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CAPITOLO 5

Introduzione agli spazi Lp

Una volta costruita la teoria generale di misura e d’integrazione, possiamo


assumerla come scatola nera e cominciare fare calcolo. L’obiettivo di questa sezione
è quello di definire una famiglia di spazi funzionali che risultano essere rilevanti
in molte discipline matematiche: gli spazi Lp . Sono insiemi che raccolgono, al
loro intenro, classi di funzioni accomunate da proprietà di tipo integrale (e quindi
globali) e che sono dotati di una ricca struttura algebrica e di interessanti proprietà
geometriche ed analitiche. Prima di cominciare lo studio degli spazi Lp , dobbiamo
introdurre alcuni strumenti basici dell’analisi convessa che risulteranno utili nel
seguito.

1. Disuguaglianze di convessità
Partiamo richiamando la definizione di funzione convessa sulla linea reale.
Definizione 5.1 (Funzioni reali convesse). Una funzione φ : (a, b) → R, con
a, b ∈ [−∞, +∞], è detta convessa se, per ogni λ ∈ (0, 1) e per ogni x, y ∈ (a, b), si
ha che φ(λx + (1 − λ)y) ≤ λφ(x) + (1 − λ)φ(y).
Il seguente risultato è ben noto. Se lo studente non lo conoscesse, è tenuto a
dimostrarlo.
Esercizio 5.1. Sia φ : (a, b) → R una funzione convessa. Allora φ è continua
su (a, b).
Esercizio 5.2. Sia φ : (a, b) → R una funzione convessa. Allora φ è limitata
dal basso, ovvero inf (a,b) φ ∈ R.
Il seguente risultato mostra una delle più celebri (ed utili) disuguaglianze di
convessità in Teoria della Misura.
Teorema 5.1 (Disuguaglianza di Jensen). Sia (X, B, µ) uno spazio di misura,
con µ(X) = 1 (in tal caso si parla di misura di probabilità su X). Sia φ :
(a, b) → [0. + ∞] una funzione convessa su (a, b) e sia f ∈ L1 (µ) tale che a ≤ f ≤ b
per ogni x ∈ X. Allora,
Z  Z
(5.1) φ f dµ ≤ (φ ◦ f ) dµ.
X X

Osservazione 5.1. L’ipotesi φ ∈ [0, +∞] ci serve per dare senso all’integrale a
destra della (5.1), senza dover richiedere che φ◦f ∈ L1 (µ) (ricordiamo che l’integrale
di funzioni senza segno è stato definito sotto l’ipotesi di assoluta integrabilità).
Tuttavia, la disuguaglianza di Jensen continua aR valere anche se φ : (a, b) → R,
ogniqualvolta si possa dare un senso all’integrale X φ ◦ f dµ, come risulterà chiaro
dopo aver visto la dimostrazione.
Dimostrazione. Innanzitutto osserviamo che il termineR a sinistra di (5.1) è
ben
R definito, in quanto, per monotonia dell’integrale, X
f dµ ∈ (a, b), dato che
χ
X X
dµ = µ(X) = 1. Analogamente, il termine a destra di (5.1) è ben definito,
65
66 5. INTRODUZIONE AGLI SPAZI Lp

in quanto φ ◦ f ≥ 0 è una funzione misurabile. Se φ : (a, b) → R è una funzione


convessa, allora è noto che, per ogni a < s < t < u < b, si ha
φ(t) − φ(s) φ(u) − φ(t)
≤ .
t−s u−t
Denotiamo con t := X f dµ e con β := sups<t φ(t)−φ(s)
R
t−s ; abbiamo dunque che
(
φ(t) − φ(s) ≤ β(t − s), a < s < t,
φ(u) − φ(t) ≥ β(u − t), t < u < b,
il che implica che
φ(s) ≥ φ(t) + β(s − t), ∀a < s < b
ed in particolare
Z   Z 
φ(f (x)) ≥ φ f dµ + β f (x) − f dµ ,
X X
per ogni x ∈ X. La tesi (5.1) si ottiene integrando l’ultima disuguaglianza su X
rispetto alla misura µ ed usando l’ipotesi µ(X) = 1. 
Esercizio 5.3 (Media aritmetica e geometrica). Sia (X, B, µ) uno spazio di
misura e sia g : X → (0, +∞] una funzione misurabile. Provare che
R
Z
e X log g dµ ≤ g dµ.
X
Dedurre la celebre disuguaglianza fra media geometrica e media aritmetica:
1 1
(x1 · · · xn ) n ≤ (x1 + · · · + xn ) ,
n
per ogni x1 , . . . , xn ∈ (0, +∞).1
Definizione 5.2 (Esponenti coniugati). Siano p, q ∈ (1, +∞). Diciamo che
p e q sono esponenti coniugati se p1 + 1q = 1. Le coppie (p, q) = (1, +∞),
(p, q) = (+∞, 1) sono anch’esse coppie di esponenti coniugati.
Teorema 5.2 (Disuguaglianze di Hölder e Minkowski). Sia (X, B, µ) uno spa-
zio di misura, siano f, g : X → [0, +∞] due funzioni misurabili e sia (p, q) ∈
(1, +∞) × (1, +∞) una coppia di esponenti coniugati. Valgono le seguenti disugua-
glianze:
Z Z  p1 Z  q1
p q
(5.2) f g dµ ≤ f dµ g dµ
X X X
Z  p1 Z  p1 Z  p1
(5.3) (f + g)p dµ ≤ p
f dµ + p
g dµ .
X X X
La (5.2) è detta disuguaglianza di Hölder e, nel caso (p, q) = (2, 2), disu-
guaglianza di Cauchy-Schwartz. La (5.3) è detta disuguaglianza di Minko-
wski.
1 1
Dimostrazione. Denotiamo con If := X f p dµ p , Ig := X g q dµ q . Se
R R

