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Versione: 30 gennaio 2008

Università di Pisa
Corso di laurea in Matematica

Testi e soluzioni degli scritti d’esame di


Topologia e Analisi Complessa
a.a. 2007/08

docenti: F. Broglia, G. Alberti

Giovanni Alberti
Dipartimento di Matematica
Università di Pisa
largo Pontecorvo 5
56127 Pisa
www.dm.unipi.it/~alberti
Avvertenze
Questa è una raccolta degli scritti d’esame per il corso di Topologia e Analisi Complessa del
corso di laurea in Matematica, a.a. 2007/08. La prima parte contiene i testi di tutti gli scritti,
incluse le prove in itinere (compitini), mentre la seconda sezione contiene una breve traccia
delle soluzioni.

Programma del corso.


Omotopia e gruppo fondamentale.
Connessione per archi, cammini e operazioni fra cammini continui.
Omotopia tra funzioni continue, omotopia relativa, omotopia tra cammini.
Equivalenza omotopica; retratti e retratti di deformazione; spazi contraibili.
Il gruppo fondamentale di uno spazio topologico; ruolo del punto base.
Omomorfismi tra gruppi fondamentali indotti da applicazioni continue; invarianza per omo-
topia; il gruppo fondamentale di spazi omotopicamente equivalenti.
Il gruppo fondamentale di un prodotto.
Il gruppo fondamentale della circonferenza.
Rivestimenti; sollevamento di cammini; lemma di monodromia.
Il teorema di van Kampen (senza dimostrazione).
Funzioni olomorfe di una variabile complessa
L’algebra delle serie formali.
Serie convergenti; calcolo del raggio di convergenza; operazioni sulle serie convergenti; deri-
vata di una serie convergente.
L’esponenziale complessa come rivestimento di C∗ .
Funzioni analitiche; analiticità della somma di una serie convergente; prolungamento anali-
tico; funzioni meromorfe.
Forme differenziali e loro integrazione; forme chiuse e forme esatte; primitive lungo un
cammino o lungo un’omotopia; la forma dz/z; indice di un cammino chiuso.
Funzioni olomorfe; condizioni di Cauchy-Riemann; teorema del Dini per applicazioni di
rango massimo; le funzioni olomorfe con derivata diversa da 0 come isomorfismi analitici
locali.
Formula integrale di Cauchy; sviluppo in serie di una funzione olomorfa; formula e teorema
di Cauchy per un compatto.
Il teorema della mappa aperta; principio del massimo; principio di simmetria.
Serie di Laurent; sviluppo di una funzione olomorfa in una corona; singolarità isolate; classi-
ficazione tramite limite e tramite serie; il teorema di Weirstrass per le singolarità essenziali;
La sfera di Riemann.
Il teorema dei residui.
Derivata logaritmica; comportamento attorno ad una radice multipla di una funzione olo-
morfa; teorema di Rouché.
Integrali calcolabili con il metodo dei residui.

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Testi
24.4.08 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Testi
Primo compitino, 24 aprile 2008

1. Si calcoli il gruppo fondamentale dello spazio X ottenuto rimuovendo i punti (1, 0, 0) e


(−1, 0, 0) dalla sfera standard S 2 ⊂ R3 .
2. Si calcoli il gruppo fondamentale e si trovi il rivestimento universale dello spazio X dato
dall’unione di una sfera e di una circonferenza aventi un unico punto in comune.
3. Si considerino in R2 i due sottoinsiemi F := S 1 ∪ {(0, 0)} e G := S 1 ∪ {(4, 0)}. Si chiede se
esiste un omeomorfismo ϕ di R2 tale che ϕ(F ) = G.

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Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Testi 30.5.08
Secondo compitino, 30 maggio 2008

1. Sia D il disco chiuso {|z| ≤ 1} e sia f una funzione continua su D ed olomorfa sulla parte
interna di D che soddisfa le seguenti proprietà:
i) f è pari, vale a dire che f (z) = f (−z) per ogni z ∈ D;
ii) f (0) = 0;
iii) |f (z)| ≤ 1 per ogni z ∈ ∂D.
Dimostrare allora che
a) |f (z)| ≤ |z|2 per ogni z ∈ D;
b) se esiste z0 interno a D tale che z0 6= 0 e |f (z0 )| = |z0 |2 allora f (z) = az 2 per un’opportuno
numero complesso a con |a| = 1.
Z +∞
cos(ax)
2. Calcolare al variare di a ∈ R il valore di I(a) := dx.
0 4 + x4
3. Sia A la corona circolare {1 < |z| < 4} e sia f (z) := z 3 + 2z 2 + 5z + 1.
a) Quante sono le soluzioni complesse dell’equazione f (z) = 0 contenute in A?
b) Quante sono le soluzioni reali dell’equazione f (z) = 0 contenute in A?

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16.6.08 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Testi
Scritto del primo appello, 16 giugno 2008

1. Sia X l’unione dei sottoinsiemi E1 ed E2 di R4 definiti rispettivamente dalle equazioni

x21 + x22 + x23 + x24 = 1 e 4x21 + x22 + x23 + x24 = 1 .

Dimostrare che X è connesso per archi e determinarne il gruppo fondamentale.


2. Sia f : C → C una funzione continua, e sia X l’insieme dei punti (z1 , z2 ) ∈ C2 tali che
z2 6= f (z1 ). Dimostrare che X è connesso per archi e determinarne il gruppo fondamentale.
3. a) Determinare la natura della singolarità della funzione meromorfa

1 − eiz
f (z) :=
z2
e calcolare il corrispondente residuo. Z

1 − cos x
b) Calcolare con il metodo dei residui dx.
−∞ x2
4. a) Trovare tutti gli zeri della funzione olomorfa ez + e−z .
b) Dire quanti sono gli zeri di f (z) := ez + e−z + z −2 contenuti nel quadrato Q := [−2π, 2π]2
(contati con la loro molteplicità).

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Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Testi 10.07.08
Scritto del secondo appello, 10 luglio 2008

1. Si consideri lo spazio X := {(z1 , z2 ) ∈ C2 : z1 z2 6= 0}.


a) Dimostrare che X è connesso per archi e calcolarne il gruppo fondamentale.
b) Scrivere un insieme di generatori del gruppo fondamentale di X.
c) Trovare il rivestimento universale di X.
2. Date due rette disgiunte R1 , R2 , e quattro punti distinti x1 , x2 ∈ R1 e x3 , x4 ∈ R2 , calcolare
il gruppo fondamentale di X := (R1 ∪ R2 )/∼ nei seguenti casi:
a) ∼ è la relazione di equivalenza che identifica x1 con x3 ;
b) ∼ è la relazione di equivalenza che identifica x1 con x3 e x2 con x4 ;
c) ∼ è la relazione di equivalenza che identifica i punti x1 , . . . , x4 .


sin2 θ
Z
3. Utilizzando il metodo dei residui calcolare dθ.
0 2 + cos θ
4. Si consideri la funzione meromorfa
4
f (z) := ez + .
(z − 2)3

a) Determinare il numero di zeri di f contenuti nel semipiano A := {Re z > 0}.


b) Dimostrare che tali zeri sono tutti semplici.

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8.9.08 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Testi
Scritto del terzo appello, 8 settembre 2008

1. Sia X lo spazio quoziente R2 /∼ dove ∼ è la relazione di equivalenza che identifica i punti


a+ := (1, 0) e a− := (1, 0), e sia p la corrispondente proiezione. Detto J il segmento chiuso
di estremi a+ e a− , far vedere che p(J) è un retratto di deformazione forte di X. Dimostrare
quindi che X è connesso per archi e calcolarne il gruppo fondamentale.
2. Dati m, n interi positivi con m ≥ 2 e n ≥ 1, si consideri lo spazio

X := {(x, y) ∈ Rm × Rn : (|x| − 2)2 + |y|2 = 1} .

Dimostrare che lo spazio X è connesso per archi e calcolarne il gruppo fondamentale nei
seguenti casi:
a) m = 2 e n = 1;
b) m ≥ 2 e n = 1;
c) m ≥ 2 e n > 1.
3. Utilizzando il metodo dei residui calcolare
Z ∞ √ 3
x
dx .
0 1 + x2

4. Sia A := {z : |z| ≥ 1} e si consideri la funzione meromorfa

2
f (z) := z 3 − 8z 2 + 18z + .
z

a) Determinare il numero di zeri di f contenuti in A (contando la molteplicità).


b) Far vedere che tali zeri sono semplici.

8
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Testi 9.1.08
Scritto del quarto appello, 9 gennaio 2008

1. a) Sia X il sottospazio del piano dato dall’unione di tre dischi chiusi di raggio 1 a due a due
tangenti (quindi i cui centri sono i vertici di un triangolo equilatero di lato 2). Calcolare il
gruppo fondamentale di X.
b) Dire che cosa succede se al posto di tre dischi si considerano tre circonferenze.
2. Sulla sfera S 3 si consideri la mappa ϕ : S 3 → S 3 definita da ϕ : x 7→ M x dove M è la
matrice
0 −1 0 0
 
1 0 0 0 
M :=   .
0 0 0 −1
0 0 1 0
a) Verificare che ϕ porta effettivamente S 3 in se ed è un omeomorfismo.
b) Dimostrare che il gruppo G delle trasformazioni di S 3 generato da ϕ è ciclico e calcolarne
quindi l’ordine.
c) Dimostrare che G agisce in maniera propriamente discontinua su S 3 ; determinare quindi
il gruppo fondamentale dello spazio delle orbite S 3 /G.
Z 2π
1 + 2 sin θ
3. Utilizzando il metodo dei residui calcolare dθ.
0 2 + cos2 θ
4. Sia I(n) il numero di zeri della funzione olomorfa

fn (z) := ez+n + z 3

contenuti nel disco aperto D di centro 0 e raggio 1 (contati con la loro molteplicità). Cal-
colare il limite di I(n) per n → +∞ e per n → −∞.

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30.1.08 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Testi
Scritto del quinto appello, 30 gennaio 2008

1. Preso un intero d ≥ 2, sia T il sottoinsieme di Rd × R definito da

T := {(x, y) : (|x| − 1)2 + |y|2 = 1/4} .

Dimostrare che T è omeomorfo al prodotto S d−1 × S 1 .


2. Sia X il piano proiettivo reale P2 R privato di un punto. Dimostrare che X è connesso per
archi e calcolarne il gruppo fondamentale.
Z ∞
cos x
3. Utilizzando il metodo dei residui, calcolare dx.
0 4 + x4
4. Data una funzione f : C → C ed un numero reale y positivo, per calcolare l’integrale di
f (x + iy) con x che varia da −∞ a +∞, si può applicare formalmente il cambio di variabile
t = x + iy, ottenendo la seguente identità:
Z +∞ Z +∞
f (x + iy) dx = f (t) dt . (1)
−∞ −∞

a) Far vedere con un’esempio che la (1) non vale se f è una funzione continua a supporto
compatto in C.
b) Dimostrare che la (1) vale se l’integrale improprio di destra è ben definito, f è olomorfa
su tutto C e f (x + si) tende a 0 per x → ±∞, uniformemente in s ∈ [0, y].
c) Far vedere con un esempio che nel punto precedente non si può sostituire l’ipotesi che f
sia olomorfa con l’ipotesi che sia meromorfa.

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Soluzioni
24.4.08 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni
Primo compitino, 24 aprile 2008

1. La circonferenza C di centro l’origine e raggio 1 che giace sul piano di equazione x1 = 0 è


un retratto di deformazione forte di X. Una deformazione è la mappa f : I × X → X data
da
((1 − t)x1 , x2 , x3 )
f (t, x) := .
((1 − t)x1 , x2 , x3 )
Ne consegue che X è omotopicamente equivalente ad una circonferenza e quindi il gruppo
fondamentale di X è isomorfo a Z. Prendendo come punto base (0, 1, 0), un generatore di
tale gruppo è il cammino
g : s 7→ (0, cos(2πs), sin(2πs)) .

2. Indichiamo come al solito con S 1 ⊂ R2 e S 2 ⊂ R3 la circonferenza e la sfera standard.


Possiamo supporre che X sia ottenuto a partire da S 1 ∪ S 2 identificando i punti e := (1, 0)
ed e0 := (1, 0, 0) – indichiamo allora con q la proiezione di S 1 ∪ S 2 sullo spazio quoziente X.
Sia ora X̃ lo spazio ottenuto a partire da R ∪ (S 2 × Z) identificando ogni punto n ∈ Z ⊂ R
con (e0 , n) ∈ S 2 × Z, ed indichiamo con q̃ la proiezione di R ∪ (S 2 × Z) sul quoziente X̃.
Infine sia p : X̃ → X la mappa definita da:

p : [s] 7→ [(cos(2πs), sin(2πs))] per ogni s ∈ R,
p : [(x, n)] 7→ [x] per ogni (x, n) ∈ S 2 × Z.

~
X X

Si verifica che la definizione di p è ben posta, che p è un rivestimento (si omettono i dettagli),
ed infine che X̃ è connesso per archi e semplicemente connesso, da cui segue che X̃ è il
rivestimento universale di X.
Riguardo a quest’ultima asserzione, per un noto argomento basta dimostrare che gli aperti

Xm,n := q̃(R ∪ (S 2 × {m, . . . , m + n − 1})

sono connessi per archi e semplicemente connessi per ogni coppia di interi m, n con n ≥ 1.
Procedendo per induzione su n, il punto chiave è osservare che Xm,n+1 = Xm,n ∪ Xn,1 :
siccome Xm,n e Xn,1 sono connessi per archi e semplicemente connessi per ipotesi induttiva,
e Xm,n ∩ Xn,1 = q̃(R) è connesso per archi, allora anche Xn,m+1 deve essere connesso per
archi e semplicemente connesso (per il teorema di van Kampen).
Per calcolare il gruppo fondamentale di X si può osservare che X è omeomorfo a X̃/G dove
G è il gruppo degli omeomorfismi gm : X̃ → X̃ dati da gm : [(x, n)] 7→ [(x, m + n)] per
ogni m ∈ Z. L’omeomorfismo è la mappa ϕ che ad ogni [y] ∈ X̃/G associa p(y) ∈ X – si
vede facilmente che ϕ è ben definita, continua, bigettiva ed aperta. Si verifica inoltre che G
agisce in modo propriamente discontinuo su X̃, da cui segue che il gruppo fondamentale di
X è isomorfo a G, che a sua volta è isomorfo a Z.
3. Non esiste alcun omeomorfismo ϕ di R2 tale che ϕ(F ) = G. Se un tale ϕ esistesse, allora la
sua restrizione a R2 \ F sarebbe un omeomorfismo in R2 \ G. Dimostriamo quindi che non

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Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni 24.4.08
Primo compitino, 24 aprile 2008

esiste alcun omeomorfismo ϕ : R2 \ F → R2 \ G (si noti che questo enunciato è leggermente


più forte di quello di partenza).
Supponiamo dunque per assurdo che tale ϕ esista. Osserviamo allora che le componenti
connesse di R2 \ F sono

A1 := {x ∈ R2 : |x| < 1, x 6= (0, 0)} e A2 := {x ∈ R2 : 1 < |x|} ,

mentre le componenti connesse di R2 \ G sono

B1 := {x ∈ R2 : |x| < 1} e B2 := {x ∈ R2 : 1 < |x|, x 6= (4, 0)} .

A1 A2 B1 B2
(0,0) (4,0)

R2 \ F R2 \ G

Essendo ϕ(A1 ) e ϕ(A2 ) insiemi connessi e contenuti in B1 ∪ B2 , devono essere contenuti


in B1 oppure in B2 . Inoltre, essendo ϕ una bigezione, si deve per forza verificare uno dei
seguenti casi: (i) ϕ(A1 ) = B1 e ϕ(A2 ) = B2 , oppure (ii) ϕ(A1 ) = B2 e ϕ(A2 ) = B1 .
Possiamo tuttavia escludere entrambe le possibilità: infatti sia A1 che A2 sono omotopica-
mente equivalenti a S 1 (le circonferenze di raggio 1/2 e 2 sono retratti di deformazione forti
di A1 ed A2 rispettivamente), quindi non sono semplicemente connessi e non possono essere
omeomorfi a B1 , che invece è semplicemente connesso (è contraibile).

Commenti.

◦ Esercizio 1. In alternativa si può utilizzare il fatto che la sfera meno un punto è omeomorfa
al piano, e quindi il problema si riduce a quello di calcolare il gruppo fondamentale del piano
meno un punto, che a sua volta è omotopicamente equivalente ad una circonferenza.
◦ Esercizio 2. Si può calcolare il gruppo fondamentale di X utilizzando il teorema di van Kam-
pen. Posto infatti U1 := X \ q(−1, 0, 0) ed U2 := X \ q(−1, 0), si vede facilmente che a) U1
ed U2 sono aperti in X; b) q(S 1 ) è un retratto di deformazione forte di U1 , quindi U1 è
omotopicamente equivalente a S 1 e pertanto π1 (U1 ) ∼= Z; c) q(S 2 ) è un retratto di deforma-
zione forte di U2 , quindi U2 è omotopicamente equivalente a S 2 e pertanto è semplicemente
connesso; d) il punto [e] è un retratto di deformazione forte di U1 ∩ U2 , e quindi U1 ∩ U2 è
semplicemente connesso. Ne segue che π1 (X) ∼ = Z.
◦ Esercizio 2. È possibile calcolare il gruppo fondamentale di X usando solo il rivestimento
p : X̃ → X e il fatto che X̃ è semplicemente connesso. Detto infatti f0 il cammino in X̃
che va da [0] a [1], si vede subito che g0 := pf0 è un cammino chiuso in X con punto base
p(0) = [e]. Consideriamo ora la mappa ψ : π1 (X, [e]) → p−1 ([e]) che ad ogni [g] associa g̃(1),
dove g̃ è il sollevamento di g tale che g̃(0) = [0]. Si vede subito che ψ : [g0 ]n 7→ [n], da cui
segue che il sottogruppo di π1 (X, [e]) generato da [g0 ] è libero e viene portato da ψ su tutta
la fibra p−1 ([e]). Siccome X̃ è semplicemente connesso, ψ è una bigezione e quindi questo
sottogruppo – che è isomorfo a Z – coincide con π1 (X, [e]).
◦ Esercizio 3. Di questo esercizio sono state date svariate soluzioni.

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30.5.08 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni
Secondo compitino, 30 maggio 2008

n
P
1. a) Sia n an z la serie di Taylor di f in 0. Allora l’ipotesi ii) implica a0 = 0, mentre
l’ipotesi i) implica che f 0 è dispari (segue dalle definizione di derivata) e quindi f 0 (0) = 0,
ovvero a1 = 0. Pertanto la funzione olomorfa

f (z)
g(z) :=
z2

ha una singolarità eliminabile in 0. Applicando il principio del massimo modulo a g e


tenendo conto dell’ipotesi (iii) otteniamo che per ogni z ∈ D

f (w)
|g(z)| ≤ sup |g(w)| = sup 2 = sup |f (w)| ≤ 1 , (1)
w∈∂D |w|=1 w |w|=1

da cui segue che |f (z)| = |g(z)| |z|2 ≤ |z|2 .


b) Se |f (z0 )| = |z0 |2 allora |g(z0 )| = 1, e per via della (1) questo significa che z0 è un punto
di massimo di |g| interno a D. Sempre per il principio del massimo modulo si ha che g
assume un valore costante a (e chiaramente |a| = |g(z0 )| = 1), per cui f (z) = g(z) z 2 = az 2 .
2. Cominciamo con il calcolare I(a) per a ≥ 0. Dato r > 0, indichiamo con Er il semi-disco
dato dall’intersezione di {|z| < r} con il semipiano {Im z > 0}, e prendiamo γr e γ̃r come
nella figura sottostante.

~
γr(t):=reit
Er
−1+i 1+i

−r r
γr(t):=t

Siccome per ogni x ∈ R

cos(ax) eiaz
= Re (f (x)) dove f (z) := ,
4 + x4 4 + z4

si ha allora Z ∞  Z 
1 cos(ax) 1
I(a) = dx = Re lim f (z) dz (1)
2 −∞ 4 + x4 2 r→+∞ γr

D’altra parte nel semipiano {Im z ≥ 0} si ha |eiaz | = e−ay ≤ 1 perché abbiamo supposto
a ≥ 0, e dunque |f (z)| ≤ |4 + z 4 |−1 ∼ |z|−4 per |z| → ∞, da cui segue (per un lemma noto)
che Z
lim f (z) dz = 0 . (2)
r→+∞ γ̃r

Infine il teorema dei residui dice che


Z X
f (z) dz = 2πi Res(f (z), zi )
γr ∗γ̃r

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Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni 30.5.08
Secondo compitino, 30 maggio 2008

dove la somma viene fatta su tutti gli zi poli (o meglio i punti singolari) di f contenuti in
In particolare, essendo ±1 + i gli unici due poli di f nel semipiano {Re z ≥ 0}, per ogni
Er . √
r > 2 si ha che
Z
 
f (z) dz = 2πi Res(f (z), 1 + i) + Res(f (z), −1 + i)
γr ∗γ̃r

eiaz eiaz
 
π
= 2πi + = e−a (cos a + sin a) . (3)
4z 3 z=1+i 4z 3 z=−1+i 4

π −a
Mettendo insieme le formule (1), (2) e (3) otteniamo infine I(a) = 8e (cos a + sin a) per
ogni a ≥ 0, e siccome I(a) è una funzione pari

π −|a|
I(a) = e (cos |a| + sin |a|) per ogni a ∈ R.
8

3. a) Per calcolare il numero di zeri di f contenuti in D4 := {|z| < 4} applichiamo il teorema


di Rouché alla scomposizione

z 3 + 2z 2 + 5z + 1 .
f (z) = |{z}
| {z }
f1 f2

Infatti che per z ∈ ∂D4 si ha

|f2 (z)| ≤ 2 · 42 + 5 · 4 + 1 < 43 = |f1 (z)|

e quindi
#{zeri di f in D4 } = #{zeri di f1 in D4 } = 3 . (4)

Per calcolare il numero di zeri di f contenuti in D1 := {|z| < 1} applichiamo il teorema di


Rouché alla scomposizione
5z + z 3 + 2z 2 + 1 .
f (z) = |{z}
| {z }
f1 f2

Infatti che per z ∈ ∂D1 si ha

|f2 (z)| ≤ 13 + 2 · 12 + 5 · 4 + 1 < 5 · 1 = |f1 (z)|

e quindi

#{zeri di f in D1 } = #{zeri di f in D1 } = #{zeri di f1 in D1 } = 1 . (5)

Dalla (4) e dalla (5) deduciamo infine che

#{zeri di f in A = D4 \ D1 } = 2 .

b) Osserviamo che f 0 (x) = 3x2 + 4x + 5 è strettamente positiva per ogni x ∈ R da cui segue
che f è strettamente crescente e quindi ammette un unico zero reale. Inoltre f (−1) = −3
ed f (1) = 9 e quindi tale zero deve essere compreso tra −1 ed 1, e pertanto non appartiene
ad A.

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30.5.08 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni
Secondo compitino, 30 maggio 2008

Commenti.

◦ Esercizio 1. La serie di Taylor in 0 di una funzione olomorfa pari ha solo i termini di grado
pari. Infatti X
0 = f (z) − f (−z) = 2an z n
n dispari

e quindi il principio del prolungamento analitico implica an = 0 per ogni n dispari.


◦ Esercizio 1. Una soluzione alternativa consiste nell’osservare che poiché la serie di Taylor di
f in 0 ha solo i termini di grado pari, allora f si scrive come f (z) = g(z 2 ) con g funzione
olomorfa su D; si ottiene quindi la tesi applicando il lemma di Schwarz a g.
◦ Esercizio 1. Un’altra soluzione la si ottiene applicando il lemma di Schwarz a g(z) := f (z)/z.
◦ Esercizio 1. Il fatto che la parità di f implica f 0 (0) = 0 richiede un minimo di giustificazione,
che però molti non hanno dato.
◦ Esercizio 2. Siccome la parte immaginaria di f (x) è una funzione dispari, al posto della (1)
si poteva scrivere direttamente
Z
1
I(a) = lim f (z) dz .
2 r→+∞ γr

◦ Esercizio 2. Dopo aver scritto I(a) come un integrale da −∞ a +∞, molti hanno trovato
utile applicare il cambio di variabile s = ax, ma purtroppo hanno tralasciato di osservare
che, per a < 0, dopo il cambio di variabile si ottiene un integrale da +∞ e −∞ e non da
−∞ a +∞. Questo implica un errore di segno nel resto della soluzione.
◦ Esercizio 3a). Alcuni si sono sentiti in dovere di giustificare il fatto che f non ha radici sulla
frontiera di D1 . In realtà le ipotesi del teorema di Rouché implicano automaticamente che
non ci sono zeri né di f né di f1 sulla frontiera dell’insieme considerato (in questo caso D1 ).
◦ Esercizio 3b). Una soluzione alternativa è la seguente: siccome f (x) è strettamente crescente
syu R, ammette un unico zero reale, inoltre tale zero è semplice perché f 0 non si annulla
mai. Pertanto uno dei due zeri di f in A deve non essere reale, ma siccome anche il suo
coniugato è uno zero di f ed è contenuto in A, ne consegue che nessuno dei due zeri di f in
A è reale.
◦ Esercizio 3b). Molti hanno usato il seguente argomento: siccome f è strettamente crescente
su R allora f ammette un solo zero reale x0 , ed i rimanenti due sono complessi. Il ragiona-
mento non è del tutto corretto perché il fatto che f sia strettamente crescente non esclude
che x0 abbia molteplicità superiore a 1, come ad esempio succede per f (z) = (x − x0 )3 . Che
x0 sia uno zero semplice segue dal fatto che f 0 (x0 ) 6= 0.

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Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni 16.6.08
Scritto del primo appello, 16 giugno 2008

1. E1 è la sfera S 3 , mentre E2 è un ellissoide in R4 ed è quindi omeomorfo ad S 3 . Pertanto E1


ed E2 sono connessi per archi, e poiché hanno intersezione non vuota anche la loro unione
X è connessa per archi. Inoltre l’intersezione E1 ∩ E2 è determinata dalle equazioni

x1 = 0 e x22 + x23 + x24 = 1

e quindi è omeomorfa alla sfera S 2 ; in particolare è connessa per archi. Pertanto E1 ed E2


sono spazi connessi per archi e semplicemente connessi con intersezione connessa per archi,
e dunque la loro unione X è semplicemente connessa per il teorema di van Kampen.
Ad essere precisi, si applica il teorema di van Kampen scomponendo X come unione degli
aperti U1 := X \ {p1 } e U2 := X \ {p2 } dove p1 := (1/2, 0, 0, 0) e p2 := (1, 0, 0, 0), ed
osservando che E1 , E2 e E1 ∩ E2 sono retratti di deformazione rispettivamente di U1 , U2 e
U1 ∩ U2 , da cui segue che U1 ed U2 sono connessi per archi e semplicemente connessi mentre
l’intersezione U1 ∩ U2 è connessa per archi.
2. Poniamo C∗ := C \ {0}. Si verifica che la mappa Φ : X → C × C∗ definita da

Φ(z1 , z2 ) := (z1 , z2 − f (z1 ))

è un omeomorfismo. Abbiamo dunque la seguente catena di equivalenze omotopiche

X ∼ C × C∗ ∼ {0} × C∗ ∼ C∗ ∼ S 1 .

In particolare X è connesso per archi e

π1 (X) ∼
= π1 (S 1 ) ∼
=Z.

3. a) La serie di Laurent di f centrata in 0 si ottiene sviluppando in serie eiz :


∞ ∞
1 − eiz (iz)n −in n−2
  X
1 X
f (z) = = 1 − = z .
z2 z2 n=0
n! n=1
n!

Ne segue che 0 è un polo di ordine 1 con residuo −i.


b) Procedendo come al solito si ottiene che
Z ∞ "Z #
1 − cos x
Z
dx = lim Re f (z) dz + f (z) dz (1)
−∞ x2 r→+∞ γ1,r γ3,r

dove i cammini γr1 e γr3 sono dati nella figura sottostante.

γ4,r(t):=e−it/r, t∈[−π,0] γ2,r(t):=reit, t∈[0,π]

γ3,r(t):=t, t∈[−1/r,−r] Er γ1,r(t):=t, t∈[1/r,r]

−r −1/r 1/r r

Poiché f non ha poli all’interno dell’insieme Er (vedi figura), si ha che


Z Z Z Z
f (z) dz + f (z) dz = − f (z) dz − f (z) dz . (2)
γ1,r γ3,r γ2,r γ4,r

17
16.6.08 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni
Scritto del primo appello, 16 giugno 2008

Il terzo integrale in (2) tende a 0 per r → +∞ perché |f (z)| ≤ 2/|z|2 nel semipiano Re z ≥ 0;
inoltre è un fatto noto che
Z
lim f (z) dz = −πi Res(f (z), 0) = −π . (3)
r→+∞ γ4,r

Mettendo insieme (1), (2), (3) si ottiene infine



1 − cos x
Z
dx = π .
−∞ x2

4. a) L’equazione ez + e−z = 0 equivale a e2z = −1 ovvero z = πi( 21 + k) con k ∈ Z.


b) Vogliamo applicare il teorema di Rouché scomponendo f (z) come somma delle funzioni
ez + e−z e z −2 . Verifichiamo dunque che per ogni z ∈ ∂Q si ha

|ez + e−z | > |z −2 | . (4)

Il lato superiore del quadrato è parametrizzato da z = t + 2πi con t ∈ [−2π, 2π], e dunque

1
|ez + e−z | = et + e−t > 1 > ≥ |z −2 | .
(2π)2

Il lato destro del quadrato è parametrizzato da z = 2π + it con t ∈ [−2π, 2π] e dunque

1 1
|ez + e−z | ≥ |ez | − |e−z | ≥ 2π − > ≥ |z −2 | .
2π (2π)2

Per ragioni di simmetria la (4) deve valere anche sui lati rimanenti.
Applicando il teorema di Rouché (o meglio una sua variante) otteniamo

#{zeri di f in Q} − #{poli di f in Q} = #{zeri di ez + e−z in Q} = 4

(al solito, zeri e poli sono contati con le rispettive molteplicità) e quindi

#{zeri di f in Q} = 6 .

Commenti.

◦ Esercizio 2. Molti hanno applicato il teorema di van Kampen scomponendo X come unione
di E1 ed E2 . Questo non è corretto perché nelle ipotesi del teorema si richiede che gli
elementi della scomposizione siano sottoinsiemi aperti di X, mentre E1 ed E2 sono chiusi.
◦ Esercizio 4. Si può dimostrare un enunciato molto più preciso di quello richiesto: gli zeri di
f (z) sono tutti semplici, puramente immaginari e simmetrici rispetto all’asse delle x; inoltre
il segmento [0, πi] ne contiene 2 (all’interno) mentre per k ≥ 1 il segmento [kπi, (k + 1)πi]
ne contiene 1 (all’interno).

18
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni 10.07.08
Scritto del secondo appello, 10 luglio 2008

1. Posto C∗ := C \ {0}, si vede subito che X = C∗ × C∗ , quindi X è connesso per archi (in
quanto prodotto di due spazi connessi per archi) e

π1 (X) = π1 (C∗ × C∗ ) ∼
= π1 (C∗ ) × π1 (C∗ ) ∼
=Z×Z .

b) Fissato il punto base x0 := (1, 1), due generatori di π1 (X, x0 ) sono, ad esempio, i cammini
γ1 , γ2 : I → X dati da

γ1 (t) := (e2πit , 1) e γ2 (t) := (1, e2πit ) .

c) Poiché la mappa f : C → C∗ data da f : w 7→ ew definisce un rivestimento universale di


C∗ , allora un rivestimento universale di X = C∗ × C∗ è dato dalla mappa g : C × C → X
definita da
g(w1 , w2 ) := (f (w1 ), f (w2 )) = (ew1 , ew2 ) .

2. a) Il punto [x1 ] è un retratto di deformazione forte di X, che quindi è contraibile, ed in


particolare semplicemente connesso (cfr. figura sotto).
b) Sia C il sottoinsieme di X dato dall’unione dei segmenti [x1 , x2 ] e [x3 , x4 ] (o, per essere
precisi, delle loro proiezioni su X). Allora C è un retratto di deformazione forte di X, e
poiché C è omeomorfo ad S 1 (cfr. figura sotto) si ha

π1 (X) ∼
= π1 (C) ∼
= π1 (S 1 ) ∼
=Z.

c) Costruendo C come nel punto precedente, in questo caso si ottiene uno spazio omeomorfo
al bouquet di due circonferenze (cfr. figura sotto) e quindi

π1 (X) ∼
= π1 (C) ∼
= gruppo libero con due generatori.

a) R1 x1 b) R 1 x1 x2 c) R1 x1 x2

x3 x3 x4 x3 x4
R2 R2 R2
C
C

3. Dato θ ∈ R e posto z := eiθ si ha

1 1 1 1
sin θ = z− e cos θ = z+ .
2i z 2 z

Preso quindi il cammino chiuso

γ(θ) := eiθ con θ ∈ [0, 2π]

si ha

sin2 θ − 14 (z − 1/z)2 dz (z − 1/z)2
Z Z Z
1
dθ = 1 =− 2
dz .
0 2 + cos θ γ 2 + 2 (z + 1/z) iz 2i γ |z + {z
4z + 1
}
f (z)

19
10.07.08 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni
Scritto del secondo appello, 10 luglio 2008

Osserviamo
√ che all’interno del disco D := {|z| < 1} la funzione f (z) ha un polo semplice in
−2 + 3 ed un polo di ordine 2 in 0. Applicando il teorema dei residui otteniamo quindi

sin2 θ (z − 1/z)2 √ 1 (z 2 − 1)2
Z     
dθ = −π Res ; −2 + 3 + Res ;0
0 2 + cos θ z 2 + 4z + 1 z 2 z 2 + 4z + 1
" #
(z − 1/z)2 (z 2 − 1)2
 
d
= −π +
2z + 4 z=−2+√3 dz z + 4z + 1 z=0
2

= (4 − 2 3)π .

4. a) Per ogni r > 0 sia Ar il semidisco aperto definito da

Ar := {z : |z| < r, Re z > 0} .

Calcoliamo il numero di zeri di f contenuti in Ar per r ≥ 4 scomponendo f come somma di


ez e di 4(z − 2)−3 ed applicando quindi una nota variante del teorema di Rouché. Per ogni
z ∈ ∂Ar si ha infatti
1 4
|ez | = exp(Re z) ≥ 1 > ≥
2 |z − 2|3
(l’ultima disuguaglianza segue dal fatto che r ≥ 4 e quindi |z − 2| ≥ 2 per ogni z ∈ ∂Ar ).
Pertanto

#{zeri di f in Ar } − #{poli di f in Ar } = #{zeri di f1 in Ar } = 0

e dunque
#{zeri di f in Ar } = #{poli di f in Ar } = 3 .
Ne consegue che nel semipiano A la funzione f ha tre zeri (contati con la loro molteplicità),
tutti contenuti nel semidisco A2 .
b) Basta osservare che f e f 0 non si annullano mai contemporaneamente. Infatti se f (z) = 0
e f 0 (z) = 0 si ha necessariamente f (z) = f 0 (z), che a sua volta implica z = −1. Ma si vede
subito che f non si annulla in −1.

20
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni 8.9.08
Scritto del terzo appello, 8 settembre 2008

1. Si osservi innanzitutto che il segmento J è un retratto di deformazione (forte) di R2 : si


consideri ad esempio la deformazione F : I × R2 → R2 data da F (t, x) := (1 − t)x + t q(x)
dove q : R2 → J è la proiezione definita da

 a− = (−1, 0) per x1 ≤ −1
q(x) = q(x1 , x2 ) := (x, 0) per −1 < x1 < 1 .
a+ = (1, 0) per 1 ≤ x1

Siccome F (t, x) ∼ F (t, x0 ) per ogni t ∈ I e x, x0 ∈ R2 tali che x ∼ x0 , è possibile “passare”


la deformazione F al quoziente, ovvero trovare una mappa G : I × X → X tale che

G(t, p(x)) = p(F (t, x)) per ogni t ∈ I, x ∈ R2 .

Si vede subito che tale mappa è una deformazione forte di X su p(J).


Per concludere l’esercizio basta osservare che X è omotopicamente equivalente a p(J), che
a sua volta è omeomorfo a S 1 ; pertanto X è connesso per archi e

π1 (X) ∼
= π1 (p(J)) ∼
= π1 (S 1 ) ∼
=Z.

2. Risolviamo l’esercizio facendo vedere che X è omeomorfo a S m−1 × S n per ogni m ≥ 2 ed


n ≥ 1, da cui segue immediatamente che X è sempre connesso per archi e

Z×Z per m=2 e n=1




per m=2 e n>1

Z
π1 (X) ∼
= π1 (S m−1 × S n ) ∼
= .

 Z per m>2 e n=1
{0} per m>2 e n>1

Dimostriamo per la precisione che la mappa Φ : S m−1 × S n → X data da



Φ(v, w) := (2 + w0 )v, w
e per ogni v ∈ S m−1 , w ∈ S n ,

dove w0 è la prima coordinata di w = (w0 , . . . , wn ) mentre w e = (w1 , . . . , wn ) è il vettore


delle ultime n coordinate di w, è un omeomorfismo.
La mappa Φ è ovviamente continua, e resta quindi da verificare che è iniettiva e che la
sua immagine coincide con l’insieme X. Per l’iniettività, si osservi che Φ(v, w) = Φ(v 0 , w0 )
implica (2 + w0 )v = (2 + w00 )v 0 e w
e=w e0 . Siccome 2 + w0 e 2 + w00 sono numeri strettamente
positivi e v, v sono vettori unitari, la prima equazione è soddisfatta se e solo se v = v 0 e
0

2 + w0 = 2 + w00 , che insieme alla seconda equazione implica w = w0 .


La verifica dell’inclusione Φ(S m−1 × S n ) ⊂ X è un conto che non riserva sorprese. Per
l’inclusione opposta si verifica altrettanto direttamente che per ogni (x, y) ∈ X si ha

x
(x, y) = Φ(v, w) con v := , w := (|x| − 2, y)
|x|

(v appartiene ovviamente a S m−1 , mentre che w appartiene a S n segue dal fatto che x e y
soddisfano l’equazione (|x| − 2)2 + |y|2 = 1).
3. Definiamo innanzitutto la funzione

3
z
f (z) :=
1 + z2

21
8.9.08 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni
Scritto del terzo appello, 8 settembre 2008


per ogni z 6= 0, dove 3 z indica la determinazione della radice cubica di z associata a quella
determinazione del logaritmo complesso log z per cui l’argomento di z risulta compreso tra
0 e 2π, vale a dire
√ 1
log z = ρ1/3 eiθ/3

3
z := exp 3 per z = ρeiθ con ρ > 0 e 0 ≤ θ < 2π.

Procediamo come al solito considerando l’integrale di f (z) sul cammino

γr := γ1,r ∗ γ2,r ∗ γ 3,r ∗ γ 4,r

dove i cammini γi,r sono dati nella figura sottostante avendo preso r numero reale stretta-
mente maggiore di 1.

γ2,r(t):=reit γ1,r(t):=t
r
t∈[0,2π−θ] t∈[δ,r]

γ4,r(t):=δeit θ=1/r
t∈[0,2π−θ] δ=1/r
γ3,r(t):=te −iθ
Er t∈[δ,r]

Il cammino γr parametrizza in senso antiorario la frontiera di Er e la funzione f (z) è


meromorfa all’interno di Er con poli semplici in i e −i, ed è continua sul bordo di Er .
Applicando il teorema dei residui abbiamo quindi che
Z
 
f (z) dz = 2πi Res(f, i) + Res(f, −i)
γr
√ √ 
3
z 3
z
= 2πi +
2z z=i 2z z=−i

π √
 πi/6
eπi/2

e
= 2πi + = ( 3 − i) . (1)
2i −2i 2

D’altra parte, calcoli di routine ci danno che


Z Z ∞ √
x 3

lim f (z) dz = dx , (2)


r→+∞ γ1,r 0 1 + x2
Z Z ∞ √
2πi/3
3
x
lim f (z) dz = e dx , (3)
r→+∞ γ
3,r 0 1 + x2
Z Z
lim f (z) dz = lim f (z) dz = 0 . (4)
r→+∞ γ2,r r→+∞ γ4,r

Mettendo insieme le formule (1)-(4) otteniamo infine che


∞ √
π √
Z Z
x
3

1 − e2πi/3 ) dx = lim f (z) dz = ( 3 − i)


0 1 + x2 r→+∞ γr 2

22
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni 8.9.08
Scritto del terzo appello, 8 settembre 2008

da cui segue √
∞ √ π
2 ( 3 − i)
Z 3
x π
2
dx = 2πi/3
=√ .
0 1+x 1−e 3

4. a) In C la funzione f (z) ha lo stesso numero di zeri di z f (z) e cioè 4, perché quest’ultima è


un polinomio di grado 4 (si contano gli zeri con la loro molteplicità). Resta da determinare
quanti di questi zeri sono contenuti nel disco aperto

C \ A := {z : |z| < 1} .

Per fare questo scomponiamo f (z) come

f (z) = 18z + z 3 − 8z 2 + 2/z .


|{z} | {z }
f1 (z) f2 (z)

Tenuto conto del fatto che

|f1 (z)| = 18 > 1 + 8 + 2 ≥ |f2 (z)|

per |z| = 1, cioè sulla frontiera di C \ A, applicando il teorema di Rouché (o meglio per una
sua nota variante) otteniamo

#{zeri di f in C \ A} − #{poli di f in C \ A} = #{zeri di f1 in C \ A} = 1 .

Tenuto conto che f ha un unico polo semplice in 0 ricaviamo infine

#{zeri di f in A} = 4 − #{zeri di f in C \ A} = 2 .

b) Gli zeri di f (z), ovvero quelli di z f (z), sono tutti semplici. Infatti la derivata

(z f (z))0 = 4z 3 − 24z 2 + 36z = 4z(z − 3)2

si annulla solo in 0 e 3, e si vede subito che nessuno di questi è uno zero di z f (z).

Commenti.

◦ Esercizio 2. La soluzione data sopra è relativamente semplice, ma non trasparente, cioè non
è chiaro come ci si dovrebbe arrivare. Ecco allora una soluzione più “costruttiva”.
L’equazione che definisce l’insieme X può essere riletta dicendo che X è l’unione degli insiemi

Xp := (x, y) ∈ Rm × Rn : |x| = p1 , |y| = p2




dove p = (p1 , p2 ) che varia nella semicirconferenza C di centro (2, 0) e raggio 1 che giace nel
semipiano p2 ≥ 0. Siccome la semicirconferenza C può essere parametrizzata come l’insieme
dei punti p = (2+cos t, sin t) con t ∈ [0, π] e ciascun Xp è il prodotto di due sfere di dimensioni
m − 1 ed n − 1 e raggi p1 e p2 centrate nell’origine, è naturale pensare di parametrizzare i
punti di X utilizzando come spazio di parametrizzazione Y := [0, π] × S m−1 × S n−1 . Per la
precisione consideriamo la parametrizzazione Ψ : Y → X data da

Ψ(t, u, v) := ((2 + cos t)u, sin t v)

23
8.9.08 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni
Scritto del terzo appello, 8 settembre 2008

Si vede subito che Ψ è una mappa continua e surgettiva ma non iniettiva quando sin t = 0; per
la precisione si ha che l’identità Ψ(t, u, v) = Ψ(t0 , u0 , v 0 ) implica tre possibili casi: a) t = t0 ,
u = u0 e v = v 0 ; b) t = 0, u = u0 e v, v 0 qualunque; c) t = π, u = u0 e v, v 0 qualunque.
Pertanto, indicando con ∼ la relazione di equivalenza su Y che per ogni t ∈ {0, π} ed ogni
u ∈ S m−1 identifica tra loro i punti dell’insieme {t} × {u} × S n−1 , è possibile passare la
mappa Ψ al quoziente ottenendo una mappa Ψ0 : Y /∼ → X continua, surgettiva ed iniettiva,
ovvero un omeomorfismo. Ma si vede subito che Y /∼ non è altro che il prodotto S m−1 × Z
dove Z è il quoziente del prodotto [0, π] × S n−1 rispetto alla relazione di equivalenza che
identifica ad un punto sia la sfera {0} × S n−1 che la sfera {π} × S n−1 , ed è noto che Z è
omeomorfo alla sfera S n . Riassumendo X è omeomorfo a Y /∼ che a sua volta è omeomorfo
a S m−1 × S n .
◦ Esercizio 3. Una possibile alternativa consiste nel procedere come nella dimostrazione data
sopra, rimpiazzando però l’insieme Er con la sua intersezione con il semipiano Im z ≥ 0 (si
tratterebbe quindi di una mezza corona circolare).
◦ Esercizio 3. Tutte le soluzioni presentate all’esame √ tranne una sono state viziate da errori
relativi al significato da attribuire all’espressione 3 z. Cosa questa piuttosto grave.

24
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni 9.1.08
Scritto del quarto appello, 9 gennaio 2008

1. a) Lo spazio X si retrae con deformazione su una circonferenza, e pertanto il gruppo fonda-


mentale di X è isomorfo a Z. Per la precisione, sia C la circonferenza che passa per i punti
di tangenza dei tre cerchi (si veda la figura sotto, a sinistra) e si indichi con x0 il suo centro
e con r il suo raggio: si verifica che la proiezione radiale su C, vale a dire la mappa su X
data da
x − x0
f (x) := x0 + r ,
|x − x0 |
è una retrazione di X su C, mentre la mappa

F (t, x) := (1 − t)x + tf (x) ,

definita per t ∈ [0, 1] e x ∈ X, è una deformazione di X su C. Il punto chiave è verificare


che per ogni x ∈ X, F (t, x) appartiene effettivamente ad X per ogni t ∈ [0, 1], ovvero che il
segmento di estremi x ed f (x) è contenuto in X (si veda la figura sotto, a sinistra).

C C1
C0
C2 C3
x0
f(x)
x

b) In questo caso il gruppo fondamentale di X è il gruppo libero con 4 generatori. Siano


infatti C1 , C2 , C3 le tre circonferenze, e indichiamo con C0 l’unione degli archi di angolo
π/3 individuati su ciascuna circonferenza dai punti di tangenza con le altre due (si veda
la figura sopra, a destra). Siccome anche C0 è omeomorfo ad una circonferenza, il gruppo
fondamentale Cj con j = 0, . . . , 3 è isomorfo a Z; indichiamo quindi con γj un suo generatore.
Applicando iterativamente il teorema di van Kampen si ottiene

π1 (C0 ∪ C1 ) = hγ0 , γ1 |∅i ,


π1 (C0 ∪ C1 ∪ C2 ) = hγ0 , γ1 , γ2 |∅i ,
π1 (X) = π1 (C0 ∪ C1 ∪ C2 ∪ C3 ) = hγ0 , γ1 , γ2 , γ3 |∅i .

Il punto chiave è verificare che ad ogni applicazione del teorema di Van Kampen l’intersezione
degli spazi considerati è semplicemente connessa (si omettono i dettagli).
2. L’applicazione lineare di R4 in sé associata alla matrice M è un’isometria (per la precisione
è la composizione di due rotazioni di π/2, una avente come asse il piano {x1 = x2 = 0} e
l’altra il piano {x3 = x4 = 0}). Da questo segue immediatamente che la mappa ϕ porta la
sfera S 3 in sé stessa in modo bigettivo – ed è ovviamente continua con inversa continua.
b) Un semplice conto dimostra che M 2 = −I e quindi M 4 = I, dove I è la matrice identità
di dimensione 4. Pertanto G è un gruppo ciclico di ordine 4.
c) Siccome G è un gruppo finito, per dimostrare che l’azione di G su S 3 è propriamente
discontinua basta verificare che è libera, vale a dire che ϕj (x) 6= x per ogni x ∈ S 3 e
j = 1, 2, 3. Questa proprietà può essere dimostrata (per esempio) facendo vedere che le
matrici M − I, M 2 − I = −2I e M 3 − I = −(M + I) sono tutte invertibili.
Infine, essendo S 3 semplicemente connesso, il gruppo fondamentale dello spazio delle orbite
S 3 /G è isomorfo a G, ovvero a Z4 .

25
9.1.08 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni
Scritto del quarto appello, 9 gennaio 2008

3. La soluzione è standard: detta γ la circonferenza parametrizzata da z = eiθ con 0 ≤ θ ≤ 2π,


si ha
z − 1/z z + 1/z dz
sin θ = , cos θ = , dθ = ,
2i 2 iz
e quindi

1 + 2 z−1/z z 2 + iz − 1
Z Z Z
1 + 2 sin θ 2i dz
dθ = z+1/z 2 iz
= −4 dz .
0 2 + cos2 θ γ 2+ z4
γ | + 10z
2+1
2 {z }
f (z)

Si applica ora il teorema dei residui: all’interno della circonferenza γ la funzione f (z) ha
due poli semplici p √
z1,2 = ±ia con a := 5 − 24
e quindi Z 2π
1 + 2 sin θ  
dθ = −8πi Res(f (z), z1 ) + Res(f (z), z2 )
0 2 + cos2 θ
 2
z 2 + iz − 1

z + iz − 1
= −8πi +
4z 3 + 20z z=z1 4z 3 + 20z z=z2

−a2 − a − 1 −a2 + a − 1
 
= −8πi +
−4ia3 + 20ia 4ia3 − 20ia

4π 6
= 2
= π.
5−a 3

4. Si ricordi che |ez+n | = ex+n dove x è la parte reale di z. Pertanto, se n ≥ 2 e z ∈ ∂D,

|ez+n | = ex+n ≥ e−1+n ≥ e > 1 = |z|3 ;

applicando il teorema di Rouché si ottiene quindi

I(n) = #{zeri di ez+n in D} = 0

e dunque I(n) = 0 per ogni n ≥ 2.


Viceversa, se n ≤ −2 e z ∈ ∂D,

|ez+n | = ex+n ≤ e1+n ≤ e−1 < 1 = |z|3 ;

applicando il teorema di Rouché si ottiene quindi

I(n) = #{zeri di z 3 in D} = 3

e dunque I(n) = 3 per ogni n ≤ −2.

Commenti.

◦ Esercizio 3. Essendo l’integranda una funzione razionale di cos θ e sin θ, è possibile calcolare
questo integrale direttamente usando con un opportuno cambio di variabile, senza quindi
ricorrere alla teoria delle funzioni olomorfe.
◦ Esercizio 4. Gli zeri di fn hanno tutti molteplicità 1 (e quindi I(n) è anche il numero di
zeri di fn contenuti in D contati senza molteplicità). Infatti se z fosse uno zero di fn con
molteplicità maggiore di 1 si avrebbe 0 = fn (z) = fn0 (z) da cui segue z 3 = 3z 2 , ovvero z = 0
oppure z = 3. Ma si verifica facilmente che fn non si annulla né in 0 né in 3 per alcun n.

