Sei sulla pagina 1di 99

Note

v e r s i o n e
p r e l i m i n a r e
(15 - 4 - 2016)

di

Topologia Algebrica
Giambattista Marini

Queste note sono una sintesi dei risultati principali che si incontrano studiando i fondamenti
di topologia algebrica, costituiscono una, spero utile, overview sulla materia per lo studente
che segue attivamente il corso.

Indice
0.

1.

2.

3.

Notazioni e richiami

4
6
8

Incollamenti
CW-complessi
Classificazione delle superfici compatte

Omotopia

14

15
18
22
26

Deformazioni e Retratti
Gruppo Fondamentale
Il Teorema di Seifert e Van Kampen
Rivestimenti

Omologia

36

38
39
44
45
46
48
51
54
59
64
65

Simplessi singolari: notazione fondamentale


Sui simplessi singolari e loro suddivisioni
Successione di Mayer-Vietoris
Invarianza Omotopica
Il Teorema di Hurewicz
Omologia della coppia
Omologia della sfera
Omologia dei -complessi e Omologia Simpliciale
Omologia cellulare
Omologia con coefficienti
Formula di K
unneth

Coomologia

66

4.

Variet`a Topologiche

70

70
72
75

A1.

Orientazione
Classe Fondamentale
Dualit`a di Poincare
Gruppi liberi e prodotto libero di gruppi

A2.

Gruppi abeliani liberi


Algebra Omologica

Il prodotto tensoriale ed il funtore Tor


Il teorema dei coefficienti universali
La formula di K
unneth in algebra omologica
Funtore Hom e coefficienti universali in coomologia
Cenni sulle categorie abeliane

Bibliografia

78
80
82
88
92
94
95
98
99

Per gli studenti del corso di Topologia algebrica (a.a. 2015-16),


ho scritto queste note semplicemente con lidea di riassumere i concetti fondamentali che si
incontrano in topologia algebrica. In particolare, con una finalit`a diversa da quella di scrivere
il libro di testo di questo corso. Ci`o ha delle implicazioni che voglio sottolineare:
1. queste note non coprono tutto ci`o che verr`a discusso a lezione, ne vale il viceversa (il
programma del corso sar`a quello svolto a lezione);
2. motivazioni, esempi ed esercizi, assolutamente fondamentali in un corso di T.A., sono presenti in misura minimale in queste note (naturalmente, verranno discussi a lezione). Nel dare
le dimostrazioni ho cercato la sintesi e, nel caso di quelle pi`
u lunghe e noiose, mi sono limitato
a darne le linee guida. In buona parte, lidea di fondo `e che tutto ci`o che `e straightforward
venga lasciato al lettore (che si presume segua attivamente il corso). Ci`o rende queste note di
difficile lettura, almeno allinizio, ...lo studente del terzo anno al primo contatto con la T.A.
non si spaventi!
Il materiale coperto dal corso si trova in [Hat], libro che pu`o essere usato come testo di
riferimento (`e disponibile online sul sito dellautore). Nella bibliografia indico altri testi che,
almeno per quanto riguarda la gran parte degli argomenti, sono validissimi testi di riferimento
(e, almeno per certi versi, a volte preferibili a quello che ho indicato).
Prerequisiti: Argomenti trattati nel primo anno del Corso di Laurea in Matematica, rudimenti
di topologia generale (coperti nel corso di geometria 3).

0.

Notazioni e richiami.

Notazioni e convenzioni.
(1.1) Con il termine funzione si intende funzione continua (in ambito topologico e salvo diversamente specificato);
(1.2) un omeomorfismo `e una funzione continua, invertibile con inversa continua;
(1.3) un sottospazio di uno spazio topologico `e un sottoinsieme (arbitrario) dotato della topologia indotta.

(1.4) Sia A un sottospazio di uno spazio topologico X . I simboli A e A denotano rispettivamente la chiusura
e linteriore di A (come sottospazi di X naturalmente);
(1.5) I denota lintervallo reale [0, 1] con la topologia naturale;
(1.6) Dn ed S n denotano rispettivamente il disco di dimensione n e la sfera di dimensione n:
Dn = { x Rn | ||x|| 1 } ,

Sn

= { x Rn+1 | ||x|| = 1 }

dotati della topologia naturale indotta dai rispettivi ambienti Rn e Rn+1 . Sottolineiamo che la sfera
S n `e un sottospazio del disco Dn+1 (ne `e la frontiera).
(1.7) Il prodotto cartesiano di spazi topologici, due o pi`
u, si intende dotato della topologia prodotto
(cfr. esempio 4.1).
S
(1.8) Il simbolo denota lunione disgiunta.

Definizione 1.9. Uno spazio topologico si dice T1 se i punti sono chiusi, si dice T2 (= di Hausdorff ) se
separa i punti (i.e. punti distinti ammettono intorni disgiunti), si dice T4 se1 `e T1 e separa i chiusi (i.e. per ogni
coppia chiusi disgiunti C1 e C2 `e possibile trovare due aperti disgiunti U1 e U2 tali che C1 U1 , C2 U2 ).

Def. 2. Sia X uno spazio topologico, una relazione dequivalenza su X , : X X/


la proiezione naturale. Lo spazio topologico quoziente, denotato con X/ , `e linsieme
quoziente dotato della topologia definita dalla propriet`a che segue:
U

X/

`e aperto

1 (U) `e aperto in X

Esercizio 2.1. Si verifichi che quella introdotta `e effettivamente una topologia su X/ .


Esercizio 2.2. Si verifichi che X/ `e dotato della topologia pi`
u fine per la quale la proiezione `e continua
(i.e. della topologia coindotta dalla proiezione, cfr. Def. 3).
Notazione 2.3. Sia A un sottospazio di uno spazio topologico X . Poniamo
X/A

:=

X/

essendo la relazione dequivalenza che identifica i punti di A (p q p = q oppure p, q A).


Avvertenza 2.4. Secondo quanto visto finora, il quoziente R/Z pu`
o essere interpretato in due modi, in
ognuno dei due casi dotato della topologia quoziente (def. 2):
come quoziente di gruppi, i.e. come R/ dove a b ab Z;
come quoziente insiemistico, i.e. come R/ dove a b a = b oppure a, b Z (notazione 2.3).
Nel primo caso si ottiene un cerchio, i.e. uno spazio omeomorfo ad S 1 , nel secondo caso si ottiene un bouquet
di uninfinit`
a numerabile di cerchi. Per esercizio, ci si convinca di quanto affermato.
Salvo diversamente
specificato, R/Z va interpretato nel primo dei due modi (quindi R/Z
u in
= S 1 ). Pi`

generale, Rn Zn denota il quoziente di gruppi (in questo caso si ottiene il cosiddetto Toro di dimensione n).
Esercizio 2.5. Sia A un sottospazio di uno spazio topologico X . Provare che
gli aperti di X/A sono le immagini, tramite la proiezione naturale : X X/A, degli aperti di X che
non incontrano oppure contengono A;
se B `e un sottoinsieme di X , si ha che:

( B A 6= e B A `e aperto)
(B) X/A `e aperto

oppure
( B A = e B `e aperto)
se X `e T4 ed A `e chiuso, allora anche X/A `e T4 (cfr. def. 1.9).
1

Qualche autore, nella definizione di spazio T4 non include la richiesta che sia T1, ...noi ce la mettiamo.

A partire dallo spazio prodotto (1.7) e dagli spazi quoziente (2) e (2.3) si introducono altri spazi notevoli.
Siano X ed Y spazi topologici, x0 X , y0 Y punti. Si definiscono:




S 
X I X {0} X I X {0, 1} X Y I X Y {x0 , y0 } X Y X {y0 } {x0 }Y
(2.6)
Cono
Suspension
Join
Wedge sum
Smash product
dove, nel Join, `e la relazione che in X Y {0} contrae le fibre della proiezione su X , in X Y {1}
contrae le fibre della proiezione su Y (ed `e banale, nel senso che non fa nulla, sui vari XY {t}, t 6= 0, 1).
In assenza di una traduzione usata diffusamente nella letteratura italiana abbiamo mantenuto il termine inglese.
Esercizio 2.7. Siano X Rn , Y Rm , x0 X, y0 Y . Si descriva la loro Wedge sum come sottospazio
di Rn+m . Assumendo che X ed Y siano chiusi e limitati, si descrivano gli spazi Cono, Suspension e Join
scritti nella (2.6), rispettivamente come sottospazi di Rn+1 , Rn+1 , Rn+m+1 .
` possibile immergerlo in un qualche Rn ?
Com`e fatto il cono sullintervallo aperto (0, 1)? E
Definizione 3. Sia X un insieme, {W } S una famiglia di spazi topologici,


F =
f : W X S

una famiglia di applicazioni. Su X , si definisce topologia coindotta dalla famiglia F la topologia pi`
u fine per
la quale ogni f `e continua (questa viene detta anche finale o forte, per la famiglia F ).
Esercizio 3.1. Nelle ipotesi della definizione (3), provare quanto segue
U X `e aperto se e solo se f1 (U ) `e aperto, per ogni .
Definizione 4. Sia X un insieme, {W } S una famiglia di spazi topologici,


F =
f : X W S

una famiglia di applicazioni. Su X , si definisce topologia indotta dalla famiglia F la topologia meno fine per
la quale ogni f `e continua (questa viene detta anche iniziale o debole , per la famiglia F ).
Esempio 4.1. Il prodotto di spazi topologici viene dotato della topologia indotta dalle proiezioni (= debole).
Nel caso di prodotti finiti, la topologia debole coincide con quella generata dai prodotti di aperti (generalmente
`e meno fine).

Incollamenti.
Def. 5. Si abbiano X , A, Y come nel diagramma a lato, con A sottospazio
chiuso di Y . Lo spazio ottenuto da X attaccandovi Y tramite `e lo spazio

`
S
X
Y
:=
X
Y

A Y

essendo la relazione dequivalenza generata dalle identificazioni del tipo a (a), a A,


dotato della topologia quoziente (cfr. Def. 2).

`
Componendo le inclusioni di X ed Y in X Y con la proiezione su X Y si ottengono due funzioni
continue,
`
`
i : X X Y
e
: Y X Y
(n.b. i `e iniettiva e estende la composizione i ), chiamate rispettivamente inclusione e funzione caratteristica dellincollamento.
Osserviamo che, insiemisticamente, lincollamento si identifica con lunione disgiunta X Y r A .

Esercizio 5.1. Siano X , A, Y come nella definizione (5), le funzioni i e come sopra. Verificare che
`
i) un sottoinsieme U X Y `e aperto se e solo se gli insiemi i1 (U ) e 1 (U ) sono entrambi aperti
`
u fine per la quale le applicazioni i e sono entrambe continue);
(la topologia su X Y `e la pi`
`
ii) tramite i, lo spazio X `e un sottospazio chiuso di X Y (sottospazio nel senso 1.3);
`
iii) limmagine (Y r A) `e aperta in X Y (`e il complementare di i(X)) e la restrizione |Y rA `e un
omeomorfismo sullimmagine (essendo A chiuso per ipotesi, il sottospazio Y r A `e aperto).

Lesercizio che segue fornisce una maniera alternativa di introdurre lincollamento.


Esercizio 5.2. Siano X, A, Y, come nella definizione (5). Sia inoltre
X := X (Y rA) con la topologia coindotta (def. 3) dalla famiglia { i : X X , : Y X }
dove i : X X = X (Y r A) `e linclusione naturale e : Y X (Y r A) `e lapplicazione che
estende nella maniera ovvia: `e definita ponendo |A := e |Y rA := inclusione in X (Y r A).
`
()
Verificare che lidentificazione insiemistica X (Y rA) = X Y `e un omeomorfismo:
`
Y
X
= X

(naturalmente, modulo lidentificazione insiemistica (), le funzioni i e introdotte nellesercizio coincidono


con linclusione e la funzione caratteristica introdotte precedentemente).
` possibile effettuare pi`
E
u incollamenti (anche infiniti) contemporaneamente. Vediamo come:

Def. 5.3. Dato uno spazio X ed una famiglia di terne { A , Y , : A X } dove A


`e un sottospazio chiuso di Y e `e una funzione continua, per ogni , si definisce
.
`
S
X Y := X Y

dove `e la relazione dequivalenza generata dalle identificazioni del tipo a (a), a A ,


al variare di , sempre dotato della topologia quoziente.
Anche in questo caso abbiamo
linclusione i : X X

e le funzioni caratteristiche : Y X

(come nel caso di un solo incollamento, definite componendo le inclusioni di X e degli Y nellunione disgiunta
con la proiezione sul quoziente) e continua ad esserci unidentificazione naturale (per ora insiemistica)
(5.4)

X :=
X (Y r A )

Questa identificazione risulta essere un omeomorfismo


qualora si doti linsieme a sinistra, che abbiamo chiamato

X , della topologia coindotta dalla famiglia i : X X , : Y X , dove, come nellesercizio (5.2),
qui i e le sono definite solo in termini di X : i `e linclusione e le estendono le nella maniera
ovvia. (Stiamo semplicemente dicendo che anche la definizione alternativa introdotta con lesercizio (5.2) si
generalizza al caso di pi`
u spazi da incollare ad X ).
C`e una terza alternativa, quanto sopra equivale allincollamento di ununione disgiunta:
Esercizio 5.5. Verificare che data una famiglia di terne come nella definizione (5.3), posto Y = Y ,
A = A e definito ponendo |A = , c`e un omeomorfismo canonico
`
`
X Y
= X Y

(si osservi che essendo Y dotato della topologia dellunione disgiunta, A `e chiuso in Y ).

Valgono risultati analoghi a quelli dellesercizio (5.1)

per brevit`a scriveremo2 X invece di X

i ) un sottoinsieme U X `e aperto se e solo se i1 (U ) e gli 1


(U ) sono aperti (idem per i chiusi);

ii ) X `e un sottospazio chiuso di X ;
iii ) ogni U := Y r A `e un sottospazio aperto di X .
Esercizio 5.6. Sia (Y, A) = (Dn , S n1 ) (coppia disco, frontiera). Provare che
`
se X `e di Hausdorff, anche X Y `e di Hausdorff;
`
se X `e T4, anche X Y `e T4 (cfr. def. 1.9).

Si osservi che, alla luce dellesercizio (5.5), questi risultati si generalizzano immediatamente al caso di pi`
u
incollamenti (def. 5.3).
2

In fin dei conti sono spazi canonicamente omeomorfi.

Esercizio 5.7. Siano X, A, Y, come nella definizione (5). Provare che


`
se `e suriettiva, allora X Y `e un quoziente Y / di Y ;

`
se inoltre X `e T1, le fibre della proiezione : Y Y /
= X Y
sono dei chiusi.

CW-complessi.
Def. 6. Un CW-complesso `e una successione di spazi topologici e di incollamenti
`
X 0 X 1 X 2 X 3 ... ,
X n = X n1 Dn ( n 1)

(cfr. def. 5 e 5.3) dove X 0 `e uno spazio discreto, i vari Dn sono copie del disco D n e le
: Sn1 X n1

sono funzioni continue (dove Sn1 denota ln1 sfera frontiera di Dn ).


Def. 6.1. Nella situazione della definizione sopra, i vari spazi X k vengono detti k-scheletri.
Naturalmente si pu`
o anche non incollare nulla, anzi siamo interessati proprio a quei CW-complessi dove da
un certo punto in poi non si incolla pi`
u nulla, per cui n | X n = X n+k , k N . In questo caso, per un
intero n con la propriet`
a appena indicata, si pone X = X n e si vede il CW-complesso in questione come
spazio topologico X che ricorda com`e stato costruito
(per abuso di linguaggio, X stesso viene chiamato CW-complesso).
Anche qualora un tale intero n non esista, in altri termini nel caso di dimensione infinita (cfr. sotto), piuttosto
che come sequenza di spazi, un CW-complesso viene visto come spazio topologico che ricorda com`e stato
costruito: vi si associa lo spazio topologico
S n
X :=
X
dotato della topologia coindotta dalle inclusioni degli scheletri

(caratterizzata dalla propriet`


a seguente: un sottoinsieme C X `e chiuso se e solo se interseca ogni X n in
un chiuso). Si osservi che ogni X n risulta essere un sottospazio chiuso di X , questo perche ogni X n contiene
i precedenti ed `e chiuso nei successivi.
Inciso. La topologia dei CW-complessi viene indicata come topologia debole. Luso di questo termine viene
dal fatto che classicamente i CW-complessi vengono introdotti, diversamente da come abbiamo fatto noi, come
unioni disgiunte di celle opportunamente topolocizzate: si considera ununione disgiunta di punti e dischi
aperti, quindi si danno degli assiomi che definiscono una topologia su tale insieme (non entreremo nel merito).
Avendo in mente la definizione da noi data il termine debole appare usato impropriamente: nel caso di
dimensione finita n, X = X n `e gi`
a uno spazio topologico e non ce nulla da aggiungere; in dimensione
infinita, X `e dotato della topologia finale (i.e. forte, cfr. def. 3) per la famiglia di inclusioni {X n X}.

Poiche non esistono funzioni da un insieme non-vuoto allinsieme vuoto, lunico CW-complesso il cui 0-scheletro
`e linsieme vuoto `e il CW-complesso vuoto. Introduciamo un po di terminologia.

(6.2) Una n-cella n `e limmagine del disco aperto D n r S n1 tramite una funzione caratteristica (cfr. Def. 5 e 5.3):
n := (D n r S n1 ) ,

dove = : D n = Dn X n1 X

(la funzione caratteristica viene vista come funzione di codominio X, piuttosto che ln-scheletro).
Ricordiamo che, per lesercizio (5.1), o meglio lesercizio (5.4), la restrizione |Dn rS n1 `e un omeomorfismo
sullimmagine n (la nostra n-cella). Osserviamo che la n-cella n , `e un aperto dell n-scheletro (ed `e un aperto
di X solo a condizione che non sia coinvolta dagli incollamenti successivi, cio`e nelle dimensioni strettamente
maggiori di n). Inoltre,
diremo che X n `e stato ottenuto da X n1 attaccando delle n-celle;
per convenzione, le 0-celle sono i punti dello 0-scheletro;
per abuso di linguaggio, la stessa viene chiamata n-cella, la sua immagine viene chiamata n-cella chiusa.

(6.3) La dimensione di un CW-complesso non-vuoto X `e il


pi`
u piccolo intero n per il quale risulta X = X n
(infinita se un tale intero non esiste, 1 se X = ).

(6.4) Un CW-complesso finito `e un CW-complesso ottenuto attaccando celle in numero finito


(in particolare, un CW-complesso finito ha dimensione finita).
(6.5) Un sottocomplesso di un CW-complesso X `e un CW-complesso X dove, ad ogni step,
le n-celle che si attaccano sono n-celle di X
0
(ovviamente, si richiede che le 0-celle di X siano 0-celle di X , i.e. che risulti X X 0 ).
Esercizio 6.6. Sia X un CW-complesso (inteso come spazio topologico che ricorda com`e stato costruito),
si provi che
X `e un sottocomplesso di X

X `e un sottospazio chiuso di X ed `e unione di n-celle di X.

Suggerimento: per cominciare, si verifichi che X stesso `e, insiemisticamente, lunione disgiunta delle sue celle.
Esempio 6.7. Attaccando una n-cella ad un punto (nellunico modo possibile) si ottiene la sfera S n . In
alternativa, una volta costruito S n1 come CW-complesso, la sfera S n pu`
o essere realizzata attaccando due
n-celle ad S n1 tramite lidentit`
a (la frontiera del disco n-dimensionale `e una n 1 sfera).
Esercizio 6.8. Realizzare, il piano proiettivo reale P2 (R), il piano proiettivo complesso P2 (C), il toro
reale R2 /Z2 , gli spazi proiettivi reale e complesso ed il toro n-dimensionali, Pn (R), Pn (C), Rn /Zn , come
CW-complessi.
Esempio 6.9 (Variet`
a topologiche triangolate). Per definizione, una variet`
a topologica `e uno spazio topologico di Hausdorff dove ogni punto ha un intorno omeomorfo ad Rn (cfr. 4, introduzione), in questo caso
diremo che X ha dimensione 3 n. Sia X una variet`
a topologica. Fissiamo subito una notazione:



P
n
n = x R xi 1 i ,
xi 1
(dove gli xi denotano le coordinate di x),

linviluppo convesso di un sottoinsieme proprio e non-vuoto dei vertici di n lo chiameremo faccia.


Un n-triangolo in X `e un sottospazio T che in una qualche carta locale si identifica con n . Precisamente,
si richiede che esistano un aperto U T ed un omeomorfismo : U Rn (la carta locale) tali che
(T ) = n . Un vertice, ovvero una faccia, di T sono limmagine via 1 di un vertice , ovvero una
faccia, di n (n.b. i vertici sono, in particolare, facce).
Una triangolazione di X `e un ricoprimento in triangoli che soddisfi le propriet`
a seguenti: due triangoli
possono esclusivamente avere intersezione vuota o condividere esattamente una faccia; ogni vertice v
ammette una carta locale centrata in v dove la triangolazione appare come unione finita di coni di
vertice (v) (di conseguenza, linsieme dei vertici `e discreto, ogni vertice `e vertice di un numero finito di
triangoli ed ogni faccia di dimensione n 1 `e faccia di esattamente due triangoli).
Una variet`
a topologica triangolata X ha una naturale struttura di CW-complesso dove i vertici costituiscono
lo 0-scheletro, le facce di dimensione uno costituiscono luno-scheletro e cos` via fino ad n (la dimensione
di X ). Di conseguenza, se X `e compatta, la triangolazione `e finita (di ci`o, se ne dia una dimostrazione
diretta, i.e. che utilizzi solamente la definizione di triangolazione).
Nella sezione che segue ci occupiamo del caso delle superfici, i.e. dove n = 2.

Def. 7. La caratteristica di Eulero Poincare di un CW-complesso finito X `e la somma


P
(X) :=
(1)i i ,
dove i denota il numero delle i-celle.
(7.1)
3

Nel paragrafo 2, sezione omologia cellulare, vedremo che tale numero `e un invariante omologico del soggiacente spazio topologico X e, come tale, non dipende dalla realizzazione di X
come CW-complesso.

Vedremo che la dimensione `


e univocamente determinata: pi`
u in generale, di fatto equivalentemente, dati U aperto di Rn e V
aperto di Rm , se U e V sono omeomorfi, allora n = m (quanto affermato non `
e affatto ovvio a priori).

Classificazione delle superfici compatte.


Ricordiamo che una superficie topologica `e uno spazio topologico di Hausdorff dove ogni punto ha un intorno
omeomorfo ad R2 (cfr. 4, introduzione). Di seguito, utilizziamo la nozione di triangolazione (cfr. esempio 6.9).
Una superficie compatta connessa pu`
o essere triangolata4, per quanto osservato nellesempio (6.9) pu`
o essere
realizzata come CW-complesso finito, in effetti ammette realizzazioni che utilizzano una sola 0-cella ed una
sola 2-cella (cfr. inciso 10.1). Iniziamo con un esempio.
Esempio 8. Attaccando (cfr. Def. 5) una 2-cella D2 ad un bouquet di 2g cerchi (1-sfere) B tramite la
composizione
= : S 1 B
indicata in figura, disegnata per g = 2, si ottiene una superficie compatta orientabile di genere g.
2

S1 =

1
1
1

D 2 = C2 =

= B

o
1

(il genere di una superficie compatta connessa orientabile `e un


intero che conta il numero dei buchi, per ora non ci preoccupiamo di darne una definizione formale)

(si osservi che tutti i vertici dellottagono si identificano con o). Non si esclude il caso dove g = 0 : in questo
caso, il bouquet `e banale (c`e solo il vertice o) e la funzione , quindi la funzione di incollamento , fa lunica
cosa possibile, manda S 1 in o; la superficie che si ottiene `e omeomorfa alla sfera (si contrae S 1 , la frontiera
di D2 , ad un punto). Ci sono due cose da comprendere:
(8.1) effettivamente si ottiene una superficie topologica compatta connessa;
(8.2) la superficie che si ottiene ha genere g.
La (8.1) rientra in un risultato pi`
u generale che proponiamo come esercizio con suggerimento (cfr. 8.3). Anche
la (8.2) rientra in un discorso pi`
u generale: cfr. inciso (8.6) e lemma (8.7).
Esercizio 8.3. Provare che se si sostituisce lottagono con un qualsiasi poligono con i lati identificati a coppie
(per il resto, in modo del tutto arbitrario), lo spazio topologico che si ottiene `e necessariamente una superficie
topologica compatta connessa.
Suggerimento: si deve provare che ogni punto ha un intorno omeomorfo ad un disco (compattezza e connessione
sono ovvie, che lo spazio ottenuto sia di Hausdorff segue dallesercizio 5.6). Prima delle identificazioni, ogni
punto p ammette un intorno omeomorfo ad uno spicchio di torta; distinguere i tre casi: p interno al poligono
(torta intera), p interno ad uno dei lati (mezza torta), p vertice (questultimo `e il caso pi`
u interessante).
(N.b. Per abuso di linguaggio, sopra e ovunque pi`
u avanti, il termine poligono viene utilizzato sia per la linea
spezzata chiusa che per la regione di piano che questa delimita).
A questo punto introduciamo una notazione e facciamo qualche osservazione elementare. Un poligono sul quale
sono definite delle identificazioni tra i lati (per brevit`a diremo poligono con identificazioni) `e descritto da una
parola che indica i lati da identificare, quello dellesempio (8) `e descritto dalla parola
1 1 1
1
2 2 1
1
1
1
2
2
(naturalmente si sceglier`
a un vertice di partenza ed un senso di percorrenza del perimetro, lesponente 1
indica che il lato `e orientato nel verso opposto al nostro verso di percorrenza; qui abbiamo scelto il punto o
ed il senso antiorario). Viceversa, una parola arbitraria definisce un poligono con identificazioni (e.g., la parola
o definisce il nastro di M
obius con bordo!). Chiaramente pu`
o accadere che due parole definiscano
esattamente lo stesso poligono con identificazioni, ci`o accade per parole che differiscono
(
A .....
B e .....
B .....
A (si ottengono per scelte diverse del vertice);
circolarmente: .....
(8.4)
specularmente: parola e parola1 , dove, ad esempio, ( 1 )1 = 1 1 1
(si ottengono per scelte diverse del senso di percorrenza del perimetro).
4

Questo `
e un punto piuttosto delicato sul quale torneremo, cfr. affermazione (9.1) e commenti (10.5).

Un poligono con identificazioni `e uno spazio topologico, denoteremo con S(parola) lo spazio corrispondente
alla parola indicata. Osserviamo che lesempio (8) non ha nulla di speciale, un poligono con identificazioni arbitrarie ha comunque una naturale struttura di CW-complesso (le classi dei vertici costituiranno lo 0-scheletro,
quelle dei lati luno-scheletro, come ultimo passo si attaccher`
a una 2-cella esattamente come nellesempio).
Naturalmente, avremo un poligono con lati identificati a coppie se e solo se ogni lettera compare esattamente
due volte. Come gi`
a osservato (esercizio 8.3), in questo caso abbiamo una superficie topologica compatta.
Esercizio 8.5. Provare il viceversa: se i lati non sono identificati a coppie, lo spazio quoziente non `e una
superficie topologica.
Inciso 8.6 (Somma connessa). La somma connessa X # Y di superfici si definisce privando ciascuna
dellinteriore di un disco chiuso ed identificando tra loro le frontiere dei due dischi tramite un omeomorfismo

`

=
: SY SX X rBX
X #Y
:=
X rBX
Y rBY ,

dove BX e BY denotano gli interiori dei due dischi chiusi, SX e SY le rispettive frontiere (sono dei cerchi).
Modulo omeomorfismi, il risultato che si ottiene non dipende dalle scelte effettuate5 . La figura che segue
illustra pi`
u efficacemente di qualsiasi discorso come realizzare la somma connessa di due superfici che siano
state date come poligoni con lati identificati a coppie
X #Y
..
.

..
.
p

..
.

..
.

..
.

..
.

p
p

(le piccole parti tratteggiate indicano i dischetti che vengono rimossi). Nella notazione introdotta sopra,
A ) ed Y = S( .....
B ),
se X = S( .....

()

A .....
B )
allora X #Y = S( .....

Attenzione! Affinche la figura sopra sia rappresentativa della situazione, c`e una condizione che deve essere
soddisfatta (e che nel caso dei poligoni coi lati identificati a coppie `e
automaticamente
soddisfatta, ci`o richiede una breve dimostrazione che
..
..
x
.
.
lasciamo per esercizio): la condizione `e che nel poligono aperto le identip
p
ficazioni sui lati inducano luguaglianza p = x (cfr. figura a lato).
Nota. Volendo generalizzare la costruzione vista a poligoni con identificazioni arbitrarie, pur assumendo
di rimuovere dischetti come in figura, la condizione menzionata `e necessaria: ad esempio, se non ci sono
A .....
B ) (che `
identificazioni, i.e. ogni lettera compare esattamente una volta, allora S( .....
e un disco) non `e ci`o
A
B
che dovrebbe essere (per ..... e ..... entrambe parole non vuote).
A e .....
B
Torniamo al caso della somma connessa di superfici. Descrivendo superfici distinte, le parole .....
non
hanno lettere in comune: nel poligono di X #Y non ci sono lati della parte destra che si identificano con lati
di quella sinistra. C`e unutile chiave di lettura di quanto appena visto:
A .....
B ) con .....
A e .....
B senza lettere in comune `
Lemma 8.7. Una superficie del tipo S( .....
e la somma
A
B
A .....
B ) = S( .....
A ) # S( .....
B ).
connessa delle superfici S( ..... ) e S( ..... ): nellipotesi indicata risulta S( .....

1 1

Poiche S(

) = Toro (cfr. figura a lato), dal lemma (8.7) segue che



S 1 1 1
1
... g g g1 g1
1
1

`e la somma connessa di g copie del toro (per ragioni induttive). Ci`o prova la (8.2).

Esempio 8.8 (Tecnica del cut & paste). Dato un poligono con identificazioni, se prima lo tagliamo e poi
incolliamo i due poligoni ottenuti secondo una delle vecchie identificazioni (vedi figura), otteniamo un nuovo
poligono con identificazioni che definisce la stessa superficie compatta del vecchio poligono

2 2

Lesempio in figura mostra che il quadrato modulo le identificazioni 1 ed il quadrato modulo le


identificazioni 2 2 definiscono la stessa superficie (la bottiglia di Klein).
5

Per il momento preferiamo non soffermarci su questo risultato, cfr. commento finale (10.5).
Attenzione: il risultato `
e falso per variet`
a topologiche di dimensione superiore.

10

Nel caso della figura abbiamo S( 1 ) = S(2 2 ), pi`


u in generale (la figura di fatto `e la stessa) si ha

A .....
B ) , dove .....
B
B 1
A .....
B ) = S( 2 .....
denota (.....)
S( .....

Valgono altre due propriet`


a (la prima si evince dal disegno a lato; la seconda la lasciamo per esercizio: si
disegnino poligoni e tagli):
A
.....

A ) = S( .....
A )
S( 1 .....

A .....
B 1 .....
C 1 .....
D ) = S( 1 1 .....
A .....
D .....
C .....
B )
S( .....

A , .....
B eccetera, possono anche essere vuote).
(sopra, le varie parti .....

La tecnica del cut & paste consiste nel modificare una parola, i.e. il modo di rappresentare una superficie,
usando le regole indicate (incluse le invarianze circolare e speculare 8.4, e la regola del lemma 8.7).
Classificazione delle superfici compatte. Ogni superficie topologica compatta ammette una triangolazione finita, di conseguenza `e omeomorfa ad un poligono6 con i lati identificati a coppie. Con la tecnica del
cut & paste `e possibile semplificare la sequenza delle identificazioni ed elencare tutti i casi possibili, in modo
da ottenere la classificazione completa delle superfici topologiche compatte connesse:
sequenza delle identificazioni
(9)

superficie

descrizione

1 1 1
1
... g g 1
1
1
1
g
g

Cg

superficie orientata di genere g (g 0)


(= somma connessa di g tori)

21 ... 2m

P2 (R) # ... # P2 (R)

somma connessa di m piani proiettivi (m 1)

In definitiva, abbiamo il seguente Teorema di Classificazione


Ogni superficie topologica compatta connessa `e omeomorfa ad una, ed una sola, delle superfici
della lista (9), che pertanto `e esaustiva e senza ripetizioni.
Ricapitolando, abbiamo i quattro risultati che seguono (ai quali si riduce il teorema di classificazione).
(9.1) Ogni superficie topologica compatta ammette una triangolazione finita.
(9.2) Ogni superficie topologica compatta connessa, dotata di una triangolazione finita, `e omeomorfa ad un
poligono con i lati identificati a coppie.
(9.3) Con la tecnica del cut & paste `e possibile semplificare la sequenza delle identificazioni e ricondursi
sempre ad uno dei casi elencati nella lista.
(9.4) Le superfici elencate nella lista (9) sono effettivamente distinte (non omeomorfe tra loro).
Il risultato (9.1) `e molto profondo (cfr. commento 10.5), non lo dimostreremo7.
La (9.2) `e elementare (sar`
a sufficiente disporre i triangoli nel piano), la lasciamo per esercizio.
Dimostrazione (della 9.3 e della 9.4). Poiche ogni lettera compare due volte abbiamo la seguente dicotomia:
i)

ogni lettera compare sia con esponente 1 che 1 ;

A .....
B .
ii) la parola `e del tipo .....

Nel primo caso S `e orientabile, nel secondo non `e orientabile. Senza scomodare il concetto di orientazione,
si ha che S contiene un nastro di M
obius se e solo se siamo nel primo caso (questo segue dalla geometria
delle identificazioni, per esercizio). Quindi, una superficie che rientra nel primo caso non `e mai omeomorfa ad
una superficie che rientra nel secondo caso. Anche le superfici della lista (9) sono divise nei due gruppi che
corrispondono ai due casi menzionati. Trattiamo separatamente i due casi, si deve provare quando segue:
a) nel primo caso possiamo ricondurre la parola ad una parola del tipo 1 1 1
11 ... g g 1
1
;
1
g
g
b)

nel secondo caso possiamo ricondurre la parola ad una parola del tipo 21 ... 2m .

Sia per a) che per b) ragioniamo per induzione sulla lunghezza della parola. Useremo senza menzione esplicita
le identit`
a circolare e speculare (8.4), e la semplificazione degli eventuali ...1 ....
La a) segue immediatamente dallipotesi induttiva e dalle uguaglianze (cfr. regole del cut & paste)
A .....
B 1 .....
C 1 .....
D ) = S( 1 1 .....
A .....
D .....
C .....
B ) = S( 1 1 ) # S( .....
A .....
D .....
C .....
B )
S( .....
(n.b.: la parola `e sicuramente del tipo a sinistra: scelta una lettera che abbia distanza minima dallinversa
1 , nel segmento tra e 1 non ci sono lettere che compaiono due volte).
6
7

Pi`
u di uno, se la superficie non `
e connessa.
In fin dei conti, si tratta di un risultato molto ragionevole. Peraltro, ogni superficie, come dire, esplicita, che possa venire
in mente, si dota di una triangolazione senza troppe difficolt`
a ; avere un Teorema di Classificazione solamente per le superfici
triangolabili `
e comunque un risultato di assoluto rilievo.

11

A .....
B ) = S( 2 .....
A .....
B ) = S( 2 ) # S( .....
C ) (cfr. regole del cut & paste).
Proviamo b). Scriviamo S( .....

C
A .....
B
Se .....
= .....
`e sempre del secondo tipo concludiamo per ragioni induttive. Altrimenti scriviamo
1 E
C
D
C ), di nuovo per le regole del cut & paste abbiamo S( 2 .....
C ) =
..... = ..... ..... e, tornando a S( 2 .....

2
1 E
D
E
D
S( ..... ..... ) = S( ..... ..... ). La sostituzione = accorcia la lunghezza della parola (due
lettere diventano una), di nuovo concludiamo per ragioni induttive.

Proviamo la (9.4). Abbiamo gi`


a osservato che una superficie del primo tipo non pu`
o essere omeomorfa ad una
del secondo. Le formule dellinciso (10.1) sotto ci dicono che le superfici delle lista (9), di uno fissato dei due
tipi, hanno caratteristica di Eulero-Poincare distinta. Per la (7.1) concludiamo.

Vediamo alcuni casi particolari e, tra parentesi, sequenze di identificazioni alternative:
identificazioni

alternativa
1

1 1
2
2 2

superficie

descrizione

C0 = S
C1 = T
P2 (R)
K
= P2 (R) # P2 (R)

()
(1 )

sfera
toro
piano proiettivo
bottiglia di Klein

La somma connessa di superfici connesse `e associativa e commutativa, la sfera S 2 `e un elemento neutro per la
somma connessa, i.e. C # S 2
= C, C . Inoltre risulta P2 (R) # T
= P2 (R) # K (attenzione, per la somma
connessa non vale la legge di cancellazione!).
Osservazione 9.5. Quanto sopra, precisamente
# `e assoc. e comm., S 2 `e un elemento neutro,
P2 (R) # P2 (R) , Cg
K =
= T # ... # T ,

P2 (R) # T
= P2 (R) # K ,

consente di dire qual `e la superficie che si ottiene effettuando una qualsiasi combinazione di somme connesse
che coinvolga sfere, piani proiettivi, tori e bottiglie di Klein.
Inciso 10.1. Si considerino le superfici compatte e la loro realizzazione effettuata secondo la rappresentazione
della lista (9). Lo 0-scheletro di Cg `e costituito da un punto p, luno scheletro da un bouquet di 2g
cerchi (si attaccano 2g 1-celle al punto p), il 2-scheletro si ottiene attaccando una 2-cella alluno scheletro.
Pertanto (Cg ) := 1 2g + 1 = 2 2g. Nel caso della somma connessa di m piani proiettivi P2 (R)#m =
P2 (R)#...#P2 (R), si ha di nuovo una 0-cella ed una 2-cella, mentre le 1-celle sono m (luno scheletro `e
costituito da un bouquet di m cerchi), quindi (P2 (R)#m ) := 1 m + 1 = 2 m. Riassumendo:

(Cg )



#m
P 2 (R)

2 2g ;

2m .

Esempio 10.2. Come gi`


a osservato (cfr. esempio 6.9), una variet`
a topologica dotata di una triangolazione
finita ha una naturale struttura di CW-complesso finito, in particolare `e compatta. I vertici della triangolazione
costituiscono lo 0-scheletro, gli 1-spigoli luno scheletro e cos` via. Nel caso di una superficie S dotata di una
triangolazione finita abbiamo pertanto la seguente formula
(S)
(definizione 7)

v
(vertici)

l
(lati)

t
(triangoli)

Si svolga lesercizio che segue senza utilizzare il risultato (7.1).


Esercizio 10.3. Siano S ed M due superfici compatte dotate di triangolazioni finite (di conseguenza,
realizzate come CW-complessi finiti). Supponiamo di effettuarne la somma connessa rimuovendo gli interiori
di dischi chiusi DS S e DM M che siano sottocomplessi (i.e. unione di triangoli), ed identificando le
frontiere DS e DM . Realizzare S#M come CW-complesso (attenzione, a priori S#M non sar`a ben
triangolata e nel realizzarla come CW-complesso c`e un minimo di libert`
a di scelta, questo perche i cerchi
DS e DM , che identifichiamo, hanno ognuno una sua struttura di CW-complesso). Provare che
(10.3 )

(S#M)

(S) + (M) 2 .

Suggerimento: provare che (D) = 1 e che (D r D) = 0 (D disco chiuso).


Esercizio 10.4. Si considerino decomposizioni P2 (R) #m = S#M e Cg = T #g = S#M. Verificare che
la formula (10.3 ) `e compatibile con i risultati dellinciso (10.1).

12

Commenti 10.5. Tornando allaffermazione (9.1), per triangolare una superficie topologica compatta si
comincer`a, ad esempio, col considerare triangoli su ogni carta locale, i problemi nascono passando da una
carta allaltra: quello che in una carta locale appare come un segmento, in unaltra carta potr`
a essere quasi
ingestibile, come la curva dellesempio (10.6).
Introducendo la somma connessa (inciso 8.6) abbiamo affermato che il risultato, modulo omeomorfismi, non
dipende dalle scelte effettuate; nello specifico, le scelte dei dischi e dellomeomorfismo che ne identifichi le
frontiere. L`
a dove un disco in una superficie `e solamente un sottospazio omeomorfo a D2 , nel provare questa
affermazione si incontrano difficolt`
a analoghe a quelle accennate sopra.
Nella dimostrazione della (9.3) abbiamo usato la somma connessa, senza un risultato che ci dica che questa
non dipende dalle scelte insite nella sua definizione, la dimostrazione esposta del Teorema di classificazione per
superfici triangolabili appare incompleta. Di fatto non `e cos`. Ai fini del lavoro svolto, avremmo potuto persino
evitare di dare la definizione di somma connessa, volendo lasciare cos` com`e tutto quello che abbiamo scritto
A )#S( .....
B ) ()
A .....
B ) come definizione
sarebbe stato assolutamente sufficiente dare luguaglianza S( .....
= S( .....
A
B
nave di somma connessa, sempre nellipotesi che ..... e ..... non abbiano lettere in comune8 .
Esempio 10.6 (Strani segmenti e triangoli). Definiamo una funzione : I = [0, 7] R2 come segue:
poniamo f (0) = a, f (1) = h (vertici opposti di un quadrato) e mandiamo i tre intervalli [1, 2], [3, 4], [5, 6]
linearmente nei tre segmenti [b, c], [d, e], [f, g] (vedi figura 1):
figura 1

h = (7)

Q3

Q4
g

b
Q1
a
= (0)

figura 2

Q2
c

Resta da definire (t) per t interno ai quattro intervalli I1 := [0, 1], I2 := [2, 3], I3 := [4, 5], I4 := [6, 7] .
Ripetiamo la costruzione sopra con le quattro coppie Ii , Qi (dove i Qi sono i quattro quadrati indicati).
Iteriamo questo procedimento (la figura 2 rappresenta una parte di cosa si ottiene dopo tre passi). A questo
punto (t) `e definita per i valori di t I che in base sette hanno almeno una cifra dispari o unespressione
finita. Infine, per t con infinite cifre pari non nulle (sempre scritto in base sette) definiamo (t) := lim (tn ),
n
dove tn denota il troncamento di t alle prime n cifre, tutto in base sette.
La funzione risulta ben definita, continua e iniettiva, () la sua immagine contiene il complementare delle
varie croci, cfr. figura (la prima `e il complementare dellunione di Qi , le quattro successive sono le anologhe
croci interne ad ognuno dei Qi , le 16 successive quelle relativa ai 16 quadrati del secondo passo eccetera). Se
chiudiamo , ad esempio utilizzando e come in figura, otteniamo una cosiddetta curva semplice chiusa ,
i.e. una funzione continua iniettiva : S 1 R2 (una tale curva viene anche detta curva di Jordan).
La dimostrazione di quanto sopra `e macchinosa da scrivere ma tutto sommato elementare (non la scriveremo).
La curva semplice chiusa costruita delimita un triangolo (cfr. esempio 6.9), T in figura. Questo risultato segue
da due Teoremi profondi (li citiamo entrambi, sebbene di fatto il secondo generalizzi il primo), questi teoremi
ci dicono che se : S 1 R2 `e una curva semplice chiusa, allora:
R2 rIm ha due componenti connesse, delle quali Im ne `e la frontiera comune (teorema di Jordan);
si estende ad un omeomorfismo del piano in se (teorema di Jordan-Schoenflies).
Nel nostro caso, per T che denota la chiusura della componente limitata di R2 rIm , la coppia (R2 , T ) `e
omeomorfa alla coppia (R2 , D2 ). Si noti che la scelta di tre vertici, ad esempio i punti a, h ed o, rende T
un triangolo, il lato a h `e limmagine di . Laspetto bizzarro `e che questo lato pu`
o avere area, o meglio
misura di Lebesgue in R2 , strettamente positiva: per la propriet`
a (), affinche ci`o accada baster`a scegliere le
varie croci (cfr. sopra), che sono in quantit`
a numerabile, in modo che la serie delle loro aree converga ad un
valore strettamente inferiore alla misura dellarea del quadrato grande.
La stessa identica costruzione si pu`
o fare con i quadrati adiacenti (croci vuote), in questo caso perde
liniettivit`
a ma guadagna la suriettivit`a (sempre sul quadrato grande): si ottiene una variante della famosa
curva di Peano, una funzione suriettiva da I ad I I .
8

C`
e una precisazione da fare: dando luguaglianza () come definizione invece che come lemma, la dimostrazione della (9.3)
A .....
B ) = S( .....
A .....
C ) per .....
A come
continua a funzionare immutata a condizione che si provi, cosa non difficile, lidentit`
a S( .....
B
C
nella classificazione, ..... e ..... che differiscono circolarmente o specularmente (cfr. 8.4).