If = 0 oppure Ig = 0, allora f o g è nulla µ-quasi ovunque (Esercizio 4.4, punto


(vii)) e la tesi è evidente. Analogamente, se uno fra If ed Ig assume valore infinito,
la tesi è ovvia. Possiamo quindi ridurci a considerare il caso in cui 0 < If , Ig < ∞.
Denotiamo con
f g
F := ; G := .
If Ig
1Suggerimento: scegliere opportunamente lo spazio X e la misura µ come combinazione
lineare, con i giusti pesi, di misure delta di Dirac opportunamente centrate
2. SPAZI Lp (µ) 67

Abbiamo dunque che F, G sono misurabili e che


Z Z
p
F dµ = Gq dµ = 1.
X X

Richiamiamo la disuguaglianza elementare ab ≤ p1 ap + 1q bq , con p, q coniugati, per


a, b ≥ 0 (dimostrarla). Per ogni x ∈ X abbiamo dunque F (x)G(x) ≤ p1 F (x)p +
1 q
q G(x) ed integrando otteniamo
Z
1 1
F G dµ ≤ + = 1,
X p q
il che dimostra la (5.2).
Passiamo a dimostrare (5.3). È sufficiente provarla nel caso in cui entrambi gli
integrali X f p dµ, X g q dµ siano finiti e X (f + g)p dµ 6= 0. Scriviamo
R R R

(f + g)p = f (f + g)p−1 + g(f + g)p−1 .


Per la disuguaglianza (5.2) abbiamo dunque
Z Z  p1 Z  q1
f (f + g)p−1 dµ ≤ f p dµ (f + g)q(p−1)
X X X
Z Z  p1 Z  q1
g(f + g)p−1 dµ ≤ g p dµ (f + g)q(p−1) ,
X X X
con p e q esponenti coniugati. Poiché (p − 1)q = p, sommando le ultime disugua-
glianze otteniamo
Z Z  q1 (Z  p1 Z  p1 )
p p p p
(f + g) dµ ≤ (f + g) dµ f dµ + g dµ .
X X X X
− 1
(f + g)p dµ q 6=
R
La (5.3) segue dunque moltiplicando l’ultima disuguaglianza per X
0 e ricordando che 1 − 1q = p1 . 

2. Spazi Lp (µ)
Definizione 5.3 (Spazi Lp ). Sia (X, B, µ) uno spazio di misura e sia 1 ≤ p <
∞. Denotiamo con
Z  p1
p p
L (µ) := {f : X → C : f − misurabile, kf kp < ∞}, kf kp := |f | dµ .
X
Useremo indistintamente i simboli L , L (X, B, µ), L (X; C), L (X; R), Lp (µ). Inol-
p p p p

tre, adotteremo la seguente convenzione: per 1 ≤ p < +∞,


!  ! p1 
X  X 
`p (C) := Lp C; 2C ; δn = (xn )n∈N ⊂ C : |xn |p <∞ ,
 
n∈N n∈N

dove stiamo riguardando N ⊂ C come sottinsieme di C.


Definizione 5.4 (Supremo essenziale). Sia (X, B, µ) uno spazio di misura e
sia g : X → [0, +∞] una funzione misurabile. Denotiamo con
(5.4) (
+∞, se S = ∅
R ⊃ S := α ∈ R : µ g −1 ((α, +∞]) = 0 ,
 
β :=
inf S, 6 ∅.
se S =
Il numero β ∈ [0, +∞] è detto estremo superiore essenziale di g. Useremo la
seguente notazione:
β : ess supX g.
68 5. INTRODUZIONE AGLI SPAZI Lp

Proposizione 5.3. Sia (X, B, µ) uno spazio di misura, g : X → [0, +∞] una
funzione misurabile e supponiamo β := ess supX g < ∞. Allora β = min S, con S
definito in (5.4).

Dimostrazione. La dimostrazione è immediata. È sufficiente dimostrare che


β ∈ S, quando S 6= ∅. Osserviamo che
∞  
−1
[
−1 1
g ((β, +∞]) = g β + , +∞
n=1
n

e che, per definizione di inf e per la monotonia della misura, possiamo supporre
β + n1 ∈ S, per ogni n = 1, 2, . . . (a meno di cambiare n1 per una successione del tipo
an
n , con an -limitata). Di conseguenza, la σ-subadditività della misura ci permette
di concludere che µ g −1 ((β, +∞]) = 0 ovvero che β ∈ S.



Definizione 5.5 (L∞ ). Sia (X, B, µ) uno spazio di misura. Definiamo


L∞ (µ) := {f : X → C : f − misurabile, kf k∞ < ∞} , kf k∞ := ess supX |f |.
Useremo indistintamente i simboli L∞ , L∞ (X, B, µ), L∞ (X; C), L∞ (X; R), L∞ (µ).
Esercizio 5.4 (`∞ ). Caratterizzare l’insieme
!
X
∞ ∞ C
` (C) := L C; 2 ; δn .
n∈N

Esercizio 5.5. Sia (X, B, µ) uno spazio di misura ed f : X → C una funzione


misurabile. Dimostrare che, se kf k∞ ≤ λ, allora |f | ≤ λ µ-quasi ovunque.
Dalle disuguaglianze (5.2), (5.3) di Hölder e Minkowski seguono facilmente i
seguenti due risultati.
Teorema 5.4 (Hölder). Sia (X, B, µ) uno spazio di misura e siano f ∈ Lp (µ), g ∈
L (µ), con 1 ≤ p, q ≤ ∞. Allora, f g ∈ Lr (µ), con p1 + 1q = 1r (adottiamo la
q
1
convenzione ∞ := 0) e
(5.5) kf gkr ≤ kf kp kgkq .
Dimostrazione. Nel caso r = 1, 1 < p, q < ∞, (5.5) segue immediatamente
dalla disuguaglianza (5.2). Nel caso in cui r = 1 ed uno fra p o q sia infinito, ad
esempio p = ∞, q = 1, abbiamo, per monotonia dell’integrale e per l’esercizio (5.5),
Z
kf gk1 = |f ||g| dµ ≤ kf k∞ kgk1 .
X
1
Rimane dunque il caso r 6= 1. Scriviamo innanzitutto kf gkr = k|f |r |g|r k1r . Deno-
tiamo innanzitutto con s := pr , t := rq ed osserviamo che 1s + 1q = 1. Per la (5.5) nel
caso precedente abbiamo dunque
1 1
kf gkr ≤ k|f |r ksr k|g|r ktr = kf ksr kgkrt = kf kp kgkq ,
come volevasi dimostrare. 