26
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni 30.1.08
Scritto del quinto appello, 30 gennaio 2008

1. Un omeomorfismo è la mappa h : S d−1 × S 1 → T definita da


 y1  y2 
h(x, y) := 1 + x,
2 2
(la verifica è completamente standard e viene omessa).
2. Rappresentiamo il piano proiettivo P2 R come il quoziente D/∼ dove D è il disco chiuso di
centro 0 e raggio 1 nel piano e ∼ è la relazione di equivalenza che identifica i punti antipodali
della frontiera di D. Supponiamo inoltre che il punto rimosso da P2 R corrisponda al centro
0 di D, per cui, posto D0 := D \ {0}, lo spazio X è omeomorfo al quoziente D0 /∼.
Com’è noto, la mappa F : [0, 1] × D0 → ∂D definita da
x
F (t, x) := (1 − t)x + t
|x|

è una deformazione di D0 su ∂D, e passando al quoziente otteniamo una deformazione F̃


di X ' D0 /∼ su ∂D/∼. Per la precisione, detta p la proiezione canonica di D0 su D0 /∼, si
deve far vedere che la mappa p ◦ F : [0, 1] × D0 → ∂D/∼ è il sollevamento di una mappa da
F̃ : [0, 1] × D0 /∼ → ∂D/∼; questo segue dal fatto che x ∼ x0 implica F (t, x) ∼ F (t, x0 ) per
ogni t ∈ [0.1] e x, x0 ∈ D.
Per concludere osserviamo che ∂D/∼ è omeomorfo alla retta proiettiva P1 R, che a sua volta
è omeomorfa a S 1 . Pertanto X è omotopicamente equivalente a S 1 . Da questo segue che X
è connesso per archi e
π1 (X) ∼= π1 (S 1 ) ∼
=Z.

3. La soluzione è standard. Per ogni r positivo sia γ1,r il cammino definito da γ1,r (t) := t con
t ∈ [−r, r]; si ha allora
∞ ∞
eix eiz
Z Z  Z 
cos x 1 1
dx = Re dx = lim Re dz . (2)
0 4 + x4 2 −∞ 4 + x4 r→+∞ 2 γ1,r |4 + z4
{z }
f (z)

Posto inoltre γ2,r (t) := reit con t ∈ [0, π], si ha


Z
lim f (z) dz , (3)
r→+∞ γ2,r

e siccome per r > 1 i poli di f (z) racchiusi dal cammino γ1,r ∗ γ2,r sono z1,2 = ±1 + i, e si
tratta di poli semplici, il teorema dei residui dà
Z Z
 
f (z) dz + f (z) dz = 2πi Res(f (z), z1 ) + Res(f (z), z2 )
γ1,r γ2,r
 iz
eiz

e
= 2πi +
4z 3 z=z1 4z 3 z=z2

 iz1
z2 eiz2

z1 e
= 2πi +
4z14 4z24
(1 + i)ei(1+i) (−1 + i)ei(−1+i)
 
= 2πi +
−16 −16
π
= (cos 1 + sin 1) . (4)
4e
27
30.1.08 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 – Soluzioni
Scritto del quinto appello, 30 gennaio 2008

Mettendo insieme le formule (2 − 4) otteniamo infine


Z ∞
cos x π
dx = (cos 1 + sin 1) .
0 4 + x4 8e

4. a) Basta prendere f (z) := max{y − |z|, 0}; in tal caso l’integrale di sinistra della (1) è 0
mentre quello di destra è y 2 .
b) Preso r > 0, sia γr la parametrizzazione in senso antiorario della frontiera del rettangolo
Rr := [−r, r] × [0, y]. Siccome f non ha poli, per il teorema dei residui l’integrale di f (z) su
γr è zero. D’altra parte utilizzando le ipotesi fatte si dimostra facilmente che
Z Z +∞ Z r
0 = lim f (z) dz = f (t) dt − lim f (x + iy) dx ,
r→+∞ γr −∞ r→+∞ −r

da cui segue che l’integrale improprio a sinistra della (1) esiste e coincide con quello di
destra.
c) Basta prendere una funzione meromorfa f con un’unico polo semplice z0 contenuto
all’interno della striscia R × [0, y], ad esempio

1
f (z) = .
4z 2 + y 2

Ragionando infatti come al punto b) si ottiene che la differenza tra l’integrale di destra della
(1) e quello di sinistra è pari 2πi Res(f (z), z0 ) ed è quindi diversa da zero.

28
Versione: 30 giugno 2008

Università di Pisa
Corso di laurea in Matematica

Raccolta di esercizi per il corso di


Topologia e Analisi Complessa
a.a. 2007/08

Giovanni Alberti

Giovanni Alberti
Dipartimento di Matematica
Università di Pisa
largo Pontecorvo 5
56127 Pisa
www.dm.unipi.it/~alberti
2 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08

Introduzione
Questa è una raccolta degli esercizi assegnati durante il corso di Topologia e Analisi Com-
plessa per la laurea triennale in Matematica nell’a.a. 2007/08 (docente del corso: Fabrizio
Broglia; esercitatore: Giovanni Alberti). Gli esercizi sono divisi in gruppi corrispondenti a
diversi momenti del corso.
L’asterisco (*) indica gli esercizi presumibilmente difficili. Viceversa il pallino (◦ ) indica
quelli la cui risposta dovrebbe essere nota o comunque non dovrebbe prendere più di due righe.
Solo per alcuni esercizi è stata fornita una traccia della soluzione.

Programma del corso.


Omotopia e gruppo fondamentale.
Connessione per archi, cammini e operazioni fra cammini continui.
Omotopia tra funzioni continue, omotopia relativa, omotopia tra cammini.
Equivalenza omotopica; retratti e retratti di deformazione; spazi contraibili.
Il gruppo fondamentale di uno spazio topologico; ruolo del punto base.
Omomorfismi tra gruppi fondamentali indotti da applicazioni continue; invarianza per omo-
topia; il gruppo fondamentale di spazi omotopicamente equivalenti.
Il gruppo fondamentale di un prodotto.
Il gruppo fondamentale della circonferenza.
Rivestimenti; sollevamento di cammini; lemma di monodromia.
Il teorema di van Kampen (senza dimostrazione).
Funzioni olomorfe di una variabile complessa
L’algebra delle serie formali.
Serie convergenti; calcolo del raggio di convergenza; operazioni sulle serie convergenti; deri-
vata di una serie convergente.
L’esponenziale complessa come rivestimento di C∗ .
Funzioni analitiche; analiticità della somma di una serie convergente; prolungamento anali-
tico; funzioni meromorfe.
Forme differenziali e loro integrazione; forme chiuse e forme esatte; primitive lungo un
cammino o lungo un’omotopia; la forma dz/z; indice di un cammino chiuso.
Funzioni olomorfe; condizioni di Cauchy-Riemann; teorema del Dini per applicazioni di
rango massimo; le funzioni olomorfe con derivata diversa da 0 come isomorfismi analitici
locali.
Formula integrale di Cauchy; sviluppo in serie di una funzione olomorfa; formula e teorema
di Cauchy per un compatto.
Il teorema della mappa aperta; principio del massimo; principio di simmetria.
Serie di Laurent; sviluppo di una funzione olomorfa in una corona; singolarità isolate; classi-
ficazione tramite limite e tramite serie; il teorema di Weirstrass per le singolarità essenziali;
La sfera di Riemann.
Il teorema dei residui.
Derivata logaritmica; comportamento attorno ad una radice multipla di una funzione olo-
morfa; teorema di Rouché.
Integrali calcolabili con il metodo dei residui.
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 3
Raccolta di esercizi 1 – aggiornata il 16/4/2008

1 ◦ a) Scrivere una retrazione di Rn su un qualunque punto x0 .


b) Scrivere una deformazione di Rn su x0 .

2 ◦ Sia X l’insieme dei punti (x, y) ∈ R2 tali che x = 0 o y = 0. Scrivere una deformazione di
X sull’origine.

3 ◦ Sia X un insieme convesso in Rn e x0 ∈ X. Scrivere una deformazione di X su x0 .

4 ◦ a) Scrivere una retrazione di Rn \ {0} sulla sfera S n−1 .


b) Scrivere una deformazione di Rn \ {0} su S n−1 .

5 Preso x0 ∈ Rn con |x0 | < 1, scrivere esplicitamente una deformazione di Rn \ {x0 } su S n−1 .

6 Si consideri il quadrato chiuso Q := [−1, 1]2 e il disco chiuso D2 . Scrivere esplicitamente


un omeomorfismo f : D2 → Q.

7 * Dato un insieme A aperto e limitato in Rn e x0 ∈ A, per ogni e ∈ S n−1 poniamo



ϕ(e) := sup t ≥ 0 : x0 + te ∈ A ,
ϕ̃(e) := inf t ≥ 0 : x0 + te ∈ Rn \ A .


Dimostrare i seguenti fatti:


a) ϕ : S n−1 → [0, +∞] è una funzione semicontinua inferiormente;
b) ϕ̃ : S n−1 → [0, +∞] è una funzione semicontinua superiormente;
c) se A è convesso allora ϕ coincide
 con ϕ̃ ed in particolare
è una funzione continua;
d) se A è convesso allora ∂A = x0 + ϕ(e) e : e ∈ S n−1 .

8 * Dimostrare che se A è convesso la funzione ϕ costruita nell’esercizio precedente è Lipschi-


tziana, e stimarne dall’alto la costante di Lipschitz in termini del rapporto tra la distanza
di x0 dalla frontiera di A ed il diametro di A.
[Si ricordi che dati X, Y spazi metrici, la costante di Lipschitz di una mappa f : X → Y è
il minimo degli L ∈ [0, +∞] tali che dY (f (x1 ), f (x2 )) ≤ L dX (x1 , x2 ) per ogni x1 , x2 ∈ X.
La mappa f si dice Lipschitziana se la sua costante di Lipschitz è finita.]

9 Far vedere che ogni insieme convesso, aperto e limitato in Rn è omeomorfo ad una palla
aperta in Rn . [Utilizzare la funzione ϕ data nell’esercizio 7.]

10 * Come l’esercizio precedente, rimuovendo però l’ipotesi che l’insieme sia limitato.

11 Presi C e x0 come nell’esercizio 7, far vedere che ∂C è un retratto di deformazione di


Rn \ {x0 }. [Utilizzare la funzione ϕ data nell’esercizio 7.]

12 ◦ Dati T, X spazi topologici, indichiamo con C(T ; X) l’insieme delle mappe continue da T
in X, e su questo insieme indichiamo come al solito con ≈ la relazione di equivalenza per
omotopia. Data una mappa continua f : X → Y , sia f∗ : C(T ; X)/≈ → C(T ; Y )/≈ la
mappa definita da
f∗ : [ϕ] 7→ [f ◦ ϕ] .
Dimostrare i seguenti enunciati:
a) la definizione di f∗ è ben posta;
b) se f, f 0 : X → Y sono mappe omotope, allora f∗ = f∗0 ;
4 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08
Raccolta di esercizi 1 – aggiornata il 16/4/2008

c) date f : X → Y e g : Y → Z, allora g∗ ◦ f∗ = (g ◦ f )∗ ;
d) date f : X → Y e g : Y → X tali che g ◦ f ≈ 1X , allora f∗ è iniettiva e g∗ è surgettiva;
e) se f : X → Y è un’equivalenza omotopica allora f∗ è bigettiva.

13 In riferimento all’enunciato d) dell’esercizio 12, esibire un esempio in cui f∗ non è surgettiva


e g∗ non è iniettiva.

14 Nel contesto dell’esercizio 12, esibire un esempio in cui f è iniettiva (rispettivamente,


surgettiva) ed f∗ non è né iniettiva né surgettiva.

15 ◦ In Rn , n ≥ 2, si considerino i punti N := (1, 0, . . . , 0) e S := (−1, 0, . . . , 0). Dimostrare che


{S} è un retratto di deformazione di S n−1 \ {N } e dunque la sfera meno un punto è uno
spazio contraibile in qualunque dimensione.

16 Far vedere che quanto detto nell’esercizio 11 non vale quando C è un semispazio.
[Ricondursi al fatto (non dimostrato!) che la sfera S n−1 non è contraibile, ovvero che la
mappa identica 1 : S n−1 → S n−1 non è omotopa ad una costante.]

17 ◦ Sia X uno spazio topologico e T uno spazio topologico che contiene un solo elemento. Dimo-
strare che gli elementi di C(T, X)/∼ sono in corrispondenza biunivoca con le componenti
connesse per archi di X.

18 ◦ Sia X uno spazio topologico, Y uno spazio topologico discreto, e f, f 0 : X → Y mappe


continue. Dimostrare che f ≈ f 0 se e solo se f = f 0 .

19 Sia X uno spazio topologico, Y uno spazio topologico discreto che contiene almeno due
punti. Per ogni n ∈ N ∪ {+∞} indichiamo con In l’insieme dei numeri interi m tali che
0 ≤ m < n, dotato della topologia discreta. Dimostrare i seguenti enunciati:
a) se X è connesso allora ogni funzione continua f : X → Y è costante;
b) se ogni funzione continua f : X → Y è costante allora X è connesso;
c) il numero di componenti connesse di X è pari al massimo n ∈ N ∪ {+∞} tale che esiste
una funzione f : X → In continua e surgettiva;
d) se la famiglia delle componenti connesse di X è infinita, allora ha cardinalità uguale al
più piccolo cardinale ω per cui non esiste alcuna mappa continua e surgettiva f : X → ω,
avendo dotato ω della topologia discreta.
[Il punto d) richiede un minimo di familiarità con la nozione di numeri cardinali.]

20 ◦ a) Sia A un retratto di X. Dimostrare che se X è connesso allora A è connesso.


b) Dimostrare che se X è connesso per archi allora A è connesso per archi.
c) Far vedere con degli esempi che il viceversa non vale né per l’enunciato a) né per b).

21 Sia A un retratto di deformazione (debole) di X. Dimostrare che X è connesso per archi


se e solo se A è connesso per archi. [Darne prima una dimostrazione diretta e poi una che
utilizza gli esercizi 12e) e 17.]

22 Sia A un retratto di deformazione (debole) di X. Dimostrare che X è connesso se e solo


se A è connesso. [Utilizzare gli esercizi 12e), 18 e 19.]

23 Siano C1 e C2 sottoinsiemi chiusi del quadrato [0, 1]2 tali che i vertici (0, 0) e (1, 1) appar-
tengono a C1 mentre i vertici (0, 1) e (1, 0) appartengono a C2 . Dimostrare che C1 e C2 si
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 5
Raccolta di esercizi 1 – aggiornata il 16/4/2008

devono necessariamente intersecare nei seguenti casi:


a) C1 e C2 sono grafici di funzioni continue f1 , f2 : [0, 1] → [0, 1];
b) C1 è il grafico di una funzione continua f1 : [0, 1] → [0, 1] e C2 è connesso.
Traccia. a) Applicare il teorema degli zeri alla funzione f1 − f2 sull’intervallo [0, 1]. b) Se
per assurdo C1 e C2 non si intersecano allora la funzione g : C2 → {0, 1} data da

1 per y > f1 (x)
g(x, y) :=
0 per y < f1 (x)

è be definita e continua; applicare quindi l’esercizio 19a).


[In effetti C1 e C2 si intersecano sotto la sola ipotesi che siano connessi. La dimostrazione
di questo fatto è però decisamente più complicata, cfr. esercizio 58.]

24 Sia X uno spazio topologico di Hausdorff e A un sottoinsieme di X non chiuso e contraibile.


Dimostrare che:
a) A non può essere un retratto di X;
b) A è un retratto debole, cioè esiste τ : X → A tale che τ ◦ iA ≈ 1A .
[Per a) si dimostri che ogni retratto di uno spazio di Hausdorff deve essere chiuso.]

25 * Sia X l’insieme dei punti del piano dato dall’unione del segmento verticale {0} × [0, 1] e
dei segmenti orizzontali [0, 1] × {y} con y = 0 o y = 1/n e n = 1, 2, . . . Dimostrare che:
a) il segmento orizzontale A := [0, 1] × {0} è un retratto di deformazione di X;
b) ogni cammino con un estremo in X \ A ed uno in A passa per il punto x̄ := (0, 0);
c) data f deformazione di X in A, per ogni x ∈ X esiste t ∈ I tale che F (t, x) = x̄;
d) A non è un retratto forte di deformazione di X.

26 Nel piano, sia X l’unione della circonferenza S 1 e del segmento orizzontale [1, 2] × {0}.
Dimostrare che:
a) X è omotopicamente equivalente a S 1 ;
b) X non è omeomorfo a S 1 .

27 Nel piano, sia A l’unione delle circonferenze di centri (±1, 0) e raggio 1 (vale a dire un
“otto”). Dimostrare che A è un retratto di deformazione di R2 \ {(±1, 0)}.

28 Nel piano, sia B l’unione delle circonferenze di centri (±2, 0) e raggio 1 e del segmento di
estremi (±1, 0). Dimostrare che B è un retratto di deformazione di R2 \ {(±2, 0)}.

29 Dimostrare che gli insiemi A e B definiti nei due esercizi precedenti sono spazi topologici
omotopicamente equivalenti ma non omoemorfi. [Si può utilizzare il fatto che A e B sono
retratti di deformazione di spazi omoemorfi. Vale comunque la pena di provare a scrivere
direttamente le mappe f : A → B e g : B → A che danno l’equivalenza omotopica.]

30 Dimostrare che Rn meno una palla chiusa è omeomorfo a Rn meno un punto.

31 Siano f, g : S n−1 → R funzioni continue tali che f (x) ≥ g(x) > 0 per ogni x ∈ S n−1 , e
sia X l’insieme dei punti x ∈ Rn tali che f (x/|x|) ≥ |x| ≥ g(x/|x|). Dimostrare che X è
omotopicamente equivalente a S n−1 .

32 Dato un intero n ≥ 2 si consideri l’insieme C dei punti del piano della forma

z = | cos(πt)| e2πit/n con 0 ≤ t < n.


6 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08
Raccolta di esercizi 1 – aggiornata il 16/4/2008

Sia inoltre X lo spazio topologico ottenuto prendendo n copie distinte della circonferenza,
vale a dire S 1 × {k} con k = 1, . . . , n, ed identificando tutti i punti del tipo (1, k), dove con
1 si intende il numero complesso 1 ovvero il punto di S 1 di coordinate (1, 0) (lo spazio X
viene talvolta chiamato bouquet di circonferenze).
Fare un disegno approssimativo di C e dimostrare che è omemorofo a X.

33 Dato un intero n ≥ 2, sia D l’insieme dei punti del piano della forma z = 21 e2kπi/n con
k = 0, . . . , n − 1, e si prenda C come nell’esercizio precedente. Dimostrare che C è un
retratto di deformazione di R2 \ D.

34 Dati x̄, ȳ ∈ R2 ed ε > 0, costruire un omeomorfismo g : R2 → R2 tale che g(x̄) = ȳ e


g(x) = x per ogni x al di fuori di un ε-intorno del segmento chiuso di estremi x̄, ȳ.

35 Siano x1 , . . . , xn e y1 , . . . , yn due n-uple di punti in R2 tali che xi 6= xj e yi 6= yj per i 6= j.


Costruire un omeomorfismo f : R2 → R2 tale che f (xi ) = yi per i = 1, 2, . . . , n.
Traccia. Procedendo per induzione su n possiamo suppoerre che esista un omeomorfismo
h : R2 → R2 tale che h(xi ) = yi per i < n. Distinguiamo quindi due casi.
a) Se il segmento chiuso di estremi x̄ := h(xn ) e ȳ := yn non contiene yi per alcun i < n
troviamo un omeomorfismo g : R2 → R2 tale che g(x̄) = ȳ e g(yi ) = yi per i < n
(cfr. esercizio 34) e poniamo f := g ◦ h.
b) Se invece il segmento [x̄, ȳ] contiene yi per qualche i < n, indichiamo con d il minimo
di |x − yi | per i ≤ n, prendiamo x̃ tale che |x̃ − x̄| < d ed il segmento [x̃, ȳ] non contiene
yi per alcun i < n. Troviamo quindi un omeomorfismo g̃ : R2 → R2 tale che g̃(x̄) = x̃ e
g̃(yi ) = yi per i < n, poniamo h̃ := g̃ ◦ h e ci riconduciamo infine al caso a).

36 Dato un intero n ≥ 2, dimostrare che il piano meno n punti è omotopicamente equivalente


ad un bouquet di n circonferenze, cioè lo spazio X definito nell’esercizio 32. [Utilizzare gli
esercizi 33 e 35.]

37 Dato un intero n ≥ 2, dimostrare che la sfera S 2 meno n + 1 punti è omotopicamente


equivalente ad un bouquet di n circonferenze.

38 Dato un intero n ≥ 2, dimostrare che lo spazio R3 meno l’unione di n rette distinte passanti
per l’origine è omotopicamente equivalente ad un bouquet di 2n − 1 circonferenze.

39 Sia X un sottoinsieme chiuso di Rn con la proprietà che esiste un aperto U in Rn che


contiene X ed una retrazione τ : U → X di classe C 1 . Dimostrare che ogni arco f : I → X
è omotopo in X relativamente a {0, 1} ad un arco f˜ di classe C 1 .
Traccia. Un teorema dovuto a Weierstrass asserisce ogni funzione reale e continua
sull’intervallo I è limite di una successione uniformemente convergente di polinomi. Uti-
lizzando questo risultato, far vedere che esiste una mappa g : I → Rn le cui componenti
sono polinomi e tale che il segmento di estremi f (s) e g(s) è contenuto in U per ogni s ∈ I.
Verificare che f˜ := τ ◦ g soddisfa quanto richiesto.

40 Sia E un sottoinsieme limitato di Rn e f una mappa da E in Rm con m > n. Dimostrare


che se f è Lipschitziana allora f (E) ha parte interna vuota.
Traccia. Preso a tale che E è contenuto in un cubo n-dimensionale di lato a, per ogni intero
positivo k si può ricoprire E con k n cubi di lato a/k. Se ne deduce che f (E) è ricoperto
da k n cubi di lato 2Ln1/2 a/k e pertanto il suo volume m-dimensionale soddisfa

volm (f (E)) ≤ (2Lan1/2 )m k n−m .


Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 7
Raccolta di esercizi 1 – aggiornata il 16/4/2008

Prendendo il limite per k → +∞ si ottiene che volm (f (E)) = 0, da cui segue che f (E)
non contiene alcuna palla. [Per volume si può intendere tanto la misura di Peano-Jordan
quanto quella di Lebesgue.]

41 Dimostrare che la sfera S n è semplicemente connessa per n ≥ 2 completando la seguente


traccia di dimostrazione.
Traccia. a) Ogni cammino in S n è omotopo ad un cammino di classe C 1 (esercizio 39);
b) ogni cammino di classe C 1 in S n non è surgettivo (esercizio 40); c) ogni cammino non
surgettivo in S n è omotopo ad una costante (cfr. esercizio 15).

42 Dimostrare che ogni omeomorfismo f : S n−1 → S n−1 può essere esteso ad un omeomorfismo
da Dn in Dn .

43 * Sia f : S 1 → S 1 un omeomorfismo. Dimostrare che esiste una funzione θ : [0, 1] → [0, 1]


continua, surgettiva e strettamente monotòna tale che

f e2πis = e2πiθ(s) per ogni s ∈ [0, 1].




[Utilizzare, ed eventualmente dimostrare, che ogni funzione continua e iniettiva da un


intervallo di R in R è strettamente monotòna.]

44 ◦ Sia N := (1, 0, . . . , 0) ∈ Rn+1 . Scrivere un omeomorfismo di S n \ {N } in Dn .

45 Date due copie distinte della palla chiusa n-dimensionale Dn , vale a dire D1 := Dn × {1} e
D2 := Dn × {−1}, si consideri lo spazio X ottenuto identificandone i bordi, cioè prendendo
l’unione D1 ∪ D2 ed identificando ogni punto della forma (e, 1) con e ∈ S n−1 con il punto
(e, −1). Dimostrare che X è omeomorfo a S n .

46 Far vedere che il risultato nell’esercizio precedente vale a prescindere da come vengono
identificati i bordi dei due dischi, ovvero che X è omeomorfo a S n anche quando si iden-
tifica ogni punto della forma (e, 1) con e ∈ S n−1 con il punto (f (e), −1), dove f è un
omeomorfismo di S n−1 assegnato. [Utilizzare l’esercizio 42.]

47 ◦ a) Verificare che S 1 – inteso come sottogruppo del gruppo moltiplicativo C∗ – e R/Z –


inteso come quoziente del gruppo additivo R per il sottogruppo Z – sono gruppi topologici
isomorfi, vale a dire che esiste un omeomorfismo che è anche un isomorfismo di gruppi.
b) Verificare che anche il toro T 2 := S 1 × S 1 e R2 /Z2 sono gruppi topologici isomorfi.

48 ◦ Sia X lo spazio ottenuto dall’intervallo [0, 1] identificandone gli estremi. Allora X è omeo-
morfo a S 1 e ad R/Z: scrivere esplicitamente tali omeomorfismi.

49 ◦ Sia X lo spazio ottenuto identificando ogni punto della frontiera della palla chiusa Dn con
il suo antipodale (cioè ogni x con |x| = 1 viene identificato con −x). Dimostrare che X è
omeomorfo allo spazio proiettivo Pn R

50 * Sia X uno spazio topologico connesso per archi. Per ogni mappa continua g : S 1 → X
indichiamo con g̃ il cammino chiuso in X definito da

g̃(s) := g(e2πis ) per ogni s ∈ I = [0, 1].

Consideriamo quindi due mappe continue g0 , g1 : S 1 → X tali che g0 (1) = g1 (1). Dimo-
strare i seguenti enunciati:
8 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08
Raccolta di esercizi 1 – aggiornata il 16/4/2008

a) se g̃0 ∼ g̃1 allora g0 ≈ g1 ;


b) se g0 ≈ g1 allora g̃0 ∼ f ∗ g̃1 ∗ f¯, dove f (s) := G(s, 1) per ogni s ∈ I e G : I × S 1 → X è
un’omotopia da g0 a g1 ;
c) se g0 ≈ g1 e il gruppo fondamentale di X è abeliano allora g̃0 ∼ g̃1 ;
d) in generale g0 ≈ g1 non implica g̃0 ∼ g̃1 ;
e) X è semplicemente connesso se e solo se ogni mappa continua g : S 1 → X è omotopa
ad una costante.

51 Per ogni k ∈ Z, sia ϕk : S 1 → S 1 la mappa data da ϕk (z) := z k . Dimostrare che ϕk ≈ ϕh


se e solo se k = h. [Utilizzare l’esercizio precedente.]

52 ◦ Data una mappa continua g : D2 → S 1 , dimostrare che il cammino chiuso f : I → S 1


definito da f (s) := g(e2πis ) ha grado 0.

53 ◦ Utilizzando il fatto (non dimostrato!) che la mappa identica 1 : S n−1 → S n−1 non è
omotopa ad una costante, far vedere che:
a) non esiste alcuna mappa f : Dn → S n−1 tale che f|S n−1 = 1 : S n−1 → S n−1 ;
b) non esiste alcuna mappa f : Dn → S n−1 tale che f|S n−1 ≈ 1 : S n−1 → S n−1 ;
c) ogni mappa f : Dn → Dn tale che f|S n−1 ≈ 1 : S n−1 → S n−1 deve essere surgettiva;
d) ogni mappa f : Dn → Dn ammette un punto fisso, cioè esiste x tale che f (x) = x.

54 Siano f, g due cammini in S 1 tali che f (0) = g(0) e f (1) = g(1). Dimostrare che se esiste
un punto y ∈ S 1 tale che f ed g non passano per y, allora f ∼ g. [Si ricordi che S 1 \ {y} è
contraibile.]

55 Siano P0 , . . . , P3 i punti della circonferenza S 1 dati da Pk := eikπ/2 per k = 0, . . . , 3. Siano


dati inoltre due cammini f1 , f2 in S 1 con f1 che va da P0 a P2 e f2 che va da P2 a P0 .
Calcolare il grado del cammino chiuso f := f1 ∗ f2 nei seguenti casi:
a) sia f1 che f2 non passano per P1 ;
b) f1 non passa per P1 ed f2 non passa per P3 ;
c) f1 non passa per P3 ed f2 non passa per P1 .
[Suggerimento per a): utilizzare l’esercizio 54 per far vedere che f1 ∼ g e f2 ∼ ḡ dove
g(s) := eπis per ogni s ∈ I.]

56 * Siano P0 , . . . , P3 i punti di S 1 dati da Pk := eikπ/2 per k = 0, . . . , 3. Siano dati inoltre due


cammini f1 , f2 nel disco chiuso D2 con f1 che va da P0 a P2 ed f2 che va da P1 a P3 . Far
vedere che i due cammini si intersecano, cioè che f1 (I) ∩ f2 (I) 6= ∅.
Traccia. Supponendo per assurdo f1 (s1 ) 6= f2 (s2 ) per ogni s1 , s2 ∈ I, si consideri la mappa
g : I × I → S 1 data da
f1 (s1 ) − f2 (s2 )
g(s1 , s2 ) := .
|f1 (s1 ) − f2 (s2 )|
Si costruisca quindi un omeomorfismo h : D2 → I × I che porta S 1 in ∂(I × I) (cfr. eser-
cizio 6) e si consideri la mappa g̃ := g ◦ h : D2 → S 1 . Ragionando come per l’esercizio 55,
dimostrare che il cammino f in S 1 definito da f (s) := g̃(e2πis ) ha grado ±1 – il segno
dipende della scelta di h – e dedurne un’assurdo (cfr. esercizio 52).

57 Far vedere che la conclusione dell’esercizio precedente vale anche quando i punti P0 , . . . , P3
sono dati da Pk := eiθk con 0 ≤ θ0 < . . . < θ3 < 2π. [Costruire un omemorfismo di D2 che
porta ciascun punto Pk in eikπ/2 .]
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 9
Raccolta di esercizi 1 – aggiornata il 16/4/2008

58 * Presi P0 , . . . , P3 come nell’esercizio precedente, siano C1 , C2 due sottoinsiemi del disco D2


tali che P0 , P2 ∈ C1 e P1 , P3 ∈ C2 . Dimostrare che:
a) se C1 , e C2 sono connessi per archi allora C1 ∩ C2 6= ∅;
b) se C1 , e C2 sono chiusi e connessi allora C1 ∩ C2 6= ∅;
c) se C1 , e C2 sono connessi ma non chiusi non è detto che C1 ∩ C2 6= ∅.
[Per b) usare, ed eventualmente dimostrare, che dato un insieme connesso C in Rn ed un
aperto U che contiene C, allora esiste un aperto V connesso, e quindi connesso per archi,
tale che C ⊂ V ⊂ U .]

59 Sia A aperto in R2 e sia x0 un punto di A. Preso un numero positivo r strettamente


inferiore alla distanza di x0 da R2 \ A, sia S la circonferenza di centro x0 e raggio r.
Dimostrare che S è un retratto di A \ {x0 } ed utilizzare questo fatto per far vedere che
A \ {x0 } non è semplicemente connesso.

60 Nel contesto dell’esercizio precedente, dimostrare che se A non è contraibile allora la cinr-
conferenza S non può essere un retratto di deformazione (forte) di A \ {x0 }. [Far vedere
che avendo una deformazione di A \ {x0 } su S è possibile costruire una deformazione di
A \ {x0 } sul disco chiuso di centro x0 e raggio r.]

61 Far vedere che un punto x ∈ D2 appartiene a S 1 se e solo ammette una base di intorni
aperti U (intesi nel senso della topologia di D2 ) tali che u \ {x} è semplicemente connesso.
Dedurne che ogni omeomorfiso di D2 mappa S 1 in sé.

62 ◦ Dato Q := [−1, 1]2 , si consideri lo spazio X ottenuto identificando ogni punto di Q del
tipo (1, y) con (−1, y), e si indichi con A il sottoinsieme di X corrispondente ai punti di
ordinata 0.
a) Scrivere un omeomorfismo da X alla superfice cilindrica S 1 × [−1, 1] in R3 ;
b) scrivere una deformazione di X su A;
c) dimostrare che il gruppo fondamentale di X è isomorfo a Z e darne esplicitamente un
generatore.

63 Dato Q := [−1, 1]2 , si consideri lo spazio X ottenuto identificando ogni punto di Q del
tipo (1, y) con (−1, −y) e si indichi con A il sottoinsieme di X corrispondente ai punti di
ordinata 0. (Lo spazio X è noto come nastro di Moebius.)
a) Scrivere un omeomorfismo da X in un sottoinsieme di R3 ;
b) scrivere una deformazione di X su A;
c) dimostrare che il gruppo fondamentale di X è isomorfo a Z e scriverne esplicitamente
un generatore.

64 Sia X lo spazio topologico definito nell’esercizio 62 oppure nell’esercizio 63. Chiamiamo


bordo il sottoinsieme di X corrispondente ai punti di ascissa ±1. Dimostrare che:
a) un punto p ∈ X appartiene al bordo di X se e solo se ammette una base di intorni U
semplicemente connessi tali che U \ {p} è semplicemente connesso;
b) ogni omeomorfismo di X porta il bordo nel bordo.

65 Dimostrare che il cilindro S 1 × [−1, 1] ed il nastro di Moebius sono omotopicamente equi-


valenti.

66 Dimostrare che il bordo del nastro di Moebius (inteso nel senso dell’esercizio 64) è omeo-
morfo a S 1 ed in particolare è connesso, mentre il bordo del cilindro S 1 × [−1, 1] non
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Raccolta di esercizi 1 – aggiornata il 16/4/2008

è connesso. Dedurne che il nastro di Moebius e il cilindro non sono omeomorfi. [Usare
l’esercizio 64.]

67 * Sia X il nastro di Moebius e sia f un omeomorfismo del bordo di X. Dimostrare che f


può essere esteso ad un omeomorfismo di X.

68 * Far vedere che l’enunciato dell’esercizio precedente non vale se X è il cilindro S 1 × [−1, 1].

69 Sia X il cilindro S 1 × [−1, 1] e sia X/∼ lo spazio ottenuto identificando S 1 × {1} ad un


punto e S 1 × {−1} ad un altro punto. Dimostrare che X/∼ è omeomorfo alla sfera S 2 .

70 Sia X il nastro di Moebius e sia X/∼ lo spazio ottenuto identificando i punti del bordo di
X. Dimostrare che X/∼ è omeomorfo al piano proiettivo P2 R.

71 Dato Q := [−1, 1]2 , si consideri lo spazio X ottenuto identificando ogni punto di Q del tipo
(1, y) con (−1, y) ed ogni punto del tipo (x, 1) con (x, −1). Fissati R > r > 0, indichiamo
con S la superficie in R3 ottenuta facendo ruotare attorno all’asse z la circonferenza sul
piano xz di centro (R, 0) e raggio r.
a) Scrivere un omeomorfismo da X nel toro T 2 := S 1 × S 1 ;
b) scrivere un omeomorfismo da X in S;
c) scrivere S come luogo di zeri di un polinomio;
d) scrivere un rivestimento da R2 su X;
e) dimostrare che il gruppo fondamentale di X è isomorfo a Z2 e scriverne esplicitamente
un insieme di generatori.

72 Presi Q ed X come nell’esercizio precedente, sia D il sottoinsieme di X corrispondente alla


frontiera di Q e sia p un punto di X \ D. Sia inoltre A lo spazio a forma di “otto” definito
nell’eserczio 27. Dimostrare che:
a) D è un retratto di deformazione di X \ {p};
b) D è omoemorfo ad A;
c) X \ {p} è omotopicamente equivalente ad A;
d) il toro T 2 meno un punto è omotopicamente equivalente ad A.

73 * Dato Q := [−1, 1]2 , si consideri lo spazio X ottenuto identificando ogni punto di Q del tipo
(1, y) con (−1, −y) ed ogni punto del tipo (x, 1) con (x, −1). (Lo spazio X è noto come
bottiglia di Klein.)
a) Scrivere un omeomorfismo da X in un sottoinsieme di R4 ;
b) scrivere una rivestimento doppio dal toro T 2 su X;
c) scrivere una rivestimento da R2 su X.

74 Sia X la bottiglia di Klein (cfr. esercizio precedente), e consideriamo il sottospazio X1 dei


punti di X con ascissa y tale che |y| ≤ 1/2, ed il sottospazio X2 dei punti tali che |y| ≥ 1/2.
Far vedere che X1 e X2 sono omeomorfi al nastro di Moebius.

75 Dato Q := [−1, 1]2 , si consideri lo spazio X ottenuto identificando ogni punto x della
frontiera di Q con −x. Consideriamo quindi il sottospazio X1 dei punti di X con ascissa y
tale che |y| ≤ 1/2 ed il sottospazio X2 dei punti tali che |y| ≥ 1/2. Dimostrare che:
a) X è omeomorfo al piano proiettivo P2 R;
b) X1 è omeomorfo al nastro di Moebius;
c) X2 è omeomorfo al disco D2 .
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76 Sia S la superficie in R3 ottenuta facendo ruotare attorno all’asse z la circonferenza nel


piano xz di centro (1, 0) e raggio 1 (notare che questa circonferenza è tangente all’asse z).
Sia inoltre C la circonferenza di centro (0, 0) e raggio 1 nel piano xy. Dimostrare che
a) S è un retratto di deformazione di R3 \ C;
b) S è omeomorfo allo spazio ottenuto identificando i poli (0, 0, ±1) della sfera S 2 .

77 Sia E un sottoinsieme finito di Rn , n ≥ 3. Dimostrare che lo spazio X := Rn \ E è


semplicemente connesso.
Traccia. Procediamo per induzione sul numero m di punti di E. Supponendo che le prime
coordinate dei punti di E non sia tutte uguali (altrimenti. . . ) possiamo scrivere E come
unione disgiunta di due sottoinsiemi propri E1 ed E2 in modo tale che

t1 := max{x1 : x ∈ E1 } < t2 := min{x1 : x ∈ E2 } ,

e quindi X1 := Rn \E1 e X2 := Rn \E2 sono semplicemente connessi per l’ipotesi induttiva.


Scriviamo ora X come unione degli insiemi aperti

U1 := {x ∈ X : x1 < t2 } e U2 := {x ∈ X : t1 < x1 } .

Si ha allora che a) U1 ∩ U2 = (t1 , t2 ) × Rn−1 è connesso per archi; b) preso t tale che
t1 < t < t2 , l’insieme V1 := {x ∈ U1 : x1 < t} è un retratto di deformazione di sia di U1
che di X1 , e siccome quest’ultimo è semplicemente connesso lo stesso vale per V1 ed U1 ;
c) analogamente si dimostra che U2 è semplicemente connesso. Per via di un risultato già
visto i fatti a), b) e c) implicano che X è semplicemente connesso.
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Raccolta di esercizi n. 2 – aggiornata il 9/5/2008

1 * In R3 si consideri la retta R di equazioni x1 = x2 = 0 e la circonferenza C di equazioni


x21 + x2 = 4 e x3 = 0, e si ponga X := R2 \ (R ∪ C). Sia inoltre T la superfice toroidale di
equazione
p 2
x21 + x22 − 2 + x23 = 1 .
a) Dimostrare che X è connesso per archi;
b) dimostrare che T è un retratto di deformazione di X;
c) calcolare il gruppo fondamentale di X, dando esplicitamente un insieme di generatori.

2 Sia G il gruppo degli omeomorfismi di R2 generato dalla mappa g : (x, y) 7→ (−y, x).
Dimostrare che
a) G è isomorfo a Z4 ;
b) l’azione di G su R2 non è libera;
c) ogni g ∈ G è un omeomorfismo di R2 \ {0} e l’azione di G su R2 \ {0} è libera.

3 Sia X uno spazio topologico, ∼ una relazione di equivalenza su X, ed Y un sottoinsieme


di X dotato della topologia indotta. Chiaramente ∼ è anche una relazione di equivalenza
su Y , e possiamo quindi considerare l’immersione naturale j dello spazio quoziente Y /∼
nello spazio quoziente X/∼. Dimostrare che
a) j è una mappa continua e iniettiva da Y /∼ in X/∼;
b) j è surgettiva se e solo se Y interseca ogni classe di equivalenza di X;
c) se X/∼ è separato (di Hausdorff) e Y è compatto ed interseca ogni classe di equivalenza
di X allora j è un omeomorfismo.

4 Su X := R si pone x ∼ x0 quando x − x0 è intero. Far vedere che, preso Y := [0, 1),


l’applicazione j definita nell’esercizio 3 è una bigezione ma non un omeomorfismo, e dunque
l’ipotesi che Y sia compatto nell’enunciato c) dell’esercizio 3 non può essere rimossa.

5 * Su X := [−1, 1] si pone x ∼ x0 quando x = x0 oppure x = −x0 e |x| < 1. Dimostrare che la


topologia di X/∼ non è separata. Far vedere che, preso Y := [−1, 0] ∪ {1}, l’applicazione
j definita nell’esercizio 3 è una bigezione ma non un omeomorfismo, e dunque l’ipotesi che
X/∼ sia separato nell’enunciato c) dell’esercizio 3 non può essere rimossa.

6 Sia G il gruppo degli omeomorfismi di S 1 generato dalla mappa z 7→ e2πai z dove a è un


numero razionale non intero. Dimostrare che:
a) G ∼
= Zn per un opportuno intero positivo n;
b) G agisce su S 1 in modo libero;
c) G agisce su S 1 in modo propriamente discontinuo.

7 * Si prenda G come nell’esercizio precedente con a numero irrazionale. Dimostrare che:


a) G ∼= Z;
b) G agisce su S 1 in modo libero;
c) l’orbita di ogni elemento di S 1 è densa in S 1 ;
d) la topologia quoziente di S 1 /G è quella banale (o indiscreta);
e) G non agisce su S 1 in modo propriamente discontinuo.
[Usare, ed eventualmente dimostrare, che un sottogruppo di S 1 è denso oppure è finito.]

8 ◦ Sia X uno spazio topologico compatto. Dimostrare che ogni suo sottoinsieme infinito S
ammette almeno un punto di accumulazione, vale a dire un punto x ∈ X tale che S ∩ U è
infinito per ogni U intorno di x. [Limitarsi eventualmente al caso di X spazio metrico.]
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 13
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9 Sia X uno spazio topologico compatto, e sia G un gruppo di omeomorfismi di X che agisce
in modo propriamente discontinuo. Dimostrare che G è finito.
Traccia. Se per assurdo G fosse infinito, preso x0 ∈ X la sua orbita A := {g(x0 ) : g ∈ G}
deve essere infinita. Allora esiste x ∈ X tale che A ∩ U è infinito per tutti gli intorni U di
x (cfr. esercizio 8), ma questo contraddice l’ipotesi che esista un intorno U di x tale che
g(U ) ∩ U = ∅ per ogni g ∈ G con g 6= 1X .

10 Utilizzare quanto dimostrato nell’esercizio 9 per dare una dimostrazione alternativa


dell’enunciato e) dell’esercizio 7.

11 * Sia G il gruppo degli omeomorfismi di X := R × [0, 1] generato dalla mappa

g : (x, y) 7→ (x − 1 + 2y, y 2 ) .

Dimostrare che:
a) g è effettivamente un omeomorfismo di X;
b) G ∼= Z;
c) G agisce su X in modo libero;
d) G agisce su X in modo propriamente discontinuo;
e) X/G non è uno spazio separato.

12 Sia G il gruppo degli omeomorfismi di X := R × [−1, 1] generato dalla mappa

g : (x, y) 7→ (x + 2, y) .

a) Dimostrare che G è isomorfo a Z ed agisce su X in modo propriamente discontinuo;


b) utilizzando a), dimostrare che π1 (X/G) ∼= Z;
c) scrivere esplicitamente un generatore di π1 (X/G);
d) dimostrare che lo spazio delle orbite X/G è omeomorfo al cilindro S 1 × [−1, 1].

13 Sia G il gruppo degli omeomorfismi di X := R × [−1, 1] generato dalla mappa

g : (x, y) 7→ (x + 2, −y) .

a) Dimostrare che G è isomorfo a Z ed agisce su X in modo propriamente discontinuo;


b) utilizzando a), dimostrare che π1 (X/G) ∼= Z;
c) scrivere esplicitamente un generatore di π1 (X/G);
d) dimostrare che lo spazio delle orbite X/G è omeomorfo al nastro di Moebius.

14 Sia ∼ la relazione di equivalenza su S n che identifica ogni punto x con −x (è noto che lo
spazio quoziente S n /∼ è omeomorfo allo spazio proiettivo Pn R).
a) Dimostrare che la proiezione p : S n → S n /∼ è un rivestimento doppio;
b) utilizzando a), dimostrare che π1 (Pn R) ∼
= Z2 per n ≥ 2;
c) scriverne esplicitamente un generatore di π1 (Pn R).

15 Far vedere che lo spazio quoziente S n /∼ nell’esercizio precedente può essere ottenuto come
spazio delle orbite rispetto all’azione di un opportuno gruppo di omeomorfismi di S n .

16 Sia G il sottogruppo degli omeomorfismi di C generato dalle mappe

g1 : z 7→ z + 2i e g2 : z 7→ z̄ + 2 .
14 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08
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Dimostrare che presi m, n, m0 , n0 interi si ha:


a) g2 g1 = g1−1 g2 ;
σ(n) m n
b) g2n g1m = g1 g2 dove σ(n) := 1 per n pari e σ(n) := −1 per n dispari;
m n m0 n0 m+σ(n) m0 n+n0
c) (g1 g2 )(g1 g2 ) = g1 g2 ;
d) g1m g2n = 1 se e solo se m = n = 0;
e) G = {g1m g2n : m, n ∈ Z}.
[Gli enunciati c), d), e) dimostrano che G è isomorfo all’unico prodotto semidiretto (non
diretto) di Z per Z, vale a dire il gruppo delle coppie (m, n) con m, n ∈ Z dotato del
prodotto (m, n) · (m0 , n0 ) := (m + σ(n) m0 , n + n0 ).]

17 Preso G come nell’esercizio 16,


a) dimostrare che G agisce su C in modo libero;
b) dimostrare che G agisce su C in modo propriamente discontinuo;
c) utilizzando b), dimostrare che π1 (C/G) ∼
= G;
d) scrivere esplicitamente un insieme di generatori di π1 (C/G).

18 Si indichi con ∼ la relazione di equivalenza su C indotta dall’azione del gruppo G definito


nell’esercizio 16, e con Q il quadrato {z = x + iy : |x| ≤ 1, |y| ≤ 1}. Dimostrare che:
a) Q interseca tutte le orbite di C/G;
b) Q/∼ è omeomorfo a C/G [usare l’enunciato d) dell’esercizio 3];
c) dati z, z 0 ∈ Q con z = x + iy e z 0 = x0 + iy 0 , si ha che z ∼ z 0 se e solo se si verifica uno
dei seguenti casi: (i) z = z 0 , (ii) x = x0 e |y| = |y 0 | = 1, (iii) y = −y 0 e |x| = |x0 | = 1;
dedurne che lo spazio C/G è omeomorfo alla bottiglia di Klein.

19 Sia G il sottogruppo degli omeomorfismi di C generato dalle mappe

g1 : z 7→ −z̄ + 2i e g2 : z 7→ z̄ + 2 .

Dimostrare che presi m, n, m0 , n0 interi si ha:


a) g2 g1 = g1−1 g2−1 ;
σ(n) m σ(m) n
b) g2n g1m = g1 g2 dove σ(n) è definita nell’esercizio 16b);
m n m0 n0 m+σ(n) m0 σ(m0 ) n+n0
c) (g1 g2 )(g1 g2 ) = g1 g2 ;
d) g1m g2n = 1 se e solo se m = n = 0;
e) G = {g1m g2n : m, n ∈ Z}.

20 Si indichi con ∼ la relazione di equivalenza su C indotta dall’azione del gruppo G definito


nell’esercizio 19, e con Q il quadrato {z = x + iy : |x| ≤ 1, |y| ≤ 1}. Procedendo come
nell’esercizio 18, far vedere che C/G è omeomorfo a Q/∼, e che quest’ultimo spazio è
omeomorfo al piano proiettivo P2 R.

21 Sia G il gruppo degli omeomorfismi di C definito nell’esercizio 19. Procedendo come


nell’esercizio 17 si sarebbe tentati di dedurre che il gruppo fondamentale di C/G è G,
in contraddizione col fatto che C/G è omeomorfo a P2 R, il cui gruppo fondamentale è Z2 ,
che non è isomorfo a G. Dov’è il problema?

22 * Dato uno spazio metrico X, per ogni r > 0 ed ogni insieme E contenuto in X indichiamo
con Er l’r-intorno di E, vale a dire l’unione delle palle aperte di raggio r con centro x ∈ E.
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 15
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Indichiamo inoltre con F (X) la famiglia dei sottoinsiemi chiusi e non vuoti di X, e su
F (X) consideriamo la distanza di Hausdorff

dH (E, F ) := inf{r : E ⊂ Fr , F ⊂ Er } .

Dimostrare che:
a) Er è l’insieme degli x ∈ X tali che inf{dX (x, x0 ) : x0 ∈ E} < r;
b) dH è effettivamente una distanza su F (X);
c) la mappa f : F (X) × F (X) → F (X) data da f : (E, F ) 7→ E ∪ F è continua;
d) la mappa g : F (X) × F (X) → F (X) data da g : (E, F ) 7→ E ∩ F è continua.

23 Dato uno spazio metrico X contenente almeno due punti distinti, prendiamo F (X) come
nell’esercizio 22. Fissato n ≥ 2 intero, sia G il gruppo degli omeomorfismi di X n della
forma
g : (x1 , . . . , xn ) 7→ (xσ(1) , . . . , xσ(n) )
con σ permutazione dell’insieme degli indici {1, 2, . . . , n}. Indichiamo inoltre con Fn (X)
la famiglia dei sottoinsiemi di X con n elementi, e con X∗n l’insieme delle n-uple di punti
distinti, vale a dire le (x1 , . . . , xn ) ∈ X n tali che xi 6= xj per i 6= j. Dimostrare che:
a) la mappa f : X n → F (X) data da f : (x1 , . . . , xn ) 7→ {x1 , . . . , xn } è continua;
b) la mappa g : X n /G → F (X) data da g : [(x1 , . . . , xn )] 7→ {x1 , . . . , xn } è ben definita e
continua;
c) g è iniettiva se e solo se n = 2;
d) G è isomorfo a al gruppo Sn delle permutazioni di n elementi;
e) l’azione di G su X n non è mai libera;
f) ogni g ∈ G mappa X∗n in sé;
g) la restrizione di g a X∗n /G è un omeomorfismo tra X∗n /G e Fn (X);
h) l’azione di G su X∗n è libera, e quindi propriamente discontinua.

24 * Dato X spazio metrico connesso e localmente connesso per archi ed n ≥ 2 intero, prendiamo
F (X) e Fn (X) come negli esercizi 22 e 23. Dato uno spazio topologico Y connesso per
archi ed una mappa F : Y → Fn (X), diciamo che F è trivializzabile se esistono delle
mappe continue f1 , . . . , fn : Y → X tali che

F (y) = {f1 (y), . . . , fn (y)} per ogni y ∈ Y .

