Barrios Mangore
Barrios Mangore
La famiglia Barrios si trasferì in Paraguay intorno al 1880 secondo una testimonianza di Hector L. Barrios
(fratello di Agustín):
“ I successi politici dell’Argentina degli anni ’80, obbligarono il capo famiglia a trasferirsi in Paraguay, in
questa terra generosa dove mai si nega, ai contrariati dalla sorte, il pane dell’ospitalità”.
L’ambiente familiare in cui nasce Agustín è sicuramente di livello culturale elevato, entrambi i genitori
colti apprezzavano le arti, la letteratura, la musica e il teatro drammatico. Anche per tale motivo il
ragazzo fu agevolato in ogni modo nella sua evocazione musicale. Barrios era un bravo studente,
proficuamente versato in latino e in filosofia, sapeva scrivere elegantemente e, come si dice, non gli
mancava nulla. Se la sua vita prese poi la piega del vagabondaggio, della bohème, e della marginalità
rispetto al mondo della musica, ciò fu dovuto soltanto al suo intrinseco modo di essere. Una sua biografa,
Elizabeth Gonzalez de Amaro, ci dà un’idea chiara di chi fosse Barrios, e racconta che nel 1910, preso
da passione amorosa, il giovane chitarrista confidava alla madre: “Mammina, vado a Corrente, un salto,
do un paio di concerti, guadagno qualche pesos, torno domenica, lunedì vado all’anagrafe, martedì mi
sposo”. La biografa on infierisce, ma non mancare di far notare come il progetto di ritorno per la
settimana seguente non avrebbe avuto luogo se non dodici anni dopo, nel 1922, quando Pedro Virgilio,
figlio di Augustìn e della fidanzata abbandonata nel 1910, era già un ragazzino.
In giovane età, Barrios inizia a suonare la chitarra, influenzato da suo padre Doroteo Barrios che era
chitarrista «folk». Ascoltando le tipiche strimpellate eseguite rasgueando, i ritmi delle canzoni e delle
danze popolari del tempo, Augustín imparò i rudimenti dell’accompagnamento ritmico con gli accordi, e
la chitarra fu il medium principale attraverso cui sviluppò le sue doti. Non c’erano insegnanti di musica
disponibili e un chitarrista del luogo, un certo «Pilo» Royas, fu probabilmente l’unica persona con la quale
entrò in contatto nei primi anni, oltre a suo padre, relativamente a questo strumento. All’età di tredici
anni circa, il piccolo Agustín fu ascoltato dal maestro argentino Gustavo Sosa Escalada il quale rimase
impressionato nell’udire quell’adolescente che suonava composizioni quali : La Chinita e La Perezosa del
compositore ottocentesco argentino Juan Alais oltre ad alcuni pezzi di Ferdinando Carulli. Escalada fu
l’unico maestro di chitarra di Barrios.
Sosa Escalada impressionato dal talento del ragazzo invitò i genitori di Augustín a mandarlo ad Asunción,
dove egli stesso insegnava, per poter continuare la sua istruzione e gli studi musicali per la chitarra. Il
giovane Barrios vi si recò nel 1889 per studiare con Escalada e nel 1901 si iscrisse al Colegio National.
Come testimonia Sosa Escalada: «Barrios… studiò con me tutto il corso di Dionisio Aguado, il metodo
completo di Fernando Sor e le composizioni di Julian Arcas e di Carlos García Tolsa».
Durante questo periodo ebbe modo di accrescere le sue capacità chitarristiche, fino al suo primo debutto
come chitarrista in un concerto descritto da El Civico, il 30 Dicembre del 1903, che informava di una
modifica, all'ultimo istante, dell’evento imminente:
L’annunciato programma del concerto, pubblicato ieri, [..] ha subito un piccolo cambiamento di data
dovuto all’indisposizione prolungata della signorina María Barbero. […] Al suo posto sarà eseguita la
Fantasia en Imitacion al Piano di Vignas, un duo chitarristico eseguito dal giovane Augustín Barrios e
Juan de la Cruz Samaniego.
