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AIS - Associazione Italiana di Sociologia

Sezione Sociologia dellAmbiente e del Territorio

Conferenza Annuale della Sezione Sociologia del Territorio


CittCitt-campagna: la sociologia di fronte alle trasformazioni del territorio

Autore: Mastromarini
Mastromarini Roberto
Ente di appartenenza: Universit degli studi di Teramo
Indirizzo postale: Via Collurania 58 64100 Teramo
e-mail: mastro_roberto@yahoo.it
Sessione: Teoria
Titolo della relazione: Dalla citt diffusa ai territori della dispersione.
Trasformazioni
Trasformazioni urbane e legami sociali in una lettura teorica di
sintesi

Dalla citt diffusa ai territori della dispersione.


Trasformazioni urbane e legami sociali in una lettura teorica di sintesi
_abstract
Nel film Canicola (2001) del regista austriaco Ulrich Seidl i corpi - amorfi, lesivi, pesanti - guidano la
narrazione. In essi e attraverso di essi viene raccontata una quotidianit infelice e crudele,
ritorsivamente imbricata nella solitudine e nellafasia di una calura estiva asfissiante. Una calura (la
canicola del titolo) che agisce da cocente metafora di un sociale disperso e obnubilato.
Il saggio che segue, lasciando le storie quotidiane dei soggetti sullo sfondo di questi frames
cinematografici, prova a mettere insieme alcuni concetti e alcune posizioni teorico-sociali
contemporanee sul tema della diffusione urbana e delle sue conseguenze sociali. Due i temi-chiave
che guidano la rassegna teorica proposta: 1) la prevaricazione dell'economico (capitalismo postindutriale) sul sociale che, per una certa parte della letteratura contemporanea, costituisce la ragione
dello scollamento sempre pi evidente tra territorio e soggetti sociali; 2) il progressivo diffondersi di
forme di esclusione socio-spaziale e l'emergere di situazioni di estesa vulnerabilit sociale.
Dalla citt diffusa ai territori della dispersione per tener conto di percorsi di riflessione che ci
raccontano di una realt sociale sempre pi complessa e problematica.

1. Citt diffuse
A rendere sempre pi complessi i discorsi sulle nuove forme di urbanit e i modelli di citt che
lepoca post-moderna comincia visibilmente a consegnarci, sono intervenute in questi ultimi
anni numerose etichette teorico-concettuali, pensate ed elaborate da studiosi delle pi
svariate discipline: citt globale (Sassen1), sprawltown (Ingersoll2), citt diffusa (Indovina3),
citt incorporea (Micheli4), citt postmoderna (Amendola5), citt infinita (Bonomi, Abruzzese6),
citt delle reti (Castells7) rappresentano solo alcune delle principali.
Al di l dei caratteri specifici di ogni concettualizzazione - che corrispondono in vari casi anche
a differenti aspetti fenomenologici della globalizzazione - ci che accomuna le diverse teorie
sulla citt attualmente circolanti la convinzione che debba essere proprio lidea di citt, cos
come si sviluppata nel corso del moderno, a essere messa in discussione.
A produrre il mutamento di scenario sono stati gli intensi fenomeni di diffusione urbana
registratisi in gran parte dei paesi sviluppati e non nel corso degli ultimi trent'anni. In questo
periodo infatti si sono susseguite sempre pi articolate analisi e teorizzazioni volte a scardinare
lunit dicotomica centro-periferia e a dar conto del superamento di una logica interpretativa
basata sul rapporto citt-campagna (categorie analitiche culturalmente emerse appunto
durante la fase storica della modernit). Si cio gradualmente evidenziato come alla crisi dei
modelli centro-centrici, con la dominanza del nucleo storico delle citt e il connesso
subordinamento delle aree via via pi esterne (le cinture e le periferie pi o meno degradate),
abbiano risposto in misura crescente forme polifunzionali, diffuse, disperse, ambivalenti e

