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Claudio Bartocci

ALGEBRA MULTILINEARE

Appunti preliminari (1998) per il corso di Istituzioni di Fisica Matematica

Typeset by AMS-TEX

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1. Introduzione. Moduli liberi e duali


In questi appunti definiremo la nozione di prodotto tensoriale di moduli su un
anello commutativo e quella di algebra esterna di un modulo libero.
Sia A un anello commutativo con identità. Dati due A-moduli M ed N , indicher-
emo con HomA (M, N ) l’insieme degli A-omomorfismi (vale a dire omomorfismi di
A-moduli) fra M e N ; com’è noto, HomA (M, N ) ha una struttura naturale di A-
modulo:

se f, g ∈ HomA (M, N ) , (af + bg)(m) = af (m) + bg(m) ∀a, b ∈ A; m ∈ M .

Il duale del modulo M è per definizione l’A-modulo M ∗ = HomA (M, A). 


Per ogni insieme I non vuoto, possiamo definire l’A-modulo A(I) = i∈I Ai ,
con Ai = A. Per ogni i ∈ I esiste un’immersione canonica ji : A → A ; poni- (I)

amo ei =: ji (1). L’applicazione ϕ : i → ei è iniettiva (se A= 0) e ogni elemento


ξ = (ξi )i∈I di A(I) si scrive in maniera unica nella forma ξ = i∈I ξi ei (dove i coeffi-
cienti ξi sono tutti nulli tranne un numero finito, per la definizione stessa di somma
diretta). La coppia (A(I) , ϕ) risolve un “problema universale”, nel senso specificato
dalla proposizione seguente.
1.1. Proposizione. Per ogni A-modulo M e ogni applicazione f : I → M esiste un
unico A-omomorfismo g : A(I) → M tale che f = g ◦ ϕ.
Dimostrazione. Ogni A-omomorfismo h : A(I) → M è univocamente determinato
dalla sua composizione con le immersioni canoniche ji , ossia dall’assegnazione degli
omomorfismi h ◦ ji per ogni i ∈ I (questo segue dalla proprietà universale della
somma diretta). La tesi si ricava osservando che la condizione f = g ◦ ϕ è equivalente
alla condizione f (i) = g(ei ) per ogni i ∈ I; in altri termini g ◦ ji deve essere l’A-
omomorfismo Ai → M determinato da 1 → f (i) per ogni i ∈ I.
Si consideri ora una famiglia di elementi (fi )i∈I appartenenti all’A-modulo M ;
tale famiglia determina un’applicazione I → M e quindi induce univocamente un A-
omomorfismo A(I) → M . Affinché la famiglia assegnata sia un sistema di generatori
per M è necessario e sufficiente che l’A-omomorfismo indotto sia surgettivo. Nel
caso in cui esso sia anche iniettivo, si dice che la famiglia (fi )i∈I costituisce una
base dell’A-modulo M . Un A-modulo che ammette una base si dice libero (su A).
In termini piú espliciti, una famiglia (fi )i∈I di elementi 
di M è una base se ogni
elemento m ∈ M ammette un’unica decomposizione m = i∈I mi fi (ciò implica, in
particolare, che gli elementi fi sono linearmente indipendenti fra loro).
Vogliamo ora dimostrare che tutte le basi di un A-modulo libero finitamente gen-
erato hanno la stessa cardinalità. Consideriamo anzitutto il caso in cui l’anello A sia
un corpo k; il risultato seguente dovrebbe essere già ben noto al lettore (e la relativa
dimostrazione, del tutto elementare, sarà quindi omessa).
1.2. Lemma. Sia M un k-spazio vettoriale libero di base (fi )i∈I , #I = n ∈ N; ogni
altra base di M ha la medesima cardinalità.
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1.3. Proposizione. Sia M un A-modulo libero di base (fi )i∈I , #I = n ∈ N; ogni


altra base di M ha la medesima cardinalità.
Dimostrazione. Ogni anello commutativo con identità ammette almeno un ideale
massimale; sia M un ideale massimale di A. Il quoziente M/MM è uno spazio vet-
toriale sul corpo A/M; la base (fi )i∈I induce un insieme di generatori (f¯i )i∈I di
M/MM . Non è difficile verificare [] che gli elementi f¯i sono linearmente indipen-
denti su A/M; quindi M/MM è uno spazio vettoriale di dimensione n. L’esistenza
di una base (fj )j∈J con #J = #I condurrebbe dunque a un assurdo.
Si osservi che la proposizione appena enunciata è falsa nel caso di moduli liberi su
anelli non commutativi, perché questi non sempre ammettono un ideale massimale.
Se M è un modulo libero e finitamente generato, chiameremo dimensione (o rango)
di M la cardinalità di una sua base qualsiasi. D’ora innanzi faremo l’assunzione
seguente: tutti i moduli liberi considerati sono di dimensione finita.
È facile provare che il duale M ∗ di A-modulo libero M è anch’esso un A-modulo
libero di dimensione n uguale a quella di M . Si fissi infatti una base di M , (ei )i∈{1,...,n} ;
ogni elemento µ di M ∗ si determina univocamente assegnando la sua azione sugli el-
ementi ei . Sia ora l’insieme (e∗i )i∈{1,...,n} , definito dalle relazioni

