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L.

PANDOLFI

Serie numeriche e di funzioni

L. Pandolfi: Dipartimento di Scienze Matematiche “Giuseppe Luigi


Lagrange”, Politecnico di Torino
2
Indice

1 Serie numeriche e di funzioni 5


1.1 Richiami sul concetto di limite . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.2 Le serie numeriche: definizioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.2.1 Esempi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
1.3 Alcune proprietà delle somme finite che non valgono per le serie . . . 11
1.4 Serie a termini positivi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
1.4.1 Serie a termini positivi e criterio di convergenza di MacLaurin 14
1.4.2 Serie a termini di segno qualsiasi . . . . . . . . . . . . . . . . 15
1.4.3 Comportamento asintotico di successioni e convergenza di serie 16
1.5 Formula di Stirling . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
1.5.1 Serie dipendenti da un parametro e serie di funzioni . . . . . 17
1.6 Serie di potenze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18
1.6.1 Calcolo del raggio di convergenza . . . . . . . . . . . . . . . . 21
1.6.2 Operazioni sulle serie di potenze . . . . . . . . . . . . . . . . 23
1.6.3 Serie di potenze nel campo complesso . . . . . . . . . . . . . 25
1.6.4 Serie di Taylor . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
1.7 Serie di Fourier: introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
1.7.1 Premesse: le funzioni periodiche . . . . . . . . . . . . . . . . 29
1.8 La serie di Fourier in L2 (0, L) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
1.8.1 Sviluppi in serie di Fourier di soli seni e di soli coseni . . . . . 37
1.9 La convergenza puntuale della serie di Fourier . . . . . . . . . . . . . 40
1.9.1 Le formule di Eulero e la serie di Fourier complessa . . . . . . 43

3
4 INDICE
Capitolo 1

Serie numeriche e di funzioni

1.1 Richiami sul concetto di limite


Ricordiamo che una successione è una funzione n 7→ xn definita su N (incluso o
escluso 0 poco conta) o anche solo da un suo sottoinsieme infinito (certe particolari
successioni si chiamano anche “progressioni”, per esempio le progressioni aritmetiche
e geometriche). Per esempio sono successioni le funzioni seguenti:
1 1
n 7→ n2 , n 7→ , n 7→ .
n n−3
La prima funzione è definita su N, la seconda non per n = 0 e la terza non per
n = −3.
Delle successioni ci interesseranno solo i limiti per n → +∞ e quindi da dove
“parte” il dominio non ha alcuna importanza.
Ricordiamo anche che una successione invece che con l’usuale simbolo f (n) si
indica col simbolo {fn }, {xn }, {yn }. . . o anche, meno frequentemente (fn ) (xn ),
(yn ). . . . Si noti che la notazione più frequente, con le parentesi graffe, è ambigua
perché lo stesso simbolo indica sia la successione che la sua immagine. Noi useremo
le due notazioni in modo intercambiabile.
Ricordiamo che
lim xn = +∞ (1.1)
n→+∞

significa che assegnata una qualunque semiretta (r, +∞) esiste un numero K = Kr
tale che
n > Kr =⇒ xn > r .
Chiamando intorno di +∞ una semiretta superiormente illimitata, la definizione di
limite si può anche esprimere come segue:

La (1.1) significa che per ogni intorno I di +∞ (nell’insieme di arrivo R)


esiste un intorno V di +∞ (nell’insieme di partenza N) tale che se n ∈ V
allora si ha xn ∈ I .

5
6 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

La definizione di
lim xn = l ∈ R
n→+∞
è analoga, pur di ricordare che il termine “intorno di l ∈ R” indica un intervalla
aperto (a, b) che contiene l (e non è restrittivo assumere che l’intorno sia simmetrico,
ossia che sia (l − ǫ, l + ǫ) con ǫ > 0).
Allora si ha:
limn→+∞ xn = l significa che per ogni intorno di l (nell’insieme di arrivo R)
esiste un intorno V di +∞ (nell’insieme di partenza N) tale che

n ∈ V implies xn ∈ I .

In modo equivalente:
lim xn = l
n→+∞

vuol dire che per ogni ǫ > 0 esiste r tale che se n > r allora xn ∈ (l − ǫ, l + ǫ).

Per esercizio, si dia la definizione di lim xn = −∞ e si scriva esplicitamente cosa


significa che una successione è priva di limite.

Una successione il cui limite è +∞ oppure −∞ si dice divergente; se il limite


esiste ed è un numero, la successione si dice convergente. Una successione
priva di limite si dice oscillante.
Una successione di dice regolare se è convergente oppure divergente.

Sia {xn } una successione. Si dice che una certa proprietà vale
definitivamente per gli xn se esiste N tale che ogni xn con n > N veri-
fica tale proprietà. Per esempio, diremo che la successione {xn } è positiva
(o a termini positivi ) quando ogni xn è positivo. Diremo invece che è de-
finitivamente positiva quando xn è positivo per n abbastanza grande. Per
esempio, se xn = 1/n la successione è positiva. Se xn = n − 50 la successione
è definitivamente positiva.

1.2 Le serie numeriche: definizioni


Sia (xn ) una successione di numeri. Per fissare le idee sia n ≥ 1, ma in modo analogo
si può trattare il caso in cui il primo indice sia per esempio 0 o comunque sia diverso
da 1.
Si chiama serie dei numeri xn una nuova successione (sn ) costruita come segue:
k
X
s 1 = x1 , s 2 = x1 + x2 , sk = xn ,
n=1
1.2. LE SERIE NUMERICHE: DEFINIZIONI 7

ossia, detto in modo più compatto:


s 1 = x1 , sk = sk−1 + xk .
La nuova successione (sn ) si indica anche col simbolo

X X
xn o, più semplicemente, xn .
n=1

La successione (sn ) si chiama la successione delle somme parziali della serie


P
xn .
Nella definizione precedente niente si richiede al comportamento della successione
(xn ) o della successione (sn ). Se però la successione (sn ) converge allora si dice che
la serie converge ; se la successione (sn ) diverge (a +∞ oppure a −∞) allora si dice
che la serie diverge (rispettivamente a +∞ oppure a −∞). Se la successione (sn )
è priva di limite, si dice anche che la serie è oscillante o indeterminata .
Una serie si dice regolare quando converge oppure diverge.
Ricapitolando, se la successione (sn ) converge ad l oppure diverge, dovremmo
indicare questo col simbolo
Xk
lim xn = α ,
k→+∞
n=1
α rispettivamente uguale a l oppure +∞ oppure −∞. Più brevemente si scrive

X X
xn = l o anche xn = α .
n=1

Si dice
P brevemente che α è la somma della serie.
Se ∞ n=1 xn = l ∈ R si chiama resto k-mo la differenza
k
X ∞
X
Rk = l − xn = xn .
n=1 n=k+1

Ovviamente, limk→+∞ Rk = 0. Per il calcolo numerico, è molto importante stimare


|Rk | senza conoscere l. Noi non ci occuperemo di questo problema.
Usando i teoremi sul limite della somma e sul limite del prodotto per un numero
si vede che:
P P
Teorema 1 Sia xn = yn + zn . Se yn e zn convergono, allora converge anche
la serie di (xn ) e inoltre
X X X X
xn = (yn + zn ) = yn + zn ;

se {zn } converge e se a ∈ R allora


X X 
azn = a · zn .
8 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

Segue da qui:
P
Teorema 2 Se xn converge allora limn→+∞ xn = 0.

Dim. Si indichi con sk = kn=1 xn . L’ipotesi è che la successione (sk ) converge e


P
quindi anche la successione sk−1 converge, ed al medesimo limite. Dunque,

0 = lim sk − lim sk−1 = lim xn .


k→+∞ k→+∞ n→+∞

Di conseguenza:

Esempio 3 La serie di “termine generale” (−1)n n, ossia la serie


X
(−1)n n

non converge.

Infine:

Teorema 4 Alterando un numero finito di termini di una serie non si altera il suo
carattere, di essere convergente, divergente o oscillante.

Questo risultato suggerisce:


P
Sia xn una serie. Si dice che una certa proprietà vale definitivamente per
gli elementi della serie
P se ciò accade per la successione {xn }. Per esempio,
diremo che la serie xn è a termini positivi quando ogni xn è positivo.
Diremo invece che è definitivamente
P positiva quando xn è positivo per n
abbastanza
P grande. Per esempio, 1/n è una serie a termini positivi mentre
(n − 50) è una serie a termini definitivamente positivi.

1.2.1 Esempi
E’ facile dare esempi di serie oscillanti, convergenti o divergenti. Mostriamo due
esempi.
P+∞ n
Esempio 5 La serie n=0 (−1) è oscillante. Infatti, calcolando le somme parziali
si trova 
1 se n è pari
sn =
0 se n è dispari.

Quindi la successione (sn ) non ha limite e la serie è oscillante.


1.2. LE SERIE NUMERICHE: DEFINIZIONI 9

Esempio 6 Consideriamo la serie


+∞  
X 1
log 1 + .
n
n=1

Si vede direttamente dalla definizione che questa serie diverge. Per questo si
noti che  
1 n+1
log 1 + = log = log(n + 1) − log n .
n n
Dunque, la somma parziale k-ma è
k   Xk
X 1
log 1 + = [log(n + 1) − log n]
n
n=1 n=1
= [log 2 − log 1] + [log 3 − log 2] + · · · + [log k − log(k − 1)] + [log(k + 1) − log k] .