Sassen S., Globalizzati e scontenti, Il Saggiatore, Milano, 2002


Ingersoll R., Sprawltown, Meltemi, Roma, 2004
3 Indovina F. , La citt diffusa, in Indovina F., Matassoni F., Savino M., Sernini M., Torres M., Vettoretto L., La
citt diffusa, DAEST, Venezia, 2002
4 Micheli G. A., Contro la citt incorporea, in Micheli G. A. (a cura di), Dentro la citt. Forme dellhabitat e
pratiche sociali, Franco Angeli, Milano, 2002
5 Amendola G. , La citt postmoderna.
6 Bonomi A., Abruzzese A., La citt infinita, Mondatori, Milano, 2004
7 Castells M. , La citt delle reti, Marsilio Editori, Venezia, 2004
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spesso conflittuali di urbanit8. La citt diffusa che ne risulta si presenta come un territorio
ampio, a sviluppo estensivo [] e a funzionalit urbana9, con effetti di progressiva
reticolarizzazione dello spazio e destrutturazione delle vecchie gerarchie territoriali.
Il venir meno di una visione unitaria ed organica del fenomeno-citt anche leffetto della
graduale erosione del legame gruppo sociale-spazio. Se infatti nellepoca otto-novecentesca,
come avevano acutamente esplicitato gli studiosi della Scuola di Chicago quasi un secolo fa,
ad ogni area o luogo della citt occidentale era possibile associare degli specifici gruppi, con
particolari connotati sociali, economici e culturali (o almeno questo era il modello che
fuoriusciva dallo studio di numerosi contesti urbani industrializzati), nella citt diffusa non pi
possibile identificare ununica traiettoria spaziale di connessione tra le forme sociali che vivono
il territorio e gli insediamenti produttivi, residenziali e funzionali ivi operanti.
Il territorio urbano-metropolitano non pu essere pi descritto, in sostanza, come una unit
funzionale (un tutto formato da parti), nella quale ad ogni porzione corrisponde una
determinata tipologia di popolazione, permettendo cos di adottare chiavi di lettura del
fenomeno-citt a partire da una dimensione primaria, quella socio-residenziale. Lunit si
dissolta e anche il binomio abitanti-pendolari, che pure di quella dimensione ha voluto in una
certa fase registrarne un parziale superamento, risulta ormai insufficiente a dar conto delle
nuove dinamiche che si stanno generando.
Nel ragionamento che, in ambito sociologico, Marco Castrignan10 sviluppa sulla scia delle
riflessioni di Guido Martinotti11, viene infatti messo in risalto come nella citt del moderno le
forme sociali del territorio potevano essere lette a partire dalla collocazione spaziale della
popolazione notturna, raffigurando pertanto delle citt di dormienti. Oggi, sottolineano gli
autori, ci che si viene manifestando nelle megalopoli e nelle citt diffuse, nei contesti
interessati da processi di conurbazione o connessione urbana di tipo pi o meno spinto ma
anche e sempre di pi in quelle emergenze spaziali definibili come luoghi del periurbano,
invece il configurarsi di un insieme altamente complesso e differenziato di modalit di vita e di
pratiche duso del territorio.
La letteratura cos spinta a definire le nuove figure sociali che abitano le piattaforme urbane
postmoderne come abitanti-users: figure miste di abitanti-lavoratori-consumatori-turisti che
tendono a vivere le pratiche di vita quotidiana fruendo di uno spazio urbano sempre pi diffuso
e policentrico12.
Nel tentativo inoltre di uscire dallo schematismo interno-esterno, che in molti casi, con valenze
e significati diversi dal passato, rimane comunque utile nella lettura di quei processi che
vedono attive allo stesso tempo spinte centrifughe dalla citt (suburbanizzazione) e tendenze
alla riurbanizzazione13, nel contesto soprattutto europeo emersa in questi ultimi anni la
categoria analitica, prima accennata, del periurbano, la quale:
sta a indicare tutti gli insediamenti residenziali di recente costruzione, generalmente situati in aree in
precedenza rurali, nel raggio di alcuni chilometri dal centro citt, in cui i caratteri fisici dellurbano si possono
combinare con quelli del rurale14
Cfr. Amendola G., La citt postmoderna, op. cit.
Indovina F., La citt diffusa, op. cit., p.16
10 Castrignan M., Citt consistente e citt evanescente, Sociologia urbana e rurale, n. 81, 2006
11 Martinotti G., La citt addormentata e la metropoli di terza generazione, in Amendola G. (a cura di), Scenari
della citt nel futuro prossimo venturo, Laterza, Roma-Bari, 2000
12 Castrignan M., Citt consistente e citt evanescente, op. cit., p. 23
13 Alfredo Mela, nel suo Sociologia delle citt (Carocci, Roma, 1998), sottolinea come La diffusione urbana
resta comunque la tendenza pi importante; tuttavia la spinta centrifuga e la riurbanizzazione rappresentano
due tendenze coesistenti e non necessariamente contraddittorie, legate a diverse convenienze localizzative
delle funzioni urbane e a una redistribuzione spaziale dei gruppi sociali. In particolare, la diffusione riguarda
soprattutto le attivit produttive e la residenza dei ceti medi, mentre la riurbanizzazione coinvolge alcune
funzioni del terziario avanzato e popolazione appartenente ai ceti superiori o, allinverso, quote di lavoratori dei
servizi e dellunderclass, p. 174
14 Castrignan M. , La citt degli individui. Tra crisi ed evoluzione del legame sociale, Franco Angeli, Milano,
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Nelle aree periurbane, affianco alla dimensione abitativa sono per al lavoro altre
fondamentali dimensioni, spesso espressione diretta, si potrebbe dire strutturale, dei processi
di globalizzazione. E in queste zone infatti che vanno a localizzarsi e poi lentamente a
infrastrutturarsi i nodi dei consumi, dellintrattenimento, del trasporto e della mobilit e, pi in
generale, delle nuove attivit produttive e dei grandi insediamenti di servizio. Ai margini dei
sistemi metropolitani e soprattutto nelle aree di confine tra differenti poli urbani si sta
cominciando quindi a giocare una partita decisiva, i cui effetti a livello di organizzazione sociale
dello spazio e di stili di vita dei soggetti cominciano solo ora ad essere colti dagli studi empirici
di sociologia e di antropologia urbana.

