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Transizione tra la cultura della dinastia Shang e dinastia Zhou (fondamentale per la

creazione del pensiero cinese).

La storia dinastica della Cina finisce nel 1911 con la caduta dell’ultimo imperatore. La prima dinastia storica
è la dinastia Shang e successivamente abbiamo la dinastia Zhou. Fu una dinastia mitizzata dai confuciani,
come una mitica età dell’oro. Quando i confuciani ne parlano, non hanno in mente la nostalgia, ma
pensano a come riscostruire un mondo che assomigli a quell’immagine.

Nel neolitico c’erano dei centri di civiltà che erano importanti perché producevano terracotta. Non vi erano
dinastie. Gli Shang nascono nella zona della pianura centrale. Una delle costanti della storia cinese sarà la
lotta contro i barbari. Non c’è un dialogo alla pari, i barbari sono rispettati perché potrebbero diventare
integralmente cinesi. Spesso le loro tribù vengono descritte utilizzando i radicali di animale.

Gli Shang erano un popolo molto sanguinario, sacrificavano spesso animali o uomini interrogando gli Dei
anche su questioni di poca importanza. Valorizzavano il legame di stirpe, si sentivano legittimati a
comandare grazie alla loro discendenza da un supremo antenato e governavano in base a un diritto di
sangue. Con i Zhou si passa alla nozione impersonale di cielo (Tian) che sta sopra a tutti gli uomini, e viene
meno il legame con il vincolo di sangue.
Gli Shang fecero guerre per ottenere vittime sacrificali. I sacrifici erano anche animali, per esempio
venivano utilizzati i carapaci delle tartarughe o le scapole di bue per porre domande agli Dei. La scrittura
veniva impiegata per usi divinatori, e non era legata a traffici commerciali.
In epoca Zhou si passa alla divinazione con steli di achillea (I ching). Si passa a una divinazione che non
richiede spargimento di sangue.

Confucianesimo -> orrore per il culto del sangue.

Il confucianesimo nasce, ispirandosi ai Zhou, avendo l’orrore per il sangue e per queste pratiche definite
disumane. Tian è un termine introdotto dai Zhou ed è la suprema divinità. In realtà non ha un unico
significato, è sia cielo ma può esser inteso anche come natura. Concepito come l’insieme della natura che
da vita a tutti gli esseri.
Tian possiede vari significati:

 Indica una potenza che sovrana gli esseri umani e comanda il fato di ognuno. Questo spazio (la vita) che
tian ti assegna è in tuo potere. C’è un limite dell’uomo dato dal fato, e dall’altra parte c’è l’infinità e
l’imperfezione che è nelle mani di ciascuno. Non abbiamo un Dio così presente da poter essere
interpellato (come ad esempio nel cristianesimo). Al contrario, questo Dio è un’entità astratta che non
ha caratteristiche personali e quindi non può essere interpellato.

 A Tian si lega la nozione di Tian Zi (figlio del cielo), cioè legame fra Tian e il sovrano. Lui è figlio del cielo
e ha un’importanza diversa rispetto agli altri uomini. Il sovrano rendeva a Tian un culto che solo lui
poteva rendere, mentre tutto il resto del popolo assisteva. Da un lato indica la sua superiorità, ma
anche che lui non è potere assoluto perché il figlio deve obbedienza al padre. Il figlio deve diffondere
nel mondo armonia, civiltà e cultura, e dovrà essere responsabile dell’ordine del mondo. Secondo i
confuciani il potere deve essere dedito al benessere del popolo, e non deve essere utilizzato
egoisticamente.

 Un’altra nozione legata a Tian è Tian Sha, cioè quanto sta sotto il cielo (Il mondo, l’universo, gli esseri
umani). La Cina ha sempre ragionato in senso universalista. Quando la Cina si riferisce a ordine intende
l’ordine del mondo, ed è un qualcosa di cui oggi si sente interprete. La Cina aveva le risorse per
espandere l’esplorazione marittima, ma non ha voluto farlo perché la sua estensione era talmente
grande che non sentiva bisogno di andare oltre.

Il passaggio dagli Shang ai Zhou non è una guerra violenta. Il mandato celeste non è irrevocabile ed è legato
alla capacità del sovrano di adempiere all’umanità e alla giustizia, e se non ci sono queste premesse il
sovrano è illegittimo.

Wuan → non agire dei sovrani antichi. Il sovrano è il legame fra cielo e terra, il suo ruolo è essere colui che
collega misticamente l’ordine cosmico, in alto, con l’ordine sociale, in basso. Sovrano che governa con il suo
puro esempio, senza violenza (sogno confuciano). Mencio, discepolo di Confucio, dice che il re Wuen si fece
costruire un parco bellissimo dal popolo, non per goderselo egoisticamente, ma per condividerlo con la
popolazione.

Questo pensiero ha anche una componente utopistica, cioè guardare al passato per innovare il futuro. Il
pensiero cinese nasce in antitesi a periodi violenti e cupi. Il guardare al passato non è nostalgia, ma è
energia per creare un mondo nuovo (capacità progettuale).

Il grande ideale che nasce nella Cina antica e che ripercorre tutta la sua storia fino all’800 è il Tian Xia
Taiping, ovvero la grande pace suprema per tutto ciò che sta sotto il cielo. Taiping è il nome di una grande
rivolta dell’800 che riprende questa idea millenaristica, l’aspirazione a una società armoniosa. Questa
aspirazione porterà a molte rivolte durante la storia della Cina.

Ritili: termine molto presente nella cultura cinese. Vi è una fortissima componente ritualistica all’interno
della cultura cinese.
Il rito è ogni comportamento normalizzato (esempio: salutare un amico). Questa attenzione dei riti muove
dalla convinzione che l’ordine umano dovrebbe avere la stessa armonia dell’ordine cosmico.
Il rito ha una funzione sociale e una dimensione umana, non serve per mettersi in contatto con un
antenato, ma per condividere sentimenti fra le persone. Il rito si può ricondurre a cultura umana, ai
confuciani interessa la relazione tra gli umani, e non entrare in contatto con il mondo degli spiriti.
Il rito non si fa per ottenere qualcosa, ma per Wuan, lo si fa per cultura. I confuciani ripugnano la magia.

I Zhou conoscono una lunga crisi dopo l’età dell’oro che attraversa due periodi:

 Il periodo delle primavere e autunni che prende il nome da una cronaca che le ha raccontate.

 Il periodo degli stati combattenti (475 a.C. - 221 a.C.). Il 221 a.C. è una data cruciale per la storia cinese
perché segna l’inizio dell’impero.

Crisi dei Zhou: natura personale. Il potere del re è esercitato tramite relazioni di famiglie di vassalli. Questi
feudi si sviluppano e diventano stati autonomi comportandosi come stati indipendenti, l’unità Zhou si
sbriciola e il re perde autorità. Molti potenti suoi ex vassalli diventano capi di stati che usurpano il titolo del
re. È un’epoca di disunione e di guerre feroci. In questo periodo si forma il pensiero cinese perché nasce
l’esigenza di ricostruire un nuovo ordine del mondo. Si disintegra il mondo arcaico e i pensatori della Cina
antica si interrogano su come costruire un nuovo ordine che rimpiazzi l’ordine antico.
Età assiale: si riferisce a un’epoca non solo cinese, ma di grande creatività nello spirito umano. Periodo tra il
sesto e il terzo secolo a.C. nascono varie scuole filosofiche in Cina. Tutti questi centri sono indipendenti gli
uni dagli altri, ma si caratterizzano per ciò che jaspers chiama “l’epoca della razionalità umana”. Emerge un
certo modello di razionalismo che è critico rispetto alle tradizioni precedenti.

 In Cina nasce il Confucianesimo che si richiama idealmente ai Zhou, ma che vuole creare un nuovo
modello di legalità ispirato alla giustizia. Questa stagione di creatività ha avuto fra i protagonisti
Confucio e la scuola confuciana. Confucio ha due eredi: Mencio e Schulz.

 Un’altra scuola è quella Moista. I moisti pensavano che i confuciani fossero la rovina del mondo.

 Taoisti: Lao Tzu, Chang Tzu e Liezi.

 I Sofisti erano i disputanti: coloro che amavano disputare di tutto, ma non ebbero molto successo.

 E poi i Legisti: coloro che costruiscono l’impero. Sono una scuola che tuttora ha molta importanza in
Cina ed elaborano una tecnica del potere impersonale.

 L’unica che si può considerare una scuola nel senso più codificato è quella di Monz, la scuola moista
(sparisce dopo gli stati combattenti). È costituita come un ordine cavalleresco, erano contrari alle
guerre però ritenevano che fosse un dovere difendere gli aggrediti.

Termine che sta per confucianesimo: ru.


Originariamente evocava la danza della pioggia di uno sciamano. Il termine confucianesimo in cinese non
esiste e ciò che noi chiamiamo confuciani sono letterati.

Tao: designa la scuola taoista. Questo termine significa via in tutte le accezioni, via come modo di
procedere, come insegnamento; ma anche via come grande processo della realtà.