e∗i (ej ) = δji ,

essendo δji il simbolo di Kronecker (ossia, δji = 0 se i = j, δji = 1 se i=j). Dato che
n 
per ogni elemento µ ∈ M ∗ sussiste l’ovvia identità µ(ek ) = i=1 µ(ei )e
∗i
(ek ), µ si
scrive nella forma:
 n
µ(ei )e∗i .
i=1
∗i
Poiché gli elementi e , i ∈ {1, . . . , n}, sono linearmente indipendenti [verificare],
ciò prova che essi costituiscono una base di M ∗ , che viene usualmente denominata
la base duale della base (ei ). Si osservi che, pur essendo il duale M ∗ isomorfo a M ,
non esiste alcun isomorfismo canonico fra i due A-moduli (tranne nei casi banali in
cui M = 0 o M = A). Sarà invece possibile identificare canonicamente M e il doppio
duale M ∗ ∗ .
L’azione di M ∗ su M viene descritta mediante la cosiddetta forma bilineare canon-
ica (denominata anche pairing)

·, · : M × M ∗ → A

definita da m, µ = µ(m), per ogni coppia di elementi m ∈ M , µ ∈ M ∗ .In par-


ticolare, (ei ) è una base diM ed (e∗j ) è la sua base duale, dati m = i mi ei ,
 se ∗j
µ = j µj e , si ha m, µ = i mi µi .
Assegnati gli A-moduli M1 , . . . , Mr , N , un’applicazione

f : M1 × · · · × M r → N
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viene detta r-A-multilineare (oppure, semplicemente, r-multilineare) se essa è A-


lineare rispetto a ogni variabile, ossia se per ogni indice i e per ogni (r − 1)-upla di
elementi x1 , . . . , xi−1 , xi+1 , . . . , xr in M1 ×· · ·×Mi−1 ×Mi+1 ×· · ·×Mr l’applicazione

x ∈ Mi → f (x1 , . . . , xi−1 , x, xi+1 , . . . , xr ) ∈ N

è un A-omomorfismo. L’A-modulo costituito da tali applicazioni r-multilineari verrà


denotato con LrA (M1 , . . . , Mr ; N ); ovviamente, per ogni coppia di A-moduli M e N ,
si ha LA (M ; N ) ≡ HomA (M, N ).

2.1. Esempio. Si considerino i k-spazi vettoriali V1 , . . . , Vr , W , aventi dimensione,


rispettivamente n1 , . . . , nr , m. Si può dimostrare [] che ogni applicazione multilin-

eare t ∈ Lrk (V1 , . . . , Vr ; W ) determina univocamente un’applicazione t̂ ∈ Lr+1
A (V1 , . . . , Vr , W ; k)
definita dalla formula:

t(v1 , . . . , vr ), w∗ = t̂(v1 , . . . , vr , w∗ ) ;
m
in particolare si ha t(v1 , . . . , vr ) = i=1 t̂(v1 , . . . , vr , f ∗i )fi , essendo (fi )i∈{1,...,m} una
base di W . Da ciò si deduce [] che Lrk (V1 , . . . , Vr ; W ) ha dimensione n1 · · · nr · m. Si
osservi che, se W1 , . . . , Wr sono k-spazi vettoriali, si può definire un prodotto ⊗ di

applicazioni lineari t ∈ LrA (V1 , . . . , Vr ; k), s ∈ LrA (W1 , . . . , Wr ; k) nel modo seguente:
t ⊗ s(v1 , . . . , vr , w1 , . . . , wr ) =: t(v1 , . . . , vr ) · s(w1 , . . . , wr ) ∈ k. 
Nel caso di moduli su un anello commutativo le cose non sono cosı́ semplici
come per gli spazi vettoriali. La definizione di prodotto tensoriale fa ricorso a una
“costruzione universale”.
2.2. Definizione. Si dice prodotto tensoriale di due A-moduli M ed N la coppia
(M ⊗A N, ψ) costituita da un A-modulo M ⊗A N e da un’applicazione bilineare

ψ : M × N → M ⊗A N

che risolve il seguente problema universale: per ogni A-modulo C e per ogni appli-
cazione bilineare f : M × N → C, esiste un unico A-omomorfismo f : M ⊗A N → C
tale che f = f ◦ ψ.
È ora necessario dimostrare che questa definizione non è sprovvista di senso, os-
sia che i prodotti tensoriali esistono e sono univocamente determinati (a meno di
isomorfismi).
In primo luogo, procediamo a dimostrarne l’esistenza. Sia A(M ×N ) l’A-modulo
generato dall’insieme M ×N : ogni suo elemento si scrive pertanto come somma
libero 
finita i ξi (xi , yi ). Si consideri il sottomodulo H(M × N ) ⊂ A(M ×N ) generato dagli
elementi di tipo seguente:
(x1 + x2 , y) − (x1 , y) − (x2 , y) ; (ξx, y) − ξ(x, y)
(x, y1 + y2 ) − (x, y1 ) − (x, y2 ) ; (x, ξy) − ξ(x, y) ,
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essendo x, x1 , x2 ∈ M , y, y1 , y2 ∈ N e ξ ∈ A. Definiamo quindi il quoziente