Teorema 5.5 (Disuguaglianza triangolare in Lp ). Sia (X, B, µ) uno spazio di


misura e siano f, g ∈ Lp (µ), con 1 ≤ p ≤ ∞. Allora, f + g ∈ Lp (µ), e
(5.6) kf + gkp ≤ kf kp + kgkp .
La dimostrazione di (5.5) è lasciata allo studente come esercizio.
2. SPAZI Lp (µ) 69

Esercizio 5.6. Sia (X, B, µ) uno spazio di misura. Dimostrare che Lp (µ) è
uno spazio vettoriale su C. Date f, g ∈ Lp (µ), definire la relazione di equivalenza
f ∼ g ⇔ f ≡ g quasi ovunque. Dimostrare che la funzione k · kp : Lp (µ) → [0, +∞]
è una norma su Lp (µ)/ ∼ (e quindi d(f, g) := kf − gkp è una metrica su Lp (µ)/ ∼).
D’ora in poi, con un evidente abuso di notazione, scriveremo Lp (µ) := Lp (µ)/ ∼.
Teorema 5.6 (Completezza di Lp ). Sia (X, B, µ) uno spazio di misura. Lo
spazio Lp (µ) è uno spazio metrico completo rispetto alla metrica indotta dalla norma
k · kp , per ogni p ∈ [1, +∞].
Dimostrazione. Distinguiamo il caso in cui p 6= ∞ dal caso p = ∞.
Caso p = ∞. Sia {fn }n∈N ⊂ L∞ (µ) una successione di Cauchy. Per definizione di
norma k·k∞ , detto An := {x ∈ X : |fn (x)| > kfn k∞ }, si ha µ(An ) = 0, per ogni n ∈
N. Analogamente, dato che |fn − fm | ∈ L∞ (µ), per ogni n, m ∈ N (disuguaglianza
triangolare), detto Bn,m := {x ∈ X : |fn (x) − fm (x)| > kfn − fm k∞ }, si ha
µ(Bn,m = 0, per ogni n, m ∈ N. Quindi abbiamo
[ [ \ \
E := An ∪ Bn,m µ(E) = 0 Ec = Acn ∩ Bn,m
c
.
n∈N m∈N n∈N m∈N

Sia x ∈ E c ; per definizione abbiamo quindi


|fn (x)| ≤ kfn k∞ , |fn (x) − fm (x)| ≤ kfn − fm k∞
e conseguentemente la successione fn è uniformemente di Cauchy su E c . Conclu-
diamo che fn ammette un limite uniforme su Ec , che denotiamo con f . La funzione
che vale f su E c ed è nulla su E è quindi in L∞ (µ) ed è limite in L∞ (µ) della
successione fn .
Caso 1 ≤ p < ∞. Sia {fn }n∈N ⊂ Lp (µ) una successione di Cauchy. Per ogni
 > 0, allora, esiste N ∈ N tale che kfn − fm kp < , per ogni n, m > N . In
particolare (scegliendo  = 2−k ), per ogni k ∈ N esiste nk ∈ N tale che n1 < n2 < ·,
kfnk+1 − fnk kp < 2−k . Possiamo dunque considerare la sottosuccessione fnk con le
proprietà appena descritte. Denotiamo con
n
X ∞
X

gn := fn
k+1
− fnk , g := fn
k+1
− fnk = lim gn .
n→∞
k=1 k=1

Per come è stata costruita la successione fnk , è facile osservare che kgn kp < 1,
per ogni n ∈ N (basta applicare un numero finito di volte la disuguaglianza di
Minkowski). Inoltre, applicando il Lemma di Fatou otteniamo
Z Z p Z Z
|g|p dµ = lim gn dµ = lim |gn |p dµ ≤ lim inf |gn |p dµ ≤ 1

X X n→∞ X n→∞ n→∞ X
p
ovvero g ∈ L (µ) e quindi g(x) < ∞, per µ-quasi ogni x ∈ X. Di conseguenza, la
serie

X 
(5.7) fn1 (x) + fnk+1 (x) − fnk (x)
k=1

è assolutamente convergente per µ-quasi ogni x ∈ X. Denotiamo con E l’insieme


di convergenza della serie in (5.7), per cui µ(E c ) = 0 e con
( P∞ 
fn1 (x) + k=1 fnk+1 (x) − fnk (x) , se x ∈ E
f (x) :=
0 se x ∈ E c .
Osserviamo che fnk → f puntualmente su E, per definizione di f . Per concludere
la dimostrazione è quindi sufficiente provare che f ∈ Lp (µ) e che fn → f in Lp (µ).
A tale scopo, sia  > 0; poiché {fn } è di Cauchy in Lp (µ), esiste N ∈ N tale che
70 5. INTRODUZIONE AGLI SPAZI Lp

kfn − fm kp < , per ogni n, m > N . Applicando nuovamente il Lemma di Fatou


otteniamo dunque
Z Z
p
kf − fn kpp = |f − fn |p dµ ≤ lim inf |fnk − fn | dµ < p ,
X k→∞

per n sufficientemente grande. Ciò implica che fn → f in Lp e che f ∈ Lp (µ), dato


che f = f − fn + fn e completa la dimostrazione. 

