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N O R M A I T A L I A N A CEI

Norma Italiana

CEI 64-4
Data Pubblicazione Edizione
1997-10 Terza
Classificazione Fascicolo
64-4 3748 C
Titolo
Impianti elettrici in locali adibiti ad uso medico

Title
Electrical installations in locations used for medical practice

IMPIANTI E SICUREZZA DI ESERCIZIO

NORMA TECNICA

COMITATO
ELETTROTECNICO CNR CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE • AEI ASSOCIAZIONE ELETTROTECNICA ED ELETTRONICA ITALIANA
ITALIANO
SOMMARIO
La presente Norma fornisce istruzioni per la buona esecuzione, per il corretto esercizio e per le verifiche
degli impianti elettrici in locali adibiti ad uso medico (ospedali, cliniche ed edifici nei quali l’uso medico
è prevalente). Per quanto possibile, è valevole anche per i locali ad uso medico (ambulatori e studi pro-
fessionali) installati in edifici civili.
La presente Norma costituisce la ristampa consolidata, secondo il nuovo progetto di veste editoriale, del-
la Norma pari numero ed edizione (Fascicolo 1438); essa incorpora la Varianti pubblicate precedente-
mente in Fascicoli separati (Fascicoli 1451 V; 2256 V).

DESCRITTORI
impianti elettrici; impianti elettrici in locali ad uso medico; locali adibiti ad uso medico;

COLLEGAMENTI/RELAZIONI TRA DOCUMENTI


Nazionali

Europei

Internazionali

Legislativi

INFORMAZIONI EDITORIALI
Norma Italiana CEI 64-4 Pubblicazione Norma Tecnica Carattere Doc.

Stato Edizione In vigore Data validità 1991-2-1 Ambito validità Nazionale


Varianti Nessuna
Ed. Prec. Fasc. 324:1973-01; 1051:1988-01

Comitato Tecnico 64-Impianti elettrici utilizzatori di bassa tensione (fino a 1000 V in c.a. e a 1500 V in c.c.)
Approvata dal Presidente del CEI in Data 1990-7-25
in Data

Sottoposta a inchiesta pubblica come Progetto C. 436 Chiusa in data 1990-3-31

Gruppo Abb. 2 Sezioni Abb. A


ICS

CDU

© CEI - Milano 1997. Riproduzione vietata.


Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte del presente Documento può essere riprodotta o diffusa con un mezzo qualsiasi senza il consenso scritto del CEI.
Le Norme CEI sono revisionate, quando necessario, con la pubblicazione sia di nuove edizioni sia di varianti.
È importante pertanto che gli utenti delle stesse si accertino di essere in possesso dell’ultima edizione o variante.
INDICE GENERALE
Rif. Argomento Pag.

CAPITOLO
1 GENERALITÀ 1

SEZIONE
1 OGGETTO E SCOPO DELLA NORMA 1

SEZIONE
2 DEFINIZIONI 1

CAPITOLO
2 CARATTERISTICHE ELETTRICHE PARTICOLARI 4

CAPITOLO
3 PROVVEDIMENTI PROTETTIVI PARTICOLARI 4

SEZIONE
1 PROVVEDIMENTI PARTICOLARI CONTRO I CONTATTI INDIRETTI 4

SEZIONE
2 APPLICAZIONE DEI SISTEMI DI PROTEZIONE CONTRO I CONTATTI INDIRETTI NEI DIVERSI
LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO 5

SEZIONE
3 ESECUZIONI PARTICOLARI DELLA EGUALIZZAZIONE DEL POTENZIALE 6

SEZIONE
4 PROTEZIONE CONTRO I PERICOLI DI INCENDIO 8

SEZIONE
5 PROTEZIONE CONTRO I PERICOLI DI ESPLOSIONE 9
Tab. 1 .............................................................................................................................................................................................................. 9

CAPITOLO
4 ALIMENTAZIONE DI SICUREZZA 10

CAPITOLO
5 MESSA IN FUNZIONE ED ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI 11

SEZIONE
1 VERIFICHE INIZIALI 11

SEZIONE
2 VERIFICHE PERIODICHE 12

SEZIONE
3 MODIFICHE DEGLI IMPIANTI 12

A PP ENDI CE
A ELIMINAZIONE DELLE CARICHE ELETTROSTATICHE 13

A PP ENDI CE
B TRASFORMATORI DI ISOLAMENTO (PER USO) MEDICALE 14
Fig. 1 Esempio di alimentazione e di egualizzazione del potenziale (3.3.1) ............................................ 15
Fig. 2 Esempio di apparecchio per anestesia con anestetici infiammabili ................................................. 16
Fig. 3 Esempio di zone pericolose in camere operatorie quando si usano
anestetici infiammabili ....................................................................................................................................................... 17

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1 GENERALITÀ
CAPITOLO

1 OGGETTO E SCOPO DELLA NORMA


S E Z I O N E

1.1.1 Oggetto e scopo della Norma


La presente Norma ha lo scopo di dare istruzioni per la buona esecuzione, per il
corretto esercizio e per le verifiche degli impianti elettrici in locali adibiti ad uso
medico.
La presente Norma si applica integralmente agli ospedali, cliniche ed edifici nei
quali l’uso medico è prevalente. Si applica anche ai locali ad uso medico (ambu-
latori e studi professionali) installati in edifici civili.
La presente Norma integra la Norma per gli Impianti Elettrici Utilizzatori (Norma
CEI 64-8), e si applica ai nuovi impianti e ai rifacimenti o ampliamenti di quelli
esistenti.

2 DEFINIZIONI
S E Z I O N E

1.2.1 Locali adibiti ad uso medico


Sono in generale quei locali che vengono utilizzati per esami o per cura di per-
sone o animali, compresi i locali per trattamenti idro e fisico-terapeutici, e per
massaggi.
Negli articoli da 1.2.3 a 1.2.12 vengono date, in quanto occorrenti per una corret-
ta comprensione della Norma, le definizioni particolari di alcuni locali adibiti ad
uso medico.