2. La metropolizzazione del sociale


Con particolare riferimento ai contesti occidentali, al centro della pi recente riflessione
sociologica sullo spazio e sulle trasformazioni nelle forme e nei contenuti dei legami sociali che
nella dimensione spaziale si danno, ci sono numerose problematiche. Tra queste:
la crisi della citt come unit funzionale e sociale (basata sul modello organizzativo centroperiferia) e l'emergere prima e il diffondersi poi di forme diffuse, ambivalenti e conflittuali di
urbanit (particolarmente importante in tal senso la categoria del periurbano);
il venir meno di una identit speculare tra dimensione strutturale e dimensione sociale,
cio tra forma e composizione del territorio e comunit di soggetti che vi risiedono; per cui
l'organizzazione dello spazio (il territorio) specchio di alcune relazioni sociali ma non di
tutte15;
la caratterizzazione dell'agire sociale postmoderno come simbolico, polimorfico e
rizomatico: al senso di appartenenza e di radicamento si sostituiscono le propriet inclusive
-ma anche esclusive - dei sistemi funzionali complessi (una inclusione/esclusione che si da,
come Luhmann ha affermato, principalmente in chiave comunicativa e cognitiva);
la prevaricazione dell'economico (capitalismo post-indutriale) sul sociale che, per una certa
parte della letteratura contemporanea, costituisce la ragione dello scollamento sempre pi
evidente tra territorio e soggetti sociali. Il mercato, con i suoi meccanismi di mercificazione
e controllo, toglie senso e possibilit ad un sociale allargato, aperto e radicato nei luoghi,
rinchiudendo l'agire nelle cerchie del consumo e delle pratiche individualistiche.
il diffondersi di forme di esclusione socio-spaziale da una parte e l'emergere di situazioni di
estesa vulnerabilit sociale sui territori dall'altra;
l'emergere di nuove configurazioni (patterns) del sociale che, attraverso la riscoperta e la
riattivazione di un'agire affettivo e simbolico, producono nuove socialit e nuove relazioni
all'interno di mondi e strutture di natura soprattutto comunicativa;
infine, le crescenti difficolt ma anche le sfide ri-aperte dai soggetti sociali a fare territorio,
a produrre, entro nuove e multiformi condizioni sistemiche e soggettive, nuove forme di
territorialit.
Le categorie conoscitive entro le quali possibile cogliere il senso di certe ambivalenze
(apertura / chiusura; relazionalit / individualismo; appartenenza / inclusione, etc..) sono
molteplici. Spazio fisico e spazio sociale ci permettono di vagliare le diverse
giunture/disgiunture tra compresenza fisica dei soggetti e relazioni dirette (face-to-face) da un
lato e rapporti che si sviluppano in una dimensione pi astratta e immateriale per il tramite
2004, p. 112
15 Castrignano M., Francesconi C., Segni di glocalismo nel periurbano, Sociologia urbana e rurale, n. 69, 2002,
p. 69

delle reti e delle tecnologie comunicative dall'altro. Confine e limite palesano il continuo
rigenerarsi di pratiche di controllo e di processi di differenziazione (confini) e del riproporsi - in
forme pi estese rispetto al passato - di riflessioni sulla finitezza e le potenzialit umane
(limiti). Globale e locale infine (per fermarci ad alcune delle principali categorie), diventano i
poli estremi di un processo di ridefinizione dello spazio che da una parte amplia all'infinito
l'orizzonte degli individui e dall'altra si muove alla ricerca di nuovi confini all'interno dei quali
recuperare un controllo sull'agire16.
Nel tentativo di fornire una prospettiva di sintesi di alcune delle teorie contemporanee sul
rapporto citt-legame sociale, mi rifar al costrutto di metropolizzazione del sociale.
Per metropolizzazione del sociale possiamo intendere il processo di razionalizzazione dei
rapporti sociali complessivi, che segue a quello della razionalizzazione dei rapporti
produttivi17. Durkheim, Simmel, Weber, Benjamin rappresentano alcuni tra i principali
pensatori classici di riferimento. Da loro prende le mosse e si sviluppa un crocevia di riflessioni
sociologiche sul carattere metropolitano della vita moderna nelle grandi citt occidentali ottonovecentesche prima e sulla produzione ed estensione su scala globale della forma-metropoli
nei vissuti individuali e nelle strutture societarie della postmodernit poi.
Durkheim stato tra i primi a valutare e concettualizzare il mutamento di scala che si da nel
sociale attraverso i processi di urbanizzazione. Il progressivo aumento di densit dei rapporti
che ha luogo nelle citt e nei grandi agglomerati urbani assieme all'affermarsi del principio
industriale della divisione del lavoro producono, per il sociologo francese, una nuova forma di
solidariet sociale: una solidariet organica, nella quale diventano preponderanti nei rapporti
tra gli individui i vincoli di tipo funzionale18.
Simmel introduce concetti chiave come quelli di intellettualizzazione, di intensificazione
dell'attivit psichica, di astrazione e quantificazione del legame sociale, di oggettivazione dello
spirito19. L'atteggiamento blas, di distacco e indifferenza che si sviluppa nel rapporto tra
individuo e ambiente sociale urbano , nella prospettiva simmelliana, il frutto di una
immunizzazione nei confronti delle richieste personali e delle aspettative degli altri: a
differenza delle comunit e dei paesi tradizionali in cui ci si conosce e si ha modo di
intrattenere relazioni profonde e durature, nella metropoli moderna non si conoscono
nemmeno pi i vicini di casa, perch sono tanti, anonimi e per di pi cambiano
continuamente20.
Weber offre importanti riflessioni sugli statuti della citt moderna, individuando tramite cornici
idealtipiche forme di agire sociale, di potere e di organizzazione che la attraversano. L'agire
urbano viene analizzato nell'ottica di un processo di razionalizzazione dei rapporti sociali di
lunga durata (a partire dalla civilt greca classica): l'aspetto per noi qui pi interessante che
la citt vista (anche) come realt economica, nella quale dominano le relazioni di produzione,
consumo e commercio21.
Walter Benjamin, infine, fa emergere, rispetto alla citt di Parigi di inizio '900, l'idea di cittlabirinto, in cui i riferimenti relazionali perdono la sembianze del legame sociale forte per
lasciar spazio a connessioni simboliche e comunicative fluttuanti, che navigano su superfici
ampie e si abbandonano alle contingenze della flanerie.
Gli aspetti e i processi che questi studiosi hanno evidenziato in riferimento ai contesti delle
societ occidentali otto-novecentesche, si ritrovano ed questo il cuore dell'idea di
Marchetti M.C., Spazio, in Malizia P. (a cura di), Il linguaggio della societ. Piccolo lessico di sociologia della
contemporaneit, Franco Angeli, Milano, 2004, p.175
17 Cacciari M., Metropolis. Saggi sulla grande citt di Sombart, Endell, Scheffler e Simmel, Officina Edizioni,
Roma, 1973, p. 9
18 Durkheim E., La divisione del lavoro sociale, Edizioni di Comunit, Milano, 1962
19 Simmel G., Le metropoli e la vita dello spirito, Armando, Roma, 1995
20 Codeluppi V., La vetrinizzazione sociale. Il processo di spettacolarizzazione degli individui e della societ,
Bollati Boringhieri, Torino, 2007, p. 11
21 Cfr. Petrillo A., Max Weber e la sociologia della citt, Franco Angeli, Milano, 2001
16

