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Fiabe cinesi e tibetane

Titoli originali: Chinese Fairy Tales and Fantasies 1979 by Moss Roberts Traduzione di: Isa Mogherini Stories from beyond the clouds. An anthology of Tibetan folk tales 1975 by Library of Tibetan Works and Archives Traduzione di: Maria Magrini 1986 per ledizione italiana ARCANA EDITRICE srl Edizione CDE spa Milano su licenza dellARCANA EDITRICE srl

FIABE E STORIE CINESI

A CURA DI Moss Roberts con la collaborazione di C. N. Tay

A Sean e Jennifer

RINGRAZIAMENTI

Vorrei ringraziare innanzitutto il professor C.N. Tay della New York University, per il suo confortante incoraggiamento e per il contributo delle sue eccezionali conoscenze linguistiche e letterarie. E inoltre: le redattrici della Pantheon Books, Wendy Wolf e Mary Barnett, i cui eccellenti consigli in materia di gusto letterario e di stile hanno migliorato in molti modi il mio manoscritto; mia moglie Florence e i miei bambini Sean e Jennifer, che hanno letto con impegno il manoscritto e offerto validi suggerimenti; la nostra amica Shirley Hochhausen, che ha ascoltato questi racconti con orecchio sensibile e benevolo; gli studenti del corso di studi orientali alla New York University, il cui interesse ha vivamente stimolato le mie ricerche sulla letteratura cinese.

INTRODUZIONE
La vita quotidiana dei mortali, il favoloso regno degli uccelli e degli animali, e il mondo soprannaturale degli di e dei fantasmi, si mescolano in questi racconti, fiabe e fantasie. Come le fiabe popolari dellOccidente, essi sgorgano dalle profonde sorgenti della storia e dellimmaginazione di una civilt; e i contadini, i filosofi, le vergini, i re, i giudici, le tigri e i pappagalli che vincontriamo, ci ricordano, a volte, personaggi di leggende pi familiari. Allo stesso tempo, queste storie recano limpronta della societ e delle tradizioni originali che le hanno prodotte. Esse offrono una chiara visione dellordine sociale cinese, attraverso le complesse relazioni che lo definiscono: imperatore e suddito, padre e figlio, marito e moglie (o mogli), funzionario e contadino, uomo e animale. I filosofi confuciani, che prevalsero nello stato cinese, concepivano queste relazioni come un armonioso equilibrio di doveri, e numerosi scritti di questa raccolta illustrano la loro concezione dellordine e dellautorit. Generalmente parlando, i confuciani erano la voce degli ordini superiori: imperatore, padre, marito. La maggior parte dei nostri racconti, tuttavia, danno voce alle altre parti sociali, poich essi provengono dai taoisti, filosofi e critici che rappresentano gli ordini inferiori e che furono, storicamente, oppositori dei confuciani. La visione taoista trov un vivido mezzo di espressione nella letteratura popolare: in novelle, scherzi, racconti e leggende, come quelli che possiamo leggere in questo libro. In effetti, uno degli scopi di questo genere narrativo, disprezzato e anche messo al bando dalle autorit confuciane, fu quello di dare pubblicit ai crimini dei potenti e alle ingiurie sofferte dai subordinati, inclusi i bambini, le donne, gli animali. Come il conflitto tra superiori e inferiori plasm la storia della Cina, cos la rivalit tra le due grandi filosofie plasm la cultura cinese. Nella dottrina di Confucio, limperatore siede al centro dei regni: politico, sociale e naturale. Egli

governa su mandato del cielo e la sua autorit spirituale sirradia in cerchi concentrici; in cambio, riceve lobbedienza e la fedelt degli esseri umani e la sottomissione delle creature e delle cose. Il suddito cinese vedeva simultaneamente in lui il Figlio del Cielo e il padre del popolo, fondendo cos i ruoli occidentali del re e del papa in una sola figura di semidio. Come discendente del fondatore della propria dinastia, limperatore era tenuto alladorazione filiale degli antenati e al buon governo della famiglia; in particolare, doveva aver cura della sistemazione matrimoniale e della conveniente educazione del figlio destinato a succedergli. Nel confucianesimo, il principio ereditario era fondamentale, poich la famiglia imperiale costituiva il cuore dello stato. Limperatore esercitava il suo potere sullintero paese, in modo diretto per mezzo della burocrazia imperiale, e indirettamente attraverso i clan dei grandi proprietari terrieri, detti anche, talvolta, classe gentilizia o nobilt locale. Gli incarichi pubblici (aspirazione di tutti i giovani dei clan) si ottenevano mediante esami di abilitazione basati sulla conoscenza dei libri sacri del confucianesimo: dottrina, rituali, etica, metafisica e storia. Un giovane ambizioso poteva salire di grado superando tre successivi livelli di esami: per la contea, per la provincia, per la citt. Il sistema aveva lo scopo di delegare le responsabilit di governo a uomini onesti e colti, a funzionari-letterati che avrebbero governato con giudizio. Questi racconti, a ogni modo, trattano della pratica, non della teoria; e, nella realt, la burocrazia era una struttura ingombrante e spesso corrotta, nella quale la nomina dei funzionari pubblici era determinata da molteplici fattori: non esclusi, accanto alla sapienza, il clientelismo e la corruzione. Un racconto come La concubina del letterato vuol essere una caustica satira della vendita di cariche pubbliche a persone non qualificate. Il funzionario pubblico che appare pi spesso in questa raccolta il magistrato di contea, il grado pi basso della burocrazia imperiale, governatore diretto del popolo nella sua giurisdizione. Generalmente egli aveva conseguito un diploma metropolitano o provinciale e ci si rivolgeva a lui come al padre della contea; tuttavia, di solito si curava ben poco delle sorti del contado e raramente era amato. I racconti Un giudice saggio e Un giudice scaltro costituiscono un omaggio ai buoni magistrati; ma Relazioni sociali racconta in qual modo un funzionario disonesto pot portare alla rovina un prospero agricoltore. La giustizia ultraterrena va ancora pi lontano, mostrando quanto sia scarsa la giustizia, in questo mondo come nellaltro. Questo spirito critico toccava raramente limperatore in persona. Fa eccezione il primo racconto della raccolta, Il grillo, dove lintera burocrazia si mobilita per procacciare un nuovo svago alla corte. I grandi clan che governavano localmente costituivano dei piccoli modelli della famiglia imperiale. Anche qui si dovevano rispettare i diritti ereditari, per agevolare la trasmissione dei beni e del rango; a questo medesimo scopo, larte di combinare matrimoni era essenziale. Se un giovane nobile e la sua prima sposa avevano scarse possibilit di scelta, le mogli successive, o concubine, non ne avevano affatto. Generalmente parlando, in una societ che faceva della famiglia una unit politica oltre che sociale, la libert dinnamorarsi e di sposare a proprio gusto non poteva essere tollerata; preferenze e desideri personali dovevano sottomettersi alle virt sociali. La risposta a questa imposizione ossia la lotta per la libert in amore e nel matrimonio anim gran parte della letteratura cinese, come si vede nei due racconti La figlia divisa, che descrive compassionevolmente il dolore delle coppie desiderose di sposarsi per amore e non per dovere, e La servente e il pappagallo, dove una giovane concubina che ama uno studente riceve aiuto da un soccorritore inusitato. Il controllo delle emozioni il cuore stesso della percezione confuciana dellumana natura. Il confucianesimo definiva gli esseri umani unicamente sulla base di relazioni obbligate, la cui essenza e il cui atto fondamentale erano lobbedienza: i bambini obbedivano ai genitori, i contadini obbedivano ai signori e ai funzionari pubblici, le mogli obbedivano ai mariti. Questa era la molla prima del comportamento: abbandonare passione e istinto, come attributi non gi umani, bens animaleschi. Nel racconto II censore e la tigre incontriamo un funzionario decaduto, appunto, a tale stato selvaggio. Il grande novelliere Pu Sung-ling, voce dominante di questa raccolta, attacca la tradizione

confuciana tutta intera, in una serie di racconti dove animali ed altre creature subordinate offrono un modello di condotta virtuosa che i loro superiori avrebbero fatto bene a seguire. Nei racconti II cane devoto, Luomo dei serpenti e II topo fedele, egli mostra in modo assai convincente dove si trovino davvero lamore e la compassione. Ventuno dei racconti qui raccolti sono tratti dal libro di Pu Archivio di Cose Strane in uno studio di fortuna, una raccolta di oltre quattrocento racconti che costituisce il vertice della tradizione novellistica cinese. Il manoscritto di questopera fu probabilmente completato verso la fine del XVII secolo e circol largamente, anche se fu pubblicato in via ufficiale solo nel periodo 1760-1770, cinquantanni circa dopo la morte di Pu. La contro-tradizione letteraria, della quale Pu fu probabilmente la figura centrale, ha le sue radici nel taoismo, una filosofia antica quanto il confucianesimo, e la pi critica nei suoi confronti. Il Tao (letteralmente: la Via, o La Corrente Principale) lantenato universale e luniversale annientato-re. In quanto livellatore ultimo di tutte le creature viventi, esso crea tutte le cose uguali, senza dare ad alcuna di esse dominio su unaltra, per diritto di nascita o per qualsivoglia altro potere ereditario. Lautorit del Tao assoluta; esso non ne trasferisce alcuna in ci che crea: al contrario della divinit confuciana, che conferisce a suo figlio, limperatore, il mandato di governare. In quanto distruttore, il Tao riaccoglie tutto quanto ha creato; e non una delle sue creature ha facolt di trasmettere poteri, propriet o rango, oltre il tempo prestabilito della sua esistenza terrena. Gli animali e tutte le altre creature esistono sullo stesso piano degli esseri umani, e ciascuno esiste per la durata di una sola vita, libero da impegni sia verso gli antenati sia verso i discendenti. Secondo i taoisti, gli artifici dalla civilizzazione allontanano lumanit dalloriginario, benevolo stato di natura. Cos, in un colpo, i taoisti distruggevano la premessa fondamentale dellordine confuciano: la gerarchia sociale, fondata sul diritto ereditario. Pi di venti brani, in questa raccolta, provengono dai grandi filosofi taoisti Chuang Tzu e Lieh Tzu. Due brani molto brevi, La gioia dei pesci e Sogni di farfalle, raffigurano il mondo umano e il mondo naturale come parti di uno stesso intero. Chuang Tzu, particolarmente, cerc un personale stato di trascendenza, nel quale lo spirito fosse libero di vagare attraverso lintera creazione, divenendo una sola cosa ora con questa ora con quella creatura. Questa interazione tra mondo umano e mondo animale collega il taoismo al buddismo, in cui seguaci credevano che gli spiriti dei morti potessero riapparire sotto forma di animali, per espiare i peccati commessi nelle vite precedenti. La trasmigrazione delle anime compare nel racconto Tre vite precedenti. Esso insegna anche limportanza della compassione verso tutto ci che vive, autentica essenza della morale buddista. Lumanizzazione degli animali, in questi racconti, riflette anche un altro rapporto culturale: le relazioni tra cinesi e non cinesi. Gli storici di osservanza confuciana erano spesso scandalizzati dalle usanze matrimoniali e funerarie degli innumerevoli popoli asiatici alcuni non cinesi, altri cinesi in parte che vivevano lungo i confini della Cina. Preoccupati di conservare la purezza etnica e lintegrit culturale del proprio popolo, si riferivano spesso a quelle genti usando gli appellativi animaleschi di cani o rettili. Taoisti e buddisti, per parte loro, avevano un punto di vista molto pi tollerante. Lieh Tzu, in Uomo o bestia, d voce a questa contrapposizione con grande forza, riconoscendo in termini mitici il contributo che i popoli non cinesi avevano dato alla civilt cinese. Ma il taoismo non produceva soltanto fantasiose metafore. I preti taoisti, i cui poteri magici sono ampiamente illustrati nei racconti, rifiutavano sdegnosamente gli insegnamenti dei classici confuciani e le carriere burocratiche, per dedicarsi allo studio dellalchimia, dellastrologia, della botanica, della farmacologia, della meteorologia, della zoologia e di altro ancora. Tanto spesso ribelli quanto appartati, essi vivevano sulle montagne, dove regnavano le tigri e si nascondevano i banditi. Critici dellordine sociale in atto, non di rado si univano ai contadini nel contrastare e talvolta rovesciare la dinastia al potere, traducendo cos la loro visione egualitaria della creazione in realt sociale ed economica. Movimenti antidinastici come il Loto Bianco (una societ di contadini ribelli, attiva dal XII al XIX secolo) spesso si servirono delle eresie e delle arti nere apprese dai taoisti. Il racconto Il ladro di pesche ci d una vaga idea delle loro attivit. Lordine sociale confuciano era minacciato anche su un altro fronte: il mondo soprannaturale.

Secondo il confucianesimo, i morti disponevano di unautorit che poteva essere invocata unicamente nel tempio dedicato agli antenati, e soltanto dai loro nobili discendenti. Questi rituali esercitavano una enorme influenza sociale e psicologica sulla gente comune, i cui defunti, sprovvisti di titoli e spesso perfino di una dimora, erano muti e impotenti. Un contemporaneo e rivale di Confucio, il filosofo Mo Tzu, escogit una teoria che rovesciava questo concetto. Gli spiriti, argoment Mo, non sono mandatari dei vivi privilegiati bens agenti del cielo. Come i morti comuni, essi sono tutori di una giustizia obiettiva e universale e possono compensare le manchevolezze della giustizia umana. Il Dio della Citt, che svolge un ruolo importante nel racconto La giustizia ultraterrena, subisce dure critiche per aver trascurato questo compito. Il Dio della Citt aveva il suo tempio entro la cinta urbana, il che consentiva a chiunque vi entrasse di comunicare con il mondo dei morti. Nel racconto II vino dellamicizia, la divinit locale offre una variante dello stesso concetto. Molti altri racconti, inclusi nella sezione Fantasmi e spiriti, mettono in ridicolo chi crede nei fantasmi, i quali sono semplici superstizioni e non agenti di giustizia. Abbiamo qui accennato ad alcuni dei temi sociali che entrano in gioco nel dispiegarsi della narrazione. Nel suo insieme, la raccolta abbraccia oltre venti secoli di letteratura cinese, dal V secolo avanti Cristo al XVIII dellera volgare. Aggiungiamo che ogni racconto ha una sua propria voce e ci parla con vigorosa onest dei sentimenti comuni sui fatti della vita umana.

Storie DIncantesimi E Di Magie IL GRILLO


P'u Sung-ling Durante il regno dei Ming, conosciuto come il regno della Virt Persuasiva, i combattimenti di grilli erano molto popolari a corte e il popolino, ogni armo, doveva far provvista di grilli, affinch i nobili potessero partecipare alla battaglia. Nella nostra contea chiamata Ombra Floreale, nello Shensi dellOvest, il grillo non comune; ma il nostro magistrato, volendo accattivarsi la benevolenza dei suoi superiori, simpegn a procurarne uno che si dimostrasse un forte combattente. Come risultato, Ombra Floreale fu nominata fornitrice di grilli per la corte. Il magistrato, naturalmente, trasfer ogni responsabilit sulle teste dei vicini; e nella contea, i grilli diventarono rari e preziosi. I giovani delle nostre citt, nella speranza di farne salire il prezzo, spesso tenevano da parte gli esemplari pi notevoli che riuscivano a catturare; e agli astuti funzionari locali non pareva vero di usare il pretesto dellincetta dei grilli per perquisire le abitazioni del popolo. Ogni volta che andavano a cercare raccolte di grilli, confiscavano una tale quantit di altre cose che mandarono in rovina parecchie famiglie. Ad Ombra Floreale viveva un uomo chiamato Far-bene. Da armi egli era candidato alla carica pi bassa della carriera pubblica, ma essa continuava a sfuggirgli. Far-bene era un poco pedante e insicuro, e certi abili funzionari gli affibbiarono lufficio di capo del vicinato. Una volta l, egli rimase incollato a quellimpiego, e cento trucchi e intrighi non sarebbero pi bastati a districarlo. Quando non riusciva a estorcere abbastanza tasse dal popolo, doveva mettere insieme il denaro tirandolo fuori dalle proprie tasche: nel giro di un anno, tutti i suoi fondi furono esauriti. Lo stesso gli capit quando verme il tempo di raccogliere i grilli. Far-bene non seppe indursi a prenderli ai suoi vicini, anche se non sapeva come fare per procurarsi il quantitativo stabilito dai superiori. Intrappolato in quella situazione frustrante, non aveva altro desiderio che morire. E a che ti servirebbe? gli domand sua moglie. Vai fuori e cerca i grilli tu stesso. Chiss che tu non abbia fortuna. Far-bene fu daccordo con lei. Giorno dopo giorno, usciva di casa la mattina presto e non rientrava che molto tardi. Con la sua canna di bamb e la sua gabbietta di filo di ottone cercava tra vecchie mura sgretolate e grovigli derbe selvatiche. Esplor ogni roccia e frug in ogni fessura, ma non ne venne fuori un bel niente. I pochi esemplari che riusc a trovare erano deboli e di qualit

inferiore, al di sotto dello standard richiesto. Il magistrato, a ogni modo, inchiod Far-bene al regolamento. Dopo dieci giorni, non essendo in grado di fornire i grilli dovuti, il poveruomo dovette affrontare la pena di cento frustate. Egli fu picchiato finch il sangue non gli corse a rivoli lungo le gambe, dopodich non avrebbe potuto pi muoversi, neppure per catturare un verme. Lasciandosi cadere sul letto, desider soltanto di porre fine a se stesso. Accadde allora che un gobbetto indovino, capace di leggere il futuro, giunse al villaggio. La moglie di Far-bene prese un po di soldi per il suo onorario e and a consultarlo. Una folla si accalcava alla porta dellindovino; e cos la moglie di Far-bene entr nella casa in compagnia di giovani in fiore, di non pi giovani e di teste canute. Bassi tavolini per gli incensi erano stati collocati davanti a una camera interna, schermata da tendaggi. Coloro che erano venuti con qualche problema accendevano il loro incenso per il crogiuolo, poi presentavano i loro omaggi inchinandosi profondamente, finch le loro fronti non premevano il pavimento. Lindovino se ne stava in piedi da un lato, gli occhi fissi verso il cielo, salmodiando per invocare la buona fortuna sulla moltitudine. Le sue labbra si aprivano e si chiudevano, senza formare tuttavia parole intelligibili. La folla ascoltava con reverente attenzione. A intervalli di pochi minuti, un foglietto di carta scivolava fuori dai tendaggi e su di esso erano scritte parole che rispondevano al problema del richiedente. La moglie di Far-bene deposit il denaro sullapposito banco ed esegu le stesse riverenze di chi laveva preceduta. Trascorso il tempo che occorre, pi o meno, per consumare un pasto, le tende cominciarono ad agitarsi, quindi ne usc una striscia di carta che cadde sul pavimento. Essa non recava parole, ma soltanto un disegno: un tempio abbandonato, al di l del quale sorgeva una piccola montagna, sopra una base di rocce dalla forma bizzarra; le rocce erano immerse in una folta vegetazione, nella quale stava seminascosto un bellissimo grillo verde; accanto al grillo cera una rana, che sembrava in procinto di mettersi a saltare e a ballare. Perplessa, la donna osserv il disegno centimetro per centimetro e quando il suo sguardo si pos sul grillo lo fiss con estatica attenzione. Quindi pieg il foglio e and a casa per mostrarlo a suo marito. Far-bene esamin il disegno e riflett: Questo deve essere un modo per indicarmi dove catturare un grillo! Guardando meglio il disegno, si ricord di un tempio buddista che si trovava a est del villaggio. Con uno sforzo doloroso si alz dal letto e, appoggiandosi al suo bastone, si trascin zoppicando verso il tempio con il disegno in mano. Dietro ledificio del tempio cerano molte antiche tombe; Far-bene prosegu il suo cammino zigzagando fra luna e laltra e, superate le tombe, si trov davanti le rocce dalle forme strane, proprio come nel disegno. Vigile e cauto, esplorando minuziosamente il terreno, si spinse pi avanti, tra i folti cespugli. Non vera traccia n suono che indicasse la presenza di ci che era venuto a cercare; e tuttavia, barcollante, avanz ancora oltre. Dun tratto, una rana salt fuori dai cespugli. Far-bene trasal dallo stupore. Pi svelto che pot segu la rana e la vide tuffarsi nellerba folta. Subito Far-bene si chin a spartire lerba per guardarvi in mezzo e di colpo spalanc gli occhi dalla meraviglia: un grillo se ne stava rannicchiato l sotto! Fece per afferrarlo, ma esso sinfil in una crepa della roccia. Far-bene prov a stuzzicarlo con un filo derba, ma non riusc a farlo venir fuori; allora si mise a percuotere la pietra con la canna di bamb e finalmente lanimaletto riapparve. Era un esemplare magnifico. Far-bene gli diede la caccia e lo cattur. Linsetto aveva una robusta corporatura e una lunga coda; il suo collo era verde scuro, le sue ali parevano doro. Esultante, Far-bene mise il grillo nella gabbietta e se ne torn a casa, dove lintera famiglia si rallegr, come segli avesse portato un gran tesoro. Misero il grillo in una tinozza coperta, lo nutrirono con ogni sorta di grani, e lo custodirono per il giorno in cui Far-bene avrebbe dovuto consegnarlo al magistrato. Ora, Far-bene aveva un figlio di nove anni; e questo figlio, un giorno che suo padre era fuori, and di soppiatto a scoprire la tinozza del grillo. In un lampo il grillo salt su e scomparve, cos veloce che nessuno avrebbe potuto acchiapparlo. Il bambino, disperato, si mise a dargli la caccia e infine riusc a calargli sopra la mano e a intrappolarlo. Ma il povero grillo, a quel punto, aveva una

zampetta staccata e il ventre ferito, e pochi istanti dopo mor. Preso dal panico, il bambino scoppi in lacrime e and a raccontar tutto a sua madre. La mamma divenne mortalmente pallida. Malvagio karma!1 imprec. Il giorno della nostra rovina ormai prossimo! Quando torna il babbo ti sistema lui. Il bambino scapp via piangendo. Poco dopo il padre ritorn, e appena ebbe sentito dalla moglie quanto era successo si sent raggelare, quasi lo avessero immerso in un bagno di ghiaccio e di neve. Furente and in cerca del figlio, ma il bambino era scomparso e non ve nera traccia. Pi tardi, lo trovarono nel pozzo. Poich si approssimava il crepuscolo, Far-bene e sua moglie si accinsero a seppellire il loro figliolo; ma mentre lo accarezzavano, si accorsero che, molto debolmente, respirava ancora. Sopraffatti dalla gioia, si affrettarono a distenderlo sul letto; e man mano che la notte passava, il bambino sembrava riprendere vita. Marito e moglie si sentirono immensamente consolati. Gli spiriti vitali del fanciullo, tuttavia, non riprendevano forza; il suo respiro era lento e trattenuto, come se egli desiderasse dormire. Allora Far-bene guard la gabbietta vuota e fu preso di nuovo dalla disperazione, pensando al grillo perduto. Ma non voleva dare altre pene al suo figliolo. Far-bene giaceva ancora sveglio, irrigidito dallangoscia, quando il sole sorse da oriente portando il giorno con s. Improvvisamente, luomo ud il lieve frinire di un insetto, allesterno. Con un balzo salt in piedi e and fuori a guardare. Cera un grillo, e anche molto grosso! Estasiato, luomo tent di acchiapparlo, ma il grillo salt via, intensificando il suo frinire via via che acquistava velocit. Alla fine, Far-bene riusc a calargli sopra le due mani a coppa; ma poich non sentiva il grillo muoversi e solleticargli le palme, arriv alla conclusione che doveva essergli sfuggito unaltra volta. Sollev le mani e il grillo salt via di nuovo. Far-bene si affrett a riprendere linseguimento, svolt langolo e si rese conto che il grillo era scomparso definitivamente. Il poveruomo rimase dovera a guardarsi in giro e infine adocchi un altro grillo, rannicchiato sul muro. Ma questo era corto, minuto, nero e rosso; non reggeva il paragone con quello perduto. Farbene lo esamin un momento, alquanto dubbioso, poi riprese la caccia allaltro grillo. Ma il grillo del muro salt gi a tuffo e gli cadde tra il colletto e la manica. Aveva la forma di un grillotalpa, ali simili ai fiori del susino, testa alquanto squadrata e gambe lunghe. Pensando che, dopotutto, poteva anche avere qualche possibilit, Far-bene decise di tenerlo. Mise il grillo nella gabbietta e si prese gran cura di lui, anche se aveva paura che non sarebbe piaciuto alle autorit. Dun tratto fu colpito da unidea: prima di consegnare quella creatura, doveva provarne le capacit in combattimento. Detto fatto, mand a chiamare un giovanotto burlone del villaggio, il quale aveva un grillo chiamato Guscio-di-granchio-verde che vinceva regolarmente in tutti glincontri locali. Alla vista del grillo di Far-bene, il burlone soffoc una risata, tir fuori il suo grillo e lo mise in una gabbietta accanto allaltro. Confuso, Far-bene contemplava il lungo, maestoso Guscio-digranchio-verde. Che miserevole insetto ho raccolto pensava. Non varr mai niente. Ma tanto vale provarlo, se non altro per ridere. Cos, mise il grillo nella tinozza del combattimento. Il piccolo grillo di Far-bene si rannicchi e stette fermo, come un guerriero intento a corazzarsi per la battaglia. Il burlone del villaggio ora sghignazzava clamorosamente. Far-bene prov a spazzolare con una setola le antenne del suo animaletto nella speranza dindurlo ad alzarsi, ma quello non si mosse ancora. Il giovanotto si teneva i fianchi dal gran ridere. Infine le provocazioni di Far-bene ebbero successo: il grillo salt su infuriato e caric a testa bassa. Le due creature ruzzolarono insieme, menandosi colpi duri; scuotevano e tiravano, e il clic-ciac della lotta diventava sempre pi rapido e forte. Ancora pochi istanti e il grillo pi piccolo balz avanti, distese la coda, allung le antenne e addent la gola dellavversario. Allarmato, il giovanotto si affrett a dividere i due insetti e interruppe il combattimento. Il grillo pi piccolo friniva esultante, quasi fosse consapevole di aver ricompensato la fiducia del suo padrone. Far-bene stava ammirando estasiato il suo grillo quando un gallo balz su alle sue spalle, punt dritto sullinsetto vittorioso e diede una maligna beccata. Far-bene url di paura. Ma fortunatamente la beccata manc il bersaglio e lanimaletto si mise in salvo con un lungo salto. Il gallo tuttavia avanzava; ormai il grillo era sotto la sua zampa artigliata e protesa Far-bene, pallido e tremante,

impotente, batteva i piedi desolato. Dun tratto vide il gallo allungare il collo e scuotere la testa su e gi, a destra e a sinistra; e guardando pi da vicino, vide che il grillo si era piantato sulla cresta del gallo e la mordicchiava energicamente. Al colmo della gioia, Far-bene tir via il grillo e lo rimise nella gabbia. Il giorno successivo present il grillo al magistrato, che lo rimprover per avergli portato un insetto tanto meschino e sparuto. Far-bene gli raccont quanto era successo, ma il magistrato non volle credergli; tuttavia, acconsent a provare linsetto in combattimento. Il grillo tenne testa a tutti i suoi avversari. Il magistrato lo fece combattere contro un gallo e il risultato fu quello che Far-bene aveva descritto. Cos Far-bene fu premiato e il grillo fu presentato al governatore. Il governatore, incantato, offr il grillo allimperatore, con un minuzioso resoconto delle sue prodezze. Una volta installato nel palazzo reale, il grillo-campione fu contrapposto a tutti gli altri combattenti del regno: grilli-farfalla, grilli-libellula e molti altri straordinari esemplari. Ma nessuno pot sconfiggerlo. E come non bastasse, il grillo di Far-bene sapeva perfino ballare, sul ritmo della musica di una cetra. Limperatore era tanto soddisfatto che diede in premio al governatore cavalli di gran pregio e seta per abiti. Il governatore non dimentic la provenienza del grillo, e non era passato molto tempo che il magistrato ricevette un alto elogio per eccezionali servigi resi. Colmo di felicit, il magistrato esent Far-bene dal suo incarico di capo del vicinato e diede istruzioni al funzionario scolastico affinch gli rilasciasse un diploma. Un anno circa dopo questi eventi, rinvigoritisi i suoi spiriti vitali, il figlio di Far-bene riprese conoscenza. Mentre dormivo, raccont a suo padre diventai un grillo. Il mio corpo era leggero, potevo saltare velocemente e divenni esperto nel combattimento. Il governatore stesso ricompens lautamente Far-bene. Nel giro di pochi anni il modesto ex capo del vicinato acquist una tenuta di cento ettari, una casa di due piani con diecimila travi, e migliaia di pecore e di buoi. Dovunque egli andasse, la sua splendida vettura e la sua sfarzosa eleganza superavano largamente quelle di ogni nobile del suo tempo.

LA SERVENTE E IL PAPPAGALLO
HAO KO TZU Una giovane serva era stata assunta da una grande famiglia della provincia di Szechuan. Era cos bella e intelligente, che il padrone di casa la preferiva a tutte le altre e la teneva separata da esse. Ora accadde che un certo funzionario offr in dono alla famiglia un pappagallo raro, cos dotato e sveglio che riusciva a parlare con voce umana. Il padrone affid alla serva preferita, come unico suo compito, la cura e lalimentazione delluccello. Un giorno, mentre stava dandogli da mangiare, il pappagallo improvvisamente parl: Curami bene, sorella, disse e ti guadagnerai per questo un buon marito. Confusa, la ragazza colp leggermente il volatile con il ventaglio e quello non si ritrasse. Da allora in poi, quando lanimale aveva qualcosa da dire, lei rispondeva con uno scherzo o un rimbrotto; and a finire che la pratica di chiacchierare con lui divenne unabitudine alla quale non faceva pi caso. Dopotutto, stava sola in una stanza e per compagnia non aveva che un uccello nella sua gabbia sospesa; se le confidenze che si mormoravano li avevano resi buoni compagni, a chi doveva interessare? Un giorno la ragazza stava facendo il bagno, dopo che il pappagallo aveva finito di fare il suo, e poich la bestiola era del tutto addomesticata non le venne in mente di sprangare la gabbia; ma con sua viva sorpresa il pappagallo scosse le ali, usc fuori e prese a volare in cerchi per la stanza. La ragazza tent freneticamente di ghermirlo, ma luccello for col becco la carta della finestra, 1 vi pass attraverso e in un attimo spar, lasciando la ragazza attonita e impotente. Avendo paura del padrone, la fanciulla decise di nascondere la sua colpa. Si vest, appese la gabbia al cornicione fuori della sua stanza, poi and dal suo signore e piangendo gli disse: La

vostra fedele serva dimentic di chiudere la porta mentre faceva il bagno; ma non si aspettava davvero che qualcuno ne approfittasse per entrare e far volar via il pappagallo! Ciononostante, signore, sopporter serenamente i rimproveri e non porter rancore per il torto subito, dovessi anche morire. Il padrone,ben sapendo quanto le altre cameriere fossero gelose di lei, accett per buono il suo racconto; poi interrog familiari e domestici, ma non riusc a scoprire il colpevole e lindagine fu abbandonata. Dieci giorni pi tardi, la moglie del padrone mand la ragazza per una commissione da una signora di nome Liang. Il giovane figlio di costei, Liang Hs, stava studiando nella sua stanza, quando un pappagallo entr dalla finestra, si pos sullo scrittoio e con voce umana gli disse: Sono andato in cerca di una compagna ideale per te. Perch non vai a darle unocchiata? Hs, sbalordito, pos il libro e segu il pappagallo parlante. Luccello lo guid fuori della stanza e il giovane, non visto, pot scorgere entrare timidamente nella casa, una fanciulla di sedici anni vestita di colori scuri, eccettuata la gonna rossa. Hs osserv attentamente il viso della ragazza e vide che la sua bellezza era davvero eccezionale. Con un pretesto la segu fino al salone e la sent conversare sommessamente e garbatamente con sua madre. Apprese, cos, che era al servizio di una potente famiglia; ma nonostante lumile condizione, il suo contegno modesto lo incant immediatamente. Anche la ragazza aveva notato il nobile giovane e di quando in quando lo sogguardava furtivamente. Bench non si scambiassero una sola parola, i loro reciproci sentimenti furono subito impegnati. Tornata a casa, la fanciulla and nella sua camera, dove era ancora la gabbia vuota, accanto al suo letto. Appollaiato su di essa il pappagallo, che riposava beato con gli occhi chiusi e gli artigli ripiegati. Felice come se avesse trovato un gioiello regale, la ragazza fece per prendere la bestiola, che si mise a battere le ali, protestando a gran voce: Eccomi qui, sorella, mezzo morto a furia di darmi da fare per te, e con buona fortuna ti ho anche trovato un bel marito! Perch vuoi rinchiudermi di nuovo? Stupita, la ragazza ascolt il racconto del pappagallo, che concluse con queste parole: Anche se non posso trasportarvi tutti e due oltre le mura di cinta, come leroico schiavo della leggenda, posso sempre comunicare a lui la speranza del tuo cuore, sorella: se davvero luomo che ami. La fanciulla arross e non rispose. Tutti cos, i giovani innamorati, sghignazz il pappagallo. Ma ora meglio che me ne vada, prima che arrivi qualcuno. Ci detto mise in moto le penne e vol via. La ragazza, che era stata fortemente attratta da Liang Hs, prov vergogna al pensiero che avrebbe dovuto unirsi ben presto alle concubine del padrone. Per tutta la notte si gir e si volt nel letto, tormentata da quelle due diverse emozioni. Il giorno successivo, il pappagallo aspett che non ci fosse in giro nessuno, quindi torn ad appollaiarsi sul trespolo. La serva lo salut con un cenno e gli disse: Il padrone va pazzo per me, non mi ceder mai ai Liang. Per lui, sarebbe come usare una perla per abbattere un passero. Inoltre, il giovane Liang bello, pieno di qualit e ricco; anche ammettendo che possa essere attratto da me come da un fiore fresco, si abbasserebbe mai a prendere una serva per sposa? Io ti ringrazio per la pena che ti sei preso, ma ho paura che questa storia non possa andare a buon fine. Non possiamo farci niente. Il pappagallo agit le ali e vol via, e non torn prima che fosse sera. Allora, protetto dalloscurit, vol nella camera e disse alla fanciulla: Il giovane Liang esprime i suoi sentimenti per te in questi versi. E recit una poesia scritta dal giovanotto: Non importa se il tuo ventaglio disadorno, il mio amore per il tuo bel viso. Potessimo salire sulluccello nuziale ci libreremmo in aria, sposa e sposo. La fanciulla si sent tutta consolata da quelle parole e confid il desiderio del suo cuore al

pappagallo. Poi, allapprossimarsi del mattino, lo lasci andare. Appartato nel suo studio solitario, Liang Hs aveva continuato a pensare alla fanciulla notte e giorno. Quella mattina si alz, vide un uccello svolazzare dintorno e riconobbe in lui il pappagallo che era gi venuto altre volte. Allora, scherzando, gli disse: Mio buon amico, puoi darmi notizie della signora del mio cuore? Di sicuro tu sei un uccello unico tra tutti gli uccelli! Bisognerebbe scrivere la tua biografia, in modo che tu fossi ricordato per leternit. Il pappagallo si abbass, ripieg le ali e si accomod sulla cornice di un paravento. Poi espresse a Liang laffetto della fanciulla e la profondit del suo desiderio. Felice, Hs domand se la ragazza sapesse leggere. Un poco rispose il pappagallo. E allora, l per l, Hs scrisse una lettera nella quale rivelava tutto il suo amore per la fanciulla e il suo desiderio di sposarla. Poi sigill la lettera e la pos sul pavimento. Il pappagallo piomb gi, afferr il messaggio con il becco e vol via, lasciando Liang Hs pi meravigliato che mai di tutto quanto gli stava capitando. Per parecchi giorni il nobile giovane non rivide luccello. Ogni contatto con la fanciulla era stato bruscamente interrotto ed egli si tormentava nello struggimento e nella disperazione. Poi, un giorno, sent dire che nella casa in cui serviva la sua amata una ragazza era morta ed era stata seppellita in tutta fretta. Sospettando il peggio, Liang Hs fece qualche indagine e venne a sapere che la scomparsa era proprio la fanciulla del suo cuore; ma non riusc a scoprire la causa della sua morte. Cos grande fu il suo dolore, che quasi perse la voce a furia di piangere. Ci che Liang Hs non poteva sapere, era che la fanciulla aveva letto la sua lettera e vergognandosi di non saper scrivere si era tolta un orecchino e lo aveva dato al pappagallo affinch lo portasse al suo fidanzato; e inoltre gli dicesse dove si trovava la casa dei suoi genitori, e lo pregasse di andare da loro portando un dono in denaro; cos i genitori avrebbero potuto riscattarla dalla servit e lei avrebbe potuto sposare Liang Hs. Luccello prese lorecchino col becco, si libr in aria e vol via. Ma aveva percorso appena met del tragitto, quando un ragazzaccio violento gli lanci una pietra e lo colp alla testa. Il pappagallo parlante precipit al suolo senza vita. Poco dopo, la sciagura colp anche la fanciulla. In principio il padrone laveva favorita a causa della sua bellezza e tutti si aspettavano di vederle prender posto quanto prima fra le sue concubine. Ma lei si ribellava a questa idea, e se ne era lamentata alle spalle del suo signore. Quando poi, dopo la fuga del pappagallo, aveva deviato i rimproveri sulle altre serve, queste, pur avendo evitato la frusta, cominciarono a guardarla di traverso. Temendo che la fanciulla, se fosse diventata la concubina favorita del padrone, potesse costituire per loro una fonte di guai, decisero di attaccarla tutte insieme. Poich lavevano sentita, di notte, parlare al pappagallo in camera sua, sparsero la calunnia che avesse una tresca con qualcuno. La maldicenza arriv ben presto allorecchio del padrone, che cominci a nutrire una profonda gelosia. Egli perquis la camera della fanciulla e trov la lettera damore di Liang Hs. Pazzo di collera, fece interrogare la serva sotto tortura; ma poich la storia del pappagallo suonava piuttosto assurda, la poveretta non pot fornire un racconto convincente; cos fu battuta finch il suo corpo non fu tutto una contusione e il respiro non le venne a mancare quasi del tutto. Bench non fosse ancora morta, il padrone la fece mettere in una bara e ordin che fosse subito seppellita in qualche deserta plaga tra i monti. Liang Hs, dopo aver appreso la morte della fanciulla, custod gelosamente la memoria del suo gioiello sepolto. Egli sedeva al suo scrittoio, ferito nello spirito, e di quando in quando si assopiva. Improvvisamente, un giorno, una donna entr nel suo sogno. Vestita di piume, ella avanz con passo danzante finch non fu davanti a lui, quindi riun i risvolti del suo abito nel saluto rituale che la tradizione imponeva alle donne. Io sono il pappagallo ella disse e la mia sorella maggiore, lamata del tuo cuore, un pappagallo anche lei. Grazie alla sua virtuosa condotta nella nostra vita precedente stata trasformata in essere umano e un caso fortunato ci ha riunite. Ma ero molto triste al pensiero che potesse essere umiliata da ununione indegna; cos, cercai rispettosamente unoccasione per presentarla a te. Chi avrebbe mai pensato che sarei morta prima di poter compiere la mia missione? Ora dovr lasciare che la virt di mia sorella sia infangata, per uningiustizia che dovette subire fino

alla morte. Che pena, tutto ci! Eppure una piccola parte della sua forza vitale sussiste ancora, bench nessuno, eccetto te, possa recarle aiuto. Nel sogno, Liang Hs fu sopraffatto dalla gioia e si alz in piedi per interrogare la visione. Ella lev il dito indice e disse: Cento passi oltre la citt la tomba della bella fanciulla non lontana Poi cadde a terra, si trasform in una gru e vol verso il cielo. Liang Hs si svegli di botto. Subito ordin il suo cavallo e cavalc fin oltre le mura della citt. Egli sapeva di un piccolo villaggio, il cui nome suonava cento passi, lindizio avuto in sogno. L egli trov il luogo della sepoltura, ma non os aprirla subito. Cerc una stanza nel villaggio e quando venne la notte pag il servo perch lo accompagnasse in quel luogo pauroso e lo aiutasse ad aprire la tomba. La fossa non era molto profonda e quando raggiunsero la bara parve a Liang Hs di udire un respiro. Allora strapp via il coperchio e la fanciulla ritorn in vita. Delirante di gioia, Liang Hs raggiunse un vicino convento buddista e buss umilmente al portone. Raccont per bene il motivo per cui era venuto e le monache, sempre liete di poter compiere un atto caritatevole, acconsentirono ad aiutarlo a sollevare la fanciulla dalla fossa. Liang Hs la port sulle spalle fino al convento, e la lasci con le monache. Poi, dopo aver provveduto alle spese, torn a casa. Pass pi di un mese prima che la fanciulla recuperasse le forze. Allora Liang Hs chiese a una monaca del convento di fargli da sensale di matrimonio e di spiegare con molto vigore a sua madre che il suo cuore apparteneva ormai a una ragazza di famiglia povera. La madre di Hs and a vedere la ragazza, che ricord di aver gi visto una volta, e ascolt con simpatia la sua lacrimevole storia; e poich aveva sempre avuto molto caro suo figlio, non volle contrastarne i desideri. Ella tolse la sua fidanzata dal convento, la port a casa con s, quindi ruppe ogni relazione con la famiglia presso la quale aveva servito affinch la sua nuova residenza potesse restare segreta. E Liang Hs ricord sempre la gentilezza del pappagallo parlante; la ricord cos bene, che ogniqualvolta incontrava qualcuno che aveva catturato un pappagallo si affrettava a comprarlo e gli rendeva la libert.

IL PRINCIPE DEL MARE


P'u Sung-ling Nell'isola delle rovine, nello Shantung, fiori dogni colore sbocciano tutto lanno. Nessuno mai vissuto sullisola e anche i visitatori sono molto rari. Un giovane di nome Chang, amante di tutto ci che era strano e singolare, avendo udito vantare le meraviglie dellisola prepar vino e cibo e vi si rec con una barca a remi. Arriv che i fiori erano al colmo del loro splendore ed esalavano profumi percettibili nel raggio di un miglio. Vi erano anche alberi, dai tronchi larghi una dozzina di spanne. Il giovane era cos ammaliato che non aveva alcuna voglia di andarsene. Apr la bottiglia del vino e se ne vers un bicchiere, rimpiangendo soltanto che non vi fosse nessuno a fargli compagnia. Dun tratto, da un folto di fiori apparve una bella fanciulla vestita di un abito rosso abbagliante. Era diversa da ogni altra sulla quale il giovane avesse mai posato lo sguardo. Ella gli sorrise e disse: Credevo di essere sola nel mio entusiasmo per questo luogo. Mai avrei immaginato di trovar qui uno spirito fratello. Un po spaventato, Chang le chiese chi fosse. Sono una cantatrice di Chiaochou ella continu. Sono venuta con il principe del mare, che si allontanato per esplorare le meraviglie dellisola. Io sono rimasta indietro per la mia difficolt nel camminare.1 Chang, felice che una cos bella fanciulla fosse venuta a interrompere la sua solitudine, la invit a sedersi e a bere con lui. La fanciulla parlava in modo cos cordiale e dolce che ne fu commosso. Si sentiva fortemente attratto da lei; temeva, per, che il principe del mare potesse tornare e impedirgli di dar compimento ai propri desideri. Mentre Chang cos rifletteva, un vento impetuoso si lev e arruff le chiome degli alberi, che con

grande stormire si curvarono sotto la sua violenza. Il principe del mare! grid la fanciulla. Chang, stringendosi gli abiti addosso, spalanc gli occhi dallo stupore: la fanciulla era scomparsa! Allora egli vide spuntare di tra gli alberi un gigantesco serpente, non meno grosso di un grosso bamb. Nella speranza di non essere visto, il giovane si nascose dietro un albero; ma il serpente strisci pi vicino e cominci ad avvolgersi, spira dopo spira, attorno al tronco e al giovane allo stesso tempo. Cos imprigionato, Chang non poteva pi muoversi. Il serpente drizz la testa e con la lingua diede una stoccata al naso di Chang. Subito il sangue ne sgorg formando una pozza sul terreno e il serpente chin la testa per lambirlo. Chang pens che la sua fine fosse ormai giunta. Improvvisamente si ricord di aver portato un sacchetto di veleno per le volpi appeso alla cintura. A fatica riusc a infilarvi due dita, ad allargare lapertura del sacchetto e a versarsi il veleno sul palmo. Poi, girando opportunamente la testa, fece in modo che il sangue gli grondasse sulla mano, che in pochi istanti ne fu colma. Il serpente bevve un poco del sangue avvelenato, dopodich svolse le sue spire; la sua coda sobbalz con uno scoppio di tuono e colp lalbero spaccandolo in due; poi il rettile stramazz a terra e mor, simile ormai a una grossa trave. Sulle prime Chang era cos debole da non tenersi in piedi; ma nel giro di unora o due recuper abbastanza forza da caricare il serpente sulla barca e remare verso casa. Dovette passare pi di un mese prima che si riprendesse del tutto dallaggressione della bella fanciulla, che era lo spirito di un serpente.

LA RAGAZZA VESTITA DI VERDE


P'u Sung-ling Sung, uno studente di Yitu, nello Shantung, studiava presso il Tempio delle Dolci Sorgenti. Una notte, mentre recitava ad alta voce la sua lezione con i libri aperti davanti, una ragazza apparve nel riquadro della finestra. Come studia diligentemente, il giovane maestro disse con ammirazione. E mentre Sung si domandava come mai una simile fanciulla potesse abitare fra quelle alte montagne, lei si era gi introdotta nella stanza, tutta sorridente. Quanta seriet! ripet. Sung si alz, alquanto sorpreso. Ella era graziosa e delicata, indossava una blusa verde e una lunga gonna. Pur intuendo che non poteva essere umana, Sung le chiese da quale citt provenisse. Non ti accorgi che non ho alcuna intenzione di morderti? Perch minfastidisci con tutte queste domande? rispose la fanciulla. Grandemente attratto, quella notte Sung divise il suo letto con lei. Quando si fu tolta la sua impalpabile blusa, la sua vita apparve cos sottile che si poteva racchiuderla tra le mani. Pi tardi, mentre suonava lultimo tamburo della notte, la fanciulla vol via e scomparve. Torn ogni sera, dopo quella prima. Una volta, mentre bevevano insieme del vino, una frase di lei rivel le sue cognizioni di musica. La tua voce cos ammaliante! disse Sung. Se tu componessi una canzone, il mio cuore si scioglierebbe. Appunto per questo non devo cantare disse la fanciulla. E poich egli la pregava, spieg: La tua umile ancella non ti negherebbe il suo canto; ma se poi qualcuno sentisse? Tuttavia, se insisti, non mi resta che esibire le mie povere doti: sar un segno sussurrato del mio amore. Inton il canto, e mentre cantava, batteva leggermente il tempo sul giaciglio con il minuscolo piede. Luccello da preda non involer il mio canto di mezzanotte. La fredda rugiada non mi tratterr dal tener compagnia al mio signore. Il suo canto era un dolce mormorio, le parole si distinguevano appena. Ma per lattento

ascoltatore, il movimento della melodia era cos flessuoso e ardente che gli turbava il cuore mentre gli sfiorava lorecchio. Quando il canto fu concluso, la fanciulla apr la porta e spi fuori cautamente. Devo accertarmi che non ci sia nessuno disse. E prima di rientrare, esplor torno torno alla camera di Sung. Perch sei tanto inquieta? chiese il giovane. C un proverbio: Il fantasma che va a rubare nel mondo, ha paura di tutti gli uomini. Mi si addice perfettamente. Poi la fanciulla si coric, ma era tuttora inquieta. Forse la fine del nostro amore vicina disse. Sung la supplic di spiegarsi. Ho il cuore in tumulto disse la fanciulla. Presagisco un pericolo. La mia vita finir. Sung tent di tranquillizzarla. Questi palpiti del cuore sono normali, disse. Non arrivare a conclusioni affrettate. La fanciulla parve un poco sollevata. Si abbracciarono. Quando lorologio ad acqua si fu prosciugato e venne il mattino la ragazza indoss i suoi abiti e sgusci dal letto. And per aprire la porta, ma invece si mise a camminare avanti e indietro. Finalmente torn da Sung. Non so perch, disse ma il mio cuore pieno di paura. Ti prego, accompagnami fuori. Il giovane si alz e la scort. Non perdermi docchio disse la fanciulla. Tornerai indietro quando sar di l dal muro. Sung annu. Rest a guardarla finch non ebbe svoltato langolo del corridoio, poi non pot pi vederla. Stava gi per tornarsene a letto quando gli giunse un grido disperato. Subito corse fuori verso quel grido, ma non vera pi alcuna traccia della fanciulla. Si udiva soltanto un lieve suono sotto il cornicione. Guardando con attenzione, Sung vide un ragno che teneva abbrancato qualcosa; e questo qualcosa emetteva un suono come di pianto. Sung uccise il ragno, ne prese il prigioniero e lo liber dei filamenti che lo avvolgevano. Era una cetonia verde, quasi in fin di vita. Il giovane la port nella sua stanza e la depose sullo scrittoio, dove ripos a lungo. Quando fu nuovamente in grado di camminare, la cetonia si arrampic lentamente sul calamaio e si tuff nellinchiostro; poi strisci fuori, ridiscese e cominci a camminare avanti e indietro finch non ebbe tracciato sul piano dello scrittoio la parola grazie. A quel punto la cetonia mosse le alucce e con un ultimo sforzo vol fuori dalla finestra, mettendo fine per sempre al loro amore.

SOGNI DI FARFALLE
Chuang Tzu Disse Chuang Tzu: Una volta, tanto tempo fa, sognai di essere una farfalla; fluttuavo nellaria come un petalo, felice di fare ci che volevo, non pi consapevole di me stesso. Ma ben presto mi svegliai, e allora mi palpai freneticamente: ero proprio Chuang Tzu! Mi domando: fu Chuang Tzu a sognare di essere una farfalla, o fu la farfalla a sognare di essere Chuang Tzu? Naturalmente, se considerate Chuang Tzu e la farfalla, c differenza, fra di loro. Ma quella differenza non dovuta ad altro che al loro mutare di forma.

LI CHING E IL DIO DELLA PIOGGIA


Li Fu-yen Quando il grande eroe militare Li Ching era ancora un uomo umile e oscuro, soleva cacciare con arco e frecce sui monti Huo, alloggiando e pranzando in un piccolo villaggio. Il decano di quel villaggio lo considerava un uomo eccezionale e lo trattava con crescente generosit, via via che gli

armi passavano quando il grande eroe militare Li Ching era ancora un uomo umile e oscuro, soleva cacciare con arco e frecce sui monti Huo, alloggiando e pranzando in un piccolo villaggio. Il decano di quel villaggio lo considerava un uomo eccezionale e lo trattava con crescente generosit, via via che gli armi passavano. Una volta Li Ching s'imbatt in un branco di cervi e lo insegu. Il crepuscolo era vicino. Egli pens dinterrompere la caccia, ma leccitazione lo trascin, e ben presto, nelloscurit della notte, smarr il cammino. Dovera mai la strada di casa, in quel buio sconcertante? Preoccupato affrett il passo, mentre la sua ansia cresceva. Poi, allorizzonte vide uno brillio di lanterne e si diresse veloce verso di esse. Giunse cos a un grande castello, le cui porte di color rosso vermiglio denotavano ricchezze e rango. Le mura erano eccezionalmente alte. Quando il cacciatore ebbe bussato piuttosto a lungo, venne fuori un servo. Li Ching gli spieg che aveva perduto la strada e chiese alloggio per la notte. Non possibile che pernottiate qui gli fu detto. Il giovane padrone partito e in casa non c che la signora. Almeno, riferite la mia richiesta insist Li Ching. Luomo rientr dentro e poi torn. Sulle prime la signora pens di rifiutare, disse ma considerando linsolita oscurit della notte, e il fatto che vi siete perduto, si sentita in obbligo di ospitarvi. Cos, Li Ching fu invitato a entrare nel salone. Quasi subito venne una fanciulla ad annunziare la signora, e costei si present, vestita di una gonna nera e di una giacchetta bianca. Aveva superato da poco i cinquantanni e cera nel suo aspetto unaria di naturale eleganza. Per Li Ching fu come entrare nella casa di un alto esponente della societ; quindi si fece avanti con reverenza e sinchin. Rispondendo allinchino, la signora disse: Poich nessuno dei miei figli qui, non conveniente che restiate. Tuttavia, la notte oscura e la via di casa incerta; se vi respingessi, dove potrei mandarvi? Inoltre, la nostra una semplice dimora fra montagne selvagge e i miei figli vanno e vengono continuamente. Talvolta arrivano nel cuore della notte e fanno gran rumore; spero che non ve ne allarmerete. Per nulla affatto replic Li Ching. La signora ordin che il pranzo fosse servito. Il cibo era fresco ed eccellente, e bench si fosse sulle montagne, stranamente vi era abbondanza di pesce. Dopo pranzo, la signora si trasfer in altra parte della casa; due fanciulle portarono quanto occorreva per preparare un letto e linde coperte davvero lussuose. Poi chiusero la porta esterna, la sprangarono e andarono via. Li Ching si domand che cosa mai potesse accadere, di notte, per far chiasso su quella montagna selvaggia. Troppo spaventato per potersi addormentare, rimase seduto, eretto, con lorecchio teso. La notte era quasi trascorsa per met quando ud bussare ripetutamente e con impazienza al portone; poi ud un servo che accorreva, quindi la voce del visitatore: Il cielo comanda a vostro figlio di far discendere la pioggia per un raggio di due miglia attorno a questa montagna. Una robusta pioggia che duri fino allalba sar sufficiente. Non indugiate e non provocate danni. Il seivo port lordine scritto alla signora, nellinterno della casa, e Li Ching ud la sua risposta: I miei figli non sono ancora qui e lordine per la pioggia venuto! Non possiamo rifiutarci; e se indugeremo, saremo puniti. Ma troppo tardi per mandare qualcuno dai ragazzi, n possiamo aspettarci che i servi se la sbrighino da soli. Che cosa dobbiamo fare? Lospite che di l nella sala sembra un uomo fuori del comune disse una delle fanciulle. Perch non ricorrere a lui? Grata per il suggerimento, la signora buss alla porta di Li Ching. Siete ancora sveglio? chiese. Siate cos gentile da venir fuori un momento. Li Ching si affrett a obbedire e la signora gli disse: Questa non una dimora umana. il palazzo del drago che ha il compito di far cadere la pioggia. Li Ching prov gran meraviglia e reverenza, poich il drago, che abitava le profondit marine e poteva levarsi fino alle nuvole, governava il ciclo delle piogge sulla terra. Il maggiore dei miei figli continu la signora sul Mare Orientale della Cina per assistere a un matrimonio, e il mio minore ha accompagnato sua sorella a una festa. Un momento fa abbiamo

ricevuto dal cielo lordine di far cadere la pioggia, ma non c tempo per avvertire i ragazzi, visto che sono lontani migliaia di leghe! E non facile trovare qualcuno che li sostituisca. Debbo quindi arrischiarmi a disturbare voi: vi sarebbe possibile aiutarci in questo frangente? Io sono un comune mortale, assolutamente incapace di cavalcare le nubi rispose Li Ching. Come potrei fare a mandar gi la pioggia? Ma se esiste qualche arte magica che potete insegnarmi, sono a vostra disposizione. Seguite semplicemente le mie direttive disse la signora e non ci sar niente che non possiate fare. Ci detto ordin il cavallo un destriero color bianco avorio bardato di nero e comand ai servi di legare alla sella il contenitore della pioggia, che era un piccolo vaso. Non cercate di guidare il cavallo con le redini, raccomand la signora a Li Ching ma limitatevi ad assecondare i suoi movimenti. Quando il cavallo scalpiter, prenderete una goccia dacqua dal vaso e la farete cadere sulla sua criniera. State ben attento, per, a non usare mai pi di una goccia alla volta. Li Ching mont a cavallo. Il destriero balz avanti e si lev al galoppo sempre pi in alto. Li Ching era stupito della sua velocit e della sua stabilit: non si accorse nemmeno di essere arrivato sopra le nuvole. Il vento gli sfrecciava ai lati, il tuono rimbombava sotto i suoi piedi. Poi il cavallo scalpit e il cavaliere lasci cadere una goccia dacqua sulla sua criniera. Il fulmine lampeggi e le nuvole si aprirono. Sotto di s, Li Ching poteva vedere il piccolo villaggio nel quale tante volte aveva pernottato. Ho dato tanto disturbo a quella gente pens ed essi mi hanno sempre trattato con tanta gentilezza. Come posso ripagarli? Ultimamente hanno avuto un cos lungo periodo di siccit, che il loro raccolto quasi disseccato. Dal momento che posso disporre della pioggia, perch dovrei lesinare con loro? Detto fatto, Li Ching mise venti gocce dacqua sulla criniera del cavallo. Poco dopo la pioggia si arrest e il cavallo torn indietro verso il castello. L giunto, Li Ching trov la signora in lacrime sulla soglia della sala. Oh, che grande errore! singhiozz la dama. Prometteste di non usare pi di una goccia: perch ne avete usate venti a vostro capriccio? Una goccia lass in cielo vuol dire un palmo di pioggia sulla terra! Da mezzanotte, sul villaggio sono caduti venti palmi dacqua: nessuno si salvato! Io ho ricevuto un duro rimprovero e ottanta colpi di frusta. Guardate la mia schiena: tutta rigata di sangue. E anche i miei figli sono sotto accusa. Povera me, che cosa devo fare? Li Ching rest senza parole per la vergogna e lo spavento. Buon signore, riprese la dama voi non siete che un uomo venuto dal mondo dei mortali, non sapete nulla sui movimenti delle nubi e della pioggia. In verit, non posso biasimarvi. Ma se viene il re drago, allora s che avrete motivo di tremare! Perci andatevene in fretta, ma lasciate che vi ricompensi per la pena che vi siete dato. Qui sulle montagne abbiamo ben poco da offrire; forse vorrete accettare in dono due servi o soltanto uno, se cos preferite. Subito chiam i due servi perch si presentassero. Uno di essi venne dal corridoio di levante. La sua faccia e i suoi modi erano gentili e cordiali ed egli appariva nellinsieme molto simpatico. Laltro servo venne dal corridoio di ponente. Astioso e iracondo sembrava dominare a stento la sua rabbia. Noi cacciatori siamo combattivi e fieri in tutto ci che facciamo disse Li Ching. Se prendessi il servo gentile, non sarei forse giudicato un codardo? E tuttavia, non sar cos sfacciato da prenderli entrambi. Poich mi avete offerto la scelta, prender il servo collerico. Se cos che volete, sia disse la signora con un vago sorriso. Salut Li Ching, e si separarono. Il servo lasci la casa con Li Ching. Questi, fatti pochi passi oltre il portone, si volt indietro e vide che il castello era scomparso. Si volt verso il servo: era svanito anche lui. E cos, a Li Ching non rimase che ritrovare da solo la strada di casa. Nella chiara luce del giorno, egli guard in direzione del piccolo villaggio e vide una distesa dacqua fin dove il suo sguardo poteva giungere. Non emergeva che la sommit di alcuni alberi. Non vera traccia di esseri umani. Si dice che nelle terre a est del Passo Tung si producano primi ministri; ad ovest del Passo, generali. Li Ching fin col domare rivolte in virt del suo talento militare, e le sue vittorie rimasero insuperate; ma non ottenne mai la carica di primo ministro. Che fosse perch non prese con s anche il servo gentile, venuto dal corridoio di levante?

LA LEZIONE DEL MAGO


Li Fu-yen Tu tzu-chun visse nellepoca in cui fu fondata la grande dinastia Sui. In giovent fu uno scapestrato, che non si preoccup mai di salvaguardare le propriet di famiglia; con la sua indolenza, la sua autoindulgenza e il suo debole per il vino e le cattive compagnie ben presto scialacqu tutte le sue risorse. Amici e parenti ai quali si rivolse per aiuto gli rimproverarono con disprezzo di essere stato un irresponsabile. Linverno lo colse vestito di stracci, affamato e scalzo per le vie della capitale Changan. Disorientato, senza un posto dove andare, si diresse verso la porta est del Quartiere Orientale. La sua disgraziata condizione appariva fin troppo evidente dal modo in cui levava gli occhi al cielo e gemeva. Signore, di che cosa vi lamentate? Un vecchio appoggiato a un bastone si ferm davanti a lui. Tzu-chun gli raccont la sua storia e gli rifer con indignazione quanto disprezzo e quanta indifferenza gli avesse dimostrato la sua propria famiglia. Quante stringhe di monete occorrerebbero per darvi la tranquillit? chiese il vecchio. A quei tempi le monete si portavano infilate, mille per ogni stringa. Trenta o cinquantamila monete mi manterrebbero in vita rispose Tzu-chun. Era una grossa somma. Non basteranno disse il vecchio. Dite di nuovo. Allora, centomila disse Tzu-chun. Troppo poco. Un milione. Ancora troppo poco. Tre milioni! Questo potrebbe bastare disse il vecchio, tirando fuori dalla manica una sola stringa di monete. Con queste, provvedetevi del necessario per questa sera. Domani a mezzogiorno verr a cercarvi al bazar persiano. Badate di non arrivare in ritardo. Allora dellappuntamento Tzu-chun and al bazar persiano, dove il vecchio lo stava aspettando. Luomo diede a Tzu-chun tre milioni di monete poi se ne and, senza rivelare la propria identit. La ricchezza riaccese i desideri smodati di Tzu-chun. Mai pi, pens, dovr vivere come uno sradicato, alla deriva. Compr i cavalli pi belli, si rivest delle pellicce e delle sete pi lini. Radun compagnie di bevitori, assunse musici, pass cantando e ballando per tutte le case di piacere della citt. Non si diede il pi lontano pensiero di amministrare il suo denaro. Al termine di un paio danni, Tzu-chun dovette sostituire i suoi bei vestiti e le sue costose carrozze con altri pi a buon mercato. Poi scambi il suo ultimo cavallo con un somaro, poi diede via anche il somaro e and a piedi come prima. In un baleno, si ritrov allo stesso punto in cui lo aveva trovato il vecchio. Non sapendo pi cosa fare, gemeva in angoscia presso le porte del quartiere. Al suono della sua voce, il vecchio riapparve. Prese per mano Tzu-chun e gli disse: Non mi aspettavo di trovarti nuovamente in queste condizioni. Ma ti aiuter a uscirne. Quante stringhe? Tzu-chun era troppo umiliato per replicare. Bench il vecchio lo sollecitasse a dargli una risposta, il dissipatore pot soltanto ringraziarlo goffamente della sua premura. Domani a mezzogiorno vieni allo stesso posto dove cincontrammo laltra volta disse il vecchio. Tzu-chun mise da parte la vergogna e and. Ebbe dieci milioni in monete. Prima di accettare il denaro, Tzu-chun decise che avrebbe pianificato la propria vita e i propri mezzi cos giudiziosamente, che i pi famosi ricconi della storia sarebbero sembrati, al confronto, degli sprovveduti. Ma una volta che ebbe in mano il denaro, i suoi buoni propositi si capovolsero. La sua autoindulgenza non era meno forte di prima; e cos, nel giro di pochi anni, si ritrov pi povero che mai. Per la terza volta incontr il vecchio, al solito posto ormai familiare. Tzu-chun non riusc a

dominare il proprio imbarazzo; coprendosi il viso con le mani tent di fuggire ma il vecchio afferr la coda del suo soprabito e lo ferm. Avrei dovuto sapere che te ne occorrevano di pi disse, porgendo a Tzu-chun trenta milioni in moneta. Ma se nemmeno questi basteranno a salvarti, non ci sar pi rimedio. Tzu-chun pens: Quando mi misi sulla cattiva strada e spesi tutto quanto avevo, i miei parenti mignorarono completamente; questo vecchio, invece, mi ha rifornito per tre volte. Come posso rendermi degno di tanta bont? E disse alluomo: Con questa somma posso mettere in ordine i miei conti, provvedere del necessario vedove e orfani e restaurare la mia reputazione. Sono commosso dalla vostra profonda bont; una volta che avr adempiuto al mio compito, vi render qualunque servigio vogliate. Tale il desiderio del mio cuore disse il vecchio. Quando sarete pronto, cincontreremo il quindicesimo giorno del settimo mese al tempio di Lao Tzu che sorge fra gli alberi di ginepro. Poich la maggior parte delle vedove e degli orfani vivevano a sud del fiume Huai, Tzu-chun trasfer i suoi fondi nella citt di Yangchou. Comper pi di millecinquecento acri di ottima terra, fece costruire per s una dimora in citt e in pi cento edifici sulla via principale, per alloggiarvi le vedove e gli orfani della regione. Combin matrimoni per le sue nipoti e i suoi nipoti, procur un posto nel tempio per tutti i defunti del suo clan, uguagli in generosit chi era stato generoso con lui e perdon ogni offesa. Quando fu pronto, era giusto il tempo di andare in cerca del vecchio. Tzu-chun lo trov che fischiettava allombra dei ginepri. Insieme salirono al Picco del Padiglione delle Nuvole, sul monte Hua, nellestremo occidente della Cina. Avevano percorso pi di dieci miglia, quando giunsero a una linda e austera dimora, diversa da ogni altra abitata da mortali, sotto una grande arcata di nuvole. Fenici e gru si libravano nellaria. Al di sopra di esse sorgeva la sala principale, entro la quale era una fornace da alchimista alta circa tre metri, che veniva usata per preparare pozioni ed elisir. Fiamme di porpora guizzavano da essa, illuminando porta e finestre di una luce infuocata. Attorno alla fornace stavano alcune fate vestite di un pallido color giada, mentre un drago e una tigre bianca montavano la guardia davanti e dietro alla fornace. Il sole cominciava a tramontare. Il vecchio, non pi in vesti comuni, aveva ora laspetto di un mago taoista, in mantello rosso e cappello giallo. Con una mano reggeva una coppa di vino, nellaltra aveva tre pillole bianche, atte ad ampliare la percezione della mente. Offerse luna e le altre a Tzu-chun. Il giovane inghiott le pillole; il mago distese una pelle di tigre a ridosso della parete occidentale e vi fece sedere Tzu-chun, rivolto verso oriente. Stai ben attento a non parlare, qualunque cosa accada, lo ammon sia che ti appaia uno spirito venerando, o un fantasma perverso o un demone dellinferno o una belva feroce o linferno stesso o anche i tuoi pi cari parenti sottoposti a mille torture, nulla di ci che vedrai reale. di vitale importanza che tu non parli n compia alcun movimento. Resta calmo e senza paura e non succeder niente di male. Non dimenticare mai ci che ti ho detto. E con questo, il mago se ne and. Tzu-chun si guard attorno. Non vide altro che una grande vasca di terracotta piena dacqua. Dimprovviso, bandiere e stendardi, mille carri da guerra e diecimila cavalieri affollarono laltura e la valle. Il fragore scosse i cieli e la terra, e apparve un guerriero che chiamavano il Generale. Era alto tre metri e tanto lui quanto il suo cavallo portavano armature di metallo che mandavano bagliori. La guardia del Generale centinaia di uomini con le spade sguainate o gli archi tesi invase lo spazio di fronte alla sala principale. Che specie di uomo siete, gridarono che osate restar seduto in presenza del Generale? Da destra e da sinistra, soppesando le lance, avanzarono e chiesero a Tzu-chun di dichiarare la propria identit. Ma Tzu-chun si astenne fermamente dal rispondere. Infuriati, alcuni volevano colpirlo, altri abbatterlo. Tzu-chun non diede risposta e il Generale usc in grandissima collera. Poi vennero tigri feroci, serpenti velenosi, gatti selvatici, leoni ruggenti e scorpioni, e tutti mossero verso di lui, bramosi di divorarlo. Alcune fiere gli balzarono addosso. Tzu-chun rimase immobile nello spirito e nel volto e ben presto lincubo svan. Dun tratto scoppi una tempesta, con violentissime raffiche e lampi che illuminavano a giorno loscurit. Mulinelli di fuoco vorticarono attorno e sopra di lui, fulmini carichi di elettricit caddero

ai suoi piedi e alle sue spalle. Tzu chun non riusciva a tener gli occhi aperti. In pochi istanti lacqua tuttintorno era gi alta tre metri, e fra il rincorrersi delle folgori e il rimbombare dei tuoni parve che nulla potesse ormai impedire che tutte le montagne della terra si spaccassero e tutti i fiumi straripassero. Le onde raggiunsero la pelle di tigre sulla quale sedeva Tzu-chun; ma egli continu a sedere, eretto, e non batt ciglio. Ben presto tutto svan. Il Generale torn, questa volta precedendo un sergente dalla testa di bue e i suoi soldati infernali, e una schiera di altri fantasmi dagli strani volti inquietanti. Essi collocarono un grosso calderone dacqua bollente davanti a Tzu-chun e lo circondarono con lance, spade e forconi. Dichiara la tua identit glingiunsero e ti lasceremo libero immediatamente. In caso contrario, guai a te! ti getteremo nel calderone. Tzu-chun non diede risposta. Allora i demoni introdussero sua moglie, scagliandola gi dai gradini davanti a lui. Parla e la risparmieremo dissero. La frustarono a sangue, alcuni la colpirono, alcuni le tagliuzzarono le carni, alcuni la ustionarono con acqua bollente, altri con il fuoco. Tra quei dolori insopportabili, la donna gridava forte: Non sono che una povera donna semplice, indegna di un gentiluomo pari tuo, tuttavia la sorte ha fatto di me tua moglie per dieci anni! Ora le loro eccellenze, questi fantasmi, mi hanno presa, e le mie sofferenze sono pi di quanto possa sopportare. Non ho mai sperato che tu potessi volgerti a me con rispetto e premura, ma adesso baster una tua sola parola per salvarmi la vita! Chi, se me la negherai, potr mai essere considerato pi crudele di te? Ella pianse, imprec, inve, ma Tzu-chun non le rivolse neppure uno sguardo. Credi forse che non la metteremo a morte? disse il Generale. Ordin che si portasse un grande tagliere e i demoni cominciando a tagliare la donna un pezzo dopo laltro, cominciarono dai piedi. La poveretta urlava da straziare; ma fino alla fine Tzu-chun la ignor totalmente. Questo scellerato maestro di magia nera disse il Generale. Non deve essere tollerato fra i vivi. E ordin ai suoi uomini di tagliare la testa a Tzu-chun. Quando la testa di Tzu-chun fu recisa, la sua anima fu condotta alla presenza del Re dei Morti. Non forse costui leretico del Padiglione di Nuvole? Gettatelo nellinferno! Tzu-chun pat tutti le torture infernali: il bronzo fuso, le mazze di ferro, il torchio, la macina, la fossa di fuoco, il calderone bollente, la collina di coltelli, la foresta di spade. Ma egli tenne ferme nella sua mente le parole del mago e sopport il dolore senza che un solo gemito sfuggisse dalle sue labbra. Dopodich, i torturatori andarono a riferire al re che il repertorio delle torture era esaurito. Un cos viscido furfante non merita di rinascere maschio decret il Re dei Morti. Che rinasca femmina nella casa di Wang-Chiian, magistrato supplente nella contea di Shanfu, nel Sungchou. Dopo la sua nascita, la bimba soffr di molti disturbi. A stento passava un giorno senza che le venissero inflitte agopunture e cauterizzazioni o le fossero somministrate amare medicine; una volta cadde nel fuoco e non si riusc ad alleviarle il dolore; tuttavia, non le sfugg mai un lamento. Crescendo ella divenne una bellezza eccezionale, ma poich nessuno aveva mai udito la sua voce, la famiglia la considerava muta. La bimba non rispondeva mai ai familiari che la dileggiavano n agli innumerevoli piccoli insulti che riceveva. In quella stessa localit viveva un diplomato di alto grado, un certo Lu Kuei, che fu ammaliato dai racconti sulla sua bellezza e incaric una sensale di chiedere la sua mano. La famiglia declin lofferta, per il motivo che la ragazza era muta; ma Lu Kuei ragion cos: Se sar meritevole come moglie, che bisogno c che parli? Anzi: tacendo, scoragger le altre donne dal parlare troppo. E cos ottenne il consenso alle nozze e accolse la nuova moglie con una grande cerimonia. Per parecchi anni la giovane coppia condivise un tenero e sempre pi profondo amore. Il figlio che ebbero, gi a due anni dimostrava unintelligenza eccezionale. Lu Kuei se lo stringeva al petto e ne parlava a sua moglie, ma sua moglie non rispondeva mai. Nonostante glinnumerevoli trucchi che egli escogit per indurla a parlare, la donna restava silenziosa. Infine Lu Kuei le disse, in gran collera: Un tempo, quando la moglie del signor Chia teneva il marito in tal disprezzo da non dedicargli mai neppure un sorriso, il signor Chia riusc a farle rompere il voto del silenzio abbattendo un fagiano. Io non sono brutto come il signor Chia e ho pi cultura che abilit nel tiro

con larco; ma anche tu non mi parli mai, e se un uomo disprezzato da sua moglie, che cosa gliene importa di avere un figlio? Detto questo, Lu Kuei afferr il bambino per i piedi e gli fracass la testa contro una roccia. La testa del bimbo si spacc immediatamente e il sangue sprizz dintorno. Tzu-chun sent nel cuore una cos lancinante fitta damore e di dolore, che il voto del silenzio svan dalla sua mente e un grido le sfugg dalle labbra. E come ebbe gridato, si ritrov seduto nello stesso luogo di tanto tempo prima, e di nuovo il mago era in piedi davanti a lui. Lultimo quarto della notte era gi cominciato. Tzu-chun vide fiamme purpuree scaturire dal tetto e balzare verso il cielo; poi il fuoco avanz fino a loro e bruci interamente ledificio. Disgraziato discepolo, quale torto mi hai fatto! disse il mago, sollevando Tzu-chun per i capelli e gettandolo nella cisterna dellacqua. Subito le fiamme si estinsero e il mago disse: La tua mente si liberata della gioia, della collera, della sofferenza, della paura, dellodio e del desiderio: tutto ci era dimenticato! Ma restava ancora lamore. Se tu non avessi gridato, la mia medicina sarebbe stata efficace e ti avrebbe sollevato dalla condizione umana per farti diventare immortale. Ahim, gli uomini capaci di tanto sono troppo rari! Ora dovr preparare di nuovo quel farmaco, e tu ritroverai il tuo posto nel mondo degli uomini. Il mago accenn in direzione della sua casa lontana. Tzu-chun sal al padiglione e vide la fornace in rovina. Dentro cera una sbarra di ferro grossa come il braccio di un uomo. Denudatosi fino alla cintura, il mago la spezzett con un coltello, poi distrusse quanto restava. Tornato a casa, Tzu-chun ebbe vergogna di aver dimenticato il voto del silenzio. Per punirsi di quellerrore ripercorse a piedi la lunga strada fino al Picco del Padiglione di Nuvole, ma non vi trov alcuna traccia umana. Allora, sospirando pietosamente, se ne torn a casa.

IL MONACO DELLA MONTAGNA


Pu Sung-ling Il giovane Wang, settimo figlio di uneminente famiglia, viveva in citt, fra mille agiatezze. Fin dallinfanzia era stato affascinato dai misteri dellocculto e udendo che sulla Montagna del Duro Lavoro si potevano trovare degli immortali, viaggi fin lass, con la sacca dei suoi libri sulle spalle. Procedette fino alla vetta di unaltura, dove sorgeva isolato un tempio taoista e l, seduto su una stuoia, vide un monaco assorto in meditazione. Lunghi capelli bianchi gli fluivano sul collo, ma appariva agile e vivace, sia di corpo sia di mente. Wang present i suoi omaggi e parl con il monaco, le cui spiegazioni circa le potenze delluniverso gli parvero meravigliosamente misteriose. Wang chiese al monaco di accettarlo come discepolo. Temo rispose il monaco che, viziato come sei, non potrai sopportare la vita dura. Sono sicuro che potr disse Wang. Con lavvicinarsi del crepuscolo, i molti discepoli del monaco si radunarono. Wang present i rispetti anche a loro e rimase al tempio. Alle prime luci dellalba il monaco mand a chiamare Wang, gli diede una scure e gli disse di unirsi agli altri discepoli che andavano a cercar legna per il fuoco. Wang segu le sue istruzioni con molto impegno. Pass pi di un mese. Le mani e i piedi di Wang si ricoprirono di callosit; e come il monaco aveva predetto, il giovane sent di non poter sopportare oltre la vita dura e decise dentro di s di tornarsene a casa. Una sera, rientrando al tempio, vide due uomini che pranzavano con il maestro. Il sole era gi tramontato, ma le lanterne non erano state accese. Il maestro ritagli in un foglio di carta un disco delle dimensioni di uno specchio e lo incoll sulla parete. Subito il chiaro di luna invase la stanza, tanto che si poteva distinguere ogni pi piccola cosa. I discepoli trottavano avanti e indietro, eseguendo gli ordini del maestro. Uno degli ospiti disse: Il piacere di questa notte meravigliosa dovrebbe essere condiviso da tutti. Prese dalla tavola una brocca di vino, ne vers nelle ciotole dei discepoli e comand loro di berlo tutto. Come pu una brocca di vino servire per tutti noi, che siamo sette o otto? chiese Wang, stupito. Ma i discepoli si alzarono pi volte per riempire le loro ciotole e il vino della brocca non diminuiva.

Di l a poco, uno degli ospiti disse: Il dono di questo chiaro di luna ci onora; ma che vergogna bere da soli! Dovremmo invitare a unirsi a noi Chang O, la fata della luna. Cos dicendo lanci uno dei suoi bastoncini di avorio dritto sulla luna e una bellissima donna si materializz da un raggio lunare. Alta meno di un piede al suo apparire, toccando terra ella crebbe fino a raggiungere dimensioni umane. La sua vita era sottile e il suo collo tornito. Con eterea grazia, ella esegu la Danza della veste darcobaleno; poi cant Dovr la dama della luna tornare al Freddo Palazzo solitario? La sua voce era argentina e risonante, limpida come la melodia del flauto. Quando ebbe finito il suo canto, si alz con un volteggio e and ad adagiarsi sulla tavola: sotto i loro occhi stupiti torn a trasformarsi in un bastoncino di avorio. I tre uomini risero. Uno disse: Non ho mai trascorso una serata pi divertente, ma il vino comincia a essere troppo, per me. Non potremmo fare lultimo giro nel palazzo stesso della luna? E gradualmente i tre uomini, restando seduti a tavola, entrarono nella luna. La schiera dei discepoli li vide sedere e bere allinterno della sfera risplendente. Si distinguevano perfino i peli delle loro barbe e delle loro sopracciglia, come fossero riflessi in uno specchio. Di l a poco, la luna cominci a oscurarsi; e quando i discepoli portarono le candele accese trovarono il monaco seduto tutto solo; gli ospiti erano scomparsi e resti di cibi prelibati erano ancora sulla tavola. La luna sulla parete altro non era pi che un rotondo pezzo di carta. Cera da bere a sufficienza? chiese il monaco ai discepoli. A sufficienza risposero. Allora presto, andate a letto, che non dovete mancare la raccolta mattutina di legna per il fuoco disse il monaco. I discepoli annuirono e si ritirarono. Wang era cos incantato dagli avvenimenti della serata, che la sua voglia di tornare a casa scomparve. Dopo un altro mese, tuttavia, il giovane constat di nuovo che la durezza di quella vita era pi di quanto potesse sopportare. E il maestro non gli aveva ancora insegnato a fare un solo trucco magico! Sopraffatto dallimpazienza, Wang and dal monaco e gli disse: Il vostro umile discepolo ha percorso centinaia di leghe per ricevere linsegnamento di un maestro immortale. Anche se non sono in grado di apprendere il segreto della vita eterna, non ci sarebbe un insegnamento meno importante che potreste concedermi come premio di consolazione? Durante i mesi che ho trascorso qui, non ho fatto altro che alzarmi allalba, raccogliere legna e rincasare tardi. A casa non dovetti mai superare simili prove. Te lo avevo detto che non avresti resistito. Il monaco sorrise. Ora dimostrato che avevo ragione. Domani sera sarai rimandato a casa. Il vostro discepolo ha faticato molti giorni insiste Wang. Maestro, non potreste farmi la grazia di un piccolo trucco, cos che la mia visita non resti del tutto senza ricompensa? Quale tecnica vorresti imparare? chiese il monaco. Ho osservato spesso disse Wang che dovunque voi camminiate, i muri non vi oppongono ostacolo. Sarei felice di imparare questa tecnica. Il maestro, sorridendo, concesse linsegnamento richiesto. Egli disse a Wang il segreto e gli ordin di recitare lui stesso la formula magica. Ora, passa attraverso il muro! ordin poi il monaco. Wang si pose davanti alla parete, ma aveva paura di tentare. Prova ad attraversarla insist il monaco. Wang tent di camminarvi attraverso con noncuranza, ma il muro rimase solido e lo blocc. Abbassa la testa e balza avanti disse il monaco. Smetti di tentennare! Wang fece un passo indietro, quindi si gett avanti a testa bassa e trov il muro smaterializzato, come non ci fosse pi. Quando si volt indietro, era ormai dallaltra parte. Al colmo della gioia, rientr e ringrazi il maestro. Quando non sarai pi qui, mantieniti puro: altrimenti la tecnica non funzioner lo avvert il monaco. Quindi forn a Wang il denaro occorrente per le spese di viaggio e lo rimand a casa. Una volta tornato in citt, Wang si gonfi di boria come un pavone, vantandosi di essere stato in gran confidenza con un immortale e affermando, con aria di superiorit, che i muri, per lui, non rappresentavano alcun ostacolo. Sua moglie non riusciva a crederci, tuttavia; e cos Wang decise di

sbalordirla con il suo trucco. Si mise a breve distanza dalla parete, senza esitare si lanci avanti, batt violentemente la testa contro il muro e croll a terra. Sua moglie lo aiut a rimettersi in piedi, e quando vide spuntare sulla sua fronte un bernoccolo grosso come un uovo non pot fare a meno di prenderlo in giro. Umiliato e indignato, Wang maledisse il vecchio monaco, che aveva dimostrato di non avere alcuna coscienza.

IL LADRO DI PESCHE
Fu Sung-ling Una volta, quando ero giovane, mi recai nel capoluogo per gli esami di stato. Per lappunto era il tempo del festival con il quale si celebrava linizio della primavera. Il giorno precedente il festival, come duso, tutti i mercanti e i commercianti sfilarono in parata davanti alla residenza del governatore/in una grande processione con suonatori di tamburi e di cornamuse e carri decorati. Io andai con un amico a vedere la parata, che era nota come Presentazione della Primavera. La

grande massa dei forestieri e degli spettatori sembrava una muraglia vivente. Quattro dignitari sedevano in un padiglione tutti vestiti di rosso, il colore della celebrazione, rivolti luno verso laltro come lEst e lOvest (io ero troppo giovane per riconoscere il loro rango). Il tumultuare della folla e lo strepito dei suonatori mi rintronavano negli orecchi. Dun tratto, come venuto dal nulla, un uomo con un fardello sulle spalle si avvicin al padiglione, seguito da un ragazzo con i capelli sciolti. Luomo si mise a parlare con gli assistenti dei funzionari. Nel clamore delle innumerevoli voci non potei udire che cosa dicesse, ma scoppi di risa mi giunsero dal padiglione. Ed ecco che si fece avanti un assistente vestito di nero e ordin unesibizione. Luomo sal i gradini del padiglione e domand in che cosa dovesse esibirsi. I dignitari si consultarono brevemente, quindi parlarono allassistente, che si rivolse alluomo e gli chiese quale fosse la sua specialit. Possiamo produrre qualunque frutto fuori stagione fu la risposta. Lassistente and a informare i dignitari, e quasi subito ridiscese e annunci che luomo e il ragazzo avrebbero prodotto una pesca. Luomo assent, si tolse le sopravvesti e le depose sopra una cassetta di bamb. Poi, fingendo di rivolgersi al ragazzo che era con lui, disse ad alta voce perch tutti lo udissero: Le loro eccellenze non hanno capito bene. Come possiamo procurarci delle pesche, prima che sia arrivato il disgelo? Ma temo che andranno in collera, se falliremo. Che cosa possiamo fare? Padre, disse il ragazzo, pure ad alta voce avete dato la vostra parola. Non possiamo tirarci indietro. Luomo medit sul problema con aria abbattuta, poi disse: Ecco che cosa penso. La primavera appena arrivata e la neve ancora spessa: non possibile trovare pesche, nel mondo degli uomini. Ma nei giardini della Regina Madre Occidentale, terra di perpetua fioritura dove le pesche maturano ogni tremila anni, nulla appassisce o cade. Lass, quindi, possiamo trovare delle pesche. Dovremo rubarle nientedimeno che ai cieli! Come possiamo arrampicarci fin lass? grid il ragazzo. Una tecnica esiste disse il padre, aprendo la cassetta di bamb. Tir fuori un rotolo di corda di una quarantina di metri, ne afferr unestremit e la lanci verso lalto. La corda rimase sospesa, come se pendesse da un appiglio invisibile, su in cielo. Luomo continu a lanciar su la corda, e pi ne lanciava pi la corda saliva, finch lestremit superiore spar tra le nuvole. Quando ebbe innalzato tutta la corda del rotolo luomo chiam suo figlio. Vieni qui. Io sono vecchio e stanco, troppo pesante e maldestro per arrampicarmi. Dovrai fare tu la scalata. Pass la corda al figlio e aggiunse: Aggrappandoti a questa, puoi farcela. Il figlio parve riluttante e contrariato. assurdo, mio caro padre! Ti aspetti forse che una corda cos sottile possa reggermi su in aria per migliaia di piedi? Se dovesse cedere a mezza strada, chi rimetter insieme le mie ossa? Ma il padre insist: Ormai ho commesso lerrore dimpegnarmi a procurare la pesca: troppo tardi per pentirsi! Devo darti la dura incombenza di questo viaggio. Ma non dolertene, perch se riusciremo a cavarcela, avremo sicuramente in premio cento pezzi dargento: abbastanza perch tu possa trovarti una bella moglie. Il ragazzo afferr la corda e cominci a inerpicarsi su di essa. Come spostava le mani, subito i piedi seguivano, alla maniera di un ragno che si muova lungo i fili della ragnatela; cos procedendo, pian piano super lo spazio vuoto e raggiunse le nuvole, poi non fu pi possibile vederlo. Era gi passato un bel po di tempo, quando una pesca grossa come una ciotola cadde gi dal cielo. Luomo la raccolse tutto contento e la present ai dignitari; costoro se la passarono lun laltro per esaminarla senza fretta e sembrarono incerti se considerarla un frutto vero o unimitazione. Dimprovviso, la corda ricadde al suolo. Siamo perduti! disse luomo, spaventato. Qualcuno lass ha tagliato la corda! Dove trover scampo il mio figliolo? Ancora qualche istante e qualcosa cadde a terra. Luomo guard: era la testa del suo ragazzo! Scoppiando in lacrime la raccolse e tenendola fra le mani grid: Il furto della pesca deve essere stato scoperto dai guardiani! Mio figlio spacciato!

Un momento dopo cadde dal cielo un piede; un altro momento, e vennero gi le gambe, le braccia e il resto, finch tutti i pezzi del corpo non furono disseminati sul terreno. In grande ambascia, luomo li raccolse uno per uno e li ripose nella cassetta di bamb. Alla fine richiuse il coperchio. Io sono vecchio e avevo quellunico figliolo, che era sempre con me dovunque andassi! Non immaginai davvero, quando gli diedi quellordine, che sarei stato colpito da un cos strano destino. Ora dovr portarlo alla sepoltura. Avendo cos parlato, luomo sal i gradini del padiglione e singinocchi. A causa di una pesca disse ho perduto mio figlio. Se voleste aver piet di questa umile anima e offrire un piccolo contributo per le spese dei funerali, non perder occasione per ripagarvene anche dallal di l. Ciascuno dei dignitari porse con rispetto un po di denaro, che luomo ripose, legandolo alla cintura. Dopodich buss alla cassetta di bamb e grid: Vieni pur fuori, figliolino mio, e ringrazia i gentili donatori. Una testa scarmigliata sollev il coperchio della cassetta e un ragazzo ne emerse e sinchin ai dignitari. Era proprio lo stesso ragazzo! Pi tardi appresi che gli appartenenti alla setta del Loto Bianco erano in grado di eseguire questo singolare trucco; e non mi sorprenderebbe che luomo e il ragazzo discendessero da qualcuno di loro.

Racconti della follia e dellavidit IL PERO MAGICO


Fu Sung-ling Un agricoltore venne dalla campagna per vendere le sue pere. Esse erano fragranti e succose, e luomo stava vendendole molto bene quando un sacerdote taoista, coperto di rozze vesti e di sciarpe sbrindellate, comparve accanto al carro e chiese qualche frutto. Lagricoltore lo scacci, ma quello non volle saperne di andarsene. Laltro alz la voce e fin per mettersi a gridare e imprecare. Il vostro carro disse allora il sacerdote contiene centinaia di pere e io ve ne chiedo soltanto una. Non sar una gran perdita, signore! Perch vi arrabbiate tanto? La gente cerc di persuadere lagricoltore a concedere una pera ammaccata per liberarsi delluomo, ma lagricoltore si rifiut, indignato. Una guardia del mercato, infine, vedendo che il tumulto rischiava di sfuggire al suo controllo, compr una pera con il proprio denaro e la diede al sacerdote. Il prete ringrazi la guardia con le mani intrecciate sulla testa, poi si rivolse alla folla e disse: Noi che abbiamo abbandonato il mondo, troviamo difficile capire lavidit umana. Lasciate che offra qualche pera di prima qualit a voi tutti, buona gente. Ora che hai la tua pera disse qualcuno perch non te la mangi? Tutto quello che mi occorre un seme da piantare rispose il prete. E tenendo il frutto con entrambe le mani, lo divor rapidamente. Poi prese una piccola pala che portava sulla schiena, scav il terreno per parecchi centimetri, depose un seme di pera nella buca e lo ricopr con la terra. Ci fatto chiese dellacqua calda. Uno degli astanti and a prenderne un po in un negozio vicino e il prete vers lacqua sul seme che aveva piantato. Tutti gli occhi erano fissi su di lui. Meraviglia! Si vide spuntare un piccolo germoglio, che prese a crescere ininterrottamente, finch divenne un albero del tutto cresciuto, con grande profusione di ramoscelli e foglie. In un lampo esplose in una gran fioritura e i fiori divennero frutti: dozzine di pere grosse e profumate, gremivano i rami dellalbero. Il prete colse le pere dallalbero e cominci a offrirle ai presenti. In breve tempo non ne rimase pi una. Allora, con la sua pala, il prete cominci a tagliare lalbero. Teng! teng!: i colpi risuonarono nellaria finch lalbero non cadde. Il prete se ne caric sulle spalle la parte superiore e se ne and tranquillo e beato. Mentre tutto questo accadeva, lagricoltore era stato a guardare a bocca aperta in mezzo alla

folla, allungando Il collo e dimenticando i suoi affari; ma quando il prete si fu allontanato, si accorse che il suo carro era vuoto. Tutta un tratto gli venne il dubbio che tutte quelle pere distribuite alla gente fossero le sue, e guardando meglio vide che una stanga del carro era stata recisa. Fremente di rabbia si mise a cercarla e la trov abbandonata ai piedi di un muro. Allora comprese la verit e cio che il pero magico abbattuto sotto i suoi occhi altro non era che la stanga del suo carro. Del prete non vera pi alcuna traccia, ma la piazza del mercato risuonava di risate.