Dimostrare che:
a) se X = R allora F è sempre trivializzabile;
b) se Y è semplicemente connesso allora F è sempre trivializzabile;
c) se n = 2 e π1 (Y ) è un gruppo finito di ordine dispari allora F è sempre trivializzabile;
d) la mappa F : S 1 → Fn (S 1 ) data da F : z 7→ {w ∈ S 1 : wn = z} non è trivializzabile;
e) se Y := S 1 e X∗n è connesso per archi allora esiste sempre F non trivializzabile.

25 * Nel contesto dell’esercizio 24, far vedere che per ogni n ≥ 3 esiste una mappa continua
F : [0, 1] → F (R) tale che F (y) ha al più n elementi per ogni y ed F non è trivializzabile.

26 ◦ Sia p : X̃ → X un rivestimento con X̃ compatto. Dimostrare che p−1 (x0 ) è finito per ogni
x0 ∈ X.
Traccia. Se per assurdo p−1 (x0 ) fosse infinito, conterrebbe almeno un punto di accumula-
zione y (cfr. esercizio 8). Si prenda un intorno aperto U di x0 tale che p−1 (U ) è un unione
16 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08
Raccolta di esercizi n. 2 – aggiornata il 9/5/2008

disgiunta di aperti Uj omeomorfi ad U tramite p, si prenda j tale che y appartiene ad Uj ,


e si deduca un assurdo dal fatto che l’intersezione di Uj e p−1 (x0 ) deve essere infinita.

27 Sia X uno spazio topologico con rivestimento universale compatto. Dimostrare che il
gruppo fondamentale di X è finito.

28 ◦ Si consideri la mappa f : C → C∗ := C \ {0} data da f : z 7→ ez .


a) Dimostrare che f è un rivestimento;
b) Determinare il gruppo delle trasformazioni di rivestimento associato ad f .

29 ◦ Per ogni n ∈ Z con n > 1, si consideri la mappa f : C → C data da f : z 7→ z n . Dimostrare


che f non è un rivestimento.

30 ◦ Per ogni n ∈ Z con n 6= 0, si consideri la mappa f : C∗ → C∗ data da f : z 7→ z n .


a) Dimostrare che f è un rivestimento;
b) Determinare il gruppo delle trasformazioni di rivestimento associato ad f .

31 Dato X spazio topologico separato e x0 , x1 punti distinti di X, si consideri lo spazio quo-


ziente Y ottenuto identificando x0 con x1 . Sia inoltre Ỹ lo spazio quoziente ottenuto da
X × Z identificando ogni punto della forma (x0 , n) con (x1 , n + 1), e sia p : Ỹ → Y la
mappa definita da f : [(x, n)] 7→ [x]. Dimostrare che:
a) la definizione della mappa p è ben posta;
b) p è un rivestimento.

32 Presi X, Y e Ỹ come nell’esercizio 31, per ogni m ∈ Z si consideri la mappa gm : Ỹ → Ỹ


data da gm : [(x, n)] 7→ [(x, n + m)]. Dimostrare che:
a) la definizione di gm è ben posta;
b) G := {gm : m ∈ Z} è un gruppo di omeomorfismi di Ỹ isomorfo a Z;
c) l’azione di G su Ỹ è libera;
d) l’azione di G su Ỹ è propriamente discontinua;
e) Ỹ /G è omeomorfo a Y .

33 Sia X uno spazio topologico e sia Un una successione crescente di aperti la cui unione
coincide con X.
a) Dimostrare che se ogni Un è semplicemente connesso allora X è semplicemente connesso;
b) Far vedere con un esempio che l’ipotesi che gli insiemi Un siano aperti è necessaria.

34 * Si prendano X, x0 , x1 , Y, Ỹ come nell’esercizio 31. Si supponga che X sia connesso per archi
e semplicemente connesso, e che ogni punto di X sia un retratto forte di deformazione di un
suo qualche intorno. Indicando inoltre con q la proiezione di X × Z sullo spazio quoziente
Ỹ , poniamo Ym,n := q(X × {m, m + 1, . . . , m + n − 1}) per ogni m, n ∈ Z con n > 0.
Dimostrare che:
a) Ym,n è connesso per archi per ogni m, n;
b) Ym,n è semplicemente connesso per ogni m, n;
c) Ỹ è connesso per archi e semplicemente connesso.
Traccia. Per b): procedendo per induzione su n supponiamo che Ym,n sia semplicemente
connesso e dimostriamo che Ym,n+1 è semplicemente connesso. Per i = 0, 1, prendiamo Vi
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 17
Raccolta di esercizi n. 2 – aggiornata il 9/5/2008

un’intorno aperto di xi che si deforma su xi . Scriviamo quindi Ym,n+1 come U1 ∪ U2 dove



U1 := q X × {m, . . . , m + n − 1} ∪ V1 × {m + n} ,

U2 := q V0 × {m + n − 1} ∪ X × {m + n} .

Allora Ym,n è un retratto di deformazione di U1 e quindi U1 è semplicemente connesso,


Ym+n,1 è un retratto di deformazione di U2 e quindi U2 è semplicemente connesso, ed
infine U1 ∩ U2 è connesso per archi. Segue da un risultato noto che Ym,n+1 è semplicemente
connesso.

35 Sia X uno spazio separato, connesso per archi e semplicemente connesso tale che ogni
punto di X è un retratto forte di deformazione di un suo qualche intorno. Si prenda quindi
Y come nell’esercizio 31. Utilizzando quanto fatto negli esercizi 32 e 34 dimostrare che
Y è connesso per archi e che il gruppo fondamentale di Y è isomorfo a Z, scrivendone
esplicitamente un generatore.

36 * Sia X lo spazio quoziente ottenuto a partire dall’intervallo [−1, 1] identificando tra loro
i punti −1, 0, 1. Detto G il gruppo libero con due generatori a e b, indichiamo con X̃ lo
spazio quoziente ottenuto da [−1, 1] × G identificando ogni punto della forma (−1, z) con
(0, za) ed ogni punto della forma (1, z) con (0, zb). Sia infine p : X̃ → X la mappa data da
p : [(x, z)] 7→ [x]. Dimostrare che:
a) lo spazio X è omeomorfo al bouquet di due circonferenze, cioè ad un “otto”;
b) la definizione di p è ben posta e p è un rivestimento;
c) X̃ è semplicemente connesso;
d) il gruppo fondamentale di X è isomorfo a G.

37 ◦ Siano dati i rivestimenti p : X̃ → X e q : Ỹ → Y , con X̃ e Ỹ spazi connessi e local-


mente connessi per archi. Dimostrare che per ogni omeomorfismo g : X → Y esiste un
omeomorfismo g̃ : X̃ → Ỹ tale che qg̃ = gp.

38 Sia p : X̃ → X un rivestimento con X̃ spazio connesso e localmente connesso per archi.


Dato un gruppo G di omeomorfismi di X, sia G̃ l’insieme degli omeomorfismi g̃ di X̃ per
cui esiste g ∈ G tale che
pg̃ = gp . (1)
Dimostrare che:
a) G̃ è un gruppo;
b) per ogni g̃ ∈ G̃ esiste un unico g ∈ G per cui vale la (1);
c) la mappa ϕ : g̃ 7→ g dove g è data al punto b) è un omomorfismo di G̃ in G;
d) il nucleo di ϕ è il gruppo delle trasformazioni di rivestimento;
e) in generale non esiste un sottogruppo H di G̃ tale che ϕ|H è un isomorfismo di H in G.

39 ◦ Sia X = U1 ∪ U2 dove U1 , U2 , U1 ∩ U2 sono aperti connessi per archi di X e U2 , U1 ∩ U2


sono semplicemente connessi. Detta i : U1 → X la mappa di inclusione, dimostrare usando
il teorema di van Kampen che i∗ : π1 (U1 ) → π1 (X) è un isomorfismo.

40 * Sia X il bouquet di n circonferenze. Dimostrare che il gruppo fondamentale di X è isomorfo


al gruppo libero con n generatori.
Traccia. Procedendo per induzione su n, supponiamo che l’enunciato sia vero per n − 1
e dimostriamolo per n usando il teorema di van Kampen. Lo spazio X è ottenuto come
quoziente di S 1 × {1, . . . , n} identificando tra loro i punti (1, m) con m = 1, 2, . . . , n;
18 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08
Raccolta di esercizi n. 2 – aggiornata il 9/5/2008

indichiamo con p la proiezione di S 1 × {1, . . . , n} su X. Detto V l’insieme dei punti z ∈ S 1


tali che |z − 1| < 1, poniamo

U1 := p S 1 × {1, . . . , n − 1} ∪ V × {n} ,


U2 := p V × {1, . . . , n − 1} ∪ S 1 × {n} .


Applichiamo quindi il teorema di van Kampen a X = U1 ∪ U2 tenendo conto che:


a) U1 , U2 , U1 ∩ U2 sono aperti di X connessi per archi; b) p(S 1 × {1, . . . , n − 1}) è un
retratto di deformazione di U1 e quindi il gruppo fondamentale di U1 è il gruppo libero
con n − 1 generatori; c) p(S 1 × {n}) è un retratto di deformazione di U2 e quindi il gruppo
fondamentale di U2 è il gruppo libero con un generatore; d) U1 ∩ U2 = p(V × {1, . . . , n}) è
contraibile e pertanto è semplicemente connesso.

41 Sia X lo spazio quoziente ottenuto a partire dal disco D2 identificando ogni punto z tale
che |z| = 1 con l’antipodale −z. [Dunque X è omeomorfo al piano proiettivo P2 R.]
Detta p la proiezione di D2 sullo spazio quoziente X, poniamo U1 := p({z ∈ D2 : |z| < 1})
e U2 := p({z ∈ D2 : |z| > 1}). Dimostrare che:
a) U1 , U2 , U1 ∩ U2 sono aperti connessi per archi;
b) U1 è contraibile e quindi è semplicemente connesso;
c) p({z : |z| = 1}) è un retratto di deformazione di U2 ;
d) π1 (U2 ) è il gruppo libero generato da [g] dove g(s) := p(eπis ) per ogni s ∈ I;
e) p({z : |z| = 1/2}) è un retratto di deformazione di U1 ∩ U2 ;
f) π1 (U1 ∩ U2 ) è il gruppo libero generato da [h] dove h(s) := p( 21 e2πis ) per ogni s ∈ I;
g) h è omotopo a g ∗ g in U2 ;
h) applicando il teorema di van Kampen a X = U1 ∪ U2 si ottiene che π1 (X) è isomorfo al
gruppo generato da [g] con la relazione [g]2 = 1, cioè è isomorfo a Z/2.

42 Sia X lo spazio quoziente ottenuto a partire dal quadrato Q := [−1, 1]2 identificando ogni
punto della forma (−1, y) con (1, y) ed ogni punto della forma (x, −1) con (x, 1). [Dunque
X è omeomorfo al toro T 2 .]
Detta p la proiezione di Q sul quoziente X, poniamo U1 := p((−1, 1)2 ) e U2 := p(Q \ {0}).
Siano inoltre g1 , g2 : I → X i cammini chiusi dati da

g1 (s) := p(2s − 1, −1) e g2 (s) := p(1, 2s − 1) .

Dimostrare che:
a) U1 , U2 , U1 ∩ U2 sono aperti connessi per archi;
b) U1 è contraibile e quindi è semplicemente connesso;
c) p(∂Q) è un retratto di deformazione di U2
d) p(∂Q) è omeomorfo al bouquet di due circonferenze;
e) π1 (U2 ) è il gruppo libero generato da [g1 ] e [g2 ];
f) p({z : |z| = 1/2}) è un retratto di deformazione di U1 ∩ U2 ;
g) π1 (U1 ∩ U2 ) è il gruppo libero generato da [h] dove h(s) := p( 21 e2πis ) per ogni s ∈ I;
h) h è omotopo a g1 ∗ g2 ∗ ḡ1 ∗ ḡ2 in U2 ;
i) applicando il teorema di van Kampen a X = U1 ∪ U2 si ottiene che π1 (X) è isomorfo al
gruppo generato da [g1 ] e [g2 ] con la relazione [g1 ][g2 ] = [g2 ][g1 ], cioè è isomorfo a Z2 .

43 Sia X lo spazio quoziente ottenuto a partire dal quadrato Q := [−1, 1]2 identificando ogni
punto della forma (−1, y) con (1, y) ed ogni punto della forma (x, −1) con (−x, 1). [Dunque
X è la bottiglia di Klein.]
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 19
Raccolta di esercizi n. 2 – aggiornata il 9/5/2008

Si prendano U1 , U2 , g1 e g2 come nell’esercizio 42. Applicando il teorema di van Kam-


pen a X = U1 ∪ U2 , si dimostri che π1 (X) è isomorfo al gruppo generato da [g1 ], [g2 ]
con la relazione [g1 ][g2 ] = [g2 ][g1 ]−1 , cioè è isomorfo al prodotto semidiretto di Z per Z
(cfr. esercizio 16).

44 * Presi Q, X come nell’esercizio precedente e detta p la proiezione di Q sul quoziente X, si


considerino i cammini chiusi h1 , h2 , h : I → X dati da

h1 (s) := p(0, 2s − 1) , h2 (s) := p(1, 2s − 1) ,

e 
p(4s − 1, −1/2) per 0 ≤ s ≤ 1/2
h(s) := .
p(4s − 3, 1/2) per 1/2 < s ≤ 1
Posto U1 := X \ h2 (I) e U2 := X \ h1 (I), dimostrare che:
a) U1 , U2 , U1 ∩ U2 sono connessi per archi;
b) [h1 ] è un generatore di π1 (U1 );
c) [h2 ] è un generatore di π1 (U2 );
d) [h] è un generatore di π1 (U1 ∩ U2 );
e) Applicando il teorema di van Kampen a X = U1 ∪ U2 , si dimostri che π1 (X) è isomorfo
al gruppo generato da [h1 ] e [h2 ] con la relazione [h1 ]2 = [h2 ]2 .

45 * Si considerino i gruppi G ed H definiti in termini di generatori e relazioni da

G := a1 , a2 a1 a2 = a2 a−1 e H := b1 , b2 b21 = b22 .





1

Per quanto visto negli esercizi 43 e 44 questi due gruppi devono essere isomorfi. Scrivere
esplicitamente un isomorfismo.

46 Sia X il sottoinsieme di R3 dato dall’unione di una sfera S e di un suo diametro D.


Dimostrare che il gruppo fondamentale di X è isomorfo a Z utilizzando il teorema di
van Kampen.
Traccia. Scomporre X come X = U1 ∪ U2 dove U1 ed U2 sono opportuni intorni aperti
di S e di D ∪ C rispettivamente, e C è una semicirconferenza contenuta in S con estremi
coincidenti con gli estremi di D (per cui D ∪ C è omeomorfo ad una circonferenza).

47 Dare una soluzione alternativa dell’esercizio precedente utilizzando l’esercizio 35.

48 In R3 consideriamo la circonferenza C := {x21 + x22 = 1, x3 = 0}, il semispazio chiuso


D := {x1 ≥ 0} ed il piano P := {x2 = 0}. Si ponga quindi X := D \ C.
a) Dimostrare che X ∩ P è un retratto di deformazione forte di X;
b) dimostrare che il gruppo fondamentale di X è isomorfo a Z e scriverne un generatore.

49 * In R3 si consideriamo la circonferenza C := {x21 + x22 = 1, x3 = 0} e l’insieme X := R3 \ C.


Calcolare il gruppo fondamentale di X utilizzando il teorema di van Kampen.
Traccia. Si scriva X come X = U1 ∪ U2 dove

U1 := X ∩ {x ∈ R3 : x1 > −1/2} e U2 := X ∩ {x ∈ R3 : x1 < 1/2} .

Allora π1 (U1 ) e π1 (U2 ) sono isomorfi a Z (cfr. l’esercizio 48); si indichino quindi con a1
ed a2 i rispettivi generatori. Inoltre, detto P il piano {x1 = 0}, U1 ∩ U2 si deforma su
X ∩ P , vale a dire un piano meno due punti, e quindi π1 (U1 ∩ U2 ) è il gruppo libero con due
20 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08
Raccolta di esercizi n. 2 – aggiornata il 9/5/2008

generatori, che indichiamo con b1 , b2 . Si verifichi che, a patto di scegliere opportunamente


i generatori dei vari gruppi, l’immersione canonica di π1 (U1 ∩ U2 ) in π1 (U1 ) porta b1 e b2
in a1 mentre l’immersione di π1 (U1 ∩ U2 ) in π1 (U2 ) porta b1 e b2 in a2 . Pertanto π1 (X) è
isomorfo al gruppo dato dai generatori a1 , a2 e dalla relazione a1 = a2 , ed è quindi isomorfo
al gruppo libero con un generatore, cioè Z.

50 ◦ Calcolare il gruppo fondamentale di X := {(z1 , z2 ) ∈ C2 : z1 6= 0}.

51 Calcolare il gruppo fondamentale di X := {(z1 , z2 ) ∈ C2 : z1 6= 0, 1}. [Applicare il teorema


di van Kampen a X = U1 ∪ U2 dove U1 := X ∩ {Re z1 > 0} e U2 := X ∩ {Re z1 < 1}.]

52 Sia R una semiretta chiusa in R2 e δ un numero reale positivo. Esibire un isomorfismo


ϕ : R2 → R2 \ R tale che ϕ(x) = x per ogni x tale che dist(x, R) ≥ δ.

53 Sia S = {x1 , . . . , xn } un sottoinsieme di R2 . Completando la seguente traccia di dimostra-


zione, far vedere che π1 (R2 \ S) è un gruppo libero con n generatori.
Traccia. Procedendo per induzione su n, si suppone l’enunciato vero per n − 1 e lo si
dimostra per n. Si ponga S 0 := S \ {xn } e si prenda quindi una semiretta chiusa R
con estremo xn che non interseca S 0 . Preso quindi δ > 0 tale che δ ≤ dist(xi , R) per
i < n, si indichi con U il δ-intorno aperto di R, vale a dire l’insieme degli x ∈ R2 tale che
dist(x, R) < δ. Si applichi quindi il teorema di van Kampen a X = U1 ∪U2 dove X := R2 \S,
U1 := X \R, U1 := U \{xn } osservando che: a) U1 è omeomorfo a R2 \S 0 (cfr. esercizio 52) e
quindi π1 (U1 ) è un gruppo libero con n−1 generatori per l’ipotesi induttiva; b) π1 (U2 ) ∼
= Z;
c) U1 ∩ U2 = U \ R è contraibile e quindi semplicemente connesso.

54 Nel contesto dell’esercizio 53, prendiamo r > 0 tale che r < |xj − xk | per ogni j 6= k, e per
ogni j consideriamo il cammino fj : I → R2 \ S dato da
fj (s) := xj + r(cos(2πs), sin(2πs)) .
2
Dimostrare che π1 (R \ S) è generato da [fj ] con j = 1, . . . , n.
[Questo enunciato non è molto preciso. Una versione formalmente più corretta è la se-
guente: preso x0 ∈ R2 \ S e detto gj : I → R2 \ S un qualunque cammino che va da x0 ad
xj , il gruppo π1 (R2 \ S; x0 ) è generato dagli elementi [gj ∗ fj ∗ ḡj ] con j = 1, . . . , n.]

55 * Sia A un aperto connesso di Rm con m ≥ 3, S un sottoinsieme finito di A, ed i : A \ S → A


la mappa di inclusione. Dimostrare che:
a) A \ S è connesso per archi;
b) π1 (A \ S) ∼= π1 (A), e per la precisione i∗ : π1 (A \ S) → π1 (A) è un isomorfismo.
Traccia. Per b): procedendo per induzione sul numero n di elementi di S, si dimostri
l’enunciato per n supponendo che valga per n − 1. Scelto x ∈ S, si ponga S 0 := S \ {x}
e si prenda r > 0 tale che, detta U1 la palla aperta di centro x e raggio r in Rm , si ha
U1 ⊂ A e U1 ∩ S = {x}. Si applichi quindi il teorema di van Kampen a X = U1 ∪ U2 dove
X := A \ S 0 , U := A \ S e U1 è dato sopra, utilizzando il fatto che U1 ed U1 ∩ U2 = U1 \ {x}
sono semplicemente connessi.

56 * Come l’esercizio precedente, supponendo però che S sia discreto in A, vale a dire che ogni
punto di A ammette un intorno U tale che S ∩ U è finito.

57 Dato A aperto in uno spazio metrico X, per ogni x ∈ A si indichi con r(x) l’estremo
superiore dei numeri positivi r tali che la palla aperta di centro x e raggio r è contenuta
in A. Dimostrare che:
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 21
Raccolta di esercizi n. 2 – aggiornata il 9/5/2008

a) r(x) è un massimo;
b) r(x) = dist(x, X \ A) := min{d(x, y) : y ∈ X \ A}
c) r : A → (0, +∞) è una funzione continua, e per la precisione |r(x1 ) − r(x2 )| ≤ d(x1 , x2 )
per ogni x1 , x2 ∈ A.

58 * Sia A un aperto connesso di Rm con m ≥ 4 ed I un segmento chiuso in Rm . Poniamo


∂I := {a1 , a2 } dove a1 , a2 sono gli estremi di I, ed indichiamo con i : A \ I → A \ ∂I e
j : A \ I → A le inclusioni di A \ I in A \ ∂I e in A, rispettivamente. Supponiamo che il
segmento aperto I \ ∂I sia contenuto in A dimostrare che:
a) A \ ∂I e A \ I sono connessi;
b) π1 (A \ I) ∼
= π1 (A \ ∂I) e per la precisione i∗ : π1 (A \ I) → π1 (A \ ∂I) è un isomorfismo;

c) π1 (A \ I) = π1 (A) e per la precisione j∗ : π1 (A \ I) → π1 (A) è un isomorfismo;
Traccia. Per b): a patto di scegliere opportunamente gli assi, si può supporre che il
segmento I sia della forma I = [α1 , α2 ] × {0} ⊂ R × Rm−1 = Rm . Si ponga

U1 := (t, y) ∈ R × Rm−1 : t ∈ (α1 , α2 ), |y| < r(t, 0)




dove r : A → (0, +∞) è la funzione definita nell’esercizio 57, e si applichi quindi il teorema
di van Kampen a X = U1 ∪ U2 dove X := A \ ∂I e U2 := A \ I. Il punto chiave è
che sia U1 che U1 ∩ U2 sono semplicemente connessi. Infatti un retratto di deformazione
di U1 è il segmento aperto J := (−α1 , α2 ) × {0}, mentre un retratto di deformazione di
U1 ∩ U2 = U1 \ J è la superfice

S := (t, y) ∈ R × Rm−1 : t ∈ (α1 , α2 ), |y| = 12 r(t, 0) ,




che è omeomorfa al prodotto (α1 , α2 ) × S m−2 , che a sua volta è semplicemente connesso.
Per c): utilizzare l’esercizio 55.

59 Sia A un aperto connesso di Rm con m ≥ 4 ed S l’unione di una famiglia finita F di


punti o di segmenti chiusi contenuti in A. Detta i : A \ S → A la mappa di immersione,
dimostrare che
a) A \ S è connesso per archi;
b) π1 (A \ S) ∼
= π1 (A) e per la precisione i∗ : π1 (A \ S) → π1 (A) è un isomorfismo.
[Ridursi al caso in cui ogni coppia di segmenti ha in comune al più un estremo, ed utilizzare
quindi gli esercizi 55 e 58.]

60 * Come l’esercizio precedente, supponendo però che la famiglia F sia solo localmente finita in
A, vale a dire che ogni punto di A ammette un intorno U che interseca solo una sottofamiglia
finita di elementi di F .

61 * Dati due interi k, m con 0 ≤ k ≤ m, si dice simplesso k-dimensionale in Rm l’insieme


delle combinazioni convesse di una qualunque famiglia di k + 1 punti affinemente indipen-
denti (detti vertici del simplesso). Quindi i simplessi 0-dimensionali sono i punti, quelli
1-dimensionali sono i segmenti, quelli 2-dimensionali sono i triangoli, etc.
Dimostrare la seguente generalizzazione degli esercizi 56 e 60: sia A un aperto connesso di
Rm con m ≥ 3, sia S l’unione di una famiglia localmente finita F di simplessi contenuti
in A di dimensione minore o uguale ad m − 3, e sia i : A \ S → A la mappa di inclusione;
allora
a) A \ S è connesso per archi;
b) π1 (A \ S) ∼
= π1 (A) e per la precisione i∗ : π1 (A \ S) → π1 (A) è un isomorfismo.
22 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08
Raccolta di esercizi n. 2 – aggiornata il 9/5/2008

[Come passo preliminare, formulare e dimostrare un’opportuna variante dell’esercizio 58.]

62 * Dato un intero n ≥ 2, si ponga X := R3 e si prendano X∗n e G come nell’esercizio 23.


Dimostrare che:
a) X∗n è semplicemente connesso;
b) π1 (X∗n /G) ∼=G∼ = Sn dove Sn è il gruppo delle permutazioni di n elementi.
[Utilizzare gli esercizi 23 e 61.]

63 * Dato un gruppo finito G, costruire uno spazio topologico X connesso per archi tale che

π1 (X) ∼
=G.

[Utilizzare il fatto G è isomorfo ad un sottogruppo del gruppo delle permutazioni Sn con


n opportuno e quindi procedere come nell’esercizio 62.]
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 23
Raccolta di esercizi n. 3 – aggiornata il 28/5/2008

1 Calcolare i primi 3 coefficienti delle serie formali ST , S ◦ T e T ◦ S dove



X ∞
X
S(X) := n! X n e T (X) := nn X n .
n=0 n=1

2 Calcolare i raggi di convergenza delle seguenti serie di potenze:


∞ ∞ ∞ ∞ 2
X
n
X
n log n n
X X 3n X Xn
a) (n + cos n)X ; b) 2 X ; c) ; d) .
n=0 n=2 n=0
1 + 2n n=0
1 + 3n

3 Sia (an ) una successione di numeri complessi che soddisfa l’equazione ricorsiva

an+1 = αan + β per n = 0, 1, 2 . . .

dove α, β sono numeriPcomplessi assegnati con α 6= 0. Calcolare il raggio di convergenza


della serie di potenze n an X n .

4 ◦ Sia (an ) una successione di numeri


P complessi non nulli. Dimostrare che il raggio di conver-
genza R della serie di potenze n an X n soddisfa

an+1
≤ 1 ≤ lim sup an+1

lim inf (1)
n→+∞ an R n→+∞
an

(per 1/R si segue la solita convenzione per cui 1/ + ∞ = 0 e 1/0 = +∞). Dedurne in
particolare che
1 an+1
= lim
R n→+∞ an
nel caso che il limite a sinistra dell’uguale esista.

5 Dare un esempio di serie di potenze per cui entrambe le disuguaglianza nella formula (1)
dell’esercizio 4 sono strette.

6 * Sia (an ) una successione di numeri reali che soddisfa l’equazione ricorsiva

an+1 = log(1 + αan ) per n = 0, 1, 2 . . .

dove α > 1 è un numero reale


P assegnato. Determinare al variare di α il raggio di conver-
genza della serie di potenze n an X n .

7 Per ciascuna delle seguenti serie di potenze calcolare il raggio di convergenza e trovare
una rappresentazione esplicita in termini di funzioni elementari della funzione analitica
associata:
∞ ∞ ∞ ∞ ∞
X 2n n X 3n n X X 2n X
n−1
X
a) X ; b) X ; c) ; d) nX ; e) n2 X n ;
n=0
n! n=1
n n=1
n n=1 n=1
∞ ∞ ∞ ∞ ∞
X
n 2n
X X 2n+1 X X 2n X Xn X (−1)n 2n+1
f) na X ; g) ; h) ; i) ; l) X .
n=1 n=0
n! n=0
n! n=0
(2n)! n=0
2n + 1

8 Calcolare il valore delle seguenti serie numeriche:


24 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08
Raccolta di esercizi n. 3 – aggiornata il 28/5/2008

∞ ∞ ∞ ∞ ∞
X n X n2 X 1 X 1 X 1
a) n
; b) ; s) ; d) ; e) .
n=1
3 n=1
5n n=1
n2 n
n=0
(2n)! n=0
(2n + 1)!

9 ◦ Date le serie di potenze a coefficienti complessi



X ∞
X
S(X) := an X n e Sk (X) := akn X n con k = 1, 2, . . .,
n=0 n=0

indichiamo con R ed Rk i corrispondenti raggi di convergenza. Supponiamo ora che

lim akn = an per n = 0, 1, 2, . . . (1)


k→+∞

e che esista inoltre una successione di numeri positivi αn tale che

|akn | ≤ αn per ogni k, n. (2)

Indichiamo quindi con r il raggio di convergenza della serie n αn X n . Dimostrare che


P

a) R ≥ r e Rk ≥ r per ogni k;
b) le funzioni Sk (z) convergono uniformemente a S(z) su {|z| ≤ ρ} per ogni ρ < r.

10 Nel contesto dell’esercizio 9, far vedere con degli esempi che rimuovendo l’ipotesi (2) pos-
sono verificarsi le seguenti situazioni:
a) Rk = +∞ per ogni k e R = 0;
b) Rk = 0 per ogni k e R = +∞;
c) Rk = R = +∞ per ogni k ma Sk (z) 6→ S(z) per z 6= 0.

11 * Nel contesto dell’esercizio 9, far vedere con un esempio che può verificarsi la seguente
situazione: Rk = R = +∞ per ogni k ma Sk (z) 6→ S(z) per ogni z tale che |z| > ρ.
 z k
12 ◦ Usare l’esercizio 9 per dimostrare che ez = lim 1+ per ogni z ∈ C.
k→+∞ k

13 Data la serie di potenze



X Xn
S(X) := ,
n=2
n(n − 1)

si dimostri quanto segue:


a) il raggio di convergenza di S(X) è 1;
b) la funzione S(x) soddisfa S 00 (x) = 1/(1 − x) per ogni x ∈ (−1, 1);
c) S(x) = x + (1 − x) log(1 − x) per ogni x ∈ (−1, 1);
d) S(z) = z + (1 − z) log(1 − z) per ogni z ∈ C con |z| < 1.
[Qui come in seguito log z indica la determinazione standard del logaritmo complesso.]

14 Date la serie di potenze



X Xn
S(X) :=
n=1
n2

e la funzione x
− log(1 − t)
Z
f (x) := dt ,
0 t
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dimostrare quanto segue:


a) il raggio di convergenza di S(X) è 1;
b) la funzione f è ben definita per ogni x ≤ 1;
c) la funzione S(x) soddisfa (x S 0 (x))0 = 1/(1 − x) per ogni x ∈ (−1, 1);
d) S(x) = f (x) per ogni x ∈ (−1, 1);
e) S(x) + S(1 − x) = f (1) − log x log(1 − x) per ogni x ∈ (0, 1);
f) S(z) + S(1 − z) = f (1) − log z log(1 − z) per ogni z ∈ C tale che |z| < 1 e |1 − z| < 1.

15 Sia A un aperto di C e I := [a, b] un intervallo. Data una funzione continua f : I × A → C


si ponga
Z b
F (z) := f (s, z) ds per ogni z ∈ A.
a

Dimostrare che:
a) F : A → C è una funzione continua;
b) se la funzione z 7→ f (s, z) è olomorfa per ogni s ∈ I allora anche F è olomorfa.
[Dimostrare che F (z) dz è una forma chiusa ed applicare il teorema di Morera.]

16 * Fissato un numero reale a > 0, si considerino la serie di potenze

1 X Xn
Sa (X) := + + ··· + + ···
a a(a + 1) a(a + 1) · · · (a + n)

e la funzione Z 1
fa (z) := sa−1 ez(1−s) ds .
0

Dimostrare quanto segue:


a) 1 + X Sa+1 (X) = a Sa (X);
b) il raggio di convergenza di Sa (X) è +∞;
c) fa (z) è ben definita per ogni z ∈ C;
d) la funzione fa è olomorfa su C;
e) la funzione g(x) := xa Sa (x) soddisfa l’equazione g 0 (x) = g(x) + xa−1 per ogni x ∈ R;
f) Sa (x) = f (x) per ogni x ∈ R;
g) Sa (z) = f (z) per ogni z ∈ C;

17 * Fissati a, b numeri reali positivi, si consideri la serie di potenze

b b(b + 1) b(b + 1) · · · (b + n) n
Sab (X) := + X + ··· + X + ···
a a(a + 1) a(a + 1) · · · (a + n)

a) Dimostrare che il raggio di convergenza di Sab (X) è 1;


b) trovare un’equazione differenziale soddisfatta da Sab (x), cfr. esercizio 16e);
c) trovare un’espressione integrale per Sab (x), cfr. esercizio 16f), g);
d) determinare esplicitamente Sab (x) nel caso b = 1.

18 ◦ Dimostrare che la funzione


log(1 + z)
f (z) :=
z
può essere estesa per continuità al punto z = 0, e risulta essere analitica in quel punto.
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19 * Sia S(X) la serie di potenze data nell’esercizio 14 e si consideri la funzione


1
− log(1 − sz)
Z
g(z) := ds .
0 s

Dimostrare che:
a) f (z) è ben definita per ogni z ∈ A := C \ {x ∈ R : x ≥ 1};
b) f è una funzione olomorfa su A;
c) S(z) = g(z) per ogni z ∈ C con |z| < 1.

20 Dimostrare la seguente versione della formula di sommazione per parti di Abel: dati i
numeri complessi An , Bn con n = 0, 1, . . . , m, si ponga

an := An − An−1 e bn := Bn − Bn−1 (1)

per ogni n = 1, . . . , m. Allora


m
X m
X
an Bn = [Am Bm − A0 B0 ] − An−1 bn . (2)
n=1 n=1

[A livello formale possiamo interpretare la (1) dicendo che an e bn sono l’equivalente discreto
delle derivate di An e Bn ; se poi interpretiamo le sommatorie come l’equivalente discreto
degli integrali, allora la (2) corrisponde all’usuale formula di integrazione per parti.]
P
21 Sia (an ) una successione di numeri complessi tale che la serie n an converge. Dimostrare
che la serie di funzioni

X
S(x) := an xn .
n=0

converge uniformemente per x ∈ [0, 1], e pertanto S(x) è continua sull’intervallo [0, 1].
P
Traccia. Fissiamo ε > 0. Poiché n an converge, esiste un indice l > 0 tale che |An | ≤ ε
per ogni n ≥ l, dove si è posto An := al + al+1 + · · · + an .
Prendiamo m > l ed x ∈ [0, 1]. Applicando la formula di sommazione per parti (2)
dell’esercizio 20 con An dato sopra e Bn := xn otteniamo
m
X m
X
an xn = Am xm − Al xl − An−1 (xn − xn−1 ) ,
n=l+1 n=l+1

e usando le maggiorazioni |An | ≤ ε e 0 ≤ xn ≤ 1,


m
m
X X
n
an x ≤ 2ε + ε (xn−1 − xn ) ≤ 2ε + ε(xl − xm ) ≤ 3ε .



n=l+1 n=l+1

Da questo si deduce che le somme parziali della serie di funzioni n an xn costituiscono


P
una successione di Cauchy nello spazio delle funzioni continue su [0, 1] dotato della norma
del sup e pertanto convergono uniformemente ad una funzione continua.

Sia data una serie di potenze S(X) = n an X n con raggio di convergenza R, e un numero
P
22
complesso z0 con |z0 | = R tale che la serie S(z0 ) converge. Dimostrare che

lim S(tz0 ) = S(z0 ) .


t↑1
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[Usare l’esercizio 21.]

23 * È noto che la serie di potenze



X zn
n=1
n

ha raggio di convergenza 1, converge assolutamente a − log(1 − z) per ogni z ∈ C con


|z| < 1, e non converge per |z| > 1. Dimostrare che la serie converge a − log(1 − z) anche
per ogni z ∈ C con |z| = 1 e z 6= 1.
Traccia. Per dimostrare la convergenza, si applichi la formula di sommazione per parti (2)
nell’esercizio 20 con An = 1/(n+1) e Bn := (z n −1)/(z−1), da cui segue an = −1/(n(n+1))
e bn := z n . Per dimostrare che il valore della serie è proprio − log(1 − z) si utilizzi
l’esercizio 22.

X (−1)n−1
24 Dimostrare che = log 2. [Usare l’esercizio 23.]
n=1
n

∞ Z 1
X 1 − log(1 − t)
25 Dimostrare che 2
= dt. [Usare gli esercizi 14 e 22.]
n=1
n 0 t

26 Determinare lo sviluppo in serie di Taylor in 0 della funzione arctan x ed utilizzarlo per


dimostrare che
π 1 1 1
= 1 − + − + ···
4 3 5 7
[Partire dallo sviluppo di (arctan x)0 = 1/(1 + x2 ).]
Z
27 Calcolare l’integrale ω nei seguenti casi:
γ
a) ω := x dx + xy dy e γ(t) := (cos t, sin t) con t ∈ [0, π];
b) ω := e−x dx + e−y dy e γ(t) := (t, t2 ) con t ∈ [0, +∞);
x
c) ω := iy dx + 2 dy e γ(t) := (2 cos t, 2 sin t) con t ∈ [0, π];
x + y2
y+1 x+1
d) ω := 2 dx − 2 dy e γ(t) := (cos t, sin t) con t ∈ [0, 2π];
x + y2 x + y2
e) ω := xy dz̄ e γ(t) := (t3 , t2 ) con t ∈ [−1, 1];
f) ω := z̄ dz e γ(t) := (t2 , t3 ) con t ∈ [−1, 1];
g) ω := |z| dz e γ(t) := (e2t − 1, 2et ) con t ∈ [0, 1];

28 Di ciascuna delle seguenti forme differenziali dire se è chiusa o esatta sul dominio di defi-
nizione, ed in caso che sia esatta trovarne la primitiva:
x dx + y dy y dx − x dy y dx − x dy
a) (y + ix) dx + (x − iy) dy; b) ; c) ; d) ;
1 + x2 + y 2 x2 + y 2 (x2 + y 2 )2
2 (x2 − y 2 ) dx + 2xy dy
e) xex y (2y dx + x dy); f) ; g) f (x2 + y 2 ) · (x dx + y dy);
(x2 + y 2 )2
dz dz dz̄ ez − 1 sin z
h) ; i) ; l) ; m) dz; n) dz; p) f (|z|) z̄ dz.
z2 2
z −1 z z z2
Nei punti g) e p) f è una generica funzione di classe C 1 su (0, +∞).
28 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08
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Z
dz
29 Calcolare per i seguenti cammini:
γ z
a) γ := (t, 1 − t2 ) con t ∈ [−2, 2];
b) γ := (tn , 1 − t2m ) con t ∈ [−1, 1] ed n, m interi positivi assegnati;
c) γ := (2 sin t(cos t + 2 cos3 t), 4 cos4 t − 1) con t ∈ [0, 2π];
d) γ := (1 + t4 )−1 (cos t, 2 sin t) con t ∈ [0, 4π].
e) γ := e−t (2 cos t, sin t) con t ∈ [0, ∞).

30 Dire quali delle seguenti funzioni di z = x+iy sono olomorfe sul loro dominio di definizione:
x + iy −x + iy
a) x2 − y 2 − 2xyi; b) x2 − iy 2 ; c) 2xy + i(y 2 − x2 ); d) ; e) ;
x2 + y 2 x2 + y 2
2
−x2 z
f) ey (sin(2xy) + i cos(2xy)); g) ey+2ix ; h) e1+z̄ ; i) ; l) 1 + |z|4 .
z̄ 2

31 In ciascuno dei seguenti casi scrivere il prolungamento analitico della funzione di una
variabile reale f (x) all’aperto D in C utilizzando le funzioni ez e log z:
a) f (x) := cos x e D := C;
b) f (x) := sin x e D := C;
c) f (x) := tan x e D := C \ {z = π/2 + kπ : k ∈ Z};
d) f (x) := arctan x e D := {z ∈ C : −1 < Im z < 1};
e) f (x) := arcsin x e D := {z ∈ C : −1 < Re z < 1};

f) f (x) := x e D := C \ {x ∈ R : x ≤ 0};

g) f (x) := x e D := C \ {iy : y ∈ R, y ≤ 0};
h) f (x) := xa con a ∈ R e D := C \ {x ∈ R : x ≤ 0};

32 Dimostrare le seguenti identità, dove cos z, sin z, arctan z e z a sono i prolungamenti analitici
di cos x, sin x, arctan x e xa definiti nell’esercizio 31:
a) cos2 z + sin2 z = 1 per ogni z ∈ C;
b) (sin z)0 = cos z per ogni z ∈ C;
c) (arctan z)0 = 1/(1 + z 2 ) per ogni z ∈ C tale che −1 < Im z < 1;
d) (log z)0 = 1/z per ogni z ∈ C \ {x ∈ R : x ≤ 0};
e) (z a )0 = az a−1 per ogni a ∈ R e z ∈ C \ {x ∈ R : x ≤ 0};

33 Determinare i luoghi di zeri delle seguenti funzioni olomorfe: a) ez ; b) ez + e−z ; c) cos z;


d) sin z; e) log z.

34 Dimostrare che la funzione di una variabile reale f (x) := x non ammette alcun prolun-
gamento analitico a C \ {0}.

Traccia. Scrivere esplicitamente il prolungamento analitico di x a C \ {x ∈ R : x ≤ 0};
verificare che questa funzione non può essere estesa per continuità ad alcun punto x ∈ R
con x < 0; applicare infine il principio del prolungamento analitico.

35 * Consideriamo la funzione di una variabile reale f (x) := arctan x. Dimostrare che:


a) f è prolungabile analiticamente a tutto l’aperto D := C \ {iy : y ∈ R |y| ≥ 1};
b) f non è prolungabile analiticamente ad alcun aperto di C che contiene strettamente D.
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36 ◦ Definiamo le seguenti classi di matrici reali 2 × 2:


     
a −b a b
M := : a, b ∈ R e M := 0
: a, b ∈ R
b a b −a

Dimostrare che:
a) se A, B ∈ M allora AB ∈ M ;
b) se A, B ∈ M 0 allora AB ∈ M ;
c) se A ∈ M e B ∈ M 0 allora  ∈M ;
 AB, BA
0

x −y
d) l’applicazione x + iy 7→ è un isomorfismo di campo di C in M .
y x

37 ◦ L’identificazione canonica di C con R2 data da x + iy 7→ (x, y) permette di vedere una


funzione f da C in C come una mappa da R2 in R2 . Diciamo quindi che f è differenziabile
(risp., di classe C 1 ) se è differenziabile (risp., di classe C 1 ) come mappa da R2 in R2 , ed
in tal caso indichiamo con Df la corrispondente matrice Jacobiana, vale a dire
 ∂ ∂
∂x Re f ∂y Re f

Df = ∂ ∂ .
∂x Im f ∂y Im f

Sia A un aperto di C e f : A → C una funzione differenziabile. Dimostrare che f è olomorfa


se e solo se Df (z) appartiene alla classe M definita nell’esercizio 36 per ogni z ∈ A, ed in
tal caso la derivata complessa f 0 e la matrice Jacobiana Df sono legate dalla relazione

Re f 0 −Im f 0
 
Df = .
Im f 0 Re f 0

38 ◦ Siano f e g funzioni olomorfe. Utilizzando gli esercizi 36 e 37, dimostrare che f ◦g è olomorfa
e vale la solita formula per la derivata della funzione composta: (f ◦ g)0 = (f 0 ◦ g) · g 0 .

39 ◦ Sia f : A → C una funzione olomorfa. Utilizzando l’esercizio 37, dimostrare che la matrice
Df (z) ha rango 0 o 2 per ogni z ∈ A. Dedurne che se A è connesso allora sono possibili
solo due alternative: f (A) è un punto (cioè f è costante) oppure f (A) ha parte interna
non vuota.

40 Sia A un aperto connesso e sia f : A → C una funzione olomorfa con |f | costante. Di-
mostrare che f è costante. [L’immagine di f ha parte interna vuota, applicare quindi
l’esercizio 39.]

41 Sia f : A → C una funzione olomorfa. Dimostrare che

∂f ∂f ∂f ∂ ∂
f0 = = = −i = 2 Re f = 2i Im f .
∂z ∂x ∂y ∂z ∂z

42 Sia A un aperto di C. Una funzione differenziabile f : A → C si dice antiolomorfa se in


ogni punto di A è soddisfatta l’equazione

∂f
=0.
∂z
Utilizzando gli esercizi 36 e 37, dimostrare i seguenti fatti:
30 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08
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a) f è antiolomorfa se e solo se Df (z) ∈ M 0 per ogni z ∈ A, con M 0 data nell’esercizio 36;


b) se f e g sono antiolomorfe allora f ◦ g è olomorfa;
c) se f è olomorfa e g antiolomorfa allora f ◦ g e g ◦ f sono antiolomorfe;
d) la mappa z 7→ z̄ è antiolomorfa;
e) se f (z) è olomorfa allora f (z̄) e f (z) sono antiolomorfe, mentre f (z̄) è olomorfa;
f) se f è olomorfa e antiolomorfa allora f è localmente costante.

43 Completare come segue i punti dell’esercizio 42: a) scrivere Df in termini di ∂∂z̄ f ; b) scrivere
∂ ∂ ∂ ∂ ∂ ∂
∂z (f ◦ g) in termini di ∂ z̄ f e ∂ z̄ g; c) scrivere ∂ z̄ (f ◦ g) in termini di ∂z f e ∂ z̄ g; e) posto
∂ ∂
g(z) := f (z̄), scrivere ∂z g in termini di ∂z f .

44 Sia f : A → C una funzione olomorfa. Dimostrare che g(z) := f (1/z̄) è olomorfa e scrivere
g 0 (z) in termini di f 0 (z).

45 * Per ogni matrice M , indichiamo con |M | la sua norma euclidea, vale a dire
X 1/2
2
|M | := Mij .
ij

Dato A aperto di C ed f : A → C funzione di classe C 1 , dimostrare che:


a) 2 | det Df (z)| ≤ |Df (z)|2 per ogni z ∈ A;
b) se f è olomorfa allora 2 det Df (z) = |Df (z)|2 per ogni z ∈ A;
c) se f è antiolomorfa allora 2 det Df (z) = −|Df (z)|2 per ogni z ∈ A;
d) se A è connesso e 2 | det Df (z)| = |Df (z)|2 per ogni z ∈ A allora f è olomorfa oppure
antiolomorfa.
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 31
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1 Dato α ∈ (0, 2π), sia Aα il complementare in C della semiretta chiusa {reiα : r ∈ [0, ∞)}.
È noto che la funzione log x, definita per x ∈ (0, +∞), può essere estesa analiticamente
ad Aα . Quest’estensione, indicata con log z, è una delle possibili determinazioni del loga-
ritmo complesso ed ovviamente dipende dalla scelta di α (prendendo α = π si ottiene la
determinazione standard). √
Calcolare log z per a) z = −1 + i e α = π2 , π, 3π π
2 ; b) z = −2 + i 3 e α = 2 , π, 2 .

2 Presi α, Aα e log z come nell’esercizio 1 e preso a ∈ C, è possibile definire z a per ogni


z ∈ Aα ponendo
z a := exp(a log z) .
Per a reale, questa funzione è l’estensione analitica ad Aα della funzione xa (definita per
x reale positivo); come per il logaritmo complesso, quest’estensione dipende dalla scelta di
α. Calcolare z a nei seguenti casi:
a) z = 2i , a = 1/2 , α = π/4, π, 7π/4;
b) z = −2i , a = 1/2 , α = π/4, π, 7π/4;
c) z = −8 , a = 1/3 , α = π/2, 3π/2.

3 Sia A un aperto di C e sia fn una successione di funzioni olomorfe che converge uniforme-
mente ad f su ogni sottoinsieme compatto di A. Dimostrare che f è olomorfa. [Dimostrare
che f (z) dz è una forma chiusa ed applicare il teorema di Morera.]

4 * Sia D := {|z| < 1}. Dare un esempio di funzione olomorfa f : D → C che non può essere
estesa ad alcun aperto connesso A che contiene strettamente D.
Traccia. Si prenda una successione (zn ) densa in ∂D e si ponga

X 4−n
f (z) := per ogni z ∈ D. (1)
n=1
z − zn
Verificare che la serie di funzioni in (1) converge totalmente in {|z| ≤ r} per ogni r < 1
ed usare l’esercizio 3 per dedurne che f è olomorfa su D. Per far vedere che f non è
estendibile ad A, si osservi che A deve contenere zm per qualche m ma f non è estendibile
per continuità in zm perché |f (tzm )| → +∞ quando t ↑ 1. Per dimostrare quest’ultima
asserzione osservare che
4−m X 4−n

|f (tzm )| ≥ −
tzm − zm tzm − zn
n6=m

4−m X 4−n X 4−n 2 4−m X 4−n


≥ − − ≥ · −
1 − t n<m tzm − zn n>m 1 − t 3 1 − t n<m tzm − zn

e passare al limite per t ↑ 1 (nella seconda disuguaglianza si è usato che |tzm − zn | ≥ 1 − t


per ogni n).

5 ◦ Sia D un compatto la cui frontiera è parametrizzata in senso antiorario dal cammino chiuso
semplice γ : [a, b] → C. Dimostrare che l’indice Ind(γ, z0 ) è uguale a 0 per ogni punto z0
non appartenente a D, ed è uguale a 1 per ogni z0 interno a D.
[Qui come nel seguito si assume che un cammino sia continuo e almeno C 1 a tratti.]