M ⊗A N = A(M ×N ) H(M × N )

e l’applicazione
ψ : M × N → M ⊗A N
(x, y) → ψ(x, y) ≡ x ⊗ y

data dalla composizione dell’immersione canonica i : M × N → A(M ×N ) con la


proiezione canonica p : A(M ×N ) → A(M ×N ) /H(M × N ). Si verifica senza difficoltà
che l’applicazione ψ è bilineare; in altri termini, si ha:

(x1 + x2 ) ⊗ y = x1 ⊗ y + x2 ⊗ y x ⊗ (y1 + y2 ) = x ⊗ y1 + x ⊗ y2 ) ;
ξ(x ⊗ y) = ξx ⊗ y = x ⊗ ξy .

Gli elementi del tipo x ⊗ y costituiscono un insieme di generatori additivo per l’A-
 M ⊗A N , nel senso che ogni suo elemento si scrive come somma finita del
modulo
tipo i ξi (xi ⊗ yi ).
Passiamo ora a dimostrare che l’applicazione ψ è universale nel senso precisato
nella Definizione 2.2. Sia C un A-modulo ed f : M × N → C un’applicazione
bilineare; se ne consideri l’estensione fˆ : A(M ×N ) → C definita da:
 
fˆ( ξi (xi , yi )) = ξi f (xi , yi ) .
i i

È immediato verificare che, essendo f bilineare, allora fˆ(H(M × N )) = 0 (di fatto,


sufficit verificare che fˆ si annulla sui generatori del sottomodulo H(M × N )). Ciò
significa che fˆ passa al quoziente inducendo un A-omomorfismo

f : M ⊗ N ≡ A(M ×N ) H(M × N ) → C ;

in particolare f(x⊗y) = f (x, y) per ogni x ∈ M e y ∈ N . Abbiamo quindi dimostrato


che il triangolo
ψ
M × N −→ M ⊗A N
f   
f
C

è commutativo; inoltre l’A-omomorfismo f è univocamente determinato.


Supponiamo che la coppia (M ⊗A N, ψ  ) sia una differente soluzione del problema
universale enunciato nella Definizione 2.2. L’applicazione bilineare ψ  : M × N →
M ⊗A N viene fattorizzata da un unico A-omomorfismo ψ : M ⊗A N → M ⊗A N tale
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che ψ  = ψ ◦ ψ. D’altra parte — avendo fatto l’ipotesi che ψ  stessa sia universale
— sussiste anche la fattorizzazione ψ = ψ ◦ ψ  . Se ne deduce che

 ◦ ψ  = ψ ◦ (ψ ◦ ψ  ) = ψ ◦ ψ = 1M ⊗ N ◦ ψ 


(ψ ◦ ψ) A

e analogamente per la composizione (ψ ◦ ψ ) ◦ ψ; di conseguenza, per l’unicità di


fattorizzazione attraverso ψ e ψ  , si conclude che ψ e ψ sono ambedue isomorfismi,
l’uno inverso dell’altro; in particolare M ⊗A N e M ⊗A N sono isomorfi fra loro.
La soluzione del problema universale è quindi unica a meno di isomorfismi; per tale
ragione denomineremo M ⊗A N il prodotto tensoriale degli A-moduli M ed N .
Dalla definizione fornita discende immediatamente il risultato seguente.
2.3. Proposizione. Assegnati gli A-moduli, M1 , M2 , N , si ha un isomorfismo
naturale di A moduli:

L2A (M1 , M2 ; N )  LA (M1 ⊗A M2 ; N ) .

L’operazione di “prodotto tensoriale” è funtoriale; ciò significa che, assegnati gli


A-moduli M , M  , N , N  e gli A-omomorfismi f : M → M  e g : N → N  resta
individuato un A-omomorfismo

T (f, g) : M ⊗A N → M  ⊗A N 
x ⊗ y → T (f, g)(x ⊗ y) = f (x) ⊗ g(y)

L’esistenza di tale omomorfismo, in effetti, segue dal diagramma commutativo seguente

f ×g
M × N −−−−→ M  × N 
 

ψ

 

ψ
M ⊗A N −−−−→ M  ⊗A N 
T (f,g)

osservando che la composizione ψ  ◦ (f × g) è bilineare. Si verifica senza difficoltà che:

T (idM , idN ) = idM ⊗A N

e se f  : M  → M  e g  : N  → N  sono due A-omomorfismi, allora

T (f  , g  ) ◦ T (f, g) = T (f  ◦ f, g  ◦ g) .
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2.4. Osservazione. Occorre non confondere, in generale, l’A-omomorfismo