metropolizzazione del sociale - spinti all'eccesso nelle attuali condizioni sociali postmoderne.
La metropoli era diventata nella teoria sociologica moderna il luogo emblematico dei processi
di massificazione, essendo l'ambiente in cui si sono generati e rigenerati in condizioni
estreme i dispositivi ordinari della convivenza: istituzioni del potere, vissuti quotidiani, forme
economiche e sociali del territorio, apparati di produzione e consumo, reti di comunicazione e
trasporto, organizzazione del lavoro e tempo libero, servizi civici e misure di controllo,
divertimenti e spettacoli, costumi, ritmi tra spazio e tempo, rituali simbolici e religiosi22. La
metropoli diventa negli attuali scenari teorici l'orizzonte stesso dello sviluppo e dell'evoluzione
sociale, in quanto espande e innerva le proprie qualit anche al di fuori delle grandi citt e
conurbazioni urbane. Oggi essa viene vista come protagonista di una grande rivoluzione
spaziale:
Pensare che vivere oggi in uno spazio poco urbanizzato o disperso significhi essere fuori o diversi in termini
di mentalit, stili di vita, linguaggi da chi invece abita dentro una grande citt vuol dire non tener conto della
funzione unificatrice e omologante delle reti, dei flussi transnazionali, della rivoluzione dei trasporti e della
comunicazione che investe ormai tutti i livelli delle relazioni sociali. Sono il mercato, con i suoi circuiti
finanziari e con i suoi scambi commerciali, e la comunicazione, con la diffusione delle sue reti, a fare
societ. La metropoli, come spazio liscio e indefinito del mercato, ha colonizzato l'intero globo [...] la
metropoli la forma mondo che ha dissolto ogni altra forma urbana.23

3. Potenza delleconomico e scardinamento dei luoghi


Il complesso di fenomeni alla base di simili mutamenti delle forme socio-spaziali cos come
della struttura e delle funzioni degli aggregati urbani ci porta in questa sede ad indicare due
dei pi importanti fattori propulsivi:
-

i processi di riorganizzazione su scala globale delle economie entro coordinate di


stampo neo-liberista (finanziarizzazione, diffusione e riconcentrazione spaziale delle
imprese, ruolo sempre pi sussidiario degli stati rispetto alle volont dei big players
multinazionali, egemonia culturale anglo-americana, passaggio a sistemi di lavoro postfordisti, assetti geopolitici neo-colonialistici e nuove migrazioni);
lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie informatiche e delle piattaforme di
comunicazione (dimensione entro cui possibile cogliere la sovrapposizione tra societ
della conoscenza e nuove ed esplosive informational cities).

Anche da posizioni per cos dire temperate non si pu fare a meno oggi di prendere atto che
siamo di fronte, in senso generale, a:
un epocale salto di fase nei processi di modernizzazione del capitalismo fattosi globalizzazione. In esso la
potenza delleconomico scardina le strutture politiche, etiche e culturali istituzionalizzatesi nel corso del
Novecento e punta alla sedimentazione di un ordine nuovo 24.

In termini sociali e territoriali la prevaricazione sistemica delleconomico su ogni altra


dimensione e ambito di realt porta luhmanianamente a leggere le nuove configurazioni
fenomeniche della postmodernit in termini di dinamiche di tipo inclusivo-esclusivo. La nuova
economia globale:

Abruzzese A., Metropolizzazione, in Abruzzese A., Giordano V. (a cura di), Lessico della comunicazione,
Meltemi, Roma, 2003, p. 331-332
23 Ilardi M., Il tramonto dei non luoghi. Fronti e frontiere dello spazio metropolitano, Meltemi, Roma, 2007p.
37-38
24 Bonomi A., La secessione dolce , Il Mulino, n. 4, 2007, p. 653
22

comprende tutto ci che crea valore e a cui attribuito un valore, in qualsiasi parte del mondo. Esclude ci
che svalutato o sottovalutato. E al tempo stesso un sistema dinamico espanso e un sistema che segrega
ed esclude settori sociali, territori, paesi25

Gli adattamenti critici dell'approccio sistemico, se pur tacciabili (e in tal senso infatti sono
aspramente criticati) di pretese iper-generalizzanti e onnicomprensive che rischiano di
annullare, appiattire, dissolvere le innumerevoli diversit nel nostro caso - tra i luoghi e tra i
territori rintracciabili nel mondo contemporaneo, ci ponongono dinanzi a un fatto molto
rilevante. Poich, come Luhmann afferma26, i sistemi funzionali non possono - per statuto realizzare la piena inclusione27 di tutto e tutti al loro interno, nel senso che sono gli stessi
sistemi funzionali, sulla base dei criteri-guida che si sono dati alla nascita (e che vengono poi di
volta in volta riformulati sulla base delle esigenze che re-intervengono) per realizzare le proprie
operazioni e per auto-espandersi, a decidere chi, in che modo e fino a che punto pu entrare a
fare parte di (accedere a) quel determinato sistema, ci che si produce a livello globale - se
diamo per vera legemonia delleconomico - una incessante esclusione e marginalizzazione di
persone, gruppi sociali, informazioni, problemi, aree urbane e territori che non rispondono o
non si adattano alle nuove leggi del capitalismo post-industriale.
Senza entrare nel merito - peraltro troppo complesso - del discorso sistemico, il punto che qui
si vuole porre in evidenza che il sistema economico globale, con il relativo registro neoliberista, tende (nella prospettiva critica che qui stiamo delineando) ad imporsi sul sociale e
sugli spazi del sistema-mondo con una forza tale da portare allo scardinamento dei legami
storici e identitari tra i luoghi e le comunit insediate. Come indica Alberto Magnaghi nel suo Il
progetto locale28, lorganizzazione dello spazio, e pertanto anche i vissuti individuali e sociali
che nello spazio si determinano, sono ormai dominio delle funzioni economiche della
produzione, della circolazione, della riproduzione e del consumo:
Il territorio, piegato a questo dominio, diviene mero supporto inanimato di funzioni la cui logica insediativa
prescinde dai luoghi e dalle loro individualit e li riduce allastrazione geometrica della superficie euclidea
[] La conurbazione metropolitana deposita le sue funzioni (decentrate o diffuse) come meteoriti che
seppelliscono a caso ci che sta sotto: il territorio dei luoghi, della comunit insediata, della toponomastica,
del genius loci, della cultura e della lingua locale, degli stili di vita, dei modelli socio-culturali29

