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Codice Corso: MASTER24CFU

“Metodologie Didattiche, Psicologiche, Antropologiche e Teoria dei metodi di progettazione”


A.A.2019/2020

Insegnamento di Didattica Speciale


UNITA’ DIDATTICA 1

I BES - bisogni educativi speciali - Normativa e applicazione

Corsista: Pier Paolo Soro

1
INTRODUZIONE
I BES, bisogni educativi speciali, sono un argomento di recente acquisizione nell’ambito
dell’apprendimento scolastico. Si tratta di un aspetto molto delicato che riguarda alcune categorie di
alunni di cui si è avuto riscontro, in modo particolare con l’avvento del III Millennio in cui stanno
assumendo sempre maggiore rilievo diverse forme di emergenza sociale, in particolar modo quelle
dovute alla Globalizzazione delle relazioni.

DEFINIZIONE
Lo studioso D. Ianes, definisce i Bisogni educativi speciali (BES) come “una qualsiasi forma di
difficoltà evolutiva in ambito educativo che si manifesta in un funzionamento problematico

dell’alunno in interazione con l’ambiente”1. Tale difficoltà, che necessita di educazione

speciale individualizzata, si traduce per il soggetto anche in termini di danno,

ostacolo o stigma sociale.


I BES sono definiti dalla classificazione internazionale del funzionamento (ICF) come “qualsiasi
difficoltà evolutiva di funzionamento permanente o transitoria in ambito educativo o di
apprendimento, dovuta all’interazione tra vari fattori di salute e che ha bisogno di un’educazione
speciale individualizzata”2. Secondo Gaspari, “possono essere considerati come paradigma di
lettura della complessità e della varietà delle difficoltà di apprendimento” 3.
Tale visione richiede di ampliare lo sguardo verso le esigenze formative di ogni

individuo, andando oltre ai soli deficit certificabili.

BREVE STORIA NORMATIVA


Il concetto di BES era già stato preso in considerazione fin dagli anni settanta in Europa e in
America, come dimostrano i numerosi documenti dell’UNESCO, anche se i BES diventano
ufficialmente una categoria internazionale da parte dell’UNESCO con la Dichiarazione di
Salamanca del 1994, in cui si afferma che con il termine Bisogni educativi speciali ci si riferisce a
“tutti quei bambini e giovani i cui bisogni derivano da disabilità oppure difficoltà di
apprendimento”4; a questa dichiarazione seguono, al fine di chiarire a ampliare il concetto,
l’ISCED5 del 1997 - in cui si amplia la nozione ancora fortemente ancorata all’idea di deficit
individuale - e l’ISCED del 2011 dove vengono prese in esame le ragioni dei BES e vengono
1
D. Ianes, 2005.
2
OMS, ICF (International Classification of Functioning) Classificazione Internazionale del Funzionamento, delle
Disabilità e della Salute.
3
Gaspari P. 2014, p.193.
4
UNESCO, 1994, p.6.

2
inclusi svantaggi di tipo fisico, comportamentale, intellettivo, sociale ed emotivo, economico,
linguistico.

In Italia si comincia a parlare di BES dal 1998, ma occorre attendere fino al 2012 per una sua
ufficializzazione con la Direttiva del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca -
MIUR del 27 dicembre 2012: “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e
organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”.
La questione viene così esplicata: «in alcuni casi il quadro clinico particolarmente grave – anche
per la coesistenza di più patologie diverse in uno stesso individuo – richiede l’assegnazione
dell’insegnante di sostegno, come previsto dalla legge 104/92. Tuttavia, vi sono moltissimi ragazzi
con ADHD1 che, in ragione della minore gravità del disturbo, non ottengono la certificazione di
disabilità, ma hanno pari diritto a veder tutelato il loro successo formativo. Vi è quindi la necessità
di estendere a tutti gli alunni con bisogni educativi speciali le misure previste dalla 170/2010 per i
D.S.A., cioè per alunni e studenti con disturbi specifici d’apprendimento”.
In sostanza si prende atto che nell’area dello svantaggio scolastico, oltre alla presenza di deficit
dovuti a disabilità vera e propria, è necessario considerare altre due sotto-categorie, ossia i disturbi
evolutivi specifici e lo svantaggio socio/economico, linguistico e culturale, avendo come
riferimento il metodo di classificazione ICF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
(Classificazione Internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute).

L’argomento viene ripreso nella successiva Circolare ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013 e integrata
dalla nota del MIUR del 27 giugno 2013, n. 1551, in cui vengono riconosciuti come BES anche
alcuni casi di alunni con situazioni di svantaggio culturale, economico e linguistico: “si vuole
inoltre richiamare ulteriormente l’attenzione su quell’area dei BES che interessa lo svantaggio
socioeconomico, linguistico, culturale. La Direttiva, a tale proposito, ricorda che “ogni alunno,
con continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi
fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che
le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta”. Tali tipologie di BES dovranno essere
individuate sulla base di elementi oggettivi (come ad esempio una segnalazione da parte degli
operatori dei servizi sociali), ovvero di ben fondate considerazioni psicopedagogiche e
didattiche»6.