1.2.2 Gruppo di locali


Quando due o più locali adibiti ad uso medico sono tra loro funzionalmente col-
legati, sia per lo scopo a cui sono destinati sia per l’impiego in comune di appa-
recchi elettromedicali compresi gli apparecchi radiologici, essi costituiscono un
gruppo di locali.
I locali costituenti un gruppo sono spesso - ma non necessariamente - contigui
od anche comunicanti.

1.2.3 Camere di degenza


Sono quei locali adibiti ad uso medico destinati al ricovero dei pazienti.

1.2.4 Locali per chirurgia


Sono in generale quei locali adibiti ad uso medico in cui persone od animali ven-
gono sottoposti a trattamenti chirurgici, o nei quali si svolgono operazioni funzio-
nalmente connesse con detti trattamenti.
Ai fini della presente Norma si considerano appartenenti ai locali per chirurgia,
nel senso generale sopra definito, i seguenti locali:
a) camere di preparazione preoperatoria, nelle quali i pazienti vengono prepara-
ti per l’intervento chirurgico, per es. mediante pratica dell’anestesia;
b) camere operatorie, nelle quali si effettuano interventi chirurgici;

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c) camere per le ingessature chirurgiche, in cui vengono eseguite ingessature su
pazienti in anestesia;
d) camere di risveglio, nelle quali i pazienti vengono tenuti sotto osservazione
nella fase di risveglio dall’anestesia;
e) camere di lavaggio, in cui chirurghi ed assistenti si lavano a scopo di disinfe-
zione;
f) camere di sterilizzazione chirurgica, quando sono funzionalmente collegate
con le camere operatorie e nelle quali vengono sterilizzati ferri e materiali
chirurgici;
g) sale parto;
h) ambulatori chirurgici, ove si eseguono piccoli interventi chirurgici sotto ane-
stesia generale o interventi che richiedono l’uso di apparecchi elettromedicali
di tipo CF [Norma CEI 62-5 (1991), art. 2.2.26]
i) sale per cateterismo cardiaco, dove si possono effettuare esami e trattamenti del
cuore con cateteri, ad esempio per misurare i potenziali di azione e le emodi-
namiche del cuore o iniettare mezzi di contrasto o applicare pace-makers;
l) sale di esame angiografico, dove si mettono in evidenza arterie o vene con
mezzi di contrasto, o si praticano terapie vascolari.

1.2.5 Locali per sorveglianza o terapia intensiva


Sono quei locali adibiti ad uso medico in cui vengono tenuti sotto sorveglianza
pazienti in degenza per il controllo ed eventualmente per la stimolazione o la
sostituzione di determinate funzioni corporee mediante l’impiego di apparecchi
elettromedicali.

1.2.6 Locali per esami di fisiopatologia


Sono quei locali adibiti ad uso medico in cui - anche ambulatoriamente - si col-
legano i pazienti ad apparecchi elettromedicali di misura e di controllo (per es.
elettrocardiografi ed elettroencefalografi) per l’esecuzione di indagini strumentali,
ma non per terapia.

1.2.7 Locali per idroterapia


Sono quei locali adibiti ad uso medico in cui si trattano i pazienti con acque cura-
tive, fanghi, sabbie, vapori, oppure inalazioni, con applicazioni in acqua di elet-
troterapia, termoterapia o massaggi, ed in generale con i procedimenti tipici
dell’idroterapia.

1.2.8 Locali per terapia fisica


Sono quei locali adibiti ad uso medico nei quali si applicano ai pazienti provve-
dimenti curativi che influiscono sulle funzioni del corpo mediante elettricità, onde
elettromagnetiche comprese le radiazioni ultraviolette, calore, vibrazioni, ginnastica
curativa, massaggi, ed in generale i procedimenti tipici della terapia fisica.
I locali per dialisi e per emodialisi, anche domiciliari, sono assimilati ai locali per
terapia fisica.

1.2.9 Locali per radiologia


Sono quei locali adibiti ad uso medico nei quali si utilizzano, a scopo terapeutico
o diagnostico, gli apparecchi radiologici di cui in 1.2.17.

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1.2.10 Locali per anestesia
Sono quei locali adibiti ad uso medico nei quali si praticano anestesie generali
(narcosi) od analgesie generali (annullamento della sensibilità al dolore). Quan-
do in uno dei locali definiti negli articoli precedenti possano essere praticate tali
anestesie od analgesie generali, a detto locale deve essere attribuita anche la
qualifica di locale per anestesia.

1.2.11 Ambulatori medici di tipo A


Sono quei locali adibiti ad uso medico nei quali si utilizzano apparecchi elettro-
medicali con parti applicate [Norma CEI 62-5 (1991) art. 2.1.5] senza anestesia
generale (ad esempio gabinetti odontoiatrici ove si praticano cure odontoiatriche
senza anestesia generale).

1.2.12 Ambulatori medici di tipo B


Sono quei locali adibiti ad uso medico nei quali non si utilizzano apparecchi elet-
tromedicali oppure si utilizzano solamente apparecchi elettromedicali privi di
parti applicate.

1.2.13 Egualizzazione del potenziale


Provvedimento protettivo che mediante un collegamento elettrico tra le masse
e/o le masse estranee accessibili in un locale, o in gruppo di locali, fa sì che le
stesse assumano il medesimo potenziale.
Detto provvedimento deve essere completato con il collegamento al conduttore
di protezione (PE di Fig. 1).

1.2.14 Conduttore equipotenziale per il collegamento di masse estranee


Conduttore che collega fra di loro e all’eventuale nodo o anello equipotenziale le
masse estranee.

1.2.15 Nodo od anello equipotenziale del locale


Elemento dell’impianto nel quale confluiscono i conduttori, di protezione e/o
equipotenziali.

1.2.16 Apparecchio elettromedicale


Ogni apparecchio elettrico destinato ad essere utilizzato a fini diagnostici, di trat-
tamento o di sorveglianza e posto in vicinanza del paziente e collegato col
paziente in modo che la sicurezza dello stesso possa esserne influenzata.
Nota Vedi anche 2.2.15 della Norma CEI 62-5.