T (f, g) : M ⊗A N → M  ⊗A N  con il prodotto tensoriale f ⊗ g ∈ HomA (M, M  ) ⊗A
HomA (N, N  ). Identificare i due elementi è tuttavia possibile quando gli A-moduli
M , M  , N , N  sono liberi (cfr. Corollario 2.10). 
2.5. Proposizione. Siano assegnati gli A-moduli M , N e Q;
1. esiste un isomorfismo naturale
M ⊗A N  N ⊗A M ;
2. esiste un isomorfismo naturale A ⊗A M  M ;
3. esiste un isomorfismo naturale
(M ⊗A N ) ⊗A Q  M ⊗A (N ⊗A Q) ;
4. per ogni famiglia (Ni )i∈I di A-moduli, si ha
 
Ni ⊗A M  (Ni ⊗A M ) .
i∈I i∈I

[Dimostrazione. Viene lasciata come esercizio al lettore. I punti 1. e 2. e 4. si


dimostrano utilizzando la proprietà universale del prodotto tensoriale. Per quanto
riguarda il punto 3., si può impostare la dimostrazione risolvendo il problema uni-
versale delle applicazioni trilineari M × N × Q → C, essendo C un A-modulo arbi-
trario.]
2.6. Esercizio.
 I gruppi abeliani coincidono con gli Z-moduli; si dimostri che se r ed s sono due
interi maggiori di 1 primi fra loro allora Zr ⊗Z Zs = 0.
 Avvalendosi dell’isomorfismo enunciato al punto 4. della Proposizione 2.5, si di-
mostri che se M e N sono A-moduli liberi di dimensione, rispettivamente, n1 ed
n2 , allora M ⊗A N è libero di dimensione n1 n2 ; in particolare, scelte due basi
(ei )i∈I1 e (fi )j∈I2 per M ed N , gli elementi (ei ⊗ fi )(i,j)∈I1 ×I2 costituiscono una
base per M ⊗A N .

2.7 Proposizione. Siano assegnati gli A-moduli M1 , . . . , Mr , Q; sussiste il seguente
isomorfismo naturale:
LA (M1 ⊗A · · · ⊗A Mr ; Q)  LrA (M1 , . . . , Mr ; Q) .

Dimostrazione. La definizione stessa di applicazione multilineare implica che vi sia


un isomorfismo naturale
LrA (M1 , . . . , Mr ; LA (Mr+1 , Q))  Lr+1
A (M1 , . . . , Mr , Mr+1 ; Q) .
Procedendo per induzione su r, facendo ricorso alla Proposizione 2.3 e all’associatività
del prodotto tensoriale, si ricava la tesi.
Se nella proposizione precedente si pone Q = A, si ottiene immediatamente il
risultato seguente.
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2.8. Corollario. Sussistono gli isomorfismi naturali:

(M ⊗A N )∗  LA (M, N ∗ )

r
∗
M  LrA (M (r) ; A) .
i=1

Passiamo ora a considerare il caso di moduli liberi.


2.9. Proposizione. Siano M , N due A-moduli liberi. Esiste un isomorfismo nat-
urale:
M ∗ ⊗A N → LA (M, N )
(2.1)
µ ⊗ y → ·, µ y

Dimostrazione. Sia (ei )i∈I una base di M ed (e∗i )i∈I la corrispondente base duale di
M ∗ . L’applicazione (2.1) è un A-omomorfismo ed è iniettiva; se x, µ y = x,  
 µ y∗i
x ∈ M , ciò vale in particolare per gli elementi della base: posto µ = µi e
per ogni 
e µ =  µi e∗i si deve quindi
 avere, per ogni indice i ∈ I, µi y = µi y; ma ciò
implica (e∗i ⊗ µi y) = (e∗i ⊗ µi y), ossia µ ⊗ y = µ ⊗ y. Per dimostrare la
surgettività è sufficiente scrivere esplicitamente l’inverso 
dell’omomorfismo (2.1): per
ogni f ∈ LA (M, N ) questo inverso è dato dall’elemento e∗i ⊗ f (ei ). Le necessarie
verifiche sono lasciate al lettore.
2.10. Corollario. Siano M , N due A-moduli liberi. Sussistono gli isomorfismi
naturali:
M ∗ ⊗A N ∗  (M ⊗A N )∗
e
LA (M ; M ) ⊗A LA (N ; N ) → LA (M ⊗A N ; M ⊗A N )
f ⊗ g → T (f, g)

Dimostrazione. La tesi segue subito dalle due proposizioni precedenti. Il primo


isomorfismo, in particolare, è dato dall’assegnazione µ ⊗ ν → λ, essendo λ l’A-
omomorfismo definito dalla condizione:

λ(m ⊗ n) = m, µ n, ν , ∀m ∈ M, n ∈ N .

