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N O R M A I T A L I A N A CEI

Norma Italiana

CEI 64-13
Data Pubblicazione Edizione
1998-02 Prima
Classificazione Fascicolo
64-13 3667 R
Titolo
Guida alla Norma CEI 64-4 "Impianti elettrici in locali adibiti ad uso medico"

Title
Electrical installations in locations used for medical practice – Installation criteria

IMPIANTI E SICUREZZA DI ESERCIZIO

GUIDA

COMITATO
ELETTROTECNICO CNR CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE • AEI ASSOCIAZIONE ELETTROTECNICA ED ELETTRONICA ITALIANA
ITALIANO
SOMMARIO
La presente Guida tratta principalmente delle condizioni di sicurezza delle installazioni elettriche nei LO-
CALI ADIBITI AD USO MEDICO usati, nelle condizioni ambientali specificate nella Norma CEI 64-4, da
personale adeguatamente istruito sull’uso corretto e sui pericoli connessi a tali uso. Essa ha lo scopo di
spiegare le prescrizioni di sicurezza in maggior dettaglio e di illustrare gli interventi periodici per garantire
che gli impianti elettrici siano efficienti. La numerazione, i titoli ed i riferimenti (salvo le figure le tabelle
e dove diversamente indicato) sono relativi alla Norma CEI 64-4 (1990): sono riportati solo gli articoli per
i quali vengono forniti chiarimenti. Questa Guida è diretta non solo alla realizzazione dell’impianto elettri-
co, ma anche al suo uso e mantenimento. In particolare il personale medico deve prestare notevole at-
tenzione in quanto gli impianti sono realizzati anche sulla base delle destinazioni d’uso locali e pertanto
non tutte le attività mediche possono essere svolte in tutti i locali.
La presente Guida costituisce la ristampa senza modifiche, secondo il nuovo progetto di veste editoriale,
della Guida pari numero ed edizione (Fascicolo 2403 G).

DESCRITTORI
impianti elettrici; locali adibiti ad uso medico; caratteristiche elettriche; contatti indiretti; pericoli di
incendio; pericoli di esplosione; verifiche; messa a terra;

COLLEGAMENTI/RELAZIONI TRA DOCUMENTI


Nazionali (UTE) CEI 64-4:1990-12; CEI 64-4 V1:1994-01;
Europei

Internazionali

Legislativi

INFORMAZIONI EDITORIALI
Norma Italiana CEI 64-13 Pubblicazione Guida Carattere Doc.

Stato Edizione In vigore Data validità 1994-11-1 Ambito validità Nazionale


Varianti Nessuna
Ed. Prec. Fasc. Nessuna

Comitato Tecnico 64-Impianti elettrici utilizzatori di bassa tensione (fino a 1000 V in c.a. e a 1500 V in c.c.)
Approvata dal Presidente del CEI in Data 1994-9-28
in Data

Sottoposta a inchiesta pubblica come Progetto C. 572 Chiusa in data 1993-11-30

Gruppo Abb. 2 Sezioni Abb. A


ICS

CDU

LEGENDA
(UTE) La Norma in oggetto deve essere utilizzata congiuntamente alle Norme indicate dopo il riferimento (UTE)

© CEI - Milano 1997. Riproduzione vietata.


Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del presente Documento può essere riprodotta o diffusa con un mezzo qualsiasi senza il consenso scritto del CEI.
Le Norme CEI sono revisionate, quando necessario, con la pubblicazione sia di nuove edizioni sia di varianti.
È importante pertanto che gli utenti delle stesse si accertino di essere in possesso dell’ultima edizione o variante.
INDICE GENERALE
Rif. Argomento Pag.

CAPITOLO
1 GENERALITÀ 1

SEZIONE
1 OGGETTO E SCOPO DELLA GUIDA 1
1.1.01 Oggetto e scopo della Norma ........................................................................................................................................ 1

SEZIONE
2 DEFINIZIONI 2
1.2.01 Locali adibiti ad uso medico ........................................................................................................................................... 2
1.2.02 Gruppo di locali ....................................................................................................................................................................... 2
1.2.03 Camere di degenza ................................................................................................................................................................ 2
1.2.12 Ambulatori medici di tipo B ............................................................................................................................................ 2
1.2.13¸1.2.15 Egualizzazione del potenziale ........................................................................................................................................ 3
1.2.16 Apparecchio elettromedicale ed apparecchio per uso estetico ............................................................. 3

CAPITOLO
2 CARATTERISTICHE ELETTRICHE PARTICOLARI 3
2.1.01 Valori massimi di caduta di tensione ........................................................................................................................ 3
2.1.02 Prescrizioni aggiuntive per locali di anestesia ................................................................................................... 3

CAPITOLO
3 PROVVEDIMENTI PROTETTIVI PARTICOLARI 4

SEZIONE
1 PROVVEDIMENTI PARTICOLARI CONTRO I CONTATTI INDIRETTI 4
3.1.01 Sistemi di protezione contro i contatti indiretti ................................................................................................. 4
2.1.04 Dimensionamento degli impianti di terra nelle officine elettriche e negli impianti
utilizzatori a tensione nominale > 1000 V ............................................................................................................. 6

SEZIONE
2 APPLICAZIONE DEI SISTEMI DI PROTEZIONE CONTRO I CONTATTI INDIRETTI
NEI DIVERSI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO 6
3.2.01 Protezione contro i contatti indiretti nelle camere di degenza
e negli ambulatori medici di tipo B ........................................................................................................................... 6
3.2.02 Protezione contro i contatti indiretti nei locali per esami di fisio-patologia,
nei locali per idroterapia, nei locali di terapia fisica, compresi i locali
per fisio-massoterapia, per scopi terapeutici,
estetici (di cui in 1.2.01 della presente Guida) ecc.,
nei locali per radiologia e negli ambulatori medici di tipo A ................................................................. 6
3.2.03 Protezione contro i contatti indiretti nei locali per chirurgia,
nei locali per sorveglianza o per terapia intensiva e nei locali per anestesia ............................. 7

SEZIONE
3 ESECUZIONI PARTICOLARI DELLA EGUALIZZAZIONE DEL POTENZIALE 8
3.3.01 Generalità ...................................................................................................................................................................................... 8
3.3.02 Egualizzazione del potenziale nelle camere di degenza,
negli ambulatori medici di tipo A e negli ambulatori medici di tipo B .......................................... 8
3.3.03 Egualizzazione del potenziale nei locali per chirurgia
e nei locali adibiti ad uso medico definiti da 1.2.05 a 1.2.10 .................................................................. 9

SEZIONE
4 PROTEZIONE CONTRO I PERICOLI DI INCENDIO 11
3.4.01 Generalità .................................................................................................................................................................................... 11
3.4.02 Provvedimenti particolari contro l’incendio
nei locali in cui si effettuano somministrazioni di ossigeno .................................................................. 11

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SEZIONE
5 PROTEZIONE CONTRO I PERICOLI DI ESPLOSIONE 12
3.5.01 Generalità .................................................................................................................................................................................... 12
3.5.02 Disposizioni e caratteristiche degli apparecchi
e degli impianti nei locali di anestesia e di chirurgia ................................................................................. 13
3.5.03 Eliminazione delle cariche elettrostatiche ............................................................................................................ 13

CAPITOLO
4 ALIMENTAZIONE DI SICUREZZA 14

CAPITOLO
5 VERIFICHE 15
5.1.01 Verifiche iniziali ...................................................................................................................................................................... 15
5.2.01 Verifiche periodiche ............................................................................................................................................................ 16
Tab. I Applicazione degli articoli della Norma CEI 64-4 in funzione del tipo di locale
ad uso medico e/o dell’attività ivi svolta .............................................................................................................. 17
Tab. II Registro delle verifiche periodiche mensili, semestrali ed annuali ................................................... 19
Tab. II bis Registro delle verifiche periodiche semestrali .................................................................................................. 20
Tab. III Registro delle verifiche periodiche biennali ....................................................................................................... 21
Tab. IV Registro delle verifiche periodiche biennali ....................................................................................................... 22
Tab. V Registro delle verifiche periodiche quadriennali ............................................................................................ 23
Fig. 1 Esempio di quadro elettrico per locali di chirurgia e similari ............................................................... 24
Fig. 2 Locali (indicati con *) nei quali si deve prevedere l’alimentazione
con trasformatore d’isolamento ................................................................................................................................... 25
Fig. 3 Esempio di principio dell’alimentazione nei locali per chirurgia e similari ................................ 26
Fig. 4a Esempio di nodo equipotenziale per le masse estranee negli ambulatori medici
(tipo A e B) .................................................................................................................................................................. 27
Fig. 4b Esempio di nodo equipotenziale e di nodi intermedi ................................................................................ 28
Fig. 5 Esempio di anello equipotenziale per ambulatori medici (tipo A e B) ......................................... 29
Fig. 6 Esempio di collegamento di masse estranee al nodo equipotenziale ............................................ 30
Fig. 7 Esempio di sezione minima del conduttore PE ............................................................................................... 30
Fig. 7.1a Misura della resistenza tra massa estranea e nodo equipotenziale ................................................... 31
Fig. 7.1b Misura della resistenza tra massa estranea e nodo equipotenziale con l’interposizione
di un nodo intermedio ....................................................................................................................................................... 31
Fig. 7.2 Misura della resistenza del conduttore di protezione tra nodo equipotenziale e presa di
alimentazione di un apparecchio elettromedicale con cavo di alimentazione separabile 32
Fig. 7.3 Misura della resistenza del conduttore di protezione tra apparecchio
senza cavo di alimentazione e nodo equipotenziale .................................................................................. 33
Fig. 7.4 Misura della resistenza del conduttore di protezione tra nodo equipotenziale
e presa di alimentazione di un apparecchio elettromedicale con cavo di alimentazione
non separabile ......................................................................................................................................................................... 34
Fig. 7.5 Misura della resistenza del conduttore di protezione tra apparecchio elettromedicale
e nodo equipotenziale ....................................................................................................................................................... 35
Fig. 7.6 Misura della resistenza di isolamento del pavimento ................................................................................. 36
Fig. 8 Esempio di realizzazione di nodi intermedi ...................................................................................................... 37
Fig. 9 ............................................................................................................................................................................................................ 38

Fig. 10 Esempio di collegamento al nodo equipotenziale di un apparecchio elettromedicale ..... 39

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Pagina iv
APPENDICE
A INTERRUTTORI DIFFERENZIALI PER CORRENTI PULSANTI UNIDIREZIONALI 40
Fig. A1 Circuito di principio di un “alimentatore a commutazione” .................................................................. 40
Fig. A2 Circuito raddrizzatore ad onda intera con capacità e corrente
di guasto pulsante unidirezionale lg ........................................................................................................................ 40
Fig. A3 Forma d’onda della corrente differenziale di guasto utilizzata convenzionalmente
per la verifica del comportamento degli interruttori di tipo A ............................................................. 41

