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CAPITOLO I

SPAZI TOPOLOGICI
1 Topologie su un insieme
Sia X un insieme. Una topologia su X `e una famiglia di sottoinsiemi di X,
che si dicono aperti. Gli aperti di una topologia su X devono soddisfare i seguenti
assiomi:
(O
1
) , X sono aperti;
(O
2
) lunione di una qualsiasi famiglia di aperti `e un aperto;
(O
3
) lintersezione di una qualsiasi famiglia nita di aperti `e un aperto.
Lassioma (O
3
) `e equivalente a
(O

3
) A B A, B .
Uno spazio topologico `e la coppia X = (X, ) formata da un insieme X e da una
topologia su X.
Se Y `e un sottoinsieme di uno spazio topologico X, la famiglia / degli aperti
A di X contenuti in Y `e non vuota, perche /. Lunione

/ `e, per lassioma


(O
2
), il pi` u grande aperto contenuto in Y . Esso si indica con

Y e si dice parte
interna di Y . Gli aperti di X sono i sottoinsiemi di X che coincidono con la loro
parte interna.
Lemma 1.1 Sia X uno spazio topologico e siano A, B due sottoinsiemi di X.
Allora:
(i) Se A B, anche

B.
(ii)

..
A B =

B.
Dim. (i): abbiamo

A A B e quindi

B perche

A `e un aperto contenuto
in B.
(ii) Poiche

B `e un aperto contenuto in AB, vale linclusione

..
A B.
Daltra parte

..
A B `e un aperto contenuto sia in A che in B e quindi in A B.
Dunque vale anche linclusione opposta

..
A B

B e quindi luguaglianza.
Esempio 1.1 Sia X un insieme qualsiasi. Si dice topologia discreta su X quella
per cui tutti i sottoinsiemi di X sono aperti e topologia indiscreta su X quella in
cui soltanto e X sono aperti.
Se X contiene almeno due punti, la topologia discreta e quella indiscreta sono
distinte e si possono denire su X topologie diverse da quella discreta e da quella
1
2 CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI
indiscreta. Ad esempio, se a X ,= a, allora = , a, X `e una topologia su
X diversa sia da quella discreta che da quella indiscreta.
Siano
1
e
2
due topologie sullo stesso insieme X. Se
1

2
diciamo che
2
`e
pi` u ne di
1
, oppure che
1
`e meno ne di
2
.
Osserviamo che la topologia discreta `e la pi` u ne e quella indiscreta la meno ne
tra le topologie su X.
La relazione di essere pi` u ne di `e una relazione di ordinamento parziale tra
le topologie su un insieme X ssato. Se non vale ne la relazione
1

2
, ne la
relazione
1

2
, diciamo che le due topologie non sono confrontabili. Si verica
facilmente che vale la:
Proposizione 1.2 Sia X un insieme e sia
i
[ i I una famiglia di topologie
su X. Allora Lintersezione

iI

i
`e una topologia su X.
Abbiamo poi:
Proposizione 1.3 Sia X un insieme e sia una qualsiasi famiglia di sottoinsiemi
di X. Vi `e ununica topologia su X caratterizzata dalla propriet` a di essere la
meno ne tra le topologie su X per cui gli elementi di sono aperti. Ogni aperto
di `e unione di intersezioni nite di aperti di

= , X.
Dim. La famiglia T delle topologie su X per cui gli elementi di sono aperti
contiene la topologia discreta e quindi `e non vuota. Chiaramente

T `e meno ne
tra tutte le topologie su X per cui gli elementi di sono aperti. Indichiamo con la
famiglia di sottoinsiemi di X formata dalle unioni di intersezioni nite di elementi di

. Abbiamo

T e quindi per completare la dimostrazione baster` a mostrare che


`e una topologia. Gli assiomi (O
1
) e (O
2
) sono di verica immediata. Mostriamo
che vale anche (O

3
). Siano A e B due elementi di : A =

iI
A
i
, B =

jJ
B
j
, ove
gli A
i
e i B
j
sono intersezioni nite di elementi di

. Per la propriet` a distributiva
dellunione rispetto allintersezione otteniamo: A B =

(i,j)IJ
A
i
B
j
; per
ogni (i, j) I J linsieme A
i
B
j
`e ancora unintersezione nita di elementi di

e quindi A B .
Se `e la meno ne tra le topologie su X per cui gli elementi di 2
X
sono
aperti, diciamo che `e una prebase di . Se ogni aperto non vuoto di `e unione
di aperti di , diciamo che `e una base di .
Abbiamo:
Proposizione 1.4 Sia X un insieme, una topologia su X e una prebase di
. Allora le intersezioni nite di aperti di

= , X formano una base di .
Proposizione 1.5 Sia X un insieme, una topologia su X e B una famiglia di
aperti. Condizione necessaria e suciente anche B sia una base di `e che per ogni
aperto non vuoto A di X ed ogni p A vi sia un aperto B B tale che p B A.
Proposizione 1.6 Sia X un insieme e B una famiglia di sottoinsiemi di X.
Condizione necessaria e suciente anche B sia una base degli aperti di una topo-
logia su X `e che
(B
1
)

B = X;
CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI 3
(B
2
) Le intersezioni nite di elementi di B sono unioni di elementi di B.
Dim. Si denisca come la famiglia formata dallinsieme vuoto e dalle unioni di
elementi di B. Si verica allora che soddisfa gli assiomi di una topologia.
Esempio 1.2 (Topologia Euclidea su R.) Sia B la famiglia degli intervalli aperti
]a, b[= x R[ a < x < b di R, al variare di a, b tra le coppie di numeri reali con
a < b. Poiche ogni intersezione nita di intervalli aperti `e o linsime vuoto o un
intervallo aperto, per la proposizione precedente la B `e una base di una topologia
su R, che chiamiamo la topologia Euclidea su R.
Si verica che gli intervalli aperti con estremi razionali sono ancora una base della
topologia Euclidea. Esempi di prebasi che non sono basi sono dati dalla famiglia
delle semirette aperte ]a, +[ [a R

] , a[ [a R e dalla sottofamiglia
costituita dalle semirette aperte con origine razionale.
Esempio 1.3 (Topologia dellordine) Pi` u in generale, sia X un insieme totalmente
ordinato, mediante una relazione . Allora le semirette aperte S

a
x X[ x a
e S
+
a
x X[ a x, al variare di a in X, formano una prebase di una topologia
su X in cui gli intervalli aperti x X[a x b sono aperti per ogni a, b in X.
Esempio 1.4 (Topologia dellordine a destra) Sia X un insieme totalmente or-
dinato mediante . Allora la famiglia delle semirette aperte S
+
a
[ a X `e una
prebase di una topologia su X, che si dice dellordine a destra.
In modo analogo si denisce la topologia dellordine a sinistra.
Sullinsieme N dei numeri naturali, con lordinamento usuale, la topologia dellor -
dine e dellordine a sinistra coincidono con la topologia discreta, mentre quella
dellordine a destra `e strettamente meno ne della topologia discreta.
Esempio 1.5 Su R la famiglia B degli intervalli [a, b[= x R[ a x < b chiusi
a sinistra e aperti a destra `e la base di una topologia strettamente pi` u ne della
topologia Euclidea.
2 Sottoinsiemi chiusi
Sia X = (X, ) uno spazio topologico. I complementari in X degli aperti si
dicono chiusi di X. La famiglia dei chiusi di X soddisfa gli assiomi:
((
1
) , X sono insiemi chiusi;
((
2
) lintersezione di una qualsiasi famiglia di chiusi `e un chiuso;
((
3
) lunione di una famiglia nita di chiusi `e un chiuso.
Viceversa, se chiamiamo chiusi gli elementi di una famiglia C di sottoinsiemi
di X che soddis gli assiomi ((
1
), ((
2
) e ((
3
), allora la = X A[ A C `e la
famiglia degli aperti dellunica topologia su X per cui la C sia la famiglia dei chiusi.
Osserviamo che la propriet` a ((
3
) `e equivalente a:
((

3
) Se A, B sono chiusi anche A B `e chiuso.
Lemma 2.1 Se A `e un aperto e B un chiuso dello spazio topologico X, allora AB
`e un aperto e B A un chiuso di X.
Dim. Abbiamo infatti:
A B = A (X B), B A = B (X A)
4 CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI
e quindi A B `e aperto perche intersezione di due aperti e B A `e chiuso perche
intersezione di due chiusi.
Sia Y un sottoinsieme di uno spazio topologico X. La famiglia / dei chiusi di X
che contengono Y `e non vuota, in quanto X /. Per lassioma ((
2
), lintersezione

/ `e un chiuso, ed `e il pi` u piccolo chiuso di X che contiene Y . Esso si indica con


Y e si dice la chiusura di Y . I punti di Y si dicono aderenti ad Y . Tutti i punti
di Y sono aderenti ad Y . Un punto x aderente ad Y x si dice di accumulazione
per Y .
Un sottoinsieme Y di X `e chiuso in X se e soltanto se `e uguale alla propria
chiusura.
Sia Y un sottoinsieme dello spazio topologico X. Osserviamo che

Y Y Y .
Chiamiamo frontiera di Y in X, e indichiamo con bY , la dierenza Y

Y .
Lemma 2.2 Sia X uno spazio topologico e siano A, B due sottoinsiemi di X.
Allora
(i) Se A B, allora A B;
(ii) A B = A B.
Dim. (i): Supponiamo sia A B. Poiche B B, B `e un chiuso che contiene A
e quindi contiene la sua chiusura A.
(ii): Abbiamo A B AB perche AB `e un chiuso che contiene AB; poiche
A B `e un chiuso che contiene sia A che B, esso contiene sia A che B e peci` o vale
linclusione opposta A B A B e quindi luguaglianza.
Lemma 2.3 Sia X uno spazio topologico e sia A un sottoinsieme di X. Allora:
(2.1) A = X

..
X A,

A = X X A.
Dim. Osserviamo che XX A`e un aperto contenuto in A e vale quindi linclusio -
ne XX A

A.
`
E poi X A X

A perche X

A `e un chiuso che contiene XA.


Tra i complementari vale linclusione opposta: X
_
X A
_
X
_
X

A
_
=

A
e perci`o vale la seconda uguaglianza in (2.1).
La seconda uguaglianza in (2.1), applicata allinsieme X A, ci d`a:

..
X A = X X (X A) = X A.
Quindi X

..
X A = X (X A) = A ed otteniamo la prima delle (2.1).
Esempio 2.1 (Topologia di Zariski) Sia V uno spazio vettoriale di dimensione
nita su un campo K. Sia /(V ) la K-algebra delle funzioni polinomiali su V a
valori in K. Indichiamo con C la famiglia degli insiemi
C(F) = v V[ f(v) = 0, f F
CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI 5
al variare di F tra i sottoinsiemi di /(V). Gli elementi di C sono i chiusi di una
topologia su V, che si dice la topologia di Zariski di V.
Verichiamo che valgono gli assiomi ((
1
), ((
2
) e ((
3
).
Infatti = C(/(F)) e V = C(0) appartengono entrambi a C, e quindi vale la
((
1
).
Sia F
i

iI
una qualsiasi famiglia di sottoinsiemi di /(V). Allora
iI
C(F
i
) =
C(
iI
F
i
) e quindi anche ((
2
) `e vericata.
Per dimostrare che vale la ((
3
), osserviamo che se F /(V) e indichiamo con
(F) lideale di /(V) generato da F, allora C ((F)) = C(F). Si verica quindi
che, se F
i

iI
`e una famiglia nita di sottoinsiemi di /(V), allora
iI
C(F
i
) =
C (
iI
(F
i
)).
3 Intorni, frontiera
Sia X = (X, ) uno spazio topologico e sia x X. Si dice intorno di x un
qualsiasi sottoinsieme U di X che contenga x nella sua parte interna.
Una famiglia 1 di intorni di x si dice fondamentale se ogni intorno U di x contiene
un elemento V di 1.
Gli aperti di X sono tutti e soli i sottoinsiemi A di X che sono intorni di ogni loro
punto. La topologia di X `e quindi completamente determinata quando si conosca,
per ogni x X, un sistema fondamentale 1
x
di intorni di x.
Indichiamo con |
x
la famiglia degli intorni di x X per una topologia su X.
Si verica che |
x
[ x X gode delle seguenti propriet` a:
(|
1
) Per ogni x X, |
x
,= e x U per ogni U |
x
.
(|
2
) Per ogni x X ed U |
x
esiste V U tale che x V e V |
y
per ogni
y V .
(|
3
) Se U V e U |
x
, allora anche V |
x
.
(|
4
) Se U
1
, U
2
|
x
, allora anche U
1
U
2
|
x
.
Viceversa, sia X un insieme e X x |
x
2
X
unapplicazione che faccia
corrispondere ad ogni punto x di X una famiglia |
x
di sottoinsiemi di X, in modo
che siano vericati gli assiomi (|
1
), (|
2
), (|
3
), (|
4
). Allora gli insiemi A X tali
che A |
y
per ogni y A formano gli aperti di una topologia su X, per cui le |
x
sono le famiglie degli intorni dei punti x X.
Possiamo caratterizzare la chiusura e la parte interna di un sottoinsieme di X
utilizzando il concetto di intorno. Abbiamo infatti:
Lemma 3.1 Sia X uno spazio topologico, A un sottoinsieme e x un punto di X.
Allora:
(i) x

A se e soltanto se A `e un intorno di x;
(ii) x A se e soltanto se ogni intorno di x ha con A intersezione non vuota.
Siano x un punto e A un sottoinsieme di uno spazio topologico X. Diciamo che:
x `e interno ad A se x

A;
x `e aderente ad A se x A;
x `e esterno ad A se x / A;
x `e di frontiera per A se x A

A = bA;
x `e di accumulazione per A se x A x
6 CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI
Linsieme dei punti di accumulazione di A si dice il derivato di A. Un insieme chiuso
che coincida con linsieme dei suoi punti di accumulazione si dice perfetto.
Un sottoinsieme A di X si dice denso se A = X e raro se

A = .
4 Spazi metrici
Una distanza su un insieme X `e una funzione
d : X X R
che gode delle propriet` a seguenti:
1) d(x, y) > 0 se x ,= y X e d(x, x) = 0 per ogni x X;
2) d(x, y) = d(y, x) per ogni x, y X;
3) d(x, y) d(x, z) + d(z, y) per ogni x, y, z X.
Chiamiamo spazio metrico la coppia (X, d) formata da un insieme X e da una
distanza d su X.
Esempio 4.1 Nello spazio Euclideo R
n
, dati x = (x
1
, ..., x
n
) e y = (y
1
, .., y
n
)
R
n
, poniamo:
(4.1) d(x, y) = [x y[ =

_
n

i=1
(x
i
y
i
)
2
.
La d `e una distanza, che si dice distanza Euclidea su R
n
.
Esempio 4.2 In C
n
, dati z = (z
1
, ..., z
n
) e w = (w
1
, ..., w
n
) poniamo
(4.2) d(z, w) = [z w[ =

_
n

i=1
[z
i
w
i
[
2
.
La d `e una distanza su C
n
, che si dice distanza Euclidea. Osserviamo che essa
coincide con la distanza Euclidea di R
2n
quando si identichi z = (z
1
, ..., z
n
) C
n
ad x = (z
1
, . . . , z
n
, z
1
, . . . , z
n
) R
2n
.
Esempio 4.3 (Lo spazio metrico
2
) Sia
2
linsieme delle successioni a
n

n1
di numeri reali tali che

n=1
a
2
n
< . Se a = a
n
, b = b
n

2
, poniamo
(4.3) d(a, b) = |a b| =

n=1
(a
n
b
n
)
2
.
Questa funzione `e ben denita su
2
in quanto
(d(a, b))
2
2
_

n=1
a
2
n
+

n=1
b
2
n
_
< .
La verica che questa sia una distanza su
2
`e analoga a quella per gli spazi Euclidei.
CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI 7
Sia (X, d) uno spazio metrico. Se x X e r `e un numero reale positivo, linsieme
(4.4) B(x, r) = y X[ d(x, y) < r
si dice palla aperta di centro x e raggio r; liniseme
(4.5)

B(x, r) = y X[ d(x, y) r
si dice palla chiusa di centro x e raggio r; linsieme
(4.6) S(x, r) = y X[ d(x, y) = r
si dice sfera di centro x e raggio r.
Siano (X, d) uno spazio metrico e A, B due sottoinsiemi di X. Poniamo
(4.7) d(A, B) = infd(x, y) [ x A, y B .
Se x X scriveremo d(x, A) invece di d(x, A).
Deniamo inoltre diametro dellinsieme A lelemento di R +:
(4.8) diam(A) = supd(x, y) [ x, y A .
Quando diam(A) < diciamo che linsieme A `e limitato.
Teorema 4.1 Le palle aperte di uno spazio metrico (X, d) formano una base di
una topologia su X.
Dim. Siano x
1
, ..., x
n
X e siano r
1
, ..., r
n
numeri reali positivi. Per ogni x

n
i=1
B(x
i
, r
i
) poniamo r(x) = inf
1in
r
i
d(x, x
i
). Il numero reale r `e positivo e,
se y B(x, r(x)), allora per ogni 1 i n abbiamo
d(y, x
i
) d(y, x) + d(x, x
i
) < r
i
.
Ci` o dimostra che B(x, r(x))

n
i=1
B(x
i
, r
i
)
e quindi

n
i=1
B(x
i
, r
i
) =

x
n
i=1
B(x
i
,r
i
)
B(x, r(x)). Quindi vale la propriet` a
(B
2
) della Proposizione 1.6. La propriet` a (B
1
) `e senzaltro vera e quindi la tesi `e
dimostrata.
La topologia su X che ha come base le palle aperte di una distanza d si dice
topologia metrica.
Osservazione Sia (X, d) uno spazio metrico. Per ogni punto x di X le palle
aperte di centro x e raggio 2
n
(per n N) formano un sistema fondamentale
numerabile di intorni di x per la topologia indotta dalla metrica d.
Uno spazio topologico X = (X, ) che abbia come base le palle aperte di una
distanza d su X si dice metrizzabile.
Come vedremo nel seguito, non tutte le topologie sono metrizzabili e, nel caso
di topologie metrizzabili, diverse funzioni di distanza possono denire la stessa
topologia. Due distanze che inducano sullinsieme X la stessa topologia si dicono
topologicamente equivalenti.
8 CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI
Esempio 4.4 Sia X un insieme qualsiasi. La funzione:
X X (x, y) d(x, y) =
_
0 se x = y
1 se x ,= y
`e una distanza che induce su X la topologia discreta.
Se X = Z questa distanza `e topologicamente equivalente alla
Z Z (x, y) [x y[ R.
Esempio 4.5 La topologia indotta su R
n
dalla distanza Euclidea si dice topologia
Euclidea di R
n
.
Analogamente supporremo assegnata su
2
la topologia indotta dalla metrica che
abbiamo denito sopra.
Osservazione Sia (X, d) uno spazio metrico e sia d
1
: X X R denita da
d
1
(x, y) = mind(x, y), 1 x, y X.
La d
1
`e una distanza su X, topologicamente equivalente a d. In particolare: ogni
distanza su un insieme X `e topologicamente eqivalente ad una distanza in cui X `e
limitato.
5 Sottospazi e topologia indotta
Si verica facilmente, utilizzando gli assiomi (O
1
), (O
2
), ((O
3
) che deniscono
una topologia, che vale la seguente
Proposizione 5.1 Sia una topologia su un insieme X e sia Y un sottoinsieme
di X. Allora
[
Y
= A Y [ A
`e una topologia su Y .
La topologia [
Y
si dice la topologia indotta da X = (X, ) su Y e Y = (Y, [
Y
) si
dice sottospazio topologico di X. Se Y `e un aperto di X, allora gli aperti di Y sono
anche aperti di X. Se Y `e un chiuso di X, allora i chiusi di Y sono anche chiusi di
X.
Lemma 5.2 Sia X = (X, ) uno spazio topologico e A Y X due sottoinsiemi
di X. Allora la chiusura di A in Y `e data da
A
Y
= A
X
Y.
La topologia indotta da X su A coincide con la topologia indotta su A da Y.
Se la topologia su X `e indotta da una distanza d : X X R su X, allora la
topologia indotta su Y coincide con la topologia indotta dalla restrizione a Y della
distanza su X.
Esempio 5.1 Indicheremo con
I
n
= (x
1
, ..., x
n
) R
n
[ 0 x
i
1, i = 1, ..., n
D
n
= (x
1
, ..., x
n
) R
n
[ x
2
1
+... +x
2
n
1
S
n
= (x
0
, x
1
, ..., x
n
) R
n
[ x
2
0
+x
2
1
+... +x
2
n
= 1
CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI 9
(per n 1) rispettivamente il cubo e la palla unitari di dimensione n con la topologia
di sottospazio di R
n
e la sfera di dimensione n (con n 0) con la topologia di
sottospazio di R
n+1
. Per n = 0, identichiamo I
0
e D
0
allinsieme formato da
un solo punto, con la topologia discreta. Se n = 1, scriviamo I invece di I
1
.
Osserviamo che S
0
`e linsieme formato da una coppia di punti, con la topologia
discreta. Converremo che I
n
= D
n
= S
n
= se n < 0.
6 Ricoprimenti
Sia A un sottoinsieme di X. Si dice ricoprimento di A una famiglia di
sottoinsiemi di X tale che A

. Un secondo ricoprimento di A si dice
inscritto in o un ranamento di se si pu` o denire unapplicazione :
tale che A (A) per ogni A . La si dice funzione di ranamento. Se
e la funzione di ranamento `e linclusione, diciamo che `e un sottoricoprimento
di .
Se X = (X, ) `e uno spazio topologico, un ricoprimento di un suo sottoinsieme
A si dice aperto (risp. chiuso) se ogni suo elemento `e un aperto (risp. un chiuso)
di X.
Esso si dice localmente nito se ogni punto di X possiede un intorno U
x
che ha
intersezione non vuota con al pi` u un numero nito di elementi di .
`
E ovvio che in ogni ricoprimento aperto se ne pu` o inscrivere uno i cui insiemi
appartengano tutti a una base di aperti assegnata.
Un ricoprimento di uno spazio topologico Xsi dice fondamentale se condizione
necessaria e suciente anche un sottoinsieme A di X sia aperto `e che A B sia
un aperto di B (per la topologia di sottospazio) per ogni B .
Si ottiene una caratterizzazione equivalente dei ricoprimenti fondamentali sosti-
tuendo alla parola aperto la parola chiuso nella denizione precedente.
Teorema 6.1 Ogni ricoprimento aperto e ogni ricoprimento chiuso localmente
nito di uno spazio topologico X = (X, ) sono fondamentali.
Dim.
`
E evidente che ogni ricoprimento aperto e ogni ricoprimento chiuso nito
sono fondamentali.
Supponiamo ora che sia un ricoprimento chiuso localmente nito. La famiglia
degli aperti di X che intersecano solo un numero nito di elementi di `e un
ricoprimento aperto di X e dunque fondamentale. Sia A un sottoinsieme di X tale
che A B sia aperto in B per ogni B . Allora A B C `e un aperto di B C
per ogni B e C . Poiche B C [ B `e un ricoprimento chiuso nito di
C , ne segue che A C `e aperto in C per ogni C e quindi che A `e aperto
in X in quanto `e fondamentale.
Esempio 6.1 Se A, B sono due sottoinsiemi di uno spazio topologico X tali che

B = X, allora A, B `e un ricoprimento fondamentale di X.


Se `e un ricoprimento fondamentale inscritto in un ricoprimento , allora `e
anchesso fondamentale.
Proposizione 6.2 Sia un qualsiasi ricoprimento di un insieme X e sia asse-
gnata, per ogni A , una topologia
A
su A. Allora
= Y X[ Y A
A
A
10 CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI
`e una topologia su X, rispetto alla quale `e un ricoprimento fondamentale. La
topologia indotta dalla su ciascun sottoinsieme A `e meno ne della
A
.
Dim. Si verica facilmente che `e una topologia su X. Gli aperti di [
A
sono
tutti e soli i sottoinsiemi della forma BA con B . Essi appartengono quindi a

A
per la denizione di , onde [
A

A
. Da questo segue che `e un ricoprimento
fondamentale per X = (X, ). Infatti un sottoinsieme B di X che intersechi ogni
A in un aperto di [
A

A
`e aperto in X per la denizione della topologia
e viceversa ogni aperto B di X interseca ogni A di in un aperto della topologia
relativa.
Sia un ricoprimento qualsiasi di uno spazio topologico X = (X, ). Per la
proposizione precedente, la

= B X[ B A [
A

`e una topologia su X. Essa coincide con la se `e un ricoprimento fondamentale,


mentre `e strettamente pi` u ne della se non `e fondamentale. La

si dice la
topologia debole associata al ricoprimento .
Esempio 6.2 Sia X uno spazio topologico e sia = x [x X. La topologia
debole del ricoprimento `e la topologia discreta su X.
Esempio 6.3 Su R
2
con la topologia Euclidea consideriamo il ricoprimento
formato da tutte le rette passanti per lorigine. La topologia debole del ricoprimento
`e strettamente pi` u ne della topologia Euclidea. Infatti linsieme A descritto in
coordinate polari (x = r cos , y = r sin ) da:
A = r < [ sin [ (x, 0) [ x R
`e un aperto di

ma non `e un intorno di (0, 0) nella topologia Euclidea, in quanto


non contiene nessuna palla aperta di raggio positivo con centro in (0, 0).
7 Applicazioni continue
Siano X = (X,
X
) e Y = (Y,
Y
) due spazi topologici.
Unapplicazione f : X Y si dice continua se limmagine inversa mediante f
di un qualsiasi aperto di Y `e un aperto di X:
(7.1) f : X Y `e continua f
1
(A)
X
A
Y
.
Poiche per ogni A Y risulta f
1
(Y A) = Xf
1
(A), unapplicazione f : X Y
`e continua se e soltanto se limmagine inversa di un qualsiasi chiuso di Y `e un chiuso
di X.
Teorema 7.1 Sia Y = (Y,
Y
) uno spazio topologico, X un insieme e f : X Y
unapplicazione. Allora la famiglia di sottoinsiemi di X
f

(
Y
) = f
1
(A) [ A
Y

`e una topologia su X.
Se `e una base (risp. prebase) di
Y
, allora
f

() = f
1
(A) [ A
CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI 11
`e una base (risp. prebase) della topologia f

(
Y
).
Dim. Abbiamo f
1
() = e f
1
(Y ) = X. Inoltre, per ogni famiglia A
i
[ i I
di sottoinsiemi di Y risulta:
_
iI
f
1
(A
i
) = f
1
_
_
iI
A
i
_
,

iI
f
1
(A
i
) = f
1
_

iI
A
i
_
.
Da queste considerazioni segue immediatamente la tesi.
La topologia f

(
Y
) costruita nel teorema precedente si dice il pull-back o im-
magine inversa su X della topologia
Y
su Y mediante lapplicazione f : X Y .
Unapplicazione f : X Y tra due spazi topologici X = (X,
X
) e Y = (Y,
Y
)
`e continua se e soltanto se f

(
Y
)
X
, cio`e se e soltanto se la topologia di X `e
pi` u ne del pull-back su X, mediante f, della topologia di Y.
Da questa osservazione ricaviamo il criterio:
Teorema 7.2 Siano X = (X,
X
), Y = (Y,
Y
) due spazi topologici e

Y
una prebase degli aperti di Y. Condizione necessaria e suciente anche
unapplicazione f : X Y sia continua `e che, per ogni aperto A della prebase
, f
1
(A) sia un aperto di
X
.
Teorema 7.3 La composizione di applicazioni continue `e unapplicazione conti-
nua.
Dim. Siano X, Y e Z tre spazi topologici e siano f : X Y e g : Y Z due
applicazioni continue. Se A `e un aperto di Z, allora g
1
(A) `e un aperto di Y e
quindi f
1
(g
1
(A)) = (g f)
1
(A) `e un aperto di X. Dunque g f : X Z `e
unapplicazione continua.
Lemma 7.4 Sia f : X Y unapplicazione continua tra due spazi topologici X,
Y. Siano A X e B Y tali che f(A) B. Allora lapplicazione
f[
B
A
: A x f(x) B
`e continua per le topologie di sottospazio su A e B.
Dim. Sia U un aperto di B. Possiamo allora trovare un aperto

U di Y tale che
U = B

U. Allora
f
1
(U) = f
1
(B

U) = f
1
(B) f
1
(

U)
e quindi
(f[
B
A
)
1
(U) = A f
1
(B) f
1
(

U) = A f
1
(

U)
`e un aperto della topologia indotta su A da X.
Lapplicazione f[
B
A
introdotta sopra si dice abbreviazione di f al dominio A
e al codominio B. Se B = Y , scriviamo semplicemente f[
A
e chiamiamo tale
applicazione restrizione di f ad A.
12 CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI
Osserviamo che f : X Y `e continua se e soltanto se f[
f(X)
X
`e continua.
Per semplicit`a, indicheremo a volte labbreviazione f[
B
A
di f mediante f : A B.
Osservazione Sia f : X Y unapplicazione tra due insiemi X e Y e siano

1

2
due topologie su X e
1

2
due topologie su Y . Se f `e continua per la
topologia
1
su X e la topologia
2
su Y , allora `e continua anche per le topologie

2
su X e
1
su Y : unapplicazione continua rimane cio`e continua quando si passi
a una topologia meno ne nel codominio e a una pi` u ne sul dominio.
Lemma 7.5 La topologia di sottospazio su un sottoinsieme A X di uno spazio
topologico X `e la meno ne tra quelle che rendono lapplicazione di inclusione
: A x x X
continua.
Teorema 7.6 Sia un ricoprimento fondamentale di uno spazio topologico X.
Supponiamo che per ogni A sia assegnata unapplicazione
f
A
: A Y
di A in uno spazio topologico Y che sia continua per la topologia di sottospazio su
A. Se
(7.2) f
A
[
AB
= f
B
[
AB
A, B
risulta denita ununica applicazione continua f : X Y tale che f[
A
= f
A
per
ogni A .
Dim. Osserviamo che la (7.2) ci consente di denire ununica applicazione f :
X Y tale che f[
A
= f
A
per ogni A . Se U `e un aperto di Y, allora f
1
(U)
`e un aperto di X perche
f
1
(U) A = f
1
A
(U)
`e un aperto di A per ogni elemento A del ricoprimento fondamentale . Osserviamo
che viceversa, per il Lemma 7.4, se f `e continua, tutte le f
A
= f[
A
sono continue.
Esempio 7.1 Siano R
+
= x R[ x 0 e R

x R[ x 0. Sia X uno
spazio topologico e f
+
: R
+
X, f

: R

X due applicazioni continue. Se


f
+
(0) = f

(0), allora lapplicazione f : R X denita da:


f(x) =
_
f

(x) se x 0
f
+
(x) se x 0
`e continua. Infatti x 0, x 0 `e un ricoprimento chiuso nito e quindi
fondamentale di R.
Sia f : X Y unapplicazione tra due spazi topologici X, Y. Diciamo che f `e
continua nel punto x X se per ogni intorno V di f(x) in Y, f
1
(V ) `e un intorno
di x in X. Chiaramente `e suciente vericare questa propriet` a al variare di V in
CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI 13
un sistema fondamentale di intorni di f(x) in Y. In particolare, nel caso in cui uno
o entrambi gli spazi X, Y siano metrici, otteniamo il:
Teorema 7.7 Sia (Y, d) uno spazio metrico, X uno spazio topologico. Condizione
necessaria e suciente anche unapplicazione f : X Y sia continua in x
0
X
per la topologia su Y indotta dalla metrica d `e che per ogni > 0 esista un intorno
U

di x
0
in X tale che
d (f(x), f(x
0
)) < x U

.
Sia (X, d) uno spazio metrico, Y uno spazio topologico. Condizione necessaria
e suciente anche unapplicazione f : X Y sia continua in un punto x
0
X
`e che, ssato un sistema fondamentale di intorni di f(x
0
) in Y, per ogni V
esista un numero reale > 0 tale che
f(x) V x X con d(x, x
0
) < .
Siano (X, d), (Y, d

) spazi metrici. Unapplicazione f : X Y `e continua in


x
0
X se e soltanto se per ogni > 0 esiste > 0 tale che
d(x, x
0
) < = d

(f(x), f(x
0
)) < .
Teorema 7.8 Sia f : X Y unapplicazione tra due spazi topologici X, Y.
Condizione necessaria e suciente anche f sia continua `e che essa sia continua in
ogni punto.
Dim. Supponiamo f continua e sia x X. Un intorno V di f(x) contiene un
aperto A con f(x) A V . Allora f
1
(V ) f
1
(A) x `e un intorno di x perche
f
1
(A) `e aperto in quanto abbiamo supposto f continua.
Viceversa, se f `e continua in ogni punto di X, limmagine inversa di un aperto
di Y `e un aperto di X perche intorno di ogni suo punto.
Unapplicazione f : X Y tra due spazi topologici X, Y si dice un omeomor-
smo se `e bigettiva e sia f che f
1
sono continue.
Unapplicazione f : X Y tra due spazi topologici X e Y si dice un omeomor-
smo locale se per ogni punto x
0
X possiamo trovare un intorno aperto U di x
0
in X tale che
(i) f(U) sia un aperto di Y ,
(ii) f[
f(U)
U
: U f(U) sia un omeomorsmo.
Osservazione Se T `e una famiglia di spazi topologici, lesistenza di un omeo-
morsmo tra due elementi di T `e una relazione di equivalenza in T.
Infatti lapplicazione identica `e un omeomorsmo di uno spazio topologico in se
stesso, linversa di un omeomorsmo `e ancora un omeomorsmo e la composizione
di omeomorsmi `e ancora un omeomorsmo.
Esempio 7.2

D
n
= x R
n
[ [x[ < 1 `e omeomorfo a R
n
. Un omeomorsmo `e
descritto da:

D
n
x
x
1 [x[
R
n
,
14 CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI
che ha come inversa
R
n
y
y
1 +[y[

D
n
.
Esempio 7.3 Il cubo I
n
`e omeomorfo a D
n
.
La frontiera bI
n
= x = (x
1
, ..., x
n
) R
n
[ sup
1in
[x
i
1/2[ = 1/2 di I
n
in
R
n
`e omeomorfa a S
n1
.
La parte interna

I
n
= x = (x
1
, ..., x
n
) R
n
[ 0 < x
i
< 1, i = 1, ..., n di I
n
in
R
n
`e omeomorfa alla parte interna

D
n
di D
n
in R
n
.
Sia e
1
, ... e
n
la base canonica di R
n
. Poniamo poi, per x = (x
1
, ..., x
n
) R
n
,
|x| = sup
i=1,...,n
[x
i
[. Consideriamo lapplicazione f : R
n
R
n
denita da
f(x) =
_
1/2
_
|x|
x
x +e
1
+... +e
n
_
se x ,= 0
1/2(e
1
+... +e
n
) se x = 0
.
La sua abbreviazione a D
n
, I
n
, a S
n1
, bI
n
, a

D
n
,

I
n
d`a gli omeomorsmi cercati.
Esempio 7.4 (Proiezione stereografica) Indichiamo con e
0
, e
1
, ..., e
n
la base
canonica di R
n+1
. S
n
e
0
`e omeomorfo a R
n
. Un omeomorsmo `e descritto dalla
proiezione stereograca:
S
n
e
0
x = (x
0
, x
1
, ..., x
n
)
_
2x
1
1 x
0
, ...,
2x
n
1 x
0
_
R
n
.
La sua inversa `e data dalla:
R
n
y
_
[y[
2
4
[y[
2
+ 4
,
4y
[y[
2
+ 4
_
S
n
.
Identicando R
n
y
alliperpiano ane = x
0
= 1 R
n+1
x
, la proiezione stereo-
graca associa ad ogni punto x di S
n
e
0
lintersezione di con la retta ane
passante per i punti e
0
e x.
Si possono ottenere altri omeomorsmi sostituendo a , in questa costruzione,
un qualsiasi altro iperpiano ane che non contenga il punto e
0
. In particolare,
se scegliamo liperpiano equatoriale

= x
0
= 0, otteniamo lomeomorsmo
(proiezione di Tolomeo)
S
n
e
0
x
_
x
1
1 x
0
, . . . ,
x
n
1 x
0
_
R
n
con inversa
R
n
y
_
[y[
2
1
1 +[y[
2
,
2y
1
1 +[y[
2
, . . .
2y
n
1 +[y[
2
_
S
n
e
0
.
La proiezione di Tolomeo ha il vantaggio di essere conforme: essa trasforma cerchi
di S
n
in cerchi o rette di R
n
e preserva langolo dellintersezione di due cerchi di
S
n
.
CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI 15
Esempio 7.5 Sia S
1
= z C[ [z[ = 1. Allora per ogni intero m ,= 0
lapplicazione
f
m
: S
1
z z
m
S
1
`e un omeomorsmo locale. Essa `e un omeomorsmo se e soltanto se m = 1.
Sia infatti z
0
= e
i
0
un punto di S
1
. Allora
U
z
0
= e
i
[ [
0
[ < /[m[
`e un intorno aperto di z
0
in S
1
. Lapplicazione
U
z
0
e
i
e
im
e
i
[ [ m
0
[ <
ha inversa continua e
i
e
i/m
e quindi `e un omeomorsmo. Osserviamo che
f
2
1
= id[
S
1 e quindi f
1
sono omeomorsmi; f
m
non `e un omeomorsmo quando
m ,= 1 perche non `e iniettiva.
Esempio 7.6 Lapplicazione
R e
i
S
1
`e un omeomorsmo locale, ma non un omeomorsmo in quanto non `e iniettiva.
Esempio 7.7 Sia

C linsieme dei numeri complessi z diversi da 0. Consideriamo
le applicazioni:
f
m
:

C z z
m


C e exp : C z e
z
= e
Re z
(cos(Imz) +i sin(Imz))

C.
Le f
m
sono omeomorsmi locali quando m ,= 0 ed omeomorsmi se m = 1.
Lapplicazione esponenziale `e un omeomorsmo locale.
Si chiama immersione topologica unapplicazione continua f : X Y tra due
spazi topologici X e Y la cui abbreviazione f[
f(X)
X
sia un omeomorsmo.
Si chiama immersione topologica locale unapplicazione continua f : X Y tra
due spazi topologici X e Y la cui abbreviazione f[
f(X)
X
sia un omeomorsmo locale.
Osserviamo che la restrizione di unimmersione topologica (o di una immersione
topologica locale) f : X Y a un aperto di X `e ancora unimmersione topologica
(risp. unimmersione topologica locale).
1
Esempio 7.8 Se X Y `e un sottospazio topologico di Y, allora linclusione
: X Y `e unimmersione topologica.
Esempio 7.9 Lapplicazione R e
i
C `e una immersione topologica locale.
Lapplicazione [0, 2[ e
i
C non `e ne unimmersione topologica, ne
unimmersione topologica locale.
Esempio 7.10 Lapplicazione
S
1
e
i
(1 cos(2))e
i
C
1
Immersione e immersione locale corrispondono alle parole inglesi embedding e immersion
rispettivamente.
16 CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI
`e unimmersione topologica locale, ma non unimmersione topologica perche non `e
iniettiva.
Sia X uno spazio topologico e sia Y un sottoinsieme di X. Unapplicazione
continua X Y tale che f(y) = y per ogni y Y si dice una retrazione di X su
Y . Un sottoinsieme Y di X per cui si possa trovare una retrazione di X su Y si
dice un retratto di X.
Esempio 7.11 Ogni punto di uno spazio topologico `e un suo retratto. Linsieme
0, 1 non `e un retratto di R, ma `e un retratto ad esempio del sottospazio Q di R.
Teorema 7.9 Sia Y X un sottoinsieme di uno spazio topologico X. Condizione
necessaria e suciente anche Y sia un retratto di X `e che per ogni spazio topo-
logico Z e ogni applicazione continua f : Y Z si possa trovare unapplicazione
continua

f : X Z che la estenda, tale cio`e che

f[
Y
= f.
Dim. Se : X Y `e una retrazione, per ogni f : Y Z continua da Y in uno
spazio topologico Z possiamo denire lestensione mediante

f = f .
Viceversa, una retrazione : X Y non `e altro che una estensione continua a
X dellapplicazione identica di Y in s`e.
Teorema 7.10 Sia (X, d) uno spazio metrico e A un sottoinsieme non vuoto di
X. Allora la funzione
X x d(x, A) = infd(x, y) [ y A R
`e continua per la topologia denita su X dalla distanza.
Dim. Siano x, y X e z A. Allora
d(x, A) d(x, z) d(x, y) + d(y, z).
Passando allestremo inferiore rispetto a z A, troviamo allora
d(x, A) d(x, y) +d(y, A) x, y X
da cui si ricava (considerando lanaloga disuguaglianza che si ottiene scambiando y
e x):
[d(x, A) d(y, A)[ d(x, y).
Questa diseguaglianza implica la continuit`a.
Un sottoinsieme A di uno spazio topologico X si dice ritagliabile se `e possibile
trovare una funzione continua f : X I = [0, 1] che valga 0 su A e sia positiva su
X A. In questo caso diciamo che f ritaglia A. Tutti gli insiemi ritagliabili sono
chiusi e, per il teorema precedente, i chiusi di uno spazio topologico metrizzabile
sono ritagliabili.
Esempio 7.12 Sia X un insieme e sia B(X) linsieme di tutte le funzioni f : X
R limitate, tali cio`e che sup
xX
[f(x)[ < +. Allora
d(f, g) = sup
xX
[f(x) g(x)[
18 CAPITOLO I. SPAZI TOPOLOGICI
`e una distanza su B(X).
Sia ora assegnata una topologia su X e sia f
n
una successione di funzioni
continue e linitate su X a valori in R. Se vi `e una funzione f B(X) tale che
lim
n
d(f, f
n
) = 0
allora f `e continua.
Sia infatti x X e sia > 0. Fissiamo n in modo che d(f, f
n
) < /3. Possiamo
trovare allora un intorno aperto U di x in X tale che [f
n
(x) f
n
(y)[ < /3 per ogni
y U. Abbiamo quindi, per y U:
[f(x) f(y)[ [f(x) f
n
(x)[ + [f
n
(x) f
n
(y)[ + [f
n
(y) f(y)[
d(f, f
n
) + /3 + d(f
n
, f) <
e questo dimostra che f `e continua in x. Dunque f `e continua in ogni punto di X
e pertanto `e continua in x.
Unapplicazione f : X Y tra due spazi topologici X e Y si dice aperta (risp.
chiusa) se trasforma aperti di X in aperti di Y (risp. chiusi di X in chiusi di Y).
Unapplicazione continua, chiusa ed aperta si dice un omomorsmo topologico.
Gli omeomorsmi sono esempi di omomorsmi topologici.
Teorema 7.11 Se f : X Y `e un omeomorsmo locale, allora `e aperta.
Dim. Sia A un aperto di X. Per ogni punto x A possiamo trovare un intorno
aperto U
x
di x tale che f(U
x
) sia un aperto di Y e f[
f(U
x
)
U
x
sia un omeomorsmo.
In particolare V
x
= f(U
x
A) `e un aperto di f(U
x
) e quindi di Y. Allora f(A) =

xA
V
x
`e un aperto di Y.
II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE 19
CAPITOLO II
COSTRUZIONI TOPOLOGICHE
1 Prodotti topologici
Dal Teorema I.5.1 e dalla Proposizione I.1.1 segue immediatamente:
Teorema 1.1 Sia X un insieme e sia X
i
= (X,
i
) [ i I una famiglia di spazi
topologici, parametrizzata da un insieme I di indici. Supponiamo assegnata, per
ogni i I, unapplicazione f
i
: X X
i
. Vi `e ununica topologia su X, meno
ne tra tutte quelle che rendono continue tutte le applicazioni f
i
. Una prebase
di tale topologia `e costituita dai sottoinsiemi di X:
=
_
iI
f
1
i
(A) [ A
i

e una base B dai sottoinsiemi


B =
iJ
f
1
(A
i
) [ J I nito, A
i

i
i J.
La topologia `e infatti la meno ne tra tutte le topologie su X che sono pi` u ni
di ognuna delle f

i
(
i
).
Ricordiamo che il prodotto cartesiano X =

iI
X
i
di una I-upla (X
i
[ i I) di
insiemi `e linsieme di tutte le applicazioni x : I

iI
X
i
tali che x(i) = x
i
X
i
per ogni i I. Chiaramente X = se uno dei fattori X
i
`e vuoto. Ammetteremo
nel seguito che valga lassioma della scelta, che cio`e, se I ,= e X
i
,= , il prodotto
cartesiano di una qualsiasi I-upla
2
di insiemi non vuoti sia un insieme non vuoto.
Sia (X
i
= (X
i
,
i
) [ i I) una I-upla di spazi topologici non vuoti. Sia X =

iI
X
i
il loro prodotto cartesiano. Per ogni indice h I indichiamo con

h
: X x x(h) = x
h
X
h
la proiezione sulla h-esima coordinata.
Chiamiamo topologia prodotto su X la meno ne tra le topologie che rendono
continue tutte le proiezioni
h
per h I. Linsieme X =

iI
X
i
, con la topologia
prodotto , si dice prodotto topologico della I-upla di spazi topologici (X
i
)
iI
.
2
Supporremo sempre nel seguito I = .
20 II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE
Lemma 1.2 Sia m un intero positivo, (X
i
= (X
i
,
i
) [ i = 1, ..., m) una m-upla di
spazi topologici non vuoti e sia X = (X, ) il loro prodotto topologico. Allora
B = A
1
... A
m
[ A
1

1
, ..., A
m

m

`e una base della topologia .


Dim. Il lemma `e una conseguenza immediata del Teorema 1.1 e della denizione
di topologia prodotto.
Esempio 1.1 La topologia Euclidea di R
n
`e la topologia prodotto di n copie di R
con la topologia Euclidea.
Esempio 1.2 Consideriamo R
N
(insieme delle successioni di numeri reali) con la
topologia di prodotto topologico di una famiglia numerabile di copie di R con la
topologia Euclidea. Un sistema fondamentale di intorni di una successione a = (a
n
)
in questa topologia `e dato dalla famiglia
|
a
=
_
x = (x
n
) R
N
[ [x
j
a
j
[ < 2
m
per j m [ m N
_
.
Esempio 1.3 Sia Y un insieme contenente almeno due punti, su cui consideriamo
la topologia discreta. Sia X = Y
N
linsieme delle successioni a valori in Y , con
la topologia prodotto. La topologia di X `e strettamente meno ne della topologia
discreta: una base degli aperti di X `e costituita dagli insiemi
(y
n
) [ y
j
= a
j
j m
al variare di m tra gli interi positivi e di (a
0
, ..., a
m
) tra le m-uple di elementi di Y .
Osservazione Nel caso di un prodotto nito di spazi topologici una base di aperti
per la topologia prodotto `e data dai prodotti di aperti dei singoli fattori. Invece
nel caso di un prodotto innito

iI
X
i
una base di aperti `e costituita dai prodotti
di aperti

iI
A
i
in cui tutti gli A
i
, tranne al pi` u un numero nito, siano uguali ad
X
i
. Infatti una base del prodotto sar` a costituita dalle intersezioni nite di elementi
della prebase denita nel Lemma 1.2. In particolare se A`e un aperto nella topologia
prodotto, abbiamo
i
(A) = X
i
per tutti, tranne al pi` u un insieme nito di indici
i I.
Osservazione Se (X
i
= (X
i
,
i
) [ i I) `e una I-upla di spazi topologici non vuoti,
la famiglia =
_

iI
A
i
[ A
i

i
_
`e una base di una topologia su

iI
X
i
, che si dice
la topologia delle scatole. Essa coincide con la topologia prodotto se il numero di
fattori del prodotto che contengano pi` u di un elemento `e nito, ed `e strettamente
pi` u ne della topologia prodotto se tale numero `e innito.
Consideriamo ad esempio linsieme X di tutte le applicazioni f : R R. Esso si
pu` o considerare come il prodotto cartesiano di tante copie di R quanti sono i numeri
II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE 21
reali. Una base della topologia prodotto su X si ottiene considerando i sottoinsiemi
di X:
f X[ f(x
i
) ]a
i
, b
i
[, i = 1, ..., n
al variare di n tra i numeri naturali, e di x
i
e a
i
< b
i
tra i numeri reali. Questa `e
la topologia della convergenza puntuale. La topologia delle scatole ha invece come
base degli aperti insiemi della forma
f X[ (x) < f(x) < (x)
al variare di , tra le coppie di funzioni reali di variabile reale tali che (x) < (x)
per ogni x R. Questa topologia `e pi` u ne di quella della convergenza uniforme.
Teorema 1.3 Sia f : Y X unapplicazione di uno spazio topologico Y in
uno spazio topologico prodotto X =

iI
X
i
. Condizione necessaria e suciente
anche f sia continua `e che siano continue tutte le applicazioni f
i
=
i
f : Y
X
i
(per i I) che si ottengono componendo la f con le proiezioni sui singoli fattori.
Dim. Poiche le proiezioni sui singoli fattori sono continue, se f `e continua anche
le f
i
sono continue perche composte di applicazioni continue.
Supponiamo viceversa che tutte le f
i
siano continue. Gli aperti
1
i
(A) al variare
di i in I e di A tra gli aperti di X
i
formano una prebase della topologia di X. Per
ciascuno di questi aperti f
1
(
1
i
(A)) = f
1
i
(A) `e aperto in Y . Quindi f `e continua
perche sono aperte in Y le immagini inverse degli aperti di una prebase di X.
Teorema 1.4 Sia X = (X =

i
X
i
, ) il prodotto topologico di una I-upla di
spazi topologici non vuoti (X
i
= (X
i
,
i
) [ i I). Fissato un elemento x
0
X e un
indice h I, indichiamo con X
h
(x
0
) il sottospazio di X:
X
h
(x
0
) = x X[ x
i
= x
0
i
i ,= h.
Sia =
h,x
0
lapplicazione : X
h
X denita da
((t))
i
=
_
x
0
i
i ,= h
t per i = h.
Lapplicazione `e unimmersione topologica, che ha per immagine il sottospazio
X
h
(x
0
) di X.
Dim. La continuit`a di segue dal teorema precedente:
i
`e costante se i ,= h
e lidentit` a su X
h
quando i = h. La [
X
h
(x
0
)
X
h
`e un omeomorsmo topologico perche
la sua inversa `e continua essendo la restrizione
h
[
X
h
(x
0
)
della proiezione
h
al
sottospazio X
h
(x
0
).
Teorema 1.5 Sia X = (X =

i
X
i
, ) il prodotto topologico di una I-upla
di spazi topologici non vuoti (X
i
= (X
i
,
i
) [ i I). Le proiezioni sulle coordinate

i
: X X
i
sono applicazioni aperte.
Dim. Usiamo le notazioni introdotte nel teorema precedente.
22 II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE
Fissiamo un indice j I. Se A `e un aperto di X, allora A X
j
(x) `e un aperto
di X
j
(x) per ogni x X. Per il teorema precedente le applicazioni
j
[
X
j
(x)
:
X
j
(x) X
j
sono omeomorsmi per ogni x X. In particolare tutti gli insiemi

j
(A X
j
(x)) =
j
[
X
j
(x)
(A X
j
(x)) sono aperti di X
j
e quindi

j
(A) =
_
xX

j
(A X
j
(x))
`e un aperto di X
j
.
Proposizione 1.6 Sia X il prodotto topologico di una I-upla di spazi topologici
(X
i
[ i I). Sia F
i
, per ogni indice i I, un sottoinsieme chiuso di X
i
. Il prodotto

iI
F
i
`e un chiuso di X.
Dim. Per ogni indice i I linsieme A
i
= X
i
F
i
`e aperto in X
i
. Quindi
X

iI
F
i
=
_
jJ

1
j
(A
J
)
`e aperto in X.
Teorema 1.7 Sia X il prodotto topologico di una I-upla di spazi topologici
(X
i
= (X
i
,
i
) [ i I), ciascuno dei quali contenga almeno due elementi.
Condizione necessaria e suciente anche X sia metrizzabile `e che ciascuno dei
fattori X
i
sia metrizzabile e che linsieme di indici I sia nito o al pi` u numerabile.
Dim. Supponiamo che X = (X, ) sia metrizzabile. Allora tutti i suoi sottospazi
sono metrizzabili. Per il Teorema 1.3 ogni fattore sar` a allora metrizzabile perche
omeomorfo a un sottospazio topologico di X. Per dimostrare che linsieme di indici I
`e al pi` u numerabile, ssiamo una distanza d su X che induca la topologia prodotto di
X. Sia x
0
un punto di X. Allora gli intorni aperti B(x
0
, 2
n
) = x X[ d(x, x
0
) <
2
n
di x
0
al variare di n in N formano un sistema fondamentale di intorni aperti di
x
0
in X. Per ogni n N linsieme I
n
degli indici i I per cui
i
(B(x
0
, 2
n
)) ,= X
i
`e nito. Quindi I

=
nN
I
n
`e un insieme nito o al pi` u numerabile. Mostriamo
che I = I

. Ragioniamo per assurdo. Se cos` non fosse, potremmo trovare un indice


h I I

. Per la denizione di I

abbiamo X
h

h
(B(x
0
, 2
n
)) per ogni n N e
quindi
h
(U) = X
h
per ogni intorno U di x
0
in X.
Fissiamo una distanza d
h
su X
h
che induca la topologia
h
di X
h
. Poiche X
h
contiene almeno due punti, possiamo ssare in X
h
un punto x
1
h
distinto da x
0
h
. Sia
0 < r < d
h
(x
1
h
, x
0
h
). Allora U =
1
h
(B
h
(x
0
h
, r)) `e un intorno aperto di x
0
in X, con

h
(U)
=
X
h
. Abbiamo ottenuto una contraddizione e quindi I = I

`e nito o al
pi` u numerabile.
Supponiamo ora che I sia un insieme numerabile o nito e gli X
i
siano tutti
metrizzabili. Possiamo supporre che I N. Fissiamo su ciascuno degli spazi
topologici X
i
una distanza d
i
che induca su X
i
la topologia
i
e rispetto alla quale
X
i
abbia diametro 1. Deniamo allora una funzione d su X X a valori reali
mediante:
d(x, y) =

iI
2
i
d
i
(x
i
, y
i
) x, y X.
II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE 23
Si verica immediatamente che d `e una distanza su X. Resta da dimostrare che
essa induce la topologia prodotto su X. A tal ne mostriamo innanzi tutto che le
palle aperte della distanza d sono aperti di X. Sia x
0
X e r > 0. Fissiamo un
punto y B
d
(x
0
, r). Sia = r d(y, x
0
) > 0 e sia I

linsieme degli indici i I tali


che 2
i
< /4. Linsieme I

= I I

`e nito e quindi
U =

iI

1
i
(B
d
i
(y
i
, /2)))
`e un intono aperto di y nella topologia di X. Esso `e contenuto in B
d
(x
0
, r) perche,
se x U abbiamo:
d(x, y) =

iI
2
1
d
i
(x
i
, y
i
)

iI

2
i
/2 +

iI

2
i
< .
Quindi la topologia indotta dalla distanza d `e meno ne della topologia prodotto.
Sia ora U un aperto della topologia prodotto e sia x
0
un punto di U. Possiamo
allora trovare un numero reale positivo r e un insieme nito di indici I

I tale
che

iI

1
i
(B
d
i
(x
0
i
, r)) U.
Fissato un intero positivo m tale che 2
m
< r/2, risulta allora
B
d
(x
0
, 2
m1
) U.
Ci` o dimostra che la topologia indotta dalla distanza `e pi` u ne della topologia
prodotto e quindi le due topologie coincidono.
Teorema 1.8 (Propriet
`
a associativa del prodotto topologico)
Sia (X
i
[ i I) una I-upla di spazi topologici non vuoti e sia X il loro prodotto
topologico. Sia J

[ A una partizione dellinsieme di indici I: ci` o signica che


I =
A
J

e che J

1
J

2
= se
1
,=
2
A. Consideriamo sui prodotti
Y

jJ

X
j
la topologia prodotto. Lapplicazione bigettiva naturale
f : X

A
Y

.
`e un omeomorsmo per le topologie prodotto.
Dim. Indichiamo con

A
Y

, per A, e con
j
: Y

X
j
, per
j J

, le proiezioni sulle coordinate. Dimostriamo che la f `e continua: a questo


scopo `e suciente dimostrare che le

f sono continue per ogni A. Ci` o `e


conseguenza del fatto che le
j

f =
j
sono continue per ogni j J

.
Analogamente f
1
`e continua perche
j
f
1
=
j

`e continua se j J

.
24 II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE
Inne si verica facilmente che vale il:
Teorema 1.9 (Propriet
`
a commutativa del prodotto topologico)
Sia (X
i
)
iI
una I-upla di spazi topologici e sia S(I) una permutazione
dellinsieme I degli indici. Lapplicazione

iI
X
i
(x
i
) (x

i
)

iI
X

i
`e un omeomorsmo.
2 Quozienti topologici
Proposizione 2.1 Sia X = (X,
X
) uno spazio topologico, Y un insieme e f :
X Y unapplicazione. Allora
f

(
X
) = A Y [ f
1
(A)
X

`e una topologia su Y . Essa `e la pi` u ne tra le topologie su Y che rendono la f


continua.
Dim. Osserviamo che f
1
() = e f
1
(Y ) = X, onde , Y f

(
X
). Inoltre

iI
f
1
(A
i
) = f
1
(
iI
A
i
) e
_
iI
f
1
(A
i
) = f
1
(
iI
A
i
))
per ogni famiglia A
i
[ i I di sottoinsiemi di Y . Quindi f

(
X
) `e una topologia
su Y e chiaramente essa `e la pi` u ne tra quelle che rendono la f continua.
Lemma 2.2 Sia X = (X,
X
) uno spazio topologico, Y, Z due insiemi e f : X
Y , g : Y Z due applicazioni. Allora
(g f)

(
X
) = g

(f

(
X
)).
Dim. Un sottoinsieme A di Z `e un aperto della topologia (gf)

(
X
) se e soltanto
se (g f)
1
(A) `e un aperto di X. Se quindi A `e un elemento di (g f)

(
X
),
g
1
(A) `e un aperto di f

(
X
). Questo dimostra che (g f)

(
X
) g

(f

(
X
)). Sia
viceversa A un elemento di g

(f

(
X
)). Allora g
1
(A) `e un elemento di f

(
X
) e
quindi f
1
(g
1
(A)) = (g f)
1
(A) `e un aperto di X. Questo dimostra linclusione
opposta g

(f

(
X
)) (g f)

(
X
) e quindi le due topologie coincidono.
Ricordiamo che una relazione di equivalenza su un insieme X `e una relazione
tra gli elementi di X che `e
(1) riessiva: x x x X,
(2) simmetrica: x, y X e x y y x,
(3) transitiva: x, y, z X e x y, y z x z.
II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE 25
Una relazione di equivalenza determina una partizione dellinsieme X: posto
[x] = y X[ y x
la
X/

= [x] [ x X
`e una famiglia di sottoinsiemi di X che gode delle propriet` a:
(1)

xX
[x] = X,
(2) x, y X e [x] [y] ,= [x] = [y].
Linsieme X/

delle classi di equivalenza di X rispetto alla relazione di equivalenza


si dice quoziente di X rispetto a e lapplicazione naturale surgettiva
: X x [x] X/

proiezione sul quoziente.


Un sottoinsieme A di X si dice saturo rispetto alla se `e unione di classi di
equivalenza:
A =
_
xA
[x] =
1
((A)).
Sia X = (X,
X
) uno spazio topologico, una relazione di equivalenza sullinsie -
me X, e sia : X X/

la proiezione naturale nel quoziente. La

(
X
) si
dice topologia quoziente su X/

. Essa `e la pi` u ne tra le topologie che rendono


la proiezione continua. Lo spazio topologico (X/

(
X
)) si dice quoziente
topologico di X rispetto alla relazione di equivalenza .
Gli aperti (risp. i chiusi) del quoziente sono le immagini degli aperti (risp. chiusi)
saturi di X.
Esempio 2.1 Se A `e un sottoinsieme dellinsieme X, indichiamo con X/
(A)
il
quoziente ottenuto mediante la relazione di equivalenza
x y (x = y oppure x, y A) .
Diciamo che X/
(A)
`e ottenuto identicando a un punto linsieme A.
Esempio 2.2 Sia R la retta reale con la topologia Euclidea e sia R/
Q
il quoziente
di R rispetto alla relazione di equivalenza
x y x y Q.
Allora la topologia quoziente di R/
Q
`e la topologia indiscreta. Infatti R `e il solo
aperto saturo non vuoto.
Esempio 2.3 Lo spazio proiettivo reale di dimensione n `e il quoziente
RP
n
=
_
R
n+1
0
_
/

di R
n+1
0 rispetto alla relazione di equivalenza
x y x e y sono linearmente dipendenti.
26 II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE
Su di esso consideriamo la topologia quoziente della topologia di sottospazio di
R
n+1
0 R
n+1
.
Osserviamo che la proiezione nel quoziente
: R
n+1
0 RP
n
`e aperta. Infatti per ogni t R 0 lomotetia

t
: R
n+1
0 x tx R
n+1
0
`e un omeomorsmo. Quindi per ogni aperto A di R
n+1
0, il saturato

1
((A)) =
_
tR\{0}

t
(A)
`e un aperto di R
n+1
0.
Se a GL(n+1, R), labbreviazione di a denisce un omeomorsmo di R
n+1
0
in s`e. Per passaggio al quoziente essa denisce un omeomorsmo di RP
n
in s`e.
Quindi
(1) le proiettivit`a di RP
n
sono omeomorsmi.
Abbiamo inoltre:
(2) Lapplicazione R
n
RP
n
denita in coordinate omogenee da
R
n
(x
1
, ..., x
n
) (1, x
1
, ..., x
n
) RP
n
`e unimmersione topologica che ha come immagine un aperto di RP
n
.
In particolare gli U
i
(i = 0, 1, . . . , n) deniti in coordinate omogenee (x
0
, x
1
, . . . , x
n
)
da:
U
i
= (x
0
, x
1
, . . . , x
n
) [ x
i
,= 0
formano un ricoprimento aperto di RP
n
e sono tutti omeomor a R
n
.
Esempio 2.4 Sullo spazio proiettivo complesso di dimensione n, denito da
CP
n
=
_
C
n+1
0
_
/

ove
z w z e w sono linearmente dipendenti in C
n+1
,
si considera la topologia quoziente della topologia di sottospazio di C
n+1
0
C
n+1
R
2n+2
. Come nel caso reale, abbiamo:
(1) Le proiettivit`a sono omeomorsmi di CP
n
.
(2) Lapplicazione denita in coordinate omogenee da:
C
n
(z
1
, ..., z
n
) (1, z
1
, ..., z
n
) CP
n
`e unimmersione topologica che ha come immagine un aperto di CP
n
.
II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE 27
Gli U
i
(i = 0, 1, . . . , n) deniti in coordinate omogenee (z
0
, z
1
, . . . , z
n
) da:
U
i
= (z
0
, z
1
, . . . , z
n
) [ z
i
,= 0
formano un ricoprimento aperto di CP
n
e sono tutti omeomor a C
n
.
Siano X, Y due insiemi e siano 1
X
una relazione di equivalenza su X e 1
Y
una
relazione di equivalenza su Y . Indichiamo con [x]
X
e [y]
Y
rispettivamente le classi
di equivalenza di x X rispetto alla 1
X
e di y Y rispetto alla 1
Y
e con

X
: X X/
R
X
,
Y
: Y Y/
R
Y
le relative proiezioni sui quozienti.
Sia f : X Y una applicazione. Condizione necessaria e suciente anche
si possa trovare una applicazione

f : X/
R
X
Y/
R
Y
che renda commutativo il
diagramma:
(2.1)
X
f
Y

Y
X/
R
X

f
Y/
R
Y
`e che f([x]
X
) [f(x)]
Y
. Lapplicazione

f `e allora univocamente determinata da

f([x]
X
) = [f(x)]
Y
x X.
Abbiamo:
Teorema 2.3 (di omomorfismo)Siano X e Y due spazi topologici e siano 1
X
,
1
Y
relazioni di equivalenza sugli insiemi X e Y ed f : X Y unapplicazione tale
che f([x]
X
) [f(x)]
Y
per ogni x X. Se f `e continua, allora anche la

f descritta
dal diagramma commutativo (2.1) `e continua.
Dim. Sia A un aperto di Y/
R
Y
per la topologia quoziente. Linsieme B =

f
1
(A)
`e un aperto di X/
R
X
per la topologia quoziente se e soltanto se
1
X
(B) `e un aperto
di X. Ma

1
X
(B) =
1
X


f
1
(A) = (

f
X
)
1
(A) = (
Y
f)
1
(A).
Questultimo insieme `e aperto perche
Y
f `e continua in quanto composizione di
applicazioni continue.
Questo teorema si poteva ottenere anche come un corollario del seguente
Teorema 2.4 Siano X = (X,
X
) e Y = (Y,
Y
) due spazi topologici e una
relazione di equivalenza su X. Unapplicazione f : X/

Y `e continua se e
soltanto se lapplicazione composta f : X Y , dove : X X/

`e la
proiezione naturale nel quoziente, `e continua.
28 II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE
Dim. La condizione `e necessaria perche, se f `e continua, anche f `e continua
in quanto composta di funzioni continue. Essa `e anche suciente: supponiamo che
f sia continua. Se A `e un aperto di Y , allora (f )
1
(A)) =
1
(f
1
(A) `e un
aperto perche immagine inversa di un aperto mediante una applicazione continua.
Per la denizione di topologia quoziente f
1
(A) `e allora un aperto di X/

. Quindi
la f `e continua.
Data una applicazione f : X Y tra due insiemi X e Y , la relazione
x
1
(f)x
2
f(x
1
) = f(x
2
)
`e una relazione di equivalenza su X. Lapplicazione

f : X/
(f)
Y che si ottiene
per passaggio al quoziente `e una applicazione iniettiva e si dice il quoziente iniettivo
dellapplicazione f. Abbiamo
Proposizione 2.5 Unapplicazione f : X Y tra due spazi topologici X, Y `e
continua se e soltanto se il suo quoziente iniettivo `e continuo.
Dim. Lenunciato `e una facile conseguenza del precedente.
Unapplicazione f : X Y tra due spazi topologici X, Y si dice decomponibile
se il suo quoziente iniettivo `e un omeomorsmo.
Osserviamo che ogni applicazione decomponibile `e surgettiva e, per il teorema
precedente, continua.
Unapplicazione decomponibile ci permette di identicare il codominio a un
quoziente topologico del dominio e viceversa la proiezione di uno spazio topolo-
gico su un suo quoziente topologico `e decomponibile.
Esempio 2.5 Sia f : R e
i
S
1
C, in cui si considerino su R la topologia
Euclidea e su S
1
la topologia di sottospazio di C con la topologia Euclidea. Allora
f `e decomponibile e, in particolare, S
1
`e omeomorfo al quoziente di R rispetto al
suo sottogruppo abeliano 2Z = 2k [ k Z.
Per vericare questa aermazione, `e suciente osservare che lapplicazione f `e
aperta in quanto `e un omeomorsmo locale e che il saturato di un aperto A di R `e
un aperto: infatti

1
(A) =
_
kZ
x + 2k [ x A
`e aperto perche unione di aperti (le traslazioni sono omeomorsmi di R). Da questo
segue che

f `e aperta e quindi un omeomorsmo.
Osserviamo che condizione necessaria e suciente anche una applicazione f :
X Y tra due spazi topologici X = (X,
X
), Y = (Y,
Y
) sia decomponibile `e che
f

(
X
) =
Y
.
Teorema 2.6 Siano X, Y, Z tre spazi topologici e f : X Y , g : Y Z due
applicazioni. Allora:
(1) Se f e g sono decomponibili, anche g f `e decomponibile.
(2) Se f `e decomponibile e g f continua, allora g `e continua.
(3) Se f e g sono continue e g f decomponibile, allora g `e decomponibile.
II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE 29
Dim. (1). Supponiamo f e g decomponibili. La g f `e surgettiva e quindi g f `e
decomponibile per il Lemma 2.2.
(2). Supponiamo f decomponibile e g f continua. Per il primo teorema di
omomorsmo g

f : X/
(f)
Z `e continua. Poiche f `e decomponibile, la

f :
X/
(f)
Y `e un omeomorsmo. Allora g = g

f

f
1
`e continua perche composta
di funzioni continue.
(3). Supponiamo f e g continue e h = g f decomponibile. Indichiamo con

h il
quoziente iniettivo di h. Esso `e un omeomorsmo di X/
(gf)
su Z.
Dobbiamo dimostrare che g : Y/
(g)
Z `e un omeomorsmo. Essa `e una
applicazione continua ed `e surgettiva perche g f `e surgettiva.
`
E quindi bigettiva.
Sia

f il quoziente iniettivo di f. Allora g
1
=

f

h
1
`e continua perche composta
di applicazioni continue e quindi g `e un omeomorsmo e g `e perci`o decomponibile.
Teorema 2.7 Se f : X Y `e una applicazione surgettiva, continua e aperta
(oppure chiusa) tra due spazi topologici X, Y, allora f `e decomponibile.
Dim. Basta osservare che, se f `e aperta (risp. chiusa) il suo quoziente iniettivo

f
`e unapplicazione aperta (risp. chiusa) e quindi un omeomorsmo.
Siano 1 e 1

due relazioni dequivalenza sullo stesso insieme X. Indichiamo


rispettivamente con [x] ed [x]

le classi dequivalenza di x X rispetto alle relazioni


1 ed 1

. Diciamo che 1 `e pi` u ne di 1

se
[x] [x]

x X,
se cio`e le classi di equivalenza di 1

sono unioni di classi di equivalenza di 1. In


questo caso risulta denita unapplicazione naturale
X/
R
[x] [x]

X/
R
.
Proposizione 2.8 Sia X = (X,
X
) uno spazio topologico e siano 1 e 1

due
relazioni di equivalenza su X. Se 1 `e pi` u ne di 1

, allora lapplicazione naturale


g : X/
R
[x] [x]

X/
R

`e decomponibile per le topologie quoziente.


