rembrandt dichiarò bancarotta e perse tutto,
te l’incarico dal notabile Banning Cocq, che volle compresa la collezione d’arte e antiquariato per cui
essere ritratto con i suoi archibugieri. E di giorno, si era rovinato. Nel 1669 morì povero, ma lascian-
non di notte, come ha rivelato una ripulitura della do in eredità al mondo i suoi eterni chiaroscuri. t
tela. Il pittore fu rimproverato per eccesso di origi- Sabina Berra e Lidia Di Simone

I grandi committenti del Secolo d’oro

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R
embrandt trascorse Rembrandt nel 1642. La cu-
buona parte della sua riosa storia di questo dipinto
vita ad Amsterdam, nel (oggi al Rijksmuseum), in cui
momento in cui la capitale era s’intravede anche il protago-
all’apice della sua potenza. nista (nel tondo), è che venne
Il ricco ceto borghese di tagliato per entrare nella sala
commercianti e professionisti del municipio di Amsterdam.
che guidava la città aveva un Nudi carnosi e paesaggi. La
forte senso di solidarietà che committenza fece la fortuna
si esprimeva nell’istituzione di tanti: Franz Hals era autore
di associazioni di guardie di ritratti con facce dipinte a
civiche a difesa dei cittadi- colori forti; Peter Paul Rubens
ni. Questa borghesia si era con i suoi nudi carnosi era il
organizzata in corporazioni maestro del Barocco del Nord;
(dette gilde) per tutelare i Jan Vermeer era l’artista sen-
propri interessi. Spesso veni- sibile della pittura d’interni;
vano commissionate opere Jacob van Ruisdael predilige-
d’arte, per abbellire le sedi va i paesaggi; Jan Steen era
delle gilde, come La ronda specializzato nel raffigurare
di notte (a destra) dipinta da scene di vita quotidiana.

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GRAN BRETAGNA

Edifici pubblici, quartieri residenziali e SOVRAFFOLLATE

LONDRA
baraccopoli: la CAPITALE inglese ai tempi della rivoluzione industriale

VITTORIANA
AKG / MONDADORI PORTFOLIO
ARCHITETTURA
ALL’AVANGUARDIA
A destra, l’esterno
del Crystal Palace.
progettato da Joseph
Paxton. Venne eretto,
in soli quattro mesi, in
Hyde Park nel 1851.
Sotto, un’illustrazione
del Palazzo delle
Esposizioni al suo
interno.

L
a regina Vittoria non si dilungò in gran-
di discorsi all’inaugurazione dell’Esposi-
zione universale in Hyde Park. Disse solo
“The Exhibition opened” (l’Esposizione è
aperta). Ma lei per prima rimase impressionata dal
grandioso e scintillante palazzo di cristallo che fe-
ce di Londra un riferimento tecnologico mondia-
le. Era il primo maggio 1851 e la sera stessa la regi-
na annotò: “Questo giorno è uno dei più grandi e glo-
riosi della nostra vita”. In effetti non si era mai visto
nulla di simile: 44 Paesi del mondo, oltre alla Gran
Bretagna e alle sue colonie, presentavano l’eccellen-
za dei loro prodotti.
La gigantesca struttura di 92mila mq, progettata
da Joseph Paxton, fu costruita in appena nove mesi,
utilizzando solo ghisa e vetro, tutto in moduli pre-
fabbricati. E subito divenne un’icona della nuova
architettura ingegneristica, visitata da sei milioni di
persone in poco più di cinque mesi. Tutto si svolse
in un’atmosfera di “festa dei popoli” ma ci fu anche
qualche voce fuori dal coro, come Marx, in esilio in
Inghilterra, che ritenne l’esposizione “un emblema
del feticismo capitalistico delle merci” e il principe te-
desco Ernesto Augusto I di Hannover che invece si
sentiva schiacciato dalla preponderanza inglese e ,in-
dignato, protestava: “tutto cospira per abbassarci agli
occhi dell’Europa”. Secondo il giornale The Guardian
del 7 maggio 1851 gli oggetti più ammirati dal pub-
blico di curiosi furono il diamante Koh-i-noor (la
“montagna di luce”, ritenuto ai tempi il più grande
LEEMAGE / MONDADORI PORTFOLIO

del mondo) e la fontana di cristallo che attraverso le


gocce d’acqua sfavillava di luce prismatica. Ma la ve-
ra protagonista della mostra era la rivoluzione indu-

101
ALAMY / IPA
Il grande afflusso di immigrati in cerca di LAVORO nelle fabbriche
striale, con i suoi simboli: il vapore, il ferro e il carbo- Vita in città. Lo tsunami della rivoluzione indu- TUTTI
ne. L’Inghilterra espose impressionanti attrezzature striale generò una nuova borghesia industriale, com- IN CARROZZA
per l’estrazione mineraria, la più potente macchina posta da imprenditori, banchieri e professionisti, che Cheapside, una strada
a vapore del tempo, locomotive, moderni impianti sostituì quella mercantile nata con l’impero colonia- centrale di Londra
che un tempo era
per la tessitura. Ma il fermento creativo si percepi- le. Per i nuovi ricchi nacquero i quartieri residenzia- il cuore pulsante
va in tutti i campi: il faro girevole, il microscopio, il li a ovest della città, come Chelsea, Pimlico, Not- del commercio e
prototipo di facsimile di Frederick Bakewell, oltre ai ting Hill, edificati tra il 1820 e il 1850. A est della dei traffici con le
dagherrotipi (i primi processi fotografici) di Mathew città, a Whitechapel e dintorni, c’erano invece le ca- campagne circostanti.
Brady. Tra le novità più curiose l’originale barome- se fatiscenti della nuova classe operaia che viveva in
tro che prevedeva l’arrivo di tempeste con l’uso di condizioni sanitarie disastrose. Il grande afflusso di
sanguisughe e la macchina per il calcolo automatico immigrati in cerca di lavoro nelle fabbriche portò a
dei voti, ideata da William Chamberlin. La superio- un’impennata nel numero di abitanti, che passò dal
rità dell’Inghilterra, che con le colonie occupava la milione del 1801 a più del doppio nel 1851. Londra
metà dello spazio disponibile, era evidente. L’Espo- cresceva a dismisura e per sostenere questa espansio-
sizione universale si trasformò quindi in un grande ne, urgevano infrastrutture, case, ponti e una rete di
palcoscenico che mostrava al mondo la schiaccian- trasporti efficiente.
te supremazia industriale del Regno Unito. L’anno Il primo tratto ferroviario fu lo Stockton-Darling-
dopo il Palazzo di Cristallo fu smontato e ricostrui- ton percorso nel 1825 da George Stephenson con la
to in un’altra zona della città, Sydenham Hill, dove, sua mitica locomotiva a vapore Rocket (razzo), che
nel 1936, fu distrutto da un incendio. non smentì il suo nome, raggiungendo la ragguar-

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UNIVERSAL HISTORY ARCHIVE / GETTY IMAGES
ALAMY / IPA

RITRATTO DI UN’EPOCA
Sopra, uno dei primi poster che
pubblicizzava le vacanze in treno.
A lato, le mete dell’agenzia viaggi
fondata da Thomas Cook, pioniere
del turismo organizzato. A destra, un
ritratto della regina Vittoria del 1870.
IPA

portò nel 1851 a un’impennata del numero di ABITANTI in città


devole velocità di 39 km all’ora. Seguito da un bo- il 1849 provocò la morte di oltre 14mila persone. I
om di rotaie e grandi stazioni, tra cui Euston, Water- 200 piccoli cimiteri parrocchiali della città, nono-
loo e, nel 1850, King’s Cross. Proprio l’avvento del- stante le continue riesumazioni, non bastavano più.
la ferrovia indusse il mondo ad adottare il fuso ora- Capitava di veder spuntare un braccio o una mano
rio di Londra-Greenwich. Fino ad allora ogni città nei camposanti, dove i cadaveri venivano seppelliti
aveva infatti la sua ora, a seconda del levar del sole. in fretta e furia, coperti solo da una ventina di cen-
Questo rendeva però impossibile una programma- timetri di terra. Si decise quindi di chiudere i pic-
zione di arrivi e partenze dei treni. L’Inghilterra fu la coli cimiteri cittadini e di trasferire i defunti a Bro-
prima ad adottare il tempo di Greenwich nel 1840 okwood a debita distanza da Londra. Venne così cre-
e gli altri Stati la seguirono nel 1884: Londra si con- ata nel 1854 la linea ferroviaria London Necropolis
fermava un riferimento mondiale. Tra i vari prima- Railway, con tanto di logo con teschio e ossa incro-
ti, gli inglesi possono vantare anche quello della me- ciate. I morti dovevano essere muniti di biglietto,
tropolitana, nel 1863 fu infatti completata la linea solo di andata, che poteva essere di prima, seconda
Paddington- Farringdon Street, sempre con motri- o terza classe. I fortunati defunti di prima classe go-
ci a vapore. Ebbe così tanto successo che altre linee devano di alcuni vantaggi: un corteo davanti al tre-
vennero messe in cantiere e nel 1884 la Circle line no che procedeva lentissimo e solenne, con bandie-
era già completata. re nere sventolanti. I defunti di terza classe erano po-
Il treni dei morti. Un discorso a parte merita il veracci pure da morti: il treno trasportava le loro ba-
London Necropolis, il treno dei morti. La disastro- re a tutta velocità, senza neanche una bandiera, e poi
sa epidemia di colera che colpì il Paese tra il 1848 e le scaricava in tombe senza nome.

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AGK / MONDADORI PORTFOLIO
Circo, spettacoli teatrali, musical e MUSEI in
quantità: a Londra c’era un PASSATEMPO
per tutti i gusti, ma non per tutte le TASCHE
The show must go on. A chi era ancora vivo, e 1865 e rese possibile viaggiare a un pub-
piuttosto danaroso, la City aveva molto da offrire. blico più ampio. Le sue mete compren-
La nuova borghesia amava divertirsi, bastava scor- devano, oltre a Italia, Francia e Svizzera,
rere la rubrica degli intrattenimenti sul Times e de- anche India e Cina. Chi invece era in cer-
cidere cosa fare: salire sulla mongolfiera ancorata nel ca di trasgressioni si rifugiava nel lauda-
Cremorne garden e godersi la vista della città, o an- no, una tintura di oppio impiegata co-
dare al Crystal Palace a vedere il funambolo Blondin, me antidolorifico, ma che, se usata in do-
fermo sulla corda, intento a cucinare una omelette a si massicce, poteva dare effetti allucino-

IPA
decine di metri di altezza. In alternativa il circo Bar- geni. Il poeta Samuel Colerdige, Charles
num assicurava emozioni forti con tigri, leoni ed ele- Dickens e il pittore Dante Gabriel Rossetti ne fecero DIVERTIMENTO
fanti. Anche gli intellettuali aderivano con entusia- uso massiccio. Tra i passatempi che si preferiva man- ASSICURATO
smo all’offerta londinese, i principali musei c’erano tenere privati c’erano anche le sedute spiritiche. Una In alto a sinistra,
già tutti: British Museum (1753), National Gallery moda che veniva dagli Usa e che prese piede nei sa- una sala della
British Institution,
(1824), Victoria and Albert Museum (1852, in par- lotti dell’alta società inglese. La medium Georgia- dipinta da Rudolph
te costruito con gli introiti dell’Esposizione univer- na Eagle, nota come “la dama misteriosa”, afferma- Ackermann nel 1808.
sale) e il Museo di Storia Naturale (1881). C’era una va addirittura che la regina Vittoria avesse partecipa- Gli artisti dell’epoca si
vasta scelta anche tra spettacoli teatrali e, dalla metà to a una sua seduta spiritica il 17 luglio 1846. Come esercitavano facendo
una copia dei quadri
del secolo, commedie musicali (i moderni musical). prova mostrava un orologio con tanto di dedica del- esposti. Sopra, una
Gli inglesi hanno sempre amato viaggiare, già nel la regina per la sua “straordinaria chiaroveggenza di- locandina del circo
Settecento il Gran Tour in Italia era un must, ma li- mostrata a Osborn House”. Ma l’errore di scrittura Barnum (1879).
mitato all’aristocrazia. Thomas Cook, pioniere del nella parola Osborne smascherò la bugia. t
turismo organizzato, aprì la sua agenzia viaggi nel Silvia Büchi

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RIVOLUZIONE Perché il processo
d’industrializzazione

INDUSTRIALE partì proprio da qui?


In Inghilterra si crearono un insieme di
condizioni favorevoli che permisero un
rapido sviluppo economico, vediamo quali.