Fa: rimanda a un “modello” a cui conformarsi. La scuola legista si incentra su una ricerca su questo termine.
È una legge penale secondo cui per far governare l’ordine bisogna essere temuti e non amati. I confuciani
sono contrati all’idea di una legge scritta, per loro le norme sono i riti che non sono scritti, ma
consuetudinari. Secondo loro se gli uomini di valore sanno come comportarsi non c’è bisogno di leggi
scritte.
I legisti sono in disaccordo perché per un mondo cambiato servono leggi nuove che siano chiare per tutti.
Forte componente di intimorimento verso la popolazione. Elaborano una teoria del potere totalitaria: si
governa con l’esilio. Schulz è un confuciano che ha una sensibilità più vicina a quella dei legisti. Le leggi
legiste saranno le fondamenta dell’impero che diventerà il frutto di un connubio tra confucianesimo e
legismo. Leggi legiste + educazione confuciana.

Primo imperatore (Qin Shi Huang): unifica lo stato, le monete, i sistemi di scrittura e di misura.
Rogo dei libri: tutti i libri vengono eliminati tranne quelli sul legismo.
Una delle grandi opere promosse da lui fu la costruzione dell’esercito di terracotta. La dinastia Qin, di cui fa
parte, dura poco perché muore nel 210 a.C.
È abbattuta da una grande rivolta capeggiata dal fondatore della dinastia Han. I metodi legisti erano adatti a
creare l’impero ma non a mantenerlo, perché dopo subentrò un atteggiamento di crescente insofferenza
della popolazione.
La dinastia Qin duro poco per: peso fiscale eccessivo ed eccessive punizioni.
La rivolta porta all’ascesa della dinastia Han che costruisce le basi dell’identità culturale cinese. Capisce che
un impero ha bisogno di un’ideologia positiva che permetta di interiorizzare l’ordine. È l’ideologia
confuciana.

Rispetto al legismo, che contribuì alla nascita dell’impero, si ebbe un atteggiamento ambivalente: da una
parte veniva demonizzato e dall’altra veniva enfatizzato il confucianesimo. Nonostante ciò, nessuna legge
legista venne abrogata e dureranno fino alla fine dell’impero.

Il primo imperatore fece costruire la grande muraglia. La sua funzione non era tanto strategica, ma religiosa
perché cementava l’unità del popolo. Ogni tratto che veniva costruito era festeggiato e molti contadini
venivano da lontano per aiutare nella costruzione.

III secolo: periodo di crisi e l’impero Han finisce, si apre quindi una nuova epoca di disunione. In questa fase
riprendono le lotte intestine all’interno della classe dirigente. In questo periodo emergono nuove tendenze
del pensiero e c’è di nuovo il voler ricorrere a risorse interiori. In particolare, emerge la “scuola del mistero”
(neo-taoismo). Uno dei suoi più grandi interpreti è Wang Pi (226-249). Questo filosofo è un grande
commentatore del Lao Zi e scrive il primo commento. Crea il suo sistema di pensiero leggendo fonti
antiche.

Ragioni del successo: il buddismo pone al centro della riflessione il male e il dolore, tutto al mondo è dolore
e lo si cancella con l’estinzione del desiderio e dell’attaccamento. Tutto ciò è lontano dall’insegnamento
della Cina classica che riteneva che la realtà fosse positiva.
Buddismo = salvezza individuale. Ebbe successo a causa del periodo di crisi che stava vivendo la Cina.
Chan (o Zen) enfatizza l’illuminazione, è un’esperienza interiore che può avvenire anche nelle più umili
delle attività. Questo elemento viene riplasmato in Cina e passa poi in Giappone.

Nel VI secolo si ha la riunificazione prima con la dinastia Sui e poi con quella Tang. E sarà anche il periodo
della massima fioritura del buddismo, in cui abbiamo una Cina aperta, cosmopolita e tollerante verso le
altre religioni.

Dopo i Tang abbiamo un’altra epoca di divisione. Ricostituzione dell’impero con la dinastia Song (960-
1279). Dopo 10 secoli di successo di buddismo, con la dinastia Song comincia una rinascita neoconfuciana.
Protagonisti: fratelli Cheng. Questo movimento durerà fino alla caduta dell’impero.
Li caratterizza il desiderio di rilanciare la tradizione nativa, ma assorbe molto dal buddismo e dal taoismo.
Questo perché vi era molta tolleranza fra le religioni e l’adesione intercambiabile. Il buddismo ha un grande
influsso nel neoconfucianesimo e in particolare determina la sua spinta alla spiritualità interiore rispetto al
confucianesimo classico. Dall’altro lato anche il taoismo si modifica rapportandosi al buddismo
introducendo il monachesimo. Caratteristica del monachesimo taoista è che le donne possono comandare il
monastero come gli uomini.

Le dinastie che si susseguono sono: Yuan, la dinastia mongola (1271-1368); la dinastia Ming che è l’ultima
dinastia etnicamente cinese (1368-1644); la dinastia Qing, manciù (1644-1911) che conquista la Cina ma
viene profondamente influenzata dalla cultura cinese, a differenza dei mongoli che invece mantengono una
barriera rispetto al popolo cinese.

Dalla fine dell’impero Ming all’inizio dei Qing si ha la scoperta della Cina da parte dell’Europa. Dalla fine del
1500 comincia la missione dei gesuiti in Cina che porterà alla nascita sella sinologia. I gesuiti prediligono il
neoconfucianesimo e ne danno un’immagine positiva. Due termini: natura e ragione.
I gesuiti sostengono che la cultura confuciana è una delle massime espressioni dello spirito umano. Esso,
senza la rivelazione divina, ha raggiunto in Cina uno dei suoi vertici massimi.

Dopo questo periodo di sinofilia si ha una sinofobia occidentale.


Guerre dell’oppio: da atteggiamento di ammirazione a disprezzo. Si apre un dibattito: chi è conservatore e
chi invece pensa che la tradizione cinese dovesse apprendere qualcosa dall’occidente. 1898 un gruppo di
intellettuali riformisti prende il potere e cerca di cambiare il paese in modo riformista, il modello è il
Giappone. Questo tentativo fallisce per l’opposizione dell’imperatrice e l’unica strada rimanente è quella
rivoluzionaria.

Due grandi linee del confucianesimo pre-imperiale: la via di Mencio e quella Xunzi.
Il confucianesimo è una tradizione plurale in cui si parlano linguaggi differenti e si esprimono diverse
sensibilità, non esiste una soluzione univoca.

Termine chiave dei dialoghi: ju jitzu, l’uomo nobile.


Ideale confuciano: il re coincide con ju jitsu e deve regnare con la sua eccellenza morale. Il governo deve
basarsi sull’esempio. Il re deve proiettare sul popolo il suo esempio di moralità.
Libro di mencio: contrapposizione fra ju jitsu e sovrano.
Di fronte al sovrano, l’uomo di valore ha valore pedagogico ed è colui che insegna come vivere.
Contrapposizione fra potere effettivo del sovrano e autorità morale del ju jitsu. Per i confuciani il sovrano è
figlio del cielo, ha il dovere di incarnare qualcosa che sta sopra di lui e rappresenta il senso di umanità, se
non lo fa l’uomo di valore lo ammonisce.
Secondo i legisti il sovrano è pari al cielo e al di sopra di tutto.

Secondo Mencio l’uomo di valore non punta al profitto, all’interesse, ma pratica ciò che è bene perché è
bene (riprende l’idea di Confucio).
Mozi (480-390 a.C.) fu il primo grande antagonista di Confucio. Lui mette in primo piano il vantaggio, si
agisce bene per ottenere un profitto. Propone delle argomentazioni razionali, sostiene un comportamento
non aggressivo perché è benefico per la società. Non più dialogo ma sviluppo sistematico
dell’argomentazione. Con Mozi nasce il dibattito filosofico in Cina. Questa scuola moista piacque durante il
periodo maoista.

Confuciani: fare del bene perché è bene.


Moisti: fare del bene per ottenere un vantaggio.
I moisti creano un’idea di Tian che premia, punisce e controlla. Sono convinti che gli esseri umani senza la
speranza di un vantaggio non fanno del bene. Nel quarto secolo il linguaggio diretto di Mozi ebbe più
successo rispetto al pensiero elaborato confuciano.

Le due strade diverse di Mencio e Xunzi fanno riferimento a due termini chiave di Confucio:
Ren: il senso dell’umanità -> Mencio
Li: le norme rituali. Norme tradizionali (non scritte) del vivere civile. L’armonizzazione dell’uomo con la
natura
-> Xunzi
In Confucio invece abbiamo entrambi.
Mencio (390-305 a.C.) nasce orfano di padre. Sostiene che il sovrano deve essere madre e padre per il
popolo.

Mencio -> tema della non violenza del sovrano.


Tutti i popoli del mondo si volgeranno verso il sovrano che rifiuterà la violenza. L’idea di Mozi è che non
basta predicare, ma è il caso anche di attuare delle tecniche di difesa militare.
Mencio sostiene il sovrano non può fare ciò che vuole, ma deve far rispondere il suo operato alla moralità,
e se non lo fa è un criminale.
Il potere del sovrano si legittima se si attiene al senso di giustizia e di umanità. Il popolo in Mencio ha un
protagonismo che in Confucio non ha. Il sovrano è al servizio del benessere del popolo ed è espressione
suprema del senso di umanità.
Mencio -> l’uomo nativamente è buono, ma poi si corrompe.
Xunzi -> l’uomo nasce con istinti aggressivi ed egoisti e l’educazione (i riti) serve per apprendere una
seconda natura più civilizzata.