Nel cuore di una delle metropoli che maggiormente stanno registrando in questi anni i micidiali
effetti della ri-configurazione e della ri-gerarchizzazione degli spazi urbani postmoderni,
Pechino, assistiamo ad esempio ormai alla quasi effettiva scomparsa di un secolare e
sofisticato modello di insediamento umano nella citt30. Quel tessuto urbano fatto di piccole
case unifamiliari a corte, ad un piano e alte non pi di 3 o 4 metri (le sehiyaun), che dava
forma a dei grandi complessi di isolati intagliati da una rete fittissima di vicoli per laccesso alle
residenze (gli hutong), viene ogni giorno sempre pi demolito per fare spazio a nuovi edifici,
residenze di prestigio e negozi. Con un processo avviatosi, in chiave intensiva, a partire dalla
met del XX secolo, gli articolatissimi tessuti sociali e culturali che al suo interno si rinnovavano
di generazione in generazione e che davano luogo a tante micro-comunit vissute tra le strade
e le corti, stanno oggi subendo il colpo di grazia (si parla di un trenta per cento ancora
esistente degli hutong e delle sehiyaun originari) sotto i colpi degli interessi urbanistici,
Borja J., Castells M., La citt globale. Sviluppo e contraddizioni delle metropoli del terzo millennio, De
Agostani, Novara, 2002, p. 15
26 Cfr. Luhmann N., Sistemi sociali. Fondamenti di una teoria generale, Il Mulino, Bolohna, 1990; Luhmann N.,
Oltre la Barbarie, Sociologia e politiche sociali, n. 3, 1999
27 Una inclusione che nella prospettiva luhmaniana ha luogo in termini meramente comunicativi, in una chiave
di lettura per molti aspetti diversa rispetto ai costrutti di interiorizzazione e socializzazione al ruolo di tipo
parsonsiano.
28 Magnaghi A., Il progetto locale, Bollati Boringhieri, Torino, 2000
29 Magnaghi A., ibidem, p. 22
30 Cfr. Colarossi P., Piccoli villaggi persi dentro la metropoli, il manifesto, 22/12/2007
25

finanziari e turistici legati alle Olimpiadi del 2008 e di ci che ne conseguito.


A Pechino, come in tantissimi altri contesti e aree del pianeta, la metamorfosi dello spazio
risponde sempre di pi a logiche di tipo economico-produttivistico e tecnologico che vedono nel
territorio oggetto di intervento (un quartiere, una periferia, un centro storico, un paese) un
semplice foglio bianco, utilizzabile e plasmabile ai propri fini senza tener conto delle
caratteristiche ambientali, sociali e culturali ivi esistenti. Nellera del capitalismo fattosi
globalizzazione:
la deterritorializzazione non si configura come nel passato come una fase di transizione a una nuova
territorialit (ovvero a una nuova forma della relazione coevolutiva fra insediamento umano e ambiente):
essa infatti determinata da un sistema socioeconomico per sua natura deterritorializzato, organizzato in
uno spazio astratto, atemporalizzato, sempre pi artificializzato, destrutturante (per forma e velocit del
processo) la costruzione storica delle regioni, dei luoghi, e dei loro tipi territoriali31.

Nel passaggio da un'ottica sistemica (attraverso cui abbiamo letto finora tali processi) ad
un'ottica micro (centrata sui soggetti), si aprono tuttavia degli spiragli, a partire
paradossalmente proprio da un'analisi delle condizioni sociali di chi pi di ogni altro vive sulla
propria pelle le conseguenze negative di tali radicali trasformazioni.
Nel suo Perdersi. Luomo senza ambiente Franco La Cecla ci offre, con lo sguardo
contaminante dellantropologo-architetto, una importante riflessione sullo sconquasso del
mondo nel quale ci troviamo a vivere e sulle logiche di ri-composizione dello spazio (ri territorializzazione) operate da una schiera sempre pi fitta di emarginati, stranieri e dis-locati.
Al genocidio culturale perpetrato in nome delligiene e dellordine (capisaldi epistemologici
della modernit occidentale), alla lobotomizzazione dello spazio e della mente locale (che ha
avuto inizio con la creazione e lo sviluppo dei primi stati-nazione), corrisposto e
accentuatamente corrisponde, secondo La Cecla, levacuazione in larga scala e in tempi
brevi di indigeni dai loro territori, lo sfratto di gruppi di persone o di intere popolazioni dai loro
luoghi abituali, lo sradicamento e lo spostamento forzato (per ragioni di tipo politico,
economico, culturale, religioso, a causa di guerre o conflitti di varia natura) di uomini, donne,
bambini ed anziani di ogni colore ed etnia.
Lautore afferma poi che negli scarti territoriali delle citt e degli agglomerati urbani, nelle
zone periferiche e marginali, negli interstizi della razionalit ingegneristica che gli emigrati, i
profughi, i rifugiati creano i loro insediamenti abusivi. Scarti territoriali, che rappresentano il
rimosso urbano della nostra condizione moderna. Questi luoghi sono:
un laboratorio a volte tragico e a volte vitale di enormi processi di ri-ambientamento. Questo genere di
orientamento legato alla sopravvivenza ed esprime nelle censure che gli vengon fatte, nei tentativi di farsi
strada, nelle elaborazioni del minimo disponibile una intelligenza pratica a cui gli antropologi hanno dato il
nome di conoscenza locale32.