L’
Inghilterra già negli ultimi zionali. L’economia cresceva a grandi r Una forte inclinazione alla
decenni del Settecento avviò, passi e i dati economici pubblicati SPERIMENTAZIONE
prima di qualsiasi altra na- da Karl Marx e Friedrich Engels in r Istituzioni che favorivano l’iniziativa
zione, un processo di industrializza- un articolo del 1° novembre 1850 INDIVIDUALE
zione basato su nuove invenzioni tec- confermano il notevole incremento: r Un’avanzata RICERCA SCIENTIFICA che
nologiche. A partire dalla macchina a l’export totale ammontava infatti nel stimolava scoperte tecnologiche.
vapore di James Watt del 1768, usa- 1848 a 31.633.214 sterline, nel 1849 r Una città come Londra che era un centro
ta nell’estrazione del carbone e ovun- a 39.263.322 sterline e nel 1850 a FINANZIARIO pronto a investire
que occorresse energia, permetten- 43.851.568. Ma la rivoluzione in- r Grandi e medi PROPRIETARI
do di produrre di più e in meno tem- dustriale oltre ai benefici economici TERRIERI aperti a innovazioni agricole
po. Cambiava anche il posto di lavo- portò importanti mutamenti sociali. r Disponibilità di RISORSE MINERARIE
ro, non più nelle case e nei negozi, Si formò una nuova borghesia indu- r Industrie MANIFATTURIERE
ma nelle fabbriche, all’interno del- striale (imprenditori, banchieri e pro- r Manodopera a BASSO COSTO
le quali si concentravano i mezzi per fessionisti) e la nuova classe del pro- r Rete di TRASPORTI
la produzione. Per facilitare gli spo- letariato, composta da operai (spesso r Florido COMMERCIO MARITTIMO
stamenti e il commercio vennero co- bambini, sotto) e braccianti, sottopa- r L’ IMPERO COLONIALE britannico che
svolse la duplice funzione di fornitore di
struite ferrovie e ponti in ferro, rea- gati e sfruttati, che abitavano in quar- materie prime a basso costo e mercato
lizzati in tempi molto più rapidi ri- tieri malfamati spesso in condizioni di sbocco per i prodotti finiti
spetto a tecniche e materiali tradi- igieniche spaventose. t

REALY EASY STAR


PRINCIPALI
INVENZIONI
1733
Spoletta volante per consentire
la tessitura automatica
(John Kay)
1764
Spinning Jenny, macchina
filatrice dotata di fusi multipli
(James Hargreaves)
1768
Macchina a vapore
(James Watt)
1803
Battello a vapore
(Robert Fulton)
1814
Locomotiva a vapore
(George Stephenson)

105
COSTUME

L’esteta amato da UOMINI e DONNE


che sedusse (SCANDALIZZANDOLI) i salotti
vittoriani nella LONDRA dell’Ottocento

IL FASCINO
DEL DANDY
U
n uomo di grande intelligenza e con la
battuta sempre pronta. Un dandy tut-
to votato al culto del bello. Un sedut-
tore malinconico che diceva: “Il gran-
de dramma della mia vita? È che ho messo il mio ge-
nio nella mia esistenza; tutto quello che ho messo nel-
le mie opere è il mio talento”. Per Oscar Wilde l’arte
non stava tanto nei libri, quanto nella vita stessa.
E se il talento lo rese immortale grazie al romanzo
Il ritratto di Dorian Gray (non a caso la storia di un
“patto col diavolo” di un esteta che fa invecchia-
re un ritratto al posto suo), il suo genio ne trasfor-
mò l’esistenza in un’opera d’arte. Un’esistenza di
eccessi, che lo consacrò come l’uomo più ambito
nei salotti di Londra nella seconda metà dell’800,
prima di portarlo alla rovina.
TRA I PURITANI. Lo “scandaloso” irlandese (era
L’IRRIVERENTE nato a Dublino nel 1854) visse negli anni forse più
Il poeta Oscar Wilde moralisti della storia inglese. L’epoca in cui, du-
in una foto dipinta rante il regno della regina Vittoria (sul trono dal
del 1882. Oltre a 1837), al patriottismo e alla prosperità fondati sulle
segnare la letteratura
si distinse per uno
fortune coloniali corrispondeva una ricca borghe-
stile personale ed sia che guardava con orrore agli eccessi e condan-
elegante. nava gli omosessuali prima alla prigione e talvol-
ta anche all’impiccagione. E Wilde era eccentrico
e omosessuale.
Ma questo a Oscar non interessava: per lui l’im-
portante era stupire, sorprendere, sedurre. «Mise
da subito la sua arte e la sua parola al servizio del-
la seduzione», spiega Roberto Bertinetti, docen-
te di Letteratura inglese all’Università di Trieste.
«Aveva una memoria prodigiosa e già a tredici an-
ni mostrava le qualità che lo avrebbero reso cele-
bre: la battuta fulminante, il guizzo geniale, l’iro-
nia. Parlava francese e tedesco e amava scandalizza-
re. Sapeva che era quello il modo migliore per non
essere dimenticato, e per farlo non si tirava indie-
tro neppure dal disprezzare apertamente il canot-
taggio e il cricket, gli sport più popolari dell’epoca.
Adesso può far sorridere, ma per gli inglesi si tratta-
va di un’eresia». Sembra che già allora Wilde aves-
se messo a punto la filosofia che anni dopo avreb-
be condensato in uno dei suoi celebri aforismi, che
lui chiamava in francese bon mots: “Di questi tempi,
per entrare nel bel mondo, bisogna divertire o scanda-
lizzare la gente”. Lui, nel dubbio, scelse di fare en-
trambe le cose.
SEDUTTIVO. Oscar apprese l’arte di piacere fin da
bambino. Per stupire la madre poetessa – che van-
tava un’inesistente discendenza da Dante – comin-
COSTA/LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO

ciò a comporre poemi in greco e latino. Mamma


Jane Frances Elgee, che si faceva chiamare Speran-
za, era a sua volta un’eccentrica borghese che inse-
guiva strampalate aspirazioni artistiche, amava i sa-
lotti e a Dublino era nota per le sue doti oratorie.
Il padre invece, oculista di fama, era un donnaiolo

107
Come l’amico WALTER
PATER, padre
dell’ ESTETISMO,
predicò il culto del
BELLO e dell’ARTE
fine a se stessa

ARCHIVIO/ALINARI (2)
incallito, condannato per stupro. Un background Tutti impazzivano per lui: non per la sua bellezza, LUI, LEI E...
che non poteva non lasciare il segno. ma per il suo magnetismo. Donne e uomini. L’ALTRO
Sopra, Oscar in uno
A 19 anni Wilde vinse una borsa di studio del SENZA FRENI. Intrecciò una relazione con Mi- scatto del 1894, a
Magdalen college di Oxford, dove si fece subito les, costretto dal padre ad abbandonare la casa per fianco del suo amante
notare per la sua arguzia (e per la supponenza). Fu non essere accusato di omosessualità. Qui stava la lord Alfred Douglas,
il suo trampolino di lancio. Prese a viaggiare per differenza: a Wilde non importava del giudizio al- detto Bosie, allora
ventiquattrenne.
l’Europa spendendo senza ritegno e circondando- trui. Ormai diventato un profeta del dandismo, nel In alto a sinistra,
si di lussi che non poteva permettersi. 1882 si recò negli Stati Uniti per un giro di confe- Constance Lloyd
Nel 1879 decise di trasferirsi a Londra in una casa renze organizzato dall’impresario teatrale Richard Wilde, moglie dello
al 13 di Salisbury street, con l’amico pittore Frank D’Oyly Carte. Wilde riuscì a stregare, con le sue scrittore.
Miles. Nella Casa del Tamigi, come aveva ribattez- parole, persino un gruppo di minatori del Colora-
zato la fatiscente palazzina, iniziò la sua leggenda. do, ai quali parlò del valore dell’arte. A tanto arri-
Si fece conoscere in tutta la città per i suoi aforismi, vava il suo fascino.
con i quali animava le conversazioni dei salotti. Sa- Quando tornò a Londra, però, il suo amore per
lotti dove amava farsi notare: «Una volta si presen- il lusso lo ridusse sul lastrico: “Posso resistere a tut-
tò a una cena con al collo un serpente», racconta to, tranne che alle tentazioni” aveva detto. E le ten-
Bertinetti. Fu così che diventò famoso ancor prima tazioni avevano il nome dei migliori vini e liquori,
di aver pubblicato qualcosa. Era sulla bocca di tut- di argenterie antiche e porcellane cinesi, ma anche
ti. Ostentatamente ribelle ai diktat della moda, fe- dell’assenzio e dell’oppio. L’eredità ricevuta dal pa-
ce invece della personalissima eleganza un model- dre divenne presto un ricordo e l’omosessualità ri-
lo per gli aspiranti dandy e un’arma di seduzione. schiava di diventare un problema. «Una soluzione

108
sembrò essere il matrimonio», commenta Bertinet- amante. Lo scrittore perse la causa e fu a sua volta
ti. «Il fratello Willie si era sistemato sposando una incriminato per omosessualità. Quel processo umi-
ricchissima donna di 30 anni più grande, ma Wil- liante segnò la vendetta vittoriana sul grande sedut-
de si mise invece con una ragazza che mai avrebbe tore da salotto. L’accusa lo mise più volte in diffi-
potuto garantirgli una vita agiata. Una prova che coltà. Con domande come questa: “Perché ha por-
fra i due c’era vero amore», continua Bertinetti. tato ragazzi modesti nei migliori ristoranti?”. Wil-
La ragazza in questione era la dublinese Con- de rispose: “Perché sono giovani e la loro ingenuità
stance Lloyd. Dopo tre anni di fidanzamento, nel mi riposa dalle fatiche mondane”. Infrangendo con
1884 i due si sposarono ed ebbero in seguito due una frase sola due tabù: quello dell’omosessualità e
figli. Per loro Wilde scrisse nel 1888 Il principe fe- quello della separazione fra classi sociali (all’epoca
lice e altri racconti, ma questo non bastò a farne un un gentleman non poteva condividere tempo e pasti
buon padre. Troppi eccessi e troppi uomini segna- con ragazzi di classi inferiori). Gli chiesero anche se
vano ormai le sue giornate. davvero, come si diceva, avesse baciato un servito-
Sedusse adolescenti come Robert Ross e visse re. E Wilde, scandalizzato: “Ma no, via, era troppo
amori tormentati come quello con John Gray, che brutto”. Quando però gli chiesero di rimando “Se
forse gli ispirò Il ritratto di Dorian Gray. Ma soprat- fosse stato carino...” non rispose e scoppiò a piange-
tutto c’era lord Alfred Douglas che, dopo aver let- re. Lui, che della parola era stato il re, era stato tra-
to Il ritratto di Dorian Gray per “quattordici volte dito proprio dal culto per la battuta fulminante.
di fila”, chiese di conoscerne l’autore. In apparen- Fu condannato a due anni di lavori forzati. Lavo-
za, Bosie (così lo chiamava Wilde) era uno tra tan- rava sei ore al giorno a un mulino, con poco cibo e
ti. Ma quell’incontro gli cambiò la vita: i rapporti poca acqua, riducendosi (lui che era stato grassot-
con la moglie divennero sempre più tesi. Proprio tello) all’ombra di se stesso. Douglas rese pubbliche
come Henry, l’esteta che Dorian Gray nel romanzo le loro lettere intime e Constance chiese il divorzio.
ascolta “attonito, con gli occhi sbarrati”, anche Wilde Quando uscì di prigione, nel 1897, tutti lo evitaro-
MAESTRO godeva nel conquistare un numero sempre maggio- no e la relazione con Bosie finì un paio di anni dopo.
DI STILE re di uomini e donne. La sua quotidianità era scan- Del giovane dandy non restava molto. Eppure del
Wilde divenne dita da incontri con giovani prostituti, sperpero di suo fascino in Europa si parlava ormai in termini leg-
personaggio denaro, minacce e ricatti. Ma la cosa peggiore era gendari (come si continua a fare ancor oggi in tut-
mondano anche
grazie al suo modo che la seduzione della parola, la sua arma migliore, to il mondo). Senza denti, malato di sifilide e sen-
di apparire. cominciò a perdere la sua magia. za neppure la possibilità di comprarsi abiti decenti,
Frequentava i salotti VENDETTA. L’altalenante relazione con Bosie se- Wilde si stabilì a Parigi, dove morì solo, a quaran-
con vistosi mantelli gnò l’inizio della fine. Dopo aver ricevuto un bi- tasei anni. Il suo ultimo, malinconico, aforisma fu:
e per distinguersi
adottò un particolare glietto dove lo si accusava di essere un ruffiano e un “Viviamo tutti nel fango, ma alcuni di noi hanno gli
taglio di capelli, sodomita, Wilde citò per diffamazione il mittente. occhi rivolti alle stelle”. t
detto“a giglio”. Che era sir John Sholto Douglas, il padre del suo Flavia Piccinni

Dandismo: l’arte di distinguersi


GETTY IMAGES

E
leganza, raffinatezza e origina- li, storica del costume. «In Francia
lità. Erano questi i tratti distin- invece furono dandy il poeta Char-
tivi del dandismo, movimento les Baudelaire e in Italia Gabriele
culturale inglese che nacque a D’Annunzio».
Londra verso la fine del XIX secolo. Creativi. Il dandy (termine di
Uno stile di vita che non riguardava origine incerta, attestato a fine
solo il modo di vestire, ma anche il Settecento in riferimento allo stile
linguaggio e i comportamenti degli vistoso dei nuovi ricchi) aveva la
individui, la cui massima aspira- prerogativa di creare un proprio
zione doveva essere “vivere la vita stile. «A fare la differenza erano i
come un’opera d’arte”, cercando dettagli: bastone, monocolo, capelli
sempre e comunque di distinguersi sciolti», conclude l’esperta. Lord
dagli altri. Brummell fu tra i primi ad abbando-
«Il movimento aveva radici tra i nare le parrucche settecentesche.
pittori preraffaelliti ed ebbe tra i Tutti obbedivano alla stessa mas-
suoi esponenti in Gran Bretagna, sima: l’abito è un modo di comuni-
oltre a Oscar Wilde, lord Brummell», care, ma dalla moda non bisogna
spiega Maria Giuseppina Muzzarel- farsi usare.