Già in Xunzi abbiamo l’unione di confucianesimo e del legismo. Xunzi polemizza esplicitamente con Mencio.
Mencio -> moralità prodotto della natura originaria e insita nell’uomo.
Xunzi -> moralità prodotto della cultura.
Hanno una concezione diversa della natura umana.
Mencio -> natura umana buona.
Xunzi -> natura umana malvagia.

Xunzi (310-215 a.C.) -> confucianesimo imperiale. I desideri fanno parte dell’uomo e bisogna soddisfarli
trovando delle compensazioni a ciò che non possiamo avere.

Secondo i confuciani davanti alla morte si è tutti diversi e di conseguenza anche i riti. Il criminale non avrà
riti, cioè sarà pianto da pochi.

Mencio -> culto della spontaneità. Dialoghi in cui gli interlocutori spesso sono sovrani, sono dialoghi molto
spirituali.

Estetica e piacere sono concetti che fanno parte del confucianesimo, quindi non è ascetico -> bisogna
condividere con gli altri.

Mencio è considerato più fedele a Confucio rispetto a Xunzi.

Tianming -> mandato celeste. Il popolo esprime il mandato del cielo, è ciò che sta sotto il sovrano. Il
sovrano è espressione suprema del senso dell’umanità.

Mencio -> se deve scegliere fra vita e giustizia lui sceglie la giustizia.

Mozi

Tematizza il disordine mente Confucio non ne parla esplicitamente -> è consapevole del disordine ma non
parla di ciò che è malvagio.
Tematizza anche il conflitto: non c’è amore reciproco, solo amore per e verso sé stessi. La sua scuola ha
avuto molto successo nel IV secolo a.C. e nella Cina di Mao sarà rivalutato e considerato come “pensatore
proletario” -> ostile verso i confuciani.
Utilitarismo: ideologia produttivistica -> ciò che non serve è inutile e se ne può fare a meno (musica, riti,
funerali) -> etica del lavoro. Per i confuciani fa parte della vita umana tutto ciò che la rende piacevole.
Cielo retributivo: il cielo vuole che noi facciamo ciò che è giusto -> se fai ciò che il cielo vuole, il cielo fa ciò
che noi vogliamo.
Polemica anti-confuciana -> 4 aspetti che rovinano il mondo che fanno parte dell’ideologia confuciana:
1. Il cielo non lode e gli spiriti non sono divini.
2. Funerali sontuosi e lutti prolungati. Gli uomini hanno bisogno di celebrare la morte e creare uno spazio
simbolico (cimitero, poesia ecc.) affinché il morto non sia veramente morto.
3. Credono che esista il destino (Ming).
Rifiuto dell’otium (ozio) e piacere in ogni sua forma.
Pacifismo di Mozi: scuola moista come ordine cavalleresco, credono che esistano guerre giustificate ->
sovrano buono che vuole portate l’ordine vs. sovrano malvagio.

Mencio

Il sovrano si impone attraverso la moralità, non la forza.


Il potere del sovrano è dato dal consenso del popolo: un sovrano può essere temuto ma non deve farsi
odiare.
Governare con benevolenza, senza punire eccessivamente.
Il mondo non è in mano di tutti, ma della classe dirigente.
La violenza dei sovrani per Mencio è la causa del disordine del mondo. In alcuni casi la guerra è legittimata
(per esempio contro i tiranni -> regicidio).
Auspica un mondo in cui forza e moralità siano insieme nella stessa persona.
Rifiuto dell’utilitarismo + yi = senso di giustizia e ren.
Governare = agire con rettitudine: se governi con virtù il popolo starà bene e si comporterà con virtù come
il tuo esempio.
De = potenza, virtù, carisma.
Tutti gli uomini sono sensibili alla sofferenza altrui. L’uomo nel cuore ha germogli di bontà che deve far
crescere.

Taoismo

Esiste come tendenza nel periodo pre-imperiale, viene catalogata come scuola di pensiero durante l’impero
e si istituzionalizza come religione quando arriverà il buddismo in Cina (primi secoli dell’epoca cristiana).

Tao vuol dire via in molte accezioni, letterali e metaforiche. Vuol dire anche insegnamento, discorso, parola
e può essere tradotto anche come natura. Tao ha un’ulteriore accezione: è la totalità della realtà di cui tutti
facciamo parte, non ha inizio e non ha fine e genera tutti gli esseri. È una realtà immanente, divina.
De: potenza generatrice del tao, ma anche virtù.
Jing: classico. È un testo che ci illumina circa il nostro rapporto con la realtà e che ci connette a essa. Colui
che vive dentro questa totalità è il saggio, colui che se ne separa è il male ed è destinato a deperire. Enfasi
sul riconnettersi alla totalità.
Tao: parola chiave del pensiero cinese.

Laozi

Questo testo ha un linguaggio arcano e rievoca una realtà misteriosa. La realtà del Tao va al di là delle
parole, è infinita e delimita. Paradosso del laozi è cercare di esprimere attraverso le parole una realtà
ineffabile.
Nel grande processo della realtà abitano le contraddizioni, coabita il senza nome e il con nome, la vita e la
morte, la fine e l’inizio.
Tratto interessante del Lao: emerge come protagonista il femminile. Al centro dell’idea del tao vi è
un’infinita potenza generatrice. Il taoismo non si è limitato a tematizzare il femminile ma ha dato grande
spazio alle donne nelle sue istituzioni, tra le scuole cinesi è quella che ha valorizzato di più la figura della
donna.

La tradizione taoista lo vuole antico come Confucio. I confuciani prediligono la cultura, mentre i taoisti la
natura e il ritorno a essa; favorisci tutto ciò che è artificioso per tornare vicino alla grande madre originale.
Il Laozi è piaciuto anche per il suo linguaggio mistico che evoca il mistero e che oltrepassa il linguaggio.

Forma del testo: lontano dalle frasette di Confucio. Linguaggio metaforico che gioca continuamente con i
contrari.

Idea di una potenza che non si esprime attraverso le parole, però è visibile perché è l’ordine del mondo.
Questa realtà è indicibile ma noi la percepiamo come realtà ordinata, provvista di una norma suprema che
è quella che anima tutto il cosmo. Rispetto a questa infinita potenza, l’uomo dovrebbe sentirsi minuscolo e
invece si sente più importante. Polemica contro il punto di vista antropocentrico.
La finalità di un testo come il laozi è creare un saggio che diventi il nuovo sovrano del mondo. il laozi è un
testo politico che però prescrive una via al governo del mondo che è diversa da quella dei legisti, confuciani
e moisti. Il saggio deve ritrovare la spontaneità originaria affinché diventi esempio per il mondo.

Dall’800 il Laozi cominciò ad avere grande successo. Il taoismo però non ebbe molta fortuna, non piaceva ai
gesuiti che arrivarono in Cina (fra cui Matteo Ricci che fece conoscere Confucio all’occidente). Prediligono il
confucianesimo.

Luogo comune: contrapporre un taoismo filosofico a uno religioso. La separazione di religione e filosofia è
una cosa occidentale, in Cina tutto ciò che lega l’essere umano al cosmo è unito. Nel pensiero antico non si
può parlare di una filosofia contrapposta alla religione. La concezione taoista del cosmo non è
meccanicistica. L’indagine sul cosmo è atta a trovare l’esatta posizione dell’uomo all’interno di esso.

Anna Seidel -> importante studiosa del taoismo -> “Il taoismo, religione non ufficiale della Cina”.
Fra le tre religioni c’era grande tolleranza, ma erano in concorrenza fra loro per ottenere il favore
dell’imperatore. Il taoismo fu a lungo disconosciuto anche per colpa dei letterati neoconfuciani che
tendevano a rappresentarsi come migliori. Il taoismo in epoca moderna riottiene vigore e al giorno d’oggi è
considerata una delle religioni ufficiali in Cina.

Il ritualismo e l’anticonformismo sono elementi che appartengono all’esperienza umana e quindi il vero
saggio è colui che sa percorrerli entrambi al giusto momento e nella giusta misura.
Di primo acchito il confucianesimo e il taoismo potrebbero essere totalmente diversi, uno si impegna nel
mondo e uno lo respinge, uno nel governo e uno nell’immersione nella natura, ma si compensano.
Il moto del tao è composto da due elementi complementari: Yin e Yang.
Yin -> elemento femminile.
Yang -> elemento maschile.
Yang è implicito nello Yin e viceversa. Idea dell’alternarsi degli opposti, stagione fredda e calda, giorno e
notte, visibile e invisibile. L’idea dello Yin e Yang è venuta dall’osservazione dei due lati della collina: quello
illuminato dal sole e quello in ombra. Il tao è unitario, il moto della natura è unitario ma è reso possibile da
una coppia generatrice. Idea degli opposti come legati e complementari.

Acqua: metafora che viene privilegiata nel laozi per indicare il tao. Entrambi scaturiscono da una fonte
costante pur manifestandosi in un’infinita di forme. Idea dell’universo vivo attraverso le proprie creature.
Quello che inspira la concezione taoista è che se tutta la realtà è un processo, si tratta di procedere in
sintonia col mondo (virtù). Il tao è un processo eterno e infinito, unità e insieme molteplicità. La saggezza è
conoscere la via cioè come porsi in sintonia con la vita.

La religione cinese esisteva senza avere un nome, non si definiva in termini teorici, ma era un sistema
estremamente fluido. Riuniva l’insieme della vita religiosa in Cina, tranne i sistemi monoteistici.
Tre grandi forme istituzionali: confucianesimo, taoismo, buddismo.