Pur essendo stato chiamato all'ultimo momento, questa sua partecipazione fu di grande rilievo per la sua
carriera da artista-esecutore poiché lo vedeva partecipe di un importante evento pubblico ufficiale al
Teatro Nazionale. Il debutto ufficiale di Barrios come concertista di chitarra fu il 2 Giugno 1906, a favore
delle vittime del Vesuvio (il disastro avvenne il 7 e l’8 aprile). Tale concerto prevedeva , nel programma,
anche brani d’orchestra diretti da Pellegrini, con quattro pianisti diversi , un mandolinista e una cantante.
Agustín si esibì eseguendo El Delirio di Julian Arcas. Oltre al brano previsto dal programma Barrios eseguì
anche suoi arrangiamenti di brani popolari paraguayani suscitando entusiastiche ovazioni del pubblico.
Nel 1910, Agustín Barrios si reca a Buenos Aires, capitale degli affari musicali e maggior centro culturale
del Sud America, un ottimo luogo per giungere ad una carriera come artista esecutore di concerti. Barrios
suonò in concerti privati, nei Teatri da proiezione creando la musica per film muti e nei caffè, e ricevette
la sua prima chitarra di valore del liutaio spagnolo Ramirez.
Nel 1912 lasciò Buenos Aires dirigendosi verso Montevideo, capitale dell'Uruguay.
Lì strinse amicizia con Martin Pagola, un allevatore di successo appassionato di chitarra tanto da
trasformare la sua casa in un centro per chitarristi talentuosi e appassionati. Pargola fu un forte
sostenitore di Barrios, aiutandolo economicamente negli anni di crisi e invitandolo a mettere le sue
composizioni per iscritto.
In questo periodo ebbe modo di continuare a studiare e crescere come artista. Studiò armonia su testo
di Hugo Riemann e nel 1913 iniziò a registrare per l’etichetta Atlanta & Artigas producendo 12
registrazioni che rivelano il suo repertorio «volgare» che includeva opere originali, canzoni popolari,
marce, tanghi, ecc. Il suo repertorio continua ad essere «Popolare Sud-Americano», dimostrando
l‘avversione che Barrios nutriva, in quel periodo, ad eseguire opere da concerto standard e trascrizioni.
Iniziava per Agustín Barrios un periodo di grande successo e creatività fino al 1928 .
Propongo l'ascolto di tre brani registrati per la casa discografica Atlanta & Artigas.
Dopo un periodo di fermo per un’infezione di tifo , riprese a far concerti con due performance a La Lira il
16 e 17 Aprile del 1921. Nonostante la malattia Barrios continuò a comporre introducendo nel repertorio
nuove composizioni, tra cui la più importante fu La Catedral in due movimenti, un andante religioso e un
allegro solenne. Il 21 Agosto del 1922 Barrios ritornò in Paraguay e venne accolto con grande interesse
ed eccitazione dato che non si esibiva lì dal lontano 1909. Qui diede undici concerti prima di rilasciare il
Paraguay il 26 Aprile del 1923 per dirigersi verso Rosario, in Argentina. A Rosario visse in stretto contatto
col suo amico, maestro di chitarra, Don Baptiste Almirón, la cui figlia, Lalyta, era la più prodigiosa
chitarrista in Argentina. Dal 1925 iniziò un tour di concerti in Uruguay, in Argentina e Brasile fino al 1929,
anno in cui incontrò la sua compagna Gloria Seban che lo accompagnò per tutta la sua vita fino alla fine
dei suoi giorni, seguendolo sempre nei suoi viaggi.
Capo Nitsuga e i suoi ultimi anni
Il 1930 segna l’inizio di un nuovo periodo: la nascita di Capo Nitsuga Mangorè, ''il messaggero della razza
Guaranì''. Il Febbraio del 1932 partì per il Venezuela, dove trascorse a Caracas gli anni di maggior
successo della sua carriera. Fu un periodo magnifico, pieno di plausi entusiastici di pubblico e di critici
che non avrebbe mai più avuto a quel livello. Barrios era allo zenit delle sue capacità artistiche e tecniche.
