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INTRODUZIONE

La merceologia nasce nei paesi di lingua tedesca alla fine del 1700 come risposta alla necessit di
dare carattere unitario e sistematico alle conoscenze delle merci e di mettere gli operatori economici
e i commercianti in grado di riconoscere il tipo e la qualit delle merci trattate e di identificare le
falsificazioni e le frodi. Per tutto il 19 secolo rimane come impostazione descrittiva: una specie di
botanica, zoologia o mineralogia delle merci. Importante svolta si ebbe dopo la seconda guerra
mondiale: alle merci ottenute dai prodotti naturali si affiancarono merci artificiali e poi sintetiche
fabbricate attraverso profonde modificazioni fisiche e chimiche delle risorse naturali.
Ciusa pose una evoluzione della merceologia verso lo studio e l'analisi dei vari cicli produttivi con
cui le materie prime sono trasformate in merci finali o intermedie. La merceologia, scienza degli
oggetti destinati al commercio, si occupa della quantit di materia e di energia che porta all'unit di
peso di una merce considerata comprendendo la quantit e la composizione sia delle materie
prelevate dalla Natura sia dei sottoprodotti, delle scorie e rifiuti immersi nella natura.
La merceologia una disciplina che si occupa delle merci cio degli oggetti fabbricati dalla tecnica
e destinati a soddisfare i bisogni umani, inoltre deve occuparsi delle tecniche attraverso le quali le
merci sono prodotte. Sono presi in considerazione anche i beni che non sono oggetto di
compravendita ed i servizi. Le innovazioni tecnologiche e sociali che si son avute nella seconda
met del XX sec. hanno fatto nascere delle nuove merci a cui stato necessario attribuire un valore
d'uso. Ci ha presupposto e presuppone l'esame e la conoscenza dell'intero ciclo produttivo di
trasformazione. Con l'aumento delle merci aumenta anche la complessit dei prodotti.
Un esempio un manufatto di gomma era una manufatto semplice, un copertone odierno una merce
complessa costituita da diversi tipi di gomma naturale e sintetica. Diventa pertanto necessario
confrontare i diversi processi produttivi sulla base delle quantit di materie e di energia che
consente di ottenere la stessa unit merce e o di merci differenti, in grado di svolgere le stesse
funzioni.
La merceologia ha un ruolo importante anche nell'informare il consumatore dei prodotti da lui
acquistati. Infatti i prodotti presenti sul mercato sono verificati ed analizzati.
IL SISTEMA ECONOMICO e L'AMBIENTE
Il modello economico tradizionale un sistema chiuso e lineare. Chiuso quel sistema che non
scambia informazioni con l'ambiente esterno senn gli scambi riguardanti il lavoro.
Quando parliamo di sistema economico intendiamo l'insieme di tutte le imprese di trasformazione,
le famiglie nel loro duplice ruolo di consumatori e fornitori di lavoro, delle istituzioni, dello stato
delle tecnologia e dello stock di capitale prodotto. L'economia in realt un sistema aperto e
circolare che pu funzionare solo con il sostegno del proprio fondamento ecologico.
Un'economia in funzione deve estrarre, lavorare e disperdere grandi quantit di materie fisiche.
Dalla relazione sistema economico e ambiente:
l'ambiente fornisce materie prime, che vengono trasformate in prodotti finiti ed esse
ritornano nell'ambiente sotto forma di prodotti di scarto;
l'ambiente fornisce ai consumatori i beni primari;
considerando l'insieme tra sistema economico e ambiente si pu considerare come un
sistema chiuso, che non scambia input (come energia, materie, ecc.), al contrario un sistema
aperto.
La Merceologia offre gli strumenti conoscitivi per la redazione di una contabilit fisica, naturale, di
energia dalla Natura, ai processi di produzione e di consumo, fino al loro ritorno alla Natura sotto
forma di merci usate, residui, scorie, rifiuti.
IL BILANCIO DEI MATERIALI
Le interazioni tra sistema economico e ambiente possono essere anche messe in evidenza dal
cosiddetto bilancio dei materiali, rappresentato da un modello di interpretazione dei flussi e degli
effetti dell'attivit economica sull'ambiente e sulle risorse naturali. Il bilancio dei materiali la
traduzione semplificata delle prime due leggi della termodinamica. In questo modello l'economia
vista come un sistema aperto in relazione con l'ambiente da cui estrarre risorse e verso cui immette i
residui di produzione.
Le leggi della dinamica conducono a due proposizioni di grande importanza:
1. ogni estrazione, produzione, consumo di risorse comporta inevitabilmente la creazione di
una quantit di prodotti di scarto uguale in termine di materia/energia a quella delle risorse
che vengono immesse nel processo economico;
2. stabilisce che non possibile che il 100% di questi prodotti di scarto venga riemesso nel
flusso delle risorse (riciclaggio).
Se le risorse ambientali diventano pi scarse allora l'analisi economica pu svolgere un ruolo
nell'individuazione di strategie dirette a mitigare alcune conseguenze del processo di funzionamento
dell'economia. Principio di sostenibilit: le necessit delle generazioni attuali devono essere
bilanciate con i bisogni delle generazioni future.
RISORSE NATURALI
Il termine risorse naturali comunemente usato per indicare tutti i materiali esistenti in nature e
potenzialmente utilizzabili dall'uomo per produrre merci e per soddisfare i propri bisogni. Le risorse
naturali sono beni economici con la caratteristica della limitatezza, della utilit e della accessibilit.
L'esigenza dei beni sorge, dalle richieste dei consumatori, per il soddisfacimento dei bisogni. Non
tutti i beni presenti in natura sono catalogabili come risorse naturali, essi diventano beni economici
solo se rispondono ai requisiti di utilit e accessibilit. L'accessibilit e utilit sono direttamente
collegabili all'evoluzione tecnologica, in quanto mette a disposizione dell'uomo le tecniche di
prelevamento dall'ambiente. Riferendoci ad una determinata area spaziale ed ad un progresso
tecnologico ci porta a considerare le risorse come un'entit variabile nello spazio e nel tempo. Le
risorse naturali esistono sulla terra in quantit e qualit determinate. Attraverso un atto produttivo
l'uomo pu variarne le qualit non potendo pero' influire sulla loro allocazione che determinata da
eventi geologici e processi chimici fisici di lunghissima durata.
Una risorsa naturale strettamente legata alla struttura economica in cui vive. Nell'antichit erano
considerate risorse anche i campi fertili o prati in cui pascolare le pecore. Con l'industrializzazione
si sposta il concetto verso il carbone o pi in generale gli input materiali dei processi produttivi.
Quindi i beni esistenti i natura acquistano valore economico solo in seguito alla scoperta delle
possibilit tecniche della loro utilizzazione. Spesso la risorsa naturale viene erroneamente utilizzata
come sinonimo di materia prima. Da un punto di vista merceologico le risorse naturali sono le fonti
delle materie prime che entrano poi come input nei sistemi economici. Le materie prime verranno
trasformate in prodotti finiti (pronti a soddisfare i bisogni umani) attraverso il ciclo produttivo,
ovvero l'insieme di operazioni e di processi che consentono la realizzazione di un bene. La
produzione ha sempre due obiettivi fondamentali: la massima economicit nella realizzazione del
prodotto; ottenere i prodotti in qualit e qualit stabilite. Attraverso il ciclo produttivo le materie
prime, trasformandosi in prodotti finiti avranno un valore superiore al loro mero valore.
La permanenza di una risorsa naturale quella caratteristica che permette alla risorsa stessa si non
diminuire di quantit ed intensit n ad opera del passare del tempo e n come conseguenza
dell'azione dell'uomo.
Riproducibili sono quelle risorse che hanno un ciclo biologico che permette un certo livello di
prelievo senza diminuire lo stock.
Non riproducibili sono quelle invece che nel periodo di tempo per l'azione umana sono da
considerarsi in quantit fissa, quindi ogni prelievo oggi comporta una diminuzione della
disponibilit per esigenze future.
Le risorse naturali non rinnovabili sono quelle accumulate in definite zone del globo terreste, come
risultato di trasformazioni lentissime. Queste risorse sono classificabili sia come economiche e sia
sub-economiche, a seconda delle attuali capacit tecnologiche di sfruttarli.
Le risorse sub-economiche possono essere sfruttate solo quando lo sfruttamento diventer possibile
al verificarsi di condizioni economiche pi favorevoli o di un miglioramento della tecnologia.
Esse si possono distinguere in:
para-marginali, al limite della fattibilit economica di produzione
sub-marginali, lo sfruttamento richiede un netto aumento dei prezzi di mercato o un
progresso tecnologico tale da abbattere i costi di estrazione.
Riserva delimitato ad una parte delle risorse naturali, che accertata, pu essere sfruttata
economicamente dall'uomo mediante le tecnologie esistenti. Inoltre considerando il progresso
tecnologico la stessa riserva pu ridursi o aumentare nel tempo. La definizione di riserva legata a
due elementi fondamentali: la tecnologia esistente per poterla estrarre e lavorare; il mercato in grado
di dare un valore economico ed una convenienza economica all'attivit di estrazione e lavorazione.
Le riserve si distinguono in:
ragionevolmente sicure
misurate, se sono ben determinate le dimensioni, la forma, la profondit e il contenuto del
giacimento
probabili, se le risorse sono misurate in maniera sufficientemente precisa da consentire una
stima. Questi possono essere attivati con lievi miglioramenti della tecnologia e delle
condizioni economiche possibili se le stime non sono sostenute da appositi dati o rilevazioni.
Le risorse propriamente dette sono frazioni di risorse che si stima possano essere sfruttate entro un
futuro prossimo e nella previsione di capacit produttive e tecnologiche future.
Le risorse di base che approssimano la disponibilit fisica totale delle risorse, non sono accertate o
stimate.
I beni di mercato hanno un prezzo che determinato: costo di produzione sostenuto dall'impresa,
disponibilit a pagare da parte del consumatore, l'aumento della domanda comporta un aumento
della produttivit.
Le risorse non rinnovabili hanno un prezzo. Se la domanda cresce aumenta l'estrazione, i costi
crescono e ci limita il consumo dei beni inoltre si pu arrivare all'esaurimento della risorsa.
Per creare ricchezza e benessere non sufficiente disporre di abbondanti risorse naturali ma sono
necessari anche capitali, impianti idonei, ed adeguata tecnologia per trasformare queste risorse in
merci. L'Italia un paese trasformatore, in quanto privo di risorse naturali non rinnovabili. Gran
parte dell'attivit industriale legata all'importazione di risorse naturali.