3 elementi per configurare le tradizioni:


1. Clero -> corpo specializzato di esperti che trasmettono la tradizione ed eseguono i riti.
2. I riti -> le liturgie.
3. Centri di formazione -> monasteri (taoismo) e accademie (confucianesimo) trasmettono il canone e le
liturgie specifiche, qui si forma il clero. Vi erano corpi specializzati, ma la popolazione praticava
liberamente tutte e tre le dottrine insieme.

Nel IX secolo ci furono persecuzioni verso i buddisti, la motivazione non era ideologica, ma politica e sociale
perché i monaci buddisti avevano incamerato un patrimonio fondiario enorme. Lo stato comincia a
preoccuparsi, chiudono i monasteri e limitano il numero dei monaci. In Cina non si concepisce che la
religione sia separata dalla politica.

Laozi: lungo periodo di gestazione.


1993 -> laozi di Boudien ed è la più antica stesura parziale del laozi.
1973 -> trovato il laozi più antico integrale: il laozi di Mawangdui risalente al 200 a.C.
È diviso in 2 macro-sezioni: daojin e tejin, il classico della via e il classico della lettura. In quello di
Mawangdui sono invertite rispetto al testo canonico.

Il femminile viene spesso associato all’acqua ed è generatrice di vita. Il taoismo ha le sue radici nello stato
di Chu, stato meridionale dove era molto diffuso uno sciamanesimo femminile. Il vuoto non è la negazione
dell’essere ma è potenzialità. Il moto della realtà è un eterno ritorno, i 10 mila esseri nascono da un vuoto
fecondo e poi vi fanno ritorno. Tutto ciò che noi vediamo proviene dal fondo inesauribile e invisibile ed è il
mistero da cui tutti gli esseri provengono e poi fanno ritorno.

Neiye: poema che tratta temi analoghi al laozi, parla del cosmo e di ciò che lo anima. Significa operazione
interiore, coltivazione interiore. È il primo trattato che prevede delle pratiche di auto coltivazione psico-
fisiche necessarie a custodire dentro di noi le energie vitali.
Nozione cruciale di Qi (appare anche nel laozi) e rappresenta l’energia vitale di cui tutto il mondo è
costituito, è il respiro del tao. Qi rinvia all’idea di nutrimento ma anche a qualcosa di palpabile come il
vapore. L’uomo, imparando a dominare le proprie passioni, accede a un livello di potenziamento delle
proprie facoltà che lo rende quasi divino. Il cuore e la mente sono coinvolti in un cammino che persegue la
virtù. No dualismo ma fusione della dimensione fisica e spirituale.

Temi che compaiono in questi testi:

 Idea dell’agire e non agire, vincere cedendo. Idea di fondo che l’acqua riesce a intaccare con la sua
costanza anche le sostanze più inaccessibili come le rocce, è una debolezza apparente che riesce a
imporsi sulla forza ostentata. Ciò che è forte inizialmente è stato debole e tornerà ad esserlo.

 Spontaneità -> Zhuangzi. Immagine del nuotatore che è come un pesce nel tao, non vuole
sovrapporre il suo ego alla corrente, ma si fonde con essa.
 L’infinito insieme al finito. Il letterato viene paragonato alla rana che non conosce che cos’è
l’infinità dell’oceano perché è intrappolata in un pozzo, lui non può parlare del tao perché il suo
orizzonte è troppo circoscritto.

Mencio usa l’immagine della spontaneità dell’acqua per giustificare la spontaneità del flusso morale.
Secondo lui ciascuno di noi ha dentro di sé l’impulso a non sopportare la visione della sofferenza di un suo
simile.

Pensiero giapponese

Il termine filosofia è un neologismo nel giapponese come nella lingua cinese. Il Giappone comincia a
interessarsi alla filosofia durante l’800. Nel 1800 la Cina da “maestra” diventa “allieva” del Giappone e
scopre la filosofia occidentale tramite esso. I cinesi, quando si rendono conto delle mire espansionistiche
del Giappone, cominciano a sviluppare uno spirito patriottico e antigiapponese -> movimento del 4 maggio
1919. Nelle lingue orientali vi è una struttura dialogica che mira a stabilire una relazione fra il locutore e la
cosa che viene citata. Gli intellettuali cinesi si interessano alle filosofie occidentali, soprattutto al marxismo.
Giappone -> modernizzazione autoritaria, rifiuta i modelli liberaldemocratici e l’individualismo.

Non c’è nulla che abbia sostanza intrinseca, la sostanza di ogni cosa è il vuoto. L’essere umano non ha una
realtà autonoma ma un fascio di fenomeni, questa concezione verrà enfatizzata dal buddhismo.

Taoismo e buddhismo arrivano in Giappone e il pensiero giapponese avrà una concezione maggiore sul
vuoto da questo incontro. La concezione del vuoto si incontra con il sentimento della transitorietà,
dell’impermanenza, che è un elemento fondamentale della cultura giapponese.

Kami -> termine chiave della cultura tradizionale giapponese. Non si tratta di un panteismo, i kami sono
qualunque cosa che abbia una forza, un’energia, e può essere benevola, neutra o malevola. Concezione
della natura come fondamento spirituale di tutta la realtà. Si concepisce tutta la realtà come popolata di
entità viventi e si dice siano 8 milioni (numero simbolico per indicare l’infinità). La natura viene percepita
come animata da questa energia vitale. C’è una funzione politica e sociale: i kami sono oggetto di
venerazione da parte di singoli clan. Le cose sono entità corporee e insieme spirituali, non c’è l’antitesi fra
uomo e natura perché materia e spirito sono infusi in entrambi.

Buddhismo

Dal VI secolo il buddismo viene introdotto in Giappone. Inizialmente viene recepito in funzione politica e
magica, si pensa che possa essere uno strumento efficace per governare la società. Anche in Giappone non
esiste l’esclusivismo, ma tutte le religioni vengono praticate contemporaneamente.

604 -> costituzione dei 17 articoli -> sintesi di buddhismo, confucianesimo e shinto; concezione
dell’armonia confuciana, impermanenza buddhista e un’etica altruistica.

Natura di Buddha -> nozione chiave del buddhismo. È la capacità di conseguire l’illuminazione, è una
capacità aperta a tutti ed è presente in ogni essere come verità immanente, non è un qualcosa da
raggiungere ma si consegue. Ogni essere è potenzialmente Buddha.

Shintoismo
Impermanenza -> nozione chiave del buddhismo e shintoismo.
Susanoo: dio fondatore -> trasforma lo spazio selvaggio in spazio abitabile dagli uomini.
Risaia -> offre un modello di ordine e stabilità. La montagna è opposta alla risaia, è lo spazio selvaggio e si
oppone allo spazio coltivato dall’uomo. Rappresenta il non umano, è abitato da presenze non umane ed è il
punto di congiunzione fra cielo e terra, umano e divino.
Il tempio -> è lo spazio dedicato alla pratica religiosa ed è situato al confine fra lo spazio coltivato e la
natura selvaggia. Luogo di mediazione fra il dio della risaia e la dea della montagna, spesso l’incontro è
concepito come atto sessuale, come unione da cui scaturisce la fertilità. È anche il luogo d’incontro fra la
comunità del villaggio e gli Dei. All’interno accedeva solo alla sciamana che si metteva in contatto con il dio
attraverso una possessione.

Onbu -> luogo del luminoso e del divino. Si lega alla nozione di vuoto, che può essere una cavità o un muro
bianco. Vuoto che separa ma unisce. Questo spazio esprime sempre un dinamismo verso un centro, un
“cuore” segreto. Il cuore della realtà è concepito come un cuore vuoto (l’estetica del vuoto la troviamo nei
giardini zen). Tutta l’architettura giapponese è l’architettura dell’impermanenza, i templi erano costruiti con
materiali fragili (legno, paglia).
Gusto per la simmetria, il tempio come spazio simmetrico.

Gli itinerari per ascendere sono concepiti come percorsi di purificazione e distacco da ciò che ci lega.
La concezione del tempo è scandita da tempi dell’anno agrario. Idea radicata di una ciclicità del tempo.
Tramite il rito si sancisce il rapporto fra umani e Dei, a anche il rapporto fra i membri della stessa comunità.
Rito componente sociale enfatizzato dal confucianesimo.

Culto fortissimo per gli antenati. I riti scandiscono momenti diversi della vita umana e uno dei grandi riti è
quello dell’iniziazione all’età adulta che consisteva in una prova da affrontare in solitudine. L’offerta è uno
scambio simbolico fra gli Dei e la comunità. Sono presenti anche demoni maligni che vanno ingraziati
tramite delle offerte.

Itineranti -> monaci, asceti, sciamani ecc. Sono categorie sociali legate all’esperienza del sacro, transitano
nei luoghi fuori dagli ordinari spazi umani e portano notizie nel villaggio in cambio dell’ospitalità.

Problema in Cina e Giappone -> uscire dal caos della violenza.


Tre principi confuciani reinterpretati in Giappone:
1. Obbedienza -> pura obbedienza all’imperatore, indica anche il suicidio rituale.
2. Subordinazione della donna all’uomo -> presente anche in Cina ma non così estrema, c’erano molti
motivi per cui un uomo poteva ripudiare una donna, anche futili.
3. Subordinazione delle nuove generazioni a quelle anziane, soprattutto nel matrimonio. I genitori
sceglievano per i figli il partner.