LA FONTANA DI VINO
Chiang Ying-Ke Il tempio che prende il suo nome dalla Dama Wang sorge in un angolo riparato delle colline di Hofu, a circa dieci miglia dalla mia contea. Quando la Dama sia vissuta, non ce pi nessuno che lo sappia; ma i nostri antenati ci hanno tramandato la storia che segue. La vecchia signora si guadagnava da vivere facendo il vino. Una volta, avendo ospite in casa un prete taoista, lo serv gratuitamente, dandogli da bere quanto ne chiedeva. In totale egli ne bevve svariate centinaia di boccali; ma la donna non ne tenne il conto. Un giorno il prete le disse: Ho bevuto per tutto il tempo del vostro vino senza avere il denaro per pagarlo; ora permettetemi, se vi piace, di costruire per voi una fontana. Si mise al lavoro, costru la fontana e da essa sgorg un getto del vino pi puro. Questo per ricompensarvi disse il prete. E se ne and per la sua strada. Da quel momento la signora Wang non ebbe pi bisogno di fare il vino; per accontentare i suoi clienti, le bastava attingerne alla fonte; e poich il vino della fontana era molto pi pregiato di quello che faceva lei, i clienti venivano a frotte. Nel giro di tre anni, la signora guadagn tanto denaro che la sua famiglia divent ricca. Un giorno, inaspettatamente, il prete taoista ritorn. La vecchia signora lo ringrazi sentitamente. Era buono, il vino? chiese il prete. Abbastanza, rispose la donna ma non resta feccia per nutrire i miei porci. Il prete sorrise, e scrisse sul muro questi versi: Grandi saranno i cieli ma pi grande lumana avidit. Egli fece la fonte, ella vendette il vino, ma disse: Niente feccia per il suino. Quindi il prete se ne and e la fontana si dissecc.

LORO
Lieh Tzu Molti, moltissimi anni fa cera un uomo del paese di Chi che aveva una gran passione per loro. Un giorno, allo spuntare dellalba, and al mercato, dritto ai banchi degli orafi, sgraffign un po doro e via di corsa. Ma le guardie del mercato lo agguantarono subito. Come speravi di cavartela, con tutta questa gente dintorno? chiese una guardia. Quando lho rubato disse luomo vedevo soltanto loro, non la gente.

LA SCURE PERDUTA
Lieh Tzu Un uomo, che aveva perduto la sua scure, sospett del figlio del suo vicino. Il ragazzo camminava come un ladro, aveva tutto laspetto di un ladro e parlava alla maniera dei ladri. Ma luomo ritrov la sua scure mentre vangava nella valle, e la prima volta che rivide il figlio del suo vicino, il ragazzo camminava, appariva e parlava come qualsiasi altro ragazzo.

IL MERCANTE DI CAVALLI
Chan Kuo Tse

Un mercante di cavalli aveva messo in vendita un ottimo esemplare che al mercato, tuttavia, non attirava compratori. Il mercante, allora, and a trovare il famoso allenatore di cavalli Po Lo. In tre giorni, nessuno ha notato il mio magnifico cavallo disse. Ci che dovreste fare per me, sarebbe di girare attorno al cavallo osservandolo bene, poi andare via, ma continuando a voltarvi indietro. Se lo farete, vi dar in compenso ci che guadagno in una mattinata con le altre vendite. Po Lo gir attorno al cavallo esaminandolo attentamente, poi and via, ma continuando a voltarsi indietro. In quello stesso giorno, il cavallo fu venduto per dieci volte il suo valore reale.

LA TRUFFA DELL ARGENTO


Yuan Mei Larte dimbrogliare sta diventando sempre pi ingegnosa. Cera un vecchio di Chinling che port alcuni lingotti dargento alla bottega del cambiavalute, sul ponte della Porta Settentrionale, con lintenzione di scambiarli in monete di rame. Conversando del pi e del meno, si fece un dovere dincidere qua e l i lingotti per saggiarne il contenuto, finch un giovanotto entr nella bottega. Con il pi grande rispetto si rivolse al vecchio e gli disse: Ho incontrato vostro figlio a Changchou, per certi affari che avevamo in comune, ed egli mi ha dato una lettera e alcuni lingotti dargento per voi. Stavo andando a casa vostra, quando per caso vi ho visto entrare qui. Il giovane porse al vecchio la lettera e largento, salut e se ne and. Il vecchio apr la lettera e disse al cambiavalute: Non ci vedo abbastanza bene per leggere la lettera di mio figlio. Volete prendervi il disturbo di leggerla per me? Il cambiavalute acconsent. La lettera trattava di argomenti familiari e si concludeva con queste parole: Ti mando dieci tael1 di argento fino, per le tue necessit domestiche. Compiaciuto, il vecchio disse al cambiavalute: Ora potete anche ridarmi il mio argento, senza darvi la pena di valutarlo. Secondo la lettera di mio figlio, i lingotti dargento che mi ha mandato pesano esattamente dieci tael; dunque, cambiatemi questi in monete di rame. Il cambiavalute pose i nuovi lingotti sulla bilancia e vide che pesavano 11,3 tael. Immagin che il figlio del vecchio fosse stato troppo indaffarato per pesarli al momento di mandare la lettera, e che avesse scritto dieci tael per approssimazione. Il vecchio non pu pesarli lui stesso, ragion fra s quindi posso ignorare lerrore e tenermi la differenza. Diede al vecchio novemila monete di rame, che era il cambio corrente di dieci tael di argento fino, e il vecchio si port via il denaro. Un altro cliente che si trovava nel negozio cominci a ridacchiare. Ho limpressione che siate stato imbrogliato, principale, disse. Quel vecchio un artista nel falsificare largento, e da molti anni! Lho notato quando entrava qui dentro, ma non ho avuto il coraggio di parlare mentre era ancora nel negozio. Il cambiavalute tagli a met i lingotti, vide che dentro erano di piombo e and su tutte le furie. Ringrazi il cliente e gli chiese lindirizzo del vecchio. Vive a circa un miglio da qui, disse il cliente avete tutto il tempo di raggiungerlo. Ma egli un mio vicino, e se scopre che lho tradito si vendicher in qualche modo. Quindi vi dir dove trovarlo, ma lasciatemi fuori da questa storia. Il cambiavalute gli chiese di accompagnarlo. Se mi condurrete nelle vicinanze e mindicherete il posto, poi potrete andarvene e il vecchio non sapr mai chi mi ha messo sullavviso. Luomo esitava ancora per paura di compromettersi, ma quando il cambiavalute gli offerse tre tael dargento acconsenti, come se non avesse scelta. Uscirono insieme per la Porta di Han Hsi. Pi avanti, in distanza, scorsero il vecchio che spendeva il suo denaro al banco di uno spaccio di vino e beveva in compagnia di altri uomini. Eccolo l, agguantatelo in fretta! Io me ne vado disse luomo. Il cambiavalute irruppe nello spaccio, afferr il vecchio e cominci a picchiarlo. Sporco furfante! Mi avete dato dieci tael di piombo rivestito dargento per novemila monete di rame!

Gli avventori si radunarono attorno. E il vecchio, imperturbabile, disse: Io ho cambiato dieci tael dargento mandati da mio figlio, e di certo non contenevano piombo. Ma poich mi accusate di avervi dato argento fasullo, ebbene, mostratemelo. Il cambiavalute esib il lingotto spaccato e allora il vecchio sorrise. Questo non il mio disse. Io non ne avevo che dieci tael, e infatti voi mi deste in cambio novemila monete; ma questo argento fasullo ha laria di pesare pi di dieci tael: quindi, non pu essere quello che vi ho dato. Amici, il cambiavalute venuto qui per truffarmi! Gli avventori dello spaccio andarono a cercare una bilancia, pesarono largento e videro che pesava davvero 11,3 tael. Allora, indignati, aggredirono in massa il cambiavalute e lo pestarono ben bene. Cos, per un istante di avidit, il cambiavalute cadde nella trappola del vecchio; e se ne torn a casa tutto ammaccato, in preda alle fiamme del rancore.

IL PATRIMONIO DI FAMIGLIA
Chiang Ying-Ke Un commerciante, cos povero che riusciva appena a sbarcare il lunario, un giorno prese in mano un uovo e disse a sua moglie, tutto eccitato: Ecco il patrimonio della famiglia! Dove? domand la moglie. Qui davanti a te disse luomo mostrando luovo. Ma ci vorranno dieci anni, per diventare ricchi. Io prender questuovo e lo far covare dalla chioccia del vicino. Grazie a questa covata, porter a casa una gallina che far altre uova. Nel giro di un mese avremo quindici pollastri. In due anni, poich i polli generano polli, potremo averne trecento. Vendendoli al mercato, metteremo insieme dieci pezzi dargento e con essi compreremo cinque vitelli. In tre anni i vitelli si riprodurranno e ne avr venticinque. In altri tre anni i figli dei vitelli si riprodurranno a loro volta e allora ne avremo centocinquanta. Vendendoli, ne ricaver trecento pezzi dargento, e se li user per prestar denaro, in tre anni ancora avr cinquecento pezzi dargento. Due terzi andranno per comprare una casa, un terzo per comprare servi e unaltra moglie, dopodich tu e io ci godremo la vita per il resto dei nostri giorni. Non sar meraviglioso? Di tutto questo, la moglie cap soltanto che suo marito meditava di comprarsi unaltra moglie. Allora prese luovo e lo scagli a terra con rabbia, gridando: Non pianteremo il seme del disastro! Furioso, il marito la picchi sonoramente, poi la trascin davanti al magistrato. Questa disgraziata disse ha distrutto il patrimonio di famiglia in un sol colpo. Dovrebbe essere giustiziata. Il magistrato chiese notizie sullentit del patrimonio e sulle circostanze della perdita. Il marito cominci dalluovo e raccont tutto quanto era successo. Una cattiva donna disse il magistrato ha distrutto un grande patrimonio di famiglia in un soffio! Merita di essere giustiziata. E ordin che fosse bollita viva. Ma la donna protest energicamente: Tutto ci che ha detto mio marito riguarda cose che sono ancora di l da venire disse al magistrato. Perch dovrei essere bollita? Anche la concubina che vostro marito si proponeva di comprare era di l da venire disse il magistrato. Perch ne siete stata gelosa? Questo vero disse la donna. Ma non si mai troppo svelti nel prevenire i disastri. Il magistrato sorrise e la lasci libera. Ahim! Quelluomo fece i suoi piani mosso dallavidit, e la donna ruppe luovo mossa dalla gelosia: le menti di entrambi erano sotto linflusso di unillusione. Il saggio, libero dai desideri, si rende conto che anche ci che esiste illusione; figuriamoci, dunque, ci che non ancora avvenuto.

LA FOGLIA
Han-tan Shun Un pover uomo di Chu lesse quanto segue in un libro di scienza e cultura noto come Huai Nan Tzu: La mantide d la caccia alla cicala, da dietro una foglia che la rende invisibile. Subito luomo si mise a cercare una simile foglia su un albero e vide una mantide che ne reggeva una davanti a s, aspettando che arrivasse una cicala. Luomo le strapp via la foglia; ma essa cadde ai piedi dellalbero, dove giacevano molte altre foglie cadute, ed egli non fu capace di distinguere la sua. Allora ne raccolse parecchie staia e se le port a casa. A casa cominci a provare le foglie una per una, e ogni volta chiedeva a sua moglie: Riesci a vedermi? E la moglie rispondeva ogni volta: S. Man mano che il giorno si consumava, per, la donna era sempre pi stanca; tanto che, a un certo punto, quando il marito prov lennesima foglia, gli rispose mentendo: Non riesco a vederti. Luomo rimase senza fiato dalla gioia. And al mercato con la foglia e tenendola davanti a s cominci a sgraffignare merci sotto gli occhi dei proprietari. La guardia del mercato lo prese, lo leg e lo port davanti al giudice. Luomo raccont tutta la storia; il giudice scoppi in una gran risata e lo rimise in libert.

LA TIGRE DIETRO LA VOLPE


Chan Kuo Tse Una tigre cattur una volpe. La volpe disse: Non oserai mangiare mei Lass in cielo, gli di mi hanno eletta capo di tutti gli animali: tu violeresti il mandato divino, se facessi di me il tuo pasto. Se non mi credi, lascia che io cammini avanti e tu vienimi dietro: vedrai se c un solo animale che oser restare dove si trova! La tigre acconsent e and dietro alla volpe, tallonandola. Tutte le bestie che incontrarono fuggirono via. Sbalordita, e convinta che la volpe fosse davvero il capo di tutti gli animali, la tigre se ne and per la sua strada.

IL TORO VOLANTE
Pu Sung-ling

Un uomo che aveva comprato un toro forte e gagliardo vide in sogno due ali spuntare dalle spalle della bestia e il toro volarsene via. Alluomo parve un segno di malaugurio e nel timore di una imminente grossa perdita, condusse il toro al mercato e lo vendette per meno di quanto aveva speso per comprarlo. Avvolse e annod il denaro in una estremit della sua sciarpa, si gett la sciarpa sulla spalla e si avvi verso casa. A mezza strada vide un falco che divorava un coniglio morto. Andando ancora pi avanti ritrov il falco, ma cos mansueto e sottomesso, che gli leg una zampa con laltra estremit della sciarpa, e di nuovo si mise la sciarpa sulla spalla, trattenendola con la mano. Il falco lo segu svolazzandogli attorno, ma appena la mano delluomo allent un poco la stretta, vol via con la sciarpa e con il denaro. Da quel giorno in poi, luomo ripet sempre alla gente che non esistono modi per evitare ci che il fato ha deciso per noi.

RELAZIONI SOCIALI
Ching Hsing-shao

Il vecchio possidente Fei aveva dedicato tutto se stesso alle sue terre ed era divenuto discretamente ricco. Il suo unico rimpianto, nella vita, era di non aver amici nellalta societ. Un giorno, durante un tremendo temporale, la nuora di Fei stava lavando degli ortaggi sulla riva del fiume quando una piccola imbarcazione venne a ormeggiarsi a un salice. A bordo cera un letterato, che si riparava sotto la gocciolante stuoia di protezione della barca. I suoi vestiti e le sue scarpe erano completamente inzuppati; i due assistenti del letterato erano in condizioni anche peggiori. Il barcaiolo disse alla nuora di Fei che il nome del passeggero era Fei e che egli poteva vantare un diploma di secondo grado. Tornata a casa, la nuora raccont al suocero il fatto sorprendente che il laureato portava il loro stesso cognome. Il vecchio possidente radun quanto aveva per ripararsi dalla pioggia e si affrett verso la barca. Che tremendo temporale! disse al letterato. Non vorreste ripararvi nella nostra povera abitazione, onorevole signore? Infreddolito e affamato, luomo di lettere accett con gioia. In casa del possidente si procedette alle cortesie di prammatica e il letterato si mostr lieto di apprendere che portavano lo stesso cognome. Insieme ricostruirono lalbero genealogico familiare, comportandosi come se davvero fossero membri di una sola e felice famiglia. Il vecchio possidente diede ordine che si allestisse un banchetto; poi, tenendo per mano il letterato, lo condusse fuori, sotto gli ampi cornicioni della casa, e osserv: Non posso lamentarmi di come vanno le cose nel villaggio. Quelli sono i miei ben irrigati poderi, tanti e tanti acri; zenzero, colocasia e giunco, tanti e tanti appezzamenti; una gran quantit di vivai di pesci; moltissimi campi di riso e inoltre ci sono i frutteti gli orti e i pascoli, dove lerba cresce allombra dei gelsi. Il vecchio Fei, poi, condusse per mano il letterato sul fianco sinistro della casa, da dove si potevano vedere pi di dieci alte costruzioni. I miei granai disse il possidente. E quelle sono le stalle dei buoi, delle pecore e dei maiali. Sulla destra e sulla sinistra ci sono le case dei miei contadini, e altre che affittiamo. Il letterato annuiva di continuo, la mente abbagliata, locchio bramoso. Quando annunciarono il pranzo, il vecchio Fei lo invit a tavola. Pietanze e ghiottonerie erano abbondanti e ben preparate, assai diverse da quanto si trova in genere nelle fattorie di campagna. Il vecchio possidente lev il calice e disse: Questo vino vecchio di cinque anni. Lo offriamo stasera, per rendere omaggio al mio giovane, onorevole fratello. Il letterato ringrazi profusamente e ben presto entrambi i Fei furono riscaldati dallalcol. Il letterato, per parte sua, forn un ampio ragguaglio delle sue origini e relazioni. Questo funzionario fu compagno di scuola di mio padre diceva. Questaltro fu mio esaminatore e protettore. Il funzionario locale Tal dei Tali fu anche lui mio esaminatore. Svariati altri sono miei cugini. Attualmente, i funzionari Tale e Talaltro, in carica qui in citt, sono in ottimi rapporti con me e non esiterebbero a soddisfare ogni mio desiderio. Chiunque sia in relazioni amichevoli con me pu dirsi immune da ogni specie di avversit. Il vecchio Fei ascolt tutto questo con entusiasmo e reverenza. Quando il pasto fu finito, era finita anche la pioggia; e poich il sole stava tramontando, il letterato si conged deciso a ripartire, nonostante le insistenze del proprietario per indurlo a fermarsi. Il vecchio Fei lo vide andar via con dolore. Il giorno successivo, indossate le vesti migliori e presi con s molti servi, il possidente fece vela per la citt; e quando lebbe raggiunta, and a trovare il letterato. Questi lo accolse cordialmente e da quel momento in poi la loro amicizia si fece sempre pi profonda. Spesso il vecchio Fei si faceva premura di offrire prodotti delle sue terre al giovane Fei; al momento del raccolto gliene invi una parte e alla fine dellanno gli fece un presente di molti cibi in conserva. Il letterato, riconoscente, si diceva addolorato di non poter fare qualcosa di utile, in cambio dei doni ricevuti; alla fine, per, gli venne una certa idea e consult un poliziotto con il quale era in buoni rapporti. Il poliziotto brig affinch un certo bandito commettesse un certo crimine e ne facesse ricadere la colpa sul possidente Fei; il quale, ben presto, si ritrov in prigione.

Il figlio del possidente, in cerca di aiuti, corse a casa del letterato. Vostro padre mi ha trattato cos generosamente disse il letterato fra le lacrime che non lascer nulla dintentato per salvarlo. Ma il reato non lieve e la faccenda non di quelle che si sbrigano con due parole. Qui abbiamo a che fare con una manica di veri furfanti! Mi chiedo quale sia il miglior modo di affrontare la situazione. Se c una strada qualunque per liberare mio padre, disse il figlio seguir alla lettera le vostre istruzioni. Il letterato gli disse quanto occorreva pagare per corrompere questo e quel funzionario, quanto per laiutante del magistrato, per il poliziotto e, infine, per il bandito. Comprare superiori e inferiori sarebbe venuto a costare cinquemila once dargento. Ora, la ricchezza di un possidente la sua terra; non c mai molto denaro liquido. Nellimpossibilit di mettere insieme lintera somma, il figlio fu costretto a consegnare al letterato tutti i certificati di propriet delle terre e dei fabbricati e il letterato ne prese possesso a nome degli altri funzionari. Diram inoltre raccomandazioni e istruzioni ai suoi superiori e inferiori affinch mungessero il figlio del possidente fin dove era possibile. Per far fronte a tante richieste, il figlio del possidente si ridusse allelemosina, come si dice, e si adatt a fare i pi umili mestieri che potessero fruttargli qualche soldo. Finalmente, quando la fattoria fu spogliata di tutto, il padre venne rimesso in libert. Un anno intero era trascorso. Durante la sua prigionia, il possidente non aveva mai cessato di provare riconoscenza per luomo di lettere, che tanto pensiero si dava per lui. Il vecchio Fei soleva ripetere che era stata una vera fortuna conoscere il giovane studioso. Tuttavia, quando finalmente torn a casa, fece il conto delle sue perdite e scopr che tutto quanto gli restava al mondo era la sua disgraziata famiglia. Laria, allora, risuon dei suoi alti singhiozzi; e prima che le sue lacrime avessero il tempo di asciugarsi, arriv il rappresentante del nuovo proprietario. Quando si fu un po calmato, il vecchio si chiese per quale motivo un bandito che non aveva mai visto n conosciuto avesse potuto infierire cos crudelmente su di lui. Allora uccise un pollo, prese del vino e li port alla prigione, per offrirli al bandito e chiedergli la ragione del suo odio. Ho rovinato la vostra famiglia disse il bandito, e voi mi portate da mangiare e da bere. Dovete essere un uomo degno donore! Non posso pi nascondervi la verit. Fu vostro fratello il letterato a istruire il poliziotto affinch combinasse tutto limbroglio. Udendo ci, il vecchio comprese finalmente quanto era accaduto. Corse a casa del letterato, ma l gli dissero e gli ripeterono che il signor Fei era fuori citt per affari. Incapace di smaltire la propria collera, il vecchio torn a casa e se la prese con la nuora. Se non fosse stato per te, disse questo disastro non sarebbe mai accaduto. Era un caso strano che aveste lo stesso cognome, replic la donna perci ve lo dissi! Ma non vi chiesi di far comunella con quelluomo. Nello stato di angoscia in cui si trovava, il vecchio la maledisse; la donna si sent offesa a tal punto che simpicc; il figlio, adirato nel vedere sua moglie morta senza ragione, simpicc anche lui; e il vecchio Fei, non avendo pi n casa n discendenza, cerc la morte allo stesso modo.

UN PICCOLO FAVORE
Pu Sung-ling Ting Chien-Hsi di Chucheng, nello Shantung, era un uomo facoltoso e cavalleresco che amava rendere giustizia e raddrizzare i torti. Tuttavia, quando il censore imperiale residente ordin il suo arresto, poich doveva rispondere di certi addebiti, Ting scomparve. Viaggi fino alla contea di Anchiu e l fu colto da un cos violento temporale che dovette cercar riparo in una locanda. A mezzogiorno la pioggia non era ancora cessata. Un giovane rec a Ting una generosa offerta di cibi, e quando fu il crepuscolo lo invit a trascorrere la notte a casa sua, dove il viaggiatore e il suo cavallo ricevettero ogni cura. Ting chiese al giovane quale fosse il suo nome.

Il padrone di casa il signor Yang. Io sono nipote di sua moglie rispose il giovanotto. A lui piace molto stare in compagnia degli amici, e infatti uscito. In casa c soltanto sua moglie. Noi siamo troppo poveri, temo, per provvedere degnamente a un ospite; ma spero che ci perdonerete. Ting chiese quale fosse loccupazione del signor Yang e apprese che sbarcava il lunario gestendo una piccola sala da gioco. Il giorno seguente continu a piovere e Ting e il suo cavallo furono trattati con la stessa generosit. Al cader della sera fu portato del fieno per il cavallo, in fasci mal fatti e impregnati di pioggia. Poich Tirtg ne parve sorpreso, il giovane si scus: A dire il vero, siamo troppo poveri per poter nutrire un cavallo. La moglie di mio zio ha tirato via un po di paglia dal tetto. Sconcertato, Ting pens che il ragazzo mirasse a ottenere un po di denaro e gli offerse qualche pezzo dargento; ma lofferta fu rifiutata. Poich Ting insisteva, il giovane prese largento, and nella stanza interna e subito ritorn e restitu il denaro. Mia zia dice che il signor Yang va spesso via per diversi giorni senza portare soldi con s; egli fa assegnamento sullospitalit degli amici. Cos, quando un ospite viene nella nostra casa, come potremmo chiedergli denaro? Prima di ripartire, Ting disse al giovane: Io sono Ting di Chucheng. Appena torner il padrone di casa, ditegli che sar onorato di una sua visita, quando vorr. Molti anni pi tardi vi fu una carestia. Gli Yang si trovarono in gravi difficolt e non avevano nessuno a cui ricorrere. La signora Yang chiese a suo marito di andare a trovare Ting Chien-hsi ed egli fu daccordo. Arrivato a Chucheng, si present alla porta di Ting e diede il suo nome. Sulle prime, Ting non ricordava chi fosse; ma quando la storia di Yang gli fu riferita, corse subito a dare il benvenuto allospite. Notando le vesti lacere e le scarpe consumate di Yang, Ting lo fece accomodare in una stanza riscaldata, gli fece servire un ricco pasto, lo tratt con amore e rispetto e il giorno dopo gli fece fare un berretto e degli abiti caldi e ben foderati. Yang, sebbene commosso dalla generosa ospitalit di Ting, era sempre pi preoccupato e ansioso di recare sollievo alla propria famiglia; ma diversi giorni passarono e lospite non accennava a rimandarlo a casa con qualche dono di commiato. Finalmente, non reggendo allapprensione, Yang disse a Ting: C qualcosa che non posso nascondervi. Quando lasciai la mia casa, non avevamo pi neppure un poco di riso. Io ho ricevuto tanto dalla vostra generosit; ma mentre io ne godo, come star la mia famiglia? Non preoccupatevi rispose Ting. Ho gi provveduto a loro per vostro conto. Non datevene pensiero, vi prego. Restate con me ancora un poco e vi dar una mano per le spese di viaggio. Ting mand a chiamare un certo numero di giocatori dazzardo e tratt con essi una provvigione sulle loro vincite, per Yang. Durante quella stessa notte, Yang mise insieme cento pezzi dargento. Allora Ting lasci che tornasse a casa, dove Yang trov sua moglie tutta vestita a nuovo, con una giovane cameriera al suo servizio. Sorpreso, le domand che cosa fosse accaduto. Il giorno dopo la tua partenza disse la moglie vennero uomini con carri pieni di doni: abiti e seta, grano e legumi, in cos gran quantit da riempire la casa! Dissero che era un presente del signor Ting. Egli mand anche, per me, una giovane servente. La gratitudine di Yang non ebbe pi limiti. Da allora in poi i suoi affari prosperarono ed egli pot abbandonare il suo vecchio mestiere. LArchivista delle Cose Strane dice: Apprezzare la buona compagnia e intrattenere piacevolmente gli ospiti ci che bevitori, giocatori e spostati in genere sanno far meglio. Assai pi degna di nota la moglie di Yang, che offerse una cos generosa ospitalit, bench non fosse incline al bere n al gioco dazzardo. Che specie di umanit quella di chi accetta un favore senza renderlo? Ting fu tale uomo, da non dimenticare neppure il dono di un semplice pasto.

NOCCIOLI DI NESPOLA
Tai Yen-nien Chu i-chun, membro dellAccademia Imperiale, era in rapporti di amicizia con un prete taoista.

Presso il tempio cerano due nespoli, e ogni anno, quando i frutti maturavano, il prete ne offriva un cestello a Chu. Le nespole non avevano mai noccioli; e quando Chu ne chiese il motivo il prete rispose che si trattava di una variet soprannaturale. Chu accolse la spiegazione con molto scetticismo. Il prete amava il buon cibo e in modo particolare apprezzava la carne di porco cotta al vapore. Un giorno Chu lo invit a pranzo e ordin ai servi di comprare un porco e di condurlo al guinzaglio attraverso la casa, in presenza del prete. In breve tempo la carne di porco fu pronta e presentata in tavola, ben cotta e succulenta. Chu e lospite ne mangiarono a saziet, e quando il pranzo giunse al termine il prete chiese a Chu come fosse stato possibile cucinare la carne del porco tanto in fretta. un trucco semplicissimo disse Chu. Ve lo dir, se voi mi svelerete il segreto delle nespole. E davvero una sciocchezza disse il prete. Appena il nespolo fiorisce, io estraggo dai fiori il sottile filamento che hanno al centro. Molto bene disse Chu. Per quanto riguarda la carne di porco, era pronta fin da ieri. E a testa alta, con grandi sorrisi, si accomiatarono.

PROBLEMI DI MEMORIA
Lo Cho Nel paese di Chi, nella Cina orientale, cera un uomo che aveva tali difficolt nel ricordare le cose da dimenticare di fermarsi quando camminava e di alzarsi quando era a letto. Sua moglie, sempre pi preoccupata, un giorno gli disse: Tutti affermano che Ai Tzu possiede scienza e abilit per curare i disturbi pi inveterati. Perch non vai da lui e non ti affidi alle sue cure? Luomo acconsent. Mont a cavallo, prese arco e frecce per difendersi lungo la strada e part. Ma ben presto, avvertendo una certa pressione delle viscere, smont da cavallo per liberarsi a lato della strada. Le frecce, le piant sul terreno; il cavallo lo leg a un albero. Quando ebbe finito, luomo guard alla sua sinistra e vide le frecce. Sono ben vicine! disse. Da dove saranno venute, quelle frecce vaganti? Una di esse avrebbe potuto colpirmi! Guard alla sua destra e vide il cavallo. Ho preso paura, pens ma ho guadagnato un cavallo. Nellafferrare le briglie, calpest i propri escrementi. Allora, battendo il piede con rabbia, disse: Ho messo il piede sugli escrementi di un cane e mi sono sporcato le scarpe. Che vergogna! Volt il cavallo nella direzione dalla quale era venuto e men il frustino. Quando fu di ritorno a casa, smont e prese a camminare avanti e indietro davanti alla porta principale. Chi pu abitare qui? si domand. Non sar la casa di Ai Tzu? Sua moglie lo vide, cap che la memoria lo aveva tradito di nuovo e lo rimprover. Luomo disse con amarezza: Brava donna, non credo che ci siamo mai conosciuti. Perch mi parlate con tanta asprezza?

I SEGRETI DELLA MEDICINA


Pu Sung-ling Chang era un pover uomo della contea di Yi, nello Shantung. Un giorno, per la strada, gli accadde dincontrare un prete taoista esperto di fisiognomica. Il prete osserv i suoi lineamenti e disse: probabile che facciate fortuna in qualche professione. Quale dovrei intraprendere? chiese Chang. Il prete gli diede unaltra occhiata e rispose: La medicina dovrebbe andar bene. E come potrei dedicarmi a essa? replic Chang. A malapena so leggere! Il prete sorrise. Un gran dottore non ha bisogno di leggere molto. Fatelo. Altro non posso dirvi. Chang torn a casa e, dal momento che altro lavoro non ne aveva, decise di seguire il consiglio del prete. Mise insieme qualche farmaco da ciarlatani, ripul un angolo di strada e allest la sua rivendita in citt. Alline sul banco denti di pesce, favi e altre cose del genere, e sper di raggranellare qualche ciotola di riso con le sue chiacchiere truffaldine. Ma giorno dopo giorno, nessuno sembrava accorgersi di lui. Ora accadde che il governatore di Chingchou, disturbato da una forte tosse, ordin ai suoi subalterni di chieder consiglio a un medico. Nella contea di Yi, sperduta comera fra le montagne, i medici scarseggiavano; ma il magistrato locale, spaventato allidea di non assolvere lincarico, ordin ai capi dei villaggi di trovarne uno a ogni costo; e i capi dei villaggi, allunanimit, raccomandarono Chang. Il magistrato di contea mand qualcuno a cercarlo, con lordine di presentarsi subito; ma Chang, soffrendo anche lui di una tosse asmatica che non era riuscito ad alleviare, fu allarmato da quella convocazione e la declin con fermezza. Il magistrato non accett la sua risposta e ordin che Chang fosse condotto sotto scorta dal governatore. Il carro di Chang dovette attraversare aride montagne, dove lacqua era pi preziosa del nettare; e cos la sua tosse peggior per la gran sete. Si ferm in un villaggio sperando di trovare un po dacqua, ma bench ne chiedesse a ogni casa, nessuno ne aveva abbastanza da poterne offrire una sola goccia. Procedendo oltre, vide una donna che scolava delle verdure, dopo averle sciacquate in pochissima acqua. Il liquido rimasto nella bacinella era denso come una poltiglia; ma Chang, arso dalla sete, lo chiese ugualmente. La donna glielo diede, e poco dopo averlo bevuto Chang si accorse che la sua sete si era placata e che la tosse era scomparsa. Sembra davvero un rimedio efficace

pens. Quando Chang arriv al quartier generale del governatore, alcuni medici, venuti da altre contee, avevano gi provalo i loro farmaci senza successo. Chang chiese di potersi ritirare in luogo appartato per preparare la sua ricetta, quindi mostr in giro la medicina affinch tutti la vedessero; nello stesso tempo, mand qualcuno a cercare dai contadini erbacee selvatiche per i porci; quando le ebbe avute le lav, le scol e present lacqua sporca al governatore, la cui tosse miglior immediatamente fin dalla prima dose. Al colmo della gioia, il governatore ricompens lautamente Chang e gli consegn una decorazione doro da portare in bella mostra. La fama di Chang fu cos un fatto compiuto. I clienti si affollarono alla sua porta come al mercato e chiunque si present fu risanato. Un giorno venne un uomo affetto da febbri tifoidee; ma Chang era ubriaco e somministr al malato il rimedio per la malaria. Quando si svegli si rese conto del proprio errore e, spaventato, si guard bene dal parlarne a chiunque. Tre giorni dopo, una solenne processione giunse alla sua porta per rendergli grazie, poich il malato di febbri tifoidee era guarito, sia pure dopo un breve periodo di vomito e diarrea. Piccoli incidenti del genere potevano sempre accadere. In breve tempo Chang divenne ricco, pur senza rivestire alcuna carica, e via via che cresceva la sua reputazione saliva il prezzo dei suoi servizi. Ormai non visitava pi che i malati in grado di pagargli alti onorari e di mandarlo a prendere con la carrozza. Un altro medico illustre fu il vecchio Han, che viveva a Yitu, nella provincia di Ching. Prima di diventare famoso, Han andava in giro vendendo ricostituenti per le strade, ai quattro angoli del regno. Una notte, trovandosi lontano da qualsiasi locanda, fu alloggiato da una famiglia. Il loro figlio, per lappunto, stava morendo di febbri tifoidee, cos i genitori chiesero a Han di curarlo. Han non os rifiutarsi per paura che lo buttassero fuori; ma a dir la verit, non aveva alcun farmaco per quella malattia. Andando avanti e indietro per la sua stanza, mentre si chiedeva che cosa potesse fare, Han continuava a strofinarsi qua e l il corpo seminudo, e il sudiciume veniva via sotto le sue dita. Sovrappensiero, appallottol quella sporcizia e dun tratto gli balen lidea di somministrarla al ragazzo; tutto considerato, pens, male non gli avrebbe fatto; e se allalba non si fosse visto alcun miglioramento, Han avrebbe gi avuto, a ogni modo, un pasto e una nottata di riposo. Cos diede la pillola al malato, e nel cuore della notte il padre venne a bussare freneticamente alla sua porta. Sicuro che il ragazzo fosse morto, Han balz fuori dal letto e dalla camera e salt il muro di cinta per evitare di essere bastonato; ma il padre del ragazzo lo insegu per un miglio e finalmente lo agguant. Allora Han apprese che il paziente, dopo aver fatto una bella sudata, si era del tutto ristabilito. Il medico fu ricondotto in casa per partecipare a un sontuoso banchetto, dopodich pot riprendere la sua strada, riccamente remunerato.

IL CAVALLO PERDUTO
Liu An Presso il confine settentrionale della Cina, viveva un uomo che era molto bravo nellinterpretare il significato degli eventi. Un giorno, senza alcun motivo, il suo cavallo se ne fugg dai nomadi, al di l della frontiera. Tutti cercarono di consolare luomo, ma suo padre disse: Come puoi essere sicuro che non sia una fortuna? Alcuni mesi dopo il cavallo ritorn, conducendo con s un magnifico stallone dei nomadi. Tutti si congratularono con luomo, ma suo padre disse: Come puoi essere sicuro che non sia una disgrazia? La fattoria, certo, si era arricchita di un bel cavallo, che il figlio amava cavalcare; tuttavia un giorno fu disarcionato e si frattur lanca. Tutti cercarono di consolarlo, ma suo padre disse: Come puoi essere sicuro che non sia una fortuna? Un anno pi tardi i nomadi sconfinarono in forza e ogni uomo valido dovette prendere il suo arco e andare a combattere. I cinesi della frontiera furono decimati. Soltanto perch il figlio era invalido, tanto lui quanto suo padre poterono sopravvivere e prendersi cura luno dellaltro.

In verit, la fortuna si volge in disgrazia, la disgrazia si volge in fortuna, i mutamenti non hanno fine e il mistero non pu essere penetrato.

IL CERVO SOGNATO
Lieh Tzu Un boscaiolo dello stato di Cheng stava raccogliendo legna per il fuoco, quando incontr un cervo spaventato. Si par davanti allanimale, lo colp a morte, poi, nel timore che qualcuno potesse trovarlo e appropriarsene, in fretta e furia lo nascose in una buca e lo ricopr con la legna che aveva raccolto. Di l a poco, tuttavia, dimentic il posto in cui aveva seppellito il cervo e fin per convincersi che fosse stato tutto un sogno. Procedendo per la sua strada, il boscaiolo prese a cantare una canzone che narrava laccaduto. Un passante ud per caso la canzone e, utilizzandone i riferimenti, trov il cervo e se lo port a casa. Disse a sua moglie: Ho incontrato un boscaiolo che aveva sognato di avere un cervo, ma non ricordava pi dove fosse. Adesso il cervo ce lho io, quindi chiaro che il suo sogno era veritiero. Non potrebbe essere disse sua moglie che fossi stato tu a sognare un boscaiolo che aveva un cervo? Perch dovrebbe esistere un boscaiolo? Il fatto che ora tu abbia il cervo non significa forse che veritiero il tuo sogno? B, dal momento che il cervo in mio possesso disse luomo che importa chi di noi due ha sognato? Quando il boscaiolo che aveva ucciso il cervo torn a casa, era afflitto per la perdita dellanimale. Quella notte sogn il posto in cui lo aveva sepolto e anche il passante che lo ave va preso. La mattina dopo, di buonora, cerc e trov luomo, proprio dove il sogno gli aveva indicato. Lo port davanti alla Corte per via del cervo e il caso fu sottoposto al magistrato. Disse il magistrato, rivolto al boscaiolo: In principio, quando veramente prendeste un cervo, diceste che era un sogno; poi, quando realmente avete sognato di aver preso un cervo, avete detto che era realt. Il passante ha realmente preso il vostro cervo e voi Io avete citato in giudizio per questo; ma sua moglie dice che voi state reclamando il cervo del sogno di un altro, e che nessuno ha mai preso il vostro. Dunque, il passante e sua moglie hanno il possesso di questo cervo; ma io suggerisco che lo dividiate fra voi. Il magistrato, per maggior sicurezza, present il caso allattenzione del re di Cheng. Oh, bene, disse il re suppongo che ora, a vostra volta, sognerete di aver diviso il cervo tra i litiganti. Poi il re consult il primo ministro, suo consigliere capo, il quale disse: Io non sono in grado di distinguere il sogno dalla veglia. Soltanto il Re degli Di Gialli o Confucio potrebbero farlo. Poich n luno n laltro sono qui, sembra che la miglior soluzione sia accettare il verdetto del magistrato.

SENZA MEMORIA
Lieh Tzu Hua tzu dello stato di Sung nella mezza et soffriva di amnesia. Qualunque cosa prendesse al mattino, era gi dimenticata alla sera; qualunque cosa donasse la sera, era gi dimenticata al mattino. Per la strada si scordava di camminare, in casa di sedersi. Adesso aveva gi dimenticalo allora; pi tardi non avrebbe pi ricordato adesso. Lintera famiglia sprofondava nella confusione a causa del suo disturbo. Hua cerc laiuto di un astrologo, ma la divinazione non forn risposte. Cerc laiuto di un medium, ma le preghiere non risolsero il problema. Consult un medico, ma le cure non portarono miglioramenti. Avendo saputo che nello stato di Lu cera un sapiente confuciano che asseriva di poter sanare quel male, la moglie di Hua Tzu gli vers la met del loro patrimonio, affinch guarisse suo marito.

Nessun vaticinio o sogno magico pu risolvere questo caso disse il confuciano. Nessuna preghiera pu dare protezione. Nessuna medicina funzioner. Devo provarmi a trasformare la sua mente e ad alterare il suo pensiero; allora pu esserci speranza. Il sapiente denud Hua Tzu ed egli chiese un vestito. Il sapiente affam Hua Tzu ed egli chiese da mangiare. Il sapiente rinchiuse Hua Tzu in una stanza buia ed egli chiese una lampada. Il confuciano, soddisfatto, disse al figlio di Hua Tzu: Il male pu essere guarito. Ma il mio rimedio un segreto tramandato per generazioni, e mai rivelato a nessuno fuori della nostra famiglia. Debbo chiedervi di rimandare i servi di vostro padre, cos che egli resti solo con me per sette giorni. Il figlio acconsent. Nessuno conobbe mai il metodo che us il sapiente, ma lannoso disturbo di Hua Tzu scomparve del tutto. Quando Hua Tzu si rese conto di essere guarito, and su tutte le furie. Castig sua moglie, pun suo figlio e scacci il sapiente col bastone. I familiari gli chiesero perch si comportasse in quel modo. Nella mia smemoratezza, io ero un uomo libero, ignoravo perfino se il cielo e la terra esistessero o no disse Hua Tzu. Ma adesso ricordo tutto quanto accaduto, tutto ci che sopravvive o perito, che ho acquistato o perduto; tutto ci che ha portato dolore o gioia, ci che ho amato e ci che ho odiato, tutte le diecimila traversie dei miei decenni di vita; e temo che queste medesime cose continueranno a turbarmi la mente anche nel tempo a venire. Dove trover pi un momento di oblio?

IL SOLE
Lieh Tzu Durante i suoi viaggi verso oriente, Confucio simbatte in due ragazzi che discutevano. Ne chiese il motivo, e uno di essi rispose: Io dico che il sole pi vicino a noi quando sorge e pi lontano a mezzogiorno. No disse laltro. E pi lontano da noi quando sorge, e pi vicino a mezzogiorno. Il primo ragazzo disse: Quando il sole sorge, grande come il mantice di una carrozza. A mezzogiorno, invece, ha le dimensioni di un piatto. E questo non accade, forse, perch ci che pi lontano pi piccolo e ci che pi vicino pi grande? Il secondo ragazzo disse: Quando il sole sorge ancora freddo; a mezzogiorno, invece, molto caldo. E ci non accade, forse, perch il calore si sente pi da vicino che da lontano? Quando Confucio ammise di non poter risolvere il problema, i due ragazzi dissero: Perch dicono che siete tanto sapiente?

Il Regno Animale IL TOPO FEDELE


Pu Sung-ling Yang ting-yi racconta di quella volta che vide due topi uscire allaperto e un serpente addentare uno di essi. Laltro topo, con gli occhi di fuori come grani di pepe, arretr guatando con odio il serpente. Questi inghiott il topo che aveva addentato e strisci verso la sua tana. Era gi dentro per pi della met, quando il secondo topo accorse velocissimo e gli piant i denti nella coda. Furioso, il serpente sgropp fuori e il topo, agilissimo, vol in salvo in un lampo. Il serpente gli diede la caccia, ma non riusc a prenderlo e ritorn alla sua tana. Non aveva finito di entrarvi, che il topo gi gli addentava la coda di nuovo. E ogni volta che il serpente strisciava dentro, il topo colpiva; ogni volta che veniva fuori, il topo fuggiva. Le cose andarono avanti cos per un pezzo, finch il serpente non ebbe sputato il topo morto. Allora il secondo topo si avvicin al suo amico e lo pianse. Poi, squittendo tristemente, prese su il cadavere con la bocca e se lo port via. Il mio amico Chang Li-yu

scrisse una poesia in suo onore, intitolata: Il topo fedele.

IL CANE DEVOTO
Fu Sung-ling Un uomo, entrato in conflitto con la legge, stava per essere giustiziato. Suo figlio radun allora tutti i risparmi della famiglia un centinaio di pezzi dargento per poter presentare il caso, in appello, al governatore. Quando fu salito sullasino e si fu avviato verso la capitale, il suo cane nero si mise a seguirlo. Il figlio gli url di andarsene a casa, ma nel momento stesso in cui si rimise in cammino, di nuovo il cane lo segu. Perfino dopo essere stato frustato, il cane ciondol un poco attorno, poi riprese a camminare a fianco dellasino. Uomo, asino e cane erano andati avanti cos per una dozzina di miglia, quando il figlio smont di sella e corse ad appartarsi a lato della strada, per una certa urgenza fisiologica. Ci fatto, prese a tirare sassi al cane, finch la bestia fu costretta a fuggire per salvarsi la vita. Una volta liberi, luomo e il suo asino ripartirono di buon passo, ma allimprovviso il cane ricomparve. Ansimando cos forte che i suoi fianchi sembravano un mantice in azione, il cagnolino cerc di addentare la coda e i garretti dellasino e luomo, incollerito, lo colp con la frusta. La bestiola, uggiolando di dolore, corse avanti e salt al muso del somaro cercando di morderlo, come se volesse a ogni costo impedirgli di procedere. Pi arrabbiato che mai, luomo volt lasino e rifece la strada gi fatta, inseguendo il cane che correva avanti. Quando il cane lo ebbe distanziato di un bel tratto, luomo volt di nuovo lasino e galopp verso la capitale. Quando arriv era gi notte. Palp la borsa che aveva al fianco e si accorse che met del denaro era scomparsa. Allora cominci a sudar freddo ed era cos sconvolto da non riuscire a connettere. Per tutta la notte si volt e si rigir finch fu colpito da un pensiero improvviso: tutto quellagitarsi del cane, forse, non era stato senza motivo. Dovette aspettare lalba prima che si aprissero le porte della citt. Allora torn indietro lungo la via dalla quale era venuto, scrutando attentamente il terreno in cerca dei suoi soldi. I viandanti, per la via, erano fitti come formiche, ma cera ancora un filo di speranza di ritrovare largento. Luomo arriv a quel punto della strada dove era smontato dallasino per le sue necessit: e l, fra lerba alta, vide il corpo inanimato del suo cane, con la pelliccia cos imbevuta ili sudore da sembrare che avesse appena fatto il bagno. I.uomo sollev la testa della bestiola, e largento era l, intatto, sotto i suoi occhi. Commosso dalla devozione del suo cane, luomo compr una piccola bara e lo seppell. Il luogo conosciuto tuttora come la Tomba del Cane Devoto.

IL CANE RICONOSCENTE
Hs Fang Sul finire dellanno, un viaggiatore cavalcava verso casa di ritorno da un viaggio daffari, con cinque o seicento pezzi dargento nella borsa. Giunto nella contea di Chungmou, smont dal suo mulo e sedette sul ciglio della strada per riposarsi. Poco dopo giunse un giovane che portava un lungo bastone sul quale era legato un cane, e sedette accanto a lui. Il cane uggiolava pietosamente, rivolto verso il viaggiatore, come per implorare di essere liberato; allora il viaggiatore comper il cane dal giovanotto e lo rimise in libert. Il giovane, frattanto, aveva notato la borsa ben ricolma del mercante, e quando questi riprese il cammino lo segu pazientemente fino a un luogo deserto, lo aggred e lo percosse a morte con il suo bastone. Poi trascin il corpo fino a un ponticello che attraversava un fiumiciattolo, copr il cadavere con sabbia e giunchi, si mise la borsa in spalla e se ne and.

Vedendo lo straniero morto, il cane si tenne accuratamente fuori di vista, ma poi segu il giovane fino a casa. Prese mentalmente nota del luogo, quindi si avvi verso la citt e corse per tutta la strada fino al tribunale della contea. Proprio allora il giudice stava aprendo le sessioni della giornata e i funzionari addetti al cerimoniale se ne stavano al loro poll sto, rigidi e severi. Il cane corse verso di essi e si mise a fare un gran chiasso, ora uggiolando ora abbaiando in tono implorante. Non ci fu modo di allontanarlo. Qual il motivo delle tue lagnanze? chiese il giudice. Ordiner a un funzionario di seguirti. Il cane guid il funzionario al ponticello dovera nascosto il corpo del viaggiatore, poi si mise ad abbaiare in direzione dellacqua. Il funzionario sollev i giunchi e scopr il cadavere. Allora torn indietro e rifer tutto al giudice, ma purtroppo non vera alcun indizio per scoprire il colpevole. Ed ecco che anche il cane torn e ricominci ad abbaiare e a scagliarsi di qua e di l senza pace. Forse tu sai chi lassassino? chiese il giudice. Bene, i miei agenti ti seguiranno di nuovo. Questa volta il giudice mand parecchi uomini dietro al cane. Essi lo seguirono per sette o otto miglia, finch giunsero a una casa, in un remoto villaggio. Il cane entr, balz sul giovanotto che vi si trovava e lo attacc selvaggiamente, strappandogli le vesti e graffiandolo a sangue. Gli agenti trascinarono luomo in tribunale, dove egli confess e forn tutti i dettagli del suo crimine. Le monete dargento del mercante ci sono ancora tutte disse il giovane. Gli agenti tornarono a casa sua per prendere il denaro e nella borsa del mercante si trov anche un documento con il suo nome e il suo indirizzo. Il giudice pronunzi la sentenza di condanna per il giovane e la borsa del mercante fu consegnata allerario. Di nuovo il cane si piant davanti al giudice e ricominci ad abbaiare senza sosta. Il giudice riflett: Se il mercante morto, la sua famiglia sar pur viva e la borsa le appartiene. Devessere per questo che il cane abbaia. E subito mand i suoi uomini al villaggio dellucciso. Questa volta fu il cane a seguirli. I familiari del mercante furono terribilmente colpiti dalla notizia della sua morte. Il figlio del mercante torn indietro con gli agenti a Chungmou, dove il colpevole era gi morto in prigione. Il giudice prese la borsa delle monete dargento, la controll con cura e la consegn al figlio del mercante ucciso. II cane, che aveva seguito il figlio a Chungmou, torn indietro con lui e con il feretro del mercante, che fu scortato fino a casa. Per tutte le centinaia di miglia che percorsero, lanimale si comport come un uomo.

LA TIGRE PENTITA DI CHAOCHENG


Pu Sung-ling Una donna di Chaocheng, gi pi che settantenne, aveva un unico figlio. Un giorno egli and sulle montagne e fu divorato da una tigre; allora la vecchia, cos afflitta da non voler pi vivere, and a lamentarsi con alte grida presso le autorit locali. Come pu una tigre essere soggetta alla legge? disse il magistrato sorridendo. A queste parole la donna sinfuri anche di pi; e quando il magistrato la rimprover, non si lasci intimidire. Impietosito, lalto funzionario trattenne la propria collera e infine acconsent a far arrestare la belva. La donna singinocchi davanti al magistrato per ringraziarlo, ma si rifiut di andarsene prima che il mandato darresto fosse spiccato effettivamente. Il magistrato cerc un volontario fra i suoi subalterni, per mandarlo a effettuare larresto, e Li Neng, un agente che in quel momento era del tutto ubriaco, si fece avanti e prese il mandato. La donna, allora, se ne and soddisfatta. Li Neng, passata la sbornia, rimpianse amaramente il proprio gesto. Il mandato, si disse, era stato sicuramente un trucco per ottenere che la vecchia smettesse di far confusione; quindi torn indietro e lo riconsegn al magistrato. Ma questi gli disse, molto severamente: Hai dato la tua parola! Non accetter che tu cambi idea. Messo alle strette, Li Neng chiese un altro mandato per poter reclutare dei cacciatori e il magistrato glielo accord.

Giorno e notte Li Neng perlustr con i suoi uomini le caverne della montagna, in cerca della tigre; e poich dopo un mese e pi non laveva ancora trovata, gli furono inflitte cento frustate. Non sapendo a chi rivolgersi per avere giustizia, Li Neng si present a un tempio, a est della citt, singinocchi e invoc la divinit locale, gridando finch non ebbe pi voce. Ed ecco che sopraggiunse una tigre. Li Neng, agghiacciato, pens che fosse giunta la sua ultima ora; ma la tigre, fissando il poliziotto, si accovacci sulla soglia. Li Neng le si rivolse con il massimo rispetto: Mi dispiace, ma se siete stata voi a uccidere il figlio di quella donna, sono costretto ad arrestarvi. Ci detto, prese una corda e la leg attorno al collo della tigre. La tigre lo lasci fare, anzi abbass le orecchie per facilitargli il compito, e il poliziotto la condusse dal magistrato. Il magistrato chiese alla tigre: Il figlio di quella donna, lo hai mangiato tu? La tigre annu. Chi toglie la vita ad altri, deve morire prosegu il magistrato. una legge antichissima. Daltronde, la poveretta aveva quellunico figlio! Chi provveder a lei, negli anni che le restano da vivere? Facciamo cos: se ti senti in grado di fare le veci del figlio, ti risparmier. Di nuovo la tigre annu. Cos le tolsero la corda dal collo e la lasciarono andare, bench la vecchia fosse molto contrariata di non vederle pagare il suo crimine con la vita. Quando spunt lalba del giorno successivo, la vecchia apr la porta di casa e trov sulla soglia il corpo di un daino appena ucciso. Lo prese, lo vendette e pot fare la spesa per la giornata. Lo stesso accadde il giorno dopo, e cos via, finch non divenne unabitudine: salvo che a volte la tigre portava addirittura del denaro, o lasciava nel cortile una pezza di seta. In questo modo la donna se la cav piuttosto bene; molto meglio, anzi, di quando era vivo suo figlio. Con landar del tempo, sent sempre pi forte la gratitudine per la bont della tigre; tanto che la belva fin per trascorrere da lei giornate intere, sdraiata allombra del cornicione della sua casa; e n la gente n il bestiame del vicinato ne avevano pi paura. Trascorsero anni. Quando la donna mor, si ud mugghiare la tigre nellatrio della sua casa. I parenti, poich ella aveva messo da parte abbastanza denaro per un funerale solenne, si occuparono della sua sepoltura. La tomba era stata appena completata, quando allimprovviso si fece avanti la tigre. I parenti in lutto fuggirono a gambe levate; la tigre punt dritta verso la tomba, emise una lunga serie di ruggiti che rimbombarono come tuoni e finalmente se ne and. La gente del luogo eresse un tempietto in onore della belva leale, presso i sobborghi orientali della citt, dove si trova tuttora.

I RAGAZZI-TIGRE
Hs Fang In tempi non lontani, il mio villaggio fu infestato dalle tigri, che mangiarono pi persone di quante voi potreste contarne. Per la verit, in quasi tutta la Cina i viaggiatori furono afflitti dalla stessa piaga. Secondo alcuni, le tigri erano emissari del Cielo, mandati a dar la caccia a quanti erano sfuggiti alla morte violenta prestabilita per loro. Secondo altri, erano invece incarnazioni di diavoli, o di spiriti vendicativi, perturbati e frustrati. In entrambe le versioni, pu esserci un po di verit; il caso pi straordinario, a ogni modo, fu quello del Vecchio Huang. Il Vecchio Huang era di Mihsi, a parecchie miglia dalla citt di Chiao. Egli aveva tre figli ormai grandi. Un certo anno, in primavera, li mand ad arare i suoi campi sulle colline, e per diversi giorni essi partirono al sorger del sole e tornarono al crepuscolo. Una sera un vicino disse al Vecchio Huang: I vostri campi sono invasi dalle erbacce. E come pu essere? rispose il Vecchio Huang. I miei figli li arano ogni giorno! Ho paura di no replic il vicino. Perplesso, il giorno dopo il vecchio segu di nascosto i tre figli. Li vide entrare nei boschi delle colline, togliersi i vestiti, e appenderli ai rami di un albero; dopodich, si tramutarono in tigri, e ruggendo e saltando uscirono dal bosco. Il vecchio Huang era terrificato. Torn di corsa al villaggio, confid al suo vicino quanto aveva

visto, quindi and a nascondersi in casa e sprang la porta. Quella sera, al loro ritorno, i tre figli bussarono lungamente, ma nessuno rispose. Finalmente venne fuori il vicino e disse ai tre ragazzi che il loro padre non li riconosceva pi come figli, per via di quanto aveva visto sulle colline. Ci che ha visto vero, ammisero i ragazzi ma non dipende dalla nostra volont, bens da quella dellAltissimo che nei cieli. E si misero a invocare il padre. Come potremmo disse uno di loro non ripagarvi della vostra immensa generosit? Noi siamo desolati, poich una grande calamit vi stata destinata da lungo tempo. Nei giorni scorsi abbiamo frugato le colline, sperando di trovare qualcuno che potesse prendere il vostro posto! Ma anche adesso che ci avete scoperti, non possiamo disobbedire agli ordini. Nel collare del mio vestito ce un libriccino: prendetelo e datemelo, padre, altrimenti sarete perduto e la responsabilit della vostra morte ricadr su di noi. Il Vecchio Huang prese una lanterna, frug nel collare e trov il libriccino. Vi erano scritti i nomi di tutti gli abitanti di Chiao che erano stati uccisi dalle tigri. Il suo nome era il secondo a partire dallalto. Che cosa possiamo fare? chiese luomo. Aprite soltanto la porta dissero i ragazzi. Noi abbiamo pensato a una soluzione. Il vecchio Huang apr. I ragazzi presero il libriccino e piangendo sinchinarono al padre. Poi dissero: Tutto questo accade in conformit con i decreti dellAltissimo che nei cieli. Ora indossate molti abiti uno sullaltro, senza allacciare la cintura. Poi incollate su tutto della carta spessa e robusta, inginocchiatevi e pregate con fervore. Penseremo noi un modo per salvarvi. Il Vecchio Huang fece come gli era stato detto. I suoi tre figlioli gli balzarono addosso prendendolo alle spalle, ciascuna tigre lacer uno strato di vestiti, poi tutte e tre fuggirono via ruggendo spaventosamente e non tornarono mai pi. Il vecchio vivo tuttora. Fin dai tempi antichi si sono avuti molti casi di uomini trasformati in tigri. Indubbiamente, le loro pelli e le loro facce si trasformavano; ma non si era mai udito di tigri che restassero tra gli uomini, come fecero quei tre ragazzi. Daltronde, poich lAltissimo che nei Cieli li aveva incaricati di uccidere parecchi uomini, e aveva messo nella lista il loro stesso padre, i figli vennero a trovarsi in una situazione estremamente difficile; e dal momento che non riuscirono a trovare un sostituto per il loro genitore, gli salvarono la vita con un ingegnoso espediente. Possiamo dire che essi subirono un mutamento di forma, non di cuore. Il mondo pieno di persone che appaiono umane, e tuttavia non riconoscono il loro re o il loro padre, avendoli davanti agli occhi. Che cosa pensare, allora, di quelli che divennero tigri e tuttavia si conservarono riconoscenti del bene ricevuto? Come pot accadere, poi, che lAltissimo includesse il padre dei tre ragazzi nella lista delle loro vittime, cosa che va al di l della mia comprensione.

LESCA UMANA
Yuan Mei Hs Shan-ken della provincia di Shantung si guadagnava da vivere scavando radici di ginseng, dalle quali si ricava un prezioso tonico. tradizione che i cercatori di ginseng facciano il loro lavoro durante le notti pi oscure; e appunto in una di quelle notti Hs si stanc di cercare, si distese sul terreno sabbioso e si addorment. Quando si svegli, si trov stretto nella mano di un gigante alto circa dieci metri e tutto coperto di pelame rosso. Il gigante se lo stava strofinando contro la pelliccia, come fosse stato una perla o un pezzo di giada; e a ogni lisciata scoppiava in una risata selvaggia. Hs ebbe lassoluta certezza che la strana creatura, di l a momenti, avrebbe fatto di lui un solo boccone. Si sent sollevare e trasportare. Il gigante lo port in una caverna dove erano ammucchiati oggetti disparati, come nervi di tigre, code di cervo e zanne di elefante, lo depose su un giaciglio di pietra e gli offr carne di tigre e di cervo. Il cercatore di ginseng, bench lieto di scoprire che non stava per

essere trangugiato lui stesso, non se la sent di mangiare quei pezzi di carne sanguinolenta. Il gigante chin il capo, riflett, poi annu come se avesse capito. Strofin una pietra e accese un fuoco, and a prendere lacqua e ne mise a bollire una pentola. Poi tagli a pezzetti la carne, laggiunse allacqua, e quando la pietanza fu pronta la present a Hs, che la mangi di gran gusto. Allapprossimarsi dellalba, il gigante prese Hs e alcune frecce e usc dalla caverna. L, alla base della roccia, leg Hs a un albero, quindi si allontan, lasciando il cercatore di ginseng atterrito allidea che il gigante avesse intenzione di tirargli addosso. Di l a poco un branco di tigri, annusando odore duomo vivo, venne fuori dalle caverne della roccia; e mentre esse si spingevano e si urtavano luna con laltra, nella fretta di arrivare a prendere Hs, il gigante scocc le sue frecce e le uccise. Poi sleg Hs,lo prese in braccio e lo port a casa, trascinandosi dietro le tigri uccise. Come la prima volta, cucin le carni e le offr al suo prigioniero. Per oltre un mese Hs stette al servizio del gigante, come esca per le tigri. A Hs non ne venne alcun danno e il gigante singrass. Ma un giorno Hs fu colto dalla nostalgia. Singinocchi davanti al gigante e, con le lacrime agli occhi, lo implor indicando ripetutamente in direzione del suo villaggio. Piangendo a sua volta, il gigante lo prese in braccio e lo riport nel posto preciso in cui lo aveva catturato. Poi mostr a Hs la strada per tornare a casa e glindic una quantit di posti dove cresceva ginseng di prima scelta. E fu esattamente cos che Hs Shan-ken divent ricco.

ROSPI ERUDITI E FORMICHE MARZIALI


Yuan Mei Quando ero giovane e vivevo nel Vicolo delle Palme, vidi un mendicante che portava un sacco di tela e due grosse canne di bamb. Nel sacco teneva nove rospi; nei tubi, pi di un migliaio di formiche, alcune rosse e alcune bianche. Egli entrava in un negozio, esibiva i suoi numeri sul banco, poi chiedeva tre monetine di rame e se ne andava. Uno di quei numeri sintitolava Il Rospo maestro di scuola. Il mendicante poneva sul banco una seggiolina, e subito un grosso rospo saltava fuori dal sacco e andava a sedervisi. Uscivano poi otto rospi pi piccoli e si disponevano in cerchio attorno alla seggiolina, sedendo perfettamente immobili. Fai la tua lezione! ordinava il mendicante. E subito il grosso rospo si metteva a gracidare: Ghe-ghek! E la classe ripeteva allunisono: Ghe-ghek! Dopodich non si sentiva altro che ghe-ghek! ghe-ghek! finch alla gente cominciavano a fischiare gli orecchi. Allora il mendicante gridava: Basta! E subito si faceva silenzio. Un altro trucco aveva per titolo: Formiche in formazione da battaglia. Il mendicante aveva due bandiere, una rossa e una bianca, ciascuna lunga una trentina di centimetri. Egli vuotava sul banco le canne di bamb e le formiche rosse e le bianche si mettevano a correre per tutto il ripiano finch il mendicante non agitava la bandierina rossa. Formate i ranghi! gridava. E le formiche rosse si mettevano in riga. Poi egli agitava la bandiera bianca e gridava ancora Formate i ranghi! E si mettevano in riga le formiche bianche. Allora il mendicante agitava le due bandiere contemporaneamente, e gridava: Formazione mista! E le formiche si mescolavano e si mettevano a marciare, girando a destra e a sinistra e tenendo il passo in modo perfetto. Dopo aver fatto diversi giri, sempre marciando rientravano nelle canne di bamb. Ci dimostra che perfino alle piccole creature senza parola, come i rospi e le formiche, si pu insegnare qualcosa; bench, a dire il vero, io non riesca a immaginare come.

LUOMO DEI SERPENTI


Pu Sung-ling Un uomo della provincia che oggi si chiama Hopei si guadagnava la vita addomesticando serpenti e insegnando loro alcuni trucchi. Una volta egli allev e addestr due serpenti neri; il pi grosso lo chiam Gran Nero; il pi piccolo, Fratello Nero. Fratello Nero, che aveva delle macchioline rosse sulla fronte, era molto svelto nellapprendere i trucchi. Le sue torsioni e i suoi avvolgimenti erano perfetti, e luomo dei serpenti lo apprezzava pi di ogni altro serpente che avesse mai avuto. Dopo un anno, Gran Nero mor. Luomo dei serpenti decise di rimpiazzarlo, ma non ne aveva ancora trovato il tempo, quando una sera gli accadde di cercar riparo in un tempio di montagna. Alle prime luci dellalba si svegli, apr il cesto dei serpenti e vide che Fratello Nero era scomparso. Chiamandolo disperatamente, si mise a cercarlo nella luce ancora incerta, ma non ne trov nemmeno la traccia. In passato, ogni volta che luomo dei serpenti si era trovato ad attraversare un boschetto o una foresta, si era fermato e aveva lasciato libero Fratello Nero, perch potesse divertirsi un poco allaperto. Fratello Nero era sempre ritornato; cos, luomo dei serpenti aveva buoni motivi per sperare che tornasse anche questa volta. Sedette dunque ad aspettarlo; ma quando il sole fu alto nel cielo, perse la speranza e riprese il cammino. Si era gi allontanato di parecchi metri dal tempio, quando ud un fruscio nel folto del boschetto. Stupito si ferm, torn indietro, e vide Fratello Nero! Luomo dei serpenti prov tanta gioia, come se avesse recuperato un gioiello dinestimabile valore. Alla svolta della strada si ferm a riposare e anche il serpente si ferm. Quando luomo guard di nuovo, vide un serpentello che seguiva Fratello Nero. Credevo di averti perduto disse luomo dei serpenti accarezzando Fratello Nero. Vuoi forse presentarmi il tuo piccolo amico? Poi tir fuori del cibo, per Fratello Nero e per il suo compagno. Il serpentello si arrotol, troppo selvatico e timido per mangiare; allora Fratello Nero lo imbocc premurosamente, servendolo per primo come si fa con gli ospiti. Luomo dei serpenti diede altro cibo al serpentello, che questa volta mangi da s. Finito il pasto, il piccolo serpente segu Fratello

Nero nella cesta. Quando il nuovo venuto cominci a imparare i trucchi, si vide che li eseguiva alla perfezione, proprio come Fratello Nero; cos, luomo dei serpenti lo battezz Piccolo Nero. Egli fece le sue esibizioni per tutto il paese e ne ricav un buon guadagno. Di regola, gli uomini che addestrano serpenti sono costretti a liberarsene appena superano i sessanta centimetri di lunghezza, poich pesano troppo per essere trasportati a mano. Ma Fratello Nero era cos domestico, che luomo dei serpenti lo tenne con s anche quando fu cresciuto oltre il limite consueto. Tuttavia, dopo un altro paio danni, quando il serpente ebbe raggiunto i novanta centimetri di lunghezza e occupava da solo tutto il cesto, luomo dei serpenti decise che era tempo di lasciarlo andare. Un giorno, giunto sulle colline orientali della regione che oggi si chiama Tsinan, present a Fratello Nero un pasto speciale, poi gli diede la sua benedizione e lo liber. Il serpente si allontan per un tratto, poi torn indietro e si arrotol attorno al cesto. Luomo dei serpenti lo cacci via. Vattene disse. Nessuna festa dura per sempre, ed necessario che anche gli amici migliori se ne vadano. Ritirati nella valle e vedrai che presto diventerai un drago divino. Non vorrai rimanere per sempre dentro una cesta! Fratello Nero strisci via di nuovo e luomo dei serpenti rimase a guardarlo per lungo tempo. Ma ancora una volta il serpente ritorn; e quando luomo dei serpenti cerc di scacciarlo a pedate, rifiut di andarsene e prese a battere la testa contro il cesto. Piccolo Nero, allinterno, cominci ad agitarsi. Luomo dei serpenti pens che Fratello Nero volesse dire addio a Piccolo Nero; apr la cesta e Piccolo Nero venne fuori e si attorcigli attorno a Fratello Nero. Le loro linguette guizzavano come se stessero parlando fra di loro; poi i due serpenti si allontanarono insieme, tranquilli e spensierati. Luomo pens che Piccolo Nero non sarebbe pi ritornato; ma dopo un po di tempo lo vide avvicinarsi ondulando fra lerba con una certa aria imbronciata e strisciare di nuovo dentro il cesto. Luomo dei serpenti non trov mai pi un esemplare perfetto come Fratello Nero; e col passare del tempo anche Piccolo Nero divent troppo grosso e scomodo da trasportare. Luomo compr un altro serpente, che era gi abbastanza addomesticato, ma non certo pari a Piccolo Nero, che a quel tempo aveva lo spessore del braccio di un bambino. Fratello Nero, intanto, viveva sulle colline; si era allungato molto e la sua circonferenza era ormai pari a quella di una ciotola. Ben presto cominci a dar la caccia alla gente. I viaggiatori si mettevano sullavviso luno con laltro e nessuno osava pi entrare nel territorio del serpente. Un giorno, mentre luomo dei serpenti stava attraversando le colline, un grosso rettile gli si avvent contro. Luomo fugg terrorizzato. Il serpente lo insegu ed era sul punto di raggiungerlo quando luomo, voltandosi, riconobbe le macchioline rosse sulla sua fronte. Fratello Nero! Fratello Nero! grid, deponendo il suo bagaglio. Subito il serpente si ferm, drizz la testa e dopo lunghi istanti dimmobilit si avvolse tutto attorno alluomo, come era solito fare quando lavoravano insieme. Luomo si rese conto che il serpente non intendeva fargli male, ma era ormai cos grosso e pesante che lo fece cadere a terra. Allora lo preg di liberarlo dalla sua stretta e il serpente, srotolatosi da lui, and a bussare alla cesta. Luomo comprese il desiderio di Fratello Nero e fece venir fuori Piccolo Nero. Appena i due serpenti si riconobbero, si attorcigliarono strettamente luno allaltro, e dopo essere rimasti cos per un bel po di tempo si sciolsero. Luomo diede la sua benedizione a Piccolo Nero. Da un pezzo avevo deciso di lasciarti andare disse. Ora hai un compagno, dunque vai. E a Fratello Nero disse: Fosti tu a portarmi Piccolo Nero; ora puoi riprenderlo con te. Ma senti ancora una parola: su queste colline hai cibo in abbondanza; non importunare pi i viaggiatori e non attirare su di te la punizione del cielo. I due serpenti chinarono la testa, come per dimostrare che accettavano la predica; poi si drizzarono e si avviarono, il pi anziano avanti, il pi giovane dietro. Dove passavano, i ramoscelli si spezzavano sotto il loro peso. Luomo dei serpenti rimase a guardarli finch non furono scomparsi alla sua vista, poi riprese il cammino. Nessuno seppe mai dove se ne andarono Fratello Nero e Piccolo Nero, ma i viaggiatori

non furono pi importunati. II serpente, creatura priva della parola, dimostra affetto e lealt verso lamico. E apprende, inoltre, con facilit. Quanto sorprende, per contrasto, colui che ha sembianze umane, eppure non esita a gettar via unantica amicizia o rinnega un principe che ha favorito la sua famiglia per generazioni; colui che getta sassi a un infelice caduto nel pozzo o si fa nemico di chi gli diede buoni consigli.

IL LUPO DEL NORD


Ma Chung-hsi Chien tzu, il famoso principe di Chao, guidava la grande caccia nella regione nordorientale di questo stato. Il guardiacaccia reale andava avanti, falchi e cani lo seguivano in bellordine. Senza numero erano gli uccelli e le fiere che cadevano, al sibilare delle corde degli archi. Ed ecco che un lupo sbarr loro la strada. Stava ritto sulle zampe posteriori come un umano, ululando paurosamente. Con calma e sicurezza, Chien Tzu scese dal cocchio, impugn il suo splendido arco e vincocc una freccia di prima qualit, fatta con grande maestria nelle trib straniere del nord; quindi tir, e la freccia affond nelle carni del lupo. Con un lamento rauco, il lupo fugg. Indispettito, Chien Tzu ordin ai suoi carri di inseguirlo. I carri sollevarono tanta polvere da coprire il cielo e lo scalpitare dei cavalli rimbomb come il tuono. A dieci passi di distanza non si distinguevano gli uomini dalle cavalcature. Ora accadde che un letterato di nome Tung-kuo fosse in viaggio da quelle parti, diretto verso le terre del Nord, dove intendeva cercare un impiego pubblico. Il signor Tung-kuo era un seguace della dottrina di Mo, che predicava lamore universale. Spronando un mesto somaro, la borsa carica di ogni sorta di libri, egli aveva trottato fin dalle prime luci dellalba e aveva finito col perdere la strada. Quando vide levarsi tutto quel polverone, si spavent. E tutta un tratto, ecco arrivare il lupo. La bestia allung il collo, fiss il signor Tung-kuo con uno sguardo penetrante e disse: Io credo, messere, che vi siate consacrato alla salvezza di tutti gli esseri viventi. Nei tempi antichi Mao Pao liber una tartaruga, che in seguito lo port in salvo attraverso un fiume, e il marchese di Sui diede aiuto a un serpente, che pi tardi gli fece dono di una perla preziosissima. Ora, chi metterebbe in dubbio che un lupo sia in grado di fare miracoli ben maggiori che non una tartaruga o un serpente? Perci, date le circostanza, non potreste lasciarmi nascondere nella vostra sacca da viaggio, cos che mi duri pi a lungo il poco fiato che mi resta? Se mai un giorno avr fortuna in questo mondo, far di tutto non meno della tartaruga o del serpente per ripagare la vostra bont di avermi salvato da morte certa e di avermi aiutato a conservare la pelle sulle ossa. Ahim disse il letterato. Se per mostrarti premura offender un alto ministro come Chien Tzu, facendomi beffe tanto della sua autorit quanto del suo rango, non puoi neanche immaginare in che guai mi trover! Conta ben poco, che tu mi ricompensi o meno. Tuttavia, lamore universale davvero il fondamento della nostra dottrina moista; perci, tutto considerato, devo assolutamente salvarti la vita. Accada ci che pu accadere, non posso schivare questa responsabilit. Il signor Tung-kuo tolse i libri della sacca e quando lebbe vuotata si accinse a introdurvi il lupo. Era cos preoccupato e guardingo, che inciamp sui suoi stessi piedi, rischi di calpestare il collo del lupo e poi stent parecchio a far entrare la bestia nella sacca. Dopo innumerevoli sforzi, era al punto di prima. Allora si mise a camminare avanti e indietro, impensierito, mentre i cacciatori si avvicinavano sempre pi. La situazione grave disse il lupo. Messere, non fate come chi pensa alle formalit mentre un uomo sta affogando, o come chi chiude la stalla quando i buoi sono fuggiti. Cercate di trovare un rimedio piuttosto in fretta! Il letterato un le quattro zampe del lupo, tir fuori una corda e le leg strettamente; poi spinse in gi la testa dellanimale, finch non lebbe portata a toccare la coda. Con la spina dorsale

scricchiolante, raccolto su se stesso come un porcospino, arrotolato come un bruco, respirando appena come una tartaruga, il lupo abbandon il proprio destino al letterato. Come richiestogli, il signor Tung-kuo mise il lupo nella sacca, ne chiuse strettamente lapertura e la caric sullasino. Quindi spost lasino sul ciglio della strada, lasciando il passo ai cacciatori. Di l a un momento Chien Tzu arriv, in grandissima collera per non aver ancora trovato il lupo. Con un colpo di spada mozz lestremit del timone del cocchio e disse: Far lo stesso a chiunque mi nasconder dov andato il lupo! Il letterato si accasci a terra in atteggiamento di penitenza e strisci sulle mani e sulle ginocchia verso Chien Tzu. Poi, sempre inginocchiato, sollev il capo e disse: La mia insignificante e inetta persona, abbastanza imprudente da venire in queste lande remote escluse da ogni mondana ambizione, ha perduto la strada. In che modo dunque, potrei mettere Vostro Onore sulle tracce del lupo, affinch possiate mandargli contro i vostri falchi e i vostri cani? E inoltre, c un detto: La Grande Via ha molte strade laterali, per le quali pu perdersi la tua pecorella. Anche un animale come la pecora, cos mite che persino un fanciullo sa badarle, pu perdersi per le strade secondarie. Quanto diversa la pecora dal lupo! E i sentieri per i quali ci si pu perdere sono innumerevoli, in queste terre del Nord. Se nella vostra ricerca seguite la strada principale, ci non somiglia forse alla follia di quel contadino appostato dietro lalbero, in attesa che la lepre si ammazzi da s? O di quellaltro, che cercava di prendere pesci arrampicandosi sugli alberi? A ogni modo, cacciare compito del vostro guardiacaccia; Vostra Signoria dovrebbe interrogare i suoi stessi cacciatori: perch sospettare di un viandante? Daltronde, per quanto semplice e miserevole possa essere la mia persona, conosco i lupi quanto chiunque altro. Essi sono sanguinari e crudeli per natura, non meno feroci delle pantere. Mi spingerei in qualunque azione e vi offrirei ogni servigio possibile, pur di aiutarvi a eliminarne uno! Come potete pensare che vi nasconderei dove si trova il lupo, se lo sapessi? Chien Tzu non disse niente; gir il carro e torn indietro. Il signor Tung-kuo spron lasino al trotto. Pass parecchio tempo prima che gli alti vessilli della partita di caccia svanissero nella distanza e si spegnesse del tutto lo strepito dei carri e dei cavalli. Il lupo, presupponendo che Chien Tzu fosse ormai ben lontano, parl dallinterno della sacca. Non dimenticatevi di me, buon messere. Tiratemi fuori, slegatemi, e strappatemi la freccia dal fianco. Poi me ne andr. Il signor Tung-kuo liber il lupo. Lanimale emise un lungo urlo, poi disse al letterato: Pochi minuti orsono i cacciatori minseguivano a gran velocit e voi gentilmente mi salvaste la vita. Ma ora sono affamato e se non mangio qualcosa morir lo stesso. Sarebbe stato meglio essere ammazzato dai cacciatori e onorare il vascello sacrificale di un nobiluomo, piuttosto che morire qui sul ciglio della strada, e servire di pasto a qualche belva! Dal momento che siete uno di quei generosi moisti che si consumerebbero fino allosso pur di recare un sia pur minimo beneficio a questo mondo, perch non dovreste essere lieto di darmi il vostro corpo, affinch io possa mangiare e salvarmi la vita? Ci detto schiocc le labbra, snud gli unghioni e mosse verso il letterato. Il signor Tung-kuo, colto dal panico, spinse via il lupo con le mani nude e quasi contemporaneamente arretr, cercando riparo dietro lasino; dopodich, prese a girare piano piano attorno a esso, per non essere raggiunto dal lupo. Il lupo non riusc ad avere la meglio sul letterato, ma il letterato impieg tutte le sue energie per sfuggire al lupo. Luno e laltro, sfiniti dalla fatica, ansimavano di qua e di l dallasino. Mi hai tradito disse il letterato. Mi hai tradito! Non era mia intenzione, davvero, disse il lupo. Il fatto che il cielo ha creato la vostra specie allo scopo di nutrire la mia. Uomo e lupo si tennero a distanza per lungo tempo, finch il sole cominci a declinare. Il letterato fu colto da un pensiero nero: Si avvicina la notte! Se i lupi arrivano in branco, sar ucciso. Allora, per ingannare il lupo, disse: Quando sorge una controversia, noi uomini usiamo interpellare tre anziani. Andiamo a cercarli e sottoponiamo loro il nostro problema. Se saranno daccordo con te nel dire che merito di essere mangiato, accetter serenamente che tu mi divori; in caso contrario, la questione chiusa.

Il lupo fu soddisfatto della proposta e i due sincamminarono; ma andarono avanti per un bel pezzo, e non incontrarono un solo viandante. Il lupo, che era sempre pi affamato, dun tratto vide un vecchio albero sul ciglio della strada e si ferm. Chiedete a lui disse. Gli alberi non hanno intelligenza disse il signor Tung-kuo. A che serve interrogare un albero? Interrogate e basta disse il lupo. Potrebbe aver da dire qualcosa. Non avendo scelta, il letterato present i suoi rispetti al vecchio albero e dopo avergli fornito un completo resoconto della situazione, pose la domanda: Allora: ha forse diritto, il lupo, di mangiarmi? Lalbero storm cupamente. Io sono un albicocco disse. Anni orsono, quando il giardiniere mi piant, non gli costai altro che la fatica di fare una buca. In pochi anni fiorii. In un altro anno fruttificai. Tre anni dopo, ci volevano due mani duomo ben aperte per circondare il mio tronco; dieci anni dopo, ci volevano due braccia duomo tutte intere per abbracciarmi. Ora sono passati ventanni. Ho nutrito il giardiniere. Ho nutrito sua moglie. Ho nutrito i suoi ospiti. E ho nutrito anche i suoi servi. Inoltre, egli ha guadagnato bei soldi vendendo i miei frutti al mercato. Potete ben dire che ho reso un grosso servigio! Ma ora sono vecchio, incapace di mettere fiori e formare frutti, cos mi sono guadagnato il malcontento del giardiniere. Egli mozza i miei rami e strappa le mie foglie e i miei ramoscelli; e so che ha intenzione di vendermi al carpentiere, per il prezzo che vorr pagargli. Oh, di! Vecchio e inutile, non trover clemenza che mi salvi dai colpi della scure. Quanto a voi, il favore che avete reso al lupo non vi d speranza di misericordia. Non c dubbio, egli ha il diritto di mangiarvi. Appena lalbero ebbe espresso la sua opinione, il lupo cominci di nuovo a schioccare le labbra e a sfoderare gli unghioni, mentre muoveva verso il letterato. Stai rompendo il nostro accordo disse il letterato. Dobbiamo interrogare tre anziani, e fin qui non abbiamo incontrato che un albero di albicocche. Perch dovrei lasciarmi aggredire? E cos, uomo e lupo ripresero il cammino. Il lupo, pi frustrato che mai, vide in distanza una vecchia mucca che si crogiolava al sole presso un muro diroccato. Chiedi a quella vecchia l disse il lupo. Lalbicocco non aveva n buonsenso n intelligenza disse il letterato e con le sue idee assurde ha rovinato tutto. E quella l soltanto una bestia! Che cosa pu dirci di pi? Chiedete e basta disse il lupo o vi mangio subito. Non avendo scelta, il letterato present i suoi rispetti alla vecchia mucca e le raccont la storia dal principio alla fine. Dopodich, pose la sua domanda. La mucca corrug la fronte, socchiuse gli occhi e si lecc il naso. Quindi apr la bocca e disse al letterato: Lopinione del vecchio albicocco non sbagliata. Quando le mie corna erano due acerbe prominenze e i miei muscoli erano solidi e fermi, lagricoltore mi compr per il prezzo di un coltello e mi mise al lavoro con gli altri bovini nei suoi campi. Quando fui adulta, tutti i compiti ricaddero sulle mie spalle perch gli altri, i buoi, diventavano ogni giorno pi deboli. Ogni volta che il padrone decideva di scapicollarsi in qualche luogo, io piegavo il collo al giogo, e via di corsa per la strada. Ogni volta che decideva di arare, mi liberava dal giogo del carro, e avanti, passo passo, fino al confine delle sue terre, a spazzar via rovi spinosi. Gli ero necessaria come le sue stesse mani! A me doveva il suo principale sostentamento; grazie a me, poterono essere affrontate le spese delle cerimonie nuziali, e pagate le tasse, e riempiti i granai. Voi penserete che mi spettasse almeno il riparo di una stalla, come a un cavallo o a un cane! Ai vecchi tempi, la famiglia non riusciva mai a metter via pi di una libbra di grano; ora ne hanno in serbo pi di cento staia. Ai vecchi tempi, erano troppo poveri perch la gente si accorgesse di loro; ora avanzano superbi fra le gente importante del villaggio. Ai vecchi tempi, la povert rendeva polverosi i loro caci e secche le lo-i o labbra, perch mai nella vita si erano potuti permettere una caraffa di vino; ora fermentano vino di miglio finissimo, possiedono una lussuosa brocca e si vantano di avere mogli e c oncubine. Ai vecchi tempi, le loro vesti erano ruvide e corte ed essi non avevano altra compagnia che gli alberi e le pietre. Le mani del padrone erano tanto poco avvezze ai saluti cerimoniali quanto la sua mente ad

apprendere. Ora sfoglia il sillabario, si pavoneggia con un cappello di bamb, porta cinture di cuoio lavorato e indossa ampie vesti lunghe fino ai piedi. Ogni grano dei suoi granai, ogni filo dei suoi vestiti, fatica mia. E con gli anni che ho, ora mingiuria, mi conduce per lande selvagge e deserte, dove il vento gelido mi punge gli occhi. Nella fredda luce del giorno mi accora vedere la mia ombra, cos magra che le ossa sporgono come colline. E sono cos vecchia che le mie lacrime scorrono come la pioggia, e non riesco a trattenere la saliva. Le mie zampe sono troppo distorte per reggermi; la mia pelle e il mio pelo sono tutti chiazzati. Le mie piaghe non si chiudono mai. La moglie del padrone, quella donna invidiosa e maligna, non fa che ripetere come la pensa. Ogni parte del corpo di una mucca utilizzabile dice. La carne si pu disseccare e conservare; la pelle va bene per farne cuoio; e perfino le ossa e le corna si possono lavorare per ricavarne utensili. Poi si rivolge al figlio maggiore: Tu che sei stato apprendista per anni presso i pi abili macellai, dice che ne diresti di affilare il tuo coltello e far fuori quella mucca? Da questi segni non posso aspettarmi niente di buono. Chiss dove andr a giacere per sempre! Anche se il mio credito grande, essi hanno il cuore cos duro che gi sento arrivare la mia fine. Quanto a voi, quale favore avete mai reso al lupo da aspettarvi clemenza? Appena la mucca ebbe espresso la sua opinione, di nuovo il lupo schiocc le labbra, sfoder gli unghioni e mosse verso il letterato. Un momento! disse Tung-kuo. Un vecchio si avvicinava, appoggiandosi a un bastone. La sua barba e le sue sopracciglia erano bianche come la neve; le sue vesti, trasandate ma eleganti. Sembrava una persona colta, un sapiente del Tao. Tutto, contento, il signor Tung-kuo and incontro al vecchio, singinocchi rispettosamente dinnanzi a lui e piangendo gli narr il suo caso. Io vi chiedo, buon signore, la parola che mi salver. E poich il vecchio domand di che si trattasse, il letterato prosegu: Questo lupo era sul punto di essere preso dai cacciatori reali, quando mincontr e mi chiese aiuto. Sono stato io a dargli la possibilit di sopravvivere. Ma ora, sordo alle mie preghiere, vuole mangiarmi. Se non sintenerisce, sono perduto! Ho cercato di prendere tempo proponendogli di lasciar decidere la mia sorte a tre anziani, e lui stato daccordo. Prima abbiamo incontrato un vecchio albicocco, e lui mi ha costretto a interpellarlo. Ma gli alberi non hanno intendimento, cos la risposta dellalbicocco per poco non mi costata la vita. Poi abbiamo incontrato una vecchia mucca, e di nuovo il lupo mi ha forzato a chiedere la sua opinione. Ma nemmeno gli animali hanno intendimento, e cos stavo per perdere la vita unaltra volta. Ora incontriamo voi, buon signore; il che pu significare soltanto che il cielo non intende lasciar perire la cultura, come dicono i confuciani. Posso osare, dunque, di chiedervi la parola che mi salver? Ci detto il letterato premette la fronte sulla terra davanti al bastone del vecchio e cos rimase, aspettando il suo destino. Il vecchio aveva ascoltato la storia sospirando ripetutamente. Ora tocc il lupo con il bastone e disse: Tu sei nellerrore. Fra gli uomini, nulla pi detestabile di colui che tradisce un benefattore. Secondo quanto hanno sempre sostenuto i confuciani, chi non sa indursi a tradire il proprio benefattore certamente un buon figlio. I confuciani affermano altres che anche le tigri e i lupi riconoscono il legame tra padre e figlio. Ma se ti rivolti in questo modo contro il tuo benefattore, per te non pu esistere neppure quel sacro legame. Vattene, lupo! grid il vecchio o ti bastoner a morte.1 Buon signore, rispose il lupo tanto per citare Confucio, voi conoscete la prima parte della storia, ma non avete ancora appreso la seconda. Con il vostro permesso ve la spiegher, se avrete la bont di ascoltarmi. Questo letterato mi salv la vita legandomi insieme le quattro zampe, nascondendomi nella sua sacca da viaggio e caricando su di me tutti i suoi classici. Dovetti starmene arrotolato su me stesso, osando appena respirare. Inoltre, lui non la finiva pi di parlare e parlare, per convincere Chien Tzu della sua innocenza, con lintenzione evidente di lasciarmi morire nella borsa e prendersi tutta la gloria della mia cattura. Perch non dovrei mangiarlo, considerato tutto questo? Il vecchio guard severamente il letterato e disse: Bene, se le cose stanno cos, allora siete da biasimare: proprio come lantico arciere Yi, il quale insegn tutto quanto sapeva alluomo che pi tardi lo avrebbe ucciso.

Sentendosi mal giudicato, Tung-kuo spieg minuziosamente con quali misericordiose intenzioni avesse nascosto il lupo nella sacca. Ma il lupo tent ancora di avere la meglio, perorando la propria causa con molta astuzia. Temo che nessuno di voi due sia stato del tutto convincente disse il vecchio. Provate a rimettere il lupo nella sacca, in modo che io possa vedere la sua situazione e giudicare se fu davvero cos penosa come egli stesso afferma. Il lupo non chiese di meglio che sottoporsi alla prova. Protese le zampe verso il letterato, il quale gliele leg, quindi lo mise di nuovo nella sacca e caric la medesima sul somaro. Il lupo non poteva pi vedere che cosa stesse accadendo. Avete un coltello? sussurr il vecchio al letterato. S rispose Tung-kuo estraendone uno. Il vecchio gli fece segno di colpire il lupo. Non vorrei fargli male! disse il letterato. Il vecchio rispose sorridendo: Non sopporti di uccidere neppure una bestia cos perfida? La tua umanit devessere grande; ma la tua follia pi grande ancora. Se discendi in un pozzo per salvare qualcuno, o se cedi i tuoi abiti a un amico perch non muoia di freddo, ci reca vantaggio allaltro; ma dov il vantaggio di morire al posto suo? Non sarai un tipo del genere! Nessun gentiluomo, o letterato, approva la compassione che deriva dalla follia. Ci detto, il vecchio rise di cuore, e altrettanto fece il letterato. Poi il vecchio prese la mano dellaltro, che impugnava ancora il coltello, e lo aiut a colpire a morte il lupo. Quindi insieme tirarono fuori il suo corpo dalla sacca, lo gettarono sulla strada e se ne andarono.