6 ◦ Siano dati una funzione olomorfa f : A → C e un cammino γ : I → A. Dimostrare che per


ogni z0 ∈
/ f (γ(I)) si ha
Z Z 0 Z 0
1 dz 1 f (z) 1 f (γ(t))
Ind(f ◦ γ, z0 ) = = dz = γ̇(t) dt .
2πi f ◦γ z 2πi γ f (z) 2πi I f (γ(t))
32 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08
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7 * Si consideri un cammino chiuso γ : [0, 1] → C \ {0} di classe C 1 , e sia γ0 : [0, 1] → S 1 dato


da γ0 := γ/|γ|. Dimostrare che

Ind(γ, 0) = Ind(γ0 , 0) = grado di γ0 . (1)

Traccia. La prima uguaglianza in (1) segue dal fatto che γ è omotopo a γ0 in C \ {0}. Per
quanto riguarda la seconda, per definizione il grado di γ0 è dato da ϕ0 (1) − ϕ0 (0), dove
γ0 è un qualunque sollevamento di γ, vale a dire una funzione ϕ0 : [0, 1] → R tale che
γ0 = e2πi ϕ0 . Quest’ultima identità implica

γ̇0 = 2πi e2πi ϕ0 ϕ̇0 = 2πi γ0 ϕ̇0

(si noti che γ0 e ϕ0 sono funzioni di classe C 1 ), da cui segue che


Z 1 Z 1
1 γ̇0 (t)
grado di γ0 = ϕ0 (1) − ϕ0 (0) = ϕ̇0 (t) dt = dt = Ind(γ0 , 0) .
0 2πi 0 γ0 (t)

8 * È possibile calcolare l’indice di un cammino chiuso attorno a 0 contando in modo opportuno


il numero di intersezioni di questo cammino con una semiretta che parte da 0. Dimostrare
che vale infatti quanto segue: dato γ : [0, 1] → C \ {0} un cammino chiuso di classe C 1
ed R semiretta della forma {rv : r ∈ [0, +∞)} con v ∈ S 1 , indichiamo con S l’insieme dei
t ∈ (0, 1] tali che γ(t) ∈ R, e supponiamo che per ogni t ∈ S : si abbia

hiv; γ̇(t)i =
6 0 (1)

(dati a, b ∈ C, ha; bi è il prodotto scalare di a e b come vettori di R2 ); allora l’insieme S è


finito e
Ind(γ, 0) = #{t ∈ S : hiv; γ̇(t)i > 0} − #{t ∈ S : hiv; γ̇(t)i < 0} . (2)
[Il numero complesso iv rappresenta il vettore (di R2 ) ottenuto ruotando v di 90◦ in senso
antiorario, e quindi la (1) significa che la componente del vettore γ̇ nella direzione ortogonale
a v non deve essere mai nulla nei punti in cui γ interseca R.]
Traccia. Presi γ0 e ϕ0 come nell’esercizio 7 si ha γ = |γ|e2πi ϕ0 , da cui si ottiene

hγ̇; iγi = 2π|γ|2 ϕ̇0 . (3)

Pertanto la (1) implica ϕ̇0 6= 0 per ogni t ∈ S, e siccome S coincide con l’insieme dei
t ∈ (0, 1] tali che ϕ0 (t) ∈ Z, si deduce che S è un sottoinsieme discreto di [0, 1], e quindi S
è finito. Inoltre, indicando con t1 , . . . , tn i punti di S ordinati in senso crescente, si ha

ϕ̇0 (tk ), ϕ̇0 (tk+1 ) positivi ⇒ ϕ0 (tk+1 ) = ϕ0 (tk ) + 1


ϕ̇0 (tk ), ϕ̇0 (tk+1 ) negativi ⇒ ϕ0 (tk+1 ) = ϕ0 (tk ) − 1
ϕ̇0 (tk ), ϕ̇0 (tk+1 ) discordi ⇒ ϕ0 (tk+1 ) = ϕ0 (tk )

e utilizzando da queste implicazioni si ottiene l’identità

grado di γ0 = ϕ0 (1) − ϕ0 (0) = #{k : ϕ̇0 (tk ) > 0} − #{k : ϕ̇0 (tk ) < 0} ,

che, tenuto conto dell’esercizio 7 e della (3), equivale alla (2).

9 Sia z0 un punto di C, e siano γ1 , γ2 : I → C dei cammini chiusi tali che |γ2 (t)| < |γ1 (t) − z0 |
per ogni t. Dimostrare che Ind(γ1 , z0 ) = Ind(γ1 + γ2 , z0 ).
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 33
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Traccia. Utilizzare il fatto che i cammini chiusi γ1 e γ1 + γ2 sono omotopi in C \ {z0 }.


Un’omotopia è Γ : (t, s) 7→ γ1 (t) + sγ2 (t) con t ∈ I, s ∈ [0, 1]. Si osservi che la condizione
|γ2 | < |γ1 − z0 | implica sia z0 ∈
/ γ1 (I) che z0 ∈
/ (γ1 + γ2 )(I).

10 Calcolare l’indice Ind(γ, 0) per i seguenti cammini:


a) γ := (t4 , 1 − t2 ) con t ∈ [−2, 2];
b) γ := (1 + 2 cos t, 2 sin t) con t ∈ [0, 2π];
c) γ := (a cos t, b sin t) con t ∈ [0, 4π] ed a, b numeri reali positivi assegnati;
d) γ := (2 sin t(cos t + 2 cos3 t), 4 cos4 t − 1) con t ∈ [0, 2π];
e) γ := (e−|t| cos t, e|t| sin t) con t ∈ [−π, π].

11 * Si ricordi che la distanza di Hausdorff tra sottoinsiemi chiusi D1 , D2 di C (o più in generale


di uno spazio metrico X) è data
dH (D1 , D2 ) := inf{r : D1 ⊂ (D2 )r , D2 ⊂ (D1 )r } ,
dove (D1 )r e (D2 )r sono gli r-intorni aperti di D1 ed D2 rispettivamente.
Siano ora D1 , D2 due generici compatti le cui frontiere sono parametrizzate in senso anti-
orario dai cammini chiusi semplici γ1 , γ2 : [0, 1] → C. Dimostrare che
a) dH (∂D1 , ∂D2 ) ≤ kγ1 − γ2 k∞ ;
b) dH (∂D1 , ∂D2 ) ≤ dH (D1 , D2 );
c) non esiste alcuna C indipendente da D1 e D2 tale che dH (D1 , D2 ) ≤ C dH (D1 , D2 );
d) dH (D1 , D2 ) ≤ kγ1 − γ2 k∞ .
Traccia. Nella dimostrazione di d), il punto fondamentale è far vedere che, dato z ∈ C tale
che dist(z, ∂D1 ) > kγ1 − γ2 k∞ , allora Ind(γ1 , z) = Ind(γ2 , z); l’uguaglianza segue dal fatto
che γ1 e γ2 sono omotopi in C \ {z}.

12 ◦ Sia f : A → C una funzione olomorfa e sia D un sottoinsieme compatto di A la cui


frontiera è parametrizzata in senso antiorario dal cammino chiuso semplice γ : [a, b] → C.
Dimostrare che z0 ∈ f (D) se e solo se Ind(f ◦ γ, z0 ) 6= 0.

13 Sia P un polinomio di grado d ≥ 1. Far vedere che P ha almeno una radice complessa
completando la seguente traccia di dimostrazione.
Traccia. Dato r > 0 poniamo γr (t) := reit per ogni t ∈ [0, 2π]. Supponendo per assurdo
che P (z) 6= 0 per ogni z ∈ C, si deduce che Ind(P ◦ γr , 0) = 0 per ogni r (cfr. esercizio 12).
D’altra parte P (z) = az d + o(|z|d ) per |z| → +∞, da cui si deduce che
Ind(P ◦ γr , 0) = Ind(aγ d , 0) = d
per r sufficientemente grande (cfr. esercizio 9), in contraddizione con quanto detto sopra.

14 Sia A un aperto connesso di C ed f : A → C una funzione olomorfa non costante. Dimo-


strare che f è una mappa aperta.
Traccia. Il punto fondamentale è far vedere che per ogni z0 ∈ A l’insieme f (A) contiene
un intorno di f (z0 ). Possiamo supporre z0 = 0 e f (z0 ) = 0. Detti an i coefficienti della
serie di Taylor di f in 0, sia n il più piccolo indice tale che an 6= 0; supponiamo inoltre che
an = 1. Allora
f (z) = z n + o(|z|n ) per |z| → 0
e quindi esiste r > 0 tale che γ(t) := f (reit ) si scompone come γ1 + γ2 dove γ1 (t) := rn eint
e |γ2 (t)| ≤ rn /2 per ogni t ∈ [0, 2π]. Ne consegue che per ogni y tale che |y| < rn /2 si ha
rn rn
|γ1 (t) − y| > rn − = > γ2 (t) per ogni t ∈ [0, 2π],
2 2
34 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08
Raccolta di esercizi n. 4 – 31/5/2008

e usando l’esercizio 9 si deduce che

Ind(f (reit ), y) = Ind(γ, y) = Ind(γ1 , y) = n ,

e quindi y ∈ f (A) (cfr. esercizio 12). Abbiamo dunque dimostrato che f (A) contiene il
disco aperto di centro f (z0 ) = 0 e raggio rn /2.

15 Sia A un aperto connesso di C ed f : A → C una funzione olomorfa che soddisfa l’equazione


(Re f )2 + (Im f )4 = 1. Dimostrare che f deve essere costante.
Traccia. Verificare che l’insieme dei punti x + iy ∈ C tali che x2 + y 4 = 1 ha parte interna
vuota in C, mentre l’immagine di una funzione olomorfa non costante non ha mai parte
interna vuota (cfr. esercizio 14).

16 Sia f : A → C una funzione olomorfa. Dato z0 in A, indichiamo con R il raggio di


convergenza della la serie di Taylor di f in z0 . Dimostrare che R ≥ dist(z0 , C \ A).
Traccia. Siano an i coefficienti della serie in questione e si prenda r < dist(z0 , C \ A).
Siccome il disco chiuso di centro z0 e raggio r è contenuto in A, per ogni n ≥ 0 vale la
disuguaglianza di Cauchy

|an | ≤ M r−n M := sup |f (z0 + reit )| : 0 ≤ t ≤ 2π .



dove
p
Ne segue che lim supn n
|an | ≤ 1/r e quindi R ≥ r.

17 Sia A un aperto di C, e sia f : A → C una funzione continua con la proprietà della media,
vale a dire che Z 2π
1
f (z) = f (z + reit ) dt (1)
2π 0
per ogni z ∈ A e r > 0 tali che il disco chiuso Dr (z) di centro z e raggio r è contenuto in
A. Dimostrare che per gli stessi z ed r si ha
Z
1
f (z) = f (x + iy) dx dy . (2)
πr2
Dr (z)

[Scrivere l’integrale in (2) coordinate polari ed applicare la (1).]

18 Sia A un aperto limitato di C e sia f : A → R una funzione continua con la proprietà


della media in ogni punto di A. Dimostrare che il valore massimo ed il valore minimo di
f vengono assunti sulla frontiera di A. Far vedere inoltre che se A è connesso ed il valore
massimo (oppure minimo) di f viene assunto anche in un punto di A allora f è costante.
Traccia. Applicare il principio del massimo modulo alle funzioni f − m e M − f dove m e
M sono rispettivamente il valore minimo e massimo di f su A.

19 Dimostrare la seguente generalizzazione del teorema di Liouville. Sia p numero reale posi-
tivo e sia f : C → C una funzione olomorfa con crescita di ordine p all’infinito, vale a dire
che esistono delle costanti C ed R tali che |f (z)| ≤ C|z|p per ogni z con |z| ≥ R. Allora f
è un polinomio di grado ≤ p.
Traccia. Siano an i coefficienti della serie di Taylor di f in 0. Per ogni n ≥ 0, utilizzando
la disuguaglianza di Cauchy si ottiene |an | ≤ Crp−n per ogni r ≥ R, e passando al limite
per r → +∞ si deduce che an = 0 quando n > p.
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 35
Raccolta di esercizi n. 4 – 31/5/2008

20 Sia A un aperto connesso di C e sia f : A → C una funzione olomorfa tale che exp(f )
costante. Dimostrare che f è costante.

21 Sia f : C → C una funzione olomorfa la cui parte reale è limitata superiormente. Dimo-
strare che f è costante. [Applicare il teorema di Liouville a g := exp(f ).]

22 Sia f : C → C una funzione olomorfa tale che la funzione g := a · Re f + b · Im f è limitata


superiormente per opportuni a, b ∈ R non entrambi nulli. Dimostrare che f è costante.

23 * Data una funzione continua e crescente φ : (0, +∞) → (0, +∞), diciamo che g : C → C ha
crescita di ordine φ(t) all’infinito se esistono delle costanti C, R tali che |g(z)| ≤ Cφ(|z|)
per ogni z con |z| ≥ R. Dimostrare che per ogni funzione olomorfa f : C → C i seguenti
enunciati sono equivalenti:
(i) f 0 ha crescita di ordine φ(t) all’infinito;
(ii) f ha crescita di ordine t φ(t) all’infinito.
Traccia. (i) ⇒ (ii): per ogni w ∈ C si ha
Z
f (w) = f (0) + f 0 (z) dz
γ

dove γ(t) := tw con t ∈ [0, 1], da cui segue che |f (w)| ≤ m|w| dove m è l’estremo superiore
di |f 0 (tw)| per t ∈ [0, 1], e m si maggiora con Cφ(|w|) per un opportuno C.
(ii) ⇒ (i): utilizzando la formula di Cauchy, dimostrare che per ogni w ∈ C si ha
Z
0 1 f (z)
f (w) = dz
2πi γ (z − w)2

dove γ(t) := w + 21 |w|eit con t ∈ [0, 2π]. Dedurne che |f 0 (w)| ≤ 4m/|w| dove m è l’estremo
superiore di |f (z)| sull’immagine di γ, e osservare che m si maggiora con C |w| φ(|w|) per
un opportuno C.

24 * Sia φ come nell’esercizio 23 e sia f : Rn → Rm una funzione di classe C 1 con n, m ≥ 1.


Dimostrare che se Df ha crescita di ordine φ(t) all’infinito allora f ha crescita t φ(t)
all’infinito. Fare vedere con un esempio che in generale non vale il viceversa. [Dunque
l’implicazione (i) ⇒ (ii) nell’esercizio 23 dipende specificamente dal fatto che f è olomorfa.]

25 * Dimostrare la seguente generalizzazione del teorema di Liouville: se f : C → C è una


funzione olomorfa la cui parte reale ha crescita di ordine p all’infinito con p numero reale
positivo, allora f è un polinomio di grado ≤ p.
Traccia. Tenuto conto degli esercizi 19 e 23, basta dimostrare che f 0 ha crescita di ordine
∂g ∂g
p − 1 all’infinito. Posto g := Re f , si ha f 0 = ∂x − i ∂y , e siccome f 0 ha la proprietà della
media, usando la formula (2) nell’esercizio 17 si ottiene
Z
1 ∂g ∂g
f 0 (w) = −i dx dy
πr2 ∂x ∂y
Dr (w)

per ogni w ∈ C, r > 0, e applicando il teorema di Gauss-Green


Z
0 i
f (w) = 2 g dz̄ (1)
πr γ
36 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08
Raccolta di esercizi n. 4 – 31/5/2008

dove γ(t) := w + reit con t ∈ [0, 2π]. Utilizzando la formula (1) con r := 21 |w| si ottiene
infine |f 0 (w)| ≤ 4m/|w| dove m è l’estremo superiore di |f (z)| sull’immagine di γ, ed m si
maggiora con C|w|p per un opportuno C.

26 Dare un esempio di funzione continua sul semipiano y ≥ 0 ed olomorfa sul semipiano y > 0
che non può essere estesa ad una funzione olomorfa su C.

27 Sia D il disco aperto {|z| < 1}, e sia f : D \ {0} → C una funzione olomorfa estendibile
per continuità alla circonferenza ∂D, e che su questa assume valori reali. Dimostrare che
la funzione data da 
 f (z) per 0 < |z| ≤ 1
f˜(z) :=
f (1/z̄) per |z| > 1

è un’estensione olomorfa di f a C \ {0}.

28 Sia A il semipiano {y > 0}, e sia f una funzione olomorfa e limitata su A che può essere
estesa per continuità all’asse delle x, e che su questo assume valori puramente immaginari.
Dimostrare che f è costante. [Estendere f ad una funzione olomorfa limitata su tutto C.]

29 Sia A un aperto limitato di C e sia f : A → C una funzione continua ed olomorfa su A


la cui parte reale è costante sulla frontiera di A. Dimostrare che f è costante. [Usare
l’esercizio 18 per ottenere che la parte reale di f è costante su A.]

30 Sia A un aperto di C simmetrico rispetto all’asse delle x e sia f : A → C una funzione


olomorfa. Dimostrare che f si può scomporre come f = f1 + f2 dove f1 , f2 : A → C
sono funzioni olomorfe tali che sull’asse delle x la funzione f1 assume valori reali mentre f2
assume valori puramente immaginari. Dimostrare inoltre che se A è connesso allora tale
scomposizione è unica. [Prendere f1 (z) := 21 (f (z) + f (z̄)) e f2 (z) := 21 (f (z) − f (z̄)).]

31 Sia D := {|z| < 1}, e sia f : D → C una funzione continua ed olomorfa su D che assume
valori reali sulla circonferenza ∂D. Dimostrare che f è costante. Dedurne che due funzioni
continue su D ed olomorfe su D le cui parti reali coincidono su ∂D differiscono solo per
una costante. [Utilizzare l’esercizio 27.]

32 * L’esercizio 31 mostra che una funzione olomorfa sul disco è determinata a meno di costanti
dalla restrizione della sua parte reale alla frontiera. Vale in effetti un enunciato più preciso:
presa f come nell’esercizio 31, indichiamo con an i coefficienti della serie di Taylor di f in
0 e poniamo g(θ) := Re f (eiθ ) per ogni θ ∈ [0, 2π]; si ha allora che
Z 2π Z 2π
1 1
Re a0 = g(θ) dθ e an = g(θ)e−inθ dθ per n = 1, 2, . . . (1)
2π 0 π 0

Traccia. Si verifica direttamente che la (1) vale per f (z) := z n con n ≥ 0, e per linearità
vale anche per ogni f polinomio. Con opportuni argomenti di densità si estende la (1) ad
ogni f olomorfa su un aperto che contiene D, e poi ad ogni f continua su D ed olomorfa
su D.

33 * Sia D := {|z| < 1}, e sia g : [0, 2π] → R una funzione continua e C 1 a tratti tale che
g(0) = g(2π). Dimostrare che esiste una funzione f : D → C, olomorfa in D, tale che

f (eiθ ) = g(θ) per ogni θ ∈ [0, 2π].


Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 37
Raccolta di esercizi n. 4 – 31/5/2008

Traccia. Scrivere g come serie di Fourier complessa

+∞
X
g(θ) = cn einθ ,
n=−∞

osservare che c−n = c̄n per ogni n, e porre

+∞
X
f (z) := c0 + 2cn z n . (1)
n=1

Il punto più delicato è verificare che la serie di potenze in (1) converge totalmente su D.

34 Sia D := {|z| < 1}, e sia f : D → C una funzione continua e olomorfa su D tale che |f | è
costante su ∂D. Far vedere che f si annulla in almeno un punto di D oppure è costante.
[Supponendo f 6= 0, applicare il principio del massimo modulo a f (z) e 1/f (z).]

35 Sia Dr := {|z| < r}, e sia f : Dr \ {0} → C una funzione olomorfa. Dimostrare che se
esistono delle costanti positive C, p, ρ tali che |f (z)| ≤ C|z|p per |z| ≤ ρ allora 0 è una
singolarità rimovibile oppure un polo di ordine ≤ p. [Utilizzare le stime di Cauchy per i
coefficienti della serie di Laurent di f in 0.]

36 Per ciascuna delle seguenti funzioni olomorfe, scrivere lo sviluppo di Laurent in 0:


2 sin z 1 ez
a) e−1/z ; b) ; c) ; d) ez + e1/z ; e) sin(1 + 1/z); f) .
z4 z2 + z4 z2

37 Sia f una funzione della forma f (z) = g(z) (z − z0 )−1 con g funzione olomorfa tale che
g(z0 ) 6= 0. Verificare che z0 è un polo semplice con residuo Res(f, z0 ) = g(z0 ).

38 Sia f una funzione della forma f (z) = g(z) (z − z0 )−(k+1) con g funzione olomorfa tale che
g(z0 ) 6= 0. Verificare che z0 è un polo di ordine k + 1 con residuo

1 (k)
Res(f, z0 ) = g (z0 )
k!

dove g (k) indica la derivata complessa k-esima di g.

39 Sia f una funzione della forma f (z) = 1/g(z) con g funzione olomorfa con uno zero semplice
in z0 . Verificare che z0 è un polo semplice con residuo Res(f, z0 ) = 1/g 0 (z0 ).

40 Sia f una funzione della forma f (z) = h(z)/g(z) con g funzione olomorfa con uno zero
semplice in z0 ed h funzione olomorfa non nulla in z0 . Verificare che z0 è un polo semplice
con residuo Res(f, z0 ) = h(z0 )/g 0 (z0 ).

41 Sia f (z) = 1/g(z) con g funzione olomorfa con uno zero doppio in z0 .
a) Dimostrare che z0 è un polo di ordine 2;
b) esprimere Res(f, z0 ) in base alle derivate di g in z0 .

42 Per ciascuna delle seguenti funzioni olomorfe, individuare i punti singolari isolati , calcolare
il residuo e dire se si tratta di singolarità rimovibili, singolarità essenziali, oppure poli (ed
in tal caso specificarne l’ordine):
38 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08
Raccolta di esercizi n. 4 – 31/5/2008

1 2z + 1 sin z log(1 + z) ez 1 1
a) ; b) ; c) ; d) ; e) ; f) ; g) ;
z2 − 4 z2 + 1 z−i zn 1+z sin z (z 2 − 1)2
1 1 1 1 sin z sin z
h) ; i) ; l) e1/z ; m) ; n) ; o) ; p) .
sin2 z zn +1 ez −1 log z z z − z2

43 Per ciascuna delle seguenti funzioni olomorfe, scrivere lo sviluppo di Laurent nel punto
all’infinito (usando quindi la variabile z 0 = 1/z):
1 cos z
a) e−z ; b) ez + e1/z ; c) z 2 + z 4 ; d) ; e) ; f) log(1 + 1/z 2 ).
z2 + z4 z2

44 Per ciascuna delle seguenti funzioni olomorfe calcolare il residuo all’infinito e dire se il
punto all’infinito (∞) è una singolarità rimovibile, una singolarità essenziale oppure un
polo (ed in tal caso specificarne l’ordine):
z2 z ez + e−z
a) e−z ; b) ez + e1/z ; c) ; d) ; e) ; f) ez(z+1) .
1+z 1 + z2 z

45 Utilizzare il metodo dei residui per calcolare i seguenti integrali:


Z ∞ Z ∞ Z ∞
dx eiax cos x
a) 4
; b) 2
dx con a ∈ R ; c) dx ;
−∞ 4 + x −∞ 1 + x 0 2 + 3x2 + x4
Z 2π Z ∞ Z ∞
dθ sin x 1
d) ; e) dx ; f) dx con n > 1 intero;
0 2 + sin θ 0 x 0 1 + xn
Z ∞ Z ∞ Z ∞
1 log x dx
g)* a
dx con a > 1 razionale; h) 2
dx ; i) √ ;
0 1+x 0 1+x 0 x(4 + x2 )
Z π Z ∞ √ Z ∞
1 + cos θ 3
x dx dx
l) 2 dθ ; m) ; n) 6 + 9x3 + 8
.
0 2 + sin θ 0 x(x + 8) 0 x

46 * Dimostrare che
∞ ∞
Z Z r
cos x sin x π
√ dx = √ dx = .
0 x 0 x 2

[Calcolare l’integrale di eiz / z dz sul bordo dell’insieme
R Qr dato dall’intersezione
√ del cer-
chio {|z| < r} con il primo quadrante e ricordare che R exp(−x2 ) dx = π.]

47 In ciascuno dei seguenti casi utilizzare il teorema di Rouché per calcolare il numero di zeri
e di poli della funzione f (z) contenuti nell’aperto A (contati con la loro molteplicità):
a) f (z) := z 3 + 3z + 1 e A := {|z| < 2};
b) f (z) := z 5 + 3z + 1 e A := {|z| > 1};
c) f (z) := z 4 + 1 + 4/z e A := {|z| < 2};
d) f (z) := z 4 + 1 + 4/z e A := {1/2 < |z| < 2};
z 8 − 5z 2 − 1
e) f (z) := e A := {|z| < 1};
2z 4 − z

48 * Data la funzione
1
f (z) := 3 cos z + ,
1 + z2
dimostrare che:
a) f ha infiniti zeri nella striscia A := {− 12 < Im z < 21 };
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2007/08 39
Raccolta di esercizi n. 4 – 31/5/2008

b) tutti gli zeri di f tranne 2 sono tutti contenuti in A;


2
c) detto N (r) il numero di zeri di f con valore assoluto ≤ r allora N (r) ∼ πr per r → ∞.
Traccia. Per ogni intero k ≥ 1 si ponga

Ak := (−2πk, 2πk) × (− 12 , 21 ) , Bk := (−2πk, 2πk) × (−k, − 21 ) ∪ ( 12 , k) ,




e si utilizzi quindi il teorema di Rouché per far vedere che il rettangolo Ak contiene esat-
tamente 4k zeri di f , mentre Bk ne contiene 2.
Versione: 9 febbraio 2010

Università di Pisa
Corso di laurea in Matematica

Testi e soluzioni degli scritti d’esame di


Topologia e Analisi Complessa
a.a. 2008/09

docenti: F. Broglia, G. Alberti

Giovanni Alberti
Dipartimento di Matematica
Università di Pisa
largo Pontecorvo 5
56127 Pisa
www.dm.unipi.it/~alberti
Avvertenze
Questa è una raccolta degli scritti d’esame per il corso di Topologia e Analisi Complessa del
corso di laurea in Matematica, a.a. 2008/09. La prima parte contiene i testi di tutti gli scritti,
incluse le prove in itinere (compitini), mentre la seconda sezione contiene una breve traccia
delle soluzioni.

Programma del corso.

Omotopia e gruppo fondamentale.


Connessione per archi, cammini e operazioni fra cammini continui.
Omotopia tra funzioni continue, omotopia relativa, omotopia tra cammini.
Equivalenza omotopica; retratti e retratti di deformazione; spazi contraibili.
Il gruppo fondamentale di uno spazio topologico; ruolo del punto base.
Omomorfismi tra gruppi fondamentali indotti da applicazioni continue; invarianza per omo-
topia; il gruppo fondamentale di spazi omotopicamente equivalenti.
Il gruppo fondamentale di un prodotto.
Rivestimenti; sollevamento di cammini; rivestimento del quoziente di uno spazio rispetto
all’azione di un gruppo; calcolo di alcuni gruppi fondamentali; lemma di monodromia.
Il teorema di van Kampen (con dimostrazione parziale).
Funzioni olomorfe di una variabile complessa
L’algebra delle serie formali.
Serie convergenti; calcolo del raggio di convergenza; operazioni sulle serie convergenti; deri-
vata di una serie convergente.
La funzione esponenziale complessa come rivestimento da C in C∗ .
Funzioni analitiche; analiticità della somma di una serie convergente; prolungamento anali-
tico; funzioni meromorfe.
Forme differenziali e loro integrazione; forme chiuse e forme esatte; primitive lungo un
cammino o lungo un’omotopia; la forma dz/z; indice di un cammino chiuso.
Funzioni olomorfe; condizioni di Cauchy-Riemann; le funzioni olomorfe con derivata diversa
da 0 come isomorfismi analitici locali.
Formula integrale di Cauchy; sviluppo in serie di una funzione olomorfa; formula e teorema
di Cauchy per un compatto.
Il teorema della mappa aperta; principio del massimo; principio di simmetria.
Serie di Laurent; sviluppo di una funzione olomorfa in una corona; singolarità isolate; classi-
ficazione tramite limite e tramite serie; il teorema di Weirstrass per le singolarità essenziali;
La sfera di Riemann e il teorema dei residui. Calcolo degli integrali con il metodo dei residui.
Derivata logaritmica; comportamento attorno ad una radice multipla di una funzione olo-
morfa; teorema di Rouché.

2
Testi
24.4.09 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Testi
Primo compitino, 24 aprile 2009

1. Dato un numero intero n ≥ 2, calcolare il gruppo fondamentale di

X := (x, y) ∈ Rn × Rn : x 6= y .


2. Sia X il sottoinsieme di R3 dato dall’unione di tutti i possibili segmenti di estremi compresi


tra e0 , e1 , e2 , e3 dove e0 = 0 e e1 , e2 , e3 sono i vettori della base canonica di R3 (in altre
parole X è l’unione degli spigoli del tetraedro di vertici e0 , e1 , e2 , e3 ). Usando il teorema di
van Kampen, calcolare il gruppo fondamentale di X.
3. Sia X lo spazio ottenuto a partire dal piano proiettivo P2 (R) identificando tra loro i punti
di una data retta R. Dimostrare che X è semplicemente connesso.
4. Dire di ciascuna delle seguenti affermazioni se sono vere o false:
a) P2 (R) è omeomorfo a S 1 × S 1 ;
b) P2 (R) riveste S 1 × S 1 ;
c) S 1 × S 1 riveste P2 (R);
d) S 3 riveste S 1 × S 2 ;
e) S 1 × S 2 riveste S 3 .

4
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Testi 8.6.09
Secondo compitino, 8 giugno 2009
Z ∞
sin(πx)
1. Utilizzando il teorema dei residui, calcolare dx.
−∞ x(x2 − 2x + 2)
2. Si consideri la funzione meromorfa

z 9 − 3z 3 + 1
f (z) := .
2z 4 + 3z 2 − 2

Determinare il numero di zeri di f contenuti nella corona circolare A := {z : 1 < |z| < 2},
contati con la loro molteplicità, e dire se si tratta di zeri semplici o meno.
3. Sia f : C → C una funzione olomorfa propria, cioè tale che l’immagine inversa di ogni
compatto è compatta.
a) Dimostrare che f ha un polo di ordine finito all’infinito.
b) Dimostrare che f è un polinomio.
4. Sia A un aperto di C e sia f : A → C una funzione olomorfa iniettiva. Dimostrare che
f 0 (z) 6= 0 per ogni z ∈ A.

5
23.6.09 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Testi
Scritto del primo appello, 23 giugno 2009

1. Dato n ≥ 2, si consideri sullo spazio X := Rn \ {0} la relazione di equivalenza ∼ definita da

x∼y ⇐⇒ |y| = 2k |x| per qualche k ∈ Z.

a) Dimostrare che X/∼ è connesso per archi e calcolarne il gruppo fondamentale.


b) Esibire un insieme di generatori del gruppo fondamentale di X/∼.
2. Dimostrare che ogni mappa dal piano proiettivo nella bottiglia di Klein è omotopa ad una
costante.
Z ∞ √
4
x
3. Utilizzando il teorema dei residui, calcolare 2
dx.
0 x + 2x + 4
4. Si consideri la funzione meromorfa
2
f (z) := ez − e−z + .
z−3

Determinare il numero di zeri di f contenuti nella striscia A := {z : |Im z| < π/2}, contati
con la loro molteplicità. Dire se si tratta di zeri semplici o meno.

6
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Testi 20.7.09
Scritto del secondo appello, 20 luglio 2009

1. Rappresentiamo come al solito lo spazio proiettivo Pn (R) come quoziente della sfera S n
rispetto all’azione della mappa antipodale, ed indichiamo con pn : S n → Pn (R) la relativa
proiezione.
a) Dimostrare che per ogni n > 1 e m ≥ 1 vale la seguente proprietà (P): ogni mappa
continua g : Pn (R) → Pm (R) può essere sollevata ad una mappa continua da S n in S m , vale
a dire che esiste g̃ : S n → S m continua tale che pm ◦ g̃ = g ◦ pn .
b) Dire se la proprietà (P) vale per n = 1 e m > 1.
c) Dire se la proprietà (P) vale per n = 1 e m = 1.
2. Posto X := (C∗ )2 con C∗ := C \ {0}, e fissati due numeri interi positivi n1 , n2 , sia G il
gruppo degli omeomorfismi di X generato dalla mappa

g : (z1 , z2 ) 7→ (λ1 z1 , λ2 z2 )

dove λj := exp(2πi/nj ) per j = 1, 2.


a) Dimostrare che G è un gruppo ciclico e calcolarne l’ordine.
b) Dimostrare che l’azione di G su X è propriamente discontinua.
c) Determinare il gruppo fondamentale di X/G, esibendone un insieme di generatori.
Z ∞
e2ix
3. Utilizzando il teorema dei residui, calcolare 4 2
dx.
−∞ x + 5x + 4

4. a) Dimostrare la seguente generalizzazione del lemma di Schwartz: Sia D un aperto limitato


di C e sia g : D → C una funzione continua, olomorfa su D, che non si annulla mai su ∂D
e in D ha solo zeri semplici. Presa una funzione continua f : D → C, olomorfa su D, se
si ha che |f (z)| ≤ |g(z)| per ogni z ∈ ∂D e f (z) = 0 per ogni z ∈ D con g(z) = 0, allora
|f (z)| ≤ |g(z)| per ogni z ∈ D.
b) Far vedere con un esempio che l’ipotesi che gli zeri di g siano semplici è necessaria.

7
7.9.09 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Testi
Scritto del terzo appello, 7 settembre 2009

1. Sia X lo spazio ottenuto quozientando il disco chiuso D := {z ∈ C : |z| ≤ 1} rispetto alla


relazione di equivalenza ∼ che identifica ad un punto ogni sottoinsieme della forma

z, e2πi/3 z, e4πi/3 z

con z ∈ C, |z| = 1.

Sia invece X̃ lo spazio ottenuto quozientando l’unione dei tre dischi chiusi Y := D × {0, 1, 2}
rispetto alla relazione di equivalenza ∼ che identifica ad un punto ogni sottoinsieme della
forma
(z, 0), (e2πi/3 z, 1), (e4πi/3 z, 2)

con z ∈ C, |z| = 1.

a) Dimostrare che X̃ è semplicemente connesso.


b) Dimostrare che esiste un rivestimento p : X̃ → X di ordine 3.
c) Calcolare il gruppo fondamentale di X.
2. Dato p ∈ R3 , si consideri l’insieme X dato dall’unione del piano P di equazione y = 0 e
della circonferenza C di centro p e raggio 1 che giace sul piano di equazione z = 0.
Dire per quali p l’insieme X è connesso per archi ed in tal caso calcolarne il gruppo fonda-
mentale, esibendo esplicitamente un insieme di generatori.
3. a) Determinare il residuo di ciascuno dei poli della funzione meromorfa

1
f (z) := .
(4 + z 4 )2

[Suggerimento: usare la formula per il residuo di (z − a)−2 g(z) in a, dove g è una funzione
olomorfa non nulla in un intorno di a.]
Z ∞
1
b) Utilizzando il teorema dei residui, calcolare dx.
0 (4 + x4 )2
4. Si consideri inoltre la funzione meromorfa
1
f (z) := ez − .
z3

a) Calcolare il numero di zeri di f contenuti in D := {z ∈ C : 1/2 ≤ |z| ≤ 3}.


b) Dimostrare che tali zeri sono tutti semplici.

8
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Testi 11.1.10
Scritto del quarto appello, 11 gennaio 2010

1. Sia M l’unione di 3 semipiani distinti nello spazio delimitati dalla stessa retta R, e sia
X := M \ {p0 } dove p0 è un punto di R; indichiamo inoltre con E l’intersezione di X con la
sfera di centro p0 e raggio 1.
a) Dimostrare che E è un retratto di deformazione di X.
b) Calcolare il gruppo fondamentale di X indicando esplicitamente un insieme di generatori.
2. Calcolare il gruppo fondamentale dei seguenti spazi:
a) il completato proiettivo di un piano in R3
b) il completato proiettivo della superficie S in R3 di equazione x3 = x21 + x22 .
3. a) Sia g una funzione olomorfa in un intorno del numero complesso a ed n un intero positivo.
Calcolare il residuo di (z − a)−n g(z) in a in termini delle derivate di g in a.
b) Determinare ordine e residuo di ciascuno dei poli della funzione meromorfa

eiz
f (z) := .
(1 + z 2 )2
Z ∞
c) Utilizzando il teorema dei residui, calcolare f (x) dx.
−∞

4. Si consideri la funzione meromorfa


1
f (z) := z(z 3 − 4) + ez/2 + .
4z − 6

Calcolare il numero di zeri di f contenuti nella corona circolare D := {z : 1 ≤ |z| ≤ 2},


contati con la loro molteplicità.

9
9.2.10 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Testi
Scritto del quinto appello, 9 febbraio 2010

1. Sia f : R2 → R2 una mappa continua che coincide con l’identità fuori da un compatto.
Dimostrare che f è suriettiva.
2. a) Sia X il quoziente della circonferenza S 1 := {z : |z| = 1} rispetto alla relazione di
equivalenza
z1 ∼ z2 ⇔ z13 = z23 .
Calcolare il gruppo fondamentale di X, esibendone esplicitamente un insieme di generatori.
b) Sia D := {z ∈ C : |z| ≤ 1}, e sia Y il quoziente di D indotto dalla relazione di equivalenza

z1 ∼ z2 ⇔ z1 = z2 oppure z1 , z2 ∈ S 1 e z13 = z23 .

Calcolare il gruppo fondamentale di Y indicando esplicitamente un insieme di generatori.


[Si suggerisce di usare il teorema di van Kampen.]
Z ∞
cos x
3. Utilizzando il teorema dei residui, calcolare dx.
−∞ (x − 1)4 + 4
4. Sia D il disco aperto {|z| < 1}, e sia f un omeomorfismo di D in sé, olomorfo in D, che
porta 0 in 0 e ∂D in ∂D. Si consideri la mappa

f (z) se |z| ≤ 1,



g(z) := 1

 se |z| > 1.
f (1/z̄)

Dimostrare quanto segue:


a) g è ben definita per ogni z ∈ C, continua, e olomorfa in C \ S 1 ;
b) g è olomorfa in tutto C;
c) g ha crescita lineare all’infinito (cioè esistono c, r tali che |g(z)| ≤ c|z| per |z| ≥ r);
d) esiste a ∈ S 1 tale che f (z) = az per ogni z ∈ D.

10
Soluzioni
24.4.09 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni
Primo compitino, 24 aprile 2009

1. La mappa (x, y) 7→ (x − y, y) è un omeomorfismo di X in (Rn \ {0}) × Rn , e quest’ultimo è


omotopicamente equivalente a S n−1 perché Rn meno un punto è omotopicamente equivalente
a S n−1 mentre Rn è omotopicamente equivalente a un punto (è contraibile). Pertanto X è
connesso per archi per ogni n e semplicemente connesso per n ≥ 3, mentre per n = 2 si ha
che π1 (X) ' π1 (S 1 ) ' Z.
2. Per ogni i = 1, 2, 3, indichiamo con Ti il triangolo dato dall’unione dei tre segmenti di vertici
ej con j 6= i (cfr. figura sotto). La soluzione dell’esercizio è quindi divisa in tre passi:
(i) π1 (Ti ) ' Z per ogni i = 1, 2, 3 (segue dal fatto che ogni Ti è omeomorfo a S 1 );
(ii) π1 (T1 ∪ T2 ) ' Z ∗ Z (gruppo libero con due generatori);
(iii) π1 (X = T1 ∪ T2 ∪ T3 ) ' Z ∗ Z ∗ Z (gruppo libero con tre generatori).

T1 Y
e2 U1\ T1 V1\ Y

X
T2 T3
e1 U2\ T2 U3\ T3

e3

Dimostriamo (ii). T1 ∩ T2 è il segmento di di estremi e0 ed e3 , ed è quindi connesso per archi


e semplicemente connesso. Pertanto per il teorema di van Kampen il gruppo fondamentale
di Y := T1 ∪ T2 è isomorfo al prodotto libero dei gruppi fondamentali di T1 e T2 , ovvero è
isomorfo a Z ∗ Z. In effetti questa dimostrazione non del tutto corretta perché T1 e T2 non
sono aperti in Y , come invece si richiede per poter applicare il teorema si van Kampen, ma
a questo si rimedia scomponendo Y come U1 ∪ U2 dove U1 := Y \ {e1 } e U2 := Y \ {e2 }: si
verifica infatti facilmente che U1 , U2 , U1 ∩ U2 si deformano rispettivamente su T1 , T2 , T1 ∩ T2
(cfr. figura sopra) e sono quindi omotopicamente equivalenti a quest’ultimi.
Dimostriamo infine (iii). Scriviamo X = Y ∪ T3 . Y ∩ T3 è l’unione del segmento di estremi
e0 ed e1 e del segmento di estremi e0 ed e2 , ed è quindi connesso per archi e semplicemente
connesso. Pertanto per il teorema di van Kampen il gruppo fondamentale di X := Y ∪ T3 è
isomorfo al prodotto libero dei gruppi fondamentali di Y e T3 , ovvero è isomorfo a Z ∗ Z ∗ Z.
Anche in questo caso per applicare correttamente il teorema di van Kampen dobbiamo
scomporre X come V1 ∪ V2 dove V1 := X \ {p} e p è il punto medio del segmento di estremi
e1 ed e2 , e V2 := X \ {e3 }: si verifica infatti che V1 , V2 , V1 ∩ V2 si deformano rispettivamente
su Y, T3 , Y ∩ T3 e sono quindi omotopicamente equivalenti a quest’ultimi.
3. È noto che il piano proiettivo è omeomorfo a D2 /∼ dove D2 è il disco chiuso di dimensione
2 e ∼ la relazione di equivalenza che identifica le coppie di punti antipodali della frontiera
∂D2 ; si può inoltre richiedere che i punti ∂D2 corrispondano a quelli di una retta proiettiva
data. (Per esempio, l’omeomorfismo f : P2 (R) → D/∼ definito da

1
[1, x1 , x2 ] 7→ p (x1 , x2 )
1 + x21 + x22

ed esteso per continuità a tutto P2 (R), porta la retta di equazione x0 = 0 su ∂D/∼, ed è


noto che esiste un omeomorfismo di P2 (R) in sé – anzi, una proiettività – che porta una
qualunque retta assegnata in quella di equazione x0 = 0.)
Se la retta mappata su ∂D/∼ e proprio R, lo spazio X risulta essere omeomorfo a D/≈
dove ≈ è la relazione di equivalenza che identifica tra loro i punti di ∂D. Ma è noto che

12
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni 24.4.09
Primo compitino, 24 aprile 2009

questo spazio è omeomorfo a S 2 , quindi X è omeomorfo a S 2 e pertanto è semplicemente


connesso.
4. Nessuna delle affermazioni date è vera. Ecco le ragioni:
a) P2 (R) e S 1 × S 1 hanno gruppi fondamentali diversi: π1 (P2 (R)) ' Z2 e π1 (S 1 × S 1 ) ' Z2 .
b) Se p : P2 (R) → S 1 × S 1 fosse un rivestimento, allora p∗ : π1 (P2 (R)) → π1 (S 1 × S 1 )
sarebbe un omomorfismo iniettivo, ma non esistono omomorfismi iniettivi da Z2 in Z × Z
perché quest’ultimo gruppo non ha elementi di ordine finito non banali.
c) Analogamente al punto precedente, non esistono omomorfismi iniettivi da Z × Z in Z2
(semplicemente perché il primo insieme è infinito ed il secondo no).
d) Il rivestimento universale di S 1 × S 2 è dato da R × S 2 . Quindi se anche S 3 rivestisse
S 1 × S 2 allora, essendo semplicemente connesso, dovrebbe essere omeomorfo a R × S 2 , cosa
che non è possibile, se non altro perché S 3 è compatto e R × S 2 no.
e) Si ricordi che se uno spazio connesso riveste uno spazio semplicemente connesso, allora
il rivestimento è un omeomorfismo. Da questo segue che se S 1 × S 2 rivestisse S 3 , allora
dovrebbe essere omeomorfo a S 3 ed in particolare dovrebbe essere semplicemente connesso,
cosa che non è.

Commenti.

◦ Esercizio 2. Una soluzione alternativa è la seguente: sia T la mappa lineare da R3 in


R2 che porta e1 in (1, 0), e2 in (0, 1) e e3 in (−1, −1). Allora la restrizione di T a X è
iniettiva, e quindi X è omeomorfo a T (X). Inoltre T (X) è il retratto di deformazione di R2
meno i punti (1/4, 1/4), (1/4, −1/4) e (−1/4, 1/4). Pertanto T (X), e quindi anche X, sono
omotopicamente equivalenti al piano meno tre punti, ed è noto che il gruppo fondamentale
di questo spazio è il gruppo libero con tre generatori.
◦ Esercizio 3. Nella soluzione riportata sopra è stato dato per scontato il seguente lemma
di carattere generale: data una relazione di equivalenza ∼1 sullo spazio topologico X e
una relazione di equivalenza ∼2 su X/∼1 , indichiamo con p1 : X → X/∼1 e p2 : X/∼1 →
(X/∼1 )/∼2 le relative proiezioni canoniche, e con ∼ la relazione di equivalenza su X indotta
dalla mappa composta p2 ◦p1 . Allora X/∼ è omeomorfo a (X/∼1 )/∼2 (ed un omeomorfismo
lo si ottiene passando al quoziente la mappa p2 ◦ p1 : X → (X/∼1 )/∼2 ).
◦ Esercizio 3. Una soluzione alternativa è la seguente: sia p la proiezione canonica di P2 (R) su
X ed r il punto di X corrispondente alla retta R (vale a dire che p(R) = {r}). Si ha allora che
X, in quanto quoziente dello spazio compatto P2 (R), è a sua volta compatto, inoltre X \ {r}
è omeomorfo tramite la mappa p a P2 (R) \ R, che a sua volta è notoriamente omeomorfo al
piano R2 . Da questo segue per un lemma di carattere generale che X deve essere omeomorfo
alla compattificazione di Alexandrov di R2 , che a sua volta è notoriamente omeomorfa ad S 2 .
Il lemma utilizzato qui dice che uno spazio topologico Y compatto e di Hausdorff coincide
con la compattificazione di Alexandrov del complementare di un qualunque suo punto: nel
nostro caso è quindi essenziale verificare preliminarmente che X è uno spazio di Hausdorff.
◦ Esercizio 4b). Una dimostrazione alternativa è la seguente: siccome S 2 riveste P2 (R), se
P2 (R) rivestisse S 1 ×S 1 allora la sfera S 2 rivestirebbe S 1 ×S 1 e quindi, essendo semplicemente
connessa, sarebbe omeomorfa al rivestimento universale di S 1 × S 1 , vale a dire R × R. Ma
questo è impossibile, se non altro perché S 2 è compatta e R × R no.
Questa dimostrazione usa il seguente lemma: se p1 : X0 → X1 e p2 : X1 → X2 sono dei
rivestimenti, allora anche p2 ◦ p1 : X0 → X2 è un rivestimento. Se p2 è un rivestimento di
ordine finito questo enunciato è di dimostrazione immediata, ma non è cosı̀ in generale (e
infatti vale solo sotto opportune ipotesi) e quindi non andrebbe dato per scontato.

13
24.4.09 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni
Primo compitino, 24 aprile 2009

◦ Esercizio 4d). Una soluzione alternativa la si ottiene ricordando che se uno spazio ammette
un rivestimento universale compatto, allora ha gruppo fondamentale finito (perché il rive-
stimento avrebbe ordine finito). Se dunque S 3 – che è compatto e semplicemente connesso –
rivestisse S 1 × S 2 , quest’ultimo avrebbe gruppo fondamentale finito, cosa che non è perché
π1 (S 1 × S 2 ) ' π1 (S 1 ) ' Z.
◦ Esercizio 4e). Una soluzione alternativa consiste nell’osservare che se p : S 1 × S 2 fosse un
rivestimento, p∗ sarebbe un omomorfismo iniettivo da π1 (S 1 × S 2 ) ' Z in π1 (S 3 ) ' {e}, ma
per una semplice questione di cardinalità non esistono mappe iniettive da Z in {e}.

14
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni 8.6.09
Secondo compitino, 8 giugno 2009

1. Consideriamo la funzione meromorfa su C data da


eiπz − 1
f (z) := . (1)
z(z 2 − 2z + 2)

Osserviamo innanzitutto che 0 è una singolarità rimovibile di f , perché sia il numeratore


che il denominatore in (1) si annullano in 0, e per il denominatore si tratta di uno zero
semplice. Gli altri punti singolari di f sono dati dagli zeri del denominatore, vale a dire
z1,2 = 1 ± i; siccome questi sono zeri semplici del denominatore in corrispondenza dei quali
il numeratore non si annulla, si tratta di poli semplici di f .
Per ogni r > 0, indichiamo con Dr il semidisco dato dall’intersezione del disco di centro
l’origine e raggio r con il semipiano superiore A := {Im z ≥ 0}; la frontiera di Dr è quindi
parametrizzata dai cammini γ1,r (t) := t, con t ∈ [−r, r], e γ2,r (t) := reit con t ∈ [0, π]. Si
verifica subito che
Z ∞ " Z #
sin(πx)
2
dx = Im lim f (z) dz . (2)
−∞ x(x − 2x + 2) r→+∞ γ
1,r

Inoltre, poiché |f (z)| = O(1/|z|3 ) nel semipiano A,


Z
lim f (z) dz = 0 . (3)
r→+∞ γ2,r

Infine, per ogni r > 5 il semidisco Dr contiene solamente il polo z1 = 1 + i e poiché la
frontiera di Dr è parametrizzata in senso antiorario dal cammino γ1,r ∗ γ2,r , per il teorema
dei residui abbiamo che
Z Z
f (z) dz + f (z) dz = 2πi Res(f (z), z1 )
γ1,r γ2,r

eiπz − 1


= 2πi 3 2 0

(z − 2z + 2z) z=z1
eiπ(1+i) − 1
= 2πi
3(1 + i)2 − 4(1 + i) + 2
−e−π − 1 π
= 2πi = (e−π + 1)(i − 1) (4)
2i − 2 2
Passando al limite per r → +∞ nella (4) e usando la (2) e la (3), otteniamo
Z ∞
sin x π
2
dx = (e−π + 1) .
−∞ x(x + 2x + 5) 2

2. Si noti innanzitutto che gli zeri della funzione razionale f (z) coincidono con quelli del nu-
meratore g(z) := z 9 − 3z 3 + 1, ed hanno la stessa molteplicità, perché il denominatore
h(z) := 2z 4 + 3z 2 − 2 non si annulla in nessuno di questi punti. Infatti il denominatore h(z)
si annulla per √ √
z = ±1/ 2 , ±i 2 ,
mentre
√ √ √ 23 √
g(±1/ 2) = (±1/ 2)9 − 3(±1/ 2)3 + 1 = ∓ 2 + 1 6= 0
32
e

15
8.6.09 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni
Secondo compitino, 8 giugno 2009
√ √ √ √
g(±i 2) = (±i 2)9 − 3(±i 2)3 + 1 = ±22 2 i + 1 6= 0 .

Scriviamo ora la corona circolare A come A = D2 \D1 dove Dr indica il disco aperto di centro
l’origine e raggio r, ed utilizziamo quindi il teorema di Rouché per calcolare separatamente
il numero di zeri di g in D2 e D1 .
Per D2 , consideriamo la seguente scomposizione di g:

z 9 + 1 − 3z 3 .
g(z) = |{z}
| {z }
g1 (z) g2 (z)

Per ogni z ∈ ∂D2 si ha |g2 (z)| ≤ 1 + |3z 3 | = 25 < 29 = |g1 (z)| e quindi, per il teorema di
Rouché,
#{zeri di g in D2 } = #{zeri di g1 in D2 } = 9
Viceversa per D1 consideriamo la scomposizione

g(z) = −3z 3 + z 9 + 1 .
| {z } | {z }
g1 (z) g2 (z)

Per ogni z ∈ ∂D1 si ha |g2 (z)| ≤ |z 9 | + 1 = 2 < 3 = |g1 (z)| e quindi

#{zeri di g in D1 } = #{zeri di g in D1 } = #{zeri di g1 in D1 } = 3 .

Pertanto

#{zeri di f in A = D2 \ D1 } = #{zeri di g in D2 } − #{zeri di g in D1 } = 6 .