5
International standard classification of education, è uno standard creato dall'UNESCO come sistema internazionale di
classificazione adatto alla realizzazione di statistiche sull’istruzione dei corsi di studio e dei relativi titoli.
6
Circolare ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013. Available: https://www.istruzione.it/allegati/prot2563_13.pdf.

3
I PROVVEDIMENTI

I provvedimenti addottati per i BES nella scuola, si discostano da quelli attuati per i casi che
rientrano nella Legge 104 - come ad esempio, l’assegnazione dell’insegnante di sostegno.

Viene così esteso a tutti gli studenti in difficoltà, il diritto all’individualizzazione e alla
personalizzazione dei percorsi per l’apprendimento sancito dalla Legge 53/20037 e dal D. lgs.
59/20048.

Come ci ricorda Cammisuli, quando asserisce che “spetta alla scuola la responsabilità della loro
individuazione e progettazione didattica”9, è, infatti, necessaria una presa in carico da parte della
scuola affinché si attui nei confronti dei soggetti affetti da questi disturbi un differente approccio
pedagogico esplicato mediante la creazione di percorsi di studio personalizzati, così come già
previsto per le categorie rientranti nella Legge 170, i DSA (Disturbi specifici dell’apprendimento).
L’applicazione è rivolta dunque non solo agli studenti con una relazione clinica di disturbo
specifico dell'apprendimento, ma anche a coloro che presentano uno degli altri disturbi evolutivi
nominati.

Il principale tra i benefici previsti dalla norma è la stesura da parte del Consiglio di Classe di un
Piano Didattico Personalizzato (PDP) - successivamente firmato del Dirigente scolastico e
condiviso con la famiglia - che, in considerazione della molteplicità di aspetti che concorrono a
determinare lo stato di bisogno dell’alunno, preveda strategie didattiche personalizzate elaborate sui
bisogni concreti dello studente e la possibilità di utilizzo di strumenti didattici compensativi o di
forme di dispensa. Nel piano devono essere obbligatoriamente presenti:
- le strategie di intervento;
- gli strumenti compensativi e le misure dispensative;
- i criteri di valutazione degli apprendimenti.

Nella seconda parte della medesima Circolare Ministeriale, la direttiva individua un altro potente
strumento nella didattica, che sia denominatore comune per tutti gli alunni e che non lasci indietro
nessuno: una didattica inclusiva più che una didattica speciale 10 e pertanto provvede all'attivazione
di corsi/master dedicati agli insegnanti.

7
Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in
materia di istruzione e formazione professionale.
8
Definizione delle norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma
dell’articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53.
9
Cammisuli, 2016, p. 102.
10
Direttiva del 27/12/2012, p. 4.

4
Al fine della realizzazione dell'inclusione scolastica, viene quindi illustrata l'organizzazione del
territorio, che va ad articolarsi in gruppi di lavoro per l'inclusione a livello di singolo Istituto, di rete
di scuole, di Provincia e di Regione, Centri Territoriali per l'Inclusione con compiti di
coordinamento e Centri Territoriali di Supporto (CTS) istituiti dagli Uffici Scolastici Regionali e
ubicati presso le Scuole Polo, in accordo con il Ministero mediante il progetto Nuove tecnologie e
disabilità. Tali centri hanno la funzione di fornire ai docenti consulenze relative alle tecnologie
informatiche da utilizzare con gli studenti che presentano bisogni speciali.

I CTS, dice la norma, devono essere almeno uno per provincia, sono composti da un dirigente
scolastico affiancato da un'équipe di docenti curricolari e di sostegno specializzati, che offrono
funzioni di consulenza alle scuole sull'uso delle tecnologie utilizzate per rispondere ai bisogni
educativi speciali, informazione e formazione, gestione degli ausili e del comodato d'uso, ricerca,
sperimentazione e diffusione delle buone pratiche. I centri sono finanziati con fondi del Ministero.

La successiva circolare specifica meglio come la presa in carico dei BES debba essere al centro
dell'attenzione e dello sforzo congiunto dei principali ambiti di apprendimento: la scuola e la
famiglia. In tale direzione viene ribadito il diritto di ciascun alunno alla personalizzazione degli
apprendimenti, che ha nel Piano didattico personalizzato lo strumento privilegiato per esplicitare le
strategie educative di intervento più idonee e i relativi criteri per la valutazione.

