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4 MAGGIO 1861

147 ANNIVERSARIO

4 MAGGIO 2008

NASCITA E DISCENDENZA
Il 4 maggio 1861 un provvedimento del Ministro della Guerra Manfredo Fanti decretava la fine dellArmata Sarda e la nascita dellEsercito Italiano.

Vista la legge in data 17 marzo 1861, colla quale S.M. ha assunto il titolo di Re dItalia, il sottoscritto rende noto a tutte le autorit, Corpi ed Uffici Militari che dora in poi il Regio Esercito dovr prendere il nome di Esercito Italiano, rimanendo abolita lantica denominazione di Armata Sarda Firmato Manfredo FANTI, Ministro della Guerra Anche se lEsercito Italiano assume questa denominazione soltanto il 4 maggio 1861, facendo seguito di poco alla proclamazione del Regno dItalia, avvenuta a Torino il 17 marzo dello stesso anno, la storia delle unit che lo costituiscono risale ben pi addietro nel tempo, traendo origine dai primi reparti permanenti costituiti dai Duchi di Savoia nella seconda met del XVI secolo. Alcuni dei reparti ancor oggi esistenti possono vantare una continuit reggimentale risalente ad oltre tre secoli, come i Granatieri di Sardegna che discendono direttamente dal reggimento Guardie creato nel 1659 da Carlo Emanuele II, ed unanzianit relativamente minore hanno gli attuali reggimenti di cavalleria Piemonte e Savoia. Tutti i reggimenti sabaudi tranne quello di Sardegna vennero disciolti nel 1798 allorch il Piemonte venne occupato e poi annesso dalla Francia rivoluzionaria.

Regno Italico. Ufficiale del reggimento Granatieri della Guardia reale 1813

Ussaro della Guardia Reale. Napoli 1814

Progressivamente, poi, lintera Italia continentale venne a gravitare nellorbita napoleonica ed i suoi soldati parteciparono a tutte le guerre distinguendosi ovunque dalla Spagna alla Russia, dalla Germania alla Dalmazia, inquadrati nei reggimenti francesi, oppure in quelli napoletani di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat, oppure in quelli per la prima volta definiti ufficialmente italiani appartenenti al Regno dItalia, di cui era sovrano lo stesso Napoleone, contraddistinti per la prima volta da quelli che sono ancor oggi i tre colori nazionali.

Nella prima met dell'800 l'Italia conobbe un processo di graduale riscoperta e sempre pi netta rivendicazione della propria identit nazionale. Questo processo, noto come Risorgimento, port alla formazione dello Stato unitario Italiano, ovvero fece della penisola un organismo politico e indipendente a base nazionale

Con la Restaurazione del 1814 lArmata Sarda questa era la denominazione dellesercito piemontese ricostituisce i suoi vecchi reggimenti e questi partecipano nel 1848 alla Prima Guerra di Indipendenza insieme a reparti volontari ed a truppe regolari degli eserciti degli altri Stati italiani pre-unitari (soprattutto dello Stato Pontificio, del Granducato di Toscana e del regno delle Due Sicilie). Qui elencati vi sono alcuni tra i passi fondamentali che portarono nel giro di alcuni decenni all'occupazione di Roma da parte delle truppe italiane (30 Settembre 1870).

Regno di Sardegna. Sergente dei cacciatori della Regina. 1814

IL PERIODO RISORGIMENTALE I moti del 20 e 21 furono il vero battesimo del fuoco del Risorgimento
1820 A Milano vengono arrestati alcuni carbonari, tra di essi vi sono Silvio Pellico e Piero Maroncelli incarcerati nella fortezza dello Spielberg in Moravia. (1 luglio) Un'insurrezione a Napoli (Nola) obbliga il re Ferdinando I a concedere la costituzione. Levento storico risorgimentale nel reame napoletano vide protagonisti i calabresi Michele Morelli e Guglielmo Pepe. Morelli (nato a Monteleone, oggi Vibo Valentia nel 1790), giovane sottotenente della cavalleria borbonica, di fede carbonara, assieme al compagno Salvati, accese una rivolta nella guarnigione di Nola. La sommossa raccolse ladesione di numerosi alti ufficiali ex murattiani e fra essi il generale Guglielmo Pepe di Squillace. La costituzione fu concessa dal re Ferdinando I sul modello spagnolo. 1821 (Gennaio) Si riunisce a Lubiana nuovo congresso delle potenze europee. Ferdinando I su consiglio di Metternich invoca l'intervento dell'Austria. (13 Marzo) Un moto liberale organizzato dai carbonari piemontesi, capeggiati dall'ufficiale Santorre di Santarosa induce il re di Sardegna, Vittorio Emanuele I, ad abdicare in favore del fratello Carlo Felice, assente da Torino. Il principe Carlo Alberto di Savoia-Carignano, nominato reggente, concede lo Statuto.

Primi moti insurrezionali carbonari e mazziniani

Dieci giorni dopo il nuovo re Carlo Felice sconfessa l'operato di Carlo Alberto, gli ingiunge di lasciare Torino e fa appello all'Austria affinch lo aiuti a reprimere il moto liberale. (23 Marzo) Un esercito austriaco invade il regno di Napoli e rovescia il governo costituzionale. Le truppe austriache restaurarono il regime assoluto di Ferdinando. La costituzione fu abolita e iniziarono le repressioni: processi e condanne. In aprile Morelli e Silvati fuggirono nei Balcani. Poco dopo, al suo ritorno in Italia, Morelli fu catturato in Abruzzo e condotto in catene a Napoli. Durante la prigionia rincontr Silvati. Entrambi furono processati a Castel Capuano, presso la Gran Corte Criminale di Napoli e giustiziati il 12 settembre 1822. Guglielmo Pepe, generale borbonico (Squillace 1783 Torino 1855)che da Avellino si era posto alla testa della rivolta, fu nominato comandante supremo dellesercito costituzionale. Sconfitto assieme al fratello Florestano (capo di stato maggiore dei costituzionali) a Rieti, il 7 marzo del 1821, si rifugi in Inghilterra. Rientr a Napoli solo nel 1848 quando, nuovamente al servizio dei Borboni, comand le truppe napoletane contro gli austriaci nel Nord Italia. Disert lesercito di Ferdinando per difendere la Repubblica di Venezia. Fin da ragazzo era stato repubblicano. Sedicenne combatt per la Repubblica Partenopea, ufficiale dellesercito napoleonico, rimase fedelissimo di Murat prima di essere ammesso nel restaurato esercito borbonico.

Moti napoletani: Guglielmo Pepe

Dopo la caduta della Repubblica di Venezia nellagosto del 1849, fu esule a Corf, Parigi e Torino. (8 Aprile) L'esercito rivoluzionario piemontese viene battuto presso Novara da forze austriache e realiste. Carlo Felice rientra a Torino e restaura il regime assolutista. 1831 (Febbraio) Scoppiano moti liberali nei ducati di Modena e Parma e nello Stato Pontificio (in particolare in Emilia-Romagna, dove viene creato l'effimero Stato delle Provincie Unite Italiane). L'intervento delle truppe austriache consente ancora una volta una facile repressione. Il duca di Modena Francesco IV fa giustiziare i capi della ribellione, Ciro Menotti e Vincenzo Borelli. Facendo tesoro dell'esperienza fallimentare della carboneria e delle societ segrete, il patriota Giuseppe Mazzini fonda una nuova organizzazione rivoluzionaria, la Giovine Italia, inspirata agli ideali dell'unit, della repubblica e della fratellanza universale.

1844 (15 marzo) Scoppiano i moti liberali a Cosenza, ove si animano sentimenti patriottici di libert, gi diffusi sin dal 1799. Lidea di promuovere un movimento liberale a Cosenza nacque il 21 ottobre 1843 a Napoli, ove si incontrarono Carlo Poerio, Ottavio Graziosi e Domenico Furgiuele: questi patrioti, unitamente ai calabresi Raffaele Caroleca di Castroregio e a Giuseppe Petrassi di Cerzeto, definirono la data dei moti del 15 marzo perch evocava la penosa operazione della congiura, tramata in epoca romana, che port alluccisione di Giulio Cesare. Alle operazioni venne interessato il patriota Giuseppe Franzese di Cerzeto, il quale coinvolse un numero notevole di compaesani, tra cui Michele Candreva, Domenico Sarro, Giuseppe Pollera. A capo dei moti liberali, a cui aderirono patrioti di tutti i ceti, dagli aristocratici ai popolani, dai proprietari terrieri ai braccianti e ai falegnami, ci fu il notaio Francesco Saverio Salfi di Cosenza. Laccordo preliminare era quello di adunare i partecipanti a Settimo di Montalto, unitamente ai patrioti che provenivano anche dai territori oltre confine calabrese. La citt di Cosenza, a quei tempi, centro di risveglio culturale, vide laffermarsi di noti personaggi tra cui il liberale Nicola Corigliano, il repubblicano De Roberto (seguace di Mazzini), il religioso Don Franzese (seguace del pensiero del Gioberti in relazione allunit nazionale sotto legida del Papa). La richiesta pacifica di udienza dei patrioti ai funzionari del governo borbonico, presso il pendio del convento dei gesuiti, sort gli effetti del fuoco e di conseguenza si svilupp una carneficina: la rapida sentenza a carico degli insorti decret la condanna a morte di 21 patrioti. 1844 (16 Giugno) Attilio ed Emilio Bandiera, patrioti veneziani, figli dellAmmiraglio della Marina austroungarica Francesco, vennero ambedue educati allImperiale Accademia di Marina di Venezia, da cui uscirono con il grado di Ufficiale. Ben presto conquistati alla causa dellunit e dellindipendenza dellItalia, dopo aver fondato la societ segreta Esperia passarono alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Regno di Sardegna. Caporale del Reggimento Aosta Cavalleria. 1838 42

Denunciati da un traditore si rifugiarono a Corf (1841), da dove cercarono di sbarcare nel Mezzogiorno con la speranza, allora condivisa da molti democratici, di sollevare le plebi rurali contro il malgoverno dei Borbone e iniziare cos la liberazione dItalia. Saputo in ritardo dei moti scoppiati a Cosenza, la notte del 16 giugno 1844 sbarcarono assieme ad alcuni compagni alle foci del Neto, nei pressi di Crotone. Traditi gi prima della partenza e segnalato il luogo dove si rifugiarono da un delatore, furono arrestati il 20 giugno a San Giovanni in Fiore e fucilati il 25 luglio del vallone di Rovito, nei pressi di Cosenza.