Semplificando gli addendi due a due si trova:


k   k  
X 1 X 1
log 1 + = log(k + 1) da cui lim log 1 + = +∞ .
n k→+∞ n
n=1 n=1

Nell’esempio precedente è stato semplice esprimere le somme parziali della serie


perché ogni termine è somma di addendi di segno opposto, che si cancellano due a
due, a parte il primo e l’ultimo. Serie con questa proprietà si chiamano telescopiche .
Un secondo importante esempio è quello della serie geometrica , introdotta
nell’esempio seguente.

Esempio 7 Consideriamo una successione geometrica di ragione q ; ossia


consideriamo la successione (xn ) con

xn = q n .

Consideriamo quindi la serie


+∞
X +∞
X
xn = qn .
n=0 n=0
Si sa che se q 6= 1,
1 − q n+1
1 + q + q2 + · · · + qn =
1−q
e quindi:

• la serie converge se e solo se |q| < 1;

• la serie diverge se q ≥ 1 (se q > 1 ciò si vede dalla formula precedente; se


invece q = 1 ciò si vede perché 1 + q + · · · + q n = (n + 1));
10 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

• se q ≤ −1 la serie è indeterminata.

Le successioni sono funzioni, hanno quindi diritto ad avere un grafico. In parti-


colare, le successioni di somme parziali hanno un grafico e può essere interessante
vedere alcuni esempi. Le figure 1.1, 1.2 e 1.3 mostrano alcuni esempi numerici di
somme parziali di serie convergenti. Le serie sono specificate nelle intestazioni delle
figure.

P+∞ n
P+∞ n
Figura 1.1: n=0 (1/2) = 2 a sinistra, n=0 (−1/2) = 2/3 a destra
4 4

3.5 3.5

3 3

2.5 2.5

2 2

1.5 1.5

1 1

0.5 0.5

0 0
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

P+∞ P+∞ n
Figura 1.2: n=0 1/n! = e a sinistra, n=0 (−1) /n = log 2 a destra
4 4

3.5 3.5

3 3

2.5 2.5

2 2

1.5 1.5

1 1

0.5 0.5

0 0
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
1.3. ALCUNE PROPRIETÀ DELLE SOMME FINITE CHE NON VALGONO PER LE SERIE11

P+∞ 2
P+∞
Figura 1.3: n=1 1/n = π 2 /6 a sinistra e n
n=0 (−1) /[(2n + 1)! ] = sin(1) a destra
4 1.2

3.5 y
1

3
sin(1)
0.8

2.5

0.6

0.4
1.5

0.2
1

0
0.5 x

0 −0.2
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 −1 0 1 2 3 4 5 6

1.3 Alcune proprietà delle somme finite che non valgono


per le serie
Elenchiamo alcune proprietà delle somme finite che non valgono per le serie, a meno
che non si impongano opportune ipotesi.

1. si consideri la seconda affermazione del Teorema 1. Essa non vale se non si sa


che la successione {zn } converge. Infatti, essa
P non vale se {zn } è divergente
oppure oscillante e se a = 0 perché la serie 0zn = 0 per ogni successione
{zn }.

2. Se a = a1 + a2 , b = b1 + b2 si ha a + b = (a1 + b1 ) + (a2 + b2 ). Una proprietà


analoga non vale per le serie. Infatti, se an = 0 e bn = 0 per ogni n, si
decomponga an = an,1 + an,2 = −1 + 1 e bn = bn,1 + bn,2 = 0 + 0. Allora,
X X X
0= (an + bn ) 6= ((an,1 + bn,1 ) + (an,2 + bn,2 )) = (−1)n .

Infatti abbiamo visto all’ Esempio 5 che la serie a destra è oscillante.

3. Più importante ancora è questo fatto: se una serie converge, e se si altera


l’ordine di un numero finito dei suoi elementi, ovviamente la somma della
serie non muta. Se però si cambia l’ordine di infiniti elementi della serie può
accadere che la somma della serie cambi, o anche che una serie convergente si
trasformi in una divergente o oscillante, o viceversa.

Quest’ultima osservazione suggerisce di definire la convergenza incondizionata


di una serie: una serie converge incondizionatamente quando la sua somma non
muta cambiando arbitrariamento l’ordine dei suoi elementi.
12 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

1.4 Serie a termini positivi


Usando il teorema delle funzioni monotone, è facile vedere che
P
Teorema 8 Sia (xn ) una successione a termini positivi. La serie xn converge
oppure diverge e la serie converge se e solo se esiste M tale che sn < M per ogni n.
P
Dim. Ricordiamo il significato di n xn : prima si costruisce la successione
k
X
sk = xn
n=1

e poi si studia il limite limk→+∞ sk .


La successione (sk ) è crescente perché
k+1
" k # k
X X X
sk+1 = xn = xn + xk+1 ≥ xn
n=1 n=1 n=1

perché xk+1 ≥ 0. Dunque la successione (sk ) ammette limite, finito o meno, per il
teorema delle funzioni monotone. Il limite è finito se e solo se la successione (sk ) è
superiormente limitata, ossia se e solo se esiste M tale che sk < M per ogni k.
Il teorema facilmente si estende al caso di successioni a termini negativi oppure
definitivamente positive o negative.
Si potrebbe anche provare:

Teorema 9 Una serie convergente a termini di segno costante (o definitivamente


costante) è anche incondizionatamente convergente.

Inoltre:
P P
Teorema 10 (Teorema del confronto) siano P xn e yn due P
serie a termini
positivi,
P con x n ≤ y n per ogni
P n. Allora, se y n converge, anche xn converge;
se xn diverge lo stesso fa yn .

Questo semplice risultato ha come conseguenza due importanti criteri di conver-


genza per le serie a termini positivi:
√ P
Teorema 11 (Criterio della radice) P Se xn > 0 e se n
xn < q < 1 la serie xn

converge; se invece n xn > q > 1 allora xn diverge.

Dim.PDa n xn < q < 1 segue infatti xn < q n e, se 0 ≤ q < 1, la convergenza della
serie xn segue dall’esempio 7 e dal Teorema del confronto. Analoga dimostrazione
per l’altro asserto.
Si ha inoltre:
1.4. SERIE A TERMINI POSITIVI 13

Teorema 12 (Criterio del rapporto) Se vale definitivamente


xn+1
<q<1 (1.2)
xn
P xn+1 P
allora xn converge; se xn > q > 1 allora xn diverge.

Dim. Proviamo l’asserto nel caso in cui la (1.2) valga per ogni n.
Se xxn+1
n
< q < 1 alloraP < qx2 < q 2 x1 e, in generale, xn < q n−1 x1 . Si
x2 < qx1 , x3 P
sa che se 0 ≤ q < 1 allora x1 q n = x1 q n converge, si veda l’esempio 7. L’asserto
segue quindi dal Teorema del confronto. In modo analogo si vede il secondo asserto.
Ricordando i teoremi sui limiti, si può enunciare il corollario seguente:
P
Corollario 13 Sia xn una serie a termini positivi. Vale:
xn+1
• se limn→+∞ xn = q < 1 allora la serie converge;

• se limn→+∞ n xn = q < 1 allora la serie converge;
xn+1
• se limn→+∞ xn = q > 1 allora la serie diverge;

• se limn→+∞ n xn = q > 1 allora la serie diverge.
Concludiamo con un esempio:
Esempio 14 Consideriamo la serie
+∞
X 1
= +∞ . (1.3)
n
n=1

Mostriamo che questa serie è divergente.


Si noti che per ogni x ≥ −1 vale

x ≥ log(1 + x) .

Infatti, la funzione log(1 + x) è concava e quindi ha grafico che sta sotto a ciascuna
delle tangenti; e y = x è la tangente nell’origine.
In particolare vale  
1 1
≥ log 1 + .
n n
Abbiamo visto che la serie a termini positivi
+∞  
X 1
log 1 +
n=1
n

diverge, si veda l’esempio 6. Dunque, per confronto, anche la serie (1.3) diverge.
La serie (1.3) si chiama serie armonica .
14 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

Le serie a termini positivi hanno una notevole proprietà, che non è condivisa dalle
generiche serie a termini di segno variabile: se si altera l’ordine di infiniti termini di
una serie si trova una nuova serie, che generalmente ha un comportamento diverso
da quello della serie di partenza. Invece:
Teorema 15 Due serie a termini positivi, con gli stessi elementi in ordine diverso,
hanno la medesima somma.

1.4.1 Serie a termini positivi e criterio di convergenza di MacLau-


rin
Sia (xn ) una successione a termini positivi che è decrescente, xn+1 < xn . Per fissare
le idee, poniamo che n prenda i valori 0, 1, . . . Associamo a questa successione la
funzione costante a tratti definita da
f (x) = xn se x ∈ [xn , xn+1 ).
L’area del trapezoide di questa funzione sull’intervallo [0, (n + 1)] è
Z n+1 n
X
f (s) ds = xn .
0 i=0

Per n → +∞ le due successioni convergono o divergono perché sono crescenti e


quindi
Z n+1 +∞
X
lim f (s) ds = xn .
n 0 i=0
Supponiamo ora che esista una funzione g(x) tale che
Z x Z +∞
f (x) ≤ g(x), lim g(s) ds = g(s) ds < +∞ .
x→+∞ 0 0

Dal teorema di confronto dei limiti,


Z n+1 Z +∞
lim f (s) ds = f (s) ds
n 0 0

esiste finito e quindi anche la serie converge; se invece esiste h(x) tale che
Z x Z +∞
h(x) ≤ f (x) , lim h(s) ds = h(s) ds = +∞
x→+∞ 0 0

allora, sempre per il teorema di confronto sui limiti,


Z +∞
f (s) ds = +∞
0

e la serie diverge.
Questo test per la convergenza o divergenza delle serie si chiama test di MacLaurin.
1.4. SERIE A TERMINI POSITIVI 15

Esempio 16 Si calcola immediatamente


Z +∞ 
1 < +∞ se γ > 1
γ
dx =
0 (x + 1) = +∞ se γ ≥ 1.