FERRO E L'ALTOFORNO
L'industria metallurgica un settore base dell'economia di ogni paese e rappresenta l'insieme delle
tecniche dirette a produrre i metalli e le loro leghe. Le materie prime metallurgiche sono costituite
dai minerali che contengono i metalli sotto forma di ossidi, idrati, carbonati. Il ciclo produttivo
inizia con la preparazione dei minerali e prosegue con la fase di estrazione del metallo dal minerale
e con quella dell'ottenimento della lega. L'industria siderurgica costituita dall'insieme delle
operazioni che partendo dai minerali di ferro, permettono di ottenere la lega ferro-carbonio
(acciaio). In base alle loro quantit nella crosta terreste, i metalli vengono distinti tra: abbondanti se
rappresentano in peso pi 0,1% delle rocce (alluminio, ferro, magnesio, titanio); scarsi se hanno una
percentuale inferiore allo 0,1% (tutti gli altri metalli a partire dal manganese).
I principali metalli prodotti dall'industria metallurgica sono: il ferro, l'alluminio, il rame, lo zinco, il
cromo e il piombo. Dal 1993 al 2007 le quantit come l'acciaio, l'alluminio, rame, il cromo sono
aumentate vertiginosamente.
Il FERRO elemento chimico 26, il metallo pi abbondante sulla terra e si stima che sia il decimo
elemento per abbondanza nell'universo. estremamente importante per le sue caratteristiche
meccaniche, la sua lavorabilit e, in tempi recenti, per le leghe da esso derivate (la ghisa e l'acciaio).
La concentrazione di ferro nei vari strati della Terra varia con la profondit: massima nel nucleo,
che costituito probabilmente da una lega di ferro e nichel (o forse addirittura di un unico cristallo
di ferro) e decresce fino al 4,75% nella crosta terrestre. Durante l'et del Ferro, nel I millennio a.C.,
le tecniche di lavorazione divennero sempre pi raffinate e questo metallo sostitu quasi
completamente il bronzo, una lega di rame e stagno, segnando l'inizio della moderna metallurgia.
Esso il costituente principale di alcuni meteoriti e del nucleo centrale della Terra. A causa della
elevata reattivit con l'ossigeno, si rinviene allo stato elementare o nativo in piccole quantit e in
poche regioni, tra le quali la Groenlandia e l'Irlanda. Il ferro puro di colore bianco-argenteo, ha
durezza compresa tra 4 e 5 mohs, duttile e malleabile. A temperatura ambiente e, in generale, a
temperature inferiori a 768C, si magnetizza in presenza di campi magnetici anche poco intensi,
manifestando caratteristiche ferromagnetiche. Fonde a circa 1808C, bolle a 3023C, ha peso
specifico 7,86 kg/dm3.
Mohs: la durezza relativa dei minerali. a scala costituita da dieci comuni minerali di riferimento a
ciascuno dei quali stata assegnato un valore di durezza, ed basata sulla capacit di un minerale di
scalfire il precedente. Al diamante, il minerale con la durezza pi elevata in natura, stato assegnato
il valore 10, il talco ha valore uguale a 1.
Propriet tecnologiche:
Fusibilit: la propriet di dare origine a pezzi sani, compatti senza difetti e alterazioni.
Malleabilit: l'attitudine di materiale a ridursi in lamine sottili.
Duttilit: l'attitudine di un materiale a ridursi in fili sottili.
Saldabilit: la propriet che ha un materiale di unirsi in un solo pezzo con un altro,
Temprabilit: l'attitudine ad aumentare la propria durezza per mezzo di particolari
trattamenti termici.
Il ferro inalterabile allaria secca. Subisce invece lattacco lento da parte dellumidit presente
nellaria o dellacqua in presenza di aria, formando la ruggine. La ruggine FeO(OH) costituita da
carbonato ferrico basico idrato che si forma in presenza di aria con anidride carbonica. Questo
fenomeno tipico di alcune leghe di ferro-carbonio (ghisa). La corrosione un fenomeno diverso
dalla ruggine in quanto riguarda ogni tipo di metallo. Il ferro essenziale per la vita di tutti gli
esseri viventi. contenuto nellemoglobina responsabile del trasporto dell'ossigeno nel sangue. Tra
le migliori fonti alimentari di ferro si annoverano la carne, il pesce, i fagioli e i ceci. La dose
quotidiana di ferro consigliata per un adulto 45 milligrammi.
Il ferro un metallo estratto da minerali: quasi mai si rinviene ferro puro in natura (nativo). Per
estrarre il ferro dai suoi minerali, all'interno dei quali si trova nello stato ossidato, necessario
rimuovere le impurit per riduzione chimica del minerale. Il ferro si usa solitamente per produrre
acciaio, che una lega a base di ferro, carbonio ed altri elementi.
Ferro: duro ha 0,004% di carbonio; dolce 0,05-0,25% di carbonio. Un aumento di carbonio rende
pi difficile la saldatura mentre rende pi semplice la temperabilit.
Acciaio: dolce 0,15-0,3% di c; semi-duro 0,3-0,45% di c; duro 0,45-0,65% di c; durissimo 0,65-
0,9% di c; extra-duro 0,9-2% di c.
ghisa: bianca 2,9% di c; grigia 3,3% di c; convertitore 3,5% di c. La resistenza meccanica dipende
dal carbonio, pi esso aumenta pi si riduce la resistenza alla rottura. Pertanto le ghise saranno
meno resistenti e pi deformabili dell'acciaio.
Le principali fasi che entrano a formare le leghe ferro-carbonio sono:
L'austenite una soluzione solida interstiziale di carbonio in ferro. Si tratta di soluzione
solida pi o meno ricca di carbonio, con punto di saturazione al 2,06% di carbonio,
raggiungibile a 11470C
La cementite, cio il composto intermetallico Fe e C, contiene il 6,67% di carbonio
La ferrite il ferro, contenente sciolte minime percentuali di carbonio.
La martensite un insieme di aghi sottili e intrecciati; dura e meccanicamente resistente.
una soluzione solida interstiziale di carbonio in ferro
Il diagramma ferro-carbonio rappresenta i campi di temperatura e di concentrazione entro i quali
possono esistere i vari costituenti delle leghe. Il diagramma ferro-carbonio prospetta strutture che si
raggiungono unicamente con raffreddamenti lentissimi e riporta ci che pu derivare da una fusione
di ferro e carbonio puri. Si tratta perci d'un sistema teorico, perch in effetti ghise e acciai d'uso
pratico sono leghe ferrose complesse, contenenti anche silicio, manganese, nichel, ecc. Tuttavia lo
studio del diagramma ferro-carbonio molto utile, perch consente di conoscere a grandi linee
l'andamento dei fenomeni e la natura delle fasi che possono formarsi durante i trattamenti termici
delle fusioni di ferro, carbonio e metalli vari. Lestrazione del ferro dai minerali pu farsi risalire al
2500-2000 a.C.. Il ferro, probabilmente gi intorno all800 a.C., era gi un prodotto industriale degli
Etruschi che, con tecniche avanzate, lo ricavavano dal minerale esistente nellisola dElba. Il ferro
era ottenuto per riduzione degli ossidi naturali con carbone di legna. La tecnica di estrazione del
metallo fino alla met del XV secolo era basata sulla riduzione diretta.
Il minerale frantumato e miscelato col carbone di legna era ricoperto da argilla impastata con acqua
e con erbe palustri in modo da formare una specie di cono aperto nella parte superiore, alla cui base
erano praticati dei fori al fine di permettere laccensione della carica e lentrata dellaria per
lalimentazione del fuoco (bassi fuochi o fornaci). Generalmente questi era localizzati sul pendio
delle colline per il vento e in vicinanza di foreste. Era possibile ottenere gi da allora leghe con
buone propriet di resistenza e di elasticit, corrispondenti agli attuali acciai.
Nel periodo successivo, tra il XV e XVIII secolo, i bassi fuochi furono trasformati in forni a tino per
aumentare la produttivit grazie ad una maggiore dimensione del forno. Il passaggio a questo tipo di
forno segna anche il passaggio dal processo di riduzione diretta e quello di riduzione indiretta. Il
perfezionamento delle cariche, il rafforzamento del soffiaggio e laumento della temperatura al
crogiolo permetteva di ridurre il minerale allo stato liquido (ottenendo la ghisa) che, sottoposto ad
ulteriore riscaldamento a bassi fuochi, si trasformava in acciaio. Questo processo anche se
innovativo presentava dei limiti tecnico-economici legati alla basse rese in metallo, alle basse
quantit prodotte, alla difficolt di approvvigionamento del carbone legna e alla laboriosit del
processo di affinazione della ghisa.
Nel 1400 d.C. Si ha la distinzione tra ghisa bianca e grigia. L'industria si sviluppa nelle vicinanze
delle miniere. Tra il 1500 e 1600 d.C. La produzione di ferro aumenta soprattutto per la produzioni
di armi da fuoco. I forni diventano pi alti e voluminosi. Si hanno i primi tentativi di utilizzare il
carbon fossile al posto della legna. Nel 1700 d.C. Vi l'introduzione del coke che comportet un
aumento dei volumi e i primi altiforni a coke. Tra 1850 e 1865 d.C. Furono gettate le basi per la
moderna siderurgia (siemens, thomas e bessemer). Nel 1900 d.C. 1/3 della produzione di ghisa
derivava dagli Stati Uniti.
Nel 1856, Bessemer brevett un sistema per ossidare il carbonio della ghisa in un convertitore di
grandi dimensioni facendo passare laria attraverso la ghisa fusa. Vi era linconveniente di
impiegare tutti i tipi di ghise prodotte, in particolare quelle con contenuto in fosforo superiore allo
0,10%.
Nel 1879, per ovviare a questo inconveniente fu messo a punto il processo Thomas, nel quale il
convertitore era rivestito con un refrattario di natura basica (dolomite calcinata) capace di eliminare
il fosforo
Il processo Martin-Siemens era basato invece sullimpiego di forni a riverbero con recupero di
calore, azionati a gas, nei quali laria preriscaldata, raggiungendo elevate temperature. I vantaggi
rispetto al Bessemer e al Thomas erano dati dalla variet nella composizione della carica, la pi
vasta gamma di acciai riproducibili e lalto grado di purezza e di costanza di qualit.
Nel 1950 esso fu sostituito completamente con il convertitore ad ossigeno. Questo processo di
affinazione era basato sullossidazione del carbonio della ghisa con ossigeno puro, anzich con aria.
PREPARAZIONE MATERIE PRIME
Le materie prime siderurgiche sono i materiali ferrosi, il carbone coke e il fondente (calcare).
I materiali ferrosi sono costruiti essenzialmente da minerali di ferro, rottami, pre-ridotto (detto
anche spugna di ferro). I minerali pi diffusi in natura sono gli ossidi anidri, ossidi idrati, i carbonati
e i solfuri. La prima operazione necessaria per fornire allindustria minerali che siano
tecnicamente migliori ed economicamente pi convenienti, con una concentrazione di ferro utile
pari almeno al 20%. La frantumazione e la successiva riduzione ad una pezzatura uniforme
operazione preliminare a quella dellarricchimento, ovvero la separazione della ganga dal minerale.
Questa linsieme delle sostanze (soprattutto silice e calce ma anche, in piccole quantit, zolfo,
fosforo e arsenico) non ferrose che si trovano associate al minerale e sono estratte con esso
La seconda operazione importante, lagglomerazione che pu essere attuata mediante
sinterizzazione o pellettizzazione. In pratica i minerali sono dosati, mescolati con polvere di carbone
e portati ad una opportuna temperatura da cui si ottiene un materiale adatto per pezzatura agli scopi
prefissati. La sinterizzazione riduce il minerale in una massa spugnosa e friabile, pi omogenea e
compatta pi idonea al processo in altoforno grazie alla maggiore densit e resistenza.
La pellettizzazione riduce il minerale in pelletes, piccole sfere dotate di grande omogeneit e
resistenza meccanica, che permettono leliminazione di alcuni inconvenienti.
Nei rottami ferrosi sono invece compresi: i recuperi siderurgici o da caduta siderurgica costituiti da
recuperi interni di acciaieria e di laminatoio e da rottami provenienti dalle demolizioni industriali
effettuati allinterno dello stabilimento; il rottame nuovo o da caduta meccanica, proveniente dalle
acciaierie nazionali; il rottame vecchio proveniente dalla raccolta, in aree urbane e rurali.
Il pre-ridotto si ottiene per trasformazione del minerale di ferro, in ferro spugnoso attraverso il
processo di riduzione diretta, che pu essere gassosa o solida. Nella maggior parte delle volte, si
impiega il tipo gassoso (processi Hyl and Midrex) dove come agente riducente impiegato un gas
prodotto dal reforming di gas naturale; in questo modo lossigeno degli ossidi di ferro eliminato. Il
materiale risultante un minerale di ferro fortemente arricchito.
Il carbone coke serve come fonte di energia termica e come mezzo riducente. Esso viene ottenuto
dal processo di cokizzazione, in quanto il coke deve avere caratteristiche di durezza o resistenza alla
compressione per non polverizzarsi, resistenza allurto per non frantumarsi, resistenza allabrasione
per non sgretolarsi. La cokeria un impianto costituito da numerosi forni nei quali il carbone
scaldato ad alte temperature (1200C) in assenza o quasi di aria. Il carbone brucia ma non si
decompone lasciando come residuo il carbone coke e liberando una massa di prodotti volatili. Il
coke, ancora incandescente, scaricato dalle celle ed trasportato, mediante appositi carri, sotto le
torri di spegnimento dove sottoposto ad un forte getto dacqua: raffreddato inviato alla
frantumazione e allagglomerazione. Insieme al coke si forma di gas cokeria (p.c.i. 18 MJ/m3)
formato da CO, H2, N, ecc.. dal suo lavaggio si ottiene un residuo costituito da oli leggeri e
catrame.
Il calcare si usa quando la ganga acida per la presenza, in particolare, di composti di silicio e del
fosforo. Il calcare, reagendo per esempio con la sabbia, forma le loppe che presentano una
temperatura di fusione relativamente bassa (circa 1200C) e che sono costituite da silicato di calcio:
CaO + SiO2 CaSiO3
Laria rappresenta una importante materia prima necessaria per il funzionamento dellaltoforno. In
genere, sono necessari 3,5 t di aria per 1 t di ghisa prodotta.
Lacqua, salata o dolce, anchessa di fondamentale importanza anche per le ingenti quantit che si
utilizzano (pi di 2,5 Mm3 al giorno). Essa necessaria per il raffreddamento del coke, per il
lavaggio dei gas daltoforno, per il raffreddamento dei prodotti di acciaio.