Scena di rivolta a Milano nelle 5 giornate 1848 (12 Gennaio) Scoppia a Palermo un moto insurrezionale; i liberali siciliani, guidati da Rosolino Pilo, mettono in fuga le truppe borboniche e formano un governo provvisorio che adotta la costituzione spagnola del 1812. Di fronte all'estendersi dell'insurrezione e non potendo contare sull'aiuto dell'Austria, poich il papa Pio IX aveva vietato l'attraversamento dei propri territori, il re delle Due Sicilie Ferdinando II si vede costretto a cedere agli insorti ed a promulgare una Costituzione ispirata a quella Francese del 1830. Pochi giorni dopo (11 Febbraio) anche il granduca di Toscana Leopoldo concede una Costituzione. (4 Marzo) Il re di Sardegna Carlo Alberto promulga, come concessione dall'alto, uno Statuto, che rimarr in vigore anche nel Regno d'Italia. E' poi la volta dello Stato Pontificio (14 Marzo), che istituisce un consiglio di deputati elettivo col compito di affiancare la gerarchia ecclesiastica nell'attivit legislativa. Abbandono della citt da parte degli austriaci.

(13 Marzo) L'ondata rivoluzionaria raggiunge Vienna, dove la folla (prevalentemente piccoli borghesi e studenti) scende nelle strade e si scontra con la polizia. Metternich costretto ad abbandonare il paese. L'Imperatore abolisce la censura e promette la convocazione di un Assemblea Costituente. (18-22 Marzo) Alla notizia della insurrezione di Vienna, esplode la rabbia dei Milanesi, che in cinque giornate di lotta accanita costringono le truppe austriache del generale Radetzky a ritirarsi nelle fortezze del cosidetto quadrilatero (Peschiera, Mantova, Verona, Legnano). (21 Marzo) Il duca di Modena Francesco V costretto a fuggire dallo Stato, dove viene creato un nuovo governo provvisorio. Anche il duca di Parma e Piacenza Carlo II Ludovico viene cacciato dal ducato (20 Marzo), che dopo un plebiscito viene ammesso al regno di Sardegna (29 Maggio). (23 Marzo) A Venezia, insorta il 17 Marzo contro l'occupante austriaco, viene restaurata la Repubblica Veneta. A capo del governo provvisorio posto Daniele Manin. Il re di Sardegna, Carlo Alberto, approfittando dei moti popolari di Milano, dichiara guerra all'Austria ed invade la Lombardia. Ha inizio la Prima Guerra d'Indipendenza. A seguito delle insurrezioni di Berlino e Vienna la rivoluzione si estende nel marzo anche all Polonia, specie alla Posnania, a Cracovia, alla Galizia. In Aprile truppe di tutti gli stati italiani si uniscono ai Piemontesi nella guerra all'Austria. L'esercito sabaudo coglie alcuni successi a Goito (8 Aprile) e a Peschiera (30 Aprile). Per un istante l'entusiasmo dei patrioti ha la meglio sulla prudenza dei governi, ma il clima unitario di breve durata: il 29 Aprile il papa dichiara di non avere nulla contro la "cattolicissima Austria" e richiama le proprie truppe; il suo esempio sar seguito dagli altri Stati. (15 Maggio) Con un colpo di mano, il re delle Due Sicilie, Ferdinando II, scioglie il parlamento democratico e forma un ministero composto esclusivamente da elementi conservatori. Il generale Guglielmo Pepe, comandante del corpo di spedizione inviato nell'Italia settentrionale per combattere al fianco dell'esercito del Regno di Sardegna, richiamato a Napoli, disobbedisce e si trasferisce a Venezia per cooperare alla sua difesa. 1^ guerra dIndipendenza anno 48

(30 Maggio) I Piemontesi sconfiggono nuovamente gli Austriaci a Goito, ma non approfittando del successo concedono all'Austria il tempo di riorganizzarsi. (27 Giugno) I Calabresi si distinsero, in quella data, per una storica battaglia che inflisse una sonora sconfitta allesercito borbonico, comandato dal generale Nunziante. Raffigurazione battaglia di Goito

La battaglia dellAngitola (presso il ponte che sovrasta lomonimo fiume) fu un momento di contatto tra le generazioni che militarono nelle file napoleoniche e quelle che poi parteciparono allepopea dei Mille. Il 27 giugno 1848 7000 soldati borbonici furono fermati da 5000 volontari calabresi del distretto Catanzaro Nicastro, 3500 cosentini e 2000 reggini. Dieci ore di scontri al passo de Le Grazie segnarono una straordinaria riscossa del popolo calabrese che agli ordini di Francesco Stocco e del Bianchi riusc a sfiancare le truppe borboniche. Seppure la vittoria non condusse a risultati concreti per i moti calabresi del quarantotto, lepisodio dellAngitola diede onorabilit darmi ai molti mesi di sollevazione popolare nelle Calabrie, tassello prezioso del mosaico risorgimentale. (29 Giugno) Il Piemonte decide di annettersi la Lombardia, confermando cos i sospetti di quanti ritengono che la casa di Savoia persegua esclusivamente i propri fini dinastici e destando stupore e sconforto negli ambienti democratici, che si erano distinti come i pi decisivi nel voler portar avanti la guerra. (23/25 Settembre) Poco dopo, la battaglia di Custoza rovescia le sorti della prima guerra d'Indipendenza: i Piemontesi sono pesantemente sconfitti e sono costretti a chiedere un armistizio. Particolare battaglia di Custoza

1849 (7 Febbraio) Il granduca di Toscana Leopoldo II fugge dal granducato e si rifugia a Gaeta. A Firenze si forma un governo provvisorio rovesciato da elementi aristocratici e moderati il 9 Aprile. (12 Marzo) Il re di Sardegna, Carlo Alberto, cedendo alle pressioni dei liberali piemontesi, denuncia l'armistizio con l'Austria. Il 23 Marzo l'esercito piemontese, sotto la guida del generale polacco Chrzanowski, viene nuovamente sconfitto dagli austriaci. 29 Marzo) A Roma viene insediato un triumvirato, composto da Mazzini, Armellini e Saffi, la cui politica di conciliazione non vale ad impedire un intervento armato della Francia in soccorso del papa. (29/30 Aprile) I francesi sferrano un attacco contro i volontari repubblicani che difendono Roma, ma vengono respinti dagli uomini del generale Garibaldi. (7 Maggio) Il liberale moderato Massimo D'Azeglio viene nominato capo del governo piemontese.

15 Maggio) Le truppe del Regno di Napoli riconquistano la Sicilia ed occupano Palermo. (30 Giugno) Le autorit della Repubblica Romana sono costrette a cedere ai Francesi e i triumviri si dimettono. (20 Novembre) In Piemonte, Vittorio Emanuele II scioglie il parlamento che manifesta resistenza ad approvare la pace di Milano. Repubblica Romana. Volontario della Legione Italiana di Garibaldi. 1849 Il generale Garibaldi e re Carlo Alberto 7.7.1848

LUNITA DITALIA
1850 (9 Aprile) In Piemonte, il ministro Siccardi introduce una legge che restringe notevolmente i poteri della Chiesa cattolica, abolisce i tribunali ecclesiastici ed il diritto di asilo. Viene cos confermata la volont del governo D'Azeglio di riprendere la strada delle riforme. (12 Aprile) Il papa Pio IX fa ritorno a Roma sotto la protezione delle truppe francesi. Viene abbandonata la costituzione del 1848 e si adotta una politica decisamente reazionaria, ispirata dal cardinale Antonelli. In novembre il conte Camillo Benso di Cavour , leader della destra moderata, entra nel gabinetto D'Azeglio occupando i dicasteri dell'agricoltura, del commercio estero e della marina. 1853 In Piemonte Urbano Rattazzi, leader del gruppo di centro-sinistra, entra a far Cavour in qualit di ministro di Grazia e Giustizia. Sotto la spinta riformatrice del piemontese riorganizza le proprie finanze, approva una nuova legislazione sulle cooperative ed il credito agrario, e promuove lo sviluppo industriale della regione ferrovie. parte del ministero Cavour, il governo banche, le societ e la costruzione di

1854 (26 Marzo) Viene assassinato il duca di Parma Carlo III Ferdinando di Borbone, cui succede il figlio minorenne Roberto, sotto la reggenza della madre Maria Luisa. 1851 Il governo piemontese, influenzato dalle idee liberali - scambiste del Cavour, che ha assunto il ministero delle finanze, conclude una serie di trattati commerciali con la Francia e con l'Inghilterra. Viene poi approvata una riforma delle tariffe doganali per molti prodotti e li elimina per altri (cotone, lana, concimi, etc.). 1852 (2 Febbraio) Cavour annuncia al governo piemontese la costituzione di una nuova maggioranza uscita dalla alleanza fra centro-destra e centro-sinistra, nota in seguito col nome di "connubio", che preclude ad una nuova fase, pi moderna e dinamica, nella vita politica del Regno di Sardegna. (4 Novembre) Dopo le dimissioni del gabinetto D'Azeglio in seguito ad un contrasto col re per un progetto di legge che introduce il matrimonio civile, il conte di Cavour assume la carica di capo del governo.