13

Concludiamo questo paragrafo con una lista avulsa di risultati e nozioni che utilizzeremo in seguito.
Lemma 11. Si consideri I n Rn e sia {U } un ricoprimento aperto di I n . Allora, `e possibile suddividere
I n in plurintervalli chiusi in numero finito in modo che ogni plurintervallo sia interamente contenuto in almeno
un aperto del ricoprimento. In effetti vale un risultato pi`
u forte:
(11.1) > 0 | x I n , Bx, U (per un qualche ), essendo Bx, la sfera di centro x e raggio .
Un tale si chiama numero di Lebesgue del ricoprimento.
Definizione 12. Una applicazione9 tra spazi topologici f : X Y si dice continua nel punto x se
limmagine inversa di ogni intorno di f (x) `e un intorno di x .
f : X Y `e continua in x limmagine inversa di ogni intorno aperto di f (x) `e un intorno di x ;
f : X Y `e continua `e continua in ogni punto.
Definizione 13. Uno spazio topologico X si dice
connesso per archi se per ogni coppia di punti esiste un cammino che li congiunge (ricordiamo che un
cammino in X `e una funzione continua definita sullintervallo I, a valori in X );
localmente connesso per archi (l.c.a.) se esiste una base per la topologia costituita da aperti connessi per
archi;
l.c.a. in x se x ammette una base di intorni costituita da aperti connessi per archi.
Esercizio 13.1. Si verifichi che
X `e l.c.a. x X, Ux (intorno di x), V (intorno aperto di x) connesso per archi, V Ux ;
X `e l.c.a. `e l.c.a. in x per ogni x X .
Lemma 14 (di incollamento). Siano X, Y spazi topologici,
n
S
Ci un ricoprimento finito chiuso.
X = U un ricoprimento aperto, X =
i=1

(14.1) Se { f : U Y } `e una collezione di funzioni continue che si raccordano bene, allora


! funzione continua f : X Y

tale che

f | U = f ,

(14.2) Se { gi : Ci Y } `e una collezione di funzioni continue che si raccordano bene, allora


! funzione continua g : X Y

tale che

g| Ci = gi ,

i.

Un ricoprimento aperto `e un ricoprimento in insiemi aperti. Un ricoprimento chiuso `e un ricoprimento in


insiemi chiusi. Laggettivo finito indica che gli insiemi del ricoprimento in questione sono in numero finito.
Date delle funzioni, diciamo che queste si raccordano bene se a due a due coincidono nelle rispettive
 intersezioni
nei due casi del lemma abbiamo f |U U = f |U U , , e gi |U Uj = gj |U Uj , i, j .
i

Col termine applicazione intendiamo funzione arbitraria, cio`


e non necessariamente continua.

14

1.

Omotopia.

Questa teoria `e essenzialmente legata al nome di H. Poincare.


Def. 1. Siano X ed Y due spazi topologici, sia A X un sottoinsieme (arbitrario).
Due funzioni f : X Y e g : X Y si dicono omotope relativamente ad A,
scriveremo f A g, se esiste una deformazione continua che le collega lasciando fissi i punti
di A, formalmente:
(
H(x, 0) = f (x)
H(x, 1) = g(x)
f A g

H : X I Y t.c.
,
H(a, t) = f (a) = g(a)
x X, a A, t I
Una tale H si chiama omotopia relativa ad A di f e g
(n.b.: affinche f e g possano essere omotope relativamente ad A, devono coincidere su A).
(1.1) Lomotopia relativa ad A `e una relazione dequivalenza su C(X, Y ) (linsieme delle funzioni continue
da X a Y ). Infatti, che A sia riflessiva e simmetrica `e evidente, quanto alla transitivit`a, date H,
omotopia relativa ad A di f e f , ed H , omotopia relativa ad A di f e f , `e sufficiente considerare

H(x, 2t) ,
t 12
.
K(x, t) :=

H (x, 2t 1) , t 12
(1.2) Se B A, la relazione B `e pi`
u fine della relazione A (cio`e f B g = f A g), in particolare
lomotopia relativa allinsieme vuoto `e la meno fine tra le relazioni domotopia. La relazione X `e
la relazione duguaglianza.
k

(1.3) Lomotopia di funzioni `e stabile rispetto alla composizione: dati dei morfismi W X

Y Z , si

ha che

f A g

f k k1 (A) g k ,

h f A h g

(per provare questa propriet`


a `e sufficiente considerare H (k IdI ) ed h H , per esercizio).
Esercizio 1.4. Provare, utilizzando la (1.3), che dati dei morfismi

seguente:
f A g ,

h B t

hf

Af 1 (B) t g

Z , vale limplicazione

(n.b.: A f 1 (B) = A g 1 (B))

Dedurre che, in particolare, la composizione di funzioni `e ben definita a livello di classi domotopia relativa al
vuoto.

Def. 1.5. Due spazi topologici X ed Y si dicono omotopicamente equivalenti se



h f IdX (identit`a su X)
f
h
X Y e Y X tali che
f h IdY (identit`a su Y )
In questo caso diremo che f , come pure h, `e unequivalenza omotopica .
Def. 1.6. Uno spazio omotopicamente equivalente ad un punto si dice contraibile .
Dati X non vuoto ed Y = {p} (spazio costituito da un solo punto), si ha j = IdY ( denota la
proiezione X {p} e j : {p} X una qualsiasi funzione). Daltro canto j `e una funzione costante. Di
conseguenza, uno spazio contraibile `e uno spazio per il quale lidentit`
a `e omotopa ad una funzione costante:
IdX j = costante.
Esercizio 1.7. Provare che gli spazi che seguono sono contraibili:
X sottospazio stellato di Rn (n.b.: in particolare, Rn ed i suoi sottospazi convessi sono contraibili);
X = cono su uno spazio W (def. 0, 2.6).
(Scrivere esplicitamente unomotopia H : X I X della funzione identica con una funzione costante).

15

Proposizione 1.8. Lequivalenza omotopica `e una relazione dequivalenza.


Dimostrazione. Se X `e omotopicamente equivalente ad Y ed Y `e omotopicamente equivalente a Z, i.e.
assumendo di avere funzioni ed omotopie
X

Y,

h f IdX , f h IdY ,

Z,

k g IdY , g k IdZ ,

applicando la (1.3), o se si preferisce la parte finale dellesercizio (1.4), si ottiene


X

gf

hk

Z,

h k g f h IdY f IdX ,

g f h k g IdY k IdZ .


Inciso 1.9. Raccogliamo alcune conseguenze delle definizioni


Spazi omeomorfi sono omotopicamente equivalenti. Infatti, se f `e un omeomorfismo, si ha
f 1 f = IdX e f f 1 = IdY .
Se h `e uninversa omotopica sinistra di f (i.e. h f IdX ) ed h una destra (i.e. f h IdY ), per
la (1.3) abbiamo
h = h IdY h f h IdX h = h

= h f h f IdX e f h f h IdY .
In altri termini, se esistono sia inverse destre che inverse sinistre, allora coincidono le une con le altre.
Naturalmente, lesistenza di uninversa omotopica sinistra non implica lesistenza di uninversa omotopica
destra (e viceversa). Ad esempio, linclusione di un punto in uno spazio ha certamente uninversa sinistra
(la proiezione su quel punto) sebbene, in generale, non abbia uninversa omotopica destra (questo `e il caso
del cerchio S 1 dove, come vedremo, lidentit`
a non `e omotopa ad una funzione costante).

Deformazioni e Retratti.
Le definizioni discusse in questa sezione concernono leventualit`a che uno spazio possa essere in un qualche
senso equivalente ad un suo sottospazio. Dunque, siano X uno spazio topologico, A X un sottospazio
ed i : A X linclusione. Ci si pu`
o interrogare circa lesistenza di una funzione r : X A per la
quale risulti r i = IdA , ovvero circa lesistenza di uninversa a sinistra dellinclusione. In questo caso si
va da A ad A passando X, ottenendo lidentit`
a su A, ed `e naturale aspettarsi che il passaggio per X non
faccia perdere la ricchezza topologica di A. Uninversa destra non pu`
o esistere (eccetto che nel caso banale
dove X = A), per`
o ci si pu`
o interrogare circa lesistenza omotopica di una tale inversa destra. In questo caso,
la composizione i r : X A X `e una funzione che va da X ad X passando per A; lesistenza di
unomotopia di i r IdX ci dir`
a che le propriet`
a omotopiche di X non si perdono passando per A.
Prima di procedere indichiamo qual `e la logica della terminologia che stiamo per introdurre. Premesso che
il soggetto `e linclusione i : A X , uninversa sinistra viene chiamata retrazione, per le retrazioni si usa
laggettivo debole in ambito omotopico; si usa il termine deformazione sostanzialmente associato ad uninversa
omotopica destra (cfr. def. 2.1 e successivo commento), per le inverse omotopiche si usa laggettivo forte se le
omotopie sono relative al sottospazio A.

Def. 2.1. Una deformazione di uno spazio X `e unomotopia della funzione identica con
unaltra funzione, i.e. `e una funzione

D : X I X D|X{0} = IdX (identit`a su X).
In questo caso,
se Im D|D{1} A (sottospazio di X), diciamo che X si deforma ad A.
Nota. Data una deformazione D di X, vista la definizione (1) si ha
IdX d , dove d : X X `e definita ponendo d(x) = D(x, 1), x X.
Se A `e un sottospazio di X contenente Im d, possiamo vedere d come funzione : X A, funzione
che risulta essere un inverso omotopico destro dellinclusione i : A X (la stessa D `e unomotopia
IdX d = i ). Naturalmente vale anche il viceversa: dato A X ed un inverso omotopico destro
dellinclusione i : A X , i.e. una funzione : X A soddisfacente la condizione i IdX , esiste
unomotopia D come nella definizione (2.1). Ribadiamo quanto appena osservato:

16

Fissato A X ,
(2.2)

X si deforma ad A


: X A IdX i

(i.e. esiste uninversa omotopica destra dellinclusione)

Alla funzione non si d`


a un nome, si preferisce riservare il termine deformazione allomotopia, cio`e alla D.
Osservazione 2.3. Se A `e costituito da un solo punto, dire che X si deforma ad A equivale a dire che X
`e contraibile (cfr. def. 1.6 e successivo commento).
Esempio. Come gi`
a menzionato al termine dellinciso (1.9), il cerchio S 1 non si deforma ad alcuno dei suoi
punti (sebbene, come ogni spazio non vuoto, si retragga ad un suo punto arbitrariamente scelto, cfr. def. 2.5).
Esempio. Il disco D2 , in quanto contraibile (cfr. esercizio 1.7), si deforma ad ogni suo punto. Pertanto, si
deforma ad ogni suo sottoinsieme non vuoto (ma, ad esempio, pur deformandovisi, non si retrae ad S 1 ).

Def. Siano X uno spazio topologico, A X un sottospazio, i : A X linclusione.



(2.4) Una retrazione debole di X su A `e una funzione r : X A r i IdA

(i.e., `e uninversa omotopica sinistra dellinclusione);


(2.5) Una retrazione di X su A `e una funzione r : X A r i = IdA

(i.e., `e uninversa sinistra dellinclusione).

Esercizio. Provare che uno spazio topologico connesso non si retrae, neanche in modo debole, ad alcun
sottospazio non connesso. Si provi inoltre quanto segue: dato A X, se r : X A `e una retrazione
debole, allora r(p) deve appartenere alla stessa componente connessa per archi di p in A, per ogni p A
(sottolineiamo che ci`
o debba necessariamente valere esclusivamente per i punti di A).

Mettendo insieme le nozioni di retrazione debole e retrazione con la nozione di deformazione


si ottengono le nozioni che seguono:
Def. Siano X uno spazio topologico, A X un sottospazio, i : A X linclusione.
(2.6) Una retrazione di deformazione debole (r.d.d.) di X su A `e una funzione


r i IdA e i r IdX
r : X A

(i.e., `e uninversa omotopica dellinclusione).

Si osservi che se esiste una tale r, allora r : X A ed i : A X sono equivalenze omotopiche, luna
linversa dellaltra.

(2.7) Una retrazione di deformazione forte (r.d.f.) di X su A `e una funzione




r : X A
r i A IdA e i r A IdX
(i.e. vale =)

Incidentalmente, la prima condizione segue dalla seconda (essendo questultima unomotopia relativa ad A, si
deve avere r(a) = ir(a) = IdX(a) = a, a A). Sebbene fosse una condizione ridondante, abbiamo voluta
scriverla ugualmente per sottolineare gi`
a nellenunciato in bellevidenza che una retrazione di deformazione forte
`e uninversa omotopica (sinistra e destra, dellinclusione) che fissa A. Osserviamo che, in termini pi`
u sofisticati,
la nostra r `e uninversa dellinclusione nella categoria degli spazi topologici contenenti A ed omotopie che
fissano A.
Nota. Quanto sopra spiega perche non abbiamo dato la versione forte della definizione (2.1): uninversa
omotopica destra che fissa A, i.e. una funzione r : X A soddisfacente r i A IdX (che in accordo con
la terminologia usata si avrebbe voglia di chiamare d.f.), `e automaticamente una r.d.f..

17

Inoltre, diciamo che A `e un retratto debole , ovvero retratto , ovvero retratto di deformazione
debole , ovvero retratto di deformazione forte , di X , se esiste una funzione r come nella (2.4),
ovvero come nella (2.5), ovvero come nella (2.6), ovvero come nella (2.7) ( n.b. r.d. forte
= r.d. debole).
Osservazione 2.8. Dato A X, alla luce delle definizioni date, abbiamo quanto segue:
i)

A `e un retratto di deformazione debole di X

(i.e. esiste r come nella 2.6)

linclusione i : A X `e unequivalenza omotopica

(sottolineiamo che nelle ipotesi della prima riga, la retrazione di deformazione debole r `e uninversa omotopica
dellinclusione i, per cui i ed r sono equivalenze omotopiche);

ii) A `e un retratto di deformazione forte di X (i.e. esiste r come nella 2.7)



F : X I X F |X{0} = IdX , F (X {1}) A, F |A{t} = IdA , t

(le uguaglianze F |X{0} = IdX e F |A{t} = IdA si intendono modulo le ovvie identificazioni X {0}
= X
e A {t}
= A).
Esempio. Chi ha svolto lesercizio (1.7) presumibilmente ha scritto una retrazione di deformazione forte, i.e.
unomotopia IdX {o} o (o denota un punto in X, o la funzione costante x 7 o). Nel caso del cono su
uno spazio W , come punto o sar`a stato necessario scegliere il vertice del cono (cfr. esempio 2.11).
Avvertenza 2.9. Cos` come fanno diversi autori (cfr. [Hat] e [Mas]), per brevit`a ometteremo il termine
forte: useremo la locuzione retrazione di deformazione pur in presenza di una r.d.forte. Alcuni autori
(cfr. [Vas]), usano una terminologia differente, per loro una r.d. `e una r.d. debole. In [Sp], oltre alle r.d. forti
e deboli, vengono definite le r.d. tramite una propriet`
a intermedia, precisamente come retrazioni (def. 2.5) che
sono deformazioni (def. 2.1):
una r.d. `e una retrazione r : X A
(quindi si avr`
a r i = IdA e i r IdX ).

soddisfacente i r

IdX

Naturalmente ci si pu`
o sbizzarrire, unaltra propriet`
a intermedia usata frequentemente `e la seguente:
una r.d.2 `e una funzione

r : X A F : X I X , F |X{0} = IdX , F |X{1} = i r, F (A I) A

(una tale F `e una deformazione di X ad A che si restringe ad una deformazione di A e, per questa ragione,
si restringe automaticamente ad una retrazione debole di X su A ).
Le r.d.f. sono r.d.2 e r.d., a loro volta le r.d.2 e le r.d. sono r.d.d.. In particolare, le esistenze dei vari tipi di
r.d. si collocano nel diagramma seguente
r.d.f. = r.d.
()

r.d.2. = r.d.d.
Se A = {p} `e un punto le due frecce verticali si invertono, o meglio, si ha quanto segue:
A = {p}
= una r.d.2 `e una r.d.f., una r.d.d. `e una r.d. (per esercizio).
In generale, nessuna delle implicazioni indicate nel diagramma () si inverte:
Esempio 2.10 (cfr. [Sp] esempi 7 ed 8, pag. 30). Il pettine del topologo `e definito come il sottospazio di R2
seguente
P
:=
[0, 1] {0} ([0, 1] Q) [0, 1]
base

denti

Ogni punto della base `e un r.d.f. del pettine (valgono tutte le condizioni del diagramma ()).
Per X = P ed A = {p} , se p non appartiene alla base valgono le due condizioni a destra, ma non le
due a sinistra.
Per X = R2 ed A = P , valgono le due condizioni in basso, ma non le due in alto.

18

Esempio 2.11. Una versione alternativa del pettine del topologo `e data dal cono su Q. In questo caso, esiste
una retrazione di deformazione forte sul vertice (come per ogni cono), ma non su alcun altro punto.
Molte affermazioni che per quanto siano intuitivamente evidenti sono tuttaltro che banali, seguono in modo
rigoroso come applicazione immediata della teoria dellomotopia, come pure dellomologia. Vediamone alcune.
non esistono retrazioni (neanche deboli) r : D2 S 1 (idem da Dn a S n1 );
il cerchio S 1 non si deforma ad alcun sottoinsieme proprio (idem per la sfera S 2 nonche in dimensione
superiore);
se un aperto di Rn `e omeomorfo ad un aperto di Rm allora si deve avere n = m (ciononostante, per citare
un risultato controintuitivo, esistono funzioni continue suriettive R Rn , I Dn e I S n , n);

Gruppo Fondamentale.
Def. 3. Sia X uno spazio topologico. Una funzione continua : I X si chiama
cammino . Il prodotto di due cammini 1 e 2 soddisfacenti 1 (1) = 2 (0) si definisce
ponendo

1 (2t) ,
t 12
(1 2 )(t) =
2 (2t 1), t > 12
(la condizione 1 (1) = 2 (0) garantisce la continuit`
a del prodotto 1 2 che pertanto `e anchesso un
cammino). I punti (0) e (1) di un cammino si chiamano rispettivamente estremo iniziale ed estremo
finale. Nella definizione, richiedendo luguaglianza 1 (1) = 2 (0) si chiede che lestremo finale di 1 coincida
con lestremo iniziale di 2 .
Avvertenza. Considerando prodotti di cammini assumeremo sempre, pur senza farne menzione esplicita,
lipotesi che siano definiti, cio`e che in ogni prodotto lestremo finale del primo cammino coincida con lestremo
iniziale del secondo.
(3.1) il prodotto 1 2 non `e altro che 1 seguito da 2 (percorsi a velocit`
a doppia);
(3.2) il prodotto di cammini non `e associativo, naturalmente lo diventa se si considerano cammini modulo
riparametrizzazioni dellintervallo I , cio`e modulo lequivalenza che identifica con r, essendo
r : I I un omeomorfismo soddisfacente r(0) = 0, r(1) = 1.
Convenzione 3.3. Lomotopia di cammini si intende sempre relativa allinsieme {0, 1} (non si richiede
che gli estremi iniziale e finale coincidano); in effetti sarebbe di scarsa utilit`a considerare cammini modulo
omotopia rispetto al vuoto o ad uno solo degli estremi in quanto tali omotopie risulterebbero banali (cammini
che condividono un estremo sono omotopi rispetto a quellestremo, cammini in una stessa componente connessa
per archi sono omotopi rispetto al vuoto!)
(3.4) Lomotopia di cammini (cfr. convenzione 3.3) definisce una relazione dequivalenza sullinsieme di tutti
i cammini;
(3.5) il prodotto di cammini `e compatibile con lomotopia: se si sostituisce 1 con un cammino ad esso
omotopo, idem per 2 , la classe di omotopia di 1 2 non cambia (come facile esercizio, si verifichi
quanto affermato);
(3.6) lomotopia di cammini `e una relazione dequivalenza pi`
u forte della riparametrizzazione: i cammini e
r della nota (3.2) sono omotopi. Infatti, unomotopia di con r si ottiene da unomotopia H
di r con lidentit`
a (se ne scriva una esplicitamente per esercizio) semplicemente scrivendo H((s), t).
(3.7) il prodotto di cammini modulo omotopia ha senso ed `e associativo (che abbia senso segue dalla (3.5), le
propriet`
a (3.2) e (3.6) ci dicono che `e associativo).
Convenzione 3.8. Spesso `e utile fissare un rappresentante canonico per la classe di omotopia di un
prodotto: con il prodotto di cammini 1 ... k (lespressione indicata non ha senso come prodotto di
cammini a meno di disporre opportunamente delle parentesi), si intende il rappresentante che segue: posto
a k (`e
ti := ki , definiamo come il cammino il cui tratto nellintervallo [ti1 , ti ] `e i percorso a velocit`
chiaro cosa si intende, cfr. def. 3 e nota 3.1).

19

Def. 4. Dati X (spazio topologico) ed x0 X si definisce gruppo fondamentale 1 (X, x0 )


il gruppo dei cammini aventi estremi iniziale e finale x0 , modulo omotopia che fissa gli estremi:



I X (0) = (1) = x0
1 (X, x0 ) :=
omotopia relativa a {0, 1}
dove il prodotto, per definizione, `e il prodotto indotto dal prodotto di cammini.

(4.1) Il prodotto di cammini `e ben definito su 1 (X, x0 ) ed `e associativo (infatti, losservazione (3.7) si
applica, in particolare, ai cammini con estremi x0 ). Lelemento neutro `e la classe del cammino costante
x0 (t) = x0 (che denoteremo con x0 ) e linverso della classe dequivalenza del cammino `e la classe
del cammino , essendo (t) := (1 t).
(4.2) Per abuso di notazione, useremo il termine cammino intendendo classe domotopia del cammino.
(4.3) Il gruppo fondamentale viene anche chiamato primo gruppo domotopia.
(4.4) Il gruppo 1 (X, x0 ) vede solo la componente connessa per archi di X contenente x0 . Daltro canto,
assumendo che X sia connesso per archi, la scelta di x0 `e, in un certo senso, irrilevante: dato un
altro punto x
e0 ed un cammino da x0 a x
e0 , si ha che il morfismo 1 (X, x0 ) 1 (X, x
e0 ) ,
7 `e un isomorfismo di gruppi (linverso `e il morfismo
e 7
e ).

Def. 4.5. Uno spazio topologico X si dice

semplicemente connesso se `e connesso per archi e risulta 1 (X, x0 ) = 0


(per la nota (4.4) la nozione di semplice connessione non dipende dalla scelta del punto x0 ).
Convenzione 4.6. A volte specificare qual `e il punto x0 , detto punto base, appesantisce il discorso. Per
evitare ci`o si usa scrivere 1 (X) quando la scelta del punto base `e ininfluente.
Esercizio 4.7. Sia P R2 un poligono. Verificare che il perimetro percorso a partire da uno dei vertici
v di P (lo si definisca formalmente) `e omotopo al cammino costante v(t) = v. Dedurre che se f : P X
`e una funzione continua, allora il cammino f `e omotopo al cammino costante f (v).
Suggerimento: la seconda parte dellesercizio segue dalla prima e dalla (1.3).
Nota: secondo la definizione che segue, il cammino f `e il cammino f ().

Def. 5. Data una funzione f : X Y ed un punto x0 X, il morfismo di gruppi


f : 1 (X, x0 ) 1 (Y, y 0 )
7

(y0 := f (x0 ))

viene chiamato morfismo indotto sui gruppi domotopia .


(5.1) Il fatto che la definizione risulti ben posta segue dal fatto che se H `e unomotopia di due cammini e
, allora la composizione f H `e unomotopia dei cammini f e f (cfr. 1.3).
(5.2) la compatibilit`a di f col prodotto (3) e con linverso (cfr. 4.1), cio`e la propriet`
a
f ( )

(f ) (f ) ,

f ( )

(f ) ,

, ,

vale addirittura per i cammini (per esercizio), oltre che per le classi domotopia.
f

Funtorialit`
a. Dalla definizione segue che date due funzioni continue X Y e Y Z
risulta
(5.3)

(g f )

g f ,

(IdX )

Id

1 (X, x0 )

(dove Id sta per identit`


a).

Queste due propriet`


a ci dicono che i morfismi indotti in omotopia sono funtoriali: il gruppo fondamentale 1
`e un funtore covariante dalla categoria degli spazi topologici puntati alla categoria dei gruppi (tutto ci`o `e
poco pi`
u di un modo complicato per dire che ad ogni spazio topologico puntato viene associato un gruppo,

20

il gruppo fondamentale, e che c`e una legge soddisfacente la (5.3) che a morfismi di spazi topologici puntati
associa morfismi di gruppi). Naturalmente, con la locuzione spazio topologico puntato si intende indicare
una coppia spazio topologico, punto (X, x0 ), un morfismo di spazi topologici puntati f : (X, x0 ) (Y, y0 )
`e una funzione continua f : X Y soddisfacente f (x0 ) = (y0 ).
La proposizione (6) che segue ci dice che tale funtore si fattorizza attraverso la categoria degli spazi topologici
puntati modulo omotopia che fissa il punto. Prima vediamo unapplicazione della funtorialit`a.
Esercizio 5.4. Provare che se r : X A `e una retrazione, allora
i : 1 (A, x0 ) 1 (X, x0 ) `e iniettiva,

r : 1 (X, x0 ) 1 (A, x0 ) `e suriettiva

(x0 A X, i : A X denota linclusione) e che se r : X A `e una retrazione di deformazione, allora


i e r sono isomorfismi (luno linverso dellaltro).
Suggerimento: si applichi la funtorialit`
a alla composizione r i = IdA e, per quel che riguarda la parte finale
dellesercizio, alla composizione i r IdX (qui si usi la Proposizione 6 bis enunciata sotto).
Esercizio 5.5. Siano S 1 e D2 rispettivamente il cerchio unitario ed il disco di dimensione 2. Fissiamo
come punto base il punto o = (1, 0) (questa scelta serve solo a fissare le notazioni, nella sostanza `e irrilevante,
cfr. nota 4.4 e convenzione 4.6).
Provare che il cammino I : I S 1 , t 7 (cos 2t, sin 2t) non `e omotopicamente banale;
provare che risulta 1 (D2, o) = 0; dedurre che non esistono retrazioni : D2 S 1 .
La prima parte dellesercizio, utilizzando gli strumenti a disposizione ora non `e affatto facile. Comunque, `e
utile cimentarsi nel problema.
Suggerimento: si ragioni per assurdo, unomotopia I {0, 1} o `e una funzione H : I I S 1 che soddisfa
le propriet`
a della definizione (1). Al cammino hs , dove hs (t) := H(t, s) (si osservi che hs `e un cammino a
valori in S 1 , avente estremi iniziale e finale uguali) si pu`
o associare un intero #hs che indichi il numero di
giri che si fanno su S 1 (questo va definito formalmente, indichiamo un modo possibile: si scelgano tre punti
distinti o, x, y S 1 , quindi si definisca una parola associata ad hs utilizzando le volte che hs passa per i
tre punti, cassando le ripetizioni si otterr`a una parola finita per ragioni di compattezza di I , per intenderci,
si otterr`a qualcosa del tipo oxyxoyxyxyxyxoyxyoxo; si usi questa parola per definire #hs . Lasciamo al
lettore il compito di scrivere in modo rigoroso quanto indicato sommariamente e di fare le verifiche del caso).
A questo punto la strada `e in discesa: `e sufficiente provare che lintero #hs `e localmente costante (come
funzione del parametro s) e che risulta #I = 1, #o = 0.
Nota 5.5 . Uneventuale omotopia H come nel suggerimento, induce una funzione H : S 1 I S 1 che
su una base del cilindro S 1 I `e la funzione identica e sullaltra `e una funzione costante. Largomento visto
sopra di fatto ci dice che una tale funzione non pu`
o esistere.
In effetti, come vedremo utilizzando la teoria dei rivestimenti, si ha quanto segue:
cammino I ne `e un generatore.

1 (S 1 , o)
= Z ed il

Proposizione 6. Due funzioni f , f : X Y omotope relativamente ad x0 inducono


lo stesso morfismo in omotopia.
Come nel caso della nota (4.4) il ruolo del punto x0 `e marginale:

Proposizione 6 bis. Due funzioni f , f : X Y omotope relativamente al vuoto


inducono in omotopia morfismi coniugati. Pi`
u precisamente, se H `e lomotopia di f e f ,
posto (t) = H(x0 , t), y0 = f (x0 ) , y0 = f (x0 ) , c`e un diagramma commutativo
1 (X, x0 )
f

1 (Y, y0 )

1 (Y, y0 )

(n.b. va da y0 a y0 )

Detto in termini euristici, i morfismi f e f sono sostanzialmente lo stesso morfismo di gruppi.

21

Dimostrazione. Alla luce della nota (4.4), `e sufficiente provare che il diagramma commuta, cio`e che dato
1 (X, x0 ) e posto = f si ha che i cammini f e sono omotopi. A tal fine si consideri
la composizione
Q : I I X I
Y
f
(t, s)
7
((t), s)
7 H((t), s)

Tramite tale composizione, ai quattro lati I {0}, I {1}, {0} I, {1} I del
quadrato I I (il dominio di Q) corrispondono i cammini indicati in figura. Poiche
Q `e continua, il lato f `e omotopo al percorso (per esercizio, si scriva
esplicitamente unomotopia; cfr. esercizio 4.7).


Nota. La Proposizione (6 bis) generalizza la Proposizione (6). Infatti, nelle ipotesi della Proposizione (6),
se H `e unomotopia relativa ad {x0 }, allora (t) `e il cammino costante x0 (che nel gruppo fondamentale
rappresenta lidentit`
a) e, per la (6 bis), si ha luguaglianza f = f .
Come conseguenza si deduce che spazi topologici omotopicamente equivalenti hanno lo stesso gruppo fondamentale, pi`
u precisamente vale il corollario che segue.

Corollario 7. Sia f : X Y unequivalenza omotopica, x0 X, y0 = f (x0 ). Allora


il morfismo indotto in omotopia
f : 1 (X, x0 ) 1 (Y, y0 )
`e un isomorfismo.
La dimostrazione non `e difficile, la lasciamo per esercizio. Suggerimento: dalla Proposizione (6 bis) segue che
un morfismo di uno spazio topologico in se, omotopo allidentit`
a, induce un isomorfismo in omotopia.

22

Il teorema di Seifert e Van Kampen.


Sia X uno spazio topologico, U un suo sottospazio, ed x0 U un punto. Linclusione
j : U X induce un morfismo naturale
j : 1 (U, x0 ) 1 (X, x0 )

(cfr. Def. 5).

Di conseguenza, ce un morfismo naturale definito sul prodotto libero dei gruppi fondamentali di pi`
u sottospazi,
tutti contenenti il punto x0 , a valori nel gruppo fondamentale 1 (X, x0 ) (ci`
o segue dalla propriet`
a universale
del prodotto libero di gruppi A1, 10). Il teorema di Seifert-Van Kampen ci dice sotto quali ipotesi questo
morfismo `e suriettivo e, in questo caso, qual `e il suo nucleo. Nelle applicazioni si usano frequentemente due
casi particolari, le affermazioni (9.1) e (9.2), che quindi poniamo in risalto. La dimostrazione del Teorema
viene data pi`
u avanti, dopo la generalizzazione (11).

Teorema 8 (di Seifert-Van Kampen). Sia X uno spazio topologico, U e V due suoi
aperti che lo ricoprono la cui intersezione `e connessa per archi, sia inoltre x0 U V un
punto, cio`e:
()

U V ,

U V `e connesso per archi ,

x0 U V .

Allora il morfismo canonico


(8.1)

1 (U, x0 ) 1 (V, x0 )

1 (X, x0 )

1 ... k

1 ... k

`e un morfismo suriettivo di gruppi. Inoltre, il nucleo del morfismo `e costituito dal sottogruppo


(8.2)
ker =
U V (U V, x )
1

dove: denota il prodotto libero di gruppi (def. A1, 7); ogni i denota un cammino in uno dei due
aperti e, per abuso di notazione, anche la sua immagine in X tramite il morfismo indotto dallinclusione
(Def. 5); denota il prodotto di cammini (def. 3); la notazione a destra della (8.2) indica il sottogruppo
normale generato dalle parole del tipo U V , essendo U limmagine nel gruppo 1 (U, x0 ) di un cammino
1 (U V, x0 ) e V limmagine in 1 (V, x0 ) del cammino 1 1 (U V, x0 ).

Nota 8.3. Il fatto che sia ben definita nonche un morfismo di gruppi segue dalla propriet`
a universale del
prodotto libero di gruppi. In effetti, come gi`
a accennato nellintroduzione al teorema di Seifert-Van Kampen,
avremmo potuto definire come il morfismo dato dalla propriet`
a universale del prodotto libero di gruppi
applicata ai morfismi 1 (U, x0 ) 1 (X, x0 ) e 1 (V, x0 ) 1 (X, x0 ) ...ma ci sembrava che introducendo
in questo modo avremmo appesantito lesposizione!

Corollario 9. Siano X , U , V , x0 ed il morfismo come nel Teorema (8).


(9.1)

Se 1 (U V, x0 ) = 0 allora il morfismo canonico `e un isomorfismo.

(9.2)

Se 1 (U, x0 ) = 0 allora c`e un isomorfismo naturale di gruppi


:

1 (V, x0 )


Im 1 (U V, x0 )

1 (X, x0 )

i.e., se 1 (U, x0 ) = 0 (caso 9.2), il morfismo naturale : 1 (V, x0 ) 1 (X, x0 ) `e suriettivo ed il


suo nucleo coincide col sottogruppo normale generato dallimmagine del gruppo 1 (U V, x0 ) nel gruppo
1 (V, x0 ). Naturalmente, i vari morfismi sono quelli indotti dalle corrispondenti inclusioni di spazi topologici,
cfr. Def. 5.
Esercizio 10. Si verifichi che le (9.1) e (9.2) sono casi particolari del teorema di Seifert-Van Kampen (8).

23

Torniamo al Teorema (8). La suriettivit`a di si generalizza al caso di un ricoprimento di pi`


u aperti cos`
com`e, quanto alla descrizione del nucleo di si deve assumere lulteriore ipotesi che lintersezione di ogni
terna di aperti sia connessa per archi. Enunciamo la generalizzazione:
Teorema 11. Sia X uno spazio topologico ed x0 X un punto. Se F = {U } `e un ricoprimento aperto
di X, ogni aperto U contiene x0 ed ogni intersezione U U `e connessa per archi, allora
`
:
1 (U , x0 ) 1 (X, x0 )
(11.1)
1 ... k
7
1 ... k
`e un morfismo suriettivo di gruppi. Assumendo che lintersezione di ogni terna di aperti sia connessa per archi
si ha


(11.2)
ker =
U V (UV, x ), U, V F
1

i.e. il nucleo di `e costituito dal sottogruppo normale generato dalle parole del tipo U V al variare di
U e V in F.

Nota 12. Ai fini della suriettivit`a di , lipotesi che ogni intersezione U U sia connessa per archi
`e cruciale. Quanto ai singoli U , sebbene non necessario, non `e restrittivo assumere che siano essi stessi
connessi per archi (ed in effetti molti testi assumono questipotesi). Infatti, le eventuali componenti Z di U
come nellesercizio (12.1) sotto non sono viste da nessuno dei gruppi che compaiono nella (11.1).
Esercizio 12.1. Assumendo le ipotesi richieste ai fini della suriettivit`a del morfismo (11.1), verificare che ogni
componente connessa per archi Z di un aperto U , con x0 6 Z , ha intersezione vuota con ogni U (per
6= ) e, pertanto, `e una componente connessa per archi di X (distinta da quella contenente il punto x0 ).
Si noti che, in particolare, sempre assumendo le ipotesi menzionate, lo spazio X `e connesso per archi se e solo
se ogni aperto U `e connesso per archi.
Avvertenza 13. Quanto al nucleo di , lipotesi che lintersezione di ogni terna di aperti sia connessa per
archi `e necessaria. Inoltre, se non la si assume, non `e affatto possibile descrivere il gruppo 1 (X, x0 ) in termini
dei vari morfismi associati al ricoprimento: `e possibile dare esempi X = U V W e X = U V W
soddisfacenti tutte le altre ipotesi nonche aventi i diagrammi (X) e (X ) isomorfi, pur essendo 1 (X, x0 )
e 1 (X , x0 ) non isomorfi! Dove
1 (U V, x0 ) 1 (U, x0 )
(X) :

1 (U V W, x0 ) 1 (U W, x0 )
1 (V, x0 ) 1 (V, x0 )1 (V, x0 )1 (V, x0 )

1 (V W, x0 ) 1 (W, x0 )

(idem per (X )). Dire che i diagrammi (X) e (X ) sono isomorfi significa dire che sono identificabili:
ogni gruppo del primo diagramma `e isomorfo al corrispondente gruppo del secondo diagramma ed anche i vari
morfismi si corrispondono.
La dimostrazione del Teorema di Seifert-Van Kampen per un ricoprimento costituito da due soli aperti (Thm. 8)
`e sostanzialmente identica a quella della sua generalizzazione al caso di un ricoprimento aperto arbitrario
(Thm. 11). Dimostriamo questultima.
Dimostrazione (del teorema di Seifert-Van Kampen 11). Per prima cosa, proviamo la suriettivit`a di .
Step 1. Dato un cammino : I X che rappresenta una classe nel gruppo domotopia 1 (X, x0 ) , si ha
che esistono dei punti t0 = 0, t1 , ..., tk1 , tk = 1 tali che ogni tratto ([ti , ti+1 ]) `e interamente contenuto
in uno degli aperti di F (questaffermazione segue dal lemma 0, 11).
Step 2. Per i = 1, ..., k, sia Ui laperto contenente il tratto ([ti1 , ti ]), naturalmente (t0 ) = (tk ) = x0
e (ti ) Ui Ui+1 , per i = 1, ..., k 1. Di conseguenza risulta = 1 ... k , dove ogni i `e un
cammino nellaperto Ui ed i vari i sono definiti riparametrizzando nella maniera ovvia la restrizione del
cammino al tratto di intervallo [ti1 , ti ].
Step 3. A meno di sostituire con un cammino omotopo, possiamo assumere che i due estremi dei vari i
siano il punto x0 : per i = 1, ..., k1 si scelga un cammino i in Ui Ui+1 che collega i (ti ) con x0 (qui `e
cruciale lipotesi che lintersezione dei due aperti sia connessa per archi) e si inserisca tra i e i+1 il cammino
i
(che non muta la classe domotopia di ). Questo conclude la dimostrazione della suriettivit`a di .
i

24

Ora proviamo la (11.2). Chiaramente il nucleo di contiene le parole del tipo U V come nellenunciato
e, di conseguenza, il sottogruppo normale che esse generano. Il problema `e quello di provare che non contiene
nientaltro, cio`e che una parola 1 ... k contenuta nel nucleo di `e collegabile alla parola vuota con passi
dei due tipi che seguono:
() i) come nella def. A1, 7
ii) inserimento o cancellazione di espressioni del tipo U V .
A tale fine consideriamo una parola 1 ... k , rappresentanti per i vari i , il prodotto di cammini 1 ... k
come nella convenzione (3.8) ed assumiamo che il cammino = 1 ... k sia omotopo al cammino costante
x0 . A questo punto lidea `e quella di seguire i vari tratti di nella loro evoluzione attraverso lomotopia.
In dettaglio:
Step 4. Fissiamo unomotopia H(t, s) di con x0 e poniamo s (t) = H(t, s) (cos` 0 = e 1 = x0 ).
Step 5. Consideriamo un suddivisione di I I (dominio di H ) in rettangoli chiusi come in figura in modo
che ogni rettangolo sia contenuto nella preimmagine di uno degli aperti di F e che ogni vertice appartenga, al
pi`
u, a tre rettangoli. Per ogni rettangolo, scegliamo un aperto di F che lo contiene, che chiameremo aperto
ad esso associato. Come nello step 1, lesistenza di una tale suddivisione segue dal Lemma (0, 11).
Step 6. Per ogni = tj si considera la sua suddivisione in tratti associata
ai vertici vm che incontra, il cammino ottenuto da inserendo nei vari
(vm ) degli m
m come nello step 3 (essendo m un cammino che collega
(v) con x0 interamente contenuto nellintersezione degli aperti associati ai
rettangoli di cui vm `e vertice, che pertanto saranno al pi`
u tre). A tale ,
o meglio alla sua suddivisione, associamo le due parole (nel prodotto libero
in 11.1) sup e inf corrispondenti alle due facce di rettangoli di cui `e lato.
Risulta (lasciamo la verifica per esercizio)
1 ... k

0sup

tinf tsup tinf


1

... tsup

r1

tj
0

...

tinf
x0 ... x0
r =1

essendo la relazione dequivalenza, definita sullinsieme delle parole, dei passi dei due tipi considerati sopra
in (). Questo step naturalmente conclude la dimostrazione.

Notazione 13.1. Usiamo il simbolo per denotare la wedge sum (cfr. def. 0, 2.6): poniamo
S 
Y {x0 , y0 }
X Y := X

(X e Y sono spazi topologici, x0 X e y0 Y sono punti che si assume siano stati fissati a priori).
Esempio 13.2. Siano (X, x0 ) e (Y, y0 ) due spazi topologici puntati ragionevolmente buoni r.b., dove
uno spazio puntato `e r.b. se il punto base `e un retratto di deformazione forte (cfr. def. 2.7) di un suo intorno
aperto opportuno10 . Dal teorema di Seifert-Van Kampen segue che il gruppo fondamentale della wedge sum
`e il prodotto libero (cfr. A1, 7) dei gruppi domotopia dei due spazi:


(13.3)
X Y, o
= (X, x ) (Y, y )
1

dove o = [x0 ] = [y0 ] denota la classe dei due punti che identifichiamo.

Dimostrazione. Siano UX , UY X Y aperti per i quali esistono retrazioni di deformazione forti rispettivamente su X ed Y (UX := AY X, UY := AX Y , essendo AX X e AY Y gli aperti dellipotesi
r.b.). Si ha X UX , Y UY , lintersezione UX UY `e semplicemente connessa,
si hanno isomorfismi

naturali 1 (X, x0 )
= 1 (UX , o) 1 (UY , o).
= 1 (UX , o) e 1 (Y, y0 )
= 1 (UY , o). Inoltre, 1 X Y, o
(9.2)

Il risultato si generalizza alla wedge sum di una famiglia arbitraria di spazi topologici puntati (sempre r.b.):
il corrsispondente gruppo fondamentale `e il prodotto libero dei gruppi fondamentali degli spazi in questione.

In particolare, 1 S 1 S 1 , o = Z Z e


= Free(J)
(cfr. A1, 2)
(13.4)
1 S 1 , o
j J

(sopra abbiamo la wedge sum di una famiglia di copie del cerchio S 1 , parametrizzata da un insieme J ).