APPENDICE
B ESEMPIO DI COLLEGAMENTO DI UN IMPIANTO DI TERRA 42

APPENDICE
C INFORMAZIONI TRATTE DALLA PRESENTE GUIDA RIGUARDANTI LA DIREZIONE SANITARIA,
IL PERSONALE MEDICO ED IL RESPONSABILE SANITARIO 43
Tab. A1 Locali di chirurgia, sorveglianza o terapia intensiva, anestesia e assimilabili ........................... 51
Tab. A2 Locali di idroterapia, terapia fisica, radiologia, fisiopatologia ed assimilabili ........................... 52
Tab. A3 Ambulatori di tipo A ........................................................................................................................................................... 52
Tab. A4 Ambulatori di tipo B, degenze .................................................................................................................................... 53

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GUIDA RIPRODUZIONE SU LICENZA CEI AD ESCLUSIVO USO AZIENDALE
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Pagina vi
1 GENERALITÀ
CAPITOLO

1 OGGETTO E SCOPO DELLA GUIDA


S E Z I O N E

1.1.01 Oggetto e scopo della Norma


La necessità di una Norma specifica, che detti regole più restrittive per gli impian-
ti elettrici nei locali adibiti ad uso medico, nasce dalla situazione di maggior peri-
colo per il paziente che esiste in tali locali e dovuto principalmente a:
n maggiore vulnerabilità del corpo umano, in condizioni di debilitazione,
all’energia elettrica (in proposito vale la Pubblicazione CEI 1335 P “Effetti del-
la corrente attraverso il corpo umano”);
n applicazioni di apparecchiature elettromedicali direttamente sul paziente at-
traverso percorsi con resistenza ridotta (ad esempio la preparazione della pel-
le per l’applicazione degli elettrodi di un elettrocardiografo che richiede l’eli-
minazione delle strato superficiale di sebo e l’applicazione di prodotti per
migliorare la conducibilità elettrica);
n tecniche invasive che mettono direttamente in collegamento elettrico il cuore
del paziente con l’ambiente esterno (pericolo di microshock) come ad es.
l’introduzione di un catetere in prossimità del miocardio o, in misura minore,
l’introduzione di un elettrodo in vena;
n necessità di mantenere in esercizio (anche in caso di primo guasto a terra)
apparecchiature per la sopravvivenza (ventilatori polmonari, cuori artificiali
ecc.) o per la esecuzione dell’intervento operatorio (lampada scialitica ecc.).

L’applicazione della Norma deve essere estesa a tutti i locali in cui si svolge una
pratica medica ed eventualmente ai locali contigui e va coordinata con la Norma
CEI 64-8 (1992) (in particolare si deve tener presente la Sez. 751 che cita, fra gli
esempi di luoghi a maggior rischio in caso di incendio, gli ambienti destinati ai
degenti negli Ospedali) integrata dalle altre Norme CEI pertinenti per alcuni loca-
li particolari.
È da tener presente inoltre che la Norma in oggetto va applicata tenendo conto
della Norma generale degli apparecchi elettromedicali (Norma CEI 62-5 (1991)) e
delle Norme particolari relative agli apparecchi elettromedicali e con il rispetto
delle pratiche operative (verifiche, limitazioni e/o uso di alcuni apparecchi in
specifiche zone ecc.) perché la sicurezza dipende non solo dalle misure di prote-
zione applicate all’impianto, ma anche dalle misure di protezione applicate agli
apparecchi elettromedicali e dal loro corretto impiego.
Questa Guida è diretta non solo alla realizzazione dell’impianto elettrico, ma an-
che al suo uso e mantenimento. In particolare il personale medico deve prestare
notevole attenzione in quanto gli impianti sono realizzati anche sulla base delle
destinazioni d’uso locali e pertanto non tutte le attività mediche possono essere
svolte in tutti i locali.

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CEI 64-13:1998-02 GUIDA
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2 DEFINIZIONI
S E Z I O N E

1.2.01 Locali adibiti ad uso medico


Il responsabile sanitario deve definire le attività cliniche che si svolgono in ogni
locale, in maniera tale da poter permettere una adeguata definizione dei locali
stessi ai fini della applicazione della Norma e, di conseguenza, la scelta di im-
pianti adatti.
L’ambito di applicazione della Norma non è limitato, come sembrerebbe, agli
ospedali ed alle cliniche ma si estende agli studi medici, agli ambulatori, ai locali
per fisio-massoterapia, ai locali per raccolta sangue con l’ausilio di apparecchi
elettromedicali, a tutti i locali in cui si fa uso di apparecchi per scopi diagnosti-
ci/terapeutici e/o per uso estetico.
Non sono viceversa considerati locali ad uso medico:
n spogliatoio per il personale, locali tecnologici, laboratori, cucine, uffici e rela-
tivi corridoi, sale di attesa ecc.;
n locali di deposito materiali (in questo caso si deve fare attenzione alla possi-
bile presenza di prodotti infiammabili che diano al locale particolari caratteri-
stiche di pericolosità).

1.2.02 Gruppo di locali


Più locali ad uso medico costituiscono un gruppo di locali anche quando non
sono direttamente comunicanti attraverso una porta purché funzionalmente col-
legati: questo permette di semplificare la realizzazione dell’impianto predispo-
nendo le protezioni richieste (trasformatore di isolamento, nodo equipotenziale
ecc.) non per ogni locale, ma per gruppo di locali.
Per locali “funzionalmente collegati” si intendono, ad esempio, gli spogliatoi per
pazienti.
Comunque si devono tener presenti alcuni parametri di progetto che limitano
l’estensione del “gruppo di locali” e precisamente:
n massima potenza del trasformatore di isolamento pari a 7,5 kVA (Appendi-
ce B, comma c);
n estensione limitata dell’impianto a valle del trasformatore di isolamento
(art. 3.1.01 e);
n contemporaneità d’utilizzo;
n selettività delle protezioni e continuità di esercizio in caso di guasto.

1.2.03 Camere di degenza


Occorre sottolineare che l’uso di apparecchi elettromedicali con parti applicate in
camere di degenza comporta rischi elettrici, per il paziente, giustificati solo in
caso di emergenza.

1.2.12 Ambulatori medici di tipo B


Gli ambulatori appartenenti a questo gruppo sono quelli in cui non si usano ap-
parecchi elettromedicali, oppure si usano apparecchi senza parte applicata: in
sede di progetto, in mancanza di indicazioni, è opportuno considerare l’ambula-
torio di tipo A.

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1.2.13¸1.2.15 Egualizzazione del potenziale
Lo scopo è quello di limitare le differenze di potenziale tra i vari elementi del si-
stema elettrico (masse) e delle strutture (masse estranee) che, secondo la Norma
CEI 64-8 (1992) art. 23.2 e 23.3, sono così definite:

Massa
Parte conduttrice di un componente elettrico che può essere toccata e che non è in
tensione in condizioni ordinarie ma che può andare in tensione in condizione di
guasto.

Massa estranea
Parte conduttrice non facente parte dell’impianto elettrico, in grado di introdurre
un potenziale, generalmente un potenziale di terra.

La riduzione della resistenza dei collegamenti equipotenziali può non essere suf-
ficiente se non si pone la dovuta cura anche alla affidabilità delle giunzioni.

1.2.16 Apparecchio elettromedicale ed apparecchio per uso estetico


Per le prescrizioni di sicurezza degli apparecchi elettromedicali e per uso estetico
si rimanda alla Norma CEI 62-5 (1991) e alla Norma CEI 62-39 (1992) e, laddove
esistono, alle Norme particolari del CT 62.
Per meglio comprendere il significato di apparecchio elettromedicale e di quello
per uso estetico, si riporta la definizione 2.2.15 della Norma CEI 62-5 (1991) e
2.2.15 della Norma CEI 62-39 (1992):

Apparecchio elettromedicale (qui di seguito chiamato: Apparecchio)


Apparecchio elettrico, munito di non più di una connessione ad una particolare
rete di alimentazione destinato alla diagnosi, al trattamento o alla sorveglianza
del paziente sotto la supervisione di un medico, e che entra in contatto fisico o
elettrico col paziente e/o trasferisce energia verso o dal paziente e/o rivela un de-
terminato trasferimento di energia verso o dal paziente.

Apparecchio elettrico per uso estetico (qui di seguito chiamato: Apparecchio)


Apparecchio elettrico, munito di non più di una connessione ad una particolare
rete di alimentazione, destinato al trattamento estetico utilizzato dall’operatore
estetico, e che entra in contatto fisico o elettrico col soggetto trattato e/o trasferisce
energia verso o dal soggetto trattato.

2 CARATTERISTICHE ELETTRICHE PARTICOLARI


CAPITOLO

2.1.01 Valori massimi di caduta di tensione


La caduta di tensione deve essere contenuta per garantire una tensione che assi-
curi il corretto funzionamento delle apparecchiature.
Si deve fare attenzione alle apparecchiature speciali, ad es. apparecchiature di ra-
diologia, perché queste, durante i picchi di assorbimento, pur mantenendo il loro
corretto funzionamento, possono creare disturbi alle altre apparecchiature ali-
mentate dallo stesso circuito.

2.1.02 Prescrizioni aggiuntive per locali di anestesia


Nel caso di utilizzo di sostanze atte a formare miscele esplosive con aria, si appli-
cano le misure più restrittive di cui alla Sez. 5 del Cap. 3.
Il responsabile sanitario deve segnalare al personale tecnico e medico in quali lo-
cali possono essere utilizzati anestetici infiammabili.
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3 PROVVEDIMENTI PROTETTIVI PARTICOLARI
CAPITOLO

1 PROVVEDIMENTI PARTICOLARI CONTRO I CONTATTI INDIRETTI


S E Z I O N E

Le prescrizioni che seguono sono riepilogate in Tab. I, suddivise per locali secon-
do le definizioni di cui alla Sez. 2 del Cap. 1.