1855 In Piemonte, la presentazione del progetto di legge Rattazzi per la soppressione delle corporazioni religiose che non svolgano funzioni assistenziali o di insegnamento provoca la reazione dei vescovi ed un conflitto politico tra il re Vittorio Emanuele II ed il governo, intransigente nel difendere il progetto. Dopo le temporanee dimissioni di Cavour, che ottiene una nuova investitura, il progetto viene approvato. In gennaio il Piemonte aderisce all'alleanza anglo-francese contro la Russia ed li 26 gennaio stipula un accordo militare con gli alleati che prevede la partecipazione di truppe piemontesi alla guerra di Crimea. L'intervento voluto da parte di Cavour, nonostante l'opposizione di una parte del Parlamento, con lo scopo di permettere al Piemonte di partecipare ad un futuro Congresso di pace al fianco delle maggiori potenze europee e di servirsi dell'appoggio anglo-francese in funzione anti-austriaca. 1856 In Sicilia, scoppia un moto insurrezionale, prontamente represso, contro il regime borbonico. Francia ed Inghilterra rompono le relazioni diplomatiche con il Regno delle Due Sicilie. (21 Febbraio) Il governo piemontese manda un memorandum a Napoleone III in cui si propone che la "questione italiana" figuri all'ordine del giorno del Congresso di Parigi che sta per riunirsi. (25 Febbraio) Si apre il Congresso di Parigi tra le potenze partecipanti alla guerra di Crimea, con l'intervento anche della Prussia. Il Piemonte, rappresentato da Cavour, protesta per la presenza di truppe straniere (austriache) sul territorio dello Stato Pontificio e riscuote molte simpatie presso gli alleati inglesi e francesi. 1857 Un gruppo di patrioti italiani, fra cui molti ex-mazziniani, decide di fondare un'associazione tendente ad indurre il governo piemontese a patrocinare la causa dell'unit d'Italia. A capo della nuova Societ nazionale vi sono Daniele Manin, Giuseppe la Farina e Giorgio Guido Pallavicino Trivulzio. In giugno scoppia un nuovo tentativo insurrezionale dei mazzianiani a Genova, prontamente represso. Di fronte a questi continui fallimenti, alcuni elementi repubblicani, fra cui Garibaldi, si avvicinano alla Societ nazionale di Manin, la cui linea politica appare pi realistica. In giugno un gruppo di patrioti italiani guidati da Carlo Pisacane si impadronisce di un piroscafo, sbarca a Ponza, dove libera trecento ergastolani, e si dirige alla volta di Sapri dove viene affrontato dalle truppe borboniche 1858 (14 Gennaio) Un repubblicano italiano, Felice Orsini, attenta alla vita dell'imperatore Napoleone III. Cavour ne approfitta per ricordare all'imperatore i pericoli di un movimento rivoluzionario in Italia e lo induce ad affrettare i tempi dell'alleanza militare franco-piemontese. (20 Luglio) Napoleone III e Cavour si incontrano a Plombires; l'imperatore acconsente a partecipare a fianco del Piemonte alla futura guerra contro l'Austria a condizione che il conflitto sembrasse causato da quest'ultima. Il 10 dicembre Francia e Piemonte stringono un formale trattato di alleanza.

1859 Durante il decennio di preparazione e fino alla campagna del 1859, che vede la liberazione della Lombardia, lArmata Sarda incorpora nel suo seno ufficiali e volontari provenienti un po da tutte le regioni italiane, cosicch nei mesi successivi sar a essa possibile amalgamare pur se con una certa fatica assieme ai soldati lombardi, restituiti dallAustria, anche i reparti organizzati dai governi provvisori dellEmilia , lesercito toscano e, poi, lesercito meridionale di Garibaldi ed ufficiali e soldati gi appartenenti alle forze armate delle Due Sicilie. (23 Aprile) L'Austria invia un ultimatum al Piemonte e ne intima il disarmo entro tre giorni. E' l'occasione pazientemente aspettata da Cavour per provocare la Seconda Guerra d'Indipendenza. Sei giorni pi tardi gli austriaci al comando del generale Gyulai iniziano l'invasione del Piemonte, ma la loro lenta avanzata consente alle truppe francesi di affluire in massa a rinforzo dei piemontesi. (30 Maggio) Dopo aver sconfitto gli austriaci a Palestro, le truppe franco-piemontesi varcano il Ticino ed entrano in Lombardia. Il 4 giugno, dopo una confusa battaglia contro i francesi, gli austriaci si ritirano da Magenta; quattro giorni pi tardi Vittorio Emanuele II e Napoleone III entrano in Milano. (8 Giugno) Napoleone III preoccupato per i costi e la crescente impopolarit della guerra in Francia, e temendo una troppo rapida espansione del Piemonte, conclude con l'Austria l'armistizio di Villafranca. Tre giorni pi tardi Napoleone III si incontra a Villafranca con l'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe, con il quale conclude un accordo in base al quale l'Austria cede la Lombardia, tranne Mantova, alla Francia, e questa a sua volta consegna la regione al Piemonte. L'Austria conserva il Veneto ed i principi italiani debbono venir reintegrati nei rispettivi possessi. Cavour che mirava a ben altro, si dimette in favore di La Marmora. In agosto e settembre assemblee costituenti riunitesi a Parma, Modena, in Toscana ed in Romagna, decretano la caduta dei vecchi sovrani e reclamano l'annessione al Piemonte. Vittorio Emanuele II prende tempo temendo di andare incontro all'opposizione del governo francese.

Seconda guerra dIndipendenza - 1859

1860 (4 Aprile) Fallisce a Palermo un moto insurrezionale contro i Borboni; la rivolta prosegue nelle campagne siciliane e nei centri minori. (5 Maggio) Dopo aver raccolto un migliaio di volontari, Garibaldi si imbarca da Quarto alla volta della Sicilia per sostenere la rivoluzione anti-borbonica. Garibaldi e i suoi sbarcano a Marsala l'undici e iniziano la marcia verso l'interno raccogliendo l'appoggio delle popolazioni locali. (6 Giugno) Dopo aver sconfitto i Borbonici a Calatifimi, i garibaldini occupano Palermo e vi instaurano un governo provvisorio diretto da Francesco Crispi. Il 20 luglio le truppe borboniche sconfitte presso Milazzo sono costrette ad abbandonare la Sicilia. (7 Settembre) Garibaldi entra a Napoli accolto trionfalmente dalla popolazione. Il 18 i piemontesi, al comando dei generali Fanti e Cialdini, sbaragliano le truppe pontificie presso Castelfidardo. Capitano del Corpo reale del Genio.

Regno delle due Sicilie 1860

1861 (18 Febbraio) A Torino si svolge la prima riunione del nuovo Parlamento Italiano, che ratifica l'avvenuta unificazione del paese.

LE PRIME FONDAMENTA
La Nota n. 76 del 4 maggio 1861 che introduceva la denominazione di Esercito Italiano rappresent latto di nascita del nuovo esercito. Una nascita, tutto sommato, abbastanza rapida e tumultuosa, che aveva visto linnesto sul robusto tronco dellArmata Sarda di apporti provenienti dalle forze armate regolari ed irregolari di ogni regione del nostro paese. In poco pi di 18 mesi aveva cos visto la luce un esercito che contava, ora, 8 Reggimenti di Granatieri, 62 di Fanteria, 36 battaglioni di Bersaglieri, 17 Reggimenti di Cavalleria, 9 di Artiglieria, 2 del Genio, 3 del Treno e 12 compagnie di Amministrazione. Questa era lintelaiatura, si trattava ora di dar vita a questo esercito, si trattava di organizzare, addestrare, rifornire, armare ed acquartierare questi reparti, ci che costituiva un insieme di problemi la cui effettiva soluzione avrebbe richiesto diversi anni, i primi anni di vita, appunto, dellEsercito Italiano, coincisi anche con un periodo di difficolt finanziarie. Liniziale adozione dei regolamenti e degli ordinamenti sardi facilit ledificazione del nuovo organismo. Ci che ne risult fu, per, qualcosa di diverso, di nuovo, anche se lelemento piemontese detenne ancora per parecchi anni pur con qualche isolata eccezione il predominio tra gli alti gradi. Il problema dei quadri, cresciuti tumultuosamente per far fronte alle necessit contingenti del triennio 1859 1861, fu risolto assai lentamente grazie anche alla riorganizzazione delle scuole militari. Laltro grande problema, ugualmente legato al fattore umano, quello del reclutamento e delladdestramento, richiese anchesso molto tempo per essere risolto. Soldato del 9 ed Ufficiale del 3 reggimento fanteria

Sottufficiale del 1 reggimento Granatieri 1861

La renitenza alla leva e le diserzioni legate nelle regioni del Sud al brigantaggio diminuirono gradualmente con il consolidarsi dello stato unitario e con laccettazione della coscrizione obbligatoria. Laltissimo tasso di analfabetismo venne parzialmente ridotto grazie anche agli sforzi delle scuole reggimentali.

La lotta al brigantaggio meridionale costitu poi soprattutto per la Fanteria lostacolo maggiore ad un razionale addestramento ed impiego dei reparti coinvolti, ed in taluni periodi si tratt di quasi la met delle unit operative. Impreparate alla guerriglia, perch di questo si tratt soprattutto nei primi anni, suddivise in distaccamenti di consistenza spesso inferiore alla compagnia, impiegate in modo estremamente faticoso contro un avversario abile e sfuggente, queste truppe pagarono un pesante prezzo, dovuto soprattutto alle malattie, senza avere n il tempo n la possibilit di prepararsi ad un conflitto di tipo tradizionale, quale sarebbe stata la campagna del 1866.

Caporale di fanteria

Buffetterie depoca

LA PRESA DI ROMA
La prima prova sul campo del nuovo esercito, la Terza Guerra dIndipendenza combattuta contro lAustria, fu abbastanza sfortunata. La mancanza di un Capo di Stato Maggiore in grado di imporsi e le rivalit tra i vertici militari portarono alladozione di un piano di guerra che prevedeva la separazione dellEsercito in due masse di manovra: una, pi forte, agli ordini del Generale La Marmora, doveva operare sul Mincio, contro le fortezze del Quadrilatero; laltra, agli ordini del Generale Cialdini, schierata sul basso Po, doveva operare nel Veneto. Appena iniziate le ostilit, il 24 giugno 1866 lArmata del Generale La Marmora si trov improvvisamente addosso gli Austriaci dellArciduca Alberto che avanzavano. LArciduca Alberto ebbe la superiorit locale su quattro delle divisioni italiane che, dopo una giornata di aspra lotta, dovettero cedere. La battaglia aveva rappresentato per gli Austriaci un successo tattico, ma la vittoria degli alleati prussiani a Sadowa obblig gli Austriaci alla ritirata, cosicch fu possibile inseguirli nel Veneto mentre Garibaldi con i suoi volontari avanzava sullestrema sinistra e, dopo, poteva minacciare Trento, quando, sopraggiunto larmistizio di Cormons, ricevette lordine di fermarsi. La successiva prova sul campo la presa di Roma il 20 settembre 1870 ebbe un grande rilievo da un punto di vista storico, unendo Roma allItalia, completando cos la prima fase dellunificazione e, al contempo, facendo cadere, con il millenario Stato Pontificio, anche il potere temporale della Chiesa.

La successiva prova sul campo la presa di Roma il 20 settembre 1870 ebbe un grande rilievo da un punto di vista storico, unendo Roma allItalia, completando cos la prima fase dellunificazione e, al contempo, facendo cadere, con il millenario Stato Pontificio, anche il potere temporale della Chiesa.