Avvertenza: se si omette lipotesi r.b., `e possibile dare esempi dove la (13.3) non vale, persino con X ed Y
entrambi contraibili (cfr. def. 1.6), quindi semplicemente connessi (cos` da avere, nella 13.3, il gruppo a sinistra
non nullo e quello a destra nullo). Non entreremo nel merito, si tenga comunque presente che, in generale, la
a della loro wedge sum.
contraibilit`
a di due spazi puntati non implica11 la contraibilit`
10

Questipotesi `
e automaticamente soddisfatta dalle coppie CW-complesso, punto e dalla maggior parte degli spazi topologici
puntati nei quali capita di imbattersi.
11 La implica se per uno dei due spazi, lomotopia di contrazione sul punto `
e forte, i.e. fissa il punto.

25

Esempio 13.5. Calcoliamo, usando il teorema di Seifert-Van Kampen, il gruppo fondamentale delle superfici
compatte. In tutti i casi vediamo la nostra superficie come poligono con identificazioni (cfr. classificazione 0, 9).
Per non appesantire la notazione, omettiamo di fissare, e scrivere, il punto base (cfr. osservazione 4.4 e convenzione 4.6). Come aperto U consideriamo la parte interna del poligono (quindi U `e omeomorfo ad un disco
aperto e, per questa ragione, ha gruppo fondamentale banale), come aperto V consideriamo il complementare
di un punto interno al poligono. Laperto V si retrae al quoziente del perimetro del poligono (quoziente per
le identificazioni del caso). Nei casi dellelenco (0, 9) il quoziente del poligono ha un solo vertice ed il gruppo
domotopia 1 (V ) `e il gruppo domotopia di una wedge sum di cerchi (cfr. 13.4), nello specifico, `e il gruppo
libero generato dalle lettere che compaiono nella sequenza delle identificazioni (nei due casi dellelenco, rispettivamente 1 , 1 , ..., g , g e 1 , ..., , m ). Ora, usiamo il Corollario (9), formula (9.2): il gruppo 1 (V )
va quozientato col sottogruppo normale generato dallimmagine del gruppo 1 (U V )
= Z (lintersezione
U V `e una corona circolare, quindi `e omotopicamente equivalente ad S 1 ) nel gruppo 1 (V ). Questa immagine risulta essere il sottogruppo ciclico generato dalla parola delle identificazioni (il cammino che percorre la
corona U V `e omotopo, come cammino in V , al perimetro del poligono). In definitiva abbiamo

() 1 Cg

2g

1
1 1 1
1
.... g g 1
g
g
1
1

Vediamo qualche esempio pi`


u da vicino:

1 P (R)#...#P (R)

2
Piano Proiettivo

Toro
1 (V )
ker

ZZ

= ZZ
h 1 1 i

Z
= Z2
2Z

1 1

21 ... 2m

1
1

1 1 1
1
2 2 1
1
1
1
2
2

Bottiglia di Klein

C2

ZZ
h 1 i

h1 1 1
1
2 2 1
1
i
1
1
2
2

ZZZZ

Avvertenza. Il quadrato modulo le identificazioni `e il piano proiettivo. Daltro canto il quoziente del
gruppo libero generato dalle lettere e per il sottogruppo normale generato dalla parola , i.e. il
gruppo Z Z/hi, non `e il gruppo fondamentale del piano proiettivo! Lerrore sta nel fatto che i quattro
vertici del quadrato non si identificano in un unico punto (il quoziente del quadrato ha due vertici) ed i due
cammini e non sono cammini chiusi, di conseguenza non sono generatori del gruppo 1 (V ).
La tecnica vista permette di calcolare il gruppo fondamentale di qualsiasi poligono modulo identificazioni,
anche quando i lati non sono identificati a coppie (per cui non si ha una superficie topologica). Naturalmente,
si dovr`
a fare attenzione a scrivere correttamente il gruppo 1 (V ) , che `e sempre il gruppo fondamentale del
grafo associato alla parola che definisce le identificazioni (:= perimetro del poligono modulo identificazioni).
Proponiamo qualche esempio come esercizio.
Esercizio 13.6. Sia S(parola) lo spazio topologico ottenuto quozientando un poligono di n lati con la
sequenza delle identificazioni associata alla parola in questione (n sar`a la lunghezza della parola). Calcolare il
gruppo fondamentale degli spazi topologici che seguono:
S( ) ,

S( ) ,

S(n ) ,

S( 1 ) ,

S( ) ,

S( ) ,

Risposta: rispettivamente Z3 , Z4 , Zn , 0 , 0 , Z3 (generato da ),


generate rispettivamente da e ).

S( 1 )

Z Z/h2 i (le due copie di Z sono

Esercizio 13.7. Sia S = S( 1 1 ) (definizioni come sopra). Verificare che siamo nelle ipotesi
dellesercizio (0, 8.1), dedurre che S `e una superficie topologica compatta, calcolarne il gruppo fondamentale,
stabilire di quale superficie si tratta.
Suggerimento: si usi la classificazione delle superdici compatte (0, 9) e le formule (), esempio (13.5).

26

Rivestimenti.
e X una funzione continua di spazi topologici.
Def. 14. Sia : X

U X si dice ben rivestito se 1 (U) `e unione disgiunta12 di sottospazi omeomorfi ad


U:
S
ei , | `e un omeomorfismo.
()
1 (U) =
U
ei
U

ei si chiamano fogli dellinsieme ben rivestito. La nozione di foglio `e una nozione relativa: dipende
Gli U
da U e, in generale, anche dalla decomposizione () (che non `e unica se U non `e connesso e |U non `e
biunivoca; cfr. nota 14.1, ultimo punto).

e ) `e un rivestimento di X .
se ogni x X ha un intorno ben rivestito diciamo che (X,
e `e un rivestimento di X
Per abuso di linguaggio, diremo che `e un rivestimento di X , ovvero che X
(naturalmente useremo questultima locuzione solo se `e chiaro dal contesto chi `e ).

ei sia disgiunta si intende che questa sia topologicamente


Nota 14.1. Con la richiesta che lunione U
1
e
disgiunta: ogni Ui , come sottospazio di (U ) dotato della topologia indotta, `e sia aperto che chiuso. Come
conseguenza immediata, se `e un rivestimento si hanno le propriet`
a che seguono (che diamo per esercizio):
e
e
se U `e un aperto ben rivestito, ogni Ui `e aperto in X ;
e U
e (intorno di x
e (U
e ) `e un omeomorfismo;
`e un omeomorfismo locale, i.e. x
e X,
e) tale che | e : U
U

`e aperta (cio`e manda aperti in aperti);


e;
ogni fibra 1 (x) `e un sottospazio discreto di X
la cardinalit`
a di 1 (x) `e localmente costante (in quanto costante su ogni aperto ben rivestito);
se U `e connesso, la decomposizione () `e univocamente determinata.

Esempio 14.2. Se consideriamo un qualsiasi spazio non vuoto X e ne prendiamo due copie attaccate (cio`e
con la topologia meno fine rispetto alla quale la proiezione naturale `e continua), nessun sottoinsieme non
vuoto `e ben rivestito per , nonostante la restrizione di (che quindi non `e un rivestimento) ad ognuna delle
due copie di X sia un omeomorfismo!
Esempio 14.3. Ununione disgiunta di copie di X `e un rivestimento. Un rivestimento di questo tipo `e poco
interessante, si chiama rivestimento banale.
Osserviamo che, per ragioni tautologiche, ogni rivestimento `e localmente banale nel senso che segue:
x X, U (intorno di x) tale che la restrizione di a 1 (U ) `e un rivestimento banale di U .
Esempio 14.4. Lesempio pi`
u elementare di rivestimento non banale `e il rivestimento R R/Z
= S 1 , dove

1
il morfismo di rivestimento `e la proiezione naturale su R/Z andiamo su S tramite t 7 (cos 2t, sen2t) .
(Ricordiamo che R/Z denota il quoziente di gruppi, si veda lavvertenza 0, 2.4).

Esempio 15.1. La proiezione naturale : Rn Rn Zn `e un rivestimento.

Esercizio 15.2. Sia : R2 R2 Z2 la proiezione naturale (cfr. esempio 15.1). Sia R2 una retta.
Provare che la restrizione | : () `e un rivestimento se e solo se ha pendenza razionale (se ha
pendenza irrazionale, non esistono affatto aperti di () ben rivestiti).

Consideriamo una funzione f ed un rivestimento come nel diagramma

(16)
Y

e
X

y (rivestimento)

e soddisfacente fe = f si chiama sollevamento di f .


Def. 17. Una funzione fe : Y X

Se `e dato un punto y0 Y , il punto x


e0 = fe(y0 ) si chiama punto iniziale del sollevamento. Naturalmente

12

Per convenzione, si richiede che lunione disgiunta sia non vuota, equivalentemente che 1 (U ) sia non vuoto.

27

il punto iniziale del sollevamento appartiene alla fibra 1 (x0 ), dove x0 := f (y0 ) (richiederemo implicitamente che ci`o si verifichi, per convenzione, riferendoci alleventuale assegnazione di un punto iniziale per un
sollevamento).
I risultati che seguono concernono esistenza ed unicit`
a dei sollevamenti. Iniziamo col risultato pi`
u evidente:
lunicit`a del sollevamento con punto iniziale assegnato.

Lemma 18. Dati f e come nel diagramma (16) e dato y0 Y , se Y `e connesso si ha


che esiste al pi`
u un sollevamento
e
fe : Y X
con punto iniziale assegnato.

e che coincidono in un punto,


In altri termini, nelle ipotesi del Lemma, due sollevamenti fe, fe : Y X
necessariamente coincidono ovunque.

e due sollevamenti di f . Dato y Y , fissiamo un intorno aperto ben


Dimostrazione. Siano fe, fe : Y X
S
ei (per la nota 14.1, tali U
ei sono aperti di X).
e Se
U
rivestito U di x = f (y), quindi scriviamo 1 (U ) =
1

1
ej ) `e un aperto
ej ed U
ej sono i fogli contenenti rispettivamente fe(y) e fe (y), allora V := fe (U
ej ) fe (U
U

e
e
e
e
soddisfacente la propriet`
a che segue: f (V ) Uj , f (V ) Uj . Essendo questi due aperti omeomorfi ad U
via , e poiche fe = fe , si ha la seguente dicotomia: o fe ed fe coincidono in V (se j = j ), oppure
non hanno alcun punto in comune in V (se j 6= j ). Ne segue che linsieme dove i due sollevamenti fe ed fe
coincidono `e sia aperto che chiuso. Essendo lo spazio Y connesso per ipotesi, si ha la tesi: due sollevamenti
che coincidono in un punto, necessariamente coincidono ovunque.


Quanto allesistenza del sollevamento, osserviamo che dati f e come nel diagramma (16)
e essendo il gruppo fondamentale funtoriale (cfr. formule 5.3),
ed un sollevamento fe : Y X,
dalluguaglianza fe = f si deduce la condizione

e e
(19)
f 1 (Y, y0 ) 1 (X,
x0 )
x0 := fe(y0 ) .
e

e
Cio`e, linclusione (19) `e una
 condizione necessaria per lesistenza di un sollevamento f con punto iniziale
assegnato x
e0 1 f (y0 ) .

Inciso 19.1. Entriamo meglio nel merito della condizione (19). Come vedremo (cfr. 22.1), un cammino
: I X si solleva sempre. Se (0) = (1), `e definito il corrispondente laccio : I/{0, 1}
= S1 X
(usiamo il termine laccio per sottolineare il fatto di aver identificato i due estremi del dominio I). In questo
()

caso, comunque, affinche si sollevi anche il laccio , si deve avere


e(0) =
e(1) (dove
e denota il sollevamento
di ). Se limmagine f 1 (Y, y0 ) contiene un cammino che non soddisfa la condizione (), chiaramente
non sar`a possibile sollevare f . Lidea `e che se facciamo un giro (che immaginiamo di sollevare man mano che
lo facciamo), anche il sollevamento, affinche possa completarsi ad un sollevamento del laccio, deve tornare al
punto di partenza. Fin qui abbiamo solo ribadito la condizione (19), il problema `e che la stessa patologia pu`
o
verificarsi pur in assenza di cammini in f 1 (Y, y0 ) non soddisfacenti (). Una condizione che escluda tale
patologia `e anche sufficiente (cfr. Teoremi 21 e 22). Lesempio che segue chiarisce qual `e il punto e suggerisce
la condizione giusta da assumere per lesistenza del sollevamento: la connessione per archi locale.
Esempio 20. Consideriamo Y = R/Z ed Y = [0, 1). Naturalmente si tratta dello stesso identico insieme
(a meno di unovvia identificazione) dotato di due topologie differenti. Lo spazio Y `e pi`
u ricco di aperti di
Y . Quindi consideriamo un terzo spazio topologico Y : consideriamo sempre lo stesso insieme ma dotato di
una topologia che abbia pi`
u aperti di quella di Y ma meno di quella di Y (esiste, cfr. esercizio 20.1). Infine
consideriamo i tre diagrammi che seguono
R

f
Y = R/Z R/Z

R

f
Y R/Z

R

f
= [0, 1) R/Z

essendo la proiezione naturale ed f lidentit`


a (ribadiamo che, come insiemi, Y = Y = Y ). Giusto per
fissare le idee, in tutti e tre i casi cerchiamo un sollevamento fe con punto iniziale fe(0) = 0 (ma la scelta del
punto iniziale `e irrilevante). Nel terzo caso, dove avendo 1 (Y , 0) = 0 la condizione (19) non `e violata, il

28

sollevamento esiste (`e la funzione fe(y) = y). Nel primo caso viene violata la condizione (19) e, di conseguenza,
non esiste alcun sollevamento; il problema `e quello gi`a descritto prima di questesempio: il sollevamento del
terzo caso (lunico eventuale candidato) non funziona nel primo caso perche avvicinandoci al punto 0 = 1
dal lato di 1 si deduce che si dovrebbe avere fe(0) = 1 (mentre fe(0) = 0).
Il secondo caso `e interessante: abbiamo messo pi`
u aperti (nel passaggio da Y a Y ) cos` da avere gruppo
fondamentale banale come nel terzo caso, ma non ne abbiamo messi abbastanza da eliminare la patologia
riscontrata nel primo caso (anche nel secondo caso, e per la stessa ragione, il sollevamento del terzo caso
fe(y) = y non funziona).
Esercizio 20.1. Provare che esiste uno spazio Y come nellesempio.
Suggerimento: visto che Y r {0} e Y r {0} sono omeomorfi, la questione riguarda la topologia locale in 0,
...si consideri
S
(, 0] {0}
{(x, sin x1 )}x > 0 R2

(che come insieme `e parametrizzato da R) con la topologia indotta dal piano R2 (spazio noto come seno del
topologo).

Teorema 21. Dati f e come nel diagramma (16), e dato y0 Y , se Y `e connesso per
archi e localmente connesso per archi ( 0, 13) si ha che esiste un sollevamento
e
fe : Y X
con punto iniziale e
x0
(xe0 1 (x0 = f (y0 )) )

se e solo se `e verificata la condizione (19). Inoltre, un tale fe `e unico.

e X, un
Teorema 22. Data una funzione F : Y I X, un rivestimento : X
sollevamento fe della restrizione f := F |Y {0} , si ha che
!

e di F che estende fe .
sollevamento F

Questo secondo Teorema, noto come Teorema del sollevamento dellomotopia, ci dice che se due funzioni
f : Y X e g : Y X sono omotope ed f si solleva, allora lomotopia si solleva (in particolare si
solleva anche g). Si osservi che la condizione (19), essendo soddisfatta da f ed essendo Y I un retratto di
deformazione di Y {0}, `e soddisfatta anche da F .
Nella dimostrazione che segue si usa pi`
u volte, peraltro senza menzione esplicita, il fatto che una funzione tra
spazi topologici `e continua se e solo se `e localmente continua in ogni punto (0, 12.2).
Dimostrazione (dei Teoremi 21 e 22).
()

Premettiamo un fatto ovvio.

Localmente, i sollevamenti esistono sempre: la restrizione di f (ovvero F ) ad un sottospazio


la cui immagine `e ben rivestita si solleva con punto iniziale arbitrariamente scelto.

Comune ai due Teoremi, esistenza ed unicit`


a del sollevamento di un cammino con dato punto iniziale:
e X, un cammino : I X, x
dato un rivestimento : X
e0 1 (0), si ha che
(22.1)
esiste, ed `e unico, un sollevamento e
di con punto iniziale
e(0) = x
e0 .

Step 1. Dimostriamo (22.1). Si considerino le immagini inverse via degli aperti ben rivestiti di X . Per
il Lemma (0, 11) esiste una suddivisione finita di I in intervallini chiusi ognuno dei quali `e interamente
contenuto in almeno uno di tali aperti (per cui avr`
a immagine ben rivestita). Solleviamo le restrizioni di a
tali intervallini, ognuna con punto iniziale il punto finale del sollevamento del tratto precedente, ci`o `e possibile
per la premessa (). I sollevamenti dei singoli intervallini si raccordano bene (per costruzione), quindi per il
lemma di incollamento (0, 14.2) abbiamo un sollevamento di . Lunicit`
a segue dal lemma (18).
Step 2. Dimostriamo il Teorema (22). Definiamo Fe (y, t) =
ey (t), essendo
ey il sollevamento del cammino
e
y (t) = F (y, t) con punto iniziale (0) = f (y) (qui usiamo esistenza ed unicit`
a asserite nella (22.1)). La
continuit`
a di Fe `e pi`
u delicata, a priori sappiamo che Fe `e continua solo come funzione di t, per y fissato
(questo perche
ey `e continua). Proviamo che Fe `e continua. Fissato un punto y Y , sia lestremo
superiore dei t per i quali la restrizione Fe|U[0, t] `e continua, per un qualche intorno aperto U di y. Poiche
per ipotesi fe solleva Fe |
, si ha 0 . Consideriamo un intorno del punto (y, ) Y I con immagine
U{0}

29

ben rivestita, che assumiamo essere del tipo W = U ( , + ) I , > 0 (gli aperti di questi tipo
costituiscono una base per la topologia prodotto). Affermiamo quanto segue:
(a) Fe `e continua in U U [0, +) I, U intorno di y tale che Fe |U[0, ] `e continua, = /2

(se < /2, poniamo = 0). Laffermazione (a), a sua volta, per ragioni di lemma di incollamento segue
dalla continuit`
a nel pezzettino in pi`
u, cio`e dalla propriet`
a
e
(b)
la restrizione di F ad := U U [ , +) I `e continua.
Questultima segue da quello che sappiamo: la restrizione di Fe a U U { } `e
1 F
()

continua, Fe `e continua come funzione di t, Fe solleva insiemisticamente F (la quale `e


y
continua), nel diagramma a lato il rivestimento `e banale (questo perche W , che ha
F
F ()
immagine `e ben rivestita). Cfr. esercizio (22.2) sotto.

Infine, dallaffermazione (a) segue che si deve avere = 1. Ci`o garantisce la continuit`
a locale di Fe in ogni
punto e conclude la dimostrazione di questo step.

Step 3. Dimostriamo che sollevamenti con stesso punto iniziale di cammini omotopi, hanno stesso punto finale
(non si richiede che i cammini da sollevare siano chiusi: lestremo iniziale pu`
o essere diverso da quello finale).
Per il risultato precedente, lomotopia si solleva. Essendo lomotopia di cammini relativa agli estremi, gli
estremi iniziale e finale dei cammini dellomotopia sono costanti. Ne segue la tesi.

Step 4. Dimostriamo il Teorema (21). Per ogni punto y Y , si scelga un cammino = y da y0 a y ,


quindi si sollevi il cammino f con punto iniziale x
e0 (gi`
a abbiamo la (22.1), un risultato di esistenza e
unicit`
a per i sollevamenti dei cammini). Si denoti con
e tale sollevamento. A posteriori,
()
se f si solleva ad una funzione fe, si deve avere fe(y) =
e(1). Usiamo luguaglianza () per definire fe.

Si deve provare che la funzione fe cos` ottenuta


() non dipende dai cammini y scelti;

() `e continua.

e
Quanto ad (), si deve provare che dati e cammini da y0 a y, risulta e
(1) = (1),
dove e
e e denotano
i sollevamenti di f ed f con punto iniziale x
e0 . In generale, i cammini e non sono omotopi (se lo
fossero, si solleverebbero con lo stesso punto finale per lo step 3), ma grazie alla condizione (19) si sollevano
comunque a cammini con lo stesso punto finale. Per provare ci`o usiamo un piccolo trucco, consideriamo
b := sollevamento di f con punto finale
e(1).
e
b
e
b
Proveremo che risulta = , equivalentemente che e coincidono in un punto: proveremo che risulta
b
e Il cammino `e un cammino chiuso di estremi y . Per la condizione (19),
(0)
= x
e0 (estremo iniziale di ).
0
e di estremi x
esiste un cammino in X
e0 (quindi chiuso) soddisfacente la condizione f ( ) = ()
1 (X, x0 ). Essendo i cammini f ( ) e () omotopi, per lo step 3 i rispettivi sollevamenti con punto
iniziale x
e0 hanno stesso punto finale, daltro canto per come sono stati costruiti si sollevano rispettivamente
a e
b ed . Ci`o prova luguaglianza
e b (1) = (1) (punti finali dei due cammini), i.e. luguaglianza
b
(0) = x
e0 (che `e luguaglianza che volevamo provare).
Per provare (), i.e. la continuit`
a di fe, si deve usare il fatto che Y `e localmente connesso per archi: dato
y Y , esiste un intorno U connesso per archi che ha immagine ben rivestita, sia g il sollevamento di tale
intorno con punto iniziale g(y) = fe(y) (cfr. premessa ()). Essendo U connesso per archi, alla luce di come
viene costruita fe si ha g fe su U (questo perche, per y U , si pu`
o ottenere fe(y ) avendo in mente
come scelta iniziale un cammino del tipo y = y , con cammino da y a y interamente contenuto
in U ; qui si usano () e lipotesi di locale connessione per archi in modo cruciale). Essendo g continua, anche
fe `e continua in U e, per larbitrariet`
a di y, `e continua.


Si noti che il candidato sollevamento fe(y) = y della funzione f : Y R/Z dellesempio (20), `e esattamente ci`o che si ottiene applicando la ricetta di cui alla dimostrazione del Teorema (21). Ma, in perfetta
sintonia con la parte finale di tale dimostrazione, `e una funzione continua ovunque eccetto che nel punto 0
dove Y non `e localmente connesso per archi.

Lesercizio che segue chiede di scrivere i dettagli della dimostrazione della propriet`
a (b), cfr. step 2 sopra.
e X un rivestimento banale, Y uno spazio topologico, J R un intervallo,
Esercizio 22.2. Sia : X
e una funzione continua nellargomento t J, per ogni y Y fissato. Si provi che
t0 J, Fe : Y J X
se Fe|
ed F := Fe sono continue, allora Fe `e anchessa continua.
Y {t0 }

Suggerimento: I fogli di inducono una decomposizione di Y J in insiemi sia aperti che chiusi.

Come corollario del teorema del sollevamento dellomotopia (22), si deducono le affermazioni che seguono.

30

e X un rivestimento di spazi topologici, x X, e


Corollario 23. Sia : X
x0 1 (x0 ).
0
Allora
e e
(23.1) il morfismo indotto in omotopia : 1 (X,
x0 ) 1 (X, x0 ) `e iniettivo;

(23.2) sollevamenti con stesso punto iniziale di cammini omotopi, hanno stesso punto finale

(non si richiede che i cammini da sollevare siano chiusi: lestremo iniziale pu`
o essere diverso da quello finale).
Dimostrazione. Come gi`
a visto, la (23.2) segue dal sollevamento dellomotopia (step 3 della dimostrazione
e buttandolo gi`
precedente). Proviamo liniettivit`
a di . Dato un cammino e
in X,
u e risollevandolo con punto
iniziale
e(0) si ottiene di nuovo
e. Se (e
) `e omotopo al cammino costante, il sollevamento dellomotopia
ci dice che lo stesso e
`e omotopo al cammino costante.


Nella parte finale di questo paragrafo ci proponiamo di studiare certi legami tra la teoria dellomotopia e
` importante assumere che X sia localmente connesso per archi; non tanto in quanto
quella dei rivestimenti. E
ipotesi semplificativa, quanto piuttosto per il fatto che solamente sotto tale ipotesi il gruppo fondamentale ne
codifica meglio la topologia (si veda lesempio 20 del quasi cerchio Y con gruppo fondamentale banale).
Daltro canto, sotto questa ipotesi le componenti connesse di uno spazio X sono aperte (oltre che chiuse), di
conseguenza studiare i rivestimenti di X equivale a studiare i rivestimenti delle sue componenti connesse. Per
questa ragione assumeremo che X sia connesso e localmente connesso per archi (c.l.c.a.). Ugualmente, un
e di uno spazio c.l.c.a. X, in quanto ne eredita le propriet`
rivestimento X
a locali, `e anchesso localmente connesso
per archi e studiarlo equivale a studiarne le componenti connesse (che sono aperte e chiuse). Assumendo che il
e sia connesso, `e anchesso c.l.c.a. (per esercizio). Si osservi che mettendo insieme le due
nostro rivestimento X
cose, connessione e locale connessione per archi, si ottengono spazi connessi per archi e localmente connessi per
archi (c.a.l.c.a.), i.e. c.l.c.a. = c.a.l.c.a. (per esercizio). Per eventuali riferimenti futuri stabiliamo la seguente
definizione:

Def. 24. Uno spazio c.l.c.a. `e uno spazio topologico connesso per archi e localmente connesso
per archi.
e X un rivestimento di spazi connessi per archi (qui ll.c.a. non serve), si fissi
Sia dunque : X
x0 X, si considerino due punti nella corrispondente fibra x
e0 , x
e0 1 (x0 ) ed un cammino
e da x
e0 a

x
e0 . Dallosservazione (4.4) sappiamo che c`e un isomorfismo di gruppi
e x
e x
1 (X,
e0 ) 1 (X,
e0 ) ,

Posto = (e
), per funtorialit`
a abbiamo quindi
(24.1)

e x
1 (X,
e0 )

e 7
e e
e

e x
1 (X,
e0 )

e x
e x
i.e. i gruppi 1 (X,
e0 ) e 1 (X,
e0 ) sono coniugati (come sottogruppi di 1 (X, x0 ) naturalmente).
Daltro canto avremmo potuto fissare arbitrariamente un elemento 1 (X, x0 ) e definire conseguentemente
e(1), Questo prova

e (sollevamento con punto iniziale x


e0 , cos` da avere = (e
)) nonche definire x
e0 =
e x
e x
che qualsiasi sottogruppo coniugato a 1 (X,
e0 ) si ottiene nel modo descritto, i.e. `e del tipo 1 (X,
e0 )

per un qualche x
e0 (cfr. 24.1). Abbiamo pertanto il risultato che segue.

e X di spazi c.l.c.a. individua una classe di


Proposizione 25. Un rivestimento : X
coniugio di sottogruppi del gruppo fondamentale. Precisamente, fissato x0 X , la funzione
1 (x0 )

x0
e

{ sottogruppi di 1 (X, x0 ) }
e e
1 (X,
x0 )

ha come immagine i gruppi di una classe di coniugio [H].

Pu`o accadere che tale classe di coniugio sia costituita da un solo elemento, i.e. che H sia normale. Ci`o, ad
esempio, accade nei due casi estremi che seguono:
e = X e `e lidentit`
se X
a, si ha H = 1 (X, x );
0

e `e semplicemente connesso (i.e. `e il rivestimento universale di X, cfr. def. 31 e Teorema 34 sotto),


se X
allora H `e il sottogruppo banale (costituito dal solo elemento neutro).

31

Def. 25.1. Se H `e normale, il rivestimento si dice normale ( ed H come nella Proposizione precedente).
e x
La nozione appena introdotta concerne esclusivamente il rivestimento: la normalit`a di 1 (X,
e0 ) non
dipende dalle scelte di x0 e x
e0 1 (x0 ). Per x0 fissato, che non dipenda da x
e0 segue dal fatto che la
normalit`a in teoria dei gruppi `e invariante per coniugio, quanto allindipendenza da x0 `e sufficiente osservare
che la condizione in questione `e aperta (se `e vera per x0 lo `e anche per ogni x in un intorno ben rivestito
di x0 ). Al termine di questo paragrafo vedremo una caratterizzazione geometrica dei rivestimenti normali
e giustificheremo meglio quanto affermato (oss. 37). Il lemma che segue ci dice che il gruppo fondamentale
1 (X, x0 ) agisce sulla fibra 1 (x0 ) del rivestimento e descrive tale azione.

e X un rivestimento di spazi c.l.c.a., x X . C`e unazione


Lemma 26. Sia : X
0
transitiva
: 1 (X, x0 ) 1 (x0 ) 1 (x0 )
(

e e
con Stabilizzatore (e
x0 ) = 1 (X,
x0 )

x0 )
e

e
x0 :=

x (1)
e
0

( ex0 denota il sollevamento di con punto iniziale xe0 ).

(Com`e consuetudine trattando lazione di un gruppo su un insieme, la giustapposizione x


e0 denota (, x
e0 )).
Che sia unazione significa che `e compatibile con la moltiplicazione in 1 (X, x0 ), che sia transitiva significa
che c`e ununica orbita, in altri termini che lazione collega ogni coppia di punti, lo stabilizzatore di un elemento
`e il sottogruppo costituito dagli elementi del gruppo che lo lasciano fisso. In formule:
i) x0 x
e0 = x
e0 , ( x
e0 ) = ( ) x
e0 , , 1 (X, x0 ) , x
e0 1 (x0 ) ;

e0 = x
e0 ;
ii) x
e0 , x
e0 1 (X, x0 ) , 1 (X, x0 ) | x
iii) Stabilizzatore (e
x0 ) := { 1 (X, x0 ) | e
x0 = x
e0 } .

dove ricordiamo che x0 denota lelemento neutro del gruppo 1 (X, x0 ), cio`e il cammino costante x0 (t) = x0 .
Dimostrazione. Il teorema del sollevamento dellomotopia (22), o meglio laffermazione (23.2), garantisce che
e da x
`e ben definita. La i) `e evidente, quanto alla ii) `e sufficiente considerare un cammino
e in X
e0 a x
e0 e
e
buttarlo gi`
u in X , i.e. prendere = (e
). Infine, quanto alluguaglianza Stabilizzatore (e
x0 ) = 1 (X, x
e0 ),
linclusione segue dal fatto che se si prende un cammino con estremi x
e0 , lo si butta gi`
u e lo solleva
con estremo iniziale x
e0 si ottiene il cammino dal quale si era partiti, in particolare con estremo finale x
e0 ,
linclusione `e analoga.


e sia semplicemente connesso, ogni punto x


Nelle ipotesi del Lemma (26), assumendo che X
e0 1 (x0 ) ha
stabilizzatore banale e, di conseguenza, corrispondente orbita che si identifica col gruppo 1 (X, x0 ). Daltro
canto, per la transitivit`a dellazione, sappiamo che tale orbita `e tutta la fibra 1 (x0 ). In altri termini, si ha
il risultato seguente:

e X un rivestimento di spazi c.l.c.a.. Se X


e `e semplicemente
Corollario 27. Sia : X
connesso, la funzione
0 : 1 (X, x0 ) 1 (x0 )
(x0 = (ex0 ), xe0 fissato)

`e biunivoca.

e
x0

Ricordiamo che e
x0 denota lestremo finale del sollevamento di con punto iniziale x
e0 (i.e. e
x0 =
ex (1),
0
cfr. lemma. 26).

Considerando cammini con estremo finale arbitrario (non fissato), questa corrispondenza si estende: le classi
e cio`e c`e una corrispondenza
domotopia di cammini con estremo iniziale x0 si identificano con lintero spazio X,
biunivoca



1:1
e
: = (x, x0 , x ) x X , x0 , x x0 , x

X
(27.1)
( x , x 0 , x )
7
(1)
e
e
x0

dove x0 , x denota linsieme delle classi domotopia di cammini da x0 ad x e dove, come al solito, e

e
x
0

denota

32

il sollevamento di = x0 , x con punto iniziale x


e0 . (Naturalmente, cammini x0 , x e coppie (x, x0 , x ) sono
sostanzialmente la stessa cosa, abbiamo preferito usare i secondi semplicemente per enfatizzare il ruolo di x).
e X `e la proiezione (x, ) 7 x. Ribadiamo alcuni punti: il sollevamento
N.b.: la composizione X
e d`
dei cammini e dellomotopia ci dicono che tale funzione `e ben definita, la connessione per archi di X
a
e d`
la suriettivit`a, la semplice connessione di X
a liniettivit`
a: per come `e definita , dire che due elementi
e significa dire che i sollevamenti
(x, ), (x , ) hanno la stessa immagine in X,
e di e
e di
e semplicemente connesso,
hanno lo stesso estremo finale; essendo X
e e
e sono omotopi, buttando gi`
u in X

lomotopia si ottiene (x, ) = (x , ).


Nota. Di nuovo, fin qui `e sufficiente assumere la connessione per archi: ll.c.a. non labbiamo mai utilizzata.
A questo punto siamo pronti ad introdurre il cosiddetto rivestimento universale. Premettiamo una definizione
ed alcune considerazioni. Consideriamo un diagramma commutativo

X1
(28)

X2

1
y 2

(1 e 2 rivestimenti,

f suriettiva, 1 = 2 f )

Def. 29. Nella situazione del diagramma (28) diciamo che 1 domina 2 tramite f .
Esercizio 29.1. Si provi che nelle ipotesi della definizione (29), se X `e c.l.c.a., anche f `e un rivestimento.

Esercizio 29.2. Siano X X e X X due rivestimenti. Si provi che se `e finito (le fibre sono
finite), allora la composizione `e anchessa un rivestimento.
Avvertenza. Per quanto possa sorprendere, in generale pu`
o accadere che la composizione di rivestimenti non
sia un rivestimento (per dare un controesempio, nelle notazioni dellesercizio, gli aperti ben rivestiti per
dei punti di una fibra 1 (x) di devono essere via via pi`
u piccoli, cos` da fare in modo che x non abbia
intorni ben rivestiti per ).
Accanto al diagramma (28), c`e un diagramma analogo per i corrispondenti gruppi domotopia. Qui, naturalmente, abbiamo fissato dei punti
(x0 ), x1 f 1 (x2 ).
x0 X , x2 1
2
Come conseguenza del sollevamento dellomotopia, sappiamo che tutti
i morfismi sono iniettivi (1 e 2 lo sono per lesercizio (23.1), di
conseguenza lo `e anche f ):
1 1 (X1 , x1 )

<

2 1 (X2 , x2 )

<

1 (X, x0 )

1 (X2 , x2 )

1
y 2

1 (X1 , x1 )

1 (X, x0 )

Grazie al teorema del sollevamento (21) il discorso appena fatto si inverte:

Lemma 30. Siano 1 e 2 rivestimenti puntati di spazi c.l.c.a.,


come nel diagramma a lato. La condizione
()

1 1 (X1 , x1 )

2 1 (X2 , x2 )

(X1 , x1 )
1

`e c.n.e.s. affinche 1 domini 2 tramite un morfismo di rivestimenti puntati.

(X2 , x2 )

y2
(X, x0 )

e x
Per definizione, un rivestimento puntato `e un rivestimento : (X,
e) (X, x) di spazi puntati, i.e.
soddisfacente la condizione (e
x) = x (nel lemma, i punti x0 , x1 , x2 sono fissati, 1 (x1 ) = x0 e 2 (x2 ) = x0 ,
dire che 1 domina 2 tramite un morfismo di rivestimenti puntati significa dire che esiste f come nel
diagramma (28) soddisfacente f (x2 ) = x1 .
Dimostrazione. Il fatto che la condizione () sia una condizione necessaria `e stato gi`a osservato. Proviamo che
`e una condizione sufficiente. Nella situazione del diagramma, sappiamo che esiste un unico sollevamento f di
1 con punto iniziale f (x1 ) = x2 se e solo se `e soddisfatta la condizione (19), condizione che nel nostro caso
`e la condizione (). Essendo X2 connesso per archi, tale sollevamento `e necessariamente suriettivo (facile,
per esercizio).


33

Osservazione 30.1. Nelle ipotesi del Lemma, se risulta 1 1 (X1 , x1 ) = 2 1 (X2 , x2 ), si ha anche
a di 2 ). In questo caso f
f 1 (X1 , x1 ) = 1 (X2 , x2 ) (essendo 1 = 2 f , ci`o segue dalliniettivit`
`e necessariamente un isomorfismo di rivestimenti. Per esercizio, si provi quanto affermato e si descriva f 1
(suggerimento: `e possibile scambiare i ruoli di X1 ed X2 ).
Osservazione 30.2. Se inoltre X1 `e semplicemente connesso, avendo gruppo fondamentale banale e, di
conseguenza, essendo la condizione () una condizione vuota (i.e. certamente verificata), il rivestimento 1
domina ogni altro rivestimento connesso. Ci`o suggerisce la definizione che segue.

Def. 31. Un rivestimento universale di uno spazio X connesso per archi `e un rivestimento
e `e semplicemente connesso.
dove X

e X
: X

La corrispondenza biunivoca (27.1) fornisce un candidato naturale per la costruzione del rivestimento universale, linsieme ivi indicato delle coppie punto x, classe domotopia di un cammino da x0 ad x (essendo
x0 un punto fissato). Osserviamo che tale insieme `e dotato di una proiezione naturale sullo spazio X, la
proiezione sul primo fattore. Non `e detto che vada sempre bene:
Unostruzione allesistenza del rivestimento universale pu`
o venire dallomotopia locale, ad esempio, lorecchino
hawaiano
(lunione
dei
cerchi
di
raggio
1/n come in figura, con la topologia indotta dal
p
piano), non ammette rivestimento universale. Naturalmente, non `e detto che lomotopia locale sia sempre unostruzione: il cono sullorecchino hawaiano, in quanto spazio contraibile,
`e il rivestimento universale di se stesso pur avendo omotopia locale non banale.
Stabiliremo una condizione necessaria per lesistenza del rivestimento universale13 , condizione non soddisfatta
dallorecchino hawaiano (cfr. esercizio 35). Per ora ci limitiamo ad osservare che ogni intorno di p ha gruppo
di omotopia non banale; daltro canto, dato un rivestimento, il punto p deve avere un intorno ben rivestito!
Definizione 32. Uno spazio topologico X si dice
(32.1) localmente semplicemente connesso se ogni punto x X ha una base di intorni semplicemente connessi;

ogni punto x X ha un intorno U per il quale
(32.2) semilocalmente semplicemente connesso se
il morfismo 1 (U, x) 1 (X, x) `e banale (=nullo)
Chiaramente, valgono le implicazioni schematizzate:
semplice connessione
=
locale semplice connessione =

semilocale semplice connessione.

(Il cono sullorecchino hawaiano `e semplicemente connesso pur non essendo localmente semplicemente connesso).
e X `e un rivestimento universale, gli spazi X
e ed X sono entrambi semiloOsservazione 33. Se : X
e
calmente semplicemente connessi. Infatti, il rivestimento universale X lo `e in quanto spazio semplicemente
e (dato x X, ogni intorno ben rivestito U soddisfa automaticamente
connesso, mentre X lo `e perche lo `e X
ei come nella def. 14, possiamo scrivere linclusione U X
la condizione della definizione (31.2): fissato un U

e
e
come composizione U Ui X X ; il corrispondente morfismo in omotopia, fattorizzandosi per un
gruppo nullo, deve essere nullo). Questa considerazione ci dice quanto segue
() la semilocale semplice connessione `e una condizione necessaria per lesistenza del rivestimento universale.
Il Teorema (34) che segue ci dice che tale condizione `e anche sufficiente: assumere che una spazio c.l.c.a. abbia
un rivestimento universale equivale ad assumere che sia semilocalmente semplicemente connesso.

Teorema 34. Sia X uno spazio topologico c.l.c.a. semilocalmente semplicemente connesso.
Si ha che esiste, ed `e unico a meno di omeomorfismi di rivestimenti, il rivestimento universale.

13

In effetti, poi proveremo che `


e anche sufficiente.

34

Esercizio 35. Verificare che lorecchino hawaiano (vedi sopra) non `e semilocalmente semplicemente connesso e
pertanto non ammette rivestimento universale (oss. 33, ). Considerare il candidato dato dalla corrispondenza
biunivoca (27.1), studiarlo e comprendere perche non `e un rivestimento universale.
Dimostriamo ora il Teorema (34) di esistenza e unicit`
a del rivestimento universale.
Dimostrazione.
primo fattore

Fissiamo x0 X , quindi consideriamo linsieme a sinistra della (27.1) e la proiezione sul





e :=
X
(x, x0 , x ) x X , x0 , x x0 , x

Gli aperti connessi per archi U X per i quali il morfismo 1 (U ) 1 (X) `e banale (cfr. convenzione
4.6), chiamiamoli buoni aperti. Per ogni buon aperto U consideriamo gli insiemi del tipo indicato:
fissato un cammino in X con (0) = x0 , (1) U , si considera


U := (x, [ ]) cammino in U da (1) a x

dove [ ] denota la classe domotopia di . Per le ipotesi su U , la proiezione sul primo fattore : U U
`e biunivoca. Osserviamo che se U `e un buon aperto, lo sono anche le componenti connesse V degli aperti
in esso contenuti. Inoltre, c`e uninclusione naturale V U , ( come sopra, con (1) V ). Da ci`o
segue che lintersezione di due insiemi della famiglia degli U `e unione di insiemi della famiglia, ovvero che
e , dotiamo X
e di tale topologia. Fissato U , limmagine
tale famiglia `e una base per una qualche topologia su X
1
inversa (U ) coincide con lunione su tutti i possibili dei vari U (per esercizio), nonche per due aperti
o accade se e sono omotopi), o sono disgiunti
U e U vale la seguente dicotomia: o coincidono (ci`
e X `e un rivestimento: gli aperti U considerati sono aperti
(altrimenti). Ne segue che la proiezione : X
e
ben rivestiti. Resta da verificare che X `e semplicemente connesso. La connessione per archi `e immediata
e ha gruppo fondamentale banale segue dal lemma (26): il cammino
(di nuovo per esercizio), il fatto che X
e di conseguenza lo stabilizzatore del punto
1 (X, x0 ) si solleva con punto finale
e(1) = (x0 , ) X,
e `e banale, essendo il morfismo indotto in omotopia iniettivo si deve avere 1 (X,
e x
x
e0 := (x0 , x0 ) X
e0 ) = 0
(notazioni come nel lemma 26).
Infine, lunicit`a a meno di isomorfismi di rivestimenti segue dal lemma (30): nelle notazioni ivi utilizzate, se
1 e 2 sono rivestimenti universali, la condizione () `e vuota ed il corrispondente morfismo di rivestimenti
f `e un isomorfismo per losservazione (30.1).

e x
Dato un rivestimento : (X,
e0 ) (X, x0 ) di spazi puntati, il morfismo indotto `e iniettivo e
e x
1 (X,
e0 ) `e un sottogruppo del gruppo fondamentale 1 (X, x0 ) (cfr. 23.1). Di contro, se partiamo da
un sottogruppo G < 1 (X, x0 ), nelle stesse ipotesi del teorema (34) `e possibile trovare un rivestimento di
e x
e x
spazi puntati : (X,
e0 ) (X, x0 ) in modo che risulti 1 (X,
e0 ) = G. Inoltre, un tale rivestimento
`e unico (modulo isomorfismi di rivestimenti di spazi puntati). Sottolineiamo che il gi`a citato Teorema (34)
stabilisce quanto affermato nel caso G = 0.

