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CAP 2 Urbanistica: deriva dal termine spagnolo urbanizacion (Cerd 1885) =disciplina autonoma per lorganizzazione scientifica del

territorio, radice urbs, citt in latino (da urbum, aratro, strumento impiegato per tracciare il perimetro dei nuovi insediamenti); altri termini = urbaniste, urbanismo, city planning, stdtebau. Pianificazione urbanistica: fa riferimento al processo di produzione del piano alla scala urbana. Pianificazione territoriale: fa riferimento al processo di produzione del piano alla scala territoriale, o di area vasta. Territorio: dimensione spaziale ampia, con riferimenti anche governativi. Ambiente: termine molto ampio, che ha significato sia in relazione ai contenuti, (spazio vitale, habitat umano) sia alla scala. Citt (conurbazione x Geddes, metropoli x Gottmann) luogo di concentrazione di popolazione, di edifici e di funzioni (citt fisica, urbs, comunit che la abita, civitas),con attenzioni a discipline come leconomia, la sociologia spesso le operazioni dellurbanistica riguardano il primo aspetto urbs- ma le intenzioni si rivolgono al secondo civitas- (costruire una bella citt per creare una societ buona lobiettivo di gran parte dellurbanistica). Paesaggio: aspetto visivo dellorganizzazione del territorio(concetto nato nellarte). I contenuti della disciplina: analisi, previsione, progettazione dellazione; accanto agli strumenti propri dellurbanistica, devono essere assunti altri di tipo storico, di tipo analitico e di tipo sociologico e economico. Strumenti: Piani: strumenti urbanistici che riguardano scale territoriali differenti (x ogni finalit); Norme: leggi che regolano i comportamenti; Programmi : in riferimento agli aspetti economici e alla spesa economica e per una corretta organizzazione temporale degli interventi sul territorio; Procedure: modalit regolamentate di definizione di scelte e decisioni; Politiche: azioni pubbliche per perseguire degli obiettivi definiti. Soggetti: (azione urbanistica come sintesi di pi soggetti) amministrazioni pubbliche (stato, regioni, province, comuni, con diverse competenze (ambiente, urbanistica..)) che perseguono linteresse collettivo, cittadini utenti della citt e membri della comunit che devono operare delle scelte ed esprimere pareri (agiscono da soli o in gruppi, associazioni); operatori economici figure relative ai vari settori delleconomia, soggetti collettivi peso istituzionale ed entrano nelle scelte territoriali (partiti), progettisti e tecnici coinvolti nel processo di costruzione del territorio. LUrbanistica: disciplina composita (no scienza no arte, relazioni con ling, la geografia, leconomia, la sociologia, la politica) orientata in senso operativo, finalizzata non solo alla lettura e allinterpretazione ma alla decisione, al progetto, al piano, alla gestione delle trasformazioni a scala urbana e territoriale. Per comprendere il senso dellurbanistica bisogna richiamarsi alle sue origini (importanza degli aspetti storici), mettendo in luce il ruolo dei soggetti coinvolti e la maturazione degli strumenti impiegati; lintreccio di temi diversi ha portato ad approcci urbanistici diversi e quindi al nascere di veri e propri filoni culturali differenti. Tendenze e prospettive: levoluzione del quadro organizzativo del sistema territoriale, la globalizzazione del sistema economico e politico hanno portato alla formazione di sistemi urbani a rete (importanza anche dei centri minori); i nuovi strumenti tendono a modificare il governo del territorio ed i comportamenti di chi si occupa di rilievi territoriali-urbanistici; lemergere della questione ambientale ha portato al rispetto dei limiti nelluso delle risorse e a nuovi compiti inediti (sviluppo della societ, salvaguardia del suolo e degli spazi verdi). CAP 3 Discipline dellurbanistica: la geografia (delle sedi (nesso territorio insediamento), urbana (organizzazione delle reti, rapporti tra citt), odierna (rapporti ambiente-societ);il ruolo della storia urbana, col passare degli anni, si affermato in modo sempre pi significativo ai fini operativi (per costruire un piano bisogna considerare la dimensione storica locale) con grande apporto della scuola italiana (riviste, studi sui centri storici..) (Canniggia), importante risulta anche lo studio della storia del territorio; la sociologia urbana (anni 20 con Park, McKenzie)= aspetti della sociologia legati allorganizz. urbana. Uomo ed ambiente: rapporto molto vario studiato da pi discipline (antropologia, storia, geografia..) lambiente considerato come ecosistema entro il quale luomo si colloca in posizione non preminente, dovendo