Per quanto riguarda il secondo omomorfismo, esso è indotto dall’applicazione bilin-


eare LA (M ; M )×A LA (N ; N ) → LA (M ⊗A N ; M ⊗A N ) determinata dall’assegnazione
(f, g) → T (f, g). Che tale omomomorfismo sia un isomorfismo deriva infine dal fatto
che entrambi i membri sono naturalmente isomorfi a M ⊗ M ∗ ⊗ N ⊗ N ∗ .
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2.11. Esercizio.
 Si applichino la Proposizione 2.7 e i Corollari 2.9 e 2.10 al caso descritto nell’Esempio
2.1. 
Dato un A-modulo libero M , adotteremo le notazioni seguenti:
 r
  s

r,s
T (M ) = M ⊗A M ∗ ; T 0,0 (M ) = A ;
i=1 i=1


r,s
T (M ) = T (M ) .
r,s=0

L’insieme T (M ) ha una struttura naturale di A-algebra graduata, denominata algebra


tensoriale totale di M ; in effetti, a causa dell’associatività del prodotto tensoriale,
esiste un’applicazione bilineare naturale
   
T r,s (M ) × T r ,s (M ) → T r+r ,s+s (M )
(u, v) → u ⊗ v
Gli elementi di T (M ) vengono denominati tensori; gli elementi di T r,s (M ) tensori
omogenei di tipo (r, s). Se (ei )i∈{1,...,n} è una base di M , allora ogni elemento t ∈
T r,s (M ) si scrive nella forma:
 i ,...,i
t= tj11 ,...,jrs ei1 ⊗ · · · ⊗ eir ⊗ e∗j1 ⊗ · · · ⊗ e∗js .
2.11. Osservazione. Il prodotto tensoriale di due elementi in M , x1 ⊗ x2 , è in
generale distinto (come applicazione bilineare) dal prodotto tensoriale x2 ⊗ x1 ; in
effetti, assegnata la base (ei )i∈{1,...,n} , la matrice che rappresenta x1 ⊗x2 è la trasposta
di quella che rappresenta x2 ⊗ x1 . Considerazioni simili si estendono anche al caso
del prodotto tensoriale di due tensori omogenei di tipo qualunque; si dimostra cosı́
che l’algebra graduata T (M ) non è commutativa (tranne in casi banali). 
Il seguente risultato discende direttamente dalla Proposizione 2.9 e dal Corollario
2.10.
2.12. Proposizione. Sia M un A-modulo libero; sussistono isomorfismi naturali:
 r,s ∗
T (M )  T r,s (M ∗ )  T s,r (M )
T r,0 (M ∗ )  LA (M (r) ; A)

3. Algebra esterna
Siano M ed N A-moduli. Un’applicazione r-A-multilineare
f : M × · · · × M = M (r) → N
viene detta alternante (o completamente antisimmetrica) se f (x1 , . . . , xr ) = 0 ogni-
qualvolta xi = xj per una qualche coppia di indici i, j in {1, . . . , r}, i = j.
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Esercizio 2.
 Verificare che un’applicazione r-multilineare f è completamente antisimmetrica se
e solo se, per ogni permutazione σ degli indici 1, . . . , r,
f (xσ(1) , . . . , xσ(r) ) = (sgn σ)f (x1 , . . . , xr ) ,
dove sgn σ vale 1 se la permutazione è pari e −1 se è dispari (una permutazione è
pari se si può ottenere permutando fra loro un numero pari di indici). 
Indicheremo con ArA (M (r) ; N ) l’A-modulo costituito da tutte le applicazioni r-
multilineari completamente antisimmetriche f : M (r) → N ; è questo un sottomodulo
di LrA (M (r) ; N ).
3.1. Esercizio.
 Consideriamo un A-modulo libero M di dimensione n. Fissata una base (ei )i∈{1,...,n}
di M , ogni applicazione bilineare s ∈ L2 (M (2) ; A) è determinata da una matrice
n × n M (s) con elementi in A. Si dimostri che s è antisimmetrica se e solo se
t
M (s) = −M (s). 
Sussiste un legame fondamentale fra la teoria delle applicazioni completamente
antisimmetriche e la teoria dei determinanti (che supporremo nota al lettore, almeno
nelle sue linee generali). In effetti data una matrice n × n (aij ) con elementi in
A, il determinante det(aij ) ∈ A è l’unica applicazione n-multilineare completamente
antisimmetrica rispetto alle righe (o alle colonne) di (aij ) tale che det(δij ) = 1. Si
ricava quindi il risultato seguente.
3.2. Proposizione. Sia M un A-modulo libero di dimensione n, e si fissi una
base (ei )i∈{1,...,n} di M . Per ogni A-modulo N e per ogni y ∈ N , esiste un’unica
applicazione n-multilineare completamente antisimmetrica
∆y : M × · · · × M → N
tale che ∆y (e1 , . . . , en ) = y.
Dimostrazione. Senza ledere la generalità, possiamo suppore che M = A(n) ; fissata
una base (ei )i∈{1,...n} di A(n) , ogni n-upla di elementi di A(n) — immaginati come n
vettori colonna — determina univocamente una matrice n × n (aij ) con elementi in
A; poniamo infine:
∆y (aij ) = det(aij )y .
Si verifica facilmente che l’applicazione ∆y gode di tutte le proprietà richieste.
3.3. Corollario. Sia M un A-modulo libero di dimensione n. L’A-modulo AnA (M (n) ; A),
costituito da tutte le applicazioni n-multilineari f : M (n) → A completamente anti-
simmetriche, è libero di dimensione 1 su A.
Si fissi una base (ei )i∈{1,...n} di M . Se ∆1 è l’unica applicazione completamente
antisimmetrica tale che ∆(e1 , . . . , en ) = 1, allora ogni altra f : M (n) → A completa-
mente antisimmetrica si scrive nella forma a∆1 essendo a = f (e1 , . . . , en ).
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Fissiamo ora un A-modulo libero M e consideriamo∞ il sottomodulo di T (M ) cos-