1.2.17 Apparecchi radiologici


Sono quegli apparecchi elettromedicali che generano radiazioni ionizzanti utiliz-
zate a scopo terapeutico, o per fornire informazioni diagnostiche per mezzo di
immagini generate per contrasto dalle radiazioni o con successive elaborazioni di
tali immagini.

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2 CARATTERISTICHE ELETTRICHE PARTICOLARI
CAPITOLO

2.1.1 Valori massimi di caduta di tensione


Le cadute di tensione in qualsiasi punto dell’impianto quando sono inseriti tutti
gli apparecchi utilizzatori che possono funzionare simultaneamente, compresi
quelli di cui al capoverso seguente, non devono superare il 4% della tensione
misurata al punto di consegna dell’impianto utilizzatore.
Nei circuiti che alimentano apparecchi speciali, come per es. apparecchi per
roentgendiagnostica, o altri simili, i quali assorbano carichi rilevanti di breve du-
rata, sono ammessi - nei limiti previsti dai costruttori - valori di diminuzione della
tensione che risultano dalla Norma particolare di tali apparecchi elettromedicali.

2.1.2 Prescrizioni aggiuntive per locali di anestesia


Qualora nei locali definiti in 1.2.10 le anestesie o analgesie siano effettuate con
sostanze atte a formare miscele esplosive (ad esempio con aria, ossigeno, pro-
tossido di azoto) si devono adottare, in aggiunta a quelli prescritti contro i contat-
ti indiretti (3.2.3) e gli altri pericoli da elettricità, i provvedimenti protettivi contro
l’esplosione prescritti per le zone di cui alla Sez. 5 del Cap. 3.

3 PROVVEDIMENTI PROTETTIVI PARTICOLARI


CAPITOLO

1 PROVVEDIMENTI PARTICOLARI CONTRO I CONTATTI INDIRETTI


S E Z I O N E

3.1.1 Sistemi di protezione contro i contatti indiretti


Ai fini della presente Norma si considerano i seguenti sistemi di protezione con-
tro i contatti indiretti:
a) protezione con interruzione automatica del circuito, di cui all’art. 413.1 della Nor-
ma CEI 64-8, sostituendo il valore di 50 V, nell’art. 5.4.06, con quello di 25 V;
b) protezione con interruzione automatica del circuito, in accordo con le pre-
scrizioni della precedente lettera a), ma utilizzando un interruttore differen-
ziale con corrente differenziale di intervento non superiore a 30 mA;
c) protezione mediante bassissima tensione di sicurezza di cui all’art. 411.1. -
della Norma CEI 64-8, con la prescrizione che la tensione nominale in c.a. e
in c.c. non superi rispettivamente 25 V e 60 V;
d) protezione mediante l’impiego di componenti di Classe II o con isolamento
equivalente, di cui all’art. 413.2 della Norma CEI 64-8;
e) protezione per separazione elettrica, di cui all’art. 413.5 della Norma CEI 64-8,
ma con controllo permanente della resistenza di isolamento e con tensione
nominale del circuito separato non superiore a 220 V. Si applicano inoltre le
seguenti prescrizioni:
n impiego per ciascun locale di condutture distinte, alimentate da sorgente
autonoma o da trasformatore di isolamento;
n il trasformatore deve avere una schermatura metallica tra gli avvolgimenti
per ridurre le correnti di dispersione e una presa preferibilmente centrale,
per il controllo dello stato di isolamento. Detta schermatura deve essere
collegata al nodo equipotenziale.

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La corrente di dispersione dell’avvolgimento secondario verso nucleo e schermatu-
ra deve essere ridotta al minimo, curando tra l’altro che la capacità dell’avvolgi-
mento stesso rispetto al nucleo, alla schermatura e alla custodia risulti simmetrica.
Nota I trasformatori di isolamento sono oggetto della Norma CEI 14-6.
Nell’Appendice B sono indicati alcuni requisiti particolari per i trasformatori di isolamento ad
uso medicale.

n I circuiti del secondario del trasformatore d’isolamento devono essere realiz-


zati con cavi multipolari sotto guaina, con esclusione dei cavi ad anima piatta.
Nota Lo scopo delle prescrizioni di cui sopra è quello di ridurre in caso di guasto la pericolosità della
corrente di dispersione della rete al paziente nell’eventualità che lo stesso venga in contatto con
masse e con masse estranee.

n Non è consentita la messa a terra diretta di alcun punto del circuito, mentre è
ammessa l’inserzione, verso terra, di scaricatori di protezione contro le sovra-
tensioni, e, tra circuito secondario e terra, di strumenti di misura o di apparec-
chi di segnalazione.
n Ai fini della protezione contro i contatti indiretti si deve tenere permanente-
mente sotto controllo lo stato di isolamento dell’impianto; a tale scopo si
deve inserire tra il secondario del trasformatore di isolamento ed un condut-
tore di protezione un dispositivo automatico di allarme; tale dispositivo non
deve poter essere disinserito, e deve indicare - otticamente ed acusticamente
- se la resistenza di isolamento dell’impianto è scesa al di sotto del valore di
sicurezza prefissato; questo valore deve essere non inferiore a 50 kW, e possi-
bilmente più alto. Il dispositivo di allarme deve essere predisposto per la tras-
missione a distanza dei suoi segnali; non deve essere possibile spegnere il
segnale luminoso; il segnale acustico può essere tacitato ma non disinserito.
Deve essere possibile accertare in ogni momento l’efficienza del dispositivo
di allarme: a tale scopo esso deve contenere un circuito di controllo inseribile
a meno di un pulsante.
La tensione del circuito di allarme non deve essere superiore a 25 V; il dispo-
sitivo di allarme deve essere tale che la corrente che circola in caso di guasto
diretto a terra del sistema sotto controllo non sia superiore a 1 mA.
Il dispositivo di allarme deve avere una separazione, tra circuito di alimen-
tazione e circuito di misura, avente caratteristiche non inferiori a quelle pre-
scritte per i trasformatori di sicurezza dalla Norma CEI 14-6.
La corrente di primo guasto del circuito secondario, con apparecchi scollega-
ti, deve essere non superiore a 2 mA.