accettare le regole e i vincoli della natura, si inizia a parlare di tutela e conservazione dellambiente(sviluppo sostenibile = dellumanit nel rispetto dellambiente); chiave di lettura storico-geografica (come funzione della conformazione originaria del territorio e della capacit delluomo di modificarlo). Il territorio il risultato dellazione storica delluomo immersa nel tempo biologico e geologico, di processi strutturali; un intreccio fra ambiente fisico, costruito e antropico (fatto sociale che si contrappone a terra vista come fatto naturale) (Magnaghi). Atti che producono un territorio (territorializzanti): denominazione (una superf. diventa luogo), perimetrazione (per la distinzione), trasformazione materiale, comunicazione, strutturazione. Il primo grado di organizzazione del territorio quello agricolo: investimento fatto per solidariet intergenerazionale (connesso con i concetti di propriet, responsabilit..), distinzione fra spazio a coltura stabile e spazio pastorale, distinzione fra campi aperti (Europa centrale: openfields) e campi chiusi (Inghilterra: bocage)+ altri modi (maso alpino, latifondo al sud). Uno dei fenomeni propri dellorganizzazione del territorio quello di conservare le forme impresse finch non sopravvengono fenomeni di grande rilevanza (es rimanere dei centri storici nelle citt). I tempi di modificazione del territorio sono molto diversi: quelli spontanei molto lunghi mentre quelli umani sono pi rapidi. Il territorio un prodotto (oggetto di costruzione), un progetto, un segno, una forma (Corboz). Un luogo uno spazio dotato di un carattere distintivo; il genius loci una concezione romana, secondo cui ogni essere ha il suo spirito guardiano, e questo spirito d vita a luoghi e popoli (Schultz); attivit del costruire per realizzare un rifugio per vivere nel territorio (abitare sta alla base del costruire (Heidegger). Passaggio da nomadismo a stanzialit (prima le citt dei morti poi quelle dei vivi (Mumford); processo di fondazione della citt. La citt pu avere luogo dove vi sono popolazioni stanziali di solito in un incrocio tra vie; una agglomerazione di popolazione, di edifici, di attivit che d origine a una situazione insediativa stabile; si impone su un territorio anche se minuscolo ed autonoma. La struttura fondamentale della citt costituita dal recinto, dalla cittadella e dal santuario. Il ruolo della citt anche quello di luogo di decisione, di potere e di attivit sociale di livello elevato. Funzioni della citt: funzione commerciale e direzionale, della produzione non agricola; attivit di tipo intellettuale, formazione scolastica, produzione editoriale e comunicazioni; funzione di tipo sociale (massimizzazione delle interazioni, serendipity (Bagnasco)(belle scoperte per caso), incontro fra diverse culture (ecco la definizione di citt mosaico non si opera lintegrazione fra le diverse comunit). La citt pu assumere diverse dimensioni non sempre simbolo dimportanza. CAP 4 Lurbanistica esiste da quando esistono le citt e cio da migliaia di anni; ma diventa una vera e propria disciplina dopo lle trasformazioni incontrollate della civilt industriale (aspetti di continuit (citt fisse) e di rottura (da agricoltura ad industria)). Rivoluzione industriale, primi decenni dell800 (Inghilterra): innovazione tecnologica, con la disponibilit di macchine che venivano impiegate nella produzione, la disponibilit di nuove forme di energia, il miglioramento dei trasporti, la disponibilit di manodopera. Gli esiti si sono avuti a diversi livelli: lavvento delle fabbriche, nuovo luogo di collocazione delle macchine e della forza lavoro; le trasformazioni a scala urbana, la fabbrica aveva bisogno di insediamenti connessi alla produzione, esigenze di trasporto e di concentrazione della manodopera, la necessit di alloggi, espandendo il settore edilizio; infine le trasformazioni hanno avuto dimensioni territoriali con lo spopolamento delle campagne a fronte di aree urbane sempre pi forti. Nuove condizioni territoriali: sviluppo tecnico, la macchina entra a far parte della vita degli uomini; le nuove tematiche della proletarizzazione, dellestraniamento, che sono proprie dellurbanesimo; il cambiamento dei ritmi delluomo, sviluppo del capitalismo, nascita di aree di arretratezza che pian piano si spopolano. Lo Stato: fine della configurazione nobiliare e pi libert individuali; nello stato si forma un apparato v burocratico che deve ridimensionarsi a questa nuova situazione: interventi in forma indiretta (fornire infrastrutture, servizi di base, risolvere il conflitto fra la propriet fondiaria e gli interessi generali) e in forma mediata (dogana, fisco, norme), agisce