Dim. Sia : X X/
R
la proiezione nel quoziente. Allora g : X X/
R
`e
la proiezione nel quoziente. Usiamo il Teorema 2.6. Per il punto (2), g `e continua
perche `e decomponibile e g `e continua. Per il punto (3) allora g `e decomponibile
perch`e e g sono continue e g `e decomponibile.
Teorema 2.9 Sia A, B un ricoprimento fondamentale dello spazio topologico
X. Sia : A X linclusione e sia lapplicazione denita dal diagramma
commutativo:
A

X

B
A/
(AB)

X/
(B)
30 II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE
dove le applicazioni
A
e
X
sono le proiezioni nel quoziente. Allora `e un omeo-
morsmo.
Dim. Lapplicazione `e continua e bigettiva. Essa `e aperta: se U `e un aperto di
A/
(AB)
, allora

1
X
((U)) =
_

1
A
(U) se
1
A
(U) B =

1
A
(U) B se
1
A
(U) B ,= .
Questo `e un aperto di X perch`e A, B `e un ricoprimento fondamentale. Quindi
`e continua, surgettiva e aperta e quindi `e un omeomorsmo.
Esempio 2.6 Il quoziente D
n
/(S
n1
) `e omeomorfo a S
n
.
Consideriamo lapplicazione continua
f : D
n
x (2[x[
2
1, 2
_
(1 [x[
2
)x) S
n
.
La sua abbreviazione

D
n
x (2[x[
2
1, 2x
_
(1 [x[
2
)) S
n
e
0

dove e
0
= (1, 0, ..., 0) `e il primo vettore della base canonica di R
n+1
`e un omeomor-
smo: la sua inversa `e infatti lapplicazione continua
S
n
e
0
(y
0
, y

)
y

_
4 (1 +y
0
)
2

D
n
.
Dimostriamo che f `e una applicazione chiusa. Se F `e un chiuso di D
n
che non
contiene punti di S
n1
, allora possiamo trovare
3
un numero reale r < 1 tale che
[x[ < r per ogni x F. Poich`e i due aperti S
n
e
0
e y S
n
[ y
0
> 2r
2
1
formano un ricoprimento fondamentale di S
n
, ed f(F) `e un chiuso del primo
insieme perch`e labbreviazione di f `e un omeomorsmo e ha intersezione vuota
con il secondo, se ne conclude che f(F) `e un chiuso di S
n
. Se F interseca S
n1
,
allora f(F) = f(F S
n1
). Osserviamo che F S
n1
`e un chiuso di D
n
. Possiamo
quindi limitarci a considerare il caso in cui S
n1
F. Il suo complementare `e allora
un aperto di D
n
che `e tutto contenuto in

D
n
e la sua immagine, complementare
dellimmagine di f(F), un aperto di S
n
in quanto aperto dellaperto S
n
e
0
me-
diante lomeomorsmo f[
S
n
{e
0
}

D
n
. Essendo continua e chiusa, la f `e decomponibile.
Il suo quoziente iniettivo ci d`a allora un omeomorsmo tra D
n
/
S
n1 ed S
n
.
Una relazione di equivalenza su uno spazio topologico X si dice aperta (risp.
chiusa) se la proiezione nel quoziente : X X/

`e una applicazione aperta


(risp. chiusa). In modo equivalente: la `e aperta se il satutato di un aperto `e
ancora un aperto, chiusa se il saturato di un chiuso `e ancora un chiuso.
Esempio 2.7 La relazione di equivalenza su R :
x y x y Z
3
{|x| | x F} `e un sottoinsieme chiuso e limitato di R e quindi ha massimo per il teorema di
Weierstrass.
II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE 31
`e aperta.
Esempio 2.8 La relazione di equivalenza su S
n
:
x y x = y
`e aperta e chiusa.
3 Incollamenti e attaccamenti
Descriviamo in questo paragrafo alcune costruzioni topologiche, che si deducono
dalle operazioni di prodotto topologico e di quoziente, utili in topologia algebrica e
in analisi funzionale.
A. Somme disgiunte Sia (X
i
[ i I) una I-upla di insiemi. La loro somma
disgiunta `e linsieme:
X =
_
iI
X
i
=
_
(x, i)
_
_
iI
X
i
_
I [ x X
i
i I
_
Deniamo le applicazioni
i
: X
i
X mediante
i
(x) = (x, i) per ogni i I e
x X
i
.
Se su ciascuno degli insiemi X
i
`e assegnata una topologia
i
, la topologia somma
disgiunta su X
i
`e la pi` u ne tra le topologie che rendono continue tutte le appli-
cazioni
i
. Lo spazio topologico X =
iI
X
i
si dice la somma topologica disgiunta
della I-upla (X
i
)
iI
. Osserviamo che
i
: X
i
X `e unimmersione topologica e
che i sottospazi
i
(X
i
) sono aperti e chiusi in X. In particolare
i
(X
i
) [ i I `e un
ricoprimento fondamentale di X mediante insiemi due a due disgiunti.
B. Incollamenti Sia (X
i
)
iI
una I-upla di spazi topologici e sia 1una relazione
di equivalenza su X
i
. Lo spazio topologico quoziente Y =
iI
X
i
/
R
si dice
ottenuto per incollamento mediante la relazione di equivalenza 1. Lapplicazione
composta
j
i
: X
i
x
i
(x) Y,
ove :
iI
X
i
Y `e la proiezione nel quoziente, si dice aondamento i-esimo.
Vale la seguente:
Proposizione 3.1 La famiglia j
i
(X
i
) [ i I `e un ricoprimento fondamentale
di Y. Unapplicazione f : Y Z dellincollamento topologico Y in uno spazio
topologico Z `e continua se e soltanto se le f j
i
: X
i
Z sono continue per ogni
i I.
C. Somme topologiche Sia (X
i
)
iI
una I-upla di spazi topologici. Per ogni
coppia (i, j) I I siano assegnati un sottospazio X
i,j
X
j
e una applicazione
bigettiva
4

i,j
: X
i,j
X
j,i
, in modo tale che valgano, per ogni i, j, k I:
(1) X
i,i
= X
i
e
i,i
`e lidentit` a su X
i
;
4
Per semplicit`a supporremo che la funzione vuota sia lunica applicazione bigettiva sullinsieme
vuoto, a valori nellinsieme vuoto.
32 II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE
(2)
i,k
(X
i,k
X
j,k
) = X
j,i
X
k,i
e il seguente diagramma `e commutativo:
X
i,k
X
j,k

i,k
X
j,i
X
k,i

j,k

j,i
X
i,j
X
k,j
X
i,j
X
k,j
.
Risulta allora denita su
iI
X
i
la relazione di equivalenza:
(x, i)1(y, j) y X
i,j
e
i,j
(y) = x.
Il quoziente topologico Y =
iI
X
i
/
R
si dice somma topologica di (X
i
) mediante
le funzioni di incollamento
i,j
: X
i,j
X
j,i
e sar` a indicata con

(X
i
, X
ij
,
ij
).
Osserviamo che una somma topologica `e un incollamento in cui tutti gli aon-
damenti sono applicazioni iniettive. Viceversa, si verica che ogni incollamento in
cui tutti gli aondamenti siano iniettivi `e una somma topologica.
Osservazione Se i sottospazi X
ij
sono tutti vuoti e quindi le funzioni di incol-
lamento
ij
sono tutte vuote, allora la somma topologica coincide con la somma
disgiunta.
Proposizione 3.2 Se tutti i sottospazi X
i,j
X
j
sono chiusi (oppure tutti
aperti) e le
i,j
sono tutte omeomorsmi, allora gli aondamenti j
i
sono immersioni
topologiche per ogni i I.
Dim. Supponiamo che tutti i sottospazi X
i,j
siano chiusi e tutte le
i,j
siano degli
omeomorsmi. Se F `e un chiuso di X
j
, allora
1
i
_

1
(j
j
(F))
_
=
i,j
(F X
i,j
)
`e un chiuso in X
i
per ogni (i, j) I I. Quindi le j
j
: X
j
Y , essendo appli-
cazioni chiuse, sono immersioni topologiche. Lo stesso ragionamento, sostituendo
alla parola chiuso la parola aperto, si applica nel caso in cui tutti i sottospazi X
i,j
siano aperti.
Esempio 3.1 Sia X
i
= D
2
per i = 1, 2, X
1,2
= X
2,1
= S
1
e
1,2
=
2,1
sia
lidentit` a su S
1
. Allora la somma topologica di X
1
ed X
2
mediante le
i,j
(1
i, j 2) `e omeomorfa alla sfera S
2
.
D. Topologia debole associata a un ricoprimento Sia = A
i
[ i I un
ricoprimento di uno spazio topologico X = (X, ). Poniamo X
i,j
= A
i
A
j
per
ogni i, j I e utilizziamo lidentit` a sui sottoinsiemi X
i,j
= X
j,i
come funzioni di
incollamento. La somma topologica che otteniamo si pu` o identicare a un nuovo
spazio topologico (X,

), dotato di una topologia

in generale pi` u ne della to-


pologia di X. Infatti un sottoinsieme B di X `e un aperto di

se e soltanto se,
per ogni i I, linsieme B A
i
`e aperto in [
A
i
. Osserviamo che tutte le j
i
sono
immersioni topologiche.
E. Limiti e filtrazioni Sia (X
n
)
nN
una successione di spazi topologici. Per
ogni n N sia assegnata una immersione topologica
n
: X
n
X
n+1
. Poniamo
X
m,n
=
_
X
n
se n m

n

n1
...
m
(X
m
) se n > m,
II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE 33

n,m
=
_

m

m1
...
n
[
X
m,n
X
m
se n < m
id[
X
n
se n = m
(
n

n1
...
m
)
1
[
X
m,n
X
n,m
se n > m.
La somma topologica degli (X
n
) rispetto alle funzioni di incollamento (
m,n
) si dice
il loro limite induttivo stretto e si indica con
lim

n
(X
n
,
n
).
Esempio 3.2 Sia X
n
linsieme di tutte le funzioni continue f : R
N
R tali che
supp(f) = x R
N
[ f(x) ,= 0 [x[ n.
Su X
n
consideriamo la topologia indotta dalla distanza:
d
n
(f, g) = sup
xR
N
[f(x) g(x)[ f, g X
n
.
Abbiamo ovviamente unimmersione topologica:
n
: X
n
X
n+1
. Il limite
induttivo stretto della successione (X
n
) `e lo spazio (
0
c
(R
N
) delle funzioni continue
a supporto compatto in R
n
.
Esempio 3.3 Sia X
n
linsieme di tutte le serie f(z) =

n=0
a
n
z
n
con a
n
C
che convergono assolutamente su z C[ [z[ < 1/n, con la topologia indotta dalla
distanza
sup
|z|1/(n+1)
[f(z) g(z)[ f, g X
n
.
Le restrizioni
n
: X
n
X
n+1
sono immersioni topologiche. Il limite induttivo
stretto delle X
n
si indica con O
0
e si dice lo spazio dei germi di funzioni olomorfe
nellorigine 0 di C.
Una successione (X
n
)
nN
di sottospazi di uno spazio topologico X si dice una
ltrazione se:
(a) X
n
X
n+1
per ogni n N;
(b) X =

nN
X
n
e X
n
`e un ricoprimento fondamentale di X.
In questo caso abbiamo X = lim
nN
X
n
rispetto alle funzioni di inclusione X
n

X
n+1
.
F. Attaccamenti Siano X
1
, X
2
spazi topologici, Y un sottospazio di X
1
e
: Y X
2
una funzione continua. Sia 1

la relazione di equivalenza su X
1
X
2
che identica i punti di Y alla loro immagine in X
2
mediante :
x1

y
_

_
x = y se x, y X
1
X
2
(Y (Y ))
y = (x) se x Y, y X
2
x = (y) se y Y, x X
2
(x) = (y) se x, y Y.
Lo spazio topologico quoziente
X
1
_

X
2
= (X
1
X
2
) /
R

34 II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE


si dice lattaccamento di X
1
a X
2
mediante .
Proposizione 3.3 Laondamento j
2
: X
2
X
1

X
2
`e unimmersione topolo-
gica.
Dim. Sia : X
1
X
2
X
1

X
2
la proiezione nel quoziente. Sia A un
sottoinsieme di X
2
. Allora il saturato
1
(j
2
(A)) di j
2
(A) `e il sottoinsieme j
2
(A)
j
1
_

1
(A)
_
. Esso `e aperto in Y X
2
se e soltanto se A `e aperto in X
2
, perche
`e continua. Supponiamo che A sia un aperto di X
2
e sia B un aperto di X
1
X
2
tale che B (Y X
2
) = j
2
(A) j
1
_

1
(A)
_
. Allora
j
2
(A) = (
2
(A)) = (B) j
2
(X
2
).
Osserviamo che B `e un aperto saturo di X
1
X
2
e quindi (B) `e un aperto di
X
1

X
2
. Questo dimostra che labbreviazione j
2
: X
2
j
2
(X
2
) `e unapplicazione
aperta e quindi, essendo continua e bigettiva, un omeomorsmo con limmagine.
4 Coni, sospensioni e giunti
A. Coni Sia X uno spazio topologico. Si dice cono topologico di base X lo spazio
topologico quoziente:
(4.1) CX = (XI) / (X0) .
Sia : X I CX la proiezione nel quoziente. Scriviamo per semplicit`a t x
invece di (x, t) se x X, t [0, 1]; osservando che 0x = 0y per ogni x, y X,
indichiamo tale punto con 0 e lo diciamo vertice del cono CX.
Lapplicazione
X x t x CX
`e unimmersione topologica per ogni t ]0, 1].
Per ogni s [0, 1], lapplicazione CX t x (st) x CX `e continua.
Proposizione 4.1 Se f : X Y `e unapplicazione continua tra due spazi topo-
logici, allora
(4.2) Cf : CX t x t f(x) CY
`e ancora unapplicazione continua.
Dim. Abbiamo infatti il diagramma commutativo
XI
fid
YI

_
CX
Cf
CY
in cui le frecce verticali denotano proiezione nel quoziente. Lapplicazione f id
`e continua perche prodotto di applicazioni continue. Quindi Cf `e continua per il
teorema di omomorsmo.
II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE 35
Osservazione Sia A un sottoinsieme di R
n
e sia K il sottoinsieme di R
n+1
denito da:
K = (t, tx
1
, ..., tx
n
) [ 0 t 1, (x
1
, ..., x
n
) A.
Lapplicazione
CA t x (t, tx) K
`e continua e bigettiva. La sua inversa `e ovviamente continua in tutti i punti (t, tx)
con 0 < t 1 e x A. Essa non `e per` o in generale continua nel punto (0, 0): lo `e
nel caso in cui il sottoinsieme A di R
n
sia chiuso e limitato. La topologia di CA `e
quindi in generale pi` u ne della topologia indotta dalla topologia Euclidea sul cono
geometrico K corrispondente.
Esempio 4.1 Il cono CS
n
`e omeomorfo ad disco D
n+1
.
Lomeomorsmo `e dato da
CS
n
t x tx D
n+1
B. Sospensioni Sia X uno spazio topologico. Deniamo su X I una relazione
di equivalenza ponendo:
(x, t)1(y, s)
_

_
s = t = 0, oppure
s = t = 1, oppure
0 < s = t < 1 e x = y.
Il quoziente topologico
SX = (XI) /
R
si dice la sospensione topologica di X. Detta : X I SX la proiezione nel
quoziente, linsieme (X 1/2) si dice base di SX. Osserviamo che per ogni
0 < t < 1, lapplicazione
X x (x, t) SX
`e unimmersione topologica. Lapplicazione naturale CX SX `e decomponibile
e SX `e omeomorfo al quoziente che si ottiene identicando a un punto la base del
cono CX.
Osservazione Abbiamo gli omeomorsmi:
SD
n
D
n+1
SS
n
S
n+1
.
Gli omeomorsmi si ottengono per passaggio al quoziente dalle applicazioni:
D
n
I (x, t) (2
_
t t
2
x, 2t 1) D
n+1
e
S
n
I (x, t) (2
_
t t
2
x, 2t 1) S
n+1
.
Possiamo denire per ricorrenza la sospensione k-esima S
k
X dello spazio topo-
logico X ponendo
_
S
0
X = X
S
k
X = S
_
S
k1
X
_
se k 1.
36 II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE
C. Giunti topologici Siano X
1
e X
2
due spazi topologici. Consideriamo sul
prodotto cartesiano X
1
X
2
I la relazione di equivalenza:
(4.3) (x
1
, x
2
, t)1(y
1
, y
2
, s)
_

_
0 < s = t < 1 e x
1
= y
1
, x
2
= y
2
, oppure
s = t = 0 e x
1
= y
1
, oppure
s = t = 1 e x
2
= y
2
.
Il quoziente topologico:
X
1
X
2
= (X
1
X
2
I)/
R
si dice il giunto topologico di X
1
e X
2
. Sia : X
1
X
2
I X
1
X
2
la proiezione
nel quoziente. I sottospazi (X
1
X
2
0) e (X
1
X
2
1) si dicono basi del
giunto.
Lemma 4.2 Lapplicazione
X
1
X
2
I (x
1
, x
2
, t) ((1 t) x
1
, t x
2
) CX
1
CX
2
denisce per passaggio al quoziente unimmersione topologica
(4.4) : X
1
X
2
CX
1
CX
2
.
Dim. Osserviamo che (X
1
X
2
) `e il sottospazio chiuso Y di CX
1
CX
2
denito
da
Y = (t x
1
, s x
2
) CX
1
CX
2
[ s +t = 1.
Consideriamo le applicazioni continue:
:X
1
X
2
I (x
1
, x
2
, t) (x
1
, 1 t, x
2
, t) X
1
I X
2
I
:X
1
I X
2
I (x
1
, s, x
2
, t) (x
1
, x
2
, t) X
1
X
2
I.
Lapplicazione composta `e lidentit` a su X
1
X
2
I. Per passaggio ai quozienti
otteniamo un diagramma commutativo:
X
1
X
2
I

X
1
I X
2
I

X
1
X
2
I

_
X
1
X
2

CX
1
CX
2

X
1
X
2
dove le frecce verticali rappresentano le proiezioni nei quozienti. La `e continua
e la sua restrizione allimmagine di `e linversa dellabbreviazione di . Questo
dimostra che `e unimmersione topologica.
In modo analogo si dimostrano gli omeomorsmi:
Lemma 4.3 Siano X
i
, per i = 1, 2, 3 spazi topologici. Abbiamo allora omeomor-
smi naturali:
(4.5) X
1
X
2
X
2
X
1
,
II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE 37
(4.6) (X
1
X
2
) X
3
X
1
(X
2
X
3
) .
Dim. Il primo omeomorsmo si ottiene a partire dallomeomorsmo
X
1
X
2
I (x
1
, x
2
, t) (x
2
, x
1
, 1 t) X
2
X
1
I
per passaggio ai quozienti. Il secondo si ricava utilizzando limmersione topologica
descritta nella proposizione precedente: sia Y il sottospazio di CX
1
CX
2
CX
3
denito da:
Y = (t
1
x
1
, t
2
x
2
, t
3
x
3
) [ x
i
X
i
, t
i
I i = 1, 2, 3, t
1
+t
2
+t
3
= 1;
abbiamo le immersioni topologiche:

: (X
1
X
2
) X
3
Y CX
1
CX
2
CX
3
,

: X
1
(X
2
X
2
) Y CX
1
CX
2
CX
3
,
che si ottengono per passaggio al quoziente e abbreviazione dalle applicazioni:
X
1
X
2
I X
3
I X
1
I X
2
I X
3
I,
denita da
(x
1
, x
2
, s, x
3
, t) (x
1
, (1 t)(1 s), x
2
, (1 t)s, x
3
, t)
e
X
1
I X
2
X
3
I X
1
I X
2
I X
3
I,
denita da:
(x
1
, s, x
2
, x
3
, t) (x
1
, s, x
2
, (1 s)(1 t), x
3
, (1 s)t).
La

1
d`a lomeomorsmo cercato.
Se (X
i
)
1im
`e una m-upla di spazi topologici, possiamo denire, utilizzando
lassociativit`a delloperazione di giunto topologico dimostrata nella proposizione
precedente, lo spazio topologico X
1
... X
m
: esso si identica in modo canonico
al sottospazio
(t
1
x
1
, ..., t
m
x
m
) [x
i
X
i
, t
i
I, 1 i m, t
1
+... +t
m
= 1
del prodotto topologico

m
i=1
CX
i
.
Proposizione 4.4 Sia (X
i
)
1im
una m-upla di spazi topologici. Allora C(X
1

... X
m
) `e omeomorfo a

m
i=1
CX
i
.
Dim. Deniamo unapplicazione continua
: (X
1
... X
m
) I
m

i=1
CX
i
38 II. COSTRUZIONI TOPOLOGICHE
identicando X
1
... X
m
al sottospazio di

m
i=1
CX
i
formato dalle m-uple (t
1

x
1
, ..., t
m
x
m
) con x
i
X
i
, t
i
I per i = 1, ..., m e t
1
+... +t
m
= 1 e ponendo
(t
1
x
1
, ..., t
m
x
m
, t) = ((tt
1
) x
1
, ..., (tt
m
) x
m
) .
Il suo quoziente iniettivo `e lomeomorsmo cercato.
Proposizione 4.5 Sia X uno spazio topologico. Abbiamo i seguenti omeomor-
smi:
X D
0
CX
X S
0
SX
X S
k
S
k
X.
Dim. Il primo si ottiene per passaggio al quoziente dallapplicazione:
XD
0
I (x, 0, t) (x, t) XI;
il secondo per passaggio al quoziente e abbreviazione da:
XS
0
I (x, s, t) (x, (1 +st)/2) XI,
(nota che s = 1).
Il terzo omeomorsmo si ricava dalla propriet` a associativa del giunto topologico:
S
k+1
X S
k
(X S
0
) S
k1
(X S
0
S
0
)
S
k1
(X S
1
) ...
... X S
k
in qunto S
j
S
0
S
j+1
per ogni intero non negativo j.
Esempio 4.2 Siano m
1
, ..., m
n
interi non negativi. Abbiamo gli omeomorsmi:
(1) S
m
1
S
m
2
... S
m
n
S
m
1
+m
2
+...+m
n
+n1
(2) D
m
1
D
m
2
... D
m
n
D
m
1
+m
2
+...+m
n
(3) D
m
1
D
m
2
... D
m
n
D
m
1
+m
2
+...+m
n
+n1
.
Basta dimostrare che gli omeomorsmi valgono per n = 2. Quindi la (1) `e stata gi` a
vericata. La (2) `e ovvia se m
1
= 0 o m
2
= 0. Se m
1
, m
2
1, abbiamo la catena
di omeomorsmi:
D
m
1
D
m
2
CS
m
1
1
CS
m
2
1
C
_
S
m
1
1
S
m
2
1
_
C
_
S
m
1
+m
2
1
_
D
m
1
+m
2
.
Anche per la (3) possiamo limitarci a considerare il caso m
1
, m
2
1. Abbiamo
allora:
D
m
1
D
m
2

_
CS
m
1
1
_
C
_
S
m
2
1
_
S
m
1
1
D
0
S
m
2
1
D
0

_
S
m
1
1
S
m
2
1
_
D
0
D
0
S
m
1
+m
2
1
D
0
D
0
CS
m
1
+m
2
1
D
0
D
m
1
+m
2
D
0
CD
m
1
+m
2
D
m
1
+m
2
+1
.
III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE 39
CAPITOLO III
ASSIOMI DI SEPARAZIONE
Lesistenza di funzioni continue a valori reali non banali su uno spazio topologico
X`e naturalmente legata alle propriet` a della struttura topologica. In questo capitolo
esamineremo alcuni degli assiomi di separazione e numerabilit` a collegati a questo
problema e le loro conseguenze.
1 Assiomi di separazione
Un intorno di A di uno spazio topologico X `e un qualsiasi sottoinsieme B di X
tale che A

B.
Diciamo che uno spazio topologico X soddisfa lassioma di separazione T
i
(i =
1, 2, 3, 4) se:
(T
1
) Per ogni x ,= y X, esiste un intorno di x in X che non contenga y.
In modo equivalente: Per ogni punto x X, linsieme x `e chiuso in X.
(T
2
) Due qualsiasi punti distinti di X ammettono intorni disgiunti: per ogni
x ,= y X, possiamo trovare un aperto U
x
x e un aperto U
y
y tali che
U
x
U
y
= .
(T
3
) Se F `e un chiuso di X e x un punto di X non appartenente ad F, esiste
un aperto A F e un aperto U x tali che A U = .
Questa proriet`a `e equivalente al fatto che: Ogni punto x di X ha un
sistema fondamentale di intorni chiusi.
(T
4
) Ogni coppia di chiusi disgiunti di X ammette una coppia di intorni
disgiunti.
Se cio`e F, G sono due chiusi di X con F G = , allora esistono due
aperti A F e B G di X tali che A B = .
Uno spazio topologico che soddis lassioma T
2
soddisfa anche lassioma T
1
e si
dice di Hausdor o separato.
Uno spazio topologico che soddis gli assiomi T
1
e T
3
soddisfa anche lassioma
T
2
e si dice regolare.
Uno spazio topologico che soddis gli assiomi T
1
e T
4
soddisfa anche gli assiomi
T
2
e T
3
e si dice normale.
Esempio 1.1 Un qualsiasi insieme X che contenga almeno due punti, con la to-
pologia indiscreta, soddisfa T
3
e T
4
ma non T
1
e T
2
.
Esempio 1.2 La topologia dellordine su un insieme X linearmente ordinato
soddisfa T
2
.
Siano infatti x < y due punti distinti di X. Se esiste a X tale che x < a < y,
allora le semirette z X[ z < a e z X[ a < z sono intorni aperti disgiunti
di x e y rispettivamente. Se non esiste nessun elemento a per cui sia x < a < y,
40 III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE
allora z X[ z < y e z X[ x < z sono intorni aperti disgiunti di x ed y
rispettivamente.
Esempio 1.3 Sia X un insieme che contenga almeno due punti, a un punto di X.
La topologia = , X, a rende X uno spazio T
4
ma non T
3
. Infatti se A e
B sono due chiusi disgiunti di X, uno dei due `e necessariamente vuoto. Il chiuso
X a e il punto a non hanno intorni disgiunti, in quanto X `e lunico aperto di
X che contiene X a.
Esempio 1.4 Sia Xlo spazio topologico ottenuto considerando sullintervallo [0, 1]
di R la topologia che ha come prebase degli aperti la famiglia formata dagli
insiemi [0, b[, ]b, 1] al variare di b in ]0, 1[ e dallinsieme
U = x [0, 1[ [ x(1 +n) / N 0 n N .
Lo spazio topologico cos` ottenuto soddisfa T
2
ma non T
3
. La topologia che si
ottiene su [0, 1] `e pi` u ne della topologia Euclidea e quindi `e separata. Mostriamo
che essa non soddisfa lassioma T
3
: linsieme F = (1 + n)
1
[ n N `e un chiuso
di ([0, 1], ) che non contiene il punto 0. Ma 0 ed F non hanno intorni disgiunti:
infatti gli aperti U
b
= [0, b[U di 0 , al variare di b in ]0, 1[, formano un sistema
fondamentale di intorni di 0 nella . Fissato b ]0, 1[, possiamo trovare N
tale che (1 + )
1
< b. Un qualsiasi aperto contenente F contiene un intervallo
](1 +)
1
, (1 +)
1
+[ per qualche > 0 sucientemente piccolo e quindi ha
intersezione non vuota con U
b
.
Esempio 1.5 Lo spazio vettoriale K
n
, con la topologia di Zariski, soddisfa T
1
,
ma, se K contiene inniti elementi e n 1, non soddisfa gli assiomi T
2
, T
3
, T
4
.
Teorema 1.1 Un sottospazio di uno spazio topologico che soddisfa lassioma
di separazione T
i
soddisfa ancora lassioma di separazione T
i
se i = 1, 2, 3. Un
sottospazio chiuso di uno spazio topologico che soddis lassioma T
4
soddisfa lassio -
ma T
4
.
Dim. Sia Y un sottospazio topologico dello spazio topologico X.
Se X soddisfa T
1
, i sottoinsiemi di Y formati da un solo punto sono chiusi in X
e quindi a maggior ragione nella topologia di sottospazio di Y . Quindi anche Y
soddisfa T
1
.
Supponiamo che X sia di Hausdor. Se x ,= y Y , esistono due intorni aperti
disgiunti U
x
di x e U
y
di y in X. Allora U
x
Y e U
y
Y sono intorni aperti disgiunti
di x e y in Y. Quindi Y `e anchesso di Hausdor.
Supponiamo ora che X soddis T
3
. Siano F un chiuso di Y e y un punto di Y
non appartenente ad F. Per la denizione della topologia di sottospazio, esiste un
sottoinsieme chiuso A di X tale che AY = F. Allora A `e un chiuso di X che non
contiene il punto y e possiamo trovare aperti B ed U in X tali che
A B, y U, B U = .
Allora B Y e U Y sono intorni disgiunti di F ed y in Y.
Supponiamo inne che X soddis lassioma T
4
e che Y sia un chiuso di X. Se
F
1
ed F
2
sono chiusi disgiunti di Y, allora essi sono anche chiusi disgiunti di X e
vi sono quindi due aperti A
1
, A
2
di X tali che
F
1
A
1
, F
2
F
2
, A
1
A
2
= .
III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE 41
Allora A
1
Y e A
2
Y sono intorni aperti disgiunti di F
1
ed F
2
in Y.
Osservazione Vedremo nel seguito che un sottospazio chiuso di uno spazio nor-
male pu` o non essere un sottospazio normale.
Teorema 1.2 Ogni spazio metrizzabile `e normale.
Dim. Sia Xuno spazio metrizzabile e sia d : XX R una distanza che denisce
la topologia di X.
Dimostriamo innanzi tutto che X `e di Hausdor: se x ,= y X, le palle aperte
B(x,
1
2
d(x, y)) e B(y,
1
2
d(x, y)) sono due intorni aperti disgiunti di x e y.
Siano ora A e B due chiusi disgiunti di X. Poiche le funzioni X x d(x, A)
R e X x d(x, B) R sono continue, i due insiemi
U = x X[ d(x, A) < d(x, B) e V = x X[ d(x, A) > d(x, B)
sono aperti disgiunti X, che contengono rispettivamente A e B.
Teorema 1.3 Ogni retratto di uno spazio di Hausdor `e chiuso.
Dim. Sia Y X un retratto dello spazio topologico di Hausdor X = (X,
X
).
Sia : X Y una retrazione. Se Y = X, la tesi `e banalmente vera. Supponiamo
quindi Y ,= X e sia x X Y . Poiche X `e di Hausdor, x e (x) hanno intorni
aperti disgiunti U e V . Poiche `e continua, possiamo trovare un intorno aperto U

di x contenuto in U tale che (U

) V . Ma questa inclusione implica in particolare


che (y) ,= y se y U

, cio`e U

Y = . Quindi X Y `e intorno di ogni suo punto,


perci`o aperto e Y `e chiuso.
Teorema 1.4 Condizione necessaria e suciente anche uno spazio topologico
X sia di Hausdor `e che la diagonale
X
= (x, x) [ x X sia chiusa nel prodotto
topologico XX.
Dim. Supponiamo che X sia di Hausdor e siano x ,= y due punti distinti di X.
Se U
x
, U
y
sono intorni aperti disgiunti di x e y rispettivamente, allora U
x
U
y
`e un
intorno di (x, y) in XX che non interseca
X
. Questo dimostra che XX
X
`e aperto in X X.
Supponiamo viceversa che
X
sia chiusa in XX. Se x, y sono punti distinti di
X, allora (x, y) /
X
e possiamo trovare un intorno aperto U = U
x
U
y
, con U
x
e U
y
aperti di X, che non interseca
X
. Chiaramente U
x
e U
y
sono in X intorni
disgiunti di x e di y rispettivamente.
Proposizione 1.5 Siano f, g : X Y due applicazioni continue denite su uno
spazio topologico X e a valori in uno spazio di Hausdor Y. Allora
x X[ f(x) = g(x)
`e chiuso in X.
Dim. Lapplicazione
(f, g) : X x (f(x), g(x)) Y Y
42 III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE
`e continua. La diagonale
Y
= (y, y) [ y Y `e chiusa in Y Y perche Y `e di
Hausdor e dunque la sua immagine inversa mediante (f, g) `e un chiuso di X.
Teorema 1.6 Sia h uno degli interi 1, 2, 3. Il prodotto topologico X = (X, ) di
una I-upla (X
i
)
iI
di spazi topologici non vuoti soddisfa lassioma T
h
se e soltanto
se ogni spazio topologico X
i
soddisfa lassioma T
h
.
Dim. La condizione `e necessaria perche ogni spazio X
i
ammette unimmersione
topologica nel prodotto X.
Il prodotto di spazi T
1
`e T
1
perche il prodotto di chiusi `e un chiuso.
Supponiamo ora che tutti gli X
i
siano separati. Se x, y sono punti distinti di X,
vi `e almeno un indice i I per cui x
i
,= y
i
. Se A, B sono intorni aperti disgiunti
di x
i
, y
i
in X
i
, allora
1
i
(A) e
1
i
(B) sono intorni aperti disgiunti di x e y in X.
Supponiamo ora che tutti gli X
i
soddisno lassioma T
3
. Sia x un punto di X.
Vogliamo dimostrare che esso ammette un sistema fondamentale di intorni chiusi.
Sia U un qualsiasi intorno di x in X. Esso contiene un intorno aperto di x della
forma

jJ

1
j
(A
j
)
ove J I `e nito e A
j
, per j J, un intorno aperto di x
j
in X
j
. Poiche X
j
`e T
3
,
possiamo trovare chiusi B
j
tali che
x
j

B
j
B
j
= B
j
A
j
j J.
Allora
U B =

jJ

1
j
(B
j
)

jJ

1
j
(

B
j
) x
e quindi B `e un intorno chiuso di x contenuto in U. Ci` o dimostra che X soddisfa
lassioma T
3
.
Osservazione In generale il prodotto di spazi normali pu` o non essere uno spazio
normale.
2 Funzioni di Urysohn
Lemma 2.1 Siano A e B due chiusi disgiunti di uno spazio topologico X che
soddisfa lassioma T
4
. Sia la famiglia degli intorni aperti di A che non intersecano
B e sia linsieme di tutti i numeri razionali della forma m 2
n
con m ed n interi
e 0 m 2
n
1. Esiste una applicazione
:
tale che
(r
1
) (r
2
) r
1
, r
2
con r
1
< r
2
.
Dim. Indichiamo con
n
linsieme

n
= m2
n
[ m N, 0 m 2
n
.
III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE 43
Osserviamo che
n

n+1
. Dimostriamo per induzione su n che `e possibile
denire
n
:
n
tale che
(1)
n
(r
1
)
n
(r
2
) r
1
, r
2

n
con r
1
< r
2
,
(2)
n+1
[

n
=
n
se n 0.
Sia n = 0. Allora
0
= 0, 1. Deniamo
0
(1) = X B. Poiche X soddisfa
T
4
, A ammette un intorno chiuso F contenuto in X B. Possiamo porre allora

0
(0) =

F.
Supponiamo di aver denito
n
per un n 0. Deniamo allora
n+1
sugli
elementi (2m) 2
n1
= m 2
n
mediante
n+1
(2m 2
n1
) =
n
(m 2
n
). Per
ogni intero dispari 0 < 2m + 1 < 2
n+1
, dopo aver scelto un intorno chiuso F
m
di
n
(m 2
n
) in
n
((m + 1) 2
n
), poniamo
n+1
((2m + 1) 2
n1
) =

F
m
. La

n+1
cos` denita soddisfa le condizioni (1) e (2). Ottenuta la successione delle
n
,
deniamo lapplicazione : mediante
[

n
=
n
n N.
Tale applicazione soddisfa la tesi.
Teorema 2.2 (Lemma di Urysohn) Siano A e B due chiusi disgiunti di uno
spazio topologico X che soddisfa lassioma T
4
. Allora esiste una funzione continua
f : X [0, 1]
tale che
f(x) = 0 x A, f(x) = 1 x B.
Dim. Sia : lapplicazione denita nel lemma precedente. Deniamo una
funzione f : X I = [0, 1] ponendo:
f(x) =
_
infr [ x (r) se x (1)
1 se x / (1).
Questa funzione vale 0 su A e 1 su B. Inoltre
(i) f
1
([0, r[) =

s
s < r
(s) `e aperto in X per ogni r [0, 1];
(ii) f
1
([0, r]) =

s
s > r
(s) =

s
s > r
(s)
`e chiuso in X per ogni r [0, 1];
quindi f
1
(]r, 1]) = X f
1
([0, r]) `e aperto per ogni r [0, 1].
Poiche gli aperti della forma [0, r[ e ]r, 1] formano una prebase della topologia di
I = [0, 1], ne segue che f : X I `e continua.
Una funzione continua f : X I = [0, 1] che valga 0 su A e 1 su B si dice una
funzione di Urysohn della coppia (A, B). Abbiamo quindi il
44 III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE
Teorema 2.3 Condizione necessaria e suciente anche uno spazio topologico
X soddis lassioma T
4
`e che ogni coppia di chiusi disgiunti di X ammetta una
funzione di Urysohn.
Osservazione Sia X uno spazio topologico che soddisfa lassioma di separazione
T
4
e sia (A, B) una coppia di chiusi disgiunti di X. Se A `e ritagliabile, possiamo
trovare una funzione di Urysohn della coppia (A, B) strettamente positiva su XA:
se infatti f : X I `e una funzione di Urysohn della coppia (A, B) e g : X I
una funzione continua tale che g(x) = 0 per x A e g(x) > 0 se x / A, allora la
funzione
max(f, g) : X x max(f(x), g(x)) I
`e ancora continua e gode delle propriet` a desiderate.
Se A e B sono due chiusi disgiunti ed entrambi ritagliabili, allora possiamo
trovare una funzione di Urysohn della coppia (A, B) tale che A = f
1
(0) e B =
f
1
(1). Se infatti f
1
: X I una funzione di Urysohn della coppia (A, B) con A =
f
1
1
(0) e f
2
: X I una funzione di Urysohn della coppia (B, A) con f
1
2
(0) = B,
allora la f : X x f
1
(x) (1 f
2
(x)) I `e una funzione di Urysohn della coppia
(A, B) con le propriet` a desiderate.
Osservazione Componendo funzioni di Urysohn con le trasformazioni ani
R t at +b R
(ove a R0, b R) si possono ottenere funzioni continue che assumano arbitrari
valori reali ,= su una coppia di chiusi disgiunti (A, B) di uno spazio topologico
X che soddis T
4
.
La caratterizzazione di Urysohn degli spazi che godono della propriet` a di sepa-
razione T
4
suggerisce di introdurre la seguente nozione:
Uno spazio topologico X si dice completamente regolare se per ogni chiuso A di
X ed ogni punto x / A di X esiste una funzione continua f : X I tale che
f(x) = 0, f(y) = 1 y A.
Uno spazio topologico che sia completamente regolare e T
1
si dice di Tychono.
Teorema 2.4 Un sottospazio topologico di uno spazio normale `e di Tychono.
Dim. Siano Y un sottospazio topologico di uno spazio normale X, F un chiuso
di Y e y un punto di Y non appartenente ad F. Se B `e un chiuso di X tale che
B Y = F, posto A = y, osserviamo che A `e chiuso in X perche X `e normale e
dunque in particolare T
1
, ed `e disgiunto da B. La restrizione a Y di una funzione
di Urysohn della coppia (A, B) ci d`a una funzione continua f : Y I che vale 0 in
y e 1 nei punti di F. Questo dimostra che Y `e completamente regolare.
`
E anche
T
1
perche sottospazio di uno spazio T
1
e quindi di Tychono.
Teorema 2.5 Un prodotto topologico di spazi completamente regolari `e comple-
tamente regolare.
III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE 45
Dim. Sia X = (X, ) il prodotto topologico della I-upla di spazi topologici com-
pletamente regolari (X
i
)
iI
. Fissato un punto x di X e un chiuso F di X che non lo
contenga, possiamo trovare un sottoinsieme nito J di I ed aperti A
j
x
j
=
j
(x)
di X
j
, per j J, tali che

jJ

1
j
(A
j
) F = .
Per ogni j J sia f
j
: X
j
I una funzione continua tale che f
j
(x
j
) = 1 ed
f
j
(y) = 0 per y X
j
A
j
. Allora
f : X y

jJ
f
j
(
j
(y)) I
`e una funzione continua che vale 1 in x e 0 su F.
3 Estensione di funzioni continue
Teorema 3.1 (Teorema di estensione di Urysohn) Sia A un chiuso non
vuoto di uno spazio topologico X che soddisfa lassioma di separazione T
4
. Per
ogni funzione continua
f : A R
possiamo trovare una funzione continua

f : X R
che prolunga f: tale cio`e che risulti

f[
A
= f.
Inoltre possiamo fare in modo che

f(X) sia contenuto nellinviluppo convesso di
f(A).
Per dimostrare questo teorema utilizzeremo il seguente
Lemma 3.2 Sia X uno spazio topologico T
4
e F un chiuso non vuoto di X. Sia L
un numero reale positivo e
: F [L, L]
una funzione continua. Esiste allora una funzione continua
: X [L, L]
tale che
(i) [(x)[ L/3 x X
(ii) [(x) (x)[ 2L/3 x F.
46 III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE
Dim. I sottoinsiemi:
A = x F [ (x) L/3 e B = x F [ (x) L/3.
sono due chiusi disgiunti di X. Per il Lemma di Urysohn esiste una funzione
continua : X [L/3, L/3] che valga L/3 su A e L/3 su B. Tale funzione
soddisfa le condizioni (i) ed (ii).
Dimostrazione del Teorema 3.1 Supponiamo inizialmente che la funzione f
sia a valori nellintervallo [1, 1]. Dico che allora possiamo trovare una successione
g
n
di funzioni continue g
n
: X [1, 1], per n 0, tale che
(*)
_
[g
n
(x)[ 2
1
(2/3)
n
[f(x)

n
j=1
g
j
(x)[ (2/3)
n
x X.
La successione g
n
pu` o essere denita per ricorrenza: poniamo g
0
= 0 e suppo-
niamo di aver costruito g
0
, ..., g
n
che soddisno le (). Allora
A x f(x)
n

j=1
g
j
(x) [(2/3)
n
, (2/3)
n
]
`e una funzione continua e per il lemma precedente possiamo trovare una funzione
continua g
n+1
: X [(2/3)
n
, (2/3)
n
] che soddis:
[g
n+1
(x)[ (1/3)(2/3)
n
x X,
[f(x)
n+1

j=1
g
j
(x)[ (2/3)
n+1
x A.
La serie

j=0
g
n
converge allora uniformemente a una funzione continua g : X R
ed abbiamo:

j=0
g
n
(x)

(1/3)

j=0
(2/3)
n
= 1,
g[
A
= f.
Consideriamo ora il caso generale. Sia J linviluppo convesso di f(A) in R. Se J
`e un intervallo della forma [a, b] con < a < b < , ci riconduciamo al caso
precedente componendo la f con la trasformazione ane
R t h(t) =
2t a b
b a
R.
La h f `e una applicazione continua su A a valori in [1, 1]. Se g : X [1, 1]
`e una sua estensione continua, la

f = h
1
g `e una estensione continua di f a
valori in [a, b]. Se J `e un intervallo limitato, consideriamo la sua chiusura J in
R. Per le considerazioni appena svolte, possiamo supporre J = [1, 1] e trovare
unestensione g : X [1, 1] di f. Allora F e g
1
([1, 1] J) sono chiusi disgiunti
III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE 47
di X e possiamo trovare una funzione continua : X I = [0, 1] che valga 1 su F
e 0 su g
1
([1, 1] J). La

f : X x g(x) (x) J `e allora lestensione cercata.
Inne, se J non `e un intervallo limitato di R, ci riconduciamo ai casi precedenti
componendo f con lomeomorsmo
R t
t
1 +[t[
] 1, 1[.
4 Partizione dellunit
`
a negli spazi normali
Sia f : X R una funzione a valori reali denita su uno spazio topologico X.
Si dice supporto di f la chiusura in X dellinsieme dei punti x di X in cui f(x) ,= 0:
suppf = x X[ f(x) ,= 0.
Sia un ricoprimento di X. Una partizione continua dellunit` a su X subordinata
al ricoprimento `e il dato di una famiglia

A
: X R[ A
di applicazioni continue tali che
(i)
A
(x) 0 A , x X;
(ii) supp
A
[ A `e un ricoprimento localmente nito di X;
(iii)

A
(x) = 1 x X.
Lemma 4.1 Sia X uno spazio topologico che soddisfa lassioma T
4
e sia =
A
i
[ i I un ricoprimento aperto localmente nito di X. Possiamo allora trovare
un ricoprimento aperto = B
i
[ i I di X tale che B
i
A
i
per ogni i I.
Dim. Introduciamo su I un buon ordinamento
5
<. Costruiremo la famiglia per
induzione transnita, in modo che
(1) B
i
A
i
i I,
(2) j I, B
i
[ i j A
i
[ j < i `e un ricoprimento aperto di X.
Fissiamo j
0
I e supponiamo di aver costruito i B
i
per i < j
0
in modo che la (1)
valga per i < j
0
e che per ogni h I con h < j
0
B
i
[ i h A
i
[ h < i sia un
ricoprimento aperto di X.
Allora

j
0
= B
i
[ i < j
0
A
i
[ i j
0

`e un ricoprimento aperto di X. Infatti, se x X, allora J = i I [ x A


i
`e
nito per lipotesi che fosse un ricoprimento localmente nito. Se qualche i J `e
j
0
, allora
j
0
contiene un aperto A
i
che contiene x. Altrimenti, indichiamo con
j

il pi` u grande elemento di J. Poiche per lipotesi induttiva


B
i
[ i j

A
i
[ j

< i
5
Ci` o signica che I `e totalmente ordinato rispetto a < e che ogni sottoinsieme non vuoto di I
ammette minimo rispetto a <.
48 III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE
`e un ricoprimento aperto di X, x B
i
per qualche i j

< j
0
e dunque appartiene
a un B
i

j
0
.
Consideriamo ora linsieme
F = X
_
_
_
j<j
0
B
j

_
j
0
<j
A
j
_
_
.
Esso `e un chiuso contenuto in A
j
0
in quanto
j
0
`e un ricoprimento di X. Essendo
X uno spazio T
4
, il chiuso F ha un intorno chiuso G contenuto in A
j
0
. Posto
B
j
0
=

G, chiaramente
B
i
[ i j
0
A
i
[ j
0
< i
`e un ricoprimento aperto di X e vale la (1) per j j
0
.
Per induzione transnita otteniamo quindi una famiglia = B
i
[ i I tale
che valgano le (1), (2). Chiaramente `e un ricoprimento aperto di X: se x X
e j `e il minimo indice in I tale che x / A
j
, la (2) ci dice che x B
i
per qualche
i j.
La dimostrazione `e completa.
Teorema 4.2 Sia un ricoprimento aperto localmente nito di uno spazio to-
pologico X che soddis lassioma di separazione T
4
. Allora esisteuna partizione
continua dellunit`a subordinata a .
Dim. Sia = A
i
[ i I. Utilizzando il lemma precedente, otteniamo due
ricoprimenti aperti B = B
i
[ I I e T = D
i
[ i I tali che
D
i
B
i
B
i
A
i
i I.
Per ogni i I sia
i
: X I una funzione continua tale che

j
(x) =
_
1 per x D
i
0 per x X B
i
.
La somma
(x) =

iI

i
(x)
`e localmente nita e quindi denisce una funzione continua su X. Inoltre (x) 1
per ogni x X. Ponendo quindi

i
(x) =
i
(x)/(x) x X, i I
otteniamo la partizione dellunit`a continua cercata.
Osservazione Nel caso in cui il ricoprimento aperto sia numerabile o nito,
possiamo dimostrare il teorema sullesistenza di partizioni continue dellunit`a su-
bordinate a facendo uso del solo assioma di induzione di Peano.
5 Funzioni semicontinue e spazi normali
Indichiamo con R la retta reale estesa:
R = R , +
III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE 49
con la relazione dordine usuale.
Una funzione
f : X R
denita su uno spazio topologico X si dice
semicontinua superiormente se x X[ f(x) < a `e aperto in X per ogni a R;
semicontinua inferiormente se x X[ f(x) > a `e aperto in X per ogni a R.
Osservazione In modo equivalente: f : X R `e semicontinua superiormente
se x X[f(x) a `e chiuso in X per ogni a R;
`e semicontinua inferiormente se x X[f(x) a `e chiuso in X per ogni a R.
Osservazione Una funzione f : X R per cui la X x f(x) R sia
contemporaneamente semicontinua superiormente e inferiormente `e continua.
6
Indichiamo con SCS(X) (risp. SCI(X)) linsieme delle funzioni semicontinue
superiormente tali che f(X) [, +[ (risp. inferiormente tali che f(X)
] , +]) sullo spazio topologico X.
Indichiamo con ((X) linsieme di tutte le funzioni continue a valori reali sullo
spazio topologico X.
Per losservazione precedente,
SCS(X) SCI(X) = ((X).
Esempio 5.1 Sia X un insieme e A un sottoinsieme di X. Si dice funzione
caratteristica dellinsieme A la funzione
A
: X I R denita da:

A
(x) =
_
1 se x A
0 se x / A.
Se X`e uno spazio topologico, la funzione caratteristica
A
`e semicontinua superior-
mente se e soltanto se linsieme A `e chiuso, semicontinua inferiormente se e soltanto
se linsieme A `e aperto.
Infatti: se
A
`e semicontinua superiormente,
A = x X[
A
(x) 1
`e un chiuso. Viceversa, se A `e un chiuso,
A
`e semicontinua superiormente perche:
x X[
A
(x) a =
_

_
X se a 0
A se 0 < a 1
se a > 1
`e chiuso per ogni a R.
Se
A
`e semicontinua inferiormente, allora
A = x X[
A
(x) > 0
6
In questo paragrafo, per semplicare le notazioni, non faremo distinzione tra una funzione f
a valori in un sottoinsieme A di R e la funzione a valori in R che si ottiene componendola con
linclusione A R.
50 III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE
`e un aperto. Viceversa, se A `e aperto:
x X[
A
(x) > a =
_

_
X se a < 0
A se 0 a < 1
se a 1
`e aperto per ogni a R e quindi
A
`e semicontinua inferiormente.
Lemma 5.1 Siano f, g SCS(X) e R, > 0. Allora
(1) f +g SCS(X),
(2) f SCS(X),
(3) maxf, g SCS(X)
(4) f SCI(X).
Analogamente: Siano f, g SCI(X) e R, > 0. Allora
(1

) f +g SCI(X),
(2

) f SCI(X),
(3

) minf, g SCI(X)
(4

) f SCS(X).
Dim. Verichiamo la (1). Siano f, g SCS(X). La funzione f + g : X R `e a
valori in [, +[. Inoltre, per ogni a R,
x X[ f(x) +g(x) < a =
_
s+t<a
(x X[ f(x) < s x X[ g(x) < t)
`e aperto perche unione di aperti.
La verica della (2) e della (4) sono immediate.
Mostriamo che maxf, g SCS(X) se f, g SCS(X). Intanto
maxf, g(x) < + per ogni x X
perche f(x), g(x) < +. Se poi a `e un qualsiasi numero reale,
x X[ maxf, g(x) < a = x X[ f(x) < a x X[ g(x) < a
`e aperto perche intersezione di due aperti.
Le aermazioni relative a SCI(X) si vericani in modo analogo.
Lemma 5.2 Sia A un sottoinsieme di R e : A R una funzione non decrescente.
Se SCS(A), f SCS(X) e f(X) A, allora f SCS(X).
Se SCI(A), f SCI(X) e f(X) A, allora f SCI(X).
Dim. Supponiamo f SCS(X). Per ogni a R, consideriamo linsieme:
E
a
=
_
(t)<a
x X[ f(x) < t.
III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE 51
Esso `e aperto perche unione di aperti e
E
a
x X[ f(x) < a
perche `e non decrescente.
Per dimostrare che f SCS(X), mostriamo che questi due insiemi coincidono.
Sia x
0
X tale che f(x
0
) < a. Posto f(x
0
) = s, abbiamo (s) < a e, poiche
abbiamo supposto la semicontinua superiormente, possiamo trovare un > 0 tale
che (t) < a se s < t < s +. Allora x
0
x X[ f(x) < s +

2
E
a
. Questo
dimostra che
x X[ f(x) < a E
a
e quindi i due insiemi coincidono.
La dimostrazione dellenunciato che riguarda le funzioni semicontinue inferior-
mente `e analoga.
Teorema 5.3 Sia f
i
[ i I una qualsiasi famiglia di funzioni di SCS(X). Allora
la
f : X x inf
iI
f
i
(x) R
`e ancora una funzione semicontinua superiormente della classe SCS(X). Sia f
i
[ i
I una qualsiasi famiglia di funzioni di SCI(X). Allora la
f : X x sup
iI
f
i
(x) R
`e ancora una funzione semicontinua inferiormente della classe SCI(X).
Dim. Supponiamo f
i
[ i I SCS(X) e f(x) = inf
iI
f
i
(x) per ogni x X.
Fissato un qualsiasi numero reale a linsieme:
x X[ f(x) < a =
_
iI
x X[ f
i
(x) < a
`e aperto perche unione di aperti. Quindi la f `e semicontinua inferiormente e chia-
ramente `e a valori in [, +[ se tutte le f
i
sono a valori in tale insieme.
La dimostrazione della seconda parte del teorema `e del tutto analoga.
Lemma 5.4 Siano f
n
e g
n
due successioni di funzioni continue a valori in I,
denite su uno spazio topologico X. Supponiamo che inf
n
f
n
= f g = sup
n
g
n
.
Possiamo allora trovare una funzione continua h : X I tale che f h g.
Dim. Sostituendo a f
n
la funzione continua minf
0
, ...., f
n
e a g
n
la funzione
continua max g
0
, ..., g
n
possiamo supporre che f
n
f
n+1
e g
n
g
n+1
per ogni
n N.
Deniamo ora due successioni di funzioni continue
n
e
n
ponendo
_

0
= 0

n
= max
jn
minf
j
, g
j
se n > 0

0
= 1

n
= max
n1
, f
n
se n > 0.
52 III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE
Le funzioni
h
1
: X x sup
n

n
(x) I,
h
2
: X x inf
n

n
(x) I,
sono la prima semicontinua inferiormente e la seconda semicontinua superiormente
su X. Inoltre
n
g
n
e
n
f
n
per ogni n ci dicono che h
1
g e h
2
f.
Vogliamo dimostrare che h
1
= h
2
= h: la h risulter`a continua e soddisfer` a la tesi
del lemma.
Sia R t < h
1
(x) per un punto x X. Poiche la successione delle
n
`e non
decrescente, possiamo trovare un intero 1 tale che
n
(x) > t per ogni n . In
particolare, per un indice con 1 abbiamo f

(x) > t e g

(x) > t. Quindi


f
1
(x) f
2
(x) ... f

(x) > t <

(x)
+1
(x) ...
e quindi anche
n
(x) > t per ogni n. Ci` o dimostra che h
1
h
2
.
Sia ora t un numero reale con t > h
1
(x). Scegliamo un altro numero reale s tale
che h
1
(x) < s < t. Allora
n
(x) < s per ogni n e quindi minf
n
(x), g
n
(x) < s
per ogni n. Se fosse f
n
(x) > t per ogni n, avremmo g
n
(x) < s per ogni n e dunque
g(x) s < t f(x) ci darebbe una contraddizione. Deve quindi essere f

(x) t
per qualche intero positivo e dunque

(x) t. Allora h
2
(x) t. Ne segue che `e
anche h
2
h
1
e dunque le due funzioni sono uguali. La dimostrazione `e completa.
Lemma 5.5 Sia X uno spazio topologico T
4
e siano f SCS(X), g SCI(X) due
funzioni tali che
0 f(x) g(x) 1 x X.
Esiste allora una funzione continua h : X R tale che
f(x) h(x) g(x) x X.
Dim. Per ogni coppia di interi positivi m, n con 1 m n sia
n,m
: X
[
m
n
, 1] R una funzione continua che valga
m
n
sul chiuso x X[ g(x)
m1
n
e
1 sul chiuso x X[ f(x)
m
n
. Abbiamo
n,m
(x) f(x) su X. Per ogni intero
positivo n consideriamo allora la funzione continua

n
: X x min
1mn

n,m
(x) R.
Abbiamo allora
n
(x) f(x) su X e inoltre
n
(x)
m+1
n
se g(x)
m
n
. Posto
f
0
(x) = inf
n

n
(x) per x X,
otteniamo una funzione semicontinua superiormente tale che
f(x) f
0
(x) g(x) x X.
Applicando lo stesso ragionamento alle funzioni x 1 g(x) e 1 f
0
(x), che
sono la prima semicontinua superiormente e la seconda semicontinua inferiormente,
III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE 53
possiamo trovare una successione
n
di funzioni continue
n
: X I tali che,
posto G
0
= inf
n

n
, risulti 1 g(x) G
0
(x) 1 f
0
(x) per ogni x X. Allora
g
0
(x) = 1 G
0
(x) `e lestremo superiore di una successione di funzioni continue e
risulta
f(x) f
0
(x) g
0
(x) g(x) x X.
Per il lemma precedente possiamo trovare una funzione continua h : X I tale
che f
0
(x) h(x) g
0
(x) per ogni x X. Tale funzione h soddisfa la tesi.
Osservazione La propriet` a espressa dal Lemma ?? caratterizza gli spazi topo-
logici T
4
. Siano infatti A e B due chiusi disgiunti dello spazio topologico X. Dette

A
e
B
le loro funzioni caratteristiche, le funzioni 1
A
e
B
sono la prima
semicontinua inferiormente, la seconda semicontinua superiormente e

B
(x) 1
A
(x) x X.
Una funzione continua h : X I tale che

B
(x) h(x) 1
A
(x) x X
`e una funzione di Urysohn della coppia (A, B).
Quindi, uno spazio topologico Xper cui valga lenunciato del Lemma ?? soddisfa
necessariamente lassioma di separazione T
4
.
Teorema 5.6 (Teorema di interpolazione) Sia X uno spazio topologico T
4
ed f SCS(X), g SCI(X) due funzioni tali che
< f(x) g(x) < + x X.
Esiste allora una funzione h : X R continua tale che
f(x) h(x) g(x) x X.
Dim. Consideriamo la funzione : R I denita da:
(t) =
1
2
+
t
1 + 2[t[
t R.
Essa denisce un omeomorsmo crescente di R sullintervallo aperto

I =]0, 1[, che


ha inversa
(s) =
_
2s1
4s
per 0 < s 1/2
2s1
4(1s)
per 1/2 s < 1.
Consideriamo la funzione f. Essa `e ancora semicontinua superiormente perche
composta di una funzione semicontinua superiormente e di una funzione continua
e crescente.
Analogamente g `e ancora semicontinua inferiormente perche composta di una
funzione semicontinua inferiormente e di una funzione continua e crescente.
Per il lemma precedente possiamo trovare una funzione continua : X I tale
che
f(x) (x) g(x) x X.
54 III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE
La funzione continua h = soddisfa allora le condizioni del teorema.
Teorema 5.7 Sia X uno spazio normale. Allora
(1) Ogni f SCS(X) limitata superiormente `e estremo inferiore di una famiglia
di funzioni continue.
(2) Ogni f SCI(X) limitata inferiormente `e estremo superiore di una famiglia
di funzioni continue.
Dim. Sia f SCS(X) e supponiamo che f(x) c su X per una costante c R.
Supponiamo vi sia un punto x
0
X in cui f(x
0
) < c. Fissato un qualsiasi numero
reale s con f(x
0
) < s < c, la funzione
(x) =
_
s se x = x
0
c se x X x
0

`e semicontinua inferiormente perche Xx


0
`e aperto in quanto abbiamo supposto
che X soddis lassioma T
1
. Per il teorema di interpolazione, possiamo trovare una
funzione continua h : X R tale che
maxf(x), s h(x) (x) x X.
Da questa osservazione segue che, detto T linsieme di tutte le funzioni continue
h : X R tali che h f, abbiamo
f(x) = infh(x) [ h .
La dimostrazione della (2) `e analoga.
6 Assiomi di numerabilit
`
a e di separabilit
`
a
Uno spazio topologico X si dice separabile se contiene un sottoinsieme D denso
e numerabile.
Esempio 6.1 La retta reale R con la topologia euclidea `e separabile, in quanto
linsieme Q dei numeri razionali `e denso in R e numerabile.
Diciamo che uno spazio topologico X soddisfa al primo assioma di numerabilit` a
se ogni punto di X ammette un sistema fondamentale di intorni numerabile.
Diciamo che uno spazio topologico Xsoddisfa al secondo assioma di numerabilit` a
o che `e a base numerabile se ammette una base numerabile di aperti.
Teorema 6.1 Uno spazio topologico X che soddisfa il secondo assioma di nume -
rabilit`a soddisfa anche al primo ed `e separabile.
Dim. Sia B = A
n
[ n N una base numerabile degli aperti della topologia
X
di
X. Fissato un punto x di X, la famiglia A
n
B [ x A
n
`e una base numerabile
di intorni di x in X.
Per ogni n appartenente allinsieme N

dei numeri naturali per cui A


n
,= ,
scegliamo un elemento x
n
A
n
. Allora D = x
n
[ n N

`e un sottoinsieme denso
e numerabile di X.
III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE 55
Teorema 6.2 Uno spazio topologico metrizzabile soddisfa al primo assioma di
numerabilit` a. Esso soddisfa al secondo assioma di numerabilit` a se e soltanto se `e
separabile.
Dim. Sia X uno spazio topologico metrizzabile e d una distanza su X che ne
denisca la topologia. Per ogni x X le palle aperte B
d
(x, 2
n
) di X per la
distanza d formano un sistema fondamentale di intorni numerabile di X.
Abbiamo gi` a osservato che se X soddisfa al secondo assioma di numerabilit` a
allora `e separabile. Supponiamo ora viceversa che X sia separabile. Sia D =
x
n
[ n N un sottoinsieme denso e numerabile di X. Dico che allora
B = B
d
(x
n
, 2
m
) [ m, n N
`e una base numerabile di X. Sia infatti A un aperto di X e x A. Possiamo
allora trovare un > 0 tale che B
d
(x, ) A. Scegliamo un intero positivo m tale
che 2
m
< /2. Poiche D `e denso in X, esiste x
n
D tale che d(x, x
n
) < 2
m
.
Allora x B
d
(x
n
, 2
m
) A. Quindi ogni punto di un aperto A `e contenuto in un
elemento di B contenuto in A. Questo dimostra che B `e una base di X. Chiaramente
la base B che abbiamo ottenuto `e numerabile.
Si verica facilmente la:
Proposizione 6.3 Un sottospazio di uno spazio topologico che soddis al primo
(risp. al secondo) assioma di numerabilit` a soddisfa anchesso al primo (risp. al
secondo) assioma di numerabilit` a.
Esempio 6.2 Un sottospazio di uno spazio topologico separabile non `e neces-
sariamente separabile. Sia X = (R, ) ove `e la topologia che ha come base
degli aperti gli intervalli chiusi a sinistra e aperti a destra della forma [a, b[ con
a < b. Lo spazio topologico prodotto XX `e separabile, in quanto QQ ne `e un
sottoinsieme denso e numerabile. Daltra parte la topologia indotta sul sottospazio
Y = (x, x) [ x R `e la topologia discreta e quindi Y non `e separabile con la
topologia di sottospazio.
Teorema 6.4 Sia X = (X, ) il prodotto topologico di una I-upla (X
i
)
iI
di
spazi topologici, ciascuno dei quali contenga almeno due punti. Allora
(1) X soddisfa al primo assioma di numerabilit` a se ogni X
i
soddisfa al primo
assioma di numerabilit` a e I `e nito o numerabile.
(2) X soddisfa al secondo assioma di numerabilit` a se ogni X
i
soddisfa al
secondo assioma di numerabilit` a e I `e nito o numerabile.
(3) X `e separabile se e ogni X
i
`e separabile e I ha al pi` u la potenza del
continuo.
Dim. (1) Sia x X e per ogni i I sia |
i
un sistema fondamentale numerabile
di intorni di x
i
=
i
(x) in X
i
. Allora
| =
iJ

1
i
(U
i
) [ J I `e nito e U
i
|
i

`e un sistema fondamentale di intorni numerabile di x.