109
BELLE ÉPOQUE

FESTE SFRENATE
In questo dipinto di José García y Ramos
(1852-1912) un uomo in frac e una dama
elegantissima lasciano una festa, tra
sfaccendati e vetturini. I balli della Belle
Époque sono uno dei simboli di un tempo
che viene ricordato come spensierato e
ottimista.

p en ori e CURI della Belle Époque: un’epoca sfavillante,

ILLUSIONI DI
FINE ART IMAGES/ALINARI ARCHIVI

di invenzioni e PROGRESSO che si concluse con la Grande guerra

FINE SECOLO 111


BRIDGEMANART/MONDADORI PORTFOLIO

La seconda RIVOLUZIONE INDUSTRIALE e un


periodo di PACE diedero un forte impulso a SCIENZA e cultura.
Sostenuto dalla BORGHESIA, ormai affermata

S
i poteva arrivare fin sulla Luna, grazie al ci- Nostalgia. «Quando si parla di “Belle Époque”,
nematografo, o a Costantinopoli viaggian- si pensa a un’età di ottimismo e progresso che a chi
do sui binari del mitico Orient Express. Ma la viveva pareva senza limiti», dice Roberto Bian-
anche rimanere piacevolmente seduti in un chi, docente di Storia sociale dell’età contempora-
caffè, baffi arricciati e giornale, sotto l’occhio vigile nea all’Università di Firenze. «Questa definizione
della Tour Eiffel. Quasi tutti i nostri miti romanti- però non racchiude il senso di un’epoca, esprime
ci, le scoperte a noi più vicine, i più noti personaggi solo il punto di vista della società che la dominò:
dell’arte, del teatro e della letteratura, sono nati tra la una società guidata da maschi bianchi appartenen-
fine del XIX e l’inizio del XX secolo, durante la Bel- ti all’aristocrazia e alla ricca borghesia industria-
le Époque. Ma le piume di struzzo, lo champagne le e finanziaria delle grandi capitali d’Europa». E
e le serate al Moulin Rouge furono solo la parte più non è un caso se fu definita “bella” solo a posterio-
effimera, e più rimpianta, di quest’epoca anticipa- ri, da chi rimpiangeva e idealizzava i bei tempi an-
ta da una lunga depressione, attraversata dall’Euro- dati, durante e dopo la Grande guerra. “Quella del-
pa all’America dagli emigranti, dallo scontento della la Belle Époque fu una società che visse inconsapevol-
classe operaia e dal nazionalismo più intransigente. mente su un campo minato”, notava lo scrittore fran-

112
MONDADORI PORTFOLIO
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Scandali che hanno fatto... époque

T
re enormi scandali politici ma. A mano a mano che i costi per spionaggio a favore dell’Im-
e finanziari infiammarono lievitavano, usò buona parte dei pero tedesco. Scontò due anni
le cronache della Belle soldi per corrompere alcuni parla- nella colonia penale dell’Isola
Époque: l’opera di costruzione del mentari e ottenere un prestito del Diavolo, prima che venissero
canale di Panama, la condanna pubblico: non si salvò neppure incriminati i veri colpevoli: alcuni
per spionaggio dell’innocente con quello. Liquidata il 4 febbraio membri dello stato maggiore.
Dreyfus e la chiusura della Banca 1889, la Compagnia provocò la Già corrotti. L’Italia aveva vissuto
Romana. rovina di 85mila azionisti. Il fatto il proprio scandalo nel 1893: al
A caccia di soldi. Alla ricerca di che tra gli implicati nel crac ci centro dell’inchiesta la Banca
fondi per costruire il canale sull’i- fossero anche due ebrei alimen- Romana, che aveva immesso
stmo di Panama (costosissimo), tò il crescente antisemitismo, sul mercato banconote false per
l’imprenditore francese Ferdi- che tra il 1894 e il 1906 divise milioni di lire, per coprire un am-
nand de Lesseps alla fine del 1880 la Francia nell’Affaire Dreyfus: manco. Furono accusati di collu-
lanciò sul mercato 800mila azioni l’ufficiale di artiglieria alsaziano sione anche il ministro Francesco
della Compagnia universale del Alfred Dreyfus, di origine ebraica, Crispi e il presidente del Consiglio
canale interoceanico di Pana- venne accusato e condannato Giovanni Giolitti, poi prosciolti.

NELLA VILLE cese Paul Morand in pieno Novecento. Ma quella nomico diviso tra alberghi e tonnare, barche e com-
LUMIÈRE società su quel campo non solo ci visse: ci ballò fre- pagnie di navigazione, solfatare e industrie di mar-
Sopra, un ballo serale netica, tra gli anni Novanta dell’Ottocento e l’ini- sala. Grazie al fascino di Donna Franca, la moglie
nel 1880 alla luce del zio della Prima guerra mondiale, al ritmo del can- dell’ultimo rampollo della dinastia, organizzatrice
gas a Parigi. In alto
a sinistra, manifesto can, infervorata dall’ottimismo per il futuro e dai di grandi eventi ante litteram, Palermo diventò, tra
di uno dei primi film successi dell’industria. XIX e XX secolo, un punto di incontro per le élite
dei fratelli Lumière «Certamente la cosiddetta “seconda rivoluzione internazionali e le corti reali. Frequentata, tra gli al-
(1895). industriale”, la crescita economica legata all’ulte- tri, dallo scrittore dublinese Oscar Wilde, da Vitto-
A lato, la Tour Eiffel
e il Globo Celeste, riore fase di sviluppo capitalistico dell’Europa, che rio Emanuele III e dal Kaiser Guglielmo II.
inaugurati nel 1889, si era avviata dopo la crisi agraria degli anni Ottan- A Palermo come a Parigi, Vienna e Londra, gli
sulla copertina di un ta del XIX secolo, ebbe un peso determinante nello aristocratici e i ricchi industriali si alzavano tardi la
giornale francese. sviluppo della Belle Époque. E inaugurò in Europa mattina, dopo lunghe nottate trascorse tra cene e
una “nuova epoca” nella quale la scienza e l’istru- salotti esclusivi, nei teatri o all’opera. A piedi o ac-
zione, il progresso e la pace investirono il vecchio compagnati da un autista sulle prime automobili
continente, alimentando un’intensa crescita cultu- in circolazione, passeggiavano lungo i viali albera-
rale», nota Roberto Parrella, docente di Storia con- ti o nei giardini: lui con il cilindro lucido in testa,
temporanea all’Università di Salerno. i guanti e il bastone, lei stretta in un busto di ferro
Vita da ricchi. La borghesia capitalista nata in e stecche di balena, impettita nel lungo abito con
quegli anni fu la grande protagonista dello svilup- poco strascico, la pelle diafana protetta da un am-
po. Un esempio nostrano, valido per tutti: la fami- pio cappello. Sono loro che frequentano gli alber-
glia Florio, proprietaria in Sicilia di un impero eco- ghi della catena di lusso che l’imprenditore svizzero

113
Si moltiplicarono i
MUSICHALL, i
teatri erano sempre
pieni, le BALLERINE
si sfidavano a colpi di
gioielli. E nascevano
il TELEFONO, il
telegrafo, L’AEREO...

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no dall’altra parte del palco, accanto ai loro ricchis- UNA SOCIETÀ
simi amanti o mariti, si sfidano a colpi di gioielli. IN MOVIMENTO
La Belle Otéro, cortigiana di re, principi e miliar- A sinistra, cartolina
dari, con un conto aperto per lei da Cartier da un con le ballerine del
Moulin Rouge.
barone tedesco, nulla poté contro la “collega” Lia-
CONTRASTO

Sopra, un uomo
ne de Pougy, star delle Folies Bergère, che superò la d’affari sale su
sua meravigliosa collana di brillanti presentandosi una delle prime
a teatro vestita semplicemente di bianco, senza or- automobili
“economiche”: la Ford
César Ritz sta costruendo in diverse capitali euro- namenti, ma accompagnata da una cameriera co- modello T (1908).
pee, che fanno le vacanze a Cannes, che a Monte- perta di diamanti.
carlo giocano al casinò, a Vienna ballano il valzer e Divertirsi con poco. Anche le folle urbane
cenano da Sacher e a Parigi invece preferiscono Ma- avevano molta scelta in fatto di divertimento: il
xim’s. In Francia si autodefiniscono le monde, l’alta circo, il cabaret, le case di piacere erano accessibi-
società, ma non disdegnano di mescolarsi al demi- li a quasi tutte le tasche. E poi c’era l’ultima magia
monde, fra gente di teatro, poeti, romanzieri e arti- di fine secolo: il cinematografo. I suoi inventori, i
sti. Soprattutto la sera, quando l’atmosfera si fa più fratelli Louis e Auguste Lumière, lo presentarono a
calda, le scollature si allargano, abiti e acconciature un pubblico di 36 paganti tre giorni dopo il gior-
chiedono solo di essere guardati. no di Natale del 1895, in una sala del Grand Café
Champagne per tutti! Sotto le gonne si gonfia- di Parigi: proiettarono dieci film brevissimi, muti e
no vaporose nuvole di mussola rosa o azzurra, rica- in bianco e nero. Il successo fu immenso. E non fu
mi e nastrini di raso: le mostrano ogni notte le bal- l’unico dell’epoca.
lerine di can-can, che dal palco del Moulin Rouge
(inaugurato nel quartiere di Pigalle nel 1889) sgam-
bettano veloci al ritmo rapidissimo del ballo simbo-
lo della Bella Époque parigina. Nei teatri, sempre
E Haussmann “creò” Parigi
pieni, si rappresenta di tutto: dalle commedie del

S
e Parigi è come la vediamo lizzazione delle acque. L’operazione
drammaturgo francese Georges Feydeau, alle tra- oggi in gran parte è merito del che avrebbe rivoluzionato il volto
gedie del nostro Gabriele D’Annunzio. barone G. Haussmann (vedi ar- della capitale, eliminando i vecchi e
A calcare quelle scene furono nomi leggendari: la ticolo su Caillebotte nelle pagine se- insalubri quartieri medioevali, ebbe
guenti). Napoleone III aveva grandi in Haussmann un esecutore poco
stupenda soprano Lina Cavalieri, leggiadre balle-
progetti per la capitale: stazioni da sensibile al fascino del passato.
rine come Isadora Duncan e Anna Pavlova, attrici cui partissero treni per tutta Europa, Business. Il programma di rico-
ammiratissime come Eleonora Duse e Sarah Bern- spazi verdi, viali alberati, imponenti struzione, deciso dallo Stato ma
hardt. Nei café-chantant, che a Londra si chiama- palazzi. Senza tralasciare rete fogna- realizzato da imprenditori privati,
no music-hall, si esibiscono invece danzatrici sedu- ria, illuminazione pubblica e cana- fu un business colossale per molti.
centi, cortigiane d’alto bordo che quando si trova-

114
FINE ART IMAGES/ALINARI ARCHIVI
CONTRASTI E Dopo trent’anni di pace, non potendosi più sfi- Commercio e dell’Industria, Alexandre Millerand,
DISEGUAGLIANZE dare sui campi di battaglia, le nazioni sfogavano il il 14 aprile 1900, nel discorso d’inaugurazione del-
All’alba, di Charles loro nazionalismo e l’ostilità reciproca gareggian- la Esposizione universale. Parigi, che era riuscita a
Hermans (1875), mette
a confronto due classi do in tecnologia, scienza e sport. “Le forze della na- scippare a Berlino l’Expo di inizio secolo, duran-
sociali: ricchi ubriachi tura furono domate e disciplinate; il vapore e l’elet- te i sette mesi dell’enorme fiera si mise in mostra:
che escono da un tricità diventarono servi docili; la macchina diven- 40 milioni di visitatori si assieparono sui tapis rou-
locale nel momento in ne regina del mondo [...] la scienza moltiplica i suoi lants, i primi marciapiedi mobili della Storia, an-
cui gli operai vanno a
lavorare. servigi e trionfa dell’ignoranza e della miseria”, de- tenati delle nostre scale mobili; provarono la co-
clamava orgoglioso l’allora ministro francese del modità della Métro appena inaugurata e dei tram
elettrici. Mentre lo scenografico palazzo dell’elet-
tricità, illuminato da 5mila lampadine multicolo-
ri che si moltiplicavano nel riflesso della Senna, re-
se omaggio alla protagonista indiscussa della fine
La città non aveva subìto, fino ad Vincennes. Poi si passò alle stazioni dell’Ottocento: l’elettricità.
allora, cambiamenti così radicali e ferroviarie: nel 1855 fu inaugurata Progressi epocali. Ma i frutti dell’enorme
non mancarono le critiche. Soprat- la Gare de Lyon, dieci anni dopo la energia creativa degli inventori di inizio Novecen-
tutto quando, per dare visibilità alla Gare du Nord. Lo stile architettoni- to furono moltissimi: non solo il telefono e il tele-
cattedrale di Notre-Dame, furono co dei palazzi fu armonizzato e sor- grafo, ma anche la scoperta di alcuni batteri e dei
demoliti gli edifici che le stavano sero il teatro dell’Opéra, l’ospedale
intorno. I grandi boulevard, che dell’Hôtel-Dieu, la Borsa, i mercati
primi farmaci da laboratorio, gli studi sulla radio-
tuttora sono la caratteristica di delle Halles. E anche gli Champs- attività della chimica polacca Marie Curie, la teoria
Parigi, furono aperti allora, come Élysées assunsero allora l’aspetto della relatività di Einstein, la psicanalisi di Freud
i parchi del Bois de Boulogne e di che vediamo ancora oggi. (vedi articolo su Vienna nelle pagine seguenti). Mens
sana in corpore sano, dicevano gli antichi Romani.

115
NASCE
LO SHOPPING

BRIDGEMANART/MONDADORI PORTFOLIO
A sinistra, clienti
alla moda nella sala
lettura dei grandi
magazzini Au Bon
Marché di Parigi, nel
1900. Sotto, Liane de
Pougy e il presidente
francese Poincaré.