come operatore, produttore, committente, gestore della cosa pubblica e interviene nella regolamentazione delle trasformazioni urbane e territoriali (meccanismo dellesproprio). Lintervento statale passa dalla dimensione locale a quella dellintero territorio (distinzione comunque tra stato liberista e stato che interviene massicciamente). La formazione dei nuovi stati nazionali apre i mercati (pi vie di comunicazione) La citt industriale: il fenomeno dellurbanesimo si manifesta quando si passa alla fase matura dellindustrializzazione (la fabbrica); reti infrastrutturali verso la citt; la localizzazione delle imprese privilegia la vicinanza ai mercati di sbocco, la disponibilit di manodopera e di conoscenze tecnologiche; le singole aziende operano secondo la logica delle economie di scala. evidente che la crescita accelerata in una pura logica di mercato ha prodotto numerosi effetti negativi quali le drammatiche condizioni di vita della popolazione pi debole (manodopera a basso costo, difficolt quindi di alloggio); bisognava quindi intervenire al fine di regolamentare ledificazione e di costruire in modo efficiente la citt (reti igienico-sanitarie, trasporti, opere pubbliche) (la cosiddetta spinta allurbanismo promossa da condizioni pessime). Cambiamento della citt: nuovi ruoli, dimensioni maggiori (i primi piani di ampliamento), pi servizi (nasce la citt borghese). Strumenti di intervento: norme di igiene sanitaria che si traducono in regole edilizie e urbanistiche, lintervento diretto dellente pubblico (municipalit) nella gestione delle strade, dellapprovvigionamento idrico e dei rifiuti (nasce lamministrazione urbana che si contrappone alle modalit precedenti di tipo feudale); nasce lingegneria sanitaria, nuove reti di infrastrutture (gas, luce, fogne..) e nuovi servizi (mercati, uffici, scuole); acquisizioni di terreni da parte delle municipalit (Francoforte, lex Adickens), pianificazione per zone. Problema delle abitazioni: situazioni igienico-sanitarie critiche e quindi linsorgere del proletariato che metteva a rischio la stabilit dellassetto sociale. 2 tipi di intervento: avvio e sostegno di iniziative a carattere cooperativo (intervento pubblico (norme edilizie e provvedimenti antidisagio) realizzazioni di quartieri da parte delle imprese che davano lavoro (caso della Ruhr) Caratteri della citt ottocentesca: centro monumentale (parte urbana pi antica, dove si concentrano le funzioni di maggior prestigio e che rappresenta il simbolo stesso della citt, rivalutazione e ristrutturazione di edifici storici); i luoghi dello scambio e della distribuzione (negozio, mercato, grandi magazzini, vetrine); la residenza urbana (il palazzo ad appartamenti costituisce la tipologia che si afferma nella citt ottocentesca; la localizzazione allinterno della citt a separare i diversi ceti sociali ed allora il palazzo multipiano si differenzia andando dalle abitazioni di prestigio della borghesia alle caserme daffitto); i luoghi del tempo libero del tempo ludico (lorganizzazione degli spazi della citt industriale prevede la collocazione di spazi e attrezzature per lo svago: teatri, cinema, parchi- promossi da intenti morali ed educativi; tutti gli svaghi e le occasioni culturali si addensano nel centro della citt); -i parchi (occasioni di svago, ma anche luoghi dove si recuperano i valori igienici dellaria aperta); -i luoghi della mobilit (sistemi di trasporto ferrovie assumono molta importanza, le stazioni diventano punti focali del commercio); - i luoghi del lavoro (luogo specifico della produzione industriale, collocata secondo le nuove esigenze e sul principio della concentrazione del lavoro e delle attrezzature); -i servizi e le attrezzature pubbliche (assistenza sanitaria, promozione sociale -scuole-, poste, mercato, manicomi, prigioni); -le grandi esposizioni. Formazione tecnica: iniziative relative alla formazione di tecnici che devono provvedere alla costruzione di nuove opere e allequipaggiamento del territorio e della citt. Si introduce la distinzione tra architetto (pi artista) e ingegnere (pi tecnico).

