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Presentazione del libro LAbitare e lo scambio

Venerd 24 maggio, ore 18:00. Sala Pia Marta, via San Faustino, interverranno Marco Frusca, Giacomo Canobbio e Renzo Mulato per la presentazione del libro LAbitare e lo scambio. Limiti, confini, passaggi, a cura di Giovanni Comboni, Marco Frusca, Andrea Tornago, Mimesis, Milano 2013_ Forse sar capitato a qualcuno, magari da giovane, riflettendo sulle strade da intraprendere (sempre che se ne abbia avuto il tempo e la possibilit), di immaginare la moltitudine dei saperi e delle professioni come una grande citt, suddivisa in isolati, quartieri, aree diverse segnate da diverse funzioni e molteplici esigenze, ciascuno con la propria storia e il proprio modo di crescere e trasformarsi, ma tutti in vario modo collegati, per strade maestre o vicoli secondari. Il nuovo libro presentato dallAssociazione Odradek XXI, che raccoglie gli interventi dellomonimo convegno tenutosi al Liceo Arnaldo nellaprile del 2011, si nutre di questa immagine metaforica, di questa corrispondenza tra la variet degli approcci alla conoscenza del mondo e la variet di mondi che incontriamo quotidianamente nella metropoli odierna. La citt costituisce allora il punto di partenza, loggetto problematico che permette a ciascun campo del sapere di riflettere su di s e sul proprio agire concreto, sulle proprie possibilit di trasformazione. Accade cos che larchitettura (Marco Frusca) e lurbanistica (Salvatore Lo Nardo) incontrino la filosofia (Pietro Zanelli), lantropologia (Roberto Malighetti) e il diritto internazionale (Sara Janovitz) nellambito della polisemia dellabitare: il passaggio dalla citt fondata sul limite e sullethos alla citt illimitata e priva di centro rimanda, da un lato, al nomadismo obbligato di chi si trova ai margini, dallaltro, segnala limpossibilit attuale dellabitare. La seconda parte del libro prende le mosse proprio da questa aporia (letteralmente non-passaggio, varco chiuso) e, dopo averla ritradotta, con lintervento di Carla Bisleri, in termini sociologici, tenta di rovesciarla attraverso unindagine sulle processualit formative, sulle possibilit che linsegnamento di una disciplina (Giuseppe Magurno, Alessandro Janovitz) e la formazione in generale (Paola Dusi) offrono per restituire senso al nostro abitare. Il terzo momento approfondisce poi i problemi specifici, le sfide che si presentano alla citt e ai saperi di oggi: quella del rapporto tra informazione, economia e democrazia (Massimo Mucchetti), quella dei beni culturali (Paola Bonfadini), ma anche quella di una cultura musicale che sia capace di opporsi alla massificazione (Augusto Mazzoni), recuperando la propria relazione con il luogo. Di fronte a questi problemi si profila una linea di fuga nel recupero dei concetti di amicizia e comunit proposto da Silvana Borutti, e, corrispondenza sorprendente, nel quadro di ricerca sulle reti neurali presentato da Paolo Liberini: vie diverse per interrogarsi sulla possibilit di ri-costruire la relazione umana. Ripensare la citt significa allora, allo stesso tempo, ripensare i saperi e le professioni che la abitano, guidati da una tensione essenziale, quella tra limite e sacro, declinata, in modi diversi, da Giacomo Canobbio e Renzo Mulato. Perch del limite la citt ha bisogno: il titanismo privo di centro la conduce allautodistruzione. E se questo vero per la citt, tanto pi vero per chi la abita. La relazione profonda tra labitare e letica emerge solo quando si assume una posizione critica e illuminista, inattuale, ma proprio per questo necessaria (Giuseppe Molinari). Lobiettivo degli ideatori delliniziativa e dei curatori del libro stato quello di coordinare, come si visto, numerosi saperi differenti, dallarchitettura alla pedagogia, dalle neuroscienze alla teologia, per presentare un panorama completo delle sfide e delle opportunit che le differenti discipline presentano oggi. Un compito, a tutta prima, quasi impossibile. Il passaggio da un linguaggio allaltro, i salti e gli scarti tra i vari territori, in una parola, lincoerenza che talvolta emerge dal volume non per casuale, piuttosto necessaria. Riflette infatti lincoerenza della citt, lincoerenza che abitiamo, lincoerenza che noi siamo. La perdita della misura che colpisce la citt, lirrazionalit del suo sviluppo e lincapacit di conciliare le differenti esigenze di coloro che la abitano non deve tuttavia spingere a chiudersi nel proprio ambito, a rinunciare al tentativo di costruire una comunit e a disperare di poter trasmettere e scambiare non pi soltanto merci e denaro, ma anche esperienze. Non disperare di questo appunto il pregio, non piccolo, di questo volume. Matteo Settura