Dunque,
+∞
X 1

n=1
converge per γ > 1, diverge altrimenti.

1.4.2 Serie a termini di segno qualsiasi


Sulle serie a termini di segno
P qualsiasi, limitiamoci ad osservare due P proprietà.
Se accade che la serie |xn | converge, si dice anche che la serie xn converge
assolutamente . Vale

Teorema 17 Una serie assolutamente convergente è convergente e converge incon-


dizionatamente.
P
Dim. La serie |xn | è una serie
P a termini
P positivi. Se essa converge, dal teorema 8
convergono anche le due serie yn e zn , con
 
xn se xn > 0 −xn se xn < 0
yn = , zn =
0 altrimenti 0 altrimenti.
P P
Quindi, per il teorema 10, converge anche (yn − zn ) che è xn .
Infine, si dice che una serie è a segni alterni se ha forma
X
(−1)n xn con xn > 0; (1.4)

ossia se gli addendi si susseguono cambiando segno ad ogni passo. Esiste, per le
serie a segni alterni, una notevole condizione sufficiente di convergenza, che inoltre
dà anche una stima per la somma della serie:

Teorema 18 (di Leibniz) Se valgono ambedue le condizioni

• limn→+∞ xn = 0

• xn ≥ xn+1 per ogni n

allora la serie a segni alterni (1.4) converge; inoltre, detta s la somma della serie,
per ogni n vale
k

X
s − xn ≤ |xk+1 | .


n=1
16 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

1.4.3 Comportamento asintotico di successioni e convergenza di


serie
Ricordiamo che se
an
lim =l∈R (1.5)
n→+∞ bn
allora {an /bn } è limitata e quindi esiste M tale che

|an | ≤ M |bn | .

Dunque,
P P
Teorema 19 Valga (1.5).
P Se bn converge
P assolutamente, anche an conver-
ge assolutamente; se |an | diverge allora bn non converge assolutamente (ma
potrebbe convergere).

La (1.5) vale in particolare se l = 0 ossia se {an } = o ({bn }).


Se l 6= 0 si può essere più precisi. In tal caso le due successioni hanno definiti-
vamente lo stesso segno (per fissare le idee, siano positive) ed esistono m > 0 ed M
tali che (almeno per n abbastanza grande

mbn < an < M bn

e quindi:
P P
Teorema 20 Valga (1.5) e sia l > 0. In tal caso le due serie an e bn hanno
lo stesso comportamento.

1.5 Formula di Stirling


La formula seguente, che non proviamo, è importantissima in molte applicazioni
(per esempio alla probabilità):

n! ∼ 2πnnn e−n formula di Stirling

Questa permette di studiare facilmente la convergenza di certe serie. Per esem-


pio, si vede facilmente la convergenza della serie
X n3 n!
.
(n2 + 1)nn

Infatti, √
n3 nn n3 2πnnn e−n p
∼ ∼ 2pin3/2 e−n
nn (n2 + 1)nn
n3 /2e−n converge, come si vede facilmente dal criterio della radice.
P
e
1.5. FORMULA DI STIRLING 17

1.5.1 Serie dipendenti da un parametro e serie di funzioni


Torniamo a considerare la serie armonica,
+∞
X
qn .
n=0

Questa serie dipende dal parametro q e, come si è visto, converge se |q| < 1, diverge
se q ≥ 1 ed oscilla se q ≤ −1.
Facendo variare il parametro q, ciascuno degli addendi viene ad essere una
funzione di q,
fn (q) = q n .
Dunque, la serie armonica può intendersi come serie di funzioni. In generale, data
la successione ( fn (x) ) i cui elementi sono funzioni (tutte con lo stesso dominio) si
chiama serie di funzioni la serie
+∞
X
fn (x) .
n=0

La somma della serie si calcola punto per P punto; ossia, per ogni fissato valore di
x si calcola la somma della serie di numeri +∞ n=0 fn (x).
n
Il dominio comune alle funzioni f (q) = q è R, ma abbiamo notato che la serie
geometrica converge (ad 1/(1 − q)) soltanto per |q| < 1. Dunque, in generale,
il dominio su cui è definita la somma di una serie di funzioni è più piccolo del
dominio comune delle funzioni.
Consideriamo ora
+∞
X
(−1)n q 2n .
n=0

Questa è una serie geometrica di ragione q 2 e quindi converge se e solo se |q| < 1,
alla funzione
1
1 + q2
che ha estensione ad R, di classe C ∞ . Nonostante la regolarità dell’estensione, la
serie converge solo per |q| < 1 e ciò mostra che il problema della convergenza di una
serie di funzioni è alquanto delicato.

Osservazione 21 Osserviamo subito che una serie di funzioni tutte continue anche
se converge in ogni punto potrebbe convergere ad una funzione discontinua. Esempi
di questo tipo si incontreranno nello studio della serie di Fourier.

Come si è detto, i problemi relativi alle serie di funzioni sono numerosi e delicati.
Sono però importantissimi per le applicazioni della matematica. Noi accenneremo
solamente a due casi: il caso delle serie di potenze ed il caso delle serie di Fourier.
18 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

1.6 Serie di potenze


Si chiamano serie di potenze le serie di funzioni della forma
+∞
X
an [x − x0 ]n , (1.6)
n=0

ottenute a partire dalla successione di monomi an [x − x0 ]n .


Si noti che il primo valore dell’indice è ora n = 0 ma niente vieta che sia a0 = 0
ossia che la serie “parta” per esempio con indice 1.
Se esiste N tale che an = 0 per n > N , allora la serie di potenze si riduce ad un
polinomio: le serie di potenze generalizzano i polinomi.
Il numero x0 si chiama il centro della serie e la serie di potenze converge sempre
per x = x0 (e ivi converge ad a0 ). Potrebbe non convergere in nessun altro punto.

Esempio 22 Si consideri la serie seguente, di centro x0 = 0:


+∞
X +∞
X
n n xn = (nx)n .
n=0 n=0

Si fissi il valore di x 6= 0 e sia n0 tale che |n0 x| > 1. Allora, per n > n0 , si ha

|nx|n > |n0 x|n → +∞ .

Dunque, se x 6= 0, il termine generale della serie non tende a zero, e quindi la serie
non converge.

Vale però:

Teorema 23 ( Teorema di Abel ) Una serie di potenze converga in un punto ξ 6=


x0 e sia
r = |ξ − x0 | > 0 .
Allora, Se |x − x0 | < r la serie di potenze calcolata nel punto x converge assoluta-
mente (e quindi incondizionatamente).

Questo risultato in particolare implica che se una serie di potenze converge allora
l’insieme su cui essa converge è un intervallo centrato in x0 (e non si esclude che
sia ridotto al solo x0 , oppure che sia tutta la retta). Questo si chiama l’ intervallo
di convergenza della serie di potenze e si chiama raggio di convergenza la sua se-
miampiezza. Il raggio di convergenza può essere nullo, si veda l’esempio 22. Può
essere un numero finito non nullo oppure può essere +∞: è un numero finito non
nullo nel caso particolare della serie geometrica, è +∞ nel caso in cui la serie di
potenze si riduca ad un polinomio, ma non solo in tal caso:
1.6. SERIE DI POTENZE 19

Osservazione 24 Consideriamo la serie


+∞ n
X x
.
n=0
n!

Fissato x, si trova una serie numerica, convergente per ogni valore del parametro x,
come si vede facilmente usando il criterio del rapporto.

Introdotto il concetto di intervallo di convergenza, il Teorema di Abel può


completarsi come segue:
Teorema 25 Se una serie di potenze ha raggio di convergenza non nullo essa con-
gerge ad una funzione che è continua nei punti interni all’intervallo di convergenza.
Come si è detto nell’enunciato del Teorema di Abel, l’ordine dei termini di una
serie di potenze non influisce sulla somma della serie nei punti interni all’intervallo
di convergenza. Invece, niente può dirsi in generale del comportamento della serie
negli estremi dell’intervallo di convergenza, come mostrano gli esempi seguenti.
Esempio 26 Consideriamo la serie di potenze +∞ 2 xn
P
n=1 (−1) n Fissato x si trova una
serie numerica e si vede facilmente, dal criterio del rapporto, che la sere converge
per ogni x con |x| < 1, diverge se |x| > 1. Dunque il raggio di convergenza è 1. Se
x = −1 oppure x = +1 si trovano rispettivamente le due serie
+∞ +∞
X 1 X 1
, (−1)n .
n=1
n n=1
n

La prima divergente e la seconda convergente.