LA CONVERSIONE DELLA GHISA


Nel 1742 a Sheffield si ebbe la prima produzione di acciaio partendo dal ferro con il sistema
Huntsman.
Nel 1784 fu attuato il processo di pudellaggio che consentiva di produrre sensibili
quantitativi di acciaio partendo dalla ghisa: sistema Cort.
Nel 1855 si ebbe il rocesso di conversione di Bessemer: produzione rapida e senza limiti di
acciaio mediante insufflaggio di ossigeno. Convertitore a base di silice.
Nel 1864 invenzione del forno a recupero di Siemens. Aggiunta rottami ed impiego
elettricit per la fusione.
Nel 1878 convertitore di Thomas con rivestimento a base si dolomite.
Nel 1949 processo Linz e Donawitz per ogni tipo di ghisa. Uso dell'ossigeno puro.
La produzione dell'acciaio consiste nell'affinaggio della ghisa cio nelleliminazione da questa di
parte del carbonio in modo da portarne il contenuto alla percentuale voluta (dallo 0,04 allo 2%) in
relazione alla qualit di acciaio da produrre. La produzione di acciaio per decarburazione della
ghisa pertanto un processo di combustione del carbonio in esso contenuto. Tale carbonio
presente in varie forme, sia come carburo di ferro e sia come carbonio libero. Attualmente il
processo utilizzato Linz e Donawitz.
Il convertitore di Bessemer era costituito da un recipiente a forme di pera, in grado di contenere 30t
di ghisa, rivestito all'interno con materiale a base di silice e munito di fori sul fondo per far passare
l'aria mentre nella parte opposta presentava un'apertura per l'introduzione della carica. Il processo di
decarburazione della ghisa avveniva grazie alla reazione tra lossigeno dellaria e il carbonio della
lega con sviluppo di calore; questo consentiva di mantenere la ghisa allo stato liquido. Si otteneva
ferro quasi puro, per ottenere l'acciaio si aggiungeva carbonio e altri elementi. Gli svantaggi sono:
le ghise ricche di zolfo e fosforo non potevano essere trattate; l'impiego dell'aria lasciava tracce
negli acciai che li rendevano fragili.
Convertitore di Thomas funziona sullo stesso principio del processo Bessemer, ma produceva
acciaio per conversione di ghisa fosforosa in un convertitore a rivestimento basico (dolomite ovvero
carbonato di calcio e magnesio). La differenza tra i due processi data proprio dal rivestimento dei
convertitori che influiscono nella formazione delle scorie. Per leliminazione del fosforo si
aggiunge allinterno del prodotto fuso la calce viva, che a contatto con essa d origine a delle scorie,
che galleggiano sulla superficie liquida del prodotto e, sono poi eliminate. Il processore Thomas,
per quanto superato da tecniche pi moderne, invece ancora utilizzato in parecchi paesi europei
ricchi di minerali fosforosi.
Forno Martin-Siemens si volge in grandi forni orizzontali nei quali sono caricati ghisa e rottame di
ferro: la massa tenuta allo stato fuso mediante il calore che si sviluppa dalla combustione di
combustibili. Lossidazione del carbonio ha luogo con lossigeno dellaria oppure con ossigeno
puro. Questi forni si diffusero rapidamente in quanto accettavano qualsiasi tipo di combustibile,
qualsiasi tipo di ghisa e anche rottami. Svantaggi sono legati soprattutto alla limitata capacit
produttiva. Sostituendo all'aria l'ossigeno puro, la produzione raddoppi.
Nel processo ad ossigeno, la decarburazione ha luogo in un reattore a forma sferica, con una larga
apertura in alto e con le pareti interne rivestite di materiale refrattario di natura basica (carbonato di
calcio o di calcio e magnesio).
Nel foro immessa una carica di ghisa fusa nella quale immersa, dallalto, lestremit inferiore di
un tubo (lancia) da cui esce ossigeno puro (50-70 m3/minuto), alla pressione di 6-10 atmosfere.
Lossigeno ottenuto in un impianto di distillazione frazionata dellaria liquida. Nel passare
attraverso la ghisa fusa, lossigeno reagisce col carbonio della ghisa con formazione di CO2 e CO
con lo sviluppo di calore che contribuisce a tenere fusa la massa di acciaio formatosi, alla quale
sono aggiunti rottami di ferro e calce.
Le reazioni si innescano in pochi minuti e si ha la capacit di ottenere delle 7-8 mila t al giorno di
acciaio. I vantaggio sono: la decarburazione pu avvenire a vari livelli di carbonio; trasforma
qualsiasi tipo di ghisa in acciaio; il prodotto finito altamente puro; la carica liquida riduce le
quantit di energia per la carbonizzazione; pu accettare il 30% di rottami; gli investimenti in questi
impianti sono inferiori del 50% rispetto al forno martin-siemens.
Il processo al forno elettrico consiste nel fondere i rottami o i pellet (ferro pre-ridotto) impiegando
come fonte di calore lenergia elettrica, non basandosi quindi sulla decarburazione della ghisa.
Lelettrosiderurgia si basa, dunque, sul metodo diretto che permette di ottenere acciaio senza
passare per processi intermedi. La fabbricazione dellacciaio con tale tecnica consente, partendo da
rottami anche qualitativamente scadenti, produzioni di acciai di ottima qualit. Tale acciaio
prodotto in unatmosfera non inquinante e con notevoli riduzioni di costi, data la grande adattabilit
dei diversi tipi di carica. Lelettricit consente di generare altissime temperature in tempi brevi, con
rendimenti dellinput calorico del 70-80% e con diminuzione delle dispersioni.
Si distinguono i forni elettrici ad arco (dove il calore fornito al metallo dagli archi che scocca fra
gli elettrodi e la carica metallica) e ad induzione (dove si sfrutta il fenomeno dellinduzione
elettromagnetica). La carica costituita da rottame e/o spugna di ferro. Il calore necessario alla
fusione della carica prodotto da un arco elettrico. Durante il processo la temperatura raggiunge i
3500C. Si fa scoccare un arco elettrico fra alcuni elettrodi di carbone e di materiale da fondere, che
funzione da polo. I forni elettrici ad arco sono adatti soprattutto alla produzione di acciai legati, che
hanno temperature di fusione elevate. Alluscita dal forno lacciaio liquido.
Dopo la fase di carica del rottame si passa alla fase di fusione della carica metallica attraverso la
somministrazione di energia termica con i seguenti sistemi :
energia generata dall'arco elettrico degli elettrodi di grafite;
energia generata da bruciatori alimentati da combustibili liquidi e oggi prevalentemente
gassosi posizionati generalmente sulla parete del forno; dalla combustione del carbone di
carica e del polverino di carbone con l'ossigeno iniettato nel bagno attraverso apposite lance
e dalla ossidazione di alcuni elementi chimici presenti nel bagno stesso.
I vantaggi che i forni elettrici offrono rispetto ai Martin-Siemens e, che per questo, sono ormai quasi
scomparsi sono: elevata produttivit dovuta ai tempi pi brevi fra una colata e laltra (circa 3 ore);
elevata flessibilit di marcia: pu lavorare anche con cariche anche inferiori, si pu fermare e
riattivare senza problemi; facilit di controllo del bagno; migliore resa della carica e minori consumi
energetici unitari.
I forni elettrici ad induzione sono adatti per produrre acciai speciali di grande qualit per cui
necessario controllare con precisione le quantit dei vari elementi da aggiungere e miscelare al
ferro. Per questo motivo sono meno impiegati rispetto ai forni elettrici ad arco.
DE-OSSIDAZIONE: ELIMINAZIONE DELLECCEDENZA DI OSSIGENO
Lacciaio, alluscita del convertitore o del forno elettrico, non possiede ancora quelle caratteristiche
e quella composizione richiesta nel prodotto finale, per cui si opta per una sua affinazione in siviera
La de-ossidazione prevede una serie di razioni chimiche tra lossigeno e alcuni elementi fortemente
affini ad esso come il manganese (Mn), il silicio (Si) e lalluminio (Al).
Gli ossidi che si formano sono eliminati grazie alla minore densit rispetto allacciaio.
DE-SOLFORAZIONE: ELIMINAZIONE DELLO ZOLFO SOTTOFORMA DI SOLFURI
Altro elemento indesiderabile lo zolfo (S).
Questo si lega con il Mn, formando solfuri, o con il ferro presente nellacciaio. Questi composti
peggiorano le caratteristiche di duttilit e di resistenza a caldo dei materiali finali o determinano
fragilit dei pezzi.
Loperazione necessaria quella di aggiungere nel bagno fuso calce viva (CaO) o manganese in
grado di eliminare lo zolfo sottoforma di scorie.
DE-GASSAGGIO: ELIMINAZIONE DI IDROGENO ED AZOTO
Se rimangono intrappolate sostanze quali lidrogeno (H) o lazoto (N), che portano allaumento
della fragilit. Il de-gassaggio si attua un vuoto molto spinto per provocare la mobilit delle
inclusioni gassose e il loro allontanamento.
Nella colata e laminazione il metallo fuso proveniente dal forno viene trasferito nella siviera, colato
in lingottiere dopo di cui avverr la lamazione primaria che former le lamiere e dalla limanzione
secondaria si otterr profilati, barre e tubi.
Nel colaggio continuo, invece, direttamente colato in prodotti semi-finiti, senza farlo passare
attraverso le fasi dello strippaggio, del riscaldo e della sbozzatura. Lacciaio liquido trasportato in
recipienti provvisti di rivestimento refrattario, le cosiddette siviere, che sono collocate su una torre
girevole. Mentre il contenuto di una siviera versato in un recipiente intermedio (paniera), la
siviera successiva portata in posizione per lo svuotamento. Non appena una siviera vuota, la
torre fatta girare. Grazie alla brevit delloperazione e alla capacit della paniera possibile
versare lacciaio con continuit. Dalla paniera, lacciaio liquido passa in una lingottiera raffreddata
ad acqua, dove solidifica superficialmente. Successivamente la barra estratta dalla lingottiera con
uno speciale dispositivo. La fase finale del processo siderurgico costituita dalla laminazione (a
caldo e a freddo) che si basa sulla possibilit di deformare progressivamente il lingotto dacciaio.
Le bramme sono profilati di sezione rettangolare, principalmente destinate alla fabbricazione di
lamiere e di prodotti lunghi. Spessore 6-20cm e larghezza 60-200cm.
Le billette sono profilati di sezione quadrata e sono pi piccoli dei blumi profilati quadrati con il
lato massimo di 10-12cm e i semilavorati tondi. I semilavorati sono sottoposti ad ulteriore
trasformazione in impianti complessi. A loro volta questi prodotti semi-finiti sono trasformati in
prodotti finiti. Il prodotto laminato a caldo non possiede ancora le caratteristiche desiderate del
mercato. Deve pertanto essere sottoposto ad un processo di laminazione a freddo proceduta da
decappaggio. Un altro processo a cui sottoposto il semilavorato quello di ricottura che avviene
in atmosfera controllata (per evitare ossidazioni) a temperature decrescenti fino a quella ambientale
e per diversi giorni in funzione delle caratteristiche che il pezzo finale dovr assumere per
consentire lo stampaggio. Gli acciai devono presentare un contenuto di carbonio inferiore allo
2,07%. Con tale diminuzione di C diminuiscono la resistenza meccanica, la durezza e la fragilit
mentre aumentano la malleabilit e la temperatura di fusione. Gli acciai legati sono definiti tali in
quanto contengono altri elementi che migliorano le caratteristiche meccaniche
Gli acciai si suddividono anche per gli impieghi in: acciai di tipo commerciale, ovvero di qualit
ordinaria per uso agricolo, edilizia (A00); di tipo comune, che hanno subito la ricottura, e servono
per il cemento armato, profilati, lamiere (A50, dove 50 la resistenza alla trazione 50kg/mm2); di
qualit, che hanno subito la ricottura dopo la laminazione a caldo; e acciai speciali, con somma di
zolfo e fosforo inferiore allo 0,06%. Tra gli acciai speciali o legati, i pi importanti sono gli acciai
inossidabili che presentano particolare resistenza alla corrosione e in particolare allattacco degli
agenti ossidanti, a causa della presenza nella lega di cromo in quantit almeno dell11%, nonch di
altri elementi quali nichel, manganese, titanio, ecc..