2 APPLICAZIONE DEI SISTEMI DI PROTEZIONE CONTRO I CONTATTI


INDIRETTI NEI DIVERSI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO
S E Z I O N E

3.2.1 Protezione contro i contatti indiretti nelle camere di degenza


e negli ambulatori medici di tipo B
Tutti i sistemi di protezione elencati nell’art. 3.1.1. sono considerati adatti per la
protezione contro i contatti indiretti nei locali sopra citati.
Nota Il sistema di protezione di cui alla lettera b) è da considerarsi il più applicato.

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3.2.2 Protezione contro i contatti indiretti nei locali per esami di fisiopatologia, nei
locali per idroterapia, nei locali per terapia fisica, nei locali per radiologia e
negli ambulatori medici di tipo A
Sono considerati adatti per la protezione contro i contatti indiretti nei locali sopra
citati solo i sistemi di protezione di cui alle lettere b), c), d) ed e) dell’art. 3.1.1.

3.2.3 Protezione contro i contatti indiretti nei locali per chirurgia, nei locali per
sorveglianza o per terapia intensiva e nei locali per anestesia
Nei locali sopra citati si applicano le seguenti prescrizioni:
a) Per tutti i circuiti ad eccezione di quelli di cui ai punti b) e c), è ammessa uni-
camente l’adozione del sistema di protezione di cui alla lettera e) dell’art.
3.1.1.
Questo sistema ha inoltre il vantaggio di assicurare la continuità del servizio
in caso di primo guasto a terra e di ridurre le correnti di dispersione degli ap-
parecchi (vedi Appendice B);
b) I circuiti che alimentano apparecchi radiologici oppure grosse apparecchia-
ture con potenza assorbita superiore a 5 kVA (per es. sterilizzatori) possono
essere alimentati direttamente dalla rete purché con tensione nominale non
superiore a 380 V.
La protezione contro i contatti indiretti deve essere realizzata col sistema di
protezione di cui alla lettera b) dell’art. 3.1.1;
c) I circuiti che alimentano apparecchi per illuminazione generale dei locali so-
pra citati possono essere alimentati senza trasformatore di isolamento purché
con tensione nominale non superiore a 380 V, e purché non a portata di
mano (CEI 64-8 art. 23.11) e non alimentati tramite prese a spina.
La protezione contro i contatti indiretti deve essere realizzata col sistema di
protezione di cui alla lettera b) dell’art. 3.1.1.
d) Ogni presa a spina dei circuiti di cui in a), deve avere un proprio dispositivo
di protezione contro le sovracorrenti; tale dispositivo può essere del tipo uni-
polare.

3.2.4 Prescrizioni supplementari nei locali per chirurgia, nei locali per sorveglianza
o terapia intensiva e nei locali per anestesia
I segnali ottico ed acustico ed il pulsante di controllo dell’impianto alimentato dal
trasformatore di isolamento devono essere riuniti in un’unica custodia collocata
in posizione ben visibile.
Le prese a spina devono essere provviste di contatti permanentemente connessi
al conduttore di protezione come indicato nell’art. 3.3.3.
Le spine degli apparecchi alimentati dai circuiti di cui all’art. 3.2.3 a) devono es-
sere non intercambiabili con quelle alimentate dai circuiti di cui all’art. 3.2.3 b).

3 ESECUZIONI PARTICOLARI DELLA EGUALIZZAZIONE DEL POTENZIALE


S E Z I O N E

3.3.1 Generalità
In tutti i locali adibiti ad uso medico si deve effettuare una egualizzazione del po-
tenziale (1.2.13), con l’eccezione di quanto esposto nella Nota a 3.3.2. Nel caso di
due o più locali facenti parte dello stesso gruppo di locali, come definito in 1.2.2, si
deve provvedere alla egualizzazione del potenziale tra i locali del gruppo.

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Le prescrizioni sull’egualizzazione del potenziale di questa Sezione non si appli-
cano alle masse estranee e alle masse quando, in qualunque condizione d’uso, si
trovino ad un’altezza superiore a 2,5 m dal piano di calpestio. Un esempio di ali-
mentazione e di egualizzazione del potenziale in camera operatoria è riportato
nella Fig. 1.

3.3.2 Egualizzazione del potenziale nelle camere di degenza, negli ambulatori


medici di tipo A e negli ambulatori medici di tipo B
Tutte le masse estranee come ad esempio tubazioni metalliche e strutture metalli-
che di qualunque genere, colonne di presa dei gas, impianti di riscaldamento
centrale devono essere elettricamente connesse fra loro nel locale medesimo a
mezzo di conduttori equipotenziali (1.2.14), facenti capo ad un nodo equipoten-
ziale del locale o ad un conduttore di rame della sezione di 16 mm2, disposto ad
anello saldato, quale collettore lungo il perimetro del locale.
La sezione nominale dei conduttori equipotenziali che collegano le masse estra-
nee deve essere non inferiore a 6 mm2 in rame.
La resistenza di detti conduttori, tenuto conto della resistenza di contatto delle
connessioni, non deve superare 0,15 W.
La misura della resistenza deve essere effettuata in c.a. o in c.c. con una tensione
a vuoto da 6 V a 12 V e una corrente di 10 A circa.
Il nodo o l’anello equipotenziale del locale devono essere collegati al conduttore
di protezione (PE di Fig. 1). È possibile collegare fra loro in parallelo le masse
estranee all’impianto elettrico (per esempio posizione 10 di Fig. 1); il conduttore
equipotenziale dovrà collegare al nodo od anello equipotenziale del locale il
punto di connessione di tali collegamenti.
Nota Qualora sia stata adottata per un locale o per uno stesso gruppo di locali (camere di degenza e
ambulatori medici di tipo B) la protezione con l’interruttore differenziale con Idn £ 30 mA, è
ammesso non applicare le prescrizioni del presente articolo.