Per concludere osserviamo che gli zeri di g, e quindi anche quelli di f , sono tutti semplici.
Infatti gli zeri non semplici sarebbero quelli in cui si annulla sia g che la derivata g 0 , ovvero
che risolvono il sistema
  6
z 9 − 3z 3 + 1 = 0 cioè (z − 3)z 3 = −1
8 2
9z − 9z = 0 (z 6 − 1)z 2 = 0

ma la seconda equazione dà z = 0 oppure z 6 = 1 e in ambo i casi sostituendo nella prima


equazione si arriva ad un assurdo.
3. a) Indichiamo con Dr il disco chiuso di centro l’origine e raggio r. Siccome f è propria,
f −1 (D1 ) è compatto e quindi è contenuto in Dr per qualche r > 0. Ne segue che f (C \ Dr )
non interseca D1 , ed in particolare non è un insieme denso in C. Ma se per assurdo f avesse
una singolarità essenziale all’infinito, f (C \ Dr ) dovrebbe essere denso in C. Quindi f deve
avere un polo all’infinito (si può escludere che f abbia una singolarità rimovibile all’infinito,
visto che in tal caso f risulterebbe essere limitata, quindi costante e pertanto non propria).
P∞
b) Siccome f è olomorfa su C, la sua serie di TaylorP in zero, 0 an z n , converge a f (z) su

tutto C. Quindi, posto z = 1/z 0 , si ha che f (1/z 0 ) = 0 an (z 0 )−n per ogni z 0 6= 0, e dunque
quest’ultima è la serie di Laurent di f all’infinito. Il fatto che f abbia un polo all’infinito
implica allora che an 6= 0 solo per un numero finito di indici, ovvero che f è un polinomio.
4. Supponiamo per assurdo che esista z0 tale che f 0 (z0 ) = 0. Possiamo inoltre ricondurci al
caso che z0 = 0 e f (z0 ) = 0; indichiamo allora con n il più piccolo indice per cui il coefficiente
n-esimo della serie di Taylor di f in z0 risulta essere diverso da zero (dunque n ≥ 2). Come

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Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni 8.6.09
Secondo compitino, 8 giugno 2009

si è visto a lezione, esiste allora una funzione olomorfa g(z) definita in un intorno U di 0
tale che
f (z) = (g(z))n per ogni z ∈ U
(basta scrivere f (z) come z n h(z) con h(0) 6= 0, prendere un intorno V di 0 dove esiste una
determinazione del logaritmo complesso, e porre quindi g(z) := z exp(log h(z)/n) per ogni
z ∈ U := h−1 (V )).
Poiché g come ogni funzione olomorfa non costante è aperta, esiste r > 0 tale che g(U )
contiene il disco chiuso di centro 0 e raggio r, e quindi esistono z1 , . . . , zn ∈ U tali che
g(zk ) = re2πki/n per k = 1, 2, . . . , n.
Dunque i punti zk sono a due a due distinti, ma
f (zk ) = (g(zk ))n = r per k = 1, 2, . . . , n,
in contraddizione con l’iniettività di f .

Commenti.

◦ Esercizio 1. Molti hanno risolto il problema applicando il teorema dei residui ad una funzione
leggermente diversa da quella considerata sopra, vale a dire
eiπz
f (z) := .
z(z 2 − 2z + 2)
In questo caso bisogna tener conto del fatto che 0 non è una singolarità eliminabile ma un
polo di f .
◦ Esercizio 2. Nel verificare che gli zeri del denominatore di f non sono zeri del numeratore

ci si potrebbe limitare a quelli contenuti nella corona circolare A, vale a dire ±i 2. Allo
stesso modo, per verificare che gli zeri del numeratore contenuti in A sono tutti semplici
basta osservare che la derivata del numeratore non si annulla in A.
◦ Esercizio 4. Prima dimostrazione alternativa. Supponiamo per assurdo che f 0 (z0 ) = 0 per
qualche z0 ∈ A. Siccome f 0 non è identicamente nulla (altrimenti. . . ), deve esistere un
intorno U di z0 tale che f (z) 6= 0 per ogni z ∈ U \ {z}. Essendo f aperta e iniettiva,
V := f (U ) è un intorno aperto di z1 := f (z0 ) ed f ammette un’inversa continua g : V → U .
Essendo f 0 (z) 6= 0 per z 6= z0 , g è olomorfa in tutti i punti di V tranne al più z1 , ma poiché g
è continua in z1 , quest’ultima è una singolarità eliminabile, ovvero g è olomorfa anche in z1 ,
e quindi per il teorema di derivazione della funzione composta si ha che g 0 (z1 ) · f 0 (z0 ) = 1,
in contraddizione con l’ipotesi f 0 (z0 ) = 0.
◦ Esercizio 4. Seconda dimostrazione alternativa. Chiamiamo molteplicità di una funzione
olomorfa f : A → C in un punto z0 ∈ A il più piccolo indice n = n(z0 ) strettamente positivo
per cui l’n-esimo coefficiente della serie di Taylor di f in z0 risulta diverso da 0, vale a
dire la molteplicità di z0 come zero della funzione f (z) − y0 , dove si posto y0 := f (z0 ).
Quindi l’insieme dei punti z0 ∈ A tale che f 0 (z0 ) = 0 coincide con quello dei punti tali che
n(z0 ) ≥ 2, e se f non è costante in nessuna componente connessa di A, questo insieme deve
essere discreto.
Prendiamo ora z0 ∈ A e un disco chiuso D centrato in z0 e contenuto in A: se f è iniettiva,
allora f (z) − y0 6= 0 per ogni z ∈ ∂D e quindi esiste ε > 0 tale che |f (z) − y0 | ≥ ε per ogni
z ∈ ∂D. Allora per ogni numero complesso y con |y − y0 | < ε possiamo applicare il teorema
di Rouché alla funzione f (z) − y, ottenendo che in D ha lo stesso numero di zeri di della
funzione f (z) − y0 , contati con la loro molteplicità, e dall’iniettività di f segue dunque che
n(z) = n(z0 ) per ogni z nell’aperto U := f −1 ({y : |y − y0 | < ε}). Per quanto visto sopra
segue che n(z0 ) non può che essere 1, ovvero che f 0 (z0 ) 6= 0.

17
23.6.09 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni
Scritto del primo appello, 23 giugno 2009

1. a) Dimostriamo che lo spazio X/∼ è omeomorfo a S 1 ; da questo segue in particolare che


X/∼ è connesso per archi e π1 (X/∼) ' Z.
Sia dunque Y il segmento contenuto in X di estremi e1 e 2e1 dove e1 := (1, 0, . . . , 0). Si
verifica facilmente che Y interseca ogni classe di equivalenza di X, e quindi segue da un
fatto noto (visto ad esercitazione) che X/∼ è omeomorfo a Y /∼. Ma si vede altrettanto
facilmente che la restrizione della relazione di equivalenza ∼ a Y consiste semplicemente
nell’identificazione degli estremi, e quindi Y /∼ è omeomorfo a S 1 .
b) Vedendo S 1 come un segmento Y di cui sono stati identificati gli estremi, un generatore
del gruppo fondamentale è dato da un qualunque cammino che congiunge detti estremi.
In altre parole un generatore del gruppo fondamentale di X/∼ con punto base p(e1 ) è il
cammino chiuso p ◦ γ dove p è la proiezione canonica di X su X/∼ e γ(t) := (1 + t)e1 per
t ∈ [0, 1].
2. Sia ϕ : P2 (R) → K la mappa in questione. Ricordiamo che la bottiglia di Klein K può
essere ottenuta come quoziente del piano R2 rispetto all’azione del gruppo G generato dalle
trasformazioni g1 : (x, y) 7→ (x, y + 1) e g2 : (x, y) 7→ (x + 1, 1 − y). In particolare lo spazio
K è rivestito da R2 ed ha gruppo fondamentale isomorfo a G.
Supponiamo ora che la mappa ϕ ammetta un sollevamento ϕ̃ : P2 (R) → R2 . Allora, essendo
R2 contraibile, il sollevamento ϕ̃ è omotopo ad una costante, e componendo quest’omotopia
con la proiezione canonica di R2 su K si ottiene che anche ϕ è omotopa ad una costante.
Non resta dunque che dimostrare che la mappa ϕ ammette sempre un sollevamento ϕ̃. Per
un noto teorema basta verificare che l’omomorfismo ϕ# : π1 (P2 (R)) → π1 (K) è banale, e
questo segue dal fatto che π1 (P2 (R)) ' Z2 mentre π1 (K) ' G non contiene elementi di
ordine 2. Per verificare quest’ultima asserzione ricordiamo che G è dato dall’insieme delle
trasformazioni del piano della forma g1m g2n con m, n ∈ Z, e che il prodotto di due elementi
di G è dato dalla regola

0 0 m+σ(n)m0 n+n0
(g1m g2n )(g1m g2n ) = g1 g2

dove σ(n) := (−1)n . Se dunque g1m g2n ha ordine 2, allora



m(1+σ(n)) 2n 2n = 0 n
n=0
e= (g1m g2n )2 = g1 g2 cioè cioè
m(1 + σ(n)) = 0 m=0

e quindi g1m g2n = e.


3. Per ogni z 6= 0 consideriamo la funzione

4
z
f (z) := ,
z 2 + 2z + 4

dove si è posto
√ 1
log z = ρ1/4 eiθ/4

4
z := exp 4 per z = ρeiθ con ρ > 0 e 0 ≤ θ < 2π.

Procedendo come al solito consideriamo l’integrale di f (z) sul cammino

γr := γ1,r ∗ γ2,r ∗ i(γ3,r ) ∗ i(γ4,r )

dove i cammini γ1,r , . . . , γ4,r sono dati nella figura sottostante.

18
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni 23.6.09
Scritto del primo appello, 23 giugno 2009

γ2,r(t) := reit γ1,r(t) := t


r
0 ≤ t ≤ 2π−θ δ≤t≤r

γ4,r(t) := δeit θ =1/r


0 ≤ t ≤ 2π−θ δ=1/r
γ3,r(t) := te−iθ
Er δ≤t≤r


Il cammino γr parametrizza in senso antiorario la frontiera di E√r e per r > 2 la funzione
f (z) è meromorfa all’interno di Er con poli semplici in −1 ± i 3, ed è continua sul bordo
di Er . Applicando il teorema dei residui abbiamo quindi che
Z Z Z Z Z
f (z) dz + · · · − · · · − · · · = f (z) dz
γ1,r γ2,r γ3,r γ4,r γr
h √  √ i
= 2πi Res f, −1 + i 3 + Res f, −1 − i 3
 √ √ 
4
z 4
z
= 2πi √ + √
2z + 2 z=−1+i 3 2z + 2 z=−1−i 3

"√ √ #
4
2 eiπ/6 4
2 eiπ/3
= 2πi √ + √
2 3i −2 3i
√ "√ √ #
π42 3+i 1+i 3 π √
= √ − = √4
( 3 − 1)(1 − i) . (1)
3 2 2 72
D’altra parte si verifica in modo standard che
Z Z ∞ √
x 4

lim f (z) dz = 2 + 2x + 4
dx , (2)
r→+∞ γ1,r 0 x
Z Z ∞ √
i4x
lim f (z) dz = dx , (3)
r→+∞ γ
3,r 0 x2 + 2x + 4
Z Z
lim f (z) dz = lim f (z) dz = 0 . (4)
r→+∞ γ2,r r→+∞ γ4,r

Mettendo insieme le formule (1)-(4) otteniamo infine


Z ∞ √4
x π √
2
dx = √4
( 3 − 1) .
0 x + 2x + 4 72

4. Per ogni r > 0 consideriamo il rettangolo in C


Ar := [−r, r] × [−π/2, π/2] .
Vogliamo usare il teorema di Rouché per determinare il numero di zeri di f contenuti in Ar
(almeno per r sufficientemente grande); a questo scopo scomponiamo f come
f (z) = ez − e−z + 2(z − 3)−1 .
| {z } | {z }
f1 (z) f2 (z)

19
23.6.09 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni
Scritto del primo appello, 23 giugno 2009

Dobbiamo ora dimostrare che |f1 | > |f2 | su ciascuno dei 4 lati della frontiera di Ar . Sui due
lati di equazione z = x ± iπ/2 si ha che

|f1 (z)| = | ± i(ex + e−x )| = ex + e−x ≥ 2

(l’ultima disuguaglianza la si ottiene verificando che il minimo di ex + e−x viene raggiunto


per x = 0) e d’altra parte

2 2 4
|f2 (z)| = ≤ = <2.
|(x − 3) ± iπ/2| π/2 π

Sui lati di equazione z = r + iy si ha invece che, per r ≥ 1,

|f1 (z)| ≥ |ez | − |e−z | = er − e−r ≥ e + e−1 > 2 (1)

e in effetti la stessa stima vale anche per r ≤ −1. D’altra parte per |r − 3| ≥ 1 si ha

2 2
|f2 (z)| = ≤ ≤2. (2)
|(r − 3) + iy| |r − 3|

Da quanto visto segue che |f1 | > |f2 | su ∂Ar per ogni r ≥ 4. Pertanto, siccome f1 non ha
poli in C e gli zeri sono z = ikπ con k ∈ Z, applicando una nota variante del teorema di
Rouché otteniamo

#{zeri di f in Ar } = #{zeri di f1 in Ar } + #{poli di f in Ar } = 1 + 1 = 2 .

Quindi, essendo A l’unione della famiglia crescente {Ar }, f ha solo due zeri in A contati
con la loro molteplicità (e per quanto visto questi zeri sono contenuti in A4 ).
Questi due zeri sono semplici. Per dimostrarlo basta per esempio far vedere che A2 ne
contiene uno solo, e questo lo si ottiene procedendo esattamente come sopra (infatti la
stessa dimostrazione dà che |f1 | > |f2 | anche su ∂A2 ).

20
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni 20.7.09
Scritto del secondo appello, 20 luglio 2009

1. La proprietà (P) equivale a dire che la mappa g 0 := g ◦ pn : S n → Pm (R) ammette sempre


un sollevamento g̃ : S n → S m , ovvero, per un noto teorema, che vale l’inclusione

g∗0 (π1 (S n )) ⊂ pm∗ (π1 (S m )) (1)

a livello di sottogruppi di π1 (Pm (R)).


a) Per n > 1, l’inclusione (1) è soddisfatta perché il gruppo fondamentale π1 (S n ) è banale
e quindi lo stesso vale per g∗0 (π1 (S n )).
b) La risposta è affermativa. In questo caso π1 (S m ) e pm∗ (π1 (S m )) sono banali e si deve
quindi dimostrare che g∗0 (π1 (S 1 )) è pure banale. Ma attenzione: essendo π1 (S 1 ) isomorfo a
Z, ma non c’è alcuna ragione immediata per cui questo debba essere vero per ogni mappa
g 0 : S n → Pm (R); bisogna usare specificamente che g 0 è della forma g ◦ p1 .
Prendiamo e0 generatore di π1 (S 1 ) ' Z ed e1 generatore di π1 (P1 (R)) ' Z. Com’è noto,
p1∗ (e0 ) = 2e1 (in notazione additiva) e siccome g 0 = g ◦ p1 , si ha che

g∗0 (e0 ) = g∗ (p1∗ (e0 )) = g∗ (2e1 ) = 2g∗ (e1 ) = 0 (2)

dove l’ultima uguaglianza segue dal fatto che π1 (Pm (R)) è isomorfo a Z2 . Dalla (2) segue
che g∗0 (π1 (S 1 )) è banale.
c) La risposta è affermativa, e lo si dimostra in modo analogo al punto b). Prendiamo e0 ed
e1 come prima ed indichiamo con n l’intero tale che g∗ (e1 ) = ne1 : allora

g∗0 (e0 ) = g∗ (p1∗ (e0 )) = g∗ (2e1 ) = 2g∗ (e1 ) = 2n e1 = n p1∗ (e0 )

e da questa uguaglianza segue l’inclusione (1).


2. a) Per ogni intero n si ha che

g n : (z1 , z2 ) 7→ (λn1 z1 , λn2 z2 ) . (3)

In particolare g n è l’identità se e solo se 1 = λni = exp(2πni/nj ) per j = 1, 2, vale a dire


se e solo se n è un multiplo sia di n1 che di n2 . Dunque G è un gruppo ciclico di ordine N
uguale al minimo comune multiplo di n1 ed n2 .
b) Essendo G un gruppo finito, basta dimostrare che l’azione di G è libera. Supponiamo di
avere n e (z1 , z2 ) tale che g n (z1 , z2 ) = (z1 , z2 ): dalla (3) segue che λnj = 1 per j = 1, 2 – si
ricordi che sia z1 che z2 sono diversi da 0 – e dunque g n è l’identità.
c) Siccome X non è semplicemente connesso, il gruppo fondamentale di X/G non è dato
semplicemente da G. Per aggirare questa difficoltà, rappresentiamo X stesso come quoziente
di uno spazio semplicemente connesso X̃ rispetto ad un gruppo di trasformazioni, in modo
da ottenere poi una rappresentazione di X/G come quoziente di X̃ rispetto ad un gruppo
di trasformazioni (che agisce in modo propriamente discontinuo).
Sappiamo che C∗ è omeomorfo al quoziente C/H dove H è il sottogruppo delle traslazioni
di C generato da z 7→ z + 1, e un omeomorfismo di C/H in C∗ è lo si ottiene passando al
quoziente la mappa esponenziale: [w] 7→ exp(2πiw). Dunque X := (C∗ )2 è omeomorfo al
quoziente C2 /K dove K è il sottogruppo delle traslazioni di C2 generato da

g1 : (w1 , w2 ) 7→ (w1 + 1, w2 ) e g2 : (w1 , w2 ) 7→ (w1 , w2 + 1) ,

e un omeomorfismo da C2 /K in X è dato dalla mappa



[w1 , w2 ] 7→ exp(2πiw1 ), exp(2πiw2 ) .

21
20.7.09 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni
Scritto del secondo appello, 20 luglio 2009

Pertanto X/G è omeomorfo a C2 /G̃ dove G̃ è il sottogruppo delle traslazioni di C2 generato


da g1 , g2 e g3 dove g3 è il sollevamento a C2 della trasformazione g che genera G, vale a dire
g3 : (w1 , w2 ) 7→ (w1 + 1/n1 , w2 + 1/n2 ) .
Siccome l’azione di G̃ su C2 è propriamente discontinua (si omette la verifica) e C2 è sem-
plicemente connesso, il gruppo fondamentale di C2 /G̃, e quindi anche quello di X/G, sono
isomorfi a G̃. Inoltre un insieme di generatori lo si ottiene passando al quoziente i cammini
γj che congiungono (0, 0) a gj (0, 0) in C2 per j = 1, 2, 3.
Si può infine dimostrare – ma questo è decisamente più complicato! – che G̃ è un gruppo
abeliano libero con 2 generatori indipendenti, ed è quindi isomorfo a Z2 . Che si tratti
di un gruppo abeliano libero segue immediatamente dal fatto che è un sottogruppo delle
traslazioni di C2 ; si dimostra poi che è generato da g3 e g4 dove
g4 := g1m1 g2m2 ovvero g4 : (w1 , w2 ) 7→ (w1 + m1 , w2 + m2 ) ,
ed i numeri interi m1 e m2 sono scelti in modo tale che m1 n1 − m2 n2 è il massimo comun
divisore di n1 ed n2 (è un fatto noto che tali m1 , m2 esistono). Dobbiamo dunque far vedere
che g1 e g2 appartengono al gruppo generato da g3 e g4 : nel caso di g1 questo significa
trovare a1 , a2 interi tali che g1 = g3a1 g4a2 , e tenuto conto della formula di g1 e del fatto che
g3a1 g4a2 : (w1 , w2 ) 7→ (w1 + a1 /n1 + a2 m1 , w2 + a1 /n2 + a2 m2 ) ,
questo equivale a dire che a1 , a2 risolvono il sistema
 
a1 /n1 + a2 m1 = 1 a1 = −a2 m2 n2
cioè .
a1 /n2 + a2 m2 = 0 a2 = n1 /(n1 m1 − m2 n2 )
Si noti che a1 ed a2 sono interi proprio perché abbiamo scelto m1 , m2 in modo tale che
n1 m1 − m2 n2 divide n1 . La dimostrazione per g2 è ovviamente la stessa.
3. Si procede nel solito modo: consideriamo la funzione meromorfa
e2iz
f (z) := ,
z 4 + 5z 2 + 4
e osserviamo che i punti singolari sono gli zeri del denominatore, vale a dire ±i e ±2i; si
tratta in particolare di poli semplici.
Per ogni r > 0 sia Dr il semi-disco dato dall’intersezione del disco aperto di centro 0 e
raggio r con il semipiano A := {Im z > 0}; la frontiera di Dr è quindi parametrizzata in
senso antiorario dai cammini γ1,r (t) := t, con t ∈ [−r, r], e γ2,r (t) := reit con t ∈ [0, π].
Come al solito Z ∞
e2ix
Z
4 2
dx = lim f (z) dz , (4)
−∞ x + 5x + 4 r→+∞ γ
1,r

e poiché |f (z)| = O(1/|z|4 ) nel semipiano A,


Z
lim f (z) dz = 0 . (5)
r→+∞ γ2,r

Infine, per ogni r > 2 il semi-disco Dr contiene solo i poli i e 2i e quindi per il teorema dei
residui abbiamo che
Z Z
 
f (z) dz + f (z) dz = 2πi Res(f (z), i) + Res(f (z), 2i)
γ1,r γ2,r

e2iz e2iz
 

= 2πi +
(z 4 + 5z 2 + 4)0 z=i (z 4 + 5z 2 + 4)0 z=2i
 −2
e−4 π(2e2 − 1)

e
= 2πi + = . (6)
6i −12i 6e4

22
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni 20.7.09
Scritto del secondo appello, 20 luglio 2009

Passando al limite per r → +∞ nella (6) e usando la (4) e la (5), otteniamo infine

π(2e2 − 1)
Z
sin x
dx = .
−∞ x(x2 + 2x + 5) 6e4

4. a) Si consideri la funzione h(z) := f (z)/g(z). L’ipotesi che gli zeri di g sono tutti semplici
e sono anche zeri di f implica che le singolarità di h all’interno di D sono tutte rimovibili.
In altre parole, h si estende ad una funzione continua su D e olomorfa su D. Quindi, per il
principio del massimo modulo, il valore massimo di |h| viene raggiunto in un qualche punto
della frontiera di D ed è pertanto minore o uguale a 1 perché |f | ≤ |g| su ∂D. Quindi per
ogni z in D si ha
|f (z)|
= |h(z)| ≤ 1 ovvero |f (z)| ≤ |g(z)| .
|g(z)|
b) Detto D il disco di centro 0 e raggio 1, si prenda g(z) := z 2 e f (z) := z.

Commenti.

◦ Esercizio 1. Diverse persone hanno cercato di costruire g̃ come ĝ◦pn con ĝ sollevamento a S m
della mappa g : Pn (R) → Pm (R). Il problema è che ĝ, a differenza di g̃, non sempre esiste:
per esempio, se n = m e g è l’identità su Pm (R), allora ĝ non esiste: infatti g∗ (π1 (Pm (R)))
è ovviamente uguale a π1 (Pm (R)), mentre pm∗ (π1 (S m )) è sempre un sottogruppo proprio
di π1 (Pm (R)).
◦ Per un errore nella preparazione dello scritto, la soluzione completa dell’esercizio 2, vale
a dire la determinazione esatta del gruppo fondamentale di X/G, è risultata essere più
complicata del previsto.

23
7.9.09 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni
Scritto del terzo appello, 7 settembre 2009

1. a) Indichiamo con q la proiezione canonica di D su X e con q̃ quella di Y su X̃. Posto

Ck := q̃(D × {k}) per k = 0, 1, 2,

si ha che ciascun Ck è semplicemente connesso in quanto omeomorfo a D, mentre Ck ∩ Ch


è connesso per archi per ogni k 6= h, in quando immagine secondo q̃ di ∂D = {z : |z| = 1},
che è connesso per archi. Quindi X 0 := C0 ∪ C1 è un’unione di semplicemente connessi
con intersezione connessa per archi, e pertanto risulta essere semplicemente connesso per la
versione semplice del teorema di van Kampen. Allo stesso modo anche X = X 0 ∪ C2 risulta
essere semplicemente connesso.
(Ad essere precisi, per applicare il teorema di van Kampen bisogna considerare una de-
composizione di X 0 (e poi di X) in aperti e invece insiemi Ck sono chiusi; per rimediare
basta considerare al loro posto gli aperti Uk := q̃(Y \ {(0, h) : h 6= k}) ed osservare che
si deformano su Ck e sono quindi semplicemente connessi, mentre le rispettive intersezioni
sono connesse per archi.)
b) Un rivestimento p lo si ottiene passando al quoziente la proiezione di Y su D, vale a dire
la mappa
p̃ : Y → D , p̃ : (z, k) 7→ z ,
cosa che è possibile perché (z, k) ∼ (z 0 , k 0 ) implica z ∼ z 0 . In altre parole,

p : X̃ → X , p : [(z, k)] 7→ [z] .

Per ogni punto [z0 ] ∈ X dobbiamo ora esibire un intorno aperto trivializzante U .
Se z0 ∈ D \ ∂D), basta prendere U = q(A) dove A è
un intorno aperto di z0 che non interseca S 1 : è infatti (z2,2)
immediato verificare che p−1 (U ) è uguale all’unione di- 

sgiunta degli aperti Uk := q̃(A × {k}) con k = 0, 1, 2, e (z1,1) 
che la restrizione di p a ciascuno di questi aperti è un B0 Y
omeomorfismo in U . 
Se invece z0 ∈ ∂D, prendiamo U := q(A) dove A =
p 

A0 ∪ A1 ∪ A2 ) con Ak intorni aperti di zk := e2kπi/3 z 
scelti in modo tale che siano a due a due disgiunti e (z0,0)
che la loro unione A sia un aperto saturo rispetto alla z2 z1 
relazione di equivalenza in D, cosicché U è aperto in
A D

X. A questo punto si verifica facilmente (vedi figura) z0
che p−1 (U ) coincide con l’unione disgiunta dei seguenti
tre aperti di X̃:

U0 := q̃(B0 ) con B0 := (A0 × {0}) ∪ (A1 × {1}) ∪ (A2 × {2}),


U1 := q̃(B1 ) con B1 := (A1 × {0}) ∪ (A2 × {1}) ∪ (A0 × {2}),
U2 := q̃(B2 ) con B2 := (A2 × {0}) ∪ (A0 × {1}) ∪ (A1 × {2}),
e che la restrizione di p a ciascuno di questi aperti è un omeomorfismo in U .
c) Segue da quanto visto nei punti precedenti che X̃ è il rivestimento universale di X.
Siccome si tratta di un rivestimento di ordine 3, il gruppo fondamentale di X deve avere
ordine 3, ed è quindi isomorfo all’unico gruppo di ordine 3, vale a dire Z3 .
2. L’insieme X è connesso se e solo se la circonferenza C ed il piano P si intersecano, vale a
dire se e solo se |py | ≤ 1, dove py è la coordinate di p nella direzione y (si veda la figura).
Per py = ±1 lo spazio X si deforma su C, e dunque π1 (X) ' Z (un generatore è quindi
dato da una qualunque parametrizzazione della circonferenza).

24
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni 7.9.09
Scritto del terzo appello, 7 settembre 2009

E E1 (parametr. da γ1)

C p
| py| E2 (parametr. da γ2)
P

Per |py | < 1 lo spazio X si deforma sull’unione E della circonferenza e della corda avente
come estremi l’intersezione della circonferenza con il piano. Applicando il teorema di
van Kampen alla scomposizione E = E1 ∪ E2 dove E1 ed E2 sono dati in figura, si ot-
tiene subito che il gruppo fondamentale di E, e quindi anche quello di X, è un gruppo liberi
con due generatori. Infatti sia E1 che E2 sono omeomorfi a circonferenze mentre E1 ∩ E2 è
un segmento ed in particolare è semplicemente connesso (al solito, una dimostrazione cor-
retta richiederebbe di sostituire i chiusi E1 ed E2 con degli aperti). Infine un insieme di
generatori del gruppo è dato dalle parametrizzazioni γ1 e γ2 di E1 ed E2 .
3. a) Sviluppando g in serie di potenze in a si ottiene subito che
 
g(z)
Res , a = g 0 (a) .
(z − a)−2
I poli di f sono le radici quarte di −4, vale a dire ±1 + ±i, ed hanno tutti ordine 2. Detto
a uno di questi poli, abbiamo che
1 1
f (z) = = (z − a)−2 3 ,
(z 4 − a4 )2 (z + az 2 + a2 z + a3 )2
| {z }
g(z)
e applicando la formula precedente si ottiene
3z 2 + 2az + a2

0
3a 3
Res(f (z), a) = g (a) = −2 3 2 2 3 3
= − 4 4 2 = − 8a .
(z + az + a z + a ) z=a 2 (a ) 2
b) In questo caso conviene integrare la funzione f (z) sulla frontiera del quarto di disco chiuso
Cr dato dall’intersezione del primo quadrante con il disco di centro l’origine e raggio r: si
osservi infatti che il contributo di entrambi i raggi si riconduce all’integrale da calcolare,
mentre il contributo del quarto di circonferenza tende a 0 quando r → +∞. In altre parole,
detto γr un cammino che parametrizza ∂Cr in senso antiorario, si ha che
Z Z +∞
1
lim f (z) dz = (1 − i) dx
r→+∞ γ
r 0 (4 + x4 )2
Pertanto, usando quanto fatto al punto a),
Z +∞  Z 
1
dx = Re lim f (z) dz
0 (4 + x4 )2 r→+∞ γ
r
 
  3 3π
= Re 2πi Res(f (z); 1 + i) = Re − 2πi 8 (1 + i) = 7 .
2 2

4. a) Per calcolare il numero di zeri di f contenuti in D2 := {|z| ≤ 3} applichiamo la solita


variante del teorema di Rouché alla scomposizione
f (z) = ez + (−1/z 3 ) .
|{z} | {z }
f1 f2

25
7.9.09 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni
Scritto del terzo appello, 7 settembre 2009

In effetti per z ∈ ∂D3 si ha |f1 (z)| = ex ≥ e−3 > 3−3 = |f2 (z)| e quindi

#{zeri di f in D3 } − #{poli di f in D3 } = #{zeri di f1 in D3 } = 0 ,

da cui segue che


#{zeri di f in D3 } = #{poli di f in D3 } = 3 . (1)
Invece, per calcolare il numero di zeri di f contenuti in D1/2 := {|z| ≤ 1/2}, ovvero nella
sua parte interna (!), utilizziamo la scomposizione

f (z) = (−1/z 3 ) + ez .
| {z } |{z}
f1 f2

In effetti per z ∈ ∂D1/2 si ha |f2 (z)| = ex ≤ e1/2 < 8 = |f1 (z)| e quindi

#{zeri di f in D1/2 } − #{poli di f in D1/2 }


= #{zeri di f1 in D1/2 } − #{poli di f1 in D1/2 } = −3 ,

da cui segue che

#{zeri di f in D1/2 } = #{poli di f in D1/2 } − 3 = 0 . (2)

Dalla (1) e dalla (2) deduciamo infine che f ha 3 zeri contenuti in D (contati con la loro
molteplicità).
b) Per far vedere che questi zeri sono semplici, basta osservare che se per assurdo uno di
questi, indicato con z, non fosse semplice allora avremmo che in z si annullano sia f che f 0 ;
in particolare f (z) = f 0 (z), da cui, fatte le dovute semplificazioni, segue che z = −3, punto
che non è interno a D, e in cui comunque f non si annulla.

Commenti.

◦ Esercizio 1b). Una dimostrazione alternativa del fatto che X̃ è un ricoprimento di X la si


ottiene facendo vedere che X è omeomorfo al quoziente di X rispetto al gruppo di trasfor-
mazioni G generato dalla mappa ϕ : [z, k] 7→ [z, k + 1], dove la somma và intesa modulo 3.
Siccome tale gruppo agisce liberamente ed è finito – anzi è chiaramente isomorfo a Z3 – si
ottiene anche che il gruppo fondamentale del quoziente è Z3 .
◦ Esercizio 2. Per |py | < 1 si può anche dimostrare (in alternativa) che E, e quindi an-
che X, sono omotopicamente equivalenti (anche se non omeomorfi) ad un bouquet di due
circonferenze.
◦ Esercizio 3c). Si può calcolare l’integrale voluto anche integrando f (z) dz sulla frontiera del
semidisco superiore (o inferiore) invece che su quelle del quarto di disco Cr .
◦ Esercizio 4b). Un modo alternativo per far vedere che gli zeri di f sono semplici consiste
nel dimostrare che uno (ed uno solo) sta sull’asse reale e gli altri due sono distinti in quanto
coniugati (si noti che f (z̄) = f (z) e quindi se z è uno zero di f anche z̄ lo deve essere).

26
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni 11.1.10
Scritto del quarto appello, 11 gennaio 2010

1. a) Supponendo p0 = 0, basta considerare la deformazione radiale

x
R(t, x) := (1 − t)x + t con t ∈ [0, 1], x ∈ X.
|x|

b) Lo spazio X è chiaramente omeomorfo all’unione di tre segmenti di cui sono stati iden-
tificati gli estremi a tre a tre, vale a dire il quoziente di Y := [0, 1] × {1, 2, 3} rispetto alla
relazione di equivalenza ∼ che identifica ad un punto l’insieme {0} × {1, 2, 3} e ad un altro
punto l’insieme {1} × {1, 2, 3} (si veda la figura sottostante, al centro).

C1

E E

p p

C2

Detta p la proiezione canonica di Y sul quoziente, si applica il teorema di van Kampen alla
scomposizione X = C1 ∪ C2 con C1 := p([0, 1] × {2, 3}) e C2 := p([0, 1] × {1, 3}) ottenendo
quindi che il gruppo fondamentale di Y /∼, ovvero quello di X, è isomorfo al gruppo libero
con due generatori Z∗Z. (Ad essere precisi, per applicare il teorema di van Kampen bisogna
considerare una decomposizione in aperti, e invece gli insiemi Cj sono chiusi; per rimediare
basta considerare al loro posto gli aperti Uj := p(Y \ {(1/2, j)}) con j = 1, 2).
Due cammini che generano il gruppo fondamentale di X sono indicati nella figura sopra, a
destra.
2. a) Il completato proiettivo di un piano in R3 è un piano proiettivo, e quindi ha gruppo
fondamentale isomorfo a Z2 .
b) Aggiungendo la coordinata omogenea x0 , il completato proiettivo di S è ottenuto è dato
dalla superficie S 0 di equazione x3 x0 = x21 + x22 . Si verifica quindi che S 0 \ S consiste del
solo punto [0, 0, 0, 1], e siccome S 0 è uno spazio compatto di Hausdorff, per un noto risul-
tato è omeomorfo alla compattificazione di Alexandrov di S. D’altra parte S è chiaramente
omeomorfo a R2 (tramite la proiezione sul piano x1 x2 ) e quindi S 0 è omeomorfo alla com-
pattificazione di Alexandrov del piano, che è notoriamente omeomorfa alla sfera S 2 . In
particolare il gruppo fondamentale di S 0 è banale.
3. a) Sviluppando (z − a)−n g(z) in serie di potenze in a si ottiene subito che

1
Res (z − a)−n g(z), a = Dn−1 g(a) .

(n − 1)!

b) I poli di f sono ±i ed hanno entrambi ordine 2. Applicando la formula ottenuta al punto


precedente con n = 2 ed a = ±i si ottiene

eiz (z + i)−2
 
 iz 
−2 0 i
Res(f (z), +i) = Res ; +i = e (z + i) =− ,
(z − i)2 2e

z=+i

e (z − i)−2
 iz 
 iz 
−2 0
Res(f (z), −i) = Res ; −i = e (z − i) =0.
(z + i)2

z=−i

27
11.1.10 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni
Scritto del quarto appello, 11 gennaio 2010

c) Si procede nel solito modo: per ogni r > 0 sia Dr il semi-disco dato dall’intersezione
del disco aperto di centro 0 e raggio r con il semipiano A := {Im z > 0}. La frontiera di
Dr è quindi parametrizzata in senso antiorario dai cammini γ1,r (t) := t, con t ∈ [−r, r], e
γ2,r (t) := reit con t ∈ [0, π]. Come al solito
Z ∞ Z
f (x) dx = lim f (z) dz , (1)
−∞ r→+∞ γ1,r

e poiché |f (z)| = O(1/|z|4 ) nel semipiano A,


Z
lim f (z) dz = 0 . (2)
r→+∞ γ2,r

Infine, per ogni r > 1 il semi-disco Dr contiene solo il polo i e quindi per il teorema dei
residui, e per quanto visto al punto b), abbiamo che
Z Z
π
f (z) dz + f (z) dz = 2πi Res(f (z), i) = . (3)
γ1,r γ2,r e
Passando al limite per r → +∞ nella (3) e usando la (1) e la (2) si ottiene infine
Z ∞
π
f (x) dx = .
−∞ e

4. a) Per calcolare il numero di zeri di f contenuti in D2 := {|z| ≤ 2} applichiamo il teorema


di Rouché (o meglio una sua nota variante) alla scomposizione
1
f (z) = z 4 + ez/2 − 4z + .
|{z} | 4z −6
{z }
f1 f2

In effetti per z ∈ ∂D2 si ha


1 1
|f2 (z)| ≤ ex/2 + 4|z| + ≤ e + 8 + < 16 = |f1 (z)| .
4|z| − 6 2
Quindi
#{zeri di f in D2 } − #{poli di f in D2 } = #{zeri di f1 in D2 } = 4 ,
da cui segue che
#{zeri di f in D2 } = 5 . (4)
Per calcolare il numero di zeri di f contenuti in D1 := {|z| < 1} applichiamo invece il
teorema di Rouché alla scomposizione
1
f (z) = −4z + z 4 + ez/2 + .
|{z} | 4z −6
{z }
f1 f2

In effetti per z ∈ ∂D1 si ha


1 1
|f2 (z)| ≤ |z|4 + ex/2 + ≤ 1 + e1/2 + < 4 = |f1 (z)| .
6 − 4|z| 2
Pertanto
#{zeri di f in D1 } = #{zeri di f1 in D1 } = 1 . (5)
Dalla (4) e dalla (5) deduciamo infine che
#{zeri di f in D = D2 \ D1 } = 4 .

28
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni 11.1.10
Scritto del quarto appello, 11 gennaio 2010

Commenti.

◦ Esercizio 1b). In alternativa si può dimostrare che il retratto di deformazione E è omotopi-


camente equivalente (anche se non omeomorfo) ad un bouquet di due circonferenze.
◦ Esercizio 2b). In alternativa si può dimostrare direttamente che S 0 è omeomorfo a S 2 . Per
la precisione, il cambio di variabili

[x0 , x1 , x2 , x3 ] = [y0 + y3 , y1 , y2 , y0 − y3 ]

(che corrisponde ovviamente ad una trasformazione proiettiva di P3 (R)) porta la superficie


S 0 di equazione x0 x3 = x21 + x22 in quella di equazione y02 = y12 + y22 + y32 , che è una sfera.
◦ Per errore, alla prova scritta è stata data una versione del quarto esercizio leggermente più
semplice, con z 3 (z − 4) al posto z(z 3 − 4). Qui è stato riportato l’esercizio come originaria-
mente inteso. La versione data alla prova scritta si risolve applicando il teorema di Rouché
direttamente all’insieme D e alla scomposizione

1
f (z) = −4z 3 + z 4 + ez/2 + .
| {z } | 4z −6
{z }
f1 f2

Infatti ∂D consiste degli z tali che |z| = 2 oppure |z| = 1, e nel primo caso si ha

1 1
|f2 (z)| ≤ |z|4 + ex/2 + ≤ 16 + e + < 32 = |f1 (z)| ,
4|z| − 6 2

mentre nel secondo caso


1 1
|f2 (z)| ≤ |z|4 + ex/2 + ≤ 1 + e1/2 + < 4 = |f1 (z)| .
6 − 4|z| 2

Quindi
#{zeri di f in D} − #{poli di f in D} = #{zeri di f1 in D} = 0 ,
da cui segue che
#{zeri di f in D} = #{poli di f in D} = 1 .

29
9.2.10 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni
Scritto del quinto appello, 9 febbraio 2010

1. Per ipotesi esiste r tale che

f (x) = x per ogni x ∈ R2 t.c. |x| ≥ r, (1)

e tramite un’opportuno cambio di variabili possiamo ricondurci la caso r = 1. Pertanto


la restrizione di f al disco chiuso D2 := {x ∈ R2 : |x| ≤ 1} è una mappa continua a
valori nel piano che coincide con l’identità sulla frontiera di D2 , ed è un fatto noto che
f (D2 ) ⊃ D2 (si tratta di una delle varie formulazioni equivalenti del teorema di punto fisso
di Brower, o di non retraibilità del disco sulla circonferenza). D’altra parte è ovvio dalla (1)
che f (R2 \ D2 ) = R2 \ D2 , e mettendo insieme questi fatti si ottiene infine che f (R2 ) = R2 .
2. a) Detto C l’arco parametrizzato da

γ1 (t) := eit con t ∈ [0, 2π/3],

si ha che C è un sottoinsieme compatto di S 1 e ne interseca tutte le classi di equivalenza.


Quindi, per un risultato noto, X è omeomorfo a C/∼, e siccome la restrizione di ∼ a C è
la relazione di equivalenza che identifica gli estremi di C, C/∼ e X sono omeomorfi a S 1 .
Pertanto il gruppo fondamentale di X è isomorfo a Z, ed è generato (per esempio) da [p◦γ1 ].
b) Detta p la proiezione canonica di D sul quoziente, applichiamo il teorema di van Kampen
alla scomposizione Y = U1 ∪ U2 con

U1 := p({z : z 6= 0}) e U2 := p({z : |z| < 1}) .

L’aperto U1 è connesso per archi e si deforma su p(S 1 ) tramite la solita deformazione radiale.
Pertanto il gruppo fondamentale di U 1 è isomorfo a quello di p(S 1 ), che, per quanto visto
al punto precedente, è il gruppo libero generato da a := [p ◦ γ1 ].
L’aperto U2 è (omeomorfo a) un disco aperto ed è quindi semplicemente connesso.
L’intersezione U1 ∩U2 si deforma sulla circonferenza di centro l’origine e raggio 1/2. Pertanto
il suo gruppo fondamentale è il gruppo libero generato dal cammino p ◦ γ2 dove

γ2 (t) := eit con t ∈ [0, 2π].

Osserviamo ora che in U1 il cammino p ◦ γ2 è omotopo a p ◦ γ1 percorso tre volte, ovvero


[p ◦ γ2 ] = a3 . Viceversa in U2 il cammino p ◦ γ2 è omotopo alla costante.
Per quanto appena visto, usando il teorema di van Kampen si ottiene che il gruppo fon-
damentale di Y è il gruppo generato da a con la relazione a3 = e ed è dunque isomorfo a
Z3 .
3. Consideriamo la funzione meromorfa

eiz
f (z) := ,
(z − 1)4 + 4

e per ogni r > 0 indichiamo come al solito con Dr il semidisco dato dall’intersezione del disco
aperto di centro l’origine e raggio r con il semipiano superiore A := {Im z > 0}; la frontiera
di Dr è quindi parametrizzata dai cammini γ1,r (t) := t, con t ∈ [−r, r], e γ2,r (t) := reit con
t ∈ [0, π], e ovviamente
Z ∞  Z 
cos x
dx = Re lim f (z) dz . (2)
−∞ (x − 1)4 + 4 r→+∞ γ1,r

30
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni 9.2.10
Scritto del quinto appello, 9 febbraio 2010

Inoltre, poiché |f (z)| = O(1/|z|4 ) nel semipiano A,


Z
lim f (z) dz = 0 . (3)
r→+∞ γ2,r

Infine i punti singolari di f sono dati dagli zeri del√denominatore, vale a dire 2 ± i, ±i, e si
tratta di poli semplici di f . Pertanto per ogni r > 5 il semidisco Dr contiene i poli z1 = i
e z2 = 2 + i, e poiché la frontiera di Dr è parametrizzata in senso antiorario dal cammino
γ1,r ∗ γ2,r , per il teorema dei residui abbiamo che
Z Z
 
f (z) dz + f (z) dz = 2πi Res(f (z), z1 ) + [Res(f (z), z2 )
γ1,r γ2,r

eiz eiz
 

= 2πi +
((z − 1)4 + 4)0 z=z1 ((z − 1)4 + 4)0 z=z2
eiz eiz
 

= 2πi +
4(z − 1)3 z=z1 4(z − 1)3 z=z2
(1 − z) eiz (1 − z) eiz
 
= 2πi +
16
z=i 16
z=2+i
π
= [1 + cos 2 + sin 2 + i(1 − sin 2 − cos 2)] .
8e
Passando al limite per r → +∞ nell’equazione precedente e usando la (2) e la (3) si ottiene
quindi Z ∞
cos x π
4+4
dx = (1 + cos 2 + sin 2) .
−∞ (x − 1) 8e

4. a) Siccome f (0) = 0 e f è iniettiva, f (z) 6= 0 per ogni z 6= 0 e quindi g(z) è ben definita
per ogni z ∈ C. Chiaramente sia f (z) che 1/f (1/z̄) sono mappe continue sul loro insieme di
definizione, inoltre usando il fatto che 1/z̄ = z quando |z| = 1 (e che |f (z)| = 1 per |z| = 1)
si ottiene facilmente che f (z) = 1/f (1/z̄) quando |z| = 1; da questo e da un lemma noto
segue che g è continua su tutto C. Chiaramente g è olomorfa per |z| < 1, mentre per |z| > 1
si ha che g(z) = 1/h(1/z) dove h(z) := f (z̄), e usando il fatto (noto) che h è olomorfa, si
ottiene che anche g è olomorfa per |z| > 1.
b) Per dimostrare che f è olomorfa in tutto C basta verificare che la forma f (z) dz è chiusa,
e questo segue dal fatto che f è continua su C e olomorfa su C \ S 1 (nel caso in cui S 2 viene
sostituito dall’asse reale questo enunciato è stato dimostrato a lezione; qui si deve modificare
opportunamente la dimostrazione).
c) Per ipotesi f (0) = 0, ed essendo f iniettiva, la derivata di f in 0 deve essere diversa da 0
(altrimenti f sarebbe asintoticamente equivalente in 0 ad una potenza di z, e non potrebbe
essere iniettiva). Pertanto f (z) = cz + o(z) per z → 0 con c := f 0 (0), e da questo segue che
g(z) = cz + o(z) per |z| → +∞.
d) Per quanto visto al punto precedente g è una funzione olomorfa su C a crescita lineare
all’infinito, e da questo segue che g è lineare, ovvero che g(z) = az + b per ogni z ∈ C.
Questo implica che f (z) = az + b per ogni z ∈ D; inoltre l’ipotesi f (0) = 0 implica f (0) = 0,
e il fatto che f (D) = D implica |a| = 1.

Commenti.

◦ Esercizio 1. Dimostrazione alternativa: supponendo per assurdo che f non sia suriettiva,
esiste y0 ∈ R2 \ f (R2 ). A meno di traslazioni si può assumere che y0 = 0 e si considera la

31
9.2.10 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 – Soluzioni
Scritto del quinto appello, 9 febbraio 2010

mappa g : R2 → S 1 data da g : x 7→ f (x)/|f (x)|. Per ipotesi esiste inoltre un compatto


K tale f (x) = x per x ∈ / K, e assumendo che tale compatto sia contenuto nel disco D2 , si
ottiene che la restrizione di g porta D2 in S 1 , è continua, e coincide con l’identità su S 1 ,
cosa che è impossibile (si tratta di una delle varie formulazioni equivalenti del teorema di
Brower).
◦ Esercizio 2. Alternativamente si può dimostrare che la mappa g : S 1 → S 1 data da g :
z 7→ z 3 definisce una mappa g̃ : X → S 1 che è continua ed iniettiva, e pertanto è anche un
omeomerfismo (perché lo spazio X è compatto e di Hausdorff).
◦ Esercizio 3. Sono stati fatti sorprendentemente tanti errori nel calcolo delle radici del poli-
nomio (z − 1)4 + 4.
◦ Esercizio 4. Applicando il Lemma di Schwartz sia ad f si ottiene che |f (z)| ≤ |z| per ogni
z ∈ D. che alla sua inversa. Osserviamo inoltre che l’inversa di f è una funzione olomorfa
da D in D (questo fatto andrebbe dimostrato) e pertanto, sempre per il lemma di Schwartz,
|f −1 (w)| ≤ |w| per ogni w ∈ D. Ponendo quindi z = f −1 (w) si ottiene che |z| ≤ f (z) per
ogni z ∈ D. Sappiamo dunque che |f (z)| = |z| per ogni z ∈ D, e quindi sempre il lemma
di Schwartz ci dice che f (z) = az con |a| = 1. A questo modo si dimostra direttamente il
punto d), e da questo seguono facilmente tutti gli altri.

32
Versione: 4 settembre 2009

Università di Pisa
Corso di laurea in Matematica

Raccolta di esercizi per il corso di


Topologia e Analisi Complessa
a.a. 2008/09

Giovanni Alberti

Giovanni Alberti
Dipartimento di Matematica
Università di Pisa
largo Pontecorvo 5
56127 Pisa
www.dm.unipi.it/~alberti
2 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09

Introduzione
Questa è una raccolta degli esercizi assegnati durante il corso di Topologia e Analisi Com-
plessa per la laurea triennale in Matematica nell’a.a. 2008/09 (docente del corso: Fabrizio
Broglia; esercitatore: Giovanni Alberti). Gli esercizi sono divisi in due gruppi corrispondenti
alle due parti principali del corso.
Il pallino ◦ indica gli esercizi svolti a lezione il cui contenuto può essere dato per acquisito
nello svolgimento di altri esercizi; il rombo  indica gli esercizi svolti a lezione; infine l’asterisco
* indica gli esercizi (presumibilmente) difficili. Per alcuni esercizi è stata fornita una traccia
della soluzione.

Programma del corso.


Omotopia e gruppo fondamentale.
Connessione per archi, cammini e operazioni fra cammini continui.
Omotopia tra funzioni continue, omotopia relativa, omotopia tra cammini.
Equivalenza omotopica; retratti e retratti di deformazione; spazi contraibili.
Il gruppo fondamentale di uno spazio topologico; ruolo del punto base.
Omomorfismi tra gruppi fondamentali indotti da applicazioni continue; invarianza per omo-
topia; il gruppo fondamentale di spazi omotopicamente equivalenti.
Il gruppo fondamentale di un prodotto.
Rivestimenti; sollevamento di cammini; rivestimento del quoziente di uno spazio rispetto
all’azione di un gruppo; calcolo di alcuni gruppi fondamentali; lemma di monodromia.
Il teorema di van Kampen (con dimostrazione parziale).
Funzioni olomorfe di una variabile complessa
L’algebra delle serie formali.
Serie convergenti; calcolo del raggio di convergenza; operazioni sulle serie convergenti; deri-
vata di una serie convergente.
La funzione esponenziale complessa come rivestimento da C in C∗ .
Funzioni analitiche; analiticità della somma di una serie convergente; prolungamento anali-
tico; funzioni meromorfe.
Forme differenziali e loro integrazione; forme chiuse e forme esatte; primitive lungo un
cammino o lungo un’omotopia; la forma dz/z; indice di un cammino chiuso.
Funzioni olomorfe; condizioni di Cauchy-Riemann; le funzioni olomorfe con derivata diversa
da 0 come isomorfismi analitici locali.
Formula integrale di Cauchy; sviluppo in serie di una funzione olomorfa; formula e teorema
di Cauchy per un compatto.
Il teorema della mappa aperta; principio del massimo; principio di simmetria.
Serie di Laurent; sviluppo di una funzione olomorfa in una corona; singolarità isolate; classi-
ficazione tramite limite e tramite serie; il teorema di Weirstrass per le singolarità essenziali;
La sfera di Riemann e il teorema dei residui. Calcolo degli integrali con il metodo dei residui.
Derivata logaritmica; comportamento attorno ad una radice multipla di una funzione olo-
morfa; teorema di Rouché.
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 3
Raccolta di esercizi di topologia – versione corretta: 4/9/2009

1 ◦ a) Dato x0 ∈ Rn , scrivere una retrazione di Rn sul punto x0 .


b) Scrivere una deformazione di Rn sul punto x0 .