LO ZOLFO
Lo zolfo lelemento chimico nella tavola periodica con simbolo S (dal latino Sulfur), numero
atomico 16 e peso atomico 32 g.
un nonmetallo inodore, insapore, molto abbondante
un elemento essenziale per tutti gli esseri viventi, dove presente in molti aminoacidi e, di
conseguenza, in quasi tutte le proteine. In tutti e tre gli stati fisici, solido liquido e gassoso, lo zolfo
presenta tre forme allotropiche.
La prima forma allotropica cristallina rombica: l'elemento ha una struttura cristallina rombica e
mostra il suo caratteristico colore giallo, opaco e fragile
La seconda forma monoclina. I cristalli sono a forma di ago, cerosi e fragili, sempre di colore
giallo.
La terza forma amorfa: non ci sono cristalli. In questo stato lo zolfo duro, scuro ed elastico.
Brucia con fiamma bluastra che emette un odore caratteristico e soffocante, dovuto allanidride
solforosa (SO2) che si forma come prodotto di combustione. Lo zolfo insolubile in acqua, ma
solubile in disolfuro di carbonio. Lo zolfo fuso (temperatura di fusione pari a 113C) si trasforma in
un liquido rosso che diventa pi giallo con il raffreddamento. Quando brucia, sviluppa una fiamma
blu e un gas tossico che restringe temporaneamente la trachea. Lo zolfo diffuso in natura allo stato
nativo o legato ad altri elementi come i solfuri, solfati, combustibili fossili, metano, puro e nei
vulcani.
Produzione dello zolfo
Calderoni
Lo zolfo era estratto, alla fine del 1700, soltanto dai giacimenti siciliani, nelle province di
Agrigento, Enna e Caltanissetta (metodo dei calcaroni). Si aveva una perdita del 50% di zolfo con
gravi danni ambientali. Tale metodo fu impiegato per circa un secolo. Lo zolfo grezzo una volta
estratto era ammucchiato su un pendio, in maniera da lasciare liberi dei canali per la circolazione
dellaria. Il tutto era ricoperto poi con un minerale macinato e calcinato. Il calcarone (ovvero questo
mix di materiali) era poi bruciato per sciogliere lo zolfo al suo interno, che veniva raccolto in una
vasca.
I forni rigeneratori Gill
Si tratta di un tipo di forno a combustione, comparso nel 1880, adoperato per estrarre lo zolfo dal
minerale. Una parte dello zolfo era bruciato ed il calore prodotto serviva a fondere quella rimanente,
come avviene in un calcarone, ma con rendimento termico superiore e, quindi, con una resa in zolfo
pi elevata.
Nelle camere di forma conica con volta sferica avvengono le fasi di 1) scarico e carico; 2)
riscaldamento; 3) fusione; 4) funzionamento da cella motrice
Pirite
La pirite riscaldata ad alta temperatura in forni rotatativi. Lossido di ferro (ceneri di pirite) usato
in siderurgia, mentre la SO2 trasformata in H2SO4. Uno dei principali giacimenti del mondo di
pirite quello spagnolo del Rio Tinto, che lungo oltre un centinaio di chilometri e custodisce dei
banchi di minerali spessi anche un centinaio di metri! Nel 2005 la produzione mondiale di zolfo da
pirite stata pari a circa 6 Mt ovvero l8% di quella totale.
La sonda Frasch
Negli ultimi anni dell'Ottocento, furono scoperte in alcune zone (all'inizio nel sottosuolo degli stati
americani che si affacciano sul Golfo del Messico) grandi giacimenti sotterranei di zolfo che poteva
essere portato in superficie, allo stato molto puro e a basso costo, con un processo inventato
dall'americano Herman Frasch (1851-1914). Lo zolfo ottenuto ha un grado di purezza dal 99 al
99,9%. Lo zolfo Frasch pu essere commercializzato sotto forme diverse a seconda del grado di
purezza: dark, bright, superbright. Normalmente luso principale per la produzione di SO2. Nel
2005 la produzione Frasch stata pari a 700mila t ovvero solo l1% di quella totale di zolfo.
Il processo in questione consiste nellimpiego di una sonda, denominata per lappunto Frasch,
costituita da tre tubi concentrici che viene inserita alla base dei depositi lenticolari. Questi si trovano
in profondit di 500-1000 m ed hanno uno spessore di qualche decina di metri.
Nel tubo centrale (pi interno) condotta aria sotto pressione; ad una temperatura di 150C,
superiore a quella di fusione dello zolfo (113C).
Nel giacimento, per azione del vapore, lo zolfo fonde ed portato in superficie, per effetto della
pressione dellaria, attraverso il tubo intermedio.
Lo zolfo da recupero
Il 90% dello zolfo prodotto nel mondo (pari a 61 Mt nel 2005) oggi recuperato sia come zolfo
elementare sia sotto forme diverse (come SO2).
Questo trend positivo stato favorito dai regolamenti concernenti le misure di protezione
ambientale per evitare le emissioni di agenti inquinanti derivanti dagli impianti di produzione di
combustibili
La pi importante sorgente quella del gas naturale che pu contenere fino al 40% in volume di
H2S (idrogeno solforato o acido solfidrico).
Questo composto indesiderato per il trasporto del gas naturale nei gasdotti, per cui viene separato
tramite assorbimento con un prodotto chimico, che lo restituisce per leggero riscaldamento. Anche
durante le fasi di raffinazione dei grezzi petroliferi, si separano gas contenenti acido solfidrico
Lidrogeno solforato ottenuto da questi due tipi di gas trasformato in zolfo con diversi processi:
quello Claus-Chance e, quello pi avanzato, Claus Lurgi.
Il primo prevede lossidazione dellacido solfidrico H2S per combustione catalitica a temperature
relativamente basse.
Il secondo prevede che una parte dello zolfo sia bruciato per ottenere SO2 che a sua volta, reagendo
con altro idrogeno solforato, in presenza di un catalizzatore (bauxite), produce zolfo ed acqua.
Il processo di cokizzazione, come noto, produce oltre al coke anche sostanze volatili. Queste,
sottoforma di gas di cokeria, sono raffreddate e gorgogliate in una soluzione di acido solforico per
recuperare lammoniaca come solfato ammonico.
Il trattamento di idrogenazione catalitica serve per eliminare i composti di zolfo dai prodotti
petroliferi. Ad alta temperatura e ad alta pressione le frazioni sono trattate con idrogeno. I composti
solforati cedono lo zolfo con formazione di idrogeno solforato che, essendo un gas, pu essere
facilmente asportato.
La SO2, presente nei fumi di combustione, pu essere recuperata trasformandola in SO3 in presenza
di un catalizzatore. La SO2 pu essere assorbita tramite processi a secco (con sostanze alcaline) o
ad umido. Piccole quantit di anidride solforosa si ottengono anche dal gesso (CaSO4 2H2O).
Esso arrostito in forni rotanti insieme ad argilla: si ottiene cemento e anidride solforica.
Altra importante fonte di zolfo, sottoforma di H2SO4, quella del suo recupero dalle operazioni di
metallurgia (soprattutto da quella del rame, zinco e del piombo)
L'acido solforico un acido minerale forte, liquido a temperatura ambiente, incolore e inodore; la
sua formula chimica H2SO4. I suoi sali sono chiamati solfati. Un solfato molto comune il
gesso, che solfato di calcio di idrato.
In soluzione acquosa concentrata (>90%) noto anche con il nome di vetriolo. Soluzioni di anidride
solforosa al 30% in acido solforico sono note come oleum fumante. Solubile in acqua e in etanolo
con reazione esotermica anche violenta, in forma concentrata pu causare gravi ustioni per contatto
con la pelle. In combinazione con l'acido nitrico forma lo ione nitronio (NO2+), intermedio nella
reazione di nitrazione, impiegata industrialmente per la produzione ad esempio della nitroglicerina.
Produzione con il salnitro o nitrato di potassio
Nel XVII secolo il chimico tedesco-olandese Johann Glauber prepar l'acido solforico bruciando
zolfo e salnitro (ovvero nitrato di potassio KNO3) in presenza di vapore acqueo. Il salnitro ossida lo
zolfo ad anidride solforica, SO3, la quale si combina con l'acqua per ottenere l'acido.
Gli impieghi non furono soltanto quelli nellindustria chimica ma anche quelli nellindustria dei
metalli, per il cosiddetto decapaggio, ovvero la pulitura superficiale tramite immersione. Nel 1746 a
Birmingham, John Roebuck inizi a produrre industrialmente l'acido solforico impiegando lo stesso
metodo, ma operando in camere di piombo, che erano pi robuste, pi grandi e meno costose dei
recipienti di vetro usati fino ad allora.
Questo processo, definito a camere di piombo, successivamente adattato e rifinito negli anni,
rimasto per quasi due secoli il processo industriale pi diffuso per la produzione di acido solforico.
Le componenti essenziali sono: la torre di Glover dove si produce il 30% dellacido solforico
concentrato all80%. Questo succede perch la SO2, prodotta dai forni di combustione della pirite,
entra nella torre insieme ad aria. Nelle camere di piombo avviene la produzione principale di
H2SO4: infatti si ottiene il 70% dellacido solforico diluito ovvero concentrato al 60%.
La SO2 che non ha reagito nella torre di Glover e gli ossidi di azoto si combinano fra loro, passando
sempre attraverso la trasformazione in nitrosa.
Nella torre di Gay- Lussac si produce essenzialmente nitrosa (HSO4NO) che ricevendo i gas nitrosi
dalle camere di piombo ne evita la perdita durante il cammino, sciogliendoli in acido solforico
freddo e riportandoli nella torre di Glover.
Processo con metodo a contatto
Il metodo di contatto oggi il pi diffuso sistema di produzione dell'acido solforico.
Il processo ha inizio con il riscaldamento dello zolfo, o di un minerale contenente zolfo, come la
pirite (FeS2): mediante il trattamento ad alta temperatura in eccesso di ossigeno, se ne ottiene il
biossido di zolfo (SO2) che, in seguito a un ulteriore riscaldamento in presenza di un catalizzatore
(pentossido di vanadio: V2O5), si trasforma in triossido di zolfo (SO3)
Questo composto potrebbe essere direttamente sciolto in acqua per ottenere acido solforico
(H2SO4); si preferisce tuttavia, per ragioni di sicurezza e di praticit, inglobarlo in una soluzione
concentrata di acido solforico, in modo da formare una miscela chiamata oleum (H2SO4 SO3), una
sostanza liquida e oleosa, nota anche come acido solforico fumante. Sottoposto a diluizione, il
triossido di zolfo contenuto nell'oleum si combina con l'acqua producendo altro acido solforico.
La SO2 deve essere purificata in modo abbastanza spinto per evitare la contaminazione del
catalizzatore. Una volta purificata, e miscelata ad aria, scaldata a circa 400-500C ed inviata ad un
reattore contenente il catalizzatore (anidride vanadica V2O5) in presenza del quale si ossida ad
anidride solforica
Lacido solforico pu sciogliere fino al 60% del suo peso di anidride solforica dando luogo alla
formazione di un composto denominato oleum.
La produzione/consumo di acido solforico si aggira intorno ai 190 milioni di tonnellate allanno.
Nel 2005 essa stata pari, in particolare, a 193 milioni di t e nel 2007 a quasi 200 milioni di t.
Il 70% deriva dalla combustione dello zolfo elementare. Il 20% deriva invece dalla saturazione con
acqua della SO2 recuperata dai gas di scarico delle fasi di fusione ed arrostimento dei metalli
(smelting and roasting). Il restante 10% deriva invece dalla SO2 recuperata dagli acidi solforici
esausti impiegati nella raffinazione del petrolio.
La produzione di acido solforico, malgrado il perfezionamento degli impianti di abbattimento dei
fumi, d origine a significative emissioni di anidride solforosa e dello stesso acido solforico, questo
sotto forma di aerosol. Difatti quando il rendimento globale di conversione del 99,5%-99,7%, il
residuo (0,5-0,3%) disperso nellambiente. Si tratta quindi di aumentare il pi possibile le rese
complessive di conversione della SO2 in H2SO4, non per migliorare il rendimento economico (gi
soddisfacente) bens per diminuire limpatto ambientale dellimpianto.
Inoltre bisogna controllare i fattori che determinano la formazione delle nebbie acide. Essi sono
principalmente il contenuto di idrocarburi residui nello zolfo.
Lo stoccaggio e il trasporto delle piriti pu generare, inoltre, polveri che, a seconda del clima secco
o umido, possono generare rispettivamente incendi, esplosioni o acidificazione dellacqua.
Possono essere prodotti anche rifiuti liquidi o solidi. Nel primo caso, quando sono sparse gli spurghi
della caldaia (dove avviene la combustione dello zolfo) o le acque reflue. Il secondo caso fa
riferimento allo smaltimento del catalizzatore (il vanadio).

LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Sta ad indicare una crescita economica che sia idonea a soddisfare le esigenze delle nostre societ in
termini di benessere a breve, medio, lungo periodo, fermo restando che lo sviluppo deve rispondere
ai bisogni del presente senza compromettere le attese delle generazioni future. Lo sviluppo
economico a lungo termine deve avvenire nel rispetto dell'ambiente. Il vertice mondiale sullo
sviluppo sociale ha sottolineato la necessit di lottare contro l'esclusione sociale e proteggere la
salute dei singoli. A lungo termine dovrebbe condurre a condizioni di vita migliori. Tre sono i punti
da tener presente per uno sviluppo sostenibile: l'ambiente, l'economia, le condizioni sociali.
Sostenibilit un concetto introdotto nel 1997 dell'EEA che diventer un impegno quotidiano sia
per i consumatori e sia per i produttori. Elementi caratterizzanti sono:
visione di lungo termine
partecipazione
equit intergenerazionale
approccio olistico allo sviluppo economico, sociale e ambientale
Vi sono diversi modi con cui definire lo sviluppo sostenibile, gli approcci operativi e i metodi di
valutazione ovvero gli indicatori di sostenibilit in grado di monitorare pressioni sull'ambiente, gli
impatti economici e lo sviluppo sociale.
Sostenibilit rinvia all'idea di conservazione nel tempo delle condizioni esistenti senza produrre
degrado.
Sviluppo implica cambiamento dello status quo.
Il conflitto tra questi due termini parta ad un'idea di miglioramento/modifica mantenendo per nel
tempo le condizioni che consentono tale miglioramento.
Lo sviluppo sostenibile quello capace di soddisfare i bisogni della attuale generazione senza
compromettere quelle delle generazioni future.
Conferenza mondiale sullambiente e lo sviluppo,Rio de Janeiro, Brasile 1992
Fu esaminato il complesso rapporto tra economia ed ambiente, da oltre 183 paesi, con un approccio
di tipo operativo che si risolse con ladozione di alcuni strumenti legali:
Convenzione sul Clima (giuridicamente vincolante)
Convenzione sulla Biodiversit (giuridicamente vincolante)
Agenda 21
Dichiarazione di Rio (27 principi relativi allintegrazioneambiente e sviluppo)
Dichiarazione di intenti sulle foreste (giuridicamente non vincolante)
A Rio fu riconosciuto ufficialmente il concetto di una nuova economia attenta all'ecologia. Dopo 10
anni il mondo lontano dall'aver realizzato un progetto di sviluppo sostenibile. Il concetto di
sviluppo sostenibile nasce nellambito delle Nazioni Unite, nel 1987, su proposta della
Commissione mondiale per lambiente e lo sviluppo. Essa sostenne in un rapporto (our common
future) che il futuro di noi tutti dipende da uno sviluppo sostenibile. Il lavoro degli studiosi si
concentra sull'interdipendenza della crescita demografica, il degrado ambientale e lo sviluppo
economico. Dopo 4 anni di lavoro presentano una politica mondiale per uno sviluppo sostenibile.
Uno sviluppo economico globale sostenibile se caratterizzato da equit e gestito in modo
democratico. Secondo la commissione Bruntland lo sviluppo sostenibile un processo dinamico
fondato su un duplice patto, intra e inter generazionale. Cio parit di accesso alle risorse da parte
degli attuali cittadini del mondo e pari opportunit fra successive generazioni.
In definitiva conclude il rapporto lo sviluppo sostenibile non pu che fondarsi sulla volont
politica. Dopo 10 anni da Rio si pu dire che stato del tutto fallimentare il piano in quanto vi
stato un aumento del 9% delle emissioni di carbonio, la convenzione della biodiversit resta lettera
morta, proseguono le deforestazioni, vi sono ancora tra 1-2 miliardi di persone che non riesce a
soddisfare i propri bisogni primari. I motivi per i quali i programmi, stabiliti per uno sviluppo
sostenibile, non sono stati ancora attuti saranno piegati dall'economista Herman Daly. Secondo Daly
lo sviluppo sostenibile stenta a funzionare perch non chiaro a nessuno il significato, frutto di una
variegata interpretazione politica. L'economista ritiene che lo sviluppo sostenibile uno strumento
potente per l'economia ecologica. L'esaurimento delle risorse naturali e l'inquinamento ambientale
sono esternalit che influenzano lo sviluppo economico. Questo rapporto stato ignorato fino agli
anni '70 e oggi ancora difficile da considerare. La rivoluzione industriale segna uno spartiacque
nel rapporto tra dimensione dellecologia e delleconomia: leconomia umana cresciuta tanto da
aver raggiunto dimensioni paragonabili a quelli dellecologia.
Non c pi dubbio che il sistema economico umano ha effetti misurabili non solo sui sistemi
ecologici locali, ma anche sul sistema ecologico globale.
Il primo tentativo di formalizzare l'impatto ambientale delle attivit umane risalgono agli anni '70
da parte dell'ecologo Ehrlich e Holdren. L'impatto ambientale il prodotto tra: la popolazione, il
consumo mendi pro capite, il danno ambientale generato dalle tecniche necessarie a produrre beni.
La formula fu molte volte discussa e furono sostituite: il consumo medio dal consumo pro capite e il
danno ambientale dal impatto ambientale per unit di consumo.
Analisi
1. dal 1800 la popolazione aumentati di circa sei volte
2. i consumi pro capite sono cresciuti
3. l'impatto ambientale diminuito soprattutto nelle economie di mercato che premiano
l'efficienza.
Questo significa che l'impatto ambientale per unit di consumo determina una diminuzione
dell'impatto ambientale nella sua equazione.
Uno sviluppo sostenibile basato sulla tecnologia pu costituire solo una scenario futuro pi o meno
fondato. Le analisi demografiche prevedono che la popolazione mondiale crescer che incider
sulla dinamica dell'impatto ambientale. Il livello di pressione antropica sulla biosfera nei prossimi
anni dipender essenzialmente dallandamento degli altri due fattori dellequazione: il livello di
consumi pro capite e il carico inquinante per unit di consumo. Se il livello di consumi aumenta pi
di quanto l'impatto ambientale per unit di consumo diminuisce, l'impatto ambientale aumenta e
non si avr uno sviluppo economico sostenibile. Se il livello di consumi aumenta o diminuisca
meno di quanto l'impatto ambientale per unit di consumo, l'impatto ambientale si stabilizza e si
avr uno sviluppo economico ecologico sostenibile. Esso quindi sar possibile se i consumi medi
pro capite si fermino o regrediscano. Secondo Daly lo sviluppo sostenibile l'integrazione di
economia, ecologia e termodinamica. Il denaro pu crescere indefinitamente mentre la ricchezza
reale segue leggi fisiche che determinano i vincoli e le dimensioni. Lo sviluppo sostenibile non ha
nulla a che fare con la crescita sostenibile, che una vera e propria contraddizione in termini.
Servono almeno due condizioni per garantire uno sviluppo sostenibile:
Equa ripartizione delle ricchezze
Controllo demografico delle nascite: crescita zero.
Il concetto di entropia centrale nelleconomia di un pianeta in cui le risorse sono sempre pi
scarse per unumanit in continua crescita.
Nella 2 legge della termodinamica e quindi nellentropia Daly individua la coordinata fisica
fondamentale della scarsit.
allinterno dei vincoli biofisici che si deve muovere la programmazione economica.
Al modello neoclassico di produzione che assume il capitale e il lavoro come input primari di
produzione va sostituito un modello biofisico del processo economico che assume il capitale e il
lavoro come input intermedi prodotti dallunico reale fattore primario di produzione: materia ed
energia a bassa entropia. Le nozioni autentiche di equilibrio in economia classica e in ecologia
sono antitetiche e solo la seconda alla base dello sviluppo sostenibile. La terra ha una carrying
capacity finita, e lentropia pone dei limiti agli usi e alle trasformazioni energetiche. Quello che si
propone con il modello steady-state non la fine dello sviluppo economico e dellaumento della
ricchezza delle nazioni, ma linizio di uno sviluppo senza crescita nella produzione e nel consumo
dei beni materiali. La ricchezza delle nazioni si fonda, non pi sul consumismo, ma sul benessere e
lo sviluppo delle relazioni umane. In una societ avanzata che ha soddisfatto le esigenze
fondamentali di beni materiali dei cittadini lo sviluppo delluomo pu essere perseguito attraverso
la ricerca di uno stato immateriale di benessere: la cultura, la salute, la qualit della vita.
In questa visione dello sviluppo compresa non solo la sostenibilit ambientale ma anche la
sostenibilit sociale. Uneconomia ecologica che riconosce lesistenza di tre parametri, il lavoro, il
capitale naturale e il capitale prodotto dalluomo.
Intendendo per capitale naturale linsieme dei sistemi naturali (mari, fiumi, laghi, foreste, flora,
fauna, territorio), il patrimonio artistico-culturale presente nel territorio. Per la gestione delle risorse
ci sono due principi di sviluppo sostenibile: Il primo che la velocit del prelievo dovrebbero essere
pari alla velocit di rigenerazione (rendimento sostenibile);
Il secondo, che la velocit di produzione dei rifiuti dovrebbe essere uguale alle capacit naturali di
assorbimento degli ecosistemi in cui i rifiuti vengono emessi. Per far fronte agli eccessivi consumi
di beni ed energia nascono studi che hanno lobiettivo di stabilire qual il livello di consumo di
beni che pu essere considerato sostenibile per un ecosistema. Lo Spazio Ambientale, come
quantitativo di risorse, energia, acqua, territorio, materie prime non rinnovabili e legname che pu
essere consumato da ogni persona rispettando lambiente e i diritti degli altri esseri umani.
Questa metodologia introduce il principio di equit, secondo cui ogni abitante della terra ha
diritto di accesso ad uno stesso quantitativo di spazio ambientale, o quota di risorse. Il concetto di
Impronta Ecologica consente di misurare la superficie di territorio necessaria a supportare a lungo
termine i consumi di un individuo,
INNOVAZIONE TECNOLOGICA
L'invenzione una soluzione nuova ed originale di un problema tecnico. Pu riguardare un
prodotto o un processo. Riguarda la concezione e la dimostrazione di una nuova tecnologia o di un
miglioramento tecnologico. Si distingue dallinnovazione tecnologica in quanto al termine non
associata la condizione di attuazione produttiva e commerciale. L'innovazione perfeziona un
processo migliorando quindi il tenore di vita delluomo. Cambiamento che genera progresso
umano; porta con s valori e risultati positivi, mai negativi. Non comporta necessariamente una
novit assoluta ma un uso innovativo di oggetti, tecnologie, strutture in maniera tale da ottenere
qualcosa di nuovo. Linnovazione esiste in ogni settore, ma viene spesso legata alla tecnologia che,
a sua volta, il mezzo pi importante per migliorare le condizioni di vita della persona. Il
perfezionamento pu riguardare un processo di produzione un servizio, ecc.. Una azienda
competitiva se capace di rendere sempre pi appetibile i suoi prodotti/servizi attraverso continue
iniziative per linnovazione e se capace di conservare, nel tempo, tale vantaggio competitivo.
Linnovazione ha un riferimento stretto con il mercato, se i consumatori non sono sufficientemente
evoluti, non saranno in grado di comprenderla e di apprezzarla. Linnovazione, rendendo il processo
migliore, genera maggiore competitivit: il sogno di qualcosa di migliore che si traduce in
benessere generale. La creazione o il mantenimento del vantaggio competitivo, interessa ogni
attivit funzionale dell'impresa. Il vantaggio competitivo pu essere raggiunto con la maggior
efficienza del processo produttivo o con il miglioramento delle caratteristiche del bene o del
servizio rispetto alle richieste del mercato. In questo senso il vantaggio competitivo non un bene
vendibile o acquistabile.
Innovazione con il trasferimento di tecnologia riguarda strettamente il trasferimento dei diritti di
utilizzazione della tecnologia. Agli effetti del trasferimento, la tecnologia pu essere classificata
rispetto a due parametri: lincorporazione e la propriet. Secondo il primo parametro la tecnologia
pu essere: incorporata in un oggetto fisico; associata alla conoscenza di una persona; non
incorporata, ovvero trasferibile per via scritta o orale. Relativamente al secondo parametro, pu
essere: non proprietaria; proprietaria, quando controllata da un ente o una persona.
I fattori di successo di un'impresa sono:
alta qualit dei prodotti
bassi costi di produzione
rispetto dei tempi di consegna, che ha avuto maggiore importanza per poter difendere il
prodotto innovativo dalle imitazioni.
Limpresa innovativa quindi quellimpresa che attraverso lattivazione di processi di innovazione
tecnologica riesce a ridurre sia i tempi di trasformazione che lintensit delle barriere.
Esempio di innovazione nel settore della moda stata la calza di nylon. Con l'avanzamento delle
tecnologie i tessuti sono pi resistenti e performanti. Tessuti autopulenti che attraverso nanostrutture
di titanio rendono il tessuto immacchiabile. Tessuti antibatterici che inibiscono la crescita e
distruggono i batteri. Le COSMETOFIBRE che svolgono anche la funzione di trattamento di
bellezza sul corpo umano. Tessuti che non si bagnano.
Materiali generale purpose messi a punto dallindustria e proposti al mercato. Materiali taylor
made progettati a misura della singola applicazione.
Le nanotecnologie manipolazione e programmazione della materia su scala atomica o molecolare.
Azione a livello atomico sui materiali. Alcuni applicazioni: nei farmaci, nei materiali intelligenti,
materiali ultra-leggeri e ultra-resistenza, componenti elettrici, sviluppo dei pannelli solari. Si tratta
di un nuovo approccio alla manipolazione e programmazione della materia su scala atomica o
molecolare. Le nanotecnologie rappresentano un approccio bottom-up alla strutturazione della
materia che eravamo abituati a considerare sempre partendo dalla scala macro e a scendere poi nel
dettaglio per magnificazioni successive.
La tecnologia un insieme strutturato di conoscenze e tecniche utilizzabili a un fine pratico, come
la produzione o lutilizzazione di un bene o servizio; costituita da un insieme di azioni e regole
che portano a un risultato prevedibile in determinate circostanze. La tecnologia diversa dalla
ricerca scientifica, in quanto la ricerca scientifica opera sullo sviluppo sperimentale, mentre la
tecnologia si basa su conoscenze di natura operativa. Pu essere semplice o complessa cio
composta da pi sottoinsiemi, ognuno di esso con varie tecnologie. Analoghe considerazioni
valgono anche per i materiali. L'innovazione tecnologica Pu essere considerata come la
trasformazione di unidea in un nuovo/migliorato prodotto o processo o servizio attraverso la
tecnologia. Essa perci riguarda sia nuovi prodotti e processi sia rilevanti cambiamenti nella natura
tecnica di prodotti e processi . Uninnovazione realizzata se stata introdotta sul mercato
(innovazione di prodotto) o impiegata in un processo produttivo (innovazione di processo).
INNOVAZIONE DI PRODOTTO
Linnovazione radicale di prodotto data da un prodotto di cui luso, le prestazioni, le
caratteristiche, gli attributi, luso di materiali e componenti differiscono significativamente rispetto
a quelli precedenti. Linnovazione incrementale di un prodotto si ha quando le prestazioni sono
sensibilmente migliorate. Essa pu assumere due forme: un prodotto semplice pu essere migliorato
in termini di prestazioni superiori o costo inferiore; un prodotto complesso consistente in un insieme
integrato di sottosistemi pu essere migliorato tramite modifiche parziali di uno di questi.
INNOVAZIONE DI PROCESSO
Linnovazione di processo pu, a sua volta, essere radicale o incrementale, a seconda che coinvolga
metodi di produzione sostanzialmente nuovi oppure migliorati. Tali metodi possono coinvolgere
modifiche nelle attrezzature e/o nellorganizzazione della produzione. Essi mirano o a produrre
prodotti nuovi o migliorati, che non potrebbero essere ottenuti con processi convenzionali, o a
produrre beni esistenti con minor costo o minore impatto ambientale.
TASSONOMIA DI FREEMAN
innovazioni incrementali Miglioramento di prodotti/processi gi esistenti
innovazioni radicali Prodotti/processi completamente nuovi
nuovi sistemi tecnologici Insieme di innovazioni incrementali e radicali
che interessano uno o pi settori
nuovi paradigmi tecnologici Impatto sullintero sistema economico

