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Ascolta il Genius Loci dei luoghi

Joseph Mallord William Turner, Venezia, la bocca del Grand Canal, 1775–
1851, Yale Center for British Art, Paul Mellon Collection

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Turner è luce e colore, Solo nelle opere dell’inglese si riesce a percepire l’acqua,
la nebbia o il fuoco sentendoli sulla pelle. L’artista, instancabile viaggiatore, si sente
parte integrante della natura raccontando i propri stati d’animo e le proprie emozioni,
dando uno degli esempi migliori di pittura del sublime kantiano.
Insaziabile girerà l’Europa per cercare nuovi paesaggi, e nel bel paese troverà
ovviamente il meglio. Girerà per mesi l’Italia con un taccuino e una matita tra le
mani, continuamente impegnato nella riproduzione dei paesaggi che lo colpivano.
Turner raccolse tanti appunti visivi e, affidandosi al ricordo e alle emozioni provate
lungo il viaggio, li traspose nei suoi dipinti.
Venezia ovviamente lo colpì in maniera evidente, la Serenissima letta da Turner è
una visione di luce e colore, dove il confine fra i vari elementi viene eliminato. È così
che Venezia diventa una bellissima unione di acqua, terra e aria facendo vedere la
città con occhi nuovi, quasi trascendenti. Turner tralasciava i contorni delle figure
per rappresentare emozioni sempre nuove, cercando il Genius Loci del luogo.
Hilmann nel suo Anima dei luoghi racconta:
Nell’antica Grecia, luoghi quali crocevia, sorgenti, pozzi, boschi e simili,
avevano specifiche qualità e specifiche personificazioni: dèi, demoni, ninfe,
daimones, e se si era inconsapevoli di tutto questo, se si era disattenti alle figure che
abitavano un incrocio o un bosco, se si era insensibili ai luoghi, si correva un
grave pericolo. Si poteva esserne posseduti. Consideriamo, per esempio, la

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infolessia: le ninfe o Pan potevano sopraffare il viandante. Perciò si doveva essere
consapevoli di quello che accadeva, di quale spirito, quale sensibilità, quale
immaginazione presidiava un particolare luogo, o come la psiche, l’anima,
corrispondevano al luogo in cui ci si trovava. Alcuni luoghi venivano evitati, mentre
in altri si traeva beneficio e si otteneva guarigione. […] è importante rendersi conto
di cosa i luoghi «contenevano», tenevano – dentro, da cosa fossero in-habited. Ogni
luogo aveva un’intima, peculiare qualità. Questo in, l’interiorità del luogo, è l’anima
del luogo. Ciò si manifesta in parte ai nostri sensi, al nostro corpo attraverso i
sensi.60

Per i Romani il Genius loci era la divinità protettrice di un luogo ed era legato al
territorio e nel mondo moderno il Genius loci è quella qualità, quello spirito
indefinibile ma ben chiaro che contraddistingue un posto, la sua anima.
In effetti ogni luogo è unico e ha un delicato equilibrio da non trascurare e
Venezia ne è un meraviglioso esempio. Turner lo sapeva bene e la sua arte spesso
evocava il Genius Loci.
Respira profondamente e immergiti in ciò che ti circonda, ascolta l’anima dei
luoghi.

60 J. HILLMAN, L’anima dei luoghi. Conversazione con Carlo Truppi, Rizzoli, 2004, Milano, pp.90-91

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