r,0
tituito da tutti i tensori di tipo (r, 0), ovvero r=0 T (M ). Sia ar il sottomodulo
di T r,0 (r ≥ 1) generato da tutti gli elementi del tipo x1 ⊗ · · · ⊗ xr per i quali sia
abbia xi = xj per una qualche coppia di indici i, j in {1, . . . , r}, i = j. Definiamo il
quoziente r
(M ) = T r,0 (M )/ar ;
0 1
per r = 0 poniamo (M ) = A (per r = 1 si ha (M ) = T 1,0 (M ) = M ).
L’immagine
r dell’elemento x1 ⊗· · ·⊗xr mediante la proiezione canonica π : T r,0 (M ) →
r con x1 ∧ · · · ∧ xr .
(M ) si indicherà
Gli A-moduli (M ) sono universali rispetto alle applicazioni r-multilineari com-
pletamente antisimmetriche:
r esiste un’applicazione completamente antisimmetrica
φ:M (r)
→ (M ), che fattorizza ogni applicazione completamente antisimmetrica
r
f :M (r)
→ N attraverso un unico A-omomorfismo fˆ : (M ) → N , come indicato
dal seguente diagramma commutativo:
φ r
M (r) −→ (M )
f   ˆ
f
N
r
In effetti, l’applicazione φ : M (r) → (M ) è data dalla composizione
ψ π r
M (r) −−−−→ T r,0 (M ) −−−−→ (M )

(ed è completamente antisimmetrica), mentre l’esistenza e l’unicità dell’A-omomorfi-


smo fˆ si deducono dall’esistenza e dall’unicità dell’A-omomorfismo f : T r,0 (M ) → N
— indotto da f — che rende commutativo il diagramma
φ
M (r) −→ T r,0 (M )
f   
f
N

e si annulla sull’ideale ar (si veda la dimostrazione della Proposizione 2.2). In sostanza


abbiamo dimostrato il risultato seguente.
3.4. Proposizione. Assegnati gli A-moduli liberi M ed N , sussiste un isomorfismo
naturale: r
LA ( (M ); N )  ArA (M (r) ; N ) ;
in particolare, nel caso in cui N = A si ha
r r
(M )∗  (M ∗ )  ArA (M (r) ; A) .
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3.5. Osservazione. Il primo isomorfismo della proposizione precedente è valido


anche senza assumere che M ed N siano liberi [verificare]. 
Definiamo infine l’algebra esterna di M , ponendo


r
(M ) = (M ) .
r=0

Possiamo dotare (M ) di una struttura naturale di A-algebra graduata mediante il
prodotto:
r s r,s
∧: (M ) × (M ) → (M )
(x1 ∧ · · · ∧ xr , x1 ∧ ··· ∧ xs ) → x1 ∧ · · · ∧ xr ∧ x1 ∧ · · · ∧ xs

3.6. Esercizio.
 Dimostrare che, effettivamente, il prodotto cosı̀ definito rende (M ) una A-algebra
graduata. r s
 Verificare che per ogni x ∈ (M ) e ogni y ∈ (M ) si ha x ∧ y = (−1)rs y ∧ x
(suggerimento: dimostrare il risultato per r = s = 1 usando la Proposizione 3.4 e
l’Esercizio 3.1; quindi procedere per induzione su s e r). 
Anche il prodotto esterno gode di proprietà funtoriali analoghe a quelle del prodotto
tensoriale. Per ogni A-omomorfismo f : M → N , si ottiene un’applicazione di A-
algebra graduate:
∧(f ) : (M ) → (N ) ,
definita in modo tale che per ogni r-upla di elementi x1 , . . . , xr risulti

∧(f )(x1 ∧ · · · ∧ xr ) = f (x1 ) ∧ · · · f (xr ) .

3.7.
r Proposizione. Sia M un A-modulo libero di dimensione n. Se r > n, allora r
(M ) = 0. Si fissi una base (ei )i∈{1,...,n} di M . Se 1 ≤ r ≤ n, l’A-modulo (M )
è libero di dimensione:
 
r n n!
dimA (M ) = = ;
r r!(n − r)!

una sua base è costituita dagli elementi

ei1 ∧ · · · ∧ eir i1 < · · · < ir .