IL CONSIGLIERE DEI LUPI


Yuan Mei Un uomo di nome Chien and al mercato, e stava tornando alla sua casa ai piedi delle colline, quando svariate dozzine di lupi balzarono fuori dal bosco e gli formarono attorno un ampio cerchio di bocche affamate. In preda al terrore, Chien vide a lato della strada una catasta di legna da ardere alta pi di tre metri e velocemente vi si arrampic fino in cima. Nessuno dei lupi era in grado di fare altrettanto. Alcuni di essi, per, corsero via e tornarono di l a poco scortando un altro animale, pi o meno come i portatori portano un funzionario sul suo palanchino. Tutti gli altri lupi si avvicinarono e tesero lorecchio, come se lanimale stesse comunicando loro qualche segreto. Subito dopo essi presero a spiccare balzi attorno alla catasta, tirando gi dalla sommit un pezzo di legno alla volta. Poco dopo la catasta si era tanto assottigliata da minacciare il crollo. Colto dal panico, Chien si mise a gridare invocando aiuto e fortuna volle che certi taglialegna sentissero la sua voce. Essi accorsero subito gridando e i lupi si affrettarono a fuggire, abbandonando sul posto lanimale che avevano portato. Chien e i taglialegna lo osservarono attentamente. Somigliava a un lupo, ma non era un lupo. Aveva occhi rotondi, collo corto, muso lungo e denti spaventosi. Le sue zampe posteriori erano lunghe, ma tanto gracili che la bestia non poteva rizzarsi su di esse. Il suo grido era simile allurlo del gibbone. Chien gli parl cos: Tu e io non siamo nemici; perch ti sei messo a fare lo stratega dei lupi, per aiutarli a uccidermi? Lanimale batt ripetutamente la testa sul terreno, gemendo come se fosse pentito. Gli uomini lo trascinarono fino allosteria del pi vicino villaggio, lo cucinarono e se lo mangiarono per pranzo.

L'UOMO E LA BESTIA
Lieh Tzu Il capo del clan dei Tien preparava un grande banchetto per mille invitati; e come duso, alcuni vennero a offrirgli in omaggio pesci e anitre selvatiche. Il capo del clan esamin le offerte, poi

sospir: Com grande la generosit del cielo, che fa crescere le cinque variet di grano e genera pesci e volatili affinch noi possiamo nutrircene! Lintera assemblea fece eco alle parole del capo. Ma un ragazzo di dodici anni, un figlio del clan dei Pao che era presente in mezzo agli altri, si fece avanti e disse: Niente affatto! Il cielo e la terra, e le diecimila cose che sono fra il cielo e la terra, sono state generate con noi, e della nostra stessa natura. Non c n superiore n inferiore, fra le specie. La verit che una specie ne domina unaltra solo grazie alle sue dimensioni, alla sua forza o alla sua intelligenza. E cos luna divora laltra ed divorata a sua volta. Ma il cielo non ha creato le cose una per laltra. Luomo mangia tutto quello che pu, ma il cielo ha forse creato ci che luomo mangia espressamente per luomo? La zanzara e la pulce mordono la pelle umana, la tigre e il lupo si nutrono di carne: il cielo ha dunque creato luomo per la zanzara e tutti gli esseri di carne per la tigre e per il lupo?

UOMO O BESTIA
Lieh Tzu Coloro che si somigliano nello spirito possono differire nella forma; e coloro che si somigliano nella forma possono differire nello spirito. Il saggio tiene in considerazione ci che gli somiglia spiritualmente e ignora il simile nella forma. Gli uomini ordinari si attaccano invece al simile nella forma e tengono a distanza il simile nello spirito. Noi amiamo e ci teniamo caro quanto ci rassomiglia essi dicono. Tutto quanto ha una struttura di una certa altezza, e due piedi e due mani, e capelli sul capo e denti nella bocca, e cammina in posizione eretta, gli uomini ordinari lo definiscono umano. Ma non impossibile, per un uomo, avere il cuore di una bestia. Anche cos, egli sar trattato bene a causa della sua forma umana. Ci che possiede ali o corna, o denti distanziati e artigli, e vola, o va errando furtivo senza dimora, tuttoci gli uomini ordinari chiamano bestia. Non impossibile, per una bestia, avere un cuore umano; ma anche cos, gli uomini lo eviteranno a causa del suo aspetto. I grandi di antichi (Pao Hsi, che addomesticava fiere e le sacrificava sul fuoco; N Wa, che riparava i guasti dei cieli e plasm la razza umana; Shen Neng, il divino coltivatore che fond lagricoltura e la medicina; i sovrani Hsia, che fondarono la prima dinastia) ebbero tutti un corpo di rettile e un volto umano o una testa di bue o un muso di tigre. Nessuno ebbe sembianze umane, bench fossero tutti sapienti di grande virt. Ma glinfami re dei tempi successivi (Chieh, che rovin la prima dinastia; Chou, che rovin la seconda dinastia degli Shang; Huan, che cancell la legge di successione in Lu; e King Mu, di Chu, che si ribell al suo re e lo uccise) tutti ebbero orecchi, occhi, naso, bocca le sette aperture del volto umano ma il loro cuore era di bestia. Gli uomini ordinari cercano la pi alta saggezza basandosi su semplici apparenze: e non la trovano mai. Il divino Imperatore Giallo del Nord combatt il divino Re meridionale del Fuoco nelle selvagge lande di Fanchuan. Allavanguardia, il divino Imperatore Giallo guid orsi bruni, orsi grigi, leopardi, tigri dai denti a spada e tigri comuni. Poiane, procellarie, falchi e falconi fungevano da bandiere e segnalatori. Allora, lImperatore Giallo aveva il potere di far combattere ai suoi ordini uccelli e bestie. Yao, il re-sapiente, nomin Kuei intendente della musica. Kuei segnava il tempo percuotendo delicatamente il cembalo di pietre e tutti gli animali danzavano in bellordine. Poi, quando le antiche trombe reali di Shao avevano eseguito la loro musica, si presentava con maestoso cerimoniale la sacra fenice. In tal modo, i suoni della musica sottomettevano uccelli e bestie allo scettro di Yao. Come pu, dunque, la mente di queste creature essere diversa da quella delluomo? La differenza soltanto nella forma esteriore e nelluso della parola. Ma luomo ha perduto larte di comunicare con gli animali; soltanto il saggio, con il suo vasto sapere e la sua profonda comprensione, capace di guidarli e dirigerli. La facolt naturale dellautoconservazione comune alle bestie e alluomo; le bestie non lapprendono dalluomo. In questo, il maschio e la femmina sono uguali. In ogni specie, le madri e i

loro piccoli si tengono abbracciati. Le bestie evitano gli spazi aperti e preferiscono i terreni accidentati; fuggono il freddo e cercano il caldo. Quando si sono stabilite in un luogo, formano il branco; quando si spostano, si dispongono in ranghi, con gli animali pi deboli allinterno e i pi forti allesterno. Ogniqualvolta uno di essi trova lacqua, vi conduce gli altri; ogniqualvolta uno di essi trova cibo, chiama il branco. Nei tempi pi antichi, gli animali vivevano e migravano con gli uomini. Soltanto sotto il regno degli imperatori e dei re, essi furono dispersi dalla paura. E ora, nei nostri tempi malvagi, essi si acquattano in luoghi oscuri o trottano via furtivi in cerca di scampo, affinch luomo non li uccida. Oggi, nelle terre orientali della trib di Chieh, la gente ha la facolt speciale di comprendere il linguaggio degli animali domestici; ma i Santi Saggi dei tempi antichi sapevano tutto quanto c da sapere sulla natura delle cose. Essi capivano le grida e i richiami delle diverse specie; riunivano gli animali e li istruivano come fossero persone. In verit, prima riunivano gli spiriti dei morti e gli altri demoni, poi adunavano le genti delle otto amministrazioni esterne, per ultimo raccoglievano le bestie e glinsetti, e tenevano la loro lezione. Ci dimostra come tutte le specie che respirano e hanno sangue non differiscano molto nel cuore e nella mente. I Santi Saggi lo sapevano bene; per questo insegnavano a tutti e non escludevano nessuno.

LA GIOIA DEI PESCI


Chuang Tzu Chuang tzu e il suo intimo amico Hui Tzu se ne stavano sulla riva del fiume Hao, godendo della reciproca compagnia. Disse Chuang Tzu: Anche i pesci si rallegrano luno dellaltro, guizzando graziosamente di qua e di l. Com grande la loro gioia! Tu non sei un pesce disse Hui Tzu. Come puoi sapere che i pesci gioiscono? Tu non sei Chuang Tzu disse Chuang Tzu. Come puoi sapere che io non posso saperlo? Cos come io non sono Chuang Tzu dimostra che io non posso sapere se tu puoi sapere che i pesci gioiscono, disse Hui Tzu altrettanto tu non sei un pesce dimostra che tu non puoi saperlo. Questa una logica impeccabile. Posso ricominciare dal principio? replic Chuang Tzu. Chiedendomi, come puoi sapere che i pesci gioiscono tu ammettevi che potevo saperlo. E ci che pi conta, lo so perch li vedo da qui.

SCODINZOLARE NEL FANGO


Chuang Tzu L'eremita poeta Chuang Tzu stava pescando nel fiume Pu, quando il re di Chu mand due nobiluomini per invitarlo a presentarsi al suo cospetto. A Corte si spera che vogliate incaricarvi di certi affari di stato gli dissero. Continuando a tener salda la sua canna da pesca, e senza guardarli, Chuang Tzu disse: Ho sentito che Chu possiede una tartaruga morta da tremila anni e che la custodisce in un prezioso reliquiario, nel tempio dei suoi antenati. Non credete che la tartaruga sarebbe molto pi felice di poter agitare la sua coda nel fango, che non di vedere tanto onorato il suo guscio? Naturalmente risposero i due nobiluomini. Allora andatevene disse Chuang Tzu. Ho deciso che continuer a scodinzolare nel fango.

DONNE E MOGLI LI CHI E IL SERPENTE


Kan Pao

Nella regione di Fukien, nellantico stato di Yiieh, sorge la catena dei monti Yung, le cui vette raggiungono, qua e l, unaltezza di molte miglia. Verso nord-ovest c nella montagna una fenditura, abitata un tempo da un gigantesco serpente lungo venti o venticinque metri, con una circonferenza pari a dieci mani aperte e anche di pi. Esso teneva la gente del luogo in uno stato di continuo terrore e aveva gi ucciso parecchi comandanti venuti dalla capitale, nonch diversi magistrati e funzionari delle citt vicine. Le offerte di buoi e di pecore non bastavano a placare il mostro; il quale, intrufolandosi nei sogni degli uomini o manifestando i propri voleri con lintervento di medium, reclamava, per i suoi pasti speciali, fanciullette di dodici o tredici anni. Nella loro impotenza, il comandante e i magistrati sceglievano le vittime tra le figlie delle giovani schiave e dei criminali, e le custodivano fino al momento del sacrificio. In un certo giorno dellottavo mese di ogni anno recapitavano una fanciulla allimbocco della caverna del mostro; il serpente veniva fuori e la inghiottiva. Tutto ci and avanti per nove anni e nove fanciulle furono divorate. Nel decimo anno, i funzionari si misero di nuovo in cerca di una fanciulla da tener pronta per il solito appuntamento. Un uomo della contea di Chiang Lo, Li Tarn, aveva sei figlie e neanche un maschio. Li Chi, la sua minore, decise di presentarsi volontaria come prossima vittima; e poich i genitori le rifiutavano il consenso, disse loro: Cari genitori, voi non avete nessuno su cui contare, perch aver cresciuto sei figlie e nessun figlio esattamente come non avere figli. Non voglio certo paragonarmi a Ti Jung della Dinastia Han, che si offr come schiava allImperatore in cambio della vita di suo padre; tuttavia, non sar in grado di provvedere a voi quando sarete vecchi: son buona solo a consumare il vostro buon cibo e le vesti che mi date; allora, poich non sono utile da viva, perch non dovrei interrompere la mia vita un po prima del tempo? Che ci sarebbe di male, nel vendermi e guadagnare un po di denaro per voi? Ma il padre e la madre lamavano troppo per acconsentire, e cos la fanciulla and a presentarsi di nascosto. Quando fu al cospetto delle autorit, chiese una spada ben affilata e un cane ben addestrato per dar la caccia ai serpenti. Successivamente prepar una gran quantit di pallottole di riso bollito addolcite con uno sciroppo di zucchero e le colloc allingresso della caverna del serpente. Il serpente spunt dal suo antro. La sua testa era grossa come un barilotto, i suoi occhi erano simili a due specchi, distanti pi di mezzo metro luno dallaltro. Aspirando il profumo del riso, il mostro apr la bocca per mangiarlo; allora Li Chi sguinzagli il cane, che si lanci sul serpente e gli affond i denti nelle carni. Subito venne fuori Li Chi, che si era tenuta nascosta, e colp il mostro con ripetuti fendenti. Il dolore delle ferite fu cos terribile che il mostro si gett nel vuoto dallalto della rupe e mor. Li Chi entr nella caverna e raccolse i teschi delle nove vittime del serpente. Portandoli fuori, sospir: Che miserevole destino! Siete state divorate per la vostra timidezza. E pian piano se ne torn a casa. Il re di Yueh, informato di questi avvenimenti, volle Li Chi come sua sposa e regina. Nomin suo padre magistrato della contea di Chiang Lo e fece ricche sua madre e le sue sorelle. Da allora in poi il distretto non fu pi disturbato da mostri e limpresa di Li Chi fu celebrata in alcune ballate che sopravvivono ancora oggi.

IL GENERALE NERO
Niu Seng-ju Durante lera Kai Yiian (713-742 d.C.), un certo Kuo Yan-chen, che sarebbe poi divenuto Signore di Tai, fu respinto allesame di funzionario. Poco dopo, mentre viaggiava di notte, perdette la strada e si smarr. Cammina cammina, vide brillare una luce lontana, molto lontana, e presumendo che si trattasse di una casa abitata punt in quella direzione.

Dopo che ebbe cavalcato per tre miglia, giunse davanti a un edificio alto e imponente. Si affacci allinterno e vide che nella sala centrale e nei corridoi splendevano lanterne e candele in gran quantit. Nella sala erano stati disposti cibi prelibati e offerte votive, come se la figlia dei padroni di casa fosse in procinto di sposarsi. E tuttavia, la casa appariva silenziosa e deserta. Kuo leg il cavallo allingresso del corridoio ovest e sal i gradini. Giunto nella sala centrale si ferm, non sapendo dove si trovasse, e in quel momento sent piangere e singhiozzare una ragazza, nella camera a oriente. una creatura umana o un fantasma che piange in questa casa? chiese Kuo a voce alta. E perch la sala ornata cos splendidamente, mentre voi siete qui sola, in lacrime? Nel mio villaggio rispose la ragazza c un tempio dedicato al Generale Nero, che pu portare agli uomini la buona fortuna o la malasorte. Ogni anno egli pretende una compagna dagli abitanti del villaggio ed essi scelgono per lui una delle ragazze pi belle. Bench io sia brutta, mio padre si accordato segretamente con gli altri e in cambio di cinquecento stringhe di monete ha lasciato che scegliessero me. Stasera una fanciulla del villaggio, mia compagna e amica, mi ha ubriacata in questa camera, poi mi ha chiusa dentro e se ne andata, lasciandomi alle mortali nozze con quel demonio. Mio padre e mia madre mi hanno abbandonata. Non mi resta altro che morire, sono fuori di me dallangoscia e dal terrore. Siete un uomo reale, signore? Potete salvarmi? Se lo farete, sar per tutta la vita la vostra serva obbediente. Quando verr questo Generale? chiese Kuo, indignato. Al secondo quarto della notte. Io sono un uomo, o almeno lo spero, e far quanto posso per salvarvi. Se fallir, rinunzier alla vita, perch non posso tollerare che dobbiate subire la morte per mano di quellimmondo demonio. I singhiozzi della fanciulla si calmarono. Kuo spost il cavallo a nord del palazzo, poi and a sedersi nel vestibolo ovest con il suo servo in piedi di fronte a lui e si accinse ad aspettare, come un maestro cerimoniere pronto a ricevere glinvitati. Ben presto si vide allesterno un baluginare di torce e si ud un tumulto di carri e di cavalli. Entrarono due servi in abiti color porpora e subito uscirono gridando: L dentro c il primo ministro! Poi entrarono timidamente due servi vestiti di giallo e anchessi uscirono subito gridando: L dentro c il primo ministro! Kuo si sent in cuor suo gratificato e pens: Bene! Se sono destinato a diventare primo ministro, vuol dire che prevarr su quel demonio. Ed ecco che il Generale in persona scese dal suo carro; gli araldi si presentarono a lui. Entrate! ordin il Generale. E cos dicendo entr a sua volta, a gran passi, circondato da servi armati, e si diresse verso la breve scala che portava alla camera orientale. Ma il servo di Kuo, secondo lordine del suo padrone, si fece avanti e annunzi: Messer Kuo desidera presentarsi! Kuo present i suoi saluti secondo il cerimoniale. Come mai messer Kuo si trova in questa casa? gli domand il Generale. Ho sentito che stasera si celebreranno le vostre nozze e ho sperato di poter assistere alla cerimonia rispose Kuo. Compiaciuto, luomo che tutti chiamavano Generale invit Kuo a sedersi a tavola. Presero posto luno di fronte allaltro, conversando e ridendo cordialmente. Kuo aveva nella sua borsa un piccolo coltello ben affilato e pensava di usarlo per uccidere il Generale Nero. Perci domand: Avete mai gustato salame di carne di cervo? Non facile trovarne, da queste parti disse il Generale. Ne ho una piccola provvista di prima qualit disse Kuo. Proviene dalle cucina imperiali. Posso affettarvene un poco? Il Generale fu lieto di accettare. Kuo si alz in piedi, prese il salame di cervo e il piccolo coltello e cominci ad affettare. Poi mise laffettato in un piatto, pose il piatto davanti al Generale e lo invit a servirsi. Del tutto privo di sospetto, il Generale allung la mano per prendere la carne e velocemente Kuo scost il piatto, afferr il polso del Generale e gli tagli netta la mano. Con un grido lacerante, il Generale balz in piedi e fugg.

La sua scorta, in preda al terrore, si dilegu sparpagliandosi fuori. Kuo prese la mano recisa e lavvolse in uno degli indumenti che aveva nella borsa; poi mand fuori il servo ad assicurarsi che non ci fosse pi in giro nessuno. Soltanto allora apr la porta della camera orientale e disse alla fanciulla in lacrime: Ho qui la mano del Generale Nero. Lo trover seguendo le tracce del suo sangue ed egli sar perduto. Ma voi, ora che siete salva, venite fuori e mangiate qualcosa. La ragazza piangente venne fuori. Aveva appena diciassette o diciotto anni ed era molto attraente. Inchinandosi a Kuo, disse: Giuro che diverr la vostra serva. Kuo si prese cura di consolarla e riconfortarla. Allapprossimarsi dellalba, egli svolse la mano recisa e vide che era un piede di porco, nero. Nello stesso momento udirono un suono confuso che si avvicinava, come di pianti e singhiozzi. Erano i familiari della ragazza e gli anziani del villaggio, che venivano con la bara per portare linfelice alla sepoltura. Quando videro Kuo, e con lui la ragazza ancora viva, lo interrogarono stupiti, e dopo aver appreso laccaduto, gli anziani andarono su tutte le furie perch Kuo aveva offeso la loro divinit locale. Il Generale Nero un dio che salvaguarda il nostro villaggio dissero. Noi lo serviamo da lungo tempo, ogni anno gli offriamo una delle nostre ragazze e lui ci d in cambio la sua protezione e la sicurezza. Se la cerimonia dovr essere rinviata, avremo tempesta e grandine! Con quale diritto uno straniero che ha smarrito il cammino viene qui a ingiuriare la nostra illustre divinit, scatenando su di noi la sua divina violenza? Che cosa vi ha fatto, il nostro villaggio, per meritare questo? Dovreste essere ucciso e offerto al Generale! Oppure dovremmo legarvi e consegnarvi al magistrato. Gi stavano ordinando ai pi giovani di agguantare Kuo, quando questi prese ad ammonirli: Vedo che siete vecchi per gli anni, ma non per lesperienza. Io la so abbastanza lunga sulle cose del mondo; perci ascoltate quello che ho da dirvi. Quando un dio riceve dal cielo il mandato di proteggere una regione, non forse simile a un nobiluomo che riceve dallimperatore il mandato di governare il suo dominio? Certo, lo stesso convennero. Bene. Ora supponete che il nobile vada in cerca di piaceri illeciti nel suo regno: non andrebbe forse in collera, limperatore? E se il nobile fosse crudele con il popolo, forse che limperatore non lo punirebbe? Ma colui che chiamate Generale, poi davvero una divinit? Di certo, nessun essere divino ha piedi di porco! mai accaduto che il cielo affidasse mandati a belve lussuriose e diaboliche? In verit, una simile bestia deve essere considerata criminale, in cielo come in terra, e io avevo il diritto di punire quel malvagio! Perch avrei sbagliato? Non vi sono uomini retti, fra voi, se anno dopo anno potete mandare le vostre tenere fanciulle a morte violenta per mano di un demonio! E come potete esser certi che il cielo non mi abbia mandato qui per porre fine a questi crimini? Accettate quanto vi dico, e vi libererete di quel diavolo e non dovrete mai pi procurargli delle spose! Ora parlate e ditemi il vostro pensiero. Gli uomini del villaggio compresero che quanto avevano udito era la verit e furono ben lieti di mettersi a disposizione del forestiero. Kuo ordin ad alcune centinaia di uomini di prendere archi e frecce, spade e lance, picche e zappe, e di seguirlo in massa. Poi trovarono la traccia di sangue lasciata dal Generale Nero e dopo averla seguita per circa sette miglia giunsero presso una grande tomba. Allora accerchiarono la costruzione e lattaccarono per aprirvi una breccia. Lapertura cominci ad allargarsi, e quando fu larga quanto la bocca di una giara, Kuo diede ordine di dar fuoco ad alcune fascine di legna e di gettarle allinterno della tomba, per illuminarla. Linterno era come una grande camera, e al centro di essa un gigantesco suino nero, privo del piede sinistro, giaceva in una pozza di sangue. Il suino si precipit fuori per sfuggire al fumo e gli assedianti lo uccisero. Gli uomini del villaggio si rallegrarono lun laltro e raccolsero doni di commiato per ringraziare Kuo. Ma egli declin lofferta, dicendo: Nel combattere il male a vantaggio del popolo, non cerco un guadagno personale. La fanciulla salvata si conged dai genitori e dai parenti con queste parole: Sono stata davvero fortunata nel nascere creatura umana dalla vostra carne e dal vostro sangue! Non ero mai uscita dalla mia stanza e di certo non mi ero mai macchiata di colpe che meritassero la morte; e tuttavia,

per cinquecento stringhe di monetine, fui data in moglie a un diavolo. Siete stati cos duri di cuore da rinchiudermi e andarvene via. E da esseri umani comportarsi cos? Se non fosse stato per il coraggio e per lumanit di messer Kuo, ora non sarei qui. Egli mi ha dato la vita, mentre i miei genitori mi hanno dato la morte. E mio fermo volere andarmene con messer Kuo, e non rivolgere mai pi il pensiero alla mia vecchia casa. Con gli occhi pieni di lacrime sinchin, e non si lasci dissuadere dal suo proposito. Cos Kuo la prese come sua concubina ed ebbero insieme parecchi figli. La carriera pubblica di Kuo lo port ininterrottamente a posizioni sempre pi elevate: come i diavoli-servi del Generale Nero avevano previsto. Egli era nato in una remota contrada del paese ed era stato respinto agli esami da funzionario: ma i cattivi spiriti non poterono recar danno a un uomo saggio, retto e leale.

IL PADRONE E LA SERVENTE
Chi Yun Di solito, per distinguere la ragione dal torto ci basiamo sulla tradizione e sulla legge; tuttavia, esistono persone semplici e schiette che seguono soltanto le loro convinzioni, senza cercare n il consenso della tradizione n la conferma delle leggi. Nel mio stesso clan cera una piccola servente di nome Liu Ching. Quando aveva sette anni, il suo padrone ordin che fosse promessa in matrimonio a un giovane servo chiamato Yi Shou; e quando ne comp sedici, fu stabilito il giorno delle nozze. Ma inaspettatamente Yi Shou fugg, a causa di certi debiti di gioco, e per lungo tempo non diede pi sue notizie. Il padrone pens di maritare Liu Ching con un altro servo, ma la ragazza giur che sarebbe morta prima di acconsentire. Poich Liu Ching era piuttosto attraente, il padrone cerc dinteressarla allidea di diventare sua concubina; ma di nuovo, ella giur che sarebbe morta prima di acconsentire. Il padrone mand una donna anziana a parlare con lei e la donna disse alla ragazza: Anche se non vuoi rompere il tuo impegno con Yi Shou, puoi ben accettare il padrone temporaneamente. Frattanto cercheremo Yi Shou con ogni mezzo e quando lo avremo trovato lo sposerai. Ma se ti ostini a rifiutare, il padrone ti vender, finirai in qualche remota regione e perderai ogni possibilit di rivedere Yi Shou. Per qualche giorno Liu Ching pianse in silenzio; poi a testa china, offr il suo guanciale al padrone; ma continu a far premura affinch le ricerche di Yi Shou non venissero interrotte. Tre o quattro armi pi tardi Yi Shou torn, rassegnato a pagare i suoi debiti, e il padrone, fedele alla parola data, ordin gli sponsali. Dopo le nozze, Liu Ching riprese le sue mansioni di servente; ma da quel momento in poi non scambi pi una sola parola con il padrone ed evit con cura ogni suo approccio. Il padrone arriv a farla frustare e a pagare Yi Shou perch la costringesse ad accettarlo, ma la ragazza, irremovibile, continu a rifiutare qualsiasi relazione con lui. Alla fine il padrone non ebbe altra scelta che lasciar partire la coppia con la sua benedizione. Quando fu pronta per andare, Liu Ching depose una cas-settina dinnanzi alla madre del padrone, tocc il pavimento con la fronte in segno di rispettosa obbedienza, quindi part. Quando la cassettina fu aperta, vi si trovarono tutti i doni che il padrone aveva offerto a Liu Ching nel corso degli anni. Non mancava un solo oggetto. Yi Shou divenne venditore ambulante; Liu Ching, per aiutare la barca, dovette mettersi a fare la cucitrice, ma non si rammaric mai della sua vita dura. Al tempo in cui vivevo nella casa paterna, Yi Shou commerciava ancora in utensili di ottone e di ceramica. I suoi capelli erano diventati bianchi. Gli chiesi di sua moglie. Morta rispose. Strano! Di Liu Ching non possiamo dire n che fu casta n che non lo fu; in verit, ella fu luna e laltra cosa insieme. Io non vedo alcuna maniera di risolvere il dilemma; mi limito a lasciarne memoria, affinch possa essere giudicata da gentiluomini pi dotti di me.

UNA CURA PER LA GELOSIA


Yuan-Mei Lo studente Hsien-yan di Changchou aveva trentanni e nemmeno un figlio. Sua moglie, una donna del clan dei Chang, era cos straordinariamente gelosa che Hsien-yan non aveva il coraggio di prendere una seconda moglie per avere i figli desiderati. Il Cancelliere Ma del Grande Segretariato, che presiedeva agli esami di diploma di Hsien-yan, era cos addolorato per la sua situazione che gli fece dono di una concubina. La gelosissima Chang mont subito in collera per quella intrusione negli affari di famiglia e giur di ripagare il Cancelliere della stessa moneta. Ora accadde che, proprio in quei giorni, il Cancelliere perdette sua moglie. Allora la signora Chang trov una donna di campagna ben nota per il suo cattivo carattere e corruppe una sensale

affinch convincesse Ma a prendersi quella bisbetica come nuova prima moglie. Il Cancelliere, pur avendo intuito lintrigo di Chang, acconsent a fidanzarsi. Il giorno delle nozze si vide che il corredo nuziale comprendeva un bastone di cinque colori adibito alla punizione corporale dei mariti. Si trattava di uneredit che le donne, nella famiglia della bisbetica, si tramandavano da tre generazioni. Al termine della cerimonia nuziale la schiera delle concubine di Ma rese gli omaggi alla sposa. La nuova prima moglie chiese chi fossero tutte quelle donne ed esse dichiararono di essere le concubine. La sposa cominci subito a inveire: Quale legge sociale decreta che vi siano concubine nella casa di un onorato Cancelliere? Ci detto, prese il bastone e aggred le donne. Il Cancelliere Ma ordin alle concubine di disarmarla e di battere lei, e la sposa fugg nella sua stanza piangendo e imprecando. Ma le concubine crearono un tale pandemonio, suonando gong e tamburi, che i suoi singhiozzi non si udirono affatto. La nuova prima moglie dichiar allora che si sarebbe uccisa. Prontamente, le concubine le porsero corda e coltello, dicendo: Il padrone si aspettava proprio qualcosa di simile, da voi; cos ci ha dato questi atroci strumenti perch ve li offrissimo. Detto questo, presero a battere tamburi di legno e a cantilenare un mantra1 affinch lanima di lei potesse ascendere velocemente al paradiso. Esse fecero un tale baccano, che i deliri della sposa circa le sue intenzioni suicide non si udirono affatto. La nuova prima moglie del Cancelliere aveva tuttavia la sua dignit. Rendendosi conto di aver esaurito trucchi e minacce, domin la collera e mand a chiamare il Cancelliere. Quando egli entr nella sua stanza, la donna assunse unespressione modesta e disse: Mio signore, voi siete certamente un vero uomo. I trucchi che ho usato sono stati tramandati fino a me dalla mia bisnonna: trucchi efficaci, forse, per intimidire uomini senza spina dorsale, come ce ne sono tanti a questo mondo, ma non adatti a voi, mio signore. Dora in avanti, dunque, vi sar sottomessa, e spero che voi, per parte vostra, mi tratterete come si conviene al mio ruolo. Se cos pu essere, cos sia disse il Cancelliere. E finalmente si salutarono come sposa e sposo. Il Cancelliere ordin alle concubine di chiedere scusa toccando il pavimento con la fronte, poi consegn alla nuova prima moglie il denaro, le gemme e i registri di tutte le loro propriet e dimore. Nel giro di un mese nella casa di Ma regnarono lordine e larmonia. Non si udivano critiche: n allinterno n fuori. Chang, la prima moglie di Hsien-yan, avendo mandato una persona di sua fiducia alle nozze del Cancelliere, apprese quanto era accaduto tra la sposa e le concubine. Perch non le ha picchiate con il suo bastone? chiese Chang. Perch fu sopraffatta. Perch non ha pianto e imprecato? Il suono dei tamburi e il coro delle concubine hanno coperto pianti e maledizioni. Perch non ha minacciato di suicidarsi? Le hanno subito offerto coltello e corda e hanno cantato il mantra della rinascita per darle laddio. E allora che cosa ha fatto, la nuova prima moglie? Si sottomessa con buone maniere e si arresa. Furiosa, la signora Chang esclam: Quella buona a nulla! Ha rovinato tutto. Ora, quando il Cancelliere Ma aveva donato la concubina a Hsien-yan i compagni di studi del giovane avevano preparato agnello e vini e si erano recati da lui per festeggiarlo. Non appena furono tutti un po brilli la signora Chang cominci a ingiuriare gli ospiti da dietro un paravento. Gli ospiti sopportarono glinsulti senza reagire, eccetto uno di loro, che era un ubriacone abituale. Costui raggiunse la signora Chang, lafferr per i capelli e la schiaffeggi. Se dimostrerai pi rispetto per il mio fratello maggiore Hsien-yan, sarai mia cognata disse; altrimenti sei mia nemica. Tuo marito non aveva figli: per questo il suo esaminatore e protettore, il Cancelliere Ma, gli ha offerto una concubina. Ha pensato alla continuit della vostra stirpe! Ancora uningiuria,e ti uccider con questo pugno! Gli altri ospiti accorsero e lo trascinarono via, cos che la donna potesse fuggire. Ma essa era

umiliata, con la gonna e le sottovesti lacerate che lasciavano intravedere qua e l le carni nude. La signora Chang era stata soprannominata la Diavolessa, e non a caso; vivamente ferita nellorgoglio, odi pi che mai il Cancelliere Ma e sfog il suo odio facendo tutto quanto le era possibile per rendere infelice la vita della concubina; ma costei, che aveva ricevuto istruzioni segrete dal Cancelliere, si conserv umile e amabile come sempre. Bench facesse ormai parte della famiglia, non scambiava una sola parola con Hsien-yan; e fu per questo, probabilmente, che la signora Chang non arriv a farla mettere a morte. Un giorno il Cancelliere Ma don cento pezzi dargento a Hsien-yan e gli disse: La prossima primavera si terr un esame triennale, per il diploma del grado pi alto. Prendi questo denaro per le tue spese e trasferisciti subito nella capitale, cos da poter dedicare i mesi che restano esclusivamente allo studio. Hsien-yan accett il dono, and a casa e inform la sua prima moglie dellimminente partenza. La signora Chang, temendo che i rapporti del marito con la concubina potessero farsi pi intimi, fu pi che lieta di augurargli buon viaggio. Hsien-yan aveva gi fatto vela per la capitale quando la sua imbarcazione fu intercettata dalla barca dei servi del Cancelliere; costoro lo dirottarono verso la dimora del loro padrone e qui, nella pace dei giardini interni, Hsien-yan pot immergersi nei suoi studi. Contemporaneamente, il Cancelliere mand una sensale dalla signora Chang affinch la persuadesse ad approfittare dellassenza del marito per vendere la concubina. Lo farei ben volentieri, disse la signora Chang ma voglio un compratore che viva in un luogo lontano e remoto, cos che pi tardi non possano sorgere problemi. Non vi sar nessun problema assicur la sensale. Di l a poco, un mercante di tessuti della provincia di Shensi venne a trovare la signora Chang. Era brutto e barbuto, ma aveva portato con s trecento pezzi dargento. La signora Chang fece chiamare la concubina, che piacque immensamente al compratore. Il mercato fu dunque concluso; ma la signora Chang non si ritenne soddisfatta finch non ebbe strappato alla concubina perfino labito e le scarpe che portava. Cos la ragazza, vestita dimessamente e senza neppure una forcina per monile, fu messa in una portantina di bamb e portata via. Quando i portatori giunsero sul ponte a nord della capitale, la ragazza grid: Non voglio andare cos lontano! Si lanci fuori della portantina e salt gi nel fiume. Subito si avvicin una piccola barca, raccolse la concubina e la port fino ai giardini del Cancelliere, dove la ragazza pot riunirsi a Hsien-yan. La signora Chang ricevette la notizia che la concubina era annegata nel fiume e fu presa dalla paura e dallansia. Come non bastasse, torn il mercante di tessuti in gran collera. Io ho comprato ima donna viva, non una morta! Voi me lavete venduta senza spiegarle bene la situazione. Come avete potuto forzare la volont di quella buona creatura? E inoltre, vi siete approfittata di un onesto viaggiatore! Restituitemi il mio denaro. Non avendo argomenti per difendersi, la signora Chang restitu i trecento pezzi dargento. Il giorno seguente si presentarono alla casa della signora Chang un uomo e una donna, canuti e cenciosi. Il Cancelliere Ma si lamentarono port in dono la nostra figliola a questa casa, come concubina. Dov', ora? Se viva, restituitecela; se morta, ridateci il suo corpo. La signora Chang rimase senza parole. I due vecchi, disperati, percossero la signora Chang con le loro teste, quasi volessero spaccarsele, poi presero a fracassare piatti, ciotole e stoviglie, finch non vi fu pi un solo pezzo intatto in tutta la casa; e si rifiutarono di andarsene, finch la signora Chang non ebbe dato loro il denaro, e non furono intervenuti i vicini a pregarli di andar via. Un altro giorno, quattro o cinque burberi poliziotti, inviati dal magistrato della contea, giunsero con un mandato di arresto. Si tratta di un caso che coinvolge una vita umana dissero. Dobbiamo condurre limputata Chang al cospetto del magistrato. E gettarono le catene sul tavolo, con gran rumore. La signora Chang li interrog sul motivo dellaccusa, ma quelli non vollero dir niente. Solo quando la donna offr loro del denaro dissero che i genitori di una concubina avevano denunciato la

morte sospetta della loro figliola. Ora la signora Chang era davvero terrificata. Avrebbe voluto che suo marito fosse a casa e si occupasse della faccenda, cos che lei, povera donna sola, non venisse svergognata in quel modo e costretta a comparire dinnanzi alla corte; profondamente, rimpiangeva le prepotenze usate al marito, le violenze inflitte alla concubina e tutti i suoi errori, nonch la sua impotenza di donna. Stava cos tormentandosi fra risentimento e rimorso quando irruppe qualcuno che portava un bianco berretto funebre. Il signor Hsien-yan morto dimprovviso al ponte di Lu Kou! Io sono il mulattiere, e son venuto subito da voi per informarvi. La signora Chang era troppo scossa per poter parlare. Sar meglio andar via, dissero i poliziotti fra loro visto che ce stata una morte in famiglia. La signora Chang and a preparare la veste da lutto per il funerale. Pochi giorni dopo i poliziotti tornarono e la donna dovette assumere un avvocato; poi, per ottenere un rinvio del processo, impegn il corredo, vendette la casa e cerc di corrompere col denaro un funzionario della Corte. Ottenne una dilazione, ma si caric di debiti e si ridusse a non poter pi comprare nemmeno il cibo. Ancora una volta venne la sensale e disse: In quali ristrettezze la signora! E senza neppure un figlio da allevare nella sua vedovanza! La signora Chang era cos afflitta, che decise dinterpellare unindovina cieca. La donna trasse loroscopo di Chang e disse: vostro destino sposare due uomini. Vi mariterete di nuovo, vestita doro e di perle. Udito questo, la signora Chang mand a chiamare la sensale e le disse: Sarei disposta a rimaritarmi, visto che non si pu evitare il destino. Ma poich devo combinare io stessa il mio matrimonio, devo vedere lo sposo prima di decidere. La sensale condusse da lei un bel giovane, vestito splendidamente. Ecco qui il signor Tal dei Tali disse. Incantata, la signora Chang si tolse le gramaglie e spos il giovanotto prima ancora che fossero trascorsi i quarantanove giorni di lutto. Mentre la coppia stava celebrando il rito nuziale con lo scambio delle coppe, irruppe nella casa una donna assai brutta, armata di un grosso bastone. Qui dentro sono io la vera moglie e padrona! strill. Come osate venire in casa mia come concubina? Non lo permetter! Ci detto baston di santa ragione la signora Chang, e costei, mentre si rammaricava di essere stata ingannata dalla sensale, si rese conto che esattamente in quel modo erano stati trattati da lei Hsien-yan e la sua concubina. Che ci accada per volont del cielo? si chiese. E pianse, senza dir nulla. Finalmente, ospiti e amici persuasero la prima moglie a calmarsi. Lasciate che il giovane signore consumi le nozze dissero e rimandate i rimproveri a domani. Allora avanz un gruppo di giovani portando le candele nuziali e scortarono Chang alla camera da letto. Dimprovviso, come furono sollevate le cortine, oh meraviglia!: Hsien-yan in persona sedeva maestosamente sul letto. Convinta che si trattasse di un fantasma, Chang cadde a terra svenuta. Quando torn in s, gemette fra le lacrime: Non pensare che ti abbia tradito, mio signore! in verit non avevo scelta. Hsien-yan rise e la tranquillizz con un gesto. Non aver paura disse. I tuoi due matrimoni sono in realt uno solo. Poi la depose sul letto e le spieg tutta la trama ordita dal Cancelliere Ma. Sulle prime Chang non riusciva a credergli, ma ben presto tutto le fu chiaro. Allora prov rimorso e vergogna e da quel giorno in poi cambi completamente la propria condotta. In effetti, tanto la signora Chang quanto la donna di campagna sposata dal Cancelliere Ma presero il sentiero della virt e furono per sempre ottime mogli.

LINDOVINO
Tao Tsung-i Questa storia del Sovrintendente Li, che viveva nella capitale, fu raccontata dal Sovrintendente

Distrettuale Chao. Li era un funzionario di terzo grado, di grande rango e ricchezza, che pur avendo gi superato i cinquantanni, non aveva figli. Un giorno sent dire che a est del palazzo del Consiglio Imperiale cera un mago che prediceva il futuro e che sbalordiva per la precisione e laccuratezza delle sue profezie. Il Sovrintendente Li decise di consultarlo per sapere se avrebbe avuto un figlio oppure no. Non minteressa n il denaro n una lunga vita disse. Vorrei sapere soltanto se avr un figlio. Lindovino sorrise e rispose: Ne avete gi uno. Volete prendermi in giro? In verit, non ho figli disse Li. Come oserei prendervi in giro? Lindovino si arrabbi e disse: Voi avete avuto sicuramente un figlio allet di quarantanni! Ora ne avete cinquantasei. Che altro state facendo, se non prendermi in giro? Alcuni militari che sedevano nella stanza si meravigliarono di veder litigare i due uomini. Il Sovrintendente Li ridette a lungo e con calma, fra s, poi disse allindovino: Quando avevo quarantanni, una delle mie serventi rimase incinta. In quel tempo io dovetti andare al Nord, nella capitale dei mongoli, per certi affari di stato, e quando tornai a casa mia moglie aveva gi venduto la ragazza. Nessuno di noi sa dove and a finire, ma se ebbe un figlio, deve essere mio. Vi sar restituito disse lindovino. Il Sovrintendente Li salut e and via. Un Comandante di legione che aveva assistito al colloquio invit il Sovrintendente Li in una sala da t e gli disse: Quindici anni fa, neppure io avevo figli. Allora andai nella capitale per procurarmi una concubina, e trovai una donna che era gi incinta. Quando tornai a casa, anche mia moglie aspettava un bambino. Partorirono entrambe un maschio, a distanza di un mese scarso luna dallaltra. Ora i ragazzi hanno sedici anni. Credete che uno potrebbe essere il vostro? I due uomini descrissero allora la concubina, e le loro descrizioni collimavano perfettamente. Li and a casa e parl a sua moglie, una donna che un tempo era stata gelosa e crudele, ma che il dolore di non avere eredi aveva alquanto addolcito. II giorno seguente invitarono il Comandante e imbandirono per lui un sontuoso banchetto. Al termine di esso, stabilito il giorno di un nuovo incontro, si separarono e il Comandante si mise direttamente in viaggio verso casa, a Nanyang. Il Sovrintendente Li rifer la situazione al suo superiore, un alto ufficiale addetto alla persona dellImperatore, e gli chiese licenza di mettersi in viaggio per andare a trovare il Comandante. Questo un caso meraviglioso! disse il superiore di Li. Chieder un permesso per voi allImperatore. Li e sua moglie ebbero il permesso dellImperatore, e viaggiarono nella carrozza imperiale, con tutte le spese pagate. Quando il Sovrintendente Li arriv a Nanyang, incontr un gran numero di ufficiali, venuti a dargli il benvenuto. Cos andarono tutti insieme a casa del Comandante, dove li aspettava un grande banchetto. Li present molti doni preziosi al padrone di casa, a sua moglie, alle concubine e ai domestici. Infine, il Comandante fece venire i suoi figli. I due ragazzi differivano un poco nei modi, ma vestivano alla stessa maniera e nessuno avrebbe potuto dire quale fosse il figlio di Li. Questi interrog il Comandante, ed egli rispose: Riconoscete vostro figlio voi stesso. Li esamin a lungo i due ragazzi, poi, ispirato da un sentimento spontaneo, abbracci uno di essi e annunci: Questo mio figlio! Cos disse il Comandante. Padre e figlio si tenevano stretti piangendo di commozione, e anche tutti i presenti furono profondamente commossi. Si levarono i calici per un brindisi augurale, e quando il banchetto fin, ognuno aveva bevuto in abbondanza. Lindomani il Comandante sincontr con il Sovrintendente. Vi ho gi restituito vostro figlio, disse il Comandante ma come posso separarne la madre? Permettete che vi offra anche lei. La gioia di Li non ebbe pi limiti. Egli torn nella capitale e present suo figlio al suo superiore. davvero un bel ragazzo disse il superiore. E condusse il giovane a una udienza con

lImperatore in persona. Il figlio di Li fu arruolato nella Guardia Imperiale, e in seguito divenne ufficiale di terzo grado, come suo padre. Generalmente il destino che decide se un uomo ha un figlio; i suoi sforzi personali hanno poca importanza. Ma luomo che lesse il destino di Li, nel suo lavoro era davvero un genio.

UN FIGLIO SCOMPARSO
Lieh Tzu Un uomo di Wei, chiamato Tung Men-wu, quando mor suo figlio non mostr alcun dolore. Tu amavi il tuo ragazzo come nessun altro padre al mondo gli disse sua moglie. Adesso che morto, non ti rattristi. Perch? Ce stato un tempo replic Tung Men-wu in cui non avevo avuto un figlio, e non mi rattristavo per questo. Ora che egli morto, la situazione la stessa di quando non avevo figli. Di che cosa dovrei rattristarmi?

LO STECCHINO DORO
Tao Tsung-i Mubala il Turco, che aveva come nome cinese Hsi-ying, era un uomo grande e grosso. Un giorno, mentre pranzavano insieme, sua moglie infil un gustoso pezzetto di carne con uno stecchino doro, e stava per metterlo in bocca quando giunse alla porta un visitatore. Hsi-ying and a ricevere lospite, e sua moglie, mancandole il tempo di masticare il bocconcino, pos lo stecchino sul piatto quindi si alz per preparare il t. Quando torn al suo posto, stecchino e bocconcino erano scomparsi e non si pot ritrovarli in nessun luogo. Poich l attorno cera una giovane servente occupata nelle sue faccende, la moglie di Hsi-ying la sospett di aver preso lo stecchino. La sottopose a un duro interrogatorio, e la malmen cos brutalmente che la ragazza, senza aver confessato nulla, fin per morire sotto i suoi colpi. Pi di un anno pass e un giorno si dovette chiamare un carpentiere per riparare il tetto. Mentre luomo spazzava le tegole per liberarle dalla sporcizia, qualcosa cadde gi sul pavimento di pietra, con un leggero tintinno. Era lo stecchino doro perduto, con un pezzetto di carne putrefatta ancora infilato sulla punta. I padroni di casa pensarono che a rubarlo e a portarlo sul tetto doveva essere stato il gatto di casa, non visto dalla giovane servente, che era andata alla sepoltura portando con s lingiustizia subita. Come accadono spesso fatti simili! Io ho voluto scrivere questo come memoria per il futuro.

LA FAVORITA DEL RE
Han Fei Tzu Una volta, in tempi molto antichi, cera una bella donna di nome Mi Tzu-hsia, che era la favorita del signore di Wei. Ora, secondo la legge di Wei, chiunque guidasse una vettura del re senza esservi autorizzato doveva essere punito con lamputazione di un piede. Quando la madre di Mi Tzu-hsia cadde malata, qualcuno rec la notizia a sua figlia durante la notte; cos Mi Tzu-hsia, prese la carrozza del re e part, e il re la lod per averlo fatto. Che grande amore filiale! disse. Per sua madre, ha rischiato lamputazione del piede. Un altro giorno Mi Tzu-hsia, indugiando nel frutteto con il re di Wei, assaggi una pesca e la trov cos gustosa, che invece di finirla la porse al suo signore. Come mi ama! disse il signore di Wei. Dimentica il proprio piacere per condividerlo con me.

Ma quando la bellezza di Mi Tzu-hsia cominci ad appassire, lamore del re si raffredd. E una volta che ella commise uninfrazione, il re disse: Non forse costei, che una volta prese la mia vettura senza permesso? E non os, unaltra volta, offrirmi una pesca dopo averla morsa?

LA FIGLIA DIVISA
Chen Hsuan-yu Nellanno 692, terzo del regno dellImperatrice Wu, il letterato Chang Yi prese dimora in Hengchou, nella provincia di Hunan, per assumervi una carica di funzionario pubblico. Egli era un uomo semplice e tranquillo, con pochi, intimi amici. Aveva avuto soltanto due figlie (e nessun figlio), la maggiore delle quali era morta precocemente. La pi giovane, Chien Niang, era di una bellezza incomparabile. Ora, Chang Yi aveva un nipote bello e intelligente, chiamato Wang Chou. Chang Yi pensava sempre che il ragazzo avrebbe avuto un grande avvenire e diceva: Quando il tempo verr, Chien Niang dovrebbe diventare sua moglie. Dopo che Wang Chou e Chien Niang furono usciti dalla fanciullezza, cominciarono a fantasticare luno dellaltro nei loro sogni segreti. Le famiglie, per, non ne sapevano niente; e qualche tempo dopo, quando un collaboratore di Chang Yi, partito assai conveniente, venne a chiedere la mano di Chien Niang, il padre acconsent. La notizia rattrist profondamente Chien Niang e deluse amaramente Wang Chou. Con il pretesto di essere destinato prima o poi al trasferimento, il giovane chiese il permesso di abbandonare la capitale. Nessuno riusc a dissuaderlo, cos egli fu congedato con molti doni. Ferito dal suo dolore, Wang Chou disse addio a tutti e alz le vele. Al tramonto aveva gi percorso alcune miglia sul fiume, fra le colline. Quella notte, durante la sosta, egli giaceva senza poter dormire quando dun tratto ud dei passi sulla riva. In pochi istanti lo scalpiccio raggiunse limbarcazione e Wang Chou vide Chien Niang che arrivava correndo a piedi nudi. Per poco non impazz per la gioia e la sorpresa. Le strinse le mani e le chiese di dove venisse. Lei rispose, con gli occhi pieni di lacrime: La profondit del tuo sentimento ci ha commossi entrambi nei nostri sogni. Ora vogliono privarmi della mia libera volont, ma io so che il tuo amore non cambier mai e darei la vita per ripagarti. Per questo sono fuggita. Fu pi di quanto Wang Chou si fosse mai aspettato; a stento riusciva a controllare lemozione. Nascose Chien Niang nella barca e ripartirono subito, viaggiando da allora in poi giorno e notte. Pochi mesi pi tardi raggiunsero Sze-chuan, nel lontano Ovest. Passarono cinque anni. Chien Niang mise al mondo due figli maschi. Non scrisse mai ai suoi genitori, ma pensava a loro continuamente. Un giorno, in lacrime, disse a Wang Chou: Ci fu un tempo in cui non potevo separarmi da te, e cos misi da parte un grande dovere per correre a raggiungerti. Ora sono trascorsi cinque anni e io sono esclusa dallamore e dalla bont dei miei genitori; come posso andar fiera di me, in questo mondo? Wang Chou ebbe piet di lei e disse: Torniamo a casa. insensato continuare a soffrire cos. E dunque tornarono insieme a Hengchou. Non appena vi giunsero, Wang Chou volle andare per primo, da solo, alla casa del suocero Chang Yi, per confessare lintera storia. Ma Chang Yi disse: Che significa questo tuo pazzo racconto? Mia figlia giace malata da anni nella sua stanza. Com e possibile, se in questo preciso momento si trova sulla mia barca? disse Wang Chou. Sconcertato, Chang Yi mand qualcuno alla barca per vedere se ci era vero, e in effetti Chien Niang era l, con il viso splendente di gioia e lespressione sana e vivace. I servi, sbalorditi, corsero a informare Chang Yi. Quando la notizia raggiunse la ragazza malata nella sua camera, ella si alz tutta allegra, si adorn dei suoi gioielli, sincipri il viso e indoss i suoi vestiti pi eleganti. Poi, sorridente ma silenziosa, usc a dare il benvenuto alla donna della barca. Non appena sincontrarono i loro corpi si compenetrarono e divennero uno solo, coincidendo perfettamente in ogni tratto. Di doppio non rimasero che i vestiti, indosso a quellunica persona.

La famiglia, considerando anormale tutta quella faccenda, decise di tenerla segreta. Soltanto pochissimi parenti vennero a conoscenza dei fatti. La giovane coppia mor circa quarantanni pi tardi; i due figli divennero ufficiali del grado pi alto e furono nominati Comandanti aggiunti. Quando ero giovane udii raccontare spesso questa storia. Ne circolano versioni differenti, e alcuni negano che sia una storia vera. Ma pi di ottantanni dopo gli avvenimenti in questione, mi capit dincontrare un magistrato di nome Lai Wu, il cui padre era stato cugino di Chang Yi; e poich il suo racconto fu il pi completo che avessi udito, decisi di narrarlo per iscritto.

FANTASMI E SPIRITI LA CONCUBINA DEL LETTERATO


Pu Sung-Ling Cera a Paoting un letterato che aveva comperato il proprio diploma e intendeva comprarsi anche un incarico da magistrato di contea. Deciso a recarsi nella capitale a tale scopo, aveva appena fatto i suoi bagagli quando cadde malato e non pot alzarsi dal letto per un mese. Un giorno gli fu annunziato un visitatore inatteso. Il malato, colto da uno strano presentimento che lo fece rabbrividire, smise di gemere, si alz e and in fretta a salutare lospite. Il visitatore vestiva in maniera assai elaborata e aveva laspetto di un uomo di rango. Egli entr, esegu i tre saluti rituali, e interrogato circa la sua provenienza rispose: Io sono Kung-sun Hsia, magistrato conservatore dellundicesimo Principe Imperiale. Ho sentito che vi stavate preparando a raggiungere la capitale, per tentar di procurarvi un posto di magistrato. Se questa la vostra intenzione, forse trovereste anche pi attraente un posto di governatore. Non osando mostrarsi troppo avido, il letterato rifiut cortesemente, ma lasci aperto il discorso, aggiungendo: La somma di cui dispongo modesta e non posso concedermi grandi speranze. Il visitatore si offr di procurargli lincarico, a patto che egli versasse met della somma occorrente e simpegnasse a pagare il resto con i futuri profitti del suo ufficio. Il letterato, ben contento, chiese allospite di spiegargli il suo progetto. Il governatore generale e il governatore sono i miei pi intimi amici disse il visitatore. Per il momento, cinquemila stringhe di moneta vi assicurerebbero il loro appoggio. C un posto vacante a Chenting, attualmente, e varrebbe la pena di fare unofferta seria. Il letterato obiett che, trovandosi Chenting nella sua stessa provincia, accettarvi lincarico avrebbe significato violare le norme della dinastia, che vietavano a chiunque di assumere un servizio pubblico nel proprio distretto nativo. Ma il visitatore rise cinicamente e disse: Non siate cos pedante. Finch avrete denaro in mano, attraverserete qualunque barriera. E poich il letterato esitava ancora, sembrandogli lintero piano troppo azzardato, aggiunse: Non il caso che vi tormentiate nei dubbi. Vi dir tutta la verit: quel posto vacante negli uffici del Dio della Citt. Il vostro tempo mortale giunto al termine e voi siete gi iscritto nel registro dei morti. Ma se utilizzerete bene i mezzi disponibili, potrete raggiungere unalta posizione nel mondo delle ombre.1 Detto questo, il visitatore di alz e salut. Riflettete con calma. Ci rivedremo fra tre giorni. Poi mont a cavallo e si allontan. Di colpo il letterato apr gli occhi, svegliandosi da quello che era apparso, agli occhi dei suoi servi, un profondo sonno. Allora disse addio a sua moglie e ai suoi figli, poi ordin che si prendesse tutto il suo denaro liquido e si comprassero diecimila pani di carta: un acquisto che esaur le riserve della contea. I pani furono disposti in tante pile, mescolati con figure di carta che rappresentavano cavalli e servitori, poi, secondo lusanza, gli si diede fuoco e si lasciarono bruciare, giorno e notte affinch maturassero credito sul conto del padrone, allaltro mondo.2 Alla fine, il mucchio di cenere formava una montagna. Come aveva annunciato, nel terzo giorno il visitatore riapparve. Ricevette il dovuto pagamento e condusse il letterato in un ufficio amministrativo, dove, in una grande sala, sedeva un alto

funzionario. Il letterato si prostr dinnanzi a lui, ed egli, letto il suo nome su un foglio, e approvatolo, lo ammon di essere onesto e prudente. Poi il dignitario prese un certificato, fece segno al letterato di avvicinarsi, glielo consegn e laffare fu concluso. Il letterato, non potendo vantare che un diploma del grado pi basso, godeva di ben poco prestigio, e per incutere rispetto nei suoi subordinati doveva esibire un certo sfarzo, sia negli abiti che nellequipaggiamento. Egli acquist dunque carrozza e cavalli e mand un fantasma-attendente, su di un cocchio sontuoso, a prelevare la sua concubina favorita. Quando tutto fu pronto, arrivarono i distintivi ufficiali di Chenting e le insegne regali, con ima scorta che si allungava sulla via per mezzo miglio: un corteo pi che lusinghiero. Ma dimprovviso i gong degli araldi tacquero, gli stendardi vacillarono, e tra la confusione e il panico che seguirono il letterato vide i cavalieri smontare di sella e prostrarsi sulla strada tutti insieme. Poi gli uomini presero a contrarsi e a rimpicciolire, finch non misurarono pi che una trentina di centimetri e i cavalli si ridussero alle dimensioni dei gatti. Il cocchiere del letterato grid: Il Divino Signore Kuan arrivato. In preda al terrore, il letterato scese dalla carrozza e a sua volta si prostr a terra con gli altri. In distanza poteva vedere il gran generale dellevo antico, celebrato per la sua inflessibile giustizia. Il Divino Signore era accompagnato da quattro o cinque cavalieri, che reggevano mollemente le briglie dei loro cavalli. Il Signore Kuan, il viso inquadrato dalle fedine, appariva molto diverso dalle immagini di lui che circolavano nel mondo; ma la sua presenza spirituale era schiacciante e fierissima e i suoi occhi erano cos distanziati che quasi toccavano gli orecchi. Dallalto della sella, disse indicando il letterato: Che specie di funzionario costui? il governatore di Chenting rispose qualcuno. E per questa insignificante carica disse il Signore Kuan era proprio necessaria una simile parata? Il letterato rabbrivid e si sent accapponare la pelle. Poi dun tratto vide il suo stesso corpo contrarsi e rimpicciolire, finch divent piccolo come quello di un bambino di sei o sette anni. Il Signore Kuan gli comand di rialzarsi e di camminare davanti al suo cavallo. A lato della strada sorgeva un tempio; il signore Kuan vi entr, si volse verso sud la direzione della sovranit e ordin carta e pennello, affinch il letterato potesse scrivere il suo nome e il luogo della sua nascita. Il governatore scrisse quanto gli era stato chiesto e present il foglio. Il Signore Kuan vi gett unocchiata, poi disse, in gran collera: Queste parole sono scorrette e le lettere sono deformi! Chi le ha scritte non altro che uno speculatore, uno squalo che si introdotto nella gerarchia pubblica! Come potrebbe governare il popolo? Il Signore Kuan chiese il curriculum vitae del letterato, e qualcuno gli singinocchi a lato e gli porse un documento. Il volto del Divino Signore si fece pi cupo e duro che mai; infine egli disse in tono aspro: Tutto ci non pu essere consentito! Daltro canto, il crimine di chi compra cariche inferiore al crimine di chi le vende. Allora un funzionario addetto agli arresti, in armatura doro, fu visto allontanarsi con corde e collare. Poi due assistenti afferrarono il letterato, gli strapparono via il cappello e la toga da funzionario e gli inflissero cinquanta colpi di corda. Quando lo buttarono fuori dei cancelli, le sue carni erano quasi staccate dalla schiena. Il letterato scrut in ogni direzione, ma non vera pi traccia della sua carrozza e del suo cavallo. Stroncato dal dolore, si gett sullerba per riposare un poco e quando rialz la testa e si guard attorno si accorse di non essere troppo lontano dalla sua citt. Per fortuna il suo corpo era leggero come una foglia, e cos, camminando un giorno intero e una notte, finalmente arriv a casa. Che cosa fosse accaduto in realt, gli fu chiaro quando si svegli dal sogno, giacente e gemente nel suo letto. I familiari gli si raccolsero attorno e gli chiesero come stesse; ma tutto quanto riusc a dire il letterato fu che aveva le natiche doloranti. A quanto pareva, egli aveva perduto conoscenza ed era rimasto come morto per sette giorni. Guardando la famiglia raccolta attorno a lui, chiese: Perch la mia amata Ah Lien non qui? Ah Lien era la sua concubina favorita.

Gli raccontarono che Ah Lien, la sera prima, mentre sedeva conversando con le altre, dimprovviso aveva detto: Egli divenuto governatore di Chenting, e ha mandato un messaggero perch mi conduca da lui. Quindi si era ritirata nella sua camera, si era preparata, si era truccata, ed era morta. II letterato si percosse il petto, preso da un amaro rimorso. Poi, nella speranza che la donna potesse rivivere, ordin che il suo cadavere non venisse bruciato. Trascorsero tuttavia parecchi giorni senza che la donna desse alcun segno di vita, cos alla fine la deposero nella tomba. Pian piano il letterato guar della sua malattia, ma le piaghe della schiena erano cos gravi che impiegarono sei mesi a cicatrizzarsi. Di tanto in tanto egli diceva a se stesso: La somma che avevo messo da parte per comprare la carica svanita e io ho subito la punizione delle potenze ultraterrene. A tutto questo posso resistere. Ma non sapere dove abbiano condotto la mia amata Ah Lien: questo troppo duro da sopportare, nel gelido silenzio delle notti.

TRE VITE PRECEDENTI


Pu Sung-ling Il letterato Liu, che ottenne il suo alto diploma lo stesso anno del mio fratello maggiore, era in grado di ricordare i fatti delle sue vite precedenti e spesso li raccontava con grande minuziosit. Nella sua prima vita era stato un membro dellaristocrazia, corrotto quanto i suoi simili. Quando

mor, allet di sessantadue anni, fu ricevuto dal Re dei Morti. Il re lo tratt come fosse un anziano del villaggio, concedendogli di sedersi e offrendogli il t. Liu not che il t nella tazza del re era chiaro e limpido, mentre quello della sua tazza era denso e viscoso. Questa devessere la bevanda che devo mandar gi, per poter rinascere senza memoria della vita passata pens. E appena il re si distrasse un momento, gett il contenuto della tazza oltre langolo del tavolo e fece finta di averlo bevuto. Dopo un po, il re diede una scorsa allelenco dei misfatti commessi in vita dal signor Liu e ordin ad alcuni spiriti di portarlo via, condannandolo, per punizione, a reincarnarsi in un cavallo. I fantasmi si misero in marcia con lui. Egli si ritrov davanti a una casa che aveva la soglia troppo alta perch potesse varcarla, ma come tent dindietreggiare i fantasmi lo frustarono. Allora, con gran dolore, and avanti incespicando ed ecco che si trov in una stalla e ud una voce che diceva: La giumenta nera ha partorito un puledro. Un maschio! Egli comprese le parole, ma non riusc a parlare. E troppo affamato per fare qualunque altra cosa, si accost alla giumenta e le si attacc a una mammella. Quattro o cinque anni trascorsero e il suo corpo crebbe alto e forte; ma aveva una gran paura della frusta, e ogni volta che ne vedeva una simpennava. Il padrone proteggeva sempre la sua schiena mettendo unimbottitura sotto la sella e teneva lente le briglie per evitargliene il fastidio; ma lo staffiere e i servi lo cavalcavano senza alcuna precauzione e gli cacciavano i tacchi nelle carni provocandogli dolori lancinanti. Fuori di s per lo sdegno, una volta rifiut il cibo per tre giorni e mor. Quando giunse allaltro mondo, il Re dei Morti si rese conto che il suo periodo di punizione non era ancora scaduto e lo rimprover per averlo evaso. Poi lo fece scuoiare e ordin che lo rimandassero nel mondo sotto forma di cane; e poich Liu era troppo abbattuto per riuscire a muoversi, lorda dei fantasmi lo baston selvaggiamente. Allora, in gran dolore, Liu trott via per una landa deserta, pensando che avrebbe preferito morire. Difatti salt in un precipizio, cadde sulla schiena e non pot rialzarsi. Quando torn in s, era in un covo di cani. Una cagna lo stava leccando con amorosa premura ed egli cap di essere nato di nuovo nel mondo dei mortali. Quando crebbe e divenne un giovane cane, trov che gli escrementi e lorina avevano un profumo assai attraente; ma ben sapendo che si trattava di cose sporche, si propose di non toccarli affatto. Visse come cane per un anno, in uno stato di perpetua furia, non desiderando altro che la morte. Ma questa volta aveva paura di troncare volontariamente quella vita; e poich il padrone lo nutriva bene e non sembrava per nulla intenzionato a ucciderlo per mangiarlo, di proposito gli addent una gamba, lacerandogli le carni. Il padrone lo baston a morte. Questo nuovo colpo di testa mand in collera il Re dei Morti, il quale ordin che il signor Liu ricevesse cento frustate; poi, lo tramut in serpente e lo confin in una stanza buia, da dove non era possibile vedere il cielo. Deluso e frustrato, il signor Liu si inerpic su per una parete e trov un buco dal quale fugg. Una volta fuori si guard e si accorse di giacere sulla pancia in mezzo allerba folta, e di essere, strano ma vero, un serpente. Egli giur a se stesso che non avrebbe mai recato danno ad alcun essere vivente, limitandosi a soddisfare la fame con frutti e ortaggi. Per pi di un anno visse in questo modo, struggendosi dalla voglia di suicidarsi, ma ben sapendo che non sarebbe stato saggio, proprio come non lo sarebbe stato, da parte sua, far male a qualcuno e farsi uccidere. Non riusciva a trovare un modo conveniente per morire. Poi, un giorno, mentre giaceva nellerba, sent avvicinarsi una carrozza; allora strisci velocemente sulla strada e l si ferm ad aspettare. Le ruote della carrozza gli passarono sopra e lo tagliarono in due. Il suo rapido ritorno nellaldil sbalord il Re dei Morti. Il serpente si distese dinnanzi a lui e raccont la sua storia. Allora il re, considerando che la creatura era senza colpa nel momento in cui era stata uccisa, le perdon e ritenne che avesse ormai scontato pienamente la sua condanna e potesse rinascere umana. Cos il serpente divenne il letterato Liu, dal quale prese lavvio la nostra storia. Quando il signor Liu nacque, sapeva gi parlare. Era in grado di recitare opere letterarie, saggi e

storie dopo averle appena lette, e ben presto ottenne il diploma del grado pi elevato. Tuttavia egli soleva ancora raccomandare alla gente di mettere una trapunta sotto la sella della cavalcatura, poich un tacco affondato nel fianco, per un cavallo, un castigo peggiore di una frustata. LArchivista delle Cose Strane dice: Le creature con pelliccia e corna includono principi, re e signori. E cos, proprio come ci sono creature villose e cornute tra i principi e i signori. Per lumile, compiere buone azioni come piantare un albero per produrre fiori. Per il nobile, compiere buone azioni come nutrire un albero gi in fiore. Ci che viene piantato crescer; ci che viene nutrito, durer a lungo. Chi si comportato male trascina il carro del sale e sopporta le pastoie come cavallo; o si nutre di sozzure per poi essere ucciso e cucinato come cane: oppure, rivestito di squame, muore tra gli artigli della gru o della cicogna, come serpente.

IL MONACO DI SEMPRE-CHIARO
Pu Sung-ling Avendo condotto una vita di specchiata purezza, un certo monaco di Sempre-Chiaro, nella provincia di Shantung, allet di ottantanni era ancora forte e gagliardo. Un giorno, tuttavia, cadde a terra e non si rialz. I monaci del tempio accorsero in suo aiuto, ma egli era gi trapassato nellaldil. Il monaco stesso, inconsapevole di essere morto, fluttu via con la sua anima intatta finch raggiunse lestremo confine della provincia di Honan. In quel momento, in Honan, un giovane di alto rango stava guidando un gruppo di cavalieri che andavano a caccia di lepri con i falchi. Il cavallo del giovane spicc improvvisamente la corsa e il cavaliere fu sbalzato di sella e mor. La sua anima si scontr con quella del monaco e le due anime si confusero. Poco dopo, il giovane riprese coscienza. Non appena ebbe riaperto gli occhi, domand: Come sono arrivato in questo luogo? I servi lo circondarono solleciti e lo riportarono a casa, dove una schiera di belle donne gli si fece incontro con apprensione. Io sono un monaco! grid il giovane. Che cosa faccio, qui? La gente della casa pens che avesse perduto la ragione e si adoper per fargli comprendere che era stato vittima di un incidente. Il monaco non tent pi nemmeno di spiegarci semplicemente, chiuse gli occhi e non parl pi. Si provvide a nutrirlo con riso sgusciato, che egli accett; ma rifiut sia il vino, sia la carne; e quando venne la notte, dorm solo e non volle servigi di mogli n di concubine. Dopo alcuni giorni, decise di uscire per una breve passeggiata e tutti ne furono molto contenti. Egli usa allaperto, ma appena si fermava, turbe di dipendenti gli si avvicinavano per presentargli conti da verificare. Egli non volle occuparsi di tali faccende, col pretesto di non essersi ancora ripreso dalla malattia. E a tutti diceva: Nella provincia di Shantung, c una contea chiamata Sempre-Chiaro, La conoscete? Quelli rispondevano di s, ed egli diceva: Io mi sento depresso e a disagio, senza aver nulla da fare. Mi piacerebbe andar laggi in visita. Prepariamoci a partire. I servitori obiettarono che non si era ancora ripreso abbastanza per poter affrontare quel lungo viaggio, ma egli non volle ascoltarli. Lindomani partirono. Quando furono nella contea di Sempre-Chiaro, egli vide che il luogo era come lo ricordava. Senza chiedere indicazioni and direttamente al monastero, dove i discepoli salutarono con deferenza il distinto ospite. Dov andato il vostro vecchio monaco? domand. Essi risposero: Il nostro maestro andato dove vanno tutte le cose. Il visitatore chiese allora dove fosse la sua tomba, e i discepoli, sconcertati, lo condussero a un tumulo che l'erba non aveva ancora ricoperto. Poco dopo il giovane risal a cavallo per prendere la via del ritorno. "Il vostro maestro era un monaco di disciplina; lordine che egli stabil nel monastero non deve essere turbato disse ai discepoli. I monaci continuarono ad annuire, mentre lospite si allontanava.

Tornato a casa, il giovane sent la propria mente inaridirsi come la cenere. Sedeva perennemente in meditazione, immobile come un albero disseccato, rifiutando le responsabilit familiari; e dopo diversi mesi, un giorno usc di casa e scomparve. Egli torn al vecchio monastero e disse ai discepoli: Io non sono altri che il vostro maestro. Credendolo pazzo, i monaci si guardarono lun laltro ridendo; ma quando lospite ebbe raccontato le circostanze del suo ritorno alla vita ed ebbe parlato di fatti avvenuti durante lesistenza del vecchio monaco, tutto corrispondeva perfettamente al vero. Allora i monaci gli credettero. Gli restituirono le sue antiche stanze e lo servirono come avevano sempre fatto. La famiglia del giovane, scoperto dove si trovava, mand pi volte carrozza e cavalli al monastero, con la preghiera al giovane di tornare a casa. Egli non vi prest alcuna attenzione. Dopo un anno, sua moglie mand al monastero lintendente con molti doni, ma il monaco rifiut loro e la seta e accett soltanto una veste di tela. Alcuni amici che si trovavano a passare nel distretto e gli fecero visita per porgere i loro rispetti, lo trovarono assai taciturno e saggio, per i suoi anni. Bench egli ne avesse soltanto trenta, poteva raccontare con grande precisione gli eventi di otto decenni. LArchivista delle Cose Strane dice: Quando un uomo muore, il suo spirito si disperde. Se uno spirito viaggia per mille leghe e resta intero, ci accade perch la natura della sua anima inalterabile. Non c da stupire se un monaco di cos forte spirito pot tornare in vita; assai pi sorprendente che egli, rivivendo in un ambiente cos magnificamente lussuoso, fosse capace di sciogliersi da quei legami e voltare le spalle al mondo. Quanto diverso da quegli uomini ordinari che cadono in un batter di ciglio e macchiano il loro passato morale, cos che meglio sarebbe, per loro, essere morti.

I PECCATI DEL MONACO


P'u Sung-ling Allorch un uomo di nome Chang mor improvvisamente, un funzionario delloltretomba venne a prenderlo per condurlo dal Re dei Morti. Il re consult il suo curriculum e and in collera scoprendo che il funzionario, nel prelevare Chang, aveva commesso un errore. Egli ordin al fantasma, pertanto, di riportare alla vita Chang. Appena rilasciato, Chang persuase il fantasma a mostrargli le prigioni dellinferno. Il fantasma lo guid attraverso i Nove Abissi, la Collina dei Coltelli e gli Alberi di Spade, indicandogli ogni cosa degna di nota. Sul finire del giro, giunsero a un luogo dove un monaco pendeva a testa in gi con le gambe piegate e legate con una corda. I monaco urlava di dolore, come fosse in punto di morte. Avvicinandosi, Chang riconobbe il suo fratello maggiore; allora, terrorizzato e preso dallangoscia, domand al fantasma per quali crimini linfelice stesse soffrendo. Costui era un monaco buddista disse il fantasma. Arraffava denaro a dritta e a manca, per pagare le donne e per giocare dazzardo. Per queste cose lo abbiamo punito; n lo rimetteremo in piedi, finch non si sar pentito amaramente. Tornato in vita, Chang si domand se davvero suo fratel10 fosse gi morto; e per accertarsene and subito a trovarlo, presso il Tempio delle Benedizioni. Appena ebbe varcato i cancelli del tempio ud qualcuno che gridava di dolore; poi trov il fratello nelle sue stanze, con le gambe striate di lividure appoggiate contro la parete e stillanti sangue e pus. Chang gli disse per quale motivo tenesse le gambe in quella posizione. Per avere un po di sollievo rispose il monaco. Altrimenti il dolore mi si estende a tutto il corpo. Chang gli rifer quanto aveva visto nel mondo dei morti e 11 fratello ne fu terrificato. Non soltanto abbandon i suoi vizi pi gravi, ma giur solennemente di rinunciare anche al vino e alla carne. Prese a recitare con gran devozione sutra1 e mantra, e nel giro di due settimane era guarito. Da allora in poi, fu un modello di autodisciplina. LArchivista delle Cose Strane dice: Linferno, o carcere sotterraneo dei morti, un mito mai verificato. Gli uomini vinosi giustificano se stessi, quanto meno, affermando che non ve punizione per i nostri misfatti. Sfugge alla loro comprensione il fatto che certe calamit dalle quali siamo

colpiti, in questo nostro mondo terreno, sono in realt il castigo dellInvisibile.

LA VERIT SUI FANTASMI


Huang Chun-tsai Chen Tsai-heng, della mia stessa citt, aveva sessantanni ed era un uomo gentile, gioviale, molto spiritoso. Una volta, trovandosi a tarda sera alla periferia della citt, vide due uomini che portavano una lanterna accesa. Si avvicin, tent di accendere la sua pipa a quella fiamma, ma non vi riusc. Allora uno dei due uomini gli chiese: Avete gi superato la vostra prima settimana dopo la morte? Sorpreso, Chen si limit a rispondere: Non ancora. Ci spiega tutto disse luomo. I vostri spiriti del tempo solare non sono ancora del tutto svaniti; dunque, il fuoco del tempo dombra non pu servirvi. Chen cap che stava parlando con un trapassato e fece finta di essere morto anche lui. Nel mondo si dice che gli uomini temano i fantasmi. E vero? chiese. Niente affatto rispose uno dei fantasmi. La verit che sono i fantasmi ad aver paura degli uomini. Che cosa c mai, negli uomini, che possa spaventare un fantasma? chiese Chen. La saliva. Allora Chen tir un profondo respiro, quindi sput sugli spettri, che arretrarono subito di tre passi. Guatandolo con occhi torvi, dissero poi incolleriti: Allora non siete un fantasma! Chen si mise a ridere. In effetti, a dir la verit, io sono prossimo a un fantasma: abbastanza prossimo da potervi sputare addosso. E lo fece di nuovo. I fantasmi si contrassero, riducendosi alla met della loro statura precedente. Chen sput una terza volta ed essi svanirono.

SUNG TING-PO ACCHIAPPA UN FANTASMA


Kan Pao Una notte, camminando per la strada, Sung Ting-po di Nayang s'imbatt nellanima di un trapassato. Chi siete? domand. Un fantasma rispose quello. E voi? Un fantasma anchio disse Sung Ting-po per confonderlo. E dove siete diretto? domand il fantasma. Alla citt mercato di Yuan. Ci vado anchio. E cos procedettero insieme. Dopo svariate miglia, il fantasma disse: Dobbiamo fare ancora un bel po di strada; che ne direste di portarci lun laltro a turno? Bene rispose Sung Ting-po. Per cominciare, il fantasma si caric Sung Ting-po sulle spalle e lo port per parecchie miglia. Amico, siete cos pesante disse a un certo punto che mi sto domandando se siete davvero un fantasma. Sono un fantasma nuovo rispose Sung Ting-po. Per questo il mio corpo ancora pesante. Dopodich fu la sua volta di portare il fantasma, che era praticamente senza peso. E cos procedettero, cambiando turno molte volte. Essendo un fantasma nuovo, osserv Sung Ting-po non ho ancora imparato che cosa debbano temere ed evitare i fantasmi. La saliva umana rispose il fantasma. E continuarono per la loro strada. Presto giunsero a un ruscello che bisognava attraversare, e Sung Ting-po chiese al fantasma di

precederlo. Il fantasma guad il ruscello senza fare alcun rumore; ma quando Sung Ting-po lo segu il suo corpo produsse un grande sciacquio. Domand il fantasma: Come mai fate tutto questo fracasso? 1 morti recenti non sanno ancora attraversare lacqua. Non prendetevela con me. I due erano quasi arrivati a destinazione e toccava di nuovo a Sung Ting-po caricarsi il fantasma. Egli se lo aggiust sulle spalle e improvvisamente strinse la presa. Il fantasma grid e prese a dimenarsi per scendere gi, ma Sung Ting-po lo tenne ancora pi stretto e marci avanti fino al mercato di Yuan. Una volta arrivato mise gi il fantasma, e come questi tocc terra si trasform in una pecora. Sung Ting-po lo mise in vendita, e temendo che potesse trasformarsi di nuovo, gli sput addosso. Ne ricav millecinquecento monete di rame e se ne and per la sua strada. Questa una storia vera. Una cronaca del tempo racconta: Sung Ting-po vendette un fantasma per millecinquecento monete di rame.

LUOMO CHE NON ACCHIAPPO' IL FANTASMA


Chi YON Mio padre sent raccontare questa storia da suo nonno. Nella citt di Ching viveva un uomo chiamato Chiang San-mang. Era coraggioso e schietto, del tutto privo di sottigliezze. Un giorno udi raccontare come Sung Ting-po prese un fantasma, come il fantasma si trasform in una pecora per sfuggirgli, e come Sung Ting-po lo vendette, dopo avergli sputato addosso per evitare che si trasformasse di nuovo. Chiang San-mang non stava pi in s dalla gioia. Ora sono sicuro che i fantasmi possono essere catturati disse. Se potessi acchiapparne uno ogni notte e tramutarlo in una pecora, la mattina dopo potrei portarlo a macellare e mi procurerei da mangiare e da bere per tutto il giorno. Da allora in poi, ogni notte, con un bastone in spalla e una corda in mano, strisciava tra le tombe, come un cacciatore sulla pista di un coniglio. Ma non incontrava mai niente. I posti che la gente considerava spiritati risultarono deserti e tranquilli; perfino quella volta che Chiang San-mang si finse ubriaco e addormentato, per tentare i fantasmi e indurli a scatenarsi, non accadde un bel nulla. Una notte, nella foresta, scorse alcune luci tremolanti. Sufiabe e storie cinesi bito si lanci in quella direzione, ma quando fu sul posto le luci si erano gi disperse come faville. Dopo un mese di tali frustrazioni, lasci perdere. A quanto pare, i morti spaventano i vivi, semplicemente sfruttando la loro paura. Chiang Sanmang era convinto che un fantasma potesse essere acchiappato e legato, e la sua mancanza di paura fu sufficiente a spaventare i fantasmi e a tenerli lontani.

AI TZU E IL FANTASMA DEL TEMPIO


ATTRIBUITA A Su Shih Viaggiando in barca sul fiume, Ai Tzu vide un tempio. Era alquanto piccolo e basso e tuttavia colpiva per la sua singolare dignit. Davanti a esso correva un esiguo fossato. Mentre Ai Tzu guardava, un viandante raggiunse il fossato, e l si ferm, non sapendo come attraversarlo. Dopo aver riflettuto, luomo entr nel tempio, afferr la statua del dio al quale era dedicato e, portatala fuori, la coric attraverso il fosso; quindi vi cammin sopra e se ne and per la sua strada. Venne un altro viandante; vide la statua, e sospir: Che vergogna, una simile mancanza di rispetto per unimmagine sacra! Raddrizz la statua, la ripul con la sua veste e con reverenza la rimise al suo posto. Poi sinchin tre volte e se ne and per la sua strada. Pochi istanti dopo, Ai Tzu ud nel tempio la voce di un piccolo fantasma che parlava alla statua. Mio Signore, diceva quale divinit voi dimorate qui rallegrandovi delle offerte e dei riti dei paesani; e quel bruto ha osato insultarvi! Non sarebbe il caso che gli mandaste qualche calamit per insegnargli la lezione?

Se una calamit dovesse proprio verificarsi, rispose il dio del tempio essa dovrebbe cadere sul secondo viandante. Ma il primo ha camminato su di voi! Quale insulto pi grande poteva rivolgervi? disse il piccolo fantasma. Eppure, voi non intendete rovinarlo! II secondo viandante vi ha dimostrato rispetto, mio Signore; e tuttavia, lo rovinereste. Perch? Il primo uomo disse il dio del tempio non ha pi fede: quindi, non posso pi rovinarlo. E' proprio vero disse Ai Tzu che gli di hanno paura dei malvagi.

UNA PROVA INCONFUTABILE


Kan Pao

Shih Hs, famoso generale di Kiangsi, era un uomo assai abile nel ragionamento logico. Uno dei suoi studenti, altrettanto incline alla razionalit, si diceva convinto che i fantasmi non esistessero. Un giorno lo studente ricevette un visitatore inatteso, che indossava una veste nera con baveri bianchi. La loro conversazione tocc vari argomenti e infine si volse al tema dei fantasmi. Su questo punto lo studente e lo straniero sostenevano opinioni opposte. Dopo aver discusso per una intera giornata, il visitatore, sopraffatto dalla rigorosa logica dellaltro, disse: Mio signore, voi siete molto abile nelluso delle parole, ma il vostro ragionare non perfetto, dal momento che io in persona sono un fantasma. Potete ancora sostenere che non ne esistono? Perch siete venuto a trovarmi? chiese lo studente. Mi hanno incaricato di prelevarvi. Il vostro tempo scade domani allora di pranzo. Lo studente lo implor con tanta angoscia, che il fantasma disse: Conoscete qualcuno che vi rassomigli? S. Un funzionario del comando di Shih Hs. Il fantasma e lo studente andarono a trovare il funzionario. Sedettero. Poi il fantasma, invisibile, prese un ferro appuntito lungo una trentina di centimetri, lo punt in cima alla testa del funzionario e prese a batterlo con un martello. Ho male alla testa disse il funzionario. Presto il dolore divenne violento e nel giro di unora il funzionario era morto.

IL VINO DELLAMICIZIA
P'u Sung-ling

Un pescatore di nome Hs costru la propria casa fuori della Porta Settentrionale di Tzu, nella provincia che attualmente si chiama Shantung. Ogni sera prendeva con s del vino per berlo mentre pescava sulla riva del fiume, e ogni volta ne versava un poco sul terreno affinch gli spiriti di coloro che erano annegati nel fiume potessero avere un poco di vino anche loro. Generalmente, quando gli altri pescatori non avevano pescato un bel nulla, Hs tornava a casa con la cesta piena. Una sera, mentre Hs trincava tutto solo, si avvicin un giovane che prese a camminare dintorno, avanti e indietro. Hs gli offerse da bere e munificamente spart con lui la sua brocca di vino. Era una notte deludente, tuttavia, perch Hs non aveva ancora pescato un solo pesce. Discender la corrente disse il giovane, e mander su i pesci per voi. Detto fatto si alz, e si allontan rapido e leggero che sembrava non toccasse terra. In brevissimo tempo ritorn e disse: Sta arrivando una bella frotta di pesci. E in verit, Hs pot udire un gran coro di spruzzi e sciacqui, come se i pesci, nellavvicinarsi, saltassero per acchiappare insetti. Il pescatore tir su la rete e ne prese un bel po, tutti grossi e

lunghi almeno un piede. Tutto contento, Hs ringrazi il giovane e si avvi verso casa, ma subito tomo indietro per offrire un po di pesce al suo benefattore. Questi rifiut garbatamente, dicendo: Ho spesso gustato il vostro delizioso vino: non il caso che mi ripaghiate per la mia insignificante assistenza. Piuttosto, se non rifiutate la mia compagnia, mi piacerebbe che diventasse una consuetudine. Abbiamo trascorso insieme soltanto una serata rispose Hs. Che cosa intendete, dicendo di aver gustato spesso il mio vino? Quanto al resto, sar una piacere ricevere le vostre visite, bench tema di non aver niente per ripagare la vostra bont. Poi chiese al giovane il suo nome. Io sono un Wang, fu la risposta, ma non ho prenome. Potete chiamarmi Liu-lang, o Sestonato. E dopo questo, si separarono. Lindomani Hs vendette il pesce e compr altro vino. La sera, quando giunse alla riva del fiume, il giovane era gi l ed ebbero il piacere di bere insieme ancora ima volta. E ancora una volta, dopo che la brocca fu passata ripetutamente dalluno allaltro, il giovane corse via, per andare a dirigere i pesci verso Hs. Le cose andarono avanti in questa piacevole maniera per sei mesi; poi un giorno, di punto in bianco, Liu-lang annunci a Hs: Da quando ebbi lonore di fare la vostra conoscenza, siamo divenuti pi intimi dei parenti pi stretti. Ma il giorno di separarci venuto. La sua voce era piena di tristezza. Hs ne chiese il motivo, sorpreso. g giovane cominci pi volte a parlare, pi volte sinterruppe, poi finalmente disse: Data la nostra amicizia, il motivo per cui dobbiamo separarci vi colpir fortemente; ma non credo di far male a dirvi la pura e semplice verit. Io sono un fantasma e ho sempre avuto un debole per il vino. Morii annegato durante una sbornia il vino dellamicizia e sono rimasto qui per anni. Voi avete sempre pescato pi pesci di chiunque altro, perch cero io a dirigerli verso di voi, in ringraziamento delle vostre offerte di vino. Ma domani scade il tempo che dovevo trascorrere qui, secondo il mio karma, e qualcuno verr a sostituirmi. Io dovr rinascere, per vivere unaltra vita sulla terra. Questa serata tutto quanto ci resta da condividere, ed difficile non sentirsi tristi. Sulle prime Hs fu spaventato; ma erano stati amici cos a lungo, che la paura non tard a svanire. Egli sospir riflettendo sulle straordinarie notizie, poi vers da bere e disse: Liu-lang, bevete questa coppa e non disperatevi. Che le nostre vie debbano dividersi certo motivo di rammarico; ma che il vostro destino karmico sia compiuto, ed esaurito il tempo della vostra sofferenza, questo motivo di gioia, non di dolore. E bevvero insieme un lungo sorso di vino. Chi vi sostituir? domand poi Hs. Lo vedrete da questa riva. A mezzogiorno una donna annegher attraversando il fiume; sar lei a sostituirmi. Quando i galli del villaggio chiamarono lalba con il loro canto, i due bevitori si separarono, non senza lacrime. Il giorno seguente, Hs si mise ad aspettare sulla riva del fiume. Giunse una donna con un bimbo fra le braccia, entr nellacqua, e vi sprofond. Subito la donna sospinse il bimbo sulla sponda, poi prese a gridare, agitandosi disperata nella corrente. Pi volte scomparve sottacqua e riemerse alla superficie, e finalmente riusc a issarsi sulla sponda, affannata e grondante. Si ferm un poco per riprendere fiato, poi raccolse il bambino e se ne and. Mentre la donna stava per affogare, limpulso di Hs era stato quello di lanciarsi a salvarla; si era trattenuto dal farlo ricordando che era suo destino prendere il posto di Liu-lang; ora, tuttavia, vedendo che si era salvata ugualmente, cominci a dubitare di quanto Liu-lang gli aveva raccontato. Quando scese il crepuscolo, Hs and a pescare al solito posto, ed ecco che il suo amico torn, e gli disse: Eccoci di nuovo insieme; non occorre pi che ci separiamo. E quando Hs gliene chiese il motivo, Liu-lang spieg: Quella donna aveva gi preso il mio posto, ma il bimbo che aveva tra le braccia mi ha fatto una gran piena. Non potevo sopportare che due creature perissero per il bene di una, e cos li ho risparmiati. Ora non so pi quando sar sostituito, quindi sembra che il nostro fraterno sodalizio possa continuare. Profondamente commosso, Hs sospir: Tanta umanit di cuore, lAltissimo nei Cieli dovrebbe

vederla. Cos ritrovarono, dunque, il piacere della reciproca compagnia; ma parecchi giorni pi tardi, Liulang venne di nuovo a congedarsi. Hs immagin che avesse trovato un altro sostituto, ma Liu-lang disse: Non cos. Il mio pensiero compassionevole per la donna che stava annegando arrivato effettivamente in cielo; e per premio, mi stata assegnata la condizione di divinit locale della citt di Wu, nella contea di Chauyuan.1 Assumer il mio incarico domani. Ricordate, vi prego, la nostra amicizia, e venite a trovarmi. Della lunghezza o della difficolt del viaggio non dovrete preoccuparvi. Che grande conforto avere per divinit una persona giusta come voi disse Hsu, congratulandosi con lamico. Ma non vi sono strade che colleghino gli uomini e gli di! Anche se la distanza non mi fa paura, come potr cavarmela? Semplicemente, andate. Non datevi pensiero di nullaltro replic il giovane. E dopo aver ripetuto il suo invito, se ne and. Hsu and a casa, fece i suoi preparativi, e si mise in viaggio senza baciare ai commenti ironici di sua moglie. Vorresti viaggiare per centinaia di miglia? sogghign la donna. Ammesso che quel posto esista davvero, non credo che potrai far conversazione con un idolo di argilla! Hs non rispose. Parti, ed effettivamente raggiunse la contea di Chauyuan, dove apprese che esisteva davvero una cittadina di nome Wu. Si avvi in quella direzione e durante il percorso si ferm a una locanda per chiedere dove fosse il tempio. Per caso, chiese il locandiere, piacevolmente sorpreso, il nome del nostro ospite sarebbe Hs? Per lappunto disse Hs. Come lo sapete? Il locandiere si allontan bruscamente, senza dare alcuna risposta. Di l a poco, una moltitudine eterogenea si avvicin, circondando Hs come una muraglia. Molti uomini avevano con s i loro bambini e le donne facevano capolino dagli usci delle case. Con grande stupore di Hs, la folla annunci: Molte notti orsono, facemmo un sogno nel quale la nostra divinit ci disse che presto sarebbe arrivato un amico di nome Hs, e che avremmo dovuto offrirgli un contributo per le sue spese di viaggio. Da allora vi abbiamo atteso rispettosamente. Tutto meravigliato, Hs si rec al tempio per i dovuti sacrifici. E preg cos: Da quando ci separammo, il mio pensiero ha dimorato in voi notte e giorno. Vengo da lontano per tener fede al nostro patto, e voi mi avete favorito, e insieme commosso, preannunciando il mio arrivo alla gente del luogo. Sono imbarazzato di non avere doni confacenti da offrirvi; ho portato con me solo una fiasca di vino: se lo ritenete accettabile, beviamo insieme, come solevamo fare sulla riva del fiume. Conclusa la sua preghiera, bruci della carta moneta e una folata di vento si lev da dietro laltare. Il fumo turbin dintorno per qualche tempo, quindi scomparve. Quella notte Liu-lang, alquanto diverso di aspetto nel suo nuovo abbigliamento riccamente adornato, entr nei sogni di Hs e gli espresse il suo apprezzamento con queste parole: Mi commuove fino alle lacrime che siate venuto da cosi lontano per vedermi; ma non posso incontrarmi con voi direttamente, a causa della mia condizione immateriale. E triste, per me, essere cos vicino ai viventi, eppure cos lontano. La gente del luogo vi offrir qualche modesto presente, in memoria della nostra passata amicizia; e in qualunque momento decidiate di tornare a casa, io vi accompagner personalmente. Hs trascorse ancora qualche giorno nella citt di Wu, poi cominci a prepararsi per ripartire. Gli abitanti del luogo cercarono di trattenerlo pi a lungo, invitandolo caldamente a partecipare a molte giornate di festa in suo onore, presso ospiti diversi. Ma Hs era ormai determinato a tornare a casa, e allora ciascuno singegn di superare se stesso in generosit, tanto che nello spazio di una mattinata le borse di Hs si riempirono di doni. Infine gli anziani e i giovani lo scortarono fuori dellabitato e uno strano turbine di vento lo segu per tre o quattro miglia. A quel punto, Hs sinchin ripetutamente. Abbiate cura di voi, Liu-lang disse; e non datevi la pena di accompagnarmi pi lontano. Con il vostro cuore cos sensibile e cos pieno damore, farete gran bene a questa popolazione, senza il consiglio dei vecchi amici.