2 ◦ Sia X un sottoinsieme di Rn stellato rispetto al punto x0 .


a) Scrivere una retrazione di X sul punto x0 .
b) Scrivere una deformazione di X sul punto x0 .

3 ◦ a) Scrivere una retrazione di Rn \ {0} sulla sfera S n−1 .


b) Scrivere una deformazione di Rn \ {0} su S n−1 .

4  Preso x0 ∈ Rn con |x0 | < 1, scrivere esplicitamente una deformazione di Rn \{x0 } su S n−1 .

5 ◦ Scrivere esplicitamente un omeomorfismo dal disco chiuso D2 , vale a dire l’insieme dei
punti x ∈ R2 tali che |x| ≤ 1, nel quadrato chiuso Q := [−1, 1]2 .

6 Dimostrare che l’unione di due rette non parallele è un retratto di deformazione del piano.

7 * Dato un insieme aperto A contenuto in Rn ed un punto x0 ∈ A, per ogni e ∈ S n−1 poniamo



h(e) := sup t ≥ 0 : x0 + te ∈ A ,
h∗ (e) := inf t ≥ 0 : x0 + te ∈ Rn \ A .


Dimostrare i seguenti fatti:


a) h : S n−1 → [0, +∞] è una funzione semicontinua inferiormente;
b) h∗ : S n−1 → [0, +∞] è una funzione semicontinua superiormente;
c) se A è stellato rispetto a x0 allora h ≤ h∗ ;
d) se A è limitato allora h ed h∗ assumono solo valori finiti;
e) se A è convesso allora h = h∗ ed quindi h è una funzione continua;

f) se A è convesso allora A = x0 + t e : e ∈ S n−1 , 0 ≤ t < h(e) .

g) se A è convesso e limitato allora ∂A = x0 + h(e) e : e ∈ S n−1 .

8 Sia A un aperto convesso di Rn . Dimostrare che A è omeomorfo ad una palla aperta di


Rn . [Utilizzare l’esercizio 7f), supponendo inizialmente che A sia limitato.]

9 Sia A un aperto convesso e limitato in Rn , e sia x0 un punto di A. Dimostrare che ∂A è


un retratto di deformazione sia di Rn \ {x0 } che di A \ {x0 }. [Utilizzare la funzione h data
nell’esercizio 7.]

10 Far vedere che quanto affermato nell’esercizio 9 non vale se A è un semispazio riconducen-
dosi al fatto (non dimostrato) che la sfera S n−1 non è contraibile.

11 ◦ Si consideri una coppia di punti antipodali p e −p sulla sfera S n con n ≥ 1. Verificare che
la mappa
(1 − t)x + tp
F : (x, t) :=
|(1 − t)x + tp|
è una deformazione di S n meno il punto −p sul punto p. Dunque la sfera meno un punto
è contraibile in qualunque dimensione.

12 ◦ Dato X uno spazio topologico, siano f, g : X → S n due mappe tali che f (x) 6= −g(x) per
ogni x ∈ X. Dimostrare che f e g sono omotope.
4 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09
Raccolta di esercizi di topologia – versione corretta: 4/9/2009

13 ◦ Dimostrare che la palla aperta di Rn meno un punto è omotopicamente equivalente alla


sfera S n−1 .

14 ◦ Dimostrare che la sfera S n meno un punto è omeomorfa a Rn . Dedurne che la sfera S n


meno un punto si deforma su un qualunque altro punto.

15 ◦ Dati T, X spazi topologici, indichiamo con C(T ; X) l’insieme delle mappe continue da T in
X, e su questo insieme indichiamo con ∼ la relazione di equivalenza per omotopia. Data
una mappa continua f : X → Y , sia f∗ : C(T ; X)/∼ → C(T ; Y )/∼ la mappa definita da

f∗ : [ϕ] 7→ [f ◦ ϕ] .

Dimostrare che:
a) la definizione di f∗ è ben posta;
b) se f, f 0 : X → Y sono mappe omotope allora f∗ = f∗0 ;
c) date f : X → Y e g : Y → Z, allora g∗ ◦ f∗ = (g ◦ f )∗ ;
d) date f : X → Y e g : Y → X tali che g ◦ f ∼ IdX , allora f∗ è iniettiva e g∗ è surgettiva;
e) se Y è un retratto di X ed f : X → Y è una retrazione allora f∗ è surgettiva.
f) se f : X → Y è un’equivalenza omotopica allora f∗ è bigettiva.

16 In riferimento all’enunciato d) dell’esercizio 15, esibire un esempio in cui f∗ non è surgettiva


e g∗ non è iniettiva.

17 Nel contesto dell’esercizio 15, esibire un esempio in cui f è iniettiva (rispettivamente,


surgettiva) ed f∗ non è né iniettiva né surgettiva.

18  Sia T uno spazio topologico con un solo elemento. Dimostrare che l’insieme C(T, X)/∼
(cfr. esercizio 15), è in corrispondenza biunivoca con l’insieme π0 (X) delle componenti
connesse per archi di X.

19 Data una mappa continua f : X → Y , sia f∗ : π0 (X) → π0 (Y ) la mappa che ad ogni


componente connessa per archi C di X associa la componente connessa per archi di Y che
contiene f (C). Utilizzando quanto fatto negli esercizi 15 e 18, dimostrare che:
a) la mappa f∗ è ben definita;
b) se Y è un retratto di X e f : X → Y una retrazione, allora f∗ è surgettiva.
c) se f : X → Y è un’equivalenza omotopica allora f∗ è surgettiva, e quindi π0 (X) e π0 (Y )
hanno la stessa cardinalità.

20 Sia X uno spazio topologico, Y uno spazio topologico discreto, e f, g : X → Y mappe


continue. Dimostrare che f è omotopa a g se e solo se f = g.

21 Dato uno spazio topologico X, sia ∼ la relazione di equivalenza le cui classi di equivalenza
corrispondono alle componenti connesse di X. Data una mappa continua f : X → Y , sia
f∗ : X/∼ → Y /∼ la mappa definita da

f∗ : [x] 7→ [f (x)] .

Dimostrare che:
a) la definizione di f∗ è ben posta;
b) se f, f 0 : X → Y sono mappe omotope allora f∗ = f∗0 ;
c) date f : X → Y e g : Y → Z, allora g∗ ◦ f∗ = (g ◦ f )∗ ;
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 5
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d) date f : X → Y e g : Y → X tali che g ◦ f ∼ IdX , allora f∗ è iniettiva e g∗ è surgettiva;


e) se f : X → Y è un’equivalenza omotopica allora f∗ è bigettiva;
f) se Y è un retratto di X ed f : X → Y è una retrazione allora f∗ è surgettiva.

22 ◦ Sia A un aperto connesso (per archi) di Rm con m ≥ 2 e sia S un sottoinsieme numerabile


di A. Dimostrare che A \ S è connesso per archi.

23 Se C1 e C2 sono sottoinsiemi connessi per archi del quadrato [0, 1]2 tali che C1 contiene
i vertici (0, 1) e (1, 0) mentre C2 contiene (0, 0) e (1, 1) , allora l’intersezione di C1 e
C2 non è vuota. Dimostrare questo enunciato supponendo che C1 sia il grafico di una
funzione continua f1 : [0, 1] → [0, 1]. [La dimostrazione nel caso generale è più complicata,
cfr. esercizio 64.]
Traccia. Se per assurdo C1 e C2 non si intersecassero allora la funzione g : C2 → {±1}
data da 
+1 per y > f1 (x)
g(x, y) :=
−1 per y < f1 (x)
sarebbe ben definita e continua, e porterebbe il connesso C2 sullo sconnesso {±1}.

24 * Sia X l’insieme dei punti del piano dato dall’unione del segmento verticale {0} × [0, 1] e
dei segmenti orizzontali [0, 1] × {y} con y = 0 oppure y = 1/n e n = 1, 2, . . . Dimostrare
che il segmento orizzontale A := [0, 1] × {0} non è un retratto di deformazione di X.
Traccia. a) Ogni cammino con un estremo in X \ A ed uno in A passa per il punto
x̄ := (0, 0); b) data F : X × I → X tale che F (x, 1) ∈ A per ogni x ∈ X, allora per ogni
x ∈ X \ A esiste t ∈ I tale che F (x, t) = x̄; c) per continuità lo stesso vale per ogni x ∈ A.

25 Sia X l’unione di una circonferenza e di un suo raggio. Dimostrare che X è omotopicamente


equivalente ma non omeomorfo a S 1 .

26  Nel piano, sia A l’unione delle circonferenze di centri (±1, 0) e raggio 1, vale a dire un
“otto”. Dimostrare che A è un retratto di deformazione di R2 \ {(±1, 0)}.

27  Nel piano, sia B l’unione delle circonferenze di centri (±2, 0) e raggio 1 e del segmento di
estremi (±1, 0). Dimostrare che B è un retratto di deformazione di R2 \ {(±2, 0)}.

28  Dimostrare che gli insiemi A e B definiti nei due esercizi precedenti sono spazi topologici
omotopicamente equivalenti ma non omeomorfi.
Traccia. Per l’equivalenza omotopica si usi il fatto che A e B sono retratti di deforma-
zione di due spazi omeomorfi. [Si provi comunque a scrivere direttamente un’equivalenza
omotopica f : B → A.]

29 Dimostrare che Rn meno una palla chiusa è omeomorfo a Rn meno un punto.

30 Siano f, g : S n → R funzioni continue tali che f (x) ≥ g(x) > 0 per ogni x ∈ S n , e sia
X l’insieme dei punti x ∈ Rn+1 tali che f (x/|x|) ≥ |x| ≥ g(x/|x|). Dimostrare che X è
omotopicamente equivalente a S n .

31  Tracciare un disegno approssimativo dell’immagine del cammino


 1 
f (t) := t3 − t, con t ∈ R.
1 + t2
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32 Tracciare un disegno approssimativo dell’immagine del cammino

f (t) := | cos(nπt)| (cos(2πt), sin(2πt)) con t ∈ [0, 1].

33  Fissato un intero n ≥ 2, dimostrare che gli spazi X1 , X2 , X3 definiti di seguito sono omeo-
morfi.
i) X1 è l’unione di n circonferenze aventi uno ed un solo punto in comune, vale a dire che
X1 := (S 1 × {1, . . . , n})/∼ dove ∼ è la relazione di equivalenza che identifica ad un punto
l’insieme {e0 } × {1, . . . , n}, dove e0 := (1, 0). [X1 viene talvolta chiamato bouquet di n
circonferenze.]
ii) X2 := ([0, 1] × {1, . . . , n})/∼ dove ∼ è la relazione di equivalenza che identifica ad un
punto l’insieme {0, 1} × {1, . . . , n}.
iii) X3 è l’insieme dei punti di R2 della forma | cos(nπt)| (cos(2πt), sin(2πt)) con t ∈ [0, 1].

34  Dato un intero n ≥ 2, sia D l’insieme dei punti del piano della forma
1
(cos(2πkt/n), sin(2πkt/n)) con k = 0, . . . , n − 1
2
e si prenda X3 come nell’esercizio precedente. Dimostrare che X3 è un retratto di defor-
mazione di R2 \ D.

35 Dati x̄, ȳ ∈ R2 ed ε > 0, costruire un omeomorfismo g : R2 → R2 tale che g(x̄) = ȳ e


g(x) = x per ogni x al di fuori di un ε-intorno del segmento chiuso di estremi x̄ e ȳ.

36 Siano x1 , . . . , xn e y1 , . . . , yn due n-uple di punti in R2 tali che xi 6= xj e yi 6= yj per i 6= j.


Costruire un omeomorfismo f : R2 → R2 tale che f (xi ) = yi per i = 1, 2, . . . , n.
Traccia. Procedendo per induzione su n possiamo supporre che esista un omeomorfismo
h : R2 → R2 tale che h(xi ) = yi per ogni i < n. Distinguiamo quindi due casi.
Primo caso: se il segmento chiuso di estremi x̄ := h(xn ) e ȳ := yn non contiene yi per nessun
i < n, posiamo trovare un omeomorfismo g : R2 → R2 tale che g(x̄) = ȳ e g(yi ) = yi per
ogni i < n (cfr. esercizio 35); poniamo quindi f := g ◦ h.
Secondo caso: se il segmento [x̄, ȳ] contiene yi per qualche i < n, indichiamo con d la
distanza minima tra x̄ e yi con i ≤ n e prendiamo x0 tale che |x0 −x̄| < d ed il segmento [x0 , ȳ]
non contiene yi per alcun i < n. Possiamo allora trovare un omeomorfismo g 0 : R2 → R2
tale che g 0 (x̄) = x0 e g 0 (yi ) = yi per ogni i < n; ponendo infine h0 := g 0 ◦ h ci siamo
ricondotti al caso precedente.

37 Dato un intero n ≥ 2, dimostrare che il piano meno n punti è omotopicamente equivalente


ad un bouquet di n circonferenze, cioè lo spazio X definito nell’esercizio 33. [Utilizzare gli
esercizi 34 e 36.]

38 Dato un intero n ≥ 2, dimostrare che la sfera S 2 meno n + 1 punti è omotopicamente


equivalente ad un bouquet di n circonferenze.

39 Dato un intero n ≥ 2, dimostrare che lo spazio R3 meno l’unione di n rette distinte passanti
per l’origine è omotopicamente equivalente ad un bouquet di 2n − 1 circonferenze.

40 Sia X un sottospazio chiuso di Rn con la seguente proprietà: esiste un aperto U in Rn che


contiene X ed una retrazione τ : U → X di classe C 1 . Dimostrare che allora ogni cammino
g : I → X è omotopicamente equivalente (in X) ad un cammino g̃ di classe C 1 .
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Traccia. Un teorema dovuto a Weierstrass asserisce ogni funzione reale e continua


sull’intervallo I è limite di una successione uniformemente convergente di polinomi. Uti-
lizzando questo risultato, far vedere che esiste una mappa f : I → Rn tale che: a) le
componenti di f sono polinomi; b) f (0) = g(0) e f (1) = g(1); c) il segmento chiuso di
estremi f (s) e g(s) è contenuto in U per ogni s ∈ I. Verificare che allora g̃ := τ ◦ f soddisfa
quanto richiesto.

41 Sia E un sottoinsieme limitato di Rn e f una mappa da E in Rm con m > n. Dimostrare


che se f è Lipschitziana, cioè esiste una costante finita L tale che |f (x) − f (y)| ≤ L|x − y|
per ogni x, y ∈ E, allora f (E) ha parte interna vuota.
Traccia. Preso a tale che E è contenuto in un cubo n-dimensionale di lato a, per ogni intero
positivo k si può ricoprire E con k n cubi di lato a/k. Se ne deduce che f (E) è ricoperto
da k n cubi di lato 2Ln1/2 a/k e pertanto il suo volume m-dimensionale soddisfa

volm (f (E)) ≤ (2Lan1/2 )m k n−m .

Prendendo il limite per k → +∞ si ottiene che volm (f (E)) = 0, da cui segue che f (E)
non contiene alcuna palla. [Per volume si può intendere tanto la misura di Peano-Jordan
quanto quella di Lebesgue.]

42  Dimostrare che la sfera S n è semplicemente connessa per n ≥ 2 completando la seguente


traccia di dimostrazione: a) Ogni cammino in S n è omotopo ad un cammino di classe C 1
(esercizio 40); b) ogni cammino di classe C 1 in S n non è surgettivo (esercizio 41); c) ogni
cammino non surgettivo in S n è omotopo ad una costante (cfr. esercizio 11).

43 Dato n ≥ 2, dimostrare che ogni omeomorfismo f dalla sfera S n−1 in sé può essere esteso
ad un omeomorfismo della palla chiusa Dn in sé. [Si ricordi che Dn è l’insieme dei punti
x ∈ Rn tali che |x| ≤ 1, e quindi la sfera S n−1 coincide con la frontiera di Dn in Rn .]

44 * Sia f : S 1 → S 1 un omeomorfismo. Dimostrare che esiste una funzione θ : [0, 2π] → [0, 2π]
continua, surgettiva e strettamente monotòna tale che

f (cos t, sin t) = (cos θ(t), sin θ(t)) per ogni t ∈ [0, 2π].

[Utilizzare, ed eventualmente dimostrare, che ogni funzione continua e iniettiva da un


intervallo di R in R è strettamente monotòna.]

45 Sia X lo spazio ottenuto identificando i bordi di due copie distinte della palla chiusa Dn ,
vale a dire X = (Dn × 0, 1)/∼ dove ∼ è la relazione di equivalenza che identifica il punto
(x, 0) con (x, 1) per ogni x ∈ S n−1 . Dimostrare che X è omeomorfo a S n .

46 Far vedere che il risultato nell’esercizio precedente non dipende da come vengono identificati
i bordi delle due palle, vale a dire che X è omeomorfo a S n anche quando ∼ è la relazione
di equivalenza che identifica (x, 0) con (f (x), 1) per ogni x ∈ S n−1 ed f è un omeomorfismo
di S n−1 assegnato. [Utilizzare l’esercizio 43.]

47 ◦ a) Verificare che S 1 – inteso come sottogruppo del gruppo moltiplicativo C∗ – e R/Z –


inteso come quoziente del gruppo additivo R per il sottogruppo Z – sono gruppi topologici
isomorfi, vale a dire che esiste un omeomorfismo che è anche un isomorfismo di gruppi.
b) Verificare che il toro T 2 := S 1 × S 1 e il quoziente R2 /Z2 sono gruppi topologici isomorfi.
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48  Sia X lo spazio topologico ottenuto identificando gli estremi dell’intervallo [0, 1]. Allora X
è omeomorfo a S 1 e ad R/Z: scrivere esplicitamente tali omeomorfismi.

49 ◦ Sia X lo spazio ottenuto identificando ogni punto x della sfera S n con il suo antipodale
−x. Dimostrare che X è omeomorfo allo spazio proiettivo Pn (R).

50 ◦ Sia X lo spazio ottenuto identificando ogni punto della frontiera della palla chiusa Dn con
il suo antipodale. Dimostrare che X è omeomorfo allo spazio proiettivo Pn (R).

51  Dimostrare che il piano proiettivo P2 (R) meno un punto si deforma su una retta proiet-
tiva ed è quindi omotopicamente equivalente a S 1 . [ È istruttivo risolvere quest’esercizio
utilizzando tutte le varie rappresentazioni del piano proiettivo.]

52  a) Sia E l’iperboloide di rotazione in R3 di equazione x2 + y 2 = 1 + z 2 . Dimostrare che E


è omeomorfo al cilindro S 1 × R.
b) Sia E1 la chiusura di E nella compattificazione di Alexandrov R3 ∪ {∞} dello spazio.
Dimostrare che E1 è omeomorfo al quoziente S 2 /∼ dove ∼ è la relazione di equivalenza
che identifica la coppia di punti antipodali (0, 0, ±1).
b) Identifichiamo R3 come il sottoinsieme dei punti dello spazio proiettivo P3 (R) della
forma [x, y, z, 1], ed indichiamo con E2 la chiusura di E in P3 (R). Dimostrare che E2 è
omeomorfo a S 1 × S 1 .

53  Sia X uno spazio topologico connesso per archi. Detto e0 il punto di S 1 di coordinate
(1, 0), per ogni mappa continua g : S 1 → X indichiamo con g̃ il cammino chiuso in X con
punto base a := g(e0 ) definito da

g̃(s) := g(cos(2πs), sin(2πs)) per ogni s ∈ I = [0, 1].

Dimostrare che:
a) se il cammino g̃ è omotopicamente equivalente al cammino costante 1a allora la mappa
g è omotopa a una mappa costante;
b) se G è un omotopia da g ad una mappa con valore costante b, allora g̃ è omotopicamente
equivalente a f ∗ 1b ∗ i(f ), dove f (t) := G(e0 , t) per ogni t ∈ I;
c) X è semplicemente connesso se e solo se ogni mappa continua g : S 1 → X è omotopa
ad una costante.

54 Nel contesto dell’esercizio precedente, si considerino due mappe g0 , g1 : S 1 → X tali che


g0 (e0 ) = g1 (e0 ). Dimostrare che:
a) se il cammino g̃0 è omotopicamente equivalente a g̃1 allora g0 è omotopa a g1 ;
b) se G : S 1 × I → X è un omotopia da g0 a g1 allora il cammino g̃0 è omotopicamente
equivalente a f ∗ g̃1 ∗ i(f ), dove f (t) := G(e0 , t) per ogni t ∈ I;
c) se g0 è omotopa a g1 e il gruppo fondamentale di X è abeliano allora g̃0 è omotopicamente
equivalente a g̃1 ;

55 * Far vedere con un esempio che l’ipotesi che π1 (X) sia abeliano nel punto c) dell’esercizio
precedente non può essere rimossa.

56 Per ogni k ∈ Z, sia ϕk : S 1 → S 1 la mappa definita da ϕk (z) := z k (stiamo identificando


R2 con il campo complesso C). Dimostrare che ϕk è omotopa a ϕh se e solo se k = h.
[Utilizzare quanto fatto nell’esercizio 54.]
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57 Sia g una mappa continua da S 1 in sé. Dimostrare g può essere estesa ad una mappa
continua da D2 in S 1 se e solo se il cammino chiuso g̃ : I → S 1 definito da

g̃(t) := g(cos(2πt), sin(2πt))

è omotopicamente equivalente ad una costante.

58 ◦ Utilizzando il fatto che la sfera S n−1 non è contraibile (dimostrato solo per n = 2), far
vedere che:
a) non esiste alcuna mappa f : Dn → S n−1 la cui restrizione f|S n−1 è uguale a Id;
b) non esiste alcuna mappa f : Dn → S n−1 tale che f|S n−1 è omotopa a Id;
c) ogni mappa f : Dn → Dn tale che f|S n−1 è omotopa a Id deve essere surgettiva;
d) ogni mappa f : Dn → Dn ammette un punto fisso, cioè esiste x tale che f (x) = x.
[L’enunciato d) è noto come teorema del punto fisso di Brower.]

59 Siano f, g due cammini in S 1 tali che f (0) = g(0) e f (1) = g(1). Dimostrare che se esiste
un punto y ∈ S 1 tale che f ed g non passano per y, allora f è omotopicamente equivalente
a g. [Si usi il fatto che S 1 \ {y} è omotopo ad un intervallo aperto.]

60 ◦ Dimostrare che per ogni cammino chiuso f : I → S 1 con punto base e0 := (1, 0) esiste uno
ed un solo intero k tale che f è omotopo al cammino gk (t) := (cos(2kπt), sin(2kπt)). Tale
intero k vien chiamato grado del cammino f .
Dimostrare che l’applicazione [f ] 7→ k definisce un isomorfismo di π1 (S 1 ) in Z.

61 Siano dati due cammini f1 , f2 : I → S 1 con punto iniziale e0 e punto finale −e0 . Calcolare
il grado del cammino chiuso f := f1 ∗ i(f2 ) nei seguenti casi:
a) sia f1 che f2 non passano per il punto (0, 1);
b) f1 non passa per (0, 1) ed f2 non passa per (0, −1);
c) f1 non passa per (0, −1) ed f2 non passa per (0, 1).
Traccia. a) Posto g(t) := (cos(πt), sin(πt)) per ogni t ∈ I, utilizzare l’esercizio 59 per far
vedere che f1 ed f2 sono omotopicamente equivalenti a g e i(g) rispettivamente, e dunque
in questo caso f ha grado 0.

62 Siano p0 , · · · , pm punti di S 1 della forma pk := (cos αk , sin αk ) con

0 = α0 ≤ α1 ≤ . . . ≤ αm−1 ≤ αm = 2π ,

e per ogni k = 1, . . . , m sia fk : I → S 1 un cammino con punto iniziale pk−1 e punto finale
pk la cui immagine è contenuta nell’arco più breve che congiunge pk−1 a pk . Dimostrare
che il cammino f := f1 ∗ f2 ∗ · · · ∗ fm è omotopicamente equivalente al cammino g(t) :=
(cos(2πt), sin(2πt)).

63 * Siano f1 , f2 due cammini nel quadrato Q := I × I tali che f1 parte dal vertice (1, 0) e arriva
al vertice (0, 1) mentre f2 parte da (0, 0) e arriva a (1, 1). Dimostrare che i due cammini si
intersecano, cioè che f1 (I) ∩ f2 (I) 6= ∅.
Traccia. Supponiamo per assurdo f1 (t1 ) 6= f2 (t2 ) per ogni t1 , t2 ∈ I. Si consideri allora la
mappa F : Q → S 1 definita da

f1 (t1 ) − f2 (t2 )
F (t1 , t2 ) := ,
|f1 (t1 ) − f2 (t2 )|
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e il cammino f : I → S 1 dato da f := F ◦ h, dove h : I → ∂Q è il cammino chiuso


che percorre a velocità costante e in senso antiorario la frontiera del quadrato Q partendo
dal vertice (0, 0) – vale a dire h(t) := (4t, 0) per 0 ≤ t ≤ 1/4, h(t) := (1, 4t − 1) per
1/4 ≤ t ≤ 1/2, etc.
Utilizzare l’esercizio 57 per dimostrare che f deve essere omotopicamente equivalente ad
un cammino costante, e l’esercizio 62 per dimostrare che f deve essere omotopicamente
equivalente al cammino g(t) := (cos(2πt), sin(2πt)).

64 Siano C1 e C2 due sottoinsiemi connessi per archi del quadrato Q := I × I tali che C1
contiene i vertici (1, 0) e (0, 1), mentre C2 contiene i vertici (0, 0) e (1, 1). Utilizzare quanto
fatto nell’esercizio precedente per dimostrare che C 1 e C 2 hanno intersezione non vuota
(cfr. esercizio 23).

65 * Far vedere che l’enunciato dell’esercizio precedente vale anche se gli insiemi C1 e C2 sono
chiusi e connessi, ma non vale se si suppone solamente che siano connessi.

66 ◦ Dimostrare che D2 non è omeomorfo a Dn per n 6= 2. [Si ha più in generale che Dn non è
omeomorfo a Dm per n 6= m.]

67 ◦ Sia A aperto connesso di R2 e p un punto di A. Dimostrare che A\{p} non è semplicemente


connesso.
Traccia. Si prenda r > 0 tale che il disco chiuso di centro p e raggio r è contenuto in A,
e si indichi con S la circonferenza di centro p e raggio r. Verificare che S è un retratto di
A \ {p} e ricordare che, detta r la retrazione, r∗ : π1 (A \ {p}) → π1 (S) è un omomorfismo
surgettivo.

68 Nel contesto dell’esercizio precedente, dimostrare che se A non è contraibile allora S non è
un retratto di deformazione di A \ {p}.
Traccia. Avendo una deformazione di A \ {p} su S sarebbe possibile costruire una defor-
mazione di A sul disco chiuso di centro p e raggio uguale a quello di S.

69 ◦ Dimostrare che una varietà topologica di dimensione 2 non è una varietà topologica di
dimensione n per n 6= 2. [Si ha più in generale che una varietà topologica di dimensione n
non è una varietà topologica di dimensione m per m 6= n.]
Traccia. Se per assurdo X fosse una varietà topologica di dimensione sia 2 che n con n 6= 2,
allora potremmo trovare un aperto A di R2 omeomorfo alla palla aperta B n di Rn . Ma
allora A meno un punto – spazio connesso e non semplicemente connesso, cfr. esercizio 67 –
sarebbe omeomorfo a B n meno un punto, che invece è sconnesso per n = 1 e semplicemente
connesso per n > 2, in quanto omotopicamente equivalente alla sfera S n−1 .

70 ◦ Utilizzando quanto dimostrato nell’esercizio 67 far vedere che un punto x ∈ D2 soddisfa


|x| = 1 se e solo ammette un intorno aperto (nel senso della topologia di D2 ) e sempli-
cemente connesso U tale che U \ {x} è pure semplicemente connesso. Dedurne che ogni
omeomorfismo di D2 in sé porta S 1 in sé.

71 ◦ Sia X uno spazio topologico, ∼ una relazione di equivalenza su X, ed Y un sottoinsieme


di X dotato della topologia indotta. Chiaramente ∼ è anche una relazione di equivalenza
su Y , e possiamo quindi considerare l’immersione naturale j dello spazio quoziente Y /∼
nello spazio quoziente X/∼. Dimostrare che:
a) j è una mappa continua e iniettiva da Y /∼ in X/∼;
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b) j è surgettiva se e solo se Y interseca ogni classe di equivalenza di X;


c) se X/∼ è di Hausdorff e Y è compatto ed interseca ogni classe di equivalenza di X allora
j è un omeomorfismo.

72 Su X := R si pone x ∼ x0 quando x − x0 è intero. Far vedere che, preso Y := [0, 1),


l’applicazione j definita nell’esercizio 71 è una bigezione ma non un omeomorfismo, e
dunque l’ipotesi che Y sia compatto nell’enunciato c) non può essere rimossa.

73 Su X := [−1, 1] si pone x ∼ x0 quando x = x0 oppure x = −x0 e |x| < 1. Dimostrare che la


topologia di X/∼ non è separata. Far vedere che, preso Y := [−1, 0] ∪ {1}, l’applicazione j
definita nell’esercizio 71 è una bigezione ma non un omeomorfismo, e dunque l’ipotesi che
X/∼ sia di Hausdorff nell’enunciato c) non può essere rimossa.

74 ◦ Dato Q := [0, 1]2 , si consideri lo spazio X := Q/∼ ottenuto identificando ogni punto di Q
della forma (0, y) con (1, y), e sia A il sottoinsieme di X corrispondente ai punti di ordinata
1/2.
a) Scrivere un omeomorfismo da X al cilindro S 1 × [0, 1].
b) Scrivere una deformazione di X su A.
c) Dimostrare che il gruppo fondamentale di X è isomorfo a Z e darne esplicitamente un
generatore.

75 ◦ Dato Q := [0, 1]2 , si chiama nastro di Moebius lo spazio X := Q/∼ ottenuto identificando
ogni punto di Q della forma (0, y) con (1, 1 − y). Sia A il sottoinsieme di X corrispondente
ai punti di ordinata 1/2.
a) Scrivere una deformazione di X su A.
b) Dimostrare che il gruppo fondamentale di X è isomorfo a Z e scriverne esplicitamente
un generatore.

76 Per ogni t ∈ [0, 1], sia e1 (t) := (cos(2πt), sin(2πt), 0) e e2 (t) := cos(πt) e1 (t) + (0, 0, sin(πt)).
Presi Q e ∼ come nell’esercizio precedente, far vedere che la mappa f : Q → R3 data da
 1
f (x, y) := e1 (x) + y − e2 (x)
2

definisce (passando al quoziente Q/∼) un omeomorfismo tra il nastro di Moebius ed f (Q).

77  Dimostrare che il cilindro S 1 × [0, 1] ed il nastro di Moebius sono omotopicamente equiva-


lenti.

78  Sia X lo spazio topologico definito nell’esercizio 74 oppure nell’esercizio 75. Chiamiamo


bordo il sottoinsieme di X corrispondente ai punti di ordinata 0 o 1. Dimostrare che:
a) un punto p ∈ X appartiene al bordo di X se e solo se ammette un’intorno U semplice-
mente connesso tale che U \ {p} è pure semplicemente connesso;
b) ogni omeomorfismo di X in sé porta il bordo nel bordo. [Utilizzare l’esercizio 67.]

79  Dimostrare che il bordo del nastro di Moebius (inteso nel senso dell’esercizio 78) è omeo-
morfo a S 1 ed in particolare è connesso, mentre il bordo del cilindro S 1 × [0, 1] non è
connesso. Dedurne che il nastro di Moebius e il cilindro non sono omeomorfi.

80 * Sia X il nastro di Moebius e sia f un omeomorfismo del bordo di X. Dimostrare che f


può essere esteso ad un omeomorfismo di X.
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81 * Far vedere che l’enunciato dell’esercizio precedente non vale se X è il cilindro S 1 × [0, 1].

82 ◦ Sia X il cilindro S 1 ×[0, 1] e sia X/∼ lo spazio ottenuto identificando S 1 ×{0} ad un punto.
Dimostrare che X/∼ è omeomorfo al disco D2 .

83 ◦ Sia X il cilindro S 1 × [0, 1] e sia X/∼ lo spazio ottenuto identificando S 1 × {0} ad un punto
e S 1 × {1} ad un altro punto. Dimostrare che X/∼ è omeomorfo alla sfera S 2 .

84 Sia X il nastro di Moebius e sia X/∼ lo spazio ottenuto identificando a un punto il bordo
di X. Dimostrare che X/∼ è omeomorfo al piano proiettivo P2 (R).

85 ◦ Dato Q := [0, 1]2 , si consideri lo spazio X = Q/∼ ottenuto identificando ogni punto di Q del
tipo (0, y) con (1, y) ed ogni punto del tipo (x, 0) con (x, 1). Fissati R > r > 0, indichiamo
con S la superficie in R3 ottenuta facendo ruotare attorno all’asse z la circonferenza sul
piano xz di centro (R, 0) e raggio r.
a) Scrivere S come luogo di zeri di un polinomio.
b) Scrivere un omeomorfismo da X in S.
c) Scrivere un omeomorfismo da X nel toro T 2 := S 1 × S 1 .
d) Scrivere un rivestimento di R2 su X.
e) Dimostrare che il gruppo fondamentale di X è isomorfo a Z2 e scriverne esplicitamente
un insieme di generatori.

86 ◦ Presi Q, X e ∼ come nell’esercizio precedente e detta ∂Q la frontiera del quadrato Q (in


R2 ), si indichi con E il quoziente di ∂Q/∼, ovvero la proiezione di ∂Q su X := Q/∼. Sia
infine p un punto in X \ E. Dimostrare i seguenti enunciati:
a) E è omeomorfo al bouquet di due circonferenze (cfr. esercizio 33);
b) E è un retratto di deformazione di X \ {p};
c) il toro T 2 meno un punto è omotopicamente equivalente al bouquet di due circonferenze.
[Per a) può essere utile osservare che E è uguale al quoziente secondo ∼ dell’insieme
Y := {0} × [0, 1] ∪ [0, 1] × {0}, cfr. esercizio 71.]

87 Posto Q := [0, 1]2 , si chiama bottiglia di Klein lo spazio X := Q/∼ ottenuto identificando
ogni punto di Q del tipo (0, y) con (1, 1 − y) ed ogni punto del tipo (x, 0) con (x, 1).
a) Scrivere una rivestimento doppio dal toro T 2 su X.
b) Scrivere una rivestimento da R2 su X.

88 Dimostrare che la bottiglia di Klein meno un punto è omotopicamente equivalente al bou-


quet di due circonferenze.

89 Detta X la bottiglia di Klein, consideriamo il sottospazio X1 corrispondente ai punti con


ascissa y tale che 1/3 ≤ y ≤ 2/3, e il sottospazio X2 corrispondente ai punti tali che
0 ≤ y ≤ 1/3 oppure 2/3 ≤ y ≤ 1. Far vedere che X1 e X2 sono omeomorfi al nastro di
Moebius.

90 Dato Q := [0, 1]2 , si consideri lo spazio X ottenuto identificando ogni punto di Q del tipo
(0, y) con (1, 1 − y) ed ogni punto del tipo (x, 0) con (1 − x, 1). Consideriamo quindi il
sottospazio X1 corrispondente ai punti con ascissa y tale che 1/3 ≤ y ≤ 2/3 e il sottospazio
X2 corrispondente ai punti tali che 0 ≤ y ≤ 1/3 oppure 2/3 ≤ y ≤ 1. Dimostrare che:
a) X è omeomorfo al piano proiettivo P2 (R);
b) X1 è omeomorfo al nastro di Moebius;
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Raccolta di esercizi di topologia – versione corretta: 4/9/2009

c) X2 è omeomorfo al disco D2 .

91 Sia S la superficie in R3 ottenuta facendo ruotare attorno all’asse z la circonferenza nel


piano xz di centro (1, 0) e raggio 1 (notare che questa circonferenza è tangente all’asse z).
Sia inoltre C la circonferenza di centro (0, 0) e raggio 1 nel piano xy. Dimostrare che
a) S è un retratto di deformazione di R3 \ C;
b) S è omeomorfo allo spazio ottenuto identificando i poli (0, 0, ±1) della sfera S 2 .

92 ◦ Sia E un sottoinsieme finito di Rn , n ≥ 3. Dimostrare che lo spazio X := Rn \ E è


semplicemente connesso.
Traccia. Procediamo per induzione sul numero m di punti di E. Supponendo che le prime
coordinate dei punti di E non sia tutte uguali (altrimenti. . . ) possiamo scrivere E come
unione disgiunta di due sottoinsiemi propri E1 ed E2 in modo tale che

t1 := max{x1 : x ∈ E1 } < t2 := min{x1 : x ∈ E2 } .

Pertanto X1 := Rn \E1 e X2 := Rn \E2 sono semplicemente connessi per l’ipotesi induttiva.


Si dimostra che X è semplicemente connesso applicando la versione semplice del teorema
di van Kampen alla scomposizione di X come unione degli insiemi aperti

U1 := {x ∈ X : x1 < t2 } e U2 := {x ∈ X : t1 < x1 } .

Si ha infatti che a) U1 ∩ U2 = (t1 , t2 ) × Rn−1 è connesso per archi; b) preso t tale che
t1 < t < t2 , l’insieme V1 := {x ∈ U1 : x1 ≤ t} è un retratto di deformazione di sia di U1
che di X1 , e siccome quest’ultimo è semplicemente connesso lo stesso vale per V1 ed U1 ;
c) analogamente anche U2 è semplicemente connesso.

93  Sia X il semipiano (0, +∞) × R meno il punto p := (1, 0), e sia S la circonferenza di centro
p e raggio 1/2.
a) Dimostrare che S è un retratto di deformazione di X.
b) Dimostrare che X è connesso per archi.
c) Calcolare il gruppo fondamentale di X, dando esplicitamente un insieme di generatori.

94  Fissato n ≥ 2, sia X lo spazio Rn × R privato della retta {0} × R e della sfera S n−1 × {0}.
Sia inoltre S l’insieme dei punti (x.y) ∈ X tali che (|x| − 1)2 + y 2 = 1/4.
a) Dimostrare che S è un retratto di deformazione di X.
b) Dimostrare che S è omeomorfo a S n−1 × S 1 .
c) Dimostrare che X è connesso per archi.
d) Calcolare il gruppo fondamentale di X, dando esplicitamente un insieme di generatori.

95 Sia G il gruppo degli omeomorfismi di R2 generato dalla mappa g : (x, y) 7→ (−y, x).
Dimostrare i seguenti fatti:
a) G è isomorfo a Z4 ;
b) l’azione di G su R2 non è libera;
c) ogni g ∈ G è un omeomorfismo di X := R2 \ {0};
d) l’azione di G su X è libera e quindi propriamente discontinua.
d) A quale superfice “nota” è omeomorfo lo spazio quoziente X/G?

96 Sia G il gruppo degli omeomorfismi di X := R/Z generato dalla mappa [x] 7→ [x + a] dove
a è un numero razionale non intero. Dimostrare che:
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a) G è isomorfo a Zn per un opportuno intero positivo n;


b) G agisce su X in modo libero e quindi propriamente discontinuo.
c) A quale spazio “noto” è omeomorfo il quoziente X/G?

97 * Si prendano X e G come nell’esercizio precedente con a numero irrazionale. Dimostrare


che:
a) G è isomorfo a Z;
b) G agisce su X in modo libero;
c) ogni orbita (classe di equivalenza di X/G) è densa in X;
d) la topologia quoziente di X/G è quella banale (o indiscreta);
e) G non agisce su X in modo propriamente discontinuo.
[Usare, ed eventualmente dimostrare, che un sottogruppo di R/Z è denso o finito.]

98 ◦ Dimostrare che se G agisce su X in modo propriamente discontinuo ed X è T1 , allora lo


spazio delle orbite X/G è T1 .
Traccia. Dati x0 , x1 ∈ X tali che [x0 ] 6= [x1 ], basta trovare un intorno aperto V di x0 tale
che g(V ) ∩ [x1 ] = ∅ per ogni g ∈ G. Preso U intorno aperto di x0 tale che g(U ) ∩ U = ∅
per ogni g ∈ G con g 6= IdX , se U non soddisfa quanto richiesto allora esiste g ∈ G tale
che g(x1 ) ∈ U . Basta quindi prendere V intorno aperto di x0 contenuto in U tale che
g(x1 ) ∈
/ V.

99 * Sia X := R × [0, 1] e sia G il sottogruppo degli omeomorfismi di X generato dalla mappa

g : (x, y) 7→ (x − 1 + 2y, y 2 ) .

Scrivere una formula esplicita per g n con n intero positivo e dimostrare i seguenti enunciati:
a) G è isomorfo a Z;
b) G agisce su X in modo libero;
c) G agisce su X in modo propriamente discontinuo;
d) lo spazio X/G non è di Hausdorff; per la precisione, per ogni x0 , x1 ∈ R, le orbite dei
punti (x0 , 0) e (x1 , 1) sono distinte ma non è possibile separarle con due aperti disgiunti
della topologia quoziente.
Traccia. Per c), far vedere che ci si può ricondurre al seguente enunciato: data una
successione di punti pk che converge a p in X e una successione di interi nk che tende a
+∞, allora g nk (pk ) non converge a p. Per d), far vedere che per n sufficientemente grande
esiste uno ed un solo numero yn ∈ [1/2, 1] tale che la prima coordinata di g n (x0 , yn ) è x1 ; in
n
particolare g n (x0 , yn ) = (x1 , tn ) con tn := yn2 . Inoltre yn converge a 1 mentre tn converge
a 0, e quindi l’orbita di (x0 , yn ) converge sia all’orbita di (x0 , 1) che a quella di (x1 , 0).

100 ◦ Sia X uno spazio topologico compatto. Dimostrare che ogni suo sottoinsieme infinito S
ammette almeno un punto di accumulazione, vale a dire un punto x ∈ X tale che S ∩ U è
infinito per ogni U intorno di x. [Limitarsi eventualmente al caso di X spazio metrico.]

101 Sia X uno spazio topologico compatto, e sia G un gruppo di omeomorfismi di X che agisce
in modo propriamente discontinuo. Dimostrare che G è finito.
Traccia. Se per assurdo G fosse infinito, preso x0 ∈ X la sua orbita A := {g(x0 ) : g ∈ G}
deve essere infinita. Allora esiste x ∈ X tale che A ∩ U è infinito per tutti gli intorni U di
x (cfr. esercizio 100), ma questo contraddice l’ipotesi che esista un intorno U di x tale che
g(U ) ∩ U = ∅ per ogni g ∈ G con g 6= IdX .
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102 Usare l’esercizio 101 per dare un’altra dimostrazione dell’enunciato e) dell’esercizio 97.

103 Sia G il gruppo degli omeomorfismi di X := R × [0, 1] generato dalla mappa

g : (x, y) 7→ (x + 1, y) .

a) Dimostrare che G è isomorfo a Z ed agisce su X in modo propriamente discontinuo.


b) Dimostrare che π1 (X/G) è isomorfo a Z.
c) Scrivere esplicitamente un generatore di π1 (X/G).
d) Dimostrare che X/G è omeomorfo al cilindro S 1 × [0, 1].

104 Sia G il gruppo degli omeomorfismi di X := R × [0, 1] generato dalla mappa

g : (x, y) 7→ (x + 1, 1 − y) .

a) Dimostrare che G è isomorfo a Z ed agisce su X in modo propriamente discontinuo.


b) Dimostrare che π1 (X/G) è isomorfo a Z.
c) Scrivere esplicitamente un generatore di π1 (X/G);
d) Dimostrare che X/G è omeomorfo al nastro di Moebius.

105 ◦ Detta ∼ la relazione di equivalenza su S n che identifica ogni punto x con −x, è noto che
lo spazio quoziente S n /∼ è omeomorfo allo spazio proiettivo Pn (R).
a) Far vedere che la relazione di equivalenza ∼ è indotta dall’azione di un opportuno
sottogruppo di omeomorfismi di S n .
b) Dimostrare che la proiezione p : S n → S n /∼ è un rivestimento doppio.
c) Dimostrare che π1 (Pn (R)) è isomorfo a Z2 per n ≥ 2.
c) Scrivere esplicitamente un generatore di π1 (Pn (R)) per n ≥ 2.

106  Sia G il sottogruppo degli omeomorfismi di R2 generato dalle mappe

g1 : (x, y) 7→ (x, y + 1) e g2 : (x, y) 7→ (x + 1, y) .

a) Trovare le formule esplicite per g1m e g2n per ogni m, n ∈ Z.


b) Dimostrare che g2 g1 = g1 g2 .
c) Dimostrare che gli elementi di G sono tutti della forma g1m g2n con m, n ∈ Z.
d) Dimostrare che g1m g2n = Id se e solo se m = n = 0;
e) Dimostrare che la mappa Ψ : (m, n) 7→ g1m g2n è un isomorfismo di Z2 in G.

107  Si prenda G come nell’esercizio 106. Dimostrare i seguenti enunciati:


a) G agisce su R2 in modo libero.
b) G agisce su R2 in modo propriamente discontinuo e R2 /G è di Hausdorff.
c) π1 (R2 /G) è isomorfo a Z2 .
d) R2 /G è omeomorfo al toro T 2 .

108  Sia G il sottogruppo degli omeomorfismi di R2 generato dalle mappe

g1 : (x, y) 7→ (x, y + 1) e g2 : (x, y) 7→ (x + 1, 1 − y) .

a) Trovare le formule esplicite per g1m e g2n per ogni m, n ∈ Z.


σ(n) m n
b) Dimostrare che g2n g1m = g1 g2 per ogni m, n ∈ Z, dove σ(n) := (−1)n .
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c) Dimostrare che gli elementi di G sono tutti della forma g1m g2n con m, n ∈ Z.
0 0 m+σ(n) m0 0
d) Dimostrare che (g1m g2n )(g1m g2n ) = g1 g2n+n per ogni m, m0 , n, n0 ∈ Z.
m n
e) Dimostrare che g1 g2 = Id se e solo se m = n = 0;
f) Sia H il prodotto semidiretto (non diretto) di Z per Z, vale a dire l’insieme delle coppie
(m, n) con m, n ∈ Z dotato del prodotto (m, n)·(m0 , n0 ) := (m+σ(n) m0 , n+n0 ). Dimostrare
che la mappa Ψ : (m, n) 7→ g1m g2n è un isomorfismo di H in G.

109  Si prenda G come nell’esercizio 108. Dimostrare i seguenti enunciati:


a) G agisce su R2 in modo libero;
b) G agisce su R2 in modo propriamente discontinuo e R2 /G è di Hausdorff;
c) π1 (R2 /G) è isomorfo a G.
d) Scrivere esplicitamente un insieme di generatori di π1 (R2 /G).

110  Preso G come nell’esercizio 108, si indichi con ∼ la restrizione al quadrato Q := [0, 1]×[0, 1]
della relazione di equivalenza su R2 indotta dall’azione di G.
a) Usando l’enunciato d) dell’esercizio 71, dimostrare che Q/∼ è omeomorfo a R2 /G.
b) Verificare che la relazione di equivalenza ∼ su Q coincide con quella usata nella defini-
zione della bottiglia di Klein (cfr. esercizio 87). Dedurne che il gruppo fondamentale della
bottiglia di Klein è isomorfo al prodotto semidiretto di Z per Z descritto nell’esercizio 108.

111 Sia G il sottogruppo degli omeomorfismi di R2 generato dalle mappe


g1 : (x, y) 7→ (x + 1, 1 − y) e g2 : (x, y) 7→ (1 − x, y + 1) ,
e sia H il gruppo dato dall’insieme delle coppie (m, n) con m, n ∈ Z dotato del prodotto
(m, n) · (m0 , n0 ) := (m + σ(n) m0 , σ(m0 ) n + n0 ). Procedendo come nell’esercizio 108, dimo-
strare che l’applicazione Ψ : (m, n) 7→ g1m g2n è un isomorfismo di H in G.

112 Preso G come nell’esercizio 111, si indichi con ∼ la restrizione al quadrato Q := [0, 1]×[0, 1]
della relazione di equivalenza su R2 indotta dall’azione di G. Dimostrare che R2 /G è
omeomorfo a Q/∼ e che quest’ultimo spazio è omeomorfo al piano proiettivo P2 (R).
Si sarebbe quindi tentati di dedurre che il gruppo fondamentale di P2 (R) è isomorfo a G,
in contraddizione con il fatto che π1 (P2 (R)) è isomorfo a Z2 . Dov’è il problema?

113 ◦ Sia X uno spazio di Hausdorff, X̃ uno spazio connesso, e p : X̃ → X un rivestimento di


ordine superiore a 1. Dimostrare che allora p non ammette inversa destra, vale a dire che
non esiste alcuna mappa continua f : X → X̃ tale che p ◦ f = IdX .

114  Fissato un intero n > 1, sia X lo spazio dei polinomi monici di grado n a coefficienti com-
plessi, dotato della topologia indotta dall’ovvia identificazione con Cn (ad ogni polinomio
si associa il vettore dei suoi coefficienti). Dimostrare che non esiste alcuna mappa continua
f : X → Cn tale che le coordinate del vettore f (q) sono le radici del polinomio q per ogni
q ∈ X.
Traccia. Sia p : Cn → X la mappa che ad ogni vettore (z1 , . . . , zn ) associa il polinomio
monico q con radici z1 , . . . , zn . Utilizzare il fatto che la restrizione di p al sottoinsieme
dei vettori di C n con coordinate distinte è un ricoprimento di grado n del sottospazio dei
polinomi di X con radici distinte.

115 * Fissato un intero n > 1, sia X lo spazio dei polinomi monici di grado n a coefficienti reali
con radici tutte reali. Dimostrare che esiste una mappa continua f : X → Rn tale che le
coordinate del vettore f (q) sono le radici del polinomio q per ogni q ∈ X.
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Perché non si può applicare il ragionamento usato per risolvere l’esercizio precedente?

116 * Dato uno spazio metrico X, per ogni r > 0 ed ogni insieme E contenuto in X indichiamo
con Er l’r-intorno di E, vale a dire l’unione delle palle aperte di raggio r con centro x ∈ E.
Indichiamo inoltre con F (X) la famiglia dei sottoinsiemi chiusi e non vuoti di X, e su
F (X) consideriamo la distanza di Hausdorff

dH (E, F ) := inf{r : E ⊂ Fr , F ⊂ Er } .