Roma: la breccia di Porta Pia

IL PERIODO COLONIALE TRA 800 E 900

Il lungo periodo di pace seguito in Europa alla guerra franco-prussiana del 1870 coincise con lapogeo del predominio europeo nel mondo, con laccrescersi ed il consolidarsi del colonialismo in Africa ed Asia. In questo lungo periodo, tra Ottocento e Novecento, lEsercito Italiano ampli e consolid la propria struttura, sia pure in fasi alterne, legate alla difficile situazione finanziaria ed allinsufficiente sviluppo industriale. A cominciare proprio dal 1870, grazie allopera del Generale Ricotti, lesercito venne ristrutturato per tutto quanto atteneva al reclutamento ed alla mobilitazione, secondo criteri che rimasero quasi invariati fino alla seconda guerra mondiale. Alla riforma Ricotti risale listituzione degli ufficiali di complemento, dei distretti e, da questi, dei primi reparti alpini. Ad un periodo immediatamente successivo risalgono la costituzione dellIstituto Geografico Militare e listituzione, in tempo di pace, della carica di Capo di Stato Maggiore dellEsercito, con competenza sulla pianificazione della mobilitazione e delle operazioni. Primo Capo di Stato Maggiore fu Enrico Cosenz, ufficiale napoletano, difensore di Venezia nel 1849, con Garibaldi a Napoli nel 1860, e Tenete Generale nel 1862. A lui si deve un primo aggiornamento della dottrina dimpiego dellEsercito.

Soldato del genio 1880

Primi alpini

Lultimo decennio del secolo fu un periodo difficile. A parte le ristrettezze in cui si doveva dibattere per la scarsit di mezzi finanziari, lEsercito venne largamente utilizzato con mansioni di ordine pubblico per il contenimento e la repressione di moti di protesta sociale, compiti cui era poco adatto e che dovevano alienargli le simpatie di parte della popolazione.

Sempre in quel decennio, nel 1896, la sfortunata battaglia di Adua, contro gli etiopici del Negus Menelik, pose un limite allespansionismo italiano in Eritrea, dove le prime truppe erano sbarcate nel 1885 e si erano poi insediate, scontrandosi in pi riprese con gli etiopici (Dogali, Amba Alagi, Macall) e con i dervisci (Adigrat, Cassala). Da queste prime esperienze coloniali lEsercito trasse utili ammaestramenti per quanto concerneva la costituzione di truppe indigene, gli ascari, ammaestramenti che vennero applicati successivamente anche in Somalia ed in Libia. Soldato del 16 reggimento Cavalleggeri di Lucca 1911

Soldato

artiglieria da campagna 1911

Con il nuovo secolo lItalia conobbe una fase di relativa prosperit e di questo clima favorevole pot giovarsi lEsercito che sotto la guida del Capo di Stato Maggiore Generale Alberto Pollio port avanti in quegli anni il suo ammodernamento: al fucile mod. 1891 ed alle prime biciclette si andarono aggiungendo luniforme grigio-verde, le prime mitragliatrici e la motorizzazione. Tutti elementi che, assieme allaeroplano, ebbero un primo massiccio impiego nel 1911, nella guerra contro la Turchia, che port alla sovranit italiana sulla Libia e sul Dodecaneso.

LA GRANDE GUERRA
La grande guerra la prova, durissima, cui venne sottoposta lItalia a poco pi di cinquanta anni dallunificazione. Anche se oggi il ricordo di questo conflitto si un po appannato per il passaggio del tempo e delle generazioni e per il sopraggiungere della seconda guerra mondiale, che a differenza della prima vide maggiormente coinvolte le popolazioni civili, si tratt senza alcun dubbio del maggiore sforzo mai affrontato dallEsercito. Sulle Alpi o nelle trincee del Carso, lungo lIsonzo e sul Piave, ma anche in Albania, in Macedonia, in Francia e in Palestina prestarono servizio 4.200.000 uomini, cui se ne devono aggiungere altri 840.000 mobilitati. La trincea, il reticolato, la mitragliatrice, i gas, londata umana, che va allassalto seguendo lavanzare del fuoco di appoggio dellartiglieria, ed anche, pur se in misura minore, lelmetto metallico, tornato in uso dopo secoli insieme alle corazze, lutilizzo dellarma aerea in battaglia, i primi carri armati e le prime pistole mitragliatrici, questi sono gli elementi materiali che caratterizzarono questa guerra e che si sono voluti riproporre magari sotto forma di foto o di modello.

Geniere tagliafili

Caporale del 22 Reggimento fanteria

Ponte di barche sullIsonzo

Quelli, come linterminabile permanenza nelle trincee, il freddo, lumidit lattesa, la paura possono essere soltanto raccontati o, meglio ancora, immaginati. Lesercito nel novembre del 1918 concluse vittoriosamente la guerra. Risultato, questo, ottenuto grazie alla tenacia, allabnegazione e dal sacrificio di unintera generazione: 680.000 morti e 1.050.000 mutilati e feriti.

Arditi

Mitragliatrice sul Piave

Le due mete pi importanti, Trento e Trieste, vennero raggiunte anche grazie allapporto degli irredenti, sudditi austriaci che rivendicarono la loro italianit, sfidando la morte in caso di cattura, e militarono volontari nelle file del Regio Esercito.

Vittorio Veneto e la vittoria finale

LA CONQUISTA DELLIMPERO
La smobilitazione, la crisi economica ed il nuovo assetto da dare allesercito vittorioso furono i problemi che dovettero essere affrontati negli anni immediatamente successivi alla fine della Grande Guerra. Una serie di ordinamenti provvisori si succedette fino al 1926, quando, scartato lesercito scudo e lancia di ridotte dimensioni proposto dal Generale Di Giorgio, venne approvato un nuovo ordinamento detto ordinamento Mussolini, visto che era allora lui il Ministro della Guerra che prevedeva una forza bilanciata sotto le armi di 250.000 uomini. Un esercito che guardava pi alle esperienze della guerra passata piuttosto che agli sviluppi di una guerra futura, forte di 3 Reggimenti Granatieri, 87 di Fanteria, 12 di Bersaglieri, 9 di Alpini, 12 di Cavalleria, 45 di Artiglieria e 15 del Genio delle varie specialit. Negli anni venti e fino al 1931 venne portata a termine la riconquista della Libia, con lutilizzo prevalente di truppe indigene, eritree e libiche. progressi nel campo della motorizzazione, in quello dellammodernamento delle artiglierie e, soprattutto, in quello delle truppe corazzate, equipaggiate prevalentemente con carri leggeri. Ad interferire con il programma di ammodernamento sopraggiunsero poi la guerra contro lEtiopia e lintervento italiano in Spagna. Contro lEtiopia vennero impegnate 8 Divisioni dellEsercito, 6 Divisioni e 2 Gruppi di Camicie Nere, 2 Divisioni Eritree, 1 Libica e le truppe della Somalia, supportate, una volta tanto, da unefficiente organizzazione logistica, ci che permise di raggiungere Addis Abeba il 5 maggio 1936, dopo otto mesi di guerra.

Tenente dell82 reggimento fanteria

Carri sul fronte somalo

Lintervento italiano in Spagna a fianco dei nazionalisti del Generale Franco, tra il 1936 ed il 1939, comport linvio di circa 40.000 uomini, organizzati nel Corpo Truppe Volontarie, e linvio di armi e materiali (quasi 2.000 cannoni, 10.000 armi automatiche, 150 carri armati e materiali che sarebbero mancati nella guerra che stava per sopravvenire. Venne cos posta ufficialmente fine alla campagna, anche se durarono ancora per molti mesi le operazioni definite operazioni di grande polizia coloniale dirette ad ottenere leffettivo dominio del territorio, debellando la resistenza locale, operazioni che gravarono soprattutto sulle truppe indigene.

Legionario appartenente ad una bandera della Divisione Dio lo Vuole

Pezzo da 37 in azione

Loccupazione dellAlbania, realizzata senza incontrare resistenza nellaprile del 1939, fu lultimo impegno dellEsercito prima del secondo conflitto mondiale.

Carri leggeri a Durazzo Vittorio Emanuele III Re dItalia ed imperatore dEtiopia divenne anche re dAlbania e lesercito si accrebbe di 6 battaglioni e 4 batterie albanesi, oltre ad un battaglione della Guardia Reale dalle pittoresche uniformi.

Mitragliatrice Fiat 35 su supporto per tiro contraerei

Ufficiale della Guardia Reale Albanese - 1939

LA SECONDA GUERRA MONDIALE


La Grande Guerra, che aveva visto lo sforzo militare italiano concentrato quasi esclusivamente tra lo Stelvio e lAdriatico, la Seconda Guerra Mondiale vide, fino al 1943, lEsercito proiettato allestero. LAfrica Orientale e lAlbania, la Russia e la Libia, la Iugoslavia e la Francia, la Grecia e la Tunisia videro limpiego, con vicende alterne, dei nostri soldati. La campagna contro la Francia si concluse nel giro di pochi giorni senza apprezzabili risultati; assai pi lunga, oltre sei mesi, quella contro la Grecia, combattuta in difficili condizioni climatiche e con un sostegno logistico inadeguato. Di breve durata fu pure la campagna di Iugoslavia, solo pochi giorni, ma seguirono poi oltre tre anni di guerriglia. Dopo una fase offensiva iniziale le forze italiane in Africa Orientale, formate prevalentemente da truppe indigene, si posero presto sulla difensiva, resistendo per circa un anno. Un anno e mezzo dur la partecipazione italiana alla guerra contro lUnione Sovietica; dopo la fase offensiva attraverso lUcraina fino al Don, alla fine del 1942 lARMIR (Armata Italiana in Russia) venne travolta da forze superiori in mezzi ed uomini. Mitragliere di fanteria sul fronte greco

Caporale del 73 reggimento Lombardia in Jugoslavia

Cavalleria nella steppa

In Africa Settentrionale a uniniziale puntata su Sidi el Barrani le forze del Commonwealth risposero con una controffensiva che le port alloccupazione della Cirenaica. Segu una serie di avanzate e ritirate culminate nellestate del 1942 con lavanzata italo tedesca sino ad El Alamein, a 70 Km da Alessandria. Dopo tre anni di guerra larmamento delle truppe italiane che allinizio del conflitto era, tutto considerato, non inferiore a quello degli altri belligeranti, tranne che per i mezzi corazzati era divenuto superato sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo. La prova venne ad El Alamein, a novembre, quando i cannoni e i carri armati britannici aprirono la strada alle loro fanterie, tenacemente ma inutilmente contrastati da Italiani e Tedeschi quasi privi di mezzi corazzati. Dopo El Alamein, con gli sbarchi alleati in Algeria e Marocco, le sorti dellAfrica Settentrionale erano segnate: la prima Armata italiana, attestatasi in Tunisia, riusc a resistere fino al maggio del 1943. La guerra aveva ormai cambiato il suo corso: a luglio gli Alleati sbarcavano in Sicilia e, nonostante la resistenza incontrata nella piana di Catania, raggiungevano Messina per poi passare in Calabria. Paracadutista del 186 Reggimento Folgore

Bersagliere

Camionette nel sahara

In quei giorni si era giunti a stipulare un armistizio, rimasto per il momento segreto, con gli Alleati, che lo annunciarono l8 settembre, quando i comandi non erano ancora stati messi al corrente dellimminente cambiamento della situazione.