3.3.3 Egualizzazione del potenziale nei locali per chirurgia e nei locali adibiti
ad uso medico definiti da1.2.5 a 1.2.10
Le prescrizioni valide per il collegamento con i conduttori equipotenziali e le sezio-
ni minime per essi indicate in 3.3.2 sono valide anche per i locali di cui al presente
articolo, con la sola esclusione dell’impiego dell’anello equipotenziale del locale, il
cui uso non è ammesso. Si applicano inoltre le prescrizioni sotto indicate.
Al nodo equipotenziale del locale devono essere collegati in modo visibile, con
possibilità di disinserzione individuale e di permanente accessibilità:
a) I conduttori equipotenziali.
Si richiama l’attenzione sul fatto che nei locali di cui al presente articolo dev-
ono essere collegate a detti conduttori oltre a quelle già elencate in 3.3.2, an-
che altre masse estranee come per es. il tavolo operatorio di tipo fisso non
elettrico, ecc.
b) I conduttori di protezione collegati a masse.
c) I conduttori di protezione collegati ai contatti di terra delle prese a spina.
d) Le eventuali schermature contro campi elettrici perturbatori.
Ci si riferisce in particolare alle schermature che possono essere necessarie
per le apparecchiature di misura o di sorveglianza installate in camera opera-
toria e in locali per sorveglianza o terapia intensiva.
e) La eventuale rete metallica di dispersione del pavimento conduttore.
f) In quanto possibile le strutture metalliche ed i ferri di armatura del fabbricato.
g) Gli eventuali morsetti di equipotenzialità di cui all’art. 18 punto e) della Nor-
ma CEI 62-5.

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I singoli conduttori che convergono in un nodo equipotenziale del locale devono
essere chiaramente contraddistinti per funzione e provenienza.
La resistenza di detti conduttori, tenuto conto della resistenza di contatto delle
connessioni, non deve superare 0,15 W. Per la misura della resistenza vedere
3.3.2.
È ammesso un nodo intermedio per apparecchi elettromedicali e prese a spina
alimentati da trasformatore di isolamento e per le masse estranee vicine tra loro.
Il nodo intermedio (sub-nodo) deve essere collegato al nodo equipotenziale del
locale con un conduttore di sezione non inferiore a quella più elevata tra i con-
duttori di protezione ed equipotenziali che confluiscono nel nodo.
Gli apparecchi elettrici (ad es. telefoni), le cui masse non sono collegate al nodo
equipotenziale del locale, devono essere allontanati dall’ambiente circostante il
paziente in modo che non sia possibile il contatto accidentale, diretto oppure in-
diretto a mezzo di una persona presente nel locale (ad es. infermiera), del
paziente con detti apparecchi.
Nota In casi particolari può essere utile l’adozione di una rete conduttrice al di sotto del pavimento
dei locali per sorveglianza, terapia intensiva, chirurgia e anestesia.

4 PROTEZIONE CONTRO I PERICOLI DI INCENDIO


S E Z I O N E

3.4.1 Generalità
l locali adibiti ad uso medico in si usano sostanze sgrassanti o disinfettanti infiam-
mabili o in cui esiste la possibilità di elevate concentrazione di ossigeno devono
essere considerati ambienti a maggior rischio in caso di incendio.
Anche tutti gli ambienti destinati ai degenti devono essere considerati ambienti a
maggior rischio in caso di incendio (CEI 64-8 art. 751.03.1) per l’elevato tempo di
sfollamento.
Nei confronti del rischio relativo all’incendio si applica la Norma CEI 64-8
(Parte 7 - Sez. 751).

3.4.2 Provvedimenti particolari contro l’incendio nei locali in cui si effettuano


somministrazioni di ossigeno
In tali locali, ad esempio nei locali di degenza, qualora si intenda effettuare som-
ministrazione di ossigeno, si deve avere cura di evitarne elevate concentrazioni.
Nota Si ricorda che concentrazioni di ossigeno nell’ambiente superiori al 25% sono da considerarsi
pericolose e quindi da evitare. Tale percentuale non riguarda evidentemente la situazione al
boccaglio del paziente, né le camere iperbariche.
Le prese dell’ossigeno devono essere installate ad almeno 20 cm da componenti elettrici che pos-
sono, nel loro funzionamento normale, provocare archi, scintille, o temperature pericolose.
All’interno delle tende ad ossigeno devono essere adottati tutti i provvedimenti necessari contro
l’incendio o l’esplosione, ad esempio le apparecchiature non devono provocare archi, scintille,
temperature pericolose e cariche elettrostatiche (3.5.03 e Appendice A).
Si raccomanda di mantenere l’umidità relativa, all’interno delle tende, superiore all’80% per
ridurre il rischio causato dalle cariche elettrostatiche.

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5 PROTEZIONE CONTRO I PERICOLI DI ESPLOSIONE
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3.5.1 Generalità
Le camere operatorie ed i locali nei quali le anestesie o analgesie generali sono
effettuate con sostanze atte a formare miscele esplosive devono essere consider-
ati ambienti con rischi di esplosione e si devono applicare le prescrizioni di 3.5.2
e i provvedimenti per l’eliminazione delle cariche elettrostatiche di cui in 3.5.3.
Qualora si preveda somministrazione di ossigeno, si vedano i provvedimenti
contro l’incendio di cui in 3.4.2.
Nota Un’esplosione può essere innescata da cause inerenti all’impianto elettrico solo quando, in uno
stesso ambiente, coesistano le seguenti condizioni:
1) ci sia presenza di una miscela di gas anestetico infiammabile con aria;
2) la miscela sia in proporzioni tali che un fenomeno termico (temperatura eccessiva, arco
elettrico o scintilla) possa provocarne l’esplosione;
3) si manifesti, in qualche parte dell’impianto elettrico, un fenomeno termico atto ad innescare
l’accensione della miscela, come una scintilla o un arco o una temperatura superficiale ec-
cessiva.

Se i quantitativi di anestetici in uso o in deposito, determinati con le regole della


Norma CEI 64-2, sono superiori a quelli indicati all’art. 3.1.2 della Norma suddet-
ta, gli impianti elettrici devono essere realizzati come previsto dalla stessa Norma
CEI (luoghi di Classe 1).