Tra le EREDITÀ della Belle


Époque ci sono lo stile LIBERTY
e il CINEMA. Ma anche le
OLIMPIADI, riscoperte allora
E, caso o no, fu proprio in questo periodo che ri-
fiorì la tradizione delle Olimpiadi: la prima mo-
derna si tenne nel 1896 ad Atene, a 1.500 anni
dall’ultima dell’antichità. Nel 1903, si alzò da ter-

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ra il primo velivolo a motore dei fratelli americani
Wilbur e Orville Wright, nonostante fosse più pe-
sante dell’aria. Ma siamo ben lontani dai voli di li-
nea: per molti persino le prime auto col motore a
scoppio rimasero un sogno fino al 1908, quando La patina dorata della Belle Époque, che aveva
l’industriale americano Henry Ford produsse un mostrato le prime incrinature, si sgretolò con lo
modello economico, “modesta come l’asino, utile scoppio della Prima guerra mondiale. «La Gran-
come le scarpe”, dal prezzo molto più abbordabile. de guerra fu il prodotto più grandioso della Bel-
Rimpianti. “Eravamo felici e non lo sapevamo”, le Époque, del suo esasperato nazionalismo e del-
dissero sospirando molti, dopo la fine della Belle la forte competizione imperialistica. E ne segnò la
Époque. Ma il punto è che non tutti erano stati co- fine: quest’epoca fu la grande occasione mancata
sì felici in quel periodo. La diminuzione delle ore di una civiltà che, con il conflitto, dimostrò tutti i
di lavoro, l’aumento degli stipendi e il diritto di suoi limiti e le sue contraddizioni interne», sostie-
sciopero degli operai furono conquiste che costa- ne Bianchi. «Nel 1919, chi guardava indietro sa-
rono parecchi anni di lotta dei socialisti nei mag- peva che quella pagina di Storia era stata girata per
giori Stati europei. sempre. Tornare all’ordine precedente, come ci si
Moltissimi contadini, colpiti dalla crisi, furono era illusi di fare con il Congresso di Vienna, non
costretti a emigrare (vedi riquadro nella pagina suc- era più possibile. Anche perché era stato proprio
cessiva), e non potevano certo parlare di “belle épo- quell’ordine a causare la guerra». La stessa guerra
que” i popoli vittime del colonialismo dei gran- che distrusse l’Europa della Belle Époque. Progre-
di imperi di fine Ottocento, i polacchi e gli sla- dita sì, ma non abbastanza. t
vi dell’Impero austriaco che sognavano la libertà. Maria Leonarda Leone

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BELLE ÉPOQUE
MA NON PER TUTTI
N
on solo piume e paillettes: gli Nuovi mercati. In cerca di un lavoro, di con l’intento di civilizzare le “razze non
anni Ottanta del XIX secolo fino fortuna, di migliori condizioni di vita bianche”, considerate inferiori.
allo scoppio della Prima guerra si volsero verso i Paesi in cui c’era più Società viva. La Belle Époque fu anche,
mondiale non furono soltanto sinonimo bisogno di manodopera: gli Stati Uniti, per l’Europa, un prolungato periodo di
di spensieratezza, anzi... che ne accolsero oltre 15 milioni, furono pace dopo molti secoli. Questo alimen-
L’altra faccia del progresso. Furono anni la meta più gettonata, seguiti da Canada, tò un inedito dinamismo sociale che
caratterizzati anche da una fortissima America Latina, Africa Meridionale e contribuì a formare varie correnti di lotta
emigrazione e da una ripresa del colo- Australia. Le industrie e i Paesi più ricchi, operaia, come quella dei tessitori di seta
nialismo, aspetti meno evidenti dell’in- invece, di fronte al calo dei prezzi e delle di Lione, o movimenti di emancipazione
dustrializzazione, che crearono un forte vendite durante la depressione del 1873- femminile, come quello delle suffragette,
disagio sociale soprattutto tra i ceti meno 1895, cercarono nuovi mercati e materie giovani donne che lottavano per il diritto
abbienti. Sconvolti dalla concorrenza prime fondando colonie nei Paesi più di voto. A infrangere il grande sogno
della moderna agricoltura americana, tra poveri: Inghilterra, Francia e perfino Italia della Belle Époque fu il primo conflitto
il 1870 e il 1915 milioni di europei abban- si volsero verso l’Africa e l’Asia. E invece di mondiale, giunto proprio quando la
donarono le campagne: circa 15 milioni dire grazie, si presentarono agli occhi del guerra in Europa sembrava un lontano
(9 milioni dei quali provenienti dal Meri- mondo, secondo un’idea tutta europea ricordo ed espressione del nazionalismo
dione) furono gli italiani, 5 milioni i russi del primato dell’uomo bianco, come imperante a quei tempi. Si chiudevano
e 4 milioni gli austroungarici. coloro che lasciavano il proprio Paese così i “bei tempi” dell’Ottocento.

LEEMAGE/ MONDADORI PORTFOLIO


IL TRIONFO DELL’OTTIMISMO
Jean Béraud nel quadro Il boulevard des
Capucines davanti al Teatro del Vaudeville
cattura un momento di vita quotidiana
nella Parigi di fine Ottocento.

117
PITTORACCONTO

LA PARIGI
OTTIMISTA
DI FINE
OTTOCENTO
La rivoluzione urbanistica di Haussmann
plasmò la città come voleva Napoleone III,
dandole il volto che ha ancora oggi

P
rofumava di nuovo la Parigi descritta nei dipinti dell’im-
pressionista Gustave Caillebotte (1848-1894). Non era
più la chiusa città medioevale dai quartieri intricati di
viuzze, ma la metropoli voluta da Napoleone III.
Tra il 1853 e il 1870 il barone Georges Eugène Haussmann,
risoluto prefetto del Dipartimento della Senna, “plasmò” per
il suo imperatore la città come la vediamo ancora oggi. E che
ritroviamo nel quadro Strada di Parigi in un giorno di pioggia,
del 1877, oggi conservato all’Art Institute di Chicago (Usa). 1
BOULEVARDS. Ampi viali, regolari e simmetrici, vennero aper-
ti con una serie di sbancamenti in aree allora periferiche e nel
cuore dei quartieri antichi. L’agglomerato di vicoli fu spianato,
vecchi edifici furono abbattuti per fare posto a moderni palaz-
zi dalle linee eleganti. Il risultato di quasi vent’anni di espropri,
lavori pubblici e interventi privati fu una città più salubre, con
impianti idrici e fognari efficienti, più adatta ai ritmi della so-
cietà industriale. E anche una città più semplice da controllare
per quanto concerneva l’ordine pubblico, grazie ai larghi retti-
fili a prova di barricate che avevano sostituito la fitta maglia di
strette vie (più facili da bloccare), focolaio dei moti rivoluzio-
nari dei precedenti cento anni. Era la Parigi della borghesia vin-
cente, quella che inventò, tra le altre cose, l’urbanistica. t
Edoardo Monti

1. L’INCROCIO è quello tra Rue de 2. L’ABBIGLIAMENTO MASCHILE


Moscou, Rue Clapeyron, Rue de dell’epoca, con i suoi colori scuri,
Turin e Rue de Saint-Pétersbourg, sui toni del grigio e del nero, oggi
nei pressi della stazione di Saint- appare triste. Ma, nel 1858, lo
Lazare. Era una delle aree ai margini scrittore Théophile Gautier l’aveva 4. Dal 1830 LE LAMPADE A GAS 5. GLI OMBRELLI A CUPOLA
della città antica, interessate dalle difeso sostenendo che valorizzava avevano progressivamente APERTA da pochissimi anni
espansioni di Haussmann. la testa,“sede dell’intelligenza”. sostituito quelle a olio avevano sostituito quelli più
nell’illuminazione delle strade chiusi e ingombranti. Era stato
di Parigi. Nel 1870 si contavano l’industriale inglese Samuel Fox a
3. GLI EDIFICI di Haussmann caratterizzano ancora oggi il panorama parigino. in città più di 20mila becchi a brevettare le stecche metalliche
La regolarità e l’uniformità stilistica delle facciate, con l’altezza sempre uguale gas in funzione. Nel maggio del ripiegabili, che avevano preso il
dei nuovi palazzi della borghesia erano imposti dal piano urbanistico ai 1878 i primi lampioni elettrici posto di quelle in osso di balena,
costruttori. Il numero dei piani era proporzionato alla larghezza delle strade. illuminarono l’Avenue de l’Opéra. molto più rigide e pesanti.

118
4

3
5

8 11

10
9

8. LA FIGURA MASCHILE indossa 10. A partire dal 1870 I VESTITI


una redingote di panno grigio, FEMMINILI diventarono più
gilet in tinta, farfallino e cappello aderenti al corpo di quanto non
a cilindro: tutti gli elementi fossero mai stati in precedenza,
indispensabili per la passeggiata quando ancora erano di moda le
dell’uomo elegante. crinoline, ampie sottane sospese
7. Gli edifici sorsero su TERRENI su di una sottogonna di fili
6. UN UOMO IN CAMICE BIANCO RESI EDIFICABILI su indicazione di d’acciaio intrecciati.
attraversa la strada portando una Haussmann e chi aveva acquistato 9. L’ABBIGLIAMENTO DELLA
lunga scala. Dipingere le insegne dall’amministrazione comunale COPPIA fa pensare a una
SCALA

dei negozi al piano terra dei nuovi quelli spazi di terra fece ottimi passeggiata pomeridiana, 11. LA DONNA in primo piano
edifici era una delle occupazioni affari. Tra questi c’era il padre di forse diretta a una delle tante tiene sollevato con la mano sinistra
che garantivano fonti di guadagno Caillebotte, commerciante di stoffe rappresentazioni teatrali che lo strascico della gonna. Era un
agli artisti mediocri e a quelli in che aveva fatto fortuna con le animavano spesso il tardo atteggiamento imposto dalla
attesa di affermazione. commesse dell’esercito. pomeriggio in città. moda alle signore parigine.

119
L’ETÀ DELL’ORO

LA SECESSIONE A
VIENNA
Prima della Grande
GUERRA la capitale
imperiale divenne un
LABORATORIO di
idee scientifiche, filosofiche
e ARTISTICHE che
rivoluzionarono il pensiero
OCCIDENTALE

IN MOVIMENTO
GETTY IMAGES

Il centro della città


in una fotografia
scattata nel 1928.

121
VIENNA, alla fine del XIX secolo, fu travolta da una rivoluzione
in ambito artistico che ebbe RIPERCUSSIONI su tutta la società

L ’ oro colava denso e pastoso, accostato ai di scalpello, colonne doriche e capitelli corinzi ri-
cremisi, ai blu pavone, a quel caleido- cavati non dal marmo pentelico ma dalle cave alpi-
scopio di colori con cui Gustav Klimt ne. Era questa la Vienna di fine XIX secolo, la città
decorava ritratti di ereditiere e corpi av- di due milioni di abitanti provenienti da 15 nazio-
vinghiati in baci eterni. Era lui, il Maestro, l’uo- ni, la capitale che viveva nell’ottica trionfalistica e
mo che avrebbe portato un gruppo di giovani ta- rapace dell’Impero austro-ungarico, dove le foglie
lentuosi a staccarsi dalla Künstlerhaus, la più anti- di acanto cesellate nel bronzo teutonico andavano
ca istituzione di artisti viennesi: un’uscita che prese a ingentilire musei e caffè nei quali non si sorbi-
il nome di Secessione, vera rivoluzione nella palu- va nettare e ambrosia, ma un caffellatte dal nome
LA FIERA
data arte austriaca. Ma Klimt era anche il prescel- dolce di mélange (v. riquadro nelle pagine seguenti). DEL PROGRESSO
to da una società opulenta per la quale il decoro Minacce incombenti. Che delizia quella vita Il Prater, parco
non era mai troppo: immaginiamo una città do- fatta di Gemütlichkeit (“comodità”), termine che pubblico di Vienna
ve il nuovo anello stradale del Ring, che collegava identificava i piccoli agi, le conversazioni brillanti (1900): la ruota
il vecchio centro medioevale ai sobborghi appena davanti a una bevanda calda e a un orizzonte tran- panoramica fu
costruita nel 1897
nati, si andava contornando di partenoni ed eret- quillo! Tutto vibrava di promesse in una città che si per il giubileo
tei, templi e marmi a imitazione greca ma freschi vestiva di monumenti, fiduciosa nell’“età d’oro della dell’imperatore.
PIENA DI VITA
Il Graben, nel centro
di Vienna, all’inizio
del Novecento.

sicurezza”, come la descriveva lo scrittore Stefan una definizione risalente al XV secolo che arrivò a
Zweig nel libro Il mondo di ieri (Mondadori). Que- comprendere l’età aurea dell’impero, l’affermarsi
sto, appena prima della morte di Sissi, l’imperatrice del dominio asburgico e il mito della sua efficien-
triste, prima dell’attentato di Sarajevo, prima che za. Ma prima c’era ancora di che godere.
venisse accesa la miccia della guerra. FELIX AUSTRIA, FINIS AUSTRIAE. In pochi anni,
Sigmund Freud stava già iniziando ad analizza- la Vienna imperiale passò dalla certezza del futu-
re i sogni dei suoi pazienti, ma ci voleva ancora un ro all’eclisse di quel mondo dorato. Finis Austriae,
po’ per giungere ai nudi di Egon Schiele, contorti la fine dell’era imperiale, così come venne definita,
e gibbosi, al suo sesso esibito, a quei pallori mala- aveva una data: 1914, l’inizio della Grande guer-
ti e ai paesaggi spettrali conditi di alberi rinsecchiti ra. Ma nel 1897, quando apparve il manifesto della
e foglie morte; e bisognava salire un altro gradino Secessione, la rivoluzione fu pacifica e spazzò via le
verso l’esplosivo inizio del XX secolo per farsi spa- ragnatele dell’era Biedermeier, il movimento nato
ventare da un manifesto teatrale di Oskar Kokosch- dalla Restaurazione che aveva dominato la cultura
ka, la scheletrica Pietà che fu presagio e visione de- austriaca nella prima metà dell’800. Il 21 giugno
gli orrori della Grande guerra. Lo spettro dell’Eu- ci fu la rottura: sotto la spinta di Gustav Klimt, che
ropa militarizzata stava calando sulla Felix Austria, a 35 anni si era già fatto un nome nell’ambiente,