Innovazioni incrementali: innovazioni continue che riguardano prodotti/processi gi esistenti


Innovazioni radicali: non sono eventi continui; sono eventi spot/generati da attivit di ricerca e
sviluppo consapevoli e mirate da parte delle imprese
Nuovi sistemi tecnologici: insieme di innovazioni incrementali e di innovazioni radicali che
influenzano un intero settore delleconomia
Nuovi paradigmi economici: insiemi di nuovi sistemi tecnologici che estendono la loro influenza a
tutto il sistema economico e che hanno forti ripercussioni anche sulla sfera sociale e istituzionale

Le innovazioni radicali hanno effetti immediati, comportano un elevato investimento e rischio,


tipici dei settori emergenti. Mentre le innovazioni incrementali hanno effetti diluiti nel tempo, un
rischio contenuto e sono tipici di quei settori maturi
La ricerca di base ha come obiettivo primario l'avanzamento della conoscenza. una fase di inizio
del punto di vista delle competenze tecniche.
La ricerca applicata ha il fine di consolidare le conoscenze acquisite nella fase della ricerca di base
per valutare la concreta possibilit di applicazione di tali conoscenze a livello di prodotto o
processo produttivo innovativo.
Lo sviluppo fase di effettiva utilizzazione dellinnovazione con il conseguente impegno da parte
dellimpresa sul fronte dellavviamento dei nuovi sistemi di trasformazione industriale e delle
politiche. Fase di maggiore vicinanza ai potenziali ritorni economici.
Secondo la Teoria dei cicli economici introdotta da Kondratief, linnovazione un effetto dello
sviluppo economico che disegna delle onde durevoli della durata di 40-60 anni in cui le innovazioni di
base creano rivoluzioni tecnologiche che a loro volta influenzano settori industriali e commerciali. Il
tasso di progresso tecnologico varia da settore a settore perch: sono diverse le strutture il mercato;
l'aumento della domanda richiede maggiore innovazione; la tecnologia stimola la domanda e non
viceversa. Il sostenimento di un tasso di crescita elevato porta le imprese a ricercare soluzioni
innovative che riguardino sia i prodotti che i processi produttivi la tecnologia che modella i settori.
MERCATO ED IMPATTO AMBIENTALE
A seconda del ciclo di lavorazione applicato e soprattutto a seconda della materia prima di partenza,
si possono distinguere:
imprese a ciclo integrale (dallaltoforno, alla acciaieria, al laminatoio)
imprese che attuano solo la fase dellacciaieria e della laminazione
imprese che attuano solo la fase della laminazione.
Di solito le prime imprese sono quelle di grandi dimensioni dirette alla produzione di acciaio di
massa sfrutta al massimo le economie di scala. Vi sono allinterno, come nel caso dellILVA di
Taranto, impianti di cokizzazione, convertitore ad ossigeno e anche cementifici per limpiego della
loppa daltoforno. Le grandi imprese tuttavia, per ovviare alle diseconomie dimensionali e alla
rigidit produttiva tipiche del ciclo altoforno-convertitore dovute ad un calo della domanda, hanno
pensato bene anche loro di fornirsi di impianti di preriduzione forno elettrico- e colata continua
che consentono una migliore elasticit di produzione quali-quantitativa.
Le imprese che non attuano i cicli produttivi integrati sono di piccoli dimensioni e impiegano di
solito i forni elettrici. I vantaggi dellindustria elettro-siderurgia consistono: nella mancanza di
stretti vincoli di localizzazione; ampia elasticit produttiva; bassi investimenti di capitale e
possibilit di operare a costi di gestione ridotti; possibilit di ottenere prodotti di alta qualit, come
gli acciai speciali. Queste imprese, dette mini-acciaierie, che producono essenzialmente tondo per
cemento armato, le barre e sono caratterizzate da uno stabilimento che impiega rottami o pre-ridotto
per alimentare forni elettrici, il cui acciaio colato in continuo e laminato in due o tre gruppi di
prodotti.
Il settore siderurgico ha costituito per molti secoli il settore chiave delleconomia, sia in pace che in
guerra, oltre ad essere stato il protagonista della rivoluzione industriale, ma oggi forse, tra tutti i
settori industriali, quello pi debole, esposto come a notevoli rischi per la sovrapproduzione, per
le incompatibilit ambientali e per il progressivo spostamento della produzione verso mercati nuovi
e pi competitivi. E perci che molti impianti hanno chiuso in questi ultimi trenta anni, fin dalle
prime crisi siderurgiche ed energetiche della fine degli anni 1970.
Negli anni 1920 in Italia, vi erano 12 altiforni, ubicati a Portoferraio, Piombino. Bagnoli, Servola e
Cogne. Negli anni 1930 nasceva lIRI (Istituto di Ricostruzione Industriale) con lo scopo di risanare
varie aziende in crisi quali la Terni, lILVA, ecc. da cui proveniva la maggiore quantit di acciaio
prodotta allepoca. Durante la Seconda Guerra Mondiale vi fu un arresto della produzione.
La ripartenza, nel dopoguerra, fu caratterizzata da una nuova strategia di sviluppo che si basasse
sulla costruzione ad elevate economia di scale.
Nel 1959 si opt per la realizzazione di un impianto a ciclo integrale ubicato a Taranto.
Nel 1975, tale impianto fu ultimato con una capacit produttiva doppia rispetto a quanto prevista 15
anni prima. 10,5 Mt/anno con costo di 2 000 miliardi di lire.
Contemporaneamente, inizi una piccola rivoluzione nella provincia di Brescia: limpiego della
colata continua anche per i piccoli stabilimenti. Grazie a questa idea lItalia divenne il terzo
produttore al mondo di acciaio ottenuto dalla colata continua, dopo Giappone e Sud Africa.
Negli anni 1980 arriv la crisi che gi si era verificata nel decennio precedente negli altri paesi
occidentali a causa di un eccesso di domanda rispetto alla domanda.
Il Giappone ricorse ai ripari chiudendo gli impianti pi antiquati, risparmiando maggiore energia.
Stessi provvedimenti furono presi in Europa. Il settore siderurgico italiano stato completamente
privatizzato a partire dal 1995 (prima apparteneva per il 40% allo Stato).
In seguito a profonde riorganizzazioni la produzione di acciaio si concentrata su un numero
minore di siti di produzione di acciaio. LItalia il decimo paese produttore al mondo ed il secondo
in Europa. Si pensa tuttavia che nel prossimo futuro sar difficile raggiungere i consumi registratesi
negli anni 1950-70, soprattutto nei paesi industrializzati, a causa della mancanza di incremento
demografico e della concorrenzialit delle materie plastiche.
Ogni fase della filiera produttiva inquina. L'approvvigionamento delle materie prime
La frantumazione, la separazione, la miscelazione e lo stoccaggio delle materie prime generano
polveri. Una parte di queste sono abbattute con dei depolverizzatori. Laltra, poich inquinata da
metalli pesante (piombo, cromo, rame), deve essere allontanata e smaltita. La parte restante
riciclata dopo un processo di agglomerazione.
Produzione del coke
Anche nellimpianto di cokeria si sviluppano le polveri che spesso sono captate e riciclate.
Si producono anche 0.3-0.4 m3 di acque di scarico (ammoniaca, idrogeno solforato) per ciascuna
tonnellata di coke. Ai fini dellinquinamento atmosferico molto importante come sono caricati i
forni ovvero dedicare particolare attenzione a che polvere di coke sia versato allesterno degli stessi.
rilevante anche che durante la distillazione secca non si verifichi luscita dei gas medesimi.
Questo pu accadere comunque per motivi tecnici per cui si possono liberare composti quali il
catrame, lo zolfo, lammoniaca e il benzolo.
Produzione della ghisa
Durante il travaso della ghisa e delle loppa daltoforno (silicati di calcio) si generano dei fumi che
sono captati e dei fanghi ricchi di metalli pesanti che invece devono essere smaltiti.
Una parte della loppa daltoforno spesso non viene utilizzata per la produzione del cemento per cui
deve essere smaltita, spesso in cave esaurite di calcare.
Infine, le acque di lavaggio dei gas daltoforno sono lasciate decantare per separare i fanghi
contenuti che naturalmente devono essere smaltiti.
n generale in questa fase produttiva si generano la quantit maggiore di scorie (reflui, residui e
rifiuti) che devono essere smaltite in quanto costituiscono un grave problema ambientale.
Gli ossidi metallici che li compongono possono infatti reagire con altri composti tossici impiegati in
altre fasi di produzione (ammoniaca, acidi e solventi)
Conversione della ghisa
Il processo di conversione della ghisa in acciaio, nei convertitori ad ossigeno, genera altri fumi e gas
che sono captati e separati attraverso processi di lavaggio con conseguente produzione di fanghi da
smaltire.