Il perdersi, cui fa riferimento La Cecla nel suo libro, in generale riconducibile al


disorientamento e allanaffettivit che caratterizza, pi che in ogni altra epoca, il nostro vivere i
luoghi e gli spazi sociali. Un perdersi che si situa tuttavia all'interno di un senso spaziale
profondamente radicato in quella che pu essere definita la realt sistemica del mediamondo.33
Magnaghi A. , ibidem, p. 29
La Cecla F., Perdersi. Luomo senza ambiente, Laterza, Roma-Bari, 2000
33 Il media-mondo pu essere definito come uno dei principali ambienti di vita (in senso cognitivo ed
esperienziale) degli individui postmoderni. Lorizzonte mediologico (lorizzonte di conoscenza e di senso che i
media continuamente ri-producono) si connette alle determinazioni di un orizzonte sistemico globale e a
modelli di conoscenza sempre pi chiaramente polisensoriali e rizomatici, dando vita ad una complessissima
intelaiatura socio-culturale definibile come societ-mondo (o media-mondo). I processi di glocalizzazione, nei
termini ad esempio della de-territorializzazione e ri-territorializazione degli individui e della dis-locazione delle
forme simboliche e culturali, attestano da una parte linterdipendenza come condizione esistenziale e
31
32

Esso se da un lato attesta proprio questo scollamento tra i nostri corpi e ci che ci sta attorno,
se cio sta per la distrazione episodica o cronica da cui siamo affetti nelle relazioni con
lambiente che ci circonda dovuta alla distruzione della facolt di abitare, allassegnazione
forzata in spazi che non possiamo modellare o ri-creare sulla base delle nostre esigenze,
dallaltro pu avere e di fatto ha esiti diversi. Consente, ad esempio, quel fuor-di-luogo per il
quale siamo costretti a ricostruire i punti di riferimento della nostra vita, a prendere atto delle
caratteristiche del contesto nel quale ci ri-troviamo a vivere, a misurare e a ridefinire noi stessi
rispetto ad esso.
Le nuove soggettivit migranti, nell'esempio offerto dal libro, vivono allora situazioni molto
simili a quelle vissute dalle generazioni precedenti, ma ci che profondamente cambiato
appunto il senso del luogo, e con esso litinerario geografico delle identit. Nella
consapevolezza della relativit del proprio radicamento, tali soggettivit superano la dialettica
tra nostalgia e ri-ambientamento, che occupava e monopolizzava, in passato, lesperienza
esistenziale del migrante. I nuovi soggetti delle diaspore, come li chiama La Cecla, sanno che il
mondo sempre pi piccolo, permeabile, collegato, e che basta unantenna parabolica e un
portatile per cambiare il senso dello spazio del proprio nuovo insediamento34.

4. Senza citt, senza speranza


Lidea di citt diffusa, cos come delineata nel primo paragrafo, di per s non sufficiente a
rappresentare tutta una serie di dinamiche e di processi trasformativi che - con caratteristiche
spesso profondamente diverse - stanno interessando un numero sempre maggiore di contesti
urbano-metropolitani, tanto nel nord quanto nel sud del mondo. Se la diffusione urbana il
fenomeno di riferimento a livello globale35, il concetto di citt diffusa, soprattutto l dove
qualifica lintero territorio di riferimento di questa nuova realt post-moderna come a
funzionalit urbana, poco capace di dar conto sia di quei fenomeni che hanno luogo
allinterno di molte citt e metropoli delloccidente:
gli imponenti flussi migratori di popolazioni verso gli agglomerati urbani appaiono, per il momento, destinati
a non avere nessuna possibilit di far parte della citt, come esercizio di diritti di cittadinanza e come
integrazione territoriale36
La citt globale [] concentra al suo interno una quota sproporzionata di potere aziendale globale ed uno
dei luoghi chiave della sua valorizzazione; ma concentra anche una quota sproporzionata di popolazione
svantaggiata ed al contempo uno dei luoghi chiave della sua svalorizzazione37

sia, in senso generale, di ci che sta avvenendo in quegli sterminati pianeti di baracche, slums
e bidonvilles del terzo mondo tanto efficacemente descritti da Mike Davis:
Le megabaraccopoli di oggi in molti casi sono il risultato non della lenta e incrementale accumulazione di

dallaltra la socializzazione di ogni ambito dellesistente. In questo consiste la prospettiva di una societmondo: ogni elemento sistemico sempre pi interdipendente da ogni altro con effetti di reciprocit che
tendono ad essere percepiti in modo sempre pi evidente dai soggetti cfr. Boccia Artieri G., I media-mondo.
Forme e linguaggi dellesperienza contemporanea, Meltemi, Roma, 2004
34 La Cecla F., 2000, op. cit., p. 140
35 Per cui autori come Richard Ingersoll (2004, op. cit.) arrivano a sostenere che la distinzione tra urbano e
rurale non regge pi, perch tutto (o quasi) ormai urbano, mentre altri vedono nella forma-metropoli
lespressione della ratio imperialistica occidentale e della societ capitalistico-industriale matura (Magnagni
A., 2000, op. cit.).
36 Mazzette A., Di che cosa fatta una citt? in Mazzette A., Sgroi E., La metropoli consumata. Antropologie,
architetture, politiche, cittadinanze, Franco Angeli, Milano, 2007, pag. 22
37 Sassen S., Globalizzati e scontenti, op. cit., p. 33

povert, ma del "big bang" prodotto dalle politiche del debito e degli aggiustamenti strutturali della fine degli
anni 70 e degli anni 80. Imponenti fenomeni di esodo dalle campagne si sono trovati di fronte ad una
riduzione degli investimenti sociali nelle infrastrutture urbane e nei servizi pubblici. I nuovi poveri urbani
sono stati lasciati da soli ad improvvisarsi un rifugio e delle strategie di sopravvivenza. La loro ingegnosit
di fatto riuscita a spostare le montagne, ma solo per un periodo di tempo limitato38.