CAP 5 (Samon)=nascita grazie alle correnti liberali; (Benevolo)= nascita dopo i cambiamenti dellet industriale quando gli effetti quantitativi delle trasformazioni in corso sono divenuti evidenti ed entrano in conflitto fra loro, rendendo inevitabile un intervento riparatore. Resta in ogni caso assodato che nel corso dell800 che sorge lurbanistica moderna entro una dialettica tra pubblico e privato. Il pensiero utopistico(la societ industriale produce citt ma non le sa ordinare): 2 modelli di urbanistica moderna: progressista (Fourier, Cabet, Proudhon) e culturalista (Ruskin, Morris); il primo si basa sulla definizione di modelli di organizzazione urbana, partendo dalla valutazione delle condizioni delluomo e dei suoi bisogni, domina lidea di progresso e che esso risolver i problemi; il secondo si basa su una ricostruzione di tipo preindustriale, rincorrendo il mito romantico del medioevo (la citt deve essere ispirata al concetto di cultura e si oppone al modello progressista secondo il quale il prevalere dei bisogni materiali scompare di fronte alle esigenze spirituali. Lapproccio tecnico-riformatore: gli interventi sulla citt ottocentesca hanno fatto diffondere ben presto un sapere tecnico scientifico; i testi e le riviste hanno consentito di tradurre in esperienze concrete conoscenze prima limitate a pochi ingegneri e architetti (uso di piani, citt ideale a bassa densit di Howard). Il controllo delle trasformazioni alla dimensione urbana avvenuto attraverso il piano, configurato come progetto edilizio a grande scala. Si va verso lo zoning, suddivisione del territorio in aree con funzioni specifiche e con modalit di utilizzo a scopo edilizio descritte attraverso dei parametri fisici. La critica sociale: citt borghese come ovvio passaggio verso la dittatura del proletariato (Marx), attenzione ai problemi dei ceti pi deboli. La formazione della disciplina urbanistica in Italia. Dopo lunit dItalia vennero approvate alcune leggi per la riorganizzazione dellamministrazione e vennero unificate le norme e le procedure di realizzazione delle opere pubbliche; legge 2359/1865 sullespropriazioni per causa di pubblica utilit; risanamento della citt di Napoli a seguito dellepidemia di colera (riordino urbanistico attraverso acquisizione, demolizione e riedificazione). 1900-1950: il passaggio dalla centralit della politica della casa a una politica di piano avvenne prima della 1 guerra mondiale;termine urbanistica si comincia ad utilizzare negli anni 20; nei primi anni 30 si form lIstituto Nazionale Urbanistica. Per quanto riguarda gli operatori chiamati ad occuparsi della nuova disciplina non si ebbe una precisa definizione: vi furono tecnici impegnati ad applicarla operativamente, ponendo il problema della formazione e delle competenze. La nascita dellurbanistica si deve cogliere quando il piano da evento eccezionale diviene questione di ordinaria amministrazione. Negli anni 60 nasce una contesa fra architetti e ingegneri (la figura dellurbanista si fonde con quella di ing. Ed architetti) sul disegno della citt futura e che si caratterizza per lassegnazione di un ruolo dellanalisi rispetto alla progettazione (le 2 branche dellurbanistica); nascita delle culture igienista e tecnica (meno sviluppata in Italia) che per alla fine saranno assoggettate da una visione politica che guarda meno agli aspetti funzionali della citt. LINU nasce nel 1930 (Calza, Bini, Giovannoni)e vi convergono sia urbanisti di formazione tecnica che giuristi, amministratori e intellettuali. CAP 6 La costruzione del territorio in Italia dopo lUnit LItalia attuale non ha pi di cento anni. Appena dopo lUnit dItalia vi fu la riorganizzazione delle ripartizioni amministrative e lassegnazione dei ruoli nuovi alle citt; lo Stato si organizzato secondo un modello centralistico affidando ruoli importanti ad alcuni ministeri (lavori pubblici), al genio civile, ad uffici tecnici; pi leggi di regolamentazione e sullesproprio. Dal punto di vista economico e territoriale la situazione di partenza era particolarmente arretrata, salvo in alcune regioni del nord; lindustrializzazione era in ritardo e dipendeva da iniziative straniere e dallintervento pubblico. Lo stato assume un ruolo dominante nella realizzazione delle infrastrutture, nellavvio dimprese (nascita dalla borghesia statalista). LUnit ha comportato il rafforzamento delle arre gi meglio attrezzate a discapito di quelle pi arretrate, dando origine alla questione meridionale. 3 pilastri per la fondazione di uno Stato liberale-capitalista: -la costruzione delle ferrovie; -gli appalti dei lavori pubblici; -la privatizzazione dei beni demaniali. Per quanto riguarda la scelta dei tracciati ferroviari, emerse chiaramente come le soluzioni proposte penalizzassero delle aree non toccate dalle linee, mentre i siti prescelti avrebbero potuto godere di enormi benefici; nel caso delle aree pi disagiate la realizzazione della strada ferrata venne vista come un occasione di rilancio. Inoltre le ferrovie furono occasione per mettere a punto nuove tecnologie costruttive e per fare esperienza per la realizzazione dei successivi trafori alpini (duplicazione dei centri attorno alle stazioni). La