Si è detto che la somma di una serie di potenze non dipende dall’ordine
degli elementi nei punti interni dell’intervallo di convergenza. Quest’e-
sempio mostra che, invece, può dipendere dall’ordine degli elementi se x
è uno degli estremi dell’intervallo di convergenza.
Mostriamo ora una serie di potenze che converge in ambedue gli estremi dell’in-
tervallo di convergenza. La serie è
+∞
X 1 2n
x .
n2
n=1

Di nuovo, fissato x, si usi il criterio del rapporto per studiare la convergenza della
serie numerica che si ottiene. Si vede che si ha convergenza per −1 ≤ x ≤ 1, estremi
inclusi, mentre la serie diverge per |x| > 1.
Infine, mostriamo una serie di potenze che diverge in ambedue gli estremi del-
l’intervallo di convergenza. Questa è la serie
+∞
X
(−1)n x2n .
n=0
20 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

Questa è una serie geometrica di ragione −x2 e quindi converge se e solo se −1 <
x < 1, estremi esclusi.
Si noti che la somma di questa serie è la funzione
1
f (x) = ,
1 + x2
una funzione di classe C ∞ (R). La ragione per cui la serie corrispondente non debba
convergere negli estremi sembra misteriosa, e verrà chiarita al paragrafo 1.6.3.
E’ interessante vedere i grafici di alcune delle somme parziali delle tre serie intro-
dotte sopra. L’intervallo di convergenza delle serie è (−1, 1). I grafici delle somme
parziali sono disegnati su un intervallo un po’ più grande e, punteggiato, si riporta
anche il grafico della somma della serie, ovviamente solo sull’intervallo (−1, 1). La
prima e la seconda serie sono alla figura 1.4 L’ultima serie è alla figura 1.5. Il grafico

Figura 1.4:
2
3

1
2.5

−1
0 2
1 x

−1 1.5

−2 1

−3 0.5

−4 0

−5 −0.5
−1.5 −1 −0.5 0 0.5 1 1.5 −1.5 −1 −0.5 0 0.5 1 1.5

punteggiato (tratto spesso) in questo caso rappresenta la funzione 1/(1 + x2 ), che è


la somma della serie sul solo intervallo (−1, 1). E’ stato disegnato in un intervallo
più grande per sottolineare che la questa funzione è regolare anche nei punti +1 e
−1.

Si potrebbe inoltre provare che:


Teorema 27 Sia R il raggio di convergenza di una serie di potenze. La funzione
+∞
X
f (x) = an (x − x0 )n
n=0

é derivabile se |x − x0 | < R e inoltre


" +∞ # +∞ +∞
d X
n
X d
n
X

f (x) = an (x − x0 ) = [an (x − x0 ) ] = nan (x − x0 )n−1 .
dx n=0 n=0
dx n=0
1.6. SERIE DI POTENZE 21

Figura 1.5:
3

y
2.5

1.5

0.5

0
−1 1 x

−0.5

−1

−1.5
−1.5 −1 −0.5 0 0.5 1 1.5

La serie di potenze di f ′ (x) ha lo stesso raggio di convergenza R come la serie di


potenze di f (x) e quindi il procedimento si può ripetere. Dunque f (x) ∈ C ∞ (x0 −
R, x0 + R).
La serie di f ′ (x) si dice ottenuta derivando termine a termine la serie di f (x).
Se f (x) è somma di una serie di potenze in particolare essa è continua nell’
intervallo di convergenza (x0 − R, x0 + R) e quindi è integrabile su [a, b] ⊆ (x0 −
R, x0 + R). Anche l’ integrale si calcola termine a termine:
Z x "X+∞ +∞
#
n
X an n+1
an (x − x0 ) dx = x .
x0 n+1
n=0 n=0

1.6.1 Calcolo del raggio di convergenza


Chiediamoci ora come sia possibile calcolare il raggio di convergenza di una serie
di potenze. Esiste una formula per il raggio di convergenza, che non possiamo
presentare. Possiamo però presentare due test particolari, che si ottengono per
confronto con la serie geometrica. Il primo si può applicare quando si ha an 6= 0
per ogni n (e basta che questa condizione sia soddisfatta per n maggiore di un
opportuno N0 ).
Teorema 28 Supponiamo che an 6= 0 per ogni n e che esista, finito o meno,
|an+1 |
L = lim .
|an |
Allora il raggio di convergenza della serie è

 0 se L = +∞
1
se 0 < L < +∞
 L
+∞ se L = 0 .
22 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

Dim. Limitiamoci a considerare il caso 0 < L < +∞. Applichiamo il criterio del
rapporto per la convergenza della serie di numeri
X
an [x − x0 ]n ,

con x fissato. Il criterio del rapporto asserisce che condizione sufficiente di


convergenza è che per n sufficientemente grande valga
|an+1 [x − x0 ]n+1 | |an+1 |
n
= |x − x0 | < q < 1 . (1.7)
|an [x − x0 ] | |an |
La serie diverge se vale la disuguaglianza opposta, con q > 1.
Proviamo che si ha convergenza se
1
|x − x0 | < ossia se L|x − x0 | < 1 (disuguaglianze strette).
L
In tal caso, q̃ ∈ [0, 1) tale che
|an+1 |
L|x − x0 | = q̃ < 1 e quindi lim |x − x0 | = L|x − x0 | = q̃ < 1 . (1.8)
|an |
Sia q ∈ (q̃, 1). Il teorema di permanenza del segno mostra l’esistenza di un numero
N tale che per ogni n > N vale
|an+1 |
|x − x0 | < q .
|an |
Essendo q ∈ (0, 1), la serie converge (si ricordi (1.7)).
In modo analogo si trattano gli altri casi.
Ripetiamo che il teorema precedente non può usarsi se infiniti coeffi-
cienti an sono nulli.
Usando il criterio della radice invece del criterio del rapporto si prova invece:
Teorema 29 Se esiste, finito o meno, il limite
p
lim n |an | = L

allora il raggio di convergenza è



 0 se L = +∞
R= 1/L se 0 < L < +∞
+∞ se L = 0 .

Si noti che il Teorema 29 può usarsi anche se infiniti coefficienti an sono nulli.
Mostriamo ora che esistono serie di potenze il cui raggio di convergenza non può
determinarsi né col criterio del rapporto né con quello della radice1
1
nella forma enunciata sopra. Il criterio della radice può modificarsi in modo da avere un nuovo
criterio, che identifica in raggio di convergenza in ogni caso.
1.6. SERIE DI POTENZE 23

Esempio 30 Si consideri la serie


+∞
n
X
2(−1) n xn .
n=0

E’ 
p
n 2 se n è pari
|an | = 1
2 se n è dispari.
Quindi, p
n
lim |an | non esiste .
E’: n+1
2(−1) (n+1) 2−2n+1 se n è pari

an+1
= =
an 2(−1)n n 22n−1 se n è dispari
e quindi
an+1
lim non esiste.
an
In casi di questo tipo, conviene considerare x come una parametro e studiare la
convergenza della serie numerica ottenuta, per ogni valore di x. Usando il criterio
della radice per ogni x fissato, si vede che
p
n
|an xn | < q < 1
se 2x < q e quindi se x < q/2, per qualche q < 1. Dunque il raggio di convergenza
è almeno 1/2. D’altra parte, se |x| > 1/2 allora per n = 2k, pari, si trova

a2k x2k = (2x)2k → +∞ .


Quindi, il termine generale non tende a zero e la serie non converge. Quindi, il
raggio di convergenza è uguale ad 1/2.

1.6.2 Operazioni sulle serie di potenze


Le operazioni sulle serie di potenze si eseguono con le regole delle operazioni sulle
serie numeriche, per ogni fissato valore del parametro x. Ci interessa però notare
esplicitamente:

an (x − x0 )n , bn (x − x0 )n due serie di potenze col


P P
Somma di serie Siano
medesimo centro x0 e con raggio di convergenza rispettivamente Ra ed Rb . Sia
R = min{Ra , Rb } .

Allora, ambedue le serie convergono per |x − x0 | < R e quindi la loro somma può
scriversi nuovamente come serie di potenze di centro x0 , convergente per |x−x0 | < R:
hX i hX i X
an (x − x0 )n + an (x − x0 )n = [an + bn ](x − x0 )n .
24 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

Il raggio di convergenza della serie somma può essere maggiore di R. Per esempio,
se bn = −an , allora la serie somma ha raggio di convergenza +∞ anche se R < +∞.
Ciò però può aversi solamente se R1 = R2 . Infatti, se per esempio R1 < R2 allora
R = R1 . Infatti, scrivendo
X hX i hX i
an xn = (an + bn )xn + (−bn )xn

si vede che il raggio di convergenza della prima serie è almeno uguale a

min{R, R2 }

e questo sarebbe maggiore di R1 se fosse R > R1 .


L’operazione di somma può usarsi anche “al contrario” per calcolare il raggio di
convergenza in certi casi nei quali falliscono sia il criterio del rapporto che quello
della radice:

Esempio 31 Torniamo a considerare la serie vista all’esempio 30. La serie di


quest’esempio si può vedere come somma delle due serie
 n 
hX
n
i hX
n
i 2 n pari 0 n pari
an x + bn x , an = bn =
0 altrimenti 2−n altrimenti .

Ora, rinominando 2k l’indice n della prima serie, si trova


X
22k [x2 ]k .

Sostituendo t = x2 si trova la serie di potenza


X
22k tk ,

a cui si può applicare sia il criterio del rapporto che quello della radice. Il raggio di
convergenza è 4 per la serie della variabile t, e quindi 2 per la serie della variabile
x. Analogamente, la seconda serie converge per |x| < 1/2. Dunque, il raggio di
convergenza della serie somma è esattamente 1/2.