3.1.01 Sistemi di protezione contro i contatti indiretti


I sistemi di protezione contro i contatti indiretti sono di seguito indicati per este-
so. L’applicabilità dei diversi sistemi di protezione alle varie situazioni ambientali
è descritta nella successiva Sez. 2:

a) Protezione con interruzione automatica del circuito, secondo quanto


previsto dagli articoli 413.1.3/413.1.4 della Norma CEI 64-8 (1992).
Il valore UL è ridotto, per i locali adibiti ad uso medico, a 25 V.
Nel caso di impianti TT, l’utilizzo di interruttori differenziali, opportunamente
coordinati secondo la Norma CEI 64-8 (1992), permette facilmente di ottenere
la protezione richiesta.
Nel caso di impianto TN è vietato l’uso del conduttore PEN (schema TN-C)
eccetto per le condutture in transito (CEI 64-8 (1992), art. 751.04.1f).
D’altronde l’uso del conduttore PEN potrebbe causare disturbi alle apparec-
chiature elettroniche.

b) Protezione con interruzione automatica del circuito, in accordo con le


prescrizioni della precedente lettera a), ma utilizzando un interruttore diffe-
renziale con corrente nominale di intervento IDn non superiore a 30 mA.
In questo caso, il limite di 25 V può essere facilmente rispettato. Come detto
al precedente punto a) se il sistema è TN, deve essere TN-S.
Inoltre, l’impiego di interruttori differenziali di tipo “A” (adatti a correnti di
guasto pulsanti unidirezionali) permette una protezione più completa; si veda
ad esempio l’Appendice A nella presente Guida, in riferimento al commento
dell’art. 532.2.1.4 della Norma CEI 64-8 (1992).

c) Protezione mediante bassissima tensione di sicurezza (SELV), di cui agli


artt. da 411.1 a 411.1.4.3 della Norma CEI 64-8 (1992), con la limitazione che
la tensione nominale in corrente alternata e in corrente continua non superi
rispettivamente 25 V e 60 V.
Gli apparecchi elettromedicali alimentati a bassissima tensione di sicurezza
conformi alla Norma CEI 62-5 (1991) devono essere protetti contro i contatti
diretti anche se alimentati con circuiti SELV.
d) Protezione mediante l’impiego di componenti di classe II o con isola-
mento equivalente, di cui all’art. 413.2 della Norma CEI 64-8 (1992).
e) Protezione per separazione elettrica, di cui all’art. 413.5 della Norma
CEI 64-8 (1992).
Lo scopo è quello di garantire la continuità di funzionamento in caso di pri-
mo guasto a terra.

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Si applicano, inoltre, le seguenti restrizioni:
1) tensione nominale non superiore a 230 V (nei sistemi trifase per tensione no-
minale si intende la tensione concatenata);
2) impiego di una apparecchiatura di controllo permanente della resistenza di
isolamento con le caratteristiche indicate dalla Norma CEI 64-8 (1992);
Nota Per gli apparecchi di illuminazione scialitica a 24 V alimentati da trasformatore di sicurezza se-
parato dall’apparecchio stesso, per garantire la continuità d’esercizio, occorre installare un di-
spositivo per il controllo permanente della resistenza di isolamento del circuito a 24 V con carat-
teristiche analoghe a quelle previste per i dispositivi di controllo per circuiti separati a 230 V.
Il dispositivo di controllo può essere omesso se il trasformatore di sicurezza alimenta un solo ap-
parecchio di illuminazione scialitica e se la distanza tra trasformatore ed apparecchio di illumi-
nazione è ridotta (non superiore a 3 m) in quanto si può considerare improbabile in queste con-
dizioni un guasto a terra.

3) separazione dei conduttori del circuito isolato da tutti gli altri in tutto il per-
corso (ad esempio tubi differenti, cassette di derivazione con setto interno,
cavo con guaina ecc.) anche per il quadro elettrico ove sono posti gli interrut-
tori e nel quale deve esserci la separazione dell’impianto a valle del seconda-
rio del trasformatore dagli altri circuiti. (v. Fig. 1)
4) impiego di trasformatore di isolamento preferibilmente con presa centrale
sull’avvolgimento secondario.
Lo schermo metallico tra gli avvolgimenti ha il fine di ridurre le correnti di di-
spersione del primario e di migliorare la separazione tra gli avvolgimenti;
5) i cavi dell’impianto elettrico devono essere di tipo multipolare con guaina.
Non sono ammessi cavi non avvolti a spirale.
Inoltre, si consiglia di prevedere collegamenti non troppo lunghi per ridurre
le correnti capacitive (ad es. un trasformatore di isolamento per ogni locale
per chirurgia o locali annessi).
La corrente di primo guasto verso terra, ad impianto ultimato, non deve supe-
rare 2 mA, esclusi gli apparecchi; con apparecchi collegati e/o funzionanti la
resistenza di isolamento dell’impianto deve essere non inferiore a 50 kW.
Per mantenere l’isolamento del circuito, nessun punto del secondario deve
essere connesso a terra: deve essere solo inserito il circuito di controllo
dell’isolamento con resistenza interna tale da far circolare verso terra una cor-
rente non superiore a 1 mA.
L’apparecchio di controllo deve essere inserito nel circuito in modo tale che
non sia possibile alimentare il trasformatore di isolamento senza mettere in
funzione tale dispositivo di controllo.

f) Per impianti alimentati da propria cabina di trasformazione MT-BT (si-


stemi di II categoria), in caso di guasto a terra, si devono osservare le prescri-
zioni di cui al seguente art. 2.1.04 estratto dalla Norma CEI 11-8 (1989):

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2.1.4 Dimensionamento degli impianti di terra nelle officine elettriche e negli
impianti utilizzatori a tensione nominale > 1000 V
Gli impianti di terra nelle officine elettriche e negli impianti utilizzatori con tensio-
ne nominale > 1000 V, all’atto della loro costruzione, devono essere dimensionati
in modo che, con la corrente di terra di cui in 2.1.03, non si verifichino in nessun
punto, sia all’interno che all’esterno dell’officina elettrica o dell’impianto utilizzato-
re, tensioni di contatto e di passo superiori ai valori indicati nella tabella.

Tempo di eliminazione Tensione


del guasto (s) (V)
³2 50
1 70
0,8 80
0,7 85
0,6 125
£ 0,5 160

Per i valori intermedi di tempo si interpola linearmente.


La verifica della tensione di contatto e di passo non è necessaria se la tensione totale
di terra dell’impianto non è maggiore di 1,2 volte la tensione di contatto e di passo,
oppure se la tensione totale di terra dell’impianto non è maggiore di 1,8 volte la ten-
sione di contatto e di passo e siano soddisfatte le due seguenti condizioni:
n sia presente un dispersore orizzontale con configurazione ad anello chiuso
avente un perimetro massimo di 100 m;
n le masse da collegare a terra siano tutte contenute all’interno del perimetro
del dispersore orizzontale.

2 APPLICAZIONE DEI SISTEMI DI PROTEZIONE CONTRO I CONTATTI


INDIRETTI NEI DIVERSI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO
S E Z I O N E

3.2.05 Protezione contro i contatti indiretti nelle camere di degenza


e negli ambulatori medici di tipo B
Pur essendo adatti tutti i provvedimenti di protezione, si ritiene consigliabile quello
indicato al punto b (messa a terra e interruttore differenziale con IDn £ 30 mA) che
risulta, al tempo stesso, semplice ed economico: si consiglia, inoltre, di alimentare
ogni locale con un proprio interruttore differenziale, favorendo la selettività dell’in-
tervento delle protezioni e di conseguenza la continuità di esercizio.

3.2.06 Protezione contro i contatti indiretti nei locali per esami di fisio-patologia,
nei locali per idroterapia, nei locali di terapia fisica, compresi i locali
per fisio-massoterapia, per scopi terapeutici,
estetici (di cui in 1.2.01 della presente Guida) ecc.,
nei locali per radiologia e negli ambulatori medici di tipo A
Si consiglia il (provvedimento b) in quanto è difficile utilizzare solo apparecchi di
classe II (provvedimento d).
In presenza di particolari esigenze medico-organizzative che richiedono la conti-
nuità di esercizio, su indicazione della Direzione Sanitaria si può utilmente adot-
tare (il provvedimento e) (trasformatore di isolamento ecc.).

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3.2.07 Protezione contro i contatti indiretti nei locali per chirurgia,
nei locali per sorveglianza o per terapia intensiva e nei locali per anestesia
La Norma CEI 64-4 (1990) prescrive il (provvedimento protettivo e).
Tutte le apparecchiature elettriche di potenza inferiore a 5 kVA e poste ad una al-
tezza inferiore a 2,5 m del piano di calpestio devono essere collegate al trasfor-
matore di isolamento.
Le esclusioni indicate nella Norma (comma b dell’art. 3.2.03) permettono di non
gravare il trasformatore di isolamento con apparecchiature che non sono a portata
di mano, o, che, per la loro potenza o perché ad uso radiologico, è bene che non
siano alimentate dal trasformatore di isolamento (si ricorda che questi trasformatori
hanno un limite di potenza di 7,5 kVA per contenere la corrente di dispersione).
Per ogni presa a spina vi deve essere una protezione contro le sovracorrenti per
limitare la messa fuori servizio alla singola presa interessata dal guasto.
A volte l’impiego di fusibili semplifica i problemi di selettività; nei circuiti bipolari
è comunque sufficiente la protezione di un solo conduttore.
Si consiglia di installare il dispositivo di protezione direttamente vicino alla presa.
È da evitare nel modo più assoluto l’utilizzo di prese multiple, adattatori o pro-
lunghe.
Le prese a spina accessibili (costruite secondo le Norme CEI 23-5 e 23-16) devo-
no essere tutte alimentate dal circuito isolato: eventuali prese per grosse utenze,
maggiori o eguali a 5 kVA o per apparecchi radiologici dovrebbero essere del
tipo per uso industriale secondo la Norma CEI 23-12, in modo da garantire la non
intercambiabilità delle prese a spina.
Il trasformatore, in ogni caso, non deve avere una potenza superiore a 7,5 kVA.
Se le esigenze mediche richiedono potenze superiori, deve essere installato un
altro trasformatore di isolamento.
Apparecchi elettromedicali di maggior potenza e che danno luogo a correnti di
spunto elevate (ad esempio tutti gli apparecchi radiologici anche se portatili)
possono essere alimentati da sorgenti diverse dal trasformatore di isolamento, al
fine di evitare sovraccarichi allo stesso e conseguenti possibili interventi dei di-
spositivi di protezione.
Nel caso di gruppi di locali si consiglia di sezionare gli impianti dei vari locali
con appositi interruttori per permettere maggior continuità di esercizio e facilità
di controllo e di manutenzione.
L’apparecchio di controllo e di misura dell’isolamento può essere posto nel qua-
dro elettrico, ma uno o più ripetitori con la segnalazione acustica/ottica ed il pul-
sante di controllo devono essere posti nei locali di maggiore uso, in cui si presu-
me la stabile presenza di operatori.
Un esempio di locali che devono essere dotati di trasformatore di isolamento è
indicato in Fig. 2.
Un esempio di schema di principio dell’alimentazione nei locali di chirurgia e si-
milari è indicato in Fig. 3.

