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9) La prassi esecutiva dal

rinascimento all’età
contemporanea
Lo sviluppo della mano destra

Innanzitutto per quanto riguarda la chitarra a 4 ordini di corde non abbiamo riferimenti
alla tecnica della mano destra, ma ne abbiamo riguardo il liuto e la vihuela.
In particolare per la vihuela possiamo evidenziare le due tecniche maggiormente usate:
la figueta castellana la figueta straniera. Consistono entrambe nell’alternanza di pollice
e indice, con la differenza nella posizione del pollice, il quale, nel caso della f. castellana
si trova all’esterno e in quella straniera interno. Il pollice interno è un residuo della
tecnica liustica medievale, nella quale veniva utilizzato il plettro.
In Spagna coesistono entrambe, mentre in Italia è presente solo quella definita
straniera.
Fino all’800 viene tenuto conto della forza e di ciascun dito, infatti quelle forti (p, m)
vengono usate per i tempi forti, mentre quelle deboli (i) per i tempi deboli. L’anulare
non viene ancora usato, tranne che nel solo utilizzo di accordi. Questo per più motivi:
innanzitutto perché è il dito più debole, ma anche a causa del mignolo ancora
appoggiato alla cassa, i quale ne impedisce un tocco corretto e consistente di volume.
Per lo sviluppo di una tecnica che tenga conto anche dell’anulare bisogna aspettare fino
all’800 (con Aguado ad esempio).
Altro elemento importante è l’utilizzo delle diminuzioni (ritmiche), fondamentalmente
attraverso tre tecniche:
la figueta (p,i – interventi melodici); dos dedos (m-i); dedillo (i – usato come un plettro),
usato per le diminuzioni dall’acuto verso il grave.
Con la chitarra a 5 ordini di cori (dalla fine del ‘500 alla metà del ‘700) si sviluppa una
tecnica a sé stante. Essa consta di due stili principali: il rasgueado e il punteado.
Il rasgueado nasce prima del punteado, il quale è una tecnica imitativa del liuto.
I primi libri per chitarre a 5 ordini sono delle raccolte di musiche di danza su
progressioni e indicazioni ritmiche. La tecnica fondamentale è la botta: essa si divide in
due: quella in giù, che corrisponde al tempo forte, e quella in su al tempo debole.
Per quanto riguarda il rasgueado uno dei primi esempi è nel libro di Girolamo
Montesardo, nella cui introduzione vengono esposti i rudimenti di questa tecnica.
Inoltre grazie al rasgueado il mignolo si stacca dalla cassa (progressivamente si
staccherà del tutto) mentre con punteado lo si riappoggia. Viene utilizzato anche
l’anulare.
Per indicare l’utilizzo di accordi essi si usa l’alfabeto.
Tecnica assai importante è quella dei repicchi, cioè variazioni ritmiche sugli accordi
tramite diminuzioni (♩ = ♫, ♩ = ♬♬). Tecnica molto importante è il trillo, consistente
in 4 colpi (↓ ↑ ↓ ↑). Ne parla anche De Visèe nei suoi libri. Oltre alla tecnica del rasgueado
e del punteado è presente anche una notazione mista nella quale abbiamo
compresenza di accordi e movimenti melodici.
Per quanto riguarda invece l’utilizzo o meno delle unghie abbiamo fra le testimonianze
più importanti troviamo quella del chitarrista seicentesco Francesco Corbetta, che,
secondo le cronache dell’epoca, dovette annullare un concerto a causa di un’unghia
rotta. Ne parlano anche A. Piccinini e Weiss, il quale indicava l’utilizzo del solo
polpastrello per il liuto barocco e delle unghie sia per l’arciliuto che la tiorba. Essendo
questi ultimi strumenti spesso utilizzati assieme ad altri in ensemble necessitavano di
maggior volume – per questo le unghie aiutano).
Fino al ‘700 non abbiamo metodi strutturali dal punto di vista didattico ma come
raccolte di brani di difficoltà progressiva. Nel passaggio dalla chitarra a 5 ordini a quella
a 6 corde (‘700) c’è l’importante passaggio da intavolatura a notazione mensurale e
inoltre l’utilizzo delle corde singole fa prevalere l’utilizzo dello stile punteado rispetto al
rasgueado. Prevale anche l’uso di indice e medio, ad es. ♫♫ ♫♫ (p p p i / m i i i).
Comincia anche a svilupparsi l’anulare, fino ad ora lasciato in disparte, perché
considerato debole e di poco volume.
La scrittura musicale va di pari passo con lo sviluppo della tecnica, influenzandosi a
vicenda. Con F. Carulli vengono utilizzati ancora prevalentemente p,i,m (anulare per gli
accordi) mentre per i passaggi veloci m,i. Con Giuliani è molto importante il metodo dei
120 arpeggi dove viene ampiamente usato anche l’anulare, anche se probabilmente
Giuliani usava il mignolo sulla cassa. Sor utilizzava il polpastrello solo.
Uno dei metodi più importanti, che funge da punto di congiunzione tra la scuola
dell’800 e il primo Novecento.
Da Tarrega in poi il mignolo non è più appoggiato; esso non utilizzava le unghie, ma non
da sempre, infatti si dice che dovette tagliarle forzatamente a causa di una malattia. Per
quanto riguarda il tocco appoggiato, non utilizzato prima, E. Pujol dice che Tarrega è il
primo ad utilizzarlo anche se veniva già ampiamente utilizzato nel flamenco.
Il passaggio successivo alla scuola di Tarrega è quella di Segovia, in cui la posizione è
ricercata in funzione della bellezza del suono (unghie corte – posizione della mano
differente fra tocco appoggiato e pizzicato).
Nel secondo novecento invece troviamo J. Duarte, A. Carlevaro ecc.