La funzionalit urbana di un territorio dovrebbe consistere, cio, in un dispiegamento e in una


progressiva estensione a strati sempre pi ampi di popolazione di strumenti e modalit di
accesso diretto a funzioni urbane di tipo sociale, comunicativo, culturale, politico ed economico
(includendo in queste funzioni le dimensioni abitative, di mobilit, di consumo, di accesso ai
servizi, di esercizio della cittadinanza, etc). E invece, come molto evidente, la tendenza
globale di questi ultimi decenni stata quella di produrre sempre pi grandi agglomerati urbani
e metropolitani, nei quali ad una incessante espansione edilizia e ad una vorace occupazione
di suolo non ha corrisposto, e sempre meno corrisponde, un pieno e allargato sviluppo sociale
di carattere urbano.
Come giustamente tengono a sottolineare i sociologi Antonietta Mazzette39 e Giandomenico
Amendola40 le differenze tra le citt contemporanee sono per ancora innumerevoli. Le citt
occidentali, con tutto il corollario di diversit da cui sono attraversate, hanno in s molte
contraddizioni (e con tutta probabilit, stante il modello economico di sviluppo illimitato entro
cui siamo inseriti, non faranno altro che aumentare) ma, innanzitutto, sono quantitativamente
pi ridotte [rispetto a quelle dei paesi del sud del mondo, n.d.r.], in secondo luogo, si collocano
dentro esperienze urbane mature e con un livello medio di benessere, in terzo luogo, seppur in
modo frammentario, si sta cercando almeno in Europa di adottare politiche di inclusione e
di coesione sociale.
Esiste tuttavia qualcosa che accomuna i vari contesti precedentemente messi in relazione. Ci
che rende simili tutte le esperienze urbane contemporanee, ed la stessa Mazzette a
evidenziarlo, che la citt non pi il luogo della speranza. Quei 60 milioni di persone che,
secondo il rapporto 2007 del Worldwatch Institute, ogni anno abbandonano le aree rurali per
trovare una collocazione dentro le citt e le metropoli di tutto il mondo, hanno pochissime se
non alcuna speranza di veder migliorare col tempo le loro condizioni di vita. Ritornando a
quanto detto nel paragrafo precedente, poich la nuova economia globale basa il proprio
sviluppo sulla tecnologia (che sostituisce luomo) e i servizi avanzati (che richiedono
competenze specifiche) e ha nella deterritorializzazione e dislocazione delle funzioni produttive
e distributive il principio-guida delle proprie operazioni sistemiche, non ha bisogno di essere
legata ad un determinato contesto, se non in forme - in genere - mutevoli e dilatate. Per quella
massa di gente, spesso poco qualificata, non si prospetta quindi nessun fattivo assorbimento
sociale dentro lorganizzazione urbana, cos come era avvenuto invece per le classi operaie
nellepoca industriale (un assorbimento, tra laltro, pagato con prezzi altissimi di sfruttamento
e di degrado umano e ambientale).
I territori in cui si ritrovano a vivere i nuovi dannati della terra, anche se inseriti in compatti
nuclei urbani o in megalopoli di 10 o 20 milioni di abitanti, difficilmente possono essere definiti
parti di citt. Sempre pi spesso essi appaiono invece come veri e propri territori della
dispersione.

5. Territori
Territori della dispersione: tra vulnerabilit e nuove forme di esclusione sociale

Intervista al Socialist Worker, n. 6, 2006 (rintracciabile in italiano allindirizzo internet


http://osdir.com/ml/culture.internet.rekombinant/2006-06/msg00028.html)
39 Cfr. Mazzette A., 2007, op. cit.
40 Cfr. Amendola G., Citt difficili/Citt possibili. Analisi sociologiche e strategie progettuali, Sociologia urbana
e rurale, n. 82, 2007
38

I temi della esclusione cos come quello della vulnerabilit sociale rappresentano terreni
cruciali di analisi per le scienze sociali. Se il primo ha una tradizione di studi pi consolidata e il
secondo invece costituisce, per molti versi, ancora una emergenza di ricerca, ci almeno in
parte ascrivibile al fatto che il tradizionale modello di spiegazione sistemica (quello in cui i
fenomeni possono essere decodificati a partire dal binomio inclusione/esclusione) risulta
ormai insufficiente di fronte al configurarsi di situazioni via via pi estese e diffuse di fragilit
sociale. Di condizioni di vita in cui non si quasi pi in e non si ancora out, di vissuti che
tendono a collocarsi - almeno fino a quando non si (ri)cade nelluna o nellaltra condizione - ai
margini, sui confini cio tra benessere e malessere individuale e sociale. Se - e il discorso si
riferisce per lo pi alle societ occidentali - una quota sempre crescente di popolazione
sperimenta precariet socio-economica, incertezza e perdita di controllo del proprio corso di
vita, attestandosi quindi in uno spazio liminale tra il dentro (lessere incluso, ad esempio, nei
sistemi di consumo, di lavoro e in quelli di protezione sociale) e il fuori (il non poter accedere a
quei sistemi, il non riuscire a farlo), ci che si evidenzia sono le carenze di un modello analitico
che dicotomizza la realt sociale entro due soli estremi e non pone invece al centro
dellattenzione proprio quellarea intermedia - le situazioni di vulnerabilit - da cui traggono
origine molte delle nuove e fragili architetture societarie della postmodernit41.
Riprendendo il ragionamento condotto nelle pagine precedenti, ci significa che, per leggere i
fenomeni di diffusione urbana e provare a dar conto delle drammatiche rotture del rapporto tra
luoghi e comunit insediate, occorre oggi prendere innanzitutto atto di un mutamento di forma
e di contenuto del sociale. Nella riflessione che Nicola Negri sviluppa a partire dalle
problematiche socio-lavorative, si sostiene ad esempio che quella in cui ci ritroviamo a vivere
non pi:
una societ caratterizzata da una stratificazione sociale panciuta come quella industriale tradizionale, con
gli strati intermedi grandi e gli estremi piccoli. Bens una societ a clessidra [] Questo modello, non cos
dissimile dal modello degli Stati Uniti e non ancora diffuso in Europa, un modello che produce una forte
polarizzazione sociale. In esso il vertice basso della clessidra diventa non gi luogo di trasmissione e di
recupero di diffuse situazioni di benessere e robustezza economica, ma di riproduzione della precariet e
della vulnerabilit42.