Ancora per un poco il vento turbin dintorno, poi cadde. E anche gli abitanti di Wu, commentando con meraviglia i fatti ai quali avevano assistito, tornarono alle loro case. Quando Hs arriv al suo villaggio, trov tanto migliorate le condizioni della sua famiglia, che non ebbe pi bisogno di andare a pescare. In seguito, viaggiatori provenienti dalla contea di Chauyuan gli raccontarono che la loro divinit locale operava miracoli ed era divenuta famosa. LArchivista delle Cose Strane dice: Raggiungere le pi alte mete della propria ambizione, senza dimenticare gli amici del tempo in cui fummo poveri e umili: questo fu ci che fece di Wang Liu-lang un dio. Ma quanti, fra i nobili e i grandi, riconoscono dallalto della loro carrozza colui che porta ancora un cappello di bamb?

IL CENSORE E LA TIGRE
Chang Tu Li cheng di Lunghsi, attualmente nota con il nome di Kansu, era imparentato con la famiglia imperiale. Fin da giovane fu un erudito, eccellente soprattutto nello scrivere. Allet di vent'anni divenne un eminente e stimato uomo di lettere, tanto che il governatore gli assegn uno stipendio. Nella primavera del decimo anno di regno di Tien Pao (751 d.C.) Li Cheng fu uno dei candidati migliori sotto il viceprimo ministro Yang Mo e avanz negli studi fino al massimo grado. Qualche anno dopo fu inviato a occupare il posto vacante di capo della polizia a Chiangnan. Li Cheng, uomo indolente per natura per di pi reso arrogante dal proprio talento, non seppe rassegnarsi a quellincarico troppo modesto e si sent frustrato e depresso. Ogniqualvolta si trovava con i suoi colleghi, dopo i primi bicchieri diceva: Come possibile che gente come voi si trovi al mio stesso livello? Al che i suoi colleghi si risentivano vivamente. Dopo qualche tempo li Cheng rassegn le dimissioni e si chiuse in casa per quasi un anno. Poi, spinto dalla necessit di guadagnarsi da vivere, fece i bagagli e and nel Sud-Est, nella speranza di ottenere un incarico dagli amministratori locali. Poich in quella regione godeva di unottima fama, molte persone si riunirono per studiare con lui e per godere della sua interessante compagnia. Quando egli si prepar a ripartire, oltre un anno pi tardi, gli offrirono una gran quantit di ricchi doni. Durante il viaggio di ritorno, Li Cheng fece sosta in una locanda presso Jufen e l fu colpito da una forte febbre e perse la ragione. Per alcuni giorni maltratt i suoi servi e li frust senza piet; poi, aggravandosi il male, una notte fugg via, in preda a un accesso di violento furore. Nessuno seppe mai dove fosse andato. I servi lo cercarono invano, e invano attesero il suo ritorno; dopo un mese, poich Li Cheng non si era ancora rivisto, se ne andarono con il cavallo del padrone, i suoi averi, e i doni dei suoi allievi. Nellanno che segu, il letterato Yuan Tsan della prefettura di Chen fu mandato con una commissione imperiale nellestrema provincia meridionale di Kuangtung, per svolgervi la funzione di censore. Yuan Tsan e la sua scorta viaggiarono in diligenza fino al territorio di Shangyu, nella provincia di Honan, e l si fermarono per la notte. Lindomani mattina, mentre si preparavano a ripartire, laddetto alla stazione di posta disse a Yuan Tsan: Pi avanti, lungo la strada, c rischio dimbattersi in una tigre; una terribile divoratrice di uomini! Nessuno mai passato incolume di l, se non viaggiando nella piena luce del giorno. Adesso albeggia appena; presto per ripartire. Trattenetevi ancora un poco. Io rappresento lImperatore obiett seccamente Yuan Tsan e viaggio con molti cavalieri. Non c bestia, n montagna, n palude che possa fermarmi! E ordin che la vettura partisse. Avevano percorso s e no un quarto di miglio quando una tigre balz fuori dal sottobosco. Yuan Tsan ebbe un attimo di terrore; ma subito la tigre si rituff nel folto dei cespugli e di l parl con voce umana: Questo davvero un caso straordinario! Poco mancato che non uccidessi un vecchio amico! Udendo quelle parole che venivano dal bosco, Tsan riconobbe la voce di Li Cheng. Avevano preso insieme i loro diplomi ed erano stati grandi amici; poi, alcuni anni prima, le loro strade si

erano divise. Ora, riudendo quella voce nota, Tsan prov un grande spavento e insieme una grande meraviglia; non riusciva a comprendere che cosa stesse accadendo. Finalmente riusc a domandare: Chi sei? E mai possibile che tu sia il mio amico Li Cheng di Lunghsi? La tigre gemette pi volte, poi rispose: lo sono Li Cheng. Sii gentile, soffermati un poco, e scambia qualche parola con me. Tsan smont di sella e parl rivolto ai cespugli: Mio caro Li Cheng, dimmi, che cosa ti accaduto? Da quando ci separammo disse la tigre non ho pi avuto tue notizie. Come stai, e dove sei diretto, adesso? Poco fa ho visto due dei tuoi funzionari cavalcare in avanguardia, guidati da un messaggero che portava il sigillo del tuo ufficio. Sei forse un censore imperiale, in viaggio per il tuo incarico? S. Ho avuto la fortuna di essere nominato censore di recente. Sto andando in missione a Kuangtung. I tuoi meriti letterari ti hanno dato modo di affermarti e il tuo ingresso nei ranghi della Corte un grande successo disse la tigre. Ma pi grande ancora, nella sua integrit, il ruolo del censore, che porta su di s la responsabilit della condotta di tutti gli altri dignitari. Sua Maest ha dimostrato grande discernimento nello scegliere un uomo di raro valore, quale tu sei, ed per me una vera gioia vederti in una posizione tanto elevata; mi congratulo sinceramente con te. Ai vecchi tempi disse Tsan tu e io ottenemmo i primi riconoscimenti nello stesso anno, e stringemmo unamicizia molto pi forte del comune; ma volato via tanto tempo, senza che ciascuno di noi potesse udire la voce dellaltro, o vedere il suo volto. Il mio cuore e i miei occhi avevano perso la speranza di ritrovare il tuo eccellente esempio. Non immaginavo davvero che oggi ti avrei udito di nuovo parlare, e ricordare la nostra amicizia. Ma perch ti nascondi, invece di venir fuori a incontrarmi? Non si fa cos, con i vecchi amici! lo non sono pi umano rispose la tigre dal folto. Come posso presentarmi a te? Tsan chiese allora come fosse potuto accadere un simile mutamento, e la tigre rispose: Avevo trascorso un periodo di tempo nel Sud e stavo ritornando a casa, quando durante una sosta a Jufen fui colpito da un male che mi tolse la ragione. Corsi via per le colline, e dun tratto mi trovai a camminare su quattro zampe. Sentii incrudelire il mio cuore e crescere enormemente la mia forza. Un folto pelame mi ricopriva i fianchi. Quando vedevo qualcuno passare sulla strada in abito da cerimonia, o affrettarsi sotto il peso dei suoi fardelli, quando vedevo uccelli in volo, o animali in movimento, provavo limpulso irresistibile di divorarli! Ma solo quando giunsi, vagando, a sud di Hanyin, provai davvero i morsi della fame. Un uomo ben pasciuto mi attravers la strada; lo aggredii, e lo divorai fino allultimo brandello di carne. Da allora, questo comportamento mi divenne abituale. Bench sia stato un uomo arrogante, ricordo sempre la mia famiglia e i miei amici; ma avendo violato le sante leggi, ed essendomi tramutato in una bestia feroce, ho vergogna di mostrarmi a chiunque. Ahim, tu e io ottenemmo il massimo diploma lo stesso anno e siamo sempre stati molto vicini; ma oggi tu presiedi una commissione imperiale e fai onore ai tuoi genitori e ai tuoi amici; io devo nascondermi nella foresta e tenermi lontano per sempre dal mondo degli uomini. Invano mi scaglio contro il cielo e sospiro; invano abbasso gli occhi a terra e piango. Rovinato e incapace di rendermi utile: questa la mia sorte. La tigre pianse e gemette, non potendo pi controllare i propri sentimenti. Se ti sei trasformato in unaltra specie domand Tsan, come mai sei tuttora in grado di parlare? Ho mutato forma, disse la tigre tuttavia, mente e cuore hanno ancora intendimento umano. Il che non toglie che io sia selvaggio e violento, pieno di paura e di odio, inadatto a far ci che dovrebbe fare un amico e un ospite. Ma ti prego: ricordati di me e perdona la mia imperdonabile condotta! Quando tornerai dal tuo giro nel Kuangtung, se cincontreremo di nuovo, io dimenticher sicuramente la nostra annosa amicizia e non vedr in te niente altro che un pasto a portata di mano. Sta in guardia, ti scongiuro! Non lasciare che io commetta un cos grande crimine e mi attiri il disprezzo dei miei colleghi letterati. Tacque un istante, poi aggiunse: Tu e io siamo stati come una sola persona. Posso affidarti un incarico? Non c nulla che rifiuterei a un vecchio amico rispose Tsan. Tarla liberamente; sono ansioso di aiutarti.

Se tu non avessi acconsentito disse la tigre non avrei osato parlartene. Ma ascolta. Quando persi la ragione, in quella locanda, e fuggii per le montagne, i miei servi simpadronirono del mio cavallo e del mio bagaglio. Come avrebbe potuto, la mia famiglia, immaginare ci che mi era successo? Penso che essa viva ancora nel mio vecchio villaggio. Ti prego, quando tornerai dal Sud, manda loro un messaggio e di semplicemente che sono morto: non una parola sul nostro incontro di oggi! Se farai questo per me, ti sar debitore per sempre. La tigre fece ancora una pausa e aggiunse: lo non posseggo nulla, in questo mondo, e mio figlio ancora troppo giovane per guadagnarsi da vivere. Tu hai unalta posizione a corte e sei sempre stato un esempio di moralit e di fedelt verso gli amici: e quale amicizia mai stata pi forte della nostra? Io spero che vorrai ricordare quanto mio figlio sia inerme e privo di aiuti, e soccorrerlo di quando in quando nelle sue necessit, cos che non debba morire di stenti per la via. Che grande benedizione sarebbe questa! Quando ebbe finito di parlare, la tigre scoppi in lacrime. Anche Tsan pianse e disse: Noi dividemmo le nostre gioie e i nostri dolori; tuo figlio, dunque, sar anche mio figlio. Mi adoprer al massimo per compiere la grave missione che mi affidi. Non devi preoccuparti per il suo benessere. Un tempo, disse la tigre io scrissi alcune composizioni che non furono mai conosciute e le cui brutte copie sono andate disperse e perdute. Vorrei tanto che tu le trascrivessi per me! Non perch speri nella loro diffusione, ti assicuro; ma perch potrebbero contenere qualcosa di utile da tramandare ai miei discendenti. Tsan chiese a un servo di portargli loccorrente e cominci a scrivere ci che la tigre gli dettava. Furono, in tutto, una ventina di composizioni. Lo stile era nobile, il contenuto profondo. Tsan sospir pi volte rileggendo il testo. In questi scritti disse la tigre ho raccontato le cose che tentai di fare, e luomo che tentai di essere. Ma non ho il diritto di aspettarmi che le mie parole significhino qualcosa per le generazioni future. Ora, per, tu hai una missione da compiere e un preciso programma da rispettare; se indugi qui troppo a lungo, il messo sinquieter, perch perderete la prossima sosta. Cos, le nostre vie ora debbono dividersi per sempre. Il dolore che ne provo non pu essere descritto. Il commiato si prolung alquanto, poi Tsan ripart. La prima cosa che fece, tornato dal suo viaggio nel Sud, fu di scrivere una lettera al figlio di Li Cheng, accludendo il denaro occorrente per un rito funebre di commemorazione. Un mese dopo il figlio venne nella capitale e si present a Tsan per chiedere la bara di suo padre. Non avendo altra scelta, il censore imperiale dovette dirgli la verit. In seguito, Tsan decise di spartire il proprio stipendio con la moglie e il figlio di Li Cheng, per risparmiar loro ogni difficolt e ristrettezza. Infine progred ancora nella carriera e divenne ministro della guerra.

LA GIUSTIZIA ULTRATERRENA
P'u Sung-Ling Hsi lien di Tungan, una contea nella provincia di Ho-nan, era un uomo ingenuo e credulone; questa era stata la causa del suo dissidio con gli Yang, una ricca famiglia del suo stesso villaggio. Il vecchio Yang era morto ormai da alcuni anni, e ora anche Hsi Lien era giunto alla soglia della morte. D vecchio Yang ha pagato le guardie delloltretomba perch mi picchiassero disse piangendo. Il suo corpo cominci a farsi paonazzo e a gonfiarsi; Hsi Lien gemette ancora una volta e cess di vivere. Suo figlio Hsi Fang-ping ne fu cos addolorato che non pot pi toccare cibo. Mio padre era un uomo sincero e semplice, disse e certo non si esprimeva molto bene; ma ora ha subito uningiustizia per opera di un fantasma abietto, e io andr personalmente nelloltretomba per far valere le sue ragioni. Queste furono le ultime parole che Hsi Fang ping pronunzi per giorni e giorni. Che stesse in piedi o seduto, sembrava che avesse perso ogni facolt mentale; la sua anima, infatti, si era dipartita dal suo corpo. Intrapreso il viaggio nelloltretomba, e non sapendo bene dove dirigersi, lo spirito di Hsi Fang-

ping interrog alcuni viandanti e questi lo indirizzarono alla citt ultraterrena in cui si trovava prigioniero suo padre. Hsi raggiunse la prigione e attraverso i cancelli pot vederlo. Il vecchio, che giaceva sdraiato sotto il cornicione delledificio ed era ridotto lombra di se stesso, appena lev lo sguardo e vide suo figlio, si mise a piangere come un bambino. Tutti i carcerieri sono stati corrotti! disse. A furia di picchiarmi notte e giorno, mi hanno frantumato le gambe! Hsi maledisse i carcerieri e grid fuori di s dalla collera: Se mio padre ha commesso un crimine, ha il diritto di essere processato secondo le leggi del regno! Come osate, voi demoni delloltretomba, giudicarlo per conto vostro? Ci detto si ritir in un luogo appartato e prepar un esposto per il tribunale. Lindomani si present alla sessione mattutina, presieduta dal Dio della Citt, diede voce alle sue lamentele, quindi present lesposto. Il vecchio Yang si spavent, e prima di presentarsi per rispondere alle accuse, pens bene di distribuire mance e regalie. Il Dio della Citt non ebbe alcun riguardo per Hsi Fang-ping, e sostenne che le sue lamentele erano infondate. Hsi Fang-ping, bench furioso, si astenne dal presentare ricorso; ma part immediatamente e viaggi per decine di leghe attraverso il Regno dei Morti, fino alla sede del Governatore. Qui, egli protest formalmente per il favoritismo dimostrato dal Dio della Citt e dai suoi sottoposti. Il Governatore continu a rinviare il giudizio per due settimane, poi fece bastonare Hsi e ordin che il Dio della Citt rifacesse daccapo il processo. Hsi ripercorse allindietro il lungo cammino, ma appena arrivato in citt, fu preso e messo alla berlina, ovvero esposto alle beffe della gente in luogo pubblico. Il poveretto, nellimpossibilit di denunziare ad alta voce i torti subiti, era pi furente che mai. Il Dio della Citt, temendo che meditasse di presentare ricorso, ordin alle guardie di ricondurlo a forza a casa sua nel mondo dei vivi. Le guardie, per, lo accompagnarono soltanto fino ai cancelli, poi se ne andarono; e Hsi, invece di rientrare nel mondo dei vivi, torn indietro e sintrufol di nuovo nelloltretomba, per appellarsi al Re dei Morti, contro la crudelt e la cupidigia del Governatore e del Dio della Citt. Il re fece arrestare immediatamente i due funzionari e li tenne sottochiave in attesa di giudizio. Essi, allora, mandarono i loro uomini di fiducia a trattare con Hsi, offrendogli mille pezzi dargento purch ritirasse la denuncia. Hsi rifiut sdegnosamente la proposta; ma qualche giorno pi tardi, il padrone della locanda nella quale alloggiava gli disse: Voi siete troppo orgoglioso, amico mio. I funzionari vi hanno proposto un accomodamento e voi non avete acconsentito; ma io ho sentito dire che essi hanno offerto ricchi doni al Re, e temo che la vostra causa sia perduta. Hsi non gli credette; pens che si trattasse di oziose dicerie. Ma ben presto vennero i messi del tribunale per convocarlo al cospetto del Re dei Morti, e il re era su tutte le furie. Non permise nemmeno a Hsi di fare la sua deposizione; in cambio, ordin che gli fossero somministrati venti colpi di frusta. Che cosa ho fatto di male? grid Hsi. Il re non diede alcun segno di averlo udito. Bene: ho soltanto quello che merito! url ancora Hsi. Dopotutto, chi mi ha ordinato di nascere povero? Nessuno! Quindi chiaro che devessere colpa mia. Il re si arrabbi ancora di pi e ordin che lo mettessero sul letto di fuoco. Allora due fantasmi afferrarono Hsi e lo trascinarono nel cortile orientale, dove era collocato un letto con la rete di ferro e un fuoco acceso di sotto. La rete era completamente rossa, incandescente. I fantasmi denudarono Hsi, lo misero sul letto e presero a rotolarlo avanti e indietro. Il dolore era intollerabile; le ossa e le carni di Hsi furono ben presto carbonizzate e il poveretto desider di morire. Dopo due ore di questo supplizio, uno dei fantasmi disse che poteva bastare. Sollevarono Hsi, lo rimisero in piedi e gli ordinarono di rivestirsi. Miracolosamente egli poteva ancora camminare, bench zoppicando. Quando Hsi fu di nuovo nellaula del tribunale, il Re dei Morti gli disse: Vuoi ancora un nuovo processo? Un grave torto aspetta di essere riparato rispose Hsi. Finch avr un cuore e una mente, penser che rinunciando a chiedere giustizia insulterei la Maest Vostra. Chiedo il processo. Quali prove intendi presentare? domand il re. I segni di tutto ci che ho patito. In preda alla collera, il re ordin ai suoi uomini di segarlo a met. Due fantasmi trascinarono Hsi presso un alto

palo di legno, al quale erano fissate due tavole coperte di scure macchie di sangue; spinsero a forza il poveretto fra le due tavole, poi cominciarono a segare, partendo dalla sommit del capo. Hsi Fang-ping sent la testa aprirglisi in due e un dolore atroce per tutto il corpo; ma riusc a sopportarlo senza gridare, e ud uno dei fantasmi che diceva allaltro: un tipo duro, questo qui! Poi sent cigolare la sega, che gi gli era arrivata al torace, e laltro fantasma che diceva: Costui un figlio devoto e il suo cuore puro; incliniamo la sega in modo da non toccarlo. Hsi Fang-ping avvert la deviazione della lama nel suo percorso verso il basso, e il dolore raddoppi. Ora il suo corpo era diviso in due met. Le tavole furono rimosse e le due met di Hsi caddero a terra. I due fantasmi tornarono nellaula del tribunale, riferirono al re sulla missione compiuta, e il re ordin loro di ricomporre il corpo di Hsi e di mostrarlo alla popolazione. E i fantasmi cos fecero. Ricongiunsero le due met di Hsi e se lo trascinarono dietro per le vie. Hsi avvertiva nitidamente la cesura prodotta dalla sega, perch doleva atrocemente e le due parti minacciavano di ridividersi da un momento allaltro. Uno dei fantasmi si sfil dalla cintura un nastro di seta e lo porse a Hsi. In riconoscimento della tua piet filiale disse. Hsi Fang-ping si leg il nastro attorno alla vita, e il suo corpo ridivenne allistante unito, vigoroso e libero dal dolore. Ricondotto nellaula del tribunale, Hsi Fang-ping si prostr a terra come di dovere; e quando il Re dei Morti gli ripet la sua domanda, nel timore di procurarsi altre sofferenze, rispose: Non insister nelle mie accuse. Il re, allora, ordin che fosse rimandato immediatamente nel mondo dei vivi. I fantasmi lo scortarono fino ai cancelli settentrionali, glindicarono la via per tornare a casa, e se ne andarono. Rimasto solo, Hsi riflett amaramente che i funzionari dei morti erano anche peggiori di quelli dei vivi e che non sembrava esistere alcun modo per far giungere la propria voce allorecchio dellAltissimo. Tuttavia era ben deciso a tentare. Correva voce, nel mondo, che il dio locale Erh Lang di Kuankou, nella provincia di Szechuan, fosse parente dellAltissimo, ovvero del Dio dei Cieli. Hsi Fang-ping pens che se si fosse appellato a Erh Lang, dio stimato a un tempo per lastuzia e la rettitudine, un miracolo non sarebbe stato impossibile. Perci, rallegrandosi di essersi liberato della scorta, cambi strada e si diresse verso sud. Ma purtroppo non and lontano: due uomini lo raggiunsero, lo agguantarono e gli dissero: Sua Maest lo aveva detto che non saresti andato a casa! E aveva ragione. Quindi lo legarono e lo riportarono nel regno dei morti. Hsi Fang-ping, aspettandosi che il re fosse ancora pi incollerito di prima, era preparato al peggio; ma il re lo accolse con unespressione tuttaltro che severa. Le tue intenzioni dimostrano un sincero amore filiale disse. Io ho gi provveduto a riparare il torto subito da tuo padre; infatti, egli appena rinato in una famiglia nobile e ricca. Non hai pi bisogno, dunque, di appellarti alla giustizia. Noi ti rimandiamo a casa con mille pezzi dargento, e con la garanzia che vivrai per cento anni. Sei soddisfatto, cos? 1 re scrisse tutto sul registro della vita e della morte, vi appose il suo vistoso sigillo, poi invit Hsi a controllare d che aveva scritto. Hsi manifest il suo apprezzamento, quindi pot ritirarsi scortato dai due fantasmi. Ma costoro, appena furono sulla strada, presero a malmenarlo e a maledirlo. Furbastro di un villano! Abbiamo dovuto correre e ammazzarci di fatica per ritrovarti! Procuraci unaltra seccatura e ti faremo tritare dalla macina del mulino. Hsi, allora, si mise a gridare con tutto il fiato che aveva: Diavoli pazzi che non siete altro! Pensate forse che non regga il dolore dei vostri colpi, dopo aver sopportato che mi segaste in due? Torniamo dal re! Lui ha ordinato a me di tornare a casa, non a voi due di accompagnarmi! Detto fatto, corse nuovamente verso il tribunale. I fantasmi, allarmati, cambiarono subito tono e con gentilezza lo persuasero a riprendere il cammino. Strada facendo, bench Hsi rallentasse di proposito landatura e si fermasse continuamente sul margine della via, la sua scorta non protest mai. Dopo circa mezza giornata, arrivati a un villaggio, i due fantasmi sedettero per riposarsi davanti a una casa che aveva la porta socchiusa; e Hsi Fangping and a sedersi proprio sulla soglia. Si era appena seduto che i due gli balzarono addosso di

sorpresa, lo spinsero dentro e richiusero. Con gran meraviglia, Hsi Fang-ping si accorse di essere appena nato di nuovo, e ancora lattante. Indignato per il tradimento, si mise a piangere e urlare, rifiut il seno di sua madre e in tre giorni mor. Divisa dal corpo della sua reincarnazione, lanima di Hsi fluttu nellaria come una nuvola. Ma non aveva dimenticato affatto il proposito di rivolgersi a Ehr Lang, il dio di Kuankou. Mosse perci in quella direzione e dopo una dozzina di miglia simbatt in un corteo. Stendardi e lance sbarravano la strada. Hsi tent di superarli intrufolandosi fra i portatori delle insegne imperiali, ma i cavalieri dellavanguardia lo presero, lo legarono e lo condussero davanti a un cocchio, sul quale sedeva un giovane dalle splendide vesti. Chi sei? egli domand a Hsi. Poich il giovane aveva laspetto di un alto dignitario, Hsi gli raccont le sue sventure per filo e per segno. Il giovane ordin che fosse immediatamente liberato e gli disse di seguire il suo cocchio. Di l a poco incontrarono un gran numero di funzionari e ufficiali, schierati ai margini della strada per presentare il loro saluto. Il giovane rivolse qualche domanda a ciascuno di essi, poi indic Hsi a uno dei funzionari. Ecco un uomo che viene dalloltretomba disse e che desidera presentare una denuncia. Il suo caso deve essere risolto rapidamente. Soltanto allora Hsi apprese da un uomo della scorta che il giovane dio sul cocchio era il Nono Principe Imperiale del Cielo, e che il funzionario al quale aveva affidato il suo caso era proprio Ehr Lang. Hsi osserv questultimo pi attentamente. Era alto e sottile, con una gran barba; diverso da come lo si dipingeva nel mondo degli uomini. Dopo che il Principe Imperiale fu ripartito, Hsi Fangping segu Ehr Lang fino a un tribunale, dove trov suo padre Hsi Lien, il vecchio Yang e alcuni funzionari subordinati del Regno dei Morti. Poco dopo giunse un carro a forma di gabbia e da esso vennero fuori tre prigionieri: il Dio della Citt e il Governatore dellOltretomba, e il Dio dei Morti in persona! Essi furono interrogati seduta stante e le accuse di Hsi Fang-ping trovarono conferma. I tre funzionari, tremando di paura, cercarono di farsi pi piccoli che potevano; sembravano topi. Ehr Lang intinse la penna e verg immediatamente la sentenza, che fu poi mostrata ai contendenti. Eccone il testo: Noi dichiariamo quanto segue: colui che presta servizio come Re dei Morti, assumendo un ufficio di rango principesco e godendo la grazia dellAltissimo, deve possedere la probit e la purezza che sono necessarie per guidare gli altri funzionari in servizio e non deve essere n avido n corruttibile. Ma tu hai usato il potere e lo splendore della tua carica per appagare la tua vanagloria e far bella mostra della tua posizione. Con avidit di lupo e ostinata libidine, hai macchiato la tua integrit al cospetto dellAltissimo. Come la scure colpisce il cuneo, e il cuneo spacca il legno, cos la tua condotta avvia una catena di conseguenze che ti porta, infine, a dissanguare donne e bambini. Poich la balena divora il pesce e il pesce divora il gambero, la vita dei piccoli miserevole. Che le acque del Fiume Occidentale si rovescino su di te per lavare i tuoi peccati! Che il tuo trono insolentemente fastoso sia dato alle fiamme! Dopodich, timmergeremo in quel medesimo calderone dacqua bollente che tu usasti per strappare confessioni alle tue vittime. Quanto al Dio della Citt e al Governatore, essi dovrebbero, in nome dellAltissimo, servire il popolo come funzionari-genitori, pastori del gregge umano. Bench i loro uffici siano di rango inferiore, coloro che con animo leale aspirano a una carica non li disdegneranno, e sapranno resistere alle eventuali pressioni dei superiori. Ma voi allungate i vostri artigli di falchi, ignorando le miserie del popolo! Avete operato con lastuzia delle scimmie, indifferenti alle condizioni dei morti. Voi che vi fate corrompere con regali per distorcere la legge, nascondete un cuore bestiale dietro un volto umano! Qie vi si estragga il midollo dalle ossa e vi si strappino peli e capelli da tutto il corpo! Subirete la morte anche nel Regno dei Morti e rinascerete bestie, non uomini. Quanto ai funzionari subalterni, poich sono demoni e non uomini, se cercheranno con grande impegno di correggere la loro condotta nei pubblici uffici potranno rinascere in forma umana. Ma non dovranno sollevare onde nel mare della sofferenza n commettere tali peccati da oscurare il cielo. La loro arroganza senza legge ha causato cos gravi ingiustizie, da indurre i cieli, per riflesso, a mandare il gelo in estate. La loro violenta ferocia ha separato il mondo delluomo dagli Dei e

terrorizzato il mondo dei morti; cos che ognuno, ormai, sa di dover mostrare reverenza unicamente al proprio carceriere. Inoltre, essi hanno favorito la crudelt dei funzionari ignoranti facendo s che la gente li temesse come macellai duomini. Via, tutti insieme sul luogo dellesecuzione! Smembrateli e bolliteli; poi ripulite bene il calderone di quanto resta delle loro ossa e dei loro muscoli. E ora, veniamo al vecchio Yang, il quale, bench ricco, fu disumano, litigioso e truffaldino. Egli copr la terra con le sue mance di corruttore, avvolgendo in un sudario di tenebre il trono del Re dei Morti, diffondendo un tanfo di monete che arrivato fino in cielo e rapinando al Regno dei Morti ogni giustizia. La corruzione era dilagata a tal punto che i fantasmi erano ormai al suo servizio; e perfino tra gli di si faceva sentire la sua influenza. La casa e i beni di Yang saranno confiscati e concessi a Hsi Fang-ping, in premio della sua devozione filiale. Si conducano i prigionieri sul Monte Tai, per lesecuzione delle loro pene. Il dio Ehr Lang si volse a Hsi Lien, il padre di Hsi Fang-ping, e disse: Memori della devozione di tuo figlio e della tua natura gentile, decidiamo che la tua vita tra i vivi sia prolungata di trentanni. Poi Ehr Lang incaric due ufficiali di scortare padre e figlio fino al loro villaggio. Hsi Fang-ping ricopi il testo della sentenza e lo rilesse con suo padre durante il viaggio. Quando giunsero al villaggio, Hsi Fang-ping si present a casa da solo. Fece aprire la bara di suo padre ed esaminare il corpo. Esso era rigido e freddo come il ghiaccio, ma in pochi giorni riacquist gradualmente calore e infine si rianim. Allora Hsi cerc la copia della sentenza di Ehr Lang, ma essa era svanita nellInvisibile. La casa dei Hsi prosper rapidamente. Per tre anni essi continuarono ad accrescere il numero dei loro fertili campi, mentre le fortune dei discendenti Yang continuarono a declinare, finch le loro case e fattorie divennero propriet dei Hsi. Un paesano, una volta, compr uno dei campi degli Yang; ma quella notte un dio gli comparve in sogno e lo rimprover per aver comprato qualcosa che apparteneva ai Hsi. Il paesano ignor lavvertimento; ma dopo aver seminato il campo e aver visto maturare una quantit di grano incredibilmente misera, rivendette la terra ai Hsi. Il vecchio Hsi Lien visse contento oltre i novant anni di et. LArchivista delle Cose Strane dice: Tutti parlano del paradiso, dimenticando che il mondo dei vivi e il mondo dei morti sono separati, e che ogni senso o pensiero si perde nella morte. Non sapendo da dove proviene, come pu luomo sapere dove va? Ancor meno potr conoscere sugli eventi delle sue ripetute morti e rinascite. Davvero grande, dunque, fu limpresa del giovane Hsi Fang-ping, la cui fedelt e il cui amore filiale restarono intatti e fermi attraverso leternit.

IL TESCHIO
Chuang Tzu Viaggiando verso Chu, Chuang Tzu not fra lerba una forma biancastra e lucente e vide che era un teschio vuoto. Lo smosse con il frustino e gli parl. Vi siete ridotto cos, buon signore, bramando troppo la vita e perdendo misura e ragione? O forse la causa fu un rovescio di fortuna? O la scure del boia? Forse fu la tua cattiva condotta, che copr di vergogna la famiglia intera? O furono soltanto il freddo e la fame, o la semplice vecchiaia? Dicendo questo, Chuang Tzu raccolse il teschio; poi usandolo a mo di cuscino, si distese per riposare e si addorment. Durante la notte, il teschio gli apparve in sogno e gli disse: Tu mi hai parlato come un pedante oratore, descrivendo i gravi affanni della vita umana dai quali i morti sono liberi. Ti piacerebbe conoscere il vero significato della morte, amico? Chuang Tzu disse di s e il teschio continu: I morti non hanno sovrani sopra di s, n dipendenti al di sotto; e nemmeno sono soggetti al ciclo delle stagioni. Soltanto il cielo e la terra limitano la vastit del loro tempo; ma quelli, neppure i pi grandi re bramano sorpassarli. Poco persuaso, Chuang Tzu disse: Supponi che io avessi il potere di restituirti la tua forma fisica: ossa, carne, pelle; e che potessi ricondurti nella tua famiglia, fra i tuoi vicini e i tuoi unici. Ti piacerebbe? Sembr che il teschio fremesse, mentre rispondeva: Credi davvero che volterei le

spalle ai piaceri della sovranit, per tornare indietro nellaffannoso mondo dei vivi?

GIUDICI E DIPLOMATICI IL MACELLAIO E IL SUO RE


Chuang Tzu Quando il re Chao dello stato di Chu perdette il suo regno, Yueh, il macellatore di pecore, lo segu nella fuga. In seguito, riconquistato il potere, re Chao decise di premiare tutti coloro che erano rimasti con lui; ma quando venne il turno di Yiieh, questi disse al messaggero del re: Il re perdette il suo regno e io perdetti la mia bottega di macellaio; il re ha riavuto il suo regno, io la mia bottega. Poich ho di nuovo la mia posizione e le mie entrate, che bisogno c di premiarmi? Ci fu riferito al re, il quale disse: Fategli accettare il mio premio. Ci fu riferito al macellatore di pecore, che disse: Il re non perdette il regno per colpa mia, dunque non mi aspettai alcuna punizione; il re non ha riconquistato il potere per merito mio, quindi non mi aspetto alcun premio. Ci fu riferito al re, che disse: Conducetelo alla mia presenza. Ci fu riferito al macellaio di pecore, che disse: La legge di Chu dice che nessuno pu essere presentato al re, a meno che non abbia meritato un grande premio per una grande impresa. In questo caso, io non ebbi n la sapienza necessaria per tutelare la sicurezza dello stato n il coraggio di morire combattendo contro i traditori. Quando lesercito nemico entr nella capitale, io fuggii dalla battaglia per paura, non perch avessi scelto di seguire Sua Maest. Ora Sua Maest vorrebbe trascurare la legge per ricevermi; ma questo non , per un suddito, un modo giusto di acquistare notoriet. Il re di Chu disse al comandante del suo esercito: Questo Yiieh, il macellaio, occupa nella societ un posto molto umile; e tuttavia, sa spiegare con grande nobilt quale sia il dovere di un suddito. Invitatelo, in mio nome, a diventare uno dei miei tre super-ministri. Ci fu riferito a Yiieh, che disse: Comprendo bene che la posizione offertami di gran lunga superiore a quella di un macellaio, e che lo stipendio di un ministro sorpassa di parecchio ci che si guadagna macellando pecore; ma come potrei, per avidit di prestigio e di ricchezza, permettere al mio sovrano di farsi mal giudicare per la sua assurda generosit? Io non merito lonore che mi offre, perci voglio tornare al mio lavoro. Con queste parole, Yiieh rifiut il premio una volta per tutte.

IL COCCHIERE DEL PRIMO MINISTRO


Ssu-ma Ch'ien Un giorno, mentre Yen Tzu, primo ministro di Chi, stava uscendo per una passeggiata in carrozza, la moglie del suo cocchiere si ferm al cancello per osservare suo marito. Costui, riparato dallampia tettoia adeguata al suo rango, lev la frusta e sferz i quattro cavalli, tutto baldanzoso e fiero di s. Pi tardi, quando torn a casa, sua moglie lo inform che aveva deciso di lasciarlo. Il cocchiere ne chiese il motivo e la donna rispose: Yen Tzu alto s e no un metro e mezzo ed primo ministro, famoso tra i signori del regno: ma quando esce appare serio e pensoso e ha sempre un atteggiamento umile. Tu sei alto pi di un metro e ottanta, ma servi gli altri come cocchiere, e tuttavia sembri assai compiaciuto di te. Questo il motivo per cui voglio lasciarti. Da allora in poi, il cocchiere si diede meno arie. Yen Tzu, colpito dal cambiamento, gliene chiese la ragione; il cocchiere gliela disse e Yen Tzu lo promosse di grado.

IL GIOIELLO REALE
Ssu-ma Chien Il re Hui di Chao fece chiamare il suo consigliere Lin Hsiang-ju e gli disse: Il re di Chin ha offerto quindici delle sue citt in cambio del gioiello reale. Dobbiamo accettare lo scambio? Chin forte e noi siamo deboli rispose Hsiang-ju. Non abbiamo scelta. E se prendessero il gioiello e poi non ci dessero le citt? chiese re Hui. Se Chin offre le sue citt per il gioiello e noi rifiutiamo, disse Hsiang-ju siamo dalla parte del torto. Se noi offriamo il gioiello ed essi non ci danno le citt, sono nel torto loro. Tra queste due possibilit, mi sembra da preferire che il torto sia lasciato a Chin. Chi possiamo mandare? chiese il re. Se Vostra Maest non ha di meglio, andr volentieri io, come vostro rappresentante, a portare il gioiello. Se ci daranno in cambio le citt, il gioiello rimarr a Chin; se non ce le daranno, far in modo di recuperarlo. Cos il re Hui di Chao mand Hsiang-ju nellOvest a consegnare il gioiello. Il re di Chin ricevette Hsiang-ju seduto in trono, su una predella circondata da paraventi. Hsiang-ju present il gioiello e il re ne fu immensamente soddisfatto. Egli lo pass in giro alle dame di corte e ai cortigiani perch lo ammirassero, e tutti gridarono: Lunga vita al re! Hsiang-ju ebbe la netta sensazione che il re di Chin non fosse per nulla intenzionato a cedere le citt promesse per il gioiello; pertanto si fece avanti e disse: Il gioiello ha un piccolissimo difetto che vorrei mostrare a Vostra Maest. Il re gli porse il gioiello e Hsiang-ju, afferratolo saldamente, balz indietro e si addoss a una colonna. Era cos furioso che i capelli sembravano drizzarglisi sulla testa, contro il berretto. Se Vostra Maest vuole questo gioiello, grid deve mandare una lettera al mio re, a Chao. Egli consulter i suoi consiglieri, ed essi diranno che lo stato di Chin cos avido da aver contato sulla propria forza per ottenere il gioiello reale! Essi giudicheranno che le vostre promesse sono vuote parole e che non intendete affatto consegnarci le citt pattuite; allora, ovviamente, decideranno di conservare il gioiello. La mia umile opinione che anche nelle relazioni tra persone comuni si debba evitare la disonest: tanto pi grande, dunque, dovr essere la fedelt degli stati a questa regola. E disse ancora: Da parte nostra, opporci a un desiderio del potente stato di Chin non avrebbe avuto senso; quindi il mio re, dopo cinque giorni di ascetica astinenza, mi mand a consegnarvi il gioiello reale e a presentare una lettera alla vostra corte, con tutto il rispetto dovuto al prestigio del vostro grande stato. Ma quando arrivai fui ricevuto in udienza comune, senza alcun cerimoniale; e una volta avuto il gioiello, voi lo avete passato in giro alle vostre dame, per divertirvi un poco a mie spese. Ne ho dedotto che non avete alcuna intenzione di fare la vostra parte nello scambio; ed ecco perch ho ripreso il gioiello. Se Vostra Maest tenta di riaverlo con la forza, spaccher in un colpo solo il gioiello e la mia testa contro questa colonna. E Hsiang-ju osserv il pilastro, come se fosse sul punto di mettere in atto la sua minaccia. Il re di Chin, temendo la distruzione del gioiello, fece le sue scuse. Poi chiam un ufficiale, il quale spieg una mappa dove erano indicate le quindici citt da assegnare a Chao. Hsiang-ju ritenne che il re di Chin stesse solo fingendo di voler cedere le citt; pertanto disse: Il gioiello reale un tesoro celebre in tutto il mondo. Il re di Chao dovette accettare di offrirvelo perch vi temeva e prima di mandarvelo si purific per cinque giorni. Ora Vostra Maest deve fare lo stesso, e quindi applicare il cerimoniale per le visite di stato. Allora vi restituir il gioiello. Il re di Chin riflett che non era opportuno usare la forza; quindi acconsent ai cinque giorni di purificazione rituale e fece alloggiare Hsiang-ju in uno splendido appartamento. Hsiang-ju, tuttavia, era sicuro che il re di Chin non avrebbe mantenuto la sua parola; cos mand uno dei suoi uomini, vestito dimessamente, a riportare il gioiello a Chao. Dopo cinque giorni, il re di Chin apr le cerimonie in onore di Hsiang-ju. Ma Hsiang-ju disse: Non uno degli ultimi venti re di Chin ha mai tenuto fede ai suoi impegni. Credo fermamente che mingannerete e che rischio di

fallire il mio compito. Pertanto, ho rimandato il gioiello a Chao per mezzo di uno dei miei uomini, e penso che a questora sia gi a destinazione. Hsiang-ju sorrise dolcemente e continu: Chin potente; Chao debole. Se Vostra Maest mandasse anche un solo messaggero nel nostro stato, gli consegneremmo il gioiello immediatamente. Ora se Chin, forte della sua superiorit, vorr per primo cedere e assegnare allo stato di Chao le citt pattuite, come potremmo noi azzardarci a trattenere il gioiello, recando offesa alla Maest Vostra? Peraltro, so che il delitto dingannarla merita la morte; quindi non ho difficolt, personalmente, a essere gettato nel calderone. Tutto quanto chiedo a Vostra Maest di consultare i suoi consiglieri e di considerare attentamente la mia proposta. Il re di Chin guard i suoi consiglieri, accigliatissimo. I cortigiani volevano prendere Hsiang-ju e trascinarlo subito in prigione, ma il re disse: Se uccidiamo Hsiang-ju, non riavremo mai il gioiello e lamicizia fra Chin e Chao sar compromessa. Sar meglio, in questa occasione, trattare generosamente questuomo e lasciarlo tornare a casa. Non credo che il re di Chao vorr imbrogliarci e tenersi il gioiello, una volta ottenute le citt. Il re tribut a Hsiang-ju gli onori di rito, e dopo una completa cerimonia lo rimand a Chao.

PAESE DI LADRI
Ssu-ma Chien Il diplomatico Yen Tzu si preparava a partire per una missione nello stato di Chu. Il re di Chu venne a saperlo e disse ai suoi consiglieri: Yen Tzu il pi astuto parlatore dello stato di Chi! Quando viene, vorrei metterlo in imbarazzo. Come posso fare? Dopo che sar arrivato, dissero i consiglieri, suggeriamo che sia condotto alla vostra presenza un uomo in catene. Vostra Maest chieder chi sia, e noi vi risponderemo che un uomo dello stato di Chi. Poi voi chiederete quale delitto abbia commesso, e noi diremo che accusato di furto. Quando Yen Tzu arriv, il re di Chu brind ripetutamente alla sua salute, finch furono tutti piuttosto brilli. Allora due ufficiali si fecero avanti, portando un uomo in catene. Che cosa ha fatto? chiese il re. Viene dallo stato di Chi risposero gli ufficiali, ed accusato di furto. Il re guard Yen Tzu e chiese: H vostro stato di Chi forse un paese di ladri? Yen Tzu si lev dalla sua stuoia, singinocchi davanti al re e disse: Dicono che gli aranci producano frutti aspri e secchi se crescono nel Sud, e frutti dolci e succosi se crescono nel Nord. Le foglie sono simili, il gusto dei frutti invece diverso. Perch? Perch il suolo e lacqua non sono gli stessi. Ora, la gente nata nel nostro stato di Chi, ovvero al Nord, non ruba; ma quando viene nello stato di Chu, ovvero al Sud, ruba. Ci pu accadere soltanto perch il terreno e lacqua di Chu li rendono capaci di rubare.

STRATEGIA
Tso Chiu-ming Quando lesercito di Chi mosse contro il nostro stato di Lu, il nostro patriarca decise di affrontarlo in battaglia. Tsao Kuei, bench i suoi compagni lo disapprovassero, chiese unudienza con lui. I suoi consiglieri stanno lavorando a un piano strategico dissero i compagni. Perch interferire? I suoi consiglieri non hanno la visione giusta per un piano a largo raggio disse Tsao Kuei. E and a parlare con il patriarca. Con che cosa combatterete? gli domand. E il patriarca rispose: Con i miei leali seguaci; i quali mi sostengono, perch io divido con loro le ricchezze del regno, invece di tenerle tutte per me.

Ci non ispirer il popolo a seguirvi rispose Tsao Kuei. Il patriarca disse: Ho sempre dato agli di quanto dovevo, senza mai lesinare sulla quantit dei beni che sacrificavo. Il rituale non vi baster, per conquistare il favore degli di rispose Tsao Kuei. Il patriarca disse-, lo sono un uomo caritatevole e ho sempre dimostrato strategia misericordia verso i criminali, anche se non posso studiare a fondo ogni caso. Una qualit esiste che pu garantirvi la lealt del vostro popolo rispose Tsao Kuei. Con quella, potete vincere la battaglia. Vi prego, accettatemi come vostro consigliere al fronte. Il patriarca permise a Tsao Kuei di condividere il suo cocchio. Lesercito si schier a Changshuo, e il patriarca stava per dare il segnale dellavanzata facendo rullare i tamburi, quando Tsao Kuei lo ferm. Non ancora disse. I nemici suonarono tre volte i loro tamburi. Bene. Ora suoniamo i nostri disse Tsao Kuei. Lesercito di Chi fu messo in fuga. Il patriarca stava per ordinare linseguimento, ma Tsao Kuei lo ferm. Non ancora disse. Scese dal cocchio, esamin le tracce dellesercito nemico, poi risal e osserv la sua ritirata in distanza. Bene. Ora possiamo inseguirli disse. E lesercito di Chi fu respinto. Dopo la vittoria, il patriarca chiese a Tsao Kuei in che modo avesse ragionato. In guerra, rispose Tsao Kuei ci che pi conta il morale. Al primo rullo di tamburi sorge lo spirito del valore; al secondo rullo esso decresce; al terzo, si spegne. Quando il valore dei nemici si stava spegnendo, il nostro sorse nella sua pienezza; per questo li sconfiggemmo. Ma non facile vincere con lastuzia una grande forza. Dovevo essere prudente, nelleventualit di un agguato; perci esaminai le tracce dei loro carri e osservai lo sbandamento dei loro stendardi. Quando fu chiaro e certo che il nemico batteva in ritirata, allora fu il momento dinseguirlo.

I DEBITI DEL POPOLO


Chan Kuo Tse Feng Hsuan era un uomo di rango del territorio di Chi, ma ultimamente si era trovato in tali difficolt, da ridursi quasi alla fame. Disperato, mand un suo intendente dal nobile Meng-chang, al cui servizio sperava di essere assunto. Di che cosa sinteressa il tuo padrone? domand il nobile Meng-chang allintendente. Di nulla fu la risposta. Va bene, ma che specie di lavoro fa? Nessuno. Divertito da quelle risposte, lindolente gentiluomo acconsenti ad accogliere Feng Hsan nella sua casa. Ma i suoi luogotenenti, presumendo che il loro signore non nutrisse alcun rispetto per il nuovo venuto, gli riservarono i cibi pi grossolani. Dopo qualche tempo di questo trattamento, un giorno Feng Hsuan si mise a girare goffamente attorno a una colonna, percuotendola con la spada e cantando: O spada fedele, via conviene andare! Qui non ce pesce per me da mangiare. I luogotenenti riferirono il fatto al nobile Meng-chang, il quale disse: Servitegli lo stesso cibo che date agli altri membri della casa. Glintendenti cos fecero; ma pass qualche tempo e Feng ricominci a battere la spada sulla colonna e a cantare: O spada fedele, via conviene andare! Qui non ce cocchio per me da guidare. I luogotenenti risero di Feng Hsan, poi riferirono le sue lagnanze al loro signore, che disse: Preparate un cavallo e un cocchio per lui, come se fosse un membro eminente della casa.

Da allora in poi Feng Hsan ebbe il suo cocchio da guidare e sorpassando i suoi compagni, levava la spada dicendo: Ora s che il Signore mi tratta come si deve! Ma pass qualche tempo, e Feng Hsan ricominci a battere la spada sulla colonna e a cantare: O spada fedele, via conviene andare! La famiglia non posso sostentare. I luogotenenti ormai lo vedevano di malocchio, come una persona avida, per la quale niente era mai abbastanza, ma il nobile Meng-chang gli chiese: Avete i genitori, messer Feng? La mia vecchia madre fu la risposta. II nobiluomo mand un incaricato a visitare la donna e a fare quanto occorreva per sollevarla dalle ristrettezze. E Feng Hsan non cant mai pi il suo ritornello. Pass parecchio tempo e un giorno il nobile Meng-chang tir fuori il suo libro dei conti e domand se per caso non ci fosse qualcuno, in casa, capace di tenere la contabilit e di riscuotere i suoi crediti nella citt di Hsueh. Feng Hsan scrisse un biglietto: Io posso farlo. E firm con il suo nome. Il nobile Meng-chang rimase un po sconcertato, perch non si ricordava pi di lui, ma i suoi luogotenenti gli dissero: quel tipo che cantava il ritornello della spada fedele. 1 nobiluomo rise e disse: Dopotutto, il nostro ospite non manca di abilit. Avrei dovuto prestargli pi attenzione e riceverlo secondo le regole. Cos Feng Hsan fu chiamato in udienza dal nobiluomo, che si scus di aver tardato tanto. Mi hanno distratto le preoccupazioni disse. Inoltre, sono per natura piuttosto lento e flemmatico, e gli affari di stato mi hanno assorbito a tal punto che temo di avervi recato offesa. Tuttavia, messere, non sembra che voi mi serbiate rancore; se ho ben compreso, siete disposto a recarvi a Hsueh per riscuotere i miei crediti. Si disse Feng Hsan; e si ritir per ordinare la carrozza, fare il bagaglio, e caricare in vettura tutte le polizze dei debitori. Poi, congedandosi formalmente dal nobile Meng-chang, gli domand: Quando avr finito, che cosa volete che comperi per voi, con il denaro riscosso? Vedete voi che cosa manca o scarseggia nella mia casa rispose il nobiluomo. Feng Hsan fece il viaggio verso Hsueh di gran carriera. Quando arriv, diede ordine ai suoi ufficiali di convocare tutti i debitori, che si presentassero a lui con i certificati del prestito. Quando tutti furono riuniti, Feng Hsan falsific la firma del nobile Meng-chang per redigere un ordine di cancellazione di tutti i debiti; poi, con lautorit che gli conferiva tale ordine, bruci tutti i certificati dei prestiti. Lunga vita al Nobile Signore! grid il popolo tutto contento. Feng Hsiian fece il viaggio di ritorno senza fermarsi neanche una volta, arriv a palazzo di prima mattina e subito chiese udienza. Il nobile Meng-chang, soipreso di tanta rapidit, si mise il berretto per le udienze ufficiali e ricevette Feng senza indugio. Come avete fatto a tornare cos presto? domand. Avete riscosso tutti i miei crediti? Riscossi disse Feng Hsan. E che cosa avete comperato per me? Voi mi diceste di guardare che cosa mancasse o scarseggiasse in questa casa, perci mi presi la libert di fare qualche indagine e scoprii che il vostro palazzo pieno di tesori, che le vostre stalle e i vostri canili sono ben forniti e che gli appartamenti inferiori sono gremiti di belle donne. Giudicai, dunque, che la sola cosa mancante in questa casa fosse la fedelt. Mi sembrato opportuno comprarne per voi un certo quantitativo. Che diavolo significa comprare fedelt? domand il nobiluomo. Mio signore, rispose Feng Hsan voi possedete la misera citt di Hsueh, ma invece di trattare il popolo con lamore di un padre lo avete sfruttato come un mercante. Cos, mi sono preso la libert di firmare con il vostro nome un ordine di cancellazione di tutti i debiti del popolo, e con lautorit che esso mi conferiva, ho bruciato tutti i certificati dei prestiti. Il popolo se ne rallegrato immensamente. Ed ecco come ho comprato per voi la sua fedelt. Avvilito e accigliato, il nobile Meng-chang balbett: Avete detto abbastanza. Lanno seguente lo stato di Chi ebbe un nuovo re, il quale inform il nobile Meng-chang che la sua posizione non poteva pi essere garantita.

Non intendo tenere i ministri di mio padre come se fossero i miei disse il nuovo re. D nobile Meng-chang dovette tornarsene nella sua citt di Hsueh. Ne distava ancora una ventina di miglia quando vide il popolo venirgli incontro per la strada per dargli il benvenuto, sostenendo i vecchi e sollevando i bambini verso di lui in segno di omaggio. Allora Meng-chang chiam a s Feng Hsiian e gli disse: Ora capisco che cosa avete fatto, comprando per me la fedelt del mio popolo.

I DELITTI DELLO STAFFIERE


Yen Tzu Chun Chiu Il nobile Ching, marchese di Chi, affid alle cure di un certo staffiere il cavallo della sua favorita; improvvisamente il cavallo mor e il nobiluomo furente, ordin ai suoi uomini di amputare braccia e gambe allo staffiere. Caso volle che il saggio taoista Yen Tzu fosse presente, al seguito del marchese. Quando gli uomini entrarono con le spade in pugno, Yen Tzu disse al nobile Ching: Al tempo dei re-savi Yao e Shun, che governarono con la sola forza dellesempio, se qualcuno fosse stato condannato allo smembramento, da quali membra si sarebbe dovuto cominciare? Dalle membra del re disse il nobile Ching; e mut la condanna, ordinando che lo staffiere fosse messo a morte dopo regolare processo. In questo caso, disse Yen Tzu luomo dovr morire ignorando i suoi misfatti. Mi consentite di elencarglieli, mio signore, cos che egli li conosca prima di essere giustiziato? Benissimo! Senzaltro disse il nobile Ching. Allora Yen Tzu, rivolto allo staffiere disse: Tu hai commesso tre delitti. Ti era stata assegnata la cura di un cavallo, e tu lo hai lasciato morire: questo il primo delitto per il quale meriti la morte. Il cavallo apparteneva alla favorita di Sua Signoria: questo il secondo motivo per cui meriti la morte. Terzo, ti sei guadagnato la condanna poich, per causa tua, Sua Signoria metter a morte un uomo in omaggio a un cavallo; e quando il popolo verr a saperlo, prover risentimento verso il nostro signore; e quando lo sapranno gli altri feudatari, disprezzeranno il nostro stato. Cos, lasciando morire il cavallo di Sua Signoria tu hai suscitato malanimo nel popolo e avvilito il nostro stato agli occhi dei vicini. Dunque, sei condannato a morte. Il nobile Ching sospir profondamente. Liberate Io staffiere, signore disse. Liberatelo, o la mia umanit sar degradata.

LA CATENA
Liu Hsiang Il re di Wu, avendo deciso di aggredire lo stato di Ching, disse ai suoi consiglieri: Chiunque oser muovermi critiche, morir. Il giovane figlio di uno dei seguaci del re avrebbe avuto molto da obiettare, ma non ne ebbe il coraggio. Allora si mun di un sasso e di una fionda e prese ad aggirarsi per i giardini dietro il palazzo, dove rimase finch le sue vesti non furono impregnate di rugiada. Per tre giorni and vagando tra i cespugli; finalmente il re di Wu lo not e gli chiese: A che scopo ti stai inzuppando in quel modo? Nel giardino c un albero rispose il giovane e sullalbero una cicala che canta centellinando rugiada, ignara della mantide religiosa che sta dietro di lei. Piegandosi e torcendosi, la mantide cerca di afferrare la cicala, ignara del rigogolo che allunga il collo dietro di lei per inghiottirla. E il rigogolo, tutto proteso per beccare la mantide, non sa che sotto lalbero c una fionda puntata su di lui. Tutti e tre, cicala mantide e rigogolo, intenti a ci che hanno di fronte, non vedono il pericolo alle loro spalle. Hai parlato bene disse il re di Wu. E desist dal proposito di aggredire Ching.

SENTITO DIRE
Lieh Tzu Il sapiente Lieh Tzu era povero e appariva denutrito in I modo impressionante. Qualcuno ne parl al primo ministro Cheng Tzu-yang: Lieh Tzu un sapiente, ed famoso. Se egli vive in miseria nello stato di Sua Signoria, non si creder che Sua Signoria sia ostile ai sapienti? Tzu-yang, senza perder tempo, mand da Lieh Tzu un funzionario con una provvista di cibi. Lieh Tzu venne sulla soglia a ricevere il messaggero del ministro e gli sinchin profondamente ma rifiut il dono con garbo. Il messaggero se ne and. Lieh Tzu rientr in casa e vide sua moglie che si batteva il petto, fissandolo disperata. La tua umile moglie pensava che le famiglie degli uomini del Tao vivessero agiatamente disse la donna. Ma ecco che, nella nostra miseria nera, il primo ministro ci onora con offerte di viveri, e tu le rifiuti. Oh, che sorte amara la mia! Lieh Tzu disse a sua moglie: Il primo ministro non mi conosce. Ha mandato i suoi doni per aver ascoltato dicerie di terzi; se un giorno dovesse condannarmi, lo farebbe ugualmente per sentito dire. Per questo ho rifiutato i suoi doni. Un giorno, finalmente, il popolo spodest Tzu-yang.

SOGNI
Lieh Tzu Il capo degli yin, un clan dello stato di Chou, aveva grandi possedimenti e i suoi servi lavoravano senza sosta dallalba fino a notte fonda. Fra essi cera un vecchio servo i cui muscoli erano ormai svuotati di ogni forza; ma il capo del clan non gli risparmiava per questo i pi duri lavori. Ogni giorno il vecchio affrontava i suoi compiti gemendo; e ogni notte, tramortito dalla fatica e con gli spiriti vitali assai ridotti, dormiva profondamente e faceva sempre lo stesso sogno: sognava di essere il re di quel regno, di governare sul popolo intero e di occuparsi personalmente degli affari di stato. In sogno banchettava spensierato nel palazzo e ogni suo desiderio veniva esaudito. Il suo piacere non aveva limiti. Poi ogni mattina si svegliava e tornava al lavoro. A coloro che cercavano di confortarlo del suo crudo destino, il vecchio diceva: Luomo vive un centinaio di anni, met di giorno, met di notte. Di giorno io sono un servo qualunque, e le mie pene sono quelle che sono; ma la notte sono un sovrano che regna sugli uomini, e non c soddisfazione pi grande. Di che cosa dovrei risentirmi? Il capo del clan, dal canto suo, aveva la mente oppressa dagli affari mondani e dai problemi delle sue propriet che non gli davano tregua; cos, logorato nella mente e nel corpo, anche lui si addormentava ogni sera stremato dalla fatica, e notte dopo notte sognava di essere un servo e di affannarsi a correre e a brigare per svolgere i suoi compiti. Nel sogno veniva rimproverato, biasimato e picchiato con il bastone; cos, gemeva e si lamentava nel sonno, e si acquietava soltanto allapprossimarsi dellalba. | capo del clan espose il suo problema a un amico, il quale gli disse: La tua posizione sociale ti fa pi ricco e onorato di tanti altri uomini; il tuo sogno di essere un servo altro non che la contropartita di stenti al tuo benessere diurno. Questo equilibrio la norma del destino umano. Non puoi vivere la stessa vita nella veglia e nel sonno. Il capo del clan riflett su quanto aveva detto lamico e allegger il lavoro dei suoi servi. Ridusse inoltre le sue ansie per gli affari; il che gli diede sollievo, perch i suoi sogni divennero meno crudeli.

LA CONFESSIONE INVOLONTARIA
Chu Yn-ming

Questa storia, avvenuta in una certa contea agli albori della dinastia, mi fu narrata da una persona molto avanti negli anni. Un mercante del luogo stava per intraprendere uno dei suoi viaggi daffari. Caric le merci sulla barca e si mise ad aspettare il suo servo; ma il tempo passava e il servo non compariva. Il barcaiolo, frattanto, cominci a pensare che sarebbe stato assai facile, in quel punto deserto del fiume, uccidere il mercante e impadronirsi delle sue merci. Detto fatto spinse in acqua il cliente e lasci che affogasse; quindi si port a casa la mercanzia e infine si present allindirizzo del mercante. Buss alla porta e chiese come mai il padrone non fosse ancora sceso al fiume per imbarcarsi. La moglie del mercante mand alcuni servi in cerca del marito, ma essi non ne trovarono tracria. Allora la donna interrog il servo personale del mercante e questi raccont di essere arrivato alla barca in ritardo e di non avervi trovato il padrone. La famiglia del mercante rifer laccaduto alla polizia locale, la quale inform i funzionari di contea, i quali interrogarono il barcaiolo e i vicini del mercante, ma non scoprirono un bel nulla. Poi lindagine pass da un livello allaltro dellorganizzazione burocratica, senza che si ottenesse alcun risultato. Infine, giunse allesame del magistrato. Il magistrato ordin che tutti uscissero dalla stanza, eccettuata la moglie del mercante; poi chiese alla donna una dettagliata esposizione dei fatti a partire dal momento in cui il barcaiolo era venuto a cercare il mercante. Mio marito era uscito di casa da parecchio tempo, disse la donna quando il barcaiolo buss alla porta. Prima ancora che avessi aperto egli grid da fuori: Signora, come mai il padrone non ancora venuto gi al fiume? E tanto che lo aspetto. Questo fu tutto quanto mi disse. Il magistrato mand fuori la donna e fece venire il barcaiolo, il quale conferm il racconto di lei. Allora cos disse il magistrato sorridendo. Il mercante stato ucciso e tu sei lassassino. Hai confessato. Non vero! Quale confessione? protest il barcaiolo a gran voce. Quando bussasti alla porta del mercante ti rivolgesti alla moglie, non a lui. Poich ti era impossibile vedere al di l della porta, come potevi sapere con tanta certezza che il mercante non era in casa? Colto di sorpresa, il barcaiolo confess e fu condannato.

UN GIUDICE SAGGIO
Yang Y Una mattina, prima dellalba, un droghiere che stava andando al mercato per comprare ortaggi trov per terra un fascio di banconote. Poich era ancora buio, si allontan dalla strada e attese la luce del giorno per poter esaminare il denaro. Cont quindici biglietti del valore di cinque once dargento e cinque che valevano ciascuno una stringa da mille monete di rame. Il droghiere prese allora una banconota da quella grossa somma, compr carne per due stringhe e riso mondato per tre; mise gli acquisti nelle due ceste che pendevano dal suo bastone, si mise il bastone in spalla e se ne torn a casa, senza comprare gli ortaggi per i quali era uscito. Quando sua madre gli chiese perch mai non li avesse comprati, il droghiere rispose: Stamani, mentre andavo al mercato, ho trovato questo denaro; cos, ho comprato carne e riso mondato e sono venuto a casa. Che cosa vorresti farmi credere?, chiese sua madre, accigliata. Tuttal pi, si pu perdere una banconota o due! Com possibile che qualcuno ne abbia perduto un fascio intero? Non lo avrai

rubato, voglio sperare! Ma se davvero lo hai trovato in terra, devi riportarlo indietro. Poich il figlio non voleva saperne, la madre minacci di riferire il fatto alla polizia. Allora il figlio disse: Come posso restituire qualcosa che ho trovato per la strada? Torna nel posto preciso dove trovasti il denaro disse sua madre e vedrai che qualcuno verr a cercarlo. Allora potrai restituirlo. E aggiunse: Siamo stati poveri per tutta la vita, e adesso, ecco che compriamo carne e riso! Certi guadagni improvvisi portano sicuramente disgrazia. Il droghiere riport le banconote dove le aveva trovate; e manco a dirlo, qualcuno venne davvero a cercarle. Al droghiere, che era un semplice campagnolo, non venne in mente di chiedere alluomo quante banconote avesse perduto. Gliele porse, e disse: Ecco qui il vostro denaro. I passanti che si erano radunati sollecitarono il proprietario di quella grossa somma a ricompensare chi laveva trovata e restituita; ma quello fu tanto meschino da rifiutare, anzi disse: Io ho perduto trenta banconote: ne mancano la met! La differenza era cos forte che nacque una discussione, la quale and tanto per le lunghe, da finire dinnanzi alla corte. Il magistrato di contea, Nieh Yi-tao, interrog minuziosamente il droghiere e si convinse che diceva la verit; mand a chiamare sua madre, interrog severamente anche lei, e vide che le sue risposte coincidevano con quelle del figlio. Allora mise a confronto i due contendenti. Il proprietario delle banconote giur di averne perdute trenta; il droghiere giur di averne trovate quindici. Allora tutto chiaro disse Nieh Yi-tao. Il denaro trovato non il denaro perduto da questuomo. Queste quindici banconote, pertanto, sono un dono del cielo a una madre valorosa, per il sostentamento della sua vecchiaia. Porse il denaro alla madre e al figlio, poi si rivolse alluomo: Le trenta banconote che avete perduto voi devono essere in qualche altro posto. Andate voi stesso a cercarle. E lo conged con una bella lavata di testa, tra la silenziosa approvazione dei presenti.

UN GIUDICE SCALTRO
Chang Shih-nan Al tempo in cui Chen Shu-ku era magistrato a Chien-chou, un tale perdette un oggetto di valore. Molte persone furono arrestate, ma non si riusc a scoprire chi di loro fosse il ladro. Allora Shu-ku tese una trappola ai sospetti. Conosco un tempio, disse loro la cui campana sa distinguere i ladri dagli onesti. Ha un grande potere spirituale. Il magistrato mand a prendere la campana e la fece collocare con reverenza in una camera appartata; poi fece condurre i sospetti, cos che la campana potesse testimoniare la loro innocenza o colpevolezza; e spieg loro che se un uomo innocente toccava la campana, essa restava muta, ma se la toccava un uomo colpevole, si metteva a suonare. Il magistrato guid poi i suoi accoliti ad adorare la campana; conclusi i sacrifici, la fece nascondere dietro ampi tendaggi, al riparo dei quali un suo assistente la imbratt dinchiostro. A questo punto furono chiamati i sospetti e ciascuno di essi, a turno, dovette stendere il braccio attraverso i tendaggi e toccare la campana. Via via che i sospetti ritraevano la mano, Shu-ku le esaminava. Tutte le mani risultarono macchiate dinchiostro, eccettuata quella di un uomo che, sotto interrogatorio, confess il furto. Egli non aveva osato toccare la campana, per paura che si mettesse a suonare.

IL FAGIANO E LA FENICE
Han-tan Shun Un uomo di Chu portava sulla spalla un fagiano dentro una gabbia. Per la strada incontr un viaggiatore che gli domand: Che spede di uccello quello che portate? Una fenice rispose luomo per prendere in giro il viaggiatore. Ho sentito parlare molto di simili creature, e oggi infatti ne sto cercando una. La vendereste?

Si. Luomo di Chu rifiut lofferta di mille pezzi dargento, ma quando salirono a duemila accett. Il compratore aveva voluto luccello per offrirlo in dono al re di Chu; e quando, nel corso della notte, la bestiola mor, non fu tanto dispiaciuto per la spesa inutile, quanto per aver perso il dono destinato al re. Questa storia si diffuse con tutti i particolari nello stato di Chu, e la gente si convinse che luccello fosse davvero una fenice reale e perci di valore inestimabile. Alla fine il re in persona venne a conoscenza del fatto e ne fu tanto commosso che fece chiamare il compratore del fagiano e lo premi con una somma dieci volte superiore a quella che aveva speso.

LUOMO CHE REGAL IL SOLE


Lieh Tzu Per uccidere un contadino, basta tenerlo in ozio. Cos dice il proverbio. Fuori di prima mattina, a casa a notte alta: per il contadino questa vita normale. Fagioli ed erbe, egli pensa, sono un pasto ideale. La sua pelle e le sue carni sono ruvide e dure. I suoi muscoli e le sue giunture si flettono agilmente. Ma ponetelo, un giorno, tra morbide pellicce e coltri di seta, nutritelo di cibi delicati e di arance fragranti, e vedrete la sua mente rammollirsi, il suo corpo divenire irrequieto, e ben presto sar colto dalla febbre. Se un contadino e un principe si scambiassero i ruoli, il principe si sfinirebbe in due ore. Dunque, non vi nulla al mondo che sia migliore di ci che appaga e rallegra il contadino. In tempi assai lontani, viveva nello stato di Sung un contadino che indossava per tutto linverno un rozzo abito imbottito di canapa. Allarrivo della primavera, quando cominciarono le fatiche dei campi, luomo si denud la schiena e lasci che il sole gli riscaldasse il corpo. Ignorando che esistessero sulla terra cose come le grandi dimore, le stanze riscaldate, le imbottiture di cotone e le pellicce di volpi, egli disse rivolto a sua moglie: Io sento il calore del sole sulla mia schiena, ma nessuno sa niente di questo grande lusso! Ne porter in dono al nostro signore, ed egli mi dar certo un ricco premio.

NOTE
IL GRILLO 1 Karma: il termine sanscrito significa letteralmente azione; indica le varie circostanze che si susseguono nellesistenza di ognuno: non per destino inevitabile, n per larbitrio del caso, bens come conseguenza delle azioni personali. Anche la legge karmica inevitabile, ma in quanto legge della causa e delleffetto. LA SERVENTE E IL PAPPAGALLO 1 Anticamente, in Cina come in Giappone, le finestre erano protette, anzich da vetri, da speciali pannelli di carta-riso. IL PRINCIPE DEL MARE 1 La difficolt dovuta allantica usanza cinese di tener fasciati strettamente i piedi delle bambine, durante tutta linfanzia, per impedirne la crescita oltre i dieci centimetri di lunghezza. Con piedini cos piccoli, le donne acquistavano unandatura timida e incerta, che allora si considerava molto graziosa. Oggi si portati a vedere nel famoso piedino cinese un simbolo della subordinazione femminile, se non addirittura un espediente inconscio per ancorare le donne al loro destino rigorosamente domestico. LA TRUFFA DELLARGENTO 1 II tael, oltre che una unit monetaria, era anche una unit di peso, equivalente a g 37 circa.

IL LUPO DEL NORD 1 Poich la venerazione e la riconoscenza verso il padre, in Cina, erano il fondamento stesso della morale e della religione, il vecchio sapiente, dimostrando che il lupo non riconosce nemmeno il legame padre-figlio, gli ha praticamente addebitato la pi grave e infamante delle colpe. Di qui la condanna. UNA CURA PER LA GELOSIA 1 Mantra: il termine sanscrito significa letteralmente strumento del pensiero. Nel buddismo e nellinduismo una formula sacra, o breve preghiera magica, da recitare ad alta voce. Considerato quale forma materiale della divinit, il mantra la divinit stessa e ha pertanto una sua efficacia indipendente dalla partecipazione di chi prega. LA CONCUBINA DEL LETTERATO 1 Secondo le credenze religiose dellantica Cina, laldil aveva la stessa organizzazione sociale, politica e burocratica dellaldiqua; era dunque possibile intraprendervi o proseguirvi la propria carriera. 2 Bruciare simboli della propria agiatezza o del proprio potere terreno era un rito magico in virt del quale si trasferivano agiatezza e potere nellaldil, dove il defunto li avrebbe ritrovati. Allo stesso scopo, quando moriva un bambino si bruciavano giocattoli sulla sua tomba. I PECCATI DEL MONACO 1 Sutra: brani delle Scritture sacre (per lo pi regole, precetti, aforismi o piccoli dialoghi) che costituiscono nel loro insieme le leggi religiose del buddismo. IL VINO DELLAMICIZIA 1 Secondo le tradizioni religiose dellantica Cina, un uomo poteva diventare una divinit, sia pure minore come appunto le divinit locali, o di delle citt. La gerarchia ultraterrena ne contava a migliaia e il loro numero cresceva continuamente. In pratica, cera un dio, o una dea, per ogni cosa e per ogni aspetto della vita terrena; ma questi piccoli di altro non erano che funzionari dellAltissimo, o Re dei Cieli: una immagine speculare dei funzionari dellImperatore, nella gerarchia terrena.

FONTI DELLE FIABE


Il seguente elenco d: 1) il titolo italiano del racconto; 2) tra parentesi, il titolo o i titoli cinesi, se ci sono, trascritti; 3) la fonte o le fonti; 4) la dinastia e quasi sempre la data approssimativa dellopera. Storie dincantesimi e di magie Il grillo (Tsu Chih), Liao Chai Chih I (in seguito LCCI), primo Ching, tardo XVII sec. d.C. La servente e il pappagallo (Chin Chi Liao), Ying Chiian I Tsao, Ching, tardo XVIII sec. d.C. Il principe del mare (Hai Kung Tzu), LCCI La ragazza vestita di verde (Lu I Nu), LCCI Sogni di farfalle, Chuang Tzu, periodo Chan Kuo, IV sec. a.C. Li Ching e il dio della pioggia (Li Wei Kung Ching), HHKL La lezione del mago (Tu Tzu-chun), HHKL Il monaco della montagna (Lao Shan Tao Shih), LCCI Il ladro di pesche (Tou Tao), LCCI Racconti della follia e dellavidit

Il pero magico (Chung Li), LCCI La fontana di vino (Hsin Kao), Hsiieh Tao Hsiao Shuo da Chi Hsiao Shuo, Ming, XIV-XVII sec. d.C. Loro, Lieh Tzu La scure perduta, Lieh Tzu Il mercante di cavalli, Chan Kuo Tse La truffa dellargento (Chi Pien), Hsin Chi Hsieh da Li Tai Hsiao Shuo Pi Chi Hsuan, Ching, fine XVIII sec. d.C. Il patrimonio di famiglia (Wang Hsin), Hseh Tao Hsiao Shuo La foglia, Hsiao Lin, San Kuo, Wei, 220-265 d.C. La tigre dietro la volpe, Chan Kuo Tse Il toro volante (Niu Fei), LCCI Relazioni sociali (Lien Kuei Ku Huo), Shan Chai Ko Tan, Ching Un piccolo favore (Ting Chien-hsi), LCCI Noccioli di nespola (Wu He Pi Pa), Chiu Teng Tsung Hua, Ching Problemi di memoria (Ping Wang), Ai Tzu Hou Yii da Chi Hsiao Shuo, Ming I segreti della medicina (I Shu), LCCI Il cavallo perduto, Huai Han, Tzu, inizi Han, II sec. a.C. Il cervo sognato, Lieh Tzu Senza memoria, Lieh Tzu Il sole, Lieh Tzu Il regno animale Il topo fedele (I Shu), LCCI Il cane devoto (I Chuan), LCCI Il cane riconoscente (I Ch uan Chi), Y Chu Hsin Chih, Ching La tigre pentita di Chaocheng (Chao Cheng Hu), LCCI I ragazzi-tigre (Hua Hu Chi), Yii Chu Hsin Chih Lesca umana (I Jen Wei Ni), Hsin Chi Hsieh Rospi eruditi e formiche marziali (Ha Ma Chiao Shu I Pai Chen), Hsin Chi Hsieh Luomo dei serpenti (She Jen), LCCI II lupo del nord (Chung Shan Lang), Tung Tien Man Kao, Ming Il consigliere dei lupi (Lang Chun Shih), Hsin Chi Hsieh Luomo e la bestia, Lieh Tzu Uomo o bestia, Lieh Tzu La gioia dei pesci, Chuang Tzu Scodinzolare nel fango, Chuang Tzu Donne e mogli L Chi e il serpente, Sou Shen Chi, Chin Il Generale Nero (Kuo Yan-chen/Wu Chiang Chun), Hsiian Kuai Lu, tardo Tang Il padrone e la servente (Liu Ching), Luan Yang Hsii Lu da Chi Hsiao Shuo, Ching Una cura per la gelosia (I Chi), Hsin Chi Hsieh Lindovino (Suan Ming Te Tzu), Cho Keng Lu da Li Tai Hsiao Shuo Pi Chi Hsiian, Yuan Un figlio scomparso, Lieh Tzu Lo stecchino doro (Chin Pi Tzu Jou), Cho Keng Lu La favorita del re, Han Fei Tzu La figlia divisa (Li Hun Chi), Tang jen Hsiao Shuo, tardo Tang Fantasmi e spiriti

La concubina del letterato (Kung-sun Hsia), LCCI Tre vite precedenti (San Sheng), LCCI Il monaco di Sempre-Chiaro (Chang Ching Seng), LCCI I peccati del monaco (Seng Nieh), LCCI La verit sui fantasmi (Chen Tsai-heng), Chin Hu Chi Mo, Ching Sung Ting-po acchiappa un fantasma (Sung Ting-po Cho Kuei), Sou Shen Chi, Chin Luomo che non acchiapp il fantasma (Kuei Pi Chiang San-mang), Yeh Wei Tsao Tang, Ching Ai Tzu e il fantasma del tempio, Ai Tzu Tsa Shuo, Sung Una prova inconfutabile, Sou Shen Chi II vino dellamicizia (Wang Liu-lang), LCCI Il censore e la tigre (Li Cheng), Hsiian Shih Chih, tardo Tang La giustizia ultraterrena (Hsi Fang-ping), LCCI Il teschio, Chuang Tzu Giudici e diplomatici Il macellaio e il suo re, Chuang Tzu Il cocchiere del primo ministro, Shih Chi, inizi Han, Il sec. a.C. Il gioiello reale, Shih Chi Paese di ladri, Shih Chi Strategia, Tso Chuan, periodo Primavera e Autunno, V sec. a.C. I debiti del popolo, Chan Kuo Tse I delitti dello staffiere, Yen Tzu Chun Chiu, periodo Primavera e Autunno La catena, Shuo Yuan, inizi Han Sentito dire, Lieh Tzu Sogni, Lieh Tzu La confessione involontaria (Pien Yen Che Yu), Chih Shan Chien Wen da Chi Hsiao Shuo, Ming Un giudice saggio (Nieh Yi-tao), Shan Chii Hsin Hua da Chi Hsiao Shuo, Yuan Un giudice scaltro (Chen Shu-ku), Meng Chi Pi Tan, Sung II fagiano e la fenice, Hsiao Lin, San Kuo, Wei Luomo che regal il sole, Lieh Tzu

Fiabe Tibetane
A CURA DI Clifford Thurlow

NOTA DELLEDITORE INDIANO


La Library of Tibetan Works & Archives, fondata nel novembre 1971, lattuazione dei lungimiranti programmi di Sua Santit il Dalai Lama per conservare, perpetuare e far rivivere la cultura e la sapienza tibetane. Quelli che non conoscono a fondo il tragico destino del Tibet e delle sue pittoresche e pacifiche popolazioni non potranno apprezzare o valutare le grandi speranze che questa istituzione rappresenta, a meno che non siano sensibili alla tragedia della distruzione di una cultura. Lantologia di racconti popolari raccolta da Clifford Thurlow rappresenta solo un piccolo ma significativo contributo allarduo compito della Library, che quello di riunire gli sparsi frammenti di una cultura sullorlo dellestinzione. Queste leggende sono particolarmente importanti in quanto

rappresentano una minuscola parte della tradizione orale della cultura tibetana. La Library of Tibetan Works spera di pubblicare e presentare al mondo anche altre opere letterarie del genere, gemme dello spirito tibetano. Nel frattempo auguriamo al lettore molte ore di piacevole e serena lettura e un felice bon voyage a Shangri-la. maggio 1974 Gyatsho Tshering

Prefazione

Le leggende popolari si assomigliano in tutto il mondo perch parlano della gente. Non la gente comune che incontriamo durante il viaggio della nostra vita, ma tutto il segreto e affascinante popolo dei maghi con un solo occhio, dei giganti cattivi, dei principi e delle fate che intrecciano magiche danze volando fra le pieghe dellarcobaleno. Tutti questi fantastici personaggi non sono che proiezioni della nostra stessa mente, dei fenomeni misteriosi che giacciono addormentati nella profondit del nostro subconscio: unevasione dal tedioso turbinare della vita quotidiana che noi ci costruiamo tuttattomo come le mura di un castello. Gli adulti presumono che le storie di fate siano adatte solo ai bambini, la cui mente si libra su nubi invisibili nel mondo celeste della fantasia e della finzione. Le leggende popolari per sono scrtte per i bambini, ma pensando agli adulti. Le figure mitiche che vivono nelle pagine della leggenda hanno percorso le infinite eternit del tempo, ultimo anello di collegamento con un passato che sfida la corruzione della storia. Forse solo qui, nel mondo dei sogni, possiamo trovare la vera salute, un soffio daria pura nel clima intossicato del progresso. Mentre giganti e re combattevano nelle pianure dEuropa, draghi e orchi inseguivano soavi principesse per le montagne dellAsia. Su entrambe le sponde del mondo antico si andava formando un patrimonio di tradizioni popolari, e i loro possenti eroi e i loro terribili mostri erano esattamente gli stessi. E nessuno pu realmente sapere se questa tradizione mitica sia fiorita separatamente presso ciascuna giovane nazione o se si sia diffusa al soffio mutevole del vento. Il tema fondamentale di tutte le leggende popolari quello delluomo onesto, semplice e gentile, che trionfa sulle nere onde del male. Sotto questo aspetto le leggende del Tibet non sono diverse da tutte le altre. Ma il Tibet pu orgogliosamente pretendere lonore di essere unico. Mentre le tradizioni di altre antiche civilt sono impallidite e svanite, il Tibet ha mantenuto vive le sue, nella sua stessa vita quotidiana. Dato il suo isolamento geografico e la naturale indipendenza delle sue genti, lantica cultura nazionale sfuggita allavanzare della modernizzazione. Per migliaia di anni il Tibet ha potuto evolversi in pacifico isolamento, poich le catene dellHimalaya, che si stendono come un serpente addormentato attraverso lIndia del nord, lo tagliano fuori dal mondo. Lunico contatto esterno del Tibet, lunica influenza che abbia ricevuto dalla Cina. Le complesse culture dei due paesi hanno potuto convivere in armonia per innumerevoli generazioni e le guerre di unera dimenticata cessarono mille anni fa. Ma la moderna Repubblica Popolare ha la memoria breve. Da quando i comunisti si impadronirono del potere, vecchie ferite si riaprirono; e nel marzo 1959 il Tibet fu conquistato e divenne uno stato satellite della Repubblica Cinese. Dal giorno fatale in cui il Dalai Lama, il secolare capo religioso del Tibet, and in volontario esilio al di l dei confini dellIndia, la pacifica popolazione del Tibet divenuta un guscio vuoto da riempire con le invadenti dottrine della nuova Cina. Solo i vecchi che riuscirono a fuggire attraverso gli alti passi dellHimalaya portarono con s le

antiche tradizioni popolari, non scritte nei libri, ma custodite nelle loro menti e nel loro cuore. Il Tibet sempre rimasto isolato dal resto del mondo. Persino la ruota non esisteva in questa terra eccezionale, dove i grandi animali villosi chiamati yak erano lunico mezzo di trasporto attraverso le deserte regioni nevose. Ma anche se era povero di progresso materiale, il Tibet custodiva tesori darte, di cultura, di tradizione e di filosofia. Lantico modo di vivere si basava sulla scuola pi tradizionale del pensiero buddhista, che impronta vivacemente le pittoresche leggende locali. Il concetto buddhista di rinascita e la Legge di causa ed effetto sono un tema ricorrente, perch i tibetani, come ovunque i buddhisti, credono che si raccoglie ci che si semina. La buona volont trova sempre la felicit, mentre i malvagi subiscono il castigo dei loro propri misfatti. Come i re e i saggi eremiti, altri elementi ricorrono continuamente nelle nostre storie: le montagne e i fiumi, i grandi alberi e le nevi eteme, i viaggi interminabili attraverso lande desolate. La splendida regione che costituisce il Tibet si estende su un elevato altipiano, che dal fondovalle, a qualche migliaio di metri sul livello del mare, sale ai picchi di oltre settemila metri, quasi allaltezza dellEverest. Se chiuderemo gli occhi e cercheremo di immaginarci questo paesaggio impervio e freddo, eppure di una strana bellezza, potremo sentirci pi vicini a coloro che raccontano queste stesse storie ai loro bambini. Passer il tempo, e la Legge di causa ed effetto salver queste tradizioni uniche. Solo quando luomo, sia dellEst che dellOvest, si accorger della propria follia porr il Tibet su un alto piedestallo. Questa piccola antologia di fiabe e leggende popolari quindi qualcosa di pi che un carro magico capace di trasportarci attraverso la barriera temporale della mitologia: anche una voce gentile che ci ricorda lunit delluomo un passato dimenticato che tutti gli uomini condividono in fondo al loro cuore. La raccolta stata compilata, sotto legida della Library of Tibetan Works & Archives, sulle colline del versante indiano dellHimalaya, l dove le comunit tibetane conservano i loro costumi e praticano la loro fede. I racconti ci sono stati narrati da persone anziane, un ex ambasciatore tibetano in Cina, una massaia, il proprietario di un albergo, un monaco buddhista. A loro io sar eternamente grato, non solo per il tempo che mi hanno dedicato raccontandomi le loro storie, ma per la felicit interiore e lantica saggezza che emanavano dalle loro persone come raggi di sole. Sinceri ringraziamenti devo in particolare al mio amico e collega Dala Sonam Khalintsang, studente delluniversit di Delhi, che mi ha fatto da interprete. I narratori sono stati Thupten Sangy, Khamtul Rinpoche, Sonam Dhondup, la signora Dawa Saldon, Ngawang Norbu, Dhonden, umile monaco buddhista, e molti altri che mi hanno dato il loro contributo di idee, suggerimenti e gentilezza umana. Dharamsala, India settembre 1973 C.T.

ORME NELLA NEVE


Un ruscello dargento attraversa come la lama di una spada la valle di Lunchung. Bianche creste di schiuma corrono da una roccia allaltra spruzzando lerba che verdeggia lungo le rive. Enormi massi sono sparsi irregolarmente qua e l per i verdi pendii, come proiettili primitivi rimasti dopo una battaglia fra uomini grandi come montagne; o forse Memaye, il leggendario gigante, pass per questi luoghi quando il mondo era ancora giovane. Minuscoli fiori bianchi e gialli brillano come gocce di colore sui clivi di velluto e prima di arrivare al villaggio il ruscello passa per una piccola foresta di ginepri che si stringono lun laltro, come per cercar protezione, mentre il loro profumo si diffonde fino al villaggio e si perde nei campi di orzo. Non lontano dal ruscello sorge una casa bianca con un piccolo cortile, dove alcune vacche masticano senza sosta i pochi ciuffi derba e le capre ritte sulle zampe osservano la vita fluire, ignorando il mastino che raspa e ringhia e corre in giro a caccia della sua ombra. Una ripida scala di legno rozzamente tagliata porta a un tetto piatto, dove una fila di vasi di terracotta stanno seccando al sole di primavera. Dal tetto si pu vedere il fiume che scorre attraverso la macchia di ginepri, fin dove locchio pu arrivare nellenorme distesa di campi e alberi, fino alle alte montagne che limitano lorizzonte. In questo mondo di pace, erano cresciuti due ragazzi, vivendo una vita dura ma spensierata coi loro genitori nella casetta bianca, che distava giusto un tiro di pietra dal fiume dispensatore di vita. Lhaven e il suo fratello minore, Lhunden, avevano gli stessi genitori, lo stesso splendido paesaggio intorno, le stesse condizioni di vita: eppure, stranamente, erano luno lopposto dellaltro. Tanto Lhaven era irascibile e violento, quando Lhunden era paziente; se Lhaven era avido e gretto, suo fratello divideva con gli altri quel poco che aveva; Lhaven era arrogante e maligno, mentre Lhunden era umile e gentile. I due fratelli impararono a vivere secondo il costume del paese. Badavano alle poche pecore, su per le colline, al tempo del raccolto aiutavano a mietere le messi che splendevano come un lago doro e a primavera andavano in cerca degli agnelli appena nati, che vagavano con le greggi, e marcavano con colori diversi i giovani velli, per segnare il loro diritto di propriet. In quegli anni di duro lavoro il volto di Lhunden splendeva di felicit e giovinezza; i suoi occhi brillavano di piacere a ogni nuova esperienza.