Dalla comparsa di Nitsuga Mangoré, nel 1930, aveva sviluppato il suo repertorio lungo direttrici
concettuali specifiche , e da questo momento in poi tutti i suoi programmi riflettono la sua maturità. Così
nel Maggio del 1932 si reca a Valencia ma dovette subito ritornare a Caracas perché si ammalò
gravemente, forse il primo grave episodio di sifilide, fattore che lo portò alle porte 12 anni dopo.
A partire dall’Aprile del 1933 in Costa Rica il nome di Agustín Barrios non si trova più in nessun
programma o articolo di giornale. Nitsuga Mangoré aveva sostituito completamente la vecchia identità
artistica. Fece concerti in Honduras, Guatemala, fino ad arrivare in Messico, esibendosi per ben due volte
a torso nudo in costume piumato, a Cuba, dove ebbe un grande successo artistico. Incontrò
l’ambasciatore paraguaniano del Messico, Salomoni, che lo spinse a cessare la sua caratterizzazione poco
dignitosa di Nitsuga Mangoré e migliorare la sua carriera in Europa. Dato che Salomoni voleva far visita
a suo figlio e a sua figlia maggiore che erano a Bruxelles, venne il momento giusto per raggiungere
l’Europa con la nave a vapore Orinoco, abbandonando le piume del Capo Nitsuga Mangoré e tornando
allo stato formale con “cravatta annodata’’ e smoking. Giunse in Belgo il Settembre del 1934 dove fece
subito amicizia con Igor Strawinsky. Primo concerto fu tenuto nel Conservatorio Reale di Musica, dove
tre mesi prima si era esibito il “rivale’’ Segovia. Barrios e la moglie Gloria vissero per cinque mesi a
Berlino insieme all’amico Tomás Salomoni. Nonostante la lunga permanenza a Berlino, Barrios non dette
nessun concerto, forse perché non riuscì ad allacciare i rapporti con gli impresari. Le uniche esecuzioni
furono per alcune emittenti radiofoniche. Sempre insieme ai Salomoni si spostarono dal porto di Amburgo
verso Lisbona, in Portogallo e da lì Gloria e Augustín abbandonarono i Salomoni e proseguirono soli il
viaggio verso Madrid. In quel tempo in Spagna stava per esplodere la guerra civile e pertanto Gloria e
Agustín, nel Febbraio del 1936 tornarono a Caracas e dette due concerti di beneficienza.
Ricominciò, così, il suo tour di concerti: Cuba, Costa Rica (lì iniziò un periodo di difficoltà economiche,
aggravato dalla malattia e da probabili problemi coniugali), El Salvador, poi Guatemala, dove Trejos
afferma che Barrios ebbe un leggero attacco cardiaco. Ignorando il pericolo andò in Messico dove lì ebbe
un attacco più forte durante un concerto. Nel Marzo del 1944 Segovia era ad El Salvador, suonando ad
un concerto, ebbe un incontro con Segovia dove parlarono per diverse ore senza usare le chitarre.
Quindici anni dopo Segovia dichiarò che “Barrios era un uomo che cercò di distruggere se stesso, ma
non vi riuscì perché era un genio ’’ riferendosi al suo nome cambiato, al suo abbigliamento e il modo di
presentarsi, regalandogli una muta di corde Pirastro come velata critica alle corde di metallo che Barrios
usava.
Gli ultimi anni di vita son stati una preparazione alla morte. Il certificato di morte del municipio di San
Salvador, certifica che Barrios morì “per insufficienza cardiaca alle dieci di oggi, al numero 23 della North
Avenue 1 di questa città…’’. Era il 7 Agosto del 1944, seppellito il 9 nel Panteon degli Uomini Illustri.
Vals No. 3 è stata una delle sole tre composizioni a cui Barrios ha assegnato un numero d'opera (gli
altri due erano Vals Op. 8, No. 4 e Preludio Op. 8, No. 1). I due valzer No. 3 e 4 sono in genere
accoppiati insieme in quanto sono entrambi organizzati consecutivamente nell'opera 8. Inoltre,
entrambi questi valzer si completano a vicenda perché il No. 3 è introspettivo, mentre il No. 4 è molto
più brillante. Barrios ha scritto altri valzer, ma non assegnò loro un numero d'opera (ad esempio Vals
Tropical e Vals de Primavera). Barrios usò numeri d'opera per questi pochi brani perchè è stato
dichiarato che tale idea fu del suo amico Martin Borda y Pagola, con lo scopo di nobilitare le sue
composizioni. Ci sono tre fonti principali del Vals No. 3. Due delle fonti sono manoscritti; la terza fonte
è la registrazione del pezzo che Barrios fece per Odeon intorno 1928.