Una città in fermento

A
ppena prima dello umano: nel 1895 Wilhelm Wittgenstein contribuiva a della funzionalità e della
scoppio del conflitto Conrad Roentgen aveva sco- fondare la logica moderna e semplicità. E mentre Freud e
mondiale Vienna perto i raggi X radiografando la filosofia del linguaggio. Klimt puntavano l’attenzio-
divenne un terreno di libera la mano della moglie. Negli Idee per tutti i gusti. In que- ne sull’erotismo femminile,
sperimentazione per filosofi, stessi anni anche la letteratu- sto turbinio intellettuale, c’e- indagato senza pregiudizi o
scienziati e artisti. ra puntava all’introspezione, ra spazio anche per contrasti moralismi, si facevano largo
Due anni dopo la Secessione, fra i giovani dello Jung Wien e incongruenze. Mentre da le teorie misogine espresse
nel 1899, Sigmund Freud che si ritrovavano al Caffè una parte la città si arricchiva nel libro Sesso e carattere
pubblicò L’interpretazio- Griensteidl. Arthur Schnitzler di decori ridondanti, come da Otto Weininger, che nel
ne dei sogni, opera con la pubblicò nel 1900 Il sottote- nella coloratissima Majolica 1903 aveva individuato nella
quale fondò la psicoanalisi nente Gustl, una delle prime House di Otto Wagner, Adolf donna la passività, l’impro-
e introdusse il concetto di opere letterarie costruite Loos nel 1908 pubblicava duttività, l’inconsapevolezza
inconscio. Ma non era l’unico con la tecnica del flusso di Ornamento e delitto, saggio e l’illogicità. Dopodiché si
a indagare “dentro” l’essere coscienza. Intanto, Ludwig nel quale sosteneva i valori era suicidato.
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123
La SECESSIONE era un movimento che nel 1897 si staccò
dall’istituzione ufficiale degli ARTISTI figurativi viennesi

ALINARI (2)
in 19 uscirono dalla Künstlerhaus, la Compagnia nuovi materiali (vetro, ferro e cemento). Aveva già IN POSA
degli artisti figurativi di Vienna, progettando una costruito la Borsa e stava realizzando la Cassa di ri- ALL’EXPÒ
riforma dell’arte, la nascita di una loro rivista (Ver sparmio postale e i padiglioni della Stadtbahn (la Gli artisti della
Secessione alla
sacrum) e la costruzione di un padiglione espositi- metropolitana), ma anche dighe e impianti fluvia- mostra del 1902. Si
vo. Si era compiuta la Wiener Secession e finalmen- li sul Danubio, chiese e ville adorne di maioliche. riconoscono Klimt,
te anche l’Austria aveva adesso lo stile del XX seco- Il suo collega Joseph Hoffmann, pioniere del de- con la sua solita
lo, il modernismo, che si andava affermando in Eu- sign, nel 1903 fondò con il pittore Kolo Moser la tunica, e Kolo Moser
(davanti a lui).
ropa con nomi diversi: Jugendstil (“stile giovane”) Wiener Werkstätte, fabbrica di arti applicate, do-
in Germania, art nouveau (“arte nuova”) in Fran- ve si producevano quei mobili, gioielli, vetri e pa-
cia, modernisme in Catalogna (Spagna), liberty in rati che gli inglesi, già maestri del settore, definiva-
Inghilterra (dal nome dei grandi magazzini londi- no art and crafts.
nesi dove si vendevano stoffe a fantasia), stile flo- I secessionisti collaboravano spesso allo stesso
reale in Italia. Fu subito organizzata la prima mo- progetto, in base a un nuovo concetto di “opera
stra della Secessione, che vide tra i suoi 57mila visi- d’arte totale” (Gesamtkunstwerk): così Hoffmann
tatori anche il vecchio imperatore, Francesco Giu- progettò per un banchiere di Bruxelles Palazzo Sto-
seppe, pronto, disse lui, a “incoraggiare il nuovo”. clet, decorato con le opere di Klimt, mentre Mo-
Artisti borghesi. In fondo, non si trattava di ser realizzò mosaici e vetri per la chiesa di San Le-
favorire bohémien scapestrati, ma personaggi affer- opoldo firmata da Wagner. Joseph Maria Olbrich,
mati, ben inseriti in un contesto borghese. Otto allievo di Wagner, seguì i dettami di Klimt per ti-
Wagner era l’archistar dell’epoca: consigliere su- rar su in un anno il palazzo della Secessione, sulla
periore del Comune per l’edilizia, professore ordi- Friedrichstrasse, con la cupola di foglie d’alloro in
nario all’Accademia delle Belle arti, era il fautore, bronzo dorato che a Vienna chiamano Krauthap-
con il suo trattato Moderne Arkitektur, dell’uso dei pel, “testa di cavolo”.

124
La giornata al caffè

G
li artisti li Monumenti. Dal
consideravano 1890 al 1897, il caffè
una seconda Griensteidl fu il centro
casa. I Kaffeehaus, i culturale più impor-
tipici caffè viennesi, tante di Vienna: qui si
per lo scrittore Stefan fermavano gli scrittori
Zweig erano “club de- Arthur Schnitzler,
mocratici a cui chiun- Hugo von Hofmann-
Il vento nuovo. “Der Zeit ihre Kunst, der Kunst que può accedere”. sthal e Karl Kraus; al
ihre Freiheit”: a ogni epoca la sua arte, all’arte la sua Tra un sorso di mélan- Café Imperial sedeva-
libertà, questo il motto inciso sul nuovo padiglio- ge e un morso di Sa- no Klimt (nella foto, al
ne, che nel 1902 ospitò la 14a mostra della Seces- chertorte e Apfelstru- centro, nel giardino di
sione dedicata a Beethoven, con un fregio di Klimt, del (strudel di mele), Tivoli nel 1900) e Gu-
ispirato alla Nona sinfonia, lungo 34 metri per 2 e si restava lì seduti stav Mahler; e al Café
dal soggetto fortemente erotico. Ai perbenisti non “per ore, discutendo, Central l’architetto
scrivendo, giocando a Adolf Loos si dichiarò
piacque, ma la borghesia giudaica e gli imprendito- carte, ricevendo la po- alla ventenne Lina,
ri dell’acciaio non fecero mancare al pittore nuovi sta e leggendo giornali figlia del gestore di
ordini. Nacquero così quadri entrati nel mito, co- e riviste”. un... caffè.
me i ritratti delle ricche matrone Fritza Riedler e
Adele Bloch-Bauer. Alla committenza piaceva lo
slancio verso il nuovo dei secessionisti, il loro ab- del poema sinfonico Così parlò Zarathustra. Per-
bandono delle convenzioni e della pesantezza del ché la città i suoi gioielli sapeva valorizzarli, anche
passato per sposare l’avanguardia. se arrivavano dalla periferia, come Egon Schiele.
Sulla buona strada. Sulla scia della rivolu- Figlio di un ferroviere, entrò all’Accademia nel
zione urbanistica introdotta con il Ring, uomini 1905, ma fu il rapporto con Klimt a cambiargli
d’ingegno e artisti di grande talento stavano tra- la vita. Schiele lo incontrò per la prima volta nel
ghettando la città dalla Belle Époque al Novecen- 1907, al Café Museum di Karlsplatz, il locale pro-
to, dai lampioni a gas alla luce elettrica della fastosa gettato nel 1899 dall’architetto secessionista Adolf
Wiener Staatsoper (l’Opera di Stato), alla direzio- Loos in uno stile spogliato di quella retorica sulla
ne della quale ci fu dal 1897 il compositore Gustav Grecia classica che piaceva tanto ai viennesi (e li-
Mahler, e negli Anni ’20 Richard Strauss, quello bero dai decori che Loos classificò come Ornamen-

125
IL DESIGNER
Koloman Moser, detto

LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO
Kolo, fondatore di una
fabbrica di artigianato.

LO PSICHIATRA
Sigmund Freud, padre
della psicanalisi, aveva il
suo studio a Vienna.
ARCHIVIO/ALINARI (2)

IL MUSICISTA
Gustav Mahler, grande
compositore e direttore
dell’Opera di Stato.

Durante la Grande guerra SIGMUND FREUD fece di tutto per


to e delitto (vedi riquadro nelle pagine precedenti). vista Die Fackel (“la fiaccola”), fondata dal polemi-
L’influenza di Klimt sul lavoro del giovane Schie- sta Karl Kraus, un contestatore proveniente dalla
le fu importante: lo instradò, gli procurò mecenati buona borghesia ebraica che se la rideva dell’ipo-
e modelle. Anche Hoffmann gli offrì incarichi al- crisia bigotta degli austriaci, del loro impero ottu-
la Wiener Werkstätte, che cullava tra i suoi colla- so e dell’emergente nazionalismo germanico. Alle
boratori un nuovo talento, l’espressionista Oskar pagine di questo libello satirico collaboravano an-
Kokoschka. Il pittore inizialmente si era mante- che Loos e un altro illustre viennese, il musicista
nuto lavorando alla produzione di cartoline e ven- dodecafonico Arnold Schönberg, in un intreccio
tagli della fabbrica, ma anche quando fu accolto di slanci e genialità. La grande famiglia dei seces-
nell’ambiente artistico viennese, grazie all’amici- sionisti procedeva compatta e, via via, si arricchiva
zia con Loos, si sentì sempre fuori posto. di presenze femminili.
Il suo talento multiforme di artista e drammatur- Le muse. In quegli anni, Klimt ritraeva la sua
go aveva avuto modo di esprimersi anche sulla ri- donna, Emilie Flöge, proprietaria di un salone di

126
La nascita del design

C
on la sua volontà di unire le La ditta produceva tessuti, cerami- condusse al fallimento nel 1932.
arti e dar loro la stessa impor- che, gioielli, mobili, cartoline. E gli Forma e funzione. Solo lo sviluppo
tanza, un’idea presa a prestito artisti che vi lavoravano utilizzavano di un’industria su larga scala più
dagli inglesi, la Secessione si occupò metodi artigianali. In più, per loro, attenta agli aspetti estetici, negli
anche di design. Nel 1903 iniziò la la funzionalità dell’oggetto era più anni Trenta con il Bauhaus e soprat-
sua attività la Wiener Werkstätte, importante della decorazione. La tutto nel Dopoguerra, applicarono
laboratorio viennese fondato da Wiener Werkstätte aprì filiali in tutta le regole nate proprio allora (“bello
Kolo Moser e da un banchiere e col- Europa e negli Usa. Ma la scelta del e funzionale”) al design come lo
lezionista d’arte, Fritz Waerndorfer. costosissimo lavoro artigianale la conosciamo noi. Giorgia Rozza

Servizio da tè in
argento, legno e
Coppa artigianale: un
corallo (1904), di
bicchiere della Wiener
Josef Hoffmann,
Werkstätte, ditta che
membro della
produceva tessuti,
Secessione viennese.
ceramiche, gioielli e mobili.

IMAGNO/GETTY IMAGES
DEA/GETTY IMAGES

La scala in ferro
AKG/MONDADORI PORTFOLIO (2)

battuto della Haus


Linke Wienzeile 38,
progettata da Otto
Wagner a Vienna.

Armadio intarsiato
alla maniera della
Sezessionstil,
opera del pittore e
designer austriaco
Koloman Moser.

continuare a PUBBLICARE le sue riviste di PSICOANALISI


alta moda, per sperimentare nuovi linguaggi. le nevrosi e le infedeltà coniugali potevano forni-
Eppure, questo stile tanto in voga impallidiva al re materiale per un’enciclopedia: finì sulla bocca
confronto dei nudi espressionisti di Schiele: il suo di tutti la passione fra Alma Mahler, femme fatale
tratto tagliente e crudo disegnava profili scioccanti e moglie del compositore, e il tedesco Walter Gro-
di ragazze scheletrite e tanto, troppo, giovani. An- pius, che presto avrebbe fondato l’istituzione arti-
che Klimt aveva dato scandalo con i suoi nudi rea- stica più influente del XX secolo, il Bauhaus. E in
listici, ma nulla a confronto del seno acerbo di Ger- un mondo che si stava aprendo ai misteri della psi-
ti, la sorella adolescente di Egon, o del pube esibito canalisi fece scalpore anche la reazione di Mahler,
da Wally, di 17 anni: Schiele ne fece la sua aman- che per riprendersi si sdraiò sul lettino di Sigmund
te e il soggetto erotico di tantissimi quadri, moti- Freud, parlandogli del suo rapporto con la madre.
vo per cui fu processato con l’accusa di aver travia- Eros e psiche. Lo psicanalista, che aveva aper-
to una minorenne e andò incontro alla reclusione. to il suo studio a Vienna nel 1886 e dato alle stam-
In una città dai mille talenti come questa, anche pe L’interpretazione dei sogni nel 1899, aveva ma-