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3 ESECUZIONI PARTICOLARI DELLA EGUALIZZAZIONE DEL POTENZIALE
S E Z I O N E

3.3.01 Generalità
La Norma CEI 64-4 (1990) prevede due metodologie per realizzare l’egualizzazio-
ne del potenziale. La prima, descritta nell’art. 3.3.02, limita l’egualizzazione locale
alle masse estranee e ammette, oltre al nodo, l’anello equipotenziale. La seconda,
descritta nell’art. 3.3.03, prevede provvedimenti più severi (solo il nodo equipo-
tenziale, a cui si collegano tutti i conduttori di protezione e i conduttori equipo-
tenziali di masse e masse estranee ad altezza minore di 2,5 m).
L’adozione della 2a soluzione (nodo) è a favore della sicurezza del paziente.
L’egualizzazione del potenziale permette di ridurre al minimo il passaggio di cor-
renti pericolose attraverso il corpo umano, qualora questo venga in contatto con
masse e/o masse estranee: lo scopo è ottenuto con un collegamento di bassa re-
sistenza tra le varie masse/masse estranee.
Per il paziente il pericolo di contatto con elementi posti al di sopra di 2,5 m dal
piano di calpestio è considerato improbabile e, pertanto, non vi è l’obbligo di
egualizzazione del potenziale per tali masse/masse estranee.
È necessario controllare con attenzione che l’altezza suddetta sia effettiva in qua-
lunque condizione d’uso: ad esempio la lampada scialitica è appesa al soffitto
(altezza oltre 2,5 m), ma nel normale uso si trova ad un’altezza inferiore e pertan-
to, devono essere applicate le regole di questa Sezione.
In ogni caso le masse (ad esempio quelle degli apparecchi di illuminazione) de-
vono essere comunque connesse all’impianto di terra secondo le prescrizioni del-
la Norma CEI 64-8 (1992).
In particolare, devono essere collegate al nodo equipotenziale o all’anello:
n le tubazioni metalliche presenti nel locale (acqua calda/fredda, scarichi, ossi-
geno, gas medicali, condizionamento, ecc); in questo caso è sufficiente che il
collegamento sia effettuato in un solo punto, meglio se all’ingresso del locale.
n le parti metalliche come telai e montanti (escluse le parti mobili su di esse
montate quali le ante di porte e finestre), il basamento del tavolo operatorio
fisso, ecc, se fissati alla struttura.

In generale invece non devono essere collegati al nodo equipotenziale o all’anel-


lo (art. 3.3.03/2.6 della presente Guida:
n mobili metallici (senza componenti elettrici);
n parti metalliche degli arredi.

3.3.02 Egualizzazione del potenziale nelle camere di degenza,


negli ambulatori medici di tipo A e negli ambulatori medici di tipo B
Per questi locali vengono di seguito indicate le prescrizioni particolari per realiz-
zare l’egualizzazione del potenziale.
Sono ammessi sia il nodo, sia l’anello equipotenziale.
Nodo equipotenziale.
Tutte le masse estranee devono essere connesse con un proprio conduttore (di
sezione minima 6 mm2) poi connesso all’impianto generale di terra. (v. Fig. 4a)
Il nodo equipotenziale è realizzabile, ad esempio, con una barretta di rame
(40 ¸ 50 mm2 di sezione) con più fori (uno per ogni conduttore che vi è connes-
so), collegata all’impianto generale con un conduttore di sezione almeno pari alla
sezione più elevata dei conduttori collegati al nodo (v. Fig. 4b).

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La sezione dei conduttori e la connessione singola permettono di ottenere bassi
valori della resistenza del conduttore e della giunzione (non superiore a 0,15 W).
I conduttori che confluiscono nel nodo devono essere identificati ad entrambe le
estremità per semplificare le operazioni di verifica.
Non è ammessa la connessione in cascata (ponticello tra masse estranee) ad ec-
cezione di un solo caso:
n tubazioni metalliche, nel qual caso si consiglia una connessione utilizzando
conduttori di sezione di almeno 6 mm2 e installando sulle tubazioni appositi
collari dotati di vite per connettere il conduttore con capocorda a compressio-
ne. (v. Fig. 6).

Per la misura della resistenza dei conduttori e delle connessioni si rimanda al


Cap. 5 della presente Guida.
Anello equipotenziale.
Deve essere posato un conduttore di rame ad anello (senza dispositivi di connes-
sione intermedi) di almeno 16 mm2 di sezione, con i due estremi saldati fra loro
e connessi al collettore di terra.
A questo anello fanno capo i singoli conduttori equipotenziali (v. Fig. 5) e la con-
nessione deve essere realizzata con un morsetto non facilmente allentabile (me-
glio se del tipo a compressione).
La Norma CEI 64-4 (1990), nella nota, ricorda che per le camere di degenza e per
gli ambulatori di tipo B non è prescritta la egualizzazione del potenziale, se la
protezione contro i contatti indiretti è realizzata con interruttore differenziale con
corrente differenziale nominale di intervento IDn minore o eguale a 30 mA.
Nella classificazione dei locali occorre tenere conto dell’uso ordinario del locale,
ma anche dei possibili sviluppi (ad esempio ambulatorio di tipo B che diventa di
tipo A).
Per la sezione dei conduttori di protezione delle masse valgono le relative pre-
scrizioni della Norma CEI 64-8 (1992).

3.3.03 Egualizzazione del potenziale nei locali per chirurgia


e nei locali adibiti ad uso medico definiti da 1.2.05 a 1.2.10
In questi locali l’egualizzazione del potenziale deve essere eseguita secondo le
prescrizioni di cui all’art. 3.3.02 della presente Guida, utilizzando solo il nodo
equipotenziale (V. Fig. 4b).
In particolare:
1) le connessioni devono essere facilmente identificate e scollegabili per le ve-
rifiche;
2) si devono inoltre connettere al nodo equipotenziale:
2.1) tutte le masse estranee;
2.2) i conduttori di protezione delle masse e il contatto di terra delle prese a spina.
È ammesso un solo nodo intermedio (Fig. 7 e 8);
2.3) le schermature contro campi elettromagnetici perturbatori;
2.4) l’eventuale rete metallica di dispersione posta sotto il pavimento (in casi par-
ticolari);
Nota Una rete conduttrice sotto il pavimento (da collegare al nodo equipotenziale) può avere senso
solo in pochi casi particolari. La rete può essere utile in caso di pericolo di esplosione, peraltro
del tutto occasionale per la presenza di gas anestetici infiammabili, per ridurre la resistenza di
isolamento del pavimento ed eliminare le cariche elettrostatiche (Norma CEI 64-4 art. 3.5.03)
se il pavimento ha resistenza verso terra superiore al limite normativo.

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La rete può essere, inoltre, utile quando si può ipotizzare che attraverso il pavimento possa in-
trodursi un potenziale zero (pavimento a bassa resistenza di isolamento direttamente comuni-
cante con il terreno, senza ferri del calcestruzzo).
In questi casi, installando la rete collegata al nodo equipotenziale, in caso di guasto a terra il
pavimento assume lo stesso potenziale di tutte le altre masse e masse estranee, riducendo così le
eventuali tensioni di contatto.

2.5) le strutture ed i ferri di armatura del fabbricato (sempre che ciò sia possibile:
nel caso di fabbricati nuovi dovrebbe essere previsto tale collegamento già
durante la fase di esecuzione delle opere civili);
2.6) i morsetti di equipotenzialità degli apparecchi di cui all’art. 18 e) della Nor-
ma CEI 62-5 (1991) il cui estratto è qui riportato:
Se l’apparecchio è munito di un mezzo per la connessione di un conduttore
equipotenziale, questa connessione deve essere conforme alle prescrizioni se-
guenti:
n essere facilmente accessibile;
n essere impedita una disconnessione accidentale in uso normale;
n il conduttore può essere staccato senza l’uso di un utensile;
n il cavo di alimentazione non deve incorporare un conduttore equipoten-
ziale;
n i mezzi di connessione devono essere contrassegnati con il simbolo 9,
Tab. D1.

Per la misura della resistenza e del suo valore massimo rimangono valide le pre-
scrizioni dell’art. 3.3.02 della presente guida.
Qualora nel locale siano installate apparecchiature elettriche (non elettromedica-
li) che non possono essere connesse al nodo equipotenziale (ad esempio un ap-
parecchio telefonico), queste devono essere poste in posizione tale che non pos-
sano venire in contatto con il paziente, sia direttamente che tramite un’altra
persona.
Per identificare le masse estranee che possono introdurre il potenziale di terra in
quanto connesse alla struttura e che quindi devono essere connesse al nodo
equipotenziale onde evitare per assurdo di collegare ad esso anche piccole parti
metalliche (quali i cardini di una porta in legno), si può procedere nel seguente
modo (Fig. 9):
n nell’articolo 710.413.1.6.04 del documento IEC 64 (Sec) 563 è definito il valo-
re di 0,05 mA che può essere assunto quale valore di corrente non pericolosa
in caso di microshock;
n si considera la massima tensione di guasto che può permanere per un tempo
indefinito, in c.a. uguale a 25 V.

In questo caso se la resistenza verso terra della parte metallica supera il valore di
0,5 mW, la stessa può non essere considerata massa estranea e quindi non essere
connessa al nodo collettore equipotenziale.
La misura della resistenza deve essere eseguita con un megaohmetro in grado di
fornire la tensione di 500 V in c.c.
Sono accettabili collegamenti anche non intenzionali al nodo equipotenziale con
resistenza minore o eguale a 0,15 W purché realizzati in modo documentato e con
caratteristiche equivalenti a quelle richieste per il conduttore di equipotenzialità.
Un esempio di collegamento al nodo equipotenziale di un apparecchio elettro-
medicale è indicato in Fig. 10.

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4 PROTEZIONE CONTRO I PERICOLI DI INCENDIO
S E Z I O N E

3.4.01 Generalità
La totalità dei locali adibiti ad uso medico ubicati in strutture come ospedali,
strutture assistenziali ecc., sono da considerare a maggior rischio in caso di in-
cendio. Con questa dizione la Sez. 751 della Norma CEI 64-8 (1992) indica gli
ambienti che, per una molteplicità di parametri, possono presentare, in caso di
incendio, un rischio maggiore di quello che presentano gli ambienti ordinari.
L’Allegato A (751.03.1) della Sez. 751 della Norma CEI 64-8 (1992), infatti, elenca,
a titolo esemplificativo, ambienti che rientrano tra quelli da considerare a mag-
gior rischio in caso di incendio per l’elevata densità di affollamento o per l’eleva-
to tempo di sfollamento in caso di incendio, tra cui ambienti destinati ai degenti
negli ospedali (omissis).
Nota Dalle statistiche del Ministero dell’Interno si può dedurre che gli incendi per cause elettriche
sono dell’ordine del 25%.

Il rispetto della Norma CEI 64-8 (1992) e, in particolare, della Sez. 751 dedicata
agli ambienti a maggior rischio in caso di incendio, è ritenuto sufficiente a garan-
tire la protezione contro i rischi di incendio attribuibili all’impianto elettrico.