Malgrado una severa educazione religiosa, il mio panteismo primitivo mi ha orientato nella direzione
Teosofica, il più umano e razionale dei concetti filosofici. Credo nelle leggi immutabili della natura.
L'umanità e Dio impregnano il mio spirito quali termini etici dell'esistenza.
Egli, quindi, riconosceva intuitivamente che c'è una relazione tra il bene, la verità e la bellezza, e tutte
queste realtà si riflettevano nell'amore per la vita e nel proprio essere. Per Barrios: l'Amore è il
processo e la verità, la bellezza e la divinità sono le conseguenze.
Tra i versi di questo sonetto, scritto nel 1922, Agustin Barrios Mangoré esplicita la sua filosofia: su
tutto prevale la componente soggettiva, il vissuto, la vita interiore volutamente restia ad essere
ingabbiata in specifiche contestualizzazioni. Nato in Paraguay nel 1885, viveva la creatività come
un’attività religiosa, al servizio dell’arte. Da Artista Crociato sentiva il suo ruolo come “cosa da dover
compiere’’, come nobile causa per portare a tutti il suo elevato messaggio musicale. Da ciò
l’universalità del suo linguaggio musicale che riusciva a toccare il cuore di tutti coloro che
ebbero l’onore di ascoltare i suoi concerti o le sue incisioni.
Cattedrale Metropolitana di Montevideo
La Catedral può essere considerato uno dei brani più famosi e conosciuti di Barrios. É stato scritto nei
primi mesi del 1921, quando Barrios risiedeva in un umile Hotel vicino alla Cattedrale Metropolitana di
Montevideo. Dalla camera dove alloggiava si sentiva il suono delle campane e questa
situazione ispirò la composizione originale di due movimenti, Andante religioso e Allegro solenne.
Il Preludio sottotitolato Saudade venne scritto nel 1938, nei suoi sei mesi passati all’Havana, Cuba, e lo
unì a La Catedral un anno e mezzo dopo ad El Salvador in un concerto tenuto nel Teatro Nazionale.
Primo Movimento
Il primo movimento, il Preludio Saudade, come suggerisce il nome ha il carattere di una saudade. Tale
termine rimanda alla cultura lusitana, galiziana, portoghese e brasiliana e indica una forma di
malinconia, un sentimento affine alla nostalgia. Etimologicamente, deriva dal latino solitùdo -
solitudinis, solitudine, isolamento e salutare - salutatione, saluto. In alcune accezioni la saudade è una
specie di ricordo nostalgico, affettivo di un bene speciale assente, accompagnato da un desiderio di
riviverlo o di possederlo. In molti casi una dimensione quasi mistica, come accettazione del passato e
fede nel futuro. La tonalità di Si minore con la quale è composto il Preludio, ricrea questo clima
malinconico passando da un’armonia all'altra pur mantenendo sempre evidenziata la melodia; il cambio
avviene lentamente principalmente nell'accompagnamento dove le note appartenenti all'armonia
mutano al cambiare dell’accordo successivo.
Inizialmente, si stabilisce un’estensione sopra la tonica esponendo la tonalità e la figurazione
sviluppata durante il preludio. Per nove battute viene definita la centralità della tonica, mentre nel
finale di questa prima sezione si può notare il grado relativo, cioè Re maggiore, che diventa la prima
cadenza di importanza strutturale. (La dominante, cioè fa maggiore, non è usata in questa componente
introduttiva). Riguardo la figurazione usata durante il preludio, la voce principale è una semiminima
puntata in una metrica di 2/4, mentre le semicrome fungono da accompagnamento.