Dimostrare che:
a) Er è l’insieme degli x ∈ X tali che inf{dX (x, x0 ) : x0 ∈ E} < r;
b) dH è effettivamente una distanza su F (X);
c) la mappa f : F (X) × F (X) → F (X) data da f : (E, F ) 7→ E ∪ F è continua;
d) la mappa g : F (X) × F (X) → F (X) data da g : (E, F ) 7→ E ∩ F è continua.

117 Dato uno spazio metrico X contenente almeno due punti distinti, prendiamo F (X) come
nell’esercizio 116. Fissato n ≥ 2 intero, sia G il gruppo degli omeomorfismi di X n della
forma
g : (x1 , . . . , xn ) 7→ (xσ(1) , . . . , xσ(n) )

con σ permutazione dell’insieme degli indici {1, 2, . . . , n}. Indichiamo inoltre con Fn (X)
la famiglia dei sottoinsiemi di X con n elementi, e con X∗n l’insieme delle n-uple di punti
distinti, vale a dire le (x1 , . . . , xn ) ∈ X n tali che xi 6= xj per i 6= j. Dimostrare che:
a) la mappa p : X n → F (X) data da p : (x1 , . . . , xn ) 7→ {x1 , . . . , xn } è continua;
b) la mappa p̃ : X n /G → F (X) data da p̃ : [(x1 , . . . , xn )] 7→ {x1 , . . . , xn } è ben definita e
continua;
c) p̃ è iniettiva se e solo se n = 2;
d) G è isomorfo a al gruppo Sn delle permutazioni di n elementi;
e) l’azione di G su X n non è mai libera;
f) ogni g ∈ G mappa X∗n in sé e quindi G agisce anche su X∗n ;
g) la restrizione di p̃ a X∗n /G è un omeomorfismo tra X∗n /G e Fn (X);
h) l’azione di G su X∗n è libera, e quindi propriamente discontinua.

118 * Dato X spazio metrico connesso e localmente connesso per archi ed n ≥ 2 intero, prendiamo
F (X) e Fn (X) come negli esercizi 116 e 117. Dato uno spazio topologico Y connesso per
archi ed una mappa F : Y → Fn (X), diciamo che F è trivializzabile se esistono delle
mappe continue f1 , . . . , fn : Y → X tali che

F (y) = {f1 (y), . . . , fn (y)} per ogni y ∈ Y .

Posto al solito C∗ := C \ {0}, dimostrare che:


a) se X = R allora F è sempre trivializzabile;
b) se Y è semplicemente connesso allora F è sempre trivializzabile;
c) se n = 2 e π1 (Y ) è un gruppo finito di ordine dispari allora F è sempre trivializzabile;
d) la mappa F : C∗ → Fn (C∗ ) data da F : z 7→ {w : wn = z} non è trivializzabile;
e) se X∗n è connesso per archi esiste una mappa F : S 1 → Fn (X) non trivializzabile.

119 * Nel contesto dell’esercizio 118, far vedere che preso n ≥ 3, esiste una mappa continua
F : I → F (R) tale che F (y) ha al più n elementi per ogni y ∈ I ed F non è trivializzabile.
18 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09
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120 Sia p : X̃ → X un rivestimento con X̃ compatto. Dimostrare che p−1 (x0 ) è finito per ogni
x0 ∈ X.
Traccia. Se per assurdo p−1 (x0 ) fosse infinito, conterrebbe almeno un punto di accumula-
zione y (cfr. esercizio 100). Si prenda un intorno aperto U di x0 tale che p−1 (U ) è un unione
disgiunta di aperti Uj omeomorfi ad U tramite p, si prenda j tale che y appartiene ad Uj ,
e si deduca un assurdo dal fatto che l’intersezione di Uj e p−1 (x0 ) deve essere infinita.

121 Sia X uno spazio topologico con rivestimento universale compatto. Dimostrare che il
gruppo fondamentale di X è finito.

122 Si consideri la mappa f : C → C∗ := C \ {0} data da f : z 7→ ez .


a) Dimostrare che f è un rivestimento;
b) Determinare il gruppo delle trasformazioni di rivestimento associato ad f .

123 Per ogni n ∈ Z con n > 1, si consideri la mappa f : C → C data da f : z 7→ z n . Dimostrare


che f non è un rivestimento.

124 Per ogni n ∈ Z con n 6= 0, si consideri la mappa f : C∗ → C∗ data da f : z 7→ z n .


a) Dimostrare che f è un rivestimento;
b) Determinare il gruppo delle trasformazioni di rivestimento associato ad f .

125  Dato X spazio di Hausdorff e x0 , x1 punti distinti di X, si consideri lo spazio quoziente


Y ottenuto identificando x0 con x1 . Sia inoltre Ỹ lo spazio quoziente ottenuto da X × Z
identificando ogni punto della forma (x1 , n) con (x0 , n + 1), e sia p : Ỹ → Y la mappa
definita da f : [(x, n)] 7→ [x]. Dimostrare che:
a) la definizione della mappa p è ben posta;
b) p è un rivestimento.

126  Presi Y e Ỹ come nell’esercizio 125, per ogni m ∈ Z si consideri la mappa gm : Ỹ → Ỹ


data da gm : [(x, n)] 7→ [(x, n + m)]. Dimostrare che:
a) la definizione di gm è ben posta;
b) G := {gm : m ∈ Z} è un gruppo di omeomorfismi di Ỹ isomorfo a Z;
c) l’azione di G su Ỹ è libera;
d) l’azione di G su Ỹ è propriamente discontinua;
e) l’azione di G su Ỹ induce la stessa relazione di equivalenza della mappa p, e dunque
Ỹ /G è omeomorfo a Y .

127 ◦ Sia X uno spazio topologico e sia Vn una successione crescente di aperti connessi per archi
la cui unione coincide con X. Dimostrare che se ogni Vn è semplicemente connesso allora
X è semplicemente connesso.
Traccia. È facile verificare che X è connesso per archi. Dato un cammino γ in X,
l’immagine di γ è compatta e quindi deve essere contenuta in Vn per qualche n. Quindi γ
è omotopicamente equivalente al cammino costante in Vn , e a maggior ragione lo è in X.

128 ◦ Nel contesto dell’esercizio precedente, far vedere con un esempio che l’ipotesi che gli insiemi
Vn siano aperti è necessaria.

129 ◦ L’esercizio 127 può essere generalizzato come segue. Sia X uno spazio topologico e sia
Vn una successione crescente di aperti connessi per archi la cui unione coincide con X;
indichiamo con in la mappa di inclusione di Vn in Vn+1 , con jn la mappa di inclusione di
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Vn in X, e con in ∗ : π1 (Vn ) → π1 (Vn+1 ) e jn ∗ : π1 (Vn ) → π1 (X) gli omomorfismi associati.


Dimostrare che:
a) se in ∗ è iniettivo per ogni n, allora anche jn ∗ è iniettivo per ogni n;
b) se in ∗ è surgettivo per ogni n, allora anche jn ∗ è surgettivo per ogni n.
Traccia. a) Se [γ] ∈ π1 (Vn ) appartiene a ker(jn ∗ ) allora γ è un cammino chiuso in Vn
omotopicamente equivalente al cammino costante in X. Siccome l’immagine dell’omotopia
è compatta, deve essere contenuta in Vm per qualche m > n, e dunque γ è omotopicamente
equivalente al cammino costante anche in Vm . Ne consegue che [γ] appartiene al nucleo
di im−1 ∗ ◦ im−2 ∗ ◦ . . . in ∗ , ed essendo questi omomorfismi tutti iniettivi, [γ] = 0 (come
elemento di π1 (Vn )).
b) Dato [γ] ∈ π1 (X), l’immagine di γ è compatta e quindi è contenuta in Vm per qualche
m > n. Per la surgettività dell’omomorfismo im−1 ∗ ◦ im−2 ∗ ◦ . . . in ∗ , deve esistere γ è
omotopicamente equivalente in Vm ad un qualche cammino γ 0 contenuto in Vn . Questa
equivalenza omotopica vale a maggior ragione in X, il che significa che [γ] = jn ∗ ([γ 0 ]).

130 ◦ Sia X uno spazio topologico e sia Un una successione di aperti che soddisfa le seguenti
proprietà: i) l’unione dei Vn coincide con X; ii) Vn è semplicemente connesso per ogni n;
iii) Vn ∩ Vn+1 è connesso per archi per ogni n; iv) Vn ∩ Vn+k è vuoto per ogni n e per ogni
k ≥ 2. Dimostrare che allora X è semplicemente connesso.
Traccia. Utilizzare la versione semplice del teorema di van Kampen per dimostrare, per
induzione su n, che l’unione Un degli aperti Vm con m ≤ n è semplicemente connessa.
Applicare quindi l’esercizio 127.

131  Si prendano X, x0 , x1 , Y, Ỹ come nell’esercizio 125. Si supponga inoltre che X sia sempli-
cemente connesso, e che x0 e x1 ammettono due intorni aperti disgiunti U0 ed U1 che si
deformano su x0 e x1 rispettivamente. Dimostrare che allora X è semplicemente connesso.
Traccia. Per ogni n ∈ Z, sia Vn := q(U1 × {n − 1} ∪ X × {n} ∪ U0 × {n + 1}), dove q è la
proiezione di X × Z sullo spazio quoziente Ỹ . Dimostrare che Vn è aperto e q(X × {n})
è un retratto di deformazione di Vn , e quindi Vn è semplicemente connesso. Applicare
un’opportuna variante dell’esercizio precedente concludere.

132  Sia X uno spazio di Hausdorff connesso per archi e semplicemente connesso tale che ogni
punto x ∈ X ammette una base di intorni aperti U che si deformano su x. Si prenda quindi
Y come nell’esercizio 125. Utilizzando quanto fatto negli esercizi 126 e 131 dimostrare che
Y è connesso per archi e che il gruppo fondamentale di Y è isomorfo a Z, scrivendone
esplicitamente un generatore.

133 * Sia X lo spazio quoziente ottenuto a partire dall’intervallo [−1, 1] identificando tra loro
i punti −1, 0, 1. Detto G il gruppo libero con due generatori a e b, indichiamo con X̃ lo
spazio quoziente ottenuto da [−1, 1] × G identificando ogni punto della forma (−1, z) con
(0, za) ed ogni punto della forma (1, z) con (0, zb). Sia infine p : X̃ → X la mappa data da
p : [(x, z)] 7→ [x]. Dimostrare che:
a) lo spazio X è omeomorfo al bouquet di due circonferenze, cioè ad un “otto”;
b) la definizione di p è ben posta e p è un rivestimento;
c) X̃ è semplicemente connesso;
d) il gruppo fondamentale di X è isomorfo a G.

134 Dati i rivestimenti p : X̃ → X e q : Ỹ → Y , con X̃ e Ỹ spazi connessi e localmente connessi


per archi, si consideri la seguente proprietà (P ): ogni mappa continua g : X → Y ammette
un sollevamento g̃ : X̃ → Ỹ , vale a dire una mappa continua tale che qg̃ = gp.
20 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09
Raccolta di esercizi di topologia – versione corretta: 4/9/2009

a) Dimostrare che se X̃ è semplicemente connesso allora vale la (P ).


b) Dimostrare che se g∗ (π1 (X)) è il sottogruppo banale di π1 (Y ) allora vale la (P ).
c) Far vedere con un esempio che la proprietà (P ) non vale sempre.

135 Sia p : X̃ → X un rivestimento con X̃ spazio connesso e localmente connesso per archi.
Dato un gruppo G di omeomorfismi di X, sia G̃ l’insieme degli omeomorfismi g̃ di X̃ per
cui esiste g ∈ G tale che
pg̃ = gp . (1)
Dimostrare che:
a) G̃ è un gruppo;
b) per ogni g̃ ∈ G̃ esiste un unico g ∈ G per cui vale la (1);
c) la mappa ϕ : g̃ 7→ g dove g è data al punto b) è un omomorfismo di G̃ in G;
d) il nucleo di ϕ è il gruppo delle trasformazioni di rivestimento;
e) in generale non esiste un sottogruppo H di G̃ tale che ϕ|H è un isomorfismo di H in G.

136 ◦ Sia X = U1 ∪ U2 dove U1 , U2 , U1 ∩ U2 sono aperti connessi per archi di X e U2 , U1 ∩ U2 sono


semplicemente connessi. Detta i : U1 → X la mappa di inclusione, dimostrare tramite il
teorema di van Kampen che i∗ : π1 (U1 ) → π1 (X) è un isomorfismo.

137 ◦ Sia X il bouquet di n circonferenze. Dimostrare che il gruppo fondamentale di X è isomorfo


al gruppo libero con n generatori. Indicare esplicitamente un insieme di generatori.
Traccia. Procedendo per induzione su n, supponiamo che l’enunciato sia vero per n − 1
e dimostriamolo per n tramite il teorema di van Kampen. Ricordo che X è ottenuto a
partire S 1 × {1, . . . , n} identificando a un punto l’insieme {e0 } × {1, . . . , n} con e0 := (1, 0),
cfr. esercizio 33; indichiamo con p la proiezione canonica di S 1 × {1, . . . , n} su X. Detto V
l’insieme dei punti z ∈ S 1 tali che |z − 1| < 1, poniamo

U1 := p S 1 × {1, . . . , n − 1} ∪ V × {n} ,


U2 := p V × {1, . . . , n − 1} ∪ S 1 × {n} .


Applichiamo quindi il teorema di van Kampen a X = U1 ∪ U2 tenendo conto che:


a) U1 , U2 , U1 ∩ U2 sono aperti di X connessi per archi; b) p(S 1 × {1, . . . , n − 1}) è un
retratto di deformazione di U1 e quindi il gruppo fondamentale di U1 è il gruppo libero
con n − 1 generatori; c) p(S 1 × {n}) è un retratto di deformazione di U2 e quindi il gruppo
fondamentale di U2 è il gruppo libero con un generatore; d) U1 ∩ U2 = p(V × {1, . . . , n}) è
contraibile e pertanto è semplicemente connesso.

138  Sia X lo spazio quoziente ottenuto a partire dal disco D2 identificando ogni punto x tale
che |x| = 1 con −x. [X è omeomorfo al piano proiettivo P2 (R), cfr. esercizio 49.]
Detta p la proiezione canonica di D2 su X, poniamo U1 := p({x ∈ D2 : |x| < 1}) e
U2 := p({x ∈ D2 : |x| > 0}). Dimostrare che:
a) U1 , U2 , U1 ∩ U2 sono aperti connessi per archi;
b) U1 è contraibile e quindi è semplicemente connesso;
c) p({x : |x| = 1}) è un retratto di deformazione di U2 ;
d) π1 (U2 ) è il gruppo libero generato da [g] dove g(s) := p(cos(πt), sin(πt)) per t ∈ I;
e) p({x : |x| = 1/2}) è un retratto di deformazione di U1 ∩ U2 ;
f) π1 (U1 ∩U2 ) è il gruppo libero generato da [h] dove h(t) := p(cos(2πt), sin(2πt)) per t ∈ I;
g) h è omotopo a g ∗ g in U2 .
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 21
Raccolta di esercizi di topologia – versione corretta: 4/9/2009

h) Applicando il teorema di van Kampen a X = U1 ∪ U2 si ottiene che π1 (X) è isomorfo


al gruppo generato da [g] con la relazione [g]2 = 1, cioè è isomorfo a Z/2.

139  Sia X lo spazio quoziente ottenuto a partire dal quadrato Q := [0, 1]2 identificando ogni
punto della forma (x, 0) con (x, 1) ed ogni punto della forma (0, y) con (1, y). [X è omeo-
morfo al toro T 2 , cfr. esercizio 85.]
Detta p la proiezione canonica di Q sullo spazio quoziente X, poniamo U1 := p((0, 1)2 ) e
U2 := p(Q \ {(1/2, 1/2)}). Siano inoltre g1 , g2 : I → X i cammini chiusi dati da

g1 (t) := p(t, 0) e g2 (t) := p(0, t) .

Dimostrare che:
a) U1 , U2 , U1 ∩ U2 sono aperti connessi per archi;
b) U1 è contraibile e quindi è semplicemente connesso;
c) p(∂Q) è un retratto di deformazione di U2
d) p(∂Q) è omeomorfo al bouquet di due circonferenze;
e) π1 (U2 ) è il gruppo libero generato da [g1 ] e [g2 ];
f) detta C la circonferenza di centro (1/2, 1/2) e raggio 1/4, p(C) è un retratto di defor-
mazione di U1 ∩ U2 ;
g) π1 (U1 ∩ U2 ) è il gruppo libero generato da [h] dove

h(t) := p 1/2 + cos(2πt)/4, 1/2 + sin(2πt)/4 per t ∈ I;

h) h è omotopo a g1 ∗ g2 ∗ i(g1 ) ∗ i(g2 ) in U2 .


i) Applicando il teorema di van Kampen a X = U1 ∪ U2 si ottiene che π1 (X) è isomorfo al
gruppo generato da [g1 ] e [g2 ] con la relazione [g2 ][g1 ] = [g1 ][g2 ], cioè è isomorfo a Z2 .

140  Sia X la bottiglia di Klein, vale a dire lo spazio ottenuto a partire dal quadrato Q := [0, 1]2
identificando ogni punto della forma (0, y) con (1, 1 − y) ed ogni punto della forma (x, 0)
con (x, 1) (cfr. esercizio 87).
Si prendano U1 , U2 , g1 e g2 come nell’esercizio 139. Applicando il teorema di van Kampen
a X = U1 ∪ U2 , si dimostri che π1 (X) è isomorfo al gruppo generato da [g1 ], [g2 ] con
la relazione [g2 ][g1 ] = [g1 ][g2 ]−1 , ed è quindi isomorfo al prodotto semidiretto di Z per Z
(cfr. esercizio 108).

141 * Presi Q, X come nell’esercizio precedente e detta p la proiezione di Q sul quoziente X, si


considerino i cammini chiusi h1 , h2 , h : I → X dati da

h1 (s) := p(t, 1/2) , h2 (s) := p(t, 0) ,

e 
p(2t, 1/3) per 0 ≤ t ≤ 1/2
h(t) := .
p(2t − 1, 2/3) per 1/2 ≤ t ≤ 1
Posto U1 := X \ h2 (I) e U2 := X \ h1 (I), dimostrare che:
a) U1 , U2 , U1 ∩ U2 sono connessi per archi;
b) [h1 ] è un generatore di π1 (U1 );
c) [h2 ] è un generatore di π1 (U2 );
d) [h] è un generatore di π1 (U1 ∩ U2 ).
e) Applicando il teorema di van Kampen a X = U1 ∪ U2 , si dimostri che π1 (X) è isomorfo
al gruppo generato da [h1 ] e [h2 ] con la relazione [h1 ]2 = [h2 ]2 .
22 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09
Raccolta di esercizi di topologia – versione corretta: 4/9/2009

142 * Si considerino i gruppi G ed H definiti in termini di generatori e relazioni da

G := a1 , a2 a2 a1 = a1 a−1 H := b1 , b2 b21 = b22 .





2 e

Per quanto visto negli esercizi 140 e 141 questi due gruppi devono essere isomorfi. Scrivere
esplicitamente un isomorfismo.

143 Sia X il sottoinsieme di R3 dato dall’unione di una sfera S e di un suo diametro D.


Dimostrare che il gruppo fondamentale di X è isomorfo a Z.
Traccia. Sia C è una semicirconferenza contenuta in S con estremi coincidenti con gli
estremi di D (per cui D ∪ C è omeomorfo ad una circonferenza). Scomporre X come
X = U1 ∪ U2 dove U1 ed U2 sono opportuni intorni aperti di S e di D ∪ C rispettivamente,
ed applicare il teorema di van Kampen.

144 Dare una dimostrazione alternativa dell’esercizio precedente utilizzando l’esercizio 132.

145 In R3 consideriamo la circonferenza C := {x21 + x22 = 1, x3 = 0}, il semispazio chiuso


D := {x1 ≥ 0} ed il piano P := {x2 = 0}. Si ponga quindi X := D \ C.
a) Dimostrare che X ∩ P è un retratto di deformazione di X.
b) Dimostrare che il gruppo fondamentale di X è isomorfo a Z e scriverne un generatore.

146 * In R3 consideriamo la circonferenza C := {x21 + x22 = 1, x3 = 0} e l’insieme X := R3 \ C.


Calcolare il gruppo fondamentale di X.
Traccia. Scomponiamo X come X = U1 ∪ U2 dove

U1 := X ∩ {x ∈ R3 : x1 > −1/2} e U2 := X ∩ {x ∈ R3 : x1 < 1/2} .

I gruppi fondamentali π1 (U1 ) e π1 (U2 ) sono isomorfi a Z (cfr. esercizio 145) e indichiamo
con a1 ed a2 i rispettivi generatori. Detto P il piano {x1 = 0}, U1 ∩ U2 si deforma su
X ∩ P , vale a dire un piano meno due punti, e quindi π1 (U1 ∩ U2 ) è il gruppo libero con due
generatori, che indichiamo con b1 , b2 . Si verifichi che, a patto di scegliere opportunamente
i generatori dei vari gruppi, l’immersione canonica di π1 (U1 ∩ U2 ) in π1 (U1 ) porta b1 e b2
in a1 mentre l’immersione di π1 (U1 ∩ U2 ) in π1 (U2 ) porta b1 e b2 in a2 . Pertanto π1 (X) è
isomorfo al gruppo dato dai generatori a1 , a2 e dalla relazione a1 = a2 , ed è quindi isomorfo
al gruppo libero con un generatore, cioè Z.

147 Calcolare il gruppo fondamentale di X := {(z1 , z2 ) ∈ C2 : z1 6= 0}.

148 Calcolare il gruppo fondamentale di X := {(z1 , z2 ) ∈ C2 : z1 6= 0, 1}.


Traccia. Applicare il teorema di van Kampen a X = U1 ∪ U2 dove U1 := X ∩ {Re z1 > 0}
e U2 := X ∩ {Re z1 < 1}.

149 Sia R una semiretta chiusa in R2 e δ un numero reale positivo. Esibire un isomorfismo
ϕ : R2 → R2 \ R tale che ϕ(x) = x per ogni x tale che dist(x, R) ≥ δ.

150 * Sia S = {x1 , . . . , xn } un sottoinsieme finito di R2 . Completando la seguente traccia di


dimostrazione, far vedere che π1 (R2 \ S) è isomorfo al gruppo libero con n generatori.
Traccia. Procedendo per induzione su n, supponiamo l’enunciato vero per n − 1 e dimo-
striamolo per n. Sia S 0 := S \ {xn } e si prenda una semiretta chiusa R con estremo xn
che non interseca S 0 . Preso quindi δ > 0 tale che δ ≤ dist(xi , R) per i < n, si indichi con
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 23
Raccolta di esercizi di topologia – versione corretta: 4/9/2009

U il δ-intorno aperto di R, vale a dire l’insieme degli x ∈ R2 tale che dist(x, R) < δ. Si
applichi quindi il teorema di van Kampen a X = U1 ∪ U2 dove X := R2 \ S, U1 := X \ R,
U2 := U \ {xn } osservando che: a) U1 è omeomorfo a R2 \ S 0 (cfr. esercizio 149) e quindi
π1 (U1 ) è un gruppo libero con n−1 generatori; b) π1 (U2 ) è isomorfo a Z; c) U1 ∩U2 = U \R
è contraibile e quindi semplicemente connesso.

151 Nel contesto dell’esercizio 150, prendiamo r > 0 tale che r < |xj − xk | per ogni j 6= k, e
per ogni j consideriamo il cammino fj : I → R2 \ S dato da

fj (s) := xj + r(cos(2πs), sin(2πs)) .

Dimostrare che π1 (R2 \ S) è generato da [fj ] con j = 1, . . . , n.


[Una versione formalmente più precisa dell’enunciato è la seguente: preso x0 ∈ R2 \ S
e detto gj : I → R2 \ S un qualunque cammino che va da x0 ad xj + (r, 0), il gruppo
π1 (R2 \ S; x0 ) è generato dagli elementi [gj ∗ fj ∗ i(gj )] con j = 1, . . . , n.]

152  Sia A un aperto connesso di R2 , p un punto di A, e i la mappa di inclusione di A \ {p} in


A. Dimostrare che i∗ : π1 (A \ {p}) → π1 (A) è un omomorfismo surgettivo e non iniettivo.
Traccia. Per far vedere che i∗ è surgettivo, applicare il teorema di van Kampen alla
scomposizione A = U1 ∪ U2 dove U1 := A \ {p} e U2 è un disco aperto con centro p e
contenuto in A. Per far vedere che i∗ è iniettivo, si consideri una circonferenza S con
centro in p e contenuta in U2 e si indichi con j la mappa di inclusione di S in A \ {p}:
siccome S è una retratto di A \ {p}, j∗ : π1 (S) → π1 (A \ {p}) è un omomorfismo iniettivo.
D’altra parte i∗ ◦ j∗ : π1 (S) → π1 (A) è un omomorfismo banale, e quindi i∗ non può essere
iniettivo.

153 * Sia A un aperto connesso di R2 e p un punto di A. Dimostrare che π1 (A \ {p}) è isomorfo


al prodotto libero di π1 (A) e Z.

154 Sia A un aperto connesso di Rm con m ≥ 3, S un sottoinsieme finito di A, ed i : A \ S → A


la mappa di inclusione. Dimostrare che A \ S è connesso per archi e i∗ : π1 (A \ S) → π1 (A)
è un isomorfismo. In altre parole, rimuovere un numero finito di punti da un aperto di Rm
con m ≥ 3 non altera il gruppo fondamentale.
Traccia. Procedendo per induzione sul numero n di elementi di S, dimostriamo l’enunciato
per n supponendo che valga per n−1. Scelto x ∈ S, si ponga S 0 := S \{x} e si prenda r > 0
tale che, detta U1 la palla aperta di centro x e raggio r in Rm , si ha U1 ⊂ A e U1 ∩ S = {x}.
Si applichi quindi il teorema di van Kampen a X = U1 ∪ U2 dove X := A \ S 0 , U1 è dato
sopra e U2 := A \ S utilizzando il fatto che U1 ed U1 ∩ U2 = U1 \ {x} sono semplicemente
connessi.
[ È bene osservare che la dimostrazione standard di questo enunciato – come pure degli
enunciati contenuti negli esercizi 155, 158, 159 e 161 – è completamente diversa e netta-
mente più “naturale”, ma richiede concetti fuori dalla portata di questo corso.]

155 Come l’esercizio precedente, supponendo però che S sia un sottoinsieme discreto in A, vale
a dire che ogni punto di A ammette un intorno U tale che S ∩ U è finito.
Traccia. Presa una successione crescente di compatti Kn con K0 = ∅ e la cui unione è A,
si ponga Sn := S \ Kn e Vn := A \ Sn . Allora Vn è uguale a Vn+1 meno un numero finito
di punti, e detta in la mappa di inclusione di Vn in Vn+1 , per quanto visto nell’esercizio
precedente in ∗ : π1 (Vn ) → π1 (Vn+1 ) è un isomorfismo. Per concludere basta applicare
l’esercizio 129.
24 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09
Raccolta di esercizi di topologia – versione corretta: 4/9/2009

156 Dato A aperto in uno spazio metrico X, per ogni x ∈ A si indichi con r(x) l’estremo
superiore dei numeri positivi r tali che la palla aperta di centro x e raggio r è contenuta
in A. Dimostrare che:
a) r(x) è un massimo;
b) r(x) = dist(x, X \ A) := min{d(x, y) : y ∈ X \ A}
c) r : A → (0, +∞) è una funzione continua, e per la precisione |r(x1 ) − r(x2 )| ≤ d(x1 , x2 )
per ogni x1 , x2 ∈ A.

157 * Dato un segmento I contenuto in Rm , indichiamo con ∂I l’insieme costituito dagli estremi
di I. Sia A un aperto connesso di Rm con m ≥ 4 ed I un segmento chiuso contenuto in A
eccetto al più gli estremi. Indichiamo con i e j le mappe di inclusione di A \ I in A \ ∂I e
in A, rispettivamente. Dimostrare quanto segue:
a) A \ ∂I e A \ I sono connessi;
b) i∗ : π1 (A \ I) → π1 (A \ ∂I) è un isomorfismo;
c) j∗ : π1 (A \ I) → π1 (A) è un isomorfismo;
Traccia. b) A patto di scegliere opportunamente gli assi, si può supporre che il segmento
I sia della forma I = [α1 , α2 ] × {0} ⊂ R × Rm−1 = Rm . Si ponga

U1 := (t, y) ∈ R × Rm−1 : t ∈ (α1 , α2 ), |y| < r(t, 0)




dove r : A → (0, +∞) è la funzione definita nell’esercizio 156, e si applichi quindi il teorema
di van Kampen a X = U1 ∪ U2 dove X := A \ ∂I e U2 := A \ I. Il punto chiave è che sia
U1 che U1 ∩ U2 sono semplicemente connessi. Infatti un retratto di deformazione di U1 è il
segmento aperto J := (α1 , α2 )×{0}, mentre un retratto di deformazione di U1 ∩U2 = U1 \I
è la superficie

S := (t, y) ∈ R × Rm−1 : t ∈ (α1 , α2 ), |y| = 21 r(t, 0) ,




che è omeomorfa al prodotto (α1 , α2 ) × S m−2 , che a sua volta è semplicemente connesso.
c) Scrivere j come i0 ◦ i dove i0 è la mappa di inclusione di A \ ∂I in A, ed usare il fatto
che i0∗ è un isomorfismo (esercizio 154).

158 Sia A un aperto connesso di Rm con m ≥ 4, sia S l’unione di una famiglia finita F di punti
o di segmenti chiusi contenuti in A tranne al più gli estremi, e sia i la mappa di inclusione
di A \ S in A. Dimostrare che A \ S è connesso per archi e i∗ : π1 (A \ S) → π1 (A) è un
isomorfismo.
Traccia. Ridursi al caso in cui ogni coppia di segmenti ha in comune al più un estremo, ed
utilizzare quindi gli esercizi 154 e 157.

159 Come l’esercizio precedente, supponendo però che F sia una famiglia localmente finita
in A, vale a dire che ogni punto di A ammette un intorno U tale che interseca solo un
sottoinsieme finito di elementi di F (cfr. esercizio 155).

160 * Si chiama simplesso di dimensione n in Rm l’insieme delle combinazioni convesse di n + 1


punti affinemente indipendenti, detti vertici del simplesso (pertanto i simplessi di dimen-
sione 0 sono i punti, quelli di dimensione 1 i segmenti, quelli di dimensione 2 i triangoli, e
cosı̀ via). Si chiama inoltre bordo del simplesso l’unione dei simplessi generati da tutte le
sottofamiglie proprie dei vertici.
Sia A un aperto connesso di Rm con m ≥ 2 e sia S l’unione di una famiglia (localmente)
finita di simplessi in Rm di dimensione minore o uguale a m − 2. Dimostrare che A \ S è
connesso per archi. [Cfr. esercizio 22.]
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 25
Raccolta di esercizi di topologia – versione corretta: 4/9/2009

161 * Dimostrare la seguente generalizzazione degli esercizi 154 e 158: sia A un aperto connesso di
Rm con m ≥ 3, sia S l’unione di una famiglia (localmente) finita di simplessi di dimensione
minore o uguale a m−3 contenuti in A tranne al più il bordo. e sia i la mappa di inclusione
di A \ S in A. Allora i∗ è un isomorfismo di π1 (A \ S) in π1 (A).

162 Dato un intero n ≥ 2, si ponga X := R3 e si prendano X∗n e G come nell’esercizio 117.


Dimostrare che X∗n è semplicemente connesso e π1 (X∗n /G) è isomorfo a G cha a sua volta
è isomorfo al gruppo delle permutazioni di n elementi. [Per dimostrare che X∗n è sempli-
cemente connesso utilizzare l’esercizio 161.]

163 Dato un gruppo finito H, costruire uno spazio topologico X connesso per archi tale che
π1 (X) è isomorfo a H.
Traccia. Utilizzare il fatto H è isomorfo ad un sottogruppo del gruppo delle permu-
tazioni Sn con n opportuno, e quindi anche ad un sottogruppo del gruppo G definito
nell’esercizio 117. Prendere quindi X := X∗n /H.
26 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09
Raccolta di esercizi di analisi complessa – versione aggiornata: 15/7/2009

Nota sulla terminologia. Negli esercizi che seguono scriviamo S 1 per l’insieme dei numeri
complessi di norma 1 e C∗ per quello dei numeri complessi diversi da zero.
Si suppone che un cammino sia sempre regolare quanto basta per poter integrare una forma,
vale a dire continuo e C 1 a tratti. Diremo inoltre che due cammini chiusi γ0 , γ1 sono omotopi in
X se sono omotopi nella classe dei cammini chiusi contenuti in X, ovvero se esiste una mappa
continua F : I × I → X tale che F (t, 0) = γ0 (t) e F (t, 1) = γ1 (t) per ogni t, e F (0, s) = F (1, s)
per ogni s. Si tratta dunque di una nozione diversa da quella di equivalenza omotopica, dove
invece F (0, s) e F (1, s) risultano essere uguali al punto base assegnato per ogni s.
A meno che non sia esplicitamente detto il contrario, log z indica la determinazione standard
del logaritmo complesso, cfr. esercizio 10.
Dato q numero reale positivo, diciamo che una funzione f definita su (un sottoinsieme di) C ha
crescita di ordine q all’infinito se esistono delle costanti C ed R tali che |f (z)| ≤ C|z|q per ogni
z con |z| ≥ R (ed essere precisi, questa è la definizione di crescita di ordine q dall’alto; non si
impone infatti alcuna stima dal basso sul valore di |f (z)|).

1 Calcolare tutte le radici n-esime del numero complesso z nei seguenti casi:
a) z = −8i e n = 3;
b) z = −4 e n = 4;
c) z = −1 − i e n = 2;

d) z = −1 + i 3 e n = 4.

2 ◦ Dimostrare che la mappa esponenziale exp : z 7→ ez è un rivestimento da C in C∗ .

3  Sia A un aperto connesso di C e sia f : A → C una funzione continua tale che exp(f ) è
costante. Dimostrare che f è costante.

4 ◦ Dimostrare che la mappa z 7→ z n è un rivestimento da C∗ in C∗ e anche da S 1 in S 1 per


ogni intero n ∈ Z.

5 Dimostrare che la mappa z 7→ z n non è un rivestimento da C in C per alcun intero n > 1.

6 ◦ a) Sia A un aperto semplicemente connesso di C∗ . Dimostrare che esiste un’inversa destra


della funzione esponenziale definita su A, vale a dire una funzione f : A → C tale che
exp(f (z)) = z per ogni z ∈ A. Una tale funzione viene detta determinazione del logaritmo
complesso su A.
b) Dimostrare che le determinazioni del logaritmo su A sono tutte e sole le funzioni della
forma f (z) + 2kπi con k ∈ Z.

7  a) Far vedere che non esiste alcuna inversa destra della funzione esponenziale definita su
C∗ , e neanche definita su S 1 .
b) Sia n ∈ Z un numero intero con |n| ≥ 2; far vedere che non esiste alcuna inversa destra
della funzione z 7→ z n definita su C∗ , e neanche definita su S 1 .

8 Dato α ∈ (0, 2π), sia Aα il complementare in C della semiretta chiusa {reiα : r ∈ [0, ∞)},
e si indichi con log z la determinazione del logaritmo complesso definita su Aα che coincide
con l’usuale logaritmo per tutti i numeri reali positivi; chiaramente il valore di log z dipende
anche dalla scelta dell’angolo α. Calcolare log z nei seguenti casi:
a) z = −1 + i e α = π/2, π, 3π/2;

b) z = −2 + i 3 e α = π/2, π, 3π/2.
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 27
Raccolta di esercizi di analisi complessa – versione aggiornata: 15/7/2009

9 Presi α, Aα e log z come nell’esercizio 7 e preso a ∈ C, si definisce z a per ogni z ∈ Aα


ponendo z a := exp(a log z); come nel caso del logaritmo complesso, quando a non è intero
il valore di z a dipende anche dalla scelta di α. Calcolare z a nei seguenti casi:
a) z = 2i , a = 1/2 , α = π/4, π, 7π/4;
b) z = −2i , a = −3/2 , α = π/4, π, 7π/4;
c) z = −8 , a = 2/3 , α = π/2, 3π/2.

10 Sia log z la determinazione standard del logaritmo complesso, vale a dire quella definita sul
complementare della semiretta dei numeri reali negativi o nulli che coincide con l’usuale
logaritmo per tutti i numeri reali positivi (cioè la funzione log z definita nell’esercizio 7 per
α = π). Calcolare log z nei seguenti casi:
√ √
a) z = i; b) z = −3i; c) z = 1 − i; d) z = −( 3 + i); e) z = −1 + 3i.

11 Calcolare i primi 3 coefficienti delle serie formali ST , S ◦ T e T ◦ S dove



X ∞
X
S(X) := n! X n e T (X) := nn X n .
n=0 n=1

12 Calcolare i raggi di convergenza delle seguenti serie di potenze, dove a è un qualunque


numero reale positivo:
X∞ X∞ ∞
X X∞ ∞
X
a) an X n ; b) n3 X n ; c) na X n ; d) 2n X 3n ; e) log(n + 1) X n ;
n=0 n=2 n=0 n=0 n=0
∞ ∞ ∞ ∞ 2
X X X 3n X X Xn
f) 2n log n X n ; g) ; h) (n + cos n)X n ; i) .
n=2 n=0
1 + 2n n=0 n=0
1 + 3n

13 Sia (an ) una successione di numeri complessi che soddisfa l’equazione ricorsiva

an+1 = αan + β per n = 0, 1, 2 . . .

dove α, β sono numeriPcomplessi assegnati con α 6= 0. Calcolare il raggio di convergenza


della serie di potenze an X n .

14 ◦ Sia (an ) una successione di numeri


P complessi non nulli. Dimostrare che il raggio di conver-
genza R della serie di potenze n an X n soddisfa

an+1 1 an+1
lim inf
≤ ≤ lim sup
(1)
n→+∞ an R n→+∞ an
(per 1/R si segue la solita convenzione per cui 1/+∞ = 0 e 1/0 = +∞). Dedurne in
particolare che
1 an+1
= lim
R n→+∞ an
nel caso che il limite a sinistra dell’uguale esista.

15 Dare un esempio di serie di potenze per cui entrambe le disuguaglianze nella formula (1)
dell’esercizio 14 sono strette.

16 * Sia (an ) una successione di numeri reali che soddisfa l’equazione ricorsiva

an+1 = log(1 + αan ) per n = 0, 1, 2 . . .


28 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09
Raccolta di esercizi di analisi complessa – versione aggiornata: 15/7/2009

dove α > 1 è un numero realeP assegnato. Determinare al variare di α il raggio di conver-


genza della serie di potenze an X n .

17 Per ciascuna delle seguenti serie di potenze calcolare il raggio di convergenza e trovare
una rappresentazione esplicita in termini di funzioni elementari della funzione analitica
associata:
∞ ∞ ∞ ∞ ∞
X 2n n X 3n n X X 2n X X
a) X ; b) X ; c) ; d) n X n−1 ; e) n2 X n ;
n=0
n! n=1
n n=1
n n=1 n=1
∞ ∞ ∞ ∞ ∞
X X X 2n+1 X X 2n X Xn X (−1)n 2n+1
f) nan X 2n ; g) ; h) ; i) ; l) X .
n=1 n=0
n! n=0
n! n=0
(2n)! n=0
2n + 1

18 Utilizzando quanto fatto nell’esercizio precedente, calcolare il valore delle seguenti serie
numeriche:
∞ ∞ ∞ ∞ ∞
X n X n2 X 1 X 1 X 1
a) n
; b) n
; s) n
; d) ; e) .
n=1
3 n=1
5 n=1
n2 n=0
(2n)! n=0
(2n + 1)!

19 ◦ Date le serie di potenze a coefficienti complessi



X ∞
X
S(X) := an X n e Sk (X) := ak,n X n con k = 1, 2, . . .,
n=0 n=0

indichiamo con R ed Rk i corrispondenti raggi di convergenza. Supponiamo ora che

lim ak,n = an per n = 0, 1, 2, . . . (1)


k→+∞

e che esista inoltre una successione di numeri positivi αn tale che

|ak,n | ≤ αn per ogni k, n. (2)

Indichiamo quindi con r il raggio di convergenza della serie n αn X n . Dimostrare che


P

a) R ≥ r e Rk ≥ r per ogni k;
b) le funzioni Sk (z) convergono uniformemente a S(z) su {|z| ≤ ρ} per ogni ρ < r.

20 Nel contesto dell’esercizio 19, far vedere con degli esempi che rimuovendo l’ipotesi (2)
possono verificarsi le seguenti situazioni:
a) Rk = +∞ per ogni k e R = 0;
b) Rk = 0 per ogni k e R = +∞;
c) Rk = R = +∞ per ogni k ma Sk (z) 6→ S(z) per z = 6 0.

21 * Nel contesto dell’esercizio 19, far vedere con un esempio che può verificarsi la seguente
situazione: Rk = R = +∞ per ogni k ma Sk (z) 6→ S(z) per ogni z tale che |z| > ρ.
 z k
22  Usando l’esercizio 19, dimostrare che ez = lim 1+ per ogni z ∈ C.
k→+∞ k

23 ◦ Sia A un’aperto di C∗ , e sia f : A → C una determinazione del logaritmo complesso definita


su A. Dimostrare che f è una funzione analitica e verifica f 0 (z) = 1/z.

24 Sia A un’aperto di C∗ , e sia f : A → C una funzione analitica tale che f 0 (z) = 1/z per
ogni z ∈ A. Dimostrare che f (z) coincide a meno di costante con una determinazione del
logaritmo complesso.
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 29
Raccolta di esercizi di analisi complessa – versione aggiornata: 15/7/2009

25 Data la serie di potenze



X Xn
S(X) := ,
n=2
n(n − 1)

si dimostri quanto segue:


a) il raggio di convergenza di S(X) è 1;
b) la funzione S(x) soddisfa S 00 (x) = 1/(1 − x) per ogni x ∈ (−1, 1);
c) S(x) = x + (1 − x) log(1 − x) per ogni x ∈ (−1, 1);
d) S(z) = z + (1 − z) log(1 − z) per ogni z ∈ C con |z| < 1.

26 Date la serie di potenze



X Xn
S(X) :=
n=1
n2

e la funzione x
− log(1 − t)
Z
f (x) := dt ,
0 t
dimostrare quanto segue:
a) il raggio di convergenza di S(X) è 1;
b) la funzione f è ben definita per ogni x ≤ 1;
c) la funzione S(x) soddisfa (x S 0 (x))0 = 1/(1 − x) per ogni x ∈ (−1, 1);
d) S(x) = f (x) per ogni x ∈ (−1, 1);
e) S(x) + S(1 − x) = f (1) − log x log(1 − x) per ogni x ∈ (0, 1);
f) S(z) + S(1 − z) = f (1) − log z log(1 − z) per ogni z ∈ C tale che |z| < 1 e |1 − z| < 1.

27  Dimostrare che la funzione


log(1 + z)
f (z) :=
z
può essere estesa per continuità al punto z = 0, e risulta essere analitica in quel punto.

28 Dimostrare la seguente versione della formula di sommazione per parti di Abel: dati i
numeri complessi An , Bn con n = 0, 1, . . . , m, si ponga

an := An − An−1 e bn := Bn − Bn−1 (1)

per ogni n = 1, . . . , m. Allora


m
X m
X
an Bn = [Am Bm − A0 B0 ] − An−1 bn . (2)
n=1 n=1

[A livello formale possiamo interpretare la (1) dicendo che an e bn sono l’equivalente discreto
delle derivate di An e Bn ; se poi interpretiamo le sommatorie come l’equivalente discreto
degli integrali, allora la (2) corrisponde all’usuale formula di integrazione per parti.]
P
29 Sia (an ) una successione di numeri complessi tale che la serie n an converge. Dimostrare
che la serie di funzioni

X
S(x) := an xn .
n=0

converge uniformemente per x ∈ [0, 1], e pertanto S(x) è continua sull’intervallo [0, 1].
30 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09
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P
Traccia. Fissiamo ε > 0. Poiché la serie n an converge, esiste un indice l > 0 tale che,
posto An := al + al+1 + · · · + an per ogni n ≥ l, si ha |An | ≤ ε.
Prendiamo m > l ed x ∈ [0, 1]. Applicando la formula di sommazione per parti (2)
dell’esercizio 28 con An dato sopra e Bn := xn otteniamo
m
X m
X
an xn = Am xm − Al xl − An−1 (xn − xn−1 ) ,
n=l+1 n=l+1

e quindi, usando il fatto che |An | ≤ ε e 0 ≤ x ≤ 1,


m m
X X
n
an x ≤ 2ε + ε (xn−1 − xn ) ≤ 2ε + ε(xl − xm ) ≤ 3ε .



n=l+1 n=l+1

Da questo si deduce che le somme parziali della serie di funzioni n an xn costituiscono


P
una successione di Cauchy nello spazio delle funzioni continue su [0, 1] dotato della norma
del sup e pertanto convergono uniformemente ad una funzione continua.

Sia data una serie di potenze S(X) = n an X n con raggio di convergenza R, e un numero
P
30
complesso z0 con |z0 | = R tale che la serie S(z0 ) converge. Utilizzando quanto dimostrato
nell’esercizio 29, dimostrare che

lim S(tz0 ) = S(z0 ) .


t↑1

31 * È noto che la serie di potenze



X zn
n=1
n

ha raggio di convergenza 1, converge assolutamente a − log(1 − z) per ogni z ∈ C con


|z| < 1, e non converge per |z| > 1. Dimostrare che la serie converge a − log(1 − z) anche
per ogni z ∈ C con |z| = 1 e z 6= 1.
Traccia. Per dimostrare la convergenza, si applichi la formula di sommazione per parti (2)
nell’esercizio 28 con An = 1/(n+1) e Bn := (z n −1)/(z−1), da cui segue an = −1/(n(n+1))
e bn := z n . Per dimostrare che il valore della serie è proprio − log(1 − z) si utilizzi
l’esercizio 30.

X (−1)n−1
32 Dimostrare che = log 2. [Usare l’esercizio 31.]
n=1
n

∞ Z 1
X 1 − log(1 − t)
33 Dimostrare che 2
= dt. [Usare gli esercizi 26 e 30.]
n=1
n 0 t

34 Determinare lo sviluppo in serie di Taylor in 0 della funzione arctan x ed utilizzarlo per


dimostrare che
π 1 1 1
= 1 − + − + ··· (1)
4 3 5 7
Traccia. Per ottenere la serie di Taylor di arctan x conviene partire da quella, nota, di
1/(1 + x2 ). La serie di potenze cosı̀ ottenuta ha raggio di convergenza 1; per ottenere la
(1) si deve quindi usare quanto dimostrato nell’esercizio 30.
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 31
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35 ◦ Utilizzare le funzioni ez e log z per scrivere il prolungamento analitico della funzione di


variabile reale f (x) all’aperto D in C nei seguenti casi:
a) f (x) := cos x e D := C;
b) f (x) := sin x e D := C;
c) f (x) := tan x e D := C \ {z = π/2 + kπ : k ∈ Z};
d) f (x) := arctan x e D := {z ∈ C : −1 < Im z < 1};
e) f (x) := arcsin x e D := {z ∈ C : −1 < Re z < 1};
f) f (x) := xa con a ∈ R e D := C \ {x ∈ R : x ≤ 0}.

36 ◦ Utilizzando il principio del prolungamento analitico, dimostrare le seguenti identità (cos z,


sin z, arctan z e z a sono i prolungamenti analitici di cos x, sin x, arctan x e xa definiti
nell’esercizio 35):
a) cos2 z + sin2 z = 1 per ogni z ∈ C;
b) (sin z)0 = cos z per ogni z ∈ C;
c) (arctan z)0 = 1/(1 + z 2 ) per ogni z ∈ C tale che −1 < Im z < 1;
d) (log z)0 = 1/z per ogni z ∈ C \ {x ∈ R : x ≤ 0};
e) (z a )0 = az a−1 per ogni a ∈ R e z ∈ C \ {x ∈ R : x ≤ 0}.

37 Determinare i luoghi di zeri delle seguenti funzioni analitiche:


a) ez ; b) ez + e−z ; c) cos z; d) sin z; e) log z.

38 Dimostrare che la funzione di una variabile reale f (x) := x non ammette alcun prolun-
gamento analitico a C∗ .
Traccia. Far vedere un eventuale prolungamento analitico sarebbe un’inversa destra della
funzione z 7→ z 2 . Ma quest’ultima è un rivestimento di ordine diverso da 1 da C∗ in C∗
(cfr. esercizio 4) e quindi non ammette un’inversa destra.

39 * Consideriamo la funzione di una variabile reale f (x) := arctan x. Dimostrare che:


a) f è prolungabile analiticamente a tutto l’aperto D := C \ {iy : y ∈ R |y| ≥ 1};
b) f non è prolungabile analiticamente ad alcun aperto di C che contiene strettamente D.

40 Calcolare il differenziale delle seguenti funzioni (a valori reali o complessi) definite su C:


2 2 p
a) x2 + y 4 + 2xy 3 ; b) x + iy; c) cosy + i sin y; d) ex +y ; e) f ( x2 + y 2 );
f) 2z + 1; g) |z|2 ; h) z̄ 2 ; i) z n ; l) ez ; m) log z; n) f (|z|2 ); o) f (|z|2 ) z.
Nei punti e), n) e o) f è una generica funzione di classe C 1 su (0, +∞).

41 Dati gli operatori differenziali


   
∂ 1 ∂ ∂ ∂ 1 ∂ ∂
:= −i e := +i
∂z 2 ∂x ∂y ∂ z̄ 2 ∂x ∂y

Dimostrare che per ogni funzione di classe C 1 su R2 (a valori reali o complessi) si ha

∂f ∂f
df = dz + dz̄ .
∂z ∂ z̄

42 Calcolare l’integrale della forma ω lungo il cammino γ nei seguenti casi:


a) ω := x dx + xy dy e γ(t) := eit con t ∈ [0, π];
32 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09
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b) ω := e−x dx + e−y dy e γ(t) := t + it2 con t ∈ [0, +∞);


x
c) ω := iy dx + 2 dy e γ(t) := 2eit con t ∈ [0, π];
x + y2
y+1 x+1
d) ω := 2 2
dx − 2 dy e γ(t) := eit con t ∈ [0, 2π];
x +y x + y2
e) ω := xy dz̄ e γ(t) := t3 + it2 con t ∈ [−1, 1];
f) ω := z̄ dz e γ(t) := t2 + it3 con t ∈ [−1, 1];
g) ω := |z| dz e γ(t) := e2t − 1 + 2iet con t ∈ [0, 1];

43 Di ciascuna delle seguenti forme differenziali dire se è chiusa o esatta sul dominio di defi-
nizione, ed in caso che sia esatta determinarne le primitive:
x dx + y dy y dx − x dy y dx − x dy
a) (y + ix) dx + (x − iy) dy; b) ; c) ; d) ;
1 + x2 + y 2 x2 + y 2 (x2 + y 2 )2
2 (x2 − y 2 ) dx + 2xy dy
e) xex y (2y dx + x dy); f) ; g) f (x2 + y 2 ) · (x dx + y dy);
(x2 + y 2 )2
dz dz dz̄ ez − 1 sin z
h) 2 ; i) 2 ; l) ; m) dz; n) 2 dz; p) f (|z|) z̄ dz.
z z −1 z z z
Nei punti g) e p) f è una generica funzione di classe C 1 su (0, +∞).

y dx − x dy
44  Determinare le primitive della forma sui semipiani {y > 0} e {y < 0}.
x2 + y 2

45 ◦ Sia ω una forma chiusa


R su A 2
R aperto di R , e siano γ0 e γ1 due cammini chiusi omotopi in
A. Dimostrare che γ1 ω = γ2 ω.