Prodotto alla Cauchy di serie di Potenze Consideriamo le due serie di


potenze col medesimo centro x0
+∞
X +∞
X
n
an (x − x0 ) , bk (x − x0 )k .
n=0 k=0

Calcoliamo tutti i possibili prodotti di un termine della prima con un termine della
seconda e raccogliamo i coefficienti dei termini con la medesima potenza (x − x0 )r .
1.6. SERIE DI POTENZE 25

Si trova (x − x0 )r quando si fa il prodotto di bk (x − x0 )k con tutti i termini della


forma
ar−k (x − x0 )r−k .
Ossia, il coefficiente di (x − x0 )r viene ad essere
r
X
bk ar−k .
k=0

Ciò suggerisce la definizione di prodotto alla Cauchy , definito da


" +∞ # " +∞ # " r
+∞ X
#
X X X
an (x − x0 )n bk (x − x0 )k = bk ar−k (x − x0 )r .
n=0 k=0 r=0 k=0

E’ appena il caso di notare che il “nome“ degli indici non ha effetto


sulla somma della serie. Si sono usati “nomi” diversi (n, k ed r) solo per
chiarezza.
Il teorema che si può provare è il seguente:

Teorema 32 Due serie di potenze abbiamo raggio di convergenza rispettivamente


r1 ed r2 coan r1 ≤ r2 . La serie prodotto alla Cauchy ha raggio di convergenza almeno
uguale ad r1 .

1.6.3 Serie di potenze nel campo complesso


Le operazioni algebriche e le operazioni di limite possono anche calcolarsi tra numeri complessi.
Quindi, le serie di potenze possono trattarsi anche nel campo complesso. I risultati sono del tutto
analoghi. In particolare:

Teorema 33 ( Teorema di Abel ) Una serie di potenze


X
an (z − z0 )n ,

nel campo complesso, converge sempre nel punto z0 . Se converge anche in altri punti, allora essa
converge in un disco aperto di centro z0 e raggio R > 0 (si scrive R = +∞ se la serie converge per
ogni z).
La convergenza è uniforme in ogni disco di centro z0 e raggio R0 < R; è assoluta in ciascun
punto z interno al disco di convergenza.

Per convergenza assoluta nel caso di serie di potenze a valori complessi, si intende la conver-
genza della serie2 X
|an | · |z − z0 |n .
La dimostrazione è del tutto analoga a quella vista per le serie di potenze reali. Però, ora può
mostrarsi di più: sia f (z) la somma di una serie di potenze di raggio di convergenza R. Esiste
2
ora | · | indica il modulo dei numeri complessi.
26 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

almeno un punto z1 tale che |z1 − z0 | = R, nel quale la funzione f (z) non è regolare. Ciò
chiarisce la stranezza notata all’Esempio 26. Per |x| < 1 vale
+∞
1 X
= (−1)n x2n
1 + x2 n=0

e la funzione 1/(1 + x2 ) è di classe C ∞ (R). Non si vede quindi quale fenomeno possa bloccare la
convergenza della serie. Se però la serie si legge nel campo complesso, allora
+∞
1 X
= (−1)n z 2n
1 + z2 n=0

e la funzione 1/(1 + z 2 ) non è definita nei punti ±i, che distano 1 dal centro della serie.

1.6.4 Serie di Taylor


Sia f (x) una funzione di classe C ∞ in un intorno di x0 . Ad essa può associarsi la
serie di Taylor
+∞
X 1 (n)
f (x0 )[x − x0 ]n .
n!
n=0

La serie di Taylor si chiama Serie di MacLaurin quando il centro è x0 = 0. Questa


si chiama la serie di Taylor della funzione f . Questa serie può non convergere e, se
converge, può non convergere alla funzione f , come mostra l’esempio seguente:
Esempio 34 Sia
2
e−1/x

se x 6= 0
f (x) =
0 se x = 0 .
Questa funzione è di classe C ∞ su R e le sue derivate in x0 = 0 sono tutte nulle.
Dunque la serie di Taylor di centro 0 associata ad f (x) ha tutti i coefficienti nulli:
converge su R alla funzione identicamente zero e non ad f .

Ci possiamo chiedere quindi sotto quali condizioni la serie di Taylor di f effetti-


vamente converga ad f . Scrivendo la formula di Taylor di f (x) arrestata all’ordine
k e col resto in forma di Lagrange, si vede che
k
X 1 (n) 1
f (x) = f (x0 )[x − x0 ]n + f (k+1) (sk )[x − x0 ]k+1
n=0
n! (k + 1)!

dove sk dipende da k ed è compreso tra x0 ed x. La serie di Taylor converge ad f


quando il resto converge a zero. Una condizione perché ciò accada è:
Teorema 35 Esistano M , L tali che

|f (k) (x)| < M Lk ∀x ∈ [x0 − r, x0 + r] .

La serie di Taylor di f (x) converge su [x0 − r, x0 + r] e converge alla funzione f (x).


1.6. SERIE DI POTENZE 27

Dim. Ricordiamo che per ogni x si ha


xn
lim = 0.
n→+∞ n!

Si osservi ora che

1
(k+1)
(Lr)k+1
(sk )[x − x0 ]k+1 < M .

(k + 1)! (k + 1)!
f

Il membro destro tende a zero e quindi, per il criterio del confronto, tende a zero
uniformemente anche l’errore
k

X 1 (n)
n 1
(k+1)

k+1
f (x) − f (x0 )[x − x0 ] = (sk )[x − x0 ] .

n! (k + 1)!
f

n=0

La condizione del Teorema 35 è soddisfatta nel caso delle funzioni di cui cor-
rentemente si usano gli sviluppi di Taylor, almeno su un opportuno intervallo. La
tabella seguente riporta alcune funzioni e il raggio di convergenza della relativa serie
di McLaurin (ossia, della serie di Taylor di centro 0).

Funzione Raggio di conv. Serie


P∞ xn
ex +∞ n=0 n!
n x2n+1
P+∞
sin x +∞ n=0 (−1) (2n+1)!
n x2n
P+∞
cos x +∞ n=0 (−1) (2n)!
P+∞ x2n+1
sinh x +∞ n=0 (2n+1)!
P+∞ x2n
cosh x +∞
Pn=0
+∞
(2n)!
n+1 xn
log(1 + x) 1 n=1 (−1)
P+∞ α n n
(1 + x)α 1 n=0 n x

Infine, studiamo la relazione tra parità di una funzione e sua serie di Taylor.
Vale:

Teorema 36 Sia
+∞
X
f (x) = an x n .
n=0

La funzione è pari se e solo se sono nulli i coefficienti an di indice dispari; la funzione


è dispari se e solo se sono nulli i coefficienti an di indice pari.

Dim. Sia f (x) sviluppabile in serie di Taylor. Se è dispari, essa si annulla in 0.


Dunque a0 = 0. La sua derivata prima è pari ma la derivata seconda è dispari e
28 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

quindi f ′′ (0) = 0 ossia vale anche a2 = 0. Iterando questo procedimento si vede che
ogni a2k è nullo.
Se f (x) è pari, sono dispari tutte le sue derivate di ordine dispari e quindi sono
nulli gli a2k+1 .
Il viceversa è ovvio.

Unicità della serie di potenze Si noti che lo stesso numero può esprimersi
come somme di addendi diversi: 5 = 4 + 1 = 3 + 2. Si potrebbe quindi immaginare
che la medesima funzione si possa rappresentare come somma di serie di potenze
col medesimo centro, diverse tra loro. Invece, mostriamo che la serie di potenze che
converge ad una funzione f (x), se esiste, è unica:
Teorema 37 Siano
+∞
X +∞
X
an (x − x0 )n , bn (x − x0 )n
n=0 n=0

due serie di potenze con raggio di convergenza rispettivamente R1 > 0 ed R2 > 0.


Sia 0 < R < min{R1 , R2 }. Se
+∞
X +∞
X
an (x − x0 )n = bn (x − x0 )n
n=0 n=0

per ogni x con |x − x0 | < R allora an = bn per ogni n e quindi R1 = R2 .


Dim. Basta provare che se
+∞
X
(an − bn )(x − x0 )n = 0
n=0

per |x − x0 | < R allora an − bn = 0. Posto x = x0 si trova infatti a0 − b0 = 0 e


quindi l’uguaglianza precedente si scrive
+∞
X +∞
X
0= (an − bn )(x − x0 )n = (x − x0 ) (an − bn )(x − x0 )n−1 .
n=1 n=1

Dunque si ha anche
+∞
X
(an − bn )(x − x0 )n−1 = 0 .
n=1
Calcolando per x = x0 si vede a1 − b1 = 0 e dunque
+∞
X
(an − bn )(x − x0 )n−1 = 0 .
n=2

Il procedimento può quindi ripetersi trovando a2 − b2 = 0, e cosı̀ via.


1.7. SERIE DI FOURIER: INTRODUZIONE 29

1.7 Serie di Fourier: introduzione


Oltre alle serie di potenze, nelle applicazioni si incontrano molti altri tipo di “serie
di funzioni”, la cui teoria comunque è sostanzialmente più complessa e viene qui
accennata nel caso di gran lunga più importante delle serie di Fourier.
Si chiamano serie di Fourier le serie del tipo

+∞  
X 2π 2π
a0 + an cos n x + bn sin n x . (1.9)
L L
n=1

I coefficienti an e bn sono reali.


Si noti che se questa serie converge, essa converge ad una funzione periodica di
periodo L.
Se L = 2π si trova
N
X
a0 + [an cos nx + bn sin nx] . (1.10)
n=1

Usando sin(0x) = 0, si potrebbe assorbire il coefficiente a0 nella serie scritta con


n ≥ 0 invece che con n ≥ 1. Vedremo che c’è una buona ragione per separare a0
dagli an con n > 0.
Ovviamente una serie di Fourier non sempre converge. La convergenza sarà
implicata da opportune proprietà dei coefficienti an e bn . Per esempio, certamente
si ha convergenza quando an = bn = q n , con |q| < 1. Il problema della convergenza
puntuale delle serie di Fourier comunque è assai delicato e lo illustreremo più avanti.
Per ora ribadiamo che se la serie converge per un x0 ∈ [0, L] allora essa converge
in ogni punto x0 + kL con k intero; e se converge per ogni x ∈ [0, L] essa converge
per ogni x ∈ R e converge ad una funzione peridica di periodo T = L. Per questa
ragione, prima di studiare le serie di Fourier, vogliamo richiamare alcune proprietà
delle funzioni periodiche.