Dimostrazione. Ogni elemento di M si scrive nella forma m = i mi ei ; dato che,
per ogni coppia di indici i e j, ei ∧ ej = −ej ∧ ei , è ovvio che
gli elementi ei1 ∧ · · · ∧ eir ,
r
i1 < · · · < ir , costituiscono un insieme di generatori per (M ). Cominciamo col
13

n
dimostrare il nostro asserto nel caso r = n: l’elemento ne 1 ∧ · · · ∧ en genera (M ).
∗ (n)
D’altra parte, in base alla Proposizione 3.4, si ha (M )  A ((M ) ; A) ma
n
∗ (n) n
A ((M ) ; A) è libero di dimensione 1 su A (vedi Corollario 3.3), sicché
n
(M ) è
libero di dimensione 1 su A e e1 ∧ · · · ∧ en è una sua base. 0
Esaminiamo ora il caso 1 ≤ r < n (il caso r = 0 è banale, dato che (M )  A
e l’elemento 1 è una sua base). Indichiamo con (i) il multi-indice (i1 , . . . , ir ), i1 <
· · · < ir ; supponiamo che esistano degli elementi a(i) ∈ A, non tutti nulli, tali che:

0= a(i) ei1 ∧ · · · ∧ eir .
(i)

Fissiamo ora un multi-indice (j) = (j1 , . . . , jr ), j1 < · · · < jr , e siano jr+1 , . . . , jn il


complemento di (j) nell’insieme {1, . . . , n}. Si ha:
 
0= a(i) ei1 ∧ · · · ∧ eir ∧ ejr+1 ∧ · · · ∧ ejn = a(j) ej1 ∧ · · · ∧ ejr ∧ ejr+1 ∧ · · · ∧ ejn ,
(i)

giacché tutti gli altri addendi si annullano in quanto contengono almeno un indice
ripetuto. È possibile effettuare una permutazione σ : {j1 , . . . , jn } → {1, . . . , n}, di
modo che
0 = a(j) ej1 ∧ · · · ∧ ejn = (sgn σ)a(j) e1 ∧ · · · ∧ en ;
pertanto a(j) = 0. Poiché ciò vale per ogni multi-indice (j) = (j1 , . . . , jr ), j1 <
· · · < jr , abbiamo dimostrato che ei1 ∧ · · · ∧ eir , i1 < · · · < ir , sono linearmente
r
indipendenti
r e costituiscono
 n dunque una base di (M ); ne consegue, inoltre, che
dimA ( (M )) = r , dato che esiste una corrispondenza biunivoca fra gli elementi
della
r base e le combinazioni di n elementi a r a r. La dimostrazione del fatto che
(M ) = 0 per ogni r > n viene lasciata al lettore come facile esercizio.
3.8. Osservazione-Esercizio.
 Della prima parte del teorema appena enunciato è possibile fornire una dimostrazione
alternativa, che prescinda dalla teoria dei determinanti. A tale scopo è sufficiente
verificare che l’insieme {t ∈ T r,0 |t = an } è un sottomodulo libero di T r,0 di di-
mensione 1. Il lettore provi a dimostrare questo fatto nel caso in cui A sia un
corpo k. Si osservi che questa impostazione più diretta consente di rovesciare
la logica che abbiamo seguito nella nostra impostazione, ricavando l’esistenza e
le proprietà universali dei determinanti come conseguenza delle proprietà delle
algebre esterne. 
3.9. Proposizione. Siano M1 ed M2 A-moduli liberi di dimensione n1 ed n2 ; si
hanno isomorfismi naturali
r p q
(M1 ⊕ M2 )  (M1 ) ⊗A (M2 ) .
p+q=r
14

Dimostrazione. [La dimostrazione è un semplice esercizio.]


Se M è un A-modulo libero, in virtú della Proposizione 3.4, è possibile definire
pairing naturale r r
·, · : (M ∗ ) × (M ) → A . (3.1)
Questa applicazione bilineare
r si descrive facilmente
r considerando elementi decom-
∗ ∗ ∗
ponibili x1 ∧ · · · ∧ xr ∈ (M ) e y1 ∧ · · · ∧ yr ∈ (M ):

y1∗ ∧ · · · ∧ yr∗ , x1 ∧ · · · ∧ xr = det(yi∗ (xj )) ∈ A . (3.2)

La verifica di questa formula si lascia al lettore [è sufficiente lavorare con le basi; si
veda anche l’Esempio 3.12]; si osservi che nel caso r = 1 tale applicazione bilineare
si riduce al pairing naturale fra M e M ∗ .
Per concludere, definiamo l’operazione r di prodotto interno. Consideriamo un A-
modulo libero M ; ogni elemento x ∈ (M ) determina un endomorfismo di (M )
di grado r: s s+r
ε(x) : (M ) → (M )
u → x ∧ u

L’aggiunto di ε(x) determina quindi un endomorfismo i(x) di ( (M ))∗ di grado
−r. Poiché
M è∗ un modulo libero, in virtú del Corollario
1 8 possiamo identificare le

algebre ( (M )) e (M ); nel caso in cui x ∈ M ≡ (M ) resta quindi definito un
A-omomorfismo: s s−1
i(x) : (M ∗ ) → (M ∗ )
dato da:
s s−1
i(x)α, v = α, x ∧ v per ogni α ∈ (M ∗ ) e v ∈ (M ) .

L’endomorfismo i(x) si chiama prodotto interno.