IL MESSAGGIO DI BADOGLIO IL Governo italiano, riconosciuta limpossibilit di continuare limpari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nellintento di risparmiare ulteriori e pi gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto larmistizio al gen. Eisenhower, comandante in capo delle Forze alleate anglo-americane. La richiesta stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilit contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse, per, reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza. E noto quel che accadde allora ai reparti, lasciati senza istruzioni adeguate. LEsercito reag al fulmineo attacco delle truppe tedesche, a Roma, a Cefalonia, a Corf, in Montenegro, in Dalmazia, nellEgeo, in Sardegna ed in Corsica ma, tranne che in questi ultimi due casi, la resistenza venne superata e, ad ottobre, quel che restava in armi dellEsercito era concentrato in Puglia, Basilicata e Sardegna. NellItalia occupata dai Tedeschi ufficiali e soldati, scampati alla cattura e alla deportazione, passarono alla lotta clandestina, sia formando bande partigiane in montagna che agendo in citt con compiti di sabotaggio e di informazione. Per valutare lapporto dellEsercito alla lotta partigiana baster qui ricordare i nomi del Generale Raffaele Cadorna, Comandante del Corpo Volontari della Libert, e quello del Colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, preposto al fronte clandestino militare di Roma, torturato e poi fucilato alle Fosse Ardeatine. Resistenza italiana ai tedeschi il 10 settembre 43 a Roma

Monte Lungo, 8 dicembre 1943

Al Sud, con i reparti rimasti e con i volontari che erano riusciti a sottrarsi alla cattura e ad attraversare le linee, era costituito il Primo Raggruppamento Motorizzato che entrava in azione a Monte Lungo l8 dicembre 1943 e restava poi in linea sino allaprile del 1944 quando, divenuto Corpo Italiano di Liberazione con una forza di circa 30.000 uomini, poteva partecipare alloffensiva estiva alleata nel settore Adriatico. Le truppe italiane erano poi ritirate dal fronte per essere riorganizzate su sei Gruppi di Combattimento, addestrati, equipaggiati, armati e vestiti allinglese. Quattro di questi Gruppi (vere e proprie Divisioni che per gli Alleati non volevano chiamare con questo nome) entrarono in linea nei primi mesi del 1945 partecipando alloffensiva finale ed entrando, con qualche reparto, a Bologna insieme alle prime truppe alleate.

La causa alleata si giov inoltre dellapporto delle Divisioni Ausiliarie, addette ai servizi nelle retrovie e, in taluni casi, anche in linea. In quasi cinque anni di guerra lEsercito aveva avuto, sui vari fronti, oltre 246.000 morti e dispersi e centinaia di migliaia di mutilati e feriti. Fanti del Gruppo da combattimento Cremona

LESERCITO ALLA FINE DEL SECONDO CONFLITTO


La guerra perduta, la definitiva caduta del fascismo, il referendum istituzionale che vide prevalere la repubblica sulla monarchia, una difficilissima contingenza economica e le clausole restrittive del trattato di pace segnarono i primi anni della ricostruzione dellEsercito. Nonostante la diversa opinione del Generale Cadorna, Capo di Stato Maggiore tra il 1945 ed il 1947, si prefer tornare allesercito di larga intelaiatura. Fino al 1949 ed alladesione dellItalia al Patto Atlantico, lassestamento fu piuttosto lento e lesercito di campagna poteva contare in quel momento su sette Divisioni di Fanteria due delle quali motorizzate ed una Brigata Corazzata, incomplete nella forza e nei mezzi. Lassistenza americana, che sostitu quella britannica, permise di superare le difficolt e nel 1953 lesercito di campagna disponeva di 10 Divisioni di Fanteria, 3 Divisioni Corazzate e 5 Brigate Alpine, oltre ai supporti tattici e logistici.

Proprio nellestate di quellanno, il timore di un colpo di mano iugoslavo su Trieste ancora Territorio Libero sotto lamministrazione degli Alleati port al richiamo alle armi di un limitato contingente e ad un potenziamento dello schieramento sulla frontiera orientale. Lanno successivo, comunque, la questione di Trieste era risolta ed il 26 ottobre, sotto la pioggia ed aprendosi a fatica il passaggio tra la folla scesa nelle strade per festeggiarli, i soldati italiani tornavano nella citt giuliana. Il 4 novembre veniva festeggiato con una grande parata alla presenza del Presidente della Repubblica, Einaudi, che conferiva al gonfalone della citt la Medaglia dOro al Valor Militare.

Artiglieria sulla strada per Trieste

Le truppe italiane dellEsercito di Liberazione erano, alla fine del conflitto, ripartite in tre categorie a seconda della dipendenza e dellimpiego e consistevano in: ITI-ITI su tre divisioni di sicurezza interna e truppe di comandi ed enti interni; BR-ITI ripartite in cinque gruppi di combattimento e cinque divisioni amministrative; US-ITI suddivise in un comando equivalente al corpo darmata e due divisioni amministrative. Un complesso di circa 320.000 uomini, 180.000 dei quali andarono in congedo entro la fine del 1945. Il 14 novembre 1945, su disposizione del Quartier Generale alleato in Italia, lEsercito torn sotto lautorit del Governo italiano.

Reparto in armi

In attesa delle clausole del trattato di pace di Parigi, lordinamento dellEsercito di Transizione venne concordato tra i rappresentanti della Military Mission of the Italian Army ed il Ministero della Guerra italiano. Esso prevedeva un comando centrale (Ministero e Stato Maggiore Esercito); una organizzazione militare territoriale, basata sui comandi militari territoriali, i distretti e i depositi; truppe per la protezione delle frontiere, le quali oltre ai gruppi di combattimento ed al reggimento Garibaldi, dovevano includere almeno due gruppi alpini, da costituire; truppe per la sicurezza interna, comprendenti tre divisioni e una brigata territoriale; scuole per addestramento, cio lAccademia Militare ed il Centro Addestramento di Cesano; unit varie dei servizi. La consistenza dellEsercito di Transizione fu stabilita in 140000 uomini. La ridotta forza numerica e la povert degli armamenti limitavano di molto le possibilit operative dellesercito, in grado tuttal pi di garantire la sicurezza interna e lordine pubblico.

Nel gennaio 1947 la struttura operativa dellEsercito italiano era basata su cinque divisioni di fanteria binarie, dieci reggimenti di fanteria autonomi (di cui tre alpini, uno bersaglieri e uno granatieri) cinque gruppi esploranti di cavalleria, tre brigate di fanteria oltre a undici comandi militari territoriali, undici centri addestramento reclute, scuole ed enti vari.

Le clausole militari del trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947 prevedevano, tra laltro: lo smantellamento di tutte le fortificazioni alpine ai confini con la Jugoslavia e la Francia e di quelle costiere in Sardegna e nelle isole della Sicilia; il divieto di possedere e sperimentare armi atomiche, missili, razzi e cannoni con gittate superiori ai 30 km; la limitazione allimpiego di soli 200 carri armati; una forza effettiva massima di 250.000 uomini alle armi per le tre forze armate e i carabinieri. Nella ricostruzione dellEsercito, il Governo italiano prefer adottare la formula collaudata e tradizionale del servizio obbligatorio di leva, con una ferma di 18 mesi, anzich seguire gli orientamenti alleati, che auspicavano la creazione di un esercito volontario.

Alpini in parata

LA PROGRESSIVA RISTRUTTURAZIONE DELLESERCITO SINO AD OGGI


La difesa della frontiera orientale, la cosiddetta soglia di Gorizia, era nellambito della NATO la priorit assegnata allEsercito e tale rimase fino agli inizi degli anni 90. Gi negli anni 70, per far fronte ad una lenta ma progressiva perdita di efficienza dello strumento militare, si procedette ad una prima ristrutturazione, che lordinamento del 1975 sanc riducendo la forza di un terzo. Questa ristrutturazione, che incise prevalentemente sui reparti operativi, si rivel insufficiente cosicch si dovette procedere ad ulteriori tagli verso la met degli anno 80 e ad un adeguamento nel 1990-91, abolendo le divisioni ed autorizzando al contempo, sempre con maggiori facilitazioni, lobiezione di coscienza. Tutto questo mentre iniziavano le missioni allestero, sotto lo guida della Forza di Intervento Rapido, missioni che si sarebbero poi susseguite dopo il collasso del blocco sovietico, cos da rendere sempre pi necessario un nuovo modello di difesa, che si e cercato di realizzare passando gradualmente da un esercito di leva ad un esercito di mestiere. Questo processo di professionalizzazione porter la forza operativa ad avere in futuro 112.000 unit. Leliminazione della leva, infatti, ha determinato un miglioramento del livello di prontezza operativa e del grado di addestramento, al prezzo per di dolorose contrazioni organiche dello strumento operativo. In tempi recenti sono state soppresse due brigate, mentre altri provvedimenti di scioglimento di reparti sono previsti a breve termine, che riguarderanno in particolare la componente addestrativa. E previsto anche uno snellimento dellorganizzazione di vertice con leliminazione degli ispettorati e la riduzione di alti comandi territoriali ed una ulteriore razionalizzazione e semplificazione dellorganizzazione logistica. Quanto allorganizzazione operativa di vertice, attualmente dal Capo di Stato Maggiore dipende il Comando Forze Operative Terrestri (COMFOTER) con sede in Verona, che si avvale del Comando dei Supporti Tattici delle FOTER con sede a Treviso. A seguire, dal COMFOTER dipendono i seguenti Comandi Operativi: Comando 1 Forze Operative Difesa (FOD), con sede in Vittorio Veneto; Comando 2 Forze Operative Difesa (FOD), con sede a San Giorgio a Cremano; Comando Truppe Alpine, con sede a Bolzano; Comando C.A. di Reazione Rapida, con sede a Solbiate Olona; Comando Trasmissioni e Informazioni Elettroniche, con sede in Anzio; Comando Aviazione dellEsercito, con sede in Viterbo.