Questi principi presuppongo uno stato filosofico a cui non puoi transigere e vengono imposti in un’epoca di
chiusura del paese.
I fondamentalismi sono una reinvenzione post-moderna della tradizione.

Tempo e calendario -> due tendenze opposte, da un lato c’è la temporalità centrale del sovrano e dall’altra
la temporalità locale, più umile. Il sovrano è il garante supremo dell’analogia fra macrocosmo e
microcosmo. Distinzione fra giorni nefasti e benevoli.
Distinzione tra puro e impuro. Ci sono giorni impuri per la donna (mestruo) e si tratta di un’impurità fisica
che viene poi a cessare, in quei giorni bisogna astenersi dai rapporti sessuali. In tutta questa temporalità il
sovrano è al centro. IL futuro non è aperto all’imprevisto, ma è già noto e il detentore del potere è il
sovrano.

Divinazione -> elemento caratteristico dello Shinto. Il calendario e la divinazione sono intrecciati, ma il
primo stabilisce la temporalità generale, mentre la seconda indica il tempo del singolo. Conoscere il futuro
equivale a conoscere il tuo destino, è un qualcosa che hai già dato e che ti si rivela attraverso la divinazione.

Cultura della vergogna -> elemento della cultura cinese e giapponese. La tua colpa si proietta verso
l’esterno, sguardo esterno della società che può o non può accettarti. La morte in questa cultura è meno
temibile della vergogna.

Concetto di verità ->non è una verità sfolgorante, ma è una verità giudiziaria o storica.

La divinazione consente di conoscere un percorso che è già tracciato. È un modo per liberarsi del destino e
per scoprire una realtà più profonda a cui puoi aderire.

Nel buddhismo la natura del Buddha è la consapevolezza dell’impermanenza. L’impermanenza delle cose è
la buddhità. Il contenuto dell’illuminazione è scoprire la vacuità che è nel cuore di tutte le cose.
La buddhità è dentro il tempo, nel presente, e chi vuole raggiungere l’illuminazione deve accettarlo. La
natura ultima del dharma (norma buddhista) è fatta di tutti i fenomeni che si manifestano nel presente.
La condizione di natura del Buddha non è l’ingresso in un altro mondo, ma comprendere che la realtà
illusoria e la realtà dell’illuminazione sono la stessa cosa.

Il buddhismo prende dallo Shinto la concezione che il divino, l’uomo e la natura sono ambiti vicini.

Nuove religioni: fioriscono nel Giappone moderno e contemporaneo nuove religioni che sono il risultato
della modernizzazione. Una delle più famose è la Soka Gakkai.
Elementi in comune delle nuove religioni:
 Grandi realtà che hanno leader carismatici (spesso sono donne). Hanno un intento sincretistico, cioè
uniscono elementi che provengono da buddhismo e da religioni occidentali.
 Rassicurazione dell’individuo disorientato con anche sostegno materiale.
 Spesso è presente il concetto della fine del mondo. Una profezia millenaristica di redenzione del mondo
e l’avvento di un’epoca che porrà fine al dolore e alla violenza.

Morte nello shinto -> ha caratteristiche speciali, la morte è impura e così sono coloro che hanno contatti
con essa. Purezza intesa come assenza di contatto con ciò che è impuro. È impuro tutto ciò che intacca
l’unità del corpo. I fuori casta sono emarginati perché fanno lavori legati alla morte e quindi considerati
impuri.

Tema degli antenati -> la morte non è indifferenziata. Gli antenati sono simbolo di aggregazione e
identificazione. Qui l’al di là è speculare all’al di qua. La gerarchia continua dopo la morte e dopo anni
l’antenato viene venerato come una divinità, ma non per qualità specifiche, ma per la sua funzione
familiare.

I kami hanno il potere di creare e di distruggere. Oltre a loro esiste anche una stirpe di Dei che sono figure
antropomorfe. Queste divinità si suddividono in categorie: dei della terra, della natura, dei fiumi, della
natura coltivata, della natura selvaggia, del villaggio e divinità ancestrali. Negli ultimi si sviluppa il culto degli
antenati. Ogni divinità ha dentro di sé una forza che si chiama tama ed è una forza violenta e distruttiva o
armoniosa e benefica. L’attività rituale è volta a controllare e pacificare questa forza volgendola a favore
dell’uomo. Questa energia che pervade gli dei è presente anche negli esseri umani.

Il mondo umano e quello divino sono affini. La fede, nello shinto, si fonda sull’idea di un’unità di realtà
divina e umana. Gli dei abitano nella natura e lì si rivelano, gli esseri umani percepiscono il divino per via
emozionale e intuitiva (es. fiori di ciliegio).

Interazione fra shinto e buddhismo

Il buddhismo non spazza via la religione preesistente, ma avviene un processo di compenetrazione. I kami
vengono interpretati come manifestazioni divine e temporali del Buddha, vengono considerati come una
delle tante forme che il Buddha può assumere. Tutto il pantheon shinto viene preso nel buddhismo e
trasformato in santi, figure del Buddha ecc.

Anche in Tibet era presente una religione originaria: bon. Il buddhismo non lo elimina, ma si fonde con le
sue credenze.

La fede nel buddhismo non esclude la fede nello shinto. Vi era concorrenza fra le varie scuole religiose per
ottenere i favori del popolo, ma non combattevano per motivi ideologici.

Il buddhismo era radicato profondamente nella spiritualità giapponese.


Grande tema della compassione -> i Buddha diventano kami per essere vicini al mondo e agli esseri umani,
sguardo della compassione rivolto verso il dolore di questo mondo.
Questa fluidità di relazione è diventata negli ultimi decenni attraente anche negli scenari occidentali, vi è la
tendenza a separarsi dalle grandi tradizioni per avvicinarsi a forme più fluide di religiosità. D’altro canto,
esiste anche una tendenza al fondamentalismo e a definire i limiti delle varie religioni, anche in maniera
violenta.

Il termine religione è un neologismo in Giappone.


Il termine antico era ciò che in Cina era chiamato tao -> è un percorso spirituale interiore di conoscenza di
sé che viene condotto sotto la guida di un maestro; questo percorso è finalizzato a svelare la natura della
realtà ultima e può essere lo spirito, il tao o la natura di Buddha; questa realtà ultima è già contenuta nel
cuore di ogni essere umano e si tratta quindi di portare alla luce ciò che ciascuno ha dentro di sé. Immagine
confuciana dei germogli di ren presenti nel cuore di ogni essere umano.

Chi governa ha una responsabilità verso il popolo. Chi ha più potere non ha più privilegi, ma più doveri.
Etica confuciana -> etica della responsabilità dei governanti verso i governati.

In Giappone abbiamo una versione confuciana basata sul senso dell’obbedienza, la pietà filiale si fonde con
la cultura shinto e con il culto degli antenati.

Nazionalismo

Nella cultura cinese l’idea di nazione è moderna. La Cina ha a che fare con un’idea imperiale universalistica,
si sente depositaria di un messaggio universale che vale per tutti gli uomini (tian sha).
Il Giappone invece considera la sua identità contrapposta a ciò che è fuori. In epoca Tokugawa si sviluppa
quest’idea nazionalistica. Motoori Norinaga tematizza il corpo della nazione che deve rimanere unito e puro
(kokutai), purezza dell’identità nazionale.

A lungo i giapponesi si sono considerati come allievi della Cina, ma da un certo punto in poi cominciano ad
elaborare il tema della specificità assoluta del Giappone, che porterà poi al nazionalismo del ’900. Il
paradosso del nazionalismo giapponese è che nasce dall’incontro con le potenze occidentali.

Idealizzazione del mondo contadino e del mondo arcaico, sono fenomeni moderni ma sentono il bisogno di
rappresentarsi come gli eredi di un mondo contadino. Anche il Giappone elabora il tema della superiorità
della stirpe giapponese.

Nel dopo-guerra non c’è stata solo una rimozione da parte del Giappone (rimosso il massacro di nanchino e
ricordata solo la bomba atomica), ma anche da parte dell’occidente (come se la guerra in Asia non ci sia mai
stata). Questo succede anche durante la guerra fredda (in Asia fu combattuta -> guerra di Corea e Vietnam),
c’è una visuale eurocentrica.

Il fascismo giapponese fu pilotato dall’alto, dalla classe dirigente.


Tratti in comune fra fascismo giapponese ed europeo:
 Negazione del liberalismo, della democrazia e del regime parlamentare.
 Antimarxismo.
 Militarismo.
 Nazionalismo
 Razzismo.

In Giappone non esisteva un leader carismatico, l’imperatore era invisibile e parlò solo dopo la sconfitta.

Ci fu l’assenza di opposizione. Suicidio rituale -> codice d’onore elaborato in epoca Tokugawa. In questo
periodo ci sono elementi che favoriscono l’evoluzione autoritaria del Giappone -> isolamento, persecuzione
contro i cristiani e sviluppo di una società gerarchica e autoritaria. Accentuata la subalternità delle donne.

Ideologia dell’unicità nipponica e della sua diversità nei confronti delle altre nazioni. Questo rinforza gli
stereotipi legati all’identità culturale.
Esigenza di reinventare l’identità collettiva in Cina.

Per costruire la propria unità il Giappone ha avuto bisogno prima della Cina e poi dell’occidente.

Memoria -> serve a rendere consapevoli. Esiste la memoria involontaria e volontaria, quest’ultima è
un’opera di ricostruzione in cui possono entrare elementi progettuali.