Teorema 36. Sia (X, x0 ) uno spazio puntato c.l.c.a. semilocalmente semplicemente connesso. C`e una corrispondenza biunivoca
{ rivestimenti puntati di (X, x0 ) }/
e e
: (X,
x0 ) (X, x0 )

Iso

1:1

{ sottogruppi di 1 (X, x0 ) }

e e
1 (X,
x0 )

(ricordiamo che, per definizione di rivestimento puntato, nella notazione di cui sopra si deve avere (e
x0 ) = x0 ).
a. Per provare la
Dimostrazione (indicazione). Il lemma (30) e losservazione (30.1) garantiscono liniettivit`
suriettivit`a si pu`
o procedere in due modi.
I metodo: Lo spazio X, in quanto ammette rivestimento universale, `e semilocalmente semplicemente connesso.
A questo punto, assegnato un sottogruppo G < 1 (X, x0 ), si costruisce un rivestimento
: (X , x ) (X, x0 ) tale che risulti (X , x ) = G
come nella dimostrazione dellesistenza del rivestimento universale (che `e il caso G = 0).
II metodo: Dato G < 1 (X, x0 ), si costruisce un quoziente opportuno del rivestimento universale. Lidea
`e molto semplice: si identificano i punti nellorbita di x
e0 tramite G (lemma 26), quindi si trasporta tale

35

e si definisce la relazione dequivalenza che segue:


identificazione. Precisamente, sul rivestimento universale X

x
e x
e x := (x) = (x ), g G, cammino da x0 ad x x
e =
e(1), x
e = e
(1) ( := g )

dove
e e
e come al solito denotano e sollevamenti di e con punto iniziale x
e0 . Si osservi che se si sceglie
= x0 (cammino costante) si ottiene x
e = x
e0 e x
e = g x
e0 (cfr. lemma 26), ovvero come gi`a menzionato i
punti dellorbita Ge
x0 vengono identificati tra loro. Nei termini dellidea intuitiva di cui sopra, il cammino
funge da trasporto per tale identificazione. A questo punto si deve fare solo una noiosa serie di verifiche:
i)

`e una relazione dequivalenza;

ii)

passa al quoziente modulo (i.e. c`e un diagramma commutativo come a lato);

iii) il diagramma a lato `e un diagramma di rivestimenti;


iv)

effettivamente risulta

G =

e , [e
1 (X/
x0 ])

e
X

X/

y
X

e la classe di x
(essendo [e
x0 ] X/
e0 ).

Le prime tre verifiche sono, come dire, di routine e le lasciamo per esercizio. Ai fini dellultima verifica, alla
luce del lemma (26) `e sufficiente verificare che lo stabilizzatore di [e
x0 ] coincide col sottogruppo G, ci`o segue
immediatamente da come `e stata definita la relazione .


Supponiamo di avere un rivestimento di spazi c.l.c.a. puntati


e e
: (X,
x0 ) (X, x0 ).

La scelta di un altro punto x0 della fibra 1 (x0 ) consente di scrivere il diagramma


e.
a lato. Questo non `e altro che il diagramma del lemma (30) per X1 = X2 = X
Come conseguenza del gi`
a citato lemma (30) e dellosservazione (30.1), assumendo
che si abbia
()

e x
1 (X,
e0 )

e x
1 (X,
e0 )

e x
(X,
e0 )

e x
(X,
e0 )


y
(X, x0 )

e x
e x
c`e un omeomorfismo di rivestimenti puntati f : (X,
e0 ) (X,
e0 ).

e x
Assumendo che il sottogruppo 1 (X,
e0 ) < 1 (X, x0 ) sia normale, si ha che la condizione () `e automaticamente soddisfatta per ogni scelta di x
e0 . Infatti, per la Proposizione (25), o meglio per le considerazioni che
e x
e x
e0 ) e 1 (X,
e0 ) sono coniugati. In questo caso pertanto,
la precedono, sappiamo i due gruppi 1 (X,
e x
e x
esiste un omeomorfismo di rivestimenti puntati f : (X,
e0 ) (X,
e0 ) per ogni scelta di x
e0 .
e x
e x
Viceversa, lesistenza di un omeomorfismo di rivestimenti puntati f : (X,
e0 ) (X,
e0 ) implica la con
e x
dizione (). Se ci`
o accade per ogni scelta di x
e0 , per la Proposizione (25) abbiamo che 1 (X,
e0 ) coincide
con ogni suo coniugato, di conseguenza `e normale.

e X
e che porta x
Osservazione 37. Un omeomorfismo di rivestimenti f : X
e0 in x
e0 non `e altro che
e X
e che porta il foglio contenente x
un omeomorfismo di rivestimenti f : X
e0 in quello contenente x
e0 ,
relativamente ad un intorno ben rivestito U di x0 (cfr. def. 14). Di conseguenza, lesistenza di un tale
omeomorfismo non dipende da x0 U . Tornando alle considerazioni che seguono la definizione (25.1), ci`o
e x
prova quanto gi`a ivi preannunciato: la condizione di normalit`a (di 1 (X,
e0 ) per un equivalentemente
ogni punto x
e0 nella fibra di x0 ), vale per x0 se e solo se vale anche per ogni x in un suo intorno ben
rivestito e, di conseguenza, non dipende da x0 (il luogo dove `e verificata `e sia aperto che chiuso, ed X `e
connesso per ipotesi).
In definitiva, abbiamo provato il risultato che segue.

e X un rivestimento di spazi c.l.c.a.. Le condizioni che


Proposizione 38. Sia : X
seguono sono equivalenti :
i)

`e un rivestimento normale;

ii) fissato x0 X , per ogni coppia di punti e


x0 , e
x0 1 (x0 ) esiste un omeomorfismo di
rivestimenti puntati
e e
e e
f : (X,
x0 ) (X,
x0 ) .

36

2.

Omologia.

Lomologia `e lomologia singolare. Introduciamo la notazione seguente14 :





P
(1.1) n = n-simplesso standard =
x Rn 0 xi ,
xi 1

(1.2)

per j che va da 0 ad n si definisce la faccia j di n Fj ponendo



P
(1 xi , x1 , ..., xn1 ) ,
j = 0
Fj : n1 n , (x1 , ..., xn1 ) 7
(x1 , ..., xj1 , 0, xj , ..., xn1 ) , j 1

(si noti che, per definizione, la faccia j di n `e una funzione).

Per convenzione, si pone 0 = {pt} (un punto), che non ha facce. Lintervallo 1 = I ha due facce, queste
sono F0 : {pt} I, pt 7 1 e F1 : {pt} I, pt 7 0. Il 2-simplesso standard 2 `e un triangolo ed ha
tre facce (i tre morfismi da I ai lati del triangolo). Il 3-simplesso standard 3 `e un tetraedro (4 facce).

Def. 2. Sia X uno spazio topologico. Un n-simplesso singolare di X `e una funzione continua
(2.1)

n X .

Si definisce il gruppo delle n-catene di X come il gruppo abeliano libero (cfr. A1, 11) generato
dagli n-simplessi singolari:
P

(2.2)
Cn (X) :=
ni i n Z, {nsimplessi singolari}
i

Inoltre, si definisce loperatore di bordo


(2.3)

n :

Cn (X)
Cn1 (X)
P
P P
ni i
7
ni
(1)j i Fj
i

Per convenzione, si pone Cn (X) = 0 per n < 0. Le somme che compaiono nella (2.2) sono somme formali
finite e loperazione di gruppo `e la somma di somme formali, lelemento neutro `e dato dalla somma vuota,
che si denota con 0. La faccia j di un n-simplesso singolare `e la composizione Fj , il bordo di `e
la somma alterna delle sue facce, la definizione viene estesa alle n-catene per linearit`a. La somma diretta dei
vari Cn (X) viene denotata con C (X). Si noti che C (X) coincide col gruppo abeliano libero generato da
tutti (non si fissa n) i simplessi singolari e che mettendo insieme i vari n si ottiene un operatore
(3)
: C (X) C (X) .
Lemma 4. Risulta = 0 (la verifica `e elementare, la lasciamo per esercizio).
Per il lemma (4), il gruppo graduato C (X), con loperatore di bordo , `e un complesso di catene discendente
(cfr. Def. A2, 4). Naturalmente `e un complesso di catene libero, cio`e costituito da gruppi abeliani liberi. La
definizione che segue ci dice che lomologia dello spazio topologico X `e lomologia di tale complesso di catene:

Def. 5. Sia X uno spazio topologico. Si definisce lomologia singolare di X ponendo


(5.1)

Hn (X)

:=

Hn C (X),

ker n
.
image n+1

(cfr. A2, 3)

Inoltre, si definisco i numeri di Betti di X ponendo


(5.2)

n (X)

:=

rango Hn (X)

(cfr. A1, 16)

Gli elementi in ker n si chiamano n -cicli, quelli in image n+1 si chiamano n -bordi.
P
Alcuni testi considerano come n-simplesso standard linsieme { x Rn+1 | 0 xi ,
xi = 1}, per quanto ci`
o possa disturbare
(...perch
e vedere lintervallo I nel piano, un triangolo in R3 eccetera!), presenta il vantaggio che nel definire le facce non si deve
distinguere il caso j = 0 e ci`
o, in retrospettiva, presenta vantaggi combinatorici.

14

37

Esempio 6. Se X = {pt} `e un punto, allora il complesso C (X) `e il complesso


0

Id

Id

Id

... Z Z Z Z Z Z

(= C0 )

Ne segue che H0 (X) = Z e Hk (X) = 0 per k 1.


Osservazione 7. Sia C = {X } linsieme delle componenti connesse per archi di X . Risulta
L
(7.1) Hn (X) =
Hn (X ) ;
(7.2)

H0 (X) = gruppo abeliano libero generato da C (cio`e, una copia di Z per ogni componente X ).

La (7.1) segue dal fatto che essendo i simplessi standard connessi per archi, limmagine di ogni simplesso
singolare `e contenutaL
in una qualche componente X e, di conseguenza, ce un isomorfismo naturale di
complessi C (X) =
C (X ). Premesso che C0 (X) si identifica col gruppo abeliano libero sui punti di
X e che la differenza di due punti di una stessa componente connessa per archi `e il bordo di P
un 1-simplesso
(un cammino che li collega), si ha che la (7.2) segue dalla (7.1) e P
dal fatto uno 0-simplesso
ni pi di una
componente connessa perP
archi `e unP
bordo se e solo se ha grado
ni = 0 (per ogni componente X , la
funzione H0 (X ) Z,
ni pi 7
ni `e un isomorfismo di gruppi).

Definizione 8. Diremo che un simplesso `e supportato su un insieme se la sua immagine `e contenuta in esso.

Proposizione 9. Una funzione continua f : X Y tra spazi topologici induce un


morfismo di complessi
f : C (X)
C (Y )
(9.1)
P
P
ni i 7
ni (f i )

e pertanto induce dei morfismi in omologia


(9.2)

f :

(cfr. A2, 8.1)

Hn (X) Hn (Y )

Notazione 9.3. Utilizzeremo sistematicamente la notazione appena introdotta: data f come sopra denoteremo con f il corrispondente morfismo di catene e con f il morfismo indotto in omologia.
Dimostrazione. Per il corollario (A2, 8.1) `e sufficiente verificare che f `e un morfismo di complessi (cfr. A2, 6),
ovvero che il diagramma
. . . Cn (X)

f
y
. . .

Cn (Y )

Cn1 (X)

f
y
Cn1 (Y )

. . .

. . .

C2 (X)

f
y
C2 (Y )

C1 (X)

f
y
C1 (Y )

C0 (X)

f
y
C0 (Y )

`e un diagramma commutativo. Questo segue immediatamente dalla definizione di f .


f

I morfismi indotti in omologia sono funtoriali: date X Y e Y Z risulta


(10)

(g f )

g f ,

(IdX )

IdH (X)

(dove Id sta per identit`


a).

La funtorialit`a `e una conseguenza immediata delle definizioni. Un risultato che vedremo pi`
u avanti, meno immediato (ma per un certo verso elementare), `e il fatto che funzioni f, g : X Y omotope inducono morfismi
di complessi di catene omotopi e, di conseguenza, inducono lo stesso morfismo in omologia (Lemma 19). Da
questi risultati segue che uno spazio contraibile ha gli stessi gruppi di omologia del punto (cfr. Cor. 19.1).
Sottolineiamo che gi`
a per X = R i vari Ck (X) sono gruppi liberi generati da insiemi non numerabili, per
cui, a priori, non `e affatto ovvio che R abbia la stessa omologia del punto!
Definizione 11. Dato X non-vuoto, si ha che esiste unico : X {pt} (spazio costituito da un punto).
Se il morfismo indotto in omologia : Hn (X) Hn ({pt}) `e un isomorfismo per ogni n diciamo che X
`e aciclico.
Esercizio 11.1. Sia X non-vuoto, provare che
X `e aciclico Hn (X) = 0, n 1, H0 (X)
= Z

(i.e. X ha la stessa omologia del punto).

38

Come conseguenza della funtorialit`


a, in omologia troviamo un risultato gi`a visto in omotopia (esercizio 1, 5.4)
che di nuovo proponiamo come esercizio.
Esercizio 12.
Provare che se : X A `e una retrazione, allora i `e iniettiva e `e suriettiva
(A X, i : A X denota linclusione) e se : X A `e una retrazione di deformazione, allora i e
sono isomorfismi luno linverso dellaltro (naturalmente, ai fini di questultima affermazione si utilizzi il gi`a
citato lemma 19 enunciato pi`
u avanti).
Come osservato, gi`
a per X = R il complesso C (X) `e costituito in ogni grado da gruppi abeliani enormi,
eppure la sua omologia si riduce allomologia del punto. Nelle due sezioni che seguono entriamo nel merito
della combinatorica dei simplessi con un duplice scopo, il primo `e quello di illustrare i principi per i quali
nel passaggio dal complesso C (X) alla sua omologia sparisce tutto ci`o che deve sparire (cosa e perche),
o meglio di comprendere un po la natura dellomologia, il secondo `e quello di fissare gli strumenti che ci
serviranno in seguito, in particolare dimostrare la Proposizione (15) enunciata sotto.

Simplessi singolari: notazione fondamentale


In questa sezione introduciamo una notazione che risulta particolarmente utile quando si vogliono fare dei
calcoli espliciti e che useremo abbondantemente nelle due sezioni che successive, sezioni dedicate a due risultati
tecnici di base la cui dimostrazione richiede di entrare nel merito della combinatoria dei simplessi singolari e
delle catene:
Teorema di raffinamento (Prop. 15);

Teorema di invarianza omotopica (Teorema 19).

Dato un insieme ordinato di punti {v0 , ..., vn } di uno spazio reale affine A (sottolineiamo che non si fa alcuna
ipotesi sui punti in questione, che pertanto possono anche coincidere), poniamo
(13.0)

v0 , ..., vn

:=

inviluppo convesso dei vi


(:= intersezione di tutti i sottoinsiemi convessi

di A contenenti i vi ).

C`e una, unica, (restrizione di una) trasformazione affine : n v0 , ..., vn che manda ordinatamente
i vertici del simplesso standard n nei vi . Se X `e uno spazio topologico e D un sottoinsieme dello spazio
affine A, contenente linviluppo convesso dei vi , una funzione continua : D X pu`
o essere vista
come n-simplesso singolare (Def. 2) considerando la composizione (ad essere rigorosi, la composizione
|v0 , ..., vn ). Introduciamo la notazione seguente.

Notazione 13.1. Dati {v0 , ..., vn } e come sopra, definito anchesso come sopra, si
pone
[v0 , ..., vn ] :=
(essendo la restrizione = |... )
Ribadiamo che quello appena introdotto `e un n-simplesso singolare di X (def. 2). In termini intuitivi, la
notazione appena introdotta `e un modo formale di vedere n-triangoli a valori in X come n-simplessi singolari
di X.
Denotiamo con 0 , ..., n i vertici di n . I simplessi singolari sono essi stessi funzioni ed i simplessi standard
n sono sottoinsiemi dei vari Rn (che sono spazi affini). Pertanto, un n-simplesso singolare : n X
ed il suo bordo possono essere scritti nella notazione appena introdotta. Risulta
n
P
i
(1) [0 , ..., bi , ..., n ]
(13.2)
= [0 , ..., n ] ,
=
i=0

e, pi`
u in generale risulta
(13.3)

[v0 , ..., vn ]

n
P

i=0

(1) [v0 , ..., vbi , ..., vn ]

dove il cappuccio ...


indica che il termine indicato viene omesso, ad esempio,
[v0 , ..., vi1 , vi+1 , ..., vn ] .

[v0 , ..., vbi , ..., vn ]

:=

Dimostrazione. Le uguaglianze nelle (13.2) e (13.3) sono sostanzialmente delle tautologie. Nel caso di
[0 , ..., n ] la funzione `e caratterizzata dal portare ogni i in se stesso, di conseguenza `e la funzione
identit`
a Idn : n n . Applicando alla lettera la ricetta della notazione (13.1) si ha [0 , ..., n ] =

Idn = . Nel caso di [0 , ..., bi , ..., n ] , la funzione porta i vertici di n1 nei vertici di n

39

che compaiono nella sequenza (0 , ..., bi , ..., n ), di conseguenza coincide con la funzione Fi (cfr. def. 1.2),
ne segue che i vari [0 , ..., bi , ..., n ] sono i vari contributi Fi che compaiono nella definizione del bordo
di (cfr. def. 2.3). Luguaglianza (13.3) segue in modo analogo.

In particolare, se : 1 = [0, 1] X `e un 1-simplesso singolare, abbiamo = [0, 1] . Anticipiamo,
in dimensione 1, una definizione che daremo pi`
u avanti in generale (def. 14.4), una suddivisione di `e una
catena del tipo
[0, x1 ] + [x1 , x2 ] + ... + [xk , 1] ,

0 < x1 < x2 < ... < xk < 1 .

Dato : [0, 1] X , calcolando il bordo del 2-simplesso degenere [0, x, 1] (con 0 < x < 1) si trova la
1-catena [0, x, 1] = [x, 1] [0, 1] + [0, x] . Riscrivendo questa equazione nella forma
(13.4)

[0, 1]

[0, x] + [x, 1]
(suddivisione)

[0, x, 1]
(bordo)

si evince che il simplesso = [0, 1] e la sua suddivisione [0, x] + [x, 1] coincidono a meno di un bordo.
Pi`
u in generale,
(13.5)

dato un 1-simplesso singolare ed una sua suddivisione , esiste una 2-catena tale che
= +

(questo per induzione


P sul numero dei simplessi della suddivisione ). Come corollario importante della (13.5)
si deduce che se
ni i `e un 1-ciclo (i.e. ha bordo nullo) allora la sua classe di omologia coincide con la
classe che si ottiene sostituendo i vari i con delle loro suddivisioni (non si richiede affatto che questi vengano
suddivisi nello stesso modo).
Nella sezione che segue affrontiamo la questione delle suddivisioni in dimensione arbitraria e stabiliamo la gi`a
citata Proposizione (15).

Sui simplessi singolari e loro suddivisioni


Riprendendo le notazioni della sezione precedente, siano A uno spazio reale affine, {v0 , ..., vn } un insieme
ordinato di punti di A, v0 , ..., vn linviluppo convesso dei vi e : n v0 , ..., vn la restrizione della
trasformazione affine che ai vertici di n associa ordinatamente i vi . Quanto segue introduce formalmente
lidea intuitiva di suddivisione.
(14.1) Dati n+1 punti di uno spazio affine, diciamo che questi sono in posizione generale se non sono contenuti
in alcun sottospazio affine di dimensione n 1 (osserviamo che questa eventualit`a si verifica se e solo
se la funzione di cui sopra, corrispondente ai punti in questione, `e un omeomorfismo).
(14.2) Una triangolazione del simplesso standard n `e un ricoprimento finito in insiemi Di convessi, ognuno
dei quali inviluppo convesso di n + 1 punti in posizione generale (detti vertici), i.e. del tipo Di =
v0(i) , ..., vn(i) , che a due a due si intersecano nellinviluppo convesso dei vertici in comune (nel vuoto,
se non hanno vertici in comune).
(14.3) Una suddivisione dellidentit`
a (o meglio, del simplesso singolare Id : n n ) `e una catena del tipo
P
S(Id ) :=
i i
(i = 1)

dove: Di `e una triangolazione di n ; i : n Di `e il diffeomorfismo indotto da un ordinamento


dei vertici di Di (se ne sceglie uno per ogni i); il bordo S(Id ) `e supportato sulla frontiera di n ,
i.e. non ha contributi interni a n ; esiste i tale che i o(Di ) = 1, essendo o(Di ) = 1 := orientazione
di Di (= segno(i )).
N.b.: dalla condizione che il bordo S(Id ) non abbia contributi interni a n (che di seguito chiamiamo
()), segue luguaglianza i o(Di ) = j o(Dj ) per triangoli Di e Dj adiacenti e, di conseguenza, che
il prodotto i o(Di ) non dipende da i (per cui si avr`
a i o(Di ) = 1, i). Osserviamo inoltre che se si
fissa un ordinamento totale per linsieme dei vertici della triangolazione compatibile con lordinamento
dei vertici di n , su ogni Di si considera lordinamento indotto ed infine si pone i := o(Di ), allora
la condizione () `e automaticamente soddisfatta.

40

(14.4) La suddivisione di un n-simplesso : n X associata ad una suddivisione dellidentit`


a S(Id ) `e
la n-catena
P
(S(Id )) =
i i
(i simplessi sono funzioni, se ne pu`o prendere lf , cfr. 9.1.)
Una suddivisione di una catena `e la catena che si ottiene suddividendo ognuno dei suoi simplessi (non
si richiede che si usi la stessa suddivisione dellidentit`
a per ciascuno di essi).

Al termine della sezione precedente abbiamo visto che un qualsiasi 1-simplesso singolare ed una sua qualsiasi
suddivisione differiscono per un bordo (cfr. 13.5). Per n 2 la situazione `e leggermente diversa. Ad esempio,
un 2-simplesso non pu`
o essere scritto come somma di una sua suddivisione in due 2-simplessi con un bordo
(semplicemente perche il bordo di una 3-catena ha un numero pari di facce mentre 1 + 2 `e dispari). Daltro
canto, se T `e un triangolo di vertici a, b, c e : T X una funzione, posto = [a, b, c] = [a, b, c] e
dato un punto x interno al lato a b, calcolando il bordo del 3-simplesso [a, x, b, c] si ha
[a, x, b, c]

(14.5)

[x, b, c] + [a, x, c]

(bordo)

(suddivisione)

[a, x, b]
(degenere)

[a, b, c]

e se abbiamo un 2-ciclo (= 2-catena avente bordo nullo), `e ragionevole sperare che tra i suoi simplessi ce ne
sia uno, che chiameremo , che ha anchesso a b come lato, ma con segno opposto, e.g. = [a, d, b]
(si assuma che T ed il dominio T di condividano il lato a b e che, su questo, coincidano). Scrivendo per
questo simplesso unequazione simile alla precedente si pu`
o fare in modo che i contributi degeneri si cancellino,
si veda la figura qui sotto:
b
c

b
d

a
+

a
[x, b, c] + [a, x, c] +
non differisce da + per un bordo

b
x

a
[x, b, c] + [a, x, c] [a, x, d] + [x, d, b]
differisce da + per un bordo

(si scriva il bordo di [a, x, b, c] + [a, x, d, b]). A questo punto ammettiamo che la nostra speranza era mal
riposta: non `e escluso che un tale distinto da possa non esistere (e.g. che a b si cancelli con a c , cosa che
accade se a b ed a c coincidono in X, i.e. (ta + (1 t)b) = (ta + (1 t)c), 0 t 1). Inoltre, passando
a dimensione superiore coinvolgere simplessi adiacenti ci mette in un ginepraio (gi`
a dividendo un tetraedro
in due tetraedri, gli altri 3-simplessi da coinvolgere saranno due, ognuno dei quali a sua volta ne coinvolger`
a
altri). In effetti la situazione non `e brutta come sembra, le patologie appena riscontrate spariscono tutte se,
partendo da un ciclo (= catena con bordo nullo), si assume che la sua suddivisione sia essa stessa un ciclo:
(14.6)

un n-ciclo `e omologicamente equivalente ad ogni sua suddivisione che abbia bordo nullo.

Sebbene elegante, e per quanto vada nella direzione della comprensione della natura dellomologia, questaffermazione ha due limiti: i) non si possono suddividere arbitrariamente i singoli simplessi che costituiscono il
ciclo in questione (in generale non si otterr`a un n-ciclo ma solo una n-catena); ii) `e necessario avere un
risultato che concerna le catene.
La (14.6) non la utilizzeremo e, per questa ragione, solamente al termine di questa sezione (cfr. inciso 16) ne
discuteremo sia le conseguenze che i limiti i) e ii) esposti sopra.
A questo punto andiamo dritti allo scopo. Premettiamo una definizione.

Sia U = {Uh } un ricoprimento di uno spazio topologico X e sia CU (X) il sottocomplesso


di C (X) generato dai simplessi singolari supportati (def. 8) in almeno un sottospazio del
ricoprimento:


 P
CU (X) :=
ni i C (X) image i Uh per un qualche h

Si osservi che CU (X) `e effettivamente un sottocomplesso di catene di C (X). Infatti, visto che se un simplesso
`e supportato su un insieme lo sono anche le sue facce, si ha CU (X) CU (X). Lobiettivo che ci si prefigge
`e quello di provare che CU (X), sotto unipotesi ragionevole, calcola lomologia di X (Prop. 15). Per provare
questo risultato abbiamo bisogno delle suddivisioni delle catene.

41

Proposizione 15. Sia X uno spazio topologico e U = {Uh } una collezione di sottospazi i
cui interiori ricoprono X . Allora linclusione di complessi di catene
:

CU (X)

C (X)

`e unequivalenza omotopica. In particolare induce isomorfismi in omologia.


Gli Uh non sono necessariamente aperti, comunque si richiede che i loro interiori ricoprano X . Naturalmente
questa ipotesi `e cruciale: ad esempio, se X `e il ricoprimento costituito dai punti di X , il complesso CX (X)
non ha nulla a che vedere con lomologia di X (`e costituito dai simplessi singolari costanti e pertanto ha
omologia banale in ogni grado eccetto che in grado zero dove il gruppo H0 (CX (X)) `e il gruppo abeliano libero
sui punti di X ).
Per provare la Proposizione (15) abbiamo bisogno di introdurre la suddivisione baricentrica.
Premessa 15.1. Dati dei punti in posizione generale x0 , ..., xn di uno spazio affine, una triangolazione
dellinviluppo convesso x0 , ..., xn (notazione 13.0) ed un punto p non contenuto nel sottospazio affine
generato dagli xi (equivalentemente, anche i punti p, x0 , ..., xn sono in posizione generale), c`e una naturale
triangolazione di p, x0 , ..., xn ottenuta congiungendo a p la triangolazione di partenza.
Definizione 15.2. Dato D = v0 , ..., vn , con i vi in posizione generale (punti di uno spazio affine). Si
definisce la triangolazione baricentrica di D, induttivamente: per n = 0 `e la triangolazione banale, per n
arbitrario si prende il baricentro di D e lo si congiunge alle triangolazioni baricentriche delle sue facce proprie
di dimensione n 1. Essendo queste in numero uguale a n + 1, la triangolazione baricentrica di D sar`a
costituita da (n + 1)! (fattoriale) n-triangoli (...si moltiplica per il numero delle facce ad ogni step). Poniamo
V = {v0 , ..., vn }.
I vertici di un n-triangolo della triangolazione baricentrica di D, ripercorrendo a ritroso il processo induttivo
che la definisce, sono i seguenti: w0 := baricentro di D; w1 := baricentro di una faccia di D, ovvero
il baricentro di un insieme V r {vi } di n punti di V ; w2 := baricentro di n 1 vertici tra i precedenti
0
eccetera. In definitiva, c`e una corrispondenza biunivoca che consente sia di descrivere che di identificare tali
n-triangoli:
(15.3)

1:1

{ n triangoli della suddivisione baricentrica di D }

(i0 , ..., in )

bar(V ), bar(V r {vi0 }), ..., bar({vin1 , vin }), vin


(=: w0 , ..., wn )

dove denota linsieme delle permutazioni di {0, 1, ..., n}, bar denota la funzione che ad un insieme
di punti associa il loro baricentro. Si noti che i vertici (tutti) della triangolazione baricentrica di D sono i
baricentri dei sottoinsiemi non vuoti dellinsieme V = {v0 , ..., vn } (in particolare, sono in numero uguale a
2n+1 1).
Un elemento (i0 , ..., in ) non solo `e un n-triangolo ma `e un n-triangolo con un ordinamento dei vertici, questo
di fatto lo rende un n-simplesso singolare e permette di definire la suddivisione baricentrica del simplesso
singolare [v0 , ..., vn ] (questo, coerentemente con la notazione (13.1) e che continueremo ad usare anche nel
proseguo, `e la trasformazione affine : n D che manda ordinatamente i vertici del simplesso standard
nei vari vi ):
Definizione 15.4. Si definisce la suddivisione baricentrica di [v0 , ..., vn ] ponendo
P
() [w0 , ..., wn ]
S([v0 , ..., vn ]) :=

dove () = 1 `e il segno della permutazione , i vari wi sono i vari baricentri indicati nella (15.3)
(sottolineiamo che sono funzione di ) e dove, come sempre, [w0 , ..., wn ] denota il simplesso singolare
n w0 , ..., wn . Si definisce inoltre lomotopia baricentrica (non `e un nome dato a caso) di [v0 , ..., vn ]
ponendo

J([v0 ]) := 0 e definendo, induttivamente su n, J () := () J ()
dove = [v0 , ..., vn ] e, posto w0 := bar({v0 , ..., vn }) = bar(),
[w0 , x0 , ..., xk ].

`e loperatore [x0 , ..., xk ] 7

Naturalmente tutte le definizioni si intendono estese alle combinazioni lineari (sia per S che per J che per

42

, questo affinche J e (...) abbiano senso). Si osservi che J ha grado 1, i.e. porta n catene in n + 1
catene.
Vediamo pi`
u da vicino i casi dove n `e basso:
n = 0
S([a]) = [a] ,

J([a]) = 0 .

n = 1
S([a, b]) = [x, a] + [x, b] ,

J([a, b]) = [x, a, b].

n = 2
S([a, b, c]) =

b
[o, x, a] + [o, x, b]
[o, z, a] [o, z, c]
[o, y, b] + [o, y, c]

J([a, b, c]) =

[o, a, b, c]
[o, y, b, c]
+[o, z, a, c]
[o, x, a, b]

y
1
1

Le due figure rappresentano S. Nella seconda (caso n = 2), le frecce


tratteggiate (dove indicate) indicano lordine dei vertici dei vari simplessi,
il numero al centro (1 oppure 1) indica il coefficiente.

Un effetto della simmetria della costruzione, `e che lordine dei vertici di un simplesso della suddivisione
baricentrica di = [v0 , ..., vn ] `e definito geometricamente (Def. 15.2 e successive considerazioni). La suddivisione baricentrica S() ha la peculiarit`
a di essere esplicita ma soprattutto permette di scrivere una formula
tipo (14.5) che abbia una sorta di natura ricorsiva: i vari contributi degeneri sono i vari simplessi dei quali si
prende il bordo (a sinistra nella 14.5) delle analoghe formule in dimensione n 1 scritte per le facce di n .
Precisamente, vale la formula seguente:
(15.5)

S()

+ J() +

J()

(suddivisione)

(bordo)

(degenere)

dove S e J denotano la suddivisione baricentrica e lomotopia baricentrica definite sopra. La (15.5) si


dimostra per induzione (si tratta di un lungo calcolo che, per quanto sia piuttosto delicato, al di l`a degli
aspetti combinatorici non `e interessante, lo lasciamo per esercizio): nella (15.4) abbiamo due formule esplicite,
basta usarle!
Se v0 , ..., vn sono i vertici di n , si ha [v0 , ..., vn ] = Id = Idn . Dato ora uno spazio topologico X si
possono considerare
SX ()

:=

(S(Id ))

JX ()

:=

(J(Id ))

essendo un n-simplesso singolare su X . Estendendo per linearit`a alle catene otteniamo due morfismi indotti
SX : C (X) C (X)

JX : C (X) C (X)

Si ha che SX ha grado 0, i.e. porta n-catene in n-catene, mentre JX ha grado 1, i.e. porta n-catene in n + 1
catene. Naturalmente la formula (15.5), che vale per i singoli simplessi, continua a valere, o meglio assume la
forma
(15.6)

IdC (X) SX

JX + J X

Questa formula ci dice che loperatore di suddivisione `e omotopo allidentit`


a su C (X) (A2, 10). Loperatore
JX `e lomotopia di complessi, per questa ragione nella (15.4) abbiamo chiamato loperatore J omotopia
baricentrica.

43

Dimostrazione (della Proposizione 15). Cos` come SX `e omotopo allidentit`


a (formula 15.6), anche le sue
m
potenze SX
: C (X) C (X) sono omotope allidentit`
a (A2, 10.2), quindi esiste Jm : C (X) C (X)
soddisfacente
m
IdC (X) SX

()

Jm + Jm .

Ora entra in gioco il ricoprimento U. Lobiettivo15 `e il seguente:


definire un inverso omotopico SU : C (X) CU (X) dellinclusione di complessi i : CU (X) C (X)


(cfr. A2, 12). Definiremo SU in modo che risulti




SU i = IdC U (X)

i SU

omotopo

IdC (X)

(cfr. A2, 10.1).

Essendo i uninclusione, ci`


o equivale a definire un morfismo SU : C (X) C (X) che sia una proiezione
su CU (X) (i.e. soddisfi Im SU CU (X) e SU () = , CU (X)) e che soddisfi la condizione
IdC (X) SU

(U )

JU + JU .

La questione `e algebrica. Per ogni n-simplesso definiamo




k
m() := min k N | SX
() CU (X)

(lesistenza di un tale minimo `e assicurata dal lemma di Lebesgue 0, 11.1, affinche lo si possa applicare
si osservi che partendo da un qualsiasi n-triangolo in Rn , il massimo dei diametri degli n-triangoli che si
ottengono iterando la suddivisione baricentrica converge a zero). Poniamo JU () = Jm() () ed infine
m()

+ correttivo() dove correttivo() := Jm() () JU () serve a fare in modo che


SU () = SX
effettivamente sia soddisfatta la condizione (U ) (essendo m funzione del simplesso, (U ) non funzionerebbe
senza il termine correttivo: nel termine JU gli m delle facce di possono essere minori di m()).

Un corollario importante della Proposizione (15) `e la successione esatta lunga di Mayer-Vietoris. Questa la
vedremo nella prossima sezione. Concludiamo questa sezione con alcune considerazioni che, sebbene non le
utilizzeremo mai, ci sembrano interessanti (come promesso, queste considerazioni riguardano anche limiti e
conseguenze della (14.6)).
Inciso 16. Tornando alla (14.6), affinche la si possa utilizzare, `e importante stabilire la propriet`
a che segue:
()
ogni ciclo ammette suddivisioni con bordo nullo sufficientemente fini
(dove sufficientemente fini significa i cui simplessi sono supportati sugli aperti di un ricoprimento fissato a
priori). Infatti, mettendo insieme la (14.6) con la propriet`
a () si deduce immediatamente quanto segue:
dato uno spazio topologico ed un ricoprimento aperto, per ogni classe di omologia `e possibile trovarne
(16.1)
un rappresentante con ogni n-simplesso singolare supportato su un aperto del ricoprimento.
La propriet`
a () sappiamo essere vera: come abbiamo visto le potenze della suddivisione baricentrica sono
sufficientemente fini. Anzi, in effetti vale molto di pi`
u: fissato un ciclo ed una sua suddivisione arbitraria
esiste un raffinamento di questultima avente bordo nullo (questo giusto per dire che di suddivisioni aventi
bordo nullo ne troviamo a iosa). Da questo punto di vista, avremmo potuto evitare di parlare della suddivisione
baricentrica.
Il vero problema `e che la (16.1) ci dice solamente che linclusione di complessi di catene CU (X) C (X)
induce morfismi suriettivi in omologia (cfr. esercizio A2, 8.3). La Proposizione (15) `e molto pi`
u forte: ci dice
che tali morfismi indotti provengono da unequivalenza omotopica, in particolare sono isomorfismi.
Tornando ai limiti i) e ii) della (14.6) (si veda sopra), a costo di apparire ripetitivi diciamo che il primo
in realt`
a non rappresenta un problema: sebbene le suddivisioni arbitrarie non vadano bene, di suddivisioni
buone ce ne sono pi`
u che a sufficienza. Il secondo invece effettivamente `e un limite della (14.6): se non si
lavora con le catene non si riesce ad andare oltre la (16.1) e, in definitiva, non si riesce a provare liniettivit`
a
dei morfismi indotti in omologia dallinclusione di complessi di catene CU (X) C (X).

m di S , purtroppo m dipende dalla catena in questione,


Ogni catena in C (X) viene mandata in CU (X) da una potenza SX
X
m
altrimenti il fatto che SX `
e omotopo allidentit`
a (A2, 10.2) permetterebbe di concludere rapidamente.

15

44

Successione di Mayer-Vietoris
Come applicazione importante della Proposizione (15) si ottiene la successione esatta lunga
di Mayer-Vietoris. Sia X uno spazio topologico, A e B due sottospazi i cui interiori ricoprono
X , sia U = {A, B}. Allora, la successione esatta corta di complessi16
0

C (A B)

C (A) C (B)

(, )

(17)

(, )

CU (X)

induce una successione esatta lunga in omologia (lemma A2, 9) che, grazie allequivalenza
omotopica di complessi di catene CU (X) C (X) asserita dalla Proposizione (15), pu`o
essere scritta nella forma
(18) . . . Hn (A B) Hn (A) Hn (B) Hn (X) Hn1 (A B) . . .
(successione di Mayer-Vietoris).
Ricordiamo che lipotesi che gli interiori dei due sottospazi A e B ricoprano X `e cruciale ai fini del lemma (15)
e, di conseguenza, lo `e anche ai fini della successione di Mayer-Vietoris.
Concludiamo questa sezione con una facile applicazione della successione di Mayer-Vietoris. A tale fine abbiamo
bisogno di anticipare un risultato che vedremo nella prossima sezione:
Lequivalenza omotopica di spazi topologici induce isomorfismi in omologia.
In particolare, se un sottospazio `e un retratto di deformazione di uno spazio X , allora linclusione di quel
sottospazio in X induce isomorfismi in omologia. Consideriamo il cerchio unitario S 1 e la composizione
I : I S 1 ,

()

t 7 (cos 2t, sin 2t).

Consideriamo un ricoprimento di S 1 costituito da due aperti contraibili, e.g. A = S 1 r {(0, 1)}, B =


S 1 r {(0, 1)}. Gli spazi A e B si retraggono ad un punto, lo spazio A B, essendo costituito da due
componenti connesse ognuna delle quali contraibile, si retrae ad una coppia di punti. Per quanto anticipato
abbiamo
Hi (A) = Hi (B) = Hi (A B) = 0 , i 1 ; H0 (A)
= Z , H0 (B)
= Z , H0 (A B)
= ZZ
(gli isomorfismi sono naturali, solo per quel che riguarda lultimo dobbiamo decidere in quale ordine scrivere le
due componenti di AB). Tenendo conto di come sono definiti i vari morfismi, la successione di Mayer-Vietoris
`e la successione
Hi (A) Hi (B)
= 0
...

Hi (S 1 ) Hi1 (A B) ...
= 0

H1 (A) H1 (B)
= 0

(qui a sinistra, i

H1 (S 1 )
H0 (A B)
ZZ
=

(r, s)

2)

H0 (A) H0 (B)
H0 (S 1 ) 0
ZZ

=
= Z

(r + s, r s)
(h, k)

h+k

Z (n.b. il primo isomorfismo `e


ker j =
Ne segue che risulta Hi (S 1 ) = 0 , i 2, nonche H1 (S 1 ) =
indotto da , in particolare `e naturale). I punti o = (1, 0) e p = (1, 0) sono punti nelle due componenti di
A B, le corrispondenti classi di omologia generano il gruppo H0 (A B) , mentre il gruppo ker j `e generato
dalla classe di o p. Ricordando com`e definito il morfismo di incollamento si pu`
o verificare che risulta
(I) = o p (cfr. esercizio 18.2). Riassumendo, abbiamo
(18.1)

H1 (S 1 )

ed

I ne `e un generatore

(ci`
o giustifica la notazione). Il generatore () `e il cosiddetto generatore canonico di H1 (S 1 ).
Esercizio 18.2. Si verifichi che risulta (I) = o p.
16

Ci si convinca dellesattezza della successione (17).

45

Suggerimento: la successione di Mayer-Vietoris `e stata scritta modulo lomotopia di complessi di catene


U = {A, B}

(S 1 )

C (S 1 )

data dallinclusione. Come primo passo si rappresenti la classe di omologia di I in C1U (S 1 ) (a tal fine
consigliamo di osservare che nella notazione (13.1) risulta I = [0, 1]I = [0, 21 ]I + [ 21 , 1]I [0, 12 , 1]I ,
che la 0-catena := [0, 12 ]I + [ 21 , 1]I `e in C1U (S 1 ) e rappresenta la stessa classe di omologia di I). Si
calcoli esplicitamente () usando la descrizione (A2, 9.1) del morfismo di incollamento (n.b. nel complesso
al centro si ha = (p o, o p)) e si verifichi che risulta () = o p (notazioni come sopra).

Invarianza Omotopica
Quanto visto nelle due sezioni precedenti concerne le suddivisioni dei simplessi, in questa sezione diamo un
risultato, il lemma (19), che invece concerne lomotopia di funzioni e, in un certo senso, le deformazioni delle
catene. Date due funzioni f, g : X Y , unomotopia H : X I Y (cfr. 1, 1) ed un n-simplesso
singolare : n X , possiamo considerare la composizione
:

n I

Id

X I

I due n-simplessi (0)


: n Y, z 7 (z, 0) e (1)
: n Y, z 7 (z, 1), sono rispettivamente f ()

e g (). Passando a combinazioni lineari formali, tutto ci`o si estende alle catene. Essendo n I contenuto
in uno spazio affine, dato un qualsiasi sottoinsieme di punti {x0 , ..., xk }, ha senso il corrispondente simplesso
[x0 , ..., xk ] (cfr. 13.1). Triangolando n I in modo opportuno si pu`
o provare che
P
P
P
un n-ciclo
ni i C (X) induce n-cicli
ni (0)
,
ni (1)
C (Y ) che differiscono per un bordo
i
i

(si noti che quando X = Y ed H(x, 0) `e lidentit`


a stiamo deformando con continuit`
a un ciclo), i.e. vale il
lemma che segue:

Lemma 19. Funzioni f , g : X Y omotope (cfr. 1, 1) inducono lo stesso morfismo in


omologia:
f g
=
f = g
In altri termini, il morfismo f dipendo solo dalla classe domotopia della funzione f .
Dimostrazione. Abbiamo due morfismi di complessi di catene f e g
. . . Cn (X)

f
y yg

. . .

Cn (Y )

Cn1 (X)

f
y yg
Cn1 (Y )

. . .

. . .

C2 (X)

f
y y g
C2 (Y )

C1 (X)

f
y yg
C1 (Y )

C0 (X) 0

f
y y g
C0 (Y )

A questo punto la dimostrazione si divide in due parti:


Step 1. I due morfismi di complessi di catene f e g risultano omotopi (cfr. Def. A2, 10). Per provare
questa affermazione si devono costruire morfismi Jn : Cn (X) Cn+1 (Y ) come nella definizione (A2, 10).
Sia H : X I Y lomotopia f g. Siano v0 , ..., vn i vertici del simplesso standard n e sia
(t)
vi := (vi , t) n I, dato un n-simplesso in X definiamo una n-catena in Y ponendo (qui sotto la
notazione `e quella definita nella 13.1):
n
P
(1)
(1)
(0)
(0)
(1)j+1 [v0 , ..., vj , vj , ..., vn ] = Id H Cn+1 (Y )
J() :=
j =0

(di fatto, si triangolarizza n I ). Otteniamo i morfismi desiderati Jn : Cn (X) Cn+1 (Y ) estendendo


la definizione per linearit`a e facendo variare n. Nella stessa notazione, sempre per un n-simplesso in X ,
abbiamo
(1)
(0)
(1)
(0)
g () = [v0 , ..., vn ]
f () = [v0 , ..., vn ] ,

A questo punto si verifica che siamo nelle ipotesi del Teorema (A2, 11), ovvero che risulta
f () g ()

J() + J ()

(si tratta di un calcolo, per quanto lungo e noioso, abbastanza elementare, lo lasciamo per esercizio).
Step 2. Essendo f e g omotopi, la tesi che si vuole provare segue dal Teorema (A2, 11) (si noti che
questultimo `e un risultato puramente algebrico).


