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Quintus Horatius Flaccus

Iter Brundisinum. Satira V

traduzione di Alessandra De Paolis

Edizioni digitali del CISVA, 2008


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Egressum magna me accepit Aricia Roma Uscito dalla grande Roma m' accolse in una modesta locanda
hospitio modico; rhetor comes Heliodorus, Aricia; m' era compagno il retore Eliodoro, di gran lunga il più
Graecorum longe doctissimus; inde Forum Appi dotto dei Greci; di lì al Foro d'Appio, affollato di barcaioli e di
differtum nautis cauponibus atque malignis. scaltri osti. Noi, poltroni, dividemmo in due questo tratto, che è
hoc iter ignaui diuisimus, altius ac nos unico per coloro che si legano la tunica più alta di noi: ma la via
praecinctis unum: minus est grauis Appia tardis. Appia è meno pesante per coloro che sono più lenti.
hic ego propter aquam, quod erat deterrima, uentri Qui io, a causa dell’acqua, che era pessima, dichiaro guerra al
indico bellum, cenantis haud animo aequo ventre e aspetto non di buon animo i compagni che pranzano.
exspectans comites. iam nox inducere terris Già la notte si apprestava a stendere le sue ombre sulla terra e a
umbras et caelo diffundere signa parabat: disseminare gli astri nel cielo: allora i servi presero a scagliare
tum pueri nautis, pueris conuicia nautae improperi ai barcaioli, i barcaioli ai servi:« Approda qua»; «Ne
ingerere: 'huc adpelle'; 'trecentos inseris'; 'ohe, imbarchi trecento?»; «Ohé, ce nè abbastanza».
iam satis est.' dum aes exigitur, dum mula ligatur, Fra riscuotere il nolo e legare la mula, se ne va un'ora intera. Le
tota abit hora. mali culices ranaeque palustres zanzare moleste e le rane di palude ci tolgono il sonno; un
auertunt somnos; absentem cantat amicam barcaiolo, ben inzuppato di cattivo vino canta 1'amica lontana e
multa prolutus uappa nauta atque uiator con lui a gara un passeggero; finalmente stanco il passeggero
certatim; tandem fessus dormire uiator comincia a dormire ed il pigro barcaiolo lega ad un sasso le redini
incipit ac missae pastum retinacula mulae della mula, lasciata libera al pascolo, e supino si mette a russare.
nauta piger saxo religat stertitque supinus.
iamque dies aderat, nil cum procedere lintrem E già il giorno si avvicinava, quando ci accorgiamo che la
sentimus, donec cerebrosus prosilit unus barca non s'avanzava per nulla, finchè uno testa calda salta
ac mulae nautaeque caput lumbosque saligno su e con una verga di salice scuote capo e fianchi della mula e
fuste dolat: quarta uix demum exponimur hora. del barcaiolo: solo verso le dieci finalmente sbarchiamo. Ci
ora manusque tua lauimus, Feronia, lympha. laviamo il viso e le mani nella tua acqua, o Feronia. Fatta
milia tum pransi tria repimus atque subimus colazione, ci arrampichiamo per tre miglia e giungiamo
inpositum saxis late candentibus Anxur. sottoalle pendici di Anxur, posta su roccie per largo tratto
huc uenturus erat Maecenas optimus atque biancheggianti. Qua doveva no arrivare Mecenate e 1'ottimo
Cocceius, missi magnis de rebus uterque Cocceio, ambasciatori mandati entrambi per gravi ragioni,
legati, auersos soliti conponere amicos. abituati ad accordare gli amici in discordia. Qui io che ero
hic oculis ego nigra meis collyria lippus cisposo prendo ad ungermi gli occhi col nero collirio;
inlinere. interea Maecenas aduenit atque giungono frattanto Mecenate e Cocceio ed insieme Fonteio
Cocceius Capitoque simul Fonteius, ad unguem Capitone, uomo perfettissimo ed amico, co me nessun altro,
factus homo, Antoni, non ut magis alter, amicus. di Antonio. Volentieri lasciamo Fondi, dov’è pretore Aufidio