56 III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE
(2) Per ogni i I sia B
i
una base numerabile di X
i
. Allora
B =
iJ

1
i
(A
i
) [ J I `e nito e A
i
B
i

`e una base numerabile di .


(3) Se I ha al pi` u la potenza del continuo, possiamo supporre che I [0, 1[ R.
Indichiamo con linsieme di tutte le partizioni nite di [0, 1[ in intervalli chiusi
a sinistra e aperti a destra con estremi razionali. Linsieme `e numerabile. Per
ogni indice i I sia D
i
= x
in

nN
un sottoinsieme numerabile e denso di X
i
.
Consideriamo il sottoinsieme di X:
D =x X[ E
1
, ..., E
k
, n
1
, ..., n
k
N
tali che
i
(x) = x
in
s
se i E
s
I 1 s k.
Linsieme D `e numerabile. Esso `e denso in X. Se infatti J `e un sottoinsieme
nito di I e, per ogni j J, A
j
un aperto di X
j
, possiamo trovare una partizione
E
1
, ..., E
k
tale che ciascun insieme della partizione contenga al pi` u un
elemento j di J. Per ogni j J laperto A
j
di X
j
contiene un elemento x
jn
j
di D
j
. Allora lelemento x di D denito da
x
h
=
_
x
hn
j
se h, j E
s
per qualche 1 s k
x
h0
altrimenti
appartiene a
jJ

1
j
(A
j
).
Teorema 6.5 Ogni spazio topologico che soddis lassioma T
3
e sia a base nu-
merabile soddisfa anche lassioma T
4
.
Dim. Sia B una base numerabile di aperti di uno spazio topologico X, che soddis
anche lassioma di separazione T
3
. Siano A e B due chiusi disgiunti di X. Per ogni
punto x A esiste un intorno aperto U
x
B di x tale che U
x
B = e per ogni
y B un intorno aperto V
y
B di y tale che V
y
A = . Poiche B `e numerabile,
possiamo trovare due successioni x
n
A e y
n
B tali che
U
x
[ x A = U
x
n
[ n N, = V
y
[ y B = V
y
n
[ n N.
Poniamo U
n
= U
x
n
e V
n
= V
y
n
. Allora U
n
e V
n
sono due ricoprimenti aperti
di A e B rispettivamente che sono numerabili e hanno la propriet` a:
U
n
B = , V
n
A = n N.
Poniamo
U

0
= U
0
U

n
= U
n

n1
j=1
V
j
V

n
= V
n

n
j=0
U
j
.
Allora
U =

j=0
U

n
`e un aperto contenente A
V =

j=0
V

n
`e un aperto contenente B.
Dico che i due aperti U e V sono disgiunti. Se infatti fosse x U V , avremmo
x U

n
V

m
per due interi m, n 0. Non pu` o essere n m perche in questo caso
III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE 57
U

n
V

m
U
n
(V
m
U
n
) = , ne n > m in quanto in questo caso U

n
V

m

(U
n
V
m
) V
m
= . Quindi U V = . La dimostrazione `e completa.
7 Un teorema di immersione e metrizzabilit
`
a
Teorema 7.1 Ogni spazio regolare a base numerabile ammette unimmersione
topologica in
2
.
Dim. Sia X uno spazio topologico regolare a base numerabile e sia B una base
numerabile degli aperti di X. Sia
= (U, V ) [ U, V B, U V .
Linsieme `e numerabile e possiamo quindi trovare una applicazione surgettiva
N n (U
n
, V
n
) .
Per il Teorema 6.4 X `e uno spazio normale. Per ogni n N esiste quindi una
funzione di Urysohn f
n
della coppia (U
n
, X V
n
). Consideriamo lapplicazione
f : X x (2
n
f
n
(x))
nN

2
.
Lapplicazione f `e iniettiva: se x ,= y sono due punti distinti di X, possiamo trovare
una coppia di aperti A, B B tali che x A A B , y e quindi un indice n N
tale che x U
n
e y , V
n
. Allora f
n
(x) = 0, f
n
(y) = 1 e dunque f(x) ,= f(y).
Dimostriamo che f `e continua: ssiamo x
0
X ed > 0. Possiamo scegliere
m N sucientemente grande, in modo che

n=m+1
2
2n
<
2
/2.
Poiche ciascuna delle funzioni f
n
`e continua, possiamo poi trovare un intorno aperto
W di x
0
tale che
[f
n
(x) f
n
(x
0
)[ < /2 per n = 0, ..., m.
Allora
|f(x) f(x
0
)|
2
=

n=0
2
2n
[f
n
(x) f
n
(x
0
)[
2
(
2
/4)

m
n=0
2
2n
+

n=m+1
2
2n
<
2
,
y W.
Sia ora g : f(X) X la funzione inversa dellabbreviazione f[
f(X)
X
: X f(X).
Sia y
0
= f(x
0
) f(X) e sia W un intorno di x
0
in X. Possiamo allora trovare
una coppia (U
n
, V
n
) con x U
n
V
n
W. Se y B(y
0
, 2
n
) f(X) =
f(x) [ |f(x) y
0
| < 2
n
avremo in particolare [f
n
(x) f
n
(x
0
)[ = f
n
(x) < 1
e quindi x V
n
W. Questo dimostra che anche g `e continua e quindi f `e
unimmersione topologica.
58 III. ASSIOMI DI SEPARAZIONE
Poiche un sottospazio di uno spazio metrizzabile `e metrizzabile, abbiamo otte-
nuto il
Teorema 7.2 Uno spazio topologico a base numerabile `e metrizzabile se e sol-
tanto se `e regolare.
Esempio Sia la topologia su R che ha come base di aperti la famiglia B =
[a, b[ [ a, b R, a < b degli intervalli chiusi a sinistra e aperti a destra. Poiche
]a, b[=

a<c<b
[c, b[, la topologia `e pi` u ne di quella Euclidea e quindi `e separata.
Inoltre (R, ) soddisfa al primo assioma di numerabilit` a ed `e separabile, perche
linsieme Q dei razionali `e numerabile e denso in (R, ). Dico che (R, ) soddisfa
lassioma di separazione T
4
. Per dimostrare questo fatto mostriamo che :
Un sottoinsieme A R `e chiuso in (R, ) se e soltanto se ogni sottoinsieme non
vuoto di A limitato inferiormente ammette minimo in A.
Sia infatti A un chiuso di (R, ), sia B un sottoinsieme di A e sia b = inf B. Se
fosse b / A, esisterebbe un > 0 tale che [b, b +[ R A. In particolare x b +
per ogni x B, contraddicendo il fatto che b = inf B.
Sia viceversa A R un insieme che contiene gli estremi inferiori dei suoi sot-
toinsiemi limitati inferiormente. Se a R A, consideriamo linsieme B = x
A[ x > a. Se B = , allora [a, +[ `e un intorno aperto di a in (R, ) disgiunto da
A. Se B ,= , allora B, essendo limitato inferiormente da a e contenuto in A, ha un
minimo b A. Abbiamo allora a < b perche a / A e [a, b[ `e un intorno aperto di a
un (R, ) disgiunto da A. Questo dimostra che A `e chiuso.
Siano ora A e B due chiusi disgiunti di (R, ). Per ogni a A sia x
a
lestremo
inferiore dellinsieme x B[ x > a (ricordiamoci la convenzione che inf = +).
Abbiamo a < x
a
perche x
a
/ A e quindi U
a
= [a, x
a
[ `e un intorno aperto di
a in (R, ). Analogamente, per ogni b B poniamo y
b
= infy A[ y > b e
V
b
= [b, y
b
[. Allora U =

aA
[a, x
a
[ e V =

bB
V
b
sono intorni aperti disgiunti di
A e B, rispettivamente.
Ci` o dimostra che (R, ) soddisfa lassioma di separazione T
4
.
Osserviamo che (R, ) non `e ne a base numerabile, ne metrizzabile. Infatti il
sottospazio x + y = 0 R
2
del prodotto topologico di due copie di (R, ) ha la
topologia discreta e quindi non `e a base numerabile. Quindi il prodotto topologico
(R
2
, ) non `e a base numerabile e quindi non lo sono i suoi fattori. Daltra parte,
essendo separabile, se (R, ) fosse metrizzabile sarebbe anche a base numerabile.
IV. COMPATTEZZA 59
CAPITOLO IV
COMPATTEZZA
1 Definizioni e prime propriet
`
a
Uno spazio topologico si dice compatto se ogni suo ricoprimento aperto ammette
un sottoricoprimento nito.
Esempio 1.1 Uno spazio topologico X che contenga un numero nito di punti
`e compatto. Uno spazio topologico X con la topologia discreta `e compatto se e
soltanto se contiene un numero nito di punti.
Un sottoinsieme A di uno spazio topologico X si dice compatto se `e compatto
per la topologia indotta. Ci` o equivale al fatto che ogni ricoprimento aperto di A in
X ammetta un sottoricoprimento nito.
Se A B sono sottoinsiemi di uno spazio topologico X, diciamo che A `e
relativamente compatto in B se la sua chiusura in B `e compatta. Scriviamo A B
per indicare che A `e relativamente compatto in B, che cio`e A B `e compatto.
Lemma 1.1 Siano A B due sottoinsiemi di uno spazio topologico X. Condizione
necessaria e suciente anche A B `e che ogni ricoprimento aperto di B contenga
un sottoricoprimento nito di A B.
Dim. Supponiamo che A B. Sia un ricoprimento aperto di B. Esso `e allora
un ricoprimento aperto di A B, che per ipotesi `e compatto. Possiamo quindi
estrarre da un sottoricoprimento nito di A B.
Viceversa, supponiamo che da ogni ricoprimento aperto di B si possa estrarre un
sottoricoprimento nito di AB. Sia un ricoprimento aperto di AB. Linsieme
B A `e un aperto di B ed esiste quindi un aperto G di X tale che G B = B A.
Allora

= G `e un ricoprimento aperto di B. Da esso per ipotesi possiamo


estrarre un ricoprimento nito

di A B. Allora =

G `e un
ricoprimento aperto nito di A B.
Da questo lemma si ricava immediatamente il:
Teorema 1.2 Ogni sottospazio chiuso di uno spazio topologico compatto `e com-
patto. Ogni sottoinsieme di uno spazio compatto `e in esso relativamente compatto.
Esempio 1.2 Sia X un insieme che contiene inniti elementi. Fissato a X,
consideriamo su X la topologia che ha come base degli aperti la famiglia B di
tutti i sottoinsiemi di X che contengono a. Abbiamo = B. Il sottoinsieme a
di X `e nito e quindi compatto in (X, ). Abbiamo a = X, che non `e compatto
perche il ricoprimento aperto = a, x [ x X a di X non ammette un
sottoricoprimento nito.
60 IV. COMPATTEZZA
In uno spazio topologico generale X un sottoinsieme compatto pu` o quindi non
essere relativamente compatto in X.
Sia una famiglia di sottoinsiemi di un insieme X. Diciamo che ha la propriet` a
dellintersezione nita se una qualsiasi intersezione di una sottofamiglia nita di
`e non vuota.
Teorema 1.3 Sia X uno spazio topologico. Condizione necessaria e suciente
anche X sia compatto `e che lintersezione di una qualsiasi famiglia di chiusi di
X che goda della propriet` a dellintersezione nita sia non vuota.
Dim. Supponiamo che X sia compatto. Sia una famiglia di chiusi di X che goda
della propriet` a dellintersezione nita. Se

fosse vuota, allora X A[ A


sarebbe un ricoprimento aperto di X. Potremmo allora, per la compattezza di X,
trovare un sottoinsieme nito A
1
, ..., A
n
di chiusi di tali che
n
_
j=1
(X A
j
) = X.
Ma questa relazione equivale a
n

j=1
A
j
= ,
che contraddice lipotesi che godesse della propriet` a dellintersezione nita.
Supponiamo ora che ogni famiglia di sottoinsiemi chiusi di X che abbia la
propriet` a dellintersezione nita abbia intersezione non vuota. Sia un ricopri-
mento aperto di X.
La famiglia di chiusi X A[ A non gode della propriet` a dellintersezione
nita, perche

A
(X A) = .
Esiste quindi un sottoinsieme nito A
1
, ..., A
n
di tale che
n

j=1
(X A
j
) = .
Ci` o equivale al fatto che A
1
, ..., A
n
sia un ricoprimento di X. Questo dimostra
che X `e compatto.
Teorema 1.4 (Teorema di Weierstrass) Ogni funzione reale semicontinua
superiormente su uno spazio compatto ammette massimo.
Ogni funzione reale semicontinua inferiormente su uno spazio compatto ammette
minimo.
Dim. Sia f : X [, +[ una funzione semicontinua superiormente su uno
spazio compatto X e sia R + lestremo superiore di f in X. Allora per
ogni numero reale a < , linsieme
F
a
= x X[ f(x) a
IV. COMPATTEZZA 61
`e un sottoinsieme chiuso non vuoto di X. La famiglia di chiusi F
a
[ a < gode
della propriet` a dellintersezione nita, in quanto
F
a
1
.... F
a
n
= F
a
se a = maxa
1
, ..., a
n
.
La sua intersezione
F =

a<
F
a
`e non vuota perche X `e compatto. Ogni punto di F `e punto di massimo per f.
La dimostrazione dellesistenza di minimo per funzioni reali semicontinue infe-
riormente `e analoga.
Osservazione In particolare: Ogni funzione continua f : X R su uno spazio
compatto X ammette massimo e minimo.
Teorema 1.5 Compatti disgiunti di uno spazio di Hausdor ammettono intorni
disgiunti.
Ogni compatto di uno spazio di Hausdor `e chiuso.
Ogni spazio di Hausdor compatto `e normale.
Dim. Siano A e B due compatti disgiunti di uno spazio di Hausdor X. Per
ogni x A e y B possiamo trovare un intorno aperto U(x, y) di x e un intorno
aperto V (x, y) di y in X tali che U(x, y) V (x, y) = . Fissato y B, gli aperti
U(x, y) [ x A formano un ricoprimento aperto di A. Poiche A `e compatto,
possiamo trovare x
1
, ..., x
n
A tali che
A
n
_
j=1
U(x
j
, y) = G
y
.
Poniamo
W(y) =
n

j=1
V (x
j
, y).
Abbiamo W(y)G
y
= per ogni y B. Inoltre, W(y) `e un ricoprimento aperto
di B e perci`o, essendo B compatto, possiamo trovare y
1
, ..., y
m
B tali che
W =
m
_
j=1
W(y
j
) B.
Allora
G =
m

j=1
G
y
j
`e un intorno aperto di A disgiunto da W. Questo dimostra la prima aermazione
del teorema.
Sia ora A un compatto di uno spazio di Hausdor X. Se x / A, poiche x `e un
compatto disgiunto da A possiamo trovare un intorno aperto U di x disgiunto da
A. Ci` o dimostra che X A `e aperto e quindi che A `e chiuso.
62 IV. COMPATTEZZA
Dalle prime due aermazioni del teorema segue immediatamente che uno spazio
di Hausdor compatto `e normale.
Teorema 1.6 Se X = (X, ) `e uno spazio compatto che soddisfa lassioma
di separazione T
1
, ogni suo ricoprimento fondamentale numerabile ammette un
sottoricoprimento nito.
Dim. Sia = A
n
[ n N un ricoprimento fondamentale numerabile di X. Se
X non fosse ricoperto da una sottofamiglia nita di sottoinsiemi di , potremmo
trovare una successione x
n
di elementi di X tali che
x
n
/
n
_
j=0
A
j
.
Sia K = x
n
[ n N. Questo insieme contiene inniti punti ed `e chiuso perche
la sua intersezione con ogni elemento del ricoprimento fondamentale `e nita e
quindi chiusa perche X soddisfa T
1
. Dunque K `e compatto perche sottospazio
chiuso di uno spazio compatto. Daltra parte ogni sottoinsieme di K interseca
ciascuno degli A
n
in un numero nito di punti: quindi `e chiuso e la topologia
di K come sottospazio di X `e la topologia discreta. Abbiamo cos` ottenuto una
contraddizione, perche uno spazio topologico compatto con la topologia discreta
contiene al pi` u un numero nito di punti.
Teorema 1.7 (Teorema di Alexander) Sia X uno spazio topologico e sia
una prebase degli aperti della topologia di X. Allora X `e compatto se e soltanto se
ogni ricoprimento ammette un sottoricoprimento nito.
Dim. La condizione `e ovviamente necessaria. Per dimostrare la sucienza ragio-
niamo per assurdo. Se X non `e compatto, la famiglia ( dei ricoprimenti aperti di
X che non ammettono sottoricoprimenti niti `e non vuota. Essa `e parzialmente
ordinata mediante inclusione ed `e induttiva: se
j
[ j J `e una sottofamiglia
totalmente ordinata
7
di (, allora =

jJ

j
`e ancora un elemento di (. Se non
lo fosse, infatti, si potrebbero trovare un numero nito di aperti A
1
, ..., A
n
tali
che X =

m
h=1
A
h
. Se A
h

j
h
, allora A
1
, ..., A
n

con = maxj
1
, ..., j
n

contraddice

(.
Per il Lemma di Zorn
8
la famiglia ( possiede un elemento massimale . Abbiamo

= X e per la massimalit`a di , se A `e un qualsiasi aperto di X che non


appartenga a , A ammette un sottoricoprimento nito.
Osserviamo che non pu` o essere un ricoprimento di X perche tutti i
ricoprimenti contenuti in ammettono un sottoricoprimento nito. Sia quindi
7
Ci` o signica che J `e un insieme totalmente ordinato rispetto a una relazione dordine < e che

j
1

j
2
se j
1
< j
2
.
8
Il lemma di Zorn `e equivalente allassioma della scelta e al principio del buon ordinamento.
Esso si enuncia nel modo seguente: Sia E un insieme non vuoto, con una relazione di ordine
parziale rispetto alla quale ogni suo sottoinsieme totalmente ordinato ammetta un maggiorante.
(Un insieme parzialmente ordinato con questa propriet` a si dice induttivo). Allora E contiene un
elemento massimale, cio`e un elemento che non precede nessun altro elemento distinto da esso.
IV. COMPATTEZZA 63
x X() e sia A un elemento di che contenga x. Poiche `e una prebase,
potremo trovare B
1
, ..., B
n
tali che
x
n

j=1
B
j
A.
Poiche x / ( ), nessuno dei B
j
appartiene a . Quindi, per ogni j = 1, ..., n
possiamo trovare un sottoinsieme nito
j
di tale che
X =
_
_

j
_
B
j
.
Ma allora
_

n
j=1

j
_
A `e un ricoprimento di X contenuto in . Infatti
A (

1
) ... (

n
) (B
1
... B
n
) (

1
) ... (

n
)

n
j=1
(B
j
(

j
)) = X.
Abbiamo cos` ottenuto una contraddizione. Il teorema `e completamente dimostrato.
Esempio 1.3 Lintervallo I = [0, 1], con la topologia euclidea, `e compatto.
Osserviamo che
= [0, a[ [a ]0, 1[ ]a, 1] [ a ]0, 1[
`e una prebase della topologia di I. Sia un ricoprimento aperto di I contenuto in
. Sia lestremo superiore dellinsieme dei numeri reali a ]0, 1[ tali che [0, a[
e lestremo inferiore dei numeri reali a tali che ]a, 1] . Allora > 0 e < 1.
Se fosse , ci sarebbe un numero reale r con r e questo non potrebbe
appartenere a

.
`
E dunque < e quindi potremo trovare 0 < a
2
< a
1
< 1 tali
che [0, a
1
[ e ]a
2
, 1] appartengano a . Essi formano un sottoricoprimento nito,
formato da due elementi, di .
Teorema 1.8 Limmagine di un compatto mediante unapplicazione continua `e
un compatto.
Dim. Sia f : X Y unapplicazione continua tra due spazi topologici X e Y.
Sia A un compatto di X e un ricoprimento aperto di f(A). Allora f
1
(A) [ A
`e un ricoprimento aperto di A in X. Poiche A `e compatto, possiamo trovare
A
1
, ..., A
n
tali che f
1
(A
1
), ..., f
1
(A
n
) sia un ricoprimento di A. Allora
A
1
, ..., A
n
`e un ricoprimento nito di f(A).
Teorema 1.9 (Teorema di Tychonoff) Un prodotto topologico di spazi to-
pologici non vuoti `e compatto se e soltanto se ciascuno dei fattori `e compatto.
Dim. Sia X = (X, ) il prodotto topologico della famiglia di spazi topologici non
vuoti X
j
= (X
j
,
j
). Se X `e compatto, ciascuno degli X
j
`e compatto perche
immagine di X mediante lapplicazione continua
j
: X X
j
. Per dimostrare la
sucienza della condizione, applichiamo il teorema di Alexander. Sia la prebase
64 IV. COMPATTEZZA
di X formata dagli aperti
1
j
(A) al variare di j J e di A tra gli aperti di X
j
.
Sia un ricoprimento di X. Per ogni indice j J poniamo

j
=
1
j
(A) [ A
j
.

j
= A
j
[
1
j
(A) .
Supponiamo che per qualche indice j J la famiglia di aperti
j
sia un ricopri-
mento di X. Allora

j
`e un ricoprimento aperto di X
j
e per la compattezza di X
j
potremo allora trovare A
1
, ..., A
n

j
tali che
n
_
j=1
A
j
= X
j
.
Allora
n
_
j=1

1
j
(A
j
) = X
e
1
j
(A
1
), ...,
1
j
(A
n
) `e un sottoricoprimento nito di X contenuto in .
Se per nessun indice j la famiglia
j
ricopre X, allora potremo trovare un punto
x in X tale che x
j
=
j
(x) /

j
per ogni j J. Il punto x allora non appartiene
a

e quindi non `e un ricoprimento di X, contro lipotesi.


Esempio 1.4 I sottoinsiemi chiusi e limitati di R
n
sono compatti. Sono infatti
compatti in R gli intervalli chiusi e limitati [a, b] con a < b reali. Un sottoinsieme
chiuso e limitato di R
n
`e un sottospazio chiuso di un prodotto di intervalli chiusi e
limitati e quindi un compatto perche sottoinsieme chiuso di un compatto.
2 Compattezza e completezza negli spazi metrici
Sia X = (X, ) uno spazio topologico e sia x
n

nN
una successione a valori in
X. Un elemento L X si dice limite della successione x
n

nN
, e si scrive
L lim
n
x
n
se, per ogni intorno U di L in X possiamo trovare un numero naturale tale che
x
n
U n .
Una successione che ammetta limite si dice convergente.
Se lo spazio topologico X `e separato, una successione convergente x
n

nN
a
valori in X ammette un unico limite L, che si dice allora il limite della successione
e si indica con
L = lim
n
x
n
.
Uno spazio topologico X si dice compatto per successioni se da ogni successione a
valori in X se ne pu` o estrarre
9
una convergente.
9
Se {x
n
} `e una successione a valori in un insieme X, si dice estratta da essa ogni successione
{y
n
} tale che risulti y
n
= x
k
n
per una successione crescente {k
n
} di numeri naturali.
IV. COMPATTEZZA 65
Teorema 2.1 Ogni spazio topologico compatto che soddis il primo assioma di
numerabilit` a `e compatto per successioni.
Dim. Sia X = (X,
X
) uno spazio topologico compatto e sia x
n
una successione
a valori in X. Per ogni numero naturale n indichiamo con F
n
la chiusura in X
dellinsieme x
m
[ m n. La famiglia di chiusi F
n
ha la propriet` a dellintersezione
nita e quindi ha intersezione non vuota
F =
nN
F
n
,= .
Sia L F. Poiche Xsoddisfa il primo assioma di numerabilit` a, possiamo trovare un
sistema fondamentale di intorni numerabile U
n
di L in X. A meno di sostituire
ad U
n
lintorno

mn
U
m
di L, possiamo supporre che U
n
U
n+1
per ogni n N.
Costruiamo una successione estratta dalla x
n
che converge a L ponendo
_
k
0
= minm[ x
m
A
0

k
n+1
= minm > k
n
[ x
m
A
n+1
se n 0.
Supponiamo che X sia metrizzabile e sia d : X X R una distanza che
denisce la topologia di X. In questo caso il limite L di una successione convergente
x
n

nN
a valori in X si caratterizza mediante la propriet` a:
> 0 N tale che d(x
n
, L) < n .
Una successione x
n

nN
a valori in uno spazio metrico (X, d) si dice di Cauchy
se soddisfa la condizione:
> 0 N tale che d(x
n
, x
m
) < n, m .
Ogni successione convergente a valori in uno spazio metrico `e di Cauchy.
Uno spazio metrico in cui tutte le successioni di Cauchy siano convergenti si dice
completo.
Osservazione Un sottospazio chiuso di uno spazio metrico completo `e completo.
Esempio 2.1 La completezza `e una propriet` a metrica e non topologica. Ad
esempio, la metrica euclidea
d(x, y) = [x y[ per x, y R
e la metrica
d

(x, y) =

x
1 +[x[

y
1 +[y[

per x, y R
deniscono entrambe la topologia euclidea su R. La retta reale R `e completa
rispetto alla metrica euclidea, ma non lo `e rispetto alla metrica d

in quanto la
successione n `e di Cauchy rispetto a d

, ma non `e convergente.
66 IV. COMPATTEZZA
Esempio 2.2 Sia = z C[ [z[ < 1. Con la metrica euclidea di C, il disco
non `e uno spazio metrico metrico completo. Esso diviene uno spazio metrico
completo con la metrica denita dalla distanza
d(z, w) = arcth

z w
1 z w

=
1
2
log
[1 z w[ +[z w[
[1 z w[ [z w[
(distanza iperbolica del disco).
10
Uno spazio metrico (X, d) si dice totalmente limitato se per ogni > 0 esso pu` o
essere ricoperto da un numero nito di palle aperte di raggio .
Uno spazio metrico totalmente limitato `e limitato.
Lesempio 2.1 mostra che in generale non `e vero il viceversa.
La compattezza negli spazi metrici si caratterizza per mezzo del seguente
Teorema 2.2 Sia (X, d) uno spazio metrico e sia X lo spazio topologico che
si ottiene considerando su X la topologia denita dalla distanza d. Sono allora
equivalenti:
(1) X `e compatto.
(2) (X, d) `e completo e totalmente limitato.
(3) X `e compatto per successioni.
Dim. (1)(2). Fissiamo un qualsiasi numero reale positivo . Allora =
B
d
(x, ) `e un ricoprimento aperto di X. Se X `e compatto, ammette un
sottoricoprimento nito e dunque X `e ricoperto da un numero nito di palle aperte
di raggio .
Sia ora x
n
una successione di Cauchy a valori in X. Per ogni n N sia F
n
la chiusura dellinsieme x
j
[ j n. La famiglia di chiusi F
n
ha la propriet` a
dellintersezione nita e quindi, poiche X `e compatto,
F =

n=0
F
n
,= .
Dico che, se L F, allora
L = lim
n
x
n
.
Sia infatti > 0 un qualsiasi numero reale positivo. Potremo allora trovare N
tale che
d(x
n
, x
m
) < /2 se m, n .
Abbiamo B
d
(L, /2) F

,= e quindi possiamo trovare un m tale che


d(L, x
m
) < /2.
Abbiamo allora
d(L, x
n
) d(L, x
m
) + d(x
m
, x
n
) < n .
10 `
E la distanza associata alla metrica di Poincare ds
2
=
dz d z
(1 z z)
2
.
IV. COMPATTEZZA 67
Questo dimostra che x
n
converge a L.
(2)(3) Supponiamo che (X, d) sia completo e totalmente limitato. Sia x
n

una successione a valori in X. Per ogni n sia


n
un ricoprimento nito di X con
palle aperte di raggio 2
n
.
Dimostriamo per ricorrenza che `e possibile trovare una successione y
n
a valori
in X tale che
(*)
_
d(y
n
, y
n1
) < 2
1n
se n > 0
x
m
B
d
(y
n
, 2
n
) per inniti indici m N.
Infatti, poiche
0
`e nito, uno dei suoi elementi contiene x
m
per inniti indici
m N. Scegliamo quindi y
0
in modo che B
d
(y
0
, 1)
0
contenga x
m
per inniti
indici m. Supponiamo di aver costruito y
0
, ..., y
n
in modo che valgano le (). Allora
B
d
(y
n
, 2
n
) `e ricoperta da un numero nito di palle aperte di
n+1
. Una di queste,
diciamo B
d
(y
n+1
, 2
(n+1)
), avr`a intersezione non vuota con B
d
(y
n
, 2
n
) e conterr`a
x
m
per inniti indici m N. Chiaramente
d(y
n
, y
n+1
) < 2
n
+ 2
(n+1)
< 2
1n
perche le due palle hanno intersezione non vuota.
Costruiamo la successione estratta x
k
n
per ricorrenza, ponendo
k
0
= minn[ x
n
B
d
(y
0
, 1)
k
n+1
= minn[ n > k
n
, x
n
B
d
(y
n+1
, 2
(n+1)
).
Se n < m abbiamo
d(x
k
n
, x
k
m
) d(x
n
, y
n
) +

m1
j=n
d(y
j
, y
j+1
) + d(y
m
, x
m
)
< 2
n
+

m1
j=n
2
j1
+ 2
m
< 12 2
n
e quindi la x
k
n
`e una successione di Cauchy. Poiche per ipotesi (X, d) `e completo,
essa `e convergente. Questo dimostra che la (2) implica la compattezza per succes-
sioni.
(3)(1) Dimostriamo innanzi tutto che X `e totalmente limitato. Se non lo fosse,
potremmo trovare > 0 tale che non sia possibile ricoprire X con palle aperte di
raggio . Fissato un punto x
0
X, potremmo allora costruire per ricorrenza una
successione x
n
tale che
x
n+1
/
n
_
j=0
B
d
(x
j
, ) se n 0.
Avremmo allora d(x
m
, x
n
) se m ,= n N e da questa successione non se ne
potrebbe estrarre una convergente.
Se (X, d) `e totalmente limitato, allora X `e separabile: sia infatti
n
, per ogni
n N, un ricoprimento nito di X con palle aperte di raggio 2
n
. Per ogni n sia
F
n
linsieme formato dai centri delle palle in
n
. Allora F
n
`e un insieme nito e
D =

n=0
F
n
68 IV. COMPATTEZZA
`e un sottoinsieme denso e numerabile di X. Poiche X `e metrizzabile, questa
propriet` a equivale al secondo assioma di numerabilit` a. In particolare, se `e un rico-
primento aperto di X, esso ammette un sottoricoprimento numerabile. Sia dunque
A
n
[ n N un ricoprimento numerabile di X. Se esso non ammettesse
sottoricoprimenti niti, potremmo trovare una successione x
n
a valori in X tale
che
x
n
/
n
_
j=0
A
n
.
Ma dalla x
n
non si potrebbe estrarre allora nessuna sottosuccessione convergente.
3 Alcuni esempi ed applicazioni
Teorema 3.1
2
`e uno spazio metrico completo.
Dim. Sia a
(n)
una successione di Cauchy in
2
. Per ogni indice 0 j < la
successione di numeri reali a
(n)
j
`e di Cauchy e quindi converge a un numero reale
L
j
. Vogliamo dimostrare che
L = (L
j
)
jN

2
e che lim
n
a
(n)
= L.
Fissato > 0, sia un numero naturale tale che
d(a
(m)
, a
(n)
) < /8 m, n .
Sia N tale che

j=

a
()
j

2
<

64
.
Allora, per ogni intero positivo h, e per ogni n ,
_

+h
j=

a
(n)
j

2
_
1/2

+h
j=

a
(n)
j
a
()
j

2
_
1/2
+
_

+h
j=

a
()
j

2
_
1/2
< /8 + /8 = /4.
Passando al limite in questa espressione troviamo che
+h

j=
L
2
j

2
/16 h N
e quindi

j=
L
2
j

2
/16.
Da questo ricaviamo innanzi tutto che L
2
.
Abbiamo inoltre

j=

a
(n)
j

2

2
/16 per n .
IV. COMPATTEZZA 69
Possiamo poi trovare

N tale che
1

j=0

L
j
a
(n)
j

2
<
2
/16 se n

.
Allora per n max,

abbiamo:
_

j=0

L
j
a
(n)
j

2
_
1/2

1
j=0

L
j
a
(n)
j

2
_
1/2
+
_

j=
L
2
j
_
1/2
+
_

j=

a
(n)
j

2
_
1/2

3
4
< .
Questo dimostra che L `e il limite della successione a
(n)
.
Teorema 3.2 (Fr

echet-Kolmogorov) Condizione necessaria e suciente af-


nche un sottoinsieme A di
2
sia relativamente compatto `e che
(*)
_
A sia limitato
> 0 N tale che

n=
[a
n
[
2
<
2
a = (a
n
) A.
Dim. Se A `e compatto, esso `e limitato e totalmente limitato. Potremo dunque
trovare elementi a
1
, ..., a
N
di
2
tali che
A
N
j=1
B(a
j
, /2).
Possiamo ssare un intero positivo tale che

j=
[a
r
j
[
2
<
2
/4 per 1 r N.
Quindi, se a A, abbiamo
_
_

j=
[a
j
[
2
_
_
1/2
min
1rN
|a a
r
| + max
1rN
_
_

j=
[a
r
j
[
2
_
_
1/2
< .
Le condizioni () sono quindi necessarie.
Supponiamo ora che linsieme A soddis le (). Dimostriamo in primo luogo che
allora A `e totalmente limitato. Fissato > 0 possiamo trovare N tale che

j=
[a
j
[
2
<
2
/16 a A.
Da questa disuguaglianza segue che

j=
[a
j
[
2

2
/16 a A.
70 IV. COMPATTEZZA
Lapplicazione
:
2
a (a
0
, ..., a
1
) R

trasforma insiemi limitati in insiemi limitati. In particolare (A) `e limitato e quindi


relativamente compatto in R

. In particolare (A) `e totalmente limitato in R

e
potremo dunque trovare a
1
, ..., a
N
A tali che
(A)
N
j=1
x R

[ [(a
j
) x[ < /2.
Se a A avremo allora
min
1jN
|a a
j
| min
1jN
[(a) (a
j
)[ +
_

h=
[a
h
[
2
_
1/2
+ max
1jN
_

h=
[a
j
h
[
2
_
1/2
< .
Poiche
2
`e completo, A `e anchesso completo ed essendo totalmente limitato `e
compatto.
Siano X = (X,
X
) e Y = (Y,
Y
) due spazi topologici. Indichiamo con ((X, Y )
linsieme di tutte le applicazioni continue f : X Y .
Lemma 3.3 Sia X uno spazio compatto e (Y, d) uno spazio metrico. Allora
ddd : ((X, Y ) ((X, Y ) (f, g) sup
xX
d(f(x), g(x)) R
`e una distanza su ((X, Y ).
Dim. Osserviamo che se f, g ((X, Y ), allora la funzione
X x d(f(x), g(y)) R
`e continua e quindi ammette massimo per il teorema di Weierstrass. Perci`o la
funzione ddd : ((X, Y ) ((X, Y ) R `e ben denita. Si verica facilmente che essa
denisce una distanza su ((X, Y ).
Indichiamo con (
u
(X, Y ) linsieme delle funzioni continue dallo spazio compatto
X allo spazio metrico Y con la distanza denita nel lemma precedente.
Teorema 3.4 Se X`e uno spazio compatto ed (Y, d) uno spazio metrico completo,
allora (
u
(X, Y ) `e uno spazio metrico completo.
Dim. Sia f
n
una successione di Cauchy a valori in (
u
(X, Y ). Per ogni x X
ssato, la successione f
n
(x) `e una successione di Cauchy a valori in Y . Poiche
(Y, d) `e completo, essa ha limite in Y . Indichiamo con f(x) il valore del limite:
f(x) = lim
n
f
n
(x) x X.
Fissiamo > 0 e sia N tale che
ddd(f
n
, f
m
) < /2 n, m .
IV. COMPATTEZZA 71
Per ogni x X abbiamo allora
d(f(x), f
n
(x)) = lim
m
d(f
m
(x), f
n
(x)) /2 < n .
Quindi: per ogni > 0 possiamo trovare un intero tale che
sup
xX
d(f(x), f
n
(x)) < n .
Per completare la dimostrazione, baster` a allora dimostrare che f (
u
(X, Y ).
Fissiamo x
0
X ed > 0. Sia N tale che
sup
xX
d(f(x), f
n
(x)) < /3 n .
Poiche f

`e continua, possiamo trovare un intorno aperto U di x


0
in X tale che
d(f

(x
0
), f

(x)) < /3 x U.
Abbiamo allora
d(f(x
0
), f(x)) d(f(x
0
), f

(x
0
)) + d(f

(x
0
), f

(x)) + d(f

(x), f(x)) < x U.


Quindi f (
u
(X, Y ). La dimostrazione `e completa.
Un sottoinsieme T di (
u
(X, Y ) si dice equicontinuo se, per ogni x
0
X ed ogni
> 0, possiamo trovare un intorno aperto U di x
0
in X tale che
d(f(x
0
), f(x)) < f T, x U.
Esso si dice equilimitato se per ogni x X linsieme f(x) [ f T `e totalmente
limitato in Y .
Teorema 3.5 (Teorema di Ascoli-Arzel
`
a) Sia X = (X,
X
) uno spazio com-
patto e (Y, d) uno spazio metrico completo. Condizione necessaria e suciente
anche un sottoinsieme T di (
u
(X, Y ) sia relativamente compatto `e che esso sia
equicontinuo ed equilimitato.
Dim. Possiamo supporre nella dimostrazione che T sia un sottoinsieme chiuso di
(
u
(X, Y ). Infatti la chiusura di un sottoinsieme equilimitato `e equilimitata e la
chiusura di un sottoinsieme equicontinuo `e equicontinua.
Dimostriamo innanzi tutto che le condizioni del teorema sono necessarie. Sup-
poniamo che T sia compatto. Esso `e limitato perche i compatti degli spazi metrici
sono limitati. Fissiamo ora > 0. Poiche T `e totalmente limitato, possiamo trovare
f
1
, ..., f
N
T tali che
T
N
j=1
B
ddd
(f
j
, /3).
Se x
0
X, poniamo
U =
N
j=1
x X[ d(f
j
(x), f
j
(x
0
)) < /3.
72 IV. COMPATTEZZA
Poiche le funzioni f
j
sono continue, U `e un intorno aperto di x
0
in X. Sia f T.
Fissiamo un indice j con 1 j N tale che ddd(f, f
j
) < /3. Allora, per ogni x U,
abbiamo:
d(f(x), f(x
0
)) d(f(x), f
j
(x))
+d(f
j
(x), f
j
(x
0
)) + d(f
j
(x
0
), f(x
0
))
2ddd(f, f
j
) + d(f
j
(x), f
j
(x
0
)) < .
Questo dimostra che la condizione `e necessaria.
Per dimostrare la sucienza, poiche un sottospazio chiuso di uno spazio metrico
completo `e completo, `e suciente dimostrare che T `e totalmente limitato. Fissiamo
> 0. Per ogni x
0
X sia U
x
0
un intorno aperto di x
0
in X tale che
d(f(x), f(x
0
)) < /4 f T, x U
x
0
.
Poiche X `e compatto, possiamo trovare un insieme nito di punti x
1
, ..., x
N
X
tali che U
x
j
[ 1 j N sia un ricoprimento di T.
Consideriamo lapplicazione
: (
u
(X, Y ) f (f(x
1
), ..., f(x
N
)) Y
N
.
Essa `e continua. Inoltre (T) `e totalmente limitato in Y
N
.
Possiamo quindi trovare un numero nito di elementi f
1
, ..., f
M
di T tali che
T
M
h=1
f (
u
(X, Y ) [ d(f(x
j
), f
h
(x
j
)) < /4 per 1 j N.
Sia ora f T e x X. Fissiamo 1 h N tale che d(f(x
j
), f
h
(x
j
)) < /4 per
1 j N. Sia x X.
`
E x U
x
j
per qualche 1 j N e dunque
d(f(x), f
h
(x)) d(f(x), f(x
j
)) + d(f(x
j
), f
h
(x
j
)) + d(f
h
(x
j
), f
h
(x)) < (3/4).
Ne segue che ddd(f, f
h
) (3/4) < e questo dimostra che T `e totalmente limitato.
4 Isometrie, contrazioni, completamento di uno spazio metrico
Siano (X, d) e (Y, ) due spazi metrici. Unapplicazione : X Y si dice
unisometria se
((x
1
), (x
2
)) = d(x
1
, x
2
) x
1
, x
2
X ,
una contrazione se
((x
1
), (x
2
)) d(x
1
, x
2
) x
1
, x
2
X.
Un completamento di uno spazio metrico (X, d) `e il dato di uno spazio metrico
completo (Y, ) e di unisometria
: X Y,
tale che (X) sia denso in Y per la topologia indotta dalla distanza.
Teorema 4.1 Ogni spazio metrico (X, d) ammette un completamento.
Sia (Y, ) un completamento di (X, d) e : X Y lisometria di X nel suo
completamento. Per ogni spazio metrico completo (Z, ) ed ogni contrazione
IV. COMPATTEZZA 73
f : X Z vi `e ununica applicazione continua

f : Y Z che renda commutativo
il diagramma
X
f
Z

_
_
_
_
Y

f
Z
La

f : Y Z `e ancora una contrazione.
Se f `e unisometria, anche

f `e unisometria.
Dim. Sia (X, d) uno spazio metrico. Indichiamo con X linsieme di tutte le suc-
cessioni di Cauchy di (X, d). Introduciamo su X la relazione di equivalenza:
x
n
y
n
> 0 N tale che d(x
n
, y
n
) < n .
Se x
n
e y
n
sono due successioni di Cauchy a valori in X, poniamo

(x
n
, y
n
) = lim
n
d(x
n
, y
n
).
Tale limite esiste in quanto d(x
n
, y
n
) `e una successione di Cauchy in R: infatti,
ssato > 0, possiamo trovare N tale che
d(x
m
, x
n
) < /2 e d(y
m
, y
n
) < /2 m, n .
Allora
[d(x
m
, y
m
) d(x
n
, y
n
)[ d(x
m
, x
n
) +d(y
m
, y
n
) < m, n .
Osserviamo ora che

(x
n
, y
n
) 0 e che

(x
n
, y
n
) = 0 se e soltanto se
x
n
y
m
per la denizione della relazione di equivalenza. Inoltre, se x

n

x
n
e y

n
y
n
, abbiamo
d(x
n
, y
n
) d(y
n
, y

n
) d(x

n
, x
n
) d(x

n
, y

n
) d(x

n
, x
n
) + d(x
n
, y
n
)
+d(y
n
, y

n
) n N
e quindi

(x

n
, y

n
) =

(x
n
, y
n
).
Possiamo quindi denire una distanza sul quoziente Y = X/

ponendo
([x
n
], [y
n
]) =

(x
n
, y
n
)
se x
n
, y
n
sono due successioni di Cauchy a valori in X e [x
n
], [y
n
] le
rispettive classi di equivalenza in Y .
Facendo corrispondere a x X la classe di equivalenza della successione costante
x
n
= x n N, otteniamo unisometria : X Y .
Dico che (X) `e denso in Y . Se infatti y Y `e la classe di equivalenza della
successione di Cauchy x
n
X, allora (x
n
) `e una successione a valori in (X)
74 IV. COMPATTEZZA
che converge a y: per dimostrare questo fatto, ssato un qualsiasi numero reale
positivo , scegliamo N tale che
d(x
m
, x
n
) < /2 m, n .
Allora
((x
m
), y) = lim
n
d(x
m
, x
n
) /2 < m .
Dimostriamo che (Y, ) `e completo. Sia y
n
una successione di Cauchy a valori in
Y . Poiche (X) `e denso in Y , per ogni n N possiamo trovare x
n
X tale che
((x
n
), y
n
) < 2
n
.
La successione x
n
`e una successione di Cauchy a valori in X. Infatti
d(x
m
, x
n
) = ((x
m
), (x
n
))
((x
m
), y
m
) + (y
m
, y
n
) + (y
n
, (x
n
))
(y
m
, y
n
) + 2
m
+ 2
n
m, n N.
Quindi, ssato > 0, se N `e tale che
2
n
< /3 n , (y
m
, y
n
) < /3 m, n ,
abbiamo
d(x
m
, x
n
) < m, n .
Questo dimostra che x
n
`e di Cauchy. Inoltre la successione y
n
converge alla
classe di equivalenza [x
n
]. Infatti abbiamo:
(y
m
, [x
n
]) (y
m
, (x
m
)) + ((x
m
), [x
n
])
2
m
+ lim
n
d(x
m
, x
n
);
quindi, ssato N tale che
2
n
< /2 n , d(x
m
, x
n
) < /2 m, n ,
otteniamo
(y
m
, [x
n
]) < m .
Se f : X Z `e una contrazione, essa trasforma successioni di Cauchy a valori
in X in successioni di Cauchy a valori in Z. Sia (Y, ) uno spazio metrico completo
e : X Y un completamento di X. Poiche (X) `e denso in Y , per ogni y Y
possiamo trovare una successione x
n
X tale che y = lim
n
(x
n
). Poiche
`e unisometria, x
n
`e una successione di Cauchy in (X, d) e quindi f(x
n
) `e
una successione di Cauchy in (Z, ). Essa ammette limite perche (Z, ) `e completo.
Osserviamo che, se x

n
X `e unaltra successione tale che y = lim
n
(x

n
),
allora x
n
x

n
e
lim
n
f(x

n
) = lim
n
f(x
n
).
IV. COMPATTEZZA 75
Possiamo perci`o denire senza ambiguit`a

f(y) = lim
n
f(x
n
).
Si verica immediatamente che la

f `e lapplicazione cercata. Essa `e univocamente
determinata perche `e continua ed `e univocamente determinata sul sottoinsieme
denso (X) di Y .
Lultima aermazione del teorema si verica in modo ovvio.
Osservazione Il completamento di uno spazio metrico `e essenzialmente unico: se
infatti : X Y e : X Z sono due completamenti dello spazio metrico (X, d)
in spazi metrici (Y, ) e (Z, ), risultano denite, per lultima parte del teorema
precedente, due isometrie

: Y Z e

: Z Y
che rendono commutativo il diagramma
Y

X X

Y.
In particolare le

e

sono una linversa dellaltra e quindi (Y, ) e (Z, ) sono
isometrici.
Esempio 4.1 Sia (
0
(R) lo spazio vettoriale di tutte le funzioni continue f : R R
che si annullano fuori da un compatto di R. Allora
|f|
L
2
(R)
=
_

[f(x)[
2
dx
`e una norma su (
0
(R). Con la distanza d denita da questa norma, (
0
(R) non `e
completo. Consideriamo ad esempio la funzione
f(x) =
_

_
0 se x 1
1 x
2
se 1 x 1
0 se x 1.
Allora f
1/(n+1)
`e una successione di Cauchy per la distanza d, ma non ammette
limite in (
0
(R).
Il completamento di (
0
(R) rispetto alla distanza d si indica con L
2
(R) e si dice
lo spazio delle funzioni a quadrato sommabile su R.
76 IV. COMPATTEZZA
5 Secondo teorema di immersione
Per il teorema di Tychono, se J `e un insieme qualsiasi, linsieme I
J
di tutte le
applicazioni di J in I, con la topologia prodotto, `e uno spazio compatto. Chiame-
remo un tale spazio topologico un cubo di Tychono.
Lemma 5.1 Sia X = (X,
X
) uno spazio topologico, sia Y
j
= (Y
j
,
j
) [ j J
una famiglia di spazi topologici e Y = (Y,
y
) il loro prodotto topologico. Sia
f : X Y
unapplicazione continua e indichiamo con f
j
: X Y
j
lapplicazione continua:
f
j
: X x
j
f(x) Y
j
.
Se per ogni chiuso A X ed ogni x X A esiste un indice j J tale che
f
j
(x) / f
j
(A), allora f[
f(X)
X
: X f(X) `e aperta.
In particolare, se f soddisfa questa condizione ed `e inoltre iniettiva, essa `e
unimmersione topologica.
Dim. Sia U un aperto non vuoto di X. Se x U, possiamo trovare j J tale che
f
j
(x) / f
j
(X U). Quindi
Y
1
j
(f
j
(X U) f(X) f(U)
`e un intorno aperto di f(x) in f(U). Quindi f(U) `e aperto in f(X) perche `e intorno
di ogni suo punto.
Teorema 5.2 Ogni spazio di Tychono ammette unimmersione topologica in un
prodotto topologico I
J
.
Dim. Sia J linsieme di tutte le applicazioni continue f : X I dello spazio di
Tychono X nellintervallo I = [0, 1]. Per il lemma precedente, lapplicazione
f : X I
J
denita da f
j
(x) = j(x) per ogni j J `e unimmersione topologica.
6 Compattificazione di Stone-

Cech
Sia X = (X,
X
) uno spazio di Tychono, sia J linsieme di tutte le applicazioni
continue : X I e sia
f : X I
J
limmersione topologica di X nel cubo di Tychono I
J
descritta nel paragrafo
precedente. Indichiamo con X la chiusura di f(X) in I
J
. Con la topologia di
sottospazio, X `e compatto e di Hausdor. Chiamiamo limmersione topologica:
= f[
X
X
: X X
compatticazione di Stone-

Cech di X.
IV. COMPATTEZZA 77
Teorema 6.1 Sia X uno spazio di Tychono e sia X la sua compatticazione di
Stone-

Cech. Ogni applicazione continua di X in uno spazio di Hausdor compatto


Z = (Z,
Z
) si estende in modo unico a unapplicazione continua di X in Z.
Dim. Sia : X X I
J
la compatticazione di Stone-

Cech di X e sia f :
X Z unapplicazione continua di X in uno spazio di Hausdor compatto Z.
Vogliamo dimostrare che esiste ununica applicazione continua

f : X Z tale che

f[
(X)
= f [
(X)
X
.
Sia H linsieme di tutte le applicazioni continue h : Z I. Poiche Z `e uno
spazio normale, e quindi di Tychono, abbiamo limmersione topologica topologica
: Z z (h(z))
hH
I
H
di Z nel cubo di Tychono I
H
. Indichiamo con f

lapplicazione:
f

: H h h f J.
Risulta allora denita unapplicazione
F : I
J
I
H
mediante
F((t
j
)
jJ
) = (t
f

(h)
)
hH
(t
j
)
jJ
I
J
.
Per vericare che la F `e continua basta vericare che
I
J
(t
j
)
jJ
t
f

(h)
I
`e continua per ogni h H. Ma ci` o `e ovvio perche questa applicazione non `e altro
che la proiezione sulla f

(h)-esima coordinata del prodotto topologico I


J
.
Abbiamo quindi un diagramma commutativo di applicazioni continue
X

I
J
f

_F
Z

I
H
in cui le frecce verticali sono immersioni topologiche. Poiche Z `e compatto, (Z) `e
compatto e quindi chiuso in I
H
e limmagine di F `e contenuta in (Z). Quindi
F
1
((Z)) `e contenuto nella compatticazione di Stone-

Cech X di X e la

f = ([
(Z)
Z
)
1
F[
X
`e unestensione continua della f [
(X)
[
X
.
Lestensione `e certamente unica, perche linsieme dei punti di uno spazio topo-
logico Y in cui due applicazioni continue a valori in uno spazio di Hausdor Z
assumono lo stesso valore `e un chiuso.
78 IV. COMPATTEZZA
Teorema 6.2 Sia : X E unimmersione topologica di uno spazio topologico
X in uno spazio compatto di Hausdor
11
E. Se per ogni applicazione continua
f : X I possiamo trovare ununica estensione continua

f : E I della f
([
(X)
X
)
1
, allora vi `e un unico omeomorsmo
: X E
che renda commutativo il diagramma:
X

X

E.
Dim. Per il teorema precedente la si estende in modo unico a una : X E
continua. Per ogni applicazione continua j : X I vi `e ununica applicazione
continua

j : E I tale che

j[
(X)
= j ([
(X)
X
)
1
. Posto
g(y) = (

j(y))
jJ
otteniamo unapplicazione g : E I
J
a valori in X che inverte la . Quindi la
`e continua e bigettiva dallo spazio di Hausdor compatto X sullo spazio topologico
E ed `e quindi un omeomorsmo.
7 Spazi localmente compatti
Uno spazio topologico si dice localmente compatto se ogni suo punto ha un intorno
compatto.
Osservazione Ogni spazio compatto `e anche localmente compatto e ogni sotto-
spazio chiuso di uno spazio localmente compatto `e localmente compatto. Il prodotto
topologico di una famiglia nita di spazi localmente compatti `e localmente com-
patto.
Teorema 7.1 In uno spazio di Hausdor localmente compatto ogni punto ha un
sistema fondamentale di intorni compatti.
Un sottospazio aperto di uno spazio di Hausdor localmente compatto `e local-
mente compatto.
Dim. Sia x un punto di uno spazio topologico X di Hausdor e localmente
compatto. Sia V un intorno compatto di x. Allora V `e uno spazio normale perche
di Hausdor e compatto. Perci`o x ammette in V un sistema fondamentale | di
intorni chiusi e quindi compatti. Poiche V `e un intorno di x in X, la famiglia | `e
un sistema fondamentale di intorni compatti di x in X.
La seconda aermazione segue immediatamente: se A `e un aperto di X, ogni
punto x di A ammette un intorno compatto contenuto in A perche gli intorni
compatti dei punti di X formano un sistema fondamentale di intorni.
11
Osserviamo che X `e allora uno spazio di Tychono.
IV. COMPATTEZZA 79
Teorema 7.2 Ogni compatto di uno spazio di Hausdor localmente compatto
ammette un sistema fondamentale di intorni compatti.
Dim. Sia A un compatto di uno spazio di Hausdor localmente compatto X e
sia U un aperto di X contenente A. Per ogni punto x A possiamo allora trovare
un intorno aperto U
x
di x in X tale che U
x
U. Poiche A `e compatto, possiamo
trovare x
1
, ..., x
n
A tali che
A
n
j=1
U
x
j
.
Allora
V =
n
j=1
U
x
j
`e un intorno compatto di A contenuto in U.
Teorema 7.3 Sia X uno spazio di Hausdor localmente compatto e siano A un
compatto e B un chiuso di X. Possiamo allora trovare una funzione di Urysohn
della coppia (A, B). In particolare: ogni spazio di Hausdor localmente compatto
`e completamente regolare.
Dim. Sia V un intorno compatto di A contenuto in XB. Allora A e la frontiera
bV di V sono due chiusi disgiunti contenuti nello spazio normale V e possiamo allora
trovare una funzione continua : V I tale che (x) = 0 se x A e (x) = 1 se
x bV . Poiche V, X

V `e un ricoprimento chiuso nito e quindi fondamentale


di X, la funzione
f(x) =
_
(x) se x V
1 se x X

V
`e una funzione di Urysohn della coppia (A, B).
Teorema 7.4 (Teorema di estensione di Tietze) Sia X uno spazio di Hau-
sdor localmente compatto, A un compatto di X e sia f : A R una funzione
continua. Possiamo allora trovare una funzione continua

f : X R tale che:
(1)

f[
A
= f;
(2)

f(X) sia contenuto nellinviluppo convesso di f(A).
Dim. Per il teorema di Weierstrass, la funzione f ammette massimo e minimo
in A. Siano m = min
A
f, M = max
A
f. Se m = M, la f `e costante e possiamo
estenderla ponendo

f(x) = m = M per ogni x X. Se m < M, scelto un intorno
compatto U di A in X, osserviamo che A e bU sono due chiusi disgiunti dello spazio
normale U. La funzione
g(x) =
_
f(x) se x A
m se x bU
`e allora continua su A bU e per il teorema di estensione di Urysohn possiamo
trovare una funzione continua g : U [m, M] tale che g[
AbU
= g. Deniamo
allora lestensione continua

f di f a X ponendo:

f(x) =
_
g(x) se x U
m se x X

U.
80 IV. COMPATTEZZA
Osservazione Dalla dimostrazione del Teorema di Tietze risulta immediata-
mente che ogni funzione continua f : A R, denita su un sottoinsieme compatto
di uno spazio topologico di Hausdor localmente compatto X, si pu` o estendere a
una funzione continua con supporto compatto in X.
8 Compattificazione di Alexandroff
Chiamiamo compatticazione di uno spazio topologico X = (X,
X
) il dato di uno
spazio topologico compatto Y = (Y,
Y
) e di unimmersione topologica : X Y .
Esempio 8.1 Sono compatticazioni dellintervallo aperto ]0, 1[ le
]0, 1[ t t [0, 1],
]0, 1[ t e
2i t
S
1
.
Esempio 8.2 Sono compatticazioni dello spazio euclideo R
2
le
R
2
(x, y)
(x, y)
_
1 +x
2
+y
2
D
2
= (, ) R
2
[ x
2
+y
2
1,
R
2
(x, y)
(4x, 4y, x
2
+y
2
4)
_
4 +x
2
+y
2
S
2
= (, , ) R
3
[
2
+
2
+
2
= 1
(applicazione inversa della proiezione stereograca),
R
2
(x, y) [(x, y, 1)] RP
2
dove R
3
(, , ) [(, , )] RP
2
`e la proiezione nel quoziente, (immersione
dello spazio ane nello spazio proiettivo della stessa dimensione),
R
2
(x, y)
_
e
2ix

1+x
2
, e
2iy

1+y
2
_
S
1
S
1
.
Una compatticazione : X Y si dice compatticazione di Alexandro o
compatticazione con laggiunta di un punto dello spazio topologico X = (X,
X
)
se
(i) (X) `e aperto in Y,
(ii) Y (X) contiene un solo punto,
(iii) Se K `e un compatto chiuso di X, allora (K) `e chiuso in Y.
Teorema 8.1 Ogni spazio topologico X ammette una compatticazione di Ale-
xandro, unica a meno di omeomorsmi. Inoltre, la compatticazione di Alexan-
dro di X soddisfa lassioma di separazione T
1
se e soltanto se X lo soddisfa.
Dim. Indichiamo con un elemento che non appartenga allinsieme X e sia
Y = X . Sia
: X x x Y
linclusione. Sia
Y
la famiglia di sottoinsiemi di Y cos` denita:
IV. COMPATTEZZA 81
A
Y
se o A X e A
X
, oppure A e Y A `e chiuso e compatto in
X. Verichiamo che
Y
`e una topologia su Y . Linsieme vuoto `e un aperto di X
contenuto in X e quindi `e in
Y
. Linsieme Y contine e il suo complementare
`e linsieme vuoto, che `e un compatto chiuso di X. Quindi Y
Y
. Inoltre
Y
contiene le intersezioni nite delle sue sottofamiglie: se `e una sottofamiglia nita
di
Y
, sia

= A [ A X e

= A [ A. Se

= , allora
=


X

Y
. Se

= , allora
X (

) = Y A[ A

`e chiuso perche unione nita di chiusi e compatto perche unione nita di compatti.
Quindi =


Y
anche in questo caso. Supponiamo ora che

siano entrambi non vuoti. Osserviamo che, per ogni A

, linsieme A X `e
il complementare in X del chiuso X A e quindi aperto in X. Allora
= (

) (A X[ A

)
X

Y
.
Si ragiona in modo analogo per dimostrare che lunione di una qualsiasi sottofami-
glia di
Y
`e ancora un elemento di
Y
. Se
X
, allora
X

Y
. Se
A per ogni A , allora
Y () = Y A[ A
`e un compatto chiuso perche intersezione di compatti chiusi (e quindi chiuso dentro
un qualsiasi compatto dellintersezione). Inne, nel caso generale in cui le due
sottofamiglie

=
X
e

= A [ A siano entrambe non vuote,


osserviamo che
Y = (Y (

)) (Y (

))
`e un compatto chiuso perche intersezione del compatto chiuso Y (

) con il
chiuso (Y

).
Osserviamo che Y `e compatto: se infatti `e un qualsiasi ricoprimento aperto di
Y , vi sar` a almeno un aperto A che contiene . Il suo complementare X A
`e un compatto chiuso di X e = A X[ A ne `e un ricoprimento aperto
in X. Possiamo quindi trovare una sottofamiglia nita

che ricopre X A.
La sottofamiglia

di formata dallinsieme A e, per ogni B , da un aperto

B tale che

B = B, `e allora un ricoprimento nito di Y contenuto in .
Poiche X
Y
, e Y X = contiene un solo punto, Y = (Y,
Y
) con
lapplicazione : X Y `e una compatticazione di Alexandro di X.
Per dimostrare lunicit` a a meno di omeomorsmi, basta osservare che la topologia
su Y per cui : X x x Y sia una compatticazione di Alexandro di X `e
univocamente determinata. Sia infatti una topologia su Y per cui la sia una
compatticazione di Alexandro di X.
Poiche `e unimmersione topologica e (X) = X `e un aperto di Y, abbiamo

(
X
) . Inoltre, dal momento che (Y, ) `e uno spazio compatto, i complemen-
tari degli aperti di sono chiusi compatti di (Y, ). Se A `e un aperto di che
contiene , allora Y A = X A `e un compatto di X. Esso `e anche chiuso in X
perche chiuso in X per la topologia di sottospazio, che coincide con quella di X
perche la `e unimmersione topologica.
82 IV. COMPATTEZZA
Lultima aermazione `e conseguenza del fatto che per denizione `e un chiuso
della compatticazione di Alexandro di X.
Teorema 8.2 Sia Y = (Y,
Y
) uno spazio compatto e sia : X Y una
compatticazione di Alexandro di uno spazio topologico X = (X,
X
). Allora
(i) (X) `e denso in Y se e soltanto se X non `e compatto.
(ii) Y `e uno spazio di Hausdor se e soltanto se X `e uno spazio di Hausdor
localmente compatto.
Dim. Se (X) fosse chiuso in Y, allora sarebbe compatto in Y. Quindi anche
X sarebbe compatto perche `e unimmersione topologica. Viceversa, se X fosse
compatto, (X) sarebbe chiuso in Y e dunque non sarebbe un sottoinsieme denso
di Y.
Supponiamo ora che Y sia uno spazio di Hausdor. Fissato un qualsiasi punto
x X, potremmo trovare un aperto U x e un aperto V tali che U V = .
Allora U `e un aperto di X contenente x e quindi il compatto X V `e un intorno di
x in X.
Viceversa, se X `e di Hausdor e localmente compatto e x, y sono due punti
distinti di Y , distinguiamo i due casi:
Se x = (), y = () con , X, allora ,= e poiche X `e di Hausdor vi sono
intorni disgiunti U

e U

di e in X. Allora (U

) e (U

) sono intorni aperti


disgiunti di x e y in Y.
Se x = () con X e / (X), possiamo trovare un compatto U in X tale che

U U. Osserviamo che U `e chiuso perche X`e di Hausdor. Allora x (

U)
(U) e quindi (U) e Y (U) sono intorni disgiunti di x e rispettivamente.
Se viceversa supponiamo che Y sia uno spazio compatto di Hausdor, in esso gli
intorni compatti dei punti formano sistemi fondamentali di intorni e in particolare,
per ogni punto X, vi `e in Y un intorno compatto U di x = () contenuto
nellaperto (X). Allora
1
(U) `e un intorno compatto di in X.
9 Applicazioni proprie
Siano X e Y due spazi topologici. Unapplicazione continua f : X Y si dice
propria se `e chiusa e f
1
(K) `e compatto in X per ogni K compatto in Y.
Teorema 9.1 Siano X e Y due spazi topologici. Se f : X Y `e continua,
chiusa e f
1
(y) `e compatto in X per ogni y Y , allora f `e propria.
Dim. Sia K un compatto di Y e sia un ricoprimento aperto di f
1
(K). Per
ogni y K vi `e una sottofamiglia nita
y
di tale che f
1
(y)
y
. Sia
U
y
=
y
. Poiche f `e chiusa, linsieme V
y
= Y f(X U
y
) `e aperto. Osserviamo
che y V
y
e f
1
(V
y
) U
y
. Poiche K `e compatto, possiamo trovare y
1
, . . . , y
n
tali
che K
n
h=1
V
y
h
. Da questo segue che
y
1
. . .
y
n
`e un ricoprimento nito
di f
1
(K).
Corollario 9.2 Siano X, Y spazi topologici. Se Y `e compatto, la proiezione

X
: X Y (x, y) x X `e propria.
84 IV. COMPATTEZZA
Dim. Per ogni x X, limmagine inversa
1
X
(x) = x Y `e un sottospazio
di X Y omeomorfo ad Y , e quindi compatto. Resta quindi da dimostrare che