Lindustria siderurgica, ha bisogno di grosse quantit di energia ed utilizza, come fonte energetica,
in larga misura, proprio lossidazione del carbonio. Il carbonio, in siderurgia usato, oltre che per
lenergia, anche per rimuovere lossigeno dal minerale di ferro. In siderurgia quindi il carbonio
svolge la duplice funzione di fornire energia e di ridurre a metallo i minerali di ferro. L'industri
dell'acciaio fornisce un sostanzioso contributo nell'emissione di CO2 contribuendo al 6%. Anche se
vi stata una riduzione di emissioni negli ultimi 30 anni. Il principale generatore di CO2
l'altoforno. Infatti esso viene caricato con materiale che contiene il 50% di carbonio e fuoriesce
ghisa con il 4-5% di carbonio. Il resto del carbonio viene ossidato ed esce come gas, che viene
combustionato a CO2 per generare energia.
Per diminuire la CO2 in siderurgia pu avvenire attraverso un risparmio di energia. La riduzioni
pu avvenire in termini di efficienza nell'altoforno. Le tecnologie alternative consumano maggiori
quantit di carbone. Le altre tecnologie che utilizzano il metano sono realt locali, dipendono dalle
disponibilit di gas. La soluzione pi ragionevole di tipo DUPLEX nel senso di utilizzare come 1
reattore un sistema di pre-riduzione con sviluppo di gas minimo e che utilizza il gas di uscita del
2reattore. Quest'ultimo ha il compito di completare la reazione del primo reattore e di separare la
ghisa dalle scorie.
RICICLAGGIO
Per riciclo si intende tutto l'insieme di strategie volte a recuperare i rifiuti per riutilizzarli evitando
di smaltirli in altro modo. Il riciclo comprende: Recupero di materiali che possono essere utilizzati
in nuovi processi produttivi; Recupero di energia, attraverso ad esempio la combustione dei rifiuti;
Riutilizzo di materiali, ossia luso di un rifiuto con le stesse funzioni del prodotto di partenza.
La prima freccia indica la separazione alla sorgente, la seconda freccia
simboleggia il trattamento del materiale, la terza freccia rappresenta la
reimmissione del nuovo prodotto sul mercato.
La gestione dei rifiuti comprende i seguenti aspetti:
La riduzione alla fonte della produzione dei rifiuti, agendo su progettazione, produzione e
commercializzazione dei beni, diminuendo le quantit di rifiuto da destinare allo smaltimento
finale. Il recupero di materia e/o di energia e il riutilizzo degli scarti.
Il corretto smaltimento dei rifiuti non recuperabili.
Il miglioramento degli altri sistemi di trattamento e/o smaltimento, come ad esempio inceneritori,
impianti di compostaggio e discariche.
La nuova normativa in materia di rifiuti ribadisce (decreto Ronchi 1997) di limitare al massimo la
produzione di rifiuti e le conseguenze dello smaltimento, privilegiandone il recupero mediante
riciclo, reimpiego, riutilizzo o ogni altra azione finalizzata allottenimento di materie prime
secondarie, nonch alluso dei rifiuti come fonte di energia.
Le pubbliche amministrazioni devono perseguire:
sviluppo di tecnologie pulite, che permettano un maggior risparmio di risorse naturali;
immettere sul mercato prodotti concepiti in modo da non contribuire ad aumentare la
quantit o la nocivit dei rifiuti e i rischi d'inquinamento;
Lo sviluppo di tecniche appropriate per leliminazione di sostanze pericolose
Rifiuto qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di
disfarsi. Nel decreto la raccolta definita: loperazione di prelievo, di cernita o di raggruppamento
dei rifiuti per il loro trasporto. Tutte le attivit di recupero dei materiali prendono inizio con la fase
di raccolta. I prodotti devono poi essere trasformati in materie prime secondarie che rispondano ai
requisiti richiesti dal mercato per essere immessi nuovamente nel circuito produttivo industriale.
La raccolta deve avvenire in modo efficiente, economico e trasparente. Con la raccolta differenziata
i rifiuti devono essere raggruppati in base alla tipologia di prodotto. La raccolta multimateriale
permette di raggruppare almeno due o tre tipi di prodotti, mentre la raccolta indifferenziata di
raggruppare tutti i tipi di prodotti.
Lo smaltimento ogni operazione finalizzata a sottrarre definitivamente una sostanza, un materiale
o un oggetto dal circuito economico. Essa deve avvenire in condizioni di sicurezza, riducendo il pi
possibile, sia in massa che in volume, i rifiuti da avviare allo smaltimento, ricorrendo ad una rete
integrata ed adeguata di impianti di smaltimento.
Il recupero sono le operazioni che utilizzano rifiuti per generare materie prime secondarie,
combustibili o prodotti, attraverso trattamenti meccanici.
I rifiuti urbani sono: rifiuti domestici anche ingombranti provenienti da locali e luoghi adibiti ad
uso di civile abitazione; Rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi
dai precedenti; rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade; rifiuti di qualunque natura e
provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private; rifiuti vegetali
provenienti da aree verdi quali giardini, parchi e aree cimiteriali.
I rifiuti speciali sono: rifiuti da attivit agricole; da attivit di demolizione costruzione; rifiuti da
attivit artigianali, industriali, commerciali e di servizio; rifiuti derivanti da attivit di smaltimento e
recupero; rifiuti da attivit sanitarie; macchinari obsolescenti; combustibile derivato da rifiuti.
Sono considerati rifiuti particolari: i pneumatici umani; rifiuti di imballaggi; veicoli fuori uso;
amianto; oli usati. La "raccolta differenziata " facilita il riciclo dei materiali
La selezione dei materiali da riciclare pu essere eseguita meccanicamente o manualmente in base
alla tipologia dellimpianto. Lattivit di selezione permette di eliminare eventuali frazioni
estranee. Molti beni di consumo sono composti da diversi materiali, difficilmente separabili, tale
operazione potrebbe essere facilitata se nel momento della progettazione si prevedesse la
separabilit. Tra i prodotti pi riciclati vi sono la carta e il cartone. Carta e cartone si ricavano dalla
cellulosa, ossia la componente fibrosa che si estrae dal legno degli alberi e di altre specie vegetali o
anche dal riciclo di carta e cartoni usati. Di fatto pi del 50% della carta e del cartone immessi al
consumo in Italia viene raccolta e riciclata, e concorre alla produzione di nuova carta e di nuovo
cartone. La piattaforma di selezione un luogo di raccolta dove gli operatori eliminano il materiale
estraneo come ferro e plastica e suddividono per tipologie la carta che viene fatta scorrere su un
nastro trasportatore. La carta selezionata viene pressata e legata in grosse balle per ottimizzarne la
movimentazione e il trasporto. La piattaforma di selezione trasferisce il materiale cellulosico alla
cartiera. Nelle cartiere si ricicla il macero proveniente dalla raccolta differenziata.
Il materiale cellulosico finisce nel pulper, dove le fibre della carta vengono distaccate in acqua.
Gli impasti per i diversi strati del cartone sono avviati alla macchina continua dove si formano i
fogli di carta che vengono successivamente accoppiati, disidratati e asciugati.
Carta e cartoncino sono avvolti in grandi bobine.
Il vetro ha origini antichissime ed prodotto fondendo ad elevate temperature sabbie speciali con
l'aggiunta di soda. Riciclare il vetro permette quindi di: ridurre le attivit di cava, evitare la
produzione dei residui tossici della fusione, risparmiare energia. Una volta raccolti in modo
differenziato, i prodotti di vetro vengono selezionati e ripuliti da elementi estranei in impianti
progettati appositamente. Vetro piano Vetro di contenitori
Il vetro viene separato on-line per colore. Quindi nelle vetrerie il vetro viene fuso e rimodellato in
nuovi oggetti. L'igienicit del vetro permette, oltre al riciclo, il riutilizzo.
L'alluminio uno dei materiali pi abbondanti in natura e possiede una serie di caratteristiche che lo
rendono particolarmente adatto alla produzione di imballaggi: impermeabile, non lascia passare la
luce, non altera il gusto del contenuto pu essere riciclato un numero infinito di volte senza perdere
le sue qualit originali. Il grande vantaggio del riciclo dell'alluminio risiede nel risparmio
energetico: fino al 95% dell'energia necessaria ad estrarre alluminio vergine dai minerali. Le lattine,
le bombolette spray e gli altri contenitori in alluminio, dopo essere stati gettati nei cassonetti, sono
trasportati a impianti dedicati al riciclaggio dell'alluminio. Dopo aver eliminato eventuali corpi
estranei, i rifiuti sono fusi per ricavare lingotti di alluminio puro. I lingotti sono poi lavorati per
ottenere delle lamine da utilizzare per la produzione di nuovi contenitori o altri oggetti.
Plastica Il riciclaggio dei materiali plastici assume un'importanza primaria se si considera che la
plastica ottenuta attraverso la raffinazione del petrolio. L'esauribilit di questa risorsa e il suo alto
costo di estrazione rendono necessario uno sforzo comune per aumentare sensibilmente la quota di
plastica ottenuta dal processo di riciclaggio. La famiglia di materiali plastici utilizzati per gli
imballaggi e per altri prodotti di uso quotidiano piuttosto ampia; per riconoscerli sufficiente
individuare il codice sull'etichetta o stampigliato a caldo sul prodotto. Il PET ha ottime propriet
meccaniche; buona tenacit, resistenza; ed ottima trasparenza e brillantezza. Viene usato per la
produzione di bottiglie, vassoi, film decorativi, lastre grafiche, nastri audio. Il PET riciclato
utilizzato per la produzione di altri contenitori, imbottiture, maglioni. PP ha buone propriet
meccaniche, buona resistenza ed elevata impermeabilit al vapore acqueo. utilizzato per la
produzione dei flaconi, cassette,sacchi industriali, articoli casalinghi, batterie e paraurti.
PE ha buone propriet meccaniche e resiste agli acidi e altri solventi. Utilizzato per la fabbricazione
dei bottiglie per i detergenti chimici, cassette e fusti. Riciclato pu essere utilizzato per la
produzione di altri contenitori sacchi per la spazzatura e manufatti industriali. PVC ha buona
resistenza, elevata impermeabilit. Utilizzato per le bottiglie e flaconi, tubi, telai per finestre,
tapparelle, guaine, finte pelli e giocattoli. Riciclato viene utilizzato soprattutto nel settore edile
come tubi, raccordi e scarichi per l'acqua piovana.
PS ha elevata rigidit e trasparenza, leggero, resiste agli urti ed un ottimo isolante termico e
acustico. Utilizzato per la produzione scatole trasparenti, imballaggi per alimentari, mobili, pannelli
solari, piatti e bicchieri monouso.
Nella categoria dei rifiuti in metallo rientrano una grande quantit di prodotti:
tappi a vite e a corona di bottiglie; vasetti; imballaggi industriali; rifiuti ferrosi.
I rifiuti raccolti sono poi conferiti alle fonderie ed alle acciaierie consociate nel per essere
trasformate in nuovi prodotti. A partire dai rifiuti in metallo si possono produrre binari ferroviari,
parti meccaniche, paratie navali, biciclette, ecc.
Oltre il 25% dei rifiuti urbani costituito da materiale organico, come scarti di cucina, fogliame,
sfalci del giardino ecc. Si tratta di rifiuti biodegradabili che, grazie all'azione di microrganismi,
nell'arco di alcuni mesi si trasformano in compost, un concime naturale adatto al giardinaggio e
all'agricoltura. La produzione del compost dai rifiuti organici pu avvenire a livello domestico o su
grande scala.
I rifiuti inerti sono prodotti nel settore dell'edilizia durante la demolizione di edifici o di pareti,
solai, muri di cinta ecc. Il riciclaggio dei rifiuti inerti riguarda sia la cosiddetta frazione lapidea,
ossia quella composta da mattoni, malte e calcestruzzi; sia i singoli materiali contenuti nei rifiuti
come residui ferrosi e legnosi. La frazione lapidea pu essere impiegata in sostituzione degli inerti
naturali come materiale di riempimento durante la preparazione e l'esercizio delle discariche, in
opere di ripristino ambientale, per sottofondi stradali.
I beni durevoli sono composti da vari materiali, alcuni riciclabile e altri no. I frigoriferi per esempio
oltre a metalli e plastica che sono riciclabili, sono presenti anche i CFC, causa dell'assottigliamento
dell'ozono. Grazie alle moderne tecnologie possibile recuperare la quasi totalit dei materiali
inquinanti o riciclabili contenuti nei beni durevoli.
I CFC e gli oli dei frigoriferi sono ad esempio estratti e stoccati in contenitori stagni per essere
avviati ai centri di trattamento e condizionamento. I tubi catodici sono invece scomposti in ambienti
protetti in modo da evitare la dispersione delle sostanze inquinanti nell'ambiente
I problemi attuali legati ai beni durevoli sono: elevata variabilit della composizione dei materiali;
disassemblaggio selettivo; riduzione dei tempi di elaborazione delle informazioni morfologiche;
messa a punto di sistemi robotici in grado di operare separazioni multi-oggetto; sistemi di
identificazione automatica in grado di riconoscere forma, spessore, dimensioni; studio delle
procedure per lintegrazione della raccolta, la preselezione, il trattamento in funzione del grado di
purezza richiesto. I rifiuti legnosi, raccolti in modo differenziato, sono triturati e pressati in modo
grossolano per essere condotti in modo pratico ed economico agli impianti di riciclaggio.
Un'ulteriore lavorazione, permette poi di produrre scagliette di legno pronte all'uso. I chips possono
essere utilizzati nei pannelli di truciolato; trasformati in pasta di cellulosa; e far parte del compost.
Inoltre pu essere utilizzato per la produzione di combustibile ed utilizzato nei termo valorizzatori.
I principali componenti delle batterie per auto sono il piombo, la plastica e l'acido solforico.
Queste sostanze, sebbene altamente inquinanti, possono essere riciclate per produrre altri materiali o
nuove batterie. Per rendere possibile il riciclaggio le batterie esauste sono frantumate e i singoli
componenti sono separati e trattati in modo specifico. L'acido solforico trattato con speciali
reagenti che lo neutralizzano e ne permettono il riutilizzo nel processo stesso o lo smaltimento.
Il piombo delle batterie presente sia sotto forma metallica, nelle griglie, che sotto forma di un
impasto di sali e ossidi. Separato anche esso dagli altri componenti in seguito alla frantumazione
viene avviato ai forni dove con aggiunta di additivi quali il carbonato sodico.
Dai forni si ricava il cosiddetto piombo d'opera che contiene ancora una certa quantit di elementi
impuri, quali il rame, lo stagno. Il piombo d'opera rifuso in caldaie e dopo una prima
schiumatura, sottoposto a trattamenti chimico-fisici diversi per eliminare le impurit e ottenere il
piombo o leghe di piombo commerciali. Le Pile scariche rientrano nella categoria dei Rifiuti Urbani
pericolosi poich i metalli pesanti contenuti al loro interno potrebbero essere dannosi per l'uomo e
per la natura se venissero dispersi nell'ambiente. Attraverso la raccolta differenziata invece
possibile estrarre i singoli metalli (ferro, manganese, zinco, piombo, cadmio, mercurio) e le
soluzioni acide o alcaline. L'olio lubrificante utilizzato in motori e macchinari industriali
estremamente inquinante. Riversando l'olio usato nelle fognature si rischia di devastare l'ambiente
marino, mentre bruciandolo senza le dovute precauzioni si disperdono sostanze velenose
nell'atmosfera. Se l'olio usato raccolto in modo differenziato pu servire per produrre basi
lubrificanti rigenerate oppure, dopo essere stato trattato, pu essere bruciato in forni speciali,
offrendo un altissimo rendimento energetico.
LCA
La metodologia LCA si basa su due concetti: sviluppo sostenibile e impatto ambientale.
Lo sviluppo sostenibile comporta la necessariamente a confrontare tutti i soggetti coinvolti come:
La pubblica amministrazione che deve promuovere ed incentivare prodotti ed interventi
ecosostenibili ed efficienti da un punto di vista energetico.
Le Aziende produttrici dovrebbe adottare soluzioni tecniche e strumenti di controllo volti
alla massimizzazione della qualit tecnica ed ambientale dei prodotti che mettono in
commercio
I cittadini devono essere informati sui green products e incentivati economicamente
allacquisto (campagne di sconti ai supermercati). Soltanto in questo modo possono adottare
comportamenti orientati al rispetto dellambiente e che consentano una sempre pi
diffusione sul mercato di questi prodotti.
Per impatto ambientale si intende tutti gli effetti positivi e negativi, diretti ed indiretti, temporanei e
permanenti, che ciascuna azione umana genera sullambiente. Gli impatti ambientali si distinguono
in funzione: dei soggetti che li producono (diverse sorgenti di inquinamento); degli oggetti che li
subiscono (diversi soggetti che subiscono linquinamento); delle condizioni in cui questi si
verificano (diversi effetti in termini di emissioni di contaminanti in condizioni di staticit o
dinamicit del corpo ricettore).
Un impatto ambientale pu essere:
positivo se ha effetti benefici sullambiente
negativo se provoca danni pi o meno gravi sullambiente
I principali tipi di impatto sono: l'inquinamento dell'aria per la produzione di energia;
l'inquinamento chimico delle acque; l'inquinamento da rumore; la realizzazione di grandi impianti
come industrie, porti, autostrade e ferrovie; effetti dovuti dalla presenza di centrali nucleari e
impianti chimici.
Il surriscaldamento globale
nei prossimi 10 anni previsto: laumento delle temperature medie terrestri da 1,5 a 5,8 [C]; la
diminuzione dellarea coperta dalle nevi; la diminuzione dello spessore del ghiaccio marino;
crolli di vaste aree ghiacciate; linnalzamento del livello dei mari; periodi di siccit dovuti a forti
ondate di calore; laumento dellevaporazione dellacqua con laumento tendenziale del rischio di
alluvioni, tornadi, uragani pi violenti e frequenti; una pi facile trasmissione di alcune malattie
infettive. Il surriscaldamento dato sia da cause naturali come l'eruzione dei vulcani; l'angolazione
della terra; la circolazione dell'acqua dei ghiacciai attraverso l'oceano, e sia da cause non naturali
come i crescenti consumi di energia causa principale. L'Italia uno dei paesi industrializzati che
consuma pi corrente elettrica. Tale consumo ha comportato l'emissione di CO2 pari al 9% alla
quantit totale dell'Europa. Ma questo dato inferiore rispetto al 2011 di 5,6% dato che quali il 33%
delle energie consumate derivavano da fonti rinnovabili.
Effetto serra