Lhaven non si soddisfaceva cos facilmente. Osservava i ricchi signori e i nobili che arrivavano con le loro carovane, gli animali da soma e i servi; e sognava la vita delle grandi citt, le vesti di seta e i nastri doro da portare nei capelli. Ma faceva anche qualcosa di pi che sognare a occhi aperti: macchinava di continuo astuti espedienti per aggiungere qualche magra monetina al suo salvadanaio, che si andava lentamente riempiendo. Lhaven era solo un giovinetto quando riusc ad imbrogliare un vicino gentile privandolo dei diritti di pascolo su un lotto di terreno. Ben presto compr il terreno coi suoi risparmi e cos la vita acquist per lui un nuovo significato. Lhaven era ora un proprietario di terre, e un proprietario astuto, per giunta. Pass un anno, e Lhaven aveva una mandria di vacche. Lanno successivo lo vide padrone di greggi di pecore e di yak che trasportavano i suoi prodotti in citt. Lhaven aveva ora pi terre, pi ricchezze, pi potere. Aveva lasciato la casetta della sua giovinezza per un palazzo pi sontuoso dallaltra parte della valle, al di l del fiume. I suoi servi scattavano quandegli urlava i suoi ordini, come un generale al comando della battaglia. I servi naturalmente andavano e venivano, poich nessuno riusciva a sopportare per molto tempo la sua tirannia. Ma il nuovo padrone non se ne curava. Ingrassava a forza di affari loschi, schiacciava gli uomini come fiori di primavera e a poco a poco le rughe dellet, delle preoccupazioni e della paura incisero il suo volto, come solchi al passaggio dellaratro. Lunico suo piacere consisteva nella sua nuova cerchia di contatti, cio in coloro che gli stavano intorno lusingando la sua superbia. Lhunden continu a vivere con i suoi genitori, che invecchiavano pacificamente. La vita per lui era ancora un sogno. Guardava il cielo e ne vedeva la bellezza, odorava le foglie dautunno che si raccoglievano a mucchi come pagine di un libro antico, e si sentiva vivo. Respirava laria della vita e diffondeva buon umore e gentilezza in tutti gli uomini e gli animali che passavano vicino alla piccola cascina dove le vacche continuavano a brucare e le capre ad aspettare e il cane vigilava come una sentinella presso il cancello sgangherato. La vita divenne ancor pi un miracolo per il fratello minore quando vi si aggiunse una cosa nuova: lamore. Tholma era una graziosa ragazza del villaggio, che viveva con la sua famiglia ai piedi delle colline dallaltra parte del fiume. Si incontrarono un giorno al villaggio, e ben presto le due famiglie consentirono alle nozze. Molti parenti furono invitati al festino nuziale, zie e zii, cugini di lontane citt, vecchi amici dei giorni passati, e naturalmente anche il ricco fratello padrone di terre, Lhaven, il cui sontuoso palazzo torreggiava fra le colline come un castello in un libro di fiabe: il castello di un cattivo genio, naturalmente. E cos gli invitati arrivarono. Poveri contadini nei loro vestiti delle feste, che avevano tirato fuori pochi vecchi gioielli dalla cassette sotto i letti e portavano i doni dei poveri, bene avvolti in carte colorate: ma sorridevano con bianchi denti splendenti, come un raggio di sole in una giornata buia. Un vecchio monaco del convento che sorgeva sulla collina venne a recitare preghiere speciali e tutti i presenti intonarono i magici mantra della lunga vita, della felicit e della ricchezza: non che fosse molto probabile larrivo della ricchezza, a meno che gli strani venti del fato non portassero ai due giovani una di quelle gemme che realizzano i desideri. E mentre gli altri intonavano le preghiere, il giovane sposo teneva docchio la strada serpeggiante che portava al palazzo, perch il suo fratello ricco non era ancora venuto a unirsi agli altri ospiti. Scese la sera. Le donne chiacchieravano e gli uomini ridevano e bevevano dalla botte la birra dorzo e ascoltavano gli strani racconti del vecchio monaco. Finalmente, in un turbine di polvere, un possente stallone bianco entr a precipizio nel cortile. Lhaven era arrivato. Entr, coi ricchi abiti coperti di polvere e un sorrisetto superbo sulle labbra, e gett uno sguardo sprezzante agli altri ospiti, aspettando che si inchinassero a lui come canne al vento. Si guard attorno con disgusto nellumile stanza, rise e poi galopp nuovamente fuori della porta. Il cavallo nitr al tocco della frusta di cuoio e quattro zoccoli ripercorsero il sentiero su per il pendio, fino al castello che si intravedeva scuro e spietato in vetta alla collina. Un silenzio imbarazzato cal come nebbia sulla stanza. Ben presto uno dei visitatori mormor una scusa e se ne and, poi un altro e un altro. Infine non rimase che il gruppo dei familiari, insieme al vecchio monaco che si sentiva anchegli sgomento, dopo la strana visita. Lhunden non sapeva perch il fratello avesse agito cos stranamente, e nella bont del suo cuore cercava per lui delle

giustificazioni. Cos la festa nuziale fin: la vita tornava ora al suo ciclo quotidiano: lavorare, mangiare, dormire, sempre in cerca del denaro o dei prodotti necessari per pagare laffitto, nutrire vacche e capre e rappezzare gli abiti logorati dal duro lavoro. Uno dei due fratelli viveva in una piccola capanna di pietre ai piedi della collina, laltro in alto, fra le nuvole dei desideri e delle illusioni: una barriera invisibile li separava, i ricordi del passato erano andati perduti, n mai sarebbero nati ricordi nuovi. L in alto si ordivano piani e intrighi e dalle conchiglie dellastuzia uscivano monete doro. Le carovane che passavano per la piccola cittadina serpeggiavano lungo la valle e su fino al grande palazzo, per rendere omaggio al signore, noleggiare degli yak o pernottare. Lhunden vedeva crescere la fortuna del fratello come un seme nellacqua; ma invece di provare gelosia o rancore sentiva paura. Gli pareva di vedere il seme gonfiarsi ed esplodere come una nuvola nera, il frutto maligno che nasce dalle azioni cattive. Per ogni nuova vetta di potere che raggiungeva, Lhaven si faceva un nuovo nemico: ogni manciata doro significava un amico in meno. Lhunden invece era amato e rispettato, ed era proprio questo che Lhaven segretamente bramava. Un giorno si diffuse per il villaggio la voce che il signore stava per sposarsi. Era ormai tempo, dicevano alcuni, perch sta diventando cos grasso che ben presto nessuna donna ne vorr sapere, malignava il falegname. I servi correvano su e gi per la collina come formiche impegnate a costruire un nuovo formicaio; gli artigiani del villaggio furono chiamati a costruire tavole speciali e altri arredi, e ai mercanti delle grandi citt furono ordinati cibi prelibati, carni e ogni genere di ghiottonerie. Lhaven doveva sposare Dolker, la bella figlia di un gentiluomo che era ministro nella capitale del regno. Lavido fratello aveva trovato ci che tanto bramava. Ora avrebbe acquistato potere nelle alte sfere, avrebbe avuto la possibilit di diventare governatore o ministro: tutto ci che il denaro da solo non pu comprare, ma possono ottenere le relazioni influenti. Dolker, diceva la fama, era bella come una notte destate, come lunica stella che splende in un cielo senza luce. Molti pretendenti lavevano corteggiata, ma Lhaven aveva manovrato e trafficato negli oscuri meandri dellintrigo e della corruzione ed era uscito dal porcile del potere con un fiore di loto in mano. Nessuno sapeva come il piccolo pecoraio del villaggio fosse riuscito a salire tanto in alto da chiedere la mano di una bellezza come Dolker: ma in qualche modo Lhaven cera riuscito. Cadevano le prime nevi dellinverno. I campi dorzo erano nascosti da un mantello bianco, gli alberi di ginepro emergevano come cappelli appuntiti, il fiume splendeva e sfidava il gelo. I vecchi si raggomitolavano intorno a grandi fuochi di sterco di yak, mentre i giovani saltellavano per le strade gelate con le guance rosse e i nasi lucidi. Gli animali scalpitavano con gli zoccoli nella neve e continuavano a ruminare: per loro la vita era la stessa in tutte le stagioni, cercarsi il cibo e aver lo stomaco pieno erano la medesima cosa con la pioggia, la neve o il sole. E il giorno delle nozze si avvicinava: erano gi stati mandati i biglietti dinvito dipinti a mano e anche Lhunden stava aspettando di giorno in giorno il suo. Ma linvito per lui non arrivava. Tutto il villaggio usc nelle strade per vedere gli ospiti che arrivavano alle nozze. Era la cerimonia pi importante che il paese avesse mai visto e molti avevano indossato i loro abiti migliori, come se fosse Capodanno. Alcuni ospiti importanti erano venuti fin dalla capitale con dozzine di animali da soma e centinaia di servi. Le carovane avanzavano lentamente serpeggiando su per il ripido sentiero della collina, al ritmo imposto dal lento passo degli yak. Passavano vicino allumile capanna di Lhunden e gettavano solo uno sguardo fuggevole a quelluomo dagli occhi tristi che stava ritto nel cortile. Sul dorso di possenti yak verano grandi palanchini ornati di gemme dove erano seduti personaggi di nobile aspetto, che passavano a testa alta con lo sguardo rivolto alle bianche nubi. Uno degli ospiti, che doveva essere uomo di grande importanza, aveva con s una guardia armata di soldati, che sguainavano la spada mentre il corteo si apriva la via per le strade affollate. Uomini con casacche di pelle e copricapi di metallo, come gli invasori mongoli del passato, formavano la retroguardia, secondo manipolo di guardie del corpo per proteggere il signore, invisibile dietro i pesanti tendaggi dellalta carrozza. Dietro il secondo gruppo di armati verano altre carrozze dorate, alcune ornate e decorate con pietre preziose, altre semplici e lisce, a seconda della persona che

viaggiava nascosta nel loro interno. Innumerevoli carovane salirono il sentiero della collina fino allalto palazzo del signore. Gi cadeva la notte e gli ospiti stavano ancora arrivando: e quando allaurora il sole arancione si lev da dietro le montagne giunsero gli ultimi visitatori, come cavalli dispersi alla fine di una corsa. Era il gran giorno. Il sole splendeva sulla neve bianca, sulle colline i suonatori accordavano i loro strumenti, mentre gli uccelli volavano alti, eccitati come gli uomini. Le vesti gialle e marroni di importanti lama spiccavano sullo sfondo nevoso: anchessi erano venuti da lontano per benedire le nozze, per aggiungervi dignit, per santificare i maneggi delle forze politiche. Lhunden non si era recato a lavorare nei campi: era rimasto a casa ad aspettare, sperando che allultimo momento gli sarebbe arrivato linvito, come un condannato che attende la sospensione della pena. Dalla sua casetta poteva vedere la balconata del palazzo e gli ospiti che uscivano a prendere una boccata daria fresca per poi tornare nel caldo fervore della festa. Musiche, risa e canti echeggiavano per le montagne; e questi suoni gioiosi arrivavano alle orecchie del fratello povero come voci di scherno. Ma invano cercava di smetterla di attendere e ascoltare: una forza interiore, laltro se stesso, lo teneva incollato sul posto, come un mendicante sui gradini di un tempio. Pass il meriggio. La giornata si avvicinava al tramonto. Lhunden stava per rinunciare a ogni speranza quando il fratello, vestito come un re, usc sulla balconata a stirare le stanche membra. Aveva mangiato bene e bevuto molto. La testa gli girava, ma tutte le sue speranze si erano realizzate, il potere chegli bramava era finalmente a portata di mano. Quando apr le braccia e si gratt la testa dolorante, Lhunden prese quel gesto per un cenno dinvito, una chiamata dellultimo momento. Si precipit in casa, baci Tholma sulla fronte e le disse che andava al ricevimento. Finalmente sono stato invitato, finalmente, canticchiava mentre i suoi piedi avanzavano a fatica nella neve fresca. Ma quando arriv, coi suoi logori panni fra le vesti di seta, non vera alcun fratello a dargli il benvenuto. Rimase in piedi a guardare i nobili ospiti; divinit con occhi umani che lo guardavano come se fosse una lastra di vetro trasparente, che la mente vede eppur non vede. Il suo sorriso avvizz come un fiore dautunno, le sue spalle si piegarono, il cuore gli si spezz in un milione di frammenti. Voi, cosa volete qui? mormor la voce fredda di un servo, che tradiva cos la sua classe. Credevo di essere stato invitato alle nozze, disse il fratello povero. Allora dovete esservi sbagliato. Il padrone mi ha detto di accompagnarvi fuori. Il servo lo prese per un braccio e lo condusse fuori, attraverso le cucine. Qui gli fu data una ciotola di zuppa, furtiva gentilezza del servo, e un osso col midollo da portare a casa a sua moglie. Il servo sorrise e apr la porta sul retro: Lhunden doveva andarsene per la porta di servizio, il suo aspetto era una macchia per lo splendore della nobilt. Un passo dopo laltro, ripercorse lentamente il sentiero verso il fondoval-le. Il sole stava sparendo dietro le creste dei monti in una gloria di toni dorati. Scendeva la sera. Il fratello povero guard il magro osso col midollo e lo gett fra i cespugli. Quando arriv a casa, Tholma era gi a letto, aveva detto da sola le sue preghiere. Dormiva placidamente, nulla sapendo della vergogna che il marito sentiva come la lama di una spada nel suo cuore spezzato. D giorno dopo egli raccont tutto a Tholma. La donna si rattrist per il marito, ma gli rimprover di aver gettato via losso, perch erano povera gente e ogni cosa poteva servire. Allora Lhunden si gett il mantello sulle spalle e usc di casa. Cammin a lungo nella fredda mattina, fra il canto degli uccelli, arrampicandosi su per la montagna addormentata fino ai cespugli dove certamente stava ancora losso che aveva gettato via, fresco nella neve mattutina. Ma quando arriv ai cespugli losso non cera e al suo posto vide una gigantesca impronta, anzi una serie di impronte gigantesche che scendevano a valle e risalivano per la gola fra le montagne. Come ipnotizzato, Lhunden le segu, passando da unorma allaltra, saltando come un pazzo fossi e burroni. Scal rocce e scese dirupi, sempre pi rapidamente correndo dietro le impronte. E le orme continuavano ad avanzare per dirupi deserti fin dove le montagne si congiungevano, fino alle oscure terrificanti regioni della terra di nessuno, lontana, lontanissima dai paesi abitati dagli uomini. Era divorato da un desiderio, da una forza che lo spingeva avanti, verso

lignoto. I suoi piedi trovavano appigli fra le rocce, come se conoscessero la via, un qualche lontano richiamo lo attirava, un insano desiderio di vedere, forse vedere qualcosa che nessun altro uomo aveva visto mai. Riecheggiavano nella sua mente le storie del gigante Memaye, udite da bambino. Anche allora le nonne dicevano ai piccoli di star buoni, senn il gigante verr a mangiarvi. Quale strana forza lo attirava? Lhunden non lo sapeva: sapeva solo, nei recessi della sua mente, che non poteva tornare indietro, non poteva dichiararsi sconfitto. La vita lo aveva spinto in quella ricerca: fallire sarebbe stata la fine, non vi sarebbe stata pi una ragione, una scusa per vivere. La gola fra le montagne si faceva pi buia e profonda. Alti strati di neve celavano micidiali crepacci fra le rocce, il vento soffiava e gemeva investendo gli alti alberi che saettavano come un esercito vendicatore contro le grigie nubi che correvano nel cielo. Deboli raggi di sole filtravano da piccoli squarci, prismi di luci danzanti sfioravano le tenebre come gli eterei piedi di mille fate. Gli alberi giganteschi si infittirono, divennero un labirinto di tronchi simili a un campo di grano che ondeggia a primavera. Ora era pi difficile scoprire le orme che serpeggiavano dentro e fuori del bosco, su per piccole alture e gi per burroni, e nel letto gelato di fiumi addormentati. Lhunden si sentiva battere il cuore e pulsare il sangue in ondate di paura e trepidazione: fra i suoi capelli si formavano aghi di ghiaccio mentre il sudore gli imperlava la fronte. Improvvisamente sent il silenzio che stava in agguato, spesso e minaccioso come una belva, pronta a balzar fuori dal nascondiglio con un cozzar di cimbali e un rullo di tamburo. Tuttavia continu la marcia, seguendo le orme che portavano a un mondo dimenticato, a uneternit dove il tempo era immobile in attesa. Gli alberi si diradarono in una radura. Improvvisamente, come una muraglia in mezzo a un deserto, le montagne tornarono ad ergersi ripide verso il cielo, e ai piedi della roccia comparve una strana, vecchia casa intagliata nella pietra dalle mani di mille muratori. Le finestre spiccavano come nere orbite vuote nel teschio di un cadavere in decomposizione. La porta era grande come una casa e ci sarebbero voluti una dozzina di yak per sollevarla. Un sottile filo di fumo azzurro usciva da unapertura nascosta nel tetto sbilenco; ma a parte questo, ogni cosa era immobile e addormentata. Lhunden scivol pi vicino alla strana casa, schivando mucchi di legna e cassette; dalla finestra vuota usciva un odore di cibo. Si iss cauto sul davanzale di pietra ed entr. Il sole stava calando in un fulgore di raggi doro, ma la casa era tutta buia, solo il fuoco danzava gaiamente nel focolare, dove una fila di pentole bolliva e borbottava sul fornello di ferro. Lhunden si era alzato presto quella mattina, moriva di fame. Salt gi dal davanzale, si rialz dal freddo pavimento di pietra e si diresse verso le tre pentole da cui usciva laroma del cibo. Laffamato visitatore us un cucchiaio di legno come leva per sollevare i pesanti coperchi che chiudevano ogni pentola. Nella prima vi era del t, nella seconda uno stufato di carne e nella terza un mucchio di fagioli deliziosamente profumati. Lhunden aveva tanta fame che quasi salt dentro le pentole: e per quanto abbondante fosse ogni pietanza, ben presto divor tutto lo stufato, e quasi tutti i fagioli, bevendosi tutto il t. Sazio e molto soddisfatto, si allontan dal fornello e stava per arrampicarsi nuovamente fino al davanzale quando sent cigolare lenorme porta. Si precipit dietro un cassone e vi stette nascosto. La porta si spalanc con un boato e sulla soglia apparve la massiccia figura di un gigante. Era Memaye, il leggendario gigante dei tempi antichi, che aveva errato a lungo per la valle di Lunchurig ed era poi scomparso nelle viscere di una montagna. Lhunden quasi gemette di paura, ma nello stesso tempo si sent tutto eccitato, mentre si rannicchiava nel buio dietro il cassone. Memaye entr in casa zoppicando ricordo di qualche battaglia dimenticata ma non era solo. Allombra del gigante apparve un magro vecchio che picchiava sul pavimento con un bastone di betulla. Era Zutul, il famoso mago, pi vecchio delle montagne e degli alberi, che ormai era cieco e si apriva a tentoni la via nella notte come un pipistrello che porti un messaggio del diavolo. Il gigante si diresse verso le tre pentole. Sollev il primo coperchio e lo fece ricadere, sollev il secondo con una mano e il terzo con laltra e poi li fece ricadere entrambi con un assordante frastuono di ferraglia. Abbiamo avuto un visitatore, disse Memaye. Se fuggito e poi ci tradisce, i vecchi tempi

ritorneranno. Non temere, amico mio, replic il mago. Io non sento guai nellaria. Spero che tu abbia ragione, fece Memaye, prendendo una scatola di legno da una mensola. Meno male che abbiamo ancora le selci, cos il nostro stomaco non rester vuoto. Il gigante trasse una scheggia di selce dalla scatola e la sfreg contro il pilastro di pietra di fronte al fornello. Quando le scintille cominciarono a danzare intorno alle sue dita comand: Prima pentola t; seconda pentola, stufato di carne; terza pentola, fagioli. Non era passato un secondo che le pentole ricominciarono a bollire e a cantare e odorare come a un banchetto. Memaye vers il t in due scodelle, una molto grande e laltra piuttosto piccina. Col mestolo serv lo stufato e la carne in due piatti, poi pose i fagioli in due ciotole, una enorme, da gigante, laltra minuscola, per un vecchietto mingherlino. I due mangiarono il loro cibo, parlando del meraviglioso passato, quando la valle e il mondo erano ancora giovani. Lhunden ascoltava, spaventato eppure incantato come un bambino che sta seduto sulle ginocchia della nonna ad occhi sbarrati. Le parole fluttuavano fra quelle mura di pietra come un sogno melanconico, un glorioso passato ormai spento, dissolto come polvere allavvicinarsi della tempesta. Le parole smorirono. Le vecchie leggende si dissolsero in un sonno senza colori, il gigante e il vecchio mago riposavano sognando antiche lotte, guerre vinte, battaglie perdute e non cantate. Lhunden, stanco e intorpidito, si alz, strisci furtivamente verso la finestra, ma qui si ferm. In alto vide la scatola aperta con la selce magica accanto: allora scivol nel buio verso il cassone, vi mont sopra, raggiunse la mensola. Sbirci nella scatola: dentro vi era unaltra selce magica. Pens alle tristi conseguenze che potevano derivare da un furto, ma in fondo cerano due selci: una per il gigante, una per lui. Con la selce magica poteva fare tanto bene, poteva aiutare tutti i poveri del villaggio. Si pose la selce pi piccola sotto il braccio, scese dal cassone traballante, si arrampic sulla finestra aperta e salt fuori verso la libert. Corse via nella notte, con un tumulto di pensieri contrastanti, di ansie e speranze nel cuore. La notte era fredda e desolata. Gli alberi sembravano pi alti, ostili. Si ammassavano per nascondere tutti i sentieri, tutte le impronte di giganti che per uneternit avevano camminato da una vita allaltra. Lhunden si sentiva sperduto e spaventato. Il freddo gli rodeva le viscere, le mani erano come artigli di ghiaccio aggrappati alla gelida notte. Si slanci in avanti come un disperato. La foresta si faceva pi profonda e pi fitta, poche stelle solitarie brillavano nel cielo come diamanti. Cadde contro una roccia seminascosta, si ferm a riposare appoggiato a un albero, poi riprese il cammino, mentre la nera notte lo inseguiva lungo le gole che dividevano il passato e il futuro, come un fragile anello fra il dimenticato e linvisibile. Lunchung era l sotto, in fondo alla valle. Doveva continuare a camminare, lottando contro la paura, il vento e il freddo, per arrivare nella calda valle della realt. Poi, allimprovviso, gli alberi si diradarono. I piedi di Lhunden trovarono un solido terreno sotto la neve. Quando spunt la prima luce dellalba Lhunden pot vedere il profilo delle case, le forme familiari di Lunchung: da due o tre tetti saliva fumo, gli uomini che si alzavano col giorno dicevano le loro preghiere del mattino, si udivano muggire le vacche e abbaiare i cani. Lhunden usci dal vaneggiare delle sue strane esperienze per rientrare nel giocondo brusio della vita che aveva sempre amato. Dimprovviso sent pesare la selce contro le sue membra stanche e doloranti. Le settimane divennero mesi mentre la vita continuava a scorrere. Tholma aveva molti dubbi a proposito delle strane vicende che suo marito andava raccontando, ma si godeva le buone cose che la selce magica procurava. Tutti gli uomini del villaggio erano sorpresi di quello strano mutamento di fortuna, ma infine anchessi poterono condividere quella ricchezza. Loro prodotto dalle scintille danzanti che uscivano dalla magica selce serviva a pagare i mercanti e gli artigiani, i quali producevano innumerevoli oggetti che lumile coppia aveva sempre desiderato, ma che naturalmente non aveva mai potuto procurarsi. In cambio anchessi diventavano ricchi, poich la ricchezza si diffondeva da una persona allaltra, e poi anche fuori dalla valle e fino alle lontane citt. Ben presto Lhunden acquist reputazione e onori. Portava abiti eleganti, cavalcava nobili destrieri, e tuttavia restava sempre gentile e generoso. Aveva abbandonato la sua capanna di sassi per un bel palazzo e i gentiluomini che passavano per il villaggio diretti in citt gli rendevano

omaggio e talvolta si fermavano per la notte. I vecchi amici chiedevano a Lhunden da dove gli veniva la sua ricchezza, ma lui si limitava a sorridere e diceva: Oh, sono stato solo fortunato!. La ricchezza di Lhunden aument la sua popolarit. La gente veniva a visitare la sua bella casa e a chiedergli consiglio, come se fosse un santuomo, perch i suggerimenti che egli dava erano sempre saggi. Siate buoni, gentili e onesti, soleva dire. Aiutate sempre gli altri e non danneggiate mai nessuno, perch questa la via della natura, e questa la via del successo. La strana visita alla casa del gigante era svanita in un passato irreale, ma Lhunden non venne mai meno alla promessa fatta nel profondo del cuore. Aveva usato la sua fortuna per fare del bene a tutti e la sua fama di uomo saggio si era diffusa per tutto il regno. Lhaven cominci a sentire la fortuna del fratello come un insulto personale. Nel suo alto palazzo in cima alla collina egli progettava, macchinava, intrigava, ma tutto gli andava storto. Pian piano il suo patrimonio si consumava, i suoi affari uno dopo laltro fallivano abbattuti dai venti della provvidenza. E quando vide che la fortuna gli sfuggiva come il ritrarsi della bassa marea, si afferr disperatamente allultima tavola di salvezza: Lhunden, che viveva felice nella vallata ai piedi del colle. Era una pallida mattina di primavera. La neve invernale si andava sciogliendo in una massa fangosa. Lhaven scese lungo il pendio senza accorgersi del miracolo della natura: gli uccelli che cantavano, le giovani gemme che spuntavano dalla neve per annunciare che linfallibile ruota della vita continuava a girare, il sole in attesa dietro il grigio mantello di nubi. Si avvicin alla porta della casa di Lhunden, dove un leone di bronzo lo guardava freddamente. Picchi forte col battente, come se volesse romperlo, ma la testa del leone continu a fissarlo con gelida indifferenza. Un servo apr la porta e lo fece entrare in un elegante vestibolo. Sono cos felice di vederti, dopo tutti questi anni, disse Lhunden andandogli incontro con un sorriso di benvenuto. Sono stato molto sfortunato in questi ultimi tempi; forse tu potresti aiutarmi? fece il fratello, accigliato. Ma certamente, se posso fare qualcosa. Lhaven parl al fratello dei suoi progetti falliti, della fortuna che lo aveva abbandonato. Diede colpa dei suoi insuccessi agli altri, ai gentiluomini della citt che avevano cospirato contro di lui, alla cattiva sorte, a tutto quel che poteva escogitare: a tutto tranne che alla propria disonest. Lhunden si offr di fare un prestito al fratello, ma Lhaven non era soddisfatto. Voleva sapere come Lhunden era riuscito ad arrivare a tanto successo, e preg e pianse finch Lhunden cedette e raccont tutto. Ti ricordi il giorno delle tue nozze, tanti anni fa? chiese. Allora sono stato uno stupido, non avevo mai avuto lintenzione di cacciarti via. Dentro di me, volevo anzi che tu fossi lospite donore, ment Lhaven. Ma Lhunden non dette peso a quella bugia, e continu con la sua storia. Raccont della gentilezza del servo, della ciotola di brodo e dellosso col midollo. Ricord i rimbrotti della moglie perch aveva gettato via losso, la ricerca fra i cespugli, le orme del gigante che lo avevano condotto alla strana casa nella valle sconosciuta. Lhaven ascoltava, met convinto, met nel dubbio di esser preso in giro, come del resto avrebbe fatto lui stesso se la situazione fosse stata invertita. E invece lui era qui, come un mendicante, seduto ai piedi del suo stupido fratello. Era mai possibile che la fortuna di Lhunden fosse mano del fato? Lhaven non sapeva pi cosa pensare. Per lui onest e piet erano sempre state sciocchezze di cui farsi beffe nella realt della vita. Per ogni lacrima che cadeva dal suo falso cuore, Lhaven odiava suo fratello un po di pi. Udita tutta la storia, Lhaven fu impaziente di andarsene, di accingersi alla ricerca della selce magica. Se Lhunden ci riuscito, sono sicuro che ci riuscir anchio, pensava, mentre ripercorreva il sentiero fino al suo palazzo. Scese nelle cucine a prendersi un osso col midollo, perch non aveva pi servitori che corressero ad eseguire i suoi ordini e and a gettarlo nel punto dove Lhunden aveva trovato le impronte del gigante. Quindi torn a casa ad aspettare il mattino, mormorando le egoistiche preghiere che gli uomini rivolgono al male nel profondo del loro cuore.

Sorse lalba. Il pendio riviveva al soffio della primavera, i giovani germogli respiravano la fine aria di montagna attraverso la neve che si andava sciogliendo, gli alberi stendevano i rami e si scrollavano di dosso il bianco mantello invernale, gli uccellini erano indaffarati a prepararsi un nido caldo per la loro covata annuale. Ma Lhaven era cieco a tutto ci. Marciava nella luce dellalba cercando losso che aveva gettato via la notte prima, perch in fondo al cuore egli non credeva ancora alla storia dello strano gigante e del vecchio stregone. Ma losso losso era sparito. Cerc bene fra le rocce, ed ecco unorma, una gigantesca impronta fangosa, che stava quasi sparendo al sole del mattino. Fece qualche passo avanti e ne trov unaltra e poi unaltra. Le orme proseguivano su per le colline e gi per le valli, accompagnate da unaltra serie di impronte minuscole, per boschi enormi e fiumi gelati, in cima alle rocce e in fondo a fitte boscaglie che si facevano sempre pi nere e impenetrabili via via che Lhaven avanzava, spinto dalla sua bramosia come da una frusta che lo costringeva a superare la paura. Ora il sole era alto nel cielo, poche nubi bianche vagavano allorizzonte cambiando continuamente forma e dimensioni, fondendosi e separandosi. Il sentiero si fece pi ripido. Le orme gigantesche serpeggiavano dentro e fuori dai cespugli, sicch Lhaven doveva impiegare pi tempo per seguirne la traccia. Talvolta sparivano completamente, ed allora si ostinava a cercarle per molti preziosi disperati minuti, finch trovava appena un segno umido e leggero, lanello di congiunzione con lo strano sentiero che conduceva a un passato dimenticato. Finalmente i grandi alberi si diradarono e il sentiero sbocc nella radura dove sorgeva la casacaverna, aggrappata come una sanguisuga ai piedi del monte. Le orbite nere delle finestre lo fissavano cieche, minacciose o invitanti come lunica locanda rimasta in una citt abbandonata ai margini della terra di nessuno. Lhaven strisci attorno al semicerchio di alberi e giunse alla cupa dimora. La porta era chiusa, ma, come Lhunden, anche il fratello maggiore riusc a issarsi fino al rozzo davanzale di pietra e balz gi nella stanza. Lhaven ignor le pentole profumate che bollivano sul fornello e si arrampic fino allalta mensola. Trov la scatola di legno che il fratello gli aveva descritto, alz il coperchio e guard dentro. Nulla: era vuota. Cerc sulla mensola: non trov nulla. Scese a terra e frug sistematicamente in ogni angolo, nei vasi e nelle scatole, sotto le sedie e nei cassetti che riusciva ad aprire. Ma non trov niente. Lanci maledizioni al fratello. Il sudore gli gocciolava dalla fronte, la collera ribolliva nel suo cuore infelice. Non cera niente da fare se non seguire nuovamente le tracce di Lhunden. Sollev i coperchi delle tre pentole e divor avidamente lo stufato di carne, i fagioli e il t bollente. A stomaco pieno si sent meglio e si accucci in un nascondiglio per aspettare il gigante e la seconda selce magica che avrebbe imbandito il banchetto per Memaye e Zutul. Mentre aspettava dietro un cassone scese la sera, e la luce del giorno disparve nel nero della notte. Sottili lingue di fuoco danzavano intorno alle tre pentole vuote. Il fornello di ferro incandescente brillava, vivo fra le pietre morte, come gli occhi di un animale nel buio sinistro della notte. Gli alberi si mormoravano pensieri segreti mentre il vento soffiava fredde bave di brezza nel fruscio di un milione di giovani foglie primaverili. Un odore particolare di piante e caligine, come il sentore della morte, si diffuse nella stanza mescolandosi allaroma dei cibi. E Lhaven vide dimprovviso il suo proprio corpo, ardere su un rogo in vetta a una collina. Cominci a gridare: No, io sono ancora vivo, sono vivo, vivo, ma le visioni scomparvero come fantasmi allalba. Corri, fuggi, salvati! La mente di Lhaven era scossa dai terrori di tutta una vita, gli unici compagni che gli fossero rimasti fedeli. Anche Dolker lo aveva abbandonato. La speranza era svanita. Gli restava solo la selce magica, ultimo vano, egoistico desiderio, la pietra angolare su cui avrebbe potuto costruirsi un nuovo futuro. Il corpo di Lhaven si muoveva irrequieto, ansioso di lasciare la buia caverna della disperazione: ma la sua ostinata avidit lo teneva incollato l, come una mosca prigioniera di una tela di ragno. Dimprovviso lintera montagna si scosse col rombo di mille tuoni. La porta si spalanc con un grande fracasso e sulla soglia comparve Memaye, alto come gli alberi della foresta, la faccia agitata da strani pensieri. Allombra del gigante avanzava Zutul, il mago cieco. Il tuo naso sente lo stesso odore del mio, amico? rugg il gigante.

S, e sento correre nellaria le perfide onde delle forze del male, rispose Zutul. Lhaven tremava come una foglia al soffio del temporale. Poteva sentire il suo cuore battere, battere. Memaye mosse un gran passo verso il focolare. Sollev le pentole e grid allamico cieco: Il ladro tornato! Una sola selce magica non stata abbastanza per lui! Il gigante prese un fuscello dal fuoco del camino e accese le lampade al burro che pendevano dal soffitto della caverna. La pallida luce gett lunghe ombre nellimmensa stanza. Zutul sedette a gambe incrociate accanto al fuoco su un sedile coperto di drappi, mentre il gigante andava spostando e spingendo casse e sedili in tutta la stanza, cercando sotto il letto, nei pesanti mobili di legno, in tutti gli angoli e in ogni piccolo buco. Lhaven guard verso la finestra. Chiss se un rapido salto avrebbe potuto salvarlo? Ma Memaye stava avvicinandosi allangolo in cui stava nascosto. Troppo tardi: ormai era preso in trappola come una fiera da un cacciatore. Memaye agguant lometto atterrito con lenorme zampa, come se cogliesse un fiore dalla siepe. Non sono stato io, non sono stato io, stato mio fratello, gemeva Lhaven. Urlava, pregava, piangeva, lottava, ma lenorme pugno lo teneva stretto come in una morsa. Il gigante lo fece cadere al suolo di fronte allo stregone cieco. Lhaven implor grazia per la sua vita. I suoi occhi cercavano disperatamente una via di scampo, ma il gigante era chino su di lui come un avvoltoio che segue un uomo condannato. La vita egoista e mal vissuta di Lhaven riecheggiava nei meandri della sua mente corrotta, un arcobaleno di paure si inarcava sul fiume dei suoi pensieri. La vita era stata per lui una grande montagna e il suo solo scopo era stato quello di raggiungerne la cima: ma tutti coloro che aveva conosciuto non erano stati nientaltro che uno scalino, un sasso dove poggiare il piede. Ora stava cadendo, precipitando in un gorgo senza fondo di desideri inappagati. Non sono stato io, stato Lhunden, il mio fratello minore. E lui il ladro. Un terribile, perfido ladro. Ma Lhaven parlava a orecchie sorde. Zutul tir a s lometto atterrito, come se i suoi occhi ciechi volessero vederlo pi da vicino. Invece mormor uno strano incantesimo, un mantra, il cui solo suono intesseva miriadi di strani pensieri: bizzarre parole in una lingua da lungo tempo sepolta, parole che sfidavano i pensieri, trascendevano linterpretazione. La mente di Lhaven fluttu nelloblio. I suoi terrori erano cresciuti, ma ora non sapeva pi cosa temeva. Sentiva lodore della caligine giallastra che penetrava nella stanza fumosa. Il suo corpo diveniva insensibile. Poteva vedere le sue mani ma non le sentiva pi. I suoi sensi vacillavano, ma i suoi occhi vacui continuavano a fissare il mago cieco, nella cui vecchia faccia sottile danzavano bizzarri pensieri, mentre i sinistri riflessi delle lampade che brillavano come stelle striavano il suo volto di ombre grigie. Lhaven sent che lenorme artiglio lo sollevava da terra. E inaspettatamente si trov fuori dalla grande porta di legno. La porta si chiuse. Il gigante scomparve nel cuore della montagna. Una sottile falce di luna veleggiava nel cielo primaverile. Di colpo Lhaven si rese conto di essere libero. Balz in piedi e si gett di corsa attraverso la radura, nel fitto degli alberi che lo avrebbero protetto, che gli avrebbero dato la libert. Ma mentre penetrava inciampando nella foresta le gambe incominciarono a pesargli come fossero di piombo. Cerc di trascinarle, ma sembrava che rimanessero attaccate, mettendo radici attraverso il sottile strato di neve mezzo sciolta. Le sue braccia si fecero pesanti e deboli, come se avesse lavorato tutto il giorno nei campi. E infine sent che i suoi abiti si spaccavano e cadevano a terra. Si guard le braccia: erano nere e rugose come rami dalbero. La sua gamba destra era come attaccata a terra: cerc di sollevarla, ma anche laltra mise radici. Le sue braccia si sollevarono verso il cielo e ne uscirono rami e dai rami sbocciarono foglie, verdi foglie di primavera. Lhaven sent crescergli su tutto il corpo uno strato di corteccia: gradualmente la corteccia sal a coprirgli il mento, le labbra, il naso, gli occhi, la testa. Strati di giovane corteccia si avvolsero intorno a ogni sua gamba, minuscole foglie spuntarono dai giovani rami che si stendevano avidamente verso gli alberi della foresta. Lhaven url, chiam aiuto, ma la sua voce era solo un fruscio, il sussurro dei rami che stormiscono alla brezza. Era prigioniero, coscienza umana sepolta nella forma di un albero, spirito

terrestre che avrebbe sofferto tormenti per innumerevoli secoli. Ora doveva pagare per tutto il male, per tutta la perfidia della sua vita: e non una volta, ma mille volte. Mormor la lugubre canzone della foresta, ma solo gli alberi lo ascoltavano mentre ripetevano lo stesso interminabile canto.

IL MAGO DELLA PIOGGIA


Zor camminava dietro il suo Maestro come una minuscola ombra. Camminava con lo stesso passo lento, le mani giunte dietro la schiena e gli occhi bassi che guardavano, scrutavano, sentivano la terra respirare, ondeggiando con lo stesso ritmo gentile. Quando il Maestro si fermava, il ragazzo pure si fermava. Il vecchio sorrideva osservando le nervature di una foglia, sfiorando con le vecchie dita gentili il fine reticolato di vene, mentre la rugiada mattutina gocciolava come miele fra le sue dita. Poi deponeva di nuovo la foglia a terra, come un bimbo appena nato, lasciando indisturbata, intatta la bellezza dellautunno. Un grosso sasso giaceva sul terreno sonnecchiando nel dolce sole mattutino che danzava fra gli alberi. Il Maestro lo spinse gentilmente da parte e osserv la vita che formicolava l sotto. Migliaia di minuscole larve, nere, brune, rosse, i bianchi teneri tessuti della vita appena nata. Rimise il sasso al suo posto e i bruchi continuarono la loro lotta per la sopravvivenza, mentre la grossa pietra ricadeva nei suoi taciti sogni. Un albero stava sanguinando e il suo sangue scuro gocciolava come melassa da un vaso, liquido al centro e gi indurito agli orli, dove si coagulava per difesa contro le mosche e gli insetti che suggono la linfa, come le zanzare dal braccio di un uomo. Lentamente la ferita si sarebbe cicatrizzata, le fredde nevi dellinverno avrebbero fatto da anestetico, e poi la primavera sarebbe tornata in tutta la sua magnificenza, irradiando gloria e vita nuova: limmenso mondo avrebbe ricominciato il suo ciclo senza fine, fondamento di tutte le cose. Erano pochi gli uomini che facevano parte della possente Terra. Il Maestro era uno di essi. Conosceva i suoi segreti, le gioie della Terra erano le sue gioie. Sapeva quando dovevano venire le nevi, scrutava le vette dei monti, prevedendo che presto i picchi frastagliati si sarebbero ricoperti di un candido manto, che sarebbe rimasto l fino al primo giorno di primavera. Il Maestro osservava le nubi, che conosceva una per una, come i volti dei compagni di scuola, che cambiano eppure sono sempre gli stessi, impressi nel cervello come una vecchia cicatrice. Le osservava veleggiare contro il sole, cambiar colore e formare, disfacendosi e rifacendosi, i vapori trasparenti che plasmano i volti degli di e poi la nera sinistra faccia del diavolo. Si arrestavano per un attimo sulla vetta delle montagne, poi si allontanavano verso nuove terre, verso un altro sole da velare, un altro interminabile viaggio da iniziare. Il Maestro non solo vedeva gli alberi, ma li sentiva, li conosceva, era parte di loro. La Madre Terra e le ruote del Tempo non significavano nulla per la maggiore parte degli uomini, ma per il Maestro erano tutto, erano la vita stessa. Egli respirava con laria della vita, rinunciando ai fuggevoli piaceri delluomo per lincanto della Verit. Come luomo moderno dedica la sua vita ad accumulare ricchezze, cos il Maestro dedicava il suo tempo ad accumulare conoscenza: conoscenza della Terra e conoscenza dalla Terra. Il suo oro era la molle rugiada che si raccoglie in piccole gocce di perla sui petali di un fiore; i suoi gioielli erano i lucidi boccioli delle rose che fioriscono in primavera; le stelle che danzano nel cielo erano per lui le monete dargento che gli altri uomini tengono nascoste nelle loro borse di cuoio. Il Maestro era anche un uomo santo, che cercava la libert, la liberazione dellEstrema Beatitudine. Pochi pensavano che quello non fosse il suo sentiero, il Divino Sentiero degli Illuminati che lo avevano preceduto. Tuttavia, essendo un uomo santo, egli era diverso dagli altri monaci, o dai nobili lama che passano lunghi anni meditando sul mondo, costantemente in cerca della verit. Il Maestro non meditava mai sul mondo, perch faceva parte del mondo e il suo cuore pulsava al ritmo dellenorme cuore che batte nelle viscere dellimmenso orbe rotante. Era pi che un monaco. Era il Mago della Pioggia.

Ma il Maestro stava diventando vecchio. Era tempo per lui di ritirarsi nella rotazione della terra e di divenire parte integrante di tutto ci che . Per tutta la sua lunga vita era stato uno dei pi potenti maghi del paese; fermava le piogge quando si riversavano senza sosta dal cielo, o faceva venire la pioggia quando il sole estivo screpolava la terra, inaridiva i campi e faceva morire di sete i raccolti. Spingeva le nuvole nere al di l delle montagne, arrestava gli uragani sul loro cammino e i venti selvaggi nellalto dei cieli, per mandarli a perdersi nel vuoto degli spazi. Zor era stato per molti anni lapprendista del Maestro. Aveva imparato a conoscere gli alberi e i fiori, le montagne e il cielo. Poche parole erano state dette fra luomo e il ragazzo, fra il maestro e lallievo; ma cosa mai si deve dire, quando la comprensione si raggiunge attraverso gli occhi, lanima, il cuore? Zor era un orfanello. Un ragazzo intelligente, delicato e sensibile, che osservava il mondo intorno a s mentre i suoi compagni giocavano i giochi dei fanciulli. Era poco pi che un bambino quando un vecchio lama era venuto a prenderlo per portarlo con s. Il viaggio era stato lungo e strano, lontano dalle vie cittadine della sua infanzia. Il lama, col suo rosso mantello ondeggiante nel vento, sorrideva, 10 sguardo lontano, rivolto dentro di s, trovando la bellezza del Santo dei Santi in fondo al proprio cuore. Lasciarono il cavallo e la carrozza allombra di un salice e si arrampicarono su per le rocce che portavano alla grotta. Il Maestro era seduto fuori e osservava il sole del mattino che saliva lentamente nel cielo. Fece latto di sorridere, ma la sua liscia faccia consumata dal tempo non si incresp neppure: rest immobile, tacita, magnifica figura intagliata nel legno. 11 viso di Zor invece si illumin, e i suoi giovani occhi si riempirono damore per luomo che doveva essere il suo maestro. Sentiva un infinito desiderio di quella nuova vita fra le colline, ogni suo timore si fondeva come una falda di neve in estate. Si inchin profondamente al vecchio Maestro e al lama che lo aveva portato l: fragile fanciullo fra le grandi ombre dei due uomini. Il lama e il Mago della Pioggia non avevano molto da dirsi, le parole erano scritte nei loro occhi. Sapevano e capivano. Non avevano bisogno delle oziose ciarle dei piccoli uomini. Zor osserv la carrozza e il cavallo che sparivano in lontananza. Era la fine della vecchia vita e linizio di una vita nuova. Tutto ci che aveva saputo finora era solo una nube di polvere allorizzonte. I suoi giovani occhi sensibili palpitarono quando il lama spar dietro lultima curva del sentiero. Il passato se nera andato. Si volt e il vecchio Mago della Pioggia gli porse una ciotola di zuppa. Il ragazzo sorrise: nel suo cuore gi amava luomo che sedeva in silenzio allentrata della grotta. Via via che gli anni e le stagioni passavano crebbe nel ragazzo lamore per il Maestro. Osservava le vecchie mani sfiorare la tenera curva di un petalo, tastare le morbide zolle di terra. Il vecchio scrutava le nubi con i suoi saggi occhi che tutto sapevano, mentre il suo vlto incavato era pieno della gioia di vivere. Vedeva tutte le cose come se fosse la prima volta, eppure le sentiva con le mani che conoscevano tutto. I primi fiori di primavera lo eccitavano come un bambino in gita. Li vedeva con gli occhi di un giovane e con la mente di un saggio. Osservava le foglie brune dellautunno cadere dagli alberi e il vento sollevarle come piume e gettarle a mucchi ai piedi di una roccia. Quando veniva linverno osservava i piccoli animali che migravano verso climi pi caldi. Passavano vicino a lui come vicino a un amico, senza alcun timore nei loro occhi melanconici. Le cornacchie abbandonavano gli alberi spogli lasciando i loro nidi attaccati allincrocio di forti rami, si levavano in alto come un esercito di fantasmi neri, gridavano il loro segreto linguaggio nel vento gelido, e poi partivano in volo per il loro lungo viaggio, come nomadi che seguono lerba. Zor osservava il Maestro, imparava come sentire al tatto una foglia, come odorare gli arbusti e le erbe selvatiche che abbondano nei boschi; scopriva come fiutare nellaria la primavera, come udire la vita che pulsa nelle spire di una conchiglia. Il ragazzo guardava il vecchio mago e vedeva nei suoi occhi la vita, come la luna riflessa nello specchio di un puro lago montano. Il Mago della Pioggia coglieva un fiore selvatico e lo portava nella sua grotta. Quando il fiore appassiva e moriva, staccava dallo stelo gli ultimi segni di vita e poi lo ripiantava in una ciotola di terracotta. In una settimana il piccolo stelo bruno riviveva, spuntavano verdi gemme e il ciclo della vita ricominciava. Quando il fiore era pronto, nutrito e curato dalle dita sottili del saggio, era tempo per lui di tornare alla sua dimora nella foresta: una pianta pi forte e pi bella.

Talvolta il Maestro insegnava al suo apprendista come trarre da erbe e fiori selvatici un vero banchetto. Raccoglieva le cose naturali che gli uomini di solito vedono e non guardano, e le trasformava nel loro pasto serale. Le nocciole e le bacche senza sapore che crescono sugli alti alberi rivivevano nella piccola pentola allentrata della grotta. Il Maestro e lallievo vivevano di noci e di bacche, di steli bolliti, di felci e rovi che si arrampicano su per le colline in una miriade di brillanti colori. La sera sedevano a osservare le stelle che passavano nel cielo. Il ragazzo imparava i loro nomi e i loro segnali. Quando una brillava, stavano per sopraggiungere le piogge; quando unaltra era pi chiara, il Sud doveva aspettarsi la siccit. La conoscenza veniva lentamente, automaticamente. Non vi erano n libri n compiti da fare. I nomi dei fiori venivano dalla mente degli uomini. Il Mago della Pioggia imparava i nomi dei fiori ascoltando il loro sottile respiro, sentendo le parole magiche che la bellezza vivente sussurra nel mantello della notte. Quando la luna era alta e le stelle basse nel cielo, lallievo vedeva il Maestro uscire lentamente dalla grotta e immergersi nella notte bagnandosi nello splendore lattiginoso della luna. Allalba il fanciullo si destava. Il Maestro era tornato e dormiva un sonno silenzioso con un sorriso infantile sul volto. Le notti di luna erano importanti per il Mago della Pioggia, e col passare degli anni Zor ne seppe il perch. Le sue conoscenze gli venivano dallinterno, dal suo stesso essere interiore. Raramente il Maestro spiegava le cose con le parole. Insegnava con lesempio. Quando si piegava a cogliere qualche minuscolo fiore spingeva il ragazzo a fare altrettanto. Osservava con profondo amore quella minuscola creatura della vita e la vedeva come un piccolo miracolo, un dono degli di del cielo alluomo della terra. Zor guardava e la sua conoscenza aumentava ogni giorno, il suo amore per la vita cresceva in lui come una passione. Di tanto in tanto giungeva un messaggero a portare una richiesta di aiuto. Aveva piovuto per diverse settimane in quella citt o in quel villaggio, poteva il saggio aiutare quella gente? Il Maestro sorrideva, poneva i suoi strumenti di mago in una borsa di cuoio e partiva immediatamente. Talvolta restava lontano solo qualche giorno, talvolta molte settimane. Lallievo lo aspettava impaziente; lo riprendeva il vecchio ritmo quotidiano, con terrori e fantasie infantili, sogni selvaggi e giorni vuoti. Infine il Maestro tornava e ogni cosa ridiventava normale, le segrete fonti della conoscenza che erano bruscamente scomparse altrettanto stranamente si riaprivano per lui. Col passare degli anni la conoscenza di Zor cresceva. Diminuiva gradualmente la sua dipendenza dal vecchio saggio, aumentava la sua fiducia nella propria abilit. Talvolta faceva una scoperta e la additava al vecchio. Il Maestro sorrideva, felice che il suo allievo imparasse e ricordasse il vasto patrimonio di esperienza che lentamente gli trasmetteva. Il saggio vecchio non si era mai considerato onnisciente. Ogni giorno imparava qualche cosa dal mondo, e via via che lallievo si faceva pi saggio, poteva imparare qualcosa anche da lui. Vivere significava raccogliere conoscenze, accumulare ricordi e conservarli in un archivio mentale, pronti ad emergere quando se ne presentava loccasione. Ogni anno giungeva dalla capitale un importante messaggio. Il Mago della Pioggia doveva curare i giardini che circondavano lo splendido palazzo del Dalai Lama. Il Dalai Lama aveva il pi bel giardino che fiorisse sotto il sole. Ogni anno il Mago della Pioggia, a turno con altri due Maghi, aveva il compito di curare i leggiadri fiori che sbocciavano per la gioia di tutto il mondo. Il Dalai Lama stesso era un grande giardiniere e impiegava un intero esercito di giardinieri per tenere in ordine i bei prati e le aiuole fiorite. Ma mentre i giardinieri curavano i fiori, i Maghi della Pioggia dovevano assicurarsi che il clima fosse sempre favorevole e ci fosse la giusta quantit di pioggia e molte giornate di sole a tingerli di delicate sfumature. Sua Santit il Dalai Lama aveva per i suoi giardini le stesse cure che aveva per la sua gente, i lama, i monaci e gli uomini e le donne comuni le cui vite egli cercava di guidare col proprio esempio. I tre Maghi della Pioggia amavano il Dalai Lama pi di qualsiasi altro essere vivente, e questo faceva del loro compito annuale un grande piacere, e quasi il culmine del lento giro delle ruote del tempo. I Maghi della Pioggia erano molto pi dei semplici eremiti, che vivevano lungi dagli occhi degli uomini nella serenit delle colline e dei boschi. Erano al servizio delle nazioni, allo stesso modo delle sentinelle che difendono il palazzo reale. Un grande Mago della Pioggia poteva avere una bella casa, molti servi e assistenti e molte pi ricchezze di quante gliene occorressero per i suoi

bisogni personali. Oppure poteva vivere una vita semplice come il Maestro e passare giorni felici senza la folla degli assistenti e i problemi della casa. Qualunque fosse la vita che sceglievano, e molti naturalmente sceglievano la seconda, i Maghi della Pioggia godevano del pi profondo rispetto del popolo, dei funzionari e del Dalai Lama. Essere un Mago della Pioggia di Sua Santit era un grande onore che conferiva prestigio e poneva i pochi eletti su un alto piedistallo, fra i Rinpoches che studiano le parole di Buddha e i grandi Gesheys che diffondono i suoi insegnamenti girando di continuo la potente ruota. II Maestro era consapevole dellimportanza della sua posizione, ma non ne andava affatto superbo. Era un onore, ma un onore chegli accettava con calma, con una dignit che gli veniva naturale. Di tanto in tanto si recava a visitare i giardini del palazzo per vedere la splendida raccolta di fiori in tutto il loro variopinto splendore. I verdi prati scintillavano con minuscoli cespugli bianchi come gocce di vernice tuttattorno ai bordi, un ranuncolo giallo si ergeva solitario in tutto quel bianco, come un forestiero alla sua prima visita allestero. Molti fori rotondi erano stati scavati per consentire ai giovani alberelli di rose di godere la terra fresca, appoggiati al sostegno di un robusto palo come un uomo anziano si appoggia al bastone. La sua logora veste monacale ondeggiava alla tenue brezza estiva mentregli camminava su un cuscino daria per il magico giardino. Un fiore era caduto, il suo fragile stelo era stato spezzato da un uccello a caccia del pasto quotidiano. Il Maestro lo osservava, come un contadino che tiene il fucile alla tempia di un cavallo zoppo, e cercava di guarire la pianta sanguinante, spingendo gentilmente il fusto un po pi in gi nella terra dispensatrice di forza, mentre copriva la ferita con un bendaggio di morbida argilla. Una carrozza con un silenzioso cocchiere avanzava nel crepuscolo per le vie della citt. Il Maestro si voltava, felice, serbando dentro di s limmagine del giardino come il ricordo di una donna. Il silenzioso cocchiere allentava le briglie ai cavalli, usciva dalle porte della citt e lentamente saliva su per le colline fino alla dimora del Mago della Pioggia, la grotta dove, paziente e impaziente, Zor lo aspettava. Zor non era pi un ragazzo. Era un uomo ormai, un monaco consacrato. E un Mago della Pioggia. Sapeva cantare i magici mantra che dissolvono le nubi, sapeva suonare le canzoni dei cieli nel femore di un uomo, mandando i suoni incantati a echeggiare attraverso le nubi su fino al sole. Lallievo ora viaggiava col Maestro fino a citt e villaggi lontani, recando sollievo alle messi assetate o ponendo termine agli interminabili rovesci di pioggia che distruggevano gli argini dei fiumi e inondavano campi e case del popolo del Dalai Lama. Osservava il santo vecchio sedendo dietro di lui come unombra, ne ascoltava le parole magiche, gli accordi segreti che il mago stringeva con gli spiriti infuriati. Il vecchio mormorava i suoi scongiuri, gettava strane erbe nellaria, soffiava nellosso femorale e poi lo scuoteva selvaggiamente intorno alla propria testa, comunicando con le divinit della pioggia, con le forze delle intemperie. Sedeva su una pietra mentre la pioggia gli scorreva sulla pelle come le onde dello stagno sul dorso di unanitra. Lentamente le nere nubi si disintegravano e sparivano. Il cielo grigio si divideva come olio in un vaso dacqua mentre lazzurro di una giornata di sole emergeva come un coniglio dal cappello di un prestigiatore. Gli uomini cadevano in ginocchio lodando il granduomo. E il Maestro riponeva i suoi strumenti magici nella borsa di pelle e si allontanava verso la sua grotta, col giovane allievo accanto. Ma il Mago della Pioggia stava facendosi vecchio. I suoi vagabondaggi notturni nei boschi sotto la pallida luce della luna diventavano pi brevi e meno frequenti. Passava molte ore da solo, seduto in silenzio, meditando sotto un albero o osservando la scia lasciata dal sole, come la traccia argentea di una minuscola lumaca. Il suo volto intagliato come un bassorilievo diventava rugoso, la pelle si tendeva come pergamena sulle vecchie ossa del cranio. Le gambe si facevano pi deboli e magre: e la schiena, che era stata ritta come una torre per pi anni di quanto ciascuno ricordasse, ora era curva e piegata in avanti. Le rosse vesti da monaco pendevano dalle spalle incurvate come biancheria stesa ad asciugare. I pasti di bacche e di erbe erano sempre pi scarsi, la conversazione che era stata sempre tanto parca, ora era del tutto spenta. Egli si era ritirato in un suo mondo interiore. Era diventato come gli alberi, vecchio ed elegante, silenzioso e sapiente. Zor vedeva sulle vecchie labbra un sorriso lontano. Guardava con un profondo senso di felicit il suo Maestro, il suo

padre, ma i vecchi occhi non avevano pi una risposta per lui. Non vedevano pi Zor. Non vedevano pi nulla. Il giovane cuoceva le zuppe, le pietanze, il cibo delicato che aveva appreso a preparare dal vecchio saggio. Li preparava in silenzio non volendo disturbare la pace e la contemplazione del Maestro. Lasciava una ciotola di cibo davanti a lui e tornava molte ore dopo. Lo trovava ancora seduto, col volto rigido, la ciotola piena: e diventava sempre pi magro, come uno spettro, un bianco fantasma che appare fra le brume dellalba. Le sue brevi passeggiate nella foresta erano cessate: raramente si allontanava dal suo sedile di fronte alla grotta. Anche di notte il vecchio meditava al lume della luna, senza sentire il freddo, senza udire gli animali che ululano alla mistica luce. Zor faceva tutto quel che poteva per il Mago della Pioggia: ma lunica cosa che potesse fare era rispettare il silenzio del vecchio. Un giorno il Maestro sedeva nella sua solita posizione fuori della grotta quando, per la prima volta in molti mesi, parl. Vieni, disse, e la parola mor nellaria come se il movimento stesso della bocca gli costasse un grande sforzo. Zor accorse prontamente presso il Maestro: il vecchio pareva unombra, pareva il soffio che esce dalle fauci di un cavallo dopo una lunga corsa. Il giovane sedette a gambe incrociate ai suoi piedi, con lamore di un figlio che vede il padre venir meno sul letto di morte. E tempo per me di lasciare questo mondo. Le parole erano tenui come uno spruzzo di pioggiolina. Tu hai lavorato bene e io ti ho sempre amato. Due lacrime scesero lungo le guance del giovane. Il Maestro respirava ancora, ma respirava appena: le parole gli costavano un duro sforzo e una rapida contrazione di dolore comparve sul vecchio volto rugoso. Il Maestro meditava la sua ultima meditazione prima che venisse la morte, traeva il suo ultimo respiro cosciente prima di entrare nellaltro regno, nellesistenza che il bene compiuto nella vita aveva creato per lui, nella felicit dellignoto, invisibile futuro. Zor sorrise al vecchio, ma i suoi occhi erano lontani e non vedevano pi. E mentre guardava nelle antiche pupille colme di saggezza, esse parvero annebbiarsi, vacillare come una candela e poi spegnersi. Il Maestro era morto. Zor viveva come in un sogno. Il ricordo degli ultimi momenti del vecchio saggio in questo mondo gli si erano impressi nel cervello. Le parole non dette che brillavano nei suoi occhi erano come piccole perle di saggezza, lacrime di una fata serbate in una fiala preziosa. Il giovane vagava per la grotta come un fantasma, come uno spirito in pena, un ospite indesiderato che non poteva trovare un sedile. Ogni cosa intorno gli ricordava il Mago della Pioggia. La cassetta di legno con le erbe secche e i semi di girasole, la pentola di terracotta che aveva cucinato magici pasti di noci e bacche, la coperta consumata, offerta da un villaggio riconoscente che il Maestro aveva salvato da un uragano. Il cucchiaio dargento, la borsa di cuoio, il magico osso femorale che cantava canzoni agli di. Il Maestro era stato lasciato fuori, sullalta montagna, perch gli avvoltoi ripulissero le sue ossa dalle carni, la forma terrestre che non era pi necessaria. Le ossa erano rimaste bianche e nette; e lo scheletro giaceva nella stessa posizione. Quando Zor and a visitare i resti del Maestro, pot vedere il vecchio volto, le lunghe dita sottili, il sorriso fanciullesco rivolto ai fiori dei campi. Dai resti del Maestro tolse losso femorale della gamba destra. Adesso era lui il Mago della Pioggia. La notte Zor osservava la luna salire lentamente dalla sua grotta agli estremi confini del mondo. Quando la nuova falce si levava nei cieli di primavera, Zor si alzava e si avviava verso il bosco. Danzava fra gli alberi, parlava con gli animali, ascoltava stormire gli aghi di pino che dormivano, accumulando forza per lottare contro le cornacchie che venivano ad attaccarli allaurora. Le cornacchie ora dormivano nei loro nidi rotondi, in alto vicino al cielo, stanche dopo una giornata di fatiche, dopo aver tanto lottato per procurarsi il cibo e portare saporiti bocconcini ai loro piccoli che aspettavano nel nido coi beccucci spalancati. Zor osservava le stelle e sapeva quando al sud stavano per cominciare le piogge, e quando a nord stavano per cadere le nevi. E poteva vedere il volto del Maestro, una trama di stelle lucenti che brillavano nella Via Lattea, e gli tornavano in mente tutte le cose che gli aveva insegnato. Il Maestro era stato profondo, paziente e saggio. Il suo allievo era stato avido di imparare, ma la conoscenza era stata lenta a passare dalluno allaltro: cerano voluti

non mesi, ma anni, molti molti anni. Zor era solo un ragazzino quando il lama lo aveva condotto alla grotta sulla montagna. Ora era un adulto, aveva gi vissuto una met della vita che gli era destinata. E sarebbe stato felice di passare tutta la sua vita come allievo del Maestro: ma ora il Maestro era lui. Ora era suo compito proteggere la gente, angelo custode che obbediva agli ordini del Dalai Lama. Il sole sorgeva lentamente, pigramente, come un uomo stanco costretto ad alzarsi per andare al lavoro dopo una serata di festa. Sal lentamente su per il pendio della montagna e rimase sospeso nellaria come una gigantesca gelatina, ondeggiando come olio bollente in una padella. Zor aveva dormito appena poche ore, ma si era levato prima del sole. Mangi noci e datteri, un pugno davena messo a bagno nel latte fresco che ogni giorno gli veniva offerto da un contadino che viveva nei pressi, bevve la rugiada raccolta in una ciotola di legno che ogni notte lasciava ai piedi di un albero. Il Mago della Pioggia mangiava prima del levar del sole, e non prendeva pi neppure un boccone fino al tramonto. Passeggiava pensoso nei boschi, osservando le foglie cadere come doni dorati dal cielo. Si chinava a osservare le sottili vene di vita che correvano per le minute foglie doro, sfiorava con le dita sensibili le punte delicate, che corrispondevano alle punte sullaltra faccia. Pensava, e avanzava. Ogni giorno Zor, il Mago della Pioggia, imparava qualcosa di nuovo. Una stella che si era celata ai suoi occhi dalla vista troppo breve ora si rivelava, nuovo miracolo, nuova meraviglia da considerare e cercar di capire. Un giacinto ondeggiava nellaria diffondendo il suo profumo nuovo ed eccitante, le campanule azzurre e purpuree oscillavano gentilmente nel vento. Zor ascoltava ciarlare le cornacchie e imparava il loro strano linguaggio: i neri uccelli starnazzavano e lottavano per il cibo mentre il Mago sorrideva, come un padre che guardi giocare i suoi figlioletti. La brutta crisalide che teneva in mano stava per diventare allimprovviso una bella farfalla rossa, che ben presto volava lontana molte miglia per cercare il suo compagno. Poi si accoppiavano e il giorno dopo la loro breve vita giungeva al termine. Ma insieme avevano creato minuscole cellule di vita. Le uova soltanto dovevano sopravvivere, affidate alle cure del caso, e il ciclo cos continuava. Ogni minuta particella di vita era in realt un miracolo, una minuscola meraviglia che pochi uomini sapevano vedere nella loro ricerca di pace. Un giorno il Mago della Pioggia sedeva tutto solo allentrata della sua grotta, meditando sul mondo e sulle sue meraviglie, quando allimprovviso un monaco vestito di rosso comparve nel bel mezzo del suo sogno, turbando la sua concentrazione: la vita reale irrompeva in una mente tutta assorta nelle sue visioni. Il monaco attese pazientemente in silenzio, facendo capire chegli era l, ma in modo discreto. Zor emerse dalla meditazione, si inchin al monaco e gli diede il benvenuto. Pose qualche ramo fra le due pietre che servivano da focolare; la selce scintill fra le sue dita e minuscole fiamme sorsero ben presto fra la legna secca. I due uomini conversarono quietamente mentre la pentola dellacqua bolliva e fischiava. Bevvero il loro t, mentre il monaco parlava di Lhasa, la capitale. Quellanno erano pochi i novizi che entravano nellordine, un famoso Geshey era morto ed era incominciata la ricerca della sua reincarnazione, molti visitatori stranieri erano venuti, per qualche speciale, segreta ragione, a rendere omaggio al Dalai Lama e ai suoi assistenti. Verano notizie buone e notizie cattive. Il paese continuava a vivere come al solito; ma per il Mago della Pioggia solo lultima notizia era importante, e riguardava realmente Zor. Era il suo turno di curare i giardini di Sua Santit, i bei fiori e gli alberi che fiorivano per gli di e brillavano per il popolo. Il monaco si inchin, ringrazi il Mago per il t e scese per il sentiero serpeggiante fino ai piedi della montagna, dove la carrozza e il cavallo lo aspettavano allombra del vecchio salice. Zor dorm un sonno pesante, scosso nei sogni da giovanili paure. Era la prima volta che il Dalai Lama mandava un suo messo per ricordare a Zor il suo compito. Cos egli veniva ufficialmente riconosciuto come Mago della Pioggia nazionale. Era un grande onore e una grande responsabilit. Zor ricordava il Maestro, i giorni in cui egli spariva in silenzio e andava a visitare il famoso giardino di Lhasa. Nel sogno il giovane vedeva il Maestro come un gigante. Grandi nuvole nere pendevano sul giardino, ma quando si aprivano come un sacco di carta troppo pieno dacqua, il gigante le colpiva con la mano possente. E come il rovescio dacqua colpiva la grande mano, si trasformava in vapore, e il vapore saliva a spirale come una tromba daria a perdersi nei cieli. Il

gigante sorrideva e si allontanava, lasciando orme possenti che facevano apparire nana tutta la citt. Il cielo era scuro e annuvolato quando il Mago della Pioggia si mise in viaggio. Larghe gocce di pioggia cadevano disordinatamente intorno allentrata della grotta. Era uno di quei rari giorni in cui nessuno veniva dal villaggio con unofferta di latte fresco. Era come un presagio. Stancamente Zor pose un po di cibo freddo nella sua ciotola di legno, ma la sua bocca era asciutta mentre il mondo tuttattorno si inzuppava e la pioggia cadeva sempre pi rapida e fitta, mutando i sentieri della montagna in torrentelli rabbiosi. Dgah-bo e Nyedgay, i re degli Dei dellAcqua, malvagi e tristi rovesciavano sul mondo gelide ondate annegando i bei filari di fiori che rallegravano i giardini del Dalai Lama. Zor si avvi sotto la pioggia, stringendo sotto il braccio la borsa di cuoio con gli strumenti segreti e losso femorale del Maestro. Si arrampic su fino alle pi alte vette dei monti, fino alle nubi nere che minacciavano il mondo. Si sedette a gambe incrociate sui gelidi picchi. Grid parole possenti agli di e cant i mantra. Gett un lungo urlo attraverso il femore e fece ruotare vertiginosamente losso al di sopra della testa. Per ore e ore cant e pronunci le parole magiche: ma le nubi non si muovevano. I sinistri messaggeri degli Dei dellAcqua continuavano ad aprirsi fra i rombi dei tuoni e orride folgori colpivano i cespi di rose, che piangevano appoggiati ai pali di sostegno. Il vento turbinava come un uragano, accerchiava la citt come un esercito invasore, abbattendo gli avamposti e poi irrompendo come le orde selvagge di una trib primitiva dellevo antico. La tempesta infuriava come un monsone ingigantito, rovesci di pioggia si abbattevano sulla terra come marosi contro i fianchi di un piccolo veliero in un oceano nemico. Per ore e ore grandine e pioggia si riversarono sulla citt semisommersa, per ore e ore Zor, il Mago della Pioggia, cant i suoi magici mantra. Lacqua scorreva sul suo volto, le vesti pendevano come cenci bagnati dalle sue magre membra. Egli soffiava nel femore come in un corno e alzava le braccia al cielo, invocando la divinit dellacqua, supplicando Dgah-bo e Nyedgay affinch chiudessero il rubinetto del demonio che pioveva terrore su tutta la citt. Gett il suo talismano alto nellaria: ma il sortilegio gettato sulla citt dagli Dei dellAcqua non poteva essere distrutto. In citt il Dalai Lama passeggiava in silenzio per le sale del palazzo. Si fermava alle grandi finestre che guardavano sul giardino e osservava tristemente il vento spietato distruggere la bellezza che era fiorita come unofferta al Signore Supremo. I cespi di rose pendevano mutilati come soldati morti appoggiati alle loro lance. Le aiuole fiorite erano come stagni, dove i fiori galleggiavano con le teste immerse nei gorghi. I robusti fiori che avevano sfidato gli attacchi del vento cadevano lentamente, abbattuti dalla grandine, sradicati e trascinati nel torrente dacqua che tutto allagava, trasformandosi in paludi e piccoli laghi. Via via che le ore passavano la devastazione cresceva. Il vento strappava i fiori dagli alberi, faceva cadere i frutti estivi in fetidi mucchi. Petali leggeri turbinavano nel vento e venivano a schiacciarsi contro le finestre dove il Dalai Lama osservava impotente quella rovina. La pioggia continu a battere furiosamente per tutta la notte mentre Zor salmodiava i suoi mantra. Zor aveva spinto profondamente lo sguardo nella notte nera. Aveva visto gli di incolleriti. Sapeva che i Re delle Acque erano sdegnati e che nulla poteva placarli. Aveva fatto tutto ci che era in suo potere, tutto ci che il Maestro stesso avrebbe fatto: ma aveva fallito. Sul far dellalba i chicchi di grandine divennero pi piccoli, la pioggia rallent. Le grosse gocce che danno inizio a un temporale erano divenute la pioggerellina sottile che lo termina. Il capo del popolo guard dalle finestre il suo bel giardino. Non restava nulla. Tutta una vita di cure era stata distrutta in un solo giorno sfortunato. Chiam un messaggero e lo mand da Zor, il Mago della Pioggia. Il messaggero lo trov bagnato e stanco, un uomo sfinito che sedeva con le spalle curve allentrata della fredda grotta. Il monaco vide linfelicit del Mago, i problemi che pesavano sul suo animo come una tonnellata di mattoni. Trov un po di legna asciutta in fondo alla grotta, in un angolo dove lacqua non era entrata: accese il fuoco, cucin del cibo e con voce gentile comunic il messaggio del Dalai Lama. Zor mangi qualcosa e bevve il t. Lav le membra doloranti e si prepar a partire, con la borsa degli strumenti magici sotto il braccio. Durante il cammino il Mago riprese forza. Il sole spuntava da un cumulo di nubi grigie. La terra

emanava un odore fresco e pulito, le bianche pietre ai lati della via brillavano come facce di scolaretti appena lavate. Gli uccelli volavano alti nel cielo, come un prigioniero nel suo primo giorno di libert, felici che le piogge fossero cessate, felici di poter sgranchire le ali piumose alla brezza. Le vacche camminavano lente nei campi incrostati di fango, sollevando cautamente le zampe, per trovare qualche ciuffo derba, alleterna ricerca di cibo. Un cane si rotol in una pozzanghera, si scroll lacqua di dosso e corse via, saltando come un capretto su crepacci che esistevano solo nella sua fantasia. Il mondo era tornato vivo, si asciugava dopo linondazione. Gli Dei delle Acque avevano mostrato il loro potere. Ora potevano riposare e guardare il mondo che tornava alla normalit. Il monaco condusse Zor attraverso i giardini del palazzo. Era come un campo dopo il passaggio di un esercito. I bei prati erano sconvolti come se fossero stati arati per piantarvi grano. I delicati fusti delle piante giacevano tuttattorno come sacchetti di carta gettati via. I fiori divelti galleggiavano sulle pozzanghere, l dove una volta i cespi di rose sorridevano per la gioia del mondo. Il cuore del Mago della Pioggia era triste. Guardava ogni fiore come se fosse un figlio. Tutta la sua famiglia era stata uccisa in unimmensa sconfitta. La battaglia era perduta. Monaci e laici si aggiravano operosi nei corridoi del palazzo, con carte e documenti in mano, i volti pallidi e pensosi di chi passa pi tempo sui libri che allaria aperta. Erano gli uomini che contribuivano a guidare lo sviluppo del regno e propagavano la fede coltivandola nei loro cuori. Il Mago della Pioggia sent compassione per loro: i suoi passi vigorosi e il suo volto abbronzato lo facevano apparire come un dio in mezzo a loro. Lo fecero entrare in una vasta sala con molte sedie. Egli non era abituato a tanto splendore. Qui solevano sedere gli ambasciatori di potenti nazioni, adagiati comodamente in morbide poltrone con le gambe accavallate come danzatori in una sala da ballo. Parlavano a voce alta e la loro conversazione era punteggiata da scoppi di riso. Si sentivano a loro agio in quel lusso, che la vita poteva offrire a quelli che lo desideravano. Ma Zor si sentiva a suo agio solo nei campi e fra gli alberi, i cespugli selvatici e i liberi animali. Sedette sullorlo di una sedia, come temendo che unimpronta del suo corpo sullimbottitura lasciasse limpronta della sua anima. Dun tratto la porta si apr silenziosamente e un saggio lama apparve sulla soglia. Le sue vesti rosse e gialle erano fresche e nuove, il suo volto era grave, le sue guance cadenti, come se anni di lavoro pesassero nella sua gola, come un pellicano che conserva il suo pesce per il giorno dopo. Zor si alz rapidamente, con la borsa sempre sotto il braccio, come se dovesse essere condotto a unudienza importante. Attraverso un labirinto di porte e corridoi, raggiunsero la stanza del Dalai Lama. Il saggio lama buss alla porta, e fece entrare il Mago della Pioggia. Zor sent la porta chiudersi silenziosamente alle sue spalle. Si trovava ora nella stanza di Sua Santit, il capo e salvatore del popolo, lemanazione stessa della grazia. Il grande capo era triste, ma la compassione era scritta sul suo volto come le parole di un libro. Sorrise e accenn con la mano a un cuscino. Il Dalai Lama sedeva a gambe incrociate su un cuscino rosso scuro, un po alto da terra come un trono. Il Mago della Pioggia sedette di fronte a lui, un po intimorito, sempre stringendo la sua borsa. Il Signore, calmo e triste, chiese cosera accaduto. Era assai addolorato, disse, che il giardino fiorito fosse stato devastato, ed era deluso che il suo nuovo Mago della Pioggia fosse incapace di controllare i rovesci dacqua, i venti, la grandine che avevano distrutto i fiori gentili. Il Mago della Pioggia spieg come fosse rimasto seduto in cima alle montagne, come avesse cantato i potenti mantra che aveva appreso in una vita di studio, come avesse invocato gli Dei delle Acque, e come nulla avesse potuto placarli. Il Dalai Lama ascoltava, guardando negli occhi il giovane Mago valutandolo come un funzionario che interroga un aspirante presentatosi per ottenere un posto. Sua Santit replic che questa era stata la peggiore, la pi catastrofica bufera che avesse colpito il popolo da molti anni, pi di quanti egli stesso potesse ricordare. In quei momenti era dovere del Mago della Pioggia svolgere il compito per il quale era stato chiamato. Raramente era accaduto che i suoi Maghi della Pioggia fallissero cos miseramente. E ora, che cosa si deve fare per il futuro?

A questa domanda Zor rimase esitante. Come il Maestro, non era uomo di molte parole. Aveva deluso il suo Signore, ma in cuor suo sapeva che non era stata colpa sua, sapeva che nessun Mago della Pioggia avrebbe potuto calmare gli di. Forse potrei dar prova dei miei poteri e dimostrare cos che la collera di Dgah-bo e Nyedgay non poteva essere placata. Il Dalai Lama consent. Suon il sacro campanello che stava sul pavimento ai suoi piedi. Il monaco che aveva pazientemente atteso fuori della porta entr in silenzio e tenne la porta aperta per il Dalai Lama e il Mago della Pioggia, che lo seguiva dappresso. Zor chiese al Dalai Lama di procurargli un setaccio e un secchio dacqua. Ripercorsero lentamente, come in processione, le sale e i corridoi, i pianerottoli e le scale e uscirono nel giardino devastato, dove altri dignitari si unirono al gruppo. Il Mago della Pioggia porse a Sua Santit il setaccio e gli chiese di tenerlo alto nellaria, a lunghezza di braccio. Gli chiese poi di prendere il secchio dacqua e di versarne il contenuto nel setaccio. Nel momento in cui il lama incominci a versare, il Mago inton i suoi mantra pi potenti. Le parole uscivano dal profondo del suo ventre, rompendo laria con immensa forza, distruggendo gli spiriti della gravit, le forze del fato. E lacqua versata si raccolse sul fondo del setaccio, come se il Dalai Lama reggesse non un setaccio, ma un grande bacile di metallo. Lacqua gorgogliava e spumeggiava nel setaccio mentre Zor faceva ruotare il femore intorno al capo, invocando gli Dei delle Acque, intonando i magici mantra e distruggendo gli spiriti che traggono lacqua dal setaccio e la fanno cadere sulla terra. Un sorriso apparve sul volto del Dalai Lama, e come a un segnale anche gli altri dignitari sorrisero. Quando Zor cess di cantare, lacqua si rivers fuori a scrosci, cadendo ai piedi del gruppo. Zor aveva dato prova dei suoi poteri di Mago della Pioggia. Ora il Dalai Lama sapeva che la bufera era stata provocata dalle cattive azioni del popolo. Gli uomini malvagi avevano suscitato lo sdegno degli Dei delle Acque e ora occorreva la forza di molti potenti lama per placare la loro collera. Il grande lama sorrise al giovane Zor, gli tocc la spalla come un padre e lo rimand alla grotta sui monti: un fidato e prezioso Mago della Pioggia, un vero Maestro.

FRATELLO LUNGO GIORNO DI PRIMAVERA


Sangay Khando era una fanciulla infelice. Doveva lavorare duramente e faceva del suo meglio per far bene il suo lavoro. Ma in un modo o nellaltro, pareva sempre che qualche cosa andasse

storto. Ogni giorno Sangay cuciva abiti per la gente che veniva in citt, mentre sua madre faceva le consegne e cercava nuovi clienti. Sangay era una ragazza graziosa, ma il cibo scarso, la povert e il lavoro duro non contribuivano certo ad abbellire il suo aspetto e i suoi lineamenti fini e quasi aristocratici. Portava le semplici vesti dei contadini e i suoi lunghi capelli neri erano sempre stretti in due lunghe trecce, che ondeggiavano al vento quelle rare volte che era libera di andare a fare lunghe camminate tra le colline fiorite. Ora, la madre di Sangay, Pema, aveva veramente un cattivo carattere. Faceva lavorare duramente la figlia, ma da parte sua lavorava ben poco. E quando Sangay faceva qualche sciocchezza, il che forse accadeva abbastanza spesso, Pema Khando si faceva rossa di rabbia e la investiva con le peggiori invettive. Il cibo era sempre molto scarso, e quando la gente ha lo stomaco vuoto il suo carattere peggiora: e le due donne ogni giorno dovevano contentarsi di farina dorzo e t. Ma nella credenza era conservato un piccolo vaso di riso, leccornia estremamente rara in quella terra sperduta. Quando sua madre era fuori, Sangay guardava il vaso di riso e talvolta diceva, come casualmente: Forse si potrebbe mangiare la met di quel riso, tanto per cambiare. Ma Pema Khando si infuriava e gridava che il riso si doveva tenere in serbo per Fratello Lungo Giorno di Primavera. Quando arriver Fratello Lungo Giorno di Primavera faremo un banchetto insieme: fino a quel giorno impara ad aver pazienza, urlava la donna rabbiosa. La ragazza continuava a cucire e pensava a quel misterioso Fratello Lungo Giorno di Primavera. Lei non ne aveva mai sentito parlare, ma aveva troppa paura di sua madre per fare domande. La madre sempre si infuriava quando lei non sapeva qualche cosa, ma come poteva imparare, se non domandava mai? Il riso era riposto nel suo vaso gi da molte settimane quando un giorno qualcuno buss alla porta. Era una cosa assai insolita che venissero visite, specialmente quando Pema era fuori. Sangay fece cadere il lavoro a terra era sempre piuttosto trascurata in queste cose e si precipit alla porta. Ritto nel cortile stava un vecchio monaco, con la veste marrone logora per gli anni, ma con il volto vivace e pieno di sapienza. Salute, mia giovane amica, disse il monaco. Avresti un po di cibo per un povero monaco errante? Vi darei qualunque cosa, signore disse Sangay. Ma non abbiamo niente in casa. Ho camminato per molte miglia, sei sicura che non ci sia proprio nulla? disse sorridendo il monaco. Sangay si ricord del vaso di riso. Effettivamente abbiamo un vaso di riso, disse al monaco, ma lo teniamo da parte per fare un pranzo quando arriver il Fratello Lungo Giorno di Primavera. Io sono appunto quel fratello, fece il santuomo. Oggi la grande festa. Il venerabile monaco aggiunse che alcuni lo chiamavano Fratello Lungo Giorno di Primavera, mentre quelli che lo conoscevano meglio lo chiamavano lama Khoryajig Rinpoche. La fanciulla era molto emozionata allidea di avere un ospite cos importante: si dette da fare per pulire la piccola casa, correndo qua e l e rovesciando oggetti nel passare, e infine si diede a preparare il riso. Pensava di aspettare il ritorno della madre, ma il lama disse che aveva tanta fretta, che avrebbe mangiato un pugno di riso e poi sarebbe subito ripartito. Sangay naturalmente faceva come diceva il vecchio monaco. Cucin il riso con erbe e spezie, facendo molta attenzione a non commettere errori, e quando il pasticcio di riso fu dorato alla sommit lo serv in tavola. Ne diede un buon piatto al lama, tenne la porzione pi piccola per s e mise da parte il resto per la madre. Non appena il lama Khoryajig fin il suo pasto diede la sua benedizione alla fanciulla e si prepar a partire. Unultima cosa, prima che io me ne vada, disse a Sangay. Se mai tua madre fosse tanto in collera con te e tu ti trovassi senza casa e senza un posto dove andare, potrai venire da me e

diventare la mia allieva. Il lama le spieg dove si trovava il suo eremo fra i monti, mentre Sangay si domandava meravigliata come facesse a sapere che Pema Khando era sempre tanto irritata. Il vecchio si allontan verso le montagne, sicuro che ben presto anche Sangay Khando avrebbe percorso lo stesso sentiero. Poche ore dopo Pema arriv a casa. Appena varcata la soglia sent lodore del riso. Ma del riso, questodore? sbrait verso la figlia. Sangay cerc di spiegare le cose, ma la madre non le credette una parola. In un fiume di lacrime la povera figliola le raccont come il misterioso visitatore fosse arrivato e avesse detto di chiamarsi Fratello Lungo Giorno di Primavera. Non solo sei stupida e ingorda, inve Pema, hai anche cominciato a dir bugie. Fratello Lungo Giorno di Primavera il pi lungo giorno della primavera, tutti lo sanno. Tutti lo sapevano, naturalmente, tranne Sangay. La fanciulla aveva vissuto una vita cos solitaria e ritirata, e la madre era sempre troppo collerica perch si arrischiasse a domandarle qualche cosa. La fanciulla pianse e ripet la sua storia, ma ogni volta che nominava il monaco errante Pema diventava ancor pi furiosa. Rimpiango di avere una figlia cos stupida. Nella prossima vita sarai un asino, strillava Pema, tremando di rabbia e battendo i piedi. Non posso sopportare di averti in casa un minuto di pi. Vattene subito e non tornare mai pi. Sangay si sent come fulminata. Era stato un giorno del tutto straordinario. Prima viene un monaco strano e mangia il riso, poi Pema perde il controllo e manda ad effetto la minaccia che tante volte aveva fatto. Quel che pi di tutto sbalordiva Sangay era il fatto che il lama Khoryajig aveva quasi predetto gli eventi. Non solo ora lei si trovava scacciata, ma, stranamente, aveva almeno un posto dove andare. Bench la madre stesse ancor schiumando di rabbia, Sangay cerc di placarla. Le mostr il riso che era ancora caldo nella pentola, ma nulla poteva calmare quella furia. Con un fagotto di logori vestiti e le piccole cose che aveva raccolto nella sua vita solitaria, Sangay Khando fece cos come il lama le aveva detto. Segu il sentiero attraverso le montagne, sal oltre il confine delle foreste fino agli alti nevai. Cammin per molte ore, perch leremo era lontano, e per tutto il tempo pensava alla madre. Era tipico di Sangay non sentire alcun rancore, ma piuttosto una pena per la sua collerica madre. I suoi continui scoppi dira lavevano sempre resa infelice, e ora Sangay decise che non si sarebbe mai infuriata e sarebbe stata sempre gentile con tutti. Il sentiero si faceva sempre pi ripido. Scendeva la notte e Sangay incominci a temere che non sarebbe mai riuscita a trovare leremita. Ma sorse la luna a illuminare il cammino e infine Sangay arriv alla grotta del lama. Il lama Khoryajig viveva una vita molto semplice, ma la sua grotta appariva piuttosto lussuosa, in confronto alle solite caverne. Lentrata era tutta arrotondata e levigata e allinterno la stanza principale si restringeva in un corridoio. Una scalinata era stata scolpita nella roccia, e sopra si apriva unaltra stanza, pi piccola, dove il santo monaco meditava sui misteri delluniverso, sulla bellezza della primavera e sulla magnificenza che giace in fondo alla nostra mente. Quando la fanciulla arriv, il lama sedeva a gambe incrociate davanti allentrata della grotta, come se laspettasse. Accanto a lui cerano i suoi due beniamini, un gatto e un gallo. Il gatto strisciava tuttattorno, sbirciando malignamente la visitatrice, mentre il gallo scavava il terreno con le zampe, come se cercasse un tesoro sepolto. Sono molto contento che tu sia venuta, disse il monaco, mentre un sorriso illuminava il suo vecchio volto gentile. Ora potrai essere la mia allieva e imparare molte cose. Sangay ringrazi il buon lama. Sorrise al gatto e al gallo, i quali tuttavia non parevano troppo contenti del suo arrivo. Dorm nella stanza inferiore della caverna, mentre il lama occupava la minuscola stanza superiore. Il lama passava gran parte della notte, come pure la maggior parte del giorno, immerso in meditazione, per cui la fanciulla bad a non far rumore quando mosse le coperte per prepararsi un giaciglio. Il gatto e il gallo dovevano farle compagnia, ma continuavano ad aggirarsi diffidenti tuttattorno: il gallo un po esaltato faceva il possibile per imitare il gatto, rendendosi del tutto ridicolo.

Sangay sogn strani sogni. Quella giornata straordinaria intesseva figure bizzarre nella sua giovane mente. Vedeva la madre, rossa di collera, che gridava e gridava, ma nulla aveva senso. Poi appariva il monaco, come un santo circonfuso di luce, a guidarla su per il sentiero bianco di neve fino alla strana grotta. Il gatto e il gallo erano come due sentinelle, ma le loro facce erano completamente bianche, come due lune nuove. Lalba del nuovo giorno signific per Sangay linizio di una nuova vita. Il lama scese lentamente dalla scala di pietra e sedette al suo posto favorito, allentrata della grotta. Aveva promesso di impartire alla fanciulla unistruzione religiosa e filosofica, e si attendeva in cambio che Sangay tenesse la grotta pulita e in ordine. Doveva anche preparare i pasti. Il lama Khoryajig prendeva un solo pasto al giorno, quando il sole tramontava e restava soltanto la luce del crepuscolo, che smoriva nelle grigie cortine della notte. Una cosa importante, egli disse a Sangay. Il gatto e il gallo devono avere esattamente la stessa quantit di cibo che hai tu. Ogni porzione deve esser divisa in parti uguali e anche se avanza un grano di riso deve essere debitamente diviso in tre parti. Il gatto e il gallo stavano ad ascoltare. Sangay ricord il sogno e quasi sorrise fra s. Il vecchio eremita diede a Sangay diverse altre istruzioni e poi si ritir a meditare nel suo quieto ritiro. Il gatto e il gallo osservavano furtivamente la fanciulla, il gatto strisciava attorno come se si preparasse a balzare sulla preda, mentre il gallo faceva del suo meglio per apparire astuto e gattesco. Sangay si pose al lavoro. And a prendere lacqua alla sorgente, lav i piatti e le pentole, spolver tutta la grotta e tagli la legna per accendere il fuoco. Appena il sole tocc lorizzonte alla fine del suo viaggio, Sangay prepar il cibo e quando il lama ebbe terminato le sue devozioni quotidiane tutto era pronto per il pasto. Sangay serv dapprima il Maestro, poi divise tutto ci che restava in tre parti eguali. Il gatto e il gallo sorvegliavano attentamente. Certi giorni il lama chiamava la fanciulla nella sua stanza al piano di sopra. Sangay sedeva in silenzio sul pavimento mentre il Maestro leggeva libri antichi. I libri erano lunghi come il braccio di un uomo, ma larghi solo come il palmo della mano. Le loro pagine erano sciolte, sicch si dovevano voltare una sopra laltra. Su alcune pagine vi erano alcune figure: di, piante fiorite, fiori di loto che sbocciano dal fango di un pantano. Quando la lezione era terminata il lama avvolgeva con cura il libro in un drappo giallo o marrone. Vi erano centinaia di libri nella piccola stanza, tutti avvolti in drappi puliti: e cos cera ben poco spazio per due persone. Il santo monaco leggeva e guardava fuori dalla finestra le mille creazioni della natura. Se la mente di Sangay si distraeva, il lama si fermava e le chiedeva che cosa aveva imparato quel giorno. La cosa pi importante in questa vita lattenzione, diceva. Se sei distratta non imparerai mai niente. Le antiche scritture insegnavano alluomo come vivere in mezzo agli uomini. Sangay imparava che se si buoni e gentili, la bont e la gentilezza ritornano a noi, se non in questa vita, certamente in qualche momento della vita futura. Se uno malvagio, il male ricade su di lui. La giusta maniera di agire sempre evidente, perch segue la natura, mentre la maniera sbagliata spicca come la gramigna in un campo di grano. Sangay faceva del suo meglio per vivere secondo queste norme e lentamente scopr che ci riusciva. Era sempre gentile coi due animali, e a poco a poco anchessi cominciarono ad essere gentili con lei, anche se continuavano a vigilare attentamente che il cibo fosse servito a dovere. Il lama aveva anche molti visitatori, alcuni dei quali erano stati suoi discepoli in passato. Venivano a domandargli consiglio e gli portavano le loro offerte. Egli aveva bisogno di ben poco per vivere, e cos la maggior parte dei doni erano cibi, fra cui vasi di riso. Sangay parlava con gli ospiti nella stanza inferiore della grotta, e quando il saggio lama era pronto, li conduceva a visitarlo. Quando due o tre persone desideravano salire insieme, sorgeva un problema, perch la stanza di sopra era molto piccola. La vita era piena e felice. Sangay quasi non si accorgeva del passare dei giorni. Aveva perduto laspetto smunto dei poveri, e le lunghe passeggiate per le colline facevano risplendere il suo giovane viso di fresca bellezza. Talvolta passava tutto il giorno a camminare e a pensare, altre volte trascorreva molte ore seduta ai piedi del lama Khoryajig.