Dalla decima alla ventesima battuta vi è una sezione che si propone l’obiettivo di mostrare la
dominante. In questa parte, predominano le estensioni del Fa maggiore, utilizzando gli accordi di
dominante e sottodominante della tonalità originale. Questa struttura armonica provoca una zona di
instabilità dove la melodia è esposta con più note dell’accordo di dominante, che diviene il protagonista
della sezione.
Le battute dalla 21 alla 25 ripresentano di nuovo il materiale di partenza delle battute iniziali ( battute
1-5). Poi c'è un uso ripetitivo del grado diminuito della dominante, oltre a note di passaggio tra gli
accordi e le sospensioni. Ciò da all'esecutore una vasta gamma di possibilità dinamiche ed
espressive. La coda demarcata per l’unica accelerazione armonica del preludio parte dalla battuta 44
per formare una dominante secondaria al Fa maggiore. Questo procedimento si realizza per completare
il ciclo nella prolungazione del Si minore durante gli ultimi tre stadi.
Secondo Movimento
Come il primo anche il secondo movimento è nella tonalità di Si minore. Inizia con un motivo che ha
carattere morbido e cantabile e l’accompagnamento è presente in modo discreto. La prima frase fornita
a titolo di introduzione è la più corta del movimento. Questa comprende quattro battute che terminano
con una cadenza sul quinto grado. In seguito a queste misure, la stessa melodia iniziale (batt. 1-2)
viene mostrata un’ottava giù, seguita da un ampliamento del registro nelle note più basse della
chitarra, mentre esplora nuove armonie modulando in Fa minore. Quindi, questa prima e unica
modulazione del movimento delimita la fine della prima sezione del secondo movimento. Dalla 12esima
alla 15esima misura vi è una serie di accordi di quattro note in una sequenza di quinte come sono
comunemente usate nei corali a quattro note di Bach. Attraverso questi accordi si esaltano
rispettivamente gli accordi di Si minore e Fa minore. Questa sezione, inoltre, mostra al basso tutte le
voci coinvolte.
Terzo Movimento
Il terzo movimento, Allegro solenne, è caratterizzato dalla sua permanente tonalità di Si minore e dalla
forma di rondò. Questo movimento comunica l’elevata e calma atmosfera spirituale della cattedrale e
l’uscita nella strada, in cui l’agitazione e il trambusto della vita reale sono rappresentati da figure di
note di sedicesima, arpeggiate.
Per l'analisi, è necessario andare inizialmente a considerare la forma:
Nel terzo e ultimo episodio (D) prevalgono note non strutturali che fanno parte del fondamentale
discorso musicale; questo lo differenzia dal refran e dagli episodi antecedenti. Il completamento di
questa parte è un'estensione della dominante, dove viene messo in risalto il basso attraverso
il cromatismo. Dal momento che "B" accompagna il refran agli episodi 1, 2 e 3, l’ultima parte di B
compare sempre in modo diverso, per fare spazio all'episodio successivo.
La coda (batt. 105-125) mostra un cambiamento dall'accordo di tonica alla dominante, che si estende
attraverso un cromatismo. Questa volta non è solo una voce, ma due voci, che creano un cromatismo
al basso in maniera decrescente dalla nota Si alla nota Fa, mentre la voce intermedia va in maniera
crescente dalla nota Re alla nota Fa. Queste due voci quando raggiungono la loro nota di destinazione,
mostrano l'accordo dominante.
Un Sueño en la Floresta si traduce in "Un sogno nella foresta." Barrios aveva inizialmente intitolato
questo pezzo Souvenir d'un rêve, ricordo di un sogno. Ha usato questo titolo fino all'anno 1930. La
data esatta in cui Barrios compose questo pezzo è sconosciuta, ma la sua prima apparizione la
troviamo su uno dei suoi programmi da concerto nel 1918. Pertanto, è probabile che sia stato
composto in questo periodo, quando Barrios viveva in Brasile. Barrios ha registrato "Un Sueño en la
Floresta" nel 1928 per l'etichetta Odeon.
E' possibile che Barrios abbia modellato Un Sueño en la Floresta, dopo lo studio sul
tremolo Sueño di Francisco Tárrega. Oltre l'ovvia somiglianza nei titoli di questi pezzi, ci sono altre
caratteristiche che essi condividono. Ad esempio, entrambi i pezzi presentano ben visibile la tecnica del
tremolo. Barrios è stato fortemente influenzato da Tárrega e spesso ha eseguito brani di Tárrega nei
suoi concerti, tra cui un altro dei capolavori sul tremolo di Tárrega, Recuerdos de la Alhambra.