46

Il corollario che segue ci dice che la classe domotopia di uno spazio topologico `e un invariante omologico
...risultato che dovrebbe essere stato gi`
a intuito da chi ha svolto lesercizio (12)!

Corollario 19.1.
isomorfi.

Spazi omotopicamente equivalenti (cfr. 1, 1.5) hanno gruppi domologia

In particolare, se X `e uno spazio contraibile, allora `e aciclico (cfr. Definizione 11 e Esercizio 11.1):
H0 (X) = Z ,

Hk (X) = 0 , k 1 .

Ad esempio, ln-simplesso standard n ha la stessa omologia del punto (`e aciclico).


Dimostrazione. Siano f ed h come nella definizione (1, 1.5). Si ha
h f = (h f ) = (IdX ) = IdH (X)

nonche

f h = (f h) = (IdY ) = IdH (Y )

pertanto i morfismi f ed h sono luno linverso dellaltro, in particolare sono isomorfismi.

Il Teorema di Hurewicz
Il Lemma (19) ci permette di mettere in relazione il gruppo fondamentale (Def. 1, 4) col
primo gruppo domologia (teorema di Hurewicz 21).
Poiche 1 = I, un cammino : I X (Def. 1, 3) `e anche una 1-catena. Se gli estremi iniziale e finale
di coincidono, il bordo della 1-catena `e nullo e di conseguenza definisce una classe in omologia. Per il
lemma (19) tale classe domologia dipende esclusivamente dalla classe domotopia (cfr. precisazione 20.1 sotto)
di e, di conseguenza, la funzione (per ora solo di insiemi)
(20)

1 (X, x0 )

H1 (X)

che ad un cammino in 1 (X, x0 ) associa la classe domologia di cui sopra `e ben definita.
Precisazione 20.1. Attenzione! Sebbene nel lemma (19) si richieda solamente che f e g siano omotope
rispetto al vuoto, nel nostro caso `e necessario che lomotopia mantenga lestremo iniziale uguale a quello
finale. In effetti abbiamo glissato su come applicare il lemma (19) correttamente. Ecco come: si considera

=
come composizione : I I/{0, 1} S 1 X e si osserva che la classe domologia definita sopra a
chiacchiere `e la classe (I) , essendo I il generatore canonico di H1 (S 1 ) (cfr. 18.1), a questo punto si applica
il lemma (19) alla funzione (n.b. la classe domotopia di `e di fatto la classe domotopia di che mantiene
gli estremi uguali).
Abbiamo visto che dato un 1-simplesso singolare ed una sua suddivisione , esiste una 2-catena tale che
()
= + 2
(cfr. 13.5).
Ora, se `e il simplesso singolare associato ad un prodotto di cammini 1 2 , quindi = (1 2 ), per
come `e definito il prodotto, la suddivisone di associata ad [0, 12 ] + [ 12 , 1] (notazioni come nella 13.1)
coincide esattamente con la somma della classe domologia associata a 1 con la classe domologia associata
a 2 , quindi = (1 ) + (2 ). Per la (), tali e rappresentano la stessa classe in omologia e,
di conseguenza, abbiamo che la funzione (20) `e un morfismo di gruppi. Fissato un cammino con estremo
iniziale x0 e posto x0 = cammino costante (1, 4.1), si ha quanto segue
(20.2)

(x0 )

( )

() + ( )

H1 (X)

(a destra i cammini sono visti come classi domologia). Una verifica diretta ci consente di migliorare quanto
sopra:
(20.3)

se `e un cammino (estremi arbitrari, anche distinti), allora e differiscono per un bordo

Infatti, nella notazione (13.1) abbiamo


= [0, 1] , = [1, 0] ,

nonche [0, 1] + [1, 0] = [1, 0, 1] [1, 1, 1] .

47

Teorema 21 (di Hurewicz). Sia X uno spazio connesso per archi. Il morfismo naturale di
gruppi
: 1 (X, x0 ) H1 (X)
`e suriettivo ed il suo nucleo `e costituito dal sottogruppo dei commutatori di 1 (X, x0 ).
Di conseguenza, il primo gruppo domologia H1 (X) `e labelianizzato del gruppo fondamentale. Quanto
allipotesi che X sia connesso per archi, ricordiamo che il gruppo fondamentale vede solamente la componente connessa per archi contenente il punto x0 , mentre lomologia `e la somma diretta delle omologie delle
varie componenti connesse per archi di X (Oss. 7.1). Da qui `e chiaro il perche dellipotesi che X non abbia
componenti connesse per archi oltre quella contenente il punto x0 .
Dimostrazione. Abbiamo gi`
a visto che `e ben definita e che `e un morfismo di gruppi. Resta da provare
che `e suriettiva e che risulta ker = commutatori di 1 (X, x0 ) (si osservi che linclusione segue
immediatamente dal fatto che H1 (X) `e un gruppo abeliano). Fissiamo, una volta per tutte, un cammino x
da x0 ad x, per ogni x X (la famiglia degli potr`
a essere discontinua); nel fissarli, scegliamo x = x0
0
(cammino costante). Proviamo la suriettivit`a di . Per la (20.3), una classe H
P1 (X) ammette un
rappresentante dove i coefficienti sono tutti uguali a +1, i.e. un rappresentante del tipo
i (essendo i i
cammini, non necessariamente distinti). Risulta

P
P
P
=
i =
(0) + i (1) =
(0) + i + (1)
i

Infatti, poiche ha bordo nullo, i termini che abbiamo aggiunto si cancellano (risulta i (1) = j(i) (0), i,
essendo j una qualche permutazione degli indici). Quanto alla seconda uguaglianza, usiamo di nuovo la (20.3).
Questa scrittura ha il vantaggio che ogni terna tra parentesi `e suddivisione di (quindi omologa a) un cammino
con estremo iniziale e finale x0 e, come tale, `e nellimmagine di . Essendo un morfismo di gruppi, anche
la somma di tali terne `e nella sua immagine. Proviamo che il nucleo di contiene solamente i cammini
che appartengono al sottogruppo dei commutatori. Sia un cammino con estremi x0 . Assumere che risulti
() = 0 H1 (X) significa poter scrivere come bordo, i.e. poter scrivere
P
()
=
i C1 (X)
(nellespressione a destra si cancellano tutti i termini tranne uno, che coincide con ).
Per ogni termine i (ovvero i ) scriviamo il perimetro := [1 , 2 ] , := [2 , 0 ] , := [0 , 1 ] ,
cfr. (13.1) e 13.2) (ovvero := [0 , 2 ] , := [2 , 1 ] , := [1 , 0 ] ). Quindi consideriamo il prodotto di
cammini (cfr. def. 1, 3)



(21.1)
:=
. . . (0) i (1) (0) i (1) (0) i (1) . . .
i

Affermiamo che questo prodotto soddisfa le due propriet`


a che seguono (cosa che conclude la dimostrazione):
i) `e omotopo al cammino costante x0 ;
ii) a meno di un riordino dei termini `e omotopo al cammino .
La i) segue dalla (1, 4.1) e dallesercizio (1, 4.7). Quanto alla ii), ricordandosi delle cancellazioni nellespressione a destra di () sappiamo tra i vari termini a destra della (21.1) c`e x0 x0 e che, per ogni

altra terna , c`e linversa .




48

Omologia della coppia.


Sia X uno spazio topologico ed A X un suo sottospazio (arbitrario). Il morfismo di
complessi j : C (A) C (X) `e chiaramente uninclusione di gruppi graduati. Il gruppo
C (X)

graduato quoziente C (X, A) := C (A) , con loperatore di bordo indotto da quello di C (X),
`e anchesso un complesso, detto complesso della coppia (cfr. A2).
Def. 23. Sia X uno spazio topologico ed A X un suo sottospazio. Poniamo
C (X, A)

C (X)
C (A)

:=

Lomologia della coppia (X, A) `e lomologia del complesso della coppia, cio`e

Hn (X, A)
:=
Hn C (X, A)
,
n N.

Una conseguenza immediata delliniettivit`


a di j e delle definizioni `e che c`e una successione esatta corta di
complessi
(23.1)

C (A)

C (X)

C (X, A)

Per il Lemma (A2, 9) c`e una successione esatta lunga in omologia detta successione esatta della coppia

(24)

... Hn (A) Hn (X)


Hn (X, A) Hn1 (A) ...

dove `e il morfismo di incollamento (cfr. Nota A2, 9.1). Per il teorema di omomorfismo di gruppi abbiamo

(24.1)

Hn (X, A)

:=

Cn (X)
Cn (A)

=0

Cn+1 (X)
Cn+1 (A)

Cn (X)

j Cn1 (A)

Cn+1 (X) + Cn (A)

i.e. lomologia della coppia (X, A) `e data dalle catene in X con bordo supportato in A modulo catene in A
e bordi di catene in X . Quanto al morfismo della successione esatta (24), interpretando la descrizione del
morfismo di incollamento (cfr. A2, 9.1) abbiamo [] = [j1 ] (attenzione: il che compare a destra
`e il bordo di catene in X ).
Convenzione 25. Linsieme dei simplessi a valori nellinsieme vuoto `e esso stesso vuoto ed il gruppo
abeliano libero sul vuoto `e il gruppo 0. Per questa ragione si pone C () = 0 (costituito dal gruppo 0 in
ogni grado). Di conseguenza, dato uno spazio topologico X risulta C (X) = C (X, ), quindi Hn (X) =
Hn (X, ) , n. Ci`o consente di vedere lomologia di uno spazio topologico X come lomologia di una coppia,
precisamente della coppia (X, ).
La Proposizione (9) si generalizza alle coppie: date (X, A) ed (Y, B), una funzione continua f : X Y
soddisfacente f (A) B induce un morfismo di complessi
(25.1)

f :

C (X, A) C (Y, B)

e pertanto induce dei morfismi in omologia


(25.2)

f :

(cfr. A2, 8.1)

Hn (X, A) Hn (Y, B)

Una f come sopra la chiameremo morfismo di coppie e la denoteremo scrivendo f : (X, A) (Y, B).
Come nel caso dei morfismi di spazi topologici (cfr. Notazione 9.3), per un morfismo di coppie f denoteremo
sempre con f il corrispondente morfismo di catene e con f il morfismo indotto in omologia.
e n (X), `e definita come lomologia del
Inciso 26. Lomologia ridotta, i cui gruppi vengono denotati con H
complesso
deg
e (X)
C
:=
... C3 (X) C2 (X) C1 (X) C0 (X) Z

ottenuto dal complesso C (X) sostituendo il gruppo zero in grado 1 col gruppo Z, essendo lultimo morfismo

49

P
P
il grado: deg
ni pi =
ni . Lomologia ridotta coincide con lomologia singolare nei gradi strettamente
positivi e, in grado zero, detto in termini intuitivi, presenta una copia in meno di Z. Per evitare omologia
non-zero in grado 1, quando si considera lomologia ridotta si assume X non-vuoto.
C`e qualche piccolo vantaggio nel considerare lomologia ridotta. Quanto alla sua relazione con lomologia
e (X) C (X) (si noti che linclusione
singolare osserviamo che c`e una proiezione naturale di complessi C
e (X) non `e un morfismo di complessi, lultimo quadrato non commuta!) e che dato X
naturale C (X) C
non vuoto e fissato un punto x X , posto Zx := H0 ({x}), ci sono due successioni esatte corte (entrambe
naturali, delle quali solamente la seconda dipende da x),
deg
e 0 (X) H0 (X)
0 H
Z 0 ,

0 Zx H0 (X) H0 (X, {x}) 0

Cio`e, lomologia ridotta appare in modo naturale come sottogruppo dellomologia, solo la scelta di un punto
x (o meglio, di una componente connessa per archi di X) consente di vederla come quoziente: lidentificazione
naturale Zx
= Z determina uno splitting della successione esatta corta di sinistra e consente di scrivere un
e 0 (X) (per esercizio).
isomorfismo naturale H0 (X, {x})
= H

Teorema 27 (Escissione).

A. Allora
Z
j :

Hn (X r Z, A r Z)

Sia X uno spazio topologico. Si abbia Z A X con

Hn (X, A)

`e un isomorfismo, per ogni n .

Nel Teorema, j : (X r Z, A r Z) (X, A) denota linclusione di coppie.


Dimostrazione. Posto B = X r Z , si ha che U = {A, B} `e un ricoprimento di X in sottospazi i cui interiori
ricoprono anchessi X . Osserviamo che (X r Z, A r Z) = (B, A B). C`e un diagramma commutativo di
complessi di catene
C (B, A B)

q
y
0

C (A) CU (X) CU (X)C (A)

y
y
y

C (A) C (X)

C (X, A)

Essendo unequivalenza omotopica di complessi di catene (cfr. Proposizione 15) si ha che induce un
isomorfismo in omologia. Infatti, il lemma dei cinque (A2, 15), o meglio il suo corollario (A2, 15.1), ci
dice che deve essere un isomorfismo in ogni grado. Daltro canto q `e un isomorfismo per il teorema di
omomorfismo di gruppi, infatti i gruppi C (B, A B) e CU (X)C (A) si identificano entrambi col gruppo
abeliano libero sui simplessi di B non contenuti in A (in particolare si identificano tra loro). Infine, la
composizione q `e esattamente il morfismo j e, di conseguenza, j `e un isomorfismo.

Lomologia della coppia e lescissione vengono utilizzate per il calcolo dellomologia degli spazi ottenuti contraendo sottospazi chiusi, un esempio significativo `e quello della sfera S n ottenuta dal disco Dn contraendo
il suo bordo.

Corollario 28. Sia X uno spazio topologico e Z X un sottoinsieme chiuso non vuoto,
X/Z lo spazio quoziente e : X X/Z la proiezione naturale. Se Z `e un retratto di
deformazione di un suo intorno aperto U allora il morfismo
e n (X/Z)

e : Hn (X, Z) H

`e un isomorfismo per ogni n.

Quanto alla notazione utilizzata: lo spazio quoziente X/Z `e lo spazio ottenuto contraendo Z (cfr. Def. 0, 2.3);
il morfismo
e denota la composizione

e n (X/Z),
Hn (X/Z, {z})

e : Hn (X, Z)
= H
dove z denota il punto di X/Z sul quale si contrae Z, per abuso di notazione denota (anche) il morfismo
di coppie : (X, Z) (X/Z, {z}) ed infine quello a destra `e lisomorfismo dellinciso (26).

50

Sotto le ipotesi del corollario (28), i.e. che Z sia chiuso, non-vuoto, retratto di deformazione di un suo intorno
aperto, e come conseguenza del corollario stesso, la successione esatta della coppia (24) pu`
o essere scritta nella
forma
(28.1) ...

Hn (Z)

Hn (X)

e n (X/Z)
H

Hn1 (Z)

...

dove, ad essere rigorosi, per n = 0 sulla freccia al centro ci sarebbe dovuto essere scritto s invece di ,
e 0 (X/Z) lo splitting dellinclusione naturale H
e 0 (X/Z) H0 (X/Z) associato a
essendo s : H0 (X/Z) H
z (cfr. inciso 26).

Esercizio. Sia X uno spazio topologico e Z X un sottoinsieme chiuso non vuoto. Verificare che gli aperti
di X/Z sono le immagini degli aperti di X contenenti Z oppure aventi intersezione vuota con Z . Inoltre,
la proiezione naturale : X X/Z `e chiusa (porta chiusi in chiusi), in particolare {z} `e chiuso.
Dimostrazione (del cor. 28).
diagrammi commutativi
Hn (X, Z)

Hn (X/Z, {z})

Sia q : (X, U ) (X/Z, U/Z) la proiezione di coppie. Ci sono due


Hn (X, U )

q
y

Hn (X r Z, U r Z)

=y

Hn (X/Z r {z}, U/Z r {z})

Hn (X/Z, U/Z)

escissione

escissione

Hn (X, U )

q
y

Hn (X/Z, U/Z)

La proiezione (X r Z, U r Z) Hn (X/Z r {z}, U/Z r {z}) `e un omeomorfismo di coppie, di conseguenza


dal diagramma di destra si evince che q `e un isomorfismo. I morfismi e sono isomorfismi perche Z `e
un retratto di deformazione di U (e, di conseguenza, {z} `e un retratto di deformazione di U/Z ). Ne segue
che `e un isomorfismo.

Vediamo un altro corollario dellescissione.

Corollario 29. Sia X uno spazio topologico,


x X un punto

 chiuso, U un intorno aperto
di x. Linclusione di coppie U, U r {x} X, X r {x} induce degli isomorfismi
Hk U, U r {x}

(escissione)


Hk X, X r {x} ,

k.

Dimostrazione. Si applichi lescissione con Z = X r U (si osservi che le ipotesi del Teorema (27) sono
soddisfatte: Z `e chiuso ed `e contenuto in X r {x} che `e aperto).

Naturalmente questo risultato vale anche con U un intorno arbitrario di x (non necessariamente aperto).

Def. 29.1. Si definiscono gruppi di omologia locale di X nel punto x i gruppi



Hk X, X r {x} , k N .

Il corollario precedente ci dice che i gruppi di omologia locale sono effettivamente locali, i.e. sono determinati
da un qualsiasi intorno di x in X (ci`
o, almeno sotto lipotesi piuttosto blanda che x sia un punto chiuso).

51

Omologia della sfera.


Lomologia `e racchiusa nelle sfere. Questo tweet vuole suggerire qual `e lessenza dellomologia, al di l`a di
ci`o, il calcolo dellomologia delle sfere `e uno dei mattoni per il calcolo dellomologia in generale, nonche lo
strumento col quale si costruisce lomologia cellulare (efficace strumento trattato pi`
u avanti). In altri termini,
`e di fondamentale importanza. Richiamiamo alcune notazioni:
Dn = { x Rn | || x || 1} ,

S n = { x Dn+1 | || x || = 1} ,

i : S n Dn+1

(disco di dimensione n, sfera di dimensione n, inclusione S n Dn+1 ).

Proposizione 30. Sia n 1. Si ha


Hn (S n )
= Z,

Hi (S n ) = 0

H0 (S n )
= Z

per i 6= 0, n ,

Inoltre, gli isomorfismi di cui sopra sono canonici.


Nota 30.1. In termini pi`
u sintetici, nonche inclusivi anche del caso n = 0, lomologia ridotta della sfera S n
`e canonicamente isomorfa al gruppo degli interi Z in grado n ed `e nulla negli altri gradi. Si osservi che
e n (S n )
e n (S n ))
la scelta di un isomorfismo canonico H
= Z (equivalentemente, di un generatore di H

`e sicuramente possibile in quanto S n `e uno spazio esplicito, ma `e pur sempre una scelta (cfr. def. 30.4).

` sufficiente dimostrare quanto affermato nella nota (30.1). Procediamo per induzione su n.
Dimostrazione. E
La base dellinduzione `e immediata: S 0 `e costituito da due punti e la tesi `e banale. Sia dunque n 1.
Consideriamo la coppia (Dn , S n1 ). Per ogni intero i abbiamo degli isomorfismi

Hi (Dn , S n1 )

(30.2)

(cor. 28)

e i (Dn /S n1 )
H

e i (S n )
H

Il primo, essendo la sfera S n1 un retratto di deformazione di Dn r{0} (per esercizio), segue dal corollario (28).
Il secondo segue dal fatto che gli spazi Dn /S n1 e S n sono omeomorfi. Per lipotesi induttiva ed il fatto
che il disco Dn , in quanto contraibile, ha la stessa omologia del punto, la successione esatta della coppia `e la
successione
e i (S n1 ) H
e i (Dn ) . . .
e i+1 (Dn ) Hi+1 (Dn, S n1 ) H
... H
(30.3)
= 0

ei+1 (S n )

= H

= 0

e n (S ) `e il ciclo definito sotto (def. 30.4).


Da questa si evince la tesi. Il generatore canonico del gruppo ciclico H

n

e n (S n ) (n 0):
Indichiamo qual `e il generatore canonico n H
i) si considera lidentit`
a n+1 n+1 come n + 1 simplesso singolare dello spazio n+1 (def. 2.1), il
corrispondente bordo (def. 2.3) come n-ciclo supportato sulla frontiera di n+1 (che denoteremo con
F n+1 ) e la classe in omologia n Hn (F n+1 ) corrispondente a tale n-ciclo;
ii) si definisce lomeomorfismo
()

F n+1

Sn ,

x 7 (x b)/||x b||

essendo b il baricentro di n+1 (F n+1 e Dn+1 sono entrambi sottospazi di Rn+1 );


e n (S n ) corrispondente alla classe n H
e n (F n+1 ) tramite lidentificazione ().
iii) si considera la classe n H
Naturalmente, a questo punto si deve verificare (per esercizio), che n `e effettivamente un generatore del
e n (S n ). Ai fini del punto ii), si poteva fissare un qualsiasi punto b interno a n+1 , lomeomorfismo
gruppo H
sarebbe cambiato un po, ma non la classe di omologia n (si veda linciso 30.6 per un commento).
e n (S n ) introdotto sopra `e il generatore canonico
Definizione 30.4. Il generatore n H

e n (X), per n 1).


(ricordiamo che Hn (X) = H

Nota 30.5. Per n = 0 ed n = 1 possiamo essere ancora pi`


u espliciti:
per n = 0 (che `e lunico caso per il quale `e necessario passare allomologia ridotta),
e 0 (S 0 ) , dove + (0 ) = 1, (0 ) = 1;
si ha S 0 = {1, 1} e lidentificazione () d`
a 0 = + H
per n = 1 , si ha 1 = I (cfr. def. 18.1).

52

Inciso 30.6. Pi`


u avanti parleremo di orientazione (per variet`
a topologiche), nozione che corrisponde allomonima nozione data in algebra lineare (per Rn ) o geometria differenziale (per variet`
a differenziabili). Il generatore canonico n `e, in un senso che verr`a precisato in seguito, il generatore che corrisponde allorientazione di
S n Rn+1 vista come variet`
a differenziabile vista dallinterno, ci`o significa che dato x S n ed una base
positivamente orientata (i.e. coerente con lorientazione di S n ) {b1 , ..., bn } dello spazio tangente immerso
Tx (S n ) Rn+1 , allora {b1 , ..., bn , x} `e una base positivamente orientata di Rn+1 ).
Nota 30.7. Abbiamo incontrato alcuni gruppi espliciti, i gruppi della (30.2) per i = n (tutti isomorfi
a Z, i.e. ciclici infiniti). Di quello a destra, andando dritti allo scopo che avevamo in quel momento, ne
abbiamo indicato il generatore canonico. Vogliamo essere espliciti nellindicare i generatori canonici degli altri
due gruppi. Iniziamo con una premessa: lidentificazione () si estende in modo naturale (lineare) ad un
omeomorfismo
( )

n+1

Dn+1 ,

x 7 (x b)/||
x b||

dove x := n+1 r , essendo r la semiretta uscente da b e direzione x b. Pertanto, per ogni intero m 1
abbiamo un omeomorfismo di coppie (che continueremo a chiamare )
:

(m , F m )

(Dm , S m1 )

Si ha che Idm `e un generatore del gruppo Hm (m , F m ) (per esercizio). Di conseguenza, Idm `e


un generatore del gruppo Hm (Dm , S m1 ). Mettendo insieme quanto visto abbiamo isomorfismi di gruppi e
generatori come indicato:

Hm (S m )
Hm (Dm /S m1 )
Hm (Dm , S m1 )
=
=
(m 1)
(30.8)

m
m := Idm
dove m `e il ciclo che corrisponde a m tramite lisomorfismo dato dal corollario (28); non `e difficile darne
una descrizione esplicita: m `e un m-simplesso di Dm con bordo supportato su S m1 , ovvero su un punto
quando lo si guarda come catena dello spazio quoziente Dm /S m1 (per m dispari ha bordo nullo, per m
pari vi si dovr`
a sottrarre l m-simplesso degenere costante che manda m sul punto al quale si contrae S m1
m
m1
in D /S
).
Si osservi che, di fatto, pur avendo glissato su quale sia lomeomorfismo Dn /S n1
= S n , abbiamo fissato
n
un isomorfismo canonico Hn (Dn /S n1 )
H
(S
).
Avendo
a
disposizione
la
nozione
di orientazione, si
= n
pu`
o verificare che i generatori introdotti sopra m ed m si corrispondono tramite qualsiasi omeomorfismo
Dn /S n1
= S n che conservi lorientazione (per una definizione omologica dellorientazione si veda la sezione
successiva; il disco Dn `e naturalmente orientato in quanto dominio di Rn , la sfera S n `e orientata come sopra).

Gli endomorfismi (=morfismi in se) di un gruppo ciclico infinito, si identificano in modo naturale col gruppo
degli interi Z. Per questa ragione, data una funzione continua f : S n S n , il morfismo indotto in
omologia f : Hn (S n ) Hn (S n ) di fatto `e un numero intero (naturalmente, per n = 0 si deve
considerare lomologia ridotta), detto grado di f . Si definisce

(31)

deg f

:=

e n (S n )
End H

Il grado di f `e un intero, scrivere in bellevidenza deg f = f ha, come dire, una sua ruvidezza. Ci`o che si
vuole comunicare con la definizione (31) `e che lintero deg f , pi`
u che un mero dato associato a f sia proprio
il morfismo f . Sottolineiamo che se deg f = n, allora f () = + ... + (n-volte). Di conseguenza, ad
esempio, considerando omologia con coefficienti in un gruppo abeliano G arbitrario (trattata in una sezione
successiva), si ha che f `e la moltiplicazione per n indipendentemente dal gruppo G utilizzato.
Lintero deg f ha le propriet`
a di f (31.1 e 31.2), alcune propriet`
a di immediata verifica (dalla 31.3 alla 31.6),
altre pi`
u profonde (dalla 31.7 in poi):
(31.1) deg IdS n = 1 , deg(f g) = deg f deg g
(funtorialit`a, cfr. 10);
(31.2) deg f `e un invariante omotopico, i.e. funzioni omotopicamente equivalenti hanno lo stesso grado
(lemma 19);
(31.3) deg f = 1 se f `e un omeomorfismo (f deve essere un automorfismo);
(31.4) deg f = 0 se f non `e suriettiva (f si fattorizza per S n r {pt}
= Rn , che `e contraibile);
(31.5) deg f = 1 se f `e la riflessione rispetto ad uno dei piani coordinati (per esercizio);
(31.6) deg f = (1)n+1 se f = IdS n `e la funzione antipodale (segue dalla 31.5).

53

Una funzione f : S n S n senza punti fissi `e omotopa alla funzione antipodale (se f (x) 6= x, lo si
muova lungo il semicerchio passante per x, f (x), x fino a raggiungere il punto x; per esercizio, si scriva
una formula esplicita per lomotopia descritta). Dalle (31.2) e (31.6) segue che una tale f ha grado (1)n+1 .
In modo del tutto analogo, leventuale esistenza di un campo vettoriale mai nullo su S n , consentirebbe di
definire unomotopia dellidentit`
a con la funzione antipodale (muovendo il punto x lungo la direzione definita
dal campo in x fino a raggiungere il punto x; di nuovo, per esercizio, si scriva esplicitamente lomotopia
descritta) e, di conseguenza, consentirebbe di scrivere 1 = (1)n+1 (uguaglianza che per n pari costituisce
un assurdo). Ci`o dimostra quanto segue:
(31.7) deg f = (1)n+1

se f non ha punti fissi;

(31.8) per n pari, non esistono campi vettoriali mai nulli su S n (in particolare, la sfera S 2 non `e pettinabile).
Un altro risultato importante legato al grado `e il seguente Teorema che inverte la (31.2):
(31.9) (teorema di Hopf) deg f determina la classe di omotopia di f , eccetto che in dimensione zero.
(S 0 `e costituito da due punti, le due possibili funzioni costanti hanno entrambe grado 0, pur non essendo
omotope).
Questo risultato non lo dimostriamo (proponiamo come esercizio il caso decisamente pi`
u elementare dove
n = 1).
Esercizio 32. Sia la coordinata angolare su S 1 (un punto di S 1 `e individuato da un angolo, `e la misura
di tale angolo).
i) provare che la funzione n : S 1 S 1 , 7 n, ha grado n;
ii) provare che se f : S 1 S 1 ha grado n allora f `e omotopa ad n.
Suggerimento: si consideri il cammino I : I S 1 , s 7 2 (cfr. 18.1 e 31.1) ed il rivestimento universale
q : R S 1 , r 7 2r; si calcoli n (I) utilizzando una opportuna suddivisione di I; si verifichi che f I e
n I si sollevano a funzioni da I ad R con estremo finale n (essendo 0 lestremo iniziale del sollevamento);
si scriva unomotopia fg
I {0, n} ng
I (la tilde su una funzione ne denota il sollevamento); si utilizzi
questomotopia per scrivere unomotopia f n .

54

Omologia dei -complessi e Omologia Simpliciale.


Abbiamo esordito dicendo Lomologia `e lomologia singolare. Tuttavia esistono altre teorie omologiche che
pur essendo per certi versi meno generali e forse pi`
u artificiose sono significative sia per ragioni storiche che
per il fatto di offrire dei vantaggi computazionali.
Questa sezione `e motivata dallinteresse allomologia dei -complessi come strumento esplicito di calcolo.

Per quanto lomologia dei -complessi e lomologia simpliciale (introdotte pi`


u avanti in
questa sezione) siano teorie astratte che possono essere introdotte in maniera completamente
indipendente dallomologia singolare, il principio che meglio le interpreta `e il seguente:
Se uno spazio topologico X `e stato costruito attaccando simplessi (o meglio, copie del
simplesso standard), ai fini del calcolo dellomologia singolare il complesso C (X) pu`o
essere sostituito dal sottocomplesso dei simplessi coinvolti nella costruzione.
Prima di enunciare un teorema preciso (cfr. Thm 45) che formalizzi questo principio vediamo
due esempi e lasciamo per esercizio un terzo esempio.
Qui, anche grazie alle figure, le notazioni sono abbastanza autoesplicative, quindi non ci soffermiamo ad
inserirle in un setting matematicamente rigoroso, setting che peraltro introduciamo pi`
u avanti (cfr. Def. 43,
Def. 44 e Thm. 45).

Esempio 40. Il piano proiettivo reale X = P2 (R) si pu`o realizzare attaccando due triangoli
V = [v0 , v1 , v2 ] e P = [p0 , p1 , p2 ] come indicato
v2

v1 = p1
simplessi: V = [v0 , v1 , v2 ] , P = [p0 , p1 , p2 ] e loro facce
identificazioni: [v1 , v2 ] = [p0 , p2 ], [v0 , v2 ] = [p1 , p2 ] , [v0 , v1 ] = [p0 , p1 ]
(e, di conseguenza, [v0 ] = [p0 ] = [v1 ] = [p1 ] ,

[v2 ] = [p2 ])

p2

v0 = p0

Il complesso C = C (X) costituito dai due 2-simplessi V = [v0 , v1 , v2 ] e P = [p0 , p1 , p2 ]


e dalle loro facce `e il complesso
(40 )

ZV ZP

Z[v0 , v1 ] Z[v0 , v2 ] Z[v1 , v2 ]


7

(a, b)

( a + b , a + b , a b )
(, , )

Z[v0 ] Z[v2 ]

( , + )

Calcolandone lomologia si ottiene:


Hk (C ) = 0 ,
H1 (C ) =
H0 (C )
=

per k 2

ker1
Im2

Z[v ]
0

h(1, 0, 0), (0, 1, 1)i


h(1, 1, 1), (1, 1, 1)i

Z[v2 ]

Im1

= Z

(per k 3 `e evidente, per k = 2 segue da ker 2 = 0);

= Z2
(generato dalla classe di (1, 0, 0), si ha 2 = 0);
(`e generato dalla classe di (1, 1)).

Lomologia del complesso C coincide con lomologia singolare del piano proiettivo reale.
Si noti che, a priori, non `e affatto ovvio, ad esempio, neanche che risulti H3 (X) = 0. Infatti, il gruppo
C3 (X), essendo generato da tutti i 3-simplessi singolari, che sono una infinit`
a non numerabile, `e un gruppo
libero enorme!

55

Esempio 41. Il Toro reale X = R2 /Z2 si pu`o realizzare attaccando due triangoli V =
[v0 , v1 , v2 ] e P = [p0 , p1 , p2 ] come indicato
v2

v1 = p1
simplessi: V = [v0 , v1 , v2 ] , P = [p0 , p1 , p2 ] e loro facce
identificazioni: [v1 , v2 ] = [p0 , p1 ] , [v0 , v2 ] = [p0 , p2 ] , [v0 , v1 ] = [p1 , p2 ]
(e, di conseguenza, [v0 ] = [p0 ] = [v1 ] = [p1 ] = [v2 ] = [p2 ])

p2

v0 = p0

In questo caso, il complesso C = C (X) costituito dai due 2-simplessi V = [v0 , v1 , v2 ]


e P = [p0 , p1 , p2 ] e loro facce `e il complesso
(41 )

ZV ZP

Z[v0 , v1 ] Z[v0 , v2 ] Z[v1 , v2 ]


7

(a, b)

( a + b , a b , a + b )
(, , )

Z[v0 ]
7

Calcolandone lomologia si ottiene:


Hk (C ) = 0 ,

per k 3 ;

H2 (C ) = ker 2
H1 (C ) =

ker1
Im2

(`e generato dalla classe di (1, 1));

Z[v , v ]
0 1

Z[v0 , v2 ] Z[v1 , v2 ]
h(1, 1, 1)i

= ZZ

(`e generato dalle classi di (0, 1, 0) e (0, 0, 1));

H0 (C ) = Z[v0 ]

(che `e una copia di

Z ).

Lomologia del complesso C coincide con lomologia singolare del Toro.


Esercizio 42. Realizzare la sfera
S2



x R3 ||x|| = 1

attaccando due triangoli V = [v0 , v1 , v2 ] e P = [p0 , p1 , p2 ] e calcolare lomologia del complesso C


corrispondente.
Risposta. H2 (C )
= Z (generato da V P ), H1 (C ) = 0, H0 (C )
= Z (generato da uno dei vertici).

Passiamo alla teoria generale.


Def. 43. Un n-simplesso astratto S = [v0 , ..., vn ] `e un insieme ordinato di n + 1 elementi,
detti vertici. Una faccia di un simplesso astratto `e un qualsiasi sottoinsieme non-vuoto con
lordinamento indotto. Sia {S } una famiglia di simplessi astratti (disgiunti) e sia lunione
di tutte le loro facce (le S incluse). Una relazione dequivalenza sullinsieme si dice
di tipo simpliciale se soddisfa la propriet`a che segue:
[v0 , ..., vk ] [p0 , ..., ph ]

k = h

[vi1 , ..., vir ] [pi1 , ..., pir ] , i1 ... ir

Sia una relazione dequivalenza di tipo simpliciale e sia / linsieme delle classi dequivalenza. Inoltre, denotiamo con C (/ ) il complesso
(43.1) . . . Cn

Cn1

n1

. . . C2

C1

C0

dove Cn = Cn (/ ) denota il gruppo abeliano libero generato dalle classi dequivalenza

56

degli n simplessi di e dove loperatore n `e definito ponendo


P
n S =
(1)i [v0 , ..., vi1 , vi+1 ..., vn ]
(somma alterna delle n1 facce di S ).
Infine, un -complesso astratto `e un complesso ottenuto come sopra.

Esercizio 43.2. Si verifichi che la successine (43.1) `e effettivamente un complesso (cio`e che n1 n = 0, n).
Si noti che una faccia di un simplesso astratto `e anchessa un simplesso astratto. Che la relazione sia di
tipo simpliciale significa che possiamo identificare solo simplessi (= facce) della stessa dimensione (= numero
vertici meno uno) e che se identifichiamo due k-simplessi (che essendo insiemi ordinati sono in naturale
corrispondenza biunivoca), allora identifichiamo anche ogni faccia del primo con la corrispondente faccia del
secondo.
Naturalmente, poiche possono essere equivalenti solo simplessi della stessa dimensione, la relazione si
fattorizza in una relazione
dequivalenza su ogni n (essendo questo linsieme degli n simplessi) e possiamo
S
scrivere / = n n / .

La definizione (43) `e puramente combinatorica e non coinvolge affatto la topologia. Ci`o


nonostante, possiamo usare i dati ivi considerati per costruire uno spazio topologico. Premettiamo una notazione. Per ogni n-simplesso astratto S = [v0 , ..., vn ] consideriamo lo spazio
(S) (che chiameremo simplesso) definito come linsieme delle combinazioni lineari formali
n
P
P
(43.3)
(S) :=
ti vi ,
ti R+ ,
ti = 1
i=0

dotato della topologia naturale.

(Presi ordinatamente dei punti u0 , ..., un Rn non contenuti in alcun iperpiano, linsieme convesso D che
li contiene si identifica in modo naturale con (S), a questultimo diamo la topologia indotta da D tramite
questa identificazione. Chiaramente questa topologia non dipende dalla scelta degli ui ).

Def. 44. Lo spazio topologico ottenuto considerando lunione disgiunta dei simplessi (S )
ed attaccando le facce che sono in relazione secondo la relazione dequivalenza di tipo simpliciale lo chiamiamo spazio topologico associato ai dati ({S }, , ) , o pi`
u brevemente,
-complesso.
Precisazione 44.1. Due facce della stessa dimensione, in quanto marcate dallordine dei vertici, sono canonicamente omeomorfe, attaccarle significa attaccarle secondo tale omeomorfismo, i.e. significa quozientare
lunione disgiunta per la relazione che identifica punti che si corrispondono tramite lomeomorfismo (Def. 0, 2).
Nota 44.2. Naturalmente c`e un abuso di linguaggio nellusare il termine -complesso sia per indicare la
sequenza di morfismi (43.1) che lo spazio topologico della definizione (44). Daltro canto, trattandosi di oggetti
associati agli stessi dati e considerato che di certo non si corre il rischio di confonderli...
Osservazione 44.3. Poiche si considerano insiemi ordinati e le facce sono definite scrivendo i vertici nellordine
in cui compaiono nel simplesso iniziale, linterno di ogni faccia si immerge omeomorficamente nel -complesso
(def. 44). In altri termini, non pu`
o accadere che, effettuate le identificazioni, una faccia risulti attaccata a se
stessa in modo non banale. Questa propriet`
a `e cruciale ai fini del Teorema (45).
Inciso 44.4. Naturalmente, volendo costruire spazi topologici, si possono considerare simplessi e si possono
attaccare le loro facce in modo arbitrario. Ci si pu`
o chiedere perche la definizione (43) mette in gioco un
ordinamento dei vertici e perche poi la definizione (44) consente un unico modo di attaccare due facce (quello
che rispetta tale ordinamento). Ecco la risposta: i) ci`o non `e sostanzialmente restrittivo; ii) si evita di
appesantire il discorso ed il proliferare di notazioni; iii) un approccio che consentisse incollamenti arbitrari
non sarebbe funzionale.
Entriamo nel dettaglio di quanto appena affermato. Sia X uno spazio topologico ottenuto considerando
simplessi (S ) ed attaccando le facce in modo arbitrario (date due facce, si considera una qualsiasi corrispondenza biunivoca dei vertici delluna coi vertici dellaltra, quindi si attaccano secondo lomeomorfismo
associato a tale corrispondenza). Avendo in mente quali facce attaccare, `e sostanzialmente sempre possibile
ordinare i vertici degli S di partenza in modo che tutti gli incollamenti rispettino lordine (in altri termini,

57

che la relazione associata agli incollamenti sia come richiesto nella definizione (43), cio`e compatibile), dove
sostanzialmente sempre possibile significa che qualora ci`o non sia possibile, lo diventa a meno di suddividere
i vari (S ). Il punto ii) `e evidente. Quanto al punto iii), consentendo incollamenti arbitrari non varrebbe
pi`
u il Teorema (45), o meglio, volendo che valga questo Teorema, dovremmo comunque assumere delle ipotesi
sulla geometria dei simplessi S in questione, o in alternativa suddividerli!

Teorema 45. Sia X lo spazio topologico come nella definizione (44). Il complesso C /
`e un sottocomplesso del complesso C (X). Inoltre, linclusione induce isomorfismi canonici

Hn (X)
= Hn C (/ ) , n .

In effetti, linclusione C (/ ) C (X) `e unomotopia di complessi (ma questo non lo dimostreremo).

Dimostrazione. Dimostreremo il Teorema solamente nel caso che ci interessa: quello dove / `e un insieme
finito. Assumiamo che la collezione degli S che definisce X sia finita e ragioniamo per induzione sulla
cardinalit`
a di / , che denotiamo con N (X). Un simplesso (S) privato di un punto interno si retrae al
-complesso delle sue facce. Sia dunque X il -complesso ottenuto da X privato di un punto interno ad
un simplesso di dimensione massima e sul quale si sia effettuata la retrazione di cui sopra. Si ha N (X ) =
N (X) 1, naturalmente non affermiamo nulla sul numero degli S , che pu`
o anche crescere: ad esempio un
triangolo T ha #S = 1 ed N (T ) = 7 (oltre a T , ci sono i suoi tre lati ed i suoi tre vertici) mentre il suo
perimetro T (ci`
o che si ottiene retraendo T privato di un punto interno) ha #S = 3 ed N (T ) = 6.
Per ipotesi induttiva possiamo assumere che X soddisfi la tesi (la base dellinduzione essendo banale). Sia
/ linsieme dei simplessi di X . Abbiamo uninclusione di complessi di catene C ( / ) C (/ )
(le cui omologie sono rispettivamente lomologia dei -complessi di X e quella di X ). A questo punto,
osservando che X si ottiene da X attaccandovi una n-cella, la tesi segue dallipotesi induttiva e dal confronto
dellinclusione di cui sopra con la successione esatta della coppia (X, X ). Non entriamo nel dettaglio di questo
confronto, confronto che si riduce alla relazione dellomologia di uno spazio con quella dello spazio ottenuto
attaccandovi una n-cella, questultima `e la relazione (50.1) enunciata e dimostrata nella prossima sezione.


Classicamente si considera lomologia simpliciale piuttosto che quella dei -complessi.


Lomologia simpliciale viene introdotta in modo geometricamente pi`
u naturale e senza passare attraverso
lomologia dei -complessi:
si considerano simplessi (S ) (cfr. 43.3), che chiameremo simplessi simpliciali, privi dellinformazione
aggiuntiva topologicamente irrilevante concernente lordine dei vertici;
si attaccano facce dei simplessi considerati, i singoli incollamenti possono essere arbitrari (nel senso che
non c`e alcun ordine dei vertici da rispettare), per`o si richiede che il risultato finale, il cosiddetto complesso
simpliciale, sia buono: ogni (S ) deve immergervisi e due tali simplessi possono avere in comune al
pi`
u una faccia (e le sottofacce di questa naturalmente);
si definisce un complesso di catene libero analogo al complesso (43.1): i gruppi del complesso sono i gruppi
abeliani liberi generati dai simplessi considerati e loro facce, e loperatore di bordo `e definito nella maniera
opportuna (a questo punto, il modo pi`
u semplice per definirlo `e quello di fissare unorientazione per ogni
singolo simplesso ed usare una formula tipo quella della def. 43). Non entriamo nel dettaglio.
Osservazione 46. Dalle richieste sul risultato finale, quello post-incollamenti per intenderci, due facce di uno
stesso simplesso simpliciale sono necessariamente distinte, in particolare un n-simplesso simpliciale ha n + 1
vertici distinti in X , ogni simplesso simpliciale `e univocamente individuato dai suoi vertici in X , un insieme
di vertici in X `e al pi`
u linsieme dei vertici di un simplesso simpliciale (cos`, se due simplessi simpliciali hanno
in comune k vertici, allora condividono una faccia che contiene tali vertici).
Come conseguenza di quanto appena osservato, un ordine totale dei vertici in X (che ne esista uno segue
dal lemma di Zorn) induce un ordinamento dei vertici di ogni simplesso simpliciale ed `e automatico che le
identificazioni rispettino tale ordinamenti indotti (banalmente per il fatto di essere partiti da X). Pertanto,
di fatto, un complesso simpliciale `e anche un -complesso.
Avremmo potuto introdurre i complessi simpliciali come -complessi astratti con la propriet`
a di avere i
simplessi univocamente individuati dai loro vertici in X (in particolare, classi di equivalenza di due facce di
uno stesso simplesso necessariamente distinte).