1.7.1 Premesse: le funzioni periodiche


Sia f (x) una funzione della variabile reale x. Si dice che f (x) è periodica di periodo
T quando T 6= 0 e inoltre

• la funzione f (x) è definita in x + T e in x − T se e solo se è definita in x.


E’ conseguenza di questo che la funzione è definita in x + nT (ove n è intero
qualsiasi) se e solo se è definita in x.

• per ogni x nel dominio della funzione, si ha f (x) = f (x + T ) e quindi anche


f (x) = f (x + nT ) per ogni numero intero n.
30 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

E’ chiaro che se T è un periodo anche −T è un periodo e per questa ragione in


genere con “periodo” si intende un numero positivo.
Per esempio, le funzioni sin ωx e cos ωx sono funzioni periodiche di periodo
2π/ω ovunque definite mentre tan ωx è una funzione di periodo π/ω, che però non
è ovunque definita.

Teorema 38 Sia f (x) periodica di periodo T e sia S numero reale. La funzione


f (Sx) ha periodo T /S. In particolare, se S = T /(2π), la funzione f (Sx) ha periodo
2π.

La verifica è immediata:

f (S(x + T /S)) = f (T + Sx) = f (Sx) .

Una funzione periodica non ha un solo periodo: se T è un periodo anche 2T , −T ,


−2T ecc. sono periodi. L’insieme dei periodi positivi ha però un estremo inferiore
che può essere nullo3 . Molto spesso, quando si parla di “periodo” di una funzione
periodica si intende che esista un minimo periodo positivo, e per periodo si intende
tale numero4 . Se T è il (minimo) periodo di f (x), allora 1/T si chiama la frequenza
di f (x) mentre 2π/T si chiama la frequenza angolare di f (x).

Osservazione 39 Si potrebbe provare l’insieme dei periodi positivi di una funzione


periodica, continua e non costante esiste ed è strettamente maggiore di zero.

Osservazione 40 Vediamo come i concetti precedenti si applicano alla serie di


Fourier (1.9). Le funzioni cos n(2π/L)x e sin n(2π/L)x hanno (minimo) periodo5
T = L/n e quindi tutti i termini della serie di Fourier hanno periodo (non neces-
sariamente minimo) L. Per questa ragione potremo limitarci a studiare la
serie di Fourier sull’intervallo [0, L] o su un qualsiasi altro intervallo di
lunghezza L, per esempio [−L/2, L/2].
Si chiama frequenza di una funzione periodica il reciproco del periodo. Si
chiama frequenza angolare il numero 2π/T .

3
L’estremo inferiore dei periodi può essere nullo. Accade ciò se la funzione è costante, ma non
solo in tal caso. Per esempio, l’estremo inferiore dei periodi positivi è nullo per la funzione di
Dirichlet.
4
molto spesso, ma non sempre: si faccia attenzione al contesto!
5
o, a seconda delle applicazioni, lunghezza d’onda.
1.8. LA SERIE DI FOURIER IN L2 (0, L) 31

La frequenza di cos n(2π/L)x e sin n(2π/L)x è n/L mentre la loro frequenza


angolare6 è
1 2π
2π = n :
T L
il coefficiente di x nei due termini di indice n della serie di Fourier è la
frequenza angolare.

Vale:
Teorema 41 Sia f (t) continua su R e periodica di periodo T . Per ogni x ∈ R si
ha Z T Z x+T Z T Z T
f (s) ds = f (s) ds , f (x + s) ds = f (s) ds .
0 x 0 0

Il teorema è illustrato dalla figura 1.6.

Figura 1.6:
1.2

0.8

0.6

0.4

0.2

0
kT x0 (k+1)T (x0+T) x

−0.2
−1 0 1 2 3 4 5 6

1.8 La serie di Fourier in L2 (0, L)


Col simbolo L2 (0, L) indichiamo l’insieme delle funzioni f (x) che hanno quadrato
integrabile, ossia tali che Z L
f 2 (x) dx < +∞ .
0
6
L’interpretazione della frequenza angolare è la seguente. Si pensi ad x come “tempo” e si
consideri un punto materiale che ruota in senso antiorario su una circonferenza di raggio 1 e centro
O, con velocità angolare ω partendo dal punto (1, 0) all’istante x = 0. All’istante x, la sua proiezione
sull’asse delle ordinate dista dall’origine cos ωx. Il punto avrà percorso tutta la circonferenza una
sola volta in tempo T se la velocità angolare verifica ωT = 2π. Dunque, la frequenza angolare 2π/T
è la velocità angolare del punto mobile sulla circonferenza.
In particolare, quando T = L/n la velocità angolare sulla circonferenza è (2nπ)/L.
32 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

Ovviamente, se f (x) ∈ L2 (0, L) e se c è un numero, si ha anche cf (x) ∈


L2 (0, L). E’ più difficile provare ce se f (x) e g(x) sono elementi di L2 (0, L) anche
(f (x) + g(x)) ∈ L2 (0, L). Ossia, si può provare che L2 (0, L) è uno spazio lineare.
Si chiama prodotto interno di due funzioni f (x) e g(x) ambedue in L2 (0, L) il
numero Z L
f¯(x)g(x) dx
0
(la sbarra sovrapposta indica il coniugato nel caso che le funzioni abbiano valori
complessi. Se f (x) è reale, f¯(x) = f (x)).
Si chiama distanza di due funzioni f (x) e g(x) di L2 (−L, L) il numero
s
Z L
|f (x) − g(x)|2 dx .
0

Le somme finite
N
X
a0 + [an cos n(2π/L)x + bn sin n(2π/L)x] . (1.11)
n=1

si chiamano polinomi trigonometrici . Indichiamo questo polinomio trigonome-


trico col simbolo P (x). Ovviamente, P (x) è una funzione continua e periodica di
periodo L su R. Se i valori di P (x) su [0, L] si conoscono, da questi si ricavano
facilmente i coefficienti an e bn .
Per vederlo, ricordiamo le formule di Werner

1
[cos a][cos b] = [cos(a + b) + cos(a − b)]
2
1
[sin a][cos b] = [sin(a + b) + sin(a − b)]
2
1
[sin a][sin b] = [cos(a − b) − cos(a + b)] .
2
Usando le formule di Werner si vede facilmente che

 L se n = m = 0

 Z L



 cos n(2π/L)x cos m(2π/L)x dx = 0 se n 6= m
 0
  L

 Z 2 se n = m
L
(1.12)

 sin n(2π/L)x cos m(2π/L)x dx = 0 per ogni n, m.

 0
Z L 
0 se n 6= m


sin n(2π/L)x sin m(2π/L)x dx =


 L
0 2 se n = m

Moltiplichiamo i due membri dell’uguaglianza (1.11) per cos k(2π/L)x e sin k(2π/L)x
e integriamo su [0, L]. L’integrale è nullo se k 6= n. Altrimenti si trova
1.8. LA SERIE DI FOURIER IN L2 (0, L) 33


1
RL

 a0 = L 0 P (x) dx




2
RL
ak = L 0 P (x) cos k(2π/L)x dx (se k > 0)





2
RL
bk = P (x) sin k(2π/L)x dx .

L 0

Notare che
• il coefficiente a0 è la media integrale di P (x).
• la formula per a0 non si ottiene da quella di ak ponendo k = 0. Per questa
ragione conviene separare a0 nella formula (1.9).
Vale inoltre:
Teorema 42 Si ha

L +∞
LX 2
Z
2
La20 an + b2n .

|P (x)| dx = + (1.13)
0 2
n=1

L’identità precedente va sotto il nome di Identità di Parseval .

ATTENZIONE

Le notazioni usate per le serie di Fourier non sono standardizzate. Noi


stiamo seguendo uno degli usi comune in particolare in testi di fisica, ma ce
ne sono altri che differiscono per il simbolo usato per indicare il periodo. In
particolare:

• talvolta si assume di lavorare con funzioni periodiche di periodo 2π e


quindi si lavora con la formula più semplice (1.10). Ciò obbliga ad una
lavoro di “ricostruzione” dei coefficienti quando si lavora con funzioni
di periodo diversi.

• talvolta invece di scrivere a0 + . . . si scrive 21 a0 + . . . . In questo modo


a0 è dato dalla stessa formula di an particolarizzando n = 0, ma non
va dimenticato il fattore 1/2.

• talvolta si rinomina 2T il periodo L. In questo caso le formule per i


coefficienti (e la formula di Parseval) differiscono da quelle che abbiamo
scritto noi per dei coefficienti.

Quindi, bisogna fare molta attenzione al simbolo che si usa per


indicare il periodo!
34 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

Sia ora f (x) ∈ L2 [0, L]. Chiamiamo coefficienti di Fourier della funzione f (x)
i numeri
RL
a0 = L1 0 f (x) dx




 RL
ak = L2 0 f (x) cos k(2π/L)x dx (se k > 0) (1.14)


 RL
bk = L2 −L f (x) sin k(2π/L)x dx .