La forma generale del pezzo è ABCA' con un'introduzione. Il brano è tutto il Sol Maggiore, con brevi
inserzioni nelle tonalià di Mi minore e Sol minore. L'introduzione lenta (misure 1-28) serve a stabilire la
tonalità di sol maggiore e a prefigurare temi e tonalità che appariranno successivamente nel pezzo. La
sezione A (misure 29-71) introduce l'uso della tecnica del tremolo. Inizia con due misure di materiale
d'accompagnamento che stabilisce l'armonia sulla tonica, il nuovo tempo, e la metrica prima che inizi la
melodia del tremolo. Questa sezione è segnata dalle varie dichiarazioni di melodia tematica della
sezione A, ciò appare in misure 30-34 ed è illustrato nell'esempio sotto.
Tema A -
A partire dalla misura 54, il tema A è esposto in Mi minore con una leggera variazione. Tuttavia, questa
visita nella tonalità chiave di Mi minore è breve; infatti il tema A ritorna nella tonalità d'impianto di Sol
maggiore di nuovo alla misura 62. Le ultime quattro misure di questa sezione si staccano dalla melodia
del tremolo, ma un pedale del sedicesimo nota nella bassi continua lo slancio in avanti. Queste quattro
misure servono anche come dominante preparazione per la sezione B.
La sezione B è caratterizzata da una melodia lirica con portamenti frequenti, supportata da sparsi
accompagnamenti accordali. Simile alla sezione A, nella sezione B sono presenti due misure che
stabiliscono il nuovo tempo e la metrica (Misure 72-73). La sezione centrale è caratterizzata dall'uso di
tema B, che appare per primo nelle misure 74-77.
Tema B -
L'uso frequente di portamenti in questa sezione allude all'introduzione del pezzo. Nella sezione C
ritorna il tremolo e comprende due misure di materiale d'accompagnamento come l'introduzione.
Tuttavia, questa volta l'accompagnamento dell'arpeggio delinea un'armonia di Sol minore. Il tema C è
caratterizzato da una graduale scala ascendente e discendente di sol minore.
Tema C -
La crescente poi decrescente natura di questo tema è ritmicamente aumentata nele misure 126-136 su
un pedale di dominante, fino al suo massimo culmine nelle misure 130-131. L'inizio della sezione di A'
è nella battuta 137. La melodia del tema A' appare per la prima volta nelle misure137-140 e contiene
elementi di temi A e C.
Tema A' -
L'apparentemente suono trionfale di questa ultima sezione con tema A', si contrappone alla tristezza
della precedente sezione C. Infine, Barrios conclude il pezzo con una sezione di chiusura (misure 158-
167) dotata di un arpeggio di tonica. L'ultima misura comprende due accordi di tonica in un registro sia
alto e sia basso.
Con questa sua poesia Agustín Barrios manifestò la propria nuova identità di cacique Nitsuga Mangoré
(il cacique era il capo tribù), nell’estate del 1930. La nuova immagine comprendeva anche l’adozione di
un costume tipico, con un copricapo di piume, l’arco e le frecce. Anche l’ambientazione dei concerti
cercava di ricostruire un
paesaggio immerso nella natura, con palme e piante. Come rileva George Mosse “I miti...avevano
come obiettivo quello di unificare nuovamente il mondo e di restaurare, nella nazione ridotta in
frantumi, un nuovo senso di comunione”. Ma se i miti servono al processo di unificazione e di
identificazione del popolo, per essere efficaci hanno bisogno di simboli che li rappresentino, in modo
tale da garantirne una “oggettivazione visibile”, così da non rimanere avulsi dalla realtà di cui
costituiscono la linfa, l’alimento. Se il costume “teatrale” di Barrios può apparve eccessivo, e questo
nelle recensioni delle esibizioni di quegli anni venne evidenziato in ogni occasione, è anche vero che al
di là di meri scopi commerciali, l’immagine tangibile dell’indiano guaranì che si propose alla platea
contribuì concretamente a rendere partecipe il pubblico (il popolo) non più solamente di una esibizione
artistica, ma di un vera e propria celebrazione del mito.