58

Nota 47. Lomologia simpliciale appare geometricamente pi`


u naturale e meno artificiosa di quella dei
-complessi. Daltro canto negli esempi (40) e (41) gli spazi in questione sono divisi in due soli triangoli,
i lati di uno stesso triangolo non vengono identificati ma ci`o non vale per alcuni vertici (che sono anchessi
facce). Questo significa che quelle date non sono realizzazioni del Piano Proiettivo e del Toro come complessi
simpliciali (una tale realizzazione richiede necessariamente una suddivisione di questi spazi in ben pi`
u di due
triangoli, cosa che complicherebbe sensibilmente i complessi che calcolano lomologia (40 ) e (41 )). Vediamo
lesempio di possibili realizzazioni del Toro:
b

T
a

T
b

-complesso

non `e un complesso simpliciale

complesso simpliciale

(nelle due figure a destra non abbiamo disegnato le identificazioni dei lati del quadrato grande, ma ci sono!)

Nel caso a sinistra, nessuno dei due 2-simplessi si immerge nel Toro;
nel caso al centro, i singoli simplessi si immergono nel Toro ma ci sono molte coppie di triangoli che
condividono due vertici pur non avendo in comune il lato che li collega, ad esempio, i triangoli T e T , nel
Toro (i.e. dopo le identificazioni), condividono i vertici a e b pur non condividendo il lato che li collega;
che in effetti non `e neanche univocamente determinato, essendo ed distinti, entrambi di vertici {a, b}.
Sottolineiamo che la coppia {a, b} non individua un lato, essendo {a, b} la coppia dei vertici sia di che
di .

Oss. 48. Visto che i complessi simpliciali sono -complessi, anche per essi vale il Teorema (45):
se X `e un complesso simpliciale,
la sua omologia simpliciale `e canonicamente isomorfa alla sua omologia singolare.

59

Omologia cellulare.
Come primo passo, calcoliamo lomologia di una coppia (W, X) dove W si ottiene attaccando ad X dei
dischi lungo la loro frontiera (lemma 50.3 sotto). Ricordiamo la notazione, per n 0, poniamo
Dn = {x Rn | || x || 1} ,

S n = {x Dn+1 | || x || = 1} ,

i : S n Dn+1 ,

e n (S n )
n H

e n (S n )
(disco di dimensione n, sfera di dimensione n, inclusione S n Dn+1 , generatore canonico di H
= Z,
n
cfr. Def. 30.4). Ricordiamo che lomologia ridotta della sfera S `e Z in grado n ed `e nulla negli altri gradi
(Proposizione 30 e nota 30.1).
Se attacchiamo un disco Dn (n 1) ad uno spazio topologico
X tramite una funzione : S n1 X
`
n
n
a una identificazione
(cfr. 0, def. 5), la funzione caratteristica : D X D d`


`
(50.0)
Dn S n1
= X Dn X
`
Poiche X `e un retratto di deformazione di un suo intorno aperto in X Dn (non importa chi `e X , quanto
asserito
segue dal fatto che il disco privato dellorigine Dn r{0}
` si ritrae alla sua frontiera e che, naturalmente,
`
X Dn r {0} `e un intorno aperto di X), la coppia (X Dn , X) soddisfa le ipotesi del Corollario (28).
Di conseguenza, tenuto conto del fatto che Dn /S n1 `e omeomorfo alla sfera S n si ottiene


`
`
Z, k = n
n
n
n
n1
n
e
e
e
(50.1) Hk (X D , X) = Hk (X D X) = Hk (D /S
) = Hk (S ) =
0 , k 6= n
(Cor. 28)

(50.0)

(30.8)

Abbiamo scritto dei segni`di uguaglianza = perche in effetti


` le identificazioni sono tutte naturali: la composizione n Dn X Dn `e il generatore in Hn (X Dn , X) (una n-catena con bordo nellimmagine
`
di X in X Dn ), che corrisponde al generatore canonico n Hn (S n ) (def. 30.4) (si osservi che, alla luce
di come`e definito n , quanto appena affermato `e sostanzialmente una tautologia).

Naturalmente, la (50.1) si generalizza al caso dove ad X attacchiamo pi`


u dischi (cfr. 0, 5.4, usiamo la stessa
notazione): abbiamo una copia di Z in grado n per ogni n-disco attaccato, precisamente

` n
W n
` n 
W n  n1 
L
en
en X
en
(50.2)
Hn X
= H
D , X = H
= H
S
=
D X
D S
Z

(ed i vari Hk saranno nulli per k 6= n), dove Z


= Z denota la copia di Z corrispondente alla n-cella Dn .
Riassumiamo quanto stabilito.

Lemma 50.3.
(50.3 )

Hk X

n
D ,

L

k = n
k 6= n

(nellomologia della coppia, abbiamo una copia di Z in grado n per ogni n-disco attaccato).
Inciso. Fissato un indice ,
corrispondentemente abbiamo uninclusione Z Z e una proiezione
Z Z canonici, questi possono essere visti come morfismi indotti in omologia da funzioni tra coppie:

` n
L
` n
` n
D , X
induce
Z
Z
D
D , X X
X

(
=

dove consideriamo X

Dn ,

n
D
, X

6=

6=


n

6=

Dn come sottospazio di X

Dn , X

induce

Dn . Per esercizio, ci si convinca di quanto affermato.

Osservazione. Come conseguenza della (50.3 ), la successione esatta della coppia d`a delle
identificazioni (i.e. degli isomorfismi naturali)
` n
D
= Hk (X) ,
k 6= n1, n .
(50.4)
Hk X

60

Quanto visto sopra si applica perfettamente al caso dei CW-complessi. Sia dunque X un
CW-complesso. Consideriamo il diagramma

Hn+1 X n+1 , X n
(50.5)

n+1

Hn X n

n y

d n+1

Hn X n , X n1

n y

Hn1 X n1

Hn X n+1

dn
n1

Hn1 X n1 , X n2

dove ognuna delle tre successioni (due orizzontali e una verticale) `e la successione esatta della coppia ivi
visualizzata ed i morfismi diagonali sono definiti in modo che il diagramma commuti.
Quello scritto in diagonale `e un complesso, infatti dn dn+1 = ... (n n ) ... = 0 (i due morfismi al
centro sono morfismi consecutivi di una stessa successione esatta della coppia). Il seguente Teorema (52) ci
dice che tale complesso calcola lomologia di X .

Def. 51. Sia X un CW-complesso. Il complesso Cell (X) :


... Hn+1 X n+1 , X n

dn+1

Hn X n , X n1

si chiama complesso cellulare di X .


d
n Hn1 X n1 , X n2 ...

Teorema 52. Sia X un CW-complesso. Lomologia del complesso cellulare Cell (X) `e
canonicamente isomorfa allomologia singolare dello spazio X :


Hn Cell(X)
= Hn (X) .

Dimostrazione. Risulta

Hn (X)
Hn (X n+1 )
=
(1)

cokern+1

(2)

=
(5)

Hn (X n )
n+1 [...]

=
(3)

n (Hn (X n ))
Im dn+1

=
(6)

ker n
Im dn+1

=
(7)

=
(4)

n (Hn (X n ))
n (n+1 [...])

ker (n1 n )
Im dn+1

=
(8)

ker dn
Im dn+1

Quanto allisomorfismo (1), risulta


(52.1)

Hn (X)

Hn (X n+r )

()

Hn (X n+1 ) ,

r 1.

La () segue iterando la (50.4), sottolineiamo che vale per ogni r 1. Di conseguenza, almeno nel caso
in cui X ha dimensione finita si ha luguaglianza Hn (X) = Hn (X n+1 ). In effetti, poiche i simplessi sono
compatti, ogni catena `e supportata su un qualche scheletro, come pure ogni bordo in X `e il bordo di una
catena supportata su un qualche scheletro. Tenendo conto di ci`o, si prova luguaglianza desiderata anche nel
caso di complessi di dimensione infinita (per esercizio).
La veridicit`a delle uguaglianze da (2) a (8), tenendo presente che righe e colonne del diagramma sono esatte,
segue direttamente dal diagramma stesso (convincersene, per esercizio).

Il gruppo Hn (X n , X n1 ) `e il gruppo abeliano libero generato dalle n-celle. Infatti, la (50.2) ci dice che
Hn (X n , X n1 )

Z ,

(abbiamo una copia di Z per ogni n-cella). Daltro canto questi gruppi sono i gruppi che compaiono nel

61

complesso cellulare, che per il Teorema (52) calcola lomologia di X . Ci`o d`


a molte informazioni sullomologia
di X e permette di calcolarla a partire dai dati combinatorici della realizzazione di X come CW-complesso.
Iniziamo col sottolineare alcune conseguenze immediate di quanto appena osservato:
il rango dellomologia in grado n non pu`
o eccedere la cardinalit`
a dellinsieme delle n-celle di una qualsiasi
realizzazione di X come CW-complesso;
i gruppi di omologia di un CW-complesso finito (cfr. 0, 6.1 e 6.2) sono finitamente generati, i.e. i vari H n
hanno rango finito;
se possiamo realizzare X senza utilizzare n-celle, allora si deve avere Hn (X) = 0.
I CW-complessi che si incontrano usualmente studiando variet`
a differenziali, algebriche o complesse sono finiti,
per cui si applica quanto asserito nel secondo punto qui sopra. Il terzo punto `e il caso dellomologia in grado
dispari degli spazi proiettivi complessi, risultato gi`a non banale e interessante di per se (cfr. esempio 56). A
questo punto, approfondiamo il discorso per i CW-complessi finiti.

Se X `e un CW-complesso finito di dimensione n, il complesso cellulare Cell(X) `e un


complesso del tipo
(53)

dn1

Z n n Z n1 Z n2 . . . Z 3 3 Z 2 2 Z 1 1 Z 0 ,

essendo i il numero delle i-celle.


Questa chiave di lettura del complesso cellulare di un CW-complesso finito `e molto utile, ad esempio, insieme
al Teorema (52) ci dice che la caratteristica di Eulero-Poincare `e un invariante omologico:

Corollario 54. Sia X un CW-complesso finito. Si ha


P
(X) =
(1)i rango Hi (X)

Abbiamo introdotto (cfr. 0,P


def. 10) la caratteristica di Eulero Poincare di un CW-complesso finito X come
la somma alterna (X) :=
(1)i i , essendo i il numero delle i-celle.
Dimostrazione. Sappiamo che il complesso (53) calcola lomologia di X , la tesi segue dallesercizio (55) sotto.

Esercizio 55. Provare che dato un complesso di gruppi abeliani liberi di rango finito C , risulta
P
P
(1)i rango(Ci ) =
(1)i rango Hi (C ) .

Suggerimento: si scrivano le due espressioni come somme che coinvolgono nuclei e immagini dei vari di (come
step preliminare, pu`
o essere utile, sebbene non indispensabile, verificare che il risultato vale su Z se e solo se
vale su R, cos` da ridursi a gestire spazi vettoriali).
Esempio 56. Lo spazio proiettivo complesso Pn (C) si ottiene dallo spazio Pn1 (C) incollando un 2n-disco.
Partendo da P0 (C) = {pt} ci`
o d`
a una sua possibile realizzazione come CW-complesso:
k-scheletro

{pt}

k =

{pt}

P1 (C)

P1 (C)

P2 (C)
4

P2 (C)
5

... Pn (C)
2n

In questo caso nella successione (53) si alternano il gruppo Z col gruppo zero, i morfismi sono necessariamente
tutti nulli e di conseguenza si ha
(

Z per k pari da 0 a 2n
n

Hk P (C)

0 altrimenti

Inciso 57. Per sfruttare pienamente la (53) abbiamo bisogno di dire chi sono i morfismi dn in termini di celle
e morfismi di incollamento. Se indichiamo con : Sn1 X n1 il morfismo di incollamento relativo alla
n-cella (cfr. 0, def. 5 e def. 6, utilizziamo le notazioni ivi utilizzate), abbiamo quanto segue:
il generatore corrispondente alla n-cella Dn va tramite dn nellimmagine del generatore di Sn1
tramite il morfismo indotto in omologia da .
In termini tecnici, questo risultato si traduce in una formula inevitabilmente pesante (cfr. lemma 60 sotto);
sostanzialmente segue dal diagramma (50.5). Vediamo subito qualche esempio che, oltre ad essere interessante
di per se, ci aiuti a comprenderlo.

62

Esempio 58. Nel caso della superficie compatta C2 di genere 2 realizzata come CW-complesso come
nellesempio 0, 8 (utilizziamo le stesse notazioni ivi utilizzate), la successione (53) `e la successione
d =0

Z
(grado 2)

d =0

(grado 1)

(grado 0)

Secondo il principio affermato nellinciso, limmagine del generatore in grado 2, i.e. d2 (1), `e lelemento (I),
dove I denota il generatore di S 1 (frontiera della 2-cella) e il morfismo di incollamento sull1-scheletro.
Quanto allincollamento della 2-cella abbiamo = , di conseguenza (I) = 0 Z4 , questo perche il
cammino che percorre il bordo della 2-cella `e il cammino 1 1 1
1
2 2 1
1
(la notazione
1
1
2
2
`e sempre quella in 0, 8, cfr. figura) che, in omologia, `e nullo (i vari termini si cancellano).
La stessa cosa avviene per i quattro generatori 1 , 1 , 2 , 2 di Z4 : ognuno di questi manda i due estremi
e (S 0 )) in o o = 0 H (X 0 ) per cui d1 = 0. Essendo d e d
di D1 in o, ovvero 0 (generatore di H
0
0
2
1
morfismi nulli si ottiene
H2 (C2 ) = Z ,
H1 (C2 ) = Z4 ,
H0 (C2 ) = Z .
Naturalmente, in modo del tutto analogo si ottiene H2 (Cg ) = Z , H1 (Cg ) = Z2g , H0 (Cg ) = Z (per esercizio,
convincersene).
Esempio 59. Nellesempio 0, 8 e inciso 0, 9 abbiamo visto due possibili realizzazioni del piano proiettivo
reale come CW-complesso: quella dove si attacca il disco ad S 1 usando la sequenza 2 e quella dove si attacca
il disco ad un bouquet di due S 1 usando la sequenza . Utilizzando come al solito le stesse notazioni ivi
utilizzate, quanto allincollamento della 2-cella nel primo caso abbiamo (I) = 2 , ovvero d2 = 2, mentre
nel secondo caso abbiamo (I) = , ovvero d2 = (2, 2). Quanto allincollamento dello 1-scheletro allo
0-scheletro (che nel primo caso `e costituito da un punto o mentre nel secondo caso da una coppia di punti
{o, p}), nel primo caso 7 o o, e nel secondo 7 p o, 7 o p (si faccia un disegno, nel primo
caso di un poligono con due lati, nel secondo di un quadrato, e si disegnino le identificazioni). In definitiva,
nei due casi lomologia cellulare viene calcolata dalle successioni
Z
1

Z
7 2
1

Z
1

Z2
(2, 2)

Z2

= (1, 0)

7
7

(1, 1)

= (0, 1)

(1, 1)

Coerentemente col Teorema (52), calcolando lomologia cellulare delle due realizzazioni del piano proiettivo reale come CW-complesso si arriva sempre allo stesso risultato, che `e il risultato che gi`a conosciamo
(cfr. esempio 40):



H0 P2 (R) = Z .
H1 P2 (R) = Z2 ,
H2 P2 (R) = 0 ,
Tornando al caso generale, diamo una formula che risponde al nostro proposito (cfr. inciso 57) di dire chi sono
i morfismi dn in termini di celle e morfismi di incollamento.
`
`
Lemma 60 (del bordo cellulare). Sia X un CW -complesso, X n = X n1 Dn e X n1 = X n2 Dn1 .



Posto Qn := Dn Sn1 e Qn1 := Dn1 Sn2 , modulo le identificazioni
Hn X n , X n1

= Hn

Qn

= Z

Hn X n1 , X n2

il morfismo dn del complesso cellulare Cell(X) assume la forma

dn :

n celle

e risulta

(dn ),

= Hn1

Qn1

= Z

n1 celle

X n1 Qn1
deg Sn1

(n.b. gli spazi Sn1 = Frontiera(Dn ) e Qn1 = Dn1 /Sn1 sono entrambi n 1 sfere), dove q `e il
morfismo che contrae tutto tranne la n 1 cella corrispondente allindice , i.e. contrae il complementare

della cella aperta D n1 X n1 .

63

Dimostrazione (cenno). Si deve studiare come opera il morfismo dn := n1 n (cfr. diagramma 50.5). Un
generatore di Hn (X n , X n1 )
= Z `e rappresentato da una catena a valori in una n-cella Dn . Tale
, tramite il morfismo di incollamento n , va nel ciclo in Hn1 (X n1 ) rappresentato da (attenzione,
non siamo pi`
u X n , in X n1 quello indicato non `e detto che sia un bordo), cfr. nota (A2, 9.1). Daltro
canto si fattorizza per Sn1 (frontiera della nostra cella Dn ), del quale per quanto visto nella sezione
sullomologia della sfera ne rappresenta il generatore dellomologia. Il morfismo tramite il quale Sn1 va
in X n1 `e il morfismo di incollamento . Infine, calcolare limmagine di nella n1-cella di indice
significa applicare q .

Esempio 61. Lo spazio proiettivo reale Pn (R) pu`
o essere realizzato attaccando una cella in ogni dimensione
(fino ad n):
X 0 = {p} (un punto);
..
.
`
X k = X k1 Dk ,

S k1 Dk

dove `e il morfismo 2:1 che identifica punti antipodali di S k1 :

Pk1 (R)
= X k1

..
.


Il complesso Cell Pn (R) della realizzazione di cui sopra di Pn (R) come CW-complesso `e il complesso
dn =

(61.1)

2, n pari
0, n dispari

d =2

d =0

d =2

d =0

. . . Z 4 Z 3 Z 2 Z 1

(grado n)

(grado 0)

(dk = 2 per k pari e dk = 0 per k dispari).


Di conseguenza, i gruppi di omologia dello spazio proiettivo reale sono i gruppi





Z2 , k dispari
Z , n dispari
H 0 Pn (R) = Z ,
H k Pn (R) =
,
H n Pn (R) =
0 , k pari
0 , n pari
(questo per 1 < k < n 1 )

Dimostrazione. Per il lemma (60) si ha


dk




q
deg S k1 Pk1 (R) Pk1 (R) Pk2 (R) .
(
= S k1 )

La restrizione di q alla k 1 cella aperta di Pk1 (R) `e un omeomorfismo sullimmagine (che chiameremo A) e
la composizione q contrae lequatore di S k1 ed identifica le due k 1 sfere ottenute come risultato di tale
contrazione. Per calcolare il grado di q possiamo prendere un punto y A e, posto {x1 , x2 } = (q)1 (y),
calcolare i gradi locali deg(q )|x1 e deg(q )|x2 . La funzione q `e un omeomorfismo locale sia in x1
che in x2 = x1 (per cui, in entrambi i punti avr`
a grado 1). Resta da capire quali sono i valori corretti.
Poiche `e invariante per antipodalit`
a (e lantipodalit`
a scambia x1 con x2 ), si deve necessariamente avere
deg(q )|x1 = deg(Id ) deg(q )|x2 . Daltro canto per la (31.6) si ha deg(Id ) = (1)k1+1 . In
definitiva, dk = 2 per k pari e dk = 0 per k dispari.

Il fatto che per k pari risulti effettivamente dk = 2 (e non 2) `e, in certo senso irrilevante: che sia dk = 2 o
dk = 2 lomologia del complesso non cambia. Si tenga peraltro presente che i gruppi del nostro complesso
cellulare sono i vari gruppi ciclici Gk = Hk (X k , X k1 ), il fatto che per k pari il morfismo dk porti il
generatore di Gk nel doppio del generatore di Gk1 dipende da come sono stati scelti i generatori.

64

Omologia con coefficienti.


Nel paragrafo A2, dato un complesso di catene libero (C , ) ed un gruppo abeliano G, che interpretiamo
come Z-modulo, introduciamo il complesso
C G , G := IG
(IG denota lidentit`
a su G)
detto complesso delle catene a coefficienti in G in quanto si ottiene considerando catene a coefficienti in G
piuttosto
P che negli interi Z. Questo non `e altro che il complesso ottenuto considerando le espressioni del
tipo
ni i con gli ni in G (invece che in Z) ed i i , come sempre, simplessi singolari; cfr. (2.2), essendo
loperatore di bordo G definito dalla stessa formula che definisce (def. 2.3 e 3). Il gruppo G si chiama
gruppo dei coefficienti e lomologia di questo nuovo complesso omologia a coefficienti in G.

Def. 65. Sia X uno spazio topologico e G un gruppo abeliano. I gruppi



Hn (X; G) := Hn C (X) G

si definiscono gruppi di omologia singolare di X a coefficienti in G .

Naturalmente, lo studente che non avesse ancora incontrato il prodotto tensoriale, pu`
o assumere la descrizione
di cui sopra come definizione del complesso delle catene a coefficienti in G.
Nota 65.1. Le definizioni ed i risultati visti nelle sezioni precedenti continuano ad essere validi per lomologia a
coefficienti in G (funtorialit`
a e passaggio modulo omotopia dei morfismi indotti in omologia, risultati sulle suddivisioni dei simplessi, successioni di Mayer-Vietoris e della coppia, escissione eccetera). Anche il Teorema (45),
losservazione (48) ed il Teorema (52) continuano a valere: lomologia dei -complessi, lomologia simpliciale,
lomologia cellulare e lomologia singolare, tutte a coefficienti in G, coincidono. Al fine di provare quanto
affermato basti osservare che nelle varie dimostrazioni non si utilizza mai il fatto di lavorare con coefficienti
in Z. Attenzione: come dimostrano le considerazioni che seguono, quanto appena affermato non significa che
tensorizzando i gruppi domologia con G si ottiene lomologia a coefficienti in G!
Consideriamo lesempio del piano proiettivo reale. Se tensorizziamo il complesso C (X) (cfr. 40 ) con Z2 ,
ovvero uno dei due complessi Ccell (X) dellesempio (59), si ottiene il complesso
C (X; Z2 )

:=

C (X) Z2 ,

ovvero il complesso Ccell (X; Z2 )

:=

Cell (X) Z2 ,

Ricordando che per complessi di catene liberi tensorizzare con Z2 significa sostituire le varie copie di Z
con altrettante copie di Z2 , il complesso C (X; Z2 ) `e sempre il complesso (40 ), ma con i vari generatori
nel gruppo Z2 (idem per Ccell (X; Z2 )). Calcolando lomologia di uno qualsiasi dei complessi in questione e
tenendo presente che le varie teorie omologiche coincidono (nota 65.1), si ottiene



H0 C (X; Z2 )
H1 C (X; Z2 )
(66)
H2 C (X; Z2 )
= Z2
= Z2 ,
= Z2 ,

(lasciamo la verifica come facile esercizio, che consigliamo di fare almeno nel caso pi`
u semplice, quello del
primo dei due complessi nellesempio 59).
Dalla (66) si evince che il gruppo H2 (C (X; Z2 )) (che `e Z2 ) non coincide con il gruppo H2 (X) Z2 (che `e il
gruppo zero). Daltro canto il complesso C (X; Z2 ) si definisce esclusivamente a partire dal complesso C (X),
questo potrebbe suggerire che questultimo complesso possa contenere dellinformazione non rilevabile dal mero
dato dellomologia a coefficienti interi; ma non `e cos`, lomologia a coefficienti in G pu`
o effettivamente essere
recuperata dallomologia a coefficienti interi (teorema dei coefficienti universali 67). Ciononostante lavorare
con coefficienti pu`
o avere dei vantaggi dovuti al fatto che, in un certo senso, linformazione `e organizzata in
maniera diversa.
Il gi`a citato teorema dei Coefficienti Universali (A2, 34), formula che esprime lomologia a coefficienti in G
di un complesso di catene, in termini dellomologia a coefficienti interi, `e un risultato di algebra omologica
(cfr. A2, 34). Per comodit`
a enunciamo cosa ci dice nel caso del complesso delle catene dei simplessi singolari
di uno spazio topologico X :

Teorema 67 (dei Coefficienti Universali). Sia X, uno spazio topologico e G un gruppo


abeliano. Per ogni intero n c`e una successione esatta naturale

0 Hn (X) G Hn (X; G) Tor Hn1 (X), G 0
Dimostrazione. Si applichi il Teorema (A2, 34) al complesso C (X).

65

Formula di K
unneth
La formula di K
unneth esprime lomologia del prodotto di due spazi topologici in termini
delle omologie dei singoli spazi.
Teorema 70. Siano X ed Y due spazi topologici. Ci sono un isomorfismo naturale

(70.1)
Hn (X Y )
= Hn C (X) C (Y )

ed una successione esatta naturale


L

0
Hi (X) Hj (Y ) Hn (X Y )
i+j = n

p+q = n1


Tor Hp (X), Hq (Y ) 0

Il complesso C (X) C (Y ) viene definito nellappendice di algebra omologica (cfr. A2, 35).
unneth:
Dimostrazione. Lisomorfismo (70.1) `e la parte topologica della formula di K
i complessi di catene

C (X Y )

C (X) C (Y )

sono complessi di catene omotopi.

Questo risultato non lo dimostriamo, ci limitiamo a dare lidea della costruzione che c`e sotto: dati due simplessi
singolari : i X e : j Y si considera : i j X Y , triangolando i j si
ottiene una i + j catena in X Y ; si ottiene cos` un morfismo di complessi C (X) C (Y ) C (X Y )
che risulta essere unequivalenza omotopica di complessi di catene, ne segue che anche il primo dei due calcola
lomologia dello spazio X Y .
La successione esatta segue dalla parte algebrica della formula di K
unneth, i.e. la successione esatta del
Teorema (A2, 36)

L
L

Hi (C ) Hj (D ) Hn (C D )
Tor Hp (C ), Hq (D ) 0 ,
0
i+j = n

p+q = n1

sostituendo Hn (C (X) C (Y )) con Hn (X Y ) (per C = C (X), D = C (Y )).

66

3.

Coomologia.

Partendo da uno spazio topologico X , si considera il complesso di catene dei simplessi singolari (cfr. 2, 2)
n+1

. . . Cn+1 (X) Cn (X) Cn1 (X) . . .

(C (X), ) :

(che `e un complesso di catene libero, i.e. costituito da gruppi abeliani liberi) e, fissato un gruppo abeliano G,
si pu`
o considerare il complesso duale a valori in G (cfr. A2, 42)
C (X; G), d
(1)

:=
(Hom(C (X), G),

dn1

dn

. . . C n1 (X; G) C n (X; G)

C n+1 (X; G)

:=

:=

:=

Hom(Cn1 (X), G)

Hom(Cn (X), G)

Hom(Cn+1 (X), G)

. . .

Di questultimo se ne pu`
o calcolare la coomologia (cfr. A2, 43). Si d`
a la definizione che segue:

Def. 2. Dati X e G come sopra, i gruppi di coomologia di X a coefficienti in G sono i


gruppi di coomologia del complesso (1), chiamato complesso delle cocatene di X :

H n(X; G) := H n Hom(C (X), G), .

Il Teorema dei coefficienti universali (A2, 45) ci dice che c`e una successione esatta naturale


j
q
(2)
0 Ext Hn1 (X), G H n(X; G) Hom Hn (X), G 0

In appendice A2 viene dimostrato il Teorema e viene data una descrizione dettagliata dei morfismi j e
q. Per comodit`
a, ricordiamo alcuni punti cruciali. Quanto al morfismo q, una n-classe di coomologia `e
rappresentata da una funzione , definita sulle n-catene, che va a zero tramite dn , ovvero che svanisce sugli
n-bordi (= Imn+1 ). La sua immagine q() `e quella stessa funzione vista come funzione definita sulle classi
di omologia (n-cicli modulo n-bordi). Poiche ogni morfismo definito sugli n-cicli si estende alle n-catene, il
morfismo q `e suriettivo. Daltro canto pu`
o accadere che il morfismo q non sia iniettivo: gli n-cocicli che
hanno immagine nulla in Hom(Hn (X), G), possono essere un po di pi`
u degli n-cobordi (cfr. A2, 43.1, 45.2
e dimostrazione del Teorema 45).
Praticamente tutti i risultati visti in omologia valgono anche in coomologia. Vediamone i principali.
(3.1) Una funzione continua f : X Y tra spazi topologici induce un morfismo di complessi


f : C (Y ; G) C (X; G) ,
f () := (f )
che commuta con loperatore di cobordo d e pertanto induce dei morfismi in coomologia
f :

H n (Y ) H n (X)
f

(3.2) Naturalmente i morfismi indotti in coomologia sono controvarianti: date X Y e Y Z si ha

(g f )

= f g ,

IdX = IdC (X) ;

(g f ) = f g ,

IdX = IdH n (X) , n .

(3.3) Data uninclusione j : A X , dualizzando la successione esatta corta di complessi di catene (2, 23.1)
si ottiene la successione esatta corta di complessi di cocatene
0

C (X, A; G)

(:=

C (X; G)

C (A; G)

Hom(C (X, A), G))

(si provi lesattezza, per esercizio). Per linciso (A2, 3) ed il lemma (A2, 9) c`e una successione esatta
lunga in coomologia chiamata successione esatta lunga della coppia in coomologia
... H n (X, A; G)

H n (X, G) H n (A; G) H n+1 (X, A; G) ...

(3.4) Funzioni f, g : X Y omotope, inducono morfismi f , g di complessi di cocatene omotopi e, di


conseguenza, inducono lo stesso morfismo in coomologia, i.e. f = g (lo stesso risultato vale anche
per le coppie).

67

(3.5) Nelle ipotesi del Teorema di Escissione (2, 27), i.e. data una coppia (X, A) e dato Z soddisfacente

Z A, vale lanalogo dellescissione in coomologia


j :

H n (X, A; G)

H n (X r Z, A r Z; G)

`e un isomorfismo, per ogni n .

dove j : (X r Z, A r Z) (X, A) denota linclusione di coppie.


(3.6) Dato un ricoprimento aperto U = {A, B} di uno spazio X , dualizzando la successione esatta corta
di complessi di catene (2, 17) si ottiene la successione esatta corta di complessi di cocatene
C U (X; G)

0
(:=

C (A; G) C (B; G) C (A B; G) 0

Hom(CU(X), G))

Questa, induce una successione esatta lunga in coomologia (inciso A2, 3 e lemma A2, 9):
. . . H n (X; G) H n (A; G) H n (B; G) H n (A B; G) H n+1 (X; G) . . .
dove abbiamo potuto omettere la dipendenza dal ricoprimento U (primo e quarto termine) grazie
allequivalenza omotopica dei complessi di cocatene C U (X; G) C (X; G) ottenuta dualizzando
lequivalenza omotopica della Proposizione (2, 15)).
Per il Teorema dei coefficienti universali, linformazione racchiusa nella coomologia (che a priori `e determinata
dal complesso di catene ma non dalla sua omologia) pu`
o essere recuperata dallomologia. Il fatto che tale
informazione sia organizzata in maniera leggermente diversa rende la coomologia pi`
u funzionale, e consente di
definire unutile struttura aggiuntiva in modo naturale.
Consideriamo coefficienti in un anello commutativo R (siamo interessati esclusivamente agli anelli che seguono:
R = Z, Zp , Q, R, C). Osserviamo che C (X; R) ha una naturale struttura di R-modulo. (Lipotesi che
R sia un anello commutativo non `e necessaria ai fini della definizione di prodotto cup ne ai fini della maggior
parte delle affermazioni che faremo).

Def. 4. Sia R un anello commutativo. Si definisce il prodotto cup di cocatene


`

C r (X; R) C s(X; R) C r+s(X; R)

ponendo
` : Cr+s (X)
P
ni i

R
ni ([e0 , ..., er ]i ) ([er , ..., er+s ]i )

dove C r (X; R), C s (X; R), e0 , ..., er +s sono i vertici del simplesso standard r+s , i i sono
r + s simplessi singolari, i vari [ ... ]i sono simplessi singolari definiti dalla notazione (2, 13.1), il prodotto
denota il prodotto in R.
` utile osservare, una volta per tutte, che risulta
Nota 4.1. Il prodotto cup `e associativo. E
(1 ` ... ` m )() =
1 ([e0 , ..., er1 ] ) 2 ([er1 , ..., er1 +r2 ] ) ... ,
P
ri
i C (X; R), `e un
ri simplesso singolare.

Nota 4.2. Dalla definizione appare evidente che il prodotto cup `e distributivo, o meglio R-lineare in ognuno
dei due argomenti: fissato uno dei due argomenti, il prodotto cup `e un morfismo di R-moduli nellaltro
argomento, i.e. le due funzioni - ` : 7 ` e ` - : 7 ` sono morfismi di R-moduli.
Nota 4.3. Il prodotto cup `e compatibile con i morfismi indotti: data f : Y X e date , come
sopra, si ha

f ` f = f ( ` )

Lemma 5. Date e come nella definizione (4), risulta


(5.1)

d( ` )

d ` + (1)r ` d .

` sufficiente verificare che le cocatene ai due lati delluguaglianza agiscono allo stesso modo
Dimostrazione. E


sugli r+s+1 simplessi singolari. Si ha d( ` ) () = ( ` )() = ... = d ` + (1)r ` d ()
(lasciamo i dettagli per esercizio).


68

Come corollario del Lemma (5) si deduce che il prodotto cup `e ben-definito in coomologia:

Cor./Def. 6. C`e unapplicazione ben definita, sempre indicata come prodotto cup,
`

: H r (X; R) H s(X; R)

H r+s(X; R)

(, )

Dimostrazione. Se e sono cocicli (i.e. hanno cobordo nullo), dalla (5.1) segue la relazione d( ` ) = 0,
i.e. che ` `e anchessa un cociclo. Se oltre ad essere cocicli una delle due `e un cobordo, e.g. = d,
allora ` = (d) ` = d( ` ), i.e. ` `e un cobordo (stessa cosa se `e ad essere un cobordo).

Naturalmente il prodotto cup in coomologia eredita tutte le propriet`
a del prodotto cup definito a livello di
rappresentanti, (cfr. note 4.1, 4.2 e 4.3). Date f : Y X , e come sopra, la (4.3) assume la forma

f ` f

(7)

f ( ` ),

Lemma 8. Date C r (X; R) e C s(X; R), risulta


(8.1)

(1)

rs

`.

(qui si usa la commutativit`a di R).


Dimostrazione. Dato un r + s simplesso singolare , i due termini ( ` )() e ( ` )() sono
rispettivamente





e [es+1 , ..., er+s ] [e0 , ..., es ] = ( ` ) T ()
[e0 , ..., er ] [er , ..., er+s ]

dove T `e la trasformazione definita ponendo T () = [es+1 , ..., er+s , e0 , ..., es ] (ricordiamo che =
[e0 , ..., er+s ] , cfr. 2, 13.2). Entrando nella combinatoria della trasformazione T si ottiene luguaglianza

T = (1)rs (questo
conto lo omettiamo), quindi si deduce la tesi: ( ` )() = ( ` ) T () =

( ` ) (1)rs .


Le cocatene, per definizione, agiscono sulle catene. Ci`o pu`


o essere visto in termini duali e, per m k, si
generalizza ad una azione delle m-catene sulle k-cocatene, a valori nelle m k catene (di seguito, omettiamo
dalla notazione il gruppo dei coefficienti, che per il momento assumiamo sia il gruppo degli interi Z):

Oss./Def. 9. Dato uno spazio topologico X e due interi k m, si definisce il prodotto cap
ponendo
Cm (X) C k (X)
Cmk (X)
(9.1)
( )
7
([v0 , ..., vk ] ) [vk , ..., vm ]
dove = [v0 , ..., vm ] (cfr. notazione 2, 13.1). Naturalmente la definizione si intende estesa
alle m-catene per linearit`a. Il prodotto cap soddisfa la formula
(9.2)

( )

(1)k ( d)

Come funzione a valori in Hmk (X), il prodotto cap `e ben definito a livello di classi di omologia
e coomologia, i.e. induce un morfismo
(9.3)

Hm (X) H k (X)

Hmk (X)

69

Infine, soddisfa la cosiddetta Formula di Proiezione:


(9.4)

f ()

f ( f )

dove f : X Y denota una funzione continua, Hm (X), H k (Y ).


Dimostrazione. La (9.2) si verifica con un conto esplicito, che lasciamo per esercizio. Dalla formula (9.2), con
un argomento analogo a quello della dimostrazione del cor. (6), segue immediatamente che il prodotto cap
`e ben definito a livello di classi di omologia e coomologia (lasciamo questo passaggio per esercizio). Infine,
la Formula di Proiezione (9.4) segue dalle definizioni: se `e un m-simplesso (in X ) e C k (Y ), si ha
f = f (cfr. 2, 9) ed f = f (cfr. 3, 3.1).

Nota 9.5. Sia un m-simplesso, H m (X) (n.b.: k = m). Si ha = (){v}, dove v `e uno
(lultimo) dei vertici di . Di conseguenza, a livello di classi di omologia e coomologia, per m = k il prodotto
cap si interpreta come segue: il valore (), che a priori `e solo un intero, viene visto come lelemento in H0 (X)
corrispondente alla componente
P connessa individuata da (naturalmente, quanto osservato si generalizza nel
modo ovvio alle m-catene
ni i ).

70

4.

Variet`
a Topologiche.

Assumiamo che chi legge abbia un minimo di familiarit`a con la nozione di variet`a topologica. Per comodit`a ricordiamo la definizione: una variet`a topologica di dimensione n `e uno
spazio topologico di Hausdorff dove ogni punto ammette un intorno U omeomorfo ad Rn , un
omeomorfismo : U Rn si chiama carta locale.
Lipotesi che lo spazio sia di Hausdorff serve ad escludere dalla definizione alcune patologie, il tipico esempio
n
`e quello di una copia di Rn con un punto doppio (cio`e lo spazio
` chen si ottiene nconsiderando due copie di R
n
ed identificandole ovunque eccetto che in un punto, i.e. R
Id R , U = R r {p} (cfr. 0, 5).
U

Orientazione.

Iniziamo con alcune considerazioni concernenti Rn (n 1). Per ogni p D n Rn esistono degli isomorfismi
naturali

Z, k = n
n1
n
n
n

e
e
) =
(1)
Hk (R , R r {p}) = Hk1 (R r {p}) = Hk1 (S
0 , k 6= n

dove: il primo `e dato dalla successione della coppia; il secondo dalla retrazione di deformazione di Rn r {x}
su S n1 (cfr. 1, 2.7); il terzo dal calcolo dellomologia della sfera (della quale, per k = n, ne `e stato dato il
generatore canonico). Naturalmente, quanto sopra si estende a p Rn arbitrario: `e sufficiente considerare
un disco pi`
u grande. In particolare, dati due punti in Rn , c`e un isomorfismo naturale tra i corrispondenti
gruppi di n-omologia locale. Per utilizzi futuri, `e utile osservare che tale isomorfismo si caratterizza in quanto
composizione degli isomorfismi indicati
Hn (Rn , Rn r B)

(1.1)

Hn (Rn , Rn r {p})

Hn (Rn , Rn r {q})

(dove: B `e un n-disco, p, q B, i due


isomorfismi sono i morfismi indotti dalle
due inclusioni di coppie)

Detto in altri termini, abbiamo un criterio che consente un confronto immediato dei gruppi di omologia
locale in due punti distinti p, q Rn : due elementi p Hn (Rn , Rn r {p}) e q Hn (Rn , Rn r {q}) si
corrispondono se provengono da uno stesso elemento in un qualche Hn (Rn , Rn r B)
= Z (B come sopra).
Sia ora X una variet`
a topologica di dimensione n 1, x X un punto e : U Rn una carta locale
intorno ad x (i.e. `e un omeomorfismo soddisfacente (x) = 0). Abbiamo degli isomorfismi

(1.2)
Hn (X, X r {x})
Hn (U, U r {x}) Hn (Rn , Rn r {0})
Z
=
=
(cor. 2, 29)

(cfr. 1)

Lisomorfismo dipende dalla carta locale ed i due isomorfismi esistenti a priori sono ottenibili entrambi,
per cui il gruppo domologia locale Hn (X, X r {x}) (def. 2, 29.1) non ha un generatore canonico. Diamo
la seguente definizione.
Definizione 2. Sia X una variet`
a topologica di dimensione n 1 ed x X un punto.
Unorientazione locale di X in x `e la scelta di un generatore del gruppo di omologia locale Hn (X, X r{x});
due orientazioni locali ox ed oy si dicono concordi relativamente alla carta locale : U Rn (che si
assume contenga i punti x ed y), se risulta ox = oy . In questo caso scriveremo
ox oy
luguaglianza ox = oy `e da intendersi via lisomorfismo canonico (1.1) Hn (Rn, Rn r {(x)})
=

Hn (Rn, Rn r {(y)}) .

Unorientazione (globale) di X `e una scelta di unorientazione locale ox per ogni x X soddisfacente


una delle propriet`
a che seguono (tra loro equivalenti):
i) ogni coppia ox ed oy `e concorde relativamente ad ogni carta locale contenente x ed y;
ii)

esistono carte locali : U Rn che ricoprono X tali che ox oy , , x, y U ;

e X (definito sotto, cfr. inciso 2.2).


iii) x 7 (x, ox ) `e una sezione globale del rivestimento : X
X si dir`
a orientabile se ammette unorientazione globale.

71

Quanto osservato sopra (cfr. 1.1 e successiva considerazione), si traduce nel criterio che segue:
Criterio 2.1. Data X come sopra, : U Rn carta locale, x, y U ,
(
esistono B U con (B) = disco Rn , Hn (U, U r B)
ox oy

(x)
(y)
tali che ox = j () , oy = j ()
dove j (x) denota linclusione di coppie j (x) : (U, U rB) (U, U r{x}) (e j (y) `e analoga).
e linsieme delle coppie (x, o ), essendo o unorientazione locale in x. Consideriamo la
Inciso 2.2. Sia X
x
x
corrispondente proiezione naturale 2:1



2:1
e := (x, ox ) ox orientazione locale in x
X
: X

e ha una naturale struttura di variet`


Si ha che linsieme X
a topologica rispetto alla quale `e un rivestimento
2:1 di variet`
a, dove gli aperti delle carte locali di X sono ben rivestiti. Infatti, se : U Rn `e una carta
locale, il concordare relativamente a ci consente di spezzare 1 (U ) in due insiemi in corrispondenza
biunivoca con U tramite :

1 (U ) = U + U , U + := {(x, ox ) | x U, ox = 1
:= {(x, ox ) | x U, ox = 1
(1)}, U
(1)}

dove 1 denota il generatore canonico di H n (Rn , Rn {p}), per ogni p. Naturalmente, 1 denota il suo
opposto.
Esercizio 2.3. Si verifichi che i), ii) e iii) sono equivalenti. (Suggerimento: i) ii) `e banale, provare
che ii) iii) e che iii) i) di fatto si riduce a verificare che linciso 2.2 definisce effettivamente un
rivestimento di variet`
a soddisfacente le propriet`
a ivi indicate). Si osservi che come corollario immediato si
e X `e un rivestimento banale, i.e. X
e `e unione disgiunta
deduce che X `e orientabile se e solo se : X
e sia sconnessa).
di due copie di X (ci`
o, nel caso in cui X `e una variet`
a connessa, equivale a che X
Osserviamo quanto segue.
(2.4) Dalla ii) segue immediatamente che ogni aperto di Rn `e orientabile (per esercizio).
(2.5) Dalla i) segue facilmente che il nastro di M
obius non `e orientabile:
2

Nella figura (che abbiamo ripetuto due volte per chiarezza), il 2-simplesso
(vertici ordinati come indicato), genera un opportuno H2 (U, U rB) con
U carta locale e B palla contenente i due punti e . Lo stesso vale
per per una qualche carta locale V . Nonostante ci`
o, e definiscono
la stessa orientazione sul punto e orientazioni opposte sul punto
(si osservi come gira il percorso 012 intorno ai due punti e
...nella figura a destra si faccia attenzione alle identificazioni: si guardi ).