Un aspetto essenziale che viene sottolineato è il seguente: l'individuazione degli alunni con Bisogni
educativi speciali avviene sia in presenza di certificazioni diagnostiche e relazioni cliniche, ma
anche sulla base delle considerazioni psico-pedagogiche e didattiche assunte dal Consiglio di classe
o team della scuola primaria. Proprio questo fatto appare come una grande rivoluzione culturale,
infatti viene evidenziata la responsabilità e la competenza collegiale del docente nell'individuare le
particolari necessità degli studenti slegandola almeno in parte dalla dipendenza da procedure di tipo
medico-sanitario.

La nota ministeriale 27 giugno 2013 chiarisce che tra i compiti del Gruppo di lavoro per l'inclusione
(GLI) di ogni scuola c'è l'elaborazione del Piano Annuale per l'Inclusività (PAI). Tale documento è
parte integrante del piano dell'offerta formativa. E’ uno strumento che può accrescere la
consapevolezza dell'intera comunità educante sulla centralità dei processi inclusivi, basato su
un'attenta lettura del grado di inclusività della scuola e su obiettivi di miglioramento da perseguire
nell'insegnamento curricolare, nella gestione delle classi, nell'organizzazione dei tempi e spazi
scolastici e delle relazioni.

5
Il Gruppo di Lavoro per l’Inclusione svolge le seguenti funzioni: individua i BES presenti
all’interno della scuola; raccoglie e documenta gli interventi didattico-educativi attuati - anche in
funzione di azioni in rete tra scuole e/o in rapporto con azioni strategiche dell’Amministrazione;
promuove il confronto sui casi, fornendo consulenza e supporto ai colleghi, così da favorire
l’elaborazione di strategie e metodologie di gestione delle classi; si occupa di rilevare, monitorare e
valutare il livello di inclusività della scuola; raccoglie e coordina le proposte formulate dai singoli
GLH operativi; elabora una proposta di Piano Annuale per l’Inclusività che riguardi tutti gli alunni
con BES, la quale viene redatta al termine di ogni anno scolastico (entro il mese di giugno).
Secondo Cammisuli il Piano Annuale per l’Inclusività è «il cuore dell’azione rivolta all’inclusività
di ciascuna scuola»11.

Infine, viene posta una sottolineatura sulla situazione di svantaggio linguistico-culturale che
interessa gli studenti con cittadinanza non italiana o NAI, “neoarrivati in Italia”.
Si chiarisce come la loro difficoltà linguistica non vada considerata elemento di segregazione, ma al
contrario sia un BES e per questo è necessario offrire in questi casi interventi didattici per
l'apprendimento della lingua che abbiano necessariamente natura transitoria cioè «per periodi più o
meno lunghi, a seconda dell’età, della provenienza, delle lingue di origine, della scolarità pregressa,
dei tratti personali e di elementi contestuali»12.

In merito a questa specifica problematica, il MIUR ha introdotto la Classe di concorso A/23


-“Lingua italiana per discenti di lingua straniera” che consente l’insegnamento dell’Italiano come
lingua seconda (o “L2”). In questo modo è possibile integrare l’offerta formativa e il percorso di
inclusione nella Scuola secondaria di I e II grado, nei percorsi di istruzione per gli adulti (CPIA) e
nei Laboratori di italiano L2 nella scuola dell’infanzia e primaria. La classe di concorso è
riconosciuta dal DPR 14 febbraio 2016, n. 19 - “Regolamento recante disposizioni per la
razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso a cattedre e a posti di insegnamento”.

BIBLIOGRAFIA:

- Bettinelli, G. 2013, Gli alunni stranieri “sono BES?”, Retrieved 21 novembre 2013,
giuntiscuola.it.

- Cammisuli, D. M. 2016, Contributi di didattica speciale. Competenze, strumenti operativi e

11
Cammisuli, 2016, p. 38
12
Bettinelli, 2013.

6
linee-guida metodologico-didattiche per il docente specializzato al sostegno. Roma:
Editoriale Anicia.

- Gaspari P. 2014, Pedagogia speciale e BES. Spunti per una riflessione critica verso la
scuola inclusiva, Roma, Editoriale Anicia.

- Ianes D. 2005, Bisogni Educativi Speciali e inclusione, Trento, Erickson.

- Ianes D. - Macchia V. 2008, La didattica per i bisogni educativi speciali, Trento, Erickson.

- Ianes D., Cramerotti S. 2013, Alunni con BES Bisogni Educativi Speciali Indicazioni
operative per promuovere l’inclusione scolastica sulla base della DM del 27/12/2012 e
della Circolare Ministeriale n 8 del 6 marzo 2013, Trento, Erikson.

- https://it.wikipedia.org/wiki/Bisogni_educativi_speciali

- http://www.liceostefanini.edu.it/pvw/app/default/pvw_sito.php?
sede_codice=VEIM0002&page=2145504

- https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/2/22/16G00026/sg