Come abbiamo visto nella dimostrazione, la completezza di Lp è un’eredità


del fatto che R e C sono spazi metrici completi. Non abbiamo richiesto nessuna
struttura metrica o topologica all’insieme X su cui operiamo con la misura.
Esercizio 5.7. Sia (X, B, µ) uno spazio di misura e sia {fn }n∈N ⊂ Lp (µ)
una successione di Cauchy in Lp (µ), con 1 ≤ p ≤ ∞. Dimostrare che esiste una
successione estratta fnk che converge puntualmente µ-quasi ovunque in X.
Gli spazi Lp sono dunque spazi di Banach (spazi metrici completi rispetto
alla metrica indotta dalla norma), muniti della norma k · kp . Il caso p = 2 è quello
in cui si ha a disposizione la struttura aggiuntiva di prodotto interno.
Esercizio 5.8. Sia (X, B, µ) uno spazio di misura. Per ogni f, g ∈ L2 (µ), si
definisca Z
(f, g)L2 := f g dµ.
X
Dimostrare che (·, ·)2 è un prodotto sesqui-lineare2 su L2 (µ), rispetto a C.
Lo spazio L2 (µ), con il prodotto interno (·, ·)L2 è dunque uno spazio di Hil-
bert (ossia completo rispetto alla metrica indotta dalla norma indotta dal prodotto
interno).
Esercizio 5.9. Sia (X, B, µ) uno spazio di misura, con µ(X) < ∞. Dimostrare
che Lp (µ) ⊂ Lq (µ), per 1 ≤ q ≤ p ≤ ∞.
Esercizio 5.10. Dimostrare che `p (C) ⊂ `q (C), per ogni p ≤ q ∈ [1, +∞].
Esercizio 5.11. Siano p, q ∈ [1, +∞] e si definisca lo spazio
Lp (Rn )+Lq (Rn ) := {f : Rn → C misurabile : ∃g ∈ Lp (Rn ), h ∈ Lq (Rn ) : f = g+h}.
Si dimostri che Lp (Rn ) + Lq (Rn ), munito della norma
kf kLp +Lq := inf{kgkLp + khkLq , g + h = f },
è uno spazio di Banach.
Esercizio 5.12. Sia f ∈ L2 (Rd ). Studiare la convergenza puntuale, in misura
e in L2 della successione
f (x)
fn (x) = .
1 + n1 |f (x)|
Esercizio 5.13. Siano B sfera unitaria di R2 e
1
f (x) = 2 .
|x| (− log |x|)γ
m

Per quali γ ≥ 0 risulta f ∈ Lm (B)?

2Il prefisso sesqui, di origine latina, sta per uno e mezzo (si pensi alle parole sesquipedali
della metrica latina classica). In questo caso, vogliamo dire che, rispetto alla seconda variabile,
non c’è linearità ma ?-linearità, ovvero (f, λg)L2 = λ(f, g)L2 , per ogni λ ∈ C.
2. SPAZI Lp (µ) 71

Esercizio 5.14. In (X, µ), con µ(X) < ∞, definiamo


Z
d∗ (A, B) = |χA − χB | dµ,
X

dove A e B sono sottoinsiemi misurabili.


(1) Precisare in che modo d∗ definisce una distanza.
(2) Provare che lo spazio metrico è completo.
Esercizio 5.15. Siano p ≥ 1 e Xp lo spazio delle
Z funzioni f misurabili rispetto
p
|f (t)|
alla misura di Lebesgue in R e tali che kf kpXp = 2
dt < ∞.
R 1+t
(1) Xp è uno spazio di Banach?
(2) Se anche q ≥ 1, paragonare Xp e Xq .
(3) Paragonare Xp e Lp (R).
Esercizio 5.16. Sia f ∈ C(R; [0, 1]) una funzione continua tale che f (0) = 1,
1
limx→±∞ f (x) = 1 e si consideri la funzione g(x) = |x|− 2 f (x).
(1) Dimostrare che, per ogni p ∈ [1, 2) e per ogni R > 0, g ∈ Lp ([−R, R]) e
  p1
2−p 2
kgkLp ([−R,R]) ≤ 2R 2p ;
2−p
(2) dimostrare che non esiste alcun p ≥ 1 tale che g ∈ Lp (R).
f (x)
Sia ora f ∈ L5 (R3 ) e si consideri la funzione g(x) := 1+|x|2 , definita su R3 .
p 3
(3) Determinare per quali p ≥ 1 si ha che g ∈ L (R ).
Esercizio 5.17. Per x ∈ Rd , si considerino le funzioni
1 1
f (x) = d , g(x) = ;
|x| +
2 |x|d (1 + |x|)2
• studiare per quali p, q ∈ [1, +∞] si ha f ∈ Lp (Rd ), g ∈ Lq (Rd );
• studiare per quali p ∈ [1, +∞] si ha f g ∈ Lp (Rd ).
Esercizio 5.18 (Spazi di Lorentz). Sia f : Rd → C una funzione Lebesgue-
misurabile. Per ogni s ≥ 0, definiamo il sopra-livello Esf := {x ∈ Rd : |f (x)| > s}
ed il riarrangiamento decrescente di f , ovvero la funzione f ? definita da
f ? : [0, +∞] → [0, +∞], f ? (t) := inf{s ≥ 0 : m(Esf ) ≤ t},
dove m è la misura di Lebesgue in Rd . Osserviamo che f ? è una funzione decre-
scente. Per 1 ≤ p < ∞, 1 ≤ q ≤ ∞, denotiamo quindi con
1
h
 R ∞ 1  p1 ? q i q
t f (t) dt , 1≤q<∞
kf kp,q := 0 t
1
Lp,q := {f : kf kp,q < ∞}.
supt>0 t p f ? (t), q=∞

Definiamo, infine, L1,1 := L1 , L∞,∞ := L∞ . Dimostrare le seguenti proprietà:


(i) Lp,p = Lp , per ogni p ∈ [1, ∞];
(ii) Lp,q ⊂ Lp,r , per ogni p ∈ [1, +∞), 1 ≤ q ≤ r ≤ ∞.
Gli spazi Lp,q sono detti spazi di Lorentz.3 Nel caso q = ∞, gli spazi Lp,∞ sono
detti spazi Lp -deboli (oppure spazi di Marcinkiewicz).
d
Esercizio 5.19. Sia 0 < γ < d; dimostrare che f (x) := |x|−γ ∈ L γ ,∞ (Rd ).