Ne segue che se le orientazioni locali dei due punti e sono concordi relativamente ad una delle due
carte locali (U e V ), necessariamente non lo sono rispetto allaltra.
In (1) abbiamo fissato degli isomorfismi, va da se che sono quelli che si utilizzano per definire lorientazione
canonica di Rn :

Def. 2.6. Si definisce lorientazione canonica di Rn scegliendo


ox 1 tramite lisomorfismo canonico Hn Rn , Rn r {x}
per ogni x Rn .

= Z

Esercizio 2.7. Si verifichi che linclusione : n Rn (n = n-simplesso standard) `e un rappresentante


dellorientazione canonica ox per ogni x interno a n .
Naturalmente pu`
o essere dilatato e traslato: anche := + : n Rn (0 < R, Rn ) `e
un rappresentante dellorientazione canonica (per i punti interni allimmagine di ).

e `e orientabile (sempre).
Proposizione 3. Sia X una variet`a topologica. La variet`a X

e scegliendo ox come orientazione locale nel punto (x, ox ).


Dimostrazione. Definiamo unorientazione globale di X


72

Classe Fondamentale.
Sia X una variet`a topologica di dimensione n 1. Esiste un rivestimento naturale di
variet`a topologiche



e om.loc. :=
X
(x, x ) x Hn (X, X r {x})

(4)
y
X

e om.loc. `e solo
Per quel che concerne la struttura di rivestimento topologico delloggetto introdotto (a priori X
un insieme), la costruzione `e di fatto quella gi`a vista nellinciso (2.2). In effetti possiamo osservare subito che
insiemisticamente risulta

e om.loc. = { (x, 0)} { (x, co )} = X S X


e
(4.1)
X
(N := N r {0})
x

cN

c N

dove ox denota un generatore dellomologia locale in x e le varie unioni sono unioni disgiunte (abbiamo una
e per ogni c N ). Questa scrittura ci consente di
copia di X, che corrisponde a x = 0, ed una copia di X
e om.loc. come unione disgiunta di rivestimenti, quindi di vederlo come rivestimento topologico.
vedere linsieme X

e om.loc. :
Naturalmente possiamo essere diretti nellintrodurre la struttura topologica di X
se : U Rn `e una carta locale, scriviamo
(4.2)

1 (U ) = {(x, m) | m Z} = U Z ,

 ()
n
n
m := 1
(m) , m Hn R , R r {p} = Z

(come gi`a sottolineato pi`


u volte, lidentificazione () `e canonica, non dipende da p Rn ). Quindi, tramite
lidentificazione (4.2), dotiamo 1 (U ) della struttura di U Z di rivestimento banale di U . Ripetendo
questa operazione per ogni carta locale : U Rn , abbiamo un rivestimento banale U Z di U per
ogni aperto U . Questi rivestimenti locali-banali si raccordano in un rivestimento di X . Infatti, date due
carte locali : U Rn , : V Rn ed un punto x U V , dal diagramma di isomorfismi
Hn (U , U r B)

Hn (U, U r B)
H (X, X r B) ,
H (V, V r B) n
n

U V U B

x,

(=: Ux )

(U carta locale, B disco in U ), diagramma fornito dallescissione, si evince che le due carte locali, o meglio
le due strutture di rivestimento banale 1 (U ) = U Z e 1 (V ) = V Z, inducono la stessa struttura di

rivestimento banale su 1 (Ux ), Ux := B (quella indotta dalla carta U ).


Fissiamo alcune conseguenze immediate di quanto visto sopra.
e om.loc. `e banale se e solo se X
e `e banale, i.e. se e solo se X `e orientabile;
(4.3) Il rivestimento X
(4.4) gli aperti delle carte locali sono aperti ben rivestiti per ragioni tautologiche;

(4.5) localmente, e.g. in B (B disco U carta locale), le sezioni di sono definite dagli elementi
Hn (U, U r B): un tale definisce la sezione locale x 7 (x, j (x) ()), dove j (x) : (U, U r B)
(U, U r {x}) denota linclusione di coppie.

Oss. 4.6. Un elemento Hn (X) definisce una sezione globale



e om.loc. , s (x) = x, x ()
s : X X

dove x : Hn (X) Hn X, X r {x} denota il morfismo della successione della coppia.

Dimostrazione. Il morfismo x si fattorizza per Hn (X, X r B)


= Hn (U, U r B), dove U `e una carta locale
e B U un disco. Dalla (4.5) segue la continuit`
a locale di s nel punto x .


73

Lemma 5. Sia X una variet`a topologica di dimensione n, K X un compatto.


i)

e om.loc. `e una sezione globale di . Allora


Se s : X X
! Hn (X, X r K)

ii) Hi (X, X r K) = 0 ,

tale che

jK, x () = sx , x K

i > n.

La notazione usata `e la seguente: sx `e definito da s(x) = (x, sx ), j K, x `e linclusione di coppie (X, X rK)
(X, X r {x}) e jK, x : Hn (X, X r K) Hn (X, X r {x}) il morfismo indotto in omologia in grado n.
Dimostrazione. Lidea `e quella di provare il lemma per gradi: lo si prova
Step 1. per K = B, disco in una qualche carta locale U ;
Step 2. per K = Bi , unione finita di dischi e punti, tutti in una qualche carta locale U ;
Step 3. per K U , compatto, sempre in una qualche carta locale U ;
Step 4. per K arbitrario.
Lo step 1 `e banale. Gli step 2 e 4 si provano allo stesso modo: per induzione sul numero degli elementi
dellunione, la successione di Mayer Vietoris mostra che se il lemma (sia i) che ii)) vale per due compatti e
la loro intersezione, allora vale anche per la loro unione. Quanto allo step 3, la ii) `e evidente e per quel che
concerne lesistenza di in i) `e sufficiente considerare un disco che contenga K . Per provare lunicit`a di un
elemento Hi (X, X r K) come in i), si ricopre K con dei dischi che non intersecano il supporto del
bordo di , con ci`
o ci si riconduce alla tesi dello step precedente.


Corollario 5.1. Se X `e connessa, non compatta, allora Hi (X) = 0 ,

i n.

Dimostrazione. Procediamo per assurdo. Se esiste una classe non nulla in Hi (X), scelto un rappresentante
e posto K = supporto(), siamo in grado di trovare un aperto U K , con U anchesso compatto.
Affermiamo che la tesi segue dal lemma e dal diagramma
0

=
(i n)

Hi+1 (X, X r T ) Hi (X r T, X r U ) Hi (X, X r U )


x
x

Hi (U, )
.

(T := U r U )

Hi (X)

Innanzi tutto, pu`


o essere considerato come elemento . in Hi (U, ) (dove continua ad essere non nullo).
Daltro canto, per il lemma 5, si ha Hi (X, X r U ) = 0 per i > n. Per i = n, il nostro definisce una
sezione s (cfr. oss. 4.6); risulta s = 0, infatti s (x) = 0 per x X r K (che `e non vuoto), essendo X
connessa, lannullarsi (= coincidere con la sezione nulla) in un punto implica lannullarsi ovunque. Per il
lemma 5, unicit`
a in i), s = 0 implica che si annulla in Hn (X, X r U ). In ogni caso (per i n), si
annulla in Hi (X, X r U ). Ci`o `e assurdo per lesattezza della riga in alto.


Teorema 6. Sia X una variet`a compatta, connessa, di dimensione n. Allora


i) se X `e orientabile, si ha Hn (X)
= Z e
x : Hn (X) Hn (X, X r {x}) `e un isomorfismo per ogni x X ;
ii) se X non `e orientabile, si ha Hn (X) = 0 .
In ogni caso (anche per variet`a non connesse e/o non compatte), si ha Hi (X) = 0 , i > n.
Come nella (4.6), x : Hn (X) Hn (X, X r {x}) denota il morfismo della successione della coppia.
Dimostrazione. Iniziamo con lultimissima affermazione: proviamo che ogni componente connessa X di X ha
omologia nulla nei gradi strettamente maggiori di n (per X, eventualmente, non connessa e/o non compatta).
Se X non `e compatta, ci`
o segue dal corollario (5.1); se invece X `e compatta, ci`o segue dal lemma (5) con

74

K = X . Per losservazione (2, 7.1) abbiamo concluso.


e om.loc. tale che s(x) Hn (X, X r {x}) `e
Proviamo la i). Unorientazione `e una sezione globale s : X X
un generatore per ogni x X . Il lemma (5), sempre per K = X , ci dice che esiste, unico, Hn (X) tale
che x () = s(x) per ogni x X. Di conseguenza, il sottogruppo hi generato da tale `e isomorfo a Z
e va isomorficamente su ogni Hn (X, X r {x}). Se per assurdo esiste Hn (X) r hi, esiste una costante
c tale che la sezione s c (cfr. oss. 4.5) si annulla in un punto fissato x X e, essendo X connessa, si
annulla in ogni x X . Daltro canto, per il lemma 5, s c = 0 implica c = 0.
Proviamo la ii). Poiche X non `e orientabile e connessa (ci`
o serve ad escludere che possa avere una qualche
componente orientabile), lunica sezione globale di `e la sezione nulla. Di conseguenza, ogni elemento
Hn (X) definisce la sezione nulla di . Per lunicit`a in lemma 5, i), si deve avere = 0.


Def. 7. Sia X una variet`a topologica compatta, connessa, orientata, di dimensione n. Si


pone
[X] = classe fondamentale = generatore di Hn (X) che definisce lorientazione
(per il Teorema 6, esiste un (unico) elemento in Hn (X)
= Z che definisce lorientazione; cfr. oss. 4.6).
Inciso 8. Considerando coefficienti in Z2 , per il Teorema dei Coefficienti Universali (cfr. 2, 67) si ha
Hn (X, X r {x}; Z2 )
= Z2
e , diventa una nozione automaticamente
e la nozione di orientazione, intesa come esistenza di una sezione di X
e = X, si osservi che X
e om.loc. = X X dove le
soddisfatta da ogni variet`
a (semplicemente perche si ha X
due copie corrispondono alle sezioni 0 ed 1). Nel senso di cui sopra possiamo affermare che ogni variet`
a `e
Z2 -orientabile. Pur lavorando con Z2 i risultati enunciati sopra continuano a valere, in particolare continua
a valere il Teorema 6 (si osservi che nella dimostrazione del teorema 6, si distinguono i due casi i) e ii)
e In definitiva,
esclusivamente sulla base dellesistenza o meno di una sezione di X).
se X `e una variet`
a connessa, compatta, di dimensione n, risulta Hn (X; Z2 )
= Z2
Sottolineiamo che, essendo ogni variet`
a Z2 -orientabile, considerando coefficienti in Z2 , ogni variet`
a compatta
e connessa rientra nel caso i) del Teorema (6).

Si osservi che quanto affermato `e in accordo col risultato H2 P2 (R); Z2
= Z2 (cfr. 2, 66).

75

Dualit`
a di Poincar
e.
Sia X una variet`a topologica compatta, connessa, orientata, di dimensione n. Scriviamo
la classe fondamentale, o meglio una n-catena che la rappresenti, nella forma
P
(8.1)
[X] =
ni [v0 , ..., vn ]
(cfr. notazione 2, 13.1)
i

Si ha che esiste un morfismo ben definito (cfr. Oss./Def. 3, 9), detto morfismo di dualit`a:

(8.2)

D : H k (X; Z)

Hnk (X; Z)

[X]

:=

ni ([v0 , ..., vk ] ) [vk , ..., vn ]


i

Teorema 9 (Dualit`
a di Poincar
e). Sia X come sopra. Il morfismo D `e un isomorfismo.
Questo risultato non lo dimostriamo. In estrema sintesi, lidea di base della dimostrazione consiste nel procedere
per induzione sugli aperti di un ricoprimento in carte locali. La formalizzazione di questa idea richiede un po
di lavoro:
k
i) si introduce una nuova teoria coomologica, la cosiddetta coomologia a supporto compatto Hcomp
(X; Z);
k
ii) si introduce un morfismo di dualit`
a Dc : Hcomp
(X; Z) Hnk (X; Z);

iii) si dimostra che Dc `e un isomorfismo per ogni variet`


a orientata, di dimensione n (non si assume ne
compattezza ne connessione). Come accennavamo, questo step si prova sostanzialmente per induzione
(richiede una notevole quantit`
a di lavoro e lintroduzione di risultati e tecniche non elementari);
k
(X; Z) = H k (X; Z) e D = Dc (naturalmente,
iv) si osserva che se X `e compatta e connessa allora Hcomp
lipotesi che X sia connessa `e sostanzialmente irrilevante: si pu`
o considerare la classe fondamentale di
ogni componente connessa, quindi introdurre D anche in presenza di pi`
u duna componente connessa,
eccetera).
Nota 10. Le variet`
a topologiche compatte nelle quali capita di imbattersi sono CW-complessi. In effetti si
congettura che ogni variet`
a topologica compatta sia un CW-complesso (che, per ragioni di compattezza, sar`a
necessariamente finito). In un CW-complesso finito, lomologia cellulare `e finitamente generata (`e generata dalle
n-celle, che in un CW-complesso finito sono in numero finito per definizione). Per lequivalenza dellomologia
cellulare con quella singolare (Teorema 2, 52), i CW-complessi finiti hanno gruppi di omologia finitamente
generati.

Lemma 11. Se X `e una variet`a topologica compatta, allora


Hk (X) `e finitamente generato, per ogni k .
Questo lemma non lo dimostriamo. Sottolineiamo che largomento nella nota (10) dimostra il lemma in un
caso che, almeno congetturalmente, esaurisce tutti i casi possibili (ed include tutte le variet`
a conosciute)!
Osservazione 11.1. Per il lemma (11), `e definita la caratteristica di Eulero Poincare delle variet`
a compatte:
P
(X) :=
(1)i i (X)

(ricordiamo che i (X) := rangoHi (X), cfr. 2, 5.2).

Come conseguenza immediata della dualit`


a di Poincare si deduce il seguente risultato.
Corollario 12. Se X `e una variet`
a topologica compatta, connessa, orientata di dimensione dispari, allora la
sua caratteristica di Eulero Poincare `e nulla:
dim X =

2k + 1

(X) = 0 .

(i.e. `
e dispari)

P
Dimostrazione. Nellespressione (X) =
(1)i i (X), i termini (1)i i (X) e (1)n1 ni (X) si cancellano, per ogni i. Infatti, per la dualit`
a di Poincare si ha
i (X) = ni (X) , i .


76

La dualit`a di Poincare permette unutile interpretazione del prodotto cup. Si consideri il


diagramma che segue:
f[X]

B : H k (X; Z) H nk (X; Z) H n(X; Z)


(

(13)

( ` ) ([X])

l


:= [X]
Hnk (X; Z)

( = ([X])

= () )

()

Nella parte bassa abbiamo indicato ci`


o che si ottiene sostituendo il fattore H k (X; Z) col suo duale di Poincare
Hnk (X; Z), ovvero sostituendo col suo duale di Poincare := [X] . Luguaglianza () segue da
una formula generale che vale a livello di catene e cocatene (che noi applichiamo per = [X]):
( ` ) ()

( ) ,

Ck+h (X), C k (X), C h (X)

(questultima segue dalle definizioni 3, 4 e 9.1, la si verifichi per esercizio). Quanto osservato ci dice che la
composizione alla prima riga del diagramma (13), cio`e la forma bilineare f[X] ` , non `e altro che la forma
B : Hnk (X; Z) H

(13.1)

nk

(X; Z)

()

La forma B soddisfa la propriet`


a che segue (qui poniamo h := n k):


(13.2)
Hom Hh (X; Z), Z , (-) = B (-, ) ; `e di torsione

B (-, ) = 0 .

(i.e. m 1 | m = 0)

Infatti, la prima parte `e la suriettivit`a del morfismo q che appare nella successione esatta 3, 2, per G = Z
(teorema dei coefficienti universali in coomologia). Quanto alla seconda parte, la successione esatta
 3, 2, ci
dice anche che B (-, ) = 0 se e solo se appartiene allimmagine del gruppo Ext Hh1 (X), Z , gruppo
che, per il lemma 11, coincide col suo sottogruppo degli elementi di torsione. Ne segue che anche gli elementi
provenienti da tale Ext debbano essere elementi di torsione.
Come gi`a osservato, la forma bilineare B = f[X] ` (diagramma 13, prima riga), non `e altro che la forma
B . Quindi soddisfa anchessa la propriet`
a (13.2). Alla luce delluguaglianza ` = ` (3, 8), dove il
segno dipende solo da k ed n k, le propriet`
a (13.2) scritte per gli indici k e k = n k danno la proposizione
che segue.

Proposizione 14. Sia X una variet`a topologica compatta, connessa, orientata, di dimensione n. La forma bilineare
(14.1)

B :

f[X]

H k (X; Z) H nk (X; Z) H n(X; Z)


(

`e unimodulare.

Z

` ([X])

Ci`o significa che soddisfa la (13.2) sia nel primo che nel secondo argomento: ogni funzione lineare nel primo
argomento (a valori in Z) `e del tipo B(-, ), ogni funzione lineare nel secondo argomento `e del tipo B(, -)
e, inoltre, B(-, ) (ovvero B(, -)) `e identicamente nulla se e solo se (ovvero ) `e di torsione.

Def. 15. Il prodotto duale di Poincare della forma (14.1), ovvero la forma bilineare
(15.1)

Hnk (X; Z) Hk (X; Z)


(

deg

H0 (X; Z)

deg ( )

definita semplicemente traducendo la (14.1) via D, ovvero ponendo



(15.2)
:= D D 1 () ` D 1 ( ) ,
viene chiamato prodotto di intersezione.

77

Il risultato interessante `e che il prodotto di intersezione appena definito ha uninterpretazione geometrica


assolutamente notevole: coincide con una nozione di intersezione molto pi`
u geometrica e familiare, la nozione
di intersezione di cicli introdotta nellinciso che segue.
Premessa. Sia X una variet`
a topologica compatta, connessa, orientata, di dimensione n. Sia V una sottovariet`
a di X , anchessa compatta e orientata, di dimensione k. La classe fondamentale di V pu`
o essere
vista come k-ciclo in X tramite il morfismo indotto in omologia dallinclusione (cfr. 2, 9). Se W `e unaltra
sottovariet`
a compatta orientata, di dimensione n k, `e ragionevole attendersi che lintersezione V P
W sia
costituita da un insieme finito di punti {p1 , ..., pm } e possa essere considerata come 0-ciclo V.W =
pi ,
essendo i segni definiti in modo opportuno (cfr. sotto). Questa premessa vuole suggerire due cose:
lidea che le sottovariet`
a compatte orientate (ed anche le loro combinazioni lineari formali) possano essere
pensate come cicli;
lidea che lintersezione insiemistica possa essere vista in termini omologici.
Ai fini della strada che vogliamo percorrere si devono considerare variet`
a differenziabili.
Inciso 15.3. Sia X una variet`
a differenziabile orientata, di dimensione n, A e B sottovariet`
a17 diffeomorfe
k
nk
ad R ed R
(quindi anchesse orientate) che si incontrano trasversalmente in un punto p (i.e. la somma
di sottospazi tangenti s : Tp (A) + Tp (B) Tp (X) `e un isomorfismo), si definisce lintersezione locale di
A e B in p ponendo (A.B)p = p (inteso come 0-ciclo), dove il segno dipende dalle orientazioni: `e il
segno del determinante di s, scritta relativamente a basi positivamente orientate di Tp (A), Tp (B) e Tp (X).
A questo punto introduciamo una nozione: un k-simplesso liscio : k X `e la restrizione di una
funzione C definita in un intorno aperto di k , una catena liscia `e una combinazione lineare di simplessi
lisci. Le nozioni di trasversalit`a e di intersezione di cui sopra si estendono ai simplessi lisci e, con un minimo
di accorgimenti (lasciamo i dettagli per esercizio), alle catene. Vale il seguente notevole risultato: i) se X `e
una variet`
a differenziabile, ogni classe di omologia ammette rappresentanti lisci; ii) se X `e orientata, fissate
due classi di omologia di dimensione k e n k, `e possibile trovare dei rappresentanti lisci Ck (X) e
Cnk (X) che si incontrano trasversalmente e, per X compatta, risulta . = (a sinistra compare
lintersezione geometrica appena introdotta, a destra lintersezione 15.2).
Concludiamo menzionando un altro risultato assolutamente notevole. Sempre nel caso in cui X sia una
variet`
a differenziabile, vale il Teorema di de Rham che consente di identificare la coomologia di de Rham con
la coomologia a coefficienti reali, modulo questa identificazione il prodotto cup corrisponde al prodotto wedge
di forme differenziali e, in omologia, al prodotto di intersezione, inoltre, il passaggio dalla coomologia di de
Rham allomologia `e dato dallintegrazione delle k-forme chiuse sui k-cicli. ...per i dettagli rimandiamo al
corso di geometria differenziale!

Generalizzazione 16. La dualit`


a di Poincare continua a valere quando si considerano omologia e coomologia
a coefficienti in un gruppo abeliano G arbitrario: se X `e una variet`
a orientata di dimensione n, allora i
morfismi
k
Dc : Hcomp
(X; G) Hnk (X; G)

e,

per X compatta, D : H k (X; G) Hnk (X; G)

sono isomorfismi. Inoltre, per G = Z2 , lipotesi che X sia orientabile pu`


o essere rimossa (ci`
o che serve `e la
Z2 -orientabilit`
a, che `e unipotesi vuota, cfr. inciso 8): per G = Z2 , Dc `e un isomorfismo e, se X `e compatta,
lo `e anche D.

17

Qui, non chiediamo che siano chiuse in X. Naturalmente saranno localmente chiuse.

78

A1.

Gruppi liberi e prodotto libero di gruppi.


j

Ogni gruppo contenente un dato insieme S conterr`a espressioni del tipo 1 1 ... k k ,
i S , ji Z . Per definizione, il gruppo libero su S `e il gruppo di tali espressioni modulo
` opportuno
esclusivamente le relazioni necessarie, cio`e del tipo i j = i+j e 0 = 1. E
essere pi`
u precisi:
Sia S un insieme. Consideriamo espressioni formali, che chiameremo S-parole, del tipo
(1)

= 1 1 ... k k ,

i S ,

ji Z

(non si richiede che i vari i , detti lettere, siano distinti, si considera anche la parola vuota).
(1.1) lintero k N si chiama lunghezza di (lespressione vuota ha lunghezza zero);
(1.2) il prodotto di S-parole si definisce nella maniera ovvia, cio`e ponendo


1j1 ... kjk 11 ... hh
:= 1j1 ... kjk 11 ... hh

(si osservi che la parola vuota `e un elemento neutro per il prodotto);


(1.3) una S-parola 1j1 ... kjk si dice minimale se i 6= i+1 , i = 1, ..., k 1 (lettere consecutive sono
distinte) e ji 6= 0, i, altrimenti si dice riducibile;
(1.4) una riduzione elementare di una S-parola `e la S-parola che si ottiene sostituendo due termini consecutivi
i j (stessa lettera) con i+j , ovvero cancellando lettere con esponente zero; una riduzione `e una
sequenza di riduzioni elementari;
(1.5) sullinsieme delle S-parole si considera la relazione dequivalenza generata dalle riduzioni elementari:
due S-parole e sono equivalenti se esiste una sequenza finita di S-parole
= 0 ,

1 ,

... ,

m1 ,

m =

dove le S-parole i e i+1 sono collegate da un passo elementare, i.e. una delle due si ottiene dallaltra
tramite una riduzione elementare, per i = 1, ..., m 1.
A partire dalle S-parole, ci sono due modi equivalenti di definire il gruppo libero su un insieme S (cfr. def. 2
e oss. 4).

Def. 2. Il gruppo libero su S `e il gruppo delle classi dequivalenza di S-parole col prodotto (1.2).
` chiaro che effettivamente si sia definito un gruppo:
E
(2.1) il prodotto di S-parole (1.2) `e associativo nonche compatibile con la relazione dequivalenza (1.5);
(2.2) lelemento neutro `e la S-parola vuota e linverso della S-parola 1j1 ...kjk `e la S-parola kjk ...1j1 .
Il lemma che segue ci permette di comprendere chi sono gli elementi di tale gruppo (cosa non affatto chiara a
priori) nonche ha come corollario il fatto che il gruppo delle classi di equivalenza di S-parole appena introdotto
di fatto coincide con il gruppo libero su S cos` come viene introdotto nellosservazione (4).
Lemma 3. Ogni classe di equivalenza di S-parole ha un unico rappresentante minimale.
Dimostrazione. Data una S-parola consideriamo la riduzione da destra, che denoteremo con rdx (),
definita dallalgoritmo seguente: se `e minimale non si fa nulla e lalgoritmo termina, se non lo `e si effettua
la riduzione elementare pi`
u a destra, quindi si itera questa procedura (lalgoritmo termina perche la lunghezza
della parola diminuisce ad ogni passo). Due S-parole equivalenti e sono, per definizione, collegate da una
sequenza come nella (1.5), assumendo che siano minimali si deve avere una catena di uguaglianze di S-parole
= rdx () = rdx (0 ) = rdx (1 ) = ... = rdx (m1 ) = rdx (m ) = rdx ( ) =
Le uguaglianze = rdx() e = rdx( ) seguono da come `e definita la riduzione da destra, le altre uguaglianze
seguono dal fatto che le riduzioni da destra di due parole collegate da un passo elementare coincidono (questo
si verifica facilmente considerando i vari casi possibili, lo lasciamo come facile, ma non banale, esercizio). 
Osservazione 4. Si pu`
o considerare il gruppo MS delle S-parole minimali, essendo il prodotto definito
dalla ricetta che segue: si scrive lespressione a destra della (1.2) e la si riduce fino a renderla minimale (se
gi`a minimale, la riduzione consister`
a nel non fare nulla). Quanto appena introdotto `e non ambiguo ed `e un

79

gruppo. Infatti:
(4.1) partendo da un prodotto di due S-parole minimali, leventuale riduzione di cui sopra `e univocamente
determinata (essendo le due S-parole minimali, potr`
a esserci qualcosa da ridurre solo a partire dal loro
punto di contatto);
(4.2) il prodotto descritto `e associativo (questo non `e totalmente ovvio, ma si dimostra facilmente);
(4.3) elemento neutro e inversi (cos` come nella 2.2) hanno senso nel mondo delle parole minimali.
Come gi`a accennato, quanto appena visto d`
a un modo equivalente di definire il gruppo libero su S : il lemma (3)
di fatto ci dice che il morfismo naturale che ad una S-parola minimale associa la sua classe dequivalenza, `e
un isomorfismo da MS al gruppo libero su S cos` come definito nella def. (2).

Il gruppo libero su S , che denotiamo con Free(S), `e caratterizzato dalla seguente propriet`a
universale:
(5)

G
ed f : S G , !
fe : Free(S) G
.
(gruppo)

(funzione)

(morfismo di gruppi che estende f )

a di un tale fe `e immediata: si deve avere fe (1j1 ... kjk ) = g1j1 ... gkjk , essendo
Dimostrazione. Lunicit`
gi := f (i ). Quanto allesistenza, si definisce fe su tutte le S-parole usando la formula indicata, quindi si
verifica che la definizione `e ben posta (basta ragionare con parole che differiscono per una riduzione elementare).
La funzione ottenuta `e chiaramente moltiplicativa. In alternativa, per chi preferisce la definizione di gruppo
libero data nellosservazione (4), si definisce fe sulle S-parole minimali (sempre usando la formula indicata),
quindi si verifica che `e moltiplicativa.


Esempio. Se S = {} `e costituito da un solo elemento, allora c`e un isomorfismo naturale


f : Free(S) Z ,

n 7 n

(`e il morfismo che estende 7 1 Z, cfr. (5)).

Se S `e costituito da due o pi`


u elementi, allora Free(S) non `e commutativo.
Def. 7. Il prodotto libero di una famiglia di gruppi { G }S parametrizzata da un
`
insieme S , che denoteremo con S G , `e il gruppo delle classi dequivalenza di espressioni
formali g1 ... g :
k
a



G
:=
g = g1 ... g g Gi , i S 
i
k

dove il prodotto `e definito nel modo naturale, cio`e ponendo




:= g1 ... g h1 ... h
g1 ... g h1 ... h
k

e lequivalenza `e quella generata dalle riduzioni elementari che seguono:

sostituire g h col loro prodotto in G ;

omettere gli eventuali elementi neutri 1 G .

Non si richiede che i vari i siano distinti, si considera anche la parola vuota.
A parte lassenza degli esponenti (che qui `e non necessaria perche i vari G sono gruppi), valgono considerazioni
analoghe a quelle viste nel caso del gruppo libero su un insieme:
(7.1) la definizione `e ben posta (cfr. (2.1) e (2.2));
`
(7.2) ogni elemento g
S G ammette un unico rappresentante minimale (cfr. lemma (3)).
Avvertenza. Il prodotto libero di gruppi, in generale, non `e un gruppo libero (il prodotto libero di gruppi
liberi lo `e).
Il prodotto libero di due gruppi H e G lo denoteremo con H G . Occasionalmente useremo anche le
notazioni
G1 ... Gk (prodotto libero dei gruppi indicati) e Gk (prodotto libero di k copie di G)

80

Esempio 8. Sia S un insieme e, per ogni elemento S , sia Z una copia di Z. C`e un isomorfismo
naturale
`
Z
Free(S)
S

`
(definito dalla propriet`
a universale (4) applicata ad f : S
Z , 7 1 Z). Ci`o rende possibile
vedere la definizione di gruppo libero su un insieme come caso particolare della definizione di prodotto libero
di gruppi: `
si definisce il prodotto libero di gruppi quindi si introduce il gruppo libero su un insieme come il
prodotto
Z.
`
Oss. 9. Per ogni c`e uninclusione canonica di gruppi i : G
G , g 7 g (allelemento g G
si associa lespressione formale costituita dal solo elemento g).

Il prodotto libero di gruppi `e caratterizzato dalla seguente propriet`a universale:

(10)

per ogni gruppo H ed ogni collezione di morfismi




: G H S

esiste unico che fa commutare il diagramma qui a lato

i y

G H

Gruppi abeliani liberi


Si pu`
o ripetere quanto visto nella sezione precedente considerando espressioni formali modulo permutazioni,
cos` facendo si costruisce il gruppo abeliano libero su un insieme. Come spesso accade per i gruppi abeliani,
si preferisce una notazione additiva:

Def. 11. Il gruppo abeliano libero su un insieme S `e il gruppo delle somme formali

k
P

i=1

ni i ,

i S ,

ni Z

(modulo permutazioni) con loperazione di gruppo definita nella maniera naturale.


Naturalmente, i termini dove il coefficiente ni `e nullo si considerano come se fossero assenti. Lelemento neutro
del gruppo `e la somma vuota, i.e. quella dove k = 0.
Inciso 12. Tornando per un momento a quanto visto nella sezione precedente, nel gruppo libero su S (cfr. 2)
modulo commutatori, ovvero modulo lequivalenza generata dalle permutazioni, ogni elemento ammette un
rappresentante del tipo
con i i distinti e ji 6= 0 , i
= 1j1 ... kjk ,
unico a meno di permutazioni. Deve essere ben chiaro che il gruppo quoziente appena introdotto di fatto
differisce da quello della definizione (11) esclusivamente per un cambio di notazione: il passaggio da una
notazione additiva ad una moltiplicativa.
Osservazione 13. Un modo equivalente di introdurre il gruppo abeliano libero su S consiste nel definirlo
come il gruppo delle funzioni
f : S Z tali che linsieme { S | f () 6= 0 } `e un insieme finito
dove loperazione di gruppo `e la somma di funzioni.
Il gruppo abeliano libero su S , che qui denotiamo con S Z, `e caratterizzato dal fatto di essere il gruppo
abeliano, unico a meno di isomorfismi di gruppi, soddisfacente la seguente propriet`
a universale:

(14)

(gruppo abeliano)

f : S G
(funzione)

fe : S Z G

(morfismo di gruppi che estende f )

81

Def. 15. Un gruppo abeliano libero `e un gruppo abeliano isomorfo ad un qualche S Z.


(15.1) In un gruppo abeliano libero non esistono elementi di torsione (elementi 6= 0 con n = 0 per un
qualche n 6= 0), naturalmente il viceversa non `e vero: Q non `e libero sebbene non abbia torsione.
(15.2) Dato un gruppo abeliano G, un suo sottoinsieme S si dice indipendente se il morfismo fe : S Z G
dato dalla propriet`
a universale `e iniettivo, equivalentemente, se in G non esistono relazioni non banali
Pk
tra gli elementi di S (i.e. uguaglianze del tipo
i=1 ni i = 0 con i i S e gli ni Z non tutti
nulli).
(15.3) Ogni sottogruppo di un gruppo abeliano libero `e anchesso un gruppo abeliano libero.
(15.4) Dato un gruppo abeliano G, se S `e un insieme massimale indipendente, allora
cardinalit`
a(S)

cardinalit`
a(S )

per ogni S indipendente

Le propriet`
a (15.3) e (15.4) non sono cos` ovvie come si potrebbe pensare. Per la dimostrazione e approfondimenti rimandiamo lo studente ad un corso di algebra.
Esercizio. Si dimostri la (15.3) per il gruppo Zn e si dimostri la (15.4) nellipotesi che S sia un insieme
finito.
Lesistenza di insiemi massimali indipendenti `e garantita dal lemma di Zorn (da applicarsi al sottoinsieme,
dellinsieme delle parti di G, i cui elementi sono gli insiemi indipendenti), grazie alla (15.4) due insiemi
massimali indipendenti hanno la stessa cardinalit`
a e, di conseguenza, la definizione che segue risulta ben
posta.

Def. 16. Sia G un gruppo abeliano. Si definisce


rango(G)

:=

cardinalit`a di un insieme massimale indipendente

82

A2.

Algebra Omologica.

I risultati che trattiamo in questo paragrafo, e pi`


u in generale che rientrano nellambito dellalgebra omologica,
valgono in un contesto astratto molto generale, quello delle categorie abeliane. Questi risultati ci interessano
ai fini dello studio dellomologia singolare, ovvero come macchinario algebrico per lo studio dellomologia
di complessi nella categoria dei gruppi abeliani. Da un lato `e importante che passi lidea che si tratta di
risultati generali, daltro canto i complessi che si incontrano in omologia e coomologia (anche nello studio di
variet`
a di differenziabili come il complesso di de Rham, o nello studio di variet`
a analitiche o algebriche) sono
generalmente complessi nella categoria dei gruppi abeliani o in quella degli spazi vettoriali su un campo (di
solito R o C). Una trattazione che tenga conto di ci`o consente di dare definizioni, teoremi e dimostrazioni
in un linguaggio pi`
u comprensibile. Per le ragioni esposte almeno in questa prima sezione usiamo un termine
proprio della teoria delle categorie, il termine oggetto, avvertendo chi legge che tale termine pu`
o essere
letto intendendo indifferentemente gruppo abeliano o spazio vettoriale; conseguentemente, col termine
morfismo si intende morfismo di gruppi abeliani ovvero, nel caso si pensi agli oggetti come spazi vettoriali,
si intende applicazione lineare. (Sottolineiamo che per la lettura di ci`o che segue non c`e alcun bisogno di
conoscere cos`e una categoria. Comunque, nellultima sezione di questo paragrafo diamo una breve introduzione
alla teoria delle categorie).

Dato un morfismo f : A B di oggetti (= gruppi abeliani/spazi vettoriali) A e B


denotiamo nucleo, immagine e conucleo di f rispettivamente con
kerf
(nucleo di f )

Imf

(immagine di f )

cokerf
(conucleo di f )

(essendo il conucleo di un morfismo f : A B definito come il quoziente B/Imf ).


Def. 1. Un complesso di catene C `e una sequenza di morfismi detti bordi
(1.1)

i+1

i
. . . Ci+1 Ci
Ci1 . . .

soddisfacente i i+1 = 0, per ogni i.


Naturalmente, lintero i pu`
o variare in Z come pure in un suo intervallo finito o infinito, ad esempio N.
Convenzione 1.2. Alloccorrenza, qualora tale intero vari in un intervallo proprio di Z, si assumono uguali
a zero gli oggetti e i morfismi non definiti.

Def. 2. Si definisce lomologia in grado n di un complesso di catene C (def. 1) ponendo


(2.1)

Hn (C )

ker n
Im n+1

Gli elementi in Im n+1 vengono chiamati n-bordi, quelli in ker n vengono chiamati n-cicli.
Nota 2.2.

La condizione n n+1 = 0 (def. 1) equivale alla condizione Im n+1 ker n .

Inciso 3. Nel complesso (1.1) gli indici decrescono, per questa ragione parliamo di complesso discendente di
catene. Se gli indici crescono parliamo di complesso ascendente di cocatene e gli indici vengono posti in alto:
di1

i
C i+1 . . .
. . . C i1 C i

ker dn

In questo caso si definisce la coomologia del complesso C ponendo H n (C ) = Im dn1 . Il prefisso co sta
a sottolineare che si tratta di un complesso ascendente, si user`a tale prefisso anche nellindicare gli elementi di
kerdn (cocicli) e quelli di Imdn1 (cobordi). Naturalmente, tutti i risultati di questo paragrafo valgono anche
per i complessi ascendenti.

Def. 4. Una successione di morfismi si dice esatta se limmagine di ogni morfismo coincide
col nucleo del successivo.

83

Ad esempio, la successione (1.1) `e esatta se risulta keri = Imi+1 , i (i.e. C ha omologia nulla). In
particolare:
f

dire che B C D `e esatta equivale a dire che Imf = kerg;


dire che C D 0 `e esatta equivale a dire che il morfismo C D `e suriettivo;
dire che 0 B C `e esatta equivale a dire che il morfismo B C `e iniettivo;
dire che la successione 0 C C 0 `e esatta equivale a dire che il morfismo C C `e un
isomorfismo;
Si sar`a notato che, parlando di esattezza, la convenzione (1.2) non si applica.

Def. 4.1. Una successione esatta del tipo


f

0 B C D 0
viene chiamata successione esatta corta.
Esercizio 4.2. Si verifichi che per la successione esatta corta della definizione (4.1) ci sono delle identificazioni
naturali
B = ker g e D = coker f
(in particolare, il primo dei due morfismi al centro `e iniettivo ed il secondo `e suriettivo).
Notazione 5. Si pu`
o considerare C come oggetto graduato Cn dotato di un endomorfismo (=morfismo
in se stesso) : C C di grado 1 di oggetti graduati (in generale, un oggetto graduato `e una somma
diretta di oggetti indicizzati da un intero e un morfismo di oggetti graduati si dice di grado d se gli oggetti
di grado k vengono mandati in quelli di grado k + d). Si osservi che la condizione i i+1 = 0, i si
riassume nella formula = 0.

Def. 6. Un morfismo di complessi f : C D `e un morfismo


f : Cn Dn

di grado zero18 che commuta con i bordi,

i.e. soddisfa la relazione f = f (dove e denotano rispettivamente il bordo in C


ed il bordo in D ). Detto in termini pi`
u estesi, `e una collezione di morfismi {fn } come nel
diagramma
(6.1)

n+1

n1

n+1

n1

n
. . . Cn+1 Cn
Cn1 Cn2

f
f
f
f
yn
y n2
y n+1
y n1

n
. . . Dn+1 Dn
Dn1 Dn2

...

...

soddisfacente la propriet`a che ogni quadrato commuti (i.e. n fn = fn1 n , n).


Oss. 7. Un diagramma commutativo

fy


yf

induce morfismi f |ker : ker ker e f |Im : Im Im ,

B B

i.e. risulta f (ker) ker e f (Im) Im.


Come corollario di quanto appena osservato, a morfismi di complessi corrispondono morfismi
in omologia:
un morfismo di complessi f : C D
(8.1)
induce morfismi in omologia f : Hn (C ) Hn (D )
definiti associando ad una classe domologia la classe dellimmagine di un suo rappresentante.
18

Salvo diversamente specificato.

84

Dimostrazione. Che gli f siano ben definiti segue dallosservazione (7): per la (i), se un elemento in Cn
rappresenta una classe domologia, i.e. ha bordo nullo, anche la sua immagine f () ha bordo nullo, ovvero
rappresenta una classe in Hn (D ); per la (ii), se ed rappresentano la stessa classe, ovvero differiscono
per un bordo, anche le loro immagini differiscono per un bordo. Che siano morfismi segue dal fatto che, essendo
f un morfismo, gi`
a a livello di rappresentanti viene rispettata loperazione di gruppo.


Una propriet`a evidente (di fatto tautologica), ma fondamentale, dei morfismi indotti in
omologia `e la funtorialit`a:

(8.2)
(g f ) = g f ,
IdC = IdH (C )
dove f : C D e g : D E sono morfismi di complessi ed Id sta per identit`a.

Esercizio 8.3. Sia i : C D uninclusione di complessi di catene. Provare che se ogni classe in Hn (D )
ammette un rappresentante Cn , allora il morfismo indotto i : Hn (C ) Hn (D ) `e suriettivo.
Non vale un risultato analogo per liniettivit`
a: nel caso dellesempio a lato, pur
essendo nelle ipotesi dellesercizio (inclusione di complessi di catene dove ogni
classe di omologia del codominio ammette un rappresentante nel dominio), il
morfismo indotto in omologia non `e iniettivo.

0 Z

Z 0
Id

Id

Z 0

Avendo a disposizione la nozione di morfismo di complessi (cfr. def. 6), possiamo parlare di successioni di
complessi. Il lemma che segue mette in relazione i gruppi di omologia dei complessi di una successione esatta
corta di complessi.

Lemma 9. Una successione esatta corta di complessi di catene


()

induce una successione esatta lunga in omologia

... Hn (B ) Hn (C ) Hn (D ) Hn1 (B )

...

Dove `e il morfismo di incollamento definito sotto (9.1). In termini estesi, la successione () `e un enorme
diagramma commutativo
..
..
..
.
.
.

y
y
y

Cn+1

Bn1 Cn1

y
y
..
..
.
.
dove ogni riga `e esatta e dove le colonne sono complessi.

Bn+1

Bn

Cn

Dn+1

Dn1

y
..
.

Dn

Nota 9.1. Il morfismo , detto morfismo di incollamento, `e definito come segue: data una classe in Hn (D )
si sceglie un rappresentante d Dn (con d = 0), questo si solleva a c Cn , vi si associa c Cn1 ,
questultimo (che soddisfa c = c = d = 0) si solleva a b Bn1 , di tale b se ne prende la classe
domologia. Lultimo sollevamento, essendo iniettiva, `e unico; quanto alla scelta del rappresentante d e del
sollevamento d
c, una scelta differente conduce ad un risultato finale b con b b Bn , cio`e con b e

b che definiscono la stessa classe di omologia (per esercizio).