rete ferroviaria. Prima era 2000km, nel 1865 era raddoppiata, nel 1876 era 15000km e quasi completata. Il deficit iniziale era cos stato rapidamente colmato grazie a capitali stranieri e allintervento pubblico. Nel 1905 si giunse alla nazionalizzazione e il ruolo dello Stato riguardava lammodernamento e lelettrificazione (tra le 2 guerre). Nel giro di pochi anni venne quindi realizzata la rete che abbiamo oggi (2 pilastri Tirreno ed Adriatico, linee interne di collegamento, Torino-Trieste, Brennero, Udine-Tarvisio).. La rete stradale. Presenza di pi strade al Nord, 1923 azienda autonoma delle strade statali (poi ANAS), 1930 codice della strada. Gli interventi riguardarono la classificazione delle strade, al fine di assegnare le responsabilit e i meccanismi di finanziamento. La realizzazione della rete fu difficile e si dovette ricorrere a leggi speciali per sostenere le iniziative; con lavvento della motorizzazione poi si crearono nuove esigenze e la rete fu messa in crisi. Nel campo autostradale le iniziative furono pi celeri, anche per la spinta di interessi concreti. Le bonifiche. Lintento era quello di riscattare terreni agricoli preziosi per contenere il disagio di grandi masse di disoccupati; anche le opere di arginatura dei grandi fiumi e le bonifiche delle zone paludose (es. Pontine) servivano per questi intenti. Il sistema insediativo. Citt italiane con struttura evolutasi lentamente sin dal Medioevo (Insolera). La crescita industriale non riguard solamente alcuni centri attrattori, ma quasi tutta le rete urbana storicamente consolidata trov un nuovo assetto che mantenne il rapporto tradizionale tra citt e contado. La struttura urbana uscita tutto sommato confermata dallepoca dellindustrializzazione (assumono importanza luoghi damministrazione (Roma) e le citt industriali. La popolazione. La condizione iniziale -1861vedeva la gran parte della popolazione concentrata nei centri abitati (anche se cera pi omogeneit al Nord, mentre le campagne erano spopolate al Sud) notevoli differenze in base alle regioni. Oltre ad uno spostamento dalle campagne e dalla periferia, c stata una crescita delle citt: si mette quindi in luce una progressiva differenziazione tra le taglie delle citt urbane, con lemergere di numerosi centri di grandi dimensioni (prima Napoli poi Milano e Roma). I modelli di intervento sulle citt. la demolizione delle mura e la realizzazione della cerchia dei viali (le motivazioni delle demolizioni si incentravano su ragioni igieniche (pi insolazione, ventilazione), di occupazione di manodopera in tempi di crisi, ma soprattutto di riassetto urbano; al posto delle mura vennero realizzati dei viali di circonvallazione luogo di residenza privilegiata e di funzioni legate al commercio-, che avevano il ruolo di cerniera fra il vecchio centro e le zone di espansione (i vecchi sistemi di mura fungevano come da limitazione allespansione)); le stazioni (punti nodali allinterno della citt ottocentesca, sono centro di attrazione per attivit innovative e occasione per interventi urbani, condizioni peggiori proporzionalmente alla distanza dalle stazioni); -il centro storico (ha assunto i ruoli e le funzioni appropriati alla citt borghese, esprimendo anche simbolicamente i valori della classe al potere. Valorizzazione dei monumenti (ad eroi risorgimentali) e di edifici dedicati poi al commercio, al teatro e alle esposizioni); lo sventramento (non esiste citt italiana che non abbia avuto la sua demolizione ottocentesca; continua con il fascismo (viali e piazze nei centri storici)); -le fabbriche (richiedono una diversa collocazione rispetto alla bottega artigiana (luoghi strategici vicino a canali, porti, stazioni..)); lespansione residenziale (il senso della crescita concentrica va ricercato nei meccanismi della valorizzazione fondiaria). Gli interventi sulle citt: concessione a gruppi immobiliari privati delledificazione di nuove parti di citt, ntrasformazoni nelle citt che assumono il ruolo di capitale (FI si cerca di attuare un piano regolatore). CAP 7 Citt nell800 rottura col passato, citt nel 900 innovazione ed accelerazione dei processi. La citt moderna strettamente connessa al processo di industrializzazione, alla concentrazione dei capitali, delle attivit, delle persone, alla manifattura tradizionale e alle tecnologie pesanti, al ruolo primario delliniziativa privata e a quello complementare di quella pubblica; grande fiducia verso la modernit e nel progresso tecnico; in campo costruttivo vi una ricerca della razionalit, della purezza formale (colori primari, no decorazioni, Less is more per Mies van der Rohe: nasce larchitettura razionalista (influenzata nel 1914 dallopera La citt industriale del Garnier (abitare, lavorare, circolare, ricrearsi): riflessione sulluso del cemento armato che comporta labbandono dei modelli architettonici tradizionali; 5 principi di Le Corbusier (il quale critica fortemente la citt esistente (vorrebbe una sostanziale demolizione di Parigi): uso delle palafitte per dare pi luce al piano terra (pilotis); i tetti giardino per la copertura dei solai; la pianta libera (appoggi puntuali su pilastri); la finestra in lunghezza (grandi superfici vetrate); la facciata libera per larretramento dei pilastri portanti. Movimento moderno: principi della divisione del lavoro (e quindi dei luoghi del lavoro rispetto al resto della citt), della separazione delle attivit, della misurabilit delle esigenze dellindividuo tipo, della famiglia, della societ e della possibilit di formulare, su queste basi, risposte con validit universale.La citt contemporanea una citt profondamente diversa da quella industriale, retta dai principi della concentrazione e della separazione delle attivit; soprattutto lo spazio caratterizzato dal venire a meno del ruolo centrale dellindustria, da una estesa mobilit, dalla compresenza e dallintersezione di una molteplicit di gruppi sociali ( il luogo delle differenze, delle minoranze, dei dislivelli sociali, degli eccessi (Secchi); nella citt contemporanea avviene un processo di globalizazzione sia a livello economico che sociale. I nuovi caratteri sono la presenza di una rete stradale, a pettine, di zone a bassa densit; nuovi materiali urbani (centri commerciali, luoghi di pratica sportiva, di svago, nuove abitazioni a volte ripetitive (la casa per i singles), luoghi dello sguardo dalla strada (insegne, vetrine, scritte luminose), luoghi di solo transito (stazioni, aeroporti..). Crescita non omogenea (maggiore vicino a zone di commercio), con casi di intasamenti. Pi problemi in Italia dove lo sviluppo non stato governato adeguatamente, mentre in Francia e Germania i problemi sono contenuti poich vi un maggior sviluppo di piccoli centri a bassa densit e di strade. Regole del cambiamento: il quadro delle norme e i molti caratteri territoriali che diventano delle risorse che sostengono il cambiamento (edificazione lungo un tracciato, lo spostamento nel territorio esterno di nuovi luoghi urbani, la crescita della citt nelle aree di frangia).

CAP 8 Territorio in Italia nel dopoguerra Trasformazioni territoriali ed intervento pubblico : arretratezza da parte di stato e municipalit nella gestione e programmazione di interventi (piani regolatori); buoni interventi specie in edilizia popolare da parte di enti come le regioni, le comunit montane; gli urbanisti cercano di elaborare e diffondere esperienze (attraverso lINU), gli economisti mettono in luce squilibri settoriali..permangono grosse problematiche nel paese. La ricostruzione. Nel periodo del 2 dopoguerra fino agli anni 50 si provveduto alla ricostruzione, cio al ripristino delle infrastrutture, al riavvio delle attivit produttive, alla riedificazione del patrimonio edilizio prebellico; tutto questo avvenne con i caratteri dellemergenza e senza schemi programmatici. Luso dei piani era troppo rigido perch essi potessero essere utilizzati rapidamente nelle aree urbane danneggiate; venne introdotto nel 1945 il Piano di Ricostruzione che per cre una situazione peggiore rispetto alla precedente (casi di speculazioni private, costruzioni fatiscenti). Il boom economico. A cavallo degli anni 50 la situazione economica e sociale era di estrema gravit (1951 solo il 7,4% delle case aveva servizi igienici, acqua ed elettricit): lagricoltura era di pura sussistenza (gran parte degli occupati nel settore primario), i flussi di emigrazione sia interna (verso le aree industrializzate) che esterna (stagionale verso paesi come Germania, Svizzera, Belgio; o stabile verso Usa o America del Sud) erano imponenti. Tali condizioni non impedirono di avviare un processo di rapido sviluppo, soprattutto con il sostegno del Piano Marshall (capitali USA) (basso costo del lavoro, grande libert di iniziativa, grosso sostegno pubblico, apertura dei mercati e la possibilit di scaricare le tensioni del mercato del lavoro attraverso lemigrazione). Sviluppo anche grazie alla presenza di imprese industriali, un buon settore siderurgico e di disponibilit di energia. Dopo la ricostruzione leconomia italiana si svilupp fino al 1963: triangolo industriale (Milano Torino Genova) che port allo spopolamento delle aree deboli e ritorn la questione meridionale (creazione della cassa per il Mezzogiorno). Lintervento pubblico nelledilizia economica e