X
: XY X `e unapplicazione chiusa. Sia F un qualsiasi chiuso di XY e sia
x
0
un punto di X
X
(F). Per ogni y Y , il punto (x
0
, y) non appartiene ad F ed
esistono quindi un intorno aperto U
y
di x
0
in X e un intorno aperto V
y
di y in Y
tali che F (U
y
V
y
) = . Poiche Y `e compatto, possiamo trovare y
1
, . . . , y
n
Y
tali che Y =

n
i=1
V
y
i
. Poniamo U =

n
i=1
U
y
i
. Allora :

1
X
(U) = U Y =
n
_
i=1
(U V
y
i
)
n
_
i=1
(U
y
i
V
y
i
) (X Y ) F .
Ci` o dimostra che U `e un intorno aperto di x
0
in X che non interseca
X
(F). Per
larbitrariet`a di x
0
, questo dimostra che
X
(F) `e chiuso. Quindi
X
: X Y X
`e chiusa e perci`o `e propria.
Teorema 9.3 Siano X, Y spazi di Hausdor localmente compatti e sia f : X
Y unapplicazione continua. Siano

X = X
X
e

Y = Y
Y
, con le topologie
delle compatticazioni di Alexandro di Xe Y rispettivamente. Allora: f `e propria
se e soltanto se la

f :

X

Y denita da:

f(x) =
_
f(x) se x X

Y
se x =
X
`e continua.
Dim. Supponiamo che f : X Y sia propria. Per dimostrare la continuit` a di

f,
`e suciente dimostrare che

f `e continua in
X
. Un intorno aperto di
Y
`e della
forma

Y K con K compatto in Y . Poiche f `e propria, f
1
(K) `e un compatto di
X. Quindi U =

X f
1
(K) `e un intorno aperto di
X
in

X e

f(U)

Y K.
Viceversa, supponiamo la

f :

X

Y sia continua. Sia K un compatto di Y .
Allora K `e un chiuso di

Y e f
1
(K) =

f
1
(K) `e un chiuso di

X contenuto in X e
quindi un compatto di X.
Teorema 9.4 Siano X, Y spazi di Hausdor localmente compatti ed f : X Y
unapplicazione propria. Allora f `e chiusa.
Dim. Usiamo le notazioni del teorema precedente. Se F `e un chiuso di X, allora
F
X
`e un chiuso e quindi un compatto di

X. Ne segue che

f(F
X
) `e
un compatto e quindi un chiuso di

Y e f(F) =

f(F
X
) Y `e un chiuso di Y.
V. CONNESSIONE 85
CAPITOLO V
CONNESSIONE
1 Connessione
Uno spazio topologico X = (X,
X
) si dice sconnesso se contiene due aperti A
e B non vuoti tali che
A B = X, A B = .
Osserviamo che in questo caso A = X B e B = X A sono anche chiusi, e
quindi nella denizione precedente potevamo in modo equivalente richiedere che i
due sottoinsiemi A e B fossero entrambi chiusi. Diciamo che due aperti (e chiusi)
A, B con queste propriet` a sconnettono X.
Uno spazio topologico X = (X,
X
) si dice connesso se non `e sconnesso. Ci` o
equivale ad aermare che gli unici sottoinsiemi di X che siano contemporaneamente
aperti e chiusi sono e X.
Un sottoinsieme A di X si dice connesso se `e connesso per la topologia di sotto-
spazio.
Esempio 1.1 Linsieme vuoto e ogni sottoinsieme che contenga un solo punto
sono connessi. Uno spazio topologico con la topologia indiscreta `e connesso. Un
sottoinsieme discreto di uno spazio topologico `e connesso se e soltanto se contiene
al pi` u un punto.
Lemma 1.1 Se A e B sono due aperti che sconnettono lo spazio topologico X
allora ogni sottoinsieme connesso di X `e contenuto o in A o in B.
Dim. Sia C un connesso di X. Se fosse A C ,= e B C ,= , allora A C e
B C sarebbero due aperti di C che lo sconnettono.
Teorema 1.2 Un sottoinsieme A di R `e connesso se e soltanto se `e convesso, cio`e
se per ogni coppia di numeri reali a < b A lintervallo [a, b] = x R[ a x
b A.
Dim. Supponiamo che A R sia connesso e siano a < b A. Se vi fosse c RA
con a < c < b, allora
] , c[A e ]c, [A
sarebbero due aperti disgiunti di A, non vuoti, con unione uguale ad A ed A
risulterebbe sconnesso. La condizione `e quindi necessaria.
Dimostriamone la sucienza. Sia A un sottoinsieme convesso di A e supponiamo
per assurdo che esso sia sconnesso. Potremmo allora trovare due chiusi non vuoti
e disgiunti U, V di A tali che U V = A e U V = . Poiche U e V sono non
86 V. CONNESSIONE
vuoti, possiamo ssare a U e b V . Allora K
1
= U [a, b] e K
2
= V [a, b]
sono compatti non vuoti e disgiunti e K
1
K
2
= [a, b]. Lapplicazione K
1
K
2

(x, y) [x y[ R ammette per il teorema di Weierstrass un minimo positivo r:
avremo cio`e per due punti x
0
K
1
e y
0
K
2
:
0 < r = [x
0
y
0
[ [x y[ x K
1
, y K
2
.
Ma ci` o `e impossibile perche il punto z = (x
0
+y
0
)/2 appartiene allintervallo [a, b],
ma non pu` o appartenere ne a K
1
ne a K
2
in quanto [z x
0
[ = [z y
0
[ = r/2 < r.
Abbiamo dimostrato quindi per contraddizione che A `e connesso.
Teorema 1.3 Limmagine di un connesso mediante unapplicazione continua `e
un connesso.
Dim. Sia f : X Y unapplicazione continua tra due spazi topologici X =
(X,
X
) e Y = (Y,
Y
) e sia A un connesso di X. Sostituendo ad f labbreviazione
f[
f(A)
A
, ci riconduciamo al caso in cui X = A sia connesso ed f sia surgettiva.
Supponiamo dunque che valgano queste ulteriori ipotesi. Se per assurdo Y non
fosse connesso, potremmo trovare due aperti U, V di f(X) che lo sconnettono; ma
in questo caso f
1
(U) e f
1
(V ) sarebbero due aperti che sconnettono X.
Osservazione Il graco di unapplicazione continua denita su un connesso `e un
connesso.
Losservazione `e una conseguenza immediata del teorema precedente: ricor-
diamo infatti che il graco di unapplicazione f : X Y `e limmagine in X Y
dellapplicazione
F : X x (x, f(x)) X Y.
Se X = (X,
X
) e Y = (Y,
Y
) sono spazi topologici e f : X Y `e continua,
allora anche lapplicazione F `e continua (perche ciascuna delle sue componenti `e
continua) e quindi la sua immagine `e un connesso di X Y se X `e connesso.
Teorema 1.4 Un prodotto di spazi topologici non vuoti `e connesso se e soltanto
se `e connesso ogni fattore.
Dim. La condizione `e necessaria per il teorema precedente, in quanto le proiezioni
del prodotto su ciascuno dei fattori sono applicazioni continue.
Sia ora X
i
= (X
i
,
i
) [ i I una famiglia di spazi topologici connessi non vuoti
e indichiamo con X = (X, ) il loro prodotto topologico. Sia F un sottoinsieme
non vuoto di X che sia al tempo stesso aperto e chiuso in X. Dico che F gode della
seguente propriet` a:
Se x F e y X `e tale che i I [ y
i
,= x
i
contiene al pi` u un elemento, allora
y F.
Consideriamo infatti, per un ssato x F e h I, limmersione topologica

h
: X
h
X
denita da
i
(
h
(t)) = x
i
se i ,= h,
h
(
h
(t) = t per ogni t X
h
. La sua immagine
`e un connesso di X e quindi la sua intersezione con F essendo aperta e chiusa per
la topologia di sottospazio e non vuota coincide con
h
(X
h
).
V. CONNESSIONE 87
Ne segue per ricorrenza che Se x F e y X `e tale che i I [ y
i
,= x
i
contiene
al pi` u un numero nito di elementi, allora y F.
Poiche F `e aperto e non vuoto, esso contiene un aperto U della forma
U =
jJ

1
j
(A
j
)
con J I nito e A
j
aperto non vuoto di X
j
.
Poiche ogni punto di X ha al pi` u un numero nito di coordinate diverse da
quelle di un punto di U, ne segue che F = X. Abbiamo dimostrato cos` che ogni
sottoinsieme non vuoto di X che sia al tempo stesso aperto e chiuso coincide con
X e quindi X `e connesso.
2 Componenti connesse
Teorema 2.1 Sia A
i
[ i I una famiglia di sottoinsiemi connessi di uno spazio
topologico X. Se
A
i
A
j
,= i, j I
allora
A =
iI
A
i
`e connesso.
Dim. Sia F un sottoinsieme aperto e chiuso non vuoto di A. Allora F A
i
,=
per qualche indice i I. Allora F A
i
`e aperto e chiuso e non vuoto in A
i
e quindi
coincide con A
i
. Allora F A
j
A
j
A
i
,= per ogni j i e ne segue che F A
j
per ogni j I, onde F = A.
Osservazione Sia I un insieme beneordinato di indici: ci` o signica che su I `e
denita una relazione di ordinamento totale tale che ogni sottoinsieme non
vuoto J I ammetta minimo. Supponiamo che I ,= e indichiamo con i
0
il
minimo di I.
Sia X uno spazio topologico e A
i
[ i I una famiglia di sottoinsiemi connessi
di X che gode della propriet` a: per ogni i I i
0
,
A
i

_
_
_
ji
A
j
_
_
,= .
Allora A =

iI
A
i
`e connesso.
Per dimostrare questa aermazione, possiamo ragionare nel modo seguente: se
A non fosse connesso, potremmo trovare due aperti U e V di A che lo sconnettono.
Poiche gli A
i
sono connessi, la famiglia I si decompone in due sottoinsiemi non
vuoti disgiunti:
I
1
= i I [ A
i
U e I
2
= i I [ A
i
V .
Possiamo supporre che i
0
I
1
e quindi il minimo j di I
2
`e diverso da i
0
. Abbiamo
per ipotesi
_
_
_
ij
A
i
_
_

A
j
,= ,
88 V. CONNESSIONE
ma questo contraddice il fatto che

ij
A
i
U, A
j
V e U V = . La tesi `e
quindi dimostrata.
Un sottoinsieme non vuoto A di uno spazio topologico X si dice una componente
connessa di X se `e connesso e non `e propriamente contenuto in nessun connesso
di X.
Sia x un punto dello spazio topologico X = (X,
X
). Per il teorema precedente,
lunione di tutti i connessi che contengono x, che `e non vuota perche x `e un
connesso che contiene x, `e ancora un connesso. Esso `e il pi` u grande connesso,
rispetto allinclusione, che contenga x e si dice la componente connessa di x in X.
Lemma 2.2 La componente connessa di un punto x di uno spazio topologico
X = (X,
X
) `e una componente connessa di X.
Dim. Sia A la componente connessa di un punto x X. Se B `e un connesso di X
tale che AB ,= , allora AB `e un connesso che contiene x e quindi `e contenuto
in A: ne segue che B A e dunque A non `e propriamente contenuto in nessun
connesso di X ed `e una componente connessa di X.
Teorema 2.3 Le componenti connesse di uno spazio topologico X = (X,
X
)
formano una partizione di X.
Dim. Indichiamo con x la componente connessa di x X. Chiaramente x[ x
X `e un ricoprimento di X. Inoltre, x y per ogni y x, perche x `e un connesso
che contiene y. Ma allora anche x y e quindi y x e i due insiemi coincidono.
Osservazione Ogni connesso di uno spazio topologico X `e contenuto in una
componente connessa di X.
Teorema 2.4 Se A `e un sottoinsieme connesso di X = (X,
X
), allora A `e ancora
connesso.
In particolare, le componenti connesse di X sono chiuse.
Dim. Sia A un connesso dello spazio topologico X. Se A = non vi `e nulla da
dimostrare. Supponiamo quindi A ,= . Se A non fosse connesso, potremmo trovare
due sottoinsiemi aperti U e V di A che lo sconnettono. Osserviamo che U e V sono
aperti e chiusi in A e in particolare sono chiusi in X.
Possiamo supporre che U A ,= . Allora A U in quanto A `e connesso e
AU `e aperto e chiuso e non vuoto in A. Ne segue che U V `e un chiuso di X che
contiene A ed `e propriamente contenuto in A, ma questo ci d`a una contraddizione
e quindi A `e connesso.
Esempio 2.1 Sia A R
2
il graco dellapplicazione continua
]0, 1[ t sin(1/t) R.
Poiche esso `e connesso, anche la sua chiusura
A = A (0 [1, 1])
`e un connesso di R
2
.
V. CONNESSIONE 89
Uno spazio topologico X = (X,
X
) si dice totalmente sconnesso se per ogni
x X, la componente connessa di x `e x.
Esempio 2.2 Uno spazio topologico con la topologia discreta `e totalmente scon-
nesso; linsieme Q dei numeri razionali, con la topologia indotta da R, `e totalmente
sconnesso.
3 Archi
Chiamiamo arco o cammino continuo in uno spazio topologico X = (X,
X
) una
qualsiasi applicazione continua
: I = [0, 1] t x
t
X.
I punti x
0
= (0) e x
1
= (1) si dicono gli estremi dellarco .
Linsieme
[[ = (t) [ 0 t 1
si dice supporto dellarco .
Chiaramente il supporto di un arco `e un sottoinsieme connesso di X.
Se , : I X sono due archi tali che (1) = (0), diciamo che essi sono
consecutivi e deniamo il loro prodotto mediante:
(t) =
_
(2t) se 0 t 1/2
(2t 1) se 1/2 t 1 .
Abbiamo [ [ = [[ [[. Deniamo inoltre linverso dellarco : I X
mediante:

1
(t) = (1 t) 0 t 1.
Due archi , : I X si dicono equivalenti, o ottenuti mediante riparame-
trizzazione, se esiste un omeomorsmo : I I tale che (0) = 0, (1) = 1
e
= .
Due archi equivalenti hanno lo stesso supporto, ma in generale non `e vero il vice-
versa.
Lemma 3.1 Siano , , : I X tre archi consecutivi nello spazio topologico
X = (X, ). Allora i due cammini ( ) e ( ) sono equivalenti.
Dim. Abbiamo:
( ) (t) =
_

_
(4t) se 0 t 1/4
(4t 1) se 1/4 t 1/2
(2t 1) se 1/2 t 1 ,
( )(t) =
_

_
(2t) se 0 t 1/2
(4t 2) se 1/2 t 3/4
(4t 3) se 3/4 t 1 .
90 V. CONNESSIONE
Sia : I I lomeomorsmo denito da:
(t) =
_

_
2t se 0 t 1/4
t + (1/4) se 1/4 t 1/2
t + 1
2
se 1/2 t 1 .
Allora
( ( )) = ( ) .
Converremo nel seguito di denire il prodotto di un numero nito di archi
consecutivi
1
,
2
, . . . ,
n
mediante la formula induttiva:

1

2
. . .
n
=
1
(
2
. . .
n
) .
`
E spesso conveniente considerare gli archi di uno spazio topologico modulo la
relazione di equivalenza denita dalla riparametrizzazione. Chiamiamo la classe di
equivalenza di un arco modulo riparametrizzazione arco geometrico. Per il lemma
precedente il prodotto di archi geometrici consecutivi `e ben denito e gode della
propriet` a associativa.
4 Connessione per archi
Lo spazio topologico X si dice connesso per archi se, per ogni coppia di punti
x
0
, x
1
X possiamo trovare un arco che li abbia come estremi.
Un sottoinsieme A di X si dice connesso per archi se `e connesso per archi con la
topologia di sottospazio di X.
Esempio 4.1 Linsieme vuoto e i sottoinsiemi di uno spazio topologico formati
da un solo punto sono connessi per archi. Tutti i sottoinsiemi connessi di R sono
connessi per archi. Un sottoinsieme convesso
12
di R
n
`e connesso per archi. Ogni
aperto connesso di R
n
`e connesso per archi.
Teorema 4.1 Uno spazio topologico connesso per archi `e connesso.
Dim. Sia X = (X,
X
) uno spazio topologico connesso per archi. Se X = ,
non c`e nulla da dimostrare. Se X ,= , ssato un punto x
0
, lo spazio X risulta
unione dei supporti dei suoi archi di punto iniziale x
0
. Essi formano una famiglia
di sottoinsiemi connessi che hanno due a due intersezione non vuota e quindi X `e
connesso.
Osservazione Non `e vero il viceversa: uno spazio topologico pu` o essere connesso
senza essere connesso per archi.
Consideriamo ad esempio X = (x, sin(1/x)) [ 0 < x < 1(0, y) [ 1 y 1,
con la topologia di sottospazio di R
2
. Esso `e connesso (cf. Esempio 2.1) ma non
connesso per archi: supponiamo per assurdo che vi sia un arco
: I t (x
t
, y
t
) X
12
Un sottoinsieme A di uno spazio vettoriale reale V si dice convesso se, per ogni coppia di
vettori v, w A, il segmento {v + t(w v) | 0 t 1} `e contenuto in A.
V. CONNESSIONE 91
con (0) = (0, 0) e (1) = (1/, 0). Sia t
0
il massimo dellinsieme t I [ x
t
= 0.
Poiche `e continua, potremmo trovare > 0 tale che
0 < x
t
1/2, [y
t
y
t
0
[ < 1/2 se t
0
< t < t
0
+.
Ma questo ci d`a una contraddizione, perche x
t
[ t
0
< t < t
0
+, essendo connesso
in R, contiene lintervallo ]0, x
t
0
+
[ e la funzione sin(1/x) assume in tale intervallo
tutti i valori compresi tra 1 e 1.
Teorema 4.2 Sia A
i
[ i I una famiglia di sottospazi connessi per archi di uno
spazio topologico X. Se
A
i
A
j
,= i, j I,
allora A =

iI
A
i
`e connesso per archi.
Dim. Siano x
0
, x
1
A. Allora x
0
A
h
e x
1
A
k
per due indici h, k I. Sia
z A
h
A
k
. Poiche A
h
e A
k
sono connessi per archi, possiamo trovare due archi
: I A
h
, : I A
k
tali che
(0) = x
0
, (1) = z, (0) = z, (1) = x
1
.
Allora larco
(t) =
_
(2t) se 0 t 1/2
(2t 1) se 1/2 t 1
`e contenuto in A e ha estremi x
0
e x
1
.
Esempio 4.2 Un sottoinsieme A di R
n
si dice stellato rispetto al suo punto x
0
se,
per ogni x A, il segmento
[x
0
, x] = x
0
+t(x x
0
) [ 0 t 1
`e contenuto in A. Se A `e stellato rispetto al punto x
0
, allora
A =
_
xA
[x
0
, x]
`e connesso per archi.
Chiamiamo componente connessa per archi di uno spazio topologico X un
sottoinsieme non vuoto A di X che sia connesso per archi e non sia propriamente
contenuto in un altro sottoinsieme connesso per archi di X.
Se x `e un punto di uno spazio topologico X, lunione di tutti i sottoinsiemi di
X connessi per archi che contengono il punto x `e ancora connessa per archi. Vi `e
dunque un pi` u grande, rispetto allinclusione, sottoinsieme connesso per archi che
contiene il punto x. Esso si dice la componente connessa per archi di x in X.
Teorema 4.3 Le componenti connesse per archi di uno spazio topologico X
formano una partizione di X.
92 V. CONNESSIONE
Dim. Indichiamo con x la componente connessa per archi di x X. Chiaramente
x[ x X `e un ricoprimento di X. Inoltre, x y per ogni y x perche x `e
connesso per archi e contiene y. Ma allora anche x y e quindi y x e i due
insiemi coincidono.
Teorema 4.4 Unapplicazione continua f : X Y trasforma sottoinsiemi
connessi per archi in sottoinsiemi connessi per archi.
Dim. Basta infatti osservare che, se : I X `e un arco di estremi x
0
, x
1
X,
allora f : I Y `e un arco di estremi f(x
0
), f(x
1
) in Y .
Teorema 4.5 Un prodotto topologico non vuoto `e connesso per archi se e soltanto
se ogni suo fattore `e connesso per archi.
Dim. Sia X = (X, ) il prodotto topologico della famiglia di spazi topologici non
vuoti X
i
= (X
i
,
i
) [ i I.
Se X `e connesso per archi, ogni fattore X
i
`e connesso per archi perche immagine
di X mediante lapplicazione continua (proiezione)
i
: X X
i
.
Supponiamo ora che tutti gli spazi topologici X
i
siano connessi per archi. Siano
x, x

X. Per ogni indice i I sia


i
: I X
i
un arco con estremi x
i
=
i
(x) e
x

i
=
i
(x

). Allora lapplicazione : I X denita da


i
=
i
per ogni i I
`e un arco in X con estremi x e x

.
5 Spazi localmente connessi
Uno spazio topologico X = (X,
X
) si dice localmente connesso se per ogni
x X gli intorni aperti connessi di x in X formano un sistema fondamentale di
intorni.
Esso si dice localmente connesso per archi se per ogni x X gli intorni aperti
connessi per archi di x in X formano un sistema fondamentale di intorni.
Uno spazio topologico localmente connesso per archi `e localmente connesso, ma
in generale non `e vero il viceversa.
Osserviamo inoltre che uno spazio topologico connesso (risp. connesso per archi)
pu` o non essere localmente connesso. Consideriamo ad esempio il sottoinsieme del
toro T
2
= S
1
S
1
, denito da
X =
__
e
it
, e
it
_

t R
_
.
Esso `e connesso per archi perche immagine continua della retta reale R, ma non `e
localmente connesso per la topologia di sottospazio di R
4
.
Teorema 5.1 Se X `e uno spazio topologico localmente connesso allora le sue
componenti connesse sono contemporaneamente aperte e chiuse.
Dim. Sappiamo gi` a che le componenti connesse di X sono chiuse. Supponiamo
ora che X sia localmente connesso e sia A una componente connessa di X. Se
x A, allora x ha in X un intorno aperto connesso U. Poiche x A U ,= , il
sottoinsieme A U `e ancora connesso e quindi U A perche A `e una componente
connessa. Dunque A `e aperto perche `e intorno di ogni suo punto.
Teorema 5.2 Se X `e localmente connesso per archi, allora le sue componenti
connesse per archi sono anche componenti connesse e dunque sono aperte e chiuse
in X.
V. CONNESSIONE 93
Dim. Sia A una componente connessa per archi di X. Se x A e U `e un intorno
aperto di x connesso per archi, poiche AU ,= , linsieme AU `e ancora connesso
per archi. Quindi U A e A `e aperto e chiuso perche contiene un intorno di ogni
suo punto aderente.
Osserviamo inne che un sottoinsieme connesso che sia aperto e chiuso in X `e
necessariamente una componente connessa e quindi il teorema `e dimostrato.
Un sottoinsieme A di uno spazio topologico X si dice localmente connesso (risp.
localmente connesso per archi) se `e tale per la topologia di sottospazio.
Osservazione I sottoinsiemi aperti di uno spazio topologico localmente connesso
(risp. localmente connesso per archi) sono localmente connessi (risp. localmente
connessi per archi).
Da questa osservazione si ricava il
Teorema 5.3 Condizione necessaria e suciente anche uno spazio topologico
Xsia localmente connesso `e che le componenti connesse dei suoi aperti siano aperte.
Condizione necessaria e suciente anche uno spazio topologico X sia local-
mente connesso per archi `e che le componenti connesse per archi dei suoi aperti
siano aperte.
6 Continui topologici
Si dice continuo topologico uno spazio topologico compatto e connesso.
Un sottospazio connesso e compatto Y di uno spazio topologico X si dice un
continuo topologico di X.
Osservazione Limmagine di un continuo topologico mediante unapplicazione
continua `e un continuo topologico.
Sia X = (X,
X
) uno spazio topologico e siano x, y due punti distinti di X.
Diciamo che un sottoinsieme A di X connette x e y se non `e possibile sconnettere
A mediante due sottoinsiemi U e V , aperti nella topologia di sottospazio di A, tali
che x U e y V .
Osservazione Supponiamo che il sottoinsieme A dello spazio topologico X =
(X,
X
) connetta i due punti distinti a e b di X. Supponiamo che A sia sconnesso
e siano U e V due aperti di A che lo sconnettono, con a U. Allora b U e U
connette a e b.
Lemma 6.1 Siano a, b due punti distinti di uno spazio di Hausdor compatto
X = (X,
X
). Se Y
i
[ i I `e una famiglia di chiusi di X, totalmente ordinata
mediante inclusione, tale che ciascuno degli Y
i
connetta a e b, allora anche la loro
intersezione Y =

iI
Y
i
connette a e b.
Dim. Osserviamo che Y `e un compatto non vuoto di X. Supponiamo per assurdo
che Y non connetta a e b. Possiamo allora trovare due aperti U e V di X tali che
Y U V, Y U V = , a U, b V.
Possiamo supporre che U V = . Infatti K

= Y V U e K

= Y U
V sono compatti disgiunti dello spazio di Hausdor compatto X ed ammettono
94 V. CONNESSIONE
quindi intorni aperti disgiunti

U U e

V V in X. Poiche K

= Y ,
possiamo sostituire

U a U e

V a V e quindi supporre che U e V soddisno lulteriore
condizione
U V = .
Per ogni indice i I deniamo
K
i
= Y
i
(U V ) .
Gli insiemi K
i
sono compatti e totalmente ordinati mediante inclusione. Inoltre
non sono vuoti perche Y
i
connette a e b per ogni indice i. Quindi K =
iI
K
i
`e
un compatto non vuoto di X contenuto in Y e disgiunto da U V . Ci` o `e assurdo
perche avevamo supposto che Y U V . Quindi Y connette a e b e il lemma `e
dimostrato.
Teorema 6.2 Sia X uno spazio di Hausdor compatto. Se X connette due suoi
punti distinti a e b, allora contiene un continuo K che contiene a e b.
Dim. Sia la famiglia dei chiusi di X che connettono a e b. Poiche per ipotesi
X , la famiglia `e non vuota. Per il principio della catena massimale
13
possiamo
allora trovare una catena massimale di insiemi Y
i
[ i I totalmente ordinata
mediante inclusione. Per il lemma precedente, Y =
iI
Y
i
.
Dico che Y `e un continuo. Infatti Y `e compatto. Se non fosse connesso,
potremmo trovare due aperti U e V nella topologia di sottospazio di Y tali che
U ,= , V ,= , Y = U V , con a U. Poiche Y connette a e b, anche b U e
U = Y V `e un chiuso che connette a e b ed `e propriamente contenuto in Y . Ci` o
contraddice il fatto che la catena Y
i
fosse massimale. Quindi Y `e un continuo e
il teorema `e dimostrato.
7 Caratterizzazione topologica del segmento e del cerchio
Sia X = (X,
X
) uno spazio topologico. Diciamo che un sottoinsieme Y X
sconnette X se X Y `e sconnesso. Diciamo che x X sconnette X se X x `e
sconnesso.
Esempio 7.1 Sia A un aperto non denso di uno spazio topologico X. Allora la
frontiera bA di A sconnette X: infatti X bA `e unione dei due aperti non vuoti e
disgiunti A e X A.
Lemma 7.1 Sia X = (X,
X
) un continuo di Hausdor e supponiamo vi sia un
punto a X che lo sconnetta. Siano U, V due aperti non vuoti e disgiunti tali che
X a = U V . Allora U = U a e V = V a sono continui.
Dim. Osserviamo che, poiche X `e di Hausdor, X a `e aperto. Quindi U e V
sono aperti in X e non possono essere contemporaneamente chiusi in X perche X
`e connesso e U, V ,= , X.
13
Il principio della catena massimale, equivalente allassioma della scelta, si enuncia nel modo
seguente: Se A `e un insieme ordinato mediante una relazione dordine < e B un sottoinsieme di
A su cui < denisce un ordinamento totale, allora vi `e un sottoinsieme

B di A, contenente B, su
cui < `e una relazione di ordine totale, che non `e contenuto propriamente in nessun sottoinsieme
totalmente ordinato di A.
V. CONNESSIONE 95
Poiche U e V sono chiusi in X a, la loro chiusura in X sar` a necessariamente
data da U = U a e V = V a rispettivamente.
Consideriamo la funzione f : X U a denita da
f(x) =
_
x se x U a
a se x V a.
Essa `e surgettiva e continua perche U, V `e un ricoprimento chiuso nito e dunque
fondamentale di X. Quindi U a `e connesso perche immagine di un connesso
mediante unapplicazione continua e compatto perche sottoinsieme chiuso di un
compatto.
`
E dunque un continuo. In modo analogo si verica che V a `e
anchesso un continuo.
Teorema 7.2 Un continuo di Hausdor che contenga almeno due punti contiene
almeno due punti che non lo sconnettono.
Dim. Sia X = (X,
X
) un continuo di Hausdor. Sia N X linsieme dei punti
che non sconnettono X e supponiamo per assurdo che N abbia cardinalit` a minore
o uguale di 1. Fissiamo un punto x
0
X N. Possiamo allora ssare una coppia
di aperti non vuoti e disgiunti U, V di X tali che
U V = X x
0
, N V.
Per ogni punto x U, ssiamo una coppia U
x
, V
x
di aperti non vuoti e disgiunti
tali che
U
x
V
x
= , X x = U
x
V
x
, x
0
V
x
.
Osserviamo che, se x, y U e y U
x
, allora
U
y
= U
y
y U
x
.
Infatti V
x
x `e un continuo che non contiene y. Esso sar` a dunque tutto contenuto
in uno dei due aperti disgiunti U
y
, V
y
. Poiche x
0
V
x
V
y
,= , ne segue che
V
x
x V
y
e questa, per passaggio ai complementari, ci d`a:
U
y
y U
x
.
Sia = U
x
[ x U. Per il principio della catena massimale, contiene una
catena massimale ( = U
x
j
[ j J totalmente ordinata mediante inclusione.
Osserviamo che, se x
i
U
x
j
, allora U
x
i
x
i
U
x
j
e i < j nella relazione
dordine indotta su J dallinclusione propria. Per la massimalit`a della catena (,
per ogni j J vi `e un indice i J con i < j e x
i
U
j
. Se poniamo quindi
K
j
=
x
i
U
x
j
i J
(U
x
i
x
i
)
otteniamo una famiglia di compatti non vuoti totalmente ordinati mediante inclu-
sione. Quindi
,= K =
jJ
K
j

jJ
U
x
j
.
96 V. CONNESSIONE
Ma, se p K, allora U
p

=
U
p
p U
x
j
per ogni j J contraddice il fatto che
la catena ( sia massimale. Abbiamo quindi ottenuto una contraddizione. Ne segue
che N contiene almeno due punti distinti.
Lemma 7.3 Sia X = (X,
X
) un continuo di Hausdor e sia x X un punto
che lo sconnette. Siano U e V due aperti non vuoti e disgiunti di X tali che
U V = X x. Allora ciascuno dei due aperti U e V contiene un punto che non
sconnette X.
Dim. Osserviamo che U x `e un continuo di Hausdor che contiene almeno due
punti. Esso contiene quindi almeno un punto y distinto da x che non lo sconnette.
Dico che y non sconnette X. Infatti, se cos` non fosse, avremmo X y = A B
con A aperti non vuoti e disgiunti di X. I due aperti A e B hanno chiusura Ay
e B y rispettivamente. In particolare, poiche y appartiene sia alla chiusura di
A che alla chiusura di B, lintorno aperto U di y interseca sia A che B. Quindi il
punto y sconnetterebbe U x. Questo ci d`a una contraddizione e dimostra che
y non sconnette X.
Lemma 7.4 Sia X = (X,
X
) un continuo di Hausdor che contiene esattamente
due punti a, b che non lo sconnettono. Allora per ogni x X a, b, linsieme
Xx `e unione di due componenti connesse, luna contenente a e laltra contenente
b.
Dim. Sia x Xa, b. Allora Xx `e unione di due aperti non vuoti e disgiunti
U e V e possiamo supporre che a U. Per il lemma precedente V contiene un punto
che non sconnette X. Poiche gli unici punti che non sconnettono X sono a e b e
a / V , ne segue che b V .
Per completare la dimostrazione basta quindi vericare che U e V sono connessi.
Sia y U a. Sia X y = U
y
V
y
con U
y
e V
y
aperti non vuoti e disgiunti
e a U
y
. Per le osservazioni precedenti V
y
b. Poiche V x `e un continuo che
contiene b e non contiene y, esso `e tutto contenuto in uno dei due aperti U
y
o V
y
.
Essendo b V V
y
,= , ne segue che
V x V
y
da cui, passando ai complementari,
U
y
y U.
Quindi, se y U, laperto U contiene un continuo che contiene a e y. Ne segue che
U `e connesso. Analogamente si dimostra che V `e connesso.
Lemma 7.5 Sia X = (X,
X
) un continuo di Hausdor che contiene esattamente
due punti a, b che non lo sconnettono. Per ogni x X indichiamo con [a, x[ la
componente connessa di X x che contiene a e con ]x, b] la componente connessa
di X x che contiene b. Deniamo la relazione
x y se x, y X e x [a, y[ oppure y = b.
Allora
(1) `e un ordinamento totale su X.
(2) Gli insiemi [a, x[ e ]x, b] al variare di x X a, b formano una prebase di
aperti per la topologia di X.
V. CONNESSIONE 97
Dim. Siano x, y X. Supponiamo che x ,= y e che x / [a, y[. Sar`a allora x ]y, b]
e dunque la componente connessa [a, x[ di a in X x contiene [a, y[y perche
tale insieme `e un continuo contenente a e contenuto in X x. Questo dimostra
che y x se x ,= y e x y. Il fatto che la relazione sia una relazione dordine
segue immediatamente perche
x y [a, x[x [a, y[.
Sia la topologia su X che ha come prebase degli aperti la famiglia degli insiemi
della forma [a, x[ e ]x, b] con a x b. Siano x, y X con x y. Allora [a, x[x
e ]y, b] y sono due chiusi disgiunti di X. Poiche X `e connesso, vi `e un punto
z X che non appartiene a nessuno dei due insiemi. Allora x z y e [a, z[ e ]z, b]
sono elementi di disgiunti che contengono rispettivamente x e y. La topologia
`e quindi di Hausdor. Lapplicazione : X x x X `e continua da X con la
topologia di Hausdor
X
per cui X `e compatto su X con la topologia . Poiche `e
bigettiva, essa `e un omeomorsmo. Questo dimostra anche la seconda aermazione
del lemma.
Lemma 7.6 Sia = m 2
n
[ m, n N, 0 < m < 2
n
. Se D `e un insieme
numerabile, totalmente ordinato mediante una relazione dordine , tale che
x < y D z D tale che x z y,
e tale che D non contenga n`e un massimo n`e un minimo. Allora possiamo trovare
unapplicazione bigettiva crescente
: D.
Dim. Poniamo
n
= m 2
n
[ m N, 0 < m < 2
n
. Sia D = x
n
[ n N, con
x
n
,= x
m
se n ,= m. Deniamo per ricorrenza
n
:
n
r
n
(r) tale che
(*)
_

n
(r
1
)
n
(r
2
) se r
1
< r
2

n

n
[

n1
=
n1
se n 2.
Per n = 1, linsieme
1
contiene soltanto 1/2. Deniamo
1
(1/2) = x
0
. Suppo-
niamo di aver denito
h
per h n 1 in modo tale che le () siano soddisfatte.
Deniamo allora

n+1
(r) =
_

n
(r) se r
n
x

se r = (2m+ 1) 2
(n+1)
e
= minm N[
n
(m 2
n
) x
m

n
((m+ 1) 2
n
).
Si verica immediatamente che
1
, ...,
n+1
vericano ancora le (). Possiamo allora
denire : D ponendo [

=
n
per ogni intero n 1. Poiche lordinamento
`e totale, la `e surgettiva ed `e inoltre strettamente crescente per costruzione.
98 V. CONNESSIONE
Teorema 7.7 Sia X = (X,
X
) un continuo di Hausdor metrizzabile. Se X
contiene soltanto due punti distinti a, b che non lo sconnettono, allora X `e omeo-
morfo allintervallo I.
Dim. Uno spazio compatto di Hausdor metrizzabile `e separabile. Sia D un
sottoinsieme denso e numerabile di X. Possiamo supporre che a, b / D. Sia
la relazione dordine su X introdotta nel Lemma I.22.5. Sia : D bigettiva e
crescente. Essa `e continua per le topologie di come sottospazio di I e di D come
sottospazio di X. Deniamo f : X I ponendo
f(x) =
_
1 se x = b
infr [ x [a, (r)[ se x X b.
La f d`a lomeomorsmo cercato. Infatti la f `e bigettiva perche, se x y X,
allora possiamo trovare elementi z
1
, z
2
D tali che x z
1
z
2
y e quindi
f(x)
1
(z
1
) <
1
(z
2
) f(y).
la f
1
`e continua perche gli aperti della forma [0, r[ e ]r, 1] con r formano una
prebase degli aperti di I e f([0, r[) = [a, (r)[, f(]r, b]) =](r), b] sono aperti di X.
Poiche X e I sono compatti di Hausdor, la f `e allora un omeomorsmo.
Teorema 7.8 Sia X = (X,
X
) un continuo metrico che contiene almeno due
punti, tale che, per ogni coppia di punti distinti x, y di X, il sottospazio X x, y
non sia connesso. Allora X `e omeomorfo al cerchio S
1
= z C[ [z[ = 1.
Dim. Dividiamo la dimostrazione in diversi passi.
() Nessun punto di X lo sconnette.
Supponiamo per assurdo che vi sia un punto a X tale che Xa sia sconnesso.
Sia Xa = UV con U e V aperti non vuoti e disgiunti. Allora Ua e V a
sono entrambi continui e quindi contengono due punti a ,= x U e a ,= y V che
non li sconnettono. Allora
X x, y = ((U a) x) ((V a) y)
sarebbe connesso perche unione di due connessi contenenti il punto a. Questo
dimostra lasserzione ().
() Fissiamo due punti distinti a, b X. Siano U e V due aperti non vuoti e
disgiunti tali che
X a, b = U V.
Allora U a, b e V a, b sono entrambi connessi.
Supponiamo per assurdo che U a, b non sia connesso. Sia
U a, b = W
1
W
2
con W
1
e W
2
aperti non vuoti e disgiunti del sottospazio U a, b. Possiamo
supporre che a W
1
. Se W
1
contenesse anche il punto b, allora W
2
sarebbe aperto
e chiuso in X e questo non `e possibile perche X `e connesso. Quindi b W
2
. Allora
W
1
a e W
2
V sono due chiusi disgiunti di X a la cui unione `e X a e
V. CONNESSIONE 99
questo contraddice il punto (). Notiamo in particolare che U a, b e V a, b
sono due continui.
() Uno dei due insiemi U a, b e V a, b `e omeomorfo allintervallo I R.
Se cos` non fosse, ciascuno dei due insiemi conterrebbe un punto distinto da a e
b che non li sconnette. Siano x U e y V punti che non sconnettono U a, b
e V a, b rispettivamente. Allora
X x, y = ((U a, b) x) (V a, b) y)
sarebbe connesso perche unione di due connessi che hanno in comune i punti a e b.
() Ciascuno dei due insiemi U a, b e V a, b `e omeomorfo a I.
Per il punto () uno dei due insiemi, diciamo V a, b, `e omeomorfo allintervallo
I. Se U a, b non fosse anchesso omeomorfo a I, allora conterrebbe un punto
x distinto da a e da b che non lo sconnette. Scegliamo un qualsiasi punto y
V . Allora, se A e B sono le componenti connesse di a e b rispettivamente in
(V a, b) y, avremmo
X x, y = ((U a, b) x) A B
connesso perche unione di connessi due a due non disgiunti. Quindi U a, b e
V a, b sono entrambi omeomor a I.
() Sia
1
: I U a, b un omoemorsmo con (0) = a,
1
(1) = b e sia

2
: I V a, b un omeomorsmo con
2
(0) = b,
2
(1) = a. Deniamo
f : I X mediante
f(t) =
_

1
(2t) se 0 t 1/2

2
(2t 1) se 1/2 t 1.
Otteniamo unapplicazione continua e chiusa che per passaggio al quoziente iniet-
tivo, tenuto conto dellomeomorsmo I/(0, 1) S
1
, d`a lomeomorsmo deside-
rato.
8 Spazi di Peano
Uno spazio di Peano `e un continuo topologico metrizzabile e localmente connesso.
In questo paragrafo dimostreremo il seguente
Teorema 8.1 Uno spazio metrizzabile connesso, compatto e localmente connesso
`e connesso per archi.
Premettiamo alla dimostrazione di questo teorema alcune nozioni e risultati.
Sia X = (X,
X
) uno spazio topologico e siano x, y due punti di X. Una catena
semplice di aperti che congiunge x a y `e una famiglia nita di aperti A
1
, ..., A
n

con le propriet` a:
(i) x A
1
, y A
n
(ii) A
i
A
j
,= [i j[ = 1.
Teorema 8.2 Sia X = (X,
X
) uno spazio topologico connesso e sia un rico-
primento aperto di X. Dati due punti x, y di X, `e possibile trovare una catena
semplice di elementi di che congiunge x a y.
100 V. CONNESSIONE
Dim. Sia x un punto di X e sia Y linsieme di tutti i punti y di X che possono
essere congiunti a x mediante una catena semplice di aperti di . Se A
1
, ..., A
n

`e una catena semplice di aperti di che congiunge x a y, allora essa congiunge x


a tutti i punti di A
n
e quindi A
n
Y . Perci`o Y `e un sottoinsieme aperto di X.
Per dimostrare che Y `e anche chiuso, ssiamo un punto z Y . Esso `e contenuto
in un aperto B . Laperto B contiene un elemento y Y . Sia A
1
, ..., A
n
una
catena semplice che congiunge x a y. Certamente A
n
B ,= e vi sar` a quindi un
minimo intero h con 1 h n tale che B A
h
,= . Allora A
1
, ..., A
h
, B `e una
catena semplice di aperti di che congiunge x a y. Quindi Y `e aperto e chiuso in
X e non vuoto perche contiene x. Dunque coincide con X perche X `e connesso.
Siano / = A
1
, ..., A
n
e B = B
1
, ..., B
m
due catene semplici che congiungono
i punti x e y di uno spazio topologico X = (X,
X
). Diciamo che la catena / rana
la catena B se `e possibile trovare unapplicazione non decrescente
: 1, ..., n 1, ..., m
tale che A
j
B
(j)
per ogni 1 j n.
Lemma 8.3 Sia X = (X,
X
) uno spazio di Hausdor connesso e localmente
connesso. Sia B = B
1
, ..., B
m
una catena semplice di aperti connessi di X che
congiunge x ,= y X. Sia una famiglia di aperti di X tale che ogni aperto B
j
sia
unione di elementi di . Vi `e allora una catena semplice / = A
1
, ..., A
n
di aperti
di che congiunge x a y ed `e un ranamento della catena B.
Dim. Ragioniamo per induzione sul numero m di aperti della catena semplice B.
Se m = 1, poiche B
1
`e connesso, la tesi segue dal teorema precedente. Supponiamo
ora m > 1 e la tesi vera per catene semplici di aperti connessi contenenti meno di
m elementi. Fissiamo un punto z B
m1
B
m
. Allora B

= B
1
, ..., B
m1
`e una
catena semplice di aperti connessi che congiungono x a z e possiamo quindi trovare
una catena semplice A
1
, ..., A

di aperti di che congiunge x a z e rana B

.
Poiche B
m
`e un aperto connesso che contiene z e y, possiamo, per il teorema
precedente, trovare una catena semplice di aperti ( = C
1
, ..., C
h
di , tutti
contenuti in B
m
che congiunge z a y. Sia r il pi` u piccolo intero positivo
per cui A
r
(
h
i=1
C
i
) ,= . Sia poi s il pi` u grande intero positivo con 1 s h tale
che A
r
C
s
,= . Allora / = A
1
, ..., A
r
, C
s
, C
s+1
, ..., C
h
`e la catena di aperti di
cercata.
Dimostrazione del Teorema .8.1.
Siano x e y due punti distinti di uno spazio di Peano X = (X,
X
). Fissiamo una
distanza d su X che denisca la topologia di X. Indichaimo con
n
la famiglia degli
aperti connessi di X che hanno rispetto alla distanza d diametro minore di 2
n
.
Osserviamo che per ogni n la famiglia
n
`e una base degli aperti di X. Costruiamo
per ricorrenza per ogni h N catene semplici /
h
= A
h1
, ..., A
hn
h
di aperti di
h
che congiungono x a y tali che /
h+1
sia un ranamento di /
h
per ogni h 1 e

n
h+1
i=1
A
(h+1)i

n
h
i=1
A
hi
h 1.
Per il Teorema .8.2, vi `e una catena semplice /
1
= A
11
, ..., A
1n
1
di elementi di
1
che congiunge x a y. Supponiamo di aver costruito /
1
, ..., /
h1
con le propriet` a
102 V. CONNESSIONE
richieste, per qualche h 2. Osserviamo che la famiglia

h
formata dagli aperti
U di
h
tali che U sia contenuto in uno degli aperti della catena /
h1
soddisfa le
ipotesi del Lemma .8.1 e quindi possiamo trovare una catena semplice /
h
di aperti
di

h
che congiunge x a y e rana /
h
.
Osserviamo ora che, posto A
h
=
n
h
i=1
A
hi
, abbiamo

h=1
A
h
=

h=1
A
h
= K
e quindi K `e un continuo che contiene x e y. Sia z K x, y. Per ogni h N
siano j
h
e k
h
rispettivamente il pi` u piccolo e il pi` u grande intero positivo i con
1 i n
h
tali che z A
hi
e poniamo
U
h
=
i<j
h
A
ji
e V
h
=
i>k
h
A
ji
.
Allora
U =
h
U
h
e V =
h
V
h
sono due aperti disgiunti di X che ricoprono K z e contengono il primo x e il
secondo y. Ne segue che il continuo K contiene soltanto i due punti x e y che non
lo sconnettono e pertanto `e omeomorfo allintervallo I.
Osservazione Uno spazio di Peano `e localmente connesso per archi.
Con una dimostrazione simile a quella del teorema precedente, si pu` o anche
dimostrare:
Teorema 8.4 Uno spazio metrico completo connesso e localmente connesso `e
connesso per archi.
Dim. Si costruiscono le catene semplici di aperti /
h
come nella dimostrazione
del teorema precedente. Osserviamo poi che liniseme K ottenuto intersecando
gli insiemi A
h
= /
h
`e un continuo. Esso `e infatti compatto perche `e chiuso di
X (in quanto intersezione di chiusi) e quindi `e uno spazio metrico completo ed `e
inoltre totalmente limitato (la catena /
h
`e un ricoprimento nito di K con aperti
di diametro minore di 2
h
). Esso `e connesso. Se infatti vi fossero due sottoinsiemi
non vuoti F
1
e F
2
di K contemporaneamente aperti e chiusi in K con F
1
F
2
= K,
sarebbe d(F
1
, F
2
) = > 0. Sia h un intero positivo tale che 2
1h
< . Allora vi `e
almeno un elemento A
hi
h
della catena /
h
che non interseca n`e F
1
n`e F
2
e quindi
non interseca K. Per la costruzione delle catene /
h
possiamo supporre che per ogni
h con 2
h
> 2/ risulti
A
(h+1)i
(h+1)
A
hi
h
e otteniamo quindi una contraddizione perche, per la completezza di (X, d),
,=
2
h
>2/
A
hi
h
, K.
Si dimostra poi che linsieme K `e omeomorfo allintervallo I = [0, 1] con lo stesso
argomento usato nella dimostrazione del Teorema .8.1.
VI. PARACOMPATTEZZA 103
CAPITOLO VI
PARACOMPATTEZZA
1 Paracompattezza e partizione dellunit
`
a
Uno spazio topologico si dice paracompatto se `e di Hausdor e se in ogni suo
ricoprimento aperto se ne pu` o inscrivere uno localmente nito.
Esempio 1.1 Ogni spazio di Hausdor compatto `e paracompatto.
Osservazione Un sottospazio chiuso di uno spazio paracompatto `e paracom-
patto.
Lemma 1.1 Ogni spazio paracompatto `e regolare.
Dim. Sia x un punto di uno spazio paracompatto X = (X,
X
) ed U un suo
intorno aperto in X. Poiche X `e di Hausdor, ogni punto y / U ha un intorno
aperto V
y
y in X con x / V
y
. La famiglia
= U V
y
[ y X U
`e un ricoprimento aperto di X. Poiche X `e paracompatto, la famiglia ammette
un ranamento localmente nito. Sia

= A [ A V
y
per qualche y X U.
Allora W =

`e un intorno aperto di X U. Poiche `e localmente nito, la


chiusura dellunione degli elementi di `e lunione delle chiusure dei suoi elementi :
W =
_
_
A[ A

_
.
Abbiamo perci`o
x X W
. .
aperto
X W
. .
chiuso
U
e dunque X W `e un intorno chiuso di x contenuto in U.
Abbiamo quindi dimostrato che ogni punto di X ammette un sistema fondamen-
tale di intorni chiusi e quindi X `e regolare.
Lemma 1.2 Sia X = (X,
X
) uno spazio paracompatto e sia
= A
j
[ j J
104 VI. PARACOMPATTEZZA
un ricoprimento aperto di X. Possiamo allora trovare un ranamento aperto lo-
calmente nito di della forma:
= B
j
[ j J
tale che
B
j
A
j
j J.
Dim. Per ogni x X scegliamo un indice

j(x) J tale che x A

j(x)
. Poiche
X `e uno spazio regolare, possiamo trovare per ogni x X un intorno aperto U
x
di
x tale che
U
x
A

j(x)
x X.
Il ricoprimento aperto U
x
[ x X ammette, poiche X `e paracompatto, un
ranamento aperto

localmente nito. Sia

W x(W) X
una funzione di ranamento, cio`e una applicazione tale che
W U
x(W)
W

.
Poniamo allora, per ogni j J:
B
j
=
_
W

j(x(W)) = j
e deniamo
= B
j
[ j J.
Allora `e un ricoprimento localmente nito di X che gode della propriet` a richiesta:
infatti
B
j
=
_
W [ W

,

j(x(W)) = j
perche

`e localmente nito e quindi B


j
A
j
in quanto U
x
A
j
se

j(x) = j.
Teorema 1.3 Ogni spazio paracompatto `e normale.
Dim. Sia X uno spazio paracompatto. Per dimostrare che `e normale, mostriamo
che ogni chiuso di X ha un sistema fondamentale di intorni chiusi. Sia A un chiuso
di X e sia U un intorno aperto di A in X. Allora U, X A `e un ricoprimento
aperto di X e per il lemma precedente possiamo trovare un ricoprimento aperto
V, W di X tale che V U e W XA. Poiche W `e contenuto in XA, laperto
V contiene A. In particolare V `e un intorno chiuso di A contenuto in U.
Ricordiamo che una partizione continua dellunit`a subordinata a un ricoprimento
aperto di uno spazio topologico X = (X,
X
) `e il dato di una famiglia di funzioni
continue

A
: X [0, 1] [ A
tali che
(i) supp
A
= x X[
A
(x) ,= 0 A;
(ii) supp
A
[ A `e una famiglia di chiusi localmente nita;
(iii)

A
(x) = 1 x X.
VI. PARACOMPATTEZZA 105
Teorema 1.4 Uno spazio topologico X = (X,
X
) `e paracompatto se e soltanto se
`e di Hausdor e ad ogni suo ricoprimento aperto si pu` o subordinare una partizione
continua dellunit`a su X.
Dim. Supponiamo che X sia paracompatto. Sia = A
j
[ j J un qualsiasi
ricoprimento aperto di X. Per il Lemma 1.2 possiamo allora trovare un ranamento
localmente nito di della forma = B
j
[ j J tale che B
j
A
j
per ogni
j J. Poiche X `e uno spazio normale e `e localmente nito, per il Teorema
III.4.2 possiamo trovare una partizione dellunit`a
j
[ j J subordinata a .
Essa `e allora subordinata a .
Dimostriamo ora il viceversa. Sia un qualsiasi ricoprimento aperto di X. Se

A
[ A `e una partizione continua dellunit`a subordinata a , allora
= x X[
A
(x) ,= 0 [ A
`e un ranamento aperto localmente nito di .
2 Paracompattezza e connessione
Teorema 2.1 Sia X = (X,
X
) uno spazio di Hausdor localmente compatto. Se
X `e unione numerabile di compatti di X, allora X `e paracompatto. Viceversa, se
X `e connesso e paracompatto, allora `e unione numerabile di compatti.
Dim. Supponiamo che X sia uno spazio di Hausdor localmente compatto e che
vi sia una successione K
n
[ n N di compatti tali che
X =

_
n=0
K
n
.
In X ogni compatto ammette un sistema fondamentale di intorni compatti. In
particolare possiamo trovare un compatto A
0
X tale che
K
0

A
0
,= .
Per ricorrenza, possiamo costruire una successione A
n
[ n N di compatti di X
tale che, con A
0
denito come sopra, risulti:
_
_
n
_
j=0
A
j
_
_
K
n+1

A
n+1
n N.
Sia ora un qualsiasi ricoprimento aperto di X. Per ogni n N possiamo trovare
una sottofamiglia nita
n
di tale che
A
n

_

n
.
Posto A
1
= , deniamo:

n
= B (

A
n+1
A
n1
) [ B
n
.
106 VI. PARACOMPATTEZZA
Sia
=

_
n=0

n
.
Osserviamo allora che
(a) `e un ricoprimento aperto di X. Infatti

n
A
n
A
n1
per ogni n N
e quindi
_

_
n=0
(A
n
A
n1
) =

_
n=0
A
n
= X.
(b) `e inscritto in .
(c) `e localmente nito. Sia infatti x X. Sia n il pi` u piccolo intero positivo
tale che x A
n
. Allora

A
n+1
`e un intorno aperto di x in X che interseca al
pi` u gli elementi di che sono in

n+2
j=0

j
, e questi sono in numero nito.
Supponiamo ora che X sia di Hausdor, localmente compatto, paracompatto e
connesso. Poiche X `e uno spazio di Hausdor localmente compatto, ammette un
ricoprimento aperto

tale che, se A

, allora A sia compatto in X. Poiche
X `e paracompatto, possiamo trovare un ranamento di

localmente nito.
Chiaramente A `e ancora compatto in X per ogni A . Fissiamo un sottoinsieme
nito
0
di aperti non vuoti di e poniamo
K
0
=
_
A[ A
0
.
Questo insieme `e compatto perche unione nita di compatti e non vuoto. Deniamo
per ricorrenza
_

n+1
=
_
A

n
j=0

j
[ A K
n
,=
_
, n 0
K
n+1
=

n+1
n 0.
Poiche gli insiemi di una famiglia localmente nita che hanno intersezione non vuota
con un compatto assegnato sono in numero nito, otteniamo per ricorrenza:

n
`e nito, K
n
`e compatto n N.
Poniamo A
n
=

n
j=0
K
j
. Allora
K
n
A
n

A
n+1
.
Poiche i
n
sono due a due disgiunti, =

n=0

n
`e una sottofamiglia di una
famiglia localmente nita e dunque `e localmente nita. Ne segue che la famiglia
= A[ A `e anchessa localmente nita e dunque la famiglia K
n
[ n N `e
localmente nita in quanto i suoi elementi sono unioni nite di elementi di . Ne
segue che
Y =

_
n=0
K
n
VI. PARACOMPATTEZZA 107
`e chiuso in X. Daltra parte

_
n=0

A
n

_
n=0
A
n
= Y
e quindi Y `e anche aperto in X. Essendo un sottoinsieme contemporaneamente
aperto e chiuso e non vuoto di uno spazio connesso, `e X = Y .
3 Paracompattezza degli spazi metrizzabili
Teorema 3.1 (Teorema di Stone) Ogni spazio metrizzabile `e paracompatto.
Premettiamo alla dimostrazione di questo teorema due lemmi.
Lemma 3.2 Sia X = (X,
X
) uno spazio topologico di Hausdor in cui ogni ri-
coprimento aperto ammetta un ranamento chiuso localmente nito. Allora X `e
paracompatto.
Dim. Sia un ricoprimento aperto di X e sia

un suo ranamento chiuso


localmente nito. Indichiamo con
:


la funzione di ranamento:
F (F) F

.
Poiche

`e localmente nito, possiamo trovare un ricoprimento aperto | di X tale


che ogni aperto U di | intersechi solo un numero nito di chiusi di

.
Per ipotesi, | ammette un ranamento chiuso localmente nito. Indichiamo
con
: |
la funzione di ranamento (F (F) F ). Per ogni B

linsieme
V
B
=
_
F [ F B =
`e chiuso perche unione di una famiglia localmente nita di chiusi. Quindi, per ogni
B

,
L
B
= X V
B
`e un aperto di X. Poniamo, per ogni B

:
G
B
= (B) L
B
.
Abbiamo allora:
B G
B
(B) B

.
Quindi

= G
B
[ B

108 VI. PARACOMPATTEZZA


`e un ricoprimento aperto di X inscritto in modo naturale in . Dico che

`e
localmente nito. Infatti, se x X, possiamo trovare un intorno aperto U di x in
X tale che
= F [ F U ,=
sia nito. Allora anche linsieme
=
_
B [ B
_
_

_
,=
_
`e nito. Ma, se U G
B
,= , allora U L
B
,= , cio`e U deve intersecare qualche F
con F B ,= . Dunque, se U G
B
,= , allora B e U interseca solo un numero
nito di aperti di

.
Lemma 3.3 Uno spazio regolare in cui ogni ricoprimento aperto ammetta un
ranamento localmente nito `e paracompatto.
Dim. Sia X = (X,
X
) uno spazio regolare in cui ogni ricoprimento aperto
ammetta un ranamento localmente nito. Sia un ricoprimento aperto di X.
Poiche X `e regolare, possiamo trovare un ranamento aperto di tale che,
detta
:
la funzione di ranamento, sia
A (A) A .
Se

`e un ranamento localmente nito di , con funzione di ranamento :

, allora

= B[ B

`e un ranamento chiuso localmente nito di , con


B ((B)) B

.
Per il lemma precedente, X `e paracompatto.
Dimostrazione del Teorema di Stone.
Sia (X, d) uno spazio metrico. Sia un qualsiasi ricoprimento aperto di X. Per
ogni A ed ogni n N, poniamo
A
n
= x A[ d(x, X A) 2
n
.
Gli insiemi A
n
sono chiusi e

_
n=0
A
n
= A.
Sia un buon ordinamento dellinsieme . Deniamo allora
B
A,n
= A
n

_
D, DA
D
n+1
,
110 VI. PARACOMPATTEZZA
G
A,n
=
_
x X[ d(x, B
A,n
) < 2
(n+3)
_
.
Gli insiemi G
A,n
sono aperti e
G
A,n
A A , n N.
Infatti, se x G
A,n
, allora possiamo trovare y B
A,n
tale che d(x, y) < 2
(n+3)
.
In particolare y A
n
e quindi d(y, X A) 2
n
. Perci`o
d(x, X A) d(y, X A) d(x, y) > 2
n
2
(n+3)
> 0.
Inoltre
G
A,n
[ A , n N
`e un ricoprimento aperto di X. Infatti, se x X e A
0
`e il minimo, rispetto a
degli aperti di che contengono x, allora possiamo trovare un n N tale che
x A
0n
e x B
A,n
perche x / A se A e A A
0
.
Dico che, per ogni intero non negativo n ssato, la famiglia
G
A,n
[ A
`e localmente nita. Infatti, se x G
A,n
e y G
D,n
con A D , allora
y / G
A,(n+1)
, cio`e d(y, X A) < 2
(n+1)
. Quindi abbiamo
d(x, y) d(x, X A) d(y, X A) > 2
n
2
(n+1)
= 2
(n+1)
.
Ne segue che ogni palla aperta di raggio minore di 2
(n+2)
interseca al pi` u uno solo
dei G
A,n
. Poniamo
_

_
G
n
=

G
A,n
[ A
W
n
=

mn
G
m
W
1
=
L
n
= W
n
W
n1
se n 0.
Allora

= L
n
G
A,n
[ A , n N
`e un ricoprimento aperto localmente nito di X inscritto in .
Infatti, se x X, posto n = minn [ x G
n
, e scelto un intorno V di x che
intersechi solo un numero nito di aperti G
A,m
con A e m n, laperto
V G
n
`e un intorno aperto di x che interseca solo un numero nito di insiemi di

. Poiche
X, essendo metrizzabile `e regolare, la tesi segue dal lemma precedente.
VII. SPAZI DI BAIRE 111
CAPITOLO VII
SPAZI DI BAIRE
1 Definizione ed esempi di spazi di Baire
Un sottoinsieme A di uno spazio topologico X = (X,
X
) si dice raro o da nessuna
parte denso se la sua chiusura

A non contiene punti interni, cio`e se

A = .
Un sottoinsieme A di X si dice di prima categoria se `e unione numerabile di
insiemi rari.
Un sottoinsieme di X che non sia di prima categoria si dice di seconda categoria.
Osservazione Ununione numerabile di insiemi di prima categoria `e di prima
categoria.
Defininizione Uno spazio topologico X si dice di Baire se lintersezione di una
sua qualsiasi famiglia numerabile di aperti densi `e ancora un sottoinsieme denso.
Lemma 1.1 Sia X = (X,
X
) uno spazio topologico. Sono equivalenti:
(1) X `e uno spazio di Baire.
(2) Se F
n
[ n N `e una famiglia numerabile di chiusi e F =

n=0
F
n
`e tale
che

F ,= , allora esiste N tale che

,= .
(3) Ogni aperto non vuoto di X `e di seconda categoria.
(4) Il complementare in ogni aperto non vuoto di X di un sottoinsieme di prima
categoria di X `e di seconda categoria.
Dim. (1) (2). Supponiamo che X sia uno spazio di Baire e sia F
n
una
qualsiasi successione di chiusi ciascuno con parte interna vuota. Allora A
n
= XF
n
`e per ogni n un aperto denso di X. Quindi
D =

n=0
A
n
= X

_
n=0
F
n
`e denso in X. Se U fosse un aperto non vuoto contenuto in

n=0
F
n
, sarebbe
D U = , ma questo non `e possibile perche D `e denso in X.
(2) (3). Supponiamo valga la (2) e sia A un qualsiasi aperto non vuoto di X.
Se A fosse di prima categoria, allora sarebbe unione numerabile di una successione
R
n
di insiemi rari. Allora F
n
= R
n
sarebbe una famiglia di chiusi con parte
interna vuota la cui unione conterrebbe laperto A, contraddicendo la (2).
(3) (4).
`
E ovvia, perche lunione di due insiemi di prima categoria `e di prima
categoria.
112 VII. SPAZI DI BAIRE
(4) (1). Supponiamo valga (4). Sia A
n
una successione di aperti densi di
X. Per dimostrare che D =

n=0
A
n
`e denso in X, ssiamo un qualsiasi aperto
U di X e consideriamo per ogni n N linsieme F
n
= X A
n
. Questo insieme
`e un chiuso con parte interna vuota di X. Allora F =

n=0
F
n
`e un sottoinsieme
di prima categoria in X e quindi U F `e di seconda categoria e in particolare non
vuoto. Poiche U F = U D, otteniamo la tesi.
Da 3) segue subito che:
Osservazione Ogni sottospazio aperto di uno spazio di Baire `e uno spazio di
Baire.
Teorema 1.2 Ogni spazio di Hausdor localmente compatto `e di Baire.
Sia X = (X,
X
) uno spazio di Hausdor localmente compatto. Sia A
n
una
famiglia numerabile di aperti densi di X e sia D =

n=0
A
n
. Vogliamo dimostrare
che per ogni aperto non vuoto U di X interseca D. A questo scopo costruiamo
induttivamente una successione B
n
di aperti non vuoti tali che
(*)
_

_
B
n
`e compatto n N,
B
n
U n N,
B
n+1
B
n
A
n+1
n N.
Poiche X `e localmente compatto, U A
0
contiene un aperto non vuoto B
0
con
chiusura compatta contenuta in U A
0
. Supponiamo di aver costruito B
0
, ..., B
n
in modo che le () siano soddisfatte. Baster` a allora scegliere un aperto non vuoto
B
n+1
con chiusura compatta contenuta in B
n
A
n+1
.
La famiglia B
n
`e una famiglia di sottoinsiemi chiusi del compatto B
0
che gode
della propriet` a dellintersezione nita. Quindi ,=

n=0
B
n
D U e la tesi `e
dimostrata.
Teorema 1.3 Ogni spazio metrico completo `e uno spazio di Baire.
Dim. Sia (X, d) uno spazio metrico completo e sia A
n
una successione di aperti
densi di X. Fissiamo un aperto npon vuoto U di X. Costruiamo per ricorrenza
una successione B
n
di palle aperte di X tali che
(*)
_

_
B
n
U n N,
B
n
= B(x
n
, r
n
) con x
n
X e 0 < r
n
< 2
n
n N
B
n+1
B
n
n N.
A questo scopo osserviamo che A
0
U `e un aperto non vuoto e quindi, ssati
x
0
A
0
U e 0 < r
0
< min1, d(x
0
, X (A
0
U))
e posto B
0
= B(x
0
, r
0
) abbiamo B
0
A
0
U. Supponiamo di aver costruito, per
n 0, le palle B
0
,..., B
n
in modo che valgano le (). Fissato un punto x
n+1
di
B
n
A
n+2
U, possiamo trovare 0 < r
n+1
< 2
(n+1)
tale che, posto B
n+1
=
B(x
n+1
, r
n+1
) risulti B
n+1
A
n+2
B
n
. La successione x
n
dei centri delle palle
B
n
`e chiaramente una successione di Cauchy. Il suo limite x

appartiene a B
n
per
ogni n N e quindi ad A
n
U per ogni n. Dunque x

D U ,= .
VII. SPAZI DI BAIRE 113
2 Alcuni teoremi sulle funzioni reali continue e semicontinue
Teorema 2.1 (Baire) Sia X = (X,
X
) uno spazio topologico e sia f
n
una
successione di funzioni continue a valori reali denite su X. Supponiamo che per
ogni x X esista il limite della successione f
n
(x) R. Allora linsieme dei punti
x X in cui la funzione
f : X x lim
n
f
n
(x) R
non `e continua `e di prima categoria in X.
Dim. Per ogni intero positivo n ed ogni numero reale > 0 poniamo
P
n
() = x X[ [f(x) f
n
(x)[ .
Poniamo
G() =