Il processo di Tokyo (46-48) -> crimini di guerra contro la pace. 25 imputati e 7 condanne a morte.
Principale imputato -> generale Tojo Hideki -> maggior responsabile dell’attacco a Pearl Harbor.
L’Imperatore e la sua famiglia furono esentati da ogni colpa.

Buddhismo

Testo fondativo -> sermone di Benares.


È una grande esperienza multiculturale e si trasforma a seconda delle culture che trova (Giappone, Cina,
Corea ecc.).
Siddharta Gautama -> Buddha (il risvegliato). Sarebbe vissuto fra il 566 e il 486 a.C. in un piccolo regno ai
piedi dell’Himalaya nel palazzo della sua corte al riparo dal male. Dopo aver scoperto il male, fugge dalla
corte e diventa un eremita. Un giorno ha un’illuminazione -> sermone di Benares. È un discorso che appare
semplice, non si tratta di una verità rivelata da qualcuno, ma è una verità che il Buddha scopre con mezzi
umani.

Grande tema del buddhismo -> consustanzialità tra il dolore e l’esistenza. L’esistenza è segnata dal male.
Nella Cina antica il male si trova nella natura umana. Nella prospettiva indiana l’esistenza in quanto tale è
segnata irreparabilmente dal male. La fine dell’esistenza umana è spezzare le catene dei cicli della
reincarnazione per accedere alla ricongiunzione con l’assoluto, fuoriuscire dai limiti dell’esistenza del
singolo per fondersi nella totalità.
Il messaggio buddhista è rivolto a tutti indifferentemente e sotto questo punto di vista è rivoluzionario.

Desiderio = dolore -> Ciò che ci fa inseguire qualcosa fuori di noi è qualcosa di labile e continuiamo
disperatamente a cercare di afferrare ciò che per sua natura ci sfugge; ogni possesso è illusorio e
necessariamente si trasforma in dolore. Il desiderio è la matrice del dolore.
Non si trova fuori noi, ma dentro, e dobbiamo riconoscerlo in noi stessi. Il buddhismo da molta enfasi alla
salvezza del singolo, enfasi che il pensiero della Cina antica non ha conosciuto.
La nozione del male della Cina antica è legata all’imperfezione e non è un male metafisico. L’impulso
aggressivo dell’uomo è imperfezione, tuttavia si può correggere, e quindi c’è una fiducia nella capacità
umana di ristabilire l’armonia. Lo scopo del messaggio buddhista è porre fino al ciclo della reincarnazione.

Xunzi -> gli esseri umani, non avendo limite nel desiderare, sono propensi ad aggredirsi. Il desiderio è male
perché genera disordine sociale. Gli uomini competono per beni che sono limitati e aggrediscono gli altri
per appropriarsi di ciò che possiedono -> dal desiderio nasce la contesa.
Gli antichi sovrani crearono i riti per poter limitare i desideri. Nella prospettiva confuciana classica non
vanno eliminati, ma devono avere dei limiti.

Rapporto con la morte -> il desiderio può diventare desiderio di morte. Il rito garantisce la
compartecipazione del desiderio, lo nutre e lo attenua. Secondo la logica dei confuciani, il desiderio non è
qualcosa da estinguere, ma tramite la cultura lo si può educare. Cultura -> sistema simbolico che realizza i
desideri.

Non c’è un richiamo a un dio trascendente, ma è un messaggio enunciato da un uomo che ha avuto
l’illuminazione.
Tema della compassione -> sensibilità per il dolore di tutte le creature. È una dottrina della salvezza.
Bodhisattva -> l’essere di compassione. Colui che si rifiuta di accedere al nirvana finché tutti gli esseri non
saranno salvi insieme a lui. La meditazione è cruciale in tutte le forme di buddhismo perché consente di
trovare la quiete in sé stessi, abolendo il continuo frastuono del mondo esterno.

Il cammino ascetico, che porta a disfarsi del desiderio, non è un’impresa facile, ma riguarda soprattutto
l’interiorità. Ci sono scuole, fra cui la Chan (Zen in Giappone), in cui si dice che l’illuminazione si può
raggiungere in qualsiasi condizione e non è dipendente dall’esterno.
Il monachesimo ebbe molto successo in Cina e ci fu una grande adesione femminile.

La presenza in occidente del buddhismo risale ad Alessandro Magno (intorno al 330 a.C.). La grande
scoperta da parte della cultura europea la si ha nell’800 -> Schopenhauer.
Maya -> illusione.

Carattere universale: via di salvezza dal dolore aperta a tutti. Grande tema del buddhismo è come porre
fine al dolore.
L’introduzione del buddhismo in Cina va messa in relazione con un periodo di crisi (crollo dinastia Han). Era
un periodo di guerre e di crisi sociale ed economica e il buddhismo rappresenta un’ancora di salvezza. Il lato
magico del buddhismo affascinò i mongoli. Quello che cercavano all’interno del buddhismo era un potere
magico per vincere in battaglia.

Stretto legame fra le idee che si trovano nel sermone di Benares e una pratica di vita che deve incaricarsi
completamente di realizzarlo.

Meditazione -> tema cruciale. La meditazione ci consente di creare il vuoto rispetto al premere del velo di
Maya. La pratica della meditazione consiste nell’emanciparsi dalla dipendenza di tutto ciò che è esterno per
fare vuoto dentro di sé (si ritrova nel taoismo). Nel taoismo (concentrazione sulla respirazione) ha la finalità
di potenziare l’energia vitale, di porsi all’unisono con il Qi universale e quindi preservare la vita.
Nel buddhismo questa pratica ha a che fare con il conseguimento del vuoto, cioè la liberazione dalle
passioni. I testi sacri non contengono la parola dio, ma contengono la trascrizione dei discorsi di un uomo. Il
discorso di Benares non ha origini divine perché Buddha non è una divinità.

Un’altra caratteristica che è piaciuta in occidente è la non esistenza di una verità assoluta a cui aggrapparsi.
Non bisogna fissarsi su una verità assoluta, ma invece essere aperti alle trasformazioni. Il saggio è colui che
non si fissa su una verità. Le forme di attaccamento possono essere anche intellettuali o spirituali e pure la
pratica religiosa può esserlo.
I maestri buddhisti non sono depositari di una verità assoluta, ma sono amici spirituali e fungono
soprattutto da esempio con il loro comportamento.

Il Buddha si rifiuta di pronunciarsi sulle grandi questioni metafisiche (es. inizio e fine del mondo), l’interesse
è concentrato sulla sorte degli esseri umani e sull’eterno ritorno. La finalità sostanziale dell’insegnamento
del Buddha è porre fine o attenuare il dolore.
È una via di salvezza che si realizza in questa stessa vita. È un percorso di liberazione, ma anche di
conoscenza perché la liberazione dal male avviene solo conoscendo la sua origine. Fiducia nella capacità
dell’uomo di realizzare con i propri mezzi la propria liberazione. La via della conoscenza porta alla
cessazione del dolore. Il male perpetua il velo di maya quindi le illusioni.
Finalità -> distaccarsi dal desiderio per porre fine alla sofferenza.

La vacuità non è il nulla, ma è la condizione di massima apertura che consente di spiegare ogni
manifestazione.

Tre aspetti fondamentali dell’esistenza:


1. Impermanenza (Anitya) ed è la natura di tutte le cose. Ogni cosa non ha una realtà durevole, si tratta di
prendere coscienza di questo e di non legarsi a questo impermanente.
2. Non sostanzialità -> la realtà non ha una sostanza propria ma è una rete di relazioni.
3. Sofferenza

Il sé universale nella tradizione e indiana è il brahma, lo spirito assoluto che pervade tutta la realtà. In
particolare, è l’anima individuale (atman).
Esiste un Buddha storico che è Siddharta Gautama, e poi esiste un Buddha per ogni epoca. In Cina, il
buddhismo, si allontana dal pessimismo radicale indiano e assume una connotazione che lo riporta vicino
alla cultura classica cinese.

La tradizione più antica presenta il Buddha come un maestro. L’eredità che lascia è la dottrina ( dharma) e la
comunità da lui fondata (monastica). C’è una molteplicità di Buddha per ogni universo (teoria del grande
veicolo).

Si possono trovare somiglianze tra la figura del Buddha e Mahavira (559-527 a.C.), il fondatore del
giainismo. Nasce in India parallelamente al buddhismo e ha caratteristiche affini come la non violenza.

Principio di non celebrare sé stessi -> diminuire l’io.

Anche nel giainismo c’è il principio della tolleranza e il fatto che nessuna singola verità equivale alla verità
assoluta.
Principio del karma -> frutto della fine. Nella concezione indiana è il frutto di ogni azione che si compie.
L’accumulazione del karma determina le successive reincarnazioni. Lo scopo del transito attraverso il ciclo
delle reincarnazioni è raggiungere la liberazione; si accumula karma positivo durante le reincarnazioni per
uscire da questo ciclo.

Buddha, Mahavira, Confucio e Laozi vivono nella stessa epoca e condividono questo periodo di separazione
dalle religioni tradizionali verso una razionalità (età assiale di Aspers).