3G. Lorentz, "Some new function spaces", Annals of Mathematics 51 (1950), pp. 37-55.
72 5. INTRODUZIONE AGLI SPAZI Lp

2.1. Approssimazione di funzioni Lp con Cc (X). In analogia con quanto


visto nella Sezione 4, ci poniamo il problema di studiare le proprietà di densità in
Lp di alcuni spazi di funzioni dal comportamento buono. Per parlare di funzioni
continue dovremo abbandonare la totale astrazione dell’insieme X su cui misuriamo
e considerari contesti di spazi (almeno) topologici. Inoltre, per parlare di compat-
tezza di supporti e sperare di poter approssimare con funzioni a supporto compatto,
è ragionevole pensare di dover richiedere alcune buone proprietà alla misura. Dedi-
chiamo una prima parte introduttiva a richiamare alcune proprietà topologiche che
risulteranno utili nel seguito.
2.1.1. Brevi richiami di topologia.
Definizione 5.6 (Spazi di Hausdorff localmente compatti). Sia X uno spazio
topologico. Diciamo che X è uno spazio di Hausdorff se, per ogni p, q ∈ X, con
p 6= q, esistono due aperti disgiunti U, V ⊂ X, U ∩ V = ∅ tali che p ∈ U , q ∈ V .
Diciamo che X è localmente compatto per per ogni x ∈ X esiste un intorno
aperto X ⊃ U 3 x tale che U è compatto.
Passiamo ad elencare alcune proprietà topologiche che risulteranno utili a breve.
Teorema 5.7 (Separazione di punti e compatti). Sia X uno spazio di Hausdorff
e siano K ⊂ X un compatto, p ∈ K c . Esistono due aperti disgiunti U, V ⊂ X,
U ∩ V = ∅, tali che p ∈ U , K ⊂ V .
Dimostrazione. Al variare di q ∈ K, per definizione di spazio di Haudorff,
esiste una famiglia di intorni aperti Vq di q ed una famiglia di intorni aperti Uq di
p tali che Uq ∩ Vq = ∅. Poiché K è compatto, esiste una famiglia finita di punti
SN Tn Sn
{q1 , . . . , qn } ⊂ K tale che K ⊂S i=1 Vqi . Inoltre,
Tn i=1 Uqi ∩ i=1 Vqi = ∅. La tesi
n
segue dunque scegliendo V := i=1 Vqi , U := i=1 Uqi . 
Esercizio 5.20. Sia X uno spazio di Hausdorff e K ⊂ X un compatto. Allora
K è chiuso. Inoltre, sia F ⊂ K un chiuso. Allora, F ∩ K è compatto.
Esercizio 5.21. Sia X uno spazio di Hausdorff e sia {Kp }p∈J una T famiglia
di compatti in X, per qualche insieme di indici J. Supponiamo che p∈J Kp =
∅. Allora esiste una sottofamiglia finita conTintersezione vuota, ovvero esiste un
sottoinsieme J 0 ⊂ J, con #J 0 < ∞, tale che p∈J 0 Kp = ∅.
La seguente proprietà degli spazi di Hausdorff localmente compatti risulterà
utile a breve.
Teorema 5.8. Sia X uno spazio di Hausdorff localmente compatto e siano
K ⊂ U ⊂ X con K compatto ed U aperto. Allora, esiste un aperto V ⊂ X tale che
V è compatto e K ⊂ V ⊂ V ⊂ U .
Dimostrazione. Poiché X è localmente compatto, per ogni S x ∈ K esiste un
intorno aperto a chiusura compatta Ux 3 x. Risulta quindi K ⊂ x∈K Ux e dato
che K è compatto esiste una famiglia finita di punti {x1 , . . . , xN } ⊂ K tale che
N
[
K⊂ Uxi =: G.
i=1

Dato che ogni insieme Ux è un aperto a chiusura compatta, l’unione finita bigcupN
i=1 Uxi =
G è un aperto a chiusura compatta. Se U = X, la tesi segue ovviamente scegliendo
V = G. Supponiamo, quindi, che U 6= X. Per ogni p ∈ U c ⊂ K c , per il Teorema
5.7, esistono due aperti disgiunti Vp ∩ Up = ∅ tali che K ⊂ Vp , p ∈ Up . Di conse-
guenza, p ∈/ Vp (domanda per lo studente: perché?). Per costruzione, dunque, per
ogni p ∈ U c abbiamo \
U c ∩ G ∩ Vp = ∅.
p∈U c
2. SPAZI Lp (µ) 73

La famiglia {U c ∩ G ∩ Vp }p∈U c è dunque una famiglia di compatti (sono tutti chiusi