Tab. 1

Anestetici in uso in deposito


Ciclopropano (gruppo F) 50 m3
Cloruro di etile (gruppo A) 100 dm3 1000 dm3
Cloruro di vinile (gruppo F) 200 kg 500 kg
Etere etilico (gruppo A) 100 dm3 1000 dm3

Note: 1 I dati sugli anestetici indicati in Tab. 1 sono stati presi dalla Tab. 1 della Norma CEI 64-2
e sono esemplificativi.
2 Per le sostanze del gruppo F (gas, come il ciclopropano) i quantitativi si intendono riferiti
alla temperatura di 20 °C ed alla pressione atmosferica di 101,3 kPa (1013 mbar).

3.5.2 Disposizioni e caratteristiche degli apparecchi e degli impianti


nei locali di anestesia e di chirurgia
Con quantitativi di anestetici inferiori a quanto riportato nella Tab. 1 dell’art. 3.5.1
si ipotizza un rischio ridotto di esplosione.
L’impianto elettrico, per una zona di 50 cm di altezza dal piano di calpestio deve
essere AD-FT con grado di protezione almeno IP 44 o grado inferiore ove previ-
sto dalla Norma stessa.
Anche gli apparecchi elettromedicali e gli altri apparecchi utilizzatori, in questa
zona, devono essere idonei per l’impianto AD-FT suddetto. I centri di pericolo
rappresentati nelle Figg. 2 e 3, la classificazione e l’estensione delle zone perico-
lose G e M presuppongono un sistema di ventilazione ridondante che preveda
almeno 20 ricambi totali di aria per ora.
È in ogni caso necessario verificare periodicamente lo stato dell’insieme delle ap-
parecchiature e condutture utilizzate per il trasporto e l’applicazione del gas an-
estetico, compresa l’eventuale bombola.

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Se le condizioni sopra riportate sono osservate, si potrà distinguere fra:
a) zone G. Esse corrispondono ad un volume compreso entro 5 cm dal centro di
pericolo.
Note: 1 Centro di pericolo - È un elemento o una parte di impianto in corrispondenza del quale vi
può essere emissione di sostanze pericolose.

b) zone M. Esse corrispondono ad un volume compreso fra 5 cm e 25 cm dal


centro di pericolo.
2 L’estensione delle zone G ed M attorno ai centri di pericolo è strettamente dipendente dal
numero dei ricambi totali/ora ottenuto col sistema di ventilazione. Con 10 ricambi tota-
li/ora (ventilazione minima consentita a questi fini), le estensioni delle zone G e M corris-
pondono rispettivamente ad un volume compreso entro 10 cm e ad un volume compreso
fra 10 cm e 50 cm dal centro di pericolo. Nelle zone G gli apparecchi elettromedicali da usare
devono essere di tipo APG e nelle zone M gli apparecchi da usare devono essere di tipo AP.
3 Le prescrizioni e le prove per gli apparecchi AP e APG sono indicate nella Norma CEI 62-5
(artt. 39, 40 e 41).

3.5.3 Eliminazione delle cariche elettrostatiche


Il pavimento deve essere realizzato con materiale la cui resistenza di isolamento
sia al di sotto dei limiti qui di seguito indicati:
106 W per misure effettuate su pavimento di recente realizzazione;
108 W per misure effettuate successivamente al primo anno dalla realizzazione
del pavimento (Vedi 5.2.1).
La misura deve essere effettuata in corrente continua, a 500 V.
a) tra due elettrodi posti in modo che la distanza fra i loro bordi affacciati sia di
un metro;
b) fra un elettrodo posto sul pavimento ed il nodo equipotenziale.

Gli elettrodi devono essere metallici, accuratamente puliti, aventi una superficie
di appoggio di 20 cm2 e premuti con una forza di 10 N.
Sotto gli elettrodi deve essere disposta carta da filtro umida, oppure un panno di
cotone sottile umido con uguale superficie.
(Per gli altri provvedimenti per l’eliminazione delle cariche elettrostatiche vedi
Appendice A).
Nota Quando si misura la resistenza di isolamento verso il nodo equipotenziale attraverso lo spes-
sore del pavimento devono essere effettuate due misure per ogni posizione scambiando la po-
larità.
La media dei valori rilevati viene assunta come resistenza di isolamento in quella posizione.
La resistenza di isolamento è rappresentata rispettivamente, sia per le misure indicate in a) sia
per le misure indicate in b), dalla media di 5 o più rilievi effettuati in diverse posizioni a di-
stanza superiore a 1 m da oggetti collegati a terra.
Detti valori devono essere registrati su di un protocollo di misura (5.1.2) e, per i controlli pe-
riodici, sul registro delle verifiche periodiche (5.2.2).

4 ALIMENTAZIONE DI SICUREZZA
CAPITOLO

4.1.1 Scopo e caratteristiche


Nei locali adibiti ad uso medico, per tutti gli impianti il cui funzionamento e rite-
nuto strettamente indispensabile per l’incolumità del paziente, si deve poter assi-
curare, anche in caso di interruzione della rete, la continuità di esercizio a mezzo
alimentazione di sicurezza (artt. 132.A e 21.5 della Norma CEI 64-8).

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L’alimentazione di sicurezza deve essere automatica almeno ad interruzione me-
dia (disponibile entro un tempo non superiore a 15 s), salvo casi particolari, ad
esempio apparecchi di illuminazione di tipo scialitico, per i quali è richiesta una
interruzione breve disponibile entro un tempo non superiore a 0,5 s.
Nota La messa fuori uso di una lampada nell’apparecchio di tipo scialitico non deve compromettere
la prosecuzione del lavoro.
La potenza complessiva richiesta dagli apparecchi allacciati all’alimentazione di sicurezza
non deve superare la potenza nominale della rispettiva sorgente di energia.
Qualora si impieghino accumulatori la condizione di carica degli stessi deve essere garantita
da una carica automatica e dal mantenimento della carica stessa. Il dispositivo di carica deve
essere dimensionato in modo da effettuare entro 6 h la ricarica.