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Fundos Aufidio Lusco praetore libenter Lusco, ridendo delle insegne di quello scribacchino matto,
linquimus, insani ridentes praemia scribae, la pretesta, il laticlavio ed il braciere.
praetextam et latum clauum prunaeque uatillum.
in Mamurrarum lassi deinde urbe manemus, Quindi stanchi ci fermiamo nella città dei Mamurra, dove
Murena praebente domum, Capitone culinam. Murena ci offre l'alloggio, Capitone la cena. Il giorno seguente
postera lux oritur multo gratissima; namque sorge molto lieto per noi; infatti ci vengono incontro a Sinuessa
Plotius et Varius Sinuessae Vergiliusque Plozio, Vario e Virgilio, anime che più candide non generò
occurrunt, animae, qualis neque candidiores mai la terra, a cui nessun alt ro potrebbe essere più legato
terra tulit neque quis me sit deuinctior alter. di me.
o qui conplexus et gaudia quanta fuerunt. Oh, quali abbracci ci furono e che gioia intensa! Nulla, finché
nil ego contulerim iucundo sanus amico. avrò senno, paragonerei a un caro amico. La piccola villa,
proxima Campano ponti quae uillula, tectum che è assai vicina al ponte Campano, ci diede alloggio, ed
praebuit et parochi, quae debent, ligna salemque. i fornitori, com’è loro dovere, la legna ed il sale. Di qui i muli
hinc muli Capuae clitellas tempore ponunt. depongono per tempo il basto a Capua. Mecenate va a
lusum it Maecenas, dormitum ego Vergiliusque; giuocare, io o Virgilio a dormire; infatti il giuoco della palla è
namque pila lippis inimicum et ludere crudis. dannoso a quelli che sono cisposi o deboli di stomaco. Di qui ci
hinc nos Coccei recipit plenissima uilla, accolse la villa di Cocceio, provvista di ogni bene, che sta al
quae super est Caudi cauponas. nunc mihi paucis di là delle osterie di Caudio. Ora vorrei che tu mi ricordassi
Sarmenti scurrae pugnam Messique Cicirri, in breve, o Musa, la contesa del buffone Sarmento e di
Musa, uelim memores et quo patre natus uterque Messio Cicirro, da quale padre l'uno e l'altro siano nat i e
contulerit litis. Messi clarum genus Osci; come giunsero alla lite. Gli Osci sono la nobile stirpe di
Sarmenti domina exstat: ab his maioribus orti Messio; di Sarmento vive ancora la padrona: discesi da tali
ad pugnam uenere. prior Sarmentus 'equi te antenati vennero a contesa. Sarmento per primo «Io dico che tu
esse feri similem dico.' ridemus, et ipse somigli ad un cavallo selvatico». Ridiamo, e Messio a sua
Messius 'accipio,' caput et mouet. 'o tua cornu volta «Lo ammetto» e scuote il capo. «Che faresti» riprende
ni foret exsecto frons,' inquit, 'quid faceres, cum «se la tua fronte non fosse col corno reciso, dal momento che
sic mutilus minitaris?' at illi foeda cicatrix pur così mutilo osi minacciare?». Una brutta cicatrice infatti
saetosam laeui frontem turpauerat oris. gli aveva deturpato la fronte setolosa nella parte sinistra.
Campanum in morbum, in faciem permulta iocatus, Dopo aver scherzato a lungo sul morbo Campano e sulla
pastorem saltaret uti Cyclopa rogabat: sua faccia, lo pregav a di danzare come il pastore Ciclope:
nil illi larua aut tragicis opus esse cothurnis. non gli erano affatto necessari maschera e coturni tragici.
multa Cicirrus ad haec: donasset iamne catenam Cicirro ribatteva a queste molt'altre offese: gli domandava se
ex uoto Laribus, quaerebat; scriba quod esset, avesse già donato in voto la catena ai Lari; gli diceva che pur
nilo deterius dominae ius esse; rogabat