contenuti dentro il compatto G) ad intersezione vuota. Esiste dunque (Esercizio
5.21) un insieme finito di punti {p1 , . . . , pn } ⊂ U c tale che
n
\
U c ∩ G ∩ Vpi = ∅.
i=1
L’insieme V = G ∩ Vp1 ∩ · · · Vpn soddisfa dunque le proprietà richieste nella tesi. 
Il seguente (celebre) risultato può essere dimostrato in spazi di Hausdorff lo-
calmente compatti.
Teorema 5.9 (Lemma di Urysohn). Sia X uno spazio di Hausdorff localmente
compatto e siano K ⊂ V ⊂ X, con K compatto e V aperto. Esiste una funzione
continua f ∈ C(X; [0, 1]) tale che f |K ≡ 1, supp f ⊂ V .
Negli spazi di Hausdorff localmente compatti, dunque, compatti e chiusi di-
sgiunti (il complementare di V nell’enunciato) possono essere separati tramite fun-
zioni continue. Omettiamo in queste note la dimostrazione del Lemma di Urysohn e
passiamo a studiare le proprietà di densità degli spazi di funzioni continue in Lp (µ).
2.1.2. Spazi di misura σ-finiti, misure regolari ed approssimazione. Partiamo
con alcune definizioni preliminari.
Definizione 5.7 (Spazi di misura σ-finiti). Uno spazio di misura (X, B, µ) è
S una successione {En }n∈N ⊂ B, con µ(En ) < ∞, per ogni
detto σ-finito se esiste
n ∈ N, tale che X = n∈N En .
Definizione 5.8 (Misure regolari). Sia X uno spazio topologico e B una σ-
algebra su X. Una misura positiva µ sullo spazio misurabile (X, B) è detta regolare
dall’esterno se, per ogni E ∈ B, si ha che
µ(E) = inf {µ(U )} .
E⊂U ∈B
U −aperto

Analogamente, µ è detta regolare dall’interno se, per ogni E ∈ B, si ha che


µ(E) = sup {µ(K)} .
B3K⊂E
K−compatto

La misura µ è detta regolare se è regolare sia dall’interno che dall’esterno. La


misura µ è detta finita sui compatti se, per ogni compatto K ⊂ X, si ha µ(K) <
∞.
Ad esempio, la misura di Lebesgue su Rd è regolare e la terna (Rd , L[Rd ], m)
è uno spazio di misura σ-finito. È interessante precisare che esistono misura non
regolari né dall’interno né dall’esterno, come esistono misure regolari dall’esterno e
non dall’interno e viceversa (riuscite a pensare a qualche esempio?).
Vogliamo ora dimostrare risultati analoghi a quelli visti nella Sezione 4. Nel
contesto di spazi di misura astratti, abbandoniamo il concetto di box. Appros-
simeremo funzioni in Lp con funzioni semplici e con funzioni continue a supporto
compatto, rispetto alla norma k · kp e dimostreremo la versione astratta del teorema
di Lusin. I seguenti risultati generalizzano il Teorema 2.6 al contesto astratto.
Teorema 5.10 (Densità delle funzioni semplici in Lp (µ)). Sia X uno spazio
topologico e sia (X, B, µ) uno spazio di misura σ-finito. Allora, lo spazio delle
funzioni semplici con supporto di misura finita è denso in Lp (µ), con 1 ≤ p < ∞,
rispetto alla metrica k · kp , ovvero: per ogni f ∈ Lp (µ), con 1 ≤ p < ∞ e per
ogni  > 0, esiste una funzione semplice g : X → C, con µ(supp g) < ∞, tale che
kg − f kp < .
74 5. INTRODUZIONE AGLI SPAZI Lp

Dimostrazione. È sufficiente dimostrare la tesi nel caso in cui f : X →


[0, +∞] (domanda per lo studente: perché?). Osserviamo che, poiché f ∈ Lp (µ),
allora f è limitata µ-quasi ovunque. Dividiamo la dimostrazione in due passi.
Primo passo: µ(supp f ) < ∞. Ragioniamo come nel Teorema ??. Dato  > 0,
definiamo
f (x) := max{n : n ∈ N, n ≤ f (x)}.
La funzione f è semplice, µ(supp f ) < µ(supp f ) < ∞ ed inoltre 0 ≤ f − f ≤ .
Per la monotonia e le proprietà di divisione dell’integrale, abbiamo dunque
Z Z
p p
kf − f kp := |f − f | dµ = |f − f |p χsupp f dµ ≤ p µ(supp f ),
X X
da cui segue la tesi.

Secondo passo: conclusione. Consideriamo ora il caso in cui il supporto di f


non abbia necessariamente misura finita. Poiché (X, B, µ) è uno spazio σ-finito,
esiste una famiglia
S∞ crescente E1 ⊂ E2 ⊂ · · · ∈ B, con µ(En ) < ∞, per ogni n ∈ N
e con X = n=1 En . Per ogni n ∈ N, sia fn := f χEn . Abbiamo allora che fn → f
puntualmente su x, dato che gli En ricoprono x. Inoltre, |fn −f |p ≤ f p ∈ L1 (µ), per
costruzione. Di conseguenza, per il Teorema della convergenza dominata si ha che
kfn − f kp → 0. Dato che le funzioni fn hanno supporto di misura finita, possiamo
applicare il passo precedente: per ogni  > 0 e per ogni n ∈ N, esiste una funzione
semplice gn tale che kfn − gn kp < . Per n sufficientemente grande concludiamo
allora che kf − gn kp ≤ 2 e la tesi è completa. 
Definizione 5.9 (Spazi metrici separabili). Uno spazio metrico X si dice
separabile se esiste un insieme numerabile denso in X.
Esercizio 5.22 (Separabilità di Lp (µ)). Sia X uno spazio topologico a base
numerabile (ovvero esiste una famiglia numerabile di aperti di X tali che ogni aperto
si scriva come unione di elementi della famiglia) e sia (X, B, µ) uno spazio di misura
σ-finito, con µ regolare dall’esterno, tale che B contenga i boreliani. Dimostrare
che Lp (µ) è separabile, per 1 ≤ p < ∞.4
Per poter approssimare con funzioni continue a supporto compatto, in analo-
gia con quanto fatto nel terzo punto del Teorema 2.6, dobbiamo richiedere qual-
che proprietà aggiuntiva alla topologia ed alla misura, come vediamo nel seguente
risultato.
Teorema 5.11 (Densità di Cc in Lp (µ)). Sia X uno spazio di Hausdorff local-
mente compatto, sia B una σ-algebra su X e µ : B → [0, +∞] una misura regolare
e σ-finita. Allora, per ogni 1 ≤ p < ∞, le funzioni continue a supporto compatto
sono dense in Lp (µ) rispetto alla metrica k · kp , ovvero: per ogni f ∈ Lp (µ), con
1 ≤ p < ∞ e per ogni  > 0, esiste una funzione g ∈ Cc (X; C tale che kg − f kp < .
Dimostrazione. Grazie al Teorema 5.10, è sufficiente provare la tesi nel caso
in cui f = χE , con E ∈ B e µ(E) < ∞. Per la regolarità interna della misura, dato
, esistono un compatto K ⊂ E ed un aperto U ⊃ E tali che
µ(E) −  < µ(Kn ) ≤ µ(E), µ(E) ≤ µ(U ) < µ(E) + .
Per il teorema 5.8 esiste un aperto V , con chiusura V compatta, tale che K ⊂ V ⊂
V ⊂ U . Per il Lemma di Urysohn, ora esiste una funzione continua a supporto
compatto g : X → [0, 1] tale che g|K ≡ 1, supp g ⊂ V . Abbiamo dunque che