Leffetto serra dovuto al fatto che gas, come biossido di carbonio (CO2), metano, fluorocarburi,
protossido di azoto (N2O), presenti nellatmosfera, intrappolano il calore irradiato dalla Terra. Tale
fenomeno, se in condizioni normali necessario per creare condizioni di temperatura superficiale
tale da permettere la vita sulla Terra, oggi sta diventando sempre pi rilevante dato laumento di
concentrazione dei gas suddetti a causa dellintensificarsi delle attivit umane. Va fatto osservare
che anche il vapore dacqua e lozono troposferico contribuiscono alleffetto serra in quanto
aumentano la quantit di calore che immessa in atmosfera. I raggi del sole attraversano l'atmosfera
e riscaldano la superficie terrestre che a sua volta irradia il calore nell'atmosfera attraverso raggi
infrarossi, il 30% si perde nello spazio il 70% invece assorbito dal vapore acqueo e dai gas serra
presenti nell'atmosfera. Quando aumenta la quantit di questi gas cresce la quantit di calore
intrappolato. Il problema maggiore rappresentato dallanidride carbonica la cui concentrazione
andr sempre pi aumentando, poich questa, insieme allacqua, il prodotto finale della
combustione dei combustibili fossili. Inoltre il biossido di carbonio si scioglie facilmente in acqua:
gli oceani ne contengono enormi quantit, ma laumento di temperatura (dovuto alleffetto serra)
diminuisce la solubilit del gas in acqua liberando nuovo gas nellatmosfera e accelerando il
fenomeno. L'aumento di emissione di CO2 si avuta a partire dal 1800. Per ridurre le emissione di
CO2 si dovrebbe migliorare l'efficienza degli impianti attuali; separazione e eliminazione delle CO2
immaginando un impianto che capti l'anidride carbonica; l'uso di biocarburanti; incentivare la
produzione di energia alternativa come quella geotermica, nucleare, eolica, solare, biomassa.
Le tecnologie alternative anche se da un lato garantiscono un abbattimento dell'emissione della CO2
nell'ambiente dall'altro comportano un impatto ambientale ed economico che non possono essere
trascurati.
Produrre un pannello fotovoltaico o una cella a combustibile o un palo eolico significa consumare
materie prime, risorse, elettricit e, di conseguenza, immettere CO2 in atmosfera. Ecco, grazie
allLCA possibile capire scientificamente se la riduzione a zero dellemissioni di CO2, grazie
allutilizzo ad esempio di un impianto fotovoltaico, giustifica il danno ambientale legato alle loro
fasi di produzione e dismissione.
La metodologia LCA rappresenta uno strumento ideale per garantire la sostenibilit ambientale
associata al ciclo di vita di un edificio, cos come di un qualsiasi altro prodotto. Sin dalla fase di
progettazione, infatti possibile utilizzarla quale guida per individuare quei materiali e quelle
soluzioni tecniche in grado di ridurre gli impatti ambientali nel fasi successive (uso e fine vita).
LLCA permette altres di verificare che soluzioni, come quelle presentate nella slyde precedente,
garantiscano una riduzione nei consumi di combustibili fossili e nelle emissioni di CO2, con un
basso impatto sullambiente. Se per costruire edifici a basso consumo energetico utilizziamo
tecnologie e materiali notevolmente impattanti, tali che le emissioni di CO2 in fase di produzione e
fine vita non giustificano il risparmio di CO2 in fase di utilizzo, allora il gioco non vale la candela.
LLCA ci aiuta a capire come procedere in tal senso individuando la soluzione pi sostenibile.
Environmental LCA un valido strumento per poter scegliere la soluzione meno impattante da un
punto di vista ambientale. LCA applicabile all'edilizia, all'agricoltura, alla gestione dei rifiuti,
elettrodomestici, produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Life cycle costing il costo del ciclo di vita di un sistema complesso la somma dei costi
complessivi di progettazione, costruzione, installazione, avviamento, gestione, dismissione del
sistema in questione, nel rispetto del vincolo di sostenibilit. La motivazione che, per molti
prodotti, il prezzo di acquisto riflette solo una minoranza dei costi che saranno causati dal prodotto.
Social Life cycle una tecnica di valutazione che mira a valutare gli aspetti sociali dei prodotti e dei
loro potenziali impatti positivi e negativi lungo il ciclo di vita che comprende l'estrazione e la
lavorazione delle materie prime, dei prodotti ecc.
L'applicazione di una metodologia LCA comporta la conoscenza del processo di produzione del
prodotto oggetto di studio 1 e la disponibilit di tutti i dati necessari per un corretto sviluppo dello
studio. 2
La metodologia LCA disciplinata dalle norme Europee della serie 14040 e 14044 (2006) e si
articola nelle seguenti 4 fasi:
-Definizione dello scopo e del campo di applicazione;
-Analisi dellInventario del ciclo di vita (Life Cycle Inventory Analysis);
-Valutazione del danno (Life Cycle Impact Assessment);
-Interpretazione dei risultati e valutazione dei miglioramenti (Life Cycle Interpretation and
Improvment Assessment)

Le fasi di valutazione del danno sono:


Classificazione/caratterizzazione Valutazione dei danni
1
visite in campo, materiale gentilmente fornito dallazienda, relazione tecnica sul processo
produttivo con descrizione dettagliata di tutte le fasi che lo caratterizzano;diagramma di flusso
2
descrizione, quantificazione ed analisi dei flussi di materia ed energia in ingresso al processo di
lavorazione. apposite check-list
Normalizzazione
Pesatura
Danno = punteggio
Ogni metodo comporta unimplicita distinzione tra categorie di danno e di impatto: le prime non
sono altro che le categorie che subiscono il danno (vedi la saluta umana, le risorse, la qualit
dellecosistema, etc), mentre le seconde rappresentano gli aspetti ambientali attraverso cui si
manifesta il danno dovuto ad unattivit. Ad ogni categoria di danno corrisponde un gruppo di
categorie di impatto che arrecano a questa il danno.
La possibilit di poter scegliere uno tra i tre metodi proposti per condurre le analisi dimostra come
non si ancora riuscito ad individuare quello univocamente pi adatto per uno studio di LCA.
Pertanto, nello sviluppo di uno studio di LCA, si consiglia di sceglier un solo metodo, in funzione
sia del tipo di processo sia dei comparti ambientali da questo potenzialmente impattati, in modo tale
da poter garantire ununivocit nei risultati e, sulla base di questi, poter definire i pi idonei
interventi di miglioramento.
L'idea di fondo quindi quella di avere il controllo dell'intero ciclo di vita di un prodotto attraverso
l'individuazione degli impatti che i processi produttivi generano in ogni fase, e creare una relazione
tra questi ed i soggetti economici, sociali ed istituzionali che ne vengono coinvolti. Fondamentale il
ruolo del cittadino sia per il suo comportamento in fase di gestione e smaltimento del prodotto, sia
in quanto costituisce la bilancia del mercato, che, se influenzata, pu orientarsi verso una direzione
piuttosto che un'altra.
Ecco che si sviluppa la strategia denominata Life Cycle Thinking (LCT), basata sul "pensare al
ciclo di vita" e che vede il suo sviluppo applicativo nella metodologia dell'analisi del ciclo di vita.
Nella visione LCT rientrano le etichette ecologiche che hanno il compito specifico di veicolare
l'informazione ai consumatori (sia professionisti, sia finali) sull'entit del carico ambientale di ciclo-
vita di un bene o di un servizio.
L'ecolabel europeo impongono il rispetto di limiti di performance ambientali per il rilascio del
marchio.
Il marchio del riciclo un'autodichiarazione del produttore.
Marchi che appartengono alla categoria di Dichiarazioni Ambientali di Prodotto (EPD), non
identificano l'eccellenza ambientale dei prodotti in senso assoluto (come fanno le etichette di tipo
ecolabel), ma garantiscono che le informazioni contenute in una dichiarazione ambientale, che
accompagna il prodotto, corrispondano alla realt secondo norme di riferimento specifiche.
Uno degli schemi pi attivi a livello internazionale quello che lo Swedish Environmental
Management Council (SEMC).
I vantaggi:
divulgazioni di informazioni relative ad aspetti ambientali
incoraggiare la domanda e l'offerta ai prodotti ecologici
incentivare il miglioramento ambientale
i consumatori possono avvalersi dell'EPD come una fonte valida l'informazione per l'acquisto dei
prodotti. L'EPD applicabile a qualsiasi tipo di prodotto e li classifica in gruppi in modo tale da
confrontare i prodotti equivalenti.

LEcolabel individua leccellenza, mentre lEPD unetichetta di tipo dichiarativo che mira alla
trasparenza dell'informazione
LEcolabel unetichetta principalmente rivolta al consumatore finale mentre lEPD rivolto
all'acquirente professionale che possiede le condizioni per leggere e interpretare le dichiarazioni
ambientali.
Entrambe rappresentano una possibile applicazione della metodologia LCA e considerano tutti i
principali impatti ambientali legati al ciclo-vita del prodotto in questione; per citarne alcuni:
Consumo di risorse naturali; Consumo di energia primaria; Utilizzo di fonti non rinnovabili per la
produzione di energia; Cambiamenti climatici; Produzione di rifiuti.
Entrambe le etichette mettono, il consumatore o lacquirente professionale che sia, nelle condizioni
tali da poter scegliere, tra due prodotti, a parit di qualit e prezzo, quello il cui ciclo di vita causa
minor impatti sullambiente.