Attualmente sono operative undici Brigate di manovra e cinque di supporto, oltre a quattro comandi di proiezione, con cui lEsercito partecipa a varie forze multinazionali di pronto intervento NATO, dellUnione Europea e delle Nazioni Unite. Migliaia di militari dellEsercito Italiano sono schierati nei contingenti europeo, africano ed asiatico nel contesto di missioni umanitarie di sostegno alla pace, di osservazione e monitoraggio, di controllo del cessate-il-fuoco e degli accordi di pace, di cooperazione e di assistenza militare. I compiti assegnati alla Forza Armata sono la difesa degli interessi vitali del Paese, la salvaguardia degli spazi euro-atlantici; la gestione delle crisi internazionali, il concorso alla salvaguardia delle libere istituzioni e lo svolgimento di compiti specifici in circostanze di pubbliche calamit e in altri casi di straordinaria necessit e urgenza.

IL RECLUTAMENTO FEMMINILE
A partire dellanno 2000, la Forza Armata ha iniziato a reclutare anche personale femminile, novit quasi assoluta nel nostro paese, dove erano state storicamente arruolate ed impiegate per brevi periodi ed in circostanze del tutto particolari le ausiliarie della R.S.I. e le Cafine dellimmediato periodo post-bellico, rendendo ovviamente necessaria la creazione di appositi capi vestiario, operazione preceduta da tutta una serie di attivit di studio, di ricerca e di sperimentazione finalizzate allindividuazione di manufatti che risultassero idonei dal punto di vista tecnico-funzionale e fossero gradevoli esteticamente, secondi i principi organizzativi seguiti dalle aziende manifatturiere per la creazione di una linea di abbigliamento adeguata alle esigenze dello strumento militare. Le uniformi per il personale femminile,pertanto, ricalcano globalmente quelle maschili per tipo e composizione, con la sola aggiunta di indumenti tipicamente femminili, quali ad esempio la gonna, la borsa a tracolla ed i gambaletti in luogo delle calze lunghe di cotone e con alcune differenze di taglio nella giacca, quali labbottonatura al contrario e lassenza delle tasche al petto, ai quali fu aggiunto nel 2005 un modello di berretto rigido cosiddetto francesina, mutuato da quello in dotazione al personale femminile dellArma dei Carabinieri.

LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Allinizio della sua storia (1861) la presenza fuori confine dellEsercito Italiano si verificava in occasione di guerre difensive e offensive, come quelle coloniali. Se si eccettuano le battaglie per il completamento dellUnificazione Nazionale, che videro lEsercito Italiano presente in territori stranieri, come quello pontificio nel 1870, la prima Missione allestero che affront fu la campagna dEritrea che si apr con lo sbarco del Col. Tancredi Saletta a Massaua nel 1885 e che impegnava 800 uomini. Molto cambiato dallultimo scorcio dellOttocento. Oggi, a pi di un secolo di distanza, la presenza allestero dellEsercito Italiano segnala la partecipazione dellItalia a Missioni Internazionali sotto legida dellONU, della NATO, nellambito di Forze Multinazionali, configurandosi moderno ed efficiente organismo dedito a consolidare la pace e la stabilit in scenari molto delicati del nostro mondo e a contrastare il terrorismo internazionale. Le missioni condotte sotto legida dellOrganizzazione delle Nazioni Unite sono diventate famose per il colore caratteristico del copricapo e degli elmetti indossati dai loro componenti: i caschi blu. Le missioni ONU sono di diversa tipologia e si compongono sia di piccoli Nuclei di Ufficiali Osservatori, sia di Reparti organici di diversa consistenza. LEsercito Italiano prende parte al momento sia alle Missioni di Osservazione che a Missioni con i Reparti. Quanto alle Missioni di Osservazione, citiamo le seguenti: UNMOGIP (India e Pakistan), UNTSO (Siria, Israele, Libano, Egitto), MINURSO (Sahara occidentale), UNIIMOG (Iran e Iraq), UNIKOM (Iraq e Kuwait), UNAVEM (Angola), MONUC (Congo), UNMIK (Kosovo), UNIMEE (Etiopia e Eritrea), UNOWA (Senegal). Quanto alle Missioni con i Reparti, citiamo le seguenti: UNIFIL LEONTE (Libano), UNIFIL (Libano), UNTAG (Namibia), UNOCA (Afghanistan), UNOSOM (missione Ibis Somalia), ONUMOZ (Missione Albatros Mozambico), UNMIS (Operazione Nilo Sudan).

Missione UNMOGIP (in corso dal luglio 1949)


Il gruppo degli Osservatori Militari delle Nazioni Unite in India e Pakistan stato costituito nel luglio del 1949 a seguito di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Lattivit dellUNMOGIP trae origine dallaccordo tra i rappresentanti militari dellIndia e del Pakistan, noto come Trattato di Karachi, che determin la tregua darmi nel conflitto indo-pakistano nato per la questione Jammu Kashmir risalente alla spartizione dellex India britannica nel 1947 e successivamente perfezionato nel 1972 con il Trattato di Simla. LUNMOGIP si compone di 44 Ufficiali. Il contributo italiano di 7 Ufficiali osservatori, che per sono entrati a far parte della missione soltanto nel 1961. I compiti affidati allUNMOGIP consistono nel vigilare e riferire alle Nazioni Unite sullosservanza del mantenimento dello status quo lungo la linea del cessate il fuoco, chiamata dal 1971 linea di controllo e del rispetto delle clausole del trattato di Karachi. Vista linstabilit della situazione, dal 1949 ad oggi 5 Ufficiali Osservatori sono morti in servizio: la missione tuttora in corso. Il suo Quartier Generale per sei mesi allanno nella citt di Rawalpindi in Pakistan e per gli altri sei nella citt di Srinagar in India. Fra il 1994 ed il 1997, per la prima volta nella storia delle Missioni ONU, un Ufficiale Generale italiano, il Generale di Divisione Alfonso Pessolano ne stato al comando. Dal settembre 2004 al Comando il Gen. Div. Guido Dante Palmieri.

MISSIONE UNTSO (in corso dal 1958)


Il Gruppo Osservatori Militari Italiani opera in Medio Oriente (Libano, Siria, Israele, Egitto) dal 1958, in ottemperanza al contenuto delle disposizioni emanate dal Segretario Generale delle Nazioni Unite di concerto con il Ministro degli Esteri. Gli Ufficiali Osservatori, che attualmente sono sette, hanno il compito di segnalare al Comando UNTSO (United Nations Supervision Organization) ed agli osservatori degli altri paesi ogni trasgressione al cessate-il-fuoco tra le parti in causa, Israele, Libano, Giordania, Egitto e Siria. In quella regione dipendono operativamente e disciplinarmente dal Comando del Gruppo Osservatori dellONU ed agiscono disarmati, utilizzando soltanto strumenti di osservazione e mezzi di trasmissione. Tra tutti gli Ufficiali che sono stati inviati sul posto sino ad oggi c anche un caduto: il Capitano Carlo Olivieri, ucciso al suo posto di osservazione il 6 ottobre del 1973 sul canale di Suez. In tutto sono stati 28 gli osservatori caduti. Il Gruppo di Osservatori ripartito in numerosi sottogruppi: Egitto, Libano, Beirut, Damasco, Tiberiade, Golan, Amman. Il Quartier Generale dellUNTSO sito nel palazzo dellex Governatore sul Monte del Cattivo Consiglio a Gerusalemme. Oltre a presidiare i confini di Israele e degli stati confinanti lUNTSO diventata il principale fornitore di osservatori per le varie missioni dellONU. Dal 1 Aprile 2000 la Missione guidata dal Maggior Generale Franco Ganguzza, Ufficiale Generale dellEsercito Italiano.

MISSIONE MINURSO (in corso da luglio 1991)


La MINURSO (Mission des Nation Unies pour le Referendum dans le Sahara Occidentale) stata disposta con risoluzione dellONU n. 690 del 29 aprile 1991 per controllare lo svolgimento del referendum, programmato entro il termine di 29 settimane dallentrata in vigore del cessate-il-fuoco tra le forze marocchine e quelle del Fronte Polisario, volto a decidere lindipendenza dellex colonia spagnola annessa di fatto dal Marocco nel 1975. In pratica i 75.000 cittadini del Sahara Occidentale dovranno decidere se dar vita ad un nuovo Stato o no. Il personale delONU, circa 2.300 persone in rappresentanza di 35 Paesi, fa parte di un complesso costituito su una componente civile, una di polizia ed una militare. La componente di polizia ha lincarico di garantire lordine pubblico durante lo svolgimento della consultazione ed assicurare lincolumit dei guerriglieri iscritti nelle liste elettorali. La componente civile ha il compito di amministrare il territorio, di espletare le operazioni preliminari del referendum e di controllare il rientro dei profughi sahrawi. La componente militare dislocata sia nel territorio del Sahara Occidentale e nellarea di Tindouf (Algeria) e ha il compito di controllare sia la riduzione complessiva delle truppe del Regno del Marocco entro le dodici settimane successive allentrata in vigore del cessate-il-fuoco che la dislocazione delle truppe dei due contendenti nei rispettivi accampamenti. Il Contingente militare comandato da un Generale ed composto da 1.650 uomini di cui 550 Ufficiali Osservatori. Alla missione partecipano 4 Ufficiali Osservatori italiani che sono giunti nella localit di Laayoune, Quartier Generale della missione, il 27 settembre 1991. Uno di essi stato ferito nel corso di una missione di sorveglianza e osservazione.

MISSIONE UNIIMOG (ago. 1988 feb. 1991)


Questa missione (United Nations Iran Iraq Military Observer Group) fu istituita nellagosto 1988 al termine della guerra fra Iran e Iraq durata oltre sei anni. Scopo della Missione era di verificare, confermare e supervisionare il cessate-il-fuoco ed il ritiro delle forze irachene ed iraniane dalla linea di contatto fino ai confini internazionalmente riconosciuti fra i due paesi. La Missione ebbe termine nel febbraio del 1991. E stata composta da osservatori militari provenienti da Argentina, Austria, Australia, Bangladesh, Canada, Danimarca, Finlandia, Ghana, Ungheria, India, Indonesia, Irlanda, Italia, Kenya, Malaysia, Nuova Zelanda, Nigeria, Norvegia, Per, Polonia, Senegal, Svezia, Turchia, Uruguay, Yugoslavia e Zambia.