127
LEEMAGE/MONDADORI PORTFOLIO

ARCHIVIO/ALINARI
Tra il 1910 e il 1912 a VIENNA, complici le teorie freudiane,
nacque la RITRATTISTICA moderna, quella del DISAGIO
teriale di studio a iosa fra isterie femminili e ma- Sipario. All’esaurirsi del conflitto, la Secessio- GENIO
schili: come la follia d’amore di Kokoschka, che si ne segnava il passo: molti artisti si erano stacca- RIBELLE
invaghì anch’egli di Alma Mahler, prima visitando ti dal movimento, qualcuno era morto di malattia Egon Schiele
(1890-1918) in una
con lei l’Italia, poi arrivando quasi a perseguitarla. (Olbrich nel 1908 e Mahler nel 1911) e qualcun al- posa come nel suo
Oppure come l’andirivieni sentimentale fra il pit- tro era stato ferito in guerra (Kokoschka). Autoritratto con vaso
tore Richard Gerstl e la consorte di Schönberg: il Klimt spirò nel febbraio di quell’anno per un ic- nero e dita divaricate
musicista, che si considerava un mentore per il gio- tus. Schiele lo ritrasse sul letto di morte e in marzo (1911, sullo sfondo).
Quell’anno sposò
vane artista, decise di riprendersi a tutti i costi la prese parte alla 49ª mostra della Secessione. L’allie- la modella Edith
moglie sotto il tetto coniugale, ma poi soffrì enor- vo prediletto era già sulla strada verso il successo, Harms e la sua pittura
memente quando l’artista arrivò al suicidio. con mostre a Zurigo e Dresda. nervosa acquistò
I meandri della mente umana esercitavano la Ma quell’autunno, con la fine della guerra, arri- compostezza.
loro attrattiva anche sugli scrittori. Come Arthur vò anche l’epidemia di influenza spagnola. Fece 20
Schnitzler (le cui sceneggiature hanno ispirato an- milioni di morti in Europa e si prese prima la mo-
che il film Eyes Wide Shut del regista Stanley Ku- glie Edith, incinta di sei mesi, e poi Egon. Il pitto-
brick), che andando a rovistare tra i misteri del re, che aveva dipinto l’agonia della sua compagna,
rapporto di coppia aveva tanto affascinato anche se ne andò a 28 anni, a due passi dalla consacrazio-
Freud. In fondo, gli artisti della Secessione vive- ne. Nel 1918 morirono anche Otto Wagner e Ko-
vano a stretto contatto e i drammi covavano sot- lo Moser. Furono sepolti come Klimt nel cimite-
to la cenere. ro di Hietzing, fra le nebbie del vicino Castello di
Ma anche la Storia marciava col suo passo ine- Schönbrunn, testimonianza di una Vienna impe-
sorabile e la guerra arrivò perentoria a interrom- riale cancellata dalla guerra. t
pere sperimentazioni e amicizie. Lidia Di Simone

128
Ria Munk, la ragazza suicida
che arrivò in mano ai nazisti

I
l ritratto di Ria Munk colori, come raccontava
dipinto da Gustav l’austriaco Stefan Zweig
Klimt (1862-1918) nel libro Il mondo di ieri
è un quadro simbo- (1942).
lo della Secessione Nei campi poco fioriti.
viennese. Raffigura La madre di Ria, Aranka,
una ragazza nel fiore parente dell’editore un-
degli anni. Ne aveva gherese Pulitzer (quello
soltanto 24 Maria, detta del noto premio gior-
Ria, quando nel 1911 nalistico), commissionò
decise di spararsi dopo il ritratto della ragazza
una furibonda lite con il nel 1917. Il quadro finì
suo amante, lo scrittore in mano ai nazisti insie-
Hans Heinz Ewers. La me alla villa di famiglia
tragedia diede scandalo quando i Munk furono
nella gaudente società deportati nei campi di
viennese e fu annotata sterminio. Fu ritrovato
nel diario dello scrittore poi custodito in un
Arthur Schnitzler. museo polacco.
Nella passionale Vienna Il decoro e l’abito
della Belle Époque, tracciato a carboncino
però, le vittime di duelli fecero pensare subito
e i suicidi per amore alla mano di Klimt, che
godevano di grande aveva ritratto Ria serena
popolarità e potevano e distante, girata di lato
contare su un corteo come chi sta uscendo di
funebre affollato, tea- scena.
trale, pieno di musica e Lidia Di Simon

ALINARI

SORRISO TRISTE
Maria (detta Ria) Munk in un ritratto
dipinto da Gustav Klimt tra il 1917 e il
1918, venduto all’asta da Christie’s nel
2010 per quasi 22 milioni di euro. A
destra, Klimt con il suo gatto nel 1912.
GETTY IMMAGES
STATI UNITI
DALLA FRANCIA
AGLI USA
A destra, la Statua
della Libertà imballata
in un’illustrazione
pubblicata nel 1884.
Era pronta per essere
trasportata dalla
Francia agli Stati Uniti.
A sinistra, il traffico
di Longacre Square
(oggi Times Square) in
una foto del 1919.

LEEMAGE /MONDADORI PORTFOLIO

NEW YORK, con la sua facciata GLAMOUR, per


migliaia di emigranti era un sogno che s’infranse nella
miseria della GRANDE DEPRESSIONE del ’29

S
embra che il primo a parlare di “Grande ture che ancora oggi conosciamo. Ondate che han-
Mela” sia stato il giornalista sportivo John no portato la Grande Mela a uno sviluppo rapido:
J. Fitz Gerald, nel 1921. Nonostante si ri- al 1898 risale l’accorpamento della città di Brooklyn
ferisse all’ippodromo di New York, l’espres- con quella di Manhattan. Le forme di autogoverno
sione finì per identificare l’intera metropoli che locale furono soppresse e nacque l’organismo mu-
rappresentò, in quegli anni, l’incarnazione dell’A- nicipale unificato detto Greater New York. Mentre
merican Dream, ovvero l’opportunità di emerge- negli anni successivi verranno create le municipali-
re contro tutto e tutti, ma anche la speranza di ri- tà di Queens, Bronx, Richmond, New York e Kings.
farsi una vita, fuggendo da persecuzioni e miseria: i L’immigrazione non proveniva soltanto dall’este-
valori dei padri pellegrini che New York esemplifi- ro. Nei primi anni del Novecento si assistette a un
cò, nel 1886, con la Statua della Libertà, su Liber- forte esodo di cittadini afroamericani che, abban-
ty Island, all’entrata del porto sul fiume Hudson. donando gli Stati segregazionisti del Sud, trovaro-
Il primo monumento che gli immigrati vedevano no nella liberale New York una meta ideale. Il flusso
arrivando con le navi. diede, tra l’altro, origine negli Anni ’20 al cosiddetto
La promessa di un futuro migliore. E pro- Rinascimento di Harlem: un movimento artistico-
prio nell’immigrazione New York ha trovato la for- filosofico che gettò le basi per la conquista dell’au-
CORBIS/VCG VIA GETTY IMAGES

za propulsiva del suo splendore. Irlandesi, tedeschi, tocoscienza afroamericana, la ricerca dell’integra-
italiani: numerosi sono stati i flussi migratori, che – zione razziale. Fu proprio così che nacque il jazz, un
a cavallo tra Ottocento e Novecento – hanno trasfor- genere che ebbe fortuna negli Anni ’20: dai locali di
mato la città, rendendola quel mix esplosivo di cul- Manhattan fino alla Rapsodia in blu di Gershwin.

131
CORSA ALLO
STATUS SYMBOL
A sinistra, una
pubblicità del
1927 della casa
automobilistica
Pierce-Arrow.
L’illustrazione era
destinata a essere
pubblicata sulle
riviste più alla moda.

BETTMANN ARCHIVE / GETTY IMAGES


TRASCENDENTAL GRAPHICS / GETTY IMAGES

SINDACO DANDY
Sopra, il primo
cittadino di New
York, Jimmy Walker,
immortalato nel
Idee in cantiere. Intanto la città aveva visto la di Wall Street. Tutta questa ricchezza in circolazio- 1926 durante una
cerimonia ufficiale.
nascita di importanti opere pubbliche. Nel 1903 fu ne diffondeva vitalità artistica e nuovi business. Fino
inaugurato il ponte di Williamsburg, sei anni do- al 1909 la metropoli fu sede delle principali case ci-
po fu la volta di quello di Manhattan. Al 1904 risa- nematografiche (prima che decidessero di trasferirsi
le la realizzazione della metropolitana. Non a caso, in California per il clima più mite) e poi si proiettò
fu proprio in questo periodo che divenne la città più verso l’alto con i grattacieli (vedi articolo successivo).
popolosa al mondo, superando Londra e imponen- Paradiso perduto. New York divenne simbo-
dosi come un’attrattiva mondiale. Centro nevralgico lo di vitalità, feste grandiose e dissolutezza: un clima
delle attività finanziarie è sempre stata la Borsa, che – unico, immortalato da Francis Scott Fitzgerald nel
dal 1865 – trova collocazione al numero 11 di Wall
Street (a Manhattan) e – per decenni – non ebbe se-
gni di cedimento. Fatta eccezione per una breve cri- Animali da festa
si nel 1869, infatti, la Borsa newyorchese ha ospitato

A
nni ruggenti è la traduzione automobile e cinema. A guidare
un’attività incessante che – se da una parte esemplifi- dell’inglese Roaring Twenties l’espansione furono gli Usa, in par-
cava il diffondersi di un crescente benessere – dall’al- che indica un’epoca ricca di ticolare New York, orientata verso
tra ha man mano gettato le basi della bolla specula- stimoli e proiettata verso il futuro. la cultura del consumismo, la cui
tiva che avrebbe portato al giovedì nero del 1929. Dominata dall’idea di dimenticare sfrenata voglia di divertimento e di
E – proprio all’ombra di questa frenesia – iniziava- la Prima guerra mondiale e da una trasgressione è esemplificata nel
no a sorgere i primi imperi finanziari. Uno su tutti: rapida espansione industriale. Il romanzo Il grande Gatsby (1925)
tutto accompagnato da mutamenti di Francis Scott Fitzgerald.
Lehman Brothers, settore del cotone. Dopo la Guer-
sociali, artistici e culturali, come Sopra le righe. Ambientato nella
ra di Secessione, la società trasferì il quartier genera- il boom del jazz, l’emancipazione frenesia di Long Island, è un ritratto
le dall’Alabama a New York e acquisì obbligazioni femminile (la moda “alla maschiet- della società newyorchese: un
ferroviarie entrando nel settore della consulenza fi- ta”), l’art déco, il charleston e l’af- vortice contraddittorio, perenne-
nanziaria. Fin quando, nel 1887, raggiunse le vette fermarsi di nuove tecnologie come mente conteso tra grandiosità e

132
BETTMANN ARCHIVE / GETTY IMAGES

SHERIDAN LIBRARIES / LEVY / GADO / GETTY IMAGES


Insieme agli SPLENDORI degli
anni Venti la CITTÀ conobbe il lato
OSCURO dell’American Dream
A RITMO Grande Gatsby, in cui emergono tutte le contraddi- quistò la poltrona di sindaco nel 1926. Era un dan-
DI MUSICA zioni della società newyorchese degli Anni ’20. Una dy alla Gatsby: organizzava feste, ballava fino all’al-
Sopra, un gruppo di società che – al fianco di splendori ed eccessi – co- ba e si impose come autentico arbiter elegantiarum.
bambine ballano il nobbe il lato oscuro dell’American Dream: l’altra Non solo: si alzava a mezzogiorno e arrivava pun-
charleston negli anni
Venti per le strade faccia dell’individualismo, tra solitudine e dispera- tualmente in ritardo alle cerimonie pubbliche. Gli
di Harlem. zione. E anche criminalità. La Grande Mela divenne avversari lo accusavano di tollerare troppo la corru-
In alto a destra, la infatti tra le città protagoniste del malaffare durante zione, ma il popolo lo amava e fu rieletto nel 1929.
copertina di un disco il proibizionismo. Negli Anni ’20, New York ospi- The end. La crisi della Borsa infranse il clima ma-
dell’Original Dixieland
Jazz Band. tava più di 30mila speak-easy: locali in cui si vende- gico della Grande Mela, portando gli Usa nel baratro
vano illegalmente bevande alcoliche e attorno al cui di una tempesta finanziaria senza precedenti. Giove-
fenomeno ruotavano pericolosi gangster come Lu- dì 24 ottobre 1929, la bolla speculativa di Wall Stre-
cky Luciano e Frank Costello e lo stesso Al Capo- et scoppiò improvvisamente: in pochi mesi le espor-
ne annoverava la città tra i suoi rifornitori di alcol. tazioni statunitensi crollarono del 60%, mentre il
La questione del proibizionismo ebbe ricadute sul- sistema bancario andò in crisi. Era iniziata la Gre-
la politica locale. L’ala progressista dei Democrati- at Depression. Da cui lo Zio Sam sarebbe uscito pro-
ci vi si oppose, trovando in Alfred Smith, un poli- prio grazie a un newyorchese: Franklin Delano Ro-
tico molto influente in città, il suo punto di riferi- osevelt. Sotto la sua presidenza venne attuato il New
mento. Fu lui ad appoggiare l’ascesa di un personag- Deal: un pacchetto di riforme e investimenti pub-
gio come Jimmy Walker: un autore di canzoni che blici finalizzati ad assorbire la disoccupazione e a far
grazie alla popolarità conquistata con il tormentone ripartire l’economia. Ma questa è un’altra storia. t
Will you love me in December as you do in May con- Stefano Graziosi

dissolutezza decadente. Il testo costringendo l’autore a vivere al


offre numerosi spunti autobio- di sopra dei propri mezzi. Perfino
grafici tratti dalla vita scatenata e all’apice della carriera era som-
convulsa del ricco e (teoricamente) merso dai debiti. Il declino dello
promettente Fitzgerald:“ubriaco scrittore, però, ha una connotazio-
a venti, sfatto a trenta, morto a ne storica ben precisa: la crisi del
quaranta”, come annotò l’autore 1929, che stroncò le illusioni degli
stesso nel tentativo di redigere una “anni ruggenti”. Si spense a 44 anni,
sua impietosa autobiografia. ridotto in miseria, dopo un decen-
La caduta degli dèi. Nonostante i nio di rifiuti dall’establishment
successi di critica Il grande Gatsby letterario: alla sua morte aveva 706
BETTMANN ARCHIVE

(a destra, un’immagine del film del dollari sul conto di cui 613 furono
1949) vendette solo 30mila copie, investiti in un funerale low cost.