_
n=0

P
n
().
Dimostriamo che
Y =

n=0
G(2
n
)
`e il sottoinsieme dei punti di X in cui f `e continua. Supponiamo infatti che f sia
continua in x
0
X. Fissato > 0, possiamo trovare un indice N tale che
[f
n
(x
0
) f(x
0
)[ /3 n .
Poiche sia f che f

sono continue in x
0
, esiste un intorno aperto U di x
0
in X tale
che
[f(x) f(x
0
)[ < /3 e [f

(x) f

(x
0
)[ < /3 x U.
Allora
[f

(x) f(x)[ [f

(x) f

(x
0
)[ + [f

(x
0
) f(x
0
)[ + [f(x
0
) f(x)[ < x U.
Ci` o dimostra che A P

() e quindi x
0

P
n
() G(). Poiche > 0 `e arbitrario,
ne segue che x
0
Y .
Sia viceversa x
0
Y . Fissiamo > 0. Poiche x
0
G(/3), avremo x
0

P
n
(/3)
per qualche indice n N. Sia dunque U un intorno aperto di x
0
in cui
[f
n
(x) f(x)[ /3.
Poiche f
n
`e continua in x
0
, possiamo trovare un intorno aperto U

di x
0
contenuto
in U in cui risulti
[f
n
(x) f
n
(x
0
)[ < /3.
Avremo allora:
[f(x) f(x
0
)[ [f(x) f
n
(x)[ + [f
n
(x) f
n
(x
0
)[ + [f
n
(x
0
) f(x
0
)[ < x U

114 VII. SPAZI DI BAIRE


e ci` o dimostra la continuit`a di f in x
0
.
Poniamo ora, per ogni intero non negativo n e ogni numero reale > 0:
F
n
() = x X[ [f
n
(x) f
m
(x)[ m n.
Per la continuit`a delle f
n
, questi insiemi sono chiusi. Inoltre, per la convergenza
puntuale della successione f
n
, abbiamo
X =

_
n=0
F
n
().
Inoltre risulta
F
n
() P
n
(),
quindi

F
n
()

P
n
(),
e dunque
L() =

_
n=0

F
n
() G().
Ma per il complementare di L() abbiamo allora
X L() =

_
n=0
(F
n
()

F
n
())
unione numerabile di chiusi con parte interna vuota. Quindi X L() `e di prima
categoria e lo `e quindi a maggior ragione X G(). Quindi linsieme dei punti in
cui f `e discontinua:
X Y =

_
n=0
(X G(2
n
))
`e di prima categoria.
Teorema 2.2 Sia X = (X,
X
) uno spazio di Baire e sia f : X R una funzione
semicontinua inferiormente. Allora ogni aperto non vuoto U di X contiene un
aperto non vuoto V su cui f `e limitata superiormente.
Dim. Ogni aperto U di X `e uno spazio di Baire. Poniamo, per ogni intero non
negativo n:
F
n
= x U [ f
n
(x) n.
Tali insiemi sono chiusi in U perche f `e semicontinua inferiormente e

_
n=0
F
n
= U
perche la f `e a valori reali. Possiamo quindi trovare N tale che V =

F
n
,= .
VII. SPAZI DI BAIRE 115
Lemma 2.3 Sia (X, d) uno spazio metrico compatto e sia f : X R una
funzione semicontinua inferiormente. Possiamo allora trovare una successione non
decrescente f
n
di funzioni continue su X a valori reali tale che
f(x) = lim
n
f
n
(x) = sup
nN
f
n
(x) x X.
Dim. Sia a = min
X
f(x) R. Per ogni intero non negativo n siano x
n1
, ..., x
n
n
punti di X tali che
X =

n
_
j=1
B(x
nj
, 2
(n+1)
).
Per ogni j = 1, ...,
n
poniamo

nj
= minf(x) [ d(x, x
nj
) 2
n
.
Per il lemma di Urysohn possiamo trovare funzioni continue w
nj
: X R tali che
_

_
a w
nj
(x)
nj
x X
w
jn
(x) =
jn
x B(x
nj
, 2
(n+1)
)
w
jn
(x) = a x / B(x
nj
, 2
n
).
Poniamo
g
n
(x) = maxw
n1
(x), ..., w
n
n
(x) x X.
Allora
g
n
: X x g
n
(x) R
`e continua per ogni n N e
g
n
f su X.
Poniamo
f
n
(x) = maxg
0
(x), g
1
(x), ..., g
n
(x) x X.
Allora
f
n
: X x f
n
(x) R
sono continue per ogni n N e
f
n
f su X.
La successione f
n
`e una successione non decrescente di funzioni continue. Dico
che
f(x) = lim
n
f
n
(x) = sup
nN
f
n
(x) x X.
Infatti, per ogni x X ed ogni n N sia x
nj
n
tale che x B(x
nj
n
, 2
(n+1)
).
Possiamo allora trovare x
n
con d(x
n
, x
nj
n
) 2
(n+1)
tale che
nj
n
= f(x
n
) =
w
nj
n
(x
n
). Allora f
n
(x
n
) = f(x
n
) e f
n
(x) f(x
n
) perche f(x) w
nj
n
(x) =
nj
n
.
116 VII. SPAZI DI BAIRE
La successione x
n
converge a x e dunque abbiamo, poiche f `e semicontinua
inferiormente,
sup
n
f
n
(x) lim
n
f(x
n
) f(x).
Poiche daltra parte sup
n
f
n
(x) f(x), vale luguaglianza e il lemma `e dimostrato.
Teorema 2.4 Sia X = (X,
X
) uno spazio metrizzabile localmente compatto. Se
f : X R `e semicontinua inferiormente, allora linsieme dei punti in cui la f non
`e continua `e di prima categoria.
Dim. La tesi segue dal lemma e dal teorema precedenti.
Teorema 2.5 Esiste una funzione continua f : R R che non `e derivabile in
nessun punto di R.
Dim. Sia (
0
(I) linsieme di tutte le funzioni continue : I R, che si annullano
in 0 e 1, con la topologia indotta dalla distanza
d(, ) = sup
I
[(x) (x)[ , (
0
(X).
Con questa distanza, (
0
(X) `e uno spazio metrico completo e quindi di Baire.
Per ogni intero positivo n sia
F
n
=
_
g (
0
(I)

x I tale che
[g(x) g(y)[
[x y[
n y I x
_
.
Dico che F
n
`e un chiuso. Sia infatti g (
0
(I) una funzione continua a valori reali
denita su I tale che esista una successione g

N
in F
n
tale che d(g

, g) 0
per . Per ogni N indichiamo con x

I un punto per cui valga


[g

(y) g

(x

)[
[y x

[
n y I x

.
Poiche I `e compatto, passando a una sottosuccessione possiamo supporre che x

I per . Se y I x

, allora x

,= y per sucientemente grande


e otteniamo quindi
[g(y) g(x

)[
[y x

[
= lim

[g

(y) g

(x

)[
[y x

[
n.
Dimostriamo ora che per ogni intero positivo n il chiuso F
n
`e raro.
Se cos` non fosse, potremmo trovare, per un intero positivo n, una g F
n
tale
che per qualche > 0 ogni h ((I) con d(h, g) < appartenga ad F
n
.
Mostriamo in primo luogo che

F
n
contiene una funzione lineare a tratti. Infatti
I I (x, y) g(x) g(y) R
`e una funzione continua e quindi esiste un intorno aperto U di (x, x) [ x I in
I I tale che [g(x) g(y)[ < per ogni (x, y) U. La topologia prodotto in
VII. SPAZI DI BAIRE 117
I I `e denita dalla distanza euclidea di R
2
e quindi, se 2 > 0 `e la distanza da
(x, x) [ x I al complementare di U, avremo [g(x) g(y)[ < se [x y[ < .
Consideriamo una partizione
0 = x
0
< x
1
< .... < x
N
= 1
dellintervallo I tale che
x
j
x
j1
< per j = 1, ..., N.
Deniamo allora la funzione lineare a tratti:
(x) = g(x
j
) + (g(x
j+1
) g(x
j
))
x x
j
x
j+1
x
j
se x
j
x x
j+1
, j = 0, ..., N 1.
Abbiamo:
[g(x) (x)[
x
j+1
x
x
j+1
x
j
[g(x) g(x
j
)[ +
x x
j
x
j+1
x
j
[g(x) g(x
j+1
)[ <
per x
j
x x
j+1
, j = 0, ..., N 1,
e quindi

F
n
.
Mostriamo ora che, se supponiamo che

F
n
contenga una funzione lineare a tratti
, otteniamo una contraddizione. Sia r > 0 tale che

F
n
B(, r) e sia L > 0 tale
che
[(x) (y)[
[x y[
L x ,= y I.
Consideriamo, per un intero positivo M > 0 ssato la funzione lineare a tratti

M
(x) =
_

_
rM(x j/M) j/M x (2j + 1)/(2M)
rM((j + 1)/M x) (2j + 1)/(2M) x j + 1/M
j = 0, 1, ..., M 1.
Abbiamo
[
M
(x)[ r/2 x I
e inoltre per ogni x I abbiamo
sup
y I
y ,= x
[
M
(y)
M
(x)[
[y x[
= rM
Chiaramente h
M
= +
M
B(, r), ma h
M
/ F
n
se rM L > n. Questo
dimostra che gli F
n
sono rari. Quindi

_
n=1
F
n
= F
`e di prima categoria e dunque F ,= (
0
(I) perche questo `e uno spazio di Baire. Una
qualsiasi funzione k (
0
(I) F non `e derivabile in alcun punto di I. Si ottiene
118 VII. SPAZI DI BAIRE
una funzione f : R R non derivabile in nessun punto di R estendendo la k per
periodicit` a:
f(x) = k(x q) q Z e q x q + 1.
3 Alcune applicazioni agli spazi normati
Sia V uno spazio vettoriale reale. Una norma su V `e unapplicazione
V v |v| R
che gode delle propriet` a:
(i) |0| = 0 e |v| > 0 0 ,= v V ;
(ii) |v| = [[ |v| R v V ;
(iii) |v +w| |v| +|w| v, w V.
Consideriamo sullo spazio normato V la struttura di spazio metrico denita dalla
distanza:
V V (v, w) d(v, w) = |v w| R.
Uno spazio normato che sia completo rispetto alla distanza denita dalla norma
si dice uno spazio di Banach.
Due norme | | e [[[ [[[ sullo stesso spazio vettoriale V si dicono equivalenti se vi
`e una costante positiva c tale che
c
1
|v| [[[v[[[ c|v| v V.
Norme equivalenti deniscono distanze che inducono la stessa topologia sullo spazio
vettoriale V . Abbiamo
Teorema 3.1 Sia V uno spazio vettoriale reale. Due norme su V rispetto alle
quali V sia uno spazio di Banach sono equivalenti fra loro.
Dim. Siano | |
1
e | |
2
due norme sullo spazio vettoriale V rispetto alle quali
V sia uno spazio di Banach. Deniamo una nuova norma | | su V ponendo
|v| = |v|
1
+ |v|
2
v V .
Osserviamo che V `e uno spazio di Banach con la norma | |.
Indichiamo con X lo spazio metrico completo che si ottiene considerando su V
la distanza relativa alla norma | |
1
. Poniamo, per ogni numero reale positivo r:
F
r
= v V [ |v| r.
Poiche

_
n=1
F
n
= V,
per il teorema di Baire possiamo trovare un intero positivo tale che F

contenga
punti interni di X (la chiusura si intende rispetto alla topologia associata alla norma
VII. SPAZI DI BAIRE 119
| |
1
. Poiche le omotetie e le traslazioni sono omeomorsmi di V, ne segue che F
1
contiene un intorno aperto dellorigine in X:
F
1
v V [ |v|
1
<
per qualche > 0.
Avremo allora
F
r
v V [ |v|
1
< r r > 0.
Fissiamo un qualsiasi vettore v V con |v|
1
< 1.
Costruiamo per ricorrenza una successione v
n

nN
tale che
_

_
|v
n
|
2
n

n 0
|v

n
j=0
v
j
|
1
< 2
(n+1)
n 0.
Poiche F
1/
w V [ |w|
1
< 1, possiamo trovare v
0
F
1/
tale che
|v v
0
|
1
< 1/2 .
Supponiamo di aver costruito v
0
, v
1
, ..., v
n
. Poiche
|v
n

j=0
v
j
| < 2
(n+1)
e F
2
(n+1)
/
w V [ |w|
1
< 2
(n+1)
,
possiamo trovare v
n+1
F
2
(n+1)
/
tale che
|v
n+1

j=0
v
j
|
1
< 2
(n+2)
.
Abbiamo allora
v =

j=0
v
j
in X
e

j=0
|v
j
| (1/)

j=0
2
j
= 2/.
Da questa relazione ricaviamo che la serie

j=0
v
j
converge a un elemento v di V
nella metrica denita dalla norma | |. Abbiamo inoltre
| v|
2

.
Poiche
| v
n

j=1
v
j
|
1
| v
n

j=1
v
j
| ,
120 VII. SPAZI DI BAIRE
segue per lunicit` a del limite in X che v = v. Otteniamo quindi
|v|
1
< 1 = |v|
2

.
Per lomogeneit`a della norma abbiamo allora:
|v|
2

|v|
1
v V ,
da cui si ricava:
|v|
2

2

|v|
1
v V .
In modo analogo si dimostra che esiste una costante positiva c tale che
|v|
1
c |v|
2
v V
e quindi le due norme sono equivalenti.
Teorema 3.2 Tutte le norme su uno spazio vettoriale reale di dimensione nita
sono equivalenti.
Dim. Sia V uno spazio vettoriale reale di dimensione nita. Possiamo supporre
sia V = R
n
. Indichiamo con [v[ = (

n
j=1
v
2
j
)
1/2
la norma euclidea. Sar`a suciente
mostrare che una qualsiasi norma | | su R
n
`e equivalente alla norma euclidea.
Se v = (v
1
, ..., v
n
) R
n
, abbiamo
|v| [v
1
[ |e
1
| + ... + [v
n
[ |e
n
|
_
_

_
n

j=1
|e
j
|
2
_
_
[v[.
Da questa disuguaglianza segue che
R
n
v |v| R
`e unapplicazione continua per le topologie euclidee usuali. Poiche
S
n1
= v R
n
[ [v[ = 1
`e un compatto di R
n
, la funzione
S
n1
v |v| R
ammette su S
n1
un minimo positivo . Quindi, se v R
n
e v ,= 0, abbiamo
|(v/[v[)| .
Da questa si ricava
[v[ (1/)|v| v R
n
.
La dimostrazione `e completa.
122 VII. SPAZI DI BAIRE
Corollario Sia V uno spazio vettoriale reale normato e sia f : R
n
V
unapplicazione lineare iniettiva. Allora f `e una immersione topologica. Ogni
sottospazio vettoriale di dimensione nita di uno spazio vettoriale reale normato `e
chiuso.
Dim. Per dimostrare che unapplicazione lineare iniettiva f : R
n
V `e una
immersione topologica, basta osservare che, indicando con [ [ la norma euclidea di
R
n
e con | | la norma su V , le norme
x |f(x)| e x [x[
sono equivalenti su R
n
.
In particolare, se W `e un sottospazio di dimensione nita di V , esso `e uno spazio
metrico completo per la restrizione a W della distanza indotta dalla norma di V .
Chiaramente un sottospazio completo di uno spazio metrico `e chiuso.
Teorema 3.3 Sia V uno spazio vettoriale reale normato, su cui consideriamo
la topologia denita dalla distanza indotta dalla norma. Condizione necessaria e
suciente anche V sia localmente compatto `e che V abbia dimensione nita.
Dim. Sia V uno spazio vettoriale reale con una norma | |. Se V ha dimensione
nita, allora `e localmente compatto per il teorema precedente.
Supponiamo ora che V sia localmente compatto e dimostriamo che ha dimensione
nita. Osserviamo innanzi tutto che tutte le palle chiuse v V [ |v| r, per r
reale positivo, sono compatte. In particolare, possiamo trovare vettori e
1
, ..., e
n
con
|e
j
| 1 per j = 1, ..., n tali che
v V [ |v| 1
n
_
j=1
v V [ |v e
j
| < 1/2.
Sia W il sottospazio vettoriale di V generato da e
1
, ..., e
n
.
Se W = V , allora V ha dimensione nita e la tesi `e dimostrata. Supponiamo
sia W ,= V . Per il corollario del teorema precedente, W `e un sottospazio completo
di V e quindi `e chiuso. Fissiamo un punto w V W. Allora d(w, W) = > 0.
Possiamo quindi trovare un vettore v W tale che
|v w| (3/2).
Allora |2(v w)/(3)| 1 e possiamo trovare e
j
tale che
|2(v w)/(3) e
j
| < 1/2,
ma questa ci d`a una contraddizione perche
z = v (3/2) e
j
W
e
|w z| < (3/4) < .
VIII. SPAZI DI FUNZIONI CONTINUE 123
CAPITOLO VIII
SPAZI DI FUNZIONI CONTINUE
1 Il teorema di approssimazione di Stone-Weierstrass
Sia X = (X,
X
) uno spazio di Hausdor compatto e sia ((X) linsieme di tutte
le funzioni continue f : X R. Lo spazio ((X) `e uno spazio vettoriale reale per
loperazione di combinazione lineare di funzioni, unalgebra rispetto al prodotto di
funzioni, e un reticolo rispetto alle operazioni
((X) ((X) (f, g) f g ((X),
((X) ((X) (f, g) f g ((X);
ove
(f g)(x) = maxf(x), g(x) x X,
(f g)(x) = minf(x), g(x) x X.
Siano f, g ((X). Diciamo che f g se f(x) g(x) per ogni x X. Indichiamo
con [f[ la funzione
[f[(x) = [f(x)[ x X.
Rispetto alla norma
((X) f |f| = sup
xX
[f(x)[ R
((X) `e uno spazio di Banach. Valgono le diseguaglianze:
(*) |fg| |f| |g| f, g ((X),
(**) [f(x)[ [g(x)[ x X = |f| |g| .
Se c R, indicheremo ancora con c la funzione continua su X che vale c in ogni
punto di X.
Teorema 1.1 (Teorema di Stone-Weierstrass) Sia A una sottoalgebra di
((X) che contenga le costanti e separi i punti
14
di X. Allora A `e densa in ((X).
Dim. a. Se A `e una sottoalgebra di ((X), anche la sua chiusura A `e una sot-
toalgebra di ((X). Questa `e una conseguenza immediata di (). Vogliamo quindi
dimostrare che, se A soddisfa le ipotesi del teorema, allora A = ((X).
14
Se cio`e x = y X, possiamo trovare f A tale che f(x) = f(y).
124 VIII. SPAZI DI FUNZIONI CONTINUE
b. Se f A, allora anche
exp(f) =

n=0
f
n
n!
A.
Infatti il secondo membro `e una serie di funzioni di A che converge uniformemente
su X.
In modo analogo si ottiene: se f A e f(x) > 0 per ogni x X, allora
1
f
=

n=0
(|f| + 1 f)
n
(|f| + 1)
n+1
A,
e se f A e f(x) 1 per ogni x X
log(f) = log(1/f) =

n=1
(1/n)((f 1)/f)
n
A.
c. Se f A, allora [f[ A.
Infatti
[f(x)[ = lim
n
1
n
log
_
e
nf(x)
+e
nf(x)
_
e poiche
0 < (1/n) log
_
e
nf
+e
nf
_
[f[ = (1/n) log
_
e
n(f|f|)
+e
n(f+|f|)
_
(1/n) log 2
il limite `e uniforme su X.
d. Se f, g A, allora
f g = (1/2)(f +g +[f g[) e f g = (1/2)(f +g [f g[) A.
e. Se x
0
, x
1
sono punti distinti di X e t
0
, t
1
numeri reali assegnati, allora possiamo
trovare f A tale che
f(x
0
) = t
0
, f(x
1
) = t
1
.
Fissata infatti g A che assuma in x
0
e x
1
valori distinti, poniamo:
f(x) =
t
0
(g(x
1
) g(x)) +t
1
(g(x) g(x
0
))
g(x
1
) g(x
0
)
per x X.
f. Siano A e B chiusi disgiunti di X. Possiamo allora trovare una funzione di
Urysohn f della coppia (A, B) che appartenga ad A.
Per ogni coppia di punti (x, y) A B sia f
x,y
A una funzione che valga 1
in x e 2 in y. Per ogni y B ssato, gli aperti
U
y
(x) = z X[ f
x,y
(z) < 0
VIII. SPAZI DI FUNZIONI CONTINUE 125
formano, al variare di x in A, un ricoprimento aperto di A. Poiche A `e compatto,
possiamo trovare x
1
, ..., x
n
tali che
A
N
_
j=1
U
y
(x
j
).
Poniamo allora

y
= f
x
1
,y
.... f
x
N
,y
.
Otteniamo in questo modo una famiglia
y
[ y B di funzioni continue in A con
le propriet` a:

y
(x) < 0 x A,
y
(y) = 2 y B.
Poniamo
V
y
= z X[
y
(z) > 1.
Al variare di y in B, questi insiemi formano un ricoprimento aperto di B. Possiamo
allora trovare y
1
, ..., y
M
B tali che
B
M
_
j=1
V
y
j
.
La funzione
= (
y
1
0) ... (
y
M
0)
appartiene ancora a A ed `e uguale a 0 su A e > 1 su B. Allora
f = 1 A
assume valori in [0, 1] e vale 0 su A e 1 su B.
g. Possiamo concludere la dimostrazione ripetendo largomento del teorema di
estensione di Urysohn.
Sia f ((X). Se f `e costante su X, allora f A e non c`e nulla da dimostrare.
Altrimenti avremo
m = min
xX
f(x) < max
xX
f(x) = M.
Consideriamo la funzione
g(x) =
2
M m
_
f(x)
M +m
2
_
.
Essa assume valori nellintervallo [1, 1] e chiaramente g A se e soltanto se f A.
Poniamo
A = x X[ g(x) (1/3), B = x X[ g(x) 1/3.
Per il punto (f) possiamo trovare una funzione g
1
A a valori in [(1/3), 1/3] che
valga (1/3) su A e 1/3 su B. Allora:
_
|g
1
| 1/3
|g g
1
| 2/3.
126 VIII. SPAZI DI FUNZIONI CONTINUE
Possiamo costruire per ricorrenza una successione g
n

n1
di funzioni di A tali che
_
|g
n
| 2
n1
/3
n
|g g
1
... g
n
| (2/3)
n
.
Infatti, supponiamo di aver costruito g
1
, ..., g
n
per qualche n 1. Possiamo allora
trovare g
n+1
A che assuma valori nellintervallo [(2
n
/3
n+1
), 2
n
/3
n+1
] e che valga
(2
n
/3
n+1
) su A
n
= x X[ g(x) g
1
(x) ... g
n
(x) (2
n
/3
n+1
) e 2
n
/3
n+1
su B
n
= x X[ g(x) g
1
(x) ... g
n
(x) 2
n
/3
n+1
. Abbiamo quindi
g =

n=1
f
j
con convergenza uniforme su X e il teorema `e dimostrato, in quanto le somme
parziali della serie a secondo membro sono funzioni di A.
Ricordiamo che un sottoinsieme I di unalgebra commutativa A su un campo K
si dice un ideale se `e un sottospazio K-lineare di A e se
fg I f A, g I.
Osserviamo che ogni ideale di A `e anche una sottoalgebra di A.
Teorema 1.2 Sia X = (X,
X
) uno spazio topologico compatto di Hausdor e
sia I un ideale chiuso di ((X) che non coincida con ((X). Allora esiste un punto
x
0
X tale che g(x
0
) = 0 per ogni g I.
Dim. Sia I un ideale di ((X). Dimostriamo che, se, per ogni punto x X vi `e
una g I con g(x) ,= 0, allora I = ((X).
(i) I separa i punti di X.
Infatti, ssati x ,= y in X, possiamo trovare una funzione continua f ((X)
tale che f(x) = 1 e f(y) = 0. Se g I `e una funzione con g(x) ,= 0, allora fg I
e f(x)g(x) ,= 0 = f(y)g(y).
(ii) I contiene le costanti.
Per ogni x X sia
x
una funzione di I tale che
x
(x) ,= 0. Al variare di x in
X, gli aperti
U
x
= y X[
x
(y) ,= 0
formano un ricoprimento aperto di X. Poiche X `e compatto, possiamo trovare
x
1
, ..., x
N
X tali che
X =
N
_
j=1
U
x
j
.
Allora
g =
2
x
1
+ ... +
2
x
N
I
ed `e positiva in tutti i punti di X. Per il punto (b) della dimostrazione del teorema
precedente abbiamo 1/g I e quindi 1 = g (1/g) I dimostra che I contiene le
costanti. Per il teorema di Stone-Weierstrass `e allora I = ((X). La dimostrazione
`e completa.
VIII. SPAZI DI FUNZIONI CONTINUE 127
Sia X = (X,
X
) uno spazio di Hausdor compatto e indichiamo con ((X, C)
linsieme di tutte le funzioni continue f : X C. Osserviamo che ((X, C) `e uno
spazio vettoriale complesso, che `e uno spazio di Banach rispetto alla norma
((X, C) f |f| = sup
xX
[f(x)[ R.
Esso `e unalgebra su C per il prodotto di funzioni e possiede una involuzione indotta
dal coniugio sui numeri complessi:
((X, C) f

f ((X, C)
ove

f(x) = f(x) x X.
Dal teorema di Stone-Weierstrass per le funzioni continue a valori reali si ricava
immediatamente:
Teorema 1.3 Sia X = (X,
X
) uno spazio di Hausdor compatto. Una sotto-
C-algebra A di ((X, C) che contenga le costanti, separi i punti di X e sia chiusa
rispetto al coniugio `e densa in ((X, C).
Abbiamo in particolare i teoremi:
Teorema 1.4 (Weierstrass) Sia K un compatto di R
n
. Allora ogni funzione
continua f su K a valori reali su K `e limite, nella topologia della convergenza
uniforme su K, di una successione p
n
di polinomi di R[x
1
, ..., x
n
].
Ogni funzione continua f su K a valori complessi `e limite uniforme su K di una
successione p
n
di polinomi di C[x
1
, ..., x
n
].
Teorema 1.5 (Weierstrass) Sia (
#
(R
n
) linsieme di tutte le funzioni continue
su R
n
periodiche di periodo 2 rispetto a tutte le variabili:
(
#
(R
n
) = f ((X) [ f(x + 2q) = f(x) q Z
n
.
Allora lalgebra T dei polinomi trigonometrici:
T =
_

N
n
[[ m
(a

cos(x, ) + b

sin(x, ))

m N, a

, b

R
_

_
`e densa in (
#
(R
n
) per la topologia della convergenza uniforme su R
n
.
Lalgebra complessa T
C
dei polinomi trigonometrici a coecienti complessi `e
densa, rispetto alla topologia della convergenza uniforme su R
n
, nellalgebra
(
#
(R
n
, C) delle funzioni continue su R
n
, a valori complessi, periodiche di periodo
2 rispetto a ciascuna delle variabili.
Dim. Basta applicare il teorema di Stone-Weierstrass nel caso in cui X = T
n
=
R
n
/
Z
n `e il toro di dimensione n.
128 VIII. SPAZI DI FUNZIONI CONTINUE
2 La topologia compattaaperta
Siano X = (X,
X
) e Y = (Y,
Y
) due spazi topologici. Indichiamo con ((X, Y )
linsieme di tutte le applicazioni continue f : X Y . Se (A
1
, ..., A
n
) `e una n-upla
di sottoinsiemi di X e (Y
1
, ..., Y
n
) una n-upla di sottoinsiemi di Y , poniamo
((X, A
1
, ..., A
n
; Y, B
1
, ..., B
n
) = f ((X, Y ) [ f(A
j
) B
j
j = 1, ..., n.
Sia una famiglia assegnata di sottoinsiemi di X. Indichiamo con (

(X, Y )
linsieme ((X, Y ) con la topologia che ha come prebase degli aperti gli insiemi
((X, A; Y, B) al variare di A in e di B in
Y
.
Se `e la famiglia / di tutti i compatti di X, la topologia di (
K
(X, Y ) si dice
la topologia compattaaperta di ((X, Y ). Poiche questa `e la topologia usata pi` u di
frequente sullo spazio delle funzioni continue, scriveremo dora in poi semplicemente
((X, Y ) per indicare lo spazio topologico (
K
(X, Y ).
Teorema 2.1 Se Y `e uno spazio di Hausdor, allora ((X, Y ) `e di Hausdor.
Dim. Se f, g ((X, Y ) e f ,= g, allora possiamo trovare un punto x X tale
che f(x) ,= g(x). Se U e V sono intorni aperti disgiunti di x e y rispettivamente
in Y , allora ((X, x; Y, U) e ((X, x; Y, V sono intorni aperti disgiunti di f e g
rispettivamente in ((X, Y ).
Teorema 2.2 Se X `e compatto e Y metrizzabile, allora ((X, Y ) `e metrizzabile.
Se d `e una distanza che induce la topologia di Y, allora
ddd(f, g) = sup
xX
d(f(x), g(x)) per f, g ((X, Y )
`e una distanza su ((X, Y ) che induce la topologia di ((X, Y ).
Dim. Sia K un compatto di X e B un aperto di Y. Sia f ((X, K; Y, B).
Linsieme f(K) `e un compatto di Y contenuto in B. Fissata una distanza d su Y
che induce la topologia di Y, abbiamo
= d(f(K), Y B) > 0.
Allora la palla aperta
B(f, ) = g ((X, Y ) [ ddd(f, g) <
`e contenuta in ((X, K; Y, B). Questo dimostra che la topologia indotta su ((X, Y )
dalla metrica ddd `e pi` u ne della topologia di ((X, Y ).
Viceversa, ssata f ((X, Y ) ed r > 0, osserviamo che f(X) `e un sottoinsieme
compatto di Y. Possiamo allora ricoprirlo con un numero nito di palle aperte B
j
,
j = 1, ..., N di raggio minore di r/2. Per ogni indice j sia C
j
una palla aperta di
raggio minore di r/2 contenente la chiusura di B
j
. Allora
((X, f
1
(B
1
), ..., f
1
(B
N
); Y, C
1
, ..., C
N
)
VIII. SPAZI DI FUNZIONI CONTINUE 129
`e un intorno aperto di f in ((X, Y ) contenuto in B
ddd
(f, r) = g ((X, Y ) [ ddd(f, g) <
r. Quindi la topologia di ((X, Y ) `e pi` u ne della topologia indotta dalla distanza
ddd e quindi le due topologie coincidono.
Teorema 2.3 Siano X = (X,
X
) uno spazio topologico e Y
j
= (Y
j
,
j
) una
famiglia di spazi topologici non vuoti. Allora lapplicazione naturale
((X,

jJ
Y
j
)

jJ
((X, Y
j
)
`e un omeomorsmo.
Teorema 2.4 Siano X, Y, Z tre spazi topologici. Data una applicazione continua
: X Z
lapplicazione

: ((Z, Y ) f f ((X, Y )
`e continua per le topologie compatte-aperte.
Se X `e uno spazio di Hausdor compatto, Z di Hausdor, e surgettiva, allora

`e una immersione topologica.


Dim. La

`e continua perche (K) `e compatto in Z per ogni compatto K di X.


Supponiamo ora che X sia uno spazio di Hausdor compatto, che Z sia uno
spazio di Hausdor e che sia surgettiva. Dimostriamo che

(C(Z,X))
C(Z,X)
`e aperta.
Sia K un compatto di Z e U un aperto di Y . Allora

(((Z, K; Y, U)) = f [ f ((Z, Y ), f(K) U


=

(((Z, Y )) g ((X, Y ) [ g(
1
(K)) U.
Questo `e un aperto di

(((Z, Y )) perche
1
(K) `e un compatto di X.
Teorema 2.5 a. Siano X, Y, Z tre spazi topologici. Se
: X Y Z
`e continua per la topologia prodotto su X Y , allora la
X x

(x) ((Y, Z)
denita da

(x)(y) = (x, y) x X, y Y
`e continua per la topologia compatta-aperta su ((Y, Z).
b. Supponiamo inoltre che Y sia localmente compatto e di Hausdor. Se
: X ((Y, Z)
`e una applicazione continua per la topologia compatta-aperta di ((X, Y ), allora la

: X Y Z
130 VIII. SPAZI DI FUNZIONI CONTINUE
denita da

(x, y) = (x)(y) x X, y Y
`e continua.
Dim. a. Siano K un compatto di Y e U un aperto di Z. Allora
A =

1
(((Y, K; Z, U)) = x X[ (x, y) U y K.
Sia x
0
A. Per ogni y K possiamo trovare un intorno aperto W
y
di x
0
e un
intorno aperto V
y
di y tali che
(W
y
V
y
) U.
Poiche K `e compatto, possiamo trovare y
1
, ..., y
n
K tali che
K
n
_
j=1
V
y
j
.
Se W =

n
j=1
W
y
j
, allora x
0
W A e quindi A contiene un intorno aperto di
ogni suo punto e quindi `e aperto. Ci` o dimostra che

`e continua.
b. Sia (x
0
, y
0
) X Y e sia U un intorno aperto di (

(x
0
, y
0
) in Z. Scegliamo
un intorno compatto V di y
0
in Y tale che V (x
0
)
1
(U). Allora
W =
1
(((Y, V ; Z, U))
`e aperto in X e

(W

V ) U.
Teorema 2.6 Siano X, Y, Z tre spazi topologici. Con le notazioni del teorema
precedente:
: ((X Y, Z)

((X, ((Y, Z))
`e continua. Se Y `e localmente compatto di Hausdor, allora `e un omeomorsmo.
Dim. Siano K un compatto di X, F un compatto di Y e U un aperto di Z. Per
il punto (a) del teorema precedente:

1
(((X, K; ((Y, Z), ((Y, F; Z, U)) = ((X Y, K F; Z, U).
Questa uguaglianza dimostra che `e continua. Dimostriamo ora che anche
1
`e
continua, sotto le ulteriori ipotesi che X, Y siano di Hausdor e Y sia localmente
compatto.
Sia Q un compatto di X Y e sia U un aperto di Z. Sia f : X Y Z
una applicazione continua tale che f(Q) U. Per ogni punto (x, y) Q possiamo
trovare un intorno compatto A
x,y
di x in
X
(Q) e un intorno compatto B
x,y
di y
in
Y
(Q) tali che
f(A
x,y
B
x,y
) U.
Poiche Q `e compatto, possiamo trovare (x
1
, y
1
), ..., (x
n
, y
n
) Q tali che
Q
n
_
j=1
(A
x
j
,y
j
B
x
j
,y
j
).
132 VIII. SPAZI DI FUNZIONI CONTINUE
Allora
n

j=1
((X Y, A
x
j
,y
j
B
x
j
,y
j
; Z, U)
`e un intorno aperto di f in ((X Y, Z) contenuto in ((X Y, Q; Z, U) e quindi
n

j=1
((X, A
x
j
,y
j
; ((Y, Z), ((Y, B
y
j
,x
j
)) (((X Y, Q; Z, U))
`e un intorno aperto di (f) in ((X, ((Y, Z)). Questo dimostra che `e aperta e
quindi `e un omeomorsmo.
3 Il teorema di approssimazione nel caso non compatto
Osserviamo che la topologia di ((X, R) `e la topologia della convergenza uniforme
sui compatti di X. Linsieme ((X, R) `e unalgebra reale e un reticolo con le
operazioni denite nel paragrafo precedente.
Abbiamo
Teorema 3.1 Sia X uno spazio paracompatto, localmente compatto e connesso.
Allora ogni sottoalgebra di ((X, R) che contenga le costanti e separi i punti di X `e
densa in ((X, R).
Ogni sottoalgebra complessa di ((X, C) che contenga le costanti, separi i punti
di X e sia chiusa rispetto alla coniugazione, `e densa in ((X, C).
Dim. Infatti X `e unione numerabile di una successione di compatti K
n
con
K
n

K
n+1
per ogni n N. Supponiamo che A sia una sottoalgebra di ((X, R)
che contenga le costanti e separi i punti di X. Allora A[
K
n
= g[
K
n
[ g A `e
una sottoalgebra di ((K
n
, R) che contiene le costanti e separa i punti di K
n
. Per
il Teorema di Stone-Weierstrass, se f ((X, R), per ogni n possiamo trovare una
funzione f
n
A tale che
sup
xK
n
[f(x) f
n
(x)[ < 2
n
.
Allora f
n
`e una successione di funzioni di A che converge a f in ((X, R).
Si ragiona in modo analogo nel caso di sottoalgebre complesse di ((X, C).
IX. GRUPPI TOPOLOGICI 133
CAPITOLO IX
GRUPPI TOPOLOGICI
1 Definizioni principali
Sia G un gruppo. Fissato un elemento a G, indichiamo con L
a
, R
a
, ad(a) le
applicazioni bigettive di G in s`e:
(1.1)
L
a
: G g ag G traslazione a sinistra;
R
a
: G g ga G traslazione a destra;
ad(a): G g aga
1
G aggiunta .
Osserviamo che
(1.2) ad(a) = L
a
R
a
1 = R
a
1 L
a
.
Per ogni coppia di elementi a, b G valgono le relazioni:
(1.3)
L
a
L
b
= L
ab
R
a
R
b
= R
ba
L
a
R
b
= R
b
L
a
ad(a) ad(b)= ad(ab)
Lemma 1.1 Sia G un gruppo. Le applicazioni L : G a L
a
S(G) ed
R

: G a R
a
1 S(G) sono rappresentazioni fedeli di G nel gruppo S(G)
delle permutazioni degli elementi di G.
Lapplicazione ad : G a ad(a) Aut(G) `e una rappresentazione di G nel
gruppo dei suoi automorsmi.
La rappresentazione ad : G Aut(G) si dice la rappresentazione aggiunta di
G. Il suo nucleo `e il centro di G:
ker ad = C
G
(G) = a G[ ag = ga g G .
Esso `e un sottogruppo abeliano normale di G.
Se A, B sono sottoinsiemi di un gruppo G, useremo nel seguito le notazioni:
A
1
= g
1
[ g A e AB = g
1
g
2
[ g
1
A, g
2
B .
Sia G un gruppo. Una topologia su G si dice compatibile con la struttura di
gruppo se lapplicazione
(1.4) GG (g, h) g
1
h G
134 IX. GRUPPI TOPOLOGICI
`e continua (per la topologia prodotto su GG).
Ci` o equivale al fatto che siano continue le due applicazioni:
GG (g, h) gh G e G g g
1
G.
Un gruppo G su cui si sia ssata una topologia compatibile con la struttura di
gruppo si dice un gruppo topologico.
Lemma 1.2 Sia G un gruppo topologico. Allora per ogni a G le applicazioni
L
a
, R
a
ed ad(a) sono omeomorsmi di G in s`e. Il centro C
G
(G) `e un sottospazio
chiuso di G. Ogni sottogruppo H di G `e un gruppo topologico con la topologia di
sottospazio di G.
Osservazione La topologia discreta e la topologia indiscreta su un gruppo G
sono entrambe compatibili con la struttura di gruppo. Quindi ogni gruppo si pu` o
considerare (in modo banale) come un gruppo topologico.
2 Propriet
`
a generali
Teorema 2.1 Sia G un gruppo topologico. La componente connessa dellidentit` a
G
e
`e un sottogruppo chiuso normale di G. La componente connessa per archi
dellidentit` a `e anchessa un sottogruppo normale di G.
Dim. Limmagine in G di G
e
G
e
mediante lapplicazione (g, h) g
1
h `e
un connesso di G che contiene e ed `e quindi contenuta in G
e
. Quindi G
e
`e un
sottogruppo di G. Inoltre per ogni a G, ad(a)(G
e
) `e un connesso che contiene e
ed `e quindi contenuto in G
e
. Dunque G
e
`e un sottogruppo normale di G.
Si ragiona in modo analogo per la componente connessa per archi di e in G.
Teorema 2.2 Sia H un sottogruppo del gruppo topologico G. Se H `e aperto,
allora `e anche chiuso in G.
Dim. Infatti, se H `e aperto, anche il suo complementare G H =

g/ H
gH `e
aperto in G.
Dato un sottogruppo H di un gruppo G, indichiamo con G
_
H
linsieme delle
classi laterali sinistre di H in G: G
_
H
= gH[ g G. Se G `e un gruppo
topologico, considereremo su G
_
H
la topologia quoziente.
Teorema 2.3 Sia G un gruppo topologico e sia H un suo sottogruppo. La
proiezione nel quoziente
(2.1) : G G
_
H
`e unapplicazione aperta.
Dim. Se A `e un aperto di G, allora il saturato
1
((A)) =

hH
Ah `e aperto
perche unione di aperti.
Teorema 2.4 Sia G un gruppo topologico e H un suo sottogruppo. Allora la
chiusura H `e ancora un sottogruppo di G. Se H `e normale, anche H `e normale.
IX. GRUPPI TOPOLOGICI 135
Dim. Lapplicazione r : G g g
1
G `e un omeomorsmo. Quindi, se H `e
un sottogruppo di G, risulta r
_
H
_
= r(H) = H. Analogamente avremo L
g
(H) =
R
g
(H) = H per ogni g H. Queste relazioni ci danno ancora L
g
(H) R
g
(H) H
per ogni g H e quindi L
g
(H) R
g
(H) H per ogni g H. Ci` o dimostra che H
`e un sottogruppo di G.
Poiche ad(a) `e per ogni a G un omeomorsmo di G, abbiamo ad(a)(H) =
ad(a)(H) per ogni a G, e quindi H `e normale se lo `e H.
Teorema 2.5 Sia G un gruppo topologico e H un suo sottogruppo. Il quoziente
G
_
H
`e uno spazio regolare se e solo se H `e chiuso. In particolare G `e uno spazio
regolare se e solo se e `e un chiuso, cio`e se e solo se `e uno spazio T
1
.
Dim. La condizione `e chiaramente necessaria.
Supponiamo ora che H sia un chiuso. Allora sono chiuse tutte le sue classi
laterali sinistre e quindi G
_
H
`e uno spazio T
1
.
Sia F un chiuso di G
_
H
e g un elemento di G tale che (g) / F, cio`e gH

1
(F) = .
Vogliamo dimostrare che (g) ed F ammettono in G
_
H
intorni disgiunti. Ci` o
equivale al fatto che g e
1
(F) abbiano in G intorni saturi disgiunti.
Indichiamo con lapplicazione continua (g, h) g
1
h. Poiche
1
(F) `e un
chiuso che non contiene (e, g), possiamo trovare intorni aperti U
e
di e e U
g
di g
tali che U
1
e
U
g

1
(F) = . Poniamo:

U
g
=
1
((U
g
)) e

V =
_
a
1
(F)
U
e
a =
_
aU
e
a
1
(F) .
Poiche la proiezione `e unapplicazione aperta,

U
g
`e un aperto saturo che contiene
g,

V unaperto saturo che contiene
1
(F). Per completare la dimostrazione baster` a
allora vericare che

U
g


V = . Se cos` non fosse, potremmo trovare g
1
U
g
,
g
2
H, g
3
U
e
, g
4

1
(F) tali che g
1
g
2
= g
3
g
4
. Da questa relazione ricaviamo
g
1
3
g
1
= g
4
g
1
2

1
(F), contraddicendo la scelta di U
g
ed U
e
. Ci` o dimostra che
G
_
H
soddisfa anche lassioma T
3
e quindi `e regolare.
Un gruppo topologico G in cui e sia chiuso si dice separato; per il teorema
precedente un gruppo topologico separato `e uno spazio regolare.
Sia G un gruppo topologico. Poiche e `e un sottogruppo normale, il quoziente
G
_
e
`e un gruppo topologico separato, che si indica con G
sep
e si dice il separato
di G.
Teorema 2.6 Siano G
1
e G
2
due gruppi topologici e sia : G
1
G
2
un
omomorsmo di gruppi. Condizione necessaria e suciente anche sia continua
`e che sia continua nellorigine.
Dim. La condizione `e ovviamente necessaria. Dimostriamo la sucienza. Sia
g G
1
e sia V un intorno aperto di (g). Allora (g
1
) V `e un intorno aperto di
e
G
2
. Sia U un intorno aperto di e
G
1
in G
1
tale che (U) (g
1
) V . Allora gU
`e un intorno aperto di g in G
1
e (gU) = (g)(U) (g)(g
1
)V = V . Quindi
`e continua in ogni punto g di G e quindi `e continua in G.
136 IX. GRUPPI TOPOLOGICI
Siano G
1
, G
2
due gruppi topologici. Chiamiamo omomorsmo di gruppi topolo-
gici un omomorsmo di gruppi : G
1
G
2
che sia al tempo stesso unapplicazione
continua. Se : G
1
G
2
`e un omeomorsmo e un isomorsmo di gruppi, diremo
che `e un isomorsmo topologico.
Sia Gun gruppo topologico. Indichiamo con Aut
c
(G) linsieme degli isomorsmi
topologici del gruppo topologico G in se. Esso `e un gruppo per loperazione di
composizione di applicazioni.
Teorema 2.7 Siano G
1
, G
2
due gruppi topologici e sia : G
1
G
2
un
epimorsmo topologico. Allora `e unapplicazione aperta se e soltanto se il suo
quoziente iniettivo

: G
1
_
ker
G
2
`e un isomorsmo topologico.
Dim. Ci` o `e conseguenza del fatto che la proiezione G
1
G
1
_
ker
`e unapplica -
zione aperta.
Teorema 2.8 Se G
1
`e un gruppo topologico compatto e G
2
un gruppo topologico
di Hausdor, allora ogni epimorsmo topologico : G
1
G
2
`e unapplicazione
aperta.
Dim. Sia : G
1
G
2
un epimorsmo topologico. Poiche G
2
`e separato, ker
`e un sottogruppo normale chiuso di G
1
. Passando al quoziente iniettivo otteniamo
unapplicazione

: G
1
_
ker
G
2
continua e bigettiva tra spazi di Hausdor
compatti e quindi un omeomorsmo. La tesi segue allora dal teorema precedente.
Esempio Sia H il corpo non commutativo dei quaternioni, che identichiamo alla
sottoalgebra delle matrici complesse 2 2 della forma:
_
a b

b a
_
(con a, b C). Le matrici di H con determinante uguale a uno formano un
gruppo topologico per la topologia denita dallidenticazione standard con la sfera
S
3
C
2
. Esso `e un gruppo di Hausdor compatto e si indica con SU

(2). Il suo
sottoinsieme I, I `e un sottogruppo chiuso normale. Il quoziente
SU

(2)
_
I, I
`e un gruppo topologico di Hausdor e compatto omeomorfo a RP
3
.
Teorema 2.9 Se G `e un gruppo topologico connesso, allora ogni intorno aperto
U dellidentit` a `e un insieme di generatori del gruppo.
Dim. Sia U
1
= g
1
[ g U. Allora V = U
1
U `e anchesso un intorno aperto
dellidentit` a di G. Poniamo V
1
= V e deniamo per ricorrenza V
n+1
= gh[ g
V, h V
n
. Ogni V
n
`e aperto e V
n
V
n+1
per ogni n. Quindi

n=1
V
n
`e un
sottogruppo aperto di G. Esso `e perci`o anche chiuso per il Teorema 2.2, e quindi
coincide con G perche G `e connesso. Quindi V , e a maggior ragione U, genera G.
3 Spazi di matrici
Sia K un campo. Indichiamo con M
m,n
(K) il K-spazio vettoriale delle matrici
mn a coecienti in K.
IX. GRUPPI TOPOLOGICI 137
Data una matrice
A =
_
_
_
_
a
11
a
12
a
1n
a
21
a
22
a
2n
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
a
m1
a
m2
a
mn
_
_
_
_
M
m,n
(C) ,
indichiamo con A

M
n,m
(C) la sua aggiunta:
A

=
_
_
_
_
a
11
a
21
a
m1
a
12
a
22
a
m2
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
a
1n
a
2n
a
mn
_
_
_
_
M
n,m
(C) .
Deniamo su M
m,n
(C) un prodotto scalare Hermitiano ponendo
(A[B) = tr(B

A) = trAB

=
m

i=1
n

j=1
a
ij

b
ij
,
per A, B M
m,n
(C). Sia |A| =
_
(A[A) la norma associata e d(A, B) = |AB|
la relativa distanza. Considereremo su M
m,n
(C) la struttura di spazio metrico
denita da questa distanza.
Teorema 3.1 Siano m, n interi positivi. Le applicazioni M
m,n
A
t
A
M
n,m
(C) e M
m,n
A A

M
n,m
(C) sono isometrie; la prima `e C-lineare, la
seconda anti-C-lineare.
Sia k un altro intero positivo. La moltiplicazione righe per colonne: M
m,n
(C)
M
n,k
(C) (A, B) AB M
m,k
(C) `e unapplicazione bilineare continua, per cui
vale:
|AB| |A| |B| A M
m,n
(C), B M
n,k
.
Dim. La verica delle prime due aermazioni `e immediata. Per vericare lultima,
consideriamo
A =
_
_
t
A
1
.
.
.
t
A
m
_
_
e B = (B
1
, . . . , B
k
) con A
1
, . . . , A
m
, B
1
, . . . , B
k
C
n
.
Allora AB = (c
j
i
)
1im
1jk
con c
j
i
= (A
i
[

B
j
). Quindi:
|AB|
2
=

i,j
[(A
i
[

B
j
)[
2

i,j
_
|A
i
|
2
|B
j
|
2
_
= |A|
2
|B|
2
.
Indichiamo con GL(n, K) il gruppo delle matrici nn invertibili con coecienti in
K.
Teorema 3.2 Per ogni intero positivo n i gruppi GL(n, R) e GL(n, C) sono
gruppi topologici.
138 IX. GRUPPI TOPOLOGICI
Dim. Poiche la topologia di ciascuno dei gruppi GL(n, R) e GL(n, C) `e la topo-
logia di sottospazio di C
n
2
, `e suciente osservare che i coecienti della matrice
prodotto sono polinomi nei coecienti dei fattori e che i coecienti
_
a
1
_
ij
della
matrice inversa a
1
sono funzioni razionali dei coecienti a
ij
della matrice a.
4 Lesponenziale di matrici
Teorema 4.1 Per ogni matrice A M
n,n
(C), la serie
(4.1) exp(A) =

h=0
1
h!
A
h
`e convergente e denisce un elemento del gruppo lineare GL(n, C). Lapplicazione
(4.2) exp : M
n,n
(C) GL(n, C)
`e continua e surgettiva.
Siano
1
, . . . ,
n
C gli autovalori di A, ripetuti con la loro molteplicit` a. Allora
e

1
, . . . , e

n
sono gli autovalori di exp(A) (ripetuti con la loro molteplicit` a). In
particolare vale la formula:
(4.3) det (exp(A)) = e
tr(A)
.
Dim. La serie a termini positivi

h=0
1
h!
|A
h
| `e maggiorata termine a termine dalla
serie convergente, a termini di segno positivo,

h=0
1
h!
|A|
h
e quindi la serie

h=0
1
h!
A
h
converge in M
n,n
(C), uniformemente sui sottoinsiemi compatti. Quindi, tenuto
conto del fatto che M
n,n
(C) `e localmente compatto, exp : M
n,n
(C) M
n,n
(C) `e
continua perche limite uniforme sui compatti di una successione di funzioni continue
(polinomi).
Per completare la dimostrazione, `e utile premettere il seguente:
Lemma 4.2 Siano A, B M
n,n
(C). Se AB = BA, allora
exp(A+B) = exp(A) exp(B) .
Dim. Abbiamo infatti:
exp(A+B)=

h=0
(A+B)
h
h!
=

h=0

p+q=h
h!
p!q!
A
p
B
q
h!
=

p,q=0
A
p
B
q
p!q!
=
_

p=0
A
p
p!
__

q=0
B
q
q!
_
= exp(A) exp(B)
IX. GRUPPI TOPOLOGICI 139
Proseguiamo ora la dimostrazione del Teorema.
Osserviamo ora che, se A M
n,n
(C) e a GL(n, C), abbiamo
_
a Aa
1
_
h
=
a A
h
a
1
per ogni intero h 0 e quindi
exp
_
aAa
1
_
= a (exp(A)) a
1
A M
n,n
(C), a GL(n, C) .
Questa formula ci permette di calcolare lesponenziale di una matrice usando la
formula di Jordan: per ogni A M
n,n
(C) possiamo trovare una matrice diagonale
S, una matrice nilpotente N, e una matrice invertibile a GL(n, C) tali che:
S =
_
_
_
_
_
_

1
0 . . . 0 0
0
2
. . . 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 . . .
n1
0
0 0 . . . 0
n
_
_
_
_
_
_
, N =
_
_
_
_
_
_
0
1
. . . 0 0
0 0 . . . 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 . . . 0
n1
0 0 . . . 0 0
_
_
_
_
_
_
,
con
i
0, 1 e A = a (S +N) a
1
, SN = NS.
Poiche SN = NS, abbiamo, per il Lemma, exp(S + N) = exp(N) exp(S) =
exp(S) exp(N). Si ottiene facilmente:
exp(S) =
_
_
_
_
_
_
e

1
0 . . . 0 0
0 e

2
. . . 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 . . . e

n1
0
0 0 . . . 0 e

n
_
_
_
_
_
_
e exp(N) =
n1

h=0
N
h
h!
.
Chiaramente exp(S) `e invertibile ed ha determinante e
(
1
++
n
)
= e
tr(A)
. La
matrice exp(N) `e somma dellidentit` a e una matrice nilpotente e quindi ha deter-
minante 1. Quindi
det(exp(A)) = det(exp(S +N)) = det(exp(S))det(N) = det(exp(S)) = e
tr(A)
.
Ci` o dimostra che exp(A) GL(n, C).
Per dimostrare che exp : M
n,n
(C) GL(n, C) `e surgettiva, `e suciente mo-
strare che ogni matrice di Jordan invertibile appartiene ad exp(M
n,n
(C)). Chiara-
mente baster` a dimostrare che ci` o `e vero per matrici mm della forma:
A =
_
_
_
_
_
_
_
_
1 0 . . . 0 0
0 1 . . . 0 0
0 0 . . . 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 0 . . . 1
0 0 0 . . . 0
_
_
_
_
_
_
_
_
con C 0. Abbiamo A = S(I +N) = (I +N)S con
S =
_
_
_
_
_
_
_
_
0 0 . . . 0 0
0 0 . . . 0 0
0 0 . . . 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 0 . . . 0
0 0 0 . . . 0
_
_
_
_
_
_
_
_
e N =
_
_
_
_
_
_
_
_
0
1
0 . . . 0 0
0 0
1
. . . 0 0
0 0 0 . . . 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 0 . . . 0
1
0 0 0 . . . 0 0
_
_
_
_
_
_
_
_
.
140 IX. GRUPPI TOPOLOGICI
Sia = re
i
= r(cos + i sin ), con r, R, r > 0. Poniamo: S

= (log r + i)I
e N

m1
h=1
(N)
h
h
. Allora S = exp(S

), (I + N) = exp(N

) e quindi, poiche
S

= N

, abbiamo: A = exp(S

+N

).
In particolare otteniamo:
Teorema 4.3 Per ogni intero n 1 il gruppo topologico GL(n, C) `e connesso
per archi.
Osservazione Osserviamo che lesponenziale di una matrice a coecienti reali `e
un elemento del gruppo lineare reale. Ma lapplicazione exp : M
n,n
(R) GL(n, R)
non `e surgettiva.
Dimostriamo ora alcune propriet` a di dierenziabilit` a dellesponenziale di matrici.
Lemma 4.4 Sia A una matrice nn a coecienti complessi. Allora lapplicazione
R t exp(tA) GL(n, C) C
n
2
`e dierenziabile di classe (

e risulta:
(4.4)
_
d
dt
_
k
exp(tA) = A
k
exp(tA) = exp(tA) A
k
.
Dim. Siano s, t R. Abbiamo allora
exp ((s +t)A) =

h=0
exp(tA)A
h
h!
s
h
,
con convergenza uniforme sui compatti di R R. Da questa osservazione segue la
tesi.
Lemma 4.5 Sia A una matrice n n a coecienti complessi. Se exp(tA)
M
n,n
(R) per ogni t R, allora A M
n,n
(R).
Dim. Utilizzando il lemma precedente, troviamo che Av R
n
per ogni v R
n
, e
questo implica che A M
n,n
(R).
5 Matrici Hermitiane
Una matrice A M
n,n
(C) si dice Hermitiana se A

= A. Le matrici Hermitiane
formano un sottospazio reale di dimensione n
2
di M
n,n
(C). Indicheremo tale spazio
vettoriale con p
n
.
Una matrice u GL(n, C) si dice unitaria se u

u = I. Le matrici unitarie sono


le matrici dei cambiamenti di base ortonormali per il prodotto scalare Hermitiano
standard di C
n
. Esse formano un sottogruppo di GL(n, C), che indichiamo con
U(n).
Lemma 5.1 Ogni matrice Hermitiana `e diagonalizzabile ed ha autovalori reali. Se
A p
n
possiamo trovare u U(n) tale che uAu
1
sia diagonale e reale.
IX. GRUPPI TOPOLOGICI 141
Dim. Se `e un autovalore di A p
n
, con autovettore v C 0, abbiamo:
[v[
2
= (A(v)[v) = (v[A

(v)) = (v[A(v)) = (v[v) =



[v[
2
,
onde

= e `e reale. Se w `e un vettore ortogonale a v, abbiamo
(A(w)[v) = (w[A

(v)) = (w[A(v)) = (w[v) = 0 .