Le sorgenti di alimentazione dei servizi di sicurezza devono alimentare il carico


solo in caso di mancanza della sorgente normale di alimentazione; tale limitazio-
ne non si applica all’alimentazione dei sistemi di sicurezza di continuità. Il tempo
di funzionamento garantito deve essere di almeno 3 h, ottenuto dopo una ricari-
ca di 6 h.
Il tempo di funzionamento garantito può essere ridotto a 60 min nel caso che in
tale tempo l’alimentazione di sicurezza possa essere commutata almeno manual-
mente sull’alimentazione di riserva.
Non devono essere usate batterie per auto o per trazione.

5 MESSA IN FUNZIONE ED ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI


CAPITOLO

1 VERIFICHE INIZIALI
S E Z I O N E

5.1.1 Verifiche da effettuare prima della messa in esercizio


Oltre alle verifiche da effettuare sull’impianto ultimato, previste nella Parte 6 della
Norma CEI 64-8, occorre controllare:
a) la corretta installazione e il funzionamento del dispositivo automatico di al-
larme e di sicurezza di cui in 3.1.1 e) nonché il valore della corrente di primo
guasto del circuito secondario con apparecchi scollegati;
b) l’esecuzione dell’egualizzazione del potenziale secondo 3.3.2 e 3.3.3 ;
c) il valore della resistenza di isolamento del pavimento secondo 3.5.3;
d) la corretta installazione e il funzionamento delle apparecchiature per alimen-
tazione di sicurezza e di riserva di cui al Cap. 4.

5.1.2 Documentazione relativa alle verifiche iniziali ed alla configurazione


degli impianti prima della messa in funzione
L’esecutore degli impianti deve presentare una documentazione scritta sul risulta-
to delle verifiche di cui in 5.1.1 con i relativi protocolli delle misure effettuate.
Devono inoltre essere forniti schemi od altre adatte indicazioni che indichino la
natura e la formazione dei circuiti e le caratteristiche e la posizione delle appa-
recchiature. Gli schemi e i segni grafici devono essere conformi alle prescrizioni
del CT 3 del CEI.

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2 VERIFICHE PERIODICHE
S E Z I O N E

5.2.1 Verifiche periodiche


Gli impianti elettrici dei locali adibiti ad uso medico devono essere controllati re-
golarmente, agli intervalli di tempo sotto precisati, da un tecnico qualificato.
Tali controlli periodici avranno per oggetto:
n la misura della resistenza di isolamento, da effettuare secondo le prescrizioni
della Parte 6 della Norma CEI 64-8, ad intervalli non superiori a due anni;
n il funzionamento dei dispositivi di allarme e di sicurezza di cui in 3.1.1 ad in-
tervalli non superiori ad un mese;
n l’egualizzazione del potenziale secondo 3.3.2 e 3.3.3 ad intervalli non supe-
riori a due anni;
n la misura della resistenza di isolamento secondo 3.5.3, dopo un anno dalla
realizzazione del pavimento e successivamente ogni quattro anni;
n il funzionamento delle apparecchiature per alimentazione di sicurezza di cui
al Capitolo 5 secondo le istruzioni del costruttore e comunque ad intervalli
non superiori ad un anno;
n il collegamento al nodo equipotenziale del locale della schermatura dei tra-
sformatori di isolamento secondo 3.1.1 ad intervalli non superiori a sei mesi;
n l’efficienza dell’impianto di terra ad intervalli non superiori a due anni;
n l’efficienza del funzionamento elettrico dei dispositivi a corrente differenziale
ad intervalli non superiori a 6 mesi.

5.2.2 Registro delle verifiche periodiche


Le verifiche ed i loro risultati devono essere riportati su di un registro corredato
da timbro e firma del tecnico esecutore e dalla data di verifica.

3 MODIFICHE DEGLI IMPIANTI


S E Z I O N E

5.3.1 Rispondenza alle Norme


Gli impianti elettrici devono soddisfare, dopo le modifiche e previa verifica per la
messa in funzione, alle prescrizioni della presente Norma.

5.3.2 La documentazione di cui in 5.1.2 deve essere aggiornata in accordo con le mo-
difiche apportate.

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APPENDICE
A ELIMINAZIONE DELLE CARICHE ELETTROSTATICHE
Oltre ai provvedimenti per l’eliminazione delle cariche elettrostatiche prescritti in
3.4.2 e in 3.5.3 si indicano a titolo di esempio altri provvedimenti utili per evitare
nei locali adibiti ad uso medico l’accumulazione delle cariche elettrostatiche.
Tutti i mobili devono essere metallici o in altro materiale elettricamente condut-
tore. Le superfici sulle quali possono essere posti oggetti spostabili devono es-
sere senza vernici, lacche o pellicole isolanti. Tutti i pezzi in gomma, come ro-
telle alle guaine dei letti, anelli di gomma o estremità dei piedi dei mobili,
rivestimenti di superfici, devono essere di gomma del tipo conduttrice o di un
materiale equivalente(1).
Devono essere presi provvedimenti per evitare l’accumulo di cariche elettrosta-
tiche sulle persone, come: impiego di scarpe con suole di materiale semicondut-
tore, uso di catenelle antistatiche, ecc.
Nelle sale operatorie devono essere esclusi: tessuti di fibre tessili artificiali, tessuti
di seta, coperte o altri articoli di lana o contenenti lana. Parti di gomma dura, di
bachelite o di qualsiasi materiale plastico non conduttore dell’elettricità non dev-
ono essere usati su nessun apparecchio a meno che non siano necessari come
isolanti elettrici.
Nei locali considerati l’umidità relativa deve essere mantenuta a valori superiori
al 50% ± 5.

(1) La resistenza di isolamento dovrebbe avere valori analoghi a quelli prescritti per i pavimenti di cui in 3.5.3.