133
ARCHITETTURA

I RETROSCENA della
gara per la COSTRUZIONE
dell’edificio più alto del
mondo, nella NEW YORK
del primo Novecento

CORSA
ALL’ULTIMO
PIANO
PAUSA IN QUOTA
GETTY IMAGES

Operai sull’Empire
State Building. Al
grattacielo lavorarono
tra le 2.500 e le 4.000
persone al giorno.

135
Il primo grattacielo, alto 42 metri (12 PIANI), fu costruito a Chicago

U
n palazzo “in grado di soddisfare con la più in alto. La città divenne un cantiere aperto che
propria disposizione interna le richieste si avvaleva delle numerose conquiste tecnologiche di
più difficili dei clienti più esigenti”. Co- quei tempi, una su tutte: l’ascensore.
sì definiva l’Empire State Building uno A colpi di gru. La battaglia non fu sempre lea-
dei suoi creatori, l’architetto William Lamb. Ma le: il 23 ottobre 1929 (un giorno prima del “giovedì
queste intenzioni mal si sposavano con il momen- nero” della Borsa) una gru sollevò una guglia di ac-
to storico in cui l’edificio fu costruito. Era il settem- ciaio inossidabile posizionandola sopra il Chrysler
bre 1929 quando il contratto per la sua costruzio- Building, appena finito, che in questo modo diven-
ne fu firmato, e solo un mese dopo ci fu il crollo di tò l’edificio più alto del mondo soffiando il prima-
Wall Street. Finita l’epoca d’oro della speculazio- to all’appena inaugurato Bank of Manhattan (oggi
ne in Borsa, era l’inizio della Grande Depressione. Trump Building). L’operazione era rimasta top se-
Ma costruttori e immobiliaristi non ci credevano. cret fino a quel momento. Il patron della casa auto-
Pensavano fosse solo una crisi passeggera che non mobilistica e committente del grattacielo, Walter
avrebbe intaccato il business dell’edilizia. Il settore, Chrysler, aveva mandato l’architetto William van
infatti, a New York era in grande espansione dai pri- Alen a richiedere agli uffici competenti il permes-
mi del Novecento, grazie anche alla richiesta sem- so per la costruzione di una guglia di 38 metri, che
pre maggiore di prestigiose sedi dove gli industriali fu poi assemblata in gran segreto all’interno dell’e-
potessero riunire manager e impiegati. Basti pensa- dificio in costruzione. Così, con un escamotage, il
re che in un ventennio vennero costruiti, tra gli al- Chrysler divenne più alto di quanto inizialmente di-
tri, quattro grattacieli detentori del record di edifi- chiarato. Il committente voleva infatti non soltanto
cio più alto del mondo al momento del loro com- uno spazio con tanti uffici dove riunire il suo quar-
pletamento. Era la “guerra delle altezze”, quando a tier generale, ma anche una struttura gigantesca che
Manhattan i grattacieli venivano inaugurati con re- mostrasse al mondo la potenza della sua azienda, al-
golarità, e i costruttori facevano a gara a chi arrivava lora in forte espansione.

136
BRIDGEMAN/MONDADFORI PORTFOLIO
economico, complice il facile reperimento di mano-
dopera a basso costo, a causa della crisi economica.
La realizzazione dell’edificio costò sei volte meno di
quanto preventivato, 8 milioni anziché 50.
Per questo motivo i costruttori erano sempre più
convinti del loro business. I costi relativamente bas-
si avrebbero permesso di rientrare in fretta degli in-
vestimenti e cominciare a guadagnare. Ma non ave-
vano fatto i conti con la crisi economica: nel 1933,
56 piani dei 102 totali (con una superficie di oltre
200mila metri quadrati) erano ancora sfitti nono-
stante i prezzi stracciati, più bassi del 30 per cento
rispetto al mercato. E quello che è oggi l’edificio più
famoso di New York si conquistò l’ironico appella-
tivo di Empty (“vuoto”) State Building. Il grattacie-
lo scontava anche il fatto di non essere in una zona
commerciale. Sorgeva nel quartiere simbolo dell’ari-
stocrazia capitalistica newyorkese, che tra la 33esima
e la 34esima aveva all’epoca il suo luogo d’elezione (e
di divertimento): il Waldorf-Astoria Hotel, demoli-
to per costruire il nuovo grattacielo. La scelta del si-
to era stata dettata da esigenze pratiche: nel 1916 la
prima legge urbanistica della città aveva posto un li-
mite all’altezza dei grattacieli, che dovevano occupa-
re non più di un quarto dell’intero lotto per evita-
re di togliere aria e luce alle vie limitrofe. Per costru-
ire una torre alta serviva quindi un terreno ampio.
Record longevo. L’altezza fu dunque il vero
successo dell’Empire, inarrivabile all’epoca (stacca-
va il Chrysler di 100 metri). Lo sottolineò l’architet-
nel 1885. Venne poi demolito nel 1931 to Lamb, che in un telegramma poco prima dell’i-
naugurazione, del 1° maggio 1931, scrisse: “Siamo
TRA CIELO Ne nacque subito una diatriba su quale fosse da in viaggio da un giorno e riusciamo ancora a scorgere
E TERRA considerare più alto tra il Chrysler (282 metri, 320 la cima dell’edificio”. Una caratteristica che i proprie-
Un’immagine dello con il pennone) e il Bank of Manhattan (283 metri) tari ebbero l’idea di sfruttare: visto che era il più alto
skyline di New York. e se si potesse considerare o no più alto un edificio i del mondo perché non farlo diventare anche un’at-
Nella Grande Mela
oggi si contano cui ultimi metri non erano calpestabili. Ma tra i due trazione turistica, per rimpolpare i guadagni immo-
all’incirca 6mila litiganti fu il terzo a primeggiare: l’Empire State Bu- biliari? Fu così che l’Empire fu aperto al pubblico.
grattacieli. ilding. E così, mentre i due si azzuffavano, divenne L’edificio mantenne il primato dell’altezza per 40
il più alto di tutti. anni, fino al 1973, quando a Lower Manhattan sor-
Lavori in corsa. L’Empire State Building (chia- sero le Torri Gemelle (110 piani), nel cuore di un
mato così perché lo Stato di New York è detto anche grande centro finanziario (il World Trade Center).
Empire State) aveva come committenti il facoltoso Per ironia della sorte, a causa della crisi petrolife-
uomo d’affari John Jakob Raskob, ex vicepresiden- ra quei due nuovi giganti di Manhattan conobbe-
te della General Motors, e Pierre du Pont, magna- ro le stesse difficoltà immobiliari toccate all’Empire
te dell’industria chimica. L’obiettivo dei due era far negli Anni ’30. New York era ormai famosa in tut-
diventare il grattacielo l’edificio più alto del mondo to il mondo per i suoi grattacieli e le Torri Gemelle,
a tempo di record. Grazie a macchinari avanzati e a pur essendo superate dalla Willis Tower di Chica-
nuovi mezzi di trasporto (un’apposita ferrovia servi- go, rimasero una delle attrazioni della città, insieme
va il cantiere) poté essere ultimato, dalla prima pie- all’Empire. Quest’ultimo, dopo l’attentato dell’11
tra all’inaugurazione, all’incirca in un anno. settembre 2001 che distrusse le due torri, tornò a es-
Una struttura di cemento, acciaio e vetro (le fine- sere il grattacielo più alto della città. Ma solo fino al
stre sono più di 6.500) terminante con un pennone, 2013, quando è stata completata la One World Tra-
che doveva servire da pilone d’ormeggio per i diri- de Center, costruita al posto delle Torri Gemelle, che
gibili, allora (prima del disastro dell’Hindeburg, nel con i suoi 541 metri svetta su New York. t
1937) un mezzo ancora in voga. Veloce sì, ma anche Federica Ceccherini

137
DENTRO L’EMPIRE
STATE BUILDING
Fu costruito in 14 mesi, con la
media record di 14 piani ogni 10 PENNONE
giorni. Oggi circa mille aziende Gli ultimi 16 piani
dell’edificio e l’antenna
hanno sede nel grattacielo, su oltre (lunga 62 metri) erano stati
concepiti come attracco
per i dirigibili. L’antenna fu
200mila m2 di superficie
poi riconvertita in punto di
trasmissione per
le stazioni radiotelevisive.

102° PIANO ASCENSORI


Un punto panoramico che L’edificio ha 73 ascensori
offre ai visitatori un raggio di che“viaggiano”a una
osservazione che si estende velocità strabiliante. Per
per 120 km. esempio dalla hall all’80°
piano si impiega poco più
di un minuto.

86° PIANO
Situato a 320 metri IL RIVALE:
di altezza, è un’area CHRYSLER BUILDING
racchiusa da vetrate. Un Costruito nell’East Side di
osservatorio aperto dalle 8 Manhattan in stile Art déco,
di mattina alle 2 di notte. è ancora oggi considerato il
grattacielo più bello di New York.
È curato anche all’interno: ogni
ascensore ha un differente motivo
di legno intarsiato e l’atrio è
rivestito in marmo e metallo. Un
fregio, al 40° piano, raffigura
le ruote stilizzate di un’auto. Oggi
appartiene a due grandi
GETTY IMAGES

società immobiliari.
I GRATTACIELI STORICI (E IL LORO EREDE)
ONE WORLD Nello schema, il confronto tra alcuni edifici storici di New York
TRADE CENTER e la torre del One World Trade Center, loro erede del XXI secolo.
Anno 2013
Antenna 541 m
500
0 Tetto 471 m
Piani 104
SCALE
Ci sono circa 1.860 0
450
CHRYSLER TRUMP
scalini dalla strada al BUILDING BUILDING
102° piano. E una scala 0
400 Anno 1930 Anno 1930
mobile ultraveloce che Antenna 319 m Tetto 283 m
collega però solo l’atrio 0
350 Tetto 282 m Piani 70
con il 2° piano. Piani 77
0
300

0
250

0
200

0
150

0
100

0
50

EMPIRE STATE AMERICAN CITY GROUP


BUILDING INTERNATIONAL CENTER
ENTRATE Anno 1931 BUILDING Anno 1977
Il grattacielo ha Antenna 443 m Anno 1932 Tetto 279 m
cinque entrate Tetto 381m Tetto 290 m Piani 59
tra la 5th Avenue, Piani 102 Piani 66
la 33esima e la
34esima strada.
L’atrio è in stile Art
déco degli Anni ’30.

SOL90IMAGES
È COSTRUITO COSÌ: TUBI E MATTONI
L’edificio è costituito da una struttura, una
sorta di telaio, in ferro e mattoni, rivestita con
circa 20 m2 di pietra e 1.000 m2 di marmo.
Il marmo è stato anche impiegato all’interno
per i pavimenti. Il riscaldamento passa per
una rete costituita da ben 80 km di tubature.

139
GUERRA FREDDA

CARTOLINE DA

ONORI E CONTRASTI
Berlino, 1945: militari sovietici ricevono
un’onorificenza britannica. Nella Seconda guerra
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mondiale, russi e angloamericani furono uniti


contro i nazisti: i contrasti emersero
con la suddivisione dei territori occupati.

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Divisi da un MURO: la linea di
separazione tra Est e Ovest fu il
SIMBOLO di un’epoca che segnò
un’intera GENERAZIONE cresciuta
sotto l’insegna del socialismo. Ma come si
VIVEVA davvero in quegli anni?
BPK / SCALA
Le aziende a BERLINO EST erano tutte a partecipazione
STATALE: i dirigenti venivano scelti tra gli amici del PARTITO

L
avorare socialista, imparare socialista, vi- nia Est era diventata un vivaio di cervelli, che crea- BAGNI
vere socialista”. Negli anni Settanta lo va a sue spese una classe dirigente di cui poi usufru- AFFOLLATI
slogan campeggiava nella centralissima iva la Repubblica federale. Così per fermare il flusso Piscina all’aperto in
Alexanderplatz, oggi la piazza più turi- migratorio, il confine tra Berlino Ovest e la Ddr, nel un parco nel 1970:
anche il turismo
stica di Berlino. La città divisa in due dal Muro era 1961 diventò die Mauer. Ma come si viveva “den- veniva amministrato e
forse la rappresentazione più estrema della Guerra tro” il confine ai tempi della Ddr, quando a coman- finanziato da un ente
fredda e dell’irriducibile conflitto tra il modello ca- dare era l’Urss? statale.
pitalistico e quello socialista. Santa pazienza! Intanto, bisognava armarsi di
Nell’immediato dopoguerra Berlino era un esem- pazienza, fin dalle prime ore del giorno. Per anda-
pio di buon vicinato tra Urss e Occidente, redu- re al lavoro, chi non poteva permettersi un’auto-
ci dalla comune vittoria sul nazismo. Inizialmente mobile doveva ripiegare sugli economici ma fati-
la spartizione della città era formale: da un setto- scenti mezzi pubblici: autobus, tram, treni locali,
re all’altro si passava liberamente. Per tutti gli anni che spesso si bloccavano per la neve. Oppure sce-
Cinquanta di muri non si parlò. E Berlino Ovest glieva la metropolitana, la cui linea era costella-
divenne un crocevia di migrazioni: da occidente ta di stazioni-fantasma sorvegliate da guardie per-
affluivano molti giovani, felici di sfuggire alla na- ché non scendessero i passanti dei convogli di Ber-
ja. Ma quei flussi erano inezie in confronto all’im- lino Ovest che, sottoterra, transitavano nelle zone
migrazione da Est. A migrare era soprattutto gente orientali della città. Le famiglie più fortunate pos-
di livello professionale medio-alto: a Ovest i titoli di sedevano un’auto, spesso l’unica di tutta la vita,
studio conseguiti nella Ddr erano riconosciuti e gli acquistata dopo anni di lista d’attesa: la più diffu-
stipendi decisamente più alti. In pratica la Germa- sa era la Trabant (in tedesco “satellite”), sopranno-