La vulnerabilit, che nei contesti urbano-metropolitani tende a snodarsi lungo tutte le


dimensioni di vita dei soggetti e dei gruppi (sociale, economica, culturale, urbanistica,
comunicativa, psicologica, etc.), mette in luce:
-

da un lato il progressivo disintegrarsi (o riconfigurarsi, per coloro che ne hanno la


possibilit, sotto i rapporti di consumo e nelle forme del neo-tribalismo contemporaneo)
delle reti sociali, con la connessa difficolt dei soggetti a far fronte al crollo degli
equilibri e delle appartenenze sociali;
dallaltro la crescente incapacit di fare territorio, cio di riempire gli spazi di vita,
molteplici e differenziati, di momenti e situazioni di socialit estesa e di senso collettivo
del luogo.

Le relazioni segmentate che ne risultano, come allargamento e diffusione di quelle strategie di


raffreddamento dei rapporti sociali gi identificate da Georg Simmel e Walter Benjamin nelle
Come nel caso del concetto di citt diffusa, ritenuto valido nella prima parte di questo paper ma
successivamente destrutturato per sottolinearne i punti deboli e le carenze euristiche, anche il discorso
sistemico viene qui scomposto per tentare di far entrare al suo interno elementi di novit ed emergenze sociali
che poco si adattano ad una rigida riproposizione di quel modello analitico (cos come la tradizione di studi
scientifici sociologici oggi tende a consegnarcelo). In sostanza non si vuole negarne lutilit nello studio delle
societ complesse, ma evidenziarne aspetti di insufficienza.
42 Negri N., La vulnerabilit sociale, Animazione Sociale, Agosto/Settembre 2006, p. 18; cfr. anche Castel R.,
L'insicurezza sociale. Che significa essere protetti?, Einaudi, Torino, 2004
41

grandi citt dellinizio del secolo scorso, sono in misure variabili impersonali e superficiali,
anonime e incerte43. Le opportunit di socialit tendono a non essere le stesse in ogni area
delle citt o delle metropoli contemporanee, variando da zona a zona: alcune di queste
promuovono in una certa misura socialit, altre tendono ad annullarla o a sottoporla a dettami
e criteri di tipo strumentale. Nelle persone che si ritrovano a vivere simili situazioni e contesti di
vita non ancora avvenuta per, in definitiva, una rottura tale da produrre la perdita delle
risorse primarie (lalloggio, un reddito di dignit o sopravvivenza, laccesso ai servizi sociosanitari, una rete sociale minima, etc).
Strettamente legati a questi, esistono - come abbiamo evidenziato nel paragrafo precedente altri contesti di vita, segnati propriamente e drammaticamente da povert estreme, isolamento
sociale, sofferenze e intensi disagi psichici. Si tratta di quella parte di realt sociale, costitutiva
degli agglomerati urbani del sud del mondo e in forte crescita anche nelle societ a sviluppo
avanzato, che, tra vecchie e nuove forme di esclusione sociale, delinea larticolarsi e il
riprodursi in seno alla realt postmoderna di innumerevoli citt degli esclusi. Di territori della
povert e della dispersione in cui sono spinte e poi racchiuse figure sociali che da sempre
rappresentano, come dice La Cecla, il rimosso della condizione urbana: poveri, immigrati,
zingari, prostitute e altre vite ai margini.
I loro luoghi sono le baraccopoli, i campi nomadi, le periferie degradate, le enclave territoriali
(che nel sud Europa, e non solo, spesso si annidano anche nei centri storici), i ghetti, i vuoti
urbani. E se vero che proprio in queste aree che nascono nuove forme sociali, le storie
personali di queste persone:
le vicende del loro esistere, il loro vissuto rimangono irrimediabilmente afoni, inudibili, perch la citt forte
non possiede il codice linguistico capace di decifrare il linguaggio della vita nuda [] Sa solo decrittare il
lessico della vita vestita, decodificabile secondo la logica lineare delle funzioni dutilit e dello scambio tra
equivalenti generali, in base agli abiti professionali e ai simboli dei ruoli. Il resto, quelli che non
funzionano secondo questo statuto formale, restano corpi senza la parola e dunque cose isolate, senza
relazione perch manca loro quellelemento fondante di ogni relazione tra persone che il riconoscimento,
la materia indispensabile per essere insieme in uno spazio condiviso44.

43 Bagnasco A., Tracce di comunit. Temi derivati da un concetto ingombrante, Il Mulino, Bologna, 1999, p.
148
44 M. Revelli, Voci senza casa, postfazione a B. Rosso, F. Tarocco, La citt fragile, Bollati Boringhieri, Torino,
2008, p. 85

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