Dharma oltre a essere legge è anche il ciclo delle rinascite. L’atteggiamento del buddhismo consiste nel
creare vuoto in sé stessi e porsi al centro della ruota, creando il vuoto riesci a trovare il quieto centro di sé
per trovare l’illuminazione. Significa anche fondamento della realtà, ordine cosmico, moralità, doveri e
diritto.
Il vuoto buddhista è concepito come impermanenza, mentre il vuoto taoista è concepito come vuoto
generatore.

L’India era conosciuta per il suo pessimismo e ascetismo. Il concetto di male e l’enfasi sulla salvezza
individuale, su cui si fonda il buddhismo, non si trovano nel pensiero cinese antico.

Serindia -> area al confine fra India e Cina. Regione cruciale per l’incrocio di lingue e culture. La via di
espansione principale del buddhismo è la via della seta. La religione può anche funzionare come elemento
identitario (es. islam).

Il buddhismo cinese si trasforma in relazione con taoismo e confucianesimo. Nel buddhismo c’è una
rivalutazione dei piaceri e della vita così com’è.
Buddha -> via di mezzo fra astinenza e piacere. L’illuminazione può essere conseguita anche facendo la più
banale delle attività perché riguarda l’interiorità.

Buddhismo tibetano -> relazione con la religione bon (religione animista con vari Dei e riti e possiede una
componente magica). In Tibet esistono molte scuole diverse in concorrenza fra loro. La religione diventa
l’emblema di una lotta di resistenza nazionale (dalai lama).
Il buddhismo tibetano ha delle sue connotazioni proprie -> il dalai lama è scelto da bambino e si pensa che
sia la reincarnazione dei precedenti.
A metà del III secolo a.C. il buddhismo inizia a diffondersi nel resto dell’Asia. Il processo di sinizzazione dura
10 secoli.

Hinayana e Mahayana -> termini chiave, due grandi vie del magistero buddhista.
Hinayana: si concentra sulla figura dell’asceta, colui che si è completamente distaccato dalla morale. È
completamente illuminato. Questa forma di buddhismo è diffusa in Asia meridionale.
Mahayana: la figura principale è il bodhisattva -> la compassione è la nozione principale. È in questa
versione che il buddhismo si diffonde in Cina, Giappone, Tibet, Vietnam e Corea.

Il sutra designa ogni testo che sia considerato parola autentica del Buddha.
L’insieme del canone buddhista consiste in 3 generi testuali: sutra (insegnamento del Buddha), vinaya (che
narra della vita monastica) e sastra (analisi della legge, trattati).
Sutra -> qing in cinese.

Come il buddhismo si diffonde nella Cina Han

Con l’impero han nasce l’identità culturale cinese che è costituita dal confucianesimo.
Le fasi della diffusione si possono distinguere in 3 fasi:
1. Fase in cui il buddhismo è indicato nelle controversie cinesi e si cerca di riportarlo in termini cinesi. In
questo periodo c’è la divisone fra dinastie del nord e del sud. Abbiamo due tipi diversi di buddhismo:
buddhismo del nord che è più emozionale (reliquie, santi e riti) e quello del sud che è più intellettuale.
2. Fase in cui ci si rende conto che il buddhismo è indiano. Ci si volge con passione alle fonti indiane. Età di
grandi peregrinaggi da Cina a India per cercare il sutra.
3. Tra settimo e ottavo secolo. Dinastia Tang non completamente cinese perché aveva sangue barbaro. Fu
la dinastia più aperta e cosmopolita. Durante i Tang si ha una piena assimilazione del buddhismo e si
creano fonti totalmente cinesi.

In Cina il buddhismo si è razionalizzato e perde delle caratteristiche mistiche.


Rispetto alla concezione classiche questa centralità del dolore è nuova. Tema dell’universalità del
messaggio che è rivolto a tutti.

Monachesimo -> infrange la solidarietà della famiglia e del sociale. Vede il male e il dolore come limite e
imperfezione. Gli esseri umani sono imperfetti ma possono perfezionarsi. La cultura permette agli uomini di
diventare perfetti.

Termine chiave -> qi -> energia vitale, ciò che bisogna preservare, il respiro del tao.

Differenza tra nozione di vuoto taoista e buddhista

Nel taoismo il vuoto è una nozione funzionale. Nel buddhismo il vuoto è l’impermanenza, le cose sono
vuote nel senso che non hanno consistenza e dietro vi è l’idea del velo di maya. Tutta la manifestazione del
visibile è illusione di cu liberarsi. La nostra infelicità dipende dal prendere un’illusione per realtà e cercare di
afferrarla.

Enfasi sulla caducità -> elemento nuovo che si introduce durante la crisi degli han.
Nel sutra della terra pura prende corpo una forma peculiare di buddhismo, è una forma emozionale non
intellettuale. Basta udire, pronunciare e tenere a mente il nome del Buddha per rinascere. Diventato molto
popolare in Giappone.

Buddhismo mahayana -> Fondato in India nel II secolo d.C.


Questa scuola propone una via di mezzo fra due estremi: esistenza e non esistenza, piacere e dolore. In
questa scuola c’è una particolare dialettica: le cose non hanno una realtà indipendente. La loro vera natura
è vuota, tutti gli elementi della realtà sono vuoti in quanto non hanno propria natura. Non possono fondare
la realtà perché sono frutto dell’illusone e dipendono da altro per poter esistere. Una caratteristica è quella
di affermare la non dualità: non esiste dualità fra soggetto e oggetto, negazione e affermazione. L’idea della
vacuità è sottolineata attraverso questa dialettica che svuota la mente da tuti i concetti, alla fine anche la
vacuità viene svuotata. Questa scuola pone 2 verità: la verità relativa, che è la realtà della nostra vita
quotidiana, e la verità assoluta che a che fare con la consapevolezza della vacuità (parola chiave). Questi
due livelli sono l’uno in rapporto con l’altro.

Buddhismo Chan (Zen in Giappone)

Vi sono elementi specificatamente cinesi ma anche che ricordano tradizioni monastiche. Enfasi sulla
spontaneità.
Nel Chan c’è un patriarca che sostiene l’illuminazione graduale, costui dice che il corpo è l’arte del risveglio,
mentre lo spirito (shin) è come uno specchio che va continuamente strofinato affinché sia senza polvere.
Questa linea sostiene che l’illuminazione sia qualcosa di spontaneo e corrisponde a ciò che troviamo nel
taoismo: si tratta di disfarsi dell’artificio dentro di noi. Dentro di noi c’è la spontaneità che va raggiunta
nuovamente.
Al centro del Chan c’è l’idea dell’illuminazione subitanea, che accade qui e ora.

Neoconfucianesimo

Rinascita di una tradizione autoctona che durerà fino all’800.


Influsso del buddhismo -> enfasi sull’interiorità. Prevale nel neoconfucianesimo un atteggiamento di
conciliazione fra le 3 dottrine. Il neoconfuciano tende a celebrare l’unione mistica con il cosmo e spesso
pratica i modi di meditazione del Chan.
Valorizzazione del tema della compassione (fondamentale nella scuola mahayana). I neoconfuciani
riscostruiscono la storia del confucianesimo riconoscendo come maestri Confucio e Mencio. Xunzi non
piace perché parla poco di santità, si preoccupa di come governare il mondo e c’è un realismo a tratti
brutale. In Mencio c’è una forte componente mistica -> all’interno del cuore degli uomini risiedono dei
germogli di bontà. Il neoconfucianesimo riformula la tradizione e rilanciano i temi tradizionali del
confucianesimo: rapporti familiari, amore fraterno e filiale.

Si sentono gli intellettuali del popolo, ma dicono che ognuno può praticare qualsiasi dottrina. Il letterato
rivendica per sé un ruolo di supremazia. Il potere politico deve rimane saldo nelle mani dei letterati
confuciani.
Idea dell’unione essenziale del singolo con il cielo e terra, cioè con la totalità degli esseri. Il sovrano è
considerato come un fratello maggiore. Il neoconfucianesimo unisce lo spirito di unione col cosmo
(taoismo) e gli elementi della compassione buddhista pur riconducendoli dentro una riaffermazione
confuciana delle gerarchie -> anziani, giovani ecc.

Neiye
Riscoperta di una fonte taoista antica. È un testo che si conosceva, ma era finito dentro una miscellanea di
testi legisti. Classificato come testo taoista, ma in realtà la parola taoista non esistenza nella Cina pre-
imperiale, viene invece creata all’interno delle biblioteche imperiale. Altro tema interessante è la
concezione dell’universo.

Generi testuali della Cina antica -> poema (Laozi e Neiye), dialogo (Confucio e Mencio), trattato (legisti,
Mozi, Xhunzi).

ESAME

Primo volume Anne Cheng -> incentrarsi su: introduzione (concetti generali), cultura degli shang e zhou,
caratteristiche generali del pensiero cinese, capitolo su Confucio, Mozi (capitolo 3), Zhuangzi (capitolo 4 ->
darci un’occhiata), Mencio (capitolo 6), Laozi (capitolo 7), Xhunzi (capitolo 8), legisti (capitolo 9 -> ricordarsi
di Han Feizi), rinnovamento intellettuale III e IV secolo (capitolo 13 -> ricordarsi del commentatore del laozi
che riprende i suoi temi).
Saltare: capitolo 5, pensiero cosmologico, classico dei mutamenti e concezione degli Han (capitolo 12)

Secondo volume Anne Cheng -> leggere i primi tre capitoli, guardare le fasi buddhismo (capitoli 14-15-16).
Saltare: neoconfucianesimo (da capitoli 17 in poi -> guardare solo gli appunti).