4Suggerimento: usare dapprima la densità delle funzioni semplici; poi, tramite regolarità
dall’esterno, approssimare con le caratteristiche degli elementi della base della topologia...
2. SPAZI Lp (µ) 75

supp |f − g| ⊂ E \ K e, dato che K ⊂ E, µ(E \ K) = µ(E) − µ(K) ≤ . Inoltre,


|f − g| ≤ 1 su X. In conclusione,
Z
p
kf − gkp := |χE − g|p dµ ≤ µ(E \ K) ≤ ,
X
come volevasi dimostrare. 
Osservazione 5.2. Tale come è stata data qui la definizione di supporto, stia-
mo definendo funzioni continue a supporto compatto come le funzioni continue il
cui supporto è contenuto in un compatto. In generale, per evitare problemi di natu-
ra filosofica come quello appena descritto, si definisce il supporto come la chiusura
dell’insieme in cui una funzione non si annulla. Abbiamo richiamato in precedenza
la proprietà, degli spazi di Hausdorff, per cui i sottinsiemi chiusi di insiemi compatti
sono compatti.
Esercizio 5.23 (Teorema di Lusin). Sia X uno spazio di Hausdorff localmente
compatto, sia B una σ-algebra su X e µ : B → [0, +∞] una misura regolare e
σ-finita. Sia f ∈ Lp (µ), con 1 ≤ p < ∞ e sia  > 0. Esiste un insieme misurabile
E ⊂ X, con m(E) ≤ , tale che la restrizionef |E c di f all’insieme E c = Rn \E è una
funzione continua su E c . In altri termini, esiste una funzione continua g ∈ C(X; C)
tale che f ≡ g su E c .5
Mettiamo insieme le informazioni ottenute nei Teoremi 5.6 e 5.11. Per 1 ≤ p <
∞, le funzioni continue a supporto compatto sono dense in Lp (µ), che è uno spazio
completo. Ne segue che Lp (µ), per 1 ≤ p < ∞, è il completamento di Cc rispetto
alla metrica k · kp . La domanda che sorge spontanea è: vale la stessa proprietà in
L∞ (µ)? In altri termini, possiamo affermare che L∞ (µ) è il completamento di Cc
rispetto alla metrica k · k∞ ? La risposta, come vedremo in un battibaleno qui sotto,
è negativa. Se si completa Cc rispetto alla metrica k · k∞ , si ottiene lo spazio (più
piccolo di L∞ (µ)) delle funzioni continue che si annullano all’infinito.
Definizione 5.10 (La classe C0 ). Sia X uno spazio topologico. Definiamo
C0 (X; C) come l’insieme delle funzioni f ∈ C(X; C) tali che, per ogni  > 0, esiste
un insieme compatto K ⊂ X tale che |f (x)| <  per ogni x ∈ K c .
Per motivare quanto detto sopra e chiudere questo capitoletto, proviamo dun-
que il seguente risultato.
Teorema 5.12 (Completamento di Cc in metrica uniforme). Sia (X, B, µ)
uno spazio di misura, con X spazio di Hausdorff localmente compatto. Lo spa-
zio C0 (X; C) è il completamento di Cc (X) rispetto alla metrica indotta dalla norma
uniforme kf k = supx∈X |f (x)|.
Dimostrazione. Osserviamo che la norma uniforme coincide, per funzioni
continue, con la norma k · k∞ . Per dimostrare l’enunciato, è sufficiente provare che:
(i) Cc (X; C) è denso in C0 (X; C), rispetto alla norma dell’estremo superiore.
(ii) (C0 (X; C), k · k) è completo.
Sia f ∈ C0 e sia  > 0. Per definizione di C0 , allora, esiste un compatto K ⊂ X tale
che |f (x)| <  per ogni x ∈ K c . Per il Lemma di Urysohn, esiste g ∈ Cc (X) tale
che 0 ≤ g ≤ 1 e g|K ≡ 1. Denotiamo con h := f g. Allora h ∈ Cc e kf − hk < , il
che prova (i).
Per provare (ii), sia {fn }n∈N ⊂ C0 una successione di Cauchy, rispetto alla
metrica uniforme. Allora è immediato osservare che fn ha un limite uniforme su
X, che è una funzione continua, denotata con f ∈ C(X). Rimane da provare che
f ∈ C0 (X). Per ogni  > 0, esiste n ∈ N tale che kf − fn k < . Inoltre, esiste un
5Suggerimento: mimare la dimostrazione del Teorema 2.7.
76 5. INTRODUZIONE AGLI SPAZI Lp

compatto K ⊂ X tale che |fn (x)| < , per ogni x ∈ K c . Allora, per ogni x ∈ K c
abbiamo
|f (x)| ≤ kf − fn k + |fn (x)| < 2,
il che prova la tesi e conclude la dimostrazione. 
d
−d x
 u : R → C una funzione Lebesgue-misurabile e si denoti
Esercizio 5.24. Sia
con uλ (x) := λ u λ , per ogni λ > 0.
(i) Dimostrare che uλ è una funzione misurabile.
d
(ii) Dimostrare che kuλ kp = λ q kukp , per 1 ≤ p ≤ ∞, 1q = 1 − p1 .