popolare. Gli interventi sulla citt riguardarono il campo della residenza pubblica dove si progettarono interi quartieri dotati di spazi e servizi collettivi. La realizzazione degli alloggi popolari (iniziarono col lINA casa legge Fanfani 1949, poi Gecal e IACP che creano addirittura fino a 335000 abitazioni e 40000 lavoratori) pose problemi non solo di tipologie edilizie e di tecniche costruttive, ma anche di organizzazione degli aggregati urbani che si andavano creando. Levoluzione della normativa. Bisogno di ridigere piani regolatori anche a scala territoriale e di acquisire territori al demanio. Codice dellurbanistica 1960 (Samon, Astengo): disegno di legge che prevedeva lesproprio generalizzato delle aree di espansione dei centri urbani sulle quali i comuni avrebbero creato le opere infrastrutturali e i servivi per poi cedere i terreni considerando i costi di urbanizzazione; tale ipotesi ebbe una dura opposizione e nel 1962 fu emanata una legge che consent lesproprio delle zone per ledilizia economica e popolare permettendo lavvio di una politica pubblica (vi fu anche il problema di come calcolare gli indennizzi). Nel corso degli anni 60 lo sviluppo disordinato delle citt assunse livelli drammatici (Campos Venuti= il bisogno di trovare a tutti i costi zone per costruire era urbanistica incostituzionale) caso di Agrigento e degli alluvioni del 1966 (FI): ecco che fu approvata la legge 765 che imponeva lobbligo della licenza edilizia per tutte le costruzioni. Gli anni 70 vi fu lapprovazione della legge sulla casa e con listituzione delle regioni la gestione dellurbanistica entra a far parte dellattivit dei nuovi enti( norme regionali, facilitazioni nel campo decisionale per i comuni). Legge 10/1977: distinzione del diritto di propriet da quello di edificare riservando questultimo allente pubblico che lo pu cedere ai privati tramite la concessione (secondo la previsione dei piani e con il pagamento degli oneri di urbanizzazione). I vincoli dei piani: 1968 sentenza della corte cost. che dichiara illegittimi tutti i vincoli urbanistici a tempo indeterminato e senza indennizzi; divisione tra diritto di propriet diritto di edificare (solo statale che pu concederlo a privati). Programmazione economica: interventi causati da problemi di squilibrio territoriale Nord-Sud, i risultati intrapresi saranno sempre poco efficaci per le regioni meridionali. Il recupero. Negli anni 70 il nuovo tema era quello del recupero, valorizzando i centri storici ed evitando nuovi investimenti in opere di urbanizzazione esterne. 1978 legge sul piano di recupero e vero boom del recupero negli anni 80. Lambiente. 1967 legge Franceschini denuncia le precarie condizioni del patrimonio storico-artistico. I problemi ambientali sono riemersi con forza negli anni 80 con gli aspetti drammatici dellinquinamento: legge Galasso 1985; pi recenti sono le norme sui parchi naturali e sulla difesa del suolo. I cicli edilizi. Primo ciclo (fine del conflitto-crisi del 64): periodo della ricostruzione, segnato dallurgenza del ripristino del patrimonio abitativo, poi del boom economico e a ruota quello edilizio. In questa fase si rafforza lo sviluppo dualistico del paese: forti aree industrializzate del nord con alta concentrazione di costruzioni edilizie a fronte dello spopolamento delle campagne e delle regioni del sud. Secondo ciclo (crisi del 64-met anni 70): la produzione edilizia si arresta e rallentano i flussi migratori e la domanda; si avvia un nuovo interesse per il recupero, sia perch le citt si espandano meno sia perch vengono avviate operazioni pubbliche nei centri storici. Il sistema edilizio di questo periodo assorbe ricchezze e non ne crea. Terzo ciclo (met anni 70-fine 80): nuove condizioni pubbliche agli interventi sullesistente che producono effetti contrastanti; molte azioni risentono della teoria distributiva, soprattutto per linefficienza del settore edilizio nel risolvere il problema della casa (vero e proprio spreco edilizio); leggi riguardanti la regolamentazione dellesproprio, lequo canone e il recupero (introduzione di zone e piani di recupero). Nuove condizioni del settore edilizio: blocco della crescita residenziale delle citt maggiori e fenomeni estesi di suburbanizzazione, ai quali si aggiunge la rivitalizzazione dei centri minori; per quanto riguarda i flussi popolazione si arrestato lo spostamento dal sud al nord mentre appaiono sempre pi consistenti gli ingressi da paesi in via di sviluppo (causa di disagi sociali, fenomeno dei senzatetto). Un altro fenomeno messo in luce quello della contrazione del mercato degli affitti, che obbliga allacquisto della casa