MISSIONE UNIKOM (1991 2003 )


Con la risoluzione n. 689 del 9 aprile 1991 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite venive istituito un gruppo di osservatori militari lungo il confine tra Iraq e Kuwait. Dal 28 aprile gli osservatori garantiscono il rispetto della fascia smilitarizzata esistente tra i due paesi in attesa che riprendano i reciproci rapporti diplomatici. I circa 300 osservatori di 33 nazioni svolgono attivit di controllo e ritiro di tutte le unit presenti nella zona smilitarizzata che si estende lungo la frontiera dei dure Stati e per una profondit di 10 Km in territorio irakeno e 5 Km in territorio Kuwatiano, distacco di posti di osservazione lungo le principali rotabili che collegano la zona smilitarizzata allo scopo di controllare i movimenti di personale e mezzi ed effettuare rilevamenti e pattugliamenti aerei e fluviali sulla zona smilitarizzata. Sono inoltre presenti genieri canadesi e elicotteristi cileni; il reparto comando fornito dalla Danimarca, il reparto medico dalla Norvegia e aerei leggeri sono forniti dallAviazione Svizzera. Il gruppo di osservatori italiani si compone di 7 Ufficiali dellEsercito e 1 dellAeronautica, i quali, come il resto degli osservatori dellUNIKOM (United Nations Iraq Kuwait Observer Group), dipendono dal Quartier Generale situato in UmmQsar, in territorio irakeno. Fra il 1996 e il 1997 la missione stata posta sotto la guida del Magg. Gen. Giangiuseppe Santillo. Il mandato terminato il 6 ottobre 2003.

MISSIONE MONUC (1999 2003)


Sono stati due gli Ufficiali Osservatori Italiani impegnati nella Missione di Osservazione delle Nazioni Unite in Congo (MONUC). Costituita il 30 novembre 1999 la Missione stata originata dallaccordo sul cessate-il-fuoco di Lusaka, firmato da Namibia, Randa, Uganda, Zambia, Zimbabwe, Repubblica Democratica del Congo ed i due movimenti ribelli congolesi. Costituita inizialmente dal personale di precedenti piccole missioni ONU presenti in Congo, dal 24 febbraio 2000 la forza di MONUC passata a 5537 uomini, compresi 500 osservatori. La missione ha il compito di supervisionare limplementazione del cessate il fuoco ed investigare eventuali violazioni. Oltre allItalia, numerose sono le nazioni che hanno contribuito alla missione, tra le quali il Sud Africa, la Tunisia e la Federazione Russa.

MISSIONE UNIFIL LIBANO (in corso dal 1979)


Dal 1979 opera in Libano uno Squadrone Elicotteri della Cavalleria dellAria nellambito della Forza UNIFIL (United Nations Interim Forces in Lebanon). Essa viene costituita in seguito agli avvenimenti del marzo 1978 quando lo Stato dIsraele, stanco delle continue incursioni provenienti dal territorio libanese, decide di invadere il Libano fino al fiume Litani. Il Consiglio di Sicurezza dellONU deliber limmediato invio di un contingente militare di 4.000 uomini con il compito di interporsi tra le forze palestinesi e le forze israeliane che, terminata lazione dimostrativa, erano arretrate nei propri confini lasciando una fascia di circa 10 Km a garanzia di eventuali sorprese. La zona dove dislocata la forza di interposizione ONU delimitata a nord dal fiume Litani, ad est dallAltopiano del Golan (congiungendosi con il contingente Undof che presidia il confine sirio-israeliano), a sud dalla zona profonda 10 Km dal confine israeliano, ad ovest dal Mar Mediterraneo. Questa zona nel corso degli anni stata teatro di scontri tra le opposte fazioni in cui hanno perso la vita 170 caschi blu. Il contingente italiano, su base interforze, operante in Libano dal 1979. Il contributo dellEsercito di 34 uomini e 4 elicotteri AB-205 del 1 Reggimento Antares. I compiti dellunit sono quelli di ricognizione, ricerca e soccorso, trasporto sanitario e collegamento. Lattivit non conosce soste e viene svolta sia di giorno che di notte.

MISSIONE UNTAG (dal 1989 al 1990)


La Namibia, ex colonia tedesca dellAfrica del Sud Ovest fu assegnata dalla Societ delle Nazioni nel 1920 al Sudafrica quale potenza mandataria a da questultima annessa di fatto nonostante il mancato riconoscimento delle Nazioni Unite. E stata poi teatro di una lunga guerriglia condotta dallo SWAPO (organizzazione del popolo dellAfrica del Sud-Ovest) sostenuta dal regime dellAngola, a sua volta aiutata da cubani, sovietici e tedeschi dellEst. Il 13 dicembre 1988 dopo lunghe trattative, i governi di Pretoria, Luanda e lAvana sottoscrivevano un accordo per il ritiro dei cubani dallAngola, la successiva smilitarizzazione della Namibia da parte dei sudafricani e la proclamazione dellindipendenza dello Stato. Nel quadro della risoluzione dellONU n. 455/78, lItalia intervenuta nellambito dellUNTAG (United Nations Temporary Assistance Group) con uno squadrone elicotteri denominato Helitaly al comando del Tenente Colonnello Antonio Lattanzio. I compiti affidati allo squadrone riguardavano lo sgombero sanitario della popolazione, la ricerca ed il soccorso, il trasporto di personale e materiali ed il collegamento fra il comando centrale e quelli periferici. Nel periodo tra il 30 marzo 1989 ed il 7 aprile 1990,dalle basi di Rundu e Ondagua sono state effettuate 1.130 missioni per un totale di 2.835 ore di volo, di cui 44 sgomberi sanitari. Helitaly ha trasportato 7.635 persone e 2.690 quintali di materiale. LUNTAG, con un effettivo di 8.000 persone, aveva il Quartier Generale a Windhoek ed era suddivisa in tre componenti: militare, di polizia e civile. La missione ha avuto 19 caduti. Il contingente italiano non ha sofferto perdite.

MISSIONE UNOCA (1989 1990)


Sul finire del 1988 il Governo Italiano approvava la partecipazione alliniziativa internazionale promossa dallONU, nel pi vasto programma di aiuti allAfghanistan (UNOCA, United Nations Office for Coordinating Relief in Afghanistan, Operation Salama) per bonificare quel territorio dalla presenza di circa cinquanta milioni di mine lasciate sul territorio in circa 10 anni di attivit bellica. Il 30 marzo 1989 furono inviati otto Ufficiali del Genio con il compito di addestrare istruttori e personale in grado a loro volta di formare altro personale capace di disattivare e far brillare le mine in condizioni di sicurezza. Tali ordigni, disseminati in tutto il territorio, rendevano pericoloso il rientro dei profughi, che avevano abbandonato il paese per rifugiarsi in Pakistan nelle zone di Quetta e Peshawar. LItalia ha partecipato a questa attivit dal 30 marzo al 14 ottobre 1989. La missione italiana rientrata in patria il 15 ottobre 1989. Una seconda missione iniziata il 1 maggio 1990 e si conclusa il 14 ottobre 1990 nel campo di addestramento di Quetta (Pakistan) con le stesse finalit della prima ed era composta da quattro Ufficiali e due Sottufficiali del Genio che hanno costituito due teams addestrativi con lo status di esperti dellONU quali consulenti civili in servizio temporaneo. Le missioni italiane si sono inserite in un programma analogo a quello svolto da nuclei del genio degli eserciti di Australia, Canada, Francia, Gran Bretagna, Norvegia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Turchia.

UNOSOM MISSIONE IBIS (1992-1994)


In risposta alla richiesta avanzata dallONU che in precedenza aveva gi disposto lavvio di UNOSOM (United Nations Operation in Somalia) per tentare di fronteggiare la situazione nel Paese del Corno dAfrica stremato da anni di guerra civile, di carestia e di pestilenze, il 13 dicembre, nellambito delloperazione umanitaria multinazionale Restore Hope, i primi reparti italiani iniziano ad affluire in Somalia. Denominato ITALFOR-IBIS e posto al Comando del Generale di Divisione Giampiero Rossi, il contingente italiano incentrato sulla Brigata Paracadutisti Folgore e comprende anche personale della Marina e dellAeronautica. A partire dal 4 maggio 1993, la missione multinazionale Restore Hope assumeva la fisionomia di missione ONU e le forze schierate venivano poste sotto il controllo operativo del Comando UNOSOM 1. Lo stesso giorno il Generale Rossi cedeva la responsabilit di Comando del Contingente Italiano al Generale Bruno Loi. Il 6 settembre 1993, la Brigata Paracadutisti Folgore veniva avvicendata dalla Brigata meccanizzata Legnano comandata dal Generale Carmine Fiore. Il 16 gennaio 1994 iniziava il ripiegamento del nostro Contingente, con la graduale cessione dei settori di responsabilit. Loperazione si concludeva il 21 marzo 1994. Le unit dellEsercito impiegate nelloperazione IBIS hanno operato in un settore di responsabilit profondo circa 360 Km e largo 150 Km: in pratica da Mogadiscio fino al confine con lEtiopia. Esse hanno assolto il compito loro assegnato nel pieno rispetto dello spirito del mandato delle Nazioni Unite. Durante la missione hanno perso la vita undici militari italiani, una infermiera volontaria della Croce Rossa e due giornalisti della Rai.