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AKG/MONDADORI PORTFOLIO

BPK / SCALA

CON LA “TRABI “
O CON IL TRAM minata affettuosamente “Trabi”, che sfrecciava al Quanto ai mestieri più diffusi, «a Berlino non
In alto, una vigilessa
dirige il traffico: fianco di Škoda, Dacia o macchine prodotte nel- c’erano i grandi insediamenti industriali diffu-
una delle auto le fabbriche russe della Lada (la “Fiat” dell’Est) e si nel resto della Repubblica, nei settori della chi-
simbolo della Ddr della Moskvitch. Finita l’odissea iniziava il lavoro. mica, della siderurgia o della meccanica», spiega
era la Trabant, detta
affettuosamente
Lo stipendio, direttamente proporzionale all’in- Marco Paolino, docente di Storia contemporanea
anche “Trabi”. carico, poteva oscillare in una “forbice” prestabili- all’Università della Tuscia di Viterbo. «A Berlino
A lato, un matrimonio ta: il rapporto tra i dirigenti pubblici e i lavori me- Est si trovava lavoro soprattuto nell’ambito del-
festeggiato nel 1970 no pagati però non era da capogiro (un commesso la burocrazia».
a bordo di un tram.
guadagnava 600-800 marchi al mese, un ingegne- A scuola come in caserma. Lo Stato sociale
re al massimo 1.200). E se la nota positiva era che non era male: le donne lavoravano quanto gli uo-
la disoccupazione non esisteva, quella negativa era mini, avevano la maternità retribuita e quando ri-
che a far carriera erano gli amici dei capi di partito. entravano in servizio potevano lasciare gratuita-
mente i bambini nei nidi all’interno di fabbriche e
uffici. La scuola pubblica, in compenso, somiglia-
va a un campo di rieducazione. L’ora di marxismo
Guerra fredda, guerra di birre era obbligatoria e inserita nel programma scolasti-
co, come da noi oggi quella (facoltativa) di religio-

A
Berlino, la Guerra e dell’Ovest simboli di ne. Lo Stato presidiava la scuola secondo un mo-
fredda fu com- identità, su cui si inne- dello militaristico: vegliava sui suoi “figli” dai 6 ai
battuta anche a stava una propaganda
suon di birre. Quando la “subliminale”.
25 anni, obbligandoli a partecipare a gare sporti-
città fu divisa in due, il Unificate. La spartizio- ve (la Repubblica democratica formò atleti molto
Muro separò i due birri- ne, tra i consumatori, è competitivi, seppure spesso dopati), parate in divi-
fici principali della città: continuata anche dopo I simboli della Berliner sa, festival e gite d’indottrinamento. Il programma
a Ovest lo stabilimento la caduta del Muro, Pilsner (sopra) e della di studio puntava invece a privilegiare la formazio-
della Schultheiss; a benché oggi entrambe Schultheiss (sotto). ne di ingegneri, chimici e scienziati che avrebbe-
Est la Berliner Pilsner. le birre siano prodotte ro dovuto dare prestigio alla repubblica e divenir-
Da allora le due birre nello stesso stabilimen-
monopolizzarono i to (a Hohenschönhau-
ne la classe dirigente.
consumi dei rispettivi sen) e dalla stessa ditta, Socialismo di Stato. Anche la scelta dei beni
settori, diventando la Brau und Brunnen di di consumo era pilotata (vedi riquadro qui a fian-
per i berlinesi dell’Est Dortmund. co). «L’organizzazione del commercio», sottolinea
Paolino, «era controllata dallo Stato, quindi an-

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CITTÀ DIVISA
A sinistra, una donna
fugge da Berlino Est il
10 settembre 1961
(un mese dopo la
costruzione del Muro)
calandosi con una
fune da una finestra
posta sul confine.
A fianco, un operaio
sigilla una finestra
nel 1961, in un tratto
dove passava la linea
di separazione tra
Berlino Est e Ovest.
Sotto, un gruppo
di donne piange
guardando la
costruzione del
Muro. Per i berlinesi fu
davvero un trauma.

CONTRASTO (4)
Per costruire il MURO lavorarono 20mila OPERAI. L’ultimo
che i supermercati». Negli scaffali dei Centrum si to in televisione era lontano dalla realtà quotidiana.
trovavano prodotti a buon prezzo con un packa- Spesso i beni di consumo distribuiti non bastavano
ging simile ai prodotti di Berlino Ovest. Era l’ef- per tutta la popolazione, visto che una buona par-
fetto dei mass media: il Muro non fermava certo le te della merce era destinata all’esportazione: “Ab-
frequenze radio di Free Europe o di Voice of Ame- biamo tutto, ma non sempre e non ovunque, e so-
rica, che da Occidente promuovevano il modello prattutto non quando ne abbiamo bisogno”, dice-
consumistico e libertario che dall’Est era conside- va la gente. Certi giorni mancava la carne (le ca-
rato rivoluzionario. Tuttavia, però, anche il setto- salinghe ne facevano scorta il giovedì, quando era
re occidentale della città non aveva trovato subito più facile trovarla), altri il miele e il caffè macina-
un’identità nazionale ben definita: dipendeva dal- to, e c’era una carenza cronica di frutta e verdura.
la Germania federale, che però distava 200 km in Le banane, per esempio, arrivavano sui banchi dei
linea d’aria, usava come moneta il marco occiden- supermercati solo a Natale (non a caso alla caduta
tale, ma affrancava le lettere con francobolli pro- del Muro, il loro consumo a Berlino Est e in tutta
pri, i suoi abitanti non votavano per il Bundestag la ex Ddr raddoppiò rispetto all’Ovest).
(il parlamento) e costavano all’erario federale un A casa, con la Stasi. Per le famiglie la serata
mare di sussidi perché i posti di lavoro in città era- scorreva tranquilla nei minuscoli appartamenti as-
no comunque pochi. segnati dallo Stato, concentrati in periferia in quar-
I vertici politici furono costretti in ogni caso a fa- tieri di edilizia popolare a costi contenuti: decine di
re i conti con l’influenza occidentale e così provaro- giganteschi palazzi, tutti uguali, grigi ed anonimi
no a riorganizzare i beni da mettere in commercio: negli anni Settanta si affiancarono alle ricostruzio-
comparvero così la Club Cola, una crema simile al- ni del Dopoguerra, realizzate a spron battuto per
la nostra Nivea e, a fianco di birra e würstel, la Kru- ospitare i tedeschi rimpatriati dai Paesi occupati
sta, una focacciona in voga fino alla caduta del Mu- dopo il crollo del nazismo. Tra le loro mura i berli-
ro, simile alla nostra pizza. Ma il benessere mostra- nesi svilupparono un “interior design” oggi anco-

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“salto” oltre il muro fu del 1989. Sei mesi prima della sua CADUTA
LA FINE DI ra apprezzato dai nostalgici del Ddr-Style. La carta con i loro jeans Boxer (la versione Ddr dei Levi’s),
UN’ERA da parati, a fiori o motivi geometrici, aveva colori bevendo birra e fumando sigarette Juwel guidava-
L’abbattimento del sgargianti e quasi pop, mentre i mobili erano ispi- no fino in Bulgaria o Romania per una gita “fuori-
Muro, nel novembre rati a un minimalismo un po’ retrò. porta”. «Andare in ferie in Occidente non era per-
1989. L’evento
anticipò il crollo Ma tra le quattro mura di casa c’era anche sem- messo ma, anche se non di frequente, ci si poteva
dell’Urss. pre un ospite indesiderato: il servizio segreto del recare negli Stati comunisti».
governo (Stasi), che non abbassava mai la guardia. Qualcuno poteva permettersi una casa di campa-
Controllava telefoni e antenne tv, per scoprire chi gna dove passare le domeniche facendo giardinag-
guardasse i programmi dell’Ovest. La tv pubbli- gio e sfogliando la rivista Sybille. Vi si insegnava ta-
ca d’altronde non era uno spasso: film edificanti si glio e cucito e vi sfilavano abiti sintetici che imi-
alternavano a conferenze del partito e a program- tavano (con anni di ritardo) la moda occidentale.
mi che avevano come obiettivo la denazificazione Di quel mondo è rimasta forse solamente la co-
della cultura tedesca, a Berlino Est portata avan- siddetta Ostalgie, una moda nata dopo la riunifica-
ti con perseveranza scientifica. Ogni tanto passava zione tedesca del 1989. Una sorta di nostalgia del
qualche show e il famigerato Der schwarze Kanal, mondo socialista, subìto e odiato, ma dove valo-
il “canale nero”, con l’appuntamento fisso del lu- ri estranei al capitalismo, come solidarietà, lavo-
nedì che tentava di seppellire con il sarcasmo i pro- ro sicuro e welfare erano una pur sempre una cer-
grammi dell’Ovest. tezza. Anche se pagata a prezzo della libertà e vista
Turismo di Stato. Anche il tempo libero era or- dai fratelli dell’Ovest come una deriva assistenzia-
ganizzato. «Il turismo era gestito da un ente stata- lista. Giudizio che anche dopo il crollo del Muro
le», spiega Paolino. E le fabbriche offrivano ai la- nel 1989 ha separato le due Berlino, facendo senti-
voratori e alle famiglie brevi soggiorni in strutture re ancora una volta metà dei suoi abitanti dalla par-
e alberghi di loro proprietà. Molti però preferiva- te sbagliata della Storia. t
no organizzarsi da soli: nel fine settimana i giovani Arianna Pescini

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LETTURE
A cura di Matteo Liberti
LA STORIA DEL
Gerusaleemm me. Ven
nezia portta d’Orieente
MONDO IN 20 CITTÀ
Una storria Maria Pia Pedani (Il Mulino) Mondadori Scienza S.p.A. - Via Battistotti Sassi 11/a - 20133 Milano
Società con unico azionista, soggetta ad attività di direzione
Franco Cardini Per secoli Venezia ha messo in e coordinamento da parte di Arnoldo Mondadori S.p.A.
(Il Mulino) relazione l’Europa e l’Oriente
Città santa per le nonché la cristianità e il mon- Direttore responsabile Jacopo Loredan
tre grandi religioni do musulmano. Quella qui rac- A cura di Paola Panigas
monoteiste, Geru- contata è la storia dei fasti della
Ufficio centrale Emanuela Cruciano (caporedattore),
salemme è per tale Serenissima incentrata sui suoi
motivo al centro di una contesa rapporti commerciali, cultura-
Marco Casali (photo editor, vicecaporedattore)
millenaria. Così come millenaria li e politici con il cosmo arabo e Ufficio Art Director Luca Maniero (caporedattore),
è la sua storia, raccontata in un turco, le cui eredità sono ancora Massimo Rivola (caporedattore), Marina Trivellini (caporedattore)
affascinante viaggio che tocca i oggi riscontrabili nei monumen- Ufficio AR Vittorio Sacchi (caposervizio)
monumenti più celebri della cit- ti cittadini.
Redazione Federica Ceccherini, Lidia Di Simone (caporedattore),
tà, i popoli che l’hanno abitata
Irene Merli (caposervizio), Paola Panigas, Anita Rubini
e gli episodi più significativi che Sto
oria di Firenze
l’hanno resa celebre. 120
00-1575 Ufficio fotografico Rossana Caccini, Sara Ricciardelli
John M. Najemy (Einaudi) Redazione grafica Katia Belli,
Il mondo
o di Atene Culla dell’Umanesimo e del Ri- Mariangela Corrias (vicecaporedattore), Barbara Larese
Luciano Canfora (Laterza) nascimento, Firenze gode di
Segreteria di redazione Marzia Vertua
Saggio che analizza il mito di una fama pressoché universa-
Atene, città divenuta model- le. I perché di tale prestigio so- Hanno collaborato a questo numero
lo di riferimento per l’immagi- no ben analizzati in questo sag- Aldo Bacci, Sabina Berra, Laura Brambilla, Silvia Büchi, Franco Capone, Luca
nario occidentale in ambito sia gio che affronta quattro secoli Carra, Nicoletta D’Andrea, Marta Erba, Stefano Graziosi, Edoardo Monti,
politico (si ritiene che qui sia della storia fiorentina, spazian- Arianna Pescini, Maria Leonarda Leone, Matteo Liberti, Alessandro Marzo
nata la democrazia) sia cultu- do dai suoi splendori artistici e Magno, Fernando Mazzoldi, Adriano Monti Buzzetti Colella, Flavia Piccinni,
rale, in quanto ad Atene fiori- letterari alle vicende belliche e Giuliana Rotondi, Riccardo Tonani.
rono la filosofia, la storiografia, politiche.
il teatro, la letteratura, l’arte e
l’architettura. Non si puuò diividere il cielo.
Sto
orie daal mu
uro di Berlino o
Sto
oria di Rom
ma Gianluca Falanga (Carocci)
Indro Montanelli Attraverso le storie di chi vis-
(BUR) se l’esperienza del muro di Ber- Focus Storia Collection: Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Milano, n. 54 del
Intramontabile ope- lino, il libro ripercorre le vicen- 3/02/2012. Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica sono riservati. Il materiale ricevuto e non
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