La sua prima comparsa pubblica nelle vesti di Nitsuga Mangoré fu a Bahia, in Brasile, nell’Agosto del
1930, nel Teatro Guarany.
Agustin Barrios Mangore compose Una limosna por el amor de dios il 2 luglio 1944, un mese prima
della sua morte. Con questo brano, Barrios raggiunge un livello di espressione e di tecnica molto
raffinate, riflettendo la maturità e la trascendenza acquisita dopo mezzo secolo di dedizione alla sua
arte. Come afferma il suo amico e alunno Juan de Dios Trejos, Barrios passò quest’ultimo suo periodo
in casa, spesso in pigiama, a studiare e a comporre. Sempre secondo Trejos, Barrios faceva esercizi di
tecnica fino ad un certo punto, poi si metteva a comporre un’opera. Una scala, un accordo, lo
avrebbero motivato e, della sua mente, sarebbe scaturita la musica, costruendo a memoria, davanti
carta e penna, fino alla fine. Un altro suo allievo, Jose Candido Morales, afferma che Barrios aveva un
metodo particolare di studio: usava un sacchetto riempito con 100 sassolini. Egli cominciava a suonare
un pezzo e, se alla fine non aveva commesso alcun errore, allora toglieva un ciottolo dal sacchetto e
ricominciava a suonare. Se avesse commesso un errore, avrebbe rimesso dentro tutti i sassolini per
ricominciare da capo. Doveva suonare il pezzo 100 volte senza errori.
Gli ultimi anni di vita son stati una preparazione alla morte. Si suppone avesse mandato a chiamare un
prete e disse: ‘’Non ho paura del passato, ma non so se potrò varcare il mistero della notte ‘’. Morì
circondato dai suoi studenti e da sua moglie. Il prete che lo assisteva disse: ‘’ Questa è la prima volta
in cui sono testimone della morte di un Santo’’.
La tonalità del brano è Mi minore e la caratteristica più innovativa è lo sviluppo della melodia nel basso
oltre i cantini del tremolo. Per tenere conto di questa innovazione, Barrios inizia il lavoro con la
presentazione del tema nelle prime due batture, e solo a partire dalla terza battuta inizia la melodia
scintillante che rappresenta il bussare della vecchia donna alla porta di Barrios.
È importante sottolineare le risorse che Barrios utilizza per dare varietà al pezzo: sesta
Francese (battuta 7), accordi scambiati con il modo frigio (battuta 13), accordo dominante con ritardo
(battuta 17) e un gran numero di accordi modali.
La prima sezione A del brano va da battuta 3 alla 38. Essa si scompone in due sezioni, la prima a da
battuta 3 a 19 e la seconda b da battuta 19 a 38. Quest’ultima parte si conclude nella tonalità di Si
minore. La modulazione sorprendente in Si minore, quando sembrava che la prima sezione si
concludesse in Sol Maggiore, produce una certa tensione nella seconda sezione B (battute 39-56) che
porta al nuovo punto di svolta che culmina nella battuta 47.
Questa seconda sezione, la più intensa del pezzo, è costituita da un crescendo che ha, oltre alla meta
principale della 47esima battuta, anche un primo arrivo alla battuta 42. Qui Mangoré produce uno
scambio modale dal Si minore (misura 42 e 43) al maggiore (misura 44 e 45).
Inizio sezione B fino al punto culminante della battuta 47 (clicca qui per ascoltare)
Il cambiamento di modalità, dal minore al maggiore, illumina l'inizio della terza sezione C del brano
(battute 56-71). A questo punto è interessante notare il parallelismo con la prima parte del brano. La
melodia della terza parte è nei cantini, al contrario della prima parte che è al basso. Entrambe le parti
iniziano con la stessa nota Mi, un'ottava di distanza. Il passaggio della melodia mi-sol #, ricorda il mi-
sol dell’inizio della prima sezione, espediente che dà grande unità al brano.
Inizio sezione C