3.4.02 Provvedimenti particolari contro l’incendio


nei locali in cui si effettuano somministrazioni di ossigeno
Il rispetto di provvedimenti particolari diventa essenziale per garantire la sicurez-
za in locali adibiti ad uso medico, durante operazioni in cui si ha una atmosfera
arricchita di ossigeno. Concentrazioni di ossigeno nell’ambiente superiori al 25%
(l’aria normale ne contiene circa il 21%) sono da considerarsi pericolose.
La Norma CEI 64-4 (1990), Appendice A, prevede particolari precauzioni quando
è indispensabile, ai fini terapeutici, la somministrazione di ossigeno.
È prescritta una distanza di almeno 20 cm tra le prese dell’ossigeno e componenti
elettrici che possono, nel loro funzionamento normale, provocare scintille o tem-
perature pericolose (come, ad esempio, interruttori, pulsanti, fusibili, sezionatori,
morsetti, connessioni, prese a spina, corpi riscaldanti ecc.).
All’interno delle zone arricchite d’ossigeno (tende ad ossigeno, camere iperbari-
che ecc.) non devono essere presenti apparecchi (elettromedicali e non, anche se
alimentati a pile) che possano produrre scintille o presentare parti incandescenti.
Si raccomanda, inoltre, di adottare opportuni accorgimenti per eliminare il rischio
di cariche elettrostatiche come, ad esempio, mantenere alta l’umidità relativa
(maggiore del 80%) ed eliminare, per quanto è possibile, i materiali su cui più fa-
cilmente si possono accumulare le cariche elettrostatiche (art. 3.5.03 e Appendice
A della Norma).

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5 PROTEZIONE CONTRO I PERICOLI DI ESPLOSIONE
S E Z I O N E

3.5.01 Generalità
Attualmente gli anestetici o analgesici (ad esempio ciclopropano, cloruro di vinile
o etere etilico) che possono formare miscele esplosive con l’aria (o meglio con
l’ossigeno) e con il protossido d’azoto non sono abitualmente usati anche se non
esplicitamente vietati.
Nel caso, quindi, che le anestesie o analgesie siano effettuate con sostanze di cui
sopra, si può avere pericolo di esplosione.
Occorre, allora, adottare una serie di misure protettive riguardanti la realizzazio-
ne degli impianti (impianto elettrico e sistema di ventilazione), la scelta degli ap-
parecchi elettromedicali ed il comportamento degli operatori.
Il criterio scelto per l’esecuzione degli impianti elettrici ripercorre quello generale
della Norma CEI 64-2 (1990) per i luoghi che presentano pericolo di esplosione
nelle condizioni di cui sopra: per ogni sostanza (o gruppo di sostanze) sono pre-
visti quantitativi minimi ma significativi al di sopra dei quali si determinano dei
luoghi di classe 1 (pericolo di esplosione). Se i quantitativi presenti sono inferiori
a quelli minimi ma significativi ai fini dell’esplosione si presume un rischio ridot-
to di esplosione (classe 3).
Gli impianti elettrici e gli apparecchi elettromedicali dovranno, quindi, avere dei
requisiti minimi adatti alla classificazione dei luoghi.
Un’esplosione può essere innescata da cause inerenti all’impianto elettrico, se co-
esistono le seguenti condizioni:
1) è presente una miscela di gas anestetico infiammabile con aria (o con protos-
sido di azoto);
2) la miscela è in condizioni tali che un fenomeno termico (temperatura eccessi-
va, arco elettrico o scintilla), prodotto dall’impianto elettrico, possa provocar-
ne l’esplosione;
3) si manifesta, in qualche parte dell’impianto elettrico presente nella zona peri-
colosa, un fenomeno termico atto ad innescare l’accensione della miscela.

Le quantità minime previste per alcuni di questi anestetici sono state indicate nel-
la tabella seguente.
I dati sugli anestetici indicati in tabella sono stati ricavati dalla Tab. I della Norma
CEI 64-2 (1990) e sono esemplificativi. Per le sostanze del gruppo F (es. ciclopro-
pano) i quantitativi si intendono riferiti alla temperatura di 20 °C ed alla pressio-
ne atmosferica 1013 · 105 Pa).

Anestetici in uso in deposito


Ciclopropano (gruppo F) 50 m3 50 m3
Cloruro di etile (gruppo A) 100 dm3 1000 dm3
Cloruro di vinile (gruppo F) 200 kg 500 kg
Etere etilico (gruppo A) 100 dm3 1000 dm3

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3.5.02 Disposizioni e caratteristiche degli apparecchi e degli impianti
nei locali di anestesia e di chirurgia
Con quantitativi di anestetici inferiori a quanto riportato nella tabella di cui sopra
si ipotizza un rischio ridotto di esplosione. Nei locali di chirurgia e assimilabili la
situazione più frequente che si riscontra è la seguente:
n gli impianti elettrici, per una fascia di 50 cm di altezza dal piano di calpestio,
devono essere AD-FT con grado di protezione almeno IP 44 o grado inferiore
quando previsto dalla Norma CEI 64-2 (1990);
n anche gli apparecchi elettromedicali e relativi accessori, in questa fascia, de-
vono essere idonei per l’impianto AD-FT.

Occorre, inoltre, prevedere:


n la presenza di un sistema di ventilazione che per le sue caratteristiche garan-
tisca 20 ricambi totali di aria per ora ed una umidità relativa superiore al 60%.
Il numero di ricambi/ora nei riguardi del pericolo di esplosione può essere ri-
dotto fino a 10, ma l’estensione delle zone pericolose G e M cresce in modo
inversamente proporzionale alla portata. L’impianto di ventilazione deve es-
sere altamente affidabile nelle sue prestazioni, garantite da una razionale ri-
dondanza impiantistica, oppure deve essere installato un sistema di evacua-
zione dei gas anestetici in modo da realizzare condizioni di affidabilità e di
continuità di servizio;
n una verifica periodica documentata dello stato di tenuta del circuito di aneste-
sia, per evitare il crearsi di punti di perdita (con conseguenti ulteriori zone
pericolose tipo G e M) corrispondenti a screpolature delle tubazioni flessibili
dovute ad es. a trattamenti termici di sterilizzazione o ad altra causa di usura.

Si riporta per comodità la definizione di impianto AD-FT della Norma CEI 64-2
(1990) art. 1.5.07:

Impianto a sicurezza funzionale a tenuta (AD-FT):


Impianto elettrico a sicurezza funzionale nel quale:
a) i componenti che nel funzionamento normale possono produrre archi o scin-
tille o superare le massime temperature ammesse in relazione alle sostanze pe-
ricolose previste sono racchiusi entro custodie a tenuta con gradi di protezio-
ne tali da impedire il contatto fra le sostanze pericolose e detti componenti e
da soddisfare gli altri requisiti di cui in 1.5.04;
b) per gli altri componenti sono adottati criteri di dimensionamento, protezioni
elettriche, protezioni contro le sollecitazioni dell’ambiente e modalità di in-
stallazione (Cap. XII) atti ad impedire che si verifichino guasti o condizioni di
funzionamento tali da provocare l’innesco delle sostanze pericolose eventual-
mente in contatto o in prossimità dei componenti stessi.

Questo impianto deve soddisfare alle prescrizioni dei Cap. VI, XII.
Nota Questi requisiti sono previsti in presenza di anestetici che, mescolati con l’aria e con protossido
d’azoto, danno luogo a miscele esplosive: il loro uso è, oggi, molto improbabile.

3.5.03 Eliminazione delle cariche elettrostatiche


A tal proposito vengono fornite informazioni sulla resistenza di isolamento del
pavimento e sulle modalità di misura di questa resistenza.
Gli altri provvedimenti, di validità più generale, (indipendenti dalla presenza di
anestetici esplosivi) sono descritti nella Appendice A della Norma.
Il pavimento deve essere realizzato con materiale tale che la sua resistenza di iso-
lamento sia al di sotto di 1 MW se di recente realizzazione e minore di 100 MW
dopo un anno (o più) dalla sua realizzazione.

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La misura, da effettuarsi almeno ogni quattro anni in corrente continua, a 500 V
ed i cui valori devono essere registrati sull’apposito registro (Tab. V), deve essere
effettuata con elettrodi di superficie di 20 cm2 (diametro di circa 5 cm se circola-
ri) e di peso 10 N (in pratica, un peso da 1 Kg delle bilance a piatti).
Nota Un pavimento con queste caratteristiche è prescritto solo se sono previsti pericoli di esplosione
per presenza di anestetici.

Le caratteristiche elettriche del pavimento possono essere ottenute anche indi-


pendentemente dalla presenza della rete metallica.

4 ALIMENTAZIONE DI SICUREZZA
CAPITOLO

In questo Capitolo vengono fornite informazioni per realizzare l’alimentazione di


sicurezza: secondo l’art. 21.5 della Norma CEI 64-8 (1992) questa alimentazione
deve garantire il funzionamento delle parti di impianto necessarie per la sicurez-
za delle persone.
In realtà, è preferibile considerare una alimentazione di riserva (art. 21.6 della
Norma CEI 64-8 1992) oltre che di sicurezza per ottenere una maggiore affidabili-
tà per la continuità dell’alimentazione.
In Fig. 3 viene fornito uno schema di principio dell’alimentazione nei locali per
chirurgia e similari.
Nota Ai fini della continuità di esercizio è da sottolineare che essa è tanto maggiore quanto minore
è la distanza fra la sorgente di sicurezza e l’apparecchio utilizzatore.
Per quanto riguarda l’illuminazione di sicurezza si può fare riferimento alla Nor-
ma CEI 64-8 (1992), Parte 7 Sez. 752.
Nota Si riporta anche quanto previsto, per l’illuminazione di sicurezza, dal D. M. 08/03/85:
“Il sistema di illuminazione di sicurezza deve garantire un’affidabile segnalazione delle vie di
esodo, deve avere alimentazione autonoma, centralizzata e localizzata, che, per durata e livel-
lo di illuminamento, consenta un ordinato sfollamento. Per i locali di cui al punto 83 del D.M.
16/02/82 (G.U. n. 98 del 09/04/82) relativo ad Ospedali, Case di Cura e simili con oltre 25 posti
letto, l’illuminazione di sicurezza deve essere conforme alla Circolare del Ministero dell’Inter-
no n. 16 del 15/02/51 e successivi aggiornamenti”.

L’illuminazione di sicurezza dovrebbe essere prevista nei seguenti locali:


n servizi comuni (corridoi, scale ecc.);
n vie d’uscita (con livello di illuminamento minimo di almeno 5 lx in prossimità
di uscite e/o gradini).