Fu in uno di questi lunghi giorni di insegnamento che il lama parl delle Dakini, le fate che vivono nelle nubi e sono le messaggere degli di. Alcune Dakini si recano in altri mondi per rendere felici le genti, mentre altre assumono forma umana per passare la vita insieme ai mortali. Alcune Dakini umane nascono sulla terra senza sapere di essere in realt creature celesti: ma questo avviene di solito perch sono molto smemorate. La lezione sulle Dakini era stata molto piacevole e Sangay pass tutto il giorno seguente pensando alle amabili fate che nascono per creare felicit. Era cos immersa nei suoi pensieri, mentre portava i vasi alla sorgente, che si scord le importanti istruzioni del lama. Nella pentola era rimasto un granello di riso. Avrebbe dovuto esser diviso fra la fanciulla e i due animali, ma distrattamente Sangay se lo infil in bocca, e sognando ad occhi aperti si avvi verso la sorgente. Ma il gatto e il gallo non ne erano altrettanto soddisfatti. Anchessi ricordavano le parole del Maestro, e cominciarono a scalpitare tuttattorno terribilmente infuriati. Nel focolare il fuoco stava gi prendendo ed era pronto per cuocere il pasto, ma il gatto e il gallo spinsero via i tizzoni e dispersero le braci. Quando Sangay torn e vide tutto quel guaio, si rese conto di ci che aveva fatto. Si scus col gatto e col gallo, ma quelli senza badarle continuarono a scalpitare. Ci volle un bel po di tempo per riaccendere il fuoco, e quando il lama arriv per il suo unico pasto quotidiano il cibo non era pronto. Il vecchio eremita indovin che cosa era successo. Non era in collera con Sangay, ma era deluso che la sua allieva si fosse dimostrata cos distratta. Devi sempre ricordare che lattenzione lessenza della vita le disse il saggio eremita. Tu sei stata la mia allieva e la mia assistente per tanto tempo, ma presto si aprir per te un nuovo futuro. Sangay singhiozzava mentre preparava la cena. Non sapeva che cosa si stava preparando per lei, e temeva che il lama la scacciasse come una volta laveva scacciata sua madre. Il gatto e il gallo la sbirciavano malignamente, come avevano fatto il giorno in cui lei era arrivata. Sangay evit i loro sguardi cattivi e mangi la sua cena in triste silenzio. Lestate era passata ed era giunto il freddo autunno. Gli alberi nella valle avevano steso un tappeto verde e oro sui dolci pendii delle colline. La neve aveva gi incominciato a cadere sulle cime dei monti e ogni giorno faceva sempre pi freddo. Ben presto tutto il paese sarebbe stato bianco di neve, candido nel suo manto invernale. Gli uccelli si preparavano a migrare verso climi pi caldi, al di l dei monti, anche se alcuni restavano sempre vicino alla grotta per dividere il cibo col Maestro e le briciole con Sangay e i due animali. Pochi giorni dopo lo sfortunato incidente del grano di riso Sangay and a prendere acqua alla fonte, ma la trov coperta da un solido strato di ghiaccio. Coi piedi nudi che gelavano nella neve la fanciulla port il suo vaso di terracotta gi dalla collina fino al fiume, dove il freddo era meno rigido e lacqua scorreva ancora gi per la valle. Mentre immergeva il vaso nellacqua del fiume osserv due cavalieri sulla riva opposta. Portavano vesti eleganti e il pelame dei loro cavalli brillava per le cure che avevano sempre ricevuto. I due cavalieri sorrisero alla graziosa ragazza, ma Sangay era molto intimidita. Riemp dacqua il suo vaso e torn in fretta su per la ripida collina fino al sicuro rifugio del lama. I due cavalieri attraversarono il fiume, perch anchessi dovevano valicare il passo per tornare al palazzo del re, dove ricoprivano limportante carica di ministri. E mentre passavano accanto alle minuscole impronte lasciate dai piedi nudi videro il pi strano dei fenomeni. In ogni impronta era impressa la forma di quattro fiori di loto, perfettamente disegnati. La bella fanciulla era molto pi che una graziosa portatrice dacqua. Era una Dakini umana. I due cavalieri balzarono in sella e corsero a tutta velocit verso il palazzo reale. Il re stava cercando una fanciulla che fosse degna di sposare suo figlio, il principe ereditario, in modo che un giorno una nobile coppia regnasse sul paese e continuasse lantica tradizione di quella famiglia di degni e potenti monarchi. I due dignitari erano cos ansiosi di raccontare al re la strana vicenda che balbettavano e simpappinavano e potevano appena parlare. Finalmente il re riusc a capire ci che i ministri cercavano di dirgli e cominci a tartagliare e a impappinarsi anche lui. E quando lintera corte si rese conto che nel loro paese viveva una Dakini umana, si diffuse

ovunque una grande emozione. I due ministri pi importanti furono spediti a trovare la fanciulla e a scoprire le sue qualit. I ministri partirono a cavallo, col loro corteggio. Lucenti bandiere ondeggiavano al vento e il gruppo tracciava un disegno di brillanti colori sul manto di neve. Infine arrivarono al fiume dove avevano visto la fanciulla e di l seguirono il sentiero della collina, oltre il limite della foresta e fino alla grotta solitaria. I ministri sapevano dove si trovava perch non vera nessuno nella valle che non avesse sentito parlare del lama Khoryajig Rinpoche, e si diceva che persino il re andasse a consultare il santo monaco quando doveva trattare qualche importante affare di stato. Sangay tuttavia non era abituata a ricevere tanti ospiti, specialmente ministri della corte del re. Nascosta nellangolo pi buio della grotta, udiva parlare i visitatori. Sent che chiedevano se la fanciulla era una Dakini umana, e con sua grande sorpresa il vecchio eremita rispose di s. stata mia allieva per lungo tempo, ed ora pi che pronta a diventare una principessa, disse il lama. Ha molte eccellenti qualit ed sempre stata unanima nobile e buona. II vecchio eremita non aveva abbastanza cibo da imbandire per tante persone, ma prima che i ministri e i loro servitori ripartissero diede ad ognuno una goccia di acqua santa, che teneva in serbo in unanfora di pietra nella sua stanza della meditazione. E impart a tutti la sua benedizione, sicch partirono sentendosi felici e soddisfatti. Dopo la partenza degli ospiti Sangay usc dal suo angolo buio, piangendo. Lei non voleva essere una Dakini, diceva, e soprattutto non voleva lasciare il Maestro. importante che alla testa del regno ci sia unanima buona, disse il lama. Se sposerai il principe, e infine diventerai regina, quando il vecchio re finir i suoi giorni potrai dargli buoni consigli e provvedere al bene di tutti gli abitanti del paese. Alla fanciulla tutta questa vicenda sembrava una favola e in realt lo era. Sangay camminava come in un sogno, e quasi non si accorgeva se divideva il cibo in parti uguali o no. Le pareva di vivere in una di quelle leggende che i vecchi raccontano ai bambini nelle lunghe sere dinverno. Non capiva come mai, se era una Dakini, fosse venuta nel mondo degli uomini. E poi ebbe unilluminazione: era sempre stata cos smemorata. Infine il re stesso giunse alla grotta. Venne con ministri e servitori, yak con grandi tende, cuochi e menestrelli. Il re era un saggio e abile signore. Aveva molto rispetto per il Rinpoche: si inchin profondamente davanti a lui e gli offr una sciarpa cerimoniale bianca. Anche il monaco si inchin profondamente e pose anchegli la sciarpa tradizionale intorno al collo del re. Era unoccasione solenne e Sangay si sentiva ancor pi nervosa di quando erano giunti i ministri. Il re portava anche doni, una quantit di doni: cibo e ve sti nuove per il lama, qualche ghiottoneria speciale per gli animali e gioielli e splendide vesti per Sangay, che si sent un po come una principessa quando se li prov. I cuochi di corte prepararono un magnifico banchetto: era la prima volta che Sangay stava un intero giorno senza cucinare, da quando era arrivata alla grotta del lama. E quando la luna si lev nel cielo sereno il suono di corni e strumenti a corda echeggi lungamente fra le colline. Sangay aveva consentito a sposare il principe, perch tale era il desiderio del suo Maestro: ma era addolorata di dover lasciare il gentile lama che le aveva dato tanto in cambio di cos poco. Il re e i suoi uomini alzarono le grandi tende in cerchio intorno allentrata della grotta e ognuno sogn giorni felici. La colazione del mattino fu come un altro banchetto, perch il re era abituato a cibi raffinati: ma quando il giorno era ancora giovane e gli uomini del re ripiegarono le tende due piccole lacrime scesero lungo il giovane viso di Sangay, che appariva straordinariamente bella nelle sue splendide vesti. Tutti erano pronti a partire. Sangay and a dare lultimo saluto al grande lama: gli baci le mani ed egli la bened e le impart lultima lezione: Ricordati, disse, di essere sempre consapevole e attenta, e mantieni segreta la tua vita passata. Addio ora, e buona fortuna. Sangay sal su un bel cavallo bianco. Non aveva mai cavalcato fino allora, ed era un po nervosa. Ma lanimale era mansueto e ben presto la fanciulla impar a muoversi con londeggiare della sella. E quando fece con la mano lultimo cenno daddio al lama vide distintamente luccicare lacrime nei

suoi vecchi occhi saggi. Quanto al gatto e al gallo, anchessi parevano sinceramente tristi di vederla andar via. Il viaggio di ritorno fu lento e freddo, perch gli yak non sono mai stati veloci camminatori e il corteo doveva tenere il loro passo. Ma Sangay aveva i suoi pensieri a tenerla calda. Ricordava la sua umile casa nella valle, e sua madre cos sgarbata, sempre in collera e pronta ad esplodere. Gli anni trascorsi col lama erano stati ricchi di gioia e di esperienza, eppure dentro di s la fanciulla aveva sempre saputo che il destino aveva in serbo per lei qualcosa daltro. Fra pochi giorni sarebbe divenuta una vera principessa, e una principessa Dakini, per giunta. Ben presto venne il giorno delle nozze. Il principe era un bel giovane, pieno di fascino e di intelligenza, e Sangay era felice di essere la sua sposa. Migliaia di ospiti importanti giunsero al palazzo, e quando furono tutti raccolti per la cerimonia le loro splendide vesti parvero miriadi di fiori sbocciati il primo giorno di primavera. La vita ben presto riprese il solito ritmo. Sangay non cucinava pi, non andava pi a piedi nudi a prender acqua alla sorgente. Ora aveva una schiera di servi che lavoravano per lei, tanto che non trovava abbastanza lavori da fargli fare, e un marito innamorato pronto a soddisfare tutti i suoi desideri. Era contenta di essere una principessa e di dedicare la sua vita a render felice il suo sposo. Ogni giorno facevano insieme lunghe cavalcate fra le colline, e Sangay diventava sempre pi abile nel cavalcare. Davano banchetti, ricevevano ospiti importanti e andavano ai balli che il re offriva ai gentiluomini che venivano a visitarlo. Passarono cos molti anni felici. Sangay diveniva ogni giorno pi esperta nel suo ruolo di principessa. Il re era felice di avere una nuora cos bella, che era in realt una creatura celeste, ed era convinto che il suo regno fosse benedetto dalle supreme potenze del cielo. Ma un giorno Sangay stava pettinandosi i lunghi capelli neri presso la finestra che guardava nel cortile del palazzo, quando sent venire dal basso la voce di una vecchia mendicante che chiedeva cibo e quella voce le parve familiare. Era la voce di Pema Khando, la vecchia madre di Sangay, ridotta ora a mendicare il cibo. La principessa Sangay scese silenziosamente le scale fino al cortile. Sua madre era cieca da un occhio: aveva le vesti a brandelli e quellaspetto logoro e smunto che i mendicanti acquistano dopo molti anni di vagabondaggio per le strade. Sangay la fece salire nei suoi appartamenti, e nella quiete della stanza le rivel chi era. Tu hai fatto fortuna, disse Pema, e io sono ridotta a mendicare un tozzo di pane. Pema Khando aveva perduto il suo carattere irascibile: la miseria aveva spento i bollenti spiriti che lavevano per tanto tempo scossa. Ora era vecchia e malata, come un guscio vuoto che non avesse niente dentro, neppure amarezza. La principessa tenne la madre nascosta nelle sue stanze, le sue ancelle mantenevano il segreto e la aiutavano a portare di nascosto porzioni di cibo per la donna morente, che tuttavia poteva prendere solo un po di brodo. Lentamente la vita abbandonava Pema Khando, che si faceva sempre pi scarna e sembrava pi vecchia di quando era arrivata nel cortile del palazzo. Mentre stava morendo, nella sofferenza, raccolse le ultime forze per esprimere un estremo desiderio. Quando sar morta, chiese, ti prego, conserva il mio corpo per una settimana. Poi potrai esporlo come cibo per gli uccelli. La vecchia cadde in un sonno profondo. Durante la notte i solchi tracciati dallangoscia scomparvero dal suo volto. Sembrava serena, persino pi giovane. Quando la prima luce del mattino entr nella stanza, Pema Khando spir. La principessa Sangay ne prov un profondo dolore. Aveva amato sua madre, anche nei duri tempi della sua giovinezza, e soffriva di averla perduta cos improvvisamente. Non cera stato tempo di costruire fra loro un nuovo rapporto. Gli ultimi giorni erano stati cos preziosi nella vita di Sangay, gi tanto ricca di alterne vicende. Adduceva continuamente scuse per non incontrarsi col principe e pregava per la madre morta. Il corpo di Pema rimase nascosto per sette giorni: Sangay riusc a tenerlo celato, per appagarne lultimo desiderio. Allalba del settimo giorno entr nella stanza dove la madre era morta, e con sua

grande sorpresa vide che il corpo era scomparso: al suo posto vi era un vaso sacro, ma diversamente da quelli usati nei templi di tutto il paese, questo era fatto di rubino, la splendente gemma che si trova al di l degli oceani. Sangay pens immediatamente al lama Khoryajig. Non sapeva come o quando o perch, ma nel profondo del cuore pensava che il vecchio eremita fosse intervenuto ancora una volta nella sua vita. Il principe era assai ansioso di vedere la sua sposa che si era tenuta nascosta per una settimana: e quando infine entr nella sua stanza la prima cosa che vide fu il vaso di rubino. Lo osserv, disse che lo trovava bellissimo; ma quando chiese da dove veniva, Sangay commise un grosso errore. Era un regalo di mia madre, disse. Ma tu mi avevi detto di non aver mai avuto una madre replic lui sorpreso. Il principe assill la sua sposa di domande. Quellunico errore aveva destato la curiosit che covava nel suo cuore fin dal giorno delle nozze, tanti anni prima. Ora Sangay ricordava le ultime parole del lama, il giorno della sua partenza dalla grotta: ma era troppo tardi. Solo quando la principessa cominci a piangere il principe cess di assillarla con le sue domande. Mi sento ancora poco bene, disse Sangay. Se puoi lasciarmi sola per qualche giorno, potr rispondere a tutto ci che mi domandi. Non appena il principe usc, Sangay fece i preparativi per lasciare il palazzo e recarsi dal suo vecchio guru, il saggio eremita che viveva sulle montagne. Scivol furtivamente attraverso le stanze dei servi, sell il suo cavallo preferito e corse via nella notte addormentata. Arriv alla grotta allo spuntar del giorno. Il gatto e il gallo erano sulla soglia, e tutto appariva intatto dal giorno in cui lei era partita col re e con tutti i suoi dignitari e i suoi servi. Il lama Khoryajig sapeva perch la sua antica allieva era tornata; infatti pareva che sapesse tutto ci che accadeva nelluniverso. Sorrise, e non rimprover neppure Sangay per la sua distrazione. Ascolt le sue parole e le disse di non preoccuparsi. Doveva tornare al palazzo e lasciar passare tre giorni. Il terzo giorno condurrai il principe e tutta la corte in quella valle laggi, disse, additando i verdi pendii in lontananza. Nella valle troverai un bel palazzo con molti servitori, e io sar l, non come monaco, ma nelle vesti di tua madre. Sangay ringrazi il lama: sapeva che, qualunque cosa dicesse, si sarebbe avverata. E mentre montava a cavallo per tornare al palazzo, il lama le diede il suo rosario di legno di sandalo. Prendilo e ricordati di me ogni volta che lo vedi, le disse. Sangay si rattrist di dover lasciare il suo vecchio amico e Maestro dopo una visita cos breve, ma part sul suo cavallo nel fresco mattino, fiduciosa che tutto sarebbe finito bene. Il rosario le pendeva dal collo e un forte profumo di sandalo si diffondeva nellaria. Giunta al palazzo, riusc a raggiungere le sue stanze senza che il principe sapesse della sua visita notturna al lama. Quindi si rec dal marito e si scus del suo malumore. Perch io possa tornare serena, andremo fra pochi giorni a far visita a mia madre, gli disse. Il terzo giorno il principe e la principessa, con servi e cortigiani, partirono a cavallo per la verde vallata di l dalle montagne. Quando finalmente vi arrivarono, videro un magnifico castello, grande quasi come il palazzo reale, con le bandiere che ondeggiavano al vento e cento servitori che si aggiravano nel cortile. La donna che stava ritta sulla soglia non era certo una vecchia mendicante cieca da un occhio. Era alta e forte e aristocratica, ma Sangay vide i vecchi occhi saggi che brillavano attraverso il travestimento. Il bel castello, i servi, gli affreschi, persino le bandiere che ondeggiavano al vento, tutto era unillusione, una visione evocata dai poteri occulti del lama Khoryajig. Per sette giorni la corte del principe visse nello splendido castello. Passeggiavano per le colline intorno, coperte di neve, e poi tornavano per il banchetto. Era come una lunga festa, e tutti erano troppo spensierati e felici per poter vedere al di l dello strano miraggio del lama. Quando la lunga festa giunse al termine, il principe e la principessa si accomiatarono e intrapresero col loro seguito il viaggio di ritorno. Risalirono le prime catene di monti, scesero nelle valli, salirono di nuovo per alti valichi, fino allultimo che li avrebbe condotti a casa. Quando passarono vicino alla montagna dove viveva il lama, un grande arcobaleno comparve nel

cielo azzurro. Il principe e i suoi cortigiani rimasero stupiti al meraviglioso spettacolo. Ma non videro nulla fra gli splendidi colori. Solo Sangay vide. Fra le pieghe del variopinto arcobaleno sedevano fate, Dakini ed altri esseri celesti. Brillavano e lucevano come un gruppo di stelle, e sorridevano alle creature della terra. Poi il lama Khoryajig, vestito di splendide vesti dorate, pass lentamente nel cielo come un uccello in volo, finch anchegli si ferm fra le Dakini. Sangay vide il sorriso daddio del vecchio lama, poi lintera visione impallid e si dissolse nellaria. Anche larcobaleno sbiad e lentamente scomparve. Sangay non parl della visione al suo principe e ai compagni di viaggio. Sentiva il rosario di legno di sandalo fra le pieghe della sua veste e pensava alla propria vita straordinaria, e al monaco che laveva guidata. Il vecchio saggio eremita aveva varcato i limiti dellesistenza umana, ma un giorno sarebbe tornato sulla terra, per aiutare gli uomini che hanno bisogno di essere guidati sulla via che conduce alla felicit. Sangay Khando, la Dakini umana, comprese qual era la sua missione sulla terra. Il vento le soffiava dolcemente fra i capelli, gli uccelli gi tornavano dalle loro migrazioni in terre lontane. Essa sfior il rosario di legno di sandalo e si sent in pace col mondo.

SIRUK KHABUB
L dove termina la valle incomincia una grande foresta. Gli alberi si arrampicano sempre pi in alto lungo il pendio della montagna, finch spariscono fra le nubi. Solo raramente si possono vedere le cime dei picchi scoscesi: solo nei chiari freddi giorni dinverno, quando la neve ricopre monti e valli a perdita docchio. Gli alberi sono enormi e vecchissimi e la foresta cos fitta che di rado un raggio di sole riesce ad insinuarsi attraverso limpenetrabile sottobosco. La piccola valle protetta dai peggiori venti invernali e ha ununica entrata, che si affaccia su miglia e miglia di terre deserte. Ci volevano molti giorni per raggiungere la citt pi vicina, sicch con gli anni la valle era divenuta un luogo abituale di sosta per i viaggiatori. I nomadi vi passavano i mesi pi freddi dellinverno con le loro pecore e le loro capre e poi un bel giorno sparivano nelle lontane pianure, in cerca di nuovi pascoli. Nessuno sapeva quando sarebbero arrivati n quando sarebbero ripartiti. Ma un anno una delle loro famiglie rest nella valle e cre una piccola fattoria. I loro giorni di vita nomade erano terminati e la valle ebbe i suoi primi abitanti fissi. Non pass molto tempo che altre famiglie vennero a sfruttare i verdi pascoli rigogliosi sui pendii pi bassi. Poi vennero mercanti e artigiani, e fu costruito un piccolo eremo per i monaci che erravano nelle campagne: infine il minuscolo villaggio divenne una grossa citt. Boscovalle con questo nome era conosciuta aveva un aspetto molto irregolare, come tutte le cose che sorgono spontaneamente, nelle sue vie capricciose e tortuose vera un certo fascino. Gli uomini che si stabilivano a Boscovalle venivano da ogni parte del paese e ognuno portava con s le sue abitudini particolari, i suoi abiti, i suoi costumi, la sua musica e dalle estreme terre dOriente vennero genti che parlavano persino una lingua diversa. Boscovalle era veramente un paese felice. Non vi erano proprietari terrieri che riscuotessero esosi affitti dai contadini, n nobili con eserciti privati e vaste tenute, e la valle era cos lontana che gli agenti del fisco vi arrivavano solo una volta allanno. Talvolta qualcuno perdeva una pecora o una vacca o un sacchetto di monete, e ogni tre o quattro anni una mezza dozzina di giovani doveva partire per un anno per fare il servizio militare. Lesercito del paese era piuttosto piccolo; ma gli abitanti della valle erano fieri delle loro antiche tradizioni e i vecchi parlavano ancora delle battaglie combattute contro i selvaggi, anche se erano fatti di almeno centanni prima. Voi penserete che in questa pacifica valle, percorsa da una via carovaniera nel bel mezzo del Paese-che-non-c, tutti fossero sempre molto felici. Ma vera un giorno speciale dellanno in cui tutti erano in preda al terrore. La notte del primo plenilunio di primavera una gigantesca tigre scendeva al villaggio e divorava una persona. Bastava una sola vittima per soddisfare la sua sete di sangue umano; ma nessuno si rallegrava allidea di essere quella vittima. Boscovalle viveva pacificamente per tutto lanno. Destate arrivavano un gran numero di visitatori: nomadi che venivano a vendere pecore e comperare tessuti, carovane che serpeggiavano attraverso le solitarie pianure verso citt lontane, in qualche punto al di l dellorizzonte. Era un periodo felice, pieno di colore e gioia di vivere. Anche lautunno era piacevole: vera assai meno gente, e cos gli abitanti del villaggio potevano dedicarsi allarduo compito di prepararsi per linverno. Gli alberi diventavano dorati e ondeggiavano come danzatori nel vento. Il canto della foresta echeggiava nella valle come se volesse ricordare agli uomini che la primavera tornava sempre. Linverno invece era lungo e duro. La neve cadeva ogni giorno per molti mesi. Gli uomini si stringevano intorno ai fuochi di legna e sterco secco. Dicevano le preghiere insieme e poi andavano a coricarsi sotto spesse coperte di lana di yak. Piccole lampade al burro bruciavano eternamente in ogni casa: cos, anche se fuori faceva freddo, dentro cera sempre un piacevole calore. Al principio della primavera le nevi si fondevano. Freschi ruscelli correvano gi dai monti, la neve cadeva dai rami degli alberi e le giovani gemme apparivano improvvisamente come se uscissero dal nulla.

Ma a Boscovalle ognuno aveva un sapore amaro in bocca. A chi doveva toccare quellanno? si chiedeva la gente, guardando la luna che andava crescendo ogni giorno. Quando raggiungeva il suo primo quarto gli uomini cominciavano a sentire i morsi del terrore. Amici e vicini si passavano accanto per la strada e nessuno diceva una parola, perch uno doveva essere scelto per il sacrificio e ciascuno pensava di poter essere la vittima. Nessuno voleva che il suo migliore amico finisse divorato da una tigre: ma era difficile immaginare che qualcuno si offrisse volontario. Ogni giorno che passava la paura cresceva, ma stranamente era mista a una certa eccitazione. La tigre era molto vecchia e molto esperta e non bramava quel tipo di piaceri di cui sono avide solitamente le giovani tigri. Non aveva voglia di precipitarsi nel villaggio, terrorizzare tutti gli abitanti e poi scegliersi il pasto annuale. Invece, gli abitanti di Boscovalle dovevano tirare a sorte. Scrivevano i nomi di tutte le famiglie su altrettanti pezzetti di legno. Poi mettevano i pezzetti di legno in una piccola botte e uno degli anziani del villaggio ne estraeva uno. Allora la famiglia il cui nome era stato estratto doveva fare essa stessa la scelta fra i suoi membri. La grande estrazione si faceva tre giorni prima del plenilunio di primavera. La gente indossava i vestiti migliori, nessuno sapeva perch, e si raccoglieva nella piazza al centro del villaggio. Per gli anzani veniva rizzata una piccola piattaforma. Si poneva nel mezzo la botticella e gli anziani sedevano tuttattorno pieni dorgoglio, battendo i loro bastoni e dandosi laria di saggi. Poi il pi vecchio dei vecchi si alzava e chiedeva ai presenti di fare silenzio. Quando tutto taceva e si udiva solo la dolce canzone degli alberi, egli introduceva lentamente il braccio nella botte. Mancavano tre giorni alla luna piena. Tutti tacevano e sorvegliavano il braccio del vecchio che scendeva lentamente nella botte. Si poteva sentire il fruscio dei pezzetti di legno agitati dalla mano, sicch tutti capivano che si trattava di unestrazione onesta, e che il vecchio avrebbe poi sbuffato e ansimato per la fatica. Di colpo, come un mago che fa il suo trucco favorito, il braccio scatt nellaria. Tutti trattenevano il fiato e guardavano il pezzetto di legno che il vecchio agitava alto nellaria, strizzando gli occhi per leggere il nome che vi era scritto sopra cosa impossibile. Il vecchio strizz gli occhi alla luce del sole primaverile. Si accost la tavoletta di legno al naso e lesse il nome: Zomba. Un grande sospiro di sollievo si alz dalla piazza. La gente cominci a ridere e a parlare; una sola parola aveva dissipato il terrore di lunghe settimane. Tutti erano cos felici che non potevano fare a meno di festeggiare; e daltronde, poich avevano gi addosso i vestiti della festa, era la cosa pi naturale da fare. Zomba era una vedova con due giovani figlie, Pedon e Yeshi. Le tre donne si voltarono, la folla si divise davanti a loro, i pi vicini fecero addirittura finta di non vederle. Con gli occhi bassi e il cuore pesante tornarono lentamente per le viuzze del villaggio alla loro minuscola casa. Tre telai stavano davanti alla porta, nel sole del pomeriggio: ma solo due bei tappeti di lana sarebbero stati portati a termine. Ma vera nel villaggio unaltra persona che era triste nel cuore. Il giovane Bagdo era innamorato delle due figlie della vedova e voleva sposarne una, quando avesse messo da parte abbastanza denaro da costruirsi una casetta, in un piccolo terreno sulle verdi colline. E vera anche un altro uomo nel villaggio, che era piuttosto compiaciuto della scelta. Thaken il tessitore era un individuo piccolo e storto, che avrebbe tanto voluto essere grande e bello. Era un vicino di casa di Zomba e delle sue due figliole e una volta aveva chiesta in sposa la pi giovane delle fanciulle. Ma Zomba si era messa a ridere. Da allora egli non desiderava che vendicarsi: e i suoi piani sarebbero riusciti, la notte del plenilunio; mentre le tre donne stavano piangendo la loro sorte, egli contava di strisciare furtivamente nel loro giardino e rubare il bel vitello che ruminava accanto a una piccola greppia di pietra. Cos Zomba imparer a non burlarsi di me, ghign fra s mentre trottava tutto superbo per il villaggio verso la sua meschina capanna, accanto alla casetta della vedova. Bagdo era esattamente lopposto di Thaken il tessitore. Lavorava in campagna con la sua famiglia, arava i campi, mieteva le messi, badava a pecore e vacche, faceva insomma tutto quello che un contadino deve fare. Era un giovane gentile, sempre

pronto ad aiutare gli altri, e Pedon e Yeshi gli volevano bene tutte due, molto pi che a quel brutto tessitore che le sbirciava al di sopra del muretto di pietra che divideva i loro giardini. Il giovane Bagdo camminava pensoso attraverso la folla. Solo tre giorni mancavano allarrivo della tigre, pensava fra s, solo tre giorni per escogitare un piano per salvare Pedon e Yeshi, e naturalmente la loro madre. Bagdo non sapeva comera sorta lantica tradizione di quel sacrificio umano, ma del resto non lo sapeva neppure il pi vecchio dei vecchi del villaggio. Se si arriver al peggio, mormorava Bagdo fra s, ebbene, io stesso lotter con la tigre. Il sole stava scivolando dietro lalta foresta. Al calar della sera la gente a poco a poco lasci la piazza. I vecchi scesero dalla loro piattaforma speciale, contenti del lavoro fatto quel giorno. Camminarono lentamente per il villaggio, battendo i bastoni e rispondendo col capo al saluto dei giovani. Ben presto si fece buio, le strade divennero deserte e solo le pallide luci delle lampade al burro brillarono dalle finestre, simili a geishe danzanti. La luna sal nel cielo come un attore sul palcoscenico. Ne mancava solo una sottilissima fetta. Ancora una notte, e poi sarebbe stata la luna piena. Era costume a Boscovalle che la notte del plenilunio di primavera tutte le case si chiudessero presto la sera. Le lampade venivano spente, e solo la grande luna illuminava le strade vuote. Ma in una casa sola le lampade restavano accese: strano invito alla vecchia tigre assetata di sangue. Boscovalle era sempre molto silenziosa il giorno dopo lestrazione. La gente restava in casa, o andava a curare i suoi campi in silenzio. Era un giorno di contemplazione. Lanno era giovane. Le messi erano state seminate e i miracoli della natura splendevano nella loro forma pi bella. Il mondo era tutto fresco e vivo, con un profumo di pulito, come di tela appena lavata. Il giorno dopo succedeva pressa poco la stessa cosa. La gente si aggirava silenziosa, per rispetto verso la famiglia colpita. Guardavano passare le ore, che sembravano correre troppo veloci. La notte calava di colpo. Tutti restavano tappati nelle loro case buie, ringraziando la divina provvidenza che ancora una volta li aveva salvati. Se le case erano buie, la luna saliva nella sua gloria pi luminosa e piena. Lunghe ombre scivolavano come un esercito invasore da una casa allaltra. Le stelle brillavano percorrendo leterno cammino per le vie del tempo. Quando cal la notte alla finestra della vedova Zomba si accese la luce. La collina era tutta buia. Sembrava di essere in una citt abbandonata, gli uomini si tenevano chiusi nella fida cerchia delle loro famiglie. Bagdo aveva cercato di escogitare un piano per catturare la tigre e salvare le fanciulle: ma il suo cervello era vuoto. Restava solo una soluzione. Avrebbe affrontato la tigre lui stesso. Gli abitanti del villaggio udirono i passi dei suoi stivali di cuoio risuonare sotto le loro finestre, ma nessuno apr le imposte per guardare. Bagdo, con un grosso bastone sotto il braccio, marciava come un guerriero verso la casetta di pietra; si sentiva lunico difensore di tutto ci che amava e in cui credeva. Era troppo moderno per credere alle superstizioni degli antichi. Il mito della tigre sarebbe stato distrutto una volta per tutte. Zomba e le sue due figlie stavano decidendo chi di loro doveva essere vittima della tigre. Le fanciulle volevano salvare la madre, mentre Zomba continuava a ripetere che era lei la pi vecchia: era lei che doveva offrirsi come pasto. Potete immaginare la loro sorpresa quando Bagdo improvvisamente comparve sulla soglia, con le spalle erette e il bastone in pugno. Dovete andarvene subito, disse Zomba. Questa la notte della tigre. La luna gi alta nel cielo e la tigre sta per arrivare. quando arriver io sar qui ad aspettarla, replic Bagdo con virile spavalderia. Le tigri non sono cos terribili, noi ne vediamo una quantit l fuori alla fattoria, basta gettargli una pietra e scappano. Talvolta le pi coraggiose scendono a dare unocchiata pi da vicino, e noi allora le attacchiamo. 10 mi sono gi battuto con un mucchio di tigri, e non ho mai perduto. Bagdo raccont una quantit di storie. Spieg come solitamente afferrava le tigri per le zampe, e poi gli torceva il collo. Sarebbe anche facile ucciderle, aggiungeva; ma una volta sconfitte scappano nelle montagne

e non tornano pi indietro. Le tre donne non sapevano cosa pensare. Zomba continuava a ripetere al giovanotto che era antica tradizione offrire il pasto alla tigre. Che avverr se non lo facciamo? chiedeva. Ma Bagdo non perdeva la calma. Continuava imperterrito con le sue storie fantastiche di lotte con tigri. Prese un cuscino per dimostrare come avrebbe torto il collo alla tigre, e mostr persino alle signore una cicatrice, che pretendeva di essersi procurato lottando con la tigre pi grossa di tutte. Mentre il giovanotto raccontava tutte queste fanfaronate, 11 volto della luna si affacci sulla finestra aperta. La grande tigre aveva gi lasciato la sua tana, nel profondo della selva. Era scesa a valle con lenti passi, perch era troppo vecchia per caricare a gran velocit, ed ora stava entrando nel pallido villaggio rischiarato dalla luce lunare. Vide lunica casa illuminata e strisci fino alla finestra. Bagdo era tutto infervorato nel racconto delle sue imprese. Le fanciulle pensavano che fosse davvero un prode e ascoltavano con gli occhi spalancati, mentre Zomba non sapeva pi cosa pensare. Le tigri non mi danno nessun fastidio, diceva il giovanotto. Quando si tratta di combattere un Sok, allora diverso. I Sok sono molto pi astuti delle tigri, e si deve impegnare tutta la propria forza per inchiodarli. C solo un animale che non mi piacerebbe incontrare, ed il Siruk Kha-bub. Sono forti e terribili, e di fronte a loro le tigri sono come gattini. Il giovanotto era ormai lanciato. Le ragazze non avevano mai sentito parlare di simili animali, n del resto la loro madre. Se un Sok o un Siruk Khabub, che a quanto pareva erano molto pi terribili delle tigri, non erano un gran problema per Bagdo, allora loro tre si sarebbero davvero salvate. Le tre signore ringraziarono Bagdo per essere venuto e quasi erano impazienti di assistere alla grande battaglia. Davvero ci salverai? disse Yeshi, la pi giovane delle due fanciulle. E Bagdo rispose che sarebbe stata la cosa pi facile del mondo. Mentre il giovanotto raccontava le sue storie, la tigre continuava a girare intorno alla casa, ascoltando. Io non sono pi cos giovane da poter combattere contro uomini giovani e forti, disse fra s. Sar meglio che mi contenti del vitello che sta nel giardino. I quattro nella casa erano troppo impegnati a parlare di tigri e non sentirono neppure lanimale che balzava sul povero vitello e cominciava a sgranocchiarselo tranquillamente. La tigre era rattristita di porre termine al suo regno del terrore, ma ormai pensava di ritirarsi fra le sue montagne, lontano dagli uomini, dai Sok e dai terribili Siruk Khabub. Nei cinque minuti seguenti le cose precipitarono e tutto fu confusione. Anzitutto Thaken, il maligno tessitore, usc silenziosamente dalla sua casa e sal sul muretto che divideva il suo orto dal piccolo giardino della vedova. Immaginava le tre donne che piangevano e si lamentavano aspettando che lenorme tigre arrivasse a consumare il suo orrido banchetto. Intanto lui si sarebbe preso il vitello. Nel buio intravide lanimale che mangiava il suo fieno dal sacco posato a terra. Salt gi dal muro sulla sua groppa, pronto a trascinarselo attraverso le vuote strade del villaggio per nasconderlo nel posto prescelto. Solo che il vitello non era il vitello: era la tigre, e il sacco di fieno era il povero vitello stesso. La tigre era immersa nei suoi pensieri, e cos, quando il tessitore le balz in groppa, credette che fosse il giovanotto uscito dalla casa, che si preparava a squartarla membro a membro. Appena Thaken atterr sulla sua groppa la tigre balz via, terrorizzata allidea che di colpo luomo potesse afferrarle le zampe, rovesciarla allindietro e poi torcerle il collo. Le storie di Bagdo erano state cos convincenti che anche la tigre era spaventata. Ma ancor pi spaventato era Thaken. Si afferrava disperatamente alla fitta criniera, non sapendo se saltar gi per essere divorato, o non piuttosto pregare che la tigre lo trovasse troppo magro, e quindi tornasse indietro a mangiarsi una delle fanciulle.

La tigre si precipit nel fitto della foresta, correndo molto pi velocemente di quando ne era scesa. Il sottobosco si faceva sempre pi folto, ma la belva conosceva misteriori sentieri nascosti. Nessun uomo era mai penetrato nella foresta, e Thaken era pi spaventato che mai. A un certo momento il malvagio tessitore si rese conto che, quanto pi la tigre saliva, tanto pi difficile sarebbe stato per lui tornare al villaggio. Mentre gli balenava nel cervello questa idea, vide una grossa fune di bamb che pendeva dal ramo di un albero gigantesco. Fece un salto e si aggrapp alla fune: ma quando raggiunse il sicuro rifugio dellalbero, si accorse che la fune altro non era che un grosso serpente, ar-rabbiatissimo di essere stato svegliato dai suoi profondi sogni serpenteschi. Il serpente si sfreg gli occhi e come vide la tigre che fuggiva fece un balzo potente e and ad atterrare con precisione sulla sua groppa. Attorcigli il lungo corpo intorno alle zampe delle tigre, finch lanimale, per quanto robusto, non riusc pi a muoversi, stretto nella morsa delle terribili spire. Ora sarebbe stata lotta fino alla morte, perch i serpenti non sono mai state creature molto ragionevoli. Quando fischiano di rabbia, si sa che significa guerra. Dal pi alto dellenorme albero Thaken il tessitore sent la battaglia che infuriava ai suoi piedi. La tigre ruggiva e ringhiava, lottando per liberarsi dalla tenace presa del serpente. Ma il serpente resisteva, fischiando e mordendo con le orride fauci. I due giganteschi animali combattevano una lotta mortale. Thaken sperava solo che si dimenticassero di lui, povero bocconcino insignificante aggrappato come un uccello alle verdi foglie di primavera. Fu una notte lunga e fredda e il mattino port un gran senso di sollievo. Bagdo aveva passato la notte con le tre donne, pronto a lottare con la tigre quando arrivava: ma ora la secolare tradizione era spezzata. Quando trovarono il povero vitello morto e le impronte della tigre nel terreno, pensarono lunica cosa ovvia. La tigre si era stancata di sangue umano e in futuro un vitello sarebbe stato un sacrificio sufficiente. Bagdo corse per le strade a gridare a tutti la lieta notizia. Tutti ne furono molto felici, e quando sentirono da Pedon e Yeshi che Bagdo si era proposto di lottare con la tigre tutti si congratularono con lui per il suo coraggio. E quando le ragazze raccontavano in giro delle lotte che il giovanotto aveva sostenuto con le tigri nelle montagne, il giovanotto arrossiva e le sue guance si tingevano di una bella sfumatura di vermiglio: e spiegava, imbarazzato, che erano state tutte tigri molto piccole. Sperava che le ragazze non parlassero del Sok nonch del Siruk Khabub, perch altrimenti chiss dove sarebbero arrivate le chiacchiere. Ben presto tutti furono informati che il villaggio era salvo: la notizia si diffuse come fuoco nella foresta. Gli anziani vennero coi loro bastoni a congratularsi con Zomba e le due figlie. Alzavano le vecchie mani al cielo e dicevano che gli di stessi dovevano averle salvate. Molti degli abitanti del villaggio portarono doni e offerte al giovane Bagdo, perch le ragazze andavano dicendo ovunque che dovevano essere state le sue storie a spaventare la tigre e a farla fuggire. Lalba del nuovo giorno fu un grande sollievo anche per Thaken. Era stanco e intirizzito, e terrorizzato allidea che uno dei due animali lo stesse aspettando ai piedi dellalbero. Infine raccolse le sue ultime once di coraggio, che non erano poi molte, e scese lentamente lungo il tronco. Faceva freddo nella foresta e cera un silenzio di morte, come in un cimitero. Thaken si lasci cadere al suolo dallultimo ramo. Poco lontano dallalbero giaceva il corpo lacerato del serpente. Thaken ne fu ancora spaventato, bench il corpo fosse rigido e freddo. La tigre aveva vinto la battaglia. In qualche momento di quella notte doveva essersi allontanata zoppicando, ferita e indebolita. Non sarebbe mai pi tornata a molestare Boscovalle, mai pi i suoi abitanti avrebbero dovuto chiudersi in casa e sbarrare le porte quando il plenilunio di primavera saliva col volto sorridente nel cielo stellato. Thaken stava per andarsene quando ricord una vecchia leggenda. Ogni cento serpenti, uno aveva nascosta nel cervello una perla perfetta. Chiss se questo era quelluno? Il tessitore raccolse una grossa pietra e torn zitto zitto presso il serpente morto, temendo che ad ogni momento potesse tornare in vita. Colp pi volte col sasso la testa del serpente, e poi con una pietra pi piccola la stacc dal corpo. Thaken afferr la testa del serpente e tenendola lontana da s la scosse pi volte. Non ne usa

nulla, se non sangue e cervello. Colp con la pietra la testa senza vita; e ancora nulla. Allora le diede un ultimo calcio e la testa rotol gi per il pendio verso la valle. Ma improvvisamente si ferm contro il tronco di un albero, e ne usc una minuscola perla, che brillava e scintillava nel buio della foresta. Thaken non credeva ai suoi occhi. Si precipit a raccogliere la perla bianco-rosata e la tenne nella coppa delle mani. Ora potr avere ci che voglio disse fra s, correndo via con la perla stretta nel pugno. Corse attraverso la foresta come se fosse inseguito da un intero branco di tigri. Inciampava e cadeva contro i tronchi degli alberi, si rialzava e ogni volta controllava che la perla ci fosse ancora. Finalmente arriv al centro del villaggio. Fu molto sorpreso di veder tanta gente in giro, ma era soddisfatto che lintero villaggio potesse sentire la sua storia. Io ho ammazzato la tigre, io ho ammazzato la tigre!, grid saltando sulla piattaforma che restava ancora in mezzo alla piazza. Ho ammazzato una tigre e anche un serpente, diceva, ecco qui la perla che ho tirato fuori dalla sua testa gigantesca. Ma nessuno si congratul con lui. Nessuno disse comera stato bravo, e comerano tutti contenti. Invece si misero a ridere, e ridevano, ridevano. Ho combattuto contro la tigre, e poi anche contro il serpente, badava a ripetere Thaken. Ecco qui, guardate la perla. Gli abitanti del villaggio guardavano la perla, ma continuavano a ridere. Da dove diavolo venuta quella perla! Da una fata del bosco? disse qualcuno. Thaken continuava a ripetere la sua storia, ma la gente non faceva che ridere e sbeffeggiarlo. Gli gridavano parole villane, e poi tutti scoppiavano in grandi risate. E poich Thaken non faceva che ripetere la sua mirabolante avventura, gli scoppi di risa riempivano il paese. Infine Thaken rinunci. A testa bassa scese dalla piattaforma. La gente rideva e gli dava gran manate sulla schiena, dicendogli comera bravo e come era fortunato il villaggio ad avere un abitante coraggioso come lui. Il povero tessitore torn triste a casa. La sua perla poteva comperargli tutte le cose che aveva sempre desiderato, tranne quella che pi di tutto bramava. Era sempre un uomo piccolo e storto che avrebbe voluto essere grande e bello. Il vero eroe era Bagdo. Con tutti i doni che aveva ricevuto ora poteva costruirsi la sua casetta e sposare una delle figlie della vedova. Ma quale avrebbe sposato? Ancora non lo sapeva.

LA STATUA E IL GIOIELLO
Il lento salmodiare di un mantra vespertino riecheggiava tra le mura di pietra dellumile capanna. Due giovani voci recitavano le loro preghiere, onoravano la loro fede. Nella stanza vicina i vecchi parlavano e le loro lente parole svanivano nel silenzio. Molte parole erano state dette, e tuttavia Dorjee e sua moglie Choma sapevano che le parole non servivano a risolvere i problemi. La spola girava girava fra le abili dita di Choma e il mucchio di lana grezza si trasformava in robusto filo. Il vecchio aspirava profondamente dalla pipa di terracotta mentre camminava senza sosta tuttattorno, battendo i piedi sul sudicio pavimento. Dobbiamo fare qualcosa, disse il vecchio, grattando il fornello della pipa con il suo dito macchiato. Ma cosa? fu la concisa risposta a quella domanda che era leterno dilemma dei poveri. Dobbiamo pregare il Signore Buddha e avere fede nella sua grande saggezza, disse Dorjee, sorridendo alla moglie, e lantico amore splendeva nel suo vecchio viso e negli occhi fedeli: lamore delle persone anziane, quando la passione si spenta, le braci ardenti che seguono la fiamma. La vecchia coppia aveva lamore, la fedelt e la felicit. Le cose materiali erano sempre scarse: ma con un pane da mangiare, due bei figlioli nella stanza accanto e la loro fede, in realt avevano

bisogno di ben poco. Ora avevano un problema, vero, ma erano sicuri che la vita lo avrebbe superato, una mano sarebbe apparsa a guidarli dai misteriosi reami della provvidenza. Dorjee e Choma avevano due figli, un robusto giovanotto e una leggiadra fanciulla. Erano gentili e pii come i loro genitori ed erano giunti entrambi allet in cui il matrimonio sarebbe stato il giusto passo. Ma la vecchia coppia non aveva denaro da offrire. Dolma avrebbe avuto bisogno di una dote, e solo i pi poveri paesani della valle avrebbero accettato Tashi come genero. Mentre la sera i giovani dicevano le preghiere, i due vecchi discutevano il loro problema. E quando nella casa di pietra tutto taceva, i vecchi si inginocchiavano davanti alla grande statua di Buddha e recitavano parole delle Sacre Scritture. Poi si sdraiavano quieti insieme, sotto le loro coperte tessute in casa, finch sopraggiungeva il sonno. Un sottile raggio di sole penetr attraverso le fessure del soffitto, come a ricordare che era necessario aggiustare il tetto prima che giungessero le nevi dellinverno. Lame di luce brillarono sulla statua di legno intagliato di Buddha, riflettendo magici bagliori sui due vecchi addormentati. Dorjee apr gli occhi, sorrise alla moglie che dormiva ancora col vecchio volto solcato dalle rughe della miseria e del duro lavoro, ma con le labbra ancora giovani e tenere, fiduciose nel futuro mentre viveva lietamente un giorno dopo laltro. La donna si svegli e incontr gli occhi del marito. E sper che anche i suoi figli potessero conoscere un amore come quello. Tashi e Dolma entrarono nella stanza e si unirono ai genitori: e insieme la devota famiglia si prostr davanti alla statua scolpita del Signore Buddha. Dissero le preghiere del mattino e ringraziarono il sole perch splendeva, il giorno perch spuntava. Chiesero la guida divina e promisero di essere buoni. Il sole era salito alto nel cielo e i suoi raggi danzavano sulla statua di legno di sandalo. La statua splendeva come oro bianco, pulsante di una vita che sorgeva dal suo cuore segreto che batteva nella profondit del legno. Era seduta a gambe incrociate per terra, eppure era alta come il giovane Tashi che le era ritto davanti. Aveva appartenuto alla famiglia per molte generazioni, e nemmeno il vecchio Dorjee sapeva quanto fosse antica. Nei giorni di festa tutti gli abitanti del villaggio venivano a rendere omaggio al Buddha gigantesco; e una volta un gentiluomo di passaggio sent parlare della statua e venne a vederla. Io far di voi luomo pi ricco del villaggio, anzi di tutta la provincia, se mi venderete il vostro grande Buddha, disse il gentiluomo, mentre le sue lunghe dita aristocratiche sfioravano il legno di sandalo come un giovane accarezza la sua prima fidanzata. Ma Dorjee non ne voleva sapere. La statua ci porta fortuna, disse sorridendo, mentre osservava il nobile signore che guardava le pareti vuote, la pietra rozza, il pavimento sudicio dove i topi campagnoli correvano liberamente riempiendosi il ventre di briciole di pane. Il ricco viaggiatore si allontan sul suo bel cavallo, lasciando i servi proseguire a piedi, al lento passo degli yak. La carovana spar dietro una collina, inghiottita dalle steppe senza fine che si stendevano come tovaglie fra le montagne. Ogni giorno Tashi lavorava nei campi, seminando e raccogliendo le messi che mantenevano i signor grassi e satolli. Ma anchegli aveva la sua parte del raccolto. Vera sempre cibo da mangiare, e nelle annate migliori anche qualche moneta da guadagnare. La bella giovane Dolma intrecciava tappeti con la ruvida lana che la madre filava. Le dita della fanciulla erano affusolate e svelte e sfioravano i fili sul telaio come le dita di un musicista sfiorano le corde dellarpa. Intesse-va figure di draghi e soli nascenti, Buddha e altre divinit, gli antichi motivi tradizionali che le donne intessevano fin dal principio dei tempi. I suoi tappeti erano portati fino alle grandi citt: il mercante del villaggio si prendeva la sua parte di guadagno e il resto andava alla famiglia. Con le poche monete che avanzavano Dolma comperava fili di seta per ricamare fiori dorati: ma il denaro spariva presto, per comperare farina dal fornaio, ortaggi dal fruttivendolo, latte e giuncata dal contadino. La vita imponeva dure fatiche, ma il compenso stava nella fede. Sapevano tutti che, se si comportavano bene in questa vita, quella futura sarebbe stata migliore. Non si preoccupavano molto di questa vita e speravano di avere una rinascita migliore nella vita successiva. Quando il sole tramontava in una sfera incandescente, Choma metteva in tavola zuppa e verdura, pane e t caldo con burro. I membri della famiglia mangiavano insieme, pregavano insieme,

sognavano insieme. Quando i due giovani andavano a dormire, i vecchi meditavano sulla vita, dicendo quietamente miti parole, ascoltando i rumori della notte, la monotona canzone dei grilli, il verso delle civette, lurlo occasionale di un lupo, il raglio di un asino selvatico. Ma questa notte era diverso: le parole che si dicevano non erano solo per le loro orecchie. Durante il giorno un perfido ladro, chiamato Kuma, era entrato nella loro casa per dare unocchiata pi da vicino alla famosa statua. E ora le stava nascosto dietro e ascoltava la loro conversazione. Dobbiamo veramente trovare un marito per Dolma, diceva il vecchio. E tanto bella che sarebbe degna di qualsiasi mercante, anche se non abbiamo una dote da darle. Lanziana signora sospirava mentre le sue agili dita filavano la lana e il fuso proiettava gaie ombre sulle pareti. S, hai ragione. Forse il Nostro Signore Buddha ci mander presto un messaggio. Kuma il Ladro aveva ascoltato attentamente la conversazione con un ghigno malvagio sul volto e gli occhi neri che lucevano nel buio come fiammelle. E quando i due vecchi si inginocchiarono davanti a Buddha per dire le loro preghiere, una voce profonda sal dalle viscere dellidolo gigantesco. Domani arriver alla vostra casa un viaggiatore. E sar lo sposo della fanciulla, disse la voce. Quattro vecchi occhi si spalancarono increduli, incerti fra il timore e la gratitudine, fra lo spavento e la felicit. I due genitori si aggrapparono luno allaltro come scolaretti, mentre i loro timori si dissolvevano come neve al sole. Choma voleva dire qualche cosa, ma lacrime di gioia scesero lungo le sue guance logore per la fatica. Dorjee cerc di trattenere un singhiozzo, ma il singhiozzo gli usc senza vergogna o rimpianto. Per tanto tempo avevano creduto nel Signore Buddha, e ora la loro fede veniva ricompensata. Come se un segreto istinto li avesse avvertiti che il loro abbraccio era durato abbastanza a lungo, la coppia si separ per alzare preghiera alla statua, al salvatore che era venuto a condurli dalle tenebre alla luce. Dopo aver levato al Dio le loro preghiere di ringraziamento, svegliarono i loro figli e riferirono la buona notizia. Tashi e Dolma non sapevano se credervi o no. Tashi si mise a ridere e disse che avrebbe creduto nel matrimonio solo quando avesse visto arrivare il viaggiatore coi suoi propri occhi. Dolma non sapeva cosa pensare. Si rendeva conto di quanto fosse importante per tutti che lei si sposasse e sollevasse i genitori dal peso di mantenerla: ma aveva sperato di poter conoscere prima il suo sposo, anche se questo non era il costume della sua gente. Quando la famiglia fu tutta addormentata, Kuma il Ladro sgusci fuori dalla casa come un gatto. I suoi piedi leggeri corsero in silenzio fuori dalla capanna di pietra, mentre i suoi occhi scrutavano cautamente fra le ombre della notte. Kuma era sottile e malvagio, i suoi occhi storti erano pieni di perfidia, ma il suo falso sorriso ingannava tanti poveri sciocchi, che si sentivano ancora pi sciocchi quando si accorgevano di essere stati derubati. Aveva sentito parlare della statua gigantesca e si proponeva di rubarla, ma il pensiero di una bella fanciulla aveva acceso il suo malvagio cuore: lei sarebbe stata la sua prima vittima. Si avvi nella notte verso la sua casa, dove sua moglie e i suoi figli vivevano del frutto dei suoi furti, sempre in pena per il loro congiunto, tranne il figlio maggiore, che insieme al padre imparava il triste mestiere del crimine. Dorjee e la sua famiglia si alzarono allalba, lustrarono per bene la piccola casa di pietra, lavarono i loro abiti migliori e li fecero asciugare al sole, prepararono il cibo per lospite atteso, e poi si misero ad aspettare ansiosamente il mercante viaggiatore che sarebbe venuto a rubare il cuore della leggiadra fanciulla. Tashi lav bene le sue mani annerite dal lavoro dei campi e indoss il suo vestito migliore, unendosi al clima di festa della famiglia senza tuttavia credervi del tutto. Non ti stupire se non verr nessuno, disse con fare scherzoso alla sorella tutta elegante e agghindata. Abbi fiducia nel Signore Buddha, disse Choma nello stesso tono allegro mentre lavorava il burro fresco nella zangola con un lungo bastone di legno; il suo braccio andava su e gi, su e gi a ritmo, e il burro si coagulava in blocchetti dorati, che si sarebbero poi sciolti nel t offerto allospite. Infine si sent bussare alla spessa porta di legno. Sulla soglia comparve Kuma, vestito coi panni di un mercante girovago. Aveva sulle labbra il sorriso mellifluo riservato alla gente che voleva derubare. Choma apr la porta e si fece indietro, invitando col gesto il visitatore a entrare nella sua

umile casa. Chin la testa come se lospite fosse stato un santo monaco e parl con tono reverente. Prego, entrate e sedete alla nostra tavola, siete il benvenuto nella nostra povera casa, disse la vecchia spianando il grembiule a strisce colorate che risaltava sulla sua lunga e pesante veste da contadina. Dolma sedeva tutta sola nella stanza interna, coi lunghi capelli lavati e lucenti e dei bei nastri rossi intrecciati nelle grosse trecce nere. I suoi stivaletti splendevano al sole del pomeriggio, il suo abito era pulito e inamidato e frusciava mentre la fanciulla si muoveva timidamente sul suo panchetto. Sembrava piuttosto una principessa, o persino una giovane dea, mentre sedeva ansiosa e nervosa, raccogliendo tutte le sue forze per lincontro, e sperando nel profondo del cuore che lo straniero fosse un galantuomo, un mercante onesto che potesse renderla felice come da parte sua avrebbe cercato di fare per lui. Kuma sedette con gli anziani genitori e Tashi nella stanza accanto. Parlava con voce piana, come un saggio uomo daffari, rispondendo alle domande e ringraziando per le cortesie che gli prodigavano. La famiglia gli chiedeva dei suoi affari, dei suoi viaggi e di tutte le solite cose che i forestieri vanno raccontando nelle loro brillanti conversazioni. Finalmente Dorjee pose la domanda che aveva sulla punta della lingua gi da un po: Siete sposato, signore? domand. No, rispose lospite. Ma penso che per me sia ormai tempo di prender moglie. Un sospiro di sollievo pass nellaria. Choma chiuse gli occhi e disse una silenziosa preghiera. Tashi lo guard incredulo con gli occhi sbarrati, mentre suo padre sorridendo versava altro t nella tazza del forestiero. Io ho una bella figlia che ora dovrebbe prender marito, e penso che forse vi far piacere incontrarla, disse Dorjee ponendo la mano sul braccio del visitatore, in un gesto gi quasi paterno. Dolma entr nella stanza, raggiante di giovane bellezza, lucente come una goccia di pioggia. Kuma non credeva quasi ai suoi occhi storti: la buona fortuna, pens, gli sorrideva. Quella ragazza sarebbe stata assai piacevole come amante: e gi la voglia bruciava in lui e non sfuggiva alla fanciulla che gli stava davanti. Dolma era nervosa e spaventata. Sapeva che avrebbe dovuto sposare il mercante perch i suoi genitori erano cos poveri, ma aveva provato unimmediata antipatia per quelluomo viscido dallo sguardo lascivo. Kuma controll il suo smodato appetito e distogliendo gli occhi dalla leggiadra fanciulla si rivolse a Dorjee e disse che sarebbe stato veramente felice di prenderla in moglie. Promise di tornare il giorno dopo per condurre la fanciulla nella sua citt, dove avrebbe avuto luogo una piccola festa di nozze in forma privata. E dopo pochi giorni torneremo qui insieme, come marito e moglie, disse, come un buon genero affezionato. Quando lospite si conged, Dolma si ritir in silenzio nella sua stanza. Sentiva di odiare quelluomo, ma per amore dei suoi genitori decise di non lamentarsi, di obbedire ai loro desideri e sposare quellessere orribile. Il suo cuore era pieno di lacrime ma essa non lasci che sgorgassero dai suoi occhi. I suoi genitori erano felici, pi felici di quanto fossero mai stati da molto tempo, e ringraziavano il Signore Buddha per la sua misericordia. Dormirono come bambini e nessuna preoccupazione turb i loro sogni. I loro timori per lavvenire erano almeno in parte dissipati. Prima che gli uccelli avessero terminato la loro canzone del mattino Kuma era di ritorno. Vera nellaria il profumo dei fiori di melo e la loro dolce fragranza entr dal cortile nella piccola casa quando Choma apr la porta e accolse luomo che doveva sposare sua figlia. Piccole nubi vagavano lontane nel cielo azzurro che prometteva una bella giornata. Il cavallo che aveva tirato il carro di Kuma per tante miglia sbuffava e scalpitava, come se fosse impaziente di tornare a casa dopo il lungo viaggio. La fanciulla era in attesa, con un sorriso forzato sul viso stanco: le lacrime che aveva versato nelle lunghe ore di quella notte senza sonno erano state asciugate, ma il suo volto era arrossato, un rosso che si poteva scambiare per buona salute. Tuttavia per Tashi non era pi un segreto. Il giovane aveva osservato attentamente la sorella e lospite: il suo cuore era triste e pieno di sospetto. Ma la gioia dei suoi genitori, cos candidi, cos semplici era tale chegli non sapeva decidersi a guastarla. Kuma sorrideva con quel sorriso falso che hanno i vagabondi quando chiedono lelemosina e

part in un turbine di polvere, frustando i fianchi del cavallo come se dovesse fuggire dallinferno. La famiglia rimase sulla soglia a guardare il passato che stava scomparendo davanti ai suoi occhi, e pregava che il futuro fosse felice per tutti. Dolma era rannicchiata in una specie di cassone di legno in fondo al carro coi neri capelli ondeggianti al vento: la polvere si mischiava alle lacrime salate che avevano ormai rotto ogni argine e scorrevano a fiotti per il suo giovane volto spaventato. Kuma, ritto a cassetta, reggeva con una mano le redini e vibrava con laltra la frusta sui fianchi del cavallo. Non parlava alla sua giovane preda, ma il ghigno malvagio che gli torceva le labbra diceva pi della voce. Nessuna parola avrebbe potuto incutere pi terrore al cuore di Dolma. Si terse la polvere dal viso bagnato di lacrime e si volse indietro a guardare: il villaggio della sua infanzia era ormai sparito. Il cavallo corse per ore e ore. I fertili campi del villaggio scomparvero e il carro avanz senza sentiero per terre sconosciute. Non si vedeva un albero, solo polvere e ciottoli e ciuffi derba appassita e i bianchi picchi di monti lontani che si ergevano come cupi castelli sullincerto orizzonte. Si spinsero per paesi stranieri, oltre nuove frontiere: cose nuove e sconosciute stavano per rimpiazzare la vecchia vita, che era stata felice per la fanciulla, malgrado la povert e il duro lavoro. E Dolma temeva questa vita nuova, come temeva luomo che ormai doveva farne parte. Il sole raggiunse il sommo cielo senza nubi e cominci a calare. Le montagne si fecero pi vicine e il carro pass rapidamente il valico ed entr in nuove terre, fresche di pascoli. Una grande foresta si stendeva davanti a loro come una folla osannante di veder passare il re col suo corteggio. Silenziosi e pazienti gli alberi aspettavano, accogliendo il carro che arrivava al gran trotto. Si addentrarono sotto lombra degli alberi, alti pioppi sottili, faggi lucenti come strisce dargento e olmi alti ed eleganti come danzatori. Kuma diede un potente strattone alle redini e il cavallo si arrest col sudore che gocciolava sul lucido pelo e il fiato che usciva come vapore dalle froge palpitanti. Bene, puoi scendere ora, disse bruscamente. Dolma fece come le era stato detto e luomo tolse dal carro il cassone di legno e lo colloc in una cavit sabbiosa fra gli alberi. Entra l dentro e aspetta finch torno, fece sgarbatamente. E bada bene di non andare in giro, questo il bosco delle tigri, e sono sicuro che sarebbero ben contente di averti come cena. Salt di nuovo sul carro, frust lo stanco cavallo e part al galoppo nel crepuscolo, come un cavaliere dellinferno. Il cuore della fanciulla fu stretto dallangoscia, le emozioni fino allora trattenute proruppero in violenti singhiozzi. Nascose il viso nelle mani delicate e preg che arrivasse un salvatore a strapparla dallorribile destino che senza dubbio Kuma le riserbava. Nella sua fantasia vedeva un principe in splendide vesti, con la spada dargento scintillante al sole e la lunga chioma al vento, che si precipitava a salvarla. E mentre tigri selvagge balzavano contro il cassone fra le dune, il giovane principe senza paura sopraggiungeva ad abbattere le belve. E poi la sollevava sul suo cavallo bianco, mentre le sue povere vesti diventavano di velo e di pura seta bianca e di broccato. E insieme si allontanavano a cavallo, al tramonto del sole. Mentre la fanciulla piangeva ed era tutta presa dalla sua strana visione, il re del paese era a caccia di tigri con i suoi ministri e i suoi arcieri. Il sole calava e lunghe ombre strisciavano nella foresta come animali da preda. Gli uomini si accingevano a tornare al castello: ma il re vide unombra che passava velocemente, la sua freccia saett come un uccello dallarco e scomparve attraverso gli alberi. Si arrest presso la cavit sabbiosa, ma invece di cadere al suolo rimase sospesa vibrando, come se avesse colpito il bersaglio in una gara di arcieri. Il giovane re gir il suo cavallo bianco e si gett al galoppo nel folto degli alberi, coi lunghi capelli al vento e la spada dargento sguainata incontro al destino che lo attendeva. I ministri lo seguirono e i cacciatori chiudevano la schiera, portando una tigre in una ret. Quando vide la bella fanciulla nel cassone il re si ferm. Rapidamente rinfoder la spada e balz al suo fianco, piegando un ginocchio a terra e sorridendo a quella bellezza che singhiozzava davanti a lui. Vieni con me/ disse. Non ce pi bisogno di lacrime. Io sono il re Ngadak Gyalpo, con me sarai al sicuro da ogni pericolo. Quandella alz gli occhi sul bellissimo giovane le parve che la visione si ripetesse, riconobbe il

volto e lo guard con meraviglia e amore. Ti prego, salvami, disse. Ho paura che un terribile destino mi attenda. Gentile e paziente il giovane re lascolt raccontare la sua storia. Quando Dolma descrisse il malvagio, Ngadak riconobbe il furfante che viveva nel suo regno. E mentre la fanciulla parlava, lamore nacque nel suo cuore, e insieme allamore il desiderio di vendetta. Pose un braccio gentile intorno a lei e un bianco mantello sulle sue spalle. Se tu lo desideri come lo desiderio io, noi ci sposeremo e tu sarai la mia regina disse Ngadak Gyalpo. Il re si era innamorato subito della dolce fanciulla piangente, cos come Dolma aveva amato subito il giovane principe. Ngadak grid istruzioni ai suoi uomini e poi insieme, sullo stesso cavallo, Ngadak e Dolma galopparono nel felice crepuscolo. I cacciatori, prima di seguirli, posero la feroce tigre nel cassone di legno e lo chiusero bene. Kuma, il malvagio ladro, stava nella sua vecchia casa con la sua famiglia, mangiava e pensava alla fanciulla che stava per rovinare. Diede uno sguardo severo al suo figlio maggiore, che lo seguiva sempre come apprendista, e disse che voleva fare unofferta agli di del male, allultimo piano della casa, e nessuno doveva disturbarlo per nessuna ragione. E unofferta speciale, e anche se ci sar del rumore voi dovrete ignorarlo, disse. In nessun caso dovete disturbarmi. Ora esco e quando sar di ritorno voglio trovarvi tutti addormentati. Tir fuori il cavallo dalla stalla e lo attacc al carro. La notte era nera e sinistra, le stelle parevano pallide e lontane. Il cavallo correva nella notte, temendo la frusta che gli avrebbe sferzato la groppa se rallentava il passo. Kuma era tutto felice, aveva gli occhi brillanti come un cane in calore; tutti i suoi istinti lo spingevano verso le colline sabbiose, il cassone di legno e la bella fanciulla e la notte di lussuria che aveva progettato. Allombra degli alberi il cavallo conobbe un breve momento di riposo. Kuma sollev il cassone, lo iss sul carro e poi torn indietro, nella notte nera, come un fantasma messaggero del diavolo. Il cortile era scuro, solo una pallida lampada a olio illuminava la casa a due piani dove dormiva la famiglia di Kuma. Il ladro ricondusse il cavallo nella stalla, lo strigli rapidamente, gli diede un sacchetto di biada: una goccia di gentilezza in un oceano di malvagit. Poi si prese il pesante cassone sulle spalle e lentamente, uno scalino dopo laltro, lo trasport allultimo piano della casa, nella stanza da letto dove una notte di piacere carnale doveva essere unofferta sacrificale ai demoni del male. Strapp il coperchio dal cassone, ma invece di una vergine piangente ne balz fuori una tigre feroce, assetata di sangue umano. Il perfido ladro url e chiese aiuto, chiam il figlio, chiam la moglie, ma nessuno venne. Ferito e insanguinato lottava contro lenorme belva, ma ad ogni attacco le ferite aumentavano, il sangue scorreva esaurendo le sue forze e ponendo fine alla sua inutile malvagia vita. Mentre moriva, Kuma pens agli ordini che aveva dato ai suoi familiari, e mentre la tigre gli lacerava il cuore gli apparve come una visione la statua gigantesca: ma in quel momento lultimo soffio di vita lo lasci. La tigre divor il suo pasto, poi si addorment sul soffice materasso che era stato preparato per ben altri intenti. I familiari si svegliarono allalba. Sulle loro teste potevano udire i ringhi e i grugniti di una fiera bestia, ma non osavano entrare nella stanza dellultimo piano, temendo la collera del padrone e i tremendi castighi che infliggeva a chi osava disobbedirgli. Il figlio maggiore chiam suo padre, e cos fece la moglie, ma lunica risposta che ricevettero fu un ruggito terribile, la voce di un animale della foresta caduto in trappola. Infine il giovane apprendista raccolse tutto il suo coraggio e apr lentamente la porta della stanza del padre. La stanza era piena di sangue e brandelli di carne, la morte pendeva nellaria: e la tigre rugg, accingendosi a balzare sullintruso. Il ragazzo riuc a far uscire la tigre da una finestra, che apr cautamente dallesterno, e segu con lo sguardo la belva striata che si precipit verso la sua tana nella foresta, di nuovo libera e con lo stomaco pieno. La sua famiglia pianse morto Kuma. Il fato, pensarono, aveva trasformato lanima del malvagio in una tigre, e la belva subito dopo aveva divorato i] suo vecchio corpo, spazzando via le colpe del passato per entrare in un libero futuro e in un diverso regno: un animale che trovava la felicit nel

mangiare e nel bere, ma che un giorno avrebbe conosciuto la freccia del cacciatore. Questa stata una casa corrotta, disse il figlio maggiore alla madre e ai fratelli che piangevano. Ma ora abbiamo pagato il prezzo delle nostre colpe: stata una lezione. Non peccheremo mai pi. Il ragazzo sorrise alla madre. La donna vide nuove speranze nel futuro, vide la purezza negli occhi che per tanto tempo erano stati velati dalla bramosia e dallodio. Il Signore Buddha aveva dato loro un segno del suo infinito potere: una lezione che sarebbe durata per il resto della loro vita. Dolma ora era una regina. I suoi cenci da contadina si erano mutati in sete. Invece di intessere panni e tappeti per guadagnarsi il pane, ricamava con fili dargento e aghi doro. Ricamava uccelli cos belli che si poteva sentire la loro dolce canzone, fiori cos leggiadri che parevano emanare un soave profumo: i minuscoli punti erano come fiocchi di neve, cos fini e delicati, eppure erano perfetti, ogni giro di filo identico allaltro. Amava profondamente Ngadak e dedicava la vita a farlo felice. Anche il re era felice. La sua amata era venuta a lui come un gioiello in un fiore di loto, un vero dono delle misericordiose divinit che vagavano nella pace per i campi al di l del cielo. Insieme cavalcavano per le foreste: coglievano le fragole silvestri che brillavano tra le foglie come rubini, bagnavano i piedi nei freschi ruscelli dei monti, vagavano senza meta, tenendosi per mano, per colline erbose e piccole valli e poi tornavano ai loro cavalli che brucavano lerba profumata di rugiada sotto gli olmi e i pioppi. Passavano le settimane, passavano le stagioni: le prime nevi venivano a vestire i campi del loro splendente candore. Poi lentamente fondevano in fanghiglia giallognola e minuscoli fiori spuntavano ad annunciare il risveglio della primavera. Ogni cosa rinverdiva, veniva lestate e trapassava lentamente lautunno. Il ciclo ricominciava, senza mai cessare, senza mai mutare. Per tutto questo tempo Dolma era stata cos felice che i genitori e il fratello erano stati relegati in un angolo oscuro della sua mente. Ma un mattino si svegli e la visione dei suoi vecchi genitori le apparve davanti cos vivida che pens di dover lasciare il lussuoso palazzo per tornare allumile capanna, miglia e miglia lontana nel regno confinante. Decise di viaggiare senza nessunaltra compagnia che il suo scudiero personale, perch si sentiva troppo a disagio di condurre il suo regale sposo allumile capanna delle sue origini. Parl al re Ngadak del suo progetto ed egli, pur desiderando ardemente di accompagnarla, consent infine a lasciarla andare con un solo scudiero. Si ferm sulla soglia del palazzo a osservare con una certa apprensione la sua amata che scompariva allorizzonte, fra le grandi montagne che eternamente vegliano sui mortali impegnati a giocare gli strani giochi della vita ai loro piedi. Il villaggio era cambiato. Le stradette sudicie ora erano lastricate, i negozi sembravano nuovi e diversi. Dolma rallent il passo, stupita di vedere tanta ricchezza l dove si aspettava tristezza e miseria. Avanzava come in un sogno, il cavallo scivolava come su un cuscino daria, dirigendosi come per istinto verso il vecchio sentiero che una volta conduceva alla capanna di pietra, quella casa chessa ricordava con amore, malgrado le ricchezze conosciute poi. Cerc con gli occhi la vecchia casa, ma al suo posto le apparve un grande palazzo bianco, splendente alle luci del tramonto. Quando la regina si avvicin alla bianca dimora, suo padre e sua madre le vennero incontro. Tashi li seguiva come un nobile principe, con un elegante mantello di seta spinto un po da parte a mostrare un fodero doro tempestato di gioielli e lelsa di una spada dargento. I capelli grigi dei suoi anziani genitori ora erano neri, le rughe degli anni erano sparite, laspetto smunto del povero era sostituito dalla floridezza del ricco. Dolma si precipit nelle braccia dei genitori, mentre lo scudiero si guardava intorno smarrito, come un ospite non invitato a una festa di nozze. Gli avevano parlato di povert, ma ora non vedeva nulla di povero. Dolma ora non si vergognava pi di invitare il re e il seguito alla casa dei suoi genitori, e mand indietro lo scudiero per invitare tutta la corte. Quando il re arriv, cominciarono i festeggiamenti. Egli fu felice di conoscere Dorjee, Choma e Tashi, e li trov tutti nobili, simpatici e brillanti. Vi furono musiche e danze, vini e cibi squisiti. Per sette giorni e sette notti il palazzo accolse una festa continua, quale non si era mai vista prima; e gli ospiti gioirono di ogni nuovo giorno, di ogni nuova

sorpresa che veniva loro offerta. La bianca dimora pareva incantata. Lottavo giorno fu tempo di tornare. Il re part sul bianco destriero come un crociato, coi suoi scudieri che lo seguivano in una nube di polvere, dietro la bandiera doro che fluttuava nellaria come la vela di un galeone. Ma Dolma rimase con i genitori per un giorno ancora: anche il suo scudiero era partito col re, per lasciare che la famiglia si dicesse addio nellintimit. Quella settimana era sembrata un anno. Un incantesimo aveva trasformato la casa; il re e i suoi scudieri erano vissuti in un sogno, strano sogno romantico dove tutto appariva inspiegabilmente giusto e naturale. Era la notte del plenilunio. Gli animali cantavano le loro canzoni damore, al disco della luce che splendeva nel cielo. Le stelle brillavano, come borchie dargento su un sipario di velluto. Le montagne si ergevano alte e superbe in lontananza, catena di picchi bianchi come denti che scintillavano al sole notturno. La regina Dolma aveva una stanza speciale. Le pareti e il pavimento erano bianchi, il soffitto era azzurro come il cielo, piccole candele la illuminavano. Un bianco materasso di piume era coperto da un copriletto di seta. Di fronte vera un altare, dove alcune lampade brillavano nel buio e le ciotole dargento riflettevano le sette piccole fiamme che ne lambivano il burro trasparente. Dietro le lampade cera il Buddha, la statua gigantesca che aveva silenziosamente vegliato sulla vita degli uomini, sulleterno ciclo di nascita, vecchiaia e morte, che continuamente ricomincia senza mai cessare: la ruota della vita che gira senza fine contemperando il bene e il male, la sofferenza e la felicit, gli anni di prosperit e gli anni di miseria. E ogni uomo pu determinare il proprio futuro col suo modo di vivere in ciascun giorno della sua vita. La fanciulla singinocchi davanti alla statua gigantesca, cos come aveva fatto tante volte in quella che pareva ora unaltra vita, unaltra era: la povert prima che il fato avesse voltato la carta vincente. Ringrazi il Signore Buddha per il bene che le aveva prodigato, per la felicit che le aveva consentito di godere, per i genitori che significavano tanto per lei. E si sdrai tranquilla sul copriletto di seta. La sua mente era libera da sogni, il suo corpo rimase immobile, come se fosse caduta in coma, e il torrente di pensieri che passano nella nostra mente mentre dormiamo si fosse placato. Il sole era gi alto nel cielo quando Dolma apr gli occhi. Si sentiva ristorata, la sua mente era pura. Il bianco palazzo era scomparso: la fanciulla era tornata nella casetta di pietra dei suoi genitori. Ma Dorjee e Choma non erano pi nobili signori dal florido aspetto; erano morti da molti anni. Il bel giovane signore che laveva salutata come un fratello otto giorni prima aveva lasciato da gran tempo il villaggio per sposare una contadina. Ora aveva dei bambini e aveva da affrontare tutti i problemi che affliggono i poveri, che avevano afflitto suo padre per tutta la vita. Ma listinto le disse di non rattristarsi, come listinto le aveva detto queste cose in quella notte senza sogni. Anche la statua di legno di sandalo del Signore Buddha era scomparsa. La stanza era ancora buia, ma vi penetravano i raggi del sole in lame sottili. Al posto dove per tanti anni era stata la statua vi era un gioiello scintillante, una piccola gemma magica che splendeva nel sole: una reincarnazione venuta dal cuore dellantico intaglio, un messaggio inviato dagli di. Dolma ripens alla settimana di feste. Era stata solo una visione, un sortilegio per compiacere e illudere Il re suo marito. Dolma aveva ricevuto il premio della fede dei suoi genitori. Le pareva di vedere ancora la statua come le era apparsa nella bianca stanza la notte precedente: e le sembr di vederla svanire come unombra, mentre il minuscolo gioiello brillava ai raggi del sole. La fanciulla si inginocchi davanti al gioiello, nel luogo dove era stata una volta la statua, e ringrazi la potenza di Buddha e lev a lui come unofferta il suo cuore e la promessa di irradiare il bene a tutti gli uomini del mondo. Dolma pose lamuleto incantato in una borsetta di pelle e usc dalla stanza buia. Il suo cavallo laspettava, con qualcosa di simile a un sorriso sul muso fedele. La brezza li spinse nel loro cammino, soffiando nei neri capelli che fluttuavano nellaria, morbidi e gentili come una tela di ragno. Gli alberi si inchinarono quando il cavallo saett per il valico: la lunga cavalcata era stata come un battito di ciglia. Il palazzo di re Ngadak apparve allorizzonte e Dolma fu felice di essere tornata a casa, a una incantata pacifica vita di bont. Il re usc incontro alla sua sposa. Dolma aveva laspetto di una dea, di una santa che avesse

intravisto la pace dellilluminazione. Il re la prese fra le sue braccia e la condusse al palazzo, al focolare chessa amava. Ho un dono per te, disse la regina, un piccolo dono totale che viene dai miei genitori. Dolma diede a Ngadak la gemma scintillante e gli disse che aveva il potere di fare del bene, poich aveva in s la bont che i suoi genitori avevano sempre avuto. I suoi genitori erano partiti, disse, per un lungo viaggio che sarebbe terminato nelleternit. Solo Buddha e il gioiello magico condividevano il suo segreto.

FIORI DI CARTA
Un giovane principe passeggiava tutto solo nei giardini che circondavano il palazzo. Sentiva il dolce profumo di mille rose, il caprifoglio si arrampicava su pergolati di legno di sandalo, piccoli fiori brillavano come gemme sui prati di velluto verde, rossi, blu, gialli, miriade di petali in una miriade di colori. Il giovane raccolse un bocciolo di rosa, aspir il suo gentile profumo. I suoi occhi si chiusero: nel pensiero gli parve di tenere la sua amata fra le braccia, la pelle della morbida guancia sfiorava il suo volto, le sue dolci labbra si schiudevano, il suo bacio lo teneva immobile come una statua, mentre il suo cuore godeva la pace e la felicit totale dellamore. Apr gli occhi: i fiori ondeggiavano alla brezza gentile, minuscole campanule si aprivano lungo la siepe che divideva i giardini dalla foresta. Il principe continuava a camminare, ma il suo cuore era pesante, la sua mente triste. Tutto ci chegli desiderava era lontano: in un altro regno, in un altro mondo. Ogni giorno il principe Se Magen Gyalu covava da solo il suo dolore, si abbandonava ai suoi ricordi. Non si avventurava mai al di l delle porte del palazzo n cavalcava nelle campagne n parlava di cacce e cavalli, di battaglie e vittorie. La sua vita era semplice, pi semplice di quella dei contadini che lavorano nei campi. Il principe era innamorato, ma il suo amore non poteva essere nutrito e coltivato, il suo corpo non poteva sentire lunione che il suo pensiero costantemente immaginava. Passeggiava lentamente per i leggiadri giardini e guardava i fiori. Ogni giorno osservava come crescevano, camminava fra le aiuole passando con i piedi leggeri fra le delicate

corolle variopinte che sorridevano al sole. Lei amava i fiori. E guardando i fiori il principe vedeva lei, vedeva il suo volto nei teneri petali, il suo sorriso nello sbocciar di una rosa, le sue morbide labbra erano come la rugiada che brilla al mattino prima che il sole sia alto nel cielo. Il re era molto preoccupato per suo figlio. Lo guardava camminare lentamente nei giardini, col volto solcato e depresso, i gesti spenti. Era come se il giovane si fosse ritirato nel suo mondo interiore, un mondo in cui nessun altro esisteva, tranne il suo amore. Il re ne parlava con la regina, che comprendeva gli affari di cuore molto meglio di lui: e insieme riflettevano sul problema, ma pareva che non ci fosse risposta. La fanciulla di cui il figlio del re era cos follemente innamorato era Semo Dungliki, figlia del re del vicino reame. I due stati in quel momento non erano in guerra, ma restavano nemici: le guerre combattute nel passato avevano alzato una barriera permanente fra i due paesi, che i sudditi potevano anche valicare per affari o per piacere, ma non i membri della casa reale: per loro la barriera era alta e insormontabile e non se ne parlava neppure. Tuttavia il principe Magen laveva oltrepassata. Mentre cavalcava come il vento per le campagne, senza accorgersene aveva superato il confine fra il regno di suo padre e quello del re Gyaltri Gyalpo. Il giovane principe non laveva fatto espressamente: non si era mai preoccupato delle guerre, dei vecchi giorni penosi chegli sperava ormai dimenticati, sepolti nei nuovi ideali del futuro. Continu a cavalcare per i campi finch arriv a un lago. Lacqua era limpida e azzurra: egli si ferm mentre il suo cavallo beveva le fresche onde che lambivano le rive. In lontananza vide una bella fanciulla che si bagnava e cantava insieme alle sue ancelle. La fanciulla alz la testa, vide il principe e i loro occhi catturarono ciascuno il cuore dellaltro. I due giovani erano innamorati. Il principe spron il cavallo, corse come il vento nel cielo e quando la fanciulla usc dal lago si gett ai suoi piedi e le chiese la sua mano di sposa. S, essa rispose, tu sei il Dio dei cieli che vissuto per tanto tempo nei miei sogni. Anche tu vivevi nei miei sogni. Ora noi ci siamo trovati e non ci separeremo mai pi. Il principe disse il suo nome. Il volto della fanciulla si rattrist. Ma io sono la principessa Semo Dungliki, la figlia del n re. Le ancelle e gli scudieri, come un esercito di spie, guardavano e ascoltavano, pronti a riferire ogni cosa al re, avidi dei favori che costui gli avrebbe prodigato. I due giovani erano tristi nel cuore, ben sapendo che non avrebbero mai potuto unirsi. I loro sogni erano divenuti realt, ma il loro amore non avrebbe mai potuto fiorire. Il principe chiese al padre il permesso di sposare la fanciulla, e la principessa naturalmente fece lo stesso con suo padre: ma la risposta fu un no irrevocabile in entrambi i regni. Furono spediti messaggeri da un paese allaltro. La principessa, diceva il re Gyaltri Gyalpo, non avrebbe mai pi avuto il permesso di recarsi al lago: e il principe vicino non avrebbe mai pi dovuto metter piede nel suo regno. Anche il padre del principe mand ovunque messaggi del genere. Le vecchie ferite si erano riaperte, le cicatrici tornavano a sanguinare. Vecchi ricordi si mutavano in nuove paure, gli odi del passato divenivano angosce del futuro. Il principe Se Magen Gyalu e la principessa Semo Dungliki non avrebbero potuto incontrarsi mai pi. Passarono molti mesi. Un giorno il re fece venire suo figlio nella sala del trono. Gli disse che avrebbe dato il suo permesso al matrimonio, ma temeva che il re Gyaltri Gyalpo non sarebbe stato daccordo. Le ferite delle antiche guerre sono penetrate pi profondamente di l dai confini, disse al figlio. Se tu riesci a sanare quelle ferite, o a convincere Gyaltri, la principessa sar tua. Il principe Magen torn nelle sue stanze con nuove speranze: un peso era caduto dalle sue spalle, un sottile bagliore di luce era comparso allestremit del tunnel damore. Gli pareva di sentire la principessa vicino a s, la sua morbida carezza sul suo viso, il suo sorriso che gli scaldava il cuore. Il principe ben sapeva che non poteva andare cos semplicemente al palazzo del re nemico e chiedergli la mano di sua figlia: ma non sapeva in quale altro modo comportarsi. Pens tutto il giorno, e la notte giacque sveglio, assillato da questo nuovo problema, che veniva a sostituirsi allantico: ma ora, almeno, il suo cuore era nuovamente vivo, rinvigorito dalle gentili parole del padre. Ogni problema, diceva a se stesso, doveva avere una soluzione, e perci non era pi un

problema. Il giorno dopo il principe di buon mattino lasci il palazzo era il primo passo che da lunghi giorni muoveva fuori dalle sue mura e si lanci al galoppo nella luce del giorno nascente, verso le montagne. La notte di veglia lo aveva ricompensato con unidea: un filo di speranza lo guidava verso le montagne, mentre la luce si faceva un po pi chiara, un po pi forte. Il minuscolo seme della speranza stava crescendo. I raggi sottili del nuovo giorno penetravano attraverso le nere cortine di velluto della notte, illuminando le campagne e il sentiero che correva tra alte siepi, le fattorie e gli animali ancora addormentati, alcuni gi in piedi, alcuni intenti a ruminare il cibo brucato il giorno prima. Le alte montagne erano ancora lontane, al di l della pianura sparsa di fattorie e di borgate dove la gente viveva una vita convulsa di commercio e di affari, e dei piccoli villaggi dove si poteva pascere il cavallo, riposare allombra di un albero, mangiare i buoni cibi che le contadine cucinavano per i forestieri che passano come il girare del tempo. Via via che il giorno avanzava le fattorie si facevano pi rade, le foreste si infittivano, il terreno diventava sterile e freddo, il pulsare della vita diminuiva fino a scomparire. Gli alberi erano sostituiti da aspre rocce, picchi coperti di neve, caverne e strane rupi che parevano intagliate dalle dita stesse del Tempo. Il principe Magen lasci il cavallo a pascolare sotto un albero e cominci ad arrampicarsi saltando dun balzo torrenti veloci che si precipitavano verso il piano come se fossero inseguiti da qualche nemico nascosto. Le rupi si fecero pi ripide, la scalata pi difficile. Il giovane si tagliava le mani, i piedi gli doloravano, le vesti si laceravano impigliandosi nei massi aguzzi che sporgevano dal sentiero come sentinelle, come guardie che ammonissero gli intrusi, i visitatori incauti venuti a turbare la pace dei pendii nevosi; il vento taceva e aspettava. Su un ciglione di marmo era seduto un uomo. Non era n vecchio n giovane, il suo volto era quieto, il suo corpo rilassato come una scultura in legno: ma i suoi occhi sorridevano e quasi ridevano mentre custodivano i segreti della vita come in un profondo pozzo, il pozzo della saggezza che tutto conosce. Luomo era un saggio, un santo mago che poteva cambiare il moto della terra, arrestare lo scorrer dei fiumi: sapeva parlare agli uccelli e ascoltare i messaggi che gli di affidavano ai venti. Longpo Rig Pachen poteva far splendere il sole in un giorno di tempesta, poteva far scendere le piogge dalle nuvole, le stelle dal cielo. Poteva guardare un uomo e leggere nei suoi pensieri: nessuna menzogna poteva ingannarlo, nessuna minaccia poteva impaurirlo. Era vicino agli di, anzi alcuni dicevano chera egli stesso un dio, un dio vivente che osservava luomo e i suoi errori, senza mai ridere, senza mai aiutare, solo pensando. Longpo Rig Pachen guard il principe coi suoi benevoli occhi che tutto sapevano: egli vedeva il dolore che spezzava il cuore del giovane, e ne soffriva. Soffriva per il mondo, il suo dolore era la sofferenza del mondo, la sofferenza degli uomini. E la sua gioia consisteva nelle loro gioie, nelle loro speranze e ambizioni. Sono venuto a chiedere il tuo aiuto e il tuo consiglio, disse il principe. Lo so, rispose Longpo, sorridendo con comprensione. Il vecchio saggio ascolt quietamente il principe che gli spiegava tutta la storia. Egli ben sapeva, disse il principe che Longpo non lasciava mai le montagne e semplicemente vegliava. Lo faceva per salvare qualcuno che lo meritasse, per salvare il mondo quando qualcuno cercava di distruggerlo. I due regni erano stati in guerra per molte generazioni, molti uomini erano morti sui campi di battaglia dellodio, il sangue dei deboli aveva macchiato le mani dei forti. Un matrimonio fra le due nazioni avrebbe potuto salvare migliaia di vite innocenti. Il principe continuava la sua lunga storia, e diceva delle guerre, dellincontro, dellamore che legava i due giovani; il saggio ascoltava e a un certo punto alz la palma di una mano: Io ti aiuter, ma anche tu devi aiutare te stesso. Il principe dorm sullo stretto ciglione di marmo, mentre il saggio sedeva pensando, osservando le stelle passare per le vie dei cieli, la sottile falce della luna calante muoversi a lenti passi, gli ultimi passi della vecchiaia prima della nascita della luna nuova. Quando il principe si dest, Longpo Rig Pachen era ancora seduto perfettamente immobile, la sua posizione non era cambiata. Le stelle erano tramontate, il sole sorgeva da dietro gli alberi, la neve sulle cime dei monti splendeva come biancheria appena stesa o come marmo lavato da un milione di mari. Mangiarono

noci e datteri, cibo semplice ma puro, il cibo di un filosofo. Poi il principe scese a fatica gi per il sentiero cosparso di sassi aguzzi, mentre il saggio camminava a suo agio, senza sentire le rocce taglienti che feriscono la carne. Il principe ritrov il suo cavallo e insieme avanzarono, luomo, lanimale e il saggio, viaggiando lentamente verso la citt e i villaggi e gli uomini che vivevano nelle terre lontane. Nella prima citt che incontrarono il principe Magen acquist un cavallo bianco per il saggio. Insieme cavalcarono verso lontani orizzonti, avanzando sempre pi veloci senza mai rallentare, senza fermarsi per mangiare o riposare. Cavalcavano col vento, le chiome e le criniere ondeggianti nella brezza, le rapide zampe senza riposo, sicure come macchine. Passarono le grandi citt, i villaggi e le fattorie, gli animali nelle stalle. La gente guardava i due cavalli che passavano volando, un principe e un uomo splendente, n vecchio n giovane, impolverando i passanti che guardavano le due saette sparire allorizzonte. Passarono le colline, la grande capitale dove sorgeva il palazzo reale circondato dalle alte dimore dei ministri, avanzarono sempre pi veloci verso le montagne che separavano un reame dallaltro, oltre le fitte foreste della terra di nessuno, verso il palazzo della principessa amata, verso il paese dellantico nemico che improvvisamente appariva come carico di promesse. Quando la notte cadde come un manto nero sul paese, il principe e il saggio arrivarono in un piccolo villaggio non lontano dalla capitale e dal palazzo del re Gyaltri Gyalpo e della regina Lhazema. Il saggio addit una piccola casa e disse al principe di bussare e chiedere ospitalit per la notte. Una luce calda brillava alla finestra, un filo di fumo si levava da un solo camino, un profumo di domestica pace filtrava dalle fessure della porta. Siamo mercanti in viaggio, disse allanziana signora che venne ad aprire. Le saremmo grati se volesse darci un posto dove dormire in questa fredda notte, e un po di cibo per riscaldare il freddo che abbiamo dentro. Lanziana donna era Ama Gomakyi, una persona gentile che era sempre pronta a offrire calore e cibo ai visitatori. Accolse i due forestieri nella sua casa, pose sul fuoco altra legna e un bricco per il t. Chiese loro da dove venivano e lo scopo della loro visita: le domande cortesi e inutili che gli estranei fanno quando non c niente da dire. Il principe rispose con un vivace racconto di cosa intendevano fare, di come ammiravano il paese, di come erano lieti di aver trovato una casa cos ospitale per passarvi la notte. Longpo Rig Pachen sedeva in silenzio, col viso quieto e il respiro silenzioso, pensando. Mentre la donna continuava a parlare, si venne a sapere che sua figlia era una delle ancelle del palazzo, che Ama Gomakyi spesso vi si recava a visitarla e conosceva la principessa Dungliki. Il principe la guard con gli occhi sbarrati e unespressione stupita sul viso. Longpo Rig Pachen si limit a sorridere del suo sorriso di vecchio. Il mio amico ed io saremmo lieti di offrire uno speciale fiore di carta alla principessa, disse il saggio. Potresti portarglielo in dono? Ama Gomakyi naturalmente consent: sapeva che i fiori erano la passione della principessa, sia che venissero dalla terra o dalla mano delluomo. I tre continuarono a parlare, bevvero t e mangiarono pane, si scaldarono al fuoco le mani fredde e dormirono avvolti in coperte, il principe sognando i sogni delluomo innamorato, il saggio contemplando le pene del mondo. Quando sorse il mattino il fiore di carta era gi fatto, come per magia. Era pi bello delle rose che crescevano nei giardini del principe, e pi delicato dei sottili fili dargento che il ragno intrecciava tessendo la sua tela. Dopo aver preparato la colazione ai due ospiti, Ama Gomakyi part, col bel fiore di carta in una scatola di vetro, per recarsi al palazzo. Lanziana signora fu accolta dalla figlia e condotta alle stanze private della principessa. La bellissima fanciulla era sempre triste, pensava continuamente alluomo che amava, e al giorno in cui i suoi sogni erano divenuti realt sulla riva del lago. Pensava alla crudele decisione di suo padre, ai messaggeri che erano corsi fra i due regni portando la morte a un amore appena nato e distruggendo le sue speranze. Quando Ama Gomakyi le offr la scatola di vetro col fiore di carta gli occhi della fanciulla

brillarono come stelle in una notte profonda. Poi la vecchia spieg come due stranieri di nobile aspetto fossero giunti misteriosamente di notte, come di notte avessero fatto quel fiore, chessa appunto quel mattino portava in dono. Le due stelle brillarono pi luminose, la nube nera che gravava sul cuore della fanciulla si sollev lentamente ed essa sorrise, e poi rise francamente alle storie della vecchia e ascolt con profonda attenzione quando Ama le descrisse il giovane e luomo saggio che parlava cos poco. Quando lanziana signora se ne and, la principessa Dungliki tolse il fiore dalla scatola di vetro. E mentre cos faceva i delicati petali si aprirono come un rotolo, lo stelo e i petali divennero improvvisamente una cosa sola, ed ecco il fiore era scomparso e al suo posto la fanciulla si trov in mano un foglio di carta coperto di una bellissima scrittura. E lesse le tenere parole: Il mio amore eterno e presto conquisteremo la felicit. Dipende da te aiutarmi mentre lottiamo per la nostra vita. Leggere quelle parole damore fu per la fanciulla come trovare il vaso del tesoro che sta nascosto sotto i colori dellarcobaleno. Il suo principe stava arrivando, ora essa doveva aiutarlo nei suoi piani segreti Quando Ama Gomakyi rientr nella sua casetta al villaggio i due eleganti forestieri erano ancora l. Magen chiese se la principessa aveva gradito il fiore, e la vecchia disse che laveva resa pi felice di qualsiasi cosa vedesse da molti mesi. Il suo sorriso era come la luce del sole, disse. Lanziana signora prepar il cibo per gli ospiti, e quando tutti ebbero mangiato Longpo Rig Pachen tir fuori un altro fiore di carta, ancor pi bello e pi delicato del primo. I petali erano come la lieve rugiada del mattino, lo stelo sottile come limpronta dei piedi di una fata. Lo strano ospite che parlava cos poco chiese se la vecchia pensasse di tornare ancora una volta al palazzo, con un secondo dono per la principessa. Ama Gomakyi part nel primo pomeriggio col fiore di carta nella scatola di vetro: e pensava fra s a tutte quelle strane cose: i fiori, i forestieri, la principessa, il sorriso simile a un raggio di sole. Quando la vecchia si avvicin al palazzo la principessa mand via le sue ancelle e chiuse a chiave la porta della sua stanza. Si avvicin al lungo specchio che stava vicino alla finestra e si dipinse met della faccia in nero e laltra met in bianco. Si intrecci i capelli in tre trecce, due dietro la testa e una che pendeva disordinatamente sulla fronte. Quando la vecchia buss alla porta, la principessa Dungliki apr, afferr il fiore, guard lontano dalla povera Ama Gomakyi verso la porta dellala est e la colp in faccia con il piccolo specchio doro che teneva in mano. La vecchia torn stancamente a casa, triste e insieme sdegnata pensando alle molte cose strane che erano capitate da quando il giovane gentiluomo e il suo silenzioso compagno erano arrivati alla sua casetta. Pensava ai fiori di carta, allabile mano che doveva averli fatti, pensava alla principessa, alla sua faccia bizzarramente dipinta, allo schiaffo che le aveva dato, alla collera che aveva sostituito il sorriso, a quei capelli che pendevano stranamente scompigliati, allo sguardo distante rivolto verso la porta: e il problema si faceva sempre pi complesso. Io sono troppo vecchia per questo genere di scherzi, disse ai suoi ospiti quando arriv a casa. Fiori di carta e schiaffi in faccia, tutto questo cos terribile che non si pu neanche raccontarlo. Il principe Magen divenne accigliato; era in pena per la sua amata e le strane cose che erano successe. Longpo Rig Pachen si limit a sorridere col suo sorriso che tutto sapeva, mentre il principe lo guardava con tristi occhi interrogativi. Sempre pi disperato, guardava storto quello stregone fabbricante di fiori, senza sapere se piangere o lamentarsi, se rinunciare alla sua ridicola impresa o cercar di fare a modo suo, andando a chiedere udienza al re. Quando la vecchia lasci la stanza il saggio della montagna guard intensamente il suo reale novizio e sorrise con uno sguardo umano nel volto quasi sovrumano. Non preoccuparti per la tua amata, perch tutto va bene, disse al principe. Nuove speranze si accesero come una fiamma negli occhi del giovane, che riprese fede nel vecchio saggio che aveva fatto tanto, e tuttavia sembrava restar seduto senza far nul-laltro che pensare. E la speranza crebbe quando il saggio cominci a spiegare il senso dei gesti della principessa. La fanciulla, disse, non poteva rispondere apertamente ai messaggi che aveva ricevuto,

a causa delle molte spie che si annidavano nel palazzo, dove ogni parete aveva occhi e ogni fessura aveva una lingua che avrebbe mormorato tutto allorecchio del re. Anche un messaggio scritto sarebbe stato intercettato, e cos la principessa doveva esser cauta: e cauta era. Il lato dipinto in nero del volto della principessa significa che tu dovrai vestire abiti neri e andare da lei di notte, disse sorridendo luomo della montagna. Il lato bianco significa che la principessa ti ama ancora. Ha guardato la porta dellEst perch devi andare a incontrarla per quella porta, e lo specchio significa che devi andarvi quando la luna alta nel cielo. Ma i capelli, chiese il principe, i capelli, che cosa significano? Ah, s, replic Longpo Rig Pachen, Tunica treccia sulla fronte significa che devi andare al palazzo da solo. Il principe si vest di nero, col giovane cuore felice: la sua amata era ormai nelle sue braccia, era venuto il momento della felicit, il giorno che aveva tanto atteso. Si precipit dal suo maestro per salutarlo, ma Longpo Rig Pachen aveva altre istruzioni da dare al suo pupillo. Il saggio spieg che il solo fatto di rivedere la principessa non avrebbe portato i due regni pi vicini alla riconciliazione. Il principe aveva molte altre cose da fare e ogni istruzione doveva essere seguita con precisione, se la coppia voleva godere della felicit. Il principe doveva corteggiare la sua donna, offrirle vino e farla felice, libera da ogni pena, ma nello stesso tempo doveva conservare la sua lucidit di mente, doveva pensare e ricordare le istruzioni. Quando la fanciulla fosse inebriata dal forte vino, egli doveva rubare i suoi gioielli, pungere le sue gambe con un tridente a tre punte e quindi correre via. Longpo Rig Pachen diede il tridente al principe, che era assai sorpreso dalle strane indicazioni ricevute; ma aveva fede nel suo maestro. Promise di fare esattamente come gli era stato detto, prese il piccolo tridente e si accomiat. Si allontan a cavallo nella notte silenziosa; il sommesso clip clop degli zoccoli risuonava sullacciottolato delle vie del villaggio, si attenuava sulle piste terrose dei campi, fra i silenziosi alberi neri sagomati dalle lievi iridescenze bianche e dorate della luna che saliva lentamente nel cielo. Dalla campagna entr nelle vie della grande citt, dove si ud di nuovo risuonare il clip clop degli zoccoli sulle strade lastricate, luomo e il cavallo si addentrarono come una sola ombra lungo i muri dei grandi edifici cittadini, le eleganti dimore dei ricchi e dei potenti. Ogni cosa qui, pens il principe, era simile a quella della sua stessa capitale, gli uomini e le case, i ministri e i palazzi, i mendicanti che non hanno pane e i ricchi che mangiano troppo. Sempre la stessa cosa, ogni angolo del mondo aveva gli stessi problemi, godeva gli stessi piaceri. Il giovane principe giur a se stesso che le guerre sarebbero divenute una cosa del passato, e il futuro avrebbe goduto della stessa pace che si vedeva nei profondi occhi di Longpo Rig Pachen. Nascose il cavallo in un folto dalberi presso la porta dellala est del palazzo reale, come un ladro notturno: perch questo in realt egli era. Strisci verso la porta, buss una volta, col colpo leggero del picchio che china la testa nel sonno: e la principessa era l, non pi un sogno ma una realt. Il giovane la strinse fra le braccia, mordendosi la lingua nella speranza che il sogno non terminasse, non svanisse allaprirsi degli occhi grevi di sonno, rivelandogli che tutto era un miraggio della notte. Ma il sogno era vita, il momento pi alto della vita: il giovane e la fanciulla, il principe e la principessa erano alfine stretti luno allaltra come naufraghi afferrati a una tavola di salvezza. Camminarono come ombre, come una sola ombra, verso il boschetto, verso gli alti alberi che non avevano orecchie e non avevano lingua, lontano dagli occhi dei cortigiani, spie del sovrano: quel tristo sovrano che conservava lunghi rancori e inguaribili ferite. Insieme bevvero il dolce vino, il nettare dellamore che il principe aveva portato con s in un orcio, mentre la notte di luna cullava i sensi e riaccendeva la loro passione. Ma mentre la notte avanzava e la luna si avviava al termine del suo lungo viaggio notturno, le istruzioni che il mago aveva dato al principe gli tornarono in mente. Tenendo la principessa fra le braccia, egli pens alla delusione che avrebbe dovuto darle, preg che quel momento durasse un milione di anni, finch i mari del tempo non avessero coperto la terra. Ma il tridente a tre punte gli pendeva dalla cintura, ammonendolo che se non seguiva le istruzioni del maestro non avrebbe mai pi riafferrato quellultimo breve momento. Quellora insieme alla luce della luna calante sarebbe stata lultima.

