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Pánta rheî

Johannes Vermeer, La Lattaia, 1658-1660 circa, Rijksmuseum, Amsterdam

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La pittura di Vermeer, caduta nell’oblio per decine di anni, viene riscoperta verso
la metà dell’Ottocento quando alcuni esponenti dei macchiaioli e soprattutto gli
impressionisti se ne interessano per approfondire gli effetti della luce.
L’olandese ha il dono rarissimo dell’attimo e la sua arte rende eterno un istante
come luminosità e colore. La luce nella sua pittura diventa uno strumento psicologico
con cui riesce a esprimere l’anima. I suoi dipinti mostrano la vita domestica dove,
non succede nulla di straordinario, regalando piccoli attimi di vita dei suoi
personaggi, prevalentemente donne, nulla è scontato e ogni momento, anche il più
impercettibile, può essere poesia. Panta rhei secondo Eraclito perché tutto scorre, la
realtà è in continua trasformazione, muta e passa da uno stato all’altro e il perpetuo
fluire e trasformarsi della natura è il carattere distintivo della vita. Eraclito descrive
il mondo come un flusso perenne in cui tutto scorre come le acque di un fiume: non
ci si può mai bagnare due volte nella stessa acqua.
La lattaia è ambientata in un ambiente chiuso, una povera stanza dove lavora la
donna. È un lavoro quotidiano, nulla di straordinario ma la donna, con le sue possenti
braccia, è immersa nel lavoro con un grande impegno. Il significato dell’opera è
nell’istante, tutto dove si muove come il meraviglioso latte dell’opera e ogni minuto
è importante. Non consiste in qualche messaggio religioso o filosofico ma si tratta di
riportare l’essere umano al senso della realtà, nel momento che sta vivendo qui e ora.
Nessun gesto è insignificante e Vermeer con la sua arte immortala gli attimi
rendendoli eterni.

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