85

La dimostrazione del lemma (9) si riduce ad una serie di verifiche, lesattezza nei vari punti della successione.
Ad esempio, lesattezza in Hn (C ) , che `e luguaglianza Im = ker in grado n, per quanto concerne
linclusione segue dalluguaglianza = 0 (e dalla funtorialit`a), mentre per quanto concerne linclusione
si deve lavorare un po di pi`
u:
[c] ker = d Dn+1 | d = (c) = c Cn+1 | c c ker
(1)

= b Bn | (b) = c c e b = 0 = [c] Im
(2)

(in (1) utilizziamo la suriettivit`a di , in (2) utilizziamo lesattezza in Cn e liniettivit`


a di ). Lasciamo le
verifiche rimanenti (esattezza in Hn (B ) ed esattezza in Hn (D )) per esercizio.
Nota 9.2. Data uninclusione di complessi di catene B C `e possibile considerare il complesso quoziente
C /B e scrivere la successione esatta corta di complessi di catene

C /B

(ci si convinca del fatto che la proiezione naturale sia effettivamente un morfismo di complessi di catene).
Conseguentemente si pu`
o scrivere la successione esatta lunga in omologia data dal lemma (9):

Hn (C ) Hn (C /B ) Hn1 (B )
... Hn (B )

...

Def. 10. Due morfismi di complessi f , g : C D si dicono omotopi se esiste


J : C D di grado 1 soddisfacente la relazione J + J = f g . In formule:

(10.1) f omotopo g

J Hom 1 (C , D ) J + J = f g

In termini pi`
u estesi, unomotopia di complessi `e una collezione di morfismi jn come nel diagramma
...

...

Cn+1

f yyg

Dn+1

n+1

jn

n+1

soddisfacenti n+1 jn + jn1 n

Cn

f yyg
Dn

n
jn1

Cn1

f yyg

Dn1

n1

jn2

n1

Cn2

f yyg

Dn2

...

...

= fn gn , n .

Lomotopia di morfismi di complessi di catene `e una relazione dequivalenza. Inoltre, `e compatibile con la
composizione, questa seconda affermazione si traduce nella seguente implicazione
(10.2)

E ,

f omotopo g,

h omotopo t

h f omotopo t g

La dimostrazione delle due affermazioni `e un conto, la lasciamo per esercizio. Si osservi che come corollario
immediato si deduce che se f : C C `e omotopicamente banale, i.e. f omotopo IdC , allora anche le
potenze di f sono omotope allidentit`
a di C .
Come gi`a osservato, un morfismo di complessi induce morfismi in omologia (cfr. 8.1). Vale il seguente risultato
fondamentale:

Teorema 11. Morfismi di complessi f , g : C D omotopi inducono lo stesso


morfismo in omologia:
f omotopo g

f = g : Hn (C ) Hn (D ) , n .

Dimostrazione. Se Cn rappresenta una classe domologia, si ha (f g)() = (n+1 jn + jn1 n )() =


0 Hn (D ). Infatti, n+1 jn () `e nullo in omologia in quanto `e un bordo, si ha (jn1 n )() = 0
semplicemente perche n = 0.


86

Def. 12. Un inverso omotopico di un morfismo di complessi f : C D `e un morfismo



h : D C h f omotopo IdC e f h omotopo IdD
Se un tale inverso omotopico esiste, f si dice equivalenza omotopica.

a su D .
a su C e IdD = identit`
Come al solito, Id sta per identit`
a, per cui IdC = identit`
Osservazione 12.1. Come accade in casi del genere, se f ha un inverso sinistro h ed un inverso destro
h , allora si deve avere
h = h IdD h (f h ) = (h f ) h IdC h = h e, di conseguenza,
f h f h IdD , h f h f IdC
(usiamo la 10.2). In altri termini, se esistono sia inversi omotopici sinistri che destri, allora coincidono gli uni
con gli altri. Il conto appena fatto ci dice anche che linverso omotopico di un morfismo di complessi `e unico
a meno di omotopia di complessi: se h ed h sono inversi omotopici di f , allora sono omotopi (`e gi`a scritto
nel rigo in evidenza).

Corollario 13. Se f : C D `e unequivalenza omotopica ed h una sua inversa, allora


i morfismi indotti in omologia f e h sono luno linverso dellaltro,
in particolare sono isomorfismi.
Dimostrazione. Per il Teorema (11) si deve avere
h f

(IdC ) = IdH

n (C )

f h

(Thm 11)

(IdD ) = IdH

n (D )

(Thm 11)

(che lidentit`
a su un complesso induca lidentit`
a in omologia `e ovvio).

Tutto questo suggerisce la definizione che segue:

Def. 14. Un morfismo di complessi f : C D si dice equivalenza debole se induce


isomorfismi in omologia.
Vale la pena ribadirlo, il corollario (13) ci dice quanto segue:
lequivalenza omotopica implica lequivalenza debole, ovvero induce isomorfismi in omologia
Un caso interessante `e quello di uninclusione di complessi:
Esercizio 14.1. Sia : B C un morfismo iniettivo di complessi liberi di catene (i vari Bn e Cn
sono gruppi abeliani liberi). Provare che le affermazioni che seguono sono equivalenti tra loro:
i) `e unequivalenza debole;
i ) il complesso quoziente C /B (cfr. nota 9.2) `e esatto, i.e. ha omologia nulla in ogni grado;

ii) c Cn tale che c Bn1 , b Bn , c Cn+1 c = b + c
(`e molto pi`
u che chiedere che ogni classe in Hn (C ) ammetta un rappresentante in Bn );
iii) `e unequivalenza omotopica.
Suggerimento. Lequivalenza tra i) e i ) segue immediatamente dalla successione esatta lunga in omologia
(cfr. 9.2)

...
Hn (C ) Hn (C /B )
... Hn+1 (C /B )
Hn (B )
Lequivalenza tra i) e ii) pu`
o essere dimostrata sia direttamente che passando per la i ).
Che la iii) implichi le altre ce lo dice il Teorema (11). La cosa pi`
u difficile `e provare il viceversa: cio`e, assumendo
la ii), definire un morfismo : C B in modo che vi siano delle equivalenze omotopiche IdC e
u facile, quello dove il complesso B `e il complesso nullo: in questo caso si
IdB (si inizi col caso, pi`
dovr`
a provare che se C `e esatto allora IdC 0).

87

Lemma (dei cinque) 15. In un diagramma come quello indicato, avente righe esatte,

se , , , sono isomorfismi, allora anche il morfismo al centro `e un isomorfismo.


Il lemma dei cinque si dimostra con la tecnica del diagram chasing (lasciamo la dimostrazione come esercizio).
Quello che segue `e un utile corollario.
Corollario 15.1. Dato un diagramma commutativo di complessi di catene
j

0 A

0 A

C 0

se due morfismi verticali (non importa quali dei tre) inducono isomorfismi in omologia, anche il rimanente
morfismo induce un isomorfismo in omologia. Ad esempio, se e sono isomorfismi, anche `e un
isomorfismo.
` sufficiente applicare il lemma dei cinque al diagramma commutativo
Dimostrazione. E
... Hn (A )

... Hn (A )

Hn (B )

Hn (B )

Hn (C ) Hn1 (A ) Hn1 (B ) ...

y
y
y

Hn (C ) Hn1 (A ) Hn1 (B ) ...

(dove le righe sono le successioni esatte lunghe relative alle due righe del diagramma dato).

Concludiamo questa sezione con dei risultati, in parte proposti come esercizio, che ci saranno utili in seguito.

Esercizio 16. Si verifichi che data una successione esatta A B C D E , c`e una successione
esatta corta
0 coker C ker 0 .
Esercizio 17. Si consideri una successione esatta corta di gruppi abeliani
(17 )

0 .

Verificare che le condizioni che seguono sono equivalenti


i) s : D C | q s = IdD ;
ii) : C B | j = IdB ;
iii) esiste un diagramma commutativo ( i1 e 2 sono linclusione nel primo fattore e la proiezione sul secondo)
0

i1

C
l
=
BD

0 .

Definizione 17.1. Una successione esatta corta che soddisfi una (tutte) le condizioni di cui sopra si dice che
spacca.
Esempio 17.2. Se D `e un gruppo abeliano libero, la successione (17 ) spacca. Infatti, in questo caso `e
sufficiente fissare una base di D e definire s : D C scegliendo preimmagini degli elementi della base ed
estendendo linearmente.
Esempio 17.3. La successione esatta
due gruppi siano gruppi liberi).

0 Z Z Z2 0

non spacca (nonostante i primi

88

Il prodotto tensoriale ed il funtore Tor.


Per comodit`
a ricordiamo brevemente la definizione di prodotto tensoriale. Dati due gruppi abeliani A e B si
definisce il prodotto tensoriale di A con B come il gruppo abeliano libero generato dal prodotto cartesiano
A B modulo il sottogruppo delle relazioni naturali :

P
ni (ai bi ) ni Z, ai A, bi B }
{

(18.1)

AB

h (a + a ) b a b a b , a (b + b ) a b a b i

dove h ... i sta per sottogruppo generato da .... Per gli elementi del prodotto tensoriale si usa la notazione
a b (per abuso di notazione, nella 18.1 abbiamo usato questa stessa simbologia per i generatori del prodotto
tensoriale).
Se V e W sono spazi vettoriali su un campo K si d`
a una definizione analoga:

P
i (vi wi ) i K, vi V, wi W
{

(18.2)

V K W

h (v+v ) w (v w) (v w) ,

v (w+w ) (v w) (v w )i

Si verifica senza difficolt`


a, almeno nel caso di spazi di dimensione finita, che se {bi } `e una base di V e {di } `e
una base di W , allora linsieme {bi di } `e una base di V K W (in particolare, dimV K W = dimV dimW ).
Nota. Pi`
u in generale, se A `e un anello commutativo, V e W sono A-moduli, si definisce V A W in modo
analogo: come l A-modulo libero generato dagli elementi di V W , modulo la relazione compatibile con la
struttura di A-modulo generata dalle uguaglianze a(v w) = (av) w = v (aw) , (v + v ) w =
v w + v w , v (w + w ) = v w + v w , dove a A, v V, w W . Ogni gruppo abeliano `e uno
Z-modulo e, per i gruppi abeliani, la definizione appena data si specializza alla (18.1) (e, naturalmente, per
gli spazi vettoriali si specializza alla definizione 18.2).
Per quanto concerne la propriet`
a universale del prodotto tensoriale rimandiamo lo studente ad un testo di
algebra.
f Id

G
Funtorialit`
a. Un morfismo di gruppi abeliani f : A B induce un morfismo A G
BG
naturale. Ci`o rende la tensorizzazione funtoriale: fissato un gruppo abeliano G, risulta

(19)

(g f ) IdG

(g IdG ) (f IdG ) ,

IdA IdG

IdAG

(f : A B, g : B C sono morfismi di gruppi, e, come sempre, Id sta per identit`


a).
Come conseguenza importante della funtorialit`a si ha che
(19.1)

il prodotto tensoriale con un gruppo abeliano G porta complessi di catene in complessi di catene

Infatti, se C `e un complesso di catene, risulta (IdG )(IdG ) = ()IdG = 0 (cfr. def. 1 e notazione 5).
Daltro canto la tensorizzazione con G non conserva lesattezza, in effetti non mantiene liniettivit`
a dei morfismi, ad esempio, pur essendo Z Q un morfismo iniettivo, il morfismo associato Z Z2 Q Z2
non lo `e (ne potrebbe esserlo, visto che Z Z2 = Z2 mentre Q Z2 = 0). In ogni modo,
(19.2)

la tensorizzazione con un gruppo abeliano `e esatta a destra, i.e. se A B C 0 `e


una successione esatta di gruppi abeliani, allora tensorizzando con un gruppo abeliano si mantiene
lesattezza a destra:
la successione

iId

Id

G
G
A G
B G
C G 0

`e esatta

(G arbitrario);
i

(19.3) la tensorizzazione con un gruppo abeliano libero `e esatta, i.e. se 0 A B C 0


`e una successione esatta di gruppi abeliani, tensorizzando con un gruppo abeliano libero si mantiene
lesattezza:
iId

Id

G
G
la successione 0 A G
B G
C G 0 `e esatta (G libero).

Questi due risultati non sono difficili, per quel che riguarda la (19.2) rimandiamo ad un testo di algebra.
Dimostrazione (della 19.3). Un gruppo abeliano libero `e una somma diretta di copie di Z, daltro canto la
tensorizzazione commuta con le somme dirette. Questo permette di ridursi al caso dove G = Z (caso che `e
banale, essendo la tensorizzazione con Z, di fatto, lidentit`
a).


89

Def. 20. Sia A un gruppo abeliano. Una risoluzione libera L = L (A) `e una successione
esatta
L

3
2
1
... L3
L2
L1
L0 A 0

dove gli Li sono gruppi abeliani liberi (n.b. A `e in grado 1).


Innanzi tutto, osserviamo che esistono risoluzioni libere di ogni gruppo abeliano. Infatti, dato A, basta prendere
il gruppo libero su un insieme di generatori di A (ad esempio, lo stesso insieme A), questo sar`a il nostro L0 e
sar`a dotato di un morfismo : L0 A, quindi prendere il gruppo abeliano libero generato dal nucleo di ,
e, induttivamente, prendere quello generato da keri . In effetti, poiche i sottogruppi di un gruppo abeliano
libero sono gruppi abeliani liberi (A1, 15.3), esiste una risoluzione libera di A del tipo generatori / relazioni,
cio`e del tipo

0 R F

(20.1)

A 0

(L0 = F = gruppo libero su un insieme di generatori, L1 = R = sottogruppo delle relazioni).


Il lemma che segue (21) ci dice che risoluzioni libere di uno stesso gruppo abeliano sono omotope, in altri
termini un gruppo abeliano ammette ununica risoluzione libera modulo omotopia.
Lemma 21. Siano L e L due risoluzioni libere di un gruppo abeliano A. Si ha che esiste unequivalenza
omotopica di complessi
tale che
1 = IdA (identit`a su A)
: L L
(i.e. L `e unico a meno di omotopia).
Dimostrazione. La dimostrazione poggia su due affermazioni tecniche (che non dimostriamo):
i) esiste un morfismo : L L ;

ii) due tali morfismi e sono necessariamente omotopi.

(operativamente, sia per la costruzione di che per la costruzione dellomotopia tra e si procede
per induzione). Detto ci`
o si conclude facilmente: scambiando i ruoli di L e L deve esistere un morfismo

: L L e, per la ii), le composizioni e devono essere omotope rispettivamente allidentit`


a
su L e allidentit`
a su L .


Def. 22. Siano A e B gruppi abeliani, sia inoltre L una risoluzione libera di A. Si pone
Tor(A, B)

:=

H1 (L B)

ker (1 IdB )

image (2 IdB )

La definizione `e ben posta, ovvero il gruppo Tor(A, B) non dipende dalla risoluzione L scelta. Infatti,
essendo il prodotto tensoriale con B funtoriale, a due risoluzioni L e L (necessariamente omotopicamente
equivalenti per il lemma 21), corrispondono complessi di catene L B e L B anchessi omotopicamente
equivalenti, che pertanto hanno gruppi di omologia isomorfi (cfr. Teorema 11 e Corollario 14).

Usando la risoluzione libera generatori / relazioni (20.1), essendo 2 = 0 e 1 = , si


ottiene

(22.1)
Tor(A, B)
=
ker IdB : R B F B .

Inciso 23. Quello visto `e un caso particolare di una teoria pi`


u generale. Si definiscono i funtori derivati di
B ponendo

Tor i (A, B) = Hi L B
dove L denota il complesso associato ad una risoluzione libera L (def. 20), definito cassando il termine A:

:=

0
1
0.
L0
... L3 L2 L1

Si osservi che L `e caratterizzato dalla propriet`


a di essere un complesso di gruppi liberi, nullo nei gradi negativi,
soddisfacente le identit`
a H0 (L ) = A, Hi (L ) = 0 , i 6= 0 (la sua omologia in grado zero coincide con A ed
`e un complesso esatto nei gradi strettamente positivi). I complessi L B e L B hanno la stessa omologia
nei gradi strettamente positivi (semplicemente perche coincidono nei gradi non negativi). Quanto al gruppo

90

Tor 0 (A, B), risulta Tor 0 (A, B) := H0 (L B) = F B/Im(RB) = AB dove lultima uguaglianza segue
dallesattezza a destra, precisamente dallesattezza della successione R B F B A B 0 (`e
interessante osservare che dallesattezza di questa successione segue lo svanimento H0 (L B) = 0, per cui
se si usasse il complesso L invece del complesso L , in grado zero si otterrebbe il gruppo nullo). Essendo la
risoluzione (20.1) nulla nei gradi i 2, risulta Hi (L B) = 0 per i 2. Riassumendo:
Tor 0 (A, B) = A B ,

Tor 1 (A, B) = Tor(A, B) ,

Tor i (A, B) = 0 per i 2 .

Esercizio. Si verifichi quanto segue:


(23.1) Se G `e un gruppo abeliano libero, allora Tor(A, G) = 0 ;
(23.2)

Tor(Zm , B) = ker B B

(nucleo della moltiplicazione per m).

Suggerimento: Per la (23.1), si applichi alla (20.1) il fatto che la tensorizzazione con G mantiene lesattezza
m
(cfr. 19.3). Per la (23.2), si tensorizzi con B la risoluzione libera 0 Z Z Zm 0 , quindi
si applichi la definizione (22.1).
Stabiliamo ora alcune conseguenze elementari della teoria svolta.

Corollario 24. Se 0 R F A 0 `e una successione esatta di gruppi abeliani ed F `e


libero, allora la tensorizzazione con un gruppo abeliano B d`
a la successione esatta
(24.1)

Id

B
0 Tor(A, B) R B
F B A B 0

Dimostrazione. Il gruppo R `e libero in quanto sottogruppo di F che `e libero per ipotesi (A1, 15.3), ne segue
che quella data `e una risoluzione libera di A. Lesattezza della (24.1) segue dallesattezza a destra (19.2) e
dalla definizione stessa di Tor(A, B) (cfr. 22.1).

In particolare, se A `e un gruppo abeliano libero, si pu`
o prendere F = A ed R = 0 (e nella 24.1 si ha
R B = 0). Pertanto:
(24.2)
Tor(A, B) = 0
(se A `e un gruppo abeliano libero).
Corollario 25. Tensorizzando con un gruppo abeliano arbitrario G una successione esatta di gruppi abeliani
liberi
Ln Ln1 ... L2 L1 L0 0
si ottiene una successione esatta (in particolare, ci`o vale anche per le successioni dove a sinistra c`e il gruppo
nullo!).
o essere interpretata come troncamento al grado n di una risoluzione
Dimostrazione. Quella indicata, pu`
libera del gruppo nullo (omotopa alla successione nulla per il lemma 21), la tensorizzazione con G ne conserva
lesattezza per il ragionamento che segue la definizione 22 (oppure, se preferite, perche se L = L `e una
risoluzione libera del gruppo nullo, si deve avere Hi L G = Tor i (0, G) = 0, i).


Sebbene la definizione non sia simmetrica, dati due gruppi abeliani A e B c`e un isomorfismo naturale
(26)
Tor(A, B)
= Tor(B, A)
Dimostrazione. Consideriamo risoluzioni libere generatori/relazioni di A e di B, rispettivamente

0 RA FA A 0

0 RB FB B 0 .

Tensorizzando la risoluzione di B con RA e con FA , per la (19.3) si ottengono due successioni esatte
0 RB RA FB RA B RA 0

0 RB FA FB FA B FA 0 .

Queste due successioni esatte possono essere scritte nel diagramma che segue

91

RB RA

RB FA

FB RA

y
FB FA

B RA

y
B FA

dove i morfismi verticali , e sono rispettivamente IdRB , IdFB e IdB ( : RA FA come


sopra). Sappiamo che le righe del diagramma sono esatte, daltro canto le colonne sono complessi per ragioni
banali. Di conseguenza, il diagramma `e una successione esatta corta di complessi (verticali). La corrispondente
successione esatta lunga in omologia `e la successione
(26.1) 0 ker ker
(= 0)

RB A FB A B A 0

ker

(
= Tor(A, B))

(= 0)

(essendo il morfismo di incollamento). Per quel che concerne i risultati tra parentesi, i morfismi e sono
iniettivi in quanto si ottengono tensorizziamo a sinistra : RA FA (che `e un morfismo iniettivo) con un
gruppo libero, inoltre risulta



:=
Tor(A, B)
ker = ker B RA B FA
= ker RA B FA B
(22.1)

A questo punto abbiamo concluso:

ker

ker

Tor(B, A)

dove lisomorfismo segue dallesattezza della (26.1), ed `e naturale in quanto dato dal morfismo di incollamento ,
luguaglianza segue dalla definizione stessa di Tor(B, A) .

Alla luce dellisomorfismo (26), la (23.1) e la (24.2) sono le due facce di una stessa medaglia: Tor(A, B) = 0
se uno dei due gruppi in questione `e libero. In effetti vale un risultato pi`
u forte:
(27)

Tor(A, B) = 0

se uno dei due gruppi in questione `e privo di torsione

(questo risultato non lo dimostriamo).

92

Il teorema dei coefficienti universali.


Dato un complesso di catene libero (C , ) ed un gruppo abeliano G, consideriamo il
complesso
( C G ,

(28)

G := IdG )

(IdG denota lidentit`


a su G)

detto complesso delle catene a coefficienti in G .


P
Nota 28.1. Poiche C `e libero, si identifica con linsieme delle espressioni del tipo
ni i , essendo S = {i }
un insieme di generatori e gli ni interi (cfr. A1,
5).
Il
complesso
(C

G,

)
non
`e altro che il complesso

G
P
ottenuto considerando le espressioni del tipo
ni i con gli ni in G invece che in Z, essendo loperatore di
bordo G definito tramite :
P
P
dato S ,
se =
ci i , ci Z, i S ,
si pone G (g) =
ci g i

(nello scrivere ci g stiamo vedendo


G come
P
P Z-modulo: ci g = g +...+g, ci volte). Naturalmente la definizione
si estende per linearit`a: G ( gi i ) =
G (gi i ).

Ci si pone il problema di determinare lomologia del complesso C G in funzione dellomologia


del complesso C . Iniziamo con alcune considerazioni. Premettiamo una notazione:
Z

complesso dei cicli di C (i.e. ker );

complesso dei bordi scalati di un grado: Bn := Bn1 (essendo Bn1 := Cn ),

entrambi col bordo indotto da C , quindi nullo. Poiche Zn := kern , c`e una successione
esatta corta di complessi19
(29)

Di conseguenza, abbiamo una successione esatta lunga in omologia con le caratteristiche indicate:
0

... Hn+1 (B )
(29.1)

= Bn

Hn (Z )

Hn (C )

= Zn

Hn (B )

= Bn1

(inclusione naturale)

i.e.:
() il morfismo di incollamento `e linclusione naturale degli n-bordi negli n-cicli; i `e suriettiva; = 0.
Dimostrazione. Le uguaglianze scritte nellultima riga seguono dal fatto che Z e B hanno entrambi bordo
nullo (in generale, i gruppi di omologia di un complesso avente bordo nullo coincidono con i gruppi del complesso
stesso). Per come `e definito il morfismo di incollamento (nota 9.1), si deve prendere un n-bordo, sollevarlo
ad una catena tramite (morfismo nella 29), quindi prenderne di nuovo il bordo, cio`e tornare al bordo di
partenza! Infine vedere questultimo come ciclo. La suriettivit`a di i segue dalla definizione di omologia.
Essendo la successione (29.1) esatta, la relazione = 0 segue dalla suriettivit`a di i .

Come conseguenza delle propriet`
a (), la successione esatta lunga (29.1) si spezza in successioni esatte corte
(29.2)

Bn

Zn

Hn (C )

Fin qui non abbiamo scoperto nulla di nuovo: dalla (29.2) ritroviamo la definizione di omologia Hn (C ) =
Zn /Bn . Il punto `e che quanto visto ci serve sia da guida che da termine di confronto, volendo ripetere il
discorso lavorando con coefficienti.
19

Attenzione! sebbene come successione di gruppi abeliani spacchi, il complesso C in generale non ha bordo nullo, di conseguenza
e somma diretta dei due complessi ai lati Z e B .
non `

93

Tensorizzato la successione (29) col gruppo G, questa resta esatta (perche C `e libero e sottogruppi di gruppi
liberi sono anchessi liberi), di conseguenza si ottiene la successione

G
0 Z G C G
B G

(30)

La corrispondente successione esatta lunga in omologia `e la successione


(30.1)

n1

Hn (B G) ...
... Hn+1 (B G) n Hn (Z G) Hn (C G)

= Bn G

= Zn G

= Bn1 G

u tramite il morfismo
Questa volta le cose non vanno bene come prima: il morfismo G non si fattorizza pi`
nullo, cosa che invece accadeva per (cfr. 29.1). Ciononostante siamo in grado di interpretare i vari termini
della successione esatta corta
(31)

Hn (C G)
ker n1 0
0 coker n

associata alla (30.1) (cfr. esercizio 16). Linterpretazione ce la fornisce il lemma che segue.

Lemma 32. Si ha
coker n = Hn (C ) G ,


ker n1 = Tor Hn1 (C ), G .

Nota 33. Ricordiamo dalla sezione precedente che dati due gruppi abeliani H e G, e data una qualsiasi
i
risoluzione libera 0 R F H 0 di H , si definisce
Tor(H, G)

:=

ker(i IdG : R G F G)

(questo gruppo non dipende dalla risoluzione scelta).


Dimostrazione (del Lemma 32). Luguaglianza coker n = Hn (C ) G segue dal fatto che tensorizzando
la (29.2) con G lesattezza a destra si mantiene, ovvero si ottiene la successione

Bn G n Zn G Hn (C ) G 0 .
n1

La (29.2), scritta per lindice n 1, `e la successione 0 Bn1 Zn1 Hn1 (C ) 0 .


Essendo questa una risoluzione libera del gruppo Hn1 (C ), tensorizzandola
con G, per definizione stessa

delloperatore Tor si ottiene ker (n1 IdG ) = Tor Hn1 (C ), G (cfr. nota 33).

Enunciamo quanto si ottiene mettendo insieme la successione (31) e linterpretazione dei termini che vi compaiono (lemma 32), risultato noto col nome di Teorema dei coefficienti universali.

Teorema 34 (dei coefficienti universali). Dato un complesso di catene libero (C , ) ed


un gruppo abeliano G c`e una successione esatta naturale
i

0 Hn (C ) G
Tor Hn1 (C ), G
Hn (C G)

94

La formula di K
unneth in algebra omologica.
Def. 35. Siano (C , ) e (D , ) due complessi di catene liberi. Si definisce il complesso

C D ,
ponendo
L
(C D )n =
Ci Dj , (i j ) = i j + (1)i i j
i+j = n

(i Ci , j Dj , la definizione viene estesa per linearit`a). Si verifica facilmente che risulta ()() = 0,
per cui quello introdotto `e effettivamente un complesso.
Nota. I gruppi C e D sono gruppi abeliani graduati, in particolare sono gruppi abeliani, per cui ha
perfettamente senso considerare il gruppo C D , la definizione serve solo a dotarlo di una graduazione e di
un endomorfismo di grado 1 che lo rende un complesso (cfr. Notazione 5).

Teorema 36. Dati due complessi di catene liberi (C , ) e (D , ) c`e una successione
esatta naturale

L
L

0
Hi (C )Hj (D ) Hn (C D )
Tor Hp (C ), Hq (D ) 0
i+j = n

p+q = n1

La dimostrazione di questo risultato non `e particolarmente difficile ma richiede un po di lavoro. Esula


abbastanza dai nostri obiettivi per cui non la daremo. Piuttosto, ci limitiamo ad alcune osservazioni che ci
sembrano interessanti.
(36.1) Il morfismo `e il morfismo indotto dal morfismo definito a livello di catene (dalla definizione di
segue che se i = 0 e j = 0, i.e. rappresentano classi di omologia, allora risulta (i j ) = 0,
i.e. anche i j rappresenta una classe di omologia).
Il Teorema (36) generalizza il Teorema dei coefficienti universali (34), infatti:
(36.2) Se G `e un gruppo abeliano (arbitrario), e D = L (G) `e il complesso associato ad una risoluzione libera
di G (cfr. Def. 20 e inciso 23), in quanto risulta H0 (D ) = G, Hi (D ) = 0 i 6= 0, la successione
esatta del Teorema (36) si riduce alla successione esatta del Teorema (34).

95

Funtore Hom e coefficienti universali in coomologia.


Iniziamo con alcune osservazioni. Sia G un gruppo abeliano che fissiamo una volta per tutte. Si ha che
(40.1) un morfismo di gruppi abeliani f : A B
induce un morfismo f : Hom(B, G) Hom(A, G) , 7 f ;
(40.2) funtorialit`
a:
(
IdA = Id Hom(A, G) ;
(g f ) = f g , dove f : A B e g : B C sono morfismi di gruppi abeliani.

Tutto ci`o si pu`


o esprimere dicendo che loperatore Hom(-, G) che ad un gruppo abeliano A associa il gruppo
abeliano Hom(A, G) ed a un morfismo di gruppi abeliani f associa il morfismo f `e un funtore controvariante
(la freccia di f va nella direzione opposta a quella di f ) della categoria dei gruppi abeliani in se.
Lemma 41. Di seguito, consideriamo successioni esatte di gruppi abeliani
i) una successione esatta

D C B 0

induce una successione esatta


ii) una successione esatta che spacca (def. 17.1)
induce una successione esatta

0 Hom(B, G) Hom(C, G) Hom(D, G) ;


f

0 D C B 0
q

0 Hom(B, G) Hom(C, G) Hom(D, G) 0

Nellipotesi che B sia un gruppo abeliano libero, lipotesi che la successione spacchi `e automaticamente
verificata (cfr. esempio 17.2).
Dimostrazione. Effettuiamo le varie verifiche.
kerq = 0 : q () = 0 = q = 0 = = 0 (perche q `e suriettiva);
Imq kerf : 0 = 0 = (q f ) = f q ;
e
Imq kerf : data kerf si definisce (b)
= (c) , c q 1 (b)
(ben definita perche (c c ) = 0 se c q 1 (b)).

Quanto sopra dimostra la i). Resta da provare che se esiste s : B C soddisfacente q s = IdB e
f `e iniettiva, allora f `e suriettiva. Dato un morfismo : D G si vuole estenderlo ad un morfismo
e : C G. A tal fine, dato C si definisce e() = ( sq) (poiche q( sq) = q qsq =
q IdB q = 0, si ha sq D).

Come conseguenza della funtorialit`
a (40.2), loperatore Hom(-, G) porta complessi discendenti (di catene)
in complessi ascendenti (per questo detti di cocatene). Infatti, nelle notazioni della (40.2), se g f = 0, si
ha f g = (g f ) = 0 (nel caso dei complessi, dopo aver applicato Hom(-, G) la composizione di due
morfismi successivi continua ad essere nulla).

Def. 42. Dato un complesso di catene di gruppi abeliani


C = (C , ) :

n+1

n
. . . Cn+1 Cn
Cn1 . . .

si definisce complesso duale a valori in G, i cui elementi chiameremo cocatene, il complesso



dn1
dn
Hom(C , G), d : . . . Hom(Cn1 , G) Hom(Cn , G)
Hom(Cn+1 , G) . . .
dove20 d = .

Ribadiamo quanto gi`


a osservato in precedenza: questa volta le frecce vanno nel verso opposto e risulta
d d = = ( ) = 0 = 0 ,
i.e. Hom(C , G) `e effettivamente un complesso di cocatene (cfr. inciso 3). Di questo complesso se ne pu`
o
calcolare la coomologia (cos` chiamata in quanto omologia di un complesso di cocatene):
Cos` come `
e un morfismo di grado 1 definito su C e n `
e la restrizione di alle n-catene, il morfismo d = `
e un morfismo
di grado 1 definito su Hom(C , G) e dn = ( )n `
e la restrizione di d alle n-cocatene, questo significa che dn = (n+1 ) . Per
evitare che ci si possa confondere, lindice in basso indica sempre il grado degli oggetti del dominio: nellomettere le parentesi,
si intende d = ( )
...che, naturalmente, non scriveremo mai pi`
scrivendo n
u!
n
n e non si intende (n )

20

96

Def. 43. Dato un complesso di catene di gruppi abeliani C = (C , ), si pone


H n C ; G

:=

H n Hom(C , G)

=
(inciso 3)

ker dn
.
Im dn1

Oss. 43.1. I gruppi kerdn e Imdn1 soddisfano le relazioni che seguono:





ker dn =
: Cn G n+1 = 0, i.e. |Imn+1 = 0
Im dn1

= n-cocatene che si annullano sugli n-bordi;




: Cn G : Cn1 G tale che = n
n-cocatene che si annullano sugli n-cicli.

Cn
() Imn ,
Inoltre, se `e una n-cocatena che si annulla sugli n-cicli, allora induce un morfismo su ker
n =
di conseguenza esiste un morfismo definito sugli n 1 bordi soddisfacente la relazione = n . Se
tale morfismo si estende ad un morfismo definito sulle n 1 catene, allora Im dn1 . Riassumendo,
Im dn1 `e costituito dalle n-cocatene che si annullano sugli n-cicli e che, viste tramite () come morfismi
sugli n 1 bordi (= Imn ) si estendono alle n 1 catene.

In perfetta analogia con quanto accade nel caso del prodotto tensoriale con un gruppo G, inteso come funtore
che ad un gruppo abeliano H associa il gruppo H G, vale un teorema dei coefficienti universali per il funtore
Hom(-, G). Prima di procedere introduciamo i gruppi Ext(A, G) .

Def. 44.
Siano A e G gruppi abeliani, sia inoltre L una risoluzione libera di A
(cfr. def. 20). Si pone

ker d1
Ext(A, G) := H 1 Hom(L , G)
=
image d0

d0

d1

dove ... Hom(L0 , G) Hom(L1 , G) Hom(L2 , G) ... `e il complesso duale del complesso L .
Come nel caso del funtore Tor, e per la stessa ragione, la definizione `e ben posta, ovvero il gruppo Ext(A, G)
non dipende dalla risoluzione L scelta: essendo Hom(-, G) funtoriale, a due risoluzioni L e L (omotopicamente equivalenti per il lemma 21), corrispondono complessi di cocatene Hom(L , G) e Hom(L , G) anchessi
omotopicamente equivalenti, che pertanto hanno gruppi di coomologia isomorfi (cfr. Teorema 11, Corollario 14,
Inciso 3).

Teorema 45 (dei coefficienti universali). Siano C un complesso di catene libero e G un


gruppo abeliano. Per ogni intero n, c`e una successione esatta naturale



j
q
0 Ext Hn1 (C ), G H n C ; G Hom Hn (C ), G 0

Un elemento H n (C ; G) `e rappresentato da una n-cocatena : Cn G che si annulla sugli


n-bordi (cfr. Oss. 43.1). Una tale , per restrizione agli n-cicli e passaggio al quoziente, definisce un elemento
Hom(Hn (C ), G). Si definisce q()
= . La definizione `e ben posta perche le n-cocatene in Im dn1
si annullano sugli n-cicli (cfr. Oss. 43.1).
Lemma 45.1. Il morfismo q `e suriettivo.
Dimostrazione (del lemma). Premessa: la successione esatta di gruppi liberi 0 Zn Cn Bn1 0
(cfr. 29), induce un morfismo Hom(Cn , G) Hom(Zn , G) suriettivo (cfr. 41, ii)).
Un morfismo Hom(Hn (C ), G) definisce un morfismo sugli n-cicli che si annulla sugli n-bordi (si
componga la proiezione kern Hn (C ) con : Hn (C ) G), i.e. un morfismo Hom(Zn , G)
(sempre nullo sugli n-bordi). Per la premessa, tale morfismo si estende ad un morfismo definito sulle n-catene
: Cn G (che continuer`
a ad annullarsi sugli n-bordi). Di questultimo ne prendiamo la classe
H n (C ; G). Naturalmente si avr`
a q()
= .

Sottolineiamo che la suriettivit`a di q segue dallipotesi che C sia libero (o meglio, dal fatto che Bn1 lo sia).

97

Il nucleo di q `e dato dalle cocatene che si annullano sugli n-cicli modulo morfismi in Imdn1 :
(45.2)

ker q

: Cn


: Cn G tali che |n-cicli = 0


G : Cn1 G tale che = n

i.e. il nucleo di q misura esattamente di quanto linclusione che compare nella seconda parte
della (43.1) non sia unuguaglianza.
Nota. Un elemento del numeratore `e una estensione del morfismo nullo sugli n-cicli, mentre il quoziente kerq
dipende solo da Hn1 (C ) e da G (questo punto verr`a chiarito nel corso della dimostrazione del Teorema 45).
Il fatto che gli elementi di kerq siano estensioni d`
a una giustificazione delluso della terminologia Ext(...).
Dimostrazione (del Teorema 45). Ripetiamo, cambiando quello che c`e da cambiare, per il funtore Hom(-, G)
quanto gi`a visto per il funtore - G. Poniamo
Z = complesso dei cicli di C (i.e. ker );
B = complesso dei bordi scalati di un grado: Bn := Bn1 (essendo Bn1 := Cn ),
entrambi col bordo indotto da C , quindi nullo. C`e una successione esatta corta di complessi di catene
(45.3)

I complessi della (45.3) sono complessi liberi, ovvero gruppi liberi (a tal fine ricordiamo che C `e libero per
ipotesi e che un sottogruppo di un gruppo libero `e anchesso libero). Di conseguenza, applicando il funtore
Hom(-, G) si ottiene una successione, di nuovo esatta (cfr. lemma 41), di complessi di cocatene
(45.4)

d =

Hom(B , G) Hom(C , G)

j = i

Hom(Z , G) 0

dove i morfismi di cobordo dei complessi Hom(B , G) e Hom(Z , G) sono entrambi nulli (in quanto nulli
i morfismi di bordo dei complessi B e Z ). La corrispondente successione esatta lunga in coomologia `e la
successione
G

(45.5) . . . H n1 (Z ) H n (B G ) H n (C ; G) H n (Z ) H n+1 (B G ) . . .
= Hom(Zn1 , G)

= Hom(Bn
, G)

= Hom(Zn , G)

dove Z G := Hom(Z , G), B G := Hom(B , G) (hanno entrambi cobordo nullo in quanto Z e B


hanno bordo nullo) e dove i vari sono i morfismi di incollamento. Le uguaglianze indicate nella riga in
piccolo seguono dal fatto che i complessi corrispondenti hanno cobordo nullo. Da questa successione esatta
lunga estraiamo le successioni esatte corte
(45.6)

coker n1

H n (C ; G) ker n

(cfr. esercizio 16)

(naturalmente n1 e n denotano i morfismi di incollamento della (45.4), rispettivamente nei gradi n 1


ed n). Affermiamo che la (45.6) `e la successione esatta del teorema dei coefficienti universali (45). Infatti,
per la nota (9.1) il morfismo di incollamento , in grado n, opera come segue (si guardi la (45.4)): prende
0 Hom(Zn , G), lo solleva a Hom(Cn , G), ne prende il cobordo, i.e. d = Hom(Cn+1 , G),

, G) = Hom(Bn , G). Questultima operazione disfa la


ed infine lo solleva tramite d = in Hom(Bn+1
precedente e restituisce la restrizione |Bn Hom(Bn , G). In definitiva
(45.7) n = i :

Hom(Zn , G) Hom(Bn , G) ,

dove i : Bn Zn denota linclusione.



Per la (45.7), il gruppo ker si identifica col gruppo Hom Hn (C ), G
(teorema di omomorfismo di
gruppi) nonche si ha j = q (essendo j il morfismo che compare nella
(45.6) e q il morfismo che

compare nellenunciato). Infine, si ha coker n1 = Ext Hn1 (C ), G (cfr. Def. 44) perche la successione 0 Bn1 Zn1 Hn1 (C ) 0 `e una risoluzione libera di Hn1 (C ) e
0 Hom(Zn1 , G) Hom(Bn1 , G) 0 ne `e il complesso associato.

n

98

Cenni sulle categorie abeliane.


Come accennato allinizio del paragrafo, lalgebra omologica pu`
o essere trattata in un contesto pi`
u generale, il
contesto astratto delle categorie abeliane. Le definizioni ed i risultati visti valgono per le categorie abeliane,
di fatto senza cambiare una virgola nei rispettivi enunciati (definizione dellomologia, successione esatta lunga
associata ad una successione esatta corta di complessi, definizione dellomotopia di complessi, uguaglianza dei
morfismi indotti in omologia da morfismi di complessi omotopi, lemma dei cinque e molti altri).
Per non appesantire il discorso, diamo la definizione di categoria abeliana in termini intuitivi, o meglio che
hanno un senso per una categoria concreta (i.e. dove gli oggetti sono, in particolare, insiemi) qual `e quella
dei gruppi abeliani, come pure quella degli spazi vettoriali.
Definizione. Una categoria abeliana `e un insieme di oggetti e morfismi (detti anche frecce) che soddisfano gli
assiomi che seguono.
ogni morfismo collega due oggetti, due morfismi consecutivi si possono comporre e la composizione `e
associativa;
esiste loggetto zero, denotato con 0 , con la propriet`
a che esistono unici 0 A e A 0 per ogni
oggetto A;
esistono nucleo e conucleo per ogni morfismo f : A B , denotati rispettivamente con kerf e cokerf
(formalmente, un nucleo `e una coppia (K, i) , con i : K A monomorfismo soddisfacente f i = 0
e la propriet`
a di fattorizzare ogni morfismo g : X A tale che f g = 0; un conucleo `e una coppia
(C, p) , con p : B C epimorfismo soddisfacente p f = 0 e la propriet`
a di fattorizzare ogni morfismo
h : B Y tale che h f = 0. Quanto al significato dei termini usati, per definizione,
i) un monomorfismo `e un morfismo j : H A soddisfacente la propriet`
a di cancellazione seguente:
j

j r : X H A = j s : X H A
=
r = s
ii) un epimorfismo `e un morfismo : A H soddisfacente la propriet`
a di cancellazione seguente:

r : A H X

s : A H X

r = s ).

per ogni morfismo f : A B , esiste un isomorfismo canonico coker(kerf A) ker(B cokerf ) ,


cio`e la coimmagine (:= conucleo del nucleo) e limmagine (:= nucleo del conucleo) sono canonicamente
isomorfe;
Hom(A, B) `e un gruppo abeliano (per ogni coppia di oggetti A e B) e la composizione `e bilineare
(cio`e g (f + fe) = g f + g fe, (g + ge) f = g f + ge f per ogni terna di oggetti A, B, C ed ogni
f, fe Hom(A, B), g, e
g Hom(B, C))

esistono le somme dirette: esiste A B per ogni coppia di oggetti A e B


(formalmente, una somma diretta `e una terna (A B, iA : A A B, iB : B A B), dove iA ed iB
fattorizzano rispettivamente i morfismi definiti su A e quelli definiti su B , entrambi a valori in un terzo
oggetto C ).
Esercizio. Verificare che le categorie che seguono soddisfano gli assiomi indicati sopra: gruppi abeliani e
morfismi di gruppi, spazi vettoriali su un campo e applicazioni lineari. Inoltre, verificare che per esse la
nozione di monomorfismo coincide con quella di morfismo iniettivo (suggerimento: considerare X = ker j ,
r = inclusione, s = 0) e che quella di epimorfismo coincide con quella di morfismo suriettivo (suggerimento:
considerare X = coker , r = proiezione, s = 0).
Nota. Vale la pena osservare che le nozioni morfismo iniettivo e morfismo suriettivo hanno senso solo se
gli oggetti della categoria in questione sono, in particolare, insiemi.

99

Bibliografia

[D]
[Hat]
[Kos]
[Mas]
[Rot]
[Sp]
[Vas]

Lectures On Algebraic Topology.


Hatcher A., Algebraic Topology, Cambridge University Press, 2002.
Kosniowski C., A first course in Algebraic Topology, Cambridge University Press, 1980.
Massey W.S., A Basic Course in Algebraic Topology, GTM 127, 1991.
Joseph J. Rotman, An Introduction to Algebraic Topology.
Spanier E. H., Algebraic Topology, McGraw-Hill, 1966.
Vassiliev V. A., Introduction to Topology, Student Mathematical Library, v.14, 2001.
Dold A.,