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APPENDICE
B TRASFORMATORI DI ISOLAMENTO (PER USO) MEDICALE
Un trasformatore di isolamento medicale (art. 3.1.1 e) può presentarsi come una
parte fissa e permanentemente installata oppure come una parte non permanen-
temente installata di un impianto elettrico in locali adibiti ad uso medico.
a) L’avvolgimento primario deve essere elettricamente separato dagli avvolgi-
menti secondari da uno schermo messo a terra e dal nucleo mediante un iso-
lamento almeno equivalente ad un isolamento doppio o rinforzato.
b) Il/gli avvolgimenti secondari devono essere separati da uno schermo messo a
terra e dal nucleo da almeno un isolamento principale (e tra di loro da un iso-
lamento almeno equivalente ad un isolamento doppio o rinforzato oppure da
un isolamento principale e da uno schermo messo a terra).
c) La tensione nominale secondaria di un trasformatore di isolamento medicale
impiegato come parte di un’installazione o come parte staccata di un appa-
recchio non deve superare 220 V (monofase o trifase). La potenza in uscita
non deve superare 7,5 kVA.
Le distanze superficiali ed in aria prescritte nella Norma CEI 62-5 art. 57.10
valgono anche per il circuito secondario.
d) Il trasformatore deve essere adeguatamente protetto nel circuito primario
contro i cortocircuiti e nel secondario contro i sovraccarichi.
Gli avvolgimenti secondari dovrebbero essere progettati in modo che la loro
capacità rispetto alla terra sia la più simmetrica e ridotta possibile.
La conformità dei punti da a) a d) compresi della presente Appendice deve
essere verificata mediante le prove della Sez. 3 della Norma CEI 62-5
art. 57.10 e mediante esame a vista dei dispositivi di protezione.
e) La corrente di dispersione verso terra dell’avvolgimento secondario di un tra-
sformatore di isolamento medicale deve essere limitata a 0,5 mA.
f) La corrente di dispersione sull’involucro e la corrente di dispersione verso ter-
ra di un trasformatore di isolamento medicale deve essere limitata a 0,5 mA.
g) La conformità alle prescrizioni dei punti e) ed f) della presente Appendice
deve essere verificata mediante misure come indicato nella Norma CEI 62-5
art. 19. Durante la prova per la conformità al punto e) della presente Appen-
dice l’apparecchiatura di misura deve essere connessa alternativamente tra
ciascun estremo del circuito secondario e la terra.

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Fig. 1 Esempio di alimentazione e di egualizzazione del potenziale (3.3.1)
LEGENDA
1 Apparecchio inserito permanentemente sull’impianto di distribuzione generale (potenza ³5 kVA)
2 Apparecchio radiologico
3 Illuminazione generale(1)
4 Apparecchio di illuminazione di tipo scialitico
5 Tavolo operatorio (non fisso)
6 Apparecchio elettromedicale
7 Apparecchio di classe II senza morsetto di equipotenzialità
8 Apparecchio di classe I
9 Segnalazione ottica e acustica
10 Tubazioni metalliche del gas, dell’acqua, dell’impianto di riscaldamento ecc. (ad altezza inferiore a 2,5 m)
11 Nodo equipotenziale
12 Nodo intermedio (sub-nodo)
13 Conduttore di protezione
14 Eventuale rete metallica di dispersione del pavimento conduttore
15 Protezione differenziale (IDN £ 30 mA) e di sovracorrente
16 Dispositivo di controllo della resistenza di isolamento
17 Gruppo di commutazione: rete/alimentazione di sicurezza
18 Alimentazione di sicurezza
19 Trasformatore di isolamento con schermo metallico tra primario e secondario e con eventuale presa centrale sul
secondario
20 Dispositivo di protezione contro i cortocircuiti
21 Dispositivo di protezione contro le sovracorrenti
22 Conduttore equipotenziale

(1) Nell’esempio essa si considera situata ad un’altezza superiore a 2,5 m (3.3.1).

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Fig. 2 Esempio di apparecchio per anestesia con anestetici infiammabili
LEGENDA
1 Unità di controllo elettronico
2 Sistema di scarico
3 Bombola gas anestetico
4 Tubo flessibile contenente la miscela anestetica con ossigeno o protossido d’azoto considerato centro di pericolo
5 Maschera del paziente, centro di pericolo
6 Zona G entro la distanza di 5 cm dal centro di pericolo (per es. vaporizzatore)
7 Zona M entro una distanza da 5 cm a 25 cm dal centro di pericolo (per es. vaporizzatore)
8 Marchiatura per apparecchi categoria APG (fascia di colore verde con impressa la sigla “APG”)
9 Punto di aspirazione
10 Tubo adduzione gas anestetico o portante, considerato centro di pericolo

7 2 7
5 6 6

9 10

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Fig. 3 Esempio di zone pericolose in camere operatorie quando si usano anestetici infiammabili
LEGENDA
1 Sistema di ventilazione
2 Apparecchio di illuminazione di tipo scialitico
3 Apparecchi non classificati come categoria di apparecchi APG o AP e non utilizzabili per la Zona G o per la Zona M
4 Tavolo operatorio
5 Pedale, grado di protezione dell’involucro IP44
6 Apparecchio a raggi X, grado di protezione dell’involucro IP44
7 Gruppo intensificatore di immagine ribaltabile con 8, avente grado di protezione dell’involucro IP44
8 Generatore a raggi X ribaltabile con 7
9 Apparecchio per anestesia: apparecchio categoria APG, marchiato con fascia di colore verde con impressa la sigla
“APG”
10 Bombola di gas anestetico
11 Zona G centro di pericolo entro una distanza di 5 cm dal centro di pericolo
12 Zona con possibilità di miscela di gas anestetici infiammabili miscelati con aria (Impianto AD-FT)
13 Zona M entro una distanza da 5 cm a 25 cm dal punto di perdita
14 Scarico del sistema di ventilazione

1 2 1
3 6 7 4 11 + 13 11 + 13

10 14

8 5 12

Fine Documento

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La presente Norma è stata compilata dal Comitato Elettrotecnico Italiano
e beneficia del riconoscimento di cui alla legge 1º Marzo 1968, n. 186.
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