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Un istante è per sempre

Claude Monet, Ninfee, 1906, Chicago, Art Institute of Chicago

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Tutto inizia da un’invenzione: il tubetto di colore. Nel 1841, un’artista americano,
John Rand, inventò il tubetto di metallo morbido, dando l’opportunità di dipingere
all’aperto senza che il colore si seccasse. Portarlo, come in passato, nelle vesciche di
maiale era innegabilmente scomodo. E qui arriviamo alla famosa affermazione di
Monet, che invitava i colleghi ad abbandonare i polverosi studi dove lavoravano per
andare en plein air, davanti al motif. Gli impressionisti rappresentavano l’attimo che
passa, il poetico “attimo luminoso” dove c’è tutta la felicità e il tripudio di ritornanti
pomeriggi di primavera e la drammatica consapevolezza di attimi che verranno
ingoiati nella morta gora del tempo68.
Poi il nome Impressionismo, appellativo negativo alla corrente (come spesso
succede nel mondo dell’arte) dato dal critico Louis Leroy alla prima mostra del 1874,
colpito da un’opera proprio di Claude, Impression, soleil levant. Il paragone era con
gli imbianchini, non il massimo per un gruppo di artisti.
La storia però si è rivelata magnanima con l’impressionismo e oggi sono ritenuti
una delle correnti artistiche chiave per la modernità, anche per la sua vicinanza alla
fotografia e alle sue capacità espressive. Inoltre, grazie alla sua assenza di disegno e
la completa libertà di espressione la corrente è fra le più amate da grande pubblico
perché risulta splendida come una bella giornata di sole.
Il “Japonisme” poi, farà il resto. Molta della pittura francese cambierà dopo la
scoperta dell’arte nipponica, e Monet ne sarà inevitabilmente influenzato, cercando
l’effetto emozionale della natura e dalle prospettive inedite per il mondo occidentale.

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Flavio Caroli, La storia dell’arte raccontata da Flavio Caroli, Electa editore, Milano 2001, p. 396.

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Per i suoi ultimi e commoventi lavori il francese dirà “un istante, un aspetto della
natura contiene tutto” dipingendo il suo amato giardino a Giverny, un piccolo
paradiso privato del padre dell’impressionismo dove cercava di sconfiggere il tempo
e la morte attraverso le sue tele, sapendo in cuor suo quanto la bellezza sia effimera.
Monet infatti mescolava la sua anima con la natura
La bellezza delle Ninfee fu notata anche da Marcel Proust, che elogiò l’artista. Il
letterato capiva che la ricerca di Monet non avveniva nel registro dell’esteriorità’ ma
dell’interiorità, che la sua pittura non era semplicemente una riproduzione materiale
delle apparenze ma un atto altamente spirituale69.
Monet è quindi essenziale per il nostro tema anima e arte, sviluppa la sua
interiorità e il suo spirito attraverso ciò che lo circonda, immergendosi nella bellezza
e nel senso profondo del tempo. Sentimento e pensiero magicamente si univano per
entrare negli elementi circostanti, questo è il grande dono di Monet e della sua arte e
l’aiuto profondo della sua pittura per la nostra anima.

69
Giuliana Giulietti, Proust e Monet, I più begli occhi del XX secolo, Donzelli editore, Roma 2011, p. 48.

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