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15/5/2020 Il Timeo di Platone | Filosofia in movimento

mporta che il discorso di Timeo, poiché riguarda l’universo (che è una realtà, o un
insieme di realtà, sensibile, mutevole, soggetta alla generazione e alla corruzione), e
non il modello eterno, immobile e sempre identico, non sarà un discorso pienamente
vero, coerente con se stesso ed esatto da ogni punto di vista; si tratterà invece di un
discorso soltanto “verosimile” (eikos), nella misura in cui si rivolge a una realtà, o a un
insieme di realtà, l’universo, che altro non è che un’immagine (eikon) simile alla
realtà vera, una copia imperfetta del modello originale perfetto (29b-d). Se dunque
l’universo è una realtà sensibile e se, a questo titolo, esso non può costituire l’oggetto
di un discorso pienamente vero e stabile, ma solo di un’esposizione verosimile, sarà
proprio questa esposizione a esigere un punto di partenza, in modo da poter dare
conto, nei termini temporali di un discorso umano soltanto verosimile, di una realtà
eterna. La genesi del cosmo di cui Timeo si ripromette di parlare all’inizio del dialogo
(27a-b) non costituirebbe dunque il suo inizio effettivo, la sua origine, ma indicherebbe
la sua condizione eternamente mutevole e instabile, soggetta a successive
generazioni e corruzioni, ma non a una generazione prima o assoluta – una
condizione eternamente mutevole e instabile, nell’ambito della quale occorrerà
tuttavia scegliere un punto di partenza del discorso intorno all’universo. Comporre un
discorso su una realtà eternamente diveniente, che riproduca tale realtà nel suo
eterno divenire, poiché il divenire eterno non può essere narrato se non da un
impossibile discorso a sua volta eterno e diveniente, implica che si scelgano
fittiziamente un punto di partenza e un punto di arrivo: ma tale scelta proietta sul
contenuto di un simile discorso, altrettanto fittiziamente, un’origine e una fine. Ora,
che non vi sia un termine dell’universo, una sua fine, è esplicitamente detto
nel Timeo (32c), sicché la scelta del termine del discorso di Timeo sull’universo è
evidentemente arbitraria ed è fatta coincidere con il completamento dell’universo
come lo conosciamo, ossia con la descrizione delle specie viventi che lo popolano
(90e-92c); credo si possa perciò ipotizzare che un’analoga condizione valga per
l’inizio dell’universo, che non sussiste realmente come tale, ma dipende dall’esigenza
di fissare un punto di partenza per il discorso che lo riguarda: per cominciare il
discorso intorno al cosmo, si deve scegliere, nell’ambito della vicenda del suo eterno
divenire, un inizio; ma questa scelta fa sì che l’inizio scelto per il discorso, l’arche tou
logou, si traduca fittiziamente in un’arche tou kosmou, cioè in un inizio della vicenda,
che è invece di per sé eterna, del mondo stesso in divenire. Ciò troverebbe
corrispondenza nelle frequenti affermazioni di Timeo (cfr. 29c, 34c, 51c-d e passim),
secondo cui il discorso che egli conduce è in parte partecipe del caso, come tutti i
discorsi umani, e dunque non del tutto esatto e consequenziale, rispetto al suo ordine
e alla sua disposizione; vale a dire che, plausibilmente, proprio l’ordine e la
disposizione del discorso dipendono da questa strutturale deficienza.

Se dunque quella dell’origine del mondo nel tempo è una metafora costruita a fini
espositivi, per illustrare la struttura e la composizione dell’universo in base
all’imitazione dei modelli eterni nei limiti di un discorso umano, resta da considerare la
sua concreta attuazione seguendo la rappresentazione, essa pure metaforica,
dell’attività della produzione demiurgica. Il demiurgo procede infatti alla costituzione
del corpo del mondo (31b-34a) servendosi dei quattro elementi fondamentali, fuoco,
aria, acqua e terra: poiché l’universo è una realtà generata, e perciò corporea e
sensibile, che esaurisce in sé la totalità degli enti sensibili, in esso devono trovarsi gli
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elementi componenti di tutte le cose. Ma quella operata dal demiurgo non è una
composizione casuale, giacché egli procede mescolando i quattro elementi in base a
una proporzione ben determinata e conferendo così al corpo del mondo una precisa e
armonica struttura matematica. Inoltre, come Timeo spiega più avanti (53b-56c), i
quattro elementi si riducono a quattro tipi di particelle elementari infinitamente piccole,
dunque invisibili, indivisibili e indistruttibili, associate, rispettivamente, a quattro
poliedri regolari: il tetraedro, l’esaedro, l’ottaedro e l’icosaedro; avanzando
ulteriormente in questa progressiva riduzione geometrica, i primi tre dei quattro
poliedri regolari hanno come base un triangolo equilatero, a sua volta composto da
sei triangoli rettangoli scaleni, mentre il quarto ha come base un quadrato. Senza
entrare nei dettagli tecnici di questo complesso schema geometrico-matematico, se
ne possono tuttavia mettere in luce le ragioni e le finalità: la struttura corporea di tutte
le cose acquista, in virtù della sua natura geometrico-matematica, una certa regolarità
e un’evidente semplicità, che, a loro volta, garantiscono la bellezza e, nei limiti del
possibile, l’ordine perfetto dell’universo, che, è bene ricordarlo, deve rispecchiare,
secondo le intenzioni del demiurgo, l’assoluta bellezza e perfezione del modello
intellegibile in base al quale esso è costituito. Per questo stesso motivo, il demiurgo
attribuisce al corpo del

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