Quindi A(v

) v

. Da questo deduciamo che esiste una base ortonormale di


autovettori di A, da cui segue il lemma.
Indichiamo con P
n
linsieme delle matrici Hermitiane denite positive, cio`e
delle matrici Hermitiane che hanno tutti gli autovalori positivi. Su tale insieme
consideriamo la topologia di sottospazio di C
n
2
.
Teorema 5.2 Lapplicazione esponenziale denisce un omeomorsmo:
(5.1) p
n
A exp(A) P
n
.
Dim. Si verica facilmente che (exp(A))

= exp(A

) e quindi exp(p
n
) p
n
.
Inoltre, se A p
n
ha autovalori
1
, ...,
n
R, la matrice exp(A) ha autovalori
exp(
1
), ..., exp(
n
), che sono numeri reali positivi.
Dimostriamo ora che (5.1) `e surgettiva. Sia p P
n
. Per il Lemma 5.1 esiste
u U(n) tale che upu
1
= diag(k
1
, . . . , k
n
) con 0 < k
1
. . . k
n
. Posto
Q = diag(log k
1
, . . . , log k
n
), con log k
j
R per 1 j n, otteniamo P =
uexp(Q)u
1
= exp(uQu
1
).
Dimostriamo ora che (5.1) `e iniettiva. Siano A, B p
n
tali che exp(A) = exp(B).
Fissiamo una base ortonormale e
1
, ..., e
n
di autovettori di A: abbiamo A(e
j
) =
j
e
j
con
j
R per j = 1, ..., n. Sia R un autovalore di B con autovettore
v = a
1
e
1
+ +a
n
e
n
. Allora:
e

v =
n

j=1
(a
j
e

) e
j
= exp(B)(v) = exp(A)(v) =
n

j=1
_
a
j
e

j
_
e
j
.
Da questa relazione ricaviamo che a
j
e

= a
j
e

j
per ogni j = 1, ..., n. Poiche
lesponenziale `e iniettivo su R, otteniamo che =
j
se a
j
,= 0, e in questo caso e
j
`e autovettore di B rispetto allautovalore =
j
. Da questo segue che B = A.
Dimostriamo inne che (5.1) `e un omeomorsmo. A questo scopo basta osservare
che, ssati due numeri reali a, b con a < b, gli insiemi
p
n
(a, b) =
_
P p
n

a[v[
2
(P(v)[v) b[v[
2
_
e
P
n
(a, b) =
_
p P
n

e
a
[v[
2
(p(v)[v) e
b
[v[
2
_
sono compatti di Hausdor e lapplicazione esponenziale denisce tra essi una
trasformazione continua e bigettiva e quindi un omeomorsmo. Poiche tali insiemi,
al variare delle coppie di numeri reali a, b con a < b costituiscono un ricoprimento
fondamentale di p
n
e di P
n
rispettivamente, ne segue che (5.1) `e un omeomorsmo.
142 IX. GRUPPI TOPOLOGICI
Data p P
n
, indichiamo con log(p) lunico elemento P p
n
tale che exp(P) = p.
Denotiamo con p
n
(R) (risp. P
n
(R)) il sottospazio delle matrici reali di p
n
(risp. diP
n
). Osserviamo che p
n
(R) `e lo spazio vettoriale delle matrici reali n n
simmetriche. Abbiamo:
Teorema 5.3 Per ogni intero n 1 lapplicazione p
n
(R) P exp(P) P
n
(R)
`e un omeomorsmo.
Dim. Infatti ogni matrice simmetrica reale n n ammette una base ortonormale
in R
n
. Quindi exp(p
n
(R)) = P
n
(R) e la tesi segue dal teorema precedente.
6 Decomposizione di matrici di GL(n, C)
Teorema 6.1 Sia n un intero positivo. Ogni matrice a GL(n, C) si decompone
in modo unico nel prodotto up di una matrice unitaria u U(n) e di una matrice
Hermitiana denita positiva pP
n
.
Dim. Data a GL(n, C), la matrice a

a `e Hermitiana e denita positiva. Esiste


allora ununica matrice Hermitiana Q p
n
tale che a

a = exp(Q). Posto p =
exp(Q/2), sia u = ap
1
. Allora:
uu

= ap
1
p
1
a

= ap
2
a

= a(a

a)
1
a

= aa
1
a
1
a

= I
e u U(n).
Dimostriamo ora che la decomposizione `e unica. Da a = up otteniamo a

a =
pu

up = p
2
e quindi lunicit` a `e conseguensa del seguente:
Lemma 6.2 Sia n un intero positivo. Lapplicazione P
n
p p
2
P
n
`e un
omeomorsmo.
Dim. Abbiamo infatti il seguente diagramma commutativo:
p
n
P2P
p
n
exp

_
exp
P
n

pp
2
P
n
in cui le frecce verticali e lorizzontale in alto sono omeomorsmi. Quindi anche la
freccia orizzontale in basso `e un omeomorsmo.
Data p P
n
, indichiamo con

p lunico elemento q di P
n
tale che q
2
= p.
Lapplicazione P
n
p

p P
n
`e, per il lemma precedente, un omeomorsmo.
Teorema 6.3 Sia n un intero positivo. Lapplicazione:
(6.1) U(n) p
n
(u, P) uexp(P) GL(n, C)
`e un omeomorsmo.
Dim. Lapplicazione `e infatti continua e la sua inversa `e continua, essendo denita
da GL(n, C) a
_
a
_
a

a
_
1
, log
_
a

a
_
_
U(n) p
n
.
IX. GRUPPI TOPOLOGICI 143
7 Algebre di Lie
Sia K un campo. Unalgebra g su K si dice algebra di Lie se il prodotto
(7.1) g g (X, Y ) [X, Y ] g
`e unapplicazione K-lineare antisimmetrica che soddisfa lidentit` a di Jacobi:
(7.2) [X, [Y, Z]] + [Y, [Z, X]] + [Z, [X, Y ]] = 0 X, Y, Z g .
Esempio 7.1 Se V `e un qualsiasi spazio vettoriale su K, il prodotto [v
1
, v
2
] = 0 per
ogni v
1
, v
2
V denisce su V una struttura di algebra di Lie, che si dice abeliana.
Esempio 7.2 Sia V uno spazio vettoriale su K. Indichiamo con gl
K
(V ) lo spazio
degli endomorsmi K-lineari di V , con il prodotto denito da
(7.3) [A, B] = A B B A.
Con questa operazione gl
K
(V ) `e unalgebra di Lie su K.
In particolare lo spazio vettoriale M
n,n
(K) delle matrici nn a coecienti in K`e
unalgebra di Lie per il commutatore di matrici: [A, B] = ABBA. Questalgebra
di Lie sar` a denotata con gl(n, K).
Esempio 7.3 Sia A unalgebra associativa sul campo K, con prodotto A A
(a, b) a b A. Il prodotto [a, b] = a b b a deinisce sullo spazio vettoriale A
una struttura di algebra di Lie. Indicheremo con A
Lie
lalgebra di Lie ottenuta in
questo modo da unalgebra associativa A.
Sia g unalgebra di Lie di dimensione nita N su K e sia X
1
, ..., X
N
una base di
g come spazio vettoriale su K. Risultano allora univocamente determinati c
k
i,j
K
per 1 i, j, k N tali che
(7.4) [X
i
, X
j
] =
N

k=1
c
k
i,j
X
k
1 i, j N .
I coecienti c
k
i,j
si dicono le costanti di struttura di g e vericano le relazioni:
(7.5)
_
c
k
j,i
= c
k
i,j
(antisimmetria),

N
i=1
_
c
i
j,k
c
r
i,h
+c
i
k,h
c
r
i,j
+c
i
h,j
c
r
i,k
_
= 0 (identit` a di Jacobi).
Viceversa, costanti di struttura che verichino le (7.5) deniscono su uno spazio
vettoriale V di dimensione N una struttura di algebra di Lie.
Esempio 7.4 Consideriamo in R
3
il prodotto vettore:
(7.6) R
3
R
3
(v, w) v w R
3
,
denito dallidentit` a:
(7.7) det(v, w, z) = (v w[z) v, w, z R
3
.
144 IX. GRUPPI TOPOLOGICI
Esso si pu` o denire nella base ortonormale canonica e
1
, e
2
, e
3
di R
3
mediante le
costanti di struttura c
i
j,k
= (i, j, k), dove (i, j, k) `e uguale a zero se due degli
indici i, j, k sono uguali ed altrimenti `e la segnatura della permutazione (i, j, k)
di (1, 2, 3). Per vericare che R
3
, col prodotto esterno, `e unalgebgra di Lie, `e
suciente vericare la relazione e
1
(e
2
e
3
) +e
2
(e
3
e
1
) +e
3
(e
1
e
2
) = 0,
e questa `e vericata perche tutti gli addendi sono nulli.
Se a, b sono due sottospazi vettoriali di unalgebra di Lie g, indichiamo con [a, b]
il sottospazio vettoriale di g generato dai commutatori [X, Y ] al variare di X in a
e di Y in b. Un sottospazio vettoriale a di g si dice una sottoalgebra di Lie di g se
[a, a] a e un ideale se [g, a] a.
Si verica facilmente il segente:
Lemma 7.1 Siano g, h due algebre di Lie e : g h un omomorsmo di algebre
di Lie. Allora ker = X g [ (X) = 0 `e un ideale di g.
Se a `e un ideale dellalgebra di Lie g, allora vi `e ununica struttura di algebra di
Lie sul quoziente g /
a
che renda la proiezione naturale g

g /
a
un omomorsmo
di algebre di Lie.
Data unalgebra A su un campo K, si dice derivazione di A unapplicazione K-
lineare D : A A che soddis lidentit` a di Leibnitz:
(7.8) D(a b) = (Da) b + a (Db) a, b A.
Lemma 7.2 Sia A unalgebra su K. Linsieme Der
K
(A) delle derivazioni di A `e
una sottoalgebra di Lie di gl
K
(A).
Dim. Il fatto che Der
K
(A) sia un K-spazio vettoriale segue dalla bilinearit`a del
prodotto A A (a, b) a b A.
Siano ora D
1
, D
2
Der
K
(A) e dimostriamo che anche [D
1
, D
2
] Der
K
(A). Per
ogni a, b A risulta:
[D
1
, D
2
](a b)= D
1
(D
2
a b +a D
2
b) D
2
(D
1
a b +a D
1
b)
= D
1
D
2
a b +D
2
a D
1
b +D
1
a D
2
b +a D
1
D
2
b
(D
2
D
1
a b +D
1
a D
2
b +D
2
a D
1
b +a D
2
D
1
b)
= (D
1
D
2
D
2
D
1
)a b +a (D
1
D
2
D
2
D
1
)b
= [D
1
, D
2
]a b +a [D
1
, D
2
]b .
La dimostrazione `e completa.
Lemma 7.3 Sia A unalgebra associativa su K. Allora lapplicazione A a
D
a
gl
K
(A), denita da D
a
(x) = a x x a per ogni x A, `e una derivazione di
A. Lapplicazione: A
Lie
a D
a
Der
K
(A) `e un omomorsmo di algebre di Lie.
Sia g unalgebra di Lie su K e sia X g. Deniamo
(7.9) ad(X) : g Y [X, Y ] g .
Si verica che vale:
IX. GRUPPI TOPOLOGICI 145
Teorema 7.4 Sia g unalgebra di Lie sul campo K e sia X g. Allora ad(X) `e
una derivazione di g e lapplicazione
(7.10) ad : g X ad(X) Der
K
(g)
`e un omomorsmo di g nellalgebra di Lie delle derivazioni di g.
La (7.10) si dice la rappresentazione aggiunta di g.
Osservazione I.D.Ado (Uspiehi Math. Nauk, 1947) nel caso di algebre di Lie
su campi di caratteristica 0 e K. Iwasawa (Japan J. Math., 1948) nel caso generale
hanno dimostrato che ogni algebra di Lie g di dimensione nita su K ammette una
rappresentazione fedele : g gl(n, K) per qualche intero positivo n.
Non sar` a quindi restrittivo, nel seguito, considerare soltanto sottoalgebre di Lie
dellalgebra di Lie degli endomorsmi di uno spazio vettoriale V di dimensione nita
su K.
8 Gruppi di Lie di trasformazioni lineari e loro algebre di Lie
In questo paragrafo studieremo le relazioni tra gruppi di Lie di trasformazioni
lineari e algebre di Lie.
Lemma 8.1 Sia n un intero positivo e siano X, Y due elementi di gl(n, C) e sia k
un intero positivo. Valgono allora le formule seguenti:
(8.1)
(i) ad(X)(XY ) = Xad(X)(Y ) ,
(ii) X
k
Y = Y X
k
+
k

h=1
_
k
h
_
_
ad
h
(Y )
_
X
kh
,
(iii) Y X
k
= x
k
Y +
k

h=1
(1)
h
_
k
h
_
X
kh
ad(X)
h
Y .
Dim. Dimostriamo la (i). Abbiamo:
ad(X)(XY ) = X(XY ) (XY )X = X(XY Y X) = Xad(X)Y .
La dimostrazione di (ii) e di (iii) sono simili. Mostriamo ad esempio che vale la
(iii). A questo scopo osserviamo che per k = 1 la formula si riduce alla denizione
di ad(X) e quindi `e vericata. Supponiamo m 1 e la formula valida per k m.
Abbiamo:
Y X
m+1
= Y X
m
X =
_
X
m
Y +
m

h=1
(1)
h
_
m
h
_
X
mh
ad(X)
h
Y
_
X
= X
m+1
Y X
m
ad(X)Y +
m

h=1
(1)
h
_
m
h
_
X
mh+1
ad(X)
h
Y

h=1
(1)
h
_
m
h
_
X
mh
ad(X)
h+1
Y
= X
m+1
Y X
m
ad(X)Y + (1)
m+1
ad(X)
m+1
Y
+
m

h=1
(1)
h
__
m
h
_
+
_
m
h 1
__
X
mh+1
ad(X)
h
Y

_
m
1
_
X
m
ad(X)Y
146 IX. GRUPPI TOPOLOGICI
perche i due endomorsmi ad(X)() e X () commutano per la (i). Poiche
_
m
h
_
+
_
m
h1
_
=
_
m+1
h
_
, otteniamo la (iii).
Teorema 8.2 (Formula dello Jacobiano) Sia n un intero positivo. Lap -
plicazione esponenziale exp : gl(n, C) GL(n, C) `e dierenziabile in ogni punto e
il suo dierenziale in A gl(n, C) `e dato da:
(8.2) d exp(A)(X) =
I exp (ad(A))
ad(A)
exp(A)X X gl(n, C) ,
ove
I exp (ad(A))
ad(A)
=

h=0
(1)
h
(h + 1)!
ad(A)
h
.
Dim. Fissiamo A gl(n, C). Per ogni X gl(n, C) abbiamo:
(A+X)
h
= A
h
+
h1

r=0
A
r
XA
hr1
+ o(X) .
La formula di commutazione (iii) del Lemma precedente ci d`a:
A
r
XA
s
=
s

j=0
(1)
j
_
s
j
_
A
hj1
ad(A)
j
X .
Sostituendo troviamo:

r+s=h1
A
r
XA
s
=
h1

s=0
s

j=0
(1)
j
_
s
j
_
A
hj1
ad(A)
j
X
=
h1

s=0
(1)
j
_
hj1

k=0
_
j +k
j
_
_
A
hj1
ad(A)
j
X
=
h1

s=0
(1)
j
_
h
j + 1
_
A
hj1
ad(A)
j
X .
Otteniamo perci`o:
exp(A+X)=

h=0
(A+X)
h
h!
=

1
h!

r+s=h1
A
r
XA
s
+ o(X)
=

h=1
h1

j=0
A
hj1
(h j 1)!
(1)
j
ad(A)
j
(j + 1)!
X + o(X)
= exp(A)
I exp(ad(A))
ad(A)
X
=
I exp(ad(A))
ad(A)
exp(A) X .
IX. GRUPPI TOPOLOGICI 147
Abbiamo perci`o ottenuto:
exp(A+X) = exp(A) +
I exp(ad(A))
ad(A)
exp(A)X +o(X)
che ci d`a la formula desiderata per il dierenziale.
Enunciamo ora il teorema della funzione inversa per applicazioni dierenziabili
tra aperti di R
n
:
Teorema 8.3 (Teorema dellapplicazione inversa) Sia un aperto di R
n
e sia f : R
n
unapplicazione dierenziabile di classe (
k
, con 1 k . Sia
x
0
un punto in cui df(x
0
) : R
n
R
n
sia un isomorsmo lineare. Allora esiste
un intorno aperto U di x
0
in tale che f(U) sia aperto e f[
f(U)
U
: U f(U) R
n
sia un omeomorsmo la cui inversa sia ancora unapplicazione dierenziabile di
classe (
k
.
Siano U, V due aperti di R
n
ed f : U V un omeomorsmo. Se sia f che f
1
sono applicazioni dierenziabili di classe (
k
, diciamo che f `e un dieomorsmo di
classe (
k
.
Dal teorema dellapplicazione inversa ricaviamo:
Teorema 8.4 Sia n un intero positivo. Allora l applicazione: exp : gl(n, C)
GL(n, C) `e un dieomorsmo di classe (

di un intorno aperto di 0 in gl(n, C) su


un intorno aperto dellidentit` a in GL(n, C).
Analogamente, exp : gl(n, R) GL(n, R) `e un dieomorsmo di classe (

di
un intorno aperto di 0 in gl(n, R) su un intorno aperto dellidentit` a in GL(n, R).
Dim. Lenunciato `e conseguenza del Teorema dellapplicazione inversa, perche il
dierenziale dellapplicazione esponenziale in 0 `e lidentit` a su gl(n, C).
Teorema 8.5 (Coordinate di seconda specie) Sia n un intero positivo, in-
dichiamo con K il campo dei numeri reali o dei numeri complessi, e siano V, W
due sottospazi vettoriali reali di gl(n, K) tali che gl(n, K) = V W. Per ogni
X gl(n, K) siano X
V
V e X
W
W le componenti di X in V, W, tali che
X
V
+X
W
. Allora lapplicazione : gl(n, K) X exp(X
V
) exp(X
W
) GL(n, K)
`e un dieomorsmo di classe (

di un intorno di 0 in gl(n, K) su un intorno


dellidentit` a in GL(n, K).
Dim. Per la formula dello Jacobiano abbiamo:
(X)= exp(X
V
) exp(X
W
) = (I +X
V
+o(X
V
))(I +X
W
+o(X
W
))
= I +X
V
+X
W
+o(X) = I +X +o(X) ,
e quindi d(0) `e lidentit` a su gl(n, K). La tesi `e quindi conseguenza del teorema
dellapplicazione inversa.
Osservazione La serie
log(x) = log(e + (x e)) =

h=1
(e x)
h
h
148 IX. GRUPPI TOPOLOGICI
converge uniformemente su x GL(n, C) [ |x I| r se 0 r < 1 e denisce
un elemento log(x) gl(n, C) tale che exp(log(x)) = x.
Lemma 8.6 Sia n un intero positivo. Se X, Y gl(n, C) e t R, abbiamo:
(8.3) exp(tX) exp(tY ) = exp
_
t(X +Y ) +
t
2
2
[X, Y ] +O(t
3
)
_
.
Dim. Basta dimostrare che le due applicazioni
F
1
: R t exp(tX) exp(tY ) GL(n, C) e
F
2
: R t exp
_
t(X +Y ) +
t
2
2
[X, Y ]
_
GL(n, C)
e le loro derivate no al secondordine assumono lo stesso valore in 0. Da:
F
1
(t)=
_
I +tX +
1
2
t
2
X
2
+O(t
3
)
_ _
I +tY +
1
2
t
2
Y
2
+O(t
3
)
_
= I +t(X +Y ) +
t
2
2
(X
2
+ 2XY +Y
2
) +O(t
3
)
otteniamo: F
1
(0) = I, F

1
(0) = X +Y , F

1
(0) = X
2
+ 2XY +Y
2
.
Daltra parte:
F
2
(t)= I +
_
tX +tY +
t
2
2
[X, Y ]
_
+
1
2
_
tX +tY +
t
2
2
(XY Y X)
_
2
+O(t
3
)
= I +t(X +Y ) +
t
2
2
_
[X, Y ] +X
2
+XY +Y X +Y
2
_
+O(t
3
)
= I +t(X +Y ) +
t
2
2
(X
2
+ 2XY +Y
2
) +O(t
3
)
da cui otteniamo: F
2
(0) = I, F

2
(0) = X + Y , F

2
(0) = X
2
+ 2XY + Y
2
. La
dimostrazione `e completa.
Questo lemma ci permette di esplicitare la relazione tra sottogruppi chiusi di
GL(n, C) e sottoalgebre di Lie reali di gl(n, C).
Teorema 8.7 Sia n un intero positivo e sia Gun sottogruppo chiuso di GL(n, C).
Sia g il sottoinsieme di tutte le matrici X gl(n, C) tali che exp(tX) G per ogni
t R. Allora g `e unalgebra di Lie reale e lapplicazione g X exp(X) G
denisce un omeomorsmo di un intorno di 0 in g su un intorno dellidentit` a in G.
Dim. Segue immediatamente dalla denizione che, se X g, anche tX g per
ogni t R. Siano ora X, Y g. Allora (exp(tX/m) exp(tY/m))
m
G per ogni
numero reale t ed ogni intero positivo m. Utilizzando il lemma precedente, abbiamo:
(exp(tX/m) exp(tY/m))
m
= exp
_
t(X +Y ) +O(t
2
/m)
_
. Facendo tendere m al -
linnito, poiche abbiamo supposto che G fosse chiuso in GL(n, C), otteniamo che
exp(t(X + Y )) G per ogni t R e quindi anche (X + Y ) g. Questo dimostra
che g `e uno spazio vettoriale. Utilizzando ancora il Lemma 8.6, abbiamo per ogni
intero positivo m:
G exp(tX/m) exp(Y/m) exp
_

t(X+Y )
m
_
= exp
_
t(X+Y )
m
+
t
2
2m
2
[X, Y ] +O
_
t
3
m
3
__
exp
_

t(X+Y )
m
_
= exp
_
t
2
2m
2
[X, Y ] +O
_
t
3
m
3
__
.
IX. GRUPPI TOPOLOGICI 149
Elevando alla m
2
, otteniamo che G exp
_
t
2
2
[X, Y ] +O
_
t
3
m
__
per ogni intero
positivo m ed ogni numero reale t. Passando al limite per m + otteniamo
allora che exp(t[X, Y ]) G per ogni X, Y g ed ogni t 0. Scambiando tra loro
X e Y , otteniamo linclusione anche per t < 0 e quindi concludiamo che [X, Y ] g.
Quindi g `e una sottoalgebra di Lie reale di gl(n, C).
Sia ora G

il sottogruppo di G generato da exp(g) = exp(X) [ X g. Dico


che G

`e un intorno dellidentit` a in G. Se cos` non fosse, potremmo trovare una


successione g

N
G G

tale che g

I per +. Scegliamo un
sottospazio vettoriale reale V di gl(n, C) tale che gl(n, C) = g V . Per il teorema
sulle coordinate di seconda specie, esistono intorni aperti U di 0 in g e U

di 0 in
V tali che U U

(X, Y ) exp(X) exp(Y ) GL(n, C) sia un dieomorsmo di


classe (

di U U

su un intorno W dellidentit` a in GL(n, C). A meno di passare


a una successione estratta, possiamo allora supporre che g

= exp(X

) exp(Y

) con
X

U, Y

per ogni N. Inoltre X

, Y

0 per +. Poiche per


ipotesi Y

,= 0 per ogni N, risulta denita una successione di interi non negativi


m

tali che m

|Y

|
1
<

+ 1. A meno di passare a una sottosuccessione


possiamo allora supporre che lim

= Y V 0. Per ogni coppia di


interi p, q con q > 0 poniamo: pm

= qs

+ r

, con 0 r

< q. Poiche r

0
per +, otteniamo:
exp
_
p
q
Y
_
= lim

exp
_
pm

q
Y

_
= lim

(exp(Y

))
s

G.
Quindi G contiene gli elementi exp(tY ) per ogni t razionale. Poiche G `e chiuso ne
segue che G contiene exp(tX) per ogni t reale, e questo ci d`a una contraddizione
perche Y / g. Ne segue perci`o che G

`e un intorno aperto di I in G e quindi


coincide con la componente connessa dellidentit` a in G. Inoltre, la dimostrazione
ci mostra che lesponenziale denisce un omeomorsmo di un intorno aperto di 0
in g su un intorno aperto di I in G.
Un sottogruppo chiuso G di GL(n, C) si dice un gruppo di Lie di trasformazioni
di C
n
. Lalgebra di Lie reale:
(8.4) g = X gl(n, C) [ exp(tX) G t R
si dice lalgebra di Lie del gruppo G.
Teorema 8.8 (Rappresentazione aggiunta) Sia G un sottogruppo chiuso di
GL(n, C) e sia g la sua algebra di Lie. Allora, per ogni g G ed X g, risulta
Ad(g)(X) = gXg
1
g. Lapplicazione
(8.5) Ad(g) : g X Ad(g)(X) = gXg
1
g
`e un isomorsmo dellalgebra di Lie g.
Lapplicazione
(8.6) Ad : G g Ad(g) gl
R
(g)
`e un omomorsmo di gruppi.
150 IX. GRUPPI TOPOLOGICI
Dim. Se X g e g G, allora exp(tgXg
1
) = g exp(tX)g
1
G per ogni t R
e quindi Ad(g)(X) g.
Sia g G. Per dimostrare che Ad(g) `e un isomorsmo dellalgebra di Lie g,
basta osservare che [X, Y ] =
d
2
dt
2
[
t=0
(exp(tX) exp(tY )) e che Ad(g)
_
d
2
dt
2
f(t)
_
=
d
2
dt
2
(Ad(g)(f(t))) per ogni funzione f : R gl(n, C) di classe (
2
. Poiche Ad(g
1
)
`e linverso di Ad(g), questultimo `e un isomorsmo di algebre di Lie. Inne,
osserviamo che Ad(g)Ad(h) = Ad(gh) per ogni coppia di elementi g, h G e
quindi Ad : G GL
R
(g) `e un omomorsmo di gruppi.
9 Propriet
`
a topologiche di U(n)
Sia n un intero positivo. Ricordiamo che U(n) `e il gruppo delle matrici u
GL(n, C) tali che uu

= u

u = I.
Lemma 9.1 Ogni matrice di U(n) `e diagonalizzabile e ammette una base orto-
normale di autovettori. I suoi autovalori hanno tutti modulo 1.
Dim. Sia un autovalore di una u U(n), con relativo autovettore v C
n
0.
Allora |v|
2
= |u(v)|
2
= (u(v)[u(v)) = (v[v) = [[
2
|v|
2
e quindi [[ = 1.
Se w v

, abbiamo (v[u(w)) = (u(v)[u(w)) = (v[u

u(w)) = (v[w) = 0, onde


u
_
v

_
v

. Ne segue che u ammette una base ortonormale di autovettori.


Teorema 9.2 Sia n un intero positivo. Il gruppo U(n) `e un sottogruppo chiuso
compatto di GL(n, C). La sua algebra di Lie `e
(9.1) u(n) = X gl(n, C) [ X +X

= 0
e lapplicazione esponenziale
(9.2) u(n) X exp(X) U(n)
`e surgettiva.
Dim. Lapplicazione : gl(n, C) a aa

gl(n, C) `e continua e quindi U(n) =

1
(I) `e un chiuso. Inoltre |a| = 1 se a U(n). Quindi U(n) `e anche limitato e
quindi compatto per il teorema di Weierstrass.
Sia X gl(n, C). Poiche (exp(X))

= exp (X

), se X

= X abbiamo
exp(tX) exp(tX

) = I per ogni t R. Quindi X[ X + X

= 0 `e contenuto
nellalgebra di Lie di U(n). Viceversa, derivando in t = 0 i due membri dellidentit` a
exp(tX) exp(tX

) = I, otteniamo X + X

= 0. Vale quindi linclusione opposta e


ci` o dimostra che u(n) `e lalgebra di Lie di U(n).
Inne, un elemento u U(n) si scrive, per il lemma precedente, nella forma
u = a
_
_
e
i
1
. . . 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 . . . e
i
n
_
_
a
1
con
1
, . . . ,
n
R e a U(n) .
Allora
X = a
_
_
i
1
. . . 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 . . . i
n
_
_
a
1
u(n)
IX. GRUPPI TOPOLOGICI 151
ed exp(X) = u.
Osserviamo, in particolare, che U(n) `e connesso per archi, in quanto immagine
di uno spazio vettoriale reale mediante unapplicazione continua.
10 I gruppi SL(n, C) e SU(n)
Sia n un intero positivo. Deniamo il gruppo speciale unitario SU(n) mediante:
(10.1) SU(n) = u U(n) [ det(u) = 1 .
Teorema 10.1 Il gruppo SU(n) `e un sottogruppo chiuso normale di U(n). La
sua algebra di Lie `e
(10.2) su(n) = X u(n) [ tr(X) = 0
e lapplicazione esponenziale
(10.3) su(n) X exp(X) SU(n)
`e surgettiva.
Dim. Se X gl(n, C), abbiamo:
(10.4)
d
dt

t=0
det(exp(tX)) = tr(X) .
Quindi se exp(tX) SU(n) per ogni numero reale t, otteniamo subito che X+X

=
0 e tr(X) = 0. Il viceversa `e ovvio. Inne, osserviamo che ogni elemento u SU(n)
si pu` o scrivere nella forma
u = a
_
_
_
_
e
i
1
. . . 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 . . . e
i
n1
0
0 . . . 0 e
i(
1
++
n1
)
_
_
_
_
a
1
con a u(n). Allora
X = a
_
_
_
_
i
1
. . . 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 . . . e
i
n1
0
0 . . . 0 i(
1
+ +
n1
)
_
_
_
_
a
1
su(n)
ed exp(X) = u.
Deniamo il gruppo speciale lineare complesso SL(n, C) come il sottogruppo di
GL(n, C) formato dalle matrici n n a determinante 1.
Teorema 10.2 Sia n un intero positivo. Il gruppo SL(n, C) `e un sottogruppo
chiuso normale di GL(n, C). La sua algebra di Lie `e
(10.5) sl(n, C) = X gl(n, C) [ tr(X) = 0 .
152 IX. GRUPPI TOPOLOGICI
Lapplicazione esponenziale:
(10.6) exp : sl(n, C) X exp(X) SL(n, C)
`e surgettiva.
Inoltre lapplicazione:
(10.7) SU(n) p
0
(n) (u, X) uexp(X) SL(n, C) ,
ove p
0
(n) = X p
n
[ tr(X) = 0, `e un omeomorsmo. In particolare SL(n, C) `e
omeomorfo al prodotto topologico SU(n) R
n
2
1
.
Dim. Sia sl(n, C) lo spazio vettoriale delle matrici n n a traccia nulla. Se X
sl(n, C), abbiamo exp(tX) SL(n, C) per ogni t R e viceversa, derivando per
t = 0 i due membri dellequazione exp(tX) = I, otteniamo tr(X) = 0. Quindi
sl(n, C) `e lalgebra di Lie di SL(n, C). Sia ora a SL(n, C). Abbiamo gi` a osservato
che a si pu` o scrivere nella forma a = s exp(N) con s semisemplice e N nilpotente,
con [s, N] = 0. Possiamo allora trovare una g GL(n, C) tale che = gsg
1
sia
diagonale. Poiche det(s) = det() = 1, avremo
=
_
_
_
_
e

1
. . . 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 . . . e

n1
0
0 . . . 0 e
(
1
++
n1
)
_
_
_
_
con
1
, . . . ,
n1
C.
Posto
D =
_
_
_
_

1
. . . 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 . . .
n1
0
0 . . . 0 (
1
+ +
n1
)
_
_
_
_
,
otteniamo s = exp(g
1
Dg), con g
1
Dg sl(n, C). Quindi a = exp(g
1
Dg + N)
con g
1
Dg +N sl(n, C) e ci` o dimostra che lesponenziale `e surgettivo.
Sia ora a SL(n, C) GL(n, C). Possiamo scrivere in modo unico a = uexp(P)
con u U(n) e P p
n
. Otteniamo 1 = det(aa

) = det(exp(2P)), da cui tr(P) = 0


perche P `e diagonalizzabile con autovalori reali. Allora 1 = det(a) = det(u) ci dice
che u SU(n). Quindi (10.7) `e un omeomorsmo e dunque SL(n, C) `e omeomorfo
al prodotto topologico SU(n) R
n
2
1
, in quanto le matrici Hermitiane a traccia
nulla formano uno spazio vettoriale reale di dimensione n
2
1.
11 I gruppi O(n) e SO(n)
Il gruppo O(n) `e il gruppo delle isometrie lineari e il gruppo SO(n) `e il gruppo
delle rotazioni dello spazio Euclideo R
n
:
(11.1)
O(n)= a GL(n, R) [ a
t
a =
t
a a = I
SO(n)= a O(n) [ det(a) = 1
Teorema 11.1 Sia n un intero positivo. I due gruppi O(n) e SO(n) sono
sottogruppi compatti di GL(n, R) e hanno la stessa algebra di Lie:
(11.2) o(n) = X gl(n, R) [ X +
t
X = 0 .
IX. GRUPPI TOPOLOGICI 153
SO(n) `e la componente connessa dellidentit` a di O(n) e lapplicazione esponenziale:
(11.3) exp : o(n) SO(n)
`e surgettiva. In particolare SO(n) `e connesso per archi. Il gruppo O(n) `e unione
di due componenti connesse, ciascuna omeomorfa a SO(n).
Dim. Ricordiamo che det(a) = 1 se a O(n). Poiche det `e unapplicazione
continua, det(exp(X)) = 1 per ogni X che appartenga allalgebra di Lie di O(n).
Questo mostra che O(n) e SO(n) hanno la stessa algebra di Lie.
Se X appartiene allalgebra di Lie di O(n), derivando la relazione
I = exp(tX)(
t
exp(tX)) = exp(tX) exp(t (
t
X)) ,
otteniamo che
t
X +X = 0. Viceversa, se vale questa relazione, abbiamo
exp(tX)(
t
exp(tX)) = I per ogni t R. Questo dimostra che o(n) `e lalgebra di Lie
di O(n) e di SO(n).
Sia ora a SO(n). Possiamo decomporre R
n
nella somma diretta di sottospazi
V
i
di dimensione 2, due a due ortogonali, tali che a[
V
i
sia lidentit` a se V
i
ha
dimensione uno, sia una rotazione piana se V
i
ha dimensione due.
Baster` a quindi osservare che, se R, abbiamo:
(11.4) exp
_
0
0
_
=
_
cos sin
sin cos
_
.
Questa formula dimostra che exp : o(2) SO(2) `e surgettiva, e da questa segue
la surgettivit` a nel caso generale.
Osserviamo inne che la moltiplicazione per la matrice
_
_
_
_
1 0 . . . 0
0 1 . . . 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 . . . 1
_
_
_
_
`e un
omeomorsmo di SO(n) sullinsieme delle matrici di O(n) con determinante uguale
a 1 e O(n) = SO(n) a O(n) [ det(a) = 1.
Osservazione SO(n) `e omeomorfo a S
1
mediante lomemorsmo SO(n) a
a(e
1
) S
1
ove e
1
=
t
(1, 0) `e il primo vettore della base canonica di R
2
.
12 Lomomorfismo canonico SU(2) SO(3)
Le algebre di Lie su(2) e o(3) hanno entrambe dimensione reale tre. Esse sono
isomorfe tra loro e ad R
3
con la struttura di algebra di Lie denita dal prodotto
vettore.
Sia infatti w =
t
(x, y, z) R
3
. Lapplicazione lineare R
3
v v w R
3
`e
denita dalla matrice:
R
w
=
_
_
0 z y
z 0 x
y x 0
_
_
o(3) .
154 IX. GRUPPI TOPOLOGICI
Si verica facilmente che [R
w
, R
v
] = R
wv
e quindi la corrispondenza w R
w
`e
un isomormso di algebre di Lie. Deniamo ora
(12.1) : R
3

t
(x, y, z)
1
2
_
iz y +ix
y +ix iz
_
su(2) .
Si verica che `e un isomorsmo di (R
3
, ) con su(2). Possiamo allora far operare
SU(2) su R
3
mediante la rappresentazione aggiunta: otteniamo un omomorsmo
: SU(2) u
1
Ad(u) GL(3, R).
Lemma 12.1 Per ogni u SU(2), (u) SO(3).
Dim. Abbiamo [v[
2
= 2det((v)) per ogni v R
3
. Quindi
[(u)(v)[
2
= 2det(u(v)u
1
) = 2det((v)) = [v[
2
per ogni v R
3
e (u) O(3). Poiche SU(2) `e connesso, e (0) = I, abbiamo
(u) SO(3).
Teorema 12.2 Lapplicazione : SU(2) SO(3) `e un omomorsmo surgettivo
di gruppi. Il suo nucleo `e il sottogruppo normale I, I SU(2).
Dim. La verica che `e un omomorsmo `e immediata: infatti (a) =
1
Ad(a)
e quindi
(a)(b) =
1
Ad(a)
1
Ad(b) =
1
Ad(ab) = (ab) .
La surgettivit` a `e conseguenza del diagramma commutativo:
su(2)
exp
SU(2)

1
R
1

o(3)
exp
SO(3)
in cui le frecce orizzontali sono surgettive e la freccia verticale bigettiva.
Inne, il nucleo di `e uguale al nucleo della rappresentazione aggiunta di SU(2)
su su(2). Poiche
(12.2) SU(2) =
__


_
[ , C, [[
2
+[[
2
= 1
_
da
_


__
iz y +ix
y +ix iz
__


_
=
_
iz y +ix
y +ix iz
_
per ogni x, y, z R, segue che = 1, = 0.
Corollario 12.3 Il gruppo topologico SU(2) `e omeomorfo a S
3
e il gruppo
topologico SO(3) allo spazio proiettivo reale RP
3
.
Dim. Lapplicazione SU(2) a a(e
1
) S
3
, ove e
1
`e il primo vettore della
base canonica di C
2
, denisce un omeomorsmo di SU(2) su S
3
. Il quoziente
SU(2)
_
I, I
`e allora omeomorfo al quoziente di S
3
C
2
rispetto alla relazione
di equivalenza che identica i punti antipodali di S
3
: v w v = w.
X. I GRUPPI CLASSICI 155
CAPITOLO X
I GRUPPI CLASSICI
1 La lista di Cartan
Diamo qui di seguito la lista di Cartan dei gruppi classici di matrici reali e
complesse. Essi sono sottogruppi chiusi del gruppo lineare e sono quindi determinati
dalle rispettive algebre di Lie. Accanto a ciascun gruppo descriviamo la rispettiva
algebra di Lie e la sua dimensione come spazio vettoriale.
Introduciamo le seguenti matrici:
I
n
= I =
_
_
_
_
1 0 0
0 1 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 1
_
_
_
_
`e la matrice identit` a n n;
J
n
= J =
_
0 I
n
I
n
0
_
`e la matrice simplettica 2n 2n;
I
pq
=
_
I
p
0
0 I
q
_
`e la matrice simmetrica canonica
di segnatura (p, q).
A. Gruppi di matrici a coecienti complessi.
1) Gruppo lineare complesso:
GL(n, C) = g Hom
C
(C
n
, C
n
)[det(g) ,= 0.
Algebra di Lie del gruppo lineare complesso: gl(n, C) = Hom
C
(C, C).
dim
C
gl(n, C) = n
2
.
2) Gruppo lineare speciale complesso.
SL(n, C) = g GL(n, C) [ det(g) = 1.
Algebra di Lie del gruppo lineare speciale complesso:
sl(n, C) = A gl(n, C) [ tr(A) = 0.
dim
C
sl(n, C) = n
2
1.
3) Gruppo unitario:
U(n) = g GL(n, C) [ g

g = I.
156 X. I GRUPPI CLASSICI
Algebra di Lie delle matrici antihermitiane:
u(n) = A gl(n, C) [ A

+A = 0.
dim
R
u(n) = n
2
.
4) Gruppo speciale unitario:
SU(n) = U(n) SL(n, C).
Algebra di Lie delle matrici antihermitiane a traccia nulla:
su(n) = u(n) sl(n, C).
dim
R
su(n) = n
2
1.
5) Gruppo unitario di segnatura p, q.
U(p, q) = g GL(n, C) [ g

I
pq
g = I
pq
.
Algebra di Lie delle matrici anti-(p, q)-hermitiane:
u(p, q) = A gl(n, C) [ A

I
pq
+I
pq
A = 0
=
__
A
11
A
12
A

12
A
22
_
[ A
11
u(p), A
22
u(q)
_
.
dim
R
u(p, q) = (p +q)
2
= n
2
.
6) Gruppo speciale unitario di segnatura p, q:
SU(p, q) = U(p, q) SL(n, C).
Algebra di Lie delle matrici anti-(p, q)-hermitiane a traccia nulla:
su(p, q) = u(p, q) sl(n, C).
dim
R
su(p, q) = (p +q)
2
1 = n
2
1.
7) Gruppo speciale simplettico:
SU

(2n) = g SL(2n, C) [ gJ g
1
= J.
Algebra di Lie speciale simplettica:
su

(2n) = A sl(2n, C) [ AJ J

A = 0
=
__
A
11
A
12

A
12

A
11
_
[ A
11
, A
12
gl(n, C), tr(Re A
11
) = 0
_
.
dim
R
su

(2n) = 4n
2
1.
8) Gruppo ortogonale complesso:
SO(n, C) = g SL(n, C) [
t
gg = I.
X. I GRUPPI CLASSICI 157
Algebra di Lie complessa antisimmetrica:
so(n, C) = A gl(n, C) [
t
A+A = 0.
dim
C
so(n, C) = n(n 1).
9) Gruppo ortogonale simplettico:
SO

(2n, C) = g SO(2n, C) [ g

Jg = J.
Algebra di Lie antisimmetrica simplettica:
so

(2n, C) = A so(2n, C) [ A

J +JA = 0
=
__
A
11
A
12

A
12

A
11
_
[ A
12
= A

12
, A
11
so(n, C)
_
.
dim
R
so

(2n, C) = n(2n 1).


10) Gruppo simplettico complesso:
Sp(n, C) = g GL(n, C) [
t
gJg = J.
Algebra di Lie simplettica complessa:
sp(n, C) = A gl(n, C) [
t
AJ +JA = 0
=
__
A
11
A
12
A
21

t
A
11
_
[ A
12
=
t
A
12
, A
21
=
t
A
21
_
.
dim
C
sp(n, C) = 2n
2
+n.
11) Gruppo (p, q)-simplettico:
Sp(p, q; C) =
_
g Sp(n, C) [ g

_
I
pq
0
0 I
pq
_
g =
_
I
pq
0
0 I
pq
__
.
Il gruppo di Lie associato `e
sp(p, q; C) =
_
A sp(n, C) [ A

_
I
pq
0
0 I
pq
_
+
_
I
pq
0
0 I
pq
_
A = 0
_
.
Le matrici in sp(p, q; C) sono della forma:
A =
_
_
_
A
11
A
12
A
13
A
14
A

12
A
22
t
A
14
A
24

A
13

A
14

A
11

A
12
A

14

A
24

t
A
12

A
22
_
_
_
con
A
11
, A
13
di ordine p,
A
12
, A
14
matrici p q,
158 X. I GRUPPI CLASSICI
A
22
, A
24
di ordine q,
A
11
u(p), A
22
u(q),
t
A
13
= A
13
,
t
A
24
= A
24
.
dim
R
sp(p, q; C) = 2n
2
+n, con p +q = n.
12) Gruppo unitario simplettico:
Sp(n) = Sp(n, C) U(2n).
La sua algebra di Lie `e:
sp(n) = sp(n, C) u(2n)
=
__
A
11
A
12
A

12

t
A
11
_
[ A
11
u(n),
t
A
12
= A
12
_
.
dim
R
sp(n) = 2n
2
+n.
B. Gruppi di matrici a coecienti reali.
1) Gruppo lineare reale:
GL(n, R) = g Hom
R
(R
n
, R
n
) [ det(g) ,= 0.
La sua algebra di Lie `e
gl(n, R) = Hom
R
(R
n
, R
n
).
dim
R
gl(n, R) = n
2
.
2) Gruppo lineare speciale reale:
SL(n, R) = g GL(n, R) [ det(g) = 1.
La sua algebra di Lie `e:
sl(n, R) = A gl(n, R) [ tr(A) = 0.
dim
R
sl(n, R) = n
2
1.
3) Gruppo ortogonale:
O(n) = g GL(n, R) [
t
gg = I.
La sua algebra di Lie `e
o(n) = A gl(n, R) [
t
A+A = 0.
dim
R
o(n) = n(n 1)/2.
4) Gruppo ortogonale speciale, o gruppo delle rotazioni:
SO(n) = O(n) SL(n, R).
La sua algebra di Lie `e la stessa del gruppo ortogonale.
160 X. I GRUPPI CLASSICI
5) Gruppo ortogonale di segnatura p, q:
O(p, q) = U(p, q) GL(n, R).
La sua algebra di Lie `e:
o(p, q) = u(p, q) gl(n, R)
`e composta dalle matrici della forma:
A =
_
A
11
A
12
t
A
12
A
22
_
con
A
11
o(p), A
22
o(q), A
12
matrice p q reale.
dim
R
o(p, q) = n(n 1)/2 con p +q = n.
6) Gruppo simplettico:
Sp(n, R) = Sp(n, C) GL(2n, R).
La sua algebra di Lie `e
sp(n, R) = sp(n, C) gl(2n, R).
dim
R
sp(n, R) = n
2
+n.
XI. PROPRIET
`
A DEI GRUPPI CLASSICI 161
CAPITOLO XI
PROPRIET
`
A TOPOLOGICHE DEI GRUPPI CLASSICI
1 Decomposizione di Cartan dei gruppi di matrici
Un sottogruppo G di GL(n, C) si dice pseudoalgebrico se pu` o essere denito
mediante equazioni
(1.1) f
1
(g, g

) = 0, . . . , f
N
(g, g

) = 0
dove f
1
, . . . , f
N
sono polinomi a coecienti reali nelle parti reali e immaginarie dei
coecienti di g GL(n, C). I sottogruppi pseudoalgebrici sono ovviamente chiusi.
Vale il seguente
Teorema 1.1 Sia G un sottogruppo pseudoalgebrico di GL(n, C). Se vale la
propriet` a:
(1.2) g G = g

G
allora lapplicazione:
(1.3) (G U(n)) (g p
n
) (u, X) uexp(X) G,
ove g `e lalgebra di Lie di G, `e un omeomorsmo.
Dim. Ogni elemento g G GL(n, C) si decompone in modo unico nel prodotto
di una matrice unitaria u U(n) e di una matrice Hermitiana denita positiva
p P
n
: g = u p. Per dimostrare il teorema, baster` a vericare che u, p G.
Poiche abbiamo supposto che g

= p u

= p u
1
G, anche p
2
= g

g
appartiene al gruppo G. Sia B lunico elemento di p
n
tale che p = exp(B) e sia
a U(n) tale che u B u
1
sia in forma diagonale:
u B u
1
=
_
_

1
. . . 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 . . .
n
_
_
con
i
R per i = 1, . . . , n. Osserviamo che ad(a)(G) `e ancora un sottogruppo
pseudoalgebrico di GL(n, C); quindi le matrici diagonali reali di ad(a)(G) formano
ancora un sottogruppo pseudoalgebrico Q di GL(n, C). Esistono quindi polinomi
g
1
, ..., g
M
R[x
1
, . . . , x
n
] tali che la matrice diagonale reale
_
_
_

1
. . . 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 . . .
n
_
_
_
ap-
partiene a Q se e soltanto se g
1
(
1
, . . . ,
n
) = 0, . . ., g
M
(
1
, . . . ,
n
) = 0. Otteniamo
allora
g
j
_
e
2k
1
, . . . , e
2k
n
_
= 0 per j = 1, . . . , M , k Z.
162 XI. PROPRIET
`
A DEI GRUPPI CLASSICI
Per concludere la dimostrazione utilizziamo il seguente:
Lemma 1.2 Sia f : R R un esponenziale-polinomio della forma:
f(t) =

j=1
c
j
d
b
j
t
t R,
con c
j
, b
j
R e b
i
,= b
j
se i ,= j. Se f si annulla per ogni t Z 0, allora f si
annulla per ogni t R.
Dim. Poniamo
j
= e
b
j
, per 1 j . Consideriamo la matrice:
M(
1
, . . . ,

) =
_
_
_
_
_
_

1

2

3
. . .

2
1

2
2

2
3
. . .
2

3
1

3
2

3
3
. . .
3

.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.

3
. . .

_
_
_
_
_
_
.
Il suo determinante `e:
det(M(
1
, . . . ,

) =
1

1i<j
(
j

i
) .
Infatti det(M(
1
, . . . ,

) =
1

det(V (
1
, . . . ,

)), dove V (
1
, . . . ,

)) `e la
matrice di Vandermonde:
V (
1
, . . . ,

)) =
_
_
_
_
_
_
1 1 1 . . . 1

1

2

3
. . .

2
1

2
2

2
3
. . .
2

.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.

3
. . .

_
_
_
_
_
_
.
In particolare, M(
1
, . . . ,

) `e una matrice invertibile e la relazione


(c
1
, . . . , c

)M(
1
, . . . ,

) = 0 implica che c
1
= 0, . . ., c

= 0.
Concludiamo la dimostrazione del teorema. Per il lemma appena dimostrato,
otteniamo le relazioni g
j
_
e
t
1
, . . . , e
t
n
_
= 0 implicano che exp(t(aBa

)) Q per
ogni t R. Quindi B p
n
g; abbiamo allora p G e dunque anche u GU(n).
Lapplicazione (G U(n)) (G P
n
) (u, p) up G `e continua e surgettiva
e ha inversa continua G g (g (g

g)
1/2
, (g

g)
1/2
) (G U(n)) (G P
n
)
e quindi `e un omeomorsmo.
Nello studio della struttura topologica di un gruppo classico G GL(n, C)
seguiremo quindi il seguente procedimento:
(1) Vericheremo che g G = g

G;
(2) Calcoleremo g p
n
;
(3) Studieremo la struttura del sottogruppo compatto G U(n).
XI. PROPRIET
`
A DEI GRUPPI CLASSICI 163
Osserviamo ancora che lalgebra di Lie del sottogruppo chiuso GU(n) `e g u(n)
e che lapplicazione esponenziale
g u(n) X exp(X) G U(n)
ha come immagine la componente connessa dellidentit` a di G U(n). Infatti vale
il:
Teorema 1.3 (Cartan-Weyl-Hopf) Se G `e un sottogruppo connesso e com-
patto di GL(n, C), allora lapplicazione exp : g G `e surgettiva.
Non diamo la dimostrazione di questo teorema. Ricaveremo il risultato di volta in
volta nei singoli casi in esame.
2 I gruppi U(p, q) e SU(p, q)
Lemma 1. Se g U(p, q), allora g

U(p, q).
Dim.. Per la denizione del gruppo U(p, q) , abbiamo
g I
p,q
= I
p,q
g
1
.
Da questa otteniamo, passando alle inverse:
(g

I
p,q
= gI
p,q
= I
p,q
(g

)
1
e quindi g

U(p, q).
Lemma 2. U(p, q) U(n)

= U(p) U(q).
Dim.. Scriviamo un elemento g U(p, q) U(n) nella forma
g =
_
a c
d b
_
con matrici a di tipo p p, b di tipo q q, c di tipo p q, d di tipo q p. Poiche
g U(p, q), abbiamo
a

a d

d = I
p
, a

c = d

b, b

b c

c = I
q
.
Essendo g U(n), abbiamo anche:
a

a +d

d = I
p
, a

c +d

b = 0, b

b +c

c = I
q
.
Da queste uguaglianze ricaviamo
c = 0, d = 0
da cui segue la tesi.
164 XI. PROPRIET
`
A DEI GRUPPI CLASSICI
Corollario. SU(p, q) U(n) `e omeomorfo al prodotto topologico SU(p)
SU(q) S
1
.
Dim.. Se C, indichiamo con
1
() la matrice diagonale

1
() =
_
_
_
0 0
0 1 0
. . .
0 0 1
_
_
_
.
Lapplicazione
SU(p) SU(q) S
1
(a, b, )
_

1
()a 0
0
1
()
1
b
_
SU(p, q) U(n)
`e continua e bigettiva e dunque un omeomorsmo perche i due spazi sono compatti
di Hausdor.
Teorema 2.1 SU(p, q) `e omeomorfo al prodotto topologico
SU(p) SU(q) S
1
C
pq
.
U(p, q) `e omeomorfo al prodotto topologico SU(p, q) S
1
. I due gruppi sono
pertanto connessi per archi ma non compatti se pq ,= 0.
Dim.. Data g SU(p, q), possiamo decomporla in modo unico in un prodotto
(1) g = ab con a U(n) e b P(n)
dove ricordiamo che P(n) `e linsieme delle matrici hermitiane denite positive.
Per il Lemma 1, `e g

SU(p, q) e dunque
g

g = b

ab = b

b = b
2
SU(p, q).
Scriviamo
b = Exp(B)
con
B =
_
B
11
B
12
B

12
B22
_
,
B
11
hermitiana pp, B
12
matrice complessa pq, B
22
hermitiana q q. Abbiamo
allora
Exp(2B)I
p,q
= I
p,q
Exp(2B).
Poiche lesponenziale `e unapplicazione bigettiva dallo spazio vettoriale reale delle
matrici hermitiane allinsieme delle matrici hermitiane denite positive, dallugua -
glianza:
I
p,q
Exp(2B)I
p,q
= Exp(2B)
ricaviamo che
I
p,q
BI
p,q
= B.
XI. PROPRIET
`
A DEI GRUPPI CLASSICI 165
Questa equazione ci d`a:
B
11
= 0, B
22
= 0.
Viceversa, se
(2) B =
_
0 B
12
B

12
0
_
allora b = Exp(B) SU(p, q). Le matrici della forma (2) formano uno spazio
vettoriale reale L di dimensione 2pq. Osserviamo inne che, nella decomposizione
(1), essendo b SU(p, q), `e a SU(p, q) U(n).
Abbiamo ottenuto in questo modo un omeomorsmo
(SU(p, q) U(n)) L (a, B) aExp(B) SU(p, q)
che, in virt` u del lemma precedente, denisce un omeomorsmo di SU(p) SU(q)
S
1
C
pq
su SU(p, q). Inne, lapplicazione
SU(p, q) S
1
(g, )
1
()g U(p, q)
`e un omeomorsmo. La dimostrazione `e completa.
3 Il gruppo Sp(n) = Sp(n, C) U(2n)
Ricordiamo che il corpo (non commutativo) H dei quaternioni di Hamilton si
pu` o identicare allanello associativo delle matrici 2 2 a coecienti complessi:
(1)
_
z w
w z
_
,
con z, w C. Identichiamo un numero complesso z con la matrice
_
z 0
0 z
_
e indichiamo con j la matrice
_
0 1
1 0
_
.
La matrice (1) si pu` o allora associare allespressione
z +wj = z +j w.
Nel seguito scriveremo di preferenza un quaternione nella forma z+jw con z, w C.
Il prodotto di due quaternioni si pu` o allora esprimere mediante:
(z
1
+jw
1
) (z
2
+jw
2
) = (z
1
z
2
w
1
w
2
) +j(w
1
z
2
+ z
1
w
2
) z
1
, z
2
, w
1
, w
2
C.
Questa formula si ricava immediatamente da:
jz = zj z C
166 XI. PROPRIET
`
A DEI GRUPPI CLASSICI
e
j
2
= 1.
Il coniugato di un quaternione (corrispondente allaggiunta della matrice con cui `e
denito) `e dato da:
z +jw = z jw.
Indichiamo con lisomorsmo:
C
2n
(z
h
, w
h
)
1hn
(z
h
+jw
h
)
1hn
H
n
.
Allora

1
j = J
dove J `e la matrice 2n 2n:
J =
_
0 I
I 0
_
.
e abbiamo indicato con I lidentit` a su C
n
.
Consideriamo una matrice B = C + jD = (C
hk
+ jD
hk
)
1h,kn
con coecienti
C
hk
+jD
hk
H, C
hk
, D
hk
C. Se u = v +jw H
n
, con v, w C
n
, abbiamo
Bu = (Cv

Dw) +j(Dv +

Cv).
Ad essa risulta dunque associata una

B Hom
C
(C
2n
, C
2n
) rappresentata dalla
matrice:

B =
_
C D

D

C
_
.
Le matrici di questa forma sono tutte e sole le matrici 2n 2n complesse A che
soddisfano la:
AJ = J

A.
Ricordiamo ora che, se g Sp(n, C), abbiamo:
t
gJg = J.
Se inoltre g U(2n), `e g

= g
1
, da cui
t
g = g
1
.
Otteniamo perci`o la condizione:
gJ = J g.
Abbiamo dunque uninclusione naturale
Sp(n) GL(n, H).
Possiamo allora caratterizzare Sp(n) come il gruppo delle trasformazioni H-lineari
su H
n
, che lasciano invariato il prodotto scalare sui quaternioni:
(u
1
[u
2
)
H
=
n

h=1
u
h
1
u
h
2
.
XI. PROPRIET
`
A DEI GRUPPI CLASSICI 167
Se scriviamo le componenti u
h
l
nella forma v
h
l
+ jw
h
l
con v
h
l
, w
h
l
C per l = 1, 2,
troviamo per il prodotto scalare sui quaternioni lespressione:
(u
1
[u
2
)
H
=
n

h=1
v
h
1
v
h
2
+ w
h
1
w
h
2
+j
n

h=1
w
h
1
v
h
2
v
h
1
w
h
2
.
Una g U(2n) lascia invariato il primo addendo, una g Sp(n, C) lascia invariato
il secondo. Infatti il primo addendo si pu` o scrivere:
__
v
1
w
1
_

_
v
2
w
2
__
C
e il secondo, moltiplicato a sinistra per j, mediante
t
_
v
1
w
1
_
J
_
v
2
w
2
_
.
Sia K uno dei corpi R, C, H e indichiamo con e
1
, , e
n
la base canonica di K
n
.
Possiamo allora identicare O(n 1), SO(n 1), U(n 1), SU(n 1), Sp(n 1) ai
sottogruppi rispettivamente di O(n), SO(n), U(n), SU(n), Sp(n) che lasciano sso
il vettore e
1
. Abbiamo allora i seguenti omeomorsmi:
Teorema 3.1
U(1)

= S
1
.
Sp(1)

= S
3
.
O(n)/O(n 1)

= SO(n)/SO(n 1)

= S
n1
se n > 1.
U(n)/U(n 1)

= SU(n)/SU(n 1)

= S
2n1
se n > 1.
Sp(n)/Sp(n 1)

= S
4n1
se n > 1 .
Dim. In ciascuno dei casi lomeomorsmo si ottiene per passaggio al quoziente
dallapplicazione
g ge
1
.
Poiche i guppi considerati sono compatti, si deduce immediatamente che i quozienti
iniettivi sono omeomorsmi.
Teorema 3.2 Per ogni intero n 1 i gruppi Sp(n) sono compatti e connessi.
Dim.. Osserviamo che Sp(n) `e compatto in quanto sottospazio topologico chiuso
di U(2n), che `e compatto. Dimostriamo che `e connesso per induzione su n. Per
n = 1 Sp(1) `e omeomorfo a S
3
e quindi connesso. Sia ora m > 1 e supponiamo il
teorema vero per n = m1. Le classi di equivalenza di Sp(m)/Sp(m1) sono allora
insiemi connessi. Ne segue che un insieme contemporaneamente aperto e chiuso in
Sp(m) `e saturo e dunque Sp(m) `e connesso in quanto il quoziente `e connesso.
Osserviamo che Sp(n) `e localmente connesso per archi, in quanto lapplicazione
Exp : sp(n) Sp(n)
168 XI. PROPRIET
`
A DEI GRUPPI CLASSICI
denisce un omeomorsmo di un intorno di 0 in sp(n) su un intorno di e in Sp(n):
Sp(n) `e dunque localmente connesso per archi e perci`o connesso per archi in quanto
connesso.
Teorema 3.3 U(n) `e omeomorfo a SU(n) S
1
. In particolare U(2)

= S
3
S
1
.
Dim.. Deniamo lapplicazione
U(n) g (
1
(det(g))
1
g, det(g)) SU(n) S
1
.
Essa `e continua e bigettiva tra spazi compatti di Hausdor e dunque un omeomor-
smo.
4 I gruppi Sp(n, C) e SU

(2n)
Lemma. Se g Sp(n, C), allora g

Sp(n, C).
Dim.. Abbiamo
t
gJg = J
e dunque
Jg =
t
g
1
J
da cui, passando alle inverse:
g
1
J = J
t
g.
Passando ai coniugati, otteniamo:
g
1
J = Jg

da cui
t
g

Jg

= J
e dunque g

Sp(n, C).
Teorema 4.1 Sp(n, C) `e omeomorfo a Sp(n) R
n(2n+1)
.
Dim.. Sia g Sp(n, C). Possiamo decomporre g in modo unico nella forma:
g = ab con a U(2n) e b P(2n).
Poiche g

Sp(n, C), otteniamo


b

ab = b

b = b
2
Sp(n, C).
La b si pu` o rappresentare in modo unico come esponenziale di una matrice hermi-
tiana B:
b = Exp(B) B = B

.
XI. PROPRIET
`
A DEI GRUPPI CLASSICI 169
Abbiamo allora
JExp(2B)J = Exp(J
1
2BJ) = Exp(2
t
B)
ed essendo questa unuguaglianza tra esponenziali di matrici hermitiane otteniamo
che
JBJ =
t
B.
Scriviamo B nella forma
B =
_
B
11
B
12
B

12
B
22
_
con B
hk
matrici complesse n n, B
11
e B
22
hermitiane. Otteniamo allora le
uguaglianze:
B
11
=
t
B
22
B
12
=
t
B
12
.
La matrice B `e dunque della forma
(1) B =
_
B
11
B
12
B

12

B
11
_
con B
11
hermitiana e B
12
simmetrica. Viceversa, lesponenziale di una matrice B
di questa forma `e un elemento di Sp(n, C). Le matrici della forma (1) formano uno
spazio vettoriale reale L di dimensione n
2
+n(n + 1) = n(2n + 1) e dunque la tesi
segue dallomeomorsmo:
Sp(n) L (a, B) aExp(B) Sp(n, C).
Teorema 4.2 Il gruppo SU

(2n) `e omeomorfo a Sp(n) R


2n
2
n1
.
Dim.. Ricordiamo che g SU

(2n) se g SL(2n, C) e
Jg = gJ.
Ne segue che, se g SU

(2n) U(2n) abbiamo


t
gJg = J
e dunque g Sp(n).
Si verica immediatamente che g

SU

(2n) se g SU

(2n) e dunque possiamo


ripetere il ragionamento fatto nella dimostrazione del teorema precedente: dopo
aver decomposto g mediante
g = ab con a U(2n) e b P(2n)
osserviamo che
b

b = b
2
SU

(2n).
170 XI. PROPRIET
`
A DEI GRUPPI CLASSICI
Dopo aver scritto b come lesponenziale di una matrice hermitiana B, troviamo che
le B devono appartenere allo spazio vettoriale reale L di dimensione 2n
2
n 1)
delle matrici della forma:
B =
_
B
11
B
12
B

12

B
11
_
con B
11
matrice n n hermitiana con traccia nulla e B
12
matrice n n complessa
antisimmetrica:
t
B
12
= B
12
. Lomeomorsmo
Sp(n) L (a, B) aExp(B) SU

(2n)
dimostra allora la tesi.
5 I gruppi SO(n, C) e SO

(n, C)
Teorema 5.1 SO(n, C) `e omeomorfo a SO(n) R
(n
2
n)/2
.
Dim.. Osserviamo in primo luogo che laggiunta g

di un elemento g di SO(n, C
`e ancora un elemento del gruppo. Infatti le equazioni che deniscono il gruppo
sono:
det(g) = 1,
t
gg = I.
Un elemento g di SO(n, C) U(n) soddisfa
t
g = g
1
= g

e dunque `e una matrice a coecienti reali. Otteniamo perci`o:


SO(n, C) U(n) = SO(n).
Decomponiamo g SO(n, C) in modo unico mediante
g = ab con a U(n) e b P(n).
Ricaviamo che
a SO(n, C) U(n) e b SO(n, C) P(n)
e che gli elementi di SO(n, C) P(n) sono tutti e soli gli esponenziali delle matrici
dello spazio vettoriale reale L di dimensione (n
2
n)/2:
L = B[B hermitiana e
t
B = B
cio`e delle matrici a coecienti puramente immaginari antisimmetriche. La tesi
segue come nelle dimostrazioni dei teoremi precedenti.
Teorema 5.2 SO

(2n, C) `e omeomorfo a U(n) R


n
2
n
.
Dim.. Dimostriamo in primo luogo che il gruppo SO

(2n, C)U(2n) `e isomorfo,


come gruppo topologico, a U(n). Infatti, per un elemento g di tale gruppo, valgono
le equazioni:
t
gg = I, g

Jg = J, g

g = I, det(g) = 1.
XI. PROPRIET
`
A DEI GRUPPI CLASSICI 171
La prima e la terza di queste equazioni ci dicono che g `e una matrice reale di
SO(2n). La seconda ci dice allora che g commuta con J e dunque `e C-lineare per
la struttura complessa su R
2n
denita da J. Si verica facilmente che, se deniamo
lisomorsmo R-lineare : R
2n
C
n
mediante
(e
k
) = e
k
per 1 k n e (Je
k
) = (e
k+n
) = ie
k
lapplicazione
SO

(2n, C) U(2n) g g
1
U(n)
`e un isomorsmo di gruppi topologici. Per concludere la dimostrazione, osserviamo
che il gruppo SO

(2n, C) `e chiuso rispetto allaggiunzione e dunque, dalla decom-


posizione
g = ab con a U(2n) e b P(2n)
deduciamo che b
2
SO

(2n, C). Troviamo allora che b = Exp(B) dove B `e


univocamente determinata come un elemento dello spazio vettoriale reale L di
dimensione n
2
n delle matrici:
B =
_
B
11
B
12
B
12
B
11
_
con B
11
, B
12
hermitiane puramente immaginarie.
Lomeomorsmo cercato segue nel modo standard.
6 I gruppi Sp(p, q; C)
Teorema 6.1 Abbiamo lomeomorsmo
Sp(p, q)

= Sp(p) Sp(q) R
4pq
.
Dim.. Ricordiamo che il gruppo Sp(p, q; C) `e caratterizzato dalle equazioni:
t
gJg = I,
g

_
I
p,q
0
0 I
p,q
_
g =
_
I
p,q
0
0 I
p,q
_
.
Come abbiamo visto in precedenza, possiamo considerare un elemento
g Sp(p, q; C) U(2n) Sp(n) come un elemento di GL(n, H). Scriviamo g
per la matrice a coecienti quaternioni corrispondente a g. Troviamo allora: se
g Sp(p, q; C), allora
g

g = I
g

I
p,q
g = I
p,q
.
Si ottiene quindi
g =
_
g
1
0
0 g
2
_
con g
1
Sp(p), g
2
Sp(q).
172 XI. PROPRIET
`
A DEI GRUPPI CLASSICI
Daltra parte abbiamo al solito linvarianza di Sp(p, q; C) rispetto allaggiunzione.
Dalla decomposizione standard di g GL(n, C) nel prodotto di una matrice unitaria
e di una hermitiana denita positiva, troviamo un omeomorsmo
Sp(p) Sp(q) L (g
1
, g
2
, B)
_
g
1
0
0 g
2
_
Exp(B) Sp(p, q; C)
ove in questo caso L `e uno spazio vettoriale reale di dimensione 4pq di matrici
hermitiane. Le matrici di L hanno la forma:
B =
_
_
_
0 B
12
0 B
14
B

12
0
t
B
14
0
0

B
14
0

B
12
B

14
0
t
B
12
0
_
_
_
con B
12
e B
14
matrici complesse di tipo p q.
7 I gruppi SO(p, q)
Teorema 7.1 Siano p, q due interi positivi con p + q = n. Allora il gruppo
SO(p, q) `e omeomorfo a 1, 1 SO(p) SO(q) R
pq
.
Dim.. Ragioniamo come nella dimostrazione dei teoremi precedenti. Ricaviamo
in primo luogo che SO(p, q) U(n) `e formato dalle matrici:
g =
_
g
1
0
0 g
2
_
con g
1
O(p), g
2
O(q) e det(g
1
)det(g
2
) = 1.
Quindi abbiamo lomeomorsmo:
SO(p, q) U(n)

= 1, 1 SO(p) SO(q).
Daltra parte SO(p, q) P(n) `e limmagine iniettiva mediante lapplicazione espo-
nenziale delle matrici
B =
_
0 B
12
t
B
12
0
_
ove B
12
`e una matrice reale p q. Usando la decomposizione degli elementi di
GL(n) in prodotto di unitarie e hermitiane positive, si ottiene la tesi.
XII. OMOTOPIA 173
CAPITOLO XII
OMOTOPIA
1. Omotopia libera di applicazioni continue.
Siano f
0
, f
1
: X Y applicazioni continue tra due spazi topologici X, Y .
Diciamo che f
0
e f
1
sono omotope se `e possibile trovare unapplicazione continua:
F : X I Y
(I = [0, 1]), tale che
F(x, 0) = f
0
(x) e F(x, 1) = f
1
(x) x X.
La F si dice unomotopia tra f
0
e f
1
. Osserviamo che unomotopia F denisce
unapplicazione continua
I t F
t
= F(, t) ((X, Y )
dallintervallo I allo spazio ((X, Y ) delle funzioni continue da X in Y su cui si
consideri la topologia compatta-aperta. Viceversa, se X `e uno spazio di Hausdor
localmente compatto unapplicazione continua
I t F
t
((X, Y )
denisce unomotopia tra F
0
e F
1
. In questo caso, data una funzione continua
f : X Y , linsieme delle funzioni g ((X, Y ) omotope a f `e la componente
connessa per archi di f in ((X, Y ).
Proposizione 1.1. Lomotopia `e una relazione di equivalenza in ((X, Y ) .
Dim. Scriviamo f g per indicare che due funzioni f, g ((X, Y ) sono omo-
tope. Verichiamo che questa `e una relazione di equivalenza. Intanto `e f f
mediante lomotopia costante
X I (x, t) f(x) Y.
Se
F : X I Y
`e unomotopia tra f e g, allora
X I (x, t) F(x, 1 t) Y
`e unomotopia tra g ed f. Quindi
f g g f.
174 XII. OMOTOPIA
Se inoltre
G : X I Y
`e unomotopia tra g ed h, allora la
H(x, t) =
_
F(x, 2t) se t [0, 1/2]
F(x, 2t 1) se t [1/2, 1]
denisce unomotopia tra f e h. Dunque
f g e g h = f h.
Indichiamo con (X, Y ) il quoziente di ((X, Y ) rispetto allequivalenza omoto-
pica. Questo insieme si dice lomotopia libera delle applicazioni continue di X in
Y .
Proposizione 1.2. Siano X, Y, V, W spazi topologici e : V X, : Y
W due applicazioni continue. Lapplicazione:

: ((X, Y ) f f ((V, W)
denisce per passaggio al quoziente unapplicazione
(, ) : (X, Y ) (V, W).
2. Equivalenza omotopica di spazi topologici.
Due applicazioni continue
f : X Y
e
g : Y X
si dicono omotopicamente inversa luna dellaltra se
g f id
X
in (X, X)
e
f g id
Y
in (Y, Y ).
Diciamo allora che f e g sono equivalenze omotopiche. Due spazi topologici X e Y
tra i quali si possa stabilire una equivalenza omotopica si dicono omotopicamente
equivalenti o dello stesso tipo di omotopia.
Lequivalenza omotopica `e una relazione di equivalenza nella categoria degli spazi
topologici. Si dimostra facilmente la seguente:
Proposizione 2.1. Siano X, Y , Z spazi topologici e : X Y , : Y Z
due applicazioni continue. Se due delle applicazioni continue , , sono
equivalenze omotopiche, anche la terza lo `e.
Se X, Y , V , W sono spazi topologici e : V X, : Y W sono due
equivalenze omotopiche, allora
(, ) : (X, Y ) (V, W)
`e unapplicazione bigettiva.
3. Spazi topologici contrattili.
Uno spazio topologico X si dice contrattile se id
X
`e omotopicamente equivalente
a unapplicazione costante in (X, X).
XII. OMOTOPIA 175
Proposizione 3.1. Uno spazio topologico `e contrattile se e soltanto se ha lo
stesso tipo di omotopia dello spazio formato da un solo punto.
Dim. Indichiamo con D
0
(disco 0-dimensionale) lo spazio formato da un solo
punto. Siano
f : D
0
X
g : X D
0
omotopicamente inverse luna dellaltra. Allora
f g : X X
`e costante e omotopicamente equivalente a id
X
. Viceversa, se
: X X
`e unapplicazione costante omotopicamente equivalente a id
X
, deniamo
f : D
0
X
mediante
f(D
0
) = (X)
e consideriamo lunica applicazione
g : X D
0
.
Poiche f g = , la f e la g sono equivalenze omotopiche.
Osservazione. Uno spazio topologico contrattile `e connesso per archi.
Dim. Sia
F : X I X
unomotopia tra lidentit` a su X e unapplicazione costante. Allora, per ogni coppia
di punti x, y X,
(t) =
_
F(x, 2t) se t [0, 1/2]
F(y, 2 2t) se t [1/2, 1]
denisce un cammino continuo che congiunge x a y.
Proposizione 3.2. Sia X uno spazio topologico contrattile. Allora, per ogni
spazio topologico Y , (Y, X) contiene un solo elemento.
Dim. Se f : D
0
X `e unequivalenza omotopica, allora
(id
Y
, f) : (Y, X) (Y, D
0
)
`e bigettiva. Il secondo insieme contiene un solo elemento e dunque la tesi `e dimo-
strata.
In particolare, due qualsiasi applicazioni costanti di uno spazio contrattile in s`e
sono omotopicamente equivalenti.
176 XII. OMOTOPIA
Osservazione. Se X `e uno spazio topologico contrattile e Y un qualsiasi spazio
topologico,allora (X, Y ) `e in corrispondenza biunivoca con le componenti connesse
per archi di Y . Infatti, per ogni f : X Y continua, f(X) `e contenuta in
una componente connessa per archi di Y , univocamente determinata dalla classe di
omotopia dellapplicazione f.
4. Omotopia legata. Retratti di deformazione.
Sia (X, A) una coppia topologica (X `e uno spazio topologico e A un suo sotto-
spazio). Dato uno spazio topologico Y, unomotopia
F : X I Y
si dice legata su A, o A-omotopia, se
F(x, t) = F(x, 0) x A, t I.
La relazione di A-omotopia `e una relazione di equivalenza su ((X, Y ) e il relativo
quoziente si indica con
l
(X, A; Y ). Fissata unapplicazione continua : A Y ,
indichiamo con (X, Y ; ) limmagine in
l
(X, A; Y ) dellinsieme
_
f ((X, Y )

A
=
_
.
Un sottospazio A di uno spazio topologico X si dice un suo retratto di deforma-
zione se possiamo trovare una retrazione
: X A
(cio`e unapplicazione continua a valori in A con [A = id
A
) tale che lapplicazione
composta:
X

A

X
sia omotopa allidentit` a su X.
Diciamo che A `e un retratto di deformazione stretto di X se lapplicazione
composta
X

A

X
`e A-omotopa a id
X
, se cio`e possiamo trovare unomotopia
F : X I X
tra e id
X
con:
F(x, t) = x x A, t I.
5. Omotopia relativa.
Le nozioni precedenti si possono generalizzare alla situazione seguente: dati due
spazi topologici X, Y e sottospazi A
1
, A
n
di X e B
1
, , B
n
di Y , indichiamo
con
((X, A
1
, , A
n
; Y, B
1
, , B
n
)
lo spazio delle funzioni continue f : X Y tali che
f(A
i
) B
i
i = 1, , n.
XII. OMOTOPIA 177
Chiamiamo omotopia relativa alle (n + 1)-uple (X, A
1
, A
n
) e (Y, B
1
, , B
n
)
unomotopia
F : X I Y
tale che
F(A
i
I) B
i
i = 1, , n.
Lomotopia relativa denisce una relazione di equivalenza su
((X, A
1
, , A
n
; Y, B
1
, , B
n
). Denotiamo il relativo quoziente con
(X, A
1
, , A
n
; Y, B
1
, , B
n
)
.
6. k-connessione.
Useremo in R
n
coordinate x
0
, , x
n1
e indicheremo con e
0
, , e
n1
i vettori
della base canonica. Deniamo:
D
0
= 0
D
n
= x R
n
[ [x[ 1 se n > 0,
S
n
= x R
n+1
[ [x[ = 1 se n 0.
Abbiamo S
n1
D
n
. Considereremo S
n
come un sottospazio di S
n+1
mediante
linclusione canonica
S
n
x (x, 0) S
n+1
.
Indichiamo con
+
e

le immersioni canoniche:

+
: D
n
x (x
0
, , x
n1
,
_
1 [x[
2
) S
n

: D
n
x (x
0
, , x
n1
,
_
1 [x[
2
) S
n
.
Ricordiamo ancora che lapplicazione
S
n
I (x, t) tx D
n+1
(coordinate polari) denisce un omeomorsmo canonico
S
n
I
S
n
0
D
n+1
.
Abbiamo allora:
Lemma 6.1. Sia X uno spazio topologico e
f : S
n
X
unapplicazione continua. Le seguenti condizioni sono equivalenti:
a) f `e omotopa a unapplicazione costante.
b) f si pu`o prolungare a unapplicazione continua

f : D
n+1
X.
178 XII. OMOTOPIA
c) f
+
e f

sono S
n1
-omotope.
d) f `e e
0
-omotopa all applicazione costante.
Dim. a) b).
Sia
F : S
n
I X
unomotopia di f con unapplicazione costante.
Lapplicazione
S
n
I (x, t) g(x, t) = (1 t)x D
n+1
`e decomponibile. Poiche F `e costante su t = 1, passa al quoziente denendo
unapplicazione continua

f : D
n+1
X
che rende commutativo il diagramma:
S
n
I
F
X
g

f
D
n+1

id
D
n+1
D
n+1
.
Chiaramente

f[S
n
= F[t = 0 = f.
b) c), d).
Sia

f : D
n+1
X
un prolungamento continuo di f. Allora
F(x, t) =

f(x, (1 2t)
_
1 [x[
2
)
denisce una S
n1
-omotopia tra f
+
e f

e la
G(x, t) =

f(t + (1 t)x
0
, (1 t)x
1
, , (1 t)x
n1
)
denisce una e
0
-omotopia
G : S
n
I X
di f con lapplicazione costante.
c) b). Sia
F : D
n
I X
una S
n1
-omotopia tra f
+
e f

. Deniamo
h : D
n
I (x, t) h(x, t) =
_
x, (1 2t)
_
1 [x[
2
_
D
n+1
.
XII. OMOTOPIA 179
Allora h `e unapplicazione decomponibile e la F per passaggio al quoziente denisce
un prolungamento

f di f che rende commutativo il diagramma:
D
n
I
F
X
h

f
D
n+1

id
D
n+1
D
n+1
.
Limplicazione d) a) `e banale e dunque la dimostrazione `e completa.
Uno spazio topologico non vuoto X si dice k-connesso , con 0 k , se per
ogni intero non negativo n k ogni applicazione continua S
n
X `e omotopa a
unapplicazione costante, ovvero se
(S
n
, X) contiene un solo elemento 0 n k.
Uno spazio topologico omotopicamente equivalente ad uno spazio k-connesso `e esso
stesso k-connesso.
Gli spazi contrattili sono -connessi.
Gli spazi 0-connessi sono gli spazi connessi per archi.
Uno spazio 1-connesso si dice semplicemente connesso.
7. k-connessione relativa.
Una coppia topologica (X,A) si dice k-connessa se, per ogni intero 0 n k
ogni applicazione continua f : D
n
X tale che
f(S
n1
) A
`e S
n1
-omotopa a unapplicazione continua g : D
n
X tale che
g(D
n
) A.
Il lemma seguente permette di dare una condizione equivalente di k-connessione, in
termini di omotopia relativa.
Lemma 7.1. Sia f ((D
n
, S
n1
; X, A). Condizione necessaria e suciente
anche f sia omotopa a unapplicazione costante in (D
n
, S
n1
; X, A) `e che f sia
S
n1
-omotopa a unapplicazione g con g(D
n
) A.
Dim. Necessit`a. Sia
F : D
n
I X
unomotopia con
F(, 0) = f
F(S
n1
, t) A t I
F(x, 1) = costante x X.
Deniamo allora
G(x, t) =
_
F(x/[x[, 2(1 [x[)) se [x[ 1 t/2
F(x/(1 t/2), t) se [x[ 1 t/2
180 XII. OMOTOPIA
La G denisce allora una S
n1
-omotopia tra f e una funzione continua
g(x) =
_
F(x/[x[, 2(1 [x[) se [x[ 1/2
F(2x, 1) se [x[ 1/2
Sucienza. Sia
G : D
n
I X
una S
n1
-omotopia tra f e unapplicazione g con g(D
n
) A. Deniamo allora
lomotopia:
F(x, t) =
_
G(x, 2t) se 0 t 1/2
G(2(1 t)x, 1) se 1/2 t 1.
Essa `e unomotopia di f con unapplicazione costante in (D
n
, S
n1
; X, A).
Osserviamo che, se A `e un retratto di deformazione stretto di X, allora la coppia
(X, A) `e -connessa.
Per n = 0 poniamo S
1
= . Allora lenunciato del Lemma precedente `e ancora
valido: Una coppia topologica (X, A) `e 0-connessa se ogni punto di X pu` o essere
congiunto a un punto di A da un cammino continuo.
Citiamo senza dimostrazione il seguente risultato:
Se linclusione A X `e unequivalenza omotopica, allora la coppia (X, A) `e
-connessa.
8. Il lemma di Sard.
Per proseguire lo studio dellomotopia, utilizzeremo nel seguito alcune propriet` a
delle applicazioni dierenziabili.
Lemma 8.1. Siano m, n, due interi positivi con m < n. Sia A un aperto di R
m
e f : A R
n
unapplicazione dierenziabile. Allora f(A) `e di prima categoria.
Dim. Per ogni intero positivo N ed ogni Z
n
indichiamo con Q(, N) il cubo
m-dimensionale:
Q(, N) = x R
m
[ [Nx
i

i
[ 1/2 per i = 1, , m.
La famiglia
Q(, N)[ Z
n
, N N0
`e numerabile e le sue sottofamiglie formate dai cubi di lato 1/N sono ricoprimenti
chiusi localmente niti (quadrettature) di R
m
. Possiamo scrivere A come unione
numerabile di tutti i cubi Q(, N) in esso contenuti:
A = Q

con Q

= Q(

, N

), N.
Abbiamo allora
f(A) = f(Q

)
unione numerabile di insiemi compatti. Baster` a dunque dimostrare che ciascuno di
questi insiemi f(Q

) ha parte interna vuota.