utilizzando i mutui (aumento dei proprietari di case) casi di disagio x chi non riesce a comprare la casa, aumento delle seconde case, triplicamento delle abitazioni dal 51 al 91 con un aumento della popolazione del 20%. CAP 13 Levoluzione dello strumento principale dellazione urbanistica, il piano, conseguenza di diversi fattori: lo sviluppo complessivo della societ e delleconomia, la crescita del sapere tecnico, lapprovazione di nuove norme e nuovi strumenti che regolano lazione sullambiente e sul territorio. Piano ottocentesco. Le condizioni della citt industriale avevano imposto interventi normativi nel campo edilizio, in quello igienico sanitario e nella regolamentazione delle trasformazioni urbane. Lobiettivo era quello di contenere la conflittualit tra gli interessi del singolo e quelli collettivi; il piano doveva definire un disegno della citt prevedendo le opere infrastrutturali e gli edifici pubblici necessari per attrezzarla alle nuove esigenze e per impedire il verificarsi di situazioni di crisi. Il piano ottocentesco assumeva la forma di un disegno a grande scala strutturato per elementi pianificare la citt per elementi significa definire esattamente le parti che devono essere realizzate dalla collettivit e le parti che sono di assoluta competenza dei privati; esso trattava le relazioni tra la sfera pubblica e quella privata mediante un sistema normativo che regolamentava la disposizione fisica degli elementi, gli aspetti igienico edilizi, il decoro degli edifici, le modalit di cessione degli spazi pubblici e gli impegni economici e operativi reciproci. Un ruolo portante assumeva il sistema stradale, organizzato a scacchiera attorno al vecchio centro, valorizzando cos le aree pi interne e successivamente a macchia dolio. Piano razionalista. Il superamento del piano ottocentesco avviene solo dopo il 1 conflitto mondiale. Lintroduzione della divisione in zone rappresenta il passaggio nodale per definire il nuovo sistema di regole e dei rapporti fra i soggetti. La citt doveva rispondere ai bisogni delluomo: abitare, lavorare, circolare, ricrearsi. Dal punto di vista formale il piano si definiva per aree ed era reso operativo attraverso piani attuativi relativi appunto alle singole aree. Prima del piano bisognava svolgere delle indagini preliminare, un processo complesso basato su indagini relative ai diversi aspetti coinvolti e la messa a punto di previsioni. Il piano composto inoltre non solo dalla planimetria ma anche di una relazione che contiene il sistema analitico e che definisce i contenuti progettuali in termini quantitativi, qualitativi e programmatici. Piano post-razionalista. Tipo di piano invalso nella prassi urbanistica italiana successiva alla legge del 1942. nel secondo dopoguerra la ricostruzione avvenuta senza piani. Il carattere principale del piano post-razionalista riflette la cultura amministrativa italiana da un lato e le indicazioni della Corte Costituzionale dallaltro; lesito lassunzione di un ruolo poco progettuale da parte dellente pubblico e la strutturazione di piani indirizzati a consentire lintervento privato in modo diretto. Questa modalit di strutturazione del piano ha portato ad una estensione notevole delle possibilit edificatorie e al livellamento verso lalto degli indici (espansioni urbane poco qualificate). Dal punto di vista della forma il piano vige soprattutto come piano di regole da applicare immediatamente da parte dei singoli. Nuove forme di piano. 3 generazioni di piani: -i piani della 1 generazione sono strumenti generici, dettai dal desiderio di porre una qualunque regola al caos della crescita cittadina e sono concepiti a favore del regime immobiliare; -la 2 generazione affronta la cultura dellespansione producendo una notevole evoluzione disciplinare; -la 3 generazione quella che segna il passaggio dalla cultura dellespansione urbana alla cultura della trasformazione. I temi che hanno qualificato gli strumenti comunali sono diversi: il dimensionamento del rapporto fra crescita effettiva della popolazione e possibilit edificatorie, il tema del recupero dei centri storici e degli edifici significativi, la pianificazione dei centri storici, la dotazione di servizi e attrezzature pubbliche e il tema importante dellambiente. Negli ultimi anni si sta cercando di introdurre il piano a 2 livelli: uno strutturale, relativo alle parti che vengono definite e realizzate nel lungo periodo ed uno operativo, riguardante le parti per le quali si pu procedere in modo puntuale alla definizione delle previsioni, anche sulla base di proposte dei singoli soggetti ma valutate sempre considerando linteresse collettivo.