MISSIONE ALBATROS ONUMOZ (1993 1994)


Gli Accordi di Pace, siglati a Roma il 4 ottobre 1992 tra il Governo del Mozambico e la RENAMO (Resistenza Nazionale Mozambicana), sanciscono che la supervisione ed il controllo dellattuazione delle clausole del trattato vengano affidate alle Nazioni Unite. Il 16 dicembre, il Consiglio di Sicurezza autorizza lOperazione ONUMOZ (United Nations Operations in Mozambique), la quale ha il compito di favorire il processo di pacificazione. In particolare, la componente militare della missione riceve il mandato di monitorare e verificare il cessate-il-fuoco, la separazione e la concentrazione delle forze contrapposte, la loro smobilitazione e la raccolta, stoccaggio e distruzione delle armi; inoltre, il completo ripiegamento fuori dai confini delle forze militari straniere e la smobilitazione dei militari e dei gruppi armati irregolari; attuare misure di sicurezza in favore di infrastrutture e servizi vitali, fornire sicurezza alle attivit svolte dalle Nazioni Unite e dalle altre organizzazioni internazionali a sostegno del processo di pace, con particolare riguardo ai corridoi di collegamento tra il mare ed il confine del Paese. LItalia ha contribuito alla missione sino allaprile del 1994 con un Contingente di 1.030 uomini, fornito dalle Brigate Taurinense prima e Julia poi. LUnit a livello Reggimento, articolata su un battaglione di fanteria alpina, un battaglione logistico, un gruppo squadroni dellAviazione dellEsercito ed un Reparto di Sanit, ha cominciato la spiegamento nel marzo 1992, assumendo la responsabilit operativa del Corridoio di Beira nei primi giorni di Aprile. In tal senso, ed in ragione sia della vitale importanza del corridoio via di collegamento principale tra lo Zimbabwe ed il mare, servita da una rotabile, da una ferrovia e da un oleodotto sia del livello di efficienza operativa e logistica dellUnit, il Contingente Italiano ha assunto il ruolo di forza di riferimento, con funzioni di supporto logistico e sanitario a favore di tutte le Forze ONU presenti nella regione. Dal 2 maggio 1994, concluso il ripiegamento della maggior parte dei reparti, il Contingente, forte di 230 uomini e formato dal Reparto di Sanit e da unUnit di sostegno, ha assunto il nome di Albatros 2 ed stato ridislocato a Beira con il compito di continuare ad assicurare il sostegno sanitario a favore del personale ONU operante nella Regione Centro nonch delle popolazioni locali.

MISSIONE UNMIS NILO SUDAN (2005)


Il 9 gennaio 2005 il Governo Sudanese e il Movimento Popolare per la Liberazione del Sudan (Sudan Peoples Liberation Movement/Army SPLM/A) hanno firmato a Nairobi in Kenia un accordo di pace (Comprehensive Peace Agreement CPA) che stabilisce le norme per la divisione del potere tra il Nord ed il Sud del Sudan, il raggiungimento di una spinta autonomia del Sud nel 2011, la spartizione delle risorse naturali, la sicurezza del Paese ed il ritiro delle truppe appartenenti alle parti contrapposte dalle aree di occupazione. Accordo che pone fine ad una guerra, iniziata negli anno 80, che ha provocato la morte di centinaia di migliaia di persone. A seguito del mancato rispetto degli accordi previsti dal CPA, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha emanato il 24 marzo 2005 la Risoluzione 1590 che prevede, tra laltro, limpiego di una forza militare multinazionale, su base Shirbrig (Brigata multinazionale nata nel 1997, con sede vicino a Copenaghen, che costituisce lo strumento operativo di pronto impiego dellONU), autorizzata ad avviare la missione UNMIS United Nation Mission in Sudan. La missione di UNMIS supportare limplementazione del CPA e assistere il Governo Sudanese e il SPLM/A nellapplicazione del CPA, allo scopo di pervenire ad un referendum pacifico. LItalia partecipa alla missione UNMIS con un Contingente Nazionale a livello Battaglione, denominato Task Force LEONE, con il compito di concorrere alla costituzione della componente militare della missione. Loperazione in ambito nazionale stata denominata Operazione NILO. Il Contingente su base del 183 Reggimento paracadutisti Nembo rientrato in Patria il 20 dicembre 2005.

MISSIONE UNIFIL LEONTE (in corso dal 2006)


Con la Risoluzione n. 1701 del 11 agosto 2006 il Consiglio di Sicurezza dellONU ha previsto il potenziamento del contingente militare UNIFIL fino a un massimo di 15.000 uomini, da schierare in Libano in fasi successive, espandendo larea di operazioni a tutto il territorio libanese a sud del fiume Litani. In tale contesto le unit di UNIFIL, su richiesta del Governo libanese, agiscono come forze cuscinetto tra i contendenti. La citata isoluzione estende il mandato della Forza di UNIFIL fino al 31 agosto 2007. Il 1 novembre 2006 il Comandante della Joint Landing Force Lebanon ha assunto la responsabilit del Settore Ovest dellAoR (Area of Responsabilit) di UNIFIL e, conseguentemente, della Brigata Ovest della forza ONU, composta da due battaglioni italiani, un battaglione francese ed un battaglione ghanese. LItalia, allo scopo di contribuire allincremento del pacchetto di forze a disposizione di UNIFIL, partecipa alla missione internazionale, denominata in ambito nazionale Operazione Leonte, con un contingente di circa 2.500 unit.

MISSIONI NATO
La NATO (North Atlantic Treaty Organization) lorganizzazione di difesa delle nazioni occidentali sorta allindomani della seconda guerra mondiale intervenuta per la prima volta per pacificare i paesi della ex Jugoslavia. LEsercito Italiano ha partecipato e partecipa a varie missioni NATO con limpiego di reparti organici, di seguito indicate: Missione IFOR/SFOR nella Bosnia-Erzegovina (1995-2004); Missione Joint Guarantor in Macedonia (1998-1999); Missione KFOR in Kosovo (1999 - ancora in corso); Missione Allied Harbour in Albania (1999); Task Force Essenzial Harvest in Macedonia (2001); Operazione Amber FoxAllied Harmony in Macedonia (2002); Missione ISAF in Afganistan (2003); Operazione Indus in Pakistan (2005).

MISSIONI EU
LUnione Europea dopo l11 settembre ha sentito la necessit di elaborare un vero e proprio documento di strategia per la sicurezza dellunione. Tale documento evidenzia che, alla luce delle nuove minacce (NBC, fondamentalismi e terrorismi di varia natura, ecc) e dellevoluzione dei concetti classici di difesa in nuove forme di lotta preventiva e di contrasto su vasta scala alla criminalit organizzata, la politica estera europea deve presupporre la disponibilit di forze militari capaci di condurre missioni umanitarie volte a ristabilire la pace anche con luso della forza. LEsercito Italiano ha partecipato alla Missione EUFOR CONCORDIA FYROM in Macedonia dal 31 Marzo al 15 dicembre 2003; partecipa dal 2004 alla Missione EUFOR ALTHEA in Bosnia Erzegovina e dal 1999 alla Missione di Osservazione EUMM nella ex Yugoslavia ed Albania.

MISSIONI MULTINAZIONALI
In diverse occasioni lEsercito Italiano stato impegnato in missioni oltremare organizzate da pool di nazioni in grado di rispondere pi rapidamente alle situazioni di crisi. Sono di questo tipo ad esempio le missioni condotte in Libano, Kurdistan, in Albania. Di seguito lelenco aggiornato: Missione Libano 1 e Libano 2 (19821984); Missione Airone in Kurdistan (1991); Operazione Ippocampo in Ruanda (1994); Operazione Alba in Albania (1997); Operazione Stabilise a Timor Est (19992000); Missione ISAF in Afganistan (20022003); Operazione Enduring Freedom in Afganistan (2003); Operazione Antica Babilonia in Iraq (2003); missione si osservazione Jmm/Jmc in Sudan (2002 in corso).

DELEGAZIONI DI ESPERTI

Frutto ddi accordi bilaterali le delegazioni di esperti sono formate da nuclei di ufficiali e sottufficiali specializzati in particolari settori ed operano in concorso alle forze armate locali per migliorarne gli standard qualitativi. LEsercito Italiano e presente con proprie delegazioni a Malta (1973in corso ), in Marocco (1977 1990), in Somalia (gennaio 1983 settembre 1990), Kuwait (settembredicembre 1990), Albania (1977in corso).

OPERAZIONI SUL TERRITORIO ITALIANO


Dal 1945 la Forza Armata intervenuta in concorso alle Forze dellOrdine in occasione di: Attivit di antibanditismo in Sicilia nellimmediato dopoguerra; Operazioni condotte in Alto Adige per prevenire atti terroristici da parte dei movimenti separatisti sud tirolesi (1961-1968); Sorveglianza delle tratte ferroviarie di S. Eufemia Lamezia Villa S. Giovanni (1970-1971) e Chiusi Bologna (1975-1976. 1978-1979); Vigilanza degli Aeroporti di Milano Malpensa e Roma Fiumicino (1975-1976); Attivit di controllo del territorio in occasione del rapimento del Presidente della DC, On. Aldo Moro (1978); Protezione di obiettivi civili di primaria importanza sul territorio nazionale contro minacce terroristiche, durante la Guerra del Golfo (1991); Contenimento e Controllo di oltre 20.000 profughi albanesi sbarcati a pi riprese nel porto di Bari nel 1991 e, successivamente, ospitati presso infrastrutture militari per oltre un anno. Pi di recente, a seguito dellintensificarsi degli episodi malavitosi in alcune aree del territorio nazionale, le Autorit politiche decisero di utilizzare lEsercito Italiano in supporto alle Forze dellOrdine (Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza) per interventi indirizzati alla lotta contro la criminalit organizzata ed al controllo del fenomeno dellimmigrazione clandestina. In tale contesto, la Forza Armata stata dapprima chiamata a svolgere lesercitazione Forza Paris in Sardegna, dal 15 luglio al 22 settembre 1992. In un secondo tempo hanno preso il via le seguenti Operazioni: VESPRI SICILIANI (in Sicilia, dal 25 luglio 1992 al 8 luglio 1998), TESTUGGINE (frontiera italo-slovena, dal 16 agosto 1993 al 28 febbraio 1995), RIACE (Calabria, dal 2 febbraio 1994 al 15 dicembre 1995), PARTENOPE (Napoli, dal 18 febbraio 1994 al 15 dicembre 1995, ripresa il 14 luglio 1997 fino al 30 giugno 1998), SALENTO (Costa pugliese, dal 10 maggio 1995 al 3 novembre 1995), DOMINO (dal 12 ottobre 2001).

SI RIGRAZIA PER LA COLLABORAZIONE: LASSOCIAZIONE CULTURALE CALABRIA IN ARMI LA PRO-LOCO DI CATANZARO Coordinamento lavori di stesura e impaginazione del volume: Ten. Col. Domenico CHIANESI Magg. Andrea GALIANO Gruppo di lavoro per la ricerca: Dott. Mario SACCA (Presidente Associazione Calabria in Armi) Dott. Salvatore BULLOTTA (storico) Ten. Col. Domenico CHIANESI Ten. Col. Salvatore MOSCHELLA Magg. Andrea GALIANO BIBLIOGRAFIA : Massimo De Leonardis, LItalia e il suo Esercito, Edizioni Rai 2005 Roma;

Stefano Ales, Piero Crociani, Uniformi, Cultura e Societ, Editrice Irradiazioni 2007 Roma;

Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito, LEsercito e i suoi Corpi, Roma; AA.VV. recensioni siti web Esercito e Stato Maggiore.