XII. OMOTOPIA 181
Supponiamo per assurdo che ci` o non sia vero. A meno di sostituire ad f la
funzione di classe C
1
x k (f(hx +/N) f(/N))
(per opportuni numeri reali positivi k, h e Z
m
) possiamo supporre che:
(i) A Q(m) = x R
m
[ [x
i
[ 1/2 per i = 1, , m.
(ii) f(Q(m)) Q(n) = y R
n
[ [y
i
[ 1/2 per i = 1, , n.
Le derivate parziali prime di f sono uniformemente limitate su Q(m). Per il teorema
della media, abbiamo allora, per una costante L,
[f(x
1
) f(x
2
)[ L[x
1
x
2
[ x
1
, x
2
Q(m).
La f trasforma perci`o un sottoinsieme di Q(m) contenuto in una palla di raggio
in un sottoinsieme di R
n
contenuto in una palla di raggio L.
Fissato un intero positivo N, suddividiamo Q(m) in N
m
cubi di lato 1/N.
Limmagine mediante f di ciascuno di questi cubi `e contenuta in un cubo di R
n
di
lato 2L

m/N. Il volume di Q(n) dovrebbe essere allora inferiore alla somma dei
volumi di tali cubi:
1 = vol (Q(n)) (2L

m)
n
N
mn
ci d`a una contraddizione perche il secondo membro di questa diseguaglianza tende
a 0 per N . La dimostrazione `e completa.
Osservazione. Segue dalla dimostrazione che, se
f : A R
n
`e unapplicazione dierenziabile denita su un aperto A di R
m
, e m < n, allora
f(A) `e contenuta in un insieme di misura di Lebesgue nulla di R
n
.
Sia A un aperto di R
m
e sia
f : A R
n
unapplicazione dierenziabile. Per ogni punto x di A indichiamo con
df(x) =
_
_
_
f
1
/x
1
. . . f
1
/x
m
. . . . .
. . . . .
f
n
/x
1
. . . f
n
/x
m
_
_
_
la matrice jacobiana di f in x. Il punto x si dice critico per f se df(x) ha rango
< n. Il corrispondente punto f(x) R
n
si dice valore critico di f. Indichiamo con
C(f) e CV (f) rispettivamente linsieme dei punti critici e dei valori critici di f. I
punti di f(A) CV (f) si dicono valori regolari di f.
182 XII. OMOTOPIA
Osservazione. (Teorema delle funzioni implicite). Sia A un aperto di R
m
e
sia
f : A R
n
unapplicazione di classe C
k
con 1 k . Se x
0
A non `e un punto critico di
f possiamo trovare un intorno aperto V di f(x
0
) in R
n
, un intorno aperto W di 0
in R
mn
, un intorno U di x
0
in A e un omeomorsmo
g : V W U
di classe C
k
tale che g non abbia punti critici in V W e
f(g(y, z)) = y (y, z) V W.
In particolare, se m = n, la g `e un omeomorsmo di V su un aperto g(V ) di A.
In questo caso diciamo che la f denisce un sistema di coordinate di classe C
k
in
g(V ).
Dal teorema delle funzioni implicite deduciamo immediatamente il seguente
Lemma 8.2. Sia A un aperto di R
n
,
f : A R
n
unapplicazione dierenziabile di classe C
1
. Se y `e un valore regolare di f, allora
f
1
(y) `e un sottospazio discreto di A.
Dim. Dal teorema delle funzioni implicite segue che ogni punto x di f
1
(y) ha
un intorno aperto U tale che
f
1
(y) U = x.
Teorema 8.1. (Lemma di Sard).
Sia A un aperto di R
m
e sia f : A R
n
unapplicazione di classe C

. Allora
CV (f) `e di prima categoria.
Dim. Osserviamo che C(f) `e un sottoinsieme chiuso di A. Essendo A unione nu-
merabile di compatti, la tesi `e equivalente al fatto che, per ogni compatto K A,
linsieme compatto f(K C(f)) sia privo di punti interni. Il teorema `e banale
quando n = 0, perche in questo caso linsieme dei punti critici di f `e vuoto. Pos-
siamo quindi supporre n > 0 e il teorema vero per applicazioni di classe C

a valori
in R
n1
. Ancora, il teorema `e banale se m = 0; potremo quindi supporre m 1 e
il teorema vero per applicazioni dierenziabili di classe C

denite su aperti di R
k
con k < m.
Poniamo C = C(f) e per ogni intero positivo k indichiamo con C
k
il sottoinsieme
di C in cui si annullano le derivate parziali di f no allordine k:
C
k
= x R
n
[ D

f(x) = 0 se 0 < [[ k.
Poniamo
C

= C
k
.
XII. OMOTOPIA 183
Gli insiemi C
k
, per 0 < k , sono sottoinsiemi chiusi di C. Dimostreremo
separatamente che limmagine di C C
1
, di C
k
C
k+1
e di C

sono di prima
categoria in R
n
.
Sia x
0
un punto di C C
1
. Dimostriamo che esso ammette un intorno compatto
B in A tale che f(BC) non abbia punti interni. Possiamo supporre per semplicit`a
che x
0
= 0 , f(0) = 0 e f
1
/x
1
,= 0 in 0. Possiamo trovare allora un intorno W di
0 in A in cui, dopo un opportuno cambiamento di coordinate di classe C

in un
intorno di 0 in R
n
, la f si pu` o scrivere nella forma:
f(x) = f(x
1
, x
2
, ..., x
n
) = (x
1
, f
2
(x), ..., f
n
(x)).
(Ci`o si ottiene applicando il teorema delle funzioni impicite alla
A x (f
1
(x), x
2
, ..., x
m
) R
m
.) Sia B un intorno compatto di 0 in W della
forma:
B = [r, r] G
con r > 0, G intorno compatto di 0 in R
m1
. Supponiamo che f(C B) contenga
punti interni e sia y
0
un punto interno di f(C B). La proiezione
R
n
(y
1
, y
2
, ..., y
n
) (y
2
, ..., y
n
) R
n1
`e aperta. Consideriamo lapplicazione dierenziabile di classe C

W x g(x) = (f
2
(x), ..., f
n
(x)) R
n1
.
Per lipotesi induttiva, linsieme
g(C(g)) B
non ha punti interni.
Poiche BC C(g), se ne deduce che lintersezione di f(CB) con liperpiano
y
1
= y
1
0
non contiene un intorno di y
0
per la topologia di sottospazio delliperpia -
no. Ci` o contraddice lipotesi che y
0
fosse punto interno di f(C B) ed abbiamo
quindi dimostrato che f(C B) `e un compatto privo di punti interni. Possiamo
quindi ricoprire C C
1
con una famiglia numerabile di compatti B
l
tali che
f(C B
l
) sia privo di punti interni e dunque
f(C C
1
) = f(C B
l
)
`e di prima categoria.
Sia ora k 1 e x
0
C
k
C
k+1
, che possiamo supporre essere lorigine. Indi-
chiamo con una derivata parziale di f di ordine k, per cui sia d(0) ,= 0. Possiamo
supporre che f(0) = 0 e che (x) = x
1
, a meno di restringerci a un intorno aperto
W di 0.
Allora C
k
W `e contenuto in x
1
= 0 e quindi f(C
k
W) `e contenuto
nellinsieme dei valori critici dellapplicazione
g(x
2
, ..., x
m
) = f(0, x
2
, ..., x
m
),
denita e di classe C

in un intorno A

di 0 in R
m1
. Linsieme f(C
k
W) `e allora
di prima categoria per lipotesi induttiva su m.
184 XII. OMOTOPIA
Sia ora K un compatto contenuto in C

. Poiche tutte le derivate parziali di


f si annullano identicamente su K, per ogni intero positivo l possiamo trovare un
intorno aperto U di K in A tale che
[f(x)[ < dist(x, K)
l
x U.
Supponiamo per assurdo che f(K) contenga dei punti interni. Non `e restrittivo
allora supporre che f(K) contenga il cubo
Q = y R
n
[ [y
i
[ 1/2
e che K sia contenuto nel cubo
Q

= x R
m
[ [x
j
[ 1/2.
Sia N un intero positivo, con Ndist(K, R
m
U) > 1 e suddividiamo Q

in N
m
cubi
di lato 1/N. Se P `e uno di questi cubetti che interseca K, esso `e tutto contenuto
in U e la sua immagine mediante f sar` a contenuta in un cubo di lato minore di
2(

m/N)
l
. Avremo dunque:
1 = vol(Q) 2
n
N
m
(

m/N)
ln
.
Scegliendo ln > m, otteniamo una contraddizione.
Ne segue che limmagine f(K C), essendo un compatto di prima categoria in
R
n
, ha parte interna vuota. La dimostrazione `e completa.
Dalla dimostrazione si pu` o osservare come lipotesi del teorema che la f sia di
classe C

si possa indebolire a f di classe C


k
con kn > m.
9. Variet`a dierenziabili.
Si dice variet` a topologica di dimensione n uno spazio topologico X di Hausdor,
numerabile allinnito, in cui ogni punto ha un intorno aperto omeomorfo ad un
aperto di R
n
.
Un atlante su X `e una famiglia / = (U
i
,
i
) in cui U
i
`e un ricoprimento
aperto di X e per ogni indice i

i
: U
i
(U
i
) = V
i
R
n
`e un omeomorsmo su un aperto V di R
n
. Le funzioni
g
ij
=
i

1
j
:
j
(U
i
U
j
)
i
(U
i
U
j
)
sono omeomorsmi tra aperti di R
n
e si dicono le funzioni di transizione dellatlante
/.
Un atlante di una variet` a topologica X si dice di classe C
k
(0 k ) se le
sue funzioni di transizione sono di classe C
k
. Due atlanti di classe C
k
sulla stessa
variet` a topologica X si dicono k-equivalenti se la loro unione `e ancora un atlante
di classe C
k
.
Si dice variet` a dierenziabile di classe C
k
una variet` a topologica munita di una
classe di equivalenza di atlanti di classe C
k
.
Un atlante /di classe C
k
su una variet` a topologica M di dimensione n determina
su M ununica struttura di variet` a dierenziabile di classe C
k
. Un omeomorsmo
: U V R
n
di un intorno aperto U di un punto p di M su un aperto V di R
n
si dice un sistema
di coordinate (o carta locale) di classe C
k
in p se (U, ) / `e k-equivalente ad /.
XII. OMOTOPIA 185
Osservazione. Siano M, N, variet` a dierenziabili di classe C
k
e sia f : M
N unapplicazione continua. Dato un punto p M sono equivalenti:
i) Possiamo trovare una carta locale (U, ) in p e una carta locale (V, ) in f(p)
tali che
(U f
1
(V )) x f
1
(x) (V )
sia unapplicazione di classe C
k
in un intorno di (p).
ii) Per ogni carta locale (U, ) in p e per ogni carta locale (V, ) in f(p)
(U f
1
(V )) x f
1
(x) (V )
`e unapplicazione di classe C
k
in un intorno di (p).
In questo caso diciamo che f `e unapplicazione di classe C
k
in p. unapplicazione
f si dice di classe C
k
in M se `e tale in ogni punto di M.
Esempi.
1. Un aperto A di R
n
`e una variet` a dierenziabile di classe C

con latlante
(A, id
A
).
2. Il toro T
n
= R
n
/Z
n
`e una variet` a dierenziabile di classe C

con latlante
formato dalle immagini, mediante la proiezione canonica, degli aperti
U(x
0
) = x R
n
[ [x
i
x
i
0
[ < 1/2
al variare di x
0
in R
n
e dagli omeomorsmi inversi delle restrizioni a U(x
0
) della
proiezione nel quoziente.
3. La sfera S
n
`e una variet` a dierenziabile di classe C

e di dimensione n con
latlante (U
+
,
+
), (U

) ove
U
+
= x S
n
[ x
0
> 1
U

= x S
n
[ x
0
< 1

+
(x
0
, x
1
, ..., x
n
) = (x
1
/(1 +x
0
), ..., x
n
/(1 +x
0
)) R
n

(x
0
, x
1
, ..., x
n
) = (x
1
/(1 x
0
), ..., x
n
/(1 x
0
)) R
n
.
(proiezioni stereograche di centri rispettivamente e
0
e e
0
.)
4. Lo spazio proiettivo RP
n
`e una variet` a dierenziabile di classe C

e di
dimensione n con latlante
(U
i
,
i
)[i = 0, ..., n
ove in coordinate omogenee abbiamo:
U
i
= x
i
,= 0

i
(x
0
, ..., x
i1
, x
i
, x
i+1
, ..., x
n
) = (x
0
/x
i
, ..., x
i1
/x
i
, x
i+1
/x
i
, ..., x
n
/x
i
) R
n
.
5. Sia A un aperto di R
m
, m > n e
f : A R
n
186 XII. OMOTOPIA
unapplicazione di classe C
k
con k 1. Se y f(A) `e un valore regolare di f, allora
f
1
(y) `e una variet` a dierenziabile di classe C
k
e di dimensione mn (sottovariet` a
dierenziabile di classe C
k
di A) con latlante denito dai sistemi di carte locali:
f
1
(y) U
,x
0
x (x) =
_

1
(x), ...,
mn
(x)
_
(U
,x
0
) R
mn
al variare di x
0
in f
1
(y) e di Hom
R
(R
m
, R
mn
) tra le applicazioni lineari tali
che g(x) = (x, (x)) sia regolare in x
0
. Per il teorema delle funzioni implicite, la
g denisce allora un omeomorsmo di un intorno V di x
0
su un aperto V

di R
n
.
Poniamo U
,x
0
= V f
1
(y).
Siano M,N variet` a dierenziabili di classe C
k
con k 1. Data unapplicazione
dierenziabile di classe C
k
f : M N
un punto p che sia critico per la rappresentazione di f in un sistema di coordinate
locali in p e in f(p), lo `e anche per la sua rappresentazione rispetto a qualsiasi altro
sistema di coordinate locali.
Possiamo quindi denire senza ambiguit`a linsieme C(f) dei punti critici di f in
M e linsieme CV (f) dei valori critici di f in N.
Usando atlanti formati da un insieme al pi` u numerabile di elementi otteniamo
immediatamente:
Teorema 9.1. (Lemma di Sard) Siano M ed N variet` a dierenziabili di classe
C

. Allora, per ogni applicazione


f : M N
di classe C

, CV (f) `e un insieme di prima categoria in N.


10. Propriet`a di omotopia delle sfere.
Mostriamo in questo paragrafo che la sfera S
n
`e (n 1)-connessa, ma non n-
connessa.
Teorema 10.1. S
n
`e (n 1)-connessa.
Dim. Sia m un intero non negativo < n e sia
f : S
m
S
n
unapplicazione continua. Per il teorema di Stone-Weierstrass possiamo trovare
unapplicazione a componenti polinomiali
P : R
m+1
R
n+1
tale che
[P(x) f(x)[ < 1/2 x S
m
.
Abbiamo quindi
[f(x) +t(P(x) f(x))[ > 1/2 (x, t) S
m
I.
Lapplicazione:
S
m
I (x, t)
f(x) +t(P(x) f(x))
[f(x) +t(P(x) f(x))[
S
n
`e unomotopia tra f e la restrizione g di P/[P[ a S
m
. Dico che la g non `e surgettiva.
Infatti, g `e di classe C

su S
m
e quindi, per il teorema 9.1, g(S
m
) `e di prima
categoria in S
n
. Poiche S
n
meno un punto `e omeomorfa a R
n
, che ha lo stesso tipo
di omotopia del punto, g `e omotopa a unapplicazione costante.
XII. OMOTOPIA 187
Lemma 10.1. Sia n un intero 1. Deniamo una applicazione (sospensione)
: ((S
n
, S
n
) ((S
n+1
, S
n+1
)
mediante:
f(x
0
, ..., x
n
, x
n+1
) =
_
_
1 (x
n+1
)
2
f
_
(x
0
, ..., x
n
)
_
1 (x
n+1
)
2
_
, x
n+1
_
.
Essa induce unapplicazione bigettiva

: (S
n
, S
n
) (S
n+1
, S
n+1
).
Dim. Poiche unomotopia di applicazioni continue di S
n
in s`e si trasforma me-
diante in unomotopia di applicazioni continue si S
n+1
in s`e, la

`e ben denita.
Iniettivit`a Siano f, g : S
n
S
n
due applicazioni continue. Se f `e omotopa
a g, possiamo trovare unomotopia
F : S
n+1
I S
n+1
tale che
F(x, 0) = f(x) x S
n+1
F(x, 1) = g(x) x S
n+1
.
Osserviamo allora che
(x, t) = t([F
n+1
(x, t)[ [x
n+1
[) e
0
+F(x, t) ,= 0
(x, t) S
n+1
I con [F
n+1
(x, t)[ [x
n+1
[.
Infatti, se [F
n+1
(x, t)[ > 0, i due termini nella somma sono linearmente indipen-
denti. Se [F
n+1
(x, t)[ = 0, allora (x, t) = F(x, t) ,= 0.
Possiamo allora denire unomotopia
G(x, t) =
_
F(x, t) se [F
n+1
(x, t)[ [x
n+1
[
(x, t)/[(x, t)[ se [F
n+1
(x, t)[ [x
n+1
[.
Osserviamo che
G(x, 0) = F(x, 0) = f(x)
in quanto
(f)
n+1
(x) = x
n+1
e che analogamente
G(x, 1) = F(x, 1) = g(x) x S
n+1
.
Abbiamo
[G
n+1
(x, t)[ < 1 (x, t) S
n
I
188 XII. OMOTOPIA
in quanto ci` o `e vero se t = 0, 1 e per t ,= 0, x S
n
il vettore
(x, t) = t[F
n+1
(x, t)[e
0
+F(x, t)
non `e proporzionale a e
n+1
. Otteniamo quindi unomotopia
H : S
n
I S
n
di f con g denendo
: S
n+1
[x
n+1
[ < 1 x
x

[x

[
S
n
(ove x

= (x
0
, ..., x
n
)), e ponendo
H(x

, t) = G(x

, 0; t).
Surgettivit`a Sia
f : S
n+1
S
n+1
unapplicazione continua.
a) Supponiamo che, posto
S
n+1
+
= x S
n+1
[ x
n+1
0
e
S
n+1

= x S
n+1
[ x
n+1
0
sia
f(S
n+1
+
) S
n+1
+
e f(S
n+1

) S
n+1

.
Possiamo allora costruire unomotopia tra f e g, dove g `e lapplicazione:
S
n
(x
0
, ..., x
n
)
g
f(x
0
, ..., x
n
, 0) S
n
nel modo seguente. Indichiamo con h : D
n+1
D
n+1
la funzione continua:
h(y) =
_
[y[g(y/[y[) y ,= 0
0 se y = 0.
Siano
+
e

le applicazioni introdotte nel 6. Sia


p : S
n+1
(x
0
, ..., x
n
, x
n+1
) (x
0
, ..., x
n
) D
n+1
la proiezione naturale. Allora
g(x) =
_

+
(h(p(x)) x S
n+1
+

(h(p(x)) x S
n+1

.
Indichiamo con f
+
, f

: D
n+1
D
n+1
le funzioni continue:
f
+
(y) = p f(
+
(y)) per y D
n+1
XII. OMOTOPIA 189
f

(y) = p f(

(y)) per y D
n+1
La propriet` a della funzione f di trasformare in s`e i due emisferi S
n+1
+
e S
n+1

si pu` o
esprimere mediante:
f(x) =
_

+
f
+
(p(x)) se x S
n+1
+

(p(x)) se x S
n+1

.
Allora unomotopia F : S
n+1
I S
n+1
tra f e g si pu` o ottenere rialzando
lomotopia lineare tra f
+
,f

e h:
F(x, t) =
_

+
(f
+
(p(x)) +t(h(p(x)) f
+
(p(x))) se x S
n+1
+

(f

(p(x)) +t(h(p(x)) f

(p(x))) se x S
n+1

.
b) Consideriamo ora il caso generale. Sia
f : S
n+1
S
n+1
una qualsiasi applicazione continua. Se f non `e surgettiva, allora `e omotopa a
unapplicazione costante e questa `e omotopa alla h ove h(x) = e
0
x S
n
.
Supponiamo quindi f surgettiva. Ripetendo il ragionamento svolto nella dimo-
strazione del teorema 10.1, possiamo supporre che f sia di classe C

. Linsieme
dei suoi valori critici `e allora un compatto di S
n+1
privo di punti interni e potremo
trovare una coppia di punti diametralmente opposti che siano entrambi valori
regolari (non critici) di f. A meno di una rotazione, che possiamo ottenere me-
diante unomotopia dellidentit` a, in quanto SO(n + 2) `e connesso per archi, pos-
siamo supporre che e
n+1
e e
n+1
siano valori regolari di f. Poniamo per semplicit`a
N = e
n+1
e S = e
n+1
. Per il teorema delle funzioni implicite, ogni punto di
N

= f
1
(N) ed ogni punto di S

= f
1
(S) ha un intorno aperto che non contiene
altri punti di N

. I due insiemi sono dunque sottoinsiemi discreti di S


n+1
e
perci`o niti. Possiamo trovare una forma lineare in (R
n+2
)

che assume valori


distinti sui punti distinti di N

. Infatti, per ogni coppia di punti distinti di R


n+2
linsieme delle forme lineari che hanno nei due punti valori distinti `e un aperto denso
in (R
n+2
)

e una intersezione nita di aperti densi di (R


n+2
)

`e ancora un aperto
denso in (R
n+2
)

. Scegliamo in modo che [[ = 1 e [(x)[ < 1 su N

. A meno
di una rotazione, per cui valgono le considerazioni svolte sopra, possiamo supporre
sia (x) = (x[N). Suddividiamo ora [1, 1] in un numero nito di intervalli, me-
diante punti 1 < c
1
< ... < c
l
< 1, in modo che
(x[N) ,= c
i
per i = 1, ..., l se x N

card((x[N)[x N

[c
i
, c
i+1
]) = 1 per i = 1, ..., l 1
c
1
< (x[N) < c
l
x N

.
Costruiamo ora unomotopia
H : S
n+1
I S
n+1
tra lidentit` a e un omeomorsmo di S
n+1
la cui inversa trasformi i punti
x = (x
0
, ..., x
n+1
) N

in x = (
_
1 (x
n+1
)
2
, 0, ..., 0, x
n+1
) e i punti
190 XII. OMOTOPIA
x = (x
0
, ..., x
n+1
) S

in x = (
_
1 (x
n+1
)
2
, 0, ..., 0, x
n+1
). Sia infatti, per
ogni indice i, g
i
(t) un arco continuo in SO(n + 2) formato da applicazioni che
lasciano sso il punto N (linsieme delle applicazioni in SO(n + 2) che lasciano
sso N `e isomorfo, come gruppo topologico, a SO(n + 1) ed `e quindi connesso per
archi) e tali che g
i
(1) x = x se x N

e c
i
< (N[x) < c
i+1
. Poniamo quindi,
indicando con x
i
lelemento di N

tale che c
i
< (x
i
[N) < c
i+1
e con
i
(x) la
funzione denita per c
i
< (x[N) < c
i+1
mediante:

i
(x) = exp
_
[(x x
i
[N)[
2
[(x[N) c
i
][c
i+1
(x[N)]
_
e uguale a 0 nei punti non appartenenti a tale striscia. Essa `e una funzione di classe
C

. Consideriamo quindi lomotopia:


H(x, t) =
_

_
x se (x[N) / [c
1
, c
l
]
g
i
(t
i
(x))x se c
i
< (x[N) < c
i+1
, i = 1, ..., l 1
x se (x[N) = c
i
, i = 1, ..., l.
Lomotopia f(H(x, t)) trasforma f in unapplicazione g(x) = f(H(x, 1)) per cui
g
1
(N) `e un insieme nito di punti con
(x[e
0
) 0
e g
1
(S) `e un insieme nito di punti con
(x[e
0
) 0.
Questa applicazione `e omotopa a quella ottenuta componendola con una rotazione
di SO(n + 2) che trasforma e
0
in N. Ci siamo quindi ricondotti alla situazione
seguente: abbiamo una applicazione continua
g : S
n+1
S
n+1
omotopa ad f tale che
g
1
(N) S
n+1
+
g
1
(S) S
n+1

.
Per la continuit`a di g, possiamo trovare 0 < < 1/2 tale che
g(S
n+1
+
) x S
n+1
[x
n+1
> 2 1,
g(S
n+1

) x S
n+1
[x
n+1
< 1 2.
Poniamo

+
(x, t) =
_
x

, (1/ 1)((1 +t) t(1 x


n+1
)
_
,

(x, t) =
_
x

, (1/ 1)(t(1 +x
n+1
) (1 +t)
_
.
XII. OMOTOPIA 191
Deniamo lomotopia:
L(x, t) =
_

_
x se [x
n+1
[ 1

+
(x, t)/[
+
(x, t)[ se 1 (1 + 1/t) x
n+1
1
x/[x[ se [x
n+1
[ 1 (1 + 1/t)

(x, t)/[

(x, t)[ se 1 +(1 + 1/t) x


n+1
1.
tra lidentit` a e unapplicazione : S
n+1
S
n+1
tale che
([x
n+1
[ 1 2) S
n
.
Allora la L(g(x), t) `e unomotopia di g con unapplicazione continua L(g(x), 1) =
h(x) tale che
h(S
n+1
+
) S
n+1
+
,
h(S
n+1

) S
n+1

.
Ad essa si applica quindi largomento del punto a). La dimostrazione `e completa.
Teorema 10.2. Consideriamo l insieme di applicazioni continue formato
dalle

k
: S
1
e
i

k
(e
i
) = e
ki
S
1
.
per k Z. Lapplicazione naturale:
(S
1
, S
1
)
`e una bigezione.
Dim. Ogni applicazione continua f : S
1
S
1
`e omotopa a unapplicazione
continua g : S
1
S
1
tale che g(1) = 1. Quindi, per il lemma 6.1,
(S
1
, 1; S
1
, 1) (S
1
, S
1
).
Osserviamo che lapplicazione
(*) R e
i
S
1
`e un omeomorsmo locale. Per ogni applicazione continua
f : S
1
S
1
con
f(1) = 1
possiamo allora trovare ununica applicazione continua

f : R R
tale che

f(0) = 0
192 XII. OMOTOPIA
e il diagramma
R

f
R
e
i

_e
i
S
1

f
S
1
sia commutativo. Abbiamo allora

f(2) = 2k per qualche k Z.


Lapplicazione che fa corrispondere lintero k alla funzione f `e unapplicazione con-
tinua
((S
1
, 1; S
1
, 1) R
che assume solo valori interi.
Essa `e dunque costante sulle componenti connesse di ((S
1
, 1; S
1
, 1). Ci` o
dimostra che (*) `e iniettiva. Siano ora f, g ((S
1
, 1; S
1
, 1) tali che

f(2) =
g(2). Allora lomotopia lineare:
(, t)

f() +t[ g()

f()]
induce unomotopia tra f e g. Ne segue che la (*) `e anche iniettiva. La dimostra-
zione `e completa.
Teorema 10.3. Sia n 2. Lapplicazione
((S
1
, S
1
) f f ((S
n
, S
n
)
ove, posto x = (x
0
, x
1
, x

),
f(x
0
, x
1
, x

) = (
_
1 [x

[
2
f(x
0
, x
1
), x

),
induce unapplicazione bigettiva
(S
1
, S
1
) (S
n
, S
n
).
In particolare, lapplicazione
Z k
k

induce per ogni n 1 una bigezione:
Z (S
n
, S
n
).
Dim. La prima aermazione segue per iterazione dal lemma 10.1 e la seconda
dal teorema 10.2.
Lintero associato ad unapplicazione continua f : S
n
S
n
si dice il grado di f
e si indica con deg(f).
194 XII. OMOTOPIA
11 Il teorema del punto sso di Brouwer.
Unimportante applicazione dei risultati del paragrafo precedente `e il seguente
Teorema 11.1. (Teorema di Brouwer)
Ogni applicazione continua
f : D
n
D
n
ha almeno un punto sso.
Dim.. Il teorema `e banale se n = 0. Sia n > 0 e supponiamo per assurdo che vi
sia una funzione continua f : D
n
D
n
tale che
f(x) ,= x x D
n
.
Allora lapplicazione : D
n
S
n1
che associa ad ogni punto x di D
n
linter -
sezione di S
n1
con la semiretta
t x +t (x f(x)) , per t 0
`e continua ed `e una retrazione di D
n
su S
n1
: essa infatti `e descritta analiticamente
mediante:
(x) = x +
_
(x[x f(x))
2
+ (1 [x[
2
)[x f(x)[
2
[(x[x f(x))[
[x f(x)[
2
(x f(x)).
Lapplicazione
D
n
I (x, t) (1 t)x +t(x) D
n
`e una S
n1
omotopia dellidentit` a con una retrazione di D
n
su S
n1
. Ci` o `e assurdo
perch`e S
n1
non pu` o essere un retratto di deformazione stretto di D
n
. Infatti D
n
e S
n1
non sono omotopicamente equivalenti in quanto D
n
`e contrattile, mentre
per il teorema 10.3 S
n1
non `e (n 1)-connesso.
Osservazione. Il teorema di Brouwer si applica ovviamente a tutti i sottoinsiemi
di R
n
che sono omeomor a D
n
; in particolare a tutti i sottoinsiemi convessi e
compatti di uno spazio euclideo.
XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA 195
CAPITOLO XIII
GRUPPI DI OMOTOPIA
1 Gruppi di omotopia di uno spazio puntato
Uno spazio puntato `e uno spazio topologico non vuoto X su cui si sia ssato
un punto base x
0
. Chiamiamo n-esimimo gruppo di omotopia dello spazio puntato
(X, x
0
), e indichiamo con
n
(X, x
0
), linsieme (S
n
, e
0
; X, x
0
) delle classi di e
0
-
omotopia delle applicazioni continue f : S
n
X tali che f(e
0
) = x
0
.
Il gruppo
1
(X, x
0
) si dice anche gruppo fondamentale di X con punto base x
0
.
Per descrivere la struttura di gruppo di
n
(X, x
0
) (quando n 1) `e conveniente
utilizzare lisomorsmo tra
n
(X, x
0
) e (I
n
, bI
n
; X, x
0
) descritto dal seguente:
Lemma 1.1 Sia n 1. Possiamo denire unapplicazione continua : I
n
S
n
con le propriet` a:
_

_
(i) denisce un omeomorsmo di I
n
bI
n
su S
n
e
0
;
(ii)
1
(e
0
) = bI
n
;
(iii) il quoziente iniettivo di `e un omeomorsmo di I
n
_
bI
n su S
n
.
Per ogni spazio topologico X, con punto di base x
0
, lapplicazione
(1.1)

: (S
n
, e
0
; X, x
0
) (I
n
, bI
n
; X, x
0
)
`e bigettiva.
Dim. Deniamo:
(x) =
_
_
2[x[ 1, 2x
_
1
|x|
1
_
se 0 < [x[ 1
0 se x = 0.
La : D
n
S
n
`e continua e denisce, per passaggio al quoziente iniettivo, un
omeomorsmo di D
n
_
S
n1
su S
n
, che trasforma S
n1
in e
0
.
Per ottenere la cercata sar` a quindi suciente comporre la con un omeomor-
smo di I
n
su D
n
che trasformi bI
n
in S
n1
. Poniamo |v|

= sup
1in
[v
i
[ per
v = (v
1
, . . . , v
n
) R
n
e sia e = (1, . . . , 1) = e
1
+ + e
n
. Possiamo allora denire
: I
n
D
n
mediante:
(x) =
_

_
2x e
[2x e[
|2x e|

se 2x ,= e
0 se 2x = e.
196 XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA
Allora = : I
n
S
n
`e lapplicazione continua cercata.
Per concludere, basta osservare che lapplicazione
((S
n
, e
0
; X, x
0
) f f ((I
n
, bI
n
; X, x
0
)
`e un omeomorsmo per la topologia compatta-aperta.
Dati f, g ((I
n
, bI
n
; X, x
0
), con n 1, deniamo
(1.2) f g(s
1
, . . . , s
n
) =
_
f(2s
1
, s
2
, . . . , s
n
) se 0 s
1

1
2
g(2s
1
1, s
2
, . . . , s
n
) se
1
2
s
1
1 .
Indicheremo il prodotto f g anche con
[
f [ g
[
Teorema 1.2 Sia X uno spazio topologico con punto di base x
0
X. Per ogni
intero n 1 lapplicazione
(1.3) ((I
n
, bI
n
; X, x
0
) ((I
n
, bI
n
; X, x
0
) (f, g) f g ((I
n
, bI
n
; X, x
0
)
denisce per passaggio al quoziente unoperazione interna:
(1.4)
n
(X, x
0
)
n
(X, x
0
) (, )
n
(X, x
0
)
rispetto alla quale
n
(X, x
0
) `e un gruppo, il cui elemento neutro corrisponde allap -
plicazione costante x
0
: I
n
s x
0
X. Se n 2, allora
n
(X, x
0
) `e abeliano.
Dim. Se F, G : I
n
I X sono due bI
n
-omotopie con F(bI
n
, t) = G(bI
n
, t) =
x
0
per ogni 0 t 1, allora anche
F G(s; t) =
_
F(2s
1
, s
2
, . . . , s
n
; t) se 0 s
1

1
2
G(2s
1
1, s
2
, . . . , s
n
; t) se
1
2
s
1
1
`e una bI
n
-omotopia con F G(bI
n
, t) = x
0
per ogni 0 t 1. Loperazione su

n
(X, x
0
) `e perci`o ben denita.
Dimostriamo ora che
n
(X, x
0
) `e un gruppo per n 1.
a. [ x
0
] `e lelemento neutro del prodotto
Sia f ((I
n
, bI
n
; X, x
0
). Deniamo
F
1
(s; t) =
_
x
0
se 0 s
1

t
2
f
_
2s
1
t
2t
, s
2
, . . . , s
n
_
se
t
2
s
1
1
e
F
2
(s; t) =
_
f
_
2s
1
2t
, s
2
, . . . , s
n
_
se 0 s
1

2t
2
x
0
se
2t
2
s
1
1.
XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA 197
La prima `e una bI
n
-omotopia tra f e x
0
f, la seconda tra f e f x
0
:
f
F
1

[
x
0
[ f
[
e f
F
2

[
f [ x
0
[
b. Esistenza dellinversa.
Data f ((I
n
, bI
n
; X, x
0
) deniamo

f(s) = f(1 s
1
, s
2
, . . . , s
n
) s = (s
1
, . . . , s
n
) I
n
.
Dico che f

f

f f x
0
in ((I
n
, bI
n
; X, x
0
). Osserviamo a questo scopo che
F(s; t) =
_
f(2ts
1
, s
2
, . . . , s
n
) se 0 s
1

1
2
f(2t(1 s
1
), s
2
, . . . , s
n
) se
1
2
s
1
1
`e unomotopia tra x
0
e f

f. Chiaramente la F(1 s
1
, s
2
, . . . , s
n
; t) `e allora
unomotopia tra x
0
e

f f perche

f = f.
c. Il prodotto `e associativo
Lassociativit`a segue da schema:
[ [
f [ g [ h
[ [
F

[ [
f [ g [ h
[ [
con
F(s; t) =
_

_
f(2(1 +t)s
1
, s
2
, . . . , s
n
) se 0 s
1

1
2(1+t)
g
_
2s
1

1
2(1+t)
, s
2
, . . . , s
n
_
se
1
2(1+t)
s
1

3+2t
4(1+t)
h
_
4(1+t)s
1
(3+2t)
1+2t
, s
2
, . . . , s
n
_
se
3+2t
4(1+t)
s
1
1.
d. Il prodotto `e commutativo per n 2.
La dimostrazione della commutativit`a del prodotto per n 2 segue dallo schema:
[
f [ g
[
F
1

f [ x
0
[
x
0
[ g
F
2

f

g
F
3

x
0
[ f

g [ x
0

_
F
4
[
g [ f
[
Le omotopie sono date da:
F
1
(s; t) =
_

_
x
0
se 0 s
1
1/2, 0 s
2
t/2
f(2s
1
,
2s
2
t
2t
, s
3
, . . . , s
n
) se 0 s
1
1/2, t/2 s
2
1
g(2s
1
1, (1 +t)s
2
, s
3
, . . . , s
n
) se 1/2 s
1
1, 0 s
2

1
1+t
x
0
se 1/2 s
1
1,
1
1+t
s
2
1;
198 XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA
F
2
(s, t) =
_

_
x
0
se 0 s
1

1t
2
, 0 s
2

1
2
g(
2s
1
+t1
1+t
, 2s
2
, s
3
, . . . , s
n
) se
1t
2
s
1
1, 0 s
2

1
2
f((2 t)s
1
, 2s
2
1, s
3
, . . . , s
n
) se 0 s
1

1
2t
, 1/2 s
2
1
x
0
se
1
2t
s
1
1, 1/2 s
2
1;
F
3
(s) =
_

_
g((1 +t)s
1
, 2s
2
, s
3
, . . . , s
n
) se 0 s
1

1
1+t
, 0 s
2

1
2
x
0
se
1
1+t
s
1
1, 0 s
2
12
x
0
se 0 s
1

t
2
,
1
2
s
2
1
f(
2s
1
t
2t
, 2s
2
1, s
3
, . . . , s
n
) se
t
2
s
1
1,
1
2
s
2
1 ;
F
4
(s) =
_

_
g(2s
1
, (2 t)s
2
, s
3
, . . . , s
n
) se 0 s
1

1
2
, 0 s
2

1
2t
x
0
se 0 s
1

1
2
,
1
2t
s
2
1
x
0
se
1
2
s
1
1, 0 s
2

1t
2
f(2s
1
1,
2s
2
+t1
1+t
, s
3
, . . . , s
n
) se
1
2
s
1
1,
1t
2
s
2
1 .
Teorema 1.3 Sia G un gruppo topologico con identit` a e. Allora
1
(G, e) `e un
gruppo abeliano.
Dim. Siano , ((I, 0, 1; G, e). Deniamo lapplicazione
: I I (s, t) (s)(t) G.
Osserviamo che, posto

1
(t) =
_
(2t, 0) se 0 t
1
2
(1, 2t 1) se
1
2
t 1

2
(t) =
_
(0, 2t) se 0 t
1
2
(2t 1, 0) se
1
2
t 1
abbiamo:
(s) =
1
(s), (s) =
2
(s) .
Quindi
I I (s, t) F(s; t) = (t
2
(s) + (1 t)
1
(s)) G
`e unomotopia tra e .
Osserviamo che, se X `e uno spazio topologico, x
0
X ed Y `e la componente
connessa per archi di X contenente x
0
, abbiamo
n
(Y, x
0
) =
n
(X, x
0
) per ogni
n 1, mentre linsieme
0
(X, x
0
) `e in corrispondenza biunivoca con le componenti
connesse per archi di X.
2 Cambiamento del punto di base e azione del gruppo fondamentale
Sia X uno spazio topologico connesso per archi, e sia : I X un cammino
continuo. Posto x
t
= (t), 0 t 1, possiamo denire per ogni n 1 unapplica -
zione

:
n
(X, x
0
)
n
(X, x
1
) nel modo seguente:
XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA 199
data f ((I
n
, bI
n
; X, x
0
) deniamo
(2.1) f(s) =
_
f(3s
1
1, . . . , 3s
n
1) se
1
3
s
i

2
3
1 i n

_
max
1in
_
3

s
i

1
2

1
2
__
altrimenti .
Teorema 2.1 Lapplicazione
(2.2) ((I
n
, bI
n
; X, x
0
) f f ((I
n
, bI
n
; X, x
1
)
denisce un isomorsmo di
n
(X, x
0
) su
n
(X, x
1
).
Dim. Si verica infatti che
1
`e lapplicazione inversa di .
Osserviamo che, in particolare, se , ((I, 0, 1; X, x
0
),
(s) =
_

_
(1 3s) se 0 s
1
3
(3s 1) se
1
3
s
2
3
(3s 2) se
2
3
s 1

1
.
Otteniamo quindi il seguente:
Teorema 2.2 Sia X uno spazio topologico e sia x
0
X. Per ogni intero n 1
lapplicazione
(2.3) ((I, 0, 1; X, x
0
) ((I
n
, bI
n
; X, x
0
) (, f) f ((I
n
, bI
n
; X, x
0
)
denisce per passaggio al quoziente unazione a destra:
(2.4)
1
(X, x
0
)
n
(X, x
0
) (, )
n
(X, x
0
)
del gruppo fondamentale
1
(X, x
0
) sulln-esimo gruppo di omotopia
n
(X, x
0
) con
punti base x
0
.
Per n = 1 tale azione coincide con linversa della rappresentazione aggiunta.
3 Insiemi convessi in R
n
Un sottoinsieme K di R
n
si dice convesso se per ogni coppia di punti x
0
, x
1
K
il segmento [x
0
, x
1
] = x
0
+t(x
1
x
0
) [ 0 t 1 `e tutto contenuto in K.
Unapplicazione f : R
m
R
n
si dice ane se f(x
0
+ t(x
1
x
0
)) = f(x
0
) +
t(f(x
1
) f(x
0
)) per ogni x
0
, x
1
R
m
e per ogni t R.
Proposizione 3.1 Immagini dirette e inverse di convessi mediante applicazioni
ani sono convesse.
Sia K un intorno convesso di 0 in R
n
. La funzione di Minkowski di K `e la
funzione
(3.1) q
K
(x) = inft > 0 [ t
1
x K .
200 XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA
Proposizione 3.2 Se K `e un intorno convesso dellorigine di R
n
, la funzione di
Minkowski q
K
: R
n
R `e continua, positiva su R
n
0 e gode delle propriet` a:
_
q
K
(tx) = t q
K
(x) x R
n
, t > 0 (positiva omogeneit` a)
q
K
(x +y) q
K
(x) +q
K
(y) x, y R
n
(subattivit`a) .
Dim. La positiva omogeneit` a segue immediatamente dalla denizione. Dimo-
striamo la subattivit` a: siano x, y R
n
e siano s > 0, t > 0 tali che s
1
x, t
1
y K.
Poiche K `e convesso, posto =
s
1
s
1
+t
1
, abbiamo s
1
x + (t
1
y s
1
x) =
1
(s+t)
1
(x +y) K, onde q
K
(x + y) s +t, e la subadditivit` a si ottiene passando
allestremo inferiore a secondo membro.
Poiche 0 `e un punto interno di K, avremo B(0, r) K per qualche r > 0. Questa
relazione ci d`a
q
K
(x)
1
r
[x[ x R
n
.
Infatti abbiamo
r
|x|
x K per ogni x R
n
0. Per la subadditivit` a otteniamo
allora
[q
K
(x) q
K
(y)[
1
r
[x y[ x, y R
n
e quindi la q
K
`e continua.
Teorema 3.3 Due qualsiasi insiemi convessi e compatti con parte interna non
vuota di R
n
sono omeomor tra loro. Ogni omeomorsmo tra le loro frontiere si
estende a un omeomorsmo tra i due convessi.
Dim. Siano K e K

due convessi compatti con parte interna non vuota. A meno


di una traslazione possiamo supporre che 0 sia un punto interno di K K

. La
funzione
R
n
0 x
q
k
(x)
q
K
(x)
R
`e continua e positivamente omogenea di grado 0. Ammette pertanto massimo e
minimo in R
n
0. Ne segue che la
g(x) =
_
q
k
(x)
q
K
(x)
x se x ,= 0
0 se x = 0
`e un omeomorsmo di K su K

.
Osserviamo inne che se K `e un convesso compatto con 0

K, allora il quoziente
iniettivo dellapplicazione continua bK I (x, t) tx K denisce un omeo-
morsmo di (bK I)
_
(bK 0)
su K. Se : bK bK

`e un omeomorsmo
tra le frontiere di due convessi compatti che contengono 0 come punto interno,
lomeomorsmo bK I
id
I
bK

I induce per passaggio al quoziente un omeo-


morsmo K K

che estende : bK bK

.
In particolare ogni convesso compatto con parte interna non vuota di R
n
`e omeo-
morfo a D
n
e ha frontiera omeomorfa a S
n1
.
XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA 201
4 Fibrati di Serre
Un brato topologico E
p
B `e il dato di due spazi topologici E, B e di
unapplicazione continua p : E B.
Chiamiamo E lo spazio totale, B la base e p la proiezione sulla base del brato
E
p
B.
Una sezione continua del brato E
p
B su un aperto U di B `e unapplicazione
continua s : U E tale che p s(b) = b per ogni b U. Indichiamo con (U, E)
linsieme delle sezioni continue di E su U.
Sia E
p
B un brato; sia Y uno spazio topologico e sia : Y B unapplica -
zione continua. Diciamo che f : Y E `e un rilevamento di se `e continua e
p f = .
Un brato topologico E
p
B `e un brato di Serre se per ogni intero n 0 ed
ogni coppia di applicazioni continue
f : I
n
E ed F : I
n
I B tali che F(y, 0) = p(f(y)) per ogni y I
n
esiste unapplicazione continua

F : I
n
I E tale che
_

F(y, 0) = f(y) per ogni y I
n
p(F(y, t)) = F(y, t) per ogni y I
n
e t I.
Lemma 4.1 Supponiamo che E
p
B sia un brato di Serre. Fissiamo un punto

0
E e sia b
0
= p(
0
) B. Sia n un intero non negativo. Per ogni
((I
n
, 0; B, b
0
) esiste una f ((I
n
, 0; E,
0
) tale che = p f.
Dim. Ragioniamo per ricorrenza su n. Per n = 0 la tesi segue dalla denizione
di brazione di Serre. Supponiamo ora che m sia un intero positivo e che la tesi
sia vera per n = m 1. In particolare c`e unapplicazione g ((I
m1
, 0; E,
0
)
tale che p(g(s
1
, ..., s
m1
)) = (s
1
, ..., s
m1
, 0), g(0, . . . , 0) =
0
. Per denizione di
fribrato di Serre esister` a allora una f : I
m1
I = I
m
E con f(s
1
, . . . , s
m1
, 0) =
g(s
1
, . . . , s
m1
) e p f = . Tale f soddisfa la tesi del lemma.
Lemma 4.2 Sia E
p
B un brato di Serre e siano
0
E, b
0
= p(
0
). Se
f, g ((I
n
, 0; E,
0
) e p f = p g = ((I
n
, 0; B, b
0
), allora f e g sono 0-
omotope in unomotopia F : I
n
I E tale che p F(s; t) = (s) per ogni
(s, t) I
n
I.
Dim. Il caso n = 0 `e banale. Possiamo quindi ragionare per ricorrenza, suppo-
nendo che n > 0 e la tesi sia vera per applicazioni di ((I
n1
, 0; E,
0
). In particolare
possiamo supporre che esista G : I
n1
I E continua tale che G(0; t) =

0
per ogni t I e G(s
1
, . . . , s
n1
; 0) = f(s
1
, . . . , s
n1
, 0), G(s
1
, . . . , s
n1
; 1) =
g(s
1
, . . . , s
n1
, 0), p G(s
1
, . . . , s
n1
; t) = (s
1
, . . . , s
n1
; 0).
Deniamo unapplicazione continua h : bI
n+1
s
n
= 1 E mediante:
h(s
1
, . . . , s
n
; t) =
_

_
f(s
1
, . . . , s
n
) se t = 0
g(s
1
, . . . , s
n
) se t = 1
G(s
1
, . . . , s
n1
; t) se s
n
= 0 .
202 XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA
Deniamo

(s; t) = (s) per ogni (s, t) I
n
I. Sia : I
n+1
I
n+1
un omeo-
morsmo di I
n+1
in s`e che trasformi bI
n+1
s
n
= 1 in bI
n+1
t = 0. Per la
denizione di brato di Serre possiamo estendere h
1
a unapplicazione continua

h
1
: I
n+1
E tale che p

h
1
(s; t) =


1
(s; t) per ogni (s, t) I
n
I.
La

h denisce allora lomotopia cercata.
Teorema 4.3 Sia E
p
B un brato di Serre. Fissiamo un intero n 0 e siano
((I
n+1
, B), f
0
, f
1
((I
n+1
, E) tali che
_
p f
0
= p f
1
=
f
0
(s

, 0) = f
1
(s

, 0) s

I
n
.
Allora esiste unapplicazione continua F : I
n+1
I E tale che p F(s, t) = (s)
per ogni (s, t) I
n+1
I e F(s

, 0, t) = f
0
(s

, 0) = f
1
(s

, 0) per ogni s

I
n
.
Dim. La F cercata `e il rialzamento di I
n+2
(s, t) (s) B tale che
_

_
F(s

, 0, t) = f
0
(s

, 0) = f
1
(s

, 0) s

I
n
, t I
F(s, 0) = f
0
(s) s I
n+1
F(s, 1) = f
1
(s) s I
n+1
.
5 Fibrati localmente banali
Siano E, B spazi topologici e sia p : E B unapplicazione continua. Sia F
uno spazio topologico. Diciamo E
p
B `e un brato localmente banale con bra F
se per ogni punto x B esiste un intorno aperto U di x in B e un omeomorsmo
: U F E

U
che renda commutativo il diagramma:
U F

E

_
p
U U .
Vale il seguente:
Teorema 5.1 Ogni brato localmente banale `e un brato di Serre.
La dimostrazione si basa sul seguente criterio:
Lemma 5.2 Siano E, B spazi topologici e sia p : E B continua. Condizione
necessaria e suciente anche E
p
B sia un brato di Serre `e che per ogni x B
vi sia un intorno U di x in B tale che p
1
(U)
p|
p
1
(U)
U sia un brato di Serre.
Dim. La condizione `e chiaramente necessaria. Dimostriamo la sucienza. Siano
f ((I
n
, E) e F ((I
n+1
, B) tali che pf(s) = F(s, 0) per s I
n
. Poiche F(I
n+1
)
`e un compatto di B, possiamo ricoprirlo con un numero nito di aperti U
1
, . . . , U

di B tali che p
1
(U
j
)
p|
p
1
(U
j
)
U
j
sia un brato di Serre per ogni j = 1, . . . , .
A questo punto suddividiamo il cubo I
n+1
in cubi Q
1
, . . . , Q
k
, di lato 1/N, con
k = N
n+1
, in modo tale che Q
r
U
j
r
con 1 j
r
per 1 r k. Ordiniamo i
XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA 203
cubi Q
r
in modo che i loro centri siano in ordine lessicograco. (Cio`e: Q
1
= 0
s
i
1/N per 1 i n + 1, Q
2
= 1/N s
1
2/N, e 0 s
i
1/N per 2
i n + 1, . . .) Possiamo allora procedere alla costruzione di

F per ricorrenza
su

rh
Q
r
, denendo la

F su Q
h
in modo che p

F = F su Q
h
e coincida con
lapplicazione gi` a denita su

r<h
Q
r
sullintersezione
_
r<h
Q
r
_
Q
h
, utilizzando
lomeomorsmo tra le coppie topologiche (I
n+1
, I
n
) e (Q
h
,
_
r<h
Q
r
_
Q
h
).
Dimostrazione del teorema
Basta dimostrare che un brato banale B F
p
B, ove p(b, ) = b per ogni
(b, ) B F `e di Serre. Date f : I
n
s ((s), (s)) B F e :
I
n
I (s, t) (s, t) B con (s; 0) = (s), rialziamo ponendo

(s; t) =
((s, t), (s)) per ogni (s, t) I
n
I. Chiaramente

`e continua e p

= .
6 Successione esatta di omotopia di un fibrato di Serre
a. Successioni esatte
Sia A
k

k=0,1,...
una successione di insiemi non vuoti, su ciascuno dei quali sia
ssato un punto base a
k
0
A
k
. Una sequenza di applicazioni:
(6.1)
A
n
f
n
A
n1
f
n1
A
n2

A
2
f
2
A
1
f
1
A
0
si dice un complesso di insiemi puntati se
(6.2) f
n
(A
n
) f
1
n
1
(a
n1
0
) n 1 .
La (6.1) `e una successione esatta di insiemi puntati se
(6.3) f
n
(A
n
) = f
1
n
1
(a
n1
0
) n 1 .
Se gli A
k
hanno ciascuno una struttura di gruppo, con identit` a a
k
0
, e se le f
n
(n 1)
sono omomorsmi di gruppi, diremo che (6.1) `e un complesso o una successione
esatta di gruppi.
b. Definizione dellapplicazione
Sia ((I
n
, bI
n
; B, b
0
). Possiamo allora trovare una f ((I
n
, E) tale che
f(s) =
0
su s bI
n
[ 0 < s
n
1 (s

, 0) [ s

bI
n1
. Poiche (bI
n
) = b
0
,
f(s

, 0) F per ogni s

I
n1
. Perci`o la restrizione di f a I
n1
s I
n
[ s
n
= 0
denisce un elemento di ((I
n1
, bI
n1
; F,
0
) e quindi una classe di omotopia [f[
I
n1]
in
n1
(F,
0
).
c.
Teorema 6.1 Sia E
p
B un brato di Serre. Allora la successione:
(6.4)
. . .
n+1
(F,
0
)


n+1
(E,
0
)
p


n+1
(B, b
0
)


n
(F,
0
)


n
(E,
0
)
p


n
(B, b
0
)

2
(B, b
0
)


1
(F,
0
)


1
(E,
0
)
p


1
(B, b
0
)


0
(F,
0
)


0
(E,
0
)
p


0
(B, b
0
)
204 XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA
`e una successione esatta di insiemi puntati. Per n 1 le applicazioni
n
(F,
0
)

n
(E,
0
),
n
(E,
0
)
p


n
(B, b
0
) e
n+1
(B, b
0
)


n
(F,
0
) sono omomorsmi di
gruppi.
Dim. Il fatto che (6.4) sia un complesso di insiemi puntati e che p

, siano
omomorsmi di gruppi quando i due insiemi tra cui agiscono hanno una struttura
di gruppo, sono facili conseguenze delle denizioni. Dimostriamo lesattezza.
Esattezza in
n
(F,
0
).
Sia f ((I
n
, bI
n
; F,
0
), e supponiamo che

([f]) = 0. Ci` o signica che esiste


unapplicazione continua F : I
n
I E tale che
_

_
F(s, 0) = f(s) s I
n
F(s, t) =
0
(s, t) (bI
n
) I
F(s, 1) =
0
s I
n
.
Sia = pF. Allora ((I
n
, bI
n
; B, b
0
) e segue dalla denizione che [f] = ([]).
Esattezza in
n
(E,
0
)
Sia f ((I
n
, bI
n
; E,
0
). Supponiamo che p

([f]) = 0. Ci` o signica che esiste


una F : I
n
I
n
B continua tale che
_

_
F(s, 0) = p f(s) s I
n
F(s, t) = b
0
(s, t) (bI
n
) I
F(s, 1) = b
0
s I
n
.
Possiamo allora rialzare F a una

F : I
n
I E continua con le propriet` a:
_

F(s, 0) = f(s) s I
n

F(s, t) = xi
0
(s, t) (bI
n
) I
p

F(s, t) = F(s, t) (s, t) I
n
I .
Allora la g : I
n
s

F(s, 1) F appartiene a ((I
n
, bI
n
; F,
0
) e

([g]) = [f].
Esattezza in
n
(B, b
0
)
Sia ((I
n
, bI
n
; B, b
0
) e sia f ((I
n
, bI
n
; E,
0
) tale che
_

_
f(s

, s
n
) =
0
s = (s

, s
n
) (bI
n1
) I
f(s

, 1) =
0
s

I
n1
p f(s) = (s) s I
n
.
Supponiamo ([]) = 0. Allora esiste unapplicazione continua : I
n1
I F
con le propriet` a:
_

_
(s

, 1) = f(s

, 0) s

I
n1
(s

, t) =
0
s

bI
n1
(s

, 0) =
0
s

I
n1
.
Deniamo f ((I
n
, bI
n
; E,
0
) ponendo:
f(s) =
_
(s

, 2s
n
) se 0 s
n

1
2
f(s

, 2s
n
1) se
1
2
s
n
1 .
XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA 205
Osserviamo che
p f(s) =
_
b
0
se 0 s
n

1
2
(s

, 2s
n
1) se
1
2
s
n
1 .
Quindi p

([f]) = [p f] = [

b
0
] = [

b
0
] [] = []. La dimostrazione `e completa.
Un brato topologico localmente banale con bra discreta si dice un rivestimento.
Corollario 6.2 Se E
p
B `e un rivestimento,
0
E e b
0
= p(
0
), allora

n
(E,
0
)
n
(B, b
0
) per ogni n 2, e per n = 1 abbiamo la successione esatta di
insiemi puntati:
(6.5)
0 (E,
0
)
p


1
(B, b
0
)
0
(F,
0
) 0 .
Abbiamo indicato con 0 linsieme (o il gruppo) che contengono un solo elemento.
7 Esempi
Gruppi di omotopia delle sfere
Sappiamo dai risultati dei parabra precedenti che:
(7.1)
n
(S
m
, e
0
) =
_
0 se n m1
Z se n = m.
In generale i gruppi
m
(S
m
, e
0
) non sono banali se n > m.
Il problema di calcolare tutti i gruppi di omotopia di ordine > m della sfera S
m
,
per un m arbitrario, non `e ancora completamente risolto. Sono stati calcolati tutti
i gruppi
n
(S
m
, e
0
) per n n +23. Qui ci limitiamo a fornire una lista di risultati
sui gruppi di omotopia delle sfere di dimensione 4. Abbiamo:
(7.2)
n
(S
1
, e
0
) =
_
Z se n = 1
0 altrimenti.
(7.3)
n
(S
2
, e
0
) =
_

