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Non siamo eterni

Gustav Klimt, Le tre età della donna, 1905, Roma, Galleria Nazionale d'Arte
Moderna e Contemporanea.

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Quando Klimt arrivò nel 1903 a Ravenna, nella terra dei mosaici e del gusto
bizantino, vide la Basilica di San Vitale. Niente fu come prima, l’arte del ravennate
a Klimt l’aveva toccato nel profondo e dopo due anni nella città italiana dipinse il
celebre Le tre età
della donna, acquistato dal governo italiano e donato all’allora giovane Galleria
Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dove tutt’ora è conservato.
Il dipinto, come da titolo, parla delle le tre fasi della vita di un essere umano, si
notano una giovane donna con una bambina in braccio e sullo sfondo di profilo
un’anziana disperata. La bambina e la donna sono teneramente abbracciate, come una
madre fa con sua figlia cercando vicinanza, contatto e calore ed entrambe chiudono
gli occhi, godendosi il momento di amore profondo raccontando l’immenso legame
fra una madre e la propria figlia.
L’anziana di profilo ha il volto coperto dai lunghi capelli. Il suo corpo è segnato
dalla vita ormai al termine e sembra lasciare spazio ai giovani mettendosi da parte
arrendendosi all’eterno ciclo della vita.
Gli sfondi sono nettamente diversi: rappresentano la vita e la morte, con dei fiori
che illuminano la testa della giovane donna, a simbolo della piena primavera della
vita della donna e di fertilità.
La vita è così, a nessuno di noi piace invecchiare e raggiungere un inevitabile
declino, ma fa parte del gioco e una sana consapevolezza della caducità della vita
aiuta ad affrontare la faccenda, che rende l’accettazione dei fatti necessaria. Non è
facile fatalismo ma consapevolezza.

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Però quest’opera racconta anche di più: l’amore profondo con i figli, la bellezza
dell’esistenza e il racconto dei veri valori della vita. Marco Aurelio scrive: Non
disprezzare la morte, ma accettala di buon grado, pensando che anch’essa è una
delle cose volute dalla natura. Quali sono, infatti, il diventare adulti, invecchiare, il
crescere, il raggiungere la piena maturità, il mettere i denti e la barba, l’incanutire,
il generale figlioli, il portare in seno, il partorire e tutte le altre attività che le stagioni
della tua vita ti portano, tale anche la stessa dissoluzione”.51
Non siamo eterni e nessuno di noi sa quanto tempo ha a disposizione. Non
perdiamo l’occasione.

51 Armando Massarenti (a cura di), Marco Aurelio, Pensieri, Libri I - IX, UTET editore, libro XI p. 91.

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