La fanciulla era inebriata dal magico vino, la sua mente vagava fra le stelle che brillavano alte nei cieli, l dove gli di giocavano e osservano gli uomini. Bruscamente il principe le strapp i gioielli come un ladro con un gesto rapido e disperato. Li gett in una borsa di cuoio, e prima di precipitarsi in sella al suo cavallo punse col tridente la gamba della fanciulla. Quindi saett via come unombra nella notte. La principessa sbarr gli occhi sul vuoto, sullombra indistinta che svaniva nel mantello trascolorante della notte. Torn a lenti passi verso la porta dellala est, zoppicando e toccandosi le tre piccole ferite, con nel cuore una pena pari a tre squarci giganteschi. La mattina dopo la principessa Dungliki era malata e profondamente depressa. Il re era abituato al volto triste della figlia, che non era pi felice dal giorno in cui aveva incontrato il principe sulle rive del lago: ma ora il suo stato era molto peggiore. Nella sua depressione la principessa non faceva che pensare a quella strana notte: pensava ai fiori di carta, al vino inebriante, al furto di quei due o tre gioielli. Tutto questo non aveva senso. Lei amava ancora pi profondamente il principe dei suoi sogni e pregava tacitamente in segreto che tutto andasse per il meglio. E disse al padre che un ladro comune laveva derubata durante la notte. Anche il principe era triste. Far male alla donna amata era lultima cosa che potesse desiderare sulla terra, ma aveva il saggio che lo guidava. Bisognava placare le onde dellodio che passavano da un regno allaltro, abbattere le muraglie di terrore che i loro progenitori avevano costruito. Longpo Rig Pachen chiese al principe se tutto era stato fatto a dovere. Era contento del suo regale allievo e gli disse di raccogliere le sue cose e congedarsi da Ama Gomakyi. Il principe le diede cinque monete doro per pagare il loro cibo, la ringrazi delle sue cortesie e col saggio maestro al fianco spron il cavallo e si allontan dal villaggio. Arrivarono a un grande vecchio cimitero. Il maestro diede al suo protetto unaltra serie di istruzioni e quindi si allontan nella chiara aria del mattino, come un dio su un magico destriero. Aveva detto al principe di liberarsi del cavallo, di gettar via le vesti di seta e gli ornamenti principeschi e di mettersi a meditare l nel cimitero, col tridente al suo fianco e le istruzioni in mente. Il vecchio saggio aveva preso con s i gioielli della principessa, e in ogni citt o villaggio dove passava vendeva una gemma, un piccolo pezzo doro, qui una perla e l un diamante. Alla fine di quel giorno la maggior parte degli orefici del regno avevano un frammento dei gioielli della corona: e il re ben presto lo venne a sapere. Longpo Rig Pachen fu catturato da cento guardie del palazzo, legato con grosse cinghie di cuoio e trascinato davanti al potente trono del re, per rispondere del suo delitto. Le guardie del palazzo erano schierate tuttattono alla grande sala, rigide e severe, con la polvere del cammino ancora sugli stivali e un sorriso trionfante sui volti ancora sudici per il viaggio. I ministri stavano ritti nelle loro ricche vesti, lo scrivano era seduto a gambe incrociate vicino a re, e i suoi occhi stanchi parlavano del suo lungo servizio come segretario di corte. Il re era seduto sul trono, cupo e incollerito: voleva sapere chi aveva osato derubare la principessa nella sicura cinta del palazzo. Ma io sono soltanto un servitore, Vostra Graziosa Maest, disse Longpo Rig Pachen, senza mostrare alcuna traccia dansia o di paura nel suo liscio viso senza et. I gioielli mi sono stati dati dal mio padrone, un dotto monaco che ora sta in meditazione nel cimitero. Longpo Rig Pachen fu gettato in prigione nei pi profondi sotterranei del palazzo, mentre le guardie montavano sui loro stanchi cavalli e cavalcavano ancora una volta verso le campagne e verso il monaco che meditava nel cimitero. Tornarono poche ore dopo, quando gi il sole era scomparso e gli uccelli tacevano, mentre i lupi della foresta ringhiavano e urlavano aspettando la luna che illuminasse le loro sinistre imprese. Il re torn sul suo trono, i ministri stanchi nelle loro lunghe vesti circondavano come un arco il loro sovrano, il vecchio curvo scrivano sedeva a gambe incrociate sul pavimento, con un rotolo bianco in una mano e una penna nellaltra. Le guardie erano ritte tuttintorno, ancora pi rigide e sporche, coi sorrisi ancora pi larghi, candidi denti in facce macchiate di nero. Il principe era in mezzo a loro. Il suo aspetto era grave e santo, onesto e pio. Ascolt le rabbiose accuse del re Gyaltri Gyalpo, poi rispose con voce quieta cos come il suo maestro gli aveva

insegnato. I gioielli, disse, gli erano stati dati da uno spirito maligno nel cimitero la notte precedente, lo spirito era entrato cantando nel cimitero buio con una borsa di gioielli in una mano e un osso umano nellaltra. Quando lo spirito mi vide, non sapeva cosa fare. Io sono un lama in visita e ovviamente non ero atteso. Lo spirito mi diede i gioielli come unofferta e prima che se ne andasse io punsi la sua gamba col tridente, in modo da marcarlo per il futuro, disse il principe, mostrando al re il piccolo tridente a tre punte. Il re naturalmente credette a tutto ci che il lama aveva detto. Bench riluttante, permise che il suo servitore venisse liberato dai sotterranei, e insieme al giovane monaco prigioniero usc lentamente dal palazzo. Pass del tempo. In tutto il paese fu dato ordine agli uomini pi saggi di fare attenzione a uno spirito con tre ferite in una gamba. Le guardie del palazzo cercarono nei boschi e nei cimiteri; e gli occhi e le orecchie che lavoravano per il re divennero ancora pi acuti e attenti, per cercare di intrappolare lo spirito che aveva osato derubare la principessa. E le spie di palazzo sorvegliarono ancora pi strettamente la principessa, sperando che lo spirito notturno tornasse per un secondo tentativo. Invece di una sola ombra la principessa Dungliki ne aveva ora molte e non sapeva mai se lancella che le stava dicendo parole gentili era una spia di suo padre o una semplice fanciulla che voleva rendersi simpatica. Ma a poco a poco le prime notizie giunsero alle orecchie del re. Unancella aveva visto la principessa mentre faceva il bagno e aveva osservato il segno delle tre piccole ferite, poi unaltra vide la stessa cosa, poi una terza e una quarta. Il sovrano non voleva credere alle sue orecchie e scacci le spie da palazzo e dal regno, finch non ebbe sentito la storia tante volte che non sapeva pi cosa pensare. Alla fine il re mand i suoi messaggeri e le sue guardie a cercare il lama che aveva ferito lo spirito del cimitero. Trovarono il principe Magen, ancora nei panni di un dotto monaco, e con il suo strano servitore lo riportarono al palazzo e alla sala del trono. Il vecchio monarca avvilito mand a chiamare la principessa, che arriv col volto triste, mentre un esercito di spie sbirciava dalle pareti e da dietro le porte. La fanciulla guard il principe con lamore negli occhi ma con un filo soltanto di speranza nel cuore. Il re mand le guardie e i cortigiani fuori della sala del trono, e mand fuori anche il servitore del lama, guardandolo con sospetto: infine fece chiamare la regina Lazhema. I quattro erano ora soli nella sala del trono: il re, la regina, il giovane principe travestito da monaco e una principessa triste con gli occhi ardenti damore. Togliti il vestito e mostra al monaco la tua gamba, disse il re Gyaltri Gyalpo alla figlia. Quando la fanciulla sollev lentamente la lunga gonna apparverso i segni, uno per uno, in una linea netta attraverso la gamba. Il re prese il piccolo tridente dalle mani del monaco e accost le punte alle cicatrici. Combaciavano perfettamente, come un guanto si adatta a una mano. Cos tu sei lo spirito che vaga nei cimiteri la notte, disse il re, pi a se stesso che alla sua giovane e bella figlia. Devi lasciare il palazzo e andare insieme al lama nel luogo dove gli spiriti debbono stare. Le spalle del re si erano piegate sotto il peso del dolore. Il volto della regina era affranto come un otre dacqua spaccato e grosse lacrime scendevano lungo le sue guance reali. La principessa fingeva di essere addolorata: ma aveva capito, e ora sperava, pregava che questo fosse il giorno tanto desiderato nel corso di innumerevoli giorni vuoti, di uneternit di notti insonni. Il re usc lentamente dalla sala, mentre le guardie non sapevano cosa fare e cosa pensare. La principessa deve partire immediatamente insieme al lama e al suo servitore, disse tristemente il vecchio re. Non sbarrate loro la strada e lasciate che la principessa prenda tutto ci che vuole. La regina corse dietro al marito, piangendo e singhiozzando: la sua unica figlia era uno spirito! Non pu essere, non pu essere, gridava. Lasciala restare, ti prego, lasciala restare con noi al palazzo. Ma il re aveva ormai deciso. Sua figlia non era pi una figlia. Laveva ripudiata, espulsa dalla casa reale, dove aveva vissuto con inganno, essere ultraterreno in forma umana. Doveva andare nella casa degli spiriti e degli spettri, o essere esorcizzata dal saggio lama che sapeva trattare queste cose. Il re guardava alla finestra della sua stanza mentre i tre forestieri si allontanavano da palazzo,

il lama, il suo strano servitore e quella che una volta era stata sua figlia. Portavano con s gioielli e gemme, loro che apparteneva alla principessa era ora propriet dello spirito. Quando il palazzo scomparve in lontananza il principe e la principessa si strinsero le mani, per la prima volta realmente insieme, come due met che erano state separate e ora si ricongiungevano come una pietra che stata spaccata, e solo con laltra sua parte potr combaciare. Magen e Dungliki guardarono il vecchio saggio, luomo che aveva salvato il loro amore, salvato il mondo. Camminava un po davanti a loro, portando lo scrigno delloro come se fosse una piuma sul dorso di un elefante. Vicino al cimitero dove il principe aveva per la prima volta indossato i panni del lama vi erano tre cavalli, che li aspettavano per portarli oltre il confine verso la capitale del regno vicino. Cavalcarono come tre navi sul mare della vita, scivolando facilmente nellaria, galoppando verso la loro casa, verso la libert, verso lamore che avrebbero condiviso: ora avrebbero guarito insieme le vecchie ferite, il principe e la principessa, lamante e lamata. Il giorno gi spuntava quando raggiunsero i dintorni del palazzo reale, che il principe ora avrebbe diviso con la sua sposa. Arrestarono davanti al portone i cavalli fumanti e il principe Magen e la principessa Dungliki volsero lo sguardo al loro amico e compagno. Egli sorrise il sorriso senza et delluomo saggio: Possa la vostra felicit essere duratura, perch il vostro compito ben lungi dallessere terminato. Il maestro sorrise ai giovani amanti: diede loro un fiore di carta in una scatola di vetro e si allontan sul suo cavallo come un fantasma, mentre il sole sorgeva sorridendo al nuovo giorno.

LE TRE SORELLE
Il re Wangchukl re Wangchuk sedeva depresso e silenzioso. Gir lo sguardo sulle pareti della sua stanza: bei dipinti erano appesi in file ordinate, statue doro e di bronzo stavano nelle nicchie, ricchi intagli pendevano negli angoli. Il pavimento era coperto di folti tappeti, tessuti dalle mani di mille abili artigiani: sopra la porta fulgide spade incrociate e giavellotti scuri vegliavano come guardie del corpo sul suo riposo. Il re si alz dal grande trono e si affacci alla finestra. Sotto di lui, nelle strade della capitale, ferveva la vita, gli uomini si muovevano come eserciti di formiche, i mercanti vantavano a gran voce le loro merci; lungo le vie si vedevano variopinte piramidi di frutti e i bambini correvano fra le bancarelle del mercato mentre i genitori li sgridavano fra la collera e lo scherzo. Nobili cavalieri della corte passavano sui loro eleganti destrieri tra la folla, gli yak tiravano grandi carri carichi dei prodotti delle campagne e gli esattori riscuotevano le tasse devolute a mantenere felice la vita del re ma il re era molto lontano dallessere felice. Osservava la vita che scorreva allesterno, anelava di prender parte alla naturale gioia di vivere, bramava le semplici cose essenziali che rendono gli uomini felici. I suoi ministri venivano da lui coi loro problemi e i loro consigli quotidiani, i servi gli portavano i cibi pi squisiti su piatti dargento massiccio, i cortigiani erano pronti ad appagare ogni suo desiderio. Ma non vera mai un sorriso n gaiezza n voci di bambini n baci di sposa per rendere vivi e reali i suoi giorni. Wangchuk aveva tutto, eppure non aveva nulla. E guardava con invidia gli eserciti di formiche che brulicavano sotto le sue finestre, e quanto pi guardava, tanto pi struggente si faceva il suo desiderio di essere una parte di quella vita, invece che un essere superiore che poteva solo guardare, uno spettatore. Wangchuk vedeva se stesso come una macchina dellamministrazione o come un vecchio animale impagliato che la gente poteva guardare, ammirare, ma non poteva toccare. La sua vita era solida ma la sua esistenza era fragile. Con questi tristi pensieri nel cuore il sovrano aveva raggiunto la soglia inevitabile del matrimonio. Wangchuk sapeva che questa era lunica soluzione, e tuttavia non conosceva alcuna regina adatta. Le donne di corte erano troppo vecchie 0 troppo grasse o troppo brutte. Le figlie dei ministri lo guardavano con occhi pieni di finto amore, amabili parole venivano sussurrate dietro i pilastri ai balli, biglietti non firmati arrivavano su piattini dargento, e buoni consigli giungevano dai suoi consiglieri. Ma tutti questi maneggi lo facevano solo ridere, il riso solitario di un uomo

disperato che cercava il lato comico della vita per evitare la pena e il tormento dei suoi veri sentimenti. Fu durante una di queste giornate solitarie che il re decise di guardare al di l delle mura della citt, nelle campagne che si estendevano per miglia e miglia in tutte le direzioni, nel regno chegli governava e tuttavia raramente vedeva. Chiam 1 suoi pi fidi messaggeri e in una stanza riservata, lontano dalle orecchie dei ministri e dei consiglieri, diede loro le sue istruzioni. Dovevano viaggiare per tutto il regno e cercare una moglie adatta per un re, una fanciulla che avesse fascino, intelligenza e classe, non che avesse la vanit e lalterigia che tanto gli dispiacevano nelle dame di corte. I mesi passavano lenti e il re diventava impaziente. Uno ad uno i messi reali tornavano e gli segnalavano una fanciulla di questa e quella famiglia. Wangchuk conosceva la maggior parte delle nobili famiglie del suo regno, e molte di queste dame che gli venivano proposte erano gi state viste in citt, in occasione di qualche cerimonia. Infine, dopo altri lunghi giorni solitari, arriv un uomo col miglior consiglio che il re avesse udito da anni. Il messaggero aveva scoperto ima famiglia nobile che viveva molto lontano, al di l del grande fiume, al di l delle montagne, in una valle dove pochi viaggiatori arrivavano: era una vedova con una grande fattoria, e non aveva una sola bella figlia, ma tre. Il re ringrazi il suo leale servitore e lo compens con monete doro e dargento. E ricord di aver conosciuto quella famiglia. Aveva incontrato il padre, nobile signore, molti anni prima a corte e ricordava vagamente di aver sentito parlare della sua morte: ora la ricca vedova governava le sue terre dove viveva con le tre figlie. Tutte e tre sarebbero state probabilmente gi da gran tempo sposate se la loro casa fosse stata vicino alla capitale; ma poich abitavano tanto lontano, era assai pi difficile per loro trovare un marito di nobile casato. Wangchuk sal alla pi alta stanza del palazzo, una piccola camera in cima a una torre. La camera era piena di polvere perch da gran tempo non era stata usata e a nessun servo era consentito entrarvi a far pulizia. Dentro vi erano vasi di veleno, erbe e frutti secchi, e animali conservati in liquidi speciali: i loro corpi senza vita sembravano sogghignare nei vasi trasparenti. Vi erano caldaie e alambicchi, crogiuoli in cui bollivano pozioni speciali, vi erano bacchette e ramoscelli, foglie di strani alberi, pietre colorate che venivano da paesi doltremare, vasi giganti con creme speciali provenienti dalla Cina e dallIndia. La stanza era come una gigantesca scatola magica che poteva alterare la rotazione della terra; i veleni potevano uccidere un esercito intero, le erbe e le pozioni potevano guarire un popolo colpito dalla peste nera. Il re non era solo un monarca, un uomo di nobile nascita e sangue reale, ma era anche un potente mago. Poteva mutare una sedia in un cavallo, poteva attraversare un fiume su una tavola di legno come in una barca; poteva sparire e riapparire, cambiare forma e aspetto, essere in una stanza e un istante dopo in unaltra, o in unaltra citt, o essere in due posti nello stesso momento. Poteva volare verso la luna in una barca di stelle, sorridere con gli di e giocare con gli angeli. Il cielo era il suo campo di gioco nella notte, loceano la sua vasca da bagno. Sapeva parlare agli uccelli, cantare con gli alberi e nuotare coi pesci. Tuttavia, il re era sempre un uomo, ed erano gli uomini che lo rattristavano. Era libero come un uccello ma ricordava continuamente di essere un uomo fra gli uomini, un uomo che doveva fare le cose adatte alla sua natura e alle sue forze. La libert degli uccelli era per lui solo temporanea e ben presto la realt sopraggiungeva a schiacciarlo con la sua forza, a trascinarlo ancora una volta alla sala del consiglio, fra i consiglieri e le loro brutte figlie, i ministri con le loro facce pompose e le loro false cortesie. La grande chiave di ferro gir nella toppa e la porta si spalanc. Il re era solo con le cose che amava di pi, le sue creme e pozioni magiche, i veleni e le erbe, le caldaie ribollenti e i misteriosi alambicchi. Per il re questa era la sua casa. Questa era la realt vera, che mancava nelle stanze inferiori, dove i servi discutevano e i cuochi si azzuffavano, i ministri decidevano e i consiglieri consigliavano. Il re aveva deciso di trasformarsi in un cane. Non uno dei soliti cani che abbaiano ai mendicanti e vagano a branchi per le strade, ma un cane parlante, uno di quei giganteschi animali che in tempi remoti vivevano nel reame, di cui parlavano ancora le vecchie leggende. I cani parlanti erano stati

amici della famiglia reale per pi di quanto i vecchi potessero ricordare. Avevano portato messaggi durante la guerra, avevano spaventato gli elefanti che avanzavano caricando per le colline, avevano fatto prigionieri i nemici che stavano in agguato nei boschi e si nascondevano dietro gli alberi. I cani erano stati sempre rispettati dal popolo, soprattutto perch tutti sapevano quanto fossero cari al re. Erano conosciuti come sudditi leali a cui il re dava udienza, se la chiedevano: e per questa ragione i sudditi li tenevano in grande stima. Ma i cani erano creature sensibili, e ormai erano delusi delluomo. Vivevano sulle colline, a molte miglia di distanza: erano divenuti una leggenda di remoti giorni in cui il cane e luomo stavano a fianco a fianco in battaglia, e il miglior amico di un cane era un uomo, e di un uomo era il suo cane fedele. Ora gli uomini continuavano a tenersi in casa i rozzi animali che chiamavano cani, quelle creature ringhiose che mordevano le gambe dei passanti e correvano a branchi per le vie della citt. Wangchuk assunse dunque la forma di un cane dei tempi antichi e lasci il palazzo nel cuor della notte. Portava con s una serie di pozioni magiche ed erbe speciali, in una piccola borsa legata sotto il suo corpo. Come cibo, si sarebbe accontentato dei doni della terra. Avrebbe potuto volare in un lampo alla casa della nobile vedova; ma voleva aver tempo di abituarsi alla sua nuova vita di cane, un cane parlante che avrebbe sorpreso la gente a causa della sua rarit. Lunghe ombre stendevano le dita sottili per fondersi col nero della notte. Gli alberi tacevano, gli uccelli dormivano, poich si levano presto al mattino. Nella citt si sent abbaiare un cane e sbattere un porta. Una donna grid e rapaci passi corsero nella notte. I buoni dormivano, mentre i malvagi macchinavano delitti. Le streghe volavano fra le cime degli alberi: si facevano cose segrete, si dicevano e ripetevano storie, si rompevano promesse, si lanciavano minacce. La notte era fredda e un vento gelido soffiava contro tutti quelli che vagabondavano e passava attraverso la pelliccia del travestimento del re, mordendo le sue zampe che si muovevano veloci mentre si allontanava dalla citt e si dirigeva verso la vedova e le sue tre figlie. Il viaggio avrebbe potuto durare molti giorni, molte settimane e altri giorni ancora, ma il cane magico correva come il vento, una volta uscito dalle mura della citt; un uccello abbass il volo per osservare lo strano cane, e poi saett alto nellaria, libero dai legami della terra e dai problemi delluomo. Il cane continuava a correre come una lepre elettrica su pista, senza mai rallentare n fermarsi per mangiare o riposare. Luccello scorse il grande cane in lontananza e affrett il volo per raggiungerlo e osservarlo una seconda volta; ma le ali cominciarono a dolergli, come cariche di un grave peso; il cane spar in lontananza e luccello ricadde in basso, troppo stanco per volare, ricadde attraverso laria e pos sfinito su un albero amico. Wangchuk avanzava rapidamente fra le ombre della notte. Osservava le stelle sopra la sua testa, come sottili ricami dargento su un manto blu, e la sottile falce della luna allultimo quarto. Una civetta fece udire il suo verso e un pipistrello drizz il suo volo cieco verso lalto, trovando la strada per un istinto misterioso: e fischiando e ronzando spar in una nera piega del cielo. Il re avanzava veloce. Travers a nuoto il fiume, super a grandi balzi le colline e sal le alte montagne. Lentamente la notte volgeva alla fine. Il cielo era ancora nero alla sommit, ma lorizzonte lentamente schiariva, come se una fila di alberi lontani fosse stata incendiata. Il sole comparve, dapprima debole, poi di colpo balz fuori dal pozzo dove aveva dormito la notte e sal lentamente nel cielo, come il pallone che un bimbo si lascia sfuggire alla fiera. Il viaggiatore ripos per qualche ora, prese un po di cibo dalle erbe e dagli alberi, dai fiori che sonnecchiano sulle colline. Quindi riprese il cammino, osservando il sole che saliva nel cielo e raggiungeva lo zenith sul suo capo. Gli uccelli cinguettavano fra gli alberi, saltellando per tener lontano il freddo dellinverno dalle loro piume ben oliate. Era un tempo adatto alla contemplazione, il riposo invernale che viene prima della costruzione dei nidi, dello schiudersi delle uova, delle lezioni di volo, prima del tempo in cui gli uccelli devono nutrire i loro piccoli, eternamente nutrire i piccoli cercando vermi e bruchi per riempire i piccoli ventri che diventano ogni giorno pi grossi. Poi viene il giorno del primo volo, i nidiacei tremanti di paura si gettano fra gli alberi, riposano un attimo fra le foglie, tirano il fiato, poi via di nuovo, provando le ali, cadendo e rialzandosi, mentre le madri trattengono il fiato e i padri guardano con orgoglio paterno. Finalmente i piccoli si staccano, si fanno il loro nido, allevano i loro piccoli, aggiungono la loro offerta al ciclo della vita, che eternamente ruota senza cambiare e senza

fermarsi mai. Al tramonto del secondo giorno, il re Wangchuk, il possente cane dei tempi antichi, arriv alla dimora dove la vedova You-don viveva con le sue tre figlie. Con la larga zampa buss alla spessa porta di legno. Io sono Dhondup il Cane, un forestiero che cerca un posto per passare la notte, chiam porgendo lorecchio al fruscio di gonne che si affrettavano verso la porta. La vedova lo guard sorpresa. Aveva sentito parlare di cani parlanti, ma non ne aveva mai visto uno. Era sempre lieta di accogliere uno straniero, disse a Dhondup: poteva passare la notte nel granaio insieme agli altri animali. Dhondup, il re travestito, sorrise grato alla vedova che lo conduceva nel granaio pieno di paglia. Le vacche si guardarono intorno e poi seguitarono a ruminare, le galline chiocciarono becchettando qualche nonnulla per terra, una capra li guard coi piccoli occhi neri, poi torn alle sue occupazioni. Dhondup ringrazi la cortese signora e si sdrai sulla paglia, animale fra altri animali. Si svegli ai suoni della fattoria, i contadini che ridevano, gli operai che affilavano i loro utensili, le pastorelle che scherzavano coi mietitori. Dalla sua borsa il re trasse un sacchetto di grano e and a bussare alla porta della vedova. La ringrazi per avergli consentito di passare la notte al caldo del granaio e la preg di conservargli il sacchetto di grano. Le tre fanciulle uscirono dalla casa e osservarono meravigliate il cane parlante, nascondendo risatine sommesse dietro le mani e dicendo che erano sempre liete di incontrare un leale amico del re, perch tutti i cani parlanti, come si diceva in giro, erano leali amici del re. Dhondup sorrise col sorriso pieno di denti dei cani, salut la famiglia e si allontan lentamente per tornare al palazzo che aveva lasciato solo due giorni prima. Mentre le donne agitavano le mani in segno di saluto, Dhondup volse la testa, le guard di sopra la spalla e grid il suo ultimo monito. A proposito, disse, qualunque cosa facciate, dovete conservare il sacchetto di grano. Le donne chiusero la porta e si abbandonarono a grandi scoppi di risa. Un cane parlante. Un sacchetto di grano. Leali amici del re. Non lo avrebbero mai creduto possibile se non avessero visto il cane coi loro occhi e non lo avessero sentito parlare con le loro orecchie. Anche i contadini della fattoria, che avevano visto e sentito Dhondup, non finivano pi di parlare del cane: e continuavano a chiedere alla vedova You-don che cosa aveva detto e cosa aveva fatto e dove andava e quando tornava e un sacco di domande impossibili. Per giorni e giorni fu lunico argomento di conversazione. Ma via via che i giorni diventavano settimane e nelle campagne continuava la monotonia del lavoro quotidiano, Dhondup fin per essere dimenticato. Venne la primavera, ed era tempo di seminare le messi per il prossimo raccolto. Il cane parlante era ora sepolto sotto strati e strati di nuovi pensieri. Non era pi tornato a riprendersi il sacchetto di grano, e un giorno la vedova lo trov in un angolo tutto coperto di polvere. Facciamo un po di birra chang per i nostri contadini; un bel bicchiere di birra gradito in estate, disse la madre alle figlie. Ma le fanciulle avevano naturalmente una memoria migliore. Ricordarono alla madre la sua promessa e le dissero che non si doveva fare la birra chang se non dopo aver mietuto il frumento nuovo. Pass una settimana, e la vedova fece la stessa proposta; e la cosa si ripete pi e pi volte, ma sempre le fanciulle le ricordavano la promessa. Deludere il cane, dicevano, poteva portare sventura. Ma il cane era gi molto vecchio quando venuto, disse un giorno la madre. Pu darsi che ormai sia morto. Il tempo del raccolto si avvicinava e le donne erano abituate ad aiutare i loro contadini nel lavoro dei campi e nella raccolta delle messi. Solevano anche preparare una grossa botte di chang perch tutti potessero godersi il raccolto dautunno. La madre aveva tante volte proposto di usare il vecchio sacchetto di frumento per fare la birra, sicch alla fine le tre figlie consentirono. Insieme fecero il chang e dopo la mietitura lo servirono in ciotole di legno. I contadini si diedero a cantare e danzare e le tre fanciulle si unirono a loro. Il raccolto era stato buono e avrebbero ottenuto buoni prezzi in citt. Era giusto celebrare, e tutti erano molto felici, anzi qualcuno, a dir la verit, era anche un po brillo.

Il giorno dopo la festa si ud bussare alla porta, e con grande sorpresa di tutti ecco comparire Dhondup, il cane parlante, che tornava dopo quasi un anno a chiedere il suo sacchetto di grano. Ma noi abbiamo usato il grano per fare il chang, disse la vedova, ancora tutta allegra per la festa del giorno prima. Tuttavia abbiamo una quantit di grano nostro, e possiamo restituirne il doppio, se volete, e anche dieci volte tanto. Il re-cane rest molto male, e pieno di collera ricord alla vedova la sua promessa, le ripet le parole che le aveva detto partendo: Dovete conservare per me questo sacchetto di grano. Ma la vedova ripet che lo aveva adoperato per fare chang per i suoi contadini. Continuarono cos per un pezzo, a botta e risposta: il cane ricordava alla vedova la sua promessa, la vedova gli offriva grano nuovo per sostituire il vecchio. Dhondup appariva triste e avvilito, Youdon era ancora tutta allegra, la festa del raccolto era stata un grande successo e quando avessero portato i loro prodotti in citt li avrebbero venduti ad alto prezzo. Tutto andava cos bene nella vita ed ecco che tornava il cane parlante. Bene, se il mio frumento non abbastanza buono per te, scegli qualcosa daltro, e sar tuo, disse la donna. Qualunque cosa? chiese Dhondup. Certo, qualunque cosa. Dhondup disse che desiderava prendere in moglie la maggiore delle tre figlie. Si sentiva solo nella piccola casa dove viveva e aveva bisogno delle mani di una donna per render pi piacevole la sua vita. Mentre esprimeva il suo desiderio il volto della vedova pass dallallegria allorrore. La sua nobile figlia sposare un cane! Neanche pensarci. E cos lo disse a Dhondup. Ma voi avete gi mancato a una promessa mancare a due promesse La vedova Youdon riflett sulle sue parole: sapeva che, se ingannava il cane parlante, il re sarebbe venuto a saperlo e allora non una sola figlia avrebbe finito per fare un matrimonio ignobile, ma tutte e tre. Irritare il re non era mai consigliabile, soprattutto per una donna nella sua posizione. Youdon pens alla richiesta del cane e alle conseguenze che le sarebbero cadute addosso se rifiutava. Soppesava le due cose nella sua mente, come i due piatti della bilancia al mercato. E sentiva che una scelta le era virtualmente impossibile: era come tagliar la testa a una figlia per salvare le altre due. I pensieri si inseguivano veloci nella sua mente, come cavalli su un campo di corse. E il cane parlante continuava a guardarla, senza sorridere e senza muoversi, aspettando semplicemente con i grandi occhi quasi umani vigili e attenti: occhi umani e pensieri umani nello strano corpo di un cane. Infine, dopo aver riflettuto per diversi minuti, la vedova acconsent. La figlia maggiore, Kunsang, era anchessa scossa e inorridita allidea di dover sposare il cane parlante; ma obbed alla richiesta della madre, senza sapere perch si dovesse prendere una decisione cos grave. Era sorpresa della collera che la madre mostrava, ma non sapeva che era finta, una falsa faccia per una brutta situazione. Pens di aver fatto qualcosa di male: forse era una punizione, forse in una vita precedente essa era stata crudele con un cane, e cos ora era costretta a sposarne uno. Si volse a guardare le sorelle, che erano ritte sulla soglia con il volto rattristato, e si mise in cammino accanto al cane silenzioso, il cane che parlava, ma solo quando aveva qualcosa da dire. Camminarono lentamente attraverso i campi dellinfanzia di Kunsang. La fanciulla guardava i vecchi alberi nodosi, le vacche al pascolo, il sottile ruscello che serpeggiava come un nastro dargento attraverso i campi coltivati verdi e gialli. Ogni tanto sorrideva a qualche ricordo del passato che le appariva vivo e vivido per un attimo e ben presto svaniva, cancellato dai pensieri del futuro. Il futuro. Che cosa sarebbe stato il suo futuro? che vita avrebbe avuto come moglie di un cane parlante? Era abbastanza gentile, pensava la fanciulla, ma non era certo un compagno adatto per un matrimonio. Proseguendo nel suo cammino, la strana coppia giunse al grande fiume che attraversava tutto il regno. Le acque erano basse nel punto del guado, ma erano veloci e piene di gorghi, e molto pericolose se uno metteva un piede in fallo mentre le guadava immerso nellacqua fino alla vita. Gli alberi delle due rive si incurvavano verso il fiume e i loro rami pendevano fino a sfiorare la superficie dellacqua, creando minuscoli vortici che continuamente comparivano e sparivano,

perpetua lama dargento in movimento che tagliava le campagne. Quando arrivarono sulla riva Dhondup invit la fanciulla a salirgli in groppa, per evitare di bagnarsi. Kunsang rispose che non cera problema: poteva benissimo guadare il fiume da sola. Il cane parlante le chiese se poteva almeno portarle gli stivaletti fino allaltra riva. Dopo tutto, disse, stai per diventare mia moglie. La fanciulla consent. Il cane si gett a nuoto attraverso la forte corrente, mentre la fanciulla guadava cautamente al suo fianco. Tagliarono obliquamente il fiume e trovarono una piccola insenatura che permise loro di compiere pi facilmente lultimo faticoso tratto del guado. Si riposarono sullaltra riva, mentre la fanciulla faceva asciugare la sua lunga veste e gli stivaletti vivacemente colorati che avevano ricevuto non pochi spruzzi durante la traversata. Per lei quel guado fu come il passaggio da una fase della vita allaltra. Il fiume segnava la sua vita passata e la prima pagina di un nuovo capitolo. Si chiese che parole avrebbero scritto insieme, su quella pagina, la donna e il cane. Dhondup osservava la fanciulla e cercava di conoscerne il carattere. Desiderava sposare una delle tre sorelle, e perci ogni esperienza era una prova, un controllo delle sue qualit morali. Esaminava le virt e lorgoglio, la purezza e la vanit, bilanciando luna cosa allaltra, cercando di riconoscere se Kunsang sarebbe stata la regina adatta, o se la sua ricerca di una sposa doveva continuare. Entrambi erano immersi nei loro pensieri mentre continuavano il viaggio. Poche parole passavano dalluno allaltro, ognuno aveva le sue idee e i suoi sentimenti. Infine arrivarono a una modesta casetta poco fuori di un villaggio: era un altro sortilegio, una manifestazione dei poteri magici del re. Era stato un viaggio lungo, entrambi erano stanchi: era tempo di preparare la cena e andare a letto. C un po di carne per te da cucinare, lasciami le ossa e gli scarti, disse Dhondup. Kunsang obbed al marito. Mangi la buona carne e pose una ciotola di grasso e ossi sul pavimento per il cane. Dhondup fin il suo pasto, pensoso. La sua futura moglie era di certo obbediente, ma non c un momento in cui bisogna pure scoprire le cose? I due dormirono per tutta la notte, e continuarono questa strana vita, via via che i giorni passavano, come una marea che viene e va. Dhondup mangiava le ossa avanzate, gli scarti della fanciulla e le cose che sogliono mangiare i cani. Lei dormiva nel grande letto di legno, mentre il cane si acciambellava in un angolo del pavimento. Passarono cos diversi giorni e la donna e il cane continuavano la loro vita in comune. Un bel mattino Dhondup disse alla fanciulla che doveva tornare alla casa di sua madre: lavrebbe raggiunta dopo pochi giorni. Kunsang torn dalla madre e il cane parlante arriv pochi giorni dopo. Spieg che voleva restituire Kunsang e desiderava invece sposare Tsering Wangmo, la seconda delle figlie. La vedova non fu affatto contenta della cosa, ma infine consent alla richiesta, poich la angosciava il pensiero del re e del suo potere. Ora la sua figlia minore avrebbe potuto avere degne e nobili nozze con un alto personaggio, ma la povera Tsering Wangmo avrebbe dovuto essere sacrificata a un futuro chessa non avrebbe mai compreso. Dhondup e Tsering Wangmo fecero colazione e poi lasciarono la fattoria, mentre i contadini e le pastorelle guardavano e nascondevano i sorrisetti pettegoli dietro sguardi furtivi. Gli allegri colori della fattoria scomparvero in lontananza, boschi e campi si aprirono davanti ai due viaggiatori. Gli animali selvatici li spiavano da dietro gli alberi, gettando loro rapidi sguardi e poi fuggendo veloci, spaventati dal gigantesco cane che camminava tranquillo a fianco della fanciulla. Infine raggiunsero il fiume, trovarono il punto pi stretto e si prepararono a guadarlo. Lascia che ti porti in groppa, propose Dhondup. Ma la fanciulla rispose che sarebbe stato molto pi facile per lei attraversare da sola, piuttosto che imporre una tale fatica al povero cane. Bene, almeno lascia che porti i tuoi stivaletti. E di nuovo la fanciulla replic che preferiva portare i suoi stivaletti lei stessa. Dopo tutto, lei poteva guadare il fiume, mentre il cane doveva nuotare. Giunti sullaltra riva, riposarono insieme. Tsering Wangmo cominci a fare domande: dove stavano andando, che cosa avrebbero fatto, se il

cane conosceva il re, e cos via. Era gentile ed espansiva, e sembrava molto pi felice della sua sorella maggiore. Continuarono a camminare per boschi e pianure, passarono alte colline erbose e torrentelli scroscianti. Quando raggiunsero la casa di Dhondup, poco fuori il villaggio, non mangiavano da molte ore. Prepara la carne per te, e lascia a me le ossa e i rifiuti, disse il cane parlante. Tsering Wangmo mise a cuocere il cibo e subito lav i piatti, pul tuttattorno le mensole e si rese utile cos come deve fare una moglie. Quando fu il momento di servire in tavola, trov due grandi piatti e divise egualmente la carne e gli ossi, le parti magre e quelle grasse: Tsering Wangmo non ne prese n troppo n troppo poco, le parti buone e quelle scadenti trovarono posto in entrambi i piatti e tanto la fanciulla che il cane si godettero egualmente il pranzo. Via via che passavano i giorni Dhondup trovava molte buone qualit nella seconda figlia della vedova. Era sempre gentile e onesta, faceva quello che doveva fare e sorrideva allegramente mentre lavorava. Il re cane era felice con la fanciulla: eppure cera un pensiero che continuava ad assillarlo. Se Tsering Wangmo aveva pi qualit della sorella maggiore, forse la minore delle tre ne aveva ancora di pi. Un giorno che questo pensiero era pi insistente del solito, il saggio cane dagli occhi umani e dalla mente regale disse alla fanciulla di tornare dalla madre. Lui lavrebbe raggiunta, promise, dopo qualche giorno. Cos Tsering Wangmo torn dalla vedova Youdon: nella sua fattoria, con le sue sorelle, le vacche nei grandi capannoni e i contadini che facevano cos presto a ridere della gente. Quando dopo pochi giorni Dhondup arriv alla fattoria, la vedova quasi si aspettava la sua richiesta: ma la pi giovane e la pi bella delle tre sorelle, Sangmo, sarebbe stata una sposa degna del pi nobile dei gentiluomini del paese, e il cane parlante avrebbe distrutto questi progetti. La vedova Youdon discusse e grid, preg e promise. Ma il cane parlante le ricord le antiche promesse, e infine la donna cedette, piangendo e gridando, schiumando dalla rabbia. Gli occhi umani del cane la guardavano impassibili, senza collera n tristezza, solo pensosi, nella speranza che lavvenire sarebbe stato quale la sua magica mente aveva progettato. Il cane e la fanciulla lasciarono la fattoria. I contadini avevano visto la furiosa collera della padrona e si tenevano fuori tiro, badavano al lavoro e sbrigavano le faccende per cui si aspettavano di esser pagati alla fine del mese. Era difficile trovar lavoro in questa parte del mondo, e perdere il posto sarebbe stato peggio che perdere un braccio o perdere il padre. Sangmo camminavano a fianco del cane, sorridendo quando lui le sorrideva, pensosa quando lo vedeva pensoso. Traversarono le foreste e le grandi pianure. Gli uccelli si libravano nellaria tranquilla come giocattoli di carta pendenti dal soffitto della stanza di un bambino, e come se si spezzasse una fune piombavano gi a capofitto come pietre dal cielo; due colpi e si risollevavano per restare immobili a osservare i viaggiatori che camminavano e il mondo che continuava a ruotare. Infine raggiunsero il fiume e il cane fece per la terza volta la sua proposta: Sarebbe una follia, disse la fanciulla. Io posso camminare a guado nel fiume e risparmiare a te la lunga nuotata, portandoti sulle mie spalle. Sangmo leg insieme le stringhe dei suoi stivaletti rossi e blu, li diede da portare a Dhondup e poi sollev il suo non lieve peso e se lo caric sulle spalle. Lentamente, come un pastore con unagnella ferita, la fanciulla guad il fiume, immersa fino alla vita nellacqua vorticosa. Raggiunta laltra riva, era stanca ma felice: felice di vedere il primo vero sorriso sulla faccia del cane parlante, un sorriso caldo, essa pens, e quasi umano. Dhondup si comport allo stesso modo che con le altre due figlie della vedova. Disse a Sangmo di cuocere la carne per lei e conservare per lui i rifiuti. Ma, diversamente da Kunsang, che aveva fatto cos come le era stato detto, e da Tsering Wangmo, che aveva diviso il cibo in parti eguali, la pi giovane delle tre sorelle diede i bocconi migliori al cane e tenne per s gli scarti. Insist che il cane dormisse nel letto migliore e lei si accovacci ai suoi piedi. Era come se lei fosse il cane, e lui un essere umano. Ma fu anche evidente fin dallinizio che Sangmo sarebbe stata una regina ideale, una madre ideale del futuro re. Dhondup pensava alla sua futura vita al palazzo reale, alle allegre voci dei bambini, con la tavola apparecchiata per la famiglia, invece che per un uomo solo. I giorni passavano lenti e felici. Il cane e la fanciulla passeggiavano insieme, parlavano fra loro durante le lunghe serate, raccontavano storie e filastrocche. Via via che passava il tempo, e i giorni

diventavano settimane e le settimane diventavano mesi, un legame speciale si andava creando fra la strana coppia. Nessun amico visitava quella casa solitaria, ma essi non ne avevano bisogno. Avevano le loro storie e le loro idee, una filosofia della vita, la sintesi di tutte le cose viventi. Pensavano alle montagne, si chiedevano perch gli alberi crescevano cos alti e gli uccelli cantavano cos dolcemente. Parlavano del mistero della vita, dei segreti della gioia, degli enigmi dellesistenza. Il cane usciva da solo e tornava a casa con cibi prelibati. Sagmo chiedeva da dove venivano: ma Dhondup rispondeva semplicemente che erano un dono degli di. Linsolito rapporto fra la fanciulla e il cane era veramente idilliaco, un romantico sogno cementato dalla realt, prova vivente che lamore sta nella mente, non nel corpo. Quando furono passati circa nove mesi la minuscola casa felice appena fuori del villaggio del Paese-che-non-c fu rallegrata da un nuovo miracolo. Sangmo, la fanciulla, aveva messo al mondo due bellissimi cuccioli; Dhondup, il cane, era il padre felice. Lavvenimento era una pietra miliare in quello strano eppur riuscito rapporto che avrebbe sorpreso la vecchia vedova e lavrebbe gettata nella pi grande perplessit. Le sue speranze e le sue ambizioni erano state distrutte, ma la sua figlia minore, la pi bella, aveva trovato la vera felicit. Pochi mesi erano passati dalla nascita di Bagdo e Tashi quando Dhondup disse a Sangmo di preparare dei viveri per un viaggio. Dovevano recarsi al di l delle colline per una festa speciale, ma era una sorpresa e Sangmo doveva mordersi la lingua e non fare domande. Sangmo pens che probabilmente sarebbero andati a trovare sua madre e le sue due sorelle; ma Dhondup manteneva strettamente il segreto ed essa doveva aspettare per vedere che cosa sarebbe accaduto. Camminarono molte miglia, lentamente, osservando il paese, ascoltando il mormorio del fiume, degli alberi e del vento, senza stanchezza e senza pena. Dhondup camminava alla testa della famiglia quando Sangmo lo vide salire a lunghi passi su per una collina, allontanarsi a poco a poco e farsi sempre pi piccolo via via che la distanza cresceva. Lontano si vedeva una grande tenda di nomadi: un filo di fumo saliva serpeggiando nel freddo cielo invernale, uno yak emise un basso muggito mentre adagiava il grosso corpo a terra, per far riposare le stanche zampe che avrebbero potuto camminare intorno al mondo, intorno alluniverso. Improvvisamente scoppi una selvaggia orchestra di suoni, cani che urlavano latravano ringhiavano, un branco di cani affamati di strage, assetati di sangue. Dhondup era scomparso oltre la vetta della collina erbosa e si udiva urlare e abbaiare la sua voce, per met umana per met bestiale. Si trovava in mezzo al branco selvaggio dei cani nomadi e combatteva per la sua vita, la battaglia pi lunga e pi dura. La sua mente umana annaspava per trovare una posizione pi forte mentre tutti i suoi istinti animali erano desti per proteggerlo e lottare fino alla fine. Sangmo si precipit su per la collina, senza neppur pensare che anche la sua vita poteva essere in pericolo. La paura la spingeva avanti, e Bagdo e Tashi la seguivano, inconsapevoli. La scena era come un campo di battaglia dopo un massacro. Ovunque pozze di sangue, brandelli di pelliccia, come se Dhondup fosse stato fatto a brani da un potente gigante e poi gettato a disperdersi nel vento. Il dolore trafisse la fanciulla come una lama. I suoi occhi pieni di orrore scrutarono in mezzo alla carneficina. I cani selvaggi, come un branco di lupi, latravano in lontananza, felici che una caccia a sorpresa fosse venuta a rallegrare i loro spiriti animaleschi. La fanciulla era rimasta muta, inorridita: cadde in ginocchio come per pregare, mentre i due piccoli si rannicchiavano tra le sue gonne e i tre volti erano rigati dalle lacrime. Sangmo, Sangmo. Una voce chiam il suo nome. Si ud un tintinnare di campanelli, il galoppo regolare di un cavallo, un cavallo che sapeva bene il suo mestiere e trottava con facilit e con cura, portando il suo cavaliere come un soffio daria, invece che sul duro cuoio di una sella. Sangmo, Sangmo. La fanciulla non riusciva a parlare, non riusciva a rispondere. Un bellissimo cavaliere, come un dio del passato, veniva lentamente su per la collina, dopo aver lasciato il cavallo ai piedi del colle. Sangmo, sono io, puoi smettere di piangere, tutto ora va bene, disse il cavaliere. Io sono Dhondup il Cane, e Wangchuk il Re. Fu un colpo troppo forte per la fanciulla. La morte di suo marito il cane parlante, e ora larrivo di

Wangchuk il Re. Sangmo spalanc gli occhi, le lacrime vi spuntarono come minuscole perle perfette e scesero come un piccolo fiume dargento attraverso le guance rosa che il freddo dellinverno rendeva pi accese. Lentamente cominciava a capire: era come lalba che dissipava il nero della notte, come un giorno di sole che irrompe attraverso le nere nubi della disperazione. Si svegli da un lungo sogno; un sogno che era durato tutta una vita pi un giorno: ma ora era il giorno del risveglio, il giorno della rinascita. Wangchuk sollev Bagdo per il minuscolo collare e lo scosse. Lentamente la forma di cagnolino disparve, e davanti agli occhi stupiti di Sangmo comparve un bel giovane principe. E anche Tashi, la minuscola cagno-lina dai pensosi occhi innocenti, si trasform lentamente in una leggiadra principessina. Ora capisco, disse Sangmo, stringendosi al marito, abbracciando quella forma umana che per tanto tempo le era rimasta celata, e che tuttavia essa aveva ugualmente amato. Era passato pi di un anno da quando il re era stato per lultima volta nel suo palazzo, che guardava dallalto sulla sua capitale. Quando pass a cavallo per le vie della citt, con la sua sposa dietro di lui su un bianco destriero, le folle lo salutarono alzando grida di giubilo e il clamore arriv ai cieli e gli di beati si rallegrarono anchessi. Per la prima volta il popolo poteva vedere il suo re qual era in realt, quel re felice che tutti amavano, in cui tutti riponevano la loro fiducia. I suoi occhi tristi erano ora pieni di gioia, e nella sua gioia il popolo poteva trovare la felicit.

PERCH IL PESCIOLINO RIDEVA


Il re Gyalpo Gyapchung aveva ormai superato il fiore della giovinezza e ora stava arrotondandosi con la maturit. Insomma diciamo pure che era vecchio e grasso, ma a nessuno conveniva dirlo. Stava seduto sui gradini che conducevano alla balconata, coi piedi larghi e il pancione coperto di seta che pendeva in mezzo alle gambe come un sacco di grano. Soffiava e sbuffava gonfiando e sgonfiando le vecchie guance cascanti come il mantice di un fabbro e asciugando di tratto in tratto la sottile riga di sudore che gli imperlava la fronte. Le larghe maniche della cappa regale gli servivano da fazzoletto; una mano asciugava il sudore e laltra grattava il suo sacco di grano. Il re tir su a fatica il grosso corpo e sal lentamente gli ultimi due o tre gradini. Tir un sospiro

di sollievo, con un sorriso di vittoria sullampio faccione, ansando come un bue che tiri laratro su un terreno pesante. Si lasci cadere nella grande poltrona di ferro, il suo trono da balconata, che sembrava fatto apposta per il corpulento sovrano, anche se invece si trovava al palazzo gi da generazioni. Sul tavolo accanto al trono stava un vaso di pietra pieno di acqua fresca: era il premuroso gesto di un servo fidato, che era corso fino alle cucine fiabe tibetane del palazzo per procurare quel piacevole ristoro al suo padrone. La campagna si stendeva davanti ai suoi occhi come un quadro dipinto su una tela. Vi erano alberi, prati, colline, un fiume che serpeggiava in fondo alla valle, e sullo sfondo le montagne incappucciate di neve dove vivevano gli di. Campi di differenti colori si alternavano nella pianura, disegnando come una trapunta a toppe per il letto di un gigante. Il frumento e lorzo si alternavano al granturco e allavena, alla terra bruna di un campo incolto, al verde di un pascolo. In alto, soffici nuvole bianche vagavano liberamente nel cielo come palloni sfuggiti dalle dita distratte di un bambino. Di tratto in tratto un raggio di sole illuminava una met della valle mentre laltra met restava nellombra. Era una bella giornata di primavera e Gyapchung era contento di essersi trascinato su per i ripidi gradini della balconata. Bevve un lungo sorso dal vaso di pietra, mand fuori una lunga boccata daria e si rilass nel profondo cuscino che ammorbidiva il trono. A un tratto il re fiss lo sguardo, met seccato e met divertito, perch invece degli alberi vedeva ondeggiare le figure di due giovani amanti, che si godevano gli antichissimi riti della primavera. Il vecchio re sorrise fra s osservando i giovani amanti che si trastullavano nellerba dietro al palazzo. Ben poche persone si recavano in quellangolo nascosto, forse nessuno sapeva che questo era uno dei posti favoriti del sovrano. Gli amanti saltavano e si rotolavano con gran divertimento dellinsospettato spettatore, il quale tornava col pensiero alla sua giovent ma qui gli veniva in mente che ora aveva cento mogli e non aveva n lenergia n il tempo di renderle tutte felici. Quel chera cominciato come un piacere era divenuto un problema. Pi il re pensava alle sue cento mogli, pi si preoccupava per loro. Se le figurava tutte sole e infelici, ma non riusciva a trovare una soluzione. Tir su a fatica il suo peso dal trono di ferro e scese lentamente la scalinata. Almeno la discesa era assai pi facile della salita. Davanti a lui si apriva il giardino, con piccoli laghetti e fontane spumeggianti, alberi da frutto e aiuole fiorite e le erbacce sfuggite allattenzione dei giardinieri. Il re camminava lentamente, con la sua andatura oscillante come i fiori ai suoi piedi, pensando alle sue infelici mogli e alla giovane coppia che era cos felice nellerba morbida sotto la balconata del palazzo. Quando pass vicino al laghetto con la fontana rocciosa gli si present allimprovviso la pi strana cosa che avesse mai veduto: un pesciolino salt fuori dallacqua e scoppi a ridere. Gyapchung si inginocchi nellerba e con gli occhi sbarrati come piattini guard gi nellacqua gorgogliante, mentre il pesciolino nuotava in cerchio tuttattorno con un ghigno da intenditore sul muso squamoso. Le grasse ginocchia del re erano tutte infangate e fradice, e i suoi grossi occhi sporgenti avevano lo sguardo di un uomo che ha appena visto un miracolo. Si allontan presto presto, con la sua andatura dondolante da papero, come un pollo inseguito dal macellaio, e ansando e sudando arriv alla sua camera. I ministri entrarono con le facce gravi come una notte senza stelle, guardarono perplessi le reali ginocchia tutte sporche di fango, e si agitarono come madri ansiose mentre il monarca comandava gemendo di stare un po fermi e scuoteva la testa rotonda come una boa nel mare in tempesta. Non successo niente, gridava al di sopra dello schiamazzo dei suoi cortigiani. Ma se state un po zitti vi dir quel che mi capitato. Tutti tacquero, in attesa di udire i guai del loro sovrano dalle ginocchia infangate, pronti a offrire i loro servigi. Gyapchung si domand perch doveva sempre gridare prima di riuscire a dire due parole; eppure si supponeva che fosse lui il sovrano. Cos pensava fra s mentre raccontava come stesse passeggiando nei giardini del palazzo i due giovani amanti gli erano usciti di mente quando improvvisamente un pesciolino era saltato fuori dal laghetto ed era scoppiato in una risata. I ministri tossicchiavano e facevano bah, bah, e boh, boh e si guardavano lun laltro aspettando che qualcuno venisse fuori con qualche spiegazione: ma a poco a poco il tos-sicchiamento cess e ci fu silenzio. Nessuno sapeva perch il

pesciolino avesse riso. Ma voi dovreste essere i ministri, brontol il re. E se non lo sapete voi, chi dovrebbe saperlo? I ministri tornarono a guardarsi lun laltro, ma nessuno trov una risposta. Il re si asciug la fronte con la stessa manica di prima, guardandoli uno dopo laltro come se fossero una banda di scolaretti colti a rubare le mele dai frutteti reali. Forse rideva perch era felice, azzard uno del gruppo. Forse aveva il raffreddore e quello che voi avete sentito era uno starnuto e non una risata, disse unaltra voce. Ora che il ghiaccio era rotto cominci a venir fuori un fiume di parole. Ogni ministro aveva ritrovato se stesso e ciascuno gridava sopra la testa dellaltro, girando gli occhi qua e l per incontrare lo sguardo del re, assordato da tutto quel chiasso, e cercando di dimostrargli coi gesti che la sua propria idea era migliore di tutte le altre: finch una voce rombante come un tuono li fece tutti tacere come tante mummie. Scemenze, scemenze, scemenze, grid il re. Io voglio sapere perch il pesce rideva, non sentire le vostre stupide idee. Gyalpo Gyapchung volse verso Ladoe Chen uno sguardo scrutatore come un raggio di luce che rompe le tenebre. Il re stimava quelluomo pi di qualsiasi altro suo cortigiano. Era il pi silenzioso, il pi dotto di tutti, e spesso sapeva cose che i suoi colleghi avevano cercato a lungo di conoscere nelloscurit della loro ignoranza. Che cosa pensate che significhi questo presagio? chiese il re, guardando Ladoe Chen. Non lo so, mio signore. Allora sar tuo compito scoprirlo. Gli altri ministri parvero un po offesi di non essere stati scelti per quellincarico, anche se segretamente erano ben contenti che fosse ricaduto sulle spalle di un altro. Guardarono il silenzioso ministro con occhi gelosi e sospettosi, sperando nel profondo del cuore che fallisse nella sua missione e fosse bandito dalla corte. Il re conged i consiglieri con un cerino della tozza mano ingioiellata e si immerse in meditazione, con quel pesciolino ridacchiante che seguitava a nuotare nei suoi pensieri e le sue cento mogli tuttattorno con occhi imploranti, che lo abbracciavano come il bel giovane chegli era stato alcuni, beh, diciamo parecchi anni prima. Ladoe Chen se ne torn a casa a lenti passi per le polverose vie della citt, con le mani congiunte dietro il dorso, le sopracciglia aggrottate e la fronte corrugata come i solchi appena lasciati dallaratro trascinato dal bue. Diversamente dai suoi colleghi, che tornavano a casa in splendide carrozze, il silenzioso ministro preferiva sempre camminare, ripensando ai problemi delloggi e cercando le risposte per il domani. Ma lenigma di quel giorno era stato intessuto con labilit degli antichi. E non bastava pensare una risposta: bisognava scoprirla. Quando il sole si dest dal suo sonno per iniziare la sua passeggiata nei cieli il ministro balz in sella alla sua giumenta grigia e part nella luce del giorno nascente. I galli cantavano, le cornacchie gracchiavano. La giumenta si godeva laria fresca e trottava allegramente, sollevando la polvere con gli zoccoli e sorridendo alle vacche che si godevano la colazione mattutina. Ladoe Chen cavalc verso le colline per far visita a un vecchio lama, un saggio che molti anni prima era stato lindovino di corte ed era ancora il pi sapiente di tutti gli abitanti del regno. Dopo poche ore di cavalcata il ministro trov il vecchio pensatore nella sua grotta da eremita, a met strada sul versante del monte. Spieg al saggio il problema e il saggio si mise a pensare, si gratt il mento, si gratt la testa calva che brillava alla luce del sole ma non disse una parola. Il ministro disperato torn alla sua giumenta e si allontan nel quieto pomeriggio. Se lindovino non lo sapeva, allora nessuno avrebbe potuto saperlo. Torn a casa tardi, decise di non toccare cena e se ne and a letto tutto preoccupato. Si alz di nuovo allalba e si allontan a cavallo nel giorno nascente, per visitare un altro saggio che viveva in un piccolo monastero. Ma ancora una volta Ladoe Chen non ottenne alcuna risposta. Ogni giorno cavalcava per le campagne chiedendo consiglio ai pi saggi monaci e agli uomini pi intelligenti del regno. Ma nessuno sapeva perch il pesce si era messo a ridere. Il ministro si avviliva sempre pi e in poche settimane parve invecchiato

di parecchi anni. Si inchinava davanti al re e riferiva che nulla di nuovo si era potuto scoprire. Ogni giorno il suo viso si faceva pi triste, il suo inchino pi profondo e le sue scuse pi umili. Il re continuava a tormentarsi sul mistero del pesciolino e spesso andava al laghetto per vedere se poteva ritrovare quel piccolo mostro. E il ministro veniva sempre a saperlo, guardando le sue ginocchia infangate e la faccia lunga del suo sovrano. Parlavano e parlavano del pesce che rideva; ma pi parole dicevano, pi complesso si faceva il mistero. Un giorno Ladoe Chen sedeva malinconico nella sua bella casa quando suo figlio entr e si sedette accanto a lui. Sherap Chen guard suo padre con un giovanile sorriso e gli chiese se poteva essergli di aiuto nella ricerca di una soluzione per lenigma del pesce. Nel regno che confina col nostro ci sono molti uomini saggi e molte donne sagge: sono loro che ci daranno risposta. Il vecchio ministro sorrise paternamente al suo energico figliolo e lo ringrazi per laiuto che gli offriva. Se vuoi fare tu questo viaggio, e riesci a risolvere il problema, potrai averne unalta ricompensa, disse il padre. Il giorno dopo Sherap part per il regno vicino. Portava nel sacco una zampa dagnello, una focaccia dorzo tsampa e una piccola quantit di burro. Si pose in cammino a lunghi passi, perch un cavallo non poteva servire sugli alti valichi delle montagne, e nel suo giovanile entusiasmo andava fischiettando unarietta. Si sentiva sicuro di riuscire l dove suo padre e gli altri ministri erano falliti. Avanzava allegramente, saltando sui sassi e sorridendo agli uccellini, che svolazzavano sugli alberi pi alti da dove potevano osservarlo. Ogni tanto si fermava a riposare, mangiava qualcosa, dormiva sotto le siepi che circondavano le tenute dei gentiluomini di campagna e allalba del giorno dopo si rimetteva in cammino, diretto verso le alte montagne e la frontiera che divideva il regno dal paese vicino. Mentre si arrampicava su per una collina rocciosa, Sherap Chen incontr un uomo che stava seduto sullerba ai piedi di un albero di ginepro e faceva colazione. Il giovane sedette vicino a lui, e come laltro tir fuori il cibo dal sacco di cuoio. Luomo mangi il suo agnello, la focaccia e il burro, prendendo un boccone delluno e un boccone dellaltro. Invece Sherap Chen tir fuori un coltello, tagli un pezzo di carne dalla sua zampa dagnello e lo mangi, poi mangi la focaccia e il burro. Questa una cosa un po insolita, disse Kalsang, tanto per attaccar discorso. Davvero insolita, conferm il giovane, ma gli piaceva cos, e avvi cordialmente la conversazione. I due parlarono dei loro problemi e risult che Kalsang abitava proprio nel regno vicino, dove il nostro giovanotto era diretto. Quando finirono di mangiare continuarono il loro cammino insieme, arrampicandosi sempre pi in alto, al di sopra del limite delle foreste fino ai nevai, che aspettavano la met dellestate per fondersi completamente. Camminarono cos fianco a fianco, il giovane allegro come una giornata di primavera, il suo compagno, beh, un po perplesso. Ogni tanto Kalsang gettava unocchiata di sbieco al giovane fischiettante che marciava accanto a lui. Forse matto, diceva fra s, spostandosi un po a sinistra, nel caso che il ragazzo avesse un accesso di pazzia. Rispondeva alle domande del giovane con parole caute e accuratamente scelte, cercando di non irritare quel tipo certamente un po squilibrato, come uno che non abituato a trattare con un forestiero, anche se ne conosce bene la lingua. Quando raggiunsero il fiume luomo sedette sulla riva, si lev gli stivali e guad cautamente la rapida corrente. Mentre si muoveva nel fiume poco profondo, guard Sherap Chen, e rimase esterrefatto: il giovane era saltato dritto dritto in mezzo al fiume e ora lo guadava con gli stivali ai piedi. Kalsang pens che era meglio non parlar neppure dello strano fatto, non volendo indispettire il gioviale giovanotto. Infine si arrampicarono su per lultima ripida salita e attraversarono la linea di demarcazione fra un paese e laltro. Oltre le colline la pianura si stendeva come una tovaglia variopinta, perch la vegetazione primaverile era tutta in fiore: dorato il grano, rossi i fiori, verdi le foglie nuove, azzurro il cielo sullo sfondo. Le casette sparse nella pianura erano come vasetti di sale e pepe, salsierine e lattierine. I sottili ruscelli sembravano coltelli e forchette, disposti con cura ad angolo retto coi

cucchiai, e le pozzanghere dove gli yak si bagnavano erano come piatti di terracotta. Ecco la mia casa, l in lontananza, disse Kalsang, additando una fattoria dove gli animali oziavano al sole e gli orti si alternavano come una fila di carte da gioco. Sherap Chen chiese al vecchio se avesse un figlio: ma costui viveva solo con una giovane figlia che lo aiutava a condurre avanti il podere, preparava il cibo e dava da mangiare agli animali. Camminando verso la fattoria, il giovane domand se i vasi di terracotta dipinti in rosso che stavano sul tetto erano mai stati usati. Kalsang pens che il giovanotto era pi stupido del previsto: i vasi erano dipinti, perci evidentemente non erano mai stati messi sul fuoco. No, rispose con un sorrisetto falso, sono nuovi di zecca. Poi il giovane chiese se la fattoria era sua, e luomo disse di s. Chiese poi se il frumento era gi stato mangiato ed era ancora l che ondeggiava nei campi e Kalsang naturalmente rispose che non era ancora stato mietuto. Quando infine il giovane gli domand un rifugio per passarvi la notte, il proprietario della fattoria non si sent di rifiutarglielo. Continuava a ripetere fra s: Questo qui matto questo qui matto ma non seppe come respingere quel figliolo, matto, s, ma tanto allegro. Kalsang gli present la sua graziosa figlia Yangchen e Sherap sedette alla grande tavola di legno, mentre Kalsang tirava la fanciulla in disparte per avvertirla di stare attenta. Questo qui un matto, cos non dir niente che possa irritarlo/ disse il vecchio. Invece la serata fu molto piacevole. La fanciulla trov il giovanotto assai divertente e ben lontano dallessere matto: anzi pensava che fosse piuttosto intelligente. Parlarono delle cose di cui parlano di solito i giovani, mentre il vecchio se ne stava imbronciato in un angolo a osservare i loro volti sorridenti e ad ascoltare le loro parole che rimbalzavano qua e l per la stanza. Via via che la notte si faceva pi nera, i pensieri del povero Kalsang diventavano sempre pi tetri. Se ne stava nel suo angolo a covare i suoi dubbi, preoccupato per la notte, temendo che quel giovane matto avesse uno dei suoi accessi di pazzia e si mettesse a correre smaniando per la fattoria, come posseduto dal demonio. Le stelle illuminavano in gruppi capricciosi il cielo primaverile quando il giovane sal la scala esterna per raggiungere il suo giaciglio sul tetto. Sorrise alla leggiadra fanciulla attraverso una finestra aperta e poi fece di corsa gli ultimi gradini, felice di avere le stelle per coperte e la luna come lampada. Invece nella stanza sottostante latmosfera era cupa, il padre guardava la figlia, che distoglieva accigliata lo sguardo. Te lho detto che matto, diceva Kalsang. Perch sei stata tanto tempo a parlare con lui? Io penso invece che sia molto simpatico, rispondeva la fanciulla. Comunque, cosa ti fa credere che sia matto? Io lo trovo anzi piuttosto intelligente. Kalsang rimase pazientemente seduto, con la sua faccia paterna imperturbabile come una maschera, e parl delle strane azioni del giovane. Disse alla figlia come Sherap Chen avesse mangiato il suo cibo in modo tutto diverso da quello degli altri. Narr come avesse guadato il fiume tenendosi gli stivali ai piedi, parl dei vasi rossi e del fatto che il giovanotto aveva chiesto se una parte del frumento era stata mangiata, mentre il frumento era ancora tutto nei campi. Yangchen ascoltava pensosa, mentre le rotelline della sua mente saggia giravano e giravano come un delicato meccanismo. Ringrazi il padre e promise di pensare seriamente a ci che le aveva detto: il giorno dopo sarebbe venuta da lui con una risposta. Pens e pens a tutte le cose che il giovane le aveva detto, alla loro conversazione dopo il pranzo e alle accuse fatte dal padre. Pens e pens e alla fine trov la risposta. Si coric e dorm profondamente come un bambino. Il giovane sedeva sul tetto e osservava il sole salire lento e silenzioso nel cielo azzurro quando Yangchen buss alla porta del padre, ansiosa di dargli la buona notizia che, sperava, lo avrebbe tranquillizzato. Il vecchio non aveva dormito cos bene, si era svegliato a ogni rumore, aspettandosi che il pazzo si precipitasse nella sua stanza. I suoi vecchi occhi stavano aperti a fatica, le rughe del tempo erano come cicatrici sulla sua fronte, le sue guance erano cascanti come logore sacche di cuoio. Yangchen sembrava un fiore di eliotropio, sbocciato accanto a un vecchio albero nodoso. Va tutto bene, padre, disse la fanciulla. Sherap Chen non punto matto, anzi un uomo molto intelligente.

Kalsang sorrise alla figlia mentre essa gli chiariva il mistero. La fanciulla spieg al padre che Sherap aveva mangiato le sue pietanze separatamente perch voleva gustare il sapore di ognuna, invece di mescolarle tutte insieme. Non conosceva il fiume che doveva guadare e lo aveva attraversato con gli stivali ai piedi in caso che sul fondo ci fossero ciottoli aguzzi o frammenti di vetro. La questione dei vasi dargilla riguardava direttamente la fanciulla. In realt il giovane voleva sapere se lei fosse stata usata o no, ma era troppo timido per domandarlo. Quanto al frumento, voleva sapere se una parte di esso avrebbe dovuto essere pagata per saldare dei debiti, dopo la mietitura. Egli molto, molto intelligente e tu devi essere molto gentile con lui dora in poi, disse la fanciulla, ammonendo il padre col suo bel ditino come se fosse uno scolaretto. A colazione latmosfera era molto migliore di quanto fosse stata la sera prima. Kalsang pose al giovane ogni sorta di domande, come a compensarlo del suo silenzio del giorno avanti, e apprese cos che Sherap era figlio di un ministro del re e cercava la risposta a un importante mistero di cui il sovrano molto si angustiava. Io sono sicuro che non lo so, ma Yangchen probabilmente lo sapr, disse Kalsang, sorridendo al giovane invece di serbare il cipiglio di prima. Sherap Chen spieg come il re fosse molto infelice da quando il pesciolino era saltato fuori dal laghetto e gli aveva riso in faccia. Parl del suo povero padre ormai avviato precocemente alla tomba, e di come gli avesse promesso di cercare una risposta in questa terra straniera. La fanciulla ascoltava con profonda attenzione, mentre suo padre si limitava a sollevare le folte sopracciglia, senza per avere alcuna idea del perch il pesciolino ridesse. Ma Yangchen sorrideva pensosa: sapeva tutto del pesce che rideva. In realt sapeva molte cose, per essere una fanciulla cos giovane e graziosa. Vieni, disse, faremo visita al tuo re insieme. I due uomini guardarono sbalorditi il grazioso visetto rotondo; ma la fanciulla era cos sicura di s che non pensarono neppure di sollevare obiezioni. Posero del cibo in borse di pelle, chiusero la porta della fattoria e salutarono con un cenno della mano i campi dorati che ondeggiavano alla brezza del mattino. Salirono fino al confine, si arrampicarono fino al nevaio che si stava sciogliendo e si trasformava in pozzanghere gelate sotto i loro scarponi da montagna. Quando il sole tramont dietro una fila di snelli pioppi i tre viandanti erano gi scesi lungo laltro versante della montagna, e si trovavano vicini ai primi minuscoli villaggi di Gyalpo Gyapchung. Ogni notte si fermavano in casa di qualche gentile contadino, mangiavano focacce calde e bevevano t con burro fresco. Poi riprendevano allegramente il cammino: i due uomini continuavano a domandare perch il pesciolino ridesse e la fanciulla rispondeva che dovevano aver pazienza e aspettare finch fossero arrivati a corte. Finalmente giunsero alla casa del ministro Ladoe Chen, il quale bramava anchegli disperatamente di sapere perch il pesce ridesse. Ma Yangchen rispose ancora con un sorriso e gli disse di aspettare fino al giorno dopo, quando tutti avrebbero potuto scoprire perch il pesciolino era saltato fuori dal laghetto e aveva riso in faccia al potente monarca. Yangchen dorm benissimo, con un sorriso sul giovane viso, mentre nellaltra stanza i tre uomini ripensavano a tutta quella storia. Non riuscivano a trovare una ragione logica, ma quel che pi li seccava era che una ragazza cos giovane si prendesse gioco di loro. Sedettero insieme a colazione, cercando di strappare la risposta dalle labbra della fanciulla, mentre i servi versavano il t e indugiavano accanto a loro pi del necessario, sperando di afferrare qualche notizia a proposito del problema del re. Prima che il ministro, suo figlio, il vecchio e la fanciulla arrivassero al palazzo reale, tutta la citt era in subbuglio e circolavano ogni sorta di voci. Dicevano che la fanciulla era maestra di magia, anzi in realt era un pesce in forme umane e aggiungevano ogni genere di strane e bizzarre cose, nessuna delle quali naturalmente era vera. Il re sedeva sul trono con un largo e rotondo sorriso sul volto. I ministri chiacchierando e ridacchiando sedevano tut-tattorno come galline starnazzanti, alzando le voci pettegole per poi tacere di colpo al cenno della sua tozza mano. Il ministro Ladoe Chen era ritto presso il trono con volto grave e pensoso, sperando che il re restasse soddisfatto ed evitando accuratamente gli sguardi

maliziosi dei suoi colleghi. Kalsang appariva stanco dopo la lunga camminata, ma era orgoglioso di trovarsi al cospetto del sovrano, anche se provava una certa paura al pensiero che la sua intelligente figliuola potesse far fiasco e farsi ridere dietro da tutti. Si fece silenzio. Il re si pieg in avanti, col grosso ventre che gli pendeva fra le gambe come mammelle, e gir la testa rotonda da un lato in modo che il suo enorme orecchio potesse ricevere per primo il messaggio. Lo schiamazzo dei ministri era finalmente cessato. Tutti aspettavano in astioso silenzio, col muso lungo, guardando la leggiadra fanciulla che sembrava cos calma e sicura di s, come una regina che abituata alla compagnia dei re. Anzitutto dobbiamo fare cento lucchetti doro, disse la fanciulla, ma con una sola chiave speciale che li apra tutti quanti. Il re rimase a bocca aperta, i ministri tossicchiarono. Serrature, una chiave. Ma cosa aveva a che fare col pesce che rideva? Tuttavia la fanciulla era cos tranquilla e sicura di s che non osarono dir di no. Avevano aspettato tanto per trovare la risposta allenigma, e fare cento lucchetti non era certo un problema. Il re mand i suoi messi dai migliori fabbri della citt con speciali istruzioni, una guardia armata part con uno scrigno doro, tanti bei lingotti doro che dovevano essere trasformati in preziosi lucchetti. Uno dei ministri toss e si alz in piedi. Aveva unobiezione da fare, ma prima che potesse emettere la voce una grossa mano tozza gli fece cenno di sedersi di nuovo. Il re Gyapchung era ben deciso a portare avanti il progetto a tutti i costi. Verso sera le guardie del corpo tornarono indietro. Invece del grande scrigno portavano tante borse dargento, ognuna delle quali conteneva un lucchetto appena fatto, e una borsetta speciale con una chiave specialissima. Ora dovete prendere i lucchetti e chiudere ognuna delle vostre mogli in una camera separata/ disse Yangchen. I ministri tossicchiarono unaltra volta e il re si limit a gettar loro uno sguardo altero. Che fu abbastanza per tenerli quieti. Poi guard la leggiadra fanciulla che sedeva tranquillamente a gambe incrociate su un cuscino di velluto. Non sapeva bene cosa pensare del suo suggerimento, ma in qualche modo pareva che si fidasse di lei, come se le sue parole fossero il comando di una gentile divinit. II re dunque si avvi e le sue guardie e i suoi ministri lo seguirono in processione. Trovarono tutte le mogli, e una per una le chiusero in camere separate con la chiave speciale. La processione and in giro per tutto il palazzo, come se fosse un giorno di festa, e infine torn nella sala del consiglio, dove Yangchen sedeva beatamente sul pavimento, come un monaco in meditazione. I ministri si infilarono tutti al loro posto mentre le guardie marciavano rigide verso la porta come in una grande parata. Il re guard la fanciulla, come per dire: Beh, e ora?, ma non disse nulla. Subiva il fascino della leggiadra giovinetta e aspettava le prossime istruzioni. Se lei gli avesse detto di volare sulla luna, probabilmente avrebbe cercato di farlo. Ora dovete aspettare fino a domani, disse Yangchen. E prima che il sole sorga nel cielo dovete liberare ognuna delle vostre mogli dalle loro camere chiuse a chiave. Inutile dire che tutti i ministri tossicchiarono, ma fecero immediatamente silenzio, senza bisogno che il re dovesse aggrottare le ciglia o sollevare un tozzo dito. Il sovrano e i suoi cortigiani uscirono dalla sala, fra le guardie rigide sullattenti come una fila di statue. Il re si ritir nelle sue stanze e si prepar ad andare a letto. Non era abituato ad alzarsi cos presto al mattino e aveva dimenticato comera laurora. I ministri salirono sulle loro eleganti carrozze, perch anche loro dovevano alzarsi prima dellalba. Il ministro Ladoe Chen durante la cena guardava pensieroso la sua giovane e leggiadra ospite. Anchegli insieme agli altri due uomini che sedevano a tavola la tempest di domande. Erano tutti ansiosi di scoprire il mistero del pesce, e ora avevano da pensare anche allaltro mistero dei cento lucchetti doro. Nessuno dorm quella notte nessuno, naturalmente, tranne Yangchen. I ministri si agitarono e si rigirarono nelle loro eleganti lenzuola di seta, il re si rotolava su e gi come un enorme macigno in una frana, e la casa di Ladoe Chen vibrava addirittura di mille pensieri. Pareva che fossero passati solo pochi minuti, ed era gi lora di alzarsi. Un pugno duomini storditi e con gli occhi pesti and incontro al re nella sua camera. Il sole era ancora nascosto

nellombra e la luna impallidiva alle prime luci dellalba. Di nuovo marciarono come un corteo carnevalesco, col re Gyapchung in testa che brandiva la chiave doro come una bandiera. Lo seguivano la fanciulla, il ministro Ladoe Chen con la faccia severa, suo figlio Sherap e Kalsang, che appariva il pi stanco di tutti: dietro si trascinavano tutti gli altri ministri. In coda venivano le guardie, sempre rigide e marziali come soldatini di piombo coi loro sorrisi stampati sulla faccia. Il corteo pass da una camera allaltra, aprendo successivamente tutti i lucchetti doro con la chiave speciale. Quando ebbero liberato tutte le mogli, la storia era belle finita. Perch in novantanove stanze trovarono non soltanto una regina addormentata, ma anche un giovanotto abbracciato con lei. La pi giovane e leggiadra delle regine era rimasta fedele al suo sposo, ma le altre e il re non sapeva cosa fare delle sue mogli infedeli e dei loro sfacciati amanti. Il re Gyalpo Gyapchung pens al giorno in cui aveva visto la giovane coppia trastullarsi al sole di primavera. Pens alla balconata, al giardino e al laghetto da dove il pesciolino era balzato fuori con la sua insolente risata. Si era tanto preoccupato di come render felici le sue cento mogli, mentre in tutto quel tempo ciascuna aveva pensato a soddisfarsi da s. Ora sapete perch il pesce rideva, disse Yangchen sorridendo al grasso re, che si grattava la testa e guardava le sue novantanove cattive mogli e i loro amanti che stavano loro dietro in silenzio a capo chino. Ma il re Gyapchung non era un uomo cattivo, anzi qualcuno diceva che era troppo buono per aver fortuna. Disse alle regine che potevano lasciare il palazzo e cominciare una nuova vita con luomo che ciascuna amava. I ministri tossicchiarono, ma il re li guard severamente ed essi fecero silenzio. Il ministro Ladoe Chen fu ricompensato, e anche il povero vecchio Kalsang fu premiato per avere una figlia cos intelligente. Il re sorrise a Yangchen e disse che ora gli era rimasta una sola sposa fedele e quindi doveva ricominciare a farsi la sua riserva di mogli. Yangchen ringrazi il re per la sua gentile offerta e sorrise a Sherap Chen: e tutti videro dove la fanciulla aveva realmente riposto il suo cuore.