_
0 se n 1
Z se n = 2
Z se n = 3
Z
2
se n = 4
Z
2
se n = 5
Z
12
se n = 6
Z
2
se n = 7
Z
2
se n = 8
Z
3
se n = 9
. . . . . .
(7.4)
n
(S
3
, e
0
) =
_
0 se n 2

n
(S
2
, e
0
) se n 3 .
206 XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA
Luguaglianza segue qui dalla brazione di Hopf: infatti S
2
`e omeomorfo alla retta
proiettiva complessa CP
1
. Allora lapplicazione naturale
S
3
C
2
0 z [z] CP
1
denisce un brato localmente banale S
3
p
S
2
con bra S
1
. Dalla successione
esatta del brato:

n+1
(S
1
, e
0
)

n
(S
2
, e
0
)
n
(S
3
, e
0
)
n
(S
1
, e
0
)

otteniamo che
n
(S
3
, e
0
)
n
(S
2
, e
0
) per ogni n 2.
Ancora, abbiamo:
(7.5) (S
4
, e
0
) =
_

_
0 se n 3
Z se n = 4
Z
2
se n = 5
Z
2
se n = 6
Z Z
12
se n = 7
Z
2
Z
2
se n = 8
Z
2
Z
2
se n = 9
Z
2
Z
24
se n = 10
Z
15
se n = 11
. . . . . .
Gruppi di omotopia degli spazi proiettivi reali
Abbiamo per lo spazio proiettivo reale di dimensione 1:
(7.6)
n
(RP
1
, b) =
_
Z se n = 1
0 se n ,= 1
e per lo spazio proiettivo reale di dimensione n > 1:
(7.7)
n
(RP
m
, b) =
_

_
Z
2
se n = 1
0 se 1 < n < m
Z se n = m

n
(S
m
, e
0
) se n 2 .
Gruppi di omotopia degli spazi proiettivi complessi
Lapplicazione p : S
2m+1
z [z] CP
m
`e, per ogni m 1, un brato
topologico localmente banale con bra S
1
. Dalla successione esatta di un brato
ricaviamo allora:
(7.8)
n
(CP
m
, b)
n
(S
2m+1
, e
0
) n 3 .
XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA 207
Abbiamo poi la successione esatta:
(7.9)
0
2
(S
2m+1
, e
0
)
2
(CP
m
, b) Z
1
(S
1
, e
0
)
0
1
(S
2m+1
, e
0
)
1
(CP
m
, b) 0
e quindi:
(7.10)
_

1
(CP
m
, b) = 0

2
(CP
m
, b) Z.
Gruppi di omotopia dei gruppi classici
I gruppi classici connessi sono prodotti topologici di fattori compatti, omeomor
ai gruppi compatti SO(n), U(n), Sp(n), e di fattori non compatti, omeomor a
spazi Euclidei. Sar`a suciente quindi considerare i gruppi di omotopia dei gruppi
compatti.
Il gruppo SO(n).
Abbiamo gi` a osservato che valgono gli omeomorsmi:
_

_
SO(2) S
1
SO(3) RP
3
SO(4) S
3
RP
3
.
Abbiamo quindi:

n
(SO(2), e) =
_
Z se n = 1
0 se n ,= 1 .

n
(SO(3), e) =
_

_
Z
2
se n = 1
0 se n = 2
Z se n = 3

n
(S
3
, e
0
) se n > 3

n
(SO(4), e) =
_

_
Z
2
se n = 1
0 se n = 2
Z Z se n = 3

n
(S
3
, e
0
)
n
(S
3
, e
0
) se n > 3 .
Se n 5 lapplicazione:
SO(n) g g(e
0
) S
n1
denisce un brato localmente banale con bra omeomorfa a SO(n1). Abbiamo
quindi la successione esatta:
(7.11)

m+1
(S
n1
, e
0
)

m
(SO(n 1), e)
m
(SO(n), e)
m
(S
n1
, e
0
)

208 XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA
In particolare, poiche
m
(S
n1
, e
0
) = 0 se m < n 1 e
m
(S
n1
, e
0
) Z se
m = n 1, otteniamo:
(7.12)
m
(SO(n), e)
m
(SO(n 1), e) se m < n 2
e un omomorsmo surgettivo:
(7.13)
n2
(SO(n 1))
n2
(SO(n)) 0 per n 5 .
In particolare
(7.14)
1
(SO(n), e)
1
(SO(3), e) Z
2
n 3 ,
(7.15)
2
(SO(n), e)
2
(SO(4), e) 0 n 2 .
Consideriamo il caso n = 5, m = 3. Abbiamo allora:
Z
4
(S
4
, e
0
)

3
(SO(4), e) Z Z
3
(SO(5), e) 0
3
(S
4
, e
0
)

e quindi
3
(SO(n), e) `e, per ogni n 5, un quoziente di Z Z rispetto a un
sottogruppo abeliano libero.
Gruppi di omotopia di SU(m)
Il gruppo SU(2) `e omeomorfo a S
3
. Per m 3, lapplicazione
(7.16) SU(m) g g(e
0
) S
2m1
denisce un brato localmente banale con bra omeomorfa s SU(m1). Otteniamo
quindi la successione esatta:
(7.17)

n+1
(S
2m1
, e
0
)

n
(SU(m1), e)
n
(SU(m), e)
n
(S
2m1
, e
0
)

da cui ricaviamo che:
(7.18)
n
(SU(m), e)
n
(SU(m1), e) se n < 2m1
e lomomorsmo
n
(SU(m 1), e)
n
(SU(m), e) `e surgettivo per n = 2m 1.
Abbiamo quindi per m 2:
(7.19)
_

1
(SU(m), e) = 0

2
(SU(m), e) = 0

3
(SU(m), e) = Z

4
(SU(m), e) = Z
2
XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA 209
Gruppi di omotopia di Sp(m)
Abbiamo Sp(1) S
3
. Lapplicazione:
(7.20) Sp(m) g g(e
0
) S
4m1
denisce un brato localmente banale con bra Sp(m1). Otteniamo perci`o una
successione esatta:
(7.21)

n+1
(S
4m1
, e
0
)

n
(Sp(m1), e)
n
(Sp(m), e)
n+1
(S
4m1
, e
0
)

Quindi:
(7.22)
n
(Sp(m), e)
n
(Sp(m1), e) se n 4m3.
In particolare
(7.23)
n
(Sp(m), e)
n
(S
3
, e
0
) se n 5 .
8 Rivestimenti
In questo paragrafo tutti gli spazi topologici che considereremo saranno di Hau-
sdor, connessi e localmente connessi per archi.
Chiamiamo rivestimento in senso stretto un brato topologico localmente banale
E
p
B in cui E e B sono spazi di Hausdor connessi e localmente connessi per
archi, con bre discrete.
Nel seguito useremo la parola rivestimento al posto della locuzione rivestimento
in senso stretto.
Osserviamo che la cardinalit` a delle bre E
b
= p
1
(b) di un rivestimento `e local-
mente costante e quindi costante: essa si dice il numero di fogli del rivestimento.
Esempio 1
Lapplicazione S
1
z z
n
S
1
`e un rivestimento a n fogli.
Lapplicazione R t e
2it
= cos(2t) + i sin(2t) S
1
`e un rivestimento a
uninnit`a numerabile di fogli.
Esempio 2
Lapplicazione S
n
x [x] RP
n
`e un rivestimento a due fogli.
Esempio 3
Consideriamo la relazione di equivalenza su R
2
generata dalle (x, y) (x, y+1)
e (x, y) (x+1, y). La proiezione nel quoziente : R
2
R
2
/

`e un rivestimento
a inniti fogli. (Il quoziente R
2
/

`e la bottiglia di Klein.)
Esempio 4
Sia p(z) C[z] un polinomio a coecienti complessi di grado m 1 e sia K
linsieme dei valori critici di C z p(z) C. Allora C p
1
(K) C K `e un
rivestimento a m fogli.
210 XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA
Teorema 8.1 (Rialzamento dei cammini) Sia E
p
B un rivestimento e sia
s : I B un arco. Sia
0
E con p(
0
) = s(0). Esiste ununico arco s : I E
tale che
p s(t) = t t I e s(0) =
0
.
Dim. Sia U
i
[ i I un ricoprimento aperto di B mediante aperti di trivializ-
zazione connessi, con omeomorsmi di trivializzazione
i
: U
i
F p
1
(U
i
).
Poniamo
1
i
() = (p(), f
i
()) con f
i
() F. Possiamo trovare una partizione
0 = t
0
< t
1
< < t
k1
< t
k
= 1 tale che s([t
j1
, t
j
]) U
i
j
per j = 1, ..., k.
Deniamo allora per ricorrenza:
s(t) =
_

i
1
(s(t),
0
) per 0 t t
1

i
j
(s(t), f
i
j
( s(t
j1
))) se 2 j k e t
j1
t t
j
.
Allora la s : I E cos denita `e un arco che rialza s (cio`e p s = s) e s(0) =
0
. Per
dimostrare lunicit` a, osserviamo che per ogni j = 1, ..., k limmagine della [t
j1
, t
j
]
t s(t) E `e contenuta nella componente connessa
i
j
_
U
i
j
fi
j
( s(t
j1
))
_
di
p
1
(U
i
j
), su cui p denisce un omeomorsmo con U
i
j
e quindi s `e univocamente
determinata su [t
j1
, t
j
].
Teorema 8.2 (Rialzamento dellomotopia) Sia E
p
B un rivestimento.
Sia X uno spazio topologico connesso e localmente connesso per archi e siano f :
X E e : X I B due applicazioni continue tali che p f(x) = (x, 0) per
ogni x X. Allora esiste ununica applicazione continua F : X I E tale che
F(x, 0) = f(x) e p F = .
Dim. Per ogni x X sia I t F(x, t) E il cammino continuo di punto
iniziale f(x) che rialza I t (x, t) B. In questo modo risulta univocamente
determinata unapplicazione X I (x, t) F(x, t) E tale che F(x, 0) = f(x),
p F = e continua rispetto alla variabile t I per ogni x ssato. Per dimostrare
che F `e continua, ssato (x
0
, t
0
) X I, siano b
0
= (x
0
, t
0
) e
0
= F(x
0
, t
0
).
Sia U un intorno di b
0
di trivializzazione per E
p
B; sia F = E
b
0
= p
1
(b
0
) e sia
: U F p
1
(U) un omeomorsmo di trivializzazione. Fissiamo un intorno
aperto connesso A di x
0
in X e un interallo aperto J di I contenente t
0
tali che
(A J) U. Poiche ogni punto di A J pu` o essere congiunto a (x
0
, t
0
) da un
arco in AJ, per lunicit` a del rialzamento di cammini F(AJ) `e tutto contenuto
in (U F(x
0
, t
0
)) e quindi F(x, t) = ((x, t), F(x
0
, t
0
)) `e continua su AJ. Ci` o
dimostra che F `e continua. La dimostrazione `e completa.
Teorema 8.3 Sia E
p
B un rivestimento, con E, B spazi di Hausdor connessi
e localmente connessi per archi. Siano
0
E e b
0
= p(
0
) B. Lapplicazione
p

:
1
(E,
0
)
1
(B, b
0
) `e iniettiva.
Dim. Sia ((I, 0, 1; E,
0
). Se F : I I `e una 0, 1-omotopia tra p e il
laccetto costante, il rialzamento

F di F tale che

F(s, 0) = (s) per s I `e, per il
teorema precedente, una 0, 1-omotopia tra e il laccetto costante.
Sia E
p
B un rivestimento, con E e B spazi di Hausdor connessi e localmente
connessi per archi. Fissati
0
E e b
0
B con p(
0
) = b
0
, sia F = E
b
0
= p
1
(b
0
).
XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA 211
Deniamo unapplicazione : ((I, 0, 1; B, b
0
) F facendo corrispondere ad ogni
((I, 0, 1; B, b
0
) lestremo (1) del suo rialzamento con punto iniziale
0
.
Abbiamo:
Teorema 8.4 Lapplicazione : ((I, 0, 1; B, b
0
) F denisce per passaggio
al quoziente unapplicazione

:
1
(B, b
0
) F surgettiva. Limmagine inversa di

0
mediante

`e il sottogruppo p

1
(E,
0
).
La

identica quindi F allo spazio delle classi laterali sinistre di p

1
(E,
0
) in

1
(B, b
0
).
9 Gruppi propriamente discontinui
Sia X uno spazio topologico e S
c
(X) il gruppo degli omeomorsmi di X in s`e.
Sia G un gruppo. Unazione continua di G su X `e un omomorsmo
(9.1) : G g X x gx X S
c
(X) .
Diciamo che G opera su X in modo discreto se
(i) Per ogni x X lorbita Gx = gx[ g G `e un sottospazio discreto di
X;
(ii) Ogni x X ha un intorno aperto U tale che U Gy contiene al pi` u un
punto per ogni y X.
Diciamo che G opera in modo propriamente discontinuo se opera in modo discreto
ed inoltre
(iii) Se g G e g ,= e, allora g non ha punti ssi in X, cio`e gx ,= x per ogni
x X.
Lemma 9.1 Supponiamo che il gruppo G agisca in modo propriamente disconti-
nuo su uno spazio di Hausdor connesso X. Allora ogni g G che abbia un punto
sso in X lascia ssi tutti i punti di X. Linsieme delle g G che lasciano sso un
punto (e quindi tutti i punti di X) formano un sottogruppo normale H di G.
Per passaggio al quoziente il gruppo G
_
H
opera su X in modo propriamente
discontinuo.
Sia g G e supponiamo che Y = x X[ gx = x sia non vuoto. Poiche X `e
di Hausdor, Y `e chiuso. Sia ora x
0
Y . Fissiamo un intorno U di x
0
che incontri
ogni orbita di G in X in al pi` u un punto. Poiche g `e continua, esiste un intorno
aperto V di x
0
in U tale che gV U. Chiaramente gy = y per ogni y V . Ci` o
dimostra che Y `e anche aperto e quindi Y = X perche X `e connesso.
Le rimanenti aermazioni del teorema seguono immediatamente.
Teorema 9.2 Sia E uno spazio di Hausdor connesso e G un gruppo che agisce
su E in modo continuo. Sia B = E
_
G
e E
p
B la proiezione nel quoziente.
Condizione necessaria e suciente anche E
p
B sia un rivestimento `e che G
operi su E in modo discreto.
Dim. La condizione `e chiaramente necessaria. Per dimostrare la sucienza, pos-
siamo supporre che G operi in modo propriamente discontinuo. Fissato
0
E,
ssiamo un intorno aperto U di
0
in E che intersechi ogni orbita di G al pi` u in un
212 XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA
punto. Allora p(U) `e un aperto di B e la p(U) G (p(), g) g p
1
(p(U))
`e una trivializzazione locale. In questo modo deniamo su E
p
B la struttura di
brato localmente banale con bra discreta.
Teorema 9.3 Sia E uno spazio topologico di Hausdor connesso e localmente
connesso per archi, su cui il gruppo G opera in modo propriamente discontinuo.
Fissiamo
0
in E e b
0
in B = E
_
G
, con b
0
= p(
0
). Allora p

1
(E,
0
) `e un
sottogruppo normale di
1
(B, b
0
) e
1
(B, b
0
)
_
p

1
(E,
0
)
G.
Dim. Sia []
1
(B, b
0
) con ((I, 0, 1; B, b
0
), sia il suo rialzamento con
punto iniziale
0
e sia g G lunico elemento tale che g
0
= (1). Poiche (1) `e
univocamente determinato dalla classe di omotopia di , otteniamo unapplicazione
:
1
(B, b
0
) G. Essa `e surgettiva perche E `e connesso per archi.
`
E un
omomorsmo di gruppi perch`e, se e sono deniti come sopra, il rialzato di
con punto iniziale g
0
`e g . Inne, il nucleo di `e p

1
(E,
0
).
10 Automorfismi di un rivestimento
Sia E
p
B un rivestimento. Un automorsmo di E
p
B `e un omeomorsmo
f : E E tale che p f = p.
Gli automorsmi di un rivestimento formano un gruppo Aut(E
p
B) rispetto
al prodotto di composizione.
Fissiamo per il seguito un rivestimento E
p
B e siano
0
E, b
0
= p(
0
) B,
F = E
b
0
= p
1
(b
0
). Supponiamo inoltre che E e B siano di Hausdor, connessi e
localmente connessi per archi.
Lemma 10.1 Se f, g Aut(E
p
B) e f(
0
) = g(
0
), allora f = g. Lapplicazione
Aut(E
p
B) f f(
0
) F `e iniettiva e la Aut(E
p
B) f f

F
F
S(F)
un monomorsmo di gruppi.
Dim. La prima aermazione segue dal fatto che, se f, g Aut(E
p
B), allora
linsieme A = E [ f() = g() `e aperto e chiuso in E. Le rimanenti
aermazioni sono conseguenze della prima.
Dal lemma segue il:
Teorema 10.2 Il gruppo Aut(E
p
B) opera su E in modo propriamente discon-
tinuo.
Posto G = Aut(E
p
B), abbiamo il diagramma commutativo:
E

E
_
G
p
B
in cui tutte le applicazioni sono di rivestimento. Sappiamo che

(
1
(E,
0
)) `e un
sottogruppo normale di
1
(E/G, (
0
)) e che
1
(E/G, (
0
))
_

(
1
(E,
0
))
G.
Abbiamo:
Proposizione 10.3

(
1
(E/G, (
0
))) `e il normalizzatore di p

(
1
(E,
0
)) in

1
(B, b
0
).
214 XIII. GRUPPI DI OMOTOPIA
Dim. Sappiamo che

(
1
(E,
0
))
1
(E/G, (
0
))
e quindi
p

(
1
(E,
0
)) =

(
1
(E,
0
))

(
1
(E/G, (
0
))).
Dunque

(
1
(E/G, (
0
))) N(p

(
1
(E,
0
))) e ci resta solo da dimostrare lin -
clusione opposta.
A questo scopo mostriamo come ad ogni elemento [] di N(p

(
1
(E,
0
))) si
possa associare un automorsmo f
[]
del rivestimento. Sia ((I, 0, 1; B, b
0
)
un rappresentante di []. Dato E, sia ((I, 0, 1;
0
, ) e consideriamo il
rialzamento

1
p di
1
p con punto iniziale
0
. Dico che

1
p (1)
dipende solo dal punto e non dallarco scelto. Se infatti

((I, 0, 1;
0
, )
`e un altro arco con punto iniziale
0
e stesso punto nale , abbiamo

((I, 0, 1; E,
0
) e per ipotesi il rialzamento del laccetto
1
p

con
punto iniziale
0
`e ancora un laccetto in
0
. Ma questo implica che

1
p (1) =

1
p

(1).
11 Il Teorema di Van Kampen
Teorema 11.1 Sia X uno spazio topologico e siano A, B sottospazi di X tali che
X = A B ed A, B e A B siano tutti connessi per archi. Siano
A
: A X,

B
: B X,
A
: AB A,
B
: AB B le applicazioni di inclusione. Fissato
x
0
A B, sia N(A, B, x
0
) il sottogruppo normale del prodotto libero di gruppi

1
(A, x
0
)
1
(B, x
0
), generato dallinsieme:
A
()
B
(
1
) [
1
(AB, x
0
).
Allora:
(11.1)
1
(X, x
0
)

1
(A, x
0
)
1
(B, x
0
)
N(A, B, x
0
)
.
XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE 215
CAPITOLO XIV
GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE
1 Curve parametriche in R
n
.
Una curva parametrica di classe C
k
in R
n
`e una applicazione dierenziabile di
classe C
k
:
(1.1) : J R
n
denita su un intervallo J di R. Chiamiamo limmagine (J) di il suo supporto.
Per semplicit`a supporremo sempre nel seguito che J = [a, b] sia un intervallo
compatto.
Diciamo che `e una curva regolare se k > 0 e
(t) = D(t) ,= 0 t J.
Diciamo che `e una curva chiusa (o un laccetto) di classe C
k
se J = [t
0
, t
1
] `e un
intervallo compatto e D
i
(t
0
) = D
i
(t
1
) per ogni i = 0, ..., k, aperta altimenti. La
curva si dice semplice se `e aperta e lapplicazione `e iniettiva oppure se `e chiusa
e la sua restrizione a ogni sottointervallo proprio di J `e iniettiva. Se [t
0
, t
1
] J
chiamiamo la restrizione
[[t
0
, t
1
] : [t
0
, t
1
] R
n
arco di da t
0
a t
1
.
Sia : J R
n
una curva parametrica dierenziabile di classe C
k
e sia
: J

J
un dieomorsmo di classe C
k
. Allora la
: J

R
n
`e ancora una curva parametrica di classe C
k
, che si dice ottenuta da per ripara-
metrizzazione. La riparametrizzazione denisce una relazione di equivalenza tra le
curve parametriche di classe C
k
. Le corrispondenti classi di equivalenza si dicono
curve geometriche o semplicemente curve. Si ricava immediatamente dal teorema
delle funzioni implicite:
Proposizione 1.1 Il supporto di una curva semplice regolare di classe C
k
`e una
sottovariet` a dierenziabile di classe C
k
di dimensione 1 di R
n
.
Due curve semplici, regolari, aperte, di classe C
k
sono equivalenti se e soltanto
se hanno lo stesso supporto.
216 XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE
Due curve chiuse, semplici, regolari, di classe C
k
sono equivalenti se e solo se
hanno lo stesso supporto e lo stesso punto iniziale.
Ricordiamo che un sottoinsieme L di R
n
si dice un sottospazio ane se per ogni
coppia di punti x, y L la retta
xy = tx + (1 t)y[t R
`e contenuta in L. In questo caso, ssato y L,
L
0
= x y[x L
`e un sottospazio vettoriale di R
n
, che non dipende dalla scelta del punto y L usato
per denirlo. La dimensione di L
0
come sottospazio vettoriale si dice dimensione
del sottospazio ane L. Un sottospazio ane di dimensione m si pu` o descrivere in
forma parametrica mediante
(1) L = x
0
+s
1
v
1
+... +s
m
v
m
[s
1
, ..., s
m
R
ove x
0
`e un qualsiasi punto di L e v
1
, ..., v
m
una qualsiasi base di L
0
, oppure in
forma implicita mediante
(2) L = x R
n
[
i
(x) = c
i
i = 1, ..., n m
ove
1
, ...,
nm
`e una base dellannullatore di L
0
in (R
n
)

e
i
(x
0
) = c
i
(i =
1, ..., n m) per un qualsiasi punto x
0
L.
Supponiamo che una curva : J R
n
di classe C
k
abbia il supporto contenuto
in un sottospazio ane L di dimensione m < k. Se L `e descritto in forma
parametrica da (1), avremo su J
(t) = x
0
+s
1
(t)v
1
+... +s
m
(t)v
m
con funzioni s
1
, ..., s
m
: J R di classe C
k
. In particolare la matrice
(3) (D(t), ..., D
k
(t))
ha rango minore o uguale a m in tutti i punti di J. Indicheremo nel seguito
con A

m
(t) o semplicemente con A
m
(t) quando non vi sia ambiguit`a, la matrice
(D(t), ..., D
m
(t)) per m k.
Abbiamo, con le notazioni introdotte sopra:
Proposizione 1.2 Sia m un intero non negativo ed
: J R
n
una curva di classe C
m+1
tale che
rkA
m
(t) = rkA
m+1
(t) = m
per ogni t J. Allora il supporto di `e contenuto in un sottospazio ane di
dimensione m e nessun arco di `e contenuto in un sottospazio ane di dimensione
m1.
XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE 217
Dim. Se m = 0, la curva `e costante e dunque la tesi `e vericata. Supponiamo
m > 0. Segue dallipotesi che D
m+1
(t) `e in ogni punto di J combinazione lineare
di D, ..., D
m
e sono univocamente determinate applicazioni continue
1
, ...,
m
:
J R tali che
D
m+1
(t) =
1
(t)D(t) +... +
m
(t)D
m
(t)
per ogni t J. Fissiamo un punto t
0
J e sia
1
, ...,
nm
una base dellannullatore
del sottospazio vettoriale di R
n
generato da D(t
0
), ..., D
m
(t
0
). Deniamo le
funzioni di classe C
1
su J:
w
i,j
(t) =
j
(D
i
(t))
per i = 1, ..., m, j = 1, ..., n m. Esse sono soluzione del problema di Cauchy
omogeneo:
_

_
w
i,j
= w
i+1,j
i = 1, ..., m1
w
m,j
=
1
(t)w
1,j
+... +
m
(t)w
m,j
i = m
w
i,j
(t
0
) = 0 i = 1, ..., m
e quindi sono identicamente nulle su J. In particolare ne segue che
j
() `e costante
su J e dunque il supporto di `e contenuto nel sottospazio ane L denito da
(2), con x
0
= (t
0
). Lultima aermazione dellenunciato `e una conseguenza della
discussione precedente: se un arco di fosse contenuto in un sottospazio ane di
dimensione minore di m, allora A
m
(t) avrebbe rango inferiore a m in qualche punto
di J.
Ricordando che una funzione analitica reale su un intervallo J che si annulli su
un sottoinsieme aperto di J si annulla identicamente su J, otteniamo:
Proposizione 1.3 Sia : J R
n
una curva analitica reale. Sia
m = maxrkA
n
(t)[t J.
Allora il supporto di `e contenuto in un sottospazio ane di dimensione m di R
n
e nessun arco di `e contenuto in un sottospazio ane di dimensione m1 di R
n
.
Dim. Osserviamo che rkA
m
(t) = m su un arco di . Applichiamo su questo arco
il ragionamento svolto nel teorema precedente: le funzioni analitiche
j
() essendo
costanti su tale arco sono costanti su tutto J e otteniamo quindi la tesi.
Sia
: J R
n
una curva dierenziabile di classe C
k
con k n. Diciamo che essa `e sghemba se
A(t) = A
n
(t) = (D(t), ..., D
n
(t))
ha rango n in tutti i punti di J. Per la Proposizione 1.2 nessun arco di una curva
sghemba `e contenuto in un sottospazio ane proprio di R
n
. Fissato un punto
t
0
J, associamo a tale punto i sottospazi ani:
L
0
(t
0
) = (t
0
),
218 XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE
L
1
(t
0
) = (t
0
) +sD(t
0
)[s R
(retta tangente),
L
j
(t
0
) = (t
0
) +s
1
D(t
0
) +... +s
j
D
j
(t
0
)[s
1
, ..., s
j
R
(spazio osculatore di dimensione j) per j = 2, ..., n.
Essi sono caratterizzati dalla propriet` a:
Sia d(x, y) = [x y[ la distanza su R
n
associata a un qualsiasi prodotto scalare.
Allora
d((t), L
j
(t
0
)) = o([t t
0
[
j
).
Infatti, posto x
0
= (t
0
), v
j
= (j!)
1
D
j
(t
0
), abbiamo per la formula di Taylor:
(t) = x
0
+v
1
(t t
0
) +... +v
n
(t t
0
)
n
+o([t t
0
[
n
)
e dunque
d((t), L
j
(t
0
)) [v
j+1
(t t
0
)
j+1
+... +v
n
(t t
0
)
n
+o([t t
0
[
n
).
Ricordiamo la formula della derivazione di una funzione composta (formula di Fa`a
di Bruno): se
J
f
J

g
R
sono funzioni di classe C
k
(k 1) su intervalli J, J

R, allora
D
k
(g f)(t) =

1mk
a
1
+2a
2
+...+ka
k
=k
a
1
+...+a
k
=m
(k; a
1
, ..., a
k
)(Dg(t))
a
1
...(D
k
g(t))
a
k
)(D
m
f)(g(t))
ove i coecienti multinomiali (k; a
1
, ..., a
k
) sono deniti da:
(k; a
1
, ..., a
k
) = k!/((1!)
a
1
a
1
!...(k!)
a
k
a
k
!).
Se dunque : J

J `e unapplicazione di classe C
k
e : J R
n
una curva di
classe C
k
, per la curva di classe C
k
= avremo:
A

k
(t) = A

k
((t))T

k
(t)
dove T

k
(t) `e una matrice k k triangolare superiore della forma
T

k
(t) =
_
_
_
_
(t) . . .
0
2
(t) . . .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 . . .
k
(t)
_
_
_
_
.
2. Decomposizioni di Gauss e di Gram.
XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE 219
Dato un sottogruppo G del gruppo GL(n) degli automorsmi lineari di R
n
,
consideriamo su R
n
le trasformazioni ani della forma
x gx +v
al variare di g in G e di v in R
n
. Esse formano un gruppo, che si denota con G
1
e
si dice il gruppo ane associato a G o la prima estensione del gruppo G. Esso `e
isomorfo al sottogruppo di GL(n + 1) delle matrici della forma
_
1 0
v g
_
per (g, v) GR
n
. Si verica facilmente che G `e un sottogruppo chiuso di GL(n)
se e soltanto se G
1
`e un sottogruppo chiuso di GL(n+1). Se g `e lalgebra di Lie di
G, allora lalgebra di Lie g
1
di G
1
`e data da:
g
1
=
_
0 0
v X
_
[v R
n
, X g.
Osserviamo che in ogni caso G
1
opera transitivamente su R
n
: lo spazio R
n
si
identica quindi allo spazio omogeneo
R
n
G
1
/G.
Date due curve di classe C
k
:
: J R
n
,
: J

R
n
,
diciamo che esse sono G
1
-congruenti se possiamo trovare un dieomorsmo :
J J

di classe C
k
e un elemento g G
1
tali che il diagramma
J

R
n

_
g
J

R
n
sia commutativo. Per lo studio della G
1
-congruenza di curve, `e utile premettere
alcuni risultati generali sulla decomposizione di matrici.
Introduciamo i seguenti sottogruppi di GL(n):
Z
+
(n) = (z
ij
)[z
ii
= 1, z
ij
= 0 se i > j,
Z

(n) = (z
ij
)[z
ii
= 1, z
ij
= 0 se i < j,
D(n) = (z
ij
)[z
ii
,= 0, z
ij
= 0 se i ,= j,
T
+
(n) = (z
ij
)[z
ii
,= 0 z
ij
= 0 se i > j,
T

(n) = (z
ij
)[z
ii
,= 0, z
ij
= 0 se i < j.
220 XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE
Gli ultimi due si dicono rispettivamente i gruppi delle matrici triangolari superiori
e triangolari inferiori invertibili, D(n) il gruppo delle matrici diagonali.
Data una matrice n n
M = (m
ij
)
indichiamo con
M
i
1
...i
h
j
1
...j
h
il determinante della matrice h h (m
i
p
,j
q
)
1p,qh
. Poniamo per semplicit`a
D
h
(M) = M
1...h
1...h
e conveniamo che
D
0
(M) = 1
per ogni matrice M.
Una matrice M si dice regolare se
D
h
(M) ,= 0 per h = 1, ..., n.
Teorema 1.4 (Decomposizione di Gauss) Data una matrice regolare M,
risultano univocamente determinate tre matrici Z

(n), D(n), z Z
+
(n)
tali che
M = z.
I coecienti delle matrici , , z sono funzioni razionali dei coecienti di M.
La dimostrazione sar` a suddivisa in una serie di lemmi.
Lemma 1.5 Se M gl(n) e z Z
+
(n), allora per ogni 1 h n e 1 j
1
< ... <
j
h
n abbiamo:
M
j
1
...j
h
1...h
= (Mz)
j
1
...j
h
1...h
.
Dim. Scriviamo
M = (M
1
, ..., M
n
)
Mz = (M

1
, ..., M

n
).
Allora
M

j
= M
1
z
1j
+... +M
j1,j
z
j1,j
+M
j
e dunque
M

1
... M

h
= M
1
... M
h
per ogni h = 1, ..., n, da cui segue lasserzione sui determinanti dei minori.
Lemma 1.6 Sia t = (t
ij
) T

(n). Allora:
(i) D
h
(t) = t
11
...t
hh
(ii) t
1...(h1)r
1...h
= t
rh
D
h1
(t).
XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE 221
Dim. La (i) `e un caso particolare di (ii). Questultima si ricava osservando che
t
1...(h1)r
1...h
`e uguale a 0 se r < h e per r h `e il determinante della matrice triangolare
inferiore:
_
_
_
_
_
_
t
11
0 0 . . . 0 0
t
21
t
22
0 . . . 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
t
h1,1
t
h1,2
t
h1,3
. . . t
h1,h1
0
t
h1
t
h2
t
h3
. . . t
h,h1
t
hr
_
_
_
_
_
_
.
Lemma 1.7 Ogni matrice regolare M si decompone in modo unico nella forma
M = tz
con t T

(n) e z Z
+
(n).
Dim. Poniamo M = (m
ij
) e determiniamo i coecienti x
ij
per i > j risolvendo il
sistema lineare
(*) m
1
x
1j
+... +m
(j1)
x
(j1)j
= m
j
= 1, ..., j 1.
Questo ha una e una sola soluzione, perche il determinante della matrice dei suoi
coecienti `e D
k1
(M). Essa si calcola con la regola di Kramer, e dunque `e funzione
razionale dei coecienti di M. Posto x
ii
= 1 e x
ij
= 0 per i < j, abbiamo allora
M(x
ij
) = t T

(n)
e dunque, con z = (x
ij
)
1
Z
+
(n) otteniamo la decomposizione cercata. Vice-
versa, la condizione che Mz
1
T

(n) `e equivalente al fatto che i coecienti di


(x
ij
) = z
1
soddisno (*) e dunque la decomposizione `e unica.
Utilizziamo i lemmi precedenti per calcolare i coecienti t
ij
della matrice t
T

(n) ottenuti in questa decomposizione: per il Lemma 2.1, essendo M = tz


abbiamo:
M
j
1
...j
h
1...h
= t
j
1
...j
h
1...h
e dunque, per il Lemma 2.2:
M
1...(h1)r
1...h
= t
1...(h1)r
1...h
= t
rh
D
h1
(t) = t
rh
D
h1
(M).
`
E quindi
t
rh
= M
1...(h1)r
1...h
/D
h1
(M).
La decomposizione di Gauss segue ora dallosservazione che ogni matrice t T

(n)
si scrive in modo unico mediante:
t =
con Z

(n) ove D(n) ha la stessa diagonale principale della matrice t.


222 XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE
Indichiamo con K
+
(n) il sottogruppo di T
+
(n) delle matrici triangolari superiori
ad elementi della diagonale principale positivi.
Teorema 1.8 (Decomposizione di Gram) Ogni matrice a GL(n) si decom-
pone in modo unico mediante
a = uk
con u O(n) e k K
+
(n). Abbiamo u SO(n) se e soltanto se Det(A) > 0.
Lapplicazione
O(n) K
+
(n) (u, k) uk GL(n)
`e un dieomorsmo analitico.
Dim. La decomposizione si pu` o ottenere mediante il procedimento di ortogona-
lizzazione di Gram-Schmidt. Qui la deduciamo dalla decomposizione di Gauss:
questo procedimento ci consente di esplicitare meglio il carattere delle operazioni e
di ottenere formule per il calcolo dei coecienti delle matrici della decomposizione.
Osserviamo che la matrice
t
aa `e denita positiva e quindi regolare. Possiamo
quindi decomporla in un unico modo mediante:
t
aa = z
con Z

(n), D(n), z Z
+
(n). Inoltre = diag(
1
, ...,
n
) con

h
= D
h
(
t
aa)/D
h1
(
t
aa) > 0 per h = 1, ..., n.
Poiche
t
aa `e simmetrica, dallunicit` a della decomposizione di Gauss ricaviamo
ancora che
=
t
z.
Sia

= diag(
_

1
, ...,
_

n
)
dove si `e scelta la determinazione reale positiva della radice quadrata. Allora
k =

z K
+
(n)
e abbiamo
t
aa =
t
kk.
Da questa uguaglianza segue immediatamente che
u = ak
1
O(n).
Infatti:
t
uu =
t
k
1 t
a a k
1
=
t
k
1 t
k k k
1
= I .
Abbiamo cos` ottenuto la decomposizione di Gram a = uk. Essa `e unica perche, se
a = uk
con u O(n) e k K
+
(n), allora
t
aa =
t
kk
XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE 223
e k `e unica per lunicit` a della decomposizione di Gauss.
I coecienti della diagonale principale della matrice k nella decomposizione di
Gram sono dati da:
k
hh
=

D
h
(
t
aa)
D
h1
(
t
aa)
.
Decomposizione di Gram nello spazio di Minkowski
La decomposizione di Gram si pu` o generalizzare ad altri gruppi diversi dal
gruppo ortogonale euclideo. Ad esempio, consideriamo il gruppo O(1, n) delle
trasformazioni ortogonali rispetto al prodotto di Minkowski [ [ ] su R
n+1
. Ri-
cordiamo che, posto
I
1,n
=
_
_
_
_
_
_
1 0 0 . . . 0
0 1 0 . . . 0
0 0 1 . . . 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 0 . . . 1
_
_
_
_
_
_
O(1, n) `e il sottogruppo di GL(n + 1) delle matrici a per cui
t
aI
1,n
a = I
1,n
e la sua algebra di Lie o(1, n) `e formata dalle X gl(n + 1) tali che
t
XI
1,n
+I
1,n
X = 0
cio`e dalle matrici della forma
_
0
t
v
v Y
_
con v R
n
e Y o(n). In questo caso otteniamo:
Teorema 1.9 Sia a GL(n + 1) e supponiamo che
[ae
0
[ae
0
] > 0.
Allora possiamo decomporre a in modo unico nella forma:
a = uk
con u O(1, n) e k K
+
(n + 1). Lapplicazione
O(1, n) K
+
(n + 1) (u, k) uk GL(n + 1)
`e iniettiva e analitica reale.
Dim. La dimostrazione `e analoga a quella svolta per la decomposizione di Gram.
Osserviamo che
t
aI
1,n
a `e regolare, in quanto la forma di Minkowski `e non degenere
224 XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE
su ogni sottospazio che contenga un vettore di tipo tempo. Quindi
t
aI
1,n
a ammette
ununica decomposizione di Gauss
t
aI
1,n
a = z
con Z

(n), D(n), z Z
+
(n). Dallunicit` a della decomposizione segue che
=
t
z. Inoltre
= diag(k
2
0
, k
2
1
, ..., k
2
n
)
con numeri reali positivi k
0
, ..., k
n
. Posto
= diag(k
0
, k
1
, ..., k
n
),
otteniamo
= I
1,n
.
Poniamo a questo punto
k = z K
+
(n + 1).
Otteniamo
t
aI
1,n
a =
t
kI
1,n
k.
Se poniamo
u = ak
1
risulta allora u O(1, n) e questo ci d`a la decomposizione cercata. Lunicit`a segue
da considerazioni analoghe a quelle svolte per la decomposizione di Gram.
Curve in un gruppo di Lie di matrici
Concludiamo questo paragrafo dimostrando un teorema sui sottogruppi chiusi di
GL(n).
Teorema 1.10 (i) Sia G un sottogruppo chiuso di GL(n) e sia g gl(n) la sua
algebra di Lie. Se
: J G GL(n)
`e una curva di classe C
1
, allora

1
(t) (t) g t J.
(ii) Viceversa, se
A : J g
`e una curva dierenziabile di classe C
k
, con k 0, t
0
J, allora la soluzione del
problema di Cauchy lineare:
(C)
_
(t) = (t)A(t) t J
(t
0
) = g
0
G
`e una curva : J G a valori in G di classe C
k+1
.
Dim. (i) Fissiamo un intorno U
0
di 0 in g tale che
U
0
X exp(X) U
e
= exp(U
0
)
XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE 225
sia un dieomorsmo analitico di U
0
su un intorno U
e
dellidentit` a di G. Sia

t J,
g = (

t). Allora possiamo trovare un intorno aperto connesso J


0
di

t in J tale che
(J
0
) gU
e
. Risulta allora univocamente determinata una curva di classe C
1
in
U
0
:
J
0
t X(t) U
0
g
tale che
(t) = gexp(X(t)) t

J
e
X(

t) = 0.
Avremo allora, con
Y
0
=

X(

t) g,
(

t) = gY
0
,
cio`e (

t)
1
(

t) = Y
0
g.
(ii) Osserviamo che, per il punto (i), per ogni funzione reale di classe C
1
J t g
abbiamo
exp(X(t))
d
dt
exp(X(t)) g
per ogni t J. Pi` u precisamente ricordando la formula di dierenziazione dellespo -
nenziale:
exp(X(t))
d
dt
exp(X(t)) = H(X(t))

X(t)
ove
H(X) = exp(X)
I e
Ad(X)
Ad(X)
exp(X)
`e unapplicazione analitica
g X H(X) gl(g)
con
H(0) = Id
g
.
Quindi il problema di Cauchy non lineare:
_
exp(X(t))
d
dt
exp(X(t)) = H(X(t))

X(t) = A(t)
X(t
0
) = 0
ammette ununica soluzione, che `e una funzione di classe C
k+1
denita su un intorno
connesso J

di t
0
in J, a valori in g. Allora
g
0
exp(X(t))
`e una curva di classe C
k+1
denita su J

a valori in G e coincide con la soluzione


del problema di Cauchy (C) per lunicit` a. Questo argomento, ripetuto a partire da
un qualsiasi punto

t J per cui (

t) G, ci dice che linsieme dei punti t J per


226 XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE
cui (t) G `e aperto J. Esso `e anche chiuso perche abbiamo supposto G chiuso in
GL(n), quindi coincide con J perche `e non vuoto contenendo t
0
.
2 Curve nello spazio Euclideo
Studiamo in questo paragrafo la congruenza di curve nello spazio Euclideo, cio`e
rispetto al gruppo O
1
(n) delle isometrie di R
n
. Indichiamo con ( [ ) il prodotto
scalare canonico di R
n
e con [ [ la norma associata. Data una curva
: [t
0
, t
1
] R
n
denita e di classe C
1
su un intervallo compatto [t
0
, t
1
], deniamo la sua lunghezza
mediante
() =
_
t
1
t
0
[ (t)[dt.
Le formule di cambiamento di variabili dellintegrale ci dicono che la lunghezza di
una curva non dipende dalla sua parametrizzazione. Nel caso di una curva semplice
il cui supporto sia un segmento, la lunghezza coincide con la lunghezza del segmento
denita nella geometria elementare. Inoltre, se consideriamo limmagine della curva
mediante una isometria:
(t) = u(t) +v
con u O(n) e v R
n
ssati, abbiamo

(t) = u (t)
e dunque
[

(t)[ = [ (t)[
su [t
0
, t
1
]. La lunghezza di una curva `e dunque invariante per isometrie di R
n
.
Supponiamo ora che due curve

i
: J
i
R
n
(i = 1, 2) di classe C
k
, con k 1 siano O
1
(n) congruenti e sia
J
1

1
R
n

_
g
J
2

2
R
n
un diagramma commutativo che descrive la congruenza, con : J
1
J
2
un
dieomorsmo di classe C
k
e g O
1
(n). Per restrizione esso denisce una O
1
(n)
congruenza di qualsiasi arco di
1
sullarco corrispondente di
2
e dunque avremo,
ssato t
0
J
1
:
_
t
t
0
[
1
()[d =
_
(t)
(t
0
)
[
2
()[d
per ogni t J
1
.
XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE 227
Sia ora
: J R
n
una curva regolare di classe C
k
(k 1). Allora, ssato t
0
J, la funzione
s(t) =
_
t
t
0
[ ()[d
`e un dieomorsmo di classe C
k
, strettamente crescente, di J su un intervallo J

di R. La curva
= s
1
: J

R
n
si dice ottenuta riparametrizzando per lunghezza darco. Essa gode della propriet` a
che
[

(s)[ = 1 s J

.
Una curva di classe C
k
con k 1 che goda di questa propriet` a si dice parametrizzata
per lunghezza darco. Useremo di solito la lettera s per il parametro lungo una
curva parametrizzata per lunghezza darco e la lettera t per indicare che non si
pongono speciali condizioni sulla parametrizzazione. Due diverse parametrizzazioni
per lunghezza darco si ottengono luna dallaltra per trasformazioni di R della
forma:
s s +s
0
(isometrie di R).
Da questa discussione segue il:
Lemma 2.1 Siano
i
: J
i
R
n
(i = 1, 2) due curve parametrizzate per lunghezza
darco. Se esse sono O
1
(n) congruenti, `e possibile determinare g O
1
(n), = 1,
s
0
R tali che

2
(s) = g
1
(s +s
0
).
Ricaviamo ora dalla decomposizione di Gram gli invarianti euclidei di una curva
sghemba. Sia
: J R
n
una curva sghemba. Indichiamo con A(t) la matrice di GL(n):
A(t) = (D(t), ..., D
n
(t)).
Applichiamo ad A(t) la decomposizione di Gram: abbiamo
A(t) = E(t)K(t)
con
E(t) = (e
1
(t), ..., e
n
(t)) O(n)
e
K(t) K
+
(n).
Osserviamo che, se `e di classe C
k
con k n, allora i coecienti di E(t) sono
funzioni di classe C
kn+1
e quelli di K(t) sono funzioni di classe C
kn
.
228 XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE
La matrice E(t) si dice il riferimento di Frenet lungo la curva . Le sue colonne
e
1
(t), ..., e
n
(t) sono dette:
e
1
(t) versore tangente
e
2
(t) versore normale
e
3
(t) versore binormale
. . . . . .
e
n
(t) versore (n 1)-normale
.
Se dovremo considerare contemporaneamente il riferimento di Frenet di pi` u curve,
indicheremo la curva considerata a esponente. Scriveremo cio`e E

, e

i
invece di E ed
e
i
. Il riferimento di Frenet lungo una curva dipende soltanto dallorientazione della
curva: abbiamo osservato che un cambiamento della parametrizzazione cambia
A(t) in una matrice
A((t))T

n
(t)
ove T

n
(t) `e una matrice diagonale superiore con diagonale principale
( (t), (t)
2
, ...,
n
(t))
e dunque avremo
E

(t) = E

((t))
se > 0 (la riparametrizzazione conserva il verso della curva)
E

(t) = E

((t))
_
_
_
_
_
_
1 0 0 . . . 0
0 1 0 . . . 0
0 0 1 . . . 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 0 . . . (1)
n
_
_
_
_
_
_
se < 0 (la riparametrizzazione cambia il verso della curva). In questultimo caso
sar` a e

i
((t)) = (1)
i
e

i
(t) per i = 1, ..., n.
Se la curva `e parametrizzata per lunghezza darco, allora i coecienti sulla
diagonale principale della matrice triangolare superiore K(t) nella decomposizione
di Gram di A(t) sono degli invarianti della curva. Osserviamo che k
11
= 1 e
dunque gli elementi dalla diagonale di K(t) deniscono lungo la curva n1 funzioni
invarianti rispetto allazione di O
1
(n). Deniamo a partire da essi le curvature di
mediante:
k
i
(s) =
k
i+1,i+1
(s)
k
ii
(s)
.
Se non supponiamo la curva parametrizzata per lunghezza darco avremo
k
i
(t) =
k
i+1,i+1
(t)
k
ii
(t)[ (t)[
.
Lespressione trovata nel paragrafo precedente per i coecienti k
ii
ci permette di
esprimere le curvature mediante la matrice A(t):
k
i
(t) =

D
i+1
(
t
A(t)A(t)) D
i1
(
t
A(t)A(t))
D
2
i
(
t
A(t)A(t)) [ (t)[
2
.
XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE 229
Il Teorema 2.4. nel caso del gruppo ortogonale d`a:
Lemma 2.2 (i) Se
J t O(n)
`e una curva dierenziabile di classe C
1
, allora
E
1
(t)

E(t) =
t
E(t)

E(t) o(n) t J.
(ii) Assegnato un intervallo J in R, un punto t
0
J, un elemento u
0
O(n) e una
curva
X : J o(n)
di classe C
k
con k 0, la soluzione del problema di Cauchy:
_

E(t) = E(t)X(t) t J
E(t
0
) = u
0
`e una curva di classe C
k+1
a valori in O(n).
Dim. Diamo una dimostrazione indipendente dal Teorema 2.4. (i) Dierenziando
lidentit` a
t
E(t)E(t) = Id
troviamo
(*)
t
E

(t)E(t) +
t
E(t)E

(t) = 0,
cio`e, ponendo X(t) =
t
E(t)E

(t) = E(t)
1
E

(t),
t
X(t) +X(t) = 0
che ci dice che X(t) o(n).
(ii) Poniamo M(t) =
t
E(t)E(t), ove E `e la soluzione del problema di Cauchy in
(ii). Dierenziando M abbiamo allora
M

(t) = M(t)X(t) X(t)M(t).


Poiche M(t
0
) = Id ne segue che M(t) = Id per ogni t J e quindi E(t) O(n).
Teorema 2.3 Sia
: J R
n
una curva sghemba e sia
E : J O(n)
il suo riferimento di Frenet. Allora la matrice antisimmetrica
(t) = E
1
(t)E

(t)
230 XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE
`e della forma:
(t) = [ (t)[
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
0 k
1
(t) 0 0 . . . 0 0
k
1
(t) 0 k
2
(t) 0 . . . 0 0
0 k
2
(t) 0 k
3
(t) . . . 0 0
0 0 k
3
(t) 0 0 0
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 0 0 . . . 0 k
n1
(t)
0 0 0 0 . . . k
n1
(t) 0
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
.
Dim. I coecienti della matrice (t) = (
ij
) sono dati da

ij
= (e
i
(t)[ e
j
(t)).
Poiche e
j
(t) `e combinazione lineare di D(t), ..., D
j
(t), e
j
(t) `e combinazione li-
neare di D(t), ..., D
j
(t), D
j+1
(t) e dunque ortogonale a e
i
se i > j +1. Essendo
(t) antisimmetrica, si conclude che
ij
(t) = 0 se [i j[ ,= 1.
Per calcolare i coecienti di (t), supponiamo dapprima che sia di classe
C
n+1
. Allora la A(t) e quindi anche la K(t) nella decomposizione di Gram di A(t)
`e di classe C
1
. Posto
A

(t) = A(t)M(t)
otteniamo:
(*) (t) = K(t)M(t)K
1
(t) K

(t)K
1
(t).
La matrice M(t) `e della forma
M(t) =
_
_
_
_
_
_
_
_
0 0 0 . . . 0
1
(t)
1 0 0 . . . 0
2
(t)
0 1 0 . . . 0
3
(t)
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
0 0 0 . . . 0
n1
(t)
0 0 0 . . . 1
n
(t)
_
_
_
_
_
_
_
_
e quindi possiamo facilmente calcolare
i+1,i
usando (*). Il secondo addendo a
secondo membro `e triangolare superiore e quindi non d`a contributo. Otteniamo
perci`o

i+1,i
(t) =
k
i+1,i+1
(t)
k
ii
(t)
da cui segue la tesi. Se `e solo di classe C
n
, possiamo approssimarla uniformemente
con le derivate no allordine n sui sottoinsiemi compatti di J (per il teorema di
Stone-Weierstrass) con una successione
n
di curve sghembe di classe C

. Per
ciascuna di esse vale la conclusione del teorema e dunque lenunciato segue per
passaggio al limite, in quanto sia i coecienti delle matrici
n
(t) che quelli delle
matrici K
n
(t) associate alle
n
convergono a quelli di (t) e di K(t) per ogni punto
t J.
Il sistema di equazioni
E

(t) = E(t)(t)
XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE 231
soddisfatto dal riferimento di Frenet della curva si dice sistema di equazioni di
Frenet della curva. Esso `e descritto completamente dalle funzioni di curvatura, che
abbiamo visto essere invarianti euclidei della curva. Esplicitiamo tale sistema di
equazioni:
e
1
(t) = v(t)k
1
(t)e
2
(t)
e
2
(t) = v(t)[k
1
(t)e
1
(t) +k
2
(t)e
3
(t)]
e
3
(t) = v(t)[k
2
(t)e
2
(t) +k
3
(t)e
4
(t)]
. . .
e
n1
(t) = v(t)[k
n2
(t)e
n2
(t) +k
n1
(t)e
n
(t)]
e
n
(t) = v(t)k
n1
(t)e
n1
(t)
ove abbiamo posto
v(t) = [ (t)[.
Otteniamo quindi:
Teorema 2.4 (i) Siano
i
: J
i
R
n
due curve sghembe. Condizione necessaria
e suciente anche siano O
1
(n) congruenti `e che, avendole parametrizzate per
lunghezza darco, dette k
i
j
(s) le curvature delle due curve (i = 1, 2, j = 1, ..., n 1)
risulti con = 1 e un s
0
R):
s s +s
0
`e bigettiva da J
2
su J
1
e
k
1
j
(s) = k
2
j
(s +s
0
) s.
(ii) Assegnate n 1 funzioni continue a valori positivi:
k
j
: J R
di classe C
k
,con k 0, un punto t
0
J, un punto x
0
R
n
e un elemento u O(n),
possiamo trovare una e una sola curva : J R
n
, parametrizzata per lunghezza
darco, con (t
0
) = x
0
, avente in t
0
riferimento di Frenet u, e avente le k
j
(t) come
funzioni di curvatura.
Dim. (i) La condizione `e ovviamente necessaria. Per dimostrare la sucienza,
possiamo supporre che le due curve
i
siano denite sullo stesso intervallo J e non
`e restrittivo supporre che 0 J e che le curvature delle due curve siano uguali per
uguali valori del parametro:
k

1
j
(s) = k

2
j
(s) = k
j
(s) s J j = 1, ..., n 1.
Risulter` a allora associata alle due curve la stessa matrice

1
(s) =

2
(s) = (s)
data da
(s) = (k
j
(s)[
i,j+1

j,i+1
])
i,j=1,...,n
.
Allora i riferimenti di Frenet E

i
(s) delle due curve soddisfano lo stesso sistema di
equazioni dierenziali ordinarie:
(*) E

(s) = E(s)(s) su J.
232 XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE
Sia u = E

1
(0) O(n), w = E

2
(0) O(n). Allora per lesistenza e unicit`a della
soluzione di (*) per una condizione iniziale E(0) = g O(n) assegnata, troviamo
che deve essere
E

2
(s) = wu
1
E

1
(s) s J.
Quindi, posto g = wu
1
, avremo in particolare

2
(s) = g
1
(s) s J
da cui

2
(s) = g
1
(s) +x
0
s J
per un opportuno x
0
R
n
. (ii) La curva cercata `e lunica soluzione delle equazioni
di Frenet e del sistema
(t) = e
1
(t)
con le condizioni iniziali assegnate.
Questo teorema ci dice che la lunghezza darco e le curvature costituiscono
un sistema completo di invarianti indipendenti per le curve sghembe dello spazio
euclideo. Dalla discussione della O
1
(n) congruenza si deduce immediatamente
quella della SO
1
(n) congruenza. In questo caso dobbiamo prendere in conside-
razione un altro invariante delle curve parametriche sghembe: il segno del deter-
minante della matrice A(t) = (D, ..., D
n
). Se questo `e positivo, diciamo che la
curva parametrica ha torsione positiva, se `e negativo diciamo che la curva ha
torsione negativa. Si dice torsione della curva la n1-esima curvatura con il segno
+ se la torsione `e positiva e con il segno se la torsione `e negativa. Osserviamo che
il segno della torsione `e il determinante del riferimento di Frenet. Un cambiamento
dellorientazione di una curva parametrica in R
n
ne cambia il segno della torsione
se il numero n(n+1)/2 `e dispari, mantiene inalterato il senso della torsione se esso
`e pari. Abbiamo dunque:
Teorema 2.5 Se n(n+1)/2 `e dispari, due curve sghembe sono SO
1
(n) congruenti
se e soltanto se sono O
1
(n) congruenti. Se n(n + 1)/2 `e pari, due curve sghembe
sono SO
1
(n) congruenti se e soltanto se hanno torsione dello stesso segno e sono
O
1
(n) congruenti.
In uno spazio euclideo di dimensione n con n(n + 1)/2 pari si usano denire
levogire le curve con torsione positiva e destrogire le curve con torsione negativa. Il
signicato geometrico del segno della torsione `e diverso a seconda che la dimensione
n dello spazio sia pari o dispari. Nel caso della dimensione dispari `e il seguente: i
vettori e
1
, ..., e
n1
del riferimento di Frenet in un punto (t) di una curva sghemba
: J R
n
determinano univocamente un iperpiano e su di esso unorientazione.
Risulta cio`e univocamente indviduato un vettore n tale che (e
1
, ..., e
n1
, n)
SO(n). Diremo che i punti
x = (t) +
1
e
1
+... +
n1
e
n1
+
n
n
con
n
= 0 appartengono alliperpiano osculatore, quelli con
n
> 0 appartengono
al semipiano superiore, quelli con
n
< 0 al semipiano inferiore. Se la torsione di
`e positiva, allora potremo trovare un > 0 tale che (t

) appartenga al semipiano
superiore se t < t

< t + , al semipiano inferiore se t < t

< t. La situazione
si scambia nel caso la torsione sia negativa. Se la dimensione n `e pari, allora un
XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE 233
arco della curva contenente (t) sar` a tutto contenuto nel semispazio superiore se
la torsione `e positiva, nel semipiano inferiore se la torsione `e negativa.
Riscriviamo in particolare le equazioni di Frenet per curve piane e curve nello
spazio ordinario.
In R
2
, le equazioni di Frenet di una curva parametrizzata per lunghezza darco
sono date da:
_
e
1
= k(s)e
2
e
2
= k(s)e
1
In R
3
le equazioni di Frenet di una curva parametrizzata per lunghezza darco
sono date da:
_

_
e
1
= k
1
(s)e
2
e
2
= k
1
e
1
+k
2
(s)e
3
e
3
= k
2
(s)e
2
Esempi
1. In R
2
le curve con curvatura costante sono archi di circonferenza: infatti per
R k > 0,il sistema
_
e
1
= ke
2
e
2
= ke
2
con (e
1
(s), e
2
(s)) O(2) ha soluzione generale
e
1
(s) =
_
cos(ks +s
0
)
sin(ks +s
0
)
_
e
2
(s) =
_
sin(ks +s
0
)
cos(ks +s
0
)
_
e dunque le curve con curvatura costante k sono descritte da:
(s) =
_
k
1
sin(ks +s
0
) +a
k
1
cos(ks +s
0
) +b
_
con a, b R. Osserviamo che una curva che descrive una circonferenza risulter`a
avere torsione positiva o negativa a seconda che ne descriva la frontiera (per valori
crescenti del parametro) in senso antiorario o orario.
2. Consideriamo ora curve in R
3
con curvature k
1
, k
2
> 0 costanti. Fissiamo un
angolo (0, /2) tale che
tan = k
1
/k
2
.
Se (e
1
(s), e
2
(s), e
3
(s)) `e il riferimento di Frenet lungo una curva con curvature
k
1
, k
2
> 0 costanti, consideriamo il vettore
w(s) = e
1
(s) cos +e
3
(s) sin.
Abbiamo allora per le equazioni di Frenet:
(*) w(s) = k
1
e
2
(s) cos k
2
e
2
(s) sin = 0
234 XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE
e dunque w(s) = w `e un vettore costante. Ricaviamo quindi:
(e
1
(s)[w) = cos = costante.
Da questa otteniamo, se per esempio ssiamo w =
_
_
1
0
0
_
_
,
e
1
(s) =
_
_
cos
sin cos(hs +s
0
)
sin sin(hs +s
0
)
_
_
con
h =
k
1
sin
e da questa ricaviamo che la curva cercata `e isometrica a una curva della forma
(s) =
_
_
(cos )s
h
1
(sin ) sin(hs)
h
1
(cos ) cos(hs)
_
_
a meno di traslazioni del parametro s e dellazione del gruppo O
1
(n).
Infatti la curva si proietta in una curva piana , con riferimento di Frenet
(
1
,
2
) i cui vettori sono le proiezioni di e
1
, e
2
sul piano (x
2
, x
3
), divise per sin .
Le equazioni di Frenet della curva si ricavano da quelle della curva e sono date
da:
_

1
=
k
1
sin

2

2
=
k
1
sin

1
.
La conclusione segue quindi dalla discussione delle curve piane a curvatura costante
dellesempio 1.
Curve di questo tipo si dicono eliche circolari.
In generale la condizione che il rapporto tra le due curvature sia costante implica
che la tangente alla curva in ogni punto forma un angolo costante con una
direzione assegnata w: infatti la (*) vale quando k
1
/k
2
= costante = tan . Curve
con questa propriet` a si dicono eliche.
Consideriamo unelica generale. Deniamo la curva:
(t) = (t) twcos .
Abbiamo
d
dt
(w[) = (e
1
[w) cos = 0
e dunque la curva `e una curva piana su un piano ane
(w[x) = costante.
Indichiamo con
(
1
,
2
)
XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE 235
il riferimento di Frenet della curva piana . Allora abbiamo:

1
=
e
1
wcos
sin
e dunque la curva verica le equazioni:
(**)
_

1
=
k
1
(s)
sin

2

2
=
k
1
(s)
sin

1
dove s `e ancora il parametro di lunghezza darco lungo la curva .
Troviamo quindi lequazione generale di unelica nella forma:
(s) = (s) +swcos
per una curva piana in un piano ortogonale a w, la cui forma si ricava dallequa -
zione (**).
3 Complementi sulle curve nello spazio Euclideo
.
Se : J R
n
`e una curva di classe (
n
con
A
n1
= (D(t), ..., D
n1
(t))
di rango n 1 per tutti i t J, per mezzo del procedimento di ortogonalizzazione
di Gram-Schmidt risulta associata ad essa una curva
E : J SO(n)
tale che
A(t) = (D(t), ..., D
n1
(t), D
n
(t)) = E(t)K(t)
dove K(t) `e una matrice triangolare superiore
K(t) = (k
ij
(t))
con k
ii
(t) > 0 per i < n, mentre k
nn
(t) pu` o assumere qualsiasi valore reale. Come
abbiamo osservato nel 2, il numero
(t) = [ (t)[
1
k
1
n1,n1
(t)k
nn
(t)
`e la torsione della curva in t.
Curve piane
Nel caso di una curva piana, la torsione si dice curvatura della curva orientata e
i punti in cui essa cambia di segno si dicono essi della curva piana.
Nel caso di una curva piana, poiche SO(2) si pu` o identicare a S
1
mediante
lisomorsmo di gruppi abeliani moltiplicativi:
S
1
e
i
() =
_
cos sin
sin cos
_
SO(2)
236 XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE
il riferimento di Frenet in SO(2) si pu` o identicare a una curva
J S
1
che si rialza al rivestimento universale R di S
1
come una applicazione dierenziabile:
: J R
univocamente determinata quando se ne ssi il valore in un punto t
0
J.
Le equazioni di Frenet hanno allora la forma:
d
dt
((t)) = ((t))(t)
e, poiche
d
d
() =
_
+

2
_
= ()
_

2
_
otteniamo

(t) ((t))
_

2
_
= ()(t).
Ora, possiamo scrivere
(t) = k(t)[ (t)[(

2
)
dove k(t) `e la curvatura della curva orientata in t, e dunque le equazioni di Frenet
si riducono allunica equazione scalare:

(t) = [ (t)[k(t).
Se `e parametrizzata per lunghezza darco, otteniamo la formula per la curvatura
orientata:
k =
d
ds
Possiamo quindi determinare una curva piana, nota la sua curvatura orientata in
funzione della lunghezza darco, mediante due quadrature: avremo infatti
(s) =
0
+
_
s
s
0
k()d
e le componenti x(s) e y(s) di rispetto alle coordinate cartesiane di R
2
si ottengono
da:
x(s) = x
0
+
_
s
s
0
cos(())d
y(s) = y
0
+
_
s
s
0
sin(())d.
Esempio. Determiniamo una curva piana con la propriet` a che la sua tangente
in ogni punto (t) formi un angolo costante [0, /2] con la retta uscente
dallorigine e passante per il punto (t).
XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE 237
`
E conveniente introdurre coordinate polari, cio`e cercare la curva nella forma
_
x = r(t) cos((t))
y = r(t) sin((t)).
La tangente alla curva in t `e data da:
r(t)
_
cos((t))
sin((t))
_
+r

_
sin((t))
cos((t))
_
.
Dalla condizione:
[ [
1
[[
1
( [) = cos
ricaviamo:
r(t) = cos
_
r
2
(t) +r
2

2
(t).
Calcolando i quadrati delle due espressioni otteniamo:
r(t)
r(t)
sin =

(t) cos
e dunque integrando otteniamo, a seconda della scelta del segno, le due curve:
log r(t) sin = costante +(t) cos
log r(t) sin = costante (t) cos .
I due casi estremi sono rappresentati da = 0, /2: nel primo `e costante e la
curva `e una semiretta uscente dallorigine. Nel secondo r `e costante e la curva `e
una circonferenza con centro nellorigine. Se 0 < < /2, possiamo usare come
parametro sulla curva, ottenendo:
r() = r
0
e
a
con a = cot . In coordinate cartesiane, avremo cio`e
_
x = r
0
cos e
a
y = r
0
sin e
a
Una curva di questo tipo si dice una spirale logaritmica. La sua curvatura in ogni
punto `e data da
d
ds
=
d
d
/[
d
d
[.
Abbiamo quindi:
[k()[ = r
1
0
sin e
a
.
Curve nello spazio ordinario
SU(2) `e un rivestimento a due fogli di SO(3). Se rappresentiamo un elemento
di SU(2) come un quaternione di modulo 1, la corrispondenza
SU(2) S
3
u r
u
SO(3)
238 XIV. GEOMETRIA DIFFERENZIALE DELLE CURVE
associa al quaternione u, che scriveremo come u = cos 111+sin u

con u

puramente
immaginario, la rotazione di angolo 2 intorno allasse u

.
Sia ora E : J SO(3) un arco di classe (
1
. Fissato t
0
J e un elemento
g
0
SU(2) tale che r
g
0
= E(t
0
), possiamo rialzare in modo unico E a una curva
di classe (
1
g : J SU(2) in modo che il diagramma:
J
E
SO(3)
_
_
_

J
g
SU(2)
sia commutativo.
Dierenziando la relazione g g = 1, otteniamo
g g

+ g

g = 0, cio`e g g

= g g

,
e dunque g
1
g

= g g

`e puramente immaginario. Poniamo



(t) = g
1
(t)g

(t) =
g(t)g

(t).
Dierenziando la relazione:
E(t)(v) = g(t) v g(t)
(ove il vettore v R
3
si identica a un quaternione puramente immaginario)
otteniamo
E(t)(t)(v) = g(t) ((t)(v)) g(t) = g

(t) v g(t) g(t) v g(t) g

(t) g(t)
da cui
(t)(v) =

(t) v v

(t) = 2

(t) v
ove indica il prodotto esterno in R
3
. Il vettore

ha allora coordinate Euclidee
_

2
, 0,
k
2
_
, ovvero `e il quaternione

2
i +
k
2
k. Le equazioni di Frenet si scrivono quindi
nella forma:
g

(t) = g(t)

(t) =
1
2
g(t)
_

2
i +
k
2
k
_
.