Esercizio 5.25. Sia u ∈ C 1 R; C 2 (Rd ; R) una soluzione dell’equazione del
calore nonlineare
(5.8) ∂t u = ∆x u + up ,
con p > 1. Per ogni λ > 0, si denoti con uλ (t, x) := λα λt2 , λx .


(i) Determinare α = α(p) ∈ R tale che uλ risolva anch’essa l’equazione (5.8)


(ovvero l’equazione è invariante per riscalamento).
(ii) Se uλ è il riscalamento che lascia invariante l’equazione (punto (i)), deter-
minare p ∈ (1, +∞] tale che, per ogni t ∈ R, kuλ (t, ·)k2 = ku(t/λ2 , ·)k2 .

Esercizio 5.26. Sia u ∈ C 1 R; C 2 (Rd ; C) una soluzione dell’equazione di
Schrödinger nonlineare
(5.9) i∂t u = ∆x u + |u|p−1 u,
con p > 1. Per ogni λ > 0, si denoti con uλ (t, x) := λα λt2 , λx .


(i) Determinare α = α(p) ∈ R tale che uλ risolva anch’essa l’equazione (9.32)


(ovvero l’equazione è invariante per riscalamento).
(ii) Se uλ è il riscalamento che lascia invariante l’equazione (punto (i)), deter-
minare p ∈ (1, +∞] tale che, per ogni t ∈ R, kuλ (t, ·)k2 = ku(t/λ2 , ·)k2 .

Esercizio 5.27. Sia u ∈ C 2 R; C 2 (Rd ; R) una soluzione dell’equazione delle
onde nonlineare
(5.10) ∂t2 u = ∆x u + up ,
con p > 1. Per ogni λ > 0, si denoti con uλ (t, x) := λα λt , λx .


(i) Determinare α = α(p) ∈ R tale che uλ risolva anch’essa l’equazione (5.10)


(ovvero l’equazione è invariante per riscalamento).
(ii) Se uλ è il riscalamento che lascia invariante l’equazione (punto (i)), deter-
minare p ∈ (1, +∞] tale che, per ogni t ∈ R, kuλ (t, ·)k2 = ku(t/λ, ·)k2 .
Studiare se c’è un riscalamento che lasci invariante l’equazione di Klein-Gordon
nonlineare
(5.11) ∂t2 u = ∆x u − u + up .

Esercizio 5.28. Sia u ∈ C 1 R; C 3 (R; C) una soluzione dell’equazione di
Korteweg-de Vries (KdV)
(5.12) ∂t u + ∂x3 u + u∂x u = 0.
Per ogni λ > 0, si denoti con uλ (t, x) := λα λt3 , λx .


(i) Determinare α = α(p) ∈ R tale che uλ risolva anch’essa l’equazione (9.32)


(ovvero l’equazione è invariante per riscalamento).
(ii) Se uλ è il riscalamento che lascia invariante l’equazione (punto (i)), esiste
p > 1 tale che kuλ (t, ·)kp = ku(t/λ3 , ·)kp , per ogni t ∈ R?
2. SPAZI Lp (µ) 77

Ripetere lo stesso esercizio per l’equazione di Korteweg-de Vries generaliz-


zata (gKdV)
(5.13) ∂t u + ∂x3 u + up ∂x u = 0,
con p ≥ 1 (nel caso p = 2, l’equazione (5.13) è detta equazione di Korteweg-de
Vries modificata (mKdV).
Se (X, B, µ) è uno spazio di misura ed E ∈ B, denotiamo nel seguito con Lp (E)
lo spazio Lp (µ|E ), definito sulla restrizione (E, B|E , µ|E ).
Esercizio 5.29. Per ogni x ∈ Rd \ {0}, sia f (x) = |x|γ , con γ ∈ R e si ponga
f (0) = 0.
(i) Sia K ⊂ Rd un compatto, tale che 0 ∈ / K. Dimostrare che f ∈ Lp (K),
per ogni p ∈ [1, +∞] e per ogni γ ∈ R.
(ii) Determinare i seguenti insiemi:
AR := {γ ∈ R : f ∈ Lp (B0 (R)) , R > 0};
BR := {γ ∈ R : f ∈ Lp (B0 (R)c ) , R > 0};
C := {γ ∈ R : f ∈ Lp Rd }.


d
Dimostrare che, se −d ≤ γ < 0, allora f ∈ L− γ ,∞ (Rd ) (la definizione di spazio
Lp,∞ è stata data nell’Esercizio (5.18)).

Esercizio 5.30. Per ogni x ∈ Rd , sia f (x) = hxiγ := 1 + |x|2 2 . Dimostrare
che, se −d ≤ γ < 0, allora f ∈ Lp (Rd ), per ogni p > − γd .
1
Esercizio 5.31. Per ogni x ∈ Rd \ {0}, sia f (x) = |x|(1+log |x||)2 e si ponga
f (0) = 0. Si può affermare che f ∈ Ld (Rd )?
1
Esercizio 5.32. Per ogni x ∈ Rd \ {0}, sia f (x) = |x|2− +|x|2+ e si ponga
d
f (0) = 0. Dimostrare che, per  > 0 sufficientemente piccolo, si ha che f ∈ L 2 (Rd ).
Esercizio 5.33. Sia f ∈ Lp (R), con 1 ≤ p < ∞ e sia
Fy (x) := f (x + y) − f (x − y).
6
Dimostrare che 1
lim kFy kp = 2 p kf kp .
y→+∞

6Suggerimento: dimostrarlo dapprima nel caso in cui f ha supporto compatto; estendere


quindi il risultato ad uno spazio denso in Lp e quindi concludere la dimostrazione.