Nei locali adibiti ad uso medico l’illuminazione di sicurezza deve essere adatta
alle esigenze di volta in volta espresse dalla Direzione Sanitaria.
Per quanto riguarda i luoghi di ricovero delle batterie stazionarie (quadri elettrici
o locali) occorre fare riferimento alla Norma CEI 64-2 (1990), art. 1.1.02 d):

omissis...” per le batterie di accumulatori stazionari al piombo deve essere appli-


cata la vigente Norma CEI 21-6 con l’avvertenza che la zona compresa in un rag-
gio di 0,5 m dall’apertura degli accumulatori (sfogatoi), indicata nella stessa Nor-
ma, deve essere considerata C1Z1 se le batterie sono del tipo “aperto” e C1Z2 se le
batterie sono del tipo “chiuso con valvola” e che le eventuali zone a ventilazione
impedita poste sotto il soffitto devono essere considerate zone C1Z1. Per gli accu-
mulatori stazionari non al piombo in mancanza di Norme specifiche si applicano
le stesse prescrizioni.”...omissis.

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5 VERIFICHE
CAPITOLO

Le verifiche che devono essere effettuate sull’impianto si distinguono in:


n verifiche iniziali prima della messa in esercizio;
n verifiche periodiche.
Nota L’Allegato fornisce criteri uniformi per l’effettuazione pratica delle verifiche.

5.1.01 Verifiche iniziali


Sull’impianto ultimato, prima della messa in esercizio, devono essere effettuate
innanzitutto le verifiche iniziali di cui al Cap. 61 della Norma CEI 64-8 (1992).
Oltre a quanto indicato dalla Norma CEI 64-8 (1992) occorre eseguire, secondo la
Norma, una serie di verifiche specifiche per gli impianti elettrici realizzati nei lo-
cali adibiti ad uso medico che preveda almeno quanto segue:

5.1.01.1 Verifica del dispositivo automatico di allarme e di sicurezza


La verifica della corretta installazione di tale dispositivo viene effettuata tramite
esami a vista e prove, accertando:
n l’impossibilità di disattivare il dispositivo con trasformatore di isolamento in-
serito;
n che il segnale di allarme sia percepibile dove è prevista la presenza di perso-
nale di sorveglianza;
n l’impossibilità di disinserzione del segnale luminoso;
n l’esistenza di un circuito di prova a mezzo pulsante per la verifica dell’effi-
cienza del dispositivo;
n che la tensione di alimentazione del circuito di allarme non superi 25 V;
n che il dispositivo di allarme abbia una separazione tra il circuito di alimenta-
zione e il circuito di misura, con caratteristiche non inferiori a quelle prescrit-
te per i trasformatori di sicurezza.

Il corretto funzionamento e l’inserzione del dispositivo vengono provati inseren-


do una resistenza di poco inferiore a 50 kW tra un punto del circuito di protezio-
ne e ciascuno dei conduttori alimentati dal trasformatore di isolamento.
La prova consiste nel verificare il corretto funzionamento del dispositivo con la re-
sistenza inserita ed il suo successivo ripristino disinserendo la resistenza di prova.
La misura della corrente che circola nel circuito di allarme per un guasto franco a
terra può essere effettuata inserendo un milliamperometro sul conduttore che
connette il dispositivo al nodo equipotenziale e collegando direttamente a terra
uno dei conduttori del circuito isolato: il valore della corrente che circola non
deve superare 1 mA.

5.1.01.2 Misura della corrente di primo guasto del circuito secondario


del trasformatore di isolamento
La misura consiste nell’accertare che, con un primo guasto franco a terra sul circui-
to secondario nella sua massima estensione con apparecchi scollegati, non circoli
nel circuito separato, una corrente superiore a 2 mA. La misura deve essere effet-
tuata inserendo un milliamperometro tra un polo del secondario del trasformatore
di isolamento e la terra. La prova va ripetuta per ogni polo del trasformatore.

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5.1.01.3 Verifica della egualizzazione del potenziale
L’esame a vista consiste nell’accertamento dell’esecuzione del nodo o dell’anello
equipotenziale, secondo le modalità e le caratteristiche costruttive della Norma.
Deve essere inoltre verificato che la resistenza dei singoli conduttori equipoten-
ziali sia non superiore a 0,15 W. La misura deve essere effettuata con metodo
volt-amperometrico, utilizzando una tensione a vuoto (in c.c. o c.a.) da 6 V a 12 V
ed una corrente di circa 10 A tra l’estremo del conduttore equipotenziale collega-
to al nodo (o anello) e l’alveolo di terra delle prese a spina o il morsetto di terra
delle masse o delle masse estranee. (v. Fig. da 7.1 a 7.5)
Nota Si ricorda che negli ambulatori di tipo A, di tipo B e nelle camere di degenza non è obbligato-
rio il collegamento equipotenziale delle masse e degli alveoli di terra delle prese a spina.

5.1.01.4 Misura della resistenza di isolamento del pavimento


Questa misura viene richiesta solo se si usano anestetici che possano formare
con aria miscele esplosive.
La misura deve essere effettuata utilizzando un megaohmetro in grado di fornire
la tensione di 500 V in c.c. e una coppia di elettrodi, con superficie di appoggio
di 20 cm2, con feltri umidi interposti per migliorare il contatto con il pavimento e
con una forza di 10 N.
Le misure devono essere effettuate tra:
n i due elettrodi distanziati di 1 m (misura A);
n un elettrodo posto sul pavimento ad una distanza superiore a 1 m da oggetti
collegati a terra ed il nodo equipotenziale. Per quest’ultimo caso in ogni posi-
zione devono essere effettuate due misure scambiando la polarità e calcolan-
do il valore medio.
La resistenza di isolamento è data dalla media di cinque o più rilievi effettuati
nelle diverse posizioni (v. Fig. 7.6).
Il valore misurato deve essere inferiore a 1 MW per pavimenti di re-
cente installazione (1 anno) e a 100 MW per gli altri pavimenti.

5.1.01.5 Verifica della corretta installazione e funzionamento delle apparecchiature


per alimentazione di sicurezza
La verifica viene effettuata controllando, tramite un esame a vista, che il sistema
di alimentazione abbia le caratteristiche previste e sia correttamente installato, se-
condo quanto richiesto dalla Norma e secondo il progetto. Successivamente si
procede ad una prova di funzionamento, verificando che l’interruzione per le
utenze di sicurezza sia contenuta nel tempo stabilito dalla Direzione Sanitaria e,
comunque, non superiore a 15 s.
Ad esempio, per gli apparecchi di illuminazione di tipo scialitico si richiede
un’interruzione non superiore a 0,5 s ed il mantenimento delle condizioni di nor-
male illuminamento.
La prova deve essere effettuata con tutte le utenze interessate inserite e nelle
condizioni più sfavorevoli.

5.2.01 Verifiche periodiche


Le verifiche periodiche consistono nell’esecuzione delle verifiche descritte da
5.1.01.1 a 5.1.01.5 della presente guida, secondo le scadenze stabilite dalla norma
e possono essere registrate utilizzando le Tab. II, II bis, III, IV, V).
Nota L’azionamento del tasto di prova dei dispositivi di protezione a corrente differenziale è consi-
gliabile venga effettuato mensilmente da persone autorizzate. In caso di non funzionamento
bisognerà immediatamente informare il personale tecnico.

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medico e/o dell’attività ivi svolta


Applicazione degli articoli della Norma CEI 64-4 in funzione del tipo di locale ad uso Tab. I
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medico e/o dell’attività ivi svolta (seguito)


Applicazione degli articoli della Norma CEI 64-4 in funzione del tipo di locale ad uso Tab. I
Tab. II Registro delle verifiche periodiche mensili, semestrali ed annuali
Nota riportare sul registro l’eventuale valore numerico della grandezza misurata.

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Tab. II bis Registro delle verifiche periodiche semestrali

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Pagina 20 di 54
Tab. III Registro delle verifiche periodiche biennali

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Tab. IV Registro delle verifiche periodiche biennali

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Tab. V Registro delle verifiche periodiche quadriennali
Nota Le misure di tipo B vanno ripetute invertendo la polarità dello strumento

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Fig. 1 Esempio di quadro elettrico per locali di chirurgia e similari
Nota La posizione dei componenti il quadro elettrico è indicativa.

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Locali (indicati con
Fig. 2
d’isolamento
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Fig. 3 Esempio di principio dell’alimentazione nei locali per chirurgia e similari
NOTE DI DIMENSIONAMENTO
1: Si deve tenere conto delle correnti di inserzione
2: L’abbinamento Interruttore automatico/Fusibile permette di ottenere facilmente la selettività
3: Intervento magnetico elevato. Protezione da sovraccarico
3 bis: Si deve tener conto delle correnti di intervento
4: Interruttore bipolare (anche con un solo polo protetto)
5: Si deve tener conto delle correnti di sovraccarico
N.B. L’alimentazione di sicurezza può essere inserita anche a valle del trasformatore di isolamen-
to per alimentare solo alcuni carichi (ad es. apparecchi per illuminazione scialitica)

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Fig. 4a Esempio di nodo equipotenziale per le masse estranee negli ambulatori medici (tipo
A e B)
Nota Al nodo equipotenziale possono essere collegate le masse anche se non esplicitamente richiesto.

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Fig. 4b Esempio di nodo equipotenziale e di nodi intermedi

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Fig. 5 Esempio di anello equipotenziale per ambulatori medici (tipo A e B)

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Fig. 6 Esempio di collegamento di masse estranee al nodo equipotenziale

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Fig. 7 Esempio di sezione minima del conduttore PE


GRUPPO DI PRESE SOTTO TRASFORMATORE DI ISOLAMENTO
LA SEZIONE (1) È ALMENO UGUALE ALLA MAGGIORE SEZIONE DERIVATA (in
questo caso 4 mm2)
Nota La protezione singola è richiesta solo per locali di chirurgia e assimilati.

  
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Fig. 7.1a Misura della resistenza tra massa estranea e nodo equipotenziale

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Fig. 7.1b Misura della resistenza tra massa estranea e nodo equipotenziale con l’interposizione
di un nodo intermedio

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Fig. 7.2 Misura della resistenza del conduttore di protezione tra nodo equipotenziale e presa
di alimentazione di un apparecchio elettromedicale con cavo di alimentazione sepa-
rabile
Misura da effettuare solo per R¢ pos. 1-1 (la figura indica i limiti delle resistenze
interne dell’apparecchio elettromedicale (CEI 62-5) la cui misura rientra nell’am-
bito della verifica dell’apparecchio elettromedicale).

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Fig. 7.3 Misura della resistenza del conduttore di protezione tra apparecchio senza cavo di ali-
mentazione e nodo equipotenziale
Per ragioni pratiche di misura si considera anche la resistenza R¢ £ 0,1 W interna
all’apparecchio fra massa e morsetto di terra.