1
Per ogni α ∈ M ∗ ≡ (M ∗ ) si ha:

i(x)α = i(x)α, 1 = α, x ∧ 1 = α(x) ,


1
per cui il prodotto interno agisce su (M ∗ ) come il pairing x, · .
1 1
Consideriamo ora due elementi α e β appartenenti a (M ∗ ); per ogni y ∈ (M )
si ha:  
α(x) α(y)
i(x)(α ∧ β), y = α ∧ β, x ∧ y = det ; (3.3)
β(x) β(y)
quindi:
i(x)(α ∧ β) = (i(x)α) ∧ β − α ∧ (i(x)β) . (3.4)
s
Piú in generale, la formula precedente vale anche
s se β∈ (M ∗ ); è infatti sufficiente

riscrivere l’equazione (3.3) prendendo y ∈ (M ) e considerare la matrice che in
essa compare come matrice a blocchi.
15

3.10. Esercizio. p
 Generalizzando
p la formula (3.4), si dimostri che per ogni α ∈ (M ∗ ) e ogni
β∈ (M ∗ ), vale la relazione seguente:
i(x)(α ∧ β) = (i(x)α) ∧ β + (−1)p α ∧ i(x)β) .
[Si proceda per induzione su p, considerando elementi decomponibili.] 
Riassumendo, abbiamo dimostrato il risultato seguente.
1
3.11. Proposizione. Se x ∈ M ≡ (M ), allora l’endomorfismo

i(x) : (M ) → (M ∗ )
è un’antiderivazione di grado −1.
3.12. Esempio. Si consideri un k-spazio vettoriale V di dimensione n, con k = R
oppure k = C (potremmo scegliere qualunque campo k di caratteristica zero). Fissata
una base (ei )i∈{1,...,n} , ogni permutazione σ : {1, . . . , r} → {1, . . . , r} induce un
isomorfismo:
σ : T r,0 (V ) → T r,0 (V )
ei1 ⊗ · · · ⊗ eir → eσ(i1 ) ⊗ · · · ⊗ eσ(ir )
Questo isomorfismo è inrealtà indipendente dalla base scelta []. Scrivendo t ∈
T r,0 (V ) nella forma t = ti1 ,...,ir ei1 ⊗ · · · ⊗ eir , si ha
 −1 −1
σ(t) = tσ (i1 ),...,σ (ir ) ei1 ⊗ · · · ⊗ eir .
Il tensore t è dunque completamente antisimmetrico se e solo σ(t) = (sgn σ)t per
ogni permutazione σ ∈ Sr . In questo modo, è possibile definire [verificare] una
proiezione naturale r
4 : T r,0 (V ) → (V )
1 
t → (sgn σ)σ(t)
r!
σ∈Sr
Questa proiezione permette r di descrivere esplicitamente
r la proiezione naturale π :
T r,0 (V ) → T r,0 (V )/ar = (V ) e di realizzare (V ) come sottospazio vettoriale di
T r,0 (V ). Consideriamo ora il pairing naturale
·, · : T r,0 (V ) × T r,0 (V ∗ ) → k ;
assegnati elementi decomponibili x1 ⊗ · · · ⊗ xr e e y1∗ ⊗ · · · ⊗ yr∗ , si ha:
4(x1 ⊗ · · · ⊗ xr ), 4(y1∗ ⊗ · · · ⊗ yr∗ ) = x1 ⊗ · · · ⊗ xr , 4(y1∗ ⊗ · · · ⊗ yr∗ ) =
1 
= (sgn σ) x1 ⊗ · · · ⊗ xr , σ(y1∗ ⊗ · · · ⊗ yr∗ ) =
r!
σ∈Sr
1  ∗ ∗
= (sgn σ) x1 , yσ(1) · · · xr , yσ(r) =
r!
σ∈Sr
1
= det( xi , yj∗ ) ;
r!
16

l’isomorfismo nella prima riga è dovuto al fatto che “basta antisimmetrizzare una
volta sola” in un
rpairing
[], i successivi sono banali identità algebriche. Se definiamo
(V ∗ ) come restrizione del pairing naturale su T r,0 × T r,)
r
un pairing su (V ) ×
otteniamo una forma bilineare che differisce da quella definita nell’eq. (3.2) solo per
un fattoriale. D’altra parte, la definizione adottata nelle eqq. (3.1), (3.2) sembra
quella piú naturale (anche se può r ingenerare
r ∗ quale confusione notazionale), perché
stabilisce la corretta dualità fra (V ) (V ) in termini di basi canoniche, come si
può facilmente verificare:
 
δij11 ··· δij1r
ei1 ∧ · · · ∧ eir , e∗j1 ∧ · · · ∧ e∗jr = det  · · · ··· ···  ,
δijr1 ··· δijrr

determinante che è uguale a 1 se {i1 , . . . , ir } = {j1 , . . . , jr } e altrimenti è uguale a


0. 

Per ulteriori approfondimenti il lettore può consultare:


– Nicolas Bourbaki, Eléments de mathématique. Algèbre: chapitres 1 à 3, Hermann,
Paris 1970;
– Serge Lang, Algebra (2a ed.), Addison-Wesley, Reading (Mass.) 1984.