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denique, cur umquam fugisset, cui satis una essendo scrivano, non era affatto scemato il diritto della
farris libra foret, gracili sic tamque pusillo. padrona su di lui; gli chiedeva, infine, perchè mai fosse
prorsus iucunde cenam producimus illam. fuggito, lui tanto magro e piccolino, al quale poteva bastare
tendimus hinc recta Beneuentum, ubi sedulus una sola libbra di fa rina. Di qui filiamo dritti a Benevento, dove
hospes l’oste zelante per poco non si bruciò, mentre girava sul fuoco dei
paene macros arsit dum turdos uersat in igni. magri tordi.
nam uaga per ueterem dilapso flamma culinam La fiamma, infatti, scivolato fuori Vulcano, guizzando per la
Volcano summum properabat lambere tectum. vecchia cucina, minacciava di lambire il tetto, su in alto. Avresti
conuiuas auidos cenam seruosque timentis dovuto vedere allora i convitati affamati e i servi impauriti che
tum rapere atque omnis restinguere uelle uideres. cercavano tutti insieme di mettere in salvo la cena e di spegnere il
incipit ex illo montis Apulia notos fuoco. Da lì l’Apulia comincia a mostrarmi i monti a me note, che
ostentare mihi, quos torret Atabulus et quos lo scirocco brucia e che noi mai avremmo valicato, se non ci
nunquam erepsemus, nisi nos uicina Triuici avesse ospitato una cascina vicina a Trevico, piena di fumo da
uilla recepisset lacrimoso non sine fumo, farci lacrimare, poiché il focolare ardeva rami verdi con tutte le
udos cum foliis ramos urente camino. foglie.
hic ego mendacem stultissimus usque puellam Qui io, tanto sciocco, me ne sto ad aspettare fino a mezzanotte
ad mediam noctem exspecto; somnus tamen aufert una ragazza bugiarda; il sonno, alla fine, mi prende, tutto teso
intentum ueneri; tum inmundo somnia uisu verso Venere; e un sogno allora, con oscene visioni, mi fa
nocturnam uestem maculant uentremque supinum. sporcare, supino, ventre e camicia da notte.
quattuor hinc rapimur uiginti et milia raedis, Di qui siamo condotti di corsa ventiquattro miglia in carrozza,
mansuri oppidulo, quod uersu dicere non est, intendendo fermarci nella cittadina che non si può nominare nel
signis perfacile est: uenit uilissima rerum verso, mentre è facile assai indicarla per segni: qui l’acqua, la più
hic aqua, sed panis longe pulcherrimus, ultra economica di tutte le cose, si vende, ma il pane è di gran lunga il
callidus ut soleat umeris portare uiator. migliore, tanto che il viaggiatore accorto ha l’abitudine di
nam Canusi lapidosus, aquae non ditior urna: portarsene in collo per il prosieguo del viaggio. Infatti è duro come
qui locus a forti Diomede est conditus olim. la pietra a Canosa, che non è più ricca di un’urna d’acqua:
flentibus hinc Varius discedit maestus amicis. località che è stata fondata un tempo dal valoroso Diomede. Qui
inde Rubos fessi peruenimus, utpote longum Vario si separa triste dagli amici in lacrime. Indi giungemmo a
carpentes iter et factum corruptius imbri. Ruvo, stanchi, come chi ha percorso un lungo tratto e reso più
postera tempestas melior, uia peior ad usque difficile dalla pioggia. Il giorno dopo il tempo fu migliore, peggiore
Bari moenia piscosi; dein Gnatia Lymphis la strada, fino alle mura di Bari pescosa; poi Egnazia, costruita in
iratis exstructa dedit risusque iocosque, ira alle Ninfe, ci offrì motivi di risa e di scherzi, giacchè desiderava
dum flamma sine tura liquescere limine sacro convincerci che l’incenso sulla soglia del tempio si consuma senza
persuadere cupit. credat Iudaeus Apella, fiamma. Ci creda Apella il giudeo, non io: io infatti ho imparato

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non ego; namque deos didici securum agere aeuom che gli dei conducono vita tranquilla e, se qualche prodigio la
nec, siquid miri faciat natura, deos id natura produce, non sono gli dei irati a mandarlo giù dall’alto
tristis ex alto caeli demittere tecto. tetto del cielo.
Brundisium longae finis chartaeque uiaeque est. Brindisi pone fine alla lunghezza di carta e di strada.