Pensiero giapponese classico -> sapere generalmente (importante il capitolo che parla della fede negli dei e
dello zen). Prendere un capitolo e studiarlo come argomento a scelta.

Neiye e confucianesimo e taoismo -> importante la discussione su come vengono oggi reinterpretate le
tradizioni -> capitoli finali (potrebbe capitare la domanda su cosa ne pensiamo).

L’argomento a scelta durerà 10-15 minuti (le domande successive saranno legate all’argomento). Buona
idea concentrarsi su un capitolo del libro.
Avere chiara la periodizzazione generale (stati combattenti, epoca han, epoca di disunione, epoca tang, in
quale epoca arriva il buddhismo in Cina, età assiale). Potrebbe capitare una domanda sulla relazione fra
Cina e occidente oggi e su come si pensano le diversità culturali.

Estetica giapponese -> Libro di Giancarlo Calza “Stile Giappone”, ultimo capitolo del pensiero giapponese
classico e Giangiorgio Pasqualotto (estetica del vuoto).
L’immaginario mitico (Capitolo 2)

1. L’antica sciamana

Nei riti shintoisti era fondamentale la figura della miko, una giovane donna vergine che anticamente era
una sciamana. La danza kagura e il suo vestito bianco e rosso, ricordano la dea Ame no Uzume che
danzando in trance fece uscire dalla grotta la dea Amaterasu.
Questo tipo di trance (detto kamigakari) era fondamentale nella religiosità del Giappone antico. La
sciamana offriva il proprio corpo e la propria voce alla divinità: perdeva coscienza, si svuotava di sé e moriva
simbolicamente per permettere che i membri della comunità potessero parlare con Dio. Le parole del Dio
venivano interpretate ed elaborate dal sacerdote, per evitare che i fedeli creassero nuove e imprevedibili
immagini sacre.
Il sacerdote escludeva la sciamana dalla vista dei fedeli. La fase più importante del rito avveniva in un luogo
nascosto in cui al centro veniva posto un ramo di sakaki, decorato con strisce di carta bianca, magatama e
uno specchio di metallo. Di notte la miko esce dal suo isolamento, ma solo al sacerdote e all’aiutante è
permesso avvicinarsi a lei. La sciamana danza facendo volteggiare una striscia di seta e si abbandona al
ritmo del tamburo. A questo punto il sacerdote guida lo spirito del Dio verso il corpo della miko, i suoi
movimenti cominciano a essere scoordinati e affannosi e inizia a parlare. Il sacerdote, che è colui che
detiene il vero potere del rito, comincia a fare domande che interrompono il discorso della miko e cercano
di guidare il rito.
La vocazione della miko cominciava attraverso sogni iniziativi e da quel momento iniziava un periodo di
ascesi sotto la guida di una maestra.
Verso la metà del VII secolo, l’influenza confuciana fece sì che questo tipo di riti così carichi di tensione,
fossero banditi dalle cerimonie di corte, che diventavano sempre più raffinate.
2. L’inizio della vita

Il Kojiki narra di tre prime divinità che compaiono: Amenominakanushi, Takamimusubi e Kamimusubi. Da
queste divinità nascono le divinità creatrici: Izanagi (maschio) e Izanami (femmina). Da loro nascono altre
dei, la terra e la vita.
La narrazione prosegue descrivendo la creazione della terra (l’arcipelago del Giappone). Narra del cammino
di Susanoo, Dio violento, che dopo aver superato difficili prove, si trasforma in eroe e dona agli uomini la
conoscenza dell’agricoltura.

3. L’inizio della morte

Dopo la creazione della vita, il kojiki comincia a raccontare della “nascita” della morte. Izanami muore
dando vita al dio del fuoco e scende negli inferi. Izanagi la insegue per riportarla indietro, ma la dea ha già
mangiato il cibo dei morti, l’unico modo per salvarla è che lui non la guardi. Izanagi infrange il divieto e
fugge inseguito da Izanami, riesce a scappare dalla caverna e ostruisce l’accesso con un masso. Qui Izanami
giura di uccidere gli uomini, mentre Izanagi giura che farà nascere più esseri di quanti lei ne ucciderà.
Prima fra questi due mondi non esistevano barriere perché il mondo non conosceva la morte, ma
sbarrando l’entrata alla caverna questo mondo diventa “al di là”. Dopo di ciò, Izanagi si immerge nel fiume
celeste per purificarsi e qui nascono altri dei.

4. I mondi “al di là”

La visione dell’universo nel Giappone antico è articolata in due cosmogonie differenti:

 Cosmogonia “verticale” basata su tre mondi: Il mondo degli Dei, nei cieli; il mondo degli uomini,
sulla terra; il mondo dei morti, sottoterra.
Il primo rappresenta una realtà luminosa e pura, mentre all’opposto abbiamo gli inferi che
rappresentano un mondo buio e impuro.

 Cosmogonia “orizzontale” basato solo su due mondi: il mondo dei vivi e l’“altro mondo”, oltre
l’orizzonte. Secondo alcuni studiosi questa concezione è più antica della precedente e più radicata
nella cultura giapponese.

5. Purezza e impurità

Nella tradizione shintoista, la purezza è la condizione essenziale per entrare in contatto con Dio. Solo
l’uomo puro è in armonia con se stesso, la natura e gli dei. L’impurità invece non lo rende accettato dalla
divinità e può diffondere il male in tutta la società. È considerato impuro (kegare) tutto ciò che fuoriesce dal
corpo. Vi è l’immagine ideale di un corpo compatto e ben definito, perciò sono pericolosi i margini e gli
orifizi. È impura la materia che fuoriesce da essi perché intacca l’omogeneità del corpo.
Sono impuri: il sangue, le mestruazioni, le secrezioni delle ferite, il sudore, il vomito e gli escrementi. Non è
però considerato impuro il sangue che circola chiuso nel corpo.
Il rito di purificazione (misogi) consiste in un lavaggio con l’acqua. Anche il sale e il fuoco purificano: il primo
impedisce la putrefazione del corpo, il secondo distrugge un corpo totalmente corrotto.
La purezza rituale riflette una condizione spirituale di “makoto” cioè di sincerità. Nei secoli questo ideale si
tradurrà in principi estetici profondamente sentiti, valorizzando per esempio i colori vivaci e l’amore per la
linearità.
Alcune azioni degli dei nel kojiki sono considerate impure: per esempio quando Susanoo ha travolto le
dighe delle risaie coltivate da Amaterasu, o quando Susanoo getta nella stanza della sorella la pelle di un
cavallo scuoiato. Le regole della purezza sono presenti anche nel contesto del potere. A partire dall’VIII
secolo vengono elaborate nuove forme di culto che rendono sacro il corpo dell’imperatore, che diventa il
corpo ideale e simbolo dell’unità del paese. Pregare per la salute del suo corpo significa anche pregare per il
benessere del paese.

6. L’impurità della donna

Tra il IX e il X secolo si afferma definitivamente il patriarcato e l’impurità comincia ad essere associata alla
donna. Fino al secolo scorso, le donne dei villaggi, durante il periodo delle mestruazioni, dovevano
rimanere isolata in un’altra casa. Di giorno lavoravano normalmente, ma ai pasti e alla sera si chiudevano
dentro questa casa. Finito il periodo delle mestruazioni, si recavano al tempio per celebrare una cerimonia
di purificazione. Solo allora potevano tornare alla vita di tutti i giorni. Con il tempo questa usanza si perse,
ma restò l’usanza di mangiare i pasti da sole. Ancora oggi, il sangue delle mestruazioni impedisce alla donna
giapponese di avvicinarsi al tempio e di partecipare a eventi religiosi.
Nella tradizione religiosa shintoista, la donna non può condurre le cerimonie e può solo fare da spettatrice.
L’unica donna a cui è permesso svolgere una parte attiva è la miko, ma solo se è vergine. L’inizio della
pubertà segna la perdita del suo ruolo religioso.
La donna è associata al selvatico e all’incontrollato e la sua eroticità è vista come pericolosa, al contrario
l’uomo è simbolo di fertilità e di ordine. Spesso, nelle leggende popolari, la donna si rivelava essere
posseduta da una kitsune, lo spirito-volpe. Tanto più una donna è bella, intelligente e forte, più è pericolo il
mostro che si cela in lei.
Anche la tradizione buddhista condanna la donna e il suo potere tentatore perché ostacola l’uomo dal suo
percorso di meditazione. Nei testi antichi la sessualità femminile corrisponde al samsara, il mondo della
sofferenza e del desiderio che tiene intrappolati gli esseri nell’infinito ciclo di rinascite.
Fra gli dei della natura più venerati abbiamo: yama no kami, la divinità femminile dello spazio selvatico
della montagna, regno sacro e degli spiriti; ta no kami, il dio maschio dei campi di riso che protegge la
natura.
Nella tradizione giapponese vi è un ulteriore opposizione simbolica: il colore rosso e il non-colore bianco.
Il bianco è la luca che dà vita a ogni colore. È un segno di santità e di perfezione, rappresenta l’eterno.
Il rosso è il colore per definizione, simbolo aggressivo delle passioni. È parziale e imperfetto, rappresenta il
femminile e la sessualità. Le ragazze non sposate o le geishe lo scelgono come colore per i loro kimono,
mentre agli uomini e alle donne sposate si addicono vestiti dai colori più pacati e freddi, che simboleggiano
saggezza.