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Fig. 7.4 Misura della resistenza del conduttore di protezione tra nodo equipotenziale e presa
di alimentazione di un apparecchio elettromedicale con cavo di alimentazione non se-
parabile
Misura da effettuare solo per R¢ pos. 1-1. (la figura indica i limiti della resistenza
interna dell’apparecchio elettromedicale (CEI 62-5) la cui misura rientra nell’am-
bito della verifica dell’apparecchio elettromedicale).

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Fig. 7.5 Misura della resistenza del conduttore di protezione tra apparecchio elettromedicale
e nodo equipotenziale
Misura da effettuare solo per R¢ pos. 1-1. (la figura indica i limiti delle resistenze
interne degli apparecchi elettromedicali (CEI 62-5) le cui misure rientrano
nell’ambito della verifica degli apparecchi elettromedicali).

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Fig. 7.6 Misura della resistenza di isolamento del pavimento

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Fig. 8 Esempio di realizzazione di nodi intermedi

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non devono essere collegate a terra.


Nota Applicabile a telai porte, telai finestre, binari, mensole ecc. Le ante delle finestre in ogni caso

Fig. 9
Fig. 10 Esempio di collegamento al nodo equipotenziale di un apparecchio elettromedicale
La continuità del conduttore di protezione e del collegamento equipotenziale
all’interno dell’apparecchio elettromedicale, deve essere garantita dal costruttore
(v. Norma CEI 62-5 (1991) art. 18). L’installatore deve garantire in maniera ade-
guata, secondo quanto previsto dalla Norma CEI 64-4 (1990), il corretto collega-
mento tra l’apposito morsetto dell’apparecchio elettromedicale e il nodo equipo-
tenziale.

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APPENDICE
A INTERRUTTORI DIFFERENZIALI PER CORRENTI PULSANTI
UNIDIREZIONALI
Esistono apparecchi utilizzatori di Classe I, come per esempio alcuni personal
computers, macchine da scrivere elettroniche, registratori di cassa, apparecchia-
ture elettromedicali, ecc. che incorporano circuiti elettronici che funzionano in
corrente continua e che possono produrre, in caso di guasto a massa, correnti
con componenti continue tali da compromettere il funzionamento dei dispositivi
differenziali posti a protezione dei relativi circuiti d’alimentazione. Per la alimen-
tazione di questi circuiti elettronici sono infatti largamente impiegati “alimentatori
a commutazione” (forse meglio conosciuti come alimentatori switching o switch
mode power supply), che sono direttamente connessi alla rete come mostrati ad
esempio in Fig. A1.

Fig. A1 Circuito di principio di un “alimentatore a commutazione”


LEGENDA
1 Filtro antidisturbo
2 Raddrizzatore a ponte
3 Controllo
4 Trasformatore

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Come si nota dallo schema di principio di Fig. A1 quando nel filtro o nella sezio-
ne raddrizzatore-controllo avviene un guasto tra fase e conduttore di protezione,
si stabilisce verso quest’ultimo una corrente di guasto che ha la forma della cor-
rente della Fig. A2.

Fig. A2 Circuito raddrizzatore ad onda intera con capacità e corrente di guasto pulsante
unidirezionale lg

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Raddrizzatore ad onda intera con capacitˆ

Questa corrente pulsante di guasto non è rivelata, o lo è in maniera non corretta,


dal trasformatore toroidale degli interruttori differenziali tradizionali che sono
adatti a funzionare solo in presenza di correnti di guasto alternate. In questi casi
si raccomanda di prendere adeguati provvedimenti allo scopo di assicurare la

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protezione contro i contatti indiretti ricorrendo alla protezione per separazione
elettrica o, nell’ambito della protezione per interruzione automatica dell’alimenta-
zione, a dispositivi differenziali di tipo A (Norma CEI 23-18) oppure di tipo B
(Pubblicazione IEC 755).
I differenziali di tipo A sono per definizione adatti a funzionare con “correnti dif-
ferenziali alternate pulsanti unidirezionali, applicate istantaneamente o lentamen-
te crescenti” come indicato nella Fig. A3 ripresa dalla Norma CEI 23-18.
Nessun provvedimento è richiesto invece per la protezione addizionale contro i
contatti diretti.

Fig. A3 Forma d’onda della corrente differenziale di guasto utilizzata convenzionalmente per
la verifica del comportamento degli interruttori di tipo A

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APPENDICE
B ESEMPIO DI COLLEGAMENTO DI UN IMPIANTO DI TERRA
LEGENDA
DA: Dispersore (intenzionale)
DN: Dispersore (di fatto)
CT: Conduttore di terra

Nota Tratto di conduttore non in contatto elettrico con il terreno .


MT: Collettore (o nodo) principale di terra
PE: Conduttore di protezione
EQP: Conduttori equipotenziali principali
EQS: Conduttori equipotenziali supplementari (per es. in locale da bagno)
A - B: Masse
2, 3, 4, 5, 6: Masse estranee

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APPENDICE
C INFORMAZIONI TRATTE DALLA PRESENTE GUIDA RIGUARDANTI
LA DIREZIONE SANITARIA, IL PERSONALE MEDICO
ED IL RESPONSABILE SANITARIO
Art. 1.1.01:
“Questa Guida è diretta non solo alla realizzazione dell’impianto elettrico, ma an-
che al suo uso e mantenimento.
In particolare il personale medico deve prestare notevole attenzione in quanto gli
impianti sono realizzati anche sulla base delle destinazioni d’uso dei locali e per-
tanto non tutte le attività mediche possono essere svolte in tutti i locali.”

Art. 1.2.01:
“Il responsabile sanitario deve definire le attività cliniche in maniera tale da poter
permettere una adeguata definizione dei locali ai fini della presente Norma e, di
conseguenza, l’installazione di impianti adatti”.

Art. 2.1.02:
“Il responsabile sanitario deve segnalare al personale in quali locali possono es-
sere utilizzati anestetici infiammabili.”

Art. 3.2.02:
“In presenza di particolari esigenze medico-organizzativo (continuità di esercizio,
problemi di sorveglianza, ecc.) su indicazione della Direzione sanitaria si può
utilmente adottare il (provvedimento e) (trasformatore di isolamento ecc.)

Capitolo 4
Nei locali adibiti ad uso medico l’illuminazione di sicurezza deve essere adatta
alle esigenze di volta in volta espresse dalla Direzione Sanitaria.”

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1 GENERALITÀ

Il presente Allegato si propone di fornire criteri uniformi di comportamento da


seguire nel corso delle ispezioni per le verifiche di legge degli impianti elettrici
nei locali adibiti ad uso medico al fine di garantire che i requisiti essenziali di si-
curezza relativi alla progettazione, installazione e manutenzione degli impianti si-
ano rispettati e mantenuti nel loro esercizio. Le modalità delle verifiche oggetto
del presente Allegato tengono conto delle vigenti disposizioni contenute nella
Norma CEI 64-4 (1990). L’Allegato può essere usato anche da quanti, a qualsiasi
titolo, procedono alla verifica degli impianti elettrici in questi ambienti ai fini del-
la prevenzione degli infortuni.
La verifica consta di due fasi:
n la prima di analisi della documentazione;
n la seconda di esame dell’impianto.

1.1 Documentazione
Ai sensi dell’articolo 13 del DM 12.9.59 del Ministero del Lavoro e Previdenza So-
ciale, tenuto conto delle leggi 1 marzo 1968 n. 186 e 5 marzo 1990 n. 46 che de-
finiscono i contenuti della regola dell’arte e dell’articolo 269 del DPR 27 aprile
1955 n. 547, fra “i mezzi necessari” che il datore di lavoro deve mettere a disposi-
zione del verificatore per le operazioni di verifica deve essere compresa, come
elemento basilare, una documentazione che preveda almeno:
a) planimetria, vidimata dal Responsabile Sanitario, indicante la destinazione
d’uso degli ambienti ad uso medico in esame;
b) planimetrie indicanti il posizionamento dei nodi equipotenziali con i relativi
collegamenti e destinazioni;
c) documentazione, vidimata dal Responsabile Sanitario, sul tipo, la qualità e la
quantità di sostanze infiammabili utilizzate e di anestetici atti a formare misce-
le esplosive o dichiarazione di non utilizzo di tali sostanze;
d) dichiarazioni o certificazioni di conformità dei trasformatori di isolamento per
uso medicale con descrizione dei dati tecnici e delle Norme di riferimento adot-
tate da cui risulti la rispondenza ai requisiti di sicurezza. Quanto sopra può es-
sere ricavato da cataloghi, istruzioni tecniche, dati tecnici del costruttore;
e) documentazione sulle caratteristiche delle sorgenti e dei circuiti di alimentazio-
ne di sicurezza, secondo quanto specificato nel Cap. 4 della presente Guida;
f) documentazione con le istruzioni del costruttore per l’uso e la manutenzione
delle apparecchiature per l’alimentazione di sicurezza.
Tale documentazione deve essere tenuta a disposizione sul posto;
g) documentazione con l’elenco degli apparecchi elettromedicali in uso negli am-
bienti, corredata di dichiarazione di rispondenza alle Norme CEI 62-5 fasc. 1445,
CEI 62 particolari, ove esistenti, Norma CEI fasc. 1276 G) e procedure per la loro
manutenzione e controllo, in relazione alle istruzioni del costruttore.
Tale documentazione deve essere tenuta a disposizione sul posto.

Le documentazioni sopra indicate, in lingua italiana, devono essere completate


da tutti quegli elaborati necessari per accertare la rispondenza degli impianti alle
Norme generali degli impianti elettrici utilizzatori.
L’accertamento dell’idoneità della documentazione è propedeutica all’esame
dell’impianto.
Per le verifiche periodiche il verificatore dovrà procedere all’esame della documen-
tazione relativa ad eventuali riparazioni, modifiche, interventi manutentivi, ecc.

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1.2 Esame dell’impianto
L’esame, finalizzato alla valutazione della sicurezza dell’impianto, deve essere
condotto in maniera da consentire l’emanazione di un parere affidabile da parte
dei verificatori e consiste in un controllo di rispondenza dell’opera realizzata ai
dati di progetto ed alla regola dell’arte. Questa fase della verifica consta di due
fasi: l’esame a vista e l’effettuazione delle prove.

1.2.1 Esame a vista


L’esame a vista ha il fine di accertare che l’impianto elettrico sia stato realizzato in
conformità al progetto, sia installato secondo le norme di buona tecnica e che si-
ano stati utilizzati componenti:
n conformi alle prescrizioni di sicurezza delle relative norme; tale conformità
può essere accertata con l’esame di marchi o certificazioni;
n scelti correttamente e messi in opera in accordo con le prescrizioni delle nor-
me generali e particolari;
n non danneggiati visibilmente in modo tale da comprometterne la sicurezza.

L’esame a vista è propedeutico alla esecuzione delle prove.