46 ◦ Sia ω una forma chiusa su A aperto connesso di R2 , e sia F una famiglia di cammini chiusi
che generano il gruppo fondamentale di R A (rispetto ad un qualche punto base assegnato).
Dimostrare che ω è esatta se e solo se γ ω = 0 per tutti i cammini γ in F .

47  Siano p1 , p2 due punti del piano, e siano γ1 e γ2 le parametrizzazioni di due circonferenze


con centri rispettivamente p1 e p2 e raggi r1 e r2 inferiori a |p1 − p2 |. Dimostrare che una
forma chiusa ω su R2 \ {p1 , p2 } è esatta se e solo se ha integrale nullo su γ1 e γ2 , o più in
generale su due cammini chiusi omotopi in A a γ1 e γ2 .

48 Dato A aperto connesso di R2 , indichiamo con G il gruppo fondamentale di A rispetto ad


un qualche punto base p0 , e con H il sottogruppo normale generato dai commutatori (vale
a dire gli elementi di G della forma xyx−1 y −1 ), Dato un cammino chiuso γ con punto base
p0 , indichiamo con [γ] la sua classe di equivalenza in G e con [[γ]] quella in G/H.
DataR ω forma chiusa in A e γ cammino chiuso con punto base p0 , dimostrare che il valore
di γ ω dipende solo da [[γ]].
Traccia. Partire dalla seguente osservazione chiave: dati due cammini γ1 e γ2 con lo stesso
punto base ed una qualunque forma ω (anche non chiusa), l’integrale di ω su γ1 ∗γ2 coincide
con quello su γ2 ∗ γ1 .

49 ◦ Dato un cammino chiuso γ : I → C, la mappa z 7→ Ind(γ, z) è costante su ogni componente


connessa dell’aperto C \ γ(I).
Traccia. Poiché la mappa in questione ha valori nello spazio discreto Z, è sufficiente
dimostrare che è continua. Inoltre
Z 1
1 γ̇(t)
Ind(γ, z) := dt
2πi 0 γ(t) − z
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 33
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e quindi basta applicare il seguente lemma (variante di un risultato ben noto): dato uno
spazio topologico X ed una funzione continua f : X × [a, b] → C, la funzione
Z b
F (x) := f (x, t) dt
a

è ben definita e continua per ogni x ∈ X.

50 ◦ Sia γ un cammino chiuso contraibile (cioè omotopo a costante) in C \ {z0 }. Dimostrare


che Ind(γ, z0 ) = 0.

51 ◦ Preso z0 ∈ C e r > 0, sia γ(t) := z0 + reit con t ∈ [0, 2π] la parametrizzazione standard
della circonferenza di centro z0 e raggio r. Dimostrare che Ind(γ, z) = 1 se |z − z0 | < r e
Ind(γ, z) = 0 se |z − z0 | > r.
Traccia. Calcolare Ind(γ, z0 ) partendo dalla definizione di indice e usare l’esercizio 49 per
dimostrare che Ind(γ, z) = Ind(γ, z0 ) se |z − z0 | < r. Usare invece l’esercizio 50 per il caso
|z − z0 | > r.

52  Dati z0 e z1 punti distinti di C, si ponga

dz dz
ω := − .
z − z0 z − z1

Dimostrare che:
a) la forma ω è chiusa su C \ {z0 , z1 };
b) la forma ω non è esatta su C \ {z0 , z1 };
c) la forma ω è esatta su C \ [z0 , z1 ], dove [z0 , z1 ] è il segmento che congiunge z0 a z1 .
d) Calcolare una primitiva di ω su C \ [z0 , z1 ].
Z
dz
53 Calcolare per i seguenti cammini:
γ z
a) γ := t + i(1 − t2 ) con t ∈ [−2, 2];
b) γ := tn + i(1 − t2m ) con t ∈ [−1, 1] ed n, m interi positivi assegnati;
c) γ := 2 sin t(cos t + 2 cos3 t) + i(4 cos4 t − 1) con t ∈ [0, 2π];
d) γ := (1 + t4 )−1 (cos t + i2 sin t) con t ∈ [0, 4π].
e) γ := e−t (2 cos t + i sin t) con t ∈ [0, ∞).

54 ◦ Sia D un compatto in C la cui frontiera è parametrizzata in senso antiorario dal cammino


chiuso semplice γ. Dimostrare che l’indice Ind(γ, z0 ) è uguale a 0 se z0 non appartiene a
D, ed è uguale a 1 se z0 è interno a D.
Traccia. Supponiamo z0 = 0. Se 0 non appartiene a D la forma dz/z è definita e continua
su tutto D, ed è chiusa nella parte interna di D; quindi l’integrale sulla frontiera di D è
nullo per il teorema di Gauss-Green, ovvero l’indice di γ è zero. Se invece 0 appartiene
alla parte interna di D, si prenda un disco aperto B di centro 0 la cui chiusura è contenuta
in D: applicando il teorema di Gauss-Green alla forma dz/z sul dominio D \ B si ottiene
che l’indice di γ coincide con quello del cammino γ0 che parametrizza la frontiera di B in
senso antiorario, ed un calcolo diretto mostra che quest’ultimo è uguale a 1.
[ È un fatto vero ma di non immediata dimostrazione che ogni cammino chiuso semplice
parametrizza la frontiera di un compatto connesso; da questo segue che l’indice di un
cammino chiuso semplice rispetto ad un qualunque punto può essere solo 0 o ±1.]
34 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09
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55 ◦ Com’è noto, un generatore del gruppo fondamentale di C ∗ con punto base 1 è il cammino
γ0 (t) := (cos t, sin t) con t ∈ [0, 2π]. Sia quindi Φ : π1 (C∗ , 1) → Z l’isomorfismo che porta
[γ0 ] in 1. Dimostrare che per ogni cammino chiuso γ in C∗ di classe C 1 e con punto base
1 si ha
Ind(γ, 0) = Φ([γ]) . (1)

Traccia. Posto k := Φ([γ]), si ha [γ] = [φ0 ]k , e siccome l’indice è invariante per omotopia
e additivo rispetto al prodotto di cammini, ne segue che Ind(γ, 0) = k · Ind(γ0 , 0) = k.

56 ◦ Sia z0 un punto di C, e siano γ1 , γ2 : I → C dei cammini chiusi tali che |γ2 (t)| < |γ1 (t) − z0 |
per ogni t. Dimostrare che Ind(γ1 , z0 ) = Ind(γ1 + γ2 , z0 ).
Traccia. Siccome l’indice è dato dall’integrale di una forma chiusa, basta dimostrare che
cammini chiusi γ1 e γ1 +γ2 sono omotopi in C\{z0 }: un’omotopia è F (t, s) := γ1 (t)+sγ2 (t).
Si osservi che la condizione |γ2 | < |γ1 − z0 | implica che z0 non appartiene all’immagine di
F , e di conseguenza neanche a quelle di γ1 e γ1 + γ2 .

57 ◦ È possibile calcolare l’indice di un cammino chiuso attorno a un punto z0 contando in modo


opportuno il numero di intersezioni con una semiretta che parte da z0 . Dimostrare che vale
infatti quanto segue:
Sia γ : [0, 1] → C∗ un cammino chiuso di classe C 1 tale che γ̇(0) = γ̇(1) e sia R una
semiretta della forma R = {z0 + reiθ : r ∈ [0, +∞)} con θ ∈ [0, 2π). Indichiamo con
S l’insieme dei t ∈ [0, 1] tali che γ(t) ∈ R, e supponiamo che γ̇(t), inteso come vettore
di R2 , non sia parallelo a eiθ per alcun t ∈ S, ovvero che γ̇n (t) 6= 0, dove γ̇n (t) indica
la componente di γ̇(t) nella direzione ei(θ+π/2) (che è ortogonale a quella di R). Allora
l’insieme S è finito e

Ind(γ, 0) = #{t ∈ S ∩ [0, 1) : γ̇n (t) > 0} − #{t ∈ S ∩ [0, 1) : γ̇n (t) < 0} . (1)

Traccia. Ci limitiamo al caso in cui z0 = 0, θ = π (dunque R è la semiretta dei numeri


reali negativi) e γ(0) = γ(1) appartiene ad R. La finitezza di S segue dal fatto che è
un sottoinsieme discreto di [0, 1]. Indichiamo con t0 , . . . , tn i punti di S ordinati in senso
crescente (dunque t0 = 0 e tn = 1) e con γk la restrizione di γ all’intervallo [tk−1 , tk ] per
k = 1, . . . , n. Allora
Z  Xn Z 
dz dz
2π · Ind(γ, 0) = Im = Im .
γ z γk z
k=1

Sia ora log z la determinazione standard del logaritmo su C \ R, e poniamo βk := 1 se


γ̇n (tk ) > 0 e βk := −1 altrimenti. Siccome il cammino γk è contenuto in C \ R a parte gli
estremi, Z 
dz h i
Im = Im lim log γ(t) − lim log γ(t)
γk z t→tk t→tk−1

= lim arg(γ(t)) − lim arg(γ(t)) = π(βk + βk−1 )


t→tk t→tk−1

e sommando per k = 1, . . . , n otteniamo


n n
1X X
Ind(γ, 0) = (βk + βk−1 ) = βk
2
k=0 k=0

che è proprio la formula (1).


Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 35
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58 Calcolare l’indice Ind(γ, 0) per i seguenti cammini:


a) γ := t4 + i(1 − t2 ) con t ∈ [−2, 2];
b) γ := 1 + 2 cos t + 2i sin t con t ∈ [0, 2π];
c) γ := a cos t + ib sin t con t ∈ [0, 4π] ed a, b numeri reali positivi;
d) γ := 2 sin t(cos t + 2 cos3 t) + i(4 cos4 t − 1) con t ∈ [0, 2π];
e) γ := e−|t| cos t + ie|t| sin t con t ∈ [−π, π].

59 Dire quali delle seguenti funzioni di z = x + iy sono olomorfe sul proprio dominio di
definizione:
x + iy −x + iy
a) x2 − y 2 − 2xyi; b) x2 − iy 2 ; c) 2xy + i(y 2 − x2 ); d) 2 ; e) 2 ;
x + y2 x + y2
2 2 z
f) ey −x (sin(2xy) + i cos(2xy)); g) ey+2ix ; h) e1+z̄ ; i) 2 ; l) 1 + |z|4 .

60  Sia A un aperto di C e f : A × [a, b] → C una funzione continua tale che z 7→ f (s, z) è
olomorfa su A per ogni s ∈ I. Dimostrare che la funzione
Z b
F (z) := f (z, t) dt
a

è ben definita e olomorfa su tutto A.


Traccia. Dimostrare innanzitutto che F (z) è ben definita e continua, e poi che F (z) dz è
una forma chiusa. Applicare quindi il teorema di Morera.

61  Sia A un aperto di C e sia fn una successione di funzioni olomorfe che converge uniforme-
mente ad f su ogni sottoinsieme compatto di A. Dimostrare che f è olomorfa.
Traccia. Dimostrare che f (z) dz è una forma chiusa e applicare il teorema di Morera.

62 * Fissato un numero reale a > 0, si considerino la serie di potenze


1 X Xn
Sa (X) := + + ··· + + ···
a a(a + 1) a(a + 1) · · · (a + n)

e la funzione Z 1
fa (z) := sa−1 ez(1−s) ds .
0
Dimostrare quanto segue:
a) 1 + X Sa+1 (X) = a Sa (X);
b) il raggio di convergenza di Sa (X) è +∞;
c) fa (z) è ben definita per ogni z ∈ C;
d) la funzione fa è olomorfa su C;
e) la funzione g(x) := xa Sa (x) soddisfa l’equazione g 0 (x) = g(x) + xa−1 per ogni x ∈ R;
f) Sa (x) = fa (x) per ogni x ∈ R;
g) Sa (z) = fa (z) per ogni z ∈ C;

63 * Fissati a, b numeri reali positivi, si consideri la serie di potenze

b b(b + 1) b(b + 1) · · · (b + n) n
Sab (X) := + X + ··· + X + ···
a a(a + 1) a(a + 1) · · · (a + n)

a) Dimostrare che il raggio di convergenza di Sab (X) è 1;


36 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09
Raccolta di esercizi di analisi complessa – versione aggiornata: 15/7/2009

b) trovare un’equazione differenziale soddisfatta da Sab (x), cfr. esercizio 62(e);


c) trovare un’espressione integrale per Sab (x), cfr. esercizio 62(f,g);
d) determinare esplicitamente Sab (x) nel caso b = 1.

64 * Sia S(X) la serie di potenze data nell’esercizio 26 e si consideri la funzione

1
− log(1 − sz)
Z
g(z) := ds .
0 s

Dimostrare che:
a) f (z) è ben definita per ogni z ∈ A := C \ {x ∈ R : x ≥ 1};
b) f è una funzione olomorfa su A;
c) S(z) = g(z) per ogni z ∈ C con |z| < 1.

65 ◦ Definiamo le seguenti classi di matrici reali 2 × 2:


     
a −b a b
M := : a, b ∈ R e M := 0
: a, b ∈ R
b a b −a

Dimostrare che:
a) se A, B ∈ M allora AB ∈ M ;
b) se A, B ∈ M 0 allora AB ∈ M ;
c) se A ∈ M e B ∈ M 0 allora  ∈M ;
 AB, BA
0

x −y
d) l’applicazione x + iy 7→ è un isomorfismo di campo di C in M .
y x

66 Data M matrice reale 2 × 2, indichiamo con |M | la sua norma euclidea, vale a dire
X 1/2
2
|M | := Mij .
ij

Diciamo inoltre che M è conforme se conserva gli angoli tra vettori, ovvero se per ogni
coppia v, w ∈ R2 \ {0} si ha
hM v; M wi hv; wi
=
|M v| · |M w| |v| · |w|
dove h ; i è il prodotto scalare in R2 . Presi M e M 0 come nell’esercizio 65, dimostrare
quanto segue:
a) |2 det M | ≤ |M |2 ;
b) M ∈ M se e solo se 2 det M = |M |2 ;
c) M ∈ M 0 se e solo se 2 det M = −|M |2 ;
d) M è conforme se e solo se M ∈ M ∪ M 0 .

67 ◦ L’identificazione canonica di C con R2 data da x + iy 7→ (x, y) permette di vedere una


funzione f da C in C come una mappa da R2 in R2 . Diciamo quindi che f è differenziabile
(risp., di classe C 1 ) se è differenziabile (risp., di classe C 1 ) come mappa da R2 in R2 , ed
in tal caso indichiamo con Df la corrispondente matrice Jacobiana, vale a dire
∂ ∂
∂x Re f ∂y Re f
 
Df = ∂ ∂ .
∂x Im f ∂y Im f
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 37
Raccolta di esercizi di analisi complessa – versione aggiornata: 15/7/2009

Sia A un aperto di C e f : A → C una funzione differenziabile. Dimostrare che f è olomorfa


se e solo se Df (z) appartiene alla classe M definita nell’esercizio 65 per ogni z ∈ A, ed in
tal caso la derivata complessa f 0 e la matrice Jacobiana Df sono legate dalla relazione

Re f 0 −Im f 0
 
Df = .
Im f 0 Re f 0

68 ◦ Siano f e g funzioni olomorfe. Utilizzando gli esercizi 65 e 67, dimostrare che f ◦g è olomorfa
e vale la solita formula per la derivata della funzione composta: (f ◦ g)0 = (f 0 ◦ g) · g 0 .

69 ◦ a) Sia f : A → C una funzione olomorfa. Utilizzando l’esercizio 67, dimostrare che la


matrice Df (z) ha rango 0 o 2 per ogni z ∈ A.
b) Dedurne che se A è connesso ed f non è costante, allora f (A) ha parte interna non
vuota. [In effetti vale un risultato più forte, cfr. esercizio 71.]
Traccia. b) Se f non è costante, allora esiste almeno un punto z0 ∈ A tale che f 0 (z0 ) 6= 0
(verificarlo!), ma allora la matrice Jacobiana Df (z0 ) è invertibile, e dunque per il teorema
della funzione implicita esiste un intorno U di z0 tale che la restrizione di f ad U è una
mappa aperta in C.

70  Sia f : A → C una funzione olomorfa. Supponendo che 0 appartenga ad A e che f (0) = 0,


indichiamo con n il più piccolo intero tale che an 6= 0, dove an è l’n-esimo coefficiente della
serie di Taylor di f in 0. Dimostrare che esiste una funzione olomorfa h definita in un
intorno U di 0 tale che
f (z) = hn (z) per ogni z ∈ U .

Traccia. Scriviamo f (z) = z n g(z) dove g è la funzione definita dalla serie di potenze


X
g(z) := an+m z m .
m=0

Siccome g(0) = an 6= 0, preso un disco aperto V centrato in g(0) che non contiene 0, il
logaritmo complesso ammette una determinazione su V , che indichiamo con log z. Quindi
U := g −1 (V ) è un intorno aperto di 0 e g̃(z) := exp( n1 log g(z)), è una determinazione della
radice n-esima di g(z) definita su U . Poniamo quindi h(z) := z g̃(z).

71 ◦ Sia A un aperto connesso di C ed f : A → C una funzione olomorfa non costante. Dimo-


strare che f è una mappa aperta.
Traccia. Basta far vedere che ogni z0 ∈ A ammette un intorno aperto U tale che la
restrizione di f ad U è una mappa aperta in C. Sono possibili due casi:
a) Se f 0 (z0 ) 6= 0 allora la matrice Jacobiana di f , vista come mappa da R2 in R2 , ha
determinante diverso da 0 in un intorno aperto U di z0 (cfr. esercizio 69), e dunque f è
aperta su U per via del teorema di invertibilità locale.
b) Se invece f 0 (z0 ) = 0, utilizzando l’esercizio 70 possiamo scrivere f (z) in un intorno di
z0 come f (z) = f (z0 ) + hn (z) dove h è una funzione tale che h(z0 ) = 0 e h0 (z0 ) 6= 0. Per
quanto visto al punto a), h è una mappa aperta su un opportuno intorno aperto di z0 e
siccome la mappa z 7→ z n è aperta su tutto C (verificarlo!), ne segue che anche f è aperta
in un intorno di z0 .
[Per una dimostrazione alternativa si veda l’esercizio 107.]
38 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09
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72  Sia A un aperto semplicemente connesso in C e sia f : A → C una funzione olomorfa mai


nulla. Dimostrare che esiste una funzione olomorfa g : A → C tale che

f (z) = exp(g(z)) per ogni z ∈ A. (1)

Prima traccia di dimostrazione. Siccome exp : C → C∗ è un rivestimento ed A è sempli-


cemente connesso, ogni mappa f : A → C∗ continua ammette un sollevamento g : A → C,
cioè una mappa continua tale che f (z) = exp(g(z)) per ogni z ∈ A. Non resta che dimo-
strare che se f è olomorfa allora anche g è olomorfa. Per ogni z0 ∈ A, sia V un intorno
aperto di f (z0 ) che ammette una determinazione del logaritmo complesso, indicata con
log z. Allora per ogni z ∈ f −1 (V ) esiste un intero k tale che g(z) = log f (z) + 2kπi; preso
inoltre U intorno aperto connesso di z0 contenuto in f −1 (V ), l’intero k non dipende da z
su U (perché g(z) − log z è una funzione continua dal connesso U in uno spazio discreto).
Pertanto, siccome log e f sono funzioni olomorfa, anche g è olomorfa su U . Dall’arbitrarietà
di z0 segue che g è olomorfa su A.
Seconda traccia di dimostrazione. Si fissi un punto z0 ∈ A ed un intorno aperto V di f (z0 )
su cui è definita una determinazione del logaritmo complesso, che indichiamo con log z. Si
noti che la forma
f 0 (z)
ω := dz
f (z)
è chiusa e ben definita su tutto A, e quindi ammette una primitiva olomorfa g : A → C.
Poiché inoltre g è determinata a meno di costanti, possiamo supporre che

g(z0 ) = log f (z0 ) .

Se inoltre U è un intorno connesso di z0 tale che f (U ) ⊂ V , abbiamo che

f 0 (z)
g 0 (z) = = (log f (z))0 per ogni z ∈ U ,
f (z)

e dunque g(z) = log f (z) per ogni z ∈ U . Da questo segue che exp(g(z)) = f (z) per ogni
z ∈ U e quindi, per via del principio del prolungamento analitico, anche per ogni z ∈ A.

73 Far vedere che l’ipotesi che A sia semplicemente connesso nell’esercizio precedente non può
essere rimossa.

74  Sia A un aperto connesso e sia f : A → C una funzione olomorfa con |f | costante. Dimo-
strare che f è costante.
Traccia. L’immagine di f ha parte interna vuota; si applichi quindi l’esercizio 69.

75 Sia A un aperto connesso di C ed f : A → C una funzione olomorfa che soddisfa l’equazione


(Re f )2 + (Im f )4 = 1. Dimostrare che f è costante.
Traccia. Verificare che l’insieme dei punti x + iy ∈ C tali che x2 + y 4 = 1 ha parte interna
vuota in C e usare l’esercizio 69.

76 Sia f : A → C una funzione olomorfa. Dimostrare che

∂f ∂f ∂f ∂ ∂
f0 = = = −i = 2 Re f = 2i Im f .
∂z ∂x ∂y ∂z ∂z
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77  Sia A un aperto contenuto in C ed f : A → C una funzione differenziabile (nel senso delle


mappe da un aperto di R2 in R2 ). La funzione f si dice antiolomorfa se in ogni punto di
A è soddisfatta l’equazione
∂f
=0.
∂z
Utilizzando gli esercizi 65 e 67, dimostrare i seguenti fatti:
a) f è antiolomorfa se e solo se Df (z) ∈ M 0 per ogni z ∈ A, con M 0 data nell’esercizio 65;
b) se f e g sono antiolomorfe allora f ◦ g è olomorfa;
c) se f è olomorfa e g antiolomorfa allora f ◦ g e g ◦ f sono antiolomorfe;
d) la mappa z 7→ z̄ è antiolomorfa;
e) se f (z) è olomorfa allora f (z̄) e f (z) sono antiolomorfe, mentre f (z̄) è olomorfa;
f) se f è olomorfa e antiolomorfa allora f è localmente costante.

78 Completare come segue i punti a), b), c) ed e) dell’esercizio 77:


a) scrivere Df in termini di ∂∂z̄ f ;

b) scrivere ∂z (f ◦ g) in termini di ∂∂z̄ f e ∂∂z̄ g;
c) scrivere ∂∂z̄ (f ◦ g) e ∂∂z̄ (g ◦ f ) in termini di ∂z

f e ∂∂z̄ g;
∂ ∂
e) posto g(z) := f (z̄), scrivere ∂z g in termini di ∂z f.

79  Si prendano A ed f come nell’esercizio 77. La funzione f si dice conforme se Df (z) è una


matrice conforme per ogni z ∈ A (cfr. esercizio 66). Dimostrare quanto segue:
a) se f è olomorfa o antiolomorfa allora f è conforme;
b)* se f è conforme e di classe C 2 ed A è connesso, allora f è olomorfa oppure antiolomorfa.
Traccia. b) Si indichi con A0 l’insieme dei punti z ∈ A tali che Df (z) = 0, e con A+ e A−
gli insiemi dei punti z ∈ A \ A0 tali che Df (z) appartiene a M e M 0 rispettivamente (M
e M 0 sono definiti nell’esercizio 65), e si consideri la funzione h : A → C definita da
∂f


 (z) se z ∈ A+ ,



 ∂z

h(z) := 0 se z ∈ A0 ,



 ∂f (z) se z ∈ A− .



∂ z̄
La funzione h è di classe C 1 olomorfa su A e nulla su A0 , e quindi si presentano due
possibilità: o h è identicamente nulla (e allora f è costante) oppure A0 è un insieme
discreto, nel qual caso A+ e A− non possono essere entrambi vuoti.

80 Si prendano A ed f come nell’esercizio 77. Dimostrare quanto segue:


a) 2 | det Df (z)| ≤ |Df (z)|2 per ogni z ∈ A;
b) se f è olomorfa allora 2 det Df (z) = |Df (z)|2 per ogni z ∈ A;
c) se f è antiolomorfa allora 2 det Df (z) = −|Df (z)|2 per ogni z ∈ A;
d) se A è connesso e 2 | det Df (z)| = |Df (z)|2 per ogni z ∈ A allora f è olomorfa oppure
antiolomorfa.

81  Sia A un aperto di C ed u una funzione su A a valori reali (o complessi) di classe C 2 (come


funzione su un aperto di R2 ). La funzione u si dice armonica se soddisfa l’equazione di
Laplace
∂2u ∂2u
∆u := + 2 =0.
∂x2 ∂y
40 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09
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Dimostrare che se f : A → C è una funzione olomorfa o antiolomorfa allora le funzioni


reali Re f e Im f sono armoniche.

82 Sia f : A → C una funzione olomorfa. Dimostrare che g(z) := f (1/z̄) è olomorfa e scrivere
g 0 (z) in termini di f 0 (z).

83 * Sia D := {|z| < 1}. Dare un esempio di funzione olomorfa f : D → C che non può essere
estesa ad alcun aperto connesso A che contiene strettamente D.
Traccia. Si prenda una successione (zn ) densa in ∂D e si ponga

X 4−n
f (z) := per ogni z ∈ D. (1)
n=1
z − zn

Verificare che la serie di funzioni in (1) converge totalmente in {|z| ≤ r} per ogni r < 1
ed usare l’esercizio 61 per dedurne che f è olomorfa su D. Per far vedere che f non è
estendibile ad A, si osservi che A deve contenere zm per qualche m ma f non è estendibile
per continuità in zm perché |f (tzm )| → +∞ quando t ↑ 1. Per dimostrare quest’ultima
asserzione osservare che
4−m X 4−n

|f (tzm )| ≥

tzm − zm tzm − zn
n6=m
−m −n X 4−n 2 4−m X 4−n

4 X
4

≥ − − ≥ · −
1 − t n<m tzm − zn n>m 1 − t 3 1 − t n<m tzm − zn

e passare al limite per t ↑ 1 (per la seconda disuguaglianza si è usato che |tzm −zn | ≥ 1−t).

84 ◦ Sia f : A → C una funzione olomorfa. Dato z0 in A, indichiamo con R il raggio di


convergenza della la serie di Taylor di f in z0 . Dimostrare che R ≥ dist(z0 , C \ A).
Traccia. Siano an i coefficienti della serie in questione e si prenda r < dist(z0 , C \ A).
Siccome il disco chiuso di centro z0 e raggio r è contenuto in A, per ogni n ≥ 0 vale la
disuguaglianza di Cauchy

|an | ≤ M r−n M := sup |f (z0 + reit )| : 0 ≤ t ≤ 2π .



dove
p
Ne segue che lim supn n
|an | ≤ 1/r e quindi R ≥ r.

85  Dato un aperto A contenuto in C ed una funzione continua f : A → C, diciamo che f


soddisfa la proprietà della media (sulle circonferenze) se
Z 2π
1
f (z) = f (z + reit ) dt (1)
2π 0

per ogni z ∈ A ed ogni r > 0 tale che il disco chiuso Dr (z) di centro z e raggio r è contenuto
in A. Diciamo invece che f soddisfa la proprietà della media sui dischi se per gli stessi z
ed r si ha Z
1
f (z) = 2 f (x + iy) dx dy . (2)
πr
Dr (z)

Dimostrare che la proprietà della media sulle circonferenze equivale a quella sui dischi.
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 41
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Traccia. Per dimostrare che la (1) implica la (2), scrivere l’integrale in (2) in coordinate
polari. Per dimostrare l’implicazione inversa, scrivere l’integrale della (2) in coordinate
polari, moltiplicare entrambi i termini dell’uguaglianza per πr2 , e infine derivare rispetto
alla variabile r.

86  Sia A un aperto limitato di C e sia f : A → R una funzione continua con la proprietà


della media in ogni punto di A. Dimostrare che il valore massimo ed il valore minimo di
f vengono assunti sulla frontiera di A. Far vedere inoltre che se A è connesso ed il valore
massimo (oppure minimo) di f viene assunto anche in un punto di A allora f è costante.
Traccia. Applicare il principio del massimo modulo alle funzioni f − m e M − f dove m e
M sono rispettivamente il valore minimo e massimo di f su A.

87  Sia f : C → C una funzione olomorfa la cui parte reale è limitata superiormente. Dimo-
strare che f è costante.
Traccia. Applicare il teorema di Liouville a g := exp(f ).

88 Sia f : C → C una funzione olomorfa tale che la funzione g := a · Re f + b · Im f è limitata


superiormente per opportuni a, b ∈ R non entrambi nulli. Dimostrare che f è costante.

89 ◦ Dimostrare la seguente generalizzazione del teorema di Liouville: una funzione olomorfa


f : C → C con crescita di ordine q all’infinito (si veda la definizione all’inizio di questa
raccolta) è un polinomio di grado ≤ q.
Traccia. Siano an i coefficienti della serie di Taylor di f in 0. Per ogni n ≥ 0, utilizzando
la disuguaglianza di Cauchy si ottiene |an | ≤ Crq−n per ogni r ≥ R, e passando al limite
per r → +∞ si deduce che an = 0 quando n > q.

90 Sia f una funzione continua su C. Dimostrare che f ha crescita di ordine q all’infinito se


e solo se esiste una costante C tale che |f (z)| ≤ C(1 + |z|q ) per ogni z ∈ C.

91 * Sia f una funzione reale e continua su C con la proprietà della media. Dimostrare che se
la parte positiva di f ha crescita di ordine q all’infinito, allora f ha crescita di ordine q
all’infinito.
Traccia. Al solito, la parte positiva e negativa di f sono definite da f + (z) := max{f (z), 0} e
f − (z) := max{−f (z), 0}; si tratta quindi di due funzioni non negative tali che f = f + −f − .
Dobbiamo far vedere che anche la parte negativa di f ha crescita q. Siccome f + ha
crescita q, esiste una costante C tale che f + (z) ≤ C(1 + |z|q ) per ogni z (cfr. esercizio 90).
Indichiamo con Dr (z) il disco di centro z e raggio r. Preso z0 ∈ C tale che f (z0 ) < 0 e
posto r := |z0 |, si ha che Dr (z0 ) ⊂ D2r (0) e quindi, utilizzando la proprietà della media,
Z
1
f − (z0 ) = −f (z) = 2 −f (z) dx dy
πr Dr (z)
Z
1
≤ 2 f − (z) dx dy
πr Dr (z)
Z
1
≤ 2 f − (z) dx dy
πr D2r (0)
Z
1
f − (z) + C(1 + |z|q ) − f + (z) dx dy

≤ 2
πr D2r (0)
Z
1
= 2 −f (z) + C(1 + |z|q ) dx dy
πr D2r (0)
42 Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09
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2q+3 rq
 
= −4f (0) + C 4 + ≤ C 0 (1 + |z|q )
q+2

dove si è posto C 0 := max 4(C − f (0)); 2q+3 C/(q + 2) .




92 * Dimostrare la seguenti generalizzazioni del teorema di Liouville:


a) Se f : C → C è una funzione olomorfa la cui parte reale Re f ha crescita di ordine q
all’infinito, allora f è un polinomio di grado ≤ q.
b) Se f : C → C è una funzione olomorfa tale che la parte positiva di Re f ha crescita di
ordine q all’infinito, allora f è un polinomio di grado ≤ q.
Traccia. a) Tenuto conto dell’esercizio 89, basta dimostrare che f 0 ha crescita di ordine
q − 1 all’infinito. Posto g := Re f , si ha

∂g ∂g
f0 = −i .
∂x ∂y

Quindi, poiché f 0 ha la proprietà della media, usando la formula (2) dell’esercizio 85 otte-
niamo Z
0 1 ∂g ∂g
f (w) = 2 −i dx dy
πr ∂x ∂y
Dr (w)

per ogni w ∈ C, r > 0, e applicando il teorema di Gauss-Green


Z
i
f 0 (w) = g dz̄ (1)
πr2 γ

dove γ(t) := w + reit con t ∈ [0, 2π]. Utilizzando la formula (1) con r := |w| e maggiorando
il modulo di g = Re f con C(1 + |z|q ) (cfr. esercizio 90) si ottiene infine

|f 0 (w)| ≤ 2C(1 + 2q |w|q )/|w| ,

e quindi |f 0 (w)| ≤ 2q+2 C|w|q−1 per |w| ≥ 1.


b) Utilizzare l’esercizio 91 per ricondursi all’enunciato a).

93 Sia f : C → C una funzione olomorfa mai nulla tale che |f (z)| ≤ exp(C|z|q ) per ogni
|z| ≥ R, dove C, R, q sono opportune costanti positive. Dimostrare che f (z) = exp(p(z))
con p polinomio di grado ≤ q.
Traccia. Si usi l’esercizio 72 per scrivere f come f (z) = exp(g(z)); si applichi quindi
l’enunciato b) dell’esercizio 92 alla funzione olomorfa g.

94  Sia D il disco aperto {|z| < 1}, e sia f : D \ {0} → C una funzione olomorfa estendibile
per continuità alla circonferenza ∂D, e che su questa assume valori reali. Dimostrare che
la funzione data da 
 f (z) per 0 < |z| ≤ 1
f˜(z) :=
f (1/z̄) per |z| > 1

è un’estensione olomorfa di f a C∗ .

95 Sia f una funzione continua sul semipiano chiuso y ≥ 0 ed olomorfa sul semipiano aperto
y > 0 che assume valori puramente immaginari all’asse delle x. Dimostrare che f è costante.
Topologia e Analisi Complessa, a.a. 2008/09 43
Raccolta di esercizi di analisi complessa – versione aggiornata: 15/7/2009

Traccia. Far vedere che f può essere estesa ad una funzione olomorfa limitata su tutto C.

96 Dare un esempio di funzione continua sul semipiano chiuso y ≥ 0 ed olomorfa sul semipiano
aperto y > 0 che non può essere estesa ad una funzione olomorfa su C.

97 Sia A un aperto limitato di C e sia f : A → C una funzione continua ed olomorfa su A la


cui parte reale è costante sulla frontiera di A. Dimostrare che f è costante.
Traccia. Usare l’esercizio 86 per ottenere che la parte reale di f è costante su A.

98 Sia A un aperto di C simmetrico rispetto all’asse delle x e sia f : A → C una funzione


olomorfa. Dimostrare che f si può scomporre come f = f1 + f2 dove f1 , f2 : A → C
sono funzioni olomorfe tali che sull’asse delle x la funzione f1 assume valori reali mentre f2
assume valori puramente immaginari. Dimostrare inoltre che se A è connesso allora tale
scomposizione è unica.
Traccia. Per l’esistenza, prendere f1 (z) := 21 f (z) + f (z̄) e f2 (z) := 12 f (z) − f (z̄) .
 

99  a) Sia D := {|z| < 1}, e sia f : D → C una funzione continua ed olomorfa su D che
assume valori puramente immaginari sulla circonferenza ∂D. Dimostrare che f è costante.
[Utilizzare l’esercizio 94.]
b) Dimostrare che due funzioni continue su D ed olomorfe su D le cui parti reali coincidono
su ∂D differiscono solo per una costante.

100 * L’esercizio 99 mostra che una funzione olomorfa sul disco è determinata a meno di costanti
dalla restrizione della sua parte reale alla frontiera. Vale in effetti un enunciato più preciso:
presa f come nell’esercizio 99, indichiamo con an i coefficienti della serie di Taylor di f in
0 e poniamo g(θ) := Re f (eiθ ) per ogni θ ∈ [0, 2π]; si ha allora che
Z 2π Z 2π
1 1
Re a0 = g(θ) dθ e an = g(θ) e−inθ dθ per n = 1, 2, . . . (1)
2π 0 π 0

Traccia. Ci limitiamo al caso in cui la serie di Taylor di f in 0 converge totalmente su


tutto il disco chiuso. Con questa ipotesi si ha che


1 h iθ i 1 X
g(θ) = Re f (eiθ ) = am eimθ + am e−imθ ;
 
f (e ) + f (eiθ ) =
2 2 m=0

quindi per ogni n ≥ 1

2π ∞ 
am 2π i(m−n)θ am 2π −i(m+n)θ
Z Z Z 
1 −inθ
X
g(θ) e dθ = e dθ + e dθ = an ,
π 0 m=0
2π 0 2π 0

R 2π
dove l’ultima uguaglianza segue dal fatto che 0 eikθ dθ = 0 è zero per ogni intero k 6= 0
e vale 2π per k = 0. In modo analogo si dimostra la prima identità in (1).

101  Sia D := {|z| < 1}, e sia g : [0, 2π] → R una funzione continua e C 1 a tratti tale che
g(0) = g(2π). Dimostrare che esiste una funzione f : D → C, olomorfa in D, tale che

Re f (eiθ ) = g(θ) per ogni θ ∈ [0, 2π].


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Traccia. Scrivere g come serie di Fourier complessa


+∞
X
g(θ) = cn einθ ,
n=−∞

osservare che c−n = c̄n per ogni n, e porre


+∞
X
f (z) := c0 + 2cn z n . (1)
n=1

Se g è continua e C 1 a tratti allora è noto che


P
n |cn | < +∞ e da questo segue che la serie
di potenze in (1) converge totalmente su D.

102 Sia D := {|z| < 1}, e sia f : D → C una funzione continua e olomorfa su D tale che |f | è
costante su ∂D. Far vedere che f si annulla in almeno un punto di D oppure è costante.
Traccia. Se per assurdo f non si annullasse mai, applicando il principio del massimo modulo
a f (z) e 1/f (z) si otterrebbe che |f (z)| assume valore massimo e minimo sulla frontiera di
D, e dunque è costante. Per quanto visto allora anche f deve essere costante.

103 Sia Dr := {|z| < r}, e sia f : Dr \ {0} → C una funzione olomorfa. Dimostrare che se
esistono delle costanti positive C, p, ρ tali che |f (z)| ≤ C|z|−p per |z| ≤ ρ allora 0 è una
singolarità rimovibile oppure un polo di ordine ≤ p.
Traccia. Utilizzare le stime di Cauchy per i coefficienti della serie di Laurent di f in 0.

104 ◦ Sia f : A → C una funzione olomorfa, γ : I → A, un cammino e z0 un punto che non


appartiene a f (γ(I)). Dimostrare che

f 0 (z) f 0 (γ(t))
Z Z Z
1 dz 1 1
Ind(f ◦ γ, z0 ) = = dz = γ̇(t) dt .
2πi f ◦γ z − z0 2πi γ f (z) − z0 2πi I f (γ(t)) − z0

105 ◦ Sia f : A → C una funzione olomorfa, D un sottoinsieme compatto di A la cui frontiera è


parametrizzata in senso antiorario dal cammino chiuso γ, e z0 un punto che non appartiene
a f (γ(I)). Dimostrare che Ind(f ◦ γ, z0 ) è pari al numero di punti di f −1 (z0 ) contenuti
in D, contati con la loro molteplicità. In particolare z0 appartiene a f (D) se e solo se
Ind(f ◦ γ, z0 ) 6= 0.
Traccia. Basta applicare il teorema dei residui alla funzione f 0 (z)(f (z) − z0 )−1 sul dominio
D, e usare la caratterizzazione dell’indice di f ◦ γ data nell’esercizio 104.

106  Sia P un polinomio di grado d ≥ 1. Completando la seguente traccia di dimostrazione,


dimostrare che P ha almeno una radice in C.
Traccia. Si scomponga P (z) come P (z) = az d +R(z) con R polinomio di grado strettamente
minore di d. Allora |R(z)| = o(|z|d ) per |z| → +∞, e applicando il teorema di Rouché sul
disco D di centro 0 e raggio r con r sufficientemente grande, si ha che il numero di zeri di
P contenuti in D (e contati con la loro molteplicità) è pari a quello di az d , che è d.

107 Sia A un aperto connesso di C ed f : A → C una funzione olomorfa non costante. Dimo-
strare che f è una mappa aperta completando la seguente traccia di dimostrazione.
Traccia. Si deve far vedere che per ogni z0 ∈ A ed ogni U intorno di z0 , l’insieme f (U )
contiene un intorno di f (z0 ). Supponiamo z0 = 0 e f (z0 ) = 0. Detti an i coefficienti della
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serie di Taylor di f in 0, sia n il più piccolo indice tale che an 6= 0. Allora f (z) = an z n +R(z)
con R(z) = o(|z|n ) per |z| → 0, e quindi esiste r > 0 tale che |R(z)| ≤ |an |rn |/2 sulla
frontiera del disco D di centro 0 e raggio r; possiamo inoltre supporre che D sia contenuto
in U . Sia ore B il disco aperto di centro 0 e raggio |an |rn /2: applicando il teorema di
Rouché si ottiene che per ogni y ∈ B il numero di zeri di f (z) − y contenuti in D (e contati
con la loro molteplicità) è pari a quello di an z n − y, ovvero è n. In particolare esiste almeno
un numero z ∈ D tale che f (z) = y, ovvero f (D) contiene B.
[Una dimostrazione alternativa di questo risultato è stata data nell’esercizio 71.]

108 Per ciascuna delle seguenti funzioni olomorfe, scrivere lo sviluppo di Laurent in 0:
2 sin z 1 ez
a) e−1/z ; b) 4 ; c) 2 4
; d) ez + e1/z ; e) sin(1 + 1/z); f) 2 .
z z +z z

109 ◦ Sia f una funzione della forma f (z) = g(z) (z − z0 )−1 con g funzione olomorfa tale che
g(z0 ) 6= 0. Verificare che z0 è un polo semplice con residuo Res(f, z0 ) = g(z0 ).

110 ◦ Sia f una funzione della forma f (z) = g(z) (z − z0 )−(k+1) con g funzione olomorfa tale che
g(z0 ) 6= 0. Verificare che z0 è un polo di ordine k + 1 con residuo

1 (k)
Res(f, z0 ) = g (z0 )
k!

dove g (k) indica la derivata complessa k-esima di g.

111 Sia f una funzione della forma f (z) = 1/g(z) con g funzione olomorfa con uno zero semplice
in z0 . Verificare che z0 è un polo semplice con residuo Res(f, z0 ) = 1/g 0 (z0 ).

112 ◦ Sia f una funzione della forma f (z) = h(z)/g(z) con g funzione olomorfa con uno zero
semplice in z0 ed h funzione olomorfa non nulla in z0 . Verificare che z0 è un polo semplice
con residuo Res(f, z0 ) = h(z0 )/g 0 (z0 ).

113 Sia f (z) = 1/g(z) con g funzione olomorfa con uno zero doppio in z0 .
a) Dimostrare che z0 è un polo di ordine 2;
b) esprimere Res(f, z0 ) in base alle derivate di g in z0 .

114 Per ciascuna delle seguenti funzioni olomorfe, individuare i punti singolari isolati , calcolare
il residuo e dire se si tratta di singolarità rimovibili, singolarità essenziali, oppure poli (ed
in tal caso specificarne l’ordine):
1 2z + 1 sin z log(1 + z) ez 1 1
a) 2 ; b) 2 ; c) ; d) ; e) ; f) ; g) 2 ;
z −4 z +1 z−i zn 1+z sin z (z − 1)2
1 1 1 1 sin z sin z
h) ; i) n ; l) e1/z ; m) z ; n) ; o) ; p) .
sin2 z z +1 e −1 log z z z − z2

115 Per ciascuna delle seguenti funzioni olomorfe, scrivere lo sviluppo di Laurent nel punto
all’infinito (usando quindi la variabile z 0 = 1/z):
1 cos z
a) e−z ; b) ez + e1/z ; c) z 2 + z 4 ; d) 2 ; e) 2 ; f) log(1 + 1/z 2 ).
z + z4 z

116 Per ciascuna delle seguenti funzioni olomorfe calcolare il residuo all’infinito e dire se il
punto all’infinito (∞) è una singolarità rimovibile, una singolarità essenziale oppure un
polo (ed in tal caso specificarne l’ordine):
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z2 z ez + e−z
a) e−z ; b) ez + e1/z ; c) ; d) ; e) ; f) ez(z+1) .
1+z 1 + z2 z

117 Utilizzare il metodo dei residui per calcolare i seguenti integrali:


Z ∞ Z ∞ Z ∞
dx eiax 1 − cos x
a) 4
; b) 2
dx con a ∈ R ; c) dx ;
−∞ 4 + x −∞ 1 + x 0 x2
Z ∞ Z 2π Z ∞
cos x dθ sin x
d) 2 + x4
dx ; e) ; f) dx ;
0 2 + 3x 0 2 + sin θ 0 x
Z ∞ √ Z ∞ Z ∞
sin x 1 dx
g) 2
dx ; h) n
dx con n > 1 intero; i) √ ;
0 1 + x 0 1 + x 0 x(4 + x2 )
Z ∞ Z ∞ √ Z ∞
1 3
x dx log x
l)* a
dx con a > 1 razionale; m) ; n) dx ;
1 + x x(x + 8) 1 + x2
Z 0π Z ∞ 0 0
1 + cos θ dx
o) 2 dθ ; p) 6 + 9x3 + 8
.
0 2 + sin θ 0 x
[Suggerimenti: g) utilizzare il cambio di variabile x = t2 ; h) integrare sulla frontiera del
settore circolare {z : |z| ≤ r, 0 ≤ arg z ≤ 2π/n}; p) integrare sulla frontiera del settore
circolare {z : |z| ≤ r, 0 ≤ arg z ≤ 2π/3}.]

118 * Dimostrare che


∞ Z ∞
Z r
cos x sin x π
√ dx = √ dx = .
0 x 0 x 2

Traccia. Calcolare l’integrale di eiz / z dz lungo la frontiera dell’insieme Qr dato
dall’intersezione del cerchio {|z| < r} con il primo quadrante e ricordare che l’integrale
2 √
di e−x su R è quale a π.

119 In ciascuno dei seguenti casi utilizzare il teorema di Rouché per calcolare il numero di zeri
e di poli della funzione f (z) contenuti nell’aperto A (contati con la loro molteplicità):
a) f (z) := z 3 + 3z + 1 e A := {|z| < 2};
b) f (z) := z 5 + 3z + 1 e A := {|z| > 1};
c) f (z) := z 4 + 1 + 4/z e A := {|z| < 2};
d) f (z) := z 4 + 1 + 4/z e A := {1/2 < |z| < 2};
z 8 − 5z 2 − 1
e) f (z) := e A := {|z| < 1};
2z 4 − z

120  Data la funzione


1
f (z) := 3 cos z + ,
1 + z2
dimostrare che:
a) f ha infiniti zeri nella striscia A := {− 21 < Im z < 12 };
b) tutti gli zeri di f tranne 2 sono tutti contenuti in A;
2
c) detto N (r) il numero di zeri di f con valore assoluto ≤ r allora N (r) ∼ πr per r → ∞.
Traccia. Per ogni intero k ≥ 1 si ponga

Ak := (−2πk, 2πk) × (− 12 , 12 ) , Bk := (−2πk, 2πk) × (−k, − 21 ) ∪ ( 12 , k) ,




e si utilizzi quindi il teorema di Rouché per far vedere che il rettangolo Ak contiene esat-
tamente 4k zeri di f , mentre Bk ne contiene 2.
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121 Sia A la corona circolare {1 < |z| < 4} e sia f (z) := z 3 + 2z 2 + 5z + 1.


a) Quante sono le soluzioni complesse dell’equazione f (z) = 0 contenute in A?
b) Quante sono le soluzioni reali dell’equazione f (z) = 0 contenute in A?

122 Si consideri la funzione meromorfa


4
f (z) := ez + .
(z − 2)3

Determinare il numero di zeri di f contenuti nel semipiano A := {Re z > 0} e dimostrare


che sono tutti semplici.

123 Dire quanti sono gli zeri di f (z) := ez + e−z + z −2 contenuti nel quadrato Q := [−2π, 2π]2
e dimostrare che sono tutti semplici.

124 Sia I(n) il numero di zeri della funzione olomorfa

fn (z) := ez+n + z 3

contenuti nel disco aperto D di centro 0 e raggio 1. Dimostrare che tali zeri sono tutti
semplici e calcolare il limite di I(n) per n → +∞ e per n → −∞.

125 Data una funzione f : C → C ed un numero reale y positivo, per calcolare l’integrale di
f (x + iy) con x che varia da −∞ a +∞, si può applicare formalmente il cambio di variabile
t = x + iy, ottenendo la seguente identità:
Z +∞ Z +∞
f (x + iy) dx = f (t) dt . (1)
−∞ −∞

a) Far vedere con un’esempio che la (1) non vale se f è una funzione continua a supporto
compatto in C.
b) Dimostrare che la (1) vale se l’integrale improprio di destra è ben definito, f è olomorfa
su tutto C e f (x + si) tende a 0 per x → ±∞, uniformemente in s ∈ [0, y].
c) Far vedere con un esempio che nel punto precedente non si può sostituire l’ipotesi che f
sia olomorfa con l’ipotesi che sia meromorfa.

126 Sia A un aperto semplicemente connesso di C, e sia f una funzione meromorfa su A con
un numero finito di poli e di zeri. Dimostrare che f si scrive come f (z) = r(z) exp(g(z))
con r funzione razionale e g : A → C funzione olomorfa. [Utilizzare l’esercizio 72.]

127 Sia f una funzione meromorfa su C con un numero finito di poli e crescita di ordine q
all’infinito per qualche q finito (si veda la definizione all’inizio di questa raccolta). Dimo-
strare che f è una funzione razionale, cioè un rapporto di polinomi.
Traccia. Siano z1 , . . . , zn i poli di f , e a1 , . . . , an i rispettivi ordini. Allora la funzione
meromorfa
g(z) := f (z) · (z − z1 )a1 . . . (z − zn )an
ha solo singolarità eliminabili e ha crescita di ordine q + a1 + . . . + an all’infinito. Applicare
l’esercizio 89 alla funzione g.

128 Sia f una funzione meromorfa sulla sfera di Riemann. Dimostrare che f è una funzione
razionale.
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129 Sia f una funzione meromorfa su C con un numero finito di poli e di zeri e crescita sub-
esponenziale all’infinito, ovvero

|f (z)|
lim =0.
|z|→+∞ e|z|

Dimostrare che f è una funzione razionale.


Traccia. Scrivere f come prodotto di una funzione razionale per una funzione olomorfa
mai nulla, ed applicare a quest’ultima quanto dimostrato nell’esercizio 93.
[Una conseguenza di questo risultato è che due funzioni meromorfe su C con crescita
sub-esponenziale che hanno gli stessi zeri e gli stessi poli, con la stessa molteplicità e in
numero finito, differiscono solo per una costante moltiplicativa. Si noti che quest’ultima
affermazione resta vera anche sotto ipotesi più deboli che la finitezza degli zeri e dei poli.]