Si chiama serie di Fourier associata alla funzione f (x) la serie (1.9) con i
coefficienti dati da (1.14). Le sue somme parziali sono polinomi tigonometrici,
N
X
SN (x) = a0 + [an cos n(2π/L)x + bn sin n(2π/L)x] .
n=1

Si può provare:
Teorema 43 Sia f ∈ L2 (−L, L). Vale:
Z L
lim |f (x) − SN (x)|2 dx = 0 ossia lim ||f − SN ||L2 (0,L) = 0 .
N →+∞ 0 N →+∞

Dunque, la successione delle somme parziali (SN (x)) converge ad f (x) nella
distanza di L2 (0, L) e quindi
+∞
X
f (x) = a0 + [an cos n(2π/L)x + bn sin n(2π/L)x] . (1.15)
n=1

Abbiamo notato che una serie di Fourier converge ad una funzione periodica.
Dunque, la serie in (1.15) converge all‘estensione di f (x) periodica di periodo
L. E quindi, usando il Teorema 41, i coefficienti di Fourier di f (x) si possono
calcolare integrando su qualunque intervallo di lunghezza L. In particolare
su (−L/2, L/2).

Diamo un’interpretazione geometrica di SN (x). Consideriamo il sottospazio


lineare VN ,
N
( )
X
VN = α0 + [αn cos n(2π/L)x + βn sin n(2π/L)x] , αn , βn ∈ R
n=1

che è uno spazio vettoriale di dimensione 2N + 1. Si ha:


Teorema 44 La somma parziale SN (x) di f (x) è l’elemento di VN che ha minor
distanza da f (x) nel senso della distanza di L2 (0, L).
1.8. LA SERIE DI FOURIER IN L2 (0, L) 35

Dunque l’interpretazione della serie di Fourier in L2 (0, L) è la seguente: per


ogni N si considera il sottospazio VN di dimensione finita 2N + 1 di L2 (0, L). Si
scrive la serie di Fourier di f (x) e si tronca all’indice N . Si trova un elemento di
VN che è proprio l’elemento che meglio approssima la funzione f (x) nel senso di
L2 (0, L). Usando una terminologia della geometria elementare, diremo che SN (x)
è la proiezione ortogonale di f (x) su VN . Il Teorema 43 si può riassumere
dicendo che la successione delle proiezioni di f sui VN converge ad f in
L2 (0, L).
Si potrebbe provare che l’identità di Parseval vale per ogni f (x) ∈ L2 (0, L):

L +∞
LX 2
Z
2
|f (x)| dx = La20 + [an + b2n ] .
0 2
n=1

Di conseguenza:

Teorema 45 La successione dei coefficienti di Fourier tende a zero.

L’identità di Parseval ha un’interpretazione importante per le applicazioni. In-


terpretiamo la variabile x come “posizione” ed f (x) come “velocità” del punto ma-
teriale in posizione x. L’integrale a sinistra della formula di Parseval si interpreta
come “energia” per esempio cinetica: la “somma” delle energie associate ad ogni
punto materiale del corpo.
La “componente” di frequenza angolare n (2π/L) con n 6= 0, ossia

an cos n(2π/L)x + bn sin n(2π/L)x

ha quindi “energia” (L/2) a2n + b2n .




La componente costante a0 ha energia La20 .


Quindi,

l’energia totale ottenuta sommando le energie dei punti materiali in tutte


le posizioni è uguale alla somma delle energie delle componenti di tutte le
frequenze.

Infine, notiamo che l’identità di Parseval mostra che se i coefficienti di Fourier


sono tutti nulli allora la funzione è nulla, ed ovviamente vale anche il viceversa.
Ossia:

Teorema 46 Due funzioni f , g in L2 (−L, L) con i medesimi coefficienti di Fourier


verificano
Z L
|f (x) − g(x)|2 dx = 0 . (1.16)
0
36 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

Se accade che le due funzioni f (x) e g(x) sono continue, allora la condizione (1.16)
implica che esse coincidono. In generale, se vale (1.16), le due funzioni possono
“considerarsi equivalenti” nel senso che danno il medesimo contributo alle espressioni
integrali nelle quali figurano.

Il calcolo dei coefficienti di Fourier


Il calcolo dei coefficienti di Fourier richiede il calcolo di integrali piuttosto noiosi. In
certi casi si possono usare dei trucchi che semplificano il calcolo. Per esempio:
• invece di lavorare su (0, L) può convenire lavorare su (−L/2, L/2) in modo da
sfruttare eventuali parità della funzione.

• Il prodotto di una funzione pari e di una dispari è dispari; e una funzione


dispari ha integrale nullo su (−L/2, L/2). Dunque, se f (x) è dispari, i
coefficienti an sono tutti nulli.
Analogamente, se f (x) è pari i coefficienti bn sono tutti nulli.

Esempio 47 Si voglia calcolare la serie di Fourier della funzione f (x) = x defini-


ta su (−L/2, L/2). Questa è una funzione dispari e quindi vanno calcolati i soli
coefficienti bn ,
2 L/2 2π
Z
bn = x sin n x dx .
L −L/2 L
Questi integrali si calcolano facilmente per parti ma ciò richiede un calcolo indi-
pendente per ogni valore di n. Un modo più veloce è il seguente: si consideri la
funzione
d
s −→ x sin sx ossia s −→ − cos sx .
ds
Il numero Lbn /2 è il valore per s = 2nπ/L della funzione7
Z L/2 Z L/2
d d
− cos sx dx = − cos sx dx =
−L/2 ds ds −L/2
 
d 2 L 2 2L
=− sin s = 2 sin sL2 − cos sL2
ds s 2 s s
(formula valida per s 6= 0). Calcolando per s = 2nπ/L e moltiplicando per 2/L, si
trova
L
bn = (−1)n+1 .
2nπ
Dunque,
+∞
L X (−1)n+1 2π
x= sin n x . (1.17)
π n=1 n L
7
Lo scambio del segno di derivata con quello di integrale si potrebbe giustificare.
1.8. LA SERIE DI FOURIER IN L2 (0, L) 37

Procedendo in modo analogo si verifichi che la funzione8

f (x) = x2 , −L < x < L

ha serie di Fourier
" +∞ #
L 2 4L 2 X (−1)n π
x2 = − 2 cos n x .
3 π n=1
n2 L

Pensiamo bene a ciò che abbiamo fatto: nel primo caso abbiamo calcolato l’estensio-
ne periodica di periodo L della funzione dispari f (x) = x definita su −L/2, L/2); nel
secondo caso abbiamo calcolato l’estensione periodica di periodo 2L della funzione
pari f (x) = x2 definita su (−L, L).

1.8.1 Sviluppi in serie di Fourier di soli seni e di soli coseni


In questo paragafo supponiamo di lavorare con funzioni definite su (0, L/2) e di
cui facciamo prima un’estensione a (−L/2, 0) e poi, sviluppando in serie di Fourier,
la estensione periodica di periodo L. Tra tutte le possibili estensioni di f (x) a
(−L/2, 0) due sono privilegiate: l’estensione pari e quella dispari.
Il fatto seguente si è già notato: la funzione f (x) sia pari,

f (x) = f (−x) .

In questo caso, ciascuna delle funzioni

f (x) sin nx

è dispari e quindi ha integrale nullo: i coefficienti bn sono tutti nulli. Ovviamente,


vale anche il viceversa se i coefficienti bn sono tutti nulli, la somma della serie di
Fourier è una funzione pari. Analogamente, se f (x) è dispari,

f (x) = −f (−x) ,

sono nulli i coefficienti an e viceversa. Dunque:

Teorema 48 Sia
+∞  
X 2π 2π
f (x) = a0 + an cos n x + bn sin n x .
L L
n=1

La funzione f (x), che è periodica di periodo L, è pari se e solo se bn = 0 per ogni


n; è dispari se e solo an = 0 per ogni n.
8
si noti che ora il periodo è 2L.
38 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

Supponiamo ora che sia data una funzione f (x) definita solamente su [0, L/2].
Ad essa possono associarsi infinite serie di Fourier di periodo L, una per ciascuna
“arbitraria” estensione di f (x) a [−L/2, 0]. Tra queste estensioni due sono privile-
giate: l’estensione pari e l’estensione dispari. L’estensione pari conduce ad una serie
di soli coseni mentre l’estensione dispari conduce ad una serie di soli seni. Dunque:
Teorema 49 Sia f (x) ∈ L2 (0, L/2). Essa è somma di un’ unica serie di Fourier
di soli seni, e di un’unica serie di Fourier di soli coseni. La prima definisce l’unica
estensione dispari di f (x) ad R, periodica di periodo L; la seconda definisce l’unica
estensione pari di f (x) ad R, periodica di periodo L.
Le formule per la serie di Fourier di f (x) di soli seni e di soli coseni si otten-
gono scrivendo nelle (1.14) le opportune estensioni di f (x). Per esempio, usando
l’estensione pari, per k 6= 0 si trova
Z L/2
4 L/2
Z
ak = (2/L) f (x) cos k(π/L)x dx = f (x) cos k(π/L)x dx .
−L/2 L 0
Dato che queste formule (e la corrispondente identità di Parsevale) sono di uso molto
comune, vanno ricordate. E’ bene quindi scriverle in modo esplicito:

Sviluppo di Fourier in soli coseni


Sia f (x) ∈ L2 (0, L/2). Si ha:
+∞
X
f (x) = a0 + an cos n(2π/L)x
n=1
con
 R L/2
 a0 = (2/L) 0 f (x) dx
R L/2 (1.18)
an = (4/L) f (x) cos n(2π/L)x dx (se n > 0)

0

La corrispondente identità di Parseval è

L/2 +∞
L 2 LX 2
Z
|f (x)|2 dx = a + an .
0 2 0 4
n=1

Sviluppo di Fourier in soli seni


Sia f (x) ∈ L2 (0, L/2). Si ha:
+∞
X
f (x) = bn sin n(2π/L)x
n=1
1.8. LA SERIE DI FOURIER IN L2 (0, L) 39

con
Z L/2
bn = (4/L) f (x) sin n(2π/L)x dx . (1.19)
0

La corrispondente identità di Parseval è:

L +∞
2 LX 2
Z
|f (x)|2 dx = b .
L/2 0 4 n=1 n

Osservazione 50 Sia f (x) = cos(2π/L)x, definita su (0, L/2). Vogliamo calcolar-


ne lo sviluppo di Fourier in soli coseni ed in soli seni. Ossia, vogliamo estendere
questa funzione in modo rispettivamente pari e dispari a (−L/2, L/2) e calcolarne le
corrispondenti serie di Fourier di periodi L¿ Qunidi, è chiaro che la serie di Fourier
di soli coseni è la funzione stessa. Invece, per il calcolo della serie di Fourier di soli
seni dobbiamo calcolare i coefficienti bn usando la formula (1.18). Ricordiamo la
formula di Werner seguente:

1
(sin a)(cos b) = [sin(a + b) + sin(a − b)] .
2
Si trova:
L/2
2π 2π
Z
bn = (4/L) cos x sin n x dx =
0 L L
Z L/2      
2 2π 2π 2π 2π
= sin + n x + sin − n x dx =
L 0 L L L L
 
2 L L
= (1 − cos(1 + n)π) + (1 − cos(1 − n)π) =
L 2π(1 + n) 2π(1 − n)
 4 1
− π n2 −1 se n è pari
=
0 se n è dispari.

Dunque,
+∞
2π −4 X 1 4kπ
cos x = sin x, 0 < x < L.
L π 4k2 − 1 L
k=1

E’ questa la serie di Fourier dell’estensione per periodicità della funzione f (x)


seguente, il cui grafico (con L = 3/2) è riportato in figura 1.7.

π

cos L x se 0<x<L
f (x) = π
− cos L x se −L < x < 0
40 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

Figura 1.7:
1

0.8

0.6

0.4

0.2

−0.2

−0.4

−0.6

−0.8

−1
−3 −2 −1 0 1 2 3

1.9 La convergenza puntuale della serie di Fourier


E’ un fatto che la convergenza nel senso della norma di L2 (0, L) non implica la
convergenza puntuale, nemmeno in un solo punto. Più ancora, si prova che esistono
funzioni continue e periodiche su [0, L] la cui serie di Fourier non converge.
Esistono però anche casi in cui la serie di Fourier converge puntualmente. Come
abbiamo detto questo accade se, per esempio, an = bn = q n con |q| < 1. Più in
generale:
Teorema 51 Sia f (x) ∈ L2 (0, L). Supponiamo che f (x) ammetta derivata prima
continua su (a, x0 ) e su (x0 , b) e che esistano finiti i limiti

lim f ′ (x) , lim f ′ (x) .


x→x0 − x→x0 +

In questo caso la serie di Fourier di f (x) converge in ogni punto di (a, b) e


inoltre:
• Se x ∈ (a, x0 ) ∪ (x0 , b) allora la serie di Fourier converge ad f (x);

• in x0 la serie di Fourier converge alla media dei valori dei limiti direzionali:
1
[f (x0 −) + f (x0 +)]
2
(in particolare, la serie di Fourier converge ad f (x0 ) se in particolare f (x) è
continua anche in x0 ).

Esempio 52 Sia 
 −1 se −π < x < 0
χ (x) = 5 se x=0
1 se 0 < x < π .

1.9. LA CONVERGENZA PUNTUALE DELLA SERIE DI FOURIER 41

Si noti che questa funzione differisce dalla funzione sgn (x) per il valore che assume
in 0; ma il valore assunto in un solo punto non altera gli integrali che definiscono i
coefficienti di Fourier. Dunque le funzioni definite su [−π, π] ed uguali a χ(x) ed a
sgn (x) hanno la medesima serie di Fourier, che è la serie
 
4 sin x sin 3x sin 5x
+ + + ···
π 1 3 5
Per x = 0 questa serie converge e converge al valore 0, media dei limiti direzionali
di χ(x) per x → ±0. Per il teorema 51 la somma della serie è quindi sgn (x).
Se si disegnano alcune somme parziali, come in figura 1.8, si vede che le somme
parziali saltano sopra e sotto il valore ±1 di una quantità che non si attenua al
crescere di N . Calcoli piuttosto laboriosi mostrano che

lim SN (1/N ) = d
N →+∞

e si può mostrare che d è strettamente maggiore di 1: d > 1, 089. E quindi al


crescere di N l’errore tra SN (x) e sgn (x) non si attenua (ma si concentra sempre di
più intorno al salto x = 0).

Figura 1.8:
1.5

0.5

−0.5

−1

−1.5
−8 −6 −4 −2 0 2 4 6 8

Il fenomeno appena illustrato non dipende dalla particolare funzione sgn (x)
usata nell’esempio. Si può provare che, nelle ipotesi del Teorema 51, esso si verifica
in vicinanza di ogni salto. Tale fenomeno va sotto il nome di Fenomeno di Gibbs.
Infine, riportiamo alcune serie di Fourier di funzioni f (x) periodiche di periodo
2π e, nelle figure seguenti, i grafici della restrizione della funzione a (−π, π), con
42 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

Figura 1.9:

1.5
3.5

1 3

2.5
0.5

0
−π π
x 1.5

−0.5
1

−1 0.5

0 −π π
x
−1.5
−5 −4 −3 −2 −1 0 1 2 3 4 5 −5 −4 −3 −2 −1 0 1 2 3 4 5

sovrapposti i grafici di alcune somme parziali. Nella colonna di sinistra della tabella,
si riporta l’espressione della funzione su (−π, π). La funzione è poi estesa ad R per
periodicità.

4 sin x sin3x sin 5x



sign x π 1 + 3 + 5 + ···

π 4 cos x cos 3x cos5x



|x| 2 − π 12 + 32 + 52 + ···

sin x sin 2x sin 3x



x 2 1 − 2 + 3 − ··· .


x + 2π se −π < x < 0 sin x sin 2x sin 3x

x se 0<x<π
π−2 1 + 2 + 3 + ···

2 4 cos 2x cos 4x cos 6x



| sin x| π − π 1·3 + 3·5 + 5·7 + ··· .

8 sin 2x 2 sin 4x 3 sin 6x



sgn (x) cos x π 1·3 + 3·5 + 5·7
1.9. LA CONVERGENZA PUNTUALE DELLA SERIE DI FOURIER 43

Figura 1.10:
4 1.2

3
1

2
0.8

0.6

0
−π π x
0.4
−1

0.2
−2

0
−3
−π π x

−4 −0.2
−5 −4 −3 −2 −1 0 1 2 3 4 5 −5 −4 −3 −2 −1 0 1 2 3 4 5

1.9.1 Le formule di Eulero e la serie di Fourier complessa


Ricordiamo le formule di Eulero, incontrate nello studio delle equazioni differenziali
lineari:
eix = cos x + i sin x
e quindi
e−ix = cos x − i sin x .
Osservazione 53 Le formule di Eulero mostrano che la funzione x → eix è periodi-
ca di periodo 2π. E’ anche vero che l’estensione della funzione esponenziale al piano
complesso
z 7→ ez = ex+iy = ex (cos y + i sin y)
è periodica di periodo 2πi, ossia è periodica quando il suo argomento si
muove parallelamente all’asse immaginario.

Sommando e sottraendo membro a membro, si trovano le uguaglianze


eix − e−ix eix + e−ix
sin x = , cos x = .
2i 2
Anch’esse vanno sotto il nome di formule di Eulero . Sostituendo queste espres-
sioni in
N  
X 2π 2π
a0 + an cos n x + bn sin n x (1.20)
n=1
L L
si trova (si ricordi che −i = 1/i)
N N N
X an − ibn 2π X an + ibn 2π X 2π
a0 + ein L x + e−in L x = cn ein L x (1.21)
2 2
n=1 n=1 n=−N
44 CAPITOLO 1. SERIE NUMERICHE E DI FUNZIONI

ove ora i cn sono i numeri complessi



c = a0
 0


cn = an −ib
2
n
se n > 0 (1.22)

 c = an +ibn

se n < 0
n 2

e quindi tali che


c−n = c̄n .
Si osservi che anche in questa scrittura il termine con n = 0 ha un ruolo particolare:
c0 = c̄0 è reale.
E’ facile vedere che si fa anche il passaggio inverso: se valgono le uguaglian-
ze (1.22) allora nella (1.21) i termini puramente immaginari si elidono e questa
somma si riduce a (1.20), con coefficienti reali.
Una somma
N
X 2π
cn ein L x
−N

si chiama ancora un polinomio trigonometrico (complesso). Se valgono le (1.22),


il polinomio trigonometrico complesso coincide col polinomio trigonometrico rea-
le (1.20).
L’espressione (1.21) è una somma parziale della serie di Fourier (1.9). Per questa
ragione, la serie di Fourier (1.9) si può anche scrivere in “forma complessa”,
+∞
X
cn einx . (1.23)
n−=∞

Il fatto importante da ricordare è che se vogliamo che questa serie corrisponda


alla (1.9) le somme parziali vanno prese in modo simmetrico: le somma
parziali sono
XN
cn einx (1.24)
n=−N
e non
N
X
cn einx (1.25)
n=−K

con K ed N tra loro indipendenti. E infatti può accadere che per K → −∞


ed N → +∞, indipendentemente, la (1.25) non ammetta limite nemmeno se (1.24)
ammette limite per N → +∞.