1.2.2 Prove
Per prove si intendono le operazioni e le misure da effettuare per accertare l’effi-
cacia e l’idoneità dell’impianto realizzato. Le misure comportano l’accertamento
di valori con l’impiego di idonei strumenti.
Le verifiche possono essere di due tipi: iniziale (omologazione dell’impianto) o
periodica.

2.1 Omologazione
Per omologazione si intende la procedura tecnico amministrativa con la quale si
verifica la rispondenza dell’impianto ai requisiti tecnici previsti dalla normativa.

2.2 Verifiche periodiche


Per verifiche periodiche s’intendono le procedure tecnico amministrative con le quali
viene accertato il permanere dei requisiti tecnici riscontrati all’atto dell’omologazione.
Non esiste sostanziale differenza fra omologazione e verifiche periodiche di un
impianto nel senso che entrambe le verifiche devono essere condotte in maniera
da riscontrare la rispondenza di questo alle norme di buona tecnica.

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3 ESECUZIONE DELLE VERIFICHE

3.1 Procedure tecnico amministrative


Le procedure e le modalità amministrative e tecniche e le specifiche tecniche per
l’esecuzione delle verifiche sono disciplinate dai commi 4 e 5 dell’articolo 2 del
decreto legge 30 giugno 1982 n. 390 convertito con legge 12 agosto 1982 n. 597.
La scheda da usare per la denuncia degli impianti di protezione è quella riportata
nel decreto del Ministero dell’Industria, Commercio ed Artigianato, del Ministero
della Sanità e del Ministero del Lavoro e Previdenza Sociale (D.M. 519 del 16 di-
cembre 1993) e riportata (Annesso 1) nel presente Allegato; i modelli per la reda-
zione dei verbali restano quelli vigenti presso il soppresso Ente Nazionale per la
Prevenzione degli Infortuni (DD.MM. del Ministero del Lavoro e Previdenza So-
ciale 12 settembre 1959 e 22 febbraio 1965).

3.2 Preposto
La verifica dell’impianto deve essere eseguita solo con la collaborazione di una
persona qualificata, designata dal responsabile della struttura sanitaria, esperta
delle caratteristiche dell’impianto, degli ambienti di cura e di lavoro e delle pre-
cauzioni da mettere in atto per salvaguardare la vita dei pazienti e del personale.
Tutte le richieste necessarie alla effettuazione dei controlli devono essere date dal
verificatore direttamente al preposto che stabilirà le forme di intervento.

3.3 Coordinamento delle verifiche


Per quanto possibile le tre verifiche degli impianti elettrici (impianti di protezione
contro i fulmini, impianti di protezione contro i contatti indiretti ed impianti nei
luoghi con pericolo di esplosione) devono essere coordinate in maniera da forni-
re all’utente un parere completo sullo stato degli impianti.

3.4 Verifiche periodiche


Nelle verifiche periodiche il tecnico dovrà procedere anche all’esame della docu-
mentazione relativa ad eventuali riparazioni, modifiche, interventi manutentivi, ecc.
Se nel corso delle verifiche venissero riscontrate modifiche sostanziali ai dati di
progetto, la documentazione dovrà essere aggiornata o si procederà ad una nuo-
va omologazione dell’impianto.

3.5 Precauzioni
Durante l’esame a vista e le prove, si devono prendere precauzioni per garantire
la sicurezza delle persone e per evitare danni ai beni ed ai componenti elettrici
installati.

3.6 Registro delle verifiche periodiche


Il registro delle verifiche periodiche previste dalla Norma CEI 64-4 (1990) deve es-
sere tenuto sul posto; su di esso devono essere annotati i risultati delle verifiche
eseguite degli uffici tecnici interni completi di data e firma del tecnico verificatore.

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3.7 Modifiche degli impianti
Durante le verifiche occorre accertare che eventuali modifiche effettuate agli im-
pianti siano state riportate sulle documentazioni relative.

3.8 Esecuzione delle verifiche


Ferma restando l’autonomia del verificatore, per l’esame dell’impianto si possono
utilizzare, come guida, le Tab. A1, A2, A3, A4 con le seguenti avvertenze:
n le verifiche per gli impianti soggetti al presente Allegato devono essere com-
pletate con quelle necessarie ad accertare la rispondenza degli impianti alle
Norme generali;
n le prove possono essere totali o a campione.
Di regola si consiglia una verifica per campionatura dell’impianto quando
sono installati componenti elettrici simili in grande quantità o quando si è no-
tata una corretta conduzione dell’impianto (manutenzioni appropriate, docu-
mentazioni aggiornate, costruzioni elettriche nuove o in buono stato di con-
servazione ecc.);

Per le modalità dell’effettuazione delle prove e delle misure si rimanda al Cap. 5


della Guida.

4 STRUMENTAZIONE

Le indicazioni di seguito riportate si fondano sulla consolidata esperienza di veri-


ficatori di Enti pubblici e privati che da anni operano nell’ambito delle attività di
prevenzione degli infortuni sull’intero territorio nazionale. In mancanza di stru-
menti campione e di precisi riferimenti normativi per la loro costruzione ed uso,
le indicazioni fornite sono da intendersi esclusivamente come consigli.
Per l’effettuazione delle prove i tecnici devono essere in possesso almeno dei se-
guenti strumenti:
n pinza milliamperometrica o milliamperometro per la verifica del circuito di al-
larme;
n voltmetro per la misura della tensione di alimentazione del circuito di allarme;
n milliohmmetri con tensione a vuoto da 6 a 12 V in c.c. o in c.a. e corrente di
10 A per la verifica della egualizzazione del potenziale;
n megaohmmetro con tensione di 500 V in c.c. e coppia di elettrodi da 10 N e
superficie di 20 cm2 per la misura della resistenza del pavimento;
n cronometro per la misura del tempo di intervento della alimentazione di sicu-
rezza.

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Tab. A1 Locali di chirurgia, sorveglianza o terapia intensiva, anestesia e assimilabili
D = esame documentazione
V = esame a vista
P = prove

D V P
Il locale è correttamente individuato in planimetria vidimata dal Responsabi-
*
le Sanitario
È stato indicato in planimetria il posizionamento del nodo equipotenziale
*
con i relativi collegamenti o destinazioni
È stata presentata a cura del Responsabile Sanitario la documentazione sul
tipo, la qualità e la quantità di anestetici atti a formare miscele esplosive o *
dichiarazioni di non utilizzo
È stata presentata la documentazione sulle caratteristiche delle sorgenti e dei
*
circuiti di sicurezza
È stata presentata la dichiarazione o la certificazione del trasformatore di iso-
*
lamento
È corretto l’impiego di interruttori differenziali con IDn £ 0,03 A per circuiti
*
non protetti da trasformatore di isolamento
Le prese di rete hanno una propria protezione contro le sovracorrenti *
Sono stati esaminati gli schemi elettrici e le planimetrie degli impianti elettrici *
Rispondenza della planimetria del noto equipotenziale *
Ispezionabilità del nodo equipotenziale *
Rispondenza dei cavi e della loro posa a valle e a monte del trasformatore di
*
isolamento
Verifica del posizionamento del dispositivo di controllo permanente della re-
*
sistenza di isolamento
Prova del dispositivo di controllo permanente della resistenza di isolamento
*
dei circuiti derivati dal trasformatore di isolamento
Misura delle correnti di dispersione sul secondario del trasformatore di isola-
*
mento
Protezione propria delle prese di rete *
Non intercambiabilità delle prese di rete *
Misure di resistenza dei collegamenti al nodo equipotenziale *
Intervento degli interruttori differenziali con IDn £ 0,03 A *
Alimentazione di sicurezza *
Provvedimenti contro le esplosioni in presenza di anestetici infiammabili *
Misura di resistenza di isolamento del pavimento antistatico in presenza di
*
anestetici infiammabili
Controllo della tenuta del registro delle verifiche periodiche *
È stata presentata la documentazione relativa agli apparecchi elettromedicali
*
(CEI 62-5 art. 6.8)

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Tab. A2 Locali di idroterapia, terapia fisica, radiologia, fisiopatologia ed assimilabili
D = esame documentazione
V = esame a vista
P = prove

D V P
Il locale è correttamente individuato in planimetria vidimata dal Responsabi-
*
le Sanitario
È stato indicato in planimetria il posizionamento del nodo equipotenziale
*
con i relativi collegamenti e destinazioni
È stata presentata la documentazione sugli apparecchi elettromedicali
*
(CEI 62-5 art. 6.8)
È corretto l’impiego di interruttori differenziali con IDn £ 0,03 A *
Sono stati consegnati gli schemi elettrici e le planimetrie degli impianti elettrici *
Rispondenza della planimetria del nodo equipotenziale *
Ispezionabilità del nodo equipotenziale *
Rispondenza degli schemi elettrici all’impianto in esame *
Misure di resistenza dei collegamenti al nodo equipotenziale *
Intervento degli interruttori differenziali con IDn £ 0,03 A *
Controllo della tenuta del registro delle verifiche periodiche *

Tab. A3 Ambulatori di tipo A


D = esame documentazione
V = esame a vista
P = prove

D V P
Il locale è correttamente individuato in planimetria vidimata dal Responsabi-
*
le Sanitario
È stato indicato in planimetria il posizionamento del nodo/anello equipoten-
*
ziale con i relativi collegamenti e destinazioni
È stata presentata la documentazione sugli apparecchi elettromedicali *
È corretto l’impiego di interruttori differenziali con IDn £ 0,03 A *
Sono stati consegnati gli schemi elettrici e le planimetrie degli impianti elettrici *
Rispondenza della planimetria del nodo/anello equipotenziale *
Ispezionabilità del nodo/anello equipotenziale *
Rispondenza degli schemi elettrici all’impianto in esame *
Misure di resistenza dei collegamenti al nodo/anello equipotenziale *
Intervento degli interruttori differenziali con IDn £ 0,03 A *
Controllo della tenuta del registro delle verifiche periodiche *

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Tab. A4 Ambulatori di tipo B, degenze
D = esame documentazione
V = esame a vista
P = prove

D V P
Il locale è correttamente individuato in planimetria vidimata dal Responsabi-
*
le Sanitario
È stato indicato in planimetria il posizionamento del nodo/anello equipoten-
*
ziale con i relativi collegamenti e destinazioni
È corretto l’impiego di interruttori differenziali con IDn £ 0,03 A in assenza di
*
egualizzazione del potenziale
Sono stati consegnati gli schemi elettrici e le planimetrie degli impianti elettrici *
Rispondenza degli schemi elettrici all’impianto in esame *
Intervento degli interruttori differenziali con IDn £ 0,03 A *
Misure di resistenza dei collegamenti al nodo/anello equipotenziale se presente *
Controllo della tenuta del registro delle verifiche periodiche *

Fine Documento

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La presente Norma è stata compilata dal Comitato Elettrotecnico Italiano
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