IL CADAVERE PARLANTE
Nei tempi antichi la vita era molto diversa. Sui monti e per le valli vagavano non solo gli uomini, ma anche diavoli e di, maghi e stregoni. Gli animali capivano gli uomini quando parlavano, e gli uomini sapevano capire gli animali quando non dicevano niente. Ma gli inizi del tempo eran passati da molto. Erano passati i tempi in cui ogni uomo che respirava sulla terra possedeva le stesse cose del suo vicino. Secoli di cambiamenti avevano sostituito lantica semplicit: loro e le pietre preziose non erano pi nascosti sottoterra, ma adornavano i ricchi e i potenti. Gli uomini avevano imparato a odiare, ad amare, a rispettare Dio e a temere la collera delle sue divinit. In questi giorni di cambiamento nacquero tre bambini. Uno era figlio del re, il secondo era il primogenito del pi importante ministro del re, e il terzo era figlio di un mendicante. Il principe e il figlio del ministro vivevano luno vicino allaltro nei due splendidi palazzi del regno. Il principe Dhondup passeggiava nei boschi che circondavano il palazzo e si incontrava con Tashi, che viveva nel palazzo vicino. I due ragazzi crebbero insieme, mentre i loro padri erano costantemente occupati ad amministrare le finanze e le leggi del regno nella grande Camera del Consiglio. Quando i due ragazzi passeggiavano insieme, discutendo di cavalli e di duelli alla spada, passavano sempre vicino a un misero tugurio. Era qui che viveva Nicho Sangbo con i suoi poveri genitori. Nicho cresceva bello e forte, e pieno di gelosia per gli altri due ragazzi. Una volta ud discutere su chi corresse pi veloce e grid a voce altissima che li avrebbe vinti entrambi alla corsa. Quelli accolsero subito la sfida, ridendo delle sue vanterie; si tolsero i bei vestiti e dissero che la corsa cominciava. Si schierarono dietro un filare di alberi e di qui si proposero di raggiungere un alto abete che si alzava a qualche miglio di distanza, svettando molto al di sopra degli altri alberi nel bosco. Il principe cont fino a tre e i ragazzi partirono, correndo cos veloci che il vento si ferm a

guardarli e ad ascoltare i battiti dei loro cuori e i loro ritmici passi. Dapprima era in testa il principe Dhondup, poi il suo amico, il figlio del ministro, prese il primo posto. Nicho Sangbo correva restando fra i due; poi pass in testa. Ma ben presto si lasci nuovamente superare, quando correre in testa divenne troppo faticoso. Ognuno cercava di mantenere il secondo posto, correndo al passo del primo, per conservare ogni oncia di forza per lultimo scatto disperato verso labete che pareva sempre lontano miglia e miglia, in un altro mondo, in unaltra vita. I volti dei ragazzi erano congestionati e il fiato che usciva da ogni bocca era cos ardente e violento che avrebbe potuto cuocere una focaccia. Ciascuno correva come se la corsa fosse una questione di vita o di morte. Il principe doveva dimostrare la sua capacit di essere un capo, perch un giorno avrebbe governato il regno. Anche Tashi doveva dimostrare la sua capacit di essere un braccio destro del re. Arrivare secondo non sarebbe stato un successo, ma arrivare ultimo significava un fallimento completo. E gli pareva che tutto il suo avvenire dipendesse dal suo posto nella corsa. Quanto al figlio del mendicante, il povero Nicho Sangbo, che si era vantato di essere un grande atleta, arrivare ultimo sarebbe stato per lui come dimostrare che non meritava altra posizione nella societ se non quella che suo padre aveva tenuto per tutta la vita. Lalto abete che sembrava lontano mille miglia era una realt. Ancora pochi balzi, pochi tronchi dalbero da superare, pochi cespugli da aggirare o saltare. Sono gli ultimi cento metri: il principe in testa, seguito da Nicho Sangbo. Il figlio del ministro scatta in testa. Sono gli ultimi cinquanta, venti, dieci. I ragazzi sono tutti e tre affiancati e protendono le mani nellaria senza vento cercando di trovare la forza di montare in testa. Tutti e tre, con le facce rosse e i cuori che battono come tamburi, si precipitano verso il grosso tronco. Ma nessuno seppe mai quale fu la mano che aveva toccato per prima la corteccia dellalbero. Nessuno dei tre ragazzi era in s in quegli ultimi attimi, quando i crampi allo stomaco li abbatterono ai piedi dellalbero e lampi bianchi e azzurri di tortura fisica attraversarono i loro cervelli in uno spasimo che toccava il limite del dolore e del piacere. Caddero a terra ammucchiati, si rialzarono, si guardarono intorno come un atleta alla fine di una maratona, poi crollarono a terra, met ridendo met mordendosi la lingua, senza sapere se cantar vittoria o piangere una sconfitta. La vittoria mia diceva uno dei ragazzi e gli altri due ridevano, lo zittivano e reclamavano il primo posto. La discussione continuava e nessuno voleva cedere di un pollice. Infine il principe si mise a ridere, Tashi, il suo amico, rise con lui e quando Nicho Sangbo si un al coro ogni rancore svan e furono poste le basi di una vera amicizia. Una improvvisa somiglianza li legava; con la maglietta inzuppata di sudore il principe non si distingueva dal mendicante. Erano tutti e tre un mucchio di ossa doloranti che avevano bisogno di un buon bagno e un riposo ristoratore. Via via che i giorni e le settimane diventavano mesi e anni, i tre ragazzi si facevano sempre pi amici: una strana amicizia basata sulla competizione, perch quando si trovavano nei boschi fra il palazzo reale e la dimora del ministro subito si mettevano a saltare, correre, scagliar pietre e giavellotti o a fare la lotta come feroci guerrieri. Ma se uno faceva il salto pi alto, un altro scagliava la pietra pi lontano, o con mira pi precisa. Saltavano il ruscello l dovera largo, e ridevano se si bagnavano i piedi. Scagliavano giavellotti contro gli alberi e segnavano il punteggio migliore per chi colpiva i rami pi sottili che ondeggiavano al vento; e danzavano di piacere se tutti e tre i giavellotti andavano a perdersi in lontananza. Un giorno che si erano addentrati nel folto del bosco giunsero a quello stesso vecchio abete, che si ergeva maestoso al di sopra degli altri alberi. Labete aveva osservato la corsa e aveva riso come un saggio alle follie di quegli ingenui ragazzi. Il vecchio albero aveva visto crescere intorno a s il mondo, e ora dormiva di giorno e ondeggiava con le ombre la notte. Sulla sua cima vera un gigantesco nido, che era stato costruito quando lalbero era solo un giovane virgulto, e poi era stato continuamente ampliato, via via che gli anni passavano e gli uccelli nutrivano i loro piccoli sempre pi lontano dagli sguardi delluomo. Il principe scagli una pietra sul nido e lo colp giusto al centro. Tashi fece lo stesso e Nicho Sangbo li imit. Colpire il nido facile, disse ridendo il principe Dhondup. Io sarei capace di abbatterlo e farlo cadere giusto ai nostri piedi. Era la solita sfida gettata agli altri. Cos cominciavano tutti i giochi. Uno proclamava di saper

fare questo o quello meglio degli altri, e gli altri ridevano e si accingevano a dimostrargli che aveva torto. Si misero dunque tutti a tirar pietre, e per lo pi facevano centro, ma il nido, quellammasso di rametti e piume, anche se ballava fra i rami non sembrava mai sul punto di cadere. Credevo che lo avresti tirato gi senza difficolt, disse Tashi. Lo far, rispose il principe. E per dimostrartelo, se tu lo farai cadere per primo avrai met del mio regno quando diventer re; e lo stesso vale per Nicho Sangbo. Tashi rispose prontamente a una sfida cos orgogliosa. Promise met della ricchezza di suo padre al vincitore, e scagli con tutte le sue forze la sua pietra contro il nido, lass fra i pi alti rami dellalbero. Nicho Sangbo non aveva ricchezze da offrire, ma promise che, se uno degli altri due avesse vinto, lui lo avrebbe servito fedelmente per il resto della sua vita. Per tutto il giorno le pietre volarono nellaria: alcune colpivano il nido, altre sparivano tra le foglie. Il nido ondeggiava di qua e di l, ma non sembrava mai in procinto di cadere ai loro piedi. I tre ragazzi scagliarono pietre finch i muscoli del loro braccio destro lanciarono spasimi di dolore fino alla spalla. Cercarono allora di scagliare le pietre col sinistro, ma ben presto rinunciarono perch la mira non riusciva mai abbastanza precisa. Il sole percorse i cieli in un arco dorato, lazzurro splendente del giorno si offusc nel crepuscolo. Gli alberi cantarono la canzone della sera, una ninnananna per allettare le ninfe del bosco che sarebbero uscite a danzare sotto le stelle. Le lunghe ombre della notte cominciavano a nascondere il nido, che era ancora appollaiato imperturbabile sul pi alto ramo. Sembra proprio che nessuno di noi debba vincere, disse Tashi, il figlio del ricco ministro. Io me ne vado a casa a pranzare. Il principe decise di andarsene anchegli. Il re sicuramente lo stava aspettando a cena e non mai consigliabile fare aspettare un re, anche se il proprio padre. Ma Nicho Sangbo decise di continuare a tirare. Promise che, se abbatteva il nido, lo avrebbe fatto solo nel modo pi onesto e leale. Ho detto certo delle bugie nella mia vita passata, come figlio di un mendicante, ma dora in poi non ne dir pi nemmeno una, disse agli amici. Il principe e il figlio del ministro ebbero fiducia in lui e se ne andarono attraverso i boschi, parlando ad alta voce in modo che i diavoli non venissero a spaventarli. Ma Nicho Sangbo rest ai piedi dellalbero, scagliando pietre e pregando in cuor suo che quello fosse il momento della sua fortuna. Si immaginava la ricchezza che sarebbe stata sua, il regno che avrebbe diviso col principe, i servi che gli avrebbero servito il pranzo, sellato il cavallo, le danzatrici che si sarebbero aggirate fra le marmoree colonne del suo palazzo vestite di veli sottili come laria. Questi erano pensieri che passavano nella mente di Nicho Sangbo quando la grande pietra che aveva appena scagliato colp esattamente la sommit del nido. La grandezza della pietra e la forza mortale con cui fu scagliata strapparono il nido dalla forcella di robusti rami dove era stato ben fisso per tanti anni. Il nido traball da una parte e dallaltra, poi lentamente si stacc e cadde balzelloni di ramo in ramo e infine si ferm, non lontano da luogo dove era ritto il fanciullo. Ma non fu con gioia che Nicho guard il nido mezzo sfasciato: fu con paura. Perch dal mucchio di rami e foglie emerse lentamente la figura rossa di un monaco, uno di quegli eremiti che passano i loro giorni meditando sul mondo e sugli uomini e contemplando il cielo sulla loro testa. Chi costui che vuol disturbare la meditazione di un vecchio monaco? disse il lama Lhodup Ngingbo. Il ragazzo si fece piccolo piccolo, sporgendo un po la lingua per mostrare che non era la lingua nera di un diavolo. Umilmente si scus e parl della sua vita disgraziata. Non era che un povero mendicante, disse, mentre i suoi amici avevano ricchezza e fama. Tutto quel che desiderava era vincere la gara. Il lama ascolt con grande interesse, scuotendo via la polvere dalle sue vesti. Ogni tanto se ne usciva con un ehm, oh!, eh, eh, rifletteva e si grattava la testa e ascoltava con somma attenzione mentre Nicho Sangbo gli parlava delle molte gare, delle molte competizioni, delle corse e della sfida con le pietre. Sei fortunato ad aver vinto la gara, disse il saggio lama. Perch la provvidenza ha voluto che tu non solo vinca una fortuna, ma salvi il mondo intero da un terribile malanno che sta per

scatenarsi. Ora il fanciullo aveva ritirato la lingua dentro la bocca e ascoltava ad occhi sbarrati il vecchio lama calvo che gli parlava dellorrendo Rongodup. Era un cadavere parlante che viveva nel cimitero di Dgyger Suwatse, la dimora dei cadaveri, dei diavoli, degli spiriti maligni e delle cose nere che sono rimaste intrappolate fra questa vita e la vita futura. Vi sono molti cadaveri e molti diavoli a Dgyger Suwatse, diceva il lama: e tutti vogliono scappare ed entrare nel mondo degli uomini, per cui bisogna esser molto prudenti. Appena vedrai Rongodup, spieg il lama, dovrai prenderlo e portarlo qui da me. Quando arriverai al cimitero, tutti i cadaveri parlanti vorranno venire con te, disse il lama. Ma tu devi lasciarli l. Rongodup dir: Non prendermi e cos tu riconoscerai qual quello che devi portarmi qui. Il lama Lhodup diede al ragazzo una scure, una rete e una fune e gli spieg che Rongodup il cadavere parlante si doveva trovare in un albero di sandalo. Nicho doveva tagliare lalbero, prendere il cadavere nella rete e poi portarlo al lama nel bosco. Unultima cosa, disse il vecchio eremita. Non devi in nessun caso parlare al cadavere. Se lo farai, qualche cosa di terribile succeder Nicho Sangbo torn alla capanna di suo padre per spiegare che il giorno dopo doveva partire per un lungo viaggio. Quella notte il suo sonno fu pieno di sogni, nei meandri della sua mente, fate e divinit splendevano come le lampade al burro in un tempio e le tenebre del Maligno strisciavano attorno, cercando di spegnere le luci e calare le cortine delle tenebre. Succeder qualche cosa di terribile succeder qualcosa di terribile La voce del lama risuonava come uneco vibrando contro le pareti del suo cervello, sicch il ragazzo dimprovviso si dest e strisci fuori dal letto. Succeder qualcosa di terribile gli torn di colpo alla mente e le parole gli riecheggiarono dentro e si insinuarono nei suoi pensieri, ricordandogli il grave compito che lo aspettava. Doveva salvare il mondo. Questo era assai meglio che la met di una fortuna; e assai migliore sarebbe stata la sua vita futura a causa del bene che ora egli faceva, o almeno si preparava a fare. Il giovanotto ripose un po di cibo in un sacchetto e si mise in cammino per il lungo viaggio fino a Dgyger Suwatse. Cammin tutto il giorno, finch i suoi piedi furono gonfi e sudici, e la sua schiena prov quel dolore che vi fa desiderare di spingerla in avanti, drizzarla come una freccia o stenderla a terra come una lastra di pietra, per poter dormire come i morti nel cimitero: solo che qui, a quanto pareva, cerano pi spiriti vivi che morti. Forse i loro corpi avevano abbandonato la corsa, ma i loro spiriti continuavano a vivere, i neri spiriti che avrebbero appestato il mondo e distrutto il bene che gli uomini buoni cercano di fare. Al tramonto Nicho Sangbo si ferm: mangi un po del cibo che aveva riposto nel suo sacchetto, bevve da un ruscello e si sdrai a contemplare le stelle che brillavano nel cielo sopra la sua testa: quelle infuocate che comparivano e subito svanivano come frecce, le grandi stelle brillanti che fanno impallidire le pi piccole, i gruppi di stelle che palpitavano in grappolo. Il sonno venne facilmente: la giornata era stata lunga e la notte era stata piena di neri pensieri. Il sole saliva gi al di sopra degli alberi quando gli occhi del giovane Nicho si aprirono sul nuovo giorno. Una nuova vita incominciava: sarebbero nati bambini, sarebbero morti uomini e donne, la ruota della vita continuava a girare, chiudendo le porte di un giorno e aprendo le porte dellaltro. Gli alberi brillavano ancora della rugiada della notte, i raggi del sole erano ancora deboli, le nubi sostituivano le nere cortine che gli di tirano ogni notte attraverso il cielo. Nicho Sangbo continu a marciare, percorrendo la distanza fra i boschi e il cimitero di Dgyger Suwatse come quando si traccia una linea retta nella polvere. Avanzava con passo continuo e sicuro. Ascoltava gli uccelli che salutavano la luce del giorno, i fiori che schiudevano i loro petali, lerba che si svegliava e si drizzava attenta come un esercito che si prepari per una lunga marcia. Nicho Sangbo cammin ancora una volta per tutto il giorno. Quattro giorni e quattro notti passarono prima che la li nea nella polvere fosse completa. Il giovane figlio del mendicante in cerca del mezzo per salvare il mondo raggiunse infine Dgyger Suwatse, la nera casa dei senza casa, dei viandanti che non possono andare in nessun luogo, dei corpi con spiriti che non vogliono dormire e degli spiriti con corpi che non si possono vedere.

Prendimi con te prendimi con te prendimi con te: le voci del cimitero riecheggiavano nella silenziosa campagna. Il sole gi dormiva, la luna si stava preparando a unaltra lunga notte di veglia. Prendimi, prendimi, prendimi, le parole suonavano piene e vuote, profonde e basse, in tono di preghiera e di minaccia, di maledizione e di pianto. Prendimi, prendimi. Corpi con membra che potevano muoversi e serici movimenti di spiriti che non potevano dormire, spiriti che cercavano redenzione e libert, una libert che solo il tempo poteva dare, nella sua infinita immemorabile saggezza. Nicho Sangbo vide lalbero di sandalo in mezzo al cimitero. Sent dita di ghiaccio che cercavano di afferrarlo mentre camminava attraverso la cacofonia di voci vuote, di spiriti che bramavano la liberazione ma non potevano trovarla. Alz gli occhi e vide il cadavere senza vita nellalbero di sandalo, mentre un sorriso di vittoria gli illuminava il viso. Non prendermi non prendermi La voce senza vita usc da un corpo inanimato. Il giovane colp con la lama della scure la corteccia dellalbero, e quando esso cominci a barcollare si prepar con la rete, pronto a catturare il maligno Rongodup, la minaccia che non dormiva. Con il corpo di Rongodup ben legato e avvolto nella rete, nel quarto giorno di viaggio il giovane campione prese la via del ritorno ai boschi della sua infanzia, dove il monaco in meditazione aspettava Rongodup. Dove stiamo andando? chiese il cadavere. Il ragazzo non rispose. Dove mi porti? Mi sembri un cos bravo giovane. Stiamo andando in qualche bel posto? Rongodup faceva una domanda dopo laltra. Propose indovinelli, problemi e interrogativi, fece promesse e minacce, preg e pianse. Quel corpo senza vita pareva tremare di collera, e poi singhiozzare di autocommiserazione. Faceva domande, domande e ancora domande. Ma Nicho Sangbo ricordava bene quel che gli aveva detto il lama. E non diceva nulla. Se non vuoi parlare con me, puoi almeno raccontare una storia Bene, se non vuoi raccontarmi una storia, allora te ne racconter una io, disse il cadavere. Una volta, tanti anni fa, cominci, cerano tre ragazzi. Uno era figlio di un re, il secondo era figlio del primo ministro del re e il terzo era figlio di un mendicante. Il cadavere tacque: sentiva i nervi del ragazzo tesi fino allo spasimo e sul punto di cedere. Ora, questi tre ragazzi erano amici, malgrado ognuno avesse unorigine e una posizione tanto diversa da quelle degli altri due. La ragione della loro amicizia, continu la voce vuota, era che tutti avevano la passione della competizione. Ciascuno cercava sempre di superare gli altri due nei giochi e nelle prove, e ridevano insieme quando tutti e tre fallivano in qualche sfida speciale. Il cadavere poteva sentire la tensione di Nicho, come una belva in agguato, pronta a balzare sulla preda. Le orecchie del ragazzo si erano drizzate come quelle di una tigre selvaggia, i suoi sensi erano vigili, vibranti mentre la narrazione continuava. Un giorno, continu il cadavere, i tre giovani sentirono parlare di una leggiadra fanciulla, di nome Yetok, che viveva in un villaggio ai margini di un bosco. La fanciulla era molto bella ma non aveva mai detto una parola da quando era nata. Restava seduta e pensava, sorrideva alle persone che passavano vicino alla bella casa di suo padre, e continuava a pensare. Sentendo parlare della fanciulla, il giovane principe disse che per lui sarebbe stato facile farla parlare. La far mia sposa, disse agli amici. E allora avr tante cose da dire. Gli altri si misero a ridere, e il principe disse che loro due non avevano nessuna probabilit di riuscire. Gli altri due affermarono che sarebbero sicuramente riusciti l dove il principe avrebbe fallito. E fecero una scommessa. Il principe disse che se uno degli altri due fosse riuscito, gli avrebbe dato met del suo regno. Il figlio del ministro consent a dare la met della sua ricchezza al vincitore e il figlio del mendicante promise che gli avrebbe dato lunica cosa che aveva, ossia i suoi servigi,

per tutto il resto della sua vita. Il principe, poich aveva dato inizio alla competizione, fece il primo tentativo. Si rec dalla fanciulla con cento elefanti, gioielli, pietre preziose e splendide sete. Le chiese di sposarlo e di essere cos un giorno regina del suo regno. Ye-tok sorrise al bel giovane principe, ma dal suo atteggiamento si vide chiaramente che non voleva diventare la sua sposa n essere principessa e in futuro regina di tutto il paese. Il giorno dopo fu il turno del giovane ricco. Si rec dalla fanciulla con un seguito di mille scudieri, con doni venuti dai paesi doltremare e la promessa chessa avrebbe potuto avere tutto ci che avesse desiderato. Ma Yetok si limit a sorridere il triste sorriso di sempre, e fu evidente a tutti che non voleva diventare la moglie del figlio del primo ministro. Il cadavere sent passare nel corpo di Nicho un senso di sollievo, mentre i suoi muscoli si rilassavano. E continu la sua storia, narrando che il figlio del mendicante non aveva parenti ricchi, ma aveva un cervello eccellente nella testa. Diversamente dagli altri due, il giovanotto povero non poteva presentarsi con doni e promesse: quindi doveva tentare un sistema diverso. Ora, continu il cadavere, invece di presentarsi direttamente alla fanciulla, egli si rec da una vecchia saggia che viveva al villaggio e le disse che il suo cuore ardeva damore per Yetok: per lei egli avrebbe fatto qualsiasi cosa. La vecchia si mise a ridere. Parl al giovane mendicante del principe e della sua proposta, gli parl del figlio del ministro e delle sue molte promesse. Ma nulla poteva indurre la fanciulla a dire di s. Il giovane povero non intendeva per darsi per vinto. Preg e supplic la vecchia che gli dicesse perch la fanciulla non parlava: e infine la vecchia cedette e gli raccont una lunga e infelice storia. Yetok nella sua prima vita era stata una pettirossa, spieg il cadavere, e viveva su un alto albero vicino a una fattoria. Aveva due piccoli da curare e un pettirosso che le portava il cibo. Ma un giorno un terribile incendio scoppi nella fattoria. I piccoli,erano troppo implumi per volare, e cos alla fine tutta la famigliola per tra le fiamme. Poi la pettirossa rinacque come colomba. E viveva felice coi suoi tre pulcini e un colombo che le portava il cibo: ma ancora una volta un incendio scoppi vicino al nido e tutti perirono tra le fiamme. Il cadavere si ferm per tirare il fiato, o qualunque sia la causa per cui i cadaveri si fermano. Nicho Sangbo era ansioso di sentire il resto della storia, ma teneva la bocca ben chiusa e la lingua quieta. Il cadavere parlante di Rongodup sospir e prosegu il racconto, spiegando che quando Yetok era rinata come fanciulla, era cos triste che non diceva mai una parola. Ora il giovane povero conosceva tutta la storia, e cos decise di presentarsi a Yetok. Si era fermato la notte in casa della saggia vecchia e appena si fece giorno si rec alla bella casa di Yetok. Buss alla porta e la silenziosa fanciulla usc col suo bel sorriso a vedere chi era. Il giovane cadde in ginocchio, piangendo e gemendo e balbettando parole come finalmente siamo di nuovo insieme. Era evidente, dallespressione della fanciulla, chessa non capiva che cosa stesse dicendo, ma lentamente il suo stupore divenne meraviglia. Il giovane le raccont la storia della sua vita come pettirosso, e poi come colomba. Parl dei tragici incendi e poi le rivel chegli era luccello maschio, rinato come mendicante, sempre in cerca della sua sposa che aveva perduto tra le fiamme. Dapprima la fanciulla non credette neanche una parola, continu il cadavere, ma quando egli cominci a raccontarle ogni particolare delle vite passate, lentamente gli credette. E quandegli le chiese di sposarlo unaltra volta, e per la terza volta dividere con lui i giorni della sua vita, Yetok mosse cautamente la lingua e infine disse: S, ci sposeremo unaltra volta. Il cadavere rise fra s e continu narrando che i due si sposarono, il principe e il figlio del ministro vennero alle nozze e pagarono la loro scommessa. Yetok e il figlio del mendicante, che ora possedeva met del regno, vissero felicemente e uno alla volta riebbero i loro tre piccoli Ma lui ha avuto tutto e io niente Di colpo, senza preavviso e senza alcuna ragione apparente, le funi che legavano il corpo senza vita nella rete si spezzarono. La rete si ruppe e la vita torn nel corpo maligno di Rongodup. Ora la voce aveva un corpo vivo per i suoi perfidi e neri maneggi. Rongodup corse via

saltellando e cantando: Sono libero sono libero sono libero, mentre Nicho Sangbo ricordava le parole ammonitrici del lama: Succeder qualcosa di terribile

IL RE E IL LADRO
La lista dei furti era lunga da far paura. Ogni famiglia nobile nel regno ne aveva sofferto, come se la peste fosse sopraggiunta a spazzare il paese. Insomma, questo non va, disse un giorno il ministro Palghoe. tempo, ormai, che vi decidiate a fare qualcosa. Il ministro usc dalla sala in un fruscio di vesti di seta, ma il re Khamsum Wangdu si mise a ridere. Erano molti anni che ogni mattina gli toccava sentire le lamentele del ministro Palghoe. Se non era una cosa, era unaltra. Il corpulento nobiluomo era rosso di rabbia ogni volta che entrava nella sala del consiglio. Calava le sue vistose rotondit in una poltrona e cominciava a lamentarsi.

Le messi sarebbero state rovinate se il Mago della Pioggia non interveniva gli abitanti delle colline non avevano pagato le tasse era necessario costruire un nuovo monastero e non cera manodopera disponibile e ora cera un ladro che infuriava tutte le notti, rapinando i pi importanti dignitari di corte e facendo fare ai capi della nazione la figura di completi cretini. S, lo so, rispondeva pazientemente il re. Stiamo facendo del nostro meglio. Palghoe soffiava come un vapore e marciava maestosamente fuori dalla sala, con le guance carnose tinte di rosso cupo e il mento sporto in avanti, il vero ritratto dellaristocratico offeso. Il nostro meglio, lo sentivano bofonchiare, Se questo il nostro meglio, ecco, insomma non abbastanza. Il nostro meglio Il re Khamsum Wangdu sentiva le lagnanze trascinarsi e allontanarsi, finch non si udivano pi che i passi pesanti del nobile grassone sui pavimenti di marmo. Ma il re era seccato. Il ladro in realt era una cosa da nulla: quello che lo infastidiva era il lagnoso ministro Palghoe e lui, il re, non sapeva cosa fare. Il ministro era uno degli uomini pi ricchi e influenti del paese. I suoi possedimenti si estendevano per centinaia di ettari e migliaia di contadini si guadagnavano il pane coltivando le sue terre. Possedeva tanti capi di bestiame quanti ne aveva il re e se avesse avuto un carattere migliore avrebbe goduto di egual prestigio. Cos invece tutti conoscevano Palghoe per quello che era. Se si fosse arrivati a una scissione, il re sapeva bene per chi avrebbe tenuto il popolo. Pass un mese. I furti non erano cessati n erano cessate le lagnanze. Palghoe era tornato nella sala del consiglio, sbuffando e lagnandosi come al solito e chiedendo che, insomma, si facesse qualche cosa. Credo di avere una risposta al nostro problema, fece il re sogghignando. Ben presto sono sicuro che non avremo pi di che preoccuparci. Bene, un bel sollievo, a dir poco, replic il ministro. quasi tempo che si faccia qualcosa. Marci fuori della sala con la solita andatura, incrociando lo scrivano di corte che stava venendo dal re. Lo scrivano entr e sedette tutto attento ai piedi del trono, reggendo in equilibrio fra le dita una lunga peana doca su un rotolo di carta bianca che aveva steso su una tavoletta di legno. E mentre il re parlava, lentamente tracci le parole: Laudace ladro che sta in mezzo a noi non sar mai capace di rubare lascia di corallo che sta nascosta nei sotterranei del palazzo. E se poi ci provasse, e riuscisse in tale impresa, le autorit non puniranno il colpevole. Per ordine del re Khamsum Wangdu Lo scrivano usc in gran fretta e fece una ventina di copie. A sera il bando era gi nelle mani dei membri della corte, e il giorno dopo era affisso nei tabelloni a tutti gli angoli della citt. La gente si raccoglieva a guardare, ma in realt il bando era destinato a un solo paio docchi. Il bando fu presto dimenticato, come soleva accadere per le richieste di denaro, per gli appelli a unofferta per un nuovo monastero e via dicendo. Alla fine di quella giornata i manifesti erano stati strappati dai tabelloni e i bambini ne gettavano i brandelli ai cani randagi che giravano per le strade in cerca di cibo. Il sole tremol e si spense come una candela, il crepuscolo trapass nella notte e una sottile falce di luna sal nei cieli, nascondendosi a tratti fra le nubi e lasciando la notte molto nera. Ma uno dei bandi non era stato strappato n lasciato ai bambini. Era scomparso dal sacco del banditore mentre faceva il suo giro per la citt. Il banditore era sicuro che nel suo sacco ci fossero venti bandi e non riusciva a capire perch non fosse riuscito a riempire che diciannove tabelloni. 11 ventesimo bando era pulitamente arrotolato nella giacchetta di Tsechen, un bravo giovanotto amato da tutti, stimato da tutti, anche se nessuno naturalmente era a conoscenza delle sue operazioni notturne negli splendidi palazzi della nobilt del regno. Tsechen il ladro cammin silenziosamente per le buie strade della citt. Con lagilit di un gatto scal il muro di cinta del castello, come unombra scivol oltre le sentinelle e con un suo trucco segreto apr i lucchetti e i catenacci dei sotterranei ed entr. Ben presto la medesima ombra ne usc, scivol oltre le sentinelle e varc di nuovo il muro di cinta. Il ladro torn a casa sua e la preziosa ascia di corallo era nella tasca della sua giacchetta. Il giorno dopo allalba Khamsum si affrett a recarsi nei sotterranei. Tutto era ben chiuso, tutto era al suo posto. La guardia che teneva le chiavi apr il gigantesco catenaccio, spinse indietro le

potenti sbarre e il re entr nellombra dei profondi sotterranei. Con una candela in mano cerc la sua ascia. Ma al posto dellascia trov il bando che aveva dettato il giorno prima allo scrivano di corte. Il re era assolutamente stupefatto, e anche un po emozionato. Quasi quasi invidiava luomo che poteva aggirarsi come unombra per il castello e prendersi qualsiasi oggetto di valore come una magica gazza ladra. Mentre ancora stava bevendo il suo mattutino t col burro e mangiava il pane cotto nelle cucine del palazzo, mand a chiamare lo scrivano, che arriv subito dal suo padrone e fece danzare la sua penna doca sui bianchi fogli di carta. Era un nuovo messaggio per il ladro: una sfida a rubare la sella che era stata donata al re dal Grande Maestro che viveva al di l delle montagne. La sella era fatta come tutte le altre selle, ma era assai meno pratica, perch era fatta doro massiccio. Il re aveva gi deciso che si sarebbe messo la sella doro sul letto a mo di cuscino, anche se doveva essere un po dura: in questo modo, pensava, laudace brigante non avrebbe avuto nessuna probabilit di riuscire. Ed era cos ansioso di sventare i piani del ladro che si ritir nella sua camera da letto due ore prima del solito. Usc sul balcone e osserv a lungo la foschia che indugiava intorno alle cime dei monti e cadeva lentamente come pesante vapore nella valle. La notte era nera, solo poche stelle coraggiose mostravano il viso attraverso i veli di nebbia. Khamsum rabbrivid e si strinse il lungo mantello intorno alle spalle mentre lasciava il freddo della notte per rientrare nella sua camera ben riscaldata. Chiuse personalmente tutte le finestre, non fidandosi di lasciar fare quellimportante lavoro a un servo, tir il catenaccio alla porta e si sdrai sul suo letto, osservando lalone di luce intorno alla fiammella danzante della lampada a olio. E mentre meditava sulla fiammella chin il capo e sprofond lentamente in un sonno tranquillo. Dal balcone Tsechen il ladro era stato a guardarlo. Prima ancora che il re chiudesse le finestre, aveva infilato un pezzetto di cartone nella serratura. Ora era facile tirar fuori il cartoncino dallesterno e aprire pian piano la finestra. Balz nella stanza e con movimenti rapidi e silenziosi arrotol il mantello del re facendone un cuscino. Dentro vi pose il secondo bando che era stato affisso quella mattina stessa agli angoli della citt. E ora aspett. Rimase a osservare il re come una balia che guarda un bambino irrequieto, aspettando il momento pi opportuno per agire. Pass unora, ne passarono due. Ma Tsechen era l seduto, paziente, in silenzio come un animale che aspetta di balzare sulla preda. Finalmente il momento buono arriv. Il re rotol da una parte, e prima che potesse tornare alla solita posizione la sella doro se nera andata e al suo posto cera il mantello arrotolato. Il re si accomod a bellagio sul nuovo soffice cuscino e si immerse in un sonno ancor pi profondo: la sella e il furfante erano ben lontani dai suoi sogni e dai suoi pensieri notturni. Il ladro strisci verso la finestra e scivol fuori, sul nebbioso balcone. Con lo stesso pezzo di cartoncino fece accuratamente rientrare il nasello della serratura al suo posto. Nulla si era mosso, tranne la sella doro. Con la sua preda avvolta in un sacco, Tsechen scivol gi dalla balconata fino al piano di sotto, di qui salt sui rami di un albero vicino e scese cautamente fino a terra. La fitta nebbia posava sul suolo come un tappeto, al di sopra della nebbia apparivano i monti lontani incappucciati di bianco, un cane abbai e altri cani si unirono al coro. Avvolto nella notte nebbiosa, il ladro scomparve come unombra. Il re si svegli alludire il gentile picchiettio della pioggia mattutina contro le finestre. Gli alberi stormivano, i loro rami ondeggianti cantavano la canzone del vento. Mentre guardava la luce dellalba che spuntava, il re si accorse che il suo cuscino era morbido: sotto la sua testa cera il mantello blu che si era tolto la notte prima. Dentro vi trov il bando: e naturalmente la sella era sparita. Khamsum Wangdu si infuri contro la propria stupidit, ma sent che, senza volerlo, la sua ammirazione per il ladro era ancora cresciuta. A colazione fece chiamare ancora lo scrivano: un altro bando, unaltra sfida al notturno scassinatore. Questa volta il re proclamava che se il ladro fosse riuscito a rubare i suoi reali pantaloni, non solo sarebbe stato perdonato, ma sarebbe stato anche ricompensato. Il manifesto del bando fu affisso in tutta la citt quando la mattina era ancora avvolta nelle brume, mentre la gente guardava, rideva alla bizzarra sfida e si domandava che cosa potesse mai significare.

Il ministro Palghoe fece il suo ingresso mentre il re stava pranzando e volle sapere che cosa succedeva. Khamsum semplicemente non era disposto a sopportare il suo piagnucoloso ministro e lo conged il pi presto possibile. Era di ottimo umore, sicuro di poter cogliere il suo ladro con le mani nel sacco e di poter magari imparare qualche cosa da quel bel tipo con la mano lesta. Il giorno cominci a spegnersi nel crepuscolo. Khamsum ancora una volta si ritir presto nelle sue stanze, chiuse accuratamente le finestre e tir il catenaccio alla porta. E ora, invece di togliersi i calzoni e mettersi la camicia da notte, and a letto con i suoi regali pantaloni addosso. Si tir su il copriletto fino al mento e si diede ad osservare i riflessi della lampada a olio che danzava sul soffitto. E che lentamente lo cullarono finch sprofond in un sonno tranquillo e senza pensieri. Tsechen attese qualche minuto e quindi entr nella camera da letto del re col solito trucco del cartoncino. Sedette silenziosamente accanto al letto e sollev la coperta. Aveva in tasca una scatola di legno, e nella scatola una numerosa famiglia di formiche. Le formiche uscirono lentamente dalla scatola, guardando da una parte e dallaltra, e si infilarono nel caldo letto del re. Ben presto dozzine e dozzine di formiche penetrarono nei calzoni regali. Nel sonno il re sentiva prurito, si grattava e lentamente, ma decisamente, si tir gi i calzoni per sentire un po di refrigerio. Quando i calzoni furono scesi fino ai piedi del re, fu facile al ladro tirarli fuori dal letto e poi portarli via con s nella scura notte nebbiosa. Il re Khamsum stava ancora grattandosi le braccia e le gambe quando il sole si lev nella sottile nebbia mattutina. Si guard le gambe e vide che i pantaloni non cerano pi. Guard sotto le coperte, e vide le formiche, centinaia di formiche che correvano su e gi come un esercito, come se fossero nel loro nuovo formicaio. Il re spazz via le formiche con pochi colpi della mano e chiam un servo che ripulisse la stanza. Ancora una volta il ladro lo aveva sconfitto. Questa volta il re non lanci una nuova sfida al ladro: lo invit a pranzo al palazzo reale. Tsechen fu assai sorpreso quando vide affisso ai tabelloni della citt il manifesto con linvito del re. Sospett che potesse essere una trappola: ma aveva pensato che il capo della nazione fosse un uomo donore, e decise di accettare. Se poi lo avessero gettato in prigione, naturalmente non sarebbe stato difficile per lui passare attraverso i muri e sparire nella notte mentre il carceriere dormiva. Cos mise il suo pi bel vestito di seta e, fatto un pacchetto coi calzoni del re, si avvi verso il palazzo. Si inchin profondamente quando il re entr nella grande sala del banchetto. C era una tavola apparecchiata per due persone: segno che tutto andava per il meglio. E quando i servi si inchinarono e uscirono, il re e il ladro poterono parlare insieme per la prima volta. Tu sei veramente un pessimo soggetto e meriteresti di esser gettato in prigione, disse Khamsum. Dal tono della voce, Tsechen riconobbe che le cose andavano bene. Ma io ho portato a Vostra Maest un dono per farmi perdonare. Il re apr il pacchetto e tir fuori i calzoni. Dentro cera il bando regale, scritto dallo scrivano. I due uomini si misero a ridere, poi fecero tintinnare i bicchieri e brindarono alla loro amicizia. Parlarono e parlarono come se fossero vecchi amici, interrompendo la conversazione solo quando un servo entrava in silenzio con una nuova bottiglia di vino. Il re voleva sapere tante cose sulla vita di ladro, e il ladro naturalmente voleva sapere come viveva un re. Le ore passarono, la luna sorse e tramont, una fila di bottiglie vuote si alline sul pavimento finch solo gli ultimi sorsi di liquore restarono in fondo a due boccali abbandonati. Per lospite del sovrano era stata preparata una camera speciale. Entrambi dormirono per gran parte della mattina e si ritrovarono insieme a colazione. Risero e scherzarono come fratelli e poi si diressero insieme alle scuderie reali. Il re mont il suo stallone favorito e lasci a Tsechen la scelta fra gli altri bellissimi animali. Quindi il re e il ladro cavalcarono insieme nei prati dietro il palazzo e poi su per le colline selvose, Khamsum Wangdu sul suo stallone nero e il suo amico su una bella puledra marrone. Galopparono come il vento, su e gi per le praterie e le foreste che si arrampicano sempre pi in alto lungo verdi pendii maestosi. Vedevano tutta la citt stendersi ai loro piedi, come le casette di un presepe da bambini, mentre in lontananza si elevavano i picchi rocciosi e i valichi bianchi di neve,

dove dimorano solo gli spiriti maligni. Quando tornarono alle scuderie, lo stalliere stava aspettando con panno e striglia per strigliare il pelame dei cavalli. Khamsum ricondusse il suo nuovo amico al palazzo, ponendo il suo braccio regale intorno alle spalle del giovane ladro. La loro amicizia crebbe, finch alla fine i due uomini divennero inseparabili. Tsechen aveva le sue stanze al palazzo, e servi per soddisfare ogni suo desiderio. Tutto procedeva bene, finch un giorno il ministro Palghoe fece la sua comparsa al palazzo. Vedo che questo ladro non stato ancora catturato, disse al re con la sua voce lamentosa. Ha rubato quasi ad ogni ministro nel paese ed ora probabilmente scomparso per recarsi in qualche paese straniero. Ma voi, siete stato rapinato anche voi, mio caro ministro? chiese il re. No, io non sono stato rapinato, ma non questo il punto. I miei amici lo sono stati, e io voglio che sia fatta giustizia. E sicuramente sar fatta, replic il re. Palghoe si allontan con la sua andatura dondolante come quella di unanatra, rabbioso come sempre e con la faccia rossa di collera. Quella sera, a pranzo, Khamsum parl al suo amico ladro di quel grosso problema che era per lui il ministro. Nessuno in tutto il regno sapeva che il migliore amico del re era stato una volta il famigerato fuorilegge: era un segreto su cui entrambi avevano spesso scherzato. Ma il problema del ministro Palghoe non era un segreto, e sicuramente non era neanche uno scherzo. Davvero mi piacerebbe farlo arrabbiare tanto da vederlo scoppiare. E allora il momento che anche il suo palazzo sia saccheggiato dal perfido ladro e dal suo regale complice, disse Tsechen. Khamsum Wangdu rise alla proposta, ma pi ci pensava e pi lidea lo attirava. E perch no? fece scherzando. Questo realmente lo farebbe impazzire al punto che sono sicuro scoppierebbe. Risero e bevvero insieme un po troppo vino e trascorsero la serata fra scherzi e canzoni scollacciate. Quando il servo cess di portargli il vino decisero che era tempo di andare a letto, ma era anche il momento buono per progettare lattacco al palazzo di Palghoe. Pochi giorni dopo tutto era pronto. Il re e il ladro uscirono a cavallo fra le colline come al solito, nellaria cera un profumo di fiori e di ginepro, gli uccelli volavano a stormi sopra di loro, scendevano in picchiata, poi si alzavano di nuovo, su e gi, su e gi, come i cavalli della giostra. Sotto di loro si vedevano le case degli uomini. I due cavalieri galoppavano veloci fendendo laria, scendendo a precipizio i declivi erbosi, lontano dalla citt, in mezzo ai campi, fra messi bionde e orti verdi, fra solitarie fattorie con yak e vacche che pascolavano nellerba fresca, mentre il sole alto nei cieli splendeva sia per gli animali sia per gli uomini. Una galassia di stelle serv da soffitto al re e al suo amico. I cavalli vagavano liberamente masticando lerba e riposando sotto i pioppi, che oscillavano nella quieta notte, seguendo il ritmo del vento. La luna era al primo quarto e la sua luce aggiungeva unaureola al morbido fogliame degli alberi. I due cavalieri bevvero il latte offerto da una vicina fattoria, mangiarono insieme pane e giuncata e quindi ripartirono a cavallo diretti alla grande tenuta di Palghoe. A sera arrivarono alle terre del ministro. Decisero di riposare allaperto per unaltra notte e poi saccheggiare la casa nella notte successiva. La luna sarebbe stata ancora pi splendente, sarebbe stata adatta per quella beffa reale. Dormirono ancora una notte sotto le stelle, guardando il cielo e i milioni di astri che come strani veicoli dello spazio passano da un cosmo allaltro, apparendo e sparendo, entrano in questo mondo e poi lo lasciano per un altro e la loro soglia una piccola fessura nel cielo, lo spazio fra le cortine nere del mondo. Khamsum e Tsechen passarono la giornata progettando il furto. Il professionista spieg al suo allievo che il segreto era tutto nel silenzio. Una volta che saremo entrati nella casa, non dovremo pi dire neppure una parola. Nessun oggetto devessere toccato se non sia necessario. Dobbiamo essere veloci come una coppia di gatti

affamati, e poi sgusciar via nella notte col nostro sacco pieno di bottino, spiegava Tsechen. II re ascoltava, ma tutto questo per lui era ancora un gioco. Anche durante la lunga cavalcata fino alla tenuta di Palghoe non era del tutto convinto di essere sul punto di introdursi nel palazzo del ministro come un volgare bandito e poi derubare la nobile famiglia di tutte le sue gemme preziose e le sue suppellettili doro. Se davvero riuscivano nellimpresa, aveva deciso fra s, tutto quel tesoro sarebbe stato donato come offerta ai poveri. Il rubare, nel senso comune della parola, non era solo un atto illegale rispetto alle leggi dello stato, ma era anche contrario alle convinzioni religiose di tutta la popolazione. Khamsum Wangdu parl dei suoi dubbi allamico, ma Tsechen si limit a ridere. Siamo andati troppo oltre per tornare indietro, disse. Comunque, il bottino pu benissimo andare ai poveri. Il re era ben lieto di trovare lamico daccordo su questo punto. Gli dava maggior fiducia, e contribuiva anche a stringere un nuovo legame fra i due uomini, a rafforzare un rapporto che si era continuamente intensificato fin dal loro primo pranzo insieme, fin dai loro primi scherzi. Il re tornava col pensiero a quel pacchetto ben confezionato, coi suoi calzoni dentro, che Tsechen era venuto a restituirgli a palazzo. Ricordava la sella doro, lascia di corallo e il custode delle sue chiavi, che era stato menato per il naso da unombra trasparente. Quando i primi veli scuri della notte si posarono sulle campagne i due cavalieri cercarono un nascondiglio per i loro cavalli. Li legarono a un pioppo e quindi avanzarono scivolando silenziosi fra i cespugli e i campi di orzo, finch si trovarono di fronte al bianco palazzo del ministro. Il re aveva superato tutti i suoi timori e aspettava ansioso di dare inizio allaudace impresa. I suoi sensi erano ben desti, tesi come antenne a frugare le ombre per cercarvi un nascondiglio. Le montagne in lontananza avevano ancora uno strano splendore rosa. In qualche punto allorizzonte un campanaccio tintinn e di colpo tacque. Khamsum sentiva rizzarsi i peli sottili della nuca e delle braccia, e sulla sua fronte e nelle palme delle mani si andavano formando minuscole goccioline di sudore. Tsechen era completamente rilassato, quasi felice di potere ancora una volta esercitare quel mestiere in cui era diventato cos esperto. Il suo portamento e i suoi gesti erano completamente cambiati. Ora non era pi il giovane gentiluomo che cantava e scherzava corteggiando le fanciulle. Il suo viso era teso come quello di un animale da preda, i suoi occhi frugavano nella notte, fissandosi ad ogni movimento, attento a qualsiasi cosa potesse tradirli. Quando raggiunsero la casa tutte le luci erano spente. Gli uomini dormivano, lunico movimento era quello della luna che saliva a lenti passi nel cielo. Ricordati, nessun rumore, bisbigli il ladro. Trasse un sottile pezzo di fil di ferro da una borsetta di pelle, lo infil nellintelaiatura di una finestra: ed ecco, come per magia, il paletto si alz, la finestra si aperse. Il giovane ladro balz agilmente nella spaziosa cucina, poi aiut il suo amico dilettante ad entrare, ammonendolo sempre col dito alzato, perch restasse in silenzio. Una volta entrati nella cucina, era tempo di dividersi: il re da una parte, il ladro dallaltra, per fare una ricerca sistematica di tutti gli oggetti pregevoli che un ministro doveva tenere nella sua casa. Ognuno dei due aveva un sacco e alcuni panni morbidi, in modo che loro e i gioielli non si urtassero tintinnando e non svegliassero la casa sepolta nel sonno. Tsechen sapeva esattamente dove guardare, perch la gente nasconde sempre le sue cose preziose negli stessi posti, e non vera serratura che potesse sbarrargli la strada e impedirgli di arraffare le cose preziose che vi erano nascoste. Per il re era invece tutta unavventura. Si accontentava degli oggetti che la gente tiene in mostra sulle mensole. Si sentiva persino in imbarazzo se doveva aprire lo sportello di una credenza, come se temesse di vederne balzar fuori una bestia feroce. Poi pass vicino allaltare di famiglia e sent nel profondo del cuore che quel che stava facendo era sbagliato, anche se era met uno scherzo e met unopera pia in favore dei poveri della citt. Fece un umile inchino alla santa statua e alle immagini sacre e poi sgusci in silenzio indietro, verso la cucina, col sacco pieno solo a met, e per lo pi di oggetti senza valore.

Quando entr in cucina vide controluce la sagoma dellamico Tsechen che si ingozzava avidamente del cibo conservato nella dispensa. Khamsum chiuse la porta e poi sbadatamente urt una pala di legno e la fece cadere. La grossa pala, che era collocata accanto ai sacchi di grano, croll a terra con fragore. Un cane abbai. In qualche punto, ai piani di sopra, si accese una luce. Si sentirono passi frettolosi scendere le scale e voci che chiamavano e gridavano. Parole assonnate, domande irose. Qualcuno gridava: C un ladro! C un ladro! Tsechen era gi balzato attraverso la finestra aperta, ma il re aveva perduto qualche secondo prezioso: per lui era troppo tardi. La porta si apr, la pallida luce di una lampada a olio filtr nella stanza. Di colpo gli parve che dozzine e dozzine di mani lo afferrassero e lo malmenassero. Io sono il re, sono il re, gridava al di sopra del frastuono. Ma pi gridava e pi quelle mani lo abbrancavano e lo scrollavano. Ogni volta che proclamava di essere il re le percosse diventavano pi violente, la collera cresceva: Khamsum poteva sentire la voce di Palghoe, nelle cui aspre parole vibrava lorgoglio. Gli pareva di vedere il suo corpulento ministro avanzare nella grande sala del consiglio col suo ladro ben legato e tenuto fra due guardie. E si permise una silenziosa risata, sapendo che quellorgoglio doveva ben presto essere schiacciato. Intanto Tsechen stava aspettando il suo regale amico. Non appena si rese conto che Khamsum era stato catturato dai servitori della nobile famiglia, pass immediatamente allazione. Si precipit verso un mucchio di fieno che stava l accanto, batt la sua pietra focaia contro un sasso e subito vivide fiamme lingueggiarono nel fieno secco. Al fuoco, al fuoco! si diede a gridare. C un incendio! In un attimo la fattoria fu tutta in fiamme e piena di ombre danzanti, lingue di fuoco si allungarono verso il granaio. Tsechen poteva vedere gli uomini correre di qua e di l con le facce assonnate e stralunate: gentiluomini e servi, eguali nelle loro lunghe camicie da notte bianche, come un gruppo di fantasmi in uno spettacolo paesano. Familiari e servi corsero alle pompe e alle cisterne, per gettare acqua sul fuoco. Solo Palghoe rimase indietro. Gridava istruzioni dalla porta, e intanto custodiva il re, ora tutto legato. Ma Tsechen fu rapidissimo. Salt dentro dalla finestra aperta, rovesci il ministro e liber il suo amico. Ora le funi servirono per legare ben stretto il ministro; e quindi il re e il ladro scapparono dalla finestra, senza dimenticare naturalmente i loro sacchi doro e di gemme. Scomparvero nel nero mantello della notte, corsero attraverso i campi dorzo finch trovarono i loro cavalli in mezzo ai pioppi. Insieme galopparono via nel buio, ridendo e cantando alla luna. Intanto, nella cucina del palazzo, Palghoe il ministro si agitava e urlava chiamando i servi. Quando le fiamme furono tutte spente, i servi tornarono in cucina, pi stanchi e persino pi rabbiosi di prima, con le facce ormai del tutto sveglie, ma nere di caligine e impiastrate dalle lacrime provocate dal fumo. Liberatemi, il ladro scappato, gridava Palghoe. Sono il padrone. Prima era il re, e ora il padrone di casa, dissero voci stanche e arrabbiate. Pi Palghoe pretendeva di essere liberato, pi forti erano le busse. E continuarono a picchiarlo finch la figlia di Palghoe accese unaltra lampada e la sollev fino al suo viso. Quando vide che era davvero suo padre, non seppe pi se ridere o piangere: e cos la saggia figlia disse quietamente ai servi di slegare il padrone e poi uscire in cerca del vero ladro. La ricerca naturalmente era inutile: ormai i due cavalieri erano ben lontani. Il sole stava sorgendo quando uno scalpitar di zoccoli risuon lungo la strada. Il re pens al ministro Palghoe, immagin la sua faccia ringhiosa, contorta dal dispetto e dalla rabbia. E quasi quasi voleva tornare indietro, giusto per poter dare unocchiata alla scena. Tsechen era ancora freddo e imperturbabile: si permise solo un sorriso di piacere che illumin per un attimo la sua giovane faccia. La sua puledra bruna cavalcava accanto allo stallone, le criniere e le code ondeggiavano nella gentile brezza mattutina. Lo splendore dorato del sole tingeva lorizzonte.

LO STRANO SOGNO
Cerano una volta due saggi che vivevano su unalta montagna, al di sopra degli alberi, lontani dagli animali selvatici, lontani dalluomo e dai suoi problemi. La neve non lasciava mai i picchi aguzzi che si levavano in fila come i denti del diavolo. I due saggi sedevano a gambe incrociate nella neve: meditavano, acquisivano le conoscenze che giacciono celate nel profondo, pensavano al mondo e alluomo, alluomo moderno che non aveva pi rispetto per gli di. Quando non meditavano, raccontavano storie: antiche storie di giorni passati, che parlavano dellinizio del tempo, del sole e della luna, delle stelle nelle sette galassie del tempo. Ma le storie che raccontavano erano sempre le stesse. Lintreccio poteva cambiare qua e l, ma la fine era sempre prevedibile: la ragione era sempre del potente, il bene andava con Dio e il male al diavolo. Quando il pi giovane dei due saggi domandava perch questo accadesse, il pi anziano diceva che questa era la legge del mondo. Gli antichi erano stati uomini buoni e le loro storie rivelavano la virt chessi avevano cercato di insegnare al mondo. Ma gli uomini erano sordi alle parole della saggezza e cercavano la salvezza per le vie del mondo, come uno che cerchi una coppa dacqua fresca che ha appena gettato nel mare. Ma vi ancora unaltra storia che non ho mai raccontato, disse il vecchio saggio al pi giovane. E dice che bisogna cercare il Giusto, non forse nelle vie del mondo, ma nelle vie degli di. Luomo pi giovane spinse una gamba sotto laltra, cercando la posizione pi comoda per un lungo ascolto, e concentr la sua attenzione sul vecchio eremita. Il vecchio sedeva quietamente come se fosse pronto per la meditazione: sospir, trasse un profondo respiro Ed ecco la storia che narr. Si era alla met del tempo. Gli alberi coprivano met delle terre e le messi delluomo coprivano laltra met. I saggi stavano sulle alte montagne e i pazzi vagavano per le pianure della vita. Gli uomini lottavano fra loro per il potere, il re viveva in costante timore, maghi e stregoni intessevano i loro sortilegi per tutto il paese. Il re era spaventato perch un astrologo aveva scrutato a fondo negli oracoli delle stelle e aveva predetto la sua caduta. E cos vedeva in ogni uomo un nemico, non si fidava pi di nessuno e temeva la collera degli di. Governava il suo regno con la frusta in mano, senza mai allentare le sue leggi crudeli, senza curarsi se i figli della terra soffrivano, schiacciati dal terrore. Ma lontano in mezzo ai campi viveva una coppia felice. Dorjeertsing e la sua sposa Vashi Chodon avevano atteso a lungo la nascita di un bambino. E il giorno felice era vicino, la minuscola casetta era ordinata e pulita, candidi asciugamani e panni pendevano in fila, e fasce erano pronte in attesa del neonato. Dorjeertsing si dava da fare: correva qua e l, come ogni padre in attesa, preparava il cibo, curava la moglie, manteneva lacqua calda bollente sul focolare. Poi venne il tempo, le doglie crebbero e crebbero finch la donna diede alla luce un bel maschietto. Tseden Dorgee crebbe forte e bello, era pi alto degli altri ragazzi della sua et, aveva un fascino magnetico, una mente avida di sapere. Poneva al padre ogni sorta di bizzarre domande sulle cose del mondo. Perch la neve era sempre sulle cime dei monti? Perch gli uccelli cantavano e non parlavano con lui? Perch le giornate erano pi lunghe delle notti? Dorjeertsing cercava di rispondere come meglio poteva: viziava il suo bel figliuolo e dedicava la vita a soddisfare i suoi minimi desideri. Vashi Chodon teneva sempre da parte i cibi migliori per il ragazzo e non gli faceva mai fare lavori servili nei campi. Il ragazzo passava il tempo a far domande: chiedeva al falegname come faceva a costruire tavoli e sedie, al mugnaio come si faceva il pane, al tessitore come otteneva tessuti cos fini. Tseden Dorgee era ancora molto giovane quando la tragedia colp la sua famiglia. Il suo affettuoso e paziente padre, Dorjeertsing, mor, lasciando alla moglie il compito di allevare il ragazzo, di guadagnar denaro per comperare cibo dai mercanti del villaggio e di rispondere alle domande, che diventavano sempre pi difficili via via che il ragazzo cresceva. Ma il tempo passava: Tseden Dorgee si svegliava al mattino e udiva gli uccelli cantare fra gli alberi e le fronde stormire,

mentre le montagne ascoltavano. Vagava nei boschi, faceva domande sui fiori e dava a ogni fiore un nome speciale secondo il colore e la forma, secondo se erano robusti o delicati, se il loro profumo era come il sottile aroma della grande citt o vuoto come laria quando resta immobile. Il ragazzo si faceva sempre pi forte e pi bello via via che i giorni diventavano anni. Era conosciuto da tutti, e quel che pi conta era caro a tutti quelli che lo conoscevano. La gente amava le sue domande, rideva ai suoi scherzi fanciulleschi e gli offriva dolci e biscotti in scatole di legno quando passava cantando. Il vecchio eremita sospir, apr gli occhi per pochi secondi e poi li richiuse. Ora, la madre del fanciullo andava ogni giorno a prender lacqua alla fontana che stava in mezzo al villaggio. Raccontava con orgoglio tutto ci che Tseden Dorgee aveva detto e fatto, e le donne del villaggio ascoltavano con attenzione, perch amavano il fanciullo e si rallegravano delle sue avventure, come un gruppo di zie senza figli che adorano lunico maschio della famiglia. Ma un mattino il fatto chessa aveva da raccontare era pi stupefacente del solito e doveva avere il finale pi straordinario, come la storia dir. Tutto incominci quando un mattino allalba il ragazzo venne correndo dalla madre. Aveva fatto un sogno, disse, ed era cos strano che ne era un po spaventato. Aveva sognato che stava seduto a gambe incrociate, come un gigantesco monaco anacoreta. Il cielo sulla sua testa si era spaccato in due, come un foglio di carta. Una met del cielo era avvolta intorno alle sue spalle come uno scialle, laltra met serviva da stuoia, e fluttuava intorno a lui come un puro lago di lucida seta. Le sue due mani erano stese e aperte: in una palma stavano le possenti montagne di oriente, nellaltra le montagne di occidente. Il grande fiume che scende serpeggiando per la valle fino alle basse pianure era scomparso in una sola immensa sorsata nello stomaco del ragazzo. Vashi Chodon rimase presso la fontana tutta la mattina. Le donne ascoltavano a bocca aperta e con gli occhi sbarrati: erano convinte che il sogno doveva essere vero, poich lo aveva sognato il giovane Tseden Dorgee, ma non capivano che cosa potesse significare. I mariti vennero anchessi alla fontana a sentire la storia e poi la riferirono agli amici, e la sentirono i lavoratori dei campi, i mercanti e gli uomini daffari che venivano a visitare la citt. A sera tutti i villaggi del distretto la conoscevano. E in pochi giorni anche gli abitanti della citt parlavano del sogno. Infine un ministro ud la storia, la raccont a un ministro ancora pi importante, il quale ne parl alla regina e questa la rifer al re. Ora tutti sapevano del fantastico sogno e il giovanetto divenne famoso in tutto il paese. Tutti pensavano chegli dovesse essere un granduo-mo, un capo, forse anche un dio in forma umana. Tutti parlavano del sogno e tutti speravano di avere loccasione di incontrare il sognatore tutti, naturalmente, eccetto il re. Il re Dowabakpa pensava al vecchio astrologo, al presagio che aveva letto nelle stelle, quello della sua caduta. Guardava con orgoglio il suo figlio maggiore, domandandosi se gli sarebbe succeduto sul trono, guardava gli altri principi e le principesse, non sapendo quale sarebbe stato il loro avvenire. Se il ragazzo del villaggio aveva avuto un tale sogno ora, pensava il re, quale potere avrebbe avuto quando fosse diventato adulto? Pensava e si angustiava, sgridava i servi, ordinava ai ministri di tenersi fuori dai piedi e diceva ai suoi agenti delle tasse di assicurarsi che tutti fossero in regola. Anche se era il re, non poteva cos semplicemente far uccidere il ragazzo: ci voleva qualche cosa di pi astuto. Infine decise di invitare la madre del fanciullo al palazzo reale, per interrogarla pi a fondo sul famoso sogno. Vashi Chodon arriv con le sue vesti migliori: era ordinata e pulita, si poteva quasi prenderla per una dama di corte. Il re Dowabakpa sorrise dal suo trono incrostato di gemme: invit la donna a sedere davanti a s e fece servire dolciumi e bibite fresche. Lei non si era mai seduta davanti a un re e si sentiva piena dorgoglio: accoglieva in s tutta la bellezza del palazzo, si imprimeva nella mente la storia per raccontarla poi alle donne presso la fontana. Sicuro, disse al re, il sogno era completamente vero. Suo figlio era bello, forte e intelligente: un vero capo. Bene, in questo caso, disse il re accigliato, mi piacerebbe metterlo alla prova. Se riuscir, sar il primo ministro del regno. Ma il sorriso che illuminava il volto di Vashi Chodon si mut ben presto in unespressione di orrore. Suo figlio Tseden Dorgee doveva andare alla grande caverna che si apriva in cima al monte e

restare sullentrata per una settimana. Tutti sapevano, compresa Vashi Chodon, che la caverna era la dimora di Daksemo, un diavolo divoratore di uomini, della sua perfida moglie e dei suoi cinque malvagi figli. La donna sapeva che il suo ragazzo non sarebbe mai sopravvissuto alla tremenda prova. Il suo viso prima cos sorridente era ora bagnato di lacrime, i vini prelibati le facevano groppo in gola, il cibo le pesava come piombo sullo stomaco. Implor il re perch a suo figlio fosse risparmiata la terribile prova: ma il crudele signore rimase irremovibile. Se non vi piegherete alle mie richieste, ammon, sarete cuciti insieme nella pelle di un bue e gettati nel fiume. Vashi Chodon torn lentamente a casa, col cuore pesante e triste. Sapeva che nessun uomo avrebbe potuto passare sette giorni fuori della tana di Daksemo. Suo figlio sarebbe morto, e lei sarebbe rimasta una povera vedova sola e senza figli. E la sua vita non avrebbe pi avuto scopo. Tuttavia le restava in cuore un filo di speranza, unombra di fiducia negli di e nella buona fortuna. Decise di dire al figlio che doveva recarsi alla caverna: ma non gli avrebbe detto nulla dei diavoli, sperando che il fato gli avrebbe teso una mano pietosa. Tseden Dorgee ascolt tutto emozionato ci che il re aveva detto. Osservava il volto della madre, indovinando che qualche cosa non andava, nel profondo del cuore della donna. Ascolt attentamente quanto la madre gli diceva della prova che avrebbe dovuto affrontare, senza sapere esattamente a che cosa una tale prova potesse servire n perch il re volesse fare di lui un ministro, figurarsi poi un primo ministro! Il ragazzo non sapeva la storia di Daksemo e dei diavoli della caverna, perch le storie dei tempi antichi si andavano perdendo, gli uomini avevano ormai troppo da fare nel mondo. Ma Tseden Dorgee non si preoccupava minimamente di quei sette giorni che avrebbero messo a prova la sua forza e il suo coraggio: era ansioso di partire, di cominciare una nuova vita nella capitale, nel palazzo reale dove avrebbe potuto essere un ministro del re. II giovane Tseden doveva partire il giorno dopo per la caverna. Quella notte Vashi Chodon impast sette pani rotondi, uno per ogni giorno, e and a letto col cuore stretto, piena di terrore, con la mente assillata dai dubbi. Ma il giorno dopo il giovane cantava e si sentiva felice. Ripose i pani in un sacco, baci sua madre sulla guancia e si mise in cammino verso i monti lontani. Aveva una piccola mappa di quella speciale caverna che doveva trovare e la segu attentamente: non voleva deludere il re n fallire nellimpresa. Laria si faceva sempre pi fredda via via che saliva su per quelle montagne straniere. Si sentiva libero e fresco: quel viaggio poteva portarlo alla capitale, al palazzo, a fianco del re. Chiudeva gli occhi e vedeva gentiluomini elegantemente vestiti, dame di corte in abiti di seta. Immaginava tavole coperte di cibi prelibati, vini versati in calici doro, i sorrisi melliflui dellaristocrazia, gli inchini e le riverenze, la musica come le voci di mille angeli, i corni doro, le trombe dargento. La neve ghiacciata ora scricchiolava sotto i suoi piedi, il paesaggio era qua e l chiazzato di bianco, i fiori erano tristi e spogli, le loro fronde estive erano cadute e i rami invernali erano nudi e freddi. Il giovane eremita mosse le gambe per cercare una posizione pi comoda; non voleva disturbare il vecchio saggio, il suo guru, il suo maestro. Il giovanotto arriv infine alla caverna. Aveva una coperta per proteggersi dal freddo e il sacco con i sette pani. Li tir fuori per vederli e contarli. Ne manger uno il primo giorno, un altro il secondo, un altro il terzo, finch tutti saranno consumati e allora me ne torner a casa, diceva fra s. Li cont allo stesso modo quando li rimise nel sacco. Stava chiudendo la fibbia quando vide unombra disegnarsi sulla neve. Si gir per guardare e vide unorribile creatura con la bocca aperta da un lato, le ginocchia piegate e uno sguardo smarrito. Non ci mangiare, implorava la misera creatura, non ci mangiare. I diavoli nella caverna lo avevano sentito contare e avevano pensato di esser proprio loro a dover essere mangiati. Da molte generazioni, da quando la terra era ancora giovane, Daksemo aveva divorato gli esseri umani che passavano per la montagna, e ora sua moglie e i suoi cinque figli stavano imparando il gusto della carne umana. Ma prima gli uomini erano terrorizzati alla vista di Daksemo e strillavano quando li immergeva nellenorme caldaia nera. Invece ora cera qui un

giovane, un ragazzo che prometteva di mangiarsi ogni giorno un membro della famiglia. Tseden Dorgee rispose prontamente: Devo mangiarvi tutti, ho un incarico urgente affidatomi dal re. o Daksemo si contorceva e strisciava per la caverna, gli altri diavoli si erano appiattiti presso lentrata, gracchiando e mugolando, pregando per la loro vita. Se ci lasci andare non mangeremo pi nessun uomo/ disse Daksemo, ma i pensieri del giovane Tseden erano troppo lontani. Ora si rendeva conto del perch il re gli aveva chiesto di restare alla caverna per sette giorni: sarebbe stata la sua fine. Ma non capiva perch sua madre non gli avesse detto niente. Forse lei non sapeva nulla dei diavoli, oppure temeva per la propria vita. I diavoli strillavano e si contorcevano, supplicando e mentendo, graffiando il sudicio pavimento con le orride unghie adunche, mordendosi le labbra con la bocca piena di schiuma. Se tu non ci mangerai, io ti far potente come il re, disse Daksemo. II giovane ascolt pi attentamente, senza cedere di un millimetro, ben sapendo che aveva in mano le carte vincenti e che doveva rimanere padrone della situazione, altrimenti sarebbe finito nella caldaia bollente. Daksemo disse che possedeva uno speciale mestolo doro, che era magico: lo si agitava da una parte e qualunque cosa si desiderasse compariva, lo si agitava dallaltra e qualunque cosa si desiderasse spariva. Tseden Dorgee acconsent a provare il mestolo magico prima di divorare il primo diavolo. Lo agit tre volte a destra, e il sontuoso banchetto che aveva pensato comparve. Mangi a saziet, agit il mestolo tre volte a sinistra e i resti del banchetto scomparvero. Ora che hai mangiato, sarai troppo sazio per cominciare con uno di noi, disse Daksemo. Tseden Dorgee assent. Disse che avrebbe accettato il mestolo doro, ma promise che sarebbe tornato se mai avesse sentito che i diavoli avevano mangiato un altro essere umano. E allora, disse, certamente li avrebbe mangiali tutti, uno al giorno. Daksemo fece un sorrisetto nero, i giovani diavoli starnazzarono tuttattorno come uccellini senzali, sollevando nugoli di polvere ed emettendo i pi sgradevoli suoni che mai Tseden Dorgee avesse udito. Il giovane si sentiva felice: il suo agile cervello aveva sconfitto in astuzia i diavoli della caverna. Aveva il mestolo magico per procurarsi qualunque cosa potesse desiderare, ed era libero, totalmente libero da fatiche e preoccupazioni. Agit il mestolo tre volte a destra e comparve un caldo mantello. Indoss il mantello e sal pi in alto sulla montagna, attraverso le nubi che celavano i picchi, oltre al grande ghiacciaio verde su cui pochi uomini avevano messo piede; e scese nelle sconosciute contrade delle antiche leggende. Camminava nel fitto strato di neve con gli stivali di cuoio che il mestolo aveva fatto apparire. E quando cal nera e fredda la notte, fece comparire un materasso spesso, delle belle lenzuola e una decina di coperte. Dorm bene, sognando le stelle che danzavano nei cieli, e si svegli allaurora. Il sole sorgeva dalle montagne e splendeva sul candido manto di neve. Il giovane agit il mestolo doro a sinistra e il letto spar. Si rimise in marcia sorridendo, e tenendo nascosto il mestolo sotto il caldo mantello che la magia gli aveva procurato il giorno prima. Mentre cos avanzava verso le avventure della vita vide un bizzarro ometto che gli veniva incontro. Buongiorno, signore, disse il ragazzo. Una bella giornata per andare a spasso. Lo sarebbe, se avessi un po di cibo nello stomaco. Lometto sedette con la faccia lunga, lamentandosi del mondo e del suo stomaco vuoto, che ruggiva come le onde delloceano. Tseden Dorgee gli fece diverse domande, unabitudine che aveva da quando era bambino, finch venne a sapere che lometto possedeva un bastone magico. Quando voleva qualche cosa che aveva visto, mandava l il suo bastone, il quale ritornava da lui con loggetto. Il guaio , disse lometto, che non ho visto molto cibo sulle montagne. Il giovanotto fu molto impressionato e un astuto piano si form a poco a poco nella sua mente. Esib le propriet magiche del suo mestolo doro e fece apparire una eccellente colazione. Luomo mangi e le grosse onde delloceano divennero un gentile sciabordio contro morbida sabbia. Mi piace molto il vostro bastone, disse il giovane, e si potrebbe fare un cambio. Lometto non poteva credere alle sue orecchie. Il suo bastone poteva portargli solo quello chegli vedeva, mentre il mestolo aveva poteri assai maggiori. Il ragazzo devessere tanto stupido quanto giovane, pens e acconsent subito allaffare. Sorrise tutto felice e si avvi verso la cima della

montagna, fischiando una canzoncina che il ragazzo non aveva mai sentito. Si era allontanato di circa un miglio, facendo ruotare il mestolo come un giocattolo, quando Tseden Dorgee disse al bastone: Vai, prendi il mestolo doro e torna subito indietro. Il bastone non si fece nessuno scrupolo di derubare il vecchio padrone e corse su per la montagna. Diede un colpo sulla testa allometto, prese il mestolo doro e vol gi per il pendio fino a Tseden Dorgee, giovanotto felice che ora poteva viaggiare attraverso la vita con due strumenti magici invece di uno. Si rimise in marcia, togliendosi il mantello e gli stivali quando alle montagne coperte di neve segu il verde delle pianure. Il cammino del giovane era come una festa interminabile. Si faceva sempre portare i cibi migliori, i letti pi morbidi: parlava e rideva con la gente che incontrava, faceva molte domande e imparava le cose della vita. Il sole tramontava, ritirando la sua luce come una bassa marea. Il giovane monaco sorrise al suo maestro durante una lunga pausa, pensando alle parole udite, bevendone il significato come miele fresco, il nettare della parola. Il sole infuocato ardeva come unenorme sfera arancione allorizzonte, gli alberi sotto di loro si ergevano come statue sul candido sfondo della neve vergine. Il vecchio saggio continu la sua storia. Tseden Dorgee viveva felice attraverso le avventure della vita, sempre aiutato e spesso salvato dal mestolo magico e dallabile bastone volante, finch un giorno incontr un uomo con un mantello a scacchi rossi e verdi: un tipo allegro che rideva senza un pensiero al mondo. Il suo mantello a scacchi ondeggiava nel vento, al ritmo del passo. Il giovanotto e lallegro viandante chiacchierarono lietamente insieme, parlando delle fiere che avevano visitato, dei ristoranti dove si mangiava bene e di tutte le cose meravigliose che capitavano in quel mitico paese. Ora per devo andarmene, disse lallegro compagno. il momento di cercare qualcosa da mangiare. Ma dove potrai trovare del cibo? chiese il giovanotto. Luomo spieg che il mantello era magico. Bastava chegli vedesse una cosa, e il mantello andava a prenderla e gliela portava. Tseden Dorgee trov assai desiderabile il mantello e mise in opera il vecchio trucco. Luomo naturalmente pens che il ragazzo fosse matto, o a dir poco assai immaturo, e fu pi che contento di barattare il mantello con il mestolo doro. Ma naturalmente gli accadde la stessa cosa. Lallegro viandante si era solo allontanato di un miglio o gi di l, ridendo e cantando per la sua buona fortuna, quando il bastone magico e il mantello magico lo attaccarono, gli diedero un buon colpo in testa e riportarono il mestolo doro al ragazzo. Tseden Dorgee si sentiva soddisfatto di se stesso. Non un solo strumento magico, non due, ma tre erano in sua mano e lo avrebbero aiutato a farsi un posto nella storia. Viaggi a lungo nel paese, produceva moneta magica per pagare i suoi conti nelle migliori taverne, o dormiva in morbidi materassi, col bastone e il mantello accanto a s come sentinelle, a difesa del padrone dalle cose nere che sono in agguato nella notte. Viaggi per tutto il paese cavalcando bellissimi cavalli, e se qualcuno si azzoppava semplicemente agitava il mestolo doro tre volte a sinistra e il cavallo spariva come unombra nella nebbia. E Tseden riprendeva il cammino a piedi, con gli occhi ridenti volti ad ammirare le campagne, i fiori e gli uccelli che cantavano ma non parlavano mai con lui. Passava lunghe ore facendo il verso alle cornacchie, ma le nere ombre nel cielo ridevano e continuavano i loro discorsi privati, o saettavano via salendo alte nel cielo, verso gli innumerevoli firmamenti che ruotano come uneco interminabile attraverso leternit dello spazio. Il nostro giovanotto stava pensando di abbandonare le campagne e tornare ai suoni e alla vita della citt quando incontr un uomo alto e possente, coi muscoli che guizzavano sotto la pelle, un torace come la prua di un galeone e un martello di ferro appoggiato sulle spalle massicce. Sembrava un costruttore di case: ma in risposta alle innumerevoli domande del ragazzo, risult che il costruttore era il martello, e luomo era soltanto il disegnatore. Io mostro al martello dove voglio che sia costruita una casa e lui si mette al lavoro, disse a Tseden. Quando il gigante aveva bisogno di denaro, il martello costruiva un bel palazzo, e la prima persona che offriva un prezzo conveniente poteva comprarsi una casa di cui essere orgogliosa. Il ragazzo trov assai interessante il martello e offr il suo mestolo doro in cambio.

Loro potr durare parecchi anni, obiett il massiccio individuo, ma il mio martello durer tutta la vita. Il giovanotto sorridendo mostr i poteri del mestolo. Gli sarebbe tanto piaciuto costruire case, spieg al gigante; sarebbe stato molto meglio che avere qualsiasi oggetto si potesse immaginare. Il gigante afferr subito loccasione. Basta costruire case, basta cercar compratori. Una vita piena di agi e di lusso. Avrebbe avuto cento servi, una carrozza doro, bellissime ancelle, qualsiasi cosa potesse desiderare, o prodotta dal mestolo doro o comprata con denaro che il mestolo avrebbe prodotto. Si allontan tenendo ben stretto il suo mestolo, quando improvvisamente, pochi minuti dopo aver lasciato il ragazzo, si vide piombare addosso un bastone e un mantello che volavano per aria, e che incominciarono a picchiarlo. Il robusto individuo cerc di lottare, ma sentiva i ceppi della terra che lo legavano, mentre nessuna forza di gravit poteva trattenere gli aggressori. II mantello si attorcigli alla sua gola, il bastone gli picchi in testa. Infine egli lasci il mestolo doro e i tre magici strumenti si allontanarono, tornando allastuto giovanotto che li aspettava in vetta alla collina. Con quattro strumenti magici a sua disposizione, il giovane pens che era tempo per lui di tornare al villaggio natio e alla madre che non vedeva da quasi un anno: aveva anche un dovere da compiere verso il re Dowabakpa. Riprese il viaggio attraverso quella terra straniera che gli aveva dato cos preziosi doni. Viaggi per diversi giorni, ed era in procinto di scalare lultima montagna doveva essere pressa poco vicino al luogo dove aveva incontrato lometto col bastone volante quando improvvisamente vide apparire in lontananza un vecchio saggio con una lunga barba, le vesti di un asceta e sul viso una grande saggezza. Sotto il braccio luomo portava con s una bella borsa di pelle di capra. Dove andate, con codesta bella borsa? chiese Tseden Dorgee al vecchio saggio, mentre il suo fascino magnetico esercitava sulluomo un sortilegio che lo turbava e lo faceva sentire felice quando avrebbe dovuto essere molto triste. Seppe cos che il vecchio asceta era un Mago della Pioggia. Ovunque ci fosse un periodo di siccit, egli prendeva la sua borsa di pelle, lagitava nellaria e subito una pioggia abbondante veniva ad irrigare la terra assetata. Nello stesso modo, quando troppa pioggia o troppa neve facevano soffrire la gente, egli accorreva con la sua borsa a riportare il sole. Per questo la gente gli pagava piccole somme di denaro, abbastanza da permettergli di vivere la modesta vita di un pensatore. Ma quelluomo era ben lontano dallessere un acuto pensatore, perch il giovane si valse del suo trucco favorito: col solito sotterfugio propose lo scambio, disse quanto gli sarebbe piaciuto essere un Mago della Pioggia, mostr le virt del mestolo doro, e infine i due uomini conclusero laffare e si separarono. Ma inutile dire che il bastone e il mantello compirono ben presto la loro solita impresa: colpirono il povero mago sulla testa e lo derubarono del mestolo doro. Il giovanotto ora aveva tutto ci che desiderava. Ogni cosa che vedeva nel pensiero compariva davanti ai suoi occhi; e ogni cosa che i suoi occhi vedevano gli era procurata dal bastone. Il martello di ferro poteva costruirgli una bella casa e la borsa di pelle di capra poteva controllare il tempo. La neve si fece pi alta sotto i suoi piedi, e il gelo dellalta montagna lo sorprese. Egli ricord il caldo mantello e gli sii vali che si era procurato un anno prima: agit il mestolo doro, ed eccoli l davanti ai suoi occhi, belli e come nuovi. Avrebbe anche potuto far tornare il sole: ma gli piaceva quel paesaggio candido, gli alberi gravati dal peso della neve, gli uccelli che lasciavano minuscole impronte come folletti dopo una notte di danze sotto la luna. Ma a poco a poco gli alberi diradarono e sparirono. Egli si trovava nuovamente in cima alla montagna che segnava il confine fra un regno e laltro, fra un modo di vita e laltro. Quella notte il martello di ferro costru una piccola casa, il mestolo doro fece comparire un caldo fuoco e un banchetto degno di un re. Il viaggiatore dorm in un letto di morbide piume, e quando si svegli un freddo sole saliva lentamente al di sopra delle montagne. Il giovane lasci in piedi la casa, perch potesse servire per altri viandanti sorpresi dal freddo e dalla neve: e si mise in marcia con i suoi cinque magici amici verso il villaggio che aveva lasciato tanto tempo prima. Si sentiva come uno che torna in luoghi conosciuti nellinfanzia. I suoi ricordi erano impalliditi, sua madre era solo una figura confusa in lunghe vesti, le strade erano strette ed estranee. Ricordava i

mercanti che gli avevano dato dei biscotti, i contadini che avevano riso alle sue storie. I suoi ricordi non erano n buoni n cattivi, i suoi sentimenti erano indifferenti. Venne il tramonto: il ragazzo pass la notte in unaltra casa di ferro. La distanza fra le montagne e la sua casa diminuiva, la strada gli divenne familiare, diversamente dalle strade nuove che aveva percorso per un anno. Ora riconosceva il paesaggio, erano gli stessi alberi, gli uccelli cantavano le stesse canzoni, i fiori avevano gli stessi nomi mentre aspettavano sotto la neve che la primavera venisse a liberarli. Era gi notte quando arriv alla casa di sua madre. Vashi Chodon era invecchiata per il dolore ed era ancora pi povera di prima. I suoi abiti erano laceri, la casa sembrava pi vecchia e pi sporca. La donna non poteva credere che quel robusto giovanotto con quegli abiti eleganti fosse suo figlio, Tseden Dorgee: per tanto tempo lo aveva creduto morto, divorato da Daksemo e dai diavoli della caverna, ma ora egli era qui, vivo, forte e bello. Tseden Dorgee sorrise ai dubbi di sua madre: le raccont del sogno, della prova, dei sette pani che gli avevano salvato la vita e avevano fatto la sua fortuna. A poco a poco raccont alla madre tutta la storia, le fece vedere i poteri del mestolo doro e insieme mangiarono i cibi prelibati, i migliori chessa avesse mai gustato dopo la sua visita al palazzo, tanto tempo prima. Vashi Chodon dorm quella notte in un letto nuovo, su un materasso di piume, fra morbide coperte di lana. Invece di preparare la colazione e andare a prender acqua, pranz con limmaginazione di suo figlio. La vita era nuovamente reale: non solo Tseden Dorgee era tornato, ma era tornato in bellezza. Ce soltanto una cosa, disse il giovane alla madre. Non devi dir nulla alle donne dei miei strumenti magici. Tseden Dorgee e Vashi Chodon vivevano felici insieme. Avevano bruciato i vecchi mobili della casa, e il mestolo doro aveva fatto apparire molti bellissimi oggetti nuovi. Le pareti sgretolate erano state ridipinte, ogni traccia di polvere pulita. Tutto era perfetto. Il giovane avrebbe potuto anche costruire una casa di ferro a molti piani per sua madre: ma non voleva che il re sapesse del suo ritorno, non ancora. E cos evitava la gente del villaggio: se ne andava tutto solo la sera a fare lunghe passeggiate per le campagne, ritrovando i pensieri della sua infanzia, ricordando le canzoni che aveva cantato ai fiori, le storie che aveva sussurrato agli alberi parlanti. Poi tornava a casa, pranzava o almeno immaginava il pranzo poi si coricava, e pensava, dormiva, sognava. Una sera dopo cena Tseden Dorgee annunci alla madre che pensava di partire quella stessa notte per un affare importante. Non doveva preoccuparsi, le disse, perch tutto sarebbe andato per il meglio. Vashi Chodon era invece molto angosciata: aveva pianto per tanto tempo la morte del iiglio che quando era tornato le era sembrato un dono degli di. Dover affrontare nuovamente le stesse pene, le paure, langoscia di non saper nulla sarebbe stato come vivere in uno degli inferni. Ma il giovane promise che sarebbe tornato presto, o avrebbe mandato qualcuno a prenderla. Quando la luna sal nel cielo per il suo viaggio notturno egli lasci la casa coi suoi quattro strumenti magici appesi alla cintura e il magico mantello a scacchi sulle spalle. Viaggi tutta la notte, dorm in una tenda magica durante il giorno e poi prosegu il viaggio, avvicinandosi sempre pi alla capitale e al palazzo del re Dowabakpa. Vide molta gente sul suo cammino, perch ogni miglio lo portava pi vicino alla grande citt, alle migliaia di abitanti che vivevano in poche dozzine di strette vie, dove i mercanti esponevano le loro merci, i fattori cercavano di vendere i loro prodotti, dove insomma si svolgeva tutta la vita della citt, col governo e con le tasse, coi suoi lavori e le sue pene. La notte seguente Tseden Dorgee arriv nei giardini che circondavano il magnifico palazzo reale. La luna era bassa, la notte nera, le stelle pallide e lontane, come timorose di mostrare il loro trepido viso. Sul campo erboso dove di giorno giocavano i bambini il giovane segn i quattro angoli del castello che voleva costruire e ordin al suo martello di ferro di lavorare rapidamente, usando il nero della notte per innalzare un potente castello, con torri e ponti levatoi, un portale irto di punte di ferro, torri che arrivassero al cielo e porte che neppure un intero esercito potesse rovesciare. Il martello lavor rapidamente, muovendosi di qua e di l, forgiando in silenzio muri e pavimenti, e il castello prese forma come una tempesta di sabbia uscita dal nulla. Quando sorse laurora il castello era finito, un possente edificio nero che torreggiava alto sul palazzo reale e lo faceva sembrare un umile granaio accanto a una fattoria. Il castello era come un

animale gigantesco che bloccava il sole e gettava unombra nera su tutta la citt. La gente lo guardava con timore e diffidenza, non sapendo se era meglio fare i bagagli e andarsene, oppure aspettare e vedere se era un Dio o un diavolo quello che era arrivato quella notte, se era un amico o un nemico venuto a scuotere le radici stesse della loro esistenza. Il re Dowabakpa si teneva nascosto nella veranda del palazzo e sbirciava timoroso il nero castello che gettava la sua ombra sulla citt. La sua mente tornava al vecchio astrologo e al suo sinistro presagio. Vedeva la sua vita e le sue ambizioni cadere a pezzi tuttintorno. Pensava al suo figlio maggiore, il principe che un giorno doveva diventare re, e si domandava smarrito se mai il giovane sarebbe salito al trono. Guardava tremando il possente castello di ferro e non sapeva se questa fosse veramente la fine o se fosse una visita degli di, una semplice apparizione, di cui sempre parlavano gli antichi. Questi erano i pensieri del re, questi erano i timori dei cittadini quando un altro fatto avvenne, ancora pi sorprendente. Un vecchio bastone nodoso e un logoro mantello a scacchi rossi e verdi cominciarono a volare per tutta la citt, spingendo la gente dentro le case e picchiando sulle orecchie quei pochi che volevano resistere. Quando tutti furono rinchiusi nelle loro case, il bastone magico e il mantello a scacchi attaccarono il palazzo reale, ne scacciarono i principi e le principesse, sorpresero le guardie di palazzo e le gettarono gi dalle scale di marmo, fecero scappare la regina e bastonarono il re. Fu un giorno terribile per tutti. Il re si rese conto che loracolo si avverava, ma ancora la gente non sapeva che cosa stava succedendo. Guardavano fuori dalle finestre e se si avventuravano nelle strade o un bastone o un mantello accorreva subito a ricacciarli indietro. Il palazzo reale era completamente nel caos, le guardie erano tutte ammucchiate sul pavimento insieme al trono, ai calici doro e alle gemme preziose; i membri della famiglia reale, inseguiti in ogni angolo, erano coperti di polvere e sudiciume, e il bastone e il mantello stavano girando dappertutto, prendevano tutti gli oggetti di pregio e tornavano poi nel nero castello di ferro. Quando scese la notte Tseden Dorgee stava ancora ridendo. Il mantello e il bastone riposavano mentregli era seduto a uno splendido banchetto. Nel frattempo per il re si era ripreso e aveva deciso di fare un ultimo tentativo per sconfiggere linvisibile minaccia che era in agguato dentro il castello. Riun tutte le sue truppe e le mand in citt con una promessa: se i cittadini lo aiutavano a battere il terrore del castello, non ci sarebbero state pi tasse per dieci anni. Naturalmente tutti acconsentirono e accorsero al palazzo come uccelli migratori in cerca di climi pi miti. Portarono con s tutto il legname e tutto lolio che poterono raccogliere, e, col re in testa, marciarono dal palazzo verso il castello. Vi ammucchiarono intorno la legna e la inzupparono di olio. Per tutta la notte lavorarono: raccolsero altra legna, altro olio, tutto ci che poteva bruciare fu gettato sullenorme mucchio. La nera notte era alla fine, il sole si stava levando, il re, alla testa dei suoi generali e dei suoi ministri, marci verso il centro dellenorme catasta e vi diede fuoco. Le fiamme corsero veloci su per la legna secca impregnata di olio. Lincendio divamp sempre pi violento, come i fuochi dellinferno, le mura di ferro cominciarono a curvarsi e a crollare, la porta principale fu abbattuta e le truppe cominciarono a penetrare nel castello. Le torri crollavano, il ferro diventava rosso e incandescente per il calore. Gli uomini gridavano, esultavano, la loro lunga notte di fatica finiva in un grande folle assalto contro il castello, contro lintruso nascosto, contro il bastone e il mantello a scacchi. Dieci anni senza tasse, gridavano tutti, gettando altra legna nel fuoco. Dentro il castello Tseden Dorgee se ne stava tranquillo e senza timore. Per tutta la notte era stato a osservare gli uomini ai piedi del castello, che trafficavano come formiche bruciando vivi per difendere i loro misfatti. Era sempre stata una citt malvagia, con un uomo ancor pi malvagio al suo governo. Il giovane non sentiva nulla, n gioia n pena. Mentre le fiamme divampavano sempre pi alte intorno alle mura e le guardie di palazzo avanzavano da un piano allaltro, Tseden Dorgee si rec a lenti passi nella torre gigantesca che si ergeva al centro del castello. Sal i gradini di ferro, col mantello che ondeggiava nellaria senza vento, il bastone e il martello magico appesi alla cintura, il mestolo doro sotto il braccio, la borsa di pelle di capra in mano. Si ferm sul piccolo balcone alla sommit della torre. Guard ai suoi piedi gli uomini che come insetti indaffarati lavoravano senza sosta: e gli insetti si fermarono e guardarono in alto verso di lui,

pieni di paura e sgomento. Il giovane alz le braccia verso il cielo come se fosse un Dio pronto a spiccare un volo nelluniverso; invece gett la preziosa borsa in aria, pi in alto delle nubi; e la borsa colp il soffitto del cielo e poi scese lentamente fluttuando come un pallone scoppiato. Pochi secondi dopo il cielo si spacc in due come un foglio di carta, lampi accecanti serpeggiarono nella fessura, i tuoni rombarono e la pioggia cadde a torrenti spegnendo lincendio e inondando le strade. Le montagne a est crollarono in una sola immensa frana, poi le montagne a ovest subirono la stessa sorte. La pioggia cadde come una cascata senza fine, infinito torrente dacqua che sommerse la pianura, smosse i macigni che rotolarono con fragore lungo i versanti delle montagne. Enormi valanghe si rovesciarono come due immense onde sulla campagna, il grande fiume scompar ve via via che linondazione sommergeva la valle. Il sogno si era avverato. Tseden Dorgee era realmente pi che un comune mortale. Il re riun la sua famiglia e part per lesilio, nel timore che la collera del giovane signore del castello si espandesse come un ectoplasma e lo inghiottisse. La citt era praticamente distrutta. Le strette strade dove era stato praticato il vizio e il delitto da quando la generazione precedente aveva lasciato questo mondo erano diventate ruscelli che entravano e uscivano dalle case e scorrevano sui muri crollati. Tseden Dorgee usci dal castello semidistrutto, agit il suo mestolo tre volte a sinistra e le rovine scomparvero; i relitti della citt galleggiavano in sudici mucchi, ma il mestolo doro sgomber tutto, distrusse il marciume e ricostru le case. La gente diede al re la colpa di tutto quello che era successo e salut Tseden Dorgee come nuovo sovrano: e tutti giurarono che la bont avrebbe regnato nel paese da quel giorno fino alla fine del tempo. Il saggio vecchio monaco apr gli occhi e sorrise al giovane discepolo. Ora ho molte cose a cui pensare, disse il giovane eremita, muovendo le membra intorpidite per cercare una nuova posizione